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+PetaloNero+
Friday, May 02, 2008 2:56 PM
Il saluto del Papa al Rinnovamento nello Spirito riunito a Rimini per la 31.ma Convocazione nazionale



“Sono lieto di far giungere l’espressione della spirituale vicinanza del Santo Padre Benedetto XVI, il quale segue sempre con speciale sollecitudine pastorale il cammino dei movimenti ecclesiali”. Così si apre il lungo messaggio inviato al Rinnovamento nello Spirito Santo (RnS), a firma del segretario di Stato vaticano, cardinale Tarcisio Bertone. La lettera è giunta in occasione della XXXI Convocazione nazionale del RnS, che si è aperta ieri pomeriggio alla Fiera di Rimini sul tema ‘Rigenerati dalla Parola di Dio’ (1 Pt 1, 23). Vi partecipano (fino a domenica) circa 20mila persone, provenienti dai 1.900 gruppi e comunità del RnS in tutta l’Italia.

Nel messaggio, viene sottolineato che il Papa “loda ed incoraggia l’impegno con cui il Rinnovamento nello Spirito, fedele agli insegnamenti del Concilio Vaticano II e del successivo Magistero pontificio, fa proprio e porta avanti lo sforzo di promuovere la comunione e la collaborazione tra le diverse realtà che il medesimo Spirito ha suscitato nella Chiesa”. Oggi pomeriggio, infatti, alla Convocazione del RnS verrà commemorato il decennale della ‘Pentecoste con i Movimenti e le Comunità ecclesiali’, convocata nel 1998 dal Servo di Dio Giovanni Paolo II. A questo evento, interverranno anche rappresentanti della Comunità di Sant’Egidio, del Movimento dei Focolari e di Comunione e Liberazione.

Alla Convocazione nazionale del Rinnovamento, sono giunti numerosi messaggi di saluto. “Auspico che il tema della Convocazione e le giornate che vivrete insieme, siano fermento vivo per una vostra rinnovata presenza nelle famiglie, nella società, nella storia degli uomini”, ha scritto infatti il cardinale Stanislaw Rylko, presidente del Pontificio Consiglio per i Laici. Un altro messaggio è stato inviato a firma del presidente della CEI, cardinale Angelo Bagnasco, e dal segretario generale, mons. Giuseppe Betori: “In un orizzonte di gioiosa speranza”, vi si legge, “si celebrano i vostri lavori e si dispiega la preziosa opera di evangelizzazione che la vostra Associazione, prevalentemente formata da fedeli laici, conduce con spirito di servizio e abbondanza di frutti”.





Si è aperta ieri a Rimini la XXXI Convocazione nazionale del Rinnovamento nello Spirito Santo, sul tema “Rigenerati dalla Parola di Dio” (1 Pt 1, 23). Fino a domenica, vi partecipano oltre 20mila persone. Grande la commozione per un lungo messaggio di Papa Benedetto XVI, letto dal vescovo di Rimini, mons. Francesco Lambiasi. Il Papa ha ricordato il grande incontro dei Movimenti e delle Comunità ecclesiali convocato in Piazza San Pietro da Giovanni Paolo II nella Pentecoste del 1998. Il servizio è di Luciano Castro:


Un commosso applauso ha accolto il lungo messaggio che Papa Benedetto XVI ha voluto inviare al Rinnovamento, a firma del segretario di Stato, cardinale Tarcisio Bertone. “Sua Santità loda ed incoraggia l’impegno con cui il Rinnovamento nello Spirito – si legge nel messaggio – fa proprio e porta avanti lo sforzo di promuovere la comunione e la collaborazione tra le diverse realtà che il medesimo Spirito ha suscitato nella Chiesa”. Nella lettera, viene sottolineato che il Santo Padre “segue sempre con speciale sollecitudine pastorale il cammino dei movimenti ecclesiali” e che esorta il Rinnovamento affinchè “gli aderenti uniscano sempre alla preghiera la fattiva attenzione alle necessità del mondo e al bene degli uomini”. Numerosi altri messaggi di saluto sono giunti al Rinnovamento. “Auspico che il tema della Convocazione e le giornate che vivrete insieme, siano fermento vivo per una vostra rinnovata presenza nelle famiglie, nella società, nella storia degli uomini”, ha scritto il cardinale Stanislaw Rylko, presidente del Pontificio Consiglio per i Laici. Un altro messaggio è stato inviato a firma del presidente della CEI, cardinale Angelo Bagnasco, e del segretario generale, mons. Giuseppe Betori: “In un orizzonte di gioiosa speranza”, vi si legge, “si dispiega la preziosa opera di evangelizzazione che la vostra Associazione, prevalentemente formata da fedeli laici, conduce con spirito di servizio e abbondanza di frutti”. Ieri, la concelebrazione eucaristica è stata presieduta dal cardinale Angelo Scola, patriarca di Venezia. “Siete i testimoni – ha detto il cardinale – della potenza e della forza rigeneratrice che lo Spirito di Gesù Risorto non fa mai mancare nella storia”. Stamani, la seconda giornata si è aperta con una lectio divina sulla misericordia di Dio, guidata da mons. Bruno Forte, arcivescovo di Chieti-Vasto. Nel pomeriggio, sarà invece commemorato il decennale della “Pentecoste con i Movimenti e le Comunità ecclesiali”, convocata nel 1998 dal Servo di Dio Giovanni Paolo II. Vi parteciperanno, oltre al Rinnovamento, rappresentanti della Comunità di Sant’Egidio, del Movimento dei Focolari e di Comunione e Liberazione.





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Friday, May 02, 2008 2:57 PM
La Chiesa celebra la memoria di Sant'Atanasio. Il Papa: pagò con la persecuzione la sua appassionata difesa del mistero dell'Incarnazione



Ricorre oggi la memoria di Sant’Atanasio di Alessandria, vescovo e dottore della Chiesa: Benedetto XVI gli ha dedicato l’udienza generale del 20 giugno 2007 definendolo un “autentico protagonista della tradizione cristiana”. Ripercorriamo la storia di questo grande santo attraverso le parole del Papa. Il servizio di Sergio Centofanti:


Sant’Atanasio nasce in Egitto verso l’anno 300: giovane ecclesiastico partecipa al primo Concilio ecumenico convocato dall’imperatore Costantino nel 325 per assicurare l’unità della Chiesa. I Padri conciliari, contro quanto affermato dagli ariani, ribadiscono con forza che Cristo è vero Dio e vero uomo. Atanasio diventa “appassionato teologo dell’incarnazione del Logos, il Verbo di Dio” fatto carne:


“Proprio per questo motivo Atanasio fu anche il più importante e tenace avversario dell’eresia ariana, che allora minacciava la fede in Cristo, ridotto ad una creatura ‘media’ tra Dio e l’uomo, secondo una tendenza ricorrente nella storia e che vediamo in atto in diversi modi anche oggi”.


Diventato vescovo di Alessandria, Atanasio è contrastato dallo stesso Costantino che per motivi politici voleva rendere la fede più accessibile a tutti i sudditi dell’Impero:


“Atanasio … si dimostrò deciso a respingere ogni compromesso nei confronti delle teorie ariane condannate dal Concilio niceno. La sua intransigenza, tenace e a volte molto dura, anche se necessaria, contro quanti si erano opposti alla sua elezione episcopale e soprattutto contro gli avversari del Simbolo niceno, gli attirò l’implacabile ostilità degli ariani e dei filoariani”.


Per ben cinque volte Atanasio è costretto ad abbandonare Alessandria passando diciassette anni in esilio. Una sofferenza che avrebbe dovuto rivelarsi provvidenziale. Si reca infatti nel deserto sostenuto spiritualmente dal grande eremita Antonio. Sarà poi infatti Atanasio a diffondere nel mondo gli ideali del monachesimo vissuti nel silenzio e nel nascondimento da Sant’Antonio.
Reinsediato definitivamente nella sua sede, il vescovo di Alessandria può continuare a predicare il mistero dell’Incarnazione ripetendo che il Verbo di Dio “si è fatto uomo perché noi diventassimo Dio”:


“L’idea fondamentale di tutta la lotta teologica di Sant’Atanasio era proprio quella che Dio è accessibile. Non è un Dio secondario, è il Dio vero, e tramite la nostra comunione con Cristo noi possiamo unirci realmente a Dio. Egli è divenuto realmente ‘Dio con noi’”.


Sant’Atanasio – conclude il Papa – mostra dunque quali siano gli effetti della fede:

“Abbiamo tanti motivi di gratitudine verso Sant’Atanasio. La sua vita, come quella di Antonio e di innumerevoli altri santi, ci mostra che ‘chi va verso Dio non si allontana dagli uomini, ma si rende invece ad essi veramente vicino’”.





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Friday, May 02, 2008 7:02 PM
Benedetto XVI sostiene la necessità di un'“info-etica”


L'Arcivescovo Celli commenta il messaggio per la Giornata delle Comunicazioni Sociali





CITTA' DEL VATICANO, venerdì, 2 maggio 2008 (ZENIT.org).- E' necessaria un'“info-etica”, sottolinea il presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali raccogliendo la proposta lanciata da Benedetto XVI in occasione della Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, che si celebrerà domenica 4 maggio.

L'Arcivescovo Claudio Maria Celli ha scritto un commento, distribuito dal Consiglio, al messaggio del Papa, sul tema “I mezzi di comunicazione sociale: al bivio tra protagonismo e servizio. Cercare la verità per condividerla”.

“Più di qualcuno pensa che sia oggi necessaria una info-etica così come esiste una bio-etica nel campo della medicina e della ricerca scientifica legata alla vita”, spiega il Pontefice nel suo messaggio.

“Parole, quelle di Benedetto XVI che ci fanno avvertiti ancor di più quanto le comunicazioni sociali siano profondamente legate all'uomo invitandoci, quindi, a difendere gelosamente la persona umana in tutti i suoi ambiti e in tutto ciò che l'uomo è ed è chiamato ad essere”, osserva monsignor Celli.

“Sono dunque parole di coraggio – aggiunge –. Se i media sono una sfida, lo sono prima di tutto all'intelligenza dell'uomo. E la Chiesa non ha paura né dell'intelligenza né della ragione. E se nel documento Conciliare Gaudium et Spes la Chiesa afferma con gioia che 'chi segue Cristo uomo perfetto diventa lui pure più uomo', si può con altrettanta verità dire che chi aiuta l'uomo a conoscere sé stesso e cercare la verità arriva a Cristo”.

“Ecco perché la citazione del Vangelo di Giovanni 'Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi' (Gv 8,32) è traccia e aiuto per affrontare la sfida che oggi la società rivolge ai media, ai suoi operatori e a tutti i fruitori: la ricerca della verità – che è possibile trovare – è via per la comunione tra le persone e i popoli”.

Insieme al suo commento, il Pontificio Consiglio ha distribuito un “Breve questionario su info-etica” (http://www.pccs.it/Documenti/HTML/Ita/GMCS/sussidi/42_gmcs_info_Ita.pdf) in cui, ispirandosi al messaggio del Papa e al magistero della Chiesa, afferma: “In maniera non dissimile da quanto accade sul fronte della vita umana, del matrimonio e della famiglia, e nell'ambito delle grandi questioni contemporanee concernenti la pace, la giustizia e la salvaguardia del creato, anche nel settore delle comunicazioni sociali sono in gioco dimensioni costitutive dell'uomo e della sua verità”.

“Quando la comunicazione perde gli ancoraggi etici e sfugge al controllo sociale, finisce per non tenere più in conto la centralità e la dignità inviolabile dell'uomo, rischiando di incidere negativamente sulla sua coscienza, sulle sue scelte, e di condizionare in definitiva la libertà e la vita stessa delle persone. Ecco perché è indispensabile che le comunicazioni sociali difendano gelosamente la persona e ne rispettino appieno la dignità”.

Il questionario spiega che in questo senso “gli strumenti di comunicazione sociale hanno due alternative e due soltanto. O aiutano l'uomo a crescere nella comprensione e nella pratica della verità e del bene, o si trasformano in forze distruttive che si oppongono al benessere umano”.


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Saturday, May 03, 2008 2:47 PM
LE UDIENZE

Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in Udienza:

Em.mo Card. Camillo Ruini, Vicario Generale di Sua Santità per la Diocesi di Roma;

S.E. Mons. Emilio Aranguren Echeverría, Vescovo di Holguín (Cuba), in Visita "ad Limina Apostolorum"
con il Vescovo emerito: S.E. Mons. Héctor Luis Lucas Peña Gómez;

S.E. Mons. Álvaro Julio Beyra Luarca, Vescovo di Santísimo Salvador de Bayamo y Manzanillo (Cuba), in Visita "ad Limina Apostolorum".

Il Papa riceve questa mattina in Udienza:
Partecipanti alla Sessione Plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali.





I cristiani non separino l'impegno per la pace e la giustizia dall'annuncio del Vangelo: così il Papa alla Pontificia Accademia delle Scienze Sociali



Dignità umana, bene comune, solidarietà e sussidiarietà: Benedetto XVI sottolinea l’attualità dei fondamenti della Dottrina sociale della Chiesa per affrontare le grandi sfide del XXI secolo. L’occasione per un’approfondita riflessione sull’argomento è stata offerta al Pontefice dall’udienza di stamani ai membri della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, riunita in Vaticano per la Plenaria sul tema “Perseguire il bene comune: come solidarietà e sussidiarietà possono operare insieme”. Il servizio di Alessandro Gisotti:

La Dottrina sociale della Chiesa permette di “valutare e affrontare” le grandi questioni che l’umanità ha di fronte all’alba del XXI secolo. E’ quanto sottolineato da Benedetto XVI che ha enumerato gli “imperativi” dei nostri tempi: “La riduzione delle ineguaglianze nella distribuzione dei beni, l’espansione delle opportunità per l’educazione, il sostegno ad una crescita e uno sviluppo sostenibile e la protezione dell’ambiente”. Il Papa ha messo l’accento “sull’interrelazione tra i quattro fondamenti dell’insegnamento sociale cattolico: la dignità della persona umana, il bene comune, la sussidiarietà e la solidarietà”. Ed ha riconosciuto il lavoro della Pontificia Accademia per l’approfondimento della Dottrina sociale della Chiesa e la sua applicazione nei campi dell’economia e della politica:


“How can solidarity and subsidiarity work together…”
Il Papa ha rivolto il pensiero al binomio “solidarietà e sussidiarietà”, su come possano agire assieme nello sviluppo del bene comune. Uno sviluppo rispettoso di quella dignità umana, ha spiegato, che “è il valore intrinseco di ogni persona creata ad immagine e somiglianza di Dio e redenta da Cristo”. Ha quindi sviluppato la riflessione sul legame tra solidarietà e sussidiarietà, quest’ultima intesa come “coordinamento delle attività della società in modo da sostenere la vita interna delle comunità locali”. Il Pontefice ha notato che la dignità della persona può essere posta nell’intersezione di due assi: “Uno orizzontale, rappresentante la solidarietà e la sussidiarietà, l’altro verticale per il bene comune”. D’altro canto, ha evidenziato che le profondità della persona umana superano la capacità delle rappresentazioni schematiche:


“The principles of solidarity and subsidiarity…”
“I principi di solidarietà e sussidiarietà – ha affermato – sono indubbiamente arricchiti dalla nostra fede nella Trinità”, soprattutto nel senso che “questi principi hanno la potenzialità di porre gli uomini e le donne sul cammino per la scoperta del loro destino definitivo e sovrannaturale”. Di conseguenza, ha aggiunto, “la responsabilità dei cristiani nel conseguire la pace e la giustizia, il loro irrevocabile impegno a costruire il bene comune è inseparabile dalla loro missione di proclamare il dono della vita eterna alla quale Dio ha chiamato ogni uomo e donna”. I cristiani, ha detto, devono essere incoraggiati ad impegnarsi con maggiore solerzia nella solidarietà verso gli altri cittadini. Quindi, ha ribadito l’importanza dell’“agire secondo il principio della sussidiarietà attraverso la promozione della vita famigliare, le associazioni volontarie, le iniziative private e un ordine pubblico che favorisca il corretto funzionamento delle comunità basilari della società”:


“When we examine the principles of solidarity and subsidiarity…”
“Quando esaminiamo i principi di solidarietà e sussidiarietà alla luce del Vangelo”, è stata la sua riflessione, comprendiamo che entrambi hanno una dimensione verticale, giacché Gesù ci chiede di amare il nostro prossimo come noi stessi. Una legge, questa, iscritta dal Creatore nella natura di ogni uomo. Per questo, ha aggiunto, la vera solidarietà giunge a compimento “solo quando mettiamo la nostra vita al servizio degli altri”. Allo stesso tempo, anche la sussidiarietà manifesta una dimensione verticale rivolta verso il Creatore. “Una società che onora il principio di sussidiarietà”, ha rilevato il Papa, “libera la gente dal senso di scoraggiamento e sfiducia, garantendo loro la libertà di impegnarsi assieme nella sfera del commercio, della politica e della cultura”. Quando i responsabili del bene comune si conformano al desiderio proprio della natura umana “per l’autogoverno basato sulla sussidiarietà”, ha concluso, “lasciano spazio alla responsabilità e all’iniziativa individuale, ma cosa ancora più importante lasciano spazio all’amore”.




www.radiovaticana.org/it1/videonews_ita.asp?vaiflv=0000318.flv&vaiserver=A&vai=ctv_frame00318.jpg&var1=03/05/2008&var2=Vatican%20City&var3=Papa:%20ridurre%20le%20disugualianze%20nella%20distribuzione%20dei%20beni&settimana=18&anno_perlinknav=2008&dal=27/04&...


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Saturday, May 03, 2008 2:48 PM
LETTERA DEL SANTO PADRE ALL’INVIATO SPECIALE ALLE CELEBRAZIONI DEL 1350° ANNIVERSARIO DI NASCITA DI SAN WILLIBRORDO (LUSSEMBURGO, 11-13 MAGGIO 2008)

In data 8 marzo 2008, il Santo Padre Benedetto XVI ha nominato l’Em.mo Card. Godfried Danneels, Arcivescovo di Malines-Bruxelles, Suo Inviato Speciale alle celebrazioni del 1350° anniversario di nascita di San Willibrordo, che avranno luogo a Lussemburgo dall’11 al 13 maggio 2008.

Il Cardinale Inviato Speciale sarà accompagnato da una Missione composta da:

- Rev.do Mons. Mathias Schiltz, Vicario Generale dell’Arcidiocesi di Lussemburgo;

- Rev.do Can. André Heiderscheid, Prevosto del Capitolo Cattedrale di Lussemburgo.

Pubblichiamo di seguito la Lettera del Santo Padre all’Em.mo Card. Godfried Danneels:


LETTERA DEL SANTO PADRE

Venerabili Fratri Nostro

GODEFRIDO S.R.E. CARDINALI DANNEELS

Archiepiscopo Metropolitae Mechliniensi-Bruxellensi

Divino Spiritu operam comitante suaque gratia largiter fecundante sanctus Villibrordus, una cum aliis sociis, plerumque monachis Benedictinis, ferventer efficaciterque septimo et octavo saeculo evangelizavit amplas Europae regiones. Cum quidem aetate nostra communes Europae christianae radices iterum requirendae sint, omnino laudabile videtur consilium, de quo ad Nos relatum est, videlicet inceptum anniversariam celebrandi memoriam diei natalis eiusdem sancti, qui abhinc MCCCL annos ortus est, atque Romae a Decessore Nostro sancto Sergio I anno DCXCV episcopus est constitutus.

Hic vero Evangelii assiduus praedicator, humilis mysteriorum Dei dispensator, pauperum et principum probus amicus, benignus pater, iustus et sanctus, varias inter difficultates numquam a pastorali destitit ministerio. Adiuvantibus autem Irmina et Pipino II principibus, monasterium exstruxit in loco Echternach, intra fines Ducatus Luxemburgensis, ubi etiam anno DCCXXXIX meritis onustus animam suam sanctam Domino reddidit.

Cupientes Nos eidem tribuere honorem, simulque hortari populos, qui eius apostolicam industriam olim sunt experti, ad christianam fidem spem et caritatem renovandas, libenter accepimus petitionem Venerabilis Fratris Ferdinandi Franck, Archiepiscopi Luxemburgensis, qui humane a Nobis poposcit ut Patrem Purpuratum mitteremus ad memoratum sancti Villibrordi iubilaeum sollemniter celebrandum. Ad te igitur, Venerabilis Frater Noster, qui tot per annos cotidiana actuositate pro concredita tibi parte Ecclesiae insignem te confirmasti Domini Iesu ministrum Nostrumque cooperatorem, qui polles etiam sermonibus his in locis adhibitis, fidentes recurrimus teque his Litteris Nostrum Missum Extraordinarium ad memoratam celebrationem destinamus.

Quocirca diebus XI-XIII proximi mensis Maii liturgicis celebrationibus Nostro nomine Luxemburgi praesidebis Nostramque omnibus significabis salutationem. Populum hortaberis ad constantem erga sanctum Villibrordum devotionem, ut ipse a Christo Domino rectam vitam, altissimam erga divinam legem reverentiam, sinceram caritatem, serenam cum aliis hominibus consuetudinem obtineat atque christiana fides in Europaeis gentibus confirmetur.

Denique Benedictionem Nostram Apostolicam imo ex corde tibi impertimus, Venerabilis Frater Noster, dilectis quoque Pastoribus et Christifidelibus illic congregatis cunctisque faustum hunc eventum participantibus peramanter dilargiendam.

Ex Aedibus Vaticanis, die II mensis Aprilis, anno MMVIII, Pontificatus Nostri tertio.

BENEDICTUS PP. XVI
+PetaloNero+
Saturday, May 03, 2008 2:49 PM
Il Papa presiede il Rosario nella Basilica di Santa Maria Maggiore


Questa sera alle 18.00 il Papa, nel primo sabato del mese di maggio, presiederà la preghiera del Santo Rosario nella Basilica di Santa Maria Maggiore. Durante il rito si svolgerà l’atto di venerazione all’Immagine della Madre di Dio “Salus Populi Romani”. L’avvenimento sarà seguito in diretta dalla Radio Vaticana a partire dalle 17.50. Ma sul significato di questo evento ascoltiamo la riflessione del cardinale Paul Poupard, presidente emerito del Pontificio Consiglio della Cultura, al microfono di Giovanni Peduto:

R. – Direi che è un gesto molto eloquente: il Santo Padre fa come i suoi predecessori andando a rendere omaggio e pregando in questa Basilica luminosa di bellezza, cappella maggiore si dice perché patrona di tutte le chiese, di tutte le cappelle e gli oratori dedicati a Maria Vergine in tutto il mondo. Che cosa va a fare? Va a dare l’esempio, a recitare il Rosario, questa preghiera del Rosario che è la preghiera più bella che ci può essere attraverso questi misteri gioiosi, luminosi, dolorosi, gloriosi e il Papa dà l’esempio, direi, ad ogni fedele, e a tutti, perchè ci sia una grande devozione per Maria, pregandola come sempre attraverso i misteri della sua vita che sono i misteri di Cristo, che sono i misteri della fede.




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+PetaloNero+
Saturday, May 03, 2008 2:50 PM
Giornata mondiale delle comunicazioni sociali: il Papa invita i mass media al servizio evitando il protagonismo. Intervista con mons. Celli


“I mezzi di comunicazioni sociale al bivio tra protagonismo e servizio; cercare la verità per condividerla”: è il tema scelto da Benedetto XVI per la 42.ma Giornata mondiale delle Comunicazioni Sociali che si celebra domani. Ma qual è il nucleo centrale del messaggio del Papa per la Giornata di quest’anno? Giovanni Peduto lo ha chiesto al presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, l’arcivescovo Claudio Maria Celli:

R. –Il Papa mette bene in risalto che i mezzi di comunicazione sociale, che sono in sé una realtà positivissima, si trovano in un momento fondamentale, in un crocevia - e come dice il Papa stesso – sono ad un bivio. Che ruolo deve giocare un mezzo di comunicazione sociale? Un ruolo anzitutto di servizio. Un ruolo di servizio affinché l’uomo diventi sempre più uomo e questo perchè la sua più grande dignità è proprio quella di cercare la verità. I mezzi di comunicazione sociale dovrebbero favorire questa ricerca dell’uomo della verità, che - come dice il Papa - una volta ritrovata deve poi essere condivisa. Questo è il punto di riferimento fondamentale. In questa prospettiva – come lei sa bene – il Papa ha parlato anche di infoetica e perchè? Perchè c’è una dimensione etica in questa ricerca. Volevo fare una sottolineatura che mi sembra fondamentale proprio riguardo a questo tema: il Papa sottolinea – e qui cito – che “il ruolo che gli strumenti della comunicazione sociale hanno assunto nella società va ormai considerato parte integrante della questione antropologica, che emerge come sfida cruciale del terzo millennio. In maniera non dissimile da quanto accade sul fronte della vita umana, del matrimonio e della famiglia e nell’ambito delle grandi questioni contemporanee - concernenti la pace, la giustizia, la salvaguardia del creato - anche nel settore delle comunicazioni sociali sono in gioco dimensioni costitutive dell’uomo e della sua verità”. Ecco il grande tema di quest’anno.


D. – Vogliamo puntualizzare questo bivio, a cui lei ha accennato, tra protagonismo e servizio. Come mai si è arrivati a questo e cosa si può fare per cercare la verità e, quindi, condividerla come esorta il Papa?


R. – Il Papa sottolinea, proprio nella prima parte del suo messaggio, che l’umanità si trova di fronte ad un bivio ed anche per i media vale quanto aveva scritto Benedetto XVI nell’Enciclica Spe Salvi - dedicata alla speranza - circa l’ambiguità del progresso, che offre inedite possibilità per il bene, ma apre – al tempo stesso – possibilità abissali di male, che prima non esistevano. Anche i mass-media, i mezzi di comunicazione sociale entrano in questo grande gioco. Lei sa molto bene come oggi i mezzi di comunicazione abbiano la capacità di influire sul cammino dell’uomo, sulle sue scelte, sul suo stile di vita. Ecco perchè i mezzi di comunicazione sociale devono riscoprire quale sia la loro finalità, perchè accanto a questa grande capacità che hanno di fare il bene, è innegabilmente - e noi lo possiamo vedere chiaramente – come possano turbare ed alterare il cammino e le scelte dell’uomo, giocano così un ruolo negativo nel cammino stesso dell’uomo. Io penso che tutti coloro che sono impegnati nel campo delle comunicazioni dovrebbero pensare e meditare su quale importanza abbiano questi mezzi e, quindi, sul ruolo che giocano.


D. – Non manca il rischio – aggiunge il Papa – che i mass-media si trasformino in sistemi volti a sottomettere l’uomo a logiche dettate dagli interessi dominanti del momento, imponendo modelli distorti di vita personale, familiare o sociale…


R. – E’ vero e di questo tutti noi ce ne rendiamo conto. E’ proprio ciò di cui parlavo poco fa. I mezzi di comunicazione sociale, che hanno questa grande capacità, hanno ridotto il mondo ad un villaggio globale. Oggi sappiamo, nello stesso momento, cosa stia avvenendo in America Latina, in Africa, in Asia e tutto quello che avviene nelle diverse parti del mondo diventa così parte della nostra stessa vita, della nostra consapevolezza, del nostro cammino, della nostra sensibilità di uomini attenti a tutto ciò che riguarda l’uomo nel suo cammino esistenziale. Allo stesso tempo, però, possiamo vedere come questi mezzi possano influire negativamente sulle scelte, sullo stile di vita, sugli orientamenti. Lei pensi, ad esempio, come alcune trasmissioni possano incidere negativamente sulla vita familiare, come possano dare modelli di vita familiare che non rispondono al messaggio del Vangelo ed anche a determinati contenuti umani. Molte volte, ci accorgiamo che ciò che stiamo perdendo non è solamente la fede ed i contenuti legati al messaggio evangelico, ma stiamo perdendo od alterando quei grandi valori umani, che rappresentano poi il nostro patrimonio esistenziale, che caratterizzano la nostra stessa identità culturale. Il nostro cammino di uomini è, infatti, marcato e caratterizzato da determinati valori. Ed è un gran peccato che questi valori vengano alterati da tante trasmissioni, da tante realtà mediatiche che ne sviliscono la portata ed i contenuti.




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Saturday, May 03, 2008 3:09 PM
IL PAPA RICEVE RUINI, PRESTO SUCCESSIONE A ROMA

CITTA' DEL VATICANO - Benedetto XVI ha ricevuto stamane in udienza privata in Vaticano il cardinale vicario Camillo Ruini. Lo rende noto un comunicato della Sala Stampa della Santa Sede senza dare, come è norma, ulteriori dettagli sui contenuti del colloquio. E' tuttavia probabile che il Papa e il suo vicario abbiano parlato dell'ormai imminente cambio della guardia nel Palazzo del Laterano. Ruini, settantasettenne, era giunto a scadenza del suo mandato, a norma del codice di diritto canonico, due anni fa, all'età di 75 anni, ma era stato prorogato nell'incarico da Ratzinger che lo considera uno dei suoi più stretti e preziosi collaboratori. Ora i tempi sembrano essere maturi: il porporato emiliano festeggerà. il prossimo 21 giugno, insieme a tutti i sacerdoti della diocesi i suoi 25 anni di episcopato. Sarà quello il momento dell'addio. Per la sua successione, il nome più accreditato è quello del card. Agostino Vallini, attuale prefetto del Tribunale della Segnatura Apostolica, apprezzato canonista ma anche uomo di grande esperienza pastorale, maturata sia come ausiliare a Napoli sia come vescovo di Albano.

PAPA: DIFESA DELL'AMBIENTE E EQUA DISTRIBUZIONE DEI BENI
La difesa dell'ambiente, la lotta alle diseguaglianze nella distribuzione dei beni, la promozione dell'istruzione e di una crescita economica sostenibile sono tra le principali sfide del XXI secolo: è quanto ha indicato stamane Benedetto XVI, ricevendo in Vaticano i partecipanti alla XVI sessione plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali. Per affrontare queste sfide, ha spiegato Benedetto XVI, occorre basarsi su quattro principi fondamentali della dottrina sociale cattolica: "la dignità della persona umana, il bene comune, la sussidiarità (ovvero il coordinamento di tutte le attività della società) e la solidarietà ". "Questi strumenti chiave che emergono - ha spiegato - dal contatto vivente tra il vangelo e la concrete circostanze sociali , offrono un quadro-base per analizzare e fronteggiare gli imperativi che stanno di fronte all'umanità, nell'alba del XXI secolo, così come la riduzione delle ineguaglianze nella distribuzione dei beni, la necessaria moltiplicazione delle opportunità per l'istruzione, la promozione di una crescita sostenibile e dello sviluppo, e la protezione dell'ambiente".


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Saturday, May 03, 2008 3:10 PM
Papa; oggi primo incontro pubblico con neo-sindaco Roma Alemanno

Roma, 3 mag. (Apcom) - Primo incontro pubblico tra Benedetto XVI e il neo-sindaco di Roma, Gianni Alemanno: si terrà oggi, quando i due potranno incontrarsi nella Basilica di Santa Maria Maggiore, alle 17.45, in occasione dell'inaugurazione del mese mariano. Appena eletto primo cittadino, Alemanno aveva inviato un telegramma a Papa Ratzinger e il giorno successivo, nella sua prima conferenza stampa, aveva annunciato di aver chiesto udienza privata a Benedetto XVI. In attesa di un incontro privato, intanto oggi il faccia a faccia in pubblico.

Fonte: Apcom




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Saturday, May 03, 2008 9:02 PM
Il Rosario del papa a Santa Maria Maggiore. Il primo incontro con il sindaco di Roma



di Angela Ambrogetti/ 03/05/2008

Al canto del "Tu es Petrus", il papa è entrato nella più antica basilica mariana, Santa Maria Maggiore, a Roma, per aprire il mese dedicato alla Madre di Dio, con la recita del Rosario. Al termine, il saluto al sindaco Gianni Alemanno.

Al canto del "Tu es Petrus", il papa è entrato nella più antica basilica mariana, Santa Maria Maggiore, a Roma, per aprire il mese dedicato alla Madre di Dio, con la recita del Rosario. Una nuova consuetudine che permette a moltissimi fedeli di seguire questa antica pratica di devozione mariana, dedicata oggi alla riflessione sui misteri Gaudiosi.

A salutare papa Benedetto XVI, il cardinale arciprete della Basilica, Bernard Law, che ha ricordato "la venerazione, della preziosa e amata icona "Salus Popoli Romani". Da parte sua, il pontefice, ha parlato della popolarità della preghiera del Rosario e dei suoi ricordi di infanzia. "Nell’esperienza della mia generazione - ha detto - le sere di maggio rievocano dolci ricordi legati agli appuntamenti vespertini per rendere omaggio alla Madonna. Come, infatti, dimenticare la preghiera del Rosario in parrocchia oppure nei cortili delle case e nelle contrade dei paesi?".

"Non è una pratica relegata al passato, - continua il papa - ma uno dei segni più eloquenti dell’amore che le giovani generazioni nutrono per Gesù e per la Madre sua Maria". Del resto, "nel mondo attuale così dispersivo, questa preghiera aiuta a porre Cristo al centro, come faceva la Vergine, che meditava interiormente tutto ciò che si diceva del suo Figlio, e poi quello che Egli faceva e diceva". Benedetto XVI ha ricordato poi che "il Rosario, quando è pregato in modo autentico, non meccanico e superficiale ma profondo, reca infatti pace e riconciliazione. Contiene in sé la potenza risanatrice del Nome santissimo di Gesù, invocato con fede e con amore al centro di ogni Ave Maria".

Il rosario ha fatto da sfondo anche al primo incontro attesissimo del nuovo sindaco di Roma con Benedetto XVI che dopo aver affidato a Maria la sua preghiera per i grandi problemi dell’umanità come la pace nel mondo, l’unità dei cristiani, il dialogo fra tutte le culture, ha salutato il primo cittadino: "Al nuovo Sindaco di Roma, Onorevole Gianni Alemanno, che vedo qui presente, rivolgo l’augurio di un proficuo servizio per il bene dell’intera comunità cittadina." Poi, la benedizione e il rientro in Vaticano, sulle note del canto mariano del tempo di Pasqua , il Regina Coeli.


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“Il Santo Rosario non è una pratica relegata al passato”, ma “reca pace e riconciliazione”: così il Papa al termine del Rosario in S. Maria Maggiore




“Il Santo Rosario non è una pratica relegata al passato”, ma è una preghiera che “reca pace e riconciliazione”: così, in sintesi, Benedetto XVI, a conclusione della Preghiera Mariana presieduta oggi pomeriggio nella Basilica di Santa Maria Maggiore. Moltissimi i fedeli accorsi alla celebrazione in questo primo sabato di maggio, mese tradizionalmente dedicato a Maria. Tra i presenti, anche il neo sindaco di Roma, Gianni Alemanno, cui il Papa ha rivolto l’augurio di “un proficuo servizio per il bene dell’intera comunità cittadina”. Il servizio di Isabella Piro:

(canto: Salve Regina)


Maria, Salus Popoli Romani: l’icona della Vergine, Salvezza del popolo romano, ha accolto Benedetto XVI al suo ingresso nella Basilica di Santa Maria Maggiore. Il Santo Padre l’ha venerata in silenzio, prima di dare inizio alla preghiera a lei dedicata, il Santo Rosario. La recita dei Misteri Gaudiosi ha ripercorso le tappe della vita di Cristo che vanno dall’Annunciazione a Maria all’episodio di Gesù al tempio, seduto tra i dottori. Momenti suggestivi, che hanno suscitato nello stesso Papa ricordi della sua infanzia:


“Nell’esperienza della mia generazione, le sere di maggio rievocano dolci ricordi legati agli appuntamenti vespertini per rendere omaggio alla Madonna. Come, infatti, dimenticare la preghiera del Rosario in parrocchia oppure nei cortili delle case e nelle contrade dei paesi?”

Benedetto XVI si è quindi soffermato sulla forza ancora viva del Santo Rosario e sulla sua dimensione di preghiera portatrice di pace:


“Oggi insieme confermiamo che il Santo Rosario non è una pratica relegata al passato, come preghiera di altri tempi a cui pensare con nostalgia. Il Rosario sta invece conoscendo quasi una nuova primavera. Questo è senz’altro uno dei segni più eloquenti dell’amore che le giovani generazioni nutrono per Gesù e per la Madre sua Maria. Nel mondo attuale così dispersivo, questa preghiera aiuta a portare Cristo al centro, come faceva la Vergine, che meditava interiormente tutto ciò che si diceva del suo Figlio, e poi quello che Egli faceva e diceva”.

“Con Maria si orienta il cuore al mistero di Gesù”, ha aggiunto il Papa; ci aiuti la Beata Vergine ad accogliere in noi la grazia che promana dai misteri del Rosario, “affinché attraverso di noi possa “irrigare” la società, a partire dalle relazioni quotidiane, e purificarla da tante forze negative aprendola alla novità di Dio”. Perchè, ha continuato il Santo Padre, la potenza della preghiera mariana è proprio questa:


“Il Rosario, quando è pregato in modo autentico, non meccanico e superficiale ma profondo, reca infatti pace e riconciliazione. Contiene in sé la potenza risanatrice del Nome santissimo di Gesù, invocato con fede e con amore al centro di ogni Ave Maria”.

Di qui, l’invito rivolto dal Pontefice a tutti i fedeli affinché, durante il mese mariano, si sentano “vicini e uniti nella preghiera”, così da formare, con l’aiuto della Madonna, “un cuore solo e un’anima sola”. E poi, una richiesta:


“Vi affido le intenzioni più urgenti del mio ministero, le necessità della Chiesa, i grandi problemi dell’umanità: la pace nel mondo, l’unità dei cristiani, il dialogo fra tutte le culture. E pensando a Roma e all’Italia vi invito a pregare per gli obiettivi pastorali della Diocesi, e per lo sviluppo solidale di questo amato Paese”.

Un invito prontamente accolto dal card. Bernard Francio Law, Arciprete della Basilica di Santa Maria Maggiore, che ha così salutato Benedetto XVI:


“Oggi ci uniamo alle Sue preghiere per la santità e l’unità della Chiesa, per la pace nel mondo, costruita sul riconoscimento della dignità di ogni essere umano, la quale proviene da Dio, per gli ammalati e i deboli, e per tutti coloro che sono vulnerabili. Con il cuore pieno di gratitudine, noi preghiamo per Lei, Santo Padre, e per la Sua missione di confermarci nella Fede, per ricordarci il motivo della nostra speranza, e per spingerci a vivere nell’amore di Cristo”.

(canto: Regina Caeli)


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PAPA/ ROSARIO A SANTA MARIA MAGGIORE, LA 'PRIMA' CON ALEMANNO
L'augurio in pubblico al neo-sindaco


Roma, 3 mag. (Apcom) - Primo incontro pubblico tra Benedetto XVI e il neo-sindaco di Roma, Gianni Alemanno. L'occasione è la recita del rosario nella Basilica di Santa Maria Maggiore dove questo pomeriggio il Papa si è recato in occasione dell'inaugurazione del mese mariano. Al termine della celebrazione, il primo cittadino - accompagnato dalla moglie Isabella Rauti - si è inchinato davanti al Pontefice, baciandogli l'anello e scambiando con lui qualche parola.

Appena eletto sindaco, Alemanno aveva inviato un telegramma a Papa Ratzinger e il giorno successivo, nella sua prima conferenza stampa, aveva annunciato di aver chiesto udienza privata a Benedetto XVI. "Il Papa concederà senz'altro udienza al sindaco di Roma - fanno sapere dal Vaticano - perchè è vescovo della città. Ci saranno da stabilire tempi e modi".

A Santa Maria Maggiore, il Papa è stato accolto dal cardinale Bernard Law, arciprete della Basilica di Santa Maria Maggiore. Benedetto XVI ha percorso la navata centrale della Basilica per poi soffermarsi, in ginocchio, davanti all'icona 'Maria Salus Populi Romani'. C'è stato poi il saluto del cardinale Law, prima dell'inizio della recita del rosario. Il Papa ha poi presieduto la liturgia sempre in ginocchio.


COMUNE ROMA/ IL PAPA: AUGURI AD ALEMANNO, SERVA L'INTERA CITTA'
Il neosindaco al rosario di Benedetto XVI a Santa Maria Maggiore


Roma, 3 mag. (Apcom) - Pubblici auguri di Benedetto XVI al nuovo sindaco di Roma, Gianni Alemanno, che insieme alla moglie Isabella Rauti, partecipa questa sera alla recita del rosario nella Basilica capitolina di Santa Maria Maggiore.

"Al nuovo sindaco di Roma che vedo qui presente -ha detto il Papa dall'altare - rivolgo gli auguri di un proficuo servizio da svolgere per il bene dell'intera città".

Alemanno, prima dell'inizio della celebrazione, ha ricordato di aver chiesto udienza privata al Pontefice, dichiarandosi molto emozionato. "Il Papa concederà senz'altro udienza al sindaco di Roma - fanno sapere dal Vaticano - perchè è vescovo della città. Ci saranno da stabilire tempi e modi".

Al termine del rosario, il primo cittadino di Roma e Ratzinger hanno scambiato personalmente un breve saluto: "Grazie, grazie", ha ripetuto Alemanno, visibilmente emozionato. Dal sindaco di Roma, come dalla signora Rauti, completo bianco con velo nero in testa, è stato fatto il baciamano del Pontefice. Presenti anche, tra gli altri, Marcello Pera e Gianni Letta, oltre a Joaquin Navarro-Valls, ex direttore della sala stampa della Santa Sede.


+PetaloNero+
Saturday, May 03, 2008 9:06 PM
Il cardinale Vallini verso la successione a Ruini
Il Papa: «Ci aiuti Maria a purificare Roma»




ROMA (3 maggio) - Si avvicinano i tempi del cambio della guardia nella diocesi di Roma. Benedetto XVI ha ricevuto in udienza privata Camillo Ruini, cardinale vicario della città dal 1991. E' probabile che il Papa e il cardinale abbiano parlato dell'ormai imminente cambio della guardia nel Palazzo del Laterano.

Camillo Ruini è giunto, come prevede il codice canonico, alla scadenza del suo mandato due anni fa, all'età di 75 anni. Papa Ratzinger, che considera il porporato emiliano uno dei suoi più stretti e preziosi collaboratori, lo aveva voluto ancora come suo vice. Ora però i tempi per la sostituzione sembrano maturi: Ruini il prossimo 21 giugno festeggerà insieme a tutti i sacerdoti della diocesi i suoi 25 anni di episcopato con una messa nella Basilica di San Giovanni, che potrebbe essere il momento dell'addio.

Il nuovo vicario. Secondo indiscrezioni, il posto di Ruini come vicario della Curia romana dovrebbe essere occupato da Agostino Vallini, attuale Prefetto del Tribunale della Segnatura Apostolica. Il condizionale è d'obbligo perché la nomina spetta solo al Papa. Quanto ai tempi, la decisione potrebbe essere annunciata entro il prossimo mese e diventare operativa entro l'estate.

Ci aiuti Maria a purificare Roma. Benedetto XVI, al termine del Rosario recitato questa sera a Santa Maria Maggiore alla presenza del neosindaco Gianni Alemanno, ha invocato la Madonna perché aiuti a «irrigare Roma a partire dalle sue relazioni quotidiane, a purificarla dalle tante cose negative, aprendola alla verità di Dio».


www.ilmessaggero.it
+PetaloNero+
Sunday, May 04, 2008 3:18 PM
LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DEL REGINA CAELI


Alle ore 12 di oggi, Solennità dell’Ascensione del Signore, sul Sagrato della Basilica Vaticana, il Santo Padre guida la recita del Regina Caeli con gli appartenenti all’Azione Cattolica, i fedeli ed i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro.

Queste le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana:



PRIMA DEL REGINA CAELI

Cari fratelli e sorelle,

oggi si celebra in vari Paesi, tra cui l’Italia, la solennità dell’Ascensione di Cristo al cielo, mistero della fede che il Libro degli Atti degli Apostoli colloca quaranta giorni dopo la risurrezione (cfr At 1,3-11), ed è perciò che in Vaticano e in alcune Nazioni del mondo esso è già stato celebrato giovedì scorso. Dopo l’Ascensione i primi discepoli restano riuniti nel Cenacolo intorno alla Madre di Gesù, in fervida attesa del dono dello Spirito Santo, promesso da Gesù (cfr At 1,14). In questa prima domenica di maggio, mese mariano, riviviamo questa esperienza anche noi, sentendo più intensamente la presenza spirituale di Maria. E Piazza San Pietro si presenta oggi quasi come un "cenacolo" a cielo aperto, gremito di fedeli, in gran parte soci dell’Azione Cattolica Italiana, ai quali mi rivolgerò dopo la preghiera mariana del Regina Caeli.

Nei suoi discorsi di addio ai discepoli, Gesù ha molto insistito sull’importanza del suo "ritorno al Padre", coronamento di tutta la sua missione: Egli infatti è venuto nel mondo per riportare l’uomo a Dio, non sul piano ideale – come un filosofo o un maestro di saggezza – ma realmente, quale pastore che vuole ricondurre le pecore all’ovile. Questo "esodo" verso la patria celeste, che Gesù ha vissuto in prima persona, l’ha affrontato totalmente per noi. E’ per noi che è disceso dal Cielo ed è per noi che vi è asceso, dopo essersi fatto in tutto simile agli uomini, umiliato fino alla morte di croce, e dopo avere toccato l’abisso della massima lontananza da Dio. Proprio per questo il Padre si è compiaciuto in Lui e Lo ha "sovraesaltato" (Fil 2,9), restituendoGli la pienezza della sua gloria, ma ora con la nostra umanità. Dio nell’uomo – l’uomo in Dio: questa è ormai una verità non teorica ma reale. Perciò la speranza cristiana, fondata in Cristo, non è un’illusione ma, come dice la Lettera agli Ebrei, "in essa noi abbiamo come un’àncora della nostra vita" (Eb 6,19), un’àncora che penetra nel Cielo dove Cristo ci ha preceduto.

E di che cosa ha più bisogno l’uomo di ogni tempo se non di questo: di un saldo ancoraggio per la propria esistenza? Ecco allora nuovamente il senso stupendo della presenza di Maria in mezzo a noi. Volgendo lo sguardo verso di Lei, come i primi discepoli, siamo immediatamente rinviati alla realtà di Gesù: la Madre rimanda al Figlio, che non è più fisicamente tra noi, ma ci attende nella casa del Padre. Gesù ci invita a non restare a guardare in alto, ma a stare insieme uniti nella preghiera, per invocare il dono dello Spirito Santo. Solo infatti a chi "rinasce dall’alto", cioè dallo Spirito di Dio, è aperto l’ingresso nel Regno dei cieli (cfr Gv 3,3-5), e la prima "rinata dall’alto" è proprio la Vergine Maria. A Lei pertanto ci rivolgiamo nella pienezza della gioia pasquale.




DOPO IL REGINA CAELI

Chers pèlerins francophones présents à la prière mariale de ce jour, je vous adresse mes salutations chaleureuses. Avec l’aide de la Vierge Marie, puissiez-vous ouvrir vos cœurs à l’Esprit Saint, pour être témoins, personnellement et en Église, de la Bonne Nouvelle du salut.

I greet with joy the English-speaking pilgrims who have come here today, particularly the members of the Neo-Catechumenal Way from Mumbai in India. In the course of this week we will pray with the whole Church for the coming of the Holy Spirit. May all of you receive abundant blessings of peace and joy.

Mit Freude grüße ich alle Pilger und Besucher deutscher Sprache hier auf dem Petersplatz. Diese Tage vor Pfingsten sind eine Zeit des besonderen Gebets um den Heiligen Geist. Bitten wir inständig um die Gabe des Geistes Gottes! Er macht uns neu, er schenkt Leben und gibt Kraft, das Antlitz der Erde zu erneuern. Der Herr erfülle euch mit seiner Gnade und seinem Frieden.

Saludo con afecto a los peregrinos de lengua española, en particular a los fieles de las Parroquias del Sagrado Corazón de Jesús, de Albacete, y de San Juan Bautista, de Fuensalida, en Toledo. En este día, en el que en algunos lugares se celebra la solemnidad de la Ascensión del Señor a la derecha del Padre, os invito a exultar de gozo por este gran misterio, que acrecienta nuestra esperanza de llegar también nosotros, como miembros de su cuerpo, donde nos ha precedido Él, que es nuestra Cabeza. Feliz domingo a todos.

Pozdrawiam serdecznie Polaków. Uroczystość Królowej Polski i Wniebowstąpienie Pańskie nadają szczególny akcent pierwszym dniom maja. Niech nasze serca przenika nadzieja i radość, że kiedyś spotkamy się z Chrystusem i z Jego Matką w chwale nieba. Z serca wam błogosławię.

[Saluto cordialmente tutti i Polacchi. La Solennità della Vergine Maria Regina della Polonia e la Solennità dell’Ascensione del Signore conferiscono un accento particolare a questi primi giorni del mese di maggio. I nostri cuori siano ricolmi della speranza e della gioia che un giorno, nella gloria del cielo, ci incontreremo con Gesù e con sua Madre. Vi benedico tutti di cuore.]

Saluto infine con affetto i pellegrini di lingua italiana, in particolare le Suore dell’Adorazione Perpetua del Santissimo Sacramento, la cui fondatrice Maria Maddalena dell’Incarnazione ieri è stata proclamata beata. Saluto inoltre i giovani dell’Oratorio Sacra Famiglia di Cinisello Balsamo, i ragazzi che si preparano a ricevere la Cresima, il Centro "Grazie alla vita" di Mezzolombardo, la scolaresca di Sènnori e i fedeli provenienti da Villa Garibaldi, da Coste e Madonna della Salute e da Scandicci. A tutti auguro una buona domenica.



In 100mila al Regina Caeli in Piazza San Pietro e per l'incontro del Papa con l'Azione Cattolica



Oltre 100 mila persone riempiono Piazza San Pietro in una stupenda giornata di sole per il Regina Caeli, nella Solennità dell’Ascensione, e l’incontro del Papa con l’Azione Cattolica per i 140 anni della sua fondazione. Il servizio di Sergio Centofanti.

Grande entusiasmo in Piazza San Pietro definita da Benedetto XVI quasi un “cenacolo” a cielo aperto con le decina di migliaia di aderenti dell’azione Cattolica giunti da tutta Italia per l’incontro col Vicario di Cristo. Il Papa al Regina Caeli ha parlato dell’Ascensione di Gesù il quale – ha detto – “è venuto nel mondo per riportare l’uomo a Dio, non sul piano ideale – come un filosofo o un maestro di saggezza – ma realmente, quale pastore che vuole ricondurre le pecore all’ovile”:


“Questo ‘esodo’ verso la patria celeste, che Gesù ha vissuto in prima persona, l’ha affrontato totalmente per noi. E’ per noi che è disceso dal Cielo ed è per noi che vi è asceso, dopo essersi fatto in tutto simile agli uomini, umiliato fino alla morte di croce, e dopo avere toccato l’abisso della massima lontananza da Dio. Proprio per questo il Padre si è compiaciuto in Lui e Lo ha ‘sovraesaltato’ (Fil 2,9), restituendoGli la pienezza della sua gloria, ma ora con la nostra umanità. Dio nell’uomo – l’uomo in Dio: questa è ormai una verità non teorica ma reale. Perciò la speranza cristiana, fondata in Cristo, non è un’illusione ma, come dice la Lettera agli Ebrei, ‘in essa noi abbiamo come un’àncora della nostra vita’ (Eb 6,19), un’àncora che penetra nel Cielo dove Cristo ci ha preceduto”.


Il Papa volge quindi il suo pensiero a Maria:


“Volgendo lo sguardo verso di Lei, come i primi discepoli, siamo immediatamente rinviati alla realtà di Gesù: la Madre rimanda al Figlio, che non è più fisicamente tra noi, ma ci attende nella casa del Padre”.


Alla fine del Regina Caeli è iniziato l’incontro con l’Azione Cattolica.




www.radiovaticana.org/it1/videonews_ita.asp?vaiflv=0000321.flv&vaiserver=A&vai=ctv_frame00321.jpg&var1=04/05/2008&var2=Vatican%20City&var3=La%20preghiera%20mariana%20del%20Regina%20Caeli%20con%20il%20Santo%20Padre&settimana=19&anno_perlinknav=2008&dal=04/05&...






INCONTRO CON L’AZIONE CATTOLICA ITALIANA

Dopo la recita del Regina Caeli, il Santo Padre Benedetto XVI incontra in Piazza San Pietro gli appartenenti all’Azione Cattolica Italiana, che hanno partecipato alla Celebrazione Eucaristica presieduta dall’Em.mo Card. Angelo Bagnasco, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, nella ricorrenza dei 140 anni di fondazione dell’Associazione.

Pubblichiamo di seguito il discorso che il Papa rivolge loro:



DISCORSO DEL SANTO PADRE

Cari ragazzi, giovani e adulti di Azione Cattolica!

E’ per me una grande gioia accogliervi quest’oggi qui, in Piazza San Pietro, dove in passato non poche volte la vostra benemerita Associazione ha incontrato il Successore di Pietro. Grazie per questa vostra visita. Saluto con affetto tutti voi, venuti da ogni parte d’Italia, come pure i membri del Forum Internazionale che provengono da quaranta Paesi del mondo. In particolare saluto il Presidente nazionale, Professor Luigi Alici, che ringrazio per le sentite espressioni che mi ha rivolto, l’Assistente generale, Monsignor Domenico Sigalini, e i responsabili nazionali e diocesani. Vi ringrazio anche per il particolare dono che mi avete voluto offrire attraverso i vostri rappresentanti e che testimonia la vostra solidarietà verso i più bisognosi. Viva riconoscenza esprimo al Cardinale Angelo Bagnasco, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, che ha celebrato per voi la Santa Messa.

Siete venuti a Roma in spirituale compagnia dei vostri numerosi santi, beati, venerabili e servi di Dio: uomini e donne, giovani e bambini, educatori e sacerdoti assistenti, ricchi di virtù cristiane, cresciuti nelle file dell’Azione Cattolica, che in questi giorni compie 140 anni di vita. La magnifica corona dei volti che abbracciano simbolicamente Piazza San Pietro è una testimonianza tangibile di una santità ricca di luce e di amore. Questi testimoni, che hanno seguito Gesù con tutte le loro forze, che si sono prodigati per la Chiesa e per il Regno di Dio, rappresentano la vostra più autentica carta d’identità. Non è forse possibile, ancora oggi, per voi ragazzi, per voi giovani e adulti, fare della vostra vita una testimonianza di comunione con il Signore, che si trasformi in un autentico capolavoro di santità? Non è proprio questo lo scopo della vostra Associazione? Ciò sarà certamente possibile se l’Azione Cattolica continuerà a mantenersi fedele alle proprie profonde radici di fede, nutrite da un’adesione piena alla Parola di Dio, da un amore incondizionato alla Chiesa, da una partecipazione vigile alla vita civile e da un costante impegno formativo. Cari amici, rispondete generosamente a questa chiamata alla santità, secondo le forme più consone alla vostra condizione laicale! Continuate a lasciarvi ispirare dalle tre grandi "consegne" che il mio venerato predecessore, il Servo di Dio Giovanni Paolo II vi ha affidato a Loreto nel 2004: contemplazione, comunione e missione.

L’Azione Cattolica nacque come una particolare associazione di fedeli laici contrassegnata da uno speciale e diretto legame con il Papa, diventando ben presto una forma preziosa di "collaborazione dei laici all’apostolato gerarchico", raccomandata "vivamente" dal Concilio Vaticano II, che ne individuò le irrinunciabili "note caratteristiche" (cfr Decreto Apostolicam actuositatem, 20). Questa sua vocazione resta valida ancor oggi. Vi incoraggio pertanto a proseguire con generosità nel vostro servizio alla Chiesa. Assumendone il fine apostolico generale, in spirito di intima unione con il Successore di Pietro e di operosa corresponsabilità con i Pastori, voi incarnate una ministerialità in equilibrio fecondo tra Chiesa universale e Chiesa locale, che vi chiama ad offrire un contributo incessante e insostituibile alla comunione.

Questo ampio respiro ecclesiale, che identifica il vostro carisma associativo, non è il segno di un’identità incerta o sorpassata; attribuisce piuttosto una grande responsabilità alla vostra vocazione laicale: illuminati e sorretti dall’azione dello Spirito Santo e costantemente radicati nel cammino della Chiesa, siete provocati a ricercare con coraggio sintesi sempre nuove fra l’annuncio della salvezza di Cristo all’uomo del nostro tempo e la promozione del bene integrale della persona e dell’intera famiglia umana.

Nel mio intervento al IV Convegno ecclesiale nazionale, tenutosi a Verona nell’ottobre 2006, ho riconosciuto che la Chiesa in Italia "è una realtà molto viva, che conserva una presenza capillare in mezzo alla gente di ogni età e condizione. Le tradizioni cristiane sono spesso ancora radicate e continuano a produrre frutti, mentre è in atto un grande sforzo di evangelizzazione e catechesi, rivolto in particolare alle nuove generazioni, ma ormai sempre più anche alle famiglie" (Insegnamenti di Benedetto XVI, vol. II/2, 2006, pp. 468-469). Come non vedere in questa presenza capillare anche un segno discreto e tangibile dell’Azione Cattolica? L’amata Nazione italiana, infatti, ha sempre potuto contare su uomini e donne formati nella vostra Associazione, disposti a servire disinteressatamente la causa del bene comune, per l’edificazione di un giusto ordine della società e dello Stato. Sappiate dunque vivere sempre all’altezza del vostro Battesimo, che vi ha immerso nella morte e risurrezione di Gesù, per la salvezza di ogni uomo che incontrate e di un mondo assetato di pace e verità. Siate "cittadini degni del Vangelo" e "ministri della sapienza cristiana per un mondo più umano": questo recita il tema della vostra Assemblea e questo è l’ impegno che oggi assumete davanti alla Chiesa italiana, qui rappresentata da voi, dai vostri presbiteri assistenti, dai Vescovi e dal loro Presidente.

In una Chiesa missionaria, posta dinanzi ad una emergenza educativa come quella che si riscontra oggi in Italia, voi che la amate e la servite sappiate essere annunciatori instancabili ed educatori preparati e generosi; in una Chiesa chiamata a prove anche molto esigenti di fedeltà e tentata di adattamento, siate testimoni coraggiosi e profeti di radicalità evangelica; in una Chiesa che quotidianamente si confronta con la mentalità relativistica, edonistica e consumistica, sappiate allargare gli spazi della razionalità nel segno di una fede amica dell’intelligenza, sia nell’ambito di una cultura popolare e diffusa, sia in quello di una ricerca più elaborata e riflessa; in una Chiesa che chiama all’eroismo della santità, rispondete senza timore, sempre confidando nella misericordia di Dio.

Cari amici dell’Azione Cattolica Italiana, nel cammino che avete davanti non siete soli: vi accompagnano i vostri santi. Altre figure ancora hanno avuto ruoli significativi nella vostra Associazione: penso ad esempio, tra gli altri, ad un Giuseppe Toniolo e ad una Armida Barelli. Stimolati da questi esempi di cristianesimo vissuto, voi avete intrapreso un anno straordinario, un anno che potremmo qualificare della santità, nel quale vi impegnate a tradurre nella vita concreta gli insegnamenti del Vangelo. Vi incoraggio in questo proposito. Intensificate la preghiera, rimodulate la vostra condotta sugli eterni valori del Vangelo, lasciandovi guidare dalla Vergine Maria, Madre della Chiesa. Il Papa vi accompagna con un costante ricordo al Signore, mentre di cuore imparte la Benedizione Apostolica a voi qui presenti e all’intera Associazione.




Grande festa in Piazza San Pietro per l'incontro del Papa con l'Azione Cattolica. Benedetto XVI: siate profeti di radicalità evangelica, testimoni coraggiosi di una fede amica dell'intelligenza


Oltre 100 mila persone hanno riempito oggi Piazza San Pietro in una stupenda giornata di sole per il Regina Caeli, nella Solennità dell’Ascensione, e l’incontro del Papa con l’Azione Cattolica per i 140 anni della sua fondazione. Il servizio di Sergio Centofanti.

(Applausi)


Grande entusiasmo in Piazza San Pietro definita da Benedetto XVI quasi un “cenacolo” a cielo aperto con le decine di migliaia di aderenti dell’Azione Cattolica giunti da tutta Italia per l’incontro col Vicario di Cristo. Il Papa al Regina Caeli ha parlato dell’Ascensione di Gesù il quale – ha detto – “è venuto nel mondo per riportare l’uomo a Dio, non sul piano ideale – come un filosofo o un maestro di saggezza – ma realmente, quale pastore che vuole ricondurre le pecore all’ovile”:


“Questo ‘esodo’ verso la patria celeste, che Gesù ha vissuto in prima persona, l’ha affrontato totalmente per noi. E’ per noi che è disceso dal Cielo ed è per noi che vi è asceso, dopo essersi fatto in tutto simile agli uomini, umiliato fino alla morte di croce, e dopo avere toccato l’abisso della massima lontananza da Dio. Proprio per questo il Padre si è compiaciuto in Lui e Lo ha ‘sovraesaltato’ (Fil 2,9), restituendoGli la pienezza della sua gloria, ma ora con la nostra umanità. Dio nell’uomo – l’uomo in Dio: questa è ormai una verità non teorica ma reale. Perciò la speranza cristiana, fondata in Cristo, non è un’illusione ma, come dice la Lettera agli Ebrei, ‘in essa noi abbiamo come un’àncora della nostra vita’ (Eb 6,19), un’àncora che penetra nel Cielo dove Cristo ci ha preceduto”.


Il Papa volge quindi il suo pensiero a Maria:


“Volgendo lo sguardo verso di Lei, come i primi discepoli, siamo immediatamente rinviati alla realtà di Gesù: la Madre rimanda al Figlio, che non è più fisicamente tra noi, ma ci attende nella casa del Padre”.


Alla fine del Regina Caeli è iniziato l’incontro con l’Azione Cattolica. Benedetto XVI ha chiamato gli aderenti a testimoniare la santità nel mondo:


“Ciò sarà certamente possibile se l’Azione Cattolica continuerà a mantenersi fedele alle proprie profonde radici di fede, nutrite da un’adesione piena alla Parola di Dio, da un amore incondizionato alla Chiesa, da una partecipazione vigile alla vita civile e da un costante impegno formativo. Cari amici, rispondete generosamente a questa chiamata alla santità, secondo le forme più consone alla vostra condizione laicale!"


Ricordando che “la Chiesa in Italia continua ad essere una realtà molto viva che conserva una presenza capillare in mezzo alla gente di ogni età e condizione” il Papa ha esortato l’Azione Cattolica “a servire disinteressatamente la causa del bene comune, per l’edificazione di un giusto ordine della società e dello Stato”:


“Sappiate dunque vivere sempre all’altezza del vostro Battesimo, che vi ha immerso nella morte e risurrezione di Gesù, per la salvezza di ogni uomo che incontrate e di un mondo assetato di pace e verità. Siate ‘cittadini degni del Vangelo’ e ‘ministri della sapienza cristiana per un mondo più umano’”.

“In una Chiesa missionaria, posta dinanzi ad una emergenza educativa come quella che si riscontra oggi in Italia – ha concluso il Papa - voi che la amate e la servite sappiate essere annunciatori instancabili ed educatori preparati e generosi”:


“In una Chiesa chiamata a prove anche molto esigenti di fedeltà e tentata di adattamento, siate testimoni coraggiosi e profeti di radicalità evangelica; in una Chiesa che quotidianamente si confronta con la mentalità relativistica, edonistica e consumistica, sappiate allargare gli spazi della razionalità nel segno di una fede amica dell’intelligenza, sia nell’ambito di una cultura popolare e diffusa, sia in quello di una ricerca più elaborata e riflessa; in una Chiesa che chiama all’eroismo della santità, rispondete senza timore, sempre confidando nella misericordia di Dio”.
(Applausi)






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Da Petrus

I 140 anni dell'Azione Cattolica - L'omelia del Cardinale Bagnasco: “La Chiesa italiana è Chiesa di popolo, continuate ad impegnarvi nella difesa dei valori non negoziabili”



CITTA’ DEL VATICANO - ''Popolo dell'Azione Cattolica, i vescovi contano su di voi perche' siate parte attiva e generosa nel cammino pastorale della Chiesa che e' in Italia''. Con queste parole il presidente della Cei, il Cardinale Angelo Bagnasco (nella foto), si e' rivolto agli oltre 100.000 militanti della piu' importante associazione ecclesiale del nostro Paese, radunati in piazza San Pietro per celebrare i 140 anni dalla fondazione. La vostra, ha detto il Cardinale, ''e' una grande missione, ma bisogna spingersi ancora piu' al largo: in quegli areopaghi vecchi e nuovi dove il mondo contemporaneo affronta questioni inedite e decisive, come la concezione della persona, l’esistenza e il fondamento di valori universali e invalicabili, la difesa e la promozione della vita dal concepimento al suo naturale tramonto, la liberta' educativa, l’importanza ineguagliabile della famiglia basata sul matrimonio, fondamento della societa' umana''. ''Su questi versanti che, pur illuminati dalla fede sono accessibili alla retta ragione, i discepoli di Cristo - sono state ancora le parole del presidente della Cei - hanno da offrire la loro convinta testimonianza e la loro rispettosa parola''. ''In questa prospettiva - ha assicurato il Cardinale Bagnasco - continuera' il prezioso lavoro del 'Progetto culturale' iniziato dai vescovi piu' di 15 anni or sono''. Per Bagnasco, ''lo scopo non e' altro che la fedelta' a Dio e all'uomo, per una societa' piu' umana''. In proposito, il numero uno della Cei ha citato quanto detto dal Papa al Convegno Ecclesiale Nazionale di Verona per mettere in guardia i cattolici dal rischio di ''un rinunciatario ripiegamento su noi stessi''. ''Occorre invece - ha ricordato - mantenere vivo e se possibile incrementare il nostro dinamismo, occorre aprirsi con fiducia a nuovi rapporti, non trascurare alcuna delle energie che possono contribuire alla crescita culturale e morale dell'Italia''. Quella di Benedetto XVI alla Chiesa Italiana, ha sottolineato il presidente della Cei, e' stata l'esortazione a rendere ''un grande servizio non solo a questa Nazione, ma anche all'Europa e al mondo''. ''La Chiesa, specialmente in Italia, e' Chiesa di popolo perche' vicina a tutti nella ferialita' della vita, in quel radicamento territoriale che e' espresso soprattutto dalle nostre Parrocchie'', ha poi evidenziato il Cardinale Bagnasco. ''Gli uomini - ha continuato il porporato rivolto ai militanti di Ac - attendono Cristo e noi ne siamo debitori a tutti. Andate, cari amici, andate fino ai confini della terra: questi confini sono quelli delle vostre citta' e dei vostri paesi, ma anche degli ambienti di vita; sono innanzitutto i confini sconfinati dell'anima umana. Ovunque c'e' bisogno di speranza''. ''Tutti sanno - ha aggiunto - che la porta delle nostre parrocchie e' aperta a chiunque, in qualunque momento. Voi, presenti nelle parrocchie e stretti ai vostri pastori, siete un segno di questa vicinanza cordiale e quotidiana la' dove la gente, nonostante gli orari e i luoghi del lavoro, continua a vivere le esperienze significative della vita: l'intimita' della casa e della famiglia, delle generazioni e degli affetti, il nascere e il morire. Lo sguardo di Cristo, che gli Apostoli hanno cercato tra le nubi del cielo, continua a guardare anche noi. Guardatelo anche voi con gli occhi della fede e del cuore''. ''In questa piazza testimone privilegiata del Magistero Petrino, ho la gioia - ha continuato Bagnasco - di dirvi la stima e l'affetto mio e dei vescovi Italiani. Centoquarant'anni di storia dell'Associazione sono un tratto di strada ricco di bene per la nostra Chiesa e per il Paese. E ora siamo qui: la divina Provvidenza ha disposto che fossimo noi a celebrare questa tappa, per fare memoria dei doni di Dio, per sciogliere l'anima nella gratitudine, e perche', rinvigoriti dal carisma e dalla parola del Santo Padre Benedetto XVI, possiamo riprendere la strada della formazione, del servizio e della missionarieta'''. Lunghi applausi hanno interrotto piu' volte le parole del Cardinale Bagnasco. In particolare, i militanti dell'Azione Cattolica hanno applaudito il passaggio dell'omelia dedicato ai ''valori non negoziabili'', la cui difesa il presidente della Cei ha affidato in particolare alla piu' importante associazione ecclesiale italiana. Tazli valori, ha ricordato Bagnasco, sono ''la concezione della persona, l'esistenza e il fondamento di valori universali e invalicabili, la difesa e la promozione della vita dal concepimento al suo naturale tramonto, la liberta' educativa, l'importanza ineguagliabile della famiglia basata sul matrimonio, fondamento della societa' umana''. Nel saluto indirizzato al Presidente della Cei, l'assistente generale dell’Ac, Monsignor Domenico Sigalini, aveva descritto la straordinaria composizione della folla presente San Pietro. ''Sono qui convenuti - ha detto il vescovo - bambini, ragazzi e ragazze, giovani, adulti, coppie di fidanzati, famiglie, papa' e mamme, nonni e nonne dell'Azione cattolica italiana e delle azioni cattoliche di oltre 40 Paesi del mondo. Oggi vogliono dire di persona la fedelta' al Signore, l'amore alla Chiesa, l'affetto, la gratitudine e l'obbedienza a Papa Benedetto XVI”.

+PetaloNero+
Monday, May 05, 2008 2:55 PM
LE UDIENZE

Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina in Udienza:

Guardie Svizzere Pontificie, con i Familiari, in occasione della Cerimonia del Giuramento;

Ecc.mi Presuli della Conferenza Episcopale di Ungheria, in Visita "ad Limina Apostolorum":

Em.mo Card. Péter Erdő, Arcivescovo di Esztergom-Budapest
con gli Ausiliari:
S.E. Mons. György Udvardy, Vescovo tit. di Marazane
S.E. Mons. Ferenc Cserháti, Vescovo tit. di Centuria
S.E. Mons. János Székely, Vescovo tit. di Febiana;

S.E. Mons. Lajos Pápai, Vescovo di Győr;

S.E. Mons. Antal Spányi, Vescovo di Székesfehérvár.



Il Papa riceve questa mattina in Udienza:

Sua Grazia Rowan Williams, Arcivescovo di Canterbury.




I vescovi dell'Ungheria in visita "ad Limina" da Benedetto XVI. Il cardinale, Peter Erdö: la nostra Chiesa lavora per la riconciliazione nel cuore dell'Europa



E' iniziata questa mattina in Vaticano, e durerà fino a sabato prossimo, la visita ad Limina dei vescovi ungheresi. Benedetto XVI ne ha incontrato questa mattina un primo gruppo, guidato dal cardinale Péter Erdö, arcivescovo di Esztergom-Budapest e presidente della Conferenza episcopale del Paese. Al microfono di Marta Vertse, incaricata del Programma ungherese della nostra emittente, il cardinale Erdö parla del piano pastorale che la Chiesa d'Ungheria presenterà in questi giorni al Papa:

R. - Prima di tutto, dobbiamo presentare lo status delle nostre diocesi, cioè le condizioni nelle quali vive la Chiesa ed anche i parametri di funzionamento del servizio della nostra Chiesa. Il fatto principale è che - dopo il cambiamento di sistema, dopo il comunismo - abbiamo potuto riaprire diverse istituzioni. Non è stata una nostra decisione, ma piuttosto il desiderio della società, che la Chiesa avesse di nuovo scuole proprie, buoni licei, un’università, diversi istituti sociali e così via. Allo stesso tempo, bisognava rivitalizzare le parrocchie, che oggi godono di una libertà notevole di funzionamento. Anche alcuni beni - non beni di produzione ma edifici, usati nel 1948 per scopi di vita religiosa oppure per utilità pubblica - sono potuti ritornare alla Chiesa. Dunque, dobbiamo rivitalizzare le strutture e allo stesso tempo far risvegliare le comunità, perché adesso viene teoricamente apprezzato il contributo della Chiesa alla vita della società, in quanto comunità religiosa. Quindi, abbiamo statistiche, abbiamo studi approfonditi di tipo sociologico, che affermano, almeno nel nostro Paese, che quelli che seguono la fede di una Chiesa, di una comunità religiosa determinata, e che praticano in modo permanente la loro religione, lavorano di più, apprezzano di più i rapporti umani, provano più fiducia e sollecitano più fiducia nell’ambiente dove vivono e, soprattutto, sono molto più tolleranti nei confronti degli altri. Quindi, anche la fiducia, anche il contributo della Chiesa risulta un fattore economico necessario per la vita della società, anche sotto l’aspetto della società civile. Ma per noi stessi il compito più attuale sembra la missione, la missione in una società molto secolarizzata, dove purtroppo le nascite sono molto scarse, il numero della popolazione diminuisce e, purtroppo, anche la prassi religiosa è abbastanza bassa. Per esempio, dall’8 fino al 10 per cento dei cattolici della nostra diocesi frequenta ogni domenica la Santa Messa. Anche i battesimi diminuiscono ed in certe parti del Paese diminuiscono più rapidamente della diminuzione delle nascite. C’è, dunque, una secolarizzazione preoccupante. Proprio per questo, non basta l’atteggiamento antico di aspettare nella canonica perchè vengano i fedeli, ma bisogna assumere un atteggiamento più missionario. Per questo, in molte diocesi esistono le missioni parrocchiali o diversi programmi missionari. A Budapest abbiamo avuto una missione cittadina nell’autunno 2007. Ci sono certamente problemi generali nella società, come la tristezza, la disperazione, la mancanza di prospettiva per molti, l’alta percentuale della disoccupazione, l’invecchiamento della popolazione. In emzzo a queste situazioni, dobbiamo essere segni di speranza ed anche forza di rinascita spirituale. E a tutto questo abbiamo dedicato l’anno 2006: anno del 50.mo anniversario della rivolta del 1956 e 550.mo anniversario della vittoria presso Belgrado. Un anno di preghiera per il rinnovamento spirituale di tutta la nostra nazione.

D. - Eminenza, lei ha detto che la società ungherese è secolarizzata. D'altra parte, però, ha anche bisogno della Chiesa e delle sue istituzioni. Che peso hanno l’insegnamento e la dottrina della Chiesa nelle scelte di tutti i giorni della vita pubblica del Paese?

R. - Prima di tutto, la società ha bisogno di Cristo, il mondo ha bisogno di Cristo: ha bisogno di noi cristiani e della Chiesa, in quanto noi siamo testimoni di Cristo, suoi portatori in questo contesto. Quindi, nemmeno le nostre istituzioni hanno scopi a sé, ma sono veramente strumenti di una testimonianza cristiana. E questo è un compito e una meta da raggiungere, perché stiamo lavorando ancora per creare un’atmosfera cristiana nelle nostre istituzioni. Quindi, non è facile. D’altronde, ci sono anche bisogni umani generali, come la mancanza di buona educazione, la mancanza di buona assistenza ai malati, agli anziani e così via. Queste istituzioni, quindi, costituiscono anche una forma dell’esercizio della misericordia. Tuttavia, più è grande un’istituzione più è difficile e burocratico il suo funzionamento. Le norme statali cambiano molto rapidamente e l’amministrazione a volte non riesce a seguire i cambiamenti. Non si può cambiare il sistema scolastico ogni secondo anno. Quindi, praticamente, il peso burocratico sui medici, sugli insegnanti, sui professori, sui gestori di istituzioni è così enorme che rimane poca forza e poca energia, pochi mezzi per la funzione fondamentale di questi istituti. Per questo, alcuni cominciano a preferire forme di misericordia cristiana, testimonianza cristiana, che siano meno istituzionalizzate, così da non subire più di tanto questo pericolo di burocratizzazione nel caso - ad esempio - dei gruppi della Caritas parrocchiale. Oppure, preferire diversi modi di formazione, corsi, che non abbiano un’istituzione stabile propria. Eppure, la Chiesa cattolica di Ungheria ha più di 300 scuole, ha un’università, quattro ospedali, ma in quel settore ci sono grosse difficoltà in questo momento e ci sono anche molte discussioni circa il finanziamento della sanità e dell’assistenza sanitaria.
D. - Eminenza, sono passati sette anni dall’ultima visita ad Limina dei presuli ungheresi. Nel frattempo, è cambiato lo scenario internazionale. L’Ungheria, insieme agli altri Paesi vicini, è diventata membro dell’Unione Europea. Lei, come presidente del Consiglio delle Conferenze episcopali europee, come vede il ruolo della Chiesa che è in Ungheria, nel contesto europeo, data anche la sua posizione geografica centrale nel cuore del continente?

R. - Prima di tutto, l’Unione Europea come tale, malgrado ogni discussione circa i valori - che sono discussioni importanti, non tanto per noi ma per l’Europa - costituisce una possibilità, una opportunità per i popoli dell’Europa centrale per una riconciliazione, per una più che pacifica convivenza, una cooperazione creatrice. In questo senso, la Chiesa cattolica ha sicuramente una possibilità ed un ministero speciale: servire la riconciliazione e rafforzare la fratellanza tra i popoli. Per questo, abbiamo preso l’iniziativa di un atto di riconciliazione con l’episcopato della Slovacchia, che ebbe luogo a Esztergom nel 2006. Abbiamo regolari e buoni rapporti con i vescovi della Croazia, dell’Austria, della Polonia e adesso incominciamo a cercare una forma istituzionale regolare di dialogo anche con i vescovi della Romania. Allora, penso che, nel contesto dell’Unione Europea, la Chiesa possa contribuire fortemente alla riconciliazione, al perdono, alla purificazione della memoria, quindi alla diffusione di una cultura della carità.

D. - Eminenza, la sua espressione – cooperazione creatrice – potrebbe diventare anche un motto per questi Paesi che dovrebbero incominciare appunto a collaborare? Una bellissima espressione, che bisognerebbe divulgare...

R. – Sono convinto che sia così, anche perché nella Bolla pontificia della mia nomina arcivescovile, Giovanni Paolo II ha usato un’espressione molto rara, molto curiosa. Ha scritto che io devo trovare ispirazioni e lumi per il mio lavoro pastorale nella storia di questa antica arcidiocesi. Sappiamo che più di mille anni fa, alla fine del X secolo, è stato Sant’Adalberto, vescovo e martire, che anche nella fondazione, nella creazione della nostra diocesi ha svolto un’attività missionaria considerevole, fino al punto che il nostro primo re, Santo Stefano, voleva – subito dopo il martirio di Sant’Adalberto – far dedicare la cattedrale a Sant’Adalberto. E infatti, la cattedrale porta a tutt’oggi il suo titolo! Poi, anche i primi vescovi di questa diocesi sono stati religiosi, compagni di Sant’Adalberto, provenienti dalla Polonia, dai Paesi vicini ... Poi, anche l’eredità di San Gerardo – San Gerardo Sagredo di Venezia – che ha caratterizzato gli inizi della nostra Chiesa; anzi, San Gerardo è stato ucciso per la sua fede, dopo la morte di Santo Stefano, proprio nella città di Budapest. E quindi lui è il Santo Patrono della città di Budapest. Ecco che già all’inizio abbiamo un’esperienza profonda di questa collaborazione creatrice di diversi popoli, nel segno dell’unica fede, e questa collaborazione ha lasciato un ricordo tanto positivo e gioioso nel nostro popolo, che non ci possiamo rinunciare!


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In udienza dal Papa il primate della Comunione anglicana, l'arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams



Benedetto XVI ha ricevuto stamani in udienza il primate della Comunione anglicana, Rowan Williams. L’arcivescovo di Canterbury è in visita a Roma per il settimo seminario islamo-cristiano “Building Bridges”, che si terrà a partire da domani al Collegio religioso inglese “Palazzolo” sul lago di Albano. L’evento, organizzato assieme alla Georgetown University di Washington, si protrarrà sino all’8 maggio. Mercoledì prossimo, l’arcivescovo Willimas presiederà una celebrazione nella Basilica di Santa Maria Sopra Minerva per l’insediamento del nuovo direttore del Centro Anglicano, il reverendo David Richardson. Philippa Hitchen del nostro programma inglese, ha intervistato l’arcivescovo Rowan Williams sullo stato dei rapporti tra Chiesa cattolica e comunione anglicana:

R. - It depends on what you’re looking...
Dipende dal punto di vista. Penso che per quanto riguarda il conflitto all’interno della comunità anglicana, sia un periodo di difficoltà senza precedenti, non lo si può negare. L’altra faccia della medaglia, in parte per il lavoro dei precedenti direttori, specialmente del vescovo John Flack, è che sono state gettate delle fondamenta di mutua fiducia, in termini di facilità di accesso e di onestà nelle discussioni, e penso che ci troviamo in una fase molto buona delle relazioni. E sono assolutamente sicuro che il nuovo direttore continuerà su questa strada.

D. – Qual è il suo desiderio per lui guardando agli anni che verranno? Cosa vorrebbe che raggiungesse?

R. – He is bound to be looking…
Dovrà guardare in due direzioni. Guarderà alla propria sede, la Lambeth Palace della Chiesa d’Inghilterra, tenendoci super aggiornati su quello che lui vede e lui sente e su ciò che sta succedendo qui. E spero che sarà in grado di avere lo stesso accesso di John Flack, di svilupparlo strategicamente, di essere sicuro che noi ascoltiamo e diamo il nostro contributo alle discussioni in vari ambiti, inclusa la segreteria di Stato e la Congregazione per la Dottrina della Fede, assicurando che le nostre voci siano ascoltate chiaramente e in onestà e che noi si ascolti quello che il Vaticano ha da dirci.

D. – Ha menzionato la prossima Conferenza di Lambeth, una grande sfida per lei. Alcune persone minacciano la rottura della Comunità anglicana come la conosciamo. Quali sono le speranze, ad alcuni mesi dall’apertura?

R. – My hopes for the Conference...
Le mie speranze per la Conferenza sono che possa essere un’occasione di riflessione dove tutti abbiano la possibilità di parlare ed ascoltare nei gruppi che abbiamo creato per questa occasione. Quindi, invece di avere un grande gruppo, ci saranno più gruppi, strutturati per una più facile discussione. Spero che sia un evento in cui la gente vada via sentendosi arricchita per quello che ha vissuto. Ma spero anche che ci dia una scossa su un paio di cose della vita della comunità. Spero seguiranno nuove proposte sui legami e spero che ci dia impeto nel guardare se le strutture internazionali sono quello di cui abbiamo bisogno.

D. – Tutto questo corso avrà un grande impatto sui vostri rapporti con la Chiesa cattolica. Seguiranno infatti degli osservatori cattolici. Quanta considerazione c’è per la dimensione ecumenica durante questa conferenza?

R. – I think it is going to be...
Penso ci sarà una seria considerazione. So che secondo molte persone qui, quello che accade a Lambeth dovrà dare forma alle nostre future relazioni. Come spesso viene detto devono sapere quello di cui si parla e quindi abbiamo l’obbligo di essere più chiari possibile su quali siano le nostre speranze per la Comunità. Quindi, la dimensione ecumenica è cruciale, perché si tratta della nostra capacità di parlare onestamente e coerentemente alle altre Chiese.


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Il primate anglicano in udienza dal papa • di Red / lunedì 5 maggio 2008
Il primate della Chiesa anglicana, Rowan Williams, ricevuto in udienza da Benedetto XVI. E' il loro secondo incontro, questa volta all'insegna dell'informalità

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+PetaloNero+
Monday, May 05, 2008 2:57 PM
UDIENZA ALLA GUARDIA SVIZZERA PONTIFICIA IN OCCASIONE DEL GIURAMENTO DELLE NUOVE GUARDIE



Alle ore 11 di questa mattina, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Benedetto XVI riceve in Udienza il Corpo della Guardia Svizzera Pontificia, in occasione del giuramento delle nuove Guardie Svizzere, accompagnate dai Familiari, e rivolge loro il discorso che riportiamo di seguito:



TRADUZIONE IN LINGUA ITALIANA

Signor Comandante,

care Guardie Svizzere e gentili familiari!

In occasione dell’annuale cerimonia del giuramento, che avrà luogo domani, sono lieto di potervi incontrare tutti insieme, per formulare i miei migliori auguri alle nuove reclute e per rinnovare all’intero Corpo della Guardia Svizzera Pontificia l’espressione del mio affetto e della mia riconoscenza. Saluto in particolare il Comandante e il Cappellano, assicurando ad essi la mia preghiera per il loro impegnativo servizio; ed estendo con gioia il mio pensiero alle Autorità Svizzere ed ai numerosi familiari, che in questi giorni rallegrano con la loro presenza il vostro piccolo Quartiere in Vaticano, care Guardie. Sono contento specialmente di accogliere tanti bambini, che sono i fiori più belli delle vostre famiglie e ci ricordano l’amore di predilezione che Gesù nutriva per i piccoli.

Due anni fa, nel 2006, è stato celebrato con importanti manifestazioni il quinto centenario di fondazione del vostro Corpo. Fu, quella, una circostanza propizia per osservare in prospettiva la vostra storia, cogliendo i profondi mutamenti del contesto sociale in cui, attraverso i secoli, la Santa Sede è stata chiamata a vivere e operare, secondo il mandato affidato da Cristo all’apostolo Pietro. Proprio sullo sfondo di tale impressionante evoluzione, ancor più risalta ciò che non muta, come anche l’identità del vostro piccolo ma qualificato Corpo, destinato a vigilare sulla sicurezza del Romano Pontefice e della sua dimora. A distanza di cinque secoli, immutato è rimasto lo spirito di fede che spinge giovani svizzeri a lasciare la loro bella terra per venire a prestare servizio al Papa in Vaticano. Uguale è l’amore per la Chiesa Cattolica, alla quale voi rendete testimonianza, più che con le parole, con le vostre persone, che, grazie alla caratteristica divisa, sono ben riconoscibili agli ingressi del Vaticano e nelle Udienze pontificie. Le vostre storiche uniformi parlano a pellegrini e turisti di ogni parte del mondo di qualcosa che malgrado tutto non muta, parlano cioè del vostro impegno di servire Dio servendo il "servo dei suoi servi".

Mi rivolgo in particolare a voi, nuovi Alabardieri. Sappiate anzitutto assimilare questo spirito cristiano ed ecclesiale, che è la base e il motore di ogni attività che svolgerete. Coltivate sempre la preghiera e la vita spirituale, valorizzando per questo la preziosa presenza del Cappellano. Siate aperti, semplici e leali. Sappiate apprezzare anche le differenze di personalità e di carattere che ci sono tra di voi, perché sotto l’uniforme ognuno è una persona unica e irripetibile, chiamata da Dio a servire il suo Regno di amore e di pace. Come sapete, la Guardia Svizzera è anche una scuola di vita, e durante l’esperienza in Vaticano molti vostri predecessori hanno potuto scoprire la propria vocazione: al matrimonio cristiano, al sacerdozio, alla vita consacrata. E’ questo un motivo di lode a Dio, ma anche di apprezzamento per il vostro Corpo.

Cari amici, vi ringrazio tutti per la generosità e la dedizione con cui operate a servizio del Papa. Il Signore vi ricompensi e vi colmi di abbondanti favori celesti. Vi affido alla materna protezione di Maria Santissima, che veneriamo con speciale devozione in questo mese di maggio. A ciascuno di voi, alle Autorità, alle Personalità presenti, ai familiari e a tutte le persone a voi care imparto di cuore la mia Apostolica Benedizione.






Guardie Svizzere, udienza in Vaticano alla vigilia del giuramento



di Angela Ambrogetti/ 05/05/2008

Le 33 reclute delle Guardie Svizzere che domani presteranno il loro giuramento, hanno avuto la gioia di incontrare Benedetto XVI in una udienza, insieme a familiari e amici. La vostra, ha detto il papa, è anche una scuola di vita.


L'articolo completo qui:
www.korazym.org/news1.asp?Id=28827








La Guardia Svizzera è una scuola di vita al servizio del Papa: così, Benedetto XVI ai membri del Corpo fondato da Giulio II, in occasione del giuramento di 33 nuove reclute


Nel suo servizio al Papa e alla Chiesa, la Guardia Svizzera Pontificia è anche “una scuola di vita”: è l’elogio rivolto da Benedetto XVI ai membri del Corpo fondato da Giulio II nel 1506, ricevuti stamani in udienza nella Sala Clementina con i loro famigliari. Occasione dell’udienza, il giuramento di 33 nuovi alabardieri, che avverrà domani pomeriggio nel Cortile San Damaso del Palazzo apostolico. Il giuramento sarà preceduto dalla commemorazione dell'eroica morte di 147 soldati elvetici, caduti in difesa del Sommo Pontefice durante il Sacco di Roma del 1527. Benedetto XVI ha pronunciato il suo discorso nelle lingue ufficiali della Confederazione elvetica: tedesco, italiano e francese. Il servizio di Alessandro Gisotti:


“Sotto l’uniforme ognuno è una persona unica e irripetibile, chiamata da Dio a servire il suo Regno di amore e di pace”: è quanto sottolineato da Benedetto XVI, che ha invitato le Guardie Svizzere a coltivare “sempre la preghiera e la vita spirituale”. Il Papa ha espresso gli auguri alle nuove reclute ed ha rinnovato la sua gratitudine al Corpo della Guardia svizzera, chiamato a vigilare sulla sicurezza del Romano Pontefice e della sua dimora:


“Cari amici, vi ringrazio tutti per la generosità e la dedizione con cui operate a servizio del Papa. Il Signore vi ricompensi e vi colmi di abbondanti favori celesti”.


Il Papa si è quindi soffermato sull’identità e i compiti delle Guardie Svizzere, che, ha ricordato, nel 2006 hanno celebrato con importanti manifestazioni il quinto centenario di fondazione. Fu quella, ha rilevato, una circostanza propizia per cogliere “i profondi mutamenti del contesto sociale in cui, attraverso i secoli, la Santa Sede è stata chiamata a vivere e operare”. Sullo sfondo di “tale impressionante evoluzione”, ha costatato il Pontefice, “ancor più risalta ciò che non muta” come l’identità delle Guardie Svizzere:


“Nach fünf Jahrhunderten ist der Geist unverändert, der junge Schweizer...“
“A distanza di cinque secoli”, ha affermato, è rimasto “immutato” “lo spirito di fede che spinge giovani svizzeri a lasciare la loro bella terra per venire a prestare servizio al Papa in Vaticano”. Uguale, ha proseguito, è “l’amore per la Chiesa Cattolica” a cui rendete testimonianza “più che con le parole, con le vostre persone”:


“La Garde Suisse est aussi une école de vie…”
La Guardia Svizzera, ha aggiunto, “è anche una scuola di vita” e, durante l’esperienza in Vaticano, molti giovani hanno potuto scoprire la propria vocazione: al matrimonio come alla vita consacrata. “E’ questo un motivo di lode a Dio, ma - ha riconosciuto - anche di apprezzamento per il vostro Corpo”. L’udienza è stata contrassegnata da un clima festoso per la presenza dei famigliari delle Guardie. Il Papa ha avuto per loro parole d’affetto:


“Sono contento specialmente di accogliere tanti bambini, che sono i fiori più belli delle vostre famiglie e ci ricordano l’amore di predilezione che Gesù nutriva per i piccoli”.


Benedetto XVI non poi ha mancato di fare un riferimento alla caratteristica divisa delle Guardie Svizzere così riconoscibile e così ricca di significato.“Le vostre storiche uniformi - ha detto - parlano ai pellegrini e turisti di ogni parte del mondo di qualcosa che malgrado tutto non muta, parlano cioè del vostro impegno di servire Dio servendo “il servo dei suoi servi”.





www.radiovaticana.org/it1/videonews_ita.asp?vaiflv=0000322.flv&vaiserver=A&vai=ctv_frame00322.jpg&var1=05/05/2008&var2=Vatican%20City&var3=Papa:%20Guardia%20Svizzera%20simbolo%20di%20fedeltà%20alla%20Chiesa&settimana=19&anno_perlinknav=2008&dal=04/05&...
+PetaloNero+
Tuesday, May 06, 2008 1:11 AM
Vaticano, la settimana “internazionale” di Benedetto XVI

Città del Vaticano, 5 mag (Velino) - Oggi l’arcivescovo di Canterbury, primate della Chiesa anglicana di Inghilterra, Rowan Williams, venerdì prossimo il Catholicos di tutti gli armeni, Karekin II, e in mezzo, mercoledì 7 maggio, il concerto offerto dalla Filarmonica cinese nell’Aula Paolo VI del Vaticano: è una settimana impegnativa quella di Benedetto XVI sul fronte delle “relazioni esterne”. In mattinata il Papa ha ricevuto in udienza privata l’arcivescovo Rowan Williams che un paio di mesi fa era finito al centro delle cronache dopo alcune sue esternazioni sulla possibile introduzione di alcuni aspetti della Sharia nella legislazione britannica. Le sue affermazioni hanno scatenato una serie di reazioni che hanno messo in luce la tensione interna esistente in questo momento nella Chiesa anglicana, che si è acutizzata dopo l’ordinazione di preti e vescovi omosessuali. Questo aspetto, unito alla possibilità nella Chiesa anglicana dell’ordinazione femminile e del matrimonio dei preti, continua a dividere anglicani e cattolici. Nonostante la divergenza di vedute tra il Papa e l’arcivescovo di Canterbury, il loro rapporto è buono e i due si sono incontrati più volte: Williams era già venuto in udienza in Vaticano nel 2006: in quell’occasione i due hanno firmato una dichiarazione congiunta, in cui si auspicava un rinnovato impegno nel dialogo ecumenico tra le due Chiese.

A inizio marzo era stato il cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato vaticano, a incontrare il Catholicos di tutti gli armeni, Karekin II, nel corso del suo viaggio in Armenia. Ora è quest’ultimo a ricambiare la visita: sarà ricevuto in udienza il 9 maggio da Benedetto XVI. Le posizioni tra la Chiesa apostolica armena (che trova le sue origini nella predicazione degli apostoli Bartolomeo e Taddeo) e la Chiesa cattolica sono molto vicine. Il punto rilevante di distinzione è quello del primato petrino, ma il lavoro di riavvicinamento è costante e senza inciampi particolari, come testimonia anche l’intensità dei contatti tra le autorità delle due Chiese. Lo stesso Karekin II aveva incontrato Giovanni Paolo II in Vaticano nel 2000 e prima di lui era stato Karekin I a incontrare il Pontefice polacco nel 1996 e nel 1999, quest’ultima visita in coincidenza con l’inaugurazione della mostra sul tema dei rapporti tra Vaticano e Armenia. In quell’occasione i due firmarono una ulteriore dichiarazione che dimostra la quasi completa comunione tra la Chiesa apostolica armena e la Chiesa cattolica.

Mercoledì 7 maggio l’Orchestra Filarmonica Cinese, in collaborazione con lo Shanghai Opera House Chorus, eseguirà in onore e in presenza del Papa il Requiem di Mozart. Il concerto si terrà nell’Aula Paolo VI del Vaticano, alle 18. Quella del Vaticano è una tappa che la Filarmonica cinese effettuerà all’interno di un più ampio tour europeo e assume una particolare importanza visto l’attuale stato delle relazioni tra Cina e Vaticano e l’incremento che Benedetto XVI ha impresso al dialogo con la Repubblica popolare, a partire dalla Lettera ai cattolici cinesi, alle traduzioni in cinese di importanti documenti – anche la prossima enciclica sociale è già stata preannunciata in traduzione cinese - fino ai numerosi e costanti contatti con il governo di Pechino. Con l'esecuzione in Vaticano di questa grande opera classica di ispirazione religiosa, la musica si conferma dunque un linguaggio universale e tramite per il dialogo tra popoli e culture.


+PetaloNero+
Tuesday, May 06, 2008 2:57 PM
LE UDIENZE

Nel pomeriggio di ieri, il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto in Udienza:

Em.mo Card. Joachim Meisner, Arcivescovo di Köln (Germania).





RINUNCE E NOMINE




NOMINA DI MEMBRI DEL PONTIFICIO CONSIGLIO PER I TESTI LEGISLATIVI

Il Santo Padre ha nominato Membri del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi gli Em.mi Cardinali: Giovanni Battista Re, Prefetto della Congregazione per i Vescovi; Ivan Dias, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli; Lluís Martinez Sistach, Arcivescovo di Barcelona; Oswald Gracias, Arcivescovo di Bombay; William Joseph Levada, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede; Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali; e gli Ecc.mi Monsignori: John Joseph Myers, Arcivescovo di Newark; Raymond Leo Burke, Arcivescovo di Saint Louis.



NOMINA DI MEMBRI DELLA CONGREGAZIONE PER IL CLERO

Il Papa ha nominato Membri della Congregazione per il Clero gli Em.mi Cardinali: Polycarp Pengo, Arcivescovo di Dar-es-Salaam (Tanzania); Marc Ouellet, Arcivescovo di di Québec (Canada); Jorge Liberato Urosa Savino, Arcivescovo di Caracas (Venezuela); e gli Ecc.mi Monsignori: Tomash Peta, Arcivescovo di Maria Santissima in Astana (Kazakhstan); Raymond Leo Burke, Arcivescovo di Saint Louis (Stati Uniti d’America); Willem Jacobus Eijk, Arcivescovo di Utrecht (Paesi Bassi).
+PetaloNero+
Tuesday, May 06, 2008 2:58 PM
Accorato appello del Papa per il Myanmar: la comunità internazionale aiuti con generosità le popolazioni colpite dal ciclone. Oltre 22mila i morti


Il Papa ha lanciato un accorato appello alla comunità internazionale perché “risponda con un’assistenza generosa ed efficace alle necessità” della popolazione del Myanmar colpita in questi giorni da un catastrofico ciclone che ha causato finora oltre 22mila vittime, 40mila dispersi e decine di migliaia di senza tetto. In un telegramma, a firma del cardinale segretario di Stato Tarciso Bertone, inviato al presidente dei vescovi dell’ex Birmania, l'arcivescovo di Mandalay, mons. Paul Zinghtung Grawng, Benedetto XVI esprime il suo “profondo cordoglio” per le “tragiche conseguenze” del ciclone che ha colpito “l’amato popolo del Myanmar” e assicurando le sue preghiere per le vittime e i loro familiari invoca “la pace di Dio sui morti e la forza e la consolazione divina sui senza tetto e su quanti stanno soffrendo”. Ma sulla situazione nel Paese ci riferisce da New Delhi Maria Grazia Coggiola:


Secondo quanto ha detto il ministro birmano della Protezione sociale Maung Swe, il potente ciclone Nargis avrebbe generato una sorta di tsunami nel delta dell’Irrawaddy che non ha lasciato via di scampo agli abitanti della fascia costiera e delle basse regioni fluviali dove sorgono le grandi risaie del Paese. La furia del vento avrebbe sollevato un’onda di diversi metri di altezza che ha spazzato via tutto quello che trovava sul suo cammino. E’ la prima descrizione del disastro avvenuto tre giorni fa e che sta mettendo a dura prova il regime birmano e la capacità di far fronte ad un’emergenza che con il passare delle ore diventa sempre più allarmante. La giunta militare, che è al potere da 46 anni, ha deciso di accettare l’aiuto internazionale e di permettere l’ingresso delle squadre di soccorso straniere, ma con la limitazione che dovranno ottenere il nulla osta del ministro degli Esteri, come è stato precisato durante una conferenza stampa a Rangoon, l’ex capitale di 5 milioni persone, dove manca ancora la corrente elettrica e i prezzi dei generi alimentari sono schizzati alle stelle. Di fronte alla gravità della crisi, la giunta ha deciso di rinviare al 24 maggio il controverso referendum sulla nuova Costituzione nella maggior parte delle circoscrizioni di Rangoon e nei sette distretti colpiti. Intanto i Paesi asiatici si stanno mobilitando: il gruppo dell’ASEAN ha lanciato un appello ai suoi membri per inviare aiuti agli sfollati, mentre la Cina ha promesso un milione di dollari in cibo e in denaro contante.



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Tuesday, May 06, 2008 3:34 PM
VATICANO - Il Card. Dias nominato dal Santo Padre Membro del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi

Città del Vaticano (Agenzia Fides) - Il Santo Padre Benedetto XVI ha nominato il Card. Ivan Dias, Prefetto della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli, Membro del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi. Gli altri membri nominati dal Papa sono i Cardinali Giovanni Battista Re, Prefetto della Congregazione per i Vescovi; Lluís Martinez Sistach, Arcivescovo di Barcelona; Oswald Gracias, Arcivescovo di Bombay; William Joseph Levada, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede; Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, Inoltre Sua Ecc. Mons. John Joseph Myers, Arcivescovo di Newark e Sua Ecc. Mons. Raymond Leo Burke, Arcivescovo di Saint Louis. (S.L.)


Da Petrus

Sacri Palazzi - Nominati i nuovi membri della Congregazione per il Clero e del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi



CITTA’ DEL VATICANO - Il Papa ha nominato membri della Congregazione per il Clero i Cardinali Polycarp Pengo, arcivescovo di Dar-es-Salaam (Tanzania); Marc Ouellet, arcivescovo di di Quebec (Canada); Jorge Liberato Urosa Savino, arcivescovo di Caracas (Venezuela); i Monsignori: Tomash Peta, arcivescovo di Maria Santissima in Astana (Kazakhstan); Raymond Leo Burke, arcivescovo di Saint Louis (Stati Uniti d'America); Willem Jacobus Eijk, arcivescovo di Utrecht (Paesi Bassi). Benedetto XVI ha anche nominato membri del Pontificio consiglio per i Testi legislativi i Cardinali Giovanni Battista Re, Prefetto della Congregazione per i vescovi; Ivan Dias, Prefetto della Congregazione per l'evangelizzazione dei popoli; Luís Martinez Sistach, arcivescovo di Barcellona; Oswald Gracias, arcivescovo di Bombay; William Joseph Levada, Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede; Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali; John Joseph Myers, arcivescovo di Newark, e Raymond Leo Burke, arcivescovo di Saint Louis.
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Tuesday, May 06, 2008 9:10 PM
Accorato appello del Papa per il Myanmar: la comunità internazionale aiuti con generosità le popolazioni colpite dal ciclone. Oltre 27 mila i morti


Il Papa ha lanciato un accorato appello alla comunità internazionale perché “risponda con un’assistenza generosa ed efficace alle necessità” della popolazione del Myanmar colpita in questi giorni da un catastrofico ciclone che ha causato finora oltre 27 mila vittime, 41 mila dispersi e decine di migliaia di senza tetto. In un telegramma, a firma del cardinale segretario di Stato Tarciso Bertone, inviato al presidente dei vescovi dell’ex Birmania, l'arcivescovo di Mandalay, mons. Paul Zinghtung Grawng, Benedetto XVI esprime il suo “profondo cordoglio” per le “tragiche conseguenze” del ciclone che ha colpito “l’amato popolo del Myanmar” e assicurando le sue preghiere per le vittime e i loro familiari invoca “la pace di Dio sui morti e la forza e la consolazione divina sui senza tetto e su quanti stanno soffrendo”. Sulla situazione nel Paese il servizio di Massimiliano Menichetti:


La solidarietà internazionale per il Myanmar è scattata immediatamente in tutto il mondo. La rete Caritas si è prontamente attivata. Della situazione sul posto ci parla Paolo Beccegato responsabile dell’area internazionale della Caritas italiana, intervistato da Sergio Centofanti:

R. – Distinguerei due scenari. Prima di tutto, quello della capitale Yangon, dove certamente il numero di vittime pare essere molto alto; sono stati sradicati quasi tutti gli alberi della città! Quindi grande distruzione e purtroppo molte vittime. Lo scenario della campagna e del grande delta è quello probabilmente di maggiori danni economici, più devastazione dal punto di vista complessivo però, come numero di vittime, appare un pochino inferiore. Certamente, comunque, il fatto stesso che siano state dichiarate queste vittime dal governo è un segnale dell’entità del disastro.

D. – Riescono ad arrivare gli aiuti?

R. – Sì! E’ ancora difficile stabilire bene quanto la vasta area colpita sia completamente raggiunta dagli aiuti. Noi, come rete Caritas, e anche la Chiesa locale nel suo piccolo, stiamo facendo del nostro meglio, stiamo dando il nostro contributo.

D. – Il regime si sta aprendo a questi aiuti?

R. – Ma, appunto, rispetto allo tsunami di tre anni e mezzo fa, l’atteggiamento è completamente diverso: il fatto di aver dichiarato subito lo stato di calamità, la richiesta di aiuto dall’esterno ha dato certamente un segnale di grandissima apertura, di grandissima disponibilità a lavorare anche con realtà internazionali. Speriamo che questo continui in futuro, proprio per il bene della gente, dei più poveri ...

D. – Quali sono attualmente le necessità più urgenti per la popolazione?

R. – Certamente c’è bisogno di una risposta da emergenza a impatto devastante, quindi multisettoriale, dalla rilocazione delle persone che hanno perso la casa in tutto o in parte, a dei programmi che fin da subito – questo ci insegna l’esperienza – prevedano l’impiego, l’attivazione delle persone, perché non si creino meccanismi di dipendenza; quindi ogni tipo di aiuto, che siano forme partecipate anche nella forma, per esempio, cosiddetta “cash for work”, quindi che la gente lavori, si dia loro delle fonti di sostentamento anche a fronte del lavoro che fanno, anche se hanno perso quello che era il lavoro iniziale. E poi, appunto, la ripresa più strutturale, più complessiva, l’attenzione alle epidemie in queste prime giornate, in queste prime settimane e quindi un’attenzione anche sanitaria. Dev’essere un approccio integrato con grande attenzione al coordinamento, perché in queste circostanze c’è sempre il rischio di privilegiare – per esempio – la capitale e le grandi città e dimenticare i villaggi.

D. – Il Papa ha lanciato un forte appello alla solidarietà internazionale. Come si può aiutare la popolazione del Myanmar?

R. – Noi abbiamo lanciato un appello, per raccogliere fondi, certamente inviare generi non ha senso né dal punto di vista dei tempi né dal punto di vista economico. Quindi, l’unica cosa è raccogliere fondi per permettere una ripresa complessiva, quindi non solo in queste primissime fasi, quando tutti i riflettori sono accesi su questa emergenza, ma anche nelle fasi successive, quelle della ricostruzione, dello sviluppo, della ripresa comunitaria, anche di un approccio più attento alla prevenzione. Penso al disastro di qualche mese fa in Bangladesh, a novembre, quando molte vite sono state salvate perché erano stati costruiti dei rifugi anti-ciclone. I cambiamenti climatici che ormai sono ravvisabili in ogni parte del pianeta danno come trend quello – purtroppo – di un crescere di questi disastri ambientali, certamente anche con delle responsabilità antropiche. La responsabilità umana sta anche adesso nel fatto di lavorare di più sulla prevenzione.

D. – Come si può aiutare la Caritas ad aiutare il Myanmar?

R. – Noi abbiamo aperto un conto corrente postale con il numero 34 70 13, indicando come causale “emergenza Myanmar”; sul nostro sito ci sono invece tutti i riferimenti per i bonifici bancari. Per ogni informazione, telefonare al nostro centralino 06 66 1 77 00 1.


Impegnata negli aiuti anche Medici Senza Frontiere: gravi le preoccupazioni sul fronte sanitario. Ascoltiamo la testimonianza del portavoce dell’organismo Andrea Pontiroli, al microfono di Emanuela Campanile:

R. – Noi abbiamo due preoccupazioni supplementari, che, in particolare, riguardano i nostri pazienti colpiti da Aids, che noi curiamo, perché sono sotto trattamento antiretrovirale. Quindi, sono 8 mila le persone cui noi forniamo farmaci antiretrovirali e siamo molto preoccupati perché temiamo che possano aver perduto le loro scorte di farmaci nel ciclone e abbiano anche difficoltà nel raggiungere le nostre cliniche. Ovviamente quando uno comincia ad assumere la terapia antiretrovirale non può mai interromperla. Quindi, il trattamento deve essere assolutamente regolare e ci preoccupa ovviamente molto la sorte di queste 8 mila persone e la possibilità che siano rimaste senza farmaci e isolate. Un’altra preoccupazione, ovviamente, è rappresentata dal fatto che il Myanmar è un Paese comunque in cui esiste un problema di scarsità generale di cibo e, a quanto ci dicono i nostri colleghi, in questi giorni, i prezzi dei generi alimentari sono già raddoppiati, come per esempio il riso. Quindi, bisogna assolutamente garantire che il cibo e le scorte degli aiuti alimentari giungano quanto prima nel Paese, vivendo già la popolazione, in condizioni normali, al di sotto della soglia di povertà e con un problema immenso di accesso alla salute. Un evento tragico come questo, ovviamente, non ha fatto che esasperare una situazione già drammatica.



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Wednesday, May 07, 2008 3:07 PM
RINUNCE E NOMINE


NOMINA DI AUSILIARE DI PORTO (PORTOGALLO)

Il Santo Padre ha nominato Ausiliare di Porto (Portogallo) il Rev.do Sacerdote João Evangelista Pimentel Lavrador, Pro-Vicario Generale della diocesi di Coimbra, assegnandogli la sede titolare vescovile di Luperciana.

Rev.do João Evangelista Pimentel Lavrador

Il Rev.do João Evangelista Pimentel Lavrador è nato il 18 febbraio 1956 a Seixo de Mira, diocesi di Coimbra. Ha compiuto gli studi nel Seminario diocesano ed è stato ordinato sacerdote il 14 giugno 1981. È stato Viceparroco a Pombal; successivamente ha diretto il Segretariato diocesano di Pastorale Giovanile. Dal 1986 è Segretario del Consiglio Presbiterale.

Nel 1988 ha seguito gli studi a Salamanca conseguendo il Dottorato in Teologia. È stato nominato Rettore del Seminario nel 1991 e nel 1998 Direttore dell'Istituto Universitario "Giustizia e Pace". Dal 1999 è Canonico e Cappellano del Carmelo di Coimbra dove era Suor Lucia, la veggente di Fatima. È anche Segretario della Commissione Episcopale della Cultura, dei Beni Culturali e delle Comunicazioni Sociali.

Dal 1997 è Pro Vicario Generale della diocesi di Coimbra.
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Wednesday, May 07, 2008 3:10 PM
L’UDIENZA GENERALE

L’Udienza Generale di questa mattina si è svolta alle ore 10.30 in Piazza San Pietro dove il Santo Padre ha incontrato gruppi di pellegrini e fedeli giunti dall’Italia e da ogni parte del mondo.

All’Udienza era presente Sua Santità Karekin II, Patriarca Supremo e Catholicos di tutti gli Armeni, in Visita ufficiale. Prima dell’Udienza Generale ha avuto luogo lo scambio di saluti tra il Santo Padre Benedetto XVI e Sua Santità Karekin II.

Quindi ha avuto inizio l’Udienza nel corso della quale il Santo Padre ha trattato il tema: "L’azione dello Spirito Santo a servizio dell’unità".

Dopo aver riassunto la Sua catechesi in diverse lingue, il Papa ha rivolto particolari espressioni di saluto ai gruppi di fedeli presenti. Quindi ha pronunciato un appello alla solidarietà nei confronti della popolazione del Myanmar colpita dalla spaventosa violenza del ciclone Nargis.

L’Udienza Generale si è conclusa con la recita del Pater Noster e la Benedizione Apostolica impartita insieme ai Vescovi presenti.

Pubblichiamo di seguito le parole di benvenuto del Santo Padre Benedetto XVI a Sua Santità Karekin II, Patriarca Supremo e Catholicos di tutti gli Armeni, e la catechesi del Santo Padre:





PAROLE DI BENVENUTO DEL SANTO PADRE AL CATHOLICOS KAREKIN II

It is my great joy today to greet His Holiness Catholicos Karekin II, Supreme Patriarch and Catholicos of All Armenians, and the distinguished delegation accompanying him. Your Holiness, I pray that the light of the Holy Spirit will illumine your pilgrimage to the tombs of the Apostles Peter and Paul, the important meetings you will have here, and particularly our personal conversations. I ask all who are present today to pray for God’s blessing upon this visit.

Your Holiness, I thank you for your personal commitment to the growing friendship between the Armenian Apostolic Church and the Catholic Church. In 2000, soon after your election, you came to Rome to meet Pope John Paul II, and a year later, you graciously received him in Holy Etchmiadzin. You came once again to Rome together with many Church leaders from East and West, for the funeral liturgy of Pope John Paul II. I am sure that this spirit of friendship will be further deepened during the coming days.

In an external niche of Saint Peter’s Basilica, there is a fine statue of Saint Gregory the Illuminator, founder of the Armenian Church. It serves to remind us of the severe persecutions suffered by Armenian Christians, especially during the last century. Armenia’s many martyrs are a sign of the power of the Holy Spirit working in times of darkness, and a pledge of hope for Christians everywhere.

Your Holiness, dear Bishops and dear friends, together with you I implore Almighty God, through the intercession of Saint Gregory the Illuminator, to help us grow in unity, in one holy bond of Christian faith, hope and love.




CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA

Cari fratelli e sorelle,

come vedete, è tra noi questa mattina Sua Santità il Catholicos Karekin II, Patriarca Supremo e Catholicos di tutti gli Armeni, accompagnato da una distinta delegazione. Rinnovo l’espressione della mia gioia per la possibilità che mi è data stamani di accoglierLo: l’odierna sua presenza ci ravviva nella speranza della piena unità di tutti i cristiani. Colgo volentieri l’occasione per ringraziarLo anche dell’amabile accoglienza che Egli ha riservato di recente in Armenia al mio Cardinale Segretario di Stato. E’ un piacere per me fare altresì memoria dell’indimenticabile visita che il Catholicos compì a Roma nell’anno Duemila, appena dopo la sua elezione. IncontrandoLo, il mio amato Predecessore Giovanni Paolo II, Gli consegnò una insigne reliquia di San Gregorio l’Illuminatore e in seguito si recò in Armenia per restituirGli la visita.

È noto l’impegno della Chiesa Apostolica Armena per il dialogo ecumenico, e sono certo che anche l’attuale visita del venerato Patriarca Supremo e Catholicos di tutti gli Armeni contribuirà ad intensificare i rapporti di fraterna amicizia che legano le nostre Chiese. Questi giorni di immediata preparazione alla Solennità di Pentecoste ci stimolano a ravvivare la speranza nell’aiuto dello Spirito Santo per avanzare sulla strada dell’ecumenismo. Noi abbiamo la certezza che il Signore Gesù non ci abbandona mai nella ricerca dell’unità, poiché il suo Spirito è instancabilmente all’opera per sostenere i nostri sforzi tesi a superare ogni divisione e a ricucire ogni lacerazione nel vivo tessuto della Chiesa.

Proprio questo Gesù promise ai discepoli negli ultimi giorni della sua missione terrena, come abbiamo sentito poc’anzi nel brano del Vangelo: assicurò loro l’assistenza dello Spirito Santo, che Egli avrebbe mandato perché continuasse a far loro sentire la sua presenza (cfr Gv 14,16-17). Tale promessa divenne realtà quando, dopo la risurrezione, Gesù entrò nel Cenacolo, salutò i discepoli con le parole «La pace sia con voi» e, alitando su di loro, disse: "Ricevete lo Spirito Santo" (Gv 20,22). Li autorizzava a rimettere i peccati. Lo Spirito Santo, quindi, appare qui come forza del perdono dei peccati, del rinnovamento dei nostri cuori e della nostra esistenza; e così Egli rinnova la terra e crea unità dov'era divisione. Poi, nella festa di Pentecoste, lo Spirito Santo si mostra attraverso altri segni: attraverso il segno di un vento gagliardo, di lingue di fuoco, e gli Apostoli parlano in tutte le lingue. Questo è un segno che la dispersione babilonica, frutto della superbia che separa gli uomini, è superata nello Spirito che è carità e che dà unità nella diversità. Dal primo momento della sua esistenza la Chiesa parla in tutte le lingue — grazie alla forza dello Spirito Santo e alle lingue di fuoco — e vive in tutte le culture, non distrugge niente dei vari doni, dei diversi carismi, ma riassume tutto in una grande e nuova unità che riconcilia: unità e multiformità.

Lo Spirito Santo, che è la carità eterna, il legame dell'unità nella Trinità, unisce con la sua forza nella carità divina gli uomini dispersi, creando così la multiforme e grande comunità della Chiesa in tutto il mondo. Nei giorni dopo l'Ascensione del Signore fino alla domenica di Pentecoste, i discepoli con Maria erano riuniti nel Cenacolo per pregare. Sapevano di non poter essi stessi creare, organizzare la Chiesa: la Chiesa deve nascere ed essere organizzata dall’iniziativa divina, non è una creatura nostra, ma è dono di Dio. E solo così essa crea anche unità, una unità che deve crescere. La Chiesa in ogni tempo — in particolare, in questi nove giorni tra l'Ascensione e la Pentecoste — si unisce spiritualmente nel Cenacolo con gli Apostoli e con Maria per implorare incessantemente l'effusione dello Spirito Santo. Sospinta dal suo vento gagliardo essa potrà così essere capace di annunciare il Vangelo sino agli estremi confini della terra.

Ecco perché, pur di fronte alle difficoltà e alle divisioni, i cristiani non possono rassegnarsi né cedere allo scoraggiamento. Questo chiede a noi il Signore: perseverare nella preghiera per mantenere viva la fiamma della fede, della carità e della speranza, a cui si alimenta l’anelito verso la piena unità. Ut unum sint! dice il Signore. Sempre risuona nel nostro cuore questo invito di Cristo; invito che ho avuto modo di rilanciare nel mio recente Viaggio apostolico negli Stati Uniti d’America, dove ho fatto riferimento alla centralità della preghiera nel movimento ecumenico. In questo tempo di globalizzazione e, insieme, di frammentazione, "senza preghiera, le strutture, le istituzioni e i programmi ecumenici sarebbero privi del loro cuore e della loro anima" (Incontro ecumenico nella chiesa di S. Joseph a New York, 18 aprile 2008). Rendiamo grazie al Signore per i traguardi raggiunti nel dialogo ecumenico grazie all’azione dello Spirito Santo; restiamo docili all’ascolto della sua voce, affinché i nostri cuori, ricolmi di speranza, percorrano senza sosta il cammino che conduce alla piena comunione di tutti i discepoli di Cristo.

San Paolo, nella Lettera ai Galati, ricorda che "il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé" (5,22-23). Sono questi doni dello Spirito Santo che invochiamo anche noi oggi per tutti i cristiani, perché nel comune e generoso servizio al Vangelo, possano essere nel mondo segno dell’amore di Dio per l’umanità. Volgiamo fiduciosi lo sguardo a Maria, Santuario dello Spirito Santo, e per mezzo di Lei preghiamo: "Vieni, Spirito Santo, riempi i cuori dei tuoi fedeli e accendi in essi il fuoco del tuo amore". Amen!




SINTESI DELLA CATECHESI NELLE DIVERSE LINGUE



○ Sintesi della catechesi in lingua francese

Chers Frères et Sœurs,

Ce matin, j’ai la joie d’accueillir Sa Sainteté Karekin II, Patriarche suprême et Catholicos de tous les Arméniens, et la délégation qui l’accompagne. Je profite de l’occasion pour les remercier de l’accueil aimable qu’ils ont réservé récemment en Arménie au Cardinal Secrétaire d’État. La fête de Pentecôte, que nous nous préparons à célébrer, ravive notre espérance de la pleine unité entre les chrétiens et nous pousse à avancer sur le chemin œcuménique, avec l’aide de l’Esprit Saint et les efforts de tous. Nous avons la certitude que le Seigneur ne nous abandonne jamais dans la recherche de l’unité. La promesse devint réalité quand Jésus vint au Cénacle et dit aux Apôtres : «Recevez l’Esprit Saint». Comme aux origines, l’Église est encore, en quelque sorte, en état de Pentecôte, rassemblée pour obtenir de nouvelles effusions de l’Esprit. Ut unum sint ! Cette invitation du Christ résonne encore dans notre cœur. J’ai eu l’occasion de la rappeler lors de mon récent voyage aux États-Unis, soulignant l’importance de la prière, élément central du mouvement œcuménique. Invoquons les dons de l’Esprit sur tous les chrétiens et, avec Marie, prions : « Viens, Esprit Saint, remplis les cœurs de tes fidèles et allume en eux le feu de ton amour. Amen ».

Je suis heureux de vous accueillir, chers pèlerins francophones, en particulier le groupe de Saint-Hilaire du Harcouet, avec Monseigneur Georges Dupont, Évêque émérite de Pala, les groupes venus de Suisse pour la cérémonie du serment de la Garde Suisse Pontificale et les religieuses de la Congrégation du Rosaire du Liban. Que l’Esprit Saint fasse de vous les messagers de Dieu jusqu’aux extrémités de la terre. Avec ma Bénédiction apostolique.


○ Sintesi della catechesi in lingua inglese

Dear Brothers and Sisters,

Today we welcome to our Audience His Holiness Catholicos Karekin II, Supreme Patriarch and Catholicos of All Armenians, together with a delegation from the Armenian Apostolic Church. His presence among us, in these days before the Solemnity of Pentecost, spurs us to pray more fervently for the outpouring of the Holy Spirit upon all Christians as we seek to advance along the path of ecumenism. The Risen Lord sent the Spirit upon his disciples, and from the day of Pentecost, the Church has constantly implored the Spirit’s gifts, which impel her to proclaim the Gospel before all the world. The presence and activity of the Spirit remind us that Christ never abandons his Church. The Spirit sustains our efforts to overcome division, to persevere in prayer and to work for Christian unity. Prayer is the heart and soul of the ecumenical movement. Today, let us join in thanking the Lord for the Spirit’s work in fostering ecumenical dialogue and inspiring the hope of full unity. May the gifts of the Spirit lead all Christians to serve the Gospel with generosity and to be a sign of God’s love for all humanity. With Mary, let us pray: "Come, Holy Spirit, fill the hearts of your faithful, and kindle in them the fire of your love! Amen."

I offer a warm welcome to the Delegates taking part in the Annual Conference of the Canon Law Society of Great Britain and Ireland. I am also pleased to greet the pilgrims from Our Lady of the Rosary Church in Qatar. Upon all the English-speaking pilgrims, especially those from England, Scotland, Australia, India, Indonesia, Korea, Canada, Guam and the United States, I cordially invoke Almighty God’s abundant blessings of joy and peace.



○ Sintesi della catechesi in lingua tedesca

Liebe Brüder und Schwestern!

Der Besuch des Katholikos aller Armenier, Seiner Heiligkeit Karekin II., den wir mit Freude heute unter uns begrüßen, stärkt uns alle in der Hoffnung auf die volle Einheit aller Christen und trägt gewiß dazu bei, die freundschaftlichen Bande zwischen unseren beiden Kirchen zu festigen. In diesen Tagen vor Pfingsten beten wir in besonderer Weise um die Gabe des Heiligen Geistes. Wir dürfen darauf vertrauen, daß der Heilige Geist unsere Bemühungen, die Trennungen zu überwinden, unterstützt. Christus hat den Jüngern den Beistand des Heiligen Geistes als Unterpfand seiner Gegenwart zugesichert. Am Ostertag hat der Auferstandene den Aposteln den Heiligen Geist geschenkt; diese Gabe ist am Pfingsttag offenbar geworden. Die Kirche befindet sich sozusagen immer in einer pfingstlichen Situation. Im Abendmahlssaal versammelt, betet sie beharrlich um die stets neue Ausgießung des Geistes. Der Herr will, daß wir im Gebet ausharren und die Hoffnung auf die volle Einheit lebendig halten: Daß alle eins seien! Das Gebet ist ja die Herzmitte der ökumenischen Bewegung. Danken wir dem Herrn für das schon Erreichte; hören wir folgsam auf seine Stimme, um unentwegt auf dem Weg zur Einheit aller Jünger Christi voranzuschreiten. Bitten wir um die Gaben des Geistes, damit wir durch den gemeinsamen Einsatz für das Evangelium in der Welt ein Zeichen der Liebe Gottes zu den Menschen sein können.

Sehr herzlich heiße ich die Pilger aus den Ländern deutscher Sprache willkommen. Einen besonderen Gruß richte ich an die Eltern, Verwandten und Gäste meiner Schweizergardisten, die anläßlich der Vereidigung der neuen Rekruten nach Rom gekommen sind. Ebenso grüße ich die Abordnung des Österreichischen Fußballbundes. Der Heilige Geist hilft uns, als Christen Zeugnis zu geben und Gutes zu wirken. Der Herr begleite euch und eure Lieben mit seiner Gnade.



○ Sintesi della catechesi in lingua spagnola

Queridos hermanos y hermanas:

Hoy está con nosotros el Patriarca Supremo y Katholicos de todos los Armenios, con una delegación, que he recibido con gozo esta mañana, y cuya presencia reaviva la esperanza de llegar a la plena unidad de todos los cristianos. La proximidad de la solemnidad de Pentecostés nos invita a confiar en la ayuda del Espíritu Santo para avanzar en el camino ecuménico.

Jesús aseguró a los suyos que mandaría el Espíritu Santo, que los alentaría siempre hasta los más recónditos confines de la tierra, y esto se hizo manifiesto y público precisamente el día de Pentecostés. La Iglesia, por así decir, vive continuamente en estado de Pentecostés, y por eso no se desanima ante las dificultades para realizar su misión y mantener vivo el anhelo de la plena unidad de todos los discípulos de Cristo.

Saludo cordialmente a los peregrinos y visitantes de lengua española venidos de España, México y otros países latinoamericanos. Exhorto a todos a orar incesantemente por el progreso ecuménico, pues la plegaria es el corazón del camino hacia la unidad entre los cristianos.

Muchas gracias por vuestra visita.


SALUTI PARTICOLARI NELLE DIVERSE LINGUE



○ Saluto in lingua portoghese

Amados peregrinos de língua portuguesa, a minha saudação de boas-vindas para todos vós neste mês de Maio, que tradicionalmente chama o povo cristão a multiplicar os seus gestos diários de veneração e imitação de Nossa Senhora. Mostrai-vos agradecidos, não regateando a Deus o tempo que Lhe deveis. Rezai o terço todos os dias! Deixai a Virgem Mãe possuir o vosso coração: confiai-lhe tudo o que sois, tudo o que tendes! E Deus será tudo em todos... Isto é o que mais desejo a todos os presentes - vindos de modo especial do Brasil, nomeadamente do Santuário Santa Terezinha do Menino Jesus em Botucatu - ao conceder-vos, extensiva aos familiares, a minha Bênção Apostólica.


○ Saluto in lingua polacca

Witam przybyłych do Rzymu Polaków. Jutro w waszej Ojczyźnie przypada uroczystość świętego Stanisława, głównego patrona Polski. Jak „Dobry Pasterz, który daje życie za owce", stał na straży ładu moralnego i praw Kościoła. Niech troska o zachowanie przykazań Bożych i o sprawy Kościoła przenika wasze rodziny, parafie, każdego z was. Niech Chrystus będzie fundamentem waszego życia.

[Saluto i Polacchi venuti a Roma. Domani nella vostra Patria ricorre la solennità di San Stanislao, il principale patrono della Polonia. A immagine del "Buon Pastore che dà la vita per le sue pecore" Egli vigilava sull’ordine morale e proteggeva i diritti della Chiesa. Invito le vostre famiglie, le parrocchie ed ognuno di voi a mantenere il rispetto dei comandamenti e la cura per la Chiesa. Che Cristo sia il fondamento della vostra vita.]


○ Saluto in lingua ungherese

Szeretettel köszöntöm a Magyar Püspöki Kar tagjait, akik ad limina látogatáson vannak itt. Isten hozta a magyar híveket, különösen is azokat, akik nagy számban a Pécsi Egyházmegyéből jöttek. Ez a római út erősítsen meg benneteket a Szent Péter utódja iránti szeretetben. Szívesen adom rátok és családjaitokra apostoli áldásomat. Dicsértessék a Jézus Krisztus!

[Saluto con affetto i Membri della Conferenza Episcopale Ungherese, che sono arrivati alla visita ad limina. Saluto inoltre tutti fedeli ungheresi, specialmente il folto gruppo arrivato dalla Diocesi di Pécs. Questa visita romana approfondisca il vostro amore per il successore di san Pietro. Volentieri benedico voi e le vostre famiglie. Sia lodato Gesù Cristo!]



○ Saluto in lingua croata

Pozdravljam sve hrvatske hodočasnike, a osobito vjernike župe Svih Svetih iz Sesveta te Hrvatske Katoličke Misije iz Kölna. Često zazivajte Duha Svetoga kao što su to činili apostoli iščekujući blagdan Pedesetnice, da i vi budete uvjerljivi svjedoci uskrslog Gospodina. Hvaljen Isus i Marija!

[Saluto i pellegrini croati, particolarmente i fedeli della parrocchia di Tutti i Santi di Sesvete e della Missione Cattolica Croata di Köln. Invocate spesso lo Spirito Santo come hanno fatto gli apostoli aspettando il giorno delle Pentecoste, affinché anche voi siate testimoni convincenti del Signore risorto. Siano lodati Gesù e Maria!]


○ Saluto in lingua italiana

Saluto i pellegrini di lingua italiana. In particolare, rivolgo un cordiale pensiero al pellegrinaggio promosso dalle Adoratrici Perpetue del Santissimo Sacramento in occasione della beatificazione di Maria Maddalena dell’Incarnazione, ed incoraggio a promuovere sempre più l’amore per l’Eucarestia affinchè sorgano, accanto ad ogni Monastero dell’Ordine, gruppi di "adoratori". Si realizzerà così l’anelito della vostra Beata Fondatrice che amava ripetere: "Gesù sia da tutti conosciuto, amato, adorato e ringraziato ogni momento nel SS.mo e Divinissimo sacramento". Saluto i rappresentanti delle Scuole delle Maestre Pie Venerini che ricordano il 280° anniversario di morte della Fondatrice, ed auspico che il loro pellegrinaggio a Roma sia ricco di frutti spirituali. Saluto i Dirigenti e i calciatori dell’Inter, nel centesimo anniversario di fondazione, e colgo l’occasione per sottolineare ancora una volta l’importanza dei valori morali dello sport nell’educazione delle nuove generazioni. Un affettuoso saluto rivolgo poi agli studenti del Circolo didattico di Sant’Antioco e a quelli dell’Istituto Madre Teresa di Calcutta, di Campodipietra.

Desidero, infine, salutare i giovani, i malati e gli sposi novelli. Cari giovani, in questo mese di maggio da poco iniziato, che la tradizione popolare dedica a Maria, imparate da Lei a compiere sempre la volontà di Dio. Contemplando la Madre di Cristo crocifisso, voi, cari malati, sappiate riconoscere il valore salvifico di ogni croce; e voi, cari sposi novelli, affidatevi alla protezione della Santa Vergine, per creare nella vostra famiglia quel clima di preghiera e di serenità che regnava nella casa di Nazareth.




APPELLO DEL SANTO PADRE

Faccio mio il grido di dolore e di aiuto della cara popolazione del Myanmar, che ha visto improvvisamente distrutte dalla sconvolgente violenza del ciclone Nargis numerosissime vite, oltre a beni e mezzi di sussistenza.

Come ho già assicurato nel messaggio di solidarietà inviato al Presidente della Conferenza Episcopale, sono spiritualmente vicino alle persone colpite. Vorrei inoltre ripetere a tutti l'invito ad aprire il cuore alla pietà e alla generosità affinché, grazie alla collaborazione di quanti sono in grado e desiderano prestare soccorso, si possano alleviare le sofferenze causate da così immane tragedia.










Aprite il cuore alle sofferenze del Myanmar: l’appello del Papa all’udienza generale. In Piazza San Pietro, Benedetto XVI e Karekin II rinnovano l’impegno per il dialogo ecumenico



Aprite il cuore alla generosità verso il popolo sofferente del Myanmar: è l’accorato appello levato stamani dal Papa in Piazza San Pietro, durante il tradizionale appuntamento con i pellegrini del mercoledì. Benedetto XVI ha colto l’occasione della presenza all’udienza generale del Catholicos di tutti gli armeni Karekin II per rinnovare l’impegno a rafforzare il dialogo ecumenico. In questi giorni di preparazione alla Pentecoste, è stata l’esortazione del Papa ai 30 mila fedeli presenti, ravviviamo la speranza nell’aiuto dello Spirito Santo “per avanzare sulla strada dell’ecumenismo”. Il servizio di Alessandro Gisotti:


La comunità internazionale dimostri la sua generosità verso il popolo del Myanmar devastato dal ciclone “Nargis”: in Piazza San Pietro, il pensiero del Papa va a quanti soffrono nel Paese asiatico. Il Santo Padre rinnova il messaggio di solidarietà inviato al presidente della conferenza episcopale del Myanmar con un vibrante appello al cuore di ogni uomo di buona volontà:


“Faccio mio il grido di dolore e di aiuto della cara popolazione del Myanmar, che ha visto improvvisamente distrutte dalla sconvolgente violenza del ciclone Nargis numerosissime vite, oltre a beni e mezzi di sussistenza (…) Vorrei inoltre ripetere a tutti l’invito ad aprire il cuore alla pietà e alla generosità affinché, grazie alla collaborazione di quanti sono in grado e desiderano prestare soccorso, si possano alleviare le sofferenze causate da così immane tragedia”.


L’udienza generale, conclusasi con questo appello, è stata arricchita dalla presenza del Patriarca e Catholicos di tutti gli Armeni Karekin II, accolto da Benedetto XVI sul sagrato della Basilica vaticana, tra gli applausi dei pellegrini. Karekin II è arrivato sul sagrato dalla Basilica di San Pietro. Prima dell’udienza generale, infatti, ha reso omaggio alla tomba di Giovanni Paolo II ed ha salutato la statua di San Gregorio l’Illuminatore, fondatore della Chiesa armena, collocata in una nicchia della Basilica. Benedetto XVI ha ringraziato Karekin II per il suo impegno personale nel rafforzamento dell’amicizia tra la Chiesa apostolica armena e quella cattolica. Quindi, ha ricordato le “dure persecuzioni” sofferte dai cristiani armeni, specie nel secolo scorso:


“Armenia’s many martyrs are a sign of the power of the Holy Spirit…”
I tanti martiri dell’Armenia, ha detto il Papa, sono uno segno della potenza dello Spirito Santo che lavora in tempi di oscurità ed è promessa di speranza per i cristiani in ogni luogo. Dal canto suo, Karekin II ha ricordato che gli armeni sono sopravvissuti ad uno sterminio ed ha levato un appello affinché tutte le nazioni condannino gli stermini del passato e del presente e si impegnino nella costruzione della pace.


(canti)

Dopo il momento dei saluti, in un clima di grande cordialità, il Papa ha svolto la sua catechesi. La presenza di Karekin II, ha detto ai pellegrini, “ci ravviva nella speranza di piena unità di tutti i cristiani”. Una visita che avviene dopo il recente viaggio in Armenia del cardinale segretario di Stato, Tarcisio Bertone. Il Pontefice ha riconosciuto gli sforzi compiuti dalla Chiesa apostolica armena per il dialogo ecumenico. Quindi, ha messo l’accento sul significato della Solennità di Pentecoste sulla strada dell’ecumenismo:


“Noi abbiamo la certezza che il Signore Gesù non ci abbandona mai nella ricerca dell’unità poiché il suo Spirito è instancabilmente all’opera per sostenere i nostri sforzi tesi a superare ogni divisione e a ricucire ogni lacerazione nel vivo tessuto della Chiesa”.


Nel giorno della Pentecoste, ha detto, il dono che Gesù aveva affidato ai suoi la sera di Pasqua, l’assistenza dello Spirito Santo, divenne palese e pubblico. Da allora, ha proseguito, la Chiesa è sempre, “per così dire, in stato di Pentecoste: raccolta nel Cenacolo prega incessantemente per ottenere sempre nuove effusioni dei doni dello Spirito Santo”:


“Ecco perché, pur di fronte alle difficoltà e alle divisioni, i cristiani non possono rassegnarsi né cedere allo scoraggiamento. Questo chiede a noi il Signore: perseverare nella preghiera per mantenere viva la fiamma della speranza e l’anelito verso la piena unità. Ut unum sint!”


“La Chiesa – ha detto il Papa a braccio - parla, fin dal primo momento della sua esistenza, in tutte le lingue, grazie alla forza dello Spirito Santo, e vive in tutte le culture. La Chiesa non distrugge niente dei propri doni, della propria storia, ma riassume tutto in una nuova unità che riconcilia unità e diversità”:

“Nei giorni dopo l’Ascensione del Signore fino alla domenica di Pentecoste, i discepoli con Maria erano riuniti nel Cenacolo per pregare. Loro sapevano che non potevano da loro stessi creare, organizzare la Chiesa; che la Chiesa non può essere organizzata ma deve nascere; che la Chiesa non è una Creatura nostra, ma è dono di Dio. E così solo crea anche unità e cresce unita”.


Un invito all’unità rilanciato dal Papa anche nel viaggio negli Stati Uniti, dove ha ribadito la “centralità della preghiera nel movimento ecumenico”. Benedetto XVI ha invocato lo Spirito Santo affinché i cristiani, nel loro “comune e generoso servizio al Vangelo, possano essere nel mondo segno dell’amore di Dio per l’umanità”. In questa prima udienza generale nel mese mariano, il Papa ha invitato i giovani, i malati e gli sposi novelli ad affidarsi alla protezione della Santa Vergine.


Al momento dei saluti ai fedeli nelle diverse lingue, il Papa ha rivolto un pensiero speciale ai pellegrini della Chiesa “Nostra Signora del Rosario” di Doha, in Qatar, al momento prima ed unica chiesa nel Paese arabo. Un augurio particolare ai polacchi che domani festeggiano San Stanislao, patrono della Polonia. Salutando i fedeli di lingua italiana, il Papa ha rivolto un cordiale pensiero ai partecipanti al Pellegrinaggio promosso dalle Adoratrici Perpetue del Santissimo Sacramento e ai rappresentanti delle Scuole delle Maestre Pie Venerini. Infine, un saluto all’Inter, squadra di calcio italiana che festeggia il centenario di fondazione. Nell’occasione, Benedetto XVI ha sottolineato “l’importanza dei valori morali dello sport nell’educazione delle nuove generazioni”.





www.radiovaticana.org/it1/videonews_ita.asp?vaiflv=0000326.flv&vaiserver=A&vai=ctv_frame00326.jpg&var1=07/05/2008&var2=Vatican%20City&var3=Papa:%20appello%20per%20Myanmar%20ed%20ecumenismo,%20temi%20all%20Udienza%20Generale&settimana=19&anno_perlinknav=2008&dal=04/05&...








www.radiovaticana.org/it1/videonews_ita.asp?vaiflv=0000325.flv&vaiserver=A&vai=ctv_frame00325.jpg&var1=07/05/2008&var2=Vatican%20City&var3=Iniziata%20la%20visita%20in%20Vaticano%20del%20Patriarca%20armeno%20Karekin%20II&settimana=19&anno_perlinknav=2008&dal=04/05&...




Da Petrus

Strage di Erba: il Pontefice saluta Carlo Castagna, l'uomo del perdono



CITTA’ DEL VATICANO - Al termine della tradizionale Udienza Generale del Mercoledi’, prima di lasciare Piazza San Pietro sulla consueta jeep bianca, Benedetto XVI ha stretto la mano e scambiato qualche parola con Carlo Castagna, marito, padre e nonno di tre delle vittime della strage di Erba. Il signor Castagna (nella foto) era accompagnato dal vicario episcopale di Lecco, che e' il sacerdote con il quale ha condiviso dai primi momenti il percorso spirituale che lo portato a perdonare cristianamente gli assassini di sua figlia, della moglie e del nipotino.
+PetaloNero+
Wednesday, May 07, 2008 3:11 PM
MESSAGGIO DEL SANTO PADRE A MONS. MICHAŁ HELLER IN OCCASIONE DELL’ASSEGNAZIONE DEL PREMIO TEMPLETON 2008

Viene assegnato oggi a Londra il Premio Templeton 2008. Il riconoscimento, conferito quest’anno al sacerdote cattolico e cosmologo polacco Michał Heller per il progresso nella ricerca nel campo dei rapporti fra scienza e religione, è consegnato durante una cerimonia privata a Buckingham Palace dal principe Filippo, duca di Edimburgo.

Mons. Michał Heller, Professore di Fisica teorica, Cosmologia relativistica e Filosofia della Scienza nella Pontificia Accademia di Teologia di Kraków (Polonia), viene premiato per la sua originale teoria sulle origini e la causa dell’universo elaborata attraverso studi multidisciplinari nei campi della fisica, della cosmologia, della teologia, e della filosofia, incentrati sull’interrogativo circa la necessità di una causa per le origini dell’universo.

Pubblichiamo di seguito il testo del messaggio inviato per l’occasione dal Santo Padre Benedetto XVI a Mons Michał Heller, a firma dell’Arcivescovo Fernando Filoni, Sostituto della Segreteria di Stato per gli affari Generali:


Caro Monsignor Heller,

il Santo Padre è stato felice di apprendere che Le è stato conferito il Premio Templeton in riconoscimento per il suo straordinario contributo al dialogo tra scienza e religione e Le invia le più cordiali congratulazioni e i più fervidi auguri.

Come Ella sa, Sua Santità ha ripetutamente sottolineato l’importanza di un incontro fruttuoso tra fede e ragione, le due ali sulle quali lo spirito umano si eleva alla contemplazione della verità (cf. Fides et Ratio, n. 1) e desidera incoraggiare tutti coloro che dedicano la loro vita ad esplorare le profonde conoscenze che possono essere acquisite dalla ricerca scientifica svolta nel contesto della fede religiosa. Sua Santità prega che il suo lavoro nel campo della cosmologia e della filosofia possa contribuire a diffondere il messaggio che "i cieli proclamano la gloria di Dio e il firmamento esalta l’opera delle sue mani" (Sal 18, 2).

Allorché questo riconoscimento prestigioso Le sarà conferito il 7 maggio 2008 a Londra, il Santo Padre La ricorderà particolarmente nelle sue preghiere. Su di Lei e su tutti coloro il cui lavoro concorre a promuovere una più profonda comprensione del rapporto tra religione e scienza, Sua Santità cordialmente impartisce la sua Benedizione apostolica.

Sinceramente Suo in Cristo,

Arcivescovo Fernando Filoni
Sostituto

Monsignor Michał Heller
Professore di Professore di Fisica teorica, Cosmologia e Filosofia della Scienza
Pontificia Accademia di Teologia
CRACOVIA
+PetaloNero+
Wednesday, May 07, 2008 3:12 PM
Da Petrus

Un sms firmato Ratzinger per i partecipanti alla Giornata Mondiale della Gioventù 2008 di Sydney



CITTA’ DEL VATICANO - I pellegrini della Giornata mondiale della gioventu' (Gmg), in programma dal 15 al 20 luglio a Sydney, riceveranno sul telefonino sms con frasi e pensieri celebri di Benedetto XVI. I messaggini rappresenteranno uno dei tanti servizi digitali offerti durante l'evento, che coincidera' con la prima visita di Benedetto XVI in Australia, ed al quale si attendono fino a 225.000 partecipanti da tutto il mondo. ''Per la settimana della Gmg08, chi avra' fornito il numero di cellulare agli organizzatori al momento dell’iscrizione, ricevera' un messaggio ogni giorno'', ha annunciato il coordinatore dell'evento, il vescovo Anthony Fisher. Nelle principali localita' della Gmg, inoltre, vi saranno dei 'muri della preghiera' digitali, dei maxischermi su cui compariranno gli sms mandati col cellulare dai pellegrini, in cui chiederanno agli altri fedeli di pregare per le loro intenzioni. ''Vi sara' anche un sito di networking sociale, una specie di Facebook cattolico, per capirci'', ha spiegato Fisher. ''Vogliamo usare il meglio delle tecnologie moderne e il linguaggio dei giovani di oggi quando comunicheremo con loro durante la Gmg08'', ha detto ancora il prelato. “Questa edizione della Gmg sara' l'evento piu' avanzato tecnologicamente che la Chiesa abbia mai conosciuto'', ha assicurato inoltre Monsignor Fisher, aggiungendo: '' Abbiamo un messaggio antico ma deve essere spiegato in termini che siano comprensibili a tutte le generazioni''.

+PetaloNero+
Wednesday, May 07, 2008 3:35 PM
Le congratulazioni del Papa al sacerdote polacco Michal Heller insignito del premio Templeton 2008



Il Santo Padre si congratula con mons. Michal Heller vincitore del Premio Templeton 2008 per i suoi studi di scienza e teologia. Lo fa con un messaggio a firma dell’arcivescovo Fernando Filoni, sostituto della Segreteria di Stato. Il premio, consegnato oggi a Buckingham Palace dal principe Filippo, duca di Edimburgo, è stato istituito da Sir Templeton nel 1972 e dedicato a persone che abbiano dato un contributo eccezionale alla promozione della dimensione spirituale della vita. Il servizio di Fausta Speranza:




Con le congratulazioni al sacerdote cattolico e cosmologo Heller, il messaggio di Benedetto XVI torna a sottolineare l’importanza di un fruttuoso rapporto tra fede e ragione, “le due ali su cui lo spirito umano si eleva a contemplare la verità”. Esprime anche incoraggiamento per quanti si dedicano alla ricerca scientifica nel contesto del credo religioso e promuovono una più profonda comprensione del rapporto tra fede e scienza.

In particolare, padre Michal Heller viene premiato per la sua teoria sulle origini e la causa dell’universo, elaborata attraverso studi multidisciplinari nei campi della fisica, della cosmologia, della teologia, e della filosofia. Ha settantadue anni e insegna Filosofia alla Pontificia Accademia Teologica di Cracovia, dove ha collaborato in passato con l’allora cardinale Karol Wojtyla. Impossibile ricordare tutti i suoi altri impegni accademici o le sue pubblicazioni che sono migliaia. Conviene sottolineare, piuttosto, che al centro dei suoi studi c’è l’interrogativo circa la necessità di una causa per le origini dell’universo. Ha più volte argomentato contro l’atteggiamento di chi ricorre a Dio per spiegare quanto sfugge alla scienza. Heller sostiene, ad esempio, che l’obiezione dei creazionisti all’insegnamento della teoria evoluzionista di Darwin è “un grave errore”, poiché introduce un’opposizione “manichea” fra Dio e la casualità. Gran parte dei suoi scritti sono rivolti a sostenere la possibilità di conciliare conoscenza scientifica e religione. Sui limiti che secondo alcuni la razionalità stessa pone all’impegno teologico ma anche filosofico, al microfono di Chris Altieri, padre Michal Heller risponde così:

R. – I think that the core...
Penso che alla base del problema ci sia il concetto della razionalità. Se qualcuno sostiene che i limiti della razionalità coincidono con i limiti del metodo scientifico, certo non c’è posto per la teologia, per la religione ed anche la filosofia. Ma se comprendiamo che i limiti della razionalità non coincidono con i limiti del metodo scientifico, c‘è posto per un orizzonte più grande.

Padre Heller ha espresso l’intenzione di usare il premio, che ammonta a 820.000 sterline, per la creazione di un centro studi intitolato a Copernico. Ascoltiamo padre Michal Heller:

R. – What I want to do…
Cosa voglio fare con questi soldi? Vogliamo creare a Cracovia un istituto particolare interessato a fare ricerche dedicate al rapporto tra scienza e teologia, ed anche ricerche sull’istruzione. Abbiamo pensato ad un’istituzione del genere per tanto tempo ed abbiamo già avviato questo processo.



www.radiovaticana.org
+PetaloNero+
Wednesday, May 07, 2008 3:36 PM
VATICANO - Telegramma di cordoglio del Santo Padre Benedetto XVI per le vittime del ciclone "Nargis" in Myanmar

Città del Vaticano (Agenzia Fides) - Il Santo Padre Benedetto XVI ha inviato - tramite il Cardinale Segretario di Stato Tarcisio Bertone - un telegramma di cordoglio al Presidente della Conferenza Episcopale del Myanmar, l’Arcivescovo Paul Zinghtung Grawng, per le vittime colpite nei giorni scorsi dal passaggio del ciclone "Nargis" nella parte meridionale del paese. Nel testo è scritto: “Profondamente rattristato dalla notizia delle conseguenze del recente ciclone, il Santo Padre esprime la sua sincera partecipazione. Pregando per le vittime e per le loro famiglie, invoca la pace di Dio sui morti e forza e conforto divini sui senza tetto e su quanti stanno soffrendo. Confidando che la comunità internazionale soddisfi con aiuti generosi ed efficaci i bisogni dei suoi concittadini, Sua Santità le chiede di trasmettere la propria solidarietà e la propria sollecitudine alle autorità civili e a tutto l'amato popolo del Myanmar. Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato”. (S.L.)

+PetaloNero+
Wednesday, May 07, 2008 3:36 PM
PAPA/ RATZINGER 'BENEDICE' MORATTI, MANCINI E L'INTER
A fine udienza il saluto, la foto e la maglietta in regalo


Città del Vaticano, 7 mag. (Apcom) - Una stretta di mano, un inchino e un sorriso; qualche scambio di battute e poi la foto opportunity con l'intera squadra: il Papa ha così salutato la squadra dell'Inter, presente all'udienza in occasione del centenario della sua fondazione. Quasi una sorta di 'benedizione' per la squadra di mister Mancini, a due partite dalla fine del Campionato e che si trova a Roma perchè impegnata questa sera all'Olimpico per la semifinale di Coppia Italia contro la Lazio.

Il primo a salutare Benedetto XVI è stato il presidente Massimo Moratti; al suo fianco (nonostante i recenti battibecchi dovuti alla sconfitta del derby con il Milan) Roberto Mancini. Il capitano interista, Javier Zanetti, ha regalato al Papa una speciale maglietta nerazzurra con la scritta 'Benedetto XVI'. Dono speciale invece da Massimo Moratti che ha portato al Papa una tessera d'oro con dedica dello stesso presidente.

Al termine dell'udienza, il Papa ha ricevuto in regalo anche un pallone degli Europei 2008.
+PetaloNero+
Wednesday, May 07, 2008 6:58 PM



èG]Inter, foto di gruppo con il papa • di Osservatore Romano / mercoledì 7 maggio 2008
I giocatori, l'allenatore e i dirigenti dell'Inter, insieme a Benedetto XVI. La squadra di calcio è arrivata in Vaticano, in occasione del suo centenario.

www.korazym.org



TENNIS: INTERNAZIONALI BNL. SETTE GIOCATORI IN VISITA AL PAPA


ROMA (ITALPRESS) - Gli Internazionali Bnl d'Italia sono stati l'occasione, per sette giocatori, per far visita stamane al Santo Padre in Vaticano. Da Papa Benedetto XVI si sono recati Marin Cilic, ieri battuto al primo turno da Starace, i doppisti brasiliani Marcelo Melo e Andre Sa, i polacchi Mariusz Fyrstenberg e Marcin Matkowski, il sudafricano Jeff Coetzee e l'austriaco Julian Knowle. (ITALPRESS).

+PetaloNero+
Wednesday, May 07, 2008 9:17 PM
La Filarmonica cinese suona per il papa. ''La musica è veicolo di incontro e di conoscenza''



di Mattia Bianchi/ 07/05/2008

Storico concerto in Vaticano dell'Orchestra Filarmonica Cinese. Il papa ringrazia e dice di accogliere idealmente tutto il popolo cinese, con un pensiero ai cristiani. Le Olimpiadi? "Evento di grande valore per l'umanità".

CITTA' DEL VATICANO - Ha pronunciato anche un breve saluto in cinese Benedetto XVI, contento per un evento che potrebbe rappresentare un segnale di disgelo con le autorità di Pechino. Si è svolto oggi pomeriggio in Aula Paolo VI in Vaticano, il concerto dell'Orchestra Filarmonica Cinese e del Coro dell'Opera di Shangai. In tournee in Europa, la prestigiosa istituzione musicale del Paese ha voluto eseguire in onore del papa la Messa da Requiem di Wolfang Amadeus Mozart. "Un segno di buon auspicio", per il segretario di Stato, cardinale Tarcisio Bertone, sebbene non manchino inviti alla cautela da parte di alcuni osservatori, convinti che che il concerto sia solo una mossa pubblicitaria per migliorare l'immagine della Cina, in un momento difficile.

Tuttavia, il valore culturale dell'evento rimane intatto, come ha spiegato lo stesso Benedetto XVI nel suo discorso poco prima dell'esecuzione: un concerto, ha detto, "che ci pone a contatto, in un certo modo, con la vivace realtà del mondo della Cina". "In un gruppo di così validi artisti - spiega il pontefice - possiamo vedere rappresentata la grande tradizione culturale e musicale della Cina, e l’esecuzione da essi realizzata ci aiuta a meglio comprendere la storia di un Popolo, con i suoi valori e le sue nobili aspirazioni. Grazie di cuore per questo dono!".

Il papa ha evidenziato poi il valore dell'unione del talento musicale cinese con la musica occidentale di Mozart. Una prova di come la musica e l'arte possano diventare "veicolo privilegiato di incontro e di reciproca conoscenza e stima fra popolazioni e culture diverse". Al tempo stesso, l'interesse cinese verso la musica religiosa europea dimostra che è possibile "gustare ed apprezzare, in mondi culturali diversi, alte manifestazioni dello spirito", proprio "perché la musica interpreta gli universali sentimenti dell’animo umano, fra cui quello religioso che supera i confini di ogni singola cultura".

Seguono infine, alcuni riferimenti più politici, seppur indiretti. "Accogliendo voi, cari artisti cinesi, - dice Benedetto XVI - il Papa intende accogliere idealmente l’intero vostro popolo, con un pensiero speciale ai vostri concittadini che condividono la fede in Gesù e sono uniti con un particolare legame spirituale al Successore di Pietro. (...) Invio il mio saluto, attraverso di voi, a tutti gli abitanti della Cina che, con le prossime Olimpiadi, si preparano a vivere un evento di grande valore per l’intera umanità".

Significative anche le parole del direttore d'orchestra, maestro Long Yu, che ha parlato di "momento storico". "Le parole - ha detto - non sono sufficienti per esprimere la nostra sincera gratitudine e apprezzamento a coloro che con diligenza hanno fatto questo viaggio e reso questa performance una realtà. Ma soprattutto grazie a voi, Santità, per la presenza qui questa sera". "La musica - ha aggiunto Long Yu - viaggia senza confini. Il popolo cinese ha come fine comune la costruzione di una pacifica e armoniosa società. Viviamo in una nazione di ricchezze culturali e di diversità spirituali. La musica può servire come strumento di potere ad approfondire la comprensione tra popoli di tutte le nazioni".

www.korazym.org





Musica e arte veicoli privilegiati d’incontro e conoscenza. Lo ha sottolineato nel suo abbraccio al popolo cinese il Papa al termine del Concerto offerto in suo onore in Vaticano


“Questa sera, accogliendo voi, cari artisti cinesi, il Papa intende accogliere idealmente l’intero vostro popolo”. “Le prossime Olimpiadi, un evento di grande valore per l’intera umanità”. Sono due dei passaggi pronunciati dal Papa questa sera al termine del concerto nell’aula Paolo VI offerto dall’Orchestra Filarmonica Cinese e dal Coro dell’Opera di Shangai. “La musica e l’arte – ha detto Benedetto XVI - possono diventare veicolo privilegiato di incontro e di reciproca conoscenza e stima fra popolazioni e culture diverse”. In onore del Papa sono stati eseguiti il Requiem di Mozart e il Jasmin Flowers della Turandot. Il servizio di Tiziana Campisi:


“Un mezzo alla portata di tutti per valorizzare l’universale linguaggio dell’arte”: così ha definito la musica Benedetto XVI ringraziando l’Orchestra Filarmonica Cinese e il Coro dell’Opera di Shanghai per aver offerto con il loro concerto l’opportunità di un contatto “con la vivace realtà del mondo della Cina”:

“Questa sera, accogliendo voi, cari artisti cinesi, il Papa intende accogliere idealmente l’intero vostro popolo, con un pensiero speciale ai vostri concittadini che condividono la fede in Gesù e sono uniti con un particolare legame spirituale al Successore di Pietro”. Il “Requiem” è nato da questa fede, come preghiera al Dio giudice giusto e misericordioso, e proprio per questo tocca il cuore di tutti, proponendosi come espressione di un umanesimo universale”.

La scelta dei brani eseguiti, ha affermato inoltre il Papa, “mostra come sia possibile gustare ed apprezzare, in mondi culturali diversi, alte manifestazioni dello spirito, quale è appunto il ‘Requiem’ di Mozart … perché la musica interpreta gli universali sentimenti dell’animo umano, fra cui quello religioso che supera i confini di ogni singola cultura”.

A precedere il concerto il saluto del maestro Long Yu, per il quale l’evento è stato “un momento di rilevanza storica che sarà ricordato a lungo”. Il direttore dell’orchestra ha anche spiegato che il repertorio ha voluto riflettere “il valore di ogni uomo e di ogni donna nel mondo, con spirito di pace e di amore”. “Come principale orchestra in Cina, è nostra ferma convinzione – ha concluso – che la musica possa essere un potente strumento per approfondire la comprensione culturale reciproca tra i popoli e le culture”.

Congratulandosi con l’Orchestra e il Coro, infine, il Papa ha voluto inviare i propri saluti “a tutti gli abitanti della Cina che, con le prossime Olimpiadi – ha detto – si preparano a vivere un evento di grande valore per l’intera umanità”.




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+PetaloNero+
Thursday, May 08, 2008 1:55 AM
Il Papa saluta la prima parrocchia del Qatar



CITTA' DEL VATICANO, mercoledì, 7 maggio 2008 (ZENIT.org).- Benedetto XVI ha salutato questo mercoledì un gruppo di fedeli del Qatar in pellegrinaggio a Roma, presenti durante l'udienza generale in Piazza San Pietro in Vaticano.

Sono membri della prima parrocchia del Paese, inaugurata il 16 marzo a Doha, capitale del piccolo emirato a maggioranza musulmana, e dedicata a Nostra Signora del Rosario.

Parlando in inglese, il Pontefice ha invocato per loro “le abbondanti benedizioni di gioia e pace di Dio Onnipotente”.

Il Cardinale Ivan Dias, prefetto della Congregazione vaticana per l'Evangelizzazione dei Popoli, ha rappresentato il Papa all'inaugurazione della parrocchia in una cerimonia alla quale hanno partecipato circa 6.000 persone.

I 150.000 cristiani presenti in Qatar sono quasi tutti immigrati da circa cento Paesi del mondo. Per la maggior parte provengono dalle Filippine e dall'India.
+PetaloNero+
Thursday, May 08, 2008 1:55 AM
Il Catholicos: fraternità e riconciliazione tra i popoli


Messaggio di Karekin II a Benedetto XVI in occasione dell'Udienza generale





CITTA' DEL VATICANO, mercoledì, 7 maggio 2008 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito il messaggio che Karekin II, Patriarca supremo e Catholicos di tutti gli Armeni, ha pronunciato questo mercoledì in risposta al saluto di Benedetto XVI, in occasione dell'Udienza generale del mercoledì.





* * *

Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

Rendiamo grazie al Signore, che, attraverso il cortese invito di Sua Santità, ci ha offerto l'opportunità di visitare ancora una volta la città eterna di Roma e la Santa Sede della Chiesa cattolica. Sono giunto dal centro e dalla sede spirituali della santa Chiesa apostolica armena, la Sede Madre di Santa Etchmiadzin, con i miei alti dignitari ecclesiali e le mie figlie e i miei figli preziosi e pii di tutto il mondo, e mediante l'abbraccio fraterno con Sua Santità, testimonio l'amore divinamente ordinato fra le Chiese cattolica e armena, che «è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo» (Rm 5,5).

Caro Fratello in Cristo, oggi, alla vigilia della Festa di Pentecoste, quando uniamo le nostre preghiere a quelle sue, Santità, e dei fedeli, lodiamo e glorifichiamo lo Spirito Santo, che è fonte di unità e trasforma con la grazia i nostri passi lungo vie di fraternità, passi che vengono fatti per gloria di Dio e derivano dall'amore di Cristo, per la pace nel mondo e una vita benedetta per l'umanità. Nonostante nella storia abbiamo percorso diversi cammini e vissuto diverse esperienze, siamo tutti figli dell'unico Dio e siamo tutti fratelli e sorelle nel suo amore santo. Nella nostra diversità sta la nostra unità di amore, testimonianza autentica del fatto che siamo figli di Dio.

Nella fraternità e nell'amore di Cristo non devono essere ammessi intolleranza e scontro. L'umanità ha già sofferto molto. Anche oggi il Creato, l'ambiente che ci circonda, è minato da disaccordi fra le religioni, da guerre e terrorismo, dagli effetti della povertà e della negligenza. I nostri fratelli e le nostre sorelle soffrono in Medio Oriente e in molte altre regioni del mondo, dove donne e bambini, anziani e disabili sono minacciati dal disaccordo e dalla divisione, dalla concorrenza iniqua e dall'ostilità. Questa non è la volontà di Dio. Questa non è la nostra vocazione. Aneliamo a una vita di pace, di creazione e di creatività, a poter utilizzare le grazie che lo Spirito Santo ci dona, a promuovere l'instaurazione dell'unità e della solidarietà con l'amore di Gesù Cristo e il messaggio del Vangelo poiché «tutto concorre al bene di coloro che amano Dio» (Rm 8, 28).

Noi armeni siamo sopravvissuti al genocidio e conosciamo bene il valore dell'amore, della fraternità, dell'amicizia, della pace e di una vita sicura. Oggi, molti Paesi del mondo riconoscono e condannano il genocidio commesso contro il popolo armeno dagli ottomani, come ha fatto la Santa Sede con Papa Giovanni Paolo II di venerata memoria, durante la mia visita fraterna a Roma nel 2000. Offrendo preghiere alla sua luminosa memoria, io, quale Pontefice degli Armeni, chiedo a tutte le nazioni e a tutti i paesi di condannare universalmente tutti i genocidi che si sono verificati nella storia e quelli che continuano ancora oggi affinché chi detiene il potere e l'autorità comprenda le proprie responsabilità e le conseguenze di quei crimini che sono stati e continuano a essere commessi contro il Creato, e comprenda anche che la negazione di tali crimini è una ingiustizia pari al commetterli.

In questo gioioso momento di preghiera, ci rivolgiamo con sincerità a Nostro Signore nei cieli affinché conservi il nostro pianeta indisturbato in armonia, fraternità e riconciliazione fra i popoli. Che Dio Onnipotente con il suo sguardo vigile mantenga costante le nostre due Chiese, proteggendo Sua Santità sotto la sua mano destra provvida, accordandogli molti anni di regno benedetto per condurre la Chiesa cattolica con la sua visione e la sua particolare saggezza «su pascoli erbosi... e ad acque tranquille» (Sal 23).

Che l'amore e la grazia di nostro Signore Gesù Cristo sia con tutti noi, ora e sempre.

Amen.




[Traduzione dall'inglese a cura de L'Osservatore Romano]

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