CAPPELLA PAPALE NELLA SOLENNITÀ DI PENTECOSTE
Alle ore 10 di oggi, Solennità di Pentecoste, il Santo Padre Benedetto XVI presiede la Celebrazione Eucaristica nella Basilica Vaticana.
Riportiamo di seguito il testo dell’omelia che il Papa pronuncia dopo la proclamazione del Santo Vangelo:
OMELIA DEL SANTO PADRE
Cari fratelli e sorelle,
il racconto dell’evento di Pentecoste, che abbiamo ascoltato nella prima Lettura, san Luca lo pone al secondo capitolo degli Atti degli Apostoli. Il capitolo è introdotto dall’espressione: "Mentre il giorno di Pentecoste stava per finire, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo" (At 2,1). Sono parole che fanno riferimento al quadro precedente, nel quale Luca ha descritto la piccola compagnia dei discepoli, che si radunava assiduamente a Gerusalemme dopo l’Ascensione al cielo di Gesù (cfr At 1,12-14). E’ una descrizione ricca di dettagli: il luogo "dove abitavano" – il Cenacolo – è un ambiente "al piano superiore"; gli undici Apostoli vengono elencati per nome, e i primi tre sono Pietro, Giovanni e Giacomo, le "colonne" della comunità; insieme con loro vengono menzionate "alcune donne", "Maria, la madre di Gesù" e i "fratelli di lui", ormai integrati in questa nuova famiglia, basata non più su vincoli di sangue ma sulla fede in Cristo.
A questo "nuovo Israele" allude chiaramente il numero totale delle persone che era di "circa centoventi", multiplo del "dodici" del Collegio apostolico. Il gruppo costituisce un’autentica "qāhāl", un’"assemblea" secondo il modello della prima Alleanza, la comunità convocata per ascoltare la voce del Signore e camminare nelle sue vie. Il Libro degli Atti sottolinea che "tutti questi erano assidui e concordi nella preghiera" (1,14). E’ dunque la preghiera la principale attività della Chiesa nascente, mediante la quale essa riceve la sua unità dal Signore e si lascia guidare dalla sua volontà, come dimostra anche la scelta di gettare la sorte per eleggere colui che prenderà il posto di Giuda (cfr At 2,25).
Questa comunità si trovava riunita nella stessa sede, il Cenacolo, al mattino della festa ebraica di Pentecoste, festa dell’Alleanza, in cui si faceva memoria dell’evento del Sinai, quando Dio, mediante Mosè, aveva proposto ad Israele di diventare sua proprietà tra tutti i popoli, per essere segno della sua santità (cfr Es 19). Secondo il Libro dell’Esodo, quell’antico patto fu accompagnato da una terrificante manifestazione di potenza da parte del Signore: "Il monte Sinai – vi si legge – era tutto fumante, perché su di esso era sceso il Signore nel fuoco e il suo fumo saliva come il fumo di una fornace: tutto il monte tremava molto" (Es 19,18). Gli elementi del vento e del fuoco li ritroviamo nella Pentecoste del Nuovo Testamento, ma senza risonanze di paura. In particolare, il fuoco prende forma di lingue che si posano su ciascuno dei discepoli, i quali "furono tutti pieni di Spirito Santo" e per effetto di tale effusione "cominciarono a parlare in altre lingue" (At 2,4). Si tratta di un vero e proprio "battesimo" di fuoco della comunità, una sorta di nuova creazione. A Pentecoste la Chiesa viene costituita non da una volontà umana, ma dalla forza dello Spirito di Dio. E subito appare come questo Spirito dia vita ad una comunità che è al tempo stesso una e universale, superando così la maledizione di Babele (cfr Gn 11,7-9). Solo infatti lo Spirito Santo, che crea unità nell’amore e nella reciproca accettazione delle diversità, può liberare l’umanità dalla costante tentazione di una volontà di potenza terrena che vuole tutto dominare e uniformare.
"Societas Spiritus", società dello Spirito: così sant’Agostino chiama la Chiesa in un suo sermone (71, 19, 32: PL 38, 462). Ma già prima di lui sant’Ireneo aveva formulato una verità che mi piace qui ricordare: "Dov’è la Chiesa, là c’è lo Spirito di Dio, e dov’è lo Spirito di Dio, là c’è la Chiesa ed ogni grazia, e lo Spirito è la verità; allontanarsi dalla Chiesa è rifiutare lo Spirito" e perciò "escludersi dalla vita" (Adv. Haer. III, 24, 1). A partire dall’evento di Pentecoste si manifesta pienamente questo connubio tra lo Spirito di Cristo e il mistico Corpo di Lui, cioè la Chiesa. Vorrei soffermarmi su un aspetto peculiare dell’azione dello Spirito Santo, vale a dire sull’intreccio tra molteplicità e unità. Di questo parla la seconda Lettura, trattando dell’armonia dei diversi carismi nella comunione del medesimo Spirito. Ma già nel racconto degli Atti che abbiamo ascoltato, questo intreccio si rivela con straordinaria evidenza. Nell’evento di Pentecoste si rende chiaro che alla Chiesa appartengono molteplici lingue e culture diverse; nella fede esse possono comprendersi e fecondarsi a vicenda. San Luca vuole chiaramente trasmettere un’idea fondamentale, che cioè all’atto stesso della sua nascita la Chiesa è già "cattolica", universale. Essa parla fin dall’inizio tutte le lingue, perché il Vangelo che le è affidato è destinato a tutti i popoli, secondo la volontà e il mandato di Cristo risorto (cfr Mt 28,19). La Chiesa che nasce a Pentecoste non è anzitutto una Comunità particolare – la Chiesa di Gerusalemme – ma la Chiesa universale, che parla le lingue di tutti i popoli. Da essa nasceranno poi altre Comunità in ogni parte del mondo, Chiese particolari che sono tutte e sempre attuazioni della sola ed unica Chiesa di Cristo. La Chiesa cattolica non è pertanto una federazione di Chiese, ma un’unica realtà: la priorità ontologica spetta alla Chiesa universale. Una comunità che non fosse in questo senso cattolica non sarebbe nemmeno Chiesa.
A questo riguardo occorre aggiungere un altro aspetto: quello della visione teologica degli Atti degli Apostoli circa il cammino della Chiesa da Gerusalemme a Roma. Tra i popoli rappresentati a Gerusalemme nel giorno di Pentecoste, Luca cita anche gli "stranieri di Roma" (At 2,10). In quel momento Roma era ancora lontana, "straniera" per la Chiesa nascente: essa era simbolo del mondo pagano in generale. Ma la forza dello Spirito Santo guiderà i passi dei testimoni "fino agli estremi confini della terra" (At 1,8), fino a Roma. Il libro degli Atti degli Apostoli termina proprio quando san Paolo, attraverso un disegno provvidenziale, giunge alla capitale dell’impero e vi annuncia il Vangelo (cfr At 28,30-31). Così il cammino della Parola di Dio, iniziato a Gerusalemme, giunge alla sua meta, perché Roma rappresenta il mondo intero ed incarna perciò l’idea lucana della cattolicità. Si è realizzata la Chiesa universale, la Chiesa cattolica, che è il proseguimento del popolo dell’elezione e ne fa propria la storia e la missione.
A questo punto, e per concludere, il Vangelo di Giovanni ci offre una parola, che si accorda molto bene con il mistero della Chiesa creata dallo Spirito. La parola uscita per due volte dalla bocca di Gesù risorto quando apparve in mezzo ai discepoli nel Cenacolo, la sera di Pasqua: "Shalom – pace a voi!" (Gv 20, 19.21). L’espressione "shalom" non è un semplice saluto; è molto di più: è il dono della pace promessa (cfr Gv 14,27) e conquistata da Gesù a prezzo del suo sangue, è il frutto della sua vittoria nella lotta contro lo spirito del male. E’ dunque una pace "non come la dà il mondo", ma come solo Dio può darla.
In questa festa dello Spirito e della Chiesa vogliamo rendere grazie a Dio per aver donato al suo popolo, scelto e formato in mezzo a tutte le genti, il bene inestimabile della pace, della sua pace! Al tempo stesso, rinnoviamo la presa di coscienza della responsabilità che a questo dono è connessa: responsabilità della Chiesa di essere costituzionalmente segno e strumento della pace di Dio per tutti i popoli. Ho cercato di farmi tramite di questo messaggio recandomi recentemente alla sede dell’O.N.U. per rivolgere la mia parola ai rappresentanti dei popoli. Ma non è solo a questi eventi "al vertice" che si deve pensare. La Chiesa realizza il suo servizio alla pace di Cristo soprattutto nell’ordinaria presenza e azione in mezzo agli uomini, con la predicazione del Vangelo e con i segni di amore e di misericordia che la accompagnano (cfr Mc 16,20).
Fra questi segni va naturalmente sottolineato principalmente il Sacramento della Riconciliazione, che Cristo risorto istituì nello stesso momento in cui fece dono ai discepoli della sua pace e del suo Spirito. Come abbiamo ascoltato nella pagina evangelica, Gesù alitò sugli apostoli e disse: "Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete resteranno non rimessi" (Gv 20,21-23). Quanto importante e purtroppo non sufficientemente compreso è il dono della Riconciliazione, che pacifica i cuori! La pace di Cristo si diffonde solo tramite cuori rinnovati di uomini e donne riconciliati e fatti servi della giustizia, pronti a diffondere nel mondo la pace con la sola forza della verità, senza scendere a compromessi con la mentalità del mondo, perché il mondo non può dare la pace di Cristo: ecco come la Chiesa può essere fermento di quella riconciliazione che viene da Dio. Può esserlo solo se resta docile allo Spirito e rende testimonianza al Vangelo, solo se porta la Croce come e con Gesù. Proprio questo testimoniano i santi e le sante di ogni tempo!
Alla luce di questa Parola di vita, cari fratelli e sorelle, diventi ancora più fervida e intensa la preghiera, che quest’oggi eleviamo a Dio in spirituale unione con la Vergine Maria. La Vergine dell’ascolto, la Madre della Chiesa ottenga per le nostre comunità e per tutti i cristiani una rinnovata effusione dello Spirito Santo Paraclito. "Emitte Spiritum tuum et creabuntur, et renovabis faciem terrae – Manda il tuo Spirito, tutto sarà ricreato e rinnoverai la faccia della terra". Amen!
Chiesa universale, frutto della Pentecoste: la riflessione del Papa e il suo forte appello per il Libano, alla Messa e al Regina Caeli
Spirito Santo e armonia dei carismi, responsabilità della Chiesa universale di farsi strumento di pace, dono della Riconciliazione: al centro dell’Omelia del Papa alla S. Messa nella Basilica Vaticana nella Solennità di Pentecoste. Al Regina Caeli, in piazza San Pietro, l’appello del Papa per la preoccupante situazione in Libano. Servizio di Fausta Speranza:
“Solo lo Spirito Santo, che crea unità nell’amore e nella reciproca accettazione delle diversità, può liberare l’umanità dalla costante tentazione di una volontà di potenza terrena che vuole tutto dominare e uniformare”. Così il Papa ricorda che “a Pentecoste la Chiesa viene costituita non da una volontà umana, ma dalla forza dello Spirito di Dio”. Lo definisce un “vero e proprio Battesimo di fuoco della comunità” e ci parla della “nuova famiglia” che si crea quando i discepoli riuniti con “alcune donne” e Maria, Madre di Gesù, “furono tutti pieni di Spirito Santo” e “cominciarono a parlare in altre lingue”. Una famiglia – dice il Papa –“basata non più su vincoli di sangue ma sulla fede in Cristo”. Una Chiesa nascente che ha la preghiera come “attività principale” e che “riceve la sua unità dal Signore” e che “si lascia guidare dalla sua volontà”. Benedetto XVI si sofferma su un aspetto peculiare dello Spirito: “sull’intreccio tra molteplicità e unità, dell’armonia dei diversi carismi nella comunione del medesimo Spirito. E il Papa sottolinea che “la Chiesa che nasce a Pentecoste non è una Comunità particolare ma la Chiesa universale, che parla le lingue di tutti i popoli”:
“Da essa nasceranno poi altre Comunità in ogni parte del mondo, Chiese particolari che sono tutte e sempre attuazioni della sola ed unica Chiesa di Cristo. La Chiesa cattolica non è pertanto una federazione di Chiese, ma un’unica realtà: la priorità ontologica spetta alla Chiesa universale. Una comunità che non fosse in questo senso cattolica non sarebbe nemmeno Chiesa.”
Il Papa ricorda il disegno provvidenziale che da Gerusalemme porta a Roma:
“Roma rappresenta il mondo intero ed incarna perciò l’idea lucana della cattolicità. Si è realizzata la Chiesa universale, la Chiesa cattolica, che è il proseguimento del popolo dell’elezione e ne fa propria la storia e la missione.”
E il Papa ricorda il valore della parola “Shalom” che Gesù pronuncia due volte all’apparizione ai discepoli dopo la Risurrezione: è molto di più di un saluto – spiega Benedetto XVI – “è il dono della pace promessa”. E’ un dono che si fa per la Chiesa responsabilità: “responsabilità di essere costituzionalmente segno e strumento della pace di Dio per tutti i popoli.
“Ho cercato di farmi tramite di questo messaggio recandomi recentemente alla sede dell’O.N.U. per rivolgere la mia parola ai rappresentanti dei popoli.”
Ma il Papa aggiunge che non è solo ai grandi eventi che si deve pensare ma all’ordinaria presenza e azione della Chiesa.
E il dono della pace e dello Spirito sono il cuore del Sacramento della riconciliazione, tanto importante – dice il Papa – ma “purtroppo non sufficientemente compreso”.
“La pace di Cristo si diffonde solo tramite cuori rinnovati di uomini e donne riconciliati e fatti servi della giustizia, pronti a diffondere nel mondo la pace con la sola forza della verità, senza scendere a compromessi con la mentalità del mondo, perché il mondo non può dare la pace di Cristo: ecco come la Chiesa può essere fermento di quella riconciliazione che viene da Dio. Può esserlo solo se resta docile allo Spirito e rende testimonianza al Vangelo, solo se porta la Croce come e con Gesù. Proprio questo testimoniano i santi e le sante di ogni tempo!”
Canto sfumato
Dopo la Messa nella basilica Vaticana, alle 12:00, come di consueto, il Papa è affacciato dalla sua finestra su Piazza San Pietro per la preghiera mariana. E dopo la recita del Regina Caeli, il pensiero del Papa va alla preoccupante situazione in Libano:
“Ho seguito con profonda preoccupazione, nei giorni scorsi, la situazione in Libano, dove, allo stallo dell'iniziativa politica, hanno fatto seguito, dapprima, la violenza verbale e poi gli scontri armati, con numerosi morti e feriti. Anche se, nelle ultime ore, la tensione si è allentata, ritengo oggi doveroso esortare i libanesi ad abbandonare ogni logica di contrapposizione aggressiva, che porterebbe il loro caro Paese verso l'irreparabile.Il dialogo, la mutua comprensione e la ricerca del ragionevole compromesso sono l’unica via che può restituire al Libano le sue istituzioni e alla popolazione la sicurezza necessaria per una vita quotidiana dignitosa e ricca di speranza nel domani. Che il Libano, per l’intercessione di Nostra Signora del Libano, sappia rispondere con coraggio alla sua vocazione di essere, per il Medio Oriente e per il mondo intero, segno della reale possibilità di pacifica e costruttiva convivenza tra gli uomini. Le diverse comunità che lo compongono – come ricordava l’Esortazione post-sinodale Una nuova speranza per il Libano (cfr n. 1) – sono al tempo stesso “una ricchezza, un’originalità ed una difficoltà. Ma far vivere il Libano è un compito comune di tutti i suoi abitanti”. Con Maria, Vergine in preghiera a Pentecoste, chiediamo all’Onnipotente un’abbondante effusione dello Spirito Santo, lo Spirito dell’unità e della concordia, che a tutti ispiri pensieri di pace e di riconciliazione.”
Inoltre, anche alla recita del Regina Caeli il Papa incentra la sua riflessione sulla Pentecoste, ricordando l’antica festa ebraica in cui si faceva memoria dell’Alleanza stretta da Dio col suo popolo al monte Sinai, diventata anche festa cristiana proprio per quanto avvenne in tale ricorrenza, 50 giorni dopo la Pasqua di Gesù. “Tutta la missione di Gesù era stata finalizzata a donare agli uomini lo Spirito di Dio e a battezzarli nel suo ‘lavacro’ di rigenerazione”, afferma aggiungendo:
“Allora lo Spirito di Dio è stato effuso in modo sovrabbondante, come una cascata capace di purificare ogni cuore, di spegnere l’incendio del male e di accendere nel mondo il fuoco dell’amore divino.”
“La Pentecoste è perciò, in modo speciale, il battesimo della Chiesa che intraprende la sua missione universale a cominciare dalle strade di Gerusalemme”: lo ribadisce il Papa spiegando che “in questo battesimo di Spirito Santo sono inseparabili la dimensione personale e quella comunitaria, l’io del discepolo e il noi della Chiesa”. Lo Spirito consacra la persona e la rende partecipe della missione di testimoniare il suo amore, attraverso i Sacramenti dell’iniziazione cristiana: il Battesimo e la Confermazione.
“Nel mio Messaggio per la prossima Giornata Mondiale della Gioventù 2008, ho proposto ai giovani di riscoprire la presenza dello Spirito Santo nella loro vita e, quindi, l’importanza di questi Sacramenti. Oggi vorrei estendere l’invito a tutti: riscopriamo, cari fratelli e sorelle, la bellezza di essere battezzati nello Spirito Santo; riprendiamo coscienza del nostro Battesimo e della nostra Confermazione, sorgenti di grazia sempre attuale.”
Tra i saluti in varie lingue, si è rivolto così al gruppo di “Ragazzi per l’Unità” del Movimento dei Focolari, provenienti da molti Paesi dei cinque continenti:
“Cari ragazzi, voi siete un bel segno del fatto che la Chiesa parla tutte le lingue! Seguendo il carisma di Chiara Lubich, continuate con entusiasmo la vostra “corsa per l’unità.”
Un cordiale saluto anche a tutti i pellegrini di lingua italiana, in particolare ai ragazzi di San Martino Gusnago che hanno ricevuto la Cresima, al gruppo dell’Associazione Nazionale Emodializzati e agli alunni della Scuola “Maria Ausiliatrice” di Catania. A tutti auguro una buona domenica di Pentecoste. In polacco, un pensiero alla tradizionale processione e la S. Messa in onore di S. Stanislao, testimone di una fede salda e intrepida.
www.radiovaticana.org/it1/videonews_ita.asp?vaiflv=0000332.flv&vaiserver=A&vai=ctv_frame00332.jpg&var1=11/05/2008&var2=Vatican%20City&var3=Benedetto%20XVI:%20riscopriamo%20il%20sacramento%20della%20Riconciliazione,%20che%20pacifica%20i%20cuori&settimana=20&anno_perlinknav=2008&dal=11/05&...
La Solennità di Pentecoste nelle parole del teologo mons. Bruno Forte
Della Solennità di Pentecoste, celebrata oggi dalla Chiesa, ci parla, nell’intervista di Isabella Piro, mons. Bruno Forte, teologo e arcivescovo dell’arcidiocesi di Chieti-Vasto:
R. – “Gesù apparve loro – dice il capitolo I degli Atti, versetto 3 – vivente”. Ma questa presenza “vivente” di Gesù è garantita in realtà dallo Spirito Santo. Il Signore lo ha promesso e, dunque, la domanda cui il dono dello Spirito risponde è chi renderà presente tra noi il Signore Gesù. La risposta è appunto: lo Spirito Santo. Come nella Trinità egli è il vincolo che unisce l’eterno amante, il Padre, e l’eterno amato, il Figlio. Così nella storia Egli è il vincolo che unisce la comunità dei discepoli, la Chiesa, al Signore Gesù vivente, e rende Gesù presente in mezzo a loro, nel loro cuore.
D. – La Chiesa è Santa “non per i suoi meriti, ma perché è animata dallo Spirito Santo”, ha detto il Papa a proposito della Pentecoste. Quale riflessione scaturisce da questa affermazione?
R. - C’è una duplice forma della santità nella Chiesa: la santità della Chiesa e la santità nella Chiesa. Una santità oggettiva è la santità della Chiesa, che è appunto quella garantita dallo Spirito Santo, quella per la quale la Chiesa, nonostante i limiti di chi ne fa parte, trasmette attraverso la Parola di Dio i sacramenti, la santità di Dio, il dono della sua vita. C’è poi quella che chiamiamo santità nella Chiesa, santità soggettiva di ciascuno, che è appunto la fruttificazione del dono dello Spirito, quando colto nella libertà si sviluppa nella vita dei credenti. La Pentecoste celebra in un certo senso i due aspetti. Da una parte, essa è la testimonianza della santità oggettiva della Chiesa, cioè del fatto che lo Spirito le è dato come garanzia della presenza del Cristo come sorgente e forza di questa presenza. Dall’altra, il fatto che nel cuore dei discepoli c’è un continuo lavorio dello Spirito che li attrae, li conduce al Cristo e che deve essere accolto unicamente nella libertà.
D. - La prima Pentecoste avvenne mentre la Madonna era presente in mezzo ai discepoli, nel Cenacolo di Gerusalemme, e pregava con loro. Il ruolo di Maria è dunque fondamentale…
R. – Maria è la creatura dello Spirito, la Vergine dell’ascolto che si è lasciata totalmente inondare dalla presenza dello Spirito, che vive nell’ombra dello Spirito. E’ la Madre del Verbo, la donna della Nuova Alleanza, Colei in cui la terra ed il cielo vengono ad incontrarsi nel suo Figlio Gesù.
D. – Nella quotidianità, il cuore dei fedeli come può rinnovarsi con l’aiuto dello Spirito Santo?
R. – La sensibilità a questo è andata crescendo negli ultimi decenni, anche con il Concilio Vaticano II. Il cosiddetto Rinnovamento nello Spirito è un segnale importante. La riscoperta dei carismi da parte del Vaticano II ci porta a far sperimentare sempre di più nella nostra vita noi stessi, gli altri e il dono dello Spirito. C’è, dunque, come un bisogno di uscire dalle secche di una certa rigidità di una vita spirituale, semplicemente osservante di norme o di regole, per aprirsi al soffio creativo dello Spirito, che è quello che suscita non soltanto in singole persone straordinarie, ma in ognuno di noi, i carismi secondo il dono di Dio. Vorrei riassumere questo impegno molto pratico, personalmente vivo, in tre ‘no’ e tre ‘sì’. Una Chiesa nel soffio della Pentecoste, una Chiesa del ‘no’ al disimpegno e del ‘sì’ alla corresponsabilità: nessuno deve stare alla finestra. Una Chiesa del ‘no’ alla divisione e del ‘sì’ al dialogo e alla comunione: nessuno può andarsene come un avventuriero per proprio conto. E, finalmente, una Chiesa nel soffio dello Spirito e una Chiesa del ‘no’ alla nostalgia del passato, del ‘sì’ alla perenne novità e riforma che lo Spirito suscita attraverso cammini di santità, di rinnovamento e di conversione.
D. – La Solennità di Pentecoste quest’anno cade a quasi un mese dal viaggio apostolico del Papa negli Stati Uniti e mentre già con la mente siamo alla GMG di Sydney, in Australia, che si terrà a luglio, e il cui motto è: “Avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni”. Quale legame c’è tra questi due momenti del Pontificato di Benedetto XVI?
R. – Io vedo tre scenari che collegano questi eventi nella forza dello Spirito. Nel viaggio in America, specialmente nel discorso del Papa all’ONU, si sente soffiare lo Spirito che chiama la comunità dei popoli, delle nazioni, dunque il villaggio globale, a prendere coscienza delle sue responsabilità e della necessità, dell’urgenza, che in ogni forma vengano rispettati i diritti delle persone, la dignità della persona umana, che si dica ‘no’ ad ogni forma di sopraffazione e di violenza, guerra compresa, per cercare vie di dialogo, di giustizia e di pace per tutti. Un secondo scenario è quello della Chiesa. Certamente, la Giornata mondiale di Sydney sarà una fotografia bella della comunione ecclesiale, con questa rappresentanza di popoli e nazioni, di culture di tutto il mondo, in un continente che per la prima volta si apre ad un evento così straordinario. Lì ci sarà, dunque, una Pentecoste visibile e certamente questo invita tutti a riscoprire il dono della comunione di cui lo Spirito è l’anima. Infine, ed è il terzo elemento, la Giornata mondiale fa confrontare tutti noi con la sfida dei giovani, con quelli che sono il futuro del mondo. Lo Spirito certamente opera in loro e per loro. In fondo, tutto il messaggio della Giornata mondiale di Sydney, centrato sulla figura dello Spirito Santo, è un invito ai giovani a lasciarsi condurre docilmente nello Spirito sulle vie di Dio perché ognuno scopra, possa discernere e realizzare la propria vocazione, cioè il meraviglioso disegno d’amore che Dio ha per ciascuno di questi ragazzi.
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