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centrosardegna
Tuesday, April 24, 2007 10:00 PM
Le novità: corsie preferenziali per colf e manager e Cpt verso l'abolizione
Via libera dal Consiglio dei ministri al provvedimento sugli immigrati.
Amato: «Con la vecchia legge troppi clandestini»





Via libera dal Consiglio dei ministri al disegno di legge delega sull'immigrazione che riforma la legge Bossi-Fini. Il testo è stato redatto a quattro mani dai ministri dell'Interno Giuliano Amato e della Solidarietà sociale Paolo Ferrero.

AMATO - «La modifica della Bossi-Fini si è resa necessaria perché i meccanismi adottati hanno favorito lo sproporzionato ingresso degli immigrati clandestini, rispetto a quelli regolari» ha puntualizzato il ministro dell'Interno, Giuliano Amato, al termine del Cdm. «Bisogna porre fine - ha aggiunto Amato - a questo fenomeno ed è questo lo scopo primario del ddl che abbiamo presentato».

COSA CAMBIA - Ecco le principali novità contenute nel provvedimento: test d'italiano nel Paese d'origine per iscriversi alle liste di «collocamento» nelle nostre ambasciate. Corsie preferenziali per infermieri, badanti, colf, tecnici specializzati, manager, artisti. Per tutti gli altri, comunque, abolizione del contratto di soggiorno, previsto dalla Bossi-Fini. Decreto flussi triennale con correzioni in corso d'opera ogni anno. Procedure semplificate per permessi d'ingresso e nulla osta. Documenti regolari, per un anno, anche per chi viene licenziato e cerca un nuovo lavoro. Rimpatri volontari e incentivati grazie alla creazione di un apposito Fondo nazionale. Espulsioni decise dal giudice ordinario e non più da quello di pace. Superamento graduale degli attuali Cpt con la creazione di un triplo circuito: centri d'identificazione aperti, «con un congruo orario d'uscita», per le famiglie e gli stranieri che collaborano, identificazione obbligatoria in carcere per gli arrestati, centri di trattenimento solo per chi, in attesa dell'espulsione, non vuole dichiarare la propria identità.
TRE CPT CHIUSI - Da quanto apprende l'agenzia Apcom da fonti ministeriali, sono i Centri di permanenza temporanea di Crotone, Ragusa e Brindisi le strutture prossime alla chiusura.

centrosardegna
Tuesday, April 24, 2007 10:02 PM
Stranieri, la nuova legge
Ingressi facili per chi parla già italiano
Riforma della Bossi-Fini, sparisce il contratto di soggiorno. Cambia anche il meccanismo dei flussi.
La programmazione sarà triennale






Già la prossima settimana il ddl delega di riforma della legge Bossi-Fini sull'immigrazione arriverà in Consiglio dei ministri. Il testo (otto pagine in tutto) a lungo lavorato dagli uffici legislativi del Viminale e della Solidarietà sociale è finalmente pronto e introduce nel sistema una serie di corsie preferenziali per l'assunzione delle colf, delle badanti e dei talenti (tecnici, professori universitari) dando comunque più possibilità di ingresso anche al lavoratore straniero generico. E a tutti quelli che parlano già italiano.


L'ultimo scoglio è stato quello dei Cpt sui quali i ministri Giuliano Amato e Paolo Ferrero hanno visioni diverse, ma poi hanno saputo raggiungere un accordo. Tuttavia, come ha avuto modo di riconoscere anche il ministro di Rifondazione, il meccanismo dei Cpt può essere superato ma non eliminato del tutto perché altrimenti l'Italia sarebbe fuori dal sistema Schengen. Così, la soluzione individuata è quella di un circuito differenziato per i clandestini che finiscono in carcere e per quelli che alla fine collaborano per la loro identificazione. Il ddl, comunque, dovrà superare grossi ostacoli soprattutto al Senato, dove la Cdl farà di tutto per fermarlo. E qualora venisse approvato, il provvedimento concederà al governo in carica dodici mesi per esercitare la delega: con l'emanazione di un decreto legislativo che modifichi il Testo unico sull'immigrazione. Il tentativo del governo, come ha ripetuto ancora una volta ieri a Firenze il ministro Amato, è anche quello di raggiungere gli «invisibili» e di combattere l'evasione dei datori di lavoro che spesso speculano sulle rigidità delle norme in vigore: «Non è ammissibile, per esempio, che ci siano contratti in nero di alloggi dove si ammassano dieci immigrati in 25 metri quadri portando via loro 300 euro a testa». E più a fondo sul lavoro nero, Amato ha aggiunto: «Siamo davanti a una piega che va fermata. Lo so, si fermerebbero anche molte costruzioni ma lo dobbiamo fare e lo stiamo già facendo».

Cambia anche il meccanismo dei flussi. La programmazione sarà triennale, spiega Ferrero nell'introduzione del libro «Viaggio nell'Italia dell'immigrazione»: «Se si ipotizza un fabbisogno di 250-300 mila persone all'anno occorre prevedere un decreto flussi di pari dimensioni». In altre parole, circa un milione di lavoratori ogni tre anni. Ferrero aggiunge che l'immigrazione, in quanto fenomeno strutturale, deve essere in tutti i modi incanalata verso la legalità: «Sottolineo questo elemento perché dei tre milioni di immigrati che oggi vivono in Italia, l'80 per cento è passato prima attraverso la clandestinità».

centrosardegna
Tuesday, April 24, 2007 10:52 PM
Riforma Immigrazione - Bozza ddl Amato-Ferrero


DISEGNO DI LEGGE DELEGA AL GOVERNO PER LA MODIFICA DELLA DISCIPLINA DELL'IMMIGRAZIONE E DELLE NORME SULLA CONDIZIONE DELLO STRANIERO

ARTICOLO 1

1. Il Governo è delegato ad adottare, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, un decreto legislativo per la modifica del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, e successive modificazioni secondo i seguenti principi e criteri direttivi:

a) promuovere l'immigrazione regolare, favorendo l'incontro tra domanda e offerta di lavoro di cittadini stranieri, attraverso:
1) la revisione del meccanismo di determinazione dei flussi di ingresso, prevedendo, in particolare, una programmazione triennale delle quote massime di cittadini stranieri da ammettere ogni anno sul territorio nazionale e una procedura per l'adeguamento annuale delle quote ad ulteriori e nuove esigenze del mercato del lavoro, che tenga conto dei dati sulla effettiva richiesta di lavoro elaborati dal Ministero della solidarietà sociale, delle indicazioni provenienti dai Consigli territoriali per l'immigrazione presso le prefetture - uffici territoriali del Governo, dei programmi di istruzione e di formazione professionale nei Paesi di origine, delle indicazioni provenienti dalle Regioni e Province autonome sui flussi sostenibili in rapporto alle capacità di assorbimento del tessuto sociale e produttivo;
2) la partecipazione alle procedure di cui al punto 1 dei rappresentanti delle organizzazioni dei lavoratori e dei datori di lavoro nonché degli enti e delle associazioni nazionali maggiormente attivi nell'assistenza e nell'integrazione degli immigrati;
3) la previsione che, in relazione a necessità emergenti del mondo del lavoro, in occasione della programmazione triennale delle quote o dell'adeguamento annuale delle quote, determinate categorie di lavoratori possano essere autorizzati all'ingresso per lavoro fuori dalle quote fissate e che la quota stabilita per lavoro subordinato domestico e di assistenza alla persona possa essere superata in una misura prefissata, in presenza di un numero di richieste di nulla osta eccedenti la stessa quota;
4) la istituzione, secondo un unico modello, di liste organizzate in base alle singole nazionalità, da utilizzare anche per gli ingressi fuori quota, alle quali possano iscriversi i lavoratori stranieri che intendano fare ingresso in Italia per lavoro, anche stagionale, da coordinare con quelle già previste in attuazione delle intese conseguenti agli accordi per ingresso di lavoro e di rimpatrio con i Paesi di origine e alle procedure di ingresso per lavoro;
5) l'individuazione di una pluralità di soggetti ai quali affidare la responsabilità della iscrizione nelle liste e della loro tenuta, tra i quali le rappresentanze diplomatiche e consolari italiane all'estero, gli enti e gli organismi nazionali o internazionali con sedi nei paesi di origine convenzionate allo scopo con lo Stato italiano, le autorità dei paesi di origine;
6) la definizione di una procedura per l'iscrizione alle liste di cui al punto 4), che tenga conto del grado di conoscenza della lingua italiana, dei titoli e della qualifica professionale posseduta, dell'eventuale frequenza di corsi di istruzione e di formazione professionale nei Paesi di origine;
7) l'istituzione di una Banca dati interministeriale di raccolta delle richieste di ingresso per lavoro e delle offerte di lavoro, da coordinare con quelle attualmente operative, da utilizzare transitoriamente fino alla attivazione delle liste di cui al punto 4;
8) l'ingresso nel territorio dello Stato per inserimento nel mercato del lavoro, nell'ambito delle quote a tal fine previste, del cittadino straniero, iscritto nelle liste di cui al punto 4 ove istituite nel Paese di residenza ovvero iscritto nella banca dati di cui al punto 7, a seguito di richiesta, nominativa o numerica, proveniente da regioni, province autonome, enti locali, associazioni imprenditoriali, professionali e sindacali nonché istituti di patronato, con la costituzione di forme di garanzia patrimoniale a carico dell'ente o associazione richiedente;
9) la revisione dei canali di ingresso e soggiorno agevolato al di fuori delle quote, rivedendo le procedure, le categorie e le tipologie previste dall'articolo 27 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286;
10) la previsione di una quota stabilita nel decreto di programmazione dei flussi destinata all'ingresso nel territorio dello Stato per inserimento nel mercato del lavoro del cittadino straniero, iscritto nelle liste di cui al punto 4 ove istituite nel Paese di residenza ovvero iscritto nella banca dati di cui al punto 7, che sia in possesso di risorse finanziarie adeguate al periodo di permanenza sul territorio nazionale e al contributo di cui alla lettera f) punto 1, ovvero che sia richiesto nominativamente da parte del cittadino italiano o dell'Unione europea ovvero di titolare del permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo, in possesso di un reddito adeguato a prestare idonea garanzia patrimoniale limitatamente ad un solo ingresso per anno e con possibilità di nuova richiesta, per gli anni successivi, previa dimostrazione dell'inserimento lavorativo o del rimpatrio dello straniero precedentemente garantito.

b) semplificare le procedure per il rilascio del visto per l'ingresso nel territorio nazionale anche attraverso la revisione della documentazione da esibire da parte dello straniero interessato e la previsione dell'obbligo di motivazione del diniego per tutte le tipologie di visto, prevedendo forme di tutela e garanzia per i richiedenti i visti (da discutere con il Ministero per gli Affari Esteri);

c) semplificare le procedure ed i requisiti necessari per il rilascio del nulla osta, del permesso di soggiorno e del suo rinnovo, eliminando il contratto di soggiorno e prevedendo per le procedure di rinnovo forme di collaborazione con gli enti locali, adeguando e graduando la durata dei permessi di soggiorno, razionalizzando i relativi procedimenti anche con una riorganizzazione degli sportelli unici per l'immigrazione istituiti presso le Prefetture-Uffici Territoriali del Governo attraverso forme di supporto e collaborazione alle loro attività da parte degli enti pubblici nazionali, degli enti locali, delle associazioni di datori di lavoro, di lavoratori, nonché di associazioni di promozione sociale del volontariato e della cooperazione, attraverso:
1) l'allungamento dei termini di validità iniziali dei permessi di soggiorno, la cui durata è raddoppiata in sede di rinnovo, con l'unificazione dei termini per la relativa richiesta, prevedendo, in particolare, il rilascio del permesso di soggiorno per una durata pari ad un anno per un rapporto di lavoro subordinato a tempo determinato di durata inferiore o pari a sei mesi, per due anni per un rapporto di lavoro superiore a sei mesi e per tre anni per un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato o autonomo;
2) la previsione di misure idonee ad assicurare la continuità degli effetti del soggiorno regolare nelle more del rinnovo del permesso di soggiorno.
3) l'estensione del periodo di validità del permesso di soggiorno per attesa occupazione, in caso di cessazione del rapporto di lavoro, ad un anno, ovvero alla maggiore durata degli istituti previsti dalla normativa vigente in materia di ammortizzatori sociali, ove applicati, con possibilità di un solo rinnovo del medesimo permesso, in presenza di adeguati mezzi di sussistenza, e con la previsione di misure dirette a consentire l'assunzione, su formale iniziativa del datore di lavoro, di uno straniero già titolare di un permesso di soggiorno per lavoro subordinato da almeno diciotto mesi che abbia perso la regolarità del soggiorno a seguito di cessazione del suo ultimo rapporto di lavoro;
4) la previsione dei permessi di soggiorno per motivi umanitari, da rilasciare da parte del Prefetto, sentiti il Consiglio territoriale per l'immigrazione ed il Questore, anche a favore dello straniero che dimostri spirito di appartenenza alla comunità civile e non costituisca una minaccia per l'ordine pubblico e la sicurezza dello Stato;
5) la previsione della possibilità di svolgere attività lavorativa per lo straniero che ha titolo di soggiornare sul territorio nazionale in ragione di disposizioni di legge senza dover dimostrare il possesso di risorse economiche;

d) prevedere in conformità al capitolo C della Convenzione sulla partecipazione degli stranieri alla vita pubblica a livello locale, fatta a Strasburgo il 5 febbraio 1992, l'elettorato attivo e passivo per le elezioni amministrative a favore degli stranieri titolari del permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo alle modalità di esercizio e alle condizioni previste per i cittadini dell'Unione europea;

e) armonizzare la disciplina dell'ingresso e soggiorno sul territorio nazionale alla normativa dell'Unione europea anche prevedendo la revisione degli automatismi collegati alla sussistenza di determinati presupposti o all'assenza di cause ostative, con l'introduzione di una più puntuale valutazione di elementi soggettivi.

f) rendere effettivi i rimpatri, graduando le misure d'intervento, anche al fine di migliorare il contrasto dello sfruttamento dell'immigrazione clandestina, incentivando la collaborazione, a tal fine, dell'immigrato, attraverso:
1) la previsione di programmi di rimpatrio volontario ed assistito indirizzati anche a cittadini stranieri non espulsi privi dei necessari mezzi di sussistenza per il rientro nei Paesi di origine o di provenienza, finanziati da un "Fondo nazionale rimpatri" da istituire presso il Ministero dell'interno alimentato con contributi a carico dei datori di lavoro, degli enti o associazioni, dei cittadini che garantiscono l'ingresso degli stranieri e degli stranieri medesimi;
2) la differenziazione della durata del divieto di reingresso per gli stranieri espulsi in considerazione della partecipazione ai programmi di rimpatrio di cui al precedente punto 1 nonché ai motivi dell'espulsione;
3) la riconduzione ai principi ed alle norme del codice penale e di procedura penale delle sanzioni conseguenti alla violazione delle disposizioni in materia d'immigrazione prevedendo un meccanismo deterrente graduale in relazione alla gravità ed alla reiterazione delle violazioni nonché ai motivi dell'espulsione;
4) la revisione delle modalità di allontanamento, con sospensione dell'esecuzione per gravi motivi, tenendo conto della natura e gravità delle violazioni commesse ovvero della pericolosità per l'ordine pubblico e la sicurezza dello Stato dello straniero espulso;
5) l'attribuzione delle competenze giurisdizionali al giudice ordinario in composizione monocratica;

g) superare l'attuale sistema dei centri di permanenza temporanea e assistenza, promuovendone e valorizzandone la funzione di accoglienza e di soccorso, e modificando la disciplina relativa alle strutture di accoglienza e di trattenimento degli stranieri irregolari in modo da assicurare comunque sedi e strumenti efficaci per l'assistenza, il soccorso e l'identificazione degli immigrati ed il rimpatrio di quanti sono legittimamente espulsi attraverso:
1) la revisione delle caratteristiche strutturali e gestionali delle strutture finalizzate all'accoglienza, al soccorso e alla identificazione degli stranieri presenti irregolarmente sul territorio nazionale e privi di mezzi di sostentamento per il tempo strettamente necessario a tali fini, prevedendo misure di sicurezza strettamente limitate e proporzionate in relazione alle loro finalità, con un congruo orario di uscita per gli stranieri e con l'individuazione di forme di gestione in collaborazione con gli enti locali, le Aziende Sanitarie locali ed associazioni o organizzazioni umanitarie intese ad assicurare una informazione specifica sulle procedure di asilo, sulla normativa in materia di tratta e di grave sfruttamento del lavoro nonché sulle modalità di ingresso regolare nel territorio nazionale e sui programmi di rimpatrio volontario e assistito;
2) l'introduzione di nuove procedure per identificare gli stranieri durante l'esecuzione di misure restrittive della libertà personale, idonee ad escludere la necessità di un successivo trattenimento a tal fine;
3) la previsione di strutture per le espulsioni destinate esclusivamente al trattenimento dei cittadini stranieri da espellere che si sono sottratti all'identificazione, con congrua riduzione del periodo di permanenza, e l'utilizzo delle medesime strutture per il tempo strettamente necessario, nei confronti dei cittadini stranieri identificati o che collaborano fattivamente alla loro identificazione, quando non è possibile eseguire con immediatezza l'espulsione con accompagnamento coattivo, con la previsione di forme di gestione delle strutture per le espulsioni anche mediante la collaborazione e la previsione dei servizi di cui al punto 1, nonché la specifica regolamentazione dei diritti fondamentali della persona trattenuta;
4) la revisione della disciplina delle visite ai cittadini stranieri e dell'accesso alle strutture di cui ai punti 1 e 3, prevedendo in particolare l'accesso del Sindaco, del Presidente della Provincia e del Presidente della regione, nei cui territori è collocata la struttura, o da consiglieri o assessori da loro delegati, del responsabile delle associazioni che per finalità statutarie forniscono servizi di orientamento, informazione e tutela per cittadini stranieri nonché di rappresentanti degli organi di informazione e di stampa, nel rispetto della riservatezza dei cittadini stranieri e senza pregiudizio della funzionalità dei servizi;

h) favorire l'inserimento civile e sociale dei minori stranieri, compresi quelli affidati e sottoposti a tutela, adeguando le disposizioni sul loro soggiorno, attraverso:
1) il rilascio di un permesso di soggiorno per motivi familiari allo straniero che, al compimento della maggiore età, risulti a carico di uno o entrambi i genitori o rimanga a carico di colui che era affidatario o tutore, tenuto conto del reddito degli stessi;
2) la conversione, al compimento della maggiore età, del permesso di soggiorno, rilasciato al minore straniero non accompagnato, in altre tipologie di permesso di soggiorno, compresa quella per accesso al lavoro, a condizione che ne sussistano i presupposti e che il minore straniero abbia partecipato ad un progetto di accoglienza e tutela gestito da un ente pubblico o privato in possesso di determinati requisiti, con modalità idonee a valutarne l'inserimento sociale e civile da parte del Consiglio territoriale dell'immigrazione presso la Prefettura-Ufficio territoriale del Governo secondo gli indirizzi generali formulati dal Comitato minori di cui al punto 5, cui vengono comunicati i relativi elementi informativi;
3) il rilascio del permesso per protezione sociale anche allo straniero che, avendo commesso reati durante la minore età, abbia concluso positivamente un percorso riabilitativo con la partecipazione ad un programma di assistenza ed integrazione sociale ovvero nei confronti del quale sia stata dichiarata l'estinzione del reato per esito positivo della messa alla prova;
4) l'istituzione presso il Ministero della solidarietà sociale di un "Fondo nazionale di accoglienza e tutela a favore dei minori stranieri non accompagnati" per il finanziamento, anche parziale, dei progetti di cui al numero 2;
5) la riorganizzazione e la ridefinizione delle procedure del Comitato per i minori stranieri istituito presso il Ministero della Solidarietà Sociale, anche con la previsione di una funzione consultiva dei Consigli territoriali per l'immigrazione presso le Prefetture-Uffici territoriali del Governo in ordine allo svolgimento delle attività di competenza del Comitato stesso;
6) la ridefinizione e l'estensione delle procedure di rimpatrio volontario assistito anche ai minori stranieri che, al raggiungimento della maggiore età, non possiedano i requisiti per la conversione del permesso di soggiorno per minore età, con la previsione di un titolo di priorità per l'iscrizione nelle liste di lavoratori stranieri suddivise per nazionalità di cui alla lettera a) punto 4;
9) la previsione che, in caso d'incertezza sulla minore età dello straniero, siano disposti gli opportuni accertamenti medico-sanitari e, ove tali accertamenti non consentano l'esatta determinazione dell'età, si applichino comunque le disposizioni relative ai minori;
10) la previsione della convalida da parte del Tribunale dei minori del rimpatrio del minore disposto senza il suo consenso;

i) favorire il pieno inserimento dei cittadini stranieri legalmente soggiornanti, mediante:
1) la parificazione del lavoratore straniero titolare di un permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo al cittadino dell'Unione europea in relazione all'accesso al lavoro alle dipendenze della pubblica amministrazione;
2) l'esclusione di vincoli numerici per il riconoscimento dei titoli professionali conseguiti all'estero e l'iscrizione in ordini, collegi o elenchi speciali per le professioni in favore dello straniero che sia in possesso dei titoli professionali abilitanti;
3) l'aggiornamento delle disposizioni relative al diritto-dovere di iscrizione al Servizio sanitario nazionale in relazione alle nuove tipologie di permesso di soggiorno e la razionalizzazione delle competenze in materia di assistenza sanitaria dei cittadini stranieri;
4) l'equiparazione ai cittadini italiani degli stranieri regolarmente soggiornanti da almeno due anni e dei minori iscritti nel loro permesso di soggiorno in materia di accesso alle provvidenze di assistenza sociale, incluse quelle che costituiscono diritti soggettivi in base alla legislazione vigente in materia di servizi sociali;

l) consentire interventi di carattere straordinario e temporaneo di accoglienza da parte degli enti locali per fronteggiare situazioni di emergenza.

m) aggiornare le disposizioni relative alla Consulta per i problemi degli stranieri immigrati e delle loro famiglie anche in relazione alla sua collocazione presso il Ministero della solidarietà sociale ed alla presidenza del Ministro della Solidarietà Sociale o di persona da lui delegata.

n) potenziare le misure dirette all'integrazione dei migranti, anche attraverso la definizione della figura e delle funzioni dei mediatori culturali, con particolare riguardo ai problemi delle seconde generazioni e delle donne.

o) riformare la disciplina relativa al riconoscimento dei titoli di studio (da valutare con i Ministeri competenti).

2. Il decreto legislativo di cui al comma 1 è emanato su proposta dei Ministri dell'interno e della solidarietà sociale di concerto con i Ministri degli affari esteri, della giustizia, del lavoro e della previdenza sociale, della salute, della famiglia, dell'istruzione, della pari opportunità, (valutare altri Ministri concertanti) e dell'economia e delle finanze. Lo schema di decreto legislativo è trasmesso alla Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, che si esprime entro trenta giorni e alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica per il parere delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per le conseguenze di carattere finanziario, che si esprimono entro quaranta giorni dalla data di assegnazione, trascorsi i quali il decreto legislativo è emanato anche in assenza del parere.

3. Con uno o più decreti legislativi da emanare entro ventiquattro mesi dalla data di entrata in vigore del decreto legislativo di cui al comma 1, possono essere adottate disposizioni correttive e integrative di quest'ultimo, nel rispetto dei principi e criteri direttivi e delle procedure stabiliti dal presente articolo.

4. Entro un anno dall'entrata in vigore del decreto di cui al comma 1, il Governo è delegato ad adottare, sentito il Consiglio di Stato che deve rendere il parere entro novanta giorni e senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, un decreto legislativo per coordinare le disposizioni emanate ai sensi del comma 1 con le altre disposizioni concernenti l'immigrazione e la condizione giuridica dello straniero, con l'osservanza dei seguenti principi e criteri direttivi:
a) coordinare, sul piano formale e sostanziale, la normativa del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, delle disposizioni già emanate in attuazione del recepimento delle direttive dell'Unione europea in materia e di quelle emanate in attuazione della delega di cui al comma 1;
b) semplificare e garantire la coerenza logica, sistematica e lessicale della normativa;

5. Per l'attuazione del ……… è autorizzata la spesa di …….
centrosardegna
Wednesday, April 25, 2007 12:51 PM
«Cercheranno lavoro, non lo troveranno, e saranno costretti a delinquere»
Fini: «Governo ha deciso di far entrare tutti»
Il leader di An: «Il governo ha deciso di fare entrare, non come clandestini, tutti coloro che vogliano entrare in Italia»







«Il governo ha deciso di fare entrare, non come clandestini, tutti coloro che vogliano entrare in Italia e questo comporterà mille problemi perchè ce ne saranno tanti di clandestini che verranno in Italia o con lo sponsor o dichiarando di sostenersi economicamente».
Così il leader di An, Gianfranco Fini, commenta il disegno di legge approvato martedì dal governo che, quando verrà approvato, cancellerà la legge Bossi-Fini sull'immigrazione. «Mi sembra che il governo stia giocando con le parole, perchè parte dal presupposto che in Italia ci sono tanti clandestini, cosa vera ma non certo per il fallimento della nostra legge, ma perchè in molti casi la magistratura non dà corso alle espulsioni». Secondo l'ex ministro degli Esteri i clandestini che verranno in Italia «cercheranno lavoro, non lo troveranno, e saranno costretti a vivere di stenti o a delinquere».

centrosardegna
Wednesday, April 25, 2007 12:54 PM
Le novità: corsie preferenziali per colf e manager e Cpt verso l'abolizione
Approvata la riforma della Bossi-Fini
Via libera dal Consiglio dei ministri al provvedimento sugli immigrati.
Amato: «Con la vecchia legge troppi clandestini»





Via libera dal Consiglio dei ministri al disegno di legge delega sull'immigrazione che riforma la legge Bossi-Fini. Il testo è stato redatto a quattro mani dai ministri dell'Interno Giuliano Amato e della Solidarietà sociale Paolo Ferrero.

AMATO - «La modifica della Bossi-Fini si è resa necessaria perché i meccanismi adottati hanno favorito lo sproporzionato ingresso degli immigrati clandestini, rispetto a quelli regolari» ha puntualizzato il ministro dell'Interno, Giuliano Amato, al termine del Cdm. «Bisogna porre fine - ha aggiunto Amato - a questo fenomeno ed è questo lo scopo primario del ddl che abbiamo presentato».

COSA CAMBIA - Ecco le principali novità contenute nel provvedimento: test d'italiano nel Paese d'origine per iscriversi alle liste di «collocamento» nelle nostre ambasciate. Corsie preferenziali per infermieri, badanti, colf, tecnici specializzati, manager, artisti. Per tutti gli altri, comunque, abolizione del contratto di soggiorno, previsto dalla Bossi-Fini. Decreto flussi triennale con correzioni in corso d'opera ogni anno. Procedure semplificate per permessi d'ingresso e nulla osta. Documenti regolari, per un anno, anche per chi viene licenziato e cerca un nuovo lavoro. Rimpatri volontari e incentivati grazie alla creazione di un apposito Fondo nazionale. Espulsioni decise dal giudice ordinario e non più da quello di pace. Superamento graduale degli attuali Cpt con la creazione di un triplo circuito: centri d'identificazione aperti, «con un congruo orario d'uscita», per le famiglie e gli stranieri che collaborano, identificazione obbligatoria in carcere per gli arrestati, centri di trattenimento solo per chi, in attesa dell'espulsione, non vuole dichiarare la propria identità.
TRE CPT CHIUSI - Da quanto apprende l'agenzia Apcom da fonti ministeriali, sono i Centri di permanenza temporanea di Crotone, Ragusa e Brindisi le strutture prossime alla chiusura.

centrosardegna
Wednesday, April 25, 2007 12:57 PM
Immigrati, porte aperte: per entrare in Italia basterà pagare







Via libera al disegno di legge Amato-Ferrero sull’immigrazione. Ma la copertura finanziaria ancora non si trova. Ieri il consiglio dei ministri ha licenziato il ddl delega che ora dovrà affrontare le Camere. È lo stesso ministro dell’Interno, Giuliano Amato, che ha firmato il testo insieme con quello della Solidarietà sociale, a precisare che per il finanziamento della legge si sta «ancora cercando la formula». Amato spiega che «la spesa sarà collegata al 2008 e quindi non c'è un problema di copertura per il 2007». Dunque l’unica certezza al momento è la chiusura dei Centri di permanenza temporanea (Cpt) di Brindisi, Crotone e Ragusa, già disposta da Amato, che ha avviato «un approfondito studio sulle altre strutture, in vista di ulteriori, eventuali, soppressioni o della riqualificazione, anche in funzione di una diversa missione istituzionale». Sotto esame anche le strutture di Torino, Bologna, Modena e Gradisca d’Isonzo (Gorizia). Anche i centri di di identificazione (Cid) «saranno rivisitati e le misure di sicurezza adottate saranno ricondotte a una doverosa proporzionalità, in relazione alle finalità dei Centri medesimi». Verranno «riqualificati» i Centri di accoglienza (Cda). Con quali soldi, indispensabili perchè non si tratti soltanto di un cambio di etichetta ancora non si sa. Con una seconda direttiva il titolare del Viminale ha chiesto pure ai prefetti di ridefinire «nuovi criteri per l'accesso ai Centri» garantendo trasparenza. D’ora in poi infatti sarà consentito l’accesso in tutti questi Centri ai rappresentanti delle organizzazioni umanitarie come l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr), l'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (Oim) e la Croce Rossa italiana. Accesso garantito anche alle autorità locali e alla stampa e alla tv previa autorizzazione.

Nel ddl varato ieri, che nelle intenzioni dovrebbe contemperare «sicurezza e integrazione», alcune novità e anche un ritorno: la figura dello sponsor che fu cancellata dalla Bossi-Fini. Sull’autosponsorizzazione, l’immigrato che garantisce per se stesso con adeguate risorse finanziarie, l’accordo nella maggioranza non c’è e dunque sarà il Parlamento a definire modalità e criteri per l’eventuale introduzione di un meccanismo considerato dai più molto rischioso.
Sponsor. Una sorta di fiduciario o garante del lavoratore straniero che potrà far entrare in Italia l’immigrato iscritto nelle liste, fornendo garanzie sul suo sostentamento e sul suo eventuale rimpatrio. Ruolo che potrà essere rivestito da enti e organismi istituzionali, associazioni imprenditoriali e professionali, sindacali e istituti di patronato.

Permesso di soggiorno. Non è più strettamente legato all’occupazione. I permessi legati a lavori a tempo determinato saranno rilasciati per uno o due anni, a seconda se il contratto sia di durata inferiore o superiore ai sei mesi. Quelli per contratti a tempo indeterminato o per lavoro autonomo avranno invece una durata di tre anni (ora sono due anni). Il rinnovo del permesso sarà rilasciato per un periodo pari al doppio di quello previsto per il primo rilascio. La riforma estende ad un anno il tempo in cui l’immigrato che perde il posto di lavoro resta iscritto ai centri per l’impiego.

Espulsioni volontarie. Amato conta sulla collaborazione del clandestino per rendere effettive le espulsioni. Vengono introdotti programmi specifici di «rimpatrio volontario ed assistito», ai quali potranno accedere gli immigrati che collaborano alla propria identificazione. Nasce il Fondo nazionale rimpatri, destinato a finanziare i programmi di rimpatrio volontario e alimentato con i contributi dei datori di lavoro e dei garanti-sponsor.

Voto ammini- strativo. Gli stranieri con carta di soggiorno, che in base alle nuove norme si otterrà al minimo di cinque anni di residenza regolare in Italia, potranno votare o candidarsi alle elezioni comunali.

Minori. Prevista l’istituzione di un Fondo di accoglienza e tutela per il finanziamento dei progetti di tutela per i minori.



centrosardegna
Wednesday, April 25, 2007 1:00 PM
«Saremo l’approdo dei clandestini. L’Europa va in direzione opposta»





«Con la legge Amato-Ferrero l’Italia diventerà il luogo di approdo di tutti i clandestini. Soprattutto ora che altri paesi europei, la Francia, la Gran Bretagna e anche la Spagna di Zapatero, fanno scelte di rigore».

L’ex sottosegretario all’Interno, Alfredo Mantovano di Alleanza nazionale, ricorda al governo Prodi che la politica «non è un fatto nazionale». Il disegno di legge di riforma della legge Bossi-Fini sull’immigrazione, firmato dai ministri Giuliano Amato, Interno, e Paolo Ferrero, Solidarietà sociale, e appena varato dal Consiglio dei ministri rischia una sonora bocciatura da parte di Bruxelles.

Senatore Mantovano, il ministro Amato sostiene la necessità di riformare la Bossi-Fini perchè proprio i meccanismi di questa legge avrebbero provocato un aumento dell’immigrazione clandestina.

«La Bossi-Fini non è certamente la Costituzione e dunque concordo sulla necessità di rivederla in alcuni suoi punti. Ma non è stata un fallimento. Ricordo ad Amato la situazione di emergenza nella quale si trovava il paese rispetto al fenomeno dell’immigrazione. Situazione che grazie alla Bossi-Fini ha trovato una rapida soluzione: regolarizzazione ed emersione dal lavoro nero di 650.000 clandestini; azzeramento degli sbarchi in Puglia e in Calabria e naturalmente effettività delle espulsioni. Superata l’emergenza si poteva passare ad una seconda fase che però col governo Prodi non è mai arrivata. Il paese è ripiombato nell’emergenza. Prima di criticare Amato si ricordi delle file davanti alle questure provocate da un decreto flussi mal gestito».

Come valuta il ddl Amato-Ferrero?

«Prima ancora del merito critico il metodo. La Bossi-Fini seguì un iter parlamentare conflittuale ma ci fu il tempo ed il modo di valutarla ampiamente da parte delle Camere. La Amato-Ferrero invece si presenta come una legge delega che può essere stravolta con i decreti delegati. Oltretutto Amato cerca di far passare come novità principi già contenuti nella legge del centrodestra».
Ovvero?

«Gli ingressi privilegiati, l’apertura ai lavoratori qualificati fuori dalle quote, sono previsti e definiti da una serie di norme già nella Bossi-Fini. La programmazione triennale dei flussi pure era già prevista, fermo restando che i decreti devono essere annuali perchè certo non possiamo avere certezze sui flussi fino al 2010».

Il ritorno dello sponsor però è una novità: quando eravate al governo lo avevate abolito.

«Infatti era meglio che non ci fosse. Che cosa succederà con lo sponsor? Si istituzionalizzerà l’illecito. Un esempio? Il piccolo imprenditore, magari un autorevole cinese, fa da garante per i suoi connazionali, paga loro il viaggio fino in Italia e poi li sfrutta per ripianare il debito che hanno nei suoi confronti. È un meccanismo che troppo facilmente si presta al ricatto e alla strumentalizzazione. In sostanza si arriva all’arbitrio dei singoli immigrati che decideranno chi far venire e chi no».

Anche lo smantellamento di alcuni centri di trattenimento e la trasformazione di altri in centri di accoglienza è una novità.

«Su questo fronte, quello delle espulsioni, Amato racconta delle favole. Si parla di rimpatrio volontario. Ma qualcuno può veramente credere che uno straniero dopo aver pagato 5000 euro e aver affrontato un viaggio in cui spesso si rischia la morte sia disposto a tornarsene a casa “volontariamente”? Mi chiedo davvero come faranno ad espellere qualcuno. Voglio ricordare ad Amato che i centri di permanenza e trattenimento, i cosiddetti Cpt, sono stati istituiti con la legge Turco-Napolitano. Il centrosinistra ha la memoria troppo corta».

Che farete? L’ex ministro Giulio Tremonti minaccia già un referendum abrogativo.

«Se questo testo diventerà legge si adotteranno tutte le misure necessarie per fermarlo. Intanto dovrà superare lo scoglio del Parlamento dove sono certo che anche la parte moderata dell’Unione avrà parecchio da ridire sul ddl».



centrosardegna
Wednesday, April 25, 2007 10:05 PM
Fini attacca: "Faranno entrare tutti"
Calderoli: "Venderemo cara la pelle"






"Il governo ha deciso di far entrare non come clandestini tutti coloro che vogliono entrare e questo comporterà mille problemi", Gianfranco Fini, leader di An, critica il disegno di legge Amato sull' immigrazione varato ieri dal consiglio dei ministri. "Mi sembra - spiega Fini - che il governo giochi un po' con le parole partendo dal presupposto che in Italia ci sono tanti clandestini, cosa vera ma non certo per il fallimento della nostra legge, ma perché in molti casi la magistratura non dà corso alle espulsioni".

Secondo il leader di An, ora "ci saranno tanti clandestini che verranno in Italia, o con lo sponsor, o dichiarando di essere in grado di sostenersi economicamente, cercheranno lavoro e non lo troveranno e saranno così costretti a vivere di stenti, o a delinquere. Quello che trovo ridicolo - aggiunge Fini - è la reintroduzione della figura dello sponsor, che è prevista nella Turco-Napolitano e che si rivelò un fallimento".

Il leader di An difende quindi la Bossi-Fini: "Il pilastro della nostra legge - dice - continua ad essere il tema dell' integrazione: viene chi ha un lavoro e non chi lo cerca". Ma il leader di An individua un elemento positivo nel provvedimento di legge varato ieri: "La cosa che trovo positiva nella riforma - conclude - è che per alcune categorie, come le badanti e le colf, era giusto adottare un correttivo".

La Lega: "Venderemo cara la pelle" Attacca con duerra anche l'ex ministro leghista Roberto Calderoli: "La proposta di legge del Governo che va a modificare la Bossi-Fini ricorda molto la legge sull'indulto". Così come a suo tempo a fronte del sovraffollamento delle carceri, si risolse il problema mettendo in libertà i delinquenti, così oggi si vuole risolvere la questione degli immigrati clandestini dichiarandoli regolari per legge".

"Il Governo, dopo aver sostenuto l'indulto, si appresta a commettere l'ennesimo delitto contro l'ordine pubblico e la sicurezza. E' possibile che la proposta in oggetto sia una legge manifesto come tante altre, che mai diventeranno legge, come viene testimoniato dalla previsione di un diritto di elettorato attivo-passivo che si acquisirebbe dopo cinque anni, che è in totale contrasto con la nostra Costituzione. La Costituzione prevede, infatti, tale diritto solo a cittadinanza acquisita senza differenziarlo per le elezioni amministrative rispetto a quello per le politiche". "Se invece ha proseguito Calderoli- fossimo di fronte alla reale volontà di approvare questa legge, quindi di attentare alla nostra identità e sicurezza, sappiano che dovranno superare la strettoia del Senato che, per questa maggioranza, è più perigliosa del Triangolo delle Bermuda, e quand'anche dovessero farcela ricorrendo al voto degli Zombie, sappiano che inizieremo immediatamente la raccolta delle firme per un referendum abrogativo di una legge che mette a rischio la nostra casa, il lavoro, la nostra identità e anche la nostra stessa vita". "Prima di farcela togliere - ha concluso Calderoli - venderemo cara la nostra pelle".
centrosardegna
Monday, April 30, 2007 10:22 PM
Una nuova legge per il controllo massivo degli immigrati








Arriva in Parlamento il disegno di legge di riforma alla legge per l'immigrazione per introdurre una serie di strumenti burocratici che abbiano lo scopo di garantire sicurezza ed efficienza ai flussi migratori. Le leggi che regolamentano l'immigrazione sono un'arma a doppio taglio e possono far divenire legale una tratta degli schiavi, per far sopravvivere un sistema capitalistico fallimentare. Non dimentichiamo le leggi immigratorie del secondo dopoguerra dei paesi del Nord Europa, che hanno finanziato la ricostruzione e il boom economico con la tratta degli immigrati dei paesi europei più poveri, come l'Italia. Oggi la storia si ripete e in Italia si realizza la grande contraddizione: un Paese con un elevato tasso di emigrazione, soprattutto tra le giovani menti, emana leggi per regolamentare l'immigrazione e fare così ad altri, ciò che a suo tempo è stato fatto agli Italiani.

Molteplici sono i lati oscuri e ambigui della legge. Il meccanismo dei flussi di ingresso sarà dettato da una programmazione triennale delle quote di stranieri e non annuale, stabilite in base ai dati sull’effettiva richiesta di lavoro, valutando anche i programmi di istruzione e formazione svolti nei Paesi d’origine e la sensibilizzazione sulla cultura dello Stato Italiano.
Inoltre, per i visti sono previste delle semplificazioni con una documentazione più snella da presentare presso le sedi consolari, mentre per le domande di soggiorno breve vi sarà una procedura accelerata. Obiettivo di fondo è quello di incentivare i flussi immigratori e con essi risolvere quei problemi di competitività dell'imprese, e di deficit delle casse dell'Inps, in modo da garantire il pagamento delle pensioni di oggi, ed escludere invece il pagamento della pensione di domani.
La quota del flusso immigratorio prevede delle oscillazioni per i lavori stagionali e quelli di eccessiva richiesta, e si traduce nella creazione di una lista a cui gli immigrati possono iscriversi a distanza, tramite la rete. Le liste potranno essere tenute presso le rappresentanze diplomatiche italiane o presso enti e organismi internazionali residenti all'estero. Nasce così una banca dati ministeriale con tutte le richieste di ingresso per lavoro e le offerte di impiego, che esisterà per un periodo transitorio fino a quando non entreranno in funzione le liste che si tradurranno così in un certo di raccolta e smistamento dei dati personali ed anagrafici delle persone che desiderano entrare. Uguale funzione hanno le regole per le espulsioni, perché gli immigrati che non possiedono i requisiti per rimanere in Italia possono godere del il rimpatrio volontario e assistito se collaborano alla loro identificazione .
Allo stesso tempo verranno stabilite delle misure finalizzate a incentivare il ricorso a strumenti legali per il trasferimento delle rimesse, in modo da tracciare i movimenti di denaro che escono dall'Italia al fine di studiare il reddito prodotto e quello che fuoriesce.
Alla luce di tali provvedimenti diventano sempre più chiari i motivi che hanno decretato gli scandali delle Agenzie di Transfer Money, e li stessi decreti anti-riciclaggio, che mirano a controllare i finanziamenti al terrorismo o meglio il movimento del denaro all'interno del circuito bancario.

Sul ruolo delle liste entra in gioco la figura dello sponsor, ossia di una sorta di garante che avrà il potere, accanto all'ufficio immigrazione, di far entrare in Italia immigrati in cerca di lavoro fornendo garanzie sul sostentamento e l’eventuale rimpatrio. Potranno essere sponsor enti e organismi istituzionali (Regioni ed Enti locali), associazioni imprenditoriali e professionali. Su questa norma sorgono leciti dubbi, in quanto un'associazione professionale o imprenditoriale può essere anche di copertura ad attività criminali di sfruttamento dell'immigrazione.
Viene creato inoltre un canale privilegiato per l’immigrazione di lavoratori qualificati, ossia cervelli e personale di spettacolo, che avranno come garante Multinazionali e Università: nasce così l'immigrazione di serie A e quella di serie B, perché mentre le persone che hanno avuto da sempre poche opportunità dovranno sottostare ad un regime di controllo più rigido, mentre le multinazionali avranno carta bianca nel gestire il flusso immigratorio.
Ampia discrezionalità è stata riservata alla tutela dei diritti degli immigrati che non riescono ad ottenere il rinnovo del permesso, in quanto se non sono in grado di mantenere un livello di sussistenza per almeno un anno, vengono espulsi. Basti pensare che i minori, familiari dello straniero che gode di un permesso di soggiorno, avrà diritto a rimanere in Italia solo se ha partecipato ai progetti di accoglienza e tutela gestiti da enti o associazioni pubbliche o private. In caso contrario verrà espulso, con la magra consolazione che potrà far ricorso al rimpatrio volontario e assistito.

Grande novità della riforma è l’attribuzione del diritto di votare o di candidarsi alle elezioni amministrative in favore degli stranieri titolari del permesso di soggiorno. Un diritto questo che sembra dare agli immigrati anche un diritto di cittadinanza alla pari a quella degli italiani, ma in realtà è solo un contentino per delle persone che non avranno mai una posizione di vero cittadino. Nasce così la nuova generazione di cittadini italiani: quelli che non hanno più origini proprie, che vengono risucchiati dalla strategia della globalizzazione, che pagano le nostre pensioni con il loro lavoro e le loro tasse, senza avere in contropartita pochi se non rari vantaggi. Probabilmente non avranno mai una pensione se rientrano nel paese di origine, potranno godere di un'assistenza sociale ridotta all'osso dalle poche garanzie degli ammortizzatori sociali, con il rischio che dopo anni di lavoro vengano espulsi perché non possiedono più i requisiti per il soggiorno. E così l'Italia, il Bel Paese, li sfrutta fin quando ne ha bisogno, e poi li espelle o li mette ai margini della società per ricordare loro che sono sempre degli stranieri, in terra straniera.
centrosardegna
Wednesday, May 02, 2007 10:24 PM
Porte spalancate all’immigrazione






Alla luce del DDL Amato-Ferrero relativo alla spinosa questione dell'immigrazione, lo stesso rischia, seriamente, di mettere fuori controllo, in maniera esponenziale, una probabile invasione in un Paese che già oggi presenta flussi migratori molto consistenti, difficilmente arrestabili, a fronte di un sistema Italia che presenta un notorio forte calo demografico, unito al tentativo di abbattimento della famiglia tradizionale.
Leggendo i dati, limitatamente a quelli ufficiali, concernenti la presenza sul suolo italiano delle varie comunità cinesi e non, essi indicano numeri di grande rilievo (3.035.144 di immigrati pari al 5,2% della popolazione italiana!), tali da alimentare, almeno nei programmi di questo governo, un enorme serbatoio di voti che potrà loro assicurare «lunga vita» nelle amministrazioni centrali e periferiche dello Stato.
Tra le varie misure adottate nel richiamato disegno di legge ecco quelle che «meritano» di essere segnalate: il cosiddetto sponsor ed autosponsor e il diritto di voto attivo e passivo alle elezioni amministrative.
Riguardo la prima, il fatto sconcertante è che, attraverso questo meccanismo di sponsorizzazione, si consente ad un immigrato in cerca di occupazione di poter entrare nel nostro Paese garantito da determinati soggetti (regioni, enti locali, associazioni no profit, patronati) i quali si impegnano, sulla carta, a pagare per lui una somma che si aggira intorno alle 500/600 euro per un anno, sino a quando non avrà trovato lavoro, alla faccia dei tanti giovani che nel nostro Paese «sponsor» non ne hanno e per questo vivono, se sono fortunati, nella precarietà e nell'indifferenza della classe dirigente, senza contare ulteriori interrogativi non di poco conto: chi ci dice che una volta messo piede in Italia questi soggetti, deboli e dunque ricattabili, non siano sfruttati per il lavoro nero promettendo loro una futura occupazione stabile?
E se nel frattempo, magari garantite da un falso sponsor, entrano persone che invece che al lavoro pensano di orientare, nel corso del famoso anno messo loro a disposizione, i loro interessi su attività estranee allo stesso, quali conseguenze ne scaturiranno?



Altro paradosso ravvisabile da questa alchimia legislativa riguarda i famosi sponsor, ovverosia regioni ed enti locali che, stando alla profonda crisi inerente l'attuale situazione economica non riescono neanche più ad assicurare una decorosa occupazione per gente che vive già nel nostro Paese e paradossalmente si chiede loro di fare da garanti per questi disperati o pseudo tali innescando, ancor di più, un pericoloso arbitrio che privilegi gli uni (immigrati) a discapito degli altri (giovani e non italiani).
A questi aggiungiamoci i molti patronati, dietro i quali si nasconde l'ombra dei sindacati, politicamente orientati, disseminati sulla nostra penisola, i quali in nome di una assurda strategia politica recluteranno personale di oltre confine per formare un nuovo elettorato.
Tutta questa bagarre, ovviamente, non interesserà chi ha la possibilità di «autofinanziarsi» (vedi il curioso autosponsor).
Riguardo l'altra misura menzionata in precedenza, il nuovo disegno di legge ha avuto la bella idea di introdurre il diritto di voto attivo e passivo alle elezioni amministrative a chi è in Italia da almeno cinque anni; mi chiedo, in base a questa norma, cosa succederà quando lorsignori una volta rivendicati ed evidentemente ottenuti i loro diritti economici e sociali, pur sempre legittimi, vorranno anche sedere negli scranni amministrativi per orientare politiche che siano a loro appannaggio?
In tal senso penso ad esempio, alle grandi comunità cinesi, che vorranno avere voce in capitolo nei piani regolatori privilegiando aree commerciali ed abitative a loro favore, allargando la loro presenza sul territorio.
Questo Paese che sta, drammaticamente, spalancando le porte ad una immigrazione di larga scala rappresenta, nel contempo, un vero e proprio insulto a quegli italiani che con duri sacrifici e tanti soprusi subìti, hanno dovuto sputare sangue e sudore per integrarsi ed essere accettati nei Paesi in cui sono andati in cerca di fortuna; difatti, la linea di questo governo, segue un paradigma dal sapore aspro, sostenendo che l'acquisizione della cittadinanza è il più efficace strumento di integrazione per Paesi definiti democratici, dimenticando, invece, che prima di parlare ovvero di concedere la cittadinanza occorre manifestare, effettivamente, la volontà di inserirsi tout court nel nostro tessuto sociale e lavorativo, di imparare la nostra lingua e di conoscere soprattutto le nostre leggi e di rispettarle; in questo, chiamo in causa, anche le nostre istituzioni che mostrano, ahinoi, estrema tolleranza (vedi la rivolta dei cinesi, per una multa, a Milano a cui ha fatto seguito una calorosa stretta di mano fra la Moratti e l'ambasciatore cinese in Italia).



Un governo che non si pone questi input, per seguire logiche speculativamente elettorali, mortifica la nostra identità e apre il campo ad un assedio che condannerà, noi poveri italiani, ad essere una sparuta minoranza e di essere noi, i veri immigrati nel Paese in cui siamo nati.
Per concludere cito un vecchio ma significativo proverbio: «chi è causa del suo mal pianga se stesso».
Ebbene, credo sia arrivato il momento di cominciare ad asciugare le nostre copiose lacrime.

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