Print   Search   Utenti   Join     Share : FaceboolTwitter
Pages: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, ..., 74, 75, 76, 77, 78, 79, 80, 81, 82, 83, [84], 85, 86, 87, 88, 89, 90, 91, 92, 93, 94, ..., 161, 162, 163, 164, 165, 166, 167, 168, 169, 170
+PetaloNero+
Thursday, March 13, 2008 3:00 PM
TELEGRAMMA DI CORDOGLIO DEL SANTO PADRE PER LA MORTE DEL COMM. EDOARDO LUCIANI

Pubblichiamo di seguito il telegramma di cordoglio per la morte, avvenuta l’11 marzo, del Comm. Edoardo Luciani, fratello di Papa Giovanni Paolo I, inviato dal Santo Padre Benedetto XVI a S.E. Mons. Giuseppe Andrich, Vescovo di Belluno-Feltre:


TELEGRAMMA DEL SANTO PADRE

ECCELLENTISSIMO MONSIGNOR GIUSEPPE ANDRICH
VESCOVO DI BELLUNO-FELTRE

APPRESA LA MESTA NOTIZIA DELLA MORTE DEL COMMENDATORE EDOARDO LUCIANI FRATELLO DEL COMPIANTO SERVO DI DIO GIOVANNI PAOLO PRIMO MEMORE DEL CORDIALE RECENTE INCONTRO A LORENZAGO DI CADORE DESIDERO MANIFESTARE VIVA PARTECIPAZIONE AL DOLORE DEI FAMILIARI E DELLA COMUNITA’ BELLUNESE E RICORDANDONE LE ELETTE VIRTU’ UMANE E CRISTIANE PARTICOLARMENTE L’ESEMPLARE DEDIZIONE ALLA FAMIGLIA IL GENEROSO SERVIZIO ALLA CHIESA E L’INTENSO IMPEGNO CIVILE ELEVO FERVIDE PREGHIERE PERCHE' IL DEFUNTO POSSA CONDIVIDERE CON IL SIGNORE RISORTO ACCANTO ALLA CONSORTE E AL FRATELLO PONTEFICE TENERAMENTE AMATI LA GIOIA E LA PACE SENZA FINE (.) MENTRE AFFIDO ALLA MATERNA PROTEZIONE DELLA VERGINE SANTA I NUMEROSI FIGLI E QUANTI PIANGONO LA DIPARTITA DELL’ILLUSTRE SCOMPARSO DI CUORE IMPARTO LA CONFORTATRICE BENEDIZIONE APOSTOLICA VOLENTIERI ESTENDENDOLA AI PRESENTI AL RITO ESEQUIALE

BENEDICTUS PP. XVI




In un telegramma di cordoglio il Papa ricorda la figura del fratello di Giovanni Paolo I, Edoardo Luciani, uomo di "elette virtù umane e cristiane"



Un esempio di dedizione alla famiglia e alla Chiesa. Così Benedetto XVI ritrae, in un telegramma di cordoglio, il fratello di Papa Albino Luciani, Edoardo, scomparso a quasi 91 anni nella notte fra lunedì e martedì scorso, a Belluno. Mentre il paese natale di Canale d’Agordo prepara per sabato prossimo le esequie di Edoardo Luciani, il Papa ricorda nel telegramma il suo “recente incontro” con il fratello di Giovanni Paolo I, avvenuto nel luglio scorso durante il soggiorno estivo a Lorenzago di Cadore. “Desidero manifestare - scrive - viva partecipazione al dolore dei familiari e della comunità bellunese”, ricordando “le elette virtù umane e cristiane” di Edoardo Luciani, e “particolarmente l’esemplare dedizione alla famiglia, il generoso servizio alla Chiesa e l’intenso impegno civile”. Benedetto XVI termina il telegramma con una fervida preghiera perche’, conclude, “il defunto possa condividere con il Signore Risorto accanto alla consorte e al fratello Pontefice teneramente amati la gioia e la pace senza fine”.



www.radiovaticana.org
+PetaloNero+
Thursday, March 13, 2008 3:02 PM
COMUNICATO DELLA SALA STAMPA DELLA SANTA SEDE SULL’INCONTRO DELLA COMMISSIONE SULLA CHIESA IN CINA



TESTO IN LINGUA ITALIANA


Dal 10 al 12 marzo corrente si è riunita, in Vaticano, la Commissione che il Papa Benedetto XVI ha istituito per studiare le questioni di maggiore importanza, relative alla vita della Chiesa in Cina.

La riunione ha avuto, come tema, la Lettera che il Santo Padre ha indirizzato ai cattolici cinesi il 27 maggio 2007. I Partecipanti hanno, in primo luogo, esaminato l’accoglienza, che è stata riservata al Documento pontificio all’interno e al di fuori della Cina. Si è riflettuto sui principi teologici, ispiratori della Lettera, per cogliere le prospettive che da essi nascono per la comunità cattolica in Cina. In concreto, sulla scia dei vari paragrafi del testo papale, sono stati considerati alcuni aspetti importanti, che riguardano la missione della Chiesa di essere "strumento di salvezza" per il Popolo cinese: l’evangelizzazione in un mondo che vive nella globalizzazione; l’applicazione, nella situazione attuale in Cina, della dottrina del Concilio Vaticano II sulla natura e sulla struttura della Chiesa; il perdono e la riconciliazione all’interno della comunità cattolica; le esigenze della verità e della carità; il governo delle diocesi, che ha grande rilevanza per l’attività pastorale e per la formazione dei sacerdoti, dei seminaristi, dei religiosi, delle religiose e dei fedeli laici. In linea con le indicazioni, espresse dal Papa nella sua Lettera, si è ribadita la volontà di un dialogo rispettoso e costruttivo con le Autorità civili. Infine, sempre alla luce del Documento pontificio, i Partecipanti si sono scambiati informazioni ed esperienze circa la vita e l’attività della Chiesa in Cina.

La riunione si è conclusa con un incontro con il Santo Padre. Egli ha ascoltato un breve resoconto sul lavoro, svolto durante i tre giorni, e ha incoraggiato i Partecipanti a proseguire nel loro impegno a favore della comunità cattolica in Cina. Ha accennato anche all’appuntamento del 24 maggio prossimo, Giornata universale di preghiera per la Chiesa in Cina.




Conclusa in Vaticano la riunione sulla Cina. Il Papa ribadisce l'impegno a favore dei cattolici cinesi



Si è conclusa ieri in Vaticano la riunione della Commissione che Benedetto XVI ha istituito per studiare le questioni di maggiore importanza, relative alla vita della Chiesa in Cina. Lo rende noto un comunicato della Sala Stampa della Santa Sede. La riunione, iniziata lunedì scorso, ha avuto come tema la Lettera che il Papa ha indirizzato ai cattolici cinesi il 27 maggio 2007. “I partecipanti – riferisce il comunicato - hanno, in primo luogo, esaminato l’accoglienza, che è stata riservata al Documento pontificio all’interno e al di fuori della Cina. Si è riflettuto sui principi teologici, ispiratori della Lettera, per cogliere le prospettive che da essi nascono per la comunità cattolica in Cina”. Quindi, “sulla scia dei vari paragrafi del testo papale, sono stati considerati alcuni aspetti importanti, che riguardano la missione della Chiesa di essere ‘strumento di salvezza’ per il Popolo cinese: l’evangelizzazione in un mondo che vive nella globalizzazione; l’applicazione, nella situazione attuale in Cina, della dottrina del Concilio Vaticano II sulla natura e sulla struttura della Chiesa; il perdono e la riconciliazione all’interno della comunità cattolica; le esigenze della verità e della carità; il governo delle diocesi, che ha grande rilevanza per l’attività pastorale e per la formazione dei sacerdoti, dei seminaristi, dei religiosi, delle religiose e dei fedeli laici. In linea con le indicazioni, espresse dal Papa nella sua Lettera – prosegue il comunicato della Sala Stampa vaticana - si è ribadita la volontà di un dialogo rispettoso e costruttivo con le Autorità civili. Infine, sempre alla luce del Documento pontificio, i partecipanti si sono scambiati informazioni ed esperienze circa la vita e l’attività della Chiesa in Cina”.

La riunione si è conclusa con un incontro con il Papa. Benedetto XVI ha ascoltato un breve resoconto sul lavoro, svolto durante i tre giorni, e “ha incoraggiato i partecipanti a proseguire nel loro impegno a favore della comunità cattolica in Cina”. Infine ha accennato all’appuntamento del 24 maggio prossimo, Giornata universale di preghiera per la Chiesa in Cina.



www.radiovaticana.org
+PetaloNero+
Thursday, March 13, 2008 3:05 PM
TELEGRAMMA DI CORDOGLIO DEL SANTO PADRE PER LA MORTE DI S.E. MONS. PAULOS FARAJ RAHHO, ARCIVESCOVO DI MOSSUL DEI CALDEI


Appresa la notizia della morte di S.E. Mons. Paulos Faraj Rahho, Arcivescovo di Mossul dei Caldei in Iraq, che era stato sequestrato nel pomeriggio del 29 febbraio scorso, il Santo Padre Benedetto XVI ha inviato al Patriarca di Babilonia dei Caldei, S.B. il Cardinale Emmanuel III Delly, il seguente telegramma di cordoglio:




TELEGRAMMA DEL SANTO PADRE



A SUA BEATITUDINE EMINENTISSIMA

IL SIGNOR CARDINALE EMMANUEL III DELLY

PATRIARCA DI BABILONIA DEI CALDEI



INFORMATO DELLA TRAGICA MORTE DI MONSIGNOR PAULOS FARAJ RAHHO ARCIVESCOVO DI MOSSUL DEI CALDEI A SEGUITO DEL SUO DRAMMATICO RAPIMENTO AVVENUTO LO SCORSO 29 FEBBRAIO DESIDERO FAR PERVENIRE A LEI ALLA CHIESA CALDEA E ALL’INTERA COMUNITA’ CRISTIANA L’ESPRESSIONE DELLA MIA PARTICOLARE VICINANZA RIAFFERMANDO LA PIU’ DECISA DEPLORAZIONE PER UN ATTO DI DISUMANA VIOLENZA CHE OFFENDE LA DIGNITA’ DELL’ESSERE UMANO E NUOCE GRAVEMENTE ALLA CAUSA DELLA FRATERNA CONVIVENZA DELL’AMATO POPOLO IRACHENO(.) MENTRE ASSICURO FERVIDE PREGHIERE DI SUFFRAGIO PER LO ZELANTE PASTORE SEQUESTRATO PROPRIO AL TERMINE DELLA CELEBRAZIONE DELLA VIA CRUCIS INVOCO DAL SIGNORE LA SUA MISERICORDIA PERCHE’ QUESTO TRAGICO EVENTO SERVA A COSTRUIRE NELLA MARTORIATA TERRA DELL’IRAQ UN FUTURO DI PACE (.) CON TALI SENTIMENTI IMPARTO A LEI VENERATO FRATELLO AL PRESBITERIO ALLE PERSONE CONSACRATE E AI FEDELI TUTTI LA CONFORTATRICE BENEDIZIONE APOSTOLICA



BENEDETTO PP. XVI






DICHIARAZIONE DEL DIRETTORE DELLA SALA STAMPA DELLA SANTA SEDE



Il Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, P. Federico Lombardi, S.I., ha rilasciato ai giornalisti la seguente dichiarazione:



La notizia della morte del Vescovo Rahho, rapito nei giorni scorsi, colpisce a addolora profondamente il Santo Padre, che è stato subito informato.

Tutti avevamo continuato a sperare e a pregare per una sua liberazione, come il Papa aveva più volte chiesto nei suoi appelli.

Purtroppo la violenza più assurda e ingiustificata continua ad accanirsi sul popolo irakeno e in particolare sulla piccola comunità cristiana, a cui il Papa e tutti noi siamo particolarmente vicini nella preghiera e nella solidarietà in questo momento di grande dolore.

Vi è da augurarsi che questo tragico evento richiami ancora una volta e con più forza l’impegno di tutti e in particolare della comunità internazionale per la pacificazione di un Paese così travagliato.






Un atto di disumana violenza: così il Papa dopo la tragica morte dell'arcivescovo di Mossul, mons. Rahho, rapito nei giorni scorsi in Iraq.



“Un atto di disumana violenza”: con queste parole il Papa ha definito la morte dell'arcivescovo caldeo di Mossul Faraj Paulos Rahho, rapito il 29 febbraio scorso Iraq e il cui corpo è stato ritrovato oggi a Mossul. In un telegramma inviato al cardinale Emmanuel III Delly, patriarca di Babilonia dei Caldei, Benedetto XVI esprime tutto il suo dolore per questo tragico evento e manifesta la sua “particolare vicinanza” alla chiesa caldea e all’intera comunità cristiana del Paese “riaffermando la più decisa deplorazione per un atto di disumana violenza che offende la dignità dell’essere umano e nuoce gravemente alla causa della fraterna convivenza dell’amato popolo iracheno”. Il Papa assicura “fervide preghiere di suffragio per lo zelante pastore sequestrato proprio al termine della celebrazione della Via Crucis” e invoca “dal Signore la sua misericordia perché questo tragico evento serva a costruire nella martoriata terra dell’iraq un futuro di pace”. Ma ascoltiamo il direttore della Sala Stampa vaticana padre Federico Lombardi.


La notizia della morte del vescovo Rahho, rapito nei giorni scorsi, colpisce a addolora profondamente il Santo Padre, che è stato subito informato. Tutti avevamo continuato a sperare e a pregare per una sua liberazione, come il Papa aveva più volte chiesto nei suoi appelli. Purtroppo la violenza più assurda e ingiustificata continua ad accanirsi sul popolo irakeno e in particolare sulla piccola comunità cristiana, a cui il Papa e tutti noi siamo particolarmente vicini nella preghiera e nella solidarietà in questo momento di grande dolore. Vi è da augurarsi che questo tragico evento richiami ancora una volta e con più forza l’impegno di tutti e in particolare della comunità internazionale per la pacificazione di un Paese così travagliato.


A dare l’annuncio del ritrovamento del corpo dell’arcivescovo caldeo di Mossul, mons. Rahho, è stato il vescovo ausiliare di Baghdad mons. Shlemon Warduni. E la polizia ha confermato il ritrovamento del cadavere di mons. Rahho in una zona a ovest di Mossul. Lo ha riferito la tv pubblica Al- Iraqiya. I particolari nel servizio di Debora Donnini.


“Mons. Rahho è morto. Lo abbiamo ritrovato privo di vita nei dintorni di Mossul. I rapitori lo avevano sepolto”. Con queste parole mons. Warduni ha annunciato attraverso l’agenzia SIR, il ritrovamento del corpo di mons. Rahho, rapito il 29 febbraio scorso dopo la celebrazione della Via Crucis ad opera di commando armato. Nel corso del sequestro erano state uccise tre persone che erano con lui. Chiesto anche un riscatto. “I rapitori già da ieri ci avevano detto che mons. Rahho stava molto male”, ha raccontato al SIR mons. Warduni, “ieri nel pomeriggio ci hanno detto che era morto, stamattina ci hanno telefonato per dirci che lo avevano sepolto”. Alcuni giovani hanno seguito le indicazioni fornite dai rapitori per raggiungere il luogo. Qui hanno scavato e hanno trovato il corpo del vescovo. “Non sappiamo ancora – ha proseguito mons. Warduni – se sia morto per cause legate alla sua precaria salute o se sia stato ucciso”. Tre gli appelli del Papa per la sua liberazione. L’ultimo all’Angelus di domenica scorsa: “Trepidiamo ancora - aveva detto Benedetto XVI - per la sorte di sua eccellenza mons. Rahho e di tanti iracheni che continuano a subire una violenza cieca ed assurda, certamente contraria ai voleri di Dio". Proprio ieri la richiesta di mons. Luis Sako, arcivescovo caldeo di Kirkuk, a non rimanere indifferenti. Giorni fa a esprimere forte preoccupazione in una intervista all'Osservatore Romano era stato l'arcivescovo Francis Assisi Chullikat, nunzio apostolico in Iraq e in Giordania. "E’ malato - aveva detto - l'anno scorso infatti ha subito un delicato intervento chirurgico e ha bisogno di cure mediche. Certamente non può sopportare a lungo il sequestro".


Sulla tragica notizia della morte dell’arcivescovo caldeo di Mossul, mons. Rahho, ascoltiamo al microfono di Amedeo Lomonaco, il visitatore apostolico per i fedeli Caldei in Europa, mons. Philip Najiim:


R. - Il martirio di mons. Rahho speriamo serva all’Iraq e alla riconciliazione. E’ morto, ma la Chiesa è viva e continua la sua missione e noi tutti continuiamo la nostra testimonianza come cristiani in tutto il mondo. Preghiamo per l’Iraq, per i nostri fedeli e per il popolo iracheno. Preghiamo anche per il governo, perchè sappia veramente realizzare la sua responsabilità nel proteggere i cittadini che hanno dato fiducia a questi politici. E chiediamo a Dio onnipotente che ci sia pace per l’Iraq e per tutto il popolo iracheno.


D. – E ora è il momento del silenzio e della preghiera...


R. – Infatti, questo sangue serva per creare la pace in Iraq, perchè è un sangue puro, un sangue di fede. E’ un sangue di cristiani che danno la vita per gli altri. E gli altri capiranno benissimo il significato vero e autentico della pace, del rispetto della vita umana, dell’uomo, del dono sacro di Dio che è la vita. Coglieranno questa significato in Iraq, terra dove è nata la fede, perché è la terra di Abramo. E’ anche la terra dove Dio si è rivelato per la prima volta al mondo.


D. – Nei giorni scorsi il Papa ha rivolto più appelli per la liberazione di mons. Rahho. Adesso quali appelli possiamo lanciare per l’Iraq?


R. – Pace, dialogo, riconciliazione e rispetto del dono di Dio della vita. Si devono rispettare gli iracheni, i loro diritti, perchè possano vivere una vita normale, una vita che dia loro la possibilità di rientrare nella comunità internazionale. Spero che questa volta la coscienza della comunità internazionale sia viva e faccia qualcosa per l’Iraq. Spero che si fermi questo mare di sangue, queste ondate di gente che lascia il Paese. Spero si arresti questo flusso di migrazioni, di gente che cerca la pace, una vita normale. Questo non è un modello di democrazia, né di un mondo civile. Questo è il modello di un disastro naturale, contro l’uomo, contro il popolo iracheno e contro tutto l’Iraq.


www.radiovaticana.org
+PetaloNero+
Thursday, March 13, 2008 3:07 PM
Gli appelli di Benedetto XVI nell'udienza ai vescovi di Haiti in visita "ad Limina": al Paese caraibico servono aiuti economici e sacerdoti "fidei donum"



Sostegno economico dai Paesi ricchi e invio di sacerdoti e formatori dalle altre Chiese del mondo, peché il futuro di Haiti dipende in larga parte da queste due tipologie di disponibilità. Con chiarezza, Benedetto XVI ha messo in evidenza le necessità della piccola isola dei Caraibi, nel discorso rivolto ai vescovi locali ricevuti in visita ad Limina. Il Papa ha parlato anche della tutela della famiglia fondata sul matrimonio e della formazione, non solo scolastica, dei giovani. Il servizio di Alessandro De Carolis:


Le graduatorie di sviluppo economico e demografico sono drammaticamente eloquenti nella loro stringatezza: Haiti è la nazione più povera dei Caraibi, meno di metà dei suoi abitanti ha un lavoro stabile, ha una speranza di vita che arriva a 50 anni e una popolazione per metà analfabeta e priva di accessi all’acqua potabile, senza contare che per scorte alimentari e fabbisogno energetico gli haitiani dipendono in larga parte dalle forniture estere. Benedetto XVI non ha fatto mistero della miseria, della disoccupazione, ma anche “delle divisioni e delle ingiustizie” che affliggono l’isola centroamericana. Così, fin dall’inizio del suo discorso ha lanciato una serie di appelli alla solidarietà:


“Chiedo al Signore di mettere nel cuore di tutti gli haitiani, in particolare delle persone che hanno una responsabilità sociale, il coraggio di promuovere il cambiamento e la riconciliazione, affinché tutti gli abitanti del Pese abbiano condizioni di vita degne e che beneficino dei beni della terra, all’interno di una solidarietà sempre più grande. Non posso dimenticare coloro che sono obbligati a emigrare nel Paese vicino per soddisfare i loro bisogni. Auspico che la comunità internazionale prosegua ed intensifichi il suo sostegno al popolo haitiano, per consentirgli di prendere in mano il suo futuro ed il suo sviluppo".


La crisi del Paese finisce inevitabilmente per nuocere anche ai legami parentali. Il Papa ha condiviso la preoccupazione dei vescovi di Haiti per “la perdita progressiva del senso del matrimonio e della famiglia" messi - ha osservato - "sullo stesso piano di altre forme d'unione”. Attraverso le parole della Gaudium et spes, il Pontefice ha rilanciato la necessità di una pastorale attenta alle famiglie, specie quelle più giovani, perché siano sostenute e formate al “rispetto della vita”. Molto ampia, e commovente nel sua attenzione, la parte dell’intervento dedicata da Benedetto XVI alla crescita del clero haitiano. Invitate i sacerdoti ad “astenersi da impegni politici”, ha detto il Papa ai vescovi, e curate le vocazioni ricercando gruppi di formatori per i vostri seminari:


“Vi invito a prevedere con gli episcopati di altri Paesi la messa a disposizione di formatori esperti, con una vita sacerdotale esemplare, per accompagnare lungo le varie tappe della loro formazione umana, morale, spirituale e pastorale, i futuri sacerdoti dei qualii le vostre diocesi hanno bisogno. Da ciò dipende il futuro della Chiesa in Haiti. Possano le Chiese locali accogliere questo appello ed accettare di fare dono di sacerdoti che contribuiscano alla formazione dei seminaristi, secondo lo spirito della enciclica Fidei donum”.


Nelle parole di Benedetto XVI, c’è stato anche il ricordo del viaggio apostolico che Giovanni Paolo II compì nell’isola caraibica 25 anni fa e del motto che l’accompagnò. Un motto che inneggiava a un cambiamento, per ottenere il quale che Benedetto XVI ha posto in risalto il lavoro svolto dalle scuole cattoliche, molto stimate ad Haiti. “Attraverso l'insegnamento - ha affermato - è la formazione e la maturazione delle personalità che si realizzano, con il riconoscimento dei valori essenziali e con la pratica delle virtù”. Ed ha aggiunto:

“Fate sapere ai giovani haitiani che il Papa ha fiducia in loro, che conosce la loro generosità ed il loro desiderio di realizzare con successo la propria vita, che Cristo li chiama ad un'esistenza sempre più bella, e che ricordino che solo Lui è portatore del vero messaggio di felicità che dà senso all'esistenza. Sì, i vostri giovani sono per me ragione di gioia e di speranza. Un paese che vuole svilupparsi, una chiesa che vuole essere più dinamica, deve inizialmente concentrare i loro sforzi sulla gioventù”.







www.radiovaticana.org/it1/videonews_ita.asp?vaiflv=0000253.flv&vaiserver=A&vai=ctv_frame00253.jpg&var1=13/03/2008&var2=Vatican%20City&var3=Papa:%20appello%20alla%20comunità%20internazionale%20perchè%20aiuti%20Haiti&settimana=11&anno_perlinknav=2008&dal=09/03&...






+PetaloNero+
Thursday, March 13, 2008 3:08 PM
Il Papa presiederà nel pomeriggio una Liturgia penitenziale per i giovani della diocesi di Roma: intervista con mons. Leuzzi



Benedetto XVI presiederà questo pomeriggio alle 17.30 nella Basilica Vaticana una Liturgia penitenziale per i giovani della diocesi di Roma. La Radio Vaticana seguirà in diretta l’evento a partire dalle 17.20. All’Angelus di domenica scorsa il Papa aveva invitato a partecipare “a questo appuntamento con la Misericordia di Dio” definendolo “un momento forte di preparazione alla Giornata Mondiale della Gioventù” che sarà celebrata a livello diocesano domenica prossima, Domenica delle Palme, e che culminerà in luglio con il grande incontro di Sydney. Al termine della celebrazione penitenziale un gruppo di giovani porterà in processione la Croce dell’Anno Santo fino al Centro internazionale San Lorenzo, attiguo a Via della Conciliazione, dove la Croce è custodita. Alle 20.00 il presidente del Pontificio Consiglio per i Laici,il cardinale Stanisław Ryłko, celebrerà la Messa per i giovani, che animeranno successivamente una Veglia di preghiera con adorazione del Santissimo Sacramento fino alla mezzanotte. Giovanni Peduto ha per l’occasione intervistato mons. Lorenzo Leuzzi, direttore della pastorale universitaria per la diocesi di Roma:


R. - L’incontro di questo pomeriggio con Benedetto XVI rappresenta il momento culminante del cammino di preparazione alla Giornata Mondiale della Gioventù Tutto il cammino dell’anno catechetico per i giovani e con i giovani è stato centrato sulla riscoperta del Sacramento della Confermazione proprio in sintonia con le indicazioni che il Santo Padre ci ha indicato nel suo Messaggio per la XXIII Giornata Mondiale della Gioventù. E’ un momento importante perché, nella celebrazione del Sacramento della Penitenza, sarà possibile per i giovani e per l’intera comunità cristiana riscoprire i limiti, ma anche il desiderio di una vita nuova, che con il Dono dello Spirito Santo i credenti hanno ricevuto fin dal giorno del proprio Battesimo. Direi che, celebrando la Misericordia di Dio, abbiamo la possibilità di capire come la vita cristiana è veramente un dono che è affidato alla responsabilità di ciascuno di noi.


D. - I giovani stanno, quindi, riscoprendo il Sacramento della Riconciliazione?


R. – Il Sacramento della Riconciliazione costituisce un momento importante del cammino formativo, perché è il momento in cui i giovani hanno la possibilità di una consapevolezza sempre maggiore della propria identità, ma soprattutto della necessità di un rapporto sempre più intimo con il Signore, che raggiunge poi il suo vertice nella celebrazione eucaristica.


D. - Come avvicinare sempre di più i giovani a questo segno della misericordia divina?


R. – Direi che i giovani sperimentano, intorno a loro stessi, tanta violenza e tanta cattiveria, ma soprattutto tanta difficoltà di poter ricominciare da capo. Penso che oggi la mancanza di fiducia e di speranza nei giovani nasca proprio da questa difficoltà di capire e di trovare il luogo e la possibilità di ricominciare da capo. Ecco credo che il Sacramento della Riconciliazione sia proprio la grande proposta e il grande evento nel quale il giovane può veramente fare esperienza che solo Dio può rimettere in moto la vita di un giovane.


D. - “Avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni”: questo il tema scelto da Benedetto XVI per la Giornata Mondiale della Gioventù di Sydney e che fa da filo conduttore anche ai momenti di preparazione all’incontro mondiale in programma a livello diocesano: mons. Leuzzi, cosa vuol dire fare esperienza dello Spirito Santo?


R. – Significa rendersi conto che l’essere battezzati, che la vita cristiana è sostenuta dalla presenza dello Spirito, che permette al credente di vivere in maniera creativa, nuova e sempre originale la propria esperienza storica. Direi che, insieme con Benedetto XVI, i giovani sono aiutati a riscoprire che la vita cristiana non è una adesione puramente formale ad una idea e ad un progetto, ma è veramente esperienza di un Dio che accompagna, con i doni del suo Spirito, la vita concreta ed esistenziale dei giovani.


D. - Ci stiamo avvicinando al terzo anniversario di Pontificato di Benedetto XVI: quale rapporto si è instaurato tra i giovani e il Papa?


R. – Si tratta di un rapporto che giorno per giorno cresce sempre di più e non soltanto in quel rapporto sentimentale ed affettivo che è tipico proprio dei giovani, ma soprattutto in quella consapevolezza che il Magistero di Benedetto XVI apre orizzonti nuovi per poter vivere nel concreto e nel vissuto quotidiano l’esperienza della fede. In questo senso credo che i giovani si accostino a Benedetto XVI con una sempre maggiore disponibilità, perché il Papa li stimola a ricercare, a ripensare e a riflettere proprio per poter essere poi testimoni del Vangelo nei vari ambienti dove i giovani si trovano.


D. - Quali sono, a suo parere, i messaggi di Benedetto XVI che più colpiscono i giovani?

R. – Anzitutto la semplicità. Il Vangelo è una proposta semplice, ma allo stesso tempo dà grande profondità: il Vangelo ha bisogno sempre di essere ripensato e questo penso che sia molto importante per i giovani, i quali vivono questa condizione di continua crescita. Io penso che Benedetto XVI aiuti i giovani rendersi conto che la giovinezza, che l’esperienza dell’essere giovani è proprio l’esperienza di un Vangelo che deve essere continuamente cercato e scoperto, proprio per poterlo vivere e soprattutto realizzando quel desiderio di novità, che è tipica dell’esperienza giovanile.



www.radiovaticana.org
+PetaloNero+
Thursday, March 13, 2008 9:04 PM
Il Papa comunica ai giovani la gioia del perdono di Dio


Se l'uomo perde l'anima, perde tutto




CITTA' DEL VATICANO, giovedì, 13 marzo 2008 (ZENIT.org).- Benedetto XVI ha impartito questo giovedì pomeriggio il sacramento della Confessione ad alcuni giovani in una liturgia penitenziale con la quale ha voluto dare loro l'opportunità di scoprire la gioia del perdono di Dio.

Questa gioia è contagiosa, ha aggiunto, spiegando così il motto della XXIII Giornata Mondiale della Gioventù, “Avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni” (At 1,8).

Quest'anno, la celebrazione ha luogo nelle diocesi del mondo la prossima Domenica delle Palme. Culminerà con l’incontro dei giovani di tutto il mondo a Sydney (Australia) dal 15 al 20 luglio prossimi in presenza del Papa.

Prima che alcune delle migliaia di giovani che gremivano la Basilica di San Pietro si confessassero con il Papa e con le centinaia di sacerdoti vestiti con l'alba e la stola, il Papa ha inviato i ragazzi a prepararsi a ricevere il sacramento con un'omelia nella quale ha spiegato il senso della confessione individuale.

“All’inizio dell’essere cristiano c’è l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva”, ha detto citando la sua prima enciclica, Deus caritas est.

“Proprio per favorire questo incontro vi apprestate ad aprire i vostri cuori a Dio, confessando i vostri peccati e ricevendo, attraverso l’azione dello Spirito Santo e mediante il ministero della Chiesa, il perdono e la pace”, ha chiarito.

“Apparentemente l’uomo non ha perduto niente, ma gli manca l’anima e con essa manca tutto”.

Il Papa ha invitato i suoi “amici” a prepararsi, “con un sincero esame di coscienza, a presentarci a coloro ai quali Cristo ha affidato il ministero della riconciliazione”.

“Con animo contrito confessiamo i nostri peccati, proponendoci seriamente di non ripeterli più, soprattutto proponendoci di rimetterci sempre sulla strada della conversione”, ha indicato.

“Sperimenteremo così la vera gioia: quella che deriva dalla misericordia di Dio, si riversa nei nostri cuori e ci riconcilia con Lui. Questa gioia è contagiosa! 'Avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi – recita il versetto biblico scelto come tema della XXIII Giornata Mondiale della Gioventù – e mi sarete testimoni' (At 1,8)”.

“Di questa gioia che viene dall’accogliere i doni dello Spirito Santo fatevi portatori, dando nella vostra vita testimonianza dei frutti dello Spirito: 'amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza e dominio di sé'”, ha consigliato loro.

Al termine della celebrazione penitenziale, un gruppo di giovani ha portato in processione la Croce dell’Anno Santo fino al Centro Internazionale San Lorenzo, attiguo a Via della Conciliazione, dove la Croce è custodita.

Alle 20.00, il presidente del Pontificio Consiglio per i Laici, il Cardinale Stanisław Ryłko, ha celebrato la Messa per i giovani, che dovevano animare successivamente una Veglia di preghiera con adorazione del Santissimo Sacramento fino alla mezzanotte.

Al termine della celebrazione, il diacono ha detto: “Il signore vi ha perdonato, andate in pace”. E un caldo applauso è scoppiato nella Basilica.









Omelia del Papa per la liturgia penitenziale con i giovani di Roma



CITTA' DEL VATICANO, giovedì, 13 marzo 2008 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito l’omelia che Benedetto XVI ha pronunciato questo giovedì sera nel corso della celebrazione penitenziale, tenutasi nella Basilica di San Pietro in Vaticano, che ha riunito i giovani della diocesi di Roma.





* * *


Cari giovani di Roma!

Anche quest’anno, in prossimità della Domenica delle Palme, ci ritroviamo per preparare la celebrazione della XXIII Giornata Mondiale della Gioventù che, come sapete, avrà il suo culmine nell’Incontro dei giovani di tutto il mondo che si terrà a Sydney dal 15 al 20 luglio prossimi. Già da tempo conoscete il tema di questa Giornata. Esso è tratto dalle parole poc’anzi ascoltate nella prima lettura: "Avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni" (At 1,8). L’odierno ritrovarci insieme assume, non a caso, la forma di una liturgia penitenziale, con la celebrazione delle confessioni individuali.

Perché "non a caso"? La risposta può desumersi da quanto scrivevo nella mia prima Enciclica. Là rilevavo che all’inizio dell’essere cristiano c’è l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva (cfr Deus caritas est, 1). Proprio per favorire questo incontro vi apprestate ad aprire i vostri cuori a Dio, confessando i vostri peccati e ricevendo, attraverso l’azione dello Spirito Santo e mediante il ministero della Chiesa, il perdono e la pace. È così che si fa spazio alla presenza in noi dello Spirito Santo, la terza Persona della Santissima Trinità che è l’«anima» e il «respiro vitale» della vita cristiana: lo Spirito ci rende capaci "di maturare una comprensione di Gesù sempre più approfondita e gioiosa e, contemporaneamente, di realizzare un’efficace attuazione del Vangelo" (Messaggio per la XXIII GMG, 1).

Quando ero Arcivescovo di Monaco-Frisinga, in una meditazione sulla Pentecoste mi sono ispirato ad un film intitolato Seelenwanderung (Metempsicosi), per spiegare quale sia l’azione dello Spirito Santo in un’anima. Il film racconta di due poveri diavoli che, per la loro bontà, non riuscivano a farsi strada nella vita. Un giorno a uno dei due venne l’idea che, non avendo altro da mettere in vendita, avrebbe potuto vendere l’anima. Questa venne acquistata a poco prezzo e sistemata in una scatola. Da quel momento, con sua grande sorpresa, tutto cambiò nella sua vita. Iniziò una rapida ascesa, diventò sempre più ricco, ottenne grandi onori e alla sua morte si ritrovò console, largamente provvisto di denari e di beni. Dal momento in cui si era liberato della sua anima non aveva avuto più riguardi né umanità. Aveva agito senza scrupoli, badando solo al guadagno e al successo. L’uomo non contava più niente. Lui stesso non aveva più un’anima. Il film – così concludevo – dimostra in maniera impressionante come dietro alla facciata del successo si nasconda spesso un’esistenza vuota.

Apparentemente l’uomo non ha perduto niente, ma gli manca l’anima e con essa manca tutto. E’ ovvio – così proseguivo – che l’essere umano non può gettare via letteralmente la propria anima, dal momento che è essa a renderlo persona. Egli infatti rimane comunque persona umana. Eppure ha la spaventosa possibilità di essere disumano, di rimanere persona vendendo e perdendo al tempo stesso la propria umanità. La distanza tra la persona umana e l’essere disumano è immensa, eppure non si può dimostrare; è la cosa realmente essenziale, eppure è apparentemente senza importanza (cfr Suchen, was droben ist. Meditationem das Jahr hindurch, LEV, 1985).

Anche lo Spirito Santo, che sta all’inizio della creazione e che grazie al Mistero della Pasqua è sceso abbondante su Maria e gli Apostoli nel giorno di Pentecoste, non ha evidenza agli occhi esterni. Se penetra nella persona, oppure no, non lo si può vedere né dimostrare; ma ciò cambia e rinnova tutta la prospettiva dell’esistenza umana. Lo Spirito Santo non cambia le situazioni esteriori della vita, ma quelle interiori. Nella sera di Pasqua Gesù, apparendo ai discepoli, "alitò su di loro e disse: ‘Ricevete lo Spirito Santo’" (Gv 20,22). In maniera ancora più evidente, lo Spirito scese sugli Apostoli nel giorno di Pentecoste, come vento che si abbatte gagliardo e in forma di lingue di fuoco. Anche questa sera lo Spirito scenderà nei nostri cuori, per perdonare i peccati e rinnovarci interiormente rivestendoci di una forza che renderà anche noi, come gli Apostoli, audaci nell’annunciare che "Cristo è morto e risuscitato!".

Cari amici, prepariamoci dunque, con un sincero esame di coscienza, a presentarci a coloro ai quali Cristo ha affidato il ministero della riconciliazione. Con animo contrito confessiamo i nostri peccati, proponendoci seriamente di non ripeterli più. Sperimenteremo così la vera gioia: quella che deriva dalla misericordia di Dio, si riversa nei nostri cuori e ci riconcilia con Lui. E questa gioia è contagiosa! "Avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi – recita il versetto biblico scelto come tema della XXIII Giornata Mondiale della Gioventù – e mi sarete testimoni" (At 1,8). Di questa gioia che viene dall’accogliere i doni dello Spirito Santo fatevi portatori, dando nella vostra vita testimonianza dei frutti dello Spirito: "amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza e dominio di sé" , così elenca San Paolo nella lettera ai Galati questi frutti dello Spirito Santo.

Ricordate sempre che siete "tempio dello Spirito"; lasciate che Egli abiti in voi e obbedite docilmente alle sue indicazioni, per portare il vostro contributo all’edificazione della Chiesa (cfr 1Cor 12,7) e discernere a quale tipo di vocazione il Signore vi chiama. Anche oggi il mondo ha necessità di sacerdoti, di uomini e donne consacrati, di coppie di sposi cristiani. Per rispondere alla vocazione attraverso una di queste vie siate generosi, fatevi aiutare col ricorso al sacramento della confessione e alla pratica della direzione spirituale nel vostro cammino di cristiani coerenti. Cercate in particolare di aprire sinceramente il vostro cuore a Gesù, il Signore, per offrirgli il vostro "sì" deciso e incondizionato.

Cari giovani, questa città di Roma è nelle vostre mani. A voi il compito di renderla bella anche spiritualmente con la vostra testimonianza di vita vissuta nella grazia di Dio e nella lontananza dal peccato, aderendo a tutto ciò che lo Spirito Santo vi chiama ad essere, nella Chiesa e nel mondo. Renderete visibile così la grazia della misericordia sovrabbondante di Cristo, sgorgata dal Suo fianco trafitto per noi sulla croce. Il Signore Gesù ci lava dai peccati, ci guarisce dalle colpe e ci fortifica per non soccombere nella lotta contro il peccato e nella testimonianza del suo amore.

Venticinque anni fa l’amato Servo di Dio Giovanni Paolo II inaugurò, non lontano da questa Basilica, il Centro Internazionale Giovanile San Lorenzo: una iniziativa spirituale che si univa alle tante altre presenti nella Diocesi di Roma, per favorire l’accoglienza dei giovani, lo scambio di esperienze e di testimonianze della fede, e soprattutto la preghiera che ci fa scoprire l’amore di Dio. In quell’occasione Giovanni Paolo II disse: "Chi si lascia colmare da questo amore – l’amore di Dio – non può negare più a lungo la sua colpa. La perdita del senso del peccato – così disse – deriva in ultima analisi dalla perdita più radicale e nascosta del senso di Dio" (Omelia per l’inaugurazione del Centro Internazionale Giovanile "San Lorenzo", 13 marzo 1983, 5) . Ed aggiunse: "Dove andare in questo mondo, col peccato e la colpa, senza la Croce? La Croce prende su di sé tutta la miseria del mondo, che nasce dal peccato. Essa si rivela come segno di grazia. Raccoglie la nostra solidarietà e ci incoraggia al sacrificio per gli altri" (ibidem).

Cari giovani, questa esperienza si rinnovi oggi per voi: guardiamo alla Croce in questo momento, e accogliamo l’amore di Dio che ci viene donato dallo Spirito Santo e che viene dal costato trafitto del Signore e, come disse il Papa Giovanni Paolo II, "Divenite, voi stessi, redentori dei giovani del mondo" (ibidem).

Cuore divino di Gesù, da cui scaturirono Sangue e Acqua come sorgente di misericordia per noi, confidiamo in Te. Amen!




[© Copyright 2008 - Libreria Editrice Vaticana

trascrizione delle aggiunte a braccio a cura di ZENIT]


+PetaloNero+
Friday, March 14, 2008 2:38 PM
LE UDIENZE

Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in Udienza:

S.E. il Sig. Carlos Federico de la Riva Guerra, Ambasciatore di Bolivia presso la Santa Sede, in occasione della presentazione delle Lettere Credenziali;

Em.mo Card. Walter Kasper, Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani;

Ecc.mi Presuli della Conferenza Episcopale di Haiti, in Visita "ad Limina Apostolorum":

S.E. Mons. Guire Poulard, Vescovo di Jacmel;

S.E. Mons. Joseph Willy Romélus, Vescovo di Jérémie;

S.E. Mons. Jean Alix Verrier, Vescovo di Les Cayes.



Il Papa riceve questo pomeriggio in Udienza:

Em.mo Card. William Joseph Levada, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede.

+PetaloNero+
Friday, March 14, 2008 2:39 PM
Superare le tensioni e promuovere una vera pace fondata sulla giustizia e la libertà: l’esortazione del Papa al nuovo ambasciatore della Bolivia



Promuovere una pace fondata sulla giustizia, la verità e la libertà: è l’invito rivolto da Benedetto XVI all’ambasciatore della Bolivia presso la Santa Sede, Carlos Federico de la Riva Guerra, ricevuto stamani in udienza per le Lettere credenziali. Il Papa ha assicurato l’impegno della Chiesa per la promozione dello sviluppo umano e spirituale dei boliviani come anche per la riconciliazione nella società civile. Il servizio di Alessandro Gisotti:


La Bolivia, ha rilevato il Papa, sta affrontando un periodo di profondo cambiamento che produce situazioni a volte preoccupanti. In effetti, ha detto, “non si può rimanere indifferenti quando aumenta la tensione sociale e si diffonde un clima che non aiuta la comprensione” reciproca. Tutti, ha aggiunto, sono consapevoli che le posizioni contrastanti ostacolano un dialogo costruttivo che guardi alle soluzioni di equità economica e di giustizia per il bene comune. Il Papa ha perciò esortato le autorità politiche a promuovere le condizioni necessarie al dialogo e alla concordia. La collaborazione tra le persone e le istituzioni, ha avvertito, deve contribuire “a sradicare i mali che affliggono il nobile popolo boliviano tante volte colpito” anche da catastrofi naturali che richiedono l’impegno da parte di tutti in spirito di fraternità. “Il raggiungimento della pace – è stata la sua esortazione – deve fondarsi sulla giustizia, sulla verità e sulla libertà così come sulla cooperazione reciproca e sull’amore e la riconciliazione”.


La Chiesa, ha detto ancora, fedele alla sua missione, “è sempre pronta a collaborare alla pacificazione e allo sviluppo umano e spirituale del Paese, proclamando la sua dottrina ed esprimendo pubblicamente le sue opinioni sulle questioni di ordine sociale”. Per questo, sente come suo dovere orientare i fedeli e tutta la società al rifiuto dell’odio razziale, della vendetta, del revanscismo, che in definitiva mirano alla divisione piuttosto che al rispetto nella diversità. La difesa e la salvaguardia dei diritti umani, è stato il suo richiamo, trova sostegno nei “valori etici come la giustizia, il desiderio della pace, l’onestà, la trasparenza e la solidarietà effettiva”. Per questo, ha messo l’accento sull’importanza dell’insegnamento morale, della distinzione tra ciò che è giusto e ciò che è ingiusto, poiché nessuna società può sostenersi senza questa consapevolezza. In tale contesto, ha aggiunto, la famiglia ha un ruolo decisivo anche nel suo essere la principale agenzia di pace. Benedetto XVI ha infine ricordato quanto le profonde radici cristiane della Bolivia abbiano aiutato il suo popolo ad affrontare i momenti difficili.




www.radiovaticana.org
+PetaloNero+
Friday, March 14, 2008 2:42 PM
TELEGRAMMA DI CORDOGLIO DEL SANTO PADRE PER LA MORTE DI CHIARA LUBICH, FONDATRICE DELL’OPERA DI MARIA - MOVIMENTO DEI FOCOLARI

Pubblichiamo di seguito il telegramma di cordoglio per la morte di Chiara Lubich, Fondatrice dell’Opera di Maria - Movimento dei Focolari, avvenuta questa notte, inviato dal Santo Padre Benedetto XVI al Rev.do Don Oreste Basso, Co-Presidente del Movimento:


TELEGRAMMA DEL SANTO PADRE

REVERENDO DON ORESTE BASSO

COPRESIDENTE MOVIMENTO DEI FOCOLARI

ROCCA DI PAPA

HO APPRESO CON PROFONDA EMOZIONE LA NOTIZIA DELLA PIA MORTE DELLA SIGNORINA CHIARA LUBICH SOPRAGGIUNTA AL TERMINE DI UNA LUNGA E FECONDA VITA SEGNATA INSTANCABILMENTE DAL SUO AMORE PER GESU’ ABBANDONATO(.) IN QUEST’ORA DI DOLOROSO DISTACCO SONO SPIRITUALMENTE VICINO CON AFFETTO AI FAMILIARI E ALL’INTERA OPERA DI MARIA - MOVIMENTO DEI FOCOLARI CHE DA LEI HA AVUTO ORIGINE COME PURE A QUANTI HANNO APPREZZATO IL SUO IMPEGNO COSTANTE PER LA COMUNIONE NELLA CHIESA PER IL DIALOGO ECUMENICO E LA FRATELLANZA TRA TUTTI I POPOLI (.) RINGRAZIO IL SIGNORE PER LA TESTIMONIANZA DELLA SUA ESISTENZA SPESA NELL’ASCOLTO DEI BISOGNI DELL’UOMO CONTEMPORANEO IN PIENA FEDELTA’ ALLA CHIESA E AL PAPA E MENTRE NE AFFIDO L’ANIMA ALLA DIVINA BONTA’ AFFINCHE’ LA ACCOLGA NEL SENO DEL PADRE AUSPICO CHE QUANTI L’HANNO CONOSCIUTA E INCONTRATA AMMIRANDO LE MERAVIGLIE CHE DIO HA COMPIUTO ATTRAVERSO IL SUO ARDORE MISSIONARIO NE SEGUANO LE ORME MANTENENDONE VIVO IL CARISMA (.) CON TALI VOTI INVOCO LA MATERNA INTERCESSIONE DI MARIA E VOLENTIERI IMPARTO A TUTTI LA BENEDIZIONE APOSTOLICA

BENEDICTUS PP. XVI













Si è spenta Chiara Lubich, fondatrice dei Focolari. Il Papa: una vita spesa per la fratellanza tra i popoli e segnata dall'amore per Gesù abbandonato. I funerali, il 18 marzo, presieduti dal cardinale Bertone, nella Basilica di San Paolo fuori le Mura



Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari, si è spenta nella notte, intorno alle 2.00, nella sua abitazione a Rocca di Papa, "in un clima sereno, di preghiera e di intensa commozione" riferisce una nota. Aveva 88 anni. Malata da tempo, aveva chiesto negli ultimi giorni di lasciare il Policlinico Gemelli per tornare a casa. Il Papa in un telegramma inviato questa mattina ha espresso il suo profondo cordoglio. Il servizio di Sergio Centofanti.

“Ho appreso con profonda emozione” la notizia della morte di Chiara Lubich “sopraggiunta al termine di una lunga e feconda vita segnata instancabilmente dal suo amore per Gesù abbandonato”. Inizia così il telegramma del Papa. “In quest’ora di doloroso distacco – prosegue Benedetto XVI – sono spiritualmente vicino con affetto ai familiari e all’intera Opera di Maria-Movimento dei focolari che da lei ha avuto origine, come pure a quanti hanno apprezzato il suo impegno costante per la comunione nella Chiesa, per il dialogo ecumenico e la fratellanza tra tutti i popoli”. Il Pontefice ringrazia il Signore “per la testimonianza della sua esistenza spesa nell’ascolto dei bisogni dell’uomo contemporaneo in piena fedeltà alla Chiesa e al Papa” ed esprime l’auspicio “che quanti l’hanno conosciuta e incontrata, ammirando le meraviglie che Dio ha compiuto attraverso il suo ardore missionario, ne seguano le orme mantenendone vivo il carisma”. Numerosissimi i messaggi di cordoglio che continuano a giungere dal mondo intero, da parte di leader religiosi, politici, civili e da tanta gente comune. I funerali si svolgeranno martedì prossimo 18 marzo alle 15.00 nella Basilica di San Paolo fuori le Mura e saranno presieduti dal cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone. Dalle 16.00 di oggi sarà aperta la camera ardente nel Centro internazionale del Movimento a Rocca di Papa: resterà aperta fino a domani sera. Nella cappella del Centro la sepoltura. Tra i tanti focolarini che si sono stretti attorno a Chiara nelle ultime ore, il teologo belga Michel Vandeleene, biografo della Lubich. Ascoltiamolo:


R. - Chiara ci ha lasciato stanotte. L’ultimo mese era stata ricoverata all’ospedale Gemelli di Roma e lì aveva potuto fare ancora tanta corrispondenza e prendere decisioni importanti per il Movimento. Aveva anche ricevuto una lettera del Santo Padre che rileggeva spesso e che le dava conforto. Il Patriarca Bartolomeo era venuto a salutarla e a benedirla in ospedale. Alcuni giorni fa aveva espresso ripetutamente il desiderio di tornare a casa e l’altro ieri notte era stata portata a casa sua perchè la sua fine sembrava ormai imminente. Ieri mattina, dopo aver sentito la Santa Messa e ricevuto l’Eucaristia, ha voluto vedere una ad una le sue prime compagne e i suoi primi compagni, gli altri focolarini, i suoi stretti collaboratori: era cosciente e ha potuto sentirli, incontrarli. Ieri sera poi si è aggravata ancora, centinaia di persone sono giunte a casa sua e lì è successa una cosa veramente meravigliosa e commovente perchè, al seguito delle prime compagne, anche tutte queste persone sono potute entrare una ad una nella sua stanza per ore per vederla, darle un bacio sulla mano, dirle magari ancora una sola parola: grazie. La commozione è grande ma più grande è la fede nell’amore, in Dio amore che guida ogni cosa, in Dio amore che lei ha fatto conoscere a tanti e ci viene da cantare un “Magnificat” per le grandi cose che il Signore ha operato in lei, e di rinnovare il nostro impegno a vivere il Vangelo come lei ci ha insegnato.

Ma chi era Chiara Lubich? Ricostruiamo il percorso di questa grande testimone della fede nel servizio di Adriana Masotti:




Chiara Lubich partecipò nel maggio del 1998 allo storico incontro dei movimenti e delle nuove comunità ecclesiali che rilanciò la collaborazione dei carismi per l’evangelizzazione. Era presente anche Salvatore Martinez, presidente del Rinnovamento nello Spirito. Al microfono di Sergio Centofanti, Martinez parla dell’eredità di Chiara Lubich:

R. – Un’eredità di amore che si rinnova in ogni angolo del mondo all’insegna di una maternità spirituale, di cui in qualche modo tutti noi laici siamo grati. Ha intuito in tempi non sospetti, ancor prima che si intravedesse la luce grande del Concilio ecumenico Vaticano II, una stagione di nuova evangelizzazione carismatica, improntata al testamento grande dell’amore e dell’unità. In fondo, il Vangelo si riconduce tutto a questo sguardo d’amore sulla storia e non si può che rimanere ammirati e grati al Signore per la testimonianza di questa donna, che non si è arresa dinanzi a nessuna delle sfide che la secolarizzazione, le contrapposizioni culturali, ideologiche e religiose talvolta ponevano. Un atto di onore allo Spirito Santo quello che oggi, da ogni parte del mondo, si eleva al ricordo di questa sorella nella fede.


Ascoltiamo infine, al microfono di Roberto Piermarini, la testimonianza di Kiko Argüello, iniziatore del Cammino Neocatecumenale, che ha condiviso con Chiara Lubich le tante iniziative delle nuove realtà ecclesiali:

R. – C’è dentro il cuore davvero una grande tenerezza, perchè penso che sia stata accolta con tanta gioia in cielo. Che il suo carisma di unità, di amore, di comunione sia una grande luce per la Chiesa, per tanti vescovi, per tanti sacerdoti. Abbiamo sempre trovato in lei un grande amore di comunione. Dio ci ha unito molto fortemente. Adesso preghiamo la Santa Vergine Maria, perché l’accolga, interceda e la mandi a suo Figlio, perché tutti i suoi peccati siano perdonati e possa entrare nel cielo piena di gioia. Penso anche che adesso i focolarini riceveranno un appoggio più grande dal cielo.


www.radiovaticana.org






Da Petrus

Addio a Chiara Lubich, la fondatrice dei Focolarini è volata in Cielo. I funerali presieduti dal Cardinale Bertone



CITTA’ DEL VATICANO - La fondatrice del Movimento dei Focolari, Chiara Lubich, e' spirata questa notte alle 2.00 nella sua abitazione alla Mariapoli di Rocca di Papa, dove si era fatta riportare 24 ore prima lasciando il Policlinico Gemelli di Roma. Aveva 88 anni. "Per tutta la giornata, ieri, centinaia di persone, parenti, stretti collaboratori e suoi figli spirituali - si legge in un comunicato stampa del Movimento - sono passati nella sua stanza, per rivolgerle l'ultimo saluto, per poi fermarsi in raccoglimento nell'attigua cappella, sostando poi a lungo attorno alla casa in preghiera. Una ininterrotta e spontanea processione. A taluni Chiara ha potuto anche fare cenni d'intesa, nonostante l'estrema debolezza". La nota riferisce dei numerosissimi messaggi che continuano a giungere "dal mondo intero, da parte di leader religiosi, politici, accademici e civili, e da tanta gente comune". Nei giorni scorsi, quando era ancora ricoverata al Gemelli di Roma per una grave e irreversibile insufficienza respiratoria, Chiara Lubich aveva ricevuto una lettera personale di Benedetto XVI e la visita del patriarca ortodosso di Costantinopoli, Bartolomeo I. I funerali si terranno martedi’ mattina e saranno presieduti dal Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato vaticano e braccio destro del Papa, presso la Basilica di San Paolo fuori le mura in Roma, un luogo-simbolo dell’ecumenismo. Mentre la Città di Trento ha proclamato il lutto cittadino, attestati di stima e di commozione sono giunti da tutti i partiti politici italiani e dai movimenti religiosi senza distinzioni di sorta. "Il piu' sentito cordoglio per la scomparsa della dottoressa Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari" e' stato ad esempio espresso a nome dell'intera Chiesa Italiana dal presidente della Cei, Cardinale Angelo Bagnasco, e dal segretario, Monsignor Giuseppe Betori, in un messaggio che sottolinea come la Lubich abbia promosso "una esperienza di comunione che arricchisce con la sua presenza la vita della Chiesa in Italia e nel mondo". "Ricordiamo con particolare riconoscenza - scrivono Bagnasco e Betori - la forza della sua testimonianza, che ha proposto un cammino di fede fondato sul principio di unita', sorgente nella Chiesa e nel mondo di itinerari di vita nel segno della pienezza e della gioia. Grati al Signore per quanto ci ha donato attraverso la persona e l'opera di Chiara Lubich, affidiamo al ricordo e alla preghiera delle comunita' cristiane il suo incontro con il Padre celeste". A sostituire Chiara Lubich alla guida dei Focolarini dovrà essere, stando alle direttive impartite dal Servo di Dio Giovanni Paolo II all'atto dell'approvazione degli Statuti del Movimento, una donna. Chiara Lubich nasce a Trento il 22 gennaio 1920. Durante il fascismo vive anni di poverta': il padre socialista perde il lavoro a causa delle sue idee. Per mantenersi agli studi, sin da giovanissima da' lezioni private. Il suo nome di battesimo e' Silvia. Assumera' quello di Chiara, affascinata dalla radicalita' evangelica di Chiara d'Assisi. Il 7 dicembre 1943 Chiara pronuncia il suo si' per sempre a Dio nella chiesetta dei Cappuccini di Trento. Era sola. Aveva 23 anni. Non vi era ancora alcun presagio di cio' che sarebbe nato. Gli inizi del Movimento sono segnati convenzionalmente da questa data. Ricerca della Verita', ricerca di Dio. Questa scelta radicale segna la prima tappa di un cammino alla ricerca appassionata della Verita', di una conoscenza piu' profonda di Dio. Per trovarvi risposta, dopo essersi diplomata maestra elementare, si era iscritta alla facolta' di filosofia presso l'Universita' di Venezia. Ma non aveva potuto continuare gli studi, prima a motivo della guerra e poi per sostenere lo sviluppo del Movimento nascente. Intuisce che trovera' risposta in Gesu' che aveva detto di se': "Io sono la Via, la Verita' e la Vita". Partecipando, nel 1939, a Loreto ad un corso per giovani di Azione cattolica, nel Santuario dove e' custodita, secondo la tradizione, la casetta di Nazareth che aveva ospitato la Sacra famiglia, intuisce quale sara' la sua vocazione: una riproduzione della famiglia di Nazareth, una nuova vocazione nella Chiesa, e che molti avrebbero seguito questa via. Nel 1964 Chiara e' ricevuta per la prima volta in udienza dal Papa, allora Paolo VI, che riconosce nel Movimento un' "Opera di Dio". Da quel momento, si moltiplicano, con Paolo VI prima e Giovanni Paolo II poi, udienze private e pubbliche, e loro interventi in occasione delle manifestazioni internazionali. Nel 1984 Giovanni Paolo II visita il Centro internazionale di Rocca di Papa. Riconosce nel Movimento i lineamenti della Chiesa del Concilio, e nel suo carisma un'espressione del "radicalismo dell'amore" che caratterizza i doni dello Spirito nella storia della Chiesa. Al primo grande incontro dei movimenti ecclesiali e delle nuove comunita', la vigilia di Pentecoste '98 in piazza San Pietro, Giovanni Paolo II riconosce operante in queste nuove realta' ecclesiali la risposta dello Spirito al processo di scristianizzazione in atto e chiede loro "frutti maturi di comunione e di impegno". Intervenendo, insieme ad altri 3 fondatori, Chiara Lubich gli assicura l'impegno di contribuire a realizzare questa comunione "con tutte le nostre forze". Da allora inizia un cammino di fraternita' e comunione tra molti movimenti e nuove comunita' nel mondo. Chiara Lubich partecipa, in Vaticano, a vari sinodi dei vescovi: per il XX anniversario del Concilio Vaticano II (1985), sulla vocazione e missione del laicato (1987), e sull'Europa (1990 e 1999). La Lubich e' nominata Consultrice del Pontificio Consiglio per i Laici (1985). Nel 1997 e' invitata a presentare il Movimento all'Assemblea generale della Conferenza episcopale a Manila, nelle Filippine. Negli anni seguenti e' invitata dalle Conferenze episcopali di Taiwan, Svizzera, Argentina, Brasile, Croazia, Polonia, India, Cechia, Slovacchia, Austria. La pagina ecumenica del Movimento si apre nel 1961, nel tempo in cui Papa Giovanni XXIII pone l'unita' dei cristiani tra i primi scopi del Concilio, da lui annunciato nel 1959: Chiara comunica l'esperienza di Vangelo vissuto nel Movimento ad un incontro con un gruppo evangelico-luterano, a Darmstadt, in Germania. Segnera' l'inizio della diffusione della spiritualita' dell'unita' nelle diverse Chiese. Pochi anni dopo si avviano rapporti personali con diverse realta' cristiane: nel mondo ortodosso, con il Patriarca ecumenico di Costantinopoli, Atenagora I, e poi con i suoi successori; nella Comunione anglicana, dapprima con l'arcivescovo anglicano di Canterbury, Ramsey, sino all'attuale, Rowan Williams; nel mondo evangelico-luterano, con l'allora Presidente della Federazione luterana mondiale, il vescovo Christian Krause, e con i Segretari generali che si succedono al Consiglio Ecumenico delle Chiese di Ginevra. Di fronte alle sfide della societa' sempre piu' multiculturale e multireligiosa, si evidenziano i frutti di pace del dialogo con seguaci delle diverse religioni avviato sin dagli anni '70. La Lubich e il Movimento instaurano non solo contatti con singole personalita' o seguaci delle diverse religioni, ma anche con interi movimenti. Prima donna cristiana, Chiara Lubich espone la sua esperienza spirituale, nel 1981, in un tempio a Tokyo di fronte a 10.000 buddisti, e nel 1997 in Thailandia a monache e monaci buddisti; qualche mese dopo fa lo stesso nella storica Moschea 'Malcolm X' di Harlem a New York, di fronte a 3000 musulmani afro-americani. Nello stesso anno, a Buenos Aires, e' ospite di organizzazioni ebraiche. Nel 2001 sara' in India: si aprira' una nuova pagina nel dialogo del Movimento con il mondo indu'. Nel 1994 e' nominata tra i presidenti onorari della Conferenza mondiale delle Religioni per la pace (Wcrp). Sin dagli inizi, la pacifica rivoluzione evangelica che ha il via da Trento suscita l'interesse anche di persone senza una fede religiosa. Con il mondo laico si sviluppera' un dialogo sulla base dei grandi valori umani come solidarieta', fraternita', giustizia, pace e unita' tra singoli, gruppi e popoli. La Lubich e' invitata a parlare dell'unita' dei popoli ad un Simposio al Palazzo di Vetro dell'Onu nel maggio '97. Interviene a Berna alla celebrazione per il 150° della Costituzione Svizzera (marzo '98). A Strasburgo presenta l'impegno sociale e politico del Movimento ad un gruppo di deputati del parlamento Europeo (settembre '98). Ancora a Strasburgo interviene alla Conferenza per il 50° del Consiglio d'Europa su "Societa' di mercato, democrazia, cittadinanza e solidarietà", presentando l'esperienza dell'Economia di Comunione (giugno 1999). A Innsbruck, al Convegno "1000 citta' per l'Europa", parla dello "Spirito di fratellanza nella politica, come chiave dell'unita' dell'Europa e del mondo" alla presenza di numerosi sindaci, di alti esponenti della politica europea e dielle massime autorita' austriache (novembre 2001). L'opera di unita', di pace e dialogo tra popoli, religioni e culture promossa da Chiara Lubich viene riconosciuta pubblicamente da parte di organismi internazionali, culturali e religiosi: dal Premio Templeton per il progresso della religione (1977), al Premio Unesco '96 per l'Educazione alla pace, a quello per i Diritti Umani del Consiglio d'Europa (1998), dalle lauree honoris causa, conferitele da Universita' di diversi Paesi, alle cittadinanze onorarie. E ancora riconoscimenti da parte di grandi religioni e di capi di diverse confessioni.
+PetaloNero+
Friday, March 14, 2008 2:43 PM
QUARTA PREDICA DI QUARESIMA

Alle ore 9.00 di questa mattina, nella Cappella "Redemptoris Mater", alla presenza del Santo Padre Benedetto XVI, il Predicatore della Casa Pontificia, P. Raniero Cantalamessa, O.F.M. Cap., ha tenuto la quarta e ultima Predica di Quaresima.

Tema delle meditazioni quaresimali è stato il seguente: "Viva ed efficace è la parola di Dio" (Ebrei, 4, 12).



Padre Cantalamessa alla predica di Quaresima: va recuperata la "lettura spirituale" della Bibbia come ai primi tempi della Chiesa, senza limitarla alle sole esegesi filologiche



La lettura della Bibbia, col passare dei secoli, ha perso la freschezza spirituale dei primi secoli, inaridendosi in esegesi storico-scientifiche che l’hanno, in certo senso, “secolarizzata”. Tuttavia, una riscoperta di quello spirito originario è stata avviata grazie al Concilio Vaticano e alla ricomparsa dei carsimi. Sono le constatazioni attorno alle quali padre Raniero Cantalamessa, predicatore della Casa pontifcia, ha sviluppato questa mattina la sua quarta e ultima predica di Quaresima, alla presenza del Papa e della Curia Romana. Il servizio di Alessandro De Carolis:


“Potrà l’esegesi, inaridita dal lungo eccesso di filologismo, ritrovare lo slancio e la vita che ebbe in altri momenti della storia della Chiesa?”. Questa domanda padre Cantalamessa se la pone al termine di una lunga riflessione precedente, ma in realtà è il perno di tutta la sua predica quaresimale, dedicata alle alterne fortune delle quali ha goduto nel tempo la lettura spirituale della Bibbia. Il religioso cappuccino tempera il pessimismo di alcuni pensatori moderni, secondo i quali manca oggi quella “fede piena di slancio” e quel “senso di unità” che hanno avuto i primi Padri della Chiesa quando, nell’interpretare le Sacre Scritture, ci hanno regalato pagine di straordinaria incisività e bellezza. Secondo padre Cantalamessa, nel quarantennio successivo al Vaticano II, un “movimento spirituale” e un nuovo “slancio hanno cominciato a riprodursi” e “contemporaneamente alla ricomparsa dei carismi - sostiene - si assiste al ricomparire anche della lettura spirituale della Bibbia”, sostanzialmente abbandonata nei secoli precedenti. Ma perché e in che modo si è arrivati a smarrirla? Il predicatore pontificio lo spiega in questo modo: in tutte le cose che sono, allo stesso tempo, divine e umane - come Cristo, come la Chiesa - non si può scoprire il divino se non passando per l’umano. Ciò vale per la Bibbia: non si può comprenderne lo spirito se non passando per la lettera, e dunque la sua interpretazione. Purtroppo, ha rilevato padre Cantalamessa, da lungo tempo nel campo dell’esegesi “esiste una tendenza a fermarsi alla lettera”:


“La secolarizzazione del sacro in nessun caso si è rivelata tanto acuta, come nella secolarizzazione del Libro sacro. Ora, pretendere di comprendere esaurientemente la Scrittura, studiandola con il solo strumento dell'analisi storico-filologica è come pretendere di scoprire il mistero della presenza reale di Cristo nell’Eucaristia, basandosi su un'analisi chimica dell'ostia consacrata! (…) L'inconveniente più serio di una certa esegesi esclusivamente scientifica è che essa cambia completamente il rapporto tra l'esegeta e la parola di Dio. La Bibbia diventa un oggetto di studio che il professore deve ‘padroneggiare’ e davanti al quale, come si addice a ogni uomo di scienza, deve rimanere ‘neutrale’. Ma in questo caso unico non è permesso rimanere ‘neutrali’ e non è dato di ‘dominare’ la materia; bisogna piuttosto lasciarsi dominare da essa”.


Non si spiegano altrimenti - osserva padre Cantalamessa - le tante crisi di fede di studiosi della Bibbia. Quando ci si chiede il perché della povertà e aridità spirituale che regnano in alcuni seminari e luoghi di formazione, non si tarda a scoprire - afferma con chiarezza - che una delle cause principali è il modo con cui è insegnata in essi la Scrittura”. Molti esegeti, ha proseguito il predicatore francescano, tendono oggi a rivalutare la lettura spirituale della Bibbia, la quale - ha soggiunto - è tutt’altro che “soggettiva, o peggio ancora, fantasiosa”, ma si basa sull’evento storico e spirituale insieme della Rivelazione fatta da Cristo:


“Quello che occorre non è dunque una lettura spirituale che prenda il posto dell'attuale esegesi scientifica, con un ritorno meccanico all'esegesi dei Padri; è piuttosto una nuova lettura spirituale corrispondente all'enorme progresso registrato dallo studio della “lettera”. Una lettura, insomma, che abbia l'afflato e la fede dei Padri e, nello stesso tempo, la consistenza e la serietà dell'attuale scienza biblica”.



www.radiovaticana.org
+PetaloNero+
Friday, March 14, 2008 5:34 PM
Lunedì prossimo il Papa presiederà una Messa in suffragio di mons. Rahho


Lunedì 17 marzo Benedetto XVI presiederà nella Cappella Redemptoris Mater, in Vaticano, una Santa Messa in suffragio di mons. Paulos Faraj Rahho, arcivescovo di Mossul dei Caldei, ritrovato morto in Iraq dopo essere stato rapito il 29 febbraio.


www.radiovaticana.org
+PetaloNero+
Saturday, March 15, 2008 3:01 PM
LE UDIENZE

Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in Udienza:

S.E. il Signor Miltiadis Hiskakis, Ambasciatore di Grecia presso la Santa Sede, in occasione della presentazione delle Lettere Credenziali;

Em.mo Card. Giovanni Battista Re, Prefetto della Congregazione per i Vescovi;

Em.mo Card. José Saraiva Martins, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi.

Il Papa riceve questa mattina in Udienza:

Em.mo Card. Jean-Louis Tauran, Presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso;

Rev.do Padre Álvaro Corcuera Martínez del Río, Superiore Generale dei Legionari di Cristo;

il Dottor Mario Morcone, Prefetto Commissario Straordinario del Comune di Roma.




RINUNCE E NOMINE





RINUNCIA DEL VESCOVO DI FLORIDA (URUGUAY) E NOMINA DEL SUCCESSORE

Il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Florida (Uruguay), presentata da S.E. Mons. Raúl Scarrone Carrero, in conformità al can. 401 § 1 del Codice di Diritto Canonico.

Il Papa ha nominato Vescovo di Florida (Uruguay) S.E. Mons. Martín Pablo Pérez Scremini, Vescovo titolare di Vazari, finora Vescovo Ausiliare di Montevideo.

S.E. Mons. Martín Pablo Pérez Scremini

S.E. Mons. Martín Pablo Pérez Scremini è nato a Montevideo, il 26 dicembre 1949. Ha compiuto gli studi elementari nel Collegio dei Padri del "Sagrado Corazón de Jesús di Betharram. Nel 1976 ha ottenuto la laurea in Veterinaria all’"Universidad de la República" a Montevideo. Negli anni 1978-1980, in Argentina, è stato novizio e seminarista della Congregazione dei Padri di Betharram. Nel 1980 ha optato per il Seminario Interdiocesano "Cristo Rey" di Montevideo; ha ottenuto il Baccalaureato in Teologia presso l’"Instituto Teológico Monseñor Mariano Soler" di Montevideo. Ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale il 14 giugno 1985.

Come sacerdote ha svolto i seguenti incarichi: formatore nel Seminario Interdiocesano, rettore del medesimo per quattordici anni, consultore diocesano, Vicario Generale e Parroco.

Nominato Vescovo Titolare di Vazari e Vescovo Ausiliare di Montevideo il 6 marzo 2004, ha ricevuto l’ordinazione episcopale il 25 aprile successivo.



NOMINA DELL’ARCIVESCOVO DI FREETOWN AND BO (SIERRA LEONE)

Il Santo Padre ha nominato Arcivescovo di Freetown and Bo (Sierra Leone) il Rev.do Charles Edward Tamba, del clero di Kenema, Rettore del "St. Paul’s Major Seminary" a Freetown.

Rev.do Charles Edward Tamba

Il Rev.do Charles Edward Tamba è nato il 18 aprile 1956, a Kainkordu Distretto di Kono, Diocesi di Kenema. Dopo gli studi secondari, ha frequentato il Pre-Seminario St. Kizito di Kenema nel 1977 e dal 1978 al 1985, il Saint Paul’s Major Seminary di Gbarnga. È stato ordinato sacerdote il 4 aprile 1986 a Kono ed incardinato nella Diocesi di Kenema.

Dopo l’ordinazione ha svolto i seguenti incarichi: 1986-89: Vice Amministratore della Cattedrale alla "St. Paul’s Catthedral Parish"; 1989-91: Insegnante di Filosofia al "St. Paul’s Major Seminary", Gbarnga, Liberia e Makeni, Sierra Leone; 1991-96: Studi per la Licenza e Dottorato in Teologia Dogmatica all’Università Gregoriana; 1996-98: Vice-Rettore al "St. Paul’s Major Seminary", Makeni, Sierra Leone; 1998-02: Acting Rector al "St. Paul’s Major Seminary", Freetown, Sierra Leone; dal 2000: Rettore del "St. Paul’s Major Seminary", Freetown, Sierra Leone.



NOMINA DEL VESCOVO DI BELLARY (INDIA)

Il Papa ha nominato Vescovo di Bellary (India) il Rev.do Henry D’Souza, del clero di Mangalore, Segretario Esecutivo del Media Office della C.B.C.I.

Rev.do Henry D’Souza

Il Rev.do Henry D’Souza è nato il 9 settembre 1949 a Kinnigoly, Diocesi di Mangalore. Dopo aver terminato l’educazione primaria nel luogo di nascita e quella secondaria presso la Pompei High School di Kirem, ha frequentato il St. Aloysius College di Mangalore e svolto gli studi teologici al St. Joseph’s Interdiocesan Seminary di Mangalore. Ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale il 5 maggio 1976 ed è stato incardinato nella Diocesi di Mangalore.

Dopo l’ordinazione ha ricoperto i seguenti incarichi: 1976-1978: Vicario parrocchiale alla St. Peter’s Church di Bakur; 1978-1980: Vice-Direttore del Mangala Jyothi, Centro Diocesano Biblico, Catechistico e Liturgico; 1980-1989: Direttore del Canara Communication Centre; 1989-1993: Sotto-Segretario della Commissione della C.B.C.I. per le Comunicazioni Sociali; 1989-2000: Segretario della Commissione del Karnataka Region Catholic Bishops’ Council, Proclamation, Ecumenism, Dialogue & Social Communications; 1991-2000: Fondatore e Direttore del Sandesha Regional Centre; dal 2000: Segretario della Commissione della C.B.C.I. per le Comunicazioni Sociali.

È stato inoltre: Segretario del Mangalore Christian Council, organizzazione ecumenica (1984-1990); Presidente della sezione indiana dell’Associazione Cattolica Internazionale per la Radio e la Televisione (UNDA, 1986-1992); Rappresentante dell’Asia e Membro del Board of Management dell’UNDA-World (1989-1990); Fondatore del Karnataka Kala Kendra, Scuola di Belle Arti (1990); Presidente del Lions Club di Kulshekar (1992-1994); Lions District Chairman per le attività culturali (1993-1994); Vice-Presidente della Darshan Film Society (1995-1995);Segretario dell’Association for Communal Harmony (1991-1995); Fondatore del Sandesha College of Fine Arts (1998); Membro della Signis – Asia Projects Screening Committee (dal 2000).




NOMINA DEL NUNZIO APOSTOLICO IN SLOVACCHIA

Il Santo Padre ha nominato Nunzio Apostolico in Slovacchia S.E. Mons. Mario Giordana, Arcivescovo titolare di Minori, finora Nunzio Apostolico in Haiti.




NOMINA DI CAPI UFFICIO NELLA CONGREGAZIONE PER IL CLERO

Il Papa ha nominato Capi Ufficio nella Congregazione per il Clero i Rev.di Monsignori Jorge Raigosa Alzate e James Anthony McDaid, finora Aiutanti di Studio nel medesimo Dicastero.





Da Petrus

Nomine: due nuovi capi ufficio alla Congregazione per il Clero e un nuovo Nunzio in Slovacchia. Il Pontefice intanto incontra il Commissario straordinario della Capitale



CITTA’ DEL VATICANO - Benedetto XVI ha nominato i nuovi capi ufficio nella Congregazione per il Clero: si tratta di Monsignor Jorge Raigosa Alzate e di Monsignor James Anthony McDaid. Il Papa ha inoltre nominato Monsignor Mario Giordana nuovo Nunzio Apostolico in Slovacchia al posto di Monsignor Jozef Nowacki, trasferito in Nicaragua lo scorso novembre. Monsignor Giordana, 66 anni, originario della provincia di Cuneo, era stato promosso Arcivescovo e Nunzio Apostolico in Haiti nel 2004. Sacerdote dal 1967, laureato in Diritto canonico, e' entrato nel servizio diplomatico nel 1976 e ha lavorato in Indonesia, Svizzera, Francia, Austria e nella Nunziatura in Italia. Benedetto XVI ha infine ricevuto in udienza, sempre nelle scorse ore, il Dottor Mario Morcone (nella foto), Prefetto e commissario straordinario del Comune di Roma.
+PetaloNero+
Saturday, March 15, 2008 3:02 PM
L’Europa riscopra il patrimonio di valori scaturito dall’incontro tra Vangelo e cultura ellenistica: così, il Papa al nuovo ambasciatore di Grecia presso la Santa Sede



Riscoprire l’eredità di valori scaturiti dall’incontro tra la cultura ellenistica e il Vangelo: è l’esortazione di Benedetto XVI rivolta ai popoli dell’Europa in occasione dell’udienza al nuovo ambasciatore di Grecia, Miltiadis Hiskakis, per la presentazione delle Lettere Credenziali. Il Papa ha poi ribadito l’impegno a proseguire sul cammino ecumenico ed ha chiesto alle autorità politiche di affrontare la questione dello status giuridico della Chiesa cattolica in Grecia. Il servizio di Alessandro Gisotti:

L’anno giubilare di San Paolo, la cui figura è così legata alla Grecia, aiuti l’Europa a riscoprire “l’inestimabile patrimonio di valori che abbiamo ereditato” dall’incontro tra la cultura ellenistica e il Vangelo: è l’auspicio di Benedetto XVI che nel suo discorso all’ambasciatore di Grecia si è soffermato sull’opera evangelizzatrice dell’Apostolo delle Genti. San Paolo, ha ricordato il Papa, dedicò le sue energie a “predicare la sapienza della croce di Cristo tra i popoli greci” formati nella sofisticata cultura ellenistica.


Proprio lo scambio tra la cultura ellenistica e il cristianesimo, ha proseguito, “ha permesso alla prima di essere trasformata dall’insegnamento cristiano e al secondo di essere arricchito dal linguaggio e dalla filosofia greca”. Tale incontro, ha sottolineato il Pontefice, “ha permesso ai cristiani di comunicare il Vangelo con maggiore coerenza e persuasione” per le vie del mondo. Ancora oggi, ha rammentato, chi visita Atene può contemplare le parole di San Paolo - iscritte in un monumento sull’areopago - che l’Apostolo delle Genti proclamò ai cittadini della polis. La predicazione di San Paolo sul mistero di Cristo ai Corinzi, ha aggiunto, ha “aperto la loro cultura alla salutare influenza della Parola di Dio”. Queste parole di San Paolo, che ancora risuonano nei cuori degli uomini, ha rilevato, “possono aiutare i nostri contemporanei ad apprezzare più profondamente la dignità umana e a promuovere così il bene dell’intera umanità”.


Il Papa ha poi auspicato che la Grecia abbia un ruolo importante nelle celebrazioni giubilari per il bimillenario della nascita di San Paolo. Un evento, ha aggiunto, che sarà utile ad intensificare gli sforzi sulla via dell’ecumenismo. Gli incontri degli ultimi anni, ha detto, non hanno solo “riaffermato ciò che cattolici e ortodossi hanno già in comune”, ma hanno anche aperto la porta “a confronti più approfonditi sul significato autentico dell’unità della Chiesa”. Non c’è dubbio, ha riconosciuto, che “onestà e fiducia” saranno necessarie da entrambe le parti per rispondere efficacemente alle “importanti questione sollevate da questo dialogo”. Si è dunque detto incoraggiato dal “nuovo spirito di amicizia” che ha caratterizzato i colloqui degli ultimi tempi. E ha ribadito l’importanza della preghiera per “assicurare che i cristiani ottengano un giorno quell’unità per la quale Gesù prega così ferventemente”. Benedetto XVI ha inoltre ricordato la figura di Sua Beatitudine Christodoulos, recentemente scomparso, ed ha assicurato le sue preghiere per il nuovo arcivescovo di Atene e di tutta la Grece, Ieronymos.


Benedetto XVI ha quindi auspicato che il governo risolva le questioni amministrative concernenti la Chiesa cattolica in Grecia e in particolare quella relativa allo status giuridico. I fedeli cattolici, ha detto, seppur una minoranza, sperano che si raggiungano dei risultati positivi. Ed ha aggiunto che quando i leader religiosi e le autorità civili “collaborano per formulare delle leggi eque” sulla vita delle comunità ecclesiali locali, ne hanno giovamento i fedeli ma anche tutta la società. Il Papa non ha mancato di lodare l’impegno della Grecia in favore della pace, specie nell’area mediterranea ed ha ricordato la devastazione provocata l’anno scorso dai terribili incendi che colpirono la Grecia, rinnovando le sue preghiere per quanti sono stati colpiti da quella catastrofe.


L’ambasciatore di Grecia, Miltiadis Hiskakis, è nato ad Atene nel 1950. Sposato, con due figlie ha intrapreso la carriera diplomatica dopo essersi laureato in Diritto all’università di Atene. Console generale a Napoli, negli anni ’90, è stato ambasciatore in Thailandia dal 2004 al 2006 e, prima di ricevere l’incarico di ambasciatore presso la Santa Sede, è stato direttore generale del Ministero degli affari esteri dal 2006 al 2008.





www.radiovaticana.org/it1/videonews_ita.asp?vaiflv=0000257.flv&vaiserver=A&vai=ctv_frame00257.jpg&var1=15/03/2008&var2=Vatican%20City&var3=Ricevute%20dal%20Papa%20le%20Credenziali%20del%20nuovo%20Ambasciatore%20di%20Grecia.&settimana=11&anno_perlinknav=2008&dal=09/03&...



+PetaloNero+
Sunday, March 16, 2008 1:10 AM
Gli auguri pasquali 2008 di Benedetto XVI

di Jan van Elzen/ 16/03/2008

I biglietti degli auguri pasquali di Benedetto XVI per la Santa Pasqua del 2008 raffigurano un particolare del “Dossale con storie di Cristo”, che si trova nella Sala S. Ambrogio dell’Appartamen­to pontificio in Vaticano.

L'articolo completo qui:
www.korazym.org/news1.asp?Id=28113



+PetaloNero+
Sunday, March 16, 2008 3:22 PM
CELEBRAZIONE DELLA DOMENICA DELLE PALME E DELLA PASSIONE DEL SIGNORE

Alle ore 9.30 di oggi il Santo Padre Benedetto XVI presiede, in Piazza San Pietro, la solenne celebrazione liturgica della Domenica delle Palme e della Passione del Signore. Il Papa benedice le palme e gli ulivi e, al termine della processione, celebra la Santa Messa della Passione del Signore.

Alla celebrazione prendono parte, in occasione della ricorrenza diocesana della XXIII Giornata Mondiale della Gioventù sul tema: "Avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni" (At 1, 8), giovani di Roma e di altre Diocesi, come preludio della GMG 2008 che si terrà dal 15 al 20 luglio a Sydney (Australia).

Pubblichiamo di seguito l’omelia che il Santo Padre Benedetto XVI pronuncia dopo la proclamazione della Passione del Signore secondo Matteo:



OMELIA DEL SANTO PADRE

Cari fratelli e sorelle,

anno dopo anno il brano evangelico della Domenica delle Palme ci racconta l’ingresso di Gesù in Gerusalemme. Insieme ai suoi discepoli e ad una schiera crescente di pellegrini, Egli era salito dalla pianura della Galilea alla Città Santa. Come gradini di questa salita, gli evangelisti ci hanno trasmesso tre annunzi di Gesù relativi alla sua Passione, accennando con ciò allo stesso tempo all’ascesa interiore che si stava compiendo in questo pellegrinaggio. Gesù è in cammino verso il tempio – verso il luogo, dove Dio, come dice il Deuteronomio, aveva voluto "fissare la sede" del suo nome (cfr 12, 11; 14, 23). Il Dio che ha creato cielo e terra si è dato un nome, si è reso invocabile, anzi, si è reso quasi toccabile da parte degli uomini. Nessun luogo può contenerLo e tuttavia, o proprio per questo, Egli stesso si dà un luogo e un nome, affinché Lui personalmente, il vero Dio, possa esservi venerato come il Dio in mezzo a noi. Dal racconto su Gesù dodicenne sappiamo che Egli ha amato il tempio come la casa del Padre suo, come la sua casa paterna. Ora viene di nuovo a questo tempio, ma il suo percorso va oltre: l’ultima meta della sua salita è la Croce. È la salita che la Lettera agli Ebrei descrive come la salita verso la tenda non fatta da mani d’uomo, fino al cospetto di Dio. L’ascesa fino al cospetto di Dio passa attraverso la Croce. È l’ascesa verso "l’amore sino alla fine" (cfr Gv 13, 1), che è il vero monte di Dio, il definitivo luogo del contatto tra Dio e l’uomo.

Durante l’ingresso a Gerusalemme, la gente rende omaggio a Gesù come figlio di Davide con le parole del Salmo 118 [117] dei pellegrini: "Osanna al figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nel più alto dei cieli!" (Mt 21, 9). Poi Egli arriva al tempio. Ma là dove doveva esservi lo spazio dell’incontro tra Dio e l’uomo, Egli trova commercianti di bestiame e cambiavalute che occupano con i loro affari il luogo di preghiera. Certo, il bestiame lì in vendita era destinato ai sacrifici da immolare nel tempio. E poiché nel tempio non si potevano usare le monete su cui erano rappresentati gli imperatori romani che stavano in contrasto col Dio vero, bisognava cambiarle in monete che non portassero immagini idolatriche. Ma tutto ciò poteva essere svolto altrove: lo spazio dove ora ciò avveniva doveva essere, secondo la sua destinazione, l’atrio dei pagani. Il Dio d’Israele, infatti, era appunto l’unico Dio di tutti i popoli. E anche se i pagani non entravano, per così dire, nell’interno della Rivelazione, potevano tuttavia, nell’atrio della fede, associarsi alla preghiera all’unico Dio. Il Dio d’Israele, il Dio di tutti gli uomini, era in attesa sempre anche della loro preghiera, della loro ricerca, della loro invocazione. Ora, invece, vi dominavano gli affari – affari legalizzati dall’autorità competente che, a sua volta, era partecipe del guadagno dei mercanti. I mercanti agivano in modo corretto secondo l’ordinamento vigente, ma l’ordinamento stesso era corrotto. "L’avidità è idolatria", dice la Lettera ai Colossesi (cfr 3, 5). È questa l’idolatria che Gesù incontra e di fronte alla quale cita Isaia: "La mia casa sarà chiamata casa di preghiera" (Mt 21, 13; cfr Is 56, 7) e Geremia: "Ma voi ne fate una spelonca di ladri" (Mt 21, 13; cfr Ger 7, 11). Contro l’ordine interpretato male Gesù, con il suo gesto profetico, difende l’ordine vero che si trova nella Legge e nei Profeti.

Tutto ciò deve oggi far pensare anche noi come cristiani: è la nostra fede abbastanza pura ed aperta, così che a partire da essa anche i "pagani", le persone che oggi sono in ricerca e hanno le loro domande, possano intuire la luce dell’unico Dio, associarsi negli atri della fede alla nostra preghiera e con il loro domandare diventare forse adoratori pure loro? La consapevolezza che l’avidità è idolatria raggiunge anche il nostro cuore e la nostra prassi di vita? Non lasciamo forse in vari modi entrare gli idoli anche nel mondo della nostra fede? Siamo disposti a lasciarci sempre di nuovo purificare dal Signore, permettendoGli di cacciare da noi e dalla Chiesa tutto ciò che Gli è contrario?

Nella purificazione del tempio, però, si tratta di più che della lotta agli abusi. È preconizzata una nuova ora della storia. Adesso sta cominciando ciò che Gesù aveva annunciato alla Samaritana riguardo alla sua domanda circa la vera adorazione: "È giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perché il Padre cerca tali adoratori" (Gv 4, 23). È finito il tempo in cui venivano immolati a Dio degli animali. Già da sempre i sacrifici di animali erano stati una miserevole sostituzione, un gesto di nostalgia del vero modo di adorare Dio. La Lettera agli Ebrei, sulla vita e sull’operare di Gesù ha posto come motto una frase del Salmo 40 [39]: "Tu non hai voluto né sacrificio né offerta, un corpo invece mi hai preparato" (Ebr 10, 5). Al posto dei sacrifici cruenti e delle offerte di vivande subentra il corpo di Cristo, subentra Lui stesso. Solo "l’amore sino alla fine", solo l’amore che per gli uomini si dona totalmente a Dio, è il vero culto, il vero sacrificio. Adorare in spirito e verità significa adorare in comunione con Colui che è la verità; adorare nella comunione col suo Corpo, nel quale lo Spirito Santo ci riunisce.

Gli evangelisti ci raccontano che, nel processo contro Gesù, si presentarono falsi testimoni e affermarono che Gesù aveva detto: "Posso distruggere il tempio di Dio e ricostruirlo in tre giorni" (Mt 26, 61). Davanti a Cristo pendente dalla Croce alcuni schernitori fanno riferimento alla stessa parola, gridando: "Tu che distruggi il tempio e lo ricostruisci in tre giorni, salva te stesso!" (Mt 27, 40). La giusta versione della parola, come uscì dalla bocca di Gesù stesso, ce l’ha tramandata Giovanni nel suo racconto della purificazione del tempio. Di fronte alla richiesta di un segno con cui Gesù doveva legittimarsi per una tale azione, il Signore rispose: "Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere" (Gv 2, 18s). Giovanni aggiunge che, ripensando a quell’evento dopo la Risurrezione, i discepoli capirono che Gesù aveva parlato del Tempio del suo Corpo (cfr 2, 21s). Non è Gesù che distrugge il tempio; esso viene abbandonato alla distruzione dall’atteggiamento di coloro che, da luogo d’incontro di tutti i popoli con Dio, l’hanno trasformato in una "spelonca di ladri", in un luogo dei loro affari. Ma, come sempre a partire dalla caduta di Adamo, il fallimento degli uomini diventa l’occasione per un impegno ancora più grande dell’amore di Dio nei nostri confronti. L’ora del tempio di pietra, l’ora dei sacrifici di animali era superata: il fatto che ora il Signore scacci fuori i mercanti non solo impedisce un abuso, ma indica il nuovo agire di Dio. Si forma il nuovo Tempio: Gesù Cristo stesso, nel quale l’amore di Dio si china sugli uomini. Egli, nella sua vita, è il Tempio nuovo e vivente. Egli, che è passato attraverso la Croce ed è risorto, è lo spazio vivente di spirito e vita, nel quale si realizza la giusta adorazione. Così la purificazione del tempio, come culmine dell’ingresso solenne di Gesù in Gerusalemme, è insieme il segno della incombente rovina dell’edificio e della promessa del nuovo Tempio; promessa del regno della riconciliazione e dell’amore che, nella comunione con Cristo, viene instaurato oltre ogni frontiera.

San Matteo, il cui Vangelo ascoltiamo in questo anno, riferisce alla fine del racconto della Domenica delle Palme, dopo la purificazione del tempio, ancora due piccoli avvenimenti che, di nuovo, hanno un carattere profetico e ancora una volta rendono a noi chiara la vera volontà di Gesù. Immediatamente dopo la parola di Gesù sulla casa di preghiera di tutti i popoli, l’evangelista continua così: "Gli si avvicinarono ciechi e storpi nel tempio ed Egli li guarì". Inoltre, Matteo ci dice che dei fanciulli ripeterono nel tempio l’acclamazione che i pellegrini avevano fatto all’ingresso della città: "Osanna al figlio di Davide" (Mt 21, 14s). Al commercio di animali e agli affari col denaro Gesù contrappone la sua bontà risanatrice. Essa è la vera purificazione del tempio. Egli non viene come distruttore; non viene con la spada del rivoluzionario. Viene col dono della guarigione. Si dedica a coloro che a causa della loro infermità vengono spinti agli estremi della loro vita e al margine della società. Gesù mostra Dio come Colui che ama, e il suo potere come il potere dell’amore. E così dice a noi che cosa per sempre farà parte del giusto culto di Dio: il guarire, il servire, la bontà che risana.

E ci sono poi i fanciulli che rendono omaggio a Gesù come figlio di Davide ed acclamano l’Osanna. Gesù aveva detto ai suoi discepoli che, per entrare nel Regno di Dio, avrebbero dovuto ridiventare come i bambini. Egli stesso, che abbraccia il mondo intero, si è fatto piccolo per venirci incontro, per avviarci verso Dio. Per riconoscere Dio dobbiamo abbandonare la superbia che ci abbaglia, che vuole spingerci lontani da Dio, come se Dio fosse nostro concorrente. Per incontrare Dio bisogna divenire capaci di vedere col cuore. Dobbiamo imparare a vedere con un cuore giovane, che non è ostacolato da pregiudizi e non è abbagliato da interessi. Così, nei piccoli che con un simile cuore libero ed aperto riconoscono Lui, la Chiesa ha visto l’immagine dei credenti di tutti i tempi, la propria immagine.

Cari amici, in questa ora ci associamo alla processione dei giovani di allora – una processione che attraversa l’intera storia. Insieme ai giovani di tutto il mondo andiamo incontro a Gesù. Da Lui lasciamoci guidare verso Dio, per imparare da Dio stesso il retto modo di essere uomini. Con Lui ringraziamo Dio, perché con Gesù, il Figlio di Davide, ci ha donato uno spazio di pace e di riconciliazione che abbraccia il mondo. PreghiamoLo, affinché diventiamo anche noi con Lui e a partire da Lui messaggeri della sua pace, affinché in noi ed intorno a noi cresca il suo Regno. Amen.















LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELL’ANGELUS

Al termine della solenne celebrazione liturgica della Domenica delle Palme e della Passione del Signore, il Santo Padre Benedetto XVI recita l’Angelus con i fedeli ed i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro.

Queste le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana:



PAROLE DEL SANTO PADRE

Al termine di questa solenne Celebrazione, in cui abbiamo meditato sulla Passione di Cristo, desidero ricordare il compianto Arcivescovo di Mossul dei Caldei, Monsignor Paulos Faraj Rahho, tragicamente scomparso pochi giorni fa. La sua bella testimonianza di fedeltà a Cristo, alla Chiesa e alla sua gente, che nonostante numerose minacce non aveva voluto abbandonare, mi spinge ad alzare un forte e accorato grido: basta con le stragi, basta con le violenze, basta con l’odio in Iraq! Ed elevo in pari tempo un appello al Popolo iracheno, che da cinque anni porta le conseguenze di una guerra che ha provocato lo scompaginamento della sua vita civile e sociale: amato Popolo iracheno, solleva la tua testa e sii tu stesso, in primo luogo, ricostruttore della tua vita nazionale! Siano la riconciliazione, il perdono, la giustizia e il rispetto della convivenza civile tra tribù, etnie, gruppi religiosi, la solidale via alla pace nel nome di Dio!

Ed ora, cari fratelli e sorelle, rinnovo a tutti voi il mio cordiale saluto. Lo rivolgo in modo speciale ai giovani, venuti da molti Paesi del mondo in occasione della Giornata della Gioventù, che l’amato Servo di Dio Giovanni Paolo II volle legare alla Domenica delle Palme. Il mio pensiero va in questo momento a Sydney, in Australia, dove fervono i preparativi per il grande incontro che avrò là con i giovani di tutto il mondo dal 15 al 20 luglio prossimo. Ringrazio la Conferenza Episcopale Australiana, in particolare il Cardinale Pell Arcivescovo di Sydney e i suoi collaboratori, per tutto il lavoro che stanno compiendo con tanto impegno; come pure sono grato alle Autorità australiane, sia federali sia statali, per il generoso sostegno offerto a questa importante iniziativa. Arrivederci a Sydney!

Je salue les pèlerins francophones venus participer à la Messe des Rameaux, notamment les jeunes de Marseille et du Lycée français Chateaubriand de Rome. Je vous encourage à suivre le Christ tout au long de la Semaine Sainte, pour comprendre davantage le mystère de sa mort et de sa Résurrection, et pour découvrir son grand amour pour nous. Bonne Semaine Sainte.

I welcome the English-speaking pilgrims and visitors here this Palm Sunday, when we acclaim Jesus, model of humility, our Messiah and King. In a special way I greet all the young people gathered in Rome. I am looking forward to seeing many of you, together with thousands of others from across the globe, at World Youth Day in Sydney. Today, I wish to recognize the preparatory work being undertaken by the Australian Bishops’ Conference together with Cardinal Pell, Archbishop of Sydney, and the organizing staff. Similarly I wish to acknowledge the spirit of generous cooperation shown by the Federal and the New South Wales governments, as well as the residents and business people of Sydney. Let us all pray for our young people, that World Youth Day will be a time of deep and lasting spiritual renewal. May the great events of Holy Week, in which we see love unfold in its most radical form, inspire you all to be courageous ‘witnesses of charity’ to your friends, your communities and our world. Upon each of you present and your families, I invoke God’s blessings of peace and wisdom.

Einen frohen Gruß richte ich an alle Pilger und Besucher deutscher Sprache. Heute grüße ich besonders die vielen jungen Menschen, die sich hier und in den Diözesen auf den diesjährigen Weltjugendtag in Sydney vorbereiten. Dieser steht unter dem Motto: „Ihr werdet die Kraft des Heiligen Geistes empfangen, der auf euch herabkommen wird; und ihr werdet meine Zeugen sein" (Apg 1, 8). Dieses Wort des auferstandenen Herrn möge uns stets begleiten und anspornen, frohe Zeugen Christi zu sein und die Liebe Gottes zu allen Menschen zu bringen! Euch allen wünsche ich eine gesegnete Heilige Woche!

Saludo con afecto a los peregrinos de lengua española y los aliento a salir al encuentro de Cristo con las buenas obras, de modo que imitando todos su ejemplo de amor hasta la cruz, merezcamos un día tener parte en su resurrección. Me dirijo ahora en particular a los jóvenes aquí presentes y a cuantos se unen a esta oración mariana a través de la radio y la televisión. Os invito a que me acompañéis en la celebración de la Jornada Mundial de la Juventud que tendrá lugar en Sydney el próximo mes de julio. Muchas gracias y feliz Domingo de Ramos.

Srdačno pozdravljam hrvatske hodočasnike, a osobito mlade iz Splita i iz Zadra. Spominjuęi se danas svečanoga Gospodinova ulaska u Jeruzalem i neizmjerne ljubavi koju nam je iskazao po svojoj muci, otvorite mu širom svoja srca i povjerite mu svoje živote. Hvaljen Isus i Marija!

[Saluto cordialmente i pellegrini croati, particolarmente i giovani di Split e di Zadar. Ricordando oggi l’ingresso solenne del Signore a Gerusalemme e l’amore immenso che ci ha mostrato con la sua passione, spalancategli i vostri cuori e affidategli le vostre vite. Siano lodati Gesù e Maria!]

Pozdrawiam serdecznie wszystkich Polaków, zwłaszcza młodych, którzy tu w Rzymie i w swoich diecezjach uczestnicą w uroczystości Niedzieli Palmowej, Światowym Dniu Młodzieży. Umocnieni Duchem Świętym bądźie świadkami Chrystusa. On jest Królem chwały. Jest naszym Królem! Okazuje nam swoją miłość i miłosierdzie. Niech ta prawda przemienia wasze źycie, umacnia w was wiarę i nadzieję. Z serca wam błogosławię.

[Saluto cordialmente tutti i Polacchi. In modo particolare saluto i giovani, che qui a Roma e in ogni diocesi partecipano alle celebrazioni della Domenica delle Palme, Giornata Mondiale della Gioventù. Rafforzati dallo Spirito Santo siate testimoni di Cristo. Egli è il Re della gloria. È il nostro Re! Ci manifesta il suo amore e la sua misericordia. Sia questa la verità che trasforma la vostra vita, che fortifica in voi la fede e la speranza. Vi benedico di cuore.]

Saluto infine i pellegrini di lingua italiana, in particolare i gruppi giovanili, augurando a tutti una buona Pasqua. Ci rivolgiamo ora in preghiera alla Vergine Maria, perché ci aiuti a vivere la Settimana Santa in unione spirituale con Cristo Signore.







Domenica delle Palme. Il Papa: per riconoscere Dio dobbiamo abbandonare la superbia. Appello per l'Iraq: basta con le violenze e l'odio! Ai giovani: "Arrivederci a Sydney"



Con la processione e la benedizione delle palme e degli ulivi il Papa ha dato il via questa mattina in Piazza San Pietro ai riti di apertura della Settimana Santa, culmine di tutto l’anno liturgico. L’evento coincide con la Giornata Mondiale della Gioventù celebrata a livello diocesano sul tema “Avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni” con lo sguardo rivolto alla GMG di Sydney il prossimo luglio. Nell’omelia della Messa per la Domenica delle Palme e della Passione del Signore Benedetto XVI ha rievocato il cammino di Gesù verso la Croce dal suo ingresso in Gerusalemme in mezzo alla folla osannante. Ha esortato ad abbandonare la superbia per riconoscere Dio. Gesù - ha detto - non viene con la spada del rivoluzionario ma come colui che ama fino a dare la sua vita. Infine, prima dell'Angelus, il Papa, ricordando la tragica scomparsa dell'arcivescovo caldeo di Mossul, mons. Rahho, ha lanciato un forte appello per l'Iraq: basta con le violenze e l'odio! Il servizio di Sergio Centofanti:


Il Papa commenta l’ingresso di Gesù in Gerusalemme tra la folla che lo acclama come figlio di Davide. Il Signore arriva al Tempio: “ma là dove doveva esservi lo spazio dell’incontro tra Dio e l’uomo, Egli trova commercianti di bestiame e cambiavalute che occupano con i loro affari il luogo di preghiera”. E’ l’atrio destinato ai pagani. “Il Dio d’Israele, il Dio di tutti gli uomini – afferma il Papa - era in attesa sempre anche della loro preghiera, della loro ricerca, della loro invocazione. Ora, invece, vi dominavano gli affari – affari legalizzati dall’autorità competente che, a sua volta, era partecipe del guadagno dei mercanti. I mercanti agivano in modo corretto secondo l’ordinamento vigente, ma l’ordinamento stesso era corrotto”. Qui il Papa pone alcune domande:


“Tutto ciò deve oggi far pensare anche noi come cristiani: è la nostra fede abbastanza pura ed aperta, così che a partire da essa anche i ‘pagani’, le persone che oggi sono in ricerca e hanno le loro domande, possano intuire la luce dell’unico Dio, associarsi negli atri della fede alla nostra preghiera e con il loro domandare diventare forse adoratori pure loro? La consapevolezza che l’avidità è idolatria raggiunge anche il nostro cuore e la nostra prassi di vita? Non lasciamo forse in vari modi entrare gli idoli anche nel mondo della nostra fede? Siamo disposti a lasciarci sempre di nuovo purificare dal Signore, permettendoGli di cacciare da noi e dalla Chiesa tutto ciò che Gli è contrario?”


Nella purificazione del tempio, Gesù annuncia che è giunto il momento “in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità”. “È finito il tempo in cui venivano immolati a Dio degli animali”:


“Al posto dei sacrifici cruenti e delle offerte di vivande subentra il corpo di Cristo, subentra Lui stesso. Solo ‘l’amore sino alla fine’, solo l’amore che per gli uomini si dona totalmente a Dio, è il vero culto, il vero sacrificio. Adorare in spirito e verità significa adorare in comunione con Colui che è la verità; adorare nella comunione col suo Corpo, nel quale lo Spirito Santo ci riunisce”.


Gli uomini hanno trasformato il Tempio in una spelonca di ladri. “Ma, come sempre a partire dalla caduta di Adamo – sottolinea il Papa - il fallimento degli uomini diventa l’occasione per un impegno ancora più grande dell’amore di Dio nei nostri confronti”. Così Gesù, accusato di voler distruggere il Tempio, in quello stesso luogo guarisce ciechi e storpi:


“Egli non viene come distruttore; non viene con la spada del rivoluzionario. Viene col dono della guarigione. Si dedica a coloro che a causa della loro infermità vengono spinti agli estremi della loro vita e al margine della società. Gesù mostra Dio come Colui che ama, e il suo potere come il potere dell’amore. E così dice a noi che cosa per sempre farà parte del giusto culto di Dio: il guarire, il servire, la bontà che risana”.


Tra quanti acclamano Gesù come figlio di Davide ci sono anche dei fanciulli. E Gesù aveva detto ai suoi discepoli che, per entrare nel Regno di Dio, avrebbero dovuto ridiventare come i bambini. “Egli stesso, che abbraccia il mondo intero, si è fatto piccolo per venirci incontro, per avviarci verso Dio”:

“Per riconoscere Dio dobbiamo abbandonare la superbia che ci abbaglia, che vuole spingerci lontani da Dio, come se Dio fosse nostro concorrente. Per incontrare Dio bisogna divenire capaci di vedere col cuore. Dobbiamo imparare a vedere con un cuore giovane, che non è ostacolato da pregiudizi e non è abbagliato da interessi. Così, nei piccoli che con un simile cuore libero ed aperto riconoscono Lui, la Chiesa ha visto l’immagine dei credenti di tutti i tempi, la propria immagine”.


Il Papa eleva quindi la sua preghiera a Dio:


“Insieme ai giovani di tutto il mondo andiamo incontro a Gesù. Da Lui lasciamoci guidare verso Dio, per imparare da Dio stesso il retto modo di essere uomini. Con Lui ringraziamo Dio, perché con Gesù, il Figlio di Davide, ci ha donato uno spazio di pace e di riconciliazione che abbraccia il mondo. PreghiamoLo, affinché diventiamo anche noi con Lui e a partire da Lui messaggeri della sua pace, affinché in noi ed intorno a noi cresca il suo Regno”.

Al termine della Celebrazione, prima della preghiera dell’Angelus, il Papa ha voluto ricordare l’arcivescovo di Mossul dei Caldei, Paulos Faraj Rahho, “tragicamente scomparso” alcuni giorni fa, dopo il suo rapimento il 29 febbraio scorso:


“La sua bella testimonianza di fedeltà a Cristo, alla Chiesa e alla sua gente, che nonostante numerose minacce non aveva voluto abbandonare, mi spinge ad alzare un forte e accorato grido: basta con le stragi, basta con le violenze, basta con l’odio in Iraq! (Applausi) Ed elevo in pari tempo un appello al Popolo iracheno, che da cinque anni porta le conseguenze di una guerra che ha provocato lo scompaginamento della sua vita civile e sociale: amato Popolo iracheno, solleva la tua testa e sii tu stesso, in primo luogo, ricostruttore della tua vita nazionale! Siano la riconciliazione, il perdono, la giustizia e il rispetto della convivenza civile tra tribù, etnie, gruppi religiosi, la solidale via alla pace nel nome di Dio!”
Infine il Papa ha salutato i tanti giovani venuti da molti Paesi in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù, ed esortandoli ad essere “testimoni di Cristo” in tutto il mondo ha dato loro appuntamento a Sydney per la GMG del prossimo luglio:


"Arrivederci a Sydney!"


(Applausi)

E oggi San Pietro era gremita di fedeli arrivati da ogni parte del mondo per celebrare col Papa la Domenica delle Palme. Sull’importanza di questa celebrazione ascoltiamo alcune voci dei presenti raccolte da Marina Tomarro:




R. – E’ importante perché vivere la Passione nelle ferite di ogni giorno aiuta soprattutto a incontrare i fratelli che soffrono e penso che dopo la Sacra Scrittura, il libro delle nostre ferite, sia il libro più alto e più importante per soccorrere i piccoli, i deboli e i dimenticati dalla società.


R. – La Settimana Santa, è un periodo mi sento chiamata a ritrovare la fede autentica, a ritrovare me stessa e a vincere le ansie, le paure e l’egoismo.


R. – E’ importante pensare a questa Passione che oggi continua sulla terra per tanti popoli, per tante Nazioni e che questo dolore dell’uomo è redento nel dolore di Cristo. Per cui tutto quello che noi viviamo ha un senso perché Cristo ci ha salvati.


R. – Cristo ha vissuto questo per noi e ha sofferto molto per noi e poi è risuscitato: questo per me è veramente il centro della vita cristiana.


D. – Lo Spirito Santo è al centro della Giornata Mondiale della Gioventù, quanto è importante nella tua vita?


R. – L’esperienza di Dio e dello Spirito consiste soprattutto nel permettergli di entrare nel nostro vissuto, quindi ascoltarlo e dirgli di sì e poi automaticamente lo si porta agli altri stando in mezzo a loro.


R. – Lo Spirito Santo è tutto nella mia vita!




http://www.radiovaticana.org/it1/videonews_ita.asp?vaiflv=0000258.flv&vaiserver=A&vai=ctv_frame00258.jpg&var1=16/03/2008&var2=Vatican%20City&var3=Si%20apre%20la%20Settimana%20Santa%20con%20la%20celebrazione%20solenne%20nella%20Domenica%20delle%20Palme%20presieduta%20dal%20Santo%20Padre,%20in%20occasione%20della%20Giornata%20della%20Gioventù:%20nella%20liturgia%20di%20oggi,%20le%20due%20memorie,%20quella%20festosa%20e%20lieta%20dell’ingresso%20di%20Gesù%20a%20Gerusalemme%20e%20quella%20mesta%20e%20tragica%20della%20sua%20condanna,%20crocifissione,%20morte.&settimana=12&anno_perlinknav=2008&dal=16/03&al=22/03



+PetaloNero+
Monday, March 17, 2008 3:22 PM
OMELIA DEL SANTO PADRE NELLA SANTA MESSA DI SUFFRAGIO PER L’ARCIVESCOVO DI MOSSUL DEI CALDEI, S.E. MONS. PAULOS FARAJ RAHHO

Pubblichiamo di seguito l’omelia che il Santo Padre Benedetto XVI ha pronunciato nel corso della Santa Messa che ha celebrato questa mattina alle ore 8, nella Cappella "Redemptoris Mater", in suffragio dell’Arcivescovo dei Caldei, S.E. Mons. Paulos Faraj Rahho:


OMELIA DEL SANTO PADRE

Venerati e cari Fratelli,

siamo entrati nella Settimana Santa portando nel cuore il grande dolore per la tragica morte del caro Monsignor Paulos Faraj Rahho, Arcivescovo di Mossul dei Caldei. Ho voluto offrire questa santa Messa in suo suffragio, e vi ringrazio di avere accolto il mio invito a pregare insieme per lui. Sento vicini a noi, in questo momento, il Patriarca di Babilonia dei Caldei, Cardinale Emmanuel III Delly, e i Vescovi di quella amata Chiesa che in Iraq soffre, crede e prega. A questi venerati Fratelli nell’Episcopato, ai loro Sacerdoti, ai Religiosi ed ai fedeli tutti invio una particolare parola di saluto e di incoraggiamento, confidando che nella fede essi sappiano trovare la forza per non perdersi d’animo nella difficile situazione che stanno vivendo.

Il contesto liturgico in cui ci troviamo è il più eloquente possibile: sono i giorni in cui riviviamo gli ultimi momenti della vita terrena di Gesù: ore drammatiche, cariche di amore e di timore, specialmente nell’animo dei discepoli. Ore in cui si fece netto il contrasto tra la verità e la menzogna, tra la mitezza e la rettitudine di Cristo e la violenza e l’inganno dei suoi nemici. Gesù ha sperimentato l’approssimarsi della morte violenta, ha sentito stringersi attorno a sé la trama dei persecutori. Ha sperimentato l’angoscia e la paura, fino all’ora cruciale del Getsemani. Ma tutto questo Egli ha vissuto immerso nella comunione con il Padre e confortato dall’"unzione" dello Spirito Santo.

Il Vangelo odierno ricorda la cena di Betania, che allo sguardo pieno di fede del discepolo Giovanni rivela significati profondi. Il gesto di Maria, di ungere i piedi di Gesù con l’unguento prezioso, diventa un estremo atto di amore riconoscente in vista della sepoltura del Maestro; e il profumo, che si diffonde in tutta la casa, è il simbolo della sua carità immensa, della bellezza e bontà del suo sacrificio, che riempie la Chiesa. Penso al sacro Crisma, che unse la fronte di Mons. Rahho nel momento del suo Battesimo e della sua Cresima; che gli unse le mani nel giorno dell’Ordinazione sacerdotale, e poi ancora il capo e le mani quando fu consacrato Vescovo. Ma penso anche alle tante "unzioni" di affetto filiale, di amicizia spirituale, di devozione che i suoi fedeli riservavano alla sua persona, e che l’hanno accompagnato nelle ore terribili del rapimento e della dolorosa prigionia – dove giunse forse già ferito –, fino all’agonia e alla morte. Fino a quella indegna sepoltura, dove poi sono state ritrovate le sue spoglie mortali. Ma quelle unzioni, sacramentali e spirituali, erano pegno di risurrezione, pegno della vita vera e piena che il Signore Gesù è venuto a donarci!

La Lettura del profeta Isaia ci ha posto dinanzi la figura del Servo del Signore, nel primo dei quattro "Carmi", in cui risaltano la mitezza e la forza di questo misterioso inviato di Dio, che si è pienamente realizzato in Gesù Cristo. Il Servo è presentato come colui che "porterà il diritto", "proclamerà il diritto", "stabilirà il diritto", con un’insistenza su questo termine che non può passare inosservata. Il Signore lo ha chiamato "per la giustizia" ed egli realizzerà questa missione universale con la forza non violenta della verità. Nella Passione di Cristo vediamo l’adempimento di questa missione, quando Egli, di fronte a un’ingiusta condanna, rende testimonianza alla verità, rimanendo fedele alla legge dell’amore. Su questa stessa via, Mons. Rahho ha preso la sua croce e ha seguito il Signore Gesù, e così ha contribuito a portare il diritto nel suo martoriato Paese e nel mondo intero, rendendo testimonianza alla verità. Egli è stato un uomo di pace e di dialogo. So che egli aveva una predilezione particolare per i poveri e i portatori di handicap, per la cui assistenza fisica e psichica aveva dato vita ad una speciale associazione, denominata Gioia e Carità ("Farah wa Mahabba"), alla quale aveva affidato il compito di valorizzare tali persone e di sostenerne le famiglie, molte delle quali avevano imparato da lui a non nascondere tali congiunti e a vedere Cristo in essi. Possa il suo esempio sostenere tutti gli iracheni di buona volontà, cristiani e musulmani, a costruire una convivenza pacifica, fondata sulla fratellanza umana e sul rispetto reciproco.

In questi giorni, in profonda unione con la Comunità caldea in Iraq e all’estero, abbiamo pianto la sua morte, e il modo disumano in cui ha dovuto concludere la sua vita terrena. Ma oggi, in questa Eucaristia che offriamo per la sua anima consacrata, vogliamo rendere grazie a Dio per tutto il bene che ha compiuto in lui e per mezzo di lui. E vogliamo al tempo stesso sperare che, dal Cielo, egli interceda presso il Signore per ottenere ai fedeli di quella Terra tanto provata il coraggio di continuare a lavorare per un futuro migliore. Come l’amato Arcivescovo Paulos si spese senza riserve a servizio del suo popolo, così i suoi cristiani sappiano perseverare nell’impegno della costruzione di una società pacifica e solidale sulla via del progresso e della pace. Affidiamo questi voti all’intercessione della Vergine Santissima, Madre del Verbo incarnato per la salvezza degli uomini, e perciò, per tutti, Madre della speranza.




Benedetto XVI alla Messa in suffragio di mons. Rahho: la sua morte ispiri agli iracheni di buona volontà, cristiani e musulmani, la volontà di vivere in pace e giustizia



“Un uomo di pace e di dialogo” tra i cristiani e i musulmani del suo Paese, condannato a una fine “disumana”, seguita da una “indegna sepoltura”. Con parole di intensa partecipazione, Benedetto XVI ha iniziato oggi la sua giornata nel ricordo dell’arcivescovo caldeo ucciso a Mossul, Paulos Faraj Rahho. Celebrandone la Messa di suffragio nella cappella “Redemptoris Mater”, in Vaticano, il Papa ha avuto a più riprese parole di solidarietà verso l’Iraq. L’esempio di mons. Rahho, ha auspicato alla fine, possa “sostenere tutti gli iracheni di buona volontà” nella costruzione di una nazione pacifica e solidale. La cronaca della celebrazione nel servizio di Alessandro De Carolis:


Il compianto per la morte di un uomo giusto e la consapevolezza, dettata dalla fede, che in questa morte vi sia il seme e l’esempio perché cristiani e musulmani riescano infine a costruire, in Iraq, una convivenza “fondata sulla fratellanza umana e sul rispetto reciproco”. E’ il pensiero di suffragio che Benedetto XVI dedica a mons. Paulos Faraj Rahho, vittima inerme di una violenza che - per la coincidenza dei tempi - non può non rinviare il pensiero a una morte e a un calvario più antichi di duemila anni.


(canto)


Le note della liturgia orientale, fanno da sfondo alla voce del Papa che è commossa, addolorata. Pronuncia le parole dell’omelia evidentemente rattristato da una vicenda che l’ha colpito nel profondo del cuore per la sua crudeltà: mons. Rahho, un uomo che guidava una comunità cattolica in Iraq nel segno della gioia e della carità - le due parole che danno il nome all’associazione da lui fondata per l’aiuto ai portatori di handicap - brutalizzato da un rapimento e da una morte culminata nel supremo e immeritato oltraggio di una “tomba” scavata nella spazzatura. Il Vangelo della Messa di questa mattina, con l’episodio di Maria di Betania che unge i piedi a Gesù con olio profumato, ha suggerito al Papa questo parallelo:


“Penso al sacro Crisma, che unse la fronte di mons. Rahho nel momento del suo Battesimo e della sua Cresima; che gli unse le mani nel giorno dell’ordinazione sacerdotale, e poi ancora il capo e le mani quando fu consacrato vescovo. Ma penso anche alle tante 'unzioni' di affetto filiale, di amicizia spirituale, di devozione che i suoi fedeli riservavano alla sua persona, e che l’hanno accompagnato nelle ore terribili del rapimento e della dolorosa prigionia - dove giunse forse già ferito -, fino all’agonia e alla morte. Fino a quella indegna sepoltura, dove poi sono state ritrovate le sue spoglie mortali”.


Con nel cuore il mistero del dolore della Settimana Santa, a Benedetto XVI è venuto spontaneo paragonare le sofferenze patite da mons. Rahho al supplizio subito dal “Servo sofferente” descritto nella liturgia dal profeta Isaia, tanto misterioso nella sua identità quanto simile in tutto al Cristo della Passione. Il Servo, ha osservato il Papa, è presentato come colui che porterà, proclamerà, stabilirà il diritto: tre verbi la cui “insistenza”, ha detto, “non può passare inosservata”. E il Servo che - ha proseguito Benedetto XVI - “realizzerà questa missione universale con la forza non violenta della verità” prefigura Gesù che, pure “di fronte a un’ingiusta condanna, rende testimonianza alla verità, rimanendo fedele alla legge dell’amore”:


“Su questa stessa via, mons. Rahho ha preso la sua croce e ha seguito il Signore Gesù, e così ha contribuito a portare il diritto nel suo martoriato Paese e nel mondo intero, rendendo testimonianza alla verità. Egli è stato un uomo di pace e di dialogo. So che egli aveva una predilezione particolare per i poveri e i portatori di handicap, per la cui assistenza fisica e psichica aveva dato vita ad una speciale associazione, denominata Gioia e Carità (“Farah wa Mahabba”), alla quale aveva affidato il compito di valorizzare tali persone e di sostenerne le famiglie, molte delle quali avevano imparato da lui a non nascondere tali congiunti e a vedere Cristo in essi. Possa il suo esempio sostenere tutti gli iracheni di buona volontà, cristiani e musulmani, a costruire una convivenza pacifica, fondata sulla fratellanza umana e sul rispetto reciproco”.


Questo appello del Papa - dopo quello di ieri all’Angelus, molto apprezzato dalla comunità cattolica locale, come ha confermato oggi l’ausiliare di Baghdad, Shlemon Warduni - segue il primo che aveva aperto l’omelia, quando Benedetto XVI aveva invitato gli iracheni a non “perdersi d’animo”, e ne precede di poco un altro, ancora dedicato a mons. Rahho e alla speranza che specialmente i cristiani del Paese siano i primi a credere in “un futuro migliore” per l’Iraq:


“Come l’amato arcivescovo Paulos si spese senza riserve a servizio del suo popolo, così i suoi cristiani sappiano perseverare nell’impegno della costruzione di una società pacifica e solidale sulla via del progresso e della pace”.


(canto)




www.radiovaticana.org/it1/videonews_ita.asp?vaiflv=0000259.flv&vaiserver=A&vai=ctv_frame00259.jpg&var1=17/03/2008&var2=Vatican%20City&var3=Messa%20di%20suffragio%20stamattina%20in%20Vaticano%20per%20il%20vescovo%20caldeo%20di%20Mossul%20mons.%20Rahho.&settimana=12&anno_perlinknav=2008&dal=16/03&...

+PetaloNero+
Monday, March 17, 2008 3:24 PM
ACCORDO TRA LA SANTA SEDE ED IL PRINCIPATO DI ANDORRA

Oggi, lunedì 17 marzo, nel Palazzo Apostolico Vaticano, è stato firmato un Accordo tra la Santa Sede ed il Principato di Andorra.

Per la Santa Sede ha firmato l’Em.mo Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, e per il Principato di Andorra il Sig. Albert Pintat, Capo del Governo.

Hanno partecipato al solenne atto:


per parte della Santa Sede: S.E. Mons: Dominique Mamberti, Segretario per i Rapporti con gli Stati; i Rev.di Monsignori Paolo Gualtieri; Miguel Huguet; Guillermo Karcher; Lech Piechota.

per parte del Principato di Andorra: S.E. la Sig.ra Maritxell Mateu Pi, Ministro degli Affari Esteri; S.E. il Sig. Antoni Morell, Ambasciatore di Andorra presso la Santa Sede; la Sig.ra Eva Descarrega, Ministro Consigliere dell’Ambasciata di Andorra presso la Santa Sede; la Signora Teresa Rodrigo, Incaricata della Stampa, Capo-Gabinetto.

Il suddetto Accordo consolida ulteriormente i tradizionali vincoli di collaborazione, esistenti tra le due Parti. Come è noto, il Vescovo di Urgell (diocesi spagnola) è da oltre settecento anni Coprincipe di Andorra.

Andorra ha mantenuto da sempre una relazione speciale con la Chiesa cattolica. Nel 1993, il Principato si è dotato di una Costituzione che mantiene in vita il sistema del Co-Principato, risalente al 1278, al tempo del Pontificato Martino IV che confermò il "pareatge" (accordo o patto). I Coprincipi - che sono il Vescovo di Urgell ed il Presidente della Repubblica francese - svolgono in modo congiunto ed indivisibile le funzioni del Capo dello Stato.

L’Accordo firmato tra la Santa Sede ed il Principato di Andorra si compone di un Preambolo e di sedici articoli, raggruppati in sei Parti, riguardanti le seguenti materie: il Vescovo di Urgell, lo statuto giuridico della Chiesa cattolica in Andorra, il matrimonio canonico, l’insegnamento della religione nella scuola, il sistema economico della Chiesa cattolica in Andorra. Si chiude con alcune disposizioni finali.

L’Accordo entrerà in vigore dopo lo scambio degli strumenti di ratifica.







Accordo Santa Sede-Andorra



Oggi, nel Palazzo Apostolico Vaticano, è stato firmato un Accordo tra la Santa Sede ed il Principato di Andorra. Per la Santa Sede ha firmato il cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato, e per il Principato di Andorra il capo del Governo Albert Pintat. “L’Accordo – riferisce un comunicato della Sala Stampa vaticana - consolida ulteriormente i tradizionali vincoli di collaborazione, esistenti tra le due parti. Come è noto, il vescovo di Urgell (diocesi spagnola) è da oltre settecento anni Coprincipe di Andorra. Andorra ha mantenuto da sempre una relazione speciale con la Chiesa cattolica. Nel 1993, il Principato si è dotato di una Costituzione che mantiene in vita il sistema del Co-Principato, risalente al 1278, al tempo del Pontificato Martino IV che confermò il "pareatge" (accordo o patto). I Coprincipi - che sono il vescovo di Urgell ed il presidente della Repubblica francese - svolgono in modo congiunto ed indivisibile le funzioni del capo dello Stato. L’Accordo firmato tra la Santa Sede ed il Principato di Andorra si compone di un Preambolo e di sedici articoli, raggruppati in sei parti, riguardanti le seguenti materie: il vescovo di Urgell, lo statuto giuridico della Chiesa cattolica in Andorra, il matrimonio canonico, l’insegnamento della religione nella scuola, il sistema economico della Chiesa cattolica in Andorra. Si chiude con alcune disposizioni finali. L’Accordo entrerà in vigore dopo lo scambio degli strumenti di ratifica”.




www.radiovaticana.org/it1/videonews_ita.asp?vaiflv=0000260.flv&vaiserver=A&vai=ctv_frame00260.jpg&var1=17/03/2008&var2=Vatican%20City&var3=Firmato%20stamattina%20nel%20Palazzo%20Apostolico%20dal%20cardinale%20Segretario%20di%20stato%20Tarcisio%20Bertone.&settimana=12&anno_perlinknav=2008&dal=16/03&...

+PetaloNero+
Monday, March 17, 2008 3:25 PM
VIAGGIO APOSTOLICO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI NEGLI STATI UNITI D’AMERICA E VISITA ALLA SEDE DELL’ORGANIZZAZIONE DELLE NAZIONI UNITE (15 - 21 APRILE 2008) - PROGRAMMA



I T A L I A

Martedì 15 aprile 2008
Fiumicino (Roma)

12.00 Partenza in aereo dall’aeroporto di Roma/Fiumicino per Washington/Andrews Air Force Base.


S T A T I U N I T I D’A M E R I C A

Andrews Air Force Base (Washington)

16.00 Arrivo all’aeroporto della Andrews Air Force Base.
Accoglienza privata da parte del Presidente degli Stati Uniti d’America e della First Lady all’aeroporto della Andrews Air Force Base.
16.15 Trasferimento in auto dall’aeroporto della Andrews Air Force Base alla Nunziatura Apostolica di Washington.


Mercoledì 16 aprile 2008
Washington

Santa Messa in privato nella Cappella della Nunziatura Apostolica di Washington.
10.10 Trasferimento in auto dalla Nunziatura Apostolica alla White House di Washington.
10.30 CERIMONIA DI BENVENUTO nel South lawn della White House di Washington.
Discorso del Santo Padre.
VISITA DI CORTESIA AL PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI D’AMERICA nello Studio Ovale della White House di Washington.
12.00 Trasferimento in auto panoramica dalla White House alla Nunziatura Apostolica di Washington.
13.00 Pranzo con i Cardinali degli Stati Uniti d’America, con il Praesidium della Conferenza dei Vescovi cattolici degli Stati Uniti d’America (USCCB) e con il Seguito papale nella Nunziatura Apostolica di Washington.
16.45 Saluto da parte dei rappresentanti di fondazioni caritative cattoliche nella Nunziatura Apostolica di Washington.
17.00 Trasferimento in auto dalla Nunziatura Apostolica al National Shrine of the Immaculate Conception di Washington.
Cambio con auto panoramica lungo il percorso.
17.45 CELEBRAZIONE DEI VESPRI e INCONTRO CON I VESCOVI DEGLI STATI UNITI D’AMERICA nel National Shrine of the Immaculate Conception di Washington.
Discorso del Santo Padre.
19.30 Trasferimento in auto dal National Shrine of the Immaculate Conception alla Nunziatura Apostolica di Washington.


Giovedì 17 aprile 2008
09.00 Trasferimento in auto dalla Nunziatura Apostolica al Nationals Stadium di Washington.
10.00 SANTA MESSA nel Nationals Stadium di Washington.
Omelia del Santo Padre.
12.15 Trasferimento in auto dal Nationals Stadium alla Nunziatura Apostolica di Washington.
16.40 Trasferimento in auto dalla Nunziatura Apostolica alla Catholic University of America di Washington.
17.00 INCONTRO CON IL MONDO UNIVERSITARIO CATTOLICO nella Sala Conferenze della Catholic University of America di Washington.
Discorso del Santo Padre.
18.15 Trasferimento in auto panoramica dalla Catholic University of America al Pope John Paul II Cultural Center di Washington.
18.30 INCONTRO CON RAPPRESENTANTI DI ALTRE RELIGIONI nella Sala “Rotunda” del Pope John Paul II Cultural Center di Washington.
Discorso del Santo Padre.
19.30 Trasferimento in auto dal Pope John Paul II Cultural Center alla Nunziatura Apostolica di Washington.


Venerdì 18 aprile 2008
Santa Messa in privato nella Cappella della Nunziatura Apostolica di Washington.
07.50 Congedo dalla Nunziatura Apostolica di Washington.
08.00 Trasferimento in auto dalla Nunziatura Apostolica all’aeroporto della Andrews Air Force Base di Washington.
08.45 Partenza in aereo per New York.
New York

09.45 Arrivo all’aeroporto internazionale John Fitzgerald Kennedy di New York.
10.00 Trasferimento in elicottero a Manhattan (New York).
10.30 Arrivo all’eliporto di Wall Street a Manhattan (New York).
Trasferimento in auto dall’eliporto di Wall Street alla Sede delle Nazioni Unite di New York.
10.45 VISITA ALLA SEDE DELL’ORGANIZZAZIONE DELLE NAZIONI UNITE di New York.
Discorso del Santo Padre all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite e Saluto allo staff e al personale delle Nazioni Unite.
13.45 Trasferimento in auto dalla Sede delle Nazioni Unite alla Residenza dell’Osservatore Permanente presso le Nazioni Unite di New York.
17.45 Trasferimento in auto dalla Residenza papale alla Chiesa di St. Joseph di New York.
18.00 INCONTRO ECUMENICO nella Chiesa di St. Joseph di New York.
Discorso del Santo Padre.
19.15 Trasferimento in auto dalla Chiesa di St. Joseph alla Residenza papale di New York.
19.30 Cena con i Cardinali degli Stati Uniti d’America, con il Praesidium della Conferenza dei Vescovi cattolici degli Stati Uniti d’America (USCCB) e con il Seguito papale nella Residenza papale di New York.


Sabato 19 aprile 2008
08.45 Trasferimento in auto dalla Residenza papale alla Cattedrale di St. Patrick di New York.
09.15 SANTA MESSA CON SACERDOTI, RELIGIOSI E RELIGIOSE nella Cattedrale di St. Patrick di New York.
Omelia del Santo Padre.
11.30 Trasferimento a piedi dalla Cattedrale di St. Patrick alla Residenza dell’Arcivescovo di New York.
12.00 Pranzo con i Vescovi dell’Arcidiocesi di New York e con il Seguito Papale.
13.15 Trasferimento in auto panoramica dalla Residenza dell’Arcivescovo alla Residenza papale di New York.
16.00 Trasferimento in auto dalla Residenza papale al Seminario di St. Joseph di New York.
16.30 INCONTRO CON I GIOVANI E CON I SEMINARISTI nel Seminario di St. Joseph di New York.
Discorso del Santo Padre.
18.30 Trasferimento in auto dal Seminario di St. Joseph alla Residenza papale di New York.


Domenica 20 aprile 2008
09.10 Trasferimento in auto dalla Residenza papale a Ground Zero di New York.
09.30 VISITA A GROUND ZERO di New York.
Preghiera del Santo Padre.
10.00 Trasferimento in auto da Ground Zero alla Residenza papale di New York.
13.50 Trasferimento in auto dalla Residenza papale al Yankee Stadium di New York.
14.30 SANTA MESSA nel Yankee Stadium di New York.
Omelia del Santo Padre.
16.45 Trasferimento in auto dal Yankee Stadium alla Residenza papale di New York.
19.00 Trasferimento in auto dalla Residenza papale all’eliporto di Wall Street di New York.
19.20 Arrivo all’eliporto di Wall Street di New York.
19.30 Trasferimento in elicottero dall’eliporto di Wall Street all’aeroporto internazionale John Fitzgerald Kennedy di New York.
20.00 Arrivo all’aeroporto internazionale John Fitzgerald Kennedy di New York.
CERIMONIA DI CONGEDO all’aeroporto internazionale di John Fitzgerald Kennedy di New York.
Discorso del Santo Padre.
20.30 Partenza in aereo dall’aeroporto internazionale John Fitzgerald Kennedy di New York per Roma.


Lunedì 21 aprile 2008
Roma/Ciampino

I T A L I A

10.45 Arrivo all’aeroporto di Roma/Ciampino.



Fuso orario

Roma: + 2 UTC

Washington e New York: - 4 UTC




Reso noto il programma del viaggio del Papa negli USA in aprile: Benedetto XVI parlerà all'ONU e pregherà a Ground Zero



La Sala Stampa vaticana ha reso noto oggi il programma ufficiale del viaggio apostolico del Papa negli Stati Uniti d'America e della visita alla sede dell'Organizzazione delle Nazioni Unite, dal 15 al 21 aprile. Si tratta dell’ottavo viaggio internazionale di Benedetto XVI. Il servizio di Sergio Centofanti.


Il Pontefice partirà martedì 15 aprile a mezzogiorno dall’aeroporto di Roma-Fiumicino per giungere, alle 16.00 ora locale, a Washington, dove sarà accolto dal presidente degli Stati Uniti George W. Bush e dalla First Lady. Il 16 aprile, dopo una visita di cortesia al presidente americano nello Studio Ovale della Casa Bianca, il Papa incontrerà i cardinali e i vescovi cattolici del Paese e saluterà i rappresentanti delle fondazioni caritative cattoliche. Il giorno successivo presiederà la Messa nel National Stadium della capitale per poi incontrare nel pomeriggio il mondo universitario cattolico e in serata i rappresentanti delle altre religioni. Venerdì 18 aprile il Papa si trasferirà a New York nella sede delle Nazioni Unite: qui pronuncerà un atteso discorso davanti all’Assemblea generale. In serata parteciperà ad un incontro ecumenico. Il giorno dopo Benedetto XVI presiederà nella Cattedrale di St. Patrick di New York una Messa con sacerdoti, religiosi e religiose, seguita da un incontro con i giovani e i seminaristi. Altro momento importante del viaggio, la visita a Ground Zero domenica 20 aprile: qui il Papa si raccoglierà in preghiera in ricordo delle vittime degli attentati. Nel pomeriggio la Messa allo Yankee Stadium di New York. In serata la partenza per Roma-Ciampino dove il rientro è previsto per lunedì 21 aprile alle 10.45.



www.radiovaticana.org
+PetaloNero+
Monday, March 17, 2008 8:51 PM
La giornata vaticana. Andorra, Chiesa caldea...

di Mattia Bianchi/ 17/03/2008

Le notizie del giorno sulla vita della Chiesa e della Santa Sede, riportate dalle principali agenzie di stampa italiane. I testi integrali con fonte...


CHIESA IN COLOMBIA: DIALOGO CON LE FARC
''L'augurio della Chiesa oggi e' semplice: la pace. Percio' ci auguriamo anche che in ogni istante prevalga la via politica e del dialogo e non quella militare. In questo momento con le FARC non ci sono contatti''. Cosi', in un' intervista rilasciata al quotidiano colombiano ''El Tiempo'', l'arcivescovo di Tunja, mons. Luis Augusto Castro, presidente della Conferenza episcopale riassume la situazione del Paese. Il presule sottolinea che tutto si e' bloccato dopo la recente uccisione del ''numero due'' delle Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (FARC), che gestiva il dialogo con coloro che da mesi tentano un accordo umanitario per favorire la liberazione di decine di sequestrati, tra cui Ingrid Betancourt. Il dialogo - ha detto - e', in pratica, sospeso ''e tutto e' piu' difficile ancora, poiche' non esiste la necessaria fiducia per sedersi a negoziare''. ''Attendiamo che le Farc procedano alla nomina di un nuovo interlocutore ufficiale e si definisca anche il loro nuovo orientamento. Ci auguriamo, sottolinea mons. Castro, che alla fine prevalga l'opzione politica all'interno delle Farc. Cio' sarebbe un'indicazione rilevante in favore del dialogo''. Rispondendo ad una domanda sulla pace possibile, il presule ha confessato che ritiene ''difficile immaginare una pace in breve tempo''. (Fonte: ADNKRONOS)

ACCORDO SANTA SEDE-ANDORRA
Composto da un preambolo e sedici articoli, raggruppati in sei parti, un nuovo Accordo regolera' i rapporti tra Santa Sede e Principato di Andorra, per quanto riguarda il ruolo del vescovo della diocesi spagnola di Urgell (che, come e' noto, e' da oltre settecento anni coprincipe di Andorra insieme con il presidente della Francia), lo statuto giuridico della Chiesa Cattolica in Andorra, il matrimonio canonico, l'insegnamento della religione nella scuola, il sistema economico della Chiesa Cattolica in Andorra. Il documento, che si chiude con alcune disposizioni finali, e' stato firmato oggi in Vaticano dal card. Tarcisio Bertone, segretario di Stato, e per il Principato di Andorra dal premier Albert Pintat, coadiuvati dai rispettivi ministri degli esteri: mons. Dominique Mamberti e la signora Maritxell Mateu Pi. L'Accordo entrera' in vigore dopo lo scambio degli strumenti di ratifica. "L'Accordo - afferma una nota Vaticana - consolida ulteriormente i tradizionali vincoli di collaborazione, esistenti tra le due Parti. Andorra ha mantenuto da sempre una relazione speciale con la Chiesa Cattolica". Nel 1993, il Principato si e' dotato di una Costituzione che mantiene in vita il sistema del Co-Principato, risalente al 1278, al tempo del Pontificato Martino IV che confermo' il "pareatge" (accordo o patto). I co-principi - che oggi sono appunto il vescovo di Urgell mons. Joan Enric Vives Sicilia ed il presidente della Repubblica Francese Nicolas Sarkozy - svolgono in modo congiunto ed indivisibile le funzioni del Capo dello Stato. (Fonte: AGI)

PAPA E IL TIBET. IL SIR: NESSUN SILENZIO
Il silenzio del Papa sulle sanguinose repressioni della rivolta dei monaci tibetani ''non e' una svista'', quanto piuttosto la conseguenza di un dialogo ''difficile'' tra Vaticano e Pechino e di una situazione ''pesante'' per la comunita' cattolica in Cina. E' quanto spiega una nota del ''Sir'', l'agenzia di notizie promossa dall'episcopato italiano, che parla invece delle manifestazioni di Lhasa in tre editoriali. Riguardo all'Angelus di ieri di Benedetto XVI ''c'e' chi ha subito evidenziato che non si e' parlato di Tibet, delle violenze che insanguinano quella terra'', si legge sul 'Sir'. ''Difficile - prosegue la nota - pensare ad una svista, molto piu' facile riflettere sulla difficolta' di un dialogo gia' di per se' difficile con Pechino; dialogo per rendere meno pesante la situazione della Chiesa nel grande Paese''. ''Una comunita', lo ricordiamo, divisa - spiega l'editoriale - tra una Chiesa riconosciuta dal regime, e per questo pubblica, ed una che vive in clandestinita', perche' fedele a Roma''. Il ''Sir'' sottolinea pero' che, ieri, la prima preghiera dei fedeli e' stata proprio in cinese e che nella Chiesa contano molto anche ''le preghiere, la scelta di privilegiare una lingua piuttosto che un'altra''. (Fonte: AGI)

MONS. WARDUNI: IL PAPA CI CONFORTA
"Abbiamo dentro un grande dolore. Sono stati giorni intensi, difficili, ma le parole del Papa ci confortano e ci spingono ad andare avanti". Lo ha affermato mons. Shlemon Warduni, vescovo ausiliare di Baghdad commentando l'appello di ieri di Benedetto XVI all'Angelus per l'Iraq e le parole pronunciate nel corso di una messa in suffragio di mons. Rahho celebrata questa mattina in Vaticano. "Sono appena tornato a Baghdad da Mosul con dentro un grande dolore che - ha dichiarato il presule in un'intervista diffusa dal Sir - non riesco ad esprimere. Adesso bisogna pensare alla comunita' di Mossul". (Fonte: AGI)


www.korazym.org
+PetaloNero+
Tuesday, March 18, 2008 2:42 PM
RINUNCE E NOMINE



RINUNCIA DI AUSILIARE DI WÜRZBURG (GERMANIA)

Il Santo Padre Benedetto XVI ha accettato la rinuncia all’ufficio di Vescovo Ausiliare della diocesi di Würzburg (Germania), presentata da S.E. Mons. Helmut Bauer, in conformità ai canoni 411 e 401 § 1 del Codice di Diritto Canonico.

[00437-01.01]


NOMINA DEL VESCOVO DI BONDO (REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO)

Il Papa ha nominato Vescovo della diocesi di Bondo (Repubblica Democratica del Congo), il Rev.do Etienne Ung’eyowun, del clero di Mahagi-Nioka, Segretario Generale Aggiunto della Conferenza Episcopale Nazionale.

Rev.do Etienne Ung’eyowun

Il Rev.do Etienne Ung’eyowun è nato il 6 aprile 1959 a Nyalebbe, diocesi di Mahagi-Nioka. Ha iniziato gli studi nel suo villaggio natale, per poi continuarli al Seminario Minore diocesano di Vida. Ha svolto gli studi di Filosofia (1982-1985) presso il St. August di Kisangani e quelli di Teologia (1985-88) presso le Facoltà Cattoliche di Kinshasa, come alunno nel Seminario Universitario Jean-Paul II, nella medesima città. È stato ordinato sacerdote il 10 agosto 1988.

Dopo l’ordinazione ha ricoperto vari incarichi: 1988-1990: Studi per la Licenza in Teologia presso le Facoltà Cattoliche di Kinshasa; 1990-1994: Professore al Teologato St. Cyprien di Bunia; 1994-1996: Studi presso le Facoltà Cattoliche di Kinshasa, terminati con la Laurea in Teologia Biblica; 1996: Assistente dell’Economo Generale della Diocesi di Mahagi-Nioka; 1997-1999: Studi di ricerca presso l’Institute biblique di Friburgo (Svizzera); 1999-2002: Professore ed animatore spirituale presso il Teologato St. Cyprien di Bunia.

Dal 2002 è Segretario Generale Aggiunto della Conferenza Episcopale Nazionale.
+PetaloNero+
Tuesday, March 18, 2008 3:50 PM
MESSAGGIO DEL SANTO PADRE IN OCCASIONE DELLE ESEQUIE DI CHIARA LUBICH

Pubblichiamo di seguito il Messaggio che il Santo Padre Benedetto XVI ha inviato al Segretario di Stato, Card. Tarcisio Bertone, in occasione delle Esequie di Chiara Lubich, Fondatrice dell’Opera di Maria - Movimento dei Focolari.

Il Cardinale Segretario di Stato ne darà lettura nel corso delle Esequie da lui presiedute questo pomeriggio alle ore 15, nella Basilica di San Paolo fuori le Mura:



MESSAGGIO DEL SANTO PADRE

Al Signor Cardinale

TARCISIO BERTONE

Segretario di Stato

Prendo parte spiritualmente alla solenne liturgia con cui la comunità cristiana accompagna Chiara Lubich nel suo commiato da questa terra per entrare nel seno del Padre celeste. Rinnovo con affetto i sentimenti del mio vivo cordoglio ai responsabili e all’intera Opera di Maria – Movimento dei Focolari, come pure a quanti hanno collaborato con questa generosa testimone di Cristo, che si è spesa senza riserve per la diffusione del messaggio evangelico in ogni ambito della società contemporanea, sempre attenta ai "segni dei tempi".

Tanti sono i motivi per rendere grazie al Signore del dono fatto alla Chiesa in questa donna di intrepida fede, mite messaggera di speranza e di pace, fondatrice di una vasta famiglia spirituale che abbraccia campi molteplici di evangelizzazione. Vorrei soprattutto ringraziare Iddio per il servizio che Chiara ha reso alla Chiesa: un servizio silenzioso e incisivo, in sintonia sempre con il magistero della Chiesa: "I Papi – diceva – ci hanno sempre compreso". Questo perché Chiara e l’Opera di Maria hanno cercato di rispondere sempre con docile fedeltà ad ogni loro appello e desiderio. L’ininterrotto legame con i miei venerati Predecessori, dal Servo di Dio Pio XII al Beato Giovanni XXIII, ai Servi di Dio Paolo VI, Giovanni Paolo I e Giovanni Paolo II ne è concreta testimonianza. Guida sicura da cui farsi orientare era per lei il pensiero del Papa. Anzi, guardando le iniziative che ha suscitato, si potrebbe addirittura affermare che aveva quasi la profetica capacità di intuirlo e di attuarlo in anticipo. La sua eredità passa ora alla sua famiglia spirituale: la Vergine Maria, modello costante di riferimento per Chiara, aiuti ogni focolarino e focolarina a proseguire sullo stesso cammino contribuendo a far sì che, come ebbe a scrivere l’amato Giovanni Paolo II all’indomani del Grande Giubileo dell’Anno 2000, la Chiesa sia sempre più casa e scuola di comunione.

Il Dio della speranza accolga l’anima di questa nostra sorella, conforti e sostenga l’impegno di quanti ne raccolgono il testamento spirituale. Assicuro per questo un particolare ricordo nella preghiera, mentre invio a tutti i presenti al sacro rito la Benedizione Apostolica.

Dal Vaticano, 18 Marzo 2008

BENEDETTO XVI

+PetaloNero+
Tuesday, March 18, 2008 8:55 PM
La giornata vaticana. Via Crucis, Tibet, Israele, Università Cattolica

di Mattia Bianchi/ 18/03/2008

Le notizie del giorno sulla vita della Chiesa e della Santa Sede, riportate dalle principali agenzie di stampa italiane. I testi integrali con fonte...

VIA CRUCIS, IL PAPA PORTERA' LA CROCE SOLO IN ALCUNE STAZIONI
Il Papa portera' personalmente la croce per tre stazioni, durante la Via crucis del Venerdi' santo al Colosseo ma, contrariamente a quanto ha fatto nei primi due anni di pontificato, non compira' a piedi l'intero tragitto della sacra rappresentazione. L'agenzia francofona I-media riferisce che come faceva negli ultimi anni papa Wojtyla, Benedetto XVI seguira' il rito dalla terrazza del Palatino e si unira' alla Via Crucis alla dodicesima stazione. La processione verra' guidata dal cardinale Camillo Ruini, vicario del Papa per Roma, e la croce verra' sostenuta a turno dal porporato e da alcuni fedeli, tra cui una signora cinese. Papa Ratzinger, che compira' 81 anni il 16 aprile, mantiene una agenda di impegni di tutto rispetto per un uomo della sua eta', che comprende tra l'altro tre impegnativi viaggi internazionali, in aprile negli Stati Uniti e all'Onu, in luglio a Sydney e in autunno a Lourdes. (Fonte: ANSA)

TIBET, CARDINALE SODANO: DIRITTI UMANI BANDIERA DELLA CHIESA
Il card. Angelo Sodano, ex segretario di Stato vaticano sotto Giovanni Paolo II, parlando con i giornalisti a margine dei funerali della fondatrice dei Focolarini, Chiara Lubich, ha ricordato che per la Chiesa i ''diritti umani sono una bandiera''. Rispondendo ad una domanda sul Tibet e sul silenzio tenuto fino ad oggi dal Papa sulla crisi, il cardinale ha affermato: ''Naturalmente siamo vicini a tutti, al popolo tibetano come al popolo cinese. I diritti nessuno li puo' negare. La Chiesa sempre terra' alta questa bandiera. Ma, ha aggiunto, c'e' lora di tacere e l'ora di parlare, non tutti i momenti si puo' dire qualcosa''. (Fonte: ANSA)

MONS. LANZA NUOVO ASSISTENTE DELLA CATTOLICA
Mons. Sergio Lanza, docente di teologia all'Istituto pastorale Redemptor Hominis della Pontificia Universita' Lateranense, e' stato nominato dal Consiglio permanente della Cei nuovo assistente ecclesiastico generale dell'Universita' Cattolica per il prossimo quinquennio. Sostituisce mons. Gianni Ambrosio, promosso dal Papa vescovo di Piacenza-Bobbio. In una dichiarazione al Sir, mons. Lanza ha espresso gratitudine per la nomina e ricordato che oggi anche la Cattolica corre ''il rischio di diventare sempre piu' luogo di dispensa di competenze, nozioni e professionalita' - cosa certamente preziosa - dimenticando, tuttavia, che prima di tutto occorre aiutare le persone a crescere, raggiungendo quel livello in cui le acquisizioni del sapere, soprattutto in alcuni campi, diventano qualcosa di buono e valido per l'uomo e l'umanita'''. ''Come sosteneva Giovanni Paolo II, una fede che non diventa cultura non e' pienamente accolta, ne' interamente pensata, ne' fedelmente vissuta. Un'affermazione che - conclude - e' un autentico programma di impegno e di lavoro''. (Fonte: ANSA)

CARDINALE ZEN: LIBERTA' RELIGIOSA FONDAMENTALE
''Speriamo che il governo capisca che la liberta' religiosa non nuoce, anzi e' a tutto vantaggio della nostra Patria'', la Cina. E' l'auspicio, espresso ai microfoni della Radio vaticana, dell'arcivescovo di Hong Kong Joseph Zen, intervistato sui testi per la Via crucis al Colosseo, che il porporato ha scritto su incarico papale. ''Noi, da Hong Kong, - osserva il cardinale - siamo in una posizione di osservazione molto favorevole: vediamo molte cose, riceviamo molti messaggi. Purtroppo, qualche volta sembra che le ragioni in negativo siano piu' forti di quelle in positivo. Però, noi come credenti, siamo ottimisti impenitenti, e allora guardiamo al lato buono. Speriamo davvero che tutto ciò che accade nel mondo porti ad una nuova visione delle cose, per cui il nostro governo capisca che una libertà religiosa, anche per la Chiesa cattolica, non nuoce per niente, anzi: e' tutto a vantaggio della nostra patria''. (Fonte: ANSA)

ISRAELE-SANTA SEDE, NUOVO INCONTRO BILATERALE
"Grande cordialita"' e la promessa di "concludere l'accordo il prima possibile" hanno caratterizzato l'incontro di ieri tra le delegazioni di Vaticano e Israele, riunite a Tel Aviv per una nuova tappa del negoziato che mira a risolvere le questioni relative ai beni della Chiesa ed al loro regime fiscale. Lo afferma AisaNews, l'agenzia del Pontificio Istituto Missioni Estere, che ha diffuso il comunicato finale dei lavori. "La Commissione bilaterale permanente tra la Santa Sede e lo Stato di Israele - si legge nel testo - si e' incontrata questa mattina, lunedì 17 marzo 2008, per continuare le negoziazioni per l'Accordo Economico che riguarda questioni di ordine fiscale e proprieta'". "L'incontro della Delegazione - continua il comunicato congiunto - e' avvenuto in un clima di grande cordialita', i rappresentanti hanno adempiuto ai loro compiti e rinnovato la determinazione, condivisa da entrambe le parti, a concludere l'accordo il prima possibile. La data del prossimo incontro e' fissata per il 9 aprile". (Fonte: ANSA)




www.korazym.org
+PetaloNero+
Wednesday, March 19, 2008 3:02 PM
RINUNCE E NOMINE


NOMINA DEL VESCOVO DI FUKUOKA (GIAPPONE)

Il Santo Padre ha nominato Vescovo della diocesi di Fukuoka (Giappone) S.E. Mons. Dominic Ryõji Miyahara, finora Vescovo di Oita.


RINUNCIA E SUCCESSIONE DEL VESCOVO DI RIO DO SUL (BRASILE)

Il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Rio do Sul (Brasile), presentata da S.E. Mons. José Jovêncio Balestieri, S.D.B., in conformità al can. 401 § 2 del Codice di Diritto Canonico.

Gli succede S.E. Mons. Augustinho Petry, finora Vescovo Coadiutore della medesima Diocesi.



NOMINA DEL VESCOVO DI CIUDAD QUESADA (COSTA RICA)

Il Papa ha nominato Vescovo di Ciudad Quesada (Costa Rica) il Rev.do Mons. Oswaldo Brenes Álvarez, del clero della diocesi di Tilarán, finora Vicario Generale e Parroco dell’ "Inmaculada Concepción" a Bocas de Nosara.

Rev.do Mons. Oswaldo Brenes Álvarez

Il Rev.do Mons. Oswaldo Brenes Álvarez è nato a Liberia, nella diocesi di Tilarán, il 5 agosto 1942. Ha compiuto gli studi sacerdotali nel Seminario Maggiore Centrale a San José.

E’ stato ordinato sacerdote il 18 dicembre 1966, per il clero della diocesi di Tilarán.

Ha svolto successivamente i seguenti incarichi pastorali: Vicario Parrocchiale a El Roble, a Abanagares e a Liberia, Parroco a Nandayure, a Filadelfia e a Bagases, Incaricato della Direzione Regionale dell’Educazione Religiosa, Direttore del Seminario Introduttorio, Vice – Rettore del Seminario Centrale e, quindi, Rettore del Seminario Centrale; Assessore della Pastorale vocazionale e Vicario Parrocchiale di "Nuestra Señora de los ángeles" a Cartagena e, dal 15 gennaio scorso, Vicario Generale della diocesi di Tilarán e Parroco dell"Inmaculada Concepción" a Bocas de Nosara.



NOMINA DI AUSILIARE DI ŚWIDNICA (POLONIA)

Il Santo Padre ha nominato Vescovo Ausiliare della diocesi di Świdnica (Polonia) il Rev.do Adam Bałabuch, finora Vicario Generale e Rettore del Seminario Maggiore della medesima diocesi, assegnandogli la sede titolare vescovile di Aurusuliana.

Rev.do Adam Bałabuch

Il Rev.do Adam Bałabuch è nato il 13 aprile 1961 a Ścinawka Średnia. Dopo aver superato gli esami di maturità, nel 1980 è entrato nel Seminario Maggiore di Wrocław.

È stato ordinato sacerdote il 24 maggio 1986 per l’arcidiocesi di Wrocław.

Negli anni 1986-1987 ha svolto il ministero pastorale come Vicario parrocchiale a Oława.

Ha completato la sua formazione teologica presso l’Università Cattolica di Lublino (1987-1991), conseguendovi il Dottorato in Teologia.

Dal 1991 è Docente di Omiletica presso la Pontificia Facoltà di Teologia a Wrocław, ove negli anni 1993-1997 ha svolto il ruolo di Segretario Generale e Direttore Amministrativo. Contemporaneamente, dal 1992 al 1996, è stato Padre Spirituale presso il Seminario Maggiore di Wrocław e Assistente ecclesiastico del movimento "Fede e Luce".

Negli anni 1998-2004 è stato Parroco a Długołęka e Direttore diocesano dell’Unione Apostolica del Clero della diocesi di Wrocław.

Il 25 giugno 2004 è stato incardinato nella nuova diocesi di Świdnica.

Attualmente è Vicario Generale di Świdnica (dal 2004), Rettore del Seminario Maggiore (dal 2005), Docente di Omiletica e Membro del Consiglio Presbiterale, del Collegio dei Consultori e del Consiglio Pastorale.
+PetaloNero+
Wednesday, March 19, 2008 3:05 PM
L’UDIENZA GENERALE


L’Udienza Generale di questa mattina si è svolta in due momenti distinti: alle ore 10.15, nella Basilica Vaticana, il Santo Padre Benedetto XVI ha incontrato gli studenti partecipanti all’Incontro Internazionale UNIV 2008; successivamente, nell’Aula Paolo VI, ha tenuto la catechesi e ha salutato i pellegrini e i fedeli provenienti dall’Italia e da ogni parte del mondo.

Nel discorso in lingua italiana, il Papa ha incentrato la sua meditazione sul significato del Triduo Pasquale, culmine dell’itinerario quaresimale.

Dopo aver riassunto la Sua catechesi in diverse lingue, il Santo Padre ha rivolto particolari espressioni di saluto ai gruppi di fedeli presenti. Quindi il Papa ha pronunciato un appello per la situazione in Tibet.

L’Udienza Generale si è conclusa con la recita del Pater Noster e la Benedizione Apostolica impartita insieme ai Vescovi presenti.



SALUTO AGLI STUDENTI PARTECIPANTI ALL’INCONTRO "UNIV 2008"NELLA BASILICA VATICANA

Dear Friends,

I offer a cordial welcome to all of you who have come to Rome from various countries and universities to celebrate Holy Week together, and to take part in the International UNIV Congress. In this way, you will be able to benefit from moments of common prayer, cultural enrichment and a helpful exchange of the experiences gained from your association with the centres and activities of Christian formation sponsored by the Prelature of Opus Dei in your respective cities and nations.

Vosotros sabéis que con un serio compromiso personal, inspirado en los valores evangélicos, es posible responder adecuadamente a los grandes interrogantes del tiempo presente. El cristiano sabe que hay un nexo inseparable entre verdad, ética y responsabilidad. Toda expresión cultural auténtica contribuye a formar la conciencia y estimula a la persona a superarse a si misma a fin de que pueda mejorar la sociedad. Uno se siente así responsable ante la verdad, al servicio de la cual ha de ponerse la propia libertad personal. Se trata ciertamente de una misión comprometida y para realizarla el cristiano está llamado a seguir a Jesús, cultivando una intensa amistad con Él a través de la oración y de la contemplación. Ser amigos de Cristo y dar testimonio de Él allí donde nos encontremos exige, además, el esfuerzo de ir contracorriente, recordando las palabras del Señor: estáis en el mundo pero no sois del mundo (cf. Jn 15,19). No tengáis, por tanto, miedo, cuando sea necesario, de ser inconformistas en la universidad, en el colegio y en todas partes.

Cari giovani dell’UNIV, siate lievito di speranza in questo mondo che anela di incontrare Gesù, talora senza neppure rendersene conto. Per migliorarlo, sforzatevi anzitutto di cambiare voi stessi mediante una vita sacramentale intensa, specialmente accostandovi al sacramento della Penitenza e prendendo parte assiduamente alla celebrazione dell’Eucaristia. Affido ciascuno di voi e le vostre famiglie a Maria, che non smise mai di contemplare il Volto del suo Figlio Gesù. Su ciascuno di voi invoco la protezione di San Josemaria e di tutti i Santi delle vostre terre, mentre di cuore vi auguro Buona Pasqua!




CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA

Cari fratelli e sorelle,

siamo giunti alla vigilia del Triduo Pasquale. I prossimi tre giorni vengono comunemente chiamati "santi" perchè ci fanno rivivere l’evento centrale della nostra Redenzione; ci riconducono infatti al nucleo essenziale della fede cristiana: la passione, la morte e la risurrezione di Gesù Cristo. Sono giorni che potremmo considerare come un unico giorno: essi costituiscono il cuore ed il fulcro dell'intero anno liturgico come pure della vita della Chiesa. Al termine dell’itinerario quaresimale, ci apprestiamo anche noi ad entrare nel clima stesso che Gesù visse allora a Gerusalemme. Vogliamo ridestare in noi la viva memoria delle sofferenze che il Signore ha patito per noi e prepararci a celebrare con gioia, domenica prossima, "la vera Pasqua, che il Sangue di Cristo ha coperto di gloria, la Pasqua in cui la Chiesa celebra la Festa che è l’origine di tutte le feste", come dice il Prefazio per il giorno di Pasqua nel rito ambrosiano.

Domani, Giovedì Santo, la Chiesa fa memoria dell’Ultima Cena durante la quale il Signore, la vigilia della sua passione e morte, ha istituito il Sacramento dell’Eucaristia e quello del Sacerdozio ministeriale. In quella stessa notte Gesù ci ha lasciato il comandamento nuovo, "mandatum novum", il comandamento dell’amore fraterno. Prima di entrare nel Triduo Santo, ma già in stretto collegamento con esso, avrà luogo in ogni Comunità diocesana, domani mattina, la Messa Crismale, durante la quale il Vescovo e i sacerdoti del presbiterio diocesano rinnovano le promesse dell’Ordinazione. Vengono anche benedetti gli olii per la celebrazione dei Sacramenti: l’olio dei catecumeni, l’olio dei malati e il sacro crisma. E’ un momento quanto mai importante per la vita di ogni comunità diocesana che, raccolta attorno al suo Pastore, rinsalda la propria unità e la propria fedeltà a Cristo, unico Sommo ed Eterno Sacerdote. Alla sera, nella Messa in Cena Domini si fa memoria dell’Ultima Cena quando Cristo si è dato a tutti noi come nutrimento di salvezza, come farmaco di immortalità: è il mistero dell'Eucaristia, fonte e culmine della vita cristiana. In questo Sacramento di salvezza il Signore ha offerto e realizzato per tutti coloro che credono in Lui la più intima unione possibile tra la nostra e la sua vita. Col gesto umile e quanto mai espressivo della lavanda dei piedi, siamo invitati a ricordare quanto il Signore fece ai suoi Apostoli: lavando i loro piedi proclamò in maniera concreta il primato dell'amore, amore che si fa servizio fino al dono di se stessi, anticipando anche così il sacrificio supremo della sua vita che si consumerà il giorno dopo sul Calvario. Secondo una bella tradizione, i fedeli chiudono il Giovedì Santo con una veglia di preghiera e di adorazione eucaristica per rivivere più intimamente l’agonia di Gesù al Getsemani.

Il Venerdì Santo è la giornata che fa memoria della passione, crocifissione e morte di Gesù. In questo giorno la liturgia della Chiesa non prevede la celebrazione della Santa Messa, ma l’assemblea cristiana si raccoglie per meditare sul grande mistero del male e del peccato che opprimono l’umanità, per ripercorrere, alla luce della Parola di Dio e aiutata da commoventi gesti liturgici, le sofferenze del Signore che espiano questo male. Dopo aver ascoltato il racconto della passione di Cristo, la comunità prega per tutte le necessità della Chiesa e del mondo, adora la Croce e si accosta all’Eucaristia, consumando le specie conservate dalla Messa in Cena Domini del giorno precedente. Come ulteriore invito a meditare sulla passione e morte del Redentore e per esprimere l’amore e la partecipazione dei fedeli alle sofferenze di Cristo, la tradizione cristiana ha dato vita a varie manifestazioni di pietà popolare, processioni e sacre rappresentazioni, che mirano ad imprimere sempre più profondamente nell’animo dei fedeli sentimenti di vera partecipazione al sacrificio redentivo di Cristo. Fra queste spicca la Via Crucis, pio esercizio che nel corso degli anni si è arricchito di molteplici espressioni spirituali ed artistiche legate alla sensibilità delle diverse culture. Sono così sorti in molti Paesi santuari con il nome di "Calvaria", ai quali si giunge attraverso un’erta salita che richiama il cammino doloroso della Passione, consentendo ai fedeli di partecipare all’ascesa del Signore verso il Monte della Croce, il Monte dell’Amore spinto fino alla fine.

Il Sabato Santo è segnato da un profondo silenzio. Le Chiese sono spoglie e non sono previste particolari liturgie. Mentre attendono il grande evento della Risurrezione, i credenti perseverano con Maria nell’attesa pregando e meditando. C’è bisogno in effetti di un giorno di silenzio, per meditare sulla realtà della vita umana, sulle forze del male e sulla grande forza del bene scaturita dalla Passione e dalla Risurrezione del Signore. Grande importanza viene data in questo giorno alla partecipazione al Sacramento della riconciliazione, indispensabile via per purificare il cuore e predisporsi a celebrare intimamente rinnovati la Pasqua. Almeno una volta all’anno abbiamo bisogno di questa purificazione interiore di questo rinnovamento di noi stessi. Questo Sabato di silenzio, di meditazione, di perdono, di riconciliazione sfocia nella Veglia Pasquale, che introduce la domenica più importante della storia, la domenica della Pasqua di Cristo. Veglia la Chiesa accanto al nuovo fuoco benedetto e medita la grande promessa, contenuta nell’Antico e nel Nuovo Testamento, della liberazione definitiva dall’antica schiavitù del peccato e della morte. Nel buio della notte viene acceso dal fuoco nuovo il cero pasquale, simbolo di Cristo che risorge glorioso. Cristo luce dell’umanità disperde le tenebre del cuore e dello spirito ed illumina ogni uomo che viene nel mondo. Accanto al cero pasquale risuona nella Chiesa il grande annuncio pasquale: Cristo è veramente risorto, la morte non ha più alcun potere su di Lui. Con la sua morte Egli ha sconfitto il male per sempre ed ha fatto dono a tutti gli uomini della vita stessa di Dio. Per antica tradizione, durante la Veglia Pasquale, i catecumeni ricevono il Battesimo, per sottolineare la partecipazione dei cristiani al mistero della morte e della risurrezione di Cristo. Dalla splendente notte di Pasqua, la gioia, la luce e la pace di Cristo si espandono nella vita dei fedeli di ogni comunità cristiana e raggiungono ogni punto dello spazio e del tempo.

Cari fratelli e sorelle, in questi giorni singolari orientiamo decisamente la vita verso un'adesione generosa e convinta ai disegni del Padre celeste; rinnoviamo il nostro "sì" alla volontà divina come ha fatto Gesù con il sacrificio della croce. I suggestivi riti del Giovedì Santo, del Venerdì Santo, il silenzio ricco di preghiera del Sabato Santo e la solenne Veglia Pasquale ci offrono l’opportunità di approfondire il senso e il valore della nostra vocazione cristiana, che scaturisce dal Mistero Pasquale e di concretizzarla nella fedele sequela di Cristo in ogni circostanza, come ha fatto Lui, sino al dono generoso della nostra esistenza.

Far memoria dei misteri di Cristo significa anche vivere in profonda e solidale adesione all'oggi della storia, convinti che quanto celebriamo è realtà viva ed attuale. Portiamo dunque nella nostra preghiera la drammaticità di fatti e situazioni che in questi giorni affliggono tanti nostri fratelli in ogni parte del mondo. Noi sappiamo che l’odio, le divisioni, le violenze non hanno mai l'ultima parola negli eventi della storia. Questi giorni rianimano in noi la grande speranza: Cristo crocifisso è risorto e ha vinto il mondo. L’amore è più forte dell’odio, ha vinto e dobbiamo associarci a questa vittoria dell’amore. Dobbiamo quindi ripartire da Cristo e lavorare in comunione con Lui per un mondo fondato sulla pace, sulla giustizia e sull’amore. In quest’impegno, che tutti ci coinvolge, lasciamoci guidare da Maria, che ha accompagnato il Figlio divino sulla via della passione e della croce e ha partecipato, con la forza della fede, all'attuarsi del suo disegno salvifico. Con questi sentimenti, formulo fin d’ora i più cordiali auguri di lieta e santa Pasqua a tutti voi, ai vostri cari e alle vostre Comunità.




SINTESI DELLA CATECHESI NELLE DIVERSE LINGUE



○ Sintesi della catechesi in lingua francese

Chers Frères et Sœurs,

Nous allons revivre les jours appelés «saints», événement central de notre Rédemption. Ces trois jours sont le cœur de l’année liturgique et de la vie de l’Église. Le Jeudi Saint, l’Église fait mémoire de la dernière Cène, au cours de laquelle le Seigneur institua l’Eucharistie et nous donna le commandement nouveau de l’amour fraternel. Cette célébration est précédée dans tous les diocèses par la Messe chrismale, où l’Évêque et les prêtres renouvellent les promesses de leur ordination. Le Vendredi Saint, nous ferons mémoire de la passion, de la crucifixion et de la mort de Jésus. L’Église se recueille pour méditer sur le grand mystère du mal et du péché opprimant l’humanité, parcourant de nouveau, à la lumière des Écritures et des gestes liturgiques, les souffrances du Seigneur. Toutes les traditions de piété ont pour objectif d’imprimer dans l’âme des fidèles le sentiment d’une participation véritable au sacrifice rédempteur du Christ. Le Samedi Saint est marqué par un profond silence; dans l’attente de la Résurrection, avec Marie, les chrétiens persévèrent dans la prière et la méditation. Une grande importance est donnée au Sacrement de Réconciliation, chemin indispensable pour se purifier et se préparer à Pâques. La Veillée pascale nous introduit dans le dimanche le plus important de l’année: la Pâque du Christ. Dans les ténèbres, l’Église accueille la lumière et médite la promesse, contenue dans l’Écriture, de la libération définitive de l’esclavage du péché et de la mort.

Je salue les fidèles francophones présents à cette audience, en particulier les jeunes de l’école technique de Porrentruy en Suisse et les élèves de l’ensemble scolaire Saint-Antoine de Phalsbourg. Au cours des jours saints, comme Jésus, renouvelons notre adhésion généreuse à la volonté du Père. Je vous souhaite déjà une joyeuse et sainte Pâque.



○ Sintesi della catechesi in lingua inglese

Dear Brothers and Sisters,

The Easter Triduum, which the Church now prepares to celebrate, invites us to share in the mystery of Christ’s suffering, death and resurrection. These days are the heart of the liturgical year. On Holy Thursday the Church recalls the Last Supper. At the Chrism Mass, the Bishop and his priests renew their priestly promises and the sacramental oils are blessed. The Mass of the Lord’s Supper commemorates Jesus’ institution of the sacrament of his Body and Blood and his commandment that we should love one another. On Good Friday, we ponder the mystery of sin as we listen to the account of the Lord’s passion and venerate the wood of his Cross. Holy Saturday, a day of silence and prayer, prepares for the joy of the Easter Vigil, when the light of Christ dispels all darkness, and the saving power of his Paschal Mystery is communicated in the sacrament of Baptism. May our sharing in these solemn celebrations deepen our conversion to Christ, particularly through the sacrament of Reconciliation, and our communion, in the hope of the resurrection, with all our suffering brothers and sisters throughout the world.

I offer a cordial welcome to the English-speaking pilgrims and visitors present at today’s Audience, especially the pilgrims from Ireland, Canada and the United States. Upon you and your families I cordially invoke an abundance of joy and peace in the Lord!

[

○ Sintesi della catechesi in lingua tedesca

Liebe Brüder und Schwestern!

Ab morgen feiert die Kirche wieder die drei österlichen Tage: den Gründonnerstag, den Karfreitag und den Karsamstag, der dann in die Osternacht übergeht. In vielen Sprachen werden diese Tage als „heilig" bezeichnet, weil sie das Heil, das zentrale Ereignis unserer Erlösung, nämlich das Leiden, das Sterben und die Auferstehung unseres Herrn Jesus Christus, gegenwärtig machen. Am Gründonnerstag gedenkt die Kirche des letzten Abendmahls, bei dem Christus den Aposteln ein neues Gebot gegeben hat: einander zu lieben, wie er sie geliebt hat (vgl. Joh 13, 34). In diesem Geiste wird schon vormittags die Chrisammesse gefeiert, bei der sich die Priester jeder Diözese um ihren Bischof versammeln und ihr Weiheversprechen erneuern. Dabei werden auch die heiligen Öle gesegnet, die der Spendung verschiedener Sakramente dienen. In der Messe in Cena Domini am Abend verehren wir Christus, der sich allen als Speise des Heils und als Arznei des Lebens schenkt. In der Fußwaschung zeigt er die Größe seiner Liebe, die völlig dienstbereit bis zur Selbsthingabe am Kreuz ist. Der Karfreitag stellt uns das Leiden und Sterben unseres Herrn im Passionsbericht vor Augen. In den großen Fürbitten weitet sich der Blick hin zu den Anliegen und Sorgen der ganzen Menschheit. In der Kreuzverehrung verneigen wir uns nochmals vor dem Kreuzesopfer unseres Erlösers Jesus Christus. Der Karsamstag ist ein Tag tiefen Schweigens. Die Gläubigen verharren am Grab Jesu im Gebet und in der Betrachtung. Hier bietet sich auch noch einmal die Gelegenheit zum Empfang des Bußsakraments, um unser Herz zu reinigen und innerlich erneuert Ostern zu feiern. Die darauffolgende Osternacht ist durch das Licht der Osterkerze erhellt, ein Symbol für den auferstandenen Christus. Dieser lädt uns ein, die österliche Freude und den Frieden zu allen Menschen zu bringen.

Ganz herzlich grüße ich die Pilger und Besucher deutscher Zunge. Die drei heiligen Tage geben uns Gelegenheit, uns neu auszurichten auf Gottes Heilsplan. Wir wollen zum göttlichen Willen „Ja" sagen, wie es Jesus selbst am Kreuz getan hat. Gottes Geist stärke euch zum Guten!



○ Sintesi della catechesi in lingua spagnola

Queridos hermanos y hermanas:

Con el Triduo Pascual conmemoramos el evento central de nuestra Redención, preparándonos para las fiestas de Pascua.

Mañana, Jueves Santo, la Iglesia hace memoria de la Última Cena. En ella el Señor instituyó los Sacramentos de la Eucaristía y del Sacerdocio ministerial y nos dejó el mandamiento nuevo del amor fraterno. El gesto del lavatorio nos invita a vivirlo como servicio. Concluye el día con vigilias de adoración eucarística, para revivir íntimamente la agonía de Jesús en Getsemaní.

El Viernes Santo la Iglesia acompaña a Jesús en su pasión y muerte, y medita el misterio de mal y del pecado que oprime a la humanidad, orando por las intenciones de la Iglesia, adorando la Cruz y comulgando. También se realizan actos de piedad popular como procesiones, representaciones sagradas y el Via Crucis.

El Sábado Santo se caracteriza por un gran silencio. Mientras los creyentes esperan la resurrección del Señor, perseveran rezando con María. Este día desemboca en la Vigilia Pascual, que introduce en el domingo más importante de la historia, el de la Pascua de Cristo. El cirio encendido en medio de la noche es símbolo de Cristo que resucita glorioso.

Saludo a los peregrinos de lengua española. En estos días santos podéis profundizar en el sentido de vuestra vocación cristiana, rezar por las situaciones que afligen a la humanidad y anunciar la gran esperanza: ¡Cristo crucificado ha resucitado y ha vencido al mundo! Felices Pascuas.




SALUTI PARTICOLARI NELLE DIVERSE LINGUE



○ Saluto in lingua portoghese

Saúdo cordialmente os peregrinos portugueses do Instituto Cultural da Maia e o grupo de Escuteiros da Diocese do Porto. Que a vinda a Roma vos fortaleça na fé e avive no vosso ânimo a coragem para testemunhar a grandeza do amor de Jesus Cristo, vencedor do mal, pelo seu sofrimento, e ressuscitado para ser a nossa esperança e a nossa paz. A todos os visitantes de língua portuguesa desejo uma feliz e santa Páscoa!



○ Saluto in lingua polacca

Pozdrawiam pielgrzymów z Polski. Wchodzimy w święte triduum paschalne. Będziemy na nowo przeźywać centralne wydarzenie historii zbawienia: mękę, śmierć i zmartwychwstanie naszego Pana. Niech te dni obudzą w nas nadzieję – Chrystus umarł i zmartwychwstał. On zwycięźył świat. Błogosławionych świąt!

[Saluto i pellegrini provenienti dalla Polonia. Entriamo nel sacro triduo pasquale. Di nuovo rivivremo l’evento centrale della storia della Redenzione: la passione, la morte e la risurrezione del nostro Signore. Questi giorni rianimano in noi la speranza – Cristo è morto ed è risorto. Egli ha vinto il mondo. Buona Pasqua!]



○ Saluto in lingua lituana

Nuoširdžiai sveikinu piligrimus lietuvius. Velykų Tridienio išvakarėse, dosniai atnaujinkime savąjį „taip" Dievo valiai, kaip tai padarė Jėzus Kryžiaus auka. Linksmų Velykų!

[Saluto cordialmente i pellegrini lituani! Alla Vigilia del Triduo Pasquale, rinnoviamo generosamente il nostro "si" alla volontà divina come ha fatto Gesù con il sacrificio della croce. Buona Pasqua!]



○ Saluto in lingua croata

Srdačno pozdravljam sve hrvatske hodočasnike, a osobito učenike i nastavnike Druge gimnazije iz Splita. Dok se u ovim svetim danima spominjemo otajstva muke, smrti i uskrsnuća Spasiteljeva, neka u vašim srcima poraste želja i odluka da uvijek živite s Kristom i za Krista. Hvaljen Isus i Marija!

[Saluto cordialmente i pellegrini croati, particolarmente gli alunni e gli insegnanti del II° Liceo di Split. Mentre in questi santi giorni ricordiamo il mistero della passione, morte e risurrezione del Salvatore, accresca nei vostri cuori il desiderio e la decisione di vivere sempre con Cristo e per Cristo. Siano lodati Gesù e Maria!]


○ Saluto in lingua italiana

Rivolgo un cordiale saluto ai pellegrini di lingua italiana. Auguro a ciascuno di vivere con intensa partecipazione il Triduo Pasquale, per celebrare con più salda fede il mistero della morte e risurrezione di Cristo.

Il mio pensiero va ora ai giovani, ai malati e agli sposi novelli, ai quali formulo uno speciale augurio pasquale. A voi, cari giovani, auguro di non avere paura a seguire Cristo, anche quando vi invita a percorrere con lui la via difficile della croce. A voi, cari malati, la meditazione della Passione di Gesù, mistero di sofferenza trasfigurata dall’amore, rechi conforto e consolazione. E in voi, cari sposi novelli, la morte e la risurrezione del Signore rinnovi la gioia e l’impegno del vostro patto nuziale.



APPELLO DEL SANTO PADRE

Seguo con grande trepidazione le notizie, che in questi giorni giungono dal Tibet. Il mio cuore di Padre sente tristezza e dolore di fronte alla sofferenza di tante persone. Il mistero della passione e morte di Gesù, che riviviamo in questa Settimana Santa, ci aiuta ad essere particolarmente sensibili alla loro situazione.

Con la violenza non si risolvono i problemi, ma solo si aggravano. Vi invito ad unirvi a me nella preghiera. Chiediamo a Dio onnipotente, fonte di luce, che illumini le menti di tutti e dia a ciascuno il coraggio di scegliere la via del dialogo e della tolleranza.








Benedetto XVI all'udienza generale parla del Triduo Pasquale e lancia un appello alla riconciliazione per il Tibet: la violenza non risolve i problemi ma li aggrava



La speranza di pace della Pasqua cristiana più forte delle “notizie drammatiche” che arrivano dal mondo. Alle circa 12 mila persone presenti all’udienza generale - anche oggi distinta in due momenti, tra la Basilica Vaticana e l’Aula Paolo VI - Benedetto XVI ha dapprima spiegato i momenti salienti del Giovedì, Venerdì e Sabato Santo, per poi invocare pace e riconciliazione per la grave crisi che sta scuotendo il Tibet. In precedenza, il Papa aveva rivolto un particolare saluto ai moltissimi giovani universitari dell’Opus Dei presenti in San Pietro. Il servizio di Alessandro De Carolis:


“L’odio, le divisioni, le violenze non hanno mai l’ultima parola negli eventi della storia”. La considerazione che Benedetto XVI pone alla fine della sua ampia riflessione sul Triduo che precede la Pasqua è prettamente spirituale e intende mettere in luce il valore eterno della vittoria di Cristo sulla morte. Ma pochi minuti dopo, se ne coglie appieno la concretezza, quando il Papa chiede la pace per il Tibet insanguinato dagli scontri, aggiungendo: “Con la violenza non si risolvono i problemi, ma solo si aggravano”. Cielo e terra, le due indivisibili dimensioni del messaggio cristiano, emergono dunque con particolare evidenza nel Triduo Pasquale, che Benedetto XVI ha definito, in modo incalzante, “nucleo essenziale della fede cristiana”, “cuore e fulcro dell’intero anno liturgico”, “unico giorno” in cui la Chiesa sale al Calvario, scende nel sepolcro, e risorge con Cristo. E allo stesso tempo, la memoria di questi misteri significa anche - ha ribadito il Papa - “vivere in profonda e solidale adesione all’oggi della storia, convinti che quanto celebriamo è realtà viva ed attuale”:


“Portiamo dunque nella nostra preghiera la drammaticità di fatti e situazioni che in questi giorni affliggono tanti nostri fratelli in ogni parte del mondo. Noi sappiamo che l’odio, le divisioni, le violenze non hanno mai l'ultima parola negli eventi della storia. Questi giorni rianimano in noi la grande speranza: Cristo crocifisso è risorto e ha vinto il mondo. L’amore è più forte dell’odio, ha vinto e dobbiamo associarci a questa vittoria dell’amore. Dobbiamo quindi ripartire da Cristo e lavorare in comunione con Lui per un mondo fondato sulla pace, sulla giustizia e sull’amore”.

Benedetto XVI ha svolto la catechesi ripercorrendo i singoli giorni che da domani a domenica prossima riproporranno le ultime ore e gli ultimi, fondamentali, gesti della vita terrena di Gesù. Dalla benedizione degli olii sacri, nella Messa crismale di domattina, alla celebrazione in Coena Domini, durante la quale Cristo - ha affermato Benedetto XVI - dona alla Chiesa nascente il “farmaco dell’immortalità”, l’Eucaristia. Quindi, il mistero del dolore e della morte del Venerdì Santo: occasione per “meditare sul grande mistero del male e del peccato che opprime l’umanità”, grazie anche a quelle “manifestazioni di pietà popolare” - come la Via Crucis o le sacre rappresentazioni - che mirano, ha riconosciuto il Papa, “ad imprimere sempre più nell’animo dei fedeli sentimenti di vera partecipazione” al sacrificio di Gesù. Fino al “silenzio” del Sabato Santo, che riempie le Chiese dagli altari spogli e invita l’anima ad aprirsi alla misericordia di Dio:


“Grande importanza viene data in questo giorno alla partecipazione al Sacramento della riconciliazione, indispensabile via per purificare il cuore e predisporsi a celebrare intimamente rinnovati la Pasqua. Almeno una volta all’anno abbiamo bisogno di questa purificazione interiore di questo rinnovamento di noi stessi”.


L’appello per il Tibet ha poi concluso le catechesi e i saluti nelle varie lingue. “Seguo con grande trepidazione - ha detto il Pontefice - le notizie, che in questi giorni giungono” da quella zona dell’Asia:


“Il mio cuore di Padre sente tristezza e dolore di fronte alla sofferenza di tante persone. Il mistero della passione e morte di Gesù, che riviviamo in questa Settimana Santa, ci aiuta ad essere particolarmente sensibili alla loro situazione. Con la violenza non si risolvono i problemi, ma solo si aggravano. Vi invito ad unirvi a me nella preghiera. Chiediamo a Dio onnipotente, fonte di luce, che illumini le menti di tutti e dia a ciascuno il coraggio di scegliere la via del dialogo e della tolleranza”.


Prima di recarsi nell’Aula Paolo VI, Benedetto XVI era stato salutato festosamente dagli studenti radunati nella Basilica di San Pietro, che in questi giorni partecipano a Roma al Congresso internazionale UNIV, promosso dall’Opus Dei. Il Papa si è rivolto loro in inglese e in spagnolo, concludendo in italiano:


“Siate lievito di speranza in questo mondo che anela di incontrare Gesù, talora senza neppure rendersene conto. Per migliorarlo, sforzatevi anzitutto di cambiare voi stessi mediante una vita sacramentale intensa, specialmente accostandovi al sacramento della Penitenza e prendendo parte assiduamente alla celebrazione dell’Eucaristia. Affido ciascuno di voi e le vostre famiglie a Maria, che non smise mai di contemplare il Volto del suo Figlio Gesù. Su ciascuno di voi invoco la protezione di San Josemaria (applausi) e di tutti i Santi delle vostre terre, mentre di cuore vi auguro Buona Pasqua!”


(applausi)





www.radiovaticana.org/it1/videonews_ita.asp?vaiflv=0000262.flv&vaiserver=A&vai=ctv_frame00262.jpg&var1=19/03/2008&var2=Vatican%20City&var3=P...

www.radiovaticana.org/it1/videonews_ita.asp?vaiflv=0000263.flv&vaiserver=A&vai=ctv_frame00263.jpg&var1=19/03/2008&var2=Vatican%20City&var3=Per%20il%20Tibet:%20con%20la%20violenza%20non%20si%20risolvono%20i%20problemi&settimana=12&anno_perlinknav=2008&dal=16/03&...
+PetaloNero+
Wednesday, March 19, 2008 3:06 PM
Il Papa festeggia l'onomastico: la grandezza di San Giuseppe risalta ancor più per la sua umiltà e il suo silenzio



Oggi, 19 marzo, Papa Josef Ratzinger festeggia il suo onomastico, anche se quest’anno liturgicamente la Solennità di San Giuseppe è stata anticipata al 15 marzo a causa della Settimana Santa. San Giuseppe, Patrono della Chiesa universale, è un Santo molto caro a Benedetto XVI. Riascoltiamo, in questo servizio di Sergio Centofanti, alcune parole del Papa sullo sposo della Beata Vergine Maria.

“La figura di questo grande Santo – ha detto il Papa nell’Angelus del 19 marzo 2006 - pur rimanendo piuttosto nascosta, riveste nella storia della salvezza un'importanza fondamentale”. San Giuseppe si dimostrò infatti, “al pari della sposa Maria, autentico erede della fede di Abramo: fede nel Dio che guida gli eventi della storia secondo il suo misterioso disegno salvifico”:
“La sua grandezza, al pari di quella di Maria, risalta ancor più perché la sua missione si è svolta nell'umiltà e nel nascondimento della casa di Nazaret. Del resto, Dio stesso, nella Persona del suo Figlio incarnato, ha scelto questa via e questo stile - l'umiltà e il nascondimento - nella sua esistenza terrena”. (Angelus del 19 marzo 2006)
“Dall'esempio di San Giuseppe – sottolinea Benedetto XVI - viene a tutti noi un forte invito a svolgere con fedeltà, semplicità e modestia il compito che la Provvidenza ci ha assegnato”:
“Penso anzitutto ai padri e alle madri di famiglia, e prego perché sappiano sempre apprezzare la bellezza di una vita semplice e laboriosa, coltivando con premura la relazione coniugale e compiendo con entusiasmo la grande e non facile missione educativa”. (Angelus del 19 marzo 2006).
Il Papa affida a San Giuseppe i lavoratori di tutto il mondo, i giovani che a fatica riescono ad inserirsi nel mondo del lavoro e tutti i disoccupati. E chiede la sua intercessione perché i sacerdoti amino la Chiesa “con affetto e piena dedizione” e perché sostenga le persone consacrate nella loro gioiosa e fedele osservanza dei consigli evangelici di povertà, castità e obbedienza. “Modello dell’uomo giusto”, i Vangeli tuttavia non riportano alcuna parola di San Giuseppe. E il Papa parla del silenzio di San Giuseppe:


“Il suo è un silenzio permeato di contemplazione del mistero di Dio, in atteggiamento di totale disponibilità ai voleri divini. In altre parole, il silenzio di San Giuseppe non manifesta un vuoto interiore, ma, al contrario, la pienezza di fede che egli porta nel cuore, e che guida ogni suo pensiero ed ogni sua azione…Lasciamoci ‘contagiare’ dal silenzio di San Giuseppe! Ne abbiamo tanto bisogno, in un mondo spesso troppo rumoroso, che non favorisce il raccoglimento e l'ascolto della voce di Dio”. (Angelus del 18 dicembre 2005)


www.radiovaticana.org



Da Petrus

Gli auguri dell'Osservatore Romano al Santo Padre per l'onomastico

CITTA’ DEL VATICANO - "Sin dal 1861 per la ricorrenza dell'onomastico del Papa l'Osservatore Romano e' solito esprimere in forma pubblica l'augurio di tutto il giornale, sicuro di interpretare in questo modo i sentimenti dei suoi lettori e di moltissime altre persone nel mondo". Lo ricorda il direttore del quotidiano vaticano Giovanni Maria Vian, che dedica il suo editoriale alla ricorrenza di San Giuseppe. "Le forme esteriori - scrive - possono cambiare, ma il senso e il contenuto di questi voti sono nascosti nell'intimo di chi sente un legame con il vescovo di Roma e riconosce l'unicita' del suo servizio alla Chiesa e all'intera famiglia umana, ben al di la' dei visibili confini cattolici. Senso e contenuto che talvolta si ha il pudore di manifestare, quando invece e' profondamente umano farlo, perche' se e' importante volere bene a qualcuno, non e' meno importante dirglielo". "Nella tradizione cristiana la ricorrenza del santo patrono - afferma il direttore dell'Osservatore Romano - prevale su quella del compleanno, e questo e' confermato dall'uso vaticano di festeggiare pubblicamente l'onomastico del Romano Pontefice piuttosto che il giorno del suo genetliaco. Riflettendo, secondo un uso antichissimo, appunto sul nome. Nel caso di Papa Benedetto (nome anch'esso carico di significati), quello ebraico di colui che la devozione cristiana almeno dal medioevo venera come il custode del piccolo Gesù e della Madre di Dio, proclamato da Pio IX patrono universale della Chiesa. In questo senso nel nome (nomen) di battesimo del Papa e' in qualche modo misteriosamente prefigurato e racchiuso il destino (omen) della sua vita e della sua funzione di custode della tradizione cristiana, che e' una tradizione viva e rivolta con fiducia al futuro. Per questo - conclude Vian - rivolgendo a Benedetto XVI gli auguri per il suo onomastico, assume un significato più affettuoso e partecipe l'altro uso che vige quotidianamente a l'Osservatore Romano: quello di concludere a mezzogiorno la recita dell'Angelus con l'antichissimo Oremus pro pontifice nostro".
+PetaloNero+
Wednesday, March 19, 2008 3:07 PM
Domani il Papa presiederà la Messa Crismale e la Messa in Cena Domini: la riflessione del cardinale Arinze



Domani mattina, alle 9.30, il Papa presiederà nella Basilica Vaticana la Santa Messa Crismale. Nel pomeriggio, alle 17.30, nella Basilica di San Giovanni in Laterano darà inizio al triduo Pasquale con la Messa in Cena Domini. Durante il rito della lavanda dei piedi, l’assemblea sarà invitata ad un gesto di carità tramite l’offerta da affidarsi al Papa a sostegno di un orfanotrofio cubano. La Radio Vaticana seguirà in diretta i due eventi. Ma sul significato del gesto della “lavanda dei piedi” ascoltiamo il cardinale Francis Arinze, prefetto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei Sacramenti, intervistato da Giovanni Peduto:


R. – La carità. Gesù dice ai suoi apostoli: “Vedete ciò che io ho fatto a voi? Se io, Maestro, lavo i vostri piedi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni degli altri”. Oggi, noi non laviamo i piedi a nessuno, nella nostra vita sociale; magari diamo un segno di benvenuto in casa, un segno di abbraccio, un bacio ... Nella nostra tradizione locale, in Nigeria, si porge l’acqua per lavarsi le mani e poi si porge la noce di cocco, quale segno di benvenuto. In ogni caso, la lavanda dei piedi è stato un segno di amore per gli altri, il fatto che Gesù si è umiliato: lui, il Maestro, si è inginocchiato per lavare i piedi agli Apostoli, i suoi primi sacerdoti, dicendo loro di continuare a fare così. Questo è collegato con l’Eucaristia. Giovanni, l’evangelista, non narra dell’istituzione dell’Eucaristia, ma parla della lavanda dei piedi. Sono collegati: la carità e l’Eucaristia. Deus caritas est ...


D. – Nel Giovedì Santo celebriamo l’istituzione dell’Eucaristia; ma nella Messa deve prevalere più l’aspetto del sacrificio o quello della cena?


R. – Tutti e due. L’Eucaristia come sacrificio è l’offerta che Gesù fa di se stesso a Dio Padre, e Gesù associa la Chiesa a se stesso. Ecco perché il sacrificio eucaristico è fonte e apice e punto più alto del culto cristiano. E’ in quel sacrificio che Gesù si dà a noi, nella Santa Comunione. Perciò, è tutto un atto di adorazione di Dio, di lode, di ringraziamento, e Gesù, poi, di rimando, ci dà il Suo Corpo e il Suo Sangue. Chi separa le due dimensioni fa male, perché non è così che Gesù ci ha detto. “Ecco il mio Corpo, che sarà dato per voi. Prendete e mangiate”: tutta una unità. Il ricevere il Corpo e il Sangue di Gesù si fa nel sacrificio! Senza la Messa non c’è la Santa Comunione: chiaro!



www.radiovaticana.org
+PetaloNero+
Wednesday, March 19, 2008 6:58 PM
Quirinale, Napolitano invia messaggio a Papa per onomastico

Roma, 19 mar (Velino) - Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha inviato dal Cile a Sua Santità Benedetto XVI il seguente messaggio: “Santità, nel giorno del Suo onomastico, mi è gradito rivolgerLe, a nome mio personale e del popolo italiano, sentiti voti augurali. Quest’anno la festa di San Giuseppe cade nella settimana santa. Mi è quindi ancor più lieta l’occasione per indirizzarLe anche fervidi auguri per una serena celebrazione della Pasqua, che auspico possa contribuire a rafforzare in tutti gli uomini di buona volontà il comune impegno a favore della pace. La prego di accogliere i miei sentimenti di amicizia e profonda considerazione per il Suo alto Magistero”. Lo rende noto un comunicato della presidenza della Repubblica.
+PetaloNero+
Thursday, March 20, 2008 3:07 PM
RINUNCE E NOMINE



RINUNCIA DEL VESCOVO DI KANO (NIGERIA) E NOMINA DEL SUCCESSORE

Il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Kano (Nigeria), presentata da S.E. Mons. Patrick Francis Sheehan, O.S.A., in conformità al canone 401 § 1 del Codice di Diritto Canonico.

Il Papa ha nominato Vescovo di Kano (Nigeria) il Rev.do Padre John Niyiring, O.S.A., Superiore Provinciale degli Agostiniani in Nigeria.

Rev.do Padre John Niyiring, O.S.A.

Il Rev.do Padre John Niyiring, O.S.A., è nato il 4 giugno 1960, a Zonkwa (Kaduna State), nella Diocesi di Kafanchan. Dopo aver ottenuto un Bachelor of Arts in Engineering alla Ahmadu Bello University di Zaria, è entrato nel Seminario Maggiore di Jos, e poi nell’Ordine dei PP. Agostiniani. Ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale il 12 luglio 1992.

Dopo l’ordinazione sacerdotale ha ricoperto i seguenti incarichi: 1992-1994: Maestro dei Postulanti agostiniani a Jos; 1994-1999: Studi per il Dottorato in Teologia Spirituale a Roma, presso la Gregoriana; 1999-2002: Membro del Formation Team al Monastero agostiniano di Jos;

2002-2003: Ministero pastorale a Benin City; 2003-2005: Maestro degli studenti nell’Augustinian House of Philosophy, presso il St. Thomas Aquinas Major Seminary di Makurdi e Professore nel medesimo Seminario Maggiore; dal 2005: Superiore Provinciale degli Agostiniani in Nigeria.




NOMINA DEL VESCOVO DI LOCRI-GERACE (ITALIA)

Il Santo Padre ha nominato Vescovo di Locri-Gerace (Italia) il Rev.do Padre Giuseppe Fiorini Morosini, O.M., già Superiore Generale dell’Ordine dei Minimi.

Rev.do Padre Giuseppe Fiorini Morosini, O.M.

Il Rev.do Padre Giuseppe Fiorini Morosini, O.M., è nato a Paola il 27 novembre 1945. Nel 1955 è entrato nella Scuola Apostolica del Santuario di Paola per gli studi ginnasiali e liceali. Nel 1961 ha emesso i voti temporanei e l’8 dicembre 1966 quelli solenni.

È stato ordinato sacerdote il 2 agosto 1969. Ha seguito i corsi di filosofia e di teologia presso la Pontificia Università Lateranense, laureandosi in teologia. Nel 1975 ha ottenuto il dottorato in filosofia all’Università di Messina.

Ha svolto i seguenti incarichi: Docente della Scuola Apostolica di Paola (1970-1974); Vice-Parroco a Lamezia Terme e Docente di Storia e Filosofia nei licei statali (1974-1980); Conferenziere e predicatore di corsi di Esercizi Spirituali e Correttore della Comunità dei Minimi di Lamezia Terme-Sembiase.

È stato Direttore dell’Ufficio Catechistico Diocesano di Lamezia Terme e Direttore del Terz’Ordine (1980-1986); Correttore (Superiore) Provinciale a Paola (1986-1992); Correttore e Maestro dei novizi della nuova comunità di Vranov, nella Repubblica Ceca, (1992-1994); Correttore (Superiore) Generale per due mandati (1994-2006).

È autore di numerose pubblicazioni riguardanti la figura del Fondatore e la spiritualità dell’Ordine dei Minimi.

+PetaloNero+
Thursday, March 20, 2008 3:09 PM
SANTA MESSA DEL CRISMA NELLA BASILICA VATICANA

Alle ore 9.30 di oggi, ricorrenza del Giovedì Santo, il Papa presiede, nella Basilica Vaticana, la Santa Messa Crismale, Liturgia che si celebra in questo giorno in tutte le Chiese Cattedrali.

La Messa del Crisma è concelebrata dal Santo Padre Benedetto XVI con i Cardinali, i Vescovi e i Presbiteri - diocesani e religiosi - presenti a Roma.

Nel corso della Celebrazione Eucaristica, dopo la rinnovazione delle promesse sacerdotali, vengono benedetti l’olio dei catecumeni, l’olio degli infermi e il crisma.

Riportiamo di seguito l’omelia che il Papa pronuncia dopo la lettura del Santo Vangelo:



OMELIA DEL SANTO PADRE

Cari fratelli e sorelle,

ogni anno la Messa del Crisma ci esorta a rientrare in quel „sì" alla chiamata di Dio, che abbiamo pronunciato nel giorno della nostra Ordinazione sacerdotale. "Adsum – eccomi!", abbiamo detto come Isaia, quando sentì la voce di Dio che domandava: "Chi manderò e chi andrà per noi?" "Eccomi, manda me!", rispose Isaia (Is 6, 8). Poi il Signore stesso, mediante le mani del Vescovo, ci impose le mani e noi ci siamo donati alla sua missione. Successivamente abbiamo percorso parecchie vie nell’ambito della sua chiamata. Possiamo noi sempre affermare ciò che Paolo, dopo anni di un servizio al Vangelo spesso faticoso e segnato da sofferenze di ogni genere, scrisse ai Corinzi: "Il nostro zelo non vien meno in quel ministero che, per la misericordia di Dio, ci è stato affidato" (cfr 2 Cor 4, 1)? "Il nostro zelo non vien meno". Preghiamo in questo giorno, affinché esso venga sempre riacceso, affinché venga sempre nuovamente nutrito dalla fiamma viva del Vangelo.

Allo stesso tempo, il Giovedì Santo è per noi un’occasione per chiederci sempre di nuovo: A che cosa abbiamo detto "sì"? Che cosa è questo "essere sacerdote di Gesù Cristo"? Il Canone II del nostro Messale, che probabilmente fu redatto già alla fine del II secolo a Roma, descrive l’essenza del ministero sacerdotale con le parole con cui, nel Libro del Deuteronomio (18, 5. 7), veniva descritta l’essenza del sacerdozio veterotestamentario: astare coram te et tibi ministrare. Sono quindi due i compiti che definiscono l’essenza del ministero sacerdotale: in primo luogo lo "stare davanti al Signore". Nel Libro del Deuteronomio ciò va letto nel contesto della disposizione precedente, secondo cui i sacerdoti non ricevevano alcuna porzione di terreno nella Terra Santa – essi vivevano di Dio e per Dio. Non attendevano ai soliti lavori necessari per il sostentamento della vita quotidiana. La loro professione era "stare davanti al Signore" – guardare a Lui, esserci per Lui. Così, in definitiva, la parola indicava una vita alla presenza di Dio e con ciò anche un ministero in rappresentanza degli altri. Come gli altri coltivavano la terra, della quale viveva anche il sacerdote, così egli manteneva il mondo aperto verso Dio, doveva vivere con lo sguardo rivolto a Lui. Se questa parola ora si trova nel Canone della Messa immediatamente dopo la consacrazione dei doni, dopo l’entrata del Signore nell’assemblea in preghiera, allora ciò indica per noi lo stare davanti al Signore presente, indica cioè l’Eucaristia come centro della vita sacerdotale. Ma anche qui la portata va oltre. Nell’inno della Liturgia delle Ore che durante la quaresima introduce l’Ufficio delle Letture – l’Ufficio che una volta presso i monaci era recitato durante l’ora della veglia notturna davanti a Dio e per gli uomini – uno dei compiti della quaresima è descritto con l’imperativo: arctius perstemus in custodia – stiamo di guardia in modo più intenso. Nella tradizione del monachesimo siriaco, i monaci erano qualificati come "coloro che stanno in piedi"; lo stare in piedi era l’espressione della vigilanza. Ciò che qui era considerato compito dei monaci, possiamo con ragione vederlo anche come espressione della missione sacerdotale e come giusta interpretazione della parola del Deuteronomio: il sacerdote deve essere uno che vigila. Deve stare in guardia di fronte alle potenze incalzanti del male. Deve tener sveglio il mondo per Dio. Deve essere uno che sta in piedi: dritto di fronte alle correnti del tempo. Dritto nella verità. Dritto nell’impegno per il bene. Lo stare davanti al Signore deve essere sempre, nel più profondo, anche un farsi carico degli uomini presso il Signore che, a sua volta, si fa carico di tutti noi presso il Padre. E deve essere un farsi carico di Lui, di Cristo, della sua parola, della sua verità, del suo amore. Retto deve essere il sacerdote, impavido e disposto ad incassare per il Signore anche oltraggi, come riferiscono gli Atti degli Apostoli: essi erano "lieti di essere stati oltraggiati per amore del nome di Gesù" (5, 41).

Passiamo ora alla seconda parola, che il Canone II riprende dal testo dell’Antico Testamento – "stare davanti a te e a te servire". Il sacerdote deve essere una persona retta, vigilante, una persona che sta dritta. A tutto ciò si aggiunge poi il servire. Nel testo veterotestamentario questa parola ha un significato essenzialmente rituale: ai sacerdoti spettavano tutte le azioni di culto previste dalla Legge. Ma questo agire secondo il rito veniva poi classificato come servizio, come un incarico di servizio, e così si spiega in quale spirito quelle attività dovevano essere svolte. Con l’assunzione della parola "servire" nel Canone, questo significato liturgico del termine viene in un certo modo adottato – conformemente alla novità del culto cristiano. Ciò che il sacerdote fa in quel momento, nella celebrazione dell’Eucaristia, è servire, compiere un servizio a Dio e un servizio agli uomini. Il culto che Cristo ha reso al Padre è stato il donarsi sino alla fine per gli uomini. In questo culto, in questo servizio il sacerdote deve inserirsi. Così la parola "servire" comporta molte dimensioni. Certamente ne fa parte innanzitutto la retta celebrazione della Liturgia e dei Sacramenti in genere, compiuta con partecipazione interiore. Dobbiamo imparare a comprendere sempre di più la sacra Liturgia in tutta la sua essenza, sviluppare una viva familiarità con essa, cosicché diventi l’anima della nostra vita quotidiana. È allora che celebriamo in modo giusto, allora emerge da sé l’ars celebrandi, l’arte del celebrare. In quest’arte non deve esserci niente di artefatto. Se la Liturgia è un compito centrale del sacerdote, ciò significa anche che la preghiera deve essere una realtà prioritaria da imparare sempre di nuovo e sempre più profondamente alla scuola di Cristo e dei santi di tutti i tempi. Poiché la Liturgia cristiana, per sua natura, è sempre anche annuncio, dobbiamo essere persone che con la Parola di Dio hanno familiarità, la amano e la vivono: solo allora potremo spiegarla in modo adeguato. "Servire il Signore" – il servizio sacerdotale significa proprio anche imparare a conoscere il Signore nella sua Parola e a farLo conoscere a tutti coloro che Egli ci affida.

Fanno parte del servire, infine, ancora due altri aspetti. Nessuno è così vicino al suo signore come il servo che ha accesso alla dimensione più privata della sua vita. In questo senso "servire" significa vicinanza, richiede familiarità. Questa familiarità comporta anche un pericolo: quello che il sacro da noi continuamente incontrato divenga per noi abitudine. Si spegne così il timor riverenziale. Condizionati da tutte le abitudini, non percepiamo più il fatto grande, nuovo, sorprendente, che Egli stesso sia presente, ci parli, si doni a noi. Contro questa assuefazione alla realtà straordinaria, contro l’indifferenza del cuore dobbiamo lottare senza tregua, riconoscendo sempre di nuovo la nostra insufficienza e la grazia che vi è nel fatto che Egli si consegni così nelle nostre mani. Servire significa vicinanza, ma significa soprattutto anche obbedienza. Il servo sta sotto la parola: "Non sia fatta la mia, ma la tua volontà!" (Lc 22, 42). Con questa parola, Gesù nell’Orto degli ulivi ha risolto la battaglia decisiva contro il peccato, contro la ribellione del cuore caduto. Il peccato di Adamo consisteva, appunto, nel fatto che egli voleva realizzare la sua volontà e non quella di Dio. La tentazione dell’umanità è sempre quella di voler essere totalmente autonoma, di seguire soltanto la propria volontà e di ritenere che solo così noi saremmo liberi; che solo grazie ad una simile libertà senza limiti l’uomo sarebbe completamente uomo. Ma proprio così ci poniamo contro la verità. Poiché la verità è che noi dobbiamo condividere la nostra libertà con gli altri e possiamo essere liberi soltanto in comunione con loro. Questa libertà condivisa può essere libertà vera solo se con essa entriamo in ciò che costituisce la misura stessa della libertà, se entriamo nella volontà di Dio. Questa obbedienza fondamentale che fa parte dell’essere uomini: un essere non da sé e solo per se stessi, diventa ancora più concreta nel sacerdote: noi non annunciamo noi stessi, ma Lui e la sua Parola, che non potevamo ideare da soli. Annunciamo la Parola di Cristo in modo giusto solo nella comunione del suo Corpo. La nostra obbedienza è un credere con la Chiesa, un pensare e parlare con la Chiesa, un servire con essa. Rientra in questo sempre anche ciò che Gesù ha predetto a Pietro: "Sarai portato dove non volevi". Questo farsi guidare dove non vogliamo è una dimensione essenziale del nostro servire, ed è proprio ciò che ci rende liberi. In un tale essere guidati, che può essere contrario alle nostre idee e progetti, sperimentiamo la cosa nuova – la ricchezza dell’amore di Dio.

"Stare davanti a Lui e servirLo": Gesù Cristo come il vero Sommo Sacerdote del mondo ha conferito a queste parole una profondità prima inimmaginabile. Egli, che come Figlio era ed è il Signore, ha voluto diventare quel servo di Dio che la visione del Libro del profeta Isaia aveva previsto. Ha voluto essere il servo di tutti. Ha raffigurato l’insieme del suo sommo sacerdozio nel gesto della lavanda dei piedi. Con il gesto dell’amore sino alla fine Egli lava i nostri piedi sporchi, con l’umiltà del suo servire ci purifica dalla malattia della nostra superbia. Così ci rende capaci di diventare commensali di Dio. Egli è disceso, e la vera ascesa dell’uomo si realizza ora nel nostro scendere con Lui e verso di Lui. La sua elevazione è la Croce. È la discesa più profonda e, come amore spinto sino alla fine, è al contempo il culmine dell’ascesa, la vera "elevazione" dell’uomo. "Stare davanti a Lui e servirLo" – ciò significa ora entrare nella sua chiamata di servo di Dio. L’Eucaristia come presenza della discesa e dell’ascesa di Cristo rimanda così sempre, al di là di se stessa, ai molteplici modi del servizio dell’amore del prossimo. Chiediamo al Signore, in questo giorno, il dono di poter dire in tal senso nuovamente il nostro "sì" alla sua chiamata: "Eccomi. Manda me, Signore" (Is 6, 8). Amen.











Il Papa alla Messa Crismale: i sacerdoti tengano sveglio il mondo per Dio



I sacerdoti sono chiamati a tenere sveglio il mondo per Dio: non annuncino mai se stessi né si inventino una Chiesa come la vorrebbero, ma siano servi di tutti nella verità e nell’amore. E’ quanto ha detto stamani il Papa nella Basilica Vaticana durante la Santa Messa Crismale che precede il Triduo Pasquale. Durante il rito 1600 presbiteri della diocesi di Roma hanno rinnovato le promesse sacerdotali. Sono stati quindi benedetti gli olii per la celebrazione dei Sacramenti: l’olio dei catecumeni, l’olio dei malati e il sacro crisma. Il servizio di Sergio Centofanti.


(Canto)


Il Papa invita a riflettere sulla chiamata al sacerdozio. Ricorda che il sacerdote è chiamato a vegliare, a vivere costantemente con lo sguardo rivolto a Dio perché il mondo non si dimentichi di Dio:


“Il sacerdote deve essere uno che vigila. Deve stare in guardia di fronte alle potenze incalzanti del male. Deve tener sveglio il mondo per Dio. Deve essere uno che sta in piedi: dritto di fronte alle correnti del tempo. Dritto nella verità. Dritto nell’impegno per il bene. Lo stare davanti al Signore deve essere sempre, nel più profondo, anche un farsi carico degli uomini presso il Signore che, a sua volta, si fa carico di tutti noi presso il Padre. E deve essere un farsi carico di Lui, di Cristo, della sua parola, della sua verità, del suo amore”.


“Il sacerdote – ha aggiunto il Papa – deve essere una persona retta” e deve essere “impavido e disposto ad incassare per il Signore anche oltraggi”. Deve poi servire, ad imitazione di Cristo che si è donato “sino alla fine per gli uomini”. Benedetto XVI esorta i sacerdoti a non smettere di imparare: imparare a pregare “sempre di nuovo e sempre più profondamente”; “imparare a conoscere il Signore nella sua Parola” perchè l’annuncio sia efficace. Mette poi in guardia da “un pericolo: quello che il sacro … continuamente incontrato divenga …abitudine”:


“Si spegne così il timor riverenziale. Condizionati da tutte le abitudini, non percepiamo più il fatto grande, nuovo, sorprendente, che Egli stesso sia presente, ci parli, si doni a noi. Contro questa assuefazione alla realtà straordinaria, contro l’indifferenza del cuore dobbiamo lottare senza tregua, riconoscendo sempre di nuovo la nostra insufficienza e la grazia che vi è nel fatto che Egli si consegni così nelle nostre mani”.


C’è poi la dimensione fondamentale dell’obbedienza. “Il servo – afferma il Papa - sta sotto la parola: “Non sia fatta la mia, ma la tua volontà!” (Lc 22, 42). Con questa parola, Gesù nell’Orto degli ulivi ha risolto la battaglia decisiva contro il peccato, contro la ribellione del cuore caduto”:


“Il peccato di Adamo consisteva, appunto, nel fatto che egli voleva realizzare la sua volontà e non quella di Dio. La tentazione dell’umanità è sempre quella di voler essere totalmente autonoma, di seguire soltanto la propria volontà e di ritenere che solo così noi saremmo liberi; che solo grazie ad una simile libertà senza limiti l’uomo sarebbe completamente uomo, diventerebbe divino. Ma proprio così ci poniamo contro la verità”.


Siamo liberi – prosegue il Papa – solo nel “condividere la nostra libertà con gli altri” e “se entriamo nella volontà di Dio. Questa obbedienza fondamentale che fa parte dell’essere uomini, diventa ancora più concreta nel sacerdote”:


“Noi non annunciamo noi stessi, ma Lui e la sua Parola, che non potevamo ideare da soli. Non inventiamo la Chiesa così come vorremmo che fosse, ma annunciamo la Parola di Cristo in modo giusto solo nella comunione del suo Corpo. La nostra obbedienza è un credere con la Chiesa, un pensare e parlare con la Chiesa, un servire con essa. Rientra in questo sempre anche ciò che Gesù ha predetto a Pietro: ‘Sarai portato dove non volevi’. Questo farsi guidare dove non vogliamo è una dimensione essenziale del nostro servire, ed è proprio ciò che ci rende liberi. In un tale essere guidati, che può essere contrario alle nostre idee e progetti, sperimentiamo la cosa nuova – la ricchezza dell’amore di Dio”.


Il Papa rimanda infine al gesto della lavanda dei piedi con cui Cristo, “il vero Sommo Sacerdote del mondo” afferma di voler “essere il servo di tutti”:


“Con il gesto dell’amore sino alla fine Egli lava i nostri piedi sporchi, con l’umiltà del suo servire ci purifica dalla malattia della nostra superbia. Così ci rende capaci di diventare commensali di Dio. Egli è disceso, e la vera ascesa dell’uomo si realizza ora nel nostro scendere con Lui e verso di Lui. La sua elevazione è la Croce. È la discesa più profonda e, come amore spinto sino alla fine, è al contempo il culmine dell’ascesa, la vera ‘elevazione’ dell’uomo”.


(Canto)
















Con la Messa in Cena Domini in San Giovanni in Laterano il Papa dà il via ai riti del Triduo Pasquale: la riflessione di mons. Guido Marini



Oggi pomeriggio, alle 17.30, il Papa celebrerà nella Basilica di San Giovanni in Laterano la Messa in Cena Domini che dà inizio al Triduo Pasquale. Durante il rito Benedetto XVI, riproponendo il gesto di Gesù, laverà i piedi a 12 sacerdoti della diocesi di Roma. La Radio Vaticana seguirà in diretta la celebrazione a partire dalle 17.20. Sul significato della Messa nella Cena del Signore ascoltiamo mons. Guido Marini, Maestro delle Celebrazioni Liturgiche Pontificie, al microfono di Fabio Colagrande:




R. – La Messa del Giovedì Santo in Cena Domini porta particolarmente in evidenza da una parte l’istituzione dell’Eucaristia e quindi del sacerdozio e poi l’aspetto della carità e del dono di sé fino al dono della vita. In questo senso è particolarmente significativo il brano evangelico che quest’oggi verrà proclamato e ascoltato, quello della lavanda dei piedi. Questo gesto da una parte rivela il mistero di Dio che dona completamente se stesso per la salvezza dell’Uomo e dall’altra parte diventa anche un gesto esemplificativo che tutti siamo chiamati a riproporre nella nostra vita personale. E’ anche per questo motivo che, nel corso di questa celebrazione, è consuetudine che la colletta, cioè la raccolta delle offerte, venga destinata per l’aiuto ad una situazione di bisogno. Quest’anno è stato individuato un orfanotrofio, quello della “Edad de Oro”, presente a L’Avana, a Cuba. Nel corso poi di questa celebrazione, come sempre, c’è la reposizione del Santissimo all’altare, e dunque questa è una giornata, anche, in cui viene messo particolarmente in risalto il Santissimo Sacramento, dunque la presenza del Signore nella Santissima Eucaristia. Ed è così che dalla celebrazione della Cena del Signore deriva poi il tempo dell’adorazione, prolungata e silenziosa, davanti all’Eucaristia.




www.radiovaticana.org/it1/videonews_ita.asp?vaiflv=0000265.flv&vaiserver=A&vai=ctv_frame00265.jpg&var1=20/03/2008&var2=Vatican%20City&var3=Messa%20Crismale%20del%20Giovedì%20Santo&settimana=12&anno_perlinknav=2008&dal=16/03&...
+PetaloNero+
Thursday, March 20, 2008 3:10 PM
Benedetto XVI nomina nuovo vescovo di Locri-Gerace padre Giuseppe Fiorini Morosini, già superiore generale dell’Ordine dei Minimi


Il Papa ha nominato nuovo vescovo di Locri-Gerace padre Giuseppe Fiorini Morosini, già superiore generale dell’Ordine dei Minimi. Mons. Fiorini Morosini è nato a Paola il 27 novembre 1945. Nel 1955 è entrato nella Scuola Apostolica del Santuario di Paola per gli studi ginnasiali e liceali. Nel 1961 ha emesso i voti temporanei e l’8 dicembre 1966 quelli solenni. È stato ordinato sacerdote il 2 agosto 1969. Ha seguito i corsi di filosofia e di teologia presso la Pontificia Università Lateranense, laureandosi in teologia. Nel 1975 ha ottenuto il dottorato in filosofia all’Università di Messina. Ha svolto i seguenti incarichi: docente della Scuola Apostolica di Paola (1970-1974); vice-parroco a Lamezia Terme e docente di Storia e Filosofia nei licei statali (1974-1980); conferenziere e predicatore di corsi di esercizi spirituali e correttore (superiore) della Comunità dei Minimi di Lamezia Terme-Sembiase. È stato direttore dell’Ufficio Catechistico Diocesano di Lamezia Terme e direttore del Terz’Ordine (1980-1986); correttore provinciale a Paola (1986-1992); correttore e maestro dei novizi della nuova comunità di Vranov, nella Repubblica Ceca, (1992-1994); correttore generale per due mandati (1994-2006). È autore di numerose pubblicazioni riguardanti la figura del Fondatore e la spiritualità dell’Ordine dei Minimi.



www.radiovaticana.org
Questa è la versione 'lo-fi' dell Comunità Per visualizzare la versione completa click here
Tutti gli orari sono GMT+01:00. Adesso sono le 9:06 PM.
Copyright © 2000-2012 FreeForumZone snc - www.freeforumzone.com