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+PetaloNero+
Thursday, May 08, 2008 3:14 PM
DISCORSO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI
AL TERMINE DEL CONCERTO OFFERTO ED ESEGUITO
DALL'ORCHESTRA FILARMONICA CINESE E
DAL CORO DELL'OPERA DI SHANGHAI


Aula Paolo VI
Mercoledì, 7 maggio 2008



Gentili Signori e Signore,
cari amici!

Un nuovo evento musicale di alto livello ci vede ancora raccolti in quest’Aula Paolo VI. Esso riveste per me, e per tutti noi, un elevato valore e significato: è infatti un concerto offerto ed eseguito dall’Orchestra Filarmonica Cinese e dal Coro dell’Opera di Shanghai; un concerto che ci pone a contatto, in un certo modo, con la vivace realtà del mondo della Cina. Ringrazio l'Orchestra e il Coro per questo gradito omaggio e mi congratulo con gli organizzatori e gli artisti per aver eseguito, con grande competenza, finezza ed eleganza, un’opera musicale che fa parte del patrimonio artistico dell’umanità. In un gruppo di così validi artisti possiamo vedere rappresentata la grande tradizione culturale e musicale della Cina, e l’esecuzione da essi realizzata ci aiuta a meglio comprendere la storia di un Popolo, con i suoi valori e le sue nobili aspirazioni. Grazie di cuore per questo dono! Grazie anche per la melodia che sarà eseguita fra poco! Oltre che ai promotori e agli artisti, il mio vivo ringraziamento si estende a tutti coloro che, in vario modo, hanno collaborato alla messa in opera di questa manifestazione, per alcuni versi veramente unica.

Come non sottolineare poi che il concerto – realizzato da artisti cinesi su un capolavoro di Mozart - mette insieme il talento musicale loro proprio e la musica occidentale? Si tratta di una sfida che il Maestro Long Yu, la sua Orchestra, i Solisti e il Coro dell’Opera di Shanghai hanno superato felicemente. La musica, e più in generale l’arte, possono diventare quindi veicolo privilegiato di incontro e di reciproca conoscenza e stima fra popolazioni e culture diverse; un mezzo alla portata di tutti per valorizzare l’universale linguaggio dell’arte.

E c’è un altro aspetto che mi preme sottolineare. Noto con piacere l'interesse della vostra Orchestra e del vostro Coro per la musica religiosa europea. Un dato questo che mostra come sia possibile gustare ed apprezzare, in mondi culturali diversi, alte manifestazioni dello spirito, quale è appunto il “Requiem” di Mozart che è stato ora eseguito, proprio perché la musica interpreta gli universali sentimenti dell’animo umano, fra cui quello religioso che supera i confini di ogni singola cultura.

Una parola, infine, vorrei dire a proposito del luogo nel quale questa sera siamo riuniti. E’ la grande sala in cui il Papa riceve i suoi ospiti e incontra quanti vengono a fargli visita. Essa è come una finestra aperta sul mondo, un luogo in cui si incontrano spesso persone provenienti da ogni parte della terra, ognuna con la propria storia personale e con la propria cultura, ognuna accolta con stima ed affetto. Questa sera, accogliendo voi, cari artisti cinesi, il Papa intende accogliere idealmente l’intero vostro popolo, con un pensiero speciale ai vostri concittadini che condividono la fede in Gesù e sono uniti con un particolare legame spirituale al Successore di Pietro. Il “Requiem” è nato da questa fede, come preghiera al Dio giudice giusto e misericordioso, e proprio per questo tocca il cuore di tutti, proponendosi come espressione di un umanesimo universale. Infine, mentre ancora vi ringrazio per questo graditissimo omaggio, invio il mio saluto, attraverso di voi, a tutti gli abitanti della Cina che, con le prossime Olimpiadi, si preparano a vivere un evento di grande valore per l’intera umanità.

Saluto in lingua cinese:

感谢大家并祝愿大家一切顺利!

[Ringrazio tutti e auguro ogni bene!]



© Copyright 2008 - Libreria Editrice Vaticana





Musica e arte veicoli privilegiati d’incontro e conoscenza. Lo ha sottolineato nel suo abbraccio al popolo cinese il Papa al termine del Concerto offerto in suo onore in Vaticano



Anche la musica può permettere la conoscenza tra i popoli: è quanto ha affermato Benedetto XVI ieri sera al termine del concerto offerto, nell’Aula Paolo VI, dall’Orchestra Filarmonica Cinese e dal Coro dell’Opera di Shanghai. In onore del Santo Padre sono stati eseguiti il Requiem di Mozart e il Jasmin Flowers, canto popolare cinese usato nella Turandot. Rivolgendo i suoi saluti ai musicisti il Papa ha voluto anche estendere il suo pensiero all’intero popolo cinese che con le prossime Olimpiadi si prepara “a vivere un evento di grande valore per l’intera umanità”. Il servizio di Tiziana Campisi:

Veicolo di incontro e di reciproca conoscenza e stima fra popolazioni e culture diverse: questo possono diventare la musica e l’arte per Benedetto XVI. Il Papa ha ringraziato calorosamente l’Orchestra Filarmonica Cinese e il Coro dell’Opera di Shanghai che con il loro concerto hanno offerto l’opportunità di un contatto “con la vivace realtà del mondo della Cina”:

“Questa sera, accogliendo voi, cari artisti cinesi, il Papa intende accogliere idealmente l’intero vostro popolo, con un pensiero speciale ai vostri concittadini che condividono la fede in Gesù e sono uniti con un particolare legame spirituale al Successore di Pietro”. Il “Requiem” è nato da questa fede, come preghiera al Dio giudice giusto e misericordioso, e proprio per questo tocca il cuore di tutti, proponendosi come espressione di un umanesimo universale”.

E complimentandosi con i musicisti per l’esecuzione Benedetto XVI ha poi aggiunto:

“Invio il mio saluto, attraverso di voi, a tutti gli abitanti della Cina che, con le prossime Olimpiadi, si preparano a vivere un evento di grande valore per l’intera umanità”.

“La musica interpreta gli universali sentimenti dell’animo umano, fra cui quello religioso che supera i confini di ogni singola cultura”, ha detto ancora il Santo Padre che ha inoltre sottolineato:

“In un gruppo di così validi artisti possiamo vedere rappresentata la grande tradizione culturale e musicale della Cina, e l’esecuzione da essi realizzata ci aiuta a meglio comprendere la storia di un Popolo, con i suoi valori e le sue nobili aspirazioni”.

A precedere il concerto il saluto del maestro Long Yu, per il quale l’evento è stato “un momento di rilevanza storica che sarà ricordato a lungo”. Il direttore dell’orchestra ha anche spiegato che il repertorio ha voluto riflettere “il valore di ogni uomo e di ogni donna nel mondo, con spirito di pace e di amore. “Come principale orchestra in Cina, è nostra ferma convinzione – ha concluso – che la musica possa essere un potente strumento per approfondire la comprensione culturale reciproca tra i popoli e le culture”.

Ai cinesi Benedetto XVI ha augurato poi ogni bene anche nella loro lingua:

(Parole cinesi)
“Ringrazio tutti e auguro ogni bene!”

Quindi l’orchestra e il coro hanno intonato, in omaggio al Papa, la tradizionale canzone popolare cinese “Fiore di gelsomino”. Utilizzata da Giacomo Puccini nella Turandot, le sue note sono state scelte anche dal musicista Hao Weiya per concludere l’opera rimasta incompiuta secondo una versione personale eseguita a Pechino nel marzo di quest'anno. Il compositore cinese volle musicare così la frase che chiude il libretto della Turandot: “L’amore illumina il mondo”.




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+PetaloNero+
Thursday, May 08, 2008 3:16 PM
LE UDIENZE

Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in Udienza:

Ecc.mi Presuli della Conferenza Episcopale di Ungheria, in Visita "ad Limina Apostolorum":

S.E. Mons. Csaba Ternyák, Arcivescovo di Eger

con l’Ausiliare:

S.E. Mons. István Katona, Vescovo tit. di Brescello;

S.E. Mons. Nándor Bosák, Vescovo di Debrecen-Nyíregyháza;

S.E. Mons. Balázs Bábel, Arcivescovo di Kalocsa-Kecskemét

con l’Ausiliare:

S.E. Mons. László Bíró, Vescovo tit. di Castra di Galba.

S.E. Mons. Raymundo Damasceno Assis, Arcivescovo di Aparecida (Brasile), Presidente del Consiglio Episcopale Latinoamericano (CELAM)

con il Segretario Generale:

S.E. Mons. Víctor Sánchez Espinosa, Vescovo tit. di Ambia, Ausiliare di México (Messico).

Il Papa riceve questa mattina in Udienza:

Sua Beatitudine Gregorios III Laham, Patriarca di Antiochia dei Greco-Melkiti (Siria);

Partecipanti al Pellegrinaggio del Patriarcato Greco-Melkita.

Il Santo Padre riceve questo pomeriggio in Udienza:

Em.mo Card. Ivan Dias, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli.






Impegno ecumenico e dialogo con l'islam al centro del discorso del Papa alla Chiesa greco-melchita



Oltre 300 pellegrini della Chiesa greco-melchita cattolica, guidati dal patriarca di Antiochia in Siria, Gregorios III Laham e da 14 vescovi al seguito sono giunti stamane in Vaticano per incontrare il Papa. Sono arrivati da diversi Paesi del Medio Oriente e da altre regioni della diaspora. Benedetto XVI li ha riuniti nella Sala Clementina, dopo l’udienza al Patriarca, e la foto ricordo con i presuli nella Sala dei Papi. Il servizio di Roberta Gisotti: Una chiesa vitale, quella greco-melchita, “malgrado le difficoltà della situazione sociale e politica” della regione mediorientale, ha sottolineato Benedetto XVI, richiamando la prossima apertura dell’Anno dedicato a San Paolo, che proprio sulla via di Damasco - sede del Patriarcato greco-melchita – “ha vissuto l’evento che ha trasformato la sua esistenza e che ha aperto le porte del Cristianesimo a tutte le Nazioni”. Nell’incoraggiare un rinnovato “dinamismo evangelico”, assicurando “unità” fra le comunità ed il “buon funzionamento degli affari ecclesiali” tra le Chiese patriarcali, il Papa ha raccomandato di riferirsi” al Sinodo dei vescovi che riveste un ruolo d’“importanza fondamentale”.
Ha lodato quindi il Santo Padre l’attività ecumenica della Chiesa greco-melchita e le “relazioni fraterne” stabilite con i fratelli ortodossi:
"Nous devons donc faire tout notre possible pour abattre les murs de division… "
“Dobbiamo fare tutto il nostro possibile – ha ribadito il Papa - per abbattere i muri di divisone e di sfiducia” che ci impediscono di realizzare l’unità. “Soprattutto non possiamo perdere di vista che la ricerca dell’unità –ha aggiunto - è un compito che concerne non solamente una Chiesa particolare ma la Chiesa tutta intera”.
Così anche apprezzamento, ha espresso Benedetto XVI, per le “buone relazioni” che la Chiesa greco-melchita intrattiene con i musulmani e con i responsabili delle loro istituzioni, sforzandosi di risolvere i problemi “in uno spirito di dialogo fraterno, sincero e obiettivo”, ricercando la “comprensione mutua”, promuovendo e difendendo insieme, “per il beneficio di tutti, la giustizia sociale, i valori morali, la pace e la libertà”.

Da parte sua, il Patriarca Gregorios III - nel suo saluto al Papa - ha sottolineato la particolarità del ruolo dei cristiani orientali arabi che vivendo in un mondo a maggioranza musulmana hanno al riguardo una missione esclusiva soprattutto in Libano e Siria. E così anche che la comunione con la Chiesa di Roma non li separa dalla loro realtà ecclesiale ortodossa.
Non ha mancato infine il Papa di riferirsi al “contesto agitato e talvolta drammatico del Medio Oriente”, dove la Chiesa si è trovata di fronte a situazioni dove la politica gioca un ruolo che non è indifferente alla sua vita:

“Il est donc important qu’elle maintienne des contacts avec les Autorités politiques… "
E’ dunque importante – ha osservato Benedetto XVI – che la Chiesa "mantenga contatti con le autorità politiche, le istituzioni e i diversi partiti. Tuttavia – ha aggiunto - non spetta al clero d’impegnarsi nella vita politica. Questo resta un fatto dei laici. Ma la Chiesa – ha concluso - deve proporre a tutti la luce del Vangelo, affinché tutti s’impegnino a servire il bene comune e affinché la giustizia prevalga sempre, perché il cammino della pace possa infine aprirsi davanti ai popoli di questa regione".




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RINUNCE E NOMINE





NOMINA DEL NUNZIO APOSTOLICO IN COSTA D’AVORIO

Il Santo Padre ha nominato Nunzio Apostolico in Costa d’Avorio il Rev.do Mons. Ambrose Madtha, finora Incaricato d’Affari a.i. della Nunziatura Apostolica in Cina, elevandolo in pari tempo alla sede titolare di Naisso, con dignità di Arcivescovo.

Rev.do Mons. Ambrose Madtha

E’ nato a Belthangady (Karnataka, India) il 2 novembre 1955.

E’ stato ordinato sacerdote il 28 marzo 1982.

Si è incardinato a Lucknow.

E’ laureato in Diritto Canonico.

Entrato nel Servizio diplomatico della Santa Sede il 1° giugno 1990, ha prestato successivamente la propria opera nelle Rappresentanze Pontificie in Ghana, El Salvador, Georgia, Albania e come Incaricato d’Affari a.i. nella Nunziatura Apostolica in Cina.

Conosce l’inglese, il tedesco, il francese, l’italiano, lo spagnolo, il russo, l’albanese e il cinese.




NOMINA DEL NUNZIO APOSTOLICO IN HAITI

Il Papa ha nominato Nunzio Apostolico in Haiti il Rev.do Mons. Bernardito C. Auza, finora Consigliere nella Rappresentanza Pontificia della Santa Sede presso l’Organizzazione delle Nazioni Unite a New York, elevandolo in pari tempo alla sede titolare di Suacia, con dignità di Arcivescovo.

Rev.do Mons. Bernardito C. Auza

E’ nato a Talibon (Filippine) il 10 giugno 1959.

E’ stato ordinato sacerdote il 29 giugno 1985.

Si è incardinato a Talibon.

E’ laureato in Teologia.

Entrato nel Servizio diplomatico della Santa Sede il 1° giugno 1990, ha prestato successivamente la propria opera nelle Rappresentanze Pontificie in Madagascar, Bulgaria, Albania, presso la Sezione Rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato e presso la Rappresentanza Pontificia presso l’O.N.U. a New York.

Conosce l’italiano, l’inglese, lo spagnolo e il francese.
+PetaloNero+
Thursday, May 08, 2008 3:18 PM
La presidenza del CELAM dal Papa


Oggi sono stati ricevuti dal Santo Padre mons. Raymundo Damasceno Assis e mons. Víctor Sánchez, rispettivamente presidente e segretario generale del Consiglio episcopale Latinoamericano (CELAM). I presuli, in Vaticano da diversi giorni, per consultazioni regolari prenderanno parte oggi, alle ore 17.00, nella Basilica di Sant’Anastasia, alla concelebrazione eucaristica per rendere grazie a Dio per l’opera della Pontificia Commissione per l’America Latina (CAL) istituita da Papa Pio XII il 21 aprile 1958. Ieri, mons. Raymondo Damasceno Assis e mons. Víctor Sánchez sono stati ricevuti dal cardinale Segretario di stato Tarcisio Bertone al quale hanno consegnato una copia del Piano pastorale globale del coordinamento ecclesiale continentale per il quadriennio 2007 – 2011, intitolato “Creemos y Esperamos”. Inoltre, oltre alla Guida per la Missione continentale che avrà inizio ufficialmente il 17 agosto, hanno consegnato anche un video commemorativo della V Conferenza generale di Aparecida, celebrata dal 13 al 31 maggio di un anno fa, con la presenza di Benedetto XVI. I presuli si sono intrattenuti con il cardinale Bertone su diversi aspetti dell’odierna realtà latinoamericana e caraibica con particolare riferimento alle sfide pastorali e all’applicazione delle raccomandazioni del Documento di Aparecida. Oggi, prima dell’udienza con il Santo Padre, i membri della presidenza del CELAM hanno avuto un colloquio di lavoro presso il Pontificio Consiglio delle comunicazioni sociali. Nei giorni scorsi i presuli hanno già incontrato il prefetto della Congregazione per i Vescovi, il cardinale Giovanni Battista Re, presidente della CAL e mons. Octavio Ruíz, vicepresidente con i quali hanno parlato del piano di lavoro del CELAM e della fase finale di preparazione della Grande Missione Continentale. Successivamente, i vertici del CELAM hanno incontrato mons. Stanislaw Rylko, presidente del Pontificio Consiglio per i Laici, il quale ha richiamato l’importanza, per il mondo laico, della Conferenza di Aparecida. (A cura di Luis Badilla)



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Thursday, May 08, 2008 5:34 PM
Il Movimento per la Vita dal Papa per rilanciare l'impegno pro-life


Da Roma una mobilitazione europea “Per la vita e la dignità dell’uomo”





di Antonio Gaspari

ROMA, giovedì, 8 maggio 2008 (ZENIT.org).- “Con il diritto di abortire il Consiglio d’Europa rinnega se stesso”, sostiene Carlo Casini, Presidente del Movimento per la Vita (MpV).

Così il membro della Pontificia Accademia pro Vita ha commentato la risoluzione n.1607 in cui l’assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa invita i 47 Stati membri a orientare, laddove necessario, la propria legislazione in maniera da garantire effettivamente alle donne “il diritto all'aborto”.

Il Presidente del MpV ha ricordato che “per ben quattro volte, dal 1982 al 1989, il Consiglio ha ribadito nelle sue raccomandazioni il diritto alla vita del concepito fin dalla fecondazione, ora invece preferisce parlare di “diritto di abortire”.

Secondo Casini, “è triste, anche se privo di alcun effetto sulle legislazioni nazionali, che il Consiglio d’Europa, cedendo alla pressione delle lobby abortiste internazionali, abbia rinnegato se stesso”, ed ha aggiunto che in questo atto “è leggibile l’ombra del materialismo pratico, parente stretto di quel materialismo teorico che aveva lacerato l’Europa prima della caduta del Muro di Berlino”.


Per il Presidente del MpV, in questo modo “si consuma peraltro quella ‘sconfitta dell’Europa’ di cui ha tanto parlato Giovanni Paolo II”.

Casini ha ribadito inoltre la necessità di “proclamare il diritto alla vita di ogni essere umano come aspetto insostituibile della dignità umana” ed ha anticipato l'intenzione di avviare “presto insieme alle altre organizzazioni pro life dell’Europa iniziative perché venga applicata anche nelle Carte europee la cosiddetta ‘Moratoria sull’aborto’ chiedendo tenacemente che il diritto alla vita sia riconosciuto formalmente fin dal concepimento”.

Il Movimento per la Vita non si dà per vinto, anzi intende rilanciare in tutta Europa una cultura per la vita e per la famiglia per sconfiggere la cultura della morte e superare la decadenza demografica e civile.

A questo proposito il Presidente del MpV ha annunciato a ZENIT una serie di iniziative a carattere europeo che si svolgeranno già nei prossimi giorni, tra cui: una riunione dei delegati dei Movimenti per la Vita Europei a Roma, una veglia di preghiera e un incontro con il Santo Padre Benedetto XVI per lunedì 12 maggio.

L’incontro europeo dei movimenti per la vita si svolgerà l’11 maggio a Roma per discutere, organizzare e avviare da subito una grande petizione europea “per la vita e la dignità dell’uomo”.

Il Presidente del MpV si augura che questa petizione sia “analoga a quella già promossa nell’88 che suscitò un grande dibattito nel Parlamento italiano, sperando che una riflessione seria possa svolgersi anche nel Parlamento europeo”.

Domenica 11 maggio, alle 19:00, nella chiesa di San Marco a Roma, organizzata dai giovani del MpV, si terrà poi la Santa Messa di Pentecoste ed una veglia di preghiera per invocare lo Spirito Santo nella difesa della vita e della famiglia.

Leo Pergamo, responsabile giovani del MpV, ha lanciato un appello ai giovani della città eterna, affinché partecipino alla veglia di preghiera.

Lunedì 12 maggio, invece, i Presidenti dei movimenti locali, dei Centri di aiuto alla vita, delle case di accoglienza, di S.O.S Vita, dei servizi offerti dal Mpv, i rappresentanti dei pro life di tutti i Paesi europei, oltre un centinaio di delegati in rappresentanza di tutti i giovani del Movimento verranno ricevuti in udienza da Benedetto XVI.

A proposito dell’incontro con il Pontefice, Carlo Casini ha sottolineato che questo servirà a “rafforzare la dimensione spirituale dell’impegno del popolo della vita per sostenere ed allargare il servizio alla vita e alla famiglia come autentica vocazione”.

Il Presidente del MpV ha ricordato che nel 1987, l’allora Cardinale Joseph Ratzinger, parlando al Movimento per la Vita nel convegno dal titolo “Il diritto alla vita in Europa”, indicò l’obiettivo di “trasformare l’Europa del relativismo, del denaro e del materialismo pratico nell’Europa della persona umana”.


+PetaloNero+
Friday, May 09, 2008 3:23 PM
LE UDIENZE

Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in Udienza:

S.E. Mons. Mihály Mayer, Vescovo di Pécs (Ungheria), in Visita "ad Limina Apostolorum";

S.E. Mons. Gyula Márfi, Arcivescovo di Veszprém (Ungheria), in Visita "ad Limina Apostolorum";

Sua Santità Karekin II, Patriarca Supremo e Catholicos di tutti gli Armeni.

Il Papa riceve questo pomeriggio in Udienza:

S.E. Mons. Angelo Amato, Arcivescovo tit. di Sila, Segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede.





"Lo Spirito può aprire porte che sono chiuse": così il Papa nell’incontro in Vaticano con Karekin II. Importanti progressi nel dialogo tra cattolici e armeni apostolici


Aprire i cuori allo Spirito di comunione per rinsaldare i vincoli di unità tra i cristiani: è l’esortazione di Benedetto XVI levata stamani in occasione dell’udienza al Patriarca e Catholicos di tutti gli Armeni, Karekin II. Il Papa ha presieduto, in Sala Clementina, la celebrazione ecumenica dell’ora media con la partecipazione di Karekin II assieme ad una delegazione di vescovi e fedeli armeni. Alla celebrazione, caratterizzata dall’alternanza delle preghiere in latino e in armeno, ha preso parte anche il cardinale Walter Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani. Il servizio di Alessandro Gisotti:

(canti)


Lo Spirito Santo “può aprire delle porte che sono chiuse, ispirare parole che sono state dimenticate, saldare relazioni che erano state spezzate”. Prendendo spunto dall’imminente solennità della Pentecoste, Benedetto XVI ha rammentato che lo Spirito Santo ha riunito in una singola voce, per professare la fede, le tante lingue della gente riunita in Gerusalemme. “Il cammino verso la restaurazione di una piena e visibile comunione tra tutti i cristiani può sembrare lunga e ardua”, ha rilevato. “Molto – ha aggiunto – resta da fare per sanare le profonde e dolorose divisioni che sfigurano il Corpo di Cristo”. Tuttavia, è stata la sua riflessione, lo Spirito Santo “continua a guidare la Chiesa in modi sorprendenti e spesso inaspettati”. Se i nostri cuori e le nostre menti, ha esortato, “sono aperti allo Spirito di comunione, Dio può fare nuovamente miracoli nella Chiesa, rinsaldando i legami dell’unità”.


“In our ecumenical dialogue…”
“Nel nostro cammino ecumenico – ha proseguito – sono stati compiuti importanti progressi nel chiarire le controversie dottrinali che ci hanno diviso, soprattutto sulle questioni di Cristologia”. Di qui, l’auspicio che la Commissione congiunta per il dialogo teologico con le Chiese ortodosse, di cui è membro anche quella Apostolica armena, possa portare ad una “piena e visibile comunione” e possa arrivare il giorno in cui “la nostra unità nella fede renderà possibile una comune celebrazione dell’Eucaristia”. Impegnarsi per l’unità cristiana, ha aggiunto, “è un atto di fiducia obbediente nell’opera dello Spirito Santo che conduce la Chiesa alla piena realizzazione del programma di Dio, in conformità con la volontà di Cristo”.


“The recent history of the Armenian Apostolic Church…”
Benedetto XVI si è poi soffermato sulla storia recente della Chiesa apostolica armena, che, ha costatato, “è stata scritta nei colori contrastanti della persecuzione e del martirio, dell’oscurità e della speranza, dell’umiliazione e della rinascita spirituale”. Per questo, ha proseguito, la ritrovata libertà della Chiesa in Armenia è stata una “fonte di gioia per tutti noi”. Il Papa ha elogiato “gli straordinari risultati pastorali conseguiti in così breve tempo, in Armenia come all’estero”, soprattutto considerando la vastità dell’impegno di “ricostruzione della Chiesa” portato avanti da Karekin II. Il Pontefice ha elencato alcune delle sfide affrontate in questi anni dalla Chiesa apostolica armena: l’educazione delle nuove generazioni, la formazione del clero, la costruzione di chiese e centri comunitari, l’assistenza caritatevole a quanti sono nel bisogno, la promozione dei valori cristiani.


“Thanks to your pastoral leadership…”
“Grazie alla sua guida pastorale – è stato l’elogio del Papa a Karekin II – la gloriosa luce di Cristo splende di nuovo sull’Armenia e possono nuovamente udirsi le parole salvifiche del Vangelo”. Benedetto XVI ha ricordato le cordiali relazioni dei Catholicos Vasken I e Karekin I con Paolo VI e Giovanni Paolo II. Il loro impegno per l’unità cristiana, ha evidenziato il Papa, ha aperto una nuova era di rapporti tra la Chiesa apostolica armena e quella cattolica. Il Papa ha menzionato le “recenti difficoltà sofferte dal popolo armeno” ed ha concluso il suo discorso rinnovando il sostegno della Chiesa cattolica “nella ricerca della pace, della giustizia e del bene comune”.

(canti)

Dal canto suo, Karekin II ha invitato Benedetto XVI, anche a nome del presidente della Repubblica, a visitare l’Armenia, come già fece Giovanni Paolo II nel 2001. Ha poi ribadito l’importanza dell’unità dei cristiani specie in un mondo globalizzato nel quale va diminuendo il rispetto della vita e dell’uomo come anche l’amore per il Signore. Il Catholicos di tutti gli armeni ha ricordato l’esortazione di Benedetto XVI, nel suo recente viaggio negli Stati Uniti, ad intraprendere la strada del dialogo e della pace piuttosto che quella del confronto e della violenza. Ed ha sottolineato che per meglio difendere i diritti dell’uomo e promuovere la pace vanno consolidati i legami tra le Chiese cristiane.


(parole in armeno)


In tale contesto, Karekin II ha incoraggiato il dialogo in corso tra la Chiesa Cattolica e la famiglia delle Chiese ortodosse orientali. Ed ha ringraziato il Papa per la sua cura nel rafforzare la conoscenza e la comprensione dei fondamenti del Cristianesimo in modo che le future generazioni siano testimoni di Cristo con uno spirito rinnovato. Nel suo discorso, il Patriarca di tutti gli Armeni ha inoltre auspicato che venga riconosciuta internazionalmente l’autodeterminazione della Repubblica del Nagorno Karabakh.




www.radiovaticana.org/it1/videonews_ita.asp?vaiflv=0000329.flv&vaiserver=A&vai=ctv_frame00329.jpg&var1=09/05/2008&var2=Vatican%20City&var3=Papa:%20dialogo%20ecumenico%20e%20collaborazione%20con%20la%20Chiesa%20Apostolica%20armena&settimana=19&anno_perlinknav=2008&dal=04/05&...

+PetaloNero+
Friday, May 09, 2008 7:01 PM
VATICANO/ SEMINARIO CON MOVIMENTI DI 53 PAESI A ROCCA DI PAPA
Dal 15 al 17 maggio. Sabato udienza da Benedetto XVI


Città del Vaticano, 9 mag. (Apcom) - Un seminario per "riflettere e dialogare sulla realtà dei movimenti nella Chiesa". Con questo obiettivo, il Pontificio Consiglio per i Laici riunirà dal 15 al 17 maggio a Rocca di Papa "un rappresentativo gruppo" di oltre 100 vescovi provenienti da 53 paesi. La riflessione si svilupperà mediante relazioni, gruppi di lavoro, dibattiti in plenaria e momenti di scambio tra i Pastori e i responsabili dei movimenti. Il seminario culminerà con la visita, sabato 17 maggio, dal Papa.

Il titolo dell'incontro - informa una nota diffusa dal dicastero vaticano - è 'Vi chiedo di andare incontro ai movimenti con molto amore' ed è tratto dal discorso rivolto nel 2006 da Benedetto XVI a un gruppo di vescovi tedeschi in visita 'ad limina'. In quello stesso anno si era svolto un congresso con la partecipazione di oltre un centinaio di responsabili di queste realtà ecclesiali sul tema: 'La bellezza di essere cristiani e la gioia di comunicarlo'.

"E' sembrato opportuno - sottolinea la nota vaticana - proseguire con i pastori provenienti da ogni parte del mondo la riflessione sui movimenti ecclesiali e le nuove comunità come dono dello Spirito Santo per la Chiesa del nostro tempo". Scopo del seminario di quest'anno è "approfondire il significato teologico-ecclesiale e pastorale del fenomeno dei movimenti ecclesiali e delle nuove comunità e delineare i compiti dei Pastori nei loro confronti".

+PetaloNero+
Friday, May 09, 2008 7:02 PM
Il Papa confessa le sue speranze negli ispanici degli Stati Uniti


Ricevendo il presidente e il segretario generale del CELAM





CITTA' DEL VATICANO, venerdì, 9 maggio 2008 (ZENIT.org).- Benedetto XVI ha confessato la sua speranza nel contributo evangelizzatore che possono offrire in questo momento alla Chiesa i cattolici latinoamericani, e in particolare gli ispanici che vivono negli Stati Uniti.

Lo ha spiegato questo giovedì ricevendo in udienza monsignor Raymundo Damasceno Assis, Arcivescovo di Aparecida (Brasile) e presidente del Consiglio Episcopale Latinoamericano (CELAM), con il segretario generale, monsignor Víctor Sánchez Espinosa, Vescovo ausiliare di Città del Messico.

Secondo quanto ha reso noto monsignor Sánchez, “il Santo Padre ha alluso al suo recente viaggio negli Stati Uniti e all'importanza che hanno i latinoamericani per la vita della Chiesa in quel grande Paese”.

“Ha indicato che di fronte alla secolarizzazione che si vive nei Paesi del Nordamerica, la presenza della Chiesa latinoamericana nei migranti rafforza a sua volta la Chiesa in essi, ancor di più quando – secondo dati della Conferenza Episcopale Statunitense – gli ispanici rappresentano il 40 % dei cattolici nel Paese”.

Benedetto XVI ha confessato ai rappresentanti del CELAM di aver sentito “una forte presenza della Chiesa latinoamericana negli Stati Uniti”, ha aggiunto il presule.

Monsignor Sánchez rivela che è stato presentato al Papa il Piano Globale dell'istituzione per il quadriennio 2007-2011 e che gli è stato consegnato anche il Documento della Missione Continentale, accompagnato dal video commemorativo della V Conferenza Generale di Aparecida, celebrata nel maggio 2007.

La grande Missione Continentale, frutto di quel vertice ecclesiale, inizierà il prossimo 17 agosto con l'invio che si farà al termine del Terzo Congresso Missionario Americano (CAM 3) nella città di Quito (Ecuador), alla presenza dei presidenti delle 22 Conferenze Episcopali che formano il CELAM.

Il Vescovo ha riferito che il Santo Padre “ha ricordato con emozione i momenti vissuti un anno fa in Brasile” e “ha mostrato la sua soddisfazione e il suo interesse per la Missione Continentale”.

Il Vescovo di Roma ha analizzato attentamente il Piano Globale del CELAM “per quanto riguarda i programmi e i progetti che hanno a che vedere con la missione”, e ha commentato che “il video di 15 minuti preparato dall'Ufficio Stampa come ricordo di Aparecida è materiale prezioso e si può seguire con attenzione grazie alla sua brevità”.


+PetaloNero+
Friday, May 09, 2008 7:02 PM
Da Petrus

Nominati i nuovi Nunzi Apostolici in Costa d'Avorio e Haiti



CITTA’ DEL VATICANO - Il Papa ha nominato Nunzio Apostolico in Costa d'Avorio Monsignor Ambrose Madtha (nella foto) e Nunzio in Haiti Monsignor Bernardino Auza. Monsignor Madtha, nato a Belthangady, in India, nel '55, era finora incaricato d'affari nella nunziatura in Cina; e' stato elevato alla dignita' di arcivescovo, con la sede titolare di Naisso. Monsignor Auza, nato a Talibon, nelle Filippine, nel '59, era finora consigliere nella rappresentanza pontificia presso l'Organizzazione delle Nazioni Unite a New York; e' stato elevato alla dignita' di arcivescovo, con la sede titolare di Suacia.


+PetaloNero+
Saturday, May 10, 2008 2:59 PM
LE UDIENZE

Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina in Udienza:

Ecc.mi Presuli della Conferenza Episcopale di Ungheria, in Visita "ad Limina Apostolorum":
S.E. Mons. Béla Balás, Vescovo di Kaposvár;
S.E. Mons. András Veres, Vescovo di Szombathely;
S.E. Mons. Imre Asztrick Várszegi, O.S.B., Vescovo tit. di Culusi, Abate dell’Abbazia territoriale di Pannonhalma;

Gruppo degli Ecc.mi Presuli della Conferenza Episcopale di Ungheria, in Visita "ad Limina Apostolorum".

Il Papa riceve questa mattina in Udienza:
Partecipanti al Congresso internazionale promosso dalla Pontificia Università Lateranense, nel 40° Anniversario dell’Enciclica "Humanae vitae".

Il Santo Padre riceve questo pomeriggio in Udienza:
Em.mo Card. Giovanni Battista Re, Prefetto della Congregazione per i Vescovi.



RINUNCE E NOMINE


PROMOZIONE ALL’ORDINE DEI VESCOVI DELL’EM.MO CARD. TARCISIO BERTONE

Il Santo Padre ha promosso all’Ordine dei Vescovi l’Em.mo Card. Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, assegnandogli il Titolo della Chiesa Suburbicaria di Frascati.

+PetaloNero+
Saturday, May 10, 2008 3:00 PM
VISITA "AD LIMINA APOSTOLORUM" DEGLI ECC.MI PRESULI DELLA CONFERENZA EPISCOPALE DI UNGHERIA

Questa mattina, alle ore 11.45 il Santo Padre Benedetto XVI incontra i Presuli della Conferenza Episcopale di Ungheria, ricevuti in questi giorni, in separate udienze, per la Visita "ad Limina Apostolorum" e rivolge loro il discorso che pubblichiamo di seguito:


Cari e venerati Fratelli nell’Episcopato!

Con grande gioia accolgo tutti voi, Pastori della Chiesa che è in Ungheria, in occasione della vostra Visita ad limina Apostolorum. Vi saluto con affetto e sono grato al Cardinale Péter Erdő per le parole che mi ha rivolto a nome dell’intera Conferenza Episcopale. Oltre a manifestarmi i vostri sentimenti fraterni, di cui vi ringrazio cordialmente, egli ha con chiarezza tratteggiato le caratteristiche salienti della Comunità cattolica e della società nel vostro Paese, riassumendo quanto in questi giorni ho avuto modo di recepire negli incontri con ciascuno di voi. Così, cari Fratelli, il popolo a voi affidato è ora spiritualmente dinanzi a noi, con le sue gioie e i suoi progetti, i suoi dolori, i suoi problemi e le sue speranze. E noi anzitutto preghiamo perché, per intercessione dei Santi Pietro e Paolo, i fedeli possano trovare la forza, anche con l’aiuto di questa Sede Apostolica che presiede alla carità, di perseverare nel loro cammino verso la pienezza del Regno di Dio.

Purtroppo il lungo periodo del regime comunista ha segnato pesantemente la popolazione ungherese, così che ancora adesso se ne notano le conseguenze: in particolare, viene rilevata in molti una certa difficoltà a fidarsi degli altri, tipica di chi ha vissuto a lungo in un clima di sospetto. Il senso di insicurezza è poi accentuato dalla difficile congiuntura economica, che uno sconsiderato consumismo non contribuisce a migliorare. Le persone, compresi i cattolici, risentono in genere di quella "debolezza" di pensiero e di volontà che è assai comune nei nostri tempi. Come voi stessi avete osservato, è oggi spesso difficile impostare un serio approfondimento teologico e spirituale, perché sono non di rado carenti, da una parte, la preparazione intellettuale e, dall’altra, il riferimento oggettivo alle verità della fede. In questo contesto la Chiesa dev’essere certamente maestra, ma mostrandosi sempre e prima di tutto madre, così da favorire la crescita della reciproca fiducia e la promozione della speranza.

La prima realtà che purtroppo fa le spese della diffusa secolarizzazione è la famiglia, che anche in Ungheria attraversa una grave crisi. Ne sono sintomi la notevole diminuzione del numero dei matrimoni e l’impressionante aumento dei divorzi, molto spesso anche precoci. Si moltiplicano le cosiddette "coppie di fatto". Giustamente voi avere criticato il pubblico riconoscimento delle unioni omosessuali, perché contrario non solo all’insegnamento della Chiesa ma alla stessa Costituzione Ungherese. Tale situazione, unita alla carenza di sussidi per le famiglie numerose, ha portato ad un drastico calo delle nascite, reso ancor più drammatico dalla diffusa pratica dell’aborto. Naturalmente la crisi della famiglia costituisce un’enorme sfida per la Chiesa. Sono in questione la fedeltà coniugale e, più in generale, i valori su cui si fonda la società. E’ evidente perciò che, dopo la famiglia, a risentire di questa difficoltà sono i giovani. Nelle città essi sono attratti da nuove forme di divertimento e nei villaggi sono spesso abbandonati a se stessi. Esprimo pertanto il mio più vivo apprezzamento per le molteplici iniziative che la Chiesa promuove, pur con i mezzi limitati di cui dispone, per animare il mondo dei giovani, con momenti di formazione e di amicizia che stimolino la loro responsabilità. Penso ad esempio all’attività dei cori, che si inserisce nel lodevole impegno delle parrocchie per incentivare la diffusione della musica sacra. Sempre nella prospettiva dell’attenzione alle nuove generazioni, è lodevole il sostegno che offrite alla scuola cattolica, in particolare all’Università Cattolica di Budapest, che auspico sappia sempre custodire e sviluppare la sua identità originaria. Incoraggio a proseguire gli sforzi per la pastorale scolastica e universitaria, come pure, più in generale, per l’evangelizzazione della cultura, che ai nostri giorni si avvale anche dei mezzi della comunicazione sociale, nel cui campo la vostra Chiesa ha fatto ultimamente significativi progressi.

Venerati Fratelli, per tenere viva la fede del popolo voi giustamente cercate di valorizzare e aggiornare iniziative tradizionali, quali i pellegrinaggi e le espressioni di devozione ai Santi ungheresi, in particolare a Santa Elisabetta, a Sant’Emerico e, naturalmente, a Santo Stefano. A proposito di pellegrinaggi, mentre apprezzo il perdurare della consuetudine del pellegrinare alla Sede di Pietro (significativamente, nella Basilica dell’Apostolo esiste una suggestiva Cappella Ungherese), ho appreso con piacere che sono sempre più frequenti i pellegrinaggi a Mariazell, Częstochowa, Lourdes, Fatima, e al nuovo Santuario della Divina Misericordia a Cracovia, dove la vostra Conferenza Episcopale ha pure eretto recentemente una "Cappella Ungherese". Nel XX secolo non sono mancati nella vostra Comunità eroici testimoni della fede: vi esorto a custodire la loro memoria, affinché le sofferenze da essi affrontate con spirito cristiano continuino ad essere di stimolo al coraggio e alla fedeltà dei credenti e di quanti si impegnano per la verità e la giustizia.

C’è un’altra preoccupazione che condivido con voi: la mancanza di sacerdoti e il conseguente sovraccarico di lavoro pastorale per gli attuali ministri della Chiesa. E’ un problema che si riscontra in molti Paesi d’Europa. Occorre tuttavia far sì che i sacerdoti alimentino adeguatamente la propria vita spirituale, affinché, malgrado le difficoltà e il lavoro pressante, non smarriscano il centro della loro esistenza e del loro ministero e, di conseguenza, sappiano discernere l’essenziale dal secondario, individuando le giuste priorità nell’agire quotidiano. E’ doveroso ribadire che la gioiosa adesione a Cristo, testimoniata dal sacerdote in mezzo ai suoi fedeli, resta lo stimolo più efficace per risvegliare nei giovani la sensibilità per l’eventuale chiamata di Dio. In particolare, è fondamentale che i sacramenti dell’Eucaristia e della Penitenza siano praticati con la massima assiduità e devozione anzitutto dagli stessi sacerdoti e siano poi da loro amministrati con generosità ai fedeli. Indispensabile è altresì l’esercizio della fraternità presbiterale, per evitare ogni pericoloso isolamento. Ugualmente importante è incoraggiare positivi e rispettosi rapporti tra i presbiteri e i fedeli laici, secondo l’insegnamento del Decreto conciliare Presbyterorum ordinis. Anche le relazioni tra il clero e i religiosi, già buone, meritano di essere ulteriormente incrementate. A tal proposito desidero rivolgere il mio incoraggiamento alle Congregazioni religiose femminili, che con umile discrezione svolgono preziose attività in mezzo ai più poveri.

Venerati Fratelli, nonostante la secolarizzazione, la Chiesa Cattolica rimane per moltissimi ungheresi la Comunità religiosa di appartenenza o, per lo meno, un significativo punto di riferimento. E’ perciò quanto mai auspicabile che i rapporti con le Autorità statali siano caratterizzati da rispettosa collaborazione, grazie anche agli Accordi bilaterali, sul cui corretto adempimento veglia un’apposita Commissione Paritetica. Ciò non mancherà di recare beneficio all’intera società ungherese, in particolare nel campo dell’istruzione e della cultura. E poiché la Chiesa, grazie al suo impegno nelle scuole e nel servizio sociale, reca un notevole contributo alla comunità civile, come non auspicare che le sue attività siano sostenute dalle pubbliche Istituzioni, a vantaggio soprattutto dei ceti sociali meno abbienti? Da parte ecclesiale, nonostante le difficoltà economiche generali dell’attuale momento, non verrà meno l’impegno a servizio di chi si trova in situazioni di bisogno.

Venerati Fratelli, come infine non dire che l’unità che vi caratterizza nel seguire gli insegnamenti della Chiesa è per me motivo di serenità e di conforto? Possa essa sempre mantenersi e svilupparsi! Mi compiaccio inoltre perché ultimamente avete incrementato i contatti con le Conferenze Episcopali dei Paesi vicini, soprattutto con la Slovacchia e la Romania, dove c’è una presenza di minoranze ungheresi. Plaudo di cuore a questa linea d’azione, animata da sincero spirito evangelico e al tempo stesso da saggia preoccupazione per l’armoniosa convivenza. Le tensioni non sono certo facili da superare, ma la strada intrapresa dalla Chiesa è giusta e promettente. Per questo e per ogni altra vostra iniziativa pastorale assicuro il mio sostegno; in particolare, penso in questo momento all’"Anno della Bibbia", che molto opportunamente avete promosso nel 2008, in accordo con la prossima Assemblea Ordinaria del Sinodo dei Vescovi. Questa è anche per voi un’ottima occasione per approfondire i già buoni rapporti con i fratelli cristiani delle altre confessioni. Nel rendere grazie a Dio per la sua costante assistenza, invoco su voi e sul vostro ministero la materna protezione di Maria Santissima. Da parte mia vi accompagno con la preghiera, mentre con affetto vi imparto la Benedizione Apostolica, che estendo volentieri alle vostre comunità diocesane e all’intera Nazione ungherese.





Crisi della famiglia e consumismo al centro del discorso del Papa ai vescovi ungheresi in visita ad Limina


La grave crisi che anche in Ungheria attraversa la famiglia e il consumismo: sono i temi centrali del discorso di Benedetto XVI ai vescovi ungheresi ricevuti stamane in visita ad Limina. Ma nelle parole del Papa c’è anche l'invito a conservare la memoria degli "eroici testimoni della fede" vissuti durante il periodo comunista, e l'apprezzamento per importanti scelte fatte dalla Conferenza episcopale ungherese e in particolare per la proclamazione del 2008 “Anno della Bibbia”. Con l’auspicio che l’impegno sociale della Chiesa possa ricevere un sostegno da parte delle pubbliche istituzioni. Il servizio di Fausta Speranza.


Un senso di insicurezza pervade la società ungherese, in particolare c’è una “certa difficoltà a fidarsi degli altri, tipica di chi ha vissuto a lungo in un clima di sospetto”. Lo afferma il Papa sottolineando che "purtroppo il lungo periodo del regime comunista ha segnato pesantemente la popolazione ungherese, così che ancora oggi si notano le conseguenze". Aggiunge poi che la “difficile congiuntura economica” accentua tutto ciò, così come quello che definisce uno “sconsiderato consumismo”. E qui il Papa parla di “debolezza di pensiero e di volontà” spiegando che è “assai comune ai nostri tempi”. Comune così come il processo di secolarizzazione di cui fa innanzitutto le spese la famiglia, ricorda Benedetto XVI sottolineando che “la famiglia anche in Ungheria attraversa una grave crisi”. Meno matrimoni e – dice il Papa – “un impressionante numero di divorzi” con il moltiplicarsi delle “cosiddette coppie di fatto” e “un drastico calo delle nascite, reso ancor più drammatico dalla diffusa pratica dell’aborto”. Il Papa la definisce “un’enorme sfida per la Chiesa” e incoraggia così i presbiteri:


“In questo contesto la Chiesa dev’essere certamente maestra, ma mostrandosi sempre e prima di tutto madre, così da favorire la crescita della reciproca fiducia e la promozione della speranza”.


“Giustamente – aggiunge - voi avete criticato il pubblico riconoscimento delle unioni omosessuali, perché contrario non solo all’insegnamento della Chiesa ma alla stessa Costituzione ungherese”.


Parlare di problemi della famiglia significa anche considerare le conseguenze sui giovani e, a questo proposito, Bendetto XVI parla di “evangelizzazione della cultura” esprimendo il suo “più vivo apprezzamento per le molteplici iniziative che la Chiesa ungherese promuove, pur con i mezzi limitati di cui dispone, per animare il mondo dei giovani, con momenti di formazione e di amicizia che stimolino la loro responsabilità”. Cita anche le iniziative “tradizionali, quali i pellegrinaggi e le espressioni di devozione ai Santi ungheresi, in particolare a Santa Elisabetta, a Sant’Emerico e, naturalmente, a Santo Stefano”. A proposito di pellegrinaggi, cita il "perdurare della consuetudine del pellegrinare alla Sede di Pietro" (significativamente, nella Basilica dell’Apostolo esiste una suggestiva Cappella Ungherese), e si compiace dei sempre più frequenti pellegrinaggi a Mariazell, Częstochowa, Lourdes, Fatima, e al nuovo Santuario della Divina Misericordia a Cracovia, dove è stata eretta recentemente una 'Cappella Ungherese':


“Nel XX secolo non sono mancati nella vostra Comunità eroici testimoni della fede: vi esorto a custodire la loro memoria, affinché le sofferenze da essi affrontate con spirito cristiano continuino ad essere di stimolo al coraggio e alla fedeltà dei credenti e di quanti si impegnano per la verità e la giustizia.”


Il Papa esprime poi un’altra preoccupazione: “La mancanza di sacerdoti e il conseguente sovraccarico di lavoro pastorale per gli attuali ministri della Chiesa”, ricordando che è “un problema che si riscontra in molti Paesi d’Europa”. “Occorre – sottolinea - far sì che i sacerdoti alimentino adeguatamente la propria vita spirituale, affinché, malgrado le difficoltà e il lavoro pressante, non smarriscano il centro della loro esistenza e del loro ministero e, di conseguenza, sappiano discernere l’essenziale dal secondario, individuando le giuste priorità nell’agire quotidiano”.


Ricordando che “la Chiesa Cattolica rimane per moltissimi ungheresi la Comunità religiosa di appartenenza”, Benedetto XVI auspica che “i rapporti con le Autorità statali siano caratterizzati da rispettosa collaborazione, grazie anche agli Accordi bilaterali, sul cui corretto adempimento veglia un’apposita Commissione Paritetica”. E poi esprime un altro auspicio:


“E poiché la Chiesa, grazie al suo impegno nelle scuole e nel servizio sociale, reca un notevole contributo alla comunità civile, come non auspicare che le sue attività siano sostenute dalle pubbliche Istituzioni, a vantaggio soprattutto dei ceti sociali meno abbienti? Da parte ecclesiale, nonostante le difficoltà economiche generali dell’attuale momento, non verrà meno l’impegno a servizio di chi si trova in situazioni di bisogno.”


Il Papa, inoltre, sottolinea l’unità che caratterizza la Chiesa ungherese nel seguire gli insegnamenti della Chiesa, “motivo di serenità e di conforto”. E si compiace dell’incremento dei contatti con le Conferenze episcopali dei Paesi vicini, soprattutto con la Slovacchia e la Romania, dove c’è una presenza di minoranze ungheresi. “Le tensioni non sono certo facili da superare - afferma Bendetto XVI - ma la strada intrapresa dalla Chiesa è giusta e promettente”. E poi parole di apprezzamento per la promozione dell’“Anno della Bibbia” nel 2008.




www.radiovaticana.org/it1/videonews_ita.asp?vaiflv=0000330.flv&vaiserver=A&vai=ctv_frame00330.jpg&var1=10/05/2008&var2=Vatican%20City&var3=Benedetto%20XVI%20ai%20vescovi%20ungheresi:%20la%20Chiesa%20cattolica%20sia%20madre%20e%20maestra%20nonostante%20le%20difficoltà%20della%20secolarizzazione&settimana=19&anno_perlinknav=2008&dal=04/05&...


+PetaloNero+
Saturday, May 10, 2008 3:01 PM
UDIENZA AI PARTECIPANTI AL CONGRESSO INTERNAZIONALE PROMOSSO DALLA PONTIFICIA UNIVERSITÀ LATERANENSE, NEL 40° ANNIVERSARIO DELL’ENCICLICA "HUMANAE VITAE"

Alle ore 12.15 di questa mattina, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Benedetto XVI riceve in Udienza i partecipanti al Congresso internazionale promosso dalla Pontificia Università Lateranense, nel 40° Anniversario dell’Enciclica "Humanae vitae", e rivolge loro il discorso che riportiamo di seguito:


DISCORSO DEL SANTO PADRE

Venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,

cari fratelli e sorelle,

è con particolare piacere che vi accolgo al termine del lavoro, che vi ha impegnati a riflettere su un problema antico e sempre nuovo quale la responsabilità e il rispetto per il sorgere della vita umana. Saluto in modo particolare Mons. Rino Fisichella, Magnifico Rettore della Pontificia Università Lateransense, che ha promosso questo Congresso internazionale e lo ringrazio per le espressioni di saluto che ha voluto rivolgermi. Il mio saluto si estende poi agli illustri Relatori, Docenti e partecipanti tutti, che con il loro contributo hanno arricchito queste giornate di intenso lavoro. Il vostro contributo si inserisce efficacemente all’interno di quella più vasta produzione che, nel corso dei decenni, è venuta crescendo su questo tema così controverso e, tuttavia, così decisivo per il futuro dell’umanità.

Già il Concilio Vaticano II, nella Costituzione Gaudium et spes, si rivolgeva agli uomini di scienza sollecitandoli ad unire gli sforzi per raggiungere un’unità del sapere e una certezza consolidata circa le condizioni che possono favorire una "onesta regolazione della procreazione umana" (GS, 52). Il mio Predecessore di venerata memoria, il Servo di Dio Paolo VI, il 25 luglio del 1968, pubblicava la Lettera enciclica Humanae vitae. Quel documento divenne ben presto segno di contraddizione. Elaborato alla luce di una decisione sofferta, esso costituisce un significativo gesto di coraggio nel ribadire la continuità della dottrina e della tradizione della Chiesa. Quel testo, spesso frainteso ed equivocato, fece molto discutere anche perché si poneva agli albori di una profonda contestazione che segnò la vita di intere generazioni. A quarant’anni dalla sua pubblicazione quell’insegnamento non solo manifesta immutata la sua verità, ma rivela anche la lungimiranza con la quale il problema venne affrontato. Di fatto, l’amore coniugale viene descritto all’interno di un processo globale che non si arresta alla divisione tra anima e corpo né soggiace al solo sentimento, spesso fugace e precario, ma si fa carico dell’unità della persona e della totale condivisione degli sposi che nell’accoglienza reciproca offrono se stessi in una promessa di amore fedele ed esclusivo che scaturisce da una genuina scelta di libertà. Come potrebbe un simile amore rimanere chiuso al dono della vita? La vita è sempre un dono inestimabile; ogni volta che si assiste al suo sorgere percepiamo la potenza dell’azione creatrice di Dio che si fida dell’uomo e in questo modo lo chiama a costruire il futuro con la forza della speranza.

Il Magistero della Chiesa non può esonerarsi dal riflettere in maniera sempre nuova e approfondita sui principi fondamentali che riguardano il matrimonio e la procreazione. Quanto era vero ieri, rimane vero anche oggi. La verità espressa nell’Humanae vitae non muta; anzi, proprio alla luce delle nuove scoperte scientifiche, il suo insegnamento si fa più attuale e provoca a riflettere sul valore intrinseco che possiede. La parola chiave per entrare con coerenza nei suoi contenuti rimane quella dell’amore. Come ho scritto nella mia prima Enciclica Deus caritas est: "L’uomo diventa realmente se stesso quando corpo e anima si ritrovano in intima unità… Non sono né lo spirito né il corpo da soli ad amare: è l’uomo, la persona, che ama come creatura unitaria, di cui fanno parte corpo e anima" (n. 5). Tolta questa unità si perde il valore della persona e si cade nel grave pericolo di considerare il corpo come un oggetto che si può comperare o vendere (cfr ibid.). In una cultura sottoposta alla prevalenza dell’avere sull’essere, la vita umana rischia di perdere il suo valore. Se l’esercizio della sessualità si trasforma in una droga che vuole assoggettare il partner ai propri desideri e interessi, senza rispettare i tempi della persona amata, allora ciò che si deve difendere non è più solo il vero concetto dell’amore, ma in primo luogo la dignità della persona stessa. Come credenti non potremmo mai permettere che il dominio della tecnica abbia ad inficiare la qualità dell’amore e la sacralità della vita.

Non a caso Gesù, parlando dell’amore umano, si richiama a quanto operato da Dio all’inizio della creazione (cfr Mt 19,4-6). Il suo insegnamento rimanda a un atto gratuito con il quale il Creatore ha inteso non solo esprimere la ricchezza del suo amore, che si apre donandosi a tutti, ma ha voluto anche imprimere un paradigma sul quale l’agire dell’umanità deve declinarsi. Nella fecondità dell’amore coniugale l’uomo e la donna partecipano all’atto creativo del Padre e rendono evidente che all’origine della loro vita sponsale vi è un "sì" genuino che viene pronunciato e realmente vissuto nella reciprocità, rimanendo sempre aperto alla vita. Questa parola del Signore permane immutata con la sua profonda verità e non può essere cancellata dalle diverse teorie che nel corso degli anni si sono succedute e a volte perfino contraddette tra loro. La legge naturale, che è alla base del riconoscimento della vera uguaglianza tra le persone e i popoli, merita di essere riconosciuta come la fonte a cui ispirare anche il rapporto tra gli sposi nella loro responsabilità nel generare nuovi figli. La trasmissione della vita è iscritta nella natura e le sue leggi permangono come norma non scritta a cui tutti devono richiamarsi. Ogni tentativo di distogliere lo sguardo da questo principio rimane esso stesso sterile e non produce futuro.

E’ urgente che riscopriamo di nuovo un’alleanza che è sempre stata feconda, quando è stata rispettata; essa vede in primo piano la ragione e l’amore. Un acuto maestro come Guglielmo di Saint Thierry poteva scrivere parole che sentiamo profondamente valide anche per il nostro tempo: "Se la ragione istruisce l’amore e l’amore illumina la ragione, se la ragione si converte in amore e l’amore acconsente a lasciarsi trattenere entro i confini della ragione, allora essi possono fare qualcosa di grande" (Natura e grandezza dell’amore, 21,8). Cos’è questo "qualcosa di grande" a cui possiamo assistere? E’ il sorgere della responsabilità per la vita, che rende fecondo il dono che ognuno fa di sé all’altro. E’ frutto di un amore che sa pensare e scegliere in piena libertà, senza lasciarsi condizionare oltre misura dall’eventuale sacrificio richiesto. Da qui scaturisce il miracolo della vita che i genitori sperimentano in se stessi, verificando come qualcosa di straordinario quanto si compie in loro e tramite loro. Nessuna tecnica meccanica può sostituire l’atto d’amore che due sposi si scambiano come segno di un mistero più grande che li vede protagonisti e compartecipi della creazione.

Si assiste sempre più spesso, purtroppo, a vicende tristi che coinvolgono gli adolescenti, le cui reazioni manifestano una non corretta conoscenza del mistero della vita e delle rischiose implicanze dei loro gesti. L’urgenza formativa, a cui spesso faccio riferimento, vede nel tema della vita un suo contenuto privilegiato. Auspico veramente che soprattutto ai giovani sia riservata un’attenzione del tutto peculiare, perché possano apprendere il vero senso dell’amore e si preparino per questo con un’adeguata educazione alla sessualità, senza lasciarsi distogliere da messaggi effimeri che impediscono di raggiungere l’essenza della verità in gioco. Fornire false illusioni nell’ambito dell’amore o ingannare sulle genuine responsabilità che si è chiamati ad assumere con l’esercizio della propria sessualità non fa onore a una società che si richiama ai principi di libertà e di democrazia. La libertà deve coniugarsi con la verità e la responsabilità con la forza della dedizione all’altro anche con il sacrificio; senza queste componenti non cresce la comunità degli uomini e il rischio di rinchiudersi in un cerchio di egoismo asfissiante rimane sempre in agguato.

L’insegnamento espresso dall’Enciclica Humanae vitae non è facile. Esso, tuttavia, è conforme alla struttura fondamentale mediante la quale la vita è sempre stata trasmessa fin dalla creazione del mondo, nel rispetto della natura e in conformità con le sue esigenze. Il riguardo per la vita umana e la salvaguardia della dignità della persona ci impongono di non lasciare nulla di intentato perché a tutti possa essere partecipata la genuina verità dell’amore coniugale responsabile nella piena adesione alla legge inscritta nel cuore di ogni persona. Con questi sentimenti imparto a tutti voi l’Apostolica Benedizione.




L’amore coniugale, aperto al dono inestimabile della vita, sappia coniugare libertà e verità: l’esortazione di Benedetto XVI ai partecipanti al convegno sull’Humanae Vitae di Paolo VI, documento coraggioso e lungimirante



Coniugare libertà e verità di fronte al dono inestimabile della vita umana: si è sviluppato intorno a questo tema fondamentale, “antico e sempre nuovo”, il discorso di Benedetto XVI ai partecipanti al Convegno internazionale per il 40.mo anniversario della Humanae Vitae di Paolo VI. Un intervento di grande respiro su uno di quei “valori non negoziabili” tanto cari al Pontefice. L’udienza di stamani ha offerto anche l’occasione a Benedetto XVI di ricordare il coraggio e la lungimiranza di Papa Montini nella pubblicazione di questa Enciclica, purtroppo spesso fraintesa. L’indirizzo d’omaggio al Pontefice è stato rivolto dall’arcivescovo Rino Fisichella, rettore della Pontificia Università Lateranense, ateneo che in questi giorni ha ospitato il convegno sull’Humanae Vitae. Il servizio di Alessandro Gisotti:

“Il riguardo per la vita umana e la salvaguardia della dignità della persona” ci impongono di “non lasciare nulla di intentato perché a tutti possa essere partecipata la genuina verità dell’amore coniugale responsabile, nella piena adesione alla legge iscritta nel cuore di ogni persona”: è il richiamo di Benedetto XVI nel suo appassionato discorso sull’Humanae Vitae di Paolo VI. Un documento, ha detto, che a quarant’anni dalla sua pubblicazione “non solo manifesta immutata la sua verità, ma rivela anche la lungimiranza con la quale il problema va affrontato”. Il Pontefice ha voluto ricordare il contesto difficile in cui maturò la pubblicazione dell’Humanae Vitae ed ha sottolineato il coraggio di Papa Montini:


“Quel documento divenne ben presto segno di contraddizione. Elaborato alla luce di una decisione sofferta, esso costituisce un significativo gesto di coraggio nel ribadire la continuità della dottrina e della tradizione della Chiesa. Quel testo, spesso frainteso ed equivocato, fece molto discutere anche perché si poneva agli albori di una profonda contestazione che segnò la vita di intere generazioni”.


“L’insegnamento dell’Humanae Vitae”, ha riconosciuto il Papa, “non è facile”. Tuttavia, ha proseguito, “è conforme alla struttura fondamentale mediante la quale la vita è sempre stata trasmessa fin dalla creazione del mondo, nel rispetto della natura e in conformità con le sue esigenze”. La “parola chiave” per comprendere l’Enciclica di Paolo VI, ha rilevato, “rimane quella dell’amore”. Di fatto, ha spiegato, nella Humanae Vitae “l’amore coniugale viene descritto all’interno di un processo globale che non si arresta alla divisione tra anima e corpo né soggiace al solo sentimento, spesso fugace e precario, ma si fa carico dell’unità della persona”. Tolta questa unità, è stato il monito di Benedetto XVI, “si perde il valore della persona e si cade nel grave pericolo di considerare il corpo come un oggetto che si può comperare o vendere”:


“In una cultura sottoposta alla prevalenza dell’avere sull’essere, la vita umana rischia di perdere il suo valore. Se l’esercizio della sessualità si trasforma in una droga che vuole assoggettare il partner ai propri desideri e interessi, senza rispettare i tempi della persona amata, allora ciò che si deve difendere non è più solo il vero concetto dell’amore, ma in primo luogo la dignità della persona stessa”.


Per questo, ha avvertito, come credenti “non potremmo mai permettere che il dominio della tecnica abbia ad inficiare la qualità dell’amore e la sacralità della vita”. E, ancora, il Santo Padre ha ribadito che il Magistero della Chiesa “non può esonerarsi dal riflettere in maniera sempre nuova e approfondita sui principi fondamentali che riguardano il matrimonio e la procreazione”. Ha così messo l’accento sul “dono inestimabile” della vita al quale non può “rimanere chiuso” l’amore coniugale. “Nella fecondità dell’amore coniugale – ha detto ancora – l’uomo e la donna partecipano all’atto creativo del Padre”. Non a caso, ha rammentato, parlando dell’amore umano, Gesù “si richiama a quanto operato da Dio all’inizio della Creazione”. Una parola, ha affermato, che “permane immutata con la sua profonda verità e non può essere cancellata dalle diverse teorie che nel corso degli anni si sono succedute e a volte perfino contraddette tra loro”:


“La legge naturale, che è alla base del riconoscimento della vera uguaglianza tra le persone e i popoli, merita di essere riconosciuta come la fonte a cui ispirare anche il rapporto tra gli sposi nella loro responsabilità nel generare nuovi figli. La trasmissione della vita è iscritta nella natura e le sue leggi permangono come norma non scritta a cui tutti devono richiamarsi”.

Quindi, il Papa ha esortato a riscoprire la fecondità dell’alleanza tra ragione e amore. “Se la ragione istruisce l’amore e l’amore illumina la ragione”, ha detto citando Guglielmo di Saint Thierry, “allora essi possono fare qualcosa di grande”. Questo “qualcosa di grande”, ha precisato, è proprio “il sorgere della responsabilità per la vita, che rende fecondo il dono che ognuno fa di sé all’altro”:


“E’ frutto di un amore che sa pensare e scegliere in piena libertà, senza lasciarsi condizionare oltremisura dall’eventuale sacrificio richiesto. Da qui scaturisce il miracolo della vita che i genitori sperimentano in se stessi, verificando come qualcosa di straordinario quanto si compie in loro e tramite loro”.


Ecco perché, ha evidenziato, “nessuna tecnica può sostituire l’atto d’amore che due sposi si scambiano come segno di un mistero più grande che li vede protagonisti e compartecipi della Creazione”. Benedetto XVI ha dedicato la parte conclusiva del suo discorso all’educazione degli adolescenti, le cui reazioni, ha notato, “manifestano una non corretta conoscenza del mistero della vita e delle rischiose implicanze dei loro gesti”. Ha dunque richiamato “l’urgenza formativa” che, ha sottolineato, “vede nel tema della vita un suo contenuto privilegiato”. Il Papa ha espresso l’auspicio che i giovani “possano apprendere il vero senso dell’amore e si preparino per questo con un’adeguata educazione alla sessualità senza lasciarsi distogliere da messaggi effimeri che impediscono di raggiungere l’essenza della verità in gioco”:


“Fornire falsi illusioni nell’ambito dell’amore o ingannare sulle genuine responsabilità che si è chiamati ad assumere con l’esercizio della propria sessualità non fa onore a una società che si richiama ai principi di libertà e di democrazia. La libertà deve coniugarsi con la verità e la responsabilità con la forza della dedizione all’altro anche con il sacrificio”.


“Senza queste componenti – ha concluso il Santo Padre – non cresce la comunità degli uomini e il rischio di rinchiudersi in un cerchio di egoismo asfissiante rimane sempre in agguato”. Dal canto suo, l’arcivescovo Rino Fisichella ha ricordato l’attenzione riservata dagli allora cardinali Karol Wojtyla e Joseph Ratzinger all’insegnamento dell’Humanae Vitae. Un documento, ha affermato, “che riesce a coniugare e salvaguardare in modo coerente il rispetto per la legge naturale e la libertà dei coniugi”.




www.radiovaticana.org/it1/videonews_ita.asp?vaiflv=0000331.flv&vaiserver=A&vai=ctv_frame00331.jpg&var1=10/05/2008&var2=Vatican%20City&var3=Benedetto%20XVI%20sulla%20Humanae%20vitae:%20verità%20immutata,%20coraggio%20e%20lungimiranza&settimana=19&anno_perlinknav=2008&dal=04/05&...

+PetaloNero+
Saturday, May 10, 2008 3:02 PM
DECRETO DELLA PENITENZIERIA APOSTOLICA CON IL QUALE VENGONO CONCESSE SPECIALI INDULGENZE IN OCCASIONE DEI DUEMILA ANNI DALLA NASCITA DI SAN PAOLO APOSTOLO



URBIS ET ORBIS
D E C R E T O

In occasione dei duemila anni dalla nascita del Santo Apostolo Paolo,
vengono concesse speciali Indulgenze.

Nell’imminenza della solennità liturgica dei Principi degli Apostoli, il Sommo Pontefice, mosso da pastorale sollecitudine, ha in animo di provvedere tempestivamente ai tesori spirituali da concedere ai fedeli per la loro santificazione, in modo che essi possano rinnovare e rinforzare, con fervore anche maggiore in questa pia e felice occasione, propositi di salvezza soprannaturale già a partire dai primi vespri della ricordata solennità, principalmente in onore dell’Apostolo delle Genti, di cui ora si avvicinano i duemila anni dalla nascita terrena.

Invero il dono delle Indulgenze, che il Romano Pontefice offre alla Chiesa Universale, spiana la strada per attingere in sommo grado la purificazione interiore che, mentre rende onore al Beato Paolo Apostolo, esalta la vita soprannaturale nel cuore dei fedeli e li sprona dolcemente a portare frutti di buone opere.

Pertanto questa Penitenzieria Apostolica, alla quale il Santo Padre ha affidato il compito di preparare e redigere il Decreto sull’elargizione e l’ottenimento delle Indulgenze che varranno per tutta la durata dell’Anno Paolino, col presente Decreto, emesso in conformità al volere dell’Augusto Pontefice, benignamente elargisce le grazie che qui di seguito sono elencate:

I.- A tutti i singoli fedeli cristiani veramente pentiti che, debitamente purificati mediante il Sacramento della Penitenza e ristorati con la Sacra Comunione, piamente visiteranno in forma di pellegrinaggio la Basilica papale di San Paolo sulla via Ostiense e pregheranno secondo le intenzioni del Sommo Pontefice, è concessa ed impartita l’Indulgenza plenaria della pena temporale per i loro peccati, una volta ottenuta da essi la remissione sacramentale e il perdono delle loro mancanze.

L’Indulgenza plenaria potrà essere lucrata dai fedeli cristiani sia per loro stessi, sia per i defunti, tante volte quante verranno compiute le opere ingiunte; ferma restando tuttavia la norma secondo la quale si può ottenere l’Indulgenza plenaria soltanto una volta al giorno.

Affinché poi le preghiere che vengono elevate in queste sacre visite conducano e sollecitino più intensamente gli animi dei fedeli alla venerazione della memoria di San Paolo, è stabilito e disposto quanto segue: i fedeli, oltre ad elevare le proprie suppliche davanti all’altare del Santissimo Sacramento, ognuno secondo la sua pietà, si dovranno portare all’altare della Confessione e devotamente recitare il “Padre nostro” e il “Credo”, aggiungendo pie invocazioni in onore della Beata Vergine Maria e di San Paolo. E tale devozione sia sempre strettamente unita alla memoria del Principe degli Apostoli San Pietro.

II.- I fedeli cristiani delle varie chiese locali, adempiute le consuete condizioni (Confessione sacramentale, Comunione eucaristica e preghiera secondo le intenzioni del Sommo Pontefice), escluso qualsiasi affetto verso il peccato, potranno lucrare l’Indulgenza plenaria se parteciperanno devotamente ad una sacra funzione o ad un pio esercizio pubblicamente svolti in onore dell’Apostolo delle Genti: nei giorni della solenne apertura e chiusura dell’Anno Paolino, in tutti i luoghi sacri; in altri giorni determinati dall’Ordinario del luogo, nei luoghi sacri intitolati a San Paolo e, per l’utilità dei fedeli, in altri designati dallo stesso Ordinario.

III.- I fedeli infine impediti da malattia o da altra legittima e rilevante causa, sempre con l’animo distaccato da qualsiasi peccato e col proposito di adempiere alle consuete condizioni non appena sarà possibile, potranno anche loro conseguire l’Indulgenza plenaria, purché si uniscano spiritualmente ad una celebrazione giubilare in onore di San Paolo, offrendo a Dio le loro preghiere e sofferenze per l’unità dei Cristiani.

Affinché poi i fedeli possano più facilmente essere partecipi di questi celesti favori, i sacerdoti approvati per l’ascolto delle confessioni dall’autorità ecclesiastica competente si prestino, con animo pronto e generoso, ad accoglierle.

Il presente Decreto ha validità solo per la durata dell’Anno Paolino. Nonostante qualunque disposizione contraria.

Dato in Roma, dalla sede della Penitenzieria Apostolica, il 10 Maggio, anno dell’incarnazione del Signore 2008, nella vigilia di Pentecoste.

JAMES FRANCIS S. R. E. Card. STAFFORD
Penitenziere Maggiore

+ Gianfranco Girotti, O. F. M. Conv.
Vescovo Tit. di Meta, Reggente




Il Papa concede l'indulgenza plenaria per l'Anno Paolino



Benedetto XVI concede l’indulgenza plenaria in occasione dell’Anno Paolino indetto per celebrare i duemila anni dalla nascita di San Paolo. La Penitenzieria Apostolica ha pubblicato oggi il relativo Decreto che copre il periodo che va dal 28 giugno prossimo, ovvero dai Primi Vespri della prossima Solennità dei Santi Pietro e Paolo, fino al 29 giugno 2009.

Si può ottenere l’indulgenza plenaria visitando in forma di pellegrinaggio la Basilica papale di San Paolo fuori le Mura a Roma. Sono necessarie le solite condizioni: la confessione, la comunione e la preghiera secondo le intenzioni del Papa, praticate con l’animo veramente pentito e distaccato da qualsiasi peccato, anche veniale. "L'indulgenza plenaria - precisa il Decreto - potrà essere lucrata dai fedeli cristiani sia per loro stessi, sia per i defunti, tante volte quanto verranno compiute le opere ingiunte; ferma restando tuttavia la norma secondo la quale si può ottenere l'indulgenza plenaria soltanto una volta al giorno".

E’ stabilito inoltre che i fedeli, “oltre ad elevare le proprie suppliche davanti all’altare del Santissimo Sacramento, ognuno secondo la sua pietà, si dovranno portare all’altare della Confessione e devotamente recitare il ‘Padre nostro’ e il ‘Credo’, aggiungendo pie invocazioni in onore della Beata Vergine Maria e di San Paolo. E tale devozione – si aggiunge - sia sempre strettamente unita alla memoria del Principe degli Apostoli San Pietro”.

Possono ottenere l’indulgenza plenaria anche i fedeli delle varie Chiese locali che, adempiute le consuete condizioni, “parteciperanno devotamente ad una sacra funzione o ad un pio esercizio pubblicamente svolti in onore dell’Apostolo delle Genti nei giorni della solenne apertura e chiusura dell’Anno Paolino, in tutti i luoghi sacri, e in altri giorni determinati dall’Ordinario del luogo, nei luoghi sacri intitolati a San Paolo e, per l’utilità dei fedeli, in altri designati dallo stesso Ordinario”.

L’indulgenza plenaria è concessa anche a quei fedeli che, “impediti da malattia o da altra legittima e rilevante causa” e col proposito di adempiere alle consuete condizioni non appena sarà possibile, si uniscono spiritualmente ad una celebrazione giubilare in onore di San Paolo, offrendo a Dio le loro preghiere e sofferenze per l’unità dei Cristiani.

Il Decreto invita infine i sacerdoti ad essere disponibili con generosità ad accogliere le richieste dei fedeli per l’ascolto delle Confessioni.

Ricordiamo, con il Catechismo della Chiesa Cattolica, che l'indulgenza plenaria è la remissione totale “dinanzi a Dio della pena temporale per i peccati, già rimessi quanto alla colpa”. Infatti “ogni peccato, anche veniale, provoca un attaccamento malsano alle creature, che ha bisogno di purificazione”. La pena temporale è dunque quanto rimane da purificare del peccato: cosa che avviene in questa vita con la preghiera, con atti di penitenza e di fervente carità, o in Purgatorio. L’indulgenza libera dalle pene temporali attingendo al cosiddetto Tesoro della Chiesa, costituito dai “beni spirituali della comunione dei santi” che attraverso “i meriti di Cristo” acquistano un infinito ed inesauribile valore presso il Padre. (A cura di Sergio Centofanti)
+PetaloNero+
Saturday, May 10, 2008 3:02 PM
Da Petrus

Assegnato al Cardinale Bertone il titolo della Chiesa Suburbicaria di Frascati. Sostituisce il compianto Trujillo



CITTA’ DEL VATICANO - Benedetto XVI ha promosso il segretario di Stato Tarcisio Bertone ai primi posti nell'ordine di precedenza del Collegio Cardinalizio, il che potrebbe consentirgli in futuro di diventare Cardinale decano, ruolo ricoperto dallo stesso Ratzinger con Wojtyla e ora dall'ex segretario di Stato Angelo Sodano. Tale precedenza e' legata alla sede titolare, che per i ''Cardinali vescovi'' non e', come per i ''Cardinali preti'' e i ''Cardinali diaconi'', una parrocchia o rettoria romana ma una delle diocesi suburbicarie. E infatti a Bertone, dopo la dolorosa morte del Cardinale Alfonso Lopez Trujillo, e' stato assegnato il titolo della Chiesa Suburbicaria di Frascati.
+PetaloNero+
Saturday, May 10, 2008 3:03 PM
In una lettera del cardinale Bertone, la benedizione del Papa per i giovani che stasera partecipano alla Veglia di Pentecoste nella Basilica laterana


Benedetto XVI prega per i giovani universitari perché lo Spirito Santo dia loro “la forza e la generosità per costruire un’autentica civiltà dell’amore”. Lo scrive in una lettera il cardinale segretario di Stato, Tarcisio Bertone, rivolgendosi per il tramite del cardinale vicario, Camillo Ruini, agli studenti universitari che questa sera parteciperanno alla Veglia di Pentecoste nella Basilica di San Giovanni in Laterano. Questo appuntamento, ricorda il cardinale Bertone nella lettera, “conclude l’itinerario formativo preparato per i giovani universitari dall’Ufficio Pastorale Universitaria del Vicariato di Roma, iniziato ad Assisi nel novembre scorso e articolato sul tema ‘Testimoni del Risorto in Università. Costruire insieme la civiltà dell’amore’”.

Il Papa, si legge ancora nel testo, “ha appreso con favore che, nel corso della Veglia, a molti giovani sarà amministrato il Sacramento della Confermazione, ed auspica che, come scrive nel Suo Messaggio per la XXIII giornata Mondiale della Gioventù, in programma a Sydney, in Australia, essi riscoprano tale sacramento e ne ritrovino il valore per la loro crescita spirituale”.



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Saturday, May 10, 2008 3:04 PM
Nella Solennità di Pentecoste il Papa presiede la Messa nella Basilica di San Pietro. Intervista con mons. Ravasi



Domani la Chiesa celebra la Solennità di Pentecoste. Alle ore 10.00, Benedetto XVI presiederà la Santa Messa nella Basilica Vaticana. La nostra emittente seguirà la celebrazione in diretta a partire dalle 9.50. Il termine “pentecoste” deriva dal greco e significa, letteralmente, “cinquanta”: la Solennità di Pentecoste cade, infatti, 50 giorni dopo la Pasqua e ricorda la discesa dello Spirito Santo sui discepoli. Ma quale simbologia rappresenta questo numero? Isabella Piro lo ha chiesto a mons. Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura:

R. – E’ il simbolo profondamente biblico delle sette settimane. Il numero sette, noi sappiamo, nell’interno delle culture d’Oriente, è un numero simbolico che rappresenta pienezza. 50 giorni vogliono dire, per la tradizione giudaica, festa per eccellenza della Nuova Alleanza, cioè il nuovo dono dell’Alleanza tra Dio e Israele, non più sulle tavole di pietra del Sinai bensì sulle tavole di carne dei cuori. Per il cristianesimo, invece, diventa la fusione sempre dello Spirito nell’interno della comunità per una nuova alleanza, anch’essa, che però è suggellata ora dalla presenza del Cristo risorto nell’interno della sua comunità che è presente attraverso lo Spirito e attraverso la sua parola.


D. – Una Chiesa animata dallo spirito di Pentecoste quali caratteristiche deve avere?


R. – Deve avere almeno due caratteristiche. Da una parte è sicuramente protesa verso il suo Signore. Lo Spirito ci aiuta a comprendere di più il grande segreto di Dio. La seconda dimensione invece è quella più orizzontale: nell’interno della comunità lo Spirito è presente sia per costituire la Chiesa, sia quasi per esserne l’anima, per impedire che diventi quindi semplicemente una struttura, un’organizzazione ma sia profondamente un corpo unico vivente con il suo Signore, sia un corpo di fratelli, sia soprattutto in ascolto della Parola di Dio che fa fremere gli spiriti, che anima le coscienze, che conduce e guida l’esistenza.


D. – In un mondo globalizzato come il nostro, come rinnovare continuamente lo Spirito, anche nel mondo laico?


R. – Una prima strada è quella tipicamente ecclesiale di riuscire ancora a ritornare all’invocazione dello Spirito, alla meditazione attorno alla Parola di Dio che è alimentata dallo Spirito, ritornare alla liturgia e soprattutto esaltare alcune componenti che sono fondamentali nell’interno della liturgia per quanto riguarda lo Spirito. Pensiamo al Battesimo, per esempio, pensiamo soprattutto al Sacramento della Confermazione o Cresima che ha sicuramente quasi come emblema, lo Spirito. Un’altra strada è anche più di tipo simbolico, e quindi anche culturale ed è riuscire a trovare ancora i grandi simboli biblici che parlano dello Spirito. Io ne ricordo soltanto due tra i tanti. Il primo è quello del soffio. Il tema del soffio, del respiro vuol dire vita. Come noi dai nostri genitori abbiamo ricevuto il respiro della vita nascendo, così quando nel Battesimo e poi nella Confermazione abbiamo ricevuto il dono dello Spirito, abbiamo avuto un altro respiro, cioè un’altra vita: la vita stessa di Dio, un respiro che può essere mozzato, tagliato con il male, con il peccato. Il secondo simbolo è quello del fuoco: lo diciamo anche noi, il fuoco dell’amore. Lo Spirito è il principio dell’amore, non solo nell’interno della comunità, ma anche quello che ci invita a stendere la mano al di fuori, sollevando chi è caduto, accarezzando chi è solo, portando quel precetto fondamentale che Cristo ci ha lasciato: quello dell’amore.


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Saturday, May 10, 2008 3:05 PM
La giornata vaticana. Le udienze del papa, le novità liturgiche secondo mons. Marini



di Mattia Bianchi/ 10/05/2008

Le notizie del giorno sulla vita della Chiesa e della Santa Sede, riportate dalle principali agenzie di stampa italiane. I testi integrali con fonte...

PAPA: IN INGHERIA ANCORA VIVE LE FERITE DEL COMUNISMO
Un paese che soffre ancora del suo passato comunista, e in particolare del "clima di sospetto" che lo denotava, ma minacciato anche da nuovi problemi come un consumismo "sconsiderato" e da una secolarizzazione che mette in crisi in primo luogo la famiglia: è l'affresco a tinte fosche dell'Ungheria che Papa Benedetto XVI ha tratteggiato ricevendo, questa mattina in Vaticano, i vescovi magiari. "Purtroppo il lungo periodo del regime comunista ha segnato pesantemente la popolazione ungherese, così che ancora adesso se ne notano le conseguenze", ha detto Ratzinger: "In particolare, viene rilevata in molti una certa difficoltà a fidarsi degli altri, tipica di chi ha vissuto a lungo in un clima di sospetto". "Il senso di insicurezza - ha proseguito - è poi accentuato dalla difficile congiuntura economica, che uno sconsiderato consumismo non contribuisce a migliorare. Le persone, compresi i cattolici, risentono in genere di quella debolezza di pensiero e di volontà che è assai comune nei nostri tempi". Secondo Benedetto XVI, più specificamente, "la prima realtà che purtroppo fa le spese della diffusa secolarizzazione è la famiglia, che anche in Ungheria attraversa una grave crisi". Sintomi di questa cristi, per il Papa, sono "la notevole diminuzione del numero dei matrimoni", "l'impressionante aumento dei divorzi", il moltiplicarsi di "coppie di fatto". "Giustamente - ha ricordato - voi avete criticato il pubblico riconoscimento delle unioni omosessuali". "Tale situazione, unita alla carenza di sussidi per le famiglie numerose, ha portato ad un drastico calo delle nascite", ha aggiunto il Papa, concludendo il ragionamento, "reso ancor più drammatico dalla diffusa pratica dell'aborto". (Fonte: APCOM)

MONS. MARINI SPIEGA LE NOVITA' LITURGICHE DEL PONTIFICATO
"Come un papa cita nei suoi documenti i Pontefici che lo hanno preceduto, in modo da indicare la continuita' del magistero della Chiesa, cosi' nell'ambito liturgico un papa usa anche paramenti e suppellettili sacre dei predecessori per indicare la stessa continuita' anche nella celebrazione". Il nuovo cerimoniere di Benedetto XVI, don Guido Marini, spiega cosi' la decisione del Pontefice di utilizzare paramenti e oggetti liturgici dei suoi predecessori, come si e' visto soprattutto nel recente viaggio negli Stati Uniti, dove, ad esempio, invece della croce astile di Paolo VI e Giovanni Paolo II ha portato "la ferula di Pio IX", che oltretutto "risulta piu' leggera e maneggevole". Le stesse considerazioni valgono per mitrie e piviali ma anche per la posizione della croce al centro dell'altare ("indica la centralita' del crocifisso nella celebrazione eucaristica e l'orientamento esatto che tutta l'assemblea e' chiamata ad avere durante la liturgia eucaristica") e per il ritorno del "trono" in occasione del Concistoro dell'anno scorso (per "mettere in risalto la presidenza liturgica del Santo Padre"). Quanto all'iniziativa di volgere le spalle ai fedeli per celebrare sull'altare originale della Cappella Sistina "a motivo delle condizioni artistiche del luogo sacro e della sua singolare bellezza e armonia", per il nuovo cerimoniere pontificio l'elemento sottolineato non era tanto quello di volgere le spalle ai fedeli, "quanto piuttosto di orientarsi insieme ai fedeli verso il Signore: da questo punto di vista - rileva il sacerdote genovese - non si chiude la porta all'assemblea, ma si apre la porta all'assemblea conducendola al Signore". Nell'intervista al vaticanista del Giornale, Andrea Tornielli, don Marini suggerisce "una lettura serena, ecclesiale e non ideologica, di queste decisioni del Pontefice". "La liturgia della Chiesa, come d'altronde tutta la sua vita, e' fatta - ricorda - di continuita': parlerei di sviluppo nella continuita'. Cio' significa che la Chiesa procede nel suo cammino storico senza perdere di vista le proprie radici e la propria viva tradizione: questo puo' esigere, in alcuni casi, anche il recupero di elementi preziosi e importanti che lungo il percorso sono stati smarriti, dimenticati e che il trascorrere del tempo ha reso meno luminosi nel loro significato autentico". Secondo don Marini, che e' stato allievo del grande arcivescovo di Genova Giuseppe Siri, anche il Motu Proprio che ha liberalizzato l'uso del messale latino va "proprio in questa direzione: riaffermando con molta chiarezza che nella vita liturgica della Chiesa c'e' continuita', senza rottura". (Fonte: AGI)

DIOCESI DI FRASCATI NEL TITOLO DEL CARDINALE BERTONE
Benedetto XVI ha promosso il segretario di Stato Tarcisio Bertone ai primi posti nell'ordine di precedenza del Collegio Catrdinalizio, il che potrebbe consentirgli in futuro di diventare cardinale decano, ruolo ricoperto dallo stesso Ratzinger con Wojtyla e ora dall'ex segretario di Stato Angelo Sodano. Tale precedenza è legata alla sede titolare, che per i ''cardinali vescovi'' non è, come per i ''cardinali preti'' e ''cardinali diaconi'', una parrocchia o rettoria romana ma una delle diocesi suburbicarie, e infatti a Bertone è stato allegnato il titolo della Chiesa Suburbicaria di Frascati. (Fonte: AGI)


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Sunday, May 11, 2008 3:09 PM
CAPPELLA PAPALE NELLA SOLENNITÀ DI PENTECOSTE

Alle ore 10 di oggi, Solennità di Pentecoste, il Santo Padre Benedetto XVI presiede la Celebrazione Eucaristica nella Basilica Vaticana.

Riportiamo di seguito il testo dell’omelia che il Papa pronuncia dopo la proclamazione del Santo Vangelo:



OMELIA DEL SANTO PADRE

Cari fratelli e sorelle,

il racconto dell’evento di Pentecoste, che abbiamo ascoltato nella prima Lettura, san Luca lo pone al secondo capitolo degli Atti degli Apostoli. Il capitolo è introdotto dall’espressione: "Mentre il giorno di Pentecoste stava per finire, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo" (At 2,1). Sono parole che fanno riferimento al quadro precedente, nel quale Luca ha descritto la piccola compagnia dei discepoli, che si radunava assiduamente a Gerusalemme dopo l’Ascensione al cielo di Gesù (cfr At 1,12-14). E’ una descrizione ricca di dettagli: il luogo "dove abitavano" – il Cenacolo – è un ambiente "al piano superiore"; gli undici Apostoli vengono elencati per nome, e i primi tre sono Pietro, Giovanni e Giacomo, le "colonne" della comunità; insieme con loro vengono menzionate "alcune donne", "Maria, la madre di Gesù" e i "fratelli di lui", ormai integrati in questa nuova famiglia, basata non più su vincoli di sangue ma sulla fede in Cristo.

A questo "nuovo Israele" allude chiaramente il numero totale delle persone che era di "circa centoventi", multiplo del "dodici" del Collegio apostolico. Il gruppo costituisce un’autentica "qāhāl", un’"assemblea" secondo il modello della prima Alleanza, la comunità convocata per ascoltare la voce del Signore e camminare nelle sue vie. Il Libro degli Atti sottolinea che "tutti questi erano assidui e concordi nella preghiera" (1,14). E’ dunque la preghiera la principale attività della Chiesa nascente, mediante la quale essa riceve la sua unità dal Signore e si lascia guidare dalla sua volontà, come dimostra anche la scelta di gettare la sorte per eleggere colui che prenderà il posto di Giuda (cfr At 2,25).

Questa comunità si trovava riunita nella stessa sede, il Cenacolo, al mattino della festa ebraica di Pentecoste, festa dell’Alleanza, in cui si faceva memoria dell’evento del Sinai, quando Dio, mediante Mosè, aveva proposto ad Israele di diventare sua proprietà tra tutti i popoli, per essere segno della sua santità (cfr Es 19). Secondo il Libro dell’Esodo, quell’antico patto fu accompagnato da una terrificante manifestazione di potenza da parte del Signore: "Il monte Sinai – vi si legge – era tutto fumante, perché su di esso era sceso il Signore nel fuoco e il suo fumo saliva come il fumo di una fornace: tutto il monte tremava molto" (Es 19,18). Gli elementi del vento e del fuoco li ritroviamo nella Pentecoste del Nuovo Testamento, ma senza risonanze di paura. In particolare, il fuoco prende forma di lingue che si posano su ciascuno dei discepoli, i quali "furono tutti pieni di Spirito Santo" e per effetto di tale effusione "cominciarono a parlare in altre lingue" (At 2,4). Si tratta di un vero e proprio "battesimo" di fuoco della comunità, una sorta di nuova creazione. A Pentecoste la Chiesa viene costituita non da una volontà umana, ma dalla forza dello Spirito di Dio. E subito appare come questo Spirito dia vita ad una comunità che è al tempo stesso una e universale, superando così la maledizione di Babele (cfr Gn 11,7-9). Solo infatti lo Spirito Santo, che crea unità nell’amore e nella reciproca accettazione delle diversità, può liberare l’umanità dalla costante tentazione di una volontà di potenza terrena che vuole tutto dominare e uniformare.

"Societas Spiritus", società dello Spirito: così sant’Agostino chiama la Chiesa in un suo sermone (71, 19, 32: PL 38, 462). Ma già prima di lui sant’Ireneo aveva formulato una verità che mi piace qui ricordare: "Dov’è la Chiesa, là c’è lo Spirito di Dio, e dov’è lo Spirito di Dio, là c’è la Chiesa ed ogni grazia, e lo Spirito è la verità; allontanarsi dalla Chiesa è rifiutare lo Spirito" e perciò "escludersi dalla vita" (Adv. Haer. III, 24, 1). A partire dall’evento di Pentecoste si manifesta pienamente questo connubio tra lo Spirito di Cristo e il mistico Corpo di Lui, cioè la Chiesa. Vorrei soffermarmi su un aspetto peculiare dell’azione dello Spirito Santo, vale a dire sull’intreccio tra molteplicità e unità. Di questo parla la seconda Lettura, trattando dell’armonia dei diversi carismi nella comunione del medesimo Spirito. Ma già nel racconto degli Atti che abbiamo ascoltato, questo intreccio si rivela con straordinaria evidenza. Nell’evento di Pentecoste si rende chiaro che alla Chiesa appartengono molteplici lingue e culture diverse; nella fede esse possono comprendersi e fecondarsi a vicenda. San Luca vuole chiaramente trasmettere un’idea fondamentale, che cioè all’atto stesso della sua nascita la Chiesa è già "cattolica", universale. Essa parla fin dall’inizio tutte le lingue, perché il Vangelo che le è affidato è destinato a tutti i popoli, secondo la volontà e il mandato di Cristo risorto (cfr Mt 28,19). La Chiesa che nasce a Pentecoste non è anzitutto una Comunità particolare – la Chiesa di Gerusalemme – ma la Chiesa universale, che parla le lingue di tutti i popoli. Da essa nasceranno poi altre Comunità in ogni parte del mondo, Chiese particolari che sono tutte e sempre attuazioni della sola ed unica Chiesa di Cristo. La Chiesa cattolica non è pertanto una federazione di Chiese, ma un’unica realtà: la priorità ontologica spetta alla Chiesa universale. Una comunità che non fosse in questo senso cattolica non sarebbe nemmeno Chiesa.

A questo riguardo occorre aggiungere un altro aspetto: quello della visione teologica degli Atti degli Apostoli circa il cammino della Chiesa da Gerusalemme a Roma. Tra i popoli rappresentati a Gerusalemme nel giorno di Pentecoste, Luca cita anche gli "stranieri di Roma" (At 2,10). In quel momento Roma era ancora lontana, "straniera" per la Chiesa nascente: essa era simbolo del mondo pagano in generale. Ma la forza dello Spirito Santo guiderà i passi dei testimoni "fino agli estremi confini della terra" (At 1,8), fino a Roma. Il libro degli Atti degli Apostoli termina proprio quando san Paolo, attraverso un disegno provvidenziale, giunge alla capitale dell’impero e vi annuncia il Vangelo (cfr At 28,30-31). Così il cammino della Parola di Dio, iniziato a Gerusalemme, giunge alla sua meta, perché Roma rappresenta il mondo intero ed incarna perciò l’idea lucana della cattolicità. Si è realizzata la Chiesa universale, la Chiesa cattolica, che è il proseguimento del popolo dell’elezione e ne fa propria la storia e la missione.

A questo punto, e per concludere, il Vangelo di Giovanni ci offre una parola, che si accorda molto bene con il mistero della Chiesa creata dallo Spirito. La parola uscita per due volte dalla bocca di Gesù risorto quando apparve in mezzo ai discepoli nel Cenacolo, la sera di Pasqua: "Shalom – pace a voi!" (Gv 20, 19.21). L’espressione "shalom" non è un semplice saluto; è molto di più: è il dono della pace promessa (cfr Gv 14,27) e conquistata da Gesù a prezzo del suo sangue, è il frutto della sua vittoria nella lotta contro lo spirito del male. E’ dunque una pace "non come la dà il mondo", ma come solo Dio può darla.

In questa festa dello Spirito e della Chiesa vogliamo rendere grazie a Dio per aver donato al suo popolo, scelto e formato in mezzo a tutte le genti, il bene inestimabile della pace, della sua pace! Al tempo stesso, rinnoviamo la presa di coscienza della responsabilità che a questo dono è connessa: responsabilità della Chiesa di essere costituzionalmente segno e strumento della pace di Dio per tutti i popoli. Ho cercato di farmi tramite di questo messaggio recandomi recentemente alla sede dell’O.N.U. per rivolgere la mia parola ai rappresentanti dei popoli. Ma non è solo a questi eventi "al vertice" che si deve pensare. La Chiesa realizza il suo servizio alla pace di Cristo soprattutto nell’ordinaria presenza e azione in mezzo agli uomini, con la predicazione del Vangelo e con i segni di amore e di misericordia che la accompagnano (cfr Mc 16,20).

Fra questi segni va naturalmente sottolineato principalmente il Sacramento della Riconciliazione, che Cristo risorto istituì nello stesso momento in cui fece dono ai discepoli della sua pace e del suo Spirito. Come abbiamo ascoltato nella pagina evangelica, Gesù alitò sugli apostoli e disse: "Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete resteranno non rimessi" (Gv 20,21-23). Quanto importante e purtroppo non sufficientemente compreso è il dono della Riconciliazione, che pacifica i cuori! La pace di Cristo si diffonde solo tramite cuori rinnovati di uomini e donne riconciliati e fatti servi della giustizia, pronti a diffondere nel mondo la pace con la sola forza della verità, senza scendere a compromessi con la mentalità del mondo, perché il mondo non può dare la pace di Cristo: ecco come la Chiesa può essere fermento di quella riconciliazione che viene da Dio. Può esserlo solo se resta docile allo Spirito e rende testimonianza al Vangelo, solo se porta la Croce come e con Gesù. Proprio questo testimoniano i santi e le sante di ogni tempo!

Alla luce di questa Parola di vita, cari fratelli e sorelle, diventi ancora più fervida e intensa la preghiera, che quest’oggi eleviamo a Dio in spirituale unione con la Vergine Maria. La Vergine dell’ascolto, la Madre della Chiesa ottenga per le nostre comunità e per tutti i cristiani una rinnovata effusione dello Spirito Santo Paraclito. "Emitte Spiritum tuum et creabuntur, et renovabis faciem terrae – Manda il tuo Spirito, tutto sarà ricreato e rinnoverai la faccia della terra". Amen!






Chiesa universale, frutto della Pentecoste: la riflessione del Papa e il suo forte appello per il Libano, alla Messa e al Regina Caeli


Spirito Santo e armonia dei carismi, responsabilità della Chiesa universale di farsi strumento di pace, dono della Riconciliazione: al centro dell’Omelia del Papa alla S. Messa nella Basilica Vaticana nella Solennità di Pentecoste. Al Regina Caeli, in piazza San Pietro, l’appello del Papa per la preoccupante situazione in Libano. Servizio di Fausta Speranza:

“Solo lo Spirito Santo, che crea unità nell’amore e nella reciproca accettazione delle diversità, può liberare l’umanità dalla costante tentazione di una volontà di potenza terrena che vuole tutto dominare e uniformare”. Così il Papa ricorda che “a Pentecoste la Chiesa viene costituita non da una volontà umana, ma dalla forza dello Spirito di Dio”. Lo definisce un “vero e proprio Battesimo di fuoco della comunità” e ci parla della “nuova famiglia” che si crea quando i discepoli riuniti con “alcune donne” e Maria, Madre di Gesù, “furono tutti pieni di Spirito Santo” e “cominciarono a parlare in altre lingue”. Una famiglia – dice il Papa –“basata non più su vincoli di sangue ma sulla fede in Cristo”. Una Chiesa nascente che ha la preghiera come “attività principale” e che “riceve la sua unità dal Signore” e che “si lascia guidare dalla sua volontà”. Benedetto XVI si sofferma su un aspetto peculiare dello Spirito: “sull’intreccio tra molteplicità e unità, dell’armonia dei diversi carismi nella comunione del medesimo Spirito. E il Papa sottolinea che “la Chiesa che nasce a Pentecoste non è una Comunità particolare ma la Chiesa universale, che parla le lingue di tutti i popoli”:

“Da essa nasceranno poi altre Comunità in ogni parte del mondo, Chiese particolari che sono tutte e sempre attuazioni della sola ed unica Chiesa di Cristo. La Chiesa cattolica non è pertanto una federazione di Chiese, ma un’unica realtà: la priorità ontologica spetta alla Chiesa universale. Una comunità che non fosse in questo senso cattolica non sarebbe nemmeno Chiesa.”

Il Papa ricorda il disegno provvidenziale che da Gerusalemme porta a Roma:

“Roma rappresenta il mondo intero ed incarna perciò l’idea lucana della cattolicità. Si è realizzata la Chiesa universale, la Chiesa cattolica, che è il proseguimento del popolo dell’elezione e ne fa propria la storia e la missione.”

E il Papa ricorda il valore della parola “Shalom” che Gesù pronuncia due volte all’apparizione ai discepoli dopo la Risurrezione: è molto di più di un saluto – spiega Benedetto XVI – “è il dono della pace promessa”. E’ un dono che si fa per la Chiesa responsabilità: “responsabilità di essere costituzionalmente segno e strumento della pace di Dio per tutti i popoli.

“Ho cercato di farmi tramite di questo messaggio recandomi recentemente alla sede dell’O.N.U. per rivolgere la mia parola ai rappresentanti dei popoli.”


Ma il Papa aggiunge che non è solo ai grandi eventi che si deve pensare ma all’ordinaria presenza e azione della Chiesa.

E il dono della pace e dello Spirito sono il cuore del Sacramento della riconciliazione, tanto importante – dice il Papa – ma “purtroppo non sufficientemente compreso”.

“La pace di Cristo si diffonde solo tramite cuori rinnovati di uomini e donne riconciliati e fatti servi della giustizia, pronti a diffondere nel mondo la pace con la sola forza della verità, senza scendere a compromessi con la mentalità del mondo, perché il mondo non può dare la pace di Cristo: ecco come la Chiesa può essere fermento di quella riconciliazione che viene da Dio. Può esserlo solo se resta docile allo Spirito e rende testimonianza al Vangelo, solo se porta la Croce come e con Gesù. Proprio questo testimoniano i santi e le sante di ogni tempo!”


Canto sfumato


Dopo la Messa nella basilica Vaticana, alle 12:00, come di consueto, il Papa è affacciato dalla sua finestra su Piazza San Pietro per la preghiera mariana. E dopo la recita del Regina Caeli, il pensiero del Papa va alla preoccupante situazione in Libano:

“Ho seguito con profonda preoccupazione, nei giorni scorsi, la situazione in Libano, dove, allo stallo dell'iniziativa politica, hanno fatto seguito, dapprima, la violenza verbale e poi gli scontri armati, con numerosi morti e feriti. Anche se, nelle ultime ore, la tensione si è allentata, ritengo oggi doveroso esortare i libanesi ad abbandonare ogni logica di contrapposizione aggressiva, che porterebbe il loro caro Paese verso l'irreparabile.Il dialogo, la mutua comprensione e la ricerca del ragionevole compromesso sono l’unica via che può restituire al Libano le sue istituzioni e alla popolazione la sicurezza necessaria per una vita quotidiana dignitosa e ricca di speranza nel domani. Che il Libano, per l’intercessione di Nostra Signora del Libano, sappia rispondere con coraggio alla sua vocazione di essere, per il Medio Oriente e per il mondo intero, segno della reale possibilità di pacifica e costruttiva convivenza tra gli uomini. Le diverse comunità che lo compongono – come ricordava l’Esortazione post-sinodale Una nuova speranza per il Libano (cfr n. 1) – sono al tempo stesso “una ricchezza, un’originalità ed una difficoltà. Ma far vivere il Libano è un compito comune di tutti i suoi abitanti”. Con Maria, Vergine in preghiera a Pentecoste, chiediamo all’Onnipotente un’abbondante effusione dello Spirito Santo, lo Spirito dell’unità e della concordia, che a tutti ispiri pensieri di pace e di riconciliazione.”


Inoltre, anche alla recita del Regina Caeli il Papa incentra la sua riflessione sulla Pentecoste, ricordando l’antica festa ebraica in cui si faceva memoria dell’Alleanza stretta da Dio col suo popolo al monte Sinai, diventata anche festa cristiana proprio per quanto avvenne in tale ricorrenza, 50 giorni dopo la Pasqua di Gesù. “Tutta la missione di Gesù era stata finalizzata a donare agli uomini lo Spirito di Dio e a battezzarli nel suo ‘lavacro’ di rigenerazione”, afferma aggiungendo:

“Allora lo Spirito di Dio è stato effuso in modo sovrabbondante, come una cascata capace di purificare ogni cuore, di spegnere l’incendio del male e di accendere nel mondo il fuoco dell’amore divino.”

“La Pentecoste è perciò, in modo speciale, il battesimo della Chiesa che intraprende la sua missione universale a cominciare dalle strade di Gerusalemme”: lo ribadisce il Papa spiegando che “in questo battesimo di Spirito Santo sono inseparabili la dimensione personale e quella comunitaria, l’io del discepolo e il noi della Chiesa”. Lo Spirito consacra la persona e la rende partecipe della missione di testimoniare il suo amore, attraverso i Sacramenti dell’iniziazione cristiana: il Battesimo e la Confermazione.

“Nel mio Messaggio per la prossima Giornata Mondiale della Gioventù 2008, ho proposto ai giovani di riscoprire la presenza dello Spirito Santo nella loro vita e, quindi, l’importanza di questi Sacramenti. Oggi vorrei estendere l’invito a tutti: riscopriamo, cari fratelli e sorelle, la bellezza di essere battezzati nello Spirito Santo; riprendiamo coscienza del nostro Battesimo e della nostra Confermazione, sorgenti di grazia sempre attuale.”



Tra i saluti in varie lingue, si è rivolto così al gruppo di “Ragazzi per l’Unità” del Movimento dei Focolari, provenienti da molti Paesi dei cinque continenti:

“Cari ragazzi, voi siete un bel segno del fatto che la Chiesa parla tutte le lingue! Seguendo il carisma di Chiara Lubich, continuate con entusiasmo la vostra “corsa per l’unità.”

Un cordiale saluto anche a tutti i pellegrini di lingua italiana, in particolare ai ragazzi di San Martino Gusnago che hanno ricevuto la Cresima, al gruppo dell’Associazione Nazionale Emodializzati e agli alunni della Scuola “Maria Ausiliatrice” di Catania. A tutti auguro una buona domenica di Pentecoste. In polacco, un pensiero alla tradizionale processione e la S. Messa in onore di S. Stanislao, testimone di una fede salda e intrepida.




www.radiovaticana.org/it1/videonews_ita.asp?vaiflv=0000332.flv&vaiserver=A&vai=ctv_frame00332.jpg&var1=11/05/2008&var2=Vatican%20City&var3=Benedetto%20XVI:%20riscopriamo%20il%20sacramento%20della%20Riconciliazione,%20che%20pacifica%20i%20cuori&settimana=20&anno_perlinknav=2008&dal=11/05&...
















La Solennità di Pentecoste nelle parole del teologo mons. Bruno Forte



Della Solennità di Pentecoste, celebrata oggi dalla Chiesa, ci parla, nell’intervista di Isabella Piro, mons. Bruno Forte, teologo e arcivescovo dell’arcidiocesi di Chieti-Vasto:


R. – “Gesù apparve loro – dice il capitolo I degli Atti, versetto 3 – vivente”. Ma questa presenza “vivente” di Gesù è garantita in realtà dallo Spirito Santo. Il Signore lo ha promesso e, dunque, la domanda cui il dono dello Spirito risponde è chi renderà presente tra noi il Signore Gesù. La risposta è appunto: lo Spirito Santo. Come nella Trinità egli è il vincolo che unisce l’eterno amante, il Padre, e l’eterno amato, il Figlio. Così nella storia Egli è il vincolo che unisce la comunità dei discepoli, la Chiesa, al Signore Gesù vivente, e rende Gesù presente in mezzo a loro, nel loro cuore.


D. – La Chiesa è Santa “non per i suoi meriti, ma perché è animata dallo Spirito Santo”, ha detto il Papa a proposito della Pentecoste. Quale riflessione scaturisce da questa affermazione?

R. - C’è una duplice forma della santità nella Chiesa: la santità della Chiesa e la santità nella Chiesa. Una santità oggettiva è la santità della Chiesa, che è appunto quella garantita dallo Spirito Santo, quella per la quale la Chiesa, nonostante i limiti di chi ne fa parte, trasmette attraverso la Parola di Dio i sacramenti, la santità di Dio, il dono della sua vita. C’è poi quella che chiamiamo santità nella Chiesa, santità soggettiva di ciascuno, che è appunto la fruttificazione del dono dello Spirito, quando colto nella libertà si sviluppa nella vita dei credenti. La Pentecoste celebra in un certo senso i due aspetti. Da una parte, essa è la testimonianza della santità oggettiva della Chiesa, cioè del fatto che lo Spirito le è dato come garanzia della presenza del Cristo come sorgente e forza di questa presenza. Dall’altra, il fatto che nel cuore dei discepoli c’è un continuo lavorio dello Spirito che li attrae, li conduce al Cristo e che deve essere accolto unicamente nella libertà.

D. - La prima Pentecoste avvenne mentre la Madonna era presente in mezzo ai discepoli, nel Cenacolo di Gerusalemme, e pregava con loro. Il ruolo di Maria è dunque fondamentale…


R. – Maria è la creatura dello Spirito, la Vergine dell’ascolto che si è lasciata totalmente inondare dalla presenza dello Spirito, che vive nell’ombra dello Spirito. E’ la Madre del Verbo, la donna della Nuova Alleanza, Colei in cui la terra ed il cielo vengono ad incontrarsi nel suo Figlio Gesù.


D. – Nella quotidianità, il cuore dei fedeli come può rinnovarsi con l’aiuto dello Spirito Santo?

R. – La sensibilità a questo è andata crescendo negli ultimi decenni, anche con il Concilio Vaticano II. Il cosiddetto Rinnovamento nello Spirito è un segnale importante. La riscoperta dei carismi da parte del Vaticano II ci porta a far sperimentare sempre di più nella nostra vita noi stessi, gli altri e il dono dello Spirito. C’è, dunque, come un bisogno di uscire dalle secche di una certa rigidità di una vita spirituale, semplicemente osservante di norme o di regole, per aprirsi al soffio creativo dello Spirito, che è quello che suscita non soltanto in singole persone straordinarie, ma in ognuno di noi, i carismi secondo il dono di Dio. Vorrei riassumere questo impegno molto pratico, personalmente vivo, in tre ‘no’ e tre ‘sì’. Una Chiesa nel soffio della Pentecoste, una Chiesa del ‘no’ al disimpegno e del ‘sì’ alla corresponsabilità: nessuno deve stare alla finestra. Una Chiesa del ‘no’ alla divisione e del ‘sì’ al dialogo e alla comunione: nessuno può andarsene come un avventuriero per proprio conto. E, finalmente, una Chiesa nel soffio dello Spirito e una Chiesa del ‘no’ alla nostalgia del passato, del ‘sì’ alla perenne novità e riforma che lo Spirito suscita attraverso cammini di santità, di rinnovamento e di conversione.

D. – La Solennità di Pentecoste quest’anno cade a quasi un mese dal viaggio apostolico del Papa negli Stati Uniti e mentre già con la mente siamo alla GMG di Sydney, in Australia, che si terrà a luglio, e il cui motto è: “Avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni”. Quale legame c’è tra questi due momenti del Pontificato di Benedetto XVI?


R. – Io vedo tre scenari che collegano questi eventi nella forza dello Spirito. Nel viaggio in America, specialmente nel discorso del Papa all’ONU, si sente soffiare lo Spirito che chiama la comunità dei popoli, delle nazioni, dunque il villaggio globale, a prendere coscienza delle sue responsabilità e della necessità, dell’urgenza, che in ogni forma vengano rispettati i diritti delle persone, la dignità della persona umana, che si dica ‘no’ ad ogni forma di sopraffazione e di violenza, guerra compresa, per cercare vie di dialogo, di giustizia e di pace per tutti. Un secondo scenario è quello della Chiesa. Certamente, la Giornata mondiale di Sydney sarà una fotografia bella della comunione ecclesiale, con questa rappresentanza di popoli e nazioni, di culture di tutto il mondo, in un continente che per la prima volta si apre ad un evento così straordinario. Lì ci sarà, dunque, una Pentecoste visibile e certamente questo invita tutti a riscoprire il dono della comunione di cui lo Spirito è l’anima. Infine, ed è il terzo elemento, la Giornata mondiale fa confrontare tutti noi con la sfida dei giovani, con quelli che sono il futuro del mondo. Lo Spirito certamente opera in loro e per loro. In fondo, tutto il messaggio della Giornata mondiale di Sydney, centrato sulla figura dello Spirito Santo, è un invito ai giovani a lasciarsi condurre docilmente nello Spirito sulle vie di Dio perché ognuno scopra, possa discernere e realizzare la propria vocazione, cioè il meraviglioso disegno d’amore che Dio ha per ciascuno di questi ragazzi.


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+PetaloNero+
Sunday, May 11, 2008 3:11 PM
LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DEL REGINA CÆLI


Conclusa la Celebrazione Eucaristica nella Basilica Vaticana per la Solennità di Pentecoste, il Santo Padre Benedetto XVI si affaccia alla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare il Regina Cæli con i fedeli ed i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro.

Queste le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana del tempo pasquale:



PRIMA DEL REGINA CÆLI

Cari fratelli e sorelle,

celebriamo oggi la solennità di Pentecoste, antica festa ebraica in cui si faceva memoria dell’Alleanza stretta da Dio col suo popolo al monte Sinai (cfr Es 19). Essa diventò anche festa cristiana proprio per quanto avvenne in tale ricorrenza, 50 giorni dopo la Pasqua di Gesù. Leggiamo negli Atti degli Apostoli che i discepoli erano riuniti in preghiera nel Cenacolo, quando su di essi scese con potenza lo Spirito Santo, come vento e come fuoco. Essi allora si misero ad annunciare in molte lingue la buona notizia della risurrezione di Cristo (cfr 2,1-4). Fu quello il "battesimo nello Spirito Santo", che era stato già preannunciato da Giovanni Battista: "Io vi battezzo con acqua – diceva alle folle – ma colui che viene dopo di me è più potente di me … Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco" (Mt 3,11). In effetti, tutta la missione di Gesù era stata finalizzata a donare agli uomini lo Spirito di Dio e a battezzarli nel suo "lavacro" di rigenerazione. Questo si è realizzato con la sua glorificazione (cfr Gv 7,39), cioè mediante la sua morte e risurrezione: allora lo Spirito di Dio è stato effuso in modo sovrabbondante, come una cascata capace di purificare ogni cuore, di spegnere l’incendio del male e di accendere nel mondo il fuoco dell’amore divino.

Gli Atti degli Apostoli presentano la Pentecoste come adempimento di tale promessa e dunque come coronamento di tutta la missione di Gesù. Egli stesso, dopo la sua risurrezione, ordinò ai discepoli di rimanere a Gerusalemme, perché - disse - "voi sarete battezzati in Spirito Santo tra non molti giorni" (At 1,5); e aggiunse: "Avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra" (At 1,8). La Pentecoste è perciò, in modo speciale, il battesimo della Chiesa che intraprende la sua missione universale a cominciare dalle strade di Gerusalemme, con la prodigiosa predicazione nelle diverse lingue dell’umanità. In questo battesimo di Spirito Santo sono inseparabili la dimensione personale e quella comunitaria, l’"io" del discepolo e il "noi" della Chiesa. Lo Spirito consacra la persona e la rende al tempo stesso membro vivo del Corpo mistico di Cristo, partecipe della missione di testimoniare il suo amore. E questo si attua mediante i Sacramenti dell’iniziazione cristiana: il Battesimo e la Confermazione. Nel mio Messaggio per la prossima Giornata Mondiale della Gioventù 2008, ho proposto ai giovani di riscoprire la presenza dello Spirito Santo nella loro vita e, quindi, l’importanza di questi Sacramenti. Oggi vorrei estendere l’invito a tutti: riscopriamo, cari fratelli e sorelle, la bellezza di essere battezzati nello Spirito Santo; riprendiamo coscienza del nostro Battesimo e della nostra Confermazione, sorgenti di grazia sempre attuale.

Chiediamo alla Vergine Maria di ottenere anche oggi alla Chiesa una rinnovata Pentecoste, che infonda in tutti, in modo speciale nei giovani, la gioia di vivere e testimoniare il Vangelo.



DOPO IL REGINA CÆLI

Ho seguito con profonda preoccupazione, nei giorni scorsi, la situazione in Libano, dove, allo stallo dell'iniziativa politica, hanno fatto seguito, dapprima, la violenza verbale e poi gli scontri armati, con numerosi morti e feriti. Anche se, nelle ultime ore, la tensione si è allentata, ritengo oggi doveroso esortare i libanesi ad abbandonare ogni logica di contrapposizione aggressiva, che porterebbe il loro caro Paese verso l'irreparabile.

Il dialogo, la mutua comprensione e la ricerca del ragionevole compromesso sono l’unica via che può restituire al Libano le sue istituzioni e alla popolazione la sicurezza necessaria per una vita quotidiana dignitosa e ricca di speranza nel domani.

Che il Libano, per l’intercessione di Nostra Signora del Libano, sappia rispondere con coraggio alla sua vocazione di essere, per il Medio Oriente e per il mondo intero, segno della reale possibilità di pacifica e costruttiva convivenza tra gli uomini. Le diverse comunità che lo compongono – come ricordava l’Esortazione post-sinodale Una nuova speranza per il Libano (cfr n. 1) – sono al tempo stesso "una ricchezza, un’originalità ed una difficoltà. Ma far vivere il Libano è un compito comune di tutti i suoi abitanti". Con Maria, Vergine in preghiera a Pentecoste, chiediamo all’Onnipotente un’abbondante effusione dello Spirito Santo, lo Spirito dell’unità e della concordia, che a tutti ispiri pensieri di pace e di riconciliazione.

Saluto con affetto il folto gruppo di "Ragazzi per l’unità", del Movimento dei Focolari, provenienti da molti Paesi dei cinque continenti. Cari ragazzi, voi siete un bel segno del fatto che la Chiesa parla tutte le lingue! Seguendo il carisma di Chiara Lubich, continuate con entusiasmo la vostra "corsa per l’unità".

Je vous salue cordialement, chers pèlerins francophones, présents place Saint-Pierre en ce dimanche de Pentecôte. Comme la Vierge Marie et les Apôtres au Cénacle, puissiez-vous accueillir l’Esprit Saint, qui vient renouveler votre être intérieur et faire de vous des témoins de l’Évangile là où vous demeurez. Par l’annonce des mystères du salut, qui est l’œuvre de tous les fidèles, vous donnez aux hommes de notre temps l’espérance qui ne déçoit pas. Avec ma Bénédiction apostolique.

I offer a warm welcome to the English-speaking visitors gathered for this Angelus prayer, including the group from Magdalen College in the United States. On this Pentecost Sunday let us pray for a fresh outpouring of the Holy Spirit upon the Church. May the Spirit’s gifts of life and holiness confirm us in our witness to the Risen Lord and fill our hearts with fervent hope in his promises! Upon all of you I cordially invoke Holy Spirit’s gifts of wisdom, joy and peace. God bless you!

„Frohe Pfingsten!" rufe ich allen deutschsprachigen Pilgern und Besuchern hier auf dem Petersplatz zu. Besonders grüße ich die vielen jungen Menschen, unter ihnen die Gruppen der Fokolarbewegung und der Gemeinschaft Sant’Egidio. „Komm, Heiliger Geist!" ist der Bittruf der heutigen Liturgie. Dazu ist es nötig, daß wir selbst ihm unsere Herzenstüren öffnen, damit er das Kalte und Erstarrte in uns wegnehme und uns die stille Kraft der göttlichen Liebe schenke. Gottes Geist führe euch auf Wegen des Friedens und des Heils!

Saludo con afecto a los fieles de lengua española en esta solemnidad de Pentecostés, exhortando a todos a invocar los dones del Espíritu Santo, que guía la Iglesia, para robustecer la fe, vivificar la esperanza e iluminar el camino que lleva a renovar la faz de la tierra con la fuerza del amor y el compromiso por la paz y la unidad. ¡Feliz Pentecostés!

Serdecznie pozdrawiam Polaków. Dzisiaj w Krakowie odbywa się tradycyjna procesja i Msza św. ku czci św. Stanisława. Jednoczymy się w modlitwie z biskupami i wiernymi zgromadzonymi na Skałce. Duch Święty, który objawił się w życiu Męczennika jako dar niezłomnej wiary i męstwa, niech napełnia wszystkich miłością Boga i braci. Niech Jego obecność i błogosławieństwo stale wam towarzyszy.

[Saluto cordialmente i polacchi. Oggi a Cracovia si svolgono la tradizionale processione e la S. Messa in onore di S. Stanislao. Uniamoci nella preghiera con i Vescovi e i fedeli radunati a Skalka. Lo Spirito Santo che si è manifestato nella vita del Martire come dono di una fede salda e intrepida, colmi tutti dell’amore per Dio e per i fratelli. La Sua presenza e la Sua benedizione vi accompagnino sempre.]

Rivolgo infine un cordiale saluto ai pellegrini di lingua italiana, in particolare ai ragazzi di San Martino Gusnago che hanno ricevuto la Cresima, al gruppo dell’Associazione Nazionale Emodializzati e agli alunni della Scuola "Maria Ausiliatrice" di Catania. A tutti auguro una buona domenica di Pentecoste.





www.radiovaticana.org/it1/videonews_ita.asp?vaiflv=0000333.flv&vaiserver=A&vai=ctv_frame00333.jpg&var1=11/05/2008&var2=Vatican%20City&var3=Papa:%20in%20Libano%20dialogo%20e%20compromesso%20unica%20via&settimana=20&anno_perlinknav=2008&dal=11/05&...



Il papa: dialogo e mutua comprensione per il Libano

di Alessandro Renzo e Mattia Bianchi/ 11/05/2008

La riflessione sulla Pentecoste, ma soprattutto un accorato appello per il Libano. "Esorto ad abbandonatre ogni logica di contrapposizione aggressiva - dice il papa - che porterebbe il Paese verso l'irreparabile".

La festa di Pentecoste per riscoprire la presenza dello Spirito Santo nella propria vita. E' l'invito di Benedetto XVI al Regina Coeli, dedicato alla memoria della discesa dello Spirito sugli apostoli, ma anche alla difficile situazione del Libano. Il papa spiega che ''il dialogo, la mutua comprensione e la ricerca del ragionevole compromesso sono l’unica via che può restituire al Libano le sue istituzioni e alla popolazione la sicurezza''. ''Un compito comune di tutti i suoi abitanti'', dice il pontefice, senza dimenticare la vocazione del Paese ad essere, ''per il Medio Oriente e per il mondo intero, segno della reale possibilità di pacifica e costruttiva convivenza tra gli uomini''.


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Da Petrus

Il microfono non funziona ma quando viene riparato il Pontefice sdrammattizza subito: “Finalmente abbiamo voce”

CITTA’ DEL VATICANO - Un problema al microfono ha impedito ai fedeli di Piazza San Pietro e a quelli collegati in mondovisione di ascoltare le prime parole di Benedetto XVI all'appuntamento domenicale del Regina Caeli. Il regista del Centro Televisivo Vaticano ha subito staccato le immagini, trasmettendo quelle della folla che gremiva il Vaticano per evitare il cosiddetto ''effetto pesce'', cioe' l’inquadratura in primo piano di una persona le cui labbra si muovono a vuoto. Dopo un paio di minuti il problema e' stato risolto dai tecnici della Radio Vaticana e il Papa ha ricominciato il suo discorso con una battuta estemporanea: ''Abbiamo finalmente voce''. Il Pontefice indossava la mozzetta bianca che nel tempo di Pasqua sostituisce quella rossa.
+PetaloNero+
Sunday, May 11, 2008 3:26 PM
Il Papa a San Pietro: messa con inciampo

CITTA' DEL VATICANO (11 maggio) - Attimi di preoccupazione stamani a San Pietro per il Papa durante la celebrazione della Pentecoste. Mentre saliva i gradini per arrivare all'altare della basilica vaticana, Benedetto XVI è inavvertitamente inciampato nei pesanti paramenti liturigici. Prima di finire a terra il Pontefice è stato però prontamente sorretto dal maestro delle cerimonie liturgiche monsignor Marini. Nessuna conseguenza quindi per il Papa che ha contiuato a celebrare la messa come se niente fosse.

Il piccolo incidente non è passato però inosservato ai teleobiettivi delle telecomere del centro televisivo vaticano, che tuttavia per il momeno non ha ancora diffuso le immagini. Nessun allarme salute comunque per il Pontefice, anche se da qualche tempo un certo timore serpeggia, alimentato da un lungo articolo pubblicato nei giorni scorsi il quotidiano francese Le Figaro. Negli ultimi tempi, ha scritto il Figaro in un articolo intitolato «La salute del Papa alimenta già voci sulla successione», in particolare durante il viaggio negli Stati Uniti, il Papa appare affaticato, da settimane ha ridotto gli impegni e in Vaticano c'è attenzione alla sua salute.

L'allarme sulla salute del Papa, aveva smentito il direttore della sala stampa vaticana padre Federico Lombardi, è un «discorso assolutamente paradossale», soprattutto visto che il Papa è appena «tornato da un viaggio impegnativo, lungo e faticoso, in cui ha fatto fronte in modo brillante a tutti gli impegni senza dare nessun segno di incertezza e senza dover modificare o alleggerire minimamente il programma».

Benedetto XVI oggi ha celebrato la festa di Pentecoste, definita «battesimo della Chiesa», prima durante la messa nella basilica vaticana poi all'Angelus in Piazza San Pietro di fronte a migliaia di fedeli. «Celebriamo oggi la solennità di Pentecoste - ha ricordato il pontefice affacciandosi dalla finestra del suo studio - antica festa ebraica in cui si faceva memoria dell'Alleanza stretta da Dio col suo popolo al monte Sinai. Essa diventò anche festa cristiana proprio per quanto avvenne in tale ricorrenza, 50 giorni dopo la Pasqua di Gesù».

Un altro piccolo incidente ha poi lasciato per qualche momento nello sconcerto le migliaia di fedeli riuniti in Piazza San Pietro. L'impianto di amplificazione ha avuto un problema e non ha funzonato nel momento in cui Benedetto XVI si apprestava a leggere il discorso del Regina Coeli. Il Papa ha cominciato a parlare ma la voce non si sentiva. La gente, accortasi del problema, dopo qualche istante di perplessità, ha iniziato ad applaudire ugualmente il Pontefice. Poco dopo l'impianto è tornato a funzionare e Benedetto XVI ha esclamato: «Finalmente abbiamo voce!» e ha cominciato a leggere il testo sulla pentecoste.



www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=23989&sez=HOME_NELMONDO
+PetaloNero+
Sunday, May 11, 2008 9:02 PM
PAPA: INCIAMPA DURANTE LA MESSA, SUBITO DI NUOVO IN PIEDI




CITTA' DEL VATICANO - Papa Benedetto XVI é inciampato, questa mattina, durante la messa di Pentecoste in San Pietro. Il pontefice, finito in ginocchio, si è subito rialzato, aiutato dai cerimonieri, senza alcuna conseguenza. L'incidente è durato pochi secondi, all'inizio della messa, nell'affollatissima basilica. Il papa ha mantenuto il busto eretto e non ha poi avuto alcuna difficoltà ad adempiere ai numerosi impegni previsti dalla giornata festiva. Benedetto XVI ha infatti concluso la celebrazione in San Pietro e ha poi raggiunto il suo studio, per pronunciare dalla finestra, come ogni domenica, il suo discorso. Il pontefice, nel corso del Regina Coeli, ha anche fatto un appello, non previsto dal protocollo, per la pace in Libano. Prendendo la parola, ha perfino scherzato sul malfunzionamento del microfono.


P.LOMBARDI,NESSUNA CONSEGUENZA
Un ''piccolissimo incidente senza alcuna conseguenza'': cosi' il direttore della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi, ha definito la caduta del Papa, avvenuta questa mattina a S. Pietro durante la messa per la Pentecoste. ''Come tutti i presenti hanno potuto vedere - ha raccontato padre Lombardi - il Santo Padre, dopo aver incensato l'altare, all'inizio della celebrazione, e' inciampato nel gradino della piccola pedana sulla quale e' appoggiata la sua sedia. E' rimasto a terra non piu' di qualche secondo, e' stato aiutato ad alzarsi dai cerimonieri, quindi ha raggiunto la sua postazione e ha iniziato la messa normalmente''. Un episodio brevissimo - ha aggiunto padre Lombardi - tanto da non suscitare alcuna reazione tra le migliaia di fedeli presenti. ''Ogni persona di sano intendimento - ha concluso il direttore della sala stampa vaticana - si e' accorta che non c'era di che preoccuparsi''.

PAPA: INDULGENZA PLENARIA PER ANNO PAOLINO
Indulgenza plenaria dai peccati per tutto l'Anno Paolino, indetto dal 28 giugno prossimo alla stessa data del 2009 per celebrare i duemila anni dalla nascita di San Paolo. Lo ha deciso Papa Benedetto XVI, e la Penitenzieria Apostolica ha pubblicato il relativo Decreto. Per ottenerla - vi si legge - occorre ''visitare in forma di pellegrinaggio la Basilica papale di San Paolo fuori le Mura a Roma''. Durante la visita vanno praticate ''la confessione, la comunione e la preghiera secondo le intenzioni del Papa, praticate con l'animo veramente pentito e distaccato da qualsiasi peccato, anche veniale''. ''L'indulgenza plenaria - precisa il Decreto - potra' essere lucrata dai fedeli cristiani sia per loro stessi, sia per i defunti, tante volte quanto verranno compiute le opere ingiunte; ferma restando tuttavia la norma secondo la quale si puo' ottenere l'indulgenza plenaria soltanto una volta al giorno''.

PAPA: CHIESA STRUMENTO DI PACE PER TUTTI I POPOLI
''E' responsabilita' della Chiesa di essere costituzionalmente segno e strumento della pace di Dio per tutti i popoli'', ma la pace promessa viene dalla ''forza della verita''', ''senza scendere a compromessi con la mentalita' del mondo, perche' il mondo non puo' dare la pace di Cristo''. Nell'omelia di Pentecoste Papa Benedetto XVI riprende il filo del suo recente messaggio all'Onu per dire che la Chiesa ''realizza il suo servizio alla pace di Cristo soprattutto nell'ordinaria presenza e azione in mezzo agli uomini con la predicazione del Vangelo e con i segni di amore e di misericordia che la accompagnano''. ''Shalom'', pace, dice Cristo risorto, non un semplice saluto ma il dono della pace promessa e conquistata da Gesu' a prezzo del suo sangue, frutto della sua vittoria nella lotta contro lo spirito del male''. Per realizzarla, dice Papa Ratzinger, serve ''il dono della Riconciliazione, che pacifica i cuori', perche' la pace di Cristo si diffonde solo tramite cuori rinnovati di uomini e donne riconciliati e fatti servi della giustizia, pronti a diffondere nel mondo la pace con la sola forza della verita''.

PAPA: SOLO DIVERSITA' FRENANO VOLONTA' DI POTENZA TERRENA

E' dedicata alla pace e all'''accettazione delle diversita''' l'omelia di Papa Benedetto XVI, che celebra questa mattina a S. Pietro la messa per la Pentecoste, festivita' legata al manifestarsi dello Spirito Santo agli uomini a cinquanta giorni dalla Pasqua. Partendo dagli Atti degli apostoli, in cui si racconta la discesa dello Spirito divino tra i discepoli riuniti al Cenacolo, che ''cominciarono a parlare in altre lingue', il Papa ha affermato che ''a Pentecoste la Chiesa viene costituita non da una volonta' umana, ma dalla forza dello Spirito di Dio. E subito appare come questo Spirito dia via ad una comunita' che e' al tempo stesso una e universale, superando cosi' la maledizione di Babele. Solo infatti lo Spirito Santo, che crea unita' nell'amore e nella reciproca accettazione delle diversita' - ha detto - puo' liberare l'umanita' dalla costante tentazione di una volonta' di potenza terrena che vuole tutto dominare e uniformare''.


www.ansa.it
+PetaloNero+
Monday, May 12, 2008 1:10 AM
Il Papa inciampa e cade durante la messa
«Piccolissimo incidente, nessuna conseguenza»




CITTA' DEL VATICANO (11 maggio) - Attimi di preoccupazione stamani a San Pietro per il Papa durante la celebrazione della Pentecoste. Mentre saliva i gradini per arrivare all'altare della basilica vaticana, Benedetto XVI è inavvertitamente inciampato nei pesanti paramenti liturigici. Il Pontefice è caduto, ma è stato prontamente aiutato a rialzarsi dal maestro delle cerimonie liturgiche monsignor Marini. Nessuna conseguenza quindi per Benedetto XVI che ha continuato a celebrare la messa come se niente fosse.

Il piccolo incidente è durato pochi secondi, all'inizio della messa, nell'affollatissima basilica. Il Papa ha mantenuto il busto eretto e non ha poi avuto alcuna difficoltà ad adempiere ai numerosi impegni previsti dalla giornata festiva. Benedetto XVI ha infatti concluso la celebrazione in San Pietro e ha poi raggiunto il suo studio, per pronunciare dalla finestra, come ogni domenica, il suo discorso. Il pontefice, nel corso del Regina Coeli, ha anche fatto un appello, non previsto dal protocollo, per la pace in Libano. Prendendo la parola, ha perfino scherzato sul malfunzionamento del microfono.

Un «piccolissimo incidente senza alcuna conseguenza»: così il direttore della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi, ha definito la caduta del Papa. «Come tutti i presenti hanno potuto vedere - ha raccontato padre Lombardi - il Santo Padre, dopo aver incensato l'altare, all'inizio della celebrazione, è inciampato nel gradino della piccola pedana sulla quale è appoggiata la sua sedia. È rimasto a terra non più di qualche secondo, è stato aiutato ad alzarsi dai cerimonieri, quindi ha raggiunto la sua postazione e ha iniziato la messa normalmente». Un episodio brevissimo - ha aggiunto padre Lombardi - tanto da non suscitare alcuna reazione tra le migliaia di fedeli presenti. «Ogni persona di sano intendimento - ha concluso - si è accorta che non c'era di che preoccuparsi».

L'incidente però non è passato inosservato ai teleobiettivi delle telecomere del centro televisivo vaticano. Nessun allarme salute comunque per il Pontefice, anche se da qualche tempo un certo timore serpeggia, alimentato da un lungo articolo pubblicato nei giorni scorsi il quotidiano francese Le Figaro. Negli ultimi tempi, ha scritto il Figaro in un articolo intitolato «La salute del Papa alimenta già voci sulla successione», in particolare durante il viaggio negli Stati Uniti, il Papa appare affaticato, da settimane ha ridotto gli impegni e in Vaticano c'è attenzione alla sua salute.

La smentita della Santa sede sull'allarme salute del Papa. L'allarme sulla salute del Papa, aveva smentito il direttore della sala stampa vaticana, è un «discorso assolutamente paradossale», soprattutto visto che il Papa è appena «tornato da un viaggio impegnativo, lungo e faticoso, in cui ha fatto fronte in modo brillante a tutti gli impegni senza dare nessun segno di incertezza e senza dover modificare o alleggerire minimamente il programma».

La celebrazione della Pentecoste. Benedetto XVI oggi ha celebrato la festa di Pentecoste, definita «battesimo della Chiesa», prima durante la messa nella basilica vaticana poi all'Angelus in Piazza San Pietro di fronte a migliaia di fedeli. «Celebriamo oggi la solennità di Pentecoste - ha ricordato il pontefice affacciandosi dalla finestra del suo studio - antica festa ebraica in cui si faceva memoria dell'Alleanza stretta da Dio col suo popolo al monte Sinai. Essa diventò anche festa cristiana proprio per quanto avvenne in tale ricorrenza, 50 giorni dopo la Pasqua di Gesù».

Il microfono malfunzionate. Un altro piccolo incidente ha poi lasciato per qualche momento nello sconcerto le migliaia di fedeli riuniti in Piazza San Pietro. L'impianto di amplificazione ha avuto un problema e non ha funzonato nel momento in cui Benedetto XVI si apprestava a leggere il discorso del Regina Coeli. Il Papa ha cominciato a parlare ma la voce non si sentiva. La gente, accortasi del problema, dopo qualche istante di perplessità, ha iniziato ad applaudire ugualmente il Pontefice. Poco dopo l'impianto è tornato a funzionare e Benedetto XVI ha esclamato: «Finalmente abbiamo voce!» e ha cominciato a leggere il testo sulla Pentecoste.

www.ilmessaggero.it
+PetaloNero+
Monday, May 12, 2008 3:05 PM
LE UDIENZE

Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina in Udienza:

S.E. il Signor Mordechay Lewy, Ambasciatore di Israele presso la Santa Sede, in occasione della presentazione delle Lettere Credenziali;
Em.mo Card. Juan Luis Cipriani Thorne, Arcivescovo di Lima (Perú);

Em.mo Card. Julio Terrazas Sandoval, Arcivescovo di Santa Cruz de la Sierra (Bolivia);

Ecc.mi Presuli della Conferenza Episcopale di Ungheria, in Visita "ad Limina Apostolorum":
S.E. Mons. Miklós Beer, Vescovo di Vác
con l’Ausiliare:
S.E. Mons. Lajos Varga, Vescovo tit. di Sicca Veneria;
S.E. Mons. László Kiss-Rigó, Vescovo di Szeged-Csanád;
S.E. Mons. Szilárd Keresztes, Vescovo emerito di Haidúdorog per i cattolici di rito bizantino.

Il Papa riceve questa mattina in Udienza:
Membri del Movimento per la vita italiano.




RINUNCE E NOMINE


RINUNCIA E SUCCESSIONE DEL VESCOVO DI MACKENZIE-FORT SMITH (CANADA)

In data 10 maggio scorso, il Santo Padre Benedetto XVI ha accettato la rinuncia al governo pastorale della Diocesi di Mackenzie-Fort Smith (Canada), presentata da S.E. Mons. Denis Croteau, O.M.I., in conformità al canone 401 § 1 del Codice di Diritto Canonico.

Gli è successo S.E. Mons. Murray Chatlain, Coadiutore della medesima Diocesi.

+PetaloNero+
Monday, May 12, 2008 3:06 PM
UDIENZA AI MEMBRI DEL MOVIMENTO PER LA VITA

Alle ore 12.30 di questa mattina, nell’Aula delle Benedizioni, il Santo Padre Benedetto XVI riceve in Udienza i membri del Movimento per la vita.
Riportiamo di seguito il discorso che il Papa rivolge loro:



DISCORSO DEL SANTO PADRE

Cari fratelli e sorelle,

con vivo piacere vi accolgo quest’oggi, e a ciascuno di voi rivolgo il mio cordiale saluto. In primo luogo, saluto Mons. Michele Pennisi, Vescovo di Piazza Armerina, e i sacerdoti presenti. Un saluto speciale indirizzo all’Onorevole Carlo Casini, Presidente del Movimento per la Vita, e sentitamente lo ringrazio per le gentili parole che mi ha indirizzato a nome vostro. Saluto i membri del Direttivo nazionale e della Giunta esecutiva del Movimento per la vita, i Presidenti dei Centri di aiuto alla vita e i responsabili dei vari servizi, del Progetto Gemma, di Telefono verde, SOS Vita e Telefono rosso. Saluto, inoltre, i rappresentanti dell’Associazione Papa Giovanni XXIII e di alcuni Movimenti per la vita europei. Attraverso di voi, qui presenti, il mio pensiero affettuoso si estende a coloro che, pur non potendo intervenire di persona, sono spiritualmente a noi uniti. Penso specialmente ai tanti volontari che, con abnegazione e generosità, condividono con voi il nobile ideale della promozione e della difesa della vita umana fin dal suo concepimento.

La vostra visita cade a trent’anni da quando in Italia venne legalizzato l’aborto ed è vostra intenzione suggerire una riflessione approfondita sugli effetti umani e sociali che la legge ha prodotto nella comunità civile e cristiana durante questo periodo. Guardando ai passati tre decenni e considerando l’attuale situazione, non si può non riconoscere che difendere la vita umana è diventato oggi praticamente più difficile, perché si è creata una mentalità di progressivo svilimento del suo valore, affidato al giudizio del singolo. Come conseguenza ne è derivato un minor rispetto per la stessa persona umana, valore questo che sta alla base di ogni civile convivenza, al di là della fede che si professa.

Certamente molte e complesse sono le cause che conducono a decisioni dolorose come l’aborto. Se da una parte la Chiesa, fedele al comando del suo Signore, non si stanca di ribadire che il valore sacro dell’esistenza di ogni uomo affonda le sue radici nel disegno del Creatore, dall’altra stimola a promuovere ogni iniziativa a sostegno delle donne e delle famiglie per creare condizioni favorevoli all’accoglienza della vita, e alla tutela dell’istituto della famiglia fondato sul matrimonio tra un uomo e una donna. L’aver permesso di ricorrere all’interruzione della gravidanza, non solo non ha risolto i problemi che affliggono molte donne e non pochi nuclei familiari, ma ha aperto una ulteriore ferita nelle nostre società, già purtroppo gravate da profonde sofferenze.

Tanto impegno, in verità, in questi anni è stato profuso, e da parte non solo della Chiesa, per venire incontro ai bisogni e alle difficoltà delle famiglie. Non possiamo però nasconderci che diversi problemi continuano ad attanagliare la società odierna, impedendo di dare spazio al desiderio di tanti giovani di sposarsi e formare una famiglia per le condizioni sfavorevoli in cui vivono. La mancanza di lavoro sicuro, legislazioni spesso carenti in materia di tutela della maternità, l’impossibilità di assicurare un sostentamento adeguato ai figli, sono alcuni degli impedimenti che sembrano soffocare l’esigenza dell’amore fecondo, mentre aprono le porte a un crescente senso di sfiducia nel futuro. E’ necessario per questo unire gli sforzi perché le diverse Istituzioni pongano di nuovo al centro della loro azione la difesa della vita umana e l’attenzione prioritaria alla famiglia, nel cui alveo la vita nasce e si sviluppa. Occorre aiutare con ogni strumento legislativo la famiglia per facilitare la sua formazione e la sua opera educativa, nel non facile contesto sociale odierno.

Per i cristiani resta sempre aperto, in questo ambito fondamentale della società, un urgente e indispensabile campo di apostolato e di testimonianza evangelica: proteggere la vita con coraggio e amore in tutte le sue fasi. Per questo, cari fratelli e sorelle, domando al Signore di benedire l’azione che, come Centro di Aiuto alla Vita e come Movimento per la Vita, voi svolgete per evitare l’aborto anche in caso di gravidanze difficili, operando nel contempo sul piano dell’educazione, della cultura e del dibattito politico. E’ necessario testimoniare in maniera concreta che il rispetto della vita è la prima giustizia da applicare. Per chi ha il dono della fede questo diventa un imperativo inderogabile, perché il seguace di Cristo è chiamato ad essere sempre più "profeta" di una verità che mai potrà essere eliminata: Dio solo è Signore della vita. Ogni uomo è da Lui conosciuto e amato, voluto e guidato. Qui soltanto sta l’unità più profonda e grande dell’umanità, nel fatto che ogni essere umano realizza l’unico progetto di Dio, ognuno ha origine dalla medesima idea creatrice di Dio. Si comprende pertanto perché la Bibbia afferma: chi profana l’uomo, profana la proprietà di Dio (cfr Gn 9,5).

Quest’anno ricorre il 60° anniversario della Dichiarazione dei Diritti dell’uomo il cui merito è stato quello di aver permesso a differenti culture, espressioni giuridiche e modelli istituzionali, di convergere attorno ad un nucleo fondamentale di valori e, quindi, di diritti. Come ho recentemente ricordato, nella mia visita all’ONU, ai membri delle Nazioni Unite, "i diritti umani debbono essere rispettati quali espressione di giustizia e non semplicemente perché possono essere fatti rispettare mediante la volontà dei legislatori. La promozione dei diritti umani rimane quindi la strategia più efficace per eliminare le disuguaglianze fra Paesi e gruppi sociali, come pure per un aumento della sicurezza". Per questo è oltremodo lodevole anche il vostro impegno nell’ambito politico come aiuto e stimolo alle Istituzioni, perché venga dato il giusto riconoscimento alla parola "dignità umana". La vostra iniziativa presso la Commissione per le Petizioni del Parlamento Europeo, nella quale affermate i valori fondamentali del diritto alla vita fin dal concepimento, della famiglia fondata sul matrimonio di un uomo e una donna, del diritto di ogni essere umano concepito a nascere e ad essere educato in una famiglia di genitori, conferma ulteriormente la solidità del vostro impegno e la piena comunione con il Magistero della Chiesa, che da sempre proclama e difende tali valori come "non negoziabili".

Cari fratelli e sorelle, incontrandovi il 22 maggio del 1998, Giovanni Paolo II vi esortava a perseverare nel vostro impegno di amore e difesa della vita umana, e ricordava che, grazie a voi, tanti bambini potevano sperimentare la gioia del dono inestimabile della vita. Dieci anni dopo, sono io a ringraziarvi per il servizio che avete reso alla Chiesa e alla società. Quante vite umane avete salvato dalla morte! Proseguite su questo cammino e non abbiate paura, perché il sorriso della vita trionfi sulle labbra di tutti i bambini e delle loro mamme. Affido ognuno di voi, e le tante persone che incontrate nei Centri di aiuto alla vita, alla materna protezione della Vergine Maria, Regina della Famiglia, e mentre vi assicuro il mio ricordo nella preghiera, di cuore benedico voi e quanti fanno parte dei Movimenti per la Vita in Italia, in Europa e nel mondo.




Benedetto XVI al Movimento per la Vita, nel trentennale della normativa sull'aborto in Italia: la legge non ha risolto i problemi e ha svilito il valore della vita umana, il cui rispetto è invece la "prima giustizia da applicare"


Un grazie dal cuore del Papa per le vite non ancora nate, salvate dalla morte. Si è conclusa con questo aperto riconoscimento l’udienza che Benedetto XVI ha concesso questa mattina ai rappresentanti del Movimento per la Vita, a 30 anni dalla legalizzazione dell’aborto in Italia. Davanti alle circa 800 persone che hanno riempito l’Aula delle Benedizioni in Vaticano, il Papa ha riflettuto sul “progressivo svilimento” e il “minor rispetto” subìti dal valore della vita umana, in tre decenni di pratiche abortive. Il servizio di Alessandro De Carolis:


Il valore della vita, come spesso ultimamente si sente affermare, è un valore “non negoziabile”. Per il Papa, di più, il “rispetto della vita è la prima giustizia da applicare”. L’affermazione di Benedetto XVI è tanto più incisiva se rapportata alla crescente sensibilità verso i diritti umani di gran parte del mondo contemporaneo, dove paradossalmente però il diritto a nascere di chi non lo è ancora ed è incapace di difendersi soggiace al “giudizio del singolo”, che può ricorrere all’aborto per spezzare quella vita. Trent’anni di interruzioni di gravidanza autorizzate per legge, in Italia, hanno prodotto “effetti” - ha osservato il Pontefice - tanto nella mentalità sociale quanto fra i cristiani stessi, traducibili in una constatazione su tutte: la vita umana oggi vale meno di prima:


“Guardando ai passati tre decenni e considerando l’attuale situazione, non si può non riconoscere che difendere la vita umana è diventato oggi praticamente più difficile, perché si è creata una mentalità di progressivo svilimento del suo valore, affidato al giudizio del singolo. Come conseguenza ne è derivato un minor rispetto per la stessa persona umana, valore questo che sta alla base di ogni civile convivenza, al di là della fede che si professa”.

Certamente, ha subito riconosciuto Benedetto XVI, “molte e complesse sono le cause che conducono a decisioni dolorose come l’aborto”. E se da una parte, ha proseguito, “la Chiesa, fedele al comando del suo Signore, non si stanca di ribadire che il valore sacro dell’esistenza di ogni uomo affonda le sue radici nel disegno del Creatore..."


“...dall’altra stimola a promuovere ogni iniziativa a sostegno delle donne e delle famiglie per creare condizioni favorevoli all’accoglienza della vita, e alla tutela dell’istituto della famiglia fondato sul matrimonio tra un uomo e una donna. L’aver permesso di ricorrere all’interruzione della gravidanza, non solo non ha risolto i problemi che affliggono molte donne e non pochi nuclei familiari, ma ha aperto una ulteriore ferita nelle nostre società, già purtroppo gravate da profonde sofferenze”.

Difficoltà e bisogni delle famiglie, specie quelle ai primi passi, sono evidenti quando lo scenario sociale mostra le “condizioni sfavorevoli” in cui esse devono farsi largo. Il Papa le elenca: “mancanza di lavoro sicuro, legislazioni spesso carenti in materia di maternità”, l’impossibilità di assicurare un sostentamento adeguato ai figli”. Tuttavia, ha affermato Benedetto XVI, è necessario “unire gli sforzi perché le diverse istituzioni pongano di nuovo al centro della loro azione la difesa della vita umana e l’attenzione prioritaria alla famiglia, nel cui alveo la vita nasce e si sviluppa”. E’ necessario, ha insistito, rivolto soprattutto ai cristiani:

“Testimoniare in maniera concreta che il rispetto della vita è la prima giustizia da applicare. Per chi ha il dono della fede questo diventa un imperativo inderogabile, perché il seguace di Cristo è chiamato ad essere sempre più ‘profeta’ di una verità che mai potrà essere eliminata: Dio solo è Signore della vita”.

Il Papa ha speso parole di apprezzamento per il lavoro condotto a vari livelli, nazionale e internazionale, dal Movimento per la Vita, ad esempio l’iniziativa in difesa del diritto alla vita e della famiglia fondata sul matrimonio condotta in seno alla Commissione per le Petizioni del Parlamento Europeo. Poco prima, il presidente del Movimento per la vita, salutando il Pontefice, aveva affermato: “Ci pare di poter scoprire segni di speranza al di sotto del grande dolore per i quasi cinque milioni di aborti legali effettuati in Italia in 30 anni. Vediamo qualche segno di una evoluzione positiva dal punto di vista culturale e soprattutto sentiamo di poter proporre l’esempio dei 100 mila bambini che le strutture ed i servizi del Movimento per la Vita hanno contribuito a far nascere, aiutando le loro madri”. Un pensiero che ha suscitato la piena gratitudine di Benedetto XVI il quale, ricordando il sostegno offerto al Movimento da Giovanni Paolo II nell’udienza del ventennale della legge sull’aborto, ha concluso:

“Dieci anni dopo, sono io a ringraziarvi per il servizio che avete reso alla Chiesa e alla società. Quante vite umane avete salvato dalla morte! Proseguite su questo cammino e non abbiate paura, perché il sorriso della vita trionfi sulle labbra di tutti i bambini e delle loro mamme". (applauso)






www.radiovaticana.org/it1/videonews_ita.asp?vaiflv=0000335.flv&vaiserver=A&vai=ctv_frame00335.jpg&var1=12/05/2008&var2=Vatican%20City&var3=Papa:%20la%20Chiesa%20ripete%20il%20no%20all%20aborto%20e%20sì%20alla%20vita.%20Le%20istituzioni%20aiutino%20le%20famiglie%20con%20provvedimenti%20concreti&settimana=20&anno_perlinknav=2008&dal=11/05&...



+PetaloNero+
Monday, May 12, 2008 3:07 PM
Rispetto, stima e collaborazione tra Santa Sede ed Israele: cosi il Papa nell’udienza al nuovo ambasciatore dello Stato ebraico, auspicando una pace giusta con i palestinesi


Parole di augurio per il futuro dello Stato ebraico e di buoni auspici per la pace con i Palestinesi, Benedetto XVI ha rivolto stamane al nuovo ambasciatore israeliano presso la Santa Sede, Mordechay Lewy, che ha presentato le sue Lettere credenziali, alla vigilia della celebrazione - il 14 maggio – del 60.mo anniversario della fondazione di Israele. Il servizio di Roberta Gisotti. Ha ringraziato Dio, Benedetto XVI “perché le aspirazioni del popolo ebraico di avere una casa nella terra dei propri padri sono state realizzate”, sperando presto - ha aggiunto – “anche in una più grande gioia quando una pace giusta finalmente risolva il conflitto con i Palestinesi”. Ha ricordato il Papa le relazioni diplomatiche tra Israele e Santa Sede strette 15 anni fa, sottolineando il desiderio di sviluppare ancor più “il crescente rispetto, la stima e la collaborazione”, convinto che l’eredità giudeo-cristiana dovrebbe portare “a prendere la guida nel promuovere molte forme di azione sociale e umanitaria attraverso il mondo, non ultimo combattendo tutte le forme di discriminazione razziale”.


Ha rassicurato Benedetto XVI che “la Santa Sede riconosce la legittima necessità per la sicurezza e l’autodifesa” di Israele e “fortemente condanna tutte le forme di antisemitismo”. Ma “anche ritiene che tutti i popoli abbiano diritto ad avere eguali opportunità di prosperare”. Da qui l’appello urgente al Governo israeliano “di fare ogni sforzo per alleviare le privazioni sofferte dalla comunità palestinese, concedendo loro la libertà necessaria per occuparsi dei loro legittimi affari, incluso viaggiare nei luoghi di culto, cosicché anch’essi possano godere di una più grande pace e sicurezza”. “Chiaramente – ha osservato il Santo Padre – questi argomenti possono essere affrontati solo all’interno del più vasto contesto del processo di pace in Medio Oriente”. Da qui l’auspicio di Benedetto XVI perché “le speranze e le attese nate al vertice di Annapolis non vadano deluse”. Quando i popoli della Terra Santa – ha ribadito il Papa – vivranno in pace e armonia, in due Stati indipendenti e sovrani, il beneficio per la pace mondiale sarà inestimabile”.


Benedetto XVI ha poi segnalato “l’allarmante declino della popolazione cristiana” che emigra dal Medio Oriente, raccomandando al Governo israeliano di intervenire per risolvere anche le “continue incertezze” che patiscono i cristiani circa “i loro diritti e status legali, specialmente rispetto alla questioni dei visti per il personale ecclesiastico”, auspicando pure una “conclusione soddisfacente” dei negoziati sulle questioni economiche e fiscali, in corso con la Santa Sede. “Solo quando queste difficoltà saranno superate – ha detto infine il Papa – la Chiesa sarà grado di portare avanti liberamente la propria missione religiosa, educativa, morale e caritativa nella terra dove essa è nata”.



www.radiovaticana.org/it1/videonews_ita.asp?vaiflv=0000334.flv&vaiserver=A&vai=ctv_frame00334.jpg&var1=12/05/2008&var2=Vatican%20City&var3=Papa:%20Israele%20si%20adoperi%20per%20alleviare%20le%20sofferenze%20dei%20palestinesi&settimana=20&anno_perlinknav=2008&dal=11/05&...
+PetaloNero+
Monday, May 12, 2008 8:50 PM
Saluto del nuovo ambasciatore di Israele presso la Santa Sede



CITTA' DEL VATICANO, lunedì, 12 maggio 2008 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito il discorso che il nuovo ambasciatore di Israele presso la Santa Sede, il signor Mordechay Lewy, ha rivolto questo lunedì a Benedetto XVI in occasione dell'udienza per lo scambio delle lettere credenziali.





* * *

Santità,

«Benedictus qui largitur de majestate sua carni et sanguini». Questa è la tradizionale benedizione che un ebreo utilizza rispettosamente quando incontra un monarca o un regnante. Nel linguaggio biblico, la benedizione recita: Se posso fare un'osservazione personale, è con profondo senso di umiltà che, in quanto discendente della tribù di Levi, sono qui a presentarle le Lettere credenziali in nome dello Stato di Israele.

Secondo la tradizione biblica, il levita aveva l'obbligo di assistere il Kohen gadol, il Pontifex, nel compiere i rituali del tempio e poi nel celebrare la liturgia delle benedizioni sacerdotali nella sinagoga. Il mio antenato, della città di Rogasen, nel distretto di Posen, cambiò il proprio cognome da Levi in Lewi pensando illusoriamente che gli Americani l'avrebbero pronunciato meglio. Tuttavia, sbagliò. Quindi tornò nella Germania imperiale dopo aver partecipato alla guerra civile americana per fondare una famiglia e si stabilì a Berlino alla fine del XIX secolo. Là crebbe il mio compianto padre e poi si salvò dalla Shoah immigrando illegalmente nell'allora Palestina mandataria.

Di conseguenza, ora provengo dalla civitas litterarum, la capitale eterna del popolo ebraico, nella Roma aeterna, pienamente consapevole del fatto che entrambe le città sono sante e considerate umbilicus mundi. È stato un grande onore per me essere nominato dal mio governo quinto ambasciatore di Israele presso la Santa Sede. Spero sinceramente di poter contribuire al tessuto della delicata rete di relazioni instaurate così di recente fra Israele e la Santa Sede e fra il popolo ebraico e la Chiesa cattolica. So che questa nomina è molto più di una classica missione diplomatica. La Santa Sede conta il tempo in secoli, se non in millenni.

Quindi, sarebbe in qualche modo inadeguato considerare le nostre relazioni solo come una questione bilaterale fra due Stati sovrani. Inoltre, la dimensione diplomatica è relativamente nuova, specialmente se paragonata alla significativa riconciliazione fra cattolici ed ebrei resa effettiva dalla promulgazione della dichiarazione conciliare Nostra aetate più di quaranta anni fa. Abbiamo apprezzato la sua Lettera, Santità, in occasione del quarantesimo anniversario di quella dichiarazione, quando ha scritto: «Nel gettare le fondamenta di un rapporto rinnovato fra il Popolo ebraico e la Chiesa, la Nostra aetate ha sottolineato la necessità di superare i pregiudizi, le incomprensioni, l'indifferenza e il linguaggio ostile sprezzante del passato».

Nei primi anni Sessanta, molti hanno sperato che questa significativa Dichiarazione avrebbe lasciato traccia in ambito politico e avrebbe plasmato i futuri atteggiamenti della Santa Sede verso lo Stato di Israele. Di certo lo ha fatto, in definitiva preparando il terreno per l'instaurazione di relazioni diplomatiche. Ancora oggi, la Nostra aetate continua a esercitare la sua influenza e a essere base del dialogo interreligioso fra cattolici ed ebrei. Di conseguenza, l'ambasciatore, che rappresenta l'unica sovranità ebraica, ha il dovere di entrare in sintonia anche con gli interessi degli ebrei nel mondo. Come i miei predecessori, farò il mio dovere di seguire questo dialogo da vicino, con molto interesse personale, e di offrire qualsiasi tipo di assistenza potrò per mantenerlo regolare e sulla pista giusta.

Le nostre rispettive tradizioni spirituali formano l'eredità giudaico-cristiana, che è così centrale nella cultura e nella civiltà moderna e può costituire una piattaforma comune per noi. Essa potrebbe e dovrebbe contribuire a generare un mondo più umano e più fraterno. Suggeriremo modi per cercare di tradurre la nostra comune vocazione in orientamenti più significativi per un'azione sociale e umanitaria concreta, in campi quali la lotta contro la carestia e le malattie, la prevenzione dell'abuso di sostanze stupefacenti, la fornitura di acqua potabile, la lotta contro la desertificazione e il danno ambientale in generale, per menzionarne solo alcuni.

Oltre alle questioni etiche e sociali di profondo interesse reciproco, propongo di continuare a cooperare in aree come la lotta permanente alla piaga dell'antisemitismo. I pericoli della violenza perpetrata per motivi religiosi sono una crescente sfida spirituale e una minaccia fisica. Soprattutto, l'uccisione di persone innocenti nel nome di Dio resta un'offesa contro di Lui e contro la dignità umana.

Le nostre relazioni bilaterali sono ancora giovani e vanno ulteriormente alimentate. Dobbiamo ancora ultimare l'Accordo Economico. Dalla recente ripresa dei negoziati si sono compiuti progressi innegabili. Esiste il desiderio sincero da parte dell'attuale governo di Israele di concludere i negoziati in maniera positiva e il più rapidamente possibile. Crediamo anche che vi sia molto spazio per approfondire e ampliare gli scambi culturali e accademici fra le istituzioni cattoliche nel mondo e le istituzioni accademiche in Israele. Il programma accademico elaborato ad hoc con l'Università Ebraica per diplomati del Pontificio Istituto Biblico di Roma dovrebbe essere considerato un modello per quanto si potrà fare.

Israele desidera reiterare il proprio impegno per mantenere lo status quo nei luoghi santi cristiani e per sostenere i rispettivi diritti di cui godono le comunità cristiane in virtù di esso. Abbiamo ascoltato con profonda empatia il suo discorso, Santità, in occasione della Conferenza dei Vescovi di rito latino delle regioni arabe il 18 gennaio 2008, nel quale ha affermato che si dovrebbe fare tutto il possibile per evitare che la Terra Santa «diventi un sito archeologico privo di vita ecclesiale». Faremo del nostro meglio per contribuire a rafforzare le comunità cristiane in Israele in quanto la loro essenziale presenza in Terra Santa è profondamente radicata e storicamente naturale.

Desidero inoltre assicurarla di nuovo, Santità, del più sincero impegno da parte di Israele per il processo di pace in Medio Oriente in tutti i suoi aspetti. Speriamo che lo slancio riacceso ad Annapolis recherà frutti abbondanti. Il continente europeo e tutta la regione mediterranea potrebbero, tuttavia, dover affrontare pericoli spaventosi se non si porrà fine al processo di proliferazione delle armi di distruzione di massa in Medio Oriente. Considerata la nostra traumatica esperienza nella metà dello scorso secolo, nessuno dovrebbe sorprendersi del fatto che prendiamo così sul serio queste minacce.

Con l'aiuto di Dio, possiamo cooperare per promuovere le nostre relazioni in ogni ambito affinché ottengano l'attenzione che meritano e la piena espressione del loro significato storico. È quindi con onore che le presento, Santità, le Lettere con le quali il Presidente dello Stato di Israele mi accredita quale Ambasciatore Straordinario e Plenipotenziario dello Stato di Israele presso la Santa Sede.

[Traduzione a cura de L'Osservatore Romano]

+PetaloNero+
Monday, May 12, 2008 8:59 PM
DISCORSO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI
A SUA ECCELLENZA IL SIGNOR MORDECHAY LEWY
NUOVO AMBASCIATORE DI ISRAELE PRESSO LA SANTA SEDE


Lunedì, 12 maggio 2008




Eccellenza,

sono lieto di porgerle il benvenuto all'inizio della sua missione e di accettare le Lettere che la accreditano quale Ambasciatore Straordinario e Plenipotenziario dello Stato di Israele presso la Santa Sede. La ringrazio per le cordiali parole che mi ha rivolto e le chiedo di trasmettere al Presidente Shimon Peres i miei rispettosi saluti e l'assicurazione delle mie preghiere per il popolo del suo Paese.

Ancora una volta, offro i miei cordiali auspici in occasione della celebrazione di Israele dei sessanta anni della sua esistenza come Stato. La Santa Sede si unisce a Lei nel rendere grazie al Signore perché le aspirazioni del popolo ebraico a una casa nella terra dei loro padri si sono realizzate e, al contempo, spera che giunga presto un tempo di maggiore letizia, quando una pace giusta risolverà il conflitto con i palestinesi. In particolare, la Santa Sede considera preziose le proprie relazioni diplomatiche con Israele, instaurate quindici anni fa, e attende con ansia l'ulteriore sviluppo di un maggior rispetto, di una maggiore stima e di una crescente collaborazione che ci uniscano.

Fra lo Stato di Israele e la Santa Sede esistono numerose aree di interesse reciproco che si possono esplorare con profitto. Come ha sottolineato, l'eredità giudaico-cristiana dovrebbe spingerci a prendere l'iniziativa di promuovere molte forme di azione umanitaria e sociale nel mondo, non da ultimo combattendo tutte le forme di discriminazione razziale. Condivido con Lei, Eccellenza, l'entusiasmo per gli scambi culturali e accademici che si svolgono fra istituzioni cattoliche nel mondo e quelle in Terra Santa, e anche io spero che tali iniziative verranno maggiormente sviluppate nei prossimi anni. Il dialogo fraterno, condotto a livello internazionale fra cristiani ed ebrei, sta recando molti frutti e deve proseguire con impegno e generosità. Le città sante di Roma e di Gerusalemme sono importantissime fonti di fede e saggezza per la civiltà occidentale, e, di conseguenza, i vincoli fra Israele e la Santa Sede hanno ripercussioni più profonde di quelle che derivano formalmente dalla dimensione giuridica delle nostre relazioni.

Eccellenza, so che condivide la mia preoccupazione per l'allarmante declino della popolazione cristiana nei Paesi del Medio Oriente, incluso Israele, a causa dell'emigrazione. Di certo, i cristiani non sono gli unici a risentire degli effetti dell'insicurezza e della violenza che sono conseguenze dei vari conflitti nella regione, ma, per molti aspetti, sono ora particolarmente vulnerabili. Prego affinché, per la crescente amicizia fra Israele e la Santa Sede, si possano elaborare modi per rassicurare i membri della comunità cristiana affinché possano nutrire la speranza di un futuro sicuro e pacifico nelle loro patrie ancestrali, senza sentirsi costretti a doversi trasferire in altre parti del mondo per costruirsi una nuova vita.

I cristiani in Terra Santa intrattengono da tempo buoni rapporti sia con i musulmani sia con gli ebrei. La loro presenza e il libero esercizio della vita e della missione della Chiesa lì, hanno il potenziale di contribuire in modo significativo a sanare le divisioni fra le due comunità. Prego affinché possa essere così e invito il suo governo a continuare a elaborare modi per utilizzare la buona volontà dei cristiani sia verso i discendenti naturali del popolo che per primo ha udito la Parola di Dio sia verso i nostri fratelli e le nostre sorelle musulmani che da secoli vivono e praticano il proprio culto nella terra che tutte e tre le tradizioni religiose definiscono "santa".

Comprendo che le difficoltà dei cristiani in Terra Santa sono legate anche alla tensione continua fra le comunità ebrea e palestinese. La Santa Sede riconosce la legittima necessità di sicurezza e di autodifesa di Israele e condanna fortemente tutte le forme di antisemitismo. Sostiene anche che tutti i popoli hanno il diritto di ricevere uguali opportunità di prosperare. Proprio per questo, esorto con urgenza il suo governo a compiere ogni sforzo per alleviare le difficoltà sofferte dalla comunità palestinese, permettendole la libertà necessaria per svolgere le sue legittime attività, incluso il raggiungere i luoghi di culto affinché possa godere di pace e sicurezza maggiori. È evidente che questi problemi si possono affrontare soltanto nel più ampio contesto del processo di pace per il Medio Oriente. La Santa Sede accoglie l'impegno espresso dal suo governo di portare avanti lo slancio riacceso ad Annapolis e prega affinché le speranze e le aspettative suscitate in quella sede non vengano deluse. Come ho osservato nel mio recente discorso alle Nazioni Unite, a New York, è necessario percorrere ogni possibile via diplomatica e prestare attenzione "ai più flebili segni di dialogo o di desiderio di riconciliazione" se si vogliono risolvere conflitti annosi. Quando tutte le persone della Terra Santa vivranno in pace e in armonia, in due stati sovrani indipendenti, il beneficio per la pace del mondo sarà inestimabile e Israele sarà realmente ("luce delle nazioni" Is 42, 6), esempio luminoso di risoluzione del conflitto che il resto del mondo potrà seguire.

Molto è stato fatto nella formulazione degli accordi che sono stati firmati finora da Israele e dalla Santa Sede ed è auspicabile che i negoziati relativi a questioni economiche e fiscali giungano a una conclusione soddisfacente. Grazie per le sue parole rassicuranti sull'impegno del governo di Israele per una soluzione positiva e rapida dei problemi ancora da risolvere. So di parlare a nome di molti quando esprimo la speranza che questi accordi possano presto essere integrati nel sistema giuridico interno di Israele e costituire così una base per una cooperazione feconda. Dato l'interesse personale che Lei, Eccellenza, nutre per la situazione dei cristiani in Terra Santa, e che è molto apprezzato, so che comprende le difficoltà causata dalle continue incertezze sui loro diritti e sul loro status legali, in particolare a proposito della questione dei visti per il personale ecclesiastico. Sono certo che farà tutto il possibile per facilitare la soluzione dei restanti problemi in un modo accettabile per tutte le parti in causa. Solo quando si supereranno queste difficoltà, la Chiesa potrà svolgere le proprie opere religiose, morali, educative e caritative nella terra in cui è nata.

Eccellenza, prego affinché la missione diplomatica che comincia oggi rafforzi ulteriormente i vincoli di amicizia fra la Santa Sede e il suo Paese. Sia certo che i vari dicasteri della Curia Romana saranno sempre pronti a offrirle aiuto e sostegno nello svolgimento dei suoi doveri. Con i miei sinceri buoni auspici, invoco su di Lei, sulla sua famiglia e su tutto il popolo dello Stato di Israele le abbondanti benedizioni di Dio.




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Paparatzifan
Monday, May 12, 2008 9:20 PM
Re:
+PetaloNero+, 12/05/2008 1.10:

Il Papa inciampa e cade durante la messa
«Piccolissimo incidente, nessuna conseguenza»


www.ilmessaggero.it



Diciamo che è stata una caduta con stile! Avevo registrato la Messa e, quando sono arrivata a quel punto (la ripresa era troppo lontana), ho dovuto passare la scena parecchie volte per rendermi conto della caduta!
Insomma, Papa, forse sarebbe il caso di pensare un po' meno alle tue suorine e guardare con più attenzione i gradini!





+PetaloNero+
Tuesday, May 13, 2008 3:14 PM
RINUNCE E NOMINE


NOMINA DEL NUNZIO APOSTOLICO IN COSTA RICA

Il Santo Padre Benedetto XVI ha nominato Nunzio Apostolico in Costa Rica S.E. Mons. Pierre Nguyên Van Tot, Arcivescovo titolare di Rusticiana, finora Nunzio Apostolico nella Repubblica Centroafricana ed in Ciad.
+PetaloNero+
Tuesday, May 13, 2008 3:15 PM
Da Petrus

Il Cardinale Martino confermato alla guida dei Pontifici Consigli ‘Giustizia e Pace’ e dei ‘Migranti ed Itineranti’



CITTA’ DEL VATICANO - Il Cardinale Renato Raffaele Martino (nella foto) e' stato confermato dal Papa ''donec aliud provideatur'', cioe' fino a nuovo ordine, alla guida del Pontificio consiglio per la pastorale dei migranti e degli itineranti, e mantiene la presidenza del Pontificio Consiglio ‘Giustizia e Pace’, benche' abbia rassegnato le dimissioni, come prevede il Codice di Diritto Canonico, al compimento del 75° anno di eta'. Lo ha annunciato il segretario del Consiglio per i migranti, Monsignor Agostino Marchetto, aprendo i lavori dell’assemblea plenaria del dicastero. ''I due dicasteri - ha precisato Monsignor Marchetto a proposito di quello per i migranti e di Giustizia e Pace - continuano ad essere dunque 'sub unico capite', ma non sono accorpati''. La plenaria del Pontificio consiglio per i migranti in corso in questi giorni in Vaticano e' dedicata alla famiglia.
+PetaloNero+
Tuesday, May 13, 2008 3:16 PM
Il 22 maggio, il Papa celebrerà la Messa del Corpus Domini in San Giovanni in Laterano e presiederà la processione eucaristica


Giovedì 22 maggio, Solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo, alle ore 19, Benedetto XVI celebrerà la Santa Messa sul sagrato della Basilica di San Giovanni in Laterano. Successivamente, informa l’Ufficio delle celebrazioni liturgiche, il Papa presiederà la Processione eucaristica che, percorrendo via Merulana, raggiungerà la Basilica romana di Santa Maria Maggiore.

La processione si snoderà nel seguente ordine: Scouts, Confraternite e sodalizi, associazioni eucaristiche, neo-comunicati e ministranti, Cavalieri del Santo Sepolcro, religiose, religiosi, sacerdoti, parroci, cappellani e prelati di Sua Santità, vescovi, arcivescovi, cardinali.



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