Da Petrus
Benedetto XVI salutato a Ciampino da Prodi."Vado in Austria a confermare la gente nella fede, il relativismo non fa più distinguere il bene dal male". Il messaggio a Napolitano
CITTA’ DEL VATICANO - Prima di partire per Vienna, il Papa ha chiarito che "vado in Austria per confermare la gente nella fede, perche' oggi abbiamo bisogno di Dio. Il relativismo relativizza tutto, il bene e il male non si distinguono piu', abbiamo bisogno di Cristo". Il Santo Padre ha spiegato che non vi saranno incontri con altre confessioni religiose proprio per lo spirito di pellegrinaggio che anima la trasferta. Poi ha parlato della significativa tappa nella Juden Platz, dove esprimera' verso "i fratelli ebrei" "tristezza, pentimento e amicizia per andare avanti nella unione e nel dialogo". A salutare il Pontefice prima della partenza dall'aeroporto di Ciampino, il Presidente del Consiglio dei Ministri, Romano Prodi, il segretario di Stato Vaticano, Cardinale Tarcisio Bertone (che partecipa alla trasferta), il Vicario Papale per la Citta' di Roma, Cardinale Camillo Ruini, e l'ambasciatore Italiano presso la Santa Sede, Balboni dell'Acqua. Benedetto XVI ha poi preso commiato dall'Italia inviando il tradizionale messaggio al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, con il quale ha rivolto un auspicio di pace e serenità" per il popolo italiano.
Condanna della Shoah e radici cristiane dell'Europa, in volo il Pontefice detta la linea
Dall’inviata
Angela Ambrogetti
VIENNA - Il tempo è freddo ma il clima è caldo per l'arrivo di Papa Benedetto a Vienna. Sul volo, il Pontefice ha espresso la gioia di tornare nei luoghi legati alla sua infanzia. Un pellegrinaggio nel quale Benedetto XVI vuole ricordare il dramma della Shoah e parlare delle radici cristiane dell'Europa. Ma soprattutto preghiera con gli austriaci, con un pensiero alle difficoltà della Chiesa austriaca negli anni ‘90 e un grazie a chi pur soffrendo non ha lasciato la Chiesa.
Il figlio Benedetto affida l'Austria alla madre Maria
Dall’inviato
Bruno Volpe
VIENNA – La mossa più seducente e dolce. Benedetto XVI consacra la nazione austriaca alla Madonna, e lo fa alla sua maniera, con una preghiera di alto tenore: “Santa Maria, Madre Immacolata del nostro Signore Gesu' Cristo, in te Dio ci ha donato il prototipo della Chiesa e del retto modo di attuare la nostra umanita'. A te affido l’Austria e i suoi abitanti: aiuta tutti a seguire il tuo esempio e ad orientare la nostra vita totalmente verso Dio. Fa che guardando a Cristo diventiamo sempre piu' simili a lui, vero figlio di Dio. Allora, anche noi, pieni di ogni benedizione spirituale, potremo corrispondere sempre meglio alla sua volonta' e diventare cosi' strumenti di pace per l’Austria, per l'Europa e per il mondo. Amen”. La preghiera è stata pronunciata dal Papa alla fine di una celebrazione liturgica nella piazza centrale di Vienna, chiamata Am Hoff. Il Pontefice, infatti, ha pregato ai piedi della Mariensaule, la colonna mariana lì collocata. Nel suo breve discorso, il Santo Padre ha dedicato ampio spazio alla Madonna, con parole e argomenti profondi e meritevoli di ampia analisi. "Ho scelto la Mariensaule - ha detto il Papa - per riflettere un momento con voi sul significato della Madre di Dio per l'Austria del passato e del presente, come anche sul suo significato per ciascuno di noi". Quindi, dopo i saluti di rito, le parole piu' intense: "Con la fede in Gesu' Cristo, il Figlio di Dio incarnato, si collega sin dai primi tempi una venerazione particolare per sua Madre, per quella Donna nel cui grembo Egli assunse la natura umana, partecipando persino al battito del suo cuore; la Donna che accompagno' con delicatezza e rispetto la Sua vita sino alla morte in croce e al cui amore materno Egli alla fine affido' il discepolo diletto e con lui tutta la umanita'. Nel suo sentimento materno, Maria accoglie anche oggi sotto la sua protezione persone di tutte lingue e culture, per condurle insieme in una multiforme unita' verso Cristo. A Lei possiamo rivolgerci nelle nostre preoccupazioni e necessita'. Da Lei, pero', dobbiamo anche imparare ad accoglierci a vicenda con lo stesso amore con cui Ella accoglie noi, ciascuno nella sua singolarita' voluto come tale ed amato da Dio. Nella famiglia universale di Dio, nella quale per ogni persona e' previsto un posto, ciascuno deve sviluppare i propri doni per il bene di tutti". Aggiunge il Papa: "Quanti hanno sperimentato nelle difficolta' personali la forza della sua intercessione. Noi leviamo gli occhi verso Maria, che ci dimostra a quale speranza siamo stati chiamati. Lei, infatti, personifica cio' che l'uomo e' veramente". Dio "ci ha scelti per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carita'. E cio' non e' un compito inattuabile. In Cristo egli ce ne ha donato la realizzazione, e così noi siamo redenti. In virtu' della della nostra comunione col Cristo risorto, Dio ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale. Apriamo il nostro cuore, accogliamo l’eredita' preziosa, allora potremo intonare insieme a Maria la lode della sua grazia. E se continueremo a portare le nostre preoccupazioni quotidiane davanti alla Madre Immacolata di Cristo, Lei ci aiutera' ad aprire le nostre piccole speranze sempre verso la grande, vera speranza che da' senso alla nostra vita e puo' colmarci di una gioia profonda e indistruttibile". Il Papa ha quindi invitato tutti a "levare gli occhi verso la Immacolata, affidare a Lei le preghiere, e chiedere la sua protezione materna per questo Paese e per i suoi abitanti". Al centro di Vienna, in piazza
La pioggia battente sull'arrivo del Papa a Vienna Dall’inviato Bruno Volpe VIENNA - Il maltempo non dà tregua a Vienna e in tutta l'Austria: ha piovuto con grande intensita' durante la notte e continua a piovere forte, con una temperatura di circa 10 gradi e vento forte e freddo. In alcune regioni dell'Austria si sono verificati allegamenti dovuti alle copiose precipitazioni atmosferiche ed alcune strade sono state invase dall'acqua, una di queste conduce a Mariazell, sulle cui montagne sono anche caduti alcuni fiocchi di neve; la tappa di Mariazell e' confermata e non vi e' pericolo anche se ,nel caso dovesse continuare a piovere, il cammino per gli autobus dei pellegrini si farebbe davvero difficile. Intanto e' stata blindata la sala stampa con sistemi di sicurezza degni di un aeroporto: metaldetector e perquisizioni anche nei computer portatili. Di buon mattino due camion dei giardini di Stato viennesi hanno portato circa 300 piante per adornare la sala imperiale dove nel pomeriggio Papa Benedetto XVI si incontrera' con il Presidente della Repubblica di Austria. Intanto c’è stato il primo importante cambio di programma nella visita del Papa in Austria. Causa il maltempo e la pioggia che non cessa di cadere, anzi ha aumentato la intensità, il ricevimento del Pontefice all'aeroporto di Vienna non si terra' all'aperto cosi come annunciato ma nell'hangar presidenziale e non si escludono altri cambi nel corso del giorno.
Neanche il temporale ferma gli irriducibili che vogliono vedere il sucecssore di Pietro
Dall’inviata
Angela Ambrogetti
VIENNA - La pioggia battente ha un po’ scoraggiato i viennesi che volevano vedere il Papa che sentono un po’ anche loro. Ma erano comunque tanti i fedeli che hanno atteso Benedetto nella piazza della Mariensaule coperti di impermeabili gialli e bianchi. Il Papa è apparso sorridente fin dal suo arrivo all’aeroporto e ha mostrato il suo affetto ai viennesi salutando a lungo anche i più piccini che sul palco hanno portato i fiori che sono poi sono stati deposti da giovani rappresentanti dei diversi continenti in costume nazionale sull’altare all’interno della Chiesa “Am Hof”. La città, invasa anche dai turisti a Vienna per shopping, ha vissuto con una attesa speciale la visita tanto che in ogni piazza, anche nella centralissima Graube dove sono i caffè più eleganti, è stato posizionato un maxi schermo. Pochi i presenti, causa il mal tempo, ma radio e tv hanno seguito l’evento con speciali dedicati non solo alla visita ma anche alla spiegazione di ogni singolo monumento, soprattutto il memoriale della Judenplatz. Proprio qui nel 1998 il cardinale di Vienna ha fatto porre una targa: ‘‘Kiddusch HaSchem’ , ‘Santificazione di Dio’. Con questa testimonianza gli ebrei di Vienna qui nella sinagoga sulla Judenplatz – centro di una significativa comunità ebraica –, scelsero una morte volontaria al tempo della persecuzione del 1420/21, per fuggire al battesimo forzato che essi temevano. Altri, circa 200, furono bruciati vivi in un rogo a Erdberg. I predicatori cristiani di quel tempo diffondevano idee superstiziose anti-ebraiche e si scagliavano contro gli ebrei e la loro fede. Sotto questa influenza, i cristiani di Vienna accettarono il crimine senza resistenza, lo approvarono e lo perpetrarono. In questo modo, la distruzione del ghetto di Vienna nel 1412 era già un presagio minaccioso degli eventi che accaddero in tutta Europa al tempo della dittatura nazionalsocialista. I Papi medievali combatterono senza successo contro questa superstizione antiebraica, e singoli credenti combatterono invano contro l’odio razzista dei nazionalsocialisti. Ma erano troppo pochi. Oggi, la cristianità si pente per la sua partecipazione alle responsabilità per la persecuzione degli ebrei e riconosce la sua colpa. Per i cristiani, ‘Santificazione di Dio’ può solo significare chiedere perdono e sperare nell’azione di salvezza di Dio. All’uscita dalla piazza molti salutavano il Papa dalle finestre. Benedetto sorrideva, i rappresentanti delle comunità ebraica anche. È stato un momento importante, un ulteriore passo sulla via del Concilio, una conferma del ruolo storico e politico della Chiesa che sa fare autocritica e sa ancora far accorrere la gente nonostante la pioggia.
Ratzinger in Austria, "pellegrino verso la Verità" Dall’inviato Bruno Volpe VIENNA - Grüss Gott, “Dio sia con voi”: così Bendetto XVI termina, dopo essere sbarcato all'aeroporto di Vienna, il suo indirizzo di saluto alle autorità che lo accolgono nella piovigginosa Austria, a partire dal Presidente della Repubblica, dal Cardinale Christoph Schonborn e dall’episcopato locale. Tuttavia, non e', secondo lo stile del Pontefice, un messaggio di mera formalita': gli obiettivi della trasferta papale (un vero e proprio pellegrinaggio, non un semplice viaggio) sono “la capacita' di aprirsi alla Parola di Dio e alla sua verità”. Benedetto XVI afferma: “Il motivo della mia venuta in Austria e' l' 850 anniversario del luogo sacro di Mariazell. Tale Santuario della Madonna rappresenta in certo qual modo il cuore materno dell'Austria e possiede da sempre una particolare importanza anche per gli Ungheresi e per i popoli Slavi. E' simbolo di un’apertura che non supera solo frontiere geografiche e nazionali, ma nella persona di Maria rimanda ad una dimensione-verità”. Con questa prospettiva, aggiunge il Papa, “desidero compiere qui in Austria il mio pellegrinaggio verso Mariazell”. Anche perchè “negli ultimi anni si constata con gioia un crescente interesse da parte di tante persone per il pellegrinaggio. Nell'essere in cammino durante un pellegrinaggio, pure i giovani trovano una nuova riflessione meditativa: fanno conoscenza gli uni degli altri e, non di rado, inaspettatamente, sperimentano questa via meditativa come una forza per il presente”. Dunque, Benedetto XVI intende il suo pellegrinaggio a Mariazell “come un essere in cammino insieme ai pellegrini del nostro tempo”. E, in questo senso, il Papa spiega che cosa significa Mariazell per i cristiani: “Rappresenta non solo una storia di 850 anni, ma in base all’esperienza della storia, e soprattutto in virtu' del rimando materno della statua miracolosa a Cristo, indica anche la strada verso il futuro”. Continua il Pontefice: “Il giorno di domani mi portera' per la festa della Nativita' di Maria, la festa patronale di Mariazell, in quel luogo di grazia. A lui, Cristo, chiederemo di poterlo contemplare sempre piu' chiaramente, di riconoscerlo nei nostri fratelli, di servirlo in loro, e di andare con lui verso il Padre”. Il Papa chiarisce la sua concezione di pellegrinaggio. “Pellegrinaggio non significa soltanto cammino verso un Santuario. Essenziale e' anche il cammino di ritorno verso la quotidianità”. E qui il Pontefice lancia un affondo in difesa della domenica, giorno del Signore: “La nostra vita quotidiana di ogni settimana inizia sempre con la Domenica, dono liberatorio di Dio che vogliamo custodire e accogliere in comunione con tutti coloro che nelle parrocchie dell'Austria e di tutto il mondo si raccoglieranno per la Santa Messa. So che in Austria la domenica, in quanto giorno libero dal lavoro, ed anche i tempi liberi in altri giorni della settimana, vengono usati da molte persone per un impegno di volontario al servizio degli altri. Anche tale impegno offerto con generosita' e disinteresse per il bene e la salvezza degli altri, segna il pellegrinaggio della nostra vita. Chi guarda al prossimo, lo vede e gli fa del bene, guarda a Cristo e lo serve. Guidati e incoraggiati da Maria, vogliamo aguzzare il nostro sguardo cristiano in vista delle sfide da affrontare nello spirito del Vangelo e, pieni di gratitudine e speranza, da un passato ricco di grazia, ci incamminiamo in un futuro colmo di promesse”. Insomma, Papa Benedetto XVI lo dice chiaramente: il suo sarà un pellegrinaggio sulla via della verità, della parola di Dio, al servizio degli altri, con uno sguardo particolare alla domenica, senza la quale - come insegnano i primi cristiani - non possiamo vivere.
La preghiera silenziosa del Pontefice nella piazza che ricorda la Shoah Dall’inviata Angela Ambrogetti VIENNA - Passato e presente nel pellegrinaggio del Papa. Dalla Mariensaule per guardare a Maria con Cristo alla Judenplatz, luogo di memoria unico nel suo genere. Memoria della Shoah e del giudaismo medioevale, monumento sorto sulle rovine di una sinagoga. Le piastrelle con i nomi dei luoghi in cui persero la vita i 65 mila ebrei dell’Austria compongono il pavimento. E’ l’unica tappa del Papa “fuori pellegrinaggio”. Non ci sono altri appuntamenti ecumenici o interrelgiosi in questa visita di Benedetto XVI a Vienna. E il motivo lo ha spiegato direttamente il Pontefice parlando ai giornalisti prima di partire da Roma. Quella degli ebrei è una tragedia che non si può dimenticare. Del resto già diverse volte da Cardinale, Joseph Ratzinger ha ricordato che la sua giovinezza segnata dal nazismo gli ha fatto comprendere la forza della fede cattolica. “Nel crollo del regime ho visto che nei fatti la Chiesa aveva intuito giusto”, dice nell’intervista del 1983 a Vittorio Messori. Oggi da Pontefice riporta la forza delle fede anche nel saper pregare davanti al monumento che segna con forza quella tragedia. Sotto la pioggia battente, nel cuore della Vienna ebraica che tanto ha segnato la cultura europea, il Papa tedesco, dopo l’inizio del pellegrinaggio con la preghiera davanti al simbolo cristiano di Maria, rende omaggio ai “fratelli maggiori”. Negli ultimi due decenni la Chiesa austriaca si è molto interrogata sul passato, sulle pagine gloriose e meno gloriose, sono cresciuti centri culturali e musei. La città ha preso coscienza di una realtà e ora il Papa suggella questa nuova visione austriaca del rapporto ebraico-cattolico. Nella sala stampa allestita nella Hofburg, la residenza imperiale, i giornalisti seguono con attenzione l’evento, scrutano lo sguardo del Papa e il sorriso del Rabbino capo e del Presidente della Comunità ebraica. Poi, solo una preghiera silenziosa, forte e pensante come quella dell’anno scorso ad Auschwitz.
Da
www.radiovaticana.org
Il Papa in Austria: affido il Paese e il mondo alla Vergine Maria
L’Austria affidata a Cristo e alla Vergine, nel solco di un pellegrinaggio che da oggi porterà il Papa nel cuore della fede cristiana e della devozione a Maria. Con questi sentimenti, Benedetto XVI ha iniziato nella tarda mattinata di oggi, a Vienna, il suo settimo viaggio apostolico internazionale. Un viaggio che, a più riprese, il Papa ha detto di considerare un pellegrinaggio, simboleggiato dall’antico Santuario di Mariazell, nel cuore dell’Austria, che Benedetto XVI visiterà domani per celebrarne il giubileo della fondazione, avvenuta otto secoli e mezzo fa. Riviviamo allora queste prime ore della visita papale, nella cronaca del nostro inviato a Vienna, Alessandro De Carolis:
L’Austria vuole essere “una seconda patria” per il Papa, in questi giorni di visita apostolica. E il Papa ha detto di “sentirsi un po’ a casa’”. Nei discorsi di saluto che hanno inaugurato stamattina, all’aeroporto di Vienna, il settimo viaggio apostolico del Pontefice, il presidente austriaco ha idealmente spalancato le porte della nazione a Benedetto XVI, che ha subito accolto con calore questo gesto di grande cordialità, confermando il suo legame tra la sua origine bavarese e la cultura e le tradizioni di un Paese ben conosciuto:
“Mit grosser Freude betrete ich...
Con grande gioia metto oggi piede, per la prima volta dopo l’inizio del mio Pontificato, in terra d’Austria, in un Paese che mi è familiare a causa della vicinanza geografica al luogo della mia nascita, e non soltanto per questo”.
Questo “spazio culturale nel centro dell’Europa – ha osservato Benedetto XVI riferendosi all’Austria - supera frontiere e congiunge impulsi e forze di varie parti del continente. La cultura di questo Paese è essenzialmente permeata dal messaggio di Gesù Cristo e dall’azione che la Chiesa ha svolto nel suo nome.
La pioggia, che da giorni sta bagnando ininterrottamente Vienna, ha condizionato il cerimoniale di accoglienza, inizialmente previsto all’aperto ma poi allestito in un hangar dell’aeroporto. Dopo aver ricevuto gli onori del picchetto militare, il Papa ha svolto il suo primo discorso: il suo è stato un intervento, per così dire, programmatico. La parola-chiave è stata indubbiamente “pellegrinaggio”, quello che il Papa compirà domani al Santuario mariano di Mariazell, per celebrarne solennemente gli 850 anni di fondazione:
“Mariazell steht nicht…
Mariazell rappresenta non solo una storia di 850 anni, ma in base all’esperienza della storia – e soprattutto in virtù del rimando materno della Statua miracolosa a Cristo – indica anche la strada verso il futuro. In questa prospettiva vorrei oggi, insieme con le Autorità politiche di questo Paese e con i rappresentanti delle Organizzazioni internazionali, gettare ancora uno sguardo sul nostro presente e sul nostro futuro”.
Ma pellegrinaggio - tradizione che, ha constatato “con gioia” Benedetto XVI, sta suscitando un “crescente interesse” - “non significa soltanto cammino verso un Santuario. Essenziale è anche il cammino di ritorno verso la quotidianità”. E qui, il Papa ha anticipato la Messa che celebrerà a Vienna domenica prossima, nello “Stephansdom”, il Duomo di Santo Stefano, e l’incontro che avrà nel pomeriggio con il mondo del volontariato nella famosa “Konzerthaus” viennese:
“Wer auf den Nächsten “schaut”…
Chi ‘guarda’ al prossimo - lo vede e gli fa del bene - guarda a Cristo e Lo serve. Guidati ed incoraggiati da Maria vogliamo aguzzare il nostro sguardo cristiano in vista delle sfide da affrontare nello spirito del Vangelo e, pieni di gratitudine e di speranza, da un passato ricco di grazia ci incamminiamo verso un futuro colmo di promesse”.
(Canto bambini)
Dal saluto ricevuto dal gruppo di scolari che all’aeroporto lo hanno omaggiato con un canto composto per l’occasione, Benedetto XVI è poi passato all’abbraccio della folla stipata sotto la pioggia nella centralissima piazza “Am Hof”. Giunto in papamobile tra lo sventolio di moltissimi fazzoletti gialli, Benedetto XVI si è poi affacciato alla loggia della Chiesa barocca dei Nove cori angelici, nello stesso luogo dove Pio VI benedisse la folla nel 1782. La loggia affaccia su un altro monumento caro ai viennesi: la colonna “Mariensäule”, dominata da una grande statua della Vergine. Il pellegrinaggio in terra d’Austria è iniziato spiritualmente qui. Davanti a tutti i vescovi del Paese, il Papa ha ricevuto il saluto del cardinale arcivescovo della città, Christoph Schonborn, e ha dato inizio alla veglia di preghiera - che unisce idealmente tutti i cattolici austriaci - benedicendo delle rose, presentategli da alcuni fedeli e depositati più tardi davanti al Santissimo Sacramento della Chiesa di Am Hof, dove il Papa si è brevemente raccolto in preghiera. Ma poco prima, guardando alla statua della “Mariesäule”, voluta 360 anni fa dall’imperatore Ferdinando II, il Papa aveva offerto una prima riflessione di sapore prettamente mariano, quasi un anticipo del pellegrinaggio di domani a Mariazell:
“In ihrer Mütterlichkeit nimmit Maria…
Nel suo sentimento materno Maria accoglie anche oggi sotto la sua protezione persone di tutte le lingue e culture, per condurle insieme, in una multiforme unità, verso Cristo. A Lei possiamo rivolgerci nelle nostre preoccupazioni e necessità. Da Lei, però, dobbiamo anche imparare ad accoglierci a vicenda con lo stesso amore con cui Ella accoglie tutti noi: ciascuno nella sua singolarità, voluto come tale e amato da Dio”.
La Madre di Dio come porta di consolazione, dunque: invocandola sempre e affidandole le preoccupazioni della vita, ha soggiunto Benedetto XVI, “Lei ci aiuterà ad aprire le nostre piccole speranze sempre verso la grande, vera speranza che dà senso alla nostra vita e può colmarci di una gioia profonda ed indistruttibile”.
Al termine della cerimonia nella Mariensaule, la mattinata del Papa si è conclusa con un momento di grande intensità. Il Papa ha raggiunto la “Judenplatz” è si è fermato in raccoglimento davanti al Memoriale della Shoah, che ricorda i 65 mila ebrei austriaci sterminati dal nazismo. (Da Vienna, Alessandro De Carolis, Radio Vaticana)
Il presidente Giorgio Napolitano esprime i suoi auguri al Papa per la visita in Austria
Durante il volo che lo ha portato a Vienna, il Papa ha fatto pervenire dei telegrammi di saluto ai capi di Stato dei Paesi sorvolati lungo il percorso, augurando pace e serenità alle popolazioni di Italia, Croazia e Slovenia. Il presidente italiano Giorgio Napolitano ha inviato a sua volta un messaggio di risposta al Papa affermando che “la sua visita all'antico Santuario di Mariazell costituisce l'occasione per porre in evidenza il rilevante contributo fornito dalla cultura e dai valori del Cristianesimo allo sviluppo della spiritualità dell'Europa. Con profonda considerazione – conclude il messaggio del presidente della Repubblica italiana - formulo un caloroso augurio per la sua missione in Austria, terra di antiche e radicate tradizioni cristiane''.