Identità e Differenza
Cara Maria Cristina,
spero che accoglierai con favore quello che sto per scrivere. Il tuo intervento, infatti, è carico di suggestioni vive e sofferte, preziose per la loro autenticità. Mi sorprende il fatto che accada qui, su una 'pubblica' piazza, dove potrebbe passare chiunque a curiosare. Ma so bene che a te non creerebbe fastidio, dal momento che hai voluto affidare al web le tue parole: confidi nell'intelligenza di chi
si fermerà. Parlo di intelligenza emotiva, della capacità di pensare i pensieri altrui, dell'attitudine ad attivare gli strati profondi della propria personalità, di comprensione - c'è chi non comprende le cose altrui! -, dello sguardo discreto (è il contrario di
continuum) che si richiede perché un altro uomo e un'altra donna riescano a scorgere file di continuità nelle cose apparentemente frammentarie che dici a mary-ellen.
Questo è un altro punto. Scrivi a lei e solo per lei oppure è lecito affacciarsi e fermarsi? In realtà, io mi sono già fermato. Come si suol dire, senza chiedere il permesso. Non starò ora a disquisire su questo aspetto: si parla fin troppo della difficoltà del comunicare, e nel frattempo non si comunica veramente (cioè, profondamente).
Io credo che debbano coesistere in noi tutte le nostre nature. Tutti gli aspetti del nostro inconscio debbono essere 'realizzati', resi reali: debbono affiorare e dispiegarsi. In un mondo al quale non importa nulla di me e di te, indaffarato com'è in mille cose futili e violente, fai bene a dire senza timore. Come forse fai bene a dire alla fine che dirai più compiutamente a voce a coloro che frequenti. Sarebbe però di aiuto per tutti i tuoi amici del forum sfidarli a un confronto 'a tutto campo', come si dice. Spiazzare qualcuno significa spostare il terreno del giorco altrove, cambiare le regole, proporre un altro gioco, sovvertire i riferimenti che sembravano comuni.
Quando ho letto il tuo
post ho pensato che il Forum non sarebbe stato più quello di prima. Non so quanti siano già passati ed abbiano letto. Spero che passino e si fermino tutti a leggere. E che si fermino. A pensare. E poi a riflettere. Che assumano il tuo punto di vista come un punto di svolta, immaginando di dover sentire che è così per tutti noi, che c'è dell'altro, che dell'altro si può cogliere quello che si nasconde nel profondo del nostro cuore ma che poi conosciamo bene, perché da lungo tempo era parte di noi. Come tu dici quando racconti del tuo interese per i corpi femminili, che risale addirittura all'infanzia.
A proposito dell'identità personale, nella testa abbiamo l'idea che sia qualcosa di fisso e definito e definitivo; che ci siano i maschi da una parte e le femmine dall'altra (uomini e donne); che i percorsi di individuazione siano lineari; che i maschi finiranno er desiderare sempre e soltanto le donne e le donne non potranno fare a meno di riconoscere la realtà maschile ed esserne a loro volta attratte...
I miei maestri (filosofi) parlano dell'
errare dell'identità, di [C'radice' errante, di un soggetto plurale... Insomma, non c'è niente di lineare e pacifico nel nostro errare in cerca. Accade che le cose ci accadano. Che ci ritroviamo accanto a qualcuno a vivere cose insospettate... Che si affermi un'altra voce. Che ci ritroviamo a pensare e pensare ad altro. Che finisca per piacerci ciò che non dovrebbe piacerci...
Io debbo confessarti di essere sempre stato serenamente e irrimediabilmente attratto solo dalle donne, da tutte le donne. Come ho più volte scritto qui - forse anche in modo patetico, come talvolta accade a dire i propri sentimenti -, inseguo i volti e le voci, l'incedere e lo sguardo. La mente. Non posso fare a meno di ammettere, tuttavia, che il punto di coagulo, il cuore dell'esistenza femminile è il suo corpo, che non è separabile dall'anima (psiche, spirito...). Su questo punto ti basti per comprendere - e per te non è certo difficile! - quanto dice Marina Cvetaeva:
...l'anima, che per l'uomo comune
è il vertice della spiritualità,
per l'uomo spirituale è quasi carne.
Solo questa dimensione dell'anima conduce al corpo per me! Solo per questa via è possibile situarsi al di là e oltre il dualismo di mente e corpo, per attingere l'unità della persona.
Lo sguardo si posa ora su un'inflessione della voce, ora sul profumo della pelle, ora sul passo affrettato e scomposto che rivela insospettate bellezze, ora sullo sguardo... sempre sulle forme del corpo, di cui non è possibile subire il fascino, comunque si presentino, simmetriche o no, armoniche o no, perfette o no.
Non starò a dire cosa vedo quando guardo un maschio, perché in realtà non li guardo. Non ho tempo, se - come accade sempre - c'è una donna nei paraggi. Ma si tratta sempre di uno sguardo compassionevole, dal momento che vedo solo anime penitenti o superbe, false o esitanti. Vedo anche padri, tanti padri. Anche nei miei alunni più giovani. Comprendo poco il maschile e me ne cruccio: ho dedicato gli ultime trent'anni della mia vita prevalentemente alle donne. In Associazione, nove tossici su dieci sono maschi;
tutte le ragazze che vi cadono arrivano a prostituirsi... Vedo la precarietà maschile e la sicurezza femminile.
Ma su questo bisognerà tornare ancora.
Ciao.
GDR