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+PetaloNero+
Friday, February 15, 2008 2:34 PM
Con la sua morte, Cristo ha portato Dio ad abitare nel cuore dell'uomo: il cardinale Vanhoye termina la riflessione sulla Lettera agli Ebrei agli esercizi spirituali della Quaresima in Vaticano. Domani le ultime meditazioni




Nell’Antica Alleanza era impossibile una piena comunicazione tra l'uomo e Dio, avvertito come una potenza inavvicinabile. Cristo, morendo per l’umanità, le ha permesso di accostarsi alla casa del Padre. Da allora e fino ad oggi la strada per entrarvi è data dalla fede, dalla speranza e dalla carità. Sono le considerazioni centrali con le quali il cardinale gesuita, Albert Vanhoye, ha terminato la lettura meditata della Lettera agli Ebrei, nella sesta giornata di esercizi spirituali della Quaresima, predicati al Papa e alla Curia Romana. I particolari, nel servizio di Alessandro De Carolis:


I cristiani vivono da sempre una condizione di privilegio, rispetto al rapporto dell’antico popolo ebreo con Dio. La condizione è quella di aver scoperto la vicinanza, la paternità di Dio e non - come nell’Antico Testamento - la sua distante e innominabile potestà. Il cardinale Vanhoye ha spiegato che gli ultimi capitoli, dal decimo in poi, della Lettera agli Ebrei contengono il cuore di questo assunto. Come cristiani, ha spiegato, possediamo un diritto d’ingresso nel santuario celeste - e non tanto una “fiducia” come asseriscono alcune traduzioni: un diritto a far parte della famiglia divina, fondato sul sangue versato da Gesù. Ed è questa suprema offerta sacrificale, ha spiegato il predicatore degli esercizi, a segnare la profonda novità rispetto agli ebrei dell’Antica Alleanza, che con la loro rigida ritualità frapponevano invece innumerevoli gradi di separazione tra l’uomo e Dio:


“Nell’antica Alleanza, c’era la separazione tra il popolo e i sacerdoti. Il popolo non era mai autorizzato a entrare nell’edificio del Tempio. Poteva soltanto stare nei cortili. I sacerdoti avevano il diritto di penetrare nell’edificio. C’era però separazione anche tra semplici sacerdoti e sommo sacerdote. I primi non potevano entrare nella parte più santa, ma solo nella parte santa dell’edificio. C’era anche la separazione tra sacerdote e vittima. Il sacerdote non poteva offrire se stesso, non era degno, non era capace. Doveva quindi offrire come vittima un animale, ma un animale non è in grado di santificare il sacerdote. C’era infine la separazione tra vittima e Dio. Un animale non può entrare in comunione con Dio. Ora, invece, per mezzo dell’offerta di Cristo, tutti i credenti hanno il diritto di entrare nel santuario e non si tratta più del santuario non autentico, fabbricato dalle mani dell’uomo, ma del Santuario vero, cioè si tratta di entrare nell’intimità di Dio”.

L'autore della Lettera agli Ebrei dunque, afferma l’esistenza non più della distanza ma della confidenza tra l’uomo e Dio, guadagnata dalla morte redentrice di Gesù, dalla sua umanità glorificata. Invita ad “accostarsi” con cuore puro a Dio, a fare cioè quello che prima era inconcepibile e vietato. L’Alleanza quindi è “nuova” perché ciò che la morte di Cristo ha prodotto, prima non esisteva. Rispetto all’antico israelita, ricercare la volontà di Dio per il cristiano non vuol dire più conformarsi a un codice fisso, ma ricercare una creazione continua. Soprattutto chi ha responsabilità pastorali, ha riflettuto il cardinale Vanhoye, deve essere consapevole di ciò. Ed essendo la novità cristiana una sorgente inesauribile, essa - ha ribadito - va sempre annunciata facendo attenzione a imperniarla sui tre cardini della fede, della speranza e della carità, piuttosto – come accade - su discorsi di tipo moraleggiante:


“Talvolta i predicatori cristiani fanno troppe esortazioni morali e non abbastanza esortazioni teologali, che sono più importanti. L’autore nomina le tre virtù teologali: la fede, la speranza, la carità. Avrebbe potuto nominare le virtù morali o cardinali, ma non lo ha fatto, perchè queste virtù non hanno un rapporto diretto con la Nuova Alleanza. Gli ebrei erano preoccupati soprattutto di osservare bene tutte le tradizioni e i comandamenti. Invece, il Nuovo Testamento non insiste tanto sulla legge da osservare, ma esorta ad avere fede, speranza e carità”.


Con la seconda meditazione, il predicatore gesuita ha concluso la riflessione sulla Lettera agli Ebrei trattandone la solenne chiusura, incentrata sulla Risurrezione e sull’Alleanza eterna. Il cardinale Vanhoye ha ripercorso i livelli successivi di approfondimento della dottrina cristiana, passati dalla iniziale comprensione della Resurrezione di Gesù come semplice restituzione della vita di Dio al Figlio alla Resurrezione come frutto dell’intervento dello Spirito Santo, il soffio vitale di Dio. E qui il predicatore degli esercizi si è soffermato sul legame, messo in luce dalla Lettera, tra lo spirito vitale e il sangue, quest’ultimo già considerato sacro dagli antichi - e dalla Bibbia - perché portatore del soffio della vita. Un’intuizione corretta, confermata dalla scienza quando si è scoperto che è il sangue a ossigenare il corpo, a portare cioè il “soffio” del respiro umano alle cellule. E dunque, ha paragonato il cardinale Vanhoye:


“Come noi aspiriamo l’aria dell’atmosfera per ossigenare il nostro sangue e renderlo capace di vivificare tutto il nostro corpo, così Cristo nella sua Passione per mezzo di una preghiera intensa ha aspirato lo Spirito Santo. Per vincere la paura della morte, Egli ha pregato, ha supplicato e ha ricevuto lo Spirito Santo, il quale è entrato in Lui e lo ha spinto ad offrire la propria vita in un dono di amore. Possiamo dire che nella Passione, il sangue di Cristo si è imbevuto di Spirito Santo, acquistando la capacità di comunicare una vita nuova e di fondare la Nuova Alleanza”.


Riflettendo su questo nuovo rapporto stipulato tra Dio e l’uomo attraverso Cristo, l'autore della Lettera ha anch’egli una intuizione che, secondo il cardinale Vanhoye, esprime una verità del cristianesimo da un angolo di profondità mai affermato fino a quel momento. L'autore non augura solo ai cristiani di fare la volontà di Dio, ma che Dio stesso operi in loro ciò che a Lui è gradito:


“Così viene indicato, mi pare, l’elemento più profondo della Nuova Alleanza. Il fatto che riceviamo in noi l’azione stessa di Dio. Nell’Antica Alleanza, Dio prescriveva ciò che si doveva fare, lo prescriveva attraverso una legge esterna. Questo tipo di Alleanza non ha funzionato, perchè l’uomo non è capace con le sole sue forze di compiere la volontà di Dio. Perciò il Signore ha voluto istituire una Nuova Aalleanza: ha promesso di scrivere la sua legge nel cuore dell’uomo, di dargli un cuore nuovo e di dare il suo spirito (...) Pertanto, la nuova alleanza non consiste soltanto nel ricevere le leggi di Dio all’interno del nostro cuore, ma nel ricevere l’azione di Dio stesso in noi”.


Anche nel Vangelo di San Giovanni, ha rammentato il cardinale Vanhoye, Cristo parla delle sue opere come un dono del Padre. Lo stesso vale per i cristiani, che anzi sono accompagnati sin dalla fondazione della Chiesa dalla certezza, espressa da Gesù, di poter compiere opere anche più grandi di lui: o meglio compiute da Cristo stesso attraverso la loro intelligenza, generosità e dedizione.



www.radiovaticana.org
+PetaloNero+
Saturday, February 16, 2008 1:15 AM
Messaggio del Papa per i cinquant'anni di “Misereor”


Opera di aiuto della Chiesa cattolica in Germania





CITTA' DEL VATICANO, venerdì, 15 febbraio 2008 (ZENIT.org).- Il Segretario di Stato della Santa Sede, il Cardinale Tarcisio Bertone, ha inviato a nome di Papa Benedetto XVI un messaggio a “Misereor”, opera assistenziale della Conferenza Episcopale Tedesca alla quale partecipano Vescovi tedeschi e di America Latina, Asia e Oceania, in occasione del 50° anniversario della sua creazione.

Il messaggio è rivolto all'Arcivescovo di Amburgo, monsignor Werner Thissen, rappresentante di “Misereor” presso la Conferenza Episcopale Tedesca, e al presidente dell'opera, monsignor Josef Sayer, così come ai collaboratori e benefattori di quest'opera assistenziale.

Nel messaggio firmato dal Cardinal Bertone a nome del Papa si dice che “50 anni fa la fondazione dell'opera assistenziale episcopale 'Misereor' è stata un'espressione della necessità, e l'esperienza della compassione divina, che Cristo ci dona e la Chiesa ci fa conoscere; un appello ad essere attenti alle necessità del prossimo che ci invitano a condividere con lui i tesori della fede, ma anche i beni materiali”.

A proposito dell'inizio incerto di quest'opera nata in Germania, nel messaggio si cita la definizione che di “Misereor” diede a suo tempo il Cardinale Joseph Frings, che la chiamava “l'avventura nello Spirito Santo”.

“Nel corso degli ultimi anni – dice il messaggio – si è costruito un solido ponte sull'abisso tra gli abbienti e i bisognosi; un movimento di collaborazione che unisce nella solidarietà numerose persone in Germania, Africa, Asia, Oceania e America Latina”.

“Misereor” ha ricevuto dalla Chiesa cattolica in Germania la missione di “combattere le cause della miseria, come si manifesta soprattutto nei Paesi di Asia, Africa e America Latina, nella forma della fame, della malattia, della povertà e di altre forme di sofferenza”, di “rendere possibile una vita degna per le persone che ne sono colpite” e di “promuovere la giustizia, la libertà, la riconciliazione e la pace nel mondo”.

[Per ulteriori informazioni, www.misereor.org]
+PetaloNero+
Saturday, February 16, 2008 1:15 AM
USA/ CASA BIANCA CONFERMA VISITA PAPA BENEDETTO XVI IL 16 APRILE
Incontrerà il presidente Usa George W. Bush



New York, 15 feb. (Apcom) - La Casa Bianca ha confermato che il presidente degli Stati Uniti George W. Bush incontrerà Papa Benedetto XVI il prossimo 16 aprile.

L'incontro alla Casa Bianca rappresenterà la prima visita ufficiale del Sommo Pontefice negli Stati Uniti da quando è stato eletto nel 2005. Bush e il Papa si sono incontrati lo scorso giugno, quando Bush si è recato in Vaticano.

Dana Perino, portavoce della Casa Bianca, ha dichiarato che Bush e Papa Benedetto XVI continueranno il dialogo iniziato appunto in giugno su "obiettivi condivisi che riguardano l'avanzamento del processo di pace in Medio Oriente e in altre regioni problematiche, l'incremento della tolleranza interreligiosa e il rafforzamento dei diritti umani e della libertà, soprattutto quella di religione, in tutti i paesi del mondo".



+PetaloNero+
Saturday, February 16, 2008 2:47 PM
LE UDIENZE

Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina in Udienza:

Em.mo Card. Albert Vanhoye, S.I., Predicatore degli Esercizi Spirituali.
+PetaloNero+
Saturday, February 16, 2008 2:50 PM
CONCLUSIONE DEGLI ESERCIZI SPIRITUALI DELLA CURIA ROMANA

Alle 9 di questa mattina, nella Cappella Redemptoris Mater, in Vaticano, con il canto delle Lodi e la Meditazione finale, si sono conclusi gli Esercizi Spirituali alla presenza del Santo Padre Benedetto XVI.

Quest’anno le Meditazioni sono state proposte dall’Em.mo Card. Albert Vanhoye, S.I., già Segretario della Pontificia Commissione Biblica.

Pubblichiamo di seguito le parole che il Santo Padre ha rivolto ai presenti a conclusione degli Esercizi Spirituali:



PAROLE DEL SANTO PADRE

Cari fratelli,

alla fine di questi giorni di Esercizi spirituali vorrei dire di tutto cuore grazie a Lei, Eminenza, per la Sua guida spirituale offerta con tanta competenza teologica e con tanta profondità spirituale. Dal mio angolo di visuale ho sempre avuto davanti agli occhi l'immagine di Gesù in ginocchio davanti a San Pietro per lavargli i piedi. Attraverso le Sue meditazioni questa immagine ha parlato a me. Ho visto che proprio qui, in questo comportamento, in questo atto di estrema umiltà si realizza il nuovo sacerdozio di Gesù. E si realizza proprio nell'atto della solidarietà con noi, con le nostre debolezze, la nostra sofferenza, le nostre prove, fino alla morte. Così ho visto con occhi nuovi anche le vesti rosse di Gesù, che ci parlano del suo sangue. Lei, Signor Cardinale, ci ha insegnato come il sangue di Gesù era, a causa della sua preghiera, "ossigenato" dallo Spirito Santo. E così è divenuto forza di risurrezione e fonte di vita per noi.

Ma non potevo non meditare anche la figura di San Pietro con il dito alla fronte. È il momento nel quale egli prega il Signore di lavargli non solo i piedi ma anche la testa e le mani. Mi sembra che esprima — al di là di quel momento — la difficoltà di san Pietro e di tutti i discepoli del Signore di capire la sorprendente novità del sacerdozio di Gesù, di questo sacerdozio che è proprio abbassamento, solidarietà con noi, e così ci apre l'accesso al vero santuario, il corpo risorto di Gesù.

In tutto il tempo del suo discepolato e, mi sembra, fino alla sua propria crocifissione, San Pietro ha dovuto ascoltare sempre di nuovo Gesù, per entrare più in profondità nel mistero del suo sacerdozio, del sacerdozio di Cristo comunicato agli apostoli e ai loro successori.

In questo senso, la figura di Pietro mi pare come la figura di noi tutti in questi giorni. Lei, Eminenza, ci ha aiutato ad ascoltare la voce del Signore, ad imparare così di nuovo che cosa è il suo e il nostro sacerdozio. Ci ha aiutato ad entrare nella partecipazione al sacerdozio di Cristo e così anche a ricevere il nuovo cuore, il cuore di Gesù, come centro del mistero della nuova Alleanza.

Grazie per tutto questo, Eminenza. Le Sue parole e le Sue meditazioni ci accompagneranno in questo tempo di Quaresima nel nostro cammino verso la Pasqua del Signore. In questo senso auguro a tutti voi, cari fratelli, una buona Quaresima, feconda spiritualmente, perché possiamo realmente arrivare nella Pasqua ad una sempre più profonda partecipazione al sacerdozio del nostro Signore.





L'umiltà di Cristo verso gli Apostoli chiave per comprendere l'essenza del sacerdozio: così Benedetto XVI al termine degli esercizi spirituali della Quaresima predicati dal cardinale Vanhoye



Il sacerdozio di Gesù è un esempio sorprendente di umiltà e di solidarietà, che è necessario riscoprire per poterne essere partecipi in profondità. Con questo pensiero, Benedetto XVI ha suggellato la conclusione degli esercizi spirituali della Quaresima in Vaticano, predicati dal cardinale gesuita Albert Vanhoye. Il Papa ha ringraziato con calore il porporato, che in precedenza aveva tenuto l’ultima meditazione sul tema del rapporto tra il sacerdozio ministeriale e il cuore sacerdotale di Cristo. Il servizio di Alessandro De Carolis:


La riflessione e l’ascolto vissuti nella discrezione della cappelletta laterale a lui riservata - a destra dell’altare della più grande cappella Redemptoris Mater - mentre gli occhi si soffermavano a lungo sull’immagine di Gesù chino a terra che lava i piedi agli apostoli. E’ trascorsa così la settimana di esercizi spirituali quaresimali di Benedetto XVI. Lo ha raccontato lui stesso al termine delle meditazioni tenute quest’anno dal cardinale gesuita Albert Vanhoye. Un’immagine, quella della Lavanda dei piedi, che ha dato in certo senso “corpo” alle parole del predicatore: in essa, la figura di Pietro che chiede di essere lavato anche sulla testa e sulle mani esprime, secondo Benedetto XVI, la difficoltà di capire la reale, grande portata del sacerdozio di Cristo, la cui essenza - ha soggiunto rivolgendosi al cardinale Vanhoye - sta proprio in quella posa di estrema umiltà di Gesù, ritratta nell’immagine:


“Attraverso le sue meditazioni questa immagine ha parlato a me. Ho visto che proprio qui, in questo comportamento, in questo atto di estrema umiltà si realizza il nuovo sacerdozio di Gesù. E si realizza proprio nell'atto della solidarietà con noi, con le nostre debolezze, la nostra sofferenza, le nostre prove, fino alla morte. Così ho visto con occhi nuovi anche le vesti rosse di Gesù, che ci parlano del suo sangue. Lei, signor cardinale, ci ha insegnato come il sangue di Gesù era, a causa della sua preghiera, 'ossigenato' dallo Spirito Santo. E così è divenuto forza di risurrezione e fonte di vita per noi”.


Benedetto XVI ha lodato la “competenza teologica” e la “profondità spirituale” che hanno intessuto le riflessioni del cardinale Vanhoye: ci hanno permesso, ha affermato, di “imparare di nuovo” cos’è il sacerdozio di Cristo e cos’è il nostro, “ad entrare nella partecipazione al sacerdozio di Cristo e così anche a ricevere il nuovo cuore, il cuore di Gesù, come centro del mistero della nuova Alleanza”. E proprio sulla stretta relazione tra il cuore di Gesù e il ministero dei sacerdoti il porporato gesuita aveva imperniato l’ultima meditazione di stamattina. Nell’Antico Testamento, ha sottolineato con chiarezza, il sacerdozio non ha alcun rapporto con il cuore. Si tratta di una constatazione triste ma vera, ha osservato: in quei testi millenari si parla spesso del cuore del re - talvolta con poesia e retorica - ma mai del cuore di chi amministra il culto:


“Il culto antico non ha nessun rapporto con il cuore. Il culto è definito dalla legge, si attua con riti convenzionali, esterni. Il sacerdote deve compiere i riti, e basta. Gesù ha sostituito questo rito esterno, convenzionale con un culto personale, esistenziale, che parte dal suo cuore”.

Il cardinale Vanhoye ha passato in rassegna alcuni passi della Bibbia, nei quali alcuni profeti già anticipavano la necessità di un cuore rinnovato, capace di entrare in dialogo con Dio. Il modello arriva con il Nuovo Testamento: è il cuore perfetto di Gesù - un cuore in piena comunione col Padre - che tuttavia l’Incarnazione e la Passione trasformano profondamente per un suo atto di suprema generosità. Gesù assume un cuore di carne per rinnovare i cuori di ogni persona passando, ha affermato il porporato, attraverso un momento - quello della Passione - quanto mai contrario all’amore, perché dominato dalla crudeltà e dalle torture. E’ qui che Cristo diventa sacerdote perfetto e il suo cuore, nella Chiesa di tutti i tempi, continua a manifestarsi attraverso la mediazione dei ministri, chiamati ad avere le medesime qualità del loro capo: un cuore umile verso Dio, un cuore mite verso il prossimo:


“Per essere sacramento di Cristo sacerdote, il vescovo, il presbitero deve essere unito al cuore di Cristo nelle sue due disposizioni fondamentali: la docilità verso Dio, la misericordia verso gli uomini. Deve avere un cuore filiale verso Dio Padre ed un cuore fraterno verso le persone umane”.


Gesù, ha proseguito il predicatore degli esercizi, associa gli apostoli, e quindi i vescovi e i sacerdoti, al suo sacerdozio. Di più, con l’Ultima cena mette letteralmente il proprio corpo, il proprio cuore, nelle mani dei presbiteri perché lo distribuiscano agli altri. In fondo, ha concluso il cardinale Vanhoye, la vita cristiana consiste nel ricevere e nell’avere nel proprio il cuore di Gesù.




www.radiovaticana.org/it1/videonews_ita.asp?vaiflv=0000216.flv&vaiserver=A&vai=ctv_frame00216.jpg&var1=16/02/2008&var2=Vatican%20City&var3=Papa:%20il%20sacerdozio%20di%20Cristo%20prosegue%20nella%20Chiesa&settimana=7&anno_perlinknav=2008&dal=10/02&...









+PetaloNero+
Saturday, February 16, 2008 5:08 PM
PAPA/ A PASQUA L'ENCICLICA SOCIALE, ANCHE IN ARABO E CINESE
Testo corposo e attuale, diviso in due parti e 5 capitoli


Città del Vaticano, 16 feb. (Apcom) - Pronta la terza Enciclica di Benedetto XVI. A meno di sei mesi dalla 'Spe salvi' (uscita il 30 novembre), Ratzinger sta ultimando la stesura di una Enciclica sociale. A quanto apprende Apcom, il documento dovrebbe uscire nel mese di marzo, quasi probabilmente subito dopo Pasqua, anche se il testo è ormai pronto ed è in fase di ultimazione e di traduzione. La novità: oltre le lingue tradizionali (latino, inglese, francese, tedesco, spagnolo), l'Enciclica sociale uscirà anche in arabo e cinese.

Stando ad alcune anticipazioni, il testo è diviso in due parti: una prima sezione rievocativa della 'Populorum progressio' a 40 anni dalla sua pubblicazione (27 marzo 1968) e della 'Centesimus annus', scritta da Giovanni Paolo II nel 1991. La seconda parte è invece più legata ai problemi attuali e riprende a 360 gradi i problemi sociali che attanagliano l'umanità, mettendo in rilievo l'attenzione della Chiesa verso l'uomo, in tutte le dimensioni e con uno sguardo globale. Povertà, globalizzazione, pace, disarmo, guerra fra ricchi e poveri, guerre su fonti energetiche e ambiente, glocalizzazione: questi i temi contenuti nell'Enciclica, un testo piuttosto corposo, di circa una settantina di cartelle, anche se il Papa potrebbe ritoccarlo ancora.

A quanto risulta, l'Enciclica è composta da 5 capitoli ed è indirizzata a tutti gli uomini di buona volontà e a chi ha responsabilità nel Paese, dunque anche a capi di Stato e di governo. Il testo riprende i contenuti più importanti del Compendio della Dottrina sociale della Chiesa che al momento è arrivato ad essere tradotto in ben 38 lingue. Dopo la pubblicazione della terza Enciclica di Benedetto XVI, anche il Compendio dovrà essere aggiornato.

Con una Enciclica sociale il Papa interrompe così il ciclo delle Encicliche dedicate alle virtù teologali. 'Deus Caritas est', dedicata alla carità, era uscita a gennaio del 2006 (anche se la firma portava la data di Natale 2005), mentre la 'Spe salvi', dedicata alla speranza è uscita il 30 novembre 2007, giorno della firma da parte del Pontefice. E c'è chi assicura che l'Enciclica sulla fede uscirà il prossimo anno, dopo la pubblicazione della seconda parte del libro su Gesù di Nazareth, che molto probabilmente uscirà invece dopo l'estate.

+PetaloNero+
Saturday, February 16, 2008 8:58 PM
Da Petrus

Pronta la terza Enciclica del Pontificato di Benedetto XVI, tratterà temi sociali



CITTA’ DEL VATICANO - Pronta la terza Enciclica di Benedetto XVI. A meno di sei mesi dalla 'Spe salvi' (uscita il 30 novembre), il Papa sta ultimando la stesura di una Enciclica sociale. A quanto apprende Apcom, il documento dovrebbe uscire nel mese di marzo, quasi probabilmente subito dopo Pasqua, anche se il testo è ormai pronto ed è in fase di ultimazione e di traduzione. La novità: oltre alle lingue tradizionali (latino, inglese, francese, tedesco, spagnolo), l'Enciclica sociale uscirà anche in arabo e cinese. Stando ad alcune anticipazioni, il testo è diviso in due parti: una prima sezione rievocativa della 'Populorum progressio' a 40 anni dalla sua pubblicazione (27 marzo 1968) e della 'Centesimus annus', scritta da Giovanni Paolo II nel 1991. La seconda parte è invece più legata ai problemi attuali e riprende a 360 gradi i problemi sociali che attanagliano l'umanità, mettendo in rilievo l'attenzione della Chiesa verso l'uomo, in tutte le dimensioni e con uno sguardo globale. Povertà, globalizzazione, pace, disarmo, guerra fra ricchi e poveri, guerre su fonti energetiche e ambiente, glocalizzazione: questi i temi contenuti nell'Enciclica, un testo piuttosto corposo, di circa una settantina di cartelle, anche se il Papa potrebbe ritoccarlo ancora. A quanto risulta, l'Enciclica è composta da 5 capitoli ed è indirizzata a tutti gli uomini di buona volontà e a chi ha responsabilità nel Paese, dunque anche a capi di Stato e di governo. Il testo riprende i contenuti più importanti del Compendio della Dottrina sociale della Chiesa che al momento è arrivato ad essere tradotto in ben 38 lingue. Dopo la pubblicazione della terza Enciclica di Benedetto XVI, anche il Compendio dovrà essere aggiornato. Con una Enciclica sociale, il Papa interrompe così il ciclo delle Encicliche dedicate alle virtù teologali. 'Deus Caritas est', dedicata alla carità, era uscita a gennaio del 2006 (anche se la firma portava la data di Natale 2005), mentre la 'Spe salvi', dedicata alla speranza è uscita il 30 novembre 2007, giorno della firma da parte del Pontefice. E c'è chi assicura che l'Enciclica sulla fede uscirà il prossimo anno, dopo la pubblicazione della seconda parte del libro su Gesù di Nazareth, che molto probabilmente uscirà invece dopo l'estate.




+PetaloNero+
Sunday, February 17, 2008 2:36 PM
LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELL’ANGELUS

Alle ore 12 di oggi il Santo Padre Benedetto XVI si affaccia alla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare l’Angelus con i fedeli ed i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro.

Queste le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana:



PRIMA DELL’ANGELUS

Cari fratelli e sorelle,

si sono conclusi ieri qui, nel Palazzo Apostolico, gli Esercizi Spirituali che, come ogni anno, hanno visto uniti nella preghiera e nella meditazione il Papa e i suoi collaboratori della Curia Romana. Ringrazio quanti ci sono stati vicini spiritualmente: voglia il Signore ricompensarli per questa loro generosità. Quest’oggi, seconda domenica di Quaresima, proseguendo il cammino penitenziale, la liturgia, dopo averci presentato domenica scorsa il Vangelo delle tentazioni di Gesù nel deserto, ci invita a riflettere sull’evento straordinario della Trasfigurazione sul monte. Considerati insieme, entrambi gli episodi anticipano il mistero pasquale: la lotta di Gesù col tentatore prelude al grande duello finale della Passione, mentre la luce del suo Corpo trasfigurato anticipa la gloria della Risurrezione. Da una parte vediamo Gesù pienamente uomo, che condivide con noi persino la tentazione; dall’altra lo contempliamo Figlio di Dio, che divinizza la nostra umanità. In tal modo, potremmo dire che queste due domeniche fungono da pilastri su cui poggia tutto l’edificio della Quaresima fino alla Pasqua, ed anzi l’intera struttura della vita cristiana, che consiste essenzialmente nel dinamismo pasquale: dalla morte alla vita.

La montagna – il Tabor come il Sinai – è il luogo della vicinanza con Dio. E’ lo spazio elevato, rispetto all’esistenza quotidiana, dove respirare l’aria pura della creazione. E’ il luogo della preghiera, dove stare alla presenza del Signore, come Mosè e come Elia, che appaiono accanto a Gesù trasfigurato e parlano con Lui dell’"esodo" che lo attende a Gerusalemme, cioè della sua Pasqua. La Trasfigurazione è un avvenimento di preghiera: pregando Gesù si immerge in Dio, si unisce intimamente a Lui, aderisce con la propria volontà umana alla volontà di amore del Padre, e così la luce lo invade e appare visibilmente la verità del suo essere: Egli è Dio, Luce da Luce. Anche la veste di Gesù diventa candida e sfolgorante. Questo fa pensare al Battesimo, alla veste bianca che indossano i neofiti. Chi rinasce nel Battesimo viene rivestito di luce anticipando l’esistenza celeste, che l’Apocalisse rappresenta con il simbolo delle vesti candide (cfr Ap 7,9.13). Qui è il punto cruciale: la trasfigurazione è anticipo della risurrezione, ma questa presuppone la morte. Gesù manifesta agli Apostoli la sua gloria, perché abbiano la forza di affrontare lo scandalo della croce, e comprendano che occorre passare attraverso molte tribolazioni per giungere al Regno di Dio. La voce del Padre, che risuona dall’alto, proclama Gesù suo Figlio prediletto come nel Battesimo nel Giordano, aggiungendo: "Ascoltatelo" (Mt 17,5). Per entrare nella vita eterna bisogna ascoltare Gesù, seguirlo sulla via della croce, portando nel cuore come Lui la speranza della risurrezione. "Spe salvi", salvati nella speranza. Oggi possiamo dire: "Trasfigurati nella speranza".

Rivolgendoci ora in preghiera a Maria, riconosciamo in Lei la creatura umana trasfigurata interiormente dalla grazia di Cristo, e affidiamoci alla sua guida per percorrere con fede e generosità l’itinerario della Quaresima.




DOPO L’ANGELUS

Seguo con preoccupazione le persistenti manifestazioni di tensione in Libano. Da quasi tre mesi il Paese non riesce a darsi un Capo dello Stato. Gli sforzi per comporre la crisi e il sostegno offerto da numerosi esponenti di rilievo della Comunità internazionale, anche se non hanno ancora raggiunto un risultato, dimostrano l’intenzione di individuare un Presidente che sia tale per tutti i libanesi e porre così le basi per superare le divisioni esistenti. Purtroppo, non mancano anche i motivi di preoccupazione, soprattutto a causa di una inconsueta violenza verbale o di quanti addirittura pongono la loro fiducia nella forza delle armi e nella eliminazione fisica degli avversari.

Assieme al Patriarca maronita e a tutti i Vescovi libanesi, vi chiedo di unirvi alla mia supplica a Nostra Signora del Libano, perché incoraggi i cittadini di quella cara Nazione, ed in particolare i politici, a lavorare con tenacia in favore della riconciliazione, di un dialogo veramente sincero, della pacifica convivenza e del bene di una Patria profondamente sentita come comune.

Je vous salue, chers pèlerins de langue française, venus vous associer à la prière de l’Angélus, en particulier le groupe de laïcs du Burkina Faso accompagné de prêtres jubilaires. En ce temps de Carême, à l’imitation d’Abraham qui a quitté sa terre pour répondre à la promesse de Dieu, nous sommes invités à nous mettre en route pour suivre le Fils bien-aimé du Père. Puissions-nous, par la prière, la pénitence et le partage, marcher à la suite du Christ, pour nous laisser transfigurer par Lui. Avec ma Bénédiction apostolique.

I greet all the English-speaking visitors present at today’s Angelus, especially the group of pilgrims from Saint Ansgar’s Cathedral in Copenhagen. I pray that your visit to Rome may strengthen your faith and deepen your love for Jesus Christ, our Lord and Saviour. In this Sunday’s Gospel, we hear how Jesus was transfigured in the presence of his three closest followers, Peter, James and John. They were granted a glimpse of Christ in glory, and they heard the voice of the Father urging them to listen to his beloved Son. As we continue our Lenten journey, we renew our resolve to listen attentively to the Son of God, and we draw comfort and hope from the revelation of his glory. Upon all of you here today, and upon your families and loved ones at home, I invoke God’s abundant blessings.

Ganz herzlich grüße ich die Pilger und Besucher aus den Ländern deutscher Sprache. In dieser vorösterlichen Zeit lädt uns die Kirche ein, unsere persönliche Beziehung zu Christus zu vertiefen und uns dem Heilsereignis, das Er der Menschheit durch sein Leiden und seine Auferstehung schenkt, neu zu öffnen. Dazu kann es auch nützlich sein, von der Fülle und Flut an Stimmen und Bildern in unserem Alltag für eine Weile Abstand zu nehmen und in einem Klima der inneren Einkehr vermehrt nach Gottes Willen zu forschen. Der Herr begleite eurer Tun in dieser Gnadenzeit mit seinem Segen! Euch allen wünsche ich eine gute und geistlich fruchtbringende Fastenzeit!

Dirijo mi cordial saludo a los peregrinos de lengua española que participan en esta oración mariana, especialmente a los fieles provenientes de las parroquias de San Lorenzo y de Nuestra Señora del Rosario de La Unión (Murcia). En este segundo Domingo de Cuaresma, la Iglesia nos invita a contemplar a Cristo, transfigurado en el monte Tabor, para que, iluminados por su Palabra, podamos vencer las pruebas cotidianas de la vida y ser en medio del mundo testigos de su gloria. ¡Muchas gracias!

Srdečně vítám poutníky z České republiky, zejména studenty a učitele Soukromého reálného gymnázia Přírodní školy v Praze! Drazí přátelé, kéž návštěva Věčného města posílí vaše odhodlání hledat pravdu ve víře v Boha a lásku v Kristu! Rád žehnám vám i vašim drahým! Chvála Kristu!

[Un cordiale benvenuto ai pellegrini della Repubblica Ceca, in particolare agli studenti e ai docenti del Liceo scientifico Scuola Naturale, di Praga. Cari amici, possa questa visita alla Città eterna rafforzare in voi la decisione di cercare la verità nella fede in Dio e la carità in Cristo. Benedico volentieri voi e i vostri cari. Sia lodato Gesù Cristo!]

Moją myśl i pozdrowienie kieruję do wszystkich Polaków. Pod hasłem: Dar miłości i nadziei zobowiązuje zbieracie dzisiaj w Polsce ofiary na cele misyjne. Tym, którzy włączają się w Dzieło Pomocy Ad Gentes bardzo dziękuję. Jest ono wsparciem apostolatu misyjnego. Jest też okazją do jałmużny wielkopostnej. Niech ona przemienia serca i pomaga wszystkim rozpoznać Chrystusa w potrzebujących. Z radością wam błogosławię.

[Rivolgo il mio pensiero ed il mio saluto a tutti i polacchi. Guidati dal motto Il dono dell’amore e della speranza comporta un impegno, state svolgendo oggi in Polonia la colletta per le missioni. Ringrazio sentitamente tutti coloro che si impegnano a favore dell’Opera d’Aiuto Ad Gentes. Essa sostiene l’apostolato missionario e offre altresì una preziosa occasione di elemosina quaresimale. Sia essa a trasformare i cuori, affinché Gesù possa essere sempre riconosciuto nei più bisognosi. Con gioia vi benedico.]

Rivolgo infine un cordiale saluto ai pellegrini di lingua italiana, in particolare ai fedeli provenienti da alcune parrocchie romane, e inoltre da Cento, dall’Isola di Lipari e da Valeggio sul Mincio, questi ultimi in occasione del bicentenario della dedicazione della chiesa parrocchiale, intitolata alla Cattedra di San Pietro. Saluto inoltre la Scuola Salesiana "Edoardo Agnelli" di Torino, l’Associazione Musicale "San Leucio" di Brindisi e le Famiglie del Movimento "Tra Noi". Un pensiero speciale va ai familiari delle persone scomparse il 4 gennaio scorso in Venezuela, con l’assicurazione della mia preghiera. A tutti auguro una buona domenica.







Il Papa all'Angelus: ascoltare e seguire Gesù sulla via della Croce per entrare nella vita eterna. Accorato appello per il Libano



“Per entrare nella vita eterna bisogna ascoltare Gesù, seguirlo sulla via della croce, portando nel cuore come Lui la speranza della risurrezione”. E’ quanto ha detto stamani, durante l’Angelus in Piazza San Pietro, Benedetto XVI che ieri ha concluso in Vaticano con la Curia Romana la settimana di esercizi spirituali per il Tempo di Quaresima. Migliaia i fedeli giunti da tutto il mondo per la preghiera mariana, in una giornata molto fredda ma piena di sole. Il Papa ha lanciato anche un appello per la riconciliazione in Libano che da quasi tre mesi non riesce ad eleggere il proprio capo di Stato. Il servizio di Sergio Centofanti:


Il Papa mette in relazione il Vangelo delle tentazioni di Gesù, proposto dalla prima Domenica di Quaresima, con quello odierno della Trasfigurazione sul monte. Episodi che “anticipano il mistero pasquale”:


“La lotta di Gesù col tentatore prelude al grande duello finale della Passione, mentre la luce del suo Corpo trasfigurato anticipa la gloria della Risurrezione. Da una parte vediamo Gesù pienamente uomo, che condivide con noi persino la tentazione; dall’altra lo contempliamo Figlio di Dio, che divinizza la nostra umanità. In tal modo, potremmo dire che queste due domeniche fungono da pilastri su cui poggia tutto l’edificio della Quaresima fino alla Pasqua, ed anzi l’intera struttura della vita cristiana, che consiste essenzialmente nel dinamismo pasquale: dalla morte alla vita”.


“La montagna – il Tabor come il Sinai – sottolinea il Papa - è il luogo della vicinanza con Dio. E’ lo spazio elevato, rispetto all’esistenza quotidiana, dove respirare l’aria pura della creazione”:


“La Trasfigurazione è un avvenimento di preghiera: pregando Gesù si immerge in Dio, si unisce intimamente a Lui, aderisce con la propria volontà umana alla volontà di amore del Padre, e così la luce lo invade e appare visibilmente la verità del suo essere: Egli è Dio, Luce da Luce”.


La veste candida e sfolgorante di Gesù richiama la rinascita nel Battesimo, anticipo dell’esistenza celeste:


“Qui è il punto cruciale: la trasfigurazione è anticipo della risurrezione, ma questa presuppone la morte. Gesù manifesta agli Apostoli la sua gloria, perché abbiano la forza di affrontare lo scandalo della croce, e comprendano che occorre passare attraverso molte tribolazioni per giungere al Regno di Dio”.


Il Papa si sofferma quindi sulla voce del Padre, che risuona dall’alto, proclamando Gesù suo Figlio prediletto, aggiungendo: “Ascoltatelo”:


“Per entrare nella vita eterna bisogna ascoltare Gesù, seguirlo sulla via della croce, portando nel cuore come Lui la speranza della risurrezione. ‘Spe salvi’, salvati nella speranza. Oggi possiamo dire: ‘Trasfigurati nella speranza’”.


Dopo l’Angelus Benedetto XVI ha espresso la sua preoccupazione per “le persistenti manifestazioni di tensione in Libano” che da quasi tre mesi non riesce a darsi un capo dello Stato. “Gli sforzi per comporre la crisi e il sostegno offerto da numerosi esponenti di rilievo della Comunità internazionale – ha sottolineato il Papa - anche se non hanno ancora raggiunto un risultato, dimostrano l’intenzione di individuare un presidente che sia tale per tutti i libanesi e porre così le basi per superare le divisioni esistenti”:


“Purtroppo, non mancano anche i motivi di preoccupazione, soprattutto a causa di una inconsueta violenza verbale o di quanti addirittura pongono la loro fiducia nella forza delle armi e nella eliminazione fisica degli avversari. Assieme al Patriarca maronita e a tutti i Vescovi libanesi, vi chiedo di unirvi alla mia supplica a Nostra Signora del Libano, perché incoraggi i cittadini di quella cara Nazione, ed in particolare i politici, a lavorare con tenacia in favore della riconciliazione, di un dialogo veramente sincero, della pacifica convivenza e del bene di una Patria profondamente sentita come comune”.


Il Papa, poi, nei saluti nelle varie lingue, ha esortato a vivere questa Quaresima in profondo raccoglimento spirituale, facendo digiuno, in particolare da immagini e rumori, e dando spazio all'elemosina e alla carità verso chi è nel bisogno. Infine, salutando i pellegrini italiani, ha rivolto “un pensiero speciale … ai familiari delle persone scomparse il 4 gennaio scorso in Venezuela” assicurando la sua preghiera.





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Monday, February 18, 2008 2:29 PM
LE UDIENZE

Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina in Udienza:

Membri del Consiglio per i Rapporti tra la Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica, e le Unioni Internazionali dei Superiori e delle Superiore Generali.




RINUNCE E NOMINE


RINUNCIA DEL VESCOVO DI BENGUELA (ANGOLA) E NOMINA DEL SUCCESSORE

Il Santo Padre Benedetto XVI ha accettato la rinuncia al governo pastorale della Diocesi di Benguela (Angola), presentata da S.E. Mons. Oscar Lino Lopes Fernandes Braga, in conformità al canone 401 § 1 del Codice di Diritto Canonico.

Il Santo Padre ha nominato Vescovo di Benguela (Angola) S.E. Mons. Eugenio Dal Corso, P.S.D.P., finora Vescovo di Saurimo.


+PetaloNero+
Monday, February 18, 2008 2:30 PM
Il Papa riprende le udienze in Vaticano dopo la settimana di esercizi spirituali: la riflessione del cardinale Comastri



Benedetto XVI, dopo la settimana di esercizi spirituali, ha ripreso questa mattina le udienze in Vaticano incontrando i membri del Consiglio per i rapporti tra la Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica e le Unioni Internazionali dei Superiori e delle Superiore Generali. Ieri all’Angelus il Papa ha rinnovato il suo invito a vivere questa Quaresima in profondo raccoglimento spirituale, facendo digiuno in particolare da immagini e rumori. Questo tempo che precede la Pasqua – ha scritto nel Messaggio per la Quaresima ci offre infatti “una provvidenziale occasione per approfondire il senso e il valore del nostro essere cristiani”. Agli esercizi spirituali in Vaticano, conclusi sabato scorso, ha partecipato anche il cardinale Angelo Comastri, arciprete della Basilica di San Pietro. Isabella Piro gli ha chiesto l’importanza degli esercizi nella vita di un cristiano:


R. – Gli esercizi spirituali sono un tempo particolarmente intenso da dedicare al Signore, per metterci proprio sotto la luce di Dio, in modo da vedere tutte le macchie che si sono realizzate, depositate nella nostra vita. D’altra parte, non dimentichiamo che Gesù passava notti intere in preghiere. Gesù, prima di affrontare la grande lotta della Passione, va nell’orto degli ulivi a pregare. Il cristiano proprio nella misura in cui vuole essere discepolo di Gesù deve immergersi nella preghiera. E gli esercizi spirituali sono un tempo di immersione profonda nella preghiera, in modo che da quelle giornate così forti e così intense uno ne ricavi una spinta forte per seguire il Signore con maggiore convinzione, con maggiore coerenza.


D. – Accogliamo Cristo, nostro Sommo Sacerdote: gli esercizi spirituali sono partiti da questa riflessione. Significa che l’accoglienza è un punto focale del periodo quaresimale?


R. – Certo, la prima accoglienza è l’accoglienza di Dio. Dio ci è venuto incontro in Gesù Cristo. Ma Dio non sfonda le porte. Nel libro dell’Apocalisse si trovano queste parole impressionanti ed è Gesù che parla: “Ecco io sto alla porta e busso”. Pertanto Dio non sfonda le porte, Dio bussa. Ma se la porta resta chiusa, Dio non entra. Il tempo della Quaresima è il tempo per aprire la porta veramente al Signore, per accogliere il Signore. E l’accoglienza del Signore avviene nella preghiera, ma dopo la preghiera avviene nella carità. Se ho Dio dentro di me io brucio di amore. Come Maria, che dopo aver detto il suo sì nella casetta di Nazareth, subito si mette in viaggio per andare a servire Elisabetta. Il dinamismo della vita cristiana è questo: in ginocchio nell’umiltà per accogliere Dio e poi subito in piedi, per andare a vivere la carità che Dio mette dentro di noi.


D. – Gli esercizi spirituali coinvolgono anche il Papa e la Curia Romana. Lei come vive questo periodo che precede la Pasqua?


R. – Anche noi che ci siamo consacrati al Signore possiamo raccogliere polvere. Anche noi possiamo attenuare l’entusiasmo. Anche noi possiamo perdere dentro di noi una spinta forte nel servire il Signore. Allora bisogna rimotivare la nostra sequela del Signore, purificarci da tante piccole presenze di orgoglio, di vanità, di incoerenza. Tutti abbiamo bisogno di rimetterci in cammino verso il Signore, noi per primi. Ne sente il bisogno il Papa, dobbiamo sentirne il bisogno tutti noi.


D. – I ragazzi, i giovani sembrano a volte lontani da temi come quello del digiuno e della preghiera. Come far capire loro invece l’importanza di questi pilastri per la Quaresima?


R. – I giovani capiscono anche il senso del digiuno. Una vita disordinata è una vita infelice. Senza regole non si può vivere. Digiunare non vuol dire perdere qualcosa, digiunare vuol dire imbrigliare bene le nostre energie, come l’acqua: l’acqua torrenziale distrugge, l’acqua incanalata fa del bene. Così sono le energie che abbiamo dentro di noi. Noi abbiamo delle forze, che chiamiamo delle passioni, ma le dobbiamo ben incanalare, perché queste ricchezze siano veramente benefiche e facciano del bene. Il digiuno serve a questo: è un’educazione della volontà, un’educazione di tutte le risorse che abbiamo dentro di noi, perché siano incanalate e possano farci del bene e fare del bene agli altri.



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Monday, February 18, 2008 2:30 PM
CONFERENZA STAMPA DI PRESENTAZIONE DELL’ISTRUZIONE DELLA CONGREGAZIONE DELLE CAUSE DEI SANTI "SANCTORUM MATER" SULLE NORME CHE REGOLANO L’AVVIO DELLE CAUSE DI BEATIFICAZIONE



Alle ore 11.30 di questa mattina, nell’Aula Giovanni Paolo II della Sala Stampa della Santa Sede, si tiene la Conferenza Stampa di presentazione dell’Istruzione della Congregazione delle Cause dei Santi "Sanctorum Mater" per lo svolgimento delle Inchieste diocesane o eparchiali nelle Cause dei Santi. Viene presentato anche il supplemento dell’"Index ac status causarum".

Intervengono: l’Em.mo Card. José Saraiva Martins, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi; S.E. Mons. Michele Di Ruberto, Segretario della Congregazione delle Cause dei Santi; il Rev.mo Mons. Marcello Bartolucci, Sotto-Segretario della medesima Congregazione.








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Monday, February 18, 2008 7:51 PM
Il cardinale Saraiva Martins presenta ai media l’Istruzione “Sanctorum Mater” che chiarisce le norme per la fase diocesana delle Cause di beatificazione. Quella di Giovanni Paolo II, precisa, seguirà un iter normale e non abbreviato



Un documento per permettere ai vescovi diocesani e ai loro collaboratori di istruire la prima fase di un processo di beatificazione - quella locale, che avviene nella loro diocesi - con quel rigore necessario, ma non sempre rispettato, a verificare la “fama di santità” del candidato agli onori degli altari. Sta in questo il senso dell’Istruzione Sanctorum Mater, presentata stamattina in Sala Stampa vaticana dal cardinale prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, José Saraiva Martins, e dai vertici del dicastero. Molte, fra l’altro, le domande dei giornalisti sull’andamento dei processi riguardanti la beatificazione di Giovanni Paolo II e Pio XII. Il servizio di Alessandro De Carolis:


Serve maggior “rigore”. E’ la parola d’ordine che giunge dalla Santa Sede alle diocesi del mondo nelle quali è in corso o si sta procedendo ad istruire un processo di beatificazione. Raccogliere prove - documenti e testimonianze - sulla santità di vita di un candidato, sul suo eventuale martirio, sul presunto miracolo attribuito alla sua intercessione deve avvenire nell’unico e sovrano interesse dell’accertamento della verità. E’ questo che chiede con la sua Istruzione il dicastero pontificio. Dopo 25 anni dalla promulgazione delle norme su questo argomento da parte di Giovanni Paolo II, si è reso necessario - ha spiegato il cardinale Saraiva Martins - fornire ai diretti interessati un “chiarimento” sulle modalità di applicazione delle regole esistenti e non tanto fornirne di nuove. Per istruire un processo in fase diocesana, ha affermato con chiarezza il cardinale prefetto, è necessario anzitutto che la fama di santità sia “spontanea e non artificiosamente procurata”:


“Il vescovo non può, nemmeno volendo, iniziare una causa di beatificazione se non c’è questa ‘fama sanctitatis' in seno alla comunità ecclesiale alla quale appartiene il candidato agli altari. In fondo, è la comunità stessa di laici che fa il primo passo in un processo di Beatificazione, poiché praticamente sono loro che devono dire al vescovo: ‘Questa persona per noi era santa’. Ecco la ‘fama sanctitatis’”.


Il cardinale Saraiva Martins ha subito replicato, già in fase di presentazione del documento, a una possibile obiezione: ovvero, che l’Istruzione Sanctorum Mater rappresenti in realtà un irrigidimento nelle procedure di beatificazione e canonizzazione:


“Tale irrigidimento non esiste se per esso si intende una modifica delle norme in vigore da più di 25 anni (…) L’‘Istruzione’ mira a promuovere l’osservanza puntuale di quanto prescritto nelle norme vigenti e in questo senso è ovvio e auspicabile che il documento abbia come conseguenza un’applicazione più accurata delle disposizioni di legge”.


Numerosissime le domande dei giornalisti in Sala Stampa, in rappresentanza di molte testate internazionali. Intanto, al pari di Giovanni Paolo II, è stata ribadita - numeri alla mano - la grande “sensibilità” di Benedetto XVI ai modelli di santità e dunque ai testimoni da proporre all’attenzione della Chiesa. Prova ne è il fatto che in soli tre anni di Pontificato siano stati finora beatificati e canonizzati 577 Servi di Dio, ovvero un terzo di tutti quelli registratisi sotto il Pontificato di Papa Wojtyla. Qui è emersa la principale novità voluta da Benedetto XVI, riguardante la celebrazione delle beatificazioni nelle diocesi di appartenenza dei nuovi Beati. Ciò, ha constatato il cardinale Saraiva Martins, ha quadruplicato-quintuplicato il numero delle cerimonie, ma nel contempo ha anche aperto a magnifiche esperienze di tipo pastorale ed ecclesiale. Si pensi, ha portato come esempio il prefetto del dicastero, al fatto che in molte circostanze siano stati gli stessi familiari del Beato a portarne all’altare le reliquie, ogni volte nel più generale e commosso silenzio. Anche l’aspetto relativo al riconoscimento del miracolo ha indotto il cardinale Saraiva Martins a rammentare le procedure che vedono, in prima istanza, i circa sessanta medici di chiara fama, appartenenti alla Consulta vaticana, esprimersi sulle guarigioni dal punto di vista della comprensibilità scientifica o meno. Quindi, il pronunciamento della trentina, tra cardinali e presuli, chiamati ad emettere un parere di tipo ecclesiale-teologico qualora il miracolo non sia spiegabile dalla scienza. In ogni caso, ha distinto il porporato:


“Il miracolo non ha niente a che fare con la santità, sia ben chiaro: sono due cose diverse. Il miracolo è un segno, un sigillo che Dio appone sulla santità della persona. Ma una cosa è il miracolo, un’altra cosa è la santità. Il miracolo conferma la santità, non è la santità stessa”.


Interesse ha suscitato anche lo stato delle Cause di beatificazione relative ai Papi del 20.mo secolo o ad altri esponenti della Chiesa, come mons. Oscar Romero, l’arcivescovo di San Salvador ucciso nel 1980, o del fondatore della Congregazione dei Sacerdoti del Sacro Cuore di Gesù, padre Leon Dehon. Entrambe le cause, ha ribadito il prefetto vaticano, sono allo studio proprio allo scopo di chiarire con limpidezza gli aspetti della loro testimonianza cristiana. Per ciò che concerne la canonizzazione del Beato Giovanni XXIII si attende la certificazione del secondo miracolo, necessario per la chiusura del processo, mentre non vi saranno ulteriori accelerazioni per quanto riguarda la beatificazione di Giovanni Paolo II, giacché - ha ribadito il cardinale Saraiva Martins - la dispensa concessa da Benedetto XVI riguarda l’inizio del processo e non il processo stesso, che dunque seguirà un iter normale. Netta invece la presa di posizione del prefetto vaticano sulla Causa in corso riguardante Pio XII. Sui presunti ostacoli che essa incontrerebbe, il porporato ha affermato:


“Certe difficoltà che qualcuno ha sollevato in realtà non esistono, secondo me. Molti dicono: ‘[La Causa] non va avanti perché lui è famoso per il silenzio nella condanna al nazismo, non ha condannato il nazismo’. Questo non è vero storicamente. Io, piuttosto che di silenzio, parlerei di ‘prudenza’. Il silenzio non c’è stato. Inoltre, la prudenza di Papa Pio XII appare molto chiara dalle sue stesse parole (…) e vorrei confermarla con una testimonianza al di sopra di ogni sospetto, e cioè con le parole di Robert Kempner, magistrato ebreo e pubblico ministero al Processo di Norimberga. Lui ha scritto, nel gennaio del 1964: ‘Qualsiasi presa di posizione propagandistica della Chiesa contro il governo di Hitler avrebbe accelerato l’assassinio di un numero ben maggiore di ebrei e sacerdoti’”.



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Tuesday, February 19, 2008 2:43 PM
RINUNCE E NOMINE





NOMINA DI AUSILIARE DI GUAYAQUIL (ECUADOR)

Il Santo Padre Benedetto XVI ha nominato Vescovo Ausiliare di Guayaquil (Ecuador) il Rev.do Valter Dario Maggi, Parroco e Segretario della Commissione Episcopale per l’Educazione della Conferenza Episcopale Ecuadoriana, assegnandogli la sede titolare di Bossa.

Rev.do Valter Dario Maggi

Il Rev.do Valter Dario Maggi è nato a Brignano Gera d’Adda, diocesi di Cremona (Italia), il 12 agosto 1956. Ha compiuto gli studi di filosofia e teologia presso il Seminario Vescovile di Bergamo, in qualità di alunno del Seminario Missionario "Paradiso".
È stato ordinato sacerdote il 15 giugno 1985 e incardinato nell’arcidiocesi di Foggia-Bovino. Nel 1989 ha conseguito la Licenza in Teologia del Matrimonio e della Famiglia presso l’Istituto Giovanni Paolo II a Roma. Nel 1992, come sacerdote "fidei donum", si è recato missionario in Ecuador nella diocesi di Portoviejo, dove ha svolto il ministero di parroco e, contemporaneamente, quello di responsabile della Pastorale universitaria arcidiocesana.
Attualmente è Segretario della Commissione Episcopale per l’Educazione e Direttore dell’Istituto Teologico Pastorale dell’Ecuador. Dal 1996, inoltre, è Responsabile nazionale del Movimento "Comunione e Liberazione". Dal 1998 è parroco in solido della Parrocchia "Espíritu Santo" e della Parrocchia universitaria "San Juan Apóstol".



NOMINA DELL’AUSILIARE DI TRINCOMALEE-BATTICALOA (SRI LANKA)

Il Papa ha nominato Ausiliare della Diocesi di Trincomalee-Batticaloa (Sri Lanka) il Rev.do Mons. Joseph Ponniah, Vicario Generale della medesima diocesi, assegnandogli la sede titolare vescovile di Monte di Mauritania.

Mons. Joseph Ponniah

Mons. Joseph Ponniah è nato il 12 ottobre 1952 a Thannamunai, Batticaloa. Dopo gli studi primari alla St. Joseph’s School nel luogo di nascita, e poi al St. Joseph’s Minor Seminary e al St. Joseph’s College di Trincomalee, ha frequentato i corsi filosofici nel Seminario St. Paul di Thiruchirapally, in India, e quelli teologici nel Seminario Nazionale di Poona, sempre in India.
È stato ordinato sacerdote il 30 aprile 1980 ed incardinato nella diocesi di Trincomalee-Batticaloa.
Dopo l’ordinazione sacerdotale ha svolto i seguenti ministeri: 1980-1982: Vicario parrocchiale, St. Mary’s Co-Cathedral, Batticaloa; 1982-1987: Parroco di Vaharai; 1987-1990: Parroco di Veechchu Kalmunai; 1990-1991: Parroco di Ayhiyamalai; 1991-1993: studi per la Licenza in Teologia Biblica presso la Pontificia Università Urbaniana; 1993-1996: Rettore del Seminario Minore di Batticaloa; 1996-2001: Professore di Sacra Scrittura e Moderatore del Seminario Maggiore Nazionale di Ampitiya, Kandy; 2001-2006: Parroco di Thandavanveli; dal 2001: Membro del Collegio dei Consultori e membro del Consiglio amministrativo; dal 2006: Vicario Generale della Diocesi di Trincomalee-Batticaloa.


+PetaloNero+
Tuesday, February 19, 2008 2:45 PM
UDIENZA AI MEMBRI DEL CONSIGLIO PER I RAPPORTI TRA LA CONGREGAZIONE PER GLI ISTITUTI DI VITA CONSACRATA E LE SOCIETÀ DI VITA APOSTOLICA E LE UNIONI INTERNAZIONALI DEI SUPERIORI E DELLE SUPERIORE GENERALI (18 FEBBRAIO 2008)




COMUNICATO STAMPA

Nella mattina di ieri, lunedì 18 febbraio, il Santo Padre ha ricevuto in udienza i membri del Consiglio per i Rapporti tra la Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica e le Unioni Internazionali dei Superiori e delle Superiore Generali. All’incontro, che ha avuto luogo nella sala del Concistoro del Palazzo Apostolico, hanno preso parte i membri del Consiglio Esecutivo dell’Unione Internazionale dei Superiori Generali (USG) e del Consiglio Esecutivo dell’Unione Internazionale delle Superiore Generali (UISG). Erano presenti anche il Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, il Cardinale Franc Rodé e S.E. Mons. Gianfranco Gardin, rispettivamente Prefetto e Segretario del Dicastero che si occupa della vita consacrata.
Nel corso della riunione sono stati affrontati vari aspetti della vita consacrata in questo nostro tempo, mettendo in luce gli elementi positivi e le difficoltà, le attese e le sfide che le Famiglie religiose incontrano nella loro testimonianza evangelica. L’ampio e fraterno dialogo è risultato quanto mai proficuo ed ha offerto a Sua Santità un approfondito aggiornamento sui vari aspetti che riguardano la vita consacrata.
Al termine dei lavori il Santo Padre Benedetto XVI ha rivolto ai presenti un discorso.


DISCORSO DEL SANTO PADRE

Cari fratelli e sorelle,

al termine di questa mattinata di comune riflessione su alcuni aspetti particolarmente attuali e importanti della Vita Consacrata in questo nostro tempo, vorrei anzitutto ringraziare il Signore che ci ha offerto la possibilità di questo incontro molto proficuo per tutti. Abbiamo avuto modo di analizzare insieme le potenzialità e le attese, le speranze e le difficoltà che incontrano oggi gli Istituti di Vita Consacrata. Ho ascoltato con grande attenzione ed interesse le vostre testimonianze, le vostre esperienze ed ho preso nota delle vostre domande. Avvertiamo tutti come nella moderna società globalizzato divenga sempre più difficile annunciare e testimoniare il Vangelo. Se questo vale per tutti i battezzati, a più forte ragione è vero per le persone che Gesù chiama alla sua sequela in modo più radicale attraverso la consacrazione religiosa. Il processo di secolarizzazione che avanza nella cultura contemporanea non risparmia infatti purtroppo nemmeno le comunità religiose.

Non bisogna tuttavia lasciarsi prendere dallo scoraggiamento perché se oggi, come è stato opportunamente ricordato, non poche nubi si addensano all’orizzonte della vita religiosa, stanno emergendo, ed anzi sono in costante crescita, segnali di un provvidenziale risveglio, che suscita motivi di consolante speranza. Lo Spirito Santo soffia potentemente dappertutto nella Chiesa suscitando un nuovo impegno di fedeltà negli Istituti storici ed insieme a nuove forme di consacrazione religiosa in consonanza con le esigenze dei tempi. Oggi, come in ogni epoca, non mancano anime generose disposte ad abbandonare tutti e tutto per abbracciare Cristo e il suo Vangelo, consacrando al suo servizio la loro esistenza entro comunità segnate da entusiasmo, generosità e gioia. Quel che contraddistingue queste nuove esperienze di Vita Consacrata è il desiderio comune, condiviso con pronta adesione, di povertà evangelica praticata in modo radicale, di amore fedele alla Chiesa, di generosa dedizione verso il prossimo bisognoso, con speciale attenzione per quelle povertà spirituali che contraddistinguono in maniera marcata l’epoca contemporanea.

Più volte anch’io, come già i miei venerati Predecessori, ho voluto ribadire che gli uomini d’oggi avvertono un forte richiamo religioso e spirituale, ma sono pronti ad ascoltare e seguire solo chi testimonia con coerenza la propria adesione a Cristo. Ed è interessante notare che sono ricchi di vocazioni proprio quegli Istituti che hanno conservato o hanno scelto un tenore di vita, spesso molto austero, e comunque fedele al Vangelo vissuto "sine glossa". Penso alle tante comunità fedeli ed alle nuove esperienze di Vita Consacrata che voi ben conoscete; penso al lavoro missionario di molti gruppi e movimenti ecclesiali da cui scaturiscono non poche vocazioni sacerdotali e religiose; penso alle ragazze e ai giovani che abbandonano tutto per entrare in monasteri e conventi di clausura. E’ vero – lo possiamo dire con gioia - anche oggi il Signore continua a mandare operai nella sua vigna e ad arricchire il suo popolo di tante e sante vocazioni. Di questo lo ringraziamo e lo preghiamo perché all’entusiasmo delle scelte iniziali - molti giovani infatti intraprendono il sentiero della perfezione evangelica ed entrano in nuove forme di Vita Consacrata a seguito di commoventi conversioni -, perché, dicevo, all’entusiasmo delle scelte iniziali segua l’impegno della perseveranza in un autentico cammino di perfezione ascetica e spirituale, in un cammino di vera santità.

Per quanto riguarda gli Ordini e le Congregazioni con una lunga tradizione nella Chiesa, non si può non notare, come voi stessi avete sottolineato, che negli ultimi decenni hanno attraversato quasi tutti - quelli maschili come quelli femminili - una difficile crisi dovuta all’invecchiamento dei membri, a una più o meno accentuata diminuzione delle vocazioni, e talora anche a una "stanchezza" spirituale e carismatica. Questa crisi, in certi casi, si è fatta persino preoccupante. Accanto però a situazioni difficili, che è bene guardare con coraggio e verità, vanno tuttavia registrati segni di positiva ripresa, specialmente quando le comunità hanno scelto di tornare alle origini per vivere in maniera più consona lo spirito del Fondatore. In quasi tutti i recenti Capitoli Generali degli Istituti religiosi il tema ricorrente è stato proprio la riscoperta del carisma fondazionale da incarnare ed attuare in modo rinnovato nel tempo presente. Riscoprire lo spirito delle origini, approfondire la conoscenza del Fondatore o della Fondatrice, ha aiutato ad imprimere agli Istituti un promettente nuovo impulso ascetico, apostolico e missionario. Ci sono opere ed attività secolari che sono state così rivitalizzante da nuova linfa; ci sono nuove iniziative di autentica attuazione del carisma dei Fondatori. E’ su questa strada che occorre continuare a camminare, pregando il Signore perché porti a pieno compimento l’opera da Lui iniziata.

Entrando nel terzo millennio, il mio venerato predecessore, il Servo di Dio Giovanni Paolo II, ha invitato l’intera comunità ecclesiale a "ripartire da Cristo" (Lett. ap. Novo millennio ineunte, nn. 29 ss.). Sì! Anche gli Istituti di Vita Consacrata, se vogliono mantenere o ritrovare la loro vitalità ed efficacia apostolica, devono continuamente "ripartire da Cristo". E’ Lui la salda roccia su cui dovete costruire le vostre comunità e ogni vostro progetto di rinnovamento comunitario ed apostolico. Cari fratelli e sorelle, grazie di cuore per la cura che voi ponete nel compiere il vostro gravoso servizio di guida delle vostre famiglie religiose. Il Papa vi è accanto, vi incoraggia ed assicura per ogni vostra comunità un quotidiano ricordo nella preghiera. Terminando questo nostro incontro, vorrei ancora una volta salutare con affetto il Cardinale Segretario di Stato e il Cardinale Franc Rodé, come pure ciascuno di voi. A voi chiedo inoltre di recare il mio saluto a tutti i vostri confratelli e vostre consorelle, con un pensiero speciale per gli anziani che hanno servito a lungo i vostri Istituti, gli ammalati che contribuiscono all’opera della redenzione con le loro sofferenze, i giovani che sono la speranza delle vostre diverse Famiglie religiose e della Chiesa. Tutti vi affido alla materna protezione di Maria, modello eccelso di vita consacrata, mentre cordialmente vi benedico.








Benedetto XVI ai superiori e alle superiore dei religiosi inconrati ieri: la crisi della modernità che intacca gli Istituti religiosi si contrasta riscoprendo lo spirito dei carismi



Se il processo di secolarizzazione non ha risparmiato neppure le comunità religiose, la fedeltà - ricercata - ai propri carismi è la strada per rivitalizzare la spiritualità di ogni famiglia religiosa. E’ la direzione indicata da Benedetto XVI nell’incontro avvenuto ieri nel Palazzo Apostolico con i membri del Consiglio per i Rapporti tra la Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica e le Unioni internazionali dei Superiori e delle Superiori generali (USG e UISG). I particolari dell’intervento del Pontefice, reso noto oggi, nel servizio di Alessandro De Carolis:

La mentalità dilagante, in molte società, che nega o marginalizza l’importanza di Dio e del sacro non può non allungare la propria ombra anche sui luoghi nei quali vive chi ha fatto di Dio una scelta radicale di vita. Benedetto XVI lo ha riconosciuto schiettamente: la “stanchezza” spirituale e carismatica è un preoccupante segno dei tempi che “non risparmia” purtroppo “nemmeno le comunità religiose”. E tuttavia, non mancano gli uomini e le donne che anche oggi restano attratti dalla prospettiva di seguire le orme di grandi Santi e di imitarne la generosità nel seguire il Vangelo sine glossa. Il Papa ha dato ampio spazio all’analisi critica delle difficoltà che incontrano gli Istituti religiosi, maschili e femminili, all’inizio del 21.mo secolo. “Avvertiamo tutti - ha constatato - come nella moderna società globalizzata divenga sempre più difficile annunciare e testimoniare il Vangelo”. E “se questo vale per tutti i battezzati - ha aggiunto - a più forte ragione è vero per le persone che Gesù chiama alla sua sequela in modo più radicale attraverso la consacrazione religiosa”.


Nonostante queste negative influenze, sottolineate peraltro dalla riduzione di vocazioni, Benedetto XVI ha invitato a non “lasciarsi prendere dallo scoraggiamento” perché, oltre le “non poche nubi” che si addensano all’orizzonte della vita religiosa, “stanno emergendo, ed anzi sono in costante crescita - ha rilevato - segnali di un provvidenziale risveglio, che suscita motivi di consolante speranza”. La vita missionaria attiva come la clausura continuano ad esercitare il loro fascino su ragazzi e ragazze, tanto negli Istituti di antica nascita quanto nelle “nuove esperienze di Vita consacrata”. La scelta della perfezione evangelica, dunque, è frutto per il Papa di un valore sopra tutti gli altri: “Riscoprire lo spirito delle origini, approfondire la conoscenza del Fondatore o della Fondatrice”. Questo, ha detto, “ha aiutato ad imprimere agli Istituti un promettente nuovo impulso ascetico, apostolico e missionario. Ci sono opere ed attività secolari che sono state così rivitalizzante da nuova linfa; ci sono nuove iniziative di autentica attuazione del carisma dei Fondatori. E’ su questa strada - ha concluso il Papa - che occorre continuare a camminare, pregando il Signore perché porti a pieno compimento l’opera da Lui iniziata”.



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Tuesday, February 19, 2008 7:03 PM
La giornata vaticana. Cuba, clochard, universitari

di Mattia Bianchi/ 19/02/2008

Le notizie del giorno sulla vita della Chiesa e della Santa Sede, riportate dalle principali agenzie di stampa italiane. I testi integrali con fonte...


PADRE LOMBARDI MANTIENE GLI INCARICHI IN VATICANO
Eletto consigliere generale della Compagnia di Gesu', padre Federico Lombardi non lascera' gli attuali incarichi di direttore della Sala Stampa della Santa Sede, della Radio Vaticana e del Centro Televisivo Vaticano. Lo ha precisato il vice direttore della Sala Stampa padre Ciro Benedettini. (Fonte: AGI)

SANTA SEDE ALLE PARROCCHIE: ACCOGLIERE I BARBONI
"Tutte le parrocchie e gli altri gruppi ecclesiali accettino il mandato evangelico di accogliere i forestieri e, tra loro, di prendersi cura nel miglior modo possibile del bisognoso e di chi e' senza tetto". Lo chiede un documento del Pontificio Consiglio per la pastorale dei migranti, per il quale che "la comunita' locale, la Chiesa, il popolo di Dio sono chiamati a credere nel futuro delle persone anche senza fissa dimora". "I poveri - ricorda il testo - sono parte della comunita' ecclesiale e come tali devono essere accolti al pari delle famiglie in difficolta' e delle vedove". In particolare, "i sacerdoti e i direttori spirituali siano prontamente disponibili nei confronti dei 'senza fissa dimora', soprattutto nelle situazioni critiche della loro vita e in occasioni di lutto". Il documento fa seguito a un Convegno sulla pastorale dei senza fissa dimora che in Vaticano aveva messo in luce i rischi di emarginazione insiti nei luoghi comuni sulle ragioni che portano alcuni a vivere da clochard. "Ognuno di loro - ribadisce il dicastero - ha una sua storia ed occorre ascoltarla". Infatti, "ogni occasione intesa a 'dare voce a chi non ha voce', ad esempio i cosiddetti giornali di strada' rappresenta una possibilita' in grado di cambiare la percezione che le persone senza dimora fissa hanno di se stesse, ma anche la considerazione e la comprensione della societa' nei loro confronti". "Le persone - raccomanda il documento - siano avvicinate come soggetti unici, riconoscendo in esse l'immagine e la somiglianza di Dio, e chiamando ciascuno per nome. E le persone senza fissa dimora siano messe in condizione di potersi esprimere nella Chiesa e negli eventi pubblici". (Fonte: AGI)

RITIRO DI FIDEL CASTRO. NESSUN COMMENTO DALLA SANTA SEDE
La Santa Sede non commenta per ora le dimissioni di Fidel Castro. Ed anche l'Osservatore Romano, apprende l'Agi, si limitera' a riportare la notizia senza prendere posizione in merito. La cautela si spiega anche con la programmata visita a Cuba del Segretario di Stato Tarcisio Bertone, che partira' domani da Roma. Il programma di massima, reso noto ieri dalla Radio Vaticana, non indica con quali autorita' civili si incontrera' il cardinale ne' la data precisa del possibile colloquio che dovrebbe avvenire comunque alla fine del viaggio, il 25 o il 26 febbraio, a L'Avana. (Fonte: AGI)

CARDINALE TRUJILLO: SU VITA, GIUSTO DIALOGARE CON ATEI DEVOTI
Su temi come l'aborto, i limiti alla scienza, la sacralita' della famiglia, per il Vaticano e' giusto il dialogo con i non credenti che sostengono gli stessi valori della Chiesa, i cosiddetti ''atei devoti''. Lo afferma il cardinale Alfonso Lopez Trujillo, presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, presentando sull'Osservatore Romano il congresso continentale con politici e legislatori delle Americhe che si terra' prima dell'estate a Santo Domingo per una riflessione comune sulle norme vigenti in materia della vita. ''Varie volte, tante volte - spiega Lopez Trujillo - abbiamo potuto dialogare benissimo con non credenti sul valore sacro della vita, su argomenti legati alla famiglia. In Italia ci si chiede se sia possibile condividere questo impegno anche con chi non e' credente - il dibattito sui cosiddetti 'atei devoti' - dimenticando che ripetutamente, in molti documenti, i Papi hanno detto che questo e' possibile, perche' ci sono due ali per ascendere alla verita': la fede e la ragione, 'fides et ratio'''. (Fonte: ANSA)

IL PAPA INCONTRA GLI UNIVERSITARI
Nel pomeriggio di sabato primo marzo in occasione della VI Giornata europea degli universitari, Benedetto XVI presiedera', nell'Aula Paolo VI, una grande veglia mariana degli universitari, sul tema: ''Europa e Americhe insieme per costruire la civilta' dell'amore''. La giornata e' stata promossa dal Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee (CCEE) e dall'Ufficio per la pastorale universitaria del Vicariato di Roma. Agli studenti presenti nell'Aula Paolo VI, si collegheranno via satellite, universitari di varie citta' europee e americane: Napoli (Italia), Bucarest (Romania); Toledo (Spagna); Avignone (Francia) e Minsk (Bielorussia). Dal continente americano saranno previsti collegamenti da Washington (Stati Uniti d'America); Citta' del Messico (Messico); La Habana (Cuba), Aparecida (Brasile) e Loja (Ecuador). Alle 17 e' in programma la recita del Rosario guidata dal Papa che, al termine, pronuncera' un discorso e consegnera' una copia della enciclica ''Spe salvi'' ad un gruppo di universitari, in rappresentanza di tutti i presenti. In occasione della giornata europea degli universitari, dal 28 febbraio al 1° marzo, si terra', presso la Pontificia Universita' Gregoriana, un Convegno sul tema: ''L'Europa e Le Americhe insieme verso uno sviluppo integrale e solidale'', organizzato dall'Ufficio per la Pastorale Universitaria in collaborazione con la Commissione Europea Rappresentanza per l'Italia, il Ministero delle Comunicazioni, il Ministero dell'Universita' e Ricerca e il Ministero degli Affari Esteri. (Fonte: ADNKRONOS)


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Wednesday, February 20, 2008 3:00 PM
L’UDIENZA GENERALE


L’Udienza Generale di questa mattina si è svolta in due momenti distinti: alle ore 10.30, nella Basilica Vaticana, il Santo Padre Benedetto XVI ha incontrato i singoli fedeli, che non hanno trovato posto nell’Aula delle Udienze; successivamente, nell’Aula Paolo VI, ha tenuto la catechesi e salutato i diversi gruppi di pellegrini provenienti dall’Italia e da ogni parte del mondo.
Nel discorso in lingua italiana il Papa, riprendendo il ciclo di catechesi sui Padri Apostolici, si è soffermato nuovamente sulla figura e sulle opere di Sant’Agostino.
Dopo aver riassunto la Sua catechesi in diverse lingue, il Santo Padre ha rivolto particolari espressioni di saluto ai gruppi di fedeli presenti.
L’Udienza Generale si è conclusa con la recita del Pater Noster e la Benedizione Apostolica impartita insieme ai Vescovi presenti.



SALUTO AI PELLEGRINI NELLA BASILICA VATICANA

Sono lieto di accogliere e di salutare cordialmente tutti voi, cari pellegrini provenienti da varie parti d’Italia. Il cammino quaresimale che stiamo percorrendo sia occasione favorevole di un deciso sforzo di conversione e di rinnovamento spirituale per un risveglio alla fede autentica, per un recupero salutare del rapporto con Dio e per un impegno evangelico più generoso. Nella consapevolezza che l'amore è stile di vita che contraddistingue il credente, non stancatevi di essere ovunque testimoni di carità.

Chers pèlerins de langue française, je vous accueille avec joie auprès de la tombe de Pierre. Que la démarche spirituelle que vous accomplissez ici, en ce temps de Carême, affermisse votre foi au Christ et votre amour de l’Église. En vous confiant à l’intercession de la Bienheureuse Vierge Marie, je vous assure de ma prière pour vous et pour vos familles, et à toutes vos intentions. Avec ma Bénédiction apostolique.

I am pleased to greet all the English-speaking pilgrims gathered here in the Basilica of Saint Peter. Lent is a privileged time for all Christians to recommit themselves to conversion and spiritual renewal. In this way, we rekindle a genuine faith in Christ, a life-giving relationship with God and a more fervent dedication to the Gospel. Strengthened by the conviction that love is the distinguishing mark of Christian believers, I encourage you to persevere in bearing witness to charity in your daily lives.

Mit Freude grüße ich die Audienzteilnehmer aus den Ländern deutscher Sprache hier im Petersdom. Die Fastenzeit, die österliche Bußzeit, bietet eine gute Gelegenheit, den Weg der Umkehr entschieden weiterzugehen und sich um eine geistliche Erneuerung zu bemühen für eine Neubelebung des Glaubens und unserer Beziehung zu Gott sowie für einen großherzigen Einsatz im Geist des Evangeliums. Die Liebe ist der Lebensstil, der den glaubenden Menschen auszeichnet. Werdet nicht münde, überall Zeugnis für die Nächstenliebe zu geben. Euch allen wünsche ich einen gesegneten Aufenthalt hier in Rom.

Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua española aquí presentes. Que el camino de conversión cuaresmal sea una ocasión idónea para una auténtica renovación espiritual, a fin de avivar la fe y la relación de amistad con Dios y para un mayor compromiso evangélico. Con la certeza de que el amor es el estilo de vida que distingue a los creyentes, no os canséis de ser testigos de la caridad allí donde estéis. ¡Que Dios os bendiga!

Concludiamo questo nostro incontro cantando la preghiera del Pater Noster.

(Segue la Benedizione)



CATECHESI DEL SANTO PADRE

Cari fratelli e sorelle,

dopo la pausa degli esercizi spirituali della settimana scorsa ritorniamo oggi alla grande figura di sant'Agostino, sul quale già ripetutamente ho parlato nelle catechesi del mercoledì. E’ il Padre della Chiesa che ha lasciato il maggior numero di opere, e di queste oggi intendo parlare brevemente. Alcuni degli scritti agostiniani sono d’importanza capitale, e non solo per la storia del cristianesimo ma per la formazione di tutta la cultura occidentale: l’esempio più chiaro sono le Confessiones, senza dubbio uno dei libri dell’antichità cristiana tuttora più letti. Come diversi Padri della Chiesa dei primi secoli, ma in misura incomparabilmente più vasta, anche il Vescovo d’Ippona ha infatti esercitato un influsso esteso e persistente, come appare già dalla sovrabbondante tradizione manoscritta delle sue opere, che sono davvero moltissime.

Lui stesso le passò in rassegna qualche anno prima di morire nelle Retractationes e poco dopo la sua morte esse vennero accuratamente registrate nell’Indiculus ("elenco") aggiunto dal fedele amico Possidio alla biografia di sant'Agostino, Vita Augustini. L’elenco delle opere di Agostino fu realizzato con l’intento esplicito di salvaguardarne la memoria mentre l’invasione vandala dilagava in tutta l’Africa romana e conta ben milletrenta scritti numerati dal loro Autore, con altri "che non si possono numerare, perché non vi ha apposto nessun numero". Vescovo di una città vicina, Possidio dettava queste parole proprio a Ippona – dove si era rifugiato e dove aveva assistito alla morte dell’amico – e quasi sicuramente si basava sul catalogo della biblioteca personale di Agostino. Oggi, sono oltre trecento le lettere sopravvissute del Vescovo di Ippona e quasi seicento le omelie, ma queste in origine erano moltissime di più, forse addirittura tra le tremila e le quattromila, frutto di un quarantennio di predicazione dell’antico retore che aveva deciso di seguire Gesù e di parlare non più ai grandi della corte imperiale, ma alla semplice popolazione di Ippona.

E ancora in anni recenti le scoperte di un gruppo di lettere e di alcune omelie hanno arricchito la nostra conoscenza di questo grande Padre della Chiesa. "Molti libri – scrive Possidio – furono da lui composti e pubblicati, molte prediche furono tenute in chiesa, trascritte e corrette, sia per confutare i diversi eretici sia per interpretare le sacre Scritture ad edificazione dei santi figli della Chiesa. Queste opere – sottolinea il Vescovo amico – sono tante che a stento uno studioso ha la possibilità di leggerle ed imparare a conoscerle" (Vita Augustini, 18, 9).

Tra la produzione letteraria di Agostino – quindi più di mille pubblicazioni suddivise in scritti filosofici, apologetici, dottrinali, morali, monastici, esegetici, antieretici, oltre appunto le lettere e le omelie – spiccano alcune opere eccezionali di grande respiro teologico e filosofico. Innanzi tutto bisogna ricordare le già menzionate Confessiones, scritte in tredici libri tra il 397 e il 400 a lode di Dio. Esse sono una specie di autobiografia nella forma di un dialogo con Dio. Questo genere letterario riflette proprio la vita di sant'Agostino, che era un vita non chiusa in sé, dispersa in tante cose, ma vissuta sostanzialmente come dialogo con Dio e così una vita con gli altri. Già il titolo Confessiones indica la specificità di questa autobiografia. Questa parola confessiones nel latino cristiano sviluppato dalla tradizione dei Salmi ha due significati, che tuttavia si intrecciano. Confessiones indica, in primo luogo, la confessione delle proprie debolezze, della miseria dei peccati; ma, allo stesso tempo, confessiones significa lode di Dio, riconoscimento a Dio. Vedere la propria miseria nella luce di Dio diventa lode a Dio e ringraziamento perché Dio ci ama e ci accetta, ci trasforma e ci eleva verso se stesso. Su queste Confessiones che ebbero grande successo già durante la vita di sant'Agostino, lui stesso ha scritto: "Esse hanno esercitato su di me tale azione mentre le scrivevo e l’esercitano ancora quando le rileggo. Vi sono molti fratelli ai quali queste opere piacciono" (Retractationes, II, 6): e devo dire che anch’io sono uno di questi «fratelli». E grazie alle Confessiones possiamo seguire passo passo il cammino interiore di quest’uomo straordinario e appassionato di Dio. Meno diffuse ma altrettanto originali e molto importanti sono poi le Retractationes, composte in due libri intorno al 427, nelle quali sant’Agostino, ormai anziano, compie un’opera di "revisione" (retractatio) di tutta la sua opera scritta, lasciando così un documento letterario singolare e preziosissimo, ma anche un insegnamento di sincerità e di umiltà intellettuale.

Il De civitate Dei – opera imponente e decisiva per lo sviluppo del pensiero politico occidentale e per la teologia cristiana della storia – venne scritto tra il 413 e il 426 in ventidue libri. L'occasione era il sacco di Roma compiuto dai Goti nel 410. Tanti pagani ancora viventi, ma anche molti cristiani, avevano detto: Roma è caduta, adesso il Dio cristiano e gli apostoli non possono proteggere la città. Durante la presenza delle divinità pagane Roma era caput mundi, la grande capitale, e nessuno poteva pensare che sarebbe caduta nelle mani dei nemici. Adesso, con il Dio cristiano, questa grande città non appariva più sicura. Quindi il Dio dei cristiani non proteggeva, non poteva essere il Dio al quale affidarsi. A questa obiezione, che toccava profondamente anche il cuore dei cristiani, risponde sant'Agostino con questa grandiosa opera, il De civitate Dei, chiarendo che cosa dobbiamo aspettarci da Dio e che cosa no, qual è la relazione tra la sfera politica e la sfera della fede, della Chiesa. Anche oggi questo libro è una fonte per definire bene la vera laicità e la competenza della Chiesa, la grande vera speranza che ci dona la fede.

Questo grande libro è una presentazione della storia dell’umanità governata dalla Provvidenza divina, ma attualmente divisa da due amori. E questo è il disegno fondamentale, la sua interpretazione della storia, che è la lotta tra due amori: amore di sé "sino all'indifferenza per Dio", e amore di Dio "sino all'indifferenza per sé", (De civitate Dei, XIV, 28), alla piena libertà da sé per gli altri nella luce di Dio. Questo, quindi, è forse il più grande libro di sant'Agostino, di una importanza permanente. Altrettanto importante è il De Trinitate, opera in quindici libri sul principale nucleo della fede cristiana, la fede nel Dio trinitario, scritta in due tempi: tra il 399 e il 412 i primi dodici libri, pubblicati a insaputa di Agostino, che verso il 420 li completò e rivide l’intera opera. Qui egli riflette sul volto di Dio e cerca di capire questo mistero del Dio che è unico, l'unico creatore del mondo, di noi tutti, e tuttavia, proprio questo unico Dio è trinitario, un cerchio di amore. Cerca di capire il mistero insondabile: proprio l'essere trinitario, in tre Persone, è la più reale e più profonda unità dell'unico Dio. Il De doctrina Christiana è invece una vera e propria introduzione culturale all’interpretazione della Bibbia e in definitiva allo stesso cristianesimo, che ha avuto un’importanza decisiva nella formazione della cultura occidentale.

Pur con tutta la sua umiltà, Agostino certamente fu consapevole della propria statura intellettuale. Ma per lui, più importante del fare grandi opere di respiro alto, teologico, era portare il messaggio cristiano ai semplici. Questa sua intenzione più profonda, che ha guidato tutta la sua vita, appare da una lettera scritta al collega Evodio, dove comunica la decisione di sospendere per il momento la dettatura dei libri del De Trinitate, "perché sono troppo faticosi e penso che possano essere capiti da pochi; per questo urgono di più testi che speriamo saranno utili a molti" (Epistulae, 169, 1, 1). Quindi più utile era per lui comunicare la fede in modo comprensibile a tutti, che non scrivere grandi opere teologiche. La responsabilità acutamente avvertita nei confronti della divulgazione del messaggio cristiano è poi all’origine di scritti come il De catechizandis rudibus, una teoria e anche una prassi della catechesi, o il Psalmus contra partem Donati. I donatisti erano il grande problema dell'Africa di sant'Agostino, uno scisma volutamente africano. Essi affermavano: la vera cristianità è quella africana. Si opponevano all'unità della Chiesa. Contro questo scisma il grande Vescovo ha lottato per tutta la sua vita, cercando di convincere i donatisti che solo nell'unità anche l'africanità può essere vera. E per farsi capire dai semplici, che non potevano comprendere il grande latino del retore, ha detto: devo scrivere anche con errori grammaticali, in un latino molto semplificato. E lo ha fatto soprattutto in questo Psalmus, una specie di poesia semplice contro i donatisti, per aiutare tutta la gente a capire che solo nell'unità della Chiesa si realizza per tutti realmente la nostra relazione con Dio e cresce la pace nel mondo.

In questa produzione destinata a un pubblico più largo riveste un’importanza particolare la massa delle omelie, spesso pronunciate ‘a braccio’, trascritte dai tachigrafi durante la predicazione e subito messe in circolazione. Tra queste, spiccano le bellissime Enarrationes in Psalmos, molto lette nel medioevo. Proprio la prassi di pubblicazione delle migliaia di omelie di Agostino – spesso senza il controllo dell’autore – spiega la loro diffusione e successiva dispersione, ma anche la loro vitalità. Subito infatti le prediche del vescovo d’Ippona diventavano, per la fama del loro autore, testi molto ricercati e servivano anche per altri Vescovi e sacerdoti come modelli, adattati a sempre nuovi contesti.

La tradizione iconografica, già in un affresco lateranense risalente al VI secolo, rappresenta sant’Agostino con un libro in mano, certo per esprimere la sua produzione letteraria, che tanto influenzò la mentalità e il pensiero cristiani, ma per esprimere anche il suo amore per i libri, per la lettura e la conoscenza della grande cultura precedente. Alla sua morte non lasciò nulla, racconta Possidio, ma "raccomandava sempre di conservare diligentemente per i posteri la biblioteca della chiesa con tutti i codici", soprattutto quelli delle sue opere. In queste, sottolinea Possidio, Agostino è "sempre vivo" e giova a chi legge i suoi scritti, anche se, conclude, "io credo che abbiano potuto trarre più profitto dal suo contatto quelli che lo poterono vedere e ascoltare quando di persona parlava in chiesa, e soprattutto quelli che ebbero pratica della sua vita quotidiana fra la gente" (Vita Augustini, 31). Sì, anche per noi sarebbe stato bello poterlo sentire vivo. Ma è realmente vivo nei suoi scritti, è presente in noi e così vediamo anche la permanente vitalità della fede alla quale ha dato tutta la sua vita.




SINTESI DELLA CATECHESI NELLE DIVERSE LINGUE


○ Sintesi della catechesi in lingua francese

Chers Frères et Sœurs,

Nous reprenons aujourd’hui notre parcours catéchétique sur saint Augustin. De tous les Pères de l’Église, il est celui qui a laissé l’œuvre la plus vaste. Parmi les textes les plus importants, il faut d’abord mentionner Les confessions, grâce auxquelles nous pouvons suivre pas à pas le chemin intérieur de cet homme passionné de Dieu. Les rétractations, écrites à la fin de sa vie, dans lesquelles l’évêque d’Hippone revient sur l’ensemble de son œuvre écrite, nous laissent un document précieux et un beau témoignage d’humilité intellectuelle.

La Cité de Dieu évoque l’histoire de l’humanité gouvernée par la Providence divine, mais où s’opposent deux amours : l’amour de soi jusqu’au mépris de Dieu et l’amour de Dieu jusqu’au mépris de soi. Citons encore d’autres ouvrages doctrinaux importants comme le De la Trinité ou De la Doctrine chrétienne, auxquels cependant Augustin ne donna jamais la priorité sur la rédaction d’œuvres de portée plus pastorale. Rédigés à l’intention des gens les plus simples, pour les catéchiser ou pour préserver les fidèles de l’hérésie, ces écrits nous font voir la sollicitude du pasteur et son souci d’annoncer l’Évangile.

De ses quarante années de prédication, il nous reste près de six cents homélies. Trois cents lettres complètent ce trésor à travers lequel saint Augustin nous demeure présent, nous enseigne l’Écriture et édifie l’Église.

Je salue les pèlerins francophones, en particulier les nombreux jeunes des écoles, collèges et lycées de France, notamment ceux de Fénelon Sainte-Marie et de Gerson. Je vous encourage à fréquenter saint Augustin, afin qu’il vous ouvre à l’intelligence des Écritures et qu’il fortifie votre attachement au Christ. Avec ma Bénédiction apostolique.



○ Sintesi della catechesi in lingua inglese

Dear Brothers and Sisters,

In today’s catechesis, we continue to focus on Saint Augustine, a prolific and widely influential author. Perhaps Augustine’s best-known work is the Confessions, a prayerful reflection on his life, in which he perceives his own sinfulness and extols the Lord’s grace and mercy. In De civitate Dei, Augustine describes the tension between two cities: the earthly city that springs from love of self and indifference to God, and the heavenly city born from love of God and "indifference to self". In De Trinitate, Augustine expounds the core belief of the Christian faith: one God in three persons—Father, Son and Holy Spirit. Although Augustine is renowned for his towering intellect and vast body of writings, his primary concern was always to spread the Christian message. He continually strove to express the Gospel in a way accessible to every man, woman and child, so that all might come to know its saving truth: Jesus Christ. May we follow his example in sharing the Good News with others.

I cordially greet all the English-speaking pilgrims present at today’s audience. I extend a particular welcome to parishioners from the Church of Our Lady of Loretto in New York, as well as Benedictines participating in an intensive course on the rule of their order. A blessed Lent to you all!



○ Sintesi della catechesi in lingua tedesca

Liebe Brüder und Schwestern!

In der heutigen Katechese möchte ich unsere Betrachtungen über den heiligen Augustinus wieder aufnehmen und einige seiner wichtigsten Werke kurz vorstellen. Augustinus selbst hat wenige Jahre vor seinem Tod eine kritische Übersicht seiner Schriften erstellt, die er „Retractationes" nannte und die uns Aufschluß über die Entstehung der Werke wie auch über die Entwicklung seines Denkens gibt. Eine Liste der Werke findet sich auch im Anhang an die von seinem Freund Possidius verfaßte Vita des Bischofs von Hippo. Unter seinem reichen literarischen Schaffen ragen einige Werke in besonderer Weise hervor, die großen Anklang und Erfolg gefunden haben. Dazu zählt seine autobiographische Schrift der „Confessiones", die nicht nur als Bekenntnisse Einblick in das innere Leben Augustins gewähren, sondern vor allem eine Anerkennung des gütigen Wirkens Gottes sind. Die 22 Bücher des Gottesstaates „De civitate Dei" hingegen übten einen entscheidenden Einfluß auf das politische Denken im Abendland und auf die christliche Geschichtstheologie aus. Ebenso bedeutend ist sein großes Werk über die Dreifaltigkeit „De Trinitate", das er im Laufe von 14 Jahren verfaßt hat. Als Seelsorger lag Augustinus die Verbreitung der christlichen Botschaft und die Verkündigung für die Gläubigen besonders am Herzen. Davon zeugen unter anderem seine unzähligen Predigten und Briefe. Mit seinem Wirken und in seinen Schriften hat dieser Kirchenvater in der Tat großen und andauernden Einfluß auf die Theologie und die geistesgeschichtliche Entwicklung des Abendlandes ausgeübt.

Einen frohen Gruß richte ich an die deutschsprachigen Pilger und Besucher. Unter ihnen grüße ich besonders die Kirchenrechtsstudenten der Universitäten München, Augsburg und Potsdam. – In seinen Schriften zeigt Augustinus uns auch heute Wege, den Glauben tiefer zu verstehen. Wie er wollen wir nicht müde werden, Gott zu suchen und immer mehr zu lieben. Von Herzen segne ich euch alle.



○ Sintesi della catechesi in lingua spagnola

Queridos hermanos y hermanas:

Continuamos la catequesis sobre san Agustín, gran testigo de Cristo, muy querido por mis Predecesores y al que yo mismo he estudiado y meditado mucho. De su inmensa producción literaria, destacan algunas obras de capital importancia. Así las Confesiones, donde podemos seguir paso a paso su camino interior de conversión. También las Retractationes, en las cuales el obispo, ya anciano, hace una revisión de toda su obra escrita.

En De civitate Dei, obra decisiva para el desarrollo del pensamiento político occidental y para la teología cristiana de la historia, presenta la historia de la humanidad gobernada por la divina Providencia. En De Trinitate trata sobre el principal núcleo de la fe cristiana y el De doctrina Cristiana es una verdadera introducción al cristianismo, que tuvo una importancia decisiva en la formación de la cultura occidental.

Consciente de la necesidad de la divulgación del mensaje cristiano escribe el De catechizandis rudibus, dedicado a la instrucción de muchos cristianos analfabetos y el Psalmus contra partem Donati, de argumento doctrinal. En Enarrationes in Psalmos se hallan muchas homilías recogidas por taquígrafos durante las predicaciones del santo, cuya fama hizo que se divulgasen ampliamente y fuesen muy consultadas.

Saludo a los peregrinos de lengua española, especialmente a las Hijas de María Auxiliadora y a los estudiantes del Colegio Mater Salvatoris y Nuestra Señora del Huerto. Que en esta Cuaresma, el ejemplo de san Agustín, la lectura de sus obras, su mensaje y su camino interior os ayuden a un encuentro personal con Jesucristo que cambie totalmente vuestras vidas. ¡Muchas gracias!



SALUTI PARTICOLARI NELLE DIVERSE LINGUE



○ Saluto in lingua portoghese

Saúdo os visitantes de língua portuguesa, especialmente os brasileiros de Porto Alegre. Faço votos por que vossa recente peregrinação à Terra Santa sirva de auspício para invocar do Altíssimo abundantes graças que vos façam prosseguir, seguros e concordes, na caminhada penitencial rumo à Páscoa eterna. Que Deus Nosso Senhor abençoe vossas famílias e comunidades.



○ Saluto in lingua polacca

Witam pielgrzymów przybyłych z Polski i z innych stron świata. Wielki Post, jaki przeżywamy, jest czasem przemiany serc, rekolekcji, powrotu człowieka do Boga. Niech naszą modlitwę, dobre postanowienia, ożywia zawołanie świętego Augustyna: „Niespokojne jest serce nasze, dopóki nie spocznie w Bogu" (por. Wyznania I, 1, 1). Na ten czas odnowy ducha serdecznie błogosławię wam tu obecnym i waszym bliskim.

[Saluto i pellegrini polacchi giunti dalla Polonia e dagli altri paesi del mondo. La Quaresima è il tempo della conversione dei cuori, degli esercizi spirituali e del ritorno dell’uomo a Dio. Che le nostra preghiera ed i nostri buoni propositi siano animati dall’invocazione di sant’Agostino: "inquieto è il nostro cuore, finché non riposa in Dio" (cfr. Confessiones I, 1, 1). Per questo tempo di rinnovamento dello spirito, a voi tutti qui presenti e ai vostri cari, imparto una benedizione di cuore.]



○ Saluto in lingua ceca

Srdečně zdravím poutníky ze Slavkovic u Nového Města na Moravě, Radešínské Svratky a Jámy! Drazí, v této postní době prosme Pána o pravé a hluboké obrácení. K tomu ze srdce žehnám vám i vašim drahým! Chvála Kristu!

[Un cordiale benvenuto ai pellegrini di Slavkovice u Nového Města na Moravě, Radešínská Svratka a Jámy! Carissimi, in questo tempo di Quaresima chiediamo al Signore una vera e profonda conversione. Con questi voti benedico di cuore voi e i vostri cari! Sia lodato Gesù Cristo!]



○ Saluto in lingua italiana

Rivolgo ora un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto le Suore Canossiane qui convenute in occasione della loro Assemblea capitolare e le esorto ad essere sempre più presenze significative ovunque operano, distinguendosi per una intensa comunione e attiva cooperazione con i Pastori della Chiesa. Saluto con affetto i Seminaristi del Seminario Vescovile di Lugano, accompagnati dal Vescovo Mons. Pier Giacomo Grampa, e li incoraggio a dedicarsi con serio impegno alla propria formazione spirituale e teologica, necessaria per l’impegno apostolico che li attende. Saluto le Guide della Necropoli Vaticana, accompagnate dal Cardinale Angelo Comastri e da Mons. Vittorio Lanzani, ed esprimo il mio apprezzamento per il competente e generoso servizio che svolgono in favore dei pellegrini provenienti da tutto il mondo. Saluto i fedeli della Parrocchia San Giovanni Battista, in Dossena e i rappresentanti della Federazione Italiana Amici dei Musei.

Saluto poi i fedeli delle Diocesi di Pavia e di Vigevano, guidati dai rispettivi Pastori Mons. Giovanni Giudici e Mons. Claudio Baggini, qui convenuti per ricambiare la visita, che ho avuto la gioia di compiere nel mese aprile dell’anno scorso in terra pavese e lomellina. Cari amici, ancora una volta vi ringrazio per l’affetto con cui mi avete accolto, ed auspico che da quel nostro incontro scaturisca per le vostre Comunità diocesane una rinnovata vitalità spirituale nella fedele e generosa adesione a Cristo e alla Chiesa. Guardate al futuro con speranza e lavorate con appassionata fiducia nella vigna del Signore!

Il mio pensiero va infine ai giovani, ai malati, e agli sposi novelli. L’amicizia nei confronti di Gesù, cari giovani, sia per voi fonte di gioia e spinta a compiere scelte impegnative. L’amore per Cristo vi rechi conforto, cari malati, nei momenti difficili e vi infonda serenità. Cari sposi novelli, alla luce dell’amicizia con il Signore, impegnatevi a corrispondere alla vostra vocazione e missione con un amore reciproco e fedele.











Udienza generale: il Papa cita Sant'Agostino come precursore della vera laicità



Dopo la pausa degli Esercizi Spirituali, Benedetto XVI ha ripreso le udienze generali del mercoledì salutando i pellegrini radunati nella Basilica Vaticana per poi svolgere la sua catechesi nell’Aula Paolo VI. Il Papa ha parlato ancora della “straordinaria figura di Sant’Agostino”, sottolineando come questo grande Padre della Chiesa abbia insegnato la “vera laicità”. Ha quindi esortato i fedeli ad attuare, in questo tempo quaresimale, un deciso sforzo di conversione e un impegno evangelico più generoso. Il servizio di Tiziana Campisi:

“Grande testimone di Cristo”: questo è stato Sant’Agostino, le cui innumerevoli opere, ha detto Benedetto XVI, “sono d’importanza capitale, e non solo per la storia del cristianesimo”. L’esempio più chiaro sono le Confessioni, uno dei libri dell’antichità cristiana tuttora più letti. Scritte fra il 397 e il 400, durante l’episcopato, sono una “meditazione interiore” compiuta dinanzi a Dio e descrivono “il cammino interiore” dell’antico retore, una “confessione delle proprie debolezze”, “dei propri peccati”, ma anche una lode a Dio, uno sguardo della propria miseria alla luce di Dio che diventa ringraziamento a Lui per l’amore verso gli uomini, amore che trasforma ed eleva a Dio stesso:

“Sono una specie di autobiografia ma autobiografia nella forma di un dialogo con Dio. E questo genere letterario riflette proprio la vita di Sant’Agostino che era una vita non in sé chiusa e non una vita dispersa in tante cose ma sostanzialmente una vita vissuta come dialogo con Dio e così una vita per gli altri … E vi sono molti fratelli ai quali queste opere piacciono e devo dire che io sono uno di questi fratelli”.

Il Papa ha illustrato dettagliatamente alcune opere del vescovo di Ippona, elencando, accanto alle Ritrattazioni – due libri in cui l’anziano presule revisionò tutti i suoi scritti lasciando anche “un insegnamento di sincerità e di umiltà intellettuale” – le oltre trecento lettere pervenuteci e le quasi seicento omelie, “frutto di un quarantennio di predicazione” che lascia pensare, in realtà, a circa quattromila prediche, molte delle quali “trascritte e corrette”, per confutare eretici, per interpretare le Sacre Scritture ed edificare i figli della Chiesa. E come non parlare de “La Città di Dio”? “Opera imponente e decisiva per lo sviluppo del pensiero politico occidentale e per la teologia cristiana della storia”, ha spiegato il Santo Padre; ventidue libri, per rispondere alle accuse pagane che imputavano al cristianesimo la caduta di Roma, invasa e messa a sacco dai Goti nel 410: se con il culto agli dei Roma era divenuta caput mundi, la nuova religione aveva portato alla sua caduta. Il Dio cristiano, insomma veniva definito incapace di proteggere la capitale dell’impero romano, perciò non un dio al quale potersi affidare. Agostino spiegò cosa aspettarsi da Dio e cosa no, “quale la relazione tra la sfera politica e la sfera della fede e della Chiesa”:

“Anche oggi questo libro è una fonte per definire bene la vera laicità e la competenza della Chiesa, la grande vera speranza che ci dona la fede. Quindi il libro è una presentazione della storia dell’umanità governata dalla Provvidenza divina ma divisa da due amori. E’ questo è il suo disegno fondamentale, la sua interpretazione della storia: la lotta di due amori, amore di sé sino all’indifferenza per Dio e amore di Dio sino all’indifferenza di sé, alla piena libertà da sé per gli altri, nella luce di Dio”.

Dal lungo elenco degli scritti agostiniani Benedetto XVI ha citato poi il De Trinitate - sulla fede in Dio-Trinità, sul volto di Dio, “unico creatore del mondo”, “cerchio di amore” e “mistero insondabile” che “nelle Tre Persone è la più reale e profonda unità dell’unico Dio” - il De doctrina Christiana - “una vera e propria introduzione culturale all’interpretazione della Bibbia e in definitiva allo stesso cristianesimo” - il De catechizandis rudibus, dedicato ai problemi dell’istruzione dei molti cristiani illetterati. E ancora “la massa delle omelie, spesso pronunciate ‘a braccio’, trascritte dai tachigrafi durante la predicazione e subito messe in circolazione”. Della vasta produzione letteraria di Agostino e del suo amore per i libri e la cultura, ha aggiunto il Papa, c’è traccia anche nell’iconografia. Pure in quello che è ritenuto il più antico ritratto del grande Padre della Chiesa - un affresco del VI secolo nel Sancta Sanctorum Laterano - in cui il vescovo di Ippona è raffigurato con un codice ed uno scritto:

“Raccomandava sempre di conservare diligentemente per i posteri la biblioteca della chiesa con tutti i codici, soprattutto quelli delle sue opere".

Il Papa ha infine ricordato le parole del primo biografo di Sant’Agostino - Possidio - che definisce l’amico vescovo “sempre vivo” nelle sue opere, che “giova a chi legge i suoi scritti”. “La Quaresima è il tempo della conversione dei cuori, degli esercizi spirituali e del ritorno dell’uomo a Dio – ha affermato Benedetto XVI nei saluti in polacco – che la nostra preghiera ed i nostri buoni propositi siano animati dall’invocazione di Sant’Agostino: “Inquieto è il nostro cuore, finché non riposa in Dio”. E ai fedeli raccolti nella Basilica di San Pietro il Papa ha invece rivolto questo invito:


“Il cammino quaresimale che stiamo percorrendo sia occasione favorevole di un deciso sforzo di conversione e di rinnovamento spirituale per un risveglio alla fede autentica, per un recupero salutare del rapporto con Dio e per un impegno evangelico più generoso. Nella consapevolezza che l'amore è stile di vita che contraddistingue il credente, non stancatevi di essere ovunque testimoni di carità”.


Nei suoi saluti Benedetto XVI ha avuto un pensiero particolare per i fedeli della diocesi di Pavia e di Vigevano, dove si è recato in visita, nell’aprile dello scorso anno, per conoscere, anche, i luoghi che custodiscono le reliquie di Sant’Agostino. Per i giovani poi il Papa ha auspicato che “l’amicizia nei confronti di Gesù” possa essere “fonte di gioia e spinta a compiere scelte impegnative”.


www.radiovaticana.org



Da Petrus

Scarpe rosse in dono al Pontefice dai calzaturieri di Vigevano



CITTA’ DEL VATICANO - Tre paia di scarpe di colore rosso acceso sono state regalate a Benedetto XVI dai rappresentanti dei calzaturieri di Vigevano presenti all'udienza generale nell’Aula Paolo VI insieme ai pellegrini delle diocesi di Vigevano e Pavia giunti a Roma per ricordare la visita papale del 21 e 22 aprile scorsi. Il Pontefice ha mostrato di gradire molto l'omaggio. I calzaturieri gli hanno descritto brevemente il tipo di lavorazione e il tipo di pellame usato, dopo di che il Santo Padre ha ringraziato e salutato i convenuti. Le calzature realizzate per Papa Benedetto XVI erano custodite in una confezione recante lo stemma pontificio.




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+PetaloNero+
Wednesday, February 20, 2008 3:03 PM
Vaticano, dopo gli Esercizi, le Prediche per la Quaresima



di Alessandro Renzo/ 20/02/2008

In Vaticano, agli Esercizi Spirituali si aggiungono le predicazioni di Quaresima, per le quali esiste l'incarico del Predicatore della Casa Pontificia. La prima predica è prevista venerdì sul tema ''Viva ed efficace è la Parola di Dio'' (Eb 4, 12).

Le Prediche per la Quaresima in Vaticano

- La prima predica - 22 febbraio 2008
- La seconda predica - 29 febbraio 2008
- La terza predica - 7 marzo 2008
- La quarta predica - 14 marzo 2008





Il predicatore della Casa Pontificia
padre Raniero Cantalamessa, OFM Cap.




In Vaticano, agli Esercizi Spirituali si aggiungono le predicazioni di Avvento e Quaresima, per le quali esiste un incarico specifico, quello del Predicatore della Casa Pontificia. L’incarico, da oltre duecento anni riservato a un frate minore cappuccino, ora è ricoperto dal 1980 dal padre cappuccino Raniero Cantalamessa, 78 anni, specialista in storia delle origini cristiane. Padre Cantalamessa è nato a Colli del Tronto (AP) il 22 luglio 1934. Ordinato sacerdote nel 1958. Laureato in Teologia a Friburgo, Svizzera e in Lettere classiche all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Già professore ordinario di Storia delle origini cristiane e direttore del Dipartimento di scienze religiose dell’Università Cattolica, è stato membro della Commissione Teologica Internazionale dal 1975 al 1981. Nel 1979 ha lasciato l’insegnamento per dedicarsi a tempo pieno al ministero della Parola. Dal 1980 è Predicatore della Casa Pontificia. In questa veste detta ogni settimana, in Avvento e in Quaresima, una meditazione in presenza del papa, dei cardinali, vescovi, prelati e superiori generali di ordini religiosi. È chiamato a parlare in varie parti del mondo. Ha scritto diversi libri, tradotti in una quindicina di lingue estere. È uno dei volti religiosi più noti della televisione italiana, in particolare attraverso il programma religioso di Rai Uno A Sua Immagine, per cui tiene ogni sabato sera la rubrica di commento al vangelo della domenica "Le ragioni della speranza".





Il predicatore della Casa Pontificia padre Raniero Cantalamessa, OFM Cap. svolge la predicazione nella Cappella "Redemptoris Mater" del Palazzo apostolico vaticano.




È quindi lui che detta le prediche di Avvento e di Quaresima al papa e alla Curia romana, composta, com’è noto, dai più stretti collaboratori del papa. Il tema della predicazione per la Quaresima 2008 è "Viva ed efficace è la Parola di Dio" (Eb 4, 12). In preparazione al Sinodo dei Vescovi sulla Parola di Dio (5-26 ottobre 2008) e tenendo conto dei Lineamenta redatti in vista di esso, il predicatore della Casa Pontificia intende proporre una riflessione sull’annuncio del Vangelo nella vita di Cristo (il Gesù "che predica") e nella missione della Chiesa (il Cristo "predicato"), sulla Parola di Dio come mezzo di santificazione personale (lectio divina) e sul rapporto tra lo Spirito e la Parola (lettura spirituale della Bibbia). tratta le Beatitudini evangeliche come i diversi colori che insieme compongono l'iride della santità cristiana.




Il predicatore della Casa Pontificia padre Raniero Cantalamessa, OFM Cap. ricevuto in udienza da papa Benedetto XVI.



"Dice San Girolamo: ‘Ignorare le Scritture è ignorare Cristo’. Perciò è importante che ogni cristiano viva in contatto e in dialogo personale con la Parola di Dio, donataci nella Sacra Scrittura. Dobbiamo leggere la Sacra Scrittura non come parola del passato, ma come Parola di Dio che si rivolge anche a noi e cercare di capire che cosa il Signore voglia dire a noi. Non dobbiamo mai dimenticare che la Parola di Dio trascende i tempi. Le opinioni umane vengono e vanno. Quanto è oggi modernissimo, domani sarà vecchissimo. La Parola di Dio, invece, è Parola di vita eterna, porta in sé l'eternità, ciò che vale per sempre. Portando in noi la Parola di Dio, portiamo dunque in noi l'eterno, la vita eterna" (Benedetto XVI).




La Cappella "Redemptoris Mater" del Palazzo apostolico vaticana,
durante una predicazione di padre Raniero Cantalamessa, OFM Cap.




Le Predicazioni si tengono alle ore 9 dei venerdì di Quaresima, 22 e 29 febbraio, 7 e 14 marzo 2008, nella luminosa Cappella "Redemptoris Mater". Alla sede delle Predicazioni si accede dalla Seconda Loggia del Palazzo apostolico vaticano. Fino al 1988 la cappella si chiamava "Matilde". Da quell’anno, a ricordo dell’Anno Mariano 1987-1988, si chiama "Redemptoris Mater". Dal 1999 la cappella si presenta completamente rinnovata, con i mosaici realizzati dal Centro "Ezio Aletti", del Pontificio Istituto Orientale, dono del Collegio cardinalizio al papa Giovanni Paolo II, a ricordo del 50mo anniversario della sua ordinazione sacerdotale (1996). Soltanto negli ultimi anni del pontificato di Pio XI, in seguito ad una infermità che affliggeva il papa agli arti inferiori, gli Esercizi si tennero in un ambiente più vicino alla Biblioteca privata, dove i papa svolgono il loro lavoro ufficiale. Si trattò della cappellina di Urbano VIII o della Natività, all’interno dell’appartamento nobile, ora detto "delle Udienze". La cattedra del predicatore stava al centro della minuscola cappella, avendo alle spalle l’altare. All’altezza dell’altare, sul lato destro, si apre il piccolo oratorio di san Lorenzo, accessibile al papa attraverso le sale dell’appartamento di rappresentanza. Da questo oratorio, la cui porta rimane aperta, il papa assiste alle prediche non veduto dai partecipanti, per un uso di discrezione reciproca e di semplificazione del cerimoniale.

Per padre Raniero Cantalamessa, OFM Cap., la Quaresima è un periodo "dimagrante" per rimettere in forma lo spirito. Perciò, in Tempo di Quaresima sarebbe opportuno vedere meno televisione, in particolare i programmi trash, ma un’analoga cautela andrebbe riservata anche per le immagini che arrivano da Internet. È l’indicazione del Predicatore della Casa Pontificia, che alcuni anni fa ha parlato alla Radio Vaticana del moderno senso del periodo che precede la Pasqua, iniziato mercoledì 6 febbraio con i riti dell’imposizione delle ceneri.

"Questo - ha spiegato il frate cappuccino - sarebbe un periodo in cui bisognerebbe filtrare maggiormente quello che passa per i nostri occhi, attraverso la televisione, Internet, il cinema e tutto il resto". Quindi, meno televisione o "per lo meno una televisione più scelta, più mirata, dove ci siano problemi seri, dibattiti. Perché la televisione serve anche a questo: è una meravigliosa finestra aperta sul mondo, che ci permette di vedere la povertà". Guai se non ci fosse questo mezzo". L’invito di padre Cantalamessa è a "selezionare, scegliere bene, scegliere non sempre quello che è evasivo, che porta alla risata sguaiata, la televisione trash, come si dice, ma scegliere anche quello che nella televisione fa parte di un elemento costruttivo della nostra civiltà". Anche perché la Quaresima, ha detto il religioso, è un periodo di "tristezza per la carne, perché è stato sempre così: quello che è triste per la carne, per gli istinti, è invece gioioso per un’altra parte dell’uomo altrettante importante, anzi di più, il suo spirito". "Bisognerebbe forse far leva proprio su questo, sui motivi positivi, e guardare in avanti al risultato di questo periodo di maggior silenzio, di maggior impegno, di privazione, e vedere come questo sia una cura dimagrante, per così dire, dello spirito, perché ci rimette in forma. Allora - ha sottolineato padre Cantalamessa - guardando avanti agli effetti, come chi affronta una dieta, chi affronta esercizi fisici deve fare fatica, ma è attratto dai risultati, perché man mano che procede vede come suo corpo diventa più rispondente, più snello, così avviene anche per lo spirito". "Io penso che parlando di questi elementi afflittivi, negativi - ha concluso - ci sia da ricordare oggi un digiuno essenziale, che non è quello dei cibi. Oggi il digiuno fondamentale è quello delle immagini, perché il mondo ha trovato nell’immagine il veicolo privilegiato per trasmettere un’ideologia materialistica, sensualistica, tutta basata sul denaro".



www.korazym.org
+PetaloNero+
Thursday, February 21, 2008 2:53 PM
LE UDIENZE

Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in Udienza:

S.E. il Signor Vladeta Janković, Ambasciatore di Serbia presso la Santa Sede, in occasione della presentazione delle Lettere Credenziali;

il Prof. Renato Guarini, Rettore Magnifico dell’Università di Roma "La Sapienza";

Partecipanti al Capitolo Generale della Compagnia di Gesù (Gesuiti).




RINUNCE E NOMINE


RINUNCIA DEL VESCOVO DI TEPIC (MESSICO) E NOMINA DEL SUCCESSORE

Il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Tepic (Messico), presentata da S.E. Mons. Alfonso Humberto Robles Cota, in conformità al can. 401 § 1 del Codice di Diritto Canonico.

Il Papa ha nominato Vescovo di Tepic (Messico) S.E. Mons. Ricardo Watty Urquidi, M.Sp. S., finora Vescovo di Nuevo Laredo.

S.E. Mons. Ricardo Watty Urquidi, M.Sp. S.

S.E. Mons. Ricardo Watty Urquidi, M.Sp. S., è nato a San Diego, California, U.S.A., il 16 luglio 1938. Ha seguito i corsi di filosofia e teologia presso lo Scolasticato della Congregazione dei Missionari dello Spirito Santo in Città del Messico. Ha emesso la professione religiosa nel dicembre 1958.

E’ stato ordinato sacerdote a Città del Messico l’8 giugno 1968. Come sacerdote ha ricoperto gli incarichi di insegnante nel Seminario minore di Quetzaltenango (Guatemala), Superiore della sua comunità a Città del Messico e Parroco di "San Marcos", Delegato Episcopale della 7a. Zona Patorale dell’arcidiocesi di México, Vice-Superiore del Vicariato di Messico dei Missionari dello Spirito Santo e Rettore del "Teologado" della sua Congregazione in Città del Messico.

Il 27 maggio 1980 è stato nominato Vescovo Ausiliare di México, e ha ricevuto l’ordinazione episcopale il 19 luglio successivo.

Il 6 novembre 1989 è stato nominato primo Vescovo della nuova diocesi di Nuevo Laredo.
+PetaloNero+
Thursday, February 21, 2008 2:55 PM
UDIENZA AI PARTECIPANTI AL CAPITOLO GENERALE DELLA COMPAGNIA DI GESÙ (GESUITI)

A fine mattinata il Santo Padre Benedetto XVI riceve in Udienza i partecipanti alla 35.ma Congregazione Generale della Compagnia di Gesù (Gesuiti) e rivolge loro il discorso che riportiamo di seguito:


DISCORSO DEL SANTO PADRE

Cari Padri della Congregazione Generale

della Compagnia di Gesù,

sono lieto di accogliervi quest’oggi mentre i vostri impegnativi lavori stanno entrando nelle fasi conclusive. Ringrazio il nuovo Preposito Generale, Padre Adolfo Nicolas, per essersi fatto interprete dei vostri sentimenti e del vostro impegno per rispondere alle attese che la Chiesa ripone in voi. Ve ne ho parlato nel messaggio indirizzato al Rev. Padre Kolvenbach e – per suo tramite – a tutta la vostra Congregazione all’inizio dei vostri lavori. Ringrazio ancora una volta il Padre Peter-Hans Kolvenbach per il prezioso servizio di governo da lui reso al vostro Ordine per quasi un quarto di secolo. Saluto anche i membri del nuovo Consiglio Generale e gli Assistenti che aiuteranno il Preposito nel suo delicatissimo compito di guida religiosa e apostolica di tutta la vostra Compagnia.

La vostra Congregazione si svolge in un periodo di grandi cambiamenti sociali, economici, politici; di accentuati problemi etici, culturali ed ambientali, di conflitti di ogni genere; ma anche di comunicazioni più intense fra i popoli, di nuove possibilità di conoscenza e di dialogo, di profonde aspirazioni alla pace. Sono situazioni che interpellano fino in fondo la Chiesa cattolica e la sua capacità di annunciare ai nostri contemporanei la Parola di speranza e di salvezza. Mi auguro perciò vivamente che tutta la Compagnia di Gesù, grazie ai risultati della vostra Congregazione, possa vivere con rinnovato slancio e fervore la missione per cui lo Spirito l’ha suscitata nella Chiesa e da oltre quattro secoli e mezzo l’ha conservata con straordinaria fecondità di frutti apostolici. Voglio oggi incoraggiare voi e i vostri confratelli a continuare sulla strada di questa missione, in piena fedeltà al vostro carisma originario, nel contesto ecclesiale e sociale che caratterizza questo inizio di millennio. Come più volte vi hanno detto i miei Predecessori, la Chiesa ha bisogno di voi, conta su di voi, e continua a rivolgersi a voi con fiducia, in particolare per raggiungere quei luoghi fisici e spirituali dove altri non arrivano o hanno difficoltà ad arrivare. Sono rimaste scolpite nel vostro cuore le parole di Paolo VI: "Ovunque nella Chiesa, anche nei campi più difficili e di punta, nei crocevia delle ideologie, nelle trincee sociali, vi è stato e vi è il confronto tra le esigenze brucianti dell’uomo e il perenne messaggio del Vangelo, là vi sono stati e vi sono i Gesuiti" (3 dicembre 1974, alla 32a Congregazione Generale).

Come dice la Formula del vostro Istituto, la Compagnia di Gesù è istituita anzitutto "per la difesa e la propagazione della fede". In un tempo in cui si aprivano nuovi orizzonti geografici, i primi compagni di Ignazio si erano messi a disposizione del Papa proprio perché "li impiegasse là dove egli giudicava essere di maggior gloria di Dio e utilità delle anime" (Autobiografia, n. 85). Così essi furono inviati ad annunciare il Signore a popoli e culture che non lo conoscevano ancora. Lo fecero con un coraggio e uno zelo che rimangono di esempio e di ispirazione fino ai nostri giorni: il nome di San Francesco Saverio è il più famoso di tutti, ma quanti altri se ne potrebbero fare! Oggi i nuovi popoli che non conoscono il Signore, o che lo conoscono male, così da non saperlo riconoscere come il Salvatore, sono lontani non tanto dal punto di vista geografico quanto da quello culturale. Non sono i mari o le grandi distanze gli ostacoli che sfidano gli annunciatori del Vangelo, quanto le frontiere che, a seguito di una errata o superficiale visione di Dio e dell’uomo, vengono a frapporsi fra la fede e il sapere umano, la fede e la scienza moderna, la fede e l’impegno per la giustizia.

Perciò la Chiesa ha urgente bisogno di persone di fede solida e profonda, di cultura seria e di genuina sensibilità umana e sociale, di religiosi e sacerdoti che dedichino la loro vita a stare proprio su queste frontiere per testimoniare e aiutare a comprendere che vi è invece un’armonia profonda fra fede e ragione, fra spirito evangelico, sete di giustizia e operosità per la pace. Solo così diventerà possibile far conoscere il vero volto del Signore a tanti a cui oggi rimane nascosto o irriconoscibile. A questo pertanto deve dedicarsi preferenzialmente la Compagnia di Gesù. Fedele alla sua migliore tradizione, essa deve continuare a formare con grande cura i suoi membri nella scienza e nella virtù, senza accontentarsi della mediocrità, perché il compito del confronto e del dialogo con i contesti sociali e culturali molto diversi e le mentalità differenti del mondo di oggi è fra i più difficili e faticosi. E questa ricerca della qualità e della solidità umana, spirituale e culturale, deve caratterizzare anche tutta la molteplice attività formativa ed educativa dei Gesuiti, nei confronti dei più diversi generi di persone ovunque essi si trovino.

Nella sua storia la Compagnia di Gesù ha vissuto esperienze straordinarie di annuncio e di incontro fra il Vangelo e le culture del mondo – basti pensare a Matteo Ricci in Cina, a Roberto De Nobili in India, o alle "Riduzioni" dell’America latina -. Ne siete giustamente fieri. Sento oggi il dovere di esortarvi a mettervi nuovamente sulle tracce dei vostri predecessori con altrettanto coraggio e intelligenza, ma anche con altrettanta profonda motivazione di fede e passione di servire il Signore e la sua Chiesa. Tuttavia, mentre cercate di riconoscere i segni della presenza e dell’opera di Dio in ogni luogo del mondo, anche oltre i confini della Chiesa visibile, mentre vi sforzate di costruire ponti di comprensione e di dialogo con chi non appartiene alla Chiesa o ha difficoltà ad accettarne le posizioni e i messaggi, dovete allo stesso tempo farvi lealmente carico del dovere fondamentale della Chiesa di mantenersi fedele al suo mandato di aderire totalmente alla Parola di Dio, e del compito del Magistero di conservare la verità e l’unità della dottrina cattolica nella sua completezza. Ciò vale non solo per l’impegno personale dei singoli Gesuiti: poiché lavorate come membra di un corpo apostolico, dovete anche essere attenti affinché le vostre opere ed istituzioni conservino sempre una chiara ed esplicita identità, perchè il fine della vostra attività apostolica non rimanga ambiguo od oscuro, e perché tante altre persone possano condividere i vostri ideali e unirsi a voi efficacemente e con entusiasmo, collaborando al vostro impegno di servizio di Dio e dell’uomo.

Come voi ben sapete per aver compiuto molte volte sotto la guida di Sant’Ignazio negli Esercizi Spirituali la meditazione "delle due bandiere", il nostro mondo è teatro di una battaglia fra il bene e il male, e vi sono all’opera potenti forze negative, che causano quelle drammatiche situazioni di asservimento spirituale e materiale dei nostri contemporanei contro cui avete più volte dichiarato di voler combattere, impegnandovi per il servizio della fede e la promozione della giustizia. Tali forze si manifestano oggi in molti modi, ma con particolare evidenza attraverso tendenze culturali che spesso diventano dominanti, come il soggettivismo, il relativismo, l’edonismo, il materialismo pratico. Per questo ho chiesto il vostro rinnovato impegno a promuovere e difendere la dottrina cattolica "in particolare sui punti nevralgici oggi fortemente attaccati dalla cultura secolare", alcuni dei quali ho esemplificato nella mia Lettera. I temi, oggi continuamente discussi e messi in questione, della salvezza di tutti gli uomini in Cristo, della morale sessuale, del matrimonio e della famiglia, vanno approfonditi e illuminati nel contesto della realtà contemporanea, ma conservando quella sintonia con il Magistero che evita di provocare confusione e sconcerto nel Popolo di Dio.

So e capisco bene che questo è un punto particolarmente sensibile e impegnativo per voi e per diversi dei vostri confratelli, soprattutto quelli impegnati nella ricerca teologica, nel dialogo interreligioso e nel dialogo con le culture contemporanee. Proprio per questo vi ho invitato e vi invito anche oggi a riflettere per ritrovare il senso più pieno di quel vostro caratteristico "quarto voto" di obbedienza al Successore di Pietro, che non comporta solo la prontezza ad essere inviati in missione in terre lontane, ma anche – nel più genuino spirito ignaziano del "sentire con la Chiesa e nella Chiesa" – ad "amare e servire" il Vicario di Cristo in terra con quella devozione "effettiva ed affettiva" che deve fare di voi dei suoi preziosi e insostituibili collaboratori nel suo servizio per la Chiesa universale.

Allo stesso tempo vi incoraggio a continuare e a rinnovare la vostra missione fra i poveri e con i poveri. Non mancano purtroppo nuove cause di povertà e di emarginazione in un mondo segnato da gravi squilibri economici e ambientali, da processi di globalizzazione guidati dall’egoismo più che dalla solidarietà, da conflitti armati devastanti ed assurdi. Come ho avuto modo di ribadire ai Vescovi latinoamericani riuniti al Santuario di Aparecida, "la opzione preferenziale per i poveri è implicita nella fede cristologica in quel Dio che per noi si è fatto povero, per arricchirci con la sua povertà (2 Cor 8,9)". E’ quindi naturale che chi vuol essere veramente compagno di Gesù, ne condivida realmente l’amore per i poveri. Per noi la scelta dei poveri non è ideologica, ma nasce dal Vangelo. Innumerevoli e drammatiche sono le situazioni di ingiustizia e di povertà nel mondo di oggi, e se bisogna impegnarsi a comprenderne e a combatterne la cause strutturali, occorre anche saper scendere a combattere fin nel cuore stesso dell’uomo le radici profonde del male, il peccato che lo separa da Dio, senza dimenticare di venire incontro ai bisogni più urgenti nello spirito della carità di Cristo. Raccogliendo e sviluppando una delle ultime lungimiranti intuizioni del Padre Arrupe, la vostra Compagnia continua a impegnarsi in modo meritorio nel servizio per i rifugiati, che spesso sono i più poveri fra i poveri e che hanno bisogno non solo del soccorso materiale, ma anche di quella più profonda vicinanza spirituale, umana e psicologica che è più propria del vostro servizio.

Un’attenzione specifica vi invito infine a riservare a quel ministero degli Esercizi Spirituali che fin dalle origini è stato caratteristico della vostra Compagnia. Gli Esercizi sono la fonte della vostra spiritualità e la matrice delle vostre Costituzioni, ma sono anche un dono che lo Spirito del Signore ha fatto alla Chiesa intera: sta a voi continuare a farne uno strumento prezioso ed efficace per la crescita spirituale delle anime, per la loro iniziazione alla preghiera, alla meditazione, in questo mondo secolarizzato in cui Dio sembra essere assente. Proprio nella settimana scorsa ho profittato anch’io degli Esercizi Spirituali, insieme con i miei più stretti collaboratori della Curia Romana, sotto la guida di un vostro esimio confratello, il Card. Albert Vanhoye. In un tempo come quello odierno, in cui la confusione e la molteplicità dei messaggi, la rapidità dei cambiamenti e delle situazioni, rende particolarmente difficile ai nostri contemporanei mettere ordine nella propria vita e rispondere con decisione e con gioia alla chiamata che il Signore rivolge a ognuno di noi, gli Esercizi Spirituali rappresentano una via e un metodo particolarmente prezioso per cercare e trovare Dio, in noi, attorno a noi e in ogni cosa, per conoscere la sua volontà e metterla in pratica.

In questo spirito di obbedienza alla volontà di Dio, a Gesù Cristo, che diviene anche umile obbedienza alla Chiesa, vi invito a continuare e a portare a compimento i lavori della vostra Congregazione, e mi unisco a voi nella preghiera insegnataci da Sant’Ignazio al termine degli Esercizi – preghiera che sempre mi appare troppo grande, al punto che quasi non oso dirla e che, tuttavia, dovremmo sempre di nuovo riproporci: "Prendi, Signore, e ricevi tutta la mia libertà, la mia memoria, la mia intelligenza e tutta la mia volontà, tutto ciò che ho e possiedo; tu me l’hai dato, a te, Signore, lo ridòno; tutto è tuo, di tutto disponi secondo ogni tua volontà; dammi soltanto il tuo amore e la tua grazia; questo mi basta" (ES 234).






Il Papa ai Gesuiti: la Chiesa ha bisogno di voi e conta su di voi per portare il Vangelo dove altri non arrivano



“Amare e servire” il Papa - come il tipico “quarto voto” li sprona a fare - e servire la Chiesa con lo slancio leggendario di tanti predecessori, da riscoprire oggi in un’epoca in cui il Vangelo trova ostacoli in un dilagante relativismo etico e nel materialismo pratico. E’ il grande impegno spirituale e apostolico che Benedetto XVI chiede alla Compagnia di Gesù: il Papa ne ha parlato durante l’udienza concessa questa mattina ai membri della 35.ma Congregazione generale, che un mese fa ha eletto il nuovo preposito, padre Adolfo Nicolás. Il servizio di Alessandro De Carolis:


Da una parte, c’è un mondo che è “teatro di una battaglia fra il bene e il male”, dove il male cova nell’individualismo di idee e azioni che relativizzano il sacro, si propaga attraverso la “confusione di messaggi”, che rendono difficile l’ascolto del Messaggio di Cristo, e ristagna in quelle “situazioni di ingiustizia” e di conflitto delle quali i primi a farne le spese sono i poveri. Dall’altra parte, c’è un Ordine religioso che in quasi cinquecento anni è stato capace di sfidare ogni avversità storica e culturale e di portare realmente il Vangelo ai confini del mondo, grazie all’intelligenza e all’abnegazione di persone che rispondono al nome di Francesco Saverio, Matteo Ricci o Roberto De Nobili, solo per citare i più noti. Questi esempi servono ancora oggi e Benedetto XVI ha chiesto alla Compagnia di Gesù di formare “persone di fede solida e profonda, di cultura seria e di genuina sensibilità umana e sociale”:


“Voglio oggi incoraggiare voi e i vostri confratelli a continuare sulla strada di questa missione, in piena fedeltà al vostro carisma originario, nel contesto ecclesiale e sociale che caratterizza questo inizio di millennio. Come più volte vi hanno detto i miei Predecessori, la Chiesa ha bisogno di voi, conta su di voi, e continua a rivolgersi a voi con fiducia, in particolare per raggiungere quei luoghi fisici e spirituali dove altri non arrivano o hanno difficoltà ad arrivare”.


Oggi, ha constatato il Papa, non sono tanto “i mari o le grandi distanze gli ostacoli che sfidano gli annunciatori del Vangelo, quanto le frontiere che, a seguito di una errata o superficiale visione di Dio e dell’uomo, vengono a frapporsi fra la fede e il sapere umano, la fede e la scienza moderna, la fede e l’impegno per la giustizia”. Su queste frontiere, ha rilanciato Benedetto XVI, i Gesuiti devono invece “testimoniare e aiutare a comprendere che vi è invece un’armonia profonda fra fede e ragione”, da tradursi - ha sollecitato - in una difesa di quei “punti nevralgici oggi fortemente attaccati dalla cultura secolare”. In sintesi, il matrimonio e la famiglia, la morale sessuale, la questione della salvezza di tutti gli uomini in Cristo:


“Proprio per questo vi ho invitato e vi invito anche oggi a riflettere per ritrovare il senso più pieno di quel vostro caratteristico ‘quarto voto’ di obbedienza al Successore di Pietro, che non comporta solo la prontezza ad essere inviati in missione in terre lontane, ma anche - nel più genuino spirito ignaziano del ‘sentire con la Chiesa e nella Chiesa’ - ad ‘amare e servire’ il Vicario di Cristo in terra con quella devozione ‘effettiva ed affettiva’ che deve fare di voi dei suoi preziosi e insostituibili collaboratori nel suo servizio per la Chiesa universale”.

Una fedeltà che poco prima, nel suo indirizzo di saluto al Pontefice, il neo preposito generale della Compagnia, padre Nicolás, aveva ribadito con estrema schiettezza:


“Ci rattrista, Padre Santo, che le inevitabili insufficienze e superficialità di alcuni tra noi vengano talvolta utilizzate per drammatizzare e rappresentare come conflitti e opposizioni quelle che spesso sono solo manifestazioni di limiti e imperfezioni umane, o inevitabili tensioni del vivere quotidiano. Ma tutto ciò non ci scoraggia, né attenua la nostra passione, non solo di servire la Chiesa, ma anche, con maggiore radicalità, secondo lo spirito e la tradizione ignaziana, di amare la Chiesa gerarchica e il Santo Padre, Vicario di Cristo”.

Benedetto XVI ha espresso apprezzamento per le opere di solidarietà cone le quali i Gesuiti - sulla scia, ha detto, di una “delle ultime lungimiranti intuizioni di di Padre Arrupe” - si sono messi a servizio dei rifugiati. Nel mettere in guardia a che tali opere “conservino sempre una chiara ed esplicita identità”, che non pregiudichi la bontà del lavoro apostolico, il Papa si è soffermato sul senso cristiano del servizio ai chi è nel bisogno:


“Per noi la scelta dei poveri non è ideologica, ma nasce dal Vangelo. Innumerevoli e drammatiche sono le situazioni di ingiustizia e di povertà nel mondo di oggi, e se bisogna impegnarsi a comprenderne e a combatterne la cause strutturali, occorre anche saper scendere a combattere fin nel cuore stesso dell’uomo le radici profonde del male, il peccato che lo separa da Dio, senza dimenticare di venire incontro ai bisogni più urgenti nello spirito della carità di Cristo”.


La conclusione dell’ampio discorso è stata riservata da Benedetto XVI all’importanza degli esercizi spirituali, da poco celebrati in Vaticano e pratica fondamentale nell’ascetica di Sant’Ignazio di Loyola. Sono uno “strumento prezioso ed efficace”, ha riconosciuto il Papa, per distinguere la voce di Dio nel rapido e spesso caotico mutare degli eventi e dei messaggi odierni. Quindi, Benedetto XVI ha concluso con la preghiera composta dal fondatore dei Gesuiti e definita “troppo grande” al punto che, ha ammesso il Pontefice, “quasi non oso dirla”: “Prendi, Signore, e ricevi tutta la mia libertà, la mia memoria, la mia intelligenza e tutta la mia volontà, tutto ciò che ho e possiedo; tu me l’hai dato, a te, Signore, lo ridòno; tutto è tuo, di tutto disponi secondo ogni tua volontà; dammi soltanto il tuo amore e la tua grazia; questo mi basta”.



www.radiovaticana.org/it1/videonews_ita.asp?vaiflv=0000223.flv&vaiserver=A&vai=ctv_frame00223.jpg&var1=21/02/2008&var2=Vatican%20City&var3=Benedetto%20XVI%20ai%20gesuiti:%20fedeltà%20al%20Papa%20e%20dialogo%20teologico%20alla%20frontiera%20con%20culture%20e%20scienze.&settimana=8&anno_perlinknav=2008&dal=17/02&...






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Thursday, February 21, 2008 2:55 PM
Prudenza e moderazione: il richiamo del Papa a tutte le parti coinvolte nella crisi del Kosovo, ricevendo l’ambasciatore serbo per le Lettere credenziali



La crisi nel Kosovo: il Papa richiama le parti coinvolte alla prudenza e alla moderazione, nel discorso rivolto all’ambasciatore serbo presso la Santa Sede, Vladeta Janković, ricevuto stamane in Vaticano per la presentazione delle Lettere Credenziali. Il servizio di Roberta Gisotti:


Ha premesso Benedetto XVI che la Santa Sede dà grande valore ai rapporti diplomatici con la Serbia, da qui “l’incoraggiamento a continuare gli sforzi per costruire un futuro di pace, prosperità, riconciliazione e pacifica coesistenza nella regione, cosicché la Serbia e i suoi vicini cerchino di prendere il loro posto adeguato all’interno dell’Europa”. Quindi il monito del Papa: “Pochi Paesi nel continente europeo sono sfuggiti alle devastazioni della guerra nell’ultimo secolo, e tutti possono imparare la lezione del recente passato”. Poi il richiamo a lavorare per “un futuro più sicuro”, ricordando “che l’identità e la ricca tradizione culturale” della Serbia, così come di tutte le Nazioni europee, è profondamente radicata nell’eredità della fede cristiana”. “Conosco – ha detto Benedetto XVI - quanto profondamente il popolo serbo abbia sofferto nel corso dei recenti conflitti”, così pure le altre nazioni dei Balcani colpite dai tristi eventi nell’ultima decade. La Santa Sede condivide “il fervido desiderio che la pace che è stata raggiunta porti stabilità durevole nelle regione”. Da qui il richiamo a “tutte le parti interessate” - riferendosi all’attuale crisi del Kosovo - ad agire con prudenza e moderazione, e a cercare soluzioni che favoriscano mutuo rispetto e riconciliazione”.


Per altro verso “la posizione geografica della Serbia – ha osservato il Santo Padre - al confine tra la cristianità orientale ed occidentale le dà un’opportunità unica di promuovere il dialogo ecumenico, mentre la sua familiarità con l’Islam, attraverso il suo incontro con l’impero ottomano e attraverso la presenza di molti musulmani oggi nella regione apre ricche possibilità per il progresso nel dialogo interreligioso. Ambedue questi processi – ha rilevato ancora il Papa - sono di estrema importanza per stabilire una più grande reciproca comprensione e rispetto tra i popoli e le nazioni nel mondo moderno”


Da parte sua l’ambasciatore serbo, ha detto di sperare nel sostegno della Santa Sede nelle sue aspirazioni di integrazione europea, rivendicando “lo stesso trattamento che è stato accordato ad ogni altro Paese cristiano libero, indipendente e democratico, il che significa – ha rimarcato il diplomatico di Belgrado – che la sua integrità territoriale e sovranità, inclusa la provincia meridionale del Kosovo, deve essere rispettata”.








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Thursday, February 21, 2008 2:56 PM
In udienza dal Papa, il rettore de "La Sapienza" Renato Guarini


Nel corso della mattinata, Benedetto XVI ha ricevuto in udienza il rettore dell’Università di Roma “La Sapienza”, Renato Guarini. Questi ha portato in Vaticano i doni preparati in occasione della prevista visita del Papa, poi annullata, all’ateneo romano dello scorso 17 gennaio.



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Thursday, February 21, 2008 4:36 PM
L'Avana | 21 febbraio 2008

Cuba, il Papa invita alla riconciliazione

Benedetto XVIAnche se spesso "le comunità cristiane si sentono oppresse dalle difficoltà, dalla scarsità di risorse, dall'indifferenza o persino dalla diffidenza, che possono indurre allo sconforto", i vescovi non debbono scoraggiarsi: "l'annuncio del Vangelo di Cristo continua a trovare a Cuba cuori ben disposti ad accoglierlo, il che comporta una responsabilità costante per aiutarli a crescere nella vita spirituale".

Lo afferma Benedetto XVI in un messaggio indirizzato alla Conferenza Episcopale Cubana, portato dal segretario di Stato Tarcisio Bertone che inizia oggi una visita pastorale sull'Isola. "Una piccola luce - scrive il Papa - può illuminare tutta la casa e il lievito è poca cosa, ma fa fermentare tutta la massa".
Così, "piccoli gesti di amicizia e di buona volontà, gesti semplici quotidiani di rispetto, di attenzione verso chi soffre o di dedizione disinteressata al bene degli altri, fanno intravedere l'amore senza limiti di Dio per tutti e per ciascuno".

In questo quadro, rileva il Pontefice, "acquista pertanto grande importanza la missione che la Chiesa a Cuba svolge a favore dei più bisognosi, con opere concrete di servizio e di attenzione agli uomini e alle donne di qualsiasi condizione, che meritano non solo di essere sostenuti nei loro bisogni materiali, ma anche di essere accolti con affetto e comprensione. Il Papa ringrazia profondamente per lo sforzo e il sacrificio delle persone e delle comunità che si dedicano a questi compiti, seguendo l'esempio di Cristo che non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto di molti".

"Cari Fratelli - ricorda Ratzinger ai vescovi cubani - avete nelle vostre mani la cura della vigna del Signore a Cuba, dove l'annuncio del Vangelo è giunto cinque secoli fa e i cui valori hanno avuto una grande influenza sulla nascita della Nazione: questa eredità si è radicata nell'anima cubana, che oggi ha bisogno della vostra generosa sollecitudine pastorale per ravvivarla sempre più, mostrando che la Chiesa, incentrando il suo sguardo su Gesù Cristo, tende a fare il bene, a promuovere la dignita' della persona e, seminando sentimenti di comprensione, misericordia e riconciliazione, contribuisce a migliorare l'uomo e la societa'".

Ai vescovi cubani, il Papa ricorda nella lettera che essi possono contare sulla sua vicinanza come "sulla fraterna preghiera e collaborazione di altre Chiese particolari disseminate in tutto il mondo". E cita l'invocazione rivolta dieci anni fa alla "Virgen de la Caridad del Cobre" da Giovanni Paolo II durante la sua storica visita: "Fai della nazione cubana una famiglia di fratelli e sorelle affinchè questo popolo spalanchi la su mente, il suo cuore e la sua vita a Cristo, unico Salvatore e Redentore, che vive e regna con il Padre e lo Spirito Santo, nei secoli dei secoli". "Ricordare dieci anni dopo quelle indimenticabili giornate per la Chiesa e il popolo cubano, vissute altresì sotto lo sguardo emozionato di tutto il mondo, è senza dubbio - conclude - un dovere di gratitudine verso il mio venerato Predecessore, e anche manifestazione di un ardente proposito di rinnovare l'autentico impulso evangelizzatore che Egli ha lasciato profondamente impresso nel cuore di tutti".

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Thursday, February 21, 2008 5:39 PM
MESSAGGIO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI AI VESCOVI DI CUBA IN OCCASIONE DEL X ANNIVERSARIO DELLA VISITA NEL PAESE DI PAPA GIOVANNI PAOLO II


Pubblichiamo di seguito il Messaggio che il Santo Padre Benedetto XVI ha inviato ai Vescovi di Cuba in occasione del X anniversario della visita nel Paese di Papa Giovanni Paolo II (21-26 gennaio 1998), di cui è Latore l’Em.mo Card. Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, in visita per la ricorrenza a Cuba:



TRADUZIONE IN LINGUA ITALIANA

Ai Vescovi di Cuba
a motivo del X anniversario della visita di Giovanni Paolo II nel Paese

Cari Fratelli nell'Episcopato,

«Il Dio della speranza vi riempia di ogni gloria e pace nella fede, perché abbondiate nella speranza per la virtù dello Spirito Santo» (Rm 15, 13). Queste parole dell'Apostolo risuonano di nuovo fra voi nel celebrare con emozione la memorabile visita del Servo di Dio Giovanni Paolo II in terra cubana, dove è giunto con il proposito di «animarvi nella speranza, incoraggiarvi nella carità» (Cerimonia di benvenuto, 21-1-1998, n. 3).

Il ricordare dieci anni dopo quelle indimenticabili giornate per la Chiesa e il popolo cubano, vissute altresì sotto lo sguardo emozionato di tutto il mondo, è senza dubbio un dovere di gratitudine verso il mio venerato Predecessore, e anche manifestazione di un ardente proposito di rinnovare l'autentico impulso evangelizzatore che Egli ha lasciato profondamente impresso nel cuore di tutti.

Saluto con affetto il Signor Cardinale Jaime Lucas Ortega y Alamino, Arcivescovo di La Habana, il Presidente della Conferenza dei Vescovi Cattolici di Cuba, Monsignor Juan García Rodríguez, e ognuno degli altri Vescovi che la compongono. Mi sento spiritualmente fra di voi, come testimonia la presenza del Cardinale Tarcisio Bertone, mio Segretario di Stato, e rinnovo allo stesso tempo la stima del Successore di Pietro per i vostri impegni pastorali, come anche la mia vicinanza alle aspirazioni e alle preoccupazioni di tutti i cubani. Chiedo costantemente al Signore di darvi forza e generosità per vivere ogni giorno più intensamente la vostra fede e adoperarvi a favore di un mondo illuminato dal Vangelo.

L'annuncio del Vangelo di Cristo continua a trovare a Cuba cuori ben disposti ad accoglierlo, il che comporta una responsabilità costante per aiutarli a crescere nella vita spirituale, proponendo loro quella «"misura alta" della vita cristiana ordinaria» (Novo millennio ineunte, n. 31), propria della vocazione alla santità di ogni battezzato. Annunciare la retta dottrina, indurre all'ascolto e all'approfondimento della Parola di Dio, promuovere la partecipazione ai sacramenti e la vita di preghiera, sono mete primarie dell'azione pastorale, poiché portare a tutti la salvezza di Cristo è il nucleo stesso della missione della Chiesa.

A volte, alcune comunità cristiane si sentono oppresse dalle difficoltà, dalla scarsità di risorse, dall'indifferenza o persino dalla diffidenza, che possono indurre allo sconforto. In questi casi, il buon discepolo si sentirà confortato dalle parole del Maestro: «Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto di darvi il suo regno» (Lc 12, 32). Il credente sa che può riporre sempre la propria speranza in Cristo Gesù, nostro Signore, che non delude (cfr Ts 1, 3) e colma di gioia il suo cuore (cfr 1 Pt 1, 6), dando senso e fecondità alla sua vita di fede.

In effetti, una piccola luce può illuminare tutta la casa e il lievito è poca cosa, ma fa fermentare tutta la massa (cfr Mt 13, 33). Quante volte piccoli gesti di amicizia e di buona volontà, gesti semplici quotidiani di rispetto, di attenzione verso chi soffre o di dedizione disinteressata al bene degli altri, fanno intravedere l'amore senza limiti di Dio per tutti e per ciascuno.

Acquista pertanto anche grande importanza la missione che la Chiesa a Cuba svolge a favore dei più bisognosi, con opere concrete di servizio e di attenzione agli uomini e alle donne di qualsiasi condizione, che meritano non solo di essere sostenuti nei loro bisogni materiali, ma anche di essere accolti con affetto e comprensione. Il Papa ringrazia profondamente per lo sforzo e il sacrificio delle persone e delle comunità che si dedicano a questi compiti, seguendo l'esempio di Cristo che «non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto di molti» (Mc 10, 45).

Cari Fratelli, avete nelle vostre mani la cura della vigna del Signore a Cuba, dove l'annuncio del Vangelo è giunto cinque secoli fa e i cui valori hanno avuto una grande influenza sulla nascita della Nazione, ad opera soprattutto del Servo di Dio Félix Varela e di quel propagatore dell'amore fra i cubani e fra tutti gli uomini che fu José Martí. In questi valori vedevano un elemento vitale anche per la concordia e il futuro felice della Patria.

Questa eredità si è radicata nell'anima cubana, che oggi ha bisogno della vostra generosa sollecitudine pastorale per ravvivarla sempre più, mostrando che la Chiesa, incentrando il suo sguardo su Gesù Cristo, tende a fare il bene, a promuovere la dignità della persona e, seminando sentimenti di comprensione, misericordia e riconciliazione, contribuisce a migliorare l'uomo e la società.

Sapete che potete contare sulla vicinanza del Papa e sulla fraterna preghiera e collaborazione di altre Chiese particolari disseminate in tutto il mondo.

Vi prego di trasmettere il mio affettuoso saluto ai sacerdoti, alle comunità religiose e ai fedeli laici, come pure a tutti i cubani, per i quali invoco la Virgen de la Caridad del Cobre con le stesse parole con cui ha pregato dinanzi a Lei il mio venerato Predecessore Giovanni Paolo II durante la visita che stiamo commemorando: «Fai della nazione cubana una famiglia di fratelli e sorelle affinché questo popolo spalanchi la su mente, il suo cuore e la sua vita a Cristo, unico Salvatore e Redentore, che vive e regna con il Padre e lo Spirito Santo, nei secoli dei secoli» (Omelia a Santiago, 24-1-1998, n. 6).

Con una speciale Benedizione Apostolica.

Dal Vaticano, 20 febbraio 2008

BENEDICTUS PP. XVI

+PetaloNero+
Thursday, February 21, 2008 8:54 PM
Cuba spalanchi il cuore a Cristo: così Benedetto XVI nel Messaggio ai vescovi cubani. Il cardinale Bertone all'Avana



Il Papa è vicino al popolo cubano e prega perché "spalanchi la sua mente, il suo cuore e la sua vita a Cristo, unico Salvatore e Redentore": è quanto si legge nel Messaggio inviato da Benedetto XVI ai vescovi di Cuba in occasione del viaggio iniziato ieri nell’isola caraibica dal cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone nell’ambito delle celebrazioni per il decimo anniversario dello storico viaggio di Giovanni Paolo II a Cuba. Il Papa invita i cattolici, che a volte si sentono oppressi “dalle difficoltà, dalla scarsità di risorse, dall'indifferenza o persino dalla diffidenza", a “rinnovare l’autentico impulso evangelizzatore”, annunciando “la retta dottrina”, ricordando che la Chiesa vuole “promuovere la dignità della persona” e seminare "sentimenti di comprensione, misericordia e riconciliazione". Il servizio di Luis Badilla.
Di seguito pubblichiamo il testo integrale del Messaggio del Papa:

Cari Fratelli nell'Episcopato, «Il Dio della speranza vi riempia di ogni gloria e pace nella fede, perché abbondiate nella speranza per la virtù dello Spirito Santo» (Rm 15, 13). Queste parole dell'Apostolo risuonano di nuovo fra voi nel celebrare con emozione la memorabile visita del Servo di Dio Giovanni Paolo II in terra cubana, dove è giunto con il proposito di «animarvi nella speranza, incoraggiarvi nella carità» (Cerimonia di benvenuto, 21-1-1998, n. 3). Il ricordare dieci anni dopo quelle indimenticabili giornate per la Chiesa e il popolo cubano, vissute altresì sotto lo sguardo emozionato di tutto il mondo, è senza dubbio un dovere di gratitudine verso il mio venerato Predecessore, e anche manifestazione di un ardente proposito di rinnovare l'autentico impulso evangelizzatore che Egli ha lasciato profondamente impresso nel cuore di tutti.


Saluto con affetto il Signor Cardinale Jaime Lucas Ortega y Alamino, Arcivescovo di La Habana, il Presidente della Conferenza dei Vescovi Cattolici di Cuba, Monsignor Juan García Rodríguez, e ognuno degli altri Vescovi che la compongono. Mi sento spiritualmente fra di voi, come testimonia la presenza del Cardinale Tarcisio Bertone, mio Segretario di Stato, e rinnovo allo stesso tempo la stima del Successore di Pietro per i vostri impegni pastorali, come anche la mia vicinanza alle aspirazioni e alle preoccupazioni di tutti i cubani. Chiedo costantemente al Signore di darvi forza e generosità per vivere ogni giorno più intensamente la vostra fede e adoperarvi a favore di un mondo illuminato dal Vangelo. L'annuncio del Vangelo di Cristo continua a trovare a Cuba cuori ben disposti ad accoglierlo, il che comporta una responsabilità costante per aiutarli a crescere nella vita spirituale, proponendo loro quella «“misura alta” della vita cristiana ordinaria» (Novo millennio ineunte, n. 31), propria della vocazione alla santità di ogni battezzato. Annunciare la retta dottrina, indurre all'ascolto e all'approfondimento della Parola di Dio, promuovere la partecipazione ai sacramenti e la vita di preghiera, sono mete primarie dell'azione pastorale, poiché portare a tutti la salvezza di Cristo è il nucleo stesso della missione della Chiesa.


A volte, alcune comunità cristiane si sentono oppresse dalle difficoltà, dalla scarsità di risorse, dall'indifferenza o persino dalla diffidenza, che possono indurre allo sconforto. In questi casi, il buon discepolo si sentirà confortato dalle parole del Maestro: «Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto di darvi il suo regno» (Lc 12, 32). Il credente sa che può riporre sempre la propria speranza in Cristo Gesù, nostro Signore, che non delude (cfr Ts 1, 3) e colma di gioia il suo cuore (cfr 1 Pt 1, 6), dando senso e fecondità alla sua vita di fede. In effetti, una piccola luce può illuminare tutta la casa e il lievito è poca cosa, ma fa fermentare tutta la massa (cfr Mt 13, 33). Quante volte piccoli gesti di amicizia e di buona volontà, gesti semplici quotidiani di rispetto, di attenzione verso chi soffre o di dedizione disinteressata al bene degli altri, fanno intravedere l'amore senza limiti di Dio per tutti e per ciascuno. Acquista pertanto anche grande importanza la missione che la Chiesa a Cuba svolge a favore dei più bisognosi, con opere concrete di servizio e di attenzione agli uomini e alle donne di qualsiasi condizione, che meritano non solo di essere sostenuti nei loro bisogni materiali, ma anche di essere accolti con affetto e comprensione. Il Papa ringrazia profondamente per lo sforzo e il sacrificio delle persone e delle comunità che si dedicano a questi compiti, seguendo l'esempio di Cristo che «non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto di molti» (Mc 10, 45).


Cari Fratelli, avete nelle vostre mani la cura della vigna del Signore a Cuba, dove l'annuncio del Vangelo è giunto cinque secoli fa e i cui valori hanno avuto una grande influenza sulla nascita della Nazione, ad opera soprattutto del Servo di Dio Félix Varela e di quel propagatore dell'amore fra i cubani e fra tutti gli uomini che fu José Martí. In questi valori vedevano un elemento vitale anche per la concordia e il futuro felice della Patria. Questa eredità si è radicata nell'anima cubana, che oggi ha bisogno della vostra generosa sollecitudine pastorale per ravvivarla sempre più, mostrando che la Chiesa, incentrando il suo sguardo su Gesù Cristo, tende a fare il bene, a promuovere la dignità della persona e, seminando sentimenti di comprensione, misericordia e riconciliazione, contribuisce a migliorare l'uomo e la società. Sapete che potete contare sulla vicinanza del Papa e sulla fraterna preghiera e collaborazione di altre Chiese particolari disseminate in tutto il mondo.
Vi prego di trasmettere il mio affettuoso saluto ai sacerdoti, alle comunità religiose e ai fedeli laici, come pure a tutti i cubani, per i quali invoco la Virgen de la Caridad del Cobre con le stesse parole con cui ha pregato dinanzi a Lei il mio venerato Predecessore Giovanni Paolo II durante la visita che stiamo commemorando: «Fai della nazione cubana una famiglia di fratelli e sorelle affinché questo popolo spalanchi la su mente, il suo cuore e la sua vita a Cristo, unico Salvatore e Redentore, che vive e regna con il Padre e lo Spirito Santo, nei secoli dei secoli» (Omelia a Santiago, 24-1-1998, n. 6). Con una speciale Benedizione Apostolica.

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Da parte sua, il cardinale Bertone, giunto ieri sera all’Avana, ha incontrato oggi i vescovi cubani nella Casa Sacerdotal affermando di nutrire “la speranza che la celebrazione dell'anniversario della visita di Giovanni Paolo II in questa terra benedetta contribuisca a dare un nuovo impulso alle relazioni fra lo Stato e la Chiesa Cattolica a Cuba, affinché, in uno spirito di rispetto e di intesa reciproca, la Chiesa possa portare pienamente a termine la sua missione, strettamente pastorale e al servizio dei fedeli, con la necessaria libertà”. Il cardinale Bertone, inoltre, ha voluto esprimere la sua convinzione “che questa ricorrenza sarà anche un tempo di grazia abbondante e un'occasione privilegiata per dare impulso a un'intensa opera pastorale che, da un lato, permetta di consolidare i frutti spirituali già raccolti in questi anni e, dall'altro, produca un profondo rinnovamento della vita cristiana in tutto il Popolo di Dio che cammina in questa bella terra”. Il porporato ha incoraggiato i presuli “a rafforzare lo spirito di comunione” fra tutti i vescovi e con il Papa, ha parlato della necessità della formazione permanente del clero e del laicato esortando ad un'azione “pastorale vocazionale seria, sistematica e capillare, che faccia giungere al cuore dei giovani cubani la chiamata a una dedizione incondizionata al Signore e al suo Regno di amore”. Altri appuntamenti odierni del porporato, la visita al Seminario San Carlos y San Ambrosio e la Messa nella Cattedrale dell’Avana.


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Friday, February 22, 2008 3:23 PM
LE UDIENZE

Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in Udienza:

S.E. Mons. George Kocherry, Arcivescovo tit. di Othona, Nunzio Apostolico in Zimbabwe;

Delegazione del Circolo San Pietro.



RINUNCE E NOMINE





RINUNCIA DEL VESCOVO DI SOISSONS (FRANCIA)

Il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Soissons (Francia), presentata da S.E. Mons. Marcel Herriot, in conformità al can. 401 § 2 del Codice di Diritto Canonico.

Gli succede S.E. Mons. Hervé Giraud, finora Vescovo Coadiutore della medesima diocesi.




RINUNCIA DEL VESCOVO DI DOWN AND CONNOR (IRLANDA) E NOMINA DEL SUCCESSORE

Il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Down and Connor (Irlanda), presentata da S.E. Mons. Patrick Walsh, in conformità al can. 401 § 1 del Codice di Diritto Canonico.

Il Papa ha nominato Vescovo di Down and Connor (Irlanda) il Rev.do Mons. Noël Treanor, della diocesi di Clogher, finora Segretario della COMECE a Bruxelles.

Rev.do Mons. Noël Treanor

Il Rev.do Mons. Noël Treanor è nato a Silverstream, Co Monaghan Tyholland, nella diocesi di Clogher (Irlanda), il 25 dicembre 1950. Ha svolto gli studi secondari al St. Mary's Christian Brothers di Monaghan e quelli di filosofia e teologia presso il St. Patrick’s College di Maynooth conseguendo la Licenza in S. Teologia.

E' stato ordinato sacerdote il 13 giugno 1976 per la diocesi di Clogher.

Dopo l'ordinazione ha studiato per alcuni anni Teologia a Roma presso la Pontificia Università Gregoriana.

Nel 1980 è diventato Vicario Parrocchiale presso la parrocchia della Cattedrale di Clogher e incaricato del Catholic Marriage Advisor Council.

Nel 1985 viene nominato Direttore dell'Ufficio per l'educazione degli adulti e incaricato, nel 1986, di organizzare l'Assemblea diocesana per il rinnovamento pastorale della diocesi.

Nel 1989 è stato nominato Officiale della COMECE a Bruxelles. In seguito ne è divenuto Segretario Generale. Il suo mandato quadriennale è stato rinnovato per la quarta volta.

Il 18 maggio 1994 è stato nominato Cappellano di Sua Santità.




NOMINA DEL NUNZIO APOSTOLICO IN IRLANDA

Il Santo Padre han nominato Nunzio Apostolico in Irlanda S.E. Mons. Giuseppe Leanza, Arcivescovo titolare di Lilibeo, finora Nunzio Apostolico in Bulgaria.




NOMINA DEL NUNZIO APOSTOLICO IN BOLIVIA

Il Papa ha nominato Nunzio Apostolico in Bolivia il Rev.do Mons. Luciano Suriani, finora Consigliere nella Nunziatura Apostolica in Italia, elevandolo in pari tempo alla sede titolare di Amiterno, con dignità di Arcivescovo.

Rev.do Mons. Luciano Suriani

E’nato ad Atessa (Chieti) l'11 gennaio 1957.

E’ stato ordinato Sacerdote il 5 agosto 1981.

Si è incardinato a Chieti-Vasto.

E’ laureato in Diritto Canonico.

Entrato nel Servizio diplomatico della Santa Sede il 1° giugno 1990, ha prestato successivamente la propria opera nelle Rappresentanze Pontificie in Costa d'Avorio, Svizzera, nella Sezione per i Rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato, e nella Nunziatura Apostolica in Italia.

Conosce lo spagnolo, il francese e l’inglese.
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Friday, February 22, 2008 3:24 PM
UDIENZA ALLA DELEGAZIONE DEL CIRCOLO SAN PIETRO

Alle 11.15 di questa mattina, nella Sala dei Papi del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Benedetto XVI riceve in Udienza una Delegazione del Circolo San Pietro e rivolge loro il discorso che pubblichiamo di seguito:


DISCORSO DEL SANTO PADRE

Cari Soci del Circolo San Pietro,

anche quest’anno, in occasione della festa della Cattedra di san Pietro, ho il piacere di incontrarvi: grazie per questa vostra visita. Vi saluto tutti cordialmente ed estendo il mio saluto ai vostri familiari, alle persone che vi sono care, a quanti cooperano con voi nelle diverse attività che svolgete. Saluto il vostro Assistente spirituale, Mons. Franco Camaldo, il vostro Presidente Generale, Duca Leopoldo Torlonia, che ringrazio per le parole con le quali ha interpretato i sentimenti di tutti voi qui presenti. Egli mi ha anche illustrato brevemente ciò che fa la vostra ben nota e benemerita associazione.

Chi non conosce il Circolo San Pietro? Il vostro è un sodalizio che ha origini antiche e si è sempre distinto per fedeltà incondizionata alla Chiesa e al suo universale Pastore, il Romano Pontefice. Il servizio che il Circolo rende costituisce, nelle sue varie articolazioni, un apostolato molto apprezzato, ed offre una costante testimonianza dell’amore che voi nutrite verso la Chiesa e in particolare verso la Santa Sede. Penso alla vostra presenza nella Basilica Vaticana e al servizio d’ordine che svolgete durante le celebrazioni da me presiedute; penso ai vostri incontri formativi e spirituali che tendono a suscitare in voi una costante tensione verso la santità; penso alle attività di assistenza e di carità che sostenete con generosità.

Grazie per questa vostra collaborazione e per le tante iniziative che promuovete con spirito evangelico e senso ecclesiale. Potremmo quasi dire che quanto voi fate, in un certo senso, è a nome stesso del Papa che lo compite: ad esempio, è a suo nome che vi preoccupate di andare incontro, per quanto vi è possibile, alle necessità di tanti poveri che vivono nella città di Roma, di cui è Vescovo il Successore di Pietro. Voi volete essere così le sua braccia e il suo cuore che raggiungono, anche attraverso di voi, coloro che versano in condizioni precarie. E so che, nel corso di questi ultimi anni, avete moltiplicato i vostri sforzi per rispondere, con iniziative caritative generose ed impegnative, alle esigenze di queste persone in difficoltà.

Vi ringrazio per questa vostra collaborazione: operando con ammirevole zelo apostolico, voi date una silenziosa quanto eloquente testimonianza evangelica. Rispondendo al comando di Cristo, vi sforzate di riconoscere e servire in ogni persona lo stesso Gesù che nel Vangelo ci assicura: "Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me" (Mt 25,40). La fede e l’amore che nutriamo per Lui, il Signore ci chiama a tradurli in gesti quotidiani di attenzione alle persone che incontriamo, specialmente a quelle che attraversano momenti di prova, perché nel volto di ogni persona, ancor più se bisognosa, brilla il volto di Cristo. Nell’Enciclica Spe salvi ho scritto che "accettare l'altro che soffre significa assumere in qualche modo la sua sofferenza, cosicché essa diventa anche mia. Ma proprio perché ora è divenuta sofferenza condivisa, nella quale c'è la presenza di un altro, questa sofferenza è penetrata dalla luce dell'amore" (n. 38). In tal modo si diventa messaggeri e testimoni del Vangelo della carità, compiendo un’autentica e capillare opera di evangelizzazione.

Cari amici, c’è un altro motivo per cui vorrei ringraziarvi. Anche oggi, infatti, come ogni anno, siete venuti a consegnarmi l’obolo di San Pietro, che voi stessi vi siete preoccupati di raccogliere qui a Roma. Esso rappresenta un concreto aiuto offerto al Papa perché possa rispondere alle tantissime richieste che gli pervengono da ogni parte del mondo, specialmente dai Paesi più poveri. Grazie pertanto per questo vostro servizio che svolgete con tanta generosità e spirito di sacrificio. La Vergine Santa, che in questo tempo quaresimale contempliamo associata alla Passione di Cristo, susciti e sostenga in voi ogni proposito e progetto di bene. Da parte mia, vi assicuro uno speciale ricordo nella preghiera, mentre con affetto vi imparto la Benedizione Apostolica, che estendo volentieri alle vostre famiglie e a quanti vi sono cari.
+PetaloNero+
Friday, February 22, 2008 3:25 PM
INAUGURAZIONE DELLA TARGA TOPONOMASTICA DI SAN GREGORIO L’ILLUMINATORE

Alle ore 11.45 di questa mattina, il Santo Padre Benedetto XVI presiede la cerimonia di intitolazione del Cortile nord della Basilica Vaticana a San Gregorio l’Illuminatore.

Dopo il saluto di Sua Beatitudine Nerses Bedros XIX Tarmouni, Patriarca di Cilicia degli Armeni, il Papa rivolge ai presenti le parole che riportiamo di seguito:



PAROLE DEL SANTO PADRE

Cari fratelli e sorelle,

rivolgo il mio cordiale saluto a tutti i presenti. In primo luogo saluto il Cardinale Angelo Comastri, Arciprete della Basilica di S. Pietro (e il Cardinale Giovanni Lajolo Presidente del Governatorato). Saluto poi il Patriarca Nersès Bédros XIX, che ringrazio per le cortesi parole con le quali ha interpretato i comuni sentimenti. Estendo il mio pensiero agli Arcivescovi, Vescovi e personalità religiose dell’intera Chiesa Armena Cattolica. Saluto, inoltre, le personalità politiche, le delegazioni e quanti hanno voluto prendere parte a questa significativa cerimonia, nella quale benedirò la targa toponomastica di questo cortile. Colgo volentieri l’odierna occasione per abbracciare con fraterno amore la Chiesa Apostolica Armena, come pure la Nazione armena e tutti gli Armeni sparsi nel mondo.

È senz’altro una circostanza provvidenziale, questa, che ci offre l’opportunità di incontrarci qui, accanto alla tomba dell’apostolo Pietro, per ricordare un altro grande Santo al quale, in questo momento, viene intitolato il cosiddetto cortilone. Mi piace ricordare che il mio venerato Predecessore Giovanni Paolo II benedisse la statua di San Gregorio l’Illuminatore, proprio qui collocata, pochi mesi prima della sua morte. Questo grande Santo, più di diciassette secoli fa, fece degli Armeni un popolo cristiano, anzi il primo popolo ad essere ufficialmente cristiano. La conversione degli Armeni è un evento che ha segnato in modo profondo l’identità armena, non solo a livello personale, ma dell’intera Nazione. Il termine "Illuminatore" con cui egli viene denominato questo santo a voi molto caro, mette in evidenza la duplice funzione che San Gregorio ebbe nella storia della conversione armena. "Illuminazione", infatti, è un termine che si usa nel linguaggio cristiano per indicare il passaggio dalle tenebre alla luce di Cristo. Ed è, in verità, proprio Cristo il grande illuminatore che irradia la sua luce su tutta l’esistenza di chi lo accoglie e lo segue fedelmente. Ora, San Gregorio fu detto l’Illuminatore proprio perché in lui si rifletteva in modo straordinario il volto del Salvatore. La parola "illuminazione" riveste anche un ulteriore significato nell’accezione armena; indica la luce che deriva dalla diffusione della cultura attraverso l’insegnamento. E questo fa subito pensare a quei monaci-maestri che, seguendo le orme di San Gregorio, ne continuarono la predicazione, propagando in tal modo la luce della verità evangelica, che rivela all’uomo la verità del suo stesso essere e ne dispiega le ricche potenzialità culturali e spirituali.

Cari fratelli e sorelle, grazie ancora una volta per aver preso parte a questo nostro incontro. Inaugurando il "Cortile San Gregorio l’Illuminatore", preghiamo perché il Popolo armeno, per intercessione di questo suo illustre e benemerito figlio, continui a camminare sulle vie della fede lasciandosi guidare, come ha fatto nel corso dei secoli, da Cristo e dal suo Vangelo, che ne ha segnato in modo indelebile la cultura. Con questo auspicio, che affido all’intercessione della Vergine Maria, a tutti imparto la mia Benedizione.



www.radiovaticana.org/it1/videonews_ita.asp?vaiflv=0000226.flv&vaiserver=A&vai=ctv_frame00226.jpg&var1=22/02/2008&var2=Vatican%20City&var3=Papa:%20la%20conversione%20ha%20segnato%20profondamente%20l%20identità%20del%20popolo%20armeno&settimana=8&anno_perlinknav=2008&dal=17/02&...



+PetaloNero+
Friday, February 22, 2008 3:26 PM
PRIMA PREDICA DI QUARESIMA

Alle ore 9 di questa mattina, nella Cappella "Redemptoris Mater", alla presenza del Santo Padre Benedetto XVI, il Predicatore della Casa Pontificia, P. Raniero Cantalamessa, O.F.M. Cap., ha tenuto la prima Predica di Quaresima.

Tema delle meditazioni quaresimali è il seguente: "Viva ed efficace è la parola di Dio" (Ebrei, 4, 12).

Le tre successive Prediche di Quaresima avranno luogo venerdì 29 febbraio, venerdì 7 marzo e venerdì 14 marzo 2008.








Lasciamo che la Parola di Dio illumini la nostra vita: l’esortazione di padre Cantalamessa nella prima predica quaresimale in Vaticano, dedicata al mistero della predicazione di Gesù



“Gesù incominciò a predicare – La Parola di Dio nella vita di Cristo”: è il tema della prima predica di Quaresima, tenuta stamani in Vaticano da padre Raniero Cantalamessa alla presenza del Papa e della Curia Romana. Il predicatore della Casa Pontificia ha sottolineato che nella Messa possiamo davvero rivivere le parole e gli episodi narrati dalla Bibbia. Un mistero, quello della predicazione di Gesù, che continua nella Chiesa attraverso la quale Dio parla ai nostri cuori. Il servizio di Alessandro Gisotti:


“Cristo è presente nella sua parola, giacché è lui che parla quando nella Chiesa si legge la Sacra Scrittura”: è quanto sottolineato da padre Cantalamessa, che nella sua prima predica quaresimale ha ribadito che ogni interpretazione della parola di Dio deve “commisurarsi con la vivente tradizione della Chiesa”. Il predicatore della Casa Pontificia ha ricordato che con la predicazione di Gesù “comincia un tempo particolare di salvezza”. Quindi, ha affermato che la predicazione “fa parte dei cosiddetti misteri della vita di Cristo”:


"La predicazione di Gesù è dunque un 'mistero' perché non contiene solo la rivelazione di una dottrina, ma spiega il mistero stesso della persona di Cristo; è essenziale per capire sia ciò che precede - il mistero dell'incarnazione -, sia ciò che segue: il mistero pasquale. Senza la parola di Gesù, essi sarebbero eventi muti".

La predicazione di Gesù, ha aggiunto, continua nella Chiesa. Dio, infatti, parla anche oggi nella Chiesa e parla nel Figlio. Ma come possiamo ascoltare questa sua voce, si chiede padre Cantalamessa? “La rivelazione divina è chiusa – ha rilevato – in un certo senso, non ci sono più parole di Dio”. Ma ecco che scopriamo una speciale affinità tra Parola ed Eucaristia:


"Il sacrificio di Cristo è finito e concluso sulla croce; in un certo senso, dunque, non ci sono più sacrifici di Cristo; eppure sappiamo che c'è ancora un sacrificio ed è l'unico sacrificio della Croce che si fa presente e operante nel sacrificio eucaristico; l'evento continua nel sacramento, la storia nella liturgia. Una cosa analoga avviene per la parola di Cristo: essa ha cessato di esistere come evento, ma esiste ancora come sacramento".


Con l’Incarnazione, ha affermato, “l’evento adesso è una persona”. Alle realizzazioni provvisorie della Parola di Dio nei profeti, infatti, “succede ora la realizzazione piena e definitiva”. E’ vero, ha aggiunto padre Cantalamessa, “non ci sono più parole-evento nella Chiesa, ci sono però parole-sacramento”:


"La parola che leggiamo nella Bibbia, in se stessa, non è che un segno materiale (come l'acqua e il pane), un insieme di sillabe morte, ma intervenendo la fede e l'illuminazione dello Spirito Santo, attraverso tale segno noi entriamo misteriosamente in contatto con la vivente verità e volontà di Dio e ascoltiamo la voce stessa di Cristo".

Nelle parole della Scrittura, è stata la riflessione di padre Cantalamessa, c’è “qualcosa che agisce al di là di ogni spiegazione umana” e l’esperienza ce lo conferma. Ha così rammentato la conversione di Sant’Agostino, che leggendo un passo della Lettera di San Paolo ai Romani “sentì una luce di serenità balenargli nel cuore e capì che era guarito dalla schiavitù della carne”. Oggi, ha proseguito, c’è un ambito in cui Gesù parla in modo più solenne e sicuro. E’ la liturgia della parola nella Messa:


"Nella Messa le parole e gli episodi della Bibbia non sono soltanto narrati, ma rivissuti; la memoria diventa realtà e presenza. Ciò che avvenne 'in quel tempo', avviene 'in questo tempo', 'oggi' (hodie) come ama esprimersi la liturgia. Noi non siamo soltanto uditori della parola, ma interlocutori e attori in essa. È a noi, lì presenti, che è rivolta la parola; siamo chiamati a prendere noi il posto dei personaggi evocati".

La predica del religioso si è conclusa con un’esortazione a non lasciare cadere nel vuoto le parole di Dio che ogni giorno ascoltiamo nella Messa. Quasi sempre, ha detto, ce n’è una destinata in particolare a noi che da sola “può illuminare l’intera nostra giornata e illuminare la nostra preghiera”.





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+PetaloNero+
Friday, February 22, 2008 3:27 PM
MESSAGGIO DEL SANTO PADRE PER LA XLV GIORNATA MONDIALE DI PREGHIERA PER LE VOCAZIONI



Cari fratelli e sorelle!



1. Per la Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni, che sarà celebrata il 13 aprile 2008, ho scelto il tema: Le vocazioni al servizio della Chiesa-missione. Agli Apostoli Gesù risorto affidò il mandato: “Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo” (Mt 28,19), assicurando: “Ecco io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,20). La Chiesa è missionaria nel suo insieme e in ogni suo membro. Se in forza dei sacramenti del Battesimo e della Confermazione ogni cristiano è chiamato a testimoniare e ad annunciare il Vangelo, la dimensione missionaria è specialmente e intimamente legata alla vocazione sacerdotale. Nell’alleanza con Israele, Dio affidò a uomini prescelti, chiamati da Lui ed inviati al popolo in suo nome, la missione di essere profeti e sacerdoti. Così fece, ad esempio, con Mosè: “Ora va’! - gli disse Jahvé - Io ti mando dal faraone. Fa’ uscire dall’Egitto il mio popolo ... quando tu avrai fatto uscire il popolo dall’Egitto, servirete Dio su questo monte” (Es 3,10.12). Ugualmente avvenne con i profeti.



2. Le promesse fatte ai padri si realizzarono appieno in Gesù Cristo. Afferma in proposito il Concilio Vaticano II: “È venuto quindi il Figlio, mandato dal Padre, il quale in Lui prima della fondazione del mondo ci ha eletti e ci ha predestinati ad essere adottati come figli ... Perciò Cristo, per adempiere la volontà del Padre, ha inaugurato in terra il regno dei cieli e ce ne ha rivelato il mistero, e con la sua obbedienza ha operato la redenzione” (Cost. dogm. Lumen gentium, 3). E Gesù si scelse, come stretti collaboratori nel ministero messianico, dei discepoli già nella vita pubblica, durante la predicazione in Galilea. Ad esempio, in occasione della moltiplicazione dei pani, quando disse agli Apostoli: “Date loro voi stessi da mangiare” (Mt 14,16), stimolandoli così a farsi carico del bisogno delle folle, a cui voleva offrire il cibo per sfamarsi, ma anche rivelare il cibo “che dura per la vita eterna” (Gv 6,27). Era mosso a compassione verso la gente, perché mentre percorreva le città ed i villaggi, incontrava folle stanche e sfinite, “come pecore senza pastore” (cfr Mt 9,36). Da questo sguardo di amore sgorgava il suo invito ai discepoli: “Pregate dunque il padrone della messe, perché mandi operai nella sua messe” (Mt 9,38), e inviò i Dodici prima “alle pecore perdute della casa d’Israele”, con precise istruzioni. Se ci soffermiamo a meditare questa pagina del Vangelo di Matteo, che viene solitamente chiamata “discorso missionario”, notiamo tutti quegli aspetti che caratterizzano l’attività missionaria di una comunità cristiana, che voglia restare fedele all’esempio e all’insegnamento di Gesù. Corrispondere alla chiamata del Signore comporta affrontare con prudenza e semplicità ogni pericolo e persino le persecuzioni, giacché “un discepolo non è da più del maestro, né un servo da più del suo padrone” (Mt 10,24). Diventati una cosa sola con il Maestro, i discepoli non sono più soli ad annunciare il Regno dei cieli, ma è lo stesso Gesù ad agire in essi: “Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato” (Mt 10,40). Ed inoltre, come veri testimoni, “rivestiti di potenza dall’alto” (Lc 24,49), essi predicano “la conversione e il perdono dei peccati” (Lc 24,47) a tutte le genti.



3. Proprio perché inviati dal Signore, i Dodici prendono il nome di “apostoli”, destinati a percorrere le vie del mondo annunciando il Vangelo come testimoni della morte e risurrezione di Cristo. Scrive san Paolo ai cristiani di Corinto: “Noi – cioè gli Apostoli – predichiamo Cristo crocifisso” (1 Cor 1,23). Il Libro degli Atti degli Apostoli attribuisce un ruolo molto importante, in questo processo di evangelizzazione, anche ad altri discepoli, la cui vocazione missionaria scaturisce da circostanze provvidenziali, talvolta dolorose, come l’espulsione dalla propria terra in quanto seguaci di Gesù (cfr 8,1-4). Lo Spirito Santo permette di trasformare questa prova in occasione di grazia, e di trarne spunto perché il nome del Signore sia annunciato ad altre genti e si allarghi in tal modo il cerchio della Comunità cristiana. Si tratta di uomini e donne che, come scrive Luca nel Libro degli Atti, “hanno votato la loro vita al nome del Signore nostro Gesù Cristo” (15,26). Primo tra tutti, chiamato dal Signore stesso sì da essere un vero Apostolo, è senza dubbio Paolo di Tarso. La storia di Paolo, il più grande missionario di tutti i tempi, fa emergere, sotto molti punti di vista, quale sia il nesso tra vocazione e missione. Accusato dai suoi avversari di non essere autorizzato all’apostolato, egli fa appello ripetutamente proprio alla vocazione ricevuta direttamente dal Signore (cfr Rm 1,1; Gal 1,11-12.15-17).



4. All’inizio, come in seguito, a “spingere” gli Apostoli (cfr 2 Cor 5,14) è sempre “l’amore di Cristo”. Quali fedeli servitori della Chiesa, docili all’azione dello Spirito Santo, innumerevoli missionari, nel corso dei secoli, hanno seguito le orme dei primi discepoli. Osserva il Concilio Vaticano II: “Benché l'impegno di diffondere la fede cada su qualsiasi discepolo di Cristo in proporzione delle sue possibilità, Cristo Signore chiama sempre dalla moltitudine dei suoi discepoli quelli che egli vuole, perché siano con lui e per inviarli a predicare alle genti (cfr Mc 3,13-15)” (Decr. Ad gentes, 23). L’amore di Cristo, infatti, va comunicato ai fratelli con gli esempi e le parole; con tutta la vita. “La vocazione speciale dei missionari ad vitam – ebbe a scrivere il mio venerato Predecessore Giovanni Paolo II - conserva tutta la sua validità: essa rappresenta il paradigma dell'impegno missionario della Chiesa, che ha sempre bisogno di donazioni radicali e totali, di impulsi nuovi e arditi” (Enc. Redemptoris missio, 66).



5. Tra le persone che si dedicano totalmente al servizio del Vangelo vi sono in particolar modo sacerdoti chiamati a dispensare la Parola di Dio, amministrare i sacramenti, specialmente l’Eucaristia e la Riconciliazione, votati al servizio dei più piccoli, dei malati, dei sofferenti, dei poveri e di quanti attraversano momenti difficili in regioni della terra dove vi sono, talora, moltitudini che ancora oggi non hanno avuto un vero incontro con Gesù Cristo. Ad esse i missionari recano il primo annuncio del suo amore redentivo. Le statistiche testimoniano che il numero dei battezzati aumenta ogni anno grazie all’azione pastorale di questi sacerdoti, interamente consacrati alla salvezza dei fratelli. In questo contesto, speciale riconoscenza va data “ai presbiteri fidei donum, che con competenza e generosa dedizione edificano la comunità annunciandole la Parola di Dio e spezzando il Pane della vita, senza risparmiare energie nel servizio alla missione della Chiesa. Occorre ringraziare Dio per i tanti sacerdoti che hanno sofferto fino al sacrificio della vita per servire Cristo … Si tratta di testimonianze commoventi che possono ispirare tanti giovani a seguire a loro volta Cristo e a spendere la loro vita per gli altri, trovando proprio così la vita vera” (Esort. ap. Sacramentum caritatis, 26). Attraverso i suoi sacerdoti, Gesù dunque si rende presente fra gli uomini di oggi, sino agli angoli più remoti della terra.



6. Da sempre nella Chiesa ci sono poi non pochi uomini e donne che, mossi dall'azione dello Spirito Santo, scelgono di vivere il Vangelo in modo radicale, professando i voti di castità, povertà ed obbedienza. Questa schiera di religiosi e di religiose, appartenenti a innumerevoli Istituti di vita contemplativa ed attiva, ha “tuttora una parte importantissima nell’evangelizzazione del mondo” (Decr. Ad gentes, 40). Con la loro preghiera continua e comunitaria, i religiosi di vita contemplativa intercedono incessantemente per tutta l’umanità; quelli di vita attiva, con la loro multiforme azione caritativa, recano a tutti la testimonianza viva dell’amore e della misericordia di Dio. Quanto a questi apostoli del nostro tempo, il Servo di Dio Paolo VI ebbe a dire: “Grazie alla loro consacrazione religiosa, essi sono per eccellenza volontari e liberi per lasciare tutto e per andare ad annunziare il Vangelo fino ai confini del mondo. Essi sono intraprendenti, e il loro apostolato è spesso contrassegnato da una originalità, una genialità che costringono all’ammirazione. Sono generosi: li si trova spesso agli avamposti della missione, ed assumono i più grandi rischi per la loro salute e per la loro stessa vita. Sì, veramente, la Chiesa deve molto a loro” (Esort. ap. Evangelii nuntiandi, 69).



7. Inoltre, perché la Chiesa possa continuare a svolgere la missione affidatale da Cristo e non manchino gli evangelizzatori di cui il mondo ha bisogno, è necessario che nelle comunità cristiane non venga mai meno una costante educazione alla fede dei fanciulli e degli adulti; è necessario mantenere vivo nei fedeli un attivo senso di responsabilità missionaria e di partecipazione solidale con i popoli della terra. Il dono della fede chiama tutti i cristiani a cooperare all’evangelizzazione. Questa consapevolezza va alimentata attraverso la predicazione e la catechesi, la liturgia e una costante formazione alla preghiera; va incrementata con l’esercizio dell’accoglienza, della carità, dell’accompagnamento spirituale, della riflessione e del discernimento, come pure con una progettazione pastorale, di cui parte integrante sia l’attenzione alle vocazioni.



8. Solo in un terreno spiritualmente ben coltivato fioriscono le vocazioni al sacerdozio ministeriale ed alla vita consacrata. Infatti, le comunità cristiane, che vivono intensamente la dimensione missionaria del mistero della Chiesa, mai saranno portate a ripiegarsi su se stesse. La missione, come testimonianza dell’amore divino, diviene particolarmente efficace quando è condivisa in modo comunitario, “perché il mondo creda” (cfr Gv 17,21). Quello delle vocazioni è il dono che la Chiesa invoca ogni giorno dallo Spirito Santo. Come ai suoi inizi, raccolta attorno alla Vergine Maria, Regina degli Apostoli, la Comunità ecclesiale apprende da lei ad implorare dal Signore la fioritura di nuovi apostoli che sappiano vivere in sé quella fede e quell’amore che sono necessari per la missione.



9. Mentre affido questa riflessione a tutte le Comunità ecclesiali, affinché le facciano proprie e soprattutto ne traggano spunto per la preghiera, incoraggio l’impegno di quanti operano con fede e generosità al servizio delle vocazioni e di cuore invio ai formatori, ai catechisti e a tutti, specialmente ai giovani in cammino vocazionale, una speciale Benedizione Apostolica.



Dal Vaticano, 3 dicembre 2007



BENEDICTUS PP. XVI

Paparatzifan
Saturday, February 23, 2008 9:15 PM
Dal blog di Lella...

UDIENZA PER LA CONSEGNA ALLA DIOCESI DI ROMA DELLA LETTERA SUL COMPITO URGENTE DELL’EDUCAZIONE , 23.02.2008

Alle ore 12 di oggi, in Piazza San Pietro, il Santo Padre Benedetto XVI presenta e consegna alla Diocesi di Roma la "Lettera sul compito urgente dell’educazione", firmata il 21 gennaio scorso (crf Boll N. 0048 del 23 gennaio 2008).
Pubblichiamo di seguito il discorso che il Santo Padre rivolge ai fedeli convenuti in Piazza San Pietro:

DISCORSO DEL SANTO PADRE

Cari fratelli e sorelle,

vi ringrazio di aver accolto, tanto numerosi, l’invito a questa speciale Udienza, nella quale riceverete dalle mie mani la Lettera che ho indirizzato alla Diocesi e alla città di Roma sul compito urgente dell’educazione. Saluto con affetto ciascuno di voi: sacerdoti, religiosi e religiose, genitori, insegnanti, catechisti ed altri educatori, fanciulli, adolescenti e giovani, compresi coloro che seguono l’Udienza attraverso la televisione. Saluto e ringrazio, in particolare, il Cardinale Vicario e tutti coloro che hanno preso la parola in rappresentanza delle varie categorie di persone partecipi della grande sfida educativa.

Siamo qui riuniti, infatti, perché ci muove una comune sollecitudine per il bene delle nuove generazioni, per la crescita e per il futuro dei figli che il Signore ha donato a questa città. Ci muove anche una preoccupazione, la percezione cioè di quella che abbiamo chiamato "una grande emergenza educativa".

Educare non è mai stato facile e oggi sembra diventare sempre più difficile: perciò non pochi genitori e insegnanti sono tentati di rinunciare al proprio compito, e non riescono più nemmeno a comprendere quale sia, veramente, la missione loro affidata.

Troppe incertezze e troppi dubbi, infatti, circolano nella nostra società e nella nostra cultura, troppe immagini distorte sono veicolate dai mezzi di comunicazione sociale.

Diventa difficile, così, proporre alle nuove generazioni qualcosa di valido e di certo, delle regole di comportamento e degli obiettivi per i quali meriti spendere la propria vita.

Siamo qui oggi, però, anche e soprattutto perché ci sentiamo sostenuti da una grande speranza e da una forte fiducia: dalla certezza, cioè, che quel "sì", chiaro e definitivo, che Dio in Gesù Cristo ha detto alla famiglia umana (cfr 2 Cor 1,19-20), vale anche per i nostri ragazzi e giovani, vale per i bambini che oggi si affacciano alla vita. Perciò anche nel nostro tempo educare al bene è possibile, è una passione che dobbiamo portare nel cuore, è un’impresa comune alla quale ciascuno è chiamato a recare il proprio contributo.

Siamo qui, in concreto, perché intendiamo rispondere a quella domanda educativa che oggi avvertono dentro di sé i genitori, preoccupati per il futuro dei propri figli, gli insegnanti, che vivono dal di dentro la crisi della scuola, i sacerdoti e i catechisti che sanno per esperienza quanto sia difficile educare alla fede, gli stessi ragazzi, adolescenti e giovani, che non vogliono essere lasciati soli di fronte alle sfide della vita. E’ questa la ragione per la quale vi ho scritto, cari fratelli e sorelle, la lettera che sto per consegnarvi. In essa potete trovare alcune indicazioni, semplici e concrete, sugli aspetti fondamentali e comuni dell’opera educativa. Oggi mi rivolgo a ciascuno di voi per offrirvi il mio affettuoso incoraggiamento ad assumere con gioia le responsabilità che il Signore vi affida, affinché la grande eredità di fede e di cultura, che è la ricchezza più vera di questa nostra amata città, non vada smarrita nel passaggio dall’una all’altra generazione, ma al contrario si rinnovi, si irrobustisca, sia di guida e di stimolo nel nostro cammino verso il futuro.

In questo spirito mi rivolgo a voi, cari genitori, per chiedervi anzitutto di rimanere saldi, per sempre, nel vostro reciproco amore: è questo il primo e grande dono di cui hanno bisogno i vostri figli, per crescere sereni, acquisire fiducia in se stessi e fiducia nella vita e imparare così ad essere a loro volta capaci di amore autentico e generoso. Il bene che volete ai figli deve poi darvi lo stile e il coraggio del vero educatore, con una coerente testimonianza di vita ed anche con la fermezza necessaria per temprare il carattere delle nuove generazioni, aiutandole a distinguere con chiarezza il bene dal male ed a costruirsi a loro volta delle solide regole di vita, che le sostengano nelle prove future. Così farete ricchi i vostri figli dell’eredità più preziosa e duratura, che consiste nell’esempio di una fede quotidianamente vissuta.

Con il medesimo animo domando a voi, docenti dei diversi ordini di scuole, di avere un concetto alto e grande del vostro impegnativo lavoro, nonostante le difficoltà, le incomprensioni, le delusioni che troppo spesso sperimentate. Insegnare, infatti, significa andare incontro a quel desiderio di conoscere e di capire che è insito nell’uomo e che nel bambino, nell’adolescente, nel giovane si manifesta in tutta la sua forza e spontaneità. Il vostro compito, perciò, non può limitarsi a fornire delle nozioni e delle informazioni, lasciando da parte la grande domanda riguardo alla verità, soprattutto a quella verità che può essere di guida nella vita. Siete infatti, a pieno titolo, degli educatori: a voi, in stretta sintonia con i genitori, è affidata la nobile arte della formazione della persona. In particolare, quanti insegnano nelle scuole cattoliche portino dentro di sé e traducano in azione quotidiana quel progetto educativo che ha al proprio centro il Signore Gesù e il suo Vangelo.

E voi, cari sacerdoti, religiosi e religiose, catechisti, animatori e formatori delle parrocchie, dei gruppi giovanili, delle associazioni e movimenti ecclesiali, degli oratori, delle attività sportive e ricreative, cercate di avere sempre, verso i ragazzi e i giovani che accostate, gli stessi sentimenti che furono in Gesù Cristo (cfr Fil 2,5).

Siate dunque quegli amici affidabili nei quali essi possano toccare con mano l’amicizia di Gesù per loro, e al tempo stesso siate i testimoni sinceri e coraggiosi di quella verità che rende liberi (cfr Gv 8,32) e che indica alle nuove generazioni la via che conduce alla vita.

L’educazione però non è soltanto opera degli educatori: è un rapporto tra persone nel quale, con il crescere degli anni, entrano sempre più in gioco la libertà e la responsabilità di coloro che vengono educati.

Perciò, con grande affetto, mi rivolgo a voi, fanciulli, adolescenti e giovani, per ricordarvi che voi stessi siete chiamati ad essere gli artefici della vostra crescita morale, culturale e spirituale. Sta a voi, dunque, accogliere liberamente nel cuore, nell’intelligenza e nella vita il patrimonio di verità, di bontà e di bellezza che si è formato attraverso i secoli e che ha in Gesù Cristo la sua pietra angolare.

Sta a voi rinnovare e sviluppare ulteriormente questo patrimonio, liberandolo dalle tante menzogne e brutture che spesso lo rendono irriconoscibile e provocano in voi diffidenza e delusione. Sappiate comunque che in questo non facile cammino non siete mai soli: vi sono vicini non soltanto i vostri genitori, insegnanti, sacerdoti, amici e formatori, ma soprattutto quel Dio che ci ha creato e che è l’ospite segreto dei nostri cuori.

Egli illumina dal di dentro la nostra intelligenza, Egli orienta al bene la nostra libertà, che spesso avvertiamo fragile e incostante, Egli è la vera speranza e il fondamento solido della nostra vita. Di Lui, anzitutto, ci possiamo fidare.

Cari fratelli e sorelle, nel momento in cui vi consegno simbolicamente la Lettera sul compito urgente dell’educazione, ci affidiamo dunque, tutti insieme, a Colui che è il nostro vero e unico Maestro (cfr Mt 23,8), per impegnarci insieme a Lui, con fiducia e con gioia, in quella meravigliosa impresa che è la formazione e la crescita autentica delle persone. Con questi sentimenti ed auspici a tutti imparto la mia Benedizione.

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