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Paparatzifan
Sunday, February 24, 2008 6:29 PM
Dal blog di Lella...

LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELL’ANGELUS, 24.02.2008

Di ritorno dalla visita pastorale alla parrocchia romana di Santa Maria Liberatrice a Testaccio, a mezzogiorno il Santo Padre Benedetto XVI si affaccia alla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare l’Angelus con i fedeli e i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro per il consueto appuntamento domenicale.

Queste le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana:


PRIMA DELL’ANGELUS

Cari fratelli e sorelle,

in questa terza Domenica di Quaresima la liturgia ripropone quest’anno uno dei testi più belli e profondi della Bibbia: il dialogo tra Gesù e la Samaritana (cfr Gv 4,5-42).
Sant’Agostino, del quale sto ampiamente parlando nelle catechesi del mercoledì, era giustamente affascinato da questo racconto, e ne fece un commento memorabile.

È impossibile rendere in una breve spiegazione la ricchezza di questa pagina evangelica: occorre leggerla e meditarla personalmente, immedesimandosi in quella donna che, un giorno come tanti altri, andò ad attingere acqua dal pozzo e vi trovò Gesù, seduto accanto, "stanco del viaggio", nella calura del mezzogiorno.

"Dammi da bere", le disse, lasciandola molto stupita: era infatti del tutto inconsueto che un giudeo rivolgesse la parola a una donna samaritana, per di più sconosciuta.

Ma la meraviglia della donna era destinata ad aumentare: Gesù parlò di un’"acqua viva" capace di estinguere la sete e diventare in lei "sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna"; dimostrò inoltre di conoscere la sua vita personale; rivelò che era giunta l’ora di adorare l’unico vero Dio in spirito e verità; e infine le confidò – cosa rarissima – di essere il Messia.

Tutto questo a partire dall’esperienza reale e sensibile della sete. Il tema della sete attraversa tutto il Vangelo di Giovanni: dall’incontro con la Samaritana, alla grande profezia durante la festa delle Capanne (Gv 7,37-38), fino alla Croce, quando Gesù, prima di morire, disse per adempiere la Scrittura: "Ho sete" (Gv 19,28). La sete di Cristo è una porta di accesso al mistero di Dio, che si è fatto assetato per dissetarci, così come si è fatto povero per arricchirci (cfr 2 Cor 8,9).

Sì, Dio ha sete della nostra fede e del nostro amore. Come un padre buono e misericordioso desidera per noi tutto il bene possibile e questo bene è Lui stesso.

La donna di Samaria invece rappresenta l’insoddisfazione esistenziale di chi non ha trovato ciò che cerca: ha avuto "cinque mariti" ed ora convive con un altro uomo; il suo andare e venire dal pozzo per prendere acqua esprime un vivere ripetitivo e rassegnato. Tutto però cambiò per lei quel giorno, grazie al colloquio con il Signore Gesù, che la sconvolse a tal punto da indurla a lasciare la brocca dell’acqua e a correre per dire alla gente del villaggio: "Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia forse il Messia?" (Gv 4,28-29).

Cari fratelli e sorelle, anche noi apriamo il cuore all’ascolto fiducioso della parola di Dio per incontrare, come la Samaritana, Gesù che ci rivela il suo amore e ci dice: il Messia, il tuo salvatore "sono io, che ti parlo" (Gv 4,26). Ci ottenga questo dono Maria, prima e perfetta discepola del Verbo fatto carne.

DOPO L’ANGELUS

Recenti inondazioni hanno devastato ampie zone costiere dell'Ecuador, provocando gravissimi danni, che si aggiungono a quelli già causati dall'eruzione del vulcano Tungurahua. Mentre affido al Signore le vittime di tale calamità, esprimo la mia personale vicinanza a quanti stanno vivendo ore di angoscia e di tribolazione e invito tutti ad una fraterna solidarietà, affinché le popolazioni di quelle zone possano ritornare, quanto prima, alla normalità della vita quotidiana.

© Copyright 2008 - Libreria Editrice Vaticana


Paparatzifan
Sunday, February 24, 2008 6:30 PM
Dal blog di Lella...

VISITA PASTORALE ALLA PARROCCHIA ROMANA SANTA MARIA LIBERATRICE A TESTACCIO , 24.02.2008

Alle ore 9 di questa mattina - III Domenica di Quaresima - il Santo Padre Benedetto XVI si reca in visita pastorale alla parrocchia di Santa Maria Liberatrice a Testaccio, nel settore centro della diocesi di Roma, per la celebrazione della Santa Messa.
Nel corso della Celebrazione Eucaristica, dopo la proclamazione del Santo Vangelo, il Papa pronuncia l’omelia.
Al termine della Santa Messa, il Santo Padre incontra i Membri del Consiglio Pastorale Parrocchiale, i Religiosi e le Religiose nel Salone Teatro della parrocchia.
Pubblichiamo di seguito l’omelia che il Papa pronuncia nel corso della Celebrazione Eucaristica:

OMELIA DEL SANTO PADRE

Cari fratelli e sorelle,

seguendo l'esempio dei miei venerati Predecessori, i Servi di Dio Paolo VI e Giovanni Paolo II, che hanno fatto visita alla vostra parrocchia rispettivamente il 20 marzo 1966 e il 14 gennaio 1979, anch'io quest’oggi sono venuto tra voi per incontrare la vostra comunità e presiedere la Celebrazione eucaristica in questa vostra bella chiesa dedicata a Santa Maria Liberatrice. Sono venuto in una circostanza quanto mai singolare, il centenario della consacrazione dell’attuale chiesa e il trasferimento del titolo della parrocchia di Santa Maria della Provvidenza, che già esisteva in questo vostro quartiere di Testaccio, in Santa Maria Liberatrice. Fu San Pio X ad affidare ai Figli spirituali di Don Bosco la parrocchia, ed essi, sotto la guida infaticabile del primo discepolo di San Giovanni Bosco, il beato Don Michele Rua, costruirono la chiesa nella quale ora ci troviamo. In verità, i Salesiani svolgevano già la loro attività sociale ed apostolica qui a Testaccio, quartiere che ha conservato una sua specifica identità territoriale e culturale. Pur trovandoci, infatti, nel cuore della metropoli romana, persistono tra la persone rapporti molto familiari e, sebbene negli ultimi vent'anni la situazione sia un po' cambiata, rimangono forti il radicamento della gente nel proprio territorio, l'identità di quartiere e di attaccamento alle tradizioni religiose. So, ad esempio, che la vostra festa patronale di Santa Maria Liberatrice riunisce ogni anno tanti concittadini e famiglie che per vari motivi si sono trasferiti altrove.

Cari amici, sono venuto volentieri a condividere la vostra gioia per l’evento giubilare che state celebrando, e che ho voluto arricchire con la possibilità di lucrare l’indulgenza plenaria durante l’intero anno centenario. Con affetto vi saluto tutti. Anzitutto saluto il Cardinale Vicario, il Vescovo Ausiliare del Settore Centro, Mons. Ernesto Mandara, e il vostro Parroco, Don Manfredo Leone. Ringrazio di cuore lui e i confratelli salesiani per il servizio pastorale che insieme rendono alla vostra parrocchia, e gli sono grato anche per le gentili parole che mi ha rivolto a nome di tutti voi. Saluto inoltre gli ospiti dello Studentato Salesiano per sacerdoti, che ha sede negli edifici parrocchiali, e le diverse comunità religiose presenti sul territorio: le Figlie di Maria Ausiliatrice, le Figlie della Divina Provvidenza e le Suore del Buon Pastore. Saluto i Cooperatori, le Cooperatrici e gli Ex-allievi Salesiani, le Associazioni parrocchiali, i vari gruppi impegnati per l'animazione della catechesi, della liturgia, della carità e della lettura ed approfondimento della Parola di Dio, la Confraternita di Santa Maria Liberatrice, i gruppi che riuniscono i giovani e quelli che favoriscono l'incontro e la formazione delle coppie di fidanzati e di sposi e delle famiglie più mature. Un saluto affettuoso indirizzo ai ragazzi del catechismo e a quanti frequentano l’Oratorio della parrocchia e delle Figlie di Maria Ausiliatrice. Vorrei poi estendere il mio pensiero a tutti gli abitanti del quartiere, specialmente agli anziani, ai malati, alle persone sole e in difficoltà. Tutti e ciascuno ricordo in questa Santa Messa.

Cari fratelli e sorelle, mi domando ora assieme a voi: che cosa ci dice il Signore in un anniversario così importante per la vostra parrocchia? Nei testi biblici dell’odierna terza Domenica di Quaresima, ci sono utili spunti di meditazione quanto mai indicati per questa significativa circostanza.

Attraverso il simbolo dell’acqua, che ritroviamo nella prima lettura e nel brano evangelico della Samaritana, la parola di Dio ci trasmette un messaggio sempre vivo e sempre attuale: Dio ha sete della nostra fede e vuole che troviamo in Lui la fonte della nostra autentica felicità.

Il rischio di ogni credente è quello di praticare una religiosità non autentica, di cercare la risposta alle attese più intime del cuore non in Dio, di utilizzare anzi Iddio come se fosse al servizio dei nostri desideri e progetti.

Nella prima lettura vediamo il popolo ebreo che soffre nel deserto per mancanza di acqua, e, preso dallo scoraggiamento, come in altre circostanze, si lamenta e reagisce in modo violento. Arriva a ribellarsi contro Mosè, arriva quasi a ribellarsi contro Dio. Narra l’autore sacro: «Misero alla prova il Signore, dicendo: "Il Signore è in mezzo a noi sì o no"?» (Es 17,7).

Il popolo esige da Dio che venga incontro alle proprie attese ed esigenze, piuttosto che abbandonarsi fiducioso nelle sue mani, e nella prova perde la fiducia in Lui.

Quante volte questo avviene anche nella nostra vita; in quante circostanze, piuttosto che conformarci docilmente alla volontà divina, vorremmo che Iddio realizzasse i nostri disegni ed esaudisse ogni nostra attesa; in quante occasioni la nostra fede si manifesta fragile, la nostra fiducia debole, la nostra religiosità contaminata da elementi magici e meramente terreni.

In questo tempo quaresimale, mentre la Chiesa ci invita a percorrere un itinerario di vera conversione, accogliamo con umile docilità l’ammonimento del Salmo responsoriale: «Ascoltate oggi la sua voce: "Non indurite il cuore, come a Meriba, come nel giorno di Massa nel deserto, dove mi tentarono i vostri padri: mi misero alla prova, pur avendo visto le mie opere"» (Sal 94,7-9).

Il simbolismo dell’acqua ritorna con grande eloquenza nella celebre pagina evangelica che narra l’incontro di Gesù con la Samaritana a Sicar, presso il pozzo di Giacobbe. Cogliamo subito un legame tra il pozzo costruito dal grande patriarca di Israele per assicurare l’acqua alla sua famiglia e la storia della salvezza in cui Dio dona all’umanità l’acqua zampillante per la vita eterna.

Se c’è una sete fisica dell’acqua indispensabile per vivere su questa terra, vi è nell’uomo anche una sete spirituale che solo Dio può colmare. Questo traspare chiaramente dal dialogo tra Gesù e la donna venuta ad attingere acqua al pozzo di Giacobbe. Tutto inizia dalla domanda di Gesù: "Dammi da bere" (cfr Gv 4,5-7). Sembra a prima vista una semplice richiesta di un po’ d’acqua, in un mezzogiorno assolato. In realtà, con questa domanda rivolta per di più a una donna samaritana - tra ebrei e samaritani non correva buon sangue - Gesù avvia nella sua interlocutrice un cammino interiore che fa emergere in lei il desiderio di qualcosa di più profondo.

Sant’Agostino commenta: "Colui che domandava da bere, aveva sete della fede di quella donna" (In Io ev. Tract. XV,11: PL 35,1514).

Infatti, a un certo punto, è la donna stessa a chiedere dell’acqua a Gesù (cfr Gv 4,15), manifestando così che in ogni persona c’è un innato bisogno di Dio e della salvezza che solo Lui può colmare. Una sete d’infinito che può essere saziata solamente dall’acqua che Gesù offre, l’acqua viva dello Spirito. Tra poco ascolteremo nel prefazio queste parole: Gesù "chiese alla donna di Samaria l’acqua da bere, per farle il grande dono della fede, e di questa fede ebbe sete così ardente da accendere in lei la fiamma dell’amore di Dio".

Cari fratelli e sorelle, nel dialogo tra Gesù e la Samaritana vediamo delineato l’itinerario spirituale che ognuno di noi, che ogni comunità cristiana è chiamata a riscoprire e a percorrere costantemente. Proclamata in questo tempo quaresimale, questa pagina evangelica assume un valore particolarmente importante per i catecumeni già prossimi al Battesimo.

Questa domenica è infatti legata al cosiddetto "primo scrutinio", che è un rito sacramentale di purificazione e di grazia. La Samaritana diviene così figura del catecumeno illuminato e convertito dalla fede, che aspira all’acqua viva ed è purificato dalla parola e dall’azione del Signore.

Ma anche noi, già battezzati, troviamo in quest’episodio evangelico uno stimolo a riscoprire l’importanza e il senso della nostra vita cristiana.

Gesù vuole portarci, come la Samaritana, a professare la nostra fede in Lui con forza perché possiamo poi annunciare e testimoniare ai nostri fratelli la gioia dell’incontro con Lui e le meraviglie che il suo amore compie nella nostra esistenza. La fede nasce dall’incontro con Gesù, riconosciuto e accolto come il Rivelatore definitivo e il Salvatore. Una volta che il Signore ha conquistato il cuore della Samaritana, la sua esistenza è trasformata e lei corre senza indugio a comunicare la buona notizia alla sua gente (cfr Gv 4,29).

Cari fratelli e sorelle della Parrocchia di Santa Maria Liberatrice! L’invito di Cristo a lasciarci coinvolgere dalla sua esigente proposta evangelica risuona con forza questa mattina per ogni membro della vostra comunità parrocchiale.

Diceva sant’Agostino che Dio ha sete della nostra sete di Lui, desidera cioè di essere desiderato. Più l’essere umano si allontana da Dio più Egli lo insegue con il suo amore misericordioso. La liturgia ci stimola quest’oggi, tenendo conto anche del tempo quaresimale che stiamo vivendo, a rivedere il nostro rapporto con Gesù, a cercare il suo volto senza stancarci.

E questo è indispensabile perché voi, cari amici, possiate continuare, nel nuovo contesto culturale e sociale, l'opera di evangelizzazione e di educazione umana e cristiana svolta da più di un secolo da questa parrocchia, che annovera nella serie dei suoi parroci anche il Venerabile Luigi Maria Olivares. Aprite sempre più il cuore ad una azione pastorale missionaria, che spinga ogni cristiano ad incontrare le persone - in particolare i giovani e le famiglie - là dove vivono, lavorano, trascorrono il tempo libero, per annunciare loro l'amore misericordioso di Dio. Analoga attenzione e sollecitudine so che state dedicando alla cura delle vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata, proponendo ai ragazzi, ai giovani e alle famiglie il tema vocazionale, che è di primaria importanza per il futuro della Chiesa. Vi incoraggio poi a perseverare nell'impegno educativo, che costituisce il carisma tipico di ogni parrocchia salesiana. L'Oratorio, la scuola, i momenti di catechesi e preghiera siano animati da autentici educatori, cioè da testimoni vicini con il loro cuore specialmente ai fanciulli, agli adolescenti e ai giovani. Santa Maria Liberatrice, da voi tanto amata e venerata, che insieme al suo sposo Giuseppe ha educato Gesù bambino ed adolescente, protegga le famiglie, i religiosi e le religiose nel loro compito di formatori e doni loro la gioia, come auspicava Don Bosco, di veder crescere in questo quartiere "buoni cristiani ed onesti cittadini". Amen!

© Copyright 2008 - Libreria Editrice Vaticana


+PetaloNero+
Monday, February 25, 2008 7:24 PM
VISITA PASTORALE ALLA PARROCCHIA ROMANA SANTA MARIA LIBERATRICE A TESTACCIO (CONTINUAZIONE)

Pubblichiamo di seguito il discorso che il Santo Padre Benedetto XVI ha improvvisato ieri mattina al termine dell’Incontro con i gruppi parrocchiali a Santa Maria Liberatrice a Testaccio dopo la lettura di una poesia a Lui dedicata in romanesco (cfr. boll. 122 del 24 febbraio 2008):


DISCORSO DEL SANTO PADRE

Sono molto contento di essere oggi qui tra voi. Purtroppo non parlo romanesco, ma come cattolici siamo tutti un po' romani e portiamo Roma nel nostro cuore, dunque comprendiamo un po' del dialetto romanesco. È stato per me molto bello essere salutato con questo vostro dialetto, perchè si capisce che si tratta di parole che vengono dal cuore. Bello e incoraggiante è anche vedere qui in voi rappresentate le tante attività che si svolgono in questa parrocchia, le tante realtà che vi sono: sacerdoti, suore di diverse Congregazioni, catechisti, laici che collaborano in diversi modi con la parrocchia. E vedo anche san Giovanni Bosco vivo tra di voi che continua la sua opera, e vedo anche come la Madonna Liberatrice, colei che rende liberi, inviti ad aprire le porte a Cristo e a dare la vera libertà anche agli altri. Questo significa creare la Chiesa, creare anche la presenza del Regno di Cristo tra di noi. Grazie per tutto questo.

Oggi abbiamo letto un brano del Vangelo molto attuale. La donna samaritana della quale si parla, può apparire come una rappresentante dell'uomo moderno, della vita moderna. Ha avuto cinque mariti e convive con un altro uomo. Faceva ampio uso della sua libertà e tuttavia non diventava più libera, anzi diventava più vuota. Ma vediamo anche che in questa donna era vivo un grande desiderio di trovare la vera felicità, la vera gioia. Per questo era sempre inquieta e si allontanava sempre di più dalla vera felicità.

Tuttavia anche questa donna, che viveva una vita apparentemente così superficiale, anche lontana da Dio, nel momento in cui Cristo le parla allora mostra che nella profondità del cuore custodiva questa domanda su Dio: chi è Dio? Dove possiamo trovarlo? Come possiamo adorarlo? In questa donna possiamo vedere tutto lo specchio della nostra vita di oggi, con tutti i problemi che ci coinvolgono; ma vediamo anche come nella profondità del cuore ci sia sempre la questione di Dio, e l'attesa che Egli si mostri in un altro modo.

La nostra attività è realmente l'attesa; rispondiamo all'attesa di quanti attendono la luce del Signore, e nel darle risposta a questa attesa anche noi cresciamo nella fede e possiamo capire che questa fede è quell'acqua della quale abbiamo sete.

In questo senso voglio incoraggiarvi ad andare avanti con il vostro impegno pastorale e missionario, con il vostro dinamismo per aiutare le persone di oggi a trovare la vera libertà e la vera gioia. Tutti, come questa donna del Vangelo, sono in cammino per essere totalmente liberi, per trovare la piena libertà e per trovare in essa la gioia piena; ma spesso si ritrovano sulla strada sbagliata. Possano costoro, tramite la luce del Signore e la nostra cooperazione con il Signore, scoprire che la vera libertà viene dall'incontro con la Verità che è l'amore e la gioia.

Oggi mi hanno particolarmente toccato due frasi. La prima è quella del parroco: "Abbiamo più futuro che passato". Questa è la verità della nostra Chiesa, ha sempre più futuro che passato. E per ciò con coraggio andiamo avanti.

L'altra frase che mi ha toccato è nel discorso del rappresentante del Consiglio pastorale: "La vera santità è essere allegri". La santità si mostra con l'allegria. Dall'incontro con Cristo nasce l'allegria. E questo vuole essere il mio augurio per tutti voi, che nasca sempre di nuovo questa allegria nel conoscere Cristo e con essa un rinnovato dinamismo nell'annunciarlo ai vostri fratelli. Grazie per tutto quello che fate. Buona Pasqua!
+PetaloNero+
Monday, February 25, 2008 7:25 PM
LE UDIENZE

Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina in Udienza:

S.E. Mons. Giuseppe Pinto, Arcivescovo tit. di Anglona, Nunzio Apostolico in Cile;

Ecc.mi Presuli della Conferenza Episcopale di El Salvador, in Visita "ad Limina Apostolorum":

S.E. Mons. Fernando Sáenz Lacalle, Arcivescovo di San Salvador

con l’Ausiliare:

S.E. Mons. Gregorio Rosa Chávez, Vescovo tit. di Mulli;

S.E. Mons. Luis Morao Andreazza, O.F.M., Vescovo di Chalatenango;

S.E. Mons. Miguel Angel Moran Aquino, Vescovo di San Miguel;

S.E. Mons. Romeo Tovar Astorga, O.F.M., Vescovo di Santa Ana

con l’Ausiliare eletto: S.E. Mons. José Elia Rauda Gutiérrez, O.F.M.

Il Papa riceve questa mattina in Udienza:

Partecipanti all’Assemblea della Pontificia Accademia per la Vita.
+PetaloNero+
Monday, February 25, 2008 7:26 PM
UDIENZA AI PARTECIPANTI AL CONGRESSO INDETTO DALLA PONTIFICIA ACCADEMIA PER LA VITA SUL TEMA "ACCANTO AL MALATO INGUARIBILE E AL MORENTE: ORIENTAMENTI ETICI ED OPERATIVI"

Alle 12.15 di questa mattina, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Benedetto XVI riceve in Udienza i partecipanti al Congresso sul tema "Accanto al malato inguaribile e al morente: orientamenti etici ed operativi", indetto dalla Pontificia Accademia per la Vita in occasione della XIV Assemblea generale dell’Accademia e rivolge loro il discorso che riportiamo di seguito:


DISCORSO DEL SANTO PADRE

Cari fratelli e sorelle,

con viva gioia porgo il mio saluto a voi tutti che partecipate al Congresso indetto dalla Pontificia Accademia per la Vita sul tema "Accanto al malato inguaribile e al morente: orientamenti etici ed operativi". Il Congresso si svolge in connessione con la XIV Assemblea Generale dell’Accademia, i cui membri sono pure presenti a questa Udienza. Ringrazio anzitutto il Presidente Mons. Sgreccia per le sue cortesi parole di saluto; con lui ringrazio la Presidenza tutta, il Consiglio Direttivo della Pontificia Accademia, tutti i collaboratori e i membri ordinari, onorari e corrispondenti. Un saluto cordiale e riconoscente voglio poi rivolgere ai relatori di questo importante Congresso, così come a tutti i partecipanti provenienti da diversi Paesi del mondo. Carissimi, il vostro generoso impegno e la vostra testimonianza sono veramente meritevoli di encomio.

Già semplicemente considerando i titoli delle relazioni congressuali, si può percepire il vasto panorama delle vostre riflessioni e l’interesse che esse rivestono per il tempo presente, in special modo nel mondo secolarizzato di oggi. Voi cercate di dare risposte ai tanti problemi posti ogni giorno dall'incessante progresso delle scienze mediche, le cui attività risultano sempre più sostenute da strumenti tecnologici di elevato livello. Di fronte a tutto questo, emerge l’urgente sfida per tutti, e in special modo per la Chiesa, vivificata dal Signore risorto, di portare nel vasto orizzonte della vita umana lo splendore della verità rivelata e il sostegno della speranza.

Quando si spegne una vita in età avanzata, o invece all’alba dell’esistenza terrena, o nel pieno fiorire dell’età per cause impreviste, non si deve vedere in ciò soltanto un fatto biologico che si esaurisce, o una biografia che si chiude, bensì una nuova nascita e un’esistenza rinnovata, offerta dal Risorto a chi non si è volutamente opposto al suo Amore. Con la morte si conclude l’esperienza terrena, ma attraverso la morte si apre anche, per ciascuno di noi, al di là del tempo, la vita piena e definitiva. Il Signore della vita è presente accanto al malato come Colui che vive e dona la vita, Colui che ha detto: "Sono venuto perché abbiamo la vita e l’abbiamo in abbondanza" (Gv 10,10), "Io sono la Resurrezione e la Vita: chi crede in me, anche se muore vivrà, (Gv 10,25) e "Io lo resusciterò nell’ultimo giorno" (Gv 6,54). In quel momento solenne e sacro, tutti gli sforzi compiuti nella speranza cristiana per migliorare noi stessi e il mondo che ci è affidato, purificati dalla Grazia, trovano il loro senso e si impreziosiscono grazie all’amore di Dio Creatore e Padre. Quando, al momento della morte, la relazione con Dio si realizza pienamente nell’incontro con "Colui che non muore, che è la vita stessa e lo stesso Amore, allora siamo nella vita; allora viviamo" (Benedetto XVI, Spe salvi, 27). Per la comunità dei credenti, questo incontro del morente con la Sorgente della Vita e dell’Amore rappresenta un dono che ha valore per tutti, che arricchisce la comunione di tutti i fedeli. Come tale, esso deve raccogliere l’attenzione e la partecipazione della comunità, non soltanto della famiglia dei parenti stretti, ma, nei limiti e nelle forme possibili, di tutta la comunità che è stata legata alla persona che muore. Nessun credente dovrebbe morire nella solitudine e nell’abbandono. Madre Teresa di Calcutta aveva una particolare premura di raccogliere i poveri e i derelitti, perché almeno nel momento della morte potessero sperimentare, nell’abbraccio delle sorelle e dei fratelli, il calore del Padre.

Ma non è soltanto la comunità cristiana che, per i suoi particolari vincoli di comunione soprannaturale, è impegnata ad accompagnare e celebrare nei suoi membri il mistero del dolore e della morte e l’alba della nuova vita. In realtà, tutta la società mediante le sue istituzioni sanitarie e civili è chiamata a rispettare la vita e la dignità del malato grave e del morente. Pur nella consapevolezza del fatto che "non è la scienza che redime gli uomini" (Benedetto XVI, Spe salvi, 26), la società intera e in particolare i settori legati alla scienza medica sono tenuti ad esprimere la solidarietà dell’amore, la salvaguardia e il rispetto della vita umana in ogni momento del suo sviluppo terreno, soprattutto quando essa patisce una condizione di malattia o è nella sua fase terminale. Più in concreto, si tratta di assicurare ad ogni persona che ne avesse bisogno il sostegno necessario attraverso terapie e interventi medici adeguati, individuati e gestiti secondo i criteri della proporzionalità medica, sempre tenendo conto del dovere morale di somministrare (da parte del medico) e di accogliere (da parte del paziente) quei mezzi di preservazione della vita che, nella situazione concreta, risultino "ordinari". Per quanto riguarda, invece, le terapie significativamente rischiose o che fossero prudentemente da giudicare "straordinarie", il ricorso ad esse sarà da considerare moralmente lecito ma facoltativo. Inoltre, occorrerà sempre assicurare ad ogni persona le cure necessarie e dovute, nonché il sostegno alle famiglie più provate dalla malattia di uno dei loro componenti, soprattutto se grave e prolungata. Anche sul versante della regolamentazione del lavoro, solitamente si riconoscono dei diritti specifici ai familiari al momento di una nascita; in maniera analoga, e specialmente in certe circostanze, diritti simili dovrebbero essere riconosciuti ai parenti stretti al momento della malattia terminale di un loro congiunto. Una società solidale ed umanitaria non può non tener conto delle difficili condizioni delle famiglie che, talora per lunghi periodi, devono portare il peso della gestione domiciliare di malati gravi non autosufficienti. Un più grande rispetto della vita umana individuale passa inevitabilmente attraverso la solidarietà concreta di tutti e di ciascuno, costituendo una delle sfide più urgenti del nostro tempo.

Come ho ricordato nell’Enciclica Spe salvi, "la misura dell'umanità si determina essenzialmente nel rapporto con la sofferenza e col sofferente. Questo vale per il singolo come per la società. Una società che non riesce ad accettare i sofferenti e non è capace di contribuire mediante la com-passione a far sì che la sofferenza venga condivisa e portata anche interiormente è una società crudele e disumana" (n. 38). In una società complessa, fortemente influenzata dalle dinamiche della produttività e dalle esigenze dell’economia, le persone fragili e le famiglie più povere rischiano, nei momenti di difficoltà economica e/o di malattia, di essere travolte. Sempre più si trovano nelle grandi città persone anziane e sole, anche nei momenti di malattia grave e in prossimità della morte. In tali situazioni, le spinte eutanasiche diventano pressanti, soprattutto quando si insinui una visione utilitaristica nei confronti della persona. A questo proposito, colgo l'occasione per ribadire, ancora una volta, la ferma e costante condanna etica di ogni forma di eutanasia diretta, secondo il plurisecolare insegnamento della Chiesa.

Lo sforzo sinergico della società civile e della comunità dei credenti deve mirare a far sì che tutti possano non solo vivere dignitosamente e responsabilmente, ma anche attraversare il momento della prova e della morte nella migliore condizione di fraternità e di solidarietà, anche là dove la morte avviene in una famiglia povera o nel letto di un ospedale. La Chiesa, con le sue istituzioni già operanti e con nuove iniziative, è chiamata ad offrire la testimonianza della carità operosa, specialmente verso le situazioni critiche di persone non autosufficienti e prive di sostegni familiari, e verso i malati gravi bisognosi di terapie palliative, oltre che di appropriata assistenza religiosa. Da una parte, la mobilitazione spirituale delle comunità parrocchiali e diocesane e, dall’altra, la creazione o qualificazione delle strutture dipendenti dalla Chiesa, potranno animare e sensibilizzare tutto l’ambiente sociale, perché ad ogni uomo che soffre e in particolare a chi si avvicina al momento della morte, siano offerte e testimoniate la solidarietà e la carità. La società, per parte sua, non può mancare di assicurare il debito sostegno alle famiglie che intendono impegnarsi ad accudire in casa, per periodi talora lunghi, malati afflitti da patologie degenerative (tumorali, neurodegenerative, ecc.) o bisognosi di un’assistenza particolarmente impegnativa. In modo speciale, si richiede il concorso di tutte le forze vive e responsabili della società per quelle istituzioni di assistenza specifica che assorbono personale numeroso e specializzato e attrezzature di particolare costo. E’ soprattutto in questi campi che la sinergia tra la Chiesa e le Istituzioni può rivelarsi singolarmente preziosa per assicurare l’aiuto necessario alla vita umana nel momento della fragilità.

Mentre auspico che in questo Congresso Internazionale, celebrato in connessione con il Giubileo delle apparizioni di Lourdes, si possano individuare nuove proposte per alleviare la situazione di quanti sono alle prese con le forme terminali della malattia, vi esorto a proseguire nel vostro benemerito impegno di servizio alla vita in ogni sua fase. Con questi sentimenti, vi assicuro la mia preghiera a sostegno del vostro lavoro e vi accompagno con una speciale Benedizione Apostolica.




www.radiovaticana.org/it1/videonews_ita.asp?vaiflv=0000230.flv&vaiserver=A&vai=ctv_frame00230.jpg&var1=25/02/2008&var2=Vatican%20City&var3=Papa:%20disumana%20una%20società%20che%20non%20accetta%20i%20sofferenti;%20no%20all%20eutanasia&settimana=9&anno_perlinknav=2008&dal=24/02&...
+PetaloNero+
Monday, February 25, 2008 7:26 PM
Il Papa convoca per sabato mattina il Concistoro ordinario pubblico per la canonizzazione di quattro Beati





Benedetto XVI ha convocato per sabato prossimo, alle 11, il Concistoro ordinario pubblico per la Canonizzazione di quattro Beati: Gaetano Errico, sacerdote e fondatore dei Missionari dei Sacri Cuori di Gesù e di Maria; Maria Bernarda Bùtler (Verena), vergine, fondatrice della Congregazione delle Suore Francescane Missionarie di Maria Ausiliatrice; Alfonsa Dell'immacolata Concezione (Anna Muttathupadathu), religiosa della Congregazione delle Clarisse del Terzo Ordine di San Francesco, e Narcisa Di Gesù Martillo Moràn, laica ecuadoriana. Per un loro rapido profilo biografico, il servizio di Alessandro De Carolis:



Gateano Errico non può pagarsi gli studi di sacerdote perché lui, povero figlio di un maccaronaio alla periferia nord di Napoli, non ha i soldi per pagarsi la retta. Da casa sua, il Seminario dista 16 chilometri, andata e ritorno: Gaetano li percorre a piedi ogni giorno, portando al servizio della Chiesa una mente brillantissima e una grande conoscenza dell’animo umano, lui figlio di ambienti dove miseria materiale e miseria morale non hanno fine. Don Gaetano si segnala subito per la grande capacità di amore verso i malati e i poveri e per le sue non comuni doti di confessore. Sono i primi anni dell’Ottocento e il futuro Santo, molto ascoltato anche come predicatore, si batte per abolire ogni residuo di giansenismo e arginare l'opera scristianizzante delle "sette". Per questo lo picchiano, lo minacciano di carcere, attentano alla sua vita. Ma non lo intimoriscono. Nel 1833, fonda la Congregazione dei Missionari dei Sacri Cuori di Gesù e di Maria. Muore nella sua città, Napoli, nel 1860.


Contemporanea di don Gaetano, anche se molto più giovane, è Narcisa di Gesù Martillo y Moràn, ecuadoriana di Nobol dove nasce nel 1832. Quindicenne, impara a cucire per aiutare la famiglia, ma a nemmeno vent’anni è già orfana. Non ha denaro e la sua sopravvivenza è legata all’ospitalità offertale in un cenobio. Vive in soffitte e ripostigli dove trascorre lunghe ore in preghiera, durante le quali si infligge aspre penitenze corporali per la conversione dei peccatori. L’amore totale per Cristo la spinge alla consacrazione fra le Terziarie domenicane. Testimoni oculari la vedono frequentemente cadere in estasi, ma la sua vita di intima comunione con Dio termina presto. Narcisa muore a soli 37 anni, nel 1869.


In quello stesso anno, fa la sua prima professione religiosa un’altra delle prossime canonizzande, Maria Bernarda Verena Bütler. E’ svizzera, ha 21 anni, e da due fa parte del monastero delle Cappuccine di Maria Ausiliatrice di Altstätten, nel Cantone di San Gallo. In dieci anni ricopre, sempre con grande dedizione, i vari incarichi che le affida la sua comunità finché, diventata superiora di un monastero ricco di vocazioni, riesce a realizzare un suo antico sogno: partire in missione. E’ proprio l’Eucador della prossima Santa Narcisa la terra dove approda Maria Bernarda Bütler. A Chone, apre un monastero con annessa infermeria e una scuola per bambine. Supera opposizioni, guerre, malattie per soccorrere i poveri e il suo Istituto viene presto amato dalla popolazione locale. Incomprensioni col monastero di origine di Altstätten la portano a separarsene e a fondare le Suore Francescane Missionarie di Maria Ausiliatrice”. A fine Ottocento, la persecuzione antireligiosa la costringe a trasferire il monastero in Colombia, dove muore a Cartagena, nel 1924.


Dall’America Latina all’Asia, teatro della vicenda di Alfonsa dell'Immacolata Concezione, originaria dello Stato indiano del Kerala, dove nasce nell’agosto del 1910. Orfana, rimane molto presto affascinata dalla vita religiosa. I suoi parenti hanno altri obiettivi e la costringono al matrimonio dal quale lei si sottrae con la forza, riuscendo ad essere ammessa fra le Clarisse Malabaresi. La salute malferma le impone grandi rinunce, che suor Alfonsa patisce senza lamentele, anche quando la malattia le si presenta nel modo più violento e doloroso. Muore nel 1946, a 36 anni. Diceva: “Io sento che il Signore mi ha destinata ad essere un’oblazione, un sacrificio di sofferenza… Il giorno in cui non ho sofferto è un giorno perduto per me”. La sua tomba è meta di pellegrinaggi di cattolici, musulmani, induisti. Nel 1986, Giovanni Paolo II la proclama Beata, prima dell’India.





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+PetaloNero+
Monday, February 25, 2008 7:54 PM
Benedetto XVI invita gli universitari alla veglia mariana del 1° marzo


Si svolgerà nell'Aula Paolo VI




CITTA' DEL VATICANO, domenica, 24 febbraio 2008 (ZENIT.org).- Benedetto XVI ha invitato questa domenica gli universitari a prendere parte alla veglia mariana che presiederà sabato 1° marzo nell'Aula Paolo VI del Vaticano.

Parteciperanno alla VI Giornata Europea degli Universitari, in collegamento radio-televisivo, anche studenti di altri Paesi dell'Europa e delle Americhe.

Seguiranno infatti la recita del Santo Rosario con il Pontefice studenti di Aparecida (Brasile), Avignone (Francia), Bucarest (Romania), Città del Messico (Messico), L'Avana (Cuba), Loja (Ecuador), Minsk (Bielorussia), Napoli, Washington D.C. (Stati Uniti) e Toledo (Spagna).

L'incontro è organizzato dall'Ufficio Pastorale Universitaria del Vicariato di Roma e patrocinato, tra gli altri, dalla Conferenza dei Rettori delle Università Italiane (CRUI).

"Invocheremo l'intercessione di Maria Sedes Sapientiae, affinché la speranza cristiana sostenga la costruzione della civiltà dell'amore", ha affermato Benedetto XVI.

"Cari amici universitari, vi attendo numerosi!", ha concluso.

+PetaloNero+
Tuesday, February 26, 2008 2:41 PM
COMUNICATO DEL PONTIFICIO CONSIGLIO COR UNUM: IL SANTO PADRE INVIA UN PRIMO AIUTO D’EMERGENZA IN ECUADOR

Il Santo Padre Benedetto XVI durante l'Angelus di Domenica 24 febbraio ha lanciato un appello in favore dell'Ecuador, "invitando tutti ad una fraterna solidarietà affinché le popolazioni di quelle zone che stanno vivendo ore di tribolazione e angoscia a causa delle devastanti inondazioni e dell'eruzione del vulcano Tungurahua, possano ritornare quanto prima alla normalità della vita quotidiana ".

Il Pontificio Consiglio COR UNUM ha immediatamente inviato a nome del Santo Padre un primo aiuto economico di emergenza alle 11 Diocesi colpite e si fa carico di riproporre l'appello del Papa nelle le sedi istituzionali adeguate e verso tutti gli uomini di buona volontà.

+PetaloNero+
Tuesday, February 26, 2008 2:42 PM
I vescovi del Salvador in visita "ad Limina" da Benedetto XVI: intervista con l'arcivescovo Fernando Sáenz Lacalle




Una preghiera perché l'incontro con il Papa possa fornire una "guida sicura" al "compimento della nostra missione". L'hanno chiesta ai fedeli i vescovi della Repubblica di El Salvador poco prima di partire per la visita ad Limina, iniziata ieri in Vaticano e in programma fino a sabato prossimo. Il piccolo Stato centroamericano - cattolico all'80% - vive, dal punto di vista pastorale, gli effetti del "dopo-Aparecida". Sulle linee della Conferenza dello scorso anno, i presuli salvadoregni hanno impostato una serie di interventi che mirano a rispondere ai bisogni della famiglia e, in particolare, ad arginare due questioni difficili: il dilagare delle bande giovanili e lo sfruttamento delle miniere di preziosi, definito "inaccettabile" per il modo nel quale è condotto. Al microfono di Alina Tufani, della redazione spagnola della nostra emittente, l'arcivescovo di San Salvador e presidente della Conferenza espicopale locale, mons. Fernando Sáenz Lacalle, affronta queste tematiche, a aprtire dal problema dell'emigrazione:


R. - Se sta dando un fenomeno de immigracion interna...
La popolazione, grazie a Dio, sta crescendo, nonostante una forte emigrazione verso gli Stati Uniti, tuttavia, abbiamo a che fare anche con una forte migrazione interna. Noi ci stiamo ponendo seriamente il problema di come dare un’assistenza pastorale adeguata a questa parte della popolazione, che implica la necessità di creare nuove parrocchie. Questo è il problema dei vescovi delle aree dove si sta verificando questa crescita demografica. Grazie a Dio, abbiamo abbastanza vocazioni e sacerdoti giovani e crediamo di formarli bene, dunque non abbiamo bisogno di cercare aiuti esterni.


D. - All’ultima plenaria della Conferenza episcopale si è parlato anche del problema dello sfruttamento delle miniere metallifere, sul quale i vescovi si sono già pronunciati invitando a riflettere sulle ripercussioni negative di uno sfruttamento indiscriminato di questa risorsa sulla popolazione e sull’ambiente. Ci può chiarire la situazione?


R. - Me llamaron, la semana pasada, ...
Recentemente, ho incontrato i deputati della Commissione parlamentare incaricata della stesura del progetto di legge che vuole regolamentare lo sfruttamento delle miniere e ho posto un problema molto serio. Tanto per cominciare, c’è una grande ingiustizia: solo il 3% dei proventi delle miniere va al Paese, mentre il 97 % va alle imprese minerarie. Ma la questione più grave è il cianuro [usato per l’estrazione dei metalli, n.d.r.] che è molto inquinante e il Salvador è intensamente popolato. Le acque che si usano in tutto il Paese provengono dal nord e la contaminazione della popolazione è molto evidente. E’ quindi logico che lanciamo l’allarme su questo problema.


D. - Alla plenaria, l’episcopato ha manifestato la sua preoccupazione per l’avanzamento di progetti di legge contrari alla vita, tra cui l’aborto. Qual è la situazione a livello governativo e legislativo?


R. - Gracias a Dios, hace unos años...
Grazie a Dio, da qualche anno a questa parte, grazie all’azione concertata di molte organizzazioni cattoliche, abbiamo raccolto molte firme e ottenuto, con il voto di più dei due terzi dei deputati, un emendamento al primo articolo della Costituzione che parla del rispetto della vita, includendovi la specificazione “dal momento del concepimento”. E’ stato un grande risultato che ha permesso di difendere la vita, impedendo qualsiasi legislazione che faciliti o permetta l’aborto. Ora stiamo combattendo per ottenere un’altra riforma costituzionale che definisca, o ridefinisca, il matrimonio quale unione tra un uomo e una donna, per impedire qualsiasi tipo di unione che non sia quello del matrimonio. Inoltre, volgiamo fare in modo che l’adozione sia concessa solo a persone eterosessuali regolarmente sposate.


D. - Gli emigrati negli Stati Uniti sono più di due milioni e mezzo e in un certo modo sostengono l’economia salvadoregna con le rimesse in dollari. Ma senza dubbio, tale fenomeno rappresenta un problema sociale che colpisce soprattutto la famiglia. Cosa fa la Chiesa in questo ambito?


R. - La familia salvadoreña es un poco ampia...
La famiglia salvadoregna è una famiglia larga: comprende nonni, zii…Una conseguenza negativa dell’emigrazione è che le rimesse dall’estero vengono destinate ai beni di consumo e non investite per qualcosa di produttivo. La situazione più preoccupante riguarda gli emigrati illegali che non possono rientrare, ma solo inviare denaro, senza quindi poter vedere i propri figli che vengono educati dai nonni. Un’azione molto concreta della Chiesa è di cercare di mantenere i contatti con gli emigrati. Molti vescovi del Salvador accettano volentieri di visitare le comunità salvadoregne all’estero, ma ci sono anche molti sacerdoti che vengono assegnati a queste comunità. Inoltre, stiamo inviando seminaristi a un seminario in Messico, fondato dal cardinale Roberto Rivera Carrera, per preparare sacerdoti a svolgere il loro ministero tra gli emigrati in Nord-America.





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+PetaloNero+
Tuesday, February 26, 2008 2:43 PM
Da Petrus

Per la Domenica delle Palme il Papa indosserà i paramenti con lo stemma mediceo di Leone X



CITTA’ DEL VATICANO - La Domenica delle Palme, il 16 marzo prossimo, Benedetto XVI indossera' una serie di paramenti sacri che riprodurranno il tessuto e lo stemma mediceo di Papa Leone X. Si trattera' di un damasco di seta rossa e oro filato, con trame broccate, recante i motivi araldici della famiglia che governo' per secoli Firenze, cioe' i tre anelli con la punta di diamante, uniti in cerchi concentrici e contenuti da una doppia foglia lobata. In pratica, Benedetto XVI si vestira' come Giovanni de' Medici, figlio di Lorenzo il Magnifico, quando divenne Papa Leone X, l'11 marzo 1513. Lo scrive anticipa 'Il Giornale della Toscana'. Dopo aver realizzato per le Ceneri, per l'Ufficio del Maestro di cerimonie del Vaticano, un lampasso (tessuto operato di grande pregio) broccato violaceo che riproduceva gli emblemi araldici di Papa Paolo V Borghese, il responsabile dell'azienda 'Tridentinum' di Ferrara, Pietro Siffi, ha proposto alcuni mesi fa la replica del tessuto che venne realizzato per la salita di Giovanni de' Medici al soglio pontificio. La proposta si inquadra nell'iniziativa di rivalutare certi paramenti romani praticamente dimenticati. Benedetto XVI la Domenica delle Palme indossera' casula, dalmatica, piviale e vari accessori realizzati proprio con quel tessuto e quello stemma. E come lui i 7 diaconi che lo accompagneranno, per un totale di una trentina di pezzi. Il tessuto originale, realizzato per la salita al soglio pontificio di Leone X, e' custodito dai Frati Servi di Maria nella Basilica della Santissima Annunziata a Firenze.

+PetaloNero+
Tuesday, February 26, 2008 3:11 PM
Telegramma di cordoglio del Papa per l'incidente aereo avvenuto in Venezuela



Benedetto XVI ha levato preghiere di suffragio per le vittime dell’incidente aereo avvenuto giovedì scorso in Venezuela, quando un un aereo della compagnia locale “Santa Barbara Airlines”, in volo fra Merida e Caracas, si è schiantato contro una parete rocciosa a circa 4.100 metri di quota, provocando la morte delle 46 persone a bordo. Il Santo Padre, si legge nel telegramma di cordoglio a firma del cardinale segretario di Stato, Tarcisio Bertone, “offre suffragi per il riposo eterno delle vittime e leva ferventi preghiere affinché il Signore conceda il suo conforto a quanti soffrono per la dolorosa tragedia”.




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Paparatzifan
Tuesday, February 26, 2008 8:50 PM
Re:
+PetaloNero+, 26/02/2008 14.43:

Da Petrus

Per la Domenica delle Palme il Papa indosserà i paramenti con lo stemma mediceo di Leone X



CITTA’ DEL VATICANO - La Domenica delle Palme, il 16 marzo prossimo, Benedetto XVI indossera' una serie di paramenti sacri che riprodurranno il tessuto e lo stemma mediceo di Papa Leone X. Si trattera' di un damasco di seta rossa e oro filato, con trame broccate, recante i motivi araldici della famiglia che governo' per secoli Firenze, cioe' i tre anelli con la punta di diamante, uniti in cerchi concentrici e contenuti da una doppia foglia lobata. In pratica, Benedetto XVI si vestira' come Giovanni de' Medici, figlio di Lorenzo il Magnifico, quando divenne Papa Leone X, l'11 marzo 1513. Lo scrive anticipa 'Il Giornale della Toscana'. Dopo aver realizzato per le Ceneri, per l'Ufficio del Maestro di cerimonie del Vaticano, un lampasso (tessuto operato di grande pregio) broccato violaceo che riproduceva gli emblemi araldici di Papa Paolo V Borghese, il responsabile dell'azienda 'Tridentinum' di Ferrara, Pietro Siffi, ha proposto alcuni mesi fa la replica del tessuto che venne realizzato per la salita di Giovanni de' Medici al soglio pontificio. La proposta si inquadra nell'iniziativa di rivalutare certi paramenti romani praticamente dimenticati. Benedetto XVI la Domenica delle Palme indossera' casula, dalmatica, piviale e vari accessori realizzati proprio con quel tessuto e quello stemma. E come lui i 7 diaconi che lo accompagneranno, per un totale di una trentina di pezzi. Il tessuto originale, realizzato per la salita al soglio pontificio di Leone X, e' custodito dai Frati Servi di Maria nella Basilica della Santissima Annunziata a Firenze.





Lasciatemi immaginare...

+PetaloNero+
Tuesday, February 26, 2008 8:58 PM
Re:
+PetaloNero+, 26/02/2008 14.41:

COMUNICATO DEL PONTIFICIO CONSIGLIO COR UNUM: IL SANTO PADRE INVIA UN PRIMO AIUTO D’EMERGENZA IN ECUADOR

Il Santo Padre Benedetto XVI durante l'Angelus di Domenica 24 febbraio ha lanciato un appello in favore dell'Ecuador, "invitando tutti ad una fraterna solidarietà affinché le popolazioni di quelle zone che stanno vivendo ore di tribolazione e angoscia a causa delle devastanti inondazioni e dell'eruzione del vulcano Tungurahua, possano ritornare quanto prima alla normalità della vita quotidiana ".

Il Pontificio Consiglio COR UNUM ha immediatamente inviato a nome del Santo Padre un primo aiuto economico di emergenza alle 11 Diocesi colpite e si fa carico di riproporre l'appello del Papa nelle le sedi istituzionali adeguate e verso tutti gli uomini di buona volontà.







Gli aiuti del Papa all’Ecuador colpito dalle alluvioni



Il Pontificio Consiglio Cor Unum ha immediatamente inviato, a nome del Santo Padre, un primo aiuto economico di emergenza alle 11 diocesi colpite dal flagello delle inondazioni in Ecuador. Il Papa domenica scorsa all’Angelus aveva invitato “tutti ad una fraterna solidarietà affinché le popolazioni di quelle zone possano ritornare quanto prima alla normalità della vita quotidiana”. Nel Paese, intanto, la situazione è sempre più grave: l’ultimo bilancio è di almeno 16 morti e di oltre 265 mila sfollati. Il presidente dell’Ecuador, Rafael Correa, ha dichiarato già dalla scorsa settimana lo stato di emergenza nazionale in 9 delle 11 province colpite dalle alluvioni. Sono stati mobilitati oltre 4 mila militari per soccorrere la popolazione ma i soccorsi sono ostacolati dalle precarie condizioni di molte vie di comunicazione. Secondo l’istituto di meteorologia, inoltre, le piogge continueranno e si prevedono inondazioni fino al mese di aprile, con possibilità di straripamento delle dighe di sbarramento. Desta preoccupazione, infine, la grande quantità di acqua stagnante che aumenta il rischio della diffusione di malattie. In questa situazione - fa notare l'agenzia Fides - cominciano anche a scarseggiare gli alimenti. (A.L.)


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Wednesday, February 27, 2008 2:59 PM
RINUNCE E NOMINE





RINUNCIA DEL VESCOVO DI RUBIATABA-MOZARLÂNDIA (BRASILE) E NOMINA DEL SUCCESSORE

Il Santo Padre Benedetto XVI ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Rubiataba-Mozarlândia (Brasile), presentata da S.E. Mons. José Carlos de Oliveira, C.SS.R., in conformità al can. 401 § 1 del Codice di Diritto Canonico.

Il Papa ha nominato Vescovo di Rubiataba-Mozarlândia (Brasile) il Rev.do Sacerdote Adair José Guimarães, del clero della diocesi di Uruaçu, attualmente Parroco della Parrocchia "Nossa Senhora Aparecida" a Minaçu.

Rev.do Adair José Guimarães

Il Rev.do Adair José Guimarães è nato il 16 giugno 1960 a Mara Rosa, Stato di Goiás, nella diocesi di Uruaçu.

Ha iniziato a frequentare i corsi di Filosofia presso il Seminario Nossa Senhora de Fátima, dell'arcidiocesi di Brasilia (1981), per continuarli nel Seminario di São José, situato nell'arcidiocesi di São Sebastião do Rio de Janeiro, dove ha compiuto anche gli studi di Teologia (1982-1986).

Ha ricevuto l'ordinazione sacerdotale il 21 dicembre 1986.

Ha ricoperto i seguenti incarichi: Vicario della Cattedrale a Uruaçu (1986-1988); Rettore del Seminario Minore São José (1987-1988); Responsabile della Pastorale Vocazionale e Giovanile (1987-1993); Membro del Consiglio Presbiterale e del Collegio dei Consultori (1987-2006); Assistente della Renovação Carismática Católica e Apostolado da Oração (1988-1998); Parroco della Cattedrale a Uruaçu (1988-1998); Vicario Parrocchiale della Parrocchia Nossa Senhora d'Abadia a Barro Alto (1990-1993); Giudice Uditore della Câmara Eclesiastica di Uruaçu (dal 1998 ad oggi); Parroco della Parrocchia Santo Antônio de Pádoa a Mara Rosa (1999-2000); Vice-Presidente dell'OSIB del Centro-Oeste (1999-2000); Coordinatore Diocesano della Pastorale (2000-2005); Direttore Spirituale e Professore nel Seminario São José (2000-2004); Presidente dell'OSIB del Centro-Oeste (2001-2004); Vice Presidente dell'OSIB Nazionale (2004-2005); Giudice aggiunto del Tribunale Ecclesiastico dell'arcidiocesi di Brasilia (dal 2005 ad oggi). Attualmente è Parroco della Parrocchia Nossa Senhora Aparecida a Minaçu diocesi di Uruaçu.




RINUNCIA DEL VESCOVO DI LANSING (U.S.A.) E NOMINA DEL SUCCESSORE

Il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Lansing (U.S.A.), presentata da S.E. Mons. Carl F. Mengeling, in conformità al can. 401 § 1 del Codice di Diritto Canonico.

Il Papa ha nominato Vescovo di Lansing (U.S.A.) S.E. Mons. Earl A. Boyea, finora Vescovo titolare di Siccenna ed Ausiliare dell’arcidiocesi di Detroit.

S.E. Mons. Earl A. Boyea

S.E. Mons. Earl A. Boyea è nato il 10 aprile 1951 a Pontiac (Michigan) nell’arcidiocesi di Detroit. Dopo aver frequentato la scuola elementare parrocchiale, "Our Lady of the Lakes" a Waterford, è passato al "Sacred Heart Seminary" a Detroit per gli studi secondari (1965-1969) e per quelli di filosofia e di storia (1969-1973). È stato quindi inviato a Roma al Pontificio Collegio Americano del Nord, dove ha fatto gli studi teologici presso la Pontificia Università Gregoriana, conseguendovi il Baccalaureato in teologia (1973-1976) e la Licenza in teologia biblica (1980).

Successivamente, ha completato i corsi per il "Master of Arts" in Storia alla "Wayne State University" a Detroit (1984) e, poi, nel 1987 si è laureato nella stessa disciplina presso l'Università Cattolica a Washington, D.C.

E’ stato ordinato sacerdote il 20 maggio 1978 per l'arcidiocesi di Detroit.

Dopo l'ordinazione, è stato assegnato dal 1978 al 1979 come vice-parroco nella "Saint Michael Parish" a Monroe, e dal 1980 al 1984 nella "Saint Timothy Parish" a Trenton. E’ stato anche amministratore pro-tempore della "Saint Christine Parish" a Detroit nel 1986. Dal 1987 al 2000, è stato membro della facoltà del "Sacred Heart Seminary", con il compito di Decano degli studi dal 1990 al 2000. Dal 1990 al 1991 è stato membro del Consiglio Presbiterale Arcidiocesano di Detroit e, dal 1994 al 2000, anche membro del Comitato per l’accademia della "Madonna University".

Dal 1989 ha prestato servizio come cappellano in un campo estivo diocesano per i ragazzi, "Camp Santa Maria" a Gaylord (Michigan). Dal 2000 al 2002 è stato Rettore-Presidente del Pontificio Collegio "Josephinum" a Columbus (Ohio).

Nominato Vescovo titolare di Siccenna e Ausiliare di Detroit il 22 luglio 2002, ha ricevuto la consacrazione episcopale il 13 settembre 2002.

In seno alla Conferenza Episcopale è membro del Comitato per i confini delle Diocesi e delle Province della Regione VI, del Comitato per la Formazione Sacerdotale e del Comitato per la selezione dei Vescovi della Regione VI.



EREZIONE DELLA DIOCESI DI FLORIANO (BRASILE) E NOMINA DEL PRIMO VESCOVO

Il Santo Padre ha eretto la diocesi di Floriano (Brasile), con territorio dismembrato dalla diocesi di Oeiras-Floriano, rendendola suffraganea della Chiesa metropolitana di Teresina.

Il Papa ha nominato primo Vescovo della diocesi di Floriano (Brasile) S.E Mons. Augusto Alves da Rocha, finora Vescovo di Oeiras-Floriano.

I dati statistici delle nuove diocesi di Floriano e di Oeiras sono i seguenti:


nuova diocesi di Floriano
nuova diocesi di Oeiras

Superficie
60.930 kmq.
15.096 kmq.

Popolazione
193.111 abitanti
133.140 abitanti

Cattolici
173.799
119.826

Parrocchie
12 ( più 43 Chiese)
7 (più 45 Chiese)

Sacerdoti
29 (13 diocesani e 16 religiosi)
12 (10 diocesani e 2 religiosi)

Seminaristi
11
7

Religiosi professi
16
2

Suore
35
6


S.E. Mons. Augusto Alves da Rocha

S.E. Mons. Augusto Alves da Rocha è nato il 17 luglio 1933 a Bertolínia, nella diocesi di Oeiras-Floriano; ha frequentato gli studi preparatori a Teresina e nella diocesi di Crato, e quelli di filosofia e teologia presso la Pontificia Università Gregoriana, come alunno del Collegio Pio Brasiliano. Il 21 febbraio 1960 è stato ordinato sacerdote. Quindi è stato Parroco in diverse parrocchie della sua diocesi.

Il 28 maggio 1975 è stato nominato primo Vescovo della nuova diocesi di Picos, il cui territorio è stato ricavato da quello di Oeiras-Floriano, ricevendo l'ordinazione episcopale il 23 agosto successivo.

Dal 19 settembre 2001 è Vescovo di Oeiras-Floriano.

Nel seno della Conferenza Episcopale è stato Presidente del Regionale "Nordeste IV", che corrisponde alla provincia ecclesiastica di Teresina.




NOMINA DEL PRIMO VESCOVO DI OEIRAS (BRASILE)

Il Santo Padre ha nominato Vescovo della diocesi di Oeiras (Brasile) il Rev.do Sacerdote Juarez Sousa Da Silva, del clero della diocesi di Campo Maior, attualmente Direttore degli studi del Seminario Maggiore Interdiocesano Sagrado Coração de Jesus, nell'arcidiocesi di Teresina.

Rev.do Juarez Sousa Da Silva

Il Rev.do sacerdote Juarez Sousa Da Silva è nato il 30 giugno 1961 a Barras, Stato di Piauí, nella diocesi di Campo Maior; ha frequentato gli studi di filosofia e teologia nel Seminario Maggiore interdiocesano di Teresina ed è stato ordinato sacerdote il 19 marzo 1994 per la diocesi di Campo Maior.

Inviato a Roma, ha ottonuto la Licenza in Storia della Chiesa presso la Pontifica Università Gregoriana.

Ha ricoperto poi i seguenti incarichi: dal 1994 al 1996 è stato Parroco; dal 1997 al 1999 Vicerettore, Economo, Professore di Storia della Chiesa e Direttore spirituale del Seminario Maggiore della provincia ecclesiastica del Piauí.

Dal 2001 è Direttore degli studi e Professore di Latino del medesimo Seminario.




NOMINA DEL REVISORE INTERNAZIONALE PRESSO LA PREFETTURA DEGLI AFFARI ECONOMICI DELLA SANTA SEDE

Il Papa ha nominato Revisore Internazionale presso la Prefettura degli Affari Economici della Santa Sede l'Ill.mo Dott. Maurizio Prato, finora Consultore della suddetta Prefettura degli Affari Economici della Santa Sede.


+PetaloNero+
Wednesday, February 27, 2008 3:02 PM
L’UDIENZA GENERALE


L’Udienza Generale di questa mattina si è svolta in due momenti distinti: alle ore 10.15, nella Basilica Vaticana, il Santo Padre Benedetto XVI ha incontrato i singoli fedeli, che non hanno trovato posto nell’Aula delle Udienze; successivamente, nell’Aula Paolo VI, ha tenuto la catechesi e ha salutato i diversi gruppi di pellegrini provenienti dall’Italia e da ogni parte del mondo.

Nel discorso in lingua italiana il Papa, continuando il ciclo di catechesi sui Padri Apostolici, ha concluso oggi le sue riflessioni sulla figura e sulle opere di Sant’Agostino.

Dopo aver riassunto la Sua catechesi in diverse lingue, il Santo Padre ha rivolto particolari espressioni di saluto ai gruppi di fedeli presenti.

L’Udienza Generale si è conclusa con la recita del Pater Noster e la Benedizione Apostolica impartita insieme ai Vescovi presenti.



SALUTO AI PELLEGRINI NELLA BASILICA VATICANA

Sono lieto di salutare cordialmente tutti voi, cari pellegrini provenienti da varie parti d’Italia. Vi incoraggio a crescere nella carità mediante concreti gesti di solidarietà verso le persone più deboli e bisognose, il cui volto è immagine di quello di Cristo. Quanto di materiale doniamo agli altri, è segno del dono più grande che possiamo offrire ai fratelli con l’annuncio e la testimonianza del Vangelo. Questo tempo di Quaresima sia caratterizzato da uno sforzo personale e comunitario di adesione a Cristo per essere testimoni del suo amore.

Je salue cordialement les pèlerins de langue française présents dans cette basilique. Que votre pèlerinage au tombeau de l’Apôtre Pierre soit pour vous l’occasion de mieux découvrir que Dieu est amour et que sa rencontre constitue la seule réponse aux inquiétudes du cœur humain. Par l’intercession de la Vierge Marie, que Dieu vous bénisse ainsi que vos familles et toutes les personnes qui vous sont proches !

Dear Brothers and Sisters, I am pleased to welcome all the English-speaking visitors present here today. May your stay in Rome strengthen your faith, and grant you courage to continue your Lenten journey in prayer, fasting, reconciliation and compassion. Upon all of you I invoke God’s abundant blessings of joy and peace!

Ganz herzlich heiße ich die Audienzteilnehmer aus den deutschsprachigen Ländern hier im Petersdom willkommen. Eure Wallfahrt zum Grab des Apostels Petrus stärke euch im Glauben und in der Liebe, damit ihr Zeugnis geben könnt für die Frohbotschaft des Evangeliums. Die Fastenzeit lädt uns zudem ein, unser Herz für die materielle und seelische Not unserer Mitmenschen zu öffnen, in denen uns Christus selbst begegnet. Er ist es, der uns um unsere Zuwendung und unsere Solidarität bitten. Seien wir großzügig und teilen wir unsere Zeit, unsere Güter und auch unseren Glauben mit unseren bedürftigen Brüdern und Schwestern. Der Herr segne euch und eure Familien.

Saludo con afecto a los peregrinos de lengua española aquí presentes. Os deseo que vuestra visita a Roma contribuya a reavivar vuestra vida cristiana con el testimonio de fe y caridad que los Apóstoles dieron en su martirio. Al mismo tiempo, os animo a proseguir con renovada esperanza vuestro camino de conversión cuaresmal para llegar, con el corazón purificado, a la celebración gozosa de la Pascua.





CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA

Cari fratelli e sorelle,

con l’incontro di oggi vorrei concludere la presentazione della figura di sant’Agostino. Dopo esserci soffermati sulla sua vita, sulle opere e su alcuni aspetti del suo pensiero, oggi vorrei tornare sulla sua vicenda interiore, che ne ha fatto uno dei più grandi convertiti della storia cristiana. A questa sua esperienza ho dedicato in particolare la mia riflessione durante il pellegrinaggio che ho compiuto a Pavia, l’anno scorso, per venerare le spoglie mortali di questo Padre della Chiesa. In tal modo ho voluto esprimere a lui l’omaggio di tutta la Chiesa cattolica, ma anche rendere visibile la mia personale devozione e riconoscenza nei confronti di una figura alla quale mi sento molto legato per la parte che ha avuto nella mia vita di teologo, di sacerdote e di pastore.

Ancora oggi è possibile ripercorrere la vicenda di sant’Agostino grazie soprattutto alle Confessiones, scritte a lode di Dio e che sono all’origine di una delle forme letterarie più specifiche dell’Occidente, l’autobiografia, cioè l’espressione personale della coscienza di sé. Ebbene, chiunque avvicini questo libro straordinario e affascinante, ancora oggi molto letto, si accorge facilmente come la conversione di Agostino non sia stata improvvisa né pienamente realizzata fin dall’inizio, ma possa essere definita piuttosto come un vero e proprio cammino, che resta un modello per ciascuno di noi. Questo itinerario culminò certamente con la conversione e poi con il battesimo, ma non si concluse in quella Veglia pasquale dell’anno 387, quando a Milano il retore africano venne battezzato dal Vescovo Ambrogio. Il cammino di conversione di Agostino infatti continuò umilmente sino alla fine della sua vita, tanto che si può veramente dire che le sue diverse tappe – se ne possono distinguere facilmente tre – siano un’unica grande conversione.

Sant’Agostino è stato un ricercatore appassionato della verità: lo è stato fin dall’inizio e poi per tutta la sua vita. La prima tappa del suo cammino di conversione si è realizzata proprio nel progressivo avvicinamento al cristianesimo. In realtà, egli aveva ricevuto dalla madre Monica, alla quale restò sempre legatissimo, un’educazione cristiana e, benché avesse vissuto durante gli anni giovanili una vita sregolata, sempre avvertì un’attrazione profonda per Cristo, avendo bevuto l’amore per il nome del Signore con il latte materno, come lui stesso sottolinea (cfr Confessiones, III, 4, 8). Ma anche la filosofia, soprattutto quella d’impronta platonica, aveva contribuito ad avvicinarlo ulteriormente a Cristo manifestandogli l’esistenza del Logos, la ragione creatrice. I libri dei filosofi gli indicavano che c’è la ragione, dalla quale viene poi tutto il mondo, ma non gli dicevano come raggiungere questo Logos, che sembrava così lontano. Soltanto la lettura dell’epistolario di san Paolo, nella fede della Chiesa cattolica, gli rivelò pienamente la verità. Questa esperienza fu sintetizzata da Agostino in una delle pagine più famose delle Confessiones: egli racconta che, nel tormento delle sue riflessioni, ritiratosi in un giardino, udì all’improvviso una voce infantile che ripeteva una cantilena, mai udita prima: tolle, lege, tolle, lege, "prendi, leggi, prendi, leggi" (VIII, 12,29). Si ricordò allora della conversione di Antonio, padre del monachesimo, e con premura tornò al codice paolino che aveva poco prima tra le mani, lo aprì e lo sguardo gli cadde sul passo dell’epistola ai Romani dove l’Apostolo esorta ad abbandonare le opere della carne e a rivestirsi di Cristo (13, 13-14). Aveva capito che quella parola in quel momento era rivolta personalmente a lui, veniva da Dio tramite l’Apostolo e gli indicava cosa fare in quel momento. Così sentì dileguarsi le tenebre del dubbio e si ritrovò finalmente libero di donarsi interamente a Cristo: "Avevi convertito a te il mio essere", egli commenta (Confessiones, VIII, 12,30). Fu questa la prima e decisiva conversione.

A questa tappa fondamentale del suo lungo cammino il retore africano arrivò grazie alla sua passione per l’uomo e per la verità, passione che lo portò a cercare Dio, grande e inaccessibile. La fede in Cristo gli fece capire che il Dio, apparentemente così lontano, in realtà non lo era. Egli, infatti, si era fatto vicino a noi, divenendo uno di noi. In questo senso la fede in Cristo portò a compimento la lunga ricerca di Agostino sul cammino della verità. Solo un Dio fattosi "toccabile", uno di noi, era finalmente un Dio che si poteva pregare, per il quale e con il quale si poteva vivere. E’ questa una via da percorrere con coraggio e nello stesso tempo con umiltà, nell’apertura a una purificazione permanente di cui ognuno di noi ha sempre bisogno. Ma con quella Veglia pasquale del 387, come abbiamo detto, il cammino di Agostino non era concluso. Tornato in Africa e fondato un piccolo monastero vi si ritirò con pochi amici per dedicarsi alla vita contemplativa e di studio. Questo era il sogno della sua vita. Adesso era chiamato a vivere totalmente per la verità, con la verità, nell’amicizia di Cristo che è la verità. Un bel sogno che durò tre anni, fino a quando egli non venne, suo malgrado, consacrato sacerdote a Ippona e destinato a servire i fedeli, continuando sì a vivere con Cristo e per Cristo, ma a servizio di tutti. Questo gli era molto difficile, ma capì fin dall’inizio che solo vivendo per gli altri, e non semplicemente per la sua privata contemplazione, poteva realmente vivere con Cristo e per Cristo. Così, rinunciando a una vita solo di meditazione, Agostino imparò, spesso con difficoltà, a mettere a disposizione il frutto della sua intelligenza a vantaggio degli altri. Imparò a comunicare la sua fede alla gente semplice e a vivere così per essa in quella che divenne la sua città, svolgendo senza stancarsi un’attività generosa e gravosa che così descrive in uno dei suoi bellissimi sermoni: "Continuamente predicare, discutere, riprendere, edificare, essere a disposizione di tutti – è un ingente carico, un grande peso, un’immane fatica" (Serm. 339, 4). Ma questo peso egli prese su di sé, capendo che proprio così poteva essere più vicino a Cristo. Capire che si arriva agli altri con semplicità e umiltà, fu questa la sua vera e seconda conversione.

Ma c’è un’ultima tappa del cammino agostiniano, una terza conversione: quella che lo portò ogni giorno della sua vita a chiedere perdono a Dio. Inizialmente aveva pensato che una volta battezzato, nella vita di comunione con Cristo, nei Sacramenti, nella celebrazione dell'Eucaristia, sarebbe arrivato alla vita proposta del Discorso della montagna: alla perfezione donata nel battesimo e riconfermata nell'Eucaristia. Nell’ultima parte della sua vita capì che quello che aveva detto nelle sue prime prediche sul Discorso della montagna — cioè che adesso noi da cristiani viviamo questo ideale permanentemente — era sbagliato. Solo Cristo stesso realizza veramente e completamente il Discorso della montagna. Noi abbiamo sempre bisogno di essere lavati da Cristo, che ci lava i piedi, e da Lui rinnovati. Abbiamo bisogno di una conversione permanente. Fino alla fine abbiamo bisogno di questa umiltà che riconosce che siamo peccatori in cammino, finché il Signore ci dà la mano definitivamente e ci introduce nella vita eterna. In questo ultimo atteggiamento di umiltà, vissuto giorno dopo giorno, Agostino è morto.

Questo atteggiamento di umiltà profonda davanti all’unico Signore Gesù lo introdusse all’esperienza di un’umiltà anche intellettuale. Agostino, infatti, che è una delle più grandi figure nella storia del pensiero, volle negli ultimi anni della sua vita sottoporre a un lucido esame critico tutte le sue numerosissime opere. Ebbero così origine le Retractationes ("revisioni"), che in questo modo inseriscono il suo pensiero teologico, davvero grande, nella fede umile e santa di quella che chiama semplicemente con il nome di Catholica, cioè della Chiesa. "Ho compreso – scrive appunto in questo originalissimo libro (I, 19, 1-3) – che uno solo è veramente perfetto e che le parole del discorso della montagna sono totalmente realizzate in uno solo: in Gesù Cristo stesso. Tutta la Chiesa invece – tutti noi, inclusi gli apostoli – dobbiamo pregare ogni giorno: rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori".

Convertito a Cristo, che è verità e amore, Agostino lo ha seguito per tutta la vita ed è diventato un modello per ogni essere umano, per noi tutti in cerca di Dio. Per questo ho voluto concludere il mio pellegrinaggio a Pavia riconsegnando idealmente alla Chiesa e al mondo, davanti alla tomba di questo grande innamorato di Dio, la mia prima enciclica, intitolata Deus caritas est. Questa infatti molto deve, soprattutto nella sua prima parte, al pensiero di sant’Agostino. Anche oggi, come al suo tempo, l’umanità ha bisogno di conoscere e soprattutto di vivere questa realtà fondamentale: Dio è amore e l’incontro con lui è la sola risposta alle inquietudini del cuore umano. Un cuore che è abitato dalla speranza, forse ancora oscura e inconsapevole in molti nostri contemporanei, ma che per noi cristiani apre già oggi al futuro, tanto che san Paolo ha scritto che "nella speranza siamo stati salvati" (Rm, 8, 24). Alla speranza ho voluto dedicare la mia seconda enciclica, Spe salvi, e anch’essa è largamente debitrice nei confronti di Agostino e del suo incontro con Dio.

In un bellissimo testo sant’Agostino definisce la preghiera come espressione del desiderio e afferma che Dio risponde allargando verso di Lui il nostro cuore. Da parte nostra dobbiamo purificare i nostri desideri e le nostre speranze per accogliere la dolcezza di Dio (cfr In I Ioannis, 4, 6). Questa sola, infatti, aprendoci anche agli altri, ci salva. Preghiamo dunque che nella nostra vita ci sia ogni giorno concesso di seguire l’esempio di questo grande convertito, incontrando come lui in ogni momento della nostra vita il Signore Gesù, l’unico che ci salva, ci purifica e ci da la vera gioia, la vera vita.




SINTESI DELLA CATECHESI NELLE DIVERSE LINGUE




○ Sintesi della catechesi in lingua francese

Chers Frères et Sœurs,

Aujourd’hui, nous concluons la présentation de saint Augustin, nous arrêtant sur son expérience intérieure. Les étapes de son existence sont comme un unique chemin de conversion. La première s’est accomplie dans son rapprochement progressif du christianisme. Sa passion pour l’homme et pour la vérité le conduit à chercher Dieu, grand et inaccessible. Mais Dieu n’est pas loin, il s’est fait proche des hommes, devenant l’un de nous. La foi au Christ a conduit à son accomplissement la longue recherche d’Augustin sur le chemin de la vérité. À Hippone, il met à la disposition de tous le fruit de son intelligence et de son étude, en particulier par la prédication et la discussion. Enfin, il fut conduit chaque jour de sa vie à demander pardon à Dieu. Cette attitude d’humilité fut aussi intellectuelle : à la fin de sa vie, elle le poussa à soumettre ses œuvres à un examen critique lucide. Converti au Christ, qui est vérité et amour, Augustin l’a suivi par toute sa vie et il est un modèle pour toute personne en recherche de Dieu. Aujourd’hui, comme à son époque, l’humanité a besoin de connaître et surtout de vivre cette réalité fondamentale : Dieu est amour et sa rencontre constitue la seule réponse aux inquiétudes du cœur humain.

Je suis heureux d’accueillir ce matin les pèlerins francophones. Je salue particulièrement les prêtres et les séminaristes de Chambéry, accompagnés de l’archevêque, Mgr Laurent Ulrich, ainsi que les novices de la Congrégation Saint-Jean et les jeunes. Suivant l’exemple de saint Augustin, soyez toujours des chercheurs de la vérité, en allant avec confiance à la rencontre du Seigneur Jésus, l’unique sauveur. Que Dieu vous bénisse !




○ Sintesi della catechesi in lingua inglese

Dear Brothers and Sisters,

Today we conclude our presentation of Saint Augustine with a discussion of the process of his interior conversion. In reading his Confessions, we see that his conversion was a life-long journey marked by a passionate search for truth. Despite living an errant life as a young man, Augustine had learned from his mother a love for the name of Christ. Platonic philosophy led him to recognise the existence of Logos, or creative reason in the Universe, which he later came to understand more fully by reading Saint Paul and finding faith in Christ. He completed this fundamental phase in his search for truth when he was baptized in Milan by Saint Ambrose. The second stage of his conversion saw Augustine return to Africa and found a small monastery with a group of friends dedicated to contemplation and study. Three years later, he was ordained a priest and turned to the life of active ministry, placing the fruits of his study at the service of others through preaching and dialogue. The last stage was a conversion of such profound humility that he would daily ask God for pardon. He also demonstrated this humility in his intellectual endeavours, submitting all his works to a thorough critique. Augustine has had a profound effect on my own life and ministry. My hope is that we can all learn from this great and humble convert who saw with such clarity that Christ is truth and love!

I welcome all the English speaking visitors present today, including the many student groups and the pilgrims from England, Sweden, Malta, Japan, Canada and the United States. Upon all of you I invoke God’s abundant blessings of joy and peace.



○ Sintesi della catechesi in lingua tedesca

Liebe Brüder und Schwestern!

Zum Abschluß der Katechesen über den Kirchenvater Augustinus möchte ich heute den Weg seiner Bekehrung in den Blick nehmen, von dem er selbst freimütig und dankbar in seinen Schriften berichtet. Augustinus schreibt in den „Bekenntnissen", seiner faszinierenden Autobiographie, daß er von seiner Mutter, der heiligen Monika, von Kind an in den christlichen Glauben eingeführt wurde. Selbst in seinen ungestümen Jugendjahren fühlte er sich im Innersten stets von Christus angezogen, auch wenn seine leidenschaftliche Suche nach der Wahrheit manche persönliche und denkerische Um- und Abwege durchlief. Nach einer entscheidenden Begegnung mit der Gnade Gottes in der Heiligen Schrift gelingt es ihm schließlich, die Versuchungen des Fleisches zu überwinden und sich aus ganzem Herzen für Christus zu entscheiden und die Taufe zu empfangen. Doch die Vorsehung Gottes führte ihn gleichsam noch zu einer zweiten Bekehrung und stellte ihn nach drei Jahren monastischen Lebens als Priester und Bischof in den Dienst seiner Mitchristen. Auch als bekannter Lehrer und Bischof bewahrte Augustinus stets eine tiefe Demut vor dem einzigen Herrn Jesus Christus. Dieses tägliche Streben nach Bekehrung zeigt sich auch darin, daß er seine großen theologischen Überlegungen ganz bewußt dem einfachen und reinen Glauben der Kirche unterordnen wollte.

Von Herzen begrüße ich die Pilger und Besucher aus den Ländern deutscher Zunge. Besonders heiße ich die Konferenz der deutschsprachigen Seminarregenten und Konviktsdirektoren willkommen. Mögen die Schriften und das Vorbild des heiligen Augustinus für uns alle ein Ansporn auf unserem persönlichen Weg der Bekehrung sein. Dabei bestärke uns der Allmächtige Gott mit seinem Segen.




○ Sintesi della catechesi in lingua spagnola

Queridos hermanos y hermanas:

San Agustín es uno de los más grandes convertidos de la historia cristiana. En su libro "las Confesiones" nos ha dejado una descripción de su experiencia interior de conversión, que continuó durante toda su vida y en la que se pueden ver tres etapas. La primera consiste en su acercamiento progresivo al cristianismo, hasta llegar al bautismo. Su pasión por el ser humano y por la verdad le llevó a buscar a Dios. Un Dios que en Jesús se ha hecho cercano a los hombres haciéndose uno de nosotros. Así, la fe en Cristo culminó su larga búsqueda de la verdad. Más tarde fue consagrado sacerdote, renunciando a una vida sólo de meditación y estudio, para poder servir a los fieles. La última etapa se caracteriza por la profunda humildad intelectual y ante el Señor, con la que sometió a examen crítico sus numerosas obras, para introducir así su pensamiento teológico en la fe de la Iglesia. Agustín es, por tanto, un modelo para cuántos buscan la verdad, enseñándonos que únicamente en el encuentro con Dios, que es amor, el corazón humano puede encontrar respuesta a sus inquietudes.

Saludo cordialmente a los visitantes de lengua española. En particular, a los formadores y seminaristas de Córdoba, con su Obispo, a los que animo a seguir con entusiasmo su preparación al sacerdocio. Saludo también a las Cofradías del Cristo de la Expiración de Sevilla y de Málaga, a los distintos grupos de estudiantes y peregrinos venidos de Argentina, Chile, España, México, y de otros países latinoamericanos. Siguiendo el ejemplo de san Agustín, os exhorto a fijar vuestra mirada en Cristo, que se entregó por nosotros, y proseguir con esperanza vuestro camino de conversión cuaresmal. Muchas gracias.





SALUTI PARTICOLARI NELLE DIVERSE LINGUE




○ Saluto in lingua polacca

Witam Polaków obecnych na tej audiencji. Pozdrawiam szczególnie głuchoniewidomych z Warszawy. Niech okres Wielkiego Postu będzie dla wszystkich czasem dobrego przygotowania do świąt zmartwychwstania Pańskiego. Serdecznie wam błogosławię. Niech będzie pochwalony Jezus Chrystus!

[Saluto i polacchi presenti in quest’udienza. In modo particolare saluto i sordi-ciechi provenienti da Varsavia. Il periodo della Quaresima sia per tutti un tempo di buona preparazione alla festa della Risurrezione del Signore. Cordialmente vi benedico. Sia lodato Gesù Cristo!]



○ Saluto in lingua slovacca

Zo srdca pozdravujem slovenských pútnikov z farnosti Blatné. Bratia a sestry, Pôstna doba nás pobáda, aby sme uznali v Ježišovi Kristovi našu najväčšiu nádej. Pozývam vás, aby ste boli vo svete vernými svedkami jeho Radostnej zvesti o vykúpení. Ochotne žehnám vás i vaše rodiny. Pochválený buď Ježiš Kristus!

[Saluto di cuore i pellegrini slovacchi provenienti dalla parrocchia di Blatné. Fratelli e sorelle, il tempo della Quaresima ci esorta a riconoscere Gesù Cristo come nostra suprema speranza. Vi invito ad essere nel mondo testimoni fedeli della Buona Novella della redenzione. Volentieri benedico voi e le vostre famiglie. Sia lodato Gesù Cristo!]




○ Saluto in lingua slovena

Lepo pozdravljam vernike iz Škofje Loke v Sloveniji! V času priprave na sveto birmo, ki jo boste letos prejeli, ste se podali na romarsko pot po Italiji in prišli tudi na srečanje s Petrovim naslednikom. Bodite vedno odprti za navdihe Svetega Duha in naj bo z vami moj blagoslov!

[Rivolgo un cordiale saluto ai fedeli provenienti da Škofja Loka in Slovenia! In preparazione alla Cresima che riceverete quest’anno, siete in pellegrinaggio ai luoghi sacri dell’Italia e partecipate anche all’incontro con il Successore di Pietro. Siate sempre aperti alle ispirazioni dello Spirito Santo e la mia Benedizione vi accompagni!]



○ Saluto in lingua italiana

Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare saluto i Vescovi amici del Movimento dei Focolari, ed assicuro la mia preghiera affinché il Signore li sostenga nel quotidiano ministero pastorale a servizio del Popolo di Dio. Saluto i rappresentanti della Pontificia Facoltà di Scienze dell’Educazione "Auxilium" e quelli della Scuola Antonio Rosmini di Roma ringraziando ciascuno perché, con la partecipazione a questo incontro, hanno voluto rinnovare la loro filiale devozione verso il Successore di Pietro. Saluto i partecipanti al convegno promosso dall’Associazione Italiana di Medicina Nucleare ed auguro di portare avanti il loro impegnativo lavoro diagnostico e terapeutico con rinnovati sentimenti di profondo rispetto per la persona umana. Saluto poi gli esponenti della Marina Militare Italiana, i militari del Reggimento Lancieri di Montebello e i rappresentanti della Polizia di Stato di Isernia. Tutti incoraggio a seguire con generosa fedeltà Gesù e il suo Vangelo, per essere cristiani autentici in famiglia, nel lavoro e in ogni altro ambiente.

Saluto, infine, i giovani, i malati e gli sposi novelli. Cari fratelli e sorelle, proseguendo l’itinerario quaresimale, la Chiesa ci invita a seguire le orme di Cristo che si dirige verso Gerusalemme, dove darà compimento alla sua missione redentrice. Lasciatevi illuminare dalla sua parola affinché sia nello studio, sia nella malattia, sia nella vita di famiglia possiate sperimentare la sua presenza e percorrere un cammino di autentica conversione in questo sacro tempo di penitenza.











L’umanità ha bisogno di conoscere di Dio amore e di scoprire il valore della conversione: lo ha affermato Benedetto XVI all’udienza generale in Aula Paolo VI, dedicata ancora alla figura di Sant’Agostino.




L’umanità ha bisogno di conoscere e di vivere la realtà di Dio amore; l’incontro con Lui è la sola risposta alle inquietudini del cuore umano: è il grande insegnamento che Sant’Agostino ha lasciato all’umanità e che Benedetto XVI ha ricordato nella quinta catechesi dedicata al Padre della Chiesa, al cui pensiero si è ispirato per le sue encicliche. Il cammino del vescovo di Ippona, ha detto il Papa che ha salutato i pellegrini radunati nella Basilica Vaticana per poi raggiungere l’Aula Paolo VI, è un modello che invita a percorrere con coraggio ed umiltà il cammino della verità. Il servizio di Tiziana Campisi:


“Dio non è lontano, perché si è fatto vicino agli esseri umani divenendo uno di noi”: lo si trova nella fede in Cristo, sul cammino della verità. Un cammino, ha spiegato Benedetto XVI, che per Sant’Agostino è stato una lunga e faticosa ricerca, mossa dalla passione per l’uomo e per la verità:


“Questa è infatti una via da percorrere con coraggio e nello stesso tempo con umiltà, nell’apertura a una purificazione permanente di cui ognuno di noi ha bisogno”.


Figura assai cara al Papa quella del vescovo di Ippona, il Padre della Chiesa al quale ha voluto rendere omaggio lo scorso anno durante il suo pellegrinaggio a Pavia, dove sono custodite le spoglie mortali del santo:


“In questo modo ho voluto esprimere a lui l’omaggio di tutta la Chiesa cattolica, ma anche rendere visibile la mia personale devozione e riconoscenza nei confronti di una figura alla quale mi sento molto legato per la parte che ha avuto nella mia vita di teologo, di sacerdote, di pastore, e così volevo esprimere la mia gratitudine”.

E a Pavia, “davanti alla tomba” del “grande innamorato di Dio”, Benedetto XVI ha voluto riconsegnare idealmente alla Chiesa e al mondo la sua prima Lettera Enciclica Deus Caritas est, ispirata al pensiero di Sant’Agostino così come la seconda, Spe salvi:


“Anche oggi, come al suo tempo, l’umanità ha bisogno di conoscere e soprattutto di vivere questa realtà fondamentale: Dio è amore e l’incontro con lui è la sola risposta alle inquietudini del nostro cuore. Un cuore che è abitato dalla speranza, forse ancora oscura e inconsapevole in molti nostri contemporanei, ma che per noi cristiani apre già oggi al futuro, tanto che san Paolo ha scritto che ‘nella speranza siamo stati salvati’”.


Nella sua catechesi il Papa ha ricordato le tappe del cammino di conversione di Agostino: la prima, il “progressivo avvicinamento al cristianesimo”, a Cristo, avvenuto con l’ausilio della filosofia - soprattutto quella d’impronta platonica - che gli faceva intravedere l’esistenza del Logos, della ragione creatrice, ma che non gli indicava come raggiungere questo Logos apparentemente lontano e che poi comprederà con la lettura dell’epistolario paolino. La seconda, la rinuncia ad una vita di meditazione per vivere con Cristo e per Cristo dedicandosi agli altri - nel ministero sacerdotale ed episcopale - con umiltà:


“Gli era molto difficile all’inizio, ma ha capito che solo vivendo per gli altri, e non solo per la sua privata contemplazione poteva realmente vivere con Cristo e per Cristo … Imparò, spesso con difficoltà, giorno per giorno, a mettere a disposizione il frutto della sua intelligenza a vantaggio degli altri, a comunicare la sua visione, la sua fede, alla gente semplice e vivere così per la gente comune … svolgendo senza stancarsi un’attività generosa e gravosa che così descrive in uno dei suoi bellissimi sermoni ‘Continuamente predicare, discutere, riprendere, edificare, essere a disposizione di tutti – è un ingente carico, un grande peso, un’immane fatica’. E fu questa la sua seconda conversione”.


La terza tappa della conversione agostiniana, infine, quella che portò il presule africano “a chiedere perdono a Dio”, “ogni giorno”, è per Benedetto XVI quella che deve indurci ad una continua ed umile introspezione:


“Noi abbiamo sempre bisogno di essere lavati da Cristo - che ci lava i piedi -, di nuova conversione, fino alla fine. Abbiamo bisogno di questa umiltà che riconosce che siamo peccatori in cammino finché il Signore ci da la mano definitivamente e ci guida alla vita eterna”.


“Purificare i nostri desideri e le nostre speranze per accogliere la dolcezza di Dio”: questa è la strada, ha concluso il Santo Padre, che prima di cominciare la sua catechesi nell’Aula Paolo VI, ha salutato alcuni pellegrini nella Basilica Vaticana, incoraggiandoli “a crescere nella carità mediante concreti gesti di solidarietà” verso i più deboli e bisognosi:


“Questo tempo di Quaresima sia caratterizzato da uno sforzo personale e comunitario di adesione a Cristo per essere testimoni del suo amore”.


Infine, nei suoi saluti, Benedetto XVI ha invitato i fedeli ad “essere cristiani autentici in famiglia, nel lavoro e in ogni altro ambiente” e a lasciarsi illuminare dalla parola di Cristo.




www.radiovaticana.org/it1/videonews_ita.asp?vaiflv=0000232.flv&vaiserver=A&vai=ctv_frame00232.jpg&var1=27/02/2008&var2=Vatican%20City&var3=Papa:%20in%20S.%20Agostino%20comprendiamo%20che%20Dio%20è%20amore&settimana=9&anno_perlinknav=2008&dal=24/02&...




+PetaloNero+
Thursday, February 28, 2008 2:45 PM
LE UDIENZE

Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina in Udienza:

S.E. Mons. Giuseppe Lazzarotto, Arcivescovo tit. di Numana, Nunzio Apostolico in Australia;

Ecc.mi Presuli della Conferenza Episcopale di El Salvador, in Visita "ad Limina Apostolorum":

S.E. Mons. Rodrigo Orlando Cabrera Cuéllar, Vescovo di Santiago de María;

S.E. Mons. José Luis Escobar Alas, Vescovo di San Vicente;

S.E. Mons. José Adolfo Mojica Morales, Vescovo di Sonsonate;

S.E. Mons. Elías Samuel Bolaños Avelar, S.D.B., Vescovo di Zacatecoluca;

S.E. Mons. Fabio Reynaldo Colindres Abarca, Ordinario Militare di El Salvador.

Il Papa riceve questa mattina in Udienza:

Gruppo degli Ecc.mi Presuli della Conferenza Episcopale di El Salvador, in Visita "ad Limina Apostolorum".




RINUNCE E NOMINE


NOMINA DI SOTTO-SEGRETARIO DELLA CONGREGAZIONE PER GLI ISTITUTI DI VITA CONSACRATA E LE SOCIETÀ DI VITA APOSTOLICA

Il Santo Padre ha nominato Sotto-Segretario della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica il Rev.do Padre Sebastiano Paciolla, O. Cist., finora Promotore di Giustizia del Tribunale della Rota Romana.

+PetaloNero+
Thursday, February 28, 2008 2:46 PM
Aiutare la famiglia per sconfiggere la violenza presente nella società e promuovere un’autentica cultura di pace: l’esortazione del Papa nel discorso ai vescovi del Salvador in visita ad Limina




La difesa della famiglia, la lotta alla povertà, la formazione delle nuove generazioni: sono i tre temi chiave affrontati da Benedetto XVI nell’udienza ai vescovi del Salvador, ricevuti stamani in Vaticano, in occasione della visita ad Limina. Il Papa ha ribadito che se da una parte bisogna consentire a tutti di vivere una vita degna, dall’altra non si può ridurre l’uomo ad un semplice prodotto della società in cui vive. L’indirizzo d’omaggio al Papa è stato rivolto dall’arcivescovo di San Salvador, Fernando Sáenz Lacalle, presidente dell’episcopato salvadoregno. Il servizio di Alessandro Gisotti:


“La famiglia è un bene indispensabile per la Chiesa e la società come anche un fattore fondamentale per costruire la pace”: è quanto ribadito da Benedetto XVI che ha invitato i vescovi a rafforzare la pastorale famigliare per offrire ai giovani “una solida formazione spirituale e affettiva”. Una formazione, ha aggiunto, che li aiuti a “scoprire la bellezza del piano di Dio sull’amore umano e che gli permetta di vivere con coerenza gli autentici valori del matrimonio e della famiglia” come il rispetto reciproco, e la fedeltà.


A causa de la situación de pobreza...

“A causa della povertà”, ha rilevato con amarezza il Santo Padre, molti salvadoregni “si vedono obbligati ad emigrare alla ricerca di migliori condizioni di vita”. Un fenomeno che provoca conseguenze negative “per la stabilità del matrimonio e della famiglia”. Il Papa ha quindi lodato gli sforzi dei presuli per promuovere la pace e la riconciliazione nel Paese, superando così le dolorose contrapposizioni del passato. Benedetto XVI ha poi rivolto il pensiero alla piaga della violenza, diffusa nel Paese centroamericano. Analizzandone le cause, ha costatato, “si riconosce che l’incremento della violenza è conseguenza immediata di altri mali sociali più profondi come la povertà, la mancanza di educazione, la disgregazione famigliare, la progressiva perdita di quei valori che hanno sempre costituito l’anima salvadoregna”.


Frente a la pobreza de tantas personas...

“Di fronte alla povertà di tante persone”, ha proseguito, “si percepisce come una necessità ineludibile” il miglioramento delle strutture e delle condizioni economiche per “permettere a tutti di vivere una vita degna”. Tuttavia, è stato il suo richiamo, non bisogna dimenticare che “l’uomo non è un semplice prodotto delle condizioni materiali e sociali in cui vive”. Ha bisogno di qualcosa di più, “aspira a qualcosa di più di quanto la scienza o qualsiasi altra iniziativa umana possa dargli”.


Los hombres anhelan a Dios en lo más íntimo de su corazón...

“Gli uomini – ha detto – anelano a Dio nel più intimo del proprio cuore. Solo Lui può appagare la loro sete di pienezza e di vita, perché solo Lui ci dà la certezza di un amore incondizionato che è più forte della morte”. Benedetto XVI non ha mancato di sottolineare che il popolo salvadoregno si caratterizza per una “fede viva e un profondo sentimento religioso”. Ed ha ricordato i tanti missionari e pastori, come il vescovo Oscar Romero, che hanno evangelizzato questa terra “dando frutti abbondanti di vita cristiana e santità”. Il Papa ha poi esortato i vescovi del Salvador ad aiutare i fedeli delle proprie diocesi ad incontrare Cristo. Un’intensa vita di preghiera, l’ascolto assiduo della Parola di Dio e una partecipazione costante ai Sacramenti come anche una solida formazione dottrinale, ha affermato, sono elementi necessari “per illuminare cristianamente la società in cui vivono”. Il Papa ha inoltre invitato i presuli ad essere vicini ai propri sacerdoti e religiosi, prestando attenzione alle loro necessità spirituali e materiali ed incoraggiandoli a proseguire con gioia il cammino di santità sacerdotale. D’altro canto, ha concluso, proprio “l’amore e la fedeltà del sacerdote alla propria vocazione” rappresenta la migliore ed efficace pastorale vocazionale.









www.radiovaticana.org/it1/videonews_ita.asp?vaiflv=0000233.flv&vaiserver=A&vai=ctv_frame00233.jpg&var1=28/02/2008&var2=Vatican%20City&var3=Papa:%20ricorda%20mons.%20Romero...
+PetaloNero+
Thursday, February 28, 2008 8:58 PM
La giornata vaticana. Enciclica, universitari, Islam

di Mattia Bianchi/ 28/02/2008

Le notizie del giorno sulla vita della Chiesa e della Santa Sede, riportate dalle principali agenzie di stampa italiane. I testi integrali con fonte...


VATICANO, ASSEMBLEA DEDICATA AI NONNI
Attenzione alla famiglia, partendo da una delle sue colonne, i nonni, risorsa di affetto e sostegno per tante famiglie. Per la prima volta un dicastero vaticano dedichera' l'intera assemblea plenaria ai ''Nonni: la loro testimonianza e presenza nella famiglia''. A questo tema infatti sara' intitolata la plenaria del Pontificio consiglio per la famiglia, che, a quanto si apprende, si svolgera' in Vaticano dal 3 al 5 aprile prossimi. All'interno della assemblea ci sara' anche spazio per una presentazione del VI Incontro mondiale delle famiglie, in programma a Citta' del Messico a gennaio 2009 e per il quale, ha riferito il presidente del dicastero, cardinale Alfonso Lopez Trujillo, e' stato rivolto un invito a partecipare al Papa. (Fonte: ANSA)

PATRIARCATO DI MOSCA AI CATTOLICI: PARLIAMO DEL PROSELITISMO
Il Patriarcato ortodosso di Mosca che ha respinto ogni attivita' caritativa ed evangelizzatrice della Chiesa cattolica in Russia classificandola come forma di proselitismo sleale, sarebbe disposto a ridiscutere la propria visione di territorio canonico. E' quanto riferisce l'agenzia Interfax riportando le parole del vescovo ortodosso Alfeyev Filarino rappresentante della Chiesa ortodossa di Mosca presso le istituzioni europee e residente a Vienna. Il Patriarcato moscovita sostiene che tutte le nazioni che erano parte dell'ex Unione sovietica rientrano tutte nel proprio territorio canonico per cui ogni azione evangelizzatrice in queste regioni costituisce una sorta di invasione, cioe' di ''proselitismo'' che mette in concorrenza diverse chiese cristiane. Questa impostazione costituisce da tempo uno dei maggiori ostacoli al proseguimento del dialogo fra le due grandi confessioni cristiane Secondo Hilarion lo statuto delle diocesi in terra ortodossa cosi' come quello delle diocesi ortodosse in regioni a maggioranza cattolica richiedono ''discussioni serie ed elaborate'' nel segno del dialogo cattolico-ortodosso. Filarino ha osservato che ''molte persone in occidente pensano che il concetto di territorio canonico ha perso completamente il suo significato nella realta' attuale, perche' i credenti ortodossi coesistono insieme a cattolici, protestanti e rappresentanti di altre denominazioni''. E' la prima volta che uno dei piu' autorevoli esponenti del Patriarcato guidato da Alessio II mette in discussione il principio di territorio canonico, elemento centrale dell'identita' e della posizione assunta nel dialogo ecumenico da Mosca. (Fonte: ADNKRONOS)

ISLAM, LUNEDI' IL PRIMO INCONTRO DOPO LA LETTERA DEI 138
Niente inerismi ne' ignoranza delle differenze, ma neppure va sottovalutata la novita' dell'evento. Questo l'atteggiamento in Vaticano a pochi giorni dal primo incontro di esponenti cattolici con la delegazione dei 138 leader islamici da 43 nazioni che il 13 ottobre 2007 hanno scritto una lettera ai leader cristiani chiedendo una apertura di dialogo. Essendo una prima volta assoluta dall'incontro - che si svolgera' il 4 e il 5 marzo nella sede del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso - non ci si possono aspettare grandi novita', perche' si trattera' di definire soprattutto aspetti procedurali e di calibrare le diverse posizioni. La delegazione islamica sara' composta da Abdel Hakim Murad Winter della University of the Muslim Academic Trust (Regno Unito), Aref Ali Nayed, gia' docente del Pontificio istituto di studi arabi e orientali (Pisai), Sergio Yahya Pallavicini della Coreis italiana, Ibrahim Kalin della Seta Foundation di Ankara e il giordano Sohail Nakhooda direttore di Islamica Magazine. La delegazione vaticana sara' guidata dal cardinale Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio consiglio per il dialogo interrelgioso e vi parteciperanno tra gli altri il segretario del dicastero vaticano, mons. Pierluigi Celata e il preside del Pisai Miguel Ayuso. (Fonte: ANSA)

ENCICLICA SOCIALE, LA CONFERMA DEL CARDINALE BERTONE


"Si', il Papa sta prerando un'enciclica sociale, che avra', io credo, un impatto significativo sui grandi problemi socio-economici del mondo contemporaneo. E si riferira' particolarmente alle questioni del Terzo e del Quarto mondo". Cosi', in un'intervista a "La Repubblica", il cardinale Tarcisio Bertone riferisce che il Pontefice sta preparando la sua terza enciclica che sara' focalizzata soprattutto sui "problemi sociali internazionali, con particolare riguardo ai Paesi in via di sviluppo". Bertone e' appena rientrato dal suo viaggio a Cuba in cui, sottolinea il quotidiano romano, "si e' lasciato sfuggire un'altra preziosa indiscrezione storica: Giovanni Paolo II sul finire della vita voleva assolutamente scrivere un'enciclica sulla legge naturale".

Il cardinale Bertone, inoltre, riguardo il suo viaggio a Cuba, interviene sul tema dell'amnistia affrontato con il neo presidente Raul Castro, e afferma: "Come ho detto prima di lasciare l'Avana, tante persone che soffrono nel corpo e nello spirito manifestano le loro aspirazioni ed ansie alla Chiesa cattolica sia a Cuba che a Roma. Ricevendo queste petizioni, e nel massimo rispetto per la sovranita' del paese e dei suoi cittadini, ho espresso al presidente Raul Castro la preoccupazione della Chiesa per i prigionieri e i loro familiari". Proprio prima di imbarcarsi da l'Avana, Bertone aveva anche affermato: "Con il presidente Raul Castro ho confermato l'impegno della Santa sede a promuovere l'avvicinamento del mondo a Cuba". E, sempre sulla scena internazionale, le grandi sfide per la Santa Sede sono rappresentate da Islam e Cina, un confronto che Bertone definisce "positivamente.

Con passi ai avvicinamento e di realismo". Con l'islam, l'alto prelato afferma che "E' in corso un dialogo vero. Basti vedere, per quanto attiene all'Islam, al confronto che e' scaturito dalla lettera al Papa dei centotrenta saggi musulmani. Ci sono gia' stati scambi e sono previsti incontri". Con "la Cina -aggiunge Bertone- procediamo in un cammino di concretezza. Hanno luogo dei contatti, riflessioni reciproche. Recentemente ho salutato l'ambasciatore cinese presso lo Stato italiano, che lasciava Roma, e direi che anche questo rappresenta un segno positivo". Ed un viatico preciso per il futuro erano state le parole del porporato all'ultima celebrazione della messa a l'Avana in cui il cardinale aveva detto: "Non lasciamoci attanagliare dal peso delle offese ne' accecare da pretese egoistiche". (Fonte: ADNKRONOS)

SABATO, L'INCONTRO TRA IL PAPA E GLI UNIVERSITARI
Sono circa 10mila gli studenti universitari attesi per sabato 1 marzo a partire dalle 17 in Aula Paolo VI per partecipare alla tradizionale veglia mariana degli universitari di Roma con il Pontefice, che quest'anno si svolge nella VI Giornata europea degli universitari. L'evento - promosso dal Consiglio delle Conferenze episcopali d'Europa (Ccee) e organizzato dall'ufficio per la pastorale universitaria del Vicariato di Roma in collaborazione con il ministero delle Comunicazioni, il Centro Televisivo Vaticano, Telespazio e Radio Vaticana - sara' dedicato al tema ''Europa e Americhe insieme per costruire la civilta' dell'Amore''. Parteciperanno come sempre gli studenti degli atenei romani, ma anche universitari riuniti in alcune citta' europee e americane, che saranno collegati via satellite. In particolare, per l'Europa sono previsti collegamenti dall'Italia (Napoli), dalla Francia (Avignone), dalla Romania (Bucarest), dalla Bielorussia (Minsk), dalla Spagna (Toledo) e dalla Polonia (Varsavia, Cracovia, Poznan e Katowice). Saranno collegate con Roma anche diverse citta' americane: Washington D. C. (Stati Uniti), Citta' del Messico e Puebla (Messico), L'Avana (Cuba), Loja (Equador) e Aparecida (Brasile). In tutto, si stima che la preghiera coinvolgera' circa 40mila studenti. Ad aspettare l'arrivo di Benedetto XVI in Aula Paolo VI con i giovani ci sara' il cardinale Vicario Camillo Ruini, che presiedera' alla riflessione sul tema della ''Civilta' dell'amore''. Quindi Benedetto XVI guidera' gli universitari presenti e quelli in collegamento nella preghiera del Santo Rosario, e al termine consegnera' ai romani l'enciclica Spe salvi. L'animazione della veglia, sotto il coordinamento del maestro Massimo Palombella, sara' curata dai Cori e Orchestre di alcune Universita' italiane, Conservatori e Istituti Pareggiati di Musica, anche questi all'interno della rete di strutture formative gestita dal ministero dell'Universita' e della ricerca. (Fonte: ADNKRONOS)



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Friday, February 29, 2008 3:01 PM
LE UDIENZE

Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in Udienza:

S.E. la Signora Mary Ann Glendon, Ambasciatore degli Stati Uniti d’America presso la Santa Sede, in occasione della presentazione delle Lettere Credenziali;

S.E. il Signor Juan Gavarrete Soberón, Ambasciatore di Guatemala, con la Consorte, in visita di congedo;

Em.mo Card. Giovanni Battista Re, Prefetto della Congregazione per i Vescovi;

S.E. Mons. Felix Anthony Machado, Arcivescovo-Vescovo eletto di Nashik (India).



Il Papa riceve questa mattina in Udienza:

Partecipanti alla Plenaria del Pontificio Consiglio "Cor Unum".



Il Santo Padre riceve questo pomeriggio in Udienza:

Em.mo Card. William Joseph Levada, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede.



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Friday, February 29, 2008 3:02 PM
PRESENTAZIONE DELL’ANNUARIO PONTIFICIO 2008

L’Annuario Pontificio 2008 è stato presentato al Santo Padre questa mattina, 29 febbraio 2008, da Sua Em.za il Signor Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, e da S.E. Mons. Fernando Filoni, Sostituto alla Segreteria di Stato per gli Affari Generali. La redazione del nuovo Annuario è stata curata da Mons. Vittorio Formenti, incaricato dell’Ufficio Centrale di Statistica della Chiesa, dal Prof. Enrico Nenna e da altri collaboratori.

Il complesso lavoro di stampa è stato invece curato dal Rev. don Elio Torrigiani, S.D.B., dal Comm. Antonio Maggiotto e dal Comm. Giuseppe Canesso, rispettivamente Direttore Generale, Direttore Commerciale e Direttore Tecnico della Tipografia Vaticana. Il volume sarà prossimamente in vendita nelle librerie.

Il Santo Padre ha ringraziato per l’omaggio, mostrando vivo interesse per i dati illustrati e pregando di esprimere l 'attestazione della Sua sentita gratitudine a tutti coloro che hanno collaborato alla nuova edizione dell’Annuario.

Dalla lettura del volume si possono desumere alcune novità relative alla vita della Chiesa cattolica nel mondo, a partire dal 2007.

Durante tale anno sono state erette dal Santo Padre 8 nuove Sedi Vescovili e 1 Prefettura Apostolica, sono state costituite 2 Sedi Metropolitane e 1 Vicariato Apostolico. In tutto, sono stati nominati 169 nuovi Vescovi.

I dati statistici, riferiti all’anno 2006, permettono di evidenziare gli aspetti rilevanti della presenza della Chiesa Cattolica nelle 2.923 circoscrizioni ecclesiastiche del pianeta.

I cattolici sparsi nel mondo sono passati, dal 2005 al 2006, da 1.115 a 1.131 milioni, con un aumento relativo dell’1,4%. La distribuzione dei cattolici, in accordo con il differente peso demografico dei continenti, è diversa nelle varie aree geografiche del pianeta; e ciò non tanto per i paesi africani e per quelli oceanici, per i quali l’incidenza della popolazione sul totale è poco dissimile da quella dei cattolici, quanto per gli altri tre continenti.

L’America, quanto a popolazione, ha un’incidenza sul totale pari a circa il 14%, mentre il peso dei cattolici americani raggiunge il 49,8% dei cattolici del mondo. L’Europa ha un’incidenza per quanto riguarda la popolazione di poco inferiore a quella dell’America, ma la sua importanza nel mondo cattolico assume un livello nettamente inferiore a quello dei paesi americani (25%). Il peso dei cattolici dell’Asia è del 10,5%, inferiore a quello che il continente ha per quanto riguarda la popolazione e che si attesta intorno al 61%.

Dal 2005 al 2006, il numero dei Vescovi è passato da 4.841 a 4.898, con un aumento relativo dell’1,2%. Tale movimento di crescita si riscontra in tutti i continenti, pur se la variazione relativa si presenta un po’ più accentuata per l’Asia e per l’America e un po’ al di sotto della tendenza generale per l’Africa, per l’Europa e per l’Oceania. Si segnala, anche, che il peso relativo di ciascun continente è rimasto, nel periodo, pressoché invariato.

Il numero dei sacerdoti, sia diocesani che religiosi, è passato da 406.411 nel 2005 a 407.262 nel 2006, con una variazione complessiva dello 0,21%. La consistenza dei sacerdoti nel mondo è andata progressivamente aumentando dal 2000 al 2006.

Osservando la distribuzione per aree continentali si osserva un ridimensionamento della presenza dei sacerdoti in Europa e in America a vantaggio di Africa e di Asia. In percentuale, infatti, se nel 2000 il complesso dei sacerdoti operanti in Europa e in America rappresentava l’81% circa del totale, nel 2006 essi incidevano sul dato mondiale del 78%. La variazione positiva di maggiore rilievo si osserva in Africa dove l’incidenza dei sacerdoti nel 2006 si attesta attorno all’8% del totale mondiale. Anche in Asia i sacerdoti hanno seguito una tendenza positiva, passando da 43.566 nel 2000 a 51.281 nel 2006.

Altri dati di interesse completano il quadro: gli studenti di filosofia e di teologia nei seminari diocesani o in quelli religiosi sono 115.480, con un aumento dello 0,9% rispetto all’anno precedente; di essi 24.034 si trovano in Africa, 37.150 nelle Americhe, 30.702 in Asia, 22.618 in Europa e 976 in Oceania.



Presentato l'Annuario Pontificio 2008: aumentano sacerdoti e seminaristi nel mondo, soprattutto in Africa, Asia e America. I cattolici crescono dell'1,4%



Aumentano i sacerdoti e le vocazioni nel mondo, soprattutto in Africa e in Asia e nelle Americhe. È questo il dato più significativo che emerge dall’Annuario Pontificio 2008, presentato stamani al Papa dal cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone e da mons. Leonardo Sandri. Curatori della redazione mons. Vittorio Formenti e il prof. Enrico Nenna. Hanno invece seguito il lavoro di stampa don Elio Torrigiani, Antonio Maggiotto e Giuseppe Canesso, rispettivamente direttore generale, direttore commerciale e direttore tecnico della Tipografia Vaticana. Benedetto XVI ha ringraziato per l’omaggio, esprimendo vivo interesse per i dati illustrati. Il volume sarà prossimamente disponibile nelle librerie. Il servizio di Silvia Gusmano.
Secondo i dati dell’Annuario, relativi al 2006, i cattolici nel mondo sono 16 milioni in più rispetto all’anno precedente, complessivamente un miliardo e 131 milioni. L’aumento relativo è dell’1,4 per cento e quasi la metà dei fedeli vive nel continente Americano. In Europa la presenza cattolica si attesta al 25 per cento, in Asia al 10. Cresce, inoltre, di 100 unità il numero dei vescovi, con un aumento relativo dell’1,2 per cento. Tale tendenza è più accentuata in America e in Asia, mentre si presenta un po’ al di sotto della media generale in Africa, Europa e Oceania. Passano poi da circa 406 mila a oltre 407 mila i sacerdoti, con una variazione complessiva dello 0,21 per cento. La loro presenza nel mondo è andata progressivamente salendo a partire dal 2000, con un ridimensionamento in Europa e in America a vantaggio di Africa e Asia. In aumento dello 0,9 per cento anche i seminaristi, complessivamente oltre 115 mila, la maggioranza dei quali vive nelle Americhe, seguiti dall’Africa e dall’Asia. Solo quarta l’Europa. Durante il 2007, infine, sono state erette dal Santo Padre otto nuove sedi vescovili e una prefettura apostolica, mentre sono state costituite due sedi metropolitane e un vicariato apostolico. In tutto i nuovi vescovi sono 169.




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Friday, February 29, 2008 3:03 PM
UDIENZA AI PARTECIPANTI ALLA PLENARIA DEL PONTIFICIO CONSIGLIO "COR UNUM"

Alle ore 12.30 di questa mattina, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Benedetto XVI riceve in udienza i partecipanti alla Plenaria del Pontificio Consiglio "Cor Unum" e rivolge loro il discorso che riportiamo di seguito:


DISCORSO DEL SANTO PADRE

Signor Cardinale,
venerati fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
cari fratelli e sorelle!

Sono lieto di incontrarvi in occasione dell’Assemblea Plenaria del Pontificio Consiglio Cor Unum. A ciascuno di voi che prendete parte a quest’Incontro rivolgo il mio cordiale saluto. In particolare saluto il Cardinale Paul Josef Cordes, che ringrazio per le cortesi parole, Mons. Segretario e tutti i Membri e Officiali del Pontificio Consiglio Cor Unum. La tematica sulla quale state riflettendo in questi giorni - "Le qualità umane e spirituali di chi opera nell’attività caritativa della Chiesa" - tocca un elemento importante della vita ecclesiale. Si tratta, infatti, di coloro che svolgono nel Popolo di Dio un servizio indispensabile, la diakonia della carità. E proprio al tema della carità ho voluto dedicare la mia prima Enciclica Deus caritas est.

Colgo, pertanto, volentieri quest’occasione per esprimere particolare riconoscenza a coloro che, a diverso titolo, operano nel settore caritativo, manifestando con i loro interventi che la Chiesa si rende presente, in maniera concreta, accanto a quanti si trovano coinvolti in qualche forma di disagio e di sofferenza. Di quest’azione ecclesiale i Pastori hanno la responsabilità globale ed ultima, per quanto concerne sia la sensibilizzazione che la realizzazione di progetti di promozione umana, specialmente a favore di Comunità meno abbienti. Rendiamo grazie a Dio poiché sono molti i cristiani che spendono tempo ed energie per far giungere non solo aiuti materiali, ma anche un sostegno di consolazione e di speranza a chi versa in condizioni difficili, coltivando una costante sollecitudine per il vero bene dell’uomo. L’attività caritativa occupa così un posto centrale nella missione evangelizzatrice della Chiesa. Non dobbiamo dimenticare che le opere di carità costituiscono un terreno privilegiato di incontro anche con persone che ancora non conoscono Cristo o lo conoscono solo parzialmente. Giustamente, dunque, i Pastori e i responsabili della pastorale della carità dedicano un’attenzione costante a chi lavora nell’ambito della diakonia, preoccupandosi di formarli dal punto di vista sia umano e professionale, che teologico-spirituale e pastorale.

In questo nostro tempo si dà una grande rilevanza alla formazione continua tanto nella società quanto nella Chiesa, come dimostra la fioritura di apposite istituzioni e centri creati allo scopo di fornire utili strumenti per acquisire competenze tecniche specifiche. Indispensabile per chi opera negli organismi caritativi ecclesiali è però quella "formazione del cuore", di cui ho parlato nella citata Enciclica Deus caritas est (n. 31 a): formazione intima e spirituale che, dall’incontro con Cristo, fa scaturire quella sensibilità d’animo che sola permette di conoscere fino in fondo e soddisfare le attese e i bisogni dell’uomo. E’ proprio questo che rende possibile l’acquisizione degli stessi sentimenti di amore misericordioso che Dio nutre per ogni essere umano. Nei momenti di sofferenza e di dolore è questo l’approccio necessario. Chi opera nelle molteplici forme dell’attività caritativa della Chiesa non può, pertanto, contentarsi solo della prestazione tecnica o di risolvere problemi e difficoltà materiali. L’aiuto che offre non deve mai ridursi a gesto filantropico, ma deve essere tangibile espressione dell’amore evangelico. Chi poi presta la sua opera a favore dell’uomo in organismi parrocchiali, diocesani e internazionali la compie a nome della Chiesa ed è chiamato a lasciar trasparire nella sua attività un’autentica esperienza di Chiesa.

Una valida ed efficace formazione in questo settore vitale non può allora non mirare a qualificare sempre meglio gli operatori delle diverse attività caritative, perché siano anche e soprattutto testimoni di amore evangelico. Tali essi sono se la loro missione non si esaurisce nell’essere operatori di servizi sociali, ma nell’annuncio del Vangelo della carità. Seguendo le orme di Cristo, essi sono chiamati ad essere testimoni del valore della vita, in tutte le sue espressioni, difendendo specialmente la vita dei deboli e dei malati, seguendo l’esempio della Beata Madre Teresa di Calcutta, che amava e si prendeva cura dei moribondi, perché la vita non si misura a partire dalla sua efficienza, ma ha valore sempre e per tutti. In secondo luogo, questi operatori ecclesiali sono chiamati ad essere testimoni dell’amore, del fatto cioè che siamo pienamente uomini e donne quando viviamo protesi verso l’altro; che nessuno può morire e vivere per se stesso; che la felicità non si trova nella solitudine di una vita ripiegata su se stessa, ma nel dono di sé. Infine, chi lavora nell’ambito delle attività ecclesiali, deve essere testimone di Dio, che è pienezza di amore ed invita ad amare. La fonte di ogni intervento dell’operatore ecclesiale è in Dio, amore creatore e redentore. Come ho scritto nella Deus caritas est, noi possiamo praticare l’amore perché siamo stati creati a immagine e somiglianza divina per "vivere l’amore e in questo modo far entrare la luce di Dio nel mondo" (n. 39): ecco ciò a cui ho voluto invitare con questa Enciclica.

Quanta pienezza di significato potete quindi cogliere nella vostra attività! E quanto essa è preziosa per la Chiesa! Mi rallegro che, proprio per renderla sempre più testimonianza del Vangelo, il Pontificio Consiglio Cor Unum abbia promosso per il prossimo mese di giugno un corso di Esercizi Spirituali a Guadalajara per Presidenti e Direttori di organismi caritativi del Continente americano. Esso servirà a recuperare appieno la dimensione umana e cristiana a cui ho appena accennato, e spero che in futuro l’iniziativa si possa ampliare anche ad altre regioni del mondo. Cari amici, ringraziandovi per quel che voi fate, vi assicuro il mio affettuoso ricordo nella preghiera e su ciascuno di voi e sul vostro lavoro imparto di cuore una speciale Benedizione Apostolica.




Il Papa a Cor Unum: l'attività caritativa della Chiesa testimoni che la vita non si misura per la sua efficienza perché ha valore sempre e per tutti



L’attività caritativa occupa un posto centrale nella missione della Chiesa ma non deve essere confusa con la filantropia ed è chiamata a testimoniare che la vita ha valore sempre e per tutti: è questo, in sintesi, quanto ha detto oggi il Papa ricevendo i partecipanti alla Plenaria del Pontificio Consiglio Cor Unum in corso a Roma sul tema “Le qualità umane e spirituali di chi opera nell’attività caritativa della Chiesa”. Il servizio di Sergio Centofanti.


Il Papa esprime la sua “riconoscenza a coloro che, a diverso titolo, operano nel settore caritativo, manifestando con i loro interventi che la Chiesa si rende presente, in maniera concreta” accanto a quanti sono nella sofferenza:


“Rendiamo grazie a Dio poiché sono molti i cristiani che spendono tempo ed energie per far giungere non solo aiuti materiali, ma anche un sostegno di consolazione e di speranza a chi versa in condizioni difficili, coltivando una costante sollecitudine per il vero bene dell’uomo. L’attività caritativa occupa così un posto centrale nella missione evangelizzatrice della Chiesa. Non dobbiamo dimenticare che le opere di carità costituiscono un terreno privilegiato di incontro anche con persone che ancora non conoscono Cristo o lo conoscono solo parzialmente”.


Importante – ha proseguito il Pontefice – è la formazione umana, professionale, spirituale e pastorale di chi opera negli organismi caritativi ecclesiali. Ed è “indispensabile – ha aggiunto - la “formazione del cuore”, cioè, una “formazione intima e spirituale che, dall’incontro con Cristo, fa scaturire quella sensibilità d’animo che sola permette di conoscere fino in fondo e soddisfare le attese e i bisogni dell’uomo. E’ proprio questo che rende possibile l’acquisizione degli stessi sentimenti di amore misericordioso che Dio nutre per ogni essere umano":


“Nei momenti di sofferenza e di dolore è questo l’approccio necessario. Chi opera nelle molteplici forme dell’attività caritativa della Chiesa non può, pertanto, contentarsi solo della prestazione tecnica o di risolvere problemi e difficoltà materiali. L’aiuto che offre non deve mai ridursi a gesto filantropico, ma deve essere tangibile espressione dell’amore evangelico. Chi poi presta la sua opera a favore dell’uomo in organismi parrocchiali, diocesani e internazionali la compie a nome della Chiesa ed è chiamato a lasciar trasparire nella sua attività un’autentica esperienza di Chiesa”.

Si tratta di una formazione che deve “qualificare sempre meglio gli operatori delle diverse attività caritative, perché siano anche e soprattutto testimoni di amore evangelico”:


“Tali essi sono se la loro missione non si esaurisce nell’essere operatori di servizi sociali, ma nell’annuncio del Vangelo della carità. Seguendo le orme di Cristo, essi sono chiamati ad essere testimoni del valore della vita, in tutte le sue espressioni, difendendo specialmente la vita dei deboli e dei malati, seguendo l’esempio della Beata Madre Teresa di Calcutta, che amava e si prendeva cura dei moribondi, perché la vita non si misura a partire dalla sua efficienza, ma ha valore sempre e per tutti”.


“Questi operatori ecclesiali – ha affermato il Papa - sono chiamati ad essere testimoni dell’amore, del fatto cioè che siamo pienamente uomini e donne quando viviamo protesi verso l’altro; che nessuno può morire e vivere per se stesso; che la felicità non si trova nella solitudine di una vita ripiegata su se stessa, ma nel dono di sé. Infine – ha concluso Benedetto XVI - chi lavora nell’ambito delle attività ecclesiali, deve essere testimone di Dio, che è pienezza di amore ed invita ad amare”:


“La fonte di ogni intervento dell’operatore ecclesiale è in Dio, amore creatore e redentore. Come ho scritto nella Deus caritas est, noi possiamo praticare l’amore perché siamo stati creati a immagine e somiglianza divina per “’vivere l’amore e in questo modo far entrare la luce di Dio nel mondo’”.



www.radiovaticana.org/it1/videonews_ita.asp?vaiflv=0000235.flv&vaiserver=A&vai=ctv_frame00235.jpg&var1=29/02/2008&var2=Vatican%20City&var3=La%20carità%20è%20testimonianza%20a%20favore%20della%20vita&settimana=9&anno_perlinknav=2008&dal=24/02&...


+PetaloNero+
Friday, February 29, 2008 3:04 PM
Benedetto XVI alla nuova ambasciatrice USA presso la Santa Sede, Mary Ann Glendon: promuovere la democrazia e la pace nel mondo, non con la corsa alle armi ma con la difesa dei diritti umani, della vita e della famiglia



Un Paese che non ha mai nascosto i valori religiosi che sono alla base delle proprie convinzioni democratiche e che oggi più di ieri è chiamato ad esercitare una leadership internazionale nel senso della solidarietà: che deve tradursi in una riduzione delle spese militari in favore di un più solido sostegno alle nazioni povere. E’ l’opinione espressa da Benedetto XVI sul ruolo degli Stati Uniti, nel giorno in cui il Papa ha ricevuto le Lettere credenziali della nuova ambasciatrice americana presso la Santa Sede, Mary Ann Glendon. Benedetto XVI ha parlato della lotta al terrorismo e della crisi in Medio Oriente, auspicando negoziati di pace risolutivi, basati sulla mediaizone degli organismi internazionali e non sul deterrente della corsa agli armamenti nucleari. Il servizio di Alessandro De Carolis:


E’ nel DNA degli Stati Uniti la difesa della vita lungo tutto l’arco della sua esistenza, la tutela della famiglia fondata sul matrimonio fra uomo e donna, la convinzione che riferirsi alla religione anche nelle questioni politiche sia un valore piuttosto che un ostacolo, o che una vera democrazia non possa che essere fondata sul rispetto dei diritti umani e su criteri di equità, al di là delle differenze razziali. Se questi criteri hanno fornito un modello di riferimento per molte nazioni di recente nascita, essi stessi devono continuare a guidare gli Stati Uniti al loro interno e nella loro presenza sullo scacchiere geopolitico internazionale. Nel ricevere l’ambasciatrice Mary Ann Glendon - 70 anni il prossimo ottobre, sposata e madre di tre figli, ben conosciuta negli ambienti vaticani per essere stata, dal 2004 fino a pochi giorni fa, presidente della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali - Benedetto XVI ha detto di apprezzare "i notevoli sforzi degli Stati Uniti volti a scoprire mezzi creativi per alleviare i gravi problemi che affliggono tanti popoli e nazioni nel mondo. La costruzione di un futuro più sicuro per la famiglia umana vuol dire in primo luogo e soprattutto - ha osservato - lavorare per lo sviluppo integrale dei popoli, in particolare attraverso la fornitura di adeguata assistenza sanitaria, l'eliminazione delle pandemie come l'AIDS, più ampie opportunità di formazione per i giovani, la promozione delle donne e il contenimento della corruzione e della militarizzazione, che distoglie risorse preziose da molti dei nostri fratelli e sorelle nei Paesi più poveri”.


Purtroppo, ha constatato il Papa, “il progresso della famiglia umana è minacciato non solo dalla piaga del terrorismo internazionale, ma anche da minacce alla pace dovute all’accelerazione della corsa agli armamenti e alle continue tensioni in Medio Oriente. Colgo questa occasione - ha proseguito - per esprimere la mia speranza che negoziati pazienti e trasparenti portino alla riduzione e all’eliminazione delle armi nucleari e che la recente Conferenza di Annapolis sia il primo di una serie di passi verso una pace duratura nella regione”. Benedetto XVI ha invitato “a confidare e ad impegnarsi” in favore del lavoro svolto dagli organismi internazionali, come l'ONU. “La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, della quale celebriamo quest'anno il sessantesimo anniversario, è stato - ha asserito il Pontefice - il prodotto di un riconoscimento a livello mondiale del fatto che un giusto ordine mondiale non può che essere basato sul riconoscimento e sulla difesa della dignità e dei diritti inviolabili di ogni uomo e donna (…) Sono fiducioso - ha soggiunto - che il vostro Paese, fondato sulla verità evidente che il Creatore ha dotato ogni essere umano di alcuni diritti inalienabili, continuerà a trovare nei principi della legge morale comune, sanciti nei suoi documenti istitutivi, una guida sicura per esercitare la sua leadership in seno alla comunità internazionale”.


Inoltre, ha riconosciuto Benedetto XVI , “non posso non notare con gratitudine l'importanza che gli Stati Uniti hanno attribuito al dialogo interreligioso e interculturale inteso come una forza positiva per la pace. La Santa Sede - ha ribadito - è convinta del grande potenziale spirituale che rappresenta questo dialogo, in particolare per quanto riguarda la promozione della non violenza e il rifiuto delle ideologie che manipolano e travisano la religione per scopi politici e per giustificare la violenza in nome di Dio". Infine, il Papa è passato a riflettere sui temi etici, dando risalto a quello che ha definito lo "storico apprezzamento del popolo americano per il ruolo della religione nella formazione dei pubblici dibattiti", ma anche per non aver mai rinnegato la "dimensione morale delle questioni sociali". Questa tendenza, a volte contestata - ha criticato - "in nome di un ristretta comprensione della vita politica e del dibattito pubblico", si riflette, ha concluso Benedetto XVI, "negli sforzi di tanti vostri concittadini e capi di governo volti a garantire la protezione giuridica per il dono divino della vita, dal concepimento alla morte naturale, e per la salvaguardia dell'istituzione del matrimonio, riconosciuto come stabile unione tra un uomo e una donna, oltre che della famiglia”.






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+PetaloNero+
Friday, February 29, 2008 3:05 PM
SECONDA PREDICA DI QUARESIMA

Alle ore 9 di questa mattina, nella Cappella "Redmptoris Mater", alla presenza del Santo Padre Benedetto XVI, il Predicatore della Casa Pontificia, P. Raniero Cantalamessa, O.F.M. Cap., ha tenuto la seconda Predica di Quaresima.

Tema delle meditazioni quaresimali è il seguente: "Viva ed efficace è la parola di Dio" (Ebrei, 4, 12).

Le due successive Prediche di Quaresima avranno luogo venerdì 7 marzo e venerdì 14 marzo 2008.




Padre Cantalamessa alla seconda predica di Quaresima: la Chiesa predichi il Vangelo con la carità evitando le "chiacchiere profane"



“Parlare come con parole di Dio”. È stato questo il tema della seconda predica di Quaresima, pronunciata stamani da padre Raniero Cantalamessa, predicatore della Casa Pontificia, alla presenza del Santo Padre. Nella cappella “Redemptoris Mater”, il religioso francescano ha messo in guardia dai “falsi profeti” che pronunciano “parole inutili”, non ispirate da Dio. Il servizio di Isabella Piro:


“Di ogni parola inutile, gli uomini renderanno conto nel giorno del giudizio” (Mt 12,36): il versetto del Vangelo di Matteo ha offerto lo spunto a tutta la predica di Padre Cantalamessa. Ricordando che il vero predicatore è colui che non predica se stesso, ma Cristo Gesù, il frate cappuccino ha messo in guardia dalle parole inutili ed inefficaci:

“La parola inutile, di cui gli uomini dovranno rendere conto nel giorno del giudizio, non è ogni e qualsiasi parola inutile; è la parola inutile, vuota, pronunciata da colui che dovrebbe invece pronunciare le 'energiche parole di Dio'. È, insomma, la parola del falso profeta, che non riceve la parola da Dio e tuttavia induce gli altri a credere che sia parola di Dio”.

Di qui, il richiamo a tutti gli uomini di Chiesa perché non stravolgano la verità della parola di Dio:

"[Gli] uomini che dovranno rendere conto di ogni parola inutile sono gli uomini di Chiesa; siamo noi predicatori della parola di Dio. I falsi profeti non sono soltanto coloro che di tanto in tanto spargono eresie; sono anche coloro che 'falsificano la parola di Dio. (…) I falsi profeti sono coloro che non presentano la parola di Dio nella sua purezza, ma la diluiscono ed estenuano in mille parole umane che escono dal loro cuore”.

In un’umanità “malata di chiasso”, ha continuato padre Cantalamessa, è necessario un “digiuno di parole” e la Chiesa stessa deve evitare le “chiacchiere profane” che non hanno attinenza con la sua missione, “paglia di parole inutili” che finiscono solo per riempire i giornali. Importante poi evitare il rischio di strumentalizzazione del Vangelo:


“Quando un uditorio è così predeterminato da condizionamenti psicologici, sindacali, politici o passionali, da rendere, in partenza, impossibile non dire ciò che esso si aspetta e non dare ad esso completamente ragione su tutto; quando non c'è alcuna speranza di poter portare gli ascoltatori a quel punto in cui è possibile dire loro: 'Convertitevi e credete!', allora è bene non proclamare affatto la parola di Dio perché essa non sia strumentalizzata per fini di parte e, quindi, tradita. È meglio, in altre parole, rinunciare a fare un annuncio vero e proprio, limitandosi, semmai, ad ascoltare, a cercare di capire e prendere parte alle ansie e alle sofferenze della gente, predicando piuttosto con la presenza e con la carità il Vangelo del regno”.

Il vero predicatore, allora, ha aggiunto Padre Cantalamessa, è colui che sottomette l’esperienza umana alla parola di Dio, ponendola al suo servizio. E questo significa “parlare in Cristo”, parlare “come con parole di Dio”:

“Non vuol dire certo ripetere materialmente e solo le parole pronunciate da Cristo e da Dio nella Scrittura. Vuol dire che l’ispirazione di fondo, il pensiero che 'informa' e sorregge tutto il resto deve venire da Dio, non dall’uomo. L’annunciatore deve essere 'mosso da Dio' e parlare come in sua presenza”.

Infine, il predicatore pontificio ha invitato i religiosi a pregare sempre prima di dedicarsi alla stesura di un’omelia, poiché solo in questo modo si può fare propria la parola di Dio, quella che tocca il cuore e conduce più di un ascoltatore al confessionale.






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+PetaloNero+
Friday, February 29, 2008 9:22 PM
IRAQ Sequestrato l'arcivescovo caldeo di Mossul



MOSSUL, 29feb08 - L’Arcivescovo caldeo di Mossul, Paulos Faraj Rahho, e stato rapito oggi pomeriggio da un gruppo di sconosciuti. Il rapimento è avvenuto alle 17 e 15, ora locale. L’arcivescovo è stato sequestrato insieme con il suo autista e altre due persone. “Posso confermare che monsignor Raho è stato rapito oggi pomeriggio ma per il momento non abbiamo ancora avuto contatti con i sequestratori”. Lo ha detto alla agenzia Misna l’arcivescovo siriaco di Mossul, Baptiste Georges Casmoussa. “Monsignor Raho usciva dalla chiesa del Santo Spirito – ha aggiunto mons. Casmoussa - dopo aver celebrato la 'via crucis' quando è stato avvicinato da alcuni uomini che lo hanno prelevato insieme all’autista e ad altri due suoi collaboratori. Attendiamo notizie dai rapitori”. Fonti della polizia hanno confermato che le due guardie del corpo dell’arcivescovo e il suo autista sono rimasti uccisi durante uno scontro a fuoco con i sequestratori; una guardia del corpo e l’autista sono morti sul posto, mentre la seconda guardia del corpo è deceduta all’ospedale per le ferite riportate. Nei giorni scorsi, secondo alcuni, l’arcivescovo Rahho aveva detto a un confratello di avere ricevuto una telefonata da qualcuno che gli chiedeva 50 mila dollari, affermando che “gli iracheni hanno sofferto troppo” a causa della guerra. Intanto, dalla nunziatura della Santa Sede in Iraq è giunto “l’invito al silenzio nell’attesa che i rapitori si facciano vivi”. Fonti della Nunziatura hanno riferito al Sir “di essere in attesa di informazioni circa eventuali contatti. Tre le persone uccise nel corso del rapimento. Seguiamo da vicino l’evolversi della vicenda. I rapitori non si sono ancora fatti vivi. La speranza è di avere un contatto quanto prima”.
(Misna, Sir-MANCINI)




Rapito in Iraq Mons. Raho, vescovo di Mosul. Uccisi tre uomini che erano con lui. Il Papa amareggiato per tale nuovo esecrabile atto invita alla preghiera perchè prevalgano nei rapitori ragione e umanità



Il Santo Padre Benedetto XVI è stato subito informato del sequestro di SE Mons. Paulos Faraj Rahho, Arcivescovo di Mossul dei Caldei, in Iraq, avvenuto nel pomeriggio di oggi durante un agguato, nel corso del quale sono stati uccisi due guardie di sicurezza e l’autista del Presule. Mons. Rahho aveva appena terminato la Via Crucis, un rito religioso assai caro e partecipato dai fedeli in Iraq. Ciò fa pensare che l’azione criminosa sia stata premeditata.
Amareggiato per tale nuovo esecrabile atto, che colpisce profondamente l’intera Chiesa nel Paese e in particolare la Chiesa Caldea, il Papa si sente vicino al Patriarca Card. Emmanuel III Delly e a tutta quella provata comunità cristiana, come pure ai familiari delle vittime. Il Sommo Pontefice invita la Chiesa universale ad unirsi alla sua fervente preghiera affinché prevalgano negli autori del rapimento ragione e umanità e Mons. Rahho venga restituito quanto prima alla cura del suo gregge. Rinnova anche l’auspicio che il popolo iracheno ritrovi cammini di riconciliazione e di pace


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+PetaloNero+
Friday, February 29, 2008 9:25 PM
La giornata vaticana. Battesimo, annuario, Islam...

di Mattia Bianchi/ 29/02/2008

Le notizie del giorno sulla vita della Chiesa e della Santa Sede, riportate dalle principali agenzie di stampa italiane. I testi integrali con fonte...

PADRE CANTALAMESSA E LA PREDICA DI QUARESIMA
In un'umanita' ''malata di chiasso'' e' necessario un ''digiuno di parole'' e la Chiesa stessa deve evitare le ''chiacchiere profane'' che non hanno attinenza con la sua missione, ''paglia di parole inutili'' che finiscono solo per riempire i giornali. Lo ha affermato padre Raniero Cantalamessa, predicatore della Casa Pontificia, nella meditazione proposta alla presenza del Papa. Per il religioso, e' importante in particolare evitare il rischio di strumentalizzare il Vangelo per compiacere chi ascolta ed e' ''cosi' predeterminato da condizionamenti psicologici, sindacali, politici o passionali, da rendere, in partenza, impossibile non dire cio' che l'uditorio si aspetta e non dare ad esso completamente ragione su tutto''. Secondo Cantalamessa, ''quando non c'e' alcuna speranza di poter portare gli ascoltatori a quel punto in cui e' possibile dire loro: 'Convertitevi e credete', allora e' bene non proclamare affatto la parola di Dio perche' essa non sia strumentalizzata per fini di parte e, quindi, tradita. E' meglio, in altre parole, rinunciare a fare un annuncio vero e proprio, limitandosi, semmai, ad ascoltare, a cercare di capire e prendere parte alle ansie e alle sofferenze della gente, predicando piuttosto con la presenza e con la carita' il Vangelo del Regno''. ''La parola inutile, di cui gli uomini dovranno rendere conto nel giorno del giudizio, non e' - ha scandito il predicatore - ogni e qualsiasi parola inutile; e' la parola inutile, vuota, pronunciata da colui che dovrebbe invece pronunciare le 'energiche parole di Dio'. E', insomma, la parola del falso profeta, che non riceve la parola da Dio e tuttavia induce gli altri a credere che sia parola di Dio''. Secondo Cantalamessa, parlare ''come con parole di Dio non vuol dire certo ripetere materialmente e solo le parole pronunciate da Cristo e da Dio nella Scrittura. Vuol dire che l'ispirazione di fondo, il pensiero che 'informa' e sorregge tutto il resto deve venire da Dio, non dall'uomo. L'annunciatore deve essere 'mosso da Dio' e parlare come in sua presenza''. Infine, il predicatore pontificio ha invitato sacerdoti, vescovi e cardinali della Curia Romana a pregare sempre prima di dedicarsi alla stesura di un'omelia, poiche' ''solo in questo modo si puo' fare propria la parola di Dio, quella che tocca il cuore e conduce piu' di un ascoltatore al confessionale''. (Fonte: AGI)

ANNUARIO PONTIFICIO, CATTOLICI IN AUMENTO
I cattolici sparsi nel mondo sono passati, dal 2005 al 2006, da 1.115 a 1.131 milioni, con un aumento relativo dell'1,4%. Del totale dei fedeli, quasi la meta' risiede nelle Americhe. E' uno dei dati sulla presenza della Chiesa cattolica nel mondo che emergono dall'edizione 2008 dell'Annuario Pontificio, presentato questa mattina a Benedetto XVI dal cardinale segretario di Stato, Tarcisio Bertone, e dall'arcivescovo Fernando Filoni, sostituto alla Segreteria di Stato per gli Affari Generali. La distribuzione dei cattolici, secondo i dati statistici riferiti al 2006, risulta diversa nelle varie aree del pianeta. Se l'America, infatti, quanto a popolazione, ha un'incidenza sul totale pari a circa il 14%, il peso dei cattolici americani raggiunge il 49,8% dei cattolici del mondo. L'Europa ha un'incidenza per quanto riguarda la popolazione di poco inferiore a quella dell'America, ma la sua importanza nel mondo cattolico assume un livello nettamente inferiore a quello dei paesi americani (25%). Il peso dei cattolici dell'Asia e' del 10,5%, inferiore a quello che il continente ha per quanto riguarda la popolazione e che si attesta intorno al 61%. Altri dati riguardano il numero dei vescovi, che dal 2005 al 2006, e' passato da 4.841 a 4.898, con un aumento relativo dell'1,2%. Il numero dei sacerdoti, sia diocesani che religiosi, e' passato da 406.411 nel 2005 a 407.262 nel 2006, con una variazione complessiva dello 0,21%. Osservando infine la distribuzione per aree continentali si osserva un ridimensionamento della presenza dei sacerdoti in Europa e in America a vantaggio di Africa e di Asia. (Fonte: ANSA)

BATTESIMO, NON VALIDO SENZA RIFERIMENTO ALLA TRINITA'
La Congregazione per la Dottrina della Fede ha dichiarato oggi pubblicamente che non sono validi i battesimi che non siano amministrati "nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo". Il chiarimento riguarda l'arbitrario abbandono del maschile nelle formule liturgiche. In particolare, l'ex Sant'Uffizio ha chiarito che non sono valide le formule "io ti battezzo nel nome del Creatore, del Redentore e del Santificatore" e "io ti battezzo nel nome del Creatore, del Liberatore e del Sostenitore". Quanti hanno ricevuto il battesimo con tali formule, precisa il documento diffuso oggi, dovranno ora essere validamente battezzati. La decisione riguarda anche i cristiani di altre confessioni che vogliano diventare cattolici, se hanno ricevuto il battesimo con le formule del linguaggio "inclusivo". Una nota esplicativa della Congregazione per la Dottrina della Fede ricorda che "il battesimo conferito nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo obbedisce al comando di Gesu' Cristo riferito alla fine del Vangelo di Matteo". "La Chiesa - spiega - non ha il diritto di cambiare cio' che Cristo stesso ha istituito. Percio' e' invalido ogni battesimo che non contenga l'invocazione della Santissima Trinita', con l'espressione distinta delle tre Persone con i rispettivi nomi". In proposito, la nota sottolinea che nel corso di 20 secoli "i documenti liturgici sul battesimo non offrono varianti alle denominazioni Padre, Figlio e Spirito Santo". (Fonte: AGI)

CARDINALE TAURAN, BILANCIO POSITIVO PER INCONTRO CON ISLAM
''E' un bilancio del tutto positivo'' quello che il cardinale Jean-Louis Tauran, Presidente del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso, ha tracciato per la Radio vaticana dell'incontro annuale svoltosi presso la prestigiosa Universita' islamica Al-Azhar al Cairo il 25 e 26 febbraio fra una delegazione della Santa Sede e rappresentanti dell'Islam. ''Era la prima volta che partecipavo a questo incontro annuale - ha detto Tauran - e mi ha colpito l'atmosfera di grande cordialita', direi di fraternita', ai nostri scambi. Il tema era quest'anno 'Amore di Dio e amore del prossimo'. Abbiamo scoperto di avere in comune questa convinzione, cioe' che la fede conduce alla carita'. La fede ci spinge ad amare il prossimo. La parte musulmana ha insistito molto sul fatto che secondo il Corano in materia di religione non ci sia costrizione''. ''Allora, io ne ho approfittato - ha aggiunto - per dire che questo e' un principio molto bello, ma ci sono purtroppo dei Paesi dove questo principio non viene applicato e ci sono situazioni in cui i cristiani non hanno nemmeno la possibilita' di avere una chiesa per praticare il loro culto. Loro hanno riconosciuto che questo e' un problema e poi hanno insistito molto sulla necessita' di evitare che le religioni, i loro simboli, i loro libri sacri siano oggetto di derisione da parte di alcuni mass media". "Condividiamo anche noi ovviamente questo punto di vista - ha concluso - e nel comunicato finale congiunto sono state citate le parole del Papa Benedetto XVI, quando ha ricevuto le credenziali dell'ambasciatore del Marocco nel 2006, dove dice in maniera molto chiara che questo deridere i simboli religiosi non e' assolutamente giustificabile. Questi, dunque, sono i punti principali del nostro incontro. Ci ritroveremo il prossimo anno, a febbraio, qui a Roma''. (Fonte: ADNKRONOS)



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+PetaloNero+
Saturday, March 01, 2008 2:46 PM
RINUNCE E NOMINE





RINUNCIA E SUCCESSIONE DELL’ARCIVESCOVO METROPOLITA DI PORT-AU-PRINCE (HAITI)

Il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell’arcidiocesi di Port-au-Prince (Haiti), presentata da S.E. Mons. François Marie-Wolff Ligondé, in conformità al can. 401 § 1 del Codice di Diritto Canonico.

Gli succede S.E. Mons. Joseph Serge Miot, finora Arcivescovo Coadiutore ed Amministratore Apostolico "sede plena" della medesima arcidiocesi.

S.E. Mons. Joseph Serge Miot

S.E. Mons. Joseph Serge Miot è nato a Jérémie, nella diocesi omonima, il 23 novembre 1946. Dopo gli studi elementari e secondari in quella città, è entrato nel Seminario Maggiore di Port-au-Prince per gli studi filosofici e teologici. Dal 1978 al 1982 ha frequentato la Pontificia Università Urbaniana, conseguendo la Laurea in filosofia.

È stato ordinato sacerdote il 4 luglio 1975, per la diocesi di Jérémie.

Ha svolto i seguenti ministeri ed incarichi: Vice-parroco alla Cattedrale di Jérémie (1975-1978); Vice-rettore e professore di filosofia presso il Seminario Maggiore Interdiocesano (1983-1986); Rettore del Seminario Maggiore e Segretario Generale della Conferenza Episcopale Haitiana (1986-1996); Rettore dell’"Université Catholique Notre-Dame d’Haïti" (1996-1997).

Eletto Arcivescovo Coadiutore di Port-au-Prince e nominato Amministratore Apostolico "sede plena" della medesima Sede il 29 luglio 1997, ha ricevuto l’Ordinazione episcopale il 12 ottobre successivo.




RINUNCIA E SUCCESSIONE DEL VESCOVO DI PORT-DE-PAIX (HAITI)

Il Papa ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Port-de-Paix (Haiti), presentata da S.E. Mons. Frantz Colimon, S.M.M., in conformità al can. 401 § 2 del Codice di Diritto Canonico.

Gli succede S.E. Mons. Pierre-Antoine Paulo, O.M.I., finora Vescovo Coadiutore della medesima diocesi.

S.E. Mons. Pierre-Antoine Paulo, O.M.I.

S.E. Mons. Pierre-Antoine Paulo, O.M.I., è nato a Camp-Perrin, nella diocesi di Les Cayes, il 23 marzo 1944. Entrato nella Congregazione degli Oblati di Maria Immacolata, nel cui "Juniorato" ha compiuto gli studi classici tra gli anni 1956-1962, ha fatto la prima professione religiosa il 2 agosto 1963 e quella perpetua l’8 settembre 1966.

Ha proseguito i corsi filosofici e teologici a Roma, presso la Pontificia Università San Tommaso (1966-1970), ottenendo la Licenza sia in filosofia che in teologia. Dal 1976 al 1979 ha nuovamente soggiornato a Roma, conseguendo la Laurea in Teologia Biblica, presso la medesima Università San Tommaso.

È stato ordinato sacerdote il 20 dicembre 1969.

Dopo la sua ordinazione ha ricoperto i seguenti incarichi: Vice-parroco a Ouanaminthe, nell’attuale diocesi di Fort-Liberté (1970-1971); Vice-parroco a Port-à-Piment, nella diocesi di Les Cayes (1971-1976); maestro dei Novizi (1975-1976); Maestro dei Novizi a Port-au-Prince e Professore di Sacra Scrittura al Seminario Maggiore di Port-au-Prince (1979-1983); Superiore dello Scolasticato O.M.I. a Port-au-Prince (1983-1986); Provinciale e Presidente della Conferenza Haitiana dei Religiosi (1987-1993); Superiore della Missione degli Oblati di Maria Immacolata in Colombia e Professore di Sacra Scrittura al Seminario maggiore di Cartagena (1994-2001).

Eletto Vescovo Coadiutore di Port-de-Paix il 7 luglio 2001, ha ricevuto l’Ordinazione episcopale il 14 ottobre successivo.




RINUNCIA DELL’ARCIVESCOVO METROPOLITA DI CAP-HAÏTIEN (HAITI) E NOMINA DEL SUCCESSORE

Il Santo Padre Benedetto XVI ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell’arcidiocesi di Cap-Haïtien (Haiti), presentata da S.E. Mons. Hubert Constant, O.M.I., in conformità al canone 401 § 1 del Codice di Diritto Canonico.

Il Santo Padre ha nominato Arcivescovo Metropolita di Cap-Haïtien (Haiti) S.E. Mons. Louis Kébreau, S.D.B, finora Vescovo di Hinche.

S.E. Mons. Louis Kébreau, S.D.B

S.E. Mons. Louis Kébreau, S.D.B., è nato l’8 novembre 1938 a Jérémie nella diocesi omonima. Entrato nella Congregazione Salesiana, ha fatto la sua prima professione religiosa il 16 agosto 1963 e quella perpetua il 14 agosto 1969. Ha compiuto gli studi filosofici nello studentato dei Padri Salesiani di Porto Rico, affiliato all’Università di Ponce, mentre ha seguito i corsi teologici a Sherbrooke in Canada, ottenendo il Baccellierato in teologia. Possiede, inoltre, il "Master" in teologia pastorale dall’Università "Saint Paul" in Ottawa.

Ha ricevuto l’ordinazione sacerdote l’11 maggio 1974.

Dopo la sua ordinazione ha svolto i seguenti ruoli: Incaricato dei seminaristi minori salesiani in Pétion Ville (1974-1977); Direttore della Comunità Salesiana "San Giovanni Bosco" a Pétion Ville (1977-1981); Delegato provinciale per Haiti dell’Ispettore Salesiano per le Antille (1981-1986).

Eletto Vescovo titolare di Selendeta il 29 novembre 1986 e nominato Ausiliare di Port-au-Prince, ha ricevuto l'Ordinazione episcopale il 25 gennaio successivo. Nello stesso tempo, dal 1989 al 1993 è stato Presidente della Pastorale Giovanile della Commissione Episcopale per l’America Latina (CELAM) e, nel 1992, Delegato della Conferenza Episcopale Haitiana presso la Fondazione Pontificia "Populorum Progressio" per la promozione delle più povere comunità rurali dell’America Latina; nel 1997 è stato anche Rettore del Seminario Teologico "Notre Dame d’Haiti". Il 30 giugno 1998 è stato trasferito alla sede vescovile di Hinche.

Dal 2004 è Presidente della Conferenza Episcopale di Haiti.




NOMINA DEL NUNZIO APOSTOLICO IN GHANA

Il Santo Padre ha nominato Nunzio Apostolico in Ghana il Rev.do Mons. Léon Kalenga Badikebele, finora Consigliere nella Nunziatura Apostolica in Giappone, elevandolo in pari tempo alla sede titolare di Magneto, con dignità di Arcivescovo.

Rev.do Mons. Léon Kalenga Badikebele

È nato a Kamina (Rep. Democratica del Congo) il 17 luglio 1956.
È stato ordinato sacerdote il 5 settembre 1982.
Si è incardinato a Luebo.
È laureato in Diritto Canonico.
Entrato nel Servizio diplomatico della Santa Sede il 27 febbraio 1990, ha prestato successivamente la propria opera nelle Rappresentanze Pontificie in Haiti, Guatemala, Zambia, Brasile, Egitto, Zimbabwe, Giappone.
Conosce l’inglese, il francese, l’italiano, lo spagnolo e il portoghese.



NOMINA DI CONSIGLIERE DELLO STATO DELLA CITTÀ DEL VATICANO

Il Papa ha nominato Consigliere dello Stato della Città del Vaticano l’Ill.mo Signore Ing. Daniele Dalvai.




NOMINA DELL’INVIATO SPECIALE ALLE CELEBRAZIONI PER IL NUOVO MILLENNIO CRISTIANO IN ETIOPIA (ADDIS ABEBA, 2-4 MAGGIO 2008)

Il Santo Padre ha nominato l’Em.mo Card. Ivan Dias, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, Suo Inviato Speciale alle celebrazioni per il Nuovo Millennio Cristiano in Etiopia, che avranno luogo ad Addis Abeba dal 2 al 4 maggio 2008, in occasione del Congresso Eucaristico Nazionale Etiopico.



+PetaloNero+
Saturday, March 01, 2008 2:48 PM
CONCISTORO ORDINARIO PUBBLICO PER IL VOTO SU ALCUNE CAUSE DI CANONIZZAZIONE

Questa mattina, alle ore 11, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano, durante la celebrazione dell’Ora Sesta, il Santo Padre Benedetto XVI ha tenuto il Concistoro Ordinario Pubblico per la Canonizzazione dei Beati:

GAETANO ERRICO, presbitero, fondatore dei Missionari dei Sacri Cuori di Gesù e di Maria;

MARIA BERNARDA BÜTLER (Verena), vergine, fondatrice della Congregazione delle Suore Francescane Missionarie di Maria Ausiliatrice;

ALFONSA DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE (Anna Muttathupadathu), vergine, della Congregazione delle Clarisse del Terzo Ordine di San Francesco;

NARCISA DI GESÙ MARTILLO MORÁN, laica.

Nel corso del Concistoro, il Papa ha decretato che i Beati: Gaetano Errico; Maria Bernarda Bütler; Alfonsa dell’Immacolata Concezione e Narcisa di Gesù Martillo Morán siano iscritti nell’Albo dei Santi il 12 ottobre 2008.

È seguita l’Optatio di alcuni Cardinali dall’Ordine dei Diaconi all’Ordine dei Presbiteri:

su richiesta del Card. Jorge Arturo Medína Estevez, la Diaconia di San Saba è stata elevata "pro hac vice" a Titolo Presbiterale ed assegnata al medesimo Cardinale;

su richiesta del Card. Darío Castrillón Hoyos, la Diaconia del Santissimo Nome di Maria al Foro Traino è stata elevata a Titolo Presbiterale "pro hac vice" ed assegnata al medesimo Cardinale;

su richiesta del Card. Lorenzo Antonetti, la Diaconia di S. Agnese in Agone è stata elevata a Titolo Presbiterale "pro hac vice" ed assegnata al medesimo Cardinale;

su richiesta del Card. James Francis Stafford, il medesimo cardinale è stato sciolto dalla Diaconia di Gesù Buon Pastore alla Montagnola e gli è stato attribuito il Titolo Presbiterale di S. Pietro in Montorio;

su richiesta del Card. Giovanni Cheli, la Diaconia dei Ss. Cosma e Damiano è stata elevata "pro hac vice" a Titolo Presbiterale ed assegnata al medesimo Cardinale.

In seguito all’opzione del Card. Darío Castrillón Hoyos all’Ordine Presbiterale, il Santo Padre ha confermato nell’Officio di Protodiacono il Card. Agostino Cacciavillan, Diacono dei Santi Angeli Custodi a Città Giardino.






Il Papa presiede in Vaticano il concistoro per la Canonizzazione di quattro Beati: un sacerdote, una laica e due religiose. L'iscrizione nell'Albo dei Santi il prossimo 12 ottobre



Benedetto XVI ha tenuto stamani il Concistoro Ordinario Pubblico per la Canonizzazione di 4 Beati, nella Sala del Concistoro del Palazzo Apostolico: si tratta di Gaetano Errico, sacerdote e fondatore dei Missionari dei Sacri Cuori di Gesù e di Maria; Maria Bernarda Bütler (Verena), vergine, fondatrice della Congregazione delle Suore Francescane Missionarie di Maria Ausiliatrice; Alfonsa dell'Immacolata Concezione (Anna Muttathupadathu), religiosa della Congregazione delle Clarisse del Terzo Ordine di San Francesco, e Narcisa Di Gesù Martillo Moràn, laica ecuadoriana. Il servizio di Alessandro Gisotti:



Quattro nuovi Santi, donne e uomini vissuti in contesti ed epoche diverse, ma uniti dall’amore incondizionato a Cristo e dal servizio ai più bisognosi. Nel tradizionale rito in latino, durante la celebrazione dell’Ora Sesta, il cardinale Saraiva Martins, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, ha letto al Pontefice una breve biografia dei quattro canonizzandi. Quindi, il Papa ha stabilito che i quattro Beati siano iscritti nell’Albo dei Santi il 12 ottobre 2008. Nell’Italia ottocentesca, vive Gaetano Errico, napoletano, di umili origini. Fin da giovane, si distingue per l’amore verso i malati e i poveri. Muore nella sua Napoli nel 1860 dopo aver fondato nel 1833 la Congregazione dei Missionari dei Sacri Cuori di Gesù e Maria. Contemporanea di don Gaetano è Narcisa Di Gesù Martillo Moràn, ecuadoriana, rimasta orfana a vent’anni. Figura mistica, cade frequentemente in estasi e si infligge aspre penitenze corporali per la conversione dei peccatori. Muore a soli 37 anni, nel 1869.


Dall’America Latina alla Svizzera, dove vive, a cavallo tra l’ ‘800 e il ‘900, Maria Bernarda Bùtler. Dopo essere diventata superiora del Monastero delle Cappuccine di Maria Ausiliatrice di Altstätten decide di partire in missione. Sarà in Ecuador e poi in Colombia dove promuoverà numerose iniziative di carità. Anche l’India si appresta a festeggiare una nuova Santa: si tratta di Alfonsa dell’Immacolata Concezione, originaria dello Stato del Kerala. Affascinata dalla vita religiosa, viene ammessa fra le Clarisse Malabaresi. Nonostante i dolori procurategli da un fisico malfermo vive questa sofferenza come dono al Signore. La sua tomba è meta di pellegrinaggi di cattolici, musulmani e induisti. Dopo il concistoro è seguita l’optatio, ovvero il passaggio di alcuni porporati dall’Ordine dei Diaconi all’Odine dei Presbiteri, due dei tre ordini che assieme a quello dei Vescovi formano il Sacro Collegio cardinalizio.



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+PetaloNero+
Saturday, March 01, 2008 2:48 PM
Da Petrus

Il 12 Ottobre la cerimonia di canonizzazione dei nuovi quattro Santi proclamati da Benedetto XVI

CITTA’ DEL VATICANO - Benedetto XVI ha tenuto, nella Sala del Concistoro del Palazzo apostolico vaticano, il Concistoro ordinario pubblico per la canonizzazione di quattro beati. Con la celebrazione dell'Ora sesta, in presenza di tutti i Cardinali residenti a Roma, e' stata quindi sancita l'elevazione all'onore degli altari del beato Gaetano Errico, fondatore dei Missionari dei Sacri Cuori di Gesu' e di Maria, nato nel 1791 a Secondigliano (Napoli) e morto nella stessa citta' all'eta' di 69 anni; della beata Maria Bernarda Buetler (Verena), nata in Svizzera nel 1848 e morta in Colombia nel 1924, fondatrice della Congregazione delle Suore Francescane Missionarie di Maria Ausiliatrice; della prima beata indiana, Alfonsa dell'Immacolata Concezione (Anna Muttathupadathu), della Congregazione delle Clarisse del Terzo Ordine di San Francesco, vissuta tra il 1910 e il 1946; della beata Narcisa di Gesu' Martillo Moran, terziaria domenicana, nata a Nobol, in Ecuador, nel 1832 e morta a Lima, in Peru', nel 1869. Il Papa ha comunicato che si terra' domenica 12 ottobre la cerimonia per la canonizzazione dei quattro nuovi Santi e che sarà lui stesso a presiedere le funzioni. Nel corso della cerimonia c'e' stata inoltre l''Optatio' di alcuni Cardinali dall'Ordine dei Diaconi all'Ordine dei Presbiteri: su richiesta del Cardinale Jorge Arturo Medina Estevez, la Diaconia di San Saba e' stata elevata ''pro hac vice'' a Titolo Presbiterale ed assegnata al medesimo Cardinale; su richiesta del Cardinale Dario Castrillon Hoyos, la Diaconia del Santissimo Nome di Maria al Foro Traiano e' stata elevata a Titolo Presbiterale ''pro hac vice'' ed assegnata al medesimo Cardinale; su richiesta del Cardinale Lorenzo Antonetti, la Diaconia di S. Agnese in Agone e' stata elevata a Titolo Presbiterale ''pro hac vice'' ed assegnata al medesimo Cardinale; su richiesta del Cardinale James Francis Stafford, il medesimo Cardinale e' stato sciolto dalla Diaconia di Gesu' Buon Pastore alla Montagnola e gli è stato attribuito il Titolo Presbiterale di S. Pietro in Montorio; su richiesta del Cardinale Giovanni Cheli, la Diaconia dei Ss. Cosma e Damiano e' stata elevata ''pro hac vice'' a Titolo Presbiterale ed assegnata al medesimo Cardinale. In seguito all'opzione del Cardinale Dario Castrillon Hoyos all'Ordine Presbiterale, Benedetto XVI ha confermato nell'Officio di Protodiacono il Cardinale Agostino Cacciavillan, Diacono dei Santi Angeli Custodi a Citta' Giardino.
+PetaloNero+
Saturday, March 01, 2008 2:49 PM
Stasera in Aula Paolo VI, la Veglia di preghiera del Papa con migliaia di studenti, in occasione della VI Giornata europea degli universitari




“Europa e Americhe insieme per costruire la civiltà dell’amore”: è il tema della sesta Giornata europea degli universitari, che vivrà il suo momento culminante stasera con la Veglia di preghiera del Papa assieme a migliaia di studenti, in Aula Paolo VI. L’incontro con il Benedetto XVI, a partire dalle ore 18, sarà seguito in collegamento satellitare da alcune città europee e delle due Americhe. L'evento, promosso dal Consiglio delle conferenze episcopali europee (CCEE) e organizzato dalla Pastorale universitaria del Vicariato di Roma, sarà seguito dalla nostra emittente in radiocronaca diretta in lingua italiana, per la zona di Roma, sull’onda media di 585 kHz e sulla modulazione di frequenza di 105 MHz. Sul tema della giornata, Alessandro Gisotti ha intervistato mons. Aldo Giordano, segretario generale della CCEE:


R. - La prima realtà è che si vuole rispondere alle sfide della globalizzazione. La Chiesa cattolica è universale, riguarda quindi tutto il mondo ed ha questa grande chance di mettere insieme, di mettere in "rete" addirittura i continenti. Dall’altra parte, c’è una presa di coscienza nuova del compito delle Università e soprattutto delle generazioni giovani che stanno studiando nelle Università. Le Università sono un luogo di pensiero, di formazione: sono un luogo della cultura e sono sempre più interconnesse fra loro sia a livello europeo, sia a livello mondiale. Saranno proprio questi giovani che domani avranno una visione planetaria e che anche a livello di lavoro e a livello di contatti avranno a che fare con tutti i continenti.


D. - Quale contributo i giovani universitari possono offrire alla costruzione di una nuova Europa, aperta ma senza disconoscere la propria identità?


R. - Da una parte, i giovani sono certamente più liberi dalle ideologie - le generazioni più anziane hanno infatti dovuto affrontare le ideologie e quindi si confrontano ancora con questi problemi - ed hanno inoltre una spontanea esperienza di legame tra i popoli e tra le culture. Sono sempre al di là delle frontiere. La stessa Università oggi favorisce queste esperienze in Paesi stranieri proprio per far conoscere queste realtà. I giovani possono allora portare una novità, possono avere una intuizione di un mondo veramente diverso, di una civiltà diversa, di una civiltà più giusta, di una civiltà che cerca la pace. Dall’altra parte, però, perché questo desiderio dei giovani non sia senza radice, noi abbiamo un grosso compito di formazione per poter trasmettere dei valori che sono stati già sedimentati nei secoli e nei millenni. C’è una esperienza dell’umanità, c’è una esperienza culturale, c’è un’esperienza di ricerca e di valori che noi abbiamo la responsabilità di trasmettere.


D. - Benedetto XVI propone una fede amica della ragione. Come portare avanti questo impegno nelle Università e nel mondo della cultura, in particolare, europea?


R. - Direi che l’Università rappresenta proprio il luogo tipico per potare avanti tutto questo. E questo perché in Europa, da una parte, abbiamo una grande tradizione sul tema della ragione, con il rischio però di eliminare ogni tipo di riferimento ad altro dalla ragione o riferimento dalla trascendenza. Il Papa, invece, intuisce e capisce che la ragione può realizzare in pienezza il suo compito quando è aperta al trascendente, quando è aperta all’oltre e, infondo, quando è aperta a Dio. In questo senso, anche dialogare come europei con l’America Latina è interessante. Quando, ad esempio, abbiamo partecipato nel maggio scorso alla V Conferenza dei vescovi dell’America Latina abbiamo colto come in quel continente vi sia quasi una naturale apertura al trascendente. Cosa, questa, che noi qui in Europa - per via della secolarizzazione - rischiamo di perdere. Dobbiamo quindi recuperare la vera tradizione dell’Europa, che è una ragione che è sempre stata aperta e che ha contribuito alla crescita del mondo intero.


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+PetaloNero+
Saturday, March 01, 2008 2:51 PM
Primo contatto con i rapitori in Iraq di mons. Rahho, arcivescovo di Mossul dei Caldei, sequetrato ieri. Il dolore del Papa: è un atto "esecrabile". Folla alle esequie dei tre uomini uccisi durante il rapimento




Un "esecrabile atto". Le parole di condanna, contenute in una nota della Sala Stampa della Santa Sede, esprimono il dolore e l'amarezza di Benedetto XVI per la grave notizia giunta ieri pomeriggio dall'Iraq. In un drammatico fatto di sangue, mons. Paulos Faraj Raho, arcivescovo di Mossul dei Caldei, è stato rapito da un gruppo di uomini armati, che hanno ucciso le due guardie di sicurezza che scortavano il presule e il suo autista, dei quali sono stati celebrate poche ore fa le esequie. Intanto, nel pomeriggio, mons. Baptiste Georges Casmoussa, arcivescovo siriaco di Mossul, ha riferito di una richiesta di "negoziazione" avanzata dai rapitori di mons. Rahho "per la liberazione" del presule. Mons. Casmoussa non ha rivelato particolari del negoziato, ma ha espresso preoccupazione per lo stato di salute di mons. Rahho. Ma torniamo per qualche istante ai momenti del sequestro nel suo servizio di Stefano Leszczynski:


Un rapimento cruento e premeditato quello avvenuto ieri pomeriggio in Iraq a danno di mons. Paulos Faraj Rahho all’uscita dalla Chiesa del Santo Spirito di Mosul. Durissimo l’attacco dei sequestratori che non hanno esitato ad aprire il fuoco ed uccidere le tre persone che si trovavano in macchina col presule. Dall’Iraq, fanno sapere che dei contatti sarebbero già in corso con i rapitori, i quali hanno avanzato delle richieste, anche se al momento non vi sono particolari novità. La Santa Sede con una nota della Sala Stampa Vaticana rende noto che il Papa, subito informato del sequestro dell'arcivescovo Rahho, è "amareggiato per tale nuovo esecrabile atto, che colpisce profondamente l'intera Chiesa nel Paese e in particolare la Chiesa Caldea". Il comunicato rende nota inoltre la "vicinanza" di Benedetto XVI al patriarca caldeo, Emmanuel III Delly, "a tutta quella provata comunità cristiana come pure ai familiari delle vittime". Il Papa si legge ancora nella nota invita ad unirsi alla sua preghiera per la liberazione di mons. Rahho e affinché il popolo iracheno ritrovi il cammino della riconciliazione e della pace. Ma sulla situazione dei cristiani in Iraq sentiamo il commento a caldo di mons. Louis Sako, arcivescovo di Kirkuk:


R. - Ha raccontato un padre domenicano dicendo che ci sono tante telefonate che chiedono riscatti. Da lui, finora, non abbiamo sentito niente.


D. - Mons. Sako, è sempre più difficile vivere in Iraq, per i cristiani,in questo periodo?


R. - Una cosa nuova è la pubblicazione delle vignette che ha fatto molto male, perché qui la gente pensa ad un'azione cristiana contro l'Islam. Noi cristiani rispettiamo tutti, tutti!



Una comunità colpita al cuore. Così si sente la Chiesa cattolica irachena in queste ore. “Questo rapimento non serve a costruire l’Iraq e a costruire la libertà, non serve a costruire il rispetto reciproco tra i popoli", ha dichiarato a caldo - contattato dall'agenzia MISNA - il rappresentante della Chiesa Caldea presso la Santa Sede, mons. Philip Najim, che ha chiesto ai rapitori di rilasciare mons. Rahho perché, ha detto, "ha sempre amato la sua città, Mossul, e l’ha sempre servita". Nella città irachena, intanto, sono stati celebrati oggi i funerali delle tre persone rimaste vittime del sequestro di mons. Rahho. Xavier Sartre, della redazione francese della nostra emittente, ha contattato uno dei presuli che hanno partecipato alle esequie, il vescovo di Amadia dei caldei, Rabban Al Qas:

R. - Oggi, ho celebrato la Messa con i sacerdoti, con i parenti, con i genitori, i fratelli, le sorelle delle vittime e con altre persone. Abbiamo pregato con tutta la Chiesa per questa situazione, perché i cristiani vivono a Mossul con una grande paura. Adesso, è tutto molto pericoloso a Mossul. I sacerdoti e le religiose, specialmente i Domenicani, non possono stare tranquilli in questa città. Aspettiamo e preghiamo che la resurrezione del Signore sia più grande della croce, perché la croce che hanno vissuto ieri, alla fine sarà la resurrezione. L’amore del Signore è più grande del male che hanno fatto i terroristi.


Anche da Pax Christi si è levato un appello per una rapida liberazione di mons. Rahho. E’ da poco ritornata in Italia una delegazione internazionale dell’organizzazione, che proprio a Mossul ha incontrato il presule sequestrato ieri. Tra i rappresentanti di Pax Christi Italia appena tornati dal Paese del Golfo, c’è don Renato Sacco, che racconta al microfono di Giada Aquilino l’ultimo incontro con mons. Rahho:


R. - Con lui abbiamo condiviso la preghiera, tra l’altro, in un villaggio vicino a Mosul, a Karamles, sulla tomba di un altro prete ucciso lo scorso mese di giugno e dove, tra l’altro, sono state sepolte le tre persone uccise con lui, ieri. Lui mi diceva che sapeva di essere minacciato. Sapeva questo e però diceva: “Io devo stare con la gente”, come per dire - secondo quantp ci dicevano altri amici in Iraq - che questo è ciò che vive spesso la gente comune.


D. - Cosa rappresenta il rapimento di mons. Rahho per i cristiani e cosa significa essere cristiani oggi, in Iraq?


R. - E’ in atto una lotta tra potere fra sciiti, sunniti, curdi... I cristiani sono una minoranza e pagano. Aumenta il dolore, prima di tutto, anche per chi è stato ucciso, la preoccupazione per mons. Rahho come amico e come vescovo, e aumenta l’impegno a non lasciar soli i cristiani.


D. - Il Papa si sente vicino alla comunità cristiana dell’Iraq, prega per i familiari delle vittime e prega affinché venga restituito quanto prima mons. Rahho alla cura del suo gregge. Ecco: le parole del Papa quanto rafforzano la speranza?


R. - Sicuramente, sono parole importanti. Ricordando Giovanni Paolo II, che aveva lavorato per il dialogo, e accogliendo anche questo invito di Benedetto XVI, auspichiamo che pure nelle nostre chiese si possa pregare, ricordando che, se è Quaresima, la croce non è solo un oggetto estetico da portare al collo, ma è quanto tanti cristiani stanno vivendo sulla propria pelle.


D. - Quindi, ora l’appello di Pax Christi è...


R. - Quello di continuare ad essere vicini a quella Chiesa. E’ un appello di dolore per il rapimento di mons. Rahho e per la morte di tante persone. Ma è anche l’appello per dire: “Noi dobbiamo scegliere comunque la non violenza, il rifiuto di ogni sopraffazione, il dialogo per quelle persone che possano trovare spiragli di pace e di solidarietà anche da parte nostra”.








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