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+PetaloNero+
Friday, March 07, 2008 4:54 PM
Da Petrus

Ecumenismo, il Pontefice invita Bartolomeo I al Sinodo dei Vescovi del prossimo Ottobre



CITTA’ DEL VATICANO - Nello ''spirito di Ravenna'', il patriarca ecumenico Bartolomeo I prendera' parte al Sinodo mondiale dei vescovi cattolici, in programma ad ottobre sul tema ''La parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa''. Lo rende noto AsiaNews, l'agenzia del Pontificio Istituto Missioni Estere. L'invito del Papa e' stato ufficializzato a Bartolomeo I nel colloquio privato delle scorse ore nel Palazzo Apostolico. La notizia dell'invito, finora non diffusa dalle fonti vaticane, giunge a conclusione della visita di Bartolomeo a Roma per i 90 anni del Pontificio Istituto Orientale. La presenza di esponenti di altre Chiese e confessioni cristiane e' ormai una prassi in occasione delle assemblee sinodali, fin da quando al Concilio Vaticano II Giovanni XXIII invito' i ''delegati fraterni''. Ma e' la prima volta che l'invito viene rivolto personalmente dal Papa a un patriarca ecumenico come Bartolomeo I e questa circostanza, scrive AsiaNews, testimonia ''la solennita' che ad esso si vuole dare ed il clima nel quale e' avvenuto''. Importante, rileva l'agenzia de Pime, anche il riferimento allo ''spirito di Ravenna'', ossia della riunione della ''Commissione mista internazionale per il dialogo teologico tra la Chiesa cattolica romana e la Chiesa ortodossa'' svoltasi a Ravenna, dall'8 al 14 ottobre 2007, definito ''un primo passo importante'' dal Cardinale Walter Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per l'Unita' dei cristiani, anche se ''la strada verso la piena unita' e' ancora molto lunga''. La presenza di Bartolomeo I alla XII assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi che si svolgera' in Vaticano dal 5 al 26 ottobre 2008 sara' probabilmente resa nota in modo ufficiale il prossimo 29 giugno, quando lo stesso patriarca guidera' la delegazione ortodossa che ogni annosi reca a Roma per prendere parte alla festa dei Santi Pietro e Paolo.





+PetaloNero+
Friday, March 07, 2008 9:21 PM
Molfetta, in migliaia ai funerali


Alle esequie erano presenti anche
il vicepresidente del Consiglio Massimo D’Alema e il ministro delle Politiche agricole Paolo De Castro



BARI
Hanno partecipano in migliaia ai funerali dei cinque operai morti nella tragedia del lavoro di Molfetta, in provincia di Bari. Sia all’interno della chiesa di Santa Maria della Pace che all’esterno erano numerosissimi i cittadini che hanno voluto testimoniare la solidarietà verso Guglielmo Mangano, Vincenzo Altomare, Luigi Farinola, Biagio Sciancalepre e Michele Tasca, deceduti a causa delle esalazioni di un’autocisterna nel cortile della "Truck Center". Alle esequie hanno partecipato il vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri Massimo D’Alema e il ministro delle Politiche agricole Paolo De Castro in rappresentanza del governo.

Il cordoglio di Benedetto XVI
Anche il papa Benedetto XVI ha fatto pervenire al vescovo di Molfetta Luigi Martella un telegramma con il quale, oltre alla sua preghiera, assicura la sua vicinanza e il suo cordoglio. Lo ha riferito, lo stesso presule nel corso dell’Omelia della messa per i cinque vittime nell’incidente sul lavoro lunedì scorso alla ’Truck Center’. «Il Sommo Pontefice -scrive il cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato del Vaticano- desidera manifestare la sua paterna e affettuosa vicinanza ai familiari delle persone tragicamente scomparse e all’intera comunità molfettese».


Inchiesta: 5 iscritti nel registtro degli indagati
Sarebbero cinque gli iscritti nel registro degli indagati nell’inchiesta condotta dalla Procura di Trani sulla tragedia alla Truck Center. L’iscrizione sarebbe un atto dovuto e riguarderebbero responsabili delle società a vario titolo coinvolte nella gestione del trasporto combinato e della manutenzione delle cisterne.

Ai parenti delle vittime 500 euro al mese
Ad alcuni pagherà solo il funerale. Per gli altri lo Stato italiano spenderà poche migliaia di euro l’anno: precisamente, 6.800 euro subito per i funerali, 34.000 euro l’anno finchè i figli non saranno maggiorenni e 20.000 euro l’anno fino alla morte delle tre vedove. In altri termini, ad ogni famiglia andranno circa 500 euro al mese, esclusi 280 euro a figlio fino al 18esimo anno di età. A tanto ammontano infatti le rendite che spettano ai familiari delle vittime della strage del Truck Center di Molfetta, in cui hanno perso la vita cinque persone.

(IL TEMPO)
+PetaloNero+
Saturday, March 08, 2008 2:56 PM
LE UDIENZE

Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina in Udienza:

S.E. Mons. Ivo Scapolo, Arcivescovo tit. di Tagaste, Nunzio Apostolico in Rwanda;

Ecc.mi Presuli della Conferenza Episcopale del Guatemala, in Visita "ad Limina Apostolorum":
S.E. Mons. Mario Alberto Molina Palma, O.A.R., Vescovo di Quiché;
S.E. Mons. Gonzalo de Villa y Vásquez, Vescovo di Sololá-Chimaltenango;
S.E. Mons. Pablo Vizcaíno Prado, Vescovo di Suchitepéquez-Retalhuleu;
S.E. Mons. Gabriel Peñate Rodríguez, Vescovo tit. di Succuba, Vicario Apostolico di Izabal;
Padre Octavio Sassu, O.P., Pro-Vicario del Vicariato Apostolico di El Petén.

Il Papa riceve questa mattina in Udienza:
Partecipanti all’Assemblea Plenaria del Pontificio Consiglio della Cultura.





RINUNCE E NOMINE





NOMINA DI MEMBRI DELLA CONGREGAZIONE PER LE CHIESE ORIENTALI

Il Santo Padre ha nominato Membri della Congregazione per le Chiese Orientali gli Em.mi Cardinali: Giovanni Battista Re, Prefetto della Congregazione per i Vescovi; Ivan Dias, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli; e William Joseph Levada, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede.



NOMINA DELL’INVIATO SPECIALE ALLE CELEBRAZIONI DEL 1350° ANNIVERSARIO DELLA NASCITA DI SAN WILLIBRORDO (LUSSEMBURGO, 11-13 MAGGIO 2008)

Il Papa ha nominato l’Em.mo Card. Godfried Danneels, Arcivescovo di Malines-Bruxelles, Suo Inviato Speciale alle celebrazioni del 1350° anniversario di nascita di San Willibrordo, che avranno luogo a Lussemburgo dall’11 al 13 maggio 2008.
+PetaloNero+
Saturday, March 08, 2008 2:57 PM
AVVISO DELL’UFFICIO DELLE CELEBRAZIONI LITURGICHE


CELEBRAZIONE DELLA PENITENZA PRESIEDUTA DAL SANTO PADRE BENEDETTO XVI

Giovedì 13 marzo 2008, alle ore 17, nella Basilica di San Pietro in Vaticano, il Santo Padre Benedetto XVI presiederà il Rito per la Riconciliazione di più penitenti con la confessione e l’assoluzione individuale.

Alla celebrazione prenderanno parte in particolare i giovani della Diocesi di Roma.

La celebrazione rappresenta anche un invito rivolto a tutti i fedeli perché vivano il tempo immediato di preparazione alla Pasqua del Signore, a conclusione dell’itinerario penitenziale della Quaresima, come momento propizio per la riconciliazione penitenziale, in modo di giungere purificati alla celebrazione dei Sacramenti pasquali.













Il Papa presiederà giovedì prossimo in San Pietro un rito penitenziale con la confessione di alcuni fedeli



Giovedì prossimo 13 marzo, alle ore 17, Benedetto XVI presiederà nella Basilica di San Pietro il Rito per la Riconciliazione di più penitenti con la confessione e l’assoluzione individuale. Alla celebrazione prenderanno parte in particolare i giovani della diocesi di Roma. Lo ha reso noto il Maestro delle Celebrazioni Liturgiche Pontificie, mons. Guido Marini.

“La celebrazione – sottolinea mons. Marini - rappresenta anche un invito rivolto a tutti i fedeli perché vivano il tempo immediato di preparazione alla Pasqua del Signore, a conclusione dell’itinerario penitenziale della Quaresima, come momento propizio per la riconciliazione penitenziale, in modo da giungere purificati alla celebrazione dei Sacramenti pasquali”.


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Saturday, March 08, 2008 2:58 PM
COMUNICATO DELLA SALA STAMPA DELLA SANTA SEDE

Dal 10 al 12 marzo corrente si riunirà, in Vaticano, la Commissione che il Papa Benedetto XVI ha istituito per studiare le questioni di maggiore importanza, relative alla vita della Chiesa in Cina. Fanno parte di detta Commissione i Superiori dei Dicasteri della Curia Romana, che sono competenti in materia, e alcuni rappresentanti dell’Episcopato cinese e di congregazioni religiose.

In questa prima riunione si prenderanno in esame le reazioni alla Lettera, che il Santo Padre ha indirizzato ai cattolici cinesi il 27 maggio 2007. Si approfondirà il ricco contenuto del Documento pontificio e, alla luce di esso, si considereranno i principali aspetti della vita della Chiesa in Cina.











Si riunisce in Vaticano la Commissione istituita da Benedetto XVI per studiare la situazione della Chiesa in Cina


Dal 10 al 12 marzo prossimo si riunirà, in Vaticano, la Commissione che Benedetto XVI ha istituito per studiare le questioni di maggiore importanza, relative alla vita della Chiesa in Cina. Lo rende noto la Sala Stampa vaticana. Fanno parte della Commissione i superiori dei dicasteri della Curia Romana, che sono competenti in materia, e alcuni rappresentanti dell’episcopato cinese e di congregazioni religiose. “In questa prima riunione – rileva la Sala Stampa - si prenderanno in esame le reazioni alla Lettera, che il Santo Padre ha indirizzato ai cattolici cinesi il 27 maggio 2007. Si approfondirà il ricco contenuto del documento pontificio e, alla luce di esso, si considereranno i principali aspetti della vita della Chiesa in Cina”.



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Saturday, March 08, 2008 3:00 PM
UDIENZA AI PARTECIPANTI ALL’ASSEMBLEA PLENARIA DEL PONTIFICIO CONSIGLIO DELLA CULTURA

Alle ore 12.30 di questa mattina, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Benedetto XVI riceve in Udienza i partecipanti all’Assemblea Plenaria del Pontificio Consiglio della Cultura e rivolge loro il discorso che pubblichiamo di seguito:


DISCORSO DEL SANTO PADRE

Signori Cardinali,
cari Fratelli nell'Episcopato e nel Sacerdozio,
gentili Signore, illustri Signori!

Sono lieto di accogliervi, in occasione dell'Assemblea Plenaria del Pontificio Consiglio della Cultura, congratulandomi per il lavoro che svolgete e, in particolare, per il tema scelto per questa Sessione: "La Chiesa e la sfida della secolarizzazione". È questa una questione fondamentale per il futuro dell’umanità e della Chiesa. La secolarizzazione, che spesso si muta in secolarismo abbandonando l’accezione positiva di secolarità, mette a dura prova la vita cristiana dei fedeli e dei pastori, e voi l’avete, durante i vostri lavori, interpretata e trasformata anche in una sfida provvidenziale così da proporre risposte convincenti ai quesiti e alle speranze dell’uomo, nostro contemporaneo.

Ringrazio l’Arcivescovo Mons. Gianfranco Ravasi, da pochi mesi Presidente del Dicastero, per le cordiali parole con le quali si è fatto vostro interprete e ha illustrato la scansione dei vostri lavori. Sono grato anche a voi tutti per l’impegno profuso nel far sì che la Chiesa si ponga in dialogo con i movimenti culturali di questo nostro tempo, e sia così conosciuto sempre più capillarmente l’interesse che la Santa Sede nutre per il vasto e variegato mondo della cultura. Oggi più che mai, infatti, la reciproca apertura tra le culture è un terreno privilegiato per il dialogo tra uomini e donne impegnati nella ricerca di un autentico umanesimo, aldilà delle divergenze che li separano. La secolarizzazione, che si presenta nelle culture come impostazione del mondo e dell’umanità senza riferimento alla Trascendenza, invade ogni aspetto della vita quotidiana e sviluppa una mentalità in cui Dio è di fatto assente, in tutto o in parte, dall’esistenza e dalla coscienza umana. Questa secolarizzazione non è soltanto una minaccia esterna per i credenti, ma si manifesta già da tempo in seno alla Chiesa stessa. Snatura dall’interno e in profondità la fede cristiana e, di conseguenza, lo stile di vita e il comportamento quotidiano dei credenti. Essi vivono nel mondo e sono spesso segnati, se non condizionati, dalla cultura dell’immagine che impone modelli e impulsi contraddittori, nella negazione pratica di Dio: non c’è più bisogno di Dio, di pensare a Lui e di ritornare a Lui. Inoltre, la mentalità edonistica e consumistica predominante favorisce, nei fedeli come nei pastori, una deriva verso la superficialità e un egocentrismo che nuoce alla vita ecclesiale.

La "morte di Dio" annunciata, nei decenni passati, da tanti intellettuali cede il posto ad uno sterile culto dell’individuo. In questo contesto culturale, c’è il rischio di cadere in un’atrofia spirituale e in un vuoto del cuore, caratterizzati talvolta da forme surrogate di appartenenza religiosa e di vago spiritualismo. Si rivela quanto mai urgente reagire a simile deriva mediante il richiamo dei valori alti dell’esistenza, che danno senso alla vita e possono appagare l’inquietudine del cuore umano alla ricerca della felicità: la dignità della persona umana e la sua libertà, l’uguaglianza tra tutti gli uomini, il senso della vita e della morte e di ciò che ci attende dopo la conclusione dell’esistenza terrena. In questa prospettiva il mio predecessore, il Servo di Dio Giovanni Paolo II, consapevole dei cambiamenti radicali e rapidi delle società, con insistenza richiamò l’urgenza di incontrare l’uomo sul terreno della cultura per trasmettergli il Messaggio evangelico. Proprio per questo istituì il Pontificio Consiglio della Cultura, per dare un nuovo impulso all’azione della Chiesa nel fare incontrare il Vangelo con la pluralità delle culture nelle varie parti del mondo (cfr Lettera al Card. Casaroli, in: AAS LXXIV, 6, pp. 683-688). La sensibilità intellettuale e la carità pastorale del Papa Giovanni Paolo II lo spinsero a mettere in risalto il fatto che la rivoluzione industriale e le scoperte scientifiche hanno permesso di rispondere a domande che prima erano parzialmente soddisfatte solo dalla religione. La conseguenza è stata che l’uomo contemporaneo ha spesso l’impressione di non aver più bisogno di nessuno per comprendere, spiegare e dominare l’universo; si sente il centro di tutto, la misura di tutto.

Più recentemente la globalizzazione, per mezzo delle nuove tecnologie dell’informazione, ha avuto non di rado come esito anche la diffusione in tutte le culture di molte componenti materialistiche e individualistiche dell’Occidente. Sempre più la formula "Etsi Deus non daretur" diventa un modo di vivere che trae origine da una specie di "superbia" della ragione – realtà pur creata e amata da Dio – la quale si ritiene sufficiente a se stessa e si chiude alla contemplazione e alla ricerca di una Verità che la supera. La luce della ragione, esaltata, ma in realtà impoverita, dall’Illuminismo, si sostituisce radicalmente alla luce della fede, alla luce di Dio (cfr Benedetto XVI, Allocuzione per l’incontro con l’Università di Roma "La Sapienza", 17 gennaio 2008). Grandi, perciò, sono le sfide con le quali la missione delle Chiesa deve confrontarsi in questo ambito. Quanto mai importante si rivela perciò l’impegno del Pontificio Consiglio della Cultura per un dialogo fecondo tra scienza e fede. È un confronto tanto atteso dalla Chiesa, ma anche dalla comunità scientifica, e vi incoraggio a proseguirlo. In esso la fede suppone la ragione e la perfeziona, e la ragione, illuminata dalla fede, trova la forza per elevarsi alla conoscenza di Dio e delle realtà spirituali. In questo senso la secolarizzazione non favorisce lo scopo ultimo della scienza che è al servizio dell’uomo, "imago Dei". Questo dialogo continui nella distinzione delle caratteristiche specifiche della scienza e della fede. Infatti, ognuna ha propri metodi, ambiti, oggetti di ricerca, finalità e limiti, e deve rispettare e riconoscere all’altra la sua legittima possibilità di esercizio autonomo secondo i propri principi (cfr Gaudium et spes, 36); entrambe sono chiamate a servire l’uomo e l’umanità, favorendo lo sviluppo e la crescita integrale di ciascuno e di tutti.

Esorto soprattutto i Pastori del gregge di Dio a una missione instancabile e generosa per affrontare, sul terreno del dialogo e dell’incontro con le culture, dell’annuncio del Vangelo e della testimonianza, il preoccupante fenomeno della secolarizzazione, che indebolisce la persona e la ostacola nel suo innato anelito verso la Verità tutta intera. Possano, così, i discepoli di Cristo, grazie al servizio reso in particolare dal vostro Dicastero, continuare ad annunciare Cristo nel cuore delle culture, perché Egli è la luce che illumina la ragione, l’uomo e il mondo. Siamo posti anche noi di fronte al monito rivolto all’angelo della Chiesa di Efeso: "Conosco le tue opere, la tua fatica e la tua costanza ... Ho, però, da rimproverarti che hai abbandonato il tuo primo amore" (Ap 2,2.4). Facciamo nostro il grido dello Spirito e della Chiesa: "Vieni!" (Ap 22,17), e lasciamoci invadere il cuore dalla risposta del Signore: "Sì, verrò presto!" (Ap 22,20). Egli è la nostra speranza, la luce per il nostro cammino, la forza per annunciare la salvezza con coraggio apostolico giungendo fino al cuore di tutte le culture. Dio vi assista nello svolgimento della vostra ardua ma esaltante missione!

Affidando a Maria, Madre della Chiesa e Stella della Nuova Evangelizzazione, il futuro del Pontificio Consiglio della Cultura e quello di tutti i suoi membri, vi imparto di tutto cuore la Benedizione Apostolica.







Benedetto XVI alla plenaria della Cultura: la Chiesa è minacciata dalla secolarizzazione, bisogna rafforzare il dialogo tra scienza e fede e richiamare l'umanità ai "valori alti"



La secolarizzazione, con i suoi condizionamenti che portano fino alla negazione di Dio, è penetrata, “già da tempo”, anche all’interno della Chiesa. L’affermazione di Benedetto XVI apre il suo intervento rivolto, questa mattina, ai partecipanti alla plenaria del Pontificio Consiglio della Cultura, che nei giorni scorsi si è riunita per dibattere sul tema “La Chiesa e la sfida della secolarizzazione”. Per vincere tale sfida, ha affermato il Papa, bisogna puntare sui “valori alti dell’esistenza” e sul dialogo rispettoso tra scienza e fede. Il servizio di Alessandro De Carolis:


Nella città secolarizzata, c’è spazio per capire e vivere ciò che l’arcivescovo Gianfranco Ravasi, nel suo indirizzo di saluto al Papa, ha definito una “sana secolarità”: si tratta della consapevolezza che il mondo non va idolatrato perché c’è una dimensione ideale che lo supera. La secolarizzazione, invece, ne è l’opposto. Essa è lo spazio nel quale la trascendenza smette di essere un punto verso il quale rivolgere lo sguardo, che invece preferisce concentrarsi, secondo il Papa, su uno “sterile culto dell’individuo”. Di Dio per la secolarizzazione si può fare a meno, perché è come - secondo la nota formula - “se non esistesse”. Con i teologi e i docenti della plenaria della Cultura, Benedetto XVI è tornato a stigmatizzare quella “superbia della ragione” che sta alla base di un modo, molto diffuso e contemporaneo, di intendere l’esistenza. Si tratta di una “minaccia” - ha constatato con allarme - che non colpisce solo i credenti immersi nel mondo, ma anche l’interno stesso della Chiesa:


“Snatura dall’interno e in profondità la fede cristiana e, di conseguenza, lo stile di vita e il comportamento quotidiano dei credenti. Essi vivono nel mondo e sono spesso segnati, se non condizionati, dalla cultura dell’immagine che impone modelli e impulsi contraddittori, nella negazione pratica di Dio: non c’è più bisogno di Dio, di pensare a Lui e di ritornare a Lui. Inoltre, la mentalità edonistica e consumistica predominante favorisce, nei fedeli come nei pastori, una deriva verso la superficialità e un egocentrismo che nuoce alla vita ecclesiale”.


In questo contesto culturale, ha osservato Benedetto XVI, “c’è il rischio di cadere in un’atrofia spirituale e in un vuoto del cuore, caratterizzati talvolta da forme surrogate di appartenenza religiosa e di vago spiritualismo”. E dunque:


“Si rivela quanto mai urgente reagire a simile deriva mediante il richiamo dei valori alti dell’esistenza, che danno senso alla vita e possono appagare l’inquietudine del cuore umano alla ricerca della felicità: la dignità della persona umana e la sua libertà, l’uguaglianza tra tutti gli uomini, il senso della vita e della morte e di ciò che ci attende dopo la conclusione dell’esistenza terrena”.


Ricordando l’idea basilare che indusse Giovanni Paolo II a istituire il dicastero vaticano della cultura - proprio per “incontrare” su questo terreno le istanze dell’uomo contemporaneo – Benedetto XVI ha ripetuto la necessità di rafforzare in modo “fecondo” il dialogo tra scienza e fede, così da smascherare in certo senso le pretese di quella regione che “si ritiene sufficiente a se stessa”. L’“incontro con le culture” e il dialogo scienza-fede, ha affermato il Papa:


“È un confronto tanto atteso dalla Chiesa, ma anche dalla comunità scientifica, e vi incoraggio a proseguirlo. In esso la fede suppone la ragione e la perfeziona, e la ragione, illuminata dalla fede, trova la forza per elevarsi alla conoscenza di Dio e delle realtà spirituali. (…) Questo dialogo continui nella distinzione delle caratteristiche specifiche della scienza e della fede. Infatti, ognuna ha propri metodi, ambiti, oggetti di ricerca, finalità e limiti, e deve rispettare e riconoscere all’altra la sua legittima possibilità di esercizio autonomo secondo i propri principi; entrambe sono chiamate a servire l’uomo e l’umanità, favorendo lo sviluppo e la crescita integrale di ciascuno e di tutti”.











www.radiovaticana.org/it1/videonews_ita.asp?vaiflv=0000247.flv&vaiserver=A&vai=ctv_frame00247.jpg&var1=08/03/2008&var2=Vatican%20City&var3=Papa:%20la%20secolarizzazione%20mette%20a%20rischio%20la%20fede%20e%20la%20Chiesa&settimana=10&anno_perlinknav=2008&dal=02/03&...
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Saturday, March 08, 2008 3:01 PM
E' morto il cardinale ghanese Peter Poreku Dery: aveva 89 anni. il cordoglio del Papa



Il Papa ha espresso in due diversi telegrammi il suo profondo cordoglio per la morte, giovedì scorso a Tamale, in Ghana, del cardinale Peter Poreku Dery, arcivescovo emerito di Tamale. Il 10 maggio prossimo avrebbe compiuto 90 anni. Benedetto XVI ha ricordato come il porporato abbia svolto "la predicazione del Vangelo in condizioni difficili, con l'amore di un padre, grande zelo e semplicità di cuore, sempre attento alle esigenze dei poveri". Il cardinale Poreku - ha sottolineato il Papa - lascia "una luminosa eredità di preghiera, umile obbedienza alla volontà di Dio e l'amore del prossimo".

Quarto di dieci figli, il cardinale Poreku apparteneva alla religione tradizionale dei Dagaaba. Convertito al cristianesimo dopo aver incontrato i Missionari d'Africa, è diventato a 32 anni il primo sacerdote del suo gruppo etnico. Consacrato vescovo nel 1960 da Giovanni XXIII, fu il primo a introdurre l'inculturazione liturgica nella propria diocesi componendo anche canti liturgici accompagnati da strumenti tradizionali. Impegnato nella formazione dei laici, ha fondato numerose scuole promuovendo l’istruzione. Per il suo contributo alla promozione dello sviluppo integrale della persona umana ha ricevuto premi e riconoscimenti ed ha ricoperto prestigiosi incarichi civili: è stato infatti membro del Consiglio di Stato e del «Ghana Education Service Council». È stato anche membro del Pontificio Consiglio per i Laici, coordinatore del Consiglio panafricano dei Laici, rresponsabile dell'organizzazione dell'apostolato laico in 9 aree africane e per due mandati presidente della Conferenza episcopale del Ghana. Nel 2006 Benedetto XVI lo aveva creato cardinale non elettore in considerazione dei servizi da lui resi alla Chiesa “con esemplare fedeltà ed ammirevole dedizione”.



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Saturday, March 08, 2008 3:02 PM
Visita del Papa al Centro giovanile internazionale ‘San Lorenzo’ a 25 anni dalla sua istituzione




Benedetto XVI si recherà domattina presso la Chiesa romana di San lorenzo "in Piscibus" per celebrare una Messa in occasione del 25.mo anniversario del Centro internazionale giovanile San Lorenzo, voluto da Giovanni Paolo II. La nostra emittente seguirà l'evento a partire dalle 9.50. Ma per saperne di più su questo Centro giovanile Giovanni Peduto ha intervistato il responsabile mons. Francis Kohn:

R. – Il Papa Giovanni Paolo II lo ha voluto 25 anni fa per accogliere, qui a Roma, tutti i giovani che vengono in pellegrinaggio, per essere quindi un centro di accoglienza, di preghiera, di formazione ed anche di evangelizzazione. E’ diventato anche un punto di riferimento molto importante per tutti i giovani studenti o lavoratori che sono a Roma e restano a viverci per alcuni anni. Da più di 25 anni il Centro ha quindi questa missione di accogliere tanti giovani soli o in gruppi che vengono a Roma, dando loro un aiuto spirituale ed anche concreto per organizzare i pellegrinaggi. E’ un luogo situato accanto a San Pietro e caratterizzato da una bellissima chiesa romanica forse poco conosciuta, proprio perché nascosta, dove molti giovani hanno fatto questa esperienza personale dell’incontro con il Signore, vedendo la loro vita cambiata.


D. – Come vi state preparando per accogliere il Santo Padre?


R. – E’ per noi una grande gioia. Sono in corso ovviamente tanti preparativi ed è per noi anche l’occasione di coinvolgere tutti questi giovani che lavorano nel Centro. Il Centro dipende dal Pontificio Consiglio per i Laici, ma fin dall’inizio è animato da una piccola squadra della Comunità dell’Emmanuel, con l’aiuto di diversi movimenti e diverse comunità. Questa era la volontà del Consiglio, di affidare cioè a movimenti ed associazioni di giovani l’animazione del Centro. E’ la prima volta che viene il Papa Benedetto XVI, ma non è la prima volta che ci viene a trovare Ratzinger. E’, venuto diverse volte da cardinale, anche perché vengono spesso invitati molti vescovi e cardinali della Curia Romana o soltanto di passaggio a Roma per celebrare la Messa per questi giovani. Il cardinale Ratzinger è, dunque, venuto diverse volte ed ha molto apprezzato il Centro in passato ed è stato anche lui molto apprezzato dai giovani quando è venuto per celebrare la Messa. E’, dunque, per tutti noi una grande gioia ed una grande attesa, perché aspettiamo la conferma della vocazione del Centro. Sapendo che questa Messa del 9 marzo rappresenterà l’inaugurazione di una settimana di festività, caratterizzata da grandi eventi, soprattutto da giovedì 13 marzo alla domenica delle Palme 16 marzo.


D. – Si tratta, infatti, della settimana che ci prepara alla Domenica delle Palme che è la Giornata mondiale della Gioventù. Vuole parlarci di queste iniziative?


R. – Posso dire brevemente che il giovedì 13 marzo, che è il giorno dell’anniversario dell’istituzione del Centro e che corrisponde esattamente all’incontro annuale del Santo Padre con i giovani di Roma, sarà celebrata la Messa, in serata, presieduta dal cardinale Rylko, alla quale seguirà una veglia animata dalla diocesi di Roma e la Croce delle GMG verrà portata dalla Basilica di San Pietro fino a San Lorenzo dopo l’incontro con il Papa. Anche il venerdì sarà caratterizzato da una Messa e da una veglia di preghiera con la Comunità di Taizé, che ha animato in passato il Centro con diversi movimenti. Tutta la mattina di sabato, che per noi è molto importante, sarà dedicata ad un momento di riflessione e di testimonianze di tante persone che nel passato hanno collaborato al centro. Sarà una giornata conviviale caratterizzata da una serata che si svolgerà proprio intorno alla Croce della GMG, che sarà animata dai giovani della comunità dell’Emmanuel. Il tutto si concluderà esattamente con la Domenica delle Palme, che avrà quest’anno la stessa tematica della GMG di Sydney, incentrata sullo Spirito Santo. Il Papa ha voluto, infatti, che a Sydney venisse approfondita la persona dello Spirito Santo, affinché i giovani del mondo, cristiani e non, possano conoscere personalmente lo Spirito Santo e quindi vivere, nella loro vita, della sua presenza, ed affinché questo incontro di Sydney sia per tutta la Chiesa australiana ed universale una nuova Pentecoste, così come ha scritto il Papa nel suo messaggio ai giovani: “una Pentecoste rinnovata”. La tematica scelta dal Papa, tratta dagli Atti degli Apostoli, “Lo Spirito Santo e voi diventerete testimoni nel mondo” rappresenta quindi un invito per tutti i giovani del mondo ad accogliere personalmente lo Spirito Santo che hanno già ricevuto nel Battesimo, a prendere coscienza della sua presenza per diventare quei nuovi evangelizzatori, di cui il mondo ha bisogno.


D. – Ovviamente per le celebrazioni del 25.mo del Centro San Lorenzo saranno presenti non solo giovani romani, ma anche provenienti da altri Paesi…


R. – Certamente, anche perché per il Giubileo del Centro abbiamo invitato tutte le persone responsabili che hanno lavorato e collaborato con il Centro nel passato ed anche i cappellani che hanno lavorato con noi. Ovviamente non tutti potranno essere presenti, ma ce ne sono anche molti che verranno. Questo dimostra quante persone, che hanno dedicato anche soltanto due anni della loro vita e che ora per la maggioranza hanno vent’anni di più e sono spesso sposati e hanno dei figli, oggi dicono che la loro permanenza al Centro, vista proprio come nel cuore della Chiesa, è stata per loro un tempo fondamentale, che ha cambiato la loro vita, la loro impostazione umana e spirituale.








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Saturday, March 08, 2008 7:51 PM
La partecipazione di Benedetto XVI alla tragedia del lavoro di Molfetta


Grande partecipazione ieri pomeriggio ai funerali dei cinque operai morti nella tragedia del lavoro di Molfetta. Alle esequie, svoltesi all'interno della chiesa di Santa Maria della Pace, a Molfetta, erano presenti moltissimi i cittadini e diverse autorità politiche che hanno voluto dare l’ultimo saluto ai lavoratori deceduti a causa delle esalazioni di un’autocisterna. Anche Benedetto XVI ha voluto esprimere la sua partecipazione in un telegramma inviato al vescovo della diocesi pugliese, mons. Luigi Martella. Nel messaggio, a firma del cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone, Benedetto XVI, assicurando la sua preghiera, esprime “la sua paterna e affettuosa vicinanza ai familiari delle persone tragicamente scomparse e all’intera comunità molfettese, esprimendo viva partecipazione al loro dolore”.



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Sunday, March 09, 2008 2:46 PM
SANTA MESSA NELLA CHIESA DI SAN LORENZO IN PISCIBUS NEL 25° ANNIVERSARIO DEL CENTRO INTERNAZIONALE GIOVANILE SAN LORENZO

Questa mattina alle ore 10 il Santo Padre Benedetto XVI ha celebrato la Santa Messa nella Chiesa di San Lorenzo in Piscibus, in occasione del 25.mo anniversario dell’istituzione del Centro Internazionale Giovanile San Lorenzo, inaugurato da Papa Giovanni Paolo II il 13 marzo 1983.

Al Suo arrivo in via Pfeiffer, il Papa è stato accolto dai Cardinali: Paul Josef Cordes, Titolare della Chiesa di San Lorenzo in Piscibus; Stanisław Ryłko, Presidente del Pontificio Consiglio per i Laici; José Saraiva Martins, Responsabile del Palazzo di Via Pfeiffer 10, e Renato Raffaele Martino.

Nel corso della Celebrazione Eucaristica - alla quale hanno preso parte gli animatori del Centro e che è stata introdotta dagli indirizzi di omaggio del Cardinale Stanisław Ryłko, Presidente del Pontificio Consiglio per i Laici e di due giovani - dopo la proclamazione del Vangelo, il Papa ha pronunciato l'omelia.


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+PetaloNero+
Sunday, March 09, 2008 2:48 PM
LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELL’ANGELUS


Di ritorno dalla visita al Centro Internazionale Giovanile San Lorenzo, dove ha celebrato la Santa Messa, a mezzogiorno il Santo Padre Benedetto XVI si affaccia alla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare l’Angelus con i fedeli ed i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro per il consueto appuntamento domenicale.
Queste le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana:



PRIMA DELL’ANGELUS

Cari fratelli e sorelle,

nel nostro itinerario quaresimale siamo giunti alla Quinta Domenica, caratterizzata dal Vangelo della risurrezione di Lazzaro (Gv 11,1-45). Si tratta dell’ultimo grande "segno" compiuto da Gesù, dopo il quale i sommi sacerdoti riunirono il Sinedrio e deliberarono di ucciderlo; e decisero di uccidere anche lo stesso Lazzaro, che era la prova vivente della divinità di Cristo, Signore della vita e della morte. In realtà, questa pagina evangelica mostra Gesù quale vero Uomo e vero Dio. Anzitutto l’evangelista insiste sulla sua amicizia con Lazzaro e le sorelle Marta e Maria. Egli sottolinea che a loro "Gesù voleva molto bene" (Gv 11,5), e per questo volle compiere il grande prodigio. "Il nostro amico Lazzaro s’è addormentato, ma io vado a svegliarlo" (Gv 11,11) – così parlò ai discepoli, esprimendo con la metafora del sonno il punto di vista di Dio sulla morte fisica: Dio la vede appunto come un sonno, da cui ci può risvegliare. Gesù ha dimostrato un potere assoluto nei confronti di questa morte: lo si vede quando ridona la vita al giovane figlio della vedova di Nain (cfr Lc 7,11-17) e alla fanciulla di dodici anni (cfr Mc 5,35-43). Proprio di lei disse: "Non è morta, ma dorme" (Mc 5,39), attirandosi la derisione dei presenti. Ma in verità è proprio così: la morte del corpo è un sonno da cui Dio ci può ridestare in qualsiasi momento.

Questa signoria sulla morte non impedì a Gesù di provare sincera com-passione per il dolore del distacco. Vedendo piangere Marta e Maria e quanti erano venuti a consolarle, anche Gesù "si commosse profondamente, si turbò" e infine "scoppiò in pianto" (Gv 11,33.35). Il cuore di Cristo è divino-umano: in Lui Dio e Uomo si sono perfettamente incontrati, senza separazione e senza confusione. Egli è l’immagine, anzi, l’incarnazione del Dio che è amore, misericordia, tenerezza paterna e materna, del Dio che è Vita. Perciò dichiarò solennemente a Marta: "Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno". E aggiunse: "Credi tu questo?" (Gv 11,25-26). Una domanda che Gesù rivolge ad ognuno di noi; una domanda che certamente ci supera, supera la nostra capacità di comprendere, e ci chiede di affidarci a Lui, come Lui si è affidato al Padre. Esemplare è la risposta di Marta: "Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che deve venire nel mondo" (Gv 11,27). Sì, o Signore! Anche noi crediamo, malgrado i nostri dubbi e le nostre oscurità; crediamo in Te, perché Tu hai parole di vita eterna; vogliamo credere in Te, che ci doni una speranza affidabile di vita oltre la vita, di vita autentica e piena nel tuo Regno di luce e di pace.

Affidiamo questa preghiera a Maria Santissima. Possa la sua intercessione rafforzare la nostra fede e la nostra speranza in Gesù, specialmente nei momenti di maggiore prova e difficoltà.



DOPO L’ANGELUS

Nei giorni scorsi, la violenza e l’orrore hanno nuovamente insanguinato la Terra Santa, alimentando una spirale di distruzione e di morte che sembra non avere fine. Mentre vi invito a domandare con insistenza al Signore Onnipotente il dono della pace per quella regione, desidero affidare alla Sua misericordia le tante vittime innocenti ed esprimere solidarietà alle famiglie e ai feriti.

Incoraggio, inoltre, le Autorità israeliane e palestinesi nel loro proposito di continuare a costruire, attraverso il negoziato, un futuro pacifico e giusto per i loro popoli e a tutti chiedo, in nome di Dio, di lasciare le vie tortuose dell’odio e della vendetta e di percorrere responsabilmente cammini di dialogo e di fiducia.

È questo il mio auspicio anche per l’Iraq, mentre trepidiamo ancora per la sorte di Sua Eccellenza Mons. Rahho e di tanti iracheni che continuano a subire una violenza cieca ed assurda, certamente contraria ai voleri di Dio.

Giovedì prossimo, 13 marzo, alle ore 17,30, presiederò nella Basilica di San Pietro una Liturgia Penitenziale per i giovani della Diocesi di Roma. Sarà un momento forte di preparazione alla XXIII Giornata Mondiale della Gioventù, che celebreremo la Domenica delle Palme e che culminerà nel luglio prossimo con il grande incontro di Sydney. Cari giovani di Roma, vi invito tutti a questo appuntamento con la Misericordia di Dio! Ai sacerdoti e ai responsabili raccomando di favorire la partecipazione dei giovani facendo proprie le parole dell’apostolo Paolo: "Noi fungiamo da ambasciatori per Cristo: … lasciatevi riconciliare con Dio" (2 Cor 5,20).

Je vous salue, chers amis de langue française, particulièrement vous, les citoyens haïtiens venus, à l’occasion du vingt-cinquième anniversaire de la visite de Jean-Paul II en Haïti, qui coïncide avec la visite ad limina de vos Évêques. Il me plaît de rappeler en cette circonstance particulièrement significative l’invitation lancée par mon Prédécesseur : Que Dieu vous permette avec toutes les forces vives de vôtre Nation pleine de jeunesse de construire pour chaque personne un avenir digne de l’homme, digne de la foi chrétienne (9. 3.1983). Avec ma Bénédiction apostolique.

My greetings to all the English-speaking visitors and pilgrims, especially to the members of the European Parents Association and to the staff and students of Saint Patrick’s Evangelization School from Soho, London. In this Sunday’s Gospel, we hear how Jesus raised his friend Lazarus from the dead. We also hear how Martha, in the midst of her grief, was able to make her great profession of faith: "Yes, Lord, I believe that you are the Christ, the Son of God, he who is coming into the world." As we approach the season of Our Lord’s Passion, we pray that our own faith may be strengthened, so that we too can place all our hope in him who is the resurrection and the life. Upon all of you here today, and upon your families and loved ones at home, I invoke God’s abundant blessings.

Gerne heiße ich alle Pilger und Besucher aus dem deutschen Sprachraum willkommen. Gott macht lebendig und schenkt Leben, das nicht vergeht. Jesus Christus ist gekommen, um uns dieses unvergängliche Leben zu bringen. Durch die Macht seiner Liebe hat Er den Tod besiegt. „Ich bin die Auferstehung und das Leben. Wer an mich glaubt, wird leben, auch wenn er stirbt", sagt der Herr. Im Glauben an Christus haben wir schon jetzt teil an der Auferstehung. Mit Ihm wollen wir den Weg unseres Lebens gehen. Euch allen wünsche ich einen gesegneten fünften Fastensonntag und eine gute Woche.

Saludo con afecto a los peregrinos de lengua española que participan en esta oración mariana, en particular a los alumnos del Instituto de Enseñanza Secundaria La Poveda de Arganda del Rey (Madrid). En este quinto Domingo de Cuaresma, la Iglesia nos invita a contemplar a Cristo, siempre compasivo con los tristes y afligidos, y a vivir de aquel mismo amor que lo movió a entregarse a la muerte por la salvación del mundo. Muchas gracias.

Saúdo os peregrinos de língua portuguesa, nomeadamente o grupo de brasileiros presentes em Roma, a todos desejando frutuosa caminhada quaresmal que vivifique e robusteça sua confiança em Cristo, único Salvador do mundo. Sobre vós e vossas comunidades de origem e destino, a minha Bênção.

Pozdrawiam wszystkich Polaków. W liturgii dzisiejszej niedzieli Chrystus mówi: „Ja jestem zmartwychwstaniem i życiem. Kto we mnie wierzy, choćby i umarł, żyć będzie". Przyjmijmy z wiarą to zapewnienie, aby zawsze trwała w nas nadzieja na nowe życie w Jego chwale. Niech przeżywanie tajemnic męki i śmierci Pana przybliża nas do udziału w owocach zbawienia. Niech wam Bóg błogosławi.

[Saluto tutti i polacchi. Nella liturgia odierna Cristo dice: "Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà". Accogliamo con fede questa asserzione, affinché perduri in noi la speranza della vita nuova nella sua gloria. Vivere i misteri della passione e della morte del Signore ci conduca a partecipare ai frutti della salvezza. Dio vi benedica.]

Saluto con affetto i pellegrini di lingua italiana, in particolare i partecipanti al convegno della Federazione Opere Educative, il folto gruppo di ragazzi del Decanato di Rho, i fedeli provenienti da Venezia, Mestre, Perugia e Cremona, il Centro di Formazione Professionale del quartiere Paolo VI in Taranto, la Scuola "Don Carlo Costamagna" di Busto Arsizio, i "Marinai d’Italia" e i donatori di sangue di Grado. A tutti auguro una buona domenica.













Appelli di Benetto XVI all'Angelus per la Terra Santa e per l'Iraq: in nome di Dio, lasciate le vie dell'odio e della vendetta. Il Papa invita i giovani alla Liturgia di giovedì prossimo in vista della GMG



Pace e solidarietà per la Terra Santa, al posto della violenza e dell’orrore. Trepidazione per la sorte dell’arcivescovo caldeo, mons. Rahho, e per gli iracheni ancora vittime di una “violenza cieca e assurda”. E’ stato questo il doppio appello di Benedetto XVI, risuonato al termine dell’Angelus di stamattina in Piazza San Pietro. Poco prima, il Papa - ispirato dal Vengelo della quinta Domenica di Quaresima, che racconta della risurrezione di Lazzaro - aveva affermato che, secondo la fede, “la morte del corpo è un sonno da cui Dio ci può risvegliare in qualsiasi momento”. Quindi, dopo gli appelli per la Terra Santa e l’Iraq, il Pontefice ha invitato i giovani romani alla Liturgia penitenziale in San Pietro di giovedì prossimo, in preparazione alla GMG di Sydney. Il servizio di Alessandro De Carolis:


“Nei giorni scorsi, la violenza e l’orrore hanno nuovamente insanguinato la Terra Santa, alimentando una spirale di distruzione e di morte che sembra non avere fine. Mentre vi invito a domandare con insistenza al Signore Onnipotente il dono della pace per quella regione, desidero affidare alla Sua misericordia le tante vittime innocenti ed esprimere solidarietà alle famiglie e ai feriti”.


L’Angelus che parla di risurrezione e di fede in Cristo datore di Vita porta il Papa ha considerare, subito dopo la preghiera mariana, la barbarie sanguinosa che è tornata a sferrare un nuovo colpo alle speranza di pace del Medio Oriente:

“Incoraggio le autorità israeliane e palestinesi nel loro proposito di continuare a costruire, attraverso il negoziato, un futuro pacifico e giusto per i loro popoli e a tutti chiedo, in nome di Dio, di lasciare le vie tortuose dell’odio e della vendetta e di percorrere responsabilmente cammini di dialogo e di fiducia”.


E subito dopo, un altro scenario, teatro di altri drammi e di una attesa angosciosa per Benedetto XVI:

"E’ questo il mio auspicio anche per l’Iraq, mentre trepidiamo ancora per la sorte di sua eccellenza Mons. Rahho e di tanti iracheni che continuano a subire una violenza cieca ed assurda, certamente contraria ai voleri di Dio".


Prima di dare voce alle sue preoccupazioni e alla sua preghiera per i drammi dei Paesi mediorientali, Benedetto XVI aveva parlato di vita e di morte, di fede e di speranza, seguendo il filo del Vangelo sulla risurrezione di Lazzaro. Il suo ritorno alla vita, ha detto in certo senso, è un preannuncio di morte per Gesù. Perché in quell’“ultimo grande segno” - la risurrezione pubblica del fratello di Marta e Maria - Cristo dà ai Sommi sacerdoti del Sinedrio e agli scribi la “prova vivente della sua divinità”: è il miracolo che scatena in loro la volontà di uccidere il Nazareno. Ma è anche un episodio che assomma in sé i grandi valori dell’umanità - amicizia e dunque compassione e dolore per la morte di una persona amata - e l’essenza stessa della missione terrena di Gesù: la vittoria di Dio sulla morte. “Il nostro amico Lazzaro s’è addormentato, ma io vado a svegliarlo”, dice Gesù ai discepoli, stupiti. Dio, ha affermato il Papa, vede la morte fisica “come un sonno, da cui ci si può risvegliare”:

“Questa signoria sulla morte non impedì a Gesù di provare sincera compassione per il dolore del distacco. Vedendo piangere Marta e Maria e quanti erano venuti a consolarle, anche Gesù ‘si commosse profondamente, si turbò’ e infine ‘scoppiò in pianto’. Il cuore di Cristo è divino-umano: in Lui Dio e Uomo si sono perfettamente incontrati, senza separazione e senza confusione. Egli è l’immagine, anzi, l’incarnazione del Dio che è amore, misericordia, tenerezza paterna e materna, del Dio che è Vita”.


Anche Marta, sorella di Lazzaro, all’arrivo apparentemente tardivo di Gesù, si lasciò andare allo sconforto. Ma ebbe il privilegio di sentire dalle labbra stesse del Maestro l’affermazione che è il cuore del messaggio cristiano: “Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno”. E come Cristo chiese subito dopo a Marta: “Credi tu questo?”, allo stesso modo, da duemila anni la medesima domanda - ha ribadito il Papa - Gesù la “rivolge a ognuno di noi:

“Una domanda che certamente ci supera, supera la nostra capacità di comprendere, e ci chiede di affidarci a Lui, come Lui si è affidato al Padre. Esemplare è la risposta di Marta: “Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che deve venire nel mondo”. Sì, o Signore! Anche noi crediamo, malgrado i nostri dubbi e le nostre oscurità; crediamo in Te, perché Tu hai parole di vita eterna; vogliamo credere in Te, che ci doni una speranza affidabile di vita oltre la vita, di vita autentica e piena nel tuo Regno di luce e di pace”.


Un grande applauso si è levato dalla folla raccolta sotto la finestra del Papa quando Benedetto XVI - nei saluti in sette lingue del post-Angelus - ha invitato i giovani della diocesi di Roma alla Liturgia Penitenziale di giovedì 13 marzo, da lui presieduta alle ore 17.30 nella Basilica di San Pietro:

“Sarà un momento forte di preparazione alla XXIII Giornata Mondiale della Gioventù, che celebreremo la Domenica delle Palme e che culminerà nel luglio prossimo con il grande incontro di Sydney. Cari giovani di Roma, vi invito tutti a questo appuntamento con la Misericordia di Dio! Ai sacerdoti e ai responsabili raccomando di favorire la partecipazione dei giovani facendo proprie le parole dell’apostolo Paolo: ‘Noi fungiamo da ambasciatori per Cristo:… lasciatevi riconciliare con Dio’”.







www.radiovaticana.org/it1/videonews_ita.asp?vaiflv=0000249.flv&vaiserver=A&vai=ctv_frame00249.jpg&var1=09/03/2008&var2=Vatican%20City&var3=Lasciare%20le%20vi...
+PetaloNero+
Sunday, March 09, 2008 4:36 PM
L’uomo in stato embrionale o di coma non perde la sua dignità: così il Papa durante la Messa nella chiesa romana di San Lorenzo, nel 25.mo anniversario dell’omonimo Centro internazionale giovanile





“L’uomo è sempre uomo con tutta la sua dignità, anche se in stato di coma, anche se embrione”. Benedetto XVI lo ha ribadito stamani, prendendo spunto dal brano evangelico sulla resurrezione di Lazzaro, durante la Messa da lui presieduta nella Chiesa romana di San Lorenzo in Piscibus. Qui il Pontefice ha celebrato, alla presenza di decine di ragazzi provenienti da tutto il mondo, il 25. mo anniversario del “Centro internazionale giovanile San Lorenzo”, inaugurato da Giovanni Paolo II il 13 marzo 1983. Il servizio di Silvia Gusmano:


"Un piccolo luogo semplice all’ombra del Cupolone di San Pietro". Così, stamani, il presidente del Pontificio Consiglio per i Laici, il cardinale Stanislaw Rylko ha definito il Centro internazionale San Lorenzo, istituito da Giovanni Paolo II perchè accogliesse i giovani pellegrini provenienti da tutto il mondo e diventasse “fucina di formazione di autentici cristiani”. La settimana di celebrazioni per il 25.mo anniversario della sua fondazione si è aperta con la Santa Messa presieduta da Benedetto XVI nell’adiacente piccola chiesa romanica di San Lorenzo.


Tanti i giovani presenti, molti dei quali protagonisti della storia e della gestione del Centro: tutti raccolti intorno alla Croce, simbolo della Giornata Mondiale della Gioventù di cui, sempre per volontà di Giovanni Paolo II, sono i custodi. A loro, durante l’omelia, il Pontefice si è rivolto chiedendo in che modo l’uomo debba vivere, in che modo morire. Commentando il Vangelo di Giovanni sulla Resurrezione di Lazzaro e, mettendo da parte il testo scritto, il Santo Padre ha spiegato ai ragazzi qual è il posto dell’uomo nel “Grande albero della vita”:

“Ma l’uomo pur essendo parte di questo grande biocosmo, lo trascende perché, certo l’uomo è sempre uomo con tutta la sua dignità, anche se in stato di coma, anche se embrione, ma se vive solo biologicamente non sono sviluppate e realizzate tutte le potenzialità del suo essere e si aprono nuove dimensioni”.


La prima dimensione è quella della conoscenza, ha proseguito Benedetto XVI, una conoscenza che nell’uomo, a differenza degli animali, si identifica con una “sete di infinito”. Tutti aspiriamo a “bere dalla fonte stessa della vita” e per farlo ci affidiamo alla “seconda dimensione della natura umana”: l’amore:




“L’uomo non è solo un essere che conosce, ma vive in relazione di amicizia e di amore. Oltre alla dimensione della conoscenza e della verità esiste, inseparabile da questa, la dimensione della relazione. Qui si avvicina più alla fonte della vita, della quale vuol bere per avere vita in abbondanza, la vita stessa”.


La scienza, ha continuato il Papa, e la medicina in particolare, rappresentano una grande lotta per vita, ma non possono soddisfare il bisogno di eternità che è proprio dell’uomo. Neanche se venisse scoperta la pillola dell’immortalità:


“Immaginiamo che cosa succederebbe con una vita biologica immortale dell’uomo: un mondo invecchiato, un mondo che non lascerebbe più spazio per i giovani, per la gioventù, per questa novità di vita. Quindi questo non può essere quel tipo di immortalità del bere dalla fonte della vita, che noi tutti desideriamo”.


L’unico vero farmaco dell’immortalità - ha concluso il Pontefice - è l’Eucaristia e la certezza di essere amati e aspettati da Dio, sempre. Grande la commozione dei giovani che hanno arricchito la celebrazione pregando e cantando in più lingue e ringraziando così Benedetto XVI:




"Grazie Santo Padre per essere per noi un pastore ed un padre. Grazie per la sua preghiera, per le parole che ci rivolge e per i messaggi che ci scrive. Ci mettono alla presenza di Cristo, ci invitano a contemplare e ad amare Colui che non toglie nulla e dona tutto".


Un incontro e una giornata che, come ha osservato il cardinale Rylko, rappresentano un’altra pietra miliare nella storia di questa piccola casa tra le braccia di San Pietro.




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Paparatzifan
Sunday, March 09, 2008 6:00 PM
Re:
+PetaloNero+, 09/03/2008 16.36:

L’uomo in stato embrionale o di coma non perde la sua dignità: così il Papa durante la Messa nella chiesa romana di San Lorenzo, nel 25.mo anniversario dell’omonimo Centro internazionale giovanile


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Mamma mia, come mi sono commossa ascoltandolo! Mi sono venute le lacrime agli occhi...

+PetaloNero+
Monday, March 10, 2008 2:38 PM
SANTA MESSA NEL XXV ANNIVERSARIO
DEL CENTRO INTERNAZIONALE GIOVANILE SAN LORENZO

OMELIA DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI

Chiesa di San Lorenzo “in piscibus”, Via Pfeiffer, Roma
V Domenica di Quaresima, 9 marzo 2008





Signori Cardinali,
venerati fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
cari fratelli e sorelle!

È per me una grande gioia poter commemorare insieme con voi, in questa bella chiesa romanica, il 25° anniversario del Centro Internazionale Giovanile San Lorenzo, voluto dall’amato Papa Giovanni Paolo II in prossimità della Basilica di San Pietro e da lui inaugurato il 13 marzo del 1983. La Santa Messa che qui viene celebrata ogni venerdì sera costituisce per molti giovani, venuti da varie parti del mondo per studiare nelle università romane, un importante appuntamento spirituale e una significativa occasione per prendere contatto con Cardinali e Vescovi della Curia Romana, come pure con Vescovi dei cinque continenti di passaggio a Roma per le loro visite ad limina. Sono venuto qui, come avete ricordato, non poche volte anch’io a celebrare l’Eucaristia quando ero Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, ed è stata sempre una bella esperienza incontrare ragazzi e ragazze di tante regioni della terra che in questo Centro trovano un importante punto di accoglienza e di riferimento.

Ed è proprio a voi, cari giovani, che rivolgo anzitutto il mio cordiale saluto, ringraziandovi per la calorosa accoglienza che mi avete riservato. Saluto inoltre tutti voi che avete voluto intervenire a questa solenne, e ad un tempo familiare, celebrazione. Saluto in modo speciale i Signori Cardinali e i Presuli presenti. Tra di essi permettete che citi in particolare il Cardinale Paul Josef Cordes, titolare di questa chiesa di San Lorenzo in Piscibus, ed il Cardinale Stanisław Ryłko, Presidente del Pontificio Consiglio per i Laici, che ringrazio per le gentili espressioni di benvenuto rivoltemi all’inizio della Santa Messa, insieme ai due portavoce dei giovani. Saluto Mons. Josef Clemens, Segretario del Pontificio Consiglio, l’équipe di giovani, sacerdoti e seminaristi che animano questo Centro sotto la guida della Sezione Giovani del medesimo Dicastero, e quanti a vario titolo offrono il loro apporto. Mi riferisco alle Associazioni, ai Movimenti e alle Comunità qui rappresentate, con una menzione speciale per la Comunità dell’Emmanuele, che da vent’anni coordina con grande fedeltà le diverse iniziative e che ha creato una Scuola di Missione a Roma, da cui provengono alcuni dei giovani qui presenti. Saluto inoltre i cappellani e i volontari che qui hanno lavorato nei passati venticinque anni al servizio della gioventù. A tutti e ciascuno il mio affettuoso saluto.

Veniamo adesso al Vangelo di questo giorno dedicato ad un tema grande, fondamentale: che cosa è la vita? che cosa è la morte? come vivere? come morire? San Giovanni, per farci meglio capire questo mistero della vita e la risposta di Gesù, usa per questa unica realtà della vita due parole diverse, per indicare le diverse dimensioni di questa realtà “vita”: la parola bíos e la parola zoé. Bíos, come si capisce facilmente, significa questo grande biocosmo, questa biosfera che va dalle singole cellule primitive fino agli organismi più organizzati, più sviluppati; questo grande albero della vita, nel quale tutte le possibilità di questa realtà bíos si sono sviluppate. A questo albero della vita appartiene l’uomo; egli fa parte di questo cosmo della vita che comincia con un miracolo: nella materia inerte si sviluppa un centro vitale; la realtà che noi chiamiamo organismo.

Ma l’uomo, pur essendo parte di questo grande biocosmo, lo trascende perché è parte pure di quella realtà che san Giovanni chiama zoé. E’ un nuovo livello della vita, in cui l’essere si apre alla conoscenza. Certo, l’uomo è sempre uomo con tutta la sua dignità, anche se in stato di coma, anche se allo stadio di embrione, ma se egli vive solo biologicamente, non sono realizzate e sviluppate tutte le potenzialità del suo essere. L’uomo è chiamato ad aprirsi a nuove dimensioni. Egli è un essere che conosce. Certo anche gli animali conoscono, ma solo le cose che sono interessanti per la loro vita biologica. La conoscenza dell’uomo va oltre; egli vuol conoscere tutto, tutta la realtà, la realtà nella sua totalità; vuol sapere che cosa è questo suo essere e che cosa è il mondo. Ha sete di una conoscenza dell’infinito, vuole arrivare alla fonte della vita, vuole bere a questa fonte, trovare la vita stessa.

E abbiamo toccato così una seconda dimensione: l’uomo non è solo un essere che conosce; egli vive anche in relazione di amicizia, di amore. Oltre alla dimensione della conoscenza della verità e dell’essere, esiste, inseparabile da questa, la dimensione della relazione, dell’amore. E qui l’uomo si avvicina maggiormente alla fonte della vita, dalla quale vuol bere per avere la vita in abbondanza, per avere la vita stessa. Potremmo dire che tutta la scienza è un’unica grande lotta per la vita; lo è soprattutto la medicina. In fin dei conti, la medicina è ricerca di contrapporsi alla morte, è ricerca dell’immortalità. Ma possiamo trovare la medicina che ci assicuri l’immortalità? E’ proprio questa la questione del Vangelo di oggi. Proviamo ad immaginare che la medicina arrivi a trovare la ricetta contro la morte, la ricetta dell’immortalità. Anche in quel caso, si tratterebbe pur sempre di una medicina che si collocherebbe entro la biosfera, una medicina certamente utile anche per la nostra vita spirituale e umana, ma di per sé una medicina confinata entro questa biosfera. E’ facile immaginare quel che succederebbe se la vita biologica dell’uomo fosse senza fine, fosse immortale: ci ritroveremmo in un mondo invecchiato, un mondo pieno di vecchi, un mondo che non lascerebbe più spazio ai giovani, al rinnovarsi della vita. Comprendiamo così che questo non può essere quel tipo di immortalità a cui aspiriamo; non è questa la possibilità di bere alla fonte della vita che noi tutti desideriamo.

Proprio a questo punto in cui, da una parte, capiamo di non poter sperare in un prolungamento infinito della vita biologica e tuttavia, dall’altra, desideriamo bere alla fonte stessa della vita per godere di una vita senza fine, proprio a questo punto interviene il Signore e ci parla nel Vangelo dicendo: “Io sono la Risurrezione e la Vita. Chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno”. “Io sono la Risurrezione”: bere alla fonte della vita è entrare in comunione con questo amore infinito che è la fonte della vita. Incontrando Cristo, entriamo in contatto, anzi in comunione, con la vita stessa e abbiamo già attraversato la soglia della morte, perché siamo in contatto, al di là della vita biologica, con la vita vera.

I Padri della Chiesa hanno chiamato l’Eucaristia farmaco dell’immortalità. Ed è così, perché nell’Eucaristia entriamo in contatto, anzi in comunione, con il corpo risorto di Cristo, entriamo nello spazio della vita già risorta, della vita eterna. Entriamo in comunione con questo corpo che è animato dalla vita immortale e siamo così già da ora e per sempre nello spazio della vita stessa. E così questo Vangelo è anche una profonda interpretazione di che cos’è l’Eucaristia e ci invita a vivere realmente dell’Eucaristia per poter essere così trasformati nella comunione dell’amore. Questa è la vera vita. Il Signore nel Vangelo di Giovanni dice: “Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza”. Vita in abbondanza non è, come alcuni pensano, consumare tutto, avere tutto, poter fare tutto ciò che si vuole. In quel caso vivremmo per le cose morte, vivremmo per la morte. Vita in abbondanza è essere in comunione con la vera vita, con l’amore infinito. E’ così che entriamo realmente nell’abbondanza della vita e diveniamo portatori della vita anche per gli altri.

I prigionieri di guerra che erano in Russia per dieci anni e più, esposti al freddo e alla fame, dopo essere ritornati hanno detto: “Potevo sopravvivere perché sapevo di essere aspettato. Sapevo che c’erano persone che mi aspettavano, che ero necessario e atteso”. Questo amore che li aspettava è stata l’efficace medicina della vita contro tutti i mali. In realtà, noi tutti siamo aspettati. Il Signore ci aspetta e non solo ci aspetta; è presente e ci tende la mano. Accettiamo la mano del Signore e preghiamolo di concederci di vivere realmente, di vivere l’abbondanza della vita e di poter così comunicare anche ai nostri contemporanei la vera vita, la vita in abbondanza. Amen
+PetaloNero+
Monday, March 10, 2008 2:40 PM
LE UDIENZE

Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina in Udienza:

Em.mo Card. Giovanni Battista Re, Prefetto della Congregazione per i Vescovi;

S.E. Mons. Józef Wesołowski, Arcivescovo tit. di Slebte, Nunzio Apostolico nella Repubblica Dominicana e Delegato Apostolico in Porto Rico;

Frère Alois, Priore della Comunità di Taizé.

Il Papa riceve questa mattina in Udienza:

S.E. Mons. Louis Kébreau, Arcivescovo di Cap-Haïtien (Haiti), in Visita "ad Limina Apostolorum"

con l’Arcivescovo emerito: S.E. Mons. Hubert Constant, O.M.I.;

S.E. Mons. Robert Zollitsch, Arcivescovo di Freiburg im Breisgau (Repubblica Federale di Germania), Presidente della Conferenza Episcopale Tedesca.







www.radiovaticana.org/it1/videonews_ita.asp?vaiflv=0000250.flv&vaiserver=A&vai=ctv_frame00250.jpg&var1=10/03/2008&var2=Vatican%20City&var3=Costruire%20ad%20Haiti%20un%20avvenire%20degno%20dell%20uomo%20e%20della%20fede&settimana=11&anno_perlinknav=2008&dal=09/03&...




+PetaloNero+
Monday, March 10, 2008 2:41 PM
La preoccupazione del Papa per la sorte di mons. Rahho, arcivescovo di Mossul dei Caldei: intervista con don Renato Sacco



All’Angelus di ieri, il Papa ha riportato l’attenzione sulla drammatica situazione irachena, esprimendo preoccupazione “per la sorte di mons. Rahho", rapito il 29 febbraio scorso da un commando armato a Mossul, "e di tanti civili che continuano a subire una violenza cieca ed assurda, certamente contraria ai voleri di Dio”. Per chiedere la liberazione del presule, si è tenuto a Baghdad un incontro ecumenico, al quale hanno partecipato i rappresentanti della Chiesa cristiana irachena. Resta, dunque, alta la preoccupazione per la sorte di mons. Rahho, anche perché i rapitori non gli hanno mai permesso di parlare al telefono con chi sta conducendo le trattative, malgrado le esplicite richieste in tal senso. Sulla situazione Giancarlo La Vella ha sentito don Renato Sacco, di Pax Christi, da poco rientrato da una missione in Iraq:


R. – Continuo quotidianamente ad essere in contatto con tanti amici, in modo particolare con il vescovo di Kirkuk e con altre persone che ci chiedono di non essere dimenticate. E’ una situazione di grande fatica, di grande preoccupazione, ma mi sembra di sentire in loro delle persone che non perdono la speranza. Per questo abbiamo bisogno di sostenere la loro grande preoccupazione, ma anche la loro altrettanto grande speranza.


D. – E’ importante che se ne parli...


R. – Sì, un’amarezza che mi sembra di sentire a volte anche in loro è quella di dire che forse dovremmo chiedere che tutti i cristiani, tutti i parroci, tutti i vescovi, ricordino questa situazione, perchè il silenzio non arriva. Non ci interessa sapere – diceva il vescovo Casmussa – chi e perché è stato rapito. Ci interessa la sua liberazione. Non lasciamo solo l’Iraq, il vescovo rapito, ma vorrei dire non lasciamo neanche solo il Papa.


D. – Il Papa ha esteso la sua preoccupazione, anche per tutti coloro che subiscono violenze in Iraq. Voi siete appena rientrati da una missione. Qual è la situazione nel Paese del Golfo?


R. – E’ una situazione particolare. Sono tante le situazioni. Forse per il fatto di essere minoranza, forse perché i cristiani credono nel perdono, nella riconciliazione, nella non violenza - perché il cristianesimo è davvero qualcosa di grande e di profetico nella figura di Gesù - si stanno vivendo situazioni faticose. Penso anche ai Paesi limitrofi al Golfo chiamati ad accogliere i cristiani: il Libano, la Siria, la Giordania, la Turchia. Credo che ci aiuti a vivere la Quaresima, sapere che tante persone stanno vivendo davvero la Quaresima. Dobbiamo essere grati al Papa che ci aiuta ad uscire dal nostro orticello e a guardare davvero un cammino faticoso di canti cristiani nel mondo e oggi in particolare proprio nella zona mediorientale.


D. – Perché si colpisce proprio la comunità cristiana in Iraq?


R. – Qualcuno dice, in quanto cristiani, vittime di un fondamentalismo islamico presente anche se non così diffuso. L’altro motivo, perché la comunità cristiana è una minoranza. Quando sono in atto scontri di potere, di spartizione si va verso un Iraq diviso in tre Stati. I cristiani non hanno un esercito, non combattono nell’economia, non cercano il potere e quindi, insieme ad una forma di persecuzione religiosa, c’è una persecuzione in quanto minoranza, che rischia però di segnare il futuro del Paese. Credo che dall’esito di questo rapimento possa davvero dipendere la vita delle comunità cristiane in tutto l’Iraq.



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Monday, March 10, 2008 9:01 PM
Da Petrus

Benedetto XVI riceve il nuovo Presidente dei Vescovi tedeschi che aveva aperto al matrimonio per i sacerdoti



CITTA’ DEL VATICANO - Il Papa ha ricevuto in udienza Monsignor Robert Zollitsch (nella foto), arcivescovo di Friburgo im Breisgau, presidente della Conferenza episcopale tedesca. Eletto il 12 febbraio scorso, il presule aveva creato qualche polemica dopo alcune sue esternazioni sulla stampa tedesca in cui definiva il celibato sacerdotale "non teologicamente necessario". Ma d'altra parte, aveva sottolineato il presidente dei vescovi tedeschi nella stessa intervista, dare via libera al matrimonio dei preti "sarebbe una rivoluzione che una parte della Chiesa non accetterebbe". Anche in tema di unioni omosessuali, il nuovo presidente della conferenza episcopale ha lanciato segnali di apertura spiegando che "non e' una questione di liberalita', perche' si tratta di una realta' sociale (…). Lo Stato puo' deliberare le opportune regolamentazioni, anche se io ritengo sbagliato il concetto di matrimonio omosessuale in quanto lo mette sullo stesso piano del matrimonio fra uomo e donna". Top secret i contenuti del colloquio avuto con Benedetto XVI.




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Tuesday, March 11, 2008 3:00 PM
CELEBRAZIONI DELLA SETTIMANA SANTA 2008 PRESIEDUTE DAL SANTO PADRE BENEDETTO XVI



16 marzo 2008

DOMENICA DELLE PALME E DELLA PASSIONE DEL SIGNORE

XXIII Giornata Mondiale della Gioventù sul tema:
"Avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi
e mi sarete testimoni" (At 1, 8)

Piazza San Pietro: ore 9.30

Il Santo Padre benedirà le palme e gli ulivi e, al termine della processione, celebrerà la Santa Messa della Passione del Signore.



20 marzo 2008

GIOVEDÌ SANTO

SANTA MESSA DEL CRISMA

Basilica Vaticana: ore 9.30

Il Santo Padre presiederà la concelebrazione della Santa Messa Crismale con i Cardinali, i Vescovi e i Presbiteri (diocesani e religiosi) presenti a Roma, quale segno della stretta comunione tra il Pastore della Chiesa universale e i suoi fratelli nel Sacerdozio ministeriale.



20 marzo 2008

GIOVEDÌ SANTO

SANTA MESSA NELLA CENA DEL SIGNORE

Cappella Papale

Basilica di San Giovanni in Laterano: ore 17.30

Il Santo Padre presiederà la concelebrazione della Santa Messa e farà la lavanda dei piedi a dodici sacerdoti. Durante il rito i presenti saranno invitati a compiere un atto di carità a sostegno dell’Orfanotrofio "La edad de oro", La Habana (Cuba). La somma raccolta sarà affidata al Santo Padre al momento della presentazione dei doni.

Al termine della celebrazione avrà luogo la traslazione del Santissimo Sacramento alla Cappella della reposizione.



21 marzo 2008

VENERDÌ SANTO

CELEBRAZIONE DELLA PASSIONE DEL SIGNORE

Cappella Papale

Basilica Vaticana: Ore 17

Il Santo Padre presiederà la Liturgia della Parola, l’Adorazione della Croce e il Rito della Comunione.



VIA CRUCIS

Colosseo: ore 21.15

Il Santo Padre presiederà il pio esercizio della "Via Crucis", al termine del quale rivolgerà la Sua parola ai fedeli ed impartirà la Benedizione Apostolica.



22-23 marzo 2008

DOMENICA DI PASQUA
NELLA RISURREZIONE DEL SIGNORE

VEGLIA PASQUALE

Cappella Papale

Basilica Vaticana: ore 21

Il Santo Padre benedirà il fuoco nuovo nell’atrio della Basilica di San Pietro; dopo l’ingresso processionale in Basilica con il cero pasquale e il canto dell’Exsultet, presiederà la Liturgia della Parola, la Liturgia Battesimale e la Liturgia Eucaristica, che sarà concelebrata con i Signori Cardinali.



SANTA MESSA DEL GIORNO

Sagrato della Basilica Vaticana: ore 10.30

Il Santo Padre celebrerà la Santa Messa sul sagrato della Basilica di San Pietro. Dalla loggia centrale della Basilica impartirà quindi la Benedizione "Urbi et Orbi".


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Tuesday, March 11, 2008 3:01 PM
RINUNCE E NOMINE



EREZIONE DELLA DIOCESI DI FAJARDO-HUMACAO (PORTO RICO) E NOMINA DEL PRIMO VESCOVO

Il Santo Padre Benedetto XVI ha eretto la diocesi di Fajardo-Humacao (Porto Rico), con territorio dismembrato dall’arcidiocesi di San Juan de Puerto Rico e dalla diocesi di Caguas, rendendola suffraganea della Chiesa metropolitana di San Juan de Puerto Rico.

Il Papa ha nominato primo Vescovo della diocesi di Fajardo-Humacao (Porto Rico) il Rev.do Eusebio Ramos Morales, del clero della diocesi di Caguas, Parroco del Santísimo Redentor a Fajardo.

Rev.do Eusebio Ramos Morales

Il Rev.do Eusebio Ramos Morales è nato a Maunabo, Puerto Rico, il 15 dicembre 1952. Ha compiuto i suoi studi in scienza e biologia presso l’Università di Puerto Rico conseguendo il Baccellierato; ha frequentato i corsi di filosofia e di teologia presso l’Università Centrale di Bayamón, dai Gesuiti in Messico, nel Seminario di Boynton Beach e nella Pontificia Università Gregoriana di Roma dove ha ottenuto la Licenza in teologia. È stato Docente nella Scuola Superiore di Maunabo prima di entrare in Seminario.

Ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale il 3 giugno 1983. È stato Vicario Cooperatore (Yabucoa e Aibonito); Direttore Spirituale nel Seminario di Caguas, Rettore del medesimo, Parroco a Humacao della Parrocchia "Dulce Nombre de Jesú"; Professore di Teologia Dogmatica nel Seminario Maggiore.

Attualmente è Parroco del "Santísimo Redentor", importante parrocchia di Fajardo e Moderatore del Consiglio Presbiterale di Caguas.

Dati statistici

La superficie della nuova diocesi di Fajardo-Humacao (nome latino: Faiardensis-Humacaensis) è di 574 km2; ha una popolazione di 293.000 abitanti di cui 97.869 sono cattolici. Le parrocchie sono 21; vi sono 17 sacerdoti diocesani e 5 sacerdoti religiosi. I seminaristi maggiori sono 3, i diaconi permanenti 21 e le Congregazioni religiose femminili 5.

La chiesa parrocchiale di "Santiago Apóstol", nella città di Fajardo, viene eretta a Chiesa Cattedrale della nuova diocesi.

Con l’erezione della nuova diocesi di Fajardo-Humacao le circoscrizioni ecclesiastiche in Porto Rico sono ora 6.




NOMINA DEL VESCOVO DI ESHOWE (SUD AFRICA)

Il Papa ha nominato Vescovo della diocesi di Eshowe (Sud Africa) il Rev.do Xolelo Thaddaeus Kumalo, Economo della diocesi di Bethlehem.

Rev.do Xolelo Thaddaeus Kumalo

Il Rev.do Xolelo Thaddaeus Kumalo è nato il 2 luglio 1954 a Gogela, nella diocesi di Kokstad. Ha completato l’educazione secondaria al "St. Paul’s Minor Seminary" ad Hammanskraal. Nel 1976 è entrato come Postulante nell’Ordine Francescano e nel 1979 ha cominciato il Noviziato a Besters. Dopo un anno di studi filosofici al "Franciscan Study Centre", a Wingate Park, ha lasciato l’ordine per propria decisione ed è stato ammesso dal Vescovo di Witbank, al Seminario Nazionale di "St. John Vianney" (affiliato alla Pontificia Università Urbaniana), per continuare gli studi. Nel 1985 è stato ordinato Diacono per la diocesi di Witbank. Dopo qualche anno di lavoro come impiegato ("clerk in a steel factory"), il Vescovo di Bethlehem l’ha accolto nella sua Circoscrizione. Da Diacono è stato inviato a studiare al "Boston College", negli Stati Uniti, dove ha conseguito un "Masters degree in Pastoral Theology". Tornato in Patria, è stato ordinato sacerdote il 10 ottobre 1991 ed incardinato nella diocesi di Bethlehem.

Dopo l’ordinazione ha ricoperto i seguenti incarichi: 1991-1993: Vicario parrocchiale di Clocolan e Phuthaditjhaba, e poi Parroco nel 1993; 1994-1995: Vicario Episcopale per i Catechisti; 1996-1999: Parroco e Responsabile del"St. John Paul II Formation Centre"; 2000-2006: Vicario Generale della diocesi di Bethlehem.

Dal 2007 è Economo della diocesi di Bethlehem.




NOMINA DEL VESCOVO DI SAN JUAN DE LOS LAGOS (MESSICO)

Il Santo Padre ha nominato Vescovo di San Juan de los Lagos (Messico) il Rev.do Mons. Felipe Salazar Villagrana, Amministratore diocesano della medesima diocesi.

Rev.do Mons. Felipe Salazar Villagrana

Il Rev.do Mons. Felipe Salazar Villagrana è nato ad Amatlán de Cañas il 20 settembre 1940. Ha compiuto gli studi ecclesiastici nel Seminario di Guadalajara.

È stato ordinato sacerdote per l’arcidiocesi di Guadalajara il 21 dicembre 1968. Nel 1972 si è incardinato alla nuova diocesi di San Juan de los Lagos. Nel 1975 ha ottenuto la licenza in Teologia con specializzazione in Sacra Scrittura presso la Pontificia Università di Pamplona, Spagna.

Come sacerdote ha svolto gli incarichi di Vicario cooperatore, Parroco, Formatore del Seminario diocesano di San Juan de los Lagos, Professore di Sacra Scrittura, Vicario diocesano per la pastorale e Vicario Generale.

Dal luglio 2007 è Amministratore diocesano di San Juan de los Lagos.



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Tuesday, March 11, 2008 3:03 PM
In corso in Vaticano, la visita "ad Limina" dei vescovi di Haiti. La testimonianza del presidente della Conferenza episcopale locale, mons. Kebrau



Rilanciare la missione della Chiesa ad Haiti. E’ lo spirito che accompagna i vescovi dell’isola caraibica da ieri in Vaticano per la loro visita ad Limina, che si protrarrà fino a sabato prossimo. Una diffusa povertà condiziona - insieme alla violenza e a ripetute catastrofi naturalila - la vita di oltre 8 milioni di persone, la maggioranza delle quali - circa l’80% - è di fede cattolica. Tra la popolazione locale è tuttora la visita pastorale che Giovanni Paolo II compì esattamente 25 anni fa. Ma qual è la situazione della Chiesa ad Haiti oggi? Albert Mianzoukouta, della redazione francese-Africa della nostra emittente, ha girato la domanda a mons. Louis Kebreau, vescovo di Hinche e presidente della Conferenza episcopale haitiana:


R. - Actuellement, l'église en Haiti est en état de mission. ...
In questo momento, la Chiesa di Haiti è in una fase di missione. L’8 dicembre scorso abbiamo celebrato due grandi eventi: il 125.mo anniversario della fine dell’epidemia di vaiolo nel nostro Paese, sconfitta grazie all’intervento della Madonna del Perpetuo Soccorso (Patrona di Haiti), e l’anniversario della consacrazione di Haiti alla Vergine Maria. Questi due eventi ci hanno permesso di lanciare la “Grande Missione” che permetterà alla Chiesa di ritrovare il suo dinamismo, in modo da sentirsi testimone della forza del Vangelo che oppone la fiamma della speranza alla forza del male, del peccato, dell’odio e della divisione, offrendo così un nuovo futuro al nostro popolo. Con questa missione, vogliamo risvegliare e rafforzare la fede, impegnare le parrocchie in una pastorale "samaritana" e lavorare per la promozione integrale della persona umana. Permettere quindi al nostro Paese di rinascere e di lavorare alla costruzione di una nuova civiltà dell'amore e della speranza.


D. - Il Paese conosce gravi problemi sociali: come partecipa la Chiesa alle sofferenze del popolo haitiano e quali soluzioni propone?


R. - L'église a été toujours l'acompagnatrice de ce peuple ...
La Chiesa ha sempre accompagnato questo popolo, attraverso le sue varie organizzazioni, in particolare la Caritas che lavora in vari ambiti. Cerchiamo di fare il possibile per offrire sollievo alla gente che oggi patisce la miseria e aiutarla ad affrontare le difficoltà della vita.


D. - L’Anno scorso il Papa ha visitato il vostro continente, in occasione della Conferenza degli episcopati latinoamericani e caraibici ad Aparecida. Quale segno ha lasciato la presenza di Benedetto XVI?


R. - Personellement, je peux dire que la présence ...
Personalmente, posso dire che la presenza del Santo Padre è stata un’occasione per prendere coscienza della nostra missione oggi nella Chiesa. Ci ha fatto scoprire la realtà nella sua profondità. Come ha detto ad Aparecida, la realtà non può essere ridotta ai problemi economici e politici, ma ha la sua fonte in Dio e quando il primato di Dio non è rispettato, la vita dell’uomo è in pericolo. Credo che la presenza del Santo Padre sia stata vivificante, una spinta a lanciarci in questa impresa così importante, sintetizzata dal motto di Aparecida: "Discepoli e missionari di Gesù Cristo perché in Lui i popoli abbiano vita: "Io sono la via, la verità e la vita".


D. - Nell’incontro con il Santo Padre, quale preghiera portate da parte del popolo haitiano?


R. - Nous interesse, en fin, ...
Quello che a noi interessa è l’aspetto della missione oggi, un tema affrontato da Papa Giovanni Paolo II nella Cattedrale di Port-au-Prince, il 9 marzo 1983. Siamo a Roma per celebrare l’anniversario di quella visita e preghiamo perché il Vangelo ci renda uomini nuovi e ci permetta di aiutare veramente il nostro popolo. Viviamo in un tempo difficile e di stanchezza, ma penso che questa preghiera per una nuova evangelizzazione ci offrirà nuovo slancio per organizzare meglio le nostre parrocchie, per supportare i nostri sacerdoti e migliorare la formazione dei nostri seminaristi, perché veramente il Vangelo sia un fattore di trasformazione radicale di tutto l’essere umano.






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Tuesday, March 11, 2008 6:52 PM
80 animatori nichelinesi dal Papa


L’incontro di 80 giovani animatori nichelinesi con Benedetto XVI al termine dei lavori dell’Assemblea nazionale FIES. Al Papa hanno donato un cofanetto con il libro “I Ragazzi della Croce” che parla dell’esperienza dei “campi” in montagna e degli Esercizi Spirituali e che racconta la storia della “Croce dei Ragazzi in Cielo” in Valle Stretta. I giovani al Santo Padre hanno regalato anche una scatola di Cioccolatini di Nichelino. Le immagini

Una giornata indimenticabile quella vissuta da 70 animatori nichelinesi, di oggi e di ieri, sabato 9 febbraio: andata e ritorno in meno di quarantottore per una visita lampo a Roma culminata con l'incontro nella Sala Clementina con Sua Santità Papa Benedetto XVI.

Un blitz segnato dal colore giallo dei fazzoletti dei giovani pellegrini, “I ragazzi del Vento”, che hanno portato anche un pizzico di allegria nelle austere sale vaticane. E' stato il primo incontro con Papa Ratzinger, un rendez-vous che non poteva che essere diverso dalle occasioni in cui i parrocchiani di Nichelino, giovani e meno giovani, avevano avuto la possibilità d'incontrare il suo predecessore, Giovanni Paolo II.

Ma andiamo con ordine. Partenza alle ore 5,30 in autopulmann con direzione Sassone (Ciampino), dove presso il centro religioso “Il Carmelo” si svolgeva la 23a Assemblea Nazionale della Fies. Qui i giovani animatori, hanno presentato all'assemblea plenaria l'esperienza dell'attività giovanile parrocchiale che ha come fulcro i campi estivi in montagna e l'appuntamento invernale con gli esercizi spirituali. Il pomeriggio si è concluso con la relazione del presidente Fies Card. Salvatore De Giorgi che nel luglio scorso aveva presieduto la S. Messa alla Croce dei Ragazzi in Cielo in Valle Stretta. Dopo la Santa Messa e la cena, la serata si è conclusa con il concerto “Musica Coeli” offerto dal trio da camera Harmoniflute.

Il mattino dopo sveglia e colazione di buon ora per l'immediato trasferimento in Vaticano. Nonostante il ritardo accumulato per un ingorgo sul Grande Raccordo Anulare il gruppo è riuscito ad arrivare di corsa alla Basilica di S. Pietro, giusto in tempo per l'inizio della Celebrazione Eucaristica presso l'Altare della Cattedra. Alla testa del gruppo c’era don Paolo Gariglio che, nonostante i suoi problemi ad una gamba, ha confermato, supportato dalla stampella d'ordinanza, di possedere non comuni doti di scattista, con un attraversamento di Piazza San Pietro a velocità supersonica.

Dopo la S. Messa, passata il Portone di Bronzo, il gruppo è entrato nella residenza vaticana, percorrendo scaloni in marmo e attraversando corridoi magnificamente affrescati. E poi l'ingresso nella Sala Clementina sotto lo sguardo severo delle giovani guardie svizzere. Con precisione teutonica, il Santo Padre ha fatto il suo ingresso a mezzogiorno accolto dal saluto ufficiale del Card. De Giorgi.

Difficile raccontare le sensazioni di quell'incontro: trovarsi davanti il successore di Pietro è un'esperienza particolare, molto intima. Certo questo Papa non è comunicativo come Karol Woitila, ma lascia una sensazione di mitezza ed affabilità, nonostante il rigido protocollo che lo circonda. Nulla a che fare con il “panzer kardinal” dipinto da certi giornali. Anzi dà quasi l’impressione di una serena timidezza. Si presenta assolutamente spontaneo. “Visto dal vivo è esattamente come appare in televisione, a differenza di certi personaggi famosi di oggi”, commentavano i più giovani tra gli animatori.

Dopo il discorso rivolto ai partecipanti dell’assemblea FIES e la benedizione speciale, una folta delegazione ha potuto salutare il Papa personalmente. Dopo Don Paolo Gariglio, don Riccardo Robella e don Yoshua Muscat è toccato a due giovani animatori, Francesca Miola e Matteo Di Leo, portare il saluto dei giovani a Benedetto XVI: in dono il fazzoletto giallo, il libro dei Ragazzi in Cielo ed una scatola di cioccolatini di Nichelino. Il direttore de “Il Vento”, Gianmarco Boretto, ha donato al pontefice l'ultimo numero della rivista di spiritualità. Al termine, dopo le foto di rito, gli ospiti hanno lasciato con un certo rimpianto le sale vaticane, sicuri di aver vissuto una giornata particolare.

La giornata romana si è conclusa con il pranzo presso il ristorante del Gianicolo. Alle 15 tutti in pulmann per Nichelino con arrivo in SS. Trinità poco dopo la mezzanotte, in tempo quindi per la celebrazione mattutina della S. Messa ad un anno dalla scomparsa del compianto don Joe Galea. Anche lui indimenticabile.





LA LETTERA LASCIATA NELLE MANI DEL PAPA

“Padre Santo,

Le scrivo a nome dei giovani animatori che indossano il fazzoletto giallo con la scritta “Ruah, IL VENTO”; di essi sono un vecchio e povero padre spirituale, di generazione in generazione ... Incoraggiato dal Cardinale De Giorgi, Le scrivo per dirle la felicità di questi ragazzi che Lei ha accolto: sono “nati” attorno alla grande “Croce dei Ragazzi in Cielo” che l'amato Papa Giovanni Paolo II benedì il 14 luglio '91 quando venne Pellegrino alla Chiesa che è in Susa.
La peculiarità di questi animatori è promuovere, proporre ed accompagnare i loro coetanei all'esperienza forte degli Esercizi Spirituali.

E' per questo che sono una promettente risorsa della F.I.E.S.!

l giornale che Le offrono e la “Storia della Croce” sono il loro polo di aggregazione: tutti e due narrano storie di santità giovanile.

Padre Santo: questa fausta giornata si confonde nell'imperscrutabile Mistero di Dio, perché proprio oggi celebriamo il primo anniversario della morte del loro leader, un sacerdote maltese (di Gozo) amico e compagno del Suo Sacerdote mons. Alfred Xuereb, che è pure nostro caro e fraterno amico!

Padre Santo: grazie; accetti pure un piccolissimo dono dei nostri ragazzi: nella nostra Parrocchia di Nichelino, periferia torinese, c'è un rinomato laboratorio artigianale di cioccolato (Giordana) ... gli animatori non hanno resistito al peccato di gola che propongono al Papa!

Con la mia firma ci sono tutti questi giovani che servono la Fies e le esprimono il loro amore, concretamente: la discesa a Roma è stata preceduta da una grande serata penitenziale. Invoco la sua paterna e apostolica benedizione su tutti noi”

don Paolo Gariglio


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Tuesday, March 11, 2008 9:17 PM
Benedetto XVI fa riscoprire ai giovani il sacramento del perdono


Liturgia penitenziale giovedì nella Basilica vaticana




di María de la Torre

ROMA, martedì, 11 marzo 2007 (ZENIT.org).- Benedetto XVI sta aiutando i giovani a riscoprire il perdono di Dio nel sacramento della Confessione. Per questo motivo, giovedì, in preparazione della Giornata Mondiale della Gioventù, presiederà una liturgia penitenziale nella Basilica Vaticana.

Monsignor Mauro Parmeggiani, direttore del Servizio diocesano di Roma per la pastorale giovanile, ha spiegato a ZENIT che l'atteggiamento dei giovani sulla confessione, "al di là di quello che si pensa, è positivo".

L'incontro, per il quale già si sono prenotati al meno 20.000 giovani, prepara la Domenica delle Palme, Giornata della Gioventù a livello diocesano, e le Giornate Mondiali di Sydney, dal 15 al 20 luglio prossimi.

La confessione, chiarisce, "è un sacramento dove confronti la verità su te stesso e sul tuo peccato, la tua miseria umana, con la misericordia di Dio. É il sacramento che forse risponde di più al bisogno dell'uomo di oggi, che ha bisogno di misericordia, di amore, anche di mettersi in confronto con la giustizia di Dio".

"Bisogna mettersi davanti alle grandi prospettive della vita, anche della vita dopo la morte", riconosce il presule. "Non a caso il Papa nella Spe salvi ricorda proprio i novissimi come qualcosa da riprendere, da scoprire".

Il Papa, spiega, ha voluto trasformare questo tradizionale incontro con i giovani, "che era in genere di festa, in una festa reale, non solo una festa esteriore, anzi esteriormente i colori della festa non ci sono. Ma la festa è una festa interiore, quella dell'incontro dell'uomo con Dio, con la misericordia de Dio nel suo cuore; da lì nasce la gioia del Cristiano".

La difficoltà di avvicinarsi alla confessione nei giovani e nei meno giovani, secondo monsignor Parmeggiani, "sta nel fatto che è venuto a mancare il senso del peccato, è venuto a mancare il senso di Dio".

Con questa liturgia, spiega, il Papa ha un obiettivo: "fare incontrare Dio che ama. Più cresce il senso di Dio, più cresce il senso della mia piccolezza davanti a Dio, della mia impotenza davanti a Dio, del mio peccato. Di qui sorge la domanda: 'abbi pietà di me, Signore, pietà di me perché sono un peccatore'".

Parmeggiani considera che è un finto problema il fatto di parlare con un sacerdote, di confessarsi a una persona: "In un mondo dove siamo disposti a raccontare tutto di se stessi ovunque, sulle radio, su Internet, nei blog, forum, messenger, con tutte le possibilità di comunicare, dove si comunicano le cose più intime, più personali, credo che non si deve avere vergogna di aprire il cuore al ministro di Dio, che in quel momento rappresenta Cristo, Cristo che mi ascolta, Cristo che mi incoraggia, Cristo che mi dice 'alzati e cammina'".

Un'altra difficoltà, osserva, nasce dalla mancanza di coerenza con i propositi; le persone si dicono allora: "E' inutile che ritorni a confessarmi".

"Non c'è nessuno perfettamente coerente. Dobbiamo sempre continuare ad avere fiducia, a lasciarci guidare da Cristo, e non abbatterci perché una volta sbagliamo - ha concluso -. Non dobbiamo arrenderci e pensare che non posiamo più uscire da questo errore".

I biglietti d'ingresso alla liturgia penitenziale, totalmente gratuiti, possono prenotarsi anche tramite l'indirizzo di posta elettronica segretariagenerale@vicariatusurbis.org

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Wednesday, March 12, 2008 2:53 PM
RINUNCE E NOMINE



NOMINA DEL VESCOVO DI PAULO AFONSO (BRASILE)

Il Santo Padre Benedetto XVI ha nominato Vescovo di Paulo Afonso (Brasile) il Rev.do Guido Zendron, del clero dell’arcidiocesi di Trento, fidei donum nell’arcidiocesi di São Salvador da Bahia.

Rev.do Guido Zendron

Il Rev.do Guido Zendron è nato a Lisignago, nell’arcidiocesi di Trento (Italia), il 7 marzo 1954. All’età di 11 anni è entrato nel Seminario arcidiocesano di Trento, dove ha completato gli studi primari, secondari, filosofici e teologici.

È stato ordinato sacerdote il 26 giugno 1978 ed incardinato nel clero di Trento. In questa diocesi ha svolto le attività di Vice Parroco a Pergine e Parroco a Vigolo Vattaro.

È arrivato in Brasile nel 1994, stabilendosi nell’arcidiocesi di São Salvador da Bahia. In tale diocesi ha svolto le seguenti attività: Parroco della Parrocchia "Santo André", Amministratore Parrocchiale della Parrocchia "Cristo Redentor", Assessore della Direzione del "Colégio Social da Bahia (ISBA)", Vicario Foraneo e Coordinatore della Forania di Santana Rio Vermelho, Responsabile delle Scuole Cattoliche, Responsabile degli studenti di secondo grado del Movimento di Comunione e Liberazione del Brasile, Membro della Commissione Statale per l’Insegnamento della Religione e Coordinatore della Catechesi Arcidiocesana.



NOMINA DEL VESCOVO DI GARANHUNS (BRASILE)

Il Papa ha nominato Vescovo di Garanhuns (Brasile) il Rev.do P. Fernando José Monteiro Guimarães, C.Ss.R., finora Capo Ufficio della Congregazione per il Clero.

Rev.do P. Fernando José Monteiro Guimarães, C.Ss.R.

Il Rev.do P. Fernando José Monteiro Guimarães, C.Ss.R., è nato il 19 luglio 1946, a Recife, Stato di Pernambuco, arcidiocesi di Olinda e Recife.

Ha frequentato il Seminario Minore dei Redentoristi a Garanhuns e gli studi superiori nel Seminario Redentorista di Campina Grande. Ha compiuto gli studi di Filosofia e Teologia nel Seminario Maggiore Redentorista di Juiz de Fora, Stato di Minas Gerais, ottenendo la Licenza in Filosofia nella Facoltà "Don Bosco", a São João del Rei. Ha conseguito il Dottorato in Teologia Morale presso l'Alfonsianum nel 1989 e poi la Licenza in Diritto Canonico nell’Ateneo Romano della Santa Croce.

Ha emesso la prima professione nella Congregazione dei Redentoristi il 25 gennaio 1965 e quella perpetua il 13 dicembre 1969.

È stato ordinato sacerdote il 15 agosto 1971.

È stato: Membro della pastorale del Santuario Nossa Senhora do Perpétuo Socorro a Campos (1971-1973); Vice Parroco della parrocchia Santo Afonso, a São Sebastião do Rio de Janeiro (1974-1978); Coordinatore della Pastorale della Gioventù del Vicariato Nord dell'arcidiocesi di São Sebastião do Rio de Janeiro (1976-1977); Membro dell'équipe di coordinamento della Pastorale della stessa arcidiocesi (1978); Vice Parroco di São José a Belo Horizonte (1979-1980); Collaboratore presso la Segreteria di Stato e successivamente presso la Congregazione per i Vescovi (1980-1983); Segretario esecutivo della Commissione della Dottrina della Fede per l'arcidiocesi di São Sebastião do Rio de Janeiro (1984-1985); Perito al Sinodo dei Vescovi sulla "Formazione sacerdotale nelle attuali circostanze" (1990); Professore di Teologia Morale nell'Istituto Teologico dell'arcidiocesi di São Sebastião do Rio de Janeiro e nella Scuola Teologica dei Benedettini di Rio de Janeiro; Membro del Consiglio Presbiterale e del Collegio dei Consultori dell’arcidiocesi di Rio de Janeiro e Vicario Giudiziale del Tribunale della medesima arcidiocesi; Assistente dell'Em.mo Card. Eugenio Araujo Sales (1990-1994).

Attualmente è Capo Ufficio della Congregazione per il Clero; Membro della Commissione Speciale per la trattazione delle cause di dichiarazione di nullità della Sacra Ordinazione e di dispensa dagli obblighi del diaconato e del presbiterato; Commissario deputato per la trattazione delle cause di dispensa dal Matrimonio rato e non consumato; Consultore della Congregazione delle Cause dei Santi; Giudice esterno del Tribunale di Appello del Vicariato di Roma.
+PetaloNero+
Wednesday, March 12, 2008 2:56 PM
L’UDIENZA GENERALE


L’Udienza Generale di questa mattina si è svolta in due momenti distinti: alle ore 10.30, nella Basilica Vaticana, il Santo Padre Benedetto XVI ha incontrato gruppi di studenti italiani; successivamente, nell’Aula Paolo VI, ha tenuto la catechesi e ha salutato i pellegrini provenienti dall’Italia e da ogni parte del mondo.

Nel discorso in lingua italiana il Papa si è soffermato sulle grandi figure cristiane dell’Alto Medioevo, Boezio e Cassiodoro.

Dopo aver riassunto la Sua catechesi in diverse lingue, il Santo Padre ha rivolto particolari espressioni di saluto ai gruppi di fedeli presenti.

L’Udienza Generale si è conclusa con la recita del Pater Noster e la Benedizione Apostolica impartita insieme ai Vescovi presenti.



SALUTO AGLI STUDENTI ITALIANI NELLA BASILICA VATICANA

Cari fratelli e sorelle!

Sono lieto di accogliervi in questa Basilica e rivolgo il mio cordiale benvenuto a questa festosa vostra assemblea, composta prevalentemente da giovani studenti. Saluto in particolare i rappresentanti dei Gruppi Folkloristici del Friuli-Venezia Giulia, gli studenti della città di Paola e gli alunni di vari Istituti scolastici provenienti da diverse Regioni d’Italia. Cari amici, la scuola oggi affronta notevoli sfide che emergono nel campo dell’educazione delle nuove generazioni. Per questo motivo la scuola non può essere soltanto luogo di apprendimento nozionistico, ma è chiamata ad offrire agli alunni l’opportunità di approfondire validi messaggi di carattere culturale, sociale, etico e religioso. Chi insegna non può non percepire anche il risvolto morale di ogni umano sapere, perché l’uomo conosce per agire e l’agire è frutto della sua conoscenza. Nell’odierna società, segnata da rapidi e profondi mutamenti voi, cari giovani che volete seguire Cristo, abbiate cura di aggiornare la vostra formazione spirituale, cercando di comprendere sempre più i contenuti della fede. Potrete così essere pronti a rispondere senza esitazioni a chi vi domanda ragione della vostra adesione al Signore. Con tali voti invoco su ciascuno di voi l’abbondanza dei doni dello Spirito e vi auguro di prepararvi bene alle prossime Feste pasquali.




CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA

Cari fratelli e sorelle,

oggi vorrei parlare di due scrittori ecclesiastici, Boezio e Cassiodoro, che vissero in anni tra i più tribolati dell’Occidente cristiano e, in particolare, della penisola italiana. Odoacre, re degli Eruli, un'etnia germanica, si era ribellato, ponendo termine all’impero romano d’Occidente (a. 476), ma aveva poi ben presto dovuto soccombere agli Ostrogoti di Teodorico, che per alcuni decenni si assicurarono il controllo della penisola italiana. Boezio, nato a Roma nel 480 circa dalla nobile stirpe degli Anicii, entrò ancor giovane nella vita pubblica, raggiungendo già a venticinque anni la carica di senatore. Fedele alla tradizione della sua famiglia, si impegnò in politica convinto che si potessero temperare insieme le linee portanti della società romana con i valori dei popoli nuovi. E in questo nuovo tempo dell'incontro delle culture considerò come sua propria missione quella di riconciliare e di mettere insieme queste due culture, la classica romana con la nascente del popolo ostrogoto. Fu così attivo in politica anche sotto Teodorico, che nei primi tempi lo stimava molto. Nonostante questa attività pubblica, Boezio non trascurò gli studi, dedicandosi in particolare all’approfondimento di temi di ordine filosofico-religioso. Ma scrisse anche manuali di aritmetica, di geometria, di musica, di astronomia: tutto con l'intenzione di trasmettere alle nuove generazioni, ai nuovi tempi, la grande cultura greco-romana. In questo ambito, cioè nell’impegno di promuovere l'incontro delle culture, utilizzò le categorie della filosofia greca per proporre la fede cristiana, anche qui in ricerca di una sintesi fra il patrimonio ellenistico-romano e il messaggio evangelico. Proprio per questo, Boezio è stato qualificato come l’ultimo rappresentante della cultura romana antica e il primo degli intellettuali medievali.

La sua opera certamente più nota è il De consolatione philosophiae, che egli compose in carcere per dare un senso alla sua ingiusta detenzione. Era stato infatti accusato di complotto contro il re Teodorico per aver assunto la difesa in giudizio di un amico, il senatore Albino. Ma questo era un pretesto: in realtà Teodorico, ariano e barbaro, sospettava che Boezio avesse simpatie per l’imperatore bizantino Giustiniano. Di fatto, processato e condannato a morte, fu giustiziato il 23 ottobre del 524, a soli 44 anni. Proprio per questa sua drammatica fine, egli può parlare dall’interno della propria esperienza anche all’uomo contemporaneo e soprattutto alle tantissime persone che subiscono la sua stessa sorte a causa dell’ingiustizia presente in tanta parte della ‘giustizia umana’. In quest’opera, nel carcere cerca la consolazione, cerca la luce, cerca la saggezza. E dice di aver saputo distinguere, proprio in questa situazione, tra i beni apparenti – nel carcere essi scompaiono – e i beni veri, come come l’autentica amicizia che anche nel carcere non scompaiono. Il bene più alto è Dio: Boezio imparò – e lo insegna a noi – a non cadere nel fatalismo, che spegne la speranza. Egli ci insegna che non governa il fato, governa la Provvidenza ed essa ha un volto. Con la Provvidenza si può parlare, perché la Provvidenza è Dio. Così, anche nel carcere gli rimane la possibilità della preghiera, del dialogo con Colui che ci salva. Nello stesso tempo, anche in questa situazione egli conserva il senso della bellezza della cultura e richiama l’insegnamento dei grandi filosofi antichi greci e romani come Platone, Aristotile – aveva cominciato a tradurre questi greci in latino - Cicerone, Seneca, ed anche poeti come Tibullo e Virgilio.

La filosofia, nel senso della ricerca della vera saggezza, è secondo Boezio la vera medicina dell’anima (lib. I). D’altra parte, l’uomo può sperimentare l’autentica felicità unicamente nella propria interiorità (lib. II). Per questo, Boezio riesce a trovare un senso nel pensare alla propria tragedia personale alla luce di un testo sapienziale dell’Antico Testamento (Sap 7,30-8,1) che egli cita: "Contro la sapienza la malvagità non può prevalere. Essa si estende da un confine all’altro con forza e governa con bontà eccellente ogni cosa" (Lib. III, 12: PL 63, col. 780). La cosiddetta prosperità dei malvagi, pertanto, si rivela menzognera (lib. IV), e si evidenzia la natura provvidenziale dell’adversa fortuna. Le difficoltà della vita non soltanto rivelano quanto quest’ultima sia effimera e di breve durata, ma si dimostrano perfino utili per individuare e mantenere gli autentici rapporti fra gli uomini. L’adversa fortuna permette infatti di discernere i falsi amici dai veri e fa capire che nulla è più prezioso per l’uomo di un’amicizia vera. Accettare fatalisticamente una condizione di sofferenza è assolutamente pericoloso, aggiunge il credente Boezio, perché "elimina alla radice la possibilità stessa della preghiera e della speranza teologale che stanno alla base del rapporto dell’uomo con Dio" (Lib. V, 3: PL 63, col. 842).

La perorazione finale del De consolatione philosophiae può essere considerata una sintesi dell’intero insegnamento che Boezio rivolge a se stesso e a tutti coloro che si dovessero trovare nelle sue stesse condizioni. Scrive così in carcere: "Combattete dunque i vizi, dedicatevi ad una vita virtuosa orientata dalla speranza che spinge in alto il cuore fino a raggiungere il cielo con le preghiere nutrite di umiltà. L’imposizione che avete subìto può tramutarsi, qualora rifiutiate di mentire, nell’enorme vantaggio di avere sempre davanti agli occhi il giudice supremo che vede e sa come stanno veramente le cose" (Lib. V, 6: PL 63, col. 862). Ogni detenuto, per qualunque motivo sia finito in carcere, intuisce quanto sia pesante questa particolare condizione umana, soprattutto quando essa è abbrutita, come accadde a Boezio, dal ricorso alla tortura. Particolarmente assurda è poi la condizione di chi, ancora come Boezio che la città di Pavia riconosce e celebra nella liturgia come martire della fede, viene torturato a morte senza alcun altro motivo che non sia quello delle proprie convinzioni ideali, politiche e religiose. Boezio, simbolo di un numero immenso di detenuti ingiustamente di tutti i tempi e di tutte le latitudini, è di fatto oggettiva porta di ingresso alla contemplazione del misterioso Crocifisso del Golgota.

Contemporaneo di Boezio fu Marco Aurelio Cassiodoro, un calabrese nato a Squillace verso il 485, che morì pieno di giorni, a Vivarium intorno al 580. Anch’egli, uomo di alto livello sociale, si dedicò alla vita politica e all’impegno culturale come pochi altri nell’occidente romano del suo tempo. Forse gli unici che gli potevano stare alla pari in questo suo duplice interesse furono il già ricordato Boezio, e il futuro Papa di Roma, Gregorio Magno (590-604). Consapevole della necessità di non lasciare svanire nella dimenticanza tutto il patrimonio umano e umanistico, accumulato nei secoli d’oro dell’Impero Romano, Cassiodoro collaborò generosamente, e ai livelli più alti della responsabilità politica, con i popoli nuovi che avevano attraversato i confini dell’Impero e si erano stanziati in Italia. Anche lui fu modello di incontro culturale, di dialogo, di riconciliazione. Le vicende storiche non gli permisero di realizzare i suoi sogni politici e culturali, che miravano a creare una sintesi fra la tradizione romano-cristiana dell’Italia e la nuova cultura gotica. Quelle stesse vicende lo convinsero però della provvidenzialità del movimento monastico, che si andava affermando nelle terre cristiane. Decise di appoggiarlo dedicando ad esso tutte le sue ricchezze materiali e le sue forze spirituali.

Concepì l’idea di affidare proprio ai monaci il compito di recuperare, conservare e trasmettere ai posteri l’immenso patrimonio culturale degli antichi, perché non andasse perduto. Per questo fondò Vivarium, un cenobio in cui tutto era organizzato in modo tale che fosse stimato come preziosissimo e irrinunciabile il lavoro intellettuale dei monaci. Egli dispose che anche quei monaci che non avevano una formazione intellettuale non dovevano occuparsi solo del lavoro materiale, dell'agricoltura, ma anche trascrivere manoscritti e così aiutare nel trasmettere la grande cultura alle future generazioni. E questo senza nessuno scapito per l’impegno spirituale monastico e cristiano e per l’attività caritativa verso i poveri. Nel suo insegnamento, distribuito in varie opere, ma soprattutto nel trattato De anima e nelle Institutiones divinarum litterarum, la preghiera (cfr PL 69, col. 1108), nutrita dalla Sacra Scrittura e particolarmente dalla frequentazione assidua dei Salmi (cfr PL 69, col. 1149), ha sempre una posizione centrale quale nutrimento necessario per tutti. Ecco, ad esempio, come questo dottissimo calabrese introduce la sua Expositio in Psalterium: "Respinte e abbandonate a Ravenna le sollecitazioni della carriera politica segnata dal sapore disgustoso delle preoccupazioni mondane, avendo goduto del Salterio, libro venuto dal cielo come autentico miele dell’anima, mi tuffai avido come un assetato a scrutarlo senza posa per lasciarmi permeare tutto di quella dolcezza salutare dopo averne avuto abbastanza delle innumerevoli amarezze della vita attiva" (PL 70, col. 10).

La ricerca di Dio, tesa alla sua contemplazione – annota Cassiodoro -, resta lo scopo permanente della vita monastica (cfr PL 69, col. 1107). Egli aggiunge però che, con l’aiuto della grazia divina (cfr PL 69, col. 1131.1142), una migliore fruizione della Parola rivelata si può raggiungere con l’utilizzazione delle conquiste scientifiche e degli strumenti culturali "profani" già posseduti dai Greci e dai Romani (cfr PL 69, col. 1140). Personalmente, Cassiodoro si dedicò a studi filosofici, teologici ed esegetici senza particolare creatività, ma attento alle intuizioni che riconosceva valide negli altri. Leggeva con rispetto e devozione soprattutto Girolamo ed Agostino. Di quest’ultimo diceva: "In Agostino c’è talmente tanta ricchezza che mi sembra impossibile trovare qualcosa che non sia già stato abbondantemente trattato da lui" (cfr PL 70, col. 10). Citando Girolamo invece esortava i monaci di Vivarium: "Conseguono la palma della vittoria non soltanto coloro che lottano fino all’effusione del sangue o che vivono nella verginità, ma anche tutti coloro che, con l’aiuto di Dio, vincono i vizi del corpo e conservano la retta fede. Ma perché possiate, sempre con l’aiuto di Dio, vincere più facilmente le sollecitazioni del mondo e i suoi allettamenti, restando in esso come pellegrini continuamente in cammino, cercate anzitutto di garantirvi l’aiuto salutare suggerito dal primo salmo che raccomanda di meditare notte e giorno la legge del Signore. Il nemico non troverà infatti alcun varco per assalirvi se tutta la vostra attenzione sarà occupata da Cristo" (De Institutione Divinarum Scripturarum, 32: PL 69, col. 1147). È un ammonimento che possiamo accogliere come valido anche per noi. Viviamo infatti anche noi in un tempo di incontro delle culture, di pericolo della violenza che distrugge le culture, e del necessario impegno di trasmettere i grandi valori e di insegnare alle nuove generazioni la via della riconciliazione e della pace. Questa via troviamo orientandoci verso il Dio con il volto umano, il Dio rivelatosi a noi in Cristo.



SINTESI DELLA CATECHESI IN DIVERSE LINGUE



○ Sintesi della catechesi in lingua francese

Chers Frères et Sœurs,

Nous nous intéressons, ce matin, à deux grandes et belles figures chrétiennes du Haut Moyen-âge : Boèce et Cassiodore.

Boèce, né à Rome en 480, devient sénateur à l’âge de vingt-cinq ans. Condamné à mort pour des motifs auxquels sa foi n’est pas étrangère, c’est en prison qu’il rédige son œuvre la plus connue, le De consolatione philosophiae, où il fait dialoguer l’homme avec la philosophia perennis. Il en ressort que la philosophie est la seule médecine véritable pour l’homme, qui fait l’expérience que le bonheur authentique est au fond de lui-même. Dieu reste cependant le bonheur suprême. Il est dangereux de considérer la condition souffrante comme une fatalité, car cela ôte la possibilité de prier et d’espérer. Boèce, symbole de tous ceux qui ont à souffrir injustement pour des raisons idéologiques, politiques ou religieuses, invite à la contemplation du mystérieux Crucifié du Golgotha.

Cassiodore est né en 485 en Calabre, alors que l’empire romain d’Occident vient de tomber. Conscient de la nécessité de ne pas perdre l’héritage humaniste de l’Antiquité, il tenta, à travers ses hautes charges politiques, d’élaborer une synthèse entre la tradition romano-chrétienne de la péninsule et la nouvelle culture des Goths. Il choisit la vie monastique pour poursuivre ce travail intellectuel et culturel. Il était convaincu que la science et la culture profane sont utiles à la compréhension des Écritures, que les moines et les fidèles sont invités à méditer jour et nuit.

Je salue les pèlerins francophones, en particulier les jeunes du collège de Vaugneray et les pèlerins de l’Île de la Réunion. Puissiez-vous mobiliser toutes les ressources de votre intelligence pour rechercher toujours la vraie sagesse, qui est le Christ. Avec ma Bénédiction apostolique.


○ Sintesi della catechesi in lingua inglese

Dear Brothers and Sisters,

Today I wish to speak to you about two great Christian writers from the Italian peninsula during the period after the fall of the Roman Empire in the West: Boethius and Cassiodorus. Both were anxious to preserve the heritage of Greek and Roman learning, handed down through generations of Christian believers, in the context of the Gothic culture that dominated Italy at the time. Boethius, born in Rome in 480, entered public life and became a senator, though he continued his philosophical and religious studies alongside his public responsibilities. Unjustly imprisoned and later executed by King Theodoric, he wrote his greatest philosophical work in prison. Reflecting on the injustice of his situation, in the light of Biblical Wisdom literature and Classical authors, he concluded that true happiness lies in continuing to hope in God, despite adversity. Indeed, harsh fortune helps us to distinguish true friends from false ones, and there can be few greater consolations than that of true friendship. His contemporary, Cassiodorus, devoted much time and energy to promoting the monastic movement, in the belief that monks were the people best placed to preserve and hand on the heritage of Classical Christian culture. We would do well to take note of his advice to them: "Meditate day and night on the law of the Lord and always focus your attention upon Christ."

I am pleased to welcome the English-speaking pilgrims and visitors here today, including groups from England, Ireland, Japan, Australia, Scandinavia, and North America. I greet especially the many students and teachers who are present, including those from Saint Augustine’s College, Wiltshire, England. Upon all of you, and upon your families and loved ones at home, I invoke God’s blessings of joy and peace.



○ Sintesi della catechesi in lingua tedesca

Liebe Brüder und Schwestern!

Heute möchte ich zwei Gestalten der Kirche vorstellen, die sich in den Jahren nach dem Untergang des Weströmischen Reiches um die Bewahrung und Weitergabe des antiken Kulturerbes bemühten: Boethius und Cassiodor. Boethius, der um 480 in Rom geboren wurde und aus dem vornehmen Geschlecht der Anicier stammte, schlug früh die politische Laufbahn ein. Durch seine religiösen und philosophischen Studien, in denen er eine Harmonie zwischen dem hellenistisch-römischen Erbe und der Botschaft des Evangeliums herzustellen suchte, wurde er zu einem bedeutenden Vermittler zwischen Antike und Mittelalter. Tragisch ist sein früher Tod: Von König Theoderich des Hochverrats verdächtigt, wurde Boethius 524 unschuldig hingerichtet. Während der Haft verfaßte er sein berühmtes Werk De consolatione philosophiæ, eine philosophische Trostschrift. Das wahre Glück besteht für Boethius in der Bekämpfung der Laster, der Pflege der Tugenden und im Streben nach Gott, dem höchsten Gut des Menschen.

Cassiodor wurde um 485 in Kalabrien geboren; auch er war zunächst politisch aktiv. Nach seiner Abkehr von der Politik gründete er das Kloster „Vivarium", dessen Hauptaufgabe in der Pflege des Bildungs- und Kulturguts der Antike bestand. So widmeten sich die Mönche vornehmlich dem Studium, dem Kopieren und der Erhaltung alter Schriften. In Cassiodors eigenen Werken nimmt das Gebet, das sich aus der Heiligen Schrift und insbesondere aus den Psalmen nährt, eine zentrale Stellung ein.

Mit Freude heiße ich alle deutschsprachigen Besucher dieser Generalaudienz willkommen. Unter ihnen grüße ich besonders die Teilnehmer an der Tagung der Internationalen Stiftung Humanum. Im Schauen auf Jesus Christus, der in seinem Kreuzestod alles Leid der Welt auf sich genommen hat, finden wir Halt und Trost. Er führt uns zum wahren Heil, und Ihm wollen wir unser Leben anvertrauen. Der Herr schenke euch seine Gnade.


○ Sintesi della catechesi in lingua spagnola

Queridos hermanos y hermanas:

Boecio nació en Roma en una familia noble y fue senador a los veinticinco años. No obstante la actividad pública, no descuidó los estudios, dedicándose particularmente a la profundización de temas filosófico-religiosos. Su obra principal es el De consolatione philosophiae, que compuso mientras estuvo encarcelado injustamente. En ella se esfuerza por convencer a los hombres para que orienten su vida hacia Dios, fin y principio de toda criatura. Contemporáneo a Boecio fue Marco Aurelio Casiodoro, quien con el fin de conservar y transmitir el inmenso patrimonio cultural del Imperio romano fundó Vivarium, un monasterio organizado de tal modo que se estimase como precioso e irrenunciable el trabajo intelectual de los monjes, sin olvidar la espiritualidad monástica y la caridad para con los pobres. En sus enseñanzas, particularmente en las obras De anima e Institutiones divinarum litterarum, ocupa un lugar central la oración, nutrida de la Sagrada Escritura. De igual modo, pone la búsqueda y la contemplación de Dios como fin principal de la vida monástica.

Saludo con afecto a los peregrinos de lengua española, en particular, a los fieles venidos de Málaga, a los alumnos de distintos Institutos y Colegios de diversas ciudades de España, así como a los grupos procedentes de México y de otros países latinoamericanos. En el camino cuaresmal, a la luz de los escritos de Boecio y Casiodoro, amemos intensamente la Palabra de Dios, especialmente los Salmos, que nos ayudan a rezar y a estar muy unidos al Señor. Os deseo a todos una Semana Santa colmada de frutos de santidad. Muchas gracias.




SALUTI PARTICOLARI NELLE DIVERSE LINGUE



○ Saluto in lingua portoghese

Saúdo cordialmente os presentes e ouvintes de língua portuguesa, mormente os peregrinos que vieram de Portugal.

Sede bem-vindos! Faço votos por que leveis desta visita a Roma mais viva a certeza que é apelo: Jesus Cristo morreu por nós e para a nossa salvação! Que vos iluminem os testemunhos de São Pedro e São Paulo, e vos assistam abundantes graças que imploro para todos com os votos de Felizes Páscoas, e a Bênção de Deus Todo Poderoso.



○ Saluto in lingua polacca

Witam obecnych tu Polaków. Już niebawem będziemy przeżywali Wielki Tydzień Męki Pańskiej. Będziemy wnikać w tajemnice miłości Boga, który „własnego Syna nie oszczędził, ale Go za nas wszystkich wydał" (Rz 8, 32). Otwórzmy nasze serca na dar tej miłości, abyśmy wydawali dobre owoce nawrócenia. Niech Bóg wam błogosławi!

[Saluto i polacchi qui presenti. Fra poco vivremo la Settimana Santa della Passione del Signore. Mediteremo i misteri dell’amore di Dio, che "non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi" (Rm 8, 32). Apriamo i nostri cuori al dono di quest’amore, affinché portiamo frutti buoni di conversione. Dio vi benedica!]



○ Saluto in lingua croata

Srdačno pozdravljam hrvatske hodočasnike, a osobito vjernike iz Blata na Korčuli. Promatrajući ovih dana Kristovo predanje u volju Očevu i žrtvu po kojoj smo spašeni, prepoznajmo kako nas je ljubio i zahvalimo mu živeći sveto. Hvaljen Isus i Marija!

[Saluto cordialmente i pellegrini croati, particolarmente i fedeli di Blato nella Korčula. Contemplando in questi giorni l’abbandono di Cristo alla volontà del Padre e il sacrificio per il quale siamo stati salvati, prendiamo coscienza di come ci ha amato e ringraziamoLo vivendo santamente. Siano lodati Gesù e Maria!]



○ Saluto in lingua latina

Sueciam deinde ipsam longinquam consalutare Latino sermone cupimus cuius hodie "Schola Cathedralis Scarensis" adest cum linguae Latinae discipulis viginti septem ac magistro Ioanne Hjertén aliisque praeceptoribus. Volumus omnino eorum confirmare et incitare studia, dum hic Romae antiquitates degustant tum christianas tum etiam veterum Romanorum, ut inde magnopere augescat spiritalis illorum et humana haereditas.



○ Saluto in lingua italiana

Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare saluto i fedeli della parrocchia Santa Maria degli Angeli in San Remo, i partecipanti al corso promosso dal Consorzio per la Formazione Internazionale e i rappresentanti del personale e degli ospiti del Carcere di Lanciano. Tutti ringrazio per la loro presenza ed auspico che quest'incontro spinga ciascuno a riaffermare la propria fervida adesione agli insegnamenti del Vangelo.

Il mio pensiero va infine ai malati e agli sposi novelli. Il cammino quaresimale che stiamo percorrendo accresca in voi, cari malati, la speranza in Cristo crocifisso che ci sostiene nella prova e aiuti voi, cari sposi novelli, a fare della vostra vita familiare una missione di amore fedele e generoso.

















Benedetto XVI all'udienza generale denuncia l'assurda condizione di quanti sono detenuti e torturati per le loro convinzioni ideali e religiose. Appello ai docenti: non svilite l'insegnamento in nozionismo, approfondite i temi culturali ed etici



Un appello in difesa di tutti coloro che sono ingiustamente imprigionati, e non di rado torturati, per le loro idee politiche e religiose e la consapevolezza che, in un tempo non facile di integrazione delle culture, la possibilità che esse convivano in armonia risiede nella concordia ispirata da Dio. Sono due dei temi che hanno orientato la catechesi di Benedetto XVI all’udienza generale tenuta oggi in Aula Paolo VI. Ampio anche lo spazio dedicato alla scuola e agli obiettivi dell’insegnamento: il Papa ha invitato i docenti e le scuole in genere ad approfondire i messaggi culturali ed etici - senza ridursi a una mera trasmissione di nozioni - per poi concludere con un singolare saluto in latino ad un istituto svedese che lo insegna tutt'oggi ai suoi allievi. Il servizio di Alessandro De Carolis:


Boezio e Cassiodoro: due uomini di ingegno al crocevia della storia, che assiste al tramonto della cultura greco-romana e al suo non indolore innesto in quella predominante, a matrice barbara, degli Ostrogoti e dei Goti. Benedetto XVI ha presentato queste due figure come altrettanti spiriti che coltivarono il disegno - impedito dalle traversie personali e dalle vicende del tempo - di “una possibile conciliazione” del patrimonio ellenistico-romano e di quello cristiano con la nuova mentalità e le culture delle popolazioni nordiche del quinto secolo. Boezio pagò con una lunga e cruda detenzione in carcere, e poi con la vita, questo impegno intellettuale e il Papa lo ha proposto come simbolo delle gravi ingiustizie spesso presenti, ha detto, anche oggi in “tanta parte della ‘giustizia umana’”:


“Ogni detenuto, per qualunque motivo sia finito in carcere, intuisce quanto sia pesante questa particolare condizione umana, soprattutto quando essa è abbrutita, come accadde a Boezio, dal ricorso alla tortura. Particolarmente assurda è poi la condizione di chi, ancora come Boezio che la città di Pavia riconosce e celebra nella liturgia come martire della fede, viene torturato a morte senza alcun altro motivo che non sia quello delle proprie convinzioni ideali, politiche e religiose. Boezio, simbolo di un numero immenso di detenuti ingiustamente di tutti i tempi e di tutte le latitudini, è di fatto oggettiva porta di ingresso alla contemplazione del misterioso Crocifisso del Golgota”.


Anche dalla sua cella - ha proseguito il Papa, che alla fine saluterà un gruppo di detenuti del carcere di Lanciano - Boezio non smise di cercare Dio, “bene supremo verso cui tende ogni essere umano anche senza saperlo”. Il dramma di una prigionia crudele non lo indusse a ripiegarsi su se stesso, ma anzi a rifiutare una fatalistica “accettazione della sofferenza”, perché essa - affermò Boezio - nega la speranza di incontrare Dio nella preghiera:


“Nel carcere [Boezio] cerca la consolazione, cerca la luce, cerca la saggezza. E dice di aver saputo distinguere, proprio in questa situazione, tra i beni apparenti - nel carcere essi scompaiono - e i beni veri, come come l’autentica amicizia, che anche nel carcere non scompaiono. Il bene più alto è Dio”.


Contemporaneo di Boezio, anche Cassiodoro - ha spiegato Benedetto XVI - a non “lasciare svanire nella dimenticanza tutto il patrimonio umano e umanistico, accumulato nei secoli d’oro dell’Impero Romano. E perché ciò non avvenisse, ebbe una intuizione decisiva per le sorti culturali anzitutto dell’Europa:


“Concepì l’idea di affidare proprio ai monaci il compito di recuperare, conservare e trasmettere ai posteri l’immenso patrimonio culturale degli antichi, perché non andasse perduto. Per questo fondò Vivarium, un cenobio in cui tutto era organizzato in modo tale che fosse stimato come preziosissimo e irrinunciabile il lavoro intellettuale dei monaci (…) E questo senza nessuno scapito per l’impegno spirituale monastico e cristiano e per l’attività caritativa verso i poveri”.


In modo analogo a mercoledì scorso, il Papa ha effettuato un breve passaggio nella Basilica di San Pietro per salutare la folla di fedeli prima di recarsi in Aula Paolo VI. Una folla composta in larga parte di studenti, ai quali il Pontefice ha affidato questa riflessione sul ruolo dell’insegnamento in un periodo nel quale, ha osservato, la scuola “affronta notevoli sfide che emergono nel campo dell’educazione delle nuove generazioni”:


“Per questo motivo la scuola non può essere soltanto luogo di apprendimento nozionistico, ma è chiamata ad offrire agli alunni l’opportunità di approfondire validi messaggi di carattere culturale, sociale, etico e religioso. Chi insegna non può non percepire anche il risvolto morale di ogni umano sapere, perché l’uomo conosce per agire e l’agire è frutto della sua conoscenza”.


Inedito, poi, il saluto in latino che Benedetto XVI ha indirizzato, al termine dell’udienza generale, agli studenti di un Istituto della città svedese di Skora, la “Schola Cathedralis Scarensis”, nel quale si insegna e si studia la lingua latina:


“Volumus omnino eorum confirmare et incitare studia...
Vogliamo incitarli agli studi mentre qui a Roma visitano le vestigia cristiane e degli antichi romani: da questa esperienza si acuisca il loro patrimonio umano e spirituale”.






www.radiovaticana.org/it1/videonews_ita.asp?vaiflv=0000252.flv&vaiserver=A&vai=ctv_frame00252.jpg&var1=12/03/2008&var2=Vatican%20City&var3=Benedetto%20XVI:%20guardare%20a%20Dio,%20salvezz...
+PetaloNero+
Wednesday, March 12, 2008 2:57 PM
La vicinanza e la preghiera del Papa per Chiara Lubich, ricoverata al Policlinico Gemelli di Roma per insifficienza respiratoria



Il Papa ha espresso, con una lettera autografa, la sua vicinanza a Chiara Lubich, ricoverata, dall’inizio di febbraio al Policlinico Gemelli di Roma per una insufficienza respiratoria. La fondatrice dei Focolari, che in gennaio ha compiuto 88 anni, ha ricevuto anche la visita del Patriarca Ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I. Il servizio di Carla Cotignoli.


Grande gioia ha dato a Chiara Lubich la lettera del Papa: “Sono a conoscenza della prova che sta vivendo” – scrive Benedetto XVI – assicurandole “in questo momento difficile” la sua preghiera, “affinchè il Signore le dia sollievo nel fisico, conforto nello spirito e, mostrandole i segni della sua benevolenza, le faccia sperimentare il valore redentivo della sofferenza vissuta in profonda comunione con lui”.


Sulle attuali condizioni di salute di Chiara così informa il prof. Salvatore Valente, titolare della cattedra di Pneumologia del Policlinico Universitario: “Persiste la condizione di insufficienza respiratoria grave che richiede ancora l’applicazione di un supporto ventilatorio. Al momento non si riscontra la tendenza al recupero di un’autonomia respiratoria adeguata”. Ciononostante Chiara - che nel gennaio scorso ha compiuto 88 anni - continua a seguire la vita del Movimento.


A sorpresa poi, il Patriarca Ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I, a Roma in occasione della suo incontro in Vaticano con il Papa, ha voluto farle visita. Cordialissimo, si è intrattenuto con lei in un momento ricco di profonda comunione. "Ho voluto venire qui – ha dichiarato - per portare il saluto mio personale e del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli alla carissima Chiara Lubich, che tanto ha dato e dà con la sua vita alla Chiesa intera. Le ho pure impartito con riconoscenza la mia benedizione. Sono felice di averla incontrata". Ricordiamo che i rapporti tra Chiara Lubich e il Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli risalgono a oltre 40 anni fa, al tempo del Patriarca Athenagora I.


Nei giorni scorsi Chiara ha ricevuto in visita anche il cardinale Miloslav Vlk, arcivescovo di Praga e il prof. Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio

Continuano intanto ad arrivare dal Movimento nel mondo messaggi sulle più varie iniziative di preghiera, anche da parte di amici ebrei, musulmani, buddisti e indù.



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+PetaloNero+
Wednesday, March 12, 2008 2:58 PM
Il Papa si felicita con il programma brasiliano della Radio Vaticana per il 50.mo anniversario dell’inizio delle trasmissioni



Un servizio inestimabile volto a favorire la comunione tra la Chiesa e il popolo brasiliano: è quanto scrive Benedetto XVI in un telegramma in occasione del 50.mo anniversario delle trasmissioni per il Brasile della Radio Vaticana. Nel documento - a firma del cardinale segretario di Stato, Tarcisio Bertone - indirizzato al direttore generale della nostra emittente, padre Federico Lombardi, il Papa si congratula con il programma brasiliano per la significativa opera svolta nell’annuncio del Vangelo. Il Pontefice impartisce infine la sua benedizione apostolica ai componenti e collaboratori del programma come anche ai suoi ascoltatori.




www.radiovaticana.org
+PetaloNero+
Wednesday, March 12, 2008 9:13 PM
PAPA, SARA' 'CARITAS IN VERITATE' LA SUA NUOVA ENCICLICA
(di Nina Fabrizio)

"Caritas in veritate": sarà questo il titolo della prossima enciclica di Benedetto XVI, la terza del suo pontificato, dedicata ai temi sociali. Attesa già prima della precedente enciclica del Papa, la "Spe Salvi", l'enciclica sociale era stata momentaneamente accantonata da Ratzinger in favore di quella sulla Speranza. Ora, dopo essere stata rivista dai diversi dicasteri che hanno collaborato alla sua elaborazione, la "Caritas in veritate" (in italiano "Carità" o "Amore nella verità") è pronta per essere pubblicata anche se sulla data c'é ancora incertezza. Avrebbe dovuto essere il primo maggio, festa di San Giuseppe Lavoratore, ma potrebbe slittare a causa del tempo necessario per le traduzioni.

La lettera del Papa sarà diffusa infatti per la prima volta fin dall'inizio anche in cinese, per la volontà di Benedetto XVI di far arrivare il suo messaggio anche ai cattolici di Pechino, e forse in arabo. L'atteso documento papale, che sarà diviso in quattro capitoli, nella sua parte iniziale sarà celebrativo di altre due precedenti encicliche. La "Populorum progressio", del 1967, di papa Paolo VI, di cui sono stati celebrati i quaranta anni dalla pubblicazione, e la "Sollicitudo rei socialis", di Giovanni Paolo II, pubblicata invece nel 1987, che Ratzinger ha voluto richiamare, ritenendo anch'essa un fondamentale riferimento sui temi sociali. Nelle parti successive viene sviluppato il tema di quanto sia stata profetica la "Populorum progressio", ma il documento di Benedetto XVI esprime soprattutto la visione della Chiesa rispetto ai cambiamenti sociali che sono avvenuti a partire proprio dai tempi dell'enciclica montiniana.

L'analisi di Ratzinger riguarderà quindi i problemi posti dal processo di globalizzazione e la necessità di un umanesimo che concili lo sviluppo sociale ed economico con il rispetto dovuto alla persona umana e con un giusto rapporto tra le categorie sociali, attenuando le eccessive disparità tra ricchi e poveri. Povertà, pace, cooperazione internazionale, disarmo, guerre su fonti energetiche e ambiente, globalizzazione, divario digitale, microcredito: sono tutti temi che verranno toccati nel documento, piuttosto corposo, che potrebbe ancora subire qualche correzione dell'ultima ora da parte di Benedetto XVI. La pubblicazione di una terza enciclica a così breve distanza dalle precedenti è fatto piuttosto eccezionale che testimonia quanto i temi sociali siano cari a Benedetto XVI e a tutta la Chiesa cattolica. Una enciclica sociale, infatti, era già stata oggetto della discussione delle riunioni del collegio cardinalizio durante la sede vacante, prima del conclave che ha eletto Joseph Ratzinger e sul tema c'era stata anche, più volte, l'attenzione di Wojtyla che lo riteneva prioritario per la Chiesa del futuro.


www.ansa.it
+PetaloNero+
Wednesday, March 12, 2008 9:29 PM
Re:
+PetaloNero+, 12/03/2008 14.57:

La vicinanza e la preghiera del Papa per Chiara Lubich, ricoverata al Policlinico Gemelli di Roma per insifficienza respiratoria



Il Papa ha espresso, con una lettera autografa, la sua vicinanza a Chiara Lubich, ricoverata, dall’inizio di febbraio al Policlinico Gemelli di Roma per una insufficienza respiratoria. La fondatrice dei Focolari, che in gennaio ha compiuto 88 anni, ha ricevuto anche la visita del Patriarca Ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I. Il servizio di Carla Cotignoli.


Grande gioia ha dato a Chiara Lubich la lettera del Papa: “Sono a conoscenza della prova che sta vivendo” – scrive Benedetto XVI – assicurandole “in questo momento difficile” la sua preghiera, “affinchè il Signore le dia sollievo nel fisico, conforto nello spirito e, mostrandole i segni della sua benevolenza, le faccia sperimentare il valore redentivo della sofferenza vissuta in profonda comunione con lui”.


Sulle attuali condizioni di salute di Chiara così informa il prof. Salvatore Valente, titolare della cattedra di Pneumologia del Policlinico Universitario: “Persiste la condizione di insufficienza respiratoria grave che richiede ancora l’applicazione di un supporto ventilatorio. Al momento non si riscontra la tendenza al recupero di un’autonomia respiratoria adeguata”. Ciononostante Chiara - che nel gennaio scorso ha compiuto 88 anni - continua a seguire la vita del Movimento.


A sorpresa poi, il Patriarca Ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I, a Roma in occasione della suo incontro in Vaticano con il Papa, ha voluto farle visita. Cordialissimo, si è intrattenuto con lei in un momento ricco di profonda comunione. "Ho voluto venire qui – ha dichiarato - per portare il saluto mio personale e del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli alla carissima Chiara Lubich, che tanto ha dato e dà con la sua vita alla Chiesa intera. Le ho pure impartito con riconoscenza la mia benedizione. Sono felice di averla incontrata". Ricordiamo che i rapporti tra Chiara Lubich e il Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli risalgono a oltre 40 anni fa, al tempo del Patriarca Athenagora I.


Nei giorni scorsi Chiara ha ricevuto in visita anche il cardinale Miloslav Vlk, arcivescovo di Praga e il prof. Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio

Continuano intanto ad arrivare dal Movimento nel mondo messaggi sulle più varie iniziative di preghiera, anche da parte di amici ebrei, musulmani, buddisti e indù.



www.radiovaticana.org




Da Petrus

Focolari, Chiara Lubich ricoverata al 'Gemelli' in gravi condizioni. Per lei una lettera del Santo Padre e la visita di Bartolomeo I



CITTA’ DEL VATICANO - Ricoverata al Policlinico Gemelli di Roma, Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari ha ricevuto nei giorni scorsi una lettera personale di papa Benedetto XVI e anche la visita del patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I. La Lubich era entrata al Gemelli per un check-up programmato nel febbraio scorso, ma sono poi sopravvenute difficolta' respiratorie. Come informa il professor Salvatore Valente, titolare della cattedra di Pneumologia del Policlinico Universitario, ''persiste la condizione di insufficienza respiratoria grave che richiede ancora l'applicazione di un supporto ventilatorio. Al momento non si riscontra la tendenza al recupero di un'autonomia respiratoria adeguata''. Nonostante questo Chiara Lubich, 88 anni compiuti lo scorso 22 gennaio, continua a seguire la vita del Movimento. Nei giorni scorsi aveva ricevuto una lettera personale di Benedetto XVI che le impartiva ''una speciale benedizione''. ''Sono a conoscenza della prova che sta vivendo - vi si legge - e desidero farle giungere in questo momento difficile l'assicurazione del mio ricordo nella preghiera, affinche' il Signore le dia sollievo nel fisico, conforto nello spirito e, mostrandole i segni della sua benevolenza, le faccia sperimentare il valore redentivo della sofferenza vissuta in profonda comunione con lui''. Anche il patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I, a Roma in occasione della suo incontro in Vaticano con il Papa, ha voluto far visita nei giorni scorsi a Chiara Lubich, intrattenendosi con lei in un momento ricco di profonda comunione spirituale. Al termine ha dichiarato: ''Ho voluto venire qui per portare il saluto mio personale e del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli alla carissima Chiara Lubich, che tanto ha dato e dà con la sua vita alla Chiesa intera. Le ho pure impartito con riconoscenza la mia benedizione. Sono felice di averla incontrata''. I rapporti tra Chiara Lubich e il Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli risalgono a oltre 40 anni fa, al tempo del Patriarca Athenagora I. Nei giorni scorsi la Lubich ha ricevuto in visita anche il cardinale Miloslav Vlk, arcivescovo di Praga, e Andrea Riccardi, fondatore della Comunita' di Sant'Egidio. A quanto riferisce una nota dei Focolari, continuano intanto ad arrivare messaggi sulle piu' varie iniziative di preghiera, anche da parte di amici ebrei, musulmani, buddisti e indu'.



+PetaloNero+
Thursday, March 13, 2008 12:58 AM
DETENUTI IN ABRUZZO RICEVUTI DAL PAPA

Il Pontefice ha indossato un cappello donato dai lancianesi


L'Aquila, 12 mar. - Questa mattina al termine dell'udienza generale nell'aula Paolo VI, salutando i rappresentanti del personale e dei detenuti della casa circondariale di Lanciano, papa Benedetto XVI ha ricevuto in dono un berrettino verde, che ha subito indossato con un sorriso divertito. I 150 componenti del gruppo da Lanciano avevano assistito all'udienza, durante la quale il papa ha parlato tra l'altro della condizione di chi è detenuto ingiustamente per le proprie idee.
Accompagnati dagli agenti della Polizia Penitenziaria, un gruppo di detenuti della casa circondariale di Lanciano ha potuto oggi partecipare all'udienza generale del papa grazie ad un permesso speciale del tribunale di sorveglianza. Li ha guidati il vescovo della diocesi abruzzese, mons. Carlo Ghidelli. Benedetto XVI, che nella catechesi di oggi aveva parlato anche della condizione dei detenuti e delle sofferenze causate dall'ingiustizia "presente in tanta parte della giustizia umana", li ha poi salutati con particolare enfasi, augurando loro che "questo incontro spinga ciascuno a riaffermare la propria fervida adesione agli insegnamenti del vangelo".


www.ilcapoluogo.it
+PetaloNero+
Thursday, March 13, 2008 2:58 PM
LE UDIENZE

Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina in Udienza:
Ecc.mi Presuli della Conferenza Episcopale di Haiti, in Visita "ad Limina Apostolorum"
S.E. Mons. Chibly Langlois, Vescovo di Fort-Liberté;

S.E. Mons Yves-Marie Péan, C.S.C., Vescovo di Les Gonaïves
con il Vescovo emerito: S.E. Mons. Emmanuel Constant;

S.E. Mons. Pierre-Antoine Paulo, O.M.I., Vescovo di Port-de-Paix;

S.E. Mons. Joseph Serge Miot, Arcivescovo di Port-au-Prince
con i Vescovi Ausiliari:
S.E. Mons. Joseph Lafontant, Vescovo tit. Gilba,
S.E. Mons. Pierre-André Dumas, Vescovo tit. di Floriana,
S.E. Mons. Simon Saint-Hillien, C.S.C., Vescovo tit. di Lamdia;

Gruppo degli Ecc.mi Presuli della Conferenza Episcopale di Haiti, in Visita "ad Limina Apostolorum".







RINUNCE E NOMINE


NOMINA DEL VICE PRESIDENTE E DEL SEGRETARIO DELLA PONTIFICIA COMMISSIONE «ECCLESIA DEI»

Il Santo Padre Benedetto XVI ha nominato Vice Presidente della Pontificia Commissione «Ecclesia Dei» il Rev.do Mons. Camille Perl, finora Segretario della medesima Pontificia Commissione.

In pari tempo, Sua Santità ha nominato Segretario della stessa Pontificia Commissione «Ecclesia Dei» il Rev.do Mons. Mario Marini, finora Segretario Aggiunto.
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