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Ratzigirl
Tuesday, May 08, 2007 8:06 PM
Le speranze di un Paese affidate ad un viaggio

Il nunzio in Brasile: i poveri aspettano un messaggio di speranza



"I poveri, gli emarginati, che sono tanti, aspettano una parola toccante di speranza cristiana". La vigilia del viaggio del papa in Brasile, nelle parole del nunzio apostolico, mons. Lorenzo Baldisseri

"I poveri, gli emarginati, che sono tanti, aspettano una parola toccante di speranza cristiana e un messaggio forte diretto alle istanze pubbliche e private per eliminare la povertà, che è lo scandalo della società". Con questo auspicio, monsignor Lorenzo Baldisseri, Nunzio in Brasile, attende l'arrivo, domani, di papa Benedetto XVI a San Paolo. "Il popolo brasiliano è in festa - dice il Nunzio all'agenzia Apcom - si è preparato a questo evento da vari mesi. Memorabili sono state le visite di papa Giovanni Paolo II nel 1980, 1991 e 1997. Tutti le ricordano e ora esprimono lo stesso entusiasmo e la loro gioia con la visita di Benedetto XVI. Anche gli indifferenti, che sono pochi, partecipano".

"I brasiliani sono spontanei, aperti e allegri, ospitali e si impegnano per le cose alte e belle - prosegue mons. Baldisseri -. Il papa per loro è un padre, un riferimento alto, una luce per i cattolici una devozione. Si esprimono con l'anima, col corpo, con la mente e con il gesto. Sanno che il papa è il loro grande Pastore e loro Maestro, che vale la pena di ascoltare, anche se parla in dissonanza con il loro modo di vedere e di agire. Lo rispettano e lo amano".

Il Nunzio ritiene "un privilegio ricevere il Santo Padre nel paese" dove è suo rappresentante. "Mi sorprende l'emozione e con me i miei collaboratori della Nunziatura - prosegue - i vescovi e i fedeli aspettano di essere confermati nella fede, che è la missione principale del papa e di ascoltare la sua parola magisteriale e di ricevere indicazioni per l'evangelizzazione del subcontinente. I grandi problemi, che saranno trattati nella V Conferenza dei vescovi latino-americani, sono ovviamente anche i problemi del Brasile".

Tra questi, il Nunzio rileva: "La crisi della famiglia, la proliferazione delle sette, la scarsità dei sacerdoti, la povertà, la violenza, il sesso, la droga che colpisce e distrugge soprattutto la gioventù. La chiesa in America Latina - continua il prelato interpellato a Brasilia - è dinamica e viva, con le contraddizioni e le difficoltà del mondo di oggi. È impegnata nell'ambito spirituale, dando contenuti e valori e allo stesso tempo privilegia un'azione sociale forte, che sopperisce spesso alla latitanza dello stato. Cerca di coniugare con tutte le sue forze - conclude - contemplazione e azione, rispondendo alla sete di trascendenza, di vita e di benessere dell'uomo".
LadyRatzinger
Tuesday, May 08, 2007 11:25 PM
Domani partirai per il Brasile,perciò...







Buona notte!!!


RATZGIRL
Wednesday, May 09, 2007 1:07 AM
Buon viaggio
Il grande giorno è arrivato.
Papino è in partenza per il Brasile.
Caro Benedetto,ti auguro con tutto il cuore una notte serena in vista di un impegno tanto grande..ma sono certa che ti sei addormentato tranquillo dopo avere pregato a lungo,come ogni sera.
E pregherò anch'io per te,affinché il lungo viaggio sia il più possibile agevole e interessante,ma soprattutto che il Brasile ti riservi un'accoglienza calorosa,come merita un grande uomo come te.
BUON VIAGGIO BENEDETTO,che il signore vegli costantemente su di te!
emma3
Wednesday, May 09, 2007 2:37 PM
ecco il video della partenza


multimedia.repubblica.it/home/688419

buon viaggio
Ratzigirl
Wednesday, May 09, 2007 2:58 PM
Conferenza stampa in aereo

Benedetto XVI: “La Chiesa non fa politica, rispetta gli Stati”


Benedetto XVI è partito questa mattina per San Paolo.
Si tratta del sesto viaggio internazionale del Pontefice, che lo porta in Brasile in occasione della V Conferenza Generale dell’Episcopato Latinoamericano e dei Caraibi.
“La Chiesa come tale non fa politica – ha detto il Santo Padre - rispettiamo la laicità, ma la Chiesa indica le condizioni in cui i problemi sociali possono maturare”. Quella della Chiesa “è una missione religiosa – ha aggiunto - ma apre a soluzione dei grandi problemi sociali”.

Dall’aereo su cui è in viaggio il Papa ha anche parlato della teologia della liberazione. Nella Chiesa “c’è spazio per un dibattito legittimo su come creare le condizioni per la liberazione umana e su come rendere efficace la dottrina della Chiesa e indicare le condizioni umane e sociali, le grandi linee in cui i valori possono crescere”.

Benedetto XVI ha osservato, infatti, che “è profondamente cambiata la situazione” in cui la teologia della liberazione è nata: “E’ evidente che i facili millenarismi che credono di poter realizzare da una rivoluzione le condizioni per una vita completa, erano sbagliati, questo ora lo sanno tutti e il punto è come la Chiesa debba essere presente nella lotta per la giustizia: su questo si dividono teologi e sociologi”.

Il Pontefice ha anche toccato il tema della scomunica ribadita dai vescovi messicani per chi abortisce o favorisce l’aborto.
La scomunica “non è una cosa arbitraria”: è prevista dal Codice di diritto canonico.
“Sta nel diritto - ha detto il Papa - che l’uccisione di un bimbo è incompatibile con il nutrirsi del corpo di Cristo, i vescovi non hanno fatto niente di arbitrario e hanno solo messo in luce ciò che è previsto dal diritto della Chiesa”.

Il Papa ha inoltre ricordato la “grande lotta della Chiesa per la vita, di cui Giovanni Paolo II ha fatto un punto fondamentale del suo pontificato” e ha sottolineato che “questo messaggio che la vita è un dono e non una minaccia, messaggio che sta alla radice di queste legislazioni” dev’essere rilanciato dalla Chiesa.

Nell’incontro con i giornalisti il Papa ha parlato, infine, anche della diffusione delle sette pentecostali in America Latina: è “nostra comune preoccupazione e l’assemblea generale dei vescovi vuole trovare risposte convincenti per questo, e già si lavora a questo”. Secondo il Pontefice l’avanzata delle sette dimostra “che c’è sete di Dio, che le persone vogliono essere vicine a Dio e che cercano un appoggio dal cristianesimo per la soluzione dei loro problemi di vita”.
La Chiesa in America Latina “deve diventare dunque più missionaria o più dinamica nell’offrire risposte alla sete di Dio: anche i poveri - ha ricordato Papa Ratzinger - vogliono Dio vicino a loro, e noi siamo consapevoli che oltre ad annunciare il messaggio cristiano, dobbiamo aiutarli a trovare condizioni di vita giuste, micro e macroeconomiche, e rispondere a tutte le esigenze della giustizia”.
Ratzigirl
Wednesday, May 09, 2007 11:54 PM
Caos Giornalistico


Oltre 3600 i giornalisti accreditati ma intanto c'è caos sugli eventi



Papa Benedetto XVI e' giunto a San Paolo. Il Boeing 777 'Sestriere' dell'Alitalia con a bordo il pontefice ha toccato la pista dell'aeroporto Guarulhos alle 16,02 locali. Intanto, un caos senza precedenti vige tra i 3.600 giornalisti accreditati. Nessuno e' sicuro di poter assistere agli eventi che aveva scelto e per i quali si era prenotato. La presenza dipendera' da un sorteggio senza appello.



Ratzigirl
Friday, May 11, 2007 1:06 PM
Intervista all'autore dell'inno di accoglienza

L’inno di accoglienza a Papa Benedetto XVI in Brasile

Parla fra Luiz Turra, autore della canzone

SAN PAOLO, giovedì, 10 maggio 2007 (ZENIT.org).- Il responsabile per la Musica Liturgica della CNBB (Conferenza Nazionale dei Vescovi del Brasile), fra Luiz Turra, OFM, è l’autore dell’Inno ufficiale di accoglienza a Papa Benedetto XVI nella sua visita in Brasile, con la canzone “Benedetto colui che viene nel nome del Signore”.

In questa intervista il religioso, che è anche coordinatore del Centro di Pastorale giovanile della diocesi di Porto Alegre, parla della musica sacra e della composizione della canzone che caratterizzerà il viaggio del Papa in questo Paese.

Lei è l'autore dell’Inno ufficiale di accoglienza a Papa Benedetto XVI, nella sua visita in Brasile che si protrarrà fino a domenica, 13 maggio, per l’apertura della V Conferenza dell’Episcopato Latinoamericano e dei Caraibi. Com’è stata questa esperienza?

Fra Luiz Turra: L’esperienza di oggi deriva dall’esperienza positiva di ieri. Quando Giovanni Paolo II è venuto per la prima volta in Brasile ed è stato composto quello splendido inno, “À benção, João de Deus”, che ha segnato profondamente la Chiesa.

E’ stato un successo strepitoso...

Fra Luiz Turra: Incredibile. A Papa Giovanni Paolo II è piaciuto moltissimo. Egli stesso cantava l’inno, perché si sentiva a casa e molto ben accolto con una canzone in cui il popolo esprimeva il benvenuto e il suo affetto per lui. Quando il Papa riceveva qualche Brasiliano in Vaticano, non appena lo vedeva cominciava a cantare “À benção, João de Deus”. Mi sembra allora che sia diventata una tradizione, iniziata modestamente, e che ha contagiato tutti, perché gli autori di quella composizione sono stati felicissimi.

Ora anche il Santuario Nazionale di Aparecida e TV Aparecida, con il sostegno della CNBB, hanno pensato di fare un inno ufficiale di accoglienza a Papa Benedetto XVI, avendo come progetto l’espressione “Benedetto colui che viene nel nome del Signore!”, basata sul Vangelo di San Luca. Dopo aver ricevuto l’invito, tra circa venti compositori, ho cercato di contribuire in modo molto semplice. Sono stato anche rapido, ho impiegato due ore.

Ho cercato di scrivere una poesia e una melodia che risultassero feconde. Componendo l’inno, ho pensato subito: “Benedetto, benedetto colui che viene nel nome del Signore”, perché il Papa viene in nome del Signore. Tutte le strofe cercano di ricordare la Conferenza di Aparecida, e anche Nostra Signora Aparecida, il motto della V Conferenza “Discepoli e missionari di Gesù Cristo perché in Lui i popoli abbiano vita. Io sono la via, la verità e la vita”. Tutto questo mi ha aiutato nella composizione, principalmente la sua Enciclica, “Deus caritas est”.

Ho pensato allora a comporre le strofe in forma litanica, in cui un solista enuncia e il popolo risponde “Dio è Amore”. In questo modo, proclamiamo quello che è il fulcro del pontificato di Benedetto XVI, ovvero che Dio è amore. Oltre a questo, facilitiamo il popolo perché non ha molti compiti, e se risponde Dio è Amore a tutte le righe del canto è molto facile imparare, come abbiamo già visto nella grande prova del 25 marzo, ad Aparecida, dove è stato lanciato il CD per tutto il Brasile.

Il nostro inno è un linguaggio simbolico di accoglienza, di comunione, di partecipazione, e in primo luogo di apertura, perché il nostro popolo dia davvero il benvenuto non solo al Papa, ma al messaggio che pronuncerà. Un messaggio sicuramente carico di grandi speranze, ma anche di impegno, di protezione e promozione della vita, in tutti i sensi.

La musica sacra sembra essere un invito sempre rinnovato e aggiornato all’unità proposta dal cristianesimo, non è vero?

Fra Luiz Turra: In ogni epoca storica, l’arte rivela e allo stesso tempo influenza la modalità della stessa cultura. Così come l’arte è un riflesso, è anche un agente di trasformazione. E nella vita della Chiesa, l’arte è sempre stata molto presente in questo processo. La stessa Chiesa, del resto, è stata sempre mecenate, difensore e promotrice dell’arte, in tutti i sensi. Quanto alla questione della musica liturgica, non se ne parla, perché nella Chiesa è sempre stata il grande veicolo della parola. Il canto gregoriano (che ha uno stile molto semplice), si canta a un’unica voce, e in genere in uno stile recitativo, perché è un modo di dare un grande valore alle parole, non tanto a una musica ricercata, ma al valore in sé della parola, che è veicolata attraverso la melodia gregoriana.

Il canto gregoriano, da San Gregorio, è stato sempre nella Chiesa lo stile ufficiale, e potrei dire che è il canto di base di tutta la musica della Chiesa. E’ chiaro che la polifonia, soprattutto in periodi rinascentisti (anche il Barocco) è sempre stato accentuato come una forma solenne di espressione. E ai nostri giorni, dopo il Concilio Vaticano II, si è cercato di incentivare le corali, chiamando il popolo a partecipare alle liturgie, perché prima del Concilio erano molto passive nel senso della partecipazione. Il popolo andava più per assistere alla Messa, per ascoltare, per vedere e vivere un momento devozionale.

Ora siamo nel mezzo delle influenze delle tensioni della cultura postmoderna. Il fatto è che la musica vive attualmente un momento di enorme fecondità, ma anche una grande confusione, non solo di stili, ma anche di ritualità. Oggi la musica rituale è abbastanza sofferta, perché si canta qualunque cosa, in qualunque momento, molte volte senza alcun criterio. Penso che oggi una delle grandi questioni della pastorale liturgica sia lavorare con l’orientamento per il buon uso della musica nel rito della Chiesa, perché la parola sia realmente al servizio dell’annuncio della buona novella di Gesù Cristo.


In che modo la Chiesa, con la sua ricchissima tradizione - nel senso positivo del termine – nel tramandare ciò che c’è di meglio e di eccellente nella storia, riuscirà a dialogare con la cultura attuale, caratterizzata da tendenze così dissonanti?

Fra Luiz Turra: E’ chiaro che oggi la Chiesa ha una sfida molto grande per quanto riguarda questo dialogo. E’ necessario che il mondo abbia il suo cammino, il popolo abbia i suoi stili, e la Chiesa non può perdere di vista la finalità per la quale appoggia e compone la musica, e, prima di tutto, se ne serve come strumento celebrativo e anche di evangelizzazione. E’ chiaro che all’interno di questo è possibile determinare un po’ le caratteristiche di alcuni stili, perché c’è la musica pastorale appropriata per l’animazione e la motivazione di gruppi e anche di moltitudini, come anche quella adeguata al servizio della liturgia, nel momento celebrativo.

Non bisogna allora cantare in qualunque modo, ad esempio, le parti della Messa. Ci sono momenti di concentrazione, in cui si chiede il perdono e un mutamento di vita, e in cui si invita alla lode. Anche la lode ha la sua misura, non può essere un’estrapolazione, ad esempio, di rumori e suoni disordinati. La musica deve avere la sua melodia adeguata, e anche la sua armonia. Ciò che avviene, ai giorni nostri, è che purtroppo si è abbandonata molto la teoria musicale, sia nella formazione dei sacerdoti che del popolo in generale. Oggi la musica è molto più spontanea che ordinata da una teoria musicale, con norme di composizione, di armonia ecc.

Penso però che ci sia una coscienza di riprendere tutto questo per cercare di ordinarlo meglio. In questo senso, vedo che nel momento attuale c’è una fecondità di movimenti nella vita della Chiesa, con molti stili, che portano il rischio di una certa confusione, che la Chiesa – lungi dall’essere repressiva – deve avere una parola di orientamento. La Chiesa, con la sua teologia liturgica, ha una parola di orientamento molto chiara per la scelta dei repertori e anche per l’orientamento degli stili all’interno della liturgia stessa.

Come sarebbe bello che all’interno dei criteri liturgici e teologici e anche pastorali potessimo davvero valorizzare le radici della musica brasiliana!


Lei ha parlato di un certo abbandono e di trascuratezza della formazione musicale. Come rendere possibile l’aggiornamento dell’atmosfera del sacro nel rito liturgico?

Fra Luiz Turra: In questo senso, la CNBB ha un progetto molto chiaro e determinato, che è la questione dell’innario liturgico. Si caratterizza per il fatto di cantare la liturgia nel modo migliore possibile, basandosi sulla Parola di Dio e avendo come fonte gli scritti biblici. L’innario è una proposta su cui si lavora da molto tempo nella Chiesa del Brasile, e che, a poco a poco, si sta conoscendo. Abbiamo già un’esperienza in varie parrocchie e regioni, con un cammino ben percorso, che ci mostra che la liturgia, quando è realmente ben cantata, diventa molto più densa e meno dispersiva, perché uno dei problemi all’interno della celebrazione di oggi è la dispersione. Molte volte, la Parola di Dio parla di un tema, e i commenti o anche i canti trattano un’altra tematica.

L’innario liturgico cerca di valorizzare non solo il tempo liturgico, ma anche i momenti caratteristici dei nostri riti e delle nostre celebrazioni. In questo modo, l’innario liturgico deve essere ben elaborato e arricchito con composizioni che rispondano ai vari stili delle nostre regioni. Senza alcun dubbio è un grande progetto per riscattare o rinnovare il canto liturgico in Brasile.
Ratzigirl
Saturday, May 12, 2007 1:54 AM
La messa a San Paolo: le parole del papa, l'emozione della gente



È la gioia la cifra della messa celebrata dal papa nell'aeroporto di Campo de Marte: oltre un milione di fedeli presenti, espressione di una Chiesa in festa per la canonizzazione del primo santo brasiliano, frei Galvao. Cronaca e voci dalla folla.





SAN PAOLO - È la gioia la cifra della messa celebrata dal papa nell'aeroporto di Campo de Marte: oltre un milione di fedeli presenti, espressione di una Chiesa in festa per la canonizzazione del primo santo brasiliano, frei Galvao. Entusiasmo, applausi e cori che il papa ricambia con una omelia appassionata, in cui tratteggia i caratteri essenziali del santo. Al centro, il suo forte influsso evangelizzatore e sulla sua vicinanza ai poveri e ai malati, con un riferimento finale alla santità del matrimonio e alla centralità della devozione mariana. “Il mondo ha bisogno di vite limpide, di anime chiare, di intelligenze semplici, che rifiutino di essere considerate creature oggetto di piacere”, ha scandito il papa al termine del suo discorso, specificando immediatamente che “è necessario dire no a quei mezzi di comunicazione sociale che mettono in ridicolo la santità del matrimonio e la verginità prima del matrimonio”.



Benedetto XVI fra gli applausi si è lasciato andare ad un “Il Papa vi ama!”, espressione finora poco utilizzata dal pontefice, poco abituato a manifestazioni di affetto così esplicite. Ha ripercorso la vita del nuovo santo sottolineandone in particolar modo “il carisma francescano, i frutti significativi della sua testimonianza, il suo ruolo di prudente e sapiente guida delle anime, il suo essere zelante, saggio e prudente, consigliere di fama, pacificatore delle anime e delle famiglie, dispensatore della carità specialmente verso i poveri e gli infermi”. Significativi i passaggi in cui il pontefice ha ricordato “l’esemplarità” con la quale i ministri ordinati devono compiere i riti prescritti e la fondamentale importanza del sacramento della riconciliazione per i fedeli, e quanto mai cruciale, in terra di Teologia della Liberazione, la riflessione sulle iniziative di pastorale sociale che “se sono orientate verso il bene dei poveri e degli infermi portano in se stesse il sigillo divino”. A tutti il papa rammenta, citando la sua omelia di fronte ai giovani di Marienfeld (Gmg 2005) che “i veri riformatori della nostra epoca sono i santi, perché soltanto da essi e soltanto da Dio viene la vera rivoluzione, il cambiamento decisivo del mondo”. Un cambiamento, una santità che – conclude Benedetto XVI - “non solo è possibile ma anche necessaria ad ognuno nel proprio stato di vita, per svelare al mondo il vero volto di Cristo, nostro amico!”.



Per il resto, la messa si è svolta secondo lo schema tradizionale, nel raccoglimento generale: Campo de Marte è una chiesa a cielo aperto (la stessa dove Giovanni Paolo II celebrò il 3 luglio del 1980), dove i fedeli hanno cominciato ad arrivare già dalla tarda serata di giovedì. Stamani, l'afflusso dei sacerdoti e dei vescovi, riuniti intorno al palco su cui campeggiava, in posizione centrale un crocifisso bianco. All’entrata, alcuni giovani scout hanno distribuito medagliette in plastica con il volto del santo e bandiere ricordo dell’evento, mentre altri volontari hanno prestato servizio lungo i corridoi di sicurezza che si snodavano nel campo per prestare soccorso a chi si sentiva male. “Io ho visto il papa molto vicino: gli ho anche scattato una foto con il cellulare – ha esclamato il 16enne Matteus Mainardi del gruppo intitolato a Jean Philippe Consteau, portando con un compagno una barella di legno verso una donna svenuta – Sono molto emozionato per l’incontro, ma so che siamo qui anche per dare una mano. Il papa ci può spronare a costruire un futuro migliore e noi vogliamo ascoltarlo”.



La devozione della gente si esprime spesso attraverso l’uso di immagini: una regola che non viene meno in un Paese tra i più vivacemente espressivi. Molte le magliette con raffigurazioni della Vergine Immacolata o di Cristo. Il giallo, comune denominatore tra Brasile e Vaticano, sulle fasce che ornavano i cappelli bianchi di molte donne. Una folla composta e seguita dallo sguardo vigile di centinaia di uomini della polizia e militari, tanti in giovane età.
“La fede mi ha portato qui. I brasiliani sono molto devoti a Frei Galvao: si meritano questo santo – ha affermato Salvatore Deorsa, 65enne di origine calabrese e da 50 anni abitante a San Paolo – Io spero che l’incontro con il papa aiuti la nostra gioventù: da 27 anni lavoro con l’Opera San Vincenzo de Paoli, che in Brasile conta oltre 200mila volontari, e vedo che c’è troppa povertà che rischia di inghiottire anche i giovani che si sentono persi senza una buona educazione ed un lavoro”.


Foto di Bruno Domingos/Reuters
Ana Arminda Sues, pur essendo 82enne e obbligata ad usare una carrozzella, non ha voluto mancare alla messa: “Poter vedere il papa è come vedere Gesù sulla terra – ha sorriso la donna – Il mio cuore batte forte, a volte fa i capricci ma oggi sono felice. Spero che questa visita di Benedetto XVI dia forza ai giovani per combattere la violenza”. Anche in questa occasione (dopo l’incontro di Paceambu con i giovani di giovedì 10 maggio), per bocca dei fedeli, si è riconfermato un punto focale per il Brasile: l’attenzione ai ragazzi, arricchita da una sana fede in Cristo, è lo strumento adatto e necessario per riportare la giustizia nel Paese. “Io ho tre figli e so quanta fatica possono fare nel crescere, bisogna seguirli” ha concluso Salvatore.



“Non tutti i brasiliani conoscono la figura di Frei Galvao – ha puntualizzato Dearsì Paralupi Tomè, 66enne – Lui è il Santo di San Paolo, ma è ora che tutto il mondo lo preghi”. La donna prende la pillola da 40 anni, da quando cioè ha rischiato l’aborto del figlio: “E’ una minuscola preghiera, scritta dallo stesso Frei Galvao per un malato, che va inghiottita: tutta la mia famiglia la prende. Le suore del monastero di Frei Galvao la distribuiscono gratis: c’è sempre una fila lunghissima di gente che la vuole”. In diversi l’hanno portata con sé per la messa con il papa: una busta trasparente contiene la preghiera e tre pillole. La devozione chiede che in caso di bisogno si reciti una novena: la prima pillola si prende il primo giorno, la seconda al quinto e l’ultima al nono giorno. “Lui è per noi esempio di carità – ha aggiunto Maria Angelica de Camargo Maia Ferraz, 41enne e figlia della direttrice del Museo Frei Galvao di Guarantiguetà, che ha sulle spalle una grande bandiera gialla con il volto di Frei Galvao – Mia sorella vive nella casa dove il santo è nato ed io già da bambina conoscevo la sua storia: mi affascinava il fatto che potesse volare e stare in due posti contemporaneamente”.


Storie che s’incrociano, devozioni che non hanno limite né appartenenza se non quella alla fede cattolica che sente il bisogno di essere rafforzata e guidata. La sensazione che emerge dal confronto e dall’ascolto con i fedeli in preghiera a Campo de Marte è che non vi sia un santo per tutti, ma una Chiesa che tutti deve abbracciare risollevando chi è caduto. Josè Digialma Dos Santos è un commerciante 51enne di San Paolo: “Sono venuto per incontrare il papa e spero che la sua benedizione accompagni sempre il Brasile. Non conosco bene la figura di Frei Galvao, ma sono devoto di Nostra Signora di Aparecida: oltre 30 anni fa ho avuto un grave incidente e ho rischiato di restare paralizzato, così ho fatto voto alla Madonna e lei mi ha ascoltato: ora, ogni due anni vado a visitare il santuario”. Ma non solo cattolici hanno presenziato alla celebrazione. La 34enne Andrea, di professione receptionist in ospedale, si è definita “religiosa alla ricerca dell’amore”: “Faccio parte di un cammino ecumenico che propone l’amore incondizionato verso tutti – ha raccontato la donna, reggendo in mano un grande ideogramma rappresentante la Tau – Il papa apre gli uomini all’amore e questo è l’unico fine che devono porsi tutte le religioni. Sono venuta a rendere omaggio ad un uomo che stimola al dialogo”.
Ratzigirl
Saturday, May 12, 2007 2:10 AM
Cronaca del pomeriggio: incontro con i Vescovi

Le sfide della Chiesa in Brasile. Il papa ne parla con i vescovi




“Conformare la nostra volontà a quella di Dio” e ricordare che Cristo vuole salvare tutti gli uomini. Dopo la straordinaria accoglienza ricevuta durante la messa mattutina, Benedetto XVI incontra i vescovi del Brasile nella cattedrale di San Paolo e ricorda che la "sola finalità" della Chiesa è "la salvezza delle anime". Del resto, spiega, dove non esiste la fede in Gesù Cristo, “manca l’essenziale anche per la soluzione degli urgenti problemi sociali e politici”. Il papa arriva nel centro della città in papamobile tra due ali di folla: clima festoso già visto in questi giorni, specie sotto il monastero di San Benedetto, ormai presidiato. A ricevere il pontefice nella cattedrale, tutti i vescovi brasiliani ai lati di un tappeto rosso e una corale accompagnata da un'orchestra da camera. ''Noi vescovi del Brasile le diamo il benvenuto; - ha detto il neo-eletto presidente della conferenza episcopale brasiliana (Cnbb), Geraldo Lyrio Rocha - allo stesso tempo la ringraziamo per questa speciale opportunità di incontro con sua Santità''.




Il papa ha parlato al termine della recita dei Vespri, entrando nel merito dei problemi e delle sfide che la Chiesa affronta ogni giorno, a cominciare dallo “smarrimento sconcertante” che sta attraversando la vita sociale: gli attacchi alla santità del matrimonio e della famiglia, la giustificazione dei delitti contro la vita “nel nome dei diritti della libertà individuale”, “le ferite del divorzio e delle libere unioni”, ma anche la messa in discussione del celibato dei sacerdoti e “la preferenza alle questioni ideologiche, politiche e partitiche”. Un chiaro riferimento a certe derive della teologia della liberazione, che hanno fatto discutere anche di recente con la scelta del vescovo paraguyano Fernando Lugo, sospeso a divinis dopo essersi candidato alle presidenziali.


Foto Gregorio Borgia/Ap Photo
Si arriva così al fenomeno delle sette, che Benedetto XVI attribuisce “alla mancanza di un’evangelizzazione in cui Cristo e la sua Chiesa stiano al centro di ogni delucidazione”. In sostanza, le vittime del "proselitismo aggressivo" dei pentecostali hanno una fede fragile e confusa che chiama la Chiesa ad una missione “metodica e capillare” e ad “un itinerario catechistico permanente” per ricercare i cattolici che si sono allontanati comunicando l'immagine di una Chiesa “luogo privilegiato dell’incontro con Dio”. Il papa invoca così “uno sforzo evangelizzatore” che si prenda carico anche delle situazioni di povertà, perché “la gente povera delle periferie urbane o della campagna ha bisogno di sentire la vicinanza della Chiesa, sia nell’aiuto per le necessità più urgenti, sia nella difesa dei suoi diritti e nella promozione comune di una società fondata sulla giustizia e sulla pace”. “I poveri – dice - sono i destinatari privilegiati del Vangelo, ed il Vescovo, formato ad immagine del Buon Pastore, deve essere particolarmente attento a offrire il balsamo divino della fede, senza trascurare il pane materiale”.



Nell'analisi del pontefice, entra poi la riflessione sulla vita sacramentale (con l'invito a praticare la confessione individuale e non comunitaria) e soprattutto l'importanza della formazione, dai catechisti ai sacerdoti. Da qui, la richiesta di una trasmissione della verità “fedele alla proposta del Vangelo”, di una maggiore adesione alle disposizioni conciliari sulla liturgia (a cominciare dalla messa), di un impegno dei vescovi che metta da parte “visioni riduttive e confusioni”, “senza interpretazioni motivate da ideologie razionalistiche”. A scanso di equivoci, il papa ricorda che l'interpretazione della Parola di Dio spetta al vescovo e non ai teologi che devono collaborare, tenendo conto ”della missione propria del Magistero”. Parlando del sacerdozio, quindi, Benedetto XVI chiede discernimento, sulla “dimensione spirituale, psico-affettiva, intellettuale e pastorale nei giovani”, affinché si eviti “il rischio di deviazioni nel campo della sessualità” (il riferimento è alla pedofilia), mentre per quanto riguarda il celibato, esso “costituisce un dono che la Chiesa ha ricevuto e vuole conservare, convinta che esso è un bene per lei e per il mondo”.



Dopo aver fissato i criteri del dialogo ecumenico, - sempre più complesso con l'aumento delle denominazioni cristiane - spazio ai problemi sociali, nella convinzione che debba essere la dignità dell'uomo al centro di tutto e non semplici fattori economici. In questo senso, è importante formare i politici e tutta la società per “dare un volto umano e solidale all’economia”, agendo per il bene comune piuttosto che per cercare profitti personali. Sfide complesse per i vescovi, invitati dal papa a lavorare sempre nella concordia, avendo per vostro fondamento “una comunione che nell’Eucaristia trova il suo momento culminante e la sua sorgente inesauribile”.
Ratzigirl
Sunday, May 13, 2007 2:58 PM
Cronaca di sabato 12 Maggio alla Fazenda Esperanza

Il papa alla Fazenda. Emozioni per ricominciare




La cronaca e le testimonianze di un incontro che i giovani della realtà di recupero, vicino ad Aparecida, non dimenticheranno mai. Un passato di droga e alcol e la speranza del futuro. Le parole del papa, le voci dei giovani.






Palloncini dai balconi e fuori dai negozi, fotografie del santo brasiliano Frei Galvao per le strade che da Aparecida portano a Guarantiguetà: lo scenario, a circa 170 chilometri da San Paolo, si è presentato molto più colorato e affettuoso per la visita di papa Benedetto XVI. Il paesaggio in direzione Fazenda da Esperanca è caratterizzato da colori brillanti e distese che si perdono a colpo d’occhio, abitate unicamente da mandrie di bovini: le piccole case bianche che emergono dal verde hanno esposto bandiere giallo bianche e cartelloni di benvenuto. “Salutamos o Santo Padre”, “Familia Carrocci saluta Sua Santidade”, “Bem vindo Bento XVI”… Tutta l’area parla di devozione, alla Madonna e a Frei Galvao in particolare perché nato proprio a Guaratinguetà; diversi gli altarini alla Vergine che si possono incontrare sull’uscio di un’abitazione, quasi un segno di protezione.

È proprio questo il tragitto percorso su un’auto a vetri scuri da Benedetto XVI. Direzione: la Fazenda da Esperanca, la realtà di recupero per giovani in difficoltà, fondata dal frate francescano Hans Stapel a Guaratinguetà nel 1979. Per l’occasione si sono radunati in questo luogo giovani in fase di recupero da droga e alcol, ma le varie comunità sparse nel mondo ospitano anche uomini e donne portatori di HIV allo stadio terminale e ragazze madri: la “famiglia Speranza” ha case non solo in Brasile, ma anche in Germania e Russia, Paraguay, Guatemala e Messico, Mozambico e Filippine. In questo piccolo angolo di Brasile, lontano dalle grandi città, si è respirato un clima internazionale che parla dell’amore per Dio e per gli altri perché per la visita del papa sono arrivati da tutta l’America Latina ed alcuni anche dall’Europa.



L'ATTESA. Divisi in settori per il colore del cappellino, ognuno seduto su uno scatolone, giovani, adulti e anziani, si sono preparati all’arrivo del papa cantando l’inno della Fazenda. Si scorgevano gioia negli occhi e trepidazione nelle mani che vibravano in aria al ritmo della musica. Ospiti, volontari, personale e famiglie delle comunità vestivano la maglietta bianca con bordi gialli e lo stemma di Benedetto XVI sul taschino davanti. Tra le altre, si sono notate anche le immagini di Nostra Signora di Aparecida e di Frei Galvao. Del resto, lo spirito francescano che anima la “Famiglia Speranza” è lo stesso da cui è nato il carisma del primo santo brasiliano beatificato giovedì 11 maggio a Campo de Marte da Benedetto XVI. Sugli spalti abbiamo incontrato anche un ramo della famiglia di Frei Galvao: l’87enne Lourdes Galvao (accompagnata da figlia e nipote) ha raccontato della bisnonna Ana Joachina, sorella del santo. “Confezionavo le pillole insieme alle suore, ma ora non posso più farlo perché non ci vedo” ha concluso l’anziana. Intanto, mentre Benedetto XVI era raccolto insieme alle clarisse nella chiesa nuova della Fazenda, si alzavano invocazioni alla Madonna di Aparecida e di Guadalupe seguite dal canto del Salve Regina, perché a Guarantiguetà tutto parla di spiritualità mariana.



L'ACCOGLIENZA. Arrivato il papa, un’ovazione. Dopo i saluti di rito, alcuni ballerini hanno danzato sotto la copertura in legno approntata per l’incontro. Anche loro sono stati ospiti della Fazenda ed ora continuano a viverne lo spirito donando quando possono in termini di tempo ed abilità. È veramente una festa di famiglia, una condivisione piena della propria vita. “Dobbiamo vivere con i ragazzi che vengono a chiedere aiuto, la quotidianità abitata dall’attenzione e dall’affetto è la parte più importante per ridonare fiducia e voglia di vita vera – ha raccontato la 25enne Blanca Gonzales. Lei, insieme al marito Ramon (27 anni) è volontaria da 4 anni nella Fazenda che si trova in Paraguay nella città di La Paloma: “Io cucino e Ramon si occupa dei ragazzi: ci sentiamo completi perché vediamo la luce in quello che possiamo donare: diamo amore ma ne riceviamo tanto – ha proseguito la donna – Nella nostra Fazenda ci sono 25 persone in fase di recupero, più due famiglie e i religiosi”. Nessuno ha avuto dubbi e tutti l’hanno ripetuto: l’unico modo per recuperare i dipendenti da droga è l’amore che trasforma attraverso la conoscenza di Dio. Un amore che talvolta si moltiplica e porta a festeggiare nuove famiglie, come è capitato ad esempio ad una giovane brasiliana volontaria presso la Fazenda e ad un giovane tedesco che si sono incontrati nel 2005.



Tante le testimonianze che si sono intervallate a danze e canti sul palco, di fronte al papa attento e sorridente che di volta in volta si alzava per abbracciare chi interveniva: sguardi di comprensione e solidarietà. Antonio Eleuterio Neto è stato il primo recuperato: “La prima volta che ho provato la droga avevo 12 anni e ne divenni dipendente… A causa di ciò il mio rapporto con la famiglia era difficile – ha tratteggiato Antonio, che, tornato a nuova vita, si è poi sposato con Cristina, hanno avuto 4 figli ed altri due li hanno adottati - Facciamo tutto per la Fazenda: questa è la nostra vita”. Roland Muhling è un tedesco di fede luterana proveniente da Berlino ed inviato, con altri volontari, circa 4 anni fa a fondare una nuova Fazenda nelle Filippine (la prima in Asia): “L’unità non è una teoria, una meta distante, ma una realtà da realizzare nel Cristianesimo – ha concluso il giovane – Io posso sperimentarla nell’amore e nel servizio ai fratelli, indipendentemente dalla confessione religiosa”.



La commozione è stata forte per chi ha raccontato un pezzo della propria storia, fatta di debolezze e dolore ma anche di una rinascita e di una forza ritrovata. La droga non è l’unico male da debellare, ha affermato la tedesca Sylvia Hartwitch, guarita dall’anoressia: “A causa di un incidente di lavoro a 20 anni fui obbligata a dimagrire: in pochi mesi sono arrivata a pesar 60 chili e gli elogi degli altri mi hanno indotto a continuare – ha raccontato la ragazza, che in passato, giunta poi a 53 chili, ha tentato anche il suicidio – Nel settembre 2002 tre volontari mi invitarono a visitare la Fazenda (…) Mi sentii subito molto amata. L’inizio fu difficile perché non avevo mai fatto esperienza di Dio, ma in questo periodo riacquistai il desiderio di vivere”. Anche Alexey Shipov, ex drogato di origine russa (di Padolsk, vicino Mosca), ha rievocato il primo periodo alla Fazenda: “La morte di due amici per overdose mi ha svegliato. Conobbi padre Hans durante un suo viaggio in Russia. La prima fase a Guarantanguetà è stata molto dura: facevo difficoltà ad abituarmi al clima, non conoscevo la lingua e vivevo in una mentalità diversa dalla mia – ha terminato il ragazzo, ora responsabile della Fazenda di Mosca – La cosa più importante è stato l’incontro con Dio. Qui in Fazenda ho aperto il Vangelo per la prima volta e ho scoperto che la vita per il Vangelo è possibile”.


LE PAROLE DI BENEDETTO XVI. Il papa ha ascoltato tutto con attenzione, ricambiando con sorrisi, ma anche con parole che ispirano fiducia. Nel suo discorso, la presenza di un Dio che vuol bene nella vita personale di ogni giovane segnato dall’esperienza della droga e un severo richiamo agli spacciatori per il male che compiono in una società che ha i più alti tassi di dipendenza chimica dalle droghe e dagli stupefacenti. È intenso il discorso che il papa rivolge agli ospiti delle “Fazendas”. Ne mette in evidenza i meriti dal punto di vista del reinserimento sociale dei giovani, ma ne sottolinea soprattutto i frutti spirituali.



“In un certo momento della vita” – ha detto – “Gesù viene e bussa, con tocchi soavi, nel profondo dei cuori ben disposti: con voi lo ha fatto attraverso una persona amica o un sacerdote” o forse predisponendo “una serie di coincidenze per farvi capire che siete oggetto della predilezione divina”. Quel Dio che “vi ha reso possibile questa esperienza di ricupero fisico e spirituale di importanza vitale per voi e per i vostri familiari” è un Dio che “non costringe e non opprime la libertà individuale”, ma chiede solamente “l’apertura di quel sacrario della nostra coscienza attraverso cui passano tutte le aspirazioni più nobili”.

Ecco dunque, ancora, l’invito ad essere “ambasciatori della speranza” in un continente segnato dalla dipendenza dalla droga: “Dico agli spacciatori” – si è fatto severo il papa – “che riflettano sul male che stanno facendo a una moltitudine di giovani e di adulti di tutti gli strati sociali: Dio chiederà loro conto di ciò che hanno fatto”. “La dignità umana” – ha continuato – “non può essere calpestata in questo modo e il male provocato riceve la medesima riprovazione che Gesù espresse per coloro che scandalizzavano i “più piccoli”, i preferiti di Dio”. I giovani applaudono e qualcuno si commuove.



I SALUTI. Dopo il tradizionale scambio di doni, lo stesso padre Hans Stapel ha dato un annuncio che ha fatto esplodere un applauso: Benedetto XVI ha donato 100mila dollari alla Fazenda da Esperanca. ''E' stato un gesto straordinario - ha commentato il francescano - che non mi aspettavo proprio. Con tanti debiti che ho (l'equivalente di circa 733.000 euro secondo i giornali, ndr.), è un segno di speranza. Spero davvero che molti altri seguano il buon esempio del papa''. Alla fine dei discorsi, non è mancato un piccolo fuori programma. In origine, era previsto che il papa si ritirasse da dietro per far ritorno ad Aparecida. Ma, ha raccontato frate Stapel, ''mi si è avvicinato e mi ha chiesto se era possibile andare fra i giovani. Gli ho risposto che la sicurezza non sarebbe stata d'accordo. E lui ha ribattuto: 'La sicurezza ha sempre molto paura. Stai tranquillo, io ci vado' ''. La polizia, ha concluso il responsabile della Fattoria della Speranza, ''ha cercato di contenere i movimenti del papa, ed anche io l'ho nuovamente scoraggiato, ma lui ha insistito. E' il papa e può fare quello che vuole''.


Al momento del saluto, infine, le note dell’inno della comunità: “Dipende da Dio un cuore di fanciullo, faccenda di Dio è la Fazenda Esperanca. Dimenticare l’uomo vecchio dipende da Dio, praticare il Vangelo è faccenda di Dio; convivere con armonia dipende da Dio e amare tutti i giorni dipende da Dio”. Uno stile che si fa programma di vita...

Paparatzifan
Sunday, May 13, 2007 11:32 PM
Re: Cronaca di sabato 12 Maggio alla Fazenda Esperanza

Scritto da: Ratzigirl 13/05/2007 14.58

Il papa alla Fazenda. Emozioni per ricominciare



Alla fine dei discorsi, non è mancato un piccolo fuori programma. In origine, era previsto che il papa si ritirasse da dietro per far ritorno ad Aparecida. Ma, ha raccontato frate Stapel, ''mi si è avvicinato e mi ha chiesto se era possibile andare fra i giovani. Gli ho risposto che la sicurezza non sarebbe stata d'accordo. E lui ha ribattuto: 'La sicurezza ha sempre molto paura. Stai tranquillo, io ci vado' ''. La polizia, ha concluso il responsabile della Fattoria della Speranza, ''ha cercato di contenere i movimenti del papa, ed anche io l'ho nuovamente scoraggiato, ma lui ha insistito. E' il papa e può fare quello che vuole''.



Bravo, Papa!!! Forse un giorno ti stancherai delle tue guardie del corpo!!! Capisco che tu debba essere protetto ma mi sembra un'esagerazione il modo in cui ti impediscono di avvicinarti alla gente perché sei tu che lo vuole. Te lo dice una che ha subito l'aggressione di uno di loro quando ho toccato una volta il paramento di Giovanni Paolo II!!!! Sai quanto mi fa soffrire vederti attorniato da questi energumeni che soffocano la tua libertà!

[Modificato da Paparatzifan 13/05/2007 23.33]

Ratzigirl
Monday, May 14, 2007 1:06 AM
La messa ad Aparecida: il papa nel cuore della fede brasiliana

La celebrazione della domenica mattina al Santuario mariano è l'ennesima dimostrazione di affetto del popolo brasiliano, fra musica e danze. La riflessione del papa sull'azione dello Spirito nella Chiesa.





Il papa ad Aparecida per i brasiliani significa la guida della Chiesa nel cuore della fede tradizionale, nella casa della protettrice del Brasile: “Viva Nossa Senhora de Aparecida!”. Inaugura la V Conferenza Generale dell'Episcopato Latinoamericano e dei Carabi e l’attesa prima dell’inizio della celebrazione eucaristica di domenica 13 maggio è animata con canti e “cori da stadio” che sono esplosi all’arrivo di Benedetto XVI nella piazza del santuario di Aparecida alle nove e trenta del mattino. “Viva il papa!” è il grido di benvenuto che si è alzato, subito seguito dall’ormai noto “Bem vindo”. Con ritmo e tono quasi cantilenante ma gioioso, con il papa ad incensare l’altare, la gente lo inizia a chiamare “Bento”: dimostrazioni di affetto che in questi giorni si sono ripetute durante tutti gli incontri del pontefice con i brasiliani, nello stile di accoglienza proprio di questo paese portato naturalmente alla musica e alla danza.


Il primo canto è immancabilmente mariano: l’Ave Maria di Fatima, ricordando così l’apparizione della Madonna ai tre pastorelli nel 1917; molte le donne con il rosario in mano, tante le magliette con il disegno della Vergine, numerose anche quelle con il nome di Benedetto XVI.

La visita del papa a Nostra Signora Aparecida, secondo le stime della polizia brasiliana guidata dal maggiore Mateus Teixeira Ribeiro, nella mattinata di domenica 13 maggio, ha richiamato in città 300mila persone, di cui 150mila hanno partecipato alla messa. Cifre che sembrano giustificare le aree vuote al fondo della piazza, nonostante molte persone avessero scelto di seguire la celebrazione dalla collina che si staglia davanti al santuario. Un girotondo di numeri che dimostra il progressivo aumento dei fedeli in questi ultimi giorni: venerdì 11 maggio, giunti per l’atterraggio dell’elicottero del papa ad Aparecida, si sono contate circa 2mila persone; sabato 12, in 12mila sono entrati nella città attirati dall’incontro di Benedetto XVI con la comunità Fazenda da Esperanca e in 30mila hanno seguito il rosario nel santuario.



Qui, Nossa Senhora de Aparecida, proclamata da Pio XI nel 1930 e il cui simulacro fu rinvenuto (secondo la tradizione) nel 1717 da alcuni pescatori nel Rio Paraiba, attira pellegrini tutto l’anno ma in questa occasione si è aggiunta una motivazione in più: “E’ una vera festa di fede –commenta Margarita Gonzales, 72enne di Fortaleza, reggendo in mano una grande foto di Benedetto XVI – Il papa ha detto che ci ama e noi vogliamo dimostrare a lui il nostro affetto”. Le fa eco Paolo Alvarez, 35enne: “Sono venuto per accogliere cosa il papa vorrà dirci: abbiamo bisogno di essere spronati nel nostro cammino di fede da pastori intimi con la Parola di Dio”. Durante la celebrazione, sventolii di bandiere per accompagnare i canti e volti raccolti in profonda preghiera, ma anche una ricca presenza scomposta attorno alla piazza e nelle aree del santuario più lontane dal palco papale: gente con un gelato in mano, mamme che allattano i bambini, piccoli che giocano a pallone e famiglie sedute per terra pronte a preparare un veloce pic nic… E intanto gli altoparlanti riecheggiano le parole dell’omelia del papa, che spalanca idealmente le porte alla Conferenza con "preghiera ed Eucaristia", ricordando anche la presenza dello Spirito Santo nella Chiesa, e il fatto che il cristianesimo è la fede in una Persona, e non una ideologia o un movimento politico.


Foto di Gregorio Borgia/Ap Photo

Prende spunto dalla letture del giorno, Benedetto XVI, per rifarsi allo spirito dei primi cristiani e al loro “discernimento comunitario intorno alle grandi problematiche”, chiarite “con la luce dello Spirito Santo”. Quel metodo, utilizzato da Pietro e dagli altri apostoli duemila anni fa, resta un metodo ancora valido, che riflette “la natura stessa della Chiesa”, che è “mistero di comunione con Cristo nello Spirito Santo”. Lo Spirito, spiega il papa, accompagna la vita della Chiesa: “I duemila anni finora trascorsi”, ma anche “i cinque secoli e più in cui la Chiesa si è fatta pellegrina nelle Americhe”, spargendo un seme “che ha reso dove il trenta, dove il sessanta e dove il cento per uno”. Benedetto XVI evidenzia così la vera dimensione del cristianesimo, riprendendo il tema della sua prima enciclica. “La missione di Cristo si è compiuta nell’amore, – dice - Egli ha acceso nel mondo il fuoco della carità di Dio”. In questa prospettiva, la Chiesa si “sente discepola e missionaria di questo Amore”, “non fa proselitismo”, perché appunto è “missionaria solo in quanto discepola”.



La fede diventa così un tesoro inestimabile per il continente latinoamericano, “la forza che vince il mondo”, “la gioia che nulla e nessuno potrà togliervi”, “la pace che Cristo vi ha conquistato con la sua Croce”. E ancora, riferendosi agli eccessi della Teologia della Liberazione: il cristianesimo non è “un’ideologia politica, non un movimento sociale, non un sistema economico”; piuttosto “è la fede in Dio Amore, incarnato, morto e risorto in Gesù Cristo”. Dopo aver invitato i cattolici ad esseri “fedeli discepoli” e quindi “coraggiosi ed efficaci missionari”, il papa parla della vita eterna, “meta del nostro pellegrinaggio”. Vederla con gli occhi della fede, dice, non significa evadere dalla realtà, specie quella sofferente. Del resto, se la Gerusalemme celeste è amore, “è proprio e solo nella carità che possiamo avvicinarci ad essa e in qualche misura già abitarvi”. Ecco così, la Chiesa di Benedetto XVI: “tutta animata e mobilitata dalla carità di Cristo”, “immagine storica della Gerusalemme celeste”, “anticipo della Città santa, splendente della gloria di Dio”, capace di sprigionare “una forza missionaria irresistibile, che è la forza della santità”.


E' una vera e propria orchestra quella che anima la liturgia, con trombe, violini, pianoforte e clavicembali. Ci sono anche i rappresentanti del popolo indigeno brasiliano a portare al papa i doni al momento dell'offertorio, proprio quei "fratelli delle comunità indigene" ricordati durante la preghiera dei fedeli per il "disprezzo e l'emarginazione" dei quali sono fatti oggetto. Si prega anche perchè la Conferenza "aiuti ad accogliere e ad aprirci all'annuncio e alla difesa della gioia della vita" e per le famiglie, "perchè aprano le loro porte per accogliere Gesù, e perché siano veri santuari di vita e autentiche Chiese domestiche". Un pensiero anche a tutte le mamme, nel giorno dedicato alla loro festa.



Poi, al termine della messa, c'è il saluto finale con la recita del Regina Coeli: "Chiedo a tutti di pregare per i frutti di questa grande assemblea, che apre alla speranza il futuro della famiglia latinoamericana", dice Benedetto XVI che saluta i vari gruppi linguistici presenti ad Aparecida e auspica che l'evento ecclesiale possa dare frutti di “autentico rinnovamento spirituale e di instancabile evangelizzazione”. Ancora il ricordo dell'abolizione della schiavitù, un pensiero alle famiglie con la richiesta ai genitori di essere per i figli “i primi testimoni delle verità e dei valori della fede”, e l'accenno al 90esimo anniversario delle Apparizioni della Madonna a Fatima, a cui il papa affida “i popoli e nazioni che hanno particolari bisogni” e “quei fratelli e sorelle che soffrono la fame”. “Le nostre preghiere – conclude Benedetto XVI - sono rivolte anche per la Comunità afro-brasiliana, che commemora in questa domenica l’abolizione della schiavitù in Brasile. Possa questo ricordo stimolare la coscienza evangelizzatrice di questa realtà socioculturale di grande importanza nella Terra della Santa Croce”.

Ratzigirl
Monday, May 14, 2007 1:43 AM
Bellissimo articolo!!!!

PIETRO E IL MONDO


Folla senza fine per il santo brasiliano



Il Campo di Marte è una spianata che pare infinita. Oggi brulica di gente. Che non aspetta altro che far esplodere il proprio entusiasmo. Perché qui oggi, in mezzo a loro, c'è il Papa. E perché qui oggi il Papa canonizza «uno di loro», fra' Galvão, il primo santo «tutto» brasiliano, nato, vissuto e morto qui, nello stato di San Paolo. Un umile frate «vissuto per Cristo», dice loro Benedetto XVI, «che tutti accoglieva paternamente». Un esempio, che ci indica «la necessità di ascoltare con fervore rinnovato la chiamata, per poter rispondere generosamente alle sfide che la Chiesa in Brasile e nell'America Latina è chiamata ad affrontare», che ci ricorda come «le iniziative di pastorale sociale, se sono orientate verso il bene dei poveri e degli infermi, portano in se stesse» il «sigillo divino» dell'amore senza riserve. E ci dimostra come «il mondo ha bisogno di vite limpide, di anime chiare, di intelligenze semplici, che rifiutino di essere considerate creature oggetto di piacere». E per questo è «necessario - sottolinea ancora Papa Ratzinger - dire no a quei mezzi di comunicazione sociale che mettono in ridicolo la santità del matrimonio e la verginità prima del matrimonio.
Ci saranno forse un milione e mezzo di persone, stamattina, qui sulla larga spianata del Campo di Marte. Domina il bianco, nelle camicie indossate dalla maggioranza dei presenti, e nei fazzoletti agitati assieme alle bandierine del Brasile nel lunghissimo, interminabile saluto quando il Papa arriva sulla papamobile. Un Papa sorridente, quasi stupito dall'immensità di questa folla. Una moltitudine iniziata ad affluire alle due del mattino, non appena sono stati aperti i cancelli, in una sorta di processione proseguita per ore. Incurante del freddo pungente, tanto freddo che un centinaio di fedeli hanno dovuto ricorrere alle cure dell'ospedale da campo per contrastare i sintomi dell'ipotermia, la gente ha infatti iniziato a prendere posto ancora nella notte, per stare quanto più vicino possibile al palco monumentale dal quale il Papa avrebbe celebrato la Messa.
Con l'assistenza dei circa mille volontari mobilitati per l'occasione, la notte è trascorsa a pregare e a cantare, fino a quando il canto non s'è trasformato in un coro all'unisono per accompagnare con l'inno della «marcia papale», composta in onore del Pontefice per la visita in Brasile, i lenti giri della papamobile sullo spiazzo: la gente quasi impazzita dalla felicità, il Papa a rispondere col gesto di benedizione a quel saluto.
C'è un qualcosa come di magico, impossibile da raccontare; realmente contagioso, nell'entusiasmo che i latinoamericani riescono ad esprimere. E che probabilmente contagia anche Benedetto XVI. Sul testo del suo discorso le parole «Siatene certi: il Papa vi ama, e vi ama perché Gesù Cristo vi ama» sono previste. Ma è il "come" le pronuncia, il sorriso che lo illumina, a denunciare l'avvenuto contagio. Lo stesso, del resto, lo si era già visto poco prima, quando all'uscita del Monastero di Sao Bento, dove aveva trascorso la notte, salutando in portoghese la folla di quattromila persone che circondava in convento aveva detto: «Bom dia!», buono giorno!, aggiungendo subito dopo aver guardato il cielo: «Que belo sol», che bel sole.
E il sole, in effetti - e finalmente - ha illuminato la cerimonia dell'ultima mattina trascorsa da Papa Ratzinger a San Paolo. La Messa, alla quale hanno partecipato circa duemila sacerdoti, oltre 400 i vescovi di tutta l'America Latina e una decina di cardinali, e con accanto all'altare quattordici discendenti del frate canonizzato, è iniziata con l'indirizzo di omaggio dell'arcivescovo di São Paulo, Odilo Pedro Scherer, e con la «petizione per la canonizzazione», presentata dal prefetto della Congregazione delle cause dei santi, il cardinale José Saraiva Martins. Quindi, dopo la lettura da parte del Papa della formula di canonizzazione, le reliquie del nuovo santo sono state portare in processione presso l'altare.
«La fama della sua immensa carità - ha ricordato il Papa nell'omelia - non conosceva limiti. Persone di tutta la geografia nazionale andavano da fra' Galvão, che tutti accoglieva paternamente. Vi erano poveri, infermi nel corpo e nello spirito, che imploravano il suo aiuto». Sempre, costantemente ispirato dall'amore di Cristo. E «anche l'azione della Chiesa e dei cristiani nella società - ha così aggiunto Benedetto XVI - deve possedere questa stessa ispirazione. Le iniziative di pastorale sociale, se sono orientate verso il bene dei poveri e degli infermi, portano in se stesse questo sigillo divino. Il Signore conta su di noi e ci chiama amici, perché soltanto a coloro che amiamo in questo modo siamo capaci di dare la vita offerta da Gesù mediante la sua grazia».
«Come sappiamo - ha proseguito - la V Conferenza generale dell'Episcopato Latinoamericano avrà come tema fondamentale: "Discepoli e missionari di Gesù Cristo, perché in Lui i nostri popoli abbiano la vita". Come non vedere, allora, la necessità di ascoltare con fervore rinnovato la chiamata, per poter rispondere generosamente alle sfide che la Chiesa in Brasile e nell'America Latina è chiamata ad affrontare?».
«Toglimi piuttosto la vita, prima che io offenda il tuo benedetto Figliolo, mio Signore!». Erano le parole «forti, di un'anima appassionata», scritte nella formula di consacrazione di fra' Galvão. Parole, ha affermato Benedetto XVI concludendo la sua omelia, che «suonano attuali per noi, che viviamo in un'epoca così piena di edonismo». Parole «che dovrebbero far parte della normale vita di ogni cristiano, sia esso consacrato o meno, e risvegliano desideri di fedeltà a Dio sia dentro che fuori del matrimonio». Perché «Il mondo ha bisogno di vite limpide, di anime chiare, di intelligenze semplici, che rifiutino di essere considerate creature oggetto di piacere. È necessario dire no a quei mezzi di comunicazione sociale che mettono in ridicolo la santità del matrimonio e la verginità prima del matrimonio».
Ratzigirl
Monday, May 14, 2007 11:24 PM
Emozioni del Dopo-Papa....
Brasile: il Papa e i giovani

La visita pastorale di Benedetto XVI in Brasile era stata definita da più parti “la prova del fuoco”: “Chissà se questo Papa saprà finalmente toccare il cuore dei milioni di cattolici brasiliani e latinoamericani?”. Era la domanda di fondo.
Il Papa ha da poco lasciato questo Paese, dopo aver celebrato la Messa d’inaugurazione della V Conferenza Generale dell’Episcopato Latinoamericano e dei Carabi, nel grande piazzale di fronte al Santuario mariano dell’Aparecida. È presto per fare valutazioni! Il tempo e l’agire della gente ci diranno quali sono gli effetti concreti di questi intensi giorni latinoamericani, ma una breve considerazione “a caldo” la possiamo fare.

La Fraternità dell’Arsenale della Speranza era presente all’arrivo al Monastero di São Bento (dove Benedetto XVI ha dato il Suo primo saluto e benedizione della folla), all’incontro con i giovani nello Stadio Pacaembu, alla Santa Messa di canonizzazione del Beato Frei Galvão e all’incontro con la Comunità Fazenda da Esperança (realtà impegnata nel recupero di giovani tossicodipendenti) a Guaratinguetá.



Una cosa la possiamo certamente affermare: il popolo brasiliano ha conosciuto una nuova immagine di papa Benedetto XVI: un papa che in molti (per non dire moltissimi) qui descrivevano come una persona dura, chiusa, quasi ostile verso ogni tipo di manifestazione festosa e gioiosa (così care ai brasiliani), sin dall’arrivo si è invece mostrato un papa sorridente e simpatico. Questo – inutile dirlo – ha piacevolmente stupito i brasiliani che via via si sono lasciati conquistare da “Bento XVI”!
Significativo il fatto che il primo grande incontro con la Chiesa brasiliana e dell’America Latina sia stato quello con i giovani. Un forte appello alla vita e un invito a non sprecare la propria gioventù, è stato il grande messaggio che Benedetto XVI ha voluto lasciare ai 40.000 giovani arrivati a San Paolo da oltre 200 Diocesi brasiliane e poi da Argentina, Uruguai, Cile, Paraguai, Perù, Honduras e Messico.

Insieme alle immagini di questo incontro, riportiamo alcuni brani di questo messaggio esigente, di chi ama i giovani, sviluppato a partire dalla domanda di senso che il «giovane ricco» rivolse a Gesù: “Cosa fare per raggiungere la vita eterna?” (cfr 19, 16-22).

Ho voluto ardentemente incontrarmi con voi in questo mio primo viaggio in America Latina. Ieri sera, sorvolando il territorio brasiliano, già pensavo a questo nostro incontro nello Stadio del Pacaembu, con il desiderio di stringere in un grande abbraccio molto brasiliano tutti voi, e manifestare i sentimenti che porto nell'intimo del cuore e che, molto a proposito, il Vangelo di oggi ci ha voluto indicare”.

Il testo di Matteo parla di un giovane, il quale corse incontro a Gesù. In questo giovane vedo tutti voi, giovani del Brasile e dell'America Latina. Siete accorsi dalle varie regioni di questo Continente per il nostro incontro. Volete ascoltare, dalla voce del Papa, le parole di Gesù stesso. Avete una domanda cruciale, riferita nel Vangelo, da sottoporgli. È la stessa del giovane che corse incontro a Gesù: Cosa fare per raggiungere la vita eterna? Vorrei approfondire con voi questa domanda. Si tratta della vita. La vita che, in voi, è esuberante e bella. Cosa fare di essa? Come viverla pienamente?

Comprendiamo immediatamente che non è sufficiente il “qui” e l'“adesso”; detto altrimenti, noi non riusciamo a ridurre la nostra vita entro lo spazio e il tempo, per quanto pretendiamo allargare i suoi orizzonti. La vita li trascende. Con altre parole: noi vogliamo vivere e non morire. Sentiamo che qualcosa ci rivela che la vita è eterna e che è necessario impegnarsi perché ciò avvenga. Insomma, essa è nelle nostre mani e dipende, in certo qual modo, dalla nostra decisione

Molte volte sentiamo trepidare i nostri cuori di pastori, mentre costatiamo la situazione del nostro tempo. Sentiamo parlare delle paure della gioventù di oggi. Esse ci svelano un enorme deficit di speranza: paura di morire, nel momento in cui la vita sta sbocciando e cerca di trovare la propria via di realizzazione; paura di fallire, per non aver scoperto il senso della vita; e paura di rimanere staccato, di fronte alla sconcertante rapidità degli eventi e delle comunicazioni. Registriamo l’alta percentuale di morti tra i giovani, la minaccia della violenza, la deplorevole proliferazione delle droghe che scuote fino alla radice più profonda la gioventù di oggi. Si parla per questo, in conseguenza, di una gioventù sbandata

E voi, giovani del Brasile e dell'America Latina, avete già scoperto che cosa è buono? Seguite i comandamenti del Signore? Avete scoperto che questa è la vera e unica strada verso la felicità? Gli anni che state vivendo sono gli anni che preparano il vostro futuro. Il «domani» dipende molto dal come state vivendo l'«oggi» della giovinezza.
Davanti ai vostri occhi, miei carissimi giovani, avete una vita che desideriamo sia lunga; essa però è una sola, è unica: non permettete che passi invano, non la sperperate. Vivete con entusiasmo, con gioia, ma soprattutto con senso di responsabilità
”.

Un messaggio che merita certamente di essere ripreso ed approfondito da tutti i giovani di questo immenso Paese e continente. Un messaggio che sarà la base d’ispirazione e di lavoro per i prossimi anni, così come il contenuto dei numerosi interventi pronunciati durante questa intensa visita pastorale di Benedetto XVI.
LadyRatzinger
Monday, July 09, 2007 12:23 AM
Domani a Lorenzago...
Buon viaggio Benedetto!!! Ma soprattutto riposati!



RATZGIRL
Monday, July 09, 2007 12:37 AM
Vacanze papali.
Mi associo nel fare gli auguri al Santo Padre,che domani(finalmente,dopo un anno di fatiche!)partirà per le vacanze,in un luogo che spero essere il più possibile rilassante e tranquillo.

BUON VIAGGIO BENEDETTO!

...e non studiare troppo,sennò ti stanchi!
+PetaloNero+
Friday, August 03, 2007 6:33 PM
Da Petrus


Il programma ufficiale del viaggio di Benedetto XVI in Austria

CITTA’ DEL VATICANO - Saranno in tutto dieci - tra discorsi, indirizzi di saluto e omelie - gli interventi di Benedetto XVI nel corso del suo viaggio apostolico in Austria, in programma dal 7 al 9 settembre prossimi in occasione dell'850/o anniversario della fondazione del santuario di Mariazell. Tre le tappe del Pontefice durante la visita, secondo il programma diffuso oggi dalla sala stampa vaticana: la capitale Vienna, il santuario di Mariazell e l'abbazia di Heiligenkreuz. L'aereo papale partira' venerdi' 7 settembre alle 9:30 da Roma-Ciampino per l'aeroporto viennese di Schwechat. All'arrivo, alle 11:15 ci sara' la cerimonia di benvenuto con il primo discorso del Papa. Quindi Benedetto XVI si trasferira' con la 'papamobile' alla piazza Am Hof di Vienna, dove alle 12:45 avranno luogo la preghiera e il saluto del Papa presso la Mariensaule. Proseguendo il percorso verso la Nunziatura apostolica, sostera' poi al Monumento per le vittime austriache della Shoah, nella Juden Platz. Nel pomeriggio, alle 17:30, alla Hofburg di Vienna e' prevista la visita di cortesia al presidente della Repubblica Heinz Fischer. Seguira' l'incontro con le autorita' e con il corpo diplomatico, in cui il Papa pronuncera' un discorso. La mattina di sabato 8 il Pontefice si trasferira' in elicottero a Mariazell. L'arrivo con la papamobile al santuario mariano avverra' alle 9:45, mentre alle 10:45 Benedetto XVI presiedera' all'esterno della Basilica la messa per l'850/o anniversario. Al termine ci sara', nella residenza pontificia, il pranzo con i vescovi della Conferenza episcopale austriaca. Alle 16:45, quindi, sempre nella Basilica, cerimonia dei Vespri mariani con i sacerdoti, i diaconi e i seminaristi, prima dei rientro in serata a Vienna. La mattina di domenica 9 settembre, nella capitale austriaca, il Papa partecipera' alla processione dal Palazzo arcivescovile al Duomo di Santo Stefano, dove presiedera' la messa alle 10. Seguira' alle 12 l'Angelus dalla Piazza del Duomo. Nel pomeriggio, alle 16:30, e' prevista la visita all'antica abbazia di Heiligenkreuz, del 1134, situata nel bosco viennese. Alle 17:30, poi, al Wiener Konzerthaus, il Papa incontrera' il mondo del volontariato, pronunciando un discorso. Di seguito il trasferimento all'aeroporto per la cerimonia di congedo con il saluto del Pontefice (ore 19:15) e la partenza in aereo per Roma Ciampino (ore 19:45, con arrivo previsto alle 21:30).
+PetaloNero+
Monday, August 27, 2007 1:46 AM
Un piccolo seguito per il papa in Austria. I 97 passeggeri del volo papale

di Barbara Marino
L’elenco dei passeggeri che accompagneranno Benedetto XVI in Austria, dal 7 al 9 settembre 2007 comprende i membri del seguito papale di 26 persone con l’aggiunta di 70 giornalisti. Si arriva così a 97 passeggeri.

La Segreteria di Stato ha indicato le 26 persone che faranno parte del seguito papale in occasione del Viaggio Apostolico (il settimo) di papa Benedetto XVI in Austria in occasione dell’850 anniversario della Fondazione del Santuario di Mariazell, dal 7 al 9 settembre 2007. Il papa viaggia quindi con un piccolo seguito in Austria. Dal cardinale segretario di Stato fino al Maestro delle Cerimonie liturgiche del pontefice, il medico personale e le guardia del corpo e tecnici audiovisivi: un team molto affiatato. Per qualcuno sarà la prima volta, mentre per altri è anche un regalo di congedo ...

Tra coloro che viaggeranno con Benedetto XVI - meno del solito - c’è questa volta soltanto 1 cardinale e inoltre 2 vescovi, 5 sacerdoti e 18 funzionari laici. Il cardinale è come da tradizione il segretario di Stato e Camerlengo di Santa Romana Chiesa Tarcisio Bertone, al suo posto da un anno. Anche nel corso del viaggio, terrà i contatti con la Segreteria di Stato a Roma (dove è rimasto a suo posto il terzo in comando, il segretario per i Rapporti con gli Stati) e segue per conto del papa anche ulteriori appuntamenti. Il primo vescovo sarà il nuovo sostituto della Segreteria di Stato - al suo primo viaggio apostolico - l’arcivescovo mons. Fernando Filoni. Questo diplomatico di punta, che nel 2003 durante la guerra in Iraq era rimasto al suo posto a Baghdad come unico diplomatico, dirige dall’inizio di giugno come il "numero tre" della Santa Sede la Prima Sezione della Segreteria di Stato. È sostenuto dal capo dell’ufficio di lingua tedesca della segreteria di Stato, competente per il viaggio, mons. Christoph Kühn, che cura dal 2002 gli interessi dei Paesi di lingua tedesca. Il secondo vescovo è un personaggio storico, tra le pietre angolari del team dei viaggi apostolici: il maestro delle Celebrazioni liturgiche del Pontefice, l’arcivescovo mons. Piero Marini, al suo posto già dal 1987. Lo vedremo accanto al papa durante le liturgie, insieme al suo assistente, l’italiano mons. Giulio Viviani. Arrivano sempre prima del papa e verificano la preparazione delle sacrestia, dei paramenti liturgici, testi e tant’altro. Un’altra faccia che vedremo spesso durante il viaggio - specialmente durante gli appuntamenti non liturgici - sarà ovviamente il segretario particolare del papa, mons. Georg (don Giorgio) Gänswein. Sarà affiancato dall’ucraino mons. Mieczyslaw (Mietek) Mokrycki, della Segreteria particolare di Sua Santità (per l’ultima volta, visto che è stato eletto a meta luglio arcivescovo coadiutore di Lviv dei Latini) e dall’aiutante di camera di Sua Santità, il sig. Paolo Gabriele. Accompagnerà il papa anche il suo medico personale, dott. Renato Buzzonetti (nonostante i suoi 80 anni è ancora al suo posto) e il dott. Patrizio Polisca, della direzione per la Sanità e l’Igiene dello Stato della Città del Vaticano. Durante gli ultimi viaggi di Giovanni Paolo II si poteva notare la copia di medici riservatissimi spesso con facce preoccupate. Con Benedetto XVI possono viaggiare con il bagaglio più leggero. Nel seguito papale, i media della Santa Sede sono rappresentati da padre Federico Lombardi, S.I. (direttore della Sala Stampa della Sede, nonché della Radio Vaticana e del Centro Televisivo Vaticano, referente per i 68 giornalisti ammessi al Volo Papale, ma anche prima fonte d’informazione per tutti gli altri giornalisti accreditati), il prof. Mario Agnes (secondo una notizia dell’agenzia stampa cattolica austriaca Kathpress di ieri, immediatamente rilanciata dalla sezione tedesca della Radio Vaticana, questo sarà anche per l’attuale direttore de L’Osservatore Romano l’ultimo viaggio, in vista della nomina di Giovanni Maria Vian); Francesco Sforza (nuovo nel ruolo di fotografo de L’Osservatore Romano, che ha sostituito da poche settimane il suo capo Arturo Mari, anche se ha già fatto alcuni viaggi apostolici con l’aereo papale, ma nel gruppo di giornalisti ammessi al volo papale), due tecnici della Radio Vaticana (Roberto Calvigioni e Luciano Mazzoli) e due operatori del Centro Televisivo Vaticano (Cesare Cuppone e Walter Capriotti). Per quanto riguarda il personale della sicurezza che viaggia con il Santo Padre, sotto il commando del dott. Domenico Giani, ispettore generale della Gendarmeria dello Stato della Città del Vaticano, ci saranno 4 gendarmi e 2 ufficiali della Guardia Svizzera Pontificia, il capitano Pino Cocco e il sergente maggiore Christoff Graff. Infine, ma non per ultimo, perché per il buon funzionamento del viaggio apostolico la sua presenza è fondamentale, menzioniamo la presenza nel Seguito papale del responsabile per l’organizzazione dei viaggi papali - il "Reisemarschall" - dott. Alberto Gasbarri, con il suo assistente dott. Paolo Corvini, dell’Ufficio del protocollo della Segreteria di Stato. Gasbarri ha verificato con gli organizzatori locali i luoghi, scelto i mezzi di trasporto, pianificato i tragitti, chiarito questioni di sicurezza e stabilito responsabilità. Sovrano e molto discreto, supervisiona sul posto lo svolgimento del programma - sempre pronto per fulminea improvvisazione, se comunque si presentano degli imprevisto. Dal momento dell’arrivo all’aeroporto internazionale di Wien-Schwechat appartengono al seguito papale: l’arcivescovo di Vienna e presidente della Conferenza episcopale austriaca, il cardinale Christoph Schönborn; il nunzio apostolico in Austria, l’arcivescovo mons. Edmond Farhat; il coordinatore della visita papale in Austria e segretario generale della Conferenza episcopale austriaca, il mons. Ägidius Zsifkovics; il segretario della Nunziatura Apostolica, mons. Rüdiger Feulner. Oltre ai membri del seguito papale, faranno parte del volo papale - a parte l’equipaggio (3 piloti, il personale di bordo, il personale tecnico e della sicurezza) - altre 70 persone, indicate dalla Sala Stampa della Santa Sede, tra cui l’assistente del direttore della Sala Stampa della Santa Sede (Vik van Brantegem, anche lui un "veterano" del team dei viaggi apostolici, in servizio dall’aprile del 1985), una assistente per i trasferimenti aerei e altri tre funzionari della Santa Sede (il redattore de L’Osservatore Romano, dott. Giampaolo Mattei e due ulteriori operatori del Centro Televisivo Vaticano, il sig. Simone Coali e il dott. Alessandro Di Bussolo ). Tra i giornalisti si contano sei fotoreporter: i fotografi delle agenzie fotografiche AFP, ANSA AP, Reuters e Sipa (Vicenzo Pinto, Pierpaolo Cito, Ciro Fusco, Fabrizio Bensch e Gregorz Galazka) e la fotografa di Famiglia Cristiana e della Catholic Press Photo, Alessia Giuliani. Ci sono 25 operatori di testate radiotelevisive (8 cameramen, 1 producer, 12 corrispondenti televisivi e 4 radiofonici), in rappresentanza delle Agenzie AP e Reuters, della televisione austriaca ORF (hostbroadcaster), del TG5 Mediaset (Marina Ricci Buttiglione), della Rai - Struttura Vaticano (Giuseppe De Carli), della messicana Televisa (Valentina Alazraki), di Telepace (mons. Guido Todeschini), di Sat2000 (Cristiana Caricato), di SKY TG24 (Stefano Paci), di Radio Cope (Paloma Gomez Borrero) dalla Spagna, dalla tedesca ZDF, del Radiogiornale Rai, della portoghese Radio Renascença, di RCN Colombia, e dei network statunitensi ABC, CNN e FOX. Manca anche questa volta - per motivi di salute della madre - il direttore di VSN - Vatican Service News, padre Jarek Cielecki. Tra gli altri 37 redattori troviamo giornalisti dall’Italia, dagli USA, dalla Germania, dall’Austria (in rappresentanza di Österreich Zeitung, Tiroler Tageszeitung, Kronenzeitung e APA-Austria Presse Agentur), dalla Francia, dalla Spagna, dalla Gran Bretagna, dal Messico, dalla Croazia (Silvije Tomasevic de Vecernji List) e dalla Russia (Alexei Boukalov de ITAR-TASS), in rappresentanza di 14 agenzie, 19 quotidiani, 3 periodici e 1 sito Internet (il tedesco Spiegel Online). Tra gli italiani ci sono Luigi Accattoli del Corriere della Sera, Giovanna Chirri dell'ANSA, Alessandra Borghese per Hachette-Rusconi, Franca Giansoldati de Il Messaggero, Giacomo Muolo di Avvenire, Marco Politi de La Repubblica, Iacopo Scaramuzzi di Apcom, Andrea Tornielli de il Giornale, Marco Tosatti de La Stampa, Alberto Bobbio di Famiglia Cristiana. In Austria i 97 passaggeri del volo papale arriveranno dall'aeroporto di Roma-Ciampino all'aeroporto internazionale di Wien-Schwechat con un aereo A321 Alitalia dopo un volo di 777 km della durata di 1 ora e 45 minuti. Il viaggio di ritorno dall'aeroporto internazionale di Wien-Schwechat all'aeroporto di Roma-Ciampino, sarà effettuato con un aereo A321 Austrian Ailines e lo stesso tempo di volo come per l’andata. Costo del biglietto aereo: Euro 923,00.

Da www.korazym.org
+PetaloNero+
Monday, August 27, 2007 9:04 PM
Curiosità...



AUSTRIA - LO CHEF CHE CUNINERA' PER PAPA BENEDETTO XVI

Josef Landgraf è lo chef che preparerà i pasti per Papa Benedetto XVI
durante la sua visita a Vienna.

Da pro.corbis.com
Lothiriel of Dol Amroth
Tuesday, August 28, 2007 3:15 PM
+PetaloNero+, 27/08/2007 01.46:

Un piccolo seguito per il papa in Austria. I 97 passeggeri del volo papale

di Barbara Marino
L’elenco dei passeggeri che accompagneranno Benedetto XVI in Austria, dal 7 al 9 settembre 2007 comprende i membri del seguito papale di 26 persone con l’aggiunta di 70 giornalisti. Si arriva così a 97 passeggeri.

La Segreteria di Stato ha indicato le 26 persone che faranno parte del seguito papale in occasione del Viaggio Apostolico (il settimo) di papa Benedetto XVI in Austria in occasione dell’850 anniversario della Fondazione del Santuario di Mariazell, dal 7 al 9 settembre 2007. Il papa viaggia quindi con un piccolo seguito in Austria. Dal cardinale segretario di Stato fino al Maestro delle Cerimonie liturgiche del pontefice, il medico personale e le guardia del corpo e tecnici audiovisivi: un team molto affiatato. Per qualcuno sarà la prima volta, mentre per altri è anche un regalo di congedo ...

Tra coloro che viaggeranno con Benedetto XVI - meno del solito - c’è questa volta soltanto 1 cardinale e inoltre 2 vescovi, 5 sacerdoti e 18 funzionari laici. Il cardinale è come da tradizione il segretario di Stato e Camerlengo di Santa Romana Chiesa Tarcisio Bertone, al suo posto da un anno. Anche nel corso del viaggio, terrà i contatti con la Segreteria di Stato a Roma (dove è rimasto a suo posto il terzo in comando, il segretario per i Rapporti con gli Stati) e segue per conto del papa anche ulteriori appuntamenti. Il primo vescovo sarà il nuovo sostituto della Segreteria di Stato - al suo primo viaggio apostolico - l’arcivescovo mons. Fernando Filoni. Questo diplomatico di punta, che nel 2003 durante la guerra in Iraq era rimasto al suo posto a Baghdad come unico diplomatico, dirige dall’inizio di giugno come il "numero tre" della Santa Sede la Prima Sezione della Segreteria di Stato. È sostenuto dal capo dell’ufficio di lingua tedesca della segreteria di Stato, competente per il viaggio, mons. Christoph Kühn, che cura dal 2002 gli interessi dei Paesi di lingua tedesca. Il secondo vescovo è un personaggio storico, tra le pietre angolari del team dei viaggi apostolici: il maestro delle Celebrazioni liturgiche del Pontefice, l’arcivescovo mons. Piero Marini, al suo posto già dal 1987. Lo vedremo accanto al papa durante le liturgie, insieme al suo assistente, l’italiano mons. Giulio Viviani. Arrivano sempre prima del papa e verificano la preparazione delle sacrestia, dei paramenti liturgici, testi e tant’altro. Un’altra faccia che vedremo spesso durante il viaggio - specialmente durante gli appuntamenti non liturgici - sarà ovviamente il segretario particolare del papa, mons. Georg (don Giorgio) Gänswein. Sarà affiancato dall’ucraino mons. Mieczyslaw (Mietek) Mokrycki, della Segreteria particolare di Sua Santità (per l’ultima volta, visto che è stato eletto a meta luglio arcivescovo coadiutore di Lviv dei Latini) e dall’aiutante di camera di Sua Santità, il sig. Paolo Gabriele. Accompagnerà il papa anche il suo medico personale, dott. Renato Buzzonetti (nonostante i suoi 80 anni è ancora al suo posto) e il dott. Patrizio Polisca, della direzione per la Sanità e l’Igiene dello Stato della Città del Vaticano. Durante gli ultimi viaggi di Giovanni Paolo II si poteva notare la copia di medici riservatissimi spesso con facce preoccupate. Con Benedetto XVI possono viaggiare con il bagaglio più leggero. Nel seguito papale, i media della Santa Sede sono rappresentati da padre Federico Lombardi, S.I. (direttore della Sala Stampa della Sede, nonché della Radio Vaticana e del Centro Televisivo Vaticano, referente per i 68 giornalisti ammessi al Volo Papale, ma anche prima fonte d’informazione per tutti gli altri giornalisti accreditati), il prof. Mario Agnes (secondo una notizia dell’agenzia stampa cattolica austriaca Kathpress di ieri, immediatamente rilanciata dalla sezione tedesca della Radio Vaticana, questo sarà anche per l’attuale direttore de L’Osservatore Romano l’ultimo viaggio, in vista della nomina di Giovanni Maria Vian); Francesco Sforza (nuovo nel ruolo di fotografo de L’Osservatore Romano, che ha sostituito da poche settimane il suo capo Arturo Mari, anche se ha già fatto alcuni viaggi apostolici con l’aereo papale, ma nel gruppo di giornalisti ammessi al volo papale), due tecnici della Radio Vaticana (Roberto Calvigioni e Luciano Mazzoli) e due operatori del Centro Televisivo Vaticano (Cesare Cuppone e Walter Capriotti). Per quanto riguarda il personale della sicurezza che viaggia con il Santo Padre, sotto il commando del dott. Domenico Giani, ispettore generale della Gendarmeria dello Stato della Città del Vaticano, ci saranno 4 gendarmi e 2 ufficiali della Guardia Svizzera Pontificia, il capitano Pino Cocco e il sergente maggiore Christoff Graff. Infine, ma non per ultimo, perché per il buon funzionamento del viaggio apostolico la sua presenza è fondamentale, menzioniamo la presenza nel Seguito papale del responsabile per l’organizzazione dei viaggi papali - il "Reisemarschall" - dott. Alberto Gasbarri, con il suo assistente dott. Paolo Corvini, dell’Ufficio del protocollo della Segreteria di Stato. Gasbarri ha verificato con gli organizzatori locali i luoghi, scelto i mezzi di trasporto, pianificato i tragitti, chiarito questioni di sicurezza e stabilito responsabilità. Sovrano e molto discreto, supervisiona sul posto lo svolgimento del programma - sempre pronto per fulminea improvvisazione, se comunque si presentano degli imprevisto. Dal momento dell’arrivo all’aeroporto internazionale di Wien-Schwechat appartengono al seguito papale: l’arcivescovo di Vienna e presidente della Conferenza episcopale austriaca, il cardinale Christoph Schönborn; il nunzio apostolico in Austria, l’arcivescovo mons. Edmond Farhat; il coordinatore della visita papale in Austria e segretario generale della Conferenza episcopale austriaca, il mons. Ägidius Zsifkovics; il segretario della Nunziatura Apostolica, mons. Rüdiger Feulner. Oltre ai membri del seguito papale, faranno parte del volo papale - a parte l’equipaggio (3 piloti, il personale di bordo, il personale tecnico e della sicurezza) - altre 70 persone, indicate dalla Sala Stampa della Santa Sede, tra cui l’assistente del direttore della Sala Stampa della Santa Sede (Vik van Brantegem, anche lui un "veterano" del team dei viaggi apostolici, in servizio dall’aprile del 1985), una assistente per i trasferimenti aerei e altri tre funzionari della Santa Sede (il redattore de L’Osservatore Romano, dott. Giampaolo Mattei e due ulteriori operatori del Centro Televisivo Vaticano, il sig. Simone Coali e il dott. Alessandro Di Bussolo ). Tra i giornalisti si contano sei fotoreporter: i fotografi delle agenzie fotografiche AFP, ANSA AP, Reuters e Sipa (Vicenzo Pinto, Pierpaolo Cito, Ciro Fusco, Fabrizio Bensch e Gregorz Galazka) e la fotografa di Famiglia Cristiana e della Catholic Press Photo, Alessia Giuliani. Ci sono 25 operatori di testate radiotelevisive (8 cameramen, 1 producer, 12 corrispondenti televisivi e 4 radiofonici), in rappresentanza delle Agenzie AP e Reuters, della televisione austriaca ORF (hostbroadcaster), del TG5 Mediaset (Marina Ricci Buttiglione), della Rai - Struttura Vaticano (Giuseppe De Carli), della messicana Televisa (Valentina Alazraki), di Telepace (mons. Guido Todeschini), di Sat2000 (Cristiana Caricato), di SKY TG24 (Stefano Paci), di Radio Cope (Paloma Gomez Borrero) dalla Spagna, dalla tedesca ZDF, del Radiogiornale Rai, della portoghese Radio Renascença, di RCN Colombia, e dei network statunitensi ABC, CNN e FOX. Manca anche questa volta - per motivi di salute della madre - il direttore di VSN - Vatican Service News, padre Jarek Cielecki. Tra gli altri 37 redattori troviamo giornalisti dall’Italia, dagli USA, dalla Germania, dall’Austria (in rappresentanza di Österreich Zeitung, Tiroler Tageszeitung, Kronenzeitung e APA-Austria Presse Agentur), dalla Francia, dalla Spagna, dalla Gran Bretagna, dal Messico, dalla Croazia (Silvije Tomasevic de Vecernji List) e dalla Russia (Alexei Boukalov de ITAR-TASS), in rappresentanza di 14 agenzie, 19 quotidiani, 3 periodici e 1 sito Internet (il tedesco Spiegel Online). Tra gli italiani ci sono Luigi Accattoli del Corriere della Sera, Giovanna Chirri dell'ANSA, Alessandra Borghese per Hachette-Rusconi, Franca Giansoldati de Il Messaggero, Giacomo Muolo di Avvenire, Marco Politi de La Repubblica, Iacopo Scaramuzzi di Apcom, Andrea Tornielli de il Giornale, Marco Tosatti de La Stampa, Alberto Bobbio di Famiglia Cristiana. In Austria i 97 passaggeri del volo papale arriveranno dall'aeroporto di Roma-Ciampino all'aeroporto internazionale di Wien-Schwechat con un aereo A321 Alitalia dopo un volo di 777 km della durata di 1 ora e 45 minuti. Il viaggio di ritorno dall'aeroporto internazionale di Wien-Schwechat all'aeroporto di Roma-Ciampino, sarà effettuato con un aereo A321 Austrian Ailines e lo stesso tempo di volo come per l’andata. Costo del biglietto aereo: Euro 923,00.

Da www.korazym.org




W don Guido!!
Grazie alla sua Telepace riesco a seguire ogni appuntamento con il nostro amatissimo papa Benedetto...

Elisa B.
+PetaloNero+
Wednesday, August 29, 2007 7:03 PM
Da Petrus

Messaggio del Pontefice agli austriarci: "Amo il vostro Paese e la sua Fede radiosa"

CITTA’ DEL VATICANO - In un messaggio scritto una decina di giorni prima della sua visita pastorale in Austria, Papa Benedetto XVI si e' rivolto agli austriaci dicendo di amare il loro paese e di sentirsi molto vicino ad esso sin dall'infanzia. ''Amo questo paese che sento vicino sin dalla mia infanzia'', dice il Papa tedesco in una lettera che uscira' sulla prossima edizione dei giornali della Chiesa. ''Amo i meravigliosi paesaggi della vostra patria, la grande cultura austriaca e la gente amabile del vostro paese''. Il Pontefice dice inoltre di aspettarsi durante la sua visita una Chiesa viva ''che conosce la gioia della fede anche nella fatica quotidiana''. La ''fede e' il presente, e apre la porta al futuro'', dice ancora il Pontefice nel suo messaggio. Benedetto XVI spiega la sua vicinanza all'Austria anche col fatto che il paese ''nel cuore dell'Europa'' ha dato ''alla fede una forma cosi' variegata e luminosa che tocca persino uomini che non condividono, o non condividono piu', la fede cristiana''. La prima visita del Papa bavarese in Austria si svolgera' dal 7 al 9 settembre prossimi.




+PetaloNero+
Friday, August 31, 2007 3:00 PM
Da Petrus

Korazym anticipa la lettera del Santo Padre agli austriaci e il suo "Grüß Gott"
di Angela Ambrogetti

CITTA’ DEL VATICANO - La fede apre le porte al futuro! Il saluto di Papa Benedetto ai fedeli austriaci sarà pubblicato domenica 2 settembre dalla stampa cattolica del paese che dal 7 al 9 settembre ospiterà il Pontefice. Il testo, integralmente tradotto e pubblicato in italiano dal sito www.korazym.org, è stato scritto da Benedetto a Castel Gandolfo. Il Papa scrive: ”Amo questo paese”. E del resto tra la Baviera e l’Austria c’è sempre stato uno strettissimo rapporto culturale e religioso che il Papa ricorda così: “Amo questo Paese, che mi è vicino dalla mia infanzia, dal tempo delle passeggiate domenicali, che all’inizio degli anni trenta facevamo con nostra madre a Ostermiething, a Sankt Radegund e in altri luoghi sulla sponda austriaca del Salzach. Quando prego il mio breviario o rimango nella cappella per pregare, mi guarda il volto buono della Madre di Dio di Mariazell. Quando verrò in Austria, incontrerò la grande cultura che si è formata nei secoli. Ma incontrerò soprattutto anche il presente: con le difficoltà e le domande di un tempo che si muove sempre più velocemente. La fede ha radici profonde ed è proprio per questo che apre al futuro e dà la vita. Preghiamo insieme perché la mia visita in Austria aiuti tutti noi a ridiventare gioiosi in Dio e così a costruire il futuro, che è speranza”. La lettera si conclude con il tipico saluto austriaco e bavarese, Grüß Gott, e una firma molto affettuosa: ”Vostro Benedictus PP XVI”.

Austria, 1.500 giornalisti al seguito del Pontefice. E intanto l'associazione gay va all'attacco
di Bruno Volpe

CITTA’ DEL VATICANO - Sono 1.500 i giornalisti accreditati per il viaggio di Papa Benedetto XVI in Austria: lo conferma a “Petrus” Katharina Akbrecht, portavoce della conferenza episcopale austriaca. La portavoce, inoltre, informa che in tempi brevi sara' pubblicato on line, sul sito www.papstbesuch.at, un’informazione completa in lingua tedesca ed inglese riguardante la situazione della Chiesa cattolica in Austria, l'ecumenismo, il santuario di Mariazell. Si apprende anche che il Papa utilizzerà per il suo pellegrinaggio a Mariazell il bastone del pellegrino per affermare di essere pellegrino tra i pellegrini. Intanto la Hosi, l’organizzazione gay austriaca, ha diffuso e affisso nelle vie di Vienna un manifesto offensivo contro Benedetto XVI intitolato: “Attenti a Benedetto”, parafrasando in maniera blasfema il “Cave canem” dei latini. L’organizzazione gay sostiene, farneticando, che la visita del Papa e' una ingerenza nelle cose interne dell'Austria e un tentativo di bloccare la Legge sui matrimoni tra persone dello stesso sesso.

+PetaloNero+
Friday, August 31, 2007 6:50 PM
L'Austria, "un Paese che amo" fin dall'infanzia. In una lettera ai giornali diocesani locali, il Papa anticipa alcuni temi del suo prossimo viaggio apostolico

“Amo i paesaggi meravigliosi della vostra Patria” - che mi ricordano le passeggiate domenicali dell’infanzia - e amo “la grande cultura austriaca e le persone amabili del vostro Paese”. Si apre con queste parole la lettera inviata da Benedetto XVI a giornali diocesani austriaci, in vista del suo viaggio apostolico a Vienna e al Santuario di Mariazell, che avrà luogo dal 7 al 9 settembre prossimi. “ Quando verrò in Austria - scrive il Papa - incontrerò la grande cultura che lì si è arricchita nel corso dei secoli. Ma soprattutto, incontrerò il presente: i conflitti e le domande di un tempo che diventa sempre più veloce; la fatica della fede e dell’essere cristiano nella convivenza tra le diverse culture e tradizioni”.

Benedetto XVI si sofferma poi sul “cuore” mariano dell’Austria, rappresentato dal Santuario di Mariazell, che celebra i suoi 850 di vita, e rivela: “Nella mia cappella privata qui a Roma c’è una copia della Madonna di Mariazell, che Papa Giovanni Paolo II aveva riportato a casa dal Santuario (...) Quando recito il breviario o mi soffermo a pregare nella cappella, mi guarda il benevolo volto della Madre di Dio di Mariazell ed anche io percepisco quel sentimento di fiducioso abbandono che l’amata figura di San Giuseppe trasmette a Gesù Bambino”.

www.radiovaticana.org
+PetaloNero+
Thursday, September 06, 2007 3:22 PM
Da Petrus

Vienna, la certezza di Schönborn: "L'arrivo del Pontefice darà vita ad una festa della fede"
Dall’inviato
Bruno Volpe
VIENNA - Il Cardinale Arcivescovo di Vienna, Christoph Schönborn (nella foto), a tutto campo: dall’arrivo di Benedetto XVI al maltempo, dal motu proprio sulla Messa in latino alla scomparsa di Luciano Pavarotti (“un grande artista”), passando per il clima, che non finisce di fare le bizze ("chiediamo un miracolo, che finisca di piovere”, dice ridendo il porporato). “Quella del Papa - ha sottolineato Schönborn durante un’affollata conferenza stampa - sarà una festa della fede, un pellegrinaggio; è perciò sbagliato definire una semplice visita quella che il Pontefice ha deciso di fare in Austria”. Un pellegrinaggio sull’esito del quale il Cardinale non se la sente di sbilanciarsi: "Non so cosa lascerà la presenza del Papa, non ho l'elettrocardiogramma per esaminare il cuore degli austriaci, ma sono convinto che il Santo Padre lascerà il segno". Il porporato, interpellato dai giornalisti, è intervenuto anche sulle polemiche relative alla Radio Maryja polacca: "Premesso che la cosa non è di mia competenza ma di quella dei vescovi polacchi, racconto un aneddoto: un rabbino mi ha chiesto di scrivere ai responsabili di questa emittente, che tiene una condotta antisemita, per chiedere se sia giusto e sensato che direttore abbia posizioni antigiudee quando ha poi intitolato la Radio a Maria che, come è noto, era ebrea". Un cronista ha chiesto a Schönborn la sua opinione sui casi di pedofilia nel clero: "Non e' la sede adatta per parlarne; in ogni caso, la Chiesa fa tutto quello che può per limitare i danni e condannare il fenomeno". Da parte del Cardinale, uno dei porporati più vicini alle posizioni di Benedetto XVI, pure un accenno all’entrata in vigore, il 14 settembre, del motu proprio per la liberalizzazione della Messa in latino secondo il rito di San Pio V così come modificato da Giovanni XXIII. "Qui a Vienna, grazie al Cardinale König, in tema di messa tridentina non abbiamo mai avuto problemi, la celebriamo regolarmente, e per questo riteniamo che sia quanto mai opportuno che i preti sappiano sempre meglio il latino. In quanto alle critiche di antisemitismo al messale tridentino e al motu proprio, esse non hanno ragione di esistere: l’invocazione per la conversione dei “perfidi giudei” è già stata abrogata da tempo”. Intanto si apprende che a Mariazell saranno presenti 70 cardinali e vescovi di Polonia, Cecoslovacchia, Slovenia, Croazia, Sud Tirolo e Italia.


Da www.radiovaticana.org

Inizia domani la visita pastorale del Papa in Austria, in occasione dell'850° di fondazione del Santuario di Mariazell

L’Austria si prepara a “guardare a Cristo”, incoraggiata dal motto del settimo viaggio apostolico internazionale di Benedetto XVI, che alle 9.30 di domani decollerà dall’aeroporto di Ciampino alla volta di Vienna. Molti gli appuntamenti condensati nei tre giorni della visita, che si concluderà domenica sera: il più importante sarà il pellegrinaggio che il Papa compirà a Mariazell, uno dei più antichi Santuari al mondo, che attende Benedetto XVI per celebrare i suoi 850 anni di vita. Il servizio dal nostro inviato a Vienna, Alessandro De Carolis:



Al Santuario di Mariazell “il Papa è di casa come in nessun altro Santuario”. A sostenerlo da tempo è il cardinale arcivescovo di Vienna, Christoph Schönborn, che stamattina, durante una conferenza stampa, ha detto di sperare in un “effetto di lunga durata” della visita. Ma lo ha confermato anche Benedetto XVI quando, pochi giorni fa, confidava in una lettera ai giornali diocesani austriaci che quel Santuario arroccato a 870 metri su una delle splendide colline della Stiria - “cuore” spirituale ma anche geografico dell’Austria - è da lui particolarmente amato perché lo riporta indietro di settant’anni, a quelle passeggiate con le quali, da bambino, “sconfinava” con i suoi genitori dalla Baviera in Austria, attraverso il ponte sulla Salzach. A meno di 24 ore dall’arrivo, sotto un cielo scuro e la pioggia a tratti battente che sta flagellando da due giorni buona parte del Paese e che toglie forza alle tinte rosse e bianche del Santuario e al verde brillante della natura circostante, Mariazell dà gli ultimi ritocchi al luogo dove quel bambino tedesco oggi ritorna nelle vesti di Pontefice per celebrarne gli 850 anni di fondazione, e dove tre anni fa aveva già sostato in quelle di cardinale: una gradinata da alcune centinaia di posti è stata allestita all’aperto, di fronte all’ingresso del Santuario, ma altre decine di migliaia di persone - forse 50-60 mila - potranno trovare posto in un luogo che, per la sua conformazione, non consente raduni di folle più consistenti.


A Vienna, l’imminente arrivo del Papa lo si coglie in particolare, specie del centro, dai manifesti con l’effigie di Benedetto XVI qua e là sulle strade, alcuni dei quali promettono uno dei “miracoli” della comunicazione moderna: “Papst on handy”, il Papa sul telefonino. Quella tradizionale invece, la stampa, presenta l’evento con registri diversi. Su tutti, il Kronen Zeitung, il quotidiano più letto e più popolare d’Austria, ha un richiamo in prima pagina e 4 interne dedicate al viaggio, con un articolo generico, all’interno dello speciale, che offre alcune istantanee emblematiche dell’attuale Pontificato, dall’Enciclica Deus caritas est, al libro del Papa su Gesù, dal Motu Proprio sulla Messa in latino al discorso di Ratisbona.


La tappa mariana del pellegrinaggio a Mariazell, che occuperà tutta la giornata dell’8 settembre, fa da spartiacque alle altre due del viaggio apostolico. La prima, domani, vedrà Benedetto XVI intrattenersi con le autorità austriache, dal presidente, Heinz Fischer, ai diplomatici accreditati non solo presso la Repubblica, ma anche presso le agenzie internazionali che hanno sede a Vienna, come l'OSCE, l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa, o l’AIEA, l’Agenzia Internazionale per l’Energia atomica. Importante, poco dopo il suo arrivo a Vienna, la sosta che il Papa compirà davanti al memoriale della Shoah situato nella Judenplatz, che ricorda i 65 mila ebrei austriaci uccisi dai nazisti. L’ultima giornata della visita papale sarà dedicata a Vienna e ai viennesi, ma anche ai tanti fedeli che confluiranno sulla città che fu degli Asburgo da tutta l’area mitteleuropea. La mattina del 9, Benedetto XVI presiederà la Messa nello “Stephansdom”, il celebre Duomo di Santo Stefano, mentre nel pomeriggio, nell’altrettanto famosa “Konzerthaus”, la Casa dei Concerti”, il Papa saluterà i viennesi, specialmente quelli impegnati nel mondo del volontariato. Ma prima, il saluto di congedo di Benedetto XVI avrà raggiunto un altro dei poli spirituali dell’Austria e del centro Europa: l’Abbazia di Heiligenkreuz, magnifico tempio romano-gotico del 1200, che con le sue navate altissime di nuda roccia testimonia che il cristianesimo in Austria e nel Vecchio continente ha radici più antiche e salde anche dei più seducenti relativismi dei nostri tempi.


Da Vienna, Alessandro De Carolis, Radio Vaticana.




Paparatzifan
Thursday, September 06, 2007 11:07 PM
Viaggio apostolico in Austria...

BUON VIAGGIO, PAPINO!!!!

IL SIGNORE TI ACCOMPAGNI INSIEME CON LE NOSTRE PREGHIERE!!!!





+PetaloNero+
Friday, September 07, 2007 3:13 PM
Da Petrus

Benedetto XVI salutato a Ciampino da Prodi."Vado in Austria a confermare la gente nella fede, il relativismo non fa più distinguere il bene dal male". Il messaggio a Napolitano
CITTA’ DEL VATICANO - Prima di partire per Vienna, il Papa ha chiarito che "vado in Austria per confermare la gente nella fede, perche' oggi abbiamo bisogno di Dio. Il relativismo relativizza tutto, il bene e il male non si distinguono piu', abbiamo bisogno di Cristo". Il Santo Padre ha spiegato che non vi saranno incontri con altre confessioni religiose proprio per lo spirito di pellegrinaggio che anima la trasferta. Poi ha parlato della significativa tappa nella Juden Platz, dove esprimera' verso "i fratelli ebrei" "tristezza, pentimento e amicizia per andare avanti nella unione e nel dialogo". A salutare il Pontefice prima della partenza dall'aeroporto di Ciampino, il Presidente del Consiglio dei Ministri, Romano Prodi, il segretario di Stato Vaticano, Cardinale Tarcisio Bertone (che partecipa alla trasferta), il Vicario Papale per la Citta' di Roma, Cardinale Camillo Ruini, e l'ambasciatore Italiano presso la Santa Sede, Balboni dell'Acqua. Benedetto XVI ha poi preso commiato dall'Italia inviando il tradizionale messaggio al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, con il quale ha rivolto un auspicio di pace e serenità" per il popolo italiano.

Condanna della Shoah e radici cristiane dell'Europa, in volo il Pontefice detta la linea
Dall’inviata
Angela Ambrogetti
VIENNA - Il tempo è freddo ma il clima è caldo per l'arrivo di Papa Benedetto a Vienna. Sul volo, il Pontefice ha espresso la gioia di tornare nei luoghi legati alla sua infanzia. Un pellegrinaggio nel quale Benedetto XVI vuole ricordare il dramma della Shoah e parlare delle radici cristiane dell'Europa. Ma soprattutto preghiera con gli austriaci, con un pensiero alle difficoltà della Chiesa austriaca negli anni ‘90 e un grazie a chi pur soffrendo non ha lasciato la Chiesa.

Il figlio Benedetto affida l'Austria alla madre Maria
Dall’inviato
Bruno Volpe
VIENNA – La mossa più seducente e dolce. Benedetto XVI consacra la nazione austriaca alla Madonna, e lo fa alla sua maniera, con una preghiera di alto tenore: “Santa Maria, Madre Immacolata del nostro Signore Gesu' Cristo, in te Dio ci ha donato il prototipo della Chiesa e del retto modo di attuare la nostra umanita'. A te affido l’Austria e i suoi abitanti: aiuta tutti a seguire il tuo esempio e ad orientare la nostra vita totalmente verso Dio. Fa che guardando a Cristo diventiamo sempre piu' simili a lui, vero figlio di Dio. Allora, anche noi, pieni di ogni benedizione spirituale, potremo corrispondere sempre meglio alla sua volonta' e diventare cosi' strumenti di pace per l’Austria, per l'Europa e per il mondo. Amen”. La preghiera è stata pronunciata dal Papa alla fine di una celebrazione liturgica nella piazza centrale di Vienna, chiamata Am Hoff. Il Pontefice, infatti, ha pregato ai piedi della Mariensaule, la colonna mariana lì collocata. Nel suo breve discorso, il Santo Padre ha dedicato ampio spazio alla Madonna, con parole e argomenti profondi e meritevoli di ampia analisi. "Ho scelto la Mariensaule - ha detto il Papa - per riflettere un momento con voi sul significato della Madre di Dio per l'Austria del passato e del presente, come anche sul suo significato per ciascuno di noi". Quindi, dopo i saluti di rito, le parole piu' intense: "Con la fede in Gesu' Cristo, il Figlio di Dio incarnato, si collega sin dai primi tempi una venerazione particolare per sua Madre, per quella Donna nel cui grembo Egli assunse la natura umana, partecipando persino al battito del suo cuore; la Donna che accompagno' con delicatezza e rispetto la Sua vita sino alla morte in croce e al cui amore materno Egli alla fine affido' il discepolo diletto e con lui tutta la umanita'. Nel suo sentimento materno, Maria accoglie anche oggi sotto la sua protezione persone di tutte lingue e culture, per condurle insieme in una multiforme unita' verso Cristo. A Lei possiamo rivolgerci nelle nostre preoccupazioni e necessita'. Da Lei, pero', dobbiamo anche imparare ad accoglierci a vicenda con lo stesso amore con cui Ella accoglie noi, ciascuno nella sua singolarita' voluto come tale ed amato da Dio. Nella famiglia universale di Dio, nella quale per ogni persona e' previsto un posto, ciascuno deve sviluppare i propri doni per il bene di tutti". Aggiunge il Papa: "Quanti hanno sperimentato nelle difficolta' personali la forza della sua intercessione. Noi leviamo gli occhi verso Maria, che ci dimostra a quale speranza siamo stati chiamati. Lei, infatti, personifica cio' che l'uomo e' veramente". Dio "ci ha scelti per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carita'. E cio' non e' un compito inattuabile. In Cristo egli ce ne ha donato la realizzazione, e così noi siamo redenti. In virtu' della della nostra comunione col Cristo risorto, Dio ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale. Apriamo il nostro cuore, accogliamo l’eredita' preziosa, allora potremo intonare insieme a Maria la lode della sua grazia. E se continueremo a portare le nostre preoccupazioni quotidiane davanti alla Madre Immacolata di Cristo, Lei ci aiutera' ad aprire le nostre piccole speranze sempre verso la grande, vera speranza che da' senso alla nostra vita e puo' colmarci di una gioia profonda e indistruttibile". Il Papa ha quindi invitato tutti a "levare gli occhi verso la Immacolata, affidare a Lei le preghiere, e chiedere la sua protezione materna per questo Paese e per i suoi abitanti". Al centro di Vienna, in piazza


La pioggia battente sull'arrivo del Papa a Vienna Dall’inviato Bruno Volpe VIENNA - Il maltempo non dà tregua a Vienna e in tutta l'Austria: ha piovuto con grande intensita' durante la notte e continua a piovere forte, con una temperatura di circa 10 gradi e vento forte e freddo. In alcune regioni dell'Austria si sono verificati allegamenti dovuti alle copiose precipitazioni atmosferiche ed alcune strade sono state invase dall'acqua, una di queste conduce a Mariazell, sulle cui montagne sono anche caduti alcuni fiocchi di neve; la tappa di Mariazell e' confermata e non vi e' pericolo anche se ,nel caso dovesse continuare a piovere, il cammino per gli autobus dei pellegrini si farebbe davvero difficile. Intanto e' stata blindata la sala stampa con sistemi di sicurezza degni di un aeroporto: metaldetector e perquisizioni anche nei computer portatili. Di buon mattino due camion dei giardini di Stato viennesi hanno portato circa 300 piante per adornare la sala imperiale dove nel pomeriggio Papa Benedetto XVI si incontrera' con il Presidente della Repubblica di Austria. Intanto c’è stato il primo importante cambio di programma nella visita del Papa in Austria. Causa il maltempo e la pioggia che non cessa di cadere, anzi ha aumentato la intensità, il ricevimento del Pontefice all'aeroporto di Vienna non si terra' all'aperto cosi come annunciato ma nell'hangar presidenziale e non si escludono altri cambi nel corso del giorno.

Neanche il temporale ferma gli irriducibili che vogliono vedere il sucecssore di Pietro
Dall’inviata
Angela Ambrogetti
VIENNA - La pioggia battente ha un po’ scoraggiato i viennesi che volevano vedere il Papa che sentono un po’ anche loro. Ma erano comunque tanti i fedeli che hanno atteso Benedetto nella piazza della Mariensaule coperti di impermeabili gialli e bianchi. Il Papa è apparso sorridente fin dal suo arrivo all’aeroporto e ha mostrato il suo affetto ai viennesi salutando a lungo anche i più piccini che sul palco hanno portato i fiori che sono poi sono stati deposti da giovani rappresentanti dei diversi continenti in costume nazionale sull’altare all’interno della Chiesa “Am Hof”. La città, invasa anche dai turisti a Vienna per shopping, ha vissuto con una attesa speciale la visita tanto che in ogni piazza, anche nella centralissima Graube dove sono i caffè più eleganti, è stato posizionato un maxi schermo. Pochi i presenti, causa il mal tempo, ma radio e tv hanno seguito l’evento con speciali dedicati non solo alla visita ma anche alla spiegazione di ogni singolo monumento, soprattutto il memoriale della Judenplatz. Proprio qui nel 1998 il cardinale di Vienna ha fatto porre una targa: ‘‘Kiddusch HaSchem’ , ‘Santificazione di Dio’. Con questa testimonianza gli ebrei di Vienna qui nella sinagoga sulla Judenplatz – centro di una significativa comunità ebraica –, scelsero una morte volontaria al tempo della persecuzione del 1420/21, per fuggire al battesimo forzato che essi temevano. Altri, circa 200, furono bruciati vivi in un rogo a Erdberg. I predicatori cristiani di quel tempo diffondevano idee superstiziose anti-ebraiche e si scagliavano contro gli ebrei e la loro fede. Sotto questa influenza, i cristiani di Vienna accettarono il crimine senza resistenza, lo approvarono e lo perpetrarono. In questo modo, la distruzione del ghetto di Vienna nel 1412 era già un presagio minaccioso degli eventi che accaddero in tutta Europa al tempo della dittatura nazionalsocialista. I Papi medievali combatterono senza successo contro questa superstizione antiebraica, e singoli credenti combatterono invano contro l’odio razzista dei nazionalsocialisti. Ma erano troppo pochi. Oggi, la cristianità si pente per la sua partecipazione alle responsabilità per la persecuzione degli ebrei e riconosce la sua colpa. Per i cristiani, ‘Santificazione di Dio’ può solo significare chiedere perdono e sperare nell’azione di salvezza di Dio. All’uscita dalla piazza molti salutavano il Papa dalle finestre. Benedetto sorrideva, i rappresentanti delle comunità ebraica anche. È stato un momento importante, un ulteriore passo sulla via del Concilio, una conferma del ruolo storico e politico della Chiesa che sa fare autocritica e sa ancora far accorrere la gente nonostante la pioggia.

Ratzinger in Austria, "pellegrino verso la Verità" Dall’inviato Bruno Volpe VIENNA - Grüss Gott, “Dio sia con voi”: così Bendetto XVI termina, dopo essere sbarcato all'aeroporto di Vienna, il suo indirizzo di saluto alle autorità che lo accolgono nella piovigginosa Austria, a partire dal Presidente della Repubblica, dal Cardinale Christoph Schonborn e dall’episcopato locale. Tuttavia, non e', secondo lo stile del Pontefice, un messaggio di mera formalita': gli obiettivi della trasferta papale (un vero e proprio pellegrinaggio, non un semplice viaggio) sono “la capacita' di aprirsi alla Parola di Dio e alla sua verità”. Benedetto XVI afferma: “Il motivo della mia venuta in Austria e' l' 850 anniversario del luogo sacro di Mariazell. Tale Santuario della Madonna rappresenta in certo qual modo il cuore materno dell'Austria e possiede da sempre una particolare importanza anche per gli Ungheresi e per i popoli Slavi. E' simbolo di un’apertura che non supera solo frontiere geografiche e nazionali, ma nella persona di Maria rimanda ad una dimensione-verità”. Con questa prospettiva, aggiunge il Papa, “desidero compiere qui in Austria il mio pellegrinaggio verso Mariazell”. Anche perchè “negli ultimi anni si constata con gioia un crescente interesse da parte di tante persone per il pellegrinaggio. Nell'essere in cammino durante un pellegrinaggio, pure i giovani trovano una nuova riflessione meditativa: fanno conoscenza gli uni degli altri e, non di rado, inaspettatamente, sperimentano questa via meditativa come una forza per il presente”. Dunque, Benedetto XVI intende il suo pellegrinaggio a Mariazell “come un essere in cammino insieme ai pellegrini del nostro tempo”. E, in questo senso, il Papa spiega che cosa significa Mariazell per i cristiani: “Rappresenta non solo una storia di 850 anni, ma in base all’esperienza della storia, e soprattutto in virtu' del rimando materno della statua miracolosa a Cristo, indica anche la strada verso il futuro”. Continua il Pontefice: “Il giorno di domani mi portera' per la festa della Nativita' di Maria, la festa patronale di Mariazell, in quel luogo di grazia. A lui, Cristo, chiederemo di poterlo contemplare sempre piu' chiaramente, di riconoscerlo nei nostri fratelli, di servirlo in loro, e di andare con lui verso il Padre”. Il Papa chiarisce la sua concezione di pellegrinaggio. “Pellegrinaggio non significa soltanto cammino verso un Santuario. Essenziale e' anche il cammino di ritorno verso la quotidianità”. E qui il Pontefice lancia un affondo in difesa della domenica, giorno del Signore: “La nostra vita quotidiana di ogni settimana inizia sempre con la Domenica, dono liberatorio di Dio che vogliamo custodire e accogliere in comunione con tutti coloro che nelle parrocchie dell'Austria e di tutto il mondo si raccoglieranno per la Santa Messa. So che in Austria la domenica, in quanto giorno libero dal lavoro, ed anche i tempi liberi in altri giorni della settimana, vengono usati da molte persone per un impegno di volontario al servizio degli altri. Anche tale impegno offerto con generosita' e disinteresse per il bene e la salvezza degli altri, segna il pellegrinaggio della nostra vita. Chi guarda al prossimo, lo vede e gli fa del bene, guarda a Cristo e lo serve. Guidati e incoraggiati da Maria, vogliamo aguzzare il nostro sguardo cristiano in vista delle sfide da affrontare nello spirito del Vangelo e, pieni di gratitudine e speranza, da un passato ricco di grazia, ci incamminiamo in un futuro colmo di promesse”. Insomma, Papa Benedetto XVI lo dice chiaramente: il suo sarà un pellegrinaggio sulla via della verità, della parola di Dio, al servizio degli altri, con uno sguardo particolare alla domenica, senza la quale - come insegnano i primi cristiani - non possiamo vivere.


La preghiera silenziosa del Pontefice nella piazza che ricorda la Shoah Dall’inviata Angela Ambrogetti VIENNA - Passato e presente nel pellegrinaggio del Papa. Dalla Mariensaule per guardare a Maria con Cristo alla Judenplatz, luogo di memoria unico nel suo genere. Memoria della Shoah e del giudaismo medioevale, monumento sorto sulle rovine di una sinagoga. Le piastrelle con i nomi dei luoghi in cui persero la vita i 65 mila ebrei dell’Austria compongono il pavimento. E’ l’unica tappa del Papa “fuori pellegrinaggio”. Non ci sono altri appuntamenti ecumenici o interrelgiosi in questa visita di Benedetto XVI a Vienna. E il motivo lo ha spiegato direttamente il Pontefice parlando ai giornalisti prima di partire da Roma. Quella degli ebrei è una tragedia che non si può dimenticare. Del resto già diverse volte da Cardinale, Joseph Ratzinger ha ricordato che la sua giovinezza segnata dal nazismo gli ha fatto comprendere la forza della fede cattolica. “Nel crollo del regime ho visto che nei fatti la Chiesa aveva intuito giusto”, dice nell’intervista del 1983 a Vittorio Messori. Oggi da Pontefice riporta la forza delle fede anche nel saper pregare davanti al monumento che segna con forza quella tragedia. Sotto la pioggia battente, nel cuore della Vienna ebraica che tanto ha segnato la cultura europea, il Papa tedesco, dopo l’inizio del pellegrinaggio con la preghiera davanti al simbolo cristiano di Maria, rende omaggio ai “fratelli maggiori”. Negli ultimi due decenni la Chiesa austriaca si è molto interrogata sul passato, sulle pagine gloriose e meno gloriose, sono cresciuti centri culturali e musei. La città ha preso coscienza di una realtà e ora il Papa suggella questa nuova visione austriaca del rapporto ebraico-cattolico. Nella sala stampa allestita nella Hofburg, la residenza imperiale, i giornalisti seguono con attenzione l’evento, scrutano lo sguardo del Papa e il sorriso del Rabbino capo e del Presidente della Comunità ebraica. Poi, solo una preghiera silenziosa, forte e pensante come quella dell’anno scorso ad Auschwitz.



Da www.radiovaticana.org

Il Papa in Austria: affido il Paese e il mondo alla Vergine Maria

L’Austria affidata a Cristo e alla Vergine, nel solco di un pellegrinaggio che da oggi porterà il Papa nel cuore della fede cristiana e della devozione a Maria. Con questi sentimenti, Benedetto XVI ha iniziato nella tarda mattinata di oggi, a Vienna, il suo settimo viaggio apostolico internazionale. Un viaggio che, a più riprese, il Papa ha detto di considerare un pellegrinaggio, simboleggiato dall’antico Santuario di Mariazell, nel cuore dell’Austria, che Benedetto XVI visiterà domani per celebrarne il giubileo della fondazione, avvenuta otto secoli e mezzo fa. Riviviamo allora queste prime ore della visita papale, nella cronaca del nostro inviato a Vienna, Alessandro De Carolis:


L’Austria vuole essere “una seconda patria” per il Papa, in questi giorni di visita apostolica. E il Papa ha detto di “sentirsi un po’ a casa’”. Nei discorsi di saluto che hanno inaugurato stamattina, all’aeroporto di Vienna, il settimo viaggio apostolico del Pontefice, il presidente austriaco ha idealmente spalancato le porte della nazione a Benedetto XVI, che ha subito accolto con calore questo gesto di grande cordialità, confermando il suo legame tra la sua origine bavarese e la cultura e le tradizioni di un Paese ben conosciuto:


“Mit grosser Freude betrete ich...
Con grande gioia metto oggi piede, per la prima volta dopo l’inizio del mio Pontificato, in terra d’Austria, in un Paese che mi è familiare a causa della vicinanza geografica al luogo della mia nascita, e non soltanto per questo”.


Questo “spazio culturale nel centro dell’Europa – ha osservato Benedetto XVI riferendosi all’Austria - supera frontiere e congiunge impulsi e forze di varie parti del continente. La cultura di questo Paese è essenzialmente permeata dal messaggio di Gesù Cristo e dall’azione che la Chiesa ha svolto nel suo nome.


La pioggia, che da giorni sta bagnando ininterrottamente Vienna, ha condizionato il cerimoniale di accoglienza, inizialmente previsto all’aperto ma poi allestito in un hangar dell’aeroporto. Dopo aver ricevuto gli onori del picchetto militare, il Papa ha svolto il suo primo discorso: il suo è stato un intervento, per così dire, programmatico. La parola-chiave è stata indubbiamente “pellegrinaggio”, quello che il Papa compirà domani al Santuario mariano di Mariazell, per celebrarne solennemente gli 850 anni di fondazione:


“Mariazell steht nicht…
Mariazell rappresenta non solo una storia di 850 anni, ma in base all’esperienza della storia – e soprattutto in virtù del rimando materno della Statua miracolosa a Cristo – indica anche la strada verso il futuro. In questa prospettiva vorrei oggi, insieme con le Autorità politiche di questo Paese e con i rappresentanti delle Organizzazioni internazionali, gettare ancora uno sguardo sul nostro presente e sul nostro futuro”.


Ma pellegrinaggio - tradizione che, ha constatato “con gioia” Benedetto XVI, sta suscitando un “crescente interesse” - “non significa soltanto cammino verso un Santuario. Essenziale è anche il cammino di ritorno verso la quotidianità”. E qui, il Papa ha anticipato la Messa che celebrerà a Vienna domenica prossima, nello “Stephansdom”, il Duomo di Santo Stefano, e l’incontro che avrà nel pomeriggio con il mondo del volontariato nella famosa “Konzerthaus” viennese:


“Wer auf den Nächsten “schaut”…
Chi ‘guarda’ al prossimo - lo vede e gli fa del bene - guarda a Cristo e Lo serve. Guidati ed incoraggiati da Maria vogliamo aguzzare il nostro sguardo cristiano in vista delle sfide da affrontare nello spirito del Vangelo e, pieni di gratitudine e di speranza, da un passato ricco di grazia ci incamminiamo verso un futuro colmo di promesse”.


(Canto bambini)


Dal saluto ricevuto dal gruppo di scolari che all’aeroporto lo hanno omaggiato con un canto composto per l’occasione, Benedetto XVI è poi passato all’abbraccio della folla stipata sotto la pioggia nella centralissima piazza “Am Hof”. Giunto in papamobile tra lo sventolio di moltissimi fazzoletti gialli, Benedetto XVI si è poi affacciato alla loggia della Chiesa barocca dei Nove cori angelici, nello stesso luogo dove Pio VI benedisse la folla nel 1782. La loggia affaccia su un altro monumento caro ai viennesi: la colonna “Mariensäule”, dominata da una grande statua della Vergine. Il pellegrinaggio in terra d’Austria è iniziato spiritualmente qui. Davanti a tutti i vescovi del Paese, il Papa ha ricevuto il saluto del cardinale arcivescovo della città, Christoph Schonborn, e ha dato inizio alla veglia di preghiera - che unisce idealmente tutti i cattolici austriaci - benedicendo delle rose, presentategli da alcuni fedeli e depositati più tardi davanti al Santissimo Sacramento della Chiesa di Am Hof, dove il Papa si è brevemente raccolto in preghiera. Ma poco prima, guardando alla statua della “Mariesäule”, voluta 360 anni fa dall’imperatore Ferdinando II, il Papa aveva offerto una prima riflessione di sapore prettamente mariano, quasi un anticipo del pellegrinaggio di domani a Mariazell:


“In ihrer Mütterlichkeit nimmit Maria…
Nel suo sentimento materno Maria accoglie anche oggi sotto la sua protezione persone di tutte le lingue e culture, per condurle insieme, in una multiforme unità, verso Cristo. A Lei possiamo rivolgerci nelle nostre preoccupazioni e necessità. Da Lei, però, dobbiamo anche imparare ad accoglierci a vicenda con lo stesso amore con cui Ella accoglie tutti noi: ciascuno nella sua singolarità, voluto come tale e amato da Dio”.


La Madre di Dio come porta di consolazione, dunque: invocandola sempre e affidandole le preoccupazioni della vita, ha soggiunto Benedetto XVI, “Lei ci aiuterà ad aprire le nostre piccole speranze sempre verso la grande, vera speranza che dà senso alla nostra vita e può colmarci di una gioia profonda ed indistruttibile”.


Al termine della cerimonia nella Mariensaule, la mattinata del Papa si è conclusa con un momento di grande intensità. Il Papa ha raggiunto la “Judenplatz” è si è fermato in raccoglimento davanti al Memoriale della Shoah, che ricorda i 65 mila ebrei austriaci sterminati dal nazismo. (Da Vienna, Alessandro De Carolis, Radio Vaticana)



Il presidente Giorgio Napolitano esprime i suoi auguri al Papa per la visita in Austria

Durante il volo che lo ha portato a Vienna, il Papa ha fatto pervenire dei telegrammi di saluto ai capi di Stato dei Paesi sorvolati lungo il percorso, augurando pace e serenità alle popolazioni di Italia, Croazia e Slovenia. Il presidente italiano Giorgio Napolitano ha inviato a sua volta un messaggio di risposta al Papa affermando che “la sua visita all'antico Santuario di Mariazell costituisce l'occasione per porre in evidenza il rilevante contributo fornito dalla cultura e dai valori del Cristianesimo allo sviluppo della spiritualità dell'Europa. Con profonda considerazione – conclude il messaggio del presidente della Repubblica italiana - formulo un caloroso augurio per la sua missione in Austria, terra di antiche e radicate tradizioni cristiane''.
+PetaloNero+
Friday, September 07, 2007 6:53 PM
Da Petrus

Maltempo, pronto un piano "B" per raggiungere Mariazell
VIENNA - Il maltempo, che attanaglia la Stiria con violente piogge e neve, preoccupa gli organizzatori del pellegrinaggio al Santuario di Mariazell, che hanno messo a punto un 'Piano B' per garantire l'accesso agli oltre 33mila pellegrini attesi. Piogge torrenziali hanno a tratti bloccato le strade di accesso al Santuario mariano e indotto a preparare un piano alternativo per i pellegrini in arrivo con ben 800 pullman. In caso di necessita', i fedeli verranno indirizzati su deviazioni e percorsi alternativi a quello iniziale. ''Ora ha smesso di piovere ma non sappiamo l'effetto della neve sui monti quando si sciogliera'', ha detto una fonte della polizia. Una decisione sul piano da adottare, se quello originario o il 'Piano B', sara' presa al piu' presto. Nei monti attorno a Mariazell ha nevicato copiosamente creando disagi per i pellegrini in marcia a piedi verso il Santuario. Quattro ungheresi - padre e tre figli - sono stati sorpresi dalla neve e rimasti bloccati lungo il cammino. Per metterli in salvo c'e' voluto l'intervento della polizia. La madre, che aveva raggiunto il paese in auto con altri tre figli, aveva avvertito la polizia vedendo che gli altri, partiti alle due di notte, non erano ancora arrivati la sera. La squadra di soccorritori alpini li ha trovati verso le 23: ''Penso che dopo questa notte reciteranno tre Padrenostri'', ha detto un portavoce. ''Siamo stati nella Basilica e abbiamo ringraziato di essere arrivati sani e salvi'', ha infatti detto il padre.


Il microfono si guasta, il Santo Padre costretto a interrompere il discorso di Piazza Am Hof
VIENNA - Forse per la pioggia, forse per colpa della tecnica, fatto e' che l'impianto di altoparlanti ha fatto cilecca e il Papa ha interrotto anzitempo il suo discorso alla cerimonia su piazza Am Hof. Appena resisi conto del 'silenzio' del Papa, dato che le sue parole nel microfono non venivano rilanciate, diversi tecnici si sono affrettati a riparare il guasto ma senza esito. A salvare la situazione e' stato l'arcivescovo di Vienna Christoph Schoenborn che si e' precipitato verso il palco e ha energicamente urlato, mettendosi le mani a mo' di megafono alla bocca, dando l'ordine verso i fedeli di cominciare a cantare il Padre Nostro. Subito dopo anche il coro intonava il canto religioso e dalla piazza risuonavano musica e cori festanti. La cerimonia e' finita prima, e Benedetto XVI, col microfono riparato, ha impartito soltanto la benedizione e si e' spostato poi dentro la chiesa Am Hof.


Tanti legami tra ebrei e cristiani al centro del saluto rivolto da Schonborn a Benedetto XVI
VIENNA - Nel discorso di saluto all'arrivo del Papa sulla piazza Am Hof, l'Arcivescovo di Vienna, Cardinale Christoph Schonborn (nella foto mentre bacia l'anello del Santo Padre), ha messo l'accento sui legami con l'ebraismo. ''Pietro era un ebreo, gli apostoli erano ebrei, Maria era una ebrea, e Gesu', suo figlio, il nostro Signore, lo e' attraverso di lei'', ha detto sottolineando che la Chiesa cristiana non deve ''dimenticare le sue radici''. Fa parte della ''tragedia di questa citta' che proprio qui quelle radici siano state dimenticate e negate fino ad arrivare alla volonta' senza Dio di sterminare un popolo cui ando' il primo amore di Dio'', ha detto in riferimento alla Shoah.


Cordiale incontro tra Ratzinger e il Presidente austriaco presso la residenza del Capo dello Stato Dall’inviata Angela Ambrogetti VIENNA - Heinz Fischer accoglie il Papa nei saloni della Hofburg, la residenza Imperiale divenuta sede della Presidenza della Repubblica. Un complesso che nasce nel 1250 e racconta la storia dell’Austria e dell’Europa. Nella sala dei Ricevimenti sono circa trecento i parlamentari e diplomatici che attendono il discorso di Benedetto. Fischer, classe 1938, presidente dal 2004, ha visitato il Papa in Vaticano il 5 ottobre del 2006. Ora come allora l’incontro si svolge in un clima di “grande cordialità”. L’anno scorso in Vaticano si parlò della presenza e dell’attività della Chiesa cattolica nella società austriaca, della sintonia esistente sul tema dell’identità culturale e spirituale dell’Europa, del dialogo fra culture e religioni, in particolare fra cristianesimo e islam. Temi che sono al centro degli impegni internazionali del Papa e che saranno probabilmente ripresi anche tra il segretario di Stato vaticano Tarcisio Bertone, il sostituto Fernando Filoni e il cancelliere austriaco Gusembauer. Il suo programma politico presentato a gennaio, mette al centro i temi sociali e il lavoro. Propone una riforma fiscale e abbassa l’età del voto a 16 anni. Classe 1960, socialdemocratico, Gusembauer ha dato grande impulso al partito di cui è presidente e ha affrontato lo scandalo della corruzione del 2006. In Austria il potere legislativo spetta al parlamento, formato di due camere, il presidente, eletto a suffragio universale, rimane in carica 6 anni, revoca e nomina il cancelliere che guida l’esecutivo. I saloni, gli specchi, i lampadari fanno da contorno alla visita di un Pontefice che sembra più austriaco che tedesco. Strette di mano, scambi di doni secondo un cerimoniale consueto che qui a Vienna diventa ancora più solenne e allo stesso tempo cordiale. Subito dopo l’incontro più politico del viaggio con il corpo diplomatico. Un vero programma per l’Europa del terzo millennio, per la società civile e per la Chiesa che ritorna ad essere vero faro di civiltà.

Benedetto XVI salutato a Ciampino da Prodi."Vado in Austria a confermare la gente nella fede, il relativismo non fa più distinguere il bene dal male". Il messaggio a Napolitano

CITTA’ DEL VATICANO - Prima di partire per Vienna, il Papa ha chiarito che "vado in Austria per confermare la gente nella fede, perche' oggi abbiamo bisogno di Dio. Il relativismo relativizza tutto, il bene e il male non si distinguono piu', abbiamo bisogno di Cristo". Il Santo Padre ha spiegato che non vi saranno incontri con altre confessioni religiose proprio per lo spirito di pellegrinaggio che anima la trasferta. Poi ha parlato della significativa tappa nella Juden Platz, dove esprimera' verso "i fratelli ebrei" "tristezza, pentimento e amicizia per andare avanti nella unione e nel dialogo". A salutare il Pontefice prima della partenza dall'aeroporto di Ciampino, il Presidente del Consiglio dei Ministri, Romano Prodi, il segretario di Stato Vaticano, Cardinale Tarcisio Bertone (che partecipa alla trasferta), il Vicario Papale per la Citta' di Roma, Cardinale Camillo Ruini, e l'ambasciatore Italiano presso la Santa Sede, Balboni dell'Acqua. Benedetto XVI ha poi preso commiato dall'Italia inviando il tradizionale messaggio al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, con il quale ha rivolto un auspicio di pace e serenità" per il popolo italiano.

Emergenza ambientale, Benedetto XVI: "I Paesi cooperino per salvare il pianeta" CITTA’ DEL VATICANO - Se e' vero ''che i paesi in via di industrializzazione non sono moralmente liberi di ripetere i passati errori degli altri, continuando sconsideratamente a danneggiare l'ambiente'', e' anche il caso ''che le nazioni altamente industrializzate condividano le 'tecnologie pulite' e assicurino che i loro mercati non sostengano la domanda di beni la cui produzione contribuisca alla proliferazione dell'inquinamento''. E' un appello di forte contenuto ambientalista quello lanciato da Benedetto XVI nel suo messaggio al patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I, promotore del convegno religioso e scientifico sul tema ''Artico: specchio della vita'', apertosi in queste ore in Groenlandia. ''La reciproca interdipendenza tra le attivita' economiche e sociali delle nazioni - afferma il Pontefice - richiede solidarieta' internazionale, cooperazione e crescenti sforzi educativi''. ''Sono questi - aggiunge - i principi che la religione, la scienza e il movimento ambientalista devono coraggiosamente sostenere''. Il Papa ritiene che ''la conservazione dell'ambiente, la promozione dello sviluppo sostenibile e la particolare attenzione ai mutamenti cimatici sono materie di serio interesse per l'intera famiglia umana''. ''La vostra dedizione e il vostro impegno personale per la protezione dell'ambiente - dice ai partecipanti al convegno sullo scioglimento dei ghiacci dell'Artico - dimostrano il pressante bisogno che la scienza e la religione lavorino insieme per salvaguardare i doni della natura e promuoverne la gestione responsabile''. nazione o settore d'affari - afferma ancora Benedetto XVI - puo' ignorare le implicazioni etiche presenti in tutto lo sviluppo economico e sociale. Con crescente chiarezza scientifica, la ricerca dimostra che l'impatto delle azioni umane in ciascun luogo o regione puo' avere effetti planetari. Le conseguenze della noncuranza per l'ambiente non possono limitarsi a un'area ristretta o a un popolo perche' esse danneggiano la coesistenza umana, e cosi' tradiscono e violano i diritti dei cittadini che desiderano vivere in un ambiente sicuro''. Tramite la presenza al convegno del cardinale Theodor Edgar McCarrick il Papa riafferma la sua ''fervente solidarieta' verso gli obiettivi del progetto'', ribadendo la sua ''speranza per un'approfondita consapevolezza globale delle relazioni vitali tra l'ecologia della persona umana e l'ecologia della natura''. Il simposio, dedicato alle risorse idriche della terra, porta vari leader religiosi, scienziati e altre parti interessate, nello Ilulissat Icefjord, regione glaciale sulla costa occidentale della Groenlandia, riconosciuta come sito del World Heritage. ''Il rapporto tra gli individui o le comunita' e l'ambiente - commenta papa Ratzinger - deriva fondamentalmente dal loro rapporto con Dio. Quando 'l'uomo volta le spalle al progetto del Creatore - aggiunge citando un precedente messaggio di Wojtyla -, egli provoca un disordine che ha inevitabili ripercussioni sul resto dell'ordine del creato'''. La natura internazionale e multidisciplinare del simposio, inoltre, ''attesta il bisogno di cercare soluzioni globali alle materie in esame''. Il Papa si dice infine ''incoraggiato dalla crescente consapevolezza che l'intera comunita' umana - bambini e adulti, settori industriali, stati e organismi internazionali - devono assumere seriamente la responsabilita' che ricade su ciascuno e su tutti noi''.


Ratzinger in Austria, "pellegrino verso la Verità"
Dall’inviato
Bruno Volpe
VIENNA - Grüss Gott, “Dio sia con voi”: così Bendetto XVI termina, dopo essere sbarcato all'aeroporto di Vienna, il suo indirizzo di saluto alle autorità che lo accolgono nella piovigginosa Austria, a partire dal Presidente della Repubblica, dal Cardinale Christoph Schonborn e dall’episcopato locale. Tuttavia, non e', secondo lo stile del Pontefice, un messaggio di mera formalita': gli obiettivi della trasferta papale (un vero e proprio pellegrinaggio, non un semplice viaggio) sono “la capacita' di aprirsi alla Parola di Dio e alla sua verità”. Benedetto XVI afferma: “Il motivo della mia venuta in Austria e' l' 850 anniversario del luogo sacro di Mariazell. Tale Santuario della Madonna rappresenta in certo qual modo il cuore materno dell'Austria e possiede da sempre una particolare importanza anche per gli Ungheresi e per i popoli Slavi. E' simbolo di un’apertura che non supera solo frontiere geografiche e nazionali, ma nella persona di Maria rimanda ad una dimensione-verità”. Con questa prospettiva, aggiunge il Papa, “desidero compiere qui in Austria il mio pellegrinaggio verso Mariazell”. Anche perchè “negli ultimi anni si constata con gioia un crescente interesse da parte di tante persone per il pellegrinaggio. Nell'essere in cammino durante un pellegrinaggio, pure i giovani trovano una nuova riflessione meditativa: fanno conoscenza gli uni degli altri e, non di rado, inaspettatamente, sperimentano questa via meditativa come una forza per il presente”. Dunque, Benedetto XVI intende il suo pellegrinaggio a Mariazell “come un essere in cammino insieme ai pellegrini del nostro tempo”. E, in questo senso, il Papa spiega che cosa significa Mariazell per i cristiani: “Rappresenta non solo una storia di 850 anni, ma in base all’esperienza della storia, e soprattutto in virtu' del rimando materno della statua miracolosa a Cristo, indica anche la strada verso il futuro”. Continua il Pontefice: “Il giorno di domani mi portera' per la festa della Nativita' di Maria, la festa patronale di Mariazell, in quel luogo di grazia. A lui, Cristo, chiederemo di poterlo contemplare sempre piu' chiaramente, di riconoscerlo nei nostri fratelli, di servirlo in loro, e di andare con lui verso il Padre”. Il Papa chiarisce la sua concezione di pellegrinaggio. “Pellegrinaggio non significa soltanto cammino verso un Santuario. Essenziale e' anche il cammino di ritorno verso la quotidianità”. E qui il Pontefice lancia un affondo in difesa della domenica, giorno del Signore: “La nostra vita quotidiana di ogni settimana inizia sempre con la Domenica, dono liberatorio di Dio che vogliamo custodire e accogliere in comunione con tutti coloro che nelle parrocchie dell'Austria e di tutto il mondo si raccoglieranno per la Santa Messa. So che in Austria la domenica, in quanto giorno libero dal lavoro, ed anche i tempi liberi in altri giorni della settimana, vengono usati da molte persone per un impegno di volontario al servizio degli altri. Anche tale impegno offerto con generosita' e disinteresse per il bene e la salvezza degli altri, segna il pellegrinaggio della nostra vita. Chi guarda al prossimo, lo vede e gli fa del bene, guarda a Cristo e lo serve. Guidati e incoraggiati da Maria, vogliamo aguzzare il nostro sguardo cristiano in vista delle sfide da affrontare nello spirito del Vangelo e, pieni di gratitudine e speranza, da un passato ricco di grazia, ci incamminiamo in un futuro colmo di promesse”. Insomma, Papa Benedetto XVI lo dice chiaramente: il suo sarà un pellegrinaggio sulla via della verità, della parola di Dio, al servizio degli altri, con uno sguardo particolare alla domenica, senza la quale - come insegnano i primi cristiani - non possiamo vivere.


+PetaloNero+
Friday, September 07, 2007 9:04 PM
Da Petrus

Il Papa torna a “scomunicare” aborto ed eutanasia: “Dio ha creato il diritto alla vita, non alla morte”. E invita l’Europa a non rinnegare le radici cristiane
Dall’inviato
Bruno Volpe
VIENNA - L'affondo di Benedetto XVI arriva durante il discorso al corpo diplomatico e alla classe politica austriaca: no all’aborto, che non è un diritto umano, no all’eutanasia, la cosiddetta “dolce morte”. Ancora una volta, il Papa non la manda a dire e già che c’è, sottolinea la grave crisi di identità del Continente europeo, che ha perso la memoria e le sue origini cristiane. "Il diritto fondamentale e' il diritto alla vita, che va tutelata dal concepimento sino alla sua fine naturale. L'aborto, di conseguenza, non puo' essere un diritto umano, e' il suo esatto contrario, una profonda ferita sociale, come diceva il nostro defunto Confratello, il Cardinale Franz König”. Il Pontefice è determinato nelle sue convinzioni. “Ci sentiamo portavoce dei nascituri che non hanno voce; non chiudo gli occhi davanti ai problemi e ai conflitti di molte donne, e mi rendo conto che la credibilita' del nostro discorso dipende anche da quello che la Chiesa stessa fa per venire in aiuto alle donne in difficolta'. Mi appello quindi ai responsabili della politica affinche' non permettano che i figli vengano considerati come casi di malattia ne' che la qualifica di ingiustizia attribuita dal Vostro ordinamento giuridico all'aborto venga abolita. Incoraggiate i giovani, che con il matrimonio fondano nuove famiglie, a divenire padri e madri". Il Papa aggiunge: "I bambini non vengano visti come un peso, ma come un dono per tutti". Poi passa al tema dell’eutanasia: "Una grande preoccupazione costituisce per me anche il dibattito sul cosiddetto attivo aiuto a morire. C'è da temere che un giorno possa essere esercitata una pressione non dichiarata o anche esplicita sulle persone gravemente malate o anziane perchè chiedano la morte o se la diano da sè. La risposta giusta alla sofferenza, alla fine della vita, e' un’attenzione amorevole. Occorrerebbero, però, urgentemente delle riforme strutturali in tutti i campi del sistema sanitario e sociale". "L'Europa non può e non deve rinnegare le sue radici cristiane - aggiunge poi il Papa cambiando argomento - . Oggi si parla spesso del modello di vita europeo, con ciò si intende un ordine sociale che significa efficacia economica con giustizia sociale, pluralita' politica con tolleranza, liberalita' ed apertura, ma anche conservazione di valori che a questo continente danno la sua posizione particolare". ''Certamente l'Europa ha vissuto e sofferto anche terribili cammini sbagliati'', ma ''fa parte delle caratteristiche dell'Europa una capacita' di autocritica che, nel vasto panorama delle culture del mondo, la distingue e la qualifica'', ha sottolineato il Papa nel suo discorso al corpo diplomatico a Vienna, elencando tra i ''terribili cammini sbagliati'': ''restringimenti ideologici della filosofia, della scienza e anche della fede, l'abuso di religione e ragione per scopi imperialistici, la degradazione dell'uomo mediante un materialismo teorico e pratico, ed infine la degenerazione della tolleranza in una indifferenza priva di riferimenti a valori permanenti''. Il Papa, con le parole di Juergen Habermas, ''filosofo che non aderisce alla fede cristiana'', ha sottolineato che ''per l'autocoscienza normativa del tempo moderno il cristianesimo non e' stato soltanto un catalizzatore. L'universalismo ugualitario - dice Habermas - dal quale sono scaturite le idee di liberta' e di convivenza solidale, e' un'eredita' immediata della giustizia giudaica e dell'etica cristiana dell'amore; immutata nella sostanza, questa eredita' e' stata sempre di nuovo fatta propria in modo critico e nuovamente interpretata; a cio' fino ad oggi non esiste alternativa''. Anche da questo per Benedetto XVI ''per l'Europa esiste una responsabilita' unica nel mondo, non deve ''rinunciare a se stessa'' ''diventare un continente che invecchia'' e deve potenziare la sua solidarieta' verso l'Africa e la sua azione per la pace in Medio oriente, e insieme ''far crescere il rapporto con America Latina e Asia''. Il Pontefice, prima di concludere, si sofferma brevemente anche sul rapporto tra Fede e ragione: "All’origine di tutte le cose c'è la Ragione creatrice di Dio che ha deciso di parteciparsi a noi esseri umani".
+PetaloNero+
Saturday, September 08, 2007 1:28 AM
Domande e risposte sul volo papale

di Mattia Bianchi

La trascrizione integrale del dialogo tra Benedetto XVI e i giornalisti sul volo Roma - Vienna. Una conferenza stampa improvvisata per spiegare il significato del viaggio in Austria.


Padre Federico Lombardi: Ringraziamo il Santo Padre di venirci a salutare all’inizio di questo viaggio in Austria. Io gli propongo alcune delle domande che voi mi avete dato nei giorni scorsi da proporre al Santo Padre. D. – Questo viaggio porta il Santo Padre in un Paese che conosce dalla sua infanzia. Quale importanza attribuisce a questo ritorno in Austria? R. – Il mio viaggio soprattutto vuole essere un pellegrinaggio; vorrei inserirmi in questa lunga fila dei pellegrini dei secoli – 850 anni sono – e così, pellegrino con i pellegrini, pregare con loro che pregano. E mi sembra importante questo segno dell’unità che crea la fede: unità tra popoli, perché è un pellegrinaggio di molti popoli, unità tra i tempi e quindi un segno della forza unificante, della forza della riconciliazione che c’è nella fede. In questo senso sarebbe un segno della universalità della comunità della fede della Chiesa, un segno anche dell’umiltà e soprattutto anche un segno che abbiamo fiducia in Dio, della priorità di Dio, che Dio c’è, che abbiamo bisogno dell’aiuto di Dio. E naturalmente, anche espressione dell’amore per la Madonna. Quindi vorrei semplicemente confermare questi elementi essenziali della fede, in questo momento della storia. D. – La Chiesa austriaca negli anni Novanta ha attraversato un periodo difficile e inquieto, con tensioni pastorali e contestazioni. Il Santo Padre ritiene che queste difficoltà siano superate? Pensa con questa visita di aiutare a sanare le ferite e promuovere l’unità nella Chiesa, anche tra quelli che si sentono ai margini della Chiesa? R. – Innanzitutto, vorrei dire grazie a tutti quelli che hanno sofferto in questi ultimi anni. So che la Chiesa in Austria ha vissuto tempi difficili: tanto più sono grato a tutti – laici, religiosi e sacerdoti – che sono rimasti, in tutte queste difficoltà, fedeli alla Chiesa, alla testimonianza a Gesù, che hanno nella Chiesa dei peccatori tuttavia riconosciuto il Volto di Cristo. Non direi che sono già totalmente superate queste difficoltà: la vita in questo nostro secolo – in tutti i secoli – rimane difficile; anche la fede vive sempre in contesti difficili. Ma spero di potere un po’ aiutare nella guarigione di queste ferite, e vedo che c’è una nuova gioia della fede, c’è un nuovo slancio nella Chiesa, e vorrei in quanto posso confermare questa disponibilità di andare avanti con il Signore, di avere fiducia che il Signore nella sua Chiesa rimane presente e che così, proprio vivendo la fede nella Chiesa, possiamo anche noi stessi arrivare alla meta della nostra vita e contribuire ad un mondo migliore. D. – L’Austria è un Paese di tradizione profondamente cattolica, eppure mostra anche segni di secolarizzazione. Con quale messaggio di incoraggiamento spirituale il Santo Padre si rivolgerà alla società austriaca? R. – Allora, io vorrei semplicemente confermare la gente nella fede, ché proprio anche oggi abbiamo bisogno di Dio, abbiamo bisogno di un orientamento che dia una direzione alla nostra vita. Si vede che una vita senza orientamenti, senza Dio, non riesce: rimane vuota. Il relativismo relativizza tutto e alla fine, bene e male non sono più distinguibili. Quindi, semplicemente confermare in questa convinzione che diventa sempre più evidente, che abbiamo bisogno di Dio, di Cristo e della grande comunione della Chiesa che unisce i popoli e riconcilia. D. – Vienna è sede di molte organizzazioni internazionali, tra cui anche l’Agenzia internazionale dell’Energia atomica, ed è luogo tradizionale d’incontro fra Oriente e Occidente. Il Santo Padre intende inviare messaggi anche sulla politica internazionale e sulla pace, o sui rapporti con l’ortodossia e l’islam, per superare divergenze e polemiche? R. – Il mio non è un viaggio politico, è un pellegrinaggio, come ho detto. Sono solo due giorni – inizialmente, era previsto solo il pellegrinaggio a Mariazell, adesso abbiamo giustamente più tempo per essere anche a Vienna, per essere con diverse componenti della società austriaca. Non sono previsti immediatamente, in questo tempo così breve, incontri con le altre confessioni o religioni; solo un momento davanti al monumento della Shoah per mostrare – diciamo – la nostra tristezza, il nostro pentimento e anche la nostra amicizia con i fratelli ebrei, per andare avanti in questa grande unione che Dio ha creato con il suo popolo. Immediatamente, quindi, non sono previsti tali messaggi. Solo all’inizio, nell’incontro con il mondo politico, vorrei parlare un po’ di questa cosa che è l’Europa, delle radici cristiane dell’Europa, sul cammino da prendere. Ma è ovvio che tutto quanto … noi diciamo sempre che il dialogo sia con gli altri cristiani sia anche con i musulmani e con altre religioni, è sempre presente: è una dimensione del nostro agire, anche se non va tanto esplicitato a causa del carattere specifico di questo pellegrinaggio. Padre Federico Lombardi. Santità, noi la ringraziamo moltissimo di queste parole e le facciamo tutti insieme gli auguri migliori per il buon successo di questo pellegrinaggio. Grazie tante a lei.

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Saturday, September 08, 2007 3:00 PM
DA PETRUS

Vento e pioggia forti, il Papa arriva in auto a Mariazell. Ad accoglierlo anche il fratello Georg Dall’inviato Bruno Volpe MARIAZELL - A causa del maltempo, il Papa ha dovuto rinunciare all'elicottero e utilizzare l'automobile per il previsto pellegrinaggio al santuario di Mariazell. Benedetto XVI e' arrivato con circa 35 minuti di ritardo sull'orario previsto. Ad accoglierlo e' stato il vescovo di Graz, Monsignor Egon Kapellari. I circa 140 chilometri che separano Mariazell da Vienna sono stati percorsi dal Papa su una Audi grigia. Ad aspettarlo ha trovato anche il fratello, Monsignor Georg Ratzinger, arrivato da Ratisbona, in Baviera, dove vive. Sono saliti fino a questa cittadina della Stiria circa cinquantamila fedeli, rappresentanti delle parrocchie austriache. Benedetto XVI ha compiuto un giro in Papa-mobile per salutare i circa cinquantamila fedeli presenti nella cittadina di Mariazell, divisi tra diversi piazzali. Per la maggior parte dei pellegrini, che hanno raggiunto a piedi il Santuario, sono stati allestiti numerosi maxi-schermi per consentire loro di assistere alla Santa Messa presieduta dal successore dell’Apostolo Pietro.




Mariazell, i comandamenti di Benedetto XVI per la salvezza dei cristiani e dell'Europa
Dall’inviata
Angela Ambrogetti
MARIAZELL - Azzurro e giallo per i paramenti liturgici di Benedetto XVI a Mariazell, pellegrino nel cuore dell’Europa. Una festa per celebrare un evento: da 850 anni vengono qui persone da vari popoli e nazioni, persone che pregano portando con sé i desideri dei loro cuori e dei loro Paesi, le preoccupazioni e le speranze del loro intimo. Anche il Papa ha portato ai piedi di Maria i suoi affanni per il Mondo. Alle 8.00, lasciata la Nunziatura Apostolica, dalla Heldenplatz di Wien è arrivato in auto al Santuario di Mariazell, situato tra i monti della Stiria, al confine della Bassa Austria, nel territorio della Diocesi di Graz-Seckau. Salutato dal Vescovo di Graz-Seckau, Monsignor Egon Kapellari, dal Presidente della Repubblica, Heinz Fischer, dai Presidenti delle Province del Wienerwald e della Bassa Austria e dal Sindaco della città, il Papa si è portato all’ingresso della Basilica accolto dall’Abate benedettino di St. Lambrecht, dal Superiore e dal Rettore del Santuario. Poi la preghiera personale nella Cappella del Santissimo Sacramento, dove è anche esposta la statua della Madonna di Mariazell. “Un luogo di pace e di unità riconciliata”. Un luogo dove Maria ci mostra il volto di Cristo e dove il successore di Pietro si reca con il simbolico bastone in legno del pellegrino. E come sempre il Papa commenta le letture del giorno: dalla storia di Israele a partire da Abramo come un pellegrinaggio che, con salite e discese, per vie brevi e per vie lunghe, conduce infine a Cristo, Benedetto XVI deduce che “Dio ci lascia la nostra libertà e, tuttavia, sa trovare nel nostro fallimento nuove vie per il suo amore. Dio non fallisce. Così questa genealogia è una garanzia della fedeltà di Dio; una garanzia che Dio non ci lascia cadere, e un invito ad orientare la nostra vita sempre nuovamente verso di Lui, a camminare sempre di nuovo verso Cristo”. Essere pellegrini significa avere una meta: “Lo slancio verso la fede cristiana, l’inizio della Chiesa di Gesù Cristo è stato possibile perché esistevano in Israele persone con un cuore in ricerca, persone che non si sono accomodate nella consuetudine, ma hanno scrutato lontano alla ricerca di qualcosa di più grande”. Essere alla ricerca, avere il cuore inquieto e aperto: “È il nocciolo del pellegrinaggio. Anche oggi non è sufficiente essere e pensare in qualche modo come tutti gli altri. Il progetto della nostra vita va oltre. Noi abbiamo bisogno di Dio, di quel Dio che ci ha mostrato il suo volto ed aperto il suo cuore: Gesù Cristo”. Il pensiero di Ratzinger ritorna sempre ad una tema centrale per i cristiani di questa epoca con uno slancio nel dialogo interreligioso prettamente conciliare. ”Solo Lui è Dio e perciò solo Lui è il ponte, che mette in contatto immediato Dio e l’uomo. Se noi dunque lo chiamiamo l’unico Mediatore della salvezza valido per tutti, che interessa tutti e del quale, in definitiva, tutti hanno bisogno, questo non significa affatto disprezzo delle altre religioni né assolutizzazione superba del nostro pensiero, ma solo l’essere conquistati da Colui che ci ha interiormente toccati e colmati di doni, affinché noi potessimo a nostra volta fare doni anche agli altri”. L’uomo è capace di verità. Sempre. E la fede si oppone alla rassegnazione di chi crede che non si raggiunga. ”Questa rassegnazione di fronte alla verità è il nocciolo della crisi dell’Occidente, dell’Europa. Se per l’uomo non esiste una verità, egli, in fondo, non può neppure distinguere tra il bene e il male. E allora le grandi e meravigliose conoscenze della scienza diventano ambigue: possono aprire prospettive importanti per il bene, per la salvezza dell’uomo, ma anche – lo vediamo – per diventare una terribile minaccia, la distruzione dell’uomo e del mondo. Noi abbiamo bisogno della verità”. Le immagini di Gesù di Mariazell come bambino in braccio alla Madre e, sull’altare principale della basilica, come crocifisso, ci dicono: ”La verità non si afferma mediante un potere esterno, ma è umile e si dona all’uomo solamente mediante il potere interiore del suo essere vera. La verità dimostra se stessa nell’amore. Non è mai nostra proprietà, un nostro prodotto, come anche l’amore non si può produrre, ma solo ricevere e trasmettere come dono”. Ecco perché Dio ci offre il Tu: ci chiede di fidarci di Lui e di imparare così a stare nella verità e nell’amore. E ci ricorda i bambini “che vivono nella povertà; che vengono sfruttati come soldati; che non hanno mai potuto sperimentare l’amore dei genitori; i bambini malati e sofferenti, ma anche quelli gioiosi e sani. L’Europa è diventata povera di bambini: noi vogliamo tutto per noi stessi, e forse non ci fidiamo troppo del futuro. Ma priva di futuro sarà la terra solo quando si spegneranno le forze del cuore umano e della ragione illuminata dal cuore, quando il volto di Dio non splenderà più sopra la terra. Dove c’è Dio, là c’è futuro”. C’è poi il crocefisso: “Morente, Gesù stende le braccia. per darci la sua vita. Ma le braccia stese sono allo stesso tempo l’atteggiamento dell’orante, una posizione che il sacerdote assume quando nella preghiera allarga le braccia: Gesù ha trasformato la passione – la sua sofferenza e la sua morte – in preghiera, in un atto di amore verso Dio e verso gli uomini”. Ecco perché la fede non è una serie di norme e di leggi, ma è vincolo di amicizia e verità. “Guardare a Cristo!". Se questo noi facciamo, ci rendiamo conto che il cristianesimo è di più e qualcosa di diverso da un sistema morale, da una serie di richieste e di leggi. È il dono di un’amicizia che perdura nella vita e nella morte. Ai quasi 50 mila di Mariazell il Papa lascia un mandato missionario per la Chiesa austriaca e per l’Europa. “Proprio perché il cristianesimo è più di una morale, è appunto il dono di un’amicizia, proprio per questo porta in sé anche una grande forza morale di cui noi, davanti alle sfide del nostro tempo, abbiamo tanto bisogno”. La visita al santuario mariano più famoso d’Austria, nonostante la pioggia, il freddo e le difficoltà per raggiungerlo, è stato un vero successo. In migliaia con gli impermeabili bianchi e gialli, le coperte sulle ginocchia hanno seguito con attenzione la Messa celebrata sul piazzale del Santuario. Lì c’era posto solo per 5000. Gli altri hanno seguito con i maxi-schermo in diversi punti del paesino tra i monti. La luce veniva dal palco dove la liturgia si è svolta con qualche difficoltà. Anche il fratello del Papa, Monsignor Georg, aveva l’impermeabile sopra la casula. Il Papa nella sua omelia ha anche riproposto una vera rilettura del decalogo del Sinai. E come ai politici a Vienna aveva riproposto una ”Magna Carta” per l’Europa, ora alla Chiesa presenta la nuovi missione di evangelizzazione di un continente che deve ritrovare le sue radici. Ecco come: “Se con Gesù Cristo e con la sua Chiesa rileggiamo in modo sempre nuovo il Decalogo del Sinai, penetrando nelle sue profondità, allora ci si rivela come un grande ammaestramento. Esso è innanzitutto un “sì" a Dio, a un Dio che ci ama e ci guida, che ci porta e, tuttavia, ci lascia la nostra libertà, anzi, la rende vera libertà (i primi tre comandamenti). È un "sì" alla famiglia (quarto comandamento), un "sì" alla vita (quinto comandamento), un "sì" ad un amore responsabile (sesto comandamento), un "sì" alla solidarietà, alla responsabilità sociale e alla giustizia (settimo comandamento), un "sì" alla verità (ottavo comandamento) e un "sì" al rispetto delle altre persone e di ciò che ad esse appartiene (nono e decimo comandamento). In virtù della forza della nostra amicizia col Dio vivente, noi viviamo questo molteplice "sì" e al contempo lo portiamo come indicatore di percorso entro il nostro mondo”.

I saluti in diverse lingue del Santo Padre MARIAZELL - Prima di lasciare l'altare dopo la Messa di Mariazell, il Papa ha rivolto un saluto nelle diverse lingue ai fedeli provenienti da vari Paesi dell'Europa Orientale, presenti per onorare la Madonna di Mariazell, venerata, oltre che come ''Magna Mater Austriae'', anche come ''Magna Hungarorum Domina'' e ''Mater Gentium Slavorum''. ''Cari pellegrini ungheresi - ha esordito - conosco la vostra tradizionale devozione alla Madonna di Mariazell. Invoco la sua protezione su tutti voi. Cari fratelli e sorelle venuti dalla Slovenia, la Vergine Maria protegga sempre il vostro popolo e le vostre famiglie. Cari pellegrini croati, vi accompagnino la potente intercessione e il soccorso della Beata Vergine Maria, affinche' rimaniate sempre fedeli a Cristo e alla sua Chiesa. Cari amici slovacchi, la Mater Gentium Slavorum vi aiuti a rimanere sempre fedeli a Cristo e alla Chiesa''. Ai polacchi, arrivati a Mariazell ''in un pellegrinaggio di fede e di unione'', ha detto infine: ''tramite l'intercessione di Maria chiedo a Dio la benedizione per voi e per le vostre famiglie''. Il Papa pranza oggi presso il Santuario di Mariazell con i Vescovi della Conferenza Episcopale Austriaca e con i cardinali e i vescovi del seguito.


Conferito dal Pontefice il mandato missionario ai membri dei Consigli Pastorali Parrocchiali delle Chiese diocesane dell'Austria MARIAZELL - Nel piazzale del Santuario di Mariazell, Benedetto XVI ha conferito il ''mandato missionario'' ai membri dei Consigli Pastorali Parrocchiali delle Chiese diocesane dell'Austria. ''Sono grato - ha detto il Pontefice al termine della messa celebrata con tutti i vescovi del Paese - a tutti voi chiamati a svolgere un impegnativo servizio nelle rispettive comunita' ecclesiali di appartenenza. Accogliete e vivete la Parola di Dio: sia essa ad orientare sull'esempio di Maria le vostre scelte nella famiglia, nel lavoro e nella comunita' cristiana. Continuate a camminare nella fede e, fedeli al mandato che vi e stato affidato, andate con sollecitudine e letizia verso tutte le creature per comunicare loro i doni della salvezza''. ''Ricordatevi - ha esortato Benedetto XVI - che siete inseriti in una storia e in una tradizione ricca di testimoni fedeli a Dio e al Vangelo. Lasciatevi guidare dallo Spirito Santo per essere lievito di nuova vita, sale della terra e luce del mondo. Vi sia di conforto e di incoraggiamento la benedizione del Signore, nostra pace''.


Muoiono due pellergini diretti a Mariazell, la commozione del Papa: "Andranno in Paradiso"
Dall’inviato
Bruno Volpe
MARIAZELL - Lutti sul pellegrinaggio papale di Mariazell: due anziani di circa 80 anni sono deceduti durante il pellegrinaggio verso il Santuario mariano per arresto cardiaco. Ogni tentativo di salvarli e' risultato inutile. Le cattive condizioni meteorologiche, freddo, vento e in parte neve sulle montagne, inoltre, stavano per giocare un pessimo scherzo ad una comitiva di pellegrini ungheresi che vivono in Austria. A piedi, si sono smarriti sulle montagne circostanti senza trovare la via giusta e hanno accusato un inizio di assideramento da freddo. Fortunatamente, sono stati ritrovati da volontari e da uomini della protezione civile e messi in salvo: una brutta avventura finita, almeno in questo caso, bene. Il Papa ha comunque voluto ricordare i due anziani morti mentre si recavano a Mariazell: “Nel corso della messa - ha detto il Pontefice - ho incluso nella mia preghiera anche le due persone che sono morte venendo qui. Sono sicuro che andranno in Paradiso perche' stavano andando verso Maria''.


Napolitano plaude all'appello del Pontefice a valorizzare il ruolo dell'Europa
CITTA’ DEL VATICANO - Ha fatto bene Papa Benedetto XVI a parlare di ''una forte valorizzazione della Ue e del suo ruolo come attore autonomo sulla scena internazionale, portatrice di una sua politica estera pur nel quadro delle proprie alleanze''. Ad apprezzare cosi' le parole del Pontefice e' il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, intervenuto in videoconferenza al workshop Ambrosetti di Cernobbio. Per il capo dello Stato, ''grandi autorita' spirituali come il Papa e tanti soggetti politici in altri Continenti guardano sia al processo di integrazione europea sia al suo modello sociale con straordinario interesse''. Ecco perche', a giudizio di Napolitano, ''spesso sono piu' europeisti i non europei piuttosto che gli europei, che troppo sovente sottovalutano cio' che hanno costruito''.

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