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+PetaloNero+
Thursday, April 03, 2008 2:53 PM
LE UDIENZE

Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina in Udienza:

il Signor Dieter Althaus, Ministro Presidente della Turingia, con la Consorte, e Seguito;

Em.mo Card. Peter Seiichi Shirayanagi, Arcivescovo emerito di Tōkyō (Giappone);

Ecc.mi Presuli della Conferenza Episcopale delle Antille, in Visita "ad Limina Apostolorum":

S.E. Mons. Michel Méranville, Arcivescovo di Fort-de-France (Martinica);

S.E. Mons. Emmanuel Lafont, Vescovo di Cayenne (Guyana Francese);

S.E. Mons. Lawrence Aloysius Burke, S.I., Arcivescovo di Kingston in Jamaica (Giamaica)

con l’Arcivescovo Coadiutore:

S.E. Mons. Donald James Reece;

S.E. Mons. Dorick McGowan Wright, Vescovo di Belize City-Belmopan (Belize);

S.E. Mons. Charles Henry Dufour, Vescovo di Montego Bay; Amministratore Apostolico di Mandeville (Giamaica).

Il Papa ha ricevuto ieri in Udienza:

Em.mo Card. Stanisław Dziwisz, Arcivescovo di Kraków (Polonia), e S.E. Mons. Mieczysław Mokrzycki, Arcivescovo Coadiutore di Lviv dei Latini (Ucraina).


+PetaloNero+
Thursday, April 03, 2008 2:55 PM
Essere testimoni di Cristo Risorto per portare pace e speranza nel mondo: così, il Papa nell’intenzione di preghiera per il mese di aprile.




“Perché i cristiani, anche nelle situazioni difficili e complesse dell’odierna società, non si stanchino di proclamare con la loro vita che la Risurrezione di Cristo è sorgente di speranza e di pace”: è questa l’intenzione generale di preghiera del Papa per il mese d’aprile. Un’intenzione, dunque, incentrata sul Mistero pasquale. Nel servizio di Alessandro Gisotti, ricordiamo alcune riflessioni di Benedetto XVI sulla Risurrezione e sul valore della sua testimonianza:

La Risurrezione di Cristo è la “chiave di volta del cristianesimo”, che “ha cambiato il corso della storia”: nell’udienza del 26 marzo scorso, la prima dopo Pasqua, Benedetto XVI ha esortato i fedeli a ribadire questa verità fondamentale della nostra fede. “L’affievolirsi della fede nella risurrezione di Gesù – è il suo richiamo – rende di conseguenza debole la testimonianza dei credenti. Se infatti viene meno nella Chiesa la fede nella Risurrezione, tutto si ferma, tutto si sfalda”:
“Al contrario, l’adesione del cuore e della mente a Cristo morto e risuscitato cambia la vita e illumina l’intera esistenza delle persone e dei popoli. Non è forse la certezza che Cristo è risorto a imprimere coraggio, audacia profetica e perseveranza ai martiri di ogni epoca? Non è l’incontro con Gesù vivo a convertire e ad affascinare tanti uomini e donne, che fin dagli inizi del cristianesimo continuano a lasciare tutto per seguirlo e mettere la propria vita a servizio del Vangelo?”
Tornando con la memoria all’ottobre 2006, il Papa dedica al tema fondamentale della Risurrezione e della sua testimonianza il discorso al Convegno nazionale della Chiesa italiana, a Verona. Con la Risurrezione di Cristo, afferma in quell’occasione, “il mio proprio io mi viene tolto e viene inserito in un nuovo soggetto più grande, nel quale il mio io c’è di nuovo, ma trasformato”. Diventiamo così “uno in Cristo, un unico soggetto nuovo”:
"Io, ma non più io: è questa la formula dell'esistenza cristiana fondata nel Battesimo, la formula della risurrezione dentro al tempo, la formula della novità cristiana chiamata a trasformare il mondo. Qui sta la nostra gioia pasquale".
Benedetto XVI ci ricorda che “la nostra vocazione e il nostro compito di cristiani consistono nel cooperare perché giunga a compimento effettivo, nella realtà quotidiana della nostra vita, ciò che lo Spirito Santo ha intrapreso in noi col Battesimo”:
“Siamo chiamati infatti a divenire donne e uomini nuovi, per poter essere veri testimoni del Risorto e in tal modo portatori della gioia e della speranza cristiana nel mondo, in concreto, in quella comunità di uomini e di donne entro la quale viviamo”.
La Risurrezione di Gesù, spiega il Papa con parole appassionate, è stata come “un'esplosione di luce, un'esplosione dell'amore che scioglie le catene del peccato e della morte”. E’ un avvenimento, rileva, che ha “inaugurato una nuova dimensione della vita e della realtà, dalla quale emerge un mondo nuovo, che penetra continuamente nel nostro mondo, lo trasforma e lo attira a sé”.

Benedetto XVI ci invita, dunque, ad essere testimoni di Cristo Risorto e promotori di pace e speranza. Esortazione sulla quale si sofferma Chiara Amirante, fondatrice della Comunità “Nuovi Orizzonti”, intervistata da Alessandro Gisotti:

R. – Credo che sia assolutamente un’urgenza prioritaria quella di essere testimoni di Cristo risorto speranza del mondo, proprio perchè come Comunità Nuovi Orizzonti abbiamo l’opportunità di incontrare migliaia di giovani. Ci rendiamo conto che se c’è un male oggi che accomuna la maggior parte dei giovani è proprio questa tristezza, questa solitudine. Quindi, l’annuncio, la grande meravigliosa notizia è che Gesù ha preso su di sé ogni nostro grido, ogni nostra ferita, ogni nostra angoscia per farci dono della pace, della gioia, della pienezza della vita e della gioia della Risurrezione. Credo sia un annuncio assolutamente importante e una testimonianza, soprattutto, assolutamente importante, perché i giovani oggi sono un po’ stanchi di sentire parole e hanno bisogno di testimoni. Quando vedono qualcuno nella gioia dicono: “Qual è il segreto?” Scoprire che il segreto ce l’ha dato proprio il Verbo di Dio, che si è fatto carne, è molto importante.


D. – Il Papa fin dalla sua prima Enciclica “Deus caritas est” ha sottolineato che il cristianesimo è un incontro con una persona, con Gesù. Come sperimentate questo incontro con le persone che vengono a Nuovi Orizzonti, o meglio che molto spesso voi andate a trovare nelle situazioni più difficili della nostra società?


R. – Il più delle volte sono persone non credenti, persone lontane dalla Chiesa. La proposta che facciamo è molto semplice, è una testimonianza di un incontro che ci ha cambiato la vita. Quello che proponiamo ai giovani che vengono in comunità è che non è importante se tu credi che Cristo è il Verbo di Dio: l’Emanuele, il Dio con noi, in ogni caso è una persona che ha segnato la storia di miliardi di persone e quindi il suo messaggio è sicuramente molto importante. Noi proponiamo semplicemente di provare a vivere queste parole rivoluzionarie che lui ci ha consegnato, provare a vivere il Vangelo. E vediamo che tantissimi, provando ad aprire il cuore a Gesù, fanno questa esperienza dei discepoli di Emmaus, di incontrare il Risorto, che quando gli apri il cuore non può che riempire la tua vita dei meravigliosi colori del cielo, trasformare ogni pianto in canto.


D. – Ma quali sono le difficoltà maggiori nel testimoniare la risurrezione di Cristo con un cambiamento radicale della propria vita?


R. – Le difficoltà maggiori sono che normalmente chi è disperato e ha perso la fiducia in tutto e tutti non è facile che riacquisti la speranza e la fiducia. Il più delle volte è il percorrere un tratto di strada insieme che rende credibile quello che all’inizio sembrava incredibile. Non sono tanto le parole che convincono, ma lo sperimentare ogni giorno che c’è qualcuno pronto ad accoglierti così come sei, con tutte le tue difficoltà, a volerti bene così come sei. In quel sentirsi accolti, sentirsi amati, la sfiducia il più delle volte si trasforma in fiducia e soprattutto l’esperienza di ciò che è stato condiviso e comunicato assume la sua credibilità.



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+PetaloNero+
Thursday, April 03, 2008 3:20 PM
PAPA/ LUNEDI' ALL'ISOLA TIBERINA ABBRACCIA MALATI FATEBENEFRATELLI
Visita alla Basilica di San Bartolomeo per 40 anni Sant'Egidio


Città del Vaticano, 3 apr. (Apcom) - Sarà una trasferta lampo, di un'ora e mezza, quella che compierà lunedì Papa Benedetto XVI alla Basilica di San Bartolomeo all'Isola Tiberina e al Memoriale dei Testimoni della Fede del XX e XXI secolo, in occasione del 40esimo Anniversario della Comunità di Sant'Egidio.

Il Papa - informa una nota vaticana - arriverà all'Isola Tiberina alle 17.20. A riceverlo, nel piazzale antistante la Basilica di San Bartolomeo all'Isola, sarà accolto dalle autorità. Benedetto XVI sosterrà brevemente davanti alle Cappelle laterali che conservano le reliquie dei Testimoni della Fede.

Alle 17.45 è in programma la celebrazione della Parola, con il saluto di Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant'Egidio e l'omelia del Papa. Terminata la celebrazione, il Papa scoprirà una lapide-ricordo della visita nell'atrio della Basilica e, prima di ripartire, saluterà i fedeli sul piazzale e gli ammalati del vicino Ospedale Fatebenefratelli.



+PetaloNero+
Friday, April 04, 2008 2:50 PM
LE UDIENZE

Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina in Udienza:

Ecc.mi Presuli della Conferenza Episcopale delle Antille, in Visita "ad Limina Apostolorum":

S.E. Mons. Patrick Christopher Pinder, Arcivescovo di Nassau (Bahamas);

S.E. Mons. Robert J. Kurtz, C.R., Vescovo di Hamilton in Bermuda (Bermude);

S.E. Mons. Edward Joseph Gilbert, C.SS.R., Arcivescovo di Port of Spain (Trinidad e Tobago);

S.E. Mons. Francis Alleyne, O.S.B., Vescovo di Georgetown (Repubblica Cooperativistica della Guyana);

S.E. Mons. Wilhelmus de Bekker, Vescovo di Paramaribo (Suriname).

Il Papa riceve questa mattina in Udienza:

Membri della "Papal Foundation".

Il Santo Padre riceve questo pomeriggio in Udienza:

Em.mo Card. William Joseph Levada, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede.

+PetaloNero+
Friday, April 04, 2008 2:50 PM
Siate testimoni della speranza, forti della fede in Cristo Risorto: l’esortazione di Benedetto XVI all’associazione caritativa statunitense Papal Foundation in udienza in Vaticano



La carità della Chiesa trova nella Risurrezione di Cristo la sua fonte primaria: è quanto sottolineato da Benedetto XVI nell’udienza di stamani ai membri della Papal Foundation, associazione caritativa statunitense fondata nel 1990 dal cardinale John Krol. L’indirizzo d’omaggio al Papa è stato rivolto dal cardinale Anthony Bevilacqua, arcivescovo emerito di Filadelfia e chairman della Fondazione. Il servizio di Alessandro Gisotti:

La fede nel Cristo Risorto ci aiuti ad “essere testimoni della speranza nel mondo di oggi”: è l’invito di Benedetto XVI ai membri dell’associazione caritativa statunitense Papal Foundation.


The very source of the Church’s service of love…
“La vera fonte della carità della Chiesa”, ha aggiunto, si trova “nella fede incrollabile in Dio che ha vinto definitivamente il peccato e la morte”. Il Papa ha sottolineato che, come per i discepoli, anche in noi “l’incontro con Cristo Risorto trasforma la tristezza in gioia, la delusione in speranza”. Un incontro con Gesù che ci spinge ad “alleviare le sofferenze dei poveri e dei deboli”.


Dear friends, I am pleased to have this occasion…
Il Papa ha quindi ringraziato la Papal Foundation per il generoso contributo a sostegno del suo ministero apostolico ed ha assicurato le sue preghiere affinché la Fondazione possa moltiplicare le proprie opere benefiche. Dal canto suo, il cardinale Anthony Bevilacqua ha informato il Santo Padre dell’impegno profuso dalla Papal Foundation nell’ultimo anno. Molti dei progetti approvati, per una cifra di oltre 7,5 milioni di dollari, hanno finanziato borse di studio per sacerdoti e laici, studenti in istituti e università pontificie.


Nel corso dell’incontro è stata offerta a Benedetto XVI una riproduzione a dimensioni originali della Saint John’s Bible, la Bibbia realizzata nell’VIII secolo dai benedettini di un’abbazia tra l’Inghilterra e la Scozia, oggi scomparsa. Un dono particolarmente gradito dal Papa, ha confidato il cardinale Theodore Edgar McCarrick, arcivescovo emerito di Washington durante una conferenza alla Sala Stampa vaticana. Si tratta, è stato spiegato, della prima Bibbia scritta a mano negli ultimi 500 anni. La realizzazione di questa Bibbia miniata, in più volumi, ha richiesto oltre dieci anni di lavoro.




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+PetaloNero+
Friday, April 04, 2008 2:51 PM
COMUNICATO DELLA SEGRETERIA DI STATO




TESTO IN LINGUA ITALIANA

Dopo la pubblicazione del nuovo Oremus et pro Iudaeis per l’edizione del Missale Romanum del 1962, da alcuni settori del mondo ebraico è stato espresso dispiacere nel considerare che tale testo non risulterebbe in armonia con le dichiarazioni ed i pronunciamenti ufficiali della Santa Sede, riguardanti il popolo ebreo e la sua fede, che hanno segnato il progresso nelle relazioni di amicizia tra gli Ebrei e la Chiesa Cattolica in questi quarant’anni.

La Santa Sede assicura che la nuova formulazione dell’Oremus, con la quale sono state modificate alcune espressioni del Messale del 1962, non ha inteso, nel modo più assoluto, manifestare un cambio nell’atteggiamento che la Chiesa Cattolica ha sviluppato verso gli Ebrei, soprattutto a partire dalla dottrina del Concilio Vaticano II, in particolare nella Dichiarazione "Nostra aetate", la quale, secondo le parole pronunciate dal Papa Benedetto XVI proprio nell’Udienza ai Rabbini Capo di Israele del 15 settembre 2005, ha segnato "una pietra miliare sulla via della riconciliazione dei cristiani verso il popolo ebraico". Il permanere dell’atteggiamento presente nella Dichiarazione "Nostra aetate" è evidenziato, del resto, dal fatto che l’Oremus per gli Ebrei contenuto nel Messale Romano del 1970 resta in pieno vigore, ed è la forma ordinaria della Preghiera dei Cattolici.

Il Documento conciliare, nel contesto di altre affermazioni - sulle Sacre Scritture (Dei Verbum 14) e sulla Chiesa (Lumen gentium 16) -, espone i principi fondamentali che hanno sostenuto e sostengono anche oggi le relazioni fraterne di stima, di dialogo, di amore, di solidarietà e di collaborazione fra Cattolici ed Ebrei. Proprio scrutando il mistero della Chiesa, la "Nostra aetate" ricorda il vincolo del tutto particolare con cui il Popolo del Nuovo Testamento è spiritualmente legato alla stirpe di Abramo e respinge ogni atteggiamento di disprezzo e di discriminazione verso gli Ebrei, ripudiando con fermezza qualunque forma di antisemitismo.

La Santa Sede auspica che le precisazioni contenute nel presente Comunicato contribuiscano a chiarire i malintesi, e ribadisce il fermo desiderio che i progressi verificatisi nella reciproca comprensione e stima tra Ebrei e Cristiani durante questi anni crescano ulteriormente.




La Santa Sede chiarisce i malintesi sull'Oremus et pro Iudaeis auspicando ulteriori progressi nell'amicizia tra Ebrei e Cristiani



La Segreteria di Stato ha reso noto oggi - attraverso la Sala Stampa della Santa Sede - un comunicato per “chiarire i malintesi” con alcuni settori del mondo ebraico che avevano espresso “dispiacere” dopo la nuova formulazione dell'Oremus et pro Iudaeis, la preghiera per gli Ebrei contenuta nella liturgia del Venerdì Santo, per l'edizione del Missale Romanum del 1962. Un testo che secondo alcuni “non risulterebbe in armonia con le dichiarazioni ed i pronunciamenti ufficiali della Santa Sede, riguardanti il popolo ebreo e la sua fede, che hanno segnato il progresso nelle relazioni di amicizia tra gli Ebrei e la Chiesa Cattolica in questi quarant’anni”. Il servizio di Sergio Centofanti.

“La Santa Sede – afferma il comunicato - assicura che la nuova formulazione dell’Oremus, con la quale sono state modificate alcune espressioni del Messale del 1962, non ha inteso, nel modo più assoluto, manifestare un cambio nell’atteggiamento che la Chiesa Cattolica ha sviluppato verso gli Ebrei, soprattutto a partire dalla dottrina del Concilio Vaticano II, in particolare nella Dichiarazione ‘Nostra aetate’, la quale, secondo le parole pronunciate dal Papa Benedetto XVI proprio nell’Udienza ai Rabbini Capo di Israele del 15 settembre 2005, ha segnato ‘una pietra miliare sulla via della riconciliazione dei cristiani verso il popolo ebraico’. Il permanere dell’atteggiamento presente nella Dichiarazione ‘Nostra aetate’ – prosegue la nota - è evidenziato, del resto, dal fatto che l’Oremus per gli Ebrei contenuto nel Messale Romano del 1970 resta in pieno vigore, ed è la forma ordinaria della Preghiera dei Cattolici. Il Documento conciliare, nel contesto di altre affermazioni - sulle Sacre Scritture (Dei Verbum 14) e sulla Chiesa (Lumen gentium 16) -, espone i principi fondamentali che hanno sostenuto e sostengono anche oggi le relazioni fraterne di stima, di dialogo, di amore, di solidarietà e di collaborazione fra Cattolici ed Ebrei. Proprio scrutando il mistero della Chiesa, la ‘Nostra aetate’ ricorda il vincolo del tutto particolare con cui il Popolo del Nuovo Testamento è spiritualmente legato alla stirpe di Abramo e respinge ogni atteggiamento di disprezzo e di discriminazione verso gli Ebrei, ripudiando con fermezza qualunque forma di antisemitismo”. La Santa Sede – conclude il comunicato - auspica che queste precisazioni “contribuiscano a chiarire i malintesi, e ribadisce il fermo desiderio che i progressi verificatisi nella reciproca comprensione e stima tra Ebrei e Cristiani durante questi anni crescano ulteriormente”.



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+PetaloNero+
Saturday, April 05, 2008 2:46 PM
LE UDIENZE

Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina in Udienza:
Partecipanti al Congresso Internazionale promosso dal Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per Studi su matrimonio e famiglia, della Pontificia Università Lateranense;
S.E. Mons. Luigi Antonio Secco, Vescovo di Willemstad (Antille Olandesi e Aruba), in Visita "ad Limina Apostolorum";
S.E. il Signor Giovanni Galassi, Ambasciatore della Repubblica di San Marino, in visita di congedo;
Partecipanti all’Assemblea Plenaria del Pontificio Consiglio per la Famiglia.




RINUNCE E NOMINE


NOMINA DELL’INVIATO SPECIALE ALLE CELEBRAZIONI DELL’VIII CENTENARIO DELLA TRASLAZIONE DELLE RELIQUIE DELL’APOSTOLO SANT’ANDREA AD AMALFI (8 MAGGIO 2008)

Il Santo Padre ha nominato l’Em.mo Card. Walter Kasper, Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, Suo Inviato Speciale alle solenni celebrazioni dell’VIII centenario della traslazione delle reliquie dell’Apostolo Sant’Andrea ad Amalfi (Italia), che avranno luogo l’8 maggio 2008.



+PetaloNero+
Saturday, April 05, 2008 2:47 PM
UDIENZA AI PARTECIPANTI ALL’ASSEMBLEA PLENARIA DEL PONTIFICIO CONSIGLIO PER LA FAMIGLIA

A fine mattinata, nella Sala Clementina, il Santo Padre Benedetto XVI riceve in Udienza i partecipanti all’Assemblea Plenaria del Pontificio Consiglio per la Famiglia che ha avuto per tema: "I nonni: la loro testimonianza e presenza nella famiglia" e rivolge loro il discorso che riportiamo di seguito:


DISCORSO DEL SANTO PADRE

Signori Cardinali,
venerati Fratelli nell’episcopato e nel sacerdozio,
cari fratelli e sorelle!

Sono lieto di incontrarvi al termine della XVIII Assemblea Plenaria del Pontificio Consiglio per la Famiglia, che ha avuto per tema: "I nonni: la loro testimonianza e presenza nella famiglia". Vi ringrazio per aver accolto la mia proposta di Valencia, dove dissi: "Mai, per nessuna ragione, i nonni siano esclusi dall’ambito familiare. Essi sono un tesoro che non possiamo strappare alle nuove generazioni, soprattutto quando danno testimonianza di fede". Saluto in particolare il Cardinale Ricardo Vidal, Arcivescovo di Cebu, membro del Comitato di Presidenza, che si è fatto interprete dei sentimenti di tutti voi, e rivolgo un affettuoso pensiero al caro Cardinale Alfonso López Trujillo, che da 18 anni guida il Dicastero con passione e competenza. Sentiamo la sua mancanza in mezzo a noi. A lui il nostro augurio di pronta guarigione e la nostra preghiera.

Il tema che avete affrontato è a tutti molto familiare. Chi non ricorda i suoi nonni? Chi può dimenticare la loro presenza e la loro testimonianza nel focolare domestico? Quanti tra di noi ne portano il nome in segno di continuità e di riconoscenza! E’ consuetudine nelle famiglie, dopo la loro dipartita, ricordarne l’anniversario con la celebrazione della Messa in loro suffragio e, se possibile, con una visita al cimitero. Questi ed altri gesti di amore e di fede sono la manifestazione della nostra gratitudine nei loro confronti. Essi per noi si sono donati, si sono sacrificati, in certi casi si sono anche immolati.

La Chiesa ha sempre avuto nei riguardi dei nonni un’attenzione particolare, riconoscendo loro una grande ricchezza sotto il profilo umano e sociale, come pure sotto quello religioso e spirituale. I miei venerati Predecessori Paolo VI e Giovanni Paolo II – di quest’ultimo abbiamo appena celebrato il terzo anniversario della morte – sono intervenuti più volte sottolineando la considerazione che la comunità ecclesiale ha per gli anziani, per la loro dedizione e la loro spiritualità. In particolare, Giovanni Paolo II, durante il Giubileo dell’Anno 2000, convocò nel settembre in Piazza San Pietro il mondo della "terza età" e in quella circostanza ebbe a dire: "Nonostante le limitazioni sopraggiunte con l’età, conservo il gusto della vita. Ne ringrazio il Signore. E’ bello potersi spendere fino alla fine per la causa del Regno di Dio". Sono parole contenute nel messaggio che circa un anno prima, nell’ottobre del 1999, egli aveva indirizzato agli anziani e che conserva intatta la sua attualità umana, sociale e culturale.

La vostra Assemblea Plenaria ha affrontato il tema della presenza dei nonni nella famiglia, nella Chiesa e nella società, con uno sguardo capace di comprendere il passato, il presente e il futuro. Analizziamo brevemente questi tre momenti. In passato i nonni avevano un ruolo importante nella vita e nella crescita della famiglia. Anche quando l’età avanzava, essi continuavano ad essere presenti con i loro figli, con i nipoti e magari i pronipoti, dando viva testimonianza di premura, di sacrificio e di un quotidiano donarsi senza riserve. Erano testimoni di una storia personale e comunitaria che continuava a vivere nei loro ricordi e nella loro saggezza. Oggi, l’evoluzione economica e sociale ha portato profonde trasformazioni nella vita delle famiglie. Gli anziani, tra cui molti nonni, si sono trovati in una sorta di "zona di parcheggio": alcuni si accorgono di essere un peso in famiglia e preferiscono vivere soli o in case di riposo, con tutte le conseguenze che queste scelte comportano.

Da più parti poi sembra purtroppo avanzare la "cultura della morte", che insidia anche la stagione della terza età. Con crescente insistenza si giunge persino a proporre l’eutanasia come soluzione per risolvere certe situazioni difficili. La vecchiaia, con i suoi problemi legati anche ai nuovi contesti familiari e sociali a causa dello sviluppo moderno, va valutata con attenzione e sempre alla luce della verità sull’uomo, sulla famiglia e sulla comunità. Occorre sempre reagire con forza a ciò che disumanizza la società. Le comunità parrocchiali e diocesane sono fortemente interpellate da queste problematiche e stanno cercando di venire incontro alle moderne esigenze degli anziani. Ci sono associazioni e movimenti ecclesiali che hanno abbracciato questa causa importante e urgente. Occorre unirsi per sconfiggere insieme ogni emarginazione, perché ad essere travolti dalla mentalità individualistica non sono solo loro – i nonni, le nonne, gli anziani – ma tutti. Se i nonni, come spesso e da più parti si dice, costituiscono una preziosa risorsa, occorre mettere in atto scelte coerenti che permettano di valorizzarla al meglio.

Ritornino i nonni ad essere presenza viva nella famiglia, nella Chiesa e nella società. Per quanto riguarda la famiglia, i nonni continuino ad essere testimoni di unità, di valori fondati sulla fedeltà ad un unico amore che genera la fede e la gioia di vivere. I cosiddetti nuovi modelli di famiglia ed il relativismo dilagante hanno indebolito questi valori fondamentali del nucleo familiare. I mali della nostra società – come giustamente avete osservato nel corso dei vostri lavori – hanno bisogno di urgenti rimedi. Di fronte alla crisi della famiglia non si potrebbe forse proprio ripartire dalla presenza e dalla testimonianza di coloro – i nonni – che hanno una maggiore robustezza di valori e di progetti? Non si può, infatti, progettare il futuro senza rifarsi ad un passato carico di esperienze significative e di punti di riferimento spirituale e morale. Pensando ai nonni, alla loro testimonianza di amore e di fedeltà alla vita, vengono in mente le figure bibliche di Abramo e Sara, di Elisabetta e Zaccaria, di Gioacchino e Anna, come pure gli anziani Simeone e Anna, o anche Nicodemo: tutti costoro ci ricordano come in ogni età il Signore chiede a ciascuno l’apporto dei propri talenti.

Rivolgiamo ora lo sguardo verso il VI Incontro Mondiale delle Famiglie, che si celebrerà in Messico nel gennaio del 2009. Saluto e ringrazio il Cardinale Norberto Rivera Carrera, Arcivescovo di México, qui presente, per quanto ha già realizzato in questi mesi di preparazione insieme con i suoi collaboratori. Tutte le famiglie cristiane del mondo guardano a questa nazione "sempre fedele" alla Chiesa, che aprirà le porte a tutte le famiglie del mondo. Invito le comunità ecclesiali, specialmente i gruppi familiari, i movimenti e le associazioni di famiglie, a preparasi spiritualmente a questo evento di grazia. Venerati e cari Fratelli, vi ringrazio di nuovo per la vostra visita e per il lavoro svolto in questi giorni; vi assicuro il mio ricordo nella preghiera e di cuore imparto a voi e ai vostri cari la Benedizione Apostolica.



www.radiovaticana.org/it1/videonews_ita.asp?vaiflv=0000284.flv&vaiserver=A&vai=ctv_frame00284.jpg&var1=05/04/2008&var2=Vatican%20City&var3=Benedetto%20XVI:%20i%20nonni%20risorsa%20per%20le%20famiglie%20e%20la%20società;%20no%20all%20eutanasia&settimana=14&anno_perlinknav=2008&dal=30/03&...

+PetaloNero+
Saturday, April 05, 2008 2:48 PM
UDIENZA AI PARTECIPANTI AL CONGRESSO INTERNAZIONALE PROMOSSO DAL PONTIFICIO ISTITUTO GIOVANNI PAOLO II PER STUDI SU MATRIMONIO E FAMIGLIA, DELLA PONTIFICIA UNIVERSITÀ LATERANENSE

Alle 11 di questa mattina, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto in Udienza i partecipanti al Congresso Internazionale promosso dal Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per Studi su matrimonio e famiglia, della Pontificia Università Lateranense, in collaborazione con i Knights of Columbus, sul tema: "L’olio sulle ferite. Una risposta alle piaghe dell’aborto e del divorzio".
Pubblichiamo di seguito il discorso che il Papa ha loro rivolto:



DISCORSO DEL SANTO PADRE

Signori Cardinali,
venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
cari fratelli e sorelle!

E’ con grande gioia che mi incontro con voi in occasione del Congresso Internazionale "L’olio sulle ferite". Una risposta alle piaghe dell’aborto e del divorzio, promosso dal Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per Studi su Matrimonio e Famiglia, in collaborazione con i Knights of Columbus. Mi compiaccio con voi per la tematica che è oggetto delle vostre riflessioni di questi giorni, quanto mai attuale e complessa, e in particolare per il riferimento alla parabola del buon samaritano (Lc 10, 25-37), che avete scelto come chiave per accostarvi alle piaghe dell’aborto e del divorzio, le quali tanta sofferenza comportano nella vita delle persone, delle famiglie e della società. Sì, davvero gli uomini e le donne dei nostri giorni si trovano talvolta spogliati e feriti, ai margini delle strade che percorriamo, spesso senza che nessuno ascolti il loro grido di aiuto e si accosti alla loro pena, per alleviarla e curarla. Nel dibattito, spesso puramente ideologico, si crea nei loro confronti una specie di congiura del silenzio. Solo nell’atteggiamento dell’amore misericordioso ci si può avvicinare per portare soccorso e permettere alle vittime di rialzarsi e di riprendere il cammino dell’esistenza.

In un contesto culturale segnato da un crescente individualismo, dall’edonismo e, troppo spesso, anche da mancanza di solidarietà e di adeguato sostegno sociale, la libertà umana, di fronte alle difficoltà della vita, è portata nella sua fragilità a decisioni in contrasto con l’indissolubilità del patto coniugale o con il rispetto dovuto alla vita umana appena concepita ed ancora custodita nel seno materno. Divorzio e aborto sono scelte di natura certo differente, talvolta maturate in circostanze difficili e drammatiche, che comportano spesso traumi e sono fonte di profonde sofferenze per chi le compie. Esse colpiscono anche vittime innocenti: il bambino appena concepito e non ancora nato, i figli coinvolti nella rottura dei legami familiari. In tutti lasciano ferite che segnano la vita indelebilmente. Il giudizio etico della Chiesa a riguardo del divorzio e dell’aborto procurato è chiaro e a tutti noto: si tratta di colpe gravi che, in misura diversa e fatta salva la valutazione delle responsabilità soggettive, ledono la dignità della persona umana, implicano una profonda ingiustizia nei rapporti umani e sociali e offendono Dio stesso, garante del patto coniugale ed autore della vita. E tuttavia la Chiesa, sull’esempio del suo Divino Maestro, ha sempre di fronte le persone concrete, soprattutto quelle più deboli e innocenti, che sono vittime delle ingiustizie e dei peccati, ed anche quegli altri uomini e donne, che avendo compiuto tali atti si sono macchiati di colpe e ne portano le ferite interiori, cercando la pace e la possibilità di una ripresa.

A queste persone la Chiesa ha il dovere primario di accostarsi con amore e delicatezza, con premura e attenzione materna, per annunciare la vicinanza misericordiosa di Dio in Gesù Cristo. E’ lui infatti, come insegnano i Padri, il vero Buon Samaritano, che si è fatto nostro prossimo, che versa l’olio e il vino sulle nostre piaghe e che ci conduce nella locanda, la Chiesa, in cui ci fa curare, affidandoci ai suoi ministri e pagando di persona in anticipo per la nostra guarigione. Sì, il vangelo dell’amore e della vita è anche sempre vangelo della misericordia, che si rivolge all’uomo concreto e peccatore che noi siamo, per risollevarlo da qualsiasi caduta, per ristabilirlo da qualsiasi ferita. Il mio amato predecessore, il Servo di Dio Giovanni Paolo II, di cui abbiamo appena celebrato il terzo anniversario della morte, inaugurando il nuovo santuario della Divina Misericordia a Cracovia ebbe a dire: «Non esiste per l’uomo altra fonte di speranza, al di fuori della misericordia di Dio» (17 agosto 2002). A partire da questa misericordia la Chiesa coltiva un’indomabile fiducia nell’uomo e nella sua capacità di riprendersi. Essa sa che, con l’aiuto della grazia, la libertà umana è capace del dono di sé definitivo e fedele, che rende possibile il matrimonio di un uomo e una donna come patto indissolubile, che la libertà umana anche nelle circostanze più difficili è capace di straordinari gesti di sacrificio e di solidarietà per accogliere la vita di un nuovo essere umano. Così si può vedere che i "no" che la Chiesa pronuncia nelle sue indicazioni morali e sui quali talvolta si ferma in modo unilaterale l’attenzione dell’opinione pubblica, sono in realtà dei grandi "sì" alla dignità della persona umana, alla sua vita e alla sua capacità di amare. Sono l’espressione della fiducia costante che, nonostante le loro debolezze, gli esseri umani sono in grado di corrispondere alla altissima vocazione per cui sono stati creati: quella di amare.

In quella stessa occasione, Giovanni Paolo II proseguiva: «Bisogna trasmettere al mondo questo fuoco della misericordia. Nella misericordia di Dio il mondo troverà la pace». Si innesta qui il grande compito dei discepoli del Signore Gesù, che si trovano compagni di cammino con tanti fratelli, uomini e donne di buona volontà. Il loro programma, il programma del buon samaritano, è «un cuore che vede. Questo cuore vede dove c’è bisogno di amore e agisce in modo conseguente» (Enc. Deus caritas est, 31). In questi giorni di riflessione e di dialogo vi siete chinati sulle vittime colpite dalle ferite del divorzio e dell’aborto. Avete innanzitutto constatato le sofferenze, talvolta traumatiche, che colpiscono i cosiddetti "figli del divorzio", segnando la loro vita fino a renderne molto più difficile il cammino. E’ infatti inevitabile che quando si spezza il patto coniugale ne soffrano soprattutto i figli, che sono il segno vivente della sua indissolubilità. L’attenzione solidale e pastorale dovrà quindi mirare a far sì che i figli non siano vittime innocenti dei conflitti tra i genitori che divorziano, che sia per quanto possibile assicurata la continuità del legame con i loro genitori ed anche quel rapporto con le proprie origini familiari e sociali che è indispensabile per una equilibrata crescita psicologica e umana.

Avete anche volto la vostra attenzione al dramma dell’aborto procurato, che lascia segni profondi, talvolta indelebili nella donna che lo compie e nelle persone che la circondano, e che produce conseguenze devastanti sulla famiglia e sulla società, anche per la mentalità materialistica di disprezzo della vita, che favorisce. Quante egoistiche complicità stanno spesso alla radice di una decisione sofferta che tante donne hanno dovute affrontare da sole e di cui portano nell’animo una ferita non ancora rimarginata! Benché quanto compiuto rimanga una grave ingiustizia e non sia in sé rimediabile, faccio mia l’esortazione rivolta, nell’Enciclica Evangelium vitae, alle donne che hanno fatto ricorso all’aborto: "Non lasciatevi prendere dallo scoraggiamento e non abbandonate la speranza. Sappiate comprendere, piuttosto, ciò che si è verificato e interpretatelo nella sua verità. Se ancora non l'avete fatto, apritevi con umiltà e fiducia al pentimento: il Padre di ogni misericordia vi aspetta per offrirvi il suo perdono e la sua pace nel sacramento della Riconciliazione. Allo stesso Padre e alla sua misericordia potete affidare con speranza il vostro bambino" (n. 99).

Esprimo profondo apprezzamento a tutte quelle iniziative sociali e pastorali che sono rivolte alla riconciliazione e alla cura delle persone ferite dal dramma dell’aborto e del divorzio. Esse costituiscono, insieme con tante altre forme di impegno, elementi essenziali per la costruzione di quella civiltà dell’amore, di cui mai come oggi l’umanità ha bisogno.

Nell’implorare dal Signore Dio misericordioso che vi assimili sempre più a Gesù, Buon Samaritano, perché il suo Spirito vi insegni a guardare con occhi nuovi la realtà dei fratelli che soffrono, vi aiuti a pensare con criteri nuovi e vi spinga ad agire con slancio generoso nella prospettiva di un’autentica civiltà dell’amore e della vita, a tutti imparto una speciale Benedizione Apostolica.














Benedetto XVI: aborto e il divorzio sono “colpe gravi”, ma nei confronti di chi le compie la Chiesa deve “accostarsi con amore e delicatezza"



In un contesto culturale segnato da un crescente individualismo, dall’edonismo, e troppo spesso, anche da mancanza di solidarietà e di adeguato sostegno sociale, “la libertà umana, di fronte alle difficoltà della vita, è portata nella sua fragilità a decisioni dolorose: tra queste, l’aborto e il divorzio sono “colpe gravi” ma nei confronti di chi le compie la Chiesa deve “accostarsi con amore e delicatezza”. E’ quanto ha affermato Benedetto XVI incontrando, stamani, i partecipanti al Congresso internazionale “L’olio sulle ferite”. Una risposta alle piaghe dell’aborto e del divorzio”, promosso dal Pontificio istituto Giovanni Paolo II per studi su matrimonio e famiglia. Il servizio di Amedeo Lomonaco:

Le sofferenze sulla via dolorosa dell’aborto e del divorzio possono trovare conforto nella luce del Vangelo della Misericordia, che si rivolge all’uomo concreto e peccatore “per risollevarlo da qualsiasi caduta, per ristabilirlo da qualsiasi ferita”. Presentando questo inscindibile legame tra l’affidamento all’amore misericordioso e decisioni in contrasto con il rispetto dovuto alla vita umana o con l’indissolubilità del patto coniugale, Benedetto XVI indica la direzione della Chiesa per affrontare le piaghe, sperimentate da molte persone, dell’aborto e del divorzio:

“A queste persone la Chiesa ha il dovere primario di accostarsi con amore e delicatezza, con premura e attenzione materna, per annunciare la vicinanza misericordiosa di Dio in Gesù Cristo. E’ lui infatti, come insegnano i Padri, il vero Buon Samaritano, che si è fatto nostro prossimo, che versa l’olio e il vino sulle nostre piaghe e che ci conduce nella locanda, la Chiesa, in cui ci fa curare, affidandoci ai suoi ministri e pagando di persona in anticipo per la nostra guarigione”.

Divorzio e aborto – spiega il Papa - sono scelte di natura differente, “talvolta maturate in circostanze difficili e drammatiche, che comportano spesso traumi e sono fonte di profonde sofferenze per chi le compie”. Queste piaghe – aggiunge il Santo Padre - colpiscono anche vittime innocenti: il bambino appena concepito e non ancora nato, i figli coinvolti nella rottura dei legami familiari”. E lasciano ferite che segnano la vita indelebilmente:

“Il giudizio etico della Chiesa a riguardo del divorzio e dell’aborto procurato è chiaro e a tutti noto: si tratta di colpe gravi che, in misura diversa e fatta salva la valutazione delle responsabilità soggettive, ledono la dignità della persona umana, implicano una profonda ingiustizia nei rapporti umani e sociali e offendono Dio stesso, garante del patto coniugale ed autore della vita. E tuttavia la Chiesa, sull’esempio del suo Divino Maestro, ha sempre di fronte le persone concrete, soprattutto quelle più deboli e innocenti, che sono vittime delle ingiustizie e dei peccati, ed anche quegli altri uomini e donne, che avendo compiuto tali atti si sono macchiati di colpe e ne portano le ferite interiori, cercando la pace e la possibilità di una ripresa”.

I ‘no’ che la Chiesa pronuncia nelle sue indicazioni morali e sui quali – fa notare il Papa – talvolta si ferma in modo unilaterale l’attenzione dell’opinione pubblica, sono in realtà dei grandi ‘sì’ alla dignità della persona umana, alla sua vita e alla sua capacità di amare. Benedetto XVI spiega poi che, anche le ferite più laceranti dell’anima, possono essere curate affidandosi all’amore misericordioso:

“A partire da questa misericordia la Chiesa coltiva un’indomabile fiducia nell’uomo e nella sua capacità di riprendersi. Essa sa che, con l’aiuto della grazia, la libertà umana è capace del dono di sé definitivo e fedele, che rende possibile il matrimonio di un uomo e una donna come patto indissolubile, che la libertà umana anche nelle circostanze più difficili è capace di straordinari gesti di sacrificio e di solidarietà per accogliere la vita di un nuovo essere umano”.

Il programma del buon samaritano e dei discepoli del Signore – prosegue il Santo Padre - è “un cuore che vede dove c’è bisogno di amore e agisce in modo conseguente”. Di fonte al dramma del divorzio, l’attenzione solidale e pastorale dovrà mirare a far sì che i figli, quando si spezza il patto coniugale, non siano vittime innocenti dei conflitti tra i genitori. Riferendosi alla piaga dell’aborto il Papa rivolge poi una viva esortazione, contenuta nell’Enciclica Evangelium vitae, alle donne che portano nell’anima questa profonda ferita:

“Non lasciatevi prendere dallo scoraggiamento e non abbandonate la speranza. Sappiate comprendere, piuttosto, ciò che si è verificato e interpretatelo nella sua verità. Se ancora non l'avete fatto, apritevi con umiltà e fiducia al pentimento: il Padre di ogni misericordia vi aspetta per offrirvi il suo perdono e la sua pace nel sacramento della Riconciliazione. Allo stesso Padre e alla sua misericordia potete affidare con speranza il vostro bambino”.

Uomini e donne dei nostri giorni si trovano talvolta spogliati e feriti, ai margini delle strade che percorriamo, “spesso senza che nessuno ascolti il loro grido di aiuto e si accosti alla loro pena, per alleviarla e curarla”. “Solo nell’atteggiamento dell’amore misericordioso – afferma infine Benedetto XVI - ci si può avvicinare per portare soccorso e permettere alle vittime di rialzarsi e di riprendere il cammino dell’esistenza”.




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Saturday, April 05, 2008 4:17 PM
Telegramma di cordoglio di Benedetto XVI per l'assassinio, a Baghdad, di un sacerdote siro-ortodosso: "Il popolo iracheno trovi la via della pace"



Benedetto XVI ha espresso il suo profondo dolore per l’uccisione del sacerdote siro-ortodosso Yousef Adel Abudi, avvenuta stamani a Baghdad ad opera di un gruppo armato. In un telegramma, a firma del cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone, inviato all’arcivescovo siro-ortodosso di Baghdad, Saverius Jamil Hawa, il Papa assicura la sua vicinanza e le sue preghiere ai famigliari e confratelli del sacerdote. Il Pontefice - si legge nel telegramma - "invoca il Signore affinché il popolo iracheno trovi la via della pace per costruire una società giusta e tollerante". La cronaca dell'ennesimo attacco alla comunità cristiana in Iraq nel nostro servizio:


Si chiamava Youssef Adel, 40 anni, ed era della chiesa di San Pietro. Secondo fonti della stessa chiesa è stato freddato da un gruppo di uomini armati mentre viaggiava a bordo della sua auto. Il tutto è avvenuto intorno a mezzogiorno, ora locale, nel quartiere di Zayiuna, abitato prevalentemente da cristiani. Il sacerdote - riferisce l’agenzia AsiaNews - era direttore di una scuola superiore mista, frequentata cioè da cristiani e musulmani, ragazzi e ragazze. In passato, aveva ricevuto minacce e intimidazioni per lasciare la direzione. Dopo l’agguato, il corpo è stato portato in ospedale. Il personale ha fatto sapere che è stato raggiunto da diversi proiettili. I funerali si svolgeranno domani nella cattedrale siro-ortodossa di Baghdad. L’attacco rappresenta un altro duro colpo per la comunità cristiana locale che ancora piange mons. Rahho, arcivescovo di Mosul, il cui corpo senza vita è stato ritrovato il 13 marzo scorso dopo due settimane di sequestro. Le violenze contro i cristiani iracheni hanno provocato una drastica diminuzione del loro numero nel Paese: si stima che prima dell’inizio del conflitto ve ne fossero all’incirca 80 mila, oggi non sono più 40 mila.


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Saturday, April 05, 2008 4:18 PM
Ripartire dai nonni, presenza viva nella famiglia, per rispondere alla mentalità individualistica: così il Papa alla plenaria del dicastero per la Famiglia. Intervista con il cardinale Claudio Hummes



Valorizzare la presenza dei nonni nelle famiglie: è l’invito di Benedetto XVI nell’udienza ai partecipanti alla XVIII assemblea plenaria del Pontificio consiglio per la Famiglia, che ha avuto per tema: “I nonni: la loro testimonianza e presenza nella famiglia”. Il Papa ha rivolto un affettuoso pensiero al cardinale capo dicastero, Alfonso López Trujillo, assente per malattia, augurandogli una pronta guarigione. L’indirizzo di saluto è stato rivolto dal Papa al cardinale Ricardo Vidal, membro del Comitato di presidenza del pontificio consiglio. Il servizio di Alessandro Gisotti:


I nonni sono “un tesoro che non possiamo strappare alle nuove generazioni”: Benedetto XVI invita a ripartire dai nonni per rispondere alla crisi della famiglia. Fondamentale, ha detto, è la loro “robustezza di valori e progetti”, “non si può infatti progettare il futuro senza rifarsi ad un passato carico di esperienze significative e di punti di riferimento spirituale e morale”:


“Ritornino i nonni ad essere presenza viva nella famiglia, nella Chiesa e nella società. Per quanto riguarda la famiglia, i nonni continuino ad essere testimoni di unità, di valori fondati sulla fedeltà ad un unico amore che genera la fede e la gioia di vivere”.

Una sfida ancor più urgente, è stato il suo richiamo dinanzi a quei cosiddetti “nuovi modelli di famiglia” ed al “relativismo dilagante” che “hanno indebolito” i valori fondamentali del nucleo familiare. Da più parti, ha rilevato, “sembra purtroppo avanzare la cultura della morte, che insidia anche la stagione della terza età. Con crescente insistenza si giunge persino a proporre l’eutanasia come soluzione per risolvere certe situazioni difficili”:


“Oggi, l’evoluzione economica e sociale ha portato profonde trasformazioni nella vita delle famiglie. Gli anziani, tra cui molti nonni, si sono trovati in una sorta di 'zona di parcheggio': alcuni si accorgono di essere un peso in famiglia e preferiscono vivere soli o in case di riposo, con tutte le conseguenze che queste scelte comportano”.


Per questo, è stata la sua esortazione, “la vecchiaia, con i suoi problemi legati anche ai nuovi contesti familiari e sociali a causa dello sviluppo moderno, va valutata con attenzione e sempre alla luce della verità sull’uomo, sulla famiglia e sulla comunità”:


“Occorre unirsi per sconfiggere insieme ogni emarginazione, perché ad essere travolti dalla mentalità individualistica non sono solo loro - i nonni, le nonne, gli anziani - ma tutti. Se i nonni, come spesso e da più parti si dice, costituiscono una preziosa risorsa, occorre mettere in atto scelte coerenti che permettano di valorizzarla al meglio”.


“Occorre sempre reagire con forza a ciò che disumanizza la società”, ha ribadito il Papa. Quindi, ha esortato le comunità parrocchiali e diocesane “a venire incontro alle moderne esigenze degli anziani”. Pensando ai nonni “alla loro testimonianza di amore e di fedeltà alla vita”, ha detto ancora, “vengono in mente le figure bibliche di Abramo e Sara, di Elisabetta e Zaccaria, di Gioacchino e Anna”, tutti costoro “ci ricordano come in ogni età il Signore chiede a ciascuno l’apporto dei propri talenti”. Benedetto XVI ha, infine, rivolto lo sguardo al VI Incontro Mondiale delle Famiglie, che si celebrerà in Messico nel gennaio del 2009. “Tutte le famiglie cristiane del mondo - ha affermato - guardano a questa nazione ‘sempre fedele’ alla Chiesa, che aprirà le porte a tutte le famiglie del mondo”.

Dunque, con l’udienza del Papa, nella tarda mattinata di oggi, si sono conclusi i lavori dell’assemblea plenaria del Pontificio Consiglio per la Famiglia. Per una visione di insieme di quanto è stato discusso in questi giorni, Giovanni Peduto ha intervistato il cardinale Claudio Hummes, membro del dicastero della Famiglia, nonché prefetto della Congregazione per il Clero, il quale ha seguito i lavori dell’Assemblea plenaria:


R. - Si tratta di un profilo senz’altro positivo. Sono stati studiati e discussi, durante i lavori della plenaria, i problemi che i nonni devono affrontare in questa nuova cultura, in questo nuovo momento storico, in questa nuova realtà caratterizzata da alcuni cambiamenti nei rapporti familiari e dove alcuni nonni ed alcune nonne non sembrano trovarsi molto ben inseriti. Quello che è emerso da questi giorni di studio è anzitutto il fatto che i nonni non rappresentano assolutamente un peso nella società, così come non rappresentano un peso all’interno stesso della famiglia. Anzi la figura dei nonni rappresenta una ricchezza che le famiglie devono riconoscere, accogliere, amare e alla quale dare tutto il sostegno possibile. E questo perché i nonni rappresentano una ricchezza non certo relativa al progresso tecnologico e scientifico di oggi, ma una ricchezza della saggezza della vita, dell’esperienza della vita, del senso fondamentale della vita e del senso della storia della vita umana e della società umana, perché non possiamo rinunciare al nostro passato. E’ fondamentale la memoria del passato per comprendere la vita e per comprendere i nostri compiti nella vita stessa. I nonni - come è stato detto - sono una “biblioteca viva” della memoria della vita, del senso e della saggezza della vita. E noi oggi abbiamo un gran bisogno di questo senso della vita, soprattutto in un mondo dove sembra mancare e nel quale sembra quasi si debba aver paura, alcune volte, di interrogarsi sul senso stesso della vita. C’è chi, semplicemente, rifiuta il fatto che la vita abbia un senso maggiore, più grande e trascendente. Per tutto questo, i nonni rappresentano veramente una grande ricchezza, ma devono anche essere presenti riguardo all’aspetto evangelico, alla vita della fede. Ai nipoti, i nonni riescono a passare soprattutto un amore ed una testimonianza di fede e di pratica della fede, ma passano ai nipoti anche un esempio di vita, e l’esempio è più forte di molte parole. Io mi ricordo di mia nonna, la madre di mio padre, l’unica che purtroppo ho conosciuto dei miei nonni, che per noi è stata sempre un esempio fortissimo di vita religiosa. Mia nonna, tutte le domeniche, andava ad ascoltare la Messa e lo faceva in quella realtà non facile che caratterizzava la vita rurale in Brasile, camminando per almeno un’ora. Ma tutte le domeniche lei andava in Chiesa e questo io lo ricordo con grande piacere, perché per noi nipoti era veramente una persona che ci dava un esempio molto grande ed importante.


D. - Si è parlato in questi giorni della figura dei nonni in altre culture, ad esempio in quelle africane. Cosa è emerso di significativo dal confronto tra Nord e Sud del mondo su questo argomento?


R. - Io credo che il Nord sia più caratterizzato dalla nuova cultura post-moderna, urbana, pluralista, relativista, mentre il Sud del pianeta è caratterizzato ancora da società forse più religiose. E questo lo si è visto e lo si è sentito anche in questa occasione, durante i lavori dell’Assemblea plenaria.


D. - L’anziano è un "custode della memoria" nella famiglia, che può offrire il suo contributo pedagogico, ma è anche una persona alla quale si deve in molti casi cura ed assistenza. C’è ancora questa sensibilità nelle società occidentali, dove l’idea stessa di infermità viene rimossa insieme con chi ne è colpito?


R. - Credo che questo manchi un po’. Credo che manchi questa cultura che è dovuta, ed è doveroso, agli anziani e ai nonni. Dobbiamo essere più attenti e soprattutto più amorevoli.




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Sunday, April 06, 2008 2:45 PM
LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DEL REGINA CÆLI


Alle ore 12 di oggi, il Santo Padre Benedetto XVI si affaccia alla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare il Regina Cæli con i fedeli ed i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro.

Queste le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana del tempo pasquale:



PRIMA DEL REGINA CÆLI

Cari fratelli e sorelle,

il Vangelo di questa domenica – la terza di Pasqua – è il celebre racconto detto dei discepoli di Emmaus (cfr Lc 24,13-35). Vi si narra di due seguaci di Cristo i quali, nel giorno dopo il sabato, cioè il terzo dalla sua morte, tristi e abbattuti lasciarono Gerusalemme diretti ad un villaggio poco distante chiamato, appunto, Emmaus. Lungo la strada si affiancò ad essi Gesù risorto, ma loro non lo riconobbero. Sentendoli sconfortati, egli spiegò, sulla base delle Scritture, che il Messia doveva patire e morire per giungere alla sua gloria. Entrato poi con loro in casa, sedette a mensa, benedisse il pane e lo spezzò, e a quel punto essi lo riconobbero, ma lui sparì dalla loro vista, lasciandoli pieni di meraviglia dinanzi a quel pane spezzato, nuovo segno della sua presenza. E subito i due tornarono a Gerusalemme e raccontarono l’accaduto agli altri discepoli.

La località di Emmaus non è stata identificata con certezza. Vi sono diverse ipotesi, e questo non è privo di una sua suggestione, perché ci lascia pensare che Emmaus rappresenti in realtà ogni luogo: la strada che vi conduce è il cammino di ogni cristiano, anzi, di ogni uomo. Sulle nostre strade Gesù risorto si fa compagno di viaggio, per riaccendere nei nostri cuori il calore della fede e della speranza e spezzare il pane della vita eterna. Nel colloquio dei discepoli con l’ignoto viandante colpisce l’espressione che l’evangelista Luca pone sulle labbra di uno di loro: "Noi speravamo…" (24,21). Questo verbo al passato dice tutto: Abbiamo creduto, abbiamo seguito, abbiamo sperato…, ma ormai tutto è finito. Anche Gesù di Nazaret, che si era dimostrato profeta potente in opere e in parole, ha fallito, e noi siamo rimasti delusi. Questo dramma dei discepoli di Emmaus appare come uno specchio della situazione di molti cristiani del nostro tempo. Sembra che la speranza della fede sia fallita. La stessa fede entra in crisi a causa di esperienze negative che ci fanno sentire abbandonati dal Signore. Ma questa strada per Emmaus, sulla quale camminiamo, può divenire via di una purificazione e maturazione del nostro credere in Dio. Anche oggi possiamo entrare in colloquio con Gesù ascoltando la Sua Parola. Anche oggi, Egli spezza il pane per noi e dà Se stesso come il nostro Pane. E così l’incontro con Cristo Risorto, che è possibile anche oggi, ci dona una fede più profonda e autentica, temprata, per così dire, attraverso il fuoco dell’evento pasquale; una fede robusta perché si nutre non di idee umane, ma della Parola di Dio e della sua presenza reale nell’Eucaristia.

Questo stupendo testo evangelico contiene già la struttura della Santa Messa: nella prima parte l’ascolto della Parola attraverso le Sacre Scritture; nella seconda la liturgia eucaristica e la comunione con Cristo presente nel Sacramento del suo Corpo e del suo Sangue. Nutrendosi a questa duplice mensa, la Chiesa si edifica incessantemente e si rinnova di giorno in giorno nella fede, nella speranza e nella carità. Per intercessione di Maria Santissima, preghiamo affinché ogni cristiano ed ogni comunità, rivivendo l’esperienza dei discepoli di Emmaus, riscopra la grazia dell’incontro trasformante con il Signore risorto.



DOPO IL REGINA CÆLI

Si è concluso stamani, con la Celebrazione eucaristica nella Basilica di San Pietro, il primo Congresso mondiale sulla Divina Misericordia. Ringrazio gli organizzatori, in particolare il Vicariato di Roma, e a tutti i partecipanti rivolgo il mio cordiale saluto, che diventa ora una consegna: andate e siate testimoni della misericordia di Dio, sorgente di speranza per ogni uomo e per il mondo intero. Il Signore risorto sia sempre con voi!

Si celebra oggi la Giornata dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, nel ricordo della Serva di Dio Armida Barelli, co-fondatrice dell’Ateneo insieme con Padre Gemelli e grande animatrice della gioventù femminile di Azione Cattolica nella prima metà del secolo scorso. Auspico che l’odierna ricorrenza contribuisca a rinnovare l’impegno di questa importante istituzione per una cultura popolare cattolica.

Saluto i numerosi membri del Movimento dei Focolari impegnati come catechisti nelle parrocchie, venuti da molti Paesi del mondo, ed auguro ogni bene per il servizio che rendono alla diffusione e all’accoglienza della Parola di Dio.

Je vous salue, chers pèlerins francophones, venus sur la place Saint-Pierre pour la prière mariale du Regina Caeli, notamment les éducateurs et les jeunes du Collège Stanislas de Paris, dont certains préparent leur profession de foi. À l’exemple des disciples d’Emmaüs, puissiez-vous vous laisser conduire par Jésus, pour le reconnaître dans sa parole et dans l’Eucharistie, pain rompu pour que le monde ait la vie en abondance. Avec ma Bénédiction apostolique. Bon temps pascal.

I am happy to greet all the English-speaking visitors present at today’s Regina Caeli prayer. On this Third Sunday of Easter, Saint Luke relates how the Risen Christ walks with his disciples, makes their hearts burn within them by his words, and reveals himself in the breaking of the bread. Let us pray that our Easter journey will teach us to open our hearts with joy to the living Christ present in his Church. Upon all of you I invoke God’s abundant blessings!

Ein herzliches Grüß Gott sage ich den Gläubigen aus den Ländern deutscher Sprache. Unter ihnen grüße ich besonders alle, die hier in St. Peter am Abschlußgottesdienst des ersten Weltkongresses über die Göttliche Barmherzigkeit teilgenommen haben. „Brannte uns nicht das Herz in der Brust, als er unterwegs mit uns redete und uns den Sinn der Schrift erschloß", hören wir die Emmausjünger im heutigen Evangelium sagen. Auch uns muß das Herz aufgehen, gleichsam „brennen", wenn wir Jesus begegnen, sein Wort und seinen heiligen Leib in uns aufnehmen. Entfacht vom Glauben an den auferstandenen Herrn wollen wir seine Liebe in die Welt hinaustragen. Gesegneten Sonntag!

Dirijo mi cordial saludo a los peregrinos de lengua española que participan en esta oración mariana, en particular al grupo del Instituto Sofía Casanova de Ferrol. Que la alegría de Cristo Resucitado colme vuestro corazón de serenidad en el camino de la vida y os aliente a orar, a escuchar con fervor su Palabra, a participar dignamente en los Sacramentos y a dar testimonio del Evangelio con valentía en toda circunstancia. Feliz Domingo a todos.

Z serdecznym pozdrowieniem zwracam się do Polaków. Pozdrawiam zwłaszcza organizatorów i uczestników kongresu o miłosierdziu Bożym. Życzę, aby czas refleksji i modlitwy zaowocował głęboką wiarą i ufnością, abyście mogli być prawdziwymi świadkami miłosierdzia we współczesnym świecie. Nieście nadzieję wszystkim, którzy jej potrzebują. Niech Bóg wam błogosławi.

[Con un cordiale saluto mi rivolgo ai polacchi. Saluto in particolare gli organizzatori e i partecipanti al Congresso dedicato alla Divina Misericordia. Auguro che questo tempo di riflessione e di preghiera porti frutti di profonda fede e di fiducia, affinché possiate essere autentici testimoni della misericordia nel mondo contemporaneo. Portate la speranza a tutti coloro che ne hanno bisogno. Dio vi benedica.]

Saluto con affetto i pellegrini di lingua italiana, in particolare gli alunni della Scuola "San Giuseppe" di Bassano del Grappa e i ragazzi di Paderno Dugnano. Cari giovani amici, la visita alle tombe di san Pietro e di san Paolo rafforzi in voi la fede e la gioia di essere discepoli di Gesù. A tutti auguro una buona domenica.








Benedetto XVI al "Regina Caeli": come per i discepoli di Emmaus, la fede va irrobustita ogni giorno non con parole umane ma con la Parola di Dio e l’Eucaristia



Riscoprire in Gesù il “compagno di viaggio” della propria esistenza, l’unico che sa riaccendere nel cuore “il calore della fede e della speranza”, spento talvolta dalle “esperienze negative della vita”. E’ l’insegnamento che Benedetto XVI ha tratto dal Vangelo dei discepoli di Emmaus, proclamato oggi dalla liturgia della terza domenica di Pasqua. Il Papa ne ha parlato alla preghiera del Regina Caeli in Piazza San Pietro, salutabdo al termine i partecipanti al primo Congresso apostolico della Misericordia. Il servizio di Alessandro De Carolis:


Le vicende dure della vita possono mettere a dura prova anche la fede più solida, che può entrare in crisi e indurre in chi patisce questo stato di cose un senso di tradimento da parte di Dio. Può accadere a duemila anni distanza dalla Risurrezione di Cristo, così come a poche ore da quell’evento. I discepoli di Emmaus che tornano sconsolati al proprio villaggio, dopo aver assistito alla morte di Gesù ma anche dopo aver appreso la notizia della sua Risurrezione che in essi si limita al dato di fatto del sepolcro vuoto, sono due uomini delusi, che vedono in Gesù di Nazaret che un grande profeta costretto al fallimento. “Noi speravamo”, dicono a quello straniero che gli si è affiancato e che non hanno riconosciuto. E quel “verbo al passato - ha commentato il Papa - dice tutto”:


“Questo dramma dei discepoli di Emmaus appare come uno specchio della situazione di molti cristiani del nostro tempo. Sembra che la speranza della fede sia fallita. La stessa fede entra in crisi a causa di esperienze negative che ci fanno sentire abbandonati dal Signore. Ma questa strada per Emmaus, sulla quale camminiamo, può divenire via di una purificazione e maturazione del nostro credere in Dio (...) E così l’incontro con Cristo Risorto, che è possibile anche oggi, ci dona una fede più profonda e autentica, temprata, per così dire, attraverso il fuoco dell’evento pasquale; una fede robusta perché si nutre non di idee umane, ma della Parola di Dio e della sua presenza reale nell’Eucaristia".

La località di Emmaus, aveva osservato poco prima Benedetto VXI, “non è stata identificata con certezza”. Vi sono diverse ipotesi, e questo - ha soggiunto - “non è privo di una sua suggestione, perché ci lascia pensare che Emmaus rappresenti in realtà ogni luogo”:


“La strada che vi conduce è il cammino di ogni cristiano, anzi, di ogni uomo. Sulle nostre strade Gesù risorto si fa compagno di viaggio, per riaccendere nei nostri cuori il calore della fede e della speranza e spezzare il pane della vita eterna”.


Il Papa ha terminato la riflessione rilevando come nel testo del Vangelo di Emmaus sia celata in realtà la “struttura” della Messa, con l’iniziale ascolto della Parola cui segue la liturgia eucaristica. E subito dopo la recita della preghiera del Regina Caeli, Benedetto XVI ha rivolto questo saluto ai partecipanti al primo Congresso della Divina Misericordia, concluso stamattina:


“Ringrazio gli organizzatori, in particolare il Vicariato di Roma, e a tutti i partecipanti rivolgo il mio cordiale saluto, che diventa ora unna consegna: andate e siate testimoni della misericordia di Dio, sorgente di speranza per ogni uomo e per il mondo intero. Il Signore risorto sia sempre con voi!”.


Il Pontefice ha salutato, tra gli altri, i gruppi presenti in Piazza San Pietro in occasione della Giornata dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, "nel ricordo - ha detto - della Serva di Dio Armida Barelli, co-fondatrice dell’Ateneo insieme con Padre Gemelli e grande animatrice della gioventù femminile di Azione Cattolica nella prima metà del secolo scorso". “Auspico - ha aggiunto - che l’odierna ricorrenza contribuisca a rinnovare l’impegno di questa importante istituzione per una cultura popolare cattolica”. Un saluto e un apprezzamento di Benedetto XVi sono andati anche ai membri del Movimento dei Focolari impegnati come catechisti nelle parrocchie.
















"Dedizione, fede e passione, l'impegno per una cultura popolare" è il titolo dell'84.ma Giornata per l'Università Cattolica, ricordata dal Papa al "Regina Caeli". Intervista col rettore Ornaghi



"Auspico che l’odierna ricorrenza contribuisca a rinnovare l’impegno di questa importante istituzione per una cultura popolare cattolica". Con queste parole, pronunciate stamattina al Regina Caeli, Benedetto XVI ha voluto salutare tutti coloro che oggi celebrano, nelle parrocchie italiane, l’84.esima Giornata per l’Università Cattolica. La ricorrenza è stata ricordata anche nella Messa celebrata stamattina nell’Aula Magna dell’Ateneo a Milano, ma anche nelle altre sedi - Piacenza-Cremona, Brescia, Campobasso e Roma - sono state promosse speciali iniziative. Tema della Giornata quest’anno: “Dedizione, fede e passione. L’impegno per una cultura popolare. Attualità della missione di Armida Barelli co-fondatrice dell’Università Cattolica”. Adriana Masotti ha chiesto al rettore, il prof. Lorenzo Ornaghi, che ruolo abbia avuto la Barelli nel definire il volto peculiare dell’Università cattolica:

R. - Richiamerei l’attenzione su una parte del titolo che abbiamo dato quest’anno, “L’impegno per una cultura popolare”. La cultura, che come il Vangelo entra e si traduce in vita per il cristiano, è una cultura che entra nella vita del popolo, entra raccogliendone gli aspetti più importanti della storia di un popolo e apre il popolo al futuro. Quindi, non cultura come monopolio di pochi. Credo che questo sia stato il grande segno, il grande ruolo svolto da Armida Barelli: sollecitare il popolo italiano a dar vita a questa stupenda costruzione che è stata l’Università Cattolica del Sacro Cuore. Un’opera, però, che è stata possibile con la dedizione, la fede, la passione.


D. – Tra le sfide poste davanti all’Università Cattolica - e lo scrivono anche i vescovi italiani nel loro messaggio per la Giornata - c’è quella di formare un numero sempre più elevato di giovani, ma nello stesso tempo di mantenere un’offerta di alta qualità. Come rispondete a questa doppia esigenza?


R. – Credo che quantità e qualità sia il grande problema che hanno davanti tutti gli atenei, ma che ha davanti in modo particolare l’ateneo dei cattolici italiani. Come cerchiamo di conciliare? Facendo in modo che la nostra formazione sia non soltanto una formazione professionale, ma sia davvero una formazione nel senso più bello dell’educazione. Questo è possibile, quando ci rendiamo davvero conto che il centro dell’Università è la persona, la singola persona irripetibile, diversa dalle altre, che ha delle sue esigenze. Questo credo sia davvero il modo in cui la quantità, che tende magari ad omologare, diventa conciliabile o si eleva alla qualità del singolo.


D. - A proposito di qualità, l’Università Cattolica intende formare la classe dirigente del domani. Ma quale modello di leader sottende i suoi insegnamenti?


R. - Direi proprio, in questo caso, che prendere Armida Barelli come modello significhi indicare quale debba essere la direzione nella formazione della classe dirigente futura. Un leader, un protagonista della vita collettiva, della vita di un popolo, deve appunto avere dedizione, fede e passione. Questo credo sia il modello cui tendere, con a fianco sempre un senso alto della responsabilità.


D. - C’è la necessità di stare al passo con i tempi. Quali percorsi l’ateneo cattolico ha avviato sui temi più nuovi e cruciali oggi, proprio per contribuire allo sviluppo dell’uomo, in senso integrale?


R. - L’Università Cattolica ha cercato di innovare il più possibile, anche attraverso strutture di ricerca e di formazione, dedicate specificatamente ad alcuni temi, quelli maggiormente legati oggi alle finalità istituzionali dell’Ateneo, con centri per la famiglia, per la bioetica, per la dottrina sociale, per la solidarietà internazionale. Qual è il punto? E perché centri di ateneo? Perché raccolgono e condensano tutte le varie discipline che vengono insegnate nella nostra università. Quindi, sono strutture pluridisciplinarie, perché oggi è davvero impossibile parlare di Dottrina sociale senza tener conto di cosa siano i diritti umani o essere all’avanguardia nella promozione della famiglia, se non teniamo conto, oltre che degli aspetti psicologici, pedagogici, anche del diritto della famiglia o degli aspetti economici. Credo che questo sia uno degli sforzi più importanti, in questi anni, del nostro ateneo.


D. - Non solo didattica, ma anche accoglienza, all’Università Cattolica. I collegi universitari riescono oggi ad offrire ai giovani la possibilità di sperimentare il dialogo culturale che l’Università persegue?


R. - I collegi, nella sede milanese, nella sede romana, nel collegio di Piacenza, sono sempre stati una punta di diamante del progetto educativo del nostro ateneo. Il collegio è davvero il luogo dove noi dobbiamo cercare di formare quella futura classe dirigente. Molto spesso oggi vediamo tentativi di costruire i cosiddetti collegi di eccellenza. L’Università Cattolica di questi collegi ha sempre fruito, li ha sempre incrementati, perché è lì dove il progetto educativo dell’Università Cattolica prende forma.


D. - In occasione della Giornata dell’Università Cattolica in tutte le chiese, nell parrocchie, viene ricordata appunto l’Università. Ma come possono le comunità cristiane sostenere in modo efficace questa istituzione? Se lei vuole anche approfittare per rivolgersi proprio a loro...


R. - Tradizionalmente, questa è la giornata in cui il credente italiano offre un piccolo obolo per l’Università Cattolica. Conosciamo le difficoltà crescenti: però, anche un piccolo gesto è testimonianza di un rapporto di amicizia e la consapevolezza che appunto l’Università Cattolica, lavorando in stretta sintonia con il progetto culturale della Chiesa italiana è una parte importante della Chiesa italiana. Allora, forse la richiesta più generale è la richiesta davvero a tutti i cattolici italiani di manifestare la loro amicizia verso la nostra istituzione, perchè l’amicizia ci è di sostegno e di incoraggiamento.






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Monday, April 07, 2008 2:53 PM
LE UDIENZE

Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina in Udienza:

Em.mo Card. Ivan Dias, Prefetto della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli;

Presidenza della Conferenza Episcopale del Venezuela:

S.E. Mons. Ubaldo Ramón Santana Sequera, F.M.I., Arcivescovo di Maracaibo, Presidente;

S.E. Mons. Roberto Lückert León, Arcivescovo di Coro, primo Vice-Presidente;

Em.mo Card. Jorge Liberato Urosa Savino, Arcivescovo di Caracas, secondo Vice-Presidente;

S.E. Mons. Ramón José Viloria Pinzón, Vescovo di Puerto Cabello, Segretario Generale.

Il Papa riceve questa mattina in Udienza:

Gruppo degli Ecc.mi Presuli della Conferenza Episcopale delle Antille, in Visita "ad Limina Apostolorum".

Il Santo Padre ha ricevuto ieri in Udienza:

Em.mo Card. Christoph Schönborn, O.P., Arcivescovo di Vienna.
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Monday, April 07, 2008 2:54 PM
Benedetto XVI ai vescovi delle Antille: rafforzate l'identità cristiana attraverso le scuole cattoliche e i seminari, perché l'etica del Vangelo si oppone ai drammi sociali causati da droga, commercio d'armi e turismo selvaggio



La spiritualità cristiana e la lunga tradizione cattolica delle Antille hanno permesso di radicare nelle popolazioni dell’arcipelago centroamericano quei valori fondamentali, oggi ancor più necessari per contrastare le derive del materialismo e del relativismo etico che non risparmiano l’area. Benedetto XVI ha ricevuto stamattina i presuli delle Antille che hanno terminato la visita ad Limina, e li ha incoraggiati a porre grande attenzione alla formazione giovanile, sia quella vocazionale nei seminari, sia quella culturale nelle scuole cattoliche. Il servizio di Alessandro De Carolis:


L’appellativo di “paradisi” naturali, conferito loro dalla straordinaria bellezza del paesaggio terrestre e marino, e i nomi delle dozzine e dozzine di isole - da Cuba alle Barbados, da Haiti alle Bahamas a Trinidad e Tobago - che evocano scenari esotici ambiti dai tour operator di tutto il mondo celano, a una lettura superficiale, le piaghe sociali che feriscono questo lungo arco di territori - anglofoni, francofoni e di lingua olandese - che punteggiano i Caraibi dalla Florida alle coste settentrionali del Sudamerica. Piaghe con le quali la Chiesa locale delle Antille si confronta quotidianamente e che Benedetto XVI non ha ignorato nel loro impatto, spesso devastante, sulla popolazione locale e sul territorio. ”In gradi diversi - ha riconosciuto il Pontefice - le vostre sponde sono state colpite da aspetti negativi dell’industria dello spettacolo, dello sfruttamento turistico, del flagello del commercio di armi e di stupefacenti; influenze che non solo minano la vita familiare e scuotono le fondamenta dei valori culturali tradizionali, ma tendono ad influenzare negativamente la politica locale”.


Problemi che, sul versante opposto, rappresentano, ha detto il Papa, “notevoli sfide” per i 13 episcopati che compongono la Conferenza dei vescovi delle Antille. “Di vitale importanza - ha puntualizzato Benedetto XVI - è l'instancabile promozione delle vocazioni insieme con la guida e la formazione permanente dei sacerdoti”. Sostenete “con attenzione” i seminari locali, ha raccomandato il Pontefice ai presuli caraibici - e verificate la formazione dei giovani sacerdoti, perché possano contare su un’offerta di “regolari programmi di formazione permanente”, necessari “per la costruzione dell’identità sacerdotale”. E riaffermando, in modo analogo, anche l’importanza della cura per le vocazioni religiose, registrate in calo, il Papa - alternando alla lingua inglese quella francese - ha esortato i vescovi delle Antille su un’altra questione molto attuale. “Cari fratelli - sono state le sue parole - ognuno di voi avverte la grande responsabilità a fare tutto il possibile per sostenere il matrimonio e la vita familiare, la fonte primaria di coesione all'interno della comunità e quindi di primaria importanza agli occhi delle autorità civili. A questo proposito, la grande rete delle scuole cattoliche nella vostra zona può giocare una differenza sostanziale”.


“Dei buoni giovani cristiani sono buoni cittadini”, ha asserito poco dopo il Pontefice, dicendosi certo “che tutto sarà fatto per incoraggiare la specificità della vostra scuola cattolica che, lungo le generazioni, ha reso un notevole servizio al vostro popolo”. Nonostante le innegabili difficoltà, Benedetto XVI ha voluto terminare con una esortazione alla speranza, della quale - ha auspicato - i vescovi devono essere i primi “araldi”: “Siate audaci testimoni della luce di Cristo, che indica una direzione e una meta alle famiglie, e siate grandi predicatori della potenza del Vangelo, che deve permeare il loro modo di pensare, i loro standard di giudizio, e le norme di comportamento. Sono fiducioso - ha concluso il Papa - che la vostra testimonianza vissuta nello straordinario ‘sì’ di Dio all'umanità, incoraggerà le vostre popolazioni a respingere le distruttive tendenze sociali e a cercare ‘la fede in azione’, che abbraccia tutto ciò che genera la nuova vita di Pentecoste”.




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Monday, April 07, 2008 2:56 PM
COMUNICATO DEL PONTIFICIO CONSIGLIO COR UNUM: VISITA DEL CARD. PAUL JOSEF CORDES ALLA CONFERENZA EPISCOPALE D’INGHILTERRA E GALLES (CBEW)


TESTO IN LINGUA ITALIANA


Su invito della Conferenza Episcopale d’Inghilterra e Galles (CBEW), il Cardinale Paul Josef Cordes, Presidente del Pontificio Consiglio Cor Unum, incontrerà i Vescovi d’Inghilterra e Galles, riuniti nella loro Assemblea Plenaria a Hinsley Hall, Leeds, dal 7 al 10 aprile 2008.

Scopo della visita è quello di dialogare con i Presuli, alla luce della prima Enciclica del Santo Padre Benedetto XVI, Deus caritas est, sulla promozione dell’identità cattolica delle organizzazioni caritative ecclesiali, in un contesto caratterizzato sia da mutamenti repentini che da nuove sfide poste al tradizionale impegno della Chiesa in questo campo. Sebbene la Chiesa in Inghilterra e Galles abbia raggiunto con opere efficaci quanti si trovano nel bisogno, i cambiamenti storici e culturali rendono necessaria una riflessione sul ruolo del Vescovo quale primario responsabile dell’attività caritativa della Chiesa.

Durante la visita, il Cardinal Cordes incontrerà anche i responsabili diretti dell’attività caritativa della Chiesa, sia nel paese che all’estero, e proprio allo scopo di incoraggiare una riflessione approfondita, nel pomeriggio di martedì 8 aprile, terrà una conferenza pubblica all’Istituto Maryvale dell’Arcidiocesi di Birmingham, impegnato nella formazione permanente e a distanza in teologia, evangelizzazione e catechesi.






Il cardinale Cordes incontra i vescovi d'Inghilterra e Galles



Su invito della Conferenza episcopale d’Inghilterra e Galles (CBEW), il cardinale Paul Josef Cordes, presidente del Pontificio Consiglio Cor Unum, incontrerà i vescovi d’Inghilterra e Galles, riuniti nella loro Assemblea plenaria a Hinsley Hall (Leeds) dal oggi al 10 aprile. "Scopo della visita - riferisce un comunicato del dicastero - è quello di dialogare con i presuli, alla luce della prima Enciclica di Benedetto XVI, Deus caritas est, sulla promozione dell’identità cattolica delle organizzazioni caritative ecclesiali, in un contesto caratterizzato sia da mutamenti repentini che da nuove sfide poste al tradizionale impegno della Chiesa in questo campo. Sebbene la Chiesa in Inghilterra e Galles - prosegue la nota - abbia raggiunto con opere efficaci quanti si trovano nel bisogno, i cambiamenti storici e culturali rendono necessaria una riflessione sul ruolo del vescovo quale primario responsabile dell’attività caritativa della Chiesa". Durante la visita, il cardinal Cordes incontrerà anche i responsabili diretti dell’attività caritativa della Chiesa, sia nel Paese che all’estero, e proprio allo scopo di incoraggiare una riflessione approfondita, nel pomeriggio di domani, terrà una conferenza pubblica all’Istituto Maryvale dell’arcidiocesi di Birmingham, impegnato nella formazione permanente e a distanza in teologia, evangelizzazione e catechesi.



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Monday, April 07, 2008 3:03 PM
La visita del Papa alla Basilica di San Bartolomeo per onorare i martiri del XX secolo



Ricordare ed onorare la memoria dei testimoni della fede del XX secolo: con questo spirito oggi pomeriggio, alle 17.30, Benedetto XVI si recherà in visita alla Basilica di San Bartolomeo all’Isola Tiberina, memoriale, appunto, dei martiri dei nostri giorni, e vi presiederà la celebrazione della Parola. La nostra emittente trasmetterà la cronaca dell’evento a partire dalle 17.20, sull’onda media di 585 kHz e sulla modulazione di frequenza di 105 MHz. Ad accogliere il Papa, saranno, tra gli altri, il cardinale Vicario, Camillo Ruini, e i responsabili della Comunità di Sant’Egidio a cui, nel 1993, fu affidata la Basilica di San Bartolomeo. Ma quale atmosfera si respira, in queste ore, nella Comunità? Isabella Piro lo ha chiesto al presidente di Sant’Egidio, Marco Impagliazzo:


R. – Un’atmosfera pasquale, di gioia, per questo dono che riceveremo dal Papa che visita una delle Chiese cui noi siamo più affezionati, più legati, perché la Chiesa di San Bartolomeo all’Isola Tiberina ci fu affidata da Giovanni Paolo II per il 25.mo anniversario della Comunità. È una Basilica che conserva le reliquie dell’Apostolo Bartolomeo e anche del grande Sant’Adalberto che fu l’evangelizzatore della Polonia. Dopo qualche anno, durante il Giubileo del 2000, quando Giovanni Paolo II ebbe l’idea di celebrare, di onorare i nuovi martiri e i testimoni della fede del XX secolo, questa Basilica ne divenne luogo memoriale e venne affidato alla Comunità perché Sant’Egidio ha questa forte vocazione ecumenica: i nuovi martiri sono martiri di tutte le Chiese cristiane.


D. – Quest’anno ricorre il 40.mo anniversario della Comunità di Sant’Egidio: la visita del Papa ha dunque un significato particolare?


R. – Sì, un grande significato: i 40 anni, nel linguaggio biblico, sono l’uscita dal deserto, sono il tempo della Terra Promessa. Per noi, è un grande anniversario che ha un grande significato soprattutto da un punto di vista spirituale. Siamo quindi molto felici che il Papa benedica questi 40 anni di storia, iniziati in anni travagliati, come erano quelli del ’68, gli anni della contestazione, in cui la Comunità non ha mai perso il riferimento della Parola di Dio e dell’amore per la Chiesa, anzi: ne è stata sempre guidata.


D. – Nella Basilica di San Bartolomeo sono conservate numerose reliquie dei martiri del XX secolo. Cosa ci insegnano?


R. –Che la fede viene prima di ogni altra cosa, ci insegnano la fedeltà agli insegnamenti della Chiesa. I martiri non sono degli eroi, sono persone normali come tutti, che hanno saputo, per amore della fede, per amore della Chiesa e molti per amore del Papa, vivere fino in fondo la loro fede, come Gesù sulla Croce: quando tutti gli gridavano “Salva te stesso!”, non scese dalla Croce, ma accettò il martirio fino in fondo. Ed è un testamento che giunge fino al XXI secolo. In fondo, il martirio, purtroppo, non è finito: fino a poco tempo fa, abbiamo pregato e pianto per la morte dell’arcivescovo caldeo di Mossul.


D. – Sull’Isola Tiberina c’è anche l’ospedale “Fatebenefratelli”: quali sono i rapporti tra questa struttura e la Comunità di Sant’Egidio?


R. – Sono rapporti ottimi! Siamo “vicini di casa” e spesso molte persone che vanno a visitare i malati all’ospedale vengono poi a pregare nella nostra Chiesa: c’è una cappellina con un’antichissima immagine della Madonna che è frequentatissima dai parenti dei pazienti dell’ospedale. In fondo, l’Isola Tiberina è stata sempre un luogo in cui si è chiesta la guarigione: sin dall’epoca dei Romani, c’era il Tempio di Esculapio e quindi per millenni è stata un’isola di guarigione. In questo senso, all’interno della Basilica c’è un pozzo scavato all’epoca dei Romani perché sembrava che da lì sgorgasse un’acqua miracolosa. Ecco: noi abbiamo conservato questo pozzo anche come segno della preghiera di guarigione per i malati.


D. - Cosa vi aspettate dalla visita di Benedetto XVI, quali speranze, quale nuovo slancio sperate di ricavare da questo incontro?


R. – Noi speriamo di essere benedetti nel nostro cammino e soprattutto nell’essere confermati da questo amore per la Chiesa che ci porta sulle grandi frontiere del mondo. La Comunità di Sant’Egidio è ormai diffusa in 70 Paesi del mondo e dovunque c’è la Comunità di Sant’Egidio c’è un po’ di spirito romano, ovvero un po’ di spirito universale, quel respiro universale della Chiesa che ci fa prendere cura delle ferite del mondo e soprattutto della vita dei più poveri. Ecco: noi speriamo e crediamo che la visita di Papa Benedetto XVI ci aiuti a vivere questa vocazione pienamente.







I martiri cristiani, testimoni dell’amore di Dio, nel magistero di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI



Con la visita di Benedetto XVI, oggi pomeriggio, alla Basilica di San Bartolomeo all’isola Tiberina, si porrà l’accento sulla straordinaria testimonianza dei martiri cristiani del XX secolo. Un tema fortemente presente nel Magistero del Papa e del suo predecessore Giovanni Paolo II che volle proprio dedicare la chiesa di San Bartolomeo ai testimoni eroici della fede del secolo scorso. Il servizio di Alessandro Gisotti:


“Nel nostro secolo sono ritornati i martiri, spesso sconosciuti, quasi militi ignoti della grande causa di Dio”: Giovanni Paolo II lo sottolinea con forza nella Lettera apostolica Tertio Millennio Adveniente del 1994. E aggiunge: “Per quanto è possibile non devono andare perdute nella Chiesa le loro testimonianze”. Proprio per rispondere a questa esigenza, Giovanni Paolo II nell’Anno Giubilare presiede al Colosseo una commemorazione ecumenica dei testimoni della fede del XX secolo. “Quanti cristiani – avverte - in ogni continente, nel corso del Novecento hanno pagato il loro amore a Cristo anche versando il sangue”. Ed anche ai giovani, nell’indimenticabile GMG di Torvergata del 2000, Papa Wojtyla rammenta l’attualità del martirio che sempre accompagna la vita della Chiesa:

“Anche oggi credere in Gesù, seguire Gesù sulle orme di Pietro, di Tommaso, dei primi apostoli e dei testimoni, comporta una presa di posizione per Lui e non di rado quasi un nuovo martirio: il martirio di chi, oggi come ieri, è chiamato ad andare contro corrente per seguire il Maestro divino, per seguire ‘l’Agnello dovunque va’”.

Due anni dopo il Giubileo, Giovanni Paolo II decide di associare la Basilica di San Bartolomeo alla memoria degli eroici testimoni della fede del Novecento. A suggellare questa nuova dimensione della Basilica del X secolo è una solenne celebrazione ecumenica presieduta, il 12 ottobre 2002, dal cardinale vicario Camillo Ruini e dal Patriarca ortodosso romeno Teoctist. San Bartolomeo diventa dunque “Luogo memoriale dei Nuovi Martiri del XX secolo”. Come il suo predecessore, anche Benedetto XVI mette l’accento sulla fecondità del martirio cristiano. Ecco come ne tratteggia il significato all’Angelus del 26 dicembre scorso, solennità di Santo Stefano Protomartire:


“Il martire cristiano attualizza la vittoria dell’amore sull’odio e sulla morte. Preghiamo per quanti soffrono a motivo della fedeltà a Cristo e alla sua Chiesa. Maria Santissima, Regina dei Martiri, ci aiuti ad essere testimoni credibili del Vangelo, rispondendo ai nemici con la forza disarmante della verità e della carità”.


Già nella prima uscita pubblica dopo l’elezione alla Cattedra di Pietro, visitando la Basilica di San Paolo il 25 aprile del 2005, Benedetto XVI aveva sottolineato che “il sangue dei martiri è seme di nuovi cristiani”. Dunque, era il suo auspicio, “all’inizio del terzo millennio è lecito attendersi una rinnovata fioritura della Chiesa, specialmente là dove essa ha maggiormente sofferto per la fede e per la testimonianza del Vangelo”. E proprio la memoria, il ricordo è il messaggio che s’irradia da San Bartolomeo all’Isola Tiberina: sono ben 13 mila le testimonianze del martirio custodite nei locali della Basilica. Raccontano storie conosciute come quella di don Andrea Santoro, del vescovo Oscar Romero, di padre Massimiliano Kolbe, ma anche, come richiamato da Karol Wojtyla, di militi ignoti della grande causa di Dio.




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Monday, April 07, 2008 8:47 PM
L'omaggio del papa ai martiri del '900. ''L'amore vince anche nell'apparente sconfitta''



di Angela Ambrogetti - Mattia Bianchi/ 07/04/2008

In occasione dei 40 anni del movimento ecclesiale, Benedetto XVI visita la basilica di San Bartolomeo, sull'isola Tiberina, diventata memoriale dei nuovi martiri, per decisione di Giovanni Paolo II. Ad accoglierlo, oltre 8mila fedeli.

ROMA - Un pellegrinaggio in memoria dei martiri, una visita gli amici di Dio che, anche quando sembrano sconfitti dalla storia, con la loro testimonianza fanno vivere la forza dell’amore inerme che vince la morte. Teologia e storia nel discorso di papa Benedetto XVI all’Isola Tiberina, nella Basilica di San Bartolomeo, che Giovanni Paolo II aveva voluto dedicare ai martiri del XX e XXI secolo. Invitato dalla Comunità di Sant’Egidio che dal 1993 cura la pastorale dell'antica basilica del X secolo, Benedetto XVI è stato accolto da oltre 8mila persone e ha voluto ricordare anche i 40 anni della nascita del movimento. La comunità, ha spiegato, ha mosso i primi passi "negli anni difficili dopo il '68" e ha poi diffuso il proprio carisma in tante parti del mondo. "La Parola di Dio, l'amore per la Chiesa, la predilezione per i poveri, la comunicazione del Vangelo - continua Benedetto XVI - sono state le stelle che vi hanno guidato testimoniando, sotto cieli diversi, l'unico messaggio di Cristo". Da qui, il ringraziamento "per questa vostra opera apostolica; per l'attenzione agli ultimi e per la ricerca della pace, che contraddistinguono la vostra Comunità".

L'evento è stato seguito in diretta da 70 paesi e in piazza tramite maxi schermi che hanno mostrato i momenti più significativi di questo viaggio del papa nella storia del martirio moderno. Lo ha fatto rendendo omaggio ai sei altari con le reliquie delle vittime, con una candela per ciascuno dei memoriali. Tra le persone che hanno acceso il cero insieme al papa, c'è anche Maddalena Santoro, sorella di don Andrea, il sacerdote romano ucciso nella sua chiesa di Trebisonda, in Turchia, nel febbraio del 2006. A testimoniare il suo sacrificio, nella basilica romana sono custoditi la stola e il calice del sacerdote, insieme ad altri simboli eloquenti: il messale di mons. Oscar Arnulfo Romero, il vescovo di San Salvador, ucciso 28 anni fa dagli squadroni della morte salvadoregni mentre diceva messa; lo scapolare del prete ortodosso rumeno Sofian Boghiu, una delle prime vittime dell'ateismo comunista; la lettera del contadino bavarese Franz Jaegerstaetter che spiega alla moglie perché non può obbedire ai nazisti; la bibbia di Evariste Kagorora, ucciso nel '94 nel massacro della chiesa della Sacra Famiglia a Kigali, in Ruanda. Una icona sull'altare maggiore, unisce poi il ricordo di Martin Luther King e Romero, Dietrich Bonhoeffer, pastore protestante ucciso a Dachau, e Tichon, il primo martire della chiesa ortodossa moscovita dopo la rivoluzione russa.

Altari, ha spiegato il papa nella sua omelia, che” ricordano i cristiani caduti sotto la violenza totalitaria del comunismo, del nazismo, quelli uccisi in America, in Asia e Oceania, in Spagna e Messico, in Africa, ripercorriamo idealmente molte dolorose vicende del secolo passato. Tanti sono caduti mentre compivano la missione evangelizzatrice della Chiesa: il loro sangue si è mescolato con quello di cristiani autoctoni a cui era stata comunicata la fede". Quella di Benedetto XVI è una meditazione che risponde all’interrogativo iniziale: "Perché questi nostri fratelli martiri non hanno cercato di salvare a tutti i costi il bene insostituibile della vita? Perché hanno continuato a servire la Chiesa, nonostante gravi minacce e intimidazioni?”.

Il papa che entrando ha baciato una reliquia della vera croce conservata in un antico reliquiario, ha ricondotto tutto all’evento fondamentale del cristianesimo: Cristo Risorto. “E' vero: apparentemente sembra che la violenza, i totalitarismi, la persecuzione, la brutalità cieca si rivelino più forti, mettendo a tacere la voce dei testimoni della fede, che possono umanamente apparire come sconfitti della storia. Ma Gesù risorto illumina la loro testimonianza e comprendiamo così il senso del martirio”. Ed ha proseguito: “E' la forza dell'amore, inerme e vittorioso anche nell'apparente sconfitta. E' la forza che sfida e vince la morte”.

“Anche questo XXI secolo si è aperto nel segno del martirio”, ha ricordato ancora. Del resto i cristiani sono chiamati ad essere “veramente lievito, luce e sale della terra” ed è per questo che “diventano anche loro, come avvenne per Gesù, oggetto di persecuzioni; come Lui sono "segno di contraddizione". La convivenza fraterna, l'amore, la fede, le scelte in favore dei più piccoli e poveri, che segnano l'esistenza della comunità cristiana, suscitano talvolta un'avversione violenta. Quanto utile è allora guardare alla luminosa testimonianza di chi ci ha preceduto nel segno di una fedeltà eroica sino al martirio!”. L'invito alla Comunità di Sant'Egidio, quindi, è quello di non temere ”le difficoltà e le sofferenze che questa azione missionaria comporta: rientrano nella "logica" della coraggiosa testimonianza dell'amore cristiano”.

Al termine della Liturgia della Parola nella quale si è cantato anche l’inno dei santi martiri e si è pregato per i cristiani che testimoniano a prezzo della loro vita l’amore di Dio in Medio Oriente ed Iraq, il pontefice ha scoperto una targa nel portico della Basilica a ricordo della visita. Tra gli ospiti, 10 cardinali e 16 vescovi (di cui 7 del movimento dei vescovi amici di Sant’Egidio, uno per continente) e mons. Vincenzo Paglia, da sempre guida spirituale di Sant'Egidio. Presenti anche i cardinali Etchegaray, Ruini, Tauran, Sandri, Kasper, Saraiva Martins, Rylko, Vallinmi, Stafford e Sepe.

Nel suo saluto iniziale, Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant'Egidio, ha ricordato lo spirito delle origini, nel clima del '68, in cui uno ''slancio vitalistico animava le giovani generazioni per fare un mondo migliore''. In questi anni, ha detto, ''siamo stati preservati dal freddo delle ideologie, dal calore bruciante del vivere per sé "grazie all'amore per la parola di Dio''. ''In quella temperie - ha aggiunto - sentimmo di non farci guidare da noi stessi. Perché il mondo fosse migliore dovevamo cambiare noi stessi''. Riccardi ha ricordato poi "gli uomini e le donne che non hanno vissuto per sé, scandalo per il mondo del Novecento che ha fatto sua suprema legge il 'salva te stesso'. Tale - ha concluso - è ancora il mondo del nostro secolo. E purtroppo tanti cristiani sono ancora uccisi in varie parti del mondo''.

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Gesù risorto illumina la testimonianza dei martiri della fede, solo apparentemente sconfitti dalla violenza e dai totalitarismi: così il Papa in visita alla Basilica di San Bartolomeo sull’Isola Tiberina




Gesù risorto illumina la testimonianza dei martiri della fede, solo apparentemente sconfitti dalla violenza e dai totalitarismi. Così, in sintesi, Benedetto XVI, durante la Liturgia della Parola, presieduta oggi pomeriggio nella Basilica di San Bartolomeo all’Isola Tiberina, memoriale dei martiri del XX sec. Ad accogliere il Papa sono stati, tra gli altri, il cardinale Vicario, Camillo Ruini, ed i membri della Comunità di Sant’Egidio, cui la Basilica fu affidata nel ’93, e che quest’anno festeggia il 40.mo anniversario. Il servizio di Isabella Piro:

(canto: “Inno dei Santi Martiri”)


“Un pellegrinaggio alla memoria dei martiri del XX secolo”: così il Papa ha definito la sua visita alla Basilica di San Bartolomeo, una piccola Chiesa bianca, circondata dalle acque del Tevere, e che accoglie le reliquie dei cristiani caduti nel XX secolo. Un luogo “carico di memorie”, dunque, ha aggiunto il Santo Padre, che fa sorgere in noi una domanda: perché questi martiri “non hanno cercato di salvare a tutti i costi il bene insostituibile della vita?”. La risposta, ha sottolineato il Papa, è nella fiamma dell’amore:

“Sorretti da quella fiamma anche i martiri hanno versato il loro sangue e si sono purificati nell’amore: nell’amore di Cristo che li ha resi capaci di sacrificarsi a loro volta per amore. Gesù ha detto: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici” (Gv 15,13). Ogni testimone della fede vive questo amore “più grande” e, sull’esempio del divino Maestro, è pronto a sacrificare la vita per il Regno di Dio. In questo modo si diventa amici di Cristo; così ci si conforma a Lui, accettando il sacrificio fino all’estremo, senza porre limiti al dono dell’amore e al servizio della fede”.

Sono tanti, ha continuato Benedetto XVI, “i cristiani caduti sotto la violenza totalitaria del comunismo e del nazismo”, quelli uccisi nei 5 continenti, spesso “in odio alla fede”. E non pochi “si sono immolati per non abbandonare i bisognosi, i poveri, i fedeli loro affidati”. Questi nostri fratelli nella fede, ha detto il Papa citando Giovanni Paolo II, costituiscono come “un affresco delle Beatitudini, vissuto sino allo spargimento di sangue”. Una testimonianza però che parla “con voce più forte delle divisioni del passato”:

“E’ vero: apparentemente sembra che la violenza, i totalitarismi, la persecuzione, la brutalità cieca si rivelino più forti, mettendo a tacere la voce dei testimoni della fede, che possono umanamente apparire come sconfitti della storia. Ma Gesù risorto illumina la loro testimonianza e comprendiamo così il senso del martirio”.


Tanto più vera, allora, diventa l’affermazione di Tertulliano, citata dal Santo Padre: “Il sangue dei martiri è seme di nuovi cristiani”:


“Nella sconfitta, nell’umiliazione di quanti soffrono a causa del Vangelo, agisce una forza che il mondo non conosce: “Quando sono debole – esclama l’apostolo Paolo -, è allora che sono forte” (2 Cor 12,10). E’ la forza dell’amore, inerme e vittorioso anche nell’apparente sconfitta. E’ la forza che sfida e vince la morte”.



“Anche questo XXI secolo si è aperto nel segno del martirio – ha concluso il Papa - Quando i cristiani sono veramente lievito, luce e sale della terra, diventano anche loro, come avvenne per Gesù, oggetto di persecuzioni; come Lui sono ‘segno di contraddizione”. Di qui, l’invito rivolto agli amici della Comunità di Sant’Egidio a guardare agli “eroi della fede”, sforzandosi di “imitarne il coraggio”, per essere “costruttori di pace e di riconciliazione fra quanti sono nemici o si combattono”.


Dopo la Celebrazione, all’esterno della Basilica, Benedetto XVI ha scoperto una lapide commemorativa della sua visita. Quindi ha rivolto ai tanti presenti un saluto, esteso anche al vicino ospedale “Fatebenefratelli”. Infine, il Papa ha ringraziato la Comunità di Sant’Egidio per il suo operato, esortandola a non temere le difficoltà e le sofferenze dell’azione missionaria:

“La Parola di Dio, l’amore per la Chiesa, la predilezione per i poveri, la comunicazione del Vangelo sono state le stelle che vi hanno guidato testimoniando, sotto cieli diversi, l’unico, comune messaggio di Cristo. Vi ringrazio per questa vostra opera apostolica; vi ringrazio per l’attenzione agli ultimi e per la ricerca della pace, che contraddistinguono la vostra Comunità”.


Anche la Comunità di Sant’Egidio ha ringraziato il Papa per la sua visita, definita “un dono prezioso” proprio perché cade nel 40.mo anniversario della Comunità. Il suo fondatore, Andrea Riccardi, ha poi aggiunto:

”Oggi Vostra Santità onora la memoria dei martiri, le cui esistenze parlano di un amore forte come la morte. Hanno vissuto non per sé: scandalo per il mondo del Novecento, che ha fatto sua suprema legge il “salva te stesso”, gridato a Gesù sotto la croce. Tale è ancora il mondo del nostro secolo, dove purtroppo tanti cristiani sono ancora uccisi in varie parti del mondo!”


Andrea Riccardi ha poi ricordato le piaghe del mondo, in particolare dell’Africa dove, ha detto “il materialismo umilia l’uomo con la violenza, la povertà, il culto del denaro, sfigurando l’immagine di Dio”. Eppure, ha concluso, in questo contesto si vede “la forza umanizzante, liberatrice e pacificatrice della gratuità della vita cristiana” e si è “contenti di essere cristiani”, con una gioia “più forte del dolore che si sente nel mondo”.

(canto: “Cantiamo al Signore”)



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Tuesday, April 08, 2008 2:46 PM
MESSAGGIO DEL SANTO PADRE AI CATTOLICI E AL POPOLO DEGLI STATI UNITI IN OCCASIONE DELL’IMMINENTE VIAGGIO APOSTOLICO

Pubblichiamo di seguito il testo del video-messaggio che il Santo Padre indirizza ai cattolici e al popolo degli Stati Uniti d’America in occasione del Suo imminente Viaggio Apostolico:

TRADUZIONE IN LINGUA ITALIANA

Cari fratelli e sorelle degli Stati Uniti d’America!

La grazia e la pace di Dio nostro Padre e del Signore Gesù Cristo siano con tutti voi! Mancano ormai pochi giorni al mio viaggio apostolico nel vostro amato Paese, e prima di partire desidero farvi giungere un cordiale saluto e un invito alla preghiera. Come sapete, la mia visita toccherà due sole città: Washington e New York; ma essa intende spiritualmente abbracciare tutti i cattolici che vivono negli Stati Uniti. Al tempo stesso, auspico vivamente che la mia venuta in mezzo a voi sia accolta come espressione di fraternità verso ogni Comunità ecclesiale e come testimonianza di amicizia verso tutti i credenti e gli uomini e le donne di buona volontà. Il Signore risorto ha affidato agli Apostoli e alla Chiesa il suo Vangelo d’amore e di pace, e lo ha affidato perché fosse recato a tutti i popoli.

Sento in questo momento il bisogno di ringraziare, perché so bene che tante persone già da tempo stanno lavorando, sia nell’ambito ecclesiale sia in quello civile, per preparare il mio viaggio. Il mio pensiero va innanzitutto a voi, che mi state aprendo la strada con la preghiera, cioè nel modo più importante! Cari amici, vi sono profondamente riconoscente, perché sono convinto – ce lo insegna la fede – che senza la forza della preghiera, senza l’intima unione con il Signore, a ben poco varrebbero le nostre umane iniziative. E’ Dio che salva noi, il mondo e la storia, è Lui il Pastore del suo popolo, e io vengo, inviato da Gesù Cristo, a portare la sua Parola di vita.

Insieme con i vostri Vescovi, ho scelto come tema del mio viaggio tre semplici ma essenziali parole: "Cristo nostra speranza". Sulle orme dei miei venerati predecessori, Paolo VI e Giovanni Paolo II, per la prima volta verrò da Pontefice negli Stati Uniti d’America, portando con me questa grande verità: Gesù Cristo è la speranza per gli uomini e le donne di ogni lingua, razza, cultura e condizione sociale. Sì, Cristo è il volto di Dio apparso tra noi. Grazie a Lui la nostra vita trova la sua pienezza ed insieme possiamo formare una famiglia di persone e di popoli che vivono in fraternità, secondo il perenne disegno di Dio Padre. So bene quanto nel vostro Paese questo messaggio evangelico sia radicato! Vengo a condividerlo con voi, nelle celebrazioni e negli incontri. Porterò il messaggio della speranza cristiana anche nella grande Assemblea delle Nazioni Unite, ai Rappresentanti dei popoli del mondo. Il mondo infatti ha più che mai bisogno di speranza: speranza di pace, di giustizia, di libertà, ma non potrà realizzare questa speranza senza obbedire alla legge di Dio, che Cristo ha portato a compimento nel comandamento di amarci gli uni gli altri. Fate agli altri ciò che volete facciano a voi, non fate ciò che non volete che essi vi facciano. Questa "regola d’oro" si trova nella Bibbia ma vale per tutti, anche per i non credenti. E’ la legge scritta nella coscienza umana, e su questa possiamo tutti ritrovarci, così che l’incontro delle differenze sia positivo e costruttivo per l’intera comunità umana.

(spagnolo) Rivolgo un cordiale saluto ai cattolici di lingua spagnola e manifesto loro la mia vicinanza spirituale, in special modo ai giovani, ai malati, agli anziani e a quelli che attraversano difficoltà o si sentono più provati. Vi esprimo il mio vivo desiderio di potermi trovare presto con voi in codesta amata Nazione. Nel frattempo, vi esorto a pregare intensamente per i frutti pastorali del mio imminente Viaggio apostolico e a tener alta la fiamma della speranza in Cristo risorto.

(inglese) Cari fratelli e sorelle, amici tutti che vivete negli Stati Uniti. Desidero tanto venire in mezzo a voi! Sappiate che, anche se il mio itinerario sarà breve e limitato nei suoi spostamenti, il mio cuore sarà vicino a tutti, specialmente ai malati, ai piccoli, agli abbandonati. Vi ringrazio ancora per il vostro sostegno spirituale alla mia missione. Con affetto vi abbraccio, mentre invoco su di voi la materna protezione della Beata Vergine Maria,

(spagnolo) Che la Vergine Maria vi accompagni e vi protegga. Che Dio vi benedica!

(inglese) Che Dio vi benedica tutti!




Il videomessaggio del papa agli americani: il mio viaggio per dire che Cristo è speranza



di Angela Ambrogetti/ 08/04/2008

La traduzione italiana del testo contenuto nel videomessaggio di Benedetto XVI, in vista del suo viaggio negli Stati Uniti del 15-21 aprile. "Desidero tanto venire in mezzo a voi - dice il papa - il mio cuore sarà vicino a tutti".

L'articolo completo qui:
www.korazym.org/news1.asp?Id=28450







La speranza cristiana al centro del viaggio apostolico negli Stati Uniti e alla visita all’ONU: così il Papa in un videomessaggio al popolo americano presentato in Sala Stampa Vaticana



Porterò il messaggio della speranza cristiana al popolo americano e alle Nazioni Unite: così, Benedetto XVI sintetizza, in un videomessaggio presentato oggi alla Sala stampa vaticana, il significato del suo ottavo viaggio apostolico internazionale, il primo negli Stati Uniti. Il servizio di Alessandro Gisotti:


Il mondo “ha più che mai bisogno di speranza: speranza di pace, di giustizia, di libertà, ma non potrà realizzare questa speranza senza obbedire alla legge di Dio, che Cristo ha portato a compimento nel comandamento di amarci gli uni gli altri”: è uno dei passaggi chiave del videomessaggio di Benedetto XVI al popolo degli Stati Uniti d’America, ad una settimana dall’inizio del suo viaggio apostolico in terra americana. Il Papa sottolinea che pur visitando solo due città, Washington e New York, “intende abbracciare tutti i cattolici che vivono negli Stati Uniti”. “Il mio cuore - confida - sarà vicino a tutti, specialmente ai malati, ai piccoli, agli abbandonati”:


"At the same time, I earnestly hope that my presence…
Al tempo stesso auspico vivamente che la mia venuta in mezzo a voi sia accolta come espressione di fraternità verso ogni comunità ecclesiale e come testimonianza di amicizia verso tutti i credenti e gli uomini e le donne di buona volontà”.


La speranza, dunque, è il cuore di questo viaggio apostolico e Benedetto XVI ricorda che il tema della visita è proprio “Cristo nostra speranza”:

"Jesus Christ is hope for men and women…
Gesù Cristo è la speranza per gli uomini e le donne di ogni lingua, razza, cultura e condizione sociale”.

E’ grazie a Lui, aggiunge il Pontefice, che possiamo “formare una famiglia di persone e di popoli che vivono in fraternità”. E constata: “So bene quanto nel vostro Paese questo messaggio evangelico sia radicato”.


"I shall also bring the message of Christian hope…
Porterò il messaggio della speranza anche nella grande Assemblea delle Nazioni Unite ai Rappresentanti dei popoli del mondo”.

Un mondo che ha bisogno di speranza. Il Pontefice si sofferma sulla “regola d’oro”, “Fate agli altri ciò che volete facciano a voi”. Una regola che si trova nella Bibbia, ma che, avverte, “vale per tutti, anche per i non credenti”. E’ questa, spiega, “la legge scritta nella coscienza umana, e su questa possiamo tutti ritrovarci, così che l’incontro delle differenze sia positivo e costruttivo per l’intera comunità umana”. Benedetto XVI non manca di ringraziare quanti stanno da tempo lavorando per preparare il viaggio, fattivamente e “aprendo la strada con la preghiera”. Nel videomessaggio, anche un saluto in spagnolo ai tanti cattolici statunitensi di origine ispanoamericana:


"Les aliento a orar intensamente…"
Il Papa chiede ai fedeli di lingua spagnola di pregare intensamente per i frutti pastorali del Viaggio e per “tener alta la fiamma della speranza in Cristo risorto”.


Come detto, il videomessaggio del Papa è stato presentato stamani in Sala Stampa Vaticana, dove il direttore padre Federico Lombardi ha illustrato le tappe del viaggio apostolico negli USA. La conferenza stampa è stata seguita per noi da Alessandro Gisotti:

Un viaggio breve, ma intenso, ricco di appuntamenti di grande significato non solo spirituale: padre Federico Lombardi ha innanzitutto ricordato la genesi dell’ottavo viaggio internazionale di Benedetto XVI, durante il quale il Papa celebrerà il suo 81.mo compleanno e il suo terzo anniversario di Pontificato:

“L’origine di questo viaggio è l’invito alle Nazioni Unite, già fatto da Kofi Annan e ribadito e rinnovato da Ban Ki-moon. Le visite dei Papi alle Nazioni Unite sono già state tre: Paolo VI una volta e due volte Giovanni Paolo II. Normalmente, sono avvenute in ottobre, perchè ottobre è il tempo in cui comincia l’Assemblea generale. Quest’anno ci sono le elezioni negli Stati Uniti , come sapete, e non era possibile fare un viaggio in ottobre".

Nell’atteso appuntamento al Palazzo di Vetro, del 18 aprile, ha rilevato il direttore della Sala Stampa, il Papa parlerà dei fondamenti dei diritti umani. Proprio quest’anno, all’ONU si celebra il 60.mo della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. Il viaggio avrà anche una significativa dimensione pastorale. Il Papa incontrerà tutte le componenti principali della Chiesa americana, dai cardinali ai presuli, dai sacerdoti e religiosi agli esponenti del laicato cattolico. Tre le grandi Messe previste, durante il viaggio: una allo stadio di Washington e due a New York, nella cattedrale di St Patrick e, domenica 20, allo Yankee Stadium. Come prevedibile, c’è grande attesa da parte dei media americani per l’incontro alla Casa Bianca, il 16 aprile, tra il Papa e il presidente George W. Bush. Tuttavia, citando i risultati di un sondaggio commissionato dai Cavalieri di Colombo, padre Lombardi ha messo l’accento sulle vere aspettative degli americani:

“Tra gli americani, la prima attesa non è cosa dirà sull’Iraq, ma cosa dirà su Dio nella nostra vita quotidiana e quali saranno i messaggi di carattere religioso e morale che il Papa ci porterà”.

L’ultimo giorno della visita, domenica 20, si aprirà con l’evento forse più emozionante del viaggio: la visita e il momento di preghiera di Papa Benedetto a Ground Zero. Qui, il Santo Padre incontrerà alcuni superstiti e alcuni familiari delle vittime della tragedia dell’11 settembre:


“E’ un evento molto semplice ed anche non molto lungo. Si prevede che duri in tutto una mezz’ora. Ovviamente, ha un immenso significato di carattere spirituale e simbolico”.

Nel viaggio, sarà dato spazio anche ad incontri ecumenici ed interreligiosi. Una speciale attenzione, in particolare, per il mondo ebraico: il Papa visiterà una sinagoga di New York e rivolgerà un augurio agli ebrei in occasione della loro festività di Pasqua.




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Tuesday, April 08, 2008 4:39 PM
MEMORIA DEI TESTIMONI DELLA FEDE DEL XX E XXI SECOLO

LITURGIA DELLA PAROLA

OMELIA DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI


Basilica di San Bartolomeo all'Isola Tiberina
Lunedì, 7 aprile 2008



Cari fratelli e sorelle,

questo nostro incontro nell’antica basilica di San Bartolomeo all’Isola Tiberina possiamo considerarlo come un pellegrinaggio alla memoria dei martiri del XX secolo, innumerevoli uomini e donne, noti e ignoti che, nell’arco del Novecento, hanno versato il loro sangue per il Signore. Un pellegrinaggio guidato dalla Parola di Dio che, come lampada per i nostri passi, luce sul nostro cammino (cfr Ps 119,105), rischiara con la sua luce la vita di ogni credente. Dal mio amato Predecessore Giovanni Paolo II questo tempio fu appositamente destinato ad essere luogo della memoria dei martiri del 900 e da lui affidato alla Comunità di Sant’Egidio, che quest’anno rende grazie al Signore per il quarantesimo anniversario dei suoi inizi. Saluto con affetto i Signori Cardinali e i Vescovi che hanno voluto partecipare a questa liturgia. Saluto il Prof. Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, e lo ringrazio per le parole che mi ha rivolto; saluto il Prof. Marco Impagliazzo, Presidente della Comunità, l’Assistente, Mons. Matteo Zuppi, nonché Mons. Vincenzo Paglia, Vescovo di Terni-Narni-Amelia.

In questo luogo carico di memorie ci chiediamo: perché questi nostri fratelli martiri non hanno cercato di salvare a tutti i costi il bene insostituibile della vita? Perché hanno continuato a servire la Chiesa, nonostante gravi minacce e intimidazioni? In questa basilica, dove sono custodite le reliquie dell’apostolo Bartolomeo e dove si venerano le spoglie di S. Adalberto, sentiamo risuonare l’eloquente testimonianza di quanti, non soltanto lungo il 900, ma dagli inizi della Chiesa vivendo l’amore hanno offerto nel martirio la loro vita a Cristo. Nell’icona posta sull’altare maggiore, che rappresenta alcuni di questi testimoni della fede, campeggiano le parole dell’Apocalisse: “Essi sono coloro che sono passati attraverso la grande tribolazione” (Ap 7,13). Al vegliardo che chiede chi siano e donde vengano coloro che sono vestiti di bianco, viene risposto che sono quanti “hanno lavato le loro vesti rendendole candide col sangue dell’Agnello” (Ap 7,14). E’ una risposta a prima vista strana. Ma nel linguaggio cifrato del Veggente di Patmos ciò contiene un riferimento preciso alla candida fiamma dell’amore, che ha spinto Cristo a versare il suo sangue per noi. In virtù di quel sangue, siamo stati purificati. Sorretti da quella fiamma anche i martiri hanno versato il loro sangue e si sono purificati nell’amore: nell’amore di Cristo che li ha resi capaci di sacrificarsi a loro volta per amore. Gesù ha detto: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici” (Gv 15,13). Ogni testimone della fede vive questo amore “più grande” e, sull’esempio del divino Maestro, è pronto a sacrificare la vita per il Regno. In questo modo si diventa amici di Cristo; così ci si conforma a Lui, accettando il sacrificio fino all’estremo, senza porre limiti al dono dell’amore e al servizio della fede.

Facendo sosta presso i sei altari, che ricordano i cristiani caduti sotto la violenza totalitaria del comunismo, del nazismo, quelli uccisi in America, in Asia e Oceania, in Spagna e Messico, in Africa, ripercorriamo idealmente molte dolorose vicende del secolo passato. Tanti sono caduti mentre compivano la missione evangelizzatrice della Chiesa: il loro sangue si è mescolato con quello di cristiani autoctoni a cui era stata comunicata la fede. Altri, spesso in condizione di minoranza, sono stati uccisi in odio alla fede. Infine non pochi si sono immolati per non abbandonare i bisognosi, i poveri, i fedeli loro affidati, non temendo minacce e pericoli. Sono Vescovi, sacerdoti, religiose e religiosi, fedeli laici. Sono tanti! Il Servo di Dio Giovanni Paolo II, nella celebrazione ecumenica giubilare per i nuovi martiri, tenutasi il 7 maggio del 2000 presso il Colosseo, ebbe a dire che questi nostri fratelli e sorelle nella fede costituiscono come un grande affresco dell’umanità cristiana del ventesimo secolo, un affresco delle Beatitudini, vissuto sino allo spargimento di sangue. Ed era solito ripetere che la testimonianza di Cristo sino all’effusione del sangue parla con voce più forte delle divisioni del passato.

E’ vero: apparentemente sembra che la violenza, i totalitarismi, la persecuzione, la brutalità cieca si rivelino più forti, mettendo a tacere la voce dei testimoni della fede, che possono umanamente apparire come sconfitti della storia. Ma Gesù risorto illumina la loro testimonianza e comprendiamo così il senso del martirio. Afferma in proposito Tertulliano: “Plures efficimur quoties metimur a vobis: sanguis martyrumsemen christianorum – Noi ci moltiplichiamo ogni volta che siamo mietuti da voi: il sangue dei martiri è seme di nuovi cristiani” (Apol., 50,13: CCL 1,171). Nella sconfitta, nell’umiliazione di quanti soffrono a causa del Vangelo, agisce una forza che il mondo non conosce: “Quando sono debole – esclama l’apostolo Paolo -, è allora che sono forte” (2 Cor 12,10). E’ la forza dell’amore, inerme e vittorioso anche nell’apparente sconfitta. E’ la forza che sfida e vince la morte.

Anche questo XXI secolo si è aperto nel segno del martirio. Quando i cristiani sono veramente lievito, luce e sale della terra, diventano anche loro, come avvenne per Gesù, oggetto di persecuzioni; come Lui sono “segno di contraddizione”. La convivenza fraterna, l’amore, la fede, le scelte in favore dei più piccoli e poveri, che segnano l’esistenza della Comunità cristiana, suscitano talvolta un’avversione violenta. Quanto utile è allora guardare alla luminosa testimonianza di chi ci ha preceduto nel segno di una fedeltà eroica sino al martirio! E in questa antica basilica, grazie alla cura della Comunità di Sant’Egidio, è custodita e venerata la memoria di tanti testimoni della fede, caduti in tempi recenti. Cari amici della Comunità di Sant’Egidio, guardando a questi eroi della fede, sforzatevi anche voi di imitarne il coraggio e la perseveranza nel servire il Vangelo, specialmente tra i poveri. Siate costruttori di pace e di riconciliazione fra quanti sono nemici o si combattono. Nutrite la vostra fede con l’ascolto e la meditazione della Parola di Dio, con la preghiera quotidiana, con l’attiva partecipazione alla Santa Messa. L’autentica amicizia con Cristo sarà la fonte del vostro amore scambievole. Sostenuti dal suo Spirito, potrete contribuire a costruire un mondo più fraterno. La Vergine Santa, Regina dei Martiri, vi sostenga ed aiuti ad essere autentici testimoni di Cristo.

Amen!



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MEMORIA DEI TESTIMONI DELLA FEDE DEL XX E XXI SECOLO

SALUTO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI
AL TERMINE DELLA LITURGIA DELLA PAROLA


Basilica di San Bartolomeo all'Isola Tiberina
Lunedì, 7 aprile 2008





Al termine dell’incontro di preghiera in memoria dei testimoni della fede dei tempi recenti, volentieri rivolgo un saluto a voi tutti, soprattutto a voi che avete seguito la liturgia sulla piazza o in collegamento radiotelevisivo. Nel venticinquesimo anniversario della Comunità, venendo a Santa Maria in Trastevere il Servo di Dio Giovanni Paolo II affidò alla Comunità di Sant’Egidio questa basilica di San Bartolomeo e nel 2000 stabilì che in essa si alimentasse il ricordo dei nuovi martiri.

Cari amici della Comunità di Sant'Egidio, voi avete mosso i primi passi proprio qui a Roma negli anni difficili dopo il ‘68. Figli di questa Chiesa che presiede nella carità, avete poi diffuso il vostro carisma in tante parti del mondo. La Parola di Dio, l’amore per la Chiesa, la predilezione per i poveri, la comunicazione del Vangelo sono state le stelle che vi hanno guidato testimoniando, sotto cieli diversi, l’unico messaggio di Cristo. Vi ringrazio per questa vostra opera apostolica; vi ringrazio per l’attenzione agli ultimi e per la ricerca della pace, che contraddistinguono la vostra Comunità. L'esempio dei martiri, che abbiamo ricordato, continui a guidare i vostri passi, perché siate veri amici di Dio e autentici amici dell’umanità. E non temete le difficoltà e le sofferenze che questa azione missionaria comporta: rientrano nella “logica” della coraggiosa testimonianza dell’amore cristiano.

Desidero, infine, rivolgere a voi e, tramite voi, a tutte le vostre Comunità sparse per il mondo il mio più cordiale augurio nel quarantesimo anniversario della vostra nascita. Estendo il mio saluto agli ammalati, al personale sanitario, ai religiosi e ai volontari dell’attiguo Ospedale Fatebenefratelli dell’Isola Tiberina. Per tutti e per ciascuno assicuro un ricordo nella preghiera, mentre, invocando la materna protezione della Vergine Santa, imparto a tutti la Benedizione Apostolica.



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La preghiera del Papa alla Basilica di San Bartolomeo all'Isola Tiberina, che custodisce le reliquie dei Martiri del XX secolo



Gesù risorto illumina la testimonianza dei martiri della fede, solo apparentemente sconfitti dalla violenza e dai totalitarismi. Così, in sintesi, Benedetto XVI, durante la Liturgia della Parola, presieduta ieri pomeriggio nella Basilica di San Bartolomeo all’Isola Tiberina, memoriale dei martiri del XX secolo. Ad accogliere il Papa sono stati, tra gli altri, il cardinale vicario, Camillo Ruini, ed i membri della Comunità di Sant’Egidio, cui la Basilica fu affidata nel ’93, e che quest’anno festeggia il 40.mo anniversario. Il servizio di Isabella Piro:

(canto: “Inno dei Santi Martiri”)

“Un pellegrinaggio alla memoria dei martiri del XX secolo”: così il Papa ha definito la sua visita alla Basilica di San Bartolomeo, una piccola Chiesa bianca, circondata dalle acque del Tevere, e che accoglie le reliquie dei cristiani caduti nel XX secolo. Un luogo “carico di memorie”, dunque, ha aggiunto il Santo Padre, che fa sorgere in noi una domanda: perché questi martiri “non hanno cercato di salvare a tutti i costi il bene insostituibile della vita?”. La risposta, ha sottolineato il Papa, è nella fiamma dell’amore:

“Sorretti da quella fiamma anche i martiri hanno versato il loro sangue e si sono purificati nell’amore: nell’amore di Cristo che li ha resi capaci di sacrificarsi a loro volta per amore. Gesù ha detto: 'Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici'. Ogni testimone della fede vive questo amore 'più grande' e, sull’esempio del divino Maestro, è pronto a sacrificare la vita per il Regno di Dio. In questo modo si diventa amici di Cristo; così ci si conforma a Lui, accettando il sacrificio fino all’estremo, senza porre limiti al dono dell’amore e al servizio della fede”.


Sono tanti, ha continuato Benedetto XVI, “i cristiani caduti sotto la violenza totalitaria del comunismo e del nazismo”, quelli uccisi nei 5 continenti, spesso “in odio alla fede”. E non pochi “si sono immolati per non abbandonare i bisognosi, i poveri, i fedeli loro affidati”. Questi nostri fratelli nella fede, ha detto il Papa citando Giovanni Paolo II, costituiscono come “un affresco delle Beatitudini, vissuto sino allo spargimento di sangue”. Una testimonianza però che parla “con voce più forte delle divisioni del passato”:

“E’ vero: apparentemente sembra che la violenza, i totalitarismi, la persecuzione, la brutalità cieca si rivelino più forti, mettendo a tacere la voce dei testimoni della fede, che possono umanamente apparire come sconfitti della storia. Ma Gesù risorto illumina la loro testimonianza e comprendiamo così il senso del martirio”.


Tanto più vera, allora, diventa l’affermazione di Tertulliano, citata dal Santo Padre: “Il sangue dei martiri è seme di nuovi cristiani”:

“Nella sconfitta, nell’umiliazione di quanti soffrono a causa del Vangelo, agisce una forza che il mondo non conosce: 'Quando sono debole - esclama l’apostolo Paolo - è allora che sono forte'. E’ la forza dell’amore, inerme e vittorioso anche nell’apparente sconfitta. E’ la forza che sfida e vince la morte”.


“Anche questo XXI secolo si è aperto nel segno del martirio", ha concluso il Papa. "Quando i cristiani sono veramente lievito, luce e sale della terra - ha aggiunto - diventano anche loro, come avvenne per Gesù, oggetto di persecuzioni; come Lui sono ‘segno di contraddizione”. Di qui, l’invito rivolto agli amici della Comunità di Sant’Egidio a guardare agli “eroi della fede”, sforzandosi di “imitarne il coraggio”, per essere “costruttori di pace e di riconciliazione fra quanti sono nemici o si combattono”.

Dopo la Celebrazione, all’esterno della Basilica, Benedetto XVI ha scoperto una lapide commemorativa della sua visita. Quindi, ha rivolto ai tanti presenti un saluto, esteso anche al vicino ospedale “Fatebenefratelli”. Infine, il Papa ha ringraziato la Comunità di Sant’Egidio per il suo operato, esortandola a non temere le difficoltà e le sofferenze dell’azione missionaria:

“La Parola di Dio, l’amore per la Chiesa, la predilezione per i poveri, la comunicazione del Vangelo sono state le stelle che vi hanno guidato testimoniando, sotto cieli diversi, l’unico messaggio di Cristo. Vi ringrazio per questa vostra opera apostolica; vi ringrazio per l’attenzione agli ultimi e per la ricerca della pace, che contraddistinguono la vostra comunità”.

Anche la Comunità di Sant’Egidio ha ringraziato il Papa per la sua visita, definita “un dono prezioso” proprio perché cade nel 40.mo anniversario della Comunità. Il suo fondatore, Andrea Riccardi, ha poi aggiunto:

”Oggi Vostra Santità onora la memoria dei martiri, le cui esistenze parlano di un amore forte come la morte. Hanno vissuto non per sé: scandalo per il mondo del Novecento, che ha fatto sua suprema legge il “salva te stesso”, gridato a Gesù sotto la croce. Tale è ancora il mondo del nostro secolo, dove purtroppo tanti cristiani sono ancora uccisi in varie parti del mondo!”

Andrea Riccardi ha poi ricordato le piaghe del mondo, in particolare dell’Africa dove, ha detto “il materialismo umilia l’uomo con la violenza, la povertà, il culto del denaro, sfigurando l’immagine di Dio”. Eppure, ha concluso, in questo contesto si vede “la forza umanizzante, liberatrice e pacificatrice della gratuità della vita cristiana” e si è “contenti di essere cristiani”, con una gioia “più forte del dolore che si sente nel mondo”.


(canto: “Sarà saldo il monte della casa del Signore”)




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Wednesday, April 09, 2008 3:09 PM
UDIENZA GENERALE

Piazza San Pietro
Mercoledì, 9 aprile 2008



San Benedetto da Norcia


Cari fratelli e sorelle,

vorrei oggi parlare di san Benedetto, Fondatore del monachesimo occidentale, e anche Patrono del mio pontificato. Comincio con una parola di san Gregorio Magno, che scrive di san Benedetto: “L’uomo di Dio che brillò su questa terra con tanti miracoli non rifulse meno per l’eloquenza con cui seppe esporre la sua dottrina” (Dial. II, 36). Queste parole il grande Papa scrisse nell’anno 592; il santo monaco era morto appena 50 anni prima ed era ancora vivo nella memoria della gente e soprattutto nel fiorente Ordine religioso da lui fondato. San Benedetto da Norcia con la sua vita e la sua opera ha esercitato un influsso fondamentale sullo sviluppo della civiltà e della cultura europea. La fonte più importante sulla vita di lui è il secondo libro dei Dialoghi di san Gregorio Magno. Non è una biografia nel senso classico. Secondo le idee del suo tempo, egli vuole illustrare mediante l’esempio di un uomo concreto – appunto di san Benedetto – l’ascesa alle vette della contemplazione, che può essere realizzata da chi si abbandona a Dio. Quindi ci dà un modello della vita umana come ascesa verso il vertice della perfezione. San Gregorio Magno racconta anche, in questo libro dei Dialoghi, di molti miracoli compiuti dal Santo, ed anche qui non vuole semplicemente raccontare qualche cosa di strano, ma dimostrare come Dio, ammonendo, aiutando e anche punendo, intervenga nelle concrete situazioni della vita dell’uomo. Vuole mostrare che Dio non è un’ipotesi lontana posta all’origine del mondo, ma è presente nella vita dell’uomo, di ogni uomo.

Questa prospettiva del “biografo” si spiega anche alla luce del contesto generale del suo tempo: a cavallo tra il V e il VI secolo il mondo era sconvolto da una tremenda crisi di valori e di istituzioni, causata dal crollo dell’Impero Romano, dall’invasione dei nuovi popoli e dalla decadenza dei costumi. Con la presentazione di san Benedetto come “astro luminoso”, Gregorio voleva indicare in questa situazione tremenda, proprio qui in questa città di Roma, la via d’uscita dalla “notte oscura della storia” (cfr Giovanni Paolo II, Insegnamenti, II/1, 1979, p. 1158). Di fatto, l’opera del Santo e, in modo particolare, la sua Regola si rivelarono apportatrici di un autentico fermento spirituale, che mutò nel corso dei secoli, ben al di là dei confini della sua Patria e del suo tempo, il volto dell’Europa, suscitando dopo la caduta dell’unità politica creata dall’impero romano una nuova unità spirituale e culturale, quella della fede cristiana condivisa dai popoli del continente. E’ nata proprio così la realtà che noi chiamiamo “Europa”.

La nascita di san Benedetto viene datata intorno all’anno 480. Proveniva, così dice san Gregorio, “ex provincia Nursiae” – dalla regione della Nursia. I suoi genitori benestanti lo mandarono per la sua formazione negli studi a Roma. Egli però non si fermò a lungo nella Città eterna. Come spiegazione pienamente credibile, Gregorio accenna al fatto che il giovane Benedetto era disgustato dallo stile di vita di molti suoi compagni di studi, che vivevano in modo dissoluto, e non voleva cadere negli stessi loro sbagli. Voleva piacere a Dio solo; “soli Deo placere desiderans” (II Dial., Prol 1). Così, ancora prima della conclusione dei suoi studi, Benedetto lasciò Roma e si ritirò nella solitudine dei monti ad est di Roma. Dopo un primo soggiorno nel villaggio di Effide (oggi: Affile), dove per un certo periodo si associò ad una “comunità religiosa” di monaci, si fece eremita nella non lontana Subiaco. Lì visse per tre anni completamente solo in una grotta che, a partire dall’Alto Medioevo, costituisce il “cuore” di un monastero benedettino chiamato “Sacro Speco”. Il periodo in Subiaco, un periodo di solitudine con Dio, fu per Benedetto un tempo di maturazione. Qui doveva sopportare e superare le tre tentazioni fondamentali di ogni essere umano: la tentazione dell’autoaffermazione e del desiderio di porre se stesso al centro, la tentazione della sensualità e, infine, la tentazione dell’ira e della vendetta. Era infatti convinzione di Benedetto che, solo dopo aver vinto queste tentazioni, egli avrebbe potuto dire agli altri una parola utile per le loro situazioni di bisogno. E così, riappacificata la sua anima, era in grado di controllare pienamente le pulsioni dell’io, per essere così un creatore di pace intorno a sé. Solo allora decise di fondare i primi suoi monasteri nella valle dell’Anio, vicino a Subiaco.

Nell’anno 529 Benedetto lasciò Subiaco per stabilirsi a Montecassino. Alcuni hanno spiegato questo trasferimento come una fuga davanti agli intrighi di un invidioso ecclesiastico locale. Ma questo tentativo di spiegazione si è rivelato poco convincente, giacché la morte improvvisa di lui non indusse Benedetto a ritornare (II Dial. 8). In realtà, questa decisione gli si impose perché era entrato in una nuova fase della sua maturazione interiore e della sua esperienza monastica. Secondo Gregorio Magno, l’esodo dalla remota valle dell’Anio verso il Monte Cassio – un’altura che, dominando la vasta pianura circostante, è visibile da lontano – riveste un carattere simbolico: la vita monastica nel nascondimento ha una sua ragion d’essere, ma un monastero ha anche una sua finalità pubblica nella vita della Chiesa e della società, deve dare visibilità alla fede come forza di vita. Di fatto, quando, il 21 marzo 547, Benedetto concluse la sua vita terrena, lasciò con la sua Regola e con la famiglia benedettina da lui fondata un patrimonio che ha portato nei secoli trascorsi e porta tuttora frutto in tutto il mondo.

Nell’intero secondo libro dei Dialoghi Gregorio ci illustra come la vita di san Benedetto fosse immersa in un’atmosfera di preghiera, fondamento portante della sua esistenza. Senza preghiera non c’è esperienza di Dio. Ma la spiritualità di Benedetto non era un’interiorità fuori dalla realtà. Nell’inquietudine e nella confusione del suo tempo, egli viveva sotto lo sguardo di Dio e proprio così non perse mai di vista i doveri della vita quotidiana e l’uomo con i suoi bisogni concreti. Vedendo Dio capì la realtà dell’uomo e la sua missione. Nella sua Regola egli qualifica la vita monastica “una scuola del servizio del Signore” (Prol. 45) e chiede ai suoi monaci che “all’Opera di Dio [cioè all’Ufficio Divino o alla Liturgia delle Ore] non si anteponga nulla” (43,3). Sottolinea, però, che la preghiera è in primo luogo un atto di ascolto (Prol. 9-11), che deve poi tradursi nell’azione concreta. “Il Signore attende che noi rispondiamo ogni giorno coi fatti ai suoi santi insegnamenti”, egli afferma (Prol. 35). Così la vita del monaco diventa una simbiosi feconda tra azione e contemplazione “affinché in tutto venga glorificato Dio” (57,9). In contrasto con una autorealizzazione facile ed egocentrica, oggi spesso esaltata, l’impegno primo ed irrinunciabile del discepolo di san Benedetto è la sincera ricerca di Dio (58,7) sulla via tracciata dal Cristo umile ed obbediente (5,13), all’amore del quale egli non deve anteporre alcunché (4,21; 72,11) e proprio così, nel servizio dell’altro, diventa uomo del servizio e della pace. Nell’esercizio dell’obbedienza posta in atto con una fede animata dall’amore (5,2), il monaco conquista l’umiltà (5,1), alla quale la Regola dedica un intero capitolo (7). In questo modo l’uomo diventa sempre più conforme a Cristo e raggiunge la vera autorealizzazione come creatura ad immagine e somiglianza di Dio.

All’obbedienza del discepolo deve corrispondere la saggezza dell’Abate, che nel monastero tiene “le veci di Cristo” (2,2; 63,13). La sua figura, delineata soprattutto nel secondo capitolo della Regola, con un profilo di spirituale bellezza e di esigente impegno, può essere considerata come un autoritratto di Benedetto, poiché – come scrive Gregorio Magno – “il Santo non poté in alcun modo insegnare diversamente da come visse” (Dial. II, 36). L’Abate deve essere insieme un tenero padre e anche un severo maestro (2,24), un vero educatore. Inflessibile contro i vizi, è però chiamato soprattutto ad imitare la tenerezza del Buon Pastore (27,8), ad “aiutare piuttosto che a dominare” (64,8), ad “accentuare più con i fatti che con le parole tutto ciò che è buono e santo” e ad “illustrare i divini comandamenti col suo esempio” (2,12). Per essere in grado di decidere responsabilmente, anche l’Abate deve essere uno che ascolta “il consiglio dei fratelli” (3,2), perché “spesso Dio rivela al più giovane la soluzione migliore” (3,3). Questa disposizione rende sorprendentemente moderna una Regola scritta quasi quindici secoli fa! Un uomo di responsabilità pubblica, e anche in piccoli ambiti, deve sempre essere anche un uomo che sa ascoltare e sa imparare da quanto ascolta.

Benedetto qualifica la Regola come “minima, tracciata solo per l’inizio” (73,8); in realtà però essa offre indicazioni utili non solo ai monaci, ma anche a tutti coloro che cercano una guida nel loro cammino verso Dio. Per la sua misura, la sua umanità e il suo sobrio discernimento tra l’essenziale e il secondario nella vita spirituale, essa ha potuto mantenere la sua forza illuminante fino ad oggi. Paolo VI, proclamando nel 24 ottobre 1964 san Benedetto Patrono d’Europa, intese riconoscere l’opera meravigliosa svolta dal Santo mediante la Regola per la formazione della civiltà e della cultura europea. Oggi l’Europa – uscita appena da un secolo profondamente ferito da due guerre mondiali e dopo il crollo delle grandi ideologie rivelatesi come tragiche utopie – è alla ricerca della propria identità. Per creare un’unità nuova e duratura, sono certo importanti gli strumenti politici, economici e giuridici, ma occorre anche suscitare un rinnovamento etico e spirituale che attinga alle radici cristiane del Continente, altrimenti non si può ricostruire l’Europa. Senza questa linfa vitale, l’uomo resta esposto al pericolo di soccombere all’antica tentazione di volersi redimere da sé – utopia che, in modi diversi, nell’Europa del Novecento ha causato, come ha rilevato il Papa Giovanni Paolo II, “un regresso senza precedenti nella tormentata storia dell’umanità” (Insegnamenti, XIII/1, 1990, p. 58). Cercando il vero progresso, ascoltiamo anche oggi la Regola di san Benedetto come una luce per il nostro cammino. Il grande monaco rimane un vero maestro alla cui scuola possiamo imparare l’arte di vivere l’umanesimo vero.





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Saluti:

Je suis heureux de vous accueillir chers pèlerins francophones. Je salue en particulier le groupe de la Vallée de l’Andelle dans le diocèse d’Évreux ainsi que les jeunes venus notamment de Neuilly, de Rueil-Malmaison et de Pontivy. A l’exemple de saint Benoît, donnez une place importante à la prière et à la contemplation du visage du Christ ressuscité présent et agissant dans votre vie! Bon temps pascal!

I am happy to greet the English-speaking visitors present at today’s Audience, including the pilgrims from the Archdiocese of Manila, and the many groups from England and the United States. May your lives, after the example of Saint Benedict, be lived in humility, prayer, obedience to God and faithful service to your neighbour. May the Lord bless you and your families!

Von Herzen heiße ich alle deutschsprachigen Audienzteilnehmer willkommen; einen besonderen Gruß richte ich heute an die Alumnen des Collegium Orientale in Eichstätt. Folgen wir dem Rat des heiligen Benedikt: „Der Liebe zu Christus nichts vorziehen“. Dann finden wir zu einem erfüllten, zum wirklichen Leben in Gott; und wir können so zur Erneuerung der Gesellschaft aus dem christlichen Glauben beitragen. Der Herr segne euch alle.

Saludo cordialmente a los fieles de lengua española, en particular, a los miembros del Curso de actualización sacerdotal del Pontificio Colegio Español de Roma, al grupo de Lleida con su Obispo, Monseñor Javier Salinas, a la Institución “Padre Rubinos” de A Coruña, y a los demás peregrinos venidos de España, Argentina, Ecuador y otros países latinoamericanos. Os exhorto a que, siguiendo las huellas de San Benito, no antepongáis nada al amor de Cristo. Muchas gracias.

Saluto in lingua croata:

Srdačnu dobrodošlicu upućujem svim hrvatskim hodočasnicima, a osobito vjernicima župe Gospe od Zdravlja iz Splita te župe Blaženoga Alojzija Stepinca iz Varaždina. Svojim životom budite navjestitelji radosne vijesti Gospodinova uskrsnuća. Hvaljen Isus i Marija!

Traduzione italiana:

Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini croati, particolarmente ai fedeli della parrocchia della Madonna della Salute di Split e della parrocchia del Beato Luigi Stepinac di Varaždin. Con la vostra vita siate gli annunciatori del lieto messaggio della risurrezione del Signore. Siano lodati Gesù e Maria!

Saluto in lingua lituana:

Nuoširdžiai sveikinu piligrimus atvykusius iš Lietuvos. Brangūs bičiuliai, raginu Jus būti visuomet dosniais Kristaus mokiniais ir visur liudyti jo išganymo žinią. Širdingai visus laiminu. Garbė Jėzui Kristui!

Traduzione italiana:

Rivolgo un cordiale saluto ai pellegrini provenienti dalla Lituania. Cari amici, vi esorto ad essere sempre generosi discepoli di Cristo e di testimoniare ovunque il suo messaggio di salvezza. Di cuore vi benedico. Sia lodato Gesù Cristo!

Saluto in lingua polacca:

Pozdrawiam serdecznie uczestniczących w audiencji Polaków. Witam wiernych z parafii świętego Jakuba oraz z Sanktuarium Matki Bożej ze Szczyrku na czele z biskupem Tadeuszem Rakoczym. Pozdrawiam pracowników Portu Lotniczego w Warszawie oraz uczestników Światowych Rekolekcji Podhalańskich. Wszystkim tu obecnym życzę obfitych darów paschalnych i z serca błogosławię.

Traduzione italiana:

Saluto cordialmente tutti i Polacchi che partecipano a quest’udienza. Saluto i fedeli dalla Parrocchia di san Giacomo e dal Santuario della Madre di Dio in Szczyrk con il Vescovo Tadeusz Rakoczy. Saluto i rappresentanti dei dipendenti dell’aeroporto di Varsavia e anche i partecipanti agli esercizi spirituali, per le persone provenienti dalla regione di Podhale, venute da diverse parti del mondo. A tutti i qui presenti, auguro abbondanti doni pasquali e vi benedico tutti di cuore.

Saluto in lingua ungherese:

Isten hozta a magyar zarándokokat, különösen is a tusnádfürdői csoport tagjait. A húsvéti idő adja meg nektek a lelki megújulást. A Feltámadott Úr kísérjen útjaitokon Titeket és családjaitokat. Apostoli áldásommal. Dicsértessék a Jézus Krisztus!

Traduzione italiana:

Saluto con affetto i fedeli ungheresi, specialmente il gruppo arrivato da Tusnádfürdő. Il tempo pasquale assicuri per ognuno di voi l’occasione del rinnovamento spirituale. Il Signore Risorto accompagni voi e le vostre famiglie in tutte le vie. Con una speciale Benedizione Apostolica. Sia lodato Gesù Cristo!

* * *

Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare saluto le Suore Figlie della Croce e i laici che ne condividono il carisma, qui convenuti nel ricordo di suor Maria Laura Minetti che, fedele al dono totale di sé, ha sacrificato la sua vita pregando per chi la colpiva. Saluto i fedeli di Trivento, accompagnati dal loro Vescovo Mons. Domenico Scotti e li esorto ad una sempre più generosa adesione a Cristo ad imitazione della Vergine Maria da loro tanto venerata con il titolo di “Incoronata”. Saluto i Fratelli delle Scuole Cristiane, gli insegnanti e gli alunni dell’Istituto Pio XII di Roma, voluto da questo mio venerato Predecessore cinquant’anni fa in uno dei quartieri più poveri della città. Saluto gli atleti che partecipano ai campionati Europei di Taekwondo, incoraggiandoli a promuovere anche attraverso questa disciplina sportiva il rispetto per il prossimo e la lealtà. Saluto i rappresentanti dell’Istituto per Ispettori della Polizia di Stato, di Nettuno e gli esponenti dell’Aeronautica Militare, di Pratica di Mare.

Saluto infine i giovani, i malati e gli sposi novelli, esortando ciascuno a vivere intensamente questo tempo pasquale, testimoniando la gioia che Cristo morto e risorto dona a quanti a Lui si affidano.




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All'udienza generale il Papa parla di San Benedetto e afferma: senza riconoscere le sue radici cristiane, l'Europa non può riscoprire la sua vera identità




Un uomo che, con la sua celebre “Regola”, diede il via a un fermento spirituale che conferì all’Europa del suo tempo “una nuova unità spirituale e culturale”, fondata sulla fede cristiana. E’ la descrizione che il Papa ha dato di San Benedetto da Norcia, al quale ha dedicato la catechesi dell’udienza generale di questa mattina, in Piazza San Pietro. Anche oggi, come ai tempi di San Benedetto - ha affermato il Pontefice - l’Europa è alla ricerca di una identità, che non può non fondarsi su quelle antiche radici cristiane diffuse nel continente dal monachesimo benedettino. Il servizio di Alessandro De Carolis:


L’Europa del quinto secolo, l’Europa del ventesimo. La prima, crollato il sistema unificatore impostole dall’Impero romano, cerca di trovare dolorosamente una sua nuova identità. La seconda, devastata da due guerre mondiali e dal crollo delle ideologie totalizzanti, sta evolvendo da anni, non senza fatica, verso una sua nuova fisionomia unitaria. Questi due volti storicamente agli antipodi dell’Europa hanno in comune una radice, quella cristiana, che proprio 1500 anni fa, dal colle di Montecassino, scelse di “esportare” in tutto il continente un eremita 50.enne fattosi monaco, perché deciso a dare alla sua iniziale scelta contemplativa, privata, di Dio un volto pubblico ed eccelsiale duraturo. Quelle radici antiche - ha affermato Benedetto XVI, tornando a parlare oggi della grandi figure della Chiesa dei primi secoli - sono pure le radici moderne per la nostra Europa che rischia, senza la “linfa vitale” di Dio, di cadere in una utopia di autoredenzione:


"Oggi l’Europa - uscita appena da un secolo profondamente ferito da due guerre mondiali e dopo il crollo delle grandi ideologie rivelatesi come tragiche utopie – è alla ricerca della propria identità. Per creare un’unità nuova e duratura, sono certo importanti gli strumenti politici, economici e giuridici, ma occorre anche suscitare un rinnovamento etico e spirituale che attinga alle radici cristiane del Continente, altrimenti non si può ricostruire l’Europa".


Dei grandi meriti di San Benedetto - patrono d’Europa per volontà di Paolo dal 1964 e anche “patrono del suo Pontificato, come lo ha definito il Papa all’inizio della sua catechesi - Benedetto XVI si è soffermato a lungo, ripercorrendone la vita e la missione:


"L’opera del Santo e, in modo particolare, la sua Regola si rivelarono apportatrici di un autentico fermento spirituale, che mutò nel corso dei secoli, ben al di là dei confini della sua Patria e del suo tempo, il volto dell’Europa, suscitando dopo la caduta dell’unità politica creata dall’impero romano una nuova unità spirituale e culturale, quella della fede cristiana condivisa dai popoli del continente. E’ nata proprio così la realtà che noi chiamiamo 'Europa'”.


Prima di esercitare con i suoi monasteri quell’“influsso fondamentale sullo sviluppo della civiltà e della cultura europea”, Benedetto nasce essenzialmente come uomo di profonda preghiera. Quando l’idea di Montecassino è di là da venire, il futuro Santo si ritira in una grotta di Subiaco. Nella lucida consapevolezza dell’esperienza cristiana che sempre lo sosterrà, egli comprende che prima di tutto deve imparare il dominio di sé. Il contrasto con quella “autorealizzazione facile ed ecogentrica, oggi spesso esaltata”, ha stigmatizzato il Papa, San Benedetto sperimentò per sé anzitutto l’umiltà nella della ricerca del rapporto con Dio:


"Senza preghiera non c’è esperienza di Dio. Ma la spiritualità di Benedetto non era un’interiorità fuori dalla realtà. Nell’inquietudine e nella confusione del suo tempo, egli viveva sotto lo sguardo di Dio e proprio così non perse mai di vista i doveri della vita quotidiana e l’uomo con i suoi bisogni concreti. Vedendo Dio capì la realtà dell’uomo e la sua missione".


Bisogni concreti che trovano una sintesi nella famosa Regola del “prega e lavora”, scritta quindici secoli fa e tutt’ora, ha osservato Benedetto XVI, “sorprendentemente moderna”:


"Benedetto qualifica la Regola come 'minima, tracciata solo per l’inizio'; in realtà però essa offre indicazioni utili non solo ai monaci, ma anche a tutti coloro che cercano una guida nel loro cammino verso Dio. Per la sua misura, la sua umanità e il suo sobrio discernimento tra l’essenziale e il secondario nella vita spirituale, essa ha potuto mantenere la sua forza illuminante fino ad oggi".


Alle consuete catechesi in sintesi, oggi in otto lingue, Benedetto XVI ha fatto seguire dei saluti, uno in particolare rivolto alle Suore Figlie della Croce e ai laici che ne condividono il carisma, giunti a Roma nel ricordo di suor Maria Laura Mainetti, la religiosa uccisa la notte del 6 giugno 2000 da tre ragazze in Val Chiavenna, in Lombardia. “Fedele al dono totale di sé - l’ha ricordata il Papa - ha sacrificato la sua vita pregando per chi la colpiva”. Benedetto XVI ha poi salutato, tra gli altri, gli atleti che partecipano ai Campionati europei di Taekwondo - arte marziale coreana - incoraggiandoli “a promuovere anche attraverso questa disciplina sportiva il rispetto per il prossimo e la lealtà”.


Al termine dell’udienza, è stato Consegnato al Pontefice un volume di Teologia fondamentale, frutto di cinque anni di intenso lavoro ecumenico da parte di un gruppo di sei teologi cattolici della Pontificia Università Lateranense e luterani della Università di Tubinga, in Germania. Intitolato “Fondamento e dimensione oggettiva della fede. Secondo la dottrina cattolica romana ed evangelica luterana”, il volume è stato presentato lo scorso 7 aprile a Tubinga ed oggi a Roma, alla Lateranense. A consegnare il testo Benedetto XVI in Piazza San Pietro, sono stati due rappresentanti del gruppo di ricerca interconfessionale - il direttore dell’area di ricerca, Eilert Herms, e il teologo cattolico, Lubomir Zak. Un dono significativo per il Pontefice, poiché si deve all’allora cardinale Joseph Ratzinger, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, l’avvio del dialogo teologico, poi proseguito dal cardinale Angelo Scola - allora rettore della Pontificia Università Lateranense - e infine sfociato nella creazione del gruppo di lavoro che ha redatto il volume.







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+PetaloNero+
Wednesday, April 09, 2008 3:33 PM
Nota dei vescovi del Venezuela sull'udienza del Santo Padre alla presidenza dell'Episcopato del Paese latinoamericano


“Come era previsto, lunedì scorso, Benedetto XVI ha ricevuto in udienza i membri della presidenza della Conferenza episcopale venezuelana”. Lo riferisce una Nota dei vescovi del Venezuela, pubblicata sul sito dell’Episcopato, che precisa: “I presuli hanno espresso al Santo Padre, a nome di tutti i loro confratelli, gratitudine ed affetto rinnovando i loro sentimenti di comunione. I vescovi hanno informato il Papa sull’unità tra loro, i sacerdoti e i religiosi nonché sulla intera Chiesa” venezuelana. Durante l’incontro “sono state scambiate con il Papa - aggiunge la Nota - riflessioni sull’attività pastorale che attualmente si porta avanti nel Paese, specialmente, sull’aumento delle vocazioni sacerdotali, sulla formazione del clero e, infine, sulla preparazione della Missione continentale affinché l’evangelizzazione sia sempre più estesa e più profonda. Nel cordiale incontro, che si è prolungato per oltre 25 minuti, si è parlato anche sulla situazione generale del Paese. Il Santo il Padre ha ribadito la sua vicinanza alla Chiesa, ai vescovi e al popolo venezuelano”, conclude il comunicato. Nell’udienza con il Papa erano presenti mons. Ubaldo Santana, arcivescovo di Maracaibo e presidente della Conferenza episcopale, mons. Roberto Lückert, arcivescovo di Coro e primo vice-presidente, il cardinale Jorge Urosa, arcivescovo di Caracas e secondo vice-presidente e mons. Ramón Viloria, vescovo di Puerto Cabello e Segretario generale. (L.B.)




www.radiovaticana.org
+PetaloNero+
Thursday, April 10, 2008 2:57 PM
LE UDIENZE

Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina in Udienza:

Em.mo Card. Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali;

Em.mo Card. Franc Rodé, Prefetto della Congregazione per gli Istituti di Vita consacrata e le Società di vita apostolica.

Il Papa riceve questa mattina in Udienza:

Em.mo Card. Fiorenzo Angelini, Presidente emerito del Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari;

S.E. Mons. Clemens Pickel, Vescovo di San Clemente a Saratov (Russia);

S.E. Mons. Vitus Huonder, Vescovo di Chur (Svizzera).









RINUNCE E NOMINE





NOMINA DEL VESCOVO DI DES MOINES (U.S.A.)

Il Santo Padre ha nominato Vescovo di Des Moines (U.S.A.) S.E. Mons. Richard Edmund Pates, finora Vescovo titolare di Suacia ed Ausiliare dell’arcidiocesi di Saint Paul and Minneapolis.

S.E. Mons. Richard Edmund Pates

S.E. Mons. Richard Edmund Pates è nato il 12 febbraio 1943 a Saint Paul nell’arcidiocesi di Saint Paul and Minneapolis (Minnesota). Dopo gli studi elementari e secondari nelle scuole cattoliche di Saint Paul, è entrato nel Seminario Minore "Nazareth Hall" e poi ha frequentato i corsi di filosofia e di teologia presso il "Saint Paul Seminary". E’ stato quindi mandato a Roma al Pontificio Collegio Americano del Nord, dove ha fatto gli studi teologici presso la Pontificia Università Gregoriana, conseguendovi il Baccalaureato e, poi, la Licenza in Sacra Teologia.

È stato ordinato sacerdote per l’arcidiocesi di Saint Paul and Minneapolis il 20 dicembre 1968 nella Basilica di San Pietro in Vaticano. Dopo l’ordinazione ha ricoperto i seguenti incarichi: Vice-Parroco della "Blessed Sacrament Parish a Saint Paul (1969-1970); Direttore arcidiocesano per le vocazioni e contemporaneamente assistente alla "Church of the Annunciation" a Minneapolis (1970-1974); Segretario personale dell’Arcivescovo Leo C. Byrne (1970-1975); Vice-Cancelliere dell’arcidiocesi (1973-1975).

È stato Collaboratore presso la Rappresentanza Pontificia a Washington, D.C. (1975-1981), quindi Rettore del Seminario "Saint John Vianney" a Saint Paul (1981-1987). In seguito è stato Vicario per i Seminari (1987-1990). Nel 1990 ha guidato la fusione di due parrocchie "Church of the Resurrection" e "Saint Kevin" ed è diventato Parroco della nuova parrocchia, "Our Lady of Peace" (1990-1997). È stato Parroco della "Saint Ambrose Parish" a Woodbury (1997-2000). Nominato Vescovo titolare di Suacia ed Ausiliare di Saint Paul and Minneapolis il 22 dicembre 2000, ha ricevuto la consacrazione episcopale il 26 marzo 2001.

In seno alla Conferenza Episcopale è membro dei Comitati dell’Educazione, dell’Evangelizzazione, del Collegio Americano del Nord a Roma (Regione VIII), per le Prassi Pastorali, per le Donne nella Società e nella Chiesa, e per le Missione Mondiale.




NOMINA DEL VESCOVO DI LITTLE ROCK (U.S.A.)

Il Papa ha nominato Vescovo di Little Rock (U.S.A.) il Rev.do Anthony Basil Taylor, del clero dell’arcidiocesi di Oklahoma City, finora Vicario per i Ministeri e Parroco della Sacred Heart Parish a Oklahoma City.

Rev.do Anthony Basil Taylor

Il Rev.do Anthony Basil Taylor è nato il 24 aprile 1954 a Forth Worth (Texas). Dopo gli studi elementari e secondari ha studiato presso l’Università di Oklahoma e dopo 2 anni è stato ammesso al Seminario per l’arcidiocesi di Oklahoma City. Ha compiuto gli studi filosofici presso il Saint Meinrad Seminary in Indiana, ottenendo il Baccalaureato in Storia. Nel 1976 è stato inviato al Collegio Nord Americano in Roma dove ha seguito gli studi teologici presso la Pontificia Università Gregoriana ottenendo il grado di Baccelliere. Successivamente, ha ottenuto il dottorato in Teologia Biblica presso l’Università di Fordham (1989).

Il 2 agosto 1980 è stato ordinato sacerdote per l’arcidiocesi di Oklahoma City. Ha poi ricoperto i seguenti incarichi: Vicario Parrocchiale della Sacred Heart Church a Oklahoma City (1980-1982); Vicario Parrocchiale della Saint Matthew Parish a Elk City, interessandosi principalmente dei fedeli di lingua spagnola e servendo anche le comunità di Sayre, Clinton e Hinton (1982-1986); studente dei corsi biblici presso l’Università di Fordham a New York (1986-1989); Vicario per i Ministeri (1989-oggi); Vicario in 4 parrocchie della zona (Immaculate Conception, Saint Robert Bellarmine, Saint Mary Church e Saint Joseph) (1990-1993); Parroco della nuova parrocchia di Saint Monica (1993-2003); e Parroco della Sacred Heart Parish a Oklahoma City (2003-oggi).

Il Rev.do Taylor è stato, inoltre, membro del Consiglio diocesano per le Finanze e Presidente del Consiglio Presbiterale Arcidiocesano, membro della Commissione Arcidiocesana Stewardship e del Saint Gregory University Priests Advisory Council.




NOMINA DELL’AUSILIARE DI DENVER (U.S.A.)

Il Santo Padre ha nominato Vescovo Ausiliare dell’arcidiocesi di Denver (U.S.A.) Mons. James Douglas Conley, del clero della diocesi di Wichita, finora Parroco della "Blessed Sacrament Parish" a Wichita, assegnandogli la sede titolare vescovile di Cissa.

Mons. James Douglas Conley

Mons. James Douglas Conley è nato il 19 marzo 1955 a Kansas City (Missouri). Dopo la scuola primaria e quella secondaria, ha frequentato l’"University of Kansas" di Lawrence (Kansas), dove ha ottenuto un Baccalaureato in Letteratura Inglese. Il 6 dicembre 1975, all’età di 20 anni, è stato battezzato nella Chiesa Cattolica nella "Saint John the Evangelist Parish" a Lawrence. Dopo aver frequentato i corsi di filosofia al "Saint Pius X Seminary" a Erlanger (Kentucky), dal 1980 al 1982, ha seguito gli studi teologici al "Mount Saint Mary’s Seminary" a Emmitsburg (Maryland), dal 1982 al 1985.

Ordinato sacerdote per la diocesi di Wichita il 18 maggio 1985, ha svolto gli incarichi di vicario parrocchiale della "Saint Patrick Parish" in Wichita (1985-1987) e Direttore diocesano del "Respect Life Office" (1987-1989).

Inviato a Roma come alunno del Pontificio Collegio Americano del Nord, ha frequentato l’Accademia Alfonsiana, ottenendo la Licenza in Teologia Morale (1989-1991). Rientrato in diocesi, è stato nominato Cappellano del "Saint Paul Parish/Newman Center" presso la "Wichita State University" e, contemporaneamente, Direttore diocesano del "Respect Life Office" (1991-1996).

Ha poi prestato la sua opera presso la Congregazione per i Vescovi per 10 anni (1996-2006). Ha anche esercitato l’ufficio di Cappellano per il programma dell’"University of Dallas" a Roma (1997-2003) ed è stato Istruttore Aggiunto di Teologia per il programma del "Christendom College" a Roma (2004-2006).

Il 9 febbraio 2001 è stato nominato Cappellano di Sua Santità.
Dal1° agosto 2006 è Parroco della "Blessed Sacrament Parish" a Wichita.




NOMINA DI AUSILIARE DI SAN ANTONIO (U.S.A.)

Il Papa ha nominato Vescovo Ausiliare di San Antonio (U.S.A.) il Rev.do Oscar Cantú, del clero dell’arcidiocesi di Galveston-Houston, finora Parroco della Holy Name Parish a Houston, assegnandogli la sede titolare vescovile di Dardano.

Rev.do Oscar Cantú

Il Rev.do Oscar Cantú è nato il 5 dicembre 1966 a Houston (Texas). Dopo gli studi elementari e secondari, è entrato nell’ Holy Trinity Seminary, ottenendo il Baccalaureato in letteratura inglese presso l’Università di Dallas nel 1989. Ha poi seguito gli studi di teologia presso il Saint Mary’s Seminary a Houston, conseguendo il Master of Arts in Teologia nel 1994. Nel 1998 è stato inviato alla Casa Santa Maria a Roma, ottenendo la Licenza in Teologia presso l’Università Gregoriana nel 2000.

Il 21 maggio 1994 è stato ordinato sacerdote per l’arcidiocesi di Galveston-Houston. Ha poi ricoperto i seguenti incarichi: Vicario Parrocchiale della Saint Christopher Parish a Houston (1994-1996); Vicario Parrocchiale della Saint Cecilia Parish a Houston (1996-1997); Vicario Parrocchiale della Saint Francis Cabrini Parish a Houston (2002-2003); Parroco della Holy Name Parish a Houston (dal 2003).

Oltre l’inglese, conosce lo spagnolo, il francese e l’italiano.




NOMINA DI AUSILIARE DI SAN FRANCISCO (U.S.A.)

Il Santo Padre ha nominato Vescovo Ausiliare di San Francisco (U.S.A.) il Rev.do William J. Justice, del clero dell’arcidiocesi di San Francisco, finora Vicario Episcopale per il Clero e Parroco di Mission Dolores Basilica a San Francisco, assegnandogli la sede titolare vescovile di Matara di Proconsolare.

Rev.do William J. Justice

Il Rev.do William J. Justice è nato l’8 maggio 1942. Ha ottenuto un Master of Arts in Filosofia e un Master of Divinity al Saint Patrick Seminary.

È stato ordinato sacerdote per l’arcidiocesi di San Francisco il 17 maggio 1968. Ha quindi ottenuto un Master in Applied Spirituality presso l’Università di San Francisco.

È stato Vicario parrocchiale e, per alcuni anni, anche Direttore arcidiocesano del Diaconato permanente; Parroco in tre diverse parrocchie, dove ha anche offerto assistenza ad una minoranza di lingua spagnola. Attualmente, oltre che Parroco, è Vicario Episcopale per il Clero.

Ha studiato lo spagnolo anche a Guadalajara nel Messico.




NOMINA DI MEMBRO DEL COMITATO DI PRESIDENZA DEL PONTIFICIO CONSIGLIO PER LA FAMIGLIA

Il Papa ha nominato Membro del Comitato di Presidenza del Pontificio Consiglio per la Famiglia l’Ecc.mo Mons. Marcelo Sánchez Sorondo, Vescovo titolare di Vescovio, Cancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze e della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali.




NOMINA DI MEMBRI DEL PONTIFICIO CONSIGLIO PER LA PROMOZIONE DELL’UNITÀ DEI CRISTIANI

Il Santo Padre ha nominato Membri del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani gli Ecc.mi Monsignori: Gualtiero Bassetti, Vescovo di Arezzo-Cortona-Sansepolcro (Italia); Florentin Crihălmeanu, Vescovo di Cluj-Gherla, Claudiopoli-Armenopoli dei Romeni (Romania); Carlos Humberto Malfa, Vescovo di Chascomús (Argentina); Hyginus Kim Hee-joong, Vescovo tit. di Corniculana, Ausiliare di Kwangju (Corea).




NOMINA DI CONSULTORI DEL PONTIFICIO CONSIGLIO PER LA PROMOZIONE DELL’UNITÀ DEI CRISTIANI

Il Papa ha nominato Consultori del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani i Reverendi: Sac. George Augustin, S.A.C., Docente di Teologia Dogmatica e Fondamentale presso la Philosophisch-Theologische Hochschule der Pallottiner, Vallander (Germania); Mons. Piero Coda, della Diocesi di Frascati, Segretario della Pontificia Accademia di Teologia, Membro della "Commissione Mista Internazionale per il Dialogo Teologico tra la Chiesa Cattolica e la Chiesa Ortodossa nel suo insieme" (Italia); Mons. Marco Gnavi, Direttore dell'Ufficio per l'Ecumenismo, il Dialogo Interreligioso ed i Nuovi Culti del Vicariato di Roma; Rev.do P. Thomas Pott, O.S.B., del Monastero della Santa Croce in Chevetogne, Membro della "Commissione Mista Internazionale per il Dialogo Teologico tra la Chiesa Cattolica e la Chiesa Ortodossa nel suo insieme" (Belgio); e gli Illustrissimi: Prof. Dietmar W. Winkler, Docente di Scienze Bibliche e di Storia della Chiesa presso l'Università di Salzburg, Membro della "Commissione Mista Internazionale per il Dialogo Teologico tra la Chiesa Cattolica e la Chiesa Ortodossa nel suo insieme" (Austria); Sig.ra Antonia Willemsen, già Segretaria Generale di "Kirche in Not", "Aiuto alla Chiesa che soffre", Membro del Consiglio di Gestione del "Comitato Cattolico per la Collaborazione Culturale" presso il Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani (Germania).





Da Petrus


Raffica di nomine nelle Diocesi statunitensi

CITTA’ DEL VATICANO - A pochi giorni dalla partenza per la sua visita negli Usa, Benedetto XVI ha proceduto ad una serie di nomine riguardanti diocesi statunitensi. In particolare, il Papa ha designato i nuovi vescovi per le diocesi di Des Moines, capitale dello Stato dell'Iowa, e di Little Rock, capitale dell'Arkansas: per la prima ha nominato Monsignor Richard Edmund Pates, finora ausiliare dell'arcidiocesi di Saint Paul e Minneapolis; per la seconda, Monsignor. Anthony Basil Taylor, finora vicario per i ministeri e parroco a Oklahoma City. Il Pontefice ha anche nominato Monsignor James Douglas Conley nuovo vescovo ausiliare dell'arcidiocesi di Denver (Colorado), Monsignor Oscar Cantu' nuovo vescovo ausiliare di San Antonio (Texas) e Monsignor William J. Justice nuovo vescovo ausiliare di San Francisco.





Diplomazia, Mordechay Lewy nuovo Ambasciatore israeliano presso la Santa Sede. Sostituisce l'uscente Oded Ben-Hur

CITTA’ DEL VATICANO - Il diplomatico Mordechay Lewy (nella foto) sara' il nuovo ambasciatore di Israele presso la Santa Sede. Proveniente da Gerusalemme, attualmente ambasciatore designato, presentera' le credenziali in Vaticano verso la meta' di aprile, succedendo cosi' all'ambasciatore uscente Oded Ben-Hur. Diplomatico dal 1975, Lewy, sposato e padre di tre figli, ha ricoperto incarichi in diverse sedi. Tra il 1985 e il 1989 e' stato Primo Segretario, poi Console, all'ambasciata israeliana di Stoccolma. Tra il 1991 e il 1994 ha avuto il ruolo di Console Generale a Berlino, la prima missione diplomatica israeliana nella capitale della nuova Germania unificata. Successivamente e' stato ambasciatore in Thailandia e Cambogia, risiedendo a Bangkok. Nel 1998 e' stato membro della delegazione israeliana all' Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York. Tra il 2000 e il 2004 e' stato prima l'Incaricato di affari e successivamente il numero due dell'ambasciata israeliana di Berlino. Nel novembre 2004 e' stato designato dal Ministero degli Esteri alla municipalita' dei Gerusalemme come Consigliere del sindaco per le Comunita' religiose, incarico che ha ricoperto fino alla nuova nomina come ambasciatore presso la Santa Sede.
+PetaloNero+
Friday, April 11, 2008 2:45 PM
LE UDIENZE

Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina in Udienza:
Em.mo Card. Giovanni Battista Re, Prefetto della Congregazione per i Vescovi;
Em.mo Card. George Pell, Arcivescovo di Sydney (Australia);
S.E. Mons. Giuseppe Leanza, Arcivescovo tit. di Lilibeo, Nunzio Apostolico in Irlanda.

Il Santo Padre riceve questa mattina in Udienza:
S.E. Mons. Pierre Bürcher, Vescovo di Reykjavík (Islanda).

Il Papa riceve nel pomeriggio in Udienza:
Em.mo Card. William Joseph Levada, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede.






RINUNCE E NOMINE


NOMINA DELL’AUSILIARE DI NANTERRE (FRANCIA)

Il Santo Padre Benedetto XVI ha nominato Vescovo Ausiliare della diocesi di Nanterre (Francia) il Rev.do Sac. Nicolas Brouwet, del clero della medesima diocesi, finora Parroco di Saint-Pierre e Saint-Jacques a Neuilly-sur-Seine, assegnandogli la sede titolare vescovile di Simidicca.

Rev.do Sac. Nicolas Brouwet

Il Rev.do Sac. Nicolas Brouwet è nato il 31 agosto 1962 a Suresnes, nella diocesi di Nanterre. Dopo gli studi superiori all’Università statale, dove ha ottenuto un diploma in Storia, è entrato al Pontificio Seminario francese di Roma. Ha frequentato i corsi di filosofia e di teologia presso la Pontificia Università Gregoriana, concludendoli con il baccalaureato in Teologia. Si è poi iscritto all’Istituto Giovanni Paolo II, conseguendovi la Licenza.
Nel biennio 1986-1988 ha trascorso 2 anni come "cooperatore" (servizio civile) a Gerusalemme, per l’insegnamento della lingua francese.
E’ stato ordinato sacerdote il 27 giugno 1992 per la diocesi di Nanterre.
Ha ricoperto i seguenti incarichi ministeriali nella diocesi di Nanterre: vice-Parroco nelle parrocchie di Bourg-La-Reine e di Sceaux e Cappellano del Liceo statale a Saint-Gilles di Bourg-la-Reine, oltre che del Centro universitario di Sceaux (1993-1999); Parroco di Saint-Romain e di Notre-Dame-des-Bruyères e Decano di Sèvres (1999-2006); contemporaneamente è stato Decano di Chaville-Sèvres-Ville-d’Avray dal 2001; Delegato diocesano per la formazione dei seminaristi di Nanterre dal 2003 ed incaricato della celebrazione della forma straordinaria della Santa Messa dal 2005. Dal 2006 è Parroco della Parrocchia Saint-Pierre et Saint-Jacques a Neuilly-sur-Seine e anche docente di morale e direttore spirituale presso il pre-seminario "Maison Madeleine Delbrel".
E’ membro dell’Institut Saint-Jean (Johannesgemeinschaft) fondato dal teologo Hans Urs von Balthasar.
+PetaloNero+
Friday, April 11, 2008 2:46 PM
Il cordoglio del Papa per la morte del cardinale messicano Corripio Ahumada, protagonista della pastorale indigena. Aveva 88 anni



Il Papa ha espresso il suo profondo cordoglio per la morte avvenuta ieri mattina a Città del Messico del cardinale Ernesto Corripio Ahumada, arcivescovo emerito di México. Il porporato si è spento a 88 anni dopo “una lunga malattia vissuta con grande serenità” ha sottolineato Benedetto XVI in un telegramma inviato all’attuale arcivescovo di México, il cardinale Norberto Rivera Carrera. “Il suo generoso e intenso ministero episcopale – scrive il Papa - testimonia il suo grande amore per Dio e per la Chiesa, come pure La sua grande dedizione alla causa del Vangelo”. Nato a Tampico il 29 giugno 1919, si trasferì a Roma nel 1935 presso il Collegio Pio Latino Americano studiando alla Pontificia Università Gregoriana dove ottenne le lauree in filosofia, teologia, diritto canonico e storia della Chiesa. Ordinato sacerdote nella Chiesa del Gesù nel 1942 volle restare accanto alla popolazione romana durante il conflitto mondiale, condividendo con la cittadinanza i rischi e i disagi della guerra. Nominato vescovo da Pio XII nel 1952, assunse la guida della diocesi di Tampico nel 1956 e in tale veste partecipò al Concilio Vaticano II. Nominato da Paolo VI arcivescovo di Antequera (Oaxaca) divenne protagonista della pastorale per gli indigeni promuovendone lo sviluppo culturale e materiale. Primate del Messico nel 1977, due anni più tardi partecipò come co-presidente alla III Conferenza Generale dell'Episcopato Latinoamericano a Puebla. Nel 1979 Giovanni Paolo II lo creò cardinale. Al suo zelo pastorale e alle sue doti di organizzatore si deve la grande Missione in onore della Madonna di Guadalupe, durata due anni e culminata nel dicembre 1981, in occasione del 450° anniversario dell'apparizione della Vergine sul Tepeyac. I funerali del cardinale Corripio Ahumada si terranno domani nel Santuario di Guadalupe; la salma verrà successivamente tumulata nella “cripta degli arcivescovi” nella Cattedrale di Città del Messico. Con il decesso del cardinale Corripio Ahumada, il Collegio cardinalizio risulta composto da 196 cardinali, di cui 119 elettori e 77 non elettori. (A cura di Sergio Centofanti)




www.radiovaticana.org
+PetaloNero+
Friday, April 11, 2008 4:40 PM
PAPA: SPESE MILITARI TROPPO ALTE, VANNO A SCAPITO DEI PAESI POVERI

Rinnovo appello a tutti gli Stati: "Diminuite spesa militare". Città del Vaticano, 11 apr. - "Le ingenti risorse materiali e umane impiegate per le spese militari e per gli armamenti vengono di fatto distolte dai progetti di sviluppo dei popoli, specialmente di quelli più poveri e bisognosi di aiuto".
E' l'allarme lanciato da Benedetto XVI nel saluto indirizzato ai partecipanti nel saluto indirizzato ai partecipanti al Seminario internazionale organizzato dal Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace sul tema: "Disarmo, sviluppo e pace.
Prospettive per un disarmo integrale".

"Questo va contro quanto afferma la stessa Carta delle Nazioni Unite - sottolinea il Papa - che impegna la comunità internazionale, e gli Stati in particolare, a 'promuovere lo stabilimento ed il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale col minimo dispendio delle risorse umane ed economiche mondiali per gli armamenti'".

"Quel che però si va registrando - ammonisce Benedetto XVI - è che la produzione e il commercio delle armi sono in continua crescita e vanno assumendo un ruolo trainante nell'economia mondiale. Vi è anzi una tendenza alla sovrapposizione dell'economia civile a quella militare, come dimostra la continua diffusione di beni e conoscenze ad 'uso duale', e cioè dal possibile duplice uso, civile e militare. Questo rischio è grave nei settori biologico, chimico e nucleare - dice Ratzinger - nei quali i programmi civili non saranno mai sicuri senza l'abbandono generale e completo dei programmi militari e ostili. Rinnovo pertanto l'appello affinchè gli Stati riducano la spesa militare per gli armamenti e prendano in seria considerazione l'idea di creare un fondo mondiale da destinare a progetti di sviluppo pacifico dei popoli".

"Fino a quando sarà presente il rischio di un'offesa - osserva ancora il Pontefice - l'armamento degli Stati si renderà necessario per ragioni di legittima difesa, che è un diritto da annoverare tra quelli inalienabili degli Stati, essendo anche connesso al dovere degli stessi Stati di difendere la sicurezza e la pace dei popoli. Tuttavia, non appare lecito qualsiasi livello di armamento", conclude il Papa.

www.grnet.it





PAPA: TERRORISMO PREGIUDICA SERIAMENTE IL FUTURO DELL'UMANITA'

Città del Vaticano, 11 apr. (Apcom) - "In diverse aree del mondo insistono tensioni e guerre, ed anche laddove non si vive la tragedia della guerra sono però diffusi sentimenti di paura e di insicurezza. Inoltre, fenomeni come il terrorismo su scala mondiale rendono labile il confine tra la pace e la guerra pregiudicando seriamente la speranza del futuro dell'umanità": è quanto afferma il Papa, nel saluto indirizzato ai partecipanti al Seminario internazionale organizzato dal Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace sul tema: 'Disarmo, sviluppo e pace. Prospettive per un disarmo integrale'.

"L'umanità - sottolinea Benedetto XVI - ha raggiunto un formidabile progresso nella scienza e nella tecnica. L'ingegno umano ha prodotto frutti impensabili solo pochi decenni fa. Al tempo stesso, nel mondo restano aree senza un adeguato livello di sviluppo umano e materiale; non pochi popoli e persone sono privi dei diritti e delle libertà più elementari. Anche nelle regioni del mondo, dove si registra un elevato livello di benessere, sembrano allargarsi sacche di emarginazione e miseria. Il processo mondiale di globalizzazione - rileva il Papa - se ha aperto nuovi orizzonti, non ha forse ancora apportato i risultati sperati. E se, dopo gli orrori della seconda guerra mondiale, la famiglia umana ha dato prova di grande civiltà fondando l'Organizzazione delle Nazioni Unite, oggi la comunità internazionale sembra come smarrita".

Per il Pontefice, dunque, "occorre certamente un'azione comune sul piano politico, economico e giuridico, ma, prima ancora, è necessaria una condivisa riflessione sul piano morale e spirituale; appare sempre più urgente - prosegue - promuovere un 'nuovo umanesimo', che illumini l'uomo nella comprensione di se stesso e del senso del proprio cammino nella storia". "Lo sviluppo - osserva Benedetto XVI - non può ridursi a semplice crescita economica: esso deve comprendere la dimensione morale e spirituale; un autentico umanesimo integrale non può che essere al tempo stesso solidale". "L'uomo, infatti, quando persegue il solo benessere materiale restando chiuso nel proprio io - conclude Ratzinger - si preclude da se stesso la via verso la piena realizzazione e l'autentica felicità".

www.tendenzeonline.info
+PetaloNero+
Friday, April 11, 2008 6:48 PM
Il Papa nomina il Vescovo di Arezzo come membro del Pontificio Consiglio per l’Unità dei Cristiani



Monsignor Gualtiero Bassetti entra nel “dicastero” vaticano

Il Papa nomina il Vescovo di Arezzo come membro del Pontificio Consiglio per l’Unità dei Cristiani
La decisione di Benedetto XVI premia l’impegno della diocesi sul fronte del dialogo fra le confessioni ll Papa, Benedetto XVI, ha nominato i nuovi membri del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani. Unico Vescovo italiano inserito nella tornata di nomine firmate dal Santo Padre è il Vescovo di Arezzo-Cortona-Sansepolcro, monsignor Gualtiero Bassetti, che entra a far parte del prestigioso dicastero vaticano. Con lui Benedetto XVI ha nominato monsignor Florentin Crihălmeanu, Vescovo di Cluj-Gherla, Claudiopoli-Armenopoli dei Romeni (Romania); monsignor Carlos Humberto Malfa, Vescovo di Chascomús (Argentina); monsignor Hyginus Kim Hee-joong, Vescovo di Corniculana e ausiliare di Kwangju (Corea).

La nomina del Vescovo di Arezzo-Cortona-Sansepolcro premia l’impegno della diocesi sul fronte dell’ecumenismo e del dialogo fra le diverse confessioni cristiane. Si tratta di un riconoscimento dello spirito ecumenico che pervade il territorio aretino con i suoi centri di spiritualità come Camaldoli e La Verna. Ma è anche un apprezzamento dell’attività di «Rondine – Cittadella della Pace», uno dei più originali laboratori italiani della convivenza fra «nemici» con il suo studentato internazionale in cui vivono fianco a fianco venti ragazzi e ragazze che provengono dai territori in guerra.

Da ricordare che monsignor Bassetti ha parte anche del Comitato cattolico per la collaborazione culturale, l’organismo del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani nato sulla spinta di Paolo VI che da 45 anni offre borse di studio per gli studenti ortodossi che vengono ospitati nei collegi pontifici e frequentano gli atenei di Roma ma anche d’Europa. E proprio a Rondine i rappresentanti delle Chiese orientali che iniziano il loro percorso di studi nella capitale si tuffano la «scuola estiva» per conoscere la lingua e la cultura italiana.


L’ufficio stampa

della diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro



www.arezzonotizie.it
+PetaloNero+
Saturday, April 12, 2008 2:50 PM
MESSAGGIO DEL SANTO PADRE AI PARTECIPANTI AL SEMINARIO INTERNAZIONALE DI STUDIO PROMOSSO DAL PONTIFICIO CONSIGLIO DELLA GIUSTIZIA E DELLA PACE (VATICANO, 11-12 APRILE 2008)

Il Santo Padre Benedetto XVI ha inviato un Messaggio ai partecipanti al Seminario internazionale di studio promosso dal Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace sul tema: "Disarmo, sviluppo e pace. Prospettive per un disarmo integrale", in corso in Vaticano dall’11 al 12 aprile 2008.

Pubblichiamo di seguito il testo del Messaggio che è stato letto da Mons. Piero Parolin, Sotto-Segretario per i Rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato:



MESSAGGIO DEL SANTO PADRE

Venerato Fratello

Signor Cardinale Renato Raffaele Martino

Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace

È con vivo compiacimento che invio un cordiale saluto ai partecipanti al Seminario internazionale organizzato dal Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace sul tema: "Disarmo, sviluppo e pace. Prospettive per un disarmo integrale", esprimendo vivo apprezzamento per così opportuna iniziativa. A Lei, Signor Cardinale, ed a quanti vi prendono parte assicuro la mia spirituale vicinanza.

L’argomento sul quale intendete riflettere è quanto mai attuale. L’umanità ha raggiunto un formidabile progresso nella scienza e nella tecnica. L’ingegno umano ha prodotto frutti impensabili solo pochi decenni fa. Al tempo stesso, nel mondo restano aree senza un adeguato livello di sviluppo umano e materiale; non pochi popoli e persone sono privi dei diritti e delle libertà più elementari. Anche nelle regioni del mondo, dove si registra un elevato livello di benessere, sembrano allargarsi sacche di emarginazione e miseria. Il processo mondiale di globalizzazione, se ha aperto nuovi orizzonti, non ha forse ancora apportato i risultati sperati. E se, dopo gli orrori della seconda guerra mondiale, la famiglia umana ha dato prova di grande civiltà fondando l’Organizzazione delle Nazioni Unite, oggi la comunità internazionale sembra come smarrita. In diverse aree del mondo insistono tensioni e guerre, ed anche laddove non si vive la tragedia della guerra sono però diffusi sentimenti di paura e di insicurezza. Inoltre, fenomeni come il terrorismo su scala mondiale rendono labile il confine tra la pace e la guerra pregiudicando seriamente la speranza del futuro dell’umanità.

Come rispondere a queste sfide? Come riconoscere i "segni dei tempi"? Occorre certamente un’azione comune sul piano politico, economico e giuridico, ma, prima ancora, è necessaria una condivisa riflessione sul piano morale e spirituale; appare sempre più urgente promuovere un "nuovo umanesimo", che illumini l’uomo nella comprensione di se stesso e del senso del proprio cammino nella storia. Quanto mai attuale risulta, al riguardo, l’insegnamento del Servo di Dio Papa Paolo VI e la sua proposta di un umanesimo integrale, volto, cioè, "alla promozione di ogni uomo e di tutto l’uomo" (Lett. enc. Populorum progressio, 14). Lo sviluppo non può ridursi a semplice crescita economica: esso deve comprendere la dimensione morale e spirituale; un autentico umanesimo integrale non può che essere al tempo stesso solidale e la solidarietà è una delle espressioni più alte dello spirito umano, appartiene ai suoi doveri naturali (cfr Gc 2,15-16) e vale per le persone e per i popoli (Cost. past. Gaudium et spes, 86); dalla sua attuazione dipendono il pieno sviluppo e la pace. L’uomo, infatti, quando persegue il solo benessere materiale restando chiuso nel proprio io, si preclude da se stesso la via verso la piena realizzazione e l’autentica felicità.

In questo vostro seminario voi riflettete su tre elementi tra loro interdipendenti: il disarmo, lo sviluppo e la pace. Non è infatti concepibile una pace autentica e duratura senza lo sviluppo di ogni persona e popolo: diceva Paolo VI che "lo sviluppo è il nuovo nome della pace" (ivi, 87). Né è pensabile una riduzione degli armamenti, se prima non si elimina la violenza alla radice, se prima, cioè, l’uomo non si orienta decisamente alla ricerca della pace, del buono e del giusto. La guerra, come ogni forma di male, trova la sua origine nel cuore dell’uomo (Mt 15,19; Mc 7,20-23). In questo senso, il disarmo non interessa solo gli armamenti degli Stati, ma coinvolge ogni uomo, chiamato a disarmare il proprio cuore e ad essere dappertutto operatore di pace.

Fino a quando sarà presente il rischio di un’offesa, l’armamento degli Stati si renderà necessario per ragioni di legittima difesa, che è un diritto da annoverare tra quelli inalienabili degli Stati, essendo anche connesso al dovere degli stessi Stati di difendere la sicurezza e la pace dei popoli. Tuttavia, non appare lecito qualsiasi livello di armamento, perchè «ogni Stato può possedere unicamente le armi necessarie per assicurare la propria legittima difesa» (Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, Il commercio internazionale delle armi, Città del Vaticano, 1994, p. 13). Il mancato rispetto di questo "principio di sufficienza" conduce al paradosso per cui gli Stati minacciano la vita e la pace dei popoli che intendono difendere e gli armamenti, da garanzia della pace, rischiano di divenire una tragica preparazione della guerra.

Esiste poi una stretta relazione tra disarmo e sviluppo. Le ingenti risorse materiali e umane impiegate per le spese militari e per gli armamenti vengono di fatto distolte dai progetti di sviluppo dei popoli, specialmente di quelli più poveri e bisognosi di aiuto. E questo va contro quanto afferma la stessa Carta delle Nazioni Unite, che impegna la comunità internazionale, e gli Stati in particolare, a "promuovere lo stabilimento ed il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale col minimo dispendio delle risorse umane ed economiche mondiali per gli armamenti" (art. 26). In effetti, già Paolo VI nel 1964 chiedeva agli Stati di ridurre la spesa militare per gli armamenti, e di creare, con le risorse così risparmiate, un fondo mondiale da destinare a progetti di sviluppo delle persone e dei popoli più poveri e bisognosi (cfr Messaggio al mondo affidato ai giornalisti, 4 dicembre 1964). Quel che però si va registrando è che la produzione e il commercio delle armi sono in continua crescita e vanno assumendo un ruolo trainante nell’economia mondiale. Vi è anzi una tendenza alla sovrapposizione dell’economia civile a quella militare, come dimostra la continua diffusione di beni e conoscenze ad "uso duale", e cioè dal possibile duplice uso, civile e militare. Questo rischio è grave nei settori biologico, chimico e nucleare, nei quali i programmi civili non saranno mai sicuri senza l’abbandono generale e completo dei programmi militari e ostili. Rinnovo pertanto l’appello affinché gli Stati riducano la spesa militare per gli armamenti e prendano in seria considerazione l’idea di creare un fondo mondiale da destinare a progetti di sviluppo pacifico dei popoli.

Esiste ugualmente una stretta relazione tra lo sviluppo e la pace, in un duplice senso. Possono infatti esservi guerre scatenate da gravi violazioni dei diritti umani, dall’ingiustizia e dalla miseria, ma non bisogna trascurare il rischio di vere e proprie "guerre del benessere", cioè causate dalla volontà di espandere o conservare il dominio economico a scapito di altri. Il semplice benessere materiale, senza un coerente sviluppo morale e spirituale, può accecare talmente l’uomo da spingerlo a uccidere il proprio fratello (cfr Gc 4,1ss.). Oggi, in maniera ancora più urgente che in passato, è necessaria una decisa opzione della comunità internazionale a favore della pace. Sul piano economico, bisogna adoperarsi affinché l’economia venga orientata al servizio della persona umana, alla solidarietà e non solo al profitto. Sul piano giuridico, gli Stati sono chiamati a rinnovare il proprio impegno, in particolare per il rispetto dei trattati internazionali vigenti sul disarmo e il controllo di tutti i tipi di armi, come pure per la ratifica e la conseguente entrata in vigore degli strumenti già adottati, come il Trattato sul divieto generale dei test nucleari, e per il successo dei negoziati attualmente in corso, come quelli sul divieto delle munizioni a grappolo, sul commercio di armi convenzionali o sul materiale fissile. È infine richiesto ogni sforzo contro la proliferazione delle armi leggere e di piccolo calibro, che alimentano le guerre locali e la violenza urbana, e uccidono troppe persone ogni giorno in tutto il mondo.

Tuttavia, sarà difficile trovare una soluzione alle diverse questioni di natura tecnica senza una conversione dell’uomo al bene sul piano culturale, morale e spirituale. Ogni uomo, in qualsiasi condizione, è chiamato a convertirsi al bene e a ricercare la pace, nel proprio cuore, con il prossimo, nel mondo. In questo senso resta sempre valido il magistero del beato Papa Giovanni XXIII, che ha indicato con chiarezza l’obiettivo di un disarmo integrale affermando: "L’arresto agli armamenti a scopi bellici, la loro effettiva riduzione, e, a maggior ragione, la loro eliminazione sono impossibili o quasi, se nello stesso tempo non si procedesse ad un disarmo integrale; se cioè non si smontano anche gli spiriti, adoprandosi sinceramente a dissolvere, in essi, la psicosi bellica" (Lett. enc. Pacem in terris, 61). Al tempo stesso, non bisogna trascurare l’effetto che gli armamenti producono sullo stato d’animo e sul comportamento dell’uomo. Le armi infatti tendono ad alimentare a loro volta la violenza. Questo aspetto è stato colto in maniera assai acuta da Paolo VI nel Discorso all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite del 1965. In quella sede, dove anch’io mi accingo a recarmi nei prossimi giorni, egli affermò: "Le armi, quelle terribili, specialmente, che la scienza moderna vi ha date, ancor prima che produrre vittime e rovine, generano cattivi sogni, alimentano sentimenti cattivi, creano incubi, diffidenze e propositi tristi, esigono enormi spese, arrestano progetti di solidarietà e di utile lavoro, falsano la psicologia dei Popoli" (n. 5).

Come più volte è stato ribadito dai miei Predecessori, la pace è un dono di Dio, dono prezioso che va cercato e custodito anche con mezzi umani. Occorre pertanto l’apporto di tutti e si rende sempre più necessaria una corale diffusione della cultura della pace e una condivisa educazione alla pace, soprattutto delle nuove generazioni, verso le quali quelle adulte hanno gravi responsabilità. Sottolineare il dovere di ogni uomo di costruire la pace, non significa peraltro trascurare l’esistenza di un vero e proprio diritto umano alla pace. Diritto fondamentale e inalienabile, dal quale anzi dipende l’esercizio di tutti gli altri diritti: "È così grande il bene della pace – scriveva sant’Agostino – che, anche negli eventi posti nel divenire di questo mondo, abitualmente nulla si ode di più gradito, nulla si desidera di più attraente, infine nulla si consegue di più bello" (La Città di Dio, XIX, 11).

Signor Cardinale e partecipanti tutti al Seminario, volgendo lo sguardo alle concrete situazioni in cui vive oggi l’umanità si potrebbe essere presi da un giustificato sconforto e da rassegnazione: nelle relazioni internazionali sembrano talvolta prevalere la diffidenza e la solitudine; i popoli si sentono divisi e gli uni contro gli altri. Una guerra totale, da terribile profezia, rischia di trasformarsi in tragica realtà. La guerra però non è mai inevitabile e la pace è sempre possibile. Anzi doverosa! È giunto allora il momento di cambiare il corso della storia, di recuperare la fiducia, di coltivare il dialogo, di alimentare la solidarietà. Questi sono i nobili obiettivi che hanno ispirato i fondatori dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, vera e propria esperienza di amicizia tra i popoli. Dall’impegno di tutti dipende il futuro dell’umanità. Solo perseguendo un umanesimo integrale e solidale, nel cui contesto anche la questione del disarmo assume una natura etica e spirituale, l’umanità potrà camminare verso l’auspicata pace autentica e duratura. Cammino, questo, non certo facile, e soggetto a pericoli, come già trent’anni or sono riconosceva il venerato mio predecessore Paolo VI nel Messaggio alla Prima sessione speciale sul disarmo dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite: "Il cammino che deve portare alla costruzione di un nuovo ordine internazionale capace di eliminare le guerre e le loro cause, e di render quindi inutili le armi, non potrà, in ogni caso, essere breve" (n. 6). I credenti trovano sostegno nella Parola di Dio che ci incoraggia alla fede e alla speranza, in vista della pace definitiva del Regno di Dio, dove "misericordia e verità s’incontreranno, giustizia e pace si baceranno" (Sal 84,11). E’ dunque con ardente preghiera che invochiamo da Dio il dono della pace per tutta l’umanità. Con questi sentimenti, rinnovo il mio plauso al Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace per avere promosso e organizzato il presente incontro su un tema così delicato ed urgente, assicuro un particolare ricordo nella preghiera per la fruttuosa riuscita dei lavori e di cuore invio a tutti una speciale Benedizione Apostolica.

Dal Vaticano, 10 Aprile 2008

BENEDICTUS PP. XVI













Pace e sviluppo dei popoli sono legati al disarmo: l'appello del Papa in un messaggio al seminario internazionale del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace



Benedetto XVI lancia un accorato appello alla comunità internazionale, affinché intraprenda con coraggio il cammino del disarmo e, attraverso un “nuovo umanesimo”, costruisca le basi per una pace duratura e lo sviluppo dei popoli. Occasione di questo richiamo è il messaggio al seminario promosso dal Pontificio Consiglio Giustizia e Pace sul tema "Disarmo, sviluppo e pace. Prospettive per un disarmo integrale". Il simposio si è svolto ieri e oggi nella sede del dicastero a Palazzo San Calisto. Il servizio di Alessandro Gisotti:


Ogni uomo è “chiamato a disarmare il proprio cuore e ad essere dappertutto operatore di pace”: è l’esortazione di Benedetto XVI che indica nel “nuovo umanesimo” la strada per costruire una pace autentica e duratura. Il Papa rileva la stretta connessione tra disarmo, sviluppo e pace. La legittima difesa, scrive, è un diritto inalienabile degli Stati. “Tuttavia – avverte – non appare lecito qualsiasi livello di armamento”. Va rispettato il “principio di sufficienza”, altrimenti, costata il Pontefice, si arriva al paradosso “per cui gli Stati minacciano la vita e la pace dei popoli che intendono difendere e gli armamenti, da garanzia della pace, rischiano di divenire una tragica preparazione della guerra”. Si sofferma poi sulla stretta relazione tra disarmo e sviluppo. “Le ingenti risorse materiali e umane impiegate per le spese militari e per gli armamenti – si rammarica – vengono di fatto distolte dai progetti di sviluppo dei popoli, specialmente di quelli più poveri e bisognosi di aiuto”. Fenomeno, aggiunge, che va contro la stessa Carta delle Nazioni Unite.


Volgendo lo sguardo alle situazioni in cui oggi vive l’umanità, scrive il Papa, “si potrebbe essere presi da un giustificato sconforto e da rassegnazione: nelle relazioni internazionali sembrano talvolta prevalere la diffidenza e la solitudine”. “Una guerra totale – prosegue – da terribile profezia, rischia di trasformarsi in tragica realtà”. Ma la guerra, è l’incoraggiamento del Santo Padre, “non è mai inevitabile e la pace è sempre possibile. Anzi doverosa!”. E’ tempo, esorta il Papa, “di cambiare il corso della storia, di recuperare la fiducia, di coltivare il dialogo” ed “alimentare la solidarietà”. Questi, ricorda, sono “i nobili obiettivi” che hanno ispirato i fondatori delle Nazioni Unite, definite dal Papa - a pochi giorni dalla visita al Palazzo di Vetro - “vera e propria esperienza di amicizia tra i popoli”.


Il Papa non manca di offrire una riflessione sul peso dell’industria bellica nell’economia globalizzata. “La produzione e il commercio delle armi”, scrive, “vanno assumendo un ruolo trainante nell’economia mondiale” e vi è anzi “una tendenza alla sovrapposizione dell’economia civile a quella militare”. Indice ne è anche la diffusione di beni “ad uso duale”, cioè dal possibile uso civile e militare. Aspetto, questo, preoccupante, nota il Papa, “nei settori biologico, chimico e nucleare”. Benedetto XVI, come già Paolo VI, lancia perciò un appello agli Stati affinché “riducano la spesa militare”, prendendo in considerazione “l’idea di creare un fondo mondiale da destinare a progetti di sviluppo pacifico dei popoli”. Il Papa mette anche l’accento su quelle che chiama “guerre del benessere”, ovvero conflitti causati dalla “volontà di espandere o conservare il dominio economico a scapito di altri”.


Oggi, ancora più che in passato, sottolinea, “è necessaria una decisa opzione della comunità internazionale a favore della pace”, adoperandosi affinché “l’economia venga orientata al servizio della persona umana, alla solidarietà e non solo al profitto”. Lo sviluppo, è il suo richiamo, “deve comprendere la dimensione morale e spirituale”. Il processo di globalizzazione, infatti, ha aperto nuovi orizzonti, ma, rileva il Papa, nonostante i progressi tecnico-scientifici, “in diverse aree del mondo” persistono “tensioni e guerre”. D’altro canto, fenomeni come “il terrorismo su scala mondiale rendono labile il confine tra la pace e la guerra, pregiudicando seriamente la speranza del futuro dell’umanità”. Lancia così un appello agli Stati, affinché rispettino i trattati internazionali vigenti sul disarmo e il controllo di tutti i tipi di armi. Ancora, chiede di ratificare il Trattato sul divieto dei test nucleari e di impegnarsi per il successo dei negoziati sulla messa al bando delle bombe a grappolo. Il Papa ribadisce “l’esistenza di un vero e proprio diritto umano alla pace” e auspica infine una “corale diffusione della cultura della pace e una condivisa educazione alla pace, soprattutto delle nuove generazioni”.





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+PetaloNero+
Saturday, April 12, 2008 2:52 PM
RINUNCE E NOMINE





RINUNCIA E SUCCESSIONE DELL’ARCIVESCOVO DI KINGSTON IN JAMAICA (GIAMAICA)

Il Santo Padre Benedetto XVI ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell’arcidiocesi di Kingston-in-Jamaica (Giamaica), presentata da S.E. Mons. Lawrence Aloysius Burke, S.I., in conformità al can. 401 § 1 del Codice di Diritto Canonico.

Gli succede S.E. Mons. Donald Reece, Coadiutore della medesima arcidiocesi.




RINUNCIA DEL PRESIDENTE DELLA PREFETTURA DEGLI AFFARI ECONOMICI DELLA SANTA SEDE E NOMINA DEL SUCCESSORE

Il Santo Padre ha accolto la rinuncia presentata per raggiunti limiti d’età all’incarico di Presidente della Prefettura degli Affari Economici della Santa Sede dell’Em.mo Card. Sergio Sebastiani ed ha chiamato a succederGli nel medesimo incarico S.E. Mons. Velasio De Paolis, C.S., finora Segretario del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, elevandolo in pari tempo alla dignità di Arcivescovo, conservandogli la sede titolare di Telepte.




NOMINA DEL SEGRETARIO DEL SUPREMO TRIBUNALE DELLA SEGNATURA APOSTOLICA

Il Papa ha nominato Segretario del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica il Rev.do P. Frans Daneels, O. Praem., finora Promotore di Giustizia di detto Supremo Tribunale, promuovendolo in pari tempo alla dignità episcopale, assegnandogli la sede titolare di Bita.



NOMINA DEL PROMOTORE DI GIUSTIZIA DEL SUPREMO TRIBUNALE DELLA SEGNATURA APOSTOLICA

Il Santo Padre ha nominato Promotore di Giustizia del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica Mons. Gianpaolo Montini, finora Promotore di Giustizia Sostituto.




NOMINA DI PROMOTORE DI GIUSTIZIA DEL TRIBUNALE DELLA ROTA ROMANA

Il Papa ha nominato "ad quinquennium" Promotore di Giustizia del Tribunale della Rota Romana il Rev.do Sacerdote Alessandro Perego, del clero della diocesi di Roma, finora Difensore del Vincolo del medesimo Tribunale.




NOMINA DEL NUNZIO APOSTOLICO IN COREA

Il Santo Padre ha nominato Nunzio Apostolico in Corea S.E. Mons. Osvaldo Padilla, Arcivescovo titolare di Pia, finora Nunzio Apostolico in Costa Rica.




ELEVAZIONE ALLA DIGNITÀ EPISCOPALE DEL REV.DO MONS. JUAN IGNACIO ARRIETA OCHOA DE CHINCHETRU

Il Papa ha elevato alla dignità episcopale, assegnandogli la sede titolare di Civitate, il Rev.do Mons. Juan Ignacio Arrieta Ochoa de Chinchetru, Segretario del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi.




NOMINA DI CONSULTORE DELLA CONGREGAZIONE PER L’EVANGELIZZAZIONE DEI POPOLI

Il Santo Padre ha nominato Consultore della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli l’Ill.mo Prof. Massimo Spina, Docente di Economia ed Organizzazione Aziendale presso l’Università degli Studi "Tor Vergata" e Direttore Amministrativo dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, Roma.




NOMINA DEL LEGATO PONTIFICIO PER LE CELEBRAZIONI DEL 49° CONGRESSO EUCARISTICO INTERNAZIONALE (QUÉBEC, CANADA, 15-22 GIUGNO 2008)

Il Papa ha nominato Legato Pontificio per le celebrazioni del 49° Congresso Eucaristico Internazionale l’Em.mo Card. Jozef Tomko, Presidente emerito del Pontificio Comitato per i Congressi Eucaristici Internazionali.

Dette celebrazioni avranno luogo a Québec (Canada) dal 15 al 22 giugno 2008.






Mons. Velasio De Paolis nominato dal Papa nuovo presidente della Prefettura per gli Affari Economici della Santa Sede. Succede al cardinale Sebastiani



Il Santo Padre ha accolto la rinuncia presentata per raggiunti limiti di età all’incarico di presidente della Prefettura degli Affari Economici del cardinale Sergio Sebastiani ed ha chiamato a succedergli nel medesimo incarico mons. Velasio De Paolis, scalabriniano, finora segretario del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, elevandolo in pari tempo alla dignità di arcivescovo, conservandogli la sede tit. di Telepte, ed ha chiamato a succedergli nel medesimo incarico padre Frans Daneels, premostratense, finora Promotore di Giustizia di detto Supremo Tribunale, promuovendolo in pari tempo alla dignità episcopale, assegnandogli la sede titolare di Bita. Il Papa ha inoltre nominato Promotore di Giustizia dello stesso Supremo Tribunale mons. Gianpaolo Montini, finora Promotore di Giustizia Sostituto.




www.radiovaticana.org







Da Petrus

Nomine: 'giro di valzer' in Vaticano tra gli Affari Economici e la Nunziatura Apostolica in Corea



CITTA’ DEL VATICANO - Valzer di nomine in Vaticano. Il Papa, infatti, ha nominato Presidente della Prefettura degli affari economici della Santa Sede Monsignor Velasio De Paolis (nella foto), finora segretario del Supremo tribunale della Segnatura apostolica, elevandolo alla dignita' di arcivescovo e conservandogli la sede titolare di Telepte. Il Papa ha anche nominato segretario della Segnatura apostolica padre Frans Daneels, finora promotore di giustizia presso lo stesso tribunale, promuovendolo alla dignita' episcopale e assegnandogli la sede titolare di Bita. Il Papa ha inoltre nominato promotore di giustizia della Segnatura apostolica Monsignor Gianpaolo Montini, finora promotore di giustizia sostituto. Infine Benedetto XVI ha nominato ''ad quinquennium'' promotore di giustizia del tribunale della Rota Romana don Alessandro Perego, sacerdote della diocesi di Roma, finora difensore del vincolo del medesimo tribunale. Benedetto XVI ha anche nominato il Cardinale Jozef Tomko, Presidente emerito del Pontificio consiglio per i congressi Eucaristici internazionali, legato pontificio per le celebrazioni del 49.mo congresso Eucaristico internazionale che si svolgera' a Quebec (Canada) dal 15 al 22 giugno 2008. La nomina di un legato cancella l'ipotesi che il Papa possa prender parte personalmente al congresso. Il Santo Padre ha infine nominato Monsignor Osvaldo Padilla, arcivescovo titolare di Pia e finora nunzio in Costa Rica, Nunzio Apostolico in Corea.

+PetaloNero+
Sunday, April 13, 2008 2:53 PM
LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DEL REGINA CÆLI



Alle ore 12 di oggi, il Santo Padre Benedetto XVI si affaccia alla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare il Regina Cæli con i fedeli ed i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro.

Queste le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana del tempo pasquale:



PRIMA DEL REGINA CÆLI

Cari fratelli e sorelle,

in questa quarta domenica di Pasqua, in cui la liturgia ci presenta Gesù come Buon Pastore, si celebra la Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni. In ogni continente, le comunità ecclesiali invocano concordi dal Signore numerose e sante vocazioni al sacerdozio, alla vita consacrata e missionaria e al matrimonio cristiano e meditano sul tema: "Le vocazioni al servizio della Chiesa-missione". Quest’anno la Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni si colloca nella prospettiva dell’"Anno Paolino", che avrà inizio il 28 giugno prossimo per celebrare il bimillenario della nascita dell’apostolo Paolo, il missionario per eccellenza.

Nell’esperienza dell’Apostolo delle genti, che il Signore chiamò per essere "ministro del Vangelo", vocazione e missione sono inseparabili. Egli rappresenta pertanto un modello per ogni cristiano, in maniera particolare per i missionari ad vitam, cioè per quegli uomini e quelle donne che si dedicano totalmente ad annunciare Cristo a quanti ancora non l’hanno conosciuto: una vocazione, questa, che conserva tuttora la sua piena validità. Questo servizio missionario svolgono, in primo luogo, i sacerdoti, dispensando la Parola di Dio e i Sacramenti, e manifestando con la loro carità pastorale a tutti, soprattutto ai malati, ai piccoli, ai poveri, la presenza risanatrice di Gesù Cristo. Rendiamo grazie a Dio per questi nostri fratelli che si spendono senza riserve nel ministero pastorale, suggellando talora la fedeltà a Cristo con il sacrificio della vita, come è avvenuto anche ieri per i due religiosi uccisi in Guinea e Kenya. A loro va la nostra grata ammirazione insieme con la preghiera di suffragio. Preghiamo pure perché sia sempre più nutrita la schiera di quanti decidono di vivere radicalmente il Vangelo mediante i voti di castità, povertà e obbedienza: sono uomini e donne che hanno un ruolo primario nell’evangelizzazione. Di essi, alcuni si dedicano alla contemplazione e alla preghiera, altri ad una multiforme azione educativa e caritativa, tutti però sono accomunati da un medesimo scopo: quello di testimoniare il primato di Dio su tutto e diffondere il suo Regno in ogni ambito della società. Non pochi tra loro – ebbe a scrivere il Servo di Dio Paolo VI – "sono intraprendenti e il loro apostolato è spesso contrassegnato da un’originalità, da una genialità che costringono all’ammirazione. Sono generosi: li si trova agli avamposti della missione, ed assumono i più grandi rischi per la loro salute e la loro stessa vita" (Esort. ap. Evangelii nuntiandi, 69). Non va infine dimenticato che anche quella al matrimonio cristiano è una vocazione missionaria: gli sposi, infatti, sono chiamati a vivere il Vangelo nelle famiglie, negli ambienti di lavoro, nelle comunità parrocchiali e civili. In certi casi, inoltre, offrono la loro preziosa collaborazione nella missione ad gentes.

Cari fratelli e sorelle, invochiamo la materna protezione di Maria sulle molteplici vocazioni esistenti nella Chiesa, perché si sviluppino con una forte impronta missionaria. Affido a Lei, Madre della Chiesa e Regina della Pace, anche la speciale esperienza missionaria che vivrò nei prossimi giorni con il viaggio apostolico negli Stati Uniti d’America e la visita all’ONU, mentre chiedo a voi tutti di accompagnarmi con la vostra preghiera.




DOPO IL REGINA CÆLI

Je vous salue, chers pèlerins de langue française présents à la prière mariale du Regina caeli, en particulier vous, les jeunes de Rouen, de Pont-Saint-Esprit et de Villeneuve lès Avignon. Puissiez-vous contempler le Christ qui, dans l’Évangile du jour, se présente comme le Bon Pasteur. Il vous invite à passer par Lui et à être ses amis pour accéder au bonheur véritable. N’ayez pas peur de l’écouter et de le suivre tout au long de votre vie. Vous ne serez pas déçus. Soyez aussi des apôtres de vos camarades, car Dieu est un Père miséricordieux qui veut communiquer son amour à tous les hommes. Avec ma Bénédiction apostolique. Bon temps pascal.

I greet all the English-speaking pilgrims and visitors here today. This Tuesday I leave Rome for my visit to the United Nations Organization and the United States of America. With the various groups I shall meet, my intention is to share our Lord’s word of life. In Christ is our hope! Christ is the foundation of our hope for peace, for justice, and for the freedom that flows from God’s law fulfilled in his commandment to love one another. Dear brothers and sisters, I ask you all to pray for the success of my visit, so that it may be a time of spiritual renewal for all Americans. Upon each of you present, I invoke the protection and guidance of Jesus the Good Shepherd.

Gerne heiße ich die Pilger und Besucher aus dem deutschen Sprachraum willkommen. Besonderes grüße ich die Romreisegruppe und auch alle Hörer des Bayerischen Rundfunks sowie die Wallfahrer aus Mannheim. Christus ist der Gute Hirte, der uns Leben in Fülle schenken will. Hören wir auf seine Stimme und folgen wir seinen Spuren. Der auferstandene Herr begleite euch mit seinem Segen.

Saludo a los peregrinos de lengua española, especialmente a los de las parroquias de las diócesis de Lugo, Orense, Tui-Vigo y Sevilla, así como a todos los que a través de la radio y la televisión se unen a esta oración mariana. En este día en el que celebramos la Jornada Mundial de Oración por las Vocaciones, pidamos a Jesucristo, Buen Pastor, por la intercesión de la Virgen María, que aumente el número de obreros que trabajen en su viña. Feliz Domingo.

Moje serdeczne pozdrowienie kieruję do Polaków. Dzisiejsza niedziela jest Światowym Dniem Modlitw o Powołania. Was wszystkich, proszę o modlitwę, by w świecie nie zabrakło robotników na żniwie Pańskim. Młodych pragnę zachęcić, by mieli odwagę pójść za głosem Chrystusa. Waszym intencjom polecam również moją podróż apostolską do Stanów Zjednoczonych. Z serca wam wszystkim błogosławię.

[Rivolgo il mio saluto a tutti i Polacchi. Questa Domenica celebriamo la Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni. A voi tutti chiedo di pregare affinché nel mondo non manchino operai nella messe del Signore. Voglio altresì incoraggiare i giovani, affinché trovino la forza di seguire la voce di Cristo. Mi raccomando alle vostre preghiere e raccomando anche il mio pellegrinaggio apostolico negli Stati Uniti. Tutti vi benedico di cuore.]

Rivolgo infine un cordiale saluto ai pellegrini di lingua italiana, in particolare ai ragazzi di Thiene che hanno ricevuto la Cresima e a quelli di Parma che si preparano a riceverla, al gruppo di ministranti di Como, ai giovani di Rosegaferro presso Verona e ai fedeli provenienti da Altamura e dalla provincia di Bergamo. A tutti auguro una buona domenica.







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+PetaloNero+
Sunday, April 13, 2008 3:09 PM
Papa: Preghiera per le vocazioni missionarie e per il viaggio negli Stati Uniti

Nella domenica del Buon Pastore, Benedetto XVI domanda preghiere perchè crescano le vocazioni di dedizione a vita e alla missione. In tutte le lingue dei saluti si affida alle preghiere della Chiesa per il suo “pellegrinaggio apostolico” negli Stati Uniti dal 15 al 20 aprile.


Città del Vaticano (AsiaNews) – Una preghiera per le vocazioni, soprattutto quelle missionarie, e una per il suo viaggio negli Stati Uniti: sono queste le due preoccupazioni espresse da Benedetto XVI nella riflessione prima del Regina Caeli, davanti a decine di migliaia di fedeli riuniti in piazza san Pietro.

La prima preoccupazione nasce dal fatto che la quarta domenica di Pasqua è detta “del Buon Pastore”. In tale domenica si celebra anche la Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni.

Ricordando che il 28 giugno comincerà l’anno Paolino, per celebrare i 2000 anni dalla nascita dell’apostolo Paolo, “missionario per eccellenza”, fra le vocazioni il papa ha anzitutto citato “i missionari ad vitam, cioè per quegli uomini e quelle donne che si dedicano totalmente ad annunciare Cristo a quanti ancora non l’hanno conosciuto: una vocazione, questa, che conserva tuttora la sua piena validità”. Benedetto XVI ha sottolineato che c’è bisogno soprattutto di sacerdoti missionari, che dispensano “Parola di Dio e i Sacramenti, e manifestando con la loro carità pastorale a tutti, soprattutto ai malati, ai piccoli, ai poveri, la presenza risanatrice di Gesù Cristo”.

Nella donazione della propria vita ai fratelli, essi trovano spesso il martirio. Il pontefice ha ricordato che ieri in Kenya e in Guinea sono morti due religiosi.

“Preghiamo pure – ha aggiunto il papa - perché sia sempre più nutrita la schiera di quanti decidono di vivere radicalmente il Vangelo mediante i voti di castità, povertà e obbedienza: sono uomini e donne che hanno un ruolo primario nell’evangelizzazione. Di essi, alcuni si dedicano alla contemplazione e alla preghiera, altri ad una multiforme azione educativa e caritativa, tutti però sono accomunati da un medesimo scopo: quello di testimoniare il primato di Dio su tutto e diffondere il suo Regno in ogni ambito della società”.

La missione è il cuore non solo delle vocazioni consacrate, ma anche di quelle al matrimonio: “:Gli sposi, infatti, sono chiamati a vivere il Vangelo nelle famiglie, negli ambienti di lavoro, nelle comunità parrocchiali e civili. In certi casi, inoltre, offrono la loro preziosa collaborazione nella missione ad gentes.

L’altra preoccupazione del papa è quella di una richiesta di preghiera per il suo imminente viaggio begli Stati Uniti, dal 15 al 20 di aprile.

Invocando “la materna protezione di Maria sulle molteplici vocazioni esistenti nella Chiesa, perché si sviluppino con una forte impronta missionaria”, Benedetto XVI ha affidato a Maria anche “la speciale esperienza missionaria” che vivrà nei prossimi giorni “con il viaggio apostolico negli Stati Uniti d’America e la visita all’ONU”. “Chiedo a voi tutti - ha concluso - di accompagnarmi con la vostra preghiera”.

Dopo la preghiera mariana, nei saluti in diverse lingue, egli ha esortato i giovani ad “ascoltare la chiamata del Buon Pastore” e a seguirlo in modo radicale, per essere “davvero felici”. A tutti ha chiesto di pregare per il suo “pellegrinaggio apostolico” negli Stati Uniti.

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