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Sihaya.b16247
Sunday, October 23, 2005 2:39 PM
LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELL’ANGELUS , 23.10.2005
LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELL’ANGELUS

PRIMA DELL’ANGELUS

DOPO L’ANGELUS

Al termine della Santa Messa celebrata questa mattina sul Sagrato della Basilica Vaticana per la conclusione dell’XI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi e dell’Anno dell’Eucaristia e per la proclamazione di cinque nuovi Santi, Benedetto XVI si affaccia alla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare l’Angelus con i fedeli ed i pellegrini presenti in Piazza San Pietro.
Queste le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana:

PRIMA DELL’ANGELUS

Cari fratelli e sorelle!

Con l’odierna Celebrazione eucaristica in Piazza San Pietro si è chiusa l’Assemblea del Sinodo dei Vescovi. Al tempo stesso si è concluso l’Anno dell’Eucaristia, che l’amato Papa Giovanni Paolo II aveva aperto nell’ottobre 2004. Ai cari e venerati Padri Sinodali, con i quali ho potuto condividere tre settimane di intenso lavoro in un clima di comunione fraterna, rinnovo l’espressione della mia cordiale gratitudine. Le loro riflessioni, testimonianze, esperienze e proposte sul tema "L’Eucaristia fonte e culmine della vita e della missione della Chiesa" sono state raccolte per essere elaborate in una Esortazione post-sinodale che, tenendo conto delle diverse realtà del mondo, aiuti a disegnare il volto della Comunità "cattolica", protesa a vivere unita, nella pluralità delle culture, il mistero centrale della fede: l’Incarnazione redentrice, di cui l’Eucaristia è la presenza viva.

Quest’oggi, inoltre, come mostrano i drappi esposti sulla facciata della Basilica Vaticana, ho avuto la gioia di proclamare cinque nuovi Santi che, al termine dell’Anno eucaristico, mi piace indicare quali frutti esemplari della comunione di vita con Cristo. Essi sono Józef Bilczewski, Vescovo di Leopoli dei Latini; Gaetano Catanoso, presbitero, fondatore della Congregazione delle Suore Veroniche del Volto Santo; Zygmunt Gorazdowski, sacerdote polacco, fondatore della Congregazione delle Suore di San Giuseppe; Alberto Hurtado Cruchaga, presbitero della Compagnia di Gesù, cileno; e il religioso Cappuccino Felice da Nicosia. Ciascuno di questi discepoli di Gesù è stato interiormente formato dalla sua divina presenza accolta, celebrata e adorata nell’Eucaristia. Ognuno di loro, inoltre, ha nutrito, con diverse sfumature, una tenera e filiale devozione verso Maria, la Madre di Cristo. Questi nuovi Santi, che contempliamo nella gloria celeste, ci invitano a ricorrere in ogni circostanza alla materna protezione della Madonna, per avanzare sempre più nel cammino della perfezione evangelica, sostenuti dalla costante unione con il Signore realmente presente nel sacramento dell’Eucaristia.

In tal modo potremo vivere la vocazione a cui ogni cristiano è chiamato, quella cioè di essere "pane spezzato per la vita del mondo", come opportunamente ci ricorda l’odierna Giornata Missionaria Mondiale. Quanto mai significativo è il legame tra la missione della Chiesa e l’Eucaristia. In effetti, l’azione missionaria ed evangelizzatrice è la diffusione apostolica dell’amore che è come concentrato nel Santissimo Sacramento. Chi accoglie Cristo nella realtà del suo Corpo e Sangue non può tenere per sé questo dono, ma è spinto a condividerlo nella testimonianza coraggiosa del Vangelo, nel servizio ai fratelli in difficoltà, nel perdono delle offese. Per alcuni, poi, l’Eucaristia è germe di una specifica chiamata a lasciare tutto per andare ad annunciare Cristo a chi ancora non lo conosce. A Maria Santissima, Donna eucaristica, affidiamo i frutti spirituali del Sinodo e dell’Anno dell’Eucaristia. Sia Lei a vegliare sul cammino della Chiesa e ad insegnarci a crescere nella comunione con il Signore Gesù per essere testimoni del suo amore, in cui sta il segreto della gioia.

[01320-01.01] [Testo originale: Italiano]

DOPO L’ANGELUS

Je vous salue, chers pèlerins francophones, vous invitant à répondre à l’appel du Christ dans l’Évangile de ce dimanche à mettre au centre de votre existence le commandement de l’amour, qui seul conduit au bonheur véritable et à la paix.

I greet all the English-speaking visitors present at today’s Angelus. Let us ask the Lord, through the intercession of our newly canonized saints, that Christians everywhere will grow in love and veneration of the Most Holy Eucharist and become active supporters of the Church’s mission to the world.

Auch alle deutschsprachigen Pilger hier auf dem Petersplatz grüße ich ganz herzlich. Am Ende der Bischofssynode blicken wir dankbar auf das Jahr der Eucharistie zurück. Unter allen Frömmigkeitsformen räumt die Kirche der Verehrung des allerheiligsten Altarssakraments den ersten Platz ein. Euch alle, liebe Brüder und Schwestern, ermutige ich, Christus immerfort in die Mitte eures Lebens zu stellen. Der Herr, der unsere geistliche Speise ist, segne diesen Tag und euren Weg durch die Zeit!

Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua española que participan en el rezo del Ángelus, en particular a mis Hermanos Obispos de Chile, al Señor Presidente de la República y altas Autoridades, así como a los numerosos chilenos que han venido para la canonización del Padre Alberto Hurtado. Que el ejemplo del nuevo Santo sea un estímulo para los católicos chilenos y también para los otros Países de América Latina a ser portadores de la luz de Cristo en la sociedad actual. ¡Feliz fiesta para todos!

S radošcu pozdravljam sve hrvatske hodocasnike, osobito iz grada Solina. Cuvajte vjeru, sveto nasljede vaših preda, okupljajuci se oko oltara Gospodnjega. Hvaljen Isus i Marija!

[Con gioia saluto i pellegrini croati, in particolare quelli provenienti dalla città di Solin. Custodite la fede, santa eredità dei vostri avi, radunandovi attorno all’altare del Signore. Siano lodati Gesù e Maria.]

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[Porgo un cordiale benvenuto ai pellegrini venuti dall’Ucraina per la canonizzazione dei due Santi Jósef Bilczewski e Zygmunt Gorazdowski. Dio benedica voi tutti e le vostre famiglie.]

Pozdrawiam serdecznie obecnych tu Polaków, uczestników kanonizacji. Niech nowi swieci: Zygmunt Gorazdowski i Józef Bilczewski oreduja u Boga w waszych intencjach. Ich swiete zycie niech umocni was w wierze, nadziei i milosci.

[Saluto cordialmente tutti i polacchi qui presenti, che hanno partecipato alla canonizzazione. Che i nuovi santi Zygmunt Gorazdowski e Józef Bilczewski intercedano per voi presso il Signore. La loro santa vita vi confermi nella fede, nella speranza e nella carità.]

Saluto i pellegrini di lingua italiana, in particolare quanti sono venuti per la canonizzazione di san Gaetano Catanoso e di san Felice da Nicosia. L’esempio e l’intercessione dei Santi vi aiutino ad essere fedeli discepoli e testimoni del Vangelo. A tutti auguro una buona domenica.
Sihaya.b16247
Wednesday, October 26, 2005 2:18 PM
L’UDIENZA GENERALE , 26.10.2005
L’UDIENZA GENERALE

CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA

SINTESI DELLA CATECHESI NELLE DIVERSE LINGUE

SALUTI PARTICOLARI NELLE DIVERSE LINGUE

L’Udienza Generale di questa mattina si svolge alle ore 10.30 in Piazza San Pietro dove il Santo Padre incontra gruppi di pellegrini e fedeli giunti dall’Italia e da ogni parte del mondo.
Nel discorso in lingua italiana, continuando il ciclo di catechesi sui Salmi e i Cantici, il Papa commenta il Cantico Fil 2,6-11 - Cristo, servo di Dio - Primi Vespri della Domenica della 4a Settimana (Lettura: Fil 2,6.9-11).
Dopo aver riassunto la Sua catechesi in diverse lingue, Benedetto XVI rivolge particolari espressioni di saluto ai gruppi di fedeli presenti.
L’Udienza Generale si conclude con il canto del Pater Noster e la Benedizione Apostolica impartita insieme ai Vescovi presenti.

# CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA

1. Ancora una volta, seguendo il percorso proposto dalla Liturgia dei Vespri coi vari Salmi e Cantici, abbiamo sentito risuonare il mirabile ed essenziale inno incastonato da san Paolo nella Lettera ai Filippesi (2,6-11).

Abbiamo già in passato sottolineato che il testo comprende un duplice movimento: discensionale e ascensionale. Nel primo, Cristo Gesù, dallo splendore della divinità che gli appartiene per natura sceglie di scendere fino all’umiliazione della «morte di croce». Egli si mostra così veramente uomo e nostro redentore, con un’autentica e piena partecipazione alla nostra realtà di dolore e di morte.

2. Il secondo movimento, quello ascensionale, svela la gloria pasquale di Cristo che, dopo la morte, si manifesta nuovamente nello splendore della sua maestà divina.

Il Padre, che aveva accolto l’atto di obbedienza del Figlio nell’Incarnazione e nella Passione, ora lo «esalta» in modo sovraeminente, come dice il testo greco. Questa esaltazione è espressa non solo attraverso l’intronizzazione alla destra di Dio, ma anche con il conferimento a Cristo di un «nome che è al di sopra di ogni altro nome» (v. 9).

Ora, nel linguaggio biblico il «nome» indica la vera essenza e la specifica funzione di una persona, ne manifesta la realtà intima e profonda. Al Figlio, che per amore si è umiliato nella morte, il Padre conferisce una dignità incomparabile, il «Nome» più eccelso, quello di «Signore», proprio di Dio stesso.

3. Infatti, la proclamazione di fede, intonata coralmente da cielo, terra e inferi prostrati in adorazione, è chiara ed esplicita: «Gesù Cristo è il Signore» (v. 11). In greco, si afferma che Gesù è Kyrios, un titolo certamente regale, che nella traduzione greca della Bibbia rendeva il nome di Dio rivelato a Mosé, nome sacro e impronunciabile.

Da un lato, allora, c’è il riconoscimento della signoria universale di Gesù Cristo, che riceve l’omaggio di tutto il creato, visto come un suddito prostrato ai suoi piedi. Dall’altro lato, però, l’acclamazione di fede dichiara Cristo sussistente nella forma o condizione divina, presentandolo quindi come degno di adorazione.

4. In questo inno il riferimento allo scandalo della croce (cfr 1Cor 1,23), e prima ancora alla vera umanità del Verbo fatto carne (cfr Gv 1,14), si intreccia e culmina con l’evento della risurrezione. All’obbedienza sacrificale del Figlio segue la risposta glorificatrice del Padre, cui si unisce l’adorazione da parte dell’umanità e del creato. La singolarità di Cristo emerge dalla sua funzione di Signore del mondo redento, che Gli è stata conferita a motivo della sua obbedienza perfetta «fino alla morte». Il progetto di salvezza ha nel Figlio il suo pieno compimento e i fedeli sono invitati - soprattutto nella liturgia - a proclamarlo e a viverne i frutti.

Questa è la meta a cui ci conduce l’inno cristologico che da secoli la Chiesa medita, canta e considera guida di vita: «Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù» (Fil 2,5).

5. Affidiamoci ora alla meditazione che san Gregorio Nazianzeno ha intessuto sapientemente sul nostro inno. In un carme in onore di Cristo il grande Dottore della Chiesa del IV secolo dichiara che Gesù Cristo «non si spogliò di nessuna parte costitutiva della sua natura divina, e ciò nonostante mi salvò come un guaritore che si china sulle fetide ferite… Era della stirpe di David, ma fu il creatore di Adamo. Portava la carne, ma era anche estraneo al corpo. Fu generato da una madre, ma da una madre vergine; era circoscritto, ma era anche immenso. E lo accolse una mangiatoia, ma una stella fece da guida ai Magi, che arrivarono portandogli dei doni e davanti a lui piegarono le ginocchia. Come un mortale venne alla lotta con il demonio, ma, invincibile com’era, superò il tentatore con un triplice combattimento… Fu vittima, ma anche sommo sacerdote; fu sacrificatore, eppure era Dio. Offrì a Dio il suo sangue, e in tal modo purificò tutto il mondo. Una croce lo tenne sollevato da terra, ma rimase confitto ai chiodi il peccato… Andò dai morti, ma risorse dall’inferno e risuscitò molti che erano morti. Il primo avvenimento è proprio della miseria umana, ma il secondo si addice alla ricchezza dell’essere incorporeo… Quella forma terrena l’assunse su di sé il Figlio immortale, perché egli ti vuol bene» (Carmina arcana, 2: Collana di Testi Patristici, LVIII, Roma 1986, pp. 236-238).

[01336-01.02] [Testo originale: Italiano]

# SINTESI DELLA CATECHESI NELLE DIVERSE LINGUE

? Sintesi della catechesi in lingua francese

? Sintesi della catechesi in lingua inglese

? Sintesi della catechesi in lingua tedesca

? Sintesi della catechesi in lingua spagnola

? Sintesi della catechesi in lingua francese

Chers Frères et Sœurs,

Le cantique de la Lettre aux Philippiens comprend un double mouvement. Le premier souligne l’abaissement du Christ jusqu’à la mort de la croix. Le second,ascendant, révèle la gloire pascale du Christ, exalté par le Père : non seulement il est introduit à la droite de Dieu, mais il reçoit de lui le Nom qui est au-dessus de tout nom.
Dans la Bible, le nom indique la réalité intime et profonde d’une personne. Au Fils, humilié jusqu’à la mort par amour, le Père confère une dignité incomparable, le nom de «Seigneur», qui appartient à Dieu lui-même. Toute la création, au ciel, sur terre et aux enfers, chante : «Jésus Christ est Seigneur», reconnaissant sa seigneurie universelle et proclamant sa foi en la divinité du Christ.
Dans ce cantique, la référence au scandale de la croix est intimement liée à l’événement de la résurrection : à l’obéissance sacrificielle du Fils, répondent l’action du Père qui le glorifie et l’adoration de toute la création. Le dessein de salut s’accomplit pleinement dans le Fils, et les croyants sont invités, surtout dans la liturgie, à le proclamer et à en vivre.

Je salue avec joie les pèlerins de langue française, en particulier le groupe de Dunkerque accompagné par Mgr Gérard Defois, Archevêque-Évêque de Lille, et tous les jeunes présents. Accueillez l’amour du Christ et soyez de vrais témoins du Seigneur, dans son Église et dans la vie de chaque jour!

[01337-03.02] [Texte original: Français]

? Sintesi della catechesi in lingua inglese

Dear Brothers and Sisters,

Today’s Canticle is taken from the Letter to the Philippians. After describing the Son of God’s humiliation in the Incarnation, and especially in his death on the cross, the Canticle depicts his exaltation. Christ’s sacrifice of obedience is accepted by the Father, who seats him at his right hand; he is acknowledged in his divine dignity, is given "the name which is above every name", and proclaimed by the heavenly choirs as Kyrios, Lord of the redeemed world. The Church’s Liturgy continues to sing this song of praise. We adore Christ whose lowly lifestyle of service, obedience and death has been transformed in the splendour of divine glory. In him the history of salvation has found its perfect fulfilment. As Saint Gregory Nazianzen commented: "He offered to God his blood and so purified the whole world". Let us heed the Canticle’s invitation, and imitate the humility and love of Christ Jesus, and follow him as our Lord and Saviour.

I offer a warm welcome to all the English-speaking visitors and pilgrims present at today’s audience. I extend particular greetings to the groups from England, Wales, Denmark, Finland, Norway, Sweden, Japan, Canada and the United States of America. I wish you all a pleasant stay in Rome!

[01338-02.01] [Original text: English]

? Sintesi della catechesi in lingua tedesca

Liebe Brüder und Schwestern!

In zwei gegenläufigen Bewegungen offenbart sich uns Christus als der Erlöser: In der Erniedrigung seines Kreuzestods nimmt er die menschliche Wirklichkeit bis zur äußersten Konsequenz des Leidens an. In seinem Aufstieg als Sieger über den Tod erscheint die Strahlkraft seiner göttlichen Natur. Der Christushymnus des Philipperbriefes, der uns zu Beginn vorgetragen wurde, verbindet diese beiden Akkorde zu einem großartigen Lied. Der himmlische Vater lohnt den Gehorsam seines Sohnes, der sich aus Liebe für die Menschen hingab, mit seiner Erhöhung über die ganze Schöpfung. Er verleiht ihm einen „Namen, der größer ist als alle Namen" (Phil 2, 9). Dieser Name sagt aus, wer Jesus ist: „Jesus Christus ist der Herr" (V. 11). Dieser Name ist für uns Christen allezeit Grund zur Anbetung und zum frohen Bekenntnis in der Gemeinschaft der Erlösten, der Kirche, die einstimmt in den ewigen Lobpreis der Schöpfung

Von Herzen heiße ich die Pilger und Besucher aus den Ländern deutscher Sprache willkommen. Ein ganz besonderer Gruß gilt heute den Wallfahrern des Malteser-Hospitaldienstes aus Österreich sowie einer Delegation des Bayerischen Pilgerbüros, das heuer sein 80-jähriges Bestehen feiert. Christus kennt die Sorgen und Leiden der Menschheit. Er ist und bleibt der Sieger über Sünde und Tod. Ihm wollen wir danken; Ihn wollen wir freudig vor aller Welt bekennen. Gottes Geist gebe euch dazu Mut und stets glaubensfrohe Hoffnung!

[01339-05.01] [Originalsprache: Deutsch]

? Sintesi della catechesi in lingua spagnola

Queridos hermanos y hermanas:

El himno que hemos escuchado, tomado de la carta a los Filipenses, presenta a Cristo que pasa del esplendor de su naturaleza divina a la humillación de la "muerte de cruz". Así se manifiesta también como verdadero hombre y redentor nuestro, participando de manera auténtica y plena de nuestra realidad de dolor y muerte.
A la obediencia perfecta del Hijo corresponde la acción glorificadora del Padre, que le confiere una dignidad incomparable, el "Nombre" más excelso, el de "Señor", que es propio de Dios mismo. Por una parte, la humanidad y la creación entera le rinden homenaje por su señorío universal; por otra, la aclamación de fe reconoce a Cristo su condición divina por lo cual es digno de adoración. Así, pues, el proyecto de salvación se realiza en Cristo, y los fieles son invitados, sobre todo en la liturgia, a proclamarlo y a vivir los frutos de la redención.

Saludo cordialmente a los visitantes de lengua española, en particular a los peregrinos de la diócesis de León y a los de la Hospitalidad de Lourdes, de Toledo, así como a los grupos parroquiales y escolares de España. Saludo también a los peregrinos de Chile, México, Venezuela y de otros Países latinoamericanos. Con san Pablo os exhorto: "Tened entre vosotros los sentimientos propios de una vida en Cristo Jesús" (Flp 2,5).

Muchas gracias.

[01340-04.01] [Texto original: Español]

# SALUTI PARTICOLARI NELLE DIVERSE LINGUE

? Saluto in lingua polacca

? Saluto in lingua ungherese

? Saluto in lingua ceca

? Saluto in lingua italiana

? Saluto in lingua polacca

Pozdrawiam serdecznie obecnych tu pielgrzymów polskich. Dziekuje wam wszystkim za modlitwy w intencjach Kosciola oraz mojej poslugi piotrowej. Wzajemnie polecam was Bogu w modlitwie. Przekazcie moje pozdrowienie Waszym rodzinom i bliskim. Niech bedzie pochwalony Jezus Chrystus.

[Saluto cordialmente tutti i pellegrini polacchi qui presenti. Ringrazio voi tutti per le vostre preghiere per la Chiesa e per il mio servizio petrino. Contraccambio, affidandovi a Dio nelle mie preghiere. Portate il mio saluto alle vostre famiglie e ai vostri cari. Sia lodato Gesù Cristo.]

[01341-09.02] [Testo originale: Polacco]

? Saluto in lingua ungherese

Isten hozott Benneteket, kedves magyar zarándokok. Szívesen adom Rátok és családjaitokra apostoli áldásomat. Dicsértessék a Jézus Krisztus.

[Mi rivolgo con cordiali parole di benvenuto a tutti i pellegrini ungheresi qui presenti. Imparto volentieri a ciascuno di voi e alle vostre famiglie la Benedizione Apostolica. Sia lodato Gesù Cristo.]

[01342-AA.01] [Testo originale: Ungherese]

? Saluto in lingua ceca

Srdecne vítám a zdravím poutníky z Ceské republiky, zejména z Prahy a okolí. Rád vám všem žehnám! Chvála Kristu!

[Un cordiale benvenuto e un saluto ai pellegrini provenienti dalla Repubblica Ceca, in particolare da Praga e dintorni. Volentieri vi benedico tutti. Sia lodato Gesù Cristo!]

[01343-AA.01] [Testo originale: Ceco]

? Saluto in lingua italiana

Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto i fedeli della diocesi di Mondovì, accompagnati dal Vescovo Mons. Luciano Pacomio, e quelli della diocesi di Pisa. Saluto inoltre i rappresentanti dell’associazione "Amici di San Rocco" e gli esponenti della Famiglia Cabriniana. Ringrazio tutti per la gradita presenza e a ciascuno auguro di crescere costantemente nella fede per essere ovunque coraggiosi testimoni di Cristo.

Saluto poi i giovani, i malati e gli sposi novelli. Un pensiero soprattutto rivolgo a voi, cari ammalati, presenti così numerosi a questo incontro, e particolarmente al folto gruppo di bambini della "Città della speranza" di Padova. Cari amici, come abbiamo sentito nella catechesi, la croce di Cristo ci fa comprendere il significato vero della sofferenza e del dolore. Unitevi spiritualmente a Gesù Crocifisso e abbandonatevi fiduciosi nella mani di Maria, invocandola incessantemente con il Rosario.

Sta per concludersi il mese di ottobre, mese dedicato al Santo Rosario. Vi invito a recitare con devozione questa preghiera cara alla tradizione del popolo cristiano. Preghiamo per le tante necessità della Chiesa e del mondo, modo speciale per le popolazioni colpite dal terremoto e da calamità fisiche e ambientali. Mai venga meno per quanti si trovano in difficoltà il nostro sostegno spirituale e materiale. Per tutti preghiamo cantando il Pater noster.
Ratzigirl
Thursday, October 27, 2005 2:25 PM
Udienza privata
l’On.le Kurt Beck, Presidente del Land Renania-Palatinato (Repubblica Federale di Germania), con la Consorte e Seguito

Ecco la foto dell'incontro: che dolce!!!!

Sihaya.b16247
Tuesday, November 01, 2005 4:05 PM
LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELL’ANGELUS , 30.10.2005
LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELL’ANGELUS , 30.10.2005


LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELL’ANGELUS

PRIMA DELL’ANGELUS

DOPO L’ANGELUS

Alle ore 12 di oggi il Santo Padre Benedetto XVI si affaccia alla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare l’Angelus con i fedeli ed i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro.
Queste le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana:

PRIMA DELL’ANGELUS

Cari fratelli e sorelle!

Quarant’anni or sono, il 28 ottobre 1965, si tenne la settima Sessione del Concilio Ecumenico Vaticano II. Ad essa ne seguirono altre tre in rapida successione, e l’ultima, l’8 dicembre, segnò la chiusura del Concilio. Nella fase finale di quello storico evento ecclesiale, che era iniziato tre anni prima, venne approvata la maggior parte dei Documenti conciliari. Alcuni di essi sono più noti e vengono spesso citati; altri lo sono di meno, ma tutti meritano di essere richiamati, perché conservano il loro valore e rivelano un’attualità che, per certi aspetti, è addirittura aumentata. Vorrei, quest’oggi, ricordare i cinque Documenti che il Servo di Dio Papa Paolo VI e i Padri conciliari firmarono quel 28 ottobre 1965. Essi sono: il Decreto Christus Dominus, sull’ufficio pastorale dei Vescovi; il Decreto Perfectae caritatis, sul rinnovamento della vita religiosa; il Decreto Optatam totius, sulla formazione sacerdotale; la Dichiarazione Gravissimum educationis, sull’educazione cristiana; e infine la Dichiarazione Nostra Aetate, sulle relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane.

I temi della formazione dei sacerdoti, della vita consacrata e del ministero episcopale sono stati oggetto di tre Assemblee Ordinarie del Sinodo dei Vescovi, svoltesi rispettivamente nel 1990, nel 1995 e nel 2001, le quali hanno ampiamente ripreso e approfondito gli insegnamenti del Vaticano II, come attestano le Esortazioni apostoliche post-sinodali del mio amato predecessore il servo di Dio Giovanni Paolo II Pastores dabo vobis, Vita consecrata e Pastores gregis. Meno conosciuto è invece il documento sull’educazione. Da sempre la Chiesa è impegnata nell’educazione della gioventù, alla quale il Concilio riconobbe un’"estrema importanza" sia per la vita dell’uomo che per il progresso sociale (cfr Dich. Gravissimum educationis, Proemio). Anche oggi, nell’epoca della comunicazione globale, la Comunità ecclesiale avverte tutta l’importanza di un sistema educativo che riconosca il primato dell’uomo come persona, aperta alla verità e al bene. Primi e principali educatori sono i genitori, aiutati, secondo il principio di sussidiarietà, dalla società civile (cfr ivi, 3). Una speciale responsabilità educativa sente di avere la Chiesa, alla quale Cristo ha affidato il compito di annunciare "la via della vita" (cfr ibid.). Essa, in diversi modi, cerca di adempiere questa missione: in famiglia, in parrocchia, attraverso associazioni, movimenti e gruppi di formazione e d’impegno evangelico e, in modo specifico, nelle scuole, negli istituti di studi superiori e nelle università (cfr ivi, 5-12).

Anche la Dichiarazione Nostra Aetate è di grandissima attualità, perché riguarda l’atteggiamento della Comunità ecclesiale nei confronti delle religioni non cristiane. Partendo dal principio che "tutti gli uomini costituiscono una sola comunità" e che la Chiesa "ha il dovere di promuovere l’unità e l’amore" tra i popoli (n. 1), il Concilio "nulla rigetta di quanto è vero e santo" nelle altre religioni e a tutti annuncia Cristo, "via, verità e vita", in cui gli uomini trovano la "pienezza della vita religiosa" (n. 2). Con la Dichiarazione Nostra Aetate i Padri del Vaticano II hanno proposto alcune verità fondamentali: hanno ricordato con chiarezza lo speciale vincolo che lega i cristiani e gli ebrei (n. 4), hanno ribadito la stima verso i musulmani (n. 3) ed i seguaci delle altre religioni (n. 2) ed hanno confermato lo spirito di fraternità universale che bandisce qualsiasi discriminazione o persecuzione religiosa (n. 5).

Cari fratelli e sorelle, mentre vi invito a riprendere tra le mani questi documenti, vi esorto a pregare insieme con me la Vergine Maria, affinché aiuti tutti i credenti in Cristo a tenere sempre vivo lo spirito del Concilio Vaticano II, per contribuire ad instaurare nel mondo quella fraternità universale che risponde alla volontà di Dio sull’uomo, creato a immagine di Dio.

[01361-01.01] [Testo originale: Italiano]

DOPO L’ANGELUS

Come tutti sappiamo, lo scorso 8 ottobre un forte terremoto ha colpito la regione del Kashmir, specialmente nel versante pakistano, provocando la morte di oltre cinquantamila persone e ingenti danni. Anche in questo caso, molteplici sono state le forme di solidarietà, ma il bisogno appare più grande degli aiuti finora offerti. Rinnovo, pertanto, il mio appello alla comunità internazionale, affinché si moltiplichino gli sforzi a sostegno di quelle popolazioni tanto provate.

Je vous salue, chers pèlerins francophones, en particulier les jeunes de l’Association Foi, Action, Rayonnement, de la Principauté de Monaco. Que chacun d’entre vous sache se tourner vers le Seigneur, en le reconnaissant comme Père, pour vivre dans la liberté des enfants de Dieu, à la suite du Christ.

I extend a warm welcome to the English-speaking pilgrims and visitors present for this Angelus prayer. My special greeting goes to the Lutheran deacons from Karlstad and the Choir of Mullingar Cathedral from the Diocese of Meath. Upon all of you I cordially invoke God’s blessings of joy and peace.

Ganz herzlich grüße ich alle Pilger deutscher Sprache. In diesem Monat Oktober haben wir die Mutter Gottes besonders im Rosenkranzgebet angerufen. Stets gebührt ihr ein zentraler Platz in unserem Herzen. Vor ihr erkennen wir uns alle als Kinder Gottes. Von ihr lernen wir vertrauen. Mit ihr lernen wir glauben und beten. Laßt euch von Maria zu Christus führen! Der Heilige Geist stärke euch und begleite euer Tun in der kommenden Woche.

Me es grato saludar cordialmente a los peregrinos de lengua española presentes en la oración mariana del Ángelus, entre ellos los participantes en la procesión del Señor de los Milagros. En particular, saludo a mis Hermanos Obispos de España, a las distinguidas autoridades, a los sacerdotes, a las Religiosas Celadoras del Culto Eucarístico y a los fieles, venidos de Urgell y de Andorra, de Madrid y de Mallorca, que han tenido el gozo de participar en la beatificación de los sacerdotes Josep Tàpies y seis compañeros, y de la Hermana María de los Ángeles Ginard Martí, que afrontaron el martirio a causa de la fe en Cristo. Ellos son para todos un verdadero ejemplo de reconciliación y de amor hasta el extremo, así como un estímulo para dar un testimonio coherente de la propia fe en la sociedad actual, con una actitud de paz y de convivencia fraterna.

Pozdravljam romarje iz Slovenije! K molitvi s Petrovim naslednikom ste se zbrali verniki iz župnij "Sveti Križ - Podbocje" in "Ivancna Gorica". Naj vas na tem vašem romanju in vselej spremlja moj apostolski blagoslov!

[Saluto i pellegrini della Slovenia! Siete venuti a pregare insieme al Successore di Pietro, cari fedeli delle Parrocchie »Sveti Križ – Podbocje« ed »Ivancna Gorica«. In questo vostro pellegrinaggio e sempre vi accompagni la mia Apostolica Benedizione!]

Serdecznie pozdrawiam Polaków. Zbliza sie uroczystosc Wszystkich Swietych. Dziekujemy Bogu za swiadków wiary, którzy sa zycia byli zjednoczeni z Chrystusem w milosci, a dzis uczestnicza w Jego chwale. Ich wstawiennictwu i opiece polecam wszystkich wierzacych

[Saluto cordialmente i polacchi. Si avvicina la solennità di Tutti i Santi. Ringraziamo Dio per i testimoni della fede che nella loro vita sono stati uniti a Cristo nell’amore, e oggi partecipano alla sua gloria. Alla loro intercessione e protezione affido tutti i credenti.]

Saluto di cuore i membri della Famiglia spirituale "L’Opera" (Das Werk), che celebrano i quarant’anni della loro presenza a Roma. Cari amici, auguro che la vostra attività possa essere un servizio fecondo per l’unità della Chiesa. Saluto tutti i pellegrini di lingua italiana, in particolare i fedeli provenienti da Concordia-Pordenone e Vittorio Veneto, da San Donato Milanese, Liscate, Monza, Chiesanuova di Brescia, San Pietro in Casale e Cavanella Po; come pure i ragazzi di Milano e dintorni, con i loro insegnanti che appartengono alla Fraternità di Comunione e Liberazione; il Coro "San Facio", dello stesso Movimento, di Cremona e i giovani di Bagnolo Cremasco. Saluto, inoltre, i promotori dell’iniziativa "Arance di Natale", che da dieci anni fanno opera umanitaria utilizzando i loro camper; le associazioni "Africa Mission - Cooperazione e Sviluppo", "Volare più in alto" e "Salute Donna". A tutti auguro una serena domenica. Arrivederci a dopodomani, per la festa di Tutti i Santi!


Sihaya.b16247
Tuesday, November 01, 2005 4:06 PM
LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELL’ANGELUS , 01.11.2005
LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELL’ANGELUS , 01.11.2005


LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELL’ANGELUS

PRIMA DELL’ANGELUS

DOPO L’ANGELUS

Alle ore 12 di oggi, Solennità di Tutti i Santi, il Santo Padre Benedetto XVI si affaccia alla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare l’Angelus con i fedeli ed i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro.

Queste le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana:

PRIMA DELL’ANGELUS

Cari fratelli e sorelle!

Celebriamo oggi la solennità di Tutti i Santi, che ci fa gustare la gioia di far parte della grande famiglia degli amici di Dio, o, come scrive san Paolo, di "partecipare alla sorte dei santi nella luce" (Col 1,12). La Liturgia ripropone l’espressione colma di meraviglia dell’apostolo Giovanni: "Quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente!" (1 Gv 3,1). Sì, diventare santi significa realizzare pienamente quello che già siamo in quanto elevati, in Cristo Gesù, alla dignità di figli adottivi di Dio (cfr Ef 1,5; Rm 8,14-17). Con l’incarnazione del Figlio, la sua morte e risurrezione, Dio ha voluto riconciliare a Sé l’umanità ed aprirla alla condivisione della stessa sua vita. Chi crede in Cristo Figlio di Dio rinasce "dall’alto", è come rigenerato per opera dello Spirito Santo (cfr Gv 3,1-8). Questo mistero si attua nel sacramento del Battesimo, mediante il quale la madre Chiesa dà alla luce i "santi".

La vita nuova, ricevuta nel Battesimo, non è soggetta alla corruzione e al potere della morte. Per chi vive in Cristo la morte è il passaggio dal pellegrinaggio terreno alla patria del Cielo, dove il Padre accoglie tutti i suoi figli, "di ogni nazione, razza, popolo e lingua", come leggiamo oggi nel Libro dell’Apocalisse (7,9). Per questo è molto significativo e appropriato che dopo la festa di Tutti i Santi la Liturgia ci faccia celebrare domani la Commemorazione di tutti i fedeli defunti. La "comunione dei santi", che professiamo nel Credo, è una realtà che si costruisce quaggiù, ma che si manifesterà pienamente quando noi vedremo Dio "così come egli è" (1 Gv 3,2). E’ la realtà di una famiglia legata da profondi vincoli di spirituale solidarietà, che unisce i fedeli defunti a quanti sono pellegrini nel mondo. Un legame misterioso ma reale, alimentato dalla preghiera e dalla partecipazione al sacramento dell’Eucaristia. Nel Corpo mistico di Cristo le anime dei fedeli si incontrano superando la barriera della morte, pregano le une per le altre, realizzano nella carità un intimo scambio di doni. In tale dimensione di fede si comprende anche la prassi di offrire per i defunti preghiere di suffragio, in modo speciale il Sacrificio eucaristico, memoriale della Pasqua di Cristo, che ha aperto ai credenti il passaggio alla vita eterna.

Unendomi spiritualmente a quanti si recano nei cimiteri per pregare per i loro defunti, anch’io domani pomeriggio mi raccoglierò in preghiera nelle Grotte Vaticane presso le tombe dei Papi, che fanno corona al sepolcro dell’apostolo Pietro, e avrò un ricordo speciale per l’amato Giovanni Paolo II. Cari amici, la tradizionale sosta di questi giorni presso le tombe dei nostri defunti sia un’occasione per pensare senza timore al mistero della morte e coltivare quell’incessante vigilanza che ci prepara ad affrontarlo con serenità. Ci aiuti in questo la Vergine Maria, Regina dei Santi, alla quale ora con fiducia filiale ci rivolgiamo.

[01368-01.01] [Testo originale: Italiano]

DOPO L’ANGELUS

Chers pèlerins francophones, je vous salue chaleureusement, vous invitant à rendre grâce pour tous les saints, qui nous sont donnés comme autant de frères aînés, pour marcher dans la voie de la sainteté et pour transmettre aux jeunes le désir de suivre le Christ, source de bonheur éternel.

On this Solemnity of All Saints, I cordially greet the English-speaking visitors present. May the example and prayers of the Saints guide and sustain us at every stage of our pilgrimage towards the Kingdom of Heaven. Upon you and your families I invoke God’s blessings of wisdom, joy and peace.

Einen frohen Gruß richte ich an die Pilger und Besucher aus dem deutschen Sprachraum. Das heutige Fest Allerheiligen zeigt uns die Kirche als die Gemeinschaft der Heiligen, in die auch wir berufen sind. Wohin immer wir gestellt sind, stets können und sollen wir ein Leben nach dem Evangelium führen. Gott gibt uns seine Gnade dazu. Euch allen wünsche ich einen gesegneten Aufenthalt hier in Rom!

Me complace saludar con afecto a los peregrinos de lengua española que participan en esta oración del Ángelus. Queridos hermanos y hermanas: en esta solemnidad de Todos los Santos, la Iglesia nos invita una vez más a proseguir por el camino de la santidad, siguiendo el ejemplo de aquéllos que nos han precedido y que, fieles a la llamada del Señor, practicaron las bienaventuranzas, amando a todos como Dios nos ama.

Pozdrawiam serdecznie wszystkich Polaków. Lacze sie duchowo ze wszystkimi, którzy dzisiaj odwiedzaja groby swoich zmarlych. Uroczystosc Wszystkich Swietych przypomina nam o naszym powolaniu do swietosci. Na tej drodze niech was wspomaga Maryja, Królowa Wszystkich Swietych.

[Saluto cordialmente tutti i polacchi qui presenti. Mi unisco spiritualmente a tutti coloro che oggi visitano le tombe dei loro cari. La Solennità di Tutti i Santi ci ricorda la nostra chiamata alla santità. Vi sostenga su questo cammino Maria, Regina di tutti i santi.]

Saluto con affetto i pellegrini di lingua italiana. In questa festa di Tutti i Santi penso alla bimillenaria storia di santità che ha arricchito l’Italia e prego perché prosegua oggi e sempre. Buona giornata!
Sihaya.b16247
Wednesday, November 02, 2005 9:22 PM
L’UDIENZA GENERALE , 02.11.2005
L’UDIENZA GENERALE

CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA

SINTESI DELLA CATECHESI NELLE DIVERSE LINGUE

SALUTI PARTICOLARI NELLE DIVERSE LINGUE

L’Udienza Generale di questa mattina si svolge alle ore 10.30 in Piazza San Pietro dove il Santo Padre incontra gruppi di pellegrini e fedeli giunti dall’Italia e da ogni parte del mondo.
Nel discorso in lingua italiana, continuando il ciclo di catechesi sui Salmi e i Cantici, il Papa commenta il Salmo 111 - Beatitudine dell’uomo giusto - Secondi Vespri della Domenica della 4a Settimana (Lettura: Sal 111,1-6).
Dopo aver riassunto la Sua catechesi in diverse lingue, Benedetto XVI rivolge particolari espressioni di saluto ai gruppi di fedeli presenti.
L’Udienza Generale si conclude con il canto del Pater Noster e la Benedizione Apostolica impartita insieme ai Vescovi presenti.

CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA

1. Dopo aver celebrato ieri la solenne festa di tutti i Santi del cielo, quest’oggi facciamo memoria di tutti i fedeli defunti. La liturgia ci invita a pregare per i nostri cari scomparsi, volgendo il pensiero al mistero della morte, comune eredità di tutti gli uomini.

Illuminati dalla fede, guardiamo all’enigma umano della morte con serenità e speranza. Secondo la Scrittura, infatti, essa più che una fine, è una nuova nascita, è il passaggio obbligato attraverso il quale possono raggiungere la vita in pienezza coloro che modellano la loro esistenza terrena secondo le indicazioni della Parola di Dio.

Il salmo 111, composizione di taglio sapienziale, ci presenta la figura di questi giusti, i quali temono il Signore, ne riconoscono la trascendenza e aderiscono con fiducia e amore alla sua volontà in attesa di incontrarlo dopo la morte.

A questi fedeli è riservata una "beatitudine": «Beato l’uomo che teme il Signore» (v. 1). Il Salmista precisa subito in che cosa consista tale timore: esso si manifesta nella docilità ai comandamenti di Dio. È proclamato beato colui che «trova grande gioia» nell’osservare i comandamenti, trovando in essi gioia e pace.

2. La docilità a Dio è, quindi, radice di speranza e di armonia interiore ed esteriore. L’osservanza della legge morale è sorgente di profonda pace della coscienza. Anzi, secondo la visione biblica della «retribuzione», sul giusto si stende il manto della benedizione divina, che imprime stabilità e successo alle sue opere e a quelle dei suoi discendenti: «Potente sulla terra sarà la sua stirpe, la discendenza dei giusti sarà benedetta. Onore e ricchezza nella sua casa» (vv. 2-3; cfr v. 9). Certo, a questa visione ottimistica si oppongono le osservazioni amare del giusto Giobbe, che sperimenta il mistero del dolore, si sente ingiustamente punito e sottoposto a prove apparentemente insensate. Bisognerà, quindi, leggere questo Salmo nel contesto globale della Rivelazione, che abbraccia la realtà della vita umana in tutti i suoi aspetti.

Tuttavia rimane valida la fiducia che il Salmista vuole trasmettere e far sperimentare a chi ha scelto di seguire la via di una condotta moralmente ineccepibile, contro ogni alternativa di illusorio successo ottenuto attraverso l’ingiustizia e l’immoralità.

3. Il cuore di questa fedeltà alla Parola divina consiste in una scelta fondamentale, cioè la carità verso i poveri e i bisognosi: «Felice l’uomo pietoso che dà in prestito… Egli dona largamente ai poveri» (vv. 5.9). Il fedele è, dunque, generoso; rispettando la norma biblica, egli concede prestiti ai fratelli in necessità, senza interesse (cfr Dt 15,7-11) e senza cadere nell’infamia dell’usura che annienta la vita dei miseri.

Il giusto, raccogliendo il monito costante dei profeti, si schiera dalla parte degli emarginati, e li sostiene con aiuti abbondanti. «Egli dona largamente ai poveri», si dice nel versetto 9, esprimendo così un’estrema generosità, completamente disinteressata.

4. Il Salmo 111, accanto al ritratto dell’uomo fedele e caritatevole, «buono, misericordioso e giusto», presenta in finale, in un solo versetto (cfr v. 10), anche il profilo del malvagio. Questo individuo assiste al successo della persona giusta rodendosi di rabbia e di invidia. È il tormento di chi ha una cattiva coscienza, a differenza dell’uomo generoso che ha «saldo» e «sicuro il suo cuore» (vv. 7-8).

Noi fissiamo il nostro sguardo sul volto sereno dell’uomo fedele che «dona largamente ai poveri» e ci affidiamo per la nostra riflessione conclusiva alle parole di Clemente Alessandrino che, commentando l'invito di Gesù a procurarsi amici con la disonesta ricchezza (cfr Lc 16,9), nel suo scritto intitolato Quale ricco si salverà, osserva: con questa affermazione Gesù «dichiara ingiusto per natura ogni possesso che uno possiede per se stesso come bene proprio e non lo pone in comune per coloro che ne hanno bisogno; ma dichiara altresì che da questa ingiustizia è possibile compiere un'opera giusta e salutare, dando riposo a qualcuno di quei piccoli che hanno una dimora eterna presso il Padre (cfr Mt 10,42; 18,10)» (31,6: Collana di Testi Patristici, CXLVIII, Roma 1999, pp. 56-57).

E, rivolgendosi al lettore, Clemente avverte: «Guarda in primo luogo che egli non ti ha comandato di farti pregare né di aspettare di essere supplicato, ma di cercare tu stesso quelli che sono ben degni di essere ascoltati, in quanto sono discepoli del Salvatore» (31,7: ibidem, p. 57).

Poi, ricorrendo a un altro testo biblico, commenta: «È dunque bello il detto dell'apostolo: "Dio ama chi dona con gioia" (2Cor 9,7), chi gode nel donare e non semina scarsamente, per non raccogliere allo stesso modo, ma condivide senza rammarichi e distinzioni e dolore, e questo è autentico far del bene» (31,8: ibidem).

[01371-01.01] [Testo originale: Italiano]

SINTESI DELLA CATECHESI NELLE DIVERSE LINGUE

? Sintesi della catechesi in lingua francese

? Sintesi della catechesi in lingua inglese

? Sintesi della catechesi in lingua tedesca

? Sintesi della catechesi in lingua spagnola

? Sintesi della catechesi in lingua francese

Chers Frères et Sœurs,

Après avoir célébré hier la fête de tous les Saints du ciel, nous faisons aujourd’hui mémoire des fidèles défunts. La liturgie nous invite à prier pour nos chers disparus et à regarder l’énigme humaine de la mort à la lumière de la foi, avec sérénité et espérance. Les Écritures nous rappellent que la mort n’est pas une fin, mais une nouvelle naissance. Elle est aussi le passage obligé à travers lequel ceux qui modèlent leur existence selon les indications de la Parole de Dieu peuvent rejoindre la vie en plénitude.

«Heureux qui craint le Seigneur». La béatitude qui ouvre le Psaume 111 évoque justement le bonheur du fidèle manifestant sa docilité aux commandements de Dieu. Observer la loi morale, refuser l’injustice et l’immoralité, tout cela est source de paix profonde pour la conscience et gage de bénédiction pour le juste lui-même et pour les générations futures. Demeurer pleinement fidèle à la Parole de Dieu, nous dit le Psalmiste, nécessite fondamentalement d’avoir le souci désintéressé des pauvres et de ceux qui sont dans le besoin. «Dieu aime qui donne avec joie» et il procure à l’homme généreux un cœur ferme et confiant.

Je salue cordialement les pèlerins francophones présents ce matin, en particulier les Sœurs de Saint-Paul de Chartres et les groupes de jeunes. Puissiez-vous trouver une grande joie à faire la volonté du Seigneur et marcher avec confiance à la rencontre du Christ vainqueur de la mort!

[01372-03.01] [Texte original: Français]

? Sintesi della catechesi in lingua inglese

Dear Brothers and Sisters,

After yesterday’s celebration of the Solemnity of All Saints, today’s Liturgy invites us to pray for our dear ones who have left us. As we face the mystery of death, Sacred Scripture strengthens our hope by assuring us that all who live in accordance with the Word of God are reborn into the fullness of life. These are the just, the happy ones, of whom Psalm 111 speaks. In them, the fear of the Lord, which means respectful obedience to God’s law, brings inner harmony and peace of conscience. As they experience the definitive value of a life of moral rectitude, they confidently reject the deceitful promises of success by means of injustice and immorality. The Psalmist clearly proposes a fundamental trait of those who walk according to the Word of God: the generous love of one’s neighbour in need. In his commentary on these verses, Clement of Alexandria invites Christians to share generously with their neighbours by giving "without regret, without distinction or pain".

Dear Brothers and Sisters,

I offer a warm welcome to all the English-speaking visitors and pilgrims present at today’s audience. I extend particular greetings to the groups from England, Ireland, Denmark, Finland, Sweden, Malta, Canada and the United States of America. May your pilgrimage strengthen your faith and renew your love for the Lord, the Giver of Life, and may God bless you all!

[01373-02.01] [Original text: English]

? Sintesi della catechesi in lingua tedesca

Liebe Brüder und Schwestern!

Heute, am Tag nach dem Hochfest Allerheiligen, begeht die Kirche das Gedächtnis Allerseelen. Die Liturgie lädt uns in besonderer Weise ein, für das Seelenheil unserer Verstorbenen zu beten. Im Licht des Glaubens sehen wir das Geheimnis des Todes als einen Übergang zum Leben in Fülle, das denen bereitet ist, die ihr irdisches Dasein nach dem Wort und der Weisung Gottes ausgerichtet haben.

Von dieser gläubigen Zuversicht spricht auch Psalm 112, den die heutige Katechese zum Inhalt hat. Darin wird der Mensch seliggepriesen, „der den Herrn fürchtet und ehrt und sich freut an seinen Geboten" (V. 1). Gottesfurcht und Folgsamkeit gegenüber den Geboten des Herrn sind ihm Grund unerschütterlicher Hoffnung und verschaffen seinem Gewissen Frieden. Dieses Vertrauen bleibt aufrecht, selbst wenn der Gerechte wie Hiob die Erfahrung des Leids macht. Die Treue gegenüber Gottes Wort bringt schließlich die Frucht der Nächstenliebe hervor: „Wohl dem Mann, der gütig und zum Helfen bereit ist ... Reichlich gibt er den Armen" (VV. 5.9). Als ein von Gott Beschenkter zeigt der Gläubige sich großherzig und selbstlos gegenüber den Menschen in Not.

Herzlich grüße ich alle deutschsprachigen Pilger und Besucher, insbesondere die Romwallfahrer aus meiner Heimat. Gott gibt unserem Leben Richtung und Halt. Sein Wort und sein Gebot sind keine Last; sie machen frei und öffnen unser Herz für den Nächsten. Schaut auf das Vorbild der Heiligen und und ahmt ihren Glaubensmut nach! Der Herr helfe euch dabei mit seiner Gnade.

[01374-05.01] [Originalsprache: Deutsch]

? Sintesi della catechesi in lingua spagnola

Queridos hermanos y hermanas:

Después de la fiesta de Todos los Santos, la liturgia nos invita a rezar hoy por nuestros queridos difuntos. Iluminados por la fe, meditamos con serenidad el misterio de la muerte, herencia común a todos los hombres y pasaje obligado a través del cual renacen a la vida plena los que orientan su existencia según las enseñanzas de la palabra de Dios.

Los justos, con su conducta moralmente intachable, rechazando toda injusticia e inmoralidad, temen al Señor, reconocen su trascendencia y se adhieren con confianza a su voluntad, en la esperanza de encontrarlo después de la muerte. Esto exige una opción fundamental: la caridad para con los pobres. El justo no posee los bienes para sí mismo, sino que los comparte con los necesitados, expresando así una extrema y desinteresada generosidad.

Saludo con afecto a los peregrinos de lengua española, en particular al Coro parroquial del Puerto de Santa María, a los Académicos de Extremadura, a las Hijas de María de Panamá y a los peregrinos de México. Recordad siempre que Dios ama a quien comparte con alegría sus bienes con los necesitados.

[01375-04.01] [Texto original: Español]

SALUTI PARTICOLARI NELLE DIVERSE LINGUE

? Saluto in lingua polacca

? Saluto in lingua ungherese

? Saluto in lingua croata

? Saluto in lingua italiana

? Saluto in lingua polacca

Pozdrawiam serdecznie obecnych tu pielgrzymów polskich. Dzisiaj wspominamy w modlitwie wszystkich wiernych zmarlych, naszych bliskich. Wspominamy takze Jana Pawla II. W rocznice swiecen kaplanskich i dnia Patrona Slugi Bozego dziekujemy Bogu za owoce Jego zycia i poslugi. Niech bedzie pochwalony Jezus Chrystus.

[Saluto cordialmente i pellegrini polacchi qui presenti. Oggi ricordiamo nella preghiera tutti i fedeli defunti, i nostri cari. Ricordiamo altresì Giovanni Paolo II. Nella ricorrenza della sua ordinazione sacerdotale e del suo onomastico, rendiamo grazie a Dio per i frutti della vita e del Ministero di questo Servo di Dio. Sia lodato Gesù Cristo.]

[01376-09.01] [Testo originale: Polacco]

? Saluto in lingua ungherese

Szeretettel köszöntöm a magyar híveket, különösen is a miskolci csoportot. Isten hozott Benneteket! Szívesen adom rátok apostoli áldásomat. Dicsértessék a Jézus Krisztus!

[Un saluto cordiale rivolgo ai pellegrini ungheresi, specialmente al gruppo di Miskolc. Vi imparto volentieri la Benedizione Apostolica. Sia lodato Gesù Cristo!]

[01377-AA.01] [Testo originale: Ungherese]

? Saluto in lingua croata

Od srca pozdravljam i blagoslivljam sve hrvatske hodocasnike, osobito mlade pristigle iz njemackih gradova Sindelfingena, Esslingena i Ludwigsburga. Budite oduševljeni za Krista – vjernoga Prijatelja koji nece razocarati nikada. Hvaljen Isus i Marija!

[Di cuore saluto e benedico i pellegrini croati, particolarmente i giovani provenienti dalle città tedesche di Sindelfingen, Esslingen e Ludwigsburg. Siate appassionati di Cristo – l’Amico fedele che non delude mai. Siano lodati Gesù e Maria!]

[01378-AA.01] [Testo originale: Croato]

? Saluto in lingua italiana

Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto voi, fedeli della parrocchia S. Mauro Abate di Roma, che ricordate il 25° anniversario di istituzione della vostra comunità cristiana ed auguro che essa sia sempre più un luogo di formazione spirituale e di autentica fraternità. Saluto poi voi, soci della Federazione Pugliese Donatori di Sangue, e vi incoraggio nel vostro impegno di solidarietà verso il prossimo bisognoso, seguendo l’esempio evangelico del buon Samaritano.

Il mio affettuoso saluto va inoltre a voi, rappresentanti dell’Associazione Nazionale Famiglie Numerose. La vostra gradita presenza mi offre l’opportunità di richiamare la centralità della famiglia, cellula fondante della società e luogo primario di accoglienza e di servizio alla vita. Nell’odierno contesto sociale, i nuclei familiari con tanti figli costituiscono una testimonianza di fede, di coraggio e di ottimismo, perché senza figli non c’è futuro! Auspico che vengano ulteriormente promossi adeguati interventi sociali e legislativi a tutela e a sostegno delle famiglie più numerose, che costituiscono una ricchezza e una speranza per l’intero Paese.

Saluto, infine, i giovani, i malati e gli sposi novelli. La Solennità di Tutti i Santi, che abbiamo celebrato ieri, e l’odierna commemorazione dei Fedeli Defunti, ci offrono l’opportunità di riflettere, ancora una volta, sull’autentico significato dell’esistenza terrena e sul suo valore per l’eternità.

Questi giorni di riflessione e di preghiera siano per voi, cari giovani, un invito a imitare l’eroismo dei Santi, che hanno speso la vita per Dio e per il prossimo. Siano di conforto per voi, cari malati, associati al mistero della passione di Cristo. Diventino un’occasione propizia per voi, cari sposi novelli, per comprendere sempre meglio che siete chiamati a testimoniare con la vostra reciproca fedeltà l’amore con cui Dio circonda ogni uomo.

Concludiamo il nostro incontro, cantando il Pater Noster.

[01379-01.01] [Testo originale: Italiano]


Sihaya.b16247
Wednesday, November 09, 2005 2:47 PM
L’UDIENZA GENERALE , 09.11.2005
L’UDIENZA GENERALE

L’Udienza Generale di questa mattina si svolge alle ore 10.30 in Piazza San Pietro dove il Santo Padre incontra gruppi di pellegrini e fedeli giunti dall’Italia e da ogni parte del mondo.

Nel discorso in lingua italiana, continuando il ciclo di catechesi sui Salmi e i Cantici, il Papa commenta il Salmo 135,1-9 - Inno pasquale - Vespri del Lunedì della 4a Settimana.

Dopo aver riassunto la Sua catechesi in diverse lingue, Benedetto XVI rivolge particolari espressioni di saluto ai gruppi di fedeli presenti.

L’Udienza Generale si conclude con il canto del Pater Noster e la Benedizione Apostolica impartita insieme ai Vescovi presenti.

CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA

1. È stato chiamato «Il grande Hallel», ossia la lode solenne e grandiosa che il giudaismo intonava durante la liturgia pasquale. Parliamo del Salmo 135, del quale abbiamo ora ascoltato la prima parte, secondo la divisione proposta dalla Liturgia dei Vespri (cfr vv. 1-9).

Fermiamoci innanzitutto sul ritornello: «Eterna è la sua misericordia». Al centro della frase risuona la parola «misericordia» che, in realtà, è una traduzione legittima, ma limitata, del vocabolo originario ebraico hesed. Questo, infatti, fa parte del linguaggio caratteristico usato dalla Bibbia per esprimere l’alleanza che intercorre tra il Signore e il suo popolo. Il termine cerca di definire gli atteggiamenti che si stabiliscono all’interno di questa relazione: la fedeltà, la lealtà, l’amore ed evidentemente la misericordia di Dio.

Abbiamo qui la raffigurazione sintetica del legame profondo e interpersonale instaurato dal Creatore con la sua creatura. All’interno di tale rapporto, Dio non appare nella Bibbia come un Signore impassibile e implacabile, né un essere oscuro e indecifrabile, simile al fato, contro la cui forza misteriosa è inutile lottare. Egli si manifesta invece come una persona che ama le sue creature, veglia su di esse, le segue nel cammino della storia e soffre per le infedeltà che spesso il popolo oppone al suo hesed, al suo amore misericordioso e paterno.

2. Il primo segno visibile di questa carità divina - dice il Salmista - è da cercare nel creato. Poi sarà di scena la storia. Lo sguardo, colmo di ammirazione e di stupore, si sofferma innanzitutto sulla creazione: i cieli, la terra, le acque, il sole, la luna e le stelle.

Prima ancora di scoprire il Dio che si rivela nella storia di un popolo, c’è una rivelazione cosmica, aperta a tutti, offerta all’intera umanità dall’unico Creatore, «Dio degli dei» e «Signore dei signori» (cfr vv. 2-3).

Come aveva cantato il Salmo 18, «i cieli narrano la gloria di Dio, e l’opera delle sue mani annunzia il firmamento. Il giorno al giorno ne affida il messaggio e la notte alla notte ne trasmette notizia» (vv. 2-3). Esiste, dunque, un messaggio divino, segretamente inciso nel creato e segno del hesed, della fedeltà amorosa di Dio che dona alle sue creature l’essere e la vita, l’acqua e il cibo, la luce e il tempo.

Bisogna avere occhi limpidi per contemplare questo svelamento divino, ricordando il monito del Libro della Sapienza, che ci invita a «conoscere dalla grandezza e bellezza delle creature per analogia l’Autore» (Sap 13,5; cfr Rm 1,20). La lode orante sboccia allora dalla contemplazione delle «meraviglie» di Dio (cfr Sal 135,4), dispiegate nel creato e si trasforma in gioioso inno di lode e di ringraziamento al Signore.

3. Dalle opere create si ascende, dunque, alla grandezza di Dio, alla sua amorosa misericordia. È ciò che ci insegnano i Padri della Chiesa, nella cui voce risuona la costante Tradizione cristiana.

Così, san Basilio Magno in una delle pagine iniziali della sua prima omelia sull’Esamerone, in cui commenta il racconto della creazione secondo il capitolo primo della Genesi, si sofferma a considerare l’azione sapiente di Dio, ed approda a riconoscere nella bontà divina il centro propulsore della creazione. Ecco alcune espressioni tratte dalla lunga riflessione del santo Vescovo di Cesarea di Cappadocia:

«"In principio Dio creò il cielo e la terra". La mia parola si arrende sopraffatta dallo stupore di questo pensiero» (1,2,1: Sulla Genesi [Omelie sull’Esamerone], Milano 1990, pp. 9.11). Infatti, anche se alcuni, «tratti in inganno dall'ateismo che portavano dentro di sé, immaginarono l'universo privo di guida e di ordine, come in balìa del caso», lo scrittore sacro invece «ci ha subito rischiarato la mente col nome di Dio all’inizio del racconto, dicendo: "In principio Dio creò". E quale bellezza in questo ordine!» (1,2,4: ibidem, p. 11). «Se dunque il mondo ha un principio ed è stato creato, cerca chi gli ha dato inizio e chi ne è il Creatore... Mosè ti ha prevenuto col suo insegnamento imprimendo nelle nostre anime quale sigillo e filatterio il santissimo nome di Dio, quando dice: "In principio Dio creò". La natura beata, la bontà esente da invidia, colui che è oggetto d'amore da parte di tutti gli esseri ragionevoli, la bellezza più d'ogni altra desiderabile, il principio degli esseri, la sorgente della vita, la luce intellettiva, la sapienza inaccessibile, Egli insomma, "in principio creò il cielo e la terra"» (1,2,6-7: ibidem, p. 13).

[01409-01.02] [Testo originale: Italiano]

SINTESI DELLA CATECHESI NELLE DIVERSE LINGUE

? Sintesi della catechesi in lingua francese

? Sintesi della catechesi in lingua inglese

? Sintesi della catechesi in lingua tedesca

? Sintesi della catechesi in lingua spagnola

? Sintesi della catechesi in lingua francese

Chers Frères et Sœurs,

Le Psaume 135, dont nous avons entendu la première partie, a été appelé «le grand Hallel», c’est-à-dire la louange solennelle qui, dans le judaïsme, était entonnée durant la liturgie pascale. Dans le refrain «éternel est son amour», se trouve une synthèse du lien profond et interpersonnel instauré entre le Créateur et sa créature. Dieu se manifeste comme une personne qui aime ses créatures, qui veille sur elles, qui les suit sur le chemin de l’histoire et qui souffre pour les infidélités que le peuple oppose à son amour miséricordieux et paternel.

Le premier signe de la charité divine, dit le psalmiste, est à chercher dans la création. Avant la découverte de la révélation de Dieu dans l’histoire d’un peuple, il y a une révélation cosmique, offerte à l’humanité tout entière, un message divin secrètement gravé dans la création, signe de la fidélité amoureuse de Dieu. La contemplation des «merveilles» de Dieu, déployées dans le créé, se transforme en joyeuse hymne de louange et d’action de grâce au Seigneur.

J’accueille avec plaisir les pèlerins de langue française, en particulier les membres de l’Association du Notariat catholique. Puisse votre pèlerinage à Rome être l’occasion de rendre grâce à Dieu pour la grandeur et la beauté des merveilles qu’il nous donne à contempler dans la création et dans les œuvres des hommes!

[01410-03.01] [Texte original: Français]

? Sintesi della catechesi in lingua inglese

Dear Brothers and Sisters in Christ,

Today I would like to reflect with you on Psalm one hundred and thirty-five, the solemn hymn of praise that formed part of the Jewish Passover liturgy. Let us consider the refrain: "for his mercy endures for ever". The key word here is "mercy", in Hebrew "hesed". It describes God’s love for the chosen people with whom he has established a covenant. He is not a cold, distant God, but one who loves his creatures and suffers when they are unfaithful to him, when they reject his merciful fatherly affection.

The signs of God’s love are seen in the marvels of creation and in the great gifts he has given to his people. The Fathers of the Church teach us to recognize in created things the greatness of God and his merciful love towards us. Saint Basil, filled with wonder as he reflects upon the mystery of Creation, writes that God is "beauty greater than any that can be desired, the beginning of all beings, the source of life, the light of understanding, inaccessible wisdom": such is the God who "in the beginning created Heaven and Earth". Let us praise the Lord, for he is good, for his mercy endures for ever.

I am happy to greet the English-speaking pilgrims here today, including visitors from China, Indonesia and Japan, from England, Africa and North America. I pray that your visit to Rome will strengthen your faith and renew your love for the Lord, and ask God’s blessing upon all of you, and upon your families and loved ones.

[01411-02.01] [Original text: English]

? Sintesi della catechesi in lingua tedesca

Liebe Brüder und Schwestern!

„Gottes Huld währt ewig!" Dieser Kehrvers prägt den Psalm 136, der der heutigen Katechese zugrunde liegt. Der Kernbegriff „Huld" (hebräisch: „hesed") drückt die Haltung des allmächtigen Gottes aus, der dem Menschen seinen Bund anbietet und ihn durchs Leben führt.

Gottes Huld erkennt der Psalmist bereits in der Schöpfung. Aus Liebe hat Gott in seiner Weisheit den Himmel und die Erde geschaffen. Darum lehren die Heilige Schrift und die Tradition der Kirche, daß „sich von der Schönheit der Geschöpfe auf ihren Schöpfer schließen läßt" (Weish 13, 5).

Die Huld Gottes begleitet auch euch, liebe Pilger und Besucher aus den Ländern deutscher Sprache, die ich herzlich willkommen heiße. Öffnet die Augen für die Wunder der Schöpfung, in denen wir Gottes große Güte erkennen können! Mit besonderer Freude begrüße ich heute die Österreichische Bischofskonferenz, die zu ihrem Ad-limina-Besuch nach Rom gekommen ist und jetzt ihre Herbstvollversammlung im Vatikan abhält. Liebe Brüder im bischöflichen Dienst, übermittelt den Katholiken und allen Menschen in Eurer Heimat meine herzlichsten Segenswünsche. Ich weiß, wie sehr Bischöfe, Priester und Laien in Österreich bemüht sind, das Evangelium Christi in den konkreten Alltag zu übersetzen. Ich bin dankbar für so viele sichtbare Zeichen lebendigen Glaubens und die missionarischen Aufbrüche in der Kirche, für die Allianz zum Schutz des Sonntags und die große Bereitschaft, Menschen in Krankheit, Sterben und Not beizustehen. Euch allen, liebe Brüder und Schwestern, wünsche ich einen gesegneten Aufenthalt in der Ewigen Stadt und eine gute Heimreise. Der Herr segne euch alle!

[01412-05.01] [Originalsprache: Deutsch]

? Sintesi della catechesi in lingua spagnola

Queridos hermanos y hermanas:

El salmo que hemos escuchado es el mismo que el pueblo de Israel cantaba durante la liturgia de la Pascua. Tiene como centro la palabra misericordia, con la que se expresa la fidelidad, la lealtad, el amor que define la alianza entre Dios y su pueblo. Así, en esta alianza, Dios no aparece como un ser oscuro o impasible, sino que se manifiesta como una persona que ama a sus criaturas, vela sobre ellas, las sigue en el camino de la historia y sufre por la infidelidad del pueblo a su amor misericordioso y paterno.

El salmista se detiene en primer lugar sobre la creación: los cielos, la tierra, el agua y el sol, porque en ella se encuentra la primera revelación de esta fidelidad amorosa de Dios y, como enseña el libro de la Sabiduría, el hombre puede descubrir la grandeza de Dios contemplando la belleza de la creación. Así, la oración se transforma en un himno de alabanza y agradecimiento al Señor por su amorosa misericordia.

Saludo cordialmente a los visitantes y peregrinos de lengua española, en particular a la Hermandad de Nuestra Señora del Valle, a las Damas de Nuestra Señora del Pilar y al grupo de estudiantes de Barcelona, así como a los peregrinos de Guatemala y de otros Países latinoamericanos. Con las palabras del salmista, demos gracias a Dios por todo lo que nos ha dado y hecho por nosotros, "porque es eterna su misericordia".

Muchas gracias.

[01413-04.01] [Texto original: Español]
SALUTI PARTICOLARI NELLE DIVERSE LINGUE

Saluto in lingua polacca

Saluto in lingua ungherese

Saluto in lingua croata

Saluto in lingua italiana

Saluto in lingua polacca

Pozdrawiam polskich pielgrzymów. Niech nawiedzenie grobów apostolów Piotra i Pawla umacnia was w wierze i w milosci do Chrystusa i do Kosciola. Bozemu milosierdziu zawierzam was i wasze rodziny. Z serca wam blogoslawie. Niech bedzie pochwalony Jezus Chrystus!

[Saluto i pellegrini polacchi. La visita alle tombe degli Apostoli Pietro e Paolo vi confermi nella fede e nell’amore di Cristo e della Chiesa. Alla divina misericordia affido voi e le vostre famiglie. Vi benedico di cuore. Sia lodato Gesù Cristo!]

[01414-09.01] [Testo originale: Polacco]

? Saluto in lingua ungherese

Szeretettel köszöntöm a magyar híveket, elsosorban a galántai csoport tagjait. Isten hozott Benneteket! Ez a római út erosítsen meg hitetekben. Szívesen adom rátok apostoli áldásomat Dicsértessék a Jézus Krisztus!

[Saluto cordialmente i pellegrini di lingua ungherese, specialmente i membri del gruppo di Galanta. Questo pellegrinaggio a Roma Vi conforti nella fede. Vi imparto volentieri la Benedizione Apostolica. Sia lodato Gesù Cristo!]

[01415-AA.01] [Testo originale: Ungherese]

? Saluto in lingua croata

Pozdravljam sve hrvatske hodocasnike, osobito vjernike s otoka Hvara, iz Carevdara te iz hrvatske misije u Parizu. Vjerni svome krsnome savezu s Bogom, snagom Duha Svetoga svjedocite za Istinu. Blagoslivljam od srca vas i vaše obitelji! Hvaljen Isus i Marija!

[Saluto i pellegrini croati, particolarmente i fedeli provenienti dall’isola di Hvar, di Carevdar e dalla missione croata di Parigi. Fedeli alla alleanza battesimale con Dio, con la forza dello Spirito Santo testimoniate la Verità! Benedico di cuore voi e le vostre famiglie. Siano lodati Gesù e Maria!]

[01416-AA.01] [Testo originale: Croato]

? Saluto in lingua italiana

Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto voi, rappresentanti del Terz’Ordine Francescano Secolare, ed auspico che il Capitolo Generale sia occasione per voi tutti di un rinnovato slancio apostolico nel diffondere dappertutto il Vangelo, sull’esempio di San Francesco d’Assisi.

Saluto inoltre voi, Figlie di S. Maria di Leuca, partecipanti al Capitolo Generale del vostro Istituto. Mentre vi ringrazio per la vostra presenza prego il Signore perché vi rafforzi nei generosi propositi di servizio alla Chiesa, in fedeltà al vostro carisma.

Saluto, poi, voi, fedeli della comunità parrocchiale di S. Stefano Proto-martire, in Porto Santo Stefano, venuti in occasione del venticinquesimo anniversario di fondazione della vostra parrocchia, insieme con il parroco e il Vescovo diocesano, Mons. Mario Meini. Iddio aiuti la vostra comunità cristiana ad essere sempre più un luogo privilegiato di formazione spirituale.

Il mio pensiero va, infine, ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. In questo giorno in cui celebriamo la festa della Dedicazione della Basilica Lateranense, Cattedrale di Roma, vi invito cari Fratelli e Sorelle, ad unirvi a tutta la Chiesa nel rivolgere a Cristo Salvatore, Redentore dell’uomo e della storia, un’ardente preghiera perché l’umanità accolga il dono della sua liberazione e della sua salvezza.
Ratzigirl
Thursday, November 10, 2005 3:09 PM
Udienza privata
Il presidente dell'Iraq Talabani è stato ricevuto questa mattina in udienza privata da Papa Benedetto.

Ratzigirl
Friday, November 11, 2005 3:41 PM
CAPPELLA PAPALE IN SUFFRAGIO DEI CARDINALI E DEI VESCOVI DEFUNTI NEL CORSO DELL’ANNO

Alle 11.30 di questa mattina, nella Patriarcale Basilica Vaticana, il Santo Padre Benedetto XVI presiede la Celebrazione Eucaristica in suffragio dei Cardinali e dei Vescovi defunti nel corso dell’anno.




OMELIA DEL SANTO PADRE

Signori Cardinali,

venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Presbiterato,

cari fratelli e sorelle!

Il mese di novembre assume una sua peculiare tonalità spirituale dalle due giornate con cui si apre: la Solennità di Tutti i Santi e la Commemorazione di tutti i fedeli defunti. Il mistero della comunione dei santi illumina in modo particolare questo mese e l’intera parte finale dell’anno liturgico, orientando la meditazione sul destino terreno dell’uomo alla luce della Pasqua di Cristo. In essa ha il suo fondamento quella speranza che, come dice san Paolo, è tale da "non deludere" (cfr Rm 5,5). La celebrazione odierna si colloca proprio in questo contesto, nel quale la fede sublima sentimenti profondamente inscritti nell’animo umano. La grande famiglia della Chiesa trova in questi giorni un tempo di grazia, e lo vive, secondo la sua vocazione, stringendosi in preghiera intorno al Signore ed offrendo il suo Sacrificio redentore in suffragio dei fedeli defunti. In modo particolare, noi oggi l’offriamo per i Cardinali e i Vescovi che ci hanno lasciato nel corso dell’ultimo anno.

Per lungo tempo ho fatto parte del Collegio Cardinalizio, del quale sono stato anche Decano per due anni e mezzo. Mi sento pertanto particolarmente legato a questa singolare comunità, che ho avuto l’onore di presiedere anche nei giorni indimenticabili seguiti alla dipartita dell’amato Papa Giovanni Paolo II. Egli ci ha lasciato, tra gli altri luminosi esempi, quello preziosissimo della preghiera, e anche in questo momento noi raccogliamo la sua eredità spirituale, consapevoli che la sua intercessione continua ancora più intensa dal Cielo. Negli ultimi dodici mesi sono cinque i venerati Fratelli Cardinali che sono passati "all’altra riva": Juan Carlos Aramburu, Jan Pieter Schotte, Corrado Bafile, Jaime Sin e, meno di un mese fa, Giuseppe Caprio. Insieme con le loro anime affidiamo oggi al Signore quelle degli Arcivescovi e dei Vescovi che, in questo medesimo periodo, hanno concluso la loro giornata terrena. Eleviamo insieme la preghiera per ciascuno di loro, nella luce della Parola che Dio ci ha rivolto in questa Liturgia.

Il brano del Libro del Siracide contiene dapprima un’esortazione alla costanza nella prova e quindi un invito alla confidenza in Dio. All’uomo che attraversa le vicissitudini della vita, la Sapienza raccomanda: "Sta’ unito a lui – al Signore – senza separartene, perché tu sia esaltato nei tuoi ultimi giorni" (Sir 2,3). Chi si pone al servizio del Signore e spende la vita nel ministero ecclesiale non è esentato dalle prove, anzi, ne incontra di più insidiose, come ampiamente dimostra l’esperienza dei santi. Ma vivere nel timore di Dio libera il cuore da ogni paura e lo immerge nell’abisso del suo amore. "Voi che temete il Signore, confidate in lui … sperate i suoi benefici, la felicità eterna e la misericordia" (Sir 2,8-9).

Questo invito alla fiducia si collega direttamente con l’inizio della pericope del Vangelo di san Giovanni poc’anzi proclamata: "Non sia turbato il vostro cuore - dice Gesù agli Apostoli nell’Ultima Cena -. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me" (Gv 14,1). Il cuore umano, sempre inquieto finché non trova un approdo sicuro al suo peregrinare, raggiunge qui finalmente la solida roccia dove fermarsi e riposare. Chi si fida di Gesù, pone la sua fiducia in Dio stesso. Gesù infatti è vero Uomo, ma in lui possiamo avere fede piena e incondizionata, perché – come afferma egli stesso poco dopo rivolgendosi a Filippo – egli è nel Padre e il Padre è in lui (cfr Gv 14,10). In questo veramente Dio ci è venuto incontro. Noi esseri umani abbiamo bisogno di un amico, di un fratello che ci prenda per mano e ci accompagni fino alla "casa del Padre" (Gv 14,2); abbiamo bisogno di uno che conosca bene la strada. E Dio, nel suo amore "sovrabbondante" (Ef 2,4), ha mandato il suo Figlio, non solo a indicarcela, ma a farsi egli stesso "la via" (Gv 14,6).

"Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me" (Gv 14,6), afferma Gesù. Quel "nessuno" non ammette eccezioni; ma, a ben vedere, è il corrispettivo di un’altra parola, che Gesù pronunciò ancora nell’Ultima Cena quando, porgendo il calice, disse: "Questo è il mio sangue dell’alleanza, versato per molti in remissione dei peccati" (Mt 26,28). Anche i "posti" nella casa del Padre sono "molti", nel senso che presso Dio c’è spazio per "tutti" (cfr Gv 14,2). Gesù è la via aperta a "tutti"; non ve ne sono altre. E quelle che sembrano "altre", nella misura in cui sono autentiche, riconducono a Lui, altrimenti non portano alla vita. Inestimabile, dunque, è il dono che il Padre ha fatto all’umanità inviando il Figlio unigenito. A questo dono corrisponde una responsabilità, che è tanto maggiore quanto più stretto è il rapporto che ne è derivato con Gesù. "A chiunque fu dato molto – dice il Signore –, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più" (Lc 12,48). Per questo motivo, mentre rendiamo grazie a Dio per tutti i benefici che ha elargito ai nostri Confratelli defunti, offriamo per essi i meriti della passione e morte di Cristo, perché colmino le lacune dovute all’umana fragilità.

Il Salmo responsoriale (121/122) e la seconda Lettura (1 Gv 3,1-2) dilatano i nostri cuori con lo stupore della speranza, alla quale siamo stati chiamati. Il Salmista ce la fa cantare come inno a Gerusalemme, invitandoci ad imitare spiritualmente i pellegrini che "ascendevano" alla città santa e, dopo un lungo cammino, giungevano pieni di gioia alle sue porte: "Quale gioia quando mi dissero: / «Andremo alla casa del Signore». / E ora i nostri piedi si fermano / alle tue porte, Gerusalemme!" (Sal 121,1-2). L’Apostolo Giovanni, nella sua Prima Lettera, la esprime comunicandoci la certezza, colma di gratitudine, di essere diventati figli di Dio e insieme l’attesa della piena manifestazione di questa realtà: "Noi fin d’ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. … Quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è" (1 Gv 3,2).

Venerati e cari Fratelli, con l’animo rivolto a questo mistero di salvezza, offriamo la divina Eucaristia per i Porporati e i Presuli che da poco ci hanno preceduto nell’ultimo passaggio verso la vita eterna. Invochiamo l’intercessione di san Pietro e della Beata Vergine Maria, perché li accolgano nella casa del Padre, nella fiduciosa speranza di potere un giorno unirci a loro per godere la pienezza della vita e della pace. Amen.

Sihaya.b16247
Sunday, November 13, 2005 1:09 PM
Beatificazione dei Servi di Dio 13/11/05
PAROLE DEL SANTO PADRE

Cari fratelli e sorelle,

nell’odierna XXXIII domenica del tempo ordinario abbiamo la gioia di venerare tre nuovi Beati: il sacerdote Charles De Foucauld, Maria Pia Mastena, Fondatrice della Congregazione delle Suore del Santo Volto e Maria Crocifissa Curcio, Fondatrice delle Suore Carmelitane di Santa Teresa del Bambino Gesù, tre persone che, in forme diverse, hanno consacrato l’esistenza a Cristo e ripropongono ad ogni cristiano l’ideale sublime della santità. Saluto cordialmente tutti voi, cari amici, venuti da varie parti del mondo per prendere parte a questa solenne manifestazione di fede. Saluto in modo speciale il Cardinale José Saraiva Martins, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, e lo ringrazio per aver presieduto la Celebrazione eucaristica, durante la quale ha dato lettura della Lettera Apostolica con cui ho iscritto questi Servi di Dio nell’Albo dei Beati.

Chers frères et sœurs dans le Christ,

Rendons grâce pour le témoignage donné par Charles de Foucauld. Par sa vie contemplative et cachée à Nazareth, il a rencontré la vérité de l’humanité de Jésus, nous invitant à contempler le mystère de l’Incarnation; en ce lieu, il a appris beaucoup sur le Seigneur, qu’il voulait suivre avec humilité et pauvreté. Il a découvert que Jésus, venu nous rejoindre dans notre humanité, nous invite à la fraternité universelle, qu’il a vécue plus tard au Sahara, à l’amour dont le Christ nous a donné l’exemple. Comme prêtre, il a mis l’Eucharistie et l’Évangile au centre de son existence, les deux tables de la Parole et du Pain, source de la vie chrétienne et de la mission.

Un saluto cordiale rivolgo a quanti sono qui convenuti per rendere omaggio alla Beata Maria Pia Mastena. Saluto in modo speciale i pellegrini del suo paese natale, Bovolone, e della cittadina San Fior, dove sono conservati i suoi resti mortali, come i fedeli provenienti da varie Diocesi italiane, dal Brasile e dall’Indonesia. Quanto mai attuale è il carisma della Beata Maria Pia che, conquistata dal Volto di Cristo, ha assimilato i sentimenti di dolce premura del Figlio di Dio verso l’umanità sfigurata dal peccato, ne ha concretizzato i gesti di compassione ed ha poi progettato un Istituto con la finalità di "propagare, riparare, restituire l’immagine del dolce Gesù nelle anime". Questa nuova Beata ottenga per tutti coloro che la venerano con affetto e devozione il dono d’un costante anelito alla santità.

Saluto ora i pellegrini che da varie regioni d’Italia e del mondo sono venuti per onorare la Beata Maria Crocifissa Curcio. A tutti e a ciascuno il mio cordiale pensiero, specialmente a quanti fanno parte della Famiglia spirituale delle Suore Carmelitane Missionarie di Santa Teresa del Bambino Gesù. Al centro della sua vita questa nuova Beata ha posto la presenza di Gesù misericordioso, incontrato e adorato nel Sacramento dell’Eucaristia. Un’autentica passione per le anime ha caratterizzato l’esistenza di Madre Maria Crocifissa che coltivava con slancio la "riparazione spirituale" per ricambiare l’amore di Gesù per noi. La sua esistenza fu un continuo pregare anche quando si recava a servire la gente, specialmente le ragazze povere e bisognose. Continui dal cielo la Beata Maria Crocifissa Curcio a vegliare sulla Congregazione da lei fondata e su tutti i suoi devoti.

Cari fratelli e sorelle, rendiamo grazie al Signore per il dono di questi nuovi Beati e sforziamoci di imitarne gli esempi di santità. La loro intercessione ci ottenga di vivere nella fedeltà a Cristo e alla sua Chiesa. Accompagno questi voti con l’assicurazione d’un cordiale ricordo nella preghiera, mentre imparto a voi tutti qui presenti e alle persone a voi care la Benedizione Apostolica.

[01441-XX.01] [Testo originale: Plurilingue]

Sihaya.b16247
Sunday, November 13, 2005 1:11 PM
LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELL’ANGELUS , 13.11.2005
LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELL’ANGELUS , 13.11.2005


LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELL’ANGELUS

PRIMA DELL’ANGELUS

DOPO L’ANGELUS

Al termine della Santa Messa, celebrata dall’Em.mo Card. José Saraiva Martins nella Basilica Vaticana, nel corso della quale ha avuto luogo la Beatificazione dei Servi di Dio: Charles De Foucauld, Maria Pia Mastena e Maria Crocifissa Curcio, il Santo Padre Benedetto XVI si affaccia alla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare l’Angelus con i fedeli ed i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro per il consueto appuntamento domenicale.

Queste le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana:

PRIMA DELL’ANGELUS

Cari fratelli e sorelle!

Questa mattina nella Basilica di San Pietro sono stati proclamati Beati i servi di Dio Charles De Foucauld, presbitero, Maria Pia Mastena, Fondatrice delle Suore del Santo Volto, e Maria Crocifissa Curcio, Fondatrice della Congregazione delle Suore Carmelitane Missionarie di Santa Teresa di Gesù Bambino. Essi vanno ad aggiungersi alla folta schiera di Beati che durante il Pontificato di Giovanni Paolo II sono stati proposti alla venerazione delle Comunità ecclesiali in cui sono vissuti, nella consapevolezza di quanto il Concilio Ecumenico Vaticano II ha fortemente sottolineato, che cioè tutti i battezzati sono chiamati alla perfezione della vita cristiana: sacerdoti, religiosi e laici, ognuno secondo il proprio carisma e la propria specifica vocazione.

In effetti, grande attenzione il Concilio ha posto al ruolo dei fedeli laici, ad essi dedicando un intero capitolo – il quarto – della Costituzione Lumen gentium sulla Chiesa, per definirne la vocazione e la missione, radicate nel Battesimo e nella Cresima e orientate a "cercare il Regno di Dio trattando le cose temporali e ordinandole secondo Dio" (n. 31). Il 18 novembre 1965 i Padri approvarono uno specifico Decreto sull’apostolato dei laici, Apostolicam actuositatem. Esso sottolinea innanzitutto che "la fecondità dell’apostolato dei laici dipende dalla loro unione vitale con Cristo" (ivi, 4), cioè da una robusta spiritualità, alimentata dalla partecipazione attiva alla Liturgia ed espressa nello stile delle beatitudini evangeliche. Per i laici, inoltre, sono di grande importanza la competenza professionale, il senso della famiglia, il senso civico e le virtù sociali. Se è vero che essi sono chiamati individualmente a rendere la loro testimonianza personale, particolarmente preziosa là dove la libertà della Chiesa incontra impedimenti, tuttavia il Concilio insiste sull’importanza dell’apostolato organizzato, necessario per incidere sulla mentalità generale, sulle condizioni sociali e sulle istituzioni (cfr ivi, 18). A questo proposito, i Padri hanno incoraggiato le molteplici associazioni dei laici, insistendo pure sulla loro formazione all’apostolato. Al tema della vocazione e missione dei laici l’amato Papa Giovanni Paolo II ha voluto dedicare l’Assemblea sinodale del 1987, dopo la quale è stata pubblicata l’Esortazione apostolica Chritifideles laici.

Concludendo, vorrei ricordare che domenica scorsa, nella Cattedrale di Vicenza, è stata beatificata una madre di famiglia, Eurosia Fabris, detta "Mamma Rosa", modello di vita cristiana nello stato laicale. A tutti Coloro che già sono nella patria celeste, a tutti i nostri Santi e in primo luogo a Maria Santissima ed al suo Sposo Giuseppe, affidiamo l’intero Popolo di Dio, perché cresca in ogni battezzato la consapevolezza di essere chiamato a lavorare con impegno e con frutto nella vigna del Signore.

[01442-01.02] [Testo originale: Italiano]

DOPO L’ANGELUS

Si celebra oggi in Italia la Giornata del Ringraziamento per i frutti della terra e del lavoro. Mi unisco alla preghiera e alla lode dei fedeli, specialmente degli agricoltori e delle comunità rurali, invitando tutti a rendere grazie a Dio per i suoi benefici. Auspico che la recente "Nota pastorale" dei Vescovi italiani dedicata al mondo rurale aiuti questa parte così importante della società a conservare il suo ricco patrimonio religioso e culturale, per il bene di tutto il Paese.

Je vous salue, chers pèlerins francophones. Charles de Foucauld, qui vient d’être béatifié, nous invite à suivre spirituellement le chemin de Nazareth et le silence qu’il vécut au désert. En effet, c’est de là, avec Marie, que nous pouvons découvrir le mystère du Christ, qui s’est fait humble et pauvre pour nous sauver, pour faire de nous des fils d’un même Père et des frères en humanité. Comme le Frère Charles, puisons dans le mystère eucharistique et dans la contemplation la force pour l’existence et pour le témoignage par lequel nous contribuons à l’évangélisation.

I greet all the English-speaking pilgrims and visitors. Today the Church celebrated the Beatification of three outstanding witnesses to Christ and his Gospel. May the prayers of Blessed Charles de Foucauld, Blessed Maria Pia Mastena and Blessed Maria Crocifissa Curcio accompany all of you on the path of holiness and joyful fidelity to the Lord’s will. God bless you all!

Von Herzen heiße ich alle deutschsprachigen Pilger und Besucher willkommen. Besonders begrüße ich hier eine Gruppe der Kantonspolizei Wallis. Heute stellt uns die Kirche drei neue Selige vor: Charles de Foucauld, Maria Pia Mastena und Maria Crocifissa Curcio. Dem Ruf Jesu folgend haben sie alles verlassen und sich Gottes Führung ganz anvertraut. Auch ihr Beispiel möge uns helfen, Gott stets den ersten Platz in unserem Leben zu geben. Der Herr geleite euch auf allen Wegen!

Saludo con afecto a los peregrinos de lengua española, especialmente a las Hermanas Canonesas de la Cruz al final de su primer encuentro de renovación espiritual, a las comunidades parroquiales de San Martín y San Julián de Burgos, así como a los fieles presentes en la Beatificación de Charles de Foucauld, María Pía Mastena y María Crocifissa Curcio. Que el ejemplo de los nuevos Beatos os ayude a avanzar en el camino de santidad al que nos compromete nuestro bautismo. ¡Feliz domingo!

[Saluto cordialmente i pellegrini della Polonia. Ricordando il Decreto conciliare Apostolicam actuositatem, raccomando a Dio tutte le opere apostoliche che i fedeli laici intraprendono nella Chiesa. Portino abbondanti frutti! Benedico tutti di cuore.]

Rinnovo il mio saluto ai pellegrini italiani venuti in occasione della beatificazione di Charles de Foucauld, Maria Pia Mastena e Maria Crocifissa Curcio. Con affetto lo estendo al folto gruppo della parrocchia dei Santi Angeli Custodi in Riccione ed a quello proveniente dalle ridenti colline del Monferrato. Saluto inoltre i fedeli provenienti da Pollenza Scalo, Alba Adriatica, Valenzano, Valmontone, Lecce, San Giuseppe Vesuviano, Cagliari e Correggio; come pure il gruppo della Cassa Rurale Romagna Est. Infine, i più vicini: gli amici di Santa Maria delle Grazie alle Fornaci, a due passi dal Vaticano.

A tutti auguro una buona domenica.
Ratzigirl
Monday, November 14, 2005 12:19 PM
Discorso di Benedetto XVI al nuovo ambasciatore degli Stati Uniti presso la Santa Sede
Signor Ambasciatore,

Sono lieto di darle il benvenuto in Vaticano e di accettare le Lettere Credenziali con le quali lei viene nominato Ambasciatore e Ministro Plenipotenziario degli Stati Uniti d’America presso la Santa Sede. Sono grato per il saluto del Presidente Bush che mi ha portato; le chiedo gentilmente di assicurargli in modo particolare la mia pia solidarietà con tutti coloro che sono stati coivolti nelle recenti tempeste che hanno colpito la regione meridionale del vostro Paese, così come il sostegno delle mie preghiere per quanti sono impegnati nella gravosa opera di soccorso e ricostruzione.

Nel suo Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2005, il mio predecessore, Papa Giovanni Paolo II, ha richiamato l’attenzione sull’intrinseca dimensione etica di ogni decisione politica ed ha osservato che l’allarmante diffusione di disordine sociale, guerra, ingiustizia e violenza nel mondo può in definitiva essere neutralizzata solo da un rinnovato apprezzamento e rispetto della legge morale universale, i cui principi derivano dal Creatore stesso (cfr. 2-3). Un riconoscimento del ricco patrimonio di valori e principi incarnati in quella legge è fondamentale per la costruzione di un mondo che riconosca e promuova la dignità, la vita e la libertà di ogni persona umana, creando le condizioni di giustizia e pace in cui gli individui e le comunità possano veramente fiorire.

E’ proprio la promozione e la difesa di questi valori, che devono governare i rapporti tra Nazioni e popoli alla ricerca del bene comune della famiglia umana, che ispirano la presenza e l’attività della Santa Sede all’interno della comunità internazionale. Come ha dichiarato il Concilio Vaticano II, la missione religiosa universale della Chiesa non le permette di essere identificata con alcun sistema politico, economico o sociale, ma questa missione serve come fonte di impegno, direzione e forza che può contribuire a stabilire e a consolidare la comunità umana in modo conforme alla legge di Dio (cfr. Gaudium et Spes, 42).

Per questo motivo, apprezzo il suo gentile riferimento agli sforzi della Santa Sede per contribuire a trovare soluzioni efficaci ad alcuni dei problemi più significativi che la comunità internazionale si trova ad affrontare da qualche anno a questa parte, come lo scandalo della fame, delle malattie e della povertà continuate e diffuse in molte aree del mondo. Un approccio adeguato a questi problemi non può limitarsi a considerazioni puramente economiche o tecniche, ma richiede una visione ampia, una solidarietà pratica e decisioni coraggiose a lungo termine riguardanti questioni etiche complesse; tra queste penso soprattutto agli effetti del debito schiacciante che nutre la spirale di povertà in molti Paesi in via di sviluppo.

Il popolo americano si è a lungo distinto per la sua generosa opera di carità nei confronti dei più svantaggiati e dei bisognosi in ogni continente. In un mondo di crescente globalizzazione, confido nel fatto che la sua Nazione continuerà a dimostrare una leadership basata su un impegno risoluto a favore dei valori della libertà, dell’integrità e dell’autodeterminazione, cooperando con le varie istanze internazionali che lavorano per costruire un consenso genuino e per sviluppare una linea d’azione unificata in grado di affrontare questioni fondamentali per il futuro dell’intera famiglia umana.

Signor Ambasciatore, colgo questa opportunità per ricordare che poco più di vent’anni fa sono state stabilite piene relazioni diplomatiche tra gli Stati Uniti e la Santa Sede, grazie agli sforzi dell’allora Presidente Ronald Reagan e di Papa Giovanni Paolo II. Apprezzo il dialogo e la fruttuosa cooperazione che queste relazioni hanno reso possibile ed esprimo la speranza che nel futuro si approfondiranno e consolideranno. All’inizio della sua missione, le offro i miei auguri per il lavoro che intraprende al servizio della sua Nazione e le assicuro la costante disponibilità degli uffici della Santa Sede ad assisterla nell’adempimento delle sue responsabilità. Su di lei e sulla sua famiglia, e su tutto l’amato popolo americano, invoco cordialmente le benedizioni divine di prosperità, gioia e pace.
Ratzigirl
Wednesday, November 16, 2005 12:15 AM
Messaggio inviato da Benedetto XVI al presidente della Camera
Il papa: la Chiesa rispetta la laicità dello Stato



Il testo integrale del messaggio inviato da Benedetto XVI al presidente della Camera, Pierferdinando Casini, in occasione della cerimonia commemorativa della visita di Giovanni Paolo II al Parlamento italiano, avvenuta il 14 novembre del 2002.


All’Onorevole PIER FERDINANDO CASINI
Presidente della Camera dei Deputati
della Repubblica Italiana




Il 14 novembre 2002 il Papa Giovanni Paolo II, di venerata memoria, compì una storica visita al Parlamento della Repubblica Italiana, riunito in seduta congiunta di Camera e Senato nell’Aula di Montecitorio. La commossa e calorosa accoglienza, che fu riservata a Lui e al memorabile discorso che Egli pronunciò in tale circostanza, costituisce il tributo più solenne di stima che i Rappresentanti del Popolo italiano abbiano conferito a quel grande Pontefice. Ho pertanto appreso con vivo compiacimento, Signor Presidente, che l’avvenimento, nel suo terzo anniversario, sarà commemorato con un’apposita targa, collocata nella medesima Aula, e sono lieto di assicurare per l’occasione la mia spirituale partecipazione.

In effetti, la visita del mio amato Predecessore al Parlamento italiano non aveva precedenti e poté realizzarsi con l’affermarsi di una visione serena delle relazioni fra Chiesa e Stato, nella consapevolezza – a cui fece cenno il Pontefice nella sua allocuzione – degli "impulsi altamente positivi" che da tali relazioni hanno tratto, nel corso del tempo, sia la Chiesa che la Nazione italiana (n. 2: cfr Insegnamenti di Giovanni Paolo II, XXV, 2 [2002], 713).

In questo felice anniversario non mi resta, pertanto, che auspicare che tale spirito di sincera e leale collaborazione si approfondisca sempre più. Nell’assicurare il costante impegno in tal senso della Santa Sede, vorrei ancora una volta ribadire che la Chiesa, in Italia e in ogni Paese, come pure nei diversi Consessi internazionali, non intende rivendicare per sé alcun privilegio, ma soltanto avere la possibilità di adempiere la propria missione, nel rispetto della legittima laicità dello Stato. Questa, del resto, se bene intesa, non è in contrasto con il messaggio cristiano, ma piuttosto è ad esso debitrice, come ben sanno gli studiosi della storia delle civiltà.

Confido che gli illustri Membri del Parlamento italiano continuino anche in futuro ad onorare la memoria del compianto Papa Giovanni Paolo II, ispirandosi fattivamente ai suoi insegnamenti e promuovendo la formazione della persona umana, la cultura, la famiglia, la scuola, una piena e dignitosa occupazione, con una sollecita attenzione per i più deboli e per le antiche e nuove povertà.

"Un’Italia fiduciosa di sé e internamente coesa costituisce una grande ricchezza per le altre Nazioni d’Europa e del mondo" (ivi, n. 9: Op. cit., 717) – affermò il Pontefice il 14 novembre 2002. Tale coesione presuppone un centro, un nucleo di significato e di valore intorno al quale possano convergere le diverse posizioni ideologiche e politiche. Questo centro non può che essere la persona umana, con i valori inerenti alla sua dignità individuale e sociale, che la Chiesa, per mandato di Cristo, desidera ardentemente servire. Il mio auspicio è che la Santa Sede e lo Stato italiano sappiano cooperare sempre più in tale nobile impegno. Assicuro per questo la mia speciale preghiera, mentre a Lei, Signor Presidente, e a quanti si uniscono nel devoto gesto commemorativo invio di cuore la mia Benedizione.

Dal Vaticano, 18 Ottobre 2005



Sihaya.b16247
Wednesday, November 16, 2005 2:39 PM
L’UDIENZA GENERALE , 16.11.2005
L’UDIENZA GENERALE

CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA

SINTESI DELLA CATECHESI NELLE DIVERSE LINGUE

SALUTI PARTICOLARI NELLE DIVERSE LINGUE

L’Udienza Generale di questa mattina si svolge alle ore 10.30 in Piazza San Pietro dove il Santo Padre incontra gruppi di pellegrini e fedeli giunti dall’Italia e da ogni parte del mondo.

Nel discorso in lingua italiana, continuando il ciclo di catechesi sui Salmi e i Cantici, il Papa commenta il Salmo 135,10-26 - Rendimento di grazie per la salvezza operata da Dio - Vespri del Lunedì della 4a Settimana.

Dopo aver riassunto la Sua catechesi in diverse lingue, Benedetto XVI rivolge particolari espressioni di saluto ai gruppi di fedeli presenti.

L’Udienza Generale si conclude con il canto del Pater Noster e la Benedizione Apostolica impartita insieme ai Vescovi presenti.

# CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA

1. La nostra riflessione ritorna sull’inno di lode del Salmo 135 che la Liturgia dei Vespri propone in due tappe successive, seguendo una specifica distinzione che la composizione offre a livello tematico. Infatti, la celebrazione delle opere del Signore si delinea entro due ambiti, quello dello spazio e quello del tempo.

Nella prima parte (cfr vv. 1-9), che è stata oggetto della nostra precedente meditazione, di scena erano gli atti divini dispiegati nella creazione: essi hanno dato origine alle meraviglie dell’universo. In quella parte del Salmo si proclama, così, la fede in Dio creatore, che si rivela attraverso le sue creature cosmiche. Ora, invece, il gioioso canto del Salmista, chiamato dalla tradizione giudaica «Il grande Hallel», ossia la lode più alta innalzata al Signore, ci conduce in un orizzonte diverso, quello della storia. Sappiamo che la Rivelazione biblica proclama ripetutamente che la presenza di Dio salvatore si manifesta in modo particolare nella storia della salvezza (cfr Dt 26,5-9; Gs 24,1-13).

2. Sfilano, così, davanti all’orante le azioni liberatrici del Signore che hanno il loro cuore nell’evento fondamentale dell’esodo dall’Egitto. A questo è profondamente connesso il travagliato viaggio nel deserto del Sinai, il cui approdo ultimo è la terra promessa, il dono divino che Israele continua a sperimentare in tutte le pagine della Bibbia.

Il celebre passaggio attraverso il Mar Rosso, «diviso in due parti», quasi squarciato e domato come un mostro vinto (cfr Sal 135,13), fa nascere il popolo libero e chiamato a una missione e a un destino glorioso (cfr vv. 14-15; Es 15,1-21), che avrà la sua rilettura cristiana nella piena liberazione dal male con la grazia battesimale (cfr 1Cor 10,1-4). Si apre, poi, l’itinerario del deserto: là il Signore è raffigurato come un guerriero che, proseguendo l’opera di liberazione iniziata nella traversata del Mar Rosso, si schiera a difesa del suo popolo colpendone gli avversari. Deserto e mare rappresentano, allora, il passaggio attraverso il male e l’oppressione per ricevere il dono della libertà e della terra promessa (cfr Sal 135,16-20).

3. Nel finale, il Salmo si affaccia su quel paese che la Bibbia esalta in modo entusiastico come «paese fertile: paese di torrenti, di fonti e di acque sotterranee… paese di frumento, di orzo, di viti, di fichi e di melograni; paese di ulivi, di olio e di miele; paese dove non mangerai con scarsità il pane, dove non ti mancherà nulla; paese dove le pietre sono ferro e dai cui monti scaverai il rame» (Dt 8,7-9).

Questa celebrazione enfatica, che va oltre la realtà di quella terra, vuole esaltare il dono divino. Un dono che permette al popolo di essere libero, un dono che nasce - come si continua a ripetere nell’antifona che scandisce ogni versetto - dal hesed del Signore, cioè dalla sua «misericordia», dalla sua fedeltà all’impegno assunto nell’alleanza con Israele, dal suo amore che continua a svelarsi attraverso il «ricordo» (cfr Sal 135,23). Nel tempo dell’«umiliazione», ossia delle successive prove e oppressioni, Israele scoprirà sempre la mano salvatrice del Dio della libertà e dell’amore. Anche nel tempo della fame e della miseria il Signore entrerà in scena per offrire all’intera umanità il cibo, confermando la sua identità di creatore (cfr v. 25).

4. Col Salmo 135 si intrecciano, dunque, due modalità dell’unica Rivelazione divina, quella cosmica (cfr vv. 4-9) e quella storica (cfr vv. 10-25). Il Signore è, certo, trascendente come creatore e arbitro dell’essere; ma è anche vicino alle sue creature, entrando nello spazio e nel tempo. Anzi, la sua presenza in mezzo a noi raggiunge il suo apice nell’Incarnazione di Cristo.

È ciò che la rilettura cristiana del Salmo proclama in modo limpido, come è attestato dai Padri della Chiesa che vedono il vertice della storia della salvezza e il segno supremo dell’amore misericordioso del Padre nel dono del Figlio, quale salvatore e redentore dell’umanità (cfr Gv 3,16).

Così, san Cipriano, iniziando il suo trattato su Le opere di carità e l’elemosina contempla con stupore le opere che Dio ha compiuto in Cristo suo Figlio a favore del suo popolo, prorompendo infine in un appassionato riconoscimento della sua misericordia. «Fratelli carissimi, sono molti e grandi i benefici di Dio, che la bontà generosa e copiosa di Dio Padre e di Cristo ha compiuto e sempre compirà per la nostra salvezza; infatti per preservarci, per donarci una nuova vita e per poterci redimere, il Padre ha mandato il Figlio; il Figlio, che era stato mandato, volle essere chiamato anche Figlio dell’uomo, per farci diventare figli di Dio: si umiliò, per innalzare il popolo che prima giaceva a terra, fu ferito per curare le nostre ferite, divenne schiavo per condurre alla libertà noi che eravamo schiavi. Accettò di morire, per poter offrire ai mortali l’immortalità. Questi sono i molti e grandi doni della divina misericordia» (1: Trattati: Collana di Testi Patristici, CLXXV, Roma 2004, p. 108).

[01452-01.02] [Testo originale: Italiano]

# SINTESI DELLA CATECHESI NELLE DIVERSE LINGUE

? Sintesi della catechesi in lingua francese

? Sintesi della catechesi in lingua inglese

? Sintesi della catechesi in lingua tedesca

? Sintesi della catechesi in lingua spagnola

? Sintesi della catechesi in lingua francese

Chers Frères et Sœurs,

La première partie du Psaume 135 proclamait la foi en Dieu créateur, qui se révèle à travers les éléments du cosmos. Dans les versets que nous avons entendus aujourd’hui, le joyeux chant du psalmiste, appelé par la tradition juive «le grand Hallel», nous conduit vers un autre horizon, l’histoire. La Révélation biblique proclame à plusieurs reprises que la présence du Dieu sauveur se manifeste de manière particulière dans l’histoire du salut et le psalmiste évoque dans sa prière les actions libératrices du Seigneur. Par le passage à travers la Mer Rouge, naît un peuple libre, qui est appelé à une mission et à une destinée glorieuses. La relecture chrétienne y verra la délivrance du mal par la grâce baptismale. Au temps de «l’humiliation» et des oppressions, Israël découvrira toujours la main salvatrice du Dieu de liberté et d’amour. Dans le Psaume 135, se lient deux modalités de l’unique Révélation divine, l’une cosmique et l’autre historique. Le Seigneur est transcendant en tant que créateur et maître de la personne; mais il est aussi proche de ses créatures, entrant dans l’espace et dans le temps. Sa présence au milieu de nous atteint son sommet dans l’incarnation du Christ.

Je suis heureux d’accueillir les pèlerins francophones présents ce matin à cette audience. Que le Christ, qui appelle tous ses disciples à grandir dans la sainteté, vous donne de répondre généreusement à ses appels! À tous, j’accorde bien volontiers la Bénédiction apostolique.

[01453-03.02] [Texte original: Français]

? Sintesi della catechesi in lingua inglese

Dear Brothers and Sisters,

Psalm 135 forms part of the joyous song known in the Hebrew tradition as "the great Hallel". The Psalmist contemplates the two dimensions of God’s revelation, the cosmic and the historical. The first part of the Psalm, which we considered last Wednesday, praises the Lord for his great works in creation. Today, in the second part of the Psalm, we hear of God’s wondrous deeds in the history of salvation: the exodus of Israel from Egypt, the passing of the Red Sea, and the journey through the desert. These events symbolically represent the passage through evil towards the gift of freedom in the promised land. The Psalm therefore is a celebration of God’s loving, active and faithful mercy (called hesed in Hebrew). This divine participation in human history culminates in the mystery of the Incarnation. Saint Cyprian, contemplating the great deeds God has accomplished in Christ, invites Christians to praise the Lord for "the many and great benefits of his divine mercy". This call is a faithful echo of the Psalmist words: "To the God of Heaven give thanks, for his love endures for ever".

Dear Brothers and Sisters,
I offer a warm welcome to all the English-speaking visitors and pilgrims present at today’s audience. I extend particular greetings to the members of the Executive Committee of Caritas Internationalis. I am also pleased to greet the groups from England, Spain, South Africa and the United States of America. May your pilgrimage strengthen your faith and renew your love for the Lord and may God bless you all!

[01454-02.01] [Original text: English]

? Sintesi della catechesi in lingua tedesca

Liebe Brüder und Schwestern!

Psalm 136, das große Hallel des Paschafestes, besingt mit immer neuen Worten Gottes Huld, die Israels Geschichte durchwaltet. Der Beter geht im Geiste den Heilstaten des Herrn nach. Dabei steht das fundamentale Geschichtserlebnis Israels, der Auszug aus Ägypten, im Zentrum: Der beschwerliche Weg durch die Wüste findet sein Ziel im verheißenen Land, dem Gottesgeschenk, das im Volk eine heilige Verpflichtung zum immerwährenden Lob Gottes in Gebet und Tat begründet.
Im Durchzug durch das Schilfmeer erblickt die christliche Tradition ein Bild für das Sakrament der Taufe. Gott erweist sich als der Erlöser, „der an uns dachte in unserer Erniedrigung" (V. 23). Der erhabene Schöpfer und Richter sandte seinen Sohn, der sich der bedrängten Menschheit zur Speise gibt (vgl. V. 25). Der heilige Cyprian schreibt über Christus: „Er erniedrigte sich, um das Volk aufzurichten. Er nahm den Tod auf sich, um den Sterblichen die Unsterblichkeit zu gewähren".

Mit diesen Gedanken grüße ich gerne alle Pilger und Besucher aus den Ländern deutscher Sprache. Neben vielen anderen heiße ich heute besonders die Leser der Kirchenzeitung für das Erzbistum Köln sowie eine Pilgergruppe aus Bad Hofgastein willkommen. – Liebe Freunde, in jedem Moment unseres Lebens sind wir von Gott Beschenkte. Dankt daher dem Herrn für seine Güte und Treue! Dient so dem Frieden und der Gemeinschaft unter den Menschen! Der Herr stärke eure Hoffnung und segne euer Tun. – Herzlichen Dank.

[01455-05.01] [Originalsprache: Deutsch]

? Sintesi della catechesi in lingua spagnola

Queridos hermanos y hermanas:

El Salmo de hoy proclama la presencia del Señor en la historia de la salvación. Con las pruebas del desierto, que representan el mal y la opresión, el pueblo de Israel, a través del paso del Mar Rojo, recibe el don de la libertad y de la tierra prometida, descubriendo la mano liberadora del Dios del amor. Se entrelazan así dos modalidades de la única Revelación divina: la cósmica y la histórica. El Señor es trascendente, pero también cercano a sus creaturas.
La relectura cristiana del Salmo indica claramente que la presencia de Dios entre nosotros alcanza su culmen en la Encarnación de Cristo. Así lo testifican los Padres de la Iglesia, que ven el vértice de la historia de la salvación y la señal suprema del amor misericordioso de Dios Padre en el don de su Hijo: Cristo salvador y redentor, que se humilló para levantarnos, se hizo esclavo para conducirnos a la libertad y aceptó morir para ofrecernos la inmortalidad.

Saludo con afecto a los peregrinos de lengua española, en particular a los de la Parroquia Santiago Apóstol del Álamo de Madrid, así como a los de la Arquidiócesis de Guadalajara y de la Comunidad Apostólica de María siempre Virgen de México, a los de Antofagasta de Chile y otros países latinoamericanos. Saludo también a la Asociación de Sordociegos de España. Proclamad que Dios Padre ha enviado a su Hijo para darnos nueva vida y redimirnos. Él nos libera de todo mal con la gracia del bautismo.

[01456-04.01] [Texto original: Español]

# SALUTI PARTICOLARI NELLE DIVERSE LINGUE

? Saluto in lingua portoghese

? Saluto in lingua polacca

? Saluto in lingua ceca

? Saluto in lingua italiana

? Saluto in lingua portoghese

Saúdo os peregrinos de língua portuguesa, em particular o grupo vindo do Brasil, com votos duma romagem benéfica que favoreça em todos uma consciência mais viva e agradecida da misericódia eterna com que o Pai do Céu guia e salva vossa vida e família em seu Filho Jesus. Ide com Deus!

[01457-06.02] [Texto original: Português]

? Saluto in lingua polacca

Pozdrawiam serdecznie obecnych tu Polaków. Zycze, aby wasze pielgrzymowanie do rzymskich Bazylik i spotkanie z chrzescijanska tradycja Wiecznego Miasta umocnilo was w wierze i stalo sie zródlem duchowego wzrostu. Przekazcie moje pozdrowienie waszym rodzinom i bliskim. Niech Bóg wam blogoslawi.

[Saluto cordialmente i pellegrini polacchi qui presenti. Che il vostro pellegrinaggio alle Basiliche di Roma e l’incontro con la tradizione della Città Eterna rafforzino la vostra fede e diventino fonte della crescita spirituale. Dio vi benedica.]

[01458-09.01] [Testo originale: Polacco]

? Saluto in lingua ceca

Srdecne vítám kneze, reholníky, reholnice, seminaristy, i ostatní verící z Ceské republiky, kterí svoji poutí do Ríma doprovázejí své biskupy, kterí v tomto týdnu vykonávají návštevu ad Limina Apostolorum u Petrova nástupce. Všem vám z celého srdce žehnám! Chvála Kristu!

[Do un cordiale benvenuto ai sacerdoti, ai religiosi, alle religiose, ai seminaristi e a tutti i fedeli che accompagnano i loro Vescovi, i quali compiono in questa settimana la visita ad Limina Apostolorum presso il Successore di Pietro. Con tutto il cuore vi benedico. Sia lodato Gesù Cristo!]

[01459-AA.01] [Testo originale: Ceco]

? Saluto in lingua italiana

Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare saluto voi, cari membri della Famiglia religiosa dell’Amore Misericordioso, e prego il Signore di sostenervi perché possiate testimoniare nella Chiesa, sull’esempio della venerabile Madre Speranza, l’amore grande e misericordioso di Dio, sorgente dell’autentico amore per il prossimo.

Saluto inoltre, voi, care Religiose dell’Unione Superiore Maggiori d’Italia, e vi assicuro un orante ricordo perché siate rafforzate nei vostri generosi propositi di fedeltà al Signore e alla Chiesa.

Saluto poi voi, rappresentanti della Confcommercio, convenuti qui numerosi in occasione del sessantesimo anniversario di fondazione della vostra confederazione. Cari amici, auspico che le vostre imprese di commercio, operando in modo tale da non disgiungere mai l’economia e il mercato dalla solidarietà, contribuiscano sempre più alla crescita sociale dell’Italia.

Il mio pensiero va ora a voi, cari delegati del Movimento per la Vita, che ringrazio per la vostra coraggiosa attività trentennale volta a promuovere e difendere il diritto alla vita e la dignità di ogni persona umana dal suo concepimento alla sua morte naturale. Impegnandovi a prevenire l’aborto volontario, con un’attenta azione di supporto per le donne e le famiglie, voi collaborate a scrivere pagine di speranza per il futuro dell’umanità, proclamando in maniera concreta il "Vangelo della Vita".

Saluto infine i giovani, i malati e gli sposi novelli.
Cari amici, sull’esempio di santa Margherita di Scozia e di santa Gertrude, delle quali oggi celebriamo la memoria, cercate sempre in Gesù la luce e il sostegno per ogni vostra scelta nella vita quotidiana.
Ratzigirl
Thursday, November 17, 2005 11:56 PM
Papa: NO A CULTURA CHE LASCIA UOMO IN ADOLESCENZA PROLUNGATA

''Talune tendenze o correnti culturali mirano a lasciare gli uomini in uno stato di minorita', di infanzia o di adolescenza prolungata. La Parola di Dio, al contrario, ci sprona decisamente verso la maturita' e ci invita ad impegnarci con tutte le forze verso una misura alta di umanita'''. E' quanto afferma papa Benedetto XVI nel suo messaggio ai partecipanti alla decima seduta pubblica delle Pontificie Accademie, svoltasi in Vaticano. ''La cultura attuale - rileva il Papa -, profondamente segnata da un soggettivismo che sfocia non poche volte nell'individualismo estremo o nel relativismo, spinge gli uomini a farsi unica misura di se stessi, perdendo di vista altri obiettivi che non siano quelli centrati sul proprio io, divenuto unico criterio di valutazione sia della realta' che delle proprie scelte. L'uomo, in tal modo, tende a ripiegarsi sempre piu' su se stesso, a rinchiudersi in un microcosmo esistenziale asfittico, in cui non hanno piu' posto i grandi ideali, aperti alla trascendenza, a Dio''. ''L'uomo, invece, che supera se stesso e non si lascia rinchiudere nell'angusto steccato del proprio egoismo - prosegue Benedetto XVI - e' capace di uno sguardo autentico verso gli altri e verso il creato. Diviene cosi' consapevole della sua caratteristica essenziale di creatura in continuo divenire, chiamata ad una crescita armoniosa in tutte le sue dimensioni, a cominciare proprio dall'interiorita', per giungere alla compiuta realizzazione di quel progetto che il Creatore ha impresso nel suo essere piu' profondo''. Il Papa si rivolge quindi ai ''cari ed illustri accademici'' esortandoli a ''promuovere con entusiasmo e con passione, ciascuno nel proprio campo di studio e di ricerca, l'edificazione di questo nuovo umanesimo''. A loro affida il compito di ''additare Cristo all'uomo d'oggi, presentandolo come la vera misura della maturita' e della pienezza umana''.
Sihaya.b16247
Sunday, November 20, 2005 10:30 PM
LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELL’ANGELUS , 20.11.2005
LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELL’ANGELUS

Alle ore 12 di oggi il Santo Padre Benedetto XVI si affaccia alla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare l’Angelus con i fedeli ed i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro.

Queste le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana:

PRIMA DELL’ANGELUS

Cari fratelli e sorelle!

Quest’oggi, ultima domenica dell’Anno liturgico, si celebra la solennità di Cristo Re dell’universo. Fin dall’annuncio della sua nascita, il Figlio unigenito del Padre, nato dalla Vergine Maria, viene definito "re", nel senso messianico, cioè erede del trono di Davide, secondo le promesse dei profeti, per un regno che non avrà fine (cfr Lc 1,32-33). La regalità di Cristo rimase del tutto nascosta, fino ai suoi trent’anni, trascorsi in un’esistenza ordinaria a Nazaret. Poi, durante la vita pubblica, Gesù inaugurò il nuovo Regno, che "non è di questo mondo" (Gv 18,36), ed alla fine lo realizzò pienamente con la sua morte e risurrezione. Apparendo risorto agli Apostoli disse: "Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra" (Mt 28,18): questo potere scaturisce dall’amore, che Dio ha manifestato in pienezza nel sacrificio del suo Figlio. Il Regno di Cristo è dono offerto agli uomini di ogni tempo, perché chiunque crede nel Verbo incarnato "non muoia, ma abbia la vita eterna" (Gv 3,16). Per questo, proprio nell’ultimo Libro della Bibbia, l’Apocalisse, Egli proclama: "Io sono l’Alfa e l’Omega, il principio e la fine" (Ap 22,13).

"Cristo alfa e omega", così si intitola il paragrafo che conclude la prima parte della Costituzione pastorale Gaudium et spes del Concilio Vaticano II, promulgata 40 anni or sono. In quella bella pagina, che riprende alcune parole del Servo di Dio Papa Paolo VI, leggiamo: "Il Signore è il fine della storia umana, il punto focale dei desideri della storia e della civiltà, il centro del genere umano, la gioia d’ogni cuore, la pienezza delle loro aspirazioni". E così prosegue: "Nel suo Spirito vivificati e coadunati, noi andiamo pellegrini incontro alla finale perfezione della storia umana, che corrisponde in pieno col disegno del suo amore: «ricapitolare tutte le cose in Cristo, quelle del cielo come quelle della terra» (Ef 1,10)" (GS, n. 45). Alla luce della centralità di Cristo, la Gaudium et spes interpreta la condizione dell’uomo contemporaneo, la sua vocazione e dignità, come pure gli ambiti della sua vita: la famiglia, la cultura, l’economia, la politica, la comunità internazionale. E’ questa la missione della Chiesa ieri, oggi e sempre: annunciare e testimoniare Cristo, perché l’uomo, ogni uomo possa realizzare pienamente la sua vocazione.

La Vergine Maria, che Dio ha associato in modo singolare alla regalità del suo Figlio, ci ottenga di accoglierlo come Signore della nostra vita, per cooperare fedelmente all’avvento del suo Regno di amore, di giustizia e di pace.

[01480-01.02] [Testo originale: Italiano]


DOPO L’ANGELUS

Me es grato saludar cordialmente a los peregrinos de lengua española presentes para la oración del Ángelus. De modo particular, saludo hoy a mis Hermanos Obispos de México, a los sacerdotes, religiosos, religiosas y fieles que, en la arquidiócesis de Guadalajara, participan en la beatificación de los mártires Anacleto González Flores y siete compañeros, y también de José Trinidad Rangel, Andrés Solá Molist, Leonardo Pérez, Darío Acosta Zurita y José Sánchez del Río, que afrontaron el martirio por defender su fe cristiana. En esta solemnidad de Jesucristo, Rey del Universo, al que invocaron en el momento supremo de entregar su vida, ellos son para nosotros un ejemplo permanente y un estímulo para dar un testimonio coherente de la propia fe en la sociedad actual. Con estos sentimientos os imparto con gran afecto a vosotros y a todos los fieles mexicanos la Bendición Apostólica.

Domani, memoria liturgica della Presentazione di Maria Santissima al tempio, si celebra la Giornata pro orantibus, cioè per le comunità religiose di vita contemplativa. A nome di tutta la Chiesa, esprimo gratitudine a quanti consacrano la loro vita alla preghiera nella clausura, offrendo un’eloquente testimonianza del primato di Dio e del suo Regno. Esorto ad essere loro vicini con il nostro sostegno spirituale e materiale.

Je salue cordialement les pèlerins francophones. En ce dimanche consacré aux victimes de la route, je confie à l’amour du Seigneur toutes les personnes décédées dans des accidents de la circulation, ainsi que les très nombreux blessés et leurs familles. J’invite tous les automobilistes à une conduite prudente et responsable, afin de lutter efficacement, avec les Autorités, contre ce mal social et de réduire le nombre des victimes.

I warmly welcome the English-speaking visitors present at this Angelus. May the Blessed Virgin Mary be close to all of you during your time in Rome, and may Christ, our Lord and King, bless you and your families with joy and peace.

Es ist mir eine Freude, auch die Pilger und Besucher deutscher Sprache zu begrüßen. Besonders heiße ich die Gruppen aus den Pfarren St. Paul in Wien-Döbling und St. Anton in Linz auf dem Petersplatz willkommen. Am heutigen Sonntag betrachtet die Kirche Christus als den König der Liebe. Durch die Taufe dürfen wir teilhaben an seiner königlichen Würde, die uns immer auch eine Berufung ist, mit Christus den Menschen zu dienen. Euch allen einen gesegneten Sonntag und eine gute Woche.

Srdacno pozdravljam hrvatske hodocasnike, osobito iz grada Dubrovnika. Cvrsto držite dar vjere u Krista Gospodina kako bi vas, o svom ponovnom dolasku, uveo u svoje kraljevstvo! Hvaljen Isus i Marija!

[Di cuore saluto i pellegrini croati, particolarmente quelli provenienti dalla città di Dubrovnik. Tenete saldo il dono della fede in Cristo Signore, affinché, quando egli ritornerà, vi conduca nel suo regno! Siano lodati Gesù e Maria!]

Pozdrawiam serdecznie obecnych tu Polaków. Dzisiaj Uroczystosc Chrystusa Króla. Modlimy sie: „Przyjdz Królestwo Twoje". Niech Chrystus króluje w waszych sercach, w waszych rodzinach, w waszej Ojczyznie. Niech wam blogoslawi.

[Saluto cordialmente tutti i Polacchi qui presenti. Oggi è la Solennità di Cristo Re. Preghiamo: "Venga il Tuo regno". Che Cristo regni nei vostri cuori, nelle vostre famiglie, nella vostra Patria e vi benedica.]

Saluto con affetto i pellegrini di lingua italiana, in particolare i gruppi provenienti da Pera di Fassa, Rimini, Porto San Giorgio, Silvi Marina, Aprilia, Nettuno, Aquino, Cagliari e Calvi. Saluto inoltre l’Azione Cattolica della Diocesi di Oppido-Palmi, l’Associazione Mariana d’Italia, gli sbandieratori e musici di Motta Sant’Anastasia e il Corpo musicale di Nozzano Castello.

Auguro a tutti una buona domenica di Cristo Re.
Ratzigirl
Monday, November 21, 2005 6:58 PM
Discorso del Papa ai partecipanti alla Conferenza Internazionale su “Il genoma umano”



CITTA’ DEL VATICANO, lunedì, 21 novembre 2005


Riportiamo il testo del discorso pronunciato questo sabato da Benedetto XVI nel ricevere in udienza i partecipanti alla XX Conferenza Internazionale promossa dal Pontificio Consiglio per la Pastorale della Salute sul tema: “Il genoma umano”.



* * *


Signor Cardinale,
venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Presbiterato,
illustri Signori e Signore!


A tutti rivolgo il mio saluto cordiale, con un particolare pensiero di gratitudine al Signor Cardinale Javier Lozano Barragán per le gentili parole di saluto espresse a nome dei presenti. Saluto in special modo i Vescovi ed i sacerdoti che prendono parte a questa Conferenza, come pure i relatori, i quali hanno offerto in questi giorni un contributo certamente qualificato sui problemi affrontati: le loro riflessioni ed i loro suggerimenti saranno oggetto di attenta valutazione da parte delle competenti istanze ecclesiali.

Ponendomi nell'ottica pastorale propria del Pontificio Consiglio che ha promosso questa Conferenza, mi piace rilevare come oggi, soprattutto nell'ambito dei nuovi apporti della scienza medica, è offerta alla Chiesa un'ulteriore possibilità di svolgere una preziosa opera di illuminazione delle coscienze, per far sì che ogni nuova scoperta scientifica possa servire al bene integrale della persona, nel costante rispetto della sua dignità. Nel sottolineare l'importanza di questo compito pastorale, vorrei anzitutto dire una parola di incoraggiamento a chi è incaricato di promuoverlo.

Il mondo attuale è segnato dal processo di secolarizzazione che, attraverso complesse vicende culturali e sociali, ha non soltanto rivendicato una giusta autonomia della scienza e dell’organizzazione sociale, ma spesso ha anche obliterato il legame delle realtà temporali con il loro Creatore, giungendo anche a trascurare la salvaguardia della dignità trascendente dell'uomo ed il rispetto della sua stessa vita. Oggi tuttavia la secolarizzazione, nella forma del secolarismo radicale, non soddisfa più gli spiriti maggiormente consapevoli ed attenti. Ciò vuol dire che si aprono spazi possibili e forse nuovi per un dialogo proficuo con la società e non soltanto con i fedeli, specialmente su temi importanti come quelli attinenti la vita.

Questo è possibile perché nelle popolazioni di lunga tradizione cristiana rimangono presenti semi di umanesimo non raggiunti dalle dispute della filosofia nichilista, semi che tendono, in realtà, a rafforzarsi quanto più gravi diventano le sfide. Il credente, del resto, sa bene che il Vangelo ha una sintonia intrinseca con i valori inscritti nella natura umana. L'immagine di Dio è così profondamente impressa nell'animo dell’uomo che difficilmente la voce della coscienza può essere messa del tutto a tacere. Con la parabola del seminatore Gesù nel Vangelo ci ricorda che c'è sempre del terreno buono in cui il seme attecchisce, germoglia e fa frutto. Anche uomini che non si riconoscono più come membri della Chiesa o che hanno perduto addirittura la luce della fede restano comunque attenti ai valori umani ed ai contributi positivi che il Vangelo può apportare al bene personale e sociale.

E’ facile rendersene conto soprattutto riflettendo su ciò che costituisce l’oggetto della vostra Conferenza: gli uomini del nostro tempo, resi anche più sensibili dalle vicende terribili che hanno funestato il ventesimo secolo e l’inizio stesso dell’attuale, sono in grado di ben comprendere come la dignità dell'uomo non si identifichi con i geni del suo DNA e non diminuisca per l'eventuale presenza di diversità fisiche o di difetti genetici. Il principio di "non discriminazione" sulla base di fattori fisici o genetici è profondamente entrato nelle coscienze ed è formalmente enunciato nelle Carte sui diritti dell'uomo. Tale principio ha la sua fondazione più vera nella dignità insita in ogni uomo per il fatto di essere creato ad immagine e somiglianza di Dio (cfr Gn 1,26).

L’analisi serena dei dati scientifici, peraltro, porta a riconoscere la presenza di tale dignità in ogni fase della vita umana, a cominciare dal primo momento della fecondazione. La Chiesa annuncia e propone queste verità non soltanto con l'autorità del Vangelo, ma anche con la forza derivante dalla ragione, e proprio per questo sente il dovere di fare appello ad ogni uomo di buona volontà, nella certezza che l’accoglienza di queste verità non può che giovare ai singoli ed alla società. Occorre infatti guardarsi dai rischi di una scienza e di una tecnologia che si pretendano completamente autonome nei confronti delle norme morali inscritte nella natura dell’essere umano.

Non mancano nella Chiesa gli Organismi professionali e le Accademie capaci di valutare le novità in ambito scientifico, in particolare nel mondo della biomedicina; vi sono poi gli Organismi dottrinali specificamente deputati a definire i valori morali da salvaguardare e a formulare le norme richieste per la loro efficace tutela; vi sono infine i Dicasteri pastorali, come il Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari, ai quali spetta di elaborare le metodologie opportune per assicurare un’incisiva presenza della Chiesa sul piano pastorale. Questo terzo momento è prezioso non soltanto in ordine ad una sempre più adeguata umanizzazione della medicina, ma anche per assicurare una tempestiva risposta alle attese, da parte delle singole persone, di un efficace aiuto spirituale.

Occorre dunque dare nuovo slancio alla pastorale della salute. Ciò comporta un rinnovamento e un approfondimento della proposta pastorale stessa, che tenga conto dell’aumentata mole di conoscenze diffuse dai media nella società e del più alto livello d’istruzione delle persone a cui ci si rivolge. Non si può trascurare il fatto che, sempre più spesso, su problemi anche scientificamente qualificati e difficili, non soltanto i legislatori, ma gli stessi cittadini sono chiamati ad esprimere il loro pensiero. Se manca un’istruzione adeguata, anzi una formazione adeguata delle coscienze, facilmente possono prevalere, nell’orientamento dell’opinione pubblica, falsi valori o informazioni deviate.

Adeguare la formazione dei pastori e degli educatori, per renderli capaci di assumere le proprie responsabilità in coerenza con la propria fede e, insieme, in dialogo rispettoso e leale con i non credenti, ecco il compito imprescindibile di una pastorale aggiornata della salute. Nel campo, in particolare, delle applicazioni della genetica, le famiglie oggi possono mancare delle informazioni adeguate ed avere difficoltà a mantenere l'autonomia morale necessaria per restare fedeli alle proprie scelte di vita. In questo settore, pertanto, si richiede una formazione delle coscienze approfondita e chiara. Le odierne scoperte scientifiche toccano la vita delle famiglie, impegnandole in scelte impreviste e delicate, che occorre affrontare con responsabilità. La pastorale nel campo della salute ha quindi bisogno di consulenti formati e competenti. Ciò lascia intravedere quanto la gestione di questo settore di impegno sia oggi complessa ed esigente.

Di fronte a queste aumentate esigenze della pastorale, la Chiesa, mentre continua a confidare nella luce del Vangelo e nella forza della Grazia, esorta i responsabili a studiare la metodologia adeguata per portare aiuto alle persone, alle famiglie ed alla società, coniugando fedeltà e dialogo, approfondimento teologico e capacità di mediazione. In ciò essa conta, in particolare, sull’apporto di quanti come voi, qui raccolti per prendere parte a questa Conferenza Internazionale, hanno a cuore i fondamentali valori su cui si regge l’umana convivenza.

Profitto volentieri di questa circostanza per esprimere a tutti grato apprezzamento per il contributo in un settore tanto importante per il futuro dell’umanità. Con questi sentimenti, invoco dal Signore copiosi lumi sul vostro lavoro e, quale testimonianza di stima e di affetto, a tutti imparto una speciale Benedizione.
Ratzigirl
Wednesday, November 23, 2005 7:33 PM
Udienza generale 23 novembre 2005
CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA

1. Ogni settimana la Liturgia dei Vespri propone alla Chiesa orante il solenne inno di apertura della Lettera agli Efesini, il testo che è stato ora proclamato. Esso appartiene al genere delle berakot, cioè le «benedizioni» che già appaiono nell’Antico Testamento e che avranno un’ulteriore diffusione nella tradizione giudaica. Si tratta, quindi, di un costante filo di lode che sale a Dio, che nella fede cristiana è celebrato come «Padre del Signore nostro Gesù Cristo».

È per questo che, nella nostra lode innica, centrale è la figura di Cristo, nella quale si svela e si compie l’opera di Dio Padre. Infatti i tre verbi principali di questo lungo e compatto Cantico ci conducono sempre al Figlio.

2. Dio «ci ha scelti in lui» (Ef 1,4): è la nostra vocazione alla santità e alla figliazione adottiva e quindi alla fraternità col Cristo. Questo dono, che trasforma radicalmente il nostro stato di creature, è a noi offerto «per opera di Gesù Cristo» (v. 5), un’opera che entra nel grande progetto salvifico divino, in quell’amoroso «beneplacito della volontà» (v. 6) del Padre che l’Apostolo con commozione sta contemplando.

Il secondo verbo, dopo quello dell’elezione ("ci ha scelti"), designa il dono della grazia: «La grazia che ci ha dato nel suo Figlio diletto» (ibidem). In greco abbiamo per due volte la stessa radice charis e echaritosen, per sottolineare la gratuità dell’iniziativa divina che precede ogni risposta umana. La grazia che il Padre dona a noi nel Figlio unigenito è, quindi, manifestazione del suo amore che ci avvolge e ci trasforma.

3. Ed eccoci al terzo verbo fondamentale del Cantico paolino: esso ha per oggetto sempre la grazia divina che è stata «abbondantemente riversata» in noi (v. 8). Siamo, dunque, davanti a un verbo di pienezza, potremmo dire - stando al suo tenore originario - di eccesso, di donazione senza limiti e riserve.

Giungiamo così nella profondità infinita e gloriosa del mistero di Dio, aperto e svelato per grazia a chi è stato chiamato per grazia e per amore, essendo questa rivelazione impossibile a raggiungersi con la sola dotazione dell’intelligenza e delle capacità umane. «Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, queste ha preparato Dio per coloro che lo amano. Ma a noi Dio le ha rivelate per mezzo dello Spirito; lo Spirito infatti scruta ogni cosa, anche le profondità di Dio» (1Cor 2,9-10).

4. Il «mistero della volontà» divina ha un centro che è destinato a coordinare tutto l’essere e tutta la storia conducendoli alla pienezza voluta da Dio: è «il disegno di ricapitolare in Cristo tutte le cose» (Ef 1,10). In questo «disegno», in greco oikonomia, ossia in questo piano armonico dell’architettura dell’essere e dell’esistere, si leva Cristo capo del corpo della Chiesa, ma anche asse che ricapitola in sé «tutte le cose, quelle del cielo come quelle della terra». La dispersione e il limite vengono superati e si configura quella «pienezza» che è la vera meta del progetto che la volontà divina aveva prestabilito fin dalle origini.

Siamo, dunque, di fronte a un grandioso affresco della storia della creazione e della salvezza che vorremmo ora meditare e approfondire attraverso le parole di sant’Ireneo, un grande Dottore della Chiesa del II secolo, il quale, in alcune pagine magistrali del suo trattato Contro le eresie, aveva sviluppato un’articolata riflessione proprio sulla ricapitolazione compiuta da Cristo.

5. La fede cristiana, egli afferma, riconosce che «vi è un solo Dio Padre e un solo Cristo Gesù, nostro Signore, che è venuto attraverso tutta l'economia e ha ricapitolato in sé tutte le cose. Tra tutte le cose c'è anche l'uomo, plasmazione di Dio. Dunque ha ricapitolato anche l'uomo in se stesso, divenendo visibile, egli che è invisibile, comprensibile egli che è incomprensibile e uomo egli che è Verbo» (3,16,6: Già e non ancora, CCCXX, Milano 1979, p. 268).

Per questo «il Verbo di Dio divenne uomo» realmente, non in apparenza, perché allora «la sua opera non sarebbe stata vera». Invece «egli era ciò che appariva: Dio che ricapitola in sé la sua antica creatura, che è l'uomo, per uccidere il peccato, distruggere la morte e vivificare l'uomo. E per questo le sue opere sono vere» (3,18,7: ibidem, pp. 277-278). Si è costituito Capo della Chiesa per attirare tutti a sé nel momento giusto. Nello spirito di queste parole di sant'Ireneo preghiamo: sì, Signore attiraci a Te, attira il mondo a Te e donaci la pace, la Tua pace.

? Saluto in lingua italiana

Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare saluto le delegazioni delle Pro Loco provenienti da tutta Italia, la Federazione italiana Hockey e Pattinaggio, i rappresentanti dell’Università Sperimentale Decentrata, i partecipanti al congresso su "Scienza ed etica per una procreazione responsabile".

Saluto inoltre le numerose comunità parrocchiali, con un pensiero speciale per quelle di Pescara-sud, di S. Maria Assunta, in Bagno di Romagna; di S. Maria, in Rosciano; di Maria Immacolata, in S. Vito dei Normanni, accompagnate dai loro rispettivi Vescovi; come pure le parrocchie di Sant’Antonio e di Gesù Buon Pastore, in Castellammare di Stabia.

Saluto poi i rappresentanti della Consulta Nazionale Antiusura, che ricordano il 10° anniversario della sua costituzione. Cari amici, la vostra presenza così numerosa mi offre l’opportunità di esprimere il mio vivo apprezzamento per la coraggiosa e generosa opera che svolgete in favore di famiglie e persone colpite dalla deplorevole piaga sociale dell’usura. Auspico che in molti si pongano al vostro fianco per sostenere il vostro encomiabile impegno sul piano della prevenzione, della solidarietà e della educazione alla legalità.

Il mio saluto va, infine, ai malati, agli sposi novelli e ai giovani. Tra i giovani ricordo particolarmente gli studenti dell’Istituto "San Giuseppe del Caburlotto" di Roma, dell’Istituto "Virgo Fidelis" di Grottaferrata, e della Scuola Media "Diamare-Conte" di Cassino. Tutti invito a prepararvi all’Avvento con fervore spirituale, attingendo dalla Parola di Dio e dall'Eucaristia l’energia interiore per accogliere il Signore che viene.


elena66c
Thursday, November 24, 2005 6:45 PM
UDIENZA AI PARTECIPANTI ALLA 33A CONFERENZA F.A.O.
L’odierna circostanza mi è particolarmente propizia per esprimere sincero apprezzamento per le iniziative che la FAO, nelle sue diverse componenti, svolge da sessant’anni, difendendo con competenza e professionalità la causa dell’uomo a partire proprio dal basilare diritto di ogni persona ad essere "libera dalla fame".

L’umanità vive in questo tempo uno dei paradossi più preoccupanti: da una parte si raggiungono sempre nuovi e positivi traguardi in campo economico, scientifico e tecnologico, ma dall’altra si constata la crescita continua della povertà. Sono certo che l’esperienza da voi sinora accumulata può aiutare a far emergere una metodologia atta ad affrontare con successo la lotta alla fame e alla povertà con quel concreto realismo che ispira gli interventi della vostra benemerita Organizzazione.

Essa, in questi anni, ha scelto di aprire nuovi orizzonti all’attività di cooperazione individuando nel "dialogo tra le culture" un mezzo capace di favorire migliori condizioni di sviluppo e di sicurezza alimentare.
Oggi più che mai c’è bisogno di strumenti in grado di vincere le ricorrenti tentazioni di conflitto tra diverse visioni culturali, etniche e religiose.
Occorre fondare i rapporti internazionali sul rispetto della persona e dei principi cardine della convivenza, sulla fedeltà ai patti e sul reciproco accogliersi dei popoli come membra dell’unica famiglia umana.

Occorre riconoscere che il progresso tecnico, pur necessario, non è tutto; vero progresso è solo quello che salvaguarda la dignità dell’essere umano nella sua interezza e consente ad ogni popolo di condividere le proprie risorse spirituali e materiali, a beneficio di tutti.

In questo contesto, vorrei ricordare quanto sia importante aiutare le comunità indigene, troppo spesso oggetto di indebite appropriazioni finalizzate al profitto, come ha di recente sottolineato la vostra Organizzazione nel delineare le Direttive sul diritto all’alimentazione (Guidelines on the Right to Food).

Non va poi dimenticato che mentre alcune aree vengono sottoposte a misure e controlli internazionali, milioni di persone sono condannate alla fame, fino al rischio della vita, in zone dove sono in atto sanguinosi conflitti dimenticati dall’opinione pubblica perché ritenuti interni o etnici e tribali. Essi registrano sistematiche eliminazioni di vite umane, lo sradicamento di persone dalla loro terra, le quali sono talora costrette, per sfuggire ad una morte sicura, a lasciare le precarie dimore dei campi profughi.

Infonde poi rinnovata fiducia l’iniziativa della FAO di convocare i suoi Stati membri per discutere sul tema della riforma agraria e dello sviluppo rurale.
Si tratta di un ambito non nuovo e verso il quale la Chiesa ha da sempre rivolto la sua attenzione preoccupandosi in particolare dei piccoli agricoltori rurali che rappresentano una parte rilevante della popolazione attiva, specialmente nei Paesi in via di sviluppo.

Forse una strada da percorrere potrebbe essere quella di assicurare alle popolazioni rurali le risorse e gli strumenti indispensabili, ad iniziare dai mezzi di formazione e di educazione insieme a strutture organizzative che tutelino la piccola azienda agricola familiare e le forme cooperative (cfr Gaudium et spes, 71).

Tra pochi giorni ad Hong Kong molti dei partecipanti ai vostri lavori saranno chiamati al tavolo dei negoziati riguardanti il commercio internazionale e, in particolare, dei prodotti agricoli.
La Santa Sede auspica che a prevalere, responsabilmente, sia il senso di solidarietà verso chi è più svantaggiato e che si abbandonino interessi locali e logiche di potenza.
Non si può dimenticare che la vulnerabilità del mondo rurale ha ripercussioni sulla sussistenza individuale e delle famiglie dei piccoli agricoltori, se è loro negato l’accesso al mercato.
Operare coerentemente significa, pertanto, riconoscere il ruolo insostituibile della famiglia rurale, custode di valori e veicolo naturale di solidarietà nei rapporti tra generazioni.
Per questo va anche sostenuto il ruolo della donna rurale, come pure vanno assicurati ai fanciulli, oltre alla nutrizione, gli elementi di base per la loro educazione.

Signore e Signori, queste riflessioni, che mi sono permesso di offrire alla vostra considerazione, pur tenendo ben presenti le tante difficoltà esistenti, scaturiscono dalla convinzione che nel cuore di tutti debba esserci una concreta disponibilità verso quanti nel mondo mancano del pane quotidiano.
I vostri sforzi stanno a testimoniare quanto sia già forte la convinzione di dover coraggiosamente lottare contro la fame. Possa l’Onnipotente illuminare le vostre decisioni e farvi perseverare in questa insostituibile ricerca di servizio al bene comune.
A tutti rinnovo il mio saluto augurando pieno successo ai lavori della vostra Conferenza.
Ratzigirl
Friday, November 25, 2005 1:20 PM
DISCORSO DEL SANTO PADRE INAUGURAZIONE ANNO ACCADEMICO UNIVERSITA' "LA CATTOLICA" DI ROMA


Magnifico Rettore,

Illustri Presidi e Professori,

Signori medici ed ausiliari,

Cari studenti!

Sono molto lieto di fare visita a questa sede romana dell’Università Cattolica del Sacro Cuore per inaugurare ufficialmente l’Anno Accademico 2005-2006. Il mio pensiero si porta in questo momento alle altre sedi dell’Ateneo: a quella centrale di Milano, presso la bella Basilica di Sant’Ambrogio, a quelle di Brescia, Piacenza-Cremona e Campobasso. Vorrei che in questo momento l’intera famiglia della "Cattolica" si sentisse unita, sotto gli occhi di Dio, all’inizio di un nuovo tratto di cammino nell’impegno scientifico e formativo. Sono spiritualmente qui con noi Padre Gemelli e tanti altri uomini e donne che con la loro dedizione illuminata hanno fatto la storia dell’Ateneo. Sentiamo vicini anche i Papi, a cominciare da Benedetto XV fino a Giovanni Paolo II, che hanno avuto sempre uno speciale legame con questa Università. La mia visita odierna, in effetti, si ricollega a quella che il mio venerato Predecessore compì cinque anni or sono, in questa stessa sede, per la medesima circostanza. Rivolgo un saluto cordiale al Cardinale Dionigi Tettamanzi, Presidente dell’Istituto Toniolo, e al Rettore Magnifico, Professor Lorenzo Ornaghi, ringraziando ambedue per le cortesi parole indirizzatemi a nome di tutti i presenti. Il mio saluto si estende con deferenza alle altre illustri personalità religiose e civili convenute, in particolare al senatore Emilio Colombo, che per ben 48 anni è stato membro del Comitato Permanente dell’Istituto Toniolo, presiedendolo poi dal 1986 al 2003. A lui va il mio vivo ringraziamento per quanto ha fatto al servizio dell’Università.

Trovandoci qui insieme, illustri e cari amici, non possiamo non pensare ai momenti carichi di trepidazione e di commozione che abbiamo vissuto durante gli ultimi ricoveri di Giovanni Paolo II in questo Policlinico. In quei giorni verso il "Gemelli" era rivolto da ogni parte del mondo il pensiero dei cattolici e non solo. Dalle sue stanze di ospedale il Papa ha impartito a tutti un insegnamento impareggiabile sul senso cristiano della vita e della sofferenza, testimoniando in prima persona la verità del messaggio cristiano. Desidero, pertanto, rinnovare l’espressione del grato apprezzamento mio e di innumerevoli persone per le cure premurose offerte al Santo Padre. Egli ottenga a ciascuno le celesti ricompense.

L’Università Cattolica del Sacro Cuore, nelle sue cinque sedi e quattordici Facoltà, conta oggi circa quarantamila studenti iscritti. Viene spontaneo pensare: quale responsabilità! Migliaia e migliaia di giovani passano dalle aule della "Cattolica". Come ne escono? Quale cultura hanno incontrato, assimilato, elaborato? Ecco la grande sfida, che riguarda in primo luogo il gruppo dirigente dell’Ateneo, il Corpo docente, e quindi gli stessi studenti: dar vita ad un’autentica Università cattolica, che eccella per la qualità della ricerca e dell’insegnamento e al tempo stesso per la fedeltà al Vangelo e al magistero della Chiesa. A tale proposito, è provvidenziale che l’Università Cattolica del Sacro Cuore sia strutturalmente legata alla Santa Sede attraverso l’Istituto Toniolo di Studi Superiori, il cui compito era ed è di garantire il perseguimento dei fini istituzionali dell’Ateneo dei cattolici italiani. Questa impostazione originaria, sempre confermata dai miei Predecessori, assicura in modo collegiale un saldo ancoraggio dell’Università alla Cattedra di Pietro e al patrimonio di valori lasciato in eredità dai Fondatori. A tutti i componenti di questa benemerita Istituzione vada il mio sentito ringraziamento.

Ritorniamo, pertanto, alla domanda: quale cultura? Mi rallegro che il Rettore, nel suo indirizzo introduttivo, abbia posto l’accento sulla "missione" originaria e sempre attuale dell’Università cattolica, quella cioè di fare ricerca scientifica e attività didattica secondo un coerente progetto culturale e formativo, al servizio delle nuove generazioni e dello sviluppo umano e cristiano della società. A questo proposito è ricchissimo il patrimonio di insegnamenti lasciato dal Papa Giovanni Paolo II, culminante nella Costituzione Apostolica Ex corde Ecclesiae, del 1990. Egli ha sempre dimostrato che il fatto di essere "cattolica" non mortifica in nulla l’Università, ma piuttosto la valorizza al massimo. Infatti, se missione fondamentale di ogni università è "la continua indagine della verità mediante la ricerca, la conservazione e la comunicazione del sapere per il bene della società" (ivi, n. 30), una comunità accademica cattolica si distingue per l’ispirazione cristiana dei singoli e della comunità stessa, per la luce di fede che illumina la riflessione, per la fedeltà al messaggio cristiano così come è presentato dalla Chiesa e per l’impegno istituzionale al servizio del popolo di Dio (cfr ivi, 13).

L’Università cattolica è perciò un grande laboratorio in cui, secondo le diverse discipline, si elaborano sempre nuovi percorsi di ricerca in un confronto stimolante tra fede e ragione che mira a ricuperare la sintesi armonica raggiunta da Tommaso d'Aquino e dagli altri grandi del pensiero cristiano, una sintesi contestata purtroppo da correnti importanti della filosofia moderna. La conseguenza di tale contestazione è stata che come criterio di razionalità è venuto affermandosi in modo sempre più esclusivo quello della dimostrabilità mediante l'esperimento. Le questioni fondamentali dell'uomo - come vivere e come morire - appaiono così escluse dall'ambito della razionalità e sono lasciate alla sfera della soggettività. Di conseguenza scompare, alla fine, la questione che ha dato origine all'università - la questione del vero e del bene – per essere sostituita dalla questione della fattibilità. Ecco allora la grande sfida delle Università cattoliche: fare scienza nell'orizzonte di una razionalità diversa da quella oggi ampiamente dominante, secondo una ragione aperta al trascendente, a Dio.

Ora, noi sappiamo che questo è possibile proprio alla luce della rivelazione di Cristo, che ha unito in sé Dio e uomo, eternità e tempo, spirito e materia. "In principio era il Verbo … E il Verbo si è fatto carne" (Gv 1,1.14). Il Logos divino è all’origine dell’universo e in Cristo si è unito una volta per sempre all’umanità, al mondo e alla storia. Alla luce di questa capitale verità di fede e al tempo stesso di ragione è nuovamente possibile, nel 2000, coniugare fede e scienza. Su questa base, vorrei dire, si svolge il lavoro quotidiano di una Università cattolica. Non è un’avventura entusiasmante? Sì, lo è perché, muovendosi all’interno di questo orizzonte di senso, si scopre l’intrinseca unità che collega i diversi rami del sapere: la teologia, la filosofia, la medicina, l’economia, ogni disciplina, fino alle tecnologie più specializzate, perché tutto è collegato. Scegliere l’Università cattolica significa scegliere questa impostazione che, malgrado gli inevitabili limiti storici, qualifica la cultura dell’Europa, alla cui formazione, non per nulla, le Università nate "ex corde Ecclesiae" hanno dato un apporto fondamentale.

Pertanto, cari amici, con rinnovata passione per la verità e per l’uomo gettate le reti al largo, nell’alto mare del sapere, confidando nella parola di Cristo, anche quando succede di sperimentare la fatica e la delusione del non avere "pescato" nulla. Nel vasto mare della cultura Cristo ha sempre bisogno di "pescatori di uomini", cioè di persone di coscienza e ben preparate che mettano le loro competenze professionali al servizio del Regno di Dio. Anche il lavoro di ricerca all’interno dell’Università, se svolto in una prospettiva di fede, fa già parte di questo servizio al Regno e all’uomo! Penso a tutta la ricerca che si porta avanti nei molteplici Istituti dell’Università Cattolica: essa è destinata alla gloria di Dio e alla promozione spirituale e materiale dell’umanità. In questo momento, penso in particolare all’Istituto Scientifico che il vostro Ateneo volle offrire al Papa Giovanni Paolo II il 9 novembre 2000, in occasione della sua venuta in questa sede per inaugurare solennemente l’anno accademico. Mi preme affermare che l’"Istituto Scientifico Internazionale Paolo VI di ricerca sulla fertilità e infertilità umana per una procreazione responsabile" sta a cuore anche a me. Esso, infatti, per le sue finalità istituzionali si presenta come esempio eloquente di quella sintesi tra verità e amore che costituisce il centro vitale della cultura cattolica. L’Istituto, nato per rispondere all’appello lanciato dal Papa Paolo VI nell’Enciclica Humanae vitae, si propone di dare una base scientifica sicura sia alla regolazione naturale della fertilità umana che all’impegno di superare in modo naturale l’eventuale infertilità. Facendo mio il grato apprezzamento del mio venerato Predecessore per questa iniziativa scientifica, auspico che essa possa avere il necessario sostegno nella prosecuzione della sua importante attività di ricerca.

Illustri Professori e cari studenti, l’Anno Accademico che oggi inauguriamo è l’85° della storia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Le lezioni iniziarono, infatti, a Milano nel dicembre 1921, con cento matricole, nelle due facoltà di Scienze sociali e Filosofia. Mentre con voi rendo grazie al Signore per il lungo e fecondo cammino compiuto, vi esorto a rimanere fedeli allo spirito degli inizi, come agli Statuti che sono alla base di questa Istituzione. Potrete così realizzare una feconda e armonica sintesi tra l’identità cattolica e il pieno inserimento nel sistema universitario italiano, secondo il progetto di Giuseppe Toniolo e di Padre Agostino Gemelli. E’ questo l’augurio che rivolgo oggi a tutti voi: continuate a costruire giorno dopo giorno, con entusiasmo e con gioia, l’Università Cattolica del Sacro Cuore. E’ un impegno che accompagno con la mia preghiera e con una speciale Benedizione Apostolica.


Al termine, dopo lo scambio dei doni e il saluto dei Membri del Senato Accademico, del Consiglio di Amministrazione, dell’Istituto Toniolo e dei rappresentanti di Docenti e Studenti, il Papa lascia l’Università Cattolica e fa rientro in Vaticano.

Ratzigirl
Sunday, November 27, 2005 12:36 PM
Angelus 27 Novembre 2005
Cari fratelli e sorelle!

Con l’odierna domenica inizia l’Avvento, un tempo di grande suggestione religiosa, perché intriso di speranza e di attesa spirituale: ogni volta che la Comunità cristiana si prepara a fare memoria della nascita del Redentore, avverte in se stessa un fremito di gioia, che si comunica in certa misura all’intera società. In Avvento il popolo cristiano rivive un duplice movimento dello spirito: da una parte, alza lo sguardo verso la meta finale del suo pellegrinare nella storia, che è il ritorno glorioso del Signore Gesù; dall’altra, ricordandone con emozione la nascita a Betlemme, si china dinanzi al Presepe. La speranza dei cristiani è rivolta al futuro, ma resta sempre ben radicata in un evento del passato. Nella pienezza dei tempi il Figlio di Dio è nato dalla Vergine Maria: "Nato da donna, nato sotto la legge", come scrive l’apostolo Paolo (Gal 4,4).

Il Vangelo ci invita oggi a restare vigilanti nell’attesa dell’ultima venuta di Cristo. "Vegliate!", dice Gesù, "poiché non sapete quando il padrone di casa ritornerà" (Mc 13,35.37). La breve parabola del padrone partito per un viaggio e dei servi incaricati di farne le veci pone in evidenza quanto sia importante essere pronti ad accogliere il Signore quando, all’improvviso, arriverà. La Comunità cristiana aspetta con ansia la sua "manifestazione", e l’apostolo Paolo, scrivendo ai Corinzi, li esorta a confidare nella fedeltà di Dio e a vivere in modo da essere trovati "irreprensibili" (cfr 1 Cor 1,7-9) nel giorno del Signore. Molto opportunamente, perciò, all’inizio dell’Avvento la liturgia ci pone sulle labbra l’invocazione del Salmo: "Mostraci, Signore, la tua misericordia, e donaci la tua salvezza" (Sal 84,8).

Potremmo dire che l’Avvento è il tempo in cui occorre che i cristiani risveglino nel loro cuore la speranza di potere, con l’aiuto di Dio, rinnovare il mondo. A questo proposito vorrei ricordare anche oggi la Costituzione del Concilio Vaticano II Gaudium et spes sulla Chiesa nel mondo contemporaneo: è un testo profondamente pervaso di speranza cristiana. Mi riferisco in particolare al n. 39, intitolato "Terra nuova e cielo nuovo". Vi si legge: "Sappiamo dalla rivelazione che Dio prepara una nuova abitazione e una terra nuova, in cui abita la giustizia (cfr 2 Cor 5,2; 2 Pt 3,13)… Tuttavia l’attesa di una terra nuova non deve indebolire, bensì piuttosto stimolare la sollecitudine nel lavoro relativo alla terra presente". I buoni frutti della nostra operosità li ritroveremo, infatti, quando il Cristo consegnerà al Padre il suo regno eterno e universale. Maria Santissima, Vergine dell’Avvento, ci ottenga di vivere questo tempo di grazia vigilanti e operosi nell’attesa del Signore.



Je vous salue, chers pèlerins francophones. En ce premier dimanche de l’Avent, je vous invite à vous tourner davantage vers le Christ, pour vous préparer à vivre spirituellement le mystère de Noël, source de notre joie. Que ce soit une occasion privilégiée de retrouver la prière en famille, pour guider les jeunes vers le Seigneur.

Al iniciar el Adviento, quiero saludar cordialmente a los peregrinos de lengua española aquí presentes y a cuantos siguen el rezo del Ángelus a través de la radio y la televisión. Qué este tiempo litúrgico avive en vuestros corazones el deseo de salir al encuentro de Cristo, luz del mundo, y mantenga viva la llama de vuestra fe. Que María, Madre de la Esperanza, guíe siempre vuestros pasos. ¡Feliz domingo!

On the First Sunday of Advent I welcome all the English-speaking pilgrims and visitors present for our Angelus prayer. May this season of joyful expectation and spiritual preparation for Lord’s coming be a time of sincere conversion and interior renewal for all Christians. Upon you and your families I cordially invoke God’s blessings of wisdom, joy and peace.

Einen herzlichen Gruß richte ich an alle deutschsprachigen Pilger und Besucher hier auf dem Petersplatz. Besonders heiße ich die zahlreichen Gäste willkommen, die anläßlich des Internationalen Festivals der geistlichen Musik und Kunst nach Rom gekommen sind. Die Adventszeit ruft alle Christen dazu auf, mit wachsamem Herzen und durch Taten der Liebe der Wiederkunft des Herrn die Wege zu bereiten. Gott schenke euch dazu das Licht seiner Gnade!

Pozdravljam župnijski pevski zbor iz Šentilja pri Velenju v Sloveniji! Naj vaše prepevanje in celo vaše življenje še naprej slavita Boga in razveseljujeta ljudi!

[Saluto il coro parrocchiale di Šentilj pri Velenju in Slovenia! Che il vostro canto e tutta la vostra vita siano sempre a gloria di Dio e per la gioia dei fratelli!]

Pozdrawiam pielgrzymów z Polski, a zwlaszcza biskupów przybylych z wizyta ad limina Apostolorum. W pierwsza niedziele Adwentu modlimy sie, aby ten czas radosnego oczekiwania na przyjscie Pana byl owocny w laski. Wszystkim z serca blogoslawie.

[Saluto i pellegrini venuti dalla Polonia, in particolare i Vescovi giunti in visita ad limina Apostolorum. Nella prima domenica di Avvento preghiamo, affinché questo tempo di lieta attesa della venuta del Signore sia ricco di grazie. Benedico tutti di cuore.]

Rivolgo un cordiale saluto ai pellegrini di lingua italiana, in particolare ai fedeli provenienti da Arconate, Cava Manara e Carbonara, Reana del Rojale, Pescasseroli e Laurignano di Dipignano. Saluto inoltre il gruppo folcloristico venuto da Aviano, gli Scout di Velletri e gli allievi del Centro di formazione professionale di Taranto. A tutti auguro una serena domenica e un buon cammino di Avvento.
Discipula
Monday, November 28, 2005 11:17 AM
Richiesta

Scusate ragazze, non riesco a trovare in internet l'omelia che Papa Ratzi ha pronunciato ai Vespri sabato scorso.

Qualcuna di voi potrebbe postarla qui o segnalarmi un link?
Purtroppo mi sono già persa l'ascolto delle sue parole , non vorrei perdermi anche la lettura ...

Grazie mille, ciao a tutti.


Paparatzifan
Monday, November 28, 2005 8:29 PM
Omelia Vespri Avvento
Basilica Vaticana
Sabato, 26 novembre 2005

Cari fratelli e sorelle!

Con la celebrazione dei Primi Vespri della Prima Domenica di Avvento iniziamo un nuovo Anno liturgico. Cantando insieme i Salmi, abbiamo elevato i nostri cuori a Dio, ponendoci nell’atteggiamento spirituale che caratterizza questo tempo di grazia: la "vigilanza nella preghiera" e l’"esultanza nella lode" (cfr Messale Romano, Prefazio di Avvento II/A). Sul modello di Maria Santissima, che ci insegna a vivere in religioso ascolto della parola di Dio, soffermiamoci sulla breve Lettura biblica poc’anzi proclamata. Si tratta di due versetti contenuti nella parte conclusiva della Prima Lettera di san Paolo ai Tessalonicesi (1 Ts 5,23-24). Il primo esprime l’augurio dell’Apostolo alla comunità; il secondo offre, per così dire, la garanzia del suo adempimento. L’augurio è che ciascuno sia santificato da Dio e si conservi irreprensibile in tutta la sua persona – "spirito, anima e corpo" – per la venuta finale del Signore Gesù; la garanzia che ciò possa avvenire è offerta dalla fedeltà di Dio stesso, il quale non mancherà di portare a compimento l’opera iniziata nei credenti.

Questa Prima Lettera ai Tessalonicesi è la prima di tutte le Lettere di san Paolo, scritta probabilmente nell’anno 51. In questa sua prima Lettera si sente, ancor più che nelle altre, il cuore pulsante dell’Apostolo, il suo amore paterno, anzi possiamo dire materno, per questa nuova comunità. E si sente anche la sua ansiosa preoccupazione perché non sia spenta la fede di questa Chiesa novella, circondata da un contesto culturale in molti sensi contrario alla fede. Così Paolo conclude la sua Lettera con un augurio, potremmo anche dire con una preghiera. Il contenuto della preghiera che abbiamo sentito è che siano santi e irreprensibili nel momento della venuta del Signore. La parola centrale di questa preghiera è "venuta". Dobbiamo domandarci: che cosa vuol dire venuta dal Signore? In greco è "parusia", nel latino "adventus": "avvento", "venuta". Che cos’è questa venuta? Ci coinvolge oppure no?

Per comprendere il significato di questa parola e quindi della preghiera dell’Apostolo per questa comunità e per le comunità di tutti i tempi - anche per noi - dobbiamo guardare alla persona grazie alla quale si è realizzata in modo unico, singolare, la venuta del Signore la Vergine Maria. Maria apparteneva a quella parte del popolo di Israele che al tempo di Gesù aspettava con tutto il cuore la venuta del Salvatore. E dalle parole dei gesti narrati nel Vangelo possiamo vedere come realmente Ella viveva immersa nelle parole dei Profeti, era tutta in attesa della venuta del Signore. Non poteva, tuttavia, immaginare come si sarebbe realizzata questa venuta. Forse aspettava una venuta nella gloria. Tanto più sorprendente fu per lei il momento nel quale l’Arcangelo Gabriele entrò nella sua casa e le disse che il Signore, il Salvatore, voleva prendere carne in Lei, da lei, voleva realizzare la sua venuta attraverso di Lei. Possiamo immaginare la trepidazione della Vergine. Maria con un grande atto di fede, di obbedienza, dice sì: "Ecco, sono l’ancella del Signore". E così è divenuta "dimora" del Signore, vero "tempio" nel mondo e "porta" attraverso la quale il Signore è entrato sulla terra.

Abbiamo detto che questa venuta è singolare: "la" venuta del Signore. E tuttavia non c’è soltanto l’ultima venuta alla fine dei tempi: in un certo senso il Signore desidera sempre venire attraverso di noi. E bussa alla porta del nostro cuore: sei disponibile a darmi la tua carne, il tuo tempo, la tua vita? È questa la voce del Signore, che vuole entrare anche nel nostro tempo, vuole entrare nella vita umana tramite noi. Egli cerca anche una dimora vivente, la nostra vita personale. Ecco la venuta del Signore. Questo vogliamo di nuovo imparare nel tempo dell’Avvento: il Signore possa venire anche tramite noi.

Possiamo quindi dire che questa preghiera, questo augurio espresso dall’Apostolo contiene una verità fondamentale, che egli cerca di inculcare nei fedeli della comunità da lui fondata e che possiamo riassumere così: Dio ci chiama alla comunione con sé, che si realizzerà pienamente al ritorno di Cristo, e Lui stesso si impegna a far sì che giungiamo preparati a questo incontro finale e decisivo. Il futuro è, per così dire, contenuto nel presente o, meglio, nella presenza di Dio stesso, del suo amore indefettibile, che non ci lascia soli, non ci abbandona nemmeno un istante, come un padre e una madre non smettono mai di seguire i propri figli nel loro cammino di crescita. Di fronte al Cristo che viene, l’uomo si sente interpellato con tutto il suo essere, che l’Apostolo riassume nei termini "spirito, anima e corpo", indicando così l’intera persona umana, quale unità articolata di dimensione somatica, psichica e spirituale. La santificazione è dono di Dio e iniziativa sua, ma l’essere umano è chiamato a corrispondere con tutto se stesso, senza che nulla di lui resti escluso.

Ed è proprio lo Spirito Santo, che nel grembo della Vergine ha formato Gesù, Uomo perfetto, a portare a compimento nella persona umana il mirabile progetto di Dio, trasformando innanzitutto il cuore e, a partire da questo centro, tutto il resto. Avviene così che in ogni singola persona si riassume l’intera opera della creazione e della redenzione, che Dio, Padre e Figlio e Spirito Santo, va compiendo dall’inizio alla fine del cosmo e della storia. E come nella storia dell’umanità vi è al centro il primo avvento di Cristo e alla fine il suo ritorno glorioso, così ogni esistenza personale è chiamata a misurarsi con lui – in modo misterioso e multiforme – durante il pellegrinaggio terreno, per essere trovata "in lui" al momento del suo ritorno.

Ci guidi Maria Santissima, Vergine fedele, a fare di questo tempo di Avvento e di tutto il nuovo Anno liturgico un cammino di autentica santificazione, a lode e gloria di Dio Padre, Figlio e Spirito Santo.
Discipula
Tuesday, November 29, 2005 9:02 AM
Grazie!

Grazie infinite Gloria per aver postato l'omelia dei Vespri!



L'ho già letta e riletta varie volte e la trovo bellissima!!! Poteva essere diversamente? Non quando è Papa Ratzi a spiegarci le Sacre Scritture!

Adoro l'attenzione che lui dedica sempre al significato delle parole, come ha fatto anche in questa occasione parlandoci di "parusia" e "adventus".

Questo passaggio, poi:


E tuttavia non c’è soltanto l’ultima venuta alla fine dei tempi: in un certo senso il Signore desidera sempre venire attraverso di noi. E bussa alla porta del nostro cuore: sei disponibile a darmi la tua carne, il tuo tempo, la tua vita? È questa la voce del Signore, che vuole entrare anche nel nostro tempo, vuole entrare nella vita umana tramite noi. Egli cerca anche una dimora vivente, la nostra vita personale. Ecco la venuta del Signore. Questo vogliamo di nuovo imparare nel tempo dell’Avvento: il Signore possa venire anche tramite noi.



... mi ha commosso fino alle lacrime

Grande Papa Ratzi, gli voglio troppo bene!!!

rosa22253
Tuesday, November 29, 2005 10:59 AM
Re: Grazie!

Scritto da: Discipula 29/11/2005 9.02

Grazie infinite Gloria per aver postato l'omelia dei Vespri!



L'ho già letta e riletta varie volte e la trovo bellissima!!! Poteva essere diversamente? Non quando è Papa Ratzi a spiegarci le Sacre Scritture!

Adoro l'attenzione che lui dedica sempre al significato delle parole, come ha fatto anche in questa occasione parlandoci di "parusia" e "adventus".

Questo passaggio, poi:


E tuttavia non c’è soltanto l’ultima venuta alla fine dei tempi: in un certo senso il Signore desidera sempre venire attraverso di noi. E bussa alla porta del nostro cuore: sei disponibile a darmi la tua carne, il tuo tempo, la tua vita? È questa la voce del Signore, che vuole entrare anche nel nostro tempo, vuole entrare nella vita umana tramite noi. Egli cerca anche una dimora vivente, la nostra vita personale. Ecco la venuta del Signore. Questo vogliamo di nuovo imparare nel tempo dell’Avvento: il Signore possa venire anche tramite noi.



... mi ha commosso fino alle lacrime

Grande Papa Ratzi, gli voglio troppo bene!!!




Difatti, non c'è come lui a trovare le parole giuste per far risuonare la nostra anima, per farci percepire di nuovo il battito di cuore di Dio che risveglia in noi la nostalgia per la nostra vera destinazione.
Discipula
Tuesday, November 29, 2005 11:07 AM
Re: Re: Grazie!

Scritto da: rosa22253 29/11/2005 10.59


Difatti, non c'è come lui a trovare le parole giuste per far risuonare la nostra anima, per farci percepire di nuovo il battito di cuore di Dio che risveglia in noi la nostalgia per la nostra vera destinazione.



Diceva Antoine de Saint-Exupery:

"SE VUOI COSTRUIRE UNA NAVE NON RADUNARE UOMINI
PER RACCOGLIERE IL LEGNO E DISTRIBUIRE COMPITI
MA INSEGNA LORO LA NOSTALGIA DEL MARE AMPIO E INFINITO"

... ed è così che Papa Ratzi ci invita a salire con lui sulla barca di Pietro per raggiungere, come hai detto tu, la nostra vera destinazione.


Ratzigirl
Wednesday, November 30, 2005 2:52 PM
Udienza generale mercoledì 30 novembre
CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA

1. In questo primo mercoledì di Avvento, tempo liturgico di silenzio, vigilanza e preghiera in preparazione al Natale, meditiamo il Salmo 136, divenuto celebre nella versione latina del suo avvio, Super flumina Babylonis. Il testo evoca la tragedia vissuta dal popolo ebraico durante la distruzione di Gerusalemme, avvenuta nel 586 a.C., e il successivo e conseguente esilio babilonese. Siamo di fronte a un canto nazionale di dolore, segnato da un’asciutta nostalgia per ciò che si è perso.

Questa accorata invocazione al Signore, perché liberi i suoi fedeli dalla schiavitù babilonese, esprime bene anche i sentimenti di speranza e di attesa della salvezza con i quali abbiamo iniziato il nostro cammino di Avvento.

La prima parte del Salmo (cfr vv. 1-4) ha come sfondo la terra d’esilio, coi suoi fiumi e canali, quelli appunto che irrigavano la pianura babilonese, sede dei deportati ebrei. È quasi l’anticipazione simbolica dei campi di sterminio nei quali il popolo ebraico – nel secolo che abbiamo appena lasciato alle spalle – fu avviato attraverso un’operazione infame di morte, che è rimasta come una vergogna indelebile nella storia dell’umanità.

La seconda parte del Salmo (cfr vv. 5-6) è, invece, pervasa dal ricordo amoroso di Sion, la città perduta ma viva nel cuore degli esuli.

2. Coinvolti sono, nelle parole del Salmista, la mano, la lingua, il palato, la voce, le lacrime. La mano è indispensabile per il suonatore di cetra: ma ormai essa è paralizzata (cfr v. 5) dal dolore, anche perché le cetre sono appese ai salici.

La lingua è necessaria al cantore, ma ora è attaccata al palato (cfr v. 6). Invano gli aguzzini babilonesi «chiedono parole di canto… canzoni di gioia» (v. 3). I «canti di Sion» sono «canti del Signore» (vv. 3-4), non sono canzoni folcloristiche e da spettacolo. Solo nella liturgia e nella libertà di un popolo possono salire al cielo.

3. Dio, che è l’arbitro ultimo della storia, saprà comprendere e accogliere secondo la sua giustizia anche il grido delle vittime, al di là degli accenti aspri che a volte esso assume.

Vorremmo affidarci a sant’Agostino per un’ulteriore meditazione sul nostro Salmo. In essa il grande Padre della Chiesa introduce una nota sorprendente e di grande attualità: egli sa che anche tra gli abitanti di Babilonia ci sono persone che s’impegnano per la pace e per il bene della comunità, pur non condividendo la fede biblica, non conoscendo cioè la speranza della Città eterna alla quale noi aspiriamo. Essi portano in sé una scintilla di desiderio dell’ignoto, del più grande, del trascendente, di una vera redenzione. Ed egli dice che anche tra i persecutori, tra i non credenti, si trovano persone con questa scintilla, con una specie di fede, di speranza, per quanto è loro possibile nelle circostanze in cui vivono. Con questa fede anche in una realtà non conosciuta, essi sono realmente in cammino verso la vera Gerusalemme, verso Cristo. E con questa apertura di speranza anche per i babilonesi - come Agostino li chiama - per quelli che non conoscono Cristo, e neppure Dio, e tuttavia desiderano l’ignoto, l’eterno, egli ammonisce anche noi di non fissarci semplicemente sulle cose materiali dell’attimo presente, ma di perseverare nel cammino verso Dio. Solo con questa speranza più grande possiamo anche, nel modo giusto, trasformare questo mondo. Sant’Agostino lo dice con queste parole: «Se siamo cittadini di Gerusalemme… e dobbiamo vivere in questa terra, nella confusione del mondo presente, nella presente Babilonia, dove non dimoriamo da cittadini ma siamo tenuti prigionieri, bisogna che quanto detto dal Salmo non solo lo cantiamo ma lo viviamo: cosa che si fa con una aspirazione profonda del cuore, pienamente e religiosamente desideroso della città eterna».

Ed aggiunge riguardo alla «città terrestre chiamata Babilonia»: essa «ha persone che, mosse da amore per lei, si industriano per garantirne la pace - pace temporale - non nutrendo in cuore altra speranza, riponendo anzi in questo tutta la loro gioia, senza ripromettersi altro. E noi li vediamo fare ogni sforzo per rendersi utili alla società terrena. Ora, se si adoperano con coscienza pura in queste mansioni, Dio non permetterà che periscano con Babilonia, avendoli predestinati ad essere cittadini di Gerusalemme: a patto però che, vivendo in Babilonia, non ne ambiscano la superbia, il fasto caduco e l'indisponente arroganza... Egli vede il loro asservimento e mostrerà loro quell’altra città, verso la quale debbono veramente sospirare e indirizzare ogni sforzo» (Esposizioni sui Salmi, 136,1-2: Nuova Biblioteca Agostiniana, XXVIII, Roma 1977, pp. 397.399).

E preghiamo il Signore che in tutti noi si risvegli questo desiderio, questa apertura verso Dio, e che anche quelli che non conoscono Cristo possano essere toccati dal suo amore, cosicché tutti insieme siamo in pellegrinaggio verso la Città definitiva e la luce di questa Città possa apparire anche in questo nostro tempo e in questo nostro mondo.


Ratzigirl
Thursday, December 01, 2005 2:04 PM
Messaggio di Benedetto XVI al Patriarca di Costantinopoli


In occasione della festa di Sant’Andrea

Il mesaggio è stato consegnato al Patriarca da una delegazione inviata dal Papa, guidata dal Cardinale Walter Kasper, Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani.



* * *



A Sua Santità Bartolomeo I,
Arcivescovo di Costantinopoli,
Patriarca ecumenico

“La grazia del Signore Gesù sia con voi.
Il mio amore con tutti voi in Cristo Gesù!” (1 Corinzi 16, 23-24)

Le scrivo con grande gioia, Sua Santità, in occasione della festa di Sant’Andrea, apostolo e fratello di San Pietro.

La delegazione che invio, guidata dal Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, Sua Eminenza il Cardinale Walter Kasper, le porta il più caloroso saluto fraterno della Chiesa di Roma. Anche se avrei voluto essere presente per manifestarle personalmente il mio affetto nel Signore e per pregare con lei, le trasmetto la mia fervida speranza di raggiungere una comunione più profonda che superi gli ostacoli che rimangono tra di noi e che ci permetta di celebrare insieme la Santa Eucaristia, l’unico sacrificio di Cristo per la vita del mondo.

Quest’anno commemoriamo il quarantesimo anniversario del 7 dicembre 1965, giorno in cui Papa Paolo VI e il Patriarca Atenagora, insoddisfatti di quanto accaduto nel 1054, decisero insieme a Roma e a Costantinopoli di “cancellare dalla memoria della Chiesa le sentenze di scomunica” che erano state pronunciate. Quell’importante avvenimento è divenuto la base di un rinnovato rapporto, caratterizzato dal rispetto e dalla riconciliazione. Ricordiamo con gioia le parole ispirate pronunciate quel giorno, nella cattedrale di El Fanar, dal caro Patriarca Atenagora: “‘Dio è amore’ (1 Gv 4,8): l’amore è la caratteristica data da Dio ai discepoli di Cristo, il potere che riunisce in unità la Chiesa, e la fonte della sua pace, armonia e ordine, come una manifestazione perpetua e brillante dello Spirito Santo” (Risposta alla Dichiarazione Comune, 7 dicembre 1965).

Quella cancellazione segnò l’inizio di una nuova stagione di vita ecclesiale, una stagione di dialogo, che ha visto progressi significativi, anche se la ricerca rigorosa dei suoi auspicati obiettivi rappresenta sempre una sfida. In questo senso, è per me motivo di grande soddisfazione il fatto che, dopo una pausa di alcuni anni, il nostro dialogo teologico sia ripreso. Spero che sia realmente fruttuoso e sono sicuro che non verranno risparmiati sforzi affinché sia così. Chi pone mano all’aratro non deve guardare indietro (cfr. Lc 9,62). Al contrario, deve perseverare e portare a termine il suo compito gettando il seme e aspettando un raccolto abbondante che Dio donerà nella sua bontà.

Attento a ciò che lo Spirito dice sulle necessità delle Chiese oggi e in futuro, assicuro a Sua Santità e al Santo Sinodo, e attraverso voi a tutte le Chiese ortodosse, che la Chiesa cattolica è irrevocabilmente impegnata nella promozione di tutte le iniziative idonee e utili a rafforzare la carità, la solidarietà e il dialogo teologico tra di noi.

Nella gioia della festa di Sant’Andrea, Santo Patrono della Chiesa di Costantinopoli, rinnovo a Sua Santità il mio affetto fraterno e invio il mio sentito abbraccio di pace.

Vaticano, 26 novembre 2005


BENEDICTUS PP. XVI
Ratzigirl
Sunday, December 04, 2005 2:42 AM
Il Papa contro Pacs e pillola abortiva: "Uso spropositato del progresso"

Il Papa ha chiesto ai vescovi dell'America Latina di difendere la famiglia dagli attacchi e dalle minacce che le vengono mossi dalla società secolarizzata. Con una precisa difesa del matrimonio, rispetto ad altre forme di convivenza, ha ribadito anche una condanna del "male intrinseco" dell'aborto definito "un crimine che oltre ad attentare alla vita umana nel suo inizio, è anche un'aggresione contro la società medesima". L'occasione del nuovo intervento in difesa della famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, è stata data al Papa dall'incontro con i presidenti delle commissioni episcopali per la famiglia e la vita dell'America Latina, promosso dal Pontificio Consiglio per la famiglia. Dopo aver detto che è "indispensabile e urgente che ogni uomo di buona volontà si sforzi di salvare e promuovere i valori e le esigenze della famiglia", Benedetto XVI, in continuità con il suo predecessore, ha sottolineato la sua stessa preoccupazione. "Chiedo la vostra sollecitudine pastorale - ha detto ai vescovi - nell'intento di salvaguardare i valori fondamentali del matrimonio e della famiglia minacciati dal fenomeno attuale della secolarizzazione che impedisce alla coscienza sociale di giungere a scoprire adeguatamente l'identità e la missione dell'istituzione familiare, e ultimamente per la pressione di leggi ingiuste che disconoscono i diritti fondamentali della famiglia". Il matrimonio quale istituzione naturale "è un patrimonio dell'umanità". Il vangelo della famiglia è sfigurato da false concezioni del matrimonio e della famiglia che non rispecchiano il progetto originario di Dio, proponendo nuove forme di matrimonio, sconosciute alla tradizione popolare. Come conseguenza "si facilita l'eliminazione dell'embrione o il suo uso arbitrario per il progresso della scienza".


Ratzigirl
Tuesday, December 06, 2005 1:36 AM
II Domenica di Avvento, 4 dicembre 2005 Angelus


Cari fratelli e sorelle!

In questo tempo d’Avvento la Comunità ecclesiale, mentre si prepara a celebrare il grande mistero dell’Incarnazione, è invitata a riscoprire e approfondire la propria relazione personale con Dio. La parola latina "adventus" si riferisce alla venuta di Cristo e mette in primo piano il movimento di Dio verso l’umanità, al quale ciascuno è chiamato a rispondere con l’apertura, l’attesa, la ricerca, l’adesione. E come Dio è sovranamente libero nel rivelarsi e nel donarsi, perché mosso soltanto dall’amore, così anche la persona umana è libera nel dare il suo, pur doveroso, assenso: Dio attende una risposta d’amore. In questi giorni la liturgia ci presenta come modello perfetto di tale risposta la Vergine Maria, che giovedì prossimo 8 dicembre contempleremo nel mistero dell’Immacolata Concezione.

La Vergine è Colei che resta in ascolto, pronta sempre a compiere la volontà del Signore, ed è esempio per il credente che vive nella ricerca di Dio. A questo tema, come pure al rapporto tra verità e libertà, il Concilio Vaticano II ha dedicato un’attenta riflessione. In particolare, i Padri Conciliari hanno approvato, proprio quarant’anni or sono, una Dichiarazione concernente la questione della libertà religiosa, cioè il diritto delle persone e delle comunità a poter ricercare la verità e professare liberamente la loro fede. Le prime parole che danno il titolo a tale Documento sono "dignitatis humanae": la libertà religiosa deriva dalla singolare dignità dell’uomo che, fra tutte le creature di questa terra, è l’unica in grado di stabilire una relazione libera e consapevole con il suo Creatore. "A motivo della loro dignità – dice il Concilio – tutti gli uomini, in quanto sono persone, dotate di ragione e di libera volontà… sono spinti dalla loro stessa natura e tenuti per obbligo morale a cercare la verità, in primo luogo quella concernente la religione" (DH, 2). Il Vaticano II riafferma così la dottrina tradizionale cattolica per cui l’uomo, in quanto creatura spirituale, può conoscere la verità e, quindi, ha il dovere e il diritto di cercarla (cfr ivi, 3). Posto questo fondamento, il Concilio insiste ampiamente sulla libertà religiosa, che dev’essere garantita sia ai singoli che alle comunità, nel rispetto delle legittime esigenze dell’ordine pubblico. E questo insegnamento conciliare, dopo quarant’anni, resta ancora di grande attualità. Infatti la libertà religiosa è ben lontana dall’essere ovunque effettivamente assicurata: in alcuni casi essa è negata per motivi religiosi o ideologici; altre volte, pur riconosciuta sulla carta, viene ostacolata nei fatti dal potere politico oppure, in maniera più subdola, dal predominio culturale dell’agnosticismo e del relativismo.

Preghiamo perché ogni uomo possa realizzare pienamente la vocazione religiosa che porta inscritta nel proprio essere. Ci aiuti Maria a riconoscere nel volto del Bambino di Betlemme, concepito nel suo seno verginale, il divino Redentore venuto nel mondo per rivelarci il volto autentico di Dio.



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