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Full Version: Anoressia
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Thursday, November 16, 2006 5:57 PM
Ana Carolina Reston aveva 21 anni e lavorava per agenzie molto importanti
Ricoverata il 25 ottobre è stata uccisa da un'infezione generalizzata


Brasile, modella muore per anoressia
Alta 1,73 pesava appena 40 chili






Una foto di Ana Carolina




SAN PAOLO (Brasile) - Ana Carolina Reston era bella, bellissima. Non a caso lavorava per alcune delle più importanti agenzie di moda di New York. Ana Carolina Reston è morta. A soli 21 anni. L'ha uccisa l'anoressia. Al momento del decesso pesava 40 chili, lei che era alta 1,73 metri.

La modella era stata ricoverata in un ospedale di San Paolo del Brasile il 25 ottobre scorso per insufficienza renale. Il giorno dopo sarebbe dovuta partire per Parigi. Per quel lavoro che la impegnava con agenzie del calibro di Ford, Elite e L'Equipe. Quel lavoro che era anche ossessione del peso, paura di ingrassare, rifiuto del cibo.

Dopo il ricovero le sue condizioni erano rapidamente peggiorate. Era subentrata un'infezione generalizzata che martedì l'ha portata alla morte.

Ana Carolina aveva coronato il suo sogno di diventare modella già a 13 anni. Era terrorizzata all'idea di ingrassare. "Quando mangiava - racconta la cugina Geise Strauss - era sempre pochissimo e poi scappava in bagno (a vomitare). E non le piaceva che le si dicesse di mangiare". Gli amici dicono che negli ultimi mesi di vita si nutriva soltanto di mele e pomodori.

Lica Kohlrausch, proprietaria dell'agenzia L'Equipe, ricorda di aver cominciato a preoccuparsi del peso della Reston quando, dopo un lavoro in Giappone per un catalogo di Giorgio Armani, una collaboratrice la chiamò per dirle che la ragazza era troppo magra. Tornata in Brasile, raccontano gli amici, Ana Carolina aveva provato a farsi curare ma non aveva voluto ammettere di essere malata. La stampa brasiliana scrive oggi che in effetti la giovane era sotto trattamento psichiatrico ma secondo la famiglia non si presentava alle sedute per paura di perdere il lavoro.

La storia della Reston riaprirà sicuramente le polemiche sul "modello anoressico" offerto dalle passerelle e dalla pubblicità. Ora viene fuori che la ragazza era già stata ricoverata l'anno scorso in Giappone. E c'è chi si chiede per quale motivo i suoi "datori di lavoro" continuassero a farla viaggiare nonostante le sue cattive condizioni di salute fossero ormai evidenti a chiunque.

(16 novembre 2006)
Rep

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Thursday, November 16, 2006 5:57 PM

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Thursday, November 16, 2006 5:58 PM

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Thursday, November 16, 2006 5:59 PM

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Thursday, November 16, 2006 6:00 PM

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Thursday, November 16, 2006 6:01 PM

free-life
Friday, November 17, 2006 9:02 AM


che tristezza

spero che questo mondo riesca a trovare il senno della ragione, morire a 21 anni di anoressia o per un intervento chirurgico di bendaggio gastrico è la cosa più triste che questo mondo possa affrontare....quando si troveranno i veri valori di vita ?

g
Tuesday, November 18, 2008 12:48 AM
PASSAPAROLA/ Dallo psicoterapeuta Fausto Manara
un libro sull'anoressia e sulla dittatura dell'apparenza
Viaggio nell'ossessione del cibo
"Attenti ai segnali dei ragazzi"




Fausto Manara

Non solo donne: in preoccupante aumento anche i casi fra gli uomini
di SILVANA MAZZOCCHI
ROMA - Anoressia, bulimia. Una ragazza su dieci tra i 14 e i 25 anni ne soffre e i disturbi dell'alimentazione si stanno ormai diffondendo anche tra i maschi, pronti a tutto per conquistare un fisico perfetto. Una vera e propria epidemia che colpisce chi, pur di essere bello e vincente, crede ( e a torto) di potersi plasmare fino a farsi del male. Molto male.

Come intervenire di fronte a dati così allarmanti che riguardano un esercito di giovani e di giovanissimi? Che cosa possono fare i genitori degli adolescenti a rischio?

"E' necessario guardare questi ragazzi soprattutto con i loro occhi", avverte Fausto Manara, psicoterapeuta e professore di psichiatria alla facoltà di Medicina e Chirurgia di Brescia, città dove vive e lavora. E Con gli occhi dei figli, s'intitola il suo ultimo libro, appena uscito per Sperling&Kupfer, dedicato a coloro che vogliono imparare a interpretare "il muto linguaggio dei sintomi" per aiutare una figlia che si abbuffa o che rifiuta il cibo per inseguire l'agognata magrezza, una mèta che nasconde angosce e solitudine profonde.
La sfida è ridisegnare i rapporti all'interno della famiglia e riuscire a individuare i bisogni dei propri figli per dare loro l'indispensabile sostegno".

Professor Manara, perché tante ragazze (ma anche ragazzi) si ammalano?
"Non c'è dubbio, viviamo in una società e in una cultura che ormai privilegia molto più l'apparire all'essere. I giovani sono così immersi in un clima nel quale respirano tutti i giorni il richiamo a essere belli, vincenti e a perseguire il successo. Le sollecitazioni dei media in queste direzioni sono martellanti e, per le ragazze, l'ideale di bellezza, omologato a quello di magrezza, è in primo piano. Di fronte agli strumenti deboli che molti giovani hanno a disposizione nel proprio bagaglio emotivo e psicologico, l'adesione a quei modelli appare loro la scorciatoia utile per sentirsi più proponibili e accettabili.

E' a partire da questo che il cibo e il corpo si trasformano in bersagli per la patologia, ma soprattutto in strumenti per esprimere l'impossibilità di trovare alternative per dichiarare di esserci e di raccogliere attenzione. Tante ragazze (e ragazzi) finiscono quindi per ammalarsi. Lo fanno per dare un segno di sé, tanto che è con i loro sintomi che cercano disperatamente di parlare con i loro genitori, visto che non sentono percorribili altri canali di dialogo. I disturbi dell'alimentazione sono perciò il crocevia di una serie di difficoltà che si presentano ai giovani d'oggi: dalle ricadute dei miti effimeri della nostra epoca, alla patologia delle relazioni famigliari, alle esperienze traumatiche vissute nel corso della crescita, alle aspettative troppo grandi di cui si sentono fatti oggetto. E' per tutto ciò che i disturbi dell'alimentazione si sono trasformati in una vera epidemia, colpendo una ragazza su dieci tra i 14 e i 25 anni con sfumature patologiche da lievi a molto gravi e una su dieci con una gravità che necessita cure specialistiche e intensive. Anche i maschi ne sono colpiti, ma con un rapporto di uno a dieci a confronto delle femmine. Per loro si stanno tuttavia affacciando all'orizzonte altri disturbi, come per esempio la "reverse anorexia" (l'anoressia al contrario), che si manifesta in quei giovani ossessionati dalla palestra e dalla necessità di dare alla propria muscolatura una forma perfetta, ideale, che proprio perché tale, non hanno mai la sensazione di raggiungere e per la quale sacrificano molti altri piaceri della vita, dedicandosi a diete specifiche e ripetitive e anche all'uso di farmaci per raggiungere il loro inutile "sogno".

Come riconoscere i primi sintomi?
"Per capire che un ragazzo vive una condizione di disagio emotivo, basterebbe prestargli la dovuta cura. Se così fosse, potrebbero essere individuati i primi segnali dell'insorgere di un disturbo dell'alimentazione. Per esempio, non dovrebbe essere mai sottovalutato il comportamento di un figlio che inizia a prestare un'attenzione eccessiva a quel che mangia, fino a trasformare la dieta in una sorta di fede. E' in questo modo che si instaura quella "mentalità da dieta" che avrà come conseguenza inevitabile la restrizione alimentare. Ma non sono solo i segnali alimentari a far temere l'anoressia, dato che tanti altri se ne possono scorgere nella vita dell'adolescente: l'eccessiva preoccupazione per il peso e per le forme del corpo mai vissuti con serenità e invece motivo di continua critica e insoddisfazione; i rapidi cambiamenti dell'umore e l'irritabilità; i sintomi depressivi, come la perdita del desiderio per le amicizie e gli svaghi; i rituali ossessivi, come il lavarsi troppo spesso le mani, la necessità di un ordine perfetto e sempre secondo i medesimi schemi; un'ossessiva esigenza di mantenere un rendimento scolastico a livelli molto alti; l'eccesso di attività fisica".

"Ma altri segnali possono indicare precocemente la presenza di bulimia: una persona che mangia molto, ma non aumenta di peso e magari si alza da tavola per andare in bagno dopo il pasto. Come pure, se vi fosse un'attenzione utile a quel che accade in casa, non sarebbe difficile cogliere uno strano odore acre in bagno. Ma, ancora una volta, i veri primi segnali stanno nel disagio psicologico che inevitabilmente è associato ai comportamenti alimentari patologici e che ne sono la vera causa".

Che cosa possono fare i genitori?
"Possono fare molto, purché comincino a guardare il mondo con gli occhi dei figli. Devono cioè rivolgere la propria attenzione alle loro prospettive: ai loro progetti, sogni, ma anche, e soprattutto, alle loro difficoltà e mancanza di autostima. Se i genitori hanno sempre responsabilità nei problemi psicologici dei figli, non per questo si devono però mettere sul banco degli imputati senza dare loro una prova di appello. Proprio questa è nelle loro possibilità, purché entrino nella consapevolezza che possono essere ancora gli artefici del recupero dei loro ragazzi (e ragazze) a una vita più qualitativa. Possono essere, oltretutto, gli alleati fondamentali degli specialisti per la cura dei disturbi dell'alimentazione nel recupero da queste gravi patologie. Per fare ciò, in primo luogo occorre che considerino quanto i sintomi dei figli non sono che la punta dell'iceberg di una condizione che ha radici molto più profonde. E' a queste che va posta attenzione e non tanto a quello che una ragazza (o un ragazzo) mangia o non mangia. E' un occhio di riguardo al suo valore, un atteggiamento costante di valorizzazione, una vera cura e non l'iperprotezione, che possono aiutare i figli a costruire un'immagine interiore di sé su cui trovare appoggio per far fronte ai falsi miti del tempo in cui vivono. Insomma, i genitori possono fare molto, in ogni epoca della vita dei figli per aiutarli a organizzare gli anticorpi per non essere contaminati dalle tossine sparse a piene mani dai modelli dominanti".

Fausto Manara "Con gli occhi dei figli" Sperling&Kupfer
Pag. 210, euro 16

(17 novembre 2008)

Rep








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Friday, March 13, 2009 10:44 AM
PASSAPAROLA/
Dallo psicoterapeuta Fausto Manara
un libro sull'anoressia e
sulla dittatura dell'apparenza
Viaggio nell'ossessione del cibo
"Attenti ai segnali dei ragazzi"




Fausto Manara

Non solo donne: in preoccupante
aumento anche i casi fra gli uomini
di SILVANA MAZZOCCHI
ROMA - Anoressia, bulimia. Una ragazza su dieci tra i 14 e i 25 anni ne soffre e i disturbi dell'alimentazione si stanno ormai diffondendo anche tra i maschi, pronti a tutto per conquistare un fisico perfetto. Una vera e propria epidemia che colpisce chi, pur di essere bello e vincente, crede ( e a torto) di potersi plasmare fino a farsi del male. Molto male.

Come intervenire di fronte a dati così allarmanti che riguardano un esercito di giovani e di giovanissimi? Che cosa possono fare i genitori degli adolescenti a rischio?

"E' necessario guardare questi ragazzi soprattutto con i loro occhi", avverte Fausto Manara, psicoterapeuta e professore di psichiatria alla facoltà di Medicina e Chirurgia di Brescia, città dove vive e lavora. E Con gli occhi dei figli, s'intitola il suo ultimo libro, appena uscito per Sperling&Kupfer, dedicato a coloro che vogliono imparare a interpretare "il muto linguaggio dei sintomi" per aiutare una figlia che si abbuffa o che rifiuta il cibo per inseguire l'agognata magrezza, una mèta che nasconde angosce e solitudine profonde.
La sfida è ridisegnare i rapporti all'interno della famiglia e riuscire a individuare i bisogni dei propri figli per dare loro l'indispensabile sostegno".

Professor Manara, perché tante ragazze (ma anche ragazzi) si ammalano?
"Non c'è dubbio, viviamo in una società e in una cultura che ormai privilegia molto più l'apparire all'essere. I giovani sono così immersi in un clima nel quale respirano tutti i giorni il richiamo a essere belli, vincenti e a perseguire il successo. Le sollecitazioni dei media in queste direzioni sono martellanti e, per le ragazze, l'ideale di bellezza, omologato a quello di magrezza, è in primo piano. Di fronte agli strumenti deboli che molti giovani hanno a disposizione nel proprio bagaglio emotivo e psicologico, l'adesione a quei modelli appare loro la scorciatoia utile per sentirsi più proponibili e accettabili.

E' a partire da questo che il cibo e il corpo si trasformano in bersagli per la patologia, ma soprattutto in strumenti per esprimere l'impossibilità di trovare alternative per dichiarare di esserci e di raccogliere attenzione. Tante ragazze (e ragazzi) finiscono quindi per ammalarsi. Lo fanno per dare un segno di sé, tanto che è con i loro sintomi che cercano disperatamente di parlare con i loro genitori, visto che non sentono percorribili altri canali di dialogo. I disturbi dell'alimentazione sono perciò il crocevia di una serie di difficoltà che si presentano ai giovani d'oggi: dalle ricadute dei miti effimeri della nostra epoca, alla patologia delle relazioni famigliari, alle esperienze traumatiche vissute nel corso della crescita, alle aspettative troppo grandi di cui si sentono fatti oggetto. E' per tutto ciò che i disturbi dell'alimentazione si sono trasformati in una vera epidemia, colpendo una ragazza su dieci tra i 14 e i 25 anni con sfumature patologiche da lievi a molto gravi e fra queste una su dieci con una gravità che necessita cure specialistiche e intensive. Anche i maschi ne sono colpiti, ma con un rapporto di uno a dieci a confronto delle femmine. Per loro si stanno tuttavia affacciando all'orizzonte altri disturbi, come per esempio la "reverse anorexia" (l'anoressia al contrario), che si manifesta in quei giovani ossessionati dalla palestra e dalla necessità di dare alla propria muscolatura una forma perfetta, ideale, che proprio perché tale, non hanno mai la sensazione di raggiungere e per la quale sacrificano molti altri piaceri della vita, dedicandosi a diete specifiche e ripetitive e anche all'uso di farmaci per raggiungere il loro inutile "sogno".

Come riconoscere i primi sintomi?
"Per capire che un ragazzo vive una condizione di disagio emotivo, basterebbe prestargli la dovuta cura. Se così fosse, potrebbero essere individuati i primi segnali dell'insorgere di un disturbo dell'alimentazione. Per esempio, non dovrebbe essere mai sottovalutato il comportamento di un figlio che inizia a prestare un'attenzione eccessiva a quel che mangia, fino a trasformare la dieta in una sorta di fede. E' in questo modo che si instaura quella "mentalità da dieta" che avrà come conseguenza inevitabile la restrizione alimentare. Ma non sono solo i segnali alimentari a far temere l'anoressia, dato che tanti altri se ne possono scorgere nella vita dell'adolescente: l'eccessiva preoccupazione per il peso e per le forme del corpo mai vissuti con serenità e invece motivo di continua critica e insoddisfazione; i rapidi cambiamenti dell'umore e l'irritabilità; i sintomi depressivi, come la perdita del desiderio per le amicizie e gli svaghi; i rituali ossessivi, come il lavarsi troppo spesso le mani, la necessità di un ordine perfetto e sempre secondo i medesimi schemi; un'ossessiva esigenza di mantenere un rendimento scolastico a livelli molto alti; l'eccesso di attività fisica".

"Ma altri segnali possono indicare precocemente la presenza di bulimia: una persona che mangia molto, ma non aumenta di peso e magari si alza da tavola per andare in bagno dopo il pasto. Come pure, se vi fosse un'attenzione utile a quel che accade in casa, non sarebbe difficile cogliere uno strano odore acre in bagno. Ma, ancora una volta, i veri primi segnali stanno nel disagio psicologico che inevitabilmente è associato ai comportamenti alimentari patologici e che ne sono la vera causa".

Che cosa possono fare i genitori?
"Possono fare molto, purché comincino a guardare il mondo con gli occhi dei figli. Devono cioè rivolgere la propria attenzione alle loro prospettive: ai loro progetti, sogni, ma anche, e soprattutto, alle loro difficoltà e mancanza di autostima. Se i genitori hanno sempre responsabilità nei problemi psicologici dei figli, non per questo si devono però mettere sul banco degli imputati senza dare loro una prova di appello. Proprio questa è nelle loro possibilità, purché entrino nella consapevolezza che possono essere ancora gli artefici del recupero dei loro ragazzi (e ragazze) a una vita più qualitativa. Possono essere, oltretutto, gli alleati fondamentali degli specialisti per la cura dei disturbi dell'alimentazione nel recupero da queste gravi patologie. Per fare ciò, in primo luogo occorre che considerino quanto i sintomi dei figli non sono che la punta dell'iceberg di una condizione che ha radici molto più profonde. E' a queste che va posta attenzione e non tanto a quello che una ragazza (o un ragazzo) mangia o non mangia. E' un occhio di riguardo al suo valore, un atteggiamento costante di valorizzazione, una vera cura e non l'iperprotezione, che possono aiutare i figli a costruire un'immagine interiore di sé su cui trovare appoggio per far fronte ai falsi miti del tempo in cui vivono. Insomma, i genitori possono fare molto, in ogni epoca della vita dei figli per aiutarli a organizzare gli anticorpi per non essere contaminati dalle tossine sparse a piene mani dai modelli dominanti".

Fausto Manara "Con gli occhi dei figli" Sperling&Kupfer
Pag. 210, euro 16

(17 novembre 2008)

Rep


g
Friday, March 13, 2009 10:45 AM
ALIMENTAZIONE
Anoressia e bulimia tra ragazze
prima causa morte per malattia




La modella Isabelle Caro testimonial
di una campagna pubblicitaria

contro l'anoressia
L'allarme dei medici: in Italia
150-200 mila giovani tra i 12 e
i 25 anni soffrono di disturbi
del comportamento alimentare

ROMA - Anoressia e bulimia sono le malattie che causano il maggior numero di vittime tra le ragazze di età compresa tra i 12 e 25 anni. Di anoressia e bulimia nervosa soffrono in Italia tra le 150 e le 200 mila ragazze. "E la patologia è in continuo aumento".
L'allarme viene da Roberto Ostuzzi, presidente della Sisdca, la Società italiana per lo studio dei disturbi del comportamento alimentare riunita al Policlinico Umberto I° di Roma per presentare le recenti statistiche sulla malattia.

"Il rischio di cronicizzazione è forte" spiegano i medici. "La mortalità per suicidio o per complicanze mediche e psichiatriche conseguenti la malnutrizione è del 10% a dieci anni dall'esordio, e del 20% a venti anni".

Ma le ragazze spesso non accettano le cure; sono capaci di spiegare la propria situazione e comprendono in pieno i rischi della loro scelta, eppure continuano a dire di no alle cure, preferendo morire che aumentare di peso o perdere il controllo sul proprio corpo. "Spesso sarebbe necessario ricorrere a trattamenti salvavita coercitivi - suggerisce il presidente della Sisdca - ma in Italia è rarissimo il ricorso al trattamento sanitario obbligatorio per i casi di disturbi del comportamento alimentare, circa l'1%, mentre nei Paesi anglosassoni la percentuale è almeno quindici volte più alta".

Per questo gli esperti propongono di "rivedere le procedure di attivazione del trattamento sanitario obbligatorio coinvolgendo i medici delle strutture dedicate alla cura dei disturbi alimentari e dedicando ai ricoveri coatti strutture medico-psichiatriche specializzate, e non i reparti di psichiatria degli ospedali generali occupati principalmente da adulti, poco adatti ad accogliere adolescenti affetti da questo tipo di patologie".

(12 marzo 2009)

Rep



g
Friday, March 13, 2009 10:46 AM
Vorrei kiedere ai teocrati se 1 disegno intelligente possa aver fatto qst errori
g
Friday, April 24, 2009 10:44 AM

Caso Miss Australia, la modella è troppo magra



Un metro e ottanta centimetri di altezza per un peso di soli quarantanove chilogrammi, e a Miss Universo Australia scoppia la polemica anoressia. La modella Stephanie Naumoska è arrivata fino alle fasi finali dell'importante concorso di bellezza generando la reazione di medici e dietologi che hanno ammonito chi permette ad una persona "carne e ossa", ed evidentemente sottopeso, di partecipare.

rep


g
Friday, April 24, 2009 10:45 AM






g
Friday, April 24, 2009 10:46 AM

180cm, 49 kg: polemica sulla miss

(23 aprile 2009)

Ma Stephanie Naumoska, finalista di miss Universo Australia, si difende: ''Non sono malnutrita''

La 19enne è nel mirino di medici e dietologi che vorrebbero vietare a ragazze pelle e ossa di partecipare a concorsi di bellezza e di sfilare in passerella per non diffondere modelli diseducativi ai giovani.

Ma Stephanie, il cui indice di massa corporea 15.1 (sotto a 18 è considerato pericoloso), non ci sta e sostiene di non avere alcun problema di peso o di salute: ''Non mi conoscono e non sanno quello che mangio a colazione o a cena - ha dichiarato alla tv australiana Channel Nine - Forse pensano che non mangi niente ma non è vero''.

Vid Rep


Mister G
Friday, April 24, 2009 10:54 AM

Queste "donne" mi fanno, umanamente e sessualmente, schifo... sono patetiche, ma non mi ispirano alcun tipo di pietà...

Personalmente, le curerei a calci nel culo e sganassoni, ma pare che questa "terapia" sia considerata retrograda...

sperminator
Friday, April 24, 2009 11:06 AM
Re:
Mister G, 24/04/2009 10.54:


Queste "donne" mi fanno, umanamente e sessualmente, schifo... sono patetiche, ma non mi ispirano alcun tipo di pietà...

Personalmente, le curerei a calci nel culo e sganassoni, ma pare che questa "terapia" sia considerata retrograda...





perfettamente d' accordo .. scusate ma non riesco assolutamente a commuovermi per questo " problema " che tutto e' meno che problema da compatire, ma una demenza da condannare ..
g
Friday, April 24, 2009 11:07 AM
È 1 malattia mentale
Mister G
Friday, April 24, 2009 11:13 AM
Re:
g, 24/04/2009 11.07:

È 1 malattia mentale



Molto indotta da modelli "culturali" imposti dalla maggioranza dei mass media e dai quelle checche isteriche degli stilisti...

g
Friday, April 24, 2009 11:39 AM
Re: Re:
Mister G, 24/04/2009 11.13:



Molto indotta da modelli "culturali" imposti dalla maggioranza dei mass media e dai quelle checche isteriche degli stilisti...


Molto spesso,ma in altri casi è dato dai rapporti in famiglia



sperminator
Friday, April 24, 2009 12:06 PM
Re: Re: Re:
g, 24/04/2009 11.39:

Molto spesso,ma in altri casi è dato dai rapporti in famiglia







la famiglia non puo' essere un paravento per ogni cosa .. mangiassero un po' piu' di pasta e andassero affare in culo
Mister G
Friday, April 24, 2009 12:41 PM
Re: Re: Re: Re:
sperminator, 24/04/2009 12.06:




la famiglia non puo' essere un paravento per ogni cosa .. mangiassero un po' piu' di pasta e andassero affare in culo







g
Thursday, May 14, 2009 1:20 AM
Su giornali e cartelloni pubblicitari
la foto di una ragazza anoressica
È l'ultima provocazione del fotografo milanese.
Apprezzamenti e critiche
Campagna choc contro l'anoressia
Oliviero Toscani torna a far discutere




Armani: "Scelta giusta, vorrei
poter conoscere questa ragazza".

ROMA - L'anoressia ha gli occhi e il corpo nudo di Isabelle Caro: 31 chili di ossa, che da questa mattina campeggiano sui manifesti delle più grandi città italiane. Una sola foto, drammatica e controversa com'è nella storia dell'autore: Oliviero Toscani. E nella settimana della moda di Milano non poteva non far discutere "No anoressia", la nuova campagna Nolita realizzata dal fotografo milanese per il gruppo Flash&Partners. Una provocazione, ma soprattutto un allarme su una tragedia del nostro tempo. Ancora più sconvolgente perché a interrogarsi sul problema è il mondo delle passerelle, accusato da tempo di diffondere falsi miti di bellezza.

La campagna. Non lascia spazio a interpretazioni la foto di Isabelle Caro. È lei la ragazza anoressica protagonista della campagna pubblicitaria di Nolita, il fashion brand del gruppo Flash&Partners. La modella francese ha accettato di esporsi nuda allo scatto di Oliviero Toscani per mostrare a tutti la realtà di una malattia che insieme alla bulimia, vede coinvolte oltre due milioni di persone in Italia. "Mi sono nascosta e coperta per troppo tempo - afferma Isabelle - adesso voglio mostrarmi senza paura, anche se so che il mio corpo ripugna". Una malattia lunga 15 anni, che l'ha ridotta a pesare 31 chili: "Le sofferenze fisiche e psicologiche che ho subito hanno un senso solo se possono essere d'aiuto - spiega la ragazza francese - a chi è caduto nella trappola da cui io sto cercando di uscire".

Non è nuovo alle polemiche Oliviero Toscani, che spiega: "Io ho fatto come sempre un lavoro da reporter: ho testimoniato il mio tempo. Sono anni che mi interesso al problema dell'anoressia. Un tema tabù per la moda. Come l'Aids ai tempi . Adesso l'argomento tabù è l'anoressia". Quanto alle responsabilità, continua il fotografo milanese, il discorso è più complesso: "Io non credo che la moda abbia grandi responsabilità nel problema dell'anoressia, - conclude Toscani - è una cosa molto più ampia che riguarda tutti i media e in particolare la televisione, che propone alle ragazze modelli di successo assurdi ".

Le reazioni. Apprezzamenti ma anche dissensi. La campagna di Nolita divide, com'è nello stile di Toscani. Sostegno arriva dal ministro della Salute, Livia Turco. "Apprezzo sinceramente sia i contenuti che le modalità di realizzazione. Un'iniziativa come questa è uno strumento da prendere in assoluta considerazione". Reazioni anche dalle passerelle milanesi, dove è in corso la settimana della Moda. "Credo che queste campagne con immagini così dure e crude siano giuste, opportune". A pensarla così è Giorgio Armani che esprime anche un desiderio: "Vorrei poter conoscere questa persona per capire i motivi che l'hanno portata all'anoressia". Dello stesso avviso anche i due stilisti Dolce e Gabbana che dicono: "Finalmente qualcuno dice la verità sull'anoressia, cioè non è un problema della moda, ma un problema psichiatrico".

Critiche arrivano dall'Aba, l'Associazione per lo studio e la ricerca sull'anoressia, la bulimia e l'obesità. Secondo Fabiola De Clerq, presidente dell'associazione: "L'utilizzo di questa immagine è suscettibile di indurre fenomeni di emulazione e non aiuta certo i diretti interessati né le loro famiglie". Insomma, si accendono riflettori, che si spegneranno: "Poi le ragazze e i genitori si vedono sbattere in faccia le porte degli ospedali".

(24 settembre 2007)

rep 2007


g
Thursday, May 14, 2009 1:22 AM
L'AUTOBIOGRAFIA
"Contro l'anoressia
il segreto si chiama amore"




Isabelle Caro

Isabelle Caro ha scritto un libro sulla sua storia,
la sua immagine firmata da Toscani fece scandalo.
"Un messaggio per mia madre e per il mio padre biologico..."

di CHIARA BRUSA GALLINA
MILANO - Quell'immagine non passò inosservata: una ragazza senza vestiti, lo sguardo sofferente, il volto prosciugato, il corpo scheletrico. Era l'autunno del 2007 e quello era il manifesto di una campagna shock contro l'anoressia, che avrebbe provocato una scia di polemiche. Dietro l'obiettivo c'era Oliviero Toscani. La modella era l'attrice francese Isabelle Caro. Dopo quasi due anni Isabelle è tornata in Italia per presentare la sua autobiografia, La ragazza che non voleva crescere. La mia battaglia contro l'anoressia (Cairo editore).

Un libro dove mette a nudo la sua storia, svela i retroscena della sua infanzia, dello scivolamento verso la malattia che la affligge da quando aveva 13 anni, dei sondini per l'alimentazione forzata e della lotta per guarire.

Sono passati quasi due anni, si è mai pentita di aver posato per quegli scatti?
"Sì e no. Quell'immagine mi ha creato difficoltà dal punto di vista professionale: gli attori devono avere una faccia neutra, dopo la campagna pubblicitaria registi e colleghi in me non vedevano altro che l'immagine della foto. Ho avuto problemi anche nella vita quotidiana: per gli altri esistevo solo in quanto anoressica, mentre io sono anche una persona, una donna".

Ormai è una faccia nota.
"Certo, ma la gente non sa che cos'è la discrezione. Nei negozi mi è capitato di incontrare signore che mi chiedevano gli esami medici. Li volevano per le loro figlie, perché li usassero nelle tesine di biologia o di scienze".

Però non rimpiange di essersi mostrata così.
"No, questa vicenda ha un lato positivo: è servita per parlare di un argomento per certi versi tabù come l'anoressia. Ho voluto fare quella foto - e con uno come Toscani - perché sapevo che avrebbe fatto molto rumore".

Ma secondo lei, con tutta la sequela di accuse e di critiche, il messaggio è passato lo stesso?
"Sono convinta di sì. Siamo riusciti a far parlare del tema, anche se il cammino è ancora lungo. Nel mondo della moda, ad esempio, il problema non è risolto. Hanno votato delle leggi per vietare le modelle troppo magre, ma si continua a chiedere alle ragazze di perdere peso. Lo dico perché l'ho visto. Ero nella giuria di un concorso, alcuni stilisti che facevano parte della commissione dicevano alle ragazze, magari quindicenni, che avrebbero dovuto dimagrire. Quegli stilisti erano gli stessi che avevano votato a favore del divieto".

Con l'autobiografia cerca di dare una sua versione, a polemiche finite?
"Volevo esprimere qualcosa di diverso rispetto all'immagine data durante la campagna. In realtà il libro non è solo sull'anoressia. La prima parte è dedicata al "sequestro" da parte di mia madre. Ho vissuto l'infanzia prigioniera di una madre depressa, che non voleva che crescessi, che uscissi di casa, e mi vietava il contatto con gli altri bambini. È necessario squarciare il velo su questo tipo di esperienze. Non se ne parla abbastanza, molti non sanno che chi vive queste situazioni si sente in colpa e non racconta nulla per paura di essere preso per pazzo. Il libro è anche un grido: un appello a mio padre biologico (Isabelle è stata cresciuta da un padre putativo, ndr) e un modo per dire a mia madre che le voglio bene".

Dopo che è diventata famosa, il movimento pro-ana, (gruppi che infestano il web per esaltare l'anoressia come stile di vita, ndr) si è scagliato contro di lei.
"Un po' di tempo fa nel metrò di Parigi ho incontrato una seguace del movimento, che mi ha perfino dato uno schiaffo. Le loro critiche mi fanno piacere, il mio obiettivo era anche mandare all'aria la loro propaganda".

Ha avuto reazioni positive dopo la campagna?
"Sì, molte. Alcune ragazze hanno letto il mio libro e hanno capito che non potevano rovinarsi così. Altre che gestivano un sito pro-ana, dopo aver visto le foto, hanno deciso che non vale la pena entrare in una spirale infernale".

Anche nel suo blog fa informazione di questo tipo?
"Nel mio diario metto in guardia dal pericolo di questa malattia - perché deve essere chiaro che l'anoressia è una malattia e non un modello di vita - ne denuncio l'orrore".

Nel libro fa capire che ci sono dei segnali che a volte i genitori, gli insegnanti e addirittura i medici non sanno o non vogliono cogliere.
"Proprio così, c'è un rifiuto della società in generale".

Eppure se ne parla molto negli ultimi anni.
"Il problema è che ogni caso di anoressia ha una sua storia. Prendiamo me: sono stata ricoverata più volte in ospedale e in queste occasioni hanno cercato di tagliarmi fuori dal mondo, senza capire che così riproducevano quell'isolamento di cui ero stata vittima da bambina".

Quindi secondo lei che cosa bisognerebbe fare?
"Studiare ogni singolo caso, ascoltare, amare chi non è capace di amarsi da solo".

Adesso che cosa sta facendo e, soprattutto, sta bene?
"Sto meglio e ho voglia di andare avanti. Al momento ho molti progetti. A Parigi con la mia associazione, Horizons théâtre, allestisco spettacoli e organizzo corsi. Tra gli allievi c'è chi vuole solo imparare a recitare, ma anche chi ha avuto disturbi dell'alimentazione o non si sente a posto con il proprio corpo. Il teatro può aiutare molto, a me ha ridato l'amore per la vita. E poi ho un sogno nel cassetto".

Quale?
"Pierrette Dupoyet, una famosa adattatrice di testi, mi ha coinvolto in un progetto. È riuscita ad ottenere i diritti del film La strada di Federico Fellini per un adattamento teatrale, sta ancora cercando una persona che si occupi della regia, ma ha chiesto a me di interpretare il ruolo di Gelsomina, che fu di Giulietta Masina. Per me è un grande onore".

(13 maggio 2009)

Rep


g
Monday, June 15, 2009 1:09 PM
La direttrice inglese scrive alle case di moda
"Le donne non vogliono più le linee troppo snelle"
Vogue dichiara guerra alle anoressiche
Le modelle ingrassate con fotoshop




Naomi Campbell

dal nostro corrispondente ENRICO FRANCESCHINI
LONDRA - L'ultra-magro non va più di moda. Il look emaciato, con le ossa che sporgono fuori dal corpo, braccia e gambe sottili come stecchini, volto scavato, pare giunto al capolinea. Lo dice Alexandra Shulman, da vent'anni direttrice dell'edizione britannica di Vogue, una dei guru più ascoltati dagli stilisti.

Lo scrive in una lettera di protesta ai più famosi fashion designer, affinché smettano di produrre abiti che solo una donna ai confini dell'anoressia è in grado di indossare. E lo fa con una rivelazione: per la prima volta, le riviste di moda usano fotoshop, il programma di fotoritocco, per far sembrare le modelle più grasse anziché più magre.

Naturalmente, "più grasse" è un modo di dire: il computer si limita a riempire le guance infossate, mette un filo di muscoli sulle spalle, copre con un po' di ciccia le ossa dello sterno, arrotonda leggermente braccia e gambe, dona un'ombra di sporgenza allo stomaco. Ma basta per far decretare al Times di Londra che si tratta di una rivoluzione. Le top model taglia zero non piacciono più. La lunga battaglia condotta dalle associazioni contro l'anoressia ha convinto anche le riviste di moda. Se la lettera della direttrice di Vogue convincerà i fashion designer, potrebbe trattarsi di una svolta per i canoni della bellezza femminile.

La lettera di Alexandra Shulman, inviata ai maggiori stilisti, da Dolce & Gabbana a Versace, da John Galliano a Chanel, da Christian Dior a Prada, non doveva diventare pubblica, ma qualcuno l'ha passata al Times, che vi ha dedicato due pagine. "I vestiti che le case di moda ci inviano sono sempre più piccoli", scrive la Shulman. "Siamo al punto che le modelle più famose -come Naomi Campbell, Linda Evangelista o perfino la magrissima Kate Moss - non riescono più a indossarli. Dobbiamo usare modelle senza seno né fianchi, con ossa sporgenti e un look per nulla femminile. Ormai devo chiedere ai fotografi di ritoccare le immagini per far apparire le modelle di taglia più grande".

La direttrice di Vogue afferma che i lettori dicono chiaramente di non voler vedere modelle supermagre sulle pagine del suo mensile. Per almeno due ragioni. Una è che, paradossalmente, negli ultimi anni le modelle sono diventate sempre più snelle mentre la popolazione femminile è diventata sempre più grossa: e man mano che si allarga il gap tra fantasia e realtà, cresce il senso di frustrazione e disperazione di milioni di donne che in quelle foto non si riconoscono. L'altra ragione alla base del maggiore dissenso verso l'ultra-magrezza è la recessione economica. "Con i tempi che corrono - osserva la Shulman - la gente vuole vedere donne dal look più rassicurante". Ossia che non sembrino ridotte alla fame. Le cronache riportano che, a un recente party per l'assegnazione dei Glamour Award, tutte le modelle divoravano il pudding. Una cosa simile non s'era mai vista: finora il dessert, nel mondo della moda, era inteso come pura decorazione. Presto quei budini potremmo vederli sfilare in passerella.

(14 giugno 2009)

Rep


g
Monday, June 15, 2009 1:10 PM

Il ritocco della modella, prima e dopo


Rep


g
Monday, June 15, 2009 1:13 PM
Re:
g, 15/06/2009 13.09:


Vogue dichiara guerra alle anoressiche
Le modelle ingrassate con fotoshop



È 1 falsa soluzione,nn si può fare finta ke la ragazza nn sia 1 skeletro come 1 ke ho conosciuto(1^ ke morisse),ma accettarla così nelle sfilate,o fa la modella o resta a casa,qui nn è malattia,è MODA



E x la moda nn si possono uccidere le ragazze
Anke se nn tutte,ci sono qll con madri infami o problemi seri,stupri,situazioni limite....Ecc




g
Wednesday, April 07, 2010 5:26 PM
Anoressica muore in ospedale
la procura apre un'inchiesta




La donna, 39 anni, è deceduta sabato scorso
Sequestrate le cartelle cliniche, disposta l'autopsia

E' morta sabato scorso in ospedale, dove era stata ricoverata per una grave forma di anoressia. Sarà il pm Andrea Canciani a far luce sul decesso della donna di 39 anni di Quarto, nel levante genovese, che si trovava ricoverata al San Martino di Genova per curare la sua malattia.

La salma è stata posta sotto sequestro e sarà sottoposta ad autopsia presso l'istituto di Medicina legale dello stesso ospedale. Sequestrate anche le cartelle cliniche per verificare eventuali responsabilità nella morte della giovane donna.

Segretaria amministrativa di una scuola di San Fruttuoso, la donna era malata da almeno 20 anni. Era più volte entrata e uscita dagli ospedali, alternando periodi di grave sofferenza - che l'avevano trascinata anche sull'orlo del suicidio - a stati di maggiore equilibrio. Neanche la nascita della sua bambina era riuscita a strapparla dal suo dolore, ed era ripiombata in quella che i medici chiamano "anoressia nervosa". L'ultima volta è enetrata in ospedale accompagnata dai suoi parenti alla vigilia di Pasqua. Era così stremata che non riusciva più ad alzarsi dal letto.

Massimo Giusti, professore associato di endocrinologia ammette che è "molto difficile curare queste patologie". "I pazienti affetti da anoressia nervosa - spiega - spesso vengono alimentati per via endovenosa, ma ci sono casi come questo che dimostrano che neppure queste terapie d'urto sono efficaci".

(07 aprile 2010)

Rep GE


g
Thursday, January 20, 2011 1:19 PM
Dopo la morte di Isabelle,la modella di Toscani,anke la madre nn ce l'ha fatta +
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