INES TABUSSO
Wednesday, February 01, 2006 8:30 PM

IL MESSAGGERO
1 Febbraio 2006
Candidature di FI, i peones premono. Il premier rinvia
«Prima i decreti». Il Cavaliere teme vuoti in aula e attende la chiusura delle Camere. Formigoni chiede 10 posti per Cl

di MARCO CONTI

ROMA - «Delle liste parliamo dopo l’11, prima votiamo i decreti». Ieri mattina Silvio Berlusconi le prime rassicurazioni le ha dovute dare ai suoi capigruppo Vito e Schifani che ieri hanno portato al premier le loro ”pagelle” sul ”lavoro” e la ”lealtà” degli uscenti che però da qualche giorno rumoreggiano e chiedono con sempre maggiore insistenza di di avere qualche certezza in più sulle liste. «Siamo indietro - sbotta un parlamentare azzurro del Veneto - dalle mie parti i candidati dell’Unione sono già in moto».
Dentro Forza Italia è invece buio pesto. Berlusconi, nel timore forse di contraccolpi in Aula, sposta il nodo a dopo la chiusura delle camere. Per sapere qualcosa di più occorre risalire ai colloqui avuti dal premier nei giorni scorsi con i coordinatori di FI e con qualche coordinatore. La nuova legge elettorale e l’incrocio tra i risultati raccolti da FI alle ultime Europee e alle regionali, permettono agli azzurri di fare calcoli sulla base di un risultato minimo che oscilla sul 22%. Alla Camera gli azzurri dovrebbero quindi scendere da 167 a 123 e cambia, con la legge regionale, anche la spalmatura regione per regione. Berlusconi sarà capolista alla Camera in tutte le circoscrizioni, mentre al Senato intende schierare come capolista, un buon gruppo di ministri - in testa Beppe Pisanu - mentre continua il pressing per far scendere in pista, magari nel Lazio, Gianni Letta.
Il nodo politico ancora non risolto è quello della candidatura in Lombardia di Roberto Formigoni che vorrebbe presentarsi come capolista al Senato oltre ad avere, sulla base di accordi presi con Berlusconi al momento della sua candidatura, un buon gruppo di parlamentari. Dai venti promessi si è già scesi alla metà, ma dentro FI sono pochi a giurare che l’area ciellina possa aumentare molto di più degli uscenti Lupi, Sestini e Paroli. Resta ancora aperto il nodo su dove ricollocare un buon gruppo di uscenti di Lombardia e Veneto catapultati cinque anni fa. Se Cicchitto punta ad un posto in Umbria, senza destinazione certa è Lainati. Mentre continua il braccio di ferro Galan-Carollo, in Veneto le uniche certezze sono al femminile e si chiamano Di Centa e Gardini. In Umbria sgomitano anche un gruppo di consiglieri regionali (Rossi, Modena, Melasecche) che però potrebbero vedersi candidato il ministro Stanca. I veneti hanno chiuso le porte ad Adornato che dovrebbe finire in Emilia Romagna regione dove gli eletti salirebbero da sei a otto, ma dove oltre agli uscenti Bertolini e Garagnani e al ”garantito” Lunardi, c’è un certo affollamento che irrita non poco la struttura locale del partito. In Sardegna i giochi sarebbero quasi fatti e dietro il premier ci sarebbero Cicu, Massidda, Marras e, forse Cuccu, se dovesse essere violato il principio della non candidabilità dei consiglieri regionali. Acque agitate nel Lazio . Nella prima circoscrizione dietro il premier dovrebbero sfilare Vito e Previti. Il quarto posto sarà di sicuro di una donna ed è conteso da Barbara Contini, Melania Rizzoli e la tenacia Beatrice Lorenzin. Dietro c’è la bagarre perchè sarà difficile levare il posto a Ricciotti e Testoni che cinque anni fa espugnarono zone rosse della regione, ma chiedono spazio anche Giro e Simeoni, mentre Turchi (ex An) entrerebbe in quota Mussolini. Ancor più incerta la situazione a Lazio 2 dove dai sei uscenti si dovrà scendere a due, massimo tre, con il super votato consigliere regionale Fazzone deciso a candidarsi. Al Senato Cutrufo sembra avere più certezze degli uscenti Cicolani, Ventucci e Barelli. A caccia di un posto anche il ”giovane” Baldelli. Fitto in Puglia ha spuntato il secondo posto nella lista della Camera, ma i componenti della sua lista che alle regionali raccolse più del 7% scalpitano. Alla fine potrebbe spuntarla solo Damone che dovrebbe seguire i sottosegretari Sanza e Viceconte. In Piemonte resta aperto il nodo Ghigo che se ci dimettesse da consigliere farebbe entrare un consigliere socialista in quota Craxi. Antonione dovrebbe fare il capolista al Senato in Friuli , Camber permettendo. Nella regione dove Illy presenterà una lista autonomista e l’industriale Panto presenterà una sua lista in grado di portare a Roma due eletti ”buoni” forse per l’Unione, la Cdl pensa di rispondere con la nuova formazione che dovrebbe venir fuori dalla fusione del simbolo della Lega con quello di Lombardo. Un paio di azzurri eletti come indipendenti in FI, potrebbero recuperare spazio in questo modo.
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