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+PetaloNero+
Friday, April 11, 2008 2:48 PM
Da Petrus

Solo Cardinali alla cena che sarà offerta dal Presidente Bush alla Casa Bianca in onore di Benedetto XVI



CITTA’ DEL VATICANO - La cena in onore del Pontefice che sara' offerta la sera del 16 aprile dal Presidente statunitense George W. Bush alla Casa Bianca vedra' nella East Room diversi Cardinali del seguito di Bendetto XVI. Il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, ha pero' escluso che possa parteciparvi personalmente il Papa, che, ha spiegato, non prende mai parte a eventi del genere. Padre Lombardi non ha precisato quali Cardinali saranno presenti alla cena, ma e' noto che con il Papa viaggia anche il Segretario di Stato, Tarcisio Bertone, massimo responsabile della diplomazia vaticana. Al seguito di Benedetto XVI, con Bertone viaggeranno i Cardinali Joseph Levada, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, e James Stafford, Penitenziere Maggiore, entrambi di origine statunitense. Alla cena offerta da Bush parteciperanno pero' anche alcuni dei Cardinali residenti negli Stati Uniti d’Anerica.

+PetaloNero+
Friday, April 11, 2008 3:16 PM
Papa in Usa, un viaggio nella cultura protestante americana

Città del Vaticano, 11 apr (Velino) - “Christ our hope”, il tema del viaggio di Benedetto XVI negli Stati Uniti, apre a una prospettiva mondiale. Lo ha detto lui stesso nel video-messaggio: “Cristo è la speranza per gli uomini e le donne di ogni lingua, razza, cultura e condizione sociale”. Questo titolo – scelto insieme ai vescovi americani – può avere anche un significato anche di tipo ecumenico: sono diverse le chiese e le associazioni protestanti (anglicane, presbiteriane, evangeliche, luterane) che hanno questo nome. E del resto il viaggio di Benedetto XVI è anche un viaggio dentro la cultura americana, che ha una matrice illuministica e protestante. Una cultura che fa della vita, della libertà e della ricerca della felicità, le sue bandiere – come si legge nella Costituzione -, ma che mai come in questi ultimi tempi restringe gli spazi di libertà. Per l’idea protestante e illuminista – e molto occidentale – la libertà è libertà di scegliere tra varie cose (fino al soggettivismo), a differenza del concetto cattolico per cui la libertà è scegliere ciò che è bene (in senso oggettivo). In questo senso la liberissima America mostra al suo interno dei paradossi per cui per rispettare la libertà di tutti di scegliere ciò che vogliono, limita la libertà di alcuni soggetti, tra cui molti di matrice cristiana: anche nelle scuole cattoliche spesso non è possibile diffondere l’insegnamento del Vangelo, per rispettare la libertà di chi non è cristiano (è quanto avviene sempre più spesso anche nel nostro Paese); molte ong cattoliche perdono sussidi pubblici se non si uniformano alla pratica delle adozioni a coppie omosessuali o dell’aborto, e così pure i centri di assistenza socio-sanitaria.

Sono situazioni sempre più frequenti e per questo preoccupano l’episcopato locale e sono tenute sotto osservazione anche in Vaticano. Per questo – nonostante l’effettiva presenza di obiettivi comuni tra l’amministrazione Usa e la Santa Sede – non si può trascurare il diverso retroterra culturale in cui esse si sviluppano, portando spesso a conclusioni diverse, basti pensare all’intervento in Iraq (che la Santa Sede ha sempre osteggiato) piuttosto che all’embargo verso Cuba (di cui il cardinale Bertone avrà modo di discutere con Condoleeza Rice). In questo senso saranno interessanti i discorsi all’Onu, ma anche agli educatori cattolici, che Benedetto XVI incontrerà a Washington il 17 aprile prossimo.
+PetaloNero+
Friday, April 11, 2008 3:18 PM
La Cnn vuole un Papa generato dagli utenti
Di Francesco Bottino


In occasione del viaggio di Benedetto XVI negli Usa l'emittente americana invita i telespettatori a realizzare video, foto e contenuti amatoriali dell'evento, che saranno pubblicati sul suo sito iReport. Le produzioni migliori potrebbero finire in diretta mondiale.

La Cnn ha chiesto ai suoi spettatori di contribuire alla copertura mediatica del viaggio di Papa Benedetto XVI negli Stati Uniti. Gli utenti potranno infatti realizzare video, foto e file audio della prima visita ufficiale del Pontefice negli Usa, che verranno poi pubblicati su iReport, la nuova community della Cnn costruita esclusivamente con contenuti user-generated (cioè prodotti dagli utenti, in pieno spirito web 2.0).

Giornalismo dal basso
Il portale, lanciato lo scorso febbraio, funziona più o meno come YouTube: i contenuti finiscono direttamente in rete, senza nessun filtro. Sono poi gli stessi membri della community che, se individuano materiale in contrasto con le linee guida del sito, provvedono a richiederne la rimozione.
La Cnn si è già servita spesso dei contributi degli utenti, che sono circa 100.000 tra foto e filmati, per supportare i servizi giornalistici dei suoi telegiornali. Le immagini esclusive della strage al Virginia Tech, del crollo del ponte Minnesota a Minneapolis e degli incendi che hanno devastato le colline di Hollywood, solo per citare le più note, venivano tutte dai cellulari e dalle videocamere degli iscritti a iReport.

Copertura "totale"
La visita del Papa, che incontrerà il presidente Bush a Washington per poi spostarsi a New York, inizierà il 15 aprile e terminerà cinque giorni dopo, il 20. Il viaggio pastorale riveste una grande importanza visto che si tratta della prima trasferta del nuovo Papa negli States, paese che conta 67 milioni di cattolici. La Cnn ha ovviamente predisposto un'imponente copertura mediatica dell'evento, mettendo in campo tutti i suoi reporter. Il "menù" prevede le dirette dei momenti ufficiali della visita sui canali del network, molti contenuti multimediali su Cnn.com e trasmissioni di approfondimento a cura del vaticanista John Allen.

Ma, vista la portata dell'avvenimento, la Cnn ha deciso di coinvolgere anche i suoi telespettatori, sperando magari di replicare il successo dei recenti scoop realizzati proprio grazie a iReport. Per coordinare i contributi che arriveranno "dal basso", il network ha predisposto una stazione mobile che verrà posizionata nel National Park di Washington. Sarà quello il punto di raccordo tra la rete dei cronisti amatoriali "on the road" e gli studi della Cnn, e proprio dalla postazione nel parco della capitale verranno eventualmente scelti i video migliori, che potranno finire in diretta mondiale (sui canali satellitari Cnn+, Cnn Turk e Cnn Ibn) e contribuire a raccontare il viaggio di Benedetto XVI. Per i fortunati cittadini-reporter che vedranno la loro realizzazioni in tv sarà certamente una bella soddisfazione, si prevede infatti che a seguire l'evento ci saranno ben 310 di famiglie.



www.visionpost.it
+PetaloNero+
Friday, April 11, 2008 3:18 PM
Creare una nuova fiducia nella Chiesa: la visita di Benedetto XVI negli USA

Crista Kramer von Reisswitz: "non e' stata una scelta facile perche' potra' essere fortemente strumentalizzata dal punto di vista politico". Tra USA e Vaticano "Esiste un feeling basato sulla difesa della vita"

L'aricolo completo qui:
www.newsitaliapress.it/articolo.asp?id=8333&titolo=Creare%20una%20nuova%20fiducia%20nella%20Chiesa%20la%20visita%20di%20Benedetto%20XVI%20neg...
+PetaloNero+
Friday, April 11, 2008 3:20 PM
L'attesa negli USA per l'imminente viaggio del Papa: ne ha parlato il cardinale Stafford alla Pontificia Università della Santa Croce



Cresce negli Stati Uniti l’attesa per visita del Santo Padre, che avrà inizio martedì prossimo a Washington e si concluderà domenica 20 aprile a New York. Nel servizio di Silvia Gusmano, alcune riflessioni sull'evento rilasciate dal cardinale americano James Francis Stafford, Penitenziere Maggiore del tribunale della Penitenzieria Apostolica, durante un incontro organizzato oggi a Roma da Iscom, associazione che svolge servizi di informazione nell'ambito della Chiesa.

La Chiesa che Benedetto XVI troverà negli Stati Uniti è molto cambiata nell’ultimo decennio e per alcuni aspetti e molto diversa da quella conosciuta da Giovanni Paolo II. E l’elemento più innovativo, spiega il cardinale Stafford, è il pluralismo culturale determinato soprattutto dall’aumentata presenza di fedeli provenienti dal Sud America:


“Benedetto XVI trova una Chiesa più pluralista dal punto di vista culturale di quanto Giovanni Paolo II avesse visto. I vietnamiti sono aumentati e c’è una crescita esponenziale degli ispanici nel Sud degli Stati Uniti. Questa è una cosa senza precedenti in questo Paese protestante”.


Come è stato anticipato dal cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone, il Pontefice nel suo discorso ai sacerdoti, affronterà anche lo scandalo degli abusi sessuali che ha ferito la Chiesa Cattolica americana, oggi, afferma il cardinale Stafford, animata da un profondo spirito di riforma:


“Penso che il governo ecclesiastico dopo questa crisi, e anche durante, abbia nuova energia per riformare la Chiesa”.


Nella sua visita a Palazzo di Vetro, spiega poi il cardinale Stafford, il Pontefice esprimerà anche le sue preoccuopazioni per la situazione dell’Iraq.


“Il Santo Padre vuole mettere bene in risalto il ruolo della Chiesa cattolica nel mondo, tenendo il discorso alle Nazioni Unite. Il Papa vuole anche far riflettere sul fatto che si stia uccidendo la popolazione innocente in Iraq. Una preoccupazione è anche la violenza contro la Chiesa caldea. Questo compromette il futuro stesso della Chiesa cattolica in Iraq”.


E, ha ricordato infine il porporato, tra gli eventi più attesi, oltre alla visita a Ground Zero, la partecipazione di Benedetto XVI alle celebrazioni per il 200.mo anniversario delle Diocesi di Boston, Luousville, New York e Philadelphia e della Sede Metropolitana di Baltimora.



www.radiovaticana.org
+PetaloNero+
Friday, April 11, 2008 4:42 PM
Alitalia: accompagnera' Benedetto XVI in visita Usa


ROMA (MF-DJ)--Alitalia accompagnera' Benedetto XVI nel viaggio apostolico che avra' inizio il prossimo 15 aprile per raggiungere gli Stati Uniti d'America. Due le tappe di questo viaggio, dapprima la citta' di Washington e poi di New York, rientrando in Italia il 21 aprile.

Per Benedetto XVI, si legge in una nota della compagnia di bandiera, si tratta dell'ottavo viaggio apostolico all'estero e Alitalia ha l'onore di veder confermato il suo ruolo istituzionale di Compagnia prescelta dalla Santa Sede per i viaggi dall'Italia verso l'estero, come avvenuto in precedenza.

Come avvenuto in occasione del viaggio in Brasile del 2007, Alitalia non si limitera' al solo viaggio di andata, e accompagnera' il Papa e la delegazione pontificia lungo tutto l'itinerario statunitense, compreso il volo di ritorno.




PAPA: NEGLI USA CON B777 ALITALIA, PER LUI STEWARD TEDESCO

(ANSA) - ROMA - Sara' la livrea di Alitalia ad accompagnare Sua Santita' Benedetto XVI nel viaggio apostolico dal 15 al 21 aprile negli Stati Uniti d'America. Lo rende noto la compagnia ricordando che la fiducia della Santa Sede nei confronti di Alitalia dura da oltre quarant'anni. Il Pontefice viaggera' a bordo di un Boeing 777 Alitalia denominato 'Sestriere' non solo per i voli di andata e ritorno ma anche lungo tutto l'itinerario statunitense. L'assistente di volo in servizio nella zona dell'aereo in cui viaggia il Santo Padre e' di nazionalita' tedesca. (ANSA).





Paparatzifan
Friday, April 11, 2008 10:22 PM
Dal blog di Lella...

PAPA BENEDETTO XVI IN VOLO CON B777 ALITALIA…

(Adnkronos) - Sara' la livrea di Alitalia ad accompagnare Papa Benedetto XVI nel viaggio apostolico che avra' inizio il prossimo 15 aprile per raggiungere gli Stati Uniti d'America. Due le tappe di questo viaggio, dapprima la citta' di Washington e poi di New York, rientrando in Italia il 21 aprile. La fiducia della Santa Sede nei confronti di Alitalia dura da oltre quarant'anni.

Per Benedetto XVI si tratta dell'ottavo viaggio apostolico all'estero e Alitalia, si legge in una nota, ha l'onore di veder confermato il suo ruolo istituzionale di compagnia prescelta dalla Santa Sede per i viaggi dall'Italia verso l'estero, come avvenuto per tutti i sette viaggi precedenti: Colonia (agosto 2005), Varsavia (maggio 2006), Valencia (luglio 2006), Monaco di Baviera (settembre 2006) Ankara (novembre 2006) San Paolo (maggio 2007) e Vienna (settembre 2007).

A bordo del Boeing 777 denominato Sestriere che Benedetto XVI e la delegazione pontificia, saranno presenti anche giornalisti della carta stampata, agenzie stampa, televisioni, radio e fotografi di tutto il mondo.

Il Boeing decollera' dall'aeroporto Leonardo da Vinci di Roma Fiumicino alle ore 12.00 del 15 aprile ed arrivera' all'aeroporto Washington/ Andrews Air Force Base alle ore 16.00 locali. Durante la rotta il Boeing 777 di Alitalia sorvolera' Italia, Francia, Canada e Stati Uniti.


NEW YORK SI BLINDA PER L'ARRIVO DI PAPA RATZINGER…

(Adnkronos) - Rappresenta una grande sfida per le autorita' di New York garantire la sicurezza di papa Benedetto XVI, un leader religioso e capo dello Stato accusato di recente da Osama bin Laden di condurre una crociata contro i musulmani.

E' la considerazione del quotidiano 'New York Times' che racconta come sia iniziata gia' dall'ottobre scorso la pianificazione delle misure di sicurezza da mettere in atto per la visita di tre giorni del Pontefice che la prossima settimana si rechera' a Ground Zero, nella cattedrale di san Patrizio, allo Yankee Stadium, al Palazzo di Vetro e in un tempio ebraico, la Park East Synagogue.

La polizia della Grande Mela ha spiegato che alcune misure di sicurezza saranno visibili, come i sommozzatori nell'East River, agenti della task force anti-cecchino sui tetti, elicotteri e limousine blindate. Senza dare nell'occhio, saranno in servizio pero' anche numerosi detective tra la folla e agenti con addosso un rilevatore di radiazioni alla cintura. "Non parliamo di dispositivi e metodi -ha detto Darrin L. Blackford, agente dei servizi di Washington- ma impiegheremo un grande numero di risorse".

La residenza del Papa a New York, presso l'abitazione sulla 72ma East dell'arcivescovo Celestino Migliore, rappresentante del Vaticano all'Onu, potrebbe trasformarsi in una fortezza armata: la strada verra' chiusa al traffico, e i residenti nell'isolato, tutti muniti di un pass personale, verranno scortati dagli agenti fino all'uscio di casa. Per sabato 19 aprile, quando il papa andra' alla cattedrale di San Patrizio, la Quinta strada sara' riservata a spettatori con il biglietto dalla 48ma alla 53ma: tutti i fedeli prima di accedere dovranno passare il controllo del metal-detector.

Dopo la messa, Benedetto XVI sulla papamobile percorrera' la Quinta strada verso nord, fino all'incrocio con la 70ma; portare lo zainetto non sara' possibile in quel tratto di strada. Il traffico aereo sotto i 3mila piedi sara' bandito soltanto su tre luoghi visitati dal Papa: il St. Joseph Seminary sabato sera, Ground Zero domenica mattina e lo Yankee Stadium nel pomeriggio dello stesso giorno.

Il commissario Raymond Kelly della polizia di New York ha ricordato altre occasioni in cui la citta' si e' blindata nel recente passato, come la Convention repubblicana nel 2004 e l'Assemblea generale delle Nazioni Unite del 2001, a due mesi appena dagli attacchi dell'11 settembre. Sottolineando che la visita del Papa durera' meno dell'Assemblea generale dell'Onu, Kelly ha aggiunto che nessuna specifica e credibile minaccia per la citta' o per il suo ospite sono state identificate da funzionari governativi di differenti livelli.


NIENTE CENA DI GALA CON BUSH…

(Da Il Velino) - Niente cena di gala per il Papa, la sera del 16 aprile alla Casa Bianca: "Non andra', non e' mai stata in programma" ha precisato padre Federico Lombardi, direttore della Sala stampa della Santa Sede. Ad attendere Benedetto XVI, la sera del suo 81esimo compleanno ci sara' una cena piu' "privata" in nunziatura. Alla cena in onore della visita del Papa in Usa, annunciata ieri dalla Casa Bianca, sono stati invitati esponenti di spicco del mondo politico ed ecclesiastico statunitense e anche i membri del seguito papale, ma al momento non si hanno informazioni sulle adesioni.

Mentre nella East Room della Casa Bianca sara' in corso la cena, dunque, il Papa trascorrera' la serata in nunziatura, non essendo tra l'altro abitudine dei Pontefici prendere parte a questo tipo di incontri mondani.

Sara' invece il programma della mattina a vedere il Papa ospite alla Casa Bianca, dove si terra' la cerimonia ufficiale di benvenuto - con i discorsi di Bush e Benedetto XVI nel giardino antistante la residenza presidenziale -, cui seguira' il colloquio privato nello Studio Ovale.


+PetaloNero+
Saturday, April 12, 2008 1:07 AM
Il papa e Bush nel museo delle cere • di Reuters/Jeff Snyder / sabato 12 aprile 2008



Nel museo delle cere di Washington, il presidente Bush festeggia il compleanno dell'illustre ospite, nello Studio Ovale della Casa Bianca.


www.korazym.org
+PetaloNero+
Saturday, April 12, 2008 1:08 AM
Amalfi, al Papa piatti di un artigiano locale

L'articolo completo qui:
www.ilfogliocostadamalfi.it/articolo.asp?d1=3319
+PetaloNero+
Saturday, April 12, 2008 2:54 PM
Il viaggio di Benedetto XVI negli Stati Uniti: l'editoriale di padre Lombardi



Martedì prossimo il Papa inizierà il suo viaggio apostolico negli Stati Uniti: al centro di questa visita, che si svolge all’insegna del motto “Cristo nostra speranza”, sarà l’incontro con la Chiesa americana. Benedetto XVI incontrerà il presidente Bush, i rappresentanti di varie confessioni cristiane e di altre religioni. Quindi visiterà la sinagoga di New York alla vigilia della Pasqua ebraica. Tra gli eventi più attesi del viaggio, il discorso del Papa all’ONU e la preghiera a Ground Zero. Prima di partire Benedetto XVI ha voluto inviare un messaggio ai cattolici e al popolo degli Stati Uniti. Ascoltiamo in proposito il nostro direttore padre Federico Lombardi:


Il messaggio che il Papa ha diretto agli americani è semplice e breve, ma ci aiuta molto efficacemente ad andare al centro di quanto dirà, in modo sviluppato ed ampio, nel corso dei cinque intensi giorni del suo prossimo viaggio. “Gesù Cristo è la speranza per gli uomini e le donne di ogni lingua, razza, cultura e nazione”. Non solo ogni singola persona, ma anche i popoli possono trovare in lui orientamento e senso, per costruire una “famiglia” fraterna, secondo il disegno di un Dio che è Padre per tutti. Questo Gesù, con il comandamento dell’amore reciproco, illumina e porta a compimento la “regola d’oro” che è scritta nella coscienza di ogni persona umana e su cui tutti possiamo ritrovarci aldilà delle differenze fra le religioni, aldilà dello stesso credere o non credere: “Fate agli altri ciò che volete facciano a voi, non fate ciò che non volete che essi vi facciano”. Nell’Assemblea dei rappresentanti di tutti i popoli del mondo, nel cuore di una nazione che ha un peso grandissimo nelle sorti dell’umanità di oggi e di domani, Benedetto XVI vuole offrire a tutti il suo servizio di autorità religiosa e morale mettendo in luce, con la sua abituale chiarezza, ciò di cui abbiamo oggi più bisogno: il fondamento, il punto d’appoggio solido e comune, su cui costruire insieme le risposte alle sfide storiche di fronte a cui ci troviamo. Insieme, perché, come già diceva Giovanni Paolo II proprio alle Nazioni Unite, formiamo una famiglia di popoli. E se ritroviamo insieme il fondamento, possiamo guardare al futuro con speranza “di pace, di giustizia, di libertà”. Il fondamento e la direzione. Non è poco ciò che la Chiesa vuole offrire, fraternamente, a tutti. Buon viaggio al Papa in America!



www.radiovaticana.org
+PetaloNero+
Saturday, April 12, 2008 3:11 PM
IL PAPA E GLI EBREI AMERICANI


Nella foto, la singagoga di NY, particolare della facciata


Durante la sua visita negli Stati Uniti, Papa Benedetto XVI dedichera’ un’attenzione particolare alle comunita’ ebraiche. Durante la tappa a Washington, infatti, il Pontefice incontrera’ al John Paul II Cultural Center i leader di diverse religioni, compresi i musulmani, gli ebrei, i buddisti e gli induisti e poi, separatamente, soltanto gli ebrei

Gianna Pontecorboli


‘’Quando ho raccontato la storia della balia cattolica che ha salvato la mia vita in Polonia, durante il nostro incontro a Roma, il Papa mi ha preso la mano e mi ha detto ‘’ Hai toccato il mio cuore, grazie’’, . Mi ha dato La sensazione di un uomo caldo e sensibile, non della persona rigida descritta qualche volta dalla stampa’’, racconta Abraham Foxman, direttore della Anti-defamation League americana . Durante la sua visita negli Stati Uniti, Papa Benedetto XVI dedichera’ un’attenzione particolare alle comunita’ ebraiche. Durante la tappa a Washington, infatti, il Pontefice incontrera’ al John Paul II Cultural Center i leader di diverse religioni, compresi i musulmani, gli ebrei, i buddisti e gli induisti e poi, separatamente, soltanto gli ebrei. A New York, invece, il papa manterra’ la promessa fatta due anni fa a Roma al rabbino Arthur Schneier, un leader particolarmente impegnato nel dialogo inter-religioso e visitera’ la Park Avenue Synagogue, la terza visita nella storia di un Papa a una sinagoga e la prima negli Stati Uniti.
‘’Vedro’ il Papa almeno una volta, mercoledi a Washington, e forse venerdi a New York’’ conferma Foxman. L’incontro tra il Pontefice e i rappresentanti del frammentato e vivace universo ebraico americano, tuttavia, non sara’ del tutto priva di tensioni. Poco prima dell’inizio del viaggio americano, infatti, il Vaticano ha cercato di gettare acqua sul fuoco della polemica suscitata dalla decisione di permettere la reintroduzione, durante il rito in latino del venerdi santo , della preghiera che chiede la conversione degli ebrei, una preghiera che troppo spesso nella storia ha suscitato violenze e tensioni e che conteneva in passato la definizione di ‘’perfidi giudei’’. Abolita negli anni ’60 e ora ripristinata, la preghiera ancora si augura, sia pure con parole diverse, l’accettazione di Gesu’ Cristo da parte degli ebrei. Il nuovo testo ha diviso e confuso il mondo ebraico e e’ stata criticato con decisione dal rabbino capo di Roma e da alcuni rabbini tedeschi, con piu’ sfumature da altri. Nel nuovo testo non c’e’ nessuna intenzione, ha spiegato la Santa Sede in un comunicato emesso la settimana scorsa,’’di mostrare un cambiamento di attitudine nei confronti degli ebrei’’. Il Vaticano si augura, ha aggiunto il documento, che:‘’la nuova comprensione e il rispetto ‘’ tra le due religioni continuino ad aumentare ‘’ e ‘’ripudia con fermezza ogni forma di antisemitismo’’.
Per Foxman e per una larga parte dell’ebraismo americano, il comunicato ha chiarito qualcosa, ma non tutto.
‘’La buona notizia e’ che il Vaticano risponde, la cattiva notizia e’ che non risponde completamente,’’dice,’’sono andati due passi avanti e tre passi indietro, hanno corretto il liguaggio offensivo, ma ancora il testo lascia l’impressione che la Chiesa si auguri la conversione degli ebrei. E questo e’ contrario allo spirito dell’enciclica Nostra Aetate e allo spirito della visita in sinagoga. Quando Giovanni Paolo II ando’ alla sinagoga di Roma, disse che l’ebraismo ha una sua validita’ e non e’ stato sostituito dal cattolicesimo. Quando un Papa va in sinagoga accetta che gli ebrei preghino nella loro religione per la loro salvezza. Non si risolve la questione senza dire espressamente nella preghiera che non si vuole la conversione’’. Per allentare una tensione che sta turbando l’intero mondo ebraico, d’altra parte, il leader dell’importante organizzazione ebraica ha una ricetta basata soprattutto sulla diplomazia. ‘’Crediamo che sia necessario continuare il dialogo per vedere se e’ possibile ritornare non solo allo spirito di Nostra Aetate, ma anche al suo linguaggio, che respingeva in ogni modo il proselitismo degli ebrei.’’,dice,’’ Dobbiamo continuare a sensibilizzare il Vaticano per convincerlo che occorrono ancora delle correzioni. Cercheremo di farlo nei prossimi giorni. Speriamo che sia possibile parlarne durante l’incontro a Washington piu’ che durante la visita alla sinagoga, che ha un valore soprattutto simbolico’’.
Gia’ nel passato, d’altra parte, Papa Ratzinger ha dimostrato di essere disposto ad ascoltare. ‘’Ho incontrato il Pontefice due volte l’anno scorso e l’ho trovato molto deciso a combattere l’antisemitismo,’’ racconta Foxman’’, e non ho avuto affatto l’impressione che sia rigido, anzi il contrario. E’ una persona che sta a sentire. Nel suo primo viaggio a Auschwitz per esempio, aveva parlato dell’antisemitismo in un modo che aveva turbato gli ebrei. Ma pochi giorni dopo, tornato a Roma, si e’ corretto, e ha detto le cose giusto. Anche adesso sono ottimista, spero che stara’ a sentire anche questa volta’’.



www.lettera22.it
+PetaloNero+
Saturday, April 12, 2008 3:11 PM
*Il Papa negli Usa. Il difficile dialogo con i protestanti
--IL VELINO CULTURA--

Roma, 12 apr (Velino) - “Christ our hope”, il tema del viaggio di Benedetto XVI negli Stati Uniti, apre a una prospettiva mondiale. Lo ha detto lui stesso nel video-messaggio: “Cristo è la speranza per gli uomini e le donne di ogni lingua, razza, cultura e condizione sociale”. Questo titolo – scelto insieme ai vescovi americani – può avere anche un significato anche di tipo ecumenico: sono diverse le chiese e le associazioni protestanti (anglicane, presbiteriane, evangeliche, luterane) che hanno questo nome. E del resto il viaggio di Benedetto XVI è anche un viaggio dentro la cultura americana, che ha una matrice illuministica e protestante. Una cultura che fa della vita, della libertà e della ricerca della felicità, le sue bandiere – come si legge nella Costituzione -, ma che mai come in questi ultimi tempi restringe gli spazi di libertà. Per l’idea protestante e illuminista – e molto occidentale – la libertà è libertà di scegliere tra varie cose (fino al soggettivismo), a differenza del concetto cattolico per cui la libertà è scegliere ciò che è bene (in senso oggettivo). In questo senso la liberissima America mostra al suo interno dei paradossi per cui per rispettare la libertà di tutti di scegliere ciò che vogliono, limita la libertà di alcuni soggetti, tra cui molti di matrice cristiana: anche nelle scuole cattoliche spesso non è possibile diffondere l’insegnamento del Vangelo, per rispettare la libertà di chi non è cristiano (è quanto avviene sempre più spesso anche nel nostro Paese); molte ong cattoliche perdono sussidi pubblici se non si uniformano alla pratica delle adozioni a coppie omosessuali o dell’aborto, e così pure i centri di assistenza socio-sanitaria.

Sono situazioni sempre più frequenti e per questo preoccupano l’episcopato locale e sono tenute sotto osservazione anche in Vaticano. Per questo – nonostante l’effettiva presenza di obiettivi comuni tra l’amministrazione Usa e la Santa Sede – non si può trascurare il diverso retroterra culturale in cui esse si sviluppano, portando spesso a conclusioni diverse, basti pensare all’intervento in Iraq (che la Santa Sede ha sempre osteggiato) piuttosto che all’embargo verso Cuba (di cui il cardinale Bertone avrà modo di discutere con Condoleeza Rice). In questo senso saranno interessanti i discorsi all’Onu, ma anche agli educatori cattolici, che Benedetto XVI incontrerà a Washington il 17 aprile prossimo.


+PetaloNero+
Saturday, April 12, 2008 4:19 PM
Visita Papa: la Diocesi ricerca attori, acrobati e ballerini per la veglia del sabato sera



La Commissione Diocesana che sta curando il momento dell’accoglienza di Sua Santità Benedetto XVI la sera di sabato 14 giugno 2008, ricerca, nell’ambito del territorio dell’Arcidiocesi, n. 20 (venti) ballerini/ballerine, acrobati e attori/attrici per comparse, di età compresa tra i 16 ed i 28 anni, i quali, attraverso la danza, animeranno la grande veglia che si terrà in Piazzale Lenio Flacco. Lo stile richiesto è il JAZZ – LIRYCAL.
I soggetti interessati dovranno presentarsi per le audizioni, che saranno effettuate da un cast artistico qualificato, presso il salone-auditorium della Parrocchia “la Pietà” di Brindisi (Via Indipendenza) a partire dalle ore 10 di sabato 26 o domenica 27 aprile 2008, muniti di curriculum vitae, valido documento di identità e n. 1 fotografia.
Il provino prevede una coreografia personale della durata massima di 1,30 minuti su supporto musicale (solo CD. Si raccomanda di indossare abbigliamento per danza adeguato e scarpe attinenti lo stile richiesto).
Il provino riservato ad attori/attrici per comparse, invece, prevede un breve monologo della durata di 2 minuti (su tema biblico e/o classico) comprendente una presentazione di se stessi.
Si richiede massima puntualità e serietà. Si fa presente che la prestazione degli attori, dei ballerini e degli acrobati che verranno selezionati è da intendersi a titolo gratuito.
Per maggiori informazioni si può contattare il seguente numero: 320/7638941.

COMUNICATO UFFICIO STAMPA ARCIDIOCESI DI BRINDISI-OSTUNI

www.brundisium.net
Paparatzifan
Saturday, April 12, 2008 7:30 PM
Dal blog di Lella...

Un inginocchiatoio e un letto in legno: il Boeing Alitalia su misura per Ratzinger

di Paolo Rodari

Il Boing 777 Alitalia è pronto per accogliere i 100 passeggeri che lunedì mattina, insieme al Papa (101, dunque, in totale), decolleranno da Fiumicino alla volta dell’Andrews Air Force Base di Washington: una settantina di giornalisti, trenta le persone del seguito papale. E, insieme al B777, è pronto pure un aereo di riserva, allestito quasi nello stesso modo. Resterà parcheggiato a Fiumicino ma, in ogni momento, potrà decollare nel caso il B777 abbia problemi.
Il costo del biglietto, tasse incluse (il Papa, ovviamente, viaggia gratis), è di circa 3.200 euro, senza possibilità di sconto. Un prezzo notevole, dunque, ma giustificato dal comfort garantito a bordo: «Sugli aerei dell’Alitalia - ha detto il portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi, in un’intervista concessa alla rivista Ulisse - si viaggia molto bene non solo se si è Papi».
Già, ma se si è Papi è meglio. L’aereo, infatti, è stato completamente rivisto dai tecnici dell’Alitalia. Tecnici dei quali il Vaticano si fida ciecamente, tanto che pure il viaggio di ritorno, solitamente affidato alla compagnia di bandiera del paese che ospita il Pontefice, avverrà col B777.
L’aereo è stato diviso in tre parti separate: davanti il Papa e il suo seguito, nel mezzo cardinali e monsignori, dietro i giornalisti. Davanti, tanti accorgimenti per non far sentire al Pontefice il peso delle circa 10 ore di volo: un salottino dove il Papa può accomodarsi (sei poltrone con un tavolino nel mezzo), leggere, scrivere e ricevere eventualmente qualche giornalista. Wojtyla ne riceveva parecchi, Benedetto XVI molti meno.
Negli ultimi viaggi il privilegio lo ebbe, tra i pochi, la principessa (giornalista e scrittrice) Alessandra Borghese. Oltre al salottino, un letto in legno all’interno di una piccola stanzetta chiusa. Qui Benedetto XVI può dormire, se lo desidera. Alitalia non ha mancato di installare nel salottino anche un porta piante e, soprattutto, un inginocchiatoio sul quale il Papa può pregare rivolto verso un piccolo crocifisso. In un vano laterale, ecco un kit di medicine e macchinari pronti per ogni evenienza e anche una piccola cucina. Altra curiosità che riguarda il Pontefice è la sua carta d’imbarco. Anche se Ratzinger non paga il biglietto, ne ha una: Papa è il nome, Benedetto XVI il cognome. Non dovrà esibirla al check-in, ma gliela porterà sull’aereo il suo segretario particolare. Oltre la sezione di mezzo adibita a vescovi e cardinali, ecco il vano giornalisti. Qui è stato predisposto un piccolo palco, con tanto di microfono, da dove Benedetto XVI, durante il volo, potrà tenere una breve conferenza stampa.
Nel seguito papale ci sono 3 cardinali, 2 vescovi, 7 sacerdoti e 18 funzionari laici. Sono i cardinali Tarcisio Bertone, William J. Levada e James F. Stafford. I vescovi Fernando Filoni e James M. Harvey. I monsignori Peter B. Wells e William V. Millea della segreteria di Stato.
Saranno presenti sul volo, ovviamente, anche Georg Gaenswein, segretario del Papa, e il maltese Albred Xuereb, anch’esso della segreteria particolare del Pontefice. Il medico in volo sarà come sempre Renato Buzzonetti, 80 anni, e Patrizio Polisca, della direzione per la Sanità e l’Igiene dello Stato della Città del Vaticano. Ci saranno padre Federico Lombardi, Giovanni Maria Vian (direttore dell’Osservatore Romano), Francesco Sforza (fotografo dell’Osservatore), due tecnici della Radio Vaticana e due operatori del Centro Televisivo Vaticano.
E poi alcuni uomini della sicurezza: Domenico Giani, ispettore generale della Gendarmeria dello Stato della Città del Vaticano, insieme a quattro gendarmi e due ufficiali della Guardia Svizzera Pontificia, il vice comandante tenente colonnello Jean-Daniel Pitteloud e il sergente Lorenzo Merga.
Infine un’ultima curiosità: tra i giornalisti viaggerà pure un diacono permanente in forza al Tg1 della Rai. Anche lui si accomoderà in coda all’aereo.

© Copyright Il Riformista, 12 aprile 2008


+PetaloNero+
Saturday, April 12, 2008 7:38 PM
Stati Uniti – Papa Benedetto XVI atteso dall'Assemblea generale dell'Onu



Tappa nel “palazzo di vetro” a New York – il prossimo 18 aprile, nell'ambito della visita pastorale – per parlare di diritti umani, etica, morale e tutela dei più deboli
• Nel Paese i cattolici sono 67 milioni


CITTÀ DEL VATICANO – Il prossimo 18 aprile, Benedetto XVI, in uno dei momenti chiave del suo viaggio negli Stati Uniti, salirà sul podio dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, a New York, per chiedere al mondo il rispetto dei diritti umani e una politica internazionale basata sull'etica, la morale e la tutela dei più deboli.
Sarà questo, hanno già preannunciato i suoi più stretti collaboratori, il filo conduttore del discorso che papa Ratzinger pronuncerà davanti ad una platea di 3mila diplomatici e osservatori, in rappresentanza di 192 Stati. Un momento solenne, come lo furono gli interventi al Palazzo di Vetro di Paolo VI (nel 1965) e di Giovanni Paolo II (nel 1979 e nel 1995).
Prendendo spunto dalle celebrazioni dell’Onu per il sessantesimo anniversario della “Dichiarazione universale dei diritti dell’Uomo”, il Papa – ha anticipato il segretario di Stato vaticano card. Tarcisio Bertone, in interviste di questi giorni – esorterà la Comunità internazionale a radicare tali diritti «sulla giustizia e l’etica» e sull'obbligo «di proteggere le ragioni dei più deboli».
Più che un esame delle crisi e delle guerre che feriscono il mondo, dal papa teologo c'è dunque d’aspettarsi una riflessione sul «diritto naturale» dell’uomo, sulla libertà religiosa e sulla sacralità della vita, in tutte le sue fasi.
La Chiesa cattolica, in seno all’Onu e agli altri organismi internazionali, si è sempre battuta contro qualsiasi legittimazione dell’aborto, dell’eutanasia, delle manipolazioni genetiche, come anche della tortura e di ogni forma di schiavismo moderno ed è stata tra i protagonisti della campagna per la moratoria sulla pena di morte. Nel 1994, nella Conferenza delle Nazioni Unite sulla popolazione mondiale, la delegazione vaticana, in sintonia con molti Paesi musulmani e cattolici, riuscì ad impedire che l’interruzione di gravidanza venisse riconosciuta come «metodo di pianificazione familiare». Da allora, spiega il cardinale Renato Raffaele Martino, ex nunzio vaticano al Palazzo di Vetro, «ogni occasione è stata buona per cercare di ribaltare quella dichiarazione e legittimare l’aborto. Finora non ci sono riusciti, ma bisogna essere vigili». Pochi mesi fa, il Vaticano convocò tutte le Ong cattoliche accreditate presso l’Onu, per organizzare una lobby strutturata a difesa di quelli che vengono chiamati «valori irrinunciabili della dignità umana».
Su questo fronte, in diverse occasioni, Benedetto XVI non ha risparmiato critiche severe agli organismi internazionali, colpevoli di essere assoggettati ad una logica «relativistica» che privilegia il consenso politico alla verità. Quella della Santa Sede è comunque una dialettica interna ad una istituzione, la cui esistenza «non può essere messa in discussione», osserva ancora il card. Martino. Solo le Nazioni Unite – hanno ribadito i papi che si sono succeduti negli ultimi decenni – possono esprimere quel multilateralismo così essenziale ad un equilibrio del mondo.
All’Onu, il Vaticano, in quanto Stato, è presente sin dall’aprile del 1964, con lo statuto di «osservatore permanente»: può partecipare ai lavori dell’Assemblea e delle Commissioni alla pari di tutti gli altri membri, ad eccezione del voto e delle candidature.
Elisa Pinna













Benedetto XVI negli Stati Uniti - Nel Paese 67 milioni di cattolici



WASHINGTON – I cattolici americani sono 67 milioni e rappresentano il 22% della popolazione del Paese, secondo le stime della stessa Chiesa cattolica. Ma il “gregge” che Papa Benedetto XVI visiterà nei prossimi giorni è in profondo cambiamento sul piano etnico: alla tradizionale base fatta di eredi degli immigrati irlandesi, italiani e polacchi, stanno sempre più subentrando fedeli ispanici, sull'onda dell’ esplosiva immigrazione dall’America Latina.
La Conferenza dei vescovi cattolici (USCCB), nelle proprie statistiche ufficiali, indica in 42.307 i sacerdoti attivi negli Usa, guidati da 15 cardinali, 268 vescovi attivi e 164 vescovi in pensione. Nei seminari si trovano attualmente 5.180 studenti e alla gestione della vita ecclesiastica contribuiscono 15.868 diaconi permanenti e 64.877 suore.
La Chiesa cattolica americana, nonostante le difficoltà finanziarie degli ultimi anni, dovute anche ai risarcimenti legali per le vicende degli abusi sessuali dei preti, mantiene un vasto apparato di scuole e ospedali. Le scuole elementari e medie cattoliche sono 6.197, con 1,6 milioni di studenti; le superiori sono 1.350, con 672 mila studenti. Quasi ottocentomila universitari studiano nei 236 campus cattolici del Paese.
Un recente studio del Pew Forum on Religion and Public Life indica che il 25% della popolazione americana adulta dagli anni '70 si identifica come cattolica (una percentuale superiore a quella ufficiale dell’Usccb). Ma nello stesso tempo ha segnalato come quella cattolica sia la religione che ha perso più fedeli negli ultimi anni. A mantenere però il livello complessivo dei cattolici praticamente stabile, sono gli arrivi dall’America Latina: secondo il Pew, nella seconda metà del XXI secolo più del 50% dei cattolici saranno ispanici.






www.lagazzettadelmezzogiorno.it

+PetaloNero+
Saturday, April 12, 2008 7:39 PM
SANTA SEDE-USA: 57 MILA FEDELI PER MESSA PAPA IN YANKEE STADIUM A NEW YORK

New York, 12 apr. (Adnkronos) - New York e' pronta ad accogliere la visita di papa Benedetto XVI e, in caso di maltempo durante la messa allo Yankee Stadium, nel Bronx sono stati approntati 100 mila poncho a disposizione dei 57 mila fedeli che saranno presenti. A riferire il particolare e' il quotidiano americano 'New York Times', spiegando che molti biglietti di accesso allo stadio sono stati distribuiti tra le parrocchie, sulla base della frequenza media domenicale. Per l'attribuzione ai fedeli, le parrocchie hanno poi organizzato delle lotterie, richiedendo ad ognuno i dati personali e una fotografia autenticata. Nell'organizzazione logistica dell'evento religioso sono impegnati esponenti del clero, ma anche producer di Hollywood. Come Stig Edgren, di Beverly Hills, che ha organizzato un ballo inaugurale per il presidente Bill Clinton e concerti per Cher, Barbra Streisand e Gloria Estefan, al quale e' stato affidato il coordinamento dei tre eventi pubblici del Papa a New York. (segue) (Ses/Ct/Adnkronos)
+PetaloNero+
Saturday, April 12, 2008 8:50 PM
Da Petrus


Per Bush uno strappo alla regola: sarà lui ad accogliere il Santo Padre all'aeroporto. Ecco il perché: “In Benedetto XVI ho visto Dio”



CITTA’ DEL VATICANO - Quando Benedetto XVI arrivera' martedi' a Washington trovera' il Presidente George W. Bush in persona a dargli il benvenuto ai piedi della scaletta dell'aereo. Sara' la prima volta che il presidente americano si rechera' ad accogliere un ospite all'aeroporto: di solito l'incontro avviene solo alla Casa Bianca. Bush ha spiegato in un’intervista alla Tv cattolica ‘EWTN’ le ragioni di questa scelta. ''Benedetto XVI e' una figura importante per molte ragioni - ha detto il presidente -. Parla a milioni di persone. Non viene qui come un politico ma come un uomo di fede''. ''Inoltre pienamente sottoscrivo la sua nozione che c'e' il giusto e lo sbagliato nella vita - ha aggiunto Bush - e che il relativismo morale contiene il pericolo di danneggiare la possibilita' di avere una societa' basata sulla speranza e sulla libertà''. Per questo ha deciso di fare uno strappo alla regola e di recarsi all'aeroporto: ''Voglio rendere omaggio alle sue convinzioni'', ha sottolineato Bush nell’intervista. Il presidente ha sottolineato che per lui il rapporto con il Papa e' molto importante. ''Il Santo Padre rappresenta e difende alcuni valori che sono molto importanti per la salute del nostro Paese - ha spiegato -. Quando verra' in America milioni di nostri concittadini ascolteranno con molta attenzione ogni sua parola''. L'inquilino della Casa Bianca ha affermato che ''uno dei pilastri della mia politica estera e' che c'e' un Dio Onnipotente e il suo dono all'Umanita' e' la liberta'. E il Santo Padre parla con questo tipo di chiarezza''. Bush ha parlato anche dell’importanza della fede nella sua vita quotidiana e nelle sue scelte. Ed ha evidenziato di essere ''ispirato dalle preghiere di milioni di persone''. Nel suo primo incontro col presidente russo Vladimir Putin, Bush disse di avere ''letto l'anima'' del suo interlocutore. ''Cosa ha visto nel suo primo incontro l'anno scorso con Benedetto XVI?'', ha chiesto l'intervistatore. ''Ho visto Dio'', ha risposto Bush.
MariaMaria
Saturday, April 12, 2008 11:49 PM
La valigia del Papa ai raggi X
Due guardie svizzere, un cameramen, un fotografo, ma niente cuoco e niente gatti: i due mici del Papa rimangono a Roma, affidati alle cure delle quattro laiche consacrate Carmela, Loredana, Emanuela e Cristina. E' tutto pronto per la prima visita di Benedetto XVI negli Stati Uniti. A Washington incontrerà il presidente Bush e la moglie, a New York interverrà all'Assemblea Generale dell'Onu, visiterà la sinagoga e poi si recherà a Ground Zero. In tutto, tra visite e incontri, una cinquantina di appuntamenti in 4 giorni, uno ogni due ore. Con il Papa, sorvegliate e protette dal generale della Gendarmeria vaticana Domenico Giani e dai servizi segreti americani, partirano circa 30 persone (tra cui naturalmente il segretario di Stato vaticano, cardinale Tarciso Bertone, e il segretario personale Georg Ganswein).

Ma che cosa ci sarà nella valigia del papa? Ecco quello che non manca mai.

STRUDEL
Il Papa è goloso di dolci, soprattutto quelli ebraici della pasticceria Zì Boccione a Roma. Ogni giorno non rinuncia a una fetta di strudel alle mele. Ha anche un debole per le spremute d'arancia e la pizza (la sua preferita è con farina integrale e alici). Non ama invece la pasta e gli piace la carne rossa. Durante viaggi faticosi come questo, però, ripiega spesso su più leggeri piatti di pesce.

ACQUA DI COLONIA
Immancabile una boccetta in valigia. Secondo ndiscrezioni, pare prediliga una marca inglese.

LIBRI
La sua lettura preferita sono le Confessioni di Sant'Agostino, da cui non si separa mai. Porta sempre anche una fotografia dei genitori e della sorella Maria, e un blocnotes per annotare riflessioni e discorsi.

OCCHIALI
"Al Papa che è presbite, gli occhiali servono per leggere, scrivere e suonare il pianoforte", dicono i suoi ottici di fiducia a Roma, i fratelli Gladio e Walter Colantoni. "Lui vuole montature robuste e comode, ma gli ultimi glieli abbiamo consigliati più eleganti e consoni al ruolo che ricopre".

LETTORE CD
Niente iPod,ma il buon vecchio lettore di compact disc. Che cosa ascolta in viaggio? La musica classica di Beethoven e Mozart.

OMBRELLO
Prima di ogni viaggio, e prima di ogni tappa di un viaggio, il Papa vuole essere informato su che tempo lo attende nel luogo di destinazione. anche se sarebbe attrezzato per affrontare ogni genere di condizione: l'unico problema di salute che ha è la pressione un po' alta.

SCARPE
Il fulcro della valigia del Papa è presto detto: scarpette rosse, cappotto bianco, e paramenti sacri per le messe. Ma proprio sui paramenti c'è un piccolo mistero: sembra che Ratzinger voglia portare con sè uno appartenuto a un predecessore, e pare che abbia scelto la mitria di Paolo VI, il primo Pontefice a parlare all'Onu.
Altre indiscrezioni sull'abbigliamento: il Papa indossa la tonaca bianca anche negli appartamenti privati. E quando era cardinale, invece di quella rossa, preferiva l'abito nero da semplice prete.

DA VANITY FAIR


+PetaloNero+
Sunday, April 13, 2008 1:09 AM
IL PRATO DELLO YANKEES
VIETATO AL PAPA


Il prato dello Yankee Stadium di New York e' sacro: nemmeno il Papa lo puo' calpestare. La dirigenza della squadra di baseball piu' famosa d'America ha posto il veto a che Benedetto XVI possa passare sull'erba dell'impianto, all'inizio della celebrazione della messa di domenica 20 aprile, penultimo dei sei giorni che si appresta a passare tra Washington e New York. Lo rivela il New York Times, che dedica alla presentazione del viaggio (il terzo da parte di un pontefice, dopo quelli di Paolo VI e Giovanni Paolo II) una lunga presentazione. Gli Yankee hanno messo a disposizione l'impianto per quello che sara' l'evento a maggiore impatto da punto di vista organizzativo. "Una sola condizione e' stata posta", scrive, "quella di tenersi lontano dall'erba". Usa, il New York Times, la stessa formula che si legge sulle aiole dei giardini pubblici: "keep off the grass". Benedetto XVI, pertanto, fara' il giro lungo gli spalti dello stadio a bordo della tradizionale papamobile, ma facendo bene attenzione a restare sulla pista che circonda il diamante.



Fonte AGI - www.agi.it


+PetaloNero+
Sunday, April 13, 2008 6:40 PM
Da Petrus

Le minacce dei terroristi non turberanno la presenza di Benedetto XVI in America, parola del Segretario di Stato

CITTA’ DEL VATICANO - Il Papa e' ''molto tranquillo e sereno'' per il viaggio negli Stati Uniti che sta per compiere, pur sapendo che ci sono state ''minacce'', come del resto era tranquillo per il viaggio in Turchia, preceduto da altrettante minacce. Lo spiega il Cardinale Tarcisio Bertone ai microfoni di Radio vaticana, interpelallato sulle ''minacce che sono arrivate, ad esempio, dal mondo islamico''. Il Cardinale rileva anche la ''fiducia nei mezzi di protezione'' approntati dagli Stati Uniti. Alla Radio il segretario di Stato del Papa spiega poi i motivi della ''divaricazione'' presente nel cattolicesimo americano tra valori affermati e stile di vita concretamente vissuto. ''Voi pensate - ha risposto il Cardinale Bertone a una domanda sulle minacce al Papa - ad un altro viaggio del Santo Padre: ricordate il viaggio in Turchia? Era stato preceduto da minacce ed accompagnato da minacce. Anche adesso, non v'e' dubbio, ci sono minacce. Devo dire che il Santo Padre era molto tranquillo e sereno in occasione di quel viaggio, ed anche adesso e' molto tranquillo e sereno. Noi abbiamo fiducia anche nei mezzi di protezione che il Governo provvedera', naturalmente, a sistemare in ogni punto di passaggio del Santo Padre, cosi' come e' accaduto anche in Turchia. Pero' dobbiamo dire che c'è molta gente al mondo, molte comunita' cattoliche cristiane, soprattutto contemplative, che pregano in modo speciale per questo viaggio del Santo Padre, e quindi ci affidiamo alla protezione di Dio anzitutto. E vorrei dire: ci affidiamo alla protezione degli angeli - il Papa e' devoto agli angeli custodi - che non mancheranno di accompagnare il Papa anche in questo viaggio''. Alla domanda se il Papa negli Stati Uniti avra' un messaggio anche per quegli americani che su punti come il divorzio o la contraccezione si stanno allontanando dal cattolicesimo, il Cardinale Bertone osserva che ''C'e' sempre una divaricazione, in genere, nelle comunità cristiane e cattoliche occidentali. Ma e' naturale: una cosa e' la fede, nei suoi elementi fondamentali, una cosa è realizzare, in se stessi, nelle proprie famiglie, nella societa', un progetto morale che e' esigente. E' chiaro che il Papa e' preoccupato della defezione di membri, o di strati della Chiesa cattolica negli Stati Uniti o in altre Nazioni. Il Papa lancia un messaggio innanzitutto di carattere, direi, intellettuale Da' prima di tutto le ragioni della fede e le ragioni della speranza, una speranza ben fondata ed affidabile ''.
Paparatzifan
Sunday, April 13, 2008 7:32 PM
Re: La valigia del Papa ai raggi X

MariaMaria, 12/04/2008 23.49:



DA VANITY FAIR





Cosa possiamo rispondere a tutte queste "debolezze"?
Ecco cosa:


+PetaloNero+
Sunday, April 13, 2008 8:46 PM
PAPA: ATTESA ED EMOZIONE TRA I CATTOLICI D'AMERICA
(di Luciano Clerico)

WASHINGTON - Di sicuro lo aspetta un'America "inquieta". Ma se per i cattolici americani quella in corso sia una fase di crisi oppure di rinnovamento, neppure gli studiosi del mondo cattolico Usa lo sanno dire. L'unico dato certo è che tutti attendono papa Benedetto XVI con emozione e grandi aspettative. I principali quotidiani americani, dal New York Times al Washington Post, presentano così oggi l'imminente visita del Papa, e sottolineano quanto e come l'America cattolica sia oggi una terra di contraddizioni. Da un lato negli Stati Uniti i cattolici sono cresciuti. Negli ultimi 30 anni, soprattutto grazie all' immigrazione ispanica, sono aumentati di 20 milioni, erano 48,7 milioni nel 1975, sono 64,8 milioni 2005. Dall'altro, però, è diminuito il numero di coloro che vanno a messa ogni settimana (erano quasi il 70% nel 1965, sono poco sotto il 50% oggi). Ancora: da un lato, la figura del Papa viene vista come quella di una guida spirituale assoluta; dall'altro sono molti coloro che lo criticano per le sue posizioni su temi come aborto, gay, donne-sacerdote.

Da un lato la partecipazione alla fede viene espressa in termini molto emotivi e spirituali; dall'altro però - come sottolinea oggi sul Washington Post monsignor Lorenzo Albacete, teologo di Comunione e Liberazione molto vicino a Papa Benedetto XVI - manca una riflessione seria sulla fede come elemento capace di distinguere "tra ciò che è vero e ciò che non lo è". E' in questi termini che l'America attende il Papa, in un misto di curiosità ed emozione, desiderio di 'evento' ma anche bisogno di raccoglimento. "In Vaticano c'é ammirazione per la religiosità americana - spiega Albacete - ma ci si chiede anche se la religiosità americana sia abbastanza forte. Sembra essere, dal punto di vista del Vaticano, più spirituale ed emotiva che non una seria domanda su ciò che è vero e ciò che non lo è". E' anche per questo che Benedetto XVI ha scelto l'America per il suo ottavo viaggio internazionale. Non solo: l'ha scelta anche perché - come rileva il Washington Post - nonostante i cattolici Usa rappresentino solo il 6% dei fedeli nel mondo, sono considerati troppo importanti per quella che il Papa considera essere "la vera sfida di questo tempo: dimostrare che la modernità non deve schiacciare la fede religiosa". Benedetto XVI troverà tra i cattolici americani anche dissensi. Un sondaggio WP-ABC ha riscontrato questo "sentimento diffuso" sui temi della sessualità e dell'aborto: il 63% dei cattolici (contro il 55% di tutti gli americani adulti) ritiene che le coppie omosessuali dovrebbero avere le stesse protezioni legali di quelle eterosessuali; il 62% si dice favorevole all'aborto (contro il 57% degli americani). Nello stesso tempo, però, la maggioranza dei cattolici americani (54%) è favorevole alla pena di morte, e solo il 37% si dice contro, il 9% dice di non avere un'opinione. Sono queste percentuali, e il delicato tema degli scandali sessuali che inducono molti osservatori a parlare di America 'inquieta'. (luciano.clerico@ansa.it).


UN VIAGGIO NEL TRAMONTO DELL'AMERICA DI BUSH
(di Elisa Pinna)
CITTA' DEL VATICANO - Si lascia alle spalle un' Italia che si risveglia da un voto dove la Chiesa cattolica ha fatto sentire la sua voce, e sbarca a Washington per cominciare un viaggio in cui religione e politica finiranno inevitabilmente per intrecciarsi sul grande palcoscenico mediatico americano. Papa Ratzinger parte martedi' 15 aprile per una visita di sei giorni negli Stati Uniti, con tappe nella capitale e a New York, segnate da appuntamenti importanti per contenuti, solenni nella forma, simbolici per il loro messaggio al mondo: dai colloqui alla Casa Bianca all'intervento davanti all'Assemblea delle Nazioni Unite, dagli incontri con i vescovi e il clero, per chiudere lo scandalo della pedofilia, alla visita alla sinagoga di East Manhattan, dopo le polemiche con gli ebrei sulla preghiera del Venerdi' Santo, fino all'invocazione di pace nel cratere di Ground Zero. Sara' il primo ospite straniero ad essere accolto da George W. Bush ai piedi della scaletta dell'aereo nella Andrews Air Force Base, nel pomeriggio, ora americana, di martedi': un privilegio motivato dal presidente americano con il fatto che nel Papa vede ''Dio'', e con lui condivide l'idea di una politica ispirata ai valori e alle indicazioni dell'Onnipotente. Benedetto XVI sara' anche il primo pontefice a visitare Washington nel pieno della campagna per le presidenziali di novembre.

Prima di lui, solo Giovanni Paolo II aveva fatto una tappa a Fairbanks, in Alaska, nel 1984, in un anno elettorale: si era trattato pero' di una sosta tecnica di poche ore in un viaggio verso paesi asiatici. Anche se le intenzioni di Ratzinger sono di dedicare la sua missione al tema ''Cristo, nostra speranza'', ogni sua parola finira' per essere letta e interpretata per le ripercussioni che potra' avere sull'elettorato cattolico e cristiano in generale, sia nell'imminente resa dei conti tra Hillary Clinton e Barack Obama per la nomination democratica, sia, piu' a lunga scadenza, nel voto finale. Il 16 aprile, giorno del suo ottantunesimo compleanno, Ratzinger comincera' la sua giornata pubblica sul prato della Casa Bianca, dove sara' salutato nuovamente da George Bush e dalla moglie Laura, onorato da 21 salve di cannone, dagli inni nazionali vaticano e americano suonati da una banda vestita in costumi del XVIII secolo, e festeggiato da una folla di 5 mila persone, tra cui, chissa', potrebbe affacciarsi anche qualche candidato presidenziale. Quello nello Studio Ovale, sara' poi l'ultimo incontro ufficiale tra il
Papa e il presidente uscente. Nel colloquio - ha annunciato la Casa Bianca - i due leader proseguiranno il loro dialogo su ''fede e ragione'' e sui loro ''scopi comuni'': su aborto, famiglia, coppie gay, ricerche sulle staminali, Benedetto XVI e Bush la pensano alla stessa maniera. Piu' spigolosi gli argomenti di politica internazionale, in particolare l'Iraq, dove la minoranza cristiana rischia di essere sterminata nel mattatoio interreligioso seguito ad una guerra fortemente osteggiata dalla Santa Sede e da Giovanni Paolo II. Ratzinger tornera' a chiedere protezione per i cristiani iracheni e ad esprimere le sue preoccupazioni per i futuri assetti del Medio Oriente, dove il pluralismo religioso (con la presenza dei cristiani) sembra destinato a scomparire.

L'altro evento di grande rilievo del viaggio statunitense avverra' a New York il 18 aprile, quando Benedetto XVI, terzo papa
dopo Paolo VI e Giovanni Paolo II, parlera' dal podio dell'assemblea generale dell'Onu, davanti a 3 mila diplomatici e osservatori in rappresentanza di 192 nazioni. Il suo, ha anticipato il segretario di Stato vaticano, card. Tarcisio Bertone, sara' ''un messaggio di riconoscimento del valore del ruolo delle Nazioni Unite'' e, al tempo stesso, ''sull'unita' e l'indivisibilita' dei diritti umani fondamentali, che affondano le loro radici nella natura dell'uomo creato ad immagine di Dio''. Contro il ''relativismo etico'' che domina - a suo avviso - il dibattito negli organismi internazionali, Ratzinger ammonira' il mondo che tra i diritti dell'uomo non possono rientrare le legittimazioni dell'aborto o dell'eutanasia, o decisioni prese a colpi di maggioranza contro il ''disegno'' di Dio. Tra gli incontri con i religiosi statunitensi, il piu' atteso e' quello della mattina del 19 aprile (terzo anniversario di pontificato): la messa con il clero della East Coast nella cattedrale di St. Patrick a Manhattan.

Qui, per la prima volta da Papa, Ratzinger parlera' dello scandalo dei preti pedofili negli Stati Uniti, una vicenda che ha seguito come Prefetto della Congregazione per la Fede e sui cui spesso lo si accusa di aver taciuto. Ne parlera' sopratutto con i sacerdoti americani, che hanno vissuto in prima persona quella catastrofe morale (ed economica, dati i risarcimenti pagati) per la Chiesa statunitense, su cui si allungano ancora le ombre dei sospetti. A loro - ha detto ancora il card. Bertone - chiedera' una purificazione collettiva. Tra gli ultimi momenti della visita del Papa ci sara' infine la tappa a ''Ground Zero'', luogo dove sorgevano le Torri gemelle, abbattute nell'attentato dell'11 settembre 2001. Qui nessun discorso: solo una preghiera di pace, con l'auspicio di una conversione degli stessi terroristi, da recitare davanti ad un gruppo di superstiti e di parenti delle vittime di quel terribile giorno. E poi, ancora nella visita del Papa , ci saranno messe con decine di migliaia di fedeli, gadget e curiosita' di ogni tipo, dall'orsetto Ben agli skateboards in suo onore, fino a una cena di gala organizzata dai Bush la sera del 16 aprile alla Casa Bianca per il compleanno di Ratzinger. Il Papa ha ringraziato, ma ha fatto sapere di preferire il riposo in nunziatura. Niente paura: il party si terra' lo stesso, anche senza il festeggiato.

BERTONE, PAPA NON TEME MINACCE TERRORISMO, E' SERENO
Il Papa e' ''molto tranquillo e sereno'' per il viaggio negli Stati Uniti che sta per compiere, pur sapendo che ci sono state ''minacce'', come del resto era tranquillo per il viaggio in Turchia, preceduto da altrettante minacce. Lo spiega il cardinale Tarcisio Bertone ai microfoni di Radio vaticana, interpelallato sulle ''minacce che sono arrivate, ad esempio, dal mondo islamico''. Il cardinale rileva anche la ''fiducia nei mezzi di protezione'' approntati dagli Stati Uniti. Alla Radio il segretario di Stato del Papa spiega poi i motivi della ''divaricazione'' presente nel cattolicesimo americano tra valori affermati e stile di vita concretamente vissuto.


''Voi pensate - ha risposto il card. Bertone a una domanda sulle minacce al Papa - ad un altro viaggio del Santo Padre: ricordate il viaggio in Turchia? Era stato preceduto da minacce ed accompagnato da minacce. Anche adesso, non v'e' dubbio, ci sono minacce. Devo dire che il Santo Padre era molto tranquillo e sereno in occasione di quel viaggio, ed anche adesso e' molto tranquillo e sereno. Noi abbiamo fiducia anche nei mezzi di protezione che il Governo provvedera', naturalmente, a sistemare in ogni punto di passaggio del Santo Padre, cosi' come e' accaduto anche in Turchia. Pero' dobbiamo dire che c'è molta gente al mondo, molte comunita' cattoliche cristiane, soprattutto contemplative, che pregano in modo speciale per questo viaggio del Santo Padre, e quindi ci affidiamo alla protezione di Dio anzitutto. E vorrei dire: ci affidiamo alla protezione degli angeli - il Papa e' devoto agli angeli custodi - che non mancheranno di accompagnare il
Papa anche in questo viaggio''.

Alla domanda se il Papa negli Stati Uniti avra' un messaggio anche per quegli americani che su punti come il divorzio o la contraccezione si stanno allontanando dal cattolicesimo, il card. Bertone osserva che ''C'e' sempre una divaricazione, in genere, nelle comunità cristiane e cattoliche occidentali. Ma e' naturale: una cosa e' la fede, nei suoi elementi fondamentali, una cosa è realizzare, in se stessi, nelle proprie famiglie, nella societa', un progetto morale che e' esigente. E' chiaro che ilPapa
e' preoccupato della defezione di membri, o di strati della Chiesa cattolica negli Stati Uniti o in altre Nazioni. Il Papa
lancia un messaggio innanzitutto di carattere, direi, intellettuale. Da' prima di tutto le ragioni della fede e le ragioni della speranza, una speranza ben fondata ed affidabile''. .



www.ansa.it
+PetaloNero+
Sunday, April 13, 2008 8:47 PM
Da Petrus

Usa, il Nunzio Apostolico Sambi: "Il Papa porterà un messaggio di speranza"

CITTA’ DEL VATICANO - La parola 'speranza' sara' al centro del messaggio che Papa Benedetto XVI portera' all'America e ''l'America ne ha bisogno''. In questi termini il nunzio apostolico di Washington, arcivescovo Pietro Sambi, ha anticipato il senso della visita del Papa negli Stati Uniti, la prima dal 1995, quando fu Giovanni Paolo II a recarsi negli Usa. In un incontro organizzato dall'associazione 'Crossroads' presso il Centro Culturale John Paul II di Washington, Sambi ha spiegato di fronte a una platea affollatissima e a teologi come David Schindler (direttore della rivista 'Communio', fondata dall'allora Cardinale Joseph Ratzinger, e considerato in America un punto di riferimento di tutto il pensiero cattolico), che la parola 'hope',(speranza), sara' alla base della visita del Papa perche' ''Cristo e' speranza e l'America ha bisogno di speranza''. ''Ne ha bisogno l'America cosi' come ne ha bisogno il mondo intero, che soffre oggi di un male molto diffuso - ha detto Sambi -. Questa malattia si chiama 'emptiness', senso di vuoto. Dobbiamo invece ritrovare la pienezza della vita, e la speranza di riuscirci non e' altro che la speranza di Cristo, che e' la Via, la Verita', la Vita, come il Santo padre ha detto nella omelia del Sabato Santo, alla vigilia di Pasqua''. In quell'omelia - ha ricordato Sambi - e' contenuto lo stesso messaggio che Papa Benedetto XVI si appresta a portare negli Stati Uniti. ''Agli uomini di buona volonta' di tutto il mondo il Papa ha detto allora che la pienezza della vita altro non e' che piu' amore, piu' speranza, piu' unita'''. All'America ribadira' lo stesso messaggio: credere ''nella speranza di Cristo'' significa credere che una vita piena e' possibile, e questa pienezza si fonda sulla regola aurea del piu' umano dei comandamenti: ''ama il prossimo tuo come te stesso''. In altre parole significa ricordare agli uomini quanto e' umano il desiderio di essere amati, significa dire loro che tra esseri umani un mutuo riconoscimento e' possibile, e dunque e' possibile riandare alle ragioni stesse del loro ''stare insieme'' e ritrovare ''il senso e il valore della loro unita'''. Sambi ha precisato che il Papa ''stara' molto attento a non interferire sulla campagna elettorale'' in corso negli Stati Uniti. E a chi gli ha fatto notare che la parola 'hope' e' la stessa che il senatore nero dell'Illinois e candidato alla nomination democratica Barack Obama usa abitualmente nei suoi comizi, il Nunzio ha precisato: ''Il Papa non parla alla politica, parla agli uomini''. Se la sua visita avra' il successo che tutti si attendono ''non sara' un successo del Papa, ma un successo del popolo americano, che se ascoltera' attentamente le sue parole si accorgera' di essere capace di piu' amore, di piu' speranza, di piu' unità''.
Paparatzifan
Sunday, April 13, 2008 9:13 PM
Dal blog di Lella...

BENEDETTO XVI VERSO GLI USA

L’AZZARDO PAPALE DAVANTI A GROUND ZERO

DAVIDE RONDONI

Nel gesto di inginocchiarsi compirà an­che il grande azzardo. Nell’atto di u­miltà alzerà anche il più grande azzardo. Nel gesto di aderire per come si può uma­namente, cristianamente al dolore di quel­l’immenso fosso al centro di New York, e at­traverso quel fosso, a tutte le altre cavità di guerra e pena aperte nel mondo, compirà anche il gesto inaudito: chiederà la con­versione dei terroristi. Nel punto che è em­blema dell’oscuramento dell’odio, invo­cherà Dio perché le persone che l’hanno compiuto o che ne vogliono compiere di analoghi si convertano. Al mostruoso az­zardo dell’odio risponderà con l’azzardo della preghiera.

Ecco cosa farà Benedetto. Ecco cosa fa il papa che fa il papa e non l’uomo pubbli­co, che non fa 'solo' l’uomo di pace. Al ge­sto più spavaldo e furioso compiuto dal­l’odio risponde con l’umiltà più sfrontata, se così si potesse dire. All’eccesso di odio, risponde con l’eccesso di preghiera.

Con u­na domanda che ci suona eccessiva. Che sembra fuori luogo. Impossibile, così come ci sembrarono impossibili le immagini del­le torri colpite, in fiamme e poi del crollo.

Alla morte inflitta dai terroristi, risponde chiedendo non la lo­ro morte, non la loro punizione, ma la conversione dei loro cuori.

All’azzardo dei loro gesti assurdi, al­la ferocia di chi compì quel feroce mestiere di morte, oppone l’azzardo di chiedere a Dio di fa­re fino in fondo il suo mestiere di Dio. Co­me se non bastasse chiedere più pace. Come se non bastas­se, in quel buco che si è aperto nel centro della città che mai dorme e che pensava d’esser potente, chiedere un po’ di sicu­rezza. O un po’ di giustizia. Come se in quell’abisso provocato dall’odio, occor­resse domandare qualcosa d’altrettanto a­bissale: la conversione del terrorista.

Non so come gli sia venuto in mente. Ma non è la prima volta che la Chiesa aggiun­ge alle normali richieste di maggiore giu­stizia, di più equo rapporto tra i popoli, an­che una sua speciale domanda. Questa preghiera per la conversione è stata alza­ta di fronte a tremendi fatti di mafia. In oc­casione di delitti ciechi, efferati in tanti luo­ghi della nostra Italia ferita. Non è la pri­ma volta che la Chiesa aggiunge qualcosa a quel che possono dire tutti. A quel che giustamente si soffermano a chiedere i po­­litici, le istituzioni, gli uomini pubblici. Un po’ più di pace, un po’ più di giustizia. Lei aggiunge una domanda in più.
La Chiesa ragazza di Dio fa una domanda fuori luogo. Impertinente. Un azzardo. Chiede la conversione dei peggiori. Dei col­pevoli. Non solo la loro condanna, la loro messa in situazione di non colpire. Ma la loro conversione.

L’addolcimento, l’aper­tura del cuore a Dio.

Lo chiede per loro, quasi guardando Dio negli occhi, con amore e dignità infiniti. Lo chiede per loro, perché lo chiede per tutti. Anche per noi che osserviamo quei fossi del sangue, quei buchi della storia e magari pensiamo di essere i giusti, i già a posto. La chiede per i peggiori, così che anche coloro che si sentono migliori ab­biano l’inquietudine di non essere a po­sto, e di avere un cuore che solo Dio può colmare.

Inginocchiato in uno dei luoghi più bui di questi decenni, Papa Benedetto chiederà quello che chiedono tutti. Che non si ri­peta, che gli uomini e i governi facciano di tutto perché da orrore non nasca altro or­rore. Lo chiederà sapendo di essere suc­cessore del Papa che si oppose alla logica di rispondere con le armi alle armi.

Ma non farà solo richieste politiche, non farà solo le preghiere 'normali'.

Farà que­sta domanda incredibile, altrettanto forte e memorabile del gesto che creò quell’or­rendo fosso. Farà la domanda che certifi­ca più di ogni altra cosa, più di ogni mo­numento, più di ogni cerimonia, che la speranza è più forte e la vita chiede la vita.

© Copyright Avvenire, 13 aprile 2008


Paparatzifan
Sunday, April 13, 2008 9:40 PM
Dal blog di Lella...

Questo Papa ama l'America. Parola di «Time»

Carlo Dignola

«Time», il più famoso settimanale del mondo, ha messo in copertina Benedetto XVI, che parte martedì per un viaggio di sei giorni negli Stati Uniti.

L'articolo principale, che occupa diverse pagine, non usa mezze misure: si intitola «The American Pope», il Papa americano. Sotto una foto di Benedetto XVI sorridente, con il cappello rosso a larghe tese in testa, una didascalia ricorda che questo sarà «il suo sesto viaggio negli Stati Uniti».

La copertina presenta un Papa che «ama l'America». Il sommario suggerisce anche che il feeling sia reciproco: dice che la nazione americana nel suo complesso è in grado di comprendere Benedetto XVI più e meglio degli stessi cattolici americani.

Il lungo articolo di David van Biema e Jeff Israely, molto ben fatto e documentato, si chiede fino a che punto il Papa – una figura per tradizione piuttosto invisa, quando non irrisa nel mondo intellettuale wasp (white anglo-saxon protestant - bianco anglo-sassone protestante, ndr) – può davvero entrare in sintonia con l'America. Con Giovanni Paolo II negli anni '80, sotto la presidenza Reagan, ci fu una oggettiva convergenza politica: la caduta del comunismo era un obiettivo comune. Poi le guerre mediorientali dei due Bush hanno molto allargato le due sponde dell'Atlantico. Per «Time» questo viaggio non sarà solo pastorale, ma neppure l'aspetto politico può spiegarlo del tutto: c'è ben altro in gioco.
«Time» presenta il Papa come un «conservatore» che non ama il mondo laico americano che considera la prima «vittima del relativismo morale che egli sente pervadere la cultura occidentale». Per 24 anni custode, come Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, della saldezza della dottrina, Joseph Ratzinger è un uomo molto fermo sulle sue posizioni ma ha anche il pregio di «parlar chiaro», senza «nascondersi dietro alle parole».

I «valori democratici e pluralisti che costituiscono il marchio di riconoscimento dell'America» lo interessano: Benedetto XVI tiene in grande considerazione gli Stati Uniti, perché in essi «vede un modello di vita civile e anche una fonte di ispirazione per la sua Europa, nella quale gli immigranti musulmani stanno facendo emergere la questione di una coesistenza religiosa e politica».
Al Papa «Time» attribuisce un vero e proprio «American attachment», parla addirittura un «love affair» tra Benedetto la nazione.

Non è certo disposto a dare «un appoggio acritico all'amministrazione Bush», che il Vaticano in questi anni non ha mancato di criticare, ma è molto interessato alle dinamiche di un cattolicesimo in posizione di minoranza eppure attivo, immaginando il ruolo che la Chiesa avrà in tutto il mondo negli anni a venire.

Benedetto XVI mostra una «sorprendente apertura» verso una cultura diversa dalla sua che, sotto l'aspetto della convivenza, guarda come «il miglior esempio al mondo di come le cose dovrebbero andare».
Come suo successore alla Congregazione per la Dottrina della fede Benedetto XVI ha scelto proprio un cardinale americano, il californiano William Levada. «Time» ricorda che durante il Concilio Vaticano II Joseph Ratzinger, che allora era un «theological wunderkind», un ragazzo prodigio, era già schierato sull'altra sponda dell'Oceano. La delegazione americana a un certo punto decise di schierarsi a difesa della libertà religiosa, entrando in contrasto con l'ala tradizionalista della Chiesa cattolica che non voleva prendere in considerazione altra fede che quella romana.

Il giovane teologo bavarese fu tra i primi a capire i problemi di convivenza fra religioni diverse all'interno di uno Stato multireligioso, e si schierò dalla parte della delegazione americana. Avrebbe poi scritto nel 1966: «In quell'ora cruciale, la leadership del Concilio passò dall'Europa alle giovani Chiese d'America», che «stavano davvero aprendo la strada verso il futuro».
L'America, per il Papa, è una palestra di questioni etiche e intellettuali, è un melting-pot in cui la stessa Chiesa può fare esperienza in anteprima di come sarà il mondo. È una frontiera sulla quale non si può mancare. Anche perché, con l'arrivo costante di milioni di immigrati dal Centro e dal Sudamerica e dai Caraibi l'America ogni anno che passa è sempre più cattolica: i cattolici oggi, con il loro 24%, sono – ricorda «Time» – un blocco elettorale di prim'ordine.
Ratzinger, attento lettore di Alexis de Tocqueville, sa che gli Stati Uniti poggiano su una «fondazione spirituale» che è pluralista ma sostanzialmente cristiana; e al tempo stesso è ben conscio di quanto negli ultimi decenni essa sia stata erosa: «È convinto che guardiamo troppa tv, e teme che la secolarizzazione stia avanzando a spron battuto».

«Time» nota però che, assumendo il compito di Papa, Ratzinger ha smesso di fare il Prefetto della dottrina: «Ha scritto due encicliche sull'amore e la carità, non sulle eresie».

Fra i cattolici americani gode di un consenso attorno al 70%, anche se questi «continuano a ignorare gli insegnamenti della Chiesa in materia di controllo delle nascite e aborto».

Ma il progetto di questo Papa – nota acutamente «Time» – non è di tipo etico: non cercherà tanto un'alleanza tra «conservatori cattolici» ed «evangelisti americani» sulla clonazione o le cellule staminali. Benedetto XVI guarda più in là: non lo interessa solo la Chiesa cattolica americana, ma tutta quella «domanda di vita religiosa» che pervade il Paese, dalle sette carismatiche alla New age. C'è una «vitalità religiosa», anche intellettuale, che il Papa tiene d'occhio con attenzione.

Il secondo punto di interesse di questa visita – scrive «Time» – è la battaglia che Benedetto XVI ha avviato per riconciliare fede e ragione. Contrario – dice il settimanale – a molte derive post-conciliari, Ratzinger è rimasto però fedele all'idea del Vaticano II che la pietà popolare della Chiesa dei secoli passati vada in qualche modo integrata con il «razionalismo dell'Illuminismo e con la modernità». Se Giovanni Paolo II ha descritto la fede e la ragione come «due ali» che devono sostenere assieme la Chiesa di Cristo, gli Stati Uniti sembrano il campo ideale dove provare questo volo: «L'America è al tempo stesso un posto del tutto moderno e profondamente religioso».

Ciò che Ratzinger vuole capire con questo viaggio – dice «Time» – è «come questi due aspetti possano coesistere. Se troverà risposte negli Stati Uniti, esse potranno essere utili a definire le linee del suo papato».

E forse – fanno capire le ultime righe dell'articolo – anche agli Stati Uniti Benedetto XVI può essere utile. «Questo Papa sa che la grande sfida del XXI secolo saranno i crescenti conflitti religiosi». E sa anche «che il potere americano da solo non sarà in grado di risolverli».

© Copyright Eco di Bergamo, 13 aprile 2008


+PetaloNero+
Monday, April 14, 2008 1:02 AM
Il papa negli Usa. Gli americani della Curia romana e le sfide della visita

di Angela Ambrogetti/ 14/04/2008

Inizia domani il viaggio di Benedetto XVI negli Stati Uniti: partenza alle12 dall'aeroporto romano di Fiumicino, con arrivo alle 16, ora locale. Gli umori della vigilia tra gli americani di Curia. E all'Onu, il papa parlerà anche di Iraq.



L'articolo completo qui:
www.korazym.org/news1.asp?Id=28502
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Monday, April 14, 2008 1:03 AM
Il papa negli Usa. I gay cattolici: ci siamo anche noi



di Mattia Bianchi/ 14/04/2008

Come ogni viaggio che si rispetti, anche la trasferta americana di Benedetto XVI fa scendere in campo anche il dissenso cattolico. A New York, sono pronte ad accogliere il papa le associazioni di omosessuali cattolici.

Per il viaggio in Austria del settembre scorso aveva fatto sentire la sua voce l'associazione Noi siamo Chiesa, con richieste al papa di aperture circa la pastorale dei separati e delle persone omosessuali. Temi che entreranno in gioco anche nella visita negli Stati Uniti. In particolare, sono scesi in campo i gruppi di gay cattolici aderenti a Dignity, una rete di 75 associazioni, fondata negli anni '60 dal padre agostiniano Patrick Nidorf, con l'obiettivo di creare un confronto sul tema.

I rappresentanti di Dignity hanno manifestato sabato a New York, davanti al Palazzo delle Nazioni Unite, e sono pronti ad accogliere il papa durante il suo tragitto in papamobile per le strade di Washington. Marianne Duddy-Burke, direttore di Dignity, i cui gruppi locali organizzano messe domenicali per i gay cattolici, ha dichiarato che rappresentanti della sua associazione saluteranno il Papa durante il suo tragitto in macchina per le strade di Washington.

“Noi presenteremo un messaggio positivo in un modo rispettoso, - ha detto Marianne Duddy-Burke, direttore di Dignity - la linea guida che ci siamo dati è mantenere le attività di Dignity pacifiche, positive e votate alla preghiera”. E ancora: “Noi vogliamo che la gente conosca la grande gioia nelle nostre vite, che la gente sappia che noi siamo cittadini onesti e che abbiamo fede”. “Il nostro obiettivo - aggiunge Bob Miailovich - è informare il papa che noi siamo gay e cattolici e noi vogliamo che lui ci guardi. Noi siamo felici che lui sia qui, ma ci siamo anche noi”.


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Monday, April 14, 2008 1:04 AM
Aspettando il papa... • di Jonathan Ernst/Reuters / lunedì 14 aprile 2008



Negli Stati Uniti, cresce l'attesa per l'arrivo di Benedetto XVI, previsto domani. C'è spazio anche per gadget curiosi, come queste fascette.


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Monday, April 14, 2008 3:05 PM
Vigilia della partenza di Benedetto XVI per gli Stati Uniti. Intervista con l'arcivescovo di Washington, Donald Wuerl: il Papa annuncerà a tutti la speranza del Cristo risorto



“Christ our hope”, Cristo nostra speranza. E’ sulle ali di questo motto che tra meno di 24 ore, Benedetto XVI tornerà ad attraversare l’Atlantico verso il continente americano. Undici mesi dopo l’arrivo in Brasile, questa volta saranno le due città-simbolo degli Stati Uniti, Washington e New York, ad ospitare per sei giorni il Papa e il suo seguito, in un clima di fermento pastorale ed interreligioso, ma anche di grande attesa mediatica. Benedetto XVI pregherà insieme con le comunità ecclesiali delle due arcidiocesi, abbracciando idealmente tutta la Chiesa degli Stati Uniti, e farà anche tappa, fra l’altro, nel Palazzo di Vetro di New York e a Ground Zero, luoghi simbolo di una pace che si costruisce e di una che si cerca di distruggere. Alcuni giorni fa, il Pontefice ha fatto precedere il proprio arrivo negli USA da un videomessaggio, nel quale delinea i temi spirituali del suo soggiorno statunitense. A ricordarli è, in questo servizio, Alessandro De Carolis:


"At the same time, I earnestly hope that my presence…
Auspico vivamente che la mia venuta in mezzo a voi sia accolta come espressione di fraternità verso ogni comunità ecclesiale e come testimonianza di amicizia verso tutti i credenti e gli uomini e le donne di buona volontà”.

E’ l’8 aprile quando Benedetto XVI affida ad un videomessaggio diffuso dalla Sala Stampa vaticana il saluto agli statunitensi che si appresta a visitare di lì a una settimana. Le statistiche ufficiali più aggiornate parlano di una popolazione di 300 milioni di abitanti e di 67 milioni e mezzo di cattolici, distribuiti in circa 19 mila parrocchie. E’ soprattutto a loro - che incontrerà presiedendo tre Sante Messe, una nella capitale e due a New York - che Benedetto XVI porterà il messaggio della speranza di Cristo, che dà il titolo a questo ottavo viaggio apostolico. Ma non mancheranno importanti parentesi dedicate al dialogo con le altre fedi, nell’incontro dì giovedì prossimo a Washington con alcuni leader religiosi, e nella visita alla Park East Synagogue di New York, per la Pasqua ebraica.

"I shall also bring the message of Christian hope…
Porterò il messaggio della speranza anche nella grande Assemblea delle Nazioni Unite ai Rappresentanti dei popoli del mondo”.

Il Papa al Palazzo di Vetro e il Papa a Ground Zero saranno, soprattutto il secondo, gli eventi tra i più mediatici della visita papale in terra americana. In ogni caso, afferma Benedetto XVI nel suo messaggio, il mondo “ha più che mai bisogno di speranza: speranza di pace, di giustizia, di libertà”. Ma, aggiunge, “non potrà realizzare questa speranza senza obbedire alla legge di Dio, che Cristo ha portato a compimento nel comandamento di amarci gli uni gli altri”:


Da molto tempo, l’arrivo di Benedetto XVI nelle due metropoli degli Stati Uniti viene preparato dalla Chiesa locale con incontri e riflessioni sul tema della speranza cristiana. Molta parte dell’attenzione pastorale è stata rivolta ai giovani americani, per i quali il messaggio del Vangelo deve farsi strada tra voci e tendenze dominate dal relativismo etico e da un quotidiano materialismo. Lo conferma, al microfono del nostro inviato Pietro Cocco, l’arcivescovo di Washington, Donald Wuerl:


R. - Con grande gioia aspettiamo l’arrivo del Papa. Per noi, però, questo è un momento catechistico. Stiamo preparando, insegnando ai nostri fedeli, specialmente ai giovani, a capire chi sia il Papa. E il Papa è Pietro in mezzo a noi, oggi. Così, possiamo insegnare bene a questa generazione di cattolici, a questa generazione di giovani cristiani, che la Chiesa ha tanto bisogno di Pietro, perché è proprio su Pietro che la Chiesa si poggia. Quando il Santo Padre Benedetto XV arriverà, nella fede noi vedremo l’arrivo di Pietro. La nostra preparazione avviene quindi con grande gioia, ma con la visione di insegnare bene ai nostri giovani.


D. - In che senso voi ritenete che sia così importante nella vita di oggi, dei giovani, della società americana, che si capisca il ruolo di Pietro del Papa?


R. - Perchè la generazione, la nostra cultura, la nostra società di oggi ha tanto, tanto bisogno di ascoltare il Vangelo, di ascoltare le parole di vita, di ascoltare e accettare che ci sia una dimensione spirituale della vita umana. Noi viviamo freneticamente negli Stati Uniti e l’attenzione va in tutte le direzioni, senza concentrarsi su questo fatto molto importante, che ogni vita umana ha una dimensione spirituale. Noi abbiamo bisogno di un contatto, una conversazione, una relazione con Dio. Il Santo Padre porterà questo messaggio. E’ un messaggio universale per tutti quanti, non solo per i cattolici, ma per tutti. La sua presenza sarà la presenza di un uomo, di un prete, di un vescovo, di un individuo che rappresenta questo atteggiamento con Dio, questa relazione con Dio. Per me questo spiega perchè c’è questo entusiasmo per l’arrivo del Papa.


D. - Gli Stati Uniti vivono una situazione di conflitto, di contrasto con una cultura diversa. Il timore oggi, nella cultura contemporanea, in particolare anche americana, è che la religione sia elemento di divisione…


R. - Sì, almeno ci sono coloro che dicono così. Io vedo le cose diversamente. Per me la religione dà speranza che ci sia la possibilità di costruire dei ponti tra tutti i diversi elementi della cultura, di cominciare a costruire una società veramente giusta e buona. La religione, in fondo, parla di giustizia, la vera religione parla di pace, parla di verità e parla anche delle relazioni umane. Allora, la voce della religione oggi, la voce di tutte queste religioni organizzate, questa voce porta un elemento essenziale per una buona società, una società positiva. Per questo motivo, credo che i dialoghi in atto oggi tra i cattolici e gli ebrei, tra i cattolici e i musulmani, tra i cattolici e tutte le altre religioni, aprano la porta ad un nuovo momento nella vita della nostra società, un momento di comprensione, di rispetto e di possibilità di vivere e lavorare insieme per costruire una buona società.


D. - A Washington, si svolgerà un incontro del Papa con i rappresentanti delle religioni. Qual è l’impegno della Chiesa statunitense in questo campo?


R. - Sì, questa riunione di rappresentanti di tutte le religioni, programmata per l’ultimo giorno della visita del Santo Padre, dà la possibilità di dimostrare a tutti nella nazione che il Santo Padre prende molto sul serio questo dialogo, questa conversazione con il mondo delle religioni. E’ per noi un esempio di come dobbiamo continuare ad avere questi discorsi. Che cosa nasce da tutti questi discorsi? Mi sembra che quello che nasca sia un rispetto più profondo tra gli elementi religiosi di una comunità. Negli Stati Uniti noi oggi abbiamo bisogno di questo. Ma credo che tutto il mondo abbia bisogno di questo. Noi speriamo di poter essere un esempio di tutto ciò. Il Santo Padre ha deciso, ha scelto di fare questo incontro. Mi sembra che sia una testimonianza mondiale dell’importanza di questo dialogo.


D. - Il motto della visita del Papa è “Cristo nostra speranza”. Quali sono gli ambiti della vita sociale, quindi non solo per la Chiesa, in cui pensate che ce ne sia più bisogno?


R. - Oggi, il mondo, come il Santo Padre ha detto nella sua Enciclica 'Spe salvi', ha tanto bisogno di speranza, per tutti questi aspetti negativi che noi vediamo ogni giorno alla televisione, che ascoltiamo alla radio, leggiamo nei giornali. Dobbiamo pensare che al di sopra di questo c’è di più. Abbiamo la possibilità di vivere in pace, abbiamo la possibilità di costruire una società buona e giusta, abbiamo la possibilità di vivere apertamente nella nostra fede e di vivere pienamente la nostra fede. Il Santo Padre ci dà speranza. La sua presenza ci darà la speranza. La persona che ha la spes, la speranza, vive diversamente. Per noi, allora, la visita del Santo Padre sarà un momento di speranza, un annuncio di speranza. E noi dobbiamo accogliere, ricevere e vivere questo senso di speranza, perchè Cristo è risorto. Cristo è morto, risorto e resta con noi. Noi abbiamo al centro della visita a Washington l’Eucaristia, la Santa Messa nel National Park, con 45 mila persone. Questo, secondo me, sarà il momento principale, perchè la nostra spes resti nella nostra fede che è Gesù, Gesù che è con noi nell’Eucaristia. Per questo dico che l’arrivo del Santo Padre sarà una testimonianza, una proclamazione di speranza, di speranza non solo per il futuro, ma per oggi. Così, al cuore di tutto questo ci sarà l’Eucaristia.



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+PetaloNero+
Monday, April 14, 2008 3:06 PM
Per il viaggio negli Usa, il pastorale di Pio IX

di Mattia Bianchi/ 14/04/2008

Anche nel viaggio negli Stati Uniti, Benedetto XVI userà il pastorale appartenuto a papa Pio IX. Come avvenuto nei riti della settimana santa, sarà messo da parte il più noto crocifisso usato dai tempi di Paolo VI.


L'articolo completo qui:
www.korazym.org/news1.asp?Id=28564



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