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+PetaloNero+
Wednesday, January 30, 2008 3:00 PM
L’UDIENZA GENERALE




L’Udienza Generale di questa mattina si è svolta alle ore 10.30 nell’Aula Paolo VI dove il Santo Padre ha incontrato gruppi di pellegrini e fedeli giunti dall’Italia e da ogni parte del mondo.

Nel discorso in lingua italiana, il Santo Padre Benedetto XVI, riprendendo il ciclo di catechesi sui Padri Apostolici, si è soffermato ancora sulla figura di Sant’Agostino.

Dopo aver riassunto la Sua catechesi in diverse lingue, il Papa ha rivolto particolari espressioni di saluto ai gruppi di fedeli presenti.

L’Udienza Generale si è conclusa con la recita del Pater Noster e la Benedizione Apostolica impartita insieme ai Vescovi presenti.





CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA



Cari amici,

dopo la Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani ritorniamo oggi alla grande figura di sant'Agostino. Il mio caro Predecessore Giovanni Paolo II gli ha dedicato nel 1986, cioè nel sedicesimo centenario della sua conversione, un lungo e denso documento, la Lettera apostolica Augustinum Hipponensem. Il Papa stesso volle definire questo testo “un ringraziamento a Dio per il dono fatto alla Chiesa, e per essa all'umanità intera, con quella mirabile conversione”. (AAS, 74, 1982, p. 802) Sul tema della conversione vorrei tornare in una prossima Udienza. È un tema fondamentale non solo per la sua vita personale, ma anche per la nostra. Nel Vangelo di domenica scorsa il Signore stesso ha riassunto la sua predicazione con la parola: “Convertitevi”. Seguendo il cammino di sant'Agostino, potremmo meditare su che cosa sia questa conversione: è una cosa definitiva, decisiva, ma la decisione fondamentale deve svilupparsi, deve realizzarsi in tutta la nostra vita.

La catechesi oggi è dedicata invece al tema fede e ragione, che è un tema determinante, o meglio, il tema determinante per la biografia di sant'Agostino. Da bambino aveva imparato da sua madre Monica la fede cattolica. Ma da adolescente aveva abbandonato questa fede perché non poteva più vederne la ragionevolezza e non voleva una religione che non fosse anche per lui espressione della ragione, cioè della verità. La sua sete di verità era radicale e lo ha condotto quindi ad allontanarsi dalla fede cattolica. Ma la sua radicalità era tale che egli non poteva accontentarsi di filosofie che non arrivassero alla verità stessa, che non arrivassero fino a Dio. E a un Dio che non fosse soltanto un'ultima ipotesi cosmologica, ma che fosse il vero Dio, il Dio che dà la vita e che entra nella nostra stessa vita. Così tutto l'itinerario intellettuale e spirituale di sant'Agostino costituisce un modello valido anche oggi nel rapporto tra fede e ragione, tema non solo per uomini credenti ma per ogni uomo che cerca la verità, tema centrale per l'equilibrio e il destino di ogni essere umano. Queste due dimensioni, fede e ragione, non sono da separare né da contrapporre, ma piuttosto devono sempre andare insieme. Come ha scritto Agostino stesso dopo la sua conversione, fede e ragione sono “le due forze che ci portano a conoscere” (Contra Academicos, III, 20, 43). A questo proposito rimangono giustamente celebri le due formule agostiniane (Sermones, 43, 9) che esprimono questa coerente sintesi tra fede e ragione: crede ut intelligas (“credi per comprendere”) — il credere apre la strada per varcare la porta della verità — ma anche, e inseparabilmente, intellige ut credas (“comprendi per credere”), scruta la verità per poter trovare Dio e credere.

Le due affermazioni di Agostino esprimono con efficace immediatezza e con altrettanta profondità la sintesi di questo problema, nella quale la Chiesa cattolica vede espresso il proprio cammino. Storicamente questa sintesi va formandosi, prima ancora della venuta di Cristo, nell'incontro tra fede ebraica e pensiero greco nel giudaismo ellenistico. Successivamente nella storia questa sintesi è stata ripresa e sviluppata da molti pensatori cristiani. L'armonia tra fede e ragione significa soprattutto che Dio non è lontano: non è lontano dalla nostra ragione e dalla nostra vita; è vicino ad ogni essere umano, vicino al nostro cuore e vicino alla nostra ragione, se realmente ci mettiamo in cammino.

Proprio questa vicinanza di Dio all’uomo fu avvertita con straordinaria intensità da Agostino. La presenza di Dio nell’uomo è profonda e nello stesso tempo misteriosa, ma può essere riconosciuta e scoperta nel proprio intimo: non andare fuori – afferma il convertito – ma “torna in te stesso; nell’uomo interiore abita la verità; e se troverai che la tua natura è mutabile, trascendi te stesso. Ma ricordati, quando trascendi te stesso, che tu trascendi un’anima che ragiona. Tendi dunque là dove si accende la luce della ragione” (De vera religione, 39, 72). Proprio come egli stesso sottolinea, con un’affermazione famosissima, all’inizio delle Confessiones, autobiografia spirituale scritta a lode di Dio: “Ci hai fatti per te e inquieto è il nostro cuore, finché non riposa in te” (I, 1, 1).

La lontananza di Dio equivale allora alla lontananza da se stessi: “Tu infatti – riconosce Agostino (Confessiones, III, 6, 11) rivolgendosi direttamente a Dio – eri all’interno di me più del mio intimo e più in alto della mia parte più alta”, interior intimo meo et superior summo meo; tanto che – aggiunge in un altro passo ricordando il tempo antecedente la conversione – “tu eri davanti a me; e io invece mi ero allontanato da me stesso, e non mi ritrovavo; e ancora meno ritrovavo te” (Confessiones, V, 2, 2). Proprio perché Agostino ha vissuto in prima persona questo itinerario intellettuale e spirituale, ha saputo renderlo nelle sue opere con tanta immediatezza, profondità e sapienza, riconoscendo in due altri celebri passi delle Confessiones (IV, 4, 9 e 14, 22) che l’uomo è “un grande enigma” (magna quaestio) e “un grande abisso” (grande profundum), enigma e abisso che solo Cristo illumina e salva. Questo è importante: un uomo che è lontano da Dio è anche lontano da sé, alienato da se stesso, e può ritrovare se stesso solo incontrandosi con Dio. Così arriva anche a sé, al suo vero io, alla sua vera identità.

L’essere umano – sottolinea poi Agostino nel De civitate Dei (XII, 27) – è sociale per natura ma antisociale per vizio, ed è salvato da Cristo, unico mediatore tra Dio e l’umanità e “via universale della libertà e della salvezza”, come ha ripetuto il mio predecessore Giovanni Paolo II (Augustinum Hipponensem, 21): al di fuori di questa via, che mai è mancata al genere umano – afferma ancora Agostino nella stessa opera – “nessuno è stato mai liberato, nessuno viene liberato, nessuno sarà liberato” (De civitate Dei, X, 32, 2). In quanto unico mediatore della salvezza, Cristo è capo della Chiesa e a essa è misticamente unito al punto che Agostino può affermare: “Siamo diventati Cristo. Infatti se egli è il capo, noi le sue membra, l’uomo totale è lui e noi” (In Iohannis evangelium tractatus, 21, 8).

Popolo di Dio e casa di Dio, la Chiesa nella visione agostiniana è dunque legata strettamente al concetto di Corpo di Cristo, fondata sulla rilettura cristologica dell’Antico Testamento e sulla vita sacramentale centrata sull’Eucaristia, nella quale il Signore ci dà il suo Corpo e ci trasforma in suo Corpo. È allora fondamentale che la Chiesa, popolo di Dio in senso cristologico e non in senso sociologico, sia davvero inserita in Cristo, il quale – afferma Agostino in una bellissima pagina – “prega per noi, prega in noi, è pregato da noi; prega per noi come nostro sacerdote, prega in noi come nostro capo, è pregato da noi come nostro Dio: riconosciamo pertanto in lui la nostra voce e in noi la sua” (Enarrationes in Psalmos, 85, 1).

Nella conclusione della lettera apostolica Augustinum Hipponensem Giovanni Paolo II ha voluto chiedere allo stesso santo che cosa abbia da dire agli uomini di oggi e risponde innanzi tutto con le parole che Agostino affidò a una lettera dettata poco dopo la sua conversione: “A me sembra che si debbano ricondurre gli uomini alla speranza di trovare la verità” (Epistulae, 1, 1); quella verità che è Cristo stesso, Dio vero, al quale è rivolta una delle preghiere più belle e più famose delle Confessiones (X, 27, 38): “Tardi ti ho amato, bellezza tanto antica e tanto nuova, tardi ti ho amato! Ed ecco tu eri dentro e io fuori, e lì ti cercavo, e nelle bellezze che hai creato, deforme, mi gettavo. Eri con me, ma io non ero con te. Da te mi tenevano lontano quelle cose che, se non fossero in te, non esisterebbero. Hai chiamato e hai gridato e hai rotto la mia sordità, hai brillato, hai mostrato il tuo splendore e hai dissipato la mia cecità, hai sparso il tuo profumo e ho respirato e aspiro a te, ho gustato e ho fame e sete, mi hai toccato e mi sono infiammato nella tua pace”.

Ecco, Agostino ha incontrato Dio e durante tutta la sua vita ne ha fatto esperienza al punto che questa realtà – che è innanzi tutto incontro con una Persona, Gesù – ha cambiato la sua vita, come cambia quella di quanti, donne e uomini, in ogni tempo hanno la grazia di incontrarlo. Preghiamo che il Signore ci dia questa grazia e ci faccia trovare così la sua pace.








SINTESI DELLA CATECHESI NELLE DIVERSE LINGUE







☐ Sintesi della catechesi in lingua francese



Chers Frères et Sœurs,

En 1986, le Pape Jean-Paul II a écrit une Lettre apostolique sur saint Augustin. Il y soulignait en particulier que l’Évêque d’Hippone était un homme de passion et de foi, tout en ne renonçant jamais à la raison. Son itinéraire intellectuel et spirituel est un modèle de la relation entre foi et raison. Des formules expriment bien l’harmonie qui doit exister entre les deux : « Crois pour comprendre » et aussi, inséparablement : « Comprends pour croire » ! Cette harmonie signifie que Dieu est proche de tout homme, proche de son cœur comme de sa raison.

Pour Augustin, la présence de Dieu dans l’homme est profonde et mystérieuse. Mais elle peut être reconnue par l’homme au plus profond de lui-même. Car « dans l’homme intérieur habite la vérité ». De plus, l’être humain est social par nature et antisocial par vice, et il est sauvé par le Christ, unique médiateur entre Dieu et l’humanité, chemin universel de liberté et de salut. Hors de ce chemin, « personne n’a jamais été libéré, personne n’est libéré, personne ne sera libéré ».

En achevant sa Lettre apostolique, Jean-Paul II ajoutait qu’Augustin avait voulu « ramener les hommes à l’espérance de trouver la vérité », vérité qui est le Christ lui-même. Sa rencontre avec Jésus a changé sa vie, comme elle change la vie de tous ceux qui ont la grâce de le rencontrer.



Je souhaite la bienvenue aux pèlerins de langue française, et je salue particulièrement les membres de la Congrégation de Saint-Victor et les jeunes. À la suite de saint Augustin, je vous encourage à aimer et à servir toujours davantage l’Église, pour trouver des réponses aux questions des hommes de notre temps. Avec ma Bénédiction apostolique.






☐ Sintesi della catechesi in lingua inglese



Dear Brothers and Sisters,

As we continue our catechesis on Saint Augustine of Hippo, I wish today to consider some of the teachings of this great Doctor of the Church. A passionate believer, he recognized the importance of bringing together faith and reason. It was he who taught that we should believe in order to understand, and understand in order to believe. God makes himself known to our reason, although he always transcends what we can know through reason alone. As Augustine beautifully expressed it, God is “more intimately present to me than my inmost being” and “higher than the highest element in me.” Saint Augustine taught that by belonging to the Church, we are so closely united to Christ that we “become” Christ, the head whose members we are. As our head, Christ prays in us, yet he also prays for us as our priest, and we pray to him as our God. If we ask what particular message Saint Augustine has for the men and women of today, it is perhaps his emphasis on our need for truth. Listen to the way he describes his own search for God’s truth: “You were within me and I sought you outside, in the beautiful things that you had made. You were with me, but I was not with you. You called me, you cried out and broke open my deafness. I tasted you, and now I hunger and thirst for you.” Let us pray that we too may discover the joy of knowing God’s truth.



I am pleased to welcome all the English-speaking pilgrims and visitors present at today’s Audience, including groups from England, Scotland, Hong Kong and the United States of America. I greet especially the representatives of the Pontifical Mission Societies and the group who are preparing to be ordained deacons. Upon all of you, and upon your families and loved ones, I invoke God’s blessings of joy and peace.







☐ Sintesi della catechesi in lingua tedesca



Liebe Brüder und Schwestern!

In den vergangenen Mittwochskatechesen haben wir uns mit der außergewöhnlichen Gestalt des heiligen Augustinus, seinem Leben und einigen seiner Werke befaßt. Heute wollen wir weitere Aspekte seines reichen Denkens betrachten. Eine Frage, die Augustinus zeit seines Lebens sehr beschäftigt hat, war die des Verhältnisses zwischen Glaube und Vernunft. Er betonte, daß der Glaube der Vernunft niemals entbehren dürfe, aber auch umgekehrt die Vernunft den Glauben braucht. Der Einklang zwischen Glaube und Vernunft ist nötig, um in der Erkenntnis Gottes voranzuschreiten und das Ziel des ewigen Heils zu erreichen. Die innere Wechselbeziehung von Glaube und Vernunft läßt uns bewußt werden, daß Gott im Innersten unseres Ichs erkannt und gefunden werden kann. Das ist die andere große Frage, die Augustinus unaufhörlich bewegt hat: die Beziehung zwischen Gott und Mensch. In den Bekenntnissen stellt er sich die zweifache Frage: „Was bist du mir, Gott? … Was bin ich dir?“ In seinem Innersten, dort wo die Wahrheit und die Liebe Raum finden, erfährt der Mensch die Gegenwart Gottes. „Du aber warst noch innerer als mein Innerstes und höher als mein Höchstes“ (Conf. III,6,11). In einer ähnlich intensiven Weise ist Christus, der einzige Mittler des Heils, in der Kirche gegenwärtig. Deshalb liebt Augustinus das Bild der Kirche als Leib Christi. Sie ist der Ort einer inneren Gemeinschaft mit Christus: „Er betet für uns als unser Priester, er betet in uns als unser Haupt, wir beten zu ihm als unseren Gott. In ihm wollen wir unsere Stimme hören und seine Stimme in uns“ (En. Ps. 85,1). Der ganze Christus, Christus und die Kirche, sind eine einzige mystische Person, die den Menschen das Heil bringt.



Ganz herzlich grüße ich die Pilger und Besucher deutscher Zunge, insbesondere die Bereichsverantwortlichen für die Vorbereitung meines Apostolischen Besuchs in Mariazell im letzten Jahr. „Du hast uns auf dich hin geschaffen, und unruhig ist unser Herz, bis es Ruhe findet dir“. Dieses Gebet des heiligen Augustinus zu Gott begleite auch euch bei all eurem Tun. Der Heilige Geist schenke euch seine Liebe!








☐ Sintesi della catechesi in lingua spagnola



Queridos hermanos y hermanas:

La catequesis de hoy trata algunos aspectos del inmenso legado de San Agustín, reconocido por la Iglesia como uno de sus maestros más autorizados, como lo puso de manifiesto el Papa Juan Pablo II en la Carta Apostólica dedicada al Santo en la conmemoración de su conversión, siendo, además, un Padre de la Iglesia muy apreciado también por mí. El itinerario intelectual y espiritual de Agustín representa un modelo de la relación armónica que debe existir entre la fe y la razón. Esta armonía significa ante todo que Dios está cerca de todo ser humano, cerca de su corazón y de su razón. Esta presencia misteriosa de Dios puede ser reconocida en el interior del hombre, porque, como decía Agustín con una expresión muy conocida: “Nos has hecho, Señor, para ti y nuestro corazón está inquieto hasta que descanse en ti”. El hombre, añade el Santo, es un grande enigma y un abismo que sólo Cristo es capaz de iluminar y colmar. Además, en cuanto único mediador de la salvación, Cristo es cabeza de la Iglesia, y está unido místicamente a ella. Ante la pregunta ¿qué es lo que san Agustín puede decir al hombre de hoy?, se podría contestar con estas palabras de una carta escrita después de su conversión: “Me parece que se debe llevar a los hombres a la esperanza de encontrar la verdad”; esa verdad que es Cristo mismo.



Saludo cordialmente a los visitantes de lengua española. En particular, a los distintos grupos de estudiantes y peregrinos venidos de Argentina, Chile, España y de otros países latinoamericanos. Siguiendo el ejemplo y las enseñanzas de san Agustín, os animo a buscar a Cristo con todas las fuerzas, para encontrar en Él la verdad de vuestras vidas. ¡Muchas gracias!







SALUTI PARTICOLARI NELLE DIVERSE LINGUE






☐ Saluto in lingua polacca



Pozdrawiam obecnych tu Polaków. Święty Augustyn uczy nas umiłowania Boga. W znanej modlitwie wyznaje: „Późno Cię ukochałem! Z dala od Ciebie trzymały mnie stworzenia… Twoje światło usunęło moją ślepotę… poczułem i chłonę Ciebie… płonę pragnieniem Twojego pokoju” (por. Wyznania X, 27, 38). Niech ta modlitwa obudzi i w nas pragnienie poznania Boga. Niech będzie pochwalony Jezus Chrystus.



[Saluto tutti i Polacchi qui presenti. Sant’Agostino ci insegna l’amicizia con Dio. Nella famosa preghiera confida: “Tardi ti ho amato! Da te mi tenevano lontano quelle cose (che, se non fossero in te, non esisterebbero). Hai mostrato il tuo splendore e hai dissipato la mia cecità… mi hai toccato e mi sono infiammato nella tua pace” (cfr. Confessiones X, 27, 38). Possa questa preghiera risvegliare anche in noi la voglia di conoscere Dio. Sia lodato Gesù Cristo.]







☐ Saluto in lingua italiana



Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto i Vescovi qui convenuti in occasione del 40° anniversario di fondazione della Comunità di Sant’Egidio, assicurando il mio orante ricordo affinché si rafforzi in ciascuno il fermo desiderio di annunciare a tutti Gesù Cristo, unico Salvatore del mondo. Saluto con particolare affetto i fedeli della Parrocchia di Santa Caterina di Nardò – dove mi dicono che c’è un bellissimo mare - , con un pensiero speciale per i giovani musicisti. Cari amici, vi ringrazio per la vostra presenza ed auspico che questo incontro possa accrescere in ciascuno il desiderio di testimoniare con gioia il Vangelo nella vita di ogni giorno. Vi accompagno con la mia preghiera, affinché possiate edificare ogni vostro progetto sulle solide basi della fedeltà a Dio. Saluto poi gli Operatori Caritas della diocesi di Sabina-Poggio Mirteto e li incoraggio a proseguire con generosità la loro opera in favore dei più bisognosi.



Mi rivolgo, infine, ai giovani, ai malati e agli sposi novelli.

Ricorre domani la memoria liturgica di san Giovanni Bosco, sacerdote ed educatore. Guardate a lui, cari giovani, specialmente voi cresimandi di Serroni di Battipaglia, come a un autentico maestro di vita. Voi, cari ammalati, apprendete dalla sua esperienza spirituale a confidare in ogni circostanza in Cristo crocifisso. E voi, cari sposi novelli, ricorrete alla sua intercessione per assumere con impegno generoso la vostra missione di sposi.








Sant'Agostino, modello ideale nel "rapporto tra fede e ragione": lo ha affermato Benedetto XVI alla terza catechesi dell'udienza generale dedicata al grande vescovo di Ippona



“Un modello nel rapporto tra fede e ragione”: questo rappresenta l’itinerario intellettuale e spirituale compiuto da Sant’Agostino. Lo ha detto Benedetto XVI stamattina, durante la catechesi dell’udienza generale che si è svolta nell’Aula Paolo VI, in Vaticano. Il Papa, che dedicherà la sua quarta ed ultima catechesi al Padre della Chiesa la prossima settimana affrontando il tema della conversione, oggi ha invece evidenziato il modo in cui il vescovo di Ippona lascia intendere che chi è lontano da Dio è alienato sa se stesso. Il servizio di Tiziana Campisi:


Cercava una religione che fosse espressione della sua ragione e la sua radicale sete di verità lo allontanò, adolescente, dalla fede cattolica - cui lo aveva educato la madre - ma al contempo lo indusse a non accontentarsi di quelle filosofie che non lo portavano alla verità stessa, che gli prospettavano un dio come ultima ipotesi cosmologica e non un Dio che dà vita. Questa ricerca, ha spiegato Benedetto XVI, ha condotto Sant’Agostino, vescovo di Ippona - l’odierna Annaba in Algeria - alla “sintesi tra fede e ragione”:


“Queste due dimensioni, fede e ragione, non sono da separare né da contrapporre, ma piuttosto devono sempre andare insieme. Come ha scritto Agostino stesso poco dopo la sua conversione, fede e ragione - dice nel "Contra Academicos" - sono le due forze che ci portano a conoscere”.

“Credi per comprendere” e “comprendi per credere”: sono queste le formule agostiniane che sintetizzano il punto di arrivo del Padre della Chiesa vissuto fra il IV e V secolo:


“Credi per comprendere: il credere apre la strada per entrare nelle porte della verità (…) ma anche, inseparabilmente, comprendi, vedi la verità per poter trovare Dio e credere”.


Armonia tra fede e ragione, ha detto il Papa, “significa soprattutto che Dio non è lontano, ma al contrario che è vicino a ogni essere umano, e che è vicino tanto al suo cuore quanto alla sua ragione”:


“La presenza di Dio nell’uomo è profonda e nello stesso tempo misteriosa, può essere riconosciuta e scoperta nel proprio intimo: ‘Non andare fuori - afferma Agostino - ma torna in te stesso; nell’uomo interiore abita la verità; e se troverai che la tua natura è mutabile, trascendi te stesso' (…) Tendi dunque là dove si accende la luce della ragione. Proprio come egli stesso sottolinea (…) all’inizio delle "Confessiones", la sua autobiografia spirituale: ‘Ci hai fatti per te e inquieto è il nostro cuore finchè non riposa in te’. La lontananza da Dio equivale allora alla lontananza da se stessi”.

Benedetto XVI ha poi ricordato le grandi riflessioni di Sant’Agostino sull’esistenza specificando quanto il vescovo di Ippona scrisse sull’uomo:


“L’uomo è un grande enigma, è un grande abisso, enigma e abisso che solo Cristo illumina e salva. E’ importante questo: un uomo che è lontano da Dio è anche lontano da sé, è alienato da se stesso e può ritrovare se stesso solo incontrandosi con Dio, così arriva anche a sé, al suo vero io, alla sua vera identità”.

“L’essere umano è sociale per natura ma antisociale per vizio”, si legge ne “La città di Dio” di Sant’Agostino: è ciò che è evidente anche oggi, ha affermato il Papa, aggiungendo quanto specifica il Padre della Chiesa, e cioè che è Cristo a salvare l’uomo, Lui che è “unico mediatore tra Dio e l’umanità”. Il Papa ha parlato anche del concetto di Chiesa nella visione agostiniana che definisce Cristo il capo e noi le sue membra. Un unico Corpo, dunque, che è “popolo di Dio e casa di Dio”. Un tema, quest’ultimo, al quale il giovane Joseph Ratzinger, nel 1953, ha dedicato la sua tesi di dottorato in teologia. Benedetto XVI ha concluso ricordando la lettera apostolica di Giovanni Paolo II dedicata a Sant’Agostino, la Augustinum Hipponensem, scritta nel 1986, nel sedicesimo centenario della conversione del santo. Per Papa Wojtyla, Agostino insegna all’uomo di oggi che la speranza di trovare la verità esiste. Infine, Benedetto XVI ha salutato i vescovi giunti a Roma in occasione del 40.mo anniversario di fondazione della Comunità di Sant’Egidio e ha esortato i giovani a guardare alla figura di San Giovanni Bosco, la cui memoria liturgica ricorre domani, come ad un autentico maestro di vita.




www.radiovaticana.org/it1/videonews_ita.asp?vaiflv=0000196.flv&vaiserver=A&vai=ctv_frame00196.jpg&var1=30/01/2008&var2=Vatican%20City&var3=Papa:%20chi%20è%20lontano%20da%20Dio%20è%20lontano%20da%20se%20stesso.&settimana=5&anno_perlinknav=2008&dal=27/01&...



+PetaloNero+
Wednesday, January 30, 2008 3:01 PM
Il Papa eleva la Chiesa greco-cattolica in Slovacchia a Chiesa metropolitana “sui iuris”



Benedetto XVI ha riorganizzato la Chiesa greco-cattolica slovacca e l’ha resa Chiesa metropolitana “sui iuris”, adottando i seguenti provvedimenti: ha elevato l’Eparchia di Prešov per i cattolici di rito bizantino a sede metropolitana ed ha promosso mons. Ján Babjak, finora vescovo eparchiale di Prešov, alla dignità di arcivescovo metropolita. Ha poi elevato l’esarcato apostolico di Košice per i cattolici di rito bizantino al rango di Eparchia, rendendola suffraganea della sede metropolitana di Prešov, ed ha nominato primo vescovo eparchiale l’attuale esarca, mons. Milan Chautur. Inoltre, il Papa ha eretto l’Eparchia di Bratislava per i cattolici di rito bizantino, rendendola suffraganea della sede metropolitana di Prešov, ed ha nominato come primo vescovo della medesima Eparchia il reverendo Peter Rusnák, parroco della parrocchia greco-cattolica dell’Esaltazione della Santa Croce a Bratislava e protopresbitero dell’omonimo Protopresbiterato.

Con questi provvedimenti, dunque, la Chiesa greco-cattolica in Slovacchia ha raggiunto il rango di Chiesa Metropolitana sui iuris. La Chiesa metropolitana sui iuris è diversa, sotto l’aspetto dell’organizzazione e del funzionamento, dalla provincia ecclesiastica latina. Essa costituisce nell’insieme delle eparchie, del clero, dei religiosi e dei fedeli una Chiesa sui iuris, che possiede il proprio patrimonio liturgico, teologico, spirituale e disciplinare chiamato “rito”. La presiede il metropolita, nominato dal Pontefice, che entro i confini del territorio della medesima esercita la potestà stabilita dal diritto su tutti i vescovi, il clero, religiosi ed altri fedeli della stessa Chiesa. Le Chiese metropolitane sui iuris ad oggi sono tre: l’etiopica, la rutena e la slovacca.

Le prime notizie circa i cristiani di rito bizantino sul territorio dell’odierna Repubblica Slovacca risale alla missione dei Santi fratelli Costantino-Cirillo (827-869) e Metodio (815-885), oriundi di Salonicco. La fedeltà eroica alla Chiesa cattolica dimostrata da decine di sacerdoti e migliaia di fedeli greco-cattolici, durante il regime comunista, continua a portare frutti spirituali. Attualmente, la comunità greco-cattolica slovacca è vivace e ben organizzata. Dall'ultimo censimento della popolazione, risulta che essa conta circa 350 mila fedeli, 374 sacerdoti e 254 parrocchie. Nel seminario intereparchiale di Prešov studiano 75 seminaristi.



www.radiovaticana.org




+PetaloNero+
Thursday, January 31, 2008 3:00 PM
LE UDIENZE

Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in Udienza:

Ecc.mi Presuli della Chiesa greco-cattolica dell’Ucraina, in Visita "ad Limina Apostolorum":

S.E. Mons. Mykola Simkaylo, Vescovo di Kolomyia-Chernivtsi degli Ucraini;

S.E. Mons. Julian Voronovsky, Vescovo di Sambir-Drohobych degli Ucraini

con l’Ausiliare:

S.E. Mons. Jaroslav Pryriz, C.SS.R., Vescovo tit. di Auzia;

S.E. Mons. Mychajlo Koltun, C.SS.R., Vescovo di Sokal degli Ucraini;

S.E. Mons. Vasyl Semeniuk, Vescovo di Ternopil-Zboriv degli Ucraini.

Il Papa riceve questa mattina in Udienza:

Partecipanti alla Sessione Plenaria della Congregazione per la Dottrina della Fede.





RINUNCE E NOMINE




NOMINA DEL VESCOVO DI AGUASCALIENTES (MESSICO)

Il Santo Padre ha nominato Vescovo di Aguascalientes (Messico) S.E. Mons. José María De la Torre Martín, finora Vescovo titolare di Panatoria ed Ausiliare dell’arcidiocesi di Guadalajara.

S.E. Mons. José María De la Torre Martín

S.E. Mons. José María De la Torre Martín è nato a Pegueros, Municipio di Tepatitlán, Jalisco, diocesi di San Juan de Los Lagos, il 9 settembre 1952. Ha compiuto gli studi filosofici nel Seminario Maggiore di Guadalajara e quelli teologici nei Seminari Maggiore di Monterrey e di San Juan de Los Lagos. Ha continuato gli studi teologici a Roma, ove ha ottenuto la Licenza in Teologia pastorale presso la Pontificia Università Salesiana. Ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale il 1° giugno 1980 per la diocesi di San Juan de los Lagos.

Come sacerdote ha svolto gli incarichi di Vicario parrocchiale in diverse parrocchie, Vicario per la pastorale della diocesi, Membro del Collegio dei consultori e Moderatore dell’azione pastorale della Chiesa cattedrale che è anche il Santuario di "Nuestra Señora de San Juan de los Lagos".

Il 19 giugno 2002 è stato nominato Vescovo titolare di Panatoria ed Ausiliare dell’arcidiocesi di Guadalajara e ha ricevuto l'Ordinazione Episcopale il 16 luglio successivo.




NOMINA DEL VESCOVO DI CUDDAPAH (INDIA)

Il Papa ha nominato Vescovo di Cuddapah (India) il Rev.do Prasad Gallela, del clero di Kurnool, Direttore spirituale e Professore di Filosofia presso il St. John’s Regional Seminary a Kondadaba (India).

Rev.do Prasad Gallela

Il Rev.do Prasad Gallela è nato il 7 aprile 1962, nel villaggio di Adoni nella Diocesi di Kurnool. Dopo aver frequentato il St. Pius Minor Seminary di Kurnool, ha studiato al St. John’s Regional Seminary di Hyderabad. Ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale il 1° marzo 1989 ed è stato incardinato nella Diocesi di Kurnool.

Dopo l’ordinazione sacerdotale ha ricoperto i seguenti incarichi: 1989 – 1993: Direttore per la gioventù e le vocazioni; 1989 – 1990: Responsabile del St. Mary’s Junior College Hotel; 1990 – 1995: Parroco a Koilakuntla; 1993 – 1995: Direttore Spirituale della "Legione di Maria"; 1995 – 1999: Studi per il Dottorato in Teologia presso la Pontificia Università di San Tommaso d’Aquino, a Roma; 1999 – 2000:Servizio pastorale a Uppaladadiya; 2000 – 2004: Servizio pastorale negli Stati Uniti d’America, nella Diocesi di San Angelo (Texas); dal 2004: Direttore Spirituale nel St. John’s Regional Seminary, a Kondadaba.

È inoltre Consultore diocesano e membro del Consiglio presbiterale di Kurnool.



NOMINA DI AUSILIARE DI LISBOA (PORTOGALLO)

Il Santo Padre ha nominato Ausiliare del Patriarcato di Lisboa (Portogallo) il Rev.do Don Joaquim Augusto da Silva Mendes, S.D.B., Direttore della Scuola Salesiana di Manique a Lisboa, assegnandogli la sede titolare vescovile di Caliabria.

Rev.do Joaquim Augusto da Silva Mendes, S.D.B.

Il Rev.do Joaquim Augusto da Silva Mendes, S.D.B., è nato a Castelões de Cepeda (Peredes), diocesi di Porto, il 14 marzo 1948.

Entrato nel Noviziato dei Salesiani in Manique (Portogallo) nel 1974, ha emesso i voti perpetui il 15 aprile 1981.

Ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale il 24 luglio 1983. Dopo essersi licenziato in Teologia presso l'Università Cattolica Portoghese di Lisbona nel 1982, ha conseguito la Licenza in Teologia Spirituale presso la Pontificia Università Salesiana a Roma nel 1984.

Dopo l'ordinazione sacerdotale ha ricoperto diversi incarichi, fra i quali quello di Assistente Diocesano del Rinnovamento Carismatico Cattolico nella diocesi di Porto (1991-1999); Presidente della Conferenza Regionale degli Istituti Religiosi della diocesi di Porto (1993-1996); Membro del Consiglio Presbiterale della diocesi di Porto, per gli Istituti Religiosi (1994-2000); Membro della Direzione della Conferenza Nazionale degli Istituti Religiosi (2002-2005). All'interno della Famiglia Salesiana ha ricoperto incarichi di Ispettore Provinciale (1999-2005), al termine del quale è stato nominato Direttore della Scuola Salesiana di Manique, carica che occupa al presente.



NOMINA DI MEMBRO ORDINARIO DELLA PONTIFICIA ACCADEMIA DELLE SCIENZE

Il Papa ha nominato Membro Ordinario della Pontificia Accademia delle Scienze l’Ill.mo Prof. Takashi Gojobori, Vice-direttore del National Institute of Genetics di Mishima e Professore di Genetica nel Center for Information Biology and DNA Data Bank of Japan (DDBJ) del National Institute of Genetics di Mishima (Giappone).

Prof. Takashi Gojobori

Il Prof. Takashi Gojobori, nato a Fukuoka (Giappone) nel 1951, è Vicedirettore del National Institute of Genetics di Mishima (Giappone), dove è anche Professore di Genetica nel Center for Information Biology and DNA Data Bank of Japan (DDBJ). Dopo aver ottenuto 1979 il Dottorato in Genetica delle Popolazioni presso l'Università del Kyushu, ha insegnato presso l'Università del Texas a Houston, trasferendosi poi all'Università di Washington a St. Louis e all'Imperial Cancer Research Found di Londra.

Ha lavorato in modo approfondito sui tassi di sostituzione sinonimi e non-sinonimi delle sequenze geniche, sulla selezione positiva, sul trasferimento orizzontale di geni, sull'evoluzione dei virus, sull'evoluzione genomica e sull'espressione comparata dei geni. Negli ultimi anni, i suoi studi si sono focalizzati sugli aspetti evolutivi del cervello e del sistema nervoso centrale.

Takashi Gojobori è direttore delle riviste scientifiche GENE e FEBS Letters e direttore associato di Molecular Biology and Evolution e PLoS Genetics. Oltre ad aver ricevuto diversi premi e riconoscimenti internazionali, nel 2006 è stato eletto Foreign Honorary Member dell'American Academy of Arts and Sciences, e, sempre nello stesso anno, Fellow dell'American Association for the Advancement of Science.
+PetaloNero+
Thursday, January 31, 2008 3:02 PM
UDIENZA AI PARTECIPANTI ALLA SESSIONE PLENARIA DELLA CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE

Alle ore 12 di questa mattina, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Benedetto XVI riceve in Udienza i partecipanti alla Sessione Plenaria della Congregazione per la Dottrina della Fede e rivolge loro il discorso che riportiamo di seguito:


DISCORSO DEL SANTO PADRE

Signori Cardinali,

Venerati Fratelli nell'Episcopato e nel Sacerdozio,

carissimi e fedeli Collaboratori!

E’ per me motivo di grande gioia incontrarvi in occasione della vostra Sessione Plenaria. Posso così parteciparvi i sentimenti di profonda riconoscenza e di cordiale apprezzamento che provo per il lavoro che il vostro Dicastero svolge al servizio del ministero di unità, affidato in special modo al Romano Pontefice. E’ un ministero che si esprime primariamente in funzione dell’unità di fede, poggiante sul "sacro deposito", di cui il Successore di Pietro è il primo custode e difensore (cfr Cost. ap. Pastor Bonus, 11). Ringrazio il Signor Cardinale William Levada per i sentimenti che, a nome di tutti, ha espresso nel suo indirizzo e per il richiamo dei temi che sono stati oggetto di alcuni Documenti della vostra Congregazione in questi ultimi anni e delle tematiche che tuttora impegnano l’esame del Dicastero.

In particolare, la Congregazione per la Dottrina della Fede ha pubblicato l’anno scorso due Documenti importanti, che hanno offerto alcune precisazioni dottrinali su aspetti essenziali della dottrina sulla Chiesa e sull’Evangelizzazione. Sono precisazioni necessarie per lo svolgimento corretto del dialogo ecumenico e del dialogo con le religioni e le culture del mondo. Il primo Documento porta il titolo "Risposte a quesiti riguardanti alcuni aspetti circa la dottrina della Chiesa" e ripropone anche nelle formulazioni e nel linguaggio l’insegnamento del Concilio Vaticano II, in piena continuità con la dottrina della Tradizione cattolica. Viene così confermato che l’una e unica Chiesa di Cristo ha la sua sussistenza, permanenza e stabilità nella Chiesa Cattolica e che pertanto l’unità, l’indivisibilità e l’indistruttibilità della Chiesa di Cristo non vengono annullate dalle separazioni e divisioni dei cristiani. Accanto a questa precisazione dottrinale fondamentale, il Documento ripropone l’uso linguistico corretto di certe espressioni ecclesiologiche, che rischiano di essere fraintese, e richiama a tal fine l’attenzione sulla differenza che ancora permane tra le diverse Confessioni cristiane nei riguardi della comprensione dell’essere Chiesa, in senso propriamente teologico. Ciò, lungi dall’impedire l’impegno ecumenico autentico, sarà di stimolo perché il confronto sulle questioni dottrinali avvenga sempre con realismo e piena consapevolezza degli aspetti che ancora separano le Confessioni cristiane, oltre che nel riconoscimento gioioso delle verità di fede comunemente professate e della necessità di pregare incessantemente per un cammino più solerte verso una maggiore e alla fine piena unità dei cristiani. Coltivare una visione teologica che ritenesse l’unità e identità della Chiesa come sue doti "nascoste in Cristo", con la conseguenza che storicamente la Chiesa esisterebbe di fatto in molteplici configurazioni ecclesiali, riconciliabili soltanto in prospettiva escatologica, non potrebbe che generare un rallentamento e ultimamente la paralisi dell’ecumenismo stesso.

L’affermazione del Concilio Vaticano II che la vera Chiesa di Cristo "sussiste nella Chiesa cattolica" (Cost. dogm. Lumen gentium, 8) non riguarda soltanto il rapporto con le Chiese e comunità ecclesiali cristiane, ma si estende anche alla definizione dei rapporti con le religioni e le culture del mondo. Lo stesso Concilio Vaticano II nella Dichiarazione Dignitatis humanae sulla libertà religiosa afferma che "questa unica vera religione sussiste nella Chiesa cattolica, alla quale il Signore Gesù ha affidato il compito di diffonderla a tutti gli uomini" (n. 1). La "Nota dottrinale su alcuni aspetti dell’evangelizzazione" - l’altro Documento pubblicato dalla vostra Congregazione nel dicembre 2007 -, a fronte del rischio di un persistente relativismo religioso e culturale, ribadisce che la Chiesa, nel tempo del dialogo tra le religioni e le culture, non si dispensa dalla necessità dell’evangelizzazione e dell’attività missionaria verso i popoli, né cessa di chiedere agli uomini di accogliere la salvezza offerta a tutte le genti. Il riconoscimento di elementi di verità e bontà nelle religioni del mondo e della serietà dei loro sforzi religiosi, lo stesso colloquio e spirito di collaborazione con esse per la difesa e la promozione della dignità della persona e dei valori morali universali, non possono essere intesi come una limitazione del compito missionario della Chiesa, che la impegna ad annunciare incessantemente Cristo come la via, la verità e la vita (cfr Gv 14,6).

Vi invito inoltre, carissimi, a seguire con particolare attenzione i problemi difficili e complessi della bioetica. Le nuove tecnologie biomediche, infatti, interessano non soltanto alcuni medici e ricercatori specializzati, ma vengono divulgate attraverso i moderni mezzi di comunicazione sociale, provocando attese ed interrogativi in settori sempre più vasti della società. Il Magistero della Chiesa certamente non può e non deve intervenire su ogni novità della scienza, ma ha il compito di ribadire i grandi valori in gioco e di proporre ai fedeli e a tutti gli uomini di buona volontà principi e orientamenti etico-morali per le nuove questioni importanti. I due criteri fondamentali per il discernimento morale in questo campo sono a) il rispetto incondizionato dell’essere umano come persona, dal suo concepimento fino alla morte naturale, b) il rispetto dell’originalità della trasmissione della vita umana attraverso gli atti propri dei coniugi. Dopo la pubblicazione nel 1987 dell’Istruzione Donum vitae, che aveva enunciato tali criteri, molti hanno criticato il Magistero della Chiesa, denunciandolo come se fosse un ostacolo alla scienza e al vero progresso dell’umanità. Ma i nuovi problemi connessi, ad esempio, con il congelamento degli embrioni umani, con la riduzione embrionale, con la diagnosi pre-impiantatoria, con le ricerche sulle cellule staminali embrionali e con i tentativi di clonazione umana, mostrano chiaramente come, con la fecondazione artificiale extra-corporea, sia stata infranta la barriera posta a tutela della dignità umana. Quando esseri umani, nello stato più debole e più indifeso della loro esistenza, sono selezionati, abbandonati, uccisi o utilizzati quale puro "materiale biologico", come negare che essi siano trattati non più come un "qualcuno", ma come un "qualcosa", mettendo così in questione il concetto stesso di dignità dell’uomo?

Certamente la Chiesa apprezza e incoraggia il progresso delle scienze biomediche che aprono prospettive terapeutiche finora sconosciute, mediante, ad esempio, l’uso delle cellule staminali somatiche oppure mediante le terapie volte alla restituzione della fertilità o alla cura delle malattie genetiche. Nel contempo essa sente il dovere di illuminare le coscienze di tutti, affinché il progresso scientifico sia veramente rispettoso di ogni essere umano, a cui va riconosciuta la dignità di persona, essendo creato ad immagine di Dio. Lo studio su tali tematiche, che ha impegnato in special modo la vostra Assise in questi giorni, contribuirà certamente a promuovere la formazione della coscienza di tanti nostri fratelli, secondo quanto afferma il dettato del Concilio Vaticano II nella Dichiarazione Dignitatis Humanae: "I cristiani... nella formazione della loro coscienza devono considerare diligentemente la dottrina sacra e certa della Chiesa. Infatti per volontà di Cristo la Chiesa cattolica è maestra di verità, e il suo compito è di annunziare e di insegnare in modo autentico la verità che è Cristo, e nello stesso tempo di dichiarare e di confermare con la sua autorità i principi dell'ordine morale che scaturiscono dalla stessa natura umana" (n. 14).

Nell’incoraggiarvi a proseguire nel vostro impegnativo ed importante lavoro, vi esprimo anche in questa circostanza la mia spirituale vicinanza, ed imparto di cuore a tutti voi, in pegno di affetto e di gratitudine, la Benedizione Apostolica.







Non è vero progresso se la scienza non rispetta la dignità di ogni uomo: così, Benedetto XVI nell’udienza alla Plenaria della Dottrina della Fede. Il Papa si sofferma anche su ecumenismo e evangelizzazione



Un discorso appassionato sulla dottrina della Chiesa e l’ecumenismo, sui principi dell’evangelizzazione, ma anche sulle sfide poste ai cristiani dai progressi delle tecnologie biomediche. E’ quello rivolto stamani da Benedetto XVI nell’udienza ai partecipanti alla Plenaria della Congregazione della Dottrina della Fede. Un intervento a tutto campo, quello del Papa, che ha ribadito come il ministero del Successore di Pietro sia primariamente in funzione dell’unità di fede. A rivolgere l’indirizzo d’omaggio al Papa è stato il cardinale prefetto William Levada. Il servizio di Alessandro Gisotti:


“Nella formazione della loro coscienza”, i cristiani “devono considerare diligentemente la dottrina sacra e certa della Chiesa”, che è “maestra di verità” per volontà di Cristo: Benedetto XVI cita il documento conciliare "Dignitatis Humanae" per ribadire quali siano gli orientamenti che i fedeli devono seguire anche di fronte ai problemi difficili e complessi posti oggi dalla bioetica. Il Magistero della Chiesa, rassicura il Papa, “non può e non deve intervenire su ogni novità della scienza, ma ha il compito di ribadire i grandi valori in gioco e di proporre” a tutti gli uomini di buona volontà dei principi etico-morali:


“I due criteri fondamentali per il discernimento morale in questo campo sono a) il rispetto incondizionato dell’essere umano come persona, dal suo concepimento fino alla morte naturale, b) il rispetto dell’originalità della trasmissione della vita umana attraverso gli atti propri dei coniugi”.

Il Papa ha così ricordato che dopo la pubblicazione nel 1987 dell’Istruzione Donum Vitae, che aveva enunciato tali criteri, molti hanno criticato il Magistero della Chiesa, “denunciandolo come se fosse un ostacolo alla scienza e al vero progresso dell’umanità”. Tuttavia, è stata la sua riflessione, “i nuovi problemi connessi, ad esempio, con il congelamento degli embrioni umani, con la riduzione embrionale, con la diagnosi pre-impiantatoria, con le ricerche sulle cellule staminali embrionali e con i tentativi di clonazione umana, mostrano chiaramente come, con la fecondazione artificiale extra-corporea, sia stata infranta la barriera posta a tutela della dignità umana”:

“Quando esseri umani, nello stato più debole e più indifeso della loro esistenza, sono selezionati, abbandonati, uccisi o utilizzati quale puro 'materiale biologico', come negare che essi siano trattati non più come un 'qualcuno', ma come un 'qualcosa', mettendo così in questione il concetto stesso di dignità dell’uomo?”.

Certamente, ha proseguito, “la Chiesa apprezza e incoraggia il progresso delle scienze biomediche che aprono prospettive terapeutiche finora sconosciute, mediante, ad esempio, l’uso delle cellule staminali somatiche oppure mediante le terapie volte alla restituzione della fertilità o alla cura delle malattie genetiche”. Apprezzamento accompagnato da una chiarificazione sul ruolo della Chiesa:

“Essa sente il dovere di illuminare le coscienze di tutti, affinché il progresso scientifico sia veramente rispettoso di ogni essere umano, a cui va riconosciuta la dignità di persona, essendo creato ad immagine di Dio, altrimenti non è un vero progresso”.

Una parte importante del suo discorso, il Papa l’ha dedicata alla dottrina della Chiesa e all’evangelizzazione. Benedetto XVI ha preso spunto da due documenti pubblicati dalla Congregazione della Dottrina della Fede nel 2007, contenenti, ha detto, “precisazioni necessarie per lo svolgimento corretto del dialogo ecumenico e del dialogo con le religioni e le culture del mondo”. Il primo documento su alcuni aspetti circa la dottrina della Chiesa, ha affermato, ripropone “l’insegnamento del Concilio Vaticano II” e conferma che “l’una e unica Chiesa di Cristo ha la sua sussistenza, permanenza e stabilità nella Chiesa cattolica”. Il Documento, ha aggiunto, richiama inoltre l’attenzione “sulla differenza che ancora permane tra le diverse confessioni cristiane nei riguardi della comprensione dell’essere Chiesa in senso propriamente teologico”:


“Ciò, lungi dall’impedire l’impegno ecumenico autentico, sarà di stimolo perché il confronto sulle questioni dottrinali avvenga sempre con realismo e piena consapevolezza degli aspetti che ancora separano le Confessioni cristiane, oltre che nel riconoscimento gioioso delle verità di fede comunemente professate e della necessità di pregare incessantemente per un cammino più solerte verso una maggiore e alla fine piena unità dei cristiani”.

Ed ha aggiunto che “coltivare una visione teologica” secondo cui “la Chiesa esisterebbe di fatto in molteplici configurazioni ecclesiali, riconciliabili soltanto in prospettiva escatologica, non potrebbe che generare un rallentamento e ultimamente la paralisi dell’ecumenismo stesso”. Il Pontefice ha così rivolto il pensiero alla “Nota dottrinale su alcuni aspetti dell’evangelizzazione”, pubblicata nel dicembre scorso. A fronte del “rischio di un persistente relativismo del dialogo tra le religioni e le culture”, ha avvertito, “la Chiesa, nel tempo del dialogo tra le religioni e le culture, non si dispensa dalla necessità dell’evangelizzazione e dell’attività missionaria verso i popoli”. Allo stesso tempo, ha ribadito, non “cessa di chiedere agli uomini di accogliere la salvezza offerta a tutte le genti”:


“Il riconoscimento di elementi di verità e bontà nelle religioni del mondo e della serietà dei loro sforzi religiosi, lo stesso colloquio e spirito di collaborazione con esse per la difesa e la promozione della dignità della persona e dei valori morali universali, non possono essere intesi come una limitazione del compito missionario della Chiesa, che la impegna ad annunciare incessantemente Cristo come la via, la verità e la vita”.


Dal canto suo, il cardinale Levada ha affermato che nella Plenaria, in vista di un eventuale Documento, sono state esaminate le questioni della bioetica “per trovare una conveniente soluzione morale, alla luce dei principi generali dell’antropologia cristiana”.





www.radiovaticana.org
+PetaloNero+
Thursday, January 31, 2008 9:41 PM
Da Petrus

Diplomazia, il 2 Febbraio il Presidente del Kosovo in udienza dal Pontefice



CITTA’ DEL VATICANO - Il presidente del Kosovo Fatmir Sejdiu (nella foto) sara' ricevuto in udienza in Vaticano da Benedetto XVI sabato prossimo, 2 febbraio. La notizia, anticipata dall'agenzia francese I.Media, e' stata confermata dalla sala stampa della Santa Sede. La visita in Vaticano del presidente kosovaro, che incontrera' sia il Papa che il Cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone, avviene nel momento in cui la provincia separatista serba si appresta a proclamare la sua indipendenza. E' la prima volta che Sejdiu, 56 anni, presidente della provincia separatista serba, viene ricevuto in Vaticano. La sua visita avviene alla vigilia del ballottaggio delle elezioni presidenziali in Serbia, che vedra' opposti il candidato ultranazionalista Tomislav Nikolic e il presidente uscente Boris Tadic, favorevole ad un riavvicinamento della Serbia all'Unione Europea. I dirigenti dell'etnia albanese del Kosovo dovrebbero presto dichiarare unilateralmente l'indipendenza della provincia: un'indipendenza alla quale la Serbia, sostenuta dalla Russia, e' fermamente contraria. L'Ue e gli Stati Uniti sono invece favorevoli. Quanto a Benedetto XVI, il 7 gennaio scorso, dinanzi al corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, si era rallegrato ''dei progressi compiuti nei diversi Paesi della regione dei Balcani'' e aveva ancora una volta auspicato ''che lo statuto definitivo del Kosovo tenga conto delle legittime rivendicazioni delle parti in causa e che garantisca sicurezza e rispetto dei loro diritti a tutti quelli che abitano quella terra''.


+PetaloNero+
Thursday, January 31, 2008 9:54 PM
Il 23 febbraio il Papa consegnerà la sua Lettera sull'educazione
Rivolta alla diocesi e alla città di Roma




CITTA' DEL VATICANO, giovedì, 31 gennaio 2008 (ZENIT.org).- Come ha annunciato egli stesso domenica scorsa, Benedetto XVI consegnerà in un'udienza speciale il 23 febbraio la "Lettera sul compito urgente dell’educazione".

Il Cardinale Camillo Ruini, Vicario Generale di Sua Santità per la Diocesi di Roma, ha inviato una lettera per informare che l'incontro avrà luogo a mezzogiorno nell'Aula Paolo VI del Vaticano.

Il Papa ha spiegato nell'Angelus domenicale il motivo della Lettera con queste parole: “Ho voluto così offrire un mio particolare contributo alla formazione delle nuove generazioni, impegno difficile e cruciale per il futuro della nostra città”.

Nell’udienza, il Pontefice vuole incontrare “tutti coloro che, come educatori o come fanciulli, adolescenti e giovani in formazione, sono più direttamente partecipi della grande sfida educativa”.

Nel suo invito, il Cardinal Ruini ritiene che l’udienza sia un'opportunità per “ringraziare il Papa per questa Lettera, tanto preziosa di fronte alla 'emergenza educativa' che tutti sperimentiamo”.

“Chiedo a tutti di essere presenti e in particolare ai parroci di favorire la partecipazione dei fedeli”, aggiunge il porporato.

Coloro che desidereranno prendere parte all’Udienza potranno prenotare i biglietti della Prefettura della Casa Pontificia – totalmente gratuiti – presso la Segreteria Generale del Vicariato (Fax 06/69886472; e-mail: segreteriagenerale@vicariatusurbis.org) tramite una scheda entro e non oltre il 19 febbraio e potranno ritirarli dal 20 febbraio in poi.

Le automobili e i pullman dei partecipanti all’udienza potranno parcheggiare in Piazza San Pietro esibendo i biglietti della Prefettura della Casa Pontificia.


+PetaloNero+
Friday, February 01, 2008 2:38 PM
LE UDIENZE

Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina in Udienza:

Em.mo Card. Ivan Dias, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli;

Ecc.mi Presuli della Chiesa greco-cattolica dell’Ucraina, in Visita "ad Limina Apostolorum":

S.E. Mons. Volodymyr Viytyshyn, Vescovo di Ivano-Frankivsk degli Ucraini;

S.E. Mons. Stepan Meniok, C.SS.R., Vescovo tit. di Acarasso, Esarca Arcivescovile di Donetsk-Kharkiv;

S.E. Mons. Vasyl Ivasyuk, Vescovo tit. di Benda, Esarca Arcivescovile di Odessa-Krym.

Il Papa riceve questa mattina in Udienza:
Gruppo degli Ecc.mi Presuli della Chiesa greco-cattolica dell’Ucraina, in Visita "ad Limina Apostolorum".






RINUNCE E NOMINE



RINUNCIA DELL’ARCIVESCOVO-VESCOVO DI LILLE (FRANCIA) E NOMINA DEL SUCCESSORE

Il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Lille (Francia), presentata da S.E. Mons. Gérard Defois, in conformità al can. 401 § 1 del Codice di Diritto Canonico.

Il Papa ha nominato Arcivescovo-Vescovo di Lille (Francia) S.E. Mons. Laurent Ulrich, finora Arcivescovo di Chambery e Vescovo di Saint-Jean-de Maurienne et Tarentaise (Francia).

S.E. Mons. Laurent Ulrich

S.E. Mons. Laurent Ulrich è nato il 7 settembre 1951 a Dijon, nell’arcidiocesi omonima. Dopo gli studi superiori di Filosofia presso l’Università della sua città, conclusi con la "maîtrise" in Filosofia, ha frequentato il Seminario universitario "Saint-Irénée" di Lione, conseguendo la Licenza in Teologia presso la Facoltà di Teologia delle "Facultés Catholiques de Lyon".
È stato ordinato sacerdote il 2 dicembre 1979 per la diocesi di Dijon.
Ha ricoperto i seguenti incarichi ministeriali: Vice-parroco nel settore di Beaune (1980-1984); Decano-aggiunto a Beaune-Ville (1984-1985); Vicario Episcopale incaricato della formazione permanente, la pastorale sacramentaria e liturgica (1985-1990), e dal 1986 anche per i laici e i religiosi impegnati pastoralmente; inoltre nel 1988 è stato incaricato di seguire i seminaristi del 2° e del 3° ciclo; Vicario Generale e Delegato per l’Apostolato dei Laici (1990-2000).
Eletto Arcivescovo di Chambéry e Vescovo di Saint-Jean-de-Maurienne e Tarentaise il 6 giugno 2000, è stato consacrato il 10 settembre successivo.
Nella Conferenza Episcopale Francese è stato Presidente della Commissione per gli affari finanziari e del Consiglio per gli affari economici, sociali e giuridici fino al novembre scorso, quando è stato eletto vice-Presidente della Conferenza Episcopale.



NOMINA DEL DIRETTORE DELLA DIREZIONE DELLE TELECOMUNICAZIONI DELLO STATO DELLA CITTÀ DEL VATICANO

Il Santo Padre ha nominato Direttore della Direzione delle Telecomunicazioni dello Stato della Città del Vaticano il Rev.do P. Fernando Vergez Alzaga, L.C., finora Capo Ufficio nella Sezione Ordinaria dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica.
+PetaloNero+
Friday, February 01, 2008 2:40 PM
VISITA "AD LIMINA APOSTOLORUM" DEI PRESULI DELLA CHIESA GRECO-CATTOLICA DELL’UCRAINA


A fine mattinata, il Santo Padre Benedetto XVI incontra i Vescovi greco-cattolici dell’Ucraina, ricevuti in questi giorni, in separate udienze, in occasione della Visita "ad Limina Apostolorum".

Pubblichiamo di seguito il discorso in lingua italiana che il Papa pronuncia nel corso dell’incontro nonché la copia consegnata ai Presuli in lingua ucraina:



DISCORSO IN LINGUA ITALIANA

Beatitudine,

Venerati Fratelli nell'Episcopato,

sono veramente lieto di accogliervi quest’oggi, a conclusione della vostra visita ad limina Apostolorum. Gravi ed oggettive ragioni vi hanno impedito di compiere insieme questo pellegrinaggio alla Sede di Pietro. L’ultima visita "ad limina" dei Vescovi greco-cattolici risale al 1937. Ora, dopo che le vostre rispettive Chiese hanno ritrovato la piena libertà, voi siete qui a rappresentare comunità rinate e vibranti nella fede, che mai hanno smesso di sentirsi in piena comunione con il Successore di Pietro. Siate benvenuti, carissimi Fratelli, in questa casa nella quale si è sempre levata intensa ed incessante la preghiera per l'amata Chiesa greco-cattolica in Ucraina. Nel venerato Cardinale Lubomyr Husar, Arcivescovo Maggiore di Kyiv-Halyč, che ringrazio per le toccanti espressioni di affetto che mi ha rivolto a vostro nome, nell'Amministratore Apostolico dell’Eparchia di Mukachevo di rito bizantino, e in tutti voi, mi piace salutare le vostre rispettive comunità, gli instancabili sacerdoti, i consacrati, le consacrate e quanti con dedizione svolgono il ministero pastorale al servizio del Popolo di Dio.

Dalle relazioni circa la situazione delle vostre Eparchie ed Esarcati ho potuto notare quanto grande sia il vostro impegno a promuovere, consolidare e verificare costantemente l'unità e la collaborazione all’interno delle vostre comunità, per poter affrontare uniti le sfide che vi interpellano come Pastori e che sono al centro delle vostre preoccupazioni e dei vostri programmi pastorali. Ammiro, pertanto, l’opera generosa e la infaticabile testimonianza che offrite al vostro Popolo e alla Chiesa. In tale sforzo pastorale e missionario vi sono di necessario aiuto i sacerdoti, che il Buon Pastore ha posto come collaboratori al vostro fianco. Profitto volentieri dell’occasione per manifestare sincero apprezzamento per la loro quotidiana azione apostolica. Incoraggiateli, venerati Fratelli, nelle varie iniziative di aggiornamento a non inseguire le novità del mondo, ma ad offrire alla società quelle risposte che solo Cristo può dare alle attese di giustizia e di pace del cuore umano. Per questo occorre un’adeguata preparazione intellettuale e spirituale, che suppone un itinerario formativo permanente, iniziato nei seminari, dove la disciplina e la vita spirituale devono sempre essere ben curate, e proseguito poi nel corso degli anni di ministero. Nei vivai di vocazioni, che sono appunto i seminari, c’è bisogno di educatori e formatori qualificati e competenti in ambito umano, scientifico, dottrinale, ascetico e pastorale, per aiutare i futuri presbiteri a crescere nella loro relazione personale con Cristo, grazie ad una progressiva identificazione con Lui. Solo così potranno assumere con spirito di autentico servizio ecclesiale le responsabilità pastorali che il Vescovo assegnerà loro.

In questa prospettiva, vi esorto ad intensificare per i vostri sacerdoti corsi di esercizi spirituali, di formazione e di aggiornamento teologico e pastorale, se possibile in collaborazione anche con l'Episcopato latino, rispettando ciascuno le proprie tradizioni. E’ innegabile che tale collaborazione dei due riti farebbe crescere una maggiore sintonia dei cuori fra quanti servono l'unica Chiesa. E sono certo che, con tale disposizione interiore, si potranno più facilmente lenire eventuali malintesi, nella consapevolezza che ambedue i riti appartengono all'unica Comunità Cattolica, e ambedue hanno piena e uguale cittadinanza nell'unico Popolo ucraino. In questa luce, sembrerebbe utile, venerati Fratelli, che vi incontraste regolarmente, per esempio una volta all’anno, con i Vescovi latini.

Rilevante importanza riveste la Vita Consacrata nelle Eparchie e negli Esarcati a voi affidati e di questo insieme con voi rendo grazie a Dio. Mi avete tuttavia informato che, al riguardo, ci sono alcune difficoltà, specie nell'ambito della formazione, per quanto concerne la responsabile obbedienza dei religiosi e delle religiose e la loro cooperazione alle necessità della Chiesa. Con la magnanimità di Pastori e la pazienza di Padri, esortate questi fratelli e sorelle a difendere instancabilmente l’indole "a-secolare" della loro peculiare vocazione. Aiutateli a coltivare lo spirito delle Beatitudini e ad osservare fedelmente i voti di povertà, castità e obbedienza con fedeltà evangelica, perché possano rendere nella Chiesa quella tipica testimonianza che a loro è richiesta.

Vi è un’ulteriore preoccupazione che vi sta a cuore ed è l'impegno ecumenico. Bisogna umilmente riconoscere che in questo campo permangono ostacoli concreti e oggettivi. Non bisogna tuttavia perdersi di animo di fronte alle difficoltà, ma occorre proseguire il cammino avviato con la preghiera e la paziente carità. D'altra parte, in Ucraina da secoli ortodossi e cattolici cercano di tessere un quotidiano, umile e sereno dialogo che abbraccia tanti aspetti della vita. Gli insuccessi, che sono da mettere sempre in conto, non devono rallentare l'entusiasmo per perseguire l'obiettivo voluto dal Signore: "Che tutti siano una sola cosa" (Gv 17,20). Qualche tempo fa, incontrando i Padri della Plenaria del Dicastero per la Promozione dell'Unità dei Cristiani, osservavo come "ciò che, comunque, va innanzitutto promosso, è l’ecumenismo dell’amore, che discende direttamente dal comandamento nuovo lasciato da Gesù ai suoi discepoli. L’amore accompagnato da gesti coerenti crea fiducia, fa aprire i cuori e gli occhi. Il dialogo della carità per sua natura promuove e illumina il dialogo della verità: è infatti nella piena verità che si avrà l’incontro definitivo a cui conduce lo Spirito di Cristo" (Insegnamenti di Benedetto XVI, II, 2, 2006, p. 632). Un valido sostegno all’azione ecumenica può senz’altro offrire l'Università cattolica ucraina.

Importante è, inoltre, coinvolgere sempre più i fedeli laici nella vita della Chiesa, perché rechino il loro apporto specifico al bene comune della società ucraina. Ciò esige, da parte vostra, una costante cura della loro formazione mediante iniziative adeguate alla loro vocazione laicale: essi potranno così concorrere attivamente alla missione della Chiesa ed essere "fermento" di Vangelo vivo nei vari ambienti della società.

Venerati Fratelli, l'odierno incontro, che avviene dopo oltre settant'anni, ci permette di elevare insieme a Dio un commosso ringraziamento per la rinascita della vostra Chiesa, dopo il drammatico periodo della persecuzione. Mi preme, in questa occasione, assicurarvi che il Papa vi porta tutti nel suo cuore, con affetto vi accompagna e vi sostiene nella vostra non facile missione. Vi chiedo di trasmettere il mio cordiale saluto ai sacerdoti, vostri primi collaboratori, ai religiosi e alle religiose, come pure all’intero popolo cristiano, particolarmente ai bambini, ai giovani, alle famiglie, ai malati e a quanti si trovano in difficoltà. Per ciascuno assicuro un ricordo nella preghiera, invocando su tutti la costante protezione della celeste Madre di Dio e dei vostri santi Patroni. Con affetto, infine, imparto una speciale Benedizione Apostolica a voi, alle vostre Comunità e alla cara popolazione dell’Ucraina.








Prima visita ad Limina dopo 70 anni dei vescovi greco-cattolici dell'Ucraina. Benedetto XVI li esorta a promuovere l'ecumenismo dell'amore



Promuovere innanzitutto “l’ecumenismo dell’amore” perché “il dialogo della carità illumina il dialogo della verità”: è l’invito di Benedetto XVI ai vescovi della Chiesa greco-cattolica dell’Ucraina ricevuti nella loro prima visita ad Limina dopo oltre 70 anni. A guidare i presuli ucraini il cardinale Lubomyr Husar, arcivescovo maggiore di Kyiv-Halyč, che ha presentato al Papa le sfide di questa Chiesa uscita dalla lunga dittatura comunista. Il servizio di Sergio Centofanti.

Il cardinale Husar, nel suo indirizzo di saluto, ha sottolineato che “la lunga prova della persecuzione e della vita catacombale” ha reso la Chiesa ucraina “forte nella testimonianza dell'unità nella diversità e nella fedeltà al vescovo di Roma”. Ma anche oggi - ha detto - tante sono le difficoltà da affrontare: “l'aggiornamento al Concilio Vaticano Il da recuperare il più rapidamente possibile”; lo sviluppo del Paese “tornato all'indipendenza dopo secoli di divisioni”; “il violento ed improvviso impatto con il mondo occidentale secolarizzato”; il dramma di una vasta migrazione; la ricostruzione spirituale, morale e strutturale delle comunità cristiane “spesso povere di mezzi materiali, eppur ricche di fede”; “la sofferenza quotidiana per la divisione esistente fra … cristiani in patria”.


Il Papa ha espresso la sua grande gioia di poter ricevere i vescovi greco-cattolici ucraini nella prima visita ad Limina dopo oltre 70 anni. L’ultima risaliva al 1937. Li ha esortati a collaborare sempre più intensamente in vista del comune impegno missionario, affiancati dai sacerdoti:

“Incoraggiateli, venerati Fratelli, nelle varie iniziative di aggiornamento a non inseguire le novità del mondo, ma ad offrire alla società quelle risposte che solo Cristo può dare alle attese di giustizia e di pace del cuore umano. Per questo occorre un’adeguata preparazione intellettuale e spirituale, che suppone un itinerario formativo permanente, iniziato nei seminari, dove la disciplina e la vita spirituale devono sempre essere ben curate, e proseguito poi nel corso degli anni di ministero”.


Ha quindi auspicato una unità di intenti della Chiesa greco-cattolica con l’Episcopato latino del Paese nel rispetto delle due diverse tradizioni. “E’ innegabile – ha detto - che tale collaborazione dei due riti farebbe crescere una maggiore sintonia dei cuori fra quanti servono l'unica Chiesa”:

“E sono certo che, con tale disposizione interiore, si potranno più facilmente lenire eventuali malintesi, nella consapevolezza che ambedue i riti appartengono all'unica Comunità Cattolica, e ambedue hanno piena e uguale cittadinanza nell'unico Popolo ucraino. In questa luce, sembrerebbe utile, venerati Fratelli, che vi incontraste regolarmente, per esempio una volta all’anno, con i Vescovi latini”.


Benedetto XVI ha poi parlato di alcune difficoltà relative all’obbedienza dei religiosi e delle religiose e la loro cooperazione alle necessità della Chiesa:


“Con la magnanimità di Pastori e la pazienza di Padri, esortate questi fratelli e sorelle a difendere instancabilmente l’indole ‘a-secolare’ della loro peculiare vocazione. Aiutateli a coltivare lo spirito delle Beatitudini e ad osservare fedelmente i voti di povertà, castità e obbedienza con fedeltà evangelica, perché possano rendere nella Chiesa quella tipica testimonianza che a loro è richiesta”.


E difficoltà permangono anche a livello ecumenico nel dialogo tra cattolici e ortodossi. Si tratta – ha precisato il Papa – di “ostacoli concreti e oggettivi. Non bisogna tuttavia perdersi di animo” – ha aggiunto – “gli insuccessi, che sono da mettere sempre in conto, non devono rallentare l'entusiasmo per perseguire l'obiettivo voluto dal Signore: ‘Che tutti siano una sola cosa’”:


“Ciò che, comunque, va innanzitutto promosso, è l’ecumenismo dell’amore, che discende direttamente dal comandamento nuovo lasciato da Gesù ai suoi discepoli. L’amore accompagnato da gesti coerenti crea fiducia, fa aprire i cuori e gli occhi. Il dialogo della carità per sua natura promuove e illumina il dialogo della verità: è infatti nella piena verità che si avrà l’incontro definitivo a cui conduce lo Spirito di Cristo”.


Il Papa infine, dopo aver invitato i presuli a “coinvolgere sempre più i fedeli laici nella vita della Chiesa”, ha elevato a Dio “un commosso ringraziamento per la rinascita” di questa comunità ecclesiale “dopo il drammatico periodo della persecuzione” assicurando il suo sostegno e il suo affetto per la “non facile missione” a cui essa è chiamata.




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Friday, February 01, 2008 2:43 PM
La visita del Papa al Seminario Romano Maggiore in occasione della Festa della Madonna della Fiducia



Il Papa si reca oggi in visita al Seminario Romano Maggiore, in occasione della Festa della Madonna della Fiducia, Patrona dell’Istituto fondato nel 1565. Al suo arrivo al Seminario, verso le 18.00, Benedetto XVI visiterà in privato la Cappella della Fiducia, dove alle 18.30 avrà inizio la celebrazione dei Primi Vespri della Festa, alla presenza della Comunità del Seminario e dei genitori dei seminaristi. Al termine della liturgia, il Pontefice si tratterrà a cena con la Comunità dell’Istituto. Il Seminario Romano Maggiore è il Seminario della Diocesi di Roma: attualmente ospita 117 seminaristi, 18 dei quali non italiani. Giovanni Peduto ha chiesto al rettore mons. Giovanni Tani come vengono preparati i futuri sacerdoti:

R. – Per quanto riguarda i giovani della diocesi di Roma, prima dell’ingresso in Seminario vivono un anno di preparazione, l’anno propedeutico, durante il quale approfondiscono le motivazioni che li portano a fare questa scelta. Poi i primi anni di Seminario sono dedicati ancora al discernimento della vocazione. Dal terzo anno in poi si guarda più direttamente alla figura del pastore che si deve formare. La formazione deve guardare alle quattro dimensioni: umana, spirituale, intellettuale e pastorale. La vita è organizzata per dare sviluppo a queste quattro dimensioni. Per quanto riguarda l’attività pastorale, i nostri seminaristi vanno due volte alla settimana in 58 ambiti pastorali, fra parrocchie, ospedali, carceri, case di accoglienza. Una caratteristica del nostro Seminario è che la grande comunità è articolata in piccoli gruppi che possono offrire ai singoli uno spazio più familiare di vita.


D. - Da quali esperienze provengono?


R. – Alcuni vengono dal Seminario Minore. La maggior parte arriva dopo la laurea o durante gli studi universitari. Qualcuno dal lavoro; anche lavoro professionale. L’età va dai 20 ai 35 anni mediamente. Sta crescendo il numero di coloro che arrivano al Seminario dopo aver fatto in parrocchia il cammino dei ministranti, dei gruppi giovanili e l’impegno come catechisti.


D. - I seminaristi di oggi risentono della diffusa mentalità secolaristica?


R. - Certamente sono giovani immersi (come tutti noi) in questo mondo che per molti versi dimentica Dio. Ma dal momento che fanno la scelta di mettere la fede come criterio fondamentale della loro esistenza, cercano anche di formarsi una mentalità e una prassi di vita che non obbedisca agli schemi di questo mondo. Cercano anche di approfondire le linee portanti della cultura che si respira, per potersi confrontare con essa in un dialogo serio e costruttivo.


D. - Cosa direbbe a un giovane che sente il desiderio di diventare sacerdote?


R. – Lo inviterei a capire, con l’aiuto di una persona fidata, quali sono le motivazioni che stanno sotto questo desiderio. Questa comprensione non è sempre facile; richiede tanto ascolto paziente. Lo inviterei a mettersi maggiormente in preghiera. Lo aiuterei a capire il suo mondo affettivo in vista del celibato. Infine gli indicherei alcuni servizi nella comunità o verso i poveri per provare la sua generosità.


D. - Perché questa devozione particolare alla Madonna della Fiducia?


R.- Nel 1774 il Seminario Romano prese sede nel Collegio Romano e lì incontrò questa immagine della Madonna della Fiducia. È un’immagine proveniente da Todi, il gesuita padre Crivelli l’aveva portata per devozione personale al Collegio Romano. Ma, a nostra memoria, è stato durante il secolo scorso, soprattutto durante la prima guerra mondiale, che la devozione alla Madonna della Fiducia ha trovato un grosso impulso. I Seminaristi pregarono e fecero voto a Maria chiedendo che i loro compagni partiti per il fronte potessero tornare tutti sani e salvi. Per la grazia ricevuta, l’Immagine e l’Altare furono impreziositi. Nel 1965 Paolo VI incoronò l’Immagine che si trova nella Cappella Maggiore.



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Friday, February 01, 2008 9:28 PM
"Il dono di essere figli adottivi di Dio ha illuminato la vostra vita”: così il Papa agli alunni del Seminario Romano Maggiore



“Il dono di essere figli adottivi di Dio ha illuminato la vostra vita”: così il Papa oggi pomeriggio, in visita al Pontificio Seminario Romano Maggiore, alla vigilia della Festa della Madonna della Fiducia, sua Patrona. Celebrando i Primo Vespri, Benedetto XVI ha invitato i seminaristi a percorrere il proprio cammino “con l’animo aperto alla verità e alla trasparenza” per rispondere in modo umile alla chiamata del Signore, liberandosi “dal rischio di realizzare un progetto personale”. Al termine della celebrazione, il Santo Padre si è trattenuto a cena con la Comunità. Il servizio di Isabella Piro



E’ una missione esaltante quella a cui il Signore chiama i seminaristi: essere apostoli di Cristo, gli uomini di Dio che la gente attende. Questo il punto centrale dell’omelia del Papa, rivolta alla Comunità del Seminario Romano Maggiore, ai seminaristi ed alle loro famiglie. In voi, ha aggiunto, c’è “la gioia della vita con Dio Padre” e “l’urgenza di diventare messaggeri del Vangelo di Gesù”:


"È lo Spirito Santo che vi rende attenti a questa realtà profonda e ve la fa amare. Tutto questo non può non suscitare una grande fiducia, perché il dono ricevuto è sorprendente, riempie di stupore e colma di intima gioia".

Benedetto XVI si è poi rivolto ai genitori dei seminaristi, probabilmente “i più sorpresi – ha detto – di quanto è accaduto ai loro figli”. Invitandoli a guardare a Maria, che si pose tante domande sul suo Figlio Gesù, il Papa ha ricordato ai padri ed alle madri che quella dei loro figli è “un’avventura meravigliosa”:


"Infatti, anche se può sembrare che la vita del sacerdote non attiri l’interesse della maggioranza della gente, in realtà si tratta dell’avventura più interessante e più necessaria per il mondo, l’avventura di mostrare e rendere presente la pienezza di vita a cui tutti aspirano. È un’avventura molto esigente; e non potrebbe essere diversamente, perché il sacerdote è chiamato ad imitare Gesù, “che non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti”


Il Santo Padre ha poi sottolineato i due aspetti che caratterizzano la formazione al sacerdozio, ossia il silenzio e la comunione:


"Anzitutto, gli anni del Seminario comportano un certo distacco dalla vita comune, un certo “deserto”, perché il Signore possa parlare al vostro cuore (cfr Os 2,16). La sua voce infatti non è rumorosa, ma sommessa, è voce del silenzio (cfr 1 Re 19,12). Per essere ascoltata richiede quindi un clima di silenzio".


Quanto all’aspetto comunitario, il Papa ha ricordato che gli Apostoli si sono formati insieme, seguendo Gesù:


"La vostra comunione non si limita al presente, ma riguarda anche il futuro: l’azione pastorale che vi attende dovrà vedervi agire uniti come in un corpo, in un ordo, quello dei presbiteri, che col Vescovo si prendono cura della comunità cristiana. Amate questa “vita di famiglia”, che per voi è anticipazione di quella “fraternità sacramentale” (Presbyterorum Ordinis, 8) che deve caratterizzare ogni presbiterio diocesano".


Sottolineando, infine, che “la santità è il segreto del vero successo del ministero sacerdotale”, Benedetto XVI ha invitato i seminaristi ad affidare questo desiderio e questo impegno quotidiano a Maria, Madre della Fiducia.


Al Papa è andato, poi, il saluto del rettore del Seminario, mons. Giovanni Tani: definendo la formazione dei seminaristi “un punto nevralgico della vita della Chiesa”, il presule ha ringraziato il Santo Padre per la sua visita, un gesto – ha detto – che “aumenta in noi la fiducia”:


“Fiducia è un altro modo per dire ‘speranza’; per lo meno, le due parole si richiamano fortemente. Per questo, leggendo la Sua Lettera Enciclica ‘Spe Salvi’, vi troviamo la possibilità di dare spessore teologico e culturale a questa parola ‘fiducia’ che ci è così familiare. (…) Essa esprime soprattutto un modo di vivere e di testimoniare la bellezza della vita con Dio”.




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Friday, February 01, 2008 9:34 PM
Il Papa chiede preghiere per i disabili psichici
Intenzione generale di febbraio dell'Apostolato della Preghiera



CITTA' DEL VATICANO, venerdì, 1° febbraio 2008 (ZENIT.org).- Benedetto XVI chiede in questo mese di febbraio di pregare per i disabili psichici e di avvicinarsi a loro con amore.

Lo si apprende dall'intenzione generale per il secondo mese del 2008 dell'Apostolato della Preghiera, una iniziativa seguita da circa 50 milioni di persone dei cinque continenti.

L'intenzione generale per questo mese recita infatti così: “Perché i disabili psichici non siano emarginati, ma rispettati, e con amore vengano aiutati a vivere in modo degno la loro condizione fisica e sociale”.

Tutti i mesi si prega anche per un'intenzione missionaria. Quella di febbraio è: “Perché gli Istituti di Vita Consacrata, così fiorenti nei Paesi di missione, riscoprano la dimensione missionaria e, fedeli alla scelta radicale dei consigli evangelici, siano generosi nel testimoniare e annunciare Cristo fino ai confini del mondo”.

Il 2 febbraio si celebra la Giornata della Vita Consacrata.




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Saturday, February 02, 2008 2:51 PM
VISITA AL SEMINARIO ROMANO MAGGIORE
IN OCCASIONE DELLA FESTA DELLA MADONNA DELLA FIDUCIA

PAROLE DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI
AL TERMINE DELL'INCONTRO CONVIVIALE


Seminario Romano Maggiore
Venerdì, 1 febbraio 2008




Vorrei ringraziare il vostro portavoce per queste belle parole, ringraziare per questa possibilità di essere con voi. Mi sento realmente a casa qui dove tanti giovani si preparano per essere messaggeri di Cristo, evangelizzatori in questo nostro mondo.

Oggi, nei vespri, mi ha toccato particolarmente la parola del salmo dove Israele ringrazia Dio per il dono della parola che scende come la lana. E dice: non lo hai fatto a tutti gli altri, solo a noi hai dato questa grazia di conoscere la tua volontà, i tuoi progetti.

Gli israeliti non hanno considerato come un peso, un giogo sulle loro spalle conoscere i comandamenti di Dio, ma come un grande dono: nella notte del mondo sanno chi è Dio e conoscono dove andare, qual è la strada della vita.

Insieme a questa parola vale ancora molto più per noi cristiani sapere che la parola di Dio non è più soltanto comandamento ma è dono dell'amore incarnato in Cristo. Realmente possiamo dire: grazie Signore perché ci hai dato questo dono di conoscere Te; chi conosce Te in Cristo conosce così la parola viva e conosce nell'oscuro, nei tanti enigmi di questo mondo, nei tanti problemi irrisolvibili, la via dove andare: da dove veniamo, che cosa è la vita, a che cosa siamo chiamati.

E penso subito che con questo ringraziamento per la conoscenza e il dono, la conoscenza del Dio incarnato, deve anche svegliarsi l'idea: ma questo lo devo comunicare agli altri, anche loro cercano, anche loro vogliono vivere bene, anche loro hanno la sete di trovare la strada giusta e non la trovano. Tanto più è una grazia e anche un obbligo conoscere Gesù e avere la grazia di essere chiamato da lui proprio per aiutare gli altri, perché anche loro possano ringraziare Dio con gioia perché abbiano la grazia di sapere chi sono io, da dove vengo, dove vado.

La Madonna della Grazia, la Madonna della Fiducia, si è affidata totalmente al Signore con grande coraggio. Il sacerdozio, come ho detto nella predica, è un'avventura in questo mondo di oggi con tante opposizioni, tante negazioni della fede. È un'avventura, ma un'avventura bellissima perché in realtà nella profondità del cuore c'è questa sete di Dio.

In questi giorni ho avuto la visita ad limina dei vescovi greco-cattolici dell'Ucraina. Soprattutto nella parte orientale, a causa del regime sovietico, più della metà del popolo si dichiara agnostico, senza religione. Ho detto loro: che cosa fate, come si comportano, che cosa vogliono? E tutti i vescovi dicono: hanno una grande sete di Dio e vogliono conoscere, vedono che così non possono vivere.

Quindi anche con tutte le contraddizioni, resistenze, opposizioni, la sete di Dio c'è e noi abbiamo la bella vocazione di aiutare, di dare la luce. Questa è la nostra avventura. Certo, ci sono tante cose imprevedibili, tante complicazioni, sofferenze, e tutto il resto. Ma anche la Madonna nel momento dell'annuncio sapeva che davanti a lei c'era una strada sconosciuta e, conoscendo le profezie del Servo di Dio, conoscendo la Sacra Scrittura, poteva calcolare che ci sarebbero state anche tante sofferenze su questa strada. Ma ha creduto alla parola dell'angelo: non temere perché alla fine Dio è più forte, non temere neppure la croce, tutte le sofferenze, perché alla fine Dio ci guida, e anche queste sofferenze aiutano per arrivare alla pienezza della luce.

Così la Madonna della Fiducia dia anche a voi questa grande fiducia, questo coraggio, questa gioia di essere servitori di Cristo, della verità, della vita.

Grazie a voi tutti e il Signore vi benedica tutti!




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Saturday, February 02, 2008 2:52 PM
LE UDIENZE

Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina in Udienza:

S.E. il Signor Fatmir Sejdiu, Presidente del Kosovo;

Em.mo Card. Francis Arinze, Prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti;

Em.mo Card. Giovanni Battista Re, Prefetto della Congregazione per i Vescovi;

S.E. il Signor Désiré Koumba, Ambasciatore del Gabon, con la Consorte, in visita di congedo.




RINUNCE NOMINE


RINUNCIA DEL PATRIARCA DI ANTIOCHIA DEI SIRI CATTOLICI

Il Santo Padre Benedetto XVI ha accettato le dimissioni dall’ufficio patriarcale presentateGli da S.B. Ignace Pierre VIII Abdel-Ahad, Patriarca di Antiochia dei Siri Cattolici, ed ha nominato membri del Comitato che governerà il Patriarcato Siro-Cattolico fino all’elezione del nuovo Patriarca:

- S.E. Mons. Théophile Georges Kassab, Arcivescovo di Homs, Hama e Nabk dei Siri, che reggerà in pari tempo l’Eparchia Patriarcale come Amministratore Apostolico "sede vacante",

- S.E. Mons. Gregorios Elias Tabé, Arcivescovo di Damasco dei Siri,

- S.E. Mons. Athanase Matti Shaba Matoka, Arcivescovo di Baghdad dei Siri.




RINUNCIA DEL VESCOVO DI UÍJE (ANGOLA)

Il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Uíje (Angola), presentata da S.E. Mons. José Francisco Moreira dos Santos, O.F.M. Cap., in conformità al can. 401 § 1 del Codice di Diritto Canonico.

Gli succede S.E. Mons. Emilio Sumbelelo, Coadiutore della medesima diocesi.



RINUNCIA DEL VICARIO APOSTOLICO DI PUERTO MALDONADO (PERÙ)

Il Papa ha accettato la rinuncia al governo pastorale del Vicariato Apostolico di Puerto Maldonado (Perù), presentata da S.E. Mons. Juan José Larrañeta Olleta, O.P., in conformità al can. 401 § 2 del Codice di Diritto Canonico.

Gli succede S.E. Mons. Francisco González Hernández, O.P., Coadiutore del medesimo Vicariato Apostolico.



RINUNCIA DELL’ARCIVESCOVO METROPOLITA DI PISA (ITALIA) E NOMINA DEL SUCCESSORE

Il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell’arcidiocesi metropolitana di Pisa (Italia), presentata da S.E. Mons. Alessandro Plotti, in conformità al can. 401 § 1 del Codice di Diritto Canonico.

Il Papa ha nominato Arcivescovo Metropolita di Pisa (Italia) S.E. Mons. Giovanni Paolo Benotto, finora Vescovo di Tivoli.

S.E. Mons. Giovanni Paolo Benotto
S.E. Mons. Giovanni Paolo Benotto è nato a S. Giuliano Terme, arcidiocesi di Pisa, il 23 settembre 1949. Ha frequentato le scuole statali fino alla maturità scientifica conseguita presso il Liceo scientifico "Ulisse Dini" di Pisa. È stato alunno del Seminario di Pisa dove ha frequentato i corsi Filosofico-Teologici.
È stato ordinato sacerdote il 28 giugno 1973, con incardinazione nell’arcidiocesi di Pisa, e vi ha svolto i seguenti incarichi: Segretario particolare dell’Arcivescovo Mons. Matteucci dal 1973 al 1980; Priore della Parrocchia dell’Oratorio nel Piano di Pisa dal 1980 al 1993; Direttore dell’Ufficio Liturgico diocesano e Docente di Teologia Liturgica in Seminario. Dal 1993 al 2003 è stato Vicario Generale dell’arcidiocesi e dal 1994 al 2003 Canonico della Cattedrale di Pisa.
Eletto alla Chiesa di Tivoli il 5 luglio 2003, ha ricevuto l’Ordinazione episcopale il 7 settembre del 2003.



NOMINA DELL’ORDINARIO MILITARE DI EL SALVADOR

Il Santo Padre ha nominato Vescovo Ordinario Militare di El Salvador il Rev.do Mons. Fabio Reynaldo Colindres Abarca, finora Amministratore Apostolico "sede vacante et ad nutum Sanctae Sedis" del medesimo Ordinariato Militare.

Rev.do Mons. Fabio Reynaldo Colindres Abarca

Il Rev.do Mons. Fabio Reynaldo Colindres Abarca è nato nella città di Ilobasco, diocesi di San Vicente, El Salvador, il 20 giugno 1961. Ha seguito i corsi primari presso la scuola cattolica Pio XII e quelli secondari presso il Collegio Plan Basico. Ha compiuto poi gli studi filosofici in Guatemala presso i Padri della Missione (Lazzaristi) e gli studi di teologia presso il Seminario Maggiore San José de la Montaña.
È stato ordinato sacerdote il 5 giugno 1986, nella città di Ilobasco con incardinazione nella diocesi di San Vicente. Inviato a Roma per continuare gli studi, ha conseguito la laurea in teologia biblica presso la Pontificia Università Gregoriana. Rientrato in El Salvador nel 1989, è stato destinato, come educatore e docente di Sacra Scrittura, al Seminario Maggiore San José de la Montaña, fino al 1999. Frattanto dal 1991 ha ricoperto l’incarico di Segretario Aggiunto della Conferenza Episcopale di El Salvador; dal 1983 al 1989 è stato membro del Consiglio Internazionale della Catechesi, organismo dipendente dalla Congregazione per il Clero.
Nel 1989 è stato nominato Cappellano militare a tempo parziale e, nel 1997, a tempo pieno. Nell’anno 2000, è diventato Vicario Generale dell’Ordinariato Militare di El Salvador . Dal 12 novembre 2003, ricopre l’ufficio di Amministratore Apostolico "sede vacante et ad nutum Sanctae Sedis" dell’Ordinariato Militare in El Salvador.
Oltre allo spagnolo, parla correntemente l’italiano e conosce l’inglese, il francese e il tedesco.



NOMINA DI CONSIGLIERE DELLA PONTIFICIA COMMISSIONE PER L’AMERICA LATINA

Il Papa ha nominato Consigliere della Pontificia Commissione per l’America Latina l’Ecc.mo Mons. Emilio Carlos Berlie Belaunzarán, Arcivescovo di Yucatán (Messico).



NOMINA DI CONSULTORI DEL PONTIFICIO CONSIGLIO PER IL DIALOGO INTERRELIGIOSO

Il Santo Padre ha nominato Consultori del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso i Rev.di Sacerdoti M. Santiago (India); Sac. Franco Mulakkal (India); P. Heinz Wilhelm Steckling, O.M.I.; Fr. Pombo Kipoy (R.D. Congo); e la Rev.da Sr. Kateri Mitchel, S.S.A. (U.S.A.).
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Saturday, February 02, 2008 2:53 PM
COMUNICATO DELLA SALA STAMPA DELLA SANTA SEDE


TESTO IN LINGUA ITALIANA

In merito a domande pervenute circa l’odierna Udienza del Santo Padre Benedetto XVI al Presidente del Kosovo, Sig. Fatmir Sejdiu, la Sala Stampa della Santa Sede è in grado di precisare quanto segue:

Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto oggi il Sig. Fatmir Sejdiu, Presidente del Kosovo, innanzitutto per esprimere la Sua vicinanza all’intera popolazione di quella terra, in cui il cristianesimo è presente sin dai primi secoli della nostra era. Attualmente la Chiesa Cattolica comprende circa 65.000 fedeli e svolge un apprezzato servizio, soprattutto nei campi assistenziale ed educativo, in favore di tutti i kosovari, indipendentemente della loro appartenenza etnica o religiosa.

L’incontro è anche servito al Santo Padre per ricevere informazioni dirette sulla situazione attuale e sulle prospettive future.

L’Udienza alla più alta Autorità istituzionale dell’attuale Provincia autonoma della Serbia, amministrata dall’ONU secondo la nota Risoluzione del Consiglio di Sicurezza N. 1244, non rappresenta alcun cambiamento nella posizione della Santa Sede circa lo status giuridico definitivo del Kosovo.

Per quanto riguarda un’eventuale dichiarazione dell’indipendenza del Kosovo, la Santa Sede seguirà con particolare attenzione gli sviluppi in loco e, nella sua valutazione, terrà conto dell’orientamento della Comunità internazionale.

La Santa Sede non tralascia alcuna opportunità per esortare tutti alla riconciliazione, alla giustizia e alla pace. In questo caso, ribadisce quanto espresso dal Santo Padre nel Discorso al Corpo Diplomatico, del 7 gennaio 2008, il Quale ha auspicato che si garantiscano sicurezza e rispetto dei diritti di quanti abitano in quella terra, perché si allontani definitivamente lo spettro del confronto violento e sia rafforzata la stabilità europea.




Dal Papa il presidente della Provincia autonoma serba del Kosovo



Il Papa ha ricevuto in udienza privata questa mattina il sig. Fatmir Sejdiu, presidente dell’attuale Provincia autonoma serba del Kosovo. Ce ne parla Pietro Cocco.


Benedetto XVI ha ricevuto oggi il sig. Fatmir Sejdiu, innanzitutto per esprimere la sua vicinanza all’intera popolazione del Kosovo, in cui il cristianesimo è presente sin dai primi secoli della nostra era. Attualmente la Chiesa cattolica svolge un apprezzato servizio, soprattutto nei campi assistenziale ed educativo, in favore di tutti i kosovari, indipendentemente dalla loro appartenenza etnica e religiosa. L’incontro è anche servito per ricevere informazioni dirette sulla situazione attuale e sulle prospettive future. La Santa Sede infatti non tralascia alcuna opportunità per esortare tutti alla riconciliazione, alla giustizia e alla pace. Già nel suo discorso al Corpo Diplomatico il 6 gennaio scorso, il Papa ha auspicato che si garantiscano sicurezza e rispetto dei diritti di quanti abitano in quella terra, perché si allontani definitivamente lo spettro del confronto violento e sia rafforzata la stabilità europea. L’udienza alla più alta autorità istituzionale dell’attuale Provincia autonoma della Serbia, amministrata dalll’ONU secondo la Risoluzione del Consiglio di Sicurezza N.1244, non rappresenta alcun cambiamento nella posizione della Santa Sede circa lo lo status giuridico definitivo del Kosovo. Nel caso di un’eventuale dichiarazione di indipendenza del Kosovo, la Santa Sede seguirà con particolare attenzione gli sviluppi in loco e, nella sua valutazione, terrà conto dell’orientamento della Comunità internazionale.



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Saturday, February 02, 2008 2:54 PM
Il Papa accetta le dimissioni del Patriarca di Antiochia dei Siri Cattolici Ignace Pierre VIII Abdel-Ahad



Il Santo Padre ha accettato le dimissioni dall’ufficio patriarcale presentategli da Sua Beatitudine Ignace Pierre VIII Abdel-Ahad, Patriarca di Antiochia dei Siri Cattolici, ed ha nominato membri del Comitato che governerà il Patriarcato Siro-Cattolico fino all’elezione del nuovo Patriarca: mons. Théophile Georges Kassab, arcivescovo di Homs, Hama e Nabk dei Siri, che reggerà in pari tempo l’Eparchia Patriarcale come amministratore apostolico "sede vacante"; mons. Gregorios Elias Tabé, arcivescovo di Damasco dei Siri; mons. Athanase Matti Shaba Matoka, arcivescovo di Baghdad dei Siri. In una lettera a Sua Beatitudine Ignace Pierre VIII Abdel-Ahad, datata 25 gennaio 2008, il Papa esprime il suo apprezzamento per il senso di responsabilità del Patriarca che ha operato in vista di un ritorno alla piena unità nel Sinodo patriarcale. Benedetto XVI, che ha accettato le dimissioni come “gesto d’amore ecclesiale”, ha manifestato la sua gratitudine per tutto il bene che il Patriarca ha realizzato durante la sua vita al servizio della Chiesa.

+PetaloNero+
Saturday, February 02, 2008 2:54 PM
Il Papa incontra i religiosi nella Giornata della vita consacrata: intervista con il cardinale Rodé



La Chiesa celebra oggi, nella Festa della Presentazione del Signore, la Giornata della vita consacrata. Nel mondo sono oltre un milione i consacrati, di cui 800 mila sono donne. Questo pomeriggio nella Basilica Vaticana il cardinale Franc Rodé, prefetto della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica presiederà una celebrazione eucaristica con i religiosi e le religiose. Al termine della liturgia, il Papa scenderà in Basilica per rivolgere la sua parola ai presenti. La Radio Vaticana seguirà in diretta l'evento a partire dalle 17.20. Ma cosa si aspetta oggi il mondo dalle persone di vita consacrata? Giovanni Peduto lo ha chiesto al cardinale Rodé:


R. – Si aspetta soprattutto la testimonianza personale di vivere i voti di castità, di povertà, di obbedienza, di un certo distacco dal mondo e di una scelta chiara e decisa della “sequela Christi”. La Costituzione del Vaticano II sulla Chiesa, la “Lumen Gentium”, parla di “intimius sequela Christi”, di una sequela di Cristo più da vicino. Ecco: essere più conformi a Gesù nel suo stile di vita di povero, di casto e di obbediente al Padre. E con questo, la vita consacrata è un richiamo ad uscire da questo mondo materialista, da questo mondo che si rinchiude negli orizzonti terreni per scoprire il vero destino dell’uomo, il destino eterno, il destino trascendente dell’uomo che è l’incontro con il Signore, nella gioia del Cielo.


D. – Un fedele laico come può nel suo modo specifico consacrare la sua vita a Dio?


R. – La consacrazione fondamentale di tutti i cristiani è il sacramento del battesimo. Dunque, a partire dal battesimo che fa di noi dei cristiani, noi possiamo – ciascuno nel suo stato di vita – seguire una vita di perfezione verso il Signore, di consacrazione al Signore con i due comandamenti dell’amore a Dio e dell’amore al prossimo.


D. – C’è il rischio oggi di una certa secolarizzazione degli stessi consacrati?


R. – Bé, il male del secolarismo si trova anche nelle comunità di consacrati, come dicevo durante l’assemblea dei superiori generali di due anni fa. La cultura secolarizzata, infatti, a volte è penetrata nella mente e nel cuore delle persone consacrate e di alcune comunità, confusa come un accesso alla modernità e come una modalità di approccio al mondo contemporaneo, con tutte le sue conseguenze. Gli indicatori di questa secolarizzazione possiamo riassumerli così: un certo rilassamento nella vita quotidiana, anche nel linguaggio che diventa più secolare che religioso, la diminuzione del tempo dedicato alla preghiera e agli atti comuni, la perdita della visibilità della consacrazione, l’abbandono dell’abito religioso; un orientamento sempre più spiccato verso attività sociali e umanitarie a scapito della evangelizzazione ...


D. – Cosa dire delle vocazioni?


R. – La situazione è molto diversificata. Se prendiamo l’Europa occidentale e l’America del Nord, possiamo dire che stiamo vivendo una vera crisi delle vocazioni religiose. Per contro, l’America Latina conosce una certa stabilità, tanto nelle congregazioni maschili come in quelle femminili; invece, in Africa ci sono molte vocazioni ma che hanno bisogno di una buona, buona formazione. Invece, quello che sorprende è l’Asia. Alcuni Paesi dell’Asia, come il Vietnam, l’Indonesia, la Corea, le Filippine, l’India e anche – se ne parla sempre più spesso – in Cina, anche se le notizie che arrivano da quel grande popolo sono poche, si registra una grande, grande fioritura di vocazioni religiose e, devo dire, per quanto le conosco, di gran buona qualità spirituale.


+PetaloNero+
Saturday, February 02, 2008 2:58 PM
Da Petrus


Giovedì il tradizionale incontro tra il Pontefice e i Parroci di Roma

CITTA’ DEL VATICANO - Benedetto XVI ricevera' giovedi' prossimo 7 febbraio i parroci di Roma e tutto il clero impegnato nel servizio pastorale nella Diocesi. L'incontro, informa un comunicato del Vicariato, e' previsto alle ore 11.00 nell'Aula delle Benedizioni. Secondo una consuetudine affermatasi negli anni del pontificato di Giovanni Paolo II, avra' una struttura colloquiale, con la possibilita' da parte dei presbiteri di rivolgere delle domande al Pontefice. ''Questo appuntamento - scrive il Cardinale vicario Camillo Ruini nella lettera inviata in proposito a tutti i sacerdoti e diaconi in servizio pastorale nella Diocesi di Roma - ci dara' di nuovo la gioia dell'incontro con il nostro Vescovo e la possibilita' di parlare con lui delle varie problematiche della vita e della pastorale della nostra Diocesi, oltre che, piu' ampiamente, della missione evangelizzatrice della Chiesa nella societa' di oggi''. Tra i temi messi in evidenza da Ruini all'attenzione dei sacerdoti, la grande sfida dell'educazione cristiana, richiamata dalla Lettera di Benedetto XVI alla diocesi del 21 gennaio scorso, ''che e' - ricorda il Cardinale - anche al centro del nostro programma pastorale'', il libro ''Gesu' di Nazaret'' e la recente enciclica ''Spe salvi''.




+PetaloNero+
Saturday, February 02, 2008 9:01 PM
Da Petrus

Un triumvirato a tempo alla guida della Chiesa siro-cattolica



CITTA’ DEL VATICANO - Un triumvirato, a tempo, alla guida della Chiesa siro-cattolica. Lo ha deciso il Papa, accogliendo le dimissioni di Sua Beatitudine Ignace Pierre VIII Abdel-Ahad (nella foto), Patriarca della Chiesa di Antiochia dei Siri cattolici. Il triumvirato operera' sino all'elezione del nuovo Patriarca ed e' composto da S.E. Theophile Georges Kassab, arcivescovo di Homs, Hama e Nabk dei Siri, S.E. monsignor Athanase Matti Shaba Matoka, arcivescovo di Baghdad dei Siri, e S.E. monsignor Gregorios Elias Tabe', arcivescovo di Damas dei Siri. Questo Comitato avra' - come ha stabilito Benedetto XVI e indicato nella lettera indirizzata al Patriarca dimissionario - "tutte le facolta' che corrispondono al Patriarca e al Sinodo permanente, secondo le norme del Codice dei canoni delle Chiese orientali, e sara' presieduto a turno da ognuno dei suoi membri". Inoltre, S.E. Monsignor Theophile Georges Kassab ricevera' il mandato di governare l'Eparchia patriarcale. Nella lettera a Ignace Pierre VIII Abdel-Ahad, Papa Ratzinger non manca di ringraziarlo "per l'accoglienza che ha riservato al mio inviato personale, il Cardinale Roger Etchegaray, venuto a Gerusalemme per una riflessione fraterna sulla situazione attuale dell'amata Chiesa siro-cattolica di Antiochia". L'inviato speciale ha quindi riferito al Papa le considerazioni e "il vivo senso delle responsabilita'" del Patriarca "al fine di favorire il ritorno alla piena unita' nel Sinodo patriarcale e l'esercizio fecondo della sollecitudine pastorale per il bene dei figli e delle figlie della Chiesa siro-cattolica, nella madre patria e nella diaspora". Lo stesso cardinale ha consegnato al Pontefice la lettera con cui il Patriarca ha presentato le sue dimissioni dall'incarico. "Apprezzo molto, venerabile Padre - scrive quindi nella sua risposta il Papa -, questo gesto di amore ecclesiale, che esprime preoccupazione, prima di tutto, per il progresso spirituale dei fedeli grazie alla concordia episcopale, e vedo in esso un'ammirevole conferma del suo zelo apostolico. In questo momento particolare della sua vita, desidero vivamente riconoscere con profonda gratitudine tutto il bene che ha compiuto nel corso dei suoi anni come Patriarca". Quindi la decisione, "dopo una preghiera e una riflessione attente, e dopo aver ascoltato il parere dei miei piu' stretti collaboratori", di accogliere le dimissioni "per i motivi altamente pastorali che l'hanno ispirate" e di nominare - "accogliendo alcune istanze formulate nel Sinodo straordinario convocato in Vaticano dal 26 al 28 aprile 2007" - un Comitato temporaneo di tre reggenti della Chiesa siro-cattolica.
+PetaloNero+
Saturday, February 02, 2008 9:03 PM
Il papa ai religiosi: seguite Cristo senza compromessi



di Angela Ambrogetti/ 02/02/2008

Processione con le candele accese a significare che solo la luce di Cristo illumina la vita. Consacrati e i religiosi di tutto il mondo si sono riuniti nella basilica di San Pietro per celebrare la XII Giornata a loro dedicata insieme al papa.

Processione con le candele accese a significare che solo la luce di Cristo illumina la vita. Consacrati e i religiosi di tutto il mondo si sono riuniti nella basilica di San Pietro per celebrare la XII Giornata a loro dedicata insieme al papa. Dopo la messa celebrata dal cardinale Franc Rodé, Prefetto della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, Benedetto XVI è sceso ha proposto la sua riflessione. Il prossimo Sinodo dei Vescovi offre l’opportunità ai religiosi di testimoniare l’importanza di porre al centro di tutto la Parola di Dio. “La Vita consacrata, infatti, è radicata nel Vangelo; ad esso, come alla sua regola suprema, ha continuato ad ispirarsi lungo i secoli ed ad esso è chiamata a tornare costantemente per mantenersi viva e feconda portando frutto per la salvezza delle anime”.

Il papa ha riproposto alcune grandi figure di santi come Antonio Abate e Francesco d’Assisi, per parlare di carisma: ”Ed in effetti, lo Spirito Santo attira alcune persone a vivere il Vangelo in modo radicale e a tradurlo in uno stile di sequela più generosa. Ne nasce così un’opera, una famiglia religiosa che, con la sua stessa presenza, diventa a sua volta “esegesi” vivente della Parola di Dio”. E ha aggiunto: “Seguire Cristo senza compromessi, come viene proposto nel Vangelo, ha dunque costituito lungo i secoli la norma ultima e suprema della vita religiosa. Così hanno fatto San Benedetto, San Domenico Santa Chiara d’Assisi San Vincenzo Pallotti San Luigi Orione e tanti altri fondatori lungo i secoli della storia della Chiesa”.

La missione della Vita Consacrata è chiara: “ricordare che tutti i cristiani sono convocati dalla Parola per vivere della Parola e restare sotto la sua signoria. Spetta pertanto in particolare ai religiosi e alle religiose “tener viva nei battezzati la consapevolezza dei valori fondamentali del Vangelo”. Per fare questo la vita da secoli i religiosi si affidano alla lectio divina, e per questo il papa chiede che proprio i consacrati aiutino i fedeli a valorizzarla nella loro quotidiana esistenza, e traducano in testimonianza “quanto la Parola indica, lasciandovi plasmare da essa che, come seme accolto in terreno buono, porta frutti abbondanti”. L’incontro si è svolto in una atmosfera familiare che sembrava far seguito a quella che ieri sera ha visto il papa ospite del Seminario Romano. Meno attenzione dei media ma una grande ricchezza di Magistero.


www.korazym.org










“Porre al centro di tutto la Parola di Dio”. Così il Papa ai religiosi, nella Festa della Presentazione di Gesù al Tempio, Giornata della vita consacrata



La Vita consacrata “con la sua stessa presenza diventa esegesi vivente della Parola di Dio”. Così Benedetto XVI oggi pomeriggio in San Pietro al termine della celebrazione per la Festa della Presentazione di Gesù al Tempio, XII Giornata della vita consacrata. A presiedere la liturgia eucaristica il cardinale Franc Rodè, prefetto della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica, il quale nell’indirizzo di omaggio al Papa ha sottolineato che i consacrati sono “ministri della speranza attiva perché si impegnano, ogni giorno, a tenere il mondo aperto a Dio”. Massimiliano Menichetti:


La gioia della testimonianza, la sequela in Cristo, il legame imprescindibile che la Vita consacrata ha con il Vangelo, sono le focali del discorso del Papa alle migliaia di religiosi e religiose, presenti nella Basilica Vaticana, in occasione della Giornata Mondiale della Vita Consacrata. Un’incontro, ha detto Benedetto XVI, reso ancora più significativo “dal contesto liturgico della festa della Presentazione del Signore”. Tratteggiando il “si” di Giuseppe e Maria che agirono secondo “la Legge del Signore” il Papa ha ricordato come questo atteggiamento costituisca un esempio eloquente di “testimonianza” e sottolineando che “alla Parola di Dio nella vita della Chiesa sarà dedicata la prossima sessione ordinaria del Sinodo dei Vescovi” , ha esortato:


Vi chiedo, cari fratelli e sorelle, di offrire a questo impegno ecclesiale il vostro contributo, testimoniando quanto sia importante porre al centro di tutto la Parola di Dio, in special modo per quanti, come voi, il Signore chiama a una più intima sua sequela. La Vita consacrata, infatti, è radicata nel Vangelo; ad esso, come alla sua regola suprema, ha continuato ad ispirarsi lungo i secoli ed ad esso è chiamata a tornare costantemente per mantenersi viva e feconda portando frutto per la salvezza delle anime.


“Agli inizi delle diverse espressioni di Vita consacrata” ha detto il Papa “c’è sempre una forte ispirazione evangelica” ed è stato lo “Spirito Santo ad illuminare di luce nuova la Parola di Dio ai fondatori e alle fondatrici”:


Lo Spirito Santo attira alcune persone a vivere il Vangelo in modo radicale e a tradurlo in uno stile di sequela più generosa. Ne nasce così un’opera, una famiglia religiosa che, con la sua stessa presenza, diventa a sua volta “esegesi” vivente della Parola di Dio. Il succedersi dei carismi della Vita consacrata, dice il Concilio Vaticano II, può dunque essere letto come un dispiegarsi di Cristo nei secoli, come un Vangelo vivo che si attualizza in sempre nuove forme


Ricordando alcuni testimoni della fede come San Benedetto, San Domenico, Santa Chiara, San Francesco, San Vincenzo Pallotti, San Luigi Orione, Benedetto XVI ha ribadito che nelle opere di questi Fondatori e Fondatrici “si rispecchia un mistero di Cristo, una sua parola, si rifrange un raggio della luce che emana dal suo volto, splendore del Padre”. “Seguire Cristo senza compromessi, come viene proposto nel Vangelo - ha ribadito - “ha costituito lungo i secoli la norma ultima e suprema della vita religiosa”:


Questa ricchissima tradizione attesta che la Vita consacrata è “profondamente radicata negli esempi e negli insegnamenti di Cristo Signore” e si presenta “come una pianta dai molti rami, che affonda le sue radici nel Vangelo e produce frutti copiosi in ogni stagione della Chiesa”. Sua missione è ricordare che tutti i cristiani sono convocati dalla Parola per vivere della Parola e restare sotto la sua signoria.


Spetta pertanto in particolare ai religiosi e alle religiose – ha proseguito - “tener viva nei battezzati la consapevolezza dei valori fondamentali del Vangelo”. Così facendo, la loro testimonianza infonde alla Chiesa “un prezioso impulso verso una sempre maggiore coerenza evangelica”:

Cari fratelli e sorelle, nutrite la vostra giornata di preghiera, di meditazione e di ascolto della Parola di Dio. Voi, che avete familiarità con l’antica pratica della lectio divina, aiutate anche i fedeli a valorizzarla nella loro quotidiana esistenza. E sappiate tradurre in testimonianza quanto la Parola indica, lasciandovi plasmare da essa che, come seme accolto in terreno buono, porta frutti abbondanti.


Quindi prima di impartire la Benedizione Apostolica, l’auspicio:


Che gli uomini possano vedere le vostre opere buone, frutto della Parola di Dio che vive in voi, e diano gloria al Padre vostro celeste!




www.radiovaticana.org













+PetaloNero+
Sunday, February 03, 2008 3:06 PM
LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELL’ANGELUS


Alle ore 12 di oggi, il Santo Padre Benedetto XVI si affaccia alla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare l’Angelus con i fedeli ed i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro.

Queste le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana:



PRIMA DELL’ANGELUS

Cari fratelli e sorelle!

Quest’oggi, vorrei affidare alla vostra preghiera varie intenzioni. In primo luogo, ricordando che ieri, festa liturgica della Presentazione del Signore, abbiamo celebrato la Giornata della Vita Consacrata, vi invito a pregare per coloro che Cristo chiama a seguirlo più da vicino con una speciale consacrazione. A questi nostri fratelli e sorelle, che si dedicano al totale servizio di Dio e della Chiesa con i voti di povertà, castità e obbedienza, va la nostra gratitudine. La Vergine Santa ottenga molte e sante vocazioni alla vita consacrata, che costituisce una ricchezza inestimabile per la Chiesa e per il mondo.

Un’altra intenzione di preghiera ce l’offre la Giornata per la vita, che si celebra oggi in Italia, e che ha come tema Servire la vita. Saluto e ringrazio quanti sono convenuti qui, in Piazza San Pietro, per testimoniare il loro impegno a difesa e promozione della vita e per ribadire che "la civiltà di un popolo si misura dalla sua capacità di servire la vita" (Messaggio della CEI per la XXX Giornata nazionale per la vita). Ognuno, secondo le proprie possibilità, professionalità e competenze, si senta sempre spinto ad amare e servire la vita, dal suo inizio al suo naturale tramonto. E’ infatti impegno di tutti accogliere la vita umana come dono da rispettare, tutelare e promuovere, ancor più quando essa è fragile e bisognosa di attenzioni e di cure, sia prima della nascita che nella sua fase terminale. Mi unisco ai Vescovi italiani nell’incoraggiare quanti, con fatica ma con gioia, senza clamori e con grande dedizione, assistono familiari anziani o disabili, e a coloro che consacrano regolarmente parte del proprio tempo per aiutare quelle persone di ogni età la cui vita è provata da tante e diverse forme di povertà.

Preghiamo anche perché la Quaresima, che avrà inizio mercoledì prossimo con il Rito delle Ceneri - che io celebrerò come ogni anno nella Basilica di Santa Sabina all’Aventino – sia un tempo di autentica conversione per tutti i cristiani, chiamati ad una sempre più autentica e coraggiosa testimonianza della propria fede. Affidiamo queste intenzioni di preghiera alla Madonna. Da ieri fino all’intero giorno dell’11 febbraio, memoria della Beata Vergine di Lourdes e 150° anniversario delle Apparizioni, è possibile ricevere l’indulgenza plenaria, applicabile ai defunti, alle solite condizioni – Confessione, Comunione e preghiera secondo le intenzioni del Papa – e sostando in orazione dinanzi ad un’immagine benedetta della Madonna di Lourdes esposta alla pubblica venerazione. Per gli anziani e gli ammalati ciò è possibile mediante il desiderio del cuore. Maria, Madre e Stella della Speranza, illumini i nostri passi e ci renda sempre più fedeli discepoli di Gesù Cristo.



DOPO L’ANGELUS

Vi invito ad unirvi ai fratelli e alle sorelle del Kenya – alcuni dei quali sono qui presenti in Piazza San Pietro – nella preghiera per la riconciliazione, la giustizia e la pace nel loro Paese. Assicurando a tutti la mia vicinanza, auspico che gli sforzi di mediazione attualmente in atto possano avere successo e condurre, grazie alla buona volontà e alla collaborazione di tutti, ad una rapida soluzione del conflitto, che ha già provocato troppe vittime.

La malvagità, con il suo carico di dolore, sembra non conoscere limiti nell’Iraq, come ci dicono le tristissime notizie di questi giorni. Elevo di nuovo la mia voce in favore di quella popolazione duramente provata e per essa invoco la pace di Dio.

No dejo de elevar fervientes súplicas a Dios por Colombia, donde, desde hace tiempo, muchos hijos e hijas de ese amado País padecen la extorsión, el secuestro y la pérdida violenta de sus seres queridos. Pido al Señor que se acabe definitivamente con ese sufrimiento inhumano y se encuentren caminos de reconciliación, respeto mutuo y concordia sincera, restaurándose así la fraternidad y la solidaridad, que son las bases sólidas para lograr el justo progreso y construir una paz estable.

Nel mio Messaggio per la recente Giornata Mondiale della Pace ho sottolineato il fatto che è nella famiglia che si apprende il lessico della convivenza civile e si scoprono i valori umani. Le festività del capodanno lunare vedranno riunite nella gioia, nei prossimi giorni, le famiglie di vari Paesi asiatici. Auguro a tutti loro ogni bene e prosperità ed auspico che sappiano conservare e valorizzare queste belle e fruttuose tradizioni di vita familiare, a beneficio delle loro rispettive Nazioni e di quei Paesi in cui si trovano attualmente a vivere.

Nella Diocesi di Roma inizia oggi la "Settimana diocesana della vita e della famiglia", che culminerà domenica prossima, presso il Santuario della Madonna del Divino Amore, con la celebrazione della "Festa diocesana della famiglia". Incoraggio tutti i genitori a riscoprire la grandezza e la bellezza della missione educativa. Sì, educare è molto impegnativo ma entusiasmante! Fate sperimentare ai vostri figli, fin dalla più tenera età, quella vicinanza che testimonia l’amore, donate voi stessi, affinché a loro volta si aprano agli altri e al mondo con serenità e generosità. Anima dell’educazione sia sempre la fiducia in Dio, che "dà speranza al nostro futuro"!

Chers pèlerins, je vous adresse mes salutations cordiales, notamment aux membres du Rotary club de Besançon et de Regensburg. Que les Béatitudes, proposées par la liturgie de ce jour, soient la charte de votre existence. Elles donneront le dynamisme nécessaire à votre vie chrétienne et l’espérance qu’une vie belle et bonne vous conduira à la rencontre du Christ Sauveur. Avec ma Bénédiction apostolique.

I offer a warm welcome to the English-speaking visitors gathered for this Angelus prayer. In a few days we will celebrate Ash Wednesday, the beginning of our annual Lenten journey towards Easter. May this season of spiritual renewal be for all Christians an occasion to draw nearer to the Lord in prayer, penance and the pursuit of holiness. Upon you and your families I invoke God’s blessings of joy and peace!

Mit Freude heiße ich die Pilger aus den Ländern deutscher Sprache willkommen. Jesus Christus zeigt uns in den Seligpreisungen, die uns heute in der Liturgie zu Gehör gebracht werden, den Weg zum glücklichen Leben. Wer anerkennt, daß er ganz auf Gott angewiesen ist, wer „arm vor Gott" und somit völlig offen für Seine Liebe ist, der ist „selig", wirklich glücklich. Diese Seligkeit erhoffen wir in ihrer Fülle am Ziel unseres Lebens in Gott und schon jetzt sei sie der Maßstab all unseres Tuns. Der Heilige Geist geleite euch dabei mit seiner Gnade.

Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua española que participan en esta oración mariana, en particular a los Profesores y alumnos del Colegio Diocesano "San Atón" de Badajoz. Próximo ya el Miércoles de Ceniza, con el cual comienza la Cuaresma, la proclamación de las bienaventuranzas, que hoy hemos escuchado, nos invita a convertirnos a Cristo, ilumina nuestra vida y nos alienta a buscar la auténtica felicidad, por encima de la riqueza o el poder, en el amor a Dios y a todos los hombres. ¡Muchas gracias!

Saúdo cordialmente os fiéis diocesanos do Porto, das paróquias do Ameal e de Espinho, e demais peregrinos de língua portuguesa. Agradecido pela presença orante, desejo que esta romagem confirme a vossa adesão a Cristo: Confiai no seu poder, deixai agir a sua graça! Por modelo e protecção, tomai a Virgem Mãe.

Moje pozdrowienie kieruję obecnie do wszystkich Polaków. Wczoraj obchodziliśmy Dzień Życia Konsekrowanego. Życzę osobom konsekrowanym, by ich posługa była dla świata znakiem miłości Chrystusa do Kościoła. Jej wyrazem jest całkowity dar z siebie. Wszyscy jesteśmy wezwani, by odpowiedzieć na tę miłość postawą serc otwartych na potrzeby bliźnich. Tym, którzy to zadanie realizują w codziennym życiu serdecznie błogosławię.

[Rivolgo ora il mio cordiale saluto a tutti i Polacchi. Ieri abbiamo celebrato la Giornata della Vita Consacrata. Auguro a tutte le persone consacrate che il loro servizio sia per il mondo segno dell’amore di Cristo per la Chiesa, amore che si esprime nel dono totale di sé. Tutti siamo chiamati a rispondere a questo amore con l’apertura del cuore alle necessità del nostro prossimo. Benedico tutti coloro che realizzano questo compito nella vita quotidiana.]

Rivolgo un cordiale saluto ai pellegrini di lingua italiana,in particolare alle numerose Figlie della Carità, venute in occasione della Beatificazione della loro consorella Giuseppina Nicòli, che proprio stamani è stata celebrata a Cagliari. Saluto inoltre il folto gruppo di ragazzi e ragazze "GEN 3" del Movimento dei Focolari, i cresimandi di Galzignano Terme e di Saccolongo, in diocesi di Padova, e quelli di Lazise, presso Verona, i fedeli provenienti da Perugia e dalla parrocchia romana di San Mauro, la Corale Sacro Cuore di Gesù di Bellizzi e i partecipanti al convegno promosso dalle Facoltà di Medicina e Chirurgia delle Università romane in occasione della Giornata della Vita. A tutti auguro una buona domenica.








Valore della vita e appello per Kenya, Iraq e Colombia: nelle parole del Papa all’Angelus




Il rispetto della vita, la ricchezza dei consacrati e la preghiera per la prossima Quaresima: nelle parole del Papa all’Angelus, insieme con un appello per il kenya e per l’Iraq. Benedetto XVI ha ricordato che oggi in Italia si è celebrata la Giornata per la vita. Il servizio di Fausta Speranza

“La civiltà di un popolo si misura dalla capacità di servire la vita”: Benedetto XVI ricorda le parole della CEI nel giorno in cui in Italia si celebra la Giornata per la vita. E aggiunge:


“Ognuno, secondo le proprie possibilità, professionalità e competenze, si senta sempre spinto ad amare e servire la vita, dal suo inizio al suo naturale tramonto”.


“E’ impegno di tutti – ribadisce Benedetto XVI - accogliere la vita umana come dono da rispettare, tutelare e promuovere, ancor più quando essa è fragile e bisognosa di attenzioni e di cure, sia prima della nascita che nella sua fase terminale”. Dunque il Papa si unisce “ai Vescovi italiani nell’incoraggiare quanti, con fatica ma con gioia, senza clamori e con grande dedizione, assistono familiari anziani o disabili, e a coloro che consacrano regolarmente parte del proprio tempo per aiutare quelle persone di ogni età la cui vita è provata da tante e diverse forme di povertà”.


Il pensiero del Papa va anche a un’altra Giornata, quella della Vita Consacrata celebrata ieri nella festa liturgica della presentazione del Signore. Esprime gratitudine per quanti “si dedicano al totale servizio di Dio e della Chiesa con i voti di povertà, castità e obbedienza” e sottolinea che la vita consacrata “costituisce una ricchezza inestimabile per la Chiesa e per il mondo”.


Poi il pensiero al tempo particolare della Quaresima che avrà inizio mercoledì prossimo con il rito delle Ceneri che – ricorda lo stesso Papa – celebrerà come ogni anno nella Basilica di Santa Sabina all’Aventino. Con la preghiera che sia “un tempo di autentica conversione per tutti i cristiani”, Benedetto XVI annuncia che “da ieri fino all’intero giorno dell’11 febbraio, memoria della Beata Vergine di Lourdes e 150° anniversario delle Apparizioni, è possibile ricevere l’indulgenza plenaria, applicabile ai defunti, alle solite condizioni – Confessione, Comunione e preghiera secondo le intenzioni del Papa – e sostando in orazione dinanzi ad un’immagine benedetta della Madonna di Lourdes esposta alla pubblica venerazione”. E spiega che “per gli anziani e gli ammalati ciò è possibile mediante il desiderio del cuore”.


Dopo la preghiera mariana, un pensiero per la riconciliazione, la giustizia e la pace in Kenya.


“Auspico che gli sforzi di mediazione attualmente in atto possano avere successo e condurre, grazie alla buona volontà e alla collaborazione di tutti, ad una rapida soluzione del conflitto, che ha già provocato troppe vittime”.

La preghiera e la riflessione del Papa sono anche per l’Iraq.


“La malvagità, con il suo carico di dolore, sembra non conoscere limiti nell’Iraq, come ci dicono le tristissime notizie di questi giorni. Elevo di nuovo la mia voce in favore di quella popolazione duramente provata e per essa invoco la pace di Dio.”


Tra i saluti nelle varie lingue, un pensiero alla Colombia e ai gravi episodi di sequestro che accadono; alla famiglia dove – dice il Papa – “si apprende il lessico della convivenza civile e si scoprono i valori umani”; alle festività del capodanno lunare vissuto in vari Paesi asiatici, con l’augurio “che sappiano conservare e valorizzare queste belle e fruttuose tradizioni di vita familiare. Un pensiero alle Figlie della carità : oggi a cagliari la loro consorella Giuseppina Nicoli è stata beatificata. Un saluto anche ai partecipanti al convegno promosso dalle Facoltà di Medicina e Chirurgia delle Università romane in occasione della Giornata della Vita.



www.radiovaticana.org/it1/videonews_ita.asp?vaiflv=0000201.flv&vaiserver=A&vai=ctv_frame00201.jpg&var1=03/02/2008&var2=Vatican%20City&var3=Pace%20per%20Kenya,%20Iraq,%20Colombia%20e%20rispetto%20per%20la%20vita,%20chiede%20Benedetto%20XVI.&settimana=6&anno_perlinknav=2008&dal=03/02&...







+PetaloNero+
Monday, February 04, 2008 3:02 PM
LE UDIENZE

Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina in Udienza:

il Dott. Juan Somavia, Direttore Generale dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro;

Ecc.mi Presuli della Conferenza Episcopale di Costa Rica, in Visita "ad Limina Apostolorum":

S.E. Mons. Hugo Barrantes Ureña, Arcivescovo di San José de Costa Rica;

S.E. Mons. Ángel San Casimiro Fernández, O.A.R., Vescovo di Alajuela, Amministratore Apostolico "sede vacante" di Ciudad Quesada;

S.E. Mons. José Rafael Quirós Quirós, Vescovo di Limón;

S.E. Mons. Oscar Gerardo Fernández Guillén, Vescovo di Puntarenas.



www.radiovaticana.org/it1/videonews_ita.asp?vaiflv=0000202.flv&vaiserver=A&vai=ctv_frame00202.jpg&var1=04/02/2008&var2=Vatican%20City&var3=Benedetto%20XVI%20ha%20ricevuto%20Juan%20Somavia.&settimana=6&anno_perlinknav=2008&dal=03/02&...



+PetaloNero+
Monday, February 04, 2008 3:03 PM
Un Paese di valori cristiani che la secolarizzazione sta minando: la sfida dei vescovi della Costa Rica, da oggi in visita "ad Limina" da Benedetto XVI




Un Paese che ha conosciuto il Vangelo 450 anni fa - fu un francescano il primo annunciatore - ma che oggi sta perdendo memoria dei suoi antichi valori cristiani, sotto la spinta della secolarizzazione. Si tratta della Repubblica della Costa Rica, piccolo Stato del Centroamerica stretto tra l'Oceano Atlantico e il Pacifico. Da questa mattina, i vescovi costaricani sono in visita ad Limina da Benedetto XVI, che ne ha ricevuto un primo gruppo. Cattolica per oltre l'80% dei suoi quattro milioni di abitanti, la Costa Rica sta facendo i conti - come molte nazioni latinoamericane - con l'onda lunga del relativismo religioso, che mina i fondamenti della dignità umana in senso cristiano, a partire dal rispetto per la vita. Lo conferma il presidente della Conferenza episcopale locale, e vescovo di Cartago, Francisco Ulloa Rojas, al microfono di Alina Tufani, collega della redazione ispanoamericana della nostra emittente:


R. - La primera preocupación...
La prima preoccupazione per noi vescovi è l’avanzata del secolarismo in Costa Rica: notiamo una società sempre più indifferente al fatto religioso, e la cosa più preoccupante per noi è che questa indifferenza è diffusa soprattutto tra i giovani. Un’altro aspetto che ci preoccupa è la famiglia: la famiglia è stata sempre fattore determinante di unità e integrazione in Costa Rica, ma negli ultimi anni si è andata sfaldando e sembra non essere più quella cinghia di trasmissione dei valori della fede quale è stata finora. Questo pone il problema di come dare un’educazione cristiana ai bambini, compito prima affidato alla famiglia. Ancora, un’altra preoccupazione fondamentale per noi è come evangelizzare questi areopaghi a cui sembra non giungere il messaggio cristiano: gli ambienti intellettuali, le università, i mezzi di comunicazione sociale, i comunicatori e gli artisti, ambienti in cui si sta perdendo oggi il sentimento cristiano.


D. - Alla loro ultima assemblea plenaria i vescovi hanno parlato della disgregazione della famiglia e espresso preoccupazione per alcuni orientamenti politici contrari alla vita. In quale direzione si stanno muovendo le scelte politiche in questo ambito in Costa Rica?


R. - Sì, nosostros estamos muy atentos...
In effetti, seguiamo con attenzione alcune proposte di legge presentate all’Assemblea legislativa che sono contrarie alla vita, come quelle riguardanti la pillola del giorno dopo o lo stesso aborto. Ci sono spinte per cambiare l’articolo 21 della Costituzione, che difende la vita dal suo concepimento fino alla sua morte naturale. Noi come vescovi siamo uniti contro questi attacchi e speriamo che l’Assemblea segua i principi etici della Chiesa.


D. - Crede che l’educazione cattolica in Costa Rica sia minacciata?


R. - Hay una corriente muy fuerte en Costa Rica...
In Costa Rica, ci sono forti spinte alla secolarizzazione che vogliono emarginare la dimensione religiosa, confinandola nel privato, e che premono perché si elimini l’articolo della Costituzione che attribuisce alla Chiesa il diritto di impartire l’educazione cattolica nelle scuole. Altre comunità religiose stanno rivendicando lo stesso diritto. Il governo continua a mantenere l’insegnamento obbligatorio della religione cattolica, perché è previsto dalla Costituzione. Certo il pericolo e il rischio che prevalgano quelle correnti che vorrebbero abolirla in tutti gli istituti educativi c’è, ma noi ci stiamo battendo per difendere questo diritto.


D. - La Costa Rica si caratterizza per una lunga tradizione democratica, una forte cultura della pace tanto che non possiede un esercito e tuttavia soffre delle piaghe della povertà e della disuguaglianza, dell’insicurezza e della violenza. Cosa sta succedendo nel Paese?


R. - El Costa Rica...
Il Costa Rica è conosciuto come un Paese pacifico, per i suoi valori democratici di solidarietà e uguaglianza. Certo, negli ultimi anni questi valori si stanno deteriorando: si assiste a una escalation di violenze molto forte. Questo preoccupa perché porta all’insicurezza nelle città. Senza dubbio il divario tra ricchi e poveri è aumentato e i vescovi appoggiano tutti i programmi sociali promossi dal governo, in particolare quelli nel campo dell’educazione.


D. - Alla luce della V Conferenza dell’episcopato latinoamericano di Aparecida e del mandato della Missione continentale, quali piani pastorali ha in progetto l’episcopato costaricano?


R. - Estamos ya buscando como realizarla...
Stiamo già studiando come realizzarla in ogni diocesi e a livello nazionale. La nostra più grande preoccupazione, e crediamo che sia questo il senso di tale missione, è come raggiungere i lontani dalla Chiesa. Si tratta di una missione permanente, che deve coinvolgere i laici: abbiamo molti laici impegnati e formati per questo.


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+PetaloNero+
Monday, February 04, 2008 3:04 PM
Il Papa ricorda la possibilità di ricevere l'indulgenza plenaria in occasione del 150° anniversario delle apparizioni della Beata Vergine a Lourdes




Il Papa ieri all’Angelus ha ricordato che la Chiesa sta celebrando il 150° anniversario delle apparizioni della Beata Vergine a Lourdes a cui è legata l’indulgenza plenaria. Ce ne parla Sergio Centofanti.


L’indulgenza plenaria legata all’anniversario delle Apparizioni si può ricevere visitando Lourdes fino all’8 dicembre prossimo. Ma in questo mese di febbraio la si può ottenere in tutto il mondo come ha spiegato ieri il Papa:


“Fino all’intero giorno dell’11 febbraio, memoria della Beata Vergine di Lourdes e 150° anniversario delle Apparizioni, è possibile ricevere l’indulgenza plenaria, applicabile ai defunti, alle solite condizioni – Confessione, Comunione e preghiera secondo le intenzioni del Papa – e sostando in orazione dinanzi ad un’immagine benedetta della Madonna di Lourdes esposta alla pubblica venerazione. Per gli anziani e gli ammalati ciò è possibile mediante il desiderio del cuore. Maria, Madre e Stella della Speranza, illumini i nostri passi e ci renda sempre più fedeli discepoli di Gesù Cristo”.


Nel suo Messaggio per la Giornata Mondiale del Malato che si celebrerà l’11 febbraio, memoria della Beata Vergine di Lourdes, il Papa ha affermato che Maria, “associata al Sacrificio di Cristo” , “soffre con coloro che sono nella prova, con essi spera ed è loro conforto sostenendoli con il suo materno aiuto”. Quanti soffrono – ha aggiunto – “recano i segni della passione del Signore” che vuole entrare “nell’animo di ogni sofferente attraverso il cuore” di sua Madre: infatti – scrive il Papa – “non si può contemplare Maria senza essere attratti da Cristo e non si può guardare a Cristo senza avvertire subito la presenza di Maria”.
Venerdì prossimo 8 febbraio arriveranno a Roma le reliquie di Santa Bernadette Soubirous: ad accoglierle nella Parrocchia dedicata alla veggente di Lourdes sarà mons. Armando Brambilla, vescovo ausiliare di Roma che celebrerà alle 18.00 una Messa per i malati.



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Tuesday, February 05, 2008 2:57 PM
RINUNCE E NOMINE


RINUNCIA DELL’AUSILIARE DI BILBAO (SPAGNA) E NOMINA DEL NUOVO AUSILIARE

Il Santo Padre Benedetto XVI ha accettato la rinuncia all’ufficio pastorale di Ausiliare di Bilbao (Spagna), presentata da S.E. Mons. Carmelo Echenagusía Uribe, Vescovo titolare di Auzegera.

Il Papa ha nominato Vescovo Ausiliare di Bilbao (Spagna) il Rev.do Mons. Mario Iceta Gavicagogeascoa, finora Vicario Generale della diocesi di Córdoba (Spagna), assegnandogli la sede titolare di Alava.

Rev.do Mons. Mario Iceta Gavicagogeascoa

Il Rev.do Mons. Mario Iceta Gavicagogeascoa è nato il 21 marzo 1965 a Gernika (Vizcaya), diocesi di Bilbao. Presso l’Università di Navarra ha conseguito la Licenza in Medicina e Chirurgia (1984-1990) ed ha seguito i corsi di dottorato in Fisiopatologia Clinica (1990-1992), ottenendo il dottorato con una tesi su Bioetica ed Etica medica (1995). Ha seguito gli studi filosofici e teologici presso la Facoltà di Teologia di Navarra (1988-1992) ed in seguito nel Seminario di Córdoba (1992-1994), ottenendo il Baccalaureato in Teologia presso la Pontificia Università di Comillas, Madrid (1994). A Roma ha ottenuto la Licenza in Teologia Morale (1999) ed il Dottorato (2002) presso l’Istituto "Giovanni Paolo II" per studi su Matrimonio e Famiglia. Possiede un Master in Economia presso la Fondazione Universidad Empresa e l’Università Nazionale d’Educazione a distanza, di Madrid (1995-1997).

È autore di libri e articoli su riviste specializzate in Medicina o in Bioetica. È fondatore della Sociedad andaluza de Investigación Bioética (Córdoba 1993) e della rivista specializzata Bioetica y Ciencias de la salud. È membro corrispondente della Real Academia de Córdoba nella Sezione di Scienze morali, politiche e sociali (2004). Ha seguito i corsi superiori di solfeggio, canto corale, armonia e pianoforte. Parla inglese, francese, italiano ed euskera (basco).

Ordinato sacerdote il 16 luglio 1994 per la diocesi di Córdoba, vì ha ricoperto i seguenti incarichi: membro in solidum del gruppo sacerdotale di Priego de Córdoba (1994-1997); Parroco della Inmaculada Concepción di Almodóvar del Río (2002-2004); Parroco di Santo Domingo de Guzmán di Lucena (2004-2007); Vicario Episcopale di la Campiña (2004-2007); Canonico Penitenziere (2005-2007); Membro del Consiglio d’Amministrazione e Presidente della Commissione d’Investimenti della banca Caja Sur; Professore di Sacra Liturgia, di Teologia dei Sacramenti, di Musica e Canto Liturgico (1994-1997) e poi di Teologia Morale e di Bioetica nel Seminario Maggiore San Pelagio (dal 2002). Attualmente è Vicario Generale e Moderatore della Curia (2007); Canonico Arcediano-Economo (2007); Cappellano delle Piccole Suore degli anziani abbandonati di Córdoba; Professore associato di Morale Fondamentale e di Bioetica nella Facoltà di Teologia dell’Università di Navarra.

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Tuesday, February 05, 2008 2:58 PM
Domani, Mercoledì delle Ceneri, la processione penitenziale e la Messa del Papa per l’inizio della Quaresima, nella Basilica di Santa Sabina all’Aventino



Domani, giorno di inizio della Quaresima, Benedetto XVI presiederà, alle ore 16.30, una processione penitenziale, in occasione del Mercoledì delle Ceneri, dalla Chiesa di Sant’Anselmo all’Aventino alla Basilica di Santa Sabina. Qui, il Papa celebrerà la Messa con il rito di benedizione ed imposizione delle ceneri. Alla vigilia della Quaresima, momento forte di conversione del cuore per ogni cristiano, ripercorriamo nel servizio di Alessandro Gisotti alcune meditazioni di Benedetto XVI sul questo tempo liturgico:



Un tempo privilegiato del “pellegrinaggio interiore verso Colui che è la fonte della misericordia”. Nel suo primo Messaggio per la Quaresima, nel 2006, Benedetto XVI descrive il periodo quaresimale come “un pellegrinaggio” in cui Gesù stesso “ci accompagna attraverso il deserto della nostra povertà, sostenendoci nel cammino verso la gioia intensa della Pasqua”. La Quaresima, ribadisce nell’udienza generale del Mercoledì delle Ceneri dell’anno scorso, è la “stagione spirituale propizia per allenarsi con maggior tenacia a cercare Dio, aprendo il cuore a Cristo”. Parole corredate da una riflessione sul vero significato della conversione cristiana:


"Convertirsi non è uno sforzo per autorealizzare se stessi, perché l’essere umano non è l’architetto del proprio destino eterno. Non siamo noi che abbiamo fatto noi stessi. Perciò l’autorealizzazione è una contraddizione ed è anche troppo poco per noi. Abbiamo una destinazione più alta (...) Conversione consiste nell’accettare liberamente e con amore di dipendere in tutto da Dio, il vero nostro Creatore, di dipendere dall’amore. Questa non è dipendenza ma libertà”.

Nel Messaggio per la Quaresima dell’anno scorso, l’invito del Papa ai fedeli “a sostare con Maria e Giovanni, il discepolo prediletto, accanto a Colui che sulla Croce consuma per l’intera umanità il sacrificio della sua vita”. In questo tempo di penitenza e di preghiera, è l’esortazione del Santo Padre, bisogna volgere lo sguardo a Cristo crocifisso che, morendo sul Calvario, ci ha rivelato pienamente l’amore di Dio. Ecco come il Papa sottolinea la profondità di questo sguardo, all’Angelus del 25 febbraio 2007, prima domenica di Quaresima:


“Guardando Cristo, sentiamoci al tempo stesso guardati da Lui. Colui che noi stessi abbiamo trafitto con le nostre colpe non si stanca di riversare sul mondo un torrente inesauribile di amore misericordioso”.


La conversione del cuore a Dio è, dunque, “la dimensione fondamentale del tempo quaresimale”. Il Papa lo ribadisce nel Messaggio per la Quaresima di quest’anno, in cui sottolinea che la carità evangelica “non è semplice filantropia”. L’elemosina, come la preghiera e il digiuno, devono tendere ad una purificazione interiore. Così, il Papa il 21 febbraio scorso, nella Messa per il Mercoledì delle Ceneri:

"Il digiuno al quale la Chiesa ci invita in questo tempo forte, non nasce certo da motivazioni di ordine fisico, estetico, ma scaturisce dall’esigenza che l’uomo ha di una purificazione interiore che lo disintossichi dall’inquinamento del peccato e del male, lo educhi a quelle salutari rinunce che affrancano il credente dalla schiavitù del proprio io, lo renda più attento e disponibile all’ascolto di Dio e al servizio dei fratelli".



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Tuesday, February 05, 2008 6:55 PM
Il Papa modifica la Preghiera per gli Ebrei, della Liturgia del Venerdì Santo, contenuta nel Missale Romanum del 1962



Viene pubblicata oggi su “L’Osservatore Romano” una nota che informa della disposizione del Papa di sostituire il testo della Preghiera per gli Ebrei, della Liturgia del Venerdì Santo, contenuta nel Missale Romanum pubblicato nel 1962 dal Beato Giovanni XXIII. La sostituzione decisa dal Papa intende rispondere ad obiezioni sollevate dopo la pubblicazione del Motu Proprio Summorum Pontificum, del 7 luglio 2007. Documento pontificio che, ricordiamo, regolamenta la possibilità di usare l’ultima stesura del Missale Romanum, anteriore al Concilio Vaticano II.

Il nuovo testo della Preghiera per gli Ebrei, secondo una nostra traduzione non ufficiale, recita: “Preghiamo per gli Ebrei. Il Signore Dio Nostro illumini i loro cuori perché riconoscano Gesù Cristo Salvatore di tutti gli uomini. Dio Onnipotente ed eterno, Tu che vuoi che tutti gli uomini si salvino e giungano alla conoscenza della verità, concedi propizio che, entrando la pienezza dei popoli nella tua Chiesa, tutto Israele sia salvo”. Va sottolineato che l’ipotesi che venga utilizzato il Missale Romanum del 1962 durante il Triduo Sacro è comunque del tutto eccezionale e riguarderebbe solo gruppi particolari.



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Wednesday, February 06, 2008 2:54 PM
LE UDIENZE

Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in Udienza:

S.E. il Signor Danilo Türk, Presidente della Repubblica di Slovenia, con la Consorte, e Seguito.






COMUNICATO DELLA SALA STAMPA DELLA SANTA SEDE

In fine mattinata di oggi, il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto il Presidente della Repubblica di Slovenia, Sua Eccellenza il Dott. Danilo Türk, il quale si è successivamente incontrato con il Segretario di Stato, Sua Eminenza il Card. Tarcisio Bertone, accompagnato dal Segretario per i Rapporti con gli Stati, Sua Eccellenza Mons. Dominique Mamberti.

Il colloquio ha permesso di toccare alcuni temi dell’attualità internazionale, in particolare la situazione nei Balcani, alla luce anche del semestre di Presidenza slovena dell’Unione Europea (gennaio-giugno 2008). Sul piano bilaterale si sono evocate le buone relazioni esistenti tra la Slovenia e la Santa Sede, come pure alcune questioni aperte tra lo Stato e la Chiesa e la volontà di favorirne una soddisfacente risoluzione.










Il Papa incontra il presidente sloveno Danilo Türk



Benedetto XVI ha ricevuto in fine mattinata il presidente della Slovenia Danilo Türk, che successivamente ha incontrato il cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone e il segretario per i Rapporti con gli Stati mons. Dominique Mamberti.

“Il colloquio – riferisce la Sala Stampa vaticana - ha permesso di toccare alcuni temi dell’attualità internazionale, in particolare la situazione nei Balcani, alla luce anche del semestre di presidenza slovena dell’Unione Europea (gennaio-giugno 2008). Sul piano bilaterale si sono evocate le buone relazioni esistenti tra la Slovenia e la Santa Sede, come pure alcune questioni aperte tra lo Stato e la Chiesa e la volontà di favorirne una soddisfacente risoluzione”.


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Wednesday, February 06, 2008 2:57 PM
L’UDIENZA GENERALE


L’Udienza Generale di oggi, Mercoledì delle Ceneri, si è svolta alle ore 10.30 nell’Aula Paolo VI dove il Santo Padre ha incontrato gruppi di pellegrini e fedeli provenienti dall’Italia e da ogni parte del mondo.

Nel discorso in lingua italiana il Santo Padre ha tenuto una meditazione sul significato del tempo quaresimale.

Dopo aver riassunto la Sua catechesi in diverse lingue, il Papa ha rivolto particolari espressioni di saluto ai gruppi di fedeli presenti. Quindi il Santo Padre ha lanciato un appello a favore delle popolazioni del Ciad, sconvolto da disordini interni.

L’Udienza Generale si è conclusa con la recita del Pater Noster e la Benedizione Apostolica impartita insieme ai Vescovi presenti.



CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA

Cari fratelli e sorelle,

quest’oggi, Mercoledì delle Ceneri, riprendiamo, come ogni anno, il cammino quaresimale animati da un più intenso spirito di preghiera e di riflessione, di penitenza e di digiuno. Entriamo in un tempo liturgico "forte" che, mentre ci prepara alle celebrazioni della Pasqua – cuore e centro dell’anno liturgico e dell’intera nostra esistenza – ci invita, anzi potremmo dire ci provoca, a imprimere un più deciso impulso alla nostra esistenza cristiana. Poiché gli impegni, gli affanni e le preoccupazioni ci fanno ricadere nell’abitudine, ci espongono al rischio di dimenticare quanto straordinaria sia l’avventura nella quale Gesù ci ha coinvolti, abbiamo bisogno, ogni giorno, di iniziare nuovamente il nostro esigente itinerario di vita evangelica, rientrando in noi stessi mediante pause ristoratrici dello spirito. Con l’antico rito dell’imposizione delle ceneri, la Chiesa ci introduce nella Quaresima come in un grande ritiro spirituale che dura quaranta giorni.

Entriamo dunque nel clima quaresimale, che ci aiuta a riscoprire il dono della fede ricevuta con il Battesimo e ci spinge ad accostarci al sacramento della Riconciliazione, ponendo il nostro impegno di conversione sotto il segno della misericordia divina. In origine, nella Chiesa primitiva, la Quaresima era il tempo privilegiato per la preparazione dei catecumeni ai sacramenti del Battesimo e dell’Eucaristia, che venivano celebrati nella Veglia di Pasqua. La Quaresima veniva considerata come il tempo del divenire cristiani, che non si attuava in un solo momento, ma esigeva un lungo percorso di conversione e di rinnovamento. A questa preparazione si univano anche i già battezzati riattivando il ricordo del Sacramento ricevuto, e disponendosi a una rinnovata comunione con Cristo nella celebrazione gioiosa della Pasqua. Così, la Quaresima aveva, ed ancor oggi conserva, il carattere di un itinerario battesimale, nel senso che aiuta a mantenere desta la consapevolezza che l’essere cristiani si realizza sempre come un nuovo diventare cristiani: non è mai una storia conclusa che sta alle nostre spalle, ma un cammino che esige sempre un esercizio nuovo.

Imponendo sul capo le ceneri il celebrante dice: "Ricordati che sei polvere e in polvere ritornerai" (cfr Gen 3,19), oppure ripete l’esortazione di Gesù: "Convertitevi e credete al Vangelo" (cfr Mc 1,15). Entrambe le formule costituiscono un richiamo alla verità dell’esistenza umana: siamo creature limitate, peccatori bisognosi sempre di penitenza e di conversione. Quanto è importante ascoltare ed accogliere questo richiamo in questo nostro tempo! Quando proclama la sua totale autonomia da Dio, l’uomo contemporaneo diventa schiavo di sé stesso e spesso si ritrova in una solitudine sconsolata. L’invito alla conversione è allora una spinta a tornare tra le braccia di Dio, Padre tenero e misericordioso, a fidarsi di Lui, ad affidarsi a Lui come figli adottivi, rigenerati dal suo amore. Con sapiente pedagogia la Chiesa ripete che la conversione è anzitutto una grazia, un dono che apre il cuore all’infinita bontà di Dio. Egli stesso previene con la sua grazia il nostro desiderio di conversione e accompagna i nostri sforzi verso la piena adesione alla sua volontà salvifica. Convertirsi vuol dire allora lasciarsi conquistare da Gesù (cfr Fil 3,12) e con Lui "ritornare" al Padre.

La conversione comporta quindi porsi umilmente alla scuola di Gesù e camminare seguendo docilmente le sue orme. Illuminanti sono al riguardo le parole con cui Egli stesso indica le condizioni per essere suoi veri discepoli. Dopo aver affermato che "chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del vangelo, la salverà", aggiunge: "Che giova infatti all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde la propria anima"? (Mc 8,35-36). La conquista del successo, la bramosia del prestigio e la ricerca delle comodità, quando assorbono totalmente la vita sino ad escludere Dio dal proprio orizzonte, conducono veramente alla felicità? Ci può essere felicità autentica a prescindere da Dio? L’esperienza dimostra che non si è felici perché si soddisfano le attese e le esigenze materiali. In realtà, la sola gioia che colma il cuore umano è quella che viene da Dio: abbiamo infatti bisogno della gioia infinita. Né le preoccupazioni quotidiane, né le difficoltà della vita riescono a spegnere la gioia che nasce dall’amicizia con Dio. L’invito di Gesù a prendere la propria croce e a seguirlo in un primo momento può apparire duro e contrario a quanto noi vogliamo, mortificante per il nostro desiderio di realizzazione personale. Ma guardando più da vicino possiamo scoprire che non è così: la testimonianza dei santi dimostra che nella Croce di Cristo, nell’amore che si dona, rinunciando al possesso di se stesso, si trova quella profonda serenità che è sorgente di generosa dedizione ai fratelli, specialmente ai poveri e ai bisognosi. E questo dona gioia anche a noi stessi. Il cammino quaresimale di conversione, che oggi intraprendiamo con tutta la Chiesa, diventa pertanto l’occasione propizia, "il momento favorevole" (cfr 2 Cor 6,2) per rinnovare il nostro abbandono filiale nelle mani di Dio e per mettere in pratica quanto Gesù continua a ripeterci: "Se qualcuno vuole venire dietro di me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua" (Mc 8,34), e così si inoltri sulla strada dell’amore e della vera felicità.

Nel tempo quaresimale la Chiesa, facendo eco al Vangelo, propone alcuni specifici impegni che accompagnano i fedeli in questo itinerario di rinnovamento interiore: la preghiera, il digiuno e l’elemosina. Nel Messaggio per la Quaresima di quest’anno, pubblicato pochi giorni fa, ho voluto soffermarmi "sulla pratica dell’elemosina, che rappresenta un modo concreto di venire in aiuto a chi è nel bisogno e, al tempo stesso, un esercizio ascetico per liberarsi dall’attaccamento ai beni terreni" (n. 1). Noi sappiamo quanto purtroppo la suggestione delle ricchezze materiali pervada in profondità la società moderna. Come discepoli di Gesù Cristo siamo chiamati a non idolatrare i beni terreni, ma ad utilizzarli come mezzi per vivere e per aiutare gli altri che sono nel bisogno. Indicandoci la pratica dell’elemosina, la Chiesa ci educa ad andare incontro alle necessità del prossimo, ad imitazione di Gesù, che, come nota san Paolo, si è fatto povero per arricchirci della sua povertà (cfr 2 Cor 8,9). "Alla sua scuola - ho scritto ancora nel citato Messaggio – possiamo imparare a fare della nostra vita un dono totale; imitandolo riusciamo a renderci disponibili, non tanto a dare qualcosa di ciò che possediamo, bensì noi stessi". Ed ho aggiunto: "L’intero Vangelo non si riassume forse nell’unico comandamento della carità? Ecco allora che l’elemosina, praticata con profondo spirito di fede, diviene un mezzo per capire e realizzare meglio la nostra stessa vocazione cristiana. Quando infatti, gratuitamente offre se stesso, il cristiano testimonia che non è la ricchezza materiale a dettare le leggi dell’esistenza, ma l’amore" (n. 5).

Cari fratelli e sorelle, chiediamo alla Madonna, Madre di Dio e della Chiesa, di accompagnarci nel cammino quaresimale, perché sia cammino di vera conversione. Lasciamoci condurre da Lei e giungeremo, interiormente rinnovati, alla celebrazione del grande mistero della Pasqua di Cristo, rivelazione suprema dell’amore misericordioso di Dio.

Buona Quaresima a tutti!



SINTESI DELLA CATECHESI NELLE DIVERSE LINGUE



○ Sintesi della catechesi in lingua francese

Chers Frères et Sœurs,

Le Mercredi des Cendres nous fait entrer dans le Carême. C’est l’occasion de recommencer un itinéraire exigeant de vie évangélique et de renouvellement intérieur, dans un esprit de prière, de pénitence, d’aumône et de jeûne. Ce temps fort liturgique nous prépare aux fêtes pascales, centre de l’année liturgique. Il nous aide à redécouvrir la foi de notre Baptême et nous pousse à recevoir le Sacrement du pardon. L’imposition des cendres nous introduit dans le Carême comme dans une grande retraite spirituelle. Dans l’Église primitive, c’était le temps privilégié pour la préparation des catéchumènes au Baptême et à l’Eucharistie, célébrés lors de la Veillée pascale. L’invitation à la conversion est un appel à revenir vers Dieu, Père tendre et miséricordieux, à avoir confiance en Lui, comme fils adoptifs régénérés par son amour. Se convertir consiste à se mettre humblement à l’école de Jésus, pour trouver la vraie joie. Prendre sa croix peut paraître dur pour notre désir de réalisation personnelle; mais cela ouvre à la sérénité et à la générosité envers nos frères, spécialement les plus pauvres. Demandons à la Vierge Marie, Mère de Dieu et Mère de l’Église, de nous accompagner pendant ce Carême, pour que ce soit un chemin de conversion véritable. Bon carême à tous.

Je suis heureux de vous accueillir, chers pèlerins francophones. Je salue particulièrement les jeunes et le groupe de l’International Police Association, Avec ma Bénédiction apostolique.


○ Sintesi della catechesi in lingua inglese

Dear Brothers and Sisters,

Today, Ash Wednesday, marks the beginning of our annual Lenten journey of prayer and penance. In the early Church, Lent was the time when catechumens prepared for Baptism, accompanied by the prayers of the whole Christian community. Today, too, the Lenten season is a privileged moment of conversion and spiritual renewal for the whole Church. The rite of the imposition of ashes is a summons to return to God and, in doing so, to discover authentic freedom and joy. Jesus reminds us that only by "losing" our life will we truly "find" it. Our ultimate fulfilment is found in God alone, who satisfies our deepest longings. By taking up our cross and following the Lord, we experience redemption, inner peace and loving solidarity with our brothers and sisters. During Lent, in addition to prayer and fasting, the Church invites us to practice almsgiving as an expression of our desire to imitate Christ’s own self-giving and his generous concern for others. As we set out once again on this journey of spiritual renewal, may Mary, Mother of the Church, guide us to a fruitful celebration of Easter. A Blessed Lent to all of you!

This morning I am especially pleased to greet the delegation of government leaders from Lebanon, Iraq and Jordan, and I offer my prayerful good wishes for their efforts to promote reconciliation, justice and peace in the region. My warm greeting and prayerful encouragement also goes to the participants in the Graduate School of the Bossey Ecumenical Institute. I thank the choir for their praise of God in song. Upon all the English-speaking pilgrims, especially those from England and the United States, I cordially invoke God’s blessings of joy and peace.



○ Sintesi della catechesi in lingua tedesca

Liebe Brüder und Schwestern!

Mit dem heutigen Aschermittwoch beginnt die Fastenzeit. Diese Wochen vor der Feier des Osterfestes sind in der Kirche seit den ersten Jahrhunderten immer auch eine Zeit des Katechumenats, der Vorbereitung auf den Empfang der Taufe und der Eucharistie. Aber auch all jene, die bereits getauft sind, sind eingeladen, sich ihres Christseins klarer bewußt zu werden, die Taufgnade durch die Bekehrung ihres Herzens und den Empfang des Bußsakraments neu zu beleben und sich entschlossen auf den Weg der Nachfolge Christi zu begeben. Dazu empfiehlt die Kirche einige besondere Werke, nämlich Gebet, Fasten und Almosengeben. In meiner diesjährigen Botschaft zur Fastenzeit habe ich besonders auf die Praxis des Almosengebens, des Teilens unserer Güter, Bezug genommen. Diese stellt „eine konkrete Weise dar, dem Notleidenden zu Hilfe zu kommen, und ist gleichzeitig eine asketische Übung zur Befreiung von der Gebundenheit an die irdischen Güter". Das Vorbild Christi, führt uns noch einen Schritt weiter, denn von ihm lernen wir, aus unserem eigenen Leben eine Gabe zu machen. „Indem wir ihn nachahmen, wächst die Bereitschaft, nicht nur von unserem Besitz zu geben, sondern uns selbst. [...] Wenn der Christ sich hingibt ohne zu zählen, bezeugt er: Nicht der materielle Reichtum diktiert die Gesetze der Existenz, sondern die Liebe."

Ganz herzlich heiße ich die Pilger und Besucher aus Deutschland, Österreich, der Schweiz und aus Südtirol willkommen. Die Liturgie des Aschermittwochs verkündet uns in Wort und Zeichen, daß wir Geschöpfe sind, die der Gnade der Bekehrung bedürfen. Gebet, Fasten und Almosengeben mögen uns helfen, unsere christliche Berufung tiefer zu erkennen und zu leben. Euch allen wünsche ich eine gesegnete Fastenzeit!


○ Sintesi della catechesi in lingua spagnola

Queridos hermanos y hermanas:

Hoy, con el rito de la imposición de la ceniza, la Iglesia nos introduce en la Cuaresma, que es como un gran retiro espiritual de cuarenta días, en el cual se nos invita a redescubrir el don de la fe recibida con el Bautismo y a acercarnos al sacramento de la Reconciliación, poniendo nuestro esfuerzo de conversión interior bajo el signo de la misericordia divina. Convertirse es acudir a la escuela de Jesús y seguir dócilmente sus huellas. A la luz del Evangelio, la Iglesia propone a los fieles algunos compromisos específicos para este itinerario: la oración, el ayuno y la limosna. Sobre esta última he querido detenerme en el Mensaje para la Cuaresma de este año. El cristiano está llamado a no idolatrar los bienes terrenos, sino a utilizarlos como medios para vivir y ayudar a los necesitados, imitando así al Señor, quien, según San Pablo, se hizo pobre para enriquecernos con su pobreza (cf. 2 Cor 8,9).

Saludo con afecto a los peregrinos de lengua española. En particular, a los fieles venidos de San Sebastián, de las parroquias de El Salvador de La Roda y de San Juan Bautista de Carballo, a la Asociación "Palabra culta y buenas costumbres", así como a los demás grupos procedentes de España, México y de otros países latinoamericanos. Dejémonos guiar por la Virgen María en el camino cuaresmal y llegaremos, renovados interiormente, a la celebración de la Pascua de Cristo, revelación suprema del amor misericordioso de Dios. Os deseo a todos una Santa Cuaresma. Muchas gracias.




SALUTI PARTICOLARI NELLE DIVERSE LINGUE



○ Saluto in lingua portoghese

Queridos peregrinos de língua portuguesa, saúdo cordialmente a todos, nomeadamente os grupos das paróquias de Espinho e Ameal no Porto, de Nogueiró e Tenões em Braga, da diocese de Bragança-Miranda e ainda o Colégio Rainha Santa Isabel de Coimbra. De bom augúrio é este nosso encontro ao início da Quaresma, que a todos chama a uma conversão mais profunda, deixando-nos conquistar por Jesus e, com Ele, regressar aos braços de Deus, Pai terno e misericordioso. Aí temos a alegria que não morre; repletos da mesma, será impossível não transbordar como uma festa de Deus para os outros. Eu desejo a cada um de vós esta festa de Deus, deixando a Deus o tempo e o cuidado de insistir com os demais para que entrem na festa. Uma santa Quaresma!


○ Saluto in lingua polacca

Drodzy bracia i siostry! Rozpoczynamy Wielki Post. Niech to będzie czas prawdziwego nawrócenia, abyśmy odnowieni duchowo mogli uczestniczyć w tajemnicy odkupienia i radować się w dniu zmartwychwstania. Niech to będzie czas zawierzenia miłosierdziu Boga. Serdecznie wam błogosławię.

[Cari fratelli e sorelle! Iniziamo la Quaresima. Sia questo un tempo di vera conversione, affinché, rinnovati nello spirito, possiamo partecipare al mistero della redenzione e gioire nel giorno della risurrezione. Sia questo un tempo di affidamento alla misericordia di Dio. Vi benedico cordialmente.]


○ Saluto in lingua ceca

Srdečně zdravím farníky z Losin a Rapotína. Přijetím posvátného popelce dnes zahajujeme postní dobu, drahocenný čas modlitby a pokání, který nás vede k obrácení. Využijte tohoto období milosti! Rád vám všem žehnám. Chvála Kristu!

[Un cordiale saluto ai fedeli della Parrocchia di Losiny e di Rapotín. Oggi, con l'imposizione delle sacre ceneri, stiamo entrando nella Quaresima, tempo prezioso di preghiera e di penitenza, che ci porta alla conversione. Cogliamo con profitto questo tempo di grazia! Volentieri vi benedico tutti. Sia lodato Gesù Cristo!]


○ Saluto in lingua italiana

Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto voi, Piccoli cantori di Merano, grazie per il vostro canto, e vi incoraggio a proseguire con gioia il vostro impegno di animazione liturgica. Saluto voi, rappresentanti del Comitato Pio IX, di Senigallia, convenuti a Roma in occasione del 130° anniversario della morte del beato Pio IX, la cui memoria liturgica si celebra domani. Vi ringrazio per il vostro generoso impegno teso a richiamare l’attenzione sulla figura e sull’esemplarità delle virtù di questo grande Pontefice, che espletò con eroica carità la missione di pastore universale della Chiesa, avendo sempre come obiettivo la salvezza delle anime. Nel suo lungo pontificato, segnato da avvenimenti burrascosi, egli cercò di riaffermare con forza le verità della fede cristiana di fronte a una società esposta ad una progressiva secolarizzazione. La sua testimonianza di indomito e coraggioso servitore di Cristo e della Chiesa costituisce anche oggi un luminoso insegnamento per tutti. Auspico di cuore che questa significativa ricorrenza contribuisca a far conoscere meglio lo spirito e il "volto" di questo mio beato predecessore e a farne apprezzare ancor più la sapienza evangelica e la fortezza interiore.

Saluto infine i giovani, i malati e gli sposi novelli, invitando tutti ad accogliere con prontezza e attuare con generosa perseveranza l’invito alla conversione, che la Chiesa oggi ci rivolge in modo singolare.



APPELLO DEL SANTO PADRE

In questi giorni sono particolarmente vicino alle care popolazioni del Ciad, sconvolte da dolorose lotte intestine, che hanno causato numerose vittime e la fuga di migliaia di civili dalla Capitale. Affido anche alla vostra preghiera e alla vostra solidarietà questi fratelli e sorelle che soffrono, chiedendo che siano loro risparmiate ulteriori violenze e venga assicurata la necessaria assistenza umanitaria, mentre rivolgo un accorato appello a deporre le armi e a percorrere la via del dialogo e della riconciliazione.













All'udienza generale, Benedetto XVI parla della Quaresima e lancia un appello alla riconciliazione per il Ciad. Il saluto del Papa alla mamma di Ingrid Betancourt



La Quaresima come “grande ritiro spirituale”, che permette ai cristiani di fare esercizio di conversione e di solidarietà con i poveri e così riscoprire che è questo che dà gioia alla loro vita. Ma anche un appello perché cessino le violenze in Ciad - al quale il Papa ha fatto giungere una donazione tramite Cor Unum - e perché la Terra Santa cammini verso la pace. E infine, un ricordo di Pio IX, nel 130.mo della morte, definito un “indomito” servitore della verità in un’epoca di secolarizzazione. E’ stata un’udienza generale densa di spunti, quella che Benedetto XVI ha tenuto questa mattina in Aula Paolo VI, di fronte a circa cinquemila fedeli. La cronaca, nel servizio di Alessandro De Carolis:


La secolarizzazione non è un male solo contemporaneo. La combatté con coraggio anche Pio IX un secolo e mezzo fa. Ed è in queste epoche di erosione dei valori cristiani che un periodo di riflessione, preghiera e digiuno dal materialismo come la Quaresima possono aiutare, anzitutto le persone di fede, a riscoprire che la gioia che riempie il cuore sta nel confidare in Dio e nell’aiutare i più poveri. Benedetto XVI ha spiegato che i quaranta giorni prima della Pasqua - così come un tempo la preparazione dei catecumeni rendeva più evidente - sono un tempo di rinnovamento interiore proprio perché:

“Aiuta a mantenere desta la consapevolezza che l’essere cristiani si realizza sempre come un nuovo diventare cristiani: non è mai una storia conclusa che sta alle nostre spalle, ma un cammino che esige sempre un esercizio nuovo”.

Le parole-guida della Quaresima - conversione e penitenza - sono, ha sostenuto il Papa, tanto più stringenti oggi se si pensa a quanto la “suggestione delle ricchezze materiali pervada in profondità la società moderna”:


“Quando proclama la sua totale autonomia da Dio, l’uomo contemporaneo diventa schiavo di sé stesso e spesso si ritrova in una solitudine sconsolata. L’invito alla conversione è allora una spinta a tornare tra le braccia di Dio, Padre tenero e misericordioso, a fidarsi di Lui, ad affidarsi a Lui come figli adottivi, rigenerati dal suo amore”.


Del resto, ha incalzato poco dopo Benedetto XVI con le parole del Vangelo di Marco, “che giova guadagnare il mondo intero, se poi si perde la propria anima?”:


“La conquista del successo, la bramosia del prestigio e la ricerca delle comodità, quando assorbono totalmente la vita sino ad escludere Dio dal proprio orizzonte, conducono veramente alla felicità? Ci può essere felicità autentica a prescindere da Dio? L’esperienza dimostra che non si è felici perché si soddisfano le attese e le esigenze materiali. In realtà, la sola gioia che colma il cuore umano è quella che viene da Dio: abbiamo infatti bisogno della gioia infinita”.


Antidoto, quasi, all’avidità accesa dal miraggio della ricchezza o del benessere ad oltranza è il suo contrario: il dono di beni, il dono di se stessi a chi è nel bisogno. Il Papa lo ha sottolineato parlando dell’elemosina, elemento tipicamente quaresimale e al centro del recente Messaggio dedicato dal Pontefice a questo tempo liturgico. Se l’elemosina, ha affermato, viene “praticata con profondo spirito di fede, diviene un mezzo per capire e realizzare meglio la nostra stessa vocazione cristiana”:


“Quando infatti, gratuitamente offre se stesso, il cristiano testimonia che non è la ricchezza materiale a dettare le leggi dell’esistenza, ma l’amore”.

Ricco anche il dopo-catechesi, con Benedetto XVI a più riprese impegnato sul versante della cronaca internazionale, a cominciare da questo appello per lo Stato del Ciad, uno degli ultimi teatri africani insanguinati da conflitti intestini e patria di migliaia di civili in fuga:


“Affido anche alla vostra preghiera e alla vostra solidarietà questi fratelli e sorelle che soffrono, chiedendo che siano loro risparmiate ulteriori violenze e venga assicurata la necessaria assistenza umanitaria, mentre rivolgo un accorato appello a deporre le armi e a percorrere la via del dialogo e della riconciliazione”.


Poco prima il Papa, rivolgendosi a un gruppo di funzionari di governo libanesi, iracheni e giordani presenti in Aula Paolo VI, li aveva esortati a promuovere la riconciliazione, la giustizia e la pace nella regione del Medio Oriente. Poi, terminata l’udienza, è stata la volta di Yolanda Betancourt - mamma di Ingrid, la candidata alle elezioni presidenziali colombiane da sei anni ostaggio della guerriglia locale - accogliere l’incoraggiamento del Pontefice per questa lunga e dolorosa vicenda.


Infine, ampio risalto è stato dato da Benedetto XVI al 130.mo anniversario della morte di Pio IX. Il Papa ha salutato la delegazione del Comitato omonimo, proveniente da Senigallia, è si è soffermato con parole di grande apprezzamento sulla figura di un Pontefice che, ha detto, “espletò con eroica carità la missione di pastore universale della Chiesa, avendo sempre come obiettivo la salvezza delle anime”:


“Nel suo lungo pontificato, segnato da avvenimenti burrascosi, egli cercò di riaffermare con forza le verità della fede cristiana di fronte a una società esposta ad una progressiva secolarizzazione. La sua testimonianza di indomito e coraggioso servitore di Cristo e della Chiesa costituisce anche oggi un luminoso insegnamento per tutti”.




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+PetaloNero+
Wednesday, February 06, 2008 2:58 PM
Messaggio del Papa per la Campagna di fraternità, che dà inizio al tempo di Quaresima in Brasile, dedicata al tema della vita



Con il Mercoledì delle Ceneri comincia oggi in Brasile l’annuale Campagna di fraternità della Chiesa locale, che tradizionalmente accompagna l’inizio della Quaresima. In questa occasione il Papa ha inviato un Messaggio al presidente della Conferenza episcopale brasiliana, l'arcivescovo di Mariana, Geraldo Lyrio Rocha, invitando a combattere tutte le minacce alla vita. Il servizio di Roberta Gisotti: “Scegli, dunque, la vita”: questo il motto indicato dai vescovi brasiliani per la Campagna 2008 d’inizio Quaresima, dedicata al tema “Fraternità e difesa della vita”. Ricorda, Benedetto XVI nel suo Messaggio alla Chiesa del Brasile, che la Quaresima è “un tempo di conversione per tutti i cristiani, nel senso di ricercare una fedeltà ancora più grande a Dio creatore e datore della vita”. Richiamando poi l’enciclica ‘Evangelium vitae’ di Giovanni Paolo II, sottolinea come “la mentalità individualistica ed edonistica” “con una concezione distorta della scienza, è stata causa di nuove violazioni della vita, in particolare dell’aborto e dell’eutanasia”. “Tutte le minacce alla vita devono essere combattute”, scrive il Papa, rievocando quanto il Concilio Vaticano II ha prescritto nella ‘Gaudium et spes’ “nel condannare tutto ciò che si oppone alla vita o viola l’integrità della persona umana e la sua dignità”; “atteggiamenti questi” che “ancor più inquinano coloro che così si comportano, che non quelli che le subiscono, poiché ledono grandemente l’onore dovuto al Creatore”.


Da qui il rinnovato auspicio del Santo Padre a “che i diversi organismi della società civile desiderino essere solidali con la volontà popolare che, in maggioranza, rifiuta tutte le forme contrarie alle esigenze etiche di giustizia e di rispetto per la vita umana dal suo inizio fino al suo termine naturale”. “I cammini tracciati da una cultura senza Dio e senza i suoi comandamenti o persino contro Dio, finiscono con l’essere – ha ammonito infine il Papa – ‘una cultura contro l’essere umano e contro il bene dei popoli latinoamericani’”.



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+PetaloNero+
Wednesday, February 06, 2008 9:06 PM
Inizia la Quaresima. Il mercoledì delle Ceneri di Benedetto XVI



di Mattia Bianchi/ 06/02/2008

La Quaresima come cammino di penitenza. Il papa riflette sulla preghiera e la sofferenza come "luoghi di apprendimento e di esercizio della speranza" e dà inizio al tempo di preparazione alla Pasqua.

La Quaresima come tempo di penitenza in preparazione alla Pasqua. Nel mercoledì delle Ceneri, Benedetto XVI lo ha ricordato ai cristiani del mondo che si sono messi in cammino verso la celebrazione della morte e risurrezione di Cristo. In mattinata, l’udienza generale in Aula Paolo VI, mentre nel pomeriggio la processione e l’imposizione delle ceneri, in una sorta di itinerario penitenziale sull’Aventino, dalla chiesa di Sant’Anselmo alla basilica di Santa Sabina dove è stata celebrata la Santa Messa. Il pontefice è arrivato, puntuale, alle 16,30 nella chiesa di Sant'Anselmo, accolto dal cardinale Camillo Ruini e il maestro dell’ufficio per le celebrazioni liturgiche, mons. Guido Marini.

Dopo una breve preghiera, è cominciata la processione verso la basilica di Santa Sabina, una tradizione cara ai pontefici. Dietro la croce, il papa, i monaci, diversi vescovi e cardinali, oltre ai semplici fedeli, che solitamente accorrono numerosi a questa preghiera modellata sulle ''stazioni'' quaresimali romane. Nella basilica di Santa Sabina, infine, la solenne celebrazione del mercoledì delle Ceneri, che ha dato modo al papa, durante l'omelia, di tornare di nuovo sul significato della Quaresima.

Nella sua omelia, il papa ha riflettuto sulla preghiera e sulla sofferenza come aspetti del cammino penitenziale e “luoghi di apprendimento e di esercizio della speranza”. “La preghiera alimenta la speranza, - spiega Benedetto XVI - perché nulla più del pregare con fede esprime la realtà di Dio nella nostra vita. Anche nella solitudine della prova più dura, niente e nessuno possono impedirmi di rivolgermi al Padre, “nel segreto” del mio cuore, dove Lui solo vede”. E ancora: “Senza la dimensione della preghiera, l’io umano finisce per chiudersi in se stesso, e la coscienza, che dovrebbe essere eco della voce di Dio, rischia di ridursi a specchio dell’io, così che il colloquio interiore diventa un monologo dando adito a mille autogiustificazioni”.

Al contrario, “la preghiera è garanzia di apertura agli altri: chi si fa libero per Dio e le sue esigenze, si apre contemporaneamente all’altro, al fratello che bussa alla porta del suo cuore e chiede ascolto, attenzione, perdono, talvolta correzione ma sempre nella carità fraterna”. Il papa indica poi la strada della “vera preghiera”, mai “egocentrica, ma sempre centrata sull’altro” e “motore del mondo, perché lo tiene aperto a Dio”. Parlando della sofferenza, invece, il riferimento è alla Pasqua, “il mistero che dà senso”. Sull’esempio di Cristo che ha sofferto, “più è grande la speranza che ci anima, - dice il papa - tanto maggiore è anche in noi la capacità di soffrire per amore della verità e del bene, offrendo con gioia le piccole e grandi fatiche di ogni giorno e inserendole nel grande com-patire di Cristo”.

A seguire, l’invito a vivere la Quaresima “in spirituale unione con Maria, che ha avanzato nel cammino della fede dietro il suo Figlio e sempre precede i discepoli nell’itinerario verso la luce pasquale”.



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