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Monday, July 02, 2007 10:07 AM
Al Gore propone il superamento del Protocollo di Kyoto
E paragona la nuova impresa ai trattati sulle armi nucleari
La Terra è in pericolo
ora un nuovo trattato










di AL GORE




Al Gore sostiene che se non si prenderanno provvedimenti nel giro di 35 anni il ghiaccio potrebbe scomparire nei mesi estivi dal Polo Nord
NOI - la specie umana - siamo giunti ad un momento decisivo. È inaudito, e fa perfino ridere, pensare di poter davvero compiere delle scelte in quanto specie, ma è proprio questa la sfida che ci troviamo davanti. La nostra casa - la Terra - è in pericolo. Non è il pianeta a correre il rischio di essere distrutto, ma le condizioni che lo hanno reso un luogo accogliente per gli esseri umani.

Senza renderci conto delle conseguenze delle nostre azioni, abbiamo cominciato a riversare nel sottile involucro di aria che circonda il nostro mondo quantità di anidride carbonica tali da arrivare letteralmente ad alterare l'equilibrio termico tra la Terra e il Sole. Se non ci fermeremo, e in fretta, la temperatura media crescerà a livelli che gli esseri umani non hanno mai sperimentato fino ad ora, mettendo fine al propizio equilibrio climatico su cui poggia la nostra civiltà.

Nell'ultimo secolo e mezzo, sempre più freneticamente, abbiamo estratto dal terreno quantità sempre maggiori di carbonio, principalmente sotto forma di petrolio e carbone, bruciandolo al ritmo di 70 milioni di tonnellate di CO2 riversate ogni 24 ore nell'atmosfera terrestre.

Le concentrazioni di anidride carbonica, che non erano mai salite oltre il livello di 300 parti per milione (ppm) da almeno un milione di anni a questa parte, sono cresciute dalle 280 ppm dell'inizio del boom del carbone fino alle 383 ppm di quest'anno.

La conseguenza diretta è che molti scienziati adesso ci avvertono che ci stiamo avvicinando a una serie di "punti di non ritorno", che nel giro di 10 anni potrebbero metterci nell'impossibilità di evitare danni irreparabili all'abitabilità del pianeta per gli esseri umani.

Negli ultimi mesi, nuovi studi hanno dimostrato che la calotta glaciale artica, che aiuta il pianeta a raffreddarsi, si sta sciogliendo a ritmi quasi tre volte più veloci di quanto previsto dai più pessimistici tra i modelli elaborati al computer. Se non agiremo, nel giro di appena 35 anni, il ghiaccio potrebbe arrivare a scomparire completamente nei mesi estivi. All'altra estremità del pianeta, al Polo Sud, gli scienziati hanno scoperto nuove prove di scioglimento della neve in un'area dell'Antartide occidentale grande quanto la California.

Non è una questione politica. È una questione morale, che riguarda la sopravvivenza della civiltà umana. Non è una questione di destra o di sinistra, è una questione di giusto o sbagliato. Per metterla in termini semplici, è sbagliato compromettere l'abitabilità del nostro pianeta e rovinare il futuro di tutte le generazioni che verranno dopo di noi.

Il 21 settembre del 1987, il presidente Ronald Reagan disse: "Ossessionati come siamo dagli antagonismi del momento, spesso ci dimentichiamo quante cose uniscano tutti noi membri della razza umana. Forse ci serve una minaccia esterna, universale, per riconoscere questo legame comune. Ogni tanto penso che le nostre divergenze scomparirebbero rapidamente se ci trovassimo a fronteggiare una minaccia aliena proveniente da un altro mondo".

Noi - tutti noi - ci troviamo ora di fronte a una minaccia universale, che non proviene da un altro mondo, ma che è, cionondimeno, di portata cosmica.
Compariamo due pianeti del nostro sistema solare, la Terra e Venere: i due corpi celesti hanno dimensioni quasi identiche, e un quantitativo di carbonio quasi identico. La differenza è che sulla Terra la maggioranza di questo carbonio si trova sottoterra, depositato da varie forme di vita nel corso degli ultimi 600 milioni di anni, mentre su Venere la maggioranza del carbonio si trova nell'atmosfera.

Il risultato è che mentre sulla Terra la temperatura media equivale a un gradevolissimo 15 gradi centigradi, su Venere lo stesso parametro schizza fino a 464. Certo, Venere è più vicina al Sole, ma la colpa non è del nostro astro: Venere è mediamente tre volte più calda di Mercurio, che è il pianeta più vicino al Sole in assoluto. La colpa è dell'anidride carbonica.
Questa minaccia ci impone, come diceva Reagan, di unirci nella consapevolezza di ciò che ci accomuna.
Sabato prossimo, su tutti e sette i continenti, il concerto Live Earth cercherà di attirare l'attenzione del genere umano per dare il via a una campagna triennale che renda tutti gli abitanti del pianeta consapevoli che la crisi climatica può essere risolta in tempo per evitare la catastrofe. I singoli individui sono uno degli elementi della soluzione.

Citando Buckminster Fuller, "se il successo o il fallimento di questo pianeta, e della specie umana, dipendesse da quello che sono e da quello che faccio, come sarei? E che cosa farei?".

Live Earth offrirà una risposta a questo interrogativo chiedendo a chiunque verrà ad assistere ai concerti o li ascolterà di firmare un impegno personale a intraprendere passi specifici per combattere i cambiamenti climatici. (Altri particolari su questo impegno da firmare sono disponibili su algore. com).
L'azione individuale dovrà indirizzare e guidare l'azione dei governi, e gli americani da questo punto di vista hanno una responsabilità speciale: per gran parte della nostra breve storia, gli Stati Uniti e il popolo americano hanno garantito al mondo la loro leadership morale. Il Bill of Rights, i principi democratici inscritti nella Costituzione, la sconfitta del fascismo nella Seconda guerra mondiale, la vittoria sul comunismo e la conquista della Luna, sono tutti risultati della leadership americana.

Una volta di più, noi americani dobbiamo unirci e premere sul nostro governo perché raccolga questa sfida globale. La leadership americana è una precondizione per il successo.

A questo scopo, dovremo esigere dai nostri governanti che gli Stati Uniti sottoscrivano, nel giro dei prossimi due anni, un trattato internazionale che tagli le emissioni inquinanti del 90 per cento nei Paesi sviluppati e di oltre la metà a livello mondiale, in tempo perché la prossima generazione possa ricevere in eredità una Terra in buona salute.

Questo trattato segnerà un nuovo sforzo. Io sono fiero del ruolo che ho interpretato durante l'amministrazione Clinton nei negoziati per il protocollo di Kyoto, ma sono del parere che quell'accordo sia stato demonizzato a tal punto, negli Stati Uniti, che probabilmente non potrà mai venire ratificato, più o meno come successe ai tempi dell'amministrazione Carter, nel 1979, quando il governo non riuscì a spuntare la ratifica di un ambizioso trattato per la limitazione degli armamenti strategici. E in ogni caso, tra breve prenderanno il via i negoziati per arrivare a un trattato più ambizioso sul problema dei cambiamenti climatici.

Perciò, così come il presidente Reagan cambiò nome e modificò l'accordo Salt (ribattezzato in Start), dopo averne, tardivamente, riconosciuto la necessità, il nostro prossimo presidente dovrà concentrarsi immediatamente sul raggiungimento di un nuovo accordo, ancora più ambizioso, per la lotta contro i cambiamenti climatici. Dobbiamo puntare a completare questo trattato globale entro la fine del 2009, e non aspettare fino al 2012, come previsto attualmente.
Se per l'inizio del 2009 gli Stati Uniti avranno già messo in campo una serie di misure interne per ridurre le emissioni di gas serra, sono sicuro che quando daremo all'industria un traguardo da raggiungere e gli strumenti e la flessibilità per ridurre drasticamente le emissioni di anidride carbonica, riusciremo a completare e a ratificare in tempi rapidi un nuovo trattato. Quella che abbiamo di fronte, d'altronde, è un'emergenza planetaria.

Un nuovo trattato prevederà, in ogni caso, come già Kyoto, gradi differenziati di impegno: ai Paesi saranno richiesti sforzi di diversa entità, tenendo conto di quanto hanno contribuito, storicamente, a creare questo problema, e tenendo conto della loro capacità relativa di sostenere gli oneri del cambiamento. È un precedente consolidato nel diritto internazionale, e non esistono altri modi per procedere.

Qualcuno cercherà di distorcere questo precedente utilizzando argomentazioni xenofobiche e nazionalistiche per dire che ogni Paese dovrebbe essere tenuto a rispettare gli stessi standard. Ma perché Paesi che hanno un quinto del nostro prodotto interno lordo, Paesi che in passato non hanno contribuito se non in maniera marginalissima a creare questa crisi, dovrebbero sopportare lo stesso sforzo degli Stati Uniti? Siamo così spaventati da questa sfida da non riuscire ad assumere un ruolo guida?

I nostri figli hanno diritto a pretendere da noi una maggiore responsabilità, ora che è il loro futuro - anzi, il futuro di tutta la civiltà umana - a essere in bilico. Meritano qualcosa di meglio di un governo che censura i dati scientifici più attendibili e se la prende con quegli scienziati onesti che cercano di metterci in guardia dalla catastrofe incombente. Meritano qualcosa di meglio di politici che se ne stanno con le mani in mano e non fanno niente per affrontare la sfida più grande che il genere umano abbia mai dovuto affrontare, perfino ora che il pericolo, ormai, incombe su di noi.

Noi ci dobbiamo concentrare sulle opportunità che derivano da questa sfida. Nuovi posti di lavoro, nuove occasioni di profitto spunteranno fuori una volta che le grandi aziende si saranno messe in moto con decisione per cogliere le colossali opportunità economiche offerte da un futuro di energia pulita.

Ma c'è qualcosa di ancora più prezioso da guadagnare se faremo la cosa giusta. La crisi climatica ci offre l'occasione di sperimentare quello che poche generazioni nel corso della storia hanno avuto il privilegio di sperimentare: una missione generazionale, un obbiettivo morale convincente, una causa comune e l'entusiasmante prospettiva di venire obbligati dalle circostanze a mettere da parte le meschinità e i conflitti della politica per abbracciare una sfida autenticamente morale e spirituale.

L'autore, vicepresidente Usa dal 1993 al 2001, è il presidente dell'Alliance for Climate Protection. Ha pubblicato, di recente, The Assault on Reason.

Copyright New York
Times / La Repubblica

(Traduzione di Fabio Galimberti)

(2 luglio 2007)

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Friday, October 12, 2007 11:26 AM
Premiati l'ex vice-presidente Usa e la commissione clima dell'Onu
Riconosciuti i loro sforzi per diffondere maggiore conoscenza sui cambiamenti climatici


Il Nobel per la pace
ad Al Gore e all'Ipcc
















Al Gore



OSLO - Il premio Nobel per la pace è andato all'ex vice presidente americano Al Gore e al Comitato intergovernativo per i cambiamenti climatici (Ipcc) dell'Onu. Il vice di Clinton è stato premiato per il suo impegno e per la sua azione di sensibilizzazione sui rischi dei mutamenti climatici. Impegno che ha preso la
forma del film-documentario "Una scomoda verità", successo mondiale e premio Oscar 2007 come miglior documentario e per la migliore canzone originale.

L'Ipcc, Intergovernmental panel on climate change, è il comitato scientifico formato nel 1988 da due organismi delle Nazioni Unite, la World Meteorological Organization (Wmo) e l'United Nations Environment Programme (Unep) allo scopo di studiare il riscaldamento globale. I rapporti periodici diffusi dall'Ipcc sono alla base di accordi mondiali quali la convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Unfccc) e il protocollo di Kyoto che la attua.

La motivazione del premio da parte del comitato recita: "per i loro sforzi per costruire e diffondere una conoscenza maggiore sui cambiamenti climatici provocati dall'uomo e per porre le basi per le misure necessarie a contrastare tali cambiamenti".

(12 ottobre 2007)

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Tuesday, October 16, 2007 10:34 AM
LE IDEE
Se la Terra muore
per colpa degli alieni
di AL GORE

Se la Terra muore
per colpa degli alieni













Al Gore, ex vicepresidente Usa, è presidente dell'Alliance for Climate Protection. Ha ricevuto il Nobel per la Pace




Noi, la specie umana, siamo arrivati a un momento cruciale e dobbiamo prendere una decisione. Non ha precedenti ed è perfino ridicolo per noi presumere di dover in verità scegliere consapevolmente in quanto specie, ma nondimeno questa è la sfida che dobbiamo raccogliere. Il nostro pianeta, la Terra, è in pericolo. Ciò che rischia di essere distrutto non è il pianeta stesso, bensì le condizioni che lo hanno reso in grado di ospitare gli esseri umani.

Senza renderci conto delle conseguenze delle nostre azioni, abbiamo iniziato a immettere talmente tanto biossido di carbonio nell'esile guscio d'aria che circonda il nostro pianeta che abbiamo letteralmente alterato l'equilibrio del calore esistente tra la Terra e il Sole. Se non smetteremo di farlo, e rapidamente, le temperature medie aumenteranno a livelli mai conosciuti in precedenza dagli uomini, e porranno fine al propizio equilibrio climatico dal quale dipende la nostra civiltà.

Negli ultimi 150 anni, in una frenetica accelerazione abbiamo prelevato crescenti quantità di carbonio dal sottosuolo - essenzialmente sotto forma di carbone e di petrolio - e l'abbiamo bruciato in modo tale da immettere nell'atmosfera terrestre 70 milioni di tonnellate di CO2 ogni 24 ore. Le concentrazioni di CO2 - che in almeno un milione di anni non avevano mai superato le 300 parti per milione - sono cresciute dalle originarie 280 parti per milione dell'inizio del boom del carbone alle 383 parti per milione di quest'anno.

Di conseguenza, molti scienziati oggi stanno mettendo in guardia dal fatto che ci stiamo avvicinando a molteplici "punti irreversibili di svolta" che potrebbero - nel volgere di dieci anni appena - renderci impossibile evitare di arrecare un danno irreparabile all'abitabilità del pianeta da parte della civiltà umana. Ancora negli ultimi mesi, nuovi studi hanno permesso di appurare che la calotta polare artica - che aiuta il pianeta a raffreddarsi - si sta sciogliendo a un ritmo di tre volte superiore a quanto abbiano previsto i modelli informatici più pessimisti.

Se non passiamo immediatamente all'azione, i ghiacci d'estate potrebbero scomparire del tutto in soli 35 anni. Similmente, vicino al Polo Sud, all'estremità opposta del pianeta, gli scienziati hanno scoperto che nell'Antartide Occidentale le nevi di un'area grande quanto la California si stanno sciogliendo. Questa non è una questione politica, bensì una questione etica, che concerne la sopravvivenza della civiltà umana. Non si tratta di sinistra contro destra, ma di ciò che è giusto contro ciò che è sbagliato. In parole povere, è incivile distruggere l'abitabilità del nostro pianeta e compromettere le prospettive di tutte le generazioni che verranno dopo di noi.

Il 21 settembre 1987 il presidente Ronald Reagan disse: "Nelle nostre ossessioni per gli antagonismi del contingente, spesso dimentichiamo quante cose uniscano tutti i membri del genere umano. Forse, per prendere atto dell'esistenza di questo vincolo comune, ci occorre una minaccia universale ed esterna. Di tanto in tanto penso a quanto rapidamente svanirebbero le differenze che ci caratterizzano se dovessimo improvvisamente far fronte a una minaccia aliena proveniente da fuori di questo mondo".

Oggi noi, tutti noi, dobbiamo far fronte a una minaccia universale. Quantunque non arrivi da fuori, nondimeno è di portata cosmica. Si consideri la realtà di due pianeti, Terra e Venere, aventi quasi esattamente le stesse dimensioni e quasi esattamente la stessa quantità di carbonio. La differenza tra loro è che la maggior parte del carbonio sulla Terra è nel terreno, lì depositata da varie forme di vita nel corso degli ultimi 600 milioni di anni, mentre la maggior parte del carbonio di Venere è nell'atmosfera. Di conseguenza, sulla Terra la temperatura media è pari a 15 gradevoli gradi Celsius, mentre la temperatura media su Venere arriva a 463,89 gradi Celsius. È vero, Venere è più vicina al Sole della Terra, ma la differenza non è imputabile alla nostra stella. Venere è mediamente tre volte più calda di Mercurio, che si trova vicinissimo al Sole. La colpa è dell'anidride carbonica. Questo pericolo, per di più, ci impone - come ha detto Reagan - di sentirci uniti nel prendere atto della nostra sorte comune.

L'operato dei singoli dovrà inoltre plasmare e ispirare l'azione dei governi. A questo proposito gli americani hanno una responsabilità del tutto particolare: nel corso di buona parte di tutta la nostra storia più recente, gli Stati Uniti e il popolo americano hanno assicurato la leadership morale nel mondo. Aver scritto la Carta dei Diritti, aver integrato la democrazia nella Costituzione, aver sconfitto il fascismo nella Seconda Guerra mondiale, aver rovesciato il Comunismo ed essere sbarcati sulla Luna: sono tutti risultati della leadership americana.

Oggi, ancora una volta, noi americani dobbiamo sentirci uniti e premere sul nostro governo affinché raccolga questa sfida globale. La leadership americana è un prerequisito essenziale per conseguire il successo. A questo fine dovremmo esigere che gli Stati Uniti aderiscano al trattato internazionale che entro i prossimi due anni si ripromette di tagliare le emissioni di gas serra responsabili del riscaldamento del clima nella misura del 90 per cento nei Paesi sviluppati e di oltre la metà in tutto il mondo, così che la prossima generazione possa ereditare il pianeta Terra in buone condizioni di salute.

Questo trattato impone uno sforzo ulteriore. Sono orgoglioso del ruolo che ho ricoperto durante l'Amministrazione Clinton negoziando il Protocollo di Kyoto, ma credo che questo Protocollo ormai sia stato a tal punto demonizzato negli Stati Uniti da non poter più essere ratificato, proprio come l'Amministrazione Carter non ebbe la possibilità di ottenere la ratifica di un trattato allargato per la limitazione delle armi strategiche nel 1979. Oltre tutto, molto presto avranno inizio le trattative per un trattato sul clima molto più rigido.

Pertanto, come il presidente Reagan cambiò nome e modificò l'Accordo Salt (chiamandolo Start), dopo averne tardivamente ammessa l'esigenza, così il nostro prossimo presidente dovrà immediatamente adoperarsi per concludere in tempi brevissimi un nuovo e più rigido accordo per cambiare l'attuale situazione del clima. Dovremmo ambire a siglare tale nuovo trattato globale entro la fine del 2009, senza attendere il 2012 come attualmente previsto.

Se per l'inizio del 2009 gli Stati Uniti avranno già implementato un regime interno di riduzione delle emissioni di gas serra che provocano il riscaldamento del clima, non dubito che quando daremo all'industria un obiettivo, gli strumenti e la flessibilità per ridurre in modo rilevante le emissioni di anidride carbonica, allora riusciremo a portare a termine e a ratificare il nuovo trattato in tempi assai brevi. Dopo tutto, si tratta di un'emergenza planetaria.

Quel nuovo trattato avrà ancora, naturalmente, impegni differenziati: ai Paesi si chiederà di soddisfare requisiti diversi sulla base della loro quota o del loro contributo storico al problema e sulla base della loro effettiva e relativa capacità di accollarsi l'onere del cambiamento. La legge internazionale prevede questo precedente e del resto non esiste un altro modo di procedere.

Ci sarà chi cercherà di travisare questo schema e di usare motivazioni xenofobe o di protezione degli interessi della popolazione nativa a discapito degli immigrati per affermare che ogni Paese dovrebbe rispettare un medesimo standard, ma davvero crediamo che Paesi che hanno un quinto del nostro prodotto interno lordo - e che hanno contribuito quasi in nessun modo alla creazione di questa crisi - debbano accollarsi le stesse responsabilità degli Stati Uniti? Siamo davvero a tal punto intimoriti da questa sfida da non poterci mettere noi al comando?

I nostri figli hanno il diritto di pretendere molto di più da noi, considerato che è in gioco il loro futuro - e in realtà il futuro di tutta la civiltà umana. Meritano molto di più di un governo che censura le migliori prove scientifiche e perseguita gli uomini di scienza che onestamente cercano di metterci in guardia dalla catastrofe che incombe su noi tutti. Meritano molto di meglio dei politici che se ne stanno inoperosi, senza adoperarsi in nulla per far fronte alla più grossa sfida che il genere umano si sia mai trovato a dover affrontare, perfino nel momento in cui il pericolo avanza verso di noi minaccioso.

Preferibilmente dovremmo invece concentrarci sulle opportunità contemplate da questa stessa sfida: di sicuro si creeranno nuovi posti di lavoro e nuovi profitti quando le corporation si metteranno aggressivamente all'opera per non lasciarsi scappare le enormi opportunità economiche offerte da un futuro energetico pulito.

Ma ci sarà qualcosa di ancora più inestimabile da guadagnare se faremo ciò che è giusto fare. La crisi del clima ci offre infatti l'opportunità di sperimentare ciò che poche generazioni nel corso della Storia hanno avuto il privilegio di vivere: una missione generazionale, un obbiettivo morale coinvolgente, una causa comune, nonché il brivido di essere costretti dalle circostanze a mettere in disparte le meschinerie e i conflitti della politica per abbracciare un'autentica sfida etica e spirituale.
Traduzione di Anna Bissanti

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Saturday, February 21, 2009 3:56 PM
Due manifesti pubblicitari
per lanciare Vanguard,
programma di Current tv
Una bibbia bucata da proiettili,
mitra a stelle e strisce:
"La gente non avrebbe capito"
Roma, spot shock di Gore
vietato sugli autobus



di CECILIA GENTILE
ROMA - Una bibbia bucata da tre fori di proiettile accompagnata da una scritta: "Cosa succede quando la camorra entra in Chiesa?". E una seconda immagine, un kalashnikov con una domanda: "Gli Stati Uniti stanno finanziando i terroristi?".

Da ieri i due manifesti pubblicitari dovevano girare all'esterno degli autobus di Roma per lanciare "Vanguard", il programma di punta della nuova stagione di Current tv, il canale fondato da Al Gore. Ma l'Atac, l'azienda di trasporto della capitale, li ha bloccati in extremis. "Immagini pesanti, inopportune, che avrebbero potuto offendere la sensibilità dei cittadini, peraltro in un momento di grave tensione sociale, e per di più in una città come Roma, che è sede della Chiesa cattolica", spiega Massimo Tabacchiera, presidente dell'azienda, che ha preso la decisione di bloccare la campagna. La stessa campagna, realizzata dall'agenzia milanese Cookies Adv, è stata approvata dal Comune di Milano, dove partirà il prossimo 26 febbraio, fa sapere Current tv. Dal Campidoglio arriva immediatamente il sostegno alla decisione di Tabacchiera: "La campagna utilizzava immagini inopportune e non adatte ad essere apposte sui mezzi pubblici". E poi una precisazione: "Nella scelta non ha avuto un ruolo il problema della sicurezza".

"Non volevamo certo turbare il clima sociale della capitale - replica l'emittente, dove la decisione dell'Atac ha colto tutti di sorpresa - ma semplicemente ottenere l'attenzione dei cittadini su temi di attualità di respiro globale, che non riguardano solo la città di Roma". "Capiamo la reazione, visto anche il clima. Tuttavia cercheremo altri circuiti privati che possano distribuirla", aggiungono.

"Quei manifesti non vanno bene per dei mezzi in movimento - riprende il presidente dell'Atac, che ha visto in anteprima le immagini per dare il via libera dell'azienda - la gente non ha il tempo di fermarsi a leggere e comprendere il senso del messaggio. Sotto l'immagine della Bibbia c'è scritto "Vanguard. I martiri della camorra", che è l'argomento di una puntata. Sotto il kalashnikov, rappresentato insieme a dollari arrotolati e con il calcio dai colori della bandiera americana, c'è scritto "La guerra segreta all'Iran". Ma i caratteri sono troppo piccoli per poterli leggere mentre l'autobus si sposta".

(21 febbraio 2009)

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Friday, July 22, 2011 12:50 AM
Al Gore è ricco = la CO2
rinfresca il clima




21 luglio 2011
di Sylvie Coyaud
La notizia di un’iniziativa di Al Gore Jr. ha incoraggiato un lettore a clonare tre bovine di taglia, nell’ordine di apparizione, media, piccola ed extralarge

Il PARCO DELLE BUFALE – Da alcuni anni, il tenore di vita dell’ex vicepresidente degli Stati Uniti Al Gore Jr. dovrebbe dimostrare sia la sua ipocrisia che l’inesistenza del riscaldamento globale antropico. Per esempio, un lettore commenta:

Sul contenuto scientifico di “An inconvenient truth”, penso basti il parere della Camera dei Lord inglese, che ne ha vietato la proiezione in tutte le scuole inglesi, per l’assoluta mancanza di scientificità.

Basterebbe se la Camera dei Lord avesse mai espresso un parere, il film non fosse stato adottato in molte scuole inglesi e in tutte quelle scozzesi e gallesi, e persino nel processo intentato da “scettici” per impedirlo, il giudice non avesse sentenziato che – malgrado quelle che gli sembravano “nove inaccuratezze” – il film era “sostanzialmente basato su ricerche scientifiche e su fatti”. Il lettore confonde poi gli ambientalisti con gli eremiti:

(…) Al Gore, così ”pseudoambientalista” da vivere in una villa con due piscine, che consuma, da sola, energia elettrica come una piccola città.

Pingui plutocrati son stati ghigliottinati per molto meno, sennonché da quattro anni la casa di Al Gore è uno spot per la rivoluzione verde, un tale tripudio di pannelli solari, pozzi geotermici, collettori d’acqua piovana e congegni termoregolatori da ottenere la più alta classifica di sostenibilità mai raggiunta da un edificio storico. Quanto alla villa californiana acquistata l’anno scorso, la sua proprietà è incerta fino alla conclusione della procedura di divorzio. Proprio quando Oggi Scienza sta trasformandosi in Gossip Blog pur di fornire una corretta informazione, come il Parto la freccia il lettore scocca un ultimo consiglio:

Per una analisi seria del problema, digitate NIPCC, con qualsiasi motore di ricerca.

Giusto. L’NIPCC è l’ideale per giocare a chi scopre più critiche infondate, ipotesi strampalate e contraddizioni interne nei testi di lobbysti dell’industria petrol-carbonifera e di scienziati noti unicamente per le ricerche assenti o smentite. Li accomunano il disprezzo per la scienza del clima, tra altre, e uno stile più da Experimental Demonstration of the Tomatotopic Organization in the Soprano Cantatrix Sopranica L. che da Global Climate Changes as Forecast by Goddard Institute for Space Studies Three-Dimensional Model, due classici che non hanno preso una ruga. Inoltre all’NIPCC partecipa pure il prof. Franco Battaglia, un nome, una garanzia.

*

Per un’analisi seria

- Climate Change Reconsidered, il rapporto NIPCC integrale del 2009, presentato da Frederick Seitz, curato da Fred Singer e pubblicato dallo Heartland Institute

- Nature, Not Human Activity, Rules the Climate, una sintesi del precedente

- Recensione fatta e tradotta da ricercatori veri (è il post n. 9 verso il fondo della pagina)

- Il capitolo sugli interessi politici ed economici dietro alla controversia americana sul clima in Merchants of Doubt di Naomi Oreskes ed Erik Conway.

- Exxon Mobil Report: Smoke, Mirrors & Hot Air, l’inchiesta della Union of Concerned Scientists sul passaggio di “esperti” dal libro paga di Big Tobacco a quello di Big Oil.

Per un’analisi veloce

- Un confronto tra le solite bufale e la scienza del clima

I link sulla pag Oggi Scienza


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