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+PetaloNero+
Friday, April 25, 2008 2:55 PM
LE UDIENZE

Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in Udienza:

Em.mo Card. André Vingt-Trois, Arcivescovo di Paris (Francia);

S.E. Mons. Peter Takeo Okada, Arcivescovo di Tōkyō (Giappone), Presidente della Conferenza Episcopale Giapponese,

con:

S.E. Mons. Leo Jun Ikenaga, S.I., Arcivescovo di Osaka, Vice-Presidente della Conferenza Episcopale;

S.E. Mons. Joseph Mitsuaki Takami, P.S.S., Arcivescovo di Nagasaki;

S.E. Mons. Francis Xavier Osamu Mizobe, S.D.B., Vescovo di Takamatsu;

Em.mo Card. Edmund Casimir Szoka, Presidente emerito della Pontificia Commissione per lo Stato della Città del Vaticano, e del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano;

S.E. Mons. Fernando José Monteiro Guimarães, Vescovo di Garanhuns (Brasile).
+PetaloNero+
Friday, April 25, 2008 2:56 PM
La Chiesa celebra oggi la memoria di San Marco, autore del più antico dei Vangeli. Nel suo magistero, Benedetto XVI lo ha definito una "strada catecumenale" che riporta all'essenza del messaggio di Gesù



Il 25 aprile è per la Chiesa il giorno di festa dedicato all’evangelista Marco. Patrono di Venezia - dove le sue spoglie riposano nell’omonima Basilica patriarcale, nella quale stamattina il cardinale Patriarca emerito, Marco Cé, ha celebrato la Santa Messa - San Marco fu l’uomo che annotò i discorsi fatti da San Pietro alle prime comunità cristiane, consentendogli più tardi di comporle nel più antico dei Vangeli canonici. In diverse occasioni, la figura dell’evangelista viene citata nel magistero di Benedetto XVI. Alessandro De Carolis ne ricorda alcune in questo servizio:


(musica)

Sono ben pochi gli scrittori, in tutte le epoche dell’umanità, ad aver composto un’opera capace di attraversare il tempo della storia e lo spazio della terra, moltiplicando copie, traduzioni, studi ad ogni latitudine, per venti secoli. E’ il destino capitato a Giovanni Marco e al libro che finisce di comporre attorno all’anno 70 dopo la morte di Cristo. Titolo: To Euaggelion, la Buona Notizia. Per le prime comunità di cristiani, Giovanni Marco è “un’ombra” che segue un passo indietro le peregrinazioni di due grandi apostoli: Paolo di Tarso, prima, Simon Pietro poi. Una sorta di segretario-copista-interprete, che sa il greco e che si dedica in particolare a trasformare in parole scritte, un po’ alla rinfusa, gli insegnamenti elargiti oralmente dal primo capo della Chiesa. Quando Pietro muore, nell’anno 64, Giovanni Marco capisce che la preziosa mole di materiale raccolta per anni senza un preciso criterio va ordinata. Si mette al lavoro e in circa sei anni completa quello che sarà il più antico dei quattro Vangeli.


(musica)


Il Vangelo di Marco si pone l’obiettivo di presentare ai nuovi credenti Gesù come il “Messia” atteso. Un testo dal linguaggio semplice, adatto a chi non conosce Cristo ma che, attraverso il racconto delle sue parole e delle sue vicende, può arrivare a scoprirne la forza innovatrice del messaggio. Sul filo del Vangelo di Marco, il cardinale patriarca emerito di Venezia, Marco Cé, predica gli esercizi spirituali al Papa e alla Curia romana nella Quaresima del 2006. Al termine, l’11 marzo, Benedetto XVI lo ringrazia con queste parole:


“Ci ha fatto attenti al Maestro interiore; ci ha aiutato ad ascoltare il Maestro che parla con noi e in noi; ci ha aiutato a rispondere, a parlare con il Signore, ascoltando la sua Parola. Lei ci ha guidati su questa strada ‘catecumenale’ che è il Vangelo di Marco, in un pellegrinaggio comune insieme con i discepoli verso Gerusalemme, e ci ha dato di nuovo la certezza che nella nostra barca - nonostante tutte le tempeste della storia - c'è Cristo”.

Di Marco parla anche un altro libro, gli Atti degli Apostoli. Si tratta di un episodio che ritrae il futuro evangelista, ancora giovane, alle prese con Paolo e Barnaba e i loro viaggi missionari. Un episodio che Benedetto XVI spiega in questo modo all’udienza generale del 31 gennaio 2007:


“I due, Paolo e Barnaba, entrarono poi in contrasto, all'inizio del secondo viaggio missionario, perché Barnaba era dell’idea di prendere come compagno Giovanni Marco, mentre Paolo non voleva, essendosi il giovane separato da loro durante il viaggio precedente”.


Uno spaccato di umanità della prima Chiesa, che un istante dopo suggerisce al Papa una riflessione spontanea e incisiva, che l’Aula Paolo VI saluta con un lungo applauso:


“Quindi anche tra santi ci sono contrasti, discordie, controversie. E questo a me appare molto consolante, perché vediamo che i santi non sono ‘caduti dal cielo’. Sono uomini come noi, con problemi anche complicati. La santità non consiste nel non aver mai sbagliato, peccato. La santità cresce nella capacità di conversione, di pentimento, di disponibilità a ricominciare, e soprattutto nella capacità di riconciliazione e di perdono”.


Ed è quello che succede in una situazione successiva: Paolo si riappacifica con Marco riconoscendo pubblicamente in lui un suo fidato “collaboratore”. Anche Pietro lo chiamerà affettuosamente “figlio mio” in una sua lettera. Negli anni, poi, il Marco evangelista diventa egli stesso evangelizzatore. Un impegno, quello missionario, che San Marco ha ben appreso alla sequela dei due massimi apostoli della Chiesa e che Benedetto XVI riconosce appieno e sottolinea parlando al clero e ai religiosi, durante una tappa del suo viaggio in Baviera del settembre 2006, i Vespri nella Basilica di Sant’Anna ad Altötting:

“Die kürzeste Beschreibung der priesterlichen Sendung...La descrizione più concisa della missione sacerdotale (…) ci è data dall’evangelista Marco che, nel racconto della chiamata dei Dodici dice: 'Ne costituì Dodici che stessero con lui e anche per mandarli'. Stare con Lui e, come inviati, essere in cammino verso la gente - queste due cose vanno insieme e, insieme, costituiscono l’essenza della vocazione spirituale, del sacerdozio. Stare con Lui ed essere mandati - due cose inscindibili tra loro. Solo chi sta 'con Lui' impara a conoscerlo e può annunciarlo veramente”.


(musica)



www.radiovaticana.org
+PetaloNero+
Friday, April 25, 2008 7:29 PM
CONCERTO OFFERTO DAL PRESIDENTE
DELLA REPUBBLICA ITALIANA GIORGIO NAPOLITANO
IN ONORE DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI
IN OCCASIONE DEL TERZO ANNIVERSARIO DI PONTIFICATO


DISCORSO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI

Aula Paolo VI
Giovedì, 24 aprile 2008



Signor Presidente,
Signori Cardinali,
venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
gentili Signori e Signore!

Al termine di questo splendido concerto, sono lieto di rivolgere un cordiale saluto a tutti voi, che vi avete preso parte: Autorità civili e militari, illustri Personalità e amici venuti a condividere questo momento di alto valore culturale. Desidero soprattutto manifestare la mia viva riconoscenza al Presidente della Repubblica Italiana, l’Onorevole Giorgio Napolitano, che in occasione del terzo anniversario del mio Pontificato ha voluto offrirmi questo dono, accompagnandolo con espressioni di fine cortesia che ho molto apprezzato. Grazie, Signor Presidente, per questo atto deferente e premuroso, che ho accolto con vivo compiacimento! In esso ravviso anche un ulteriore segno del grande affetto che il popolo italiano nutre nei confronti del Papa. Estendo il mio saluto alla sua gentile Signora e ai suoi collaboratori.

Certo di interpretare i sentimenti di tutti i presenti, rivolgo un sincero plauso all’Orchestra Sinfonica e al Coro Sinfonico “Giuseppe Verdi” di Milano che, guidati validamente dal Direttore Signor Oleg Caetani, hanno suonato e cantato con straordinario talento ed efficacia. Estendo altresì il mio apprezzamento al maestro del Coro, la Signora Erina Gambarini. Esprimo un cordiale pensiero di gratitudine ai dirigenti della benemerita Fondazione “Giuseppe Verdi”, incoraggiandoli a proseguire nel prestigioso percorso artistico e culturale intrapreso, che so essere avvalorato anche dall’impegno di portare la musica ad alleviare situazioni di difficoltà umana, quali si verificano ad esempio in ospedali e carceri. La mia riconoscenza si rivolge naturalmente a tutti coloro che hanno contribuito all’organizzazione e alla realizzazione di questo suggestivo evento, sostenendolo in diversi modi.

Abbiamo avuto la gioia di ascoltare con attenta partecipazione impegnativi brani concertistici di Luciano Berio, Johannes Brahms e Ludwig van Beethoven. Mi piace sottolineare come la musica di Brahms abbia arricchito di religiosa fiducia il “Canto del destino” di Hölderlin. Questo fatto introduce alla considerazione del valore spirituale dell’arte musicale, chiamata, in modo singolare, ad infondere speranza nell’animo umano, così segnato e talvolta ferito dalla condizione terrena. Vi è una misteriosa e profonda parentela tra musica e speranza, tra canto e vita eterna: non per nulla la tradizione cristiana raffigura gli spiriti beati nell’atto di cantare in coro, rapiti ed estasiati dalla bellezza di Dio. Ma l’autentica arte, come la preghiera, non ci estranea dalla realtà di ogni giorno, bensì ad essa ci rimanda per “irrigarla” e farla germogliare, perché rechi frutti di bene e di pace.

Le magistrali interpretazioni che abbiamo ascoltato ci ricordano inoltre il valore e l’importanza universale del patrimonio artistico: penso specialmente alle giovani generazioni, che dall’accostamento a tale patrimonio possono trarre sempre nuove ispirazioni per costruire il mondo secondo progetti di giustizia e di solidarietà, valorizzando, al servizio dell’uomo, le multiformi espressioni della cultura mondiale. Penso pure all’importanza che riveste l’educazione all’autentica bellezza per la formazione dei giovani. L’arte nel suo complesso contribuisce ad affinare il loro animo e orienta verso l’edificazione di una società aperta agli ideali dello spirito. L’Italia, con il suo eccezionale patrimonio artistico, può svolgere, a questo riguardo, un ruolo importante nel mondo: la quantità e la qualità dei monumenti e delle opere d’arte che possiede la rendono di fatto “messaggera” universale di tutti quei valori che l’arte esprime e al tempo stesso promuove. La festosità del canto e della musica sono altresì un costante invito per i credenti e per gli uomini di buona volontà ad impegnarsi per dare all’umanità un avvenire ricco di speranza.

Signor Presidente della Repubblica, grazie ancora per lo stupendo dono che ha voluto offrirmi e per i sentimenti che lo hanno accompagnato. Li ricambio assicurandoLe un ricordo nella preghiera perché il Signore protegga la sua Persona, la gentile sua Signora, le Autorità e l’intero popolo d’Italia. Con tali auspici, che affido all’intercessione della Madonna del Buon Consiglio, invoco la benedizione di Dio su tutti i presenti e sulle rispettive famiglie. Grazie e buona sera a tutti!



© Copyright 2008 - Libreria Editrice Vaticana

+PetaloNero+
Saturday, April 26, 2008 2:40 PM
RINUNCE E NOMINE




NOMINA DEL NUNZIO APOSTOLICO IN MONGOLIA

Il Santo Padre ha nominato Nunzio Apostolico in Mongolia S.E. Mons. Osvaldo Padilla, Arcivescovo titolare di Pia, Nunzio Apostolico in Corea.




NOMINA DI CONSULTORI DELLA COMMISSIONE PER I RAPPORTI RELIGIOSI CON L’EBRAISMO PRESSO IL PONTIFICIO CONSIGLIO PER LA PROMOZIONE DELL’UNITÀ DEI CRISTIANI

Il Papa ha nominato Consultori della Commissione per i Rapporti Religiosi con l'Ebraismo presso il Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani gli Ecc.mi Monsignori: Kevin John Patrick McDonald, Arcivescovo di Southwark (Gran Bretagna); William Francis Murphy, Vescovo di Rockville Centre (Stati Uniti d'America); il Rev.mo Padre Pierbattista Pizzaballa, O.F.M., Custode di Terra Santa, Gerusalemme; i Reverendi: Sac. Prof. Joseph Sievers, Direttore dell'Istituto Cardinale Agostino Bea presso la Pontificia Università Gregoriana, Roma; Sac. Lawrence E. Frizzel, Direttore dell'Institute of Judeo-Christian Studies dell'Università Seton Hall (Stati Uniti d'America).

+PetaloNero+
Saturday, April 26, 2008 2:41 PM
La giornata vaticana. Le nomine del papa, chiesa del Carmine sgomberata



di Mattia Bianchi/ 26/04/2008

Le notizie del giorno sulla vita della Chiesa e della Santa Sede, riportate dalle principali agenzie di stampa italiane. I testi integrali con fonte...

NAPOLI, SGOMBERATA LA CHIESA DEL CARMINE
E' stata sgomberata dalla polizia alle 10 di questa mattina la basilica del Carmine, nell'omonima piazza di Napoli, su ordine della Prefettura. Il luogo di culto era occupato dai primi giorni di aprile dagli sfrattati di Melito, comune partenopeo, che erano stati costretti a liberare gli alloggi in cui vivevano precedentemente. Numerose polemiche erano state innescate dall'utilizzo della basilica come residenza e dalle foto pubblicate sui quotidiani, in cui si vedeva una donna che utilizzava l'altare come tavolo per il proprio fornellino. In difesa degli occupanti, si era tenuta una manifestazione di solidarieta' il 16 aprile organizzata dal 'coordinamento di lotta per il lavoro'. (Fonte: ADNKRONOS)

ANCHE UN IRACHENO TRA I NUOVI PRETI ORDINATI DAL PAPA
C'e' anche un iracheno tra i 29 diaconi della diocesi di Roma che domani il Papa ordinera' preti con una cerimonia nella basilica di San Pietro. Come anticipato dalla agenzia francofona I-Media, il diacono iracheno e' Robert S. Jarijs, della chiesa caldea di Baghdad. L'ordinazione e' ovviamente un segno forte della Santa Sede a sostegno delle minoranze cristiane in Iraq, perseguitate e costrette all'esilio. Jarijs, nato nel 1973, e' diacono dal 2007 e attualmente studia al Pontificio istituto biblico di Roma. Era stato scelto il 17 marzo 2008 come lettore durante la messa di Benedetto XVI in memoria di mons. Paulos Faraj Rahho, l'arcivescovo caldeo di Mosul ritrovato morto dopo 13 giorni di rapimento. (Fonte: ANSA)

PADRE PIZZABALLA CONSULTORE PER L'EBRAISMO
Il custode di Terra Santa padre Pierbattista Pizzaballa e' tra i cinque nuovi consultori della Commissione per i rapporti religiosi con l'ebraismo presso il Pontificio consiglio per la promozione dell'unita' dei cristiani. Bell'elenco dei consultori, nominati dal Papa, figura inoltre il direttore dell'Istituto cardinale Agostino Bea presso la Pontificia universita' gregoriana. (Fonte: ANSA)


www.korazym.org
+PetaloNero+
Saturday, April 26, 2008 2:42 PM
Il sì a Dio, come quello di Maria, apre a imprevedibili cammini di gioia. Lo scrive il Papa ai giovani francesi in occasione del centenario del "Frat", l’annuale pellegrinaggio che si chiude domani a Lourdes



“Guardate a Maria: invitata a intraprendere un cammino sorprendente e sconcertante, la sua disponibilità la apre alla gioia”. E’ quanto scrive Benedetto XVI rivolgendosi ai giovani della Provincia ecclesiastica di Parigi, impegnati fino a domani nel “Frat”, il tradizionale pellegrinaggio a Lourdes e a Jambville, che compie cento anni. Nella missiva indirizzata al cardinal Andrè Vingt-Trois, arcivescovo di Parigi, il Papa invita a non avere paura di ascoltare il messaggio che il Signore ha per ognuno di loro. Il servizio di Benedetta Capelli:



Sono le semplici parole pronunciate dalla Vergine a Bernardette nella grotta di Massabielle, a Lourdes, che indicano la via del rinnovamento spirituale, attraverso la chiamata alla conversione e all’amore della Chiesa. Parole, scrive il Papa, che ancora oggi Maria dice ai giovani; le stesse pronunciate a Lei dall’Angelo: “Rallegrati perché hai trovato grazia presso Dio”. E’ attraverso la grazia che Cristo “vi rende degni della sua fiducia” perché, continua Benedetto XVI, possiate raggiungere la più autentica felicità. Un dono di Dio che “si riceve intraprendendo i cammini imprevedibili della sua volontà”, impegnativi ma anche fonte di gioia profonda. Così il Papa invita a guardare a Maria, testimone di un cammino “sorprendente e imprevedibile”, la sua disponibilità la ha aperta alla gioia che tutte le generazioni canteranno. Il Santo Padre ricorda poi il Magnificat, “il segreto” che la Vergine consegna alla cugina Elisabetta: “L’anima mia magnifica il Signore ed il mio Spirito esulta in Dio mio Salvatore perché ha guardato l’umiltà della sua serva”. “Dal canto vostro - aggiunge il Papa - accettate di lasciarvi condurre dal Signore per qualcosa di grande nelle vostre umili vite”.


E’ il ‘sì’ a Dio che fa zampillare la fonte della vera felicità. Quel sì, continua ancora Benedetto XVI, che libera l’io da tutto ciò che lo chiude in se stesso e lo imprigiona, che trasforma la povertà in ricchezza e rende forza al progetto di Dio, senza però ostacolare la nostra libertà e limitare la nostra responsabilità. Il nostro cuore indurito si apre così alle dimensioni della carità divina che sono universali, conforma la nostra vita alla vita di Cristo che ci ha segnato nel Battesimo. Infine, il Papa incoraggia i tanti che partecipano al "Frat", “tempo privilegiato per lasciarsi interrogare da Cristo”, a celebrare con entusiasmo la gioia del credere, dell’amare e sperare in Lui. Invita a raccogliere le testimonianze di chi li ha preceduti e di imparare ad accogliere, nel silenzio e nella meditazione, la parola di Dio. “Per modellare - scrive il Santo Padre - il vostro cuore e portare in voi un frutto generoso. A ciascuno di voi, il Signore ha un qualcosa di particolare da dire. Non abbiate paura di ascoltarlo”. Al termine della lettera, il Papa rende grazia al Signore per tutti i religiosi e i laici che, formando “una catena immensa”, hanno contribuito per un secolo a rendere il pellegrinaggio un momento importante per le vite di molti giovani cristiani.


www.radiovaticana.org
+PetaloNero+
Saturday, April 26, 2008 2:43 PM
Domani, in San Pietro, Benedetto XVI presiede la Messa per l’ordinazione di 29 diaconi della diocesi di Roma. Intervista con mons. Tani, rettore del Seminario Romano Maggiore



Benedetto XVI, domani alle ore 9.30, presiederà la Santa Messa nella Basilica Vaticana e conferirà l'ordinazione presbiterale a 29 diaconi della diocesi di Roma. La nostra emittente seguirà l’evento in radiocronaca diretta a partire dalle ore 9.20, con commenti in lingua italiana, francese, spagnola e portoghese. Nel servizio di Alessandro Gisotti, ripercorriamo alcuni interventi del Papa sul significato delle vocazioni e del ministero sacerdotale:
La gioia accompagni sempre i nuovi sacerdoti nel loro annuncio del Vangelo: è l’invito rinnovato tante volte da Benedetto XVI in questi primi tre anni di Pontificato. In ogni viaggio apostolico, italiano come internazionale, il Papa ha sempre voluto incontrare i seminaristi, i giovani chiamati a servire Cristo e l’uomo nel ministero sacerdotale. Il 13 maggio 2005, a meno di un mese dall’elezione alla Cattedra di Pietro, il Santo Padre incontra il clero romano nella Basilica Lateranense. Ai sacerdoti della sua diocesi, il vescovo di Roma riserva parole di incoraggiamento e li sprona a portare nel mondo la luce di Cristo:


“Se noi abbiamo trovato il Signore, se per me il Signore è la luce e la gioia della vita, se è così, siamo sicuri che a un altro che non ha trovato Cristo manca una cosa essenziale. E’ un dovere nostro offrirgli questa realtà essenziale”.


Il Papa invita i seminaristi e i sacerdoti a coltivare una “relazione personale profonda” con Gesù, non limitandosi ad una “mera conoscenza intellettuale”. Il 29 aprile scorso, il Papa ordina 22 sacerdoti della diocesi di Roma nella Basilica di San Pietro e chiede a tutti i fedeli di accompagnarli con la preghiera:


“Preghiamo perché cresca in ogni parrocchia e comunità cristiana e l’attenzione per le vocazioni e per la formazione dei sacerdoti: essa inizia in famiglia, prosegue in seminario e coinvolge tutti coloro che hanno a cuore la salvezza delle anime”.


Il primo febbraio di quest’anno, poi, Benedetto XVI si reca in visita al Pontificio Seminario Romano Maggiore. Qui, mette l’accento sull’avventura del sacerdozio “esigente” e “meravigliosa”:


“Anche se può sembrare che la vita del sacerdote non attiri l’interesse della maggioranza della gente, in realtà si tratta dell’avventura più interessante e più necessaria per il mondo, l’avventura di mostrare e rendere presente la pienezza di vita a cui tutti aspirano”.


E nel messaggio per la Giornata mondiale di preghiera per le Vocazioni di quest’anno, il Pontefice ricorda che “la dimensione missionaria è specialmente e intimamente legata alla vocazione sacerdotale”. Il Papa sottolinea che il “dono della fede chiama tutti i cristiani a cooperare all’evangelizzazione” e ribadisce che affinché non manchino gli evangelizzatori di cui il mondo ha bisogno non deve “mai venire meno una costante educazione alla fede dei fanciulli e degli adulti”.


Dei 29 diaconi della diocesi di Roma che Benedetto XVI ordinerà domani, 13 hanno compiuto la loro formazione nel Seminario Romano maggiore, 9 al Redemptoris Mater, 3 negli Oblati del Divino Amore, 2 in un istituto religioso dei Figli della Croce e 1 nel Collegio Capranica. Spicca, nel gruppo, la presenza di un seminarista caldeo proveniente da Baghdad. Alla vigilia di questo momento così importante, Federico Piana ha intervistato il rettore del Seminario Romano Maggiore, mons. Giovanni Tani:


R. - Il cammino è stato per la maggior parte molto bello, tranquillo, per altri più impegnativo e ciò dipende dalle storie personali, dal carattere, dalla provenienza, dai momenti vissuti. I diaconi hanno dai 25 ai 43 anni, quindi c’è una certa differenza d'età. Vengono dal mondo del lavoro o dello studio, provengono da diverse comunità formative, da diversi seminari di Roma. Si è aggiunto in questi ultimi giorni un seminarista della diocesi di Baghdad di rito caldeo, che sarà ordinato con i nostri. Arrivano tutti sereni, fiduciosi di poter vivere con gioia e fedeltà questo ministero.


D. - La vocazione ha colto molti anche in fasi abbastanza avanzate della vita. In questo caso vuol dire che si può essere colti dalla chiamata di Dio senza preavviso in qualsiasi momento dell'esistenza...


R. - Il Signore può chiamare a tutte le età. Certamente, noi stiamo attenti in modo particolare alle vocazioni giovanili, quindi di coloro che si presentano entro i 30-35 anni, per poter svolgere un’azione di formazione. Perché quando un uomo viene ben formato nella sua vita e poi si presenta in seminario se è troppo adulto possiamo trovare delle difficoltà nella formazione.


D. - Si parla spesso di crisi delle vocazioni: come si possono sostenere, in un mondo come il nostro spesso molto lontano dalla Parola di Dio, le vocazioni dei giovani che hanno avvertito la chiamata al sacerdozio?


R. - Io penso che bisogna curare molto la vita della comunità, dove si trovano i giovani. Fare in modo che la comunità possa vivere con gioia, con coerenza l’ascolto della Parola di Dio, l’impegno caritativo. Quando i giovani si trovano coinvolti in una vita comunitaria grande, intensa, che faccia capire loro il senso della vita - lo faccia capire insieme agli altri e non in solitudine - è più facile per loro interrogarsi sulle domande fondamentali della vita. Anche se è vero che noi constatiamo ripetutamente che la grazia di Dio raggiunge chi vuole, quando vuole, anche in percorsi che possono sembrare abbastanza solitari, perchè questo noi lo vediamo.



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+PetaloNero+
Sunday, April 27, 2008 3:01 PM
SANTA MESSA CON ORDINAZIONI PRESBITERALI

Alle ore 9.30 di oggi - VI Domenica di Pasqua - Benedetto XVI presiede nella Basilica Vaticana la Santa Messa nel corso della quale conferisce l’Ordinazione presbiterale a 29 diaconi, di cui 28 della Diocesi di Roma e uno del Pontificio Collegio Urbano de Propaganda Fide.
Concelebrano con il Santo Padre: l’Em.mo Card. Camillo Ruini, Vicario Generale di Sua Santità per la Diocesi di Roma, S.E. Mons. Luigi Moretti, Vicegerente, i Vescovi Ausiliari, i Superiori dei Seminari interessati e i Parroci degli ordinandi.
Nel corso della Liturgia dell’Ordinazione, il Papa pronuncia la seguente omelia:



OMELIA DEL SANTO PADRE

Cari fratelli e sorelle!

Si realizza oggi per noi, in modo tutto particolare, la parola che dice: "Hai moltiplicato la gioia, / hai aumentato la letizia" (Is 9,2). Infatti, alla gioia di celebrare l’Eucaristia nel giorno del Signore, si sommano l’esultanza spirituale del tempo di Pasqua giunto ormai alla sesta domenica, e soprattutto la festa dell’Ordinazione di nuovi Sacerdoti. Insieme a voi saluto con affetto i 29 Diaconi che tra poco saranno ordinati presbiteri. Esprimo viva riconoscenza a quanti li hanno guidati nel loro cammino di discernimento e di preparazione, ed invito voi tutti a rendere grazie a Dio per il dono alla Chiesa di questi nuovi sacerdoti. Sosteniamoli con intensa preghiera durante la presente celebrazione, in spirito di fervida lode al Padre che li ha chiamati, al Figlio che li ha attirati a sé, allo Spirito che li ha formati. Solitamente l’Ordinazione dei nuovi sacerdoti avviene nella IV Domenica di Pasqua, detta Domenica del Buon Pastore, che è anche la Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni, ma quest’anno non è stato possibile, perché ero in partenza per la visita pastorale negli Stati Uniti d’America. L’icona del Buon Pastore sembra essere quella che più d’ogni altra pone in luce il ruolo e il ministero del presbitero nella comunità cristiana. Ma anche i passi biblici, che l’odierna liturgia offre alla nostra meditazione, illuminano, secondo un’angolatura diversa, la missione del sacerdote.

La prima Lettura, tratta dal capitolo VIII degli Atti degli Apostoli, narra la missione del diacono Filippo in Samaria. Vorrei attirare immediatamente l’attenzione sulla frase che chiude la prima parte del testo: "E vi fu grande gioia in quella città" (At 8,8). Questa espressione non comunica un’idea, un concetto teologico, ma riferisce un avvenimento circostanziato, qualcosa che ha cambiato la vita delle persone: in una determinata città della Samaria, nel periodo che seguì la prima violenta persecuzione contro la Chiesa a Gerusalemme (cfr At 8,1), venne ad accadere qualcosa che causò "grande gioia". Che cosa era dunque successo? Narra l’Autore sacro che, per sfuggire alla persecuzione scoppiata a Gerusalemme contro coloro che si erano convertiti al cristianesimo, tutti i discepoli, tranne gli Apostoli, abbandonarono la Città santa e si dispersero all’intorno. Da questo evento doloroso scaturì, in maniera misteriosa e provvidenziale, un rinnovato impulso alla diffusione del Vangelo. Fra coloro che si erano dispersi c’era anche Filippo, uno dei sette diaconi della Comunità, diacono come voi, cari Ordinandi, anche se in modalità certamente diverse, poiché nella stagione irripetibile della Chiesa nascente, gli Apostoli e i diaconi erano dotati dallo Spirito Santo di una potenza straordinaria sia nella predicazione che nell’azione taumaturgica. Or avvenne che gli abitanti della località samaritana, di cui si parla in questo capitolo degli Atti degli Apostoli, accolsero unanimi l’annuncio di Filippo e, grazie alla loro adesione al Vangelo, egli poté guarire molti malati. In quella città della Samaria, in mezzo a una popolazione tradizionalmente disprezzata e quasi scomunicata dai Giudei, risuonò l’annuncio di Cristo che aprì alla gioia il cuore di quanti l’accolsero con fiducia. Ecco perché dunque - sottolinea san Luca - in quella città "vi fu grande gioia".

Cari amici, questa è anche la vostra missione: recare il Vangelo a tutti, perché tutti sperimentino la gioia di Cristo e ci sia gioia in ogni città. Che cosa ci può essere di più bello di questo? Che cosa di più grande, di più entusiasmante, che cooperare a diffondere nel mondo la Parola di vita, che comunicare l’acqua viva dello Spirito Santo? Annunciare e testimoniare la gioia: è questo il nucleo centrale della vostra missione, cari diaconi che tra poco diventerete sacerdoti. L’apostolo Paolo chiama i ministri del Vangelo "servitori della gioia". Ai cristiani di Corinto, nella sua Seconda Lettera, egli scrive: "Noi non intendiamo far da padroni sulla vostra fede; siamo invece i collaboratori della vostra gioia, perché nella fede voi siete già saldi" (2 Cor 1,24). Sono parole programmatiche per ogni sacerdote. Per essere collaboratori della gioia degli altri, in un mondo spesso triste e negativo, bisogna che il fuoco del Vangelo arda dentro di voi, che abiti in voi la gioia del Signore. Allora solo potrete essere messaggeri e moltiplicatori di questa gioia recandola a tutti, specialmente a quanti sono tristi e sfiduciati.

Torniamo alla prima Lettura, che ci offre un altro elemento di meditazione. Vi si parla di una riunione di preghiera, che avviene proprio nella città samaritana evangelizzata dal diacono Filippo. A presiederla sono gli apostoli Pietro e Giovanni, due "colonne" della Chiesa, venuti da Gerusalemme per far visita a questa nuova comunità e confermarla nella fede. Grazie all’imposizione delle loro mani, lo Spirito Santo scese su quanti erano stati battezzati. Possiamo vedere in quest’episodio una prima attestazione del rito della "Confermazione", il secondo Sacramento dell’iniziazione cristiana. Anche per noi, qui riuniti, il riferimento al gesto rituale dell’imposizione delle mani è quanto mai significativo. E’ infatti il gesto centrale anche del rito di Ordinazione, mediante il quale tra poco io conferirò ai candidati la dignità presbiterale. E’ un segno inseparabile dalla preghiera, della quale costituisce un prolungamento silenzioso. Senza dire parole, il Vescovo consacrante e dopo di lui gli altri sacerdoti pongono le mani sul capo degli ordinandi, esprimendo così l’invocazione a Dio perché effonda il suo Spirito su di loro e li trasformi rendendoli partecipi del Sacerdozio di Cristo. Si tratta di pochi secondi, un tempo brevissimo, ma carico di straordinaria densità spirituale.

Cari Ordinandi, in futuro dovrete sempre ritornare a questo momento, a questo gesto che non ha nulla di magico, eppure è così ricco di mistero, perché qui è l’origine della vostra nuova missione. In quella preghiera silenziosa avviene l’incontro tra due libertà: la libertà di Dio, operante mediante lo Spirito Santo, e la libertà dell’uomo. L’imposizione delle mani esprime plasticamente la specifica modalità di questo incontro: la Chiesa, impersonata dal Vescovo in piedi con le mani protese, prega lo Spirito Santo di consacrare il candidato; il diacono, in ginocchio, riceve l’imposizione della mani e si affida a tale mediazione. L’insieme dei gesti è importante, ma infinitamente più importante è il movimento spirituale, invisibile, che esso esprime; movimento ben evocato dal sacro silenzio, che tutto avvolge all’interno e all’esterno.

Ritroviamo questo misterioso "movimento" trinitario, che conduce lo Spirito Santo e il Figlio a dimorare nei discepoli, anche nella pericope evangelica. Qui è Gesù stesso a promettere che pregherà il Padre affinché mandi ai suoi lo Spirito, definito "un altro Paraclito" (Gv 14,16), termine greco che equivale al latino "ad-vocatus", avvocato difensore. Il primo Paraclito infatti è il Figlio incarnato, venuto per difendere l’uomo dall’accusatore per antonomasia, che è satana. Nel momento in cui Cristo, compiuta la sua missione, ritorna al Padre, questi invia lo Spirito, come Difensore e Consolatore, perché resti per sempre con i credenti abitando dentro di loro. Così, tra Dio Padre e i discepoli si instaura, grazie alla mediazione del Figlio e dello Spirito Santo, una relazione intima di reciprocità: "Io sono nel Padre e voi in me e io in voi", dice Gesù (Gv 14,20). Tutto questo dipende però da una condizione che Cristo pone chiaramente all’inizio: "Se mi amate" (Gv 14,15), e che ripete alla fine: "Chi mi ama sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui" (Gv 14,21). Senza l’amore per Gesù, che si attua nell’osservanza dei suoi comandamenti, la persona si esclude dal movimento trinitario e inizia a ripiegarsi su se stessa, perdendo la capacità di ricevere e comunicare Dio.

"Se mi amate". Cari amici, queste parole Gesù le ha pronunciate durante l’Ultima Cena nel momento in cui contestualmente istituiva l’Eucaristia e il Sacerdozio. Pur rivolte agli Apostoli, esse, in un certo senso, sono indirizzate a tutti i loro successori e ai sacerdoti, che sono i più stretti collaboratori dei successori degli Apostoli. Noi le riascoltiamo quest’oggi come un invito a vivere sempre più coerentemente la nostra vocazione nella Chiesa: voi, cari Ordinandi, le ascoltate con particolare emozione, perché proprio oggi Cristo vi rende partecipi del suo Sacerdozio. Accoglietele con fede e con amore! Lasciate che si imprimano nel vostro cuore, lasciate che vi accompagnino lungo il cammino dell’intera vostra esistenza. Non dimenticatele, non smarritele per la strada! Rileggetele, meditatele spesso e soprattutto pregateci su. Rimarrete così fedeli all’amore di Cristo e vi accorgerete con gioia sempre nuova di come questa sua divina Parola "camminerà" con voi e "crescerà" in voi.

Un’osservazione ancora sulla seconda Lettura: è tratta dalla Prima Lettera di Pietro, presso il cui sepolcro ci troviamo e alla cui intercessione vorrei in modo speciale affidarvi. Faccio mie e vi consegno con affetto le sue parole: "Adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi" (1 Pt 3,15). Adorate Cristo Signore nei vostri cuori: coltivate cioè una relazione personale d’amore con Lui, amore primo e più grande, unico e totalizzante, dentro il quale vivere, purificare, illuminare e santificare tutte le altre relazioni. La "speranza che è in voi" è legata a questa "adorazione", a questo amore di Cristo, che per lo Spirito, come dicevamo, abita in noi. La nostra speranza, la vostra speranza è Dio, in Gesù e nello Spirito. Speranza che da oggi diventa in voi "speranza sacerdotale", quella di Gesù Buon Pastore, che abita in voi e dà forma ai vostri desideri secondo il suo Cuore divino: speranza di vita e di perdono per le persone che saranno affidate alle vostre cure pastorali; speranza di santità e di fecondità apostolica per voi e per tutta la Chiesa; speranza di apertura alla fede e all’incontro con Dio per quanti vi accosteranno nella loro ricerca della verità; speranza di pace e di conforto per i sofferenti e i feriti dalla vita.

Carissimi, ecco il mio augurio in questo giorno per voi tanto significativo: che la speranza radicata nella fede possa diventare sempre più vostra! E possiate voi esserne sempre testimoni e dispensatori saggi e generosi, dolci e forti, rispettosi e convinti. Vi accompagni in questa missione e vi protegga sempre la Vergine Maria, che vi esorto ad accogliere nuovamente, come fece l’apostolo Giovanni sotto la Croce, quale Madre e Stella della vostra vita e del vostro sacerdozio. Amen!






La vostra missione è "recare il Vangelo a tutti, perchè tutti sperimentino la gioia di Cristo e ci sia gioia in ogni città": così il Papa a 29 diaconi che hanno ricevuto stamani l'ordinazione sacerdotale


Benedetto XVI ha presieduto stamani la solenne Messa per l'ordinazione sacerdotale di 29 diaconi della diocesi di Roma. A loro il Papa ha affidato la missione di "seminare nel mondo la gioia del Vangelo": in un mondo "spesso triste e negativo" - ha affermato il Santo Padre - è necessario che "il fuoco del Vangelo arda dentro di voi". Senza l'amore per Gesù - ha aggiunto - si è esclusi dal "movimento trinitario" e ci si ripiega su se stessi, "perdendo la capacità di ricevere e comunicare Dio. Dopo la Santa Messa, Benedetto XVI ha lanciato un appello chiedendo di pregare per la Somalia, il Darfur e il Burundi. Il servizio di Amedeo Lomonaco:


Pochi secondi, "un tempo brevissimo, ma carico di straordinaria densità spirituale", hanno accompagnato il momento centrale del rito dell’ordinazione sacerdotale: l’imposizione delle mani da parte di Benedetto XVI sulla testa degli ordinandi, con “l’invocazione a Dio perché effonda il suo Spirito su di loro e li trasformi rendendoli partecipi del Sacerdozio di Cristo”. E’ un gesto – afferma il Papa – che “non ha nulla di magico” ma è un “segno inseparabile della preghiera, della quale costituisce un prolungamento silenzioso”:

“In quella preghiera silenziosa avviene l’incontro tra due libertà: la libertà di Dio, operante mediante lo Spirito Santo, e la libertà dell’uomo”.

L’imposizione delle mani esprime “plasticamente la specifica modalità” di questo incontro: “la Chiesa, impersonata dal vescovo in piedi con le mani protese, prega lo Spirito Santo di consacrare il candidato; il diacono, in ginocchio, riceve l’imposizione delle mani e si affida a tale mediazione”. Di questo insieme di gesti – osserva il Papa – è infinitamente più importante “il movimento spirituale” che conduce lo Spirito Santo e il Figlio “a dimorare nei discepoli”. Benedetto XVI esorta poi a tenere sempre vive le parole pronunciate da Gesù durante l’Ultima Cena, “Se mi amate”, con cui contestualmente istituiva l’Eucaristia e il Sacerdozio:

“Accoglietele con fede e con amore! Lasciate che si imprimano nel vostro cuore, lasciate che vi accompagnino lungo il cammino dell’intera vostra esistenza. Non dimenticatele, non smarritele per la strada! Rimarrete così fedeli all’amore di Cristo e vi accorgerete con gioia sempre nuova di come questa sua divina Parola ‘camminerà’ con voi e ‘crescerà in voi”.

Per i diaconi che hanno ricevuto l’ordinazione sacerdotale dopo essere stati chiamati dal Padre, attirati dal Figlio e formati dallo Spirito, comincia oggi una nuova missione. Il programma di questa missione – spiega il Santo Padre riprendendo le parole dell’apostolo Paolo, che chiama i ministri del Vangelo “servitori della gioia” – è quello appunto di “annunciare e testimoniare la gioia”:

“Che cosa ci può essere di più bello di questo? Che cosa di più grande, di più entusiasmante, che cooperare a diffondere nel mondo la Parola di vita, che comunicare l’acqua viva dello Spirito Santo”?

I sacerdoti – aggiunge il Santo Padre – sono chiamati a recare il Vangelo a tutti “perché tutti sperimentino la gioia di Cristo e ci sia gioia in ogni città”. Sono chiamati ad essere “messaggeri di questa gioia”, a moltiplicarla e a trasmetterla, specialmente, a quanti sono tristi e sfiduciati:

“Per essere collaboratori della gioia degli altri, in un mondo spesso triste e negativo, bisogna che il fuoco del Vangelo arda dentro di voi, che abiti in voi la gioia del Signore”.

La vostra speranza – spiega il Papa – è Dio; la speranza è in Gesù e nello Spirito:

“Speranza di vita e di perdono per le persone che saranno affidate alle vostre cure pastorali; speranza di santità e di fecondità apostolica per voi e per tutta la Chiesa; speranza di apertura alla fede e all’incontro con Dio per quanti vi accosteranno nella loro ricerca della verità; speranza di pace e di conforto per i sofferenti e i feriti dalla vita”.

L’esortazione del Papa è quella di adorare Cristo coltivando una "relazione personale d’amore con Lui". Un amore – sottolinea il Santo Padre - unico e totalizzante, dentro il quale "vivere, purificare, illuminare e santificare tutte le altre relazioni". Della gioia e della speranza che sgorgano dal Vangelo, Benedetto XVI ha parlato anche al Regina Caeli ricordando il viaggio apostolico negli Stati Uniti, che aveva per motto "Cristo nostra speranza". Il Papa ha poi espresso la propria "vicinanza spirituale" alle molte Chiese Orientali che oggi celebrano, secondo il calendario giuliano, la solennità della Pasqua:


"Invito tutti ad unirvi a me nell'invocare la Madre di Dio, affinchè la strada da tempo intrapresa del dialogo e della collaborazione porti presto ad una più completa comunione con tutti i discepoli di Cristo, perchè siano un segno sempre più luminoso di speranza per tutta l'umanità".

Al Regina Caeli il Papa ha anche lanciato un appello per alcuni Paesi africani, chiedendo di non dimenticare tragiche vicende che stanno sconvolgendo in particolare la Somalia, la regione del Darfur e il Burundi. L'auspicio - ha concluso il Santo Padre - è che "le autorità politiche locali, i responsabili della comunità internazionale e ogni persona di buona volontà non tralasceranno sforzi per far cessare la violenza e onorare gli impegni presi, in modo da porre solide fondamenta alla pace e allo sviluppo".





www.radiovaticana.org/it1/videonews_ita.asp?vaiflv=0000311.flv&vaiserver=A&vai=ctv_frame00311.jpg&var1=27/04/2008&var2=Vatican%20City&var3=Ordinazione%20presbiterale%20conferita%20dal%20Santo%20Padre%20ai%20Diaconi%20della%20Diocesi%20di%20Roma&settimana=18&anno_perlinknav=2008&dal=27/04&...
+PetaloNero+
Sunday, April 27, 2008 3:03 PM
LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DEL REGINA CÆLI


Al termine della Santa Messa celebrata nella Basilica Vaticana per l’Ordinazione presbiterale di 29 diaconi, il Santo Padre Benedetto XVI si affaccia alla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico vaticano per recitare il Regina Cæli con i fedeli ed i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro per il consueto appuntamento domenicale.
Queste le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana del tempo pasquale:



PRIMA DEL REGINA CÆLI

Cari fratelli e sorelle,

si è da poco conclusa nella Basilica di San Pietro la celebrazione durante la quale ho ordinato 29 nuovi Sacerdoti. È questo, ogni anno, un momento di speciale grazia e di grande festa: linfa rinnovata viene infusa nel tessuto della Comunità sia ecclesiale che cittadina. Se la presenza dei sacerdoti è indispensabile per la vita della Chiesa, essa è però preziosa per tutti. Negli Atti degli Apostoli si legge che il diacono Filippo portò il Vangelo in una città della Samaria; la gente aderì con entusiasmo alla sua predicazione, anche vedendo i segni prodigiosi che compiva sui malati; "e vi fu grande gioia in quella città" (1,8). Come ho ricordato ai neo presbiteri nel corso della Celebrazione eucaristica, questo è il senso della missione della Chiesa e in particolare dei sacerdoti: seminare nel mondo la gioia del Vangelo! Dove Cristo è predicato con la forza dello Spirito Santo ed è accolto con animo aperto, la società, pur piena di tanti problemi, diventa "città della gioia" – come suona il titolo di un celebre libro riferito all’opera di Madre Teresa a Calcutta. Questo, dunque, l’augurio che faccio ai preti novelli, per i quali vi invito tutti a pregare: possano essi diffondere, là dove saranno destinati, la gioia e la speranza che sgorgano dal Vangelo.

In realtà, questo è anche il messaggio che ho recato nei giorni scorsi negli Stati Uniti d’America, con un viaggio apostolico che aveva per motto queste parole: "Christ our Hope - Cristo nostra Speranza". Ringrazio Dio perché ha benedetto largamente questa mia singolare esperienza missionaria e mi ha concesso di farmi strumento della speranza di Cristo per quella Chiesa e per quel Paese. In pari tempo lo ringrazio perché io stesso sono stato confermato nella speranza dai cattolici americani: ho trovato infatti una grande vitalità e la decisa volontà di vivere e testimoniare la fede in Gesù. Mercoledì prossimo, durante l’Udienza generale, mi propongo di soffermarmi più ampiamente su questa mia visita in America.

Oggi molte Chiese Orientali celebrano, secondo il calendario giuliano, la grande solennità della Pasqua. Desidero esprimere a questi nostri fratelli e sorelle la mia fraterna vicinanza spirituale. Li saluto cordialmente, pregando il Dio uno e trino di confermarli nella fede, di riempirli della luce splendente che emana dalla risurrezione del Signore e di confortarli nelle non facili situazioni in cui spesso devono vivere e testimoniare il Vangelo. Invito tutti ad unirvi a me nell'invocare la Madre di Dio, affinché la strada da tempo intrapresa del dialogo e della collaborazione porti presto ad una più completa comunione tra tutti i discepoli di Cristo, perché siano un segno sempre più luminoso di speranza per tutta l'umanità.




DOPO IL REGINA CÆLI

Le notizie che giungono da alcuni Paesi africani continuano a essere motivo di profonda sofferenza e viva preoccupazione. Vi chiedo di non dimenticare queste tragiche vicende e i fratelli e le sorelle che vi sono coinvolti! Vi chiedo di pregare per loro e di farvi loro voce!
In Somalia, specialmente a Mogadiscio, aspri scontri armati rendono sempre più drammatica la situazione umanitaria di quella cara popolazione, da troppi anni oppressa sotto il peso della brutalità e della miseria.
Il Darfur, nonostante qualche momentaneo spiraglio, rimane una tragedia senza fine per centinaia di migliaia di persone indifese e abbandonate a sé stesse.
Infine il Burundi. Dopo i bombardamenti dei giorni scorsi che hanno colpito e terrorizzato gli abitanti della capitale Bujumbura e raggiunto anche la sede della Nunziatura Apostolica, e di fronte al rischio di una nuova guerra civile, invito tutte le parti in causa a riprendere senza indugio la via del dialogo e della riconciliazione.
Confido che le Autorità politiche locali, i responsabili della comunità internazionale e ogni persona di buona volontà non tralasceranno sforzi per far cessare la violenza e onorare gli impegni presi, in modo da porre solide fondamenta alla pace e allo sviluppo.
Affidiamo le nostre intenzioni a Maria, Regina dell'Africa.

Chers pèlerins de langue française, je vous adresse mes salutations cordiales. À l’exemple de Marie, puissiez-vous accueillir l’Esprit Saint; il vous fera connaître les mystères divins et il vous aidera à demeurer fidèles au Seigneur dans toute votre vie. Que le temps pascal illumine votre existence. Avec ma Bénédiction apostolique.

I am happy to greet all the English-speaking pilgrims and visitors present for this Regina Caeli. In today’s Gospel Our Lord speaks to us of the mystery of the Father, Son and Holy Spirit. May we always remain faithful to this divine communion by living the commandments that he has given us. God’s blessings of joy and peace be with you all!

Frohen Herzens begrüße ich alle deutschsprachigen Pilger. Heute heiße ich besonders die Mitglieder und Gäste der römischen Studentenverbindung Capitolina sowie die Musikkapelle Sarnthein aus Südtirol willkommen. Christus verheißt seinen Jüngern den Beistand des Heiligen Geistes als Erweis seiner Treue. Der Herr verläßt die Seinen nicht. Auch wir wollen seiner Liebe in uns Raum geben und unter der Führung des Heiligen Geistes den Frieden und das Gute in der Welt verbreiten. Der Segen Christi begleite euch auf allen Wegen!

Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua española, especialmente a los fieles de las parroquias de Nuestra Señora de los Remedios, de Canarias, y Nuestra Señora de Monserrat, de Tenerife. El próximo jueves comenzamos el mes de mayo, tradicionalmente dedicado en muchos países a María. Os invito a rezar el Santo Rosario con devoción y a pedir encarecidamente por las necesidades del mundo y de la Iglesia. ¡Feliz domingo!

Pozdravljam vernike iz Kobarida in drugih krajev Slovenije! Naj vam bo to vaše romanje v pomoč, da boste v skladu z evangelijem, ki smo ga poslušali danes pri sveti maši, živeli po Božjih zapovedih in polni ljubezni do Vstalega Gospoda. Naj bo z vami moj blagoslov!
[Saluto i fedeli provenienti da Kobarid e da altri Paesi della Slovenia! Il vostro pellegrinaggio vi aiuti affinché, concordemente al Vangelo che abbiamo ascoltato durante la liturgia odierna, viviate fedeli ai divini comandamenti e pieni di amore per il Signore Risorto. Vi accompagni la mia Benedizione!]

Od srca pozdravljam sve hrvatske hodočasnike, a na poseban način skupinu iz Splitske nadbiskupije. Duh Sveti neka siđe na vas i vaše obitelji kako bi, ispunjeni neprolaznom uskrsnom radošću, uvijek bili postojani u vjeri i vjerni u ljubavi. Hvaljen Isus i Marija!
[Saluto di cuore i pellegrini croati, in modo particolare il gruppo dell’Arcidiocesi di Split. Lo Spirito Santo scenda su di voi e sulle vostre famiglie affinché, ricolmi dell’incessante gioia pasquale, siate sempre saldi nella fede e fedeli nell’amore. Siano lodati Gesù e Maria!]

Pozdrawiam wszystkich Polaków. Dziś szczególne pozdrowienie kieruję do biskupów i wiernych pielgrzymów w Gnieźnie, którzy oddają cześć św. Wojciechowi, Patronowi Polski. Jego męczeńska krew stała się zasiewem wiary na waszych ziemiach. Za jego wstawiennictwem modlę się, aby ten zasiew stale wzrastał i przynosił dobre owoce. Niech Bóg wam błogosławi.
[Saluto tutti i polacchi. Oggi uno speciale saluto indirizzo ai Vescovi e ai fedeli pellegrini a Gniezno, che rendono gloria a Sant’Adalberto, Patrono della Polonia. Il suo sangue di martire è diventato seme della fede sulle vostre terre. Per sua intercessione prego affinché questo seme cresca sempre e porti buoni frutti. Dio vi benedica.]

Rivolgo un cordiale saluto ai pellegrini di lingua italiana: sono oggi presenti numerosi gruppi di fedeli provenienti da diverse Regioni. Vorrei menzionarvi tutti, cari amici, ma poiché non mi è possibile citare un così nutrito numero di parrocchie e di associazioni, vi abbraccio tutti spiritualmente e vi esorto ad essere sempre generosi testimoni del Vangelo. Con affetto vi benedico!





Da Petrus

Regina Caeli, il Papa ricorda il recente viaggio in America e lancia un appello per la Pace in Africa. Rivolti anche gli auguri di buona Pasqua agli ortodossi e ribadita l’importanza del sacerdozio

CITTA’ DEL VATICANO - Il Papa ha voluto ringraziare Dio "perche' ha benedetto largamente" la visita negli Stati Uniti, "questa mia singolare esperienza missionaria", e gli ha concesso di farsi "strumento della speranza di Cristo per quella Chiesa e per quel Paese". "In pari tempo - ha aggiunto prima di recitare la preghiera del Regina Caeli - lo ringrazio perche' io stesso sono stato confermato nella speranza dai cattolici americani: ho trovato infatti una grande vitalita' e la decisa volonta' di vivere e testimoniare la fede in Gesu"'. "Mercoledi' prossimo, durante l'Udienza generale - ha annunciato - mi propongo di soffermarmi piu' ampiamente su questa mia visita in America". Ai 60.000 fedeli presenti in piazza San Pietro, il Papa ha poi ricordato la celebrazione durante la quale ha ordinato 29 nuovi sacerdoti. "E' questo, ogni anno - ha spiegato -, un momento di speciale grazia e di grande festa: linfa rinnovata viene infusa nel tessuto della Comunita' sia ecclesiale che cittadina: se la presenza dei sacerdoti e' indispensabile per la vita della Chiesa, essa e' pero' preziosa per tutti". Secondo il Pontefice, "il senso della missione della Chiesa e in particolare dei sacerdoti e' seminare nel mondo la gioia del Vangelo". "Dove Cristo e' predicato con la forza dello Spirito Santo ed e' accolto con animo aperto - ha affermato il Papa - la societa', pur piena di tanti problemi, diventa 'citta' della gioia', come suona il titolo di un celebre libro riferito all'opera di Madre Teresa a Calcutta". "Questo, dunque, l'augurio che faccio ai preti novelli, per i quali vi invito tutti a pregare: possano essi diffondere, la' dove saranno destinati, la gioia e la speranza che sgorgano dal Vangelo”. Benedetto XVI ha poi voluto fare i suoi auguri a quanti hanno festeggiato la Pasqua ortodossa. "Oggi - ha ricordato prima di recitare la preghiera del Regina Caeli - molte Chiese Orientali celebrano, secondo il calendario giuliano, la grande solennita' della Pasqua: desidero esprimere a questi nostri fratelli e sorelle la mia fraterna vicinanza spirituale". Il Papa ha rivolto loro un saluto cordiale, "pregando il Dio uno e trino di confermarli nella fede, di riempirli della luce splendente che emana dalla risurrezione del Signore e di confortarli nelle non facili situazioni in cui spesso devono vivere e testimoniare il Vangelo". "Invito tutti - ha esortato il Pontefice - ad unirvi a me nell'invocare la Madre di Dio, affinche' la strada da tempo intrapresa del dialogo e della collaborazione porti presto ad una piu' completa comunione tra tutti i discepoli di Cristo, perche' siano un segno sempre piu' luminoso di speranza per tutta l'umanità". Cambiando pagina, di fronte alle notizie che giungono da alcuni Paesi africani e che continuano ad essere "motivo di profonda sofferenza e viva preoccupazione", Benedetto XVI ha chiesto di "non dimenticare queste tragiche vicende, i fratelli e le sorelle che vi sono coinvolti" e "di pregare per loro e di farsi loro voce". Dopo la preghiera del Regina Caeli, il Papa ha rivolto infatti un accorato appello per l'Africa: "Confido - ha detto - che le autorita' politiche locali, i responsabili della comunita' internazionale e ogni persona di buona volonta' non tralasceranno sforzi per far cessare la violenza e onorare gli impegni presi, in modo da porre solide fondamenta alla pace e allo sviluppo". Il Pontefice ha ricordato che "in Somalia, specialmente a Mogadiscio, aspri scontri armati rendono sempre piu' drammatica la situazione umanitaria di quella cara popolazione, da troppi anni oppressa sotto il peso della brutalita' e della miseria". "Il Darfur - ha continuato - nonostante qualche momentaneo spiraglio, rimane una tragedia senza fine per centinaia di migliaia di persone indifese e abbandonate a se' stesse". E infine, Benedetto XVI ha citato la situazione del Burundi. "Dopo i bombardamenti dei giorni scorsi che hanno colpito e terrorizzato gli abitanti della capitale Bujumbura e raggiunto anche la sede della Nunziatura Apostolica, e di fronte al rischio di una nuova guerra civile, invito - ha sottolineato - tutte le parti in causa a riprendere senza indugio la via del dialogo e della riconciliazione". Impegnato nella solenne liturgia per l'ordinazione dei nuovi sacerdoti della Diocesi di Roma, Benedetto XVI ha raggiunto con quasi 20 minuti di ritardo la finestra del suo studio per l'appuntamento di mezzogiorno. In altre occasioni analoghe, il Papa aveva recitato l'Angelus o il Regina Caeli dall'altare, ma la presenza di ben 60 mila fedeli in Piazza San Pietro lo ha indotto a salire ugualmente alla Terza Loggia del Palazzo Apostolico per non deluderli. E cosi' per la prima volta si e' visto il Pontefice affacciarsi alla finestra con ancora addosso la mozzetta, che lo riparava dal vento nel percorso dalla Basilica. Essendo tempo di Pasqua, la mozzetta era quella bianca, della quale proprio Benedetto XVI ha reintrodotto l'uso.









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+PetaloNero+
Sunday, April 27, 2008 9:08 PM
Il Papa promuove l'unità tra i cristiani


In occasione della Pasqua orientale




CITTA' DEL VATICANO, domenica, 27 aprile 2008 (ZENIT.org).- Benedetto XVI ha dato nuovo impulso alla promozione dell'unità dei cristiani nel giorno in cui si celebrava la Pasqua orientale.

Prima di recitare questa domenica la preghiera mariana del Regina Caeli, il Papa ha salutato le Chiese che seguono il calendario giuliano, per la maggior parte ortodosse, che celebravano la festa più importante dell'anno liturgico: la resurrezione di Gesù.

"Desidero esprimere a questi nostri fratelli e sorelle la mia fraterna vicinanza spirituale", ha affermato il Vescovo di Roma parlando dalla finestra del suo studio. "Li saluto cordialmente, pregando il Dio uno e trino di confermarli nella fede, di riempirli della luce splendente che emana dalla risurrezione del Signore e di confortarli nelle non facili situazioni in cui spesso devono vivere e testimoniare il Vangelo".

Allo stesso tempo, ha invitato "tutti ad unirvi a me nell'invocare la Madre di Dio, affinché la strada da tempo intrapresa del dialogo e della collaborazione porti presto ad una più completa comunione tra tutti i discepoli di Cristo, perché siano un segno sempre più luminoso di speranza per tutta l'umanità".

Calcolare la data di Pasqua è stato a lungo un problema che ha visto cimentarsi astronomi e matematici.

Il Concilio di Nicea stabilì che dovesse cadere la domenica dopo il primo plenilunio seguente l'equinozio di primavera. Ancora oggi la data si individua sulla base dell'equinozio primaverile (21 marzo) e della luna piena (il che la rende "mobile").

A fare la differenza sono i calendari. La Chiesa cattolica segue quello gregoriano (riformato da Gregorio XIII nel 1582), la Chiesa ortodossa quello giuliano (stabilito da Giulio Cesare nel 46 a.C.).

A volte la data della Pasqua coincide nei due calendari. La prossima volta che questo accadrà sarà il 4 aprile 2010.

Giovanni Paolo II ha lanciato ai cristiani l'invito a cercare un accordo che permetta di celebrare la Pasqua nella stessa data come testimonianza congiunta della fede nella resurrezione di Cristo.



+PetaloNero+
Monday, April 28, 2008 2:58 PM
LE UDIENZE

Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in Udienza:

Ecc.mi Presuli della Conferenza Episcopale di Cuba, in Visita "ad Limina Apostolorum":

Em.mo Card. Jaime Lucas Ortega y Alamino, Arcivescovo di San Cristóbal de La Habana

con gli Ausiliari:

S.E. Mons. Alfredo Víctor Petit Vergel, Vescovo tit. di Buslacena

S.E. Mons. Juan de Dios Hernández Ruiz, S.I., Vescovo tit. di Passo Corese;

S.E. Mons. Juan García Rodríguez, Arcivescovo di Camagüey;

S.E. Mons. Mario Eusebio Mestril Vega, Vescovo di Ciego de Avila;

S.E. Mons. Domingo Oropesa Lorente, Vescovo di Cienfuegos;

S.E. Mons. Marcelo Arturo González Amador, Vescovo di Santa Clara.

Il Papa riceve questa mattina in Udienza:

S.E. Mons. Joseph Marino, Arcivescovo tit.di Natchitoches, Nunzio Apostolico in Bangladesh, con i Familiari.
+PetaloNero+
Monday, April 28, 2008 2:59 PM
Iniziati gli incontri tra Benedetto XVI e i vescovi di Cuba in visita "ad Limina"



Benedetto XVI ha ricevuto in udienza, stamani, un primo gruppo di vescovi di Cuba, in visita ad Limina guidati dal cardinale Jaime Lucas Ortega y Alamino, arcivescovo di San Cristóbal de la Habana. La visita ad Limina dei presuli centroamericani si protrarrà fino al prossimo 3 maggio ed avviene nell’anno in cui si celebra il decimo anniversario della storica visita di Giovanni Paolo II in terra cubana.

Sempre nella mattinata, il Papa ha ricevuto in udienza l’arcivescovo Joseph Marino, nunzio apostolico in Bangladesh, con i famigliari.




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+PetaloNero+
Monday, April 28, 2008 3:00 PM
Il Papa chiede ai cristiani di valorizzare la cultura per promuovere i valori della persona umana: sulle intenzioni di preghiera del Pontefice per il mese di maggio, la riflessione dell’arcivescovo Ignazio Sanna




“Perché i cristiani valorizzino di più la letteratura, l’arte e i mass media per favorire una cultura che difenda e promuova i valori della persona umana”: è l’intenzione generale affidata da Benedetto XVI all’Apostolato della Preghiera per il mese di maggio. Un invito sul quale Alessandro Gisotti ha raccolto la riflessione dell’arcivescovo di Oristano, Ignazio Sanna, membro del comitato per il progetto culturale promosso dalla Chiesa italiana:

R.- Sappiamo quanto sia importante oggi la difesa della persona umana. Ci sono delle correnti, nella letteratura, nell’arte e un po’ nel mondo delle comunicazioni in genere che minano l’importanza e la centralità della persona, sia nella vita di famiglia come nella vita della società e, direi, anche nella vita politica, nella vita economica. Richiamare l’importanza della persona vuol dire sempre mettersi dalla parte dell’uomo, contro gli assalti che vengono talvolta attraverso questi - chiamiamoli pure - messaggi subliminali. Uno legge un romanzo e vede che viene descritto un tipo di orientamento nei confronti dei valori della vita. Leggendo non si rende conto, ma poi interiorizza degli schemi e delle categorie che lo inducono a comportarsi in un determinato modo.

D. - E dunque, i cristiani come possono promuovere e sviluppare una letteratura, un’arte ed anche una comunicazione mass-mediale che difenda la persona umana?

R. - Il mondo cattolico ha difficoltà ad imporsi con i romanzi o con i film o con le riviste, perché spesso già il fatto di essere cattolico viene etichettato come di parte, come reazionario. Non si capisce, invece, la scuola di libertà che è all’interno della fede cristiana. In fondo, i cristiani devono essere promotori di libertà. Occorrerebbe fare forse qualche sforzo in più per essere presenti nel mondo delle comunicazioni sociali, nel mondo della letteratura …

D. - Quindi, in questo senso c’è anche un grande, paziente lavoro da fare alla base, nelle scuole, nelle famiglie…

R. - Sì. Il Papa anche parla di emergenza educativa. Penso che ci sia molto da fare all’interno della famiglia, all’interno della scuola. Ci dev’essere anche una integrazione tra famiglia e scuola, perché spesso la scuola va per la sua strada e la famiglia delega alla scuola. Ma questa non ha sempre la capacità di trasmettere determinati valori. Quindi ci dev’essere sicuramente una grande attenzione al mondo della famiglia e al mondo della scuola.

D. - Infine, è importante combattere questo pregiudizio secondo cui la Chiesa sarebbe contro la cultura quando in realtà basta pensare a quanto le città, in particolare dell’Italia, siano ricche di espressioni proprio del fervore cristiano …

R. - La Chiesa è stata - direi - la madrina della cultura. In fondo, non dimentichiamo che le università sono nate all’ombra delle cattedrali. Ovunque uno vada, in Italia, si trova in un museo all’aperto e i soggetti sono sempre religiosi e gli artisti sono sempre ispirati dalla fede cristiana. Penso che sia più giustificata questa difesa del ruolo centrale della Chiesa nella promozione della cultura.




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+PetaloNero+
Monday, April 28, 2008 4:53 PM
Da Petrus

In un volume della Libreria Editrice Vaticana le catechesi di Benedetto XVI sugli Apostoli

CITTA’ DEL VATICANO - Le catechesi del mercoledi' che Benedetto XVI ha dedicato agli Apostoli sono state raccolte in un libro dalla Libreria Editrice Vaticana. Il volume, cartonato ed illustrato, ha 176 pagine e ben 60 illustrazioni d'arte che, rileva un comunicato della Lev, "impreziosiscono un magistero gia' di per se stesso ricco di significati". In vendita al prezzo di 28 euro, e' il primo di quattro libri che vedranno raccolta l'intera predicazione del mercoledi' dei primi tre anni di Pontificato di Joseph Ratzinger. I prossimi volumi riporteranno le catechesi sull'origine della Chiesa, sui Padri e su Sant'Agostino. Rispetto ad analoghe pubblicazioni che raccolgono gli insegnamenti del Papa teologo, "la novita' di questa serie - riferisce la nota - e' data soprattutto dal percorso artistico e dalla qualita' grafica".

+PetaloNero+
Monday, April 28, 2008 8:00 PM
La giornata vaticana. Vescovi di Cuba, rosario del papa, Magdi Allam...



di Mattia Bianchi/ 28/04/2008

Le notizie del giorno sulla vita della Chiesa e della Santa Sede, riportate dalle principali agenzie di stampa italiane. I testi integrali con fonte...


IL PAPA RICEVE I VESCOVI DELL'AVANA
Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina il card. Jaime Lucas Ortega y Alamino, arcivescovo dell'Avana, con i suoi due ausiliari. L'incontro ha dato avvio alla ''visita ad limina'' dell'Episcopato Cubano. (Fonte: AGI)

ROSARIO DEL PAPA A SANTA MARIA MAGGIORE
Sabato 3 maggio il Papa guidera' la recita del rosario nella Basilica di Santa Maria Maggiore. Benedetto XVI inaugurera' con questa celebrazione, che avra' inizio alle 18, il mese di maggio, dedicato alla Madonna. (Fonte: AGI)

NUOVO LIBRO CON LA CATECHESI DEL PAPA
Raccolte in volume le catechesi del Papa durante le udienze generali del mercoledi': la Libreria Editrice Vaticana (LEV) ha pubblicato ''Gli Apostoli'', una speciale edizione artistica delle catechesi del mercoledi' che Benedetto XVI ha dedicato agli Apostoli. Il volume, cartonato ed illustrato, di 176 pagine al costo di euro 28,00, e' il primo di quattro libri che vedranno raccolta l'intera predicazione del mercoledi'. I prossimi volumi riporteranno le catechesi sull'origine della Chiesa, sui Padri e su Sant'Agostino. La novita' di questa serie, spiega la Lev, ''ee' data soprattutto dal percorso artistico e dalla qualita' grafica. Oltre 60 illustrazioni d'arte impreziosiscono, in questo primo titolo, un magistero gia' di per se stesso ricco di significati''. (Fonte: ANSA)

GESUITA SU MAGDI ALLAM: POCO RISPETTO
Nel battesimo di Magdi Allam ''la luna della preoccupazione prioritaria per le liberta' di religione e di coscienza ha offuscato il sole della discrezione caritatevole, del rispetto dei sentimenti dei musulmani e della rinuncia al proselitismo''. Lo scrive sul mensile ''Popoli'' il gesuita Paolo Dall'Oglio, che danni svolge la sua attivita' tra i musulmani, a Deir Mar Musa, in Siria. Padre Dall'Oglio cita mons. Rino Fisichella, che ha assistito Allam verso il battesimo, e Oriana Fallaci, amica sia del monsignore che del vicedirettore del Corriere della Sera e ''rappresentante dell''islamopessimismo' italiano in difesa e ricostruzione dell'identita' giudaico-cristiana della civilta' occidentale''. ''Nello specchio delle loro posizioni - rimarca il padre gesuita - i musulmani si sentono negati nella loro ispirazione piu' spirituale e bloccati in una caricatura anacronistica che, riducendoli alla deriva terroristica, li respinge verso l'integrismo''. Riferendosi alle dichiarazioni di Allam dopo il battesimo, Dall'Oglio osserva che ''l'avversione teologica verso le religioni islamica o ebraica o altra potrebbe essere un motivo sufficiente per rinviare il battesimo e, comunque, non fargli propaganda''. Il gesuita registra con favore le dichiarazioni del direttore della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi, sul fatto che ''accogliere nella Chiesa un nuovo credente non significa evidentemente sposarne tutte le idee e le posizioni, in particolare sui temi politici e sociali''. ''Non resta che augurarsi - conclude Dall'Oglio - che il coraggioso gesto papale sia compreso per cio' che vuole essere: un forte appello in difesa delal liberta' di coscienza per tutti e ovunque, quasi un gesto riparatorio per i tanti attentati, anche ecclesiali, a tale liberta', che pesano sulla nostra coscienza collettiva, la quale ha opposto cosi' spesso il rispetto della persona ai diritti della verita'. Poi si sa - conclude - le eclissi di sole sono impressionanti, ma brevi''. (Fonte: ANSA)


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+PetaloNero+
Tuesday, April 29, 2008 3:23 PM
La giornata vaticana. San Gennaro, fondo Oriana Fallaci, concerto della Filarmonica cinese



di Mattia Bianchi/ 29/04/2008

Le notizie del giorno sulla vita della Chiesa e della Santa Sede, riportate dalle principali agenzie di stampa italiane. I testi integrali con fonte...


CARDINALE SEPE: NUOVI STUDI SUL SANGUE DI SAN GENNARO
L'arcivescovo di Napoli Crescenzio Sepe auspica nuove indagini scientifiche sul miracolo della liquefazione del sangue di San Gennaro, patrono della citta'. Presentando gli atti del convegno internazionale per il diciassettesimo centenario del martirio del Santo alla facolta' teologica di Capodimonte il cardinale ha ricordato che nel 1989 il suo predecessore cardinale Michele Giordano chiese ai professori Felice D'Onofrio e Pierluigi Baima Bollone una indagine scientifica sulla liquefazione del sangue. ''Chissa' che l'anno prossimo, a venti anni da questi studi non si possano aggiornare queste indagini scientifiche'', ha detto il cardinale Sepe che ha aggiunto di aver parlato del progetto con il Papa in occasione della visita a Napoli di quest'ultimo lo scorso ottobre. ''Nuove ricerche, con nuovi strumenti sarebbero auspicabili - ha detto il prof. Gennaro Luongo docente di Agiografia all'Universita' Federico II e studioso di patristica - ma non muterebbero la realta' storica di San Gennaro e del suo culto che si e' sviluppato nel corso di 17 secoli e che ciascuna generazione ha trasmesso''. (Fonte: ANSA)

LATERANENSE, INAUGURATO IL FONDO ORIANA FALLACI
''Il ricordo di Oriana Fallaci, che imballava lei stessa questi volumi nelle ultime settimane di vita, mi rattrista, ma allo stesso tempo mi da' una grande gioia. Oggi per noi della Chiesa e' la festa di una grande santa, Caterina da Siena, e mi piace accostare queste due grandi donne che hanno arricchito il nostro Paese di una grande storia e di un contributo molto forte per il progresso della cultura italiana''. Con queste parole monsignor Rino Fisichella, rettore della pontificia universita' Lateranense, ha inaugurato oggi la sala 'Fondo Fallaci', definendola un ''piccolo museo''. Nella sala allestita all' interno dell' universita' sono stati raccolti 636 volumi appartenuti alla giornalista-scrittrice Oriana Fallaci, scomparsa quasi un anno fa, che lei stessa aveva donato prima della morte all' istituto. Oltre ai volumi, tutti caratterizzati da annotazioni personali della scrittrice, sottolineature, post-it, tra cui figurano anche testi rari come una copia dell' Orlando Furioso del '500, nella sala 'Fondo Fallaci' si ritrovano anche alcuni oggetti, fotografie e cimeli che appartenevano alla giornalista scomparsa. Erano presenti all'inaugurazione Gianni Letta e il nipote della Fallaci. (Fonte: ANSA)

IL PAPA IN PIAZZA CON L'AZIONE CATTOLICA
Sono attese fino a centomila persone, fra adulti, giovani e giovanissimi, all'incontro che l'Azione cattolica, a conclusione dei festeggiamenti per il 140 anniversario dalla sua fondazione, ha organizzato per domenica prossima a San Pietro con Benedetto XVI. L'appuntamento e' stato presentato, - insieme al XIII convegno nazionale di quella che e' tuttora la piu' numerosa associazione ecclesiale italiana, in programma dal primo al 4 maggio a Roma - dal presidente Luigi Alici e dall'assistente nazionale mons. Domenico Sigalini. Dopo la messa celebrata dal cardinale Angelo Bagnasco e in una piazza 'addobbata' con gigantografie di santi e venerabili, papa Ratzinger scendera' in piazza e affidera' all'Azione cattolica il suo primo messaggio. A sua volta ricevera', simbolicamente, il plastico di due scuole elementari, la cui costruzione in Sierra Leone e' finanziata e sostenuta da AC. ''Incontrare il Papa oggi - ha detto Alici - ha una valore spirituale e simbolico enorme: e' segno di comunione, fedelta' e affetto col successore di Pietro ed esprime la volonta' di ribadire il nostro impegno di servizio alla Chiesa e di piena collaborazione con i Pastori''. L'organizzazione dell'evento impegnera' cinquecento volontari fra cui un centinaio della Protezione Civile. (Fonte: ANSA)

IL GIURAMENTO DELLE GUARDIE SVIZZERE
Il 6 maggio presteranno giuramento in Vaticano, come da tradizione, le 33 reclute della Guardia svizzera pontificia, il Copro da 502 anni a protezione del Papa e della sua residenza. L'evento coincidera', come ogni anno, con la ricorrenza del Sacco di Roma del 1527, in ricordo di 147 soldati morti per salvare Clemente VII. Il segretario di Stato vaticano Tarcisio Bertone celebrera', alle 7, una Messa nella Basilica di San Pietro per le guardie e le loro famiglie. Alle 9, il comandante del corpo, Elmar Theodor Maeder, deporra' una corona d'alloro davanti al monumento ai caduti nel Cortile d'onore del Quartiere svizzero, e il sostituto della Segreteria di Stato, mon. Fernando Filoni, conferira' le decorazioni e le onorificenze ad alcuni membri del Corpo. Il giuramento vero e proprio e' previsto per il pomeriggio, nel Cortile San Damaso del Palazzo apostolico. Vi parteciperanno per la prima volta, oltre al nuovo capo dell'esercito svizzero, generale Roland Nef, un rappresentante di un Cantone elvetico in qualita' di 'ospite': il presidente del Cantone dei Grigioni Stefan Engler. Saranno anche presenti cardinali, vescovi e rappresentanti delle legazioni diplomatiche presso la Santa Sede. Fondato oltre 500 anni fa da Papa Giulio VII, la Guardia svizzera pontificia e' l'esercito piu' antico del mondo, oggi composto da 110 uomini al quale e' vietato l'uso delle armi. Il 6 maggio del 1527 fu messo a dura prova dalla calata dei Lanzichenecchi. In ricordo di quell'evento, il 6 maggio di ogni anno, le nuove guardie prestano giuramento: quest'anno tocchera' a 33 uomini tra i 21 e i 26 anni, in gran parte di madrelingua tedesca. In 20 presteranno giuramento in questa lingua, mentre 11 lo faranno in francese, uno in italiano e uno in ladino. (Fonte: ANSA)

LA FILARMONICA CINESE OFFRE UN CONCERTO AL PAPA
La "China Philarmonica" orchestra di Pechino offrira' a Benedetto XVI un concerto in Vaticano il prossimo 7 maggio. Lo ha annunciato Radio Vaticana. ''Con questa esecuzione in Vaticano di una grande opera classica della musica europea - rileva la Radio vaticana - la musica si conferma linguaggio e tramite preziosissimo di dialogo fra i popoli e le culture''. L'Orchestra filarmonica cinese eseguira' in onore del Papa e alla sua presenza, il ''Requiem'' di Wolfgang Amaedeus Mozart, con la collaborazione del Shanghai Opera House Chorus. La China Philarmonic Orchestra di Pechino effettua una tournee' in Europa, e durante una breve tappa italiana offrira' questo importante concerto in Vaticano. Si tratta della orchestra sinfonica piu' nota della Cina, - fondata nel 2000 sulla base della precedente China Broadcasting Symphony Orchestra e diretta dal maestro Long Yu - ha tenuto numerosi concerti internazionali in tutto il mondo, e nel dicembre 2004 aveva presentato un concerto natalizio a Roma, al Senato della Repubblica, trasmesso in diretta in vari paesi europei''.



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Tuesday, April 29, 2008 6:58 PM
CITTA' DEL VATICANO: DOMANI PAPA RICEVE DELEGAZIONE IRANIANA


(PRIMA) CITTA' DEL VATICANO – Domani papa Benedetto XVI incontrera' una delegazione di esponenti dell'Islam iraniano. L’incontrò avverrà in una saletta dell'Aula Nervi. La conferma arriva dall'Osservatore Romano. Il colloquio si terra' a margine dell'udienza generale e rientra nell'ambito del programma dei colloqui su ''Fede e ragione nel Cristianesimo e nell'Islam'', che si stanno svolgendo al Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso ''nel quadro dei rapporti della Santa Sede con diverse istituzioni musulmane''. Intanto mentre il Papa promuove il dialogo interreligioso, un sondaggio rivela che gli immigrati musulmani ritengono che gli italiani li considerino tutti come terroristi, La ricerca demoscopica condotta dalla Makno per il ministero dell'Interno, evidenzia che quattro islamici su dieci (il 39,6 per cento) ritiene di essere visto dagli italiani come un terrorista e per questo di essere trattato peggio. Invece il 55,3 per cento degli italiani ha riferito di considerare l'immigrazione musulmana piu' problematica ma solo il 17,2 per cento la colloca in relazione al terrorismo. Invece, sono gli altri immigrati a "temere" di piu' i musulmani da quel punto di vista: il 42,4 per cento degli stranieri non islamici residenti nel nostro Paese ritiene l'immigrazione musulmana legata al pericolo di attentati da parte di cellule integraliste e il 49,5 per cento di loro dice no alle moschee. Gli italiani contrari alle moschee invece sono solo il 31,4 per cento. (PRIMA)
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Tuesday, April 29, 2008 6:58 PM
Il Papa chiede preghiere per promuovere i valori attraverso le arti


Intenzioni di preghiera per il mese di maggio





CITTA' DEL VATICANO, martedì, 29 aprile 2008 (ZENIT.org).- Benedetto XVI chiede nel mese di maggio le preghiere dei credenti perché i cristiani diventino promotori della persona umana attraverso la letteratura, l'arte e i mezzi di comunicazione sociale.

Lo si apprende dall'intenzione generale dell'Apostolato della Preghiera (www.adp.it), iniziativa seguita da circa 50 milioni di persone dei cinque continenti, per il quinto mese del 2008.

L'intenzione generale per il mese di maggio è: “Perché i cristiani valorizzino di più la letteratura, l'arte e i mass media per favorire una cultura che difenda e promuova i valori della persona umana”.

Tutti i mesi si prega anche per un'intenzione missionaria. Quella di maggio recita così: “Perché la Vergine Maria, Stella dell'evangelizzazione e Regina degli Apostoli, come accompagnò gli Apostoli agli inizi della Chiesa, guidi anche ora con affetto materno i missionari e le missionarie sparsi per il mondo”.

+PetaloNero+
Tuesday, April 29, 2008 9:05 PM
Un'omelia del Papa via satellite chiuderà il Congresso Eucaristico di Québec



QUÉBEC, martedì, 29 aprile 2008 (ZENIT.org).- Con un'omelia pronunciata in diretta, grazie al satellite, Benedetto XVI parteciperà il 22 giugno alla Messa di chiusura del Congresso Eucaristico Internazionale di Québec.

La notizia è stata annunciata dal Cardinale Marc Ouellet, Arcivescovo della città, attraverso un comunicato distribuito dall'organizzazione dell'evento.

“In diretta da Roma, Papa Benedetto XVI rivolgerà un'omelia alle persone presenti nella Statio Orbis. Al centro e al vertice del Congresso Eucaristico Internazionale 2008, l'espressione Statio Orbis indica la comunione della Chiesa universale in un solo luogo. La gente potrà ascoltare e vedere il discorso del Santo Padre grazie alla trasmissione via satellite e alla sua diffusione mediante maxischermi”.

La celebrazione eucaristica avrà luogo nella spianata di Abraham, nel Museo Nazionale di Belle Arti di Québec.

Le attività inizieranno alle 9.00 di quel giorno con uno spettacolo di musica e animazione, avvenimento ufficiale del quarto centenario di Québec, al quale parteciperanno Florence K, cantante e pianista, Natalie Choquette, cantante d'opera, e 500 piccoli cantori, Pueri Cantores, tra gli 8 e i 16 anni.

“Questo preambolo musicale creerà un ambiente favorevole alla festa e al raccoglimento prima della celebrazione”, ha spiegato Daniel Gélinas, direttore generale della Società del 400° anniversario di Québec, che si celebra quest'anno.

La celebrazione eucaristica inizierà verso le 11.00 con una processione di circa 1.200 persone, alla quale parteciperanno tutti i Cardinali, i Vescovi, i sacerdoti e i diaconi presenti.

Il Cardinale Jozef Tomko, legato di Benedetto XVI, presiederà la celebrazione. Se il clima sarà mite, si attende la partecipazione di 50.000 persone.

Dopo la celebrazione eucaristica, avrà luogo una festa campestre. I partecipanti potranno rimanere sulla spianata per conoscersi o organizzare un picnic, motivo per il quale gli organizzatori invitano ad arrivare con il cibo già pronto.

Per ulteriori informazioni, www.cei2008.ca





AMERICA/CANADA - Il Santo Padre pronunzierà via satellite l’omelia di chiusura del 49mo Congresso Eucaristico Internazionale, nel 400º Anniversario della Città di Québec

Québec (Agenzia Fides) - Il Cardinale Marc Ouellet, Arcivescovo di Québec, ha rivolto uno speciale invito alla popolazione della città per partecipare alla cerimonia di chiusura del 49º Congresso Eucaristico Internazionale (CEI 2008), durante il quale l’omelia sarà pronunciata in diretta da Roma dal Santo Padre Benedetto XVI e sarà ritrasmessa via satellite e diffusa attraverso maxi schermi allestiti sul posto. La cerimonia avrà luogo il 22 giugno 2008 nella località denominata “Pianure di Abramo”, di fronte al Museo Nazionale di Belle Arti di Québec.
Le attività avranno inizio intorno alle ore 9, con uno spettacolo di musica ed animazione, come apertura dell’evento ufficiale del 400º Anniversario della Città di Québec. È prevista la partecipazione della cantante e pianista Florence K. e Natalie Choquette così come dei giovani cantori dei Pueri Cantores, un coro formato da circa 500 giovani, tra gli 8 e i 16 anni.
“La Società del 400º Anniversario della Città di Québec si associa con grande soddisfazione alla presentazione dello spettacolo che precederà la cerimonia di chiusura del 49º Congresso Eucaristico Internazionale. Questo preambolo musicale creerà immediatamente un ambiente propizio alla festa ed al raccoglimento prima della celebrazione” ha affermato Daniel Gélinas, Direttore Generale della Società del 400º Anniversario della Città di Québec.
L’inizio della Concelebrazione Eucaristica è previsto per le ore 11 e vedrà la presenza di numerosi Cardinali, Vescovi, Diaconi e Sacerdoti. Il Cardinale Jozef Tomko, Inviato Speciale del Santo Padre, presiederà la celebrazione cui si prevede la partecipazione di circa 50.000 persone. Seguirà poi una festa. Il 49º Congresso Eucaristico Internazionale si celebrerà dal 15 al 22 giugno 2008 sul tema “L’Eucaristia, dono di Dio per la vita del mondo”. (RG) (Agenzia Fides 29/4/2008; righe 20, parole 280)

+PetaloNero+
Wednesday, April 30, 2008 1:15 AM
Lettera di Benedetto XVI per il centenario del "Frat"



CITTA' DEL VATICANO, martedì, 29 aprile 2008 (ZENIT.org).- Pubblichiamo la lettera inviata da Benedetto XVI ai circa 10.000 ragazzi e ragazze tra i 15 e i 17 anni che dal 22 al 27 aprile hanno celebrato a Lourdes il centenario del "Frat" (Fraternel), il pellegrinaggio dei giovani della provincia di Parigi che si raduna ogni anno alternativamente nella città mariana e a Jambville.





* * *

A Sua Eminenza il Cardinale
André VINGT-TROIS
Arcivescovo di Parigi Presidente della Conferenza dei Vescovi di Francia

Per i giovani riuniti a Lourdes, dal 22 al 27 aprile, in occasione del centenario del "Frat", organizzato dalle diocesi dell'Île-de-France.

Cari giovani,

raggiungendo la città mariana di Lourdes, in questo anno giubilare in cui si celebra il 150º anniversario delle apparizioni della Vergine Maria alla giovane Bernadette, partecipate all'azione di rendimento di grazie di tutta la Chiesa per il messaggio che la Vergine ha affidato a Bernadette. Con parole semplici, la Madre di Cristo ha indicato la via del rinnovamento spirituale attraverso la chiamata alla conversione e all'amore per la Chiesa.

In questo luogo la Vergine è venuta a visitare Bernadette. Nel corso del vostro pellegrinaggio a Lourdes, ricevete questa visita di Maria che vi affida oggi le parole dette dall'angelo da parte del Signore: "Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio" (Luca 1, 30).

In effetti, mediante la sua grazia, Cristo vi rende degni della sua fiducia e desidera che possiate realizzare i vostri sogni più nobili e più alti di autentica felicità. Questa felicità è innanzitutto un dono di Dio, che si riceve seguendo i cammini inattesi della sua volontà. Tali cammini sono esigenti ma sono anche fonte di gioia profonda. Guardate Maria: invitata a seguire un cammino sorprendente e sconcertante, la sua disponibilità la rende partecipe di una gioia che tutte le generazioni canteranno.

È il segreto che confida a Elisabetta, sua cugina, quando va a visitarla e servirla: "L'anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio mio salvatore, perché ha guardato l'umiltà della sua serva... Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente" (Luca 1, 47-48). Anche voi accettate di lasciarvi guidare affinché il Signore faccia qualcosa di grande con la vostra umile vita.

È il nostro "sì" a Dio che fa sgorgare la fonte della vera felicità: questo "sì" libera l'io da tutto ciò che lo rinchiude in se stesso. Fa entrare la povertà della nostra vita nella ricchezza e nella forza del progetto di Dio, senza tuttavia ostacolare la nostra libertà e la nostra responsabilità. Apre il nostro cuore ristretto alle dimensioni della carità divina, che sono universali. Conforma la nostra vita alla vita stessa di Cristo, che ci ha segnati durante il nostro Battesimo.

Cari giovani, vi incoraggio, in questi giorni, a celebrare con entusiasmo la gioia di credere, di amare e di sperare in Cristo, e a percorrere con fiducia il cammino d'iniziazione che vi viene proposto. Vi invito, in particolare, ad ascoltare con attenzione la testimonianza di quanti hanno più esperienza di voi nella fede e a imparare ad accogliere, nel silenzio e nella meditazione, la Parola di Dio, affinché essa possa modellare il vostro cuore e recare in voi frutti generosi. In effetti, a ognuno di voi il Signore ha qualcosa di particolare da dire. Non abbiate paura di ascoltarlo. In questo spirito il "Frat" è anche un tempo privilegiato per lasciarsi interrogare da Cristo: "Cosa vuoi fare della tua vita?". Quanti fra voi sentono la chiamata a seguirlo nel sacerdozio o nella vita consacrata, sull'esempio di numerosi giovani che hanno partecipato al "Frat", accettino l'invito del Signore, per mettersi totalmente al servizio della Chiesa, in una vita completamente donata per il Regno dei Cieli. Non verranno delusi.

Desidero infine rendere grazie al Signore per tutte le persone, sacerdoti, religiosi, religiose e laici che, formando un'immensa catena, hanno contribuito per un secolo a fare di questo pellegrinaggio un momento importante nella vita di un gran numero di giovani cristiani.

Cari giovani, affido ognuno di voi all'intercessione materna di Nostra Signora di Lourdes e di santa Bernadette. A voi giovani, ai vescovi che sono i pastori delle vostre diocesi dell'Île-de-France, ai vostri cappellani, ai laici, che vi accompagnano e che rendono testimonianza con gioia e semplicità della loro fede fra di voi, imparto di tutto cuore la Benedizione Apostolica.

Dal Vaticano, 12 aprile 2008.

BENEDICTUS XVI



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+PetaloNero+
Wednesday, April 30, 2008 2:59 PM
CALENDARIO DELLE CELEBRAZIONI PRESIEDUTE DAL SANTO PADRE BENEDETTO XVI (MAGGIO - AGOSTO 2008)






MAGGIO



3 Sabato

Basilica Liberiana di Santa Maria Maggiore, ore 18

Preghiera del Rosario



11 Domenica, Solennità di Pentecoste

Basilica Vaticana, ore 10

CAPPELLA PAPALE

Santa Messa



17 Sabato

18 Domenica, Solennità della Santissima Trinità

Visita Pastorale a Savona e Genova



22 Giovedì, Solennità del Santissimo Corpo e Sangue del Signore

Basilica di S. Giovanni in Laterano, ore 19

Santa Messa, Processione a Santa Maria Maggiore e Benedizione Eucaristica




GIUGNO



14 Sabato

15 Domenica XI del Tempo “per annum”

Visita Pastorale a Santa Maria di Leuca e a Brindisi



28 Sabato, Solennità dei Santi Pietro e Paolo

Basilica di San Paolo fuori le Mura, ore 18

Primi Vespri della Solennità per l’apertura dell’Anno Paolino



29 Domenica, Solennità dei Santi Pietro e Paolo

Basilica Vaticana, ore 9.30

CAPPELLA PAPALE

Santa Messa e imposizione del Pallio ai Metropoliti






LUGLIO



12 Sabato

21 Lunedì

Viaggio Apostolico in Australia per la Giornata Mondiale della Gioventù a Sidney






AGOSTO



15 Venerdì, Solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria

Castel Gandolfo, Chiesa Parrocchiale di San Tommaso da Villanova, ore 8

Santa Messa

+PetaloNero+
Wednesday, April 30, 2008 3:01 PM
L’UDIENZA GENERALE



L’Udienza Generale di questa mattina si è svolta alle ore 10.30 in Piazza San Pietro dove il Santo Padre Benedetto XVI ha incontrato gruppi di pellegrini e fedeli giunti dall’Italia e da ogni parte del mondo.

Nel discorso in lingua italiana il Papa ha ripercorso le tappe fondamentali del Suo recente Viaggio Apostolico negli Stati Uniti d’America e della visita alla Sede dell’ONU a New York.

Dopo aver riassunto la Sua catechesi in diverse lingue, il Santo Padre ha rivolto particolari espressioni di saluto ai gruppi di fedeli presenti.

L’Udienza Generale si è conclusa con la recita del Pater Noster e la Benedizione Apostolica impartita insieme ai Vescovi presenti.



CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA

Cari fratelli e sorelle,

benché siano passati già diversi giorni dal mio rientro, desidero tuttavia dedicare l’odierna catechesi, come di consueto, al viaggio apostolico che ho compiuto presso l’Organizzazione delle Nazioni Unite e negli Stati Uniti d’America dal 15 al 21 aprile scorso. Rinnovo innanzitutto l’espressione della mia più cordiale riconoscenza alla Conferenza Episcopale statunitense, come pure al Presidente Bush, per avermi invitato e per la calorosa accoglienza che mi hanno riservato. Ma il mio "grazie" vorrebbe estendersi a tutti coloro che, a Washington e a New York, sono venuti a salutarmi e a manifestare il loro amore per il Papa, o che mi hanno accompagnato e sostenuto con la preghiera e con l’offerta dei loro sacrifici. Com’è noto, l’occasione della visita è stata il bicentenario della elevazione a Metropolia della prima Diocesi del Paese, Baltimora, e della fondazione delle sedi di New York, Boston, Filadelfia e Louisville. In questa ricorrenza tipicamente ecclesiale, ho avuto perciò la gioia di recarmi di persona, per la prima volta quale Successore di Pietro, a visitare l’amato popolo degli Stati Uniti d’America, per confermare nella fede i cattolici, per rinnovare e incrementare la fraternità con tutti i cristiani, e per annunciare a tutti il messaggio di "Cristo nostra Speranza", come suonava il motto del viaggio.

Nell’incontro con il Signor Presidente nella sua residenza, ho avuto modo di rendere omaggio a quel grande Paese, che fin dagli albori è stato edificato sulla base di una felice coniugazione tra principi religiosi, etici e politici, e che tuttora costituisce un valido esempio di sana laicità, dove la dimensione religiosa, nella diversità delle sue espressioni, è non solo tollerata, ma valorizzata quale "anima" della Nazione e garanzia fondamentale dei diritti e dei doveri dell’uomo. In tale contesto la Chiesa può svolgere con libertà ed impegno la sua missione di evangelizzazione e promozione umana, e anche di "coscienza critica", contribuendo alla costruzione di una società degna della persona umana e, al tempo stesso, stimolando un Paese come gli Stati Uniti, a cui tutti guardano quale ad uno dei principali attori della scena internazionale, verso la solidarietà globale, sempre più necessaria ed urgente, e verso l’esercizio paziente del dialogo nelle relazioni internazionali.

Naturalmente la missione e il ruolo della Comunità ecclesiale sono stati al centro dell’incontro con i Vescovi, che ha avuto luogo nel Santuario Nazionale dell’Immacolata Concezione, a Washington. Nel contesto liturgico dei Vespri, abbiamo lodato il Signore per il cammino compiuto dal Popolo di Dio negli Stati Uniti, per lo zelo dei suoi Pastori e il fervore e la generosità dei suoi fedeli, che si manifesta nell’alta e aperta considerazione della fede e in innumerevoli iniziative caritative e umanitarie all’interno e all’estero. Al tempo stesso ho sostenuto i miei Confratelli nell’episcopato nel loro non facile compito di seminare il Vangelo in una società segnata da non poche contraddizioni, che minacciano anche la coerenza dei cattolici e del clero stesso. Li ho incoraggiati a far sentire la loro voce sulle attuali questioni morali e sociali e a formare i fedeli laici, affinché siano buon "lievito" nella comunità civile, a partire dalla cellula fondamentale che è la famiglia. In questo senso li ho esortati a riproporre il sacramento del Matrimonio come dono e impegno indissolubile tra un uomo e una donna, ambito naturale di accoglienza e di educazione dei figli. La Chiesa e la famiglia, insieme con la scuola – specialmente quella di ispirazione cristiana – devono cooperare per offrire ai giovani una solida educazione morale, ma in questo compito hanno grande responsabilità anche gli operatori della comunicazione e dell’intrattenimento. Pensando alla dolorosa vicenda degli abusi sessuali su minori commessi da ministri ordinati, ho voluto esprimere ai Vescovi la mia vicinanza, incoraggiandoli nell’impegno di fasciare le ferite e di rafforzare i rapporti con i loro sacerdoti. Nel rispondere ad alcuni interrogativi posti dai Vescovi, mi è stato dato di sottolineare alcuni aspetti importanti: il rapporto intrinseco tra il Vangelo e la "legge naturale"; la sana concezione della libertà, che si comprende e si realizza nell’amore; la dimensione ecclesiale dell’esperienza cristiana; l’esigenza di annunciare in modo nuovo, specialmente ai giovani, la "salvezza" come pienezza di vita, e di educare alla preghiera, dalla quale germogliano le risposte generose alla chiamata del Signore.

Nella grande e festosa Celebrazione eucaristica al Nationals Park Stadium di Washington abbiamo invocato lo Spirito Santo sull’intera Chiesa che è negli Stati Uniti d’America, perché, saldamente radicata nella fede trasmessa dai padri, profondamente unita e rinnovata, affronti le sfide presenti e future con coraggio e speranza, quella speranza che "non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo" (Rm 5,5). Una di tali sfide è certamente quella dell’educazione, e perciò nella Catholic University of America ho incontrato i Rettori di Università e College cattolici, i responsabili diocesani per l’insegnamento e i rappresentanti dei docenti e degli studenti. Il compito educativo è parte integrante della missione della Chiesa, e la Comunità ecclesiale statunitense si è sempre molto impegnata in esso, rendendo al tempo stesso un grande servizio sociale e culturale all’intero Paese. E’ importante che ciò possa continuare. Ed è altrettanto importante curare la qualità degli istituti cattolici, affinché in essi ci si formi veramente secondo "la misura della maturità" di Cristo (cfr Ef 4,13), coniugando fede e ragione, libertà e verità. Con gioia pertanto ho confermato i formatori nel loro prezioso impegno di carità intellettuale.

In un Paese a vocazione multiculturale quale gli Stati Uniti d’America, hanno assunto speciale rilievo gli incontri con i rappresentanti di altre religioni: a Washington, nel Centro Culturale Giovanni Paolo II, con ebrei, musulmani, indù, buddisti e giainisti; a New York, la visita alla Sinagoga. Momenti, specialmente quest’ultimo, molto cordiali, che hanno confermato il comune impegno al dialogo e alla promozione della pace e dei valori spirituali e morali. In quella che si può considerare la patria della libertà religiosa, ho voluto ricordare che questa va sempre difesa con sforzo concorde, per evitare ogni forma di discriminazione e pregiudizio. Ed ho evidenziato la grande responsabilità dei leaders religiosi, sia nell’insegnare il rispetto e la nonviolenza, sia nel tener vive le domande più profonde della coscienza umana. Anche la celebrazione ecumenica, nella chiesa parrocchiale di San Giuseppe, è stata caratterizzata da grande cordialità. Insieme abbiamo pregato il Signore perché aumenti nei cristiani la capacità di rendere ragione, anche con una sempre maggiore unità, dell’unica grande speranza che è in essi (cfr 1 Pt 3,15) per la comune fede in Gesù Cristo.

Altro principale obiettivo del mio viaggio era la visita alla sede centrale dell’ONU: la quarta visita di un Papa, dopo quella di Paolo VI nel 1965 e le due di Giovanni Paolo II, nel ‘79 e nel ‘95. Nella ricorrenza del 60° anniversario della "Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo", la Provvidenza mi ha dato l’opportunità di confermare, nel più ampio e autorevole consesso sovranazionale, il valore di tale Carta, richiamandone il fondamento universale, cioè la dignità della persona umana, creata da Dio a sua immagine e somiglianza per cooperare nel mondo al suo grande disegno di vita e di pace. Come la pace, anche il rispetto dei diritti umani è radicato nella "giustizia", vale a dire in un ordine etico valido per tutti i tempi e per tutti i popoli, riassumibile nella celebre massima "Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te", o, espressa in forma positiva con le parole di Gesù: "Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro" (Mt 7,12). Su questa base, che costituisce l’apporto tipico della Santa Sede all’Organizzazione delle Nazioni Unite, ho rinnovato, e anche oggi rinnovo, il fattivo impegno della Chiesa Cattolica per contribuire al rafforzamento di relazioni internazionali improntate ai principi di responsabilità e di solidarietà.

Nel mio animo sono rimasti fortemente impressi anche gli altri momenti della mia permanenza a New York. Nella Cattedrale di Saint Patrick, nel cuore di Manhattan – davvero una "casa di preghiera per tutti i popoli" – ho celebrato la Santa Messa per i sacerdoti e i consacrati, venuti da ogni parte del Paese. Non dimenticherò mai con quanto calore mi hanno fatto gli auguri per il terzo anniversario della mia elezione alla sede di Pietro. E’ stato un momento commovente, in cui ho sperimentato in modo sensibile tutto il sostegno della Chiesa per il mio ministero. Altrettanto posso dire per l’incontro con i giovani e i seminaristi svoltosi proprio presso il Seminario diocesano, e che è stato preceduto da una sosta molto significativa in mezzo a ragazzi e giovani portatori di handicap con i loro familiari. Ai giovani, per loro natura assetati di verità e di amore, ho proposto alcune figure di uomini e donne che hanno testimoniato in modo esemplare il Vangelo in terra americana, il Vangelo della verità che rende liberi nell’amore, nel servizio, nella vita spesa per gli altri. Guardando in faccia le tenebre di oggi, che minacciano la vita dei giovani, i giovani possono trovare nei santi la luce che disperde queste tenebre: la luce di Cristo, speranza per ogni uomo! Questa speranza, più forte del peccato e della morte, ha animato il momento carico di emozione che ho trascorso in silenzio nella voragine di Ground Zero, dove ho acceso un cero pregando per tutte le vittime di quella terribile tragedia. Infine, la mia visita è culminata nella Celebrazione eucaristica nello Yankee Stadium di New York: porto ancora nel cuore quella festa di fede e di fraternità, con cui abbiamo celebrato i bicentenari delle più antiche Diocesi dell’America del Nord. Il piccolo gregge delle origini si è enormemente sviluppato, arricchendosi della fede e delle tradizioni di successive ondate di immigrazione. A quella Chiesa, che ora affronta le sfide del presente, ho avuto la gioia di annunciare nuovamente "Cristo nostra Speranza" ieri, oggi e sempre.

Cari fratelli e sorelle, vi invito ad unirvi a me nel rendimento di grazie per la confortante riuscita di questo viaggio apostolico e nel domandare a Dio, per intercessione di Maria Vergine, che esso possa produrre abbondanza di frutti per la Chiesa in America e in tutte le parti del mondo.




SINTESI DELLA CATECHESI NELLE DIVERSE LINGUE



○ Sintesi della catechesi in lingua francese

Chers Frères et Sœurs,

Après le voyage que j’ai effectué récemment aux Etats-Unis d’Amérique et aux Nations unies, je remercie la Conférence épiscopale américaine, le Président Bush et tous ceux qui sont venus à ma rencontre à Washington et à New York. Au cours de ce voyage, j’ai encouragé les Évêques à faire entendre leurs voix sur les questions morales et sociales actuelles, et à former les fidèles, afin qu’ils soient un bon « levain » dans la société civile, à partir de la cellule fondamentale qu’est la famille. Pendant la Célébration eucharistique au stade de Washington, nous avons prié pour que l’Église aux Etats-Unis, fermement enracinée dans la foi, unie et renouvelée, affronte les défis présents et futurs avec courage et espérance.

La visite que j’ai faite au siège des Nations unies m’a donné l’occasion de confirmer la valeur de la « Déclaration universelle des Droits de l’homme » et d’en rappeler le fondement universel, à savoir la dignité de la personne humaine créée par Dieu à son image et à sa ressemblance, pour coopérer à son dessein de vie et de paix. Enfin, à New York, la lumière du Christ, espérance plus forte que le péché et que la mort, a animé le moment émouvant que j’ai passé à Ground Zero, où j’ai prié pour toutes les victimes de cette terrible tragédie.

J’accueille avec plaisir les pèlerins francophones. Je salue particulièrement les jeunes présents ce matin! Que la lumière du Christ soit votre espérance et que son Esprit qui va nous être donné à la Pentecôte vous guide dans toute votre vie. Que Dieu vous bénisse !



○ Sintesi della catechesi in lingua inglese

Dear Brothers and Sisters,

My recent Apostolic Journey to the United Nations and the United States of America was inspired by the theme, "Christ our Hope". I am most grateful to all who helped in any way to make the Journey a success. My visit was meant to encourage the Catholic community in America, especially our young people, to bear consistent witness to the faith, and to carry on the Church’s mission, especially with regard to education and concern for the poor. American society traditionally values religious freedom and the need for faith to play its part in building a sound civic life. In my meetings with President Bush, and with Christian leaders and representatives of other religions, I reaffirmed the Church’s commitment to cooperation in the service of understanding, peace and spiritual values. My address to the United Nations stressed the importance of the Universal Declaration of Human Rights, which grounds respect for human dignity in a universally valid ethical order. In a particular way, my visit to Ground Zero, charged with sober silence and prayer, was a moving testimony to the hope which is stronger than evil and death. I ask all of you to join me in praying that this Visit will bear abundant spiritual fruit for the growth of the faith in America and for the unity and peace of the whole human family.

I offer a warm welcome to the participants in the third Christian-Buddhist Symposium, meeting in Castel Gandolfo during these days. Upon all of you and upon the English-speaking pilgrims from England, Ireland, Scandinavia, Malta, South Africa, Korea, Thailand, Canada and the United States, I cordially invoke the joy and peace of the Risen Christ.



○ Sintesi della catechesi in lingua tedesca

Liebe Brüder und Schwestern!

Auch wenn seit meiner Rückkehr aus den Vereinigten Staaten von Amerika schon etwas Zeit vergangen ist, möchte ich im Rahmen dieser Audienz auf meine Reise nach Washington sowie nach New York und zum dortigen Hauptsitz der Organisation der Vereinten Nationen zurückblicken. Die ereignisreichen Tage vom 15. bis zum 21. April standen unter dem Motto „Christus unsere Hoffnung". Mein Ziel war es, als Nachfolger Petri meine Brüder und Schwestern im Glauben an den Auferstanden zu stärken und zu einem geisterfüllten Dienst an ihren Mitmenschen und an der Gesellschaft zu ermutigen. Die zahlreichen, auch für mich persönlich bereichernden Begegnungen und liturgischen Feiern kann ich hier nur kurz ansprechen: der Empfang im Weißen Haus, das Treffen mit den Bischöfen und mit den Professoren und den Studierenden katholischer Bildungseinrichtungen, die heilige Messe im Stadion von Washington, der Austausch mit Vertretern anderer Religionen, besonders mit unseren jüdischen Brüdern und Schwestern, die ökumenische Vesper, die Ansprache bei den Vereinten Nationen anläßlich des 60. Jahrestags der Menschenrechtserklärung, die Eucharistiefeier mit Priestern und Ordensleuten in der St.-Partricks-Kathedrale, die stillen Minuten des Gebets am Ground Zero in Manhatten, das Jugend- und Seminaristentreffen und schließlich der Abschlußgottesdienst im Stadion von New York.

Einen frohen Gruß richte ich an die Pilger und Besucher aus den deutschsprachigen Ländern, darunter heute besonders an eine Gruppe vom Bund Katholischer Unternehmer. Beten wir, daß diese jüngste Apostolische Reise reiche Frucht bringe und daß der Heilige Geist, den wir in den Tagen vor Pfingsten mit der ganzen Kirche erwarten, unseren Glauben erneuere. Der Herr segne euch und eure Familien.



○ Sintesi della catechesi in lingua spagnola

Queridos hermanos y hermanas:

En mi reciente viaje apostólico a los Estados Unidos pude encontrarme con el Presidente y rendir homenaje a ese amado País, ejemplo de sana laicidad, donde la generosidad de los fieles se refleja en múltiples obras de caridad y lo religioso es valorado como alma de la Nación. A los Obispos les exhorté a estrechar lazos con sus sacerdotes y a curar las heridas del pasado, así como a seguir proponiendo el sacramento del Matrimonio como compromiso indisoluble. Insistí también en que la Iglesia, la familia y la escuela, deben ofrecer a los jóvenes una sólida educación moral. En el National Park Stadium invoqué al Espíritu para que la Iglesia americana sepa afrontar los retos del futuro con esperanza. En la Universidad subrayé la importancia de la caridad intelectual. A los representantes de otras religiones les recordé el compromiso común en la promoción de la paz y de los valores morales. En la ONU señalé el valor de la "Declaración Universal de los Derechos Humanos", cuyo fundamento es la dignidad de la persona humana, creada a imagen de Dios. En Saint Patrick los sacerdotes y consagrados, llegados de todo el País, me dispensaron una calurosa acogida. Asimismo los jóvenes y los seminaristas. En el Punto Cero recé por las víctimas de la tragedia. La Eucaristía final en el Yankee Stadium fue una fiesta de fe y fraternidad, en la que anuncié nuevamente a Cristo como nuestra esperanza.

Saludo a los peregrinos de lengua española. Os invito a dar conmigo gracias a Dios por este Viaje Apostólico y a seguir pidiendo por los frutos espirituales del mismo.




SALUTI PARTICOLARI NELLE DIVERSE LINGUE



○ Saluto in lingua portoghese

Amados Irmãos e Irmãs,

Convido todos a unir-vos em torno a mim para dar graças ao Senhor pelo sucesso alcançado na minha recente Viagem Apostólica nos Estados Unidos. Ao suplicar a Deus, pela intercessão da Virgem Maria, abundantes graças a fim de que se consigam frutos de paz e de concórdia entre os povos, saúdo cordialmente os peregrinos de língua portuguesa do Brasil e de Portugal, de modo especial os visitantes do Porto, e a todos estendo a minha propiciadora Bênção Apostólica.



○ Saluto in lingua polacca

Serdecznie witam pielgrzymów z Polski. Bardzo dziękuję wszystkim, którzy wspierali mnie swoimi modlitwami w czasie pielgrzymki do Stanów Zjednoczonych Ameryki. Były to niezapomniane dni wspólnego dzielenia się świadectwem wiary, obfitujące w łaskę i wiele przejawów ludzkiej dobroci. Matce Najświętszej zawierzam owoce tej podróży. Niech Bóg wam błogosławi.

[Do il cordiale benvenuto ai pellegrini provenienti dalla Polonia. Tante grazie a tutti coloro che mi hanno sostenuto con le loro preghiere durante il pellegrinaggio negli Stati Uniti dell’America. Sono stati indimenticabili giorni di comune condivisione della testimonianza della fede, colmi di grazia e di tante manifestazioni dell’umana bontà. Alla Madre Santissima affido i frutti di questo viaggio. Dio vi benedica!]


○ Saluto in lingua lituana

Nuoširdžiai sveikinu piligrimus lietuvius! Prisikėlusio Kristaus Dvasia tepripildo jus savo malonėmis, idant vis labiau būtumėte teisingumo ir taikos liudytojai. Visus jus laiminu. Garbė Jėzui Kristui!

[Saluto di cuore i pellegrini lituani! Lo Spirito di Cristo risorto vi ricolmi dei suoi doni, affinché possiate essere sempre più testimoni di giustizia e di pace. Vi benedico tutti. Sia lodato Gesù Cristo!]


○ Saluto in lingua croata

Srdačnu dobrodošlicu upućujem svim hrvatskim hodočasnicima, a osobito vjernicima župe Belice, nastavnicima osnovne škole i namještenicima općine Primošten te profesorima sa sveučilišta u Osijeku. Neka vas prati mir i blagoslov Krista koji nas zagovara kod nebeskog Oca. Hvaljen Isus i Marija!

[Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini croati, particolarmente ai fedeli della parrocchia di Belice, agli insegnanti e agli impiegati del Comune di Primošten e ai professori dell’Università di Osijek. Vi accompagni la pace e la benedizione d Cristo, che intercede per noi presso il Padre celeste. Siano lodati Gesù e Maria!]


○ Saluto in lingua ceca

Srdečně vítám poutníky z Brna. Prosím Boha, aby vás naplnil radostí z Kristova Zmrtvýchvstání a aby vás vždy provázel svými hojnými dary. K tomu vám rád žehnám! Chvála Kristu!

[Un cordiale benvenuto ai pellegrini di Brno. Prego Iddio affinché infonda in voi la gioia della Risurrezione di Cristo e vi accompagni sempre con i suoi numerosi doni. Con questi voti volentieri vi benedico! Sia lodato Gesù Cristo!]



○ Saluto in lingua slovacca

S láskou vítam slovenských pútnikov z Bratislavy, Jasovej, Kozároviec a Šiah. Bratia a sestry, vaša návšteva Ríma počas Veľkonočného obdobia nech je pre každého z vás príležitosťou na pravú duchovnú obnovu. Oslávený Pán nech vás sprevádza svojim pokojom. Rád vás žehnám. Pochválený buď Ježiš Kristus!

[Con affetto do il benvenuto ai pellegrini slovacchi provenienti da Bratislava, Jasová, Kozárovce e Šahy. Fratelli e sorelle, la vostra visita a Roma nel Tempo di Pasqua sia per ognuno di voi occasione di autentico rinnovamento spirituale. Il Signore Risorto vi accompagni con la sua pace. Volentieri vi benedico. Sia lodato Gesù Cristo!]



○ Saluto in lingua slovena

Lepo pozdravljam slovenske romarje, še posebej vse iz Velenja in Stične ter pevce iz Kamnika! Naj bo vstali Gospod vaša moč in vaša pesem! Rad vam podelim apostolski blagoslov.

[Rivolgo un cordiale saluto ai pellegrini sloveni, in particolare modo a quelli provenienti da Velenje e Stična ed ai membri del coro di Kamnik! Il Signore Risorto sia la vostra forza e il vostro canto! Volentieri vi imparto l’Apostolica Benedizione.]


○ Saluto in lingua italiana

Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare saluto voi, Religiose di diverse Congregazioni partecipanti all’incontro promosso dall’USMI e invoco lo Spirito Santo perché vi aiuti a proseguire con generosità nella vostra testimonianza evangelica. Saluto voi, Seminaristi della diocesi di Vicenza, accompagnati dal vostro Pastore Monsignor Cesare Nosiglia. Cari amici, vi assicuro la mia vicinanza spirituale e prego perché lo Spirito del Risorto vi illumini nel discernere la vostra vocazione e nel seguirla con fedeltà e gioia. Saluto voi, partecipanti al convegno promosso dalla Pontificia Università della Santa Croce, ed auguro che Cristo sia sempre per voi la Via, la Verità e la Vita.

Il mio pensiero va infine ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. Oggi la liturgia fa memoria del santo Pontefice Pio V che, mosso da profondo amore per la Chiesa, promosse con instancabile ardore la propagazione della fede e riformò il culto liturgico. Il suo esempio e la sua intercessione incoraggino voi, cari giovani, a realizzare in modo autentico e coerente la vostra vocazione cristiana; sostengano voi, cari malati, a perseverare nella speranza e ad offrire le vostre sofferenze in unione a quelle di Cristo per la salvezza dell’umanità; facciano crescere voi, cari sposi novelli, nel reciproco impegno di fedeltà e di amore.




BENEDIZIONE DELLA STATUA DI SAN GIOVANNI LEONARDI

Prima dell’Udienza Generale di questa mattina, il Santo Padre si è recato in Via delle Fondamenta per benedire la statua di San Giovanni Leonardi, (1541-1609), Fondatore dei Chierici della Madre di Dio.









All'udienza generale, Benedetto XVI ricorda la visita negli Stati Uniti: ho portato la speranza di Cristo nel Paese che valorizza la libertà religiosa a garanzia dei diritti umani



Il recente viaggio apostolico negli Stati Uniti ha costituito il fulcro dell’udienza generale di questa mattina, in Piazza San Pietro. Di fronte a circa 40 mila persone, Benedetto XVI ha ripercorso le singole tappe della sua visita ricordando come, nella patria per eccellenza del pluralismo culturale e della libertà religiosa, abbia potuto annunciare la speranza di Cristo, al di là delle dolorose esperienze vissute dalla Chiesa locale. Prima dell’udienza, il Papa ha anche benedetto la statua di San Giovanni Leonardi, fondatore dei Chierici della Madre di Dio e patrono dei farmacisti. Il servizio di Alessandro De Carolis:

L’ONU e la Casa Bianca. L’entusiasmo della gente e il silenzio di Ground Zero. La condanna senza appelli della pedofilia e l’invito a sperare in Cristo nelle sfide della vita. Sedimentate le sensazioni a caldo, ciò che rimane è la consapevolezza di un Paese nel quale la fede cristiana, e cattolica in particolare, costituisce un oceano di valori al quale attingere, più forte delle tempeste che ne hanno spazzato la superficie. Fede che il Papa ha contribuito a rafforzare con la sua presenza e le sue parole, ricevendo in cambio attenzione globale, dedizione, calore. Si è percepito questo dalle parole di Benedetto XVI, che ha portato in Piazza San Pietro il ricordo del suo contatto “con l’amato popolo degli Stati Uniti d’America” e l’eredità di conferme e di nuovi orizzonti che la visita pastorale ha portato con sé. A più riprese, come accaduto nel soggiorno americano, Benedetto XVI ha subito mostrato di ammirare degli Stati Uniti quella che ha definito una “felice coniugazione tra principi religiosi, etici e politici”, che costituisce “un valido esempio di sana laicità”, in cui la religione “non è solo tollerata, ma valorizzata come ‘anima’ della nazione”:

“In tale contesto la Chiesa può svolgere con libertà ed impegno la sua missione di evangelizzazione e promozione umana, e anche di “coscienza critica”, contribuendo alla costruzione di una società degna della persona umana e, al tempo stesso, stimolando un Paese come gli Stati Uniti, a cui tutti guardano quale ad uno dei principali attori della scena internazionale, verso la solidarietà globale, sempre più necessaria ed urgente, e verso l’esercizio paziente del dialogo nelle relazioni internazionali”.

Ripensando alle due tappe di Washington e di New York - rivissute nei singoli momenti - Benedetto XVI ha ringraziato anzitutto il presidente Bush e poi gli americani e la Chiesa del Paese per la festa riservata alla sua persona, anche per via del genetliaco e del terzo anniversario di Pontificato celebrati in quei giorni. Quindi, ha ricordato l’incoraggiamento dato ai vescovi statunitensi perché facciano sentire la loro voce sulle “attuali questioni morali e sociali”, sulla difesa della vita, del matrimonio e della famiglia, come un “buon lievito” in seno a una società che non manca di “contraddizioni” e la cui fede ha dovuto patire una dura prova:

“Pensando alla dolorosa vicenda degli abusi sessuali su minori commessi da ministri ordinati, ho voluto esprimere ai Vescovi la mia vicinanza, incoraggiandoli nell’impegno di fasciare le ferite e di rafforzare i rapporti con i loro sacerdoti. Nel rispondere ad alcuni interrogativi posti dai Vescovi, mi è stato dato di sottolineare alcuni aspetti importanti: il rapporto intrinseco tra il Vangelo e la 'legge naturale'; la sana concezione della libertà, che si comprende e si realizza nell’amore; la dimensione ecclesiale dell’esperienza cristiana; l’esigenza di annunciare in modo nuovo, specialmente ai giovani, la 'salvezza' come pienezza di vita, e di educare alla preghiera, dalla quale germogliano le risposte generose alla chiamata del Signore".

Uno dei motivi centrali che hanno portato due settimane fa il Papa al di là dell’Atlantico è stato l’invito a parlare alle Nazioni Unite, nel 60.mo della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo:

“La Provvidenza mi ha dato l’opportunità di confermare, nel più ampio e autorevole consesso sovranazionale, il valore di tale Carta, richiamandone il fondamento universale, cioè la dignità della persona umana, creata da Dio a sua immagine e somiglianza per cooperare nel mondo al suo grande disegno di vita e di pace”.

Parlando di pace, Benedetto XVI non ha mancato di sottolineare la cordialità degli incontri avuti con i rappresentanti di altre fedi e la possibilità di aver potuto evidenziare la “grande responsabilità” che i leader religiosi hanno sia, ha affermato, “nell’insegnare il rispetto e la nonviolenza, sia nel tener vive le domande più profonde della coscienza umana. Domande che esigono risposte soprattutto per i giovani, ai quali il Papa ha dedicato un ultimo pensiero:

“Guardando in faccia le tenebre di oggi, che minacciano la vita dei giovani, i giovani possono trovare nei santi la luce che disperde queste tenebre: la luce di Cristo, speranza per ogni uomo! Questa speranza, più forte del peccato e della morte, ha animato il momento carico di emozione che ho trascorso in silenzio nella voragine di Ground Zero, dove ho acceso un cero pregando per tutte le vittime di quella terribile tragedia”.

Sia durante il giro inziale di saluto del Papa ai pellegrini, sia dopo la catechesi, una banda messicana ha intonato le note di alcuni brani caratteristiche del Paese, facendo da sfondo ai saluti di Benedetto XVI dedicati, tra gli altri, alle religiose partecipanti all’incontro dell’Unione superiore maggiori d’Italia (USMI). Al termine dell'udienza, il Pontefice si è soffermato alcuni minuti in conversazione con tre esponenti buddisti, tra cui due monaci abbigliati nel tradizionale saio arancione e rosso, che partecipano al terzo Simposio cristiano-buddista, in corso in questi giorni a Castel Gandolfo. Prima di arrivare in Piazza San Pietro, il Papa aveva benedetto la monumentale statua raffigurante San Giovanni Leonardi, iniziatore della Congregazione dei Chierici regolari della Madre di Dio e proclamato, nel 2006, patrono dei farmacisti. La scultura, alta 5 metri e 40 e pesante 27 tonnellate, è opera dell’artista spezzino, Paolo Cavallo.








www.radiovaticana.org/it1/videonews_ita.asp?vaiflv=0000315.flv&vaiserver=A&vai=ctv_frame00315.jpg&var1=30/04/2008&var2=Vatican%20City&var3=Papa:%20annuncio%20del%20Vangelo%20sempre%20in%20primo%20piano&settimana=18&anno_perlinknav=2008&dal=27/04&...
+PetaloNero+
Wednesday, April 30, 2008 3:02 PM
LE UDIENZE

Al termine dell’Udienza Generale in Piazza San Pietro, il Santo Padre si reca nella Sala dell’Aula Paolo VI dove riceve in Udienza:

Partecipanti al Colloquio promosso dal Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso e dall’Islamic Culture and Relations Organization di Teheran (Iran) sul tema: "Fede e ragione nel Cristianesimo e nell’Islam".



Ricevuti dal Papa monaci buddisti, vertici delle Acli e musulmani iraniani

CITTA’ DEL VATICANO - Dopo la tradizionale Udienza Generale del Mercoledì, Benedetto XVI ha salutato il presidente delle Acli, Andrea Oliviero, e alcuni dirigenti dell'organizzazione che si appresta a celebrare il proprio Copngresso nazionale. Ammessi al baciamano anche tre monaci buddisti impegnati in questi giorni nel Simposio Cristiano-Buddista di Castelgandolfo. Lasciata Piazza San Pietro, infine, il Papa ha incontrato in una saletta attigua all'Aula Paolo VI i rappresentanti dell'Islam iraniano che partecipano in Vaticano ad un incontro promosso dal Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso, presieduto dal Cardinale Jean Louis Tauran.





www.radiovaticana.org/it1/videonews_ita.asp?vaiflv=0000316.flv&vaiserver=A&vai=ctv_frame00316.jpg&var1=30/04/2008&var2=Vatican%20City&var3=Papa:%20prosegue%20il%20dialogo%20con%20l%20Islam&settimana=18&anno_perlinknav=2008&dal=27/04&...


+PetaloNero+
Wednesday, April 30, 2008 3:02 PM
RINUNCE E NOMINE


RINUNCIA DEL VESCOVO DI GALLUP (U.S.A.)

Il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Gallup (U.S.A.), presentata da S.E. Mons. Donald E. Pelotte, S.S.S., in conformità al can. 401 § 2 del Codice di Diritto Canonico.
+PetaloNero+
Wednesday, April 30, 2008 5:12 PM
Il Papa riceve esponenti islamici e cattolici che hanno partecipato ad un Colloquio su fede e ragione


Subito dopo l'udienza generale in Piazza San Pietro il Papa ha ricevuto nell’Aula Paolo VI i partecipanti al sesto Colloquio (28-30 aprile) promosso a Roma dal Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso e dall'Islamic Culture and Relations Organization di Teheran sul tema ''Fede e ragione nel Cristianesimo e nell'Islam''.

Al termine del Colloquio i partecipanti hanno pubblicato un comunicato in cui convergono sul fatto che fede e ragione sono entrambi doni di Dio all’umanità e che non si contraddicono: anche se la fede può in alcuni casi andare oltre la ragione non è mai contro di essa; il comunicato afferma inoltre che fede e ragione sono intrinsecamente non violente e quindi non possono essere usate per giustificare la violenza, anche se questo sfortunatamente avviene. Entrambe le parti hanno convenuto di collaborare ulteriormente al fine di promuovere un’autentica spiritualità, i valori morali e il rispetto dei simboli ritenuti sacri, condannando ogni derisione delle credenze religiose. Cristiani e musulmani– aggiunge il comunicato – sono chiamati al rispetto reciproco e devono andare oltre la tolleranza, accettando le differenze pur rimanendo consapevoli di ciò che è comune, ringraziando Dio per questo.

Si esorta poi ad evitare ogni generalizzazione quando si parla delle religioni: infatti le differenze di confessioni all'interno sia del cristianesimo che dell’Islam, nonché la diversità dei contesti storici, sono fattori importanti da considerare. Inoltre – afferma il comunicato – le tradizioni religiose non possono essere giudicate sulla base di un singolo versetto o brano presente nella Bibbia o nel Corano: una visione olistica e un adeguato metodo ermeneutico sono necessari per una vera comprensione di quei testi.

I partecipanti hanno espresso la loro soddisfazione per il livello del dibattito e per il fatto che si sia svolto in un clima aperto e cordiale. Si sono detti quindi onorati e felici di essere stati ricevuti dal Papa che a sua volta si è detto particolarmente soddisfatto per la scelta del tema del Colloquio. Il prossimo Colloquio si terrà a Teheran entro due anni. (A cura di Sergio Centofanti).


www.radiovaticana.org









Da Petrus

Vaticano-Islam, il dialogo interreligioso prosegue: “La Fede non è violenza, si tutelino simboli e valori”

CITTA’ DEL VATICANO - ''Fede e ragione sono intrinsecamente non violente'' e ''non c'e' alcuna ragione perche' la fede sia usata per la violenza''. Islamici e cristiani devono ''entrambi collaborare per promuovere una religiosita' genuina, in particolare incoraggiando il rispetto per i simboli considerati sacri e promuovere i valori morali''. Lo affermano i partecipanti al colloquio islamo-cristiano svoltosi in Vaticano in questi giorni, secondo un comunicato congiunto diffuso dalla sala stampa della Santa Sede. Il prossimo incontro congiunto, e' stato deciso, si svolgera' a Teheran tra due anni, preceduto da un incontro preparatorio. ''Fede e ragione'', scrivono gli esperti islamici e cristiani, ''sono doni di Dio all'umanita'''; ''fede e ragione non hanno motivo di contraddirsi reciprocamente''; ''cristiani e musulmani devono procedere verso la tolleranza, accettando le differenze''; ''nel parlare delle religioni bisogna evitare le generalizzazioni'', ''differenze di confessioni, diversita' di contesti storici sono fattori importanti da tenere in considerazione''. La delegazione del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso era composta da sette membri, e guidata dall'arcivescovo Luigi Celata; quella dell'Organizzazione di Cultura e relazioni islamiche era composta ugualmente da sette membri, guidati da Mohammad Jafar Elmi. I partecipanti hanno lavorato su sei dossier presentati da tre relatori ciascuno, sul tema ''Fede e Ragione nella Cristianita' e nell'Islam'', sviluppato in tre sottotemi. La nota congiunta si conclude con la ''soddisfazione per il livello delle relazioni e del dibattito e parimenti per l'atmosfera aperta e amichevole durante il colloquio''. Dopo l'udienza generale i partecipanti sono stati ricevuti dal Papa che, riferisce il comunicato, e' stato “particolarmente soddisfatto per la scelta del tema e lo svolgimento dell'incontro''.
+PetaloNero+
Thursday, May 01, 2008 1:33 AM
Il Papa benedice una statua del patrono dei farmacisti collocata in Vaticano


San Giovanni Leonardi, iniziatore della Congregazione dei Chierici regolari della Madre di Dio




CITTA' DEL VATICANO, mercoledì, 30 aprile 2008 (ZENIT.org).- Benedetto XVI ha benedetto questo mercoledì mattina una statua di San Giovanni Leonardi (1541-1609), iniziatore della Congregazione dei Chierici regolari della Madre di Dio e proclamato nel 2006 patrono dei farmacisti.

La scultura, alta 5,40 metri e pesante 27 tonnellate, è opera dell'artista spezzino Paolo Cavallo.

La cerimonia di benedizione ha avuto luogo in Via delle Fondamenta. La statua è stata collocata in una delle nicchie laterali esterne alla Basilica di San Pietro in Vaticano, dove negli ultimi anni sono state erette statue di altri fondatori.

San Giovanni Leonardi era farmacista a Lucca. Dopo aver assistito i più poveri in una crisi che aveva colpito la città, decise di diventare sacerdote nel 1572. Fondò, quindi, l'Ordine dei Chierici regolari, poi detto della Madre di Dio, per l'insegnamento della dottrina cristiana ai fanciulli, il rinnovamento della vita apostolica del clero e la diffusione della fede cristiana in tutto il mondo. Divenne un protagonista della riforma cattolica.

Con Giovanni Vivés, promosse nel 1603 quello che sarà poi il Collegio Urbano di Propaganda Fide, centro per la formazione di seminaristi missionari a Roma, città nella quale morì. Giovanni Leonardi è stato proclamato santo da Pio XI nel 1938.

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Thursday, May 01, 2008 2:51 PM
Maggio, mese di Maria: il Papa affida alla Madre di Dio le necessità della Chiesa e di tutto il mondo. La riflessione del cardinale Poupard



Per antica tradizione popolare, il mese di maggio è dedicato a Maria: Benedetto XVI affida a Lei le necessità della Chiesa e del mondo intero. Maria - afferma il Papa - è madre e maestra per i cristiani di tutti i tempi. Sabato prossimo alle 18.00 il Pontefice presiederà la preghiera del Rosario nella Basilica romana di Santa Maria Maggiore mentre nella serata del 31 maggio sarà in Piazza San Pietro per le celebrazioni conclusive del mese mariano. Ma perchè i cristiani hanno voluto dedicare alla Madre di Gesù il mese di maggio? Giovanni Peduto lo ha chiesto al cardinale Paul Poupard, presidente emerito del Pontificio Consiglio della cultura:

R. – E' stata un’esigenza del popolo cristiano che risale lontano nel tempo. Ricordo, nella mia infanzia angioina, noi con la mamma, con la sorella, con tutti, si andava ad adornare di fiori, e non soltanto ad adornare di fiori ma presentare alla Madonna i fiori più belli, che sono le preghiere.


D. – Che ruolo ha Maria nella storia della salvezza? Cosa dice la dottrina cattolica a tal proposito?


R. – Dice la cosa meravigliosa che noi affermiamo nel nostro Credo: Gesù, il Salvatore e Figlio di Dio, è nato da Maria Santissima per la nostra salvezza. Nei primi secoli della Chiesa, ci sono state grandi discussioni e il Concilio di Efeso l’ha definita come la “theotokos”, la Madre di Dio. E mi commuove sempre, quando giro per l’Europa, e in particolare a Mosca, di vedere questa scritta: Maria, Madre di Dio. E allora, l’essenziale della fede è questa: non si può separare il Figlio dalla Madre. Ed è con questa convinzione di fede che, nella Chiesa, nel corso dei secoli, si è affermata proprio l’Immacolata Concezione perché non poteva avere la macchia del peccato. E poi, fino all’Assunta, che è l’ultimo dogma definito da Papa Pacelli – Pio XII – che Maria è stata assunta in corpo e anima. Perché? Maria non poteva rimanere separata dal Cielo, e così per noi è di un’importanza grandissima.


D. – Eminenza, sul piano pastorale come tradurre l’amore per Maria nell’incontro personale con Gesù?


R. – E’ di seguire quello che il Servo di Dio, Giovanni Paolo II, ci ha insegnato: che Maria è la Donna eucaristica. A me piace molto questa espressione che ci ha regalato: Maria, Donna eucaristica. E vuol dire che noi – sacerdoti, fedeli – quando celebriamo la Santa Eucaristia, preghiamo Maria di aiutarci a ricevere Cristo come Lei l’ha ricevuto, primo Tabernacolo. Anche noi siamo chiamati a diventare tabernacoli di Cristo. E allora, mi torna anche un altro ritornello della mia infanzia: noi cantavamo, per andare a Gesù, “andiamo, cristiani, andiamo da Maria”. E come si sa, è da San Luigi Grignon de Montfort, che Giovanni Paolo II ha tratto il suo motto “Totus tuus”. In altre parole: la pastorale è semplice e profonda. Noi andiamo verso Cristo e per andare verso Cristo andiamo con la Madonna.


D. – La devozione mariana è molto diffusa nel mondo, ma può accadere che conviva con una divaricazione pratica tra fede e vita vissuta. Come purificare questa religiosità perché diventi autentica fede?


R. – Anche il Concilio Vaticano II, nella Costituzione pastorale “Gaudium et Spes”, insiste molto sulla necessità di superare questa divaricazione pratica tra fede e vita vissuta. Come purificare questa religiosità perché diventi autentica fede? Con un insegnamento semplice e autentico. Abbiamo sempre bisogno di nutrire la fede, perché la devozione rimanga autentica, cioè – lo ripeto sempre – Maria, per andare a Gesù.


D. – Ci permette, eminenza, una domanda personale? Lei come prega Maria?


R. – Io prego Maria come un bambino, come un ragazzo la sua mamma cara. Io sono stato abituato da ragazzino, ho imparato proprio sulle ginocchia della mamma questa preghiera, l’“Ave Maria”, e non posso addormentarmi senza averla ripetuta. E la mia preghiera preferita è l’“Ave Maria”, ogni giorno: io ho il privilegio di avere a casa mia una piccola comunità di suore, e con le suore, ogni pomeriggio, davanti al Santissimo esposto, preghiamo i misteri del Rosario. E non ci stanchiamo mai, perché questi misteri sono insieme di una semplicità e una profondità immensi, perché sono i misteri della vita di Maria che sono i misteri di Cristo e che sono i misteri della nostra vita, della nostra vita personale, gioiosa, luminosa, dolorosa, gloriosa, della vita delle nostre famiglie, delle nostre città, del nostro Paese, della Chiesa e del mondo.



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Thursday, May 01, 2008 2:52 PM
La Chiesa festeggia San Giuseppe Lavoratore. Il primato della persona sul profitto, cuore del magistero di Benedetto XVI sul lavoro



Oggi, primo maggio, la Chiesa ricorda San Giuseppe Lavoratore. E’ questa, tradizionalmente, una giornata dedicata in tutto il mondo ai diritti dei lavoratori. In questi suoi primi tre anni di Pontificato, Benedetto XVI è intervenuto più volte sulle problematiche del mondo del lavoro, ribadendo sempre il primato dell’uomo sul profitto e la centralità dei diritti della persona nel campo dell’economia. Il servizio di Alessandro Gisotti:

(musica)

“Un semplice e umile lavoratore nella vigna del Signore”: Benedetto XVI si presenta così al mondo nel giorno della sua elezione alla Cattedra di Pietro, il 19 aprile del 2005. Pochi giorni dopo, nella Festa di San Giuseppe Lavoratore, il Papa chiede che le condizioni lavorative siano “sempre rispettose della dignità della persona umana” e rivolge un pensiero particolare ai giovani alla ricerca di un lavoro. Alla centralità della dignità dell’uomo nel campo dell’economia, il Papa dedica numerosi interventi in questi primi tre anni di Pontificato. Il 27 gennaio 2006 riceve le ACLI, le Associazioni Cristiane dei Lavoratori Italiani, in occasione del 60.mo di fondazione e ribadisce che la persona è “il metro della dignità del lavoro”:


“Dal primato della valenza etica del lavoro umano, derivano ulteriori priorità: quella dell’uomo sullo stesso lavoro, del lavoro sul capitale, della destinazione universale dei beni sul diritto alla proprietà privata: insomma la priorità dell’essere sull’avere”.


Il 19 marzo del 2006, Solennità di San Giuseppe, il Pontefice presiede la Messa per i lavoratori e invita i credenti a “santificarsi attraverso il proprio lavoro”. Quindi, mette l’accento sul valore autentico del lavoro:


“Il lavoro riveste primaria importanza per la realizzazione dell’uomo e per lo sviluppo della società, e per questo occorre che esso sia sempre organizzato e svolto nel pieno rispetto dell’umana dignità e al servizio del bene comune”.


D’altro canto, il Papa ribadisce che è “indispensabile che l’uomo non si lasci asservire dal lavoro, che non lo idolatri, pretendendo di trovare in esso il senso ultimo e definitivo della vita”. Riflessione sviluppata nell’udienza ai giovani di Confindustria, il 26 maggio dell’anno scorso. Il Papa sottolinea, ancora una volta, con vigore “la centralità dell’uomo nel campo dell’economia” e avverte che “la mera promozione di un maggior profitto” non può essere “il criterio che governa le scelte imprenditoriali”.


“In effetti, è indispensabile che il riferimento ultimo di ogni intervento economico sia il bene comune e il soddisfacimento delle legittime attese dell’essere umano. In altri termini, la vita umana e i suoi valori devono sempre essere il principio e il fine dell’economia”.


Il Papa denuncia più volte il trattamento degli immigrati come “merce o semplice forza lavoro”. Si appella contro il lavoro minorile e lo sfruttamento dei lavoratori. Nel dicembre scorso, l’Italia è scossa dalla morte di 7 operai a causa di un incendio nelle acciaierie torinesi della ThyssenKrupp. Il Santo Padre partecipa al dolore delle famiglie e chiede che “venga tutelata con ogni mezzo la dignità e la sicurezza dei lavoratori”. L’11 gennaio di quest’anno, poi, ricevendo il personale dell’ispettorato generale presso il Vaticano, Benedetto XVI si sofferma sugli ideali che devono ispirare ogni tipo di lavoro:


“La società ha bisogno di persone che compiano il loro dovere, consapevoli che ogni lavoro, ogni servizio svolto con coscienza contribuisce alla costruzione di una società più giusta e veramente libera”.


(musica)


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Friday, May 02, 2008 2:54 PM
LE UDIENZE

Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina in Udienza:

Ecc.mi Presuli della Conferenza Episcopale di Cuba, in Visita "ad Limina Apostolorum":

S.E. Mons. Manuel Hilario de Céspedes García-Menocal, Vescovo di Matanzas;

S.E. Mons. Jorge Enrique Serpa Pérez, Vescovo di Pinar del Río;

S.E. Mons. Dionisio Guillermo García Ibáñez, Arcivescovo di Santiago de Cuba
con l’Arcivescovo emerito:
S.E. Mons. Pedro Claro Meurice Estíu;

S.E. Mons. Wilfredo Pino Estévez, Vescovo di Guantánamo-Baracoa.



Il Papa riceve questa mattina in Udienza:

Gruppo degli Ecc.mi Presuli della Conferenza Episcopale di Cuba, in Visita "ad Limina Apostolorum";

S.E. Mons. Léon Kalenga Badikebele, Arcivescovo tit. di Magneto, Nunzio Apostolico in Ghana, con i Familiari;

S.E. Mons. Frans Daneels, O. Praem., Vescovo tit. di Bita, Segretario del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, con i Familiari;

S.E. Mons. Juan Ignacio Arrieta Ochoa de Chinchetru, Vescovo tit. di Civitate, Segretario del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi, con i Familiari.



Il Santo Padre riceve questo pomeriggio in Udienza:

Em.mo Card. Giovanni Battista Re, Prefetto della Congregazione per i Vescovi.







Con coraggio e generosità, la Chiesa offra a tutto il popolo cubano la speranza di Cristo: l’esortazione del Papa ai presuli cubani in visita ad Limina


Un discorso all’insegna della speranza verso l’avvenire: è quello rivolto stamani da Benedetto XVI ai vescovi di Cuba, ricevuti in udienza in occasione della visita ad Limina. Il Papa ha incoraggiato i presuli cubani a dedicarsi all’educazione dei giovani, alla formazione del laicato, a promuovere i valori della famiglia e del matrimonio. Ancora, ha chiesto un maggiore accesso dei cattolici ai mass media e un numero sufficiente di luoghi di culto per le esigenze pastorali della Chiesa cattolica. L’indirizzo d’omaggio è stato rivolto dal presidente della Conferenza episcopale cubana, l’arcivescovo di Camagüey, Juan García Rodríguez. Il servizio di Alessandro Gisotti:


“In questo momento della storia” la Chiesa di Cuba è chiamata “ad offrire a tutta la società cubana l’unica vera speranza: Cristo nostro Signore”: è l’esortazione di Benedetto XVI ai presuli dello Stato caraibico. Proprio questa speranza, ha aggiunto, è “la forza che ha mantenuto i credenti cubani saldi nel cammino della fede e dell’amore”. Per tale motivo, ha proseguito, la promozione della vita spirituale “deve tenere un posto centrale nelle aspirazioni e progetti pastorali”. Il Pontefice ha sottolineato la sua “vicinanza spirituale” alla Chiesa di Cuba, ricordando “i legami di comunione” che sempre hanno caratterizzato i vescovi cubani e la Sede Apostolica. E qui il Papa ha rammentato il recente viaggio a Cuba del cardinale segretario di Stato, Tarcisio Bertone. Benedetto XVI ha così messo l’accento “sulla vitalità della Chiesa” di Cuba:


“La vida eclesial cubana ha experimentado un cambio profondo…”
“La vita ecclesiale cubana”, ha rilevato, “ha sperimentato un cambiamento profondo”, in particolare con la storica visita di Giovanni Paolo II dieci anni fa. “Nonostante le molte difficoltà e limitazioni”, ha detto, è stato sviluppato un “intenso lavoro pastorale” che ha contribuito “a rafforzare lo spirito missionario in tutte le comunità ecclesiali cubane”. Parole corredate dall’invito del Papa a proseguire negli sforzi “audaci e generosi di evangelizzazione” per portare la luce di Cristo in ogni ambito della società.


“Uno de los objetivos prioritarios del Plan de Pastoral…”
Il Pontefice ha ricordato che una delle priorità del programma pastorale elaborato dall’episcopato è la valorizzazione di un laicato impegnato “cosciente della sua vocazione e missione nella Chiesa e nel mondo”. Il Papa ha incoraggiato i presuli a promuovere un autentico processo di “educazione nella fede ai diversi livelli con l’aiuto di catechisti debitamente preparati”. Fortificati “da una intensa vita spirituale e contando su una solida preparazione religiosa”, è stato il suo richiamo, i fedeli laici “potranno offrire una testimonianza convincente della fede in tutti i contesti della società” illuminandola con la luce del Vangelo. Il Papa ha inoltre auspicato che la Chiesa di Cuba “conformemente alle sue legittime aspirazioni, possa avere un accesso normale ai mezzi di comunicazione sociale”. Quindi, ha riconosciuto lo zelo pastorale che caratterizza il clero cubano, nonostante il numero ridotto di sacerdoti e i grandi ostacoli che si trova ad affrontare:


“Confío también en que el incremento de las vocaciones...”
“Confido – ha affermato – che l’incremento delle vocazioni e l’adozione allo stesso tempo di giuste misure in questo ambito, permettano velocemente alla Chiesa di contare su un numero sufficiente di presbiteri così come di luoghi di culto necessari per svolgere la sua missione strettamente pastorale e spirituale”. L’incremento delle vocazioni sacerdotali, ha ribadito, “è una fonte di speranza”. Ed ha rimarcato l’importanza della cura dei seminari che devono occupare un posto privilegiato nel cuore dei vescovi. Ai seminaristi, ha detto, va assicurata “la migliore preparazione spirituale, intellettuale e umana possibile”. Una parte significativa del discorso è stata dedicata dal Papa alla pastorale famigliare.


“Sé cuánto les preocupa la situación de la familia...”
Benedetto XVI ha enumerato le principali preoccupazioni dei vescovi cubani riguardo alla famiglia “minacciata e destabilizzata dal divorzio e dalle sue conseguenze”, “dalla pratica dell’aborto e dalle difficoltà economiche”. E, ancora, ha ricordato “le separazioni famigliari a causa dell’emigrazione ed altri motivi”. Il Papa ha esortato i presuli a “raddoppiare gli sforzi affinché tutti, specialmente i giovani”, “si sentano più attratti dalla bellezza dei valori autentici del matrimonio e della famiglia”. Allo stesso tempo, ha proseguito, “è necessario offrire i mezzi adeguati affinché le famiglie possano esercitare il proprio diritto fondamentale all’educazione religiosa e morale dei propri figli”. Benedetto XVI non ha mancato di elogiare il lavoro esemplare di tanti religiosi e religiose:


“He podido comprobar con gozo la generosidad...”
“Vedo con gioia – ha affermato – la generosità con la quale la Chiesa si dedica al servizio dei più poveri e sfortunati, ricevendo per tale motivo l’apprezzamento e il riconoscimento di tutto il popolo cubano”. Che la prossima beatificazione del Servo di Dio, padre José Olallo Valdés, è stato il suo auspicio, dia ai vescovi nuovo impulso “nel servizio alla Chiesa e al popolo cubano” per essere in ogni momento “fermento di riconciliazione, di giustizia e di pace”.


Dal canto suo, il presidente dell’episcopato cubano, l’arcivescovo Juan García Rodríguez, ha sottolineato che la Chiesa e il popolo di Cuba “salutano con speranza” l’attuale fase di cambiamento nel Paese. Mons. Rodríguez prega la Vergine della Carità, affinché questi sviluppi facciano di Cuba “una terra più fraterna e pacifica, guidata dai principi del bene comune, della sussidiarietà, della partecipazione, della solidarietà e dai valori fondamentali della verità, della carità, della giustizia e della libertà”. Il presule ha infine espresso l’auspicio che il Papa possa essere a Cuba per il 400.mo anniversario della scoperta dell’immagine della Vergine della Carità nella Baia di Nipe, avvenuta nel 1612.




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RINUNCE E NOMINE




RINUNCIA E SUCCESSIONE DELL’ARCIVESCOVO DI ST. PAUL AND MINNEAPOLIS (U.S.A.)

Il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell’arcidiocesi di St. Paul and Minneapolis (U.S.A.), presentata da S.E. Mons. Harry Flynn, in conformità al can. 401 § 1 del Codice di Diritto Canonico.

Gli succede il Coadiutore S.E. Mons. John C. Neinstedt.




RINUNCIA DEL VESCOVO PRELATO DI BOCAS DEL TORO (PANAMA) E NOMINA DEL SUCCESSORE

In data 1° maggio, il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della Prelatura di Bocas del Toro (Panama), presentata da S.E. Mons. José Agustín Ganuza García, O.A.R., in conformità al can. 401 § 1 del Codice di Diritto Canonico.

In data 1° maggio, il Papa ha nominato Vescovo Prelato di Bocas del Toro (Panama) il Rev.do Padre Anibal Saldaña Santamaría, O.A.R., finora Parroco di Totonicapan nell’arcidiocesi di Guatemala (Guatemala).

Rev.do Padre Anibal Saldaña Santamaría, O.A.R.

Il Rev.do Padre Anibal Saldaña Santamaría, O.A.R., è nato a Puerto Armuelles, nella diocesi di David (Panama), il 25 gennaio 1958. Ha compiuto gli studi filosofici e teologici nella Facoltà San Vicente dei Domenicani a Valencia (Spagna). Ha ottenuto la Licenza in Teologia Dogmatica presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma.

Ha emesso la Professione Perpetua nell’Ordine degli Agostiniani Recolletti nel 1980 a Panama. È stato ordinato sacerdote il 24 ottobre 1982 a Panama.

Ha ricoperto i seguenti incarichi: Vicario della parrocchia di Totonicapan in Guatemala, incaricato "vocazionale" a Panama, Formatore dei seminaristi agostiniani a Panama, Formatore dei seminaristi agostiniani in Guatemala, Parroco di Quetzaltenango in Guatemala e, dal 2001, Parroco di Totonicapan in Guatemala.



RINUNCIA DEL VESCOVO DELL’EPARCHIA DI SASKATOON DEGLI UCRAINI (CANADA) E NOMINA DEL SUCCESSORE

Il Papa ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell’Eparchia di Saskatoon degli Ucraini (Canada), presentata da S.E. Mons. Michael Wiwchar, C.SS.R., in conformità al can. 210 § 1 del Codice dei Canoni delle Chiese Orientali.

Il Santo Padre ha nominato Vescovo di Saskatoon degli Ucraini (Canada) il Rev.do P. Bryan Bayda, C.SS.R., attualmente Superiore e Parroco di Yorkton (Canada).

Rev.do P. Bryan Bayda, C.SS.R.

Il Rev.do P. Bryan Bayda, C.SS.R., è nato il 21 agosto 1961 a Saskatoon, Saskatchewan (Canada).

Ha frequentato le scuole elementari ad Aberdeen e quelle superiori presso il Collegio Saint Vladimir's di Roblin, che funzionava come Seminario minore dei Padri Redentoristi Ucraini Canadesi. Entrato nella Congregazione dei Padri Redentoristi, ha fatto il noviziato a Oconomovoc, Wisconsin, U.S.A. Ha emesso i voti temporanei nel 1983 e quelli perpetui nel 1986.

È stato ordinato sacerdote il 30 maggio 1987. Ha ottenuto un Baccellierato in Filosofia al Collegio Saint Michael's di Toronto nel 1982 e un Master in Teologia allo stesso Istituto nel 1986. Ha completato pure, nel 1998, un Baccellierato di Studi Orientali presso l'Istituto Sheptysky di Ottawa, Ontario.

È stato collaboratore presso diverse parrocchie dei Padri Redentoristi in Canada. Negli anni 1987-1990 è stato Padre spirituale e professore del Collegio Saint Vladimir's a Roblin e nello stesso tempo studiava all'Università. Nel 1993 è stato nominato Direttore del medesimo Collegio; dal 1994 al 1997 è stato Superiore e Direttore della Redeemer House di Toronto; dal 1997 al 1999 collaboratore della parrocchia dei Ss. Peter and Paul a Saskatoon; nel 1999 Superiore al "Welcome Home" di Winnipeg. Dal 2000 al 2002 è stato collaboratore nella parrocchia Saint Mary's a Yorkton, dove attualmente è parroco e Superiore del monastero dei Padri Redentoristi.



NOMINA DEL VESCOVO DELL’EPARCHIA DI HAJDÚDOROG E AMMINISTRATORE APOSTOLICO "AD NUTUM SANCTAE SEDIS" DELL’ESARCATO APOSTOLICO DI MISKOLC (UNGHERIA)

Il Papa ha nominato Vescovo dell’Eparchia di Hajdúdorog e Amministratore Apostolico "ad nutum Sanctae Sedis" dell’Esarcato Apostolico di Miskolc (Ungheria) il Rev.do P. Fülöp Kocsis, monaco di Dàmòc.

Rev.do P. Fülöp Kocsis

Il Rev.do P. Fülöp Kocsis è nato il 13 gennaio 1963 a Szeged, nell’Eparchia di Hajdúdorog (Ungheria).

Dopo aver compiuto gli studi nel Seminario episcopale di Nyiregyhaza, è stato ordinato sacerdote il 2 agosto 1989. Successivamente ha studiato alla Facoltà di Pedagogia della Pontificia Università Salesiana.

Tornato in Ungheria è stato, dal 1992 al 1995, parroco nell’Esarcato Apostolico di Miskolc.

Dal 1995 al 1999 ha vissuto un’esperienza monastica nel Monastero Benedettino a Chevetogne (Belgio). Nel 1999 ha fondato con un confratello una comunità monastica a Dàmòc dipendente dal Vescovo di Hajdúdorog.




NOMINA DEL VESCOVO DI OSMA-SORIA (SPAGNA)

In data 1° maggio, il Santo Padre ha nominato Vescovo di Osma-Soria (Spagna) il Rev.do Mons. Gerardo Melgar Viciosa, finora Vicario Generale di Palencia.

Rev.do Mons. Gerardo Melgar Viciosa

Il Rev.do Mons. Gerardo Melgar Viciosa è nato a Cervatos de la Cueza (Palencia) il 24 settembre 1948. Ha compiuto gli studi filosofici e teologici nel Seminario di Palencia.

È stato ordinato sacerdote a Palencia il 20 giugno 1973. Nel 1976 ha conseguito la Licenza in Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana. Ha ricoperto i seguenti incarichi: Economo spirituale di vari villaggi a Palencia (1973); Coadiutore nella parrocchia di San Lazaro a Palencia (1976); Formatore (1977-1982) e poi Rettore (1982-1987) del Seminario Minore di Palencia a Carrión de los Condes; Coadiutore (1987-1993) e poi parroco moderatore (1995-2005) della parrocchia di San José a Palencia; Vicario per la pastorale (1993-1999); Delegato Diocesano per la pastorale familiare (2000-2005).

Dal 21 gennaio 2006 al 10 settembre 2006 è stato Amministratore Apostolico di Palencia. Nell’agosto 2005 è stato nominato Vicario Generale, confermato dal nuovo Vescovo il 10 settembre 2006.

Ha pubblicato tre libri sul matrimonio. Collabora a quotidiani e riviste locali e regionali con articoli sulla Teologia e la famiglia.


+PetaloNero+
Friday, May 02, 2008 2:55 PM
Ricevuti dal Papa i tre nuovi vescovi consacrati ieri dal cardinale Bertone nella Basilica di San Pietro



Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina i tre nuovi vescovi consacrati ieri pomeriggio dal cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone nella Basilica di San Pietro. Si tratta dell'arcivescovo Léon Kalenga Badikebele, al quale il Papa ha affidato l’incarico di nunzio apostolico in Ghana, mons. Frans Daneels nominato segretario del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica e mons. Juan Ignacio Arrieta Ochoa de Chinchetru, nuovo segretario del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi. Ieri, durante l’omelia, il cardinale Tarcisio Bertone ha ricordato le prospettive “promettenti” della Chiesa in Africa e l’importanza del servizio reso alla Santa Sede nell’amministrazione della giustizia. Il servizio è di Amedeo Lomonaco:

(musica)

Chi vi incontra – ha detto il cardinale Tarcisio Bertone agli ordinandi – senta che il vostro cuore appartiene a Cristo, che è “presente e operante” innanzitutto nell’Eucaristia, nel Vangelo e in tutti i poveri e i bisognosi:

“Questo amore non venga mai meno e non si affievolisca anche di fronte alle difficoltà, alle manchevolezze della vita o alle oscurità, agli smarrimenti della società”.

“Fortes in Fide” è il motto scelto da mons. Léon Kalenga Badikebele quasi a sottolineare – ha aggiunto il segretario di Stato – che il suo ministero episcopale sarà totalmente dedicato alla difesa della fede cattolica e alla diffusione del Vangelo:

“Tu sai quanto promettente sia lo sviluppo della Chiesa nel Paese dove tra poco ti recherai ma sai pure quanti problemi economici e sfide sociali e religiose incombano sulle popolazioni africane. Ti aiuti il Signore ad essere fonte di speranza e di amore tra Dio e quanti incontrerai nel tuo quotidiano servizio pastorale e diplomatico”.

Rivolgendosi al padre premostratense Frans Daneels, che come motto ha scelto “Spiritus Tuus deducat me”, il porporato ha poi aggiunto:

“Lo spirito di Cristo ti sostenga nel servizio che continuerai a rendere alla Santa Sede in un settore delicato ed importante quale quello dell’amministrazione della giustizia nella Chiesa”.

Nell’ambito del diritto continuerà ad operare anche mons. Juan Ignacio Arrieta Ochoa de Chinchentru. Il cardinale Tarcisio Bertone, ricordando il suo impegno nell’Opus Dei e l’incontro con San Josemaria Escrivá, si è soffermato sul motto “Sub tuum presidium”, scelto dal nuovo vescovo:

“E' con quello spirito apostolico che San Josemaria pone in luce, in una sua omelia, proprio nella solidità dell’Ascensione: 'La carità di Cristo - diceva - ci spinge a caricare su di noi parte del compito di riscattare le anime'”.

Primo impegno di ogni vescovo successore degli Apostoli – ha detto infine il segretario di Stato – non può che essere “imitare Cristo e mantenere con Lui un’indefettibile familiarità”.



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