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Tuesday, November 11, 2008 12:09 PM
La mancata tutela del territorio, dell'ambiente e del paesaggio
va di pari passo con la scarsa attenzione all'arte e all'archeologia
Beni culturali sempre più a rischio
Come porre rimedio ai disastri




Gli scavi di Pompei

Investire nella cultura significa anche
rafforzare il turismo con tutto l'indotto
di EUGENIO SCALFARI

Può sembrare anacronistico occuparsi di tutela dei beni culturali e del paesaggio mentre infuria una tempesta economica senza precedenti che diffonde incertezza, paura e sfiducia e chiede risposte urgenti ed efficaci. Eppure non si tratta d'un tema peregrino, tantomeno d'un pretesto per parlar d'altro evadendo quelli che più ci riguardano. Si tratta invece d'un tema estremamente pertinente. Viviamo giorni e mesi di decisioni radicali che da un lato tendono a mettere in atto misure di tamponamento che garantiscano nell'immediato i depositi bancari, il patrimonio di banche e di imprese, il sostegno della domanda e dei redditi più deboli.

Ma dall'altro configurino nuovi assetti e nuovi equilibri nei meccanismi di produzione e di distribuzione della ricchezza. Configurino anche una società diversa da quella attuale, una maggiore trasparenza e più incisivi controlli per bilanciare il necessario rafforzarsi dei poteri rispetto ai diritti.

In questo profondo rimescolio esiste il pericolo che la cultura, cui si continua a tributare omaggio di parole, costituisca nei fatti l'anello debole e addirittura la vittima sacrificale. Cultura, ricerca, beni culturali, patrimonio pubblico, paesaggio, sono infatti considerati come altrettanti elementi opzionali dei quali si può tranquillamente fare a meno. I tagli di spesa più cocenti sono avvenuti proprio in questi settori non soltanto per eliminare sprechi ma per recuperare risorse dirottandole verso altre destinazioni. Non si è considerato che non si tratta di spese ma di investimenti che, proprio per la loro natura, non possono essere interrotti senza causare nocumento e deperimento gravissimi.

La totalità di questi beni, la loro salvaguardia e la loro valorizzazione, hanno tra l'altro effetti diretti sull'economia del Paese poiché sono connessi all'industria del turismo che rappresenta una delle maggiori risorse del nostro territorio. Il turismo, dal punto di vista della bilancia commerciale, equivale all'esportazione di beni e servizi, procura entrate di valuta nelle casse dell'erario, con una differenza: non escono merci e servizi dal territorio nazionale ma entrano persone e con esse ricchezza e sostegno della domanda interna. Una flessione del turismo comporta una flessione immediata della domanda e della ricchezza prodotta.

Fino a poco tempo fa l'alto livello dell'euro in termini di dollari scoraggiava il turismo internazionale verso l'Europa, ma è proprio qui che entrava in gioco la valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici di ciascuno dei Paesi europei con spiccata vocazione turistica. Abbiamo assistito negli anni di più elevato tasso di cambio dell'euro al decadimento del turismo diretto verso l'Italia a vantaggio di quello canalizzato verso la Spagna, la Francia, la Grecia: stessa moneta, quindi stesse difficoltà per i portatori di un dollaro debole rispetto all'euro, ma diversa attrattiva dovuta alla migliore valorizzazione del paesaggio, del territorio, dei beni culturali che lo animano.

Ora il cambio euro-dollaro è tornato a livelli meno penalizzanti per il turismo europeo, anche se la crisi economica internazionale ha provocato una diminuzione del movimento turistico complessivo. Proprio a causa di questa flessione congiunturale la concorrenza è diventata ancor più severa ed è quindi tanto più necessario investire sulla cultura in tutte le sue articolazioni.

Ma questo non avviene, anzi sta avvenendo il contrario. Ho già accennato al problema d'una mentalità che considera i consumi culturale come un fatto opzionale. Si tratta d'una mentalità economicamente distorta che va denunciata e combattuta

* * *

La condizione in cui versano ormai da anni le nostre Sovrintendenze preposte alla tutela dei beni paesaggistici e culturali è quanto di più misero si possa immaginare: personale ridotto al minimo, sedi vacanti da tempo, servizi pressoché inesistenti. Il ministro competente promette di colmare almeno i vuoti più drammatici e cerca soldi che compensino i pesanti tagli effettuati dalla Finanziaria triennale varata fin dallo scorso luglio. Li cerca ma finora non li ha trovati e dubito molto che possa riuscirvi nel prossimo futuro.

Il guaio è che, risorse finanziarie a parte, il ministro tergiversa anche a compiere alcuni adempimenti che non comportano spese ma che sarebbero necessari per chiarire una normativa confusa, fonte di abusi continui che hanno devastato il nostro territorio da almeno trent'anni in qua, disseminando mostri architettonici, lasciando deperire monumenti di importanza mondiale, occultando il mare con una cortina edilizia che ne ha confiscato la visibilità e la pubblica fruizione.

Questi abusi sono il frutto di inefficienza delle istituzioni di controllo, di scarsissima sensibilità nella pubblica opinione, dell'indifferenza dei "media" e, soprattutto, di una normativa che ha disperso i poteri di controllo tra tre diversi ministeri (Beni culturali, Ambiente, Lavori pubblici) e tre diversi livelli istituzionali: Stato, Regioni, Comuni.

Aggiungete a questa dispersione dei poteri di controllo e di programmazione la scarsità delle risorse e capirete le dimensioni di un disastro che ha mostrificato l'ambiente e si prepara a peggiorarlo ulteriormente con l'avvento di un federalismo che disperderà fino al limite estremo competenze e saperi.

* * *

Il più attento conoscitore del disastro culturale e ambientale italiano è Salvatore Settis, che lotta da decenni per la tutela e la valorizzazione dell'immenso e negletto patrimonio che il Paese possiede e trascuratamente dilapida.

E' sua la definizione dell'unicità concettuale e pratica di questa nostra ricchezza, della sua manutenzione, della sua fruizione pubblica, di ciò che potrebbe e dovrebbe essere e invece non è. La definizione è questa: Esiste un "territorio" senza paesaggio e senza ambiente? Esiste un "ambiente" senza territorio e senza paesaggio? Esiste un "paesaggio" senza territorio e senza ambiente?".

Da questo triplice interrogativo, retorico perché presuppone una risposta negativa alle tre domande, nasce l'esigenza di una politica di tutela e di valorizzazione che sia unificata nei poteri e nelle competenze; tale unificazione non può avvenire che in capo allo Stato, il solo tra i vari enti istituzionali che sia depositario d'una visione generale, che viene inevitabilmente persa di vista man mano che si discende nei livelli locali, la Regione e ancora di più il Comune.

Purtroppo la situazione attuale ha già attribuito gran parte delle competenze alle Regioni consentendo ad esse di delegare ai Comuni una parte rilevante delle competenze e dei poteri propri. Le Sovrintendenze sono state in larga misura svuotate dei loro poteri di controllo e totalmente dei loro poteri di valorizzazione. La pianificazione urbanistica da tempo ha preso il sopravvento su quella paesaggistica e ambientale; a loro volta gli interessi propriamente edilizi hanno stravolto la pianificazione urbanistica; in tali condizioni anche la collusione, la corruzione e il lassismo sono stati oggettivamente incoraggiati.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: il disastro ambientale, paesaggistico, urbanistico che ha deturpato il paesaggio, l'ambiente e il territorio.

Il federalismo, in mancanza d'una normativa chiara e netta che si richiami all'articolo 9 della Costituzione ("La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione") e alla giurisprudenza costituzionale che ne è seguita, porterà inevitabilmente questo triplice scempio se l'opinione pubblica non ne farà un obiettivo prioritario del proprio impegno civile.

(11 novembre 2008)

Rep






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Sunday, January 24, 2010 4:18 PM
Pompei, crolla una gru
sulla Casa dei Casti Amanti

di Luca Del Fra

Costerà diverse centinaia di migliaia di euro, forse più di un milione, il crollo negli scavi di Pompei avvenuto durante i lavori ordinati da Marcello Fiore, commissario straordinario di quell’area archeologica: cinque giorni fa, il 18 gennaio, il peso di una gru avrebbe causato un crollo a catena di 30 metri di muro e di altri 20 metri sottostanti, comprese pareti con affreschi, né sono da escludersi danni anche alla «Casa dei casti amanti». Tuttavia l’incidente è circondato da un fitto alone di mistero e di segreto che sta facendo sorgere seri dubbi sulle responsabilità dell’accaduto. La denuncia non a caso parte da Italia Nostra, ma trova riscontri tra i lavoratori del sito pompeiano che confermano l’accaduto ma chiedono di mantenere l’anonimato poiché gli è stato intimato di tacere sui fatti.

I CASTI AMANTI L’area interessata all’incidente, che non ha causato vittime o ferimenti, è quella di via dell’Abbondanza dove sono collocate la casa di Giulio Polibio e soprattutto quella dei «casti amanti»: in particolare su questa ultima domus si erano concentrati i lavori, al fine di renderla fruibile al pubblico anche a scavi non ultimati. Un progetto simile era stato creato alla fine degli anni 90, ma poi era stato accantonato per motivi di fattibilità. L’idea è stata però ripresa nell’ambito dei lavori straordinari per la valorizzazione del luogo avviati da Fiore in qualità di commissario straordinario, carica che detiene dal febbraio 2009. Lavori condotti, secondo i dipendenti del Ministero dislocati sul luogo, «in tutta fretta e senza andare troppo per il sottile», e soprattutto con grande «disinvoltura nell’uso di mezzi meccanici (come gru e scavatori, ndr.) che in un’area archeologica dovrebbero essere usati con grande cautela».

C’è chi non manca di sottolineare come la passerella che si stava approntando sarebbe servita a dare visibilità alla annunciata visita di Silvio Berlusconi a Pompei. Così, l’inaugurazione anche solo parziale della «Casa dei casti amanti» sarebbe andata a maggior gloria del governo e della Protezione civile, benché gli scavi e la messa in sicurezza del luogo siano stati iniziati oltre dieci anni fa. Insorgono le associazioni per la tutela: «Il silenzio su questo incidente è grave e non mi piace affatto – sbotta Maria Pia Guermandi di Italia Nostra –, chiediamo che il Ministero faccia quanto prima un serio sopralluogo corredato da fotografie per comprendere quanto accaduto e l’entità dei danni. Oggi l’area archeologica di Napoli e Pompei è sotto la gestione di un soprintendente che si occupa della tutela (Mariarosaria Salvatore, ndr) e un commissario dedicato alla valorizzazione: a quanto si è appreso finora emerge che il dovere di tutela non sia stato esercitato a pieno».

LA TUTELA ATTIVA Fotografa lo stato delle cose Guermandi, perché se da una parte è grottesco che un crollo causato da un mezzo meccanico come una gru o una scavatrice avvenga quando c’è un commissario che arriva dalla protezione civile, quello a cui si assiste oggi in Italia è proprio lo scontro tra l’idea di tutela, meglio ancora di «tutela attiva» – cioè rendere i luoghi d’arte e d’interesse culturale fruibili nel massimo rispetto del patrimonio – e quella di valorizzazione a tutti i costi. Per questa «valorizzazione» fatta di eventi, meglio se mediatici e a maggior gloria del politico di turno, lo strumento usato dal governo appare essere la protezione civile, a cui attraverso vari commissariamenti sono stati affidati alcuni dei luoghi di maggior interesse artistico e culturale della penisola, oltre l’area archeologica di Napoli e Pompei quella di Roma e Ostia, gli Uffizi di Firenze, la pinacoteca di Brera e così via.

Per questo tipo di operazioni Fiori avrebbe le carte in regola: portato alla ribalta da Francesco Rutelli che lo volle suo vicesindaco, divenuto rappresentante del governo nell’Evento giubileo del 2000 – successivamente coordinatore delle esequie di Giovanni Paolo II (costo per lo stato italiano di 4 milioni di euro) – di lì nel 2001 è passato alla Protezione civile di Bertolaso, dove s’è dato un gran daffare nella realizzazione dell’inceneritore di Acerra – compare anche nell’inchiesta documentario «Una montagna di balle» che racconta quella vicenda – e per il G8 de l’Aquila.

Da quando è arrivato a Pompei s’è occupato di mettere qualche fontanella nell’area degli scavi, di lanciare una campagna per l’adozione di cani randagi (periziabile sul sito www.icanidipompei.it) e poi di occuparsi di questi lavori la cui durata dovrebbe essere di pochi mesi al costo di 33 milioni di euro. Il crollo del 18 gennaio gli ha rovinato il suo cinquantesimo compleanno, avvenuto appena due giorni prima. Niente paura: nel futuro rimpasto di governo di cui si parla in questi giorni sarebbe pronto per lui un posto in un ministero a Roma.
23 gennaio 2010

l'U


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Sunday, January 24, 2010 4:22 PM




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Sunday, October 30, 2011 6:40 PM


Beni culturali,
la Malagrotta
dei Fori Imperiali





Vid


Esiste una piccola Malagrotta dentro i Fori Imperiali. Una discarica scoperta dalle telecamere de ilfattoquotidiano.it in una delle aree archeologiche più importanti al mondo. All’interno del Foro di Augusto, sulla bellissima via dei Fori Imperiali. Stendipanni, batterie per auto, vecchi videoregistratori, grosse lampade, pali, vecchie cesta, giocattoli per bambini, stracci, bottiglie in plastica, lattine, escrementi, etc. Il tutto è visibile a occhio nudo da via Tor dei Conti, filmato anche dai tanti turisti (scandalizzati) che visitano a pagamento ogni giorno il sito. Come è possibile che vi sia una sorta di accampamento abbandonato in “un’area archeologica sottoposta a sicurezza e videosorveglianza”? Il sottosegretario ai Beni Culturali, Francesco Giro (Pdl) tempo fa ha dichiarato alla stampa: “Ho un sogno: ammirare i Fori restaurati e illuminati dalla terrazza del Vittoriano per il Natale di Roma del 2011″. Si potrebbe cominciare, intanto, a bonificare la discarica. Servizio di David Perluigi, montaggio Paolo Dimalio

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