Il tempo parve fermarsi nuovamente. I suoni parevano ovattati e lontani i pensieri accelerati. Le vite delle quattro anime unite a formare quelle due possenti creature parvero dapprima fermarsi e poi riavvolgersi per tornare ai tempi dell'infanzia. All'inizio di tutto. Alkor si rivide da giovane quando fu scelto per diventare cavaliere, quando dovette abbandonare quella che lui considerava la sua famiglia, anche se non lo era visto che era stato adottato. Rivide momenti del suo addestramento e il riconoscimento avuto con l'essena del suo compagno drago. Allo stesso modo Rethar percepiva il momento della sua nascita, quando uscito dall'uovo si era trovato accudito da un gran numero di maghi, quando, con la crescita, aveva imparato a volare, a parlare, a formulare incantesimi, a usare il suo potente soffio. Rivide il momento del riconoscimento con Alkor.
Da quel momento le loro menti come fossero una unica ricordarono gli eventi successivi. L'incontro con Aleena e il suo compagno drago, il combattimento con la potente entità malvagia, la loro sconfitta, la loro comparsa in un altro mondo, l'arrivo alle porte del Regno e tutti gli altri eventi e incontri che li avevano portati fino a quel punto.
Anche Aleena e il suo Drago stavano provando le medesime sensazioni e immagini del loro passato, come se lo stessero rivivendo, solo in modo molto più confuso. La memoria stava tornado a entrambi, ma in modo disordinato e comunque sempre sotto l'influsso negativo del Malvagio di quel mondo.
Un flash nelle loro menti li riportò alla realtà e quindi all'imminente scontro.
Vi era però un differenza determinante nella percezione della realtà dei due "Balor". La mente di Alkor e Rethar era calma e pronta allo scontro, quella visione non li aveva toccati minimante. Non si poteva dire la stessa cosa per quella ii Aleena e del suo compagno. Era disorientata da tutte quelle immagini familiari e allo stesso tempo sconosciute. Ricordi che non parevano essere loro, come vissuti da qualcun'altro.
Una frazione di secondo dopo le due enormi lame si scontrarono in boato così assordante da interrompere per un'istante gli scontri nel campo di battaglia sottostante.
Il subbuglio nell'animo del Balor Nero fece il resto. La presa dello spadone venne meno e questi volò rotenado vorticosamente in alto, nel cielo rosso del mattino.
Il Balor Argenteo roteò quindi la sua lama e la conficcò di taglio all'altezza dell'addome, nella dura pelle scagliosa dell'avversario. L'arma non penetrò profondamente, ma, avendo oltrepassato le difese del nemico, fece ugualmente uscire del sangue rosso cupo che al contatto con l'aria si incendiò. Il Balor Nero si piegò in avanti per il dolore causato da quella ferita.
In quel momento Alkor comprese che, al contrario di come aveva pesato in precedenza, la sua arma non avrebbe salvato la sua amata, al massimo le avrebbe donato la pace eterna...la morte! Estrasse l'arma dal ventre del mostro.
Non sapeva che altro fare e istintivamente sollevò l'immenso spadone per dare il colpo di grazia a quella che era stata al sua unica ragione di vita.
Portandolo sopra la propria testa, alzo leggermente la stessa e fu in quel momento che un bagliore nel cielo attirò la sua attenzione. Lo spadone infuocato del Balor Oscuro aveva smesso di roteare e stava precipitando, con la punta rivolta verso il basso, nella loro direzione.
Un'esitazione che permise all'avversario di riprendersi dal dolore. Un'istante che fece vorticare nella mente di Alkor un ricordo..."La spada di un Cavaliere non può ferire il suo padrone!". "Forse non era la propria spada a poter salavare Aleena e il suo drago, ma quella di lei" pensò in quel breve istante.
Il Balor Nero stava per avventarsi su quello Argenteo.
In quel momento Alkor/Rethar liberò una mano dall'elsa del proprio spadone e prese al volo quello di Aleena, che in quel momento stava passando in mezzo ai due. Lo alzò quel tanto che bastava a rivolgere la punta verso il Balor Nero...all'altezza del suo cuore...all'altezza delle scaglie dorate.
Pochi istanti dopo la lama trapassava il corpo del nero avversario, prorpio nel l'unico luogo color oro di tutto il suo corpo.
"Grazie...Alkor" sentì flebilmente Alkor nella sua mente. Il pensiero gli era giunto dalla mente di Aleena. Sembrava tutto finito.
Il nero corpo scivolò via dalla sacra lama non più infuocata, precipitando verso il suolo. Un bagliore dorato lo avvolse e da esso ne uscì fuori il corpo di Aleena e del Drago, non più fusi assieme. La corsa verso il suolo continuò.
La luna era ormai del tutto tramontata e il Sole splendeva verso l'alba. I suoi raggi colpirono quei corpi in caduta libera. Le scaglie color Oro dell'Armatura di Aleena e del suo compagno Drago risplendettero accogliendo quasi con favore la ritrovata libertà. Il giogo del Malvagio era stato spezzato.
Alkor/Rethar guardò quella scena e come aveva già fatto molto tempo addietro si lanciò in picchiata per arrestare la loro caduta. Sbattendo poderosamente le sue ali raggiunse i due privi di senso a una decina di metri dal suolo. Li prese tra le possenti braccia e virò nel tentativo di atterrare. Sbattè nuovamente le possenti ali, questa volta per frenare la caduta, riuscendovi solo in parte. Un tremendo tonfo pervase l'aria e una gran nube di polevere si sollevò dal suolo. Quando scomparve, anche la figura del Balor Argenteo era svanita. Un drago d'oro era immobile, supino sul terreno e uno argenteo era al suo fianco, ma eretto sulle zampe posteriori. Tra loro vi era un cavaliere inginocchiato che teneva tra le braccia un'altra figura in armi. Delle lacrime sgorgavano dai suoi occhi...erano lacrime di gioia...Aleena anche se ferita era viva e così il suo compagno Drago. Ella aprì gli occhi per un istante e guardò quel viso conosciuto, ma da molto tempo dimenticato, poi un largo sorriso le solcò il viso.
"Grazie Alkor!" disse con voce così flebile che quasi non si udì, poi chiuse gli occhi e cadde in un sonno tranquillo. Era come se la storia fra loro due fosse ripressa da dove si erano visti l'ultima volta, nel momento stesso che il loro vecchio mondo era scomparso.
Anche lui era ferito, il rempentino atterraggio aveva avuto delle conseguenze e lui, rialzandosi con l'amata tra le braccia, se ne rese subito conto. Zoppicava vistosamente dalla gamba sinistra.
Fortunatamente erano atterrati nei pressi dell'entrata della fortezza del vecchio custode, quindi zoppicando, senza curarsi del dolore, vi si diresse.
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