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Paparatzifan
Tuesday, January 15, 2008 10:10 PM
Dal blog di Lella...

PAPA/SAPIENZA: VISITA ANNULLATA PER DIVISIONI IN ''FAMIGLIA'' (sintesi)

(ASCA) - Citta' del Vaticano, 15 gen - E' alla fine saltata la visita di papa Benedetto XVI all'universita' La Sapienza di Roma: dopo una giornata ad alta tensione in cui le polemiche sono proseguite senza tregua e che ha anche visto alcuni studenti dei collettivi occupare per qualche ora l'Aula Magna del Rettorato, e' arrivata da Oltretevere la decisione, presa dopo lunga riflessione, di cancellare la visita prevista per dopodomani, giovedi' 17 gennaio.

Per spiegare la scelta di annullare l'evento, fonti del Vaticano scelgono di usare una semplice metafora: ''Se si riceve un invito da parte di una famiglia, ma poi quella famiglia comincia a dividersi, e accade quello che e' successo in questi giorni, non e' piu' il caso di accettare''. Ragioni, quindi, di ''cortesia'' e opportunita' piuttosto che serie preoccupazioni di ordine pubblico.

Il Viminale, infatti, ha fatto sapere di aver preso tutte le misure necessarie per la sicurezza del papa e l'eventualita' di scontri violenti tra polizia e manifestanti era stata disinnescata dopo che ai collettivi che volevano protestare contro la visita del pontefice era stato garantito uno spazio all'interno della cittadella universitaria, cosi' come da loro richiesto. La giornata era cominciata in un clima di tensione crescente, con le prime pagine dei giornali dominate dalle polemiche scatenate dalla lettera di 67 professori dell'ateneo romano che chiedevano al rettore Renato Guardini di annullare l'invito, ''in nome della laicita' della scienza e della cultura e nel rispetto di questo nostro Ateneo aperto a docenti e studenti di ogni credo e di ogni ideologia''. La protesta, in realta', veniva da lontano: gia' a meta' novembre, il professore emerito Marcello Cini aveva scritto una durissima lettera al Rettore per protestare contro l'ipotesi, poi non confermata, che il papa tenesse anche alla Sapienza, come gia' a Ratisbona, una ''lectio magistralis'. Ad ogni modo, secondo il professore, una visita del pontefice in occasione dell'apertura dell'anno accademico riporterebbe indietro l'ateneo ''di trecento anni''. Pochi giorni dopo, la gia' citata lettera dei 67 riprendeva, piu' succintamente le argomentazioni di Cini ma la questione rimaneva ancora chiusa tra le quattro mura della citta' universitaria. Tuttavia, la polemica riesplodeva a ridosso della visita, in particolare dopo la pubblicazione della lettera dei professori dal quotidiano ''La Repubblica''. Nel corso della giornata, risulta chiaro che sia centrodestra cosi' come dal centrosinistra la contestazione alla visita del papa viene considerata, pur con toni diversi, inaccettabile: da Rutelli a Casini, da An al ministro Turco, tutti ribadiscono che impedire al papa di parlare sarebbe una violazione proprio di quella liberta' di pensiero e di parola espressa dall'istituzione universitaria. Intanto, vengono definiti i dettagli della giornata di giovedi' e il Rettorato, per minimizzare le occasioni di polemica, decide di ''sdoppiare' la mattinata in due momenti distinti: prima la cerimonia di inaugurazione dell'Anno Accademico, con la presenza del sindaco di Roma Walter Veltroni e del ministro dell'Universita' e della Ricerca Fabio Mussi; poi la visita di papa Benedetto e il suo discorso ''alla comunita' universitaria''. Ma questo non basta a rasserenare gli animi: verso l'ora di pranzo alcuni esponenti del collettivo ''Rete dell'Autoformazione'' occupa l'Aula Magna del Rettorato. Chiedono uno spazio dove manifestare all'interno della citta' universitaria durante la visita del papa. Dopo un incontro con il rettore e trattative con la Questura, lo spazio viene accordato: non proprio sotto la Minerva ma sufficientemente vicino perche' i loro striscioni e i loro ''assalti sonori' riescano a comunicare il messaggio di protesta. Tuttavia, con il passare delle ore, si fanno piu' insistenti le voci di un possibile annullamento della visita, piu' volte smentite con sempre minore convinzione e infine confermate da uno scarno comunicato della Sala Stampa vaticana: ''A seguito delle ben note vicende di questi giorni in rapporto alla visita del Santo Padre all'Universita' degli Studi 'La Sapienza', che su invito del Rettore Magnifico avrebbe dovuto verificarsi giovedi' 17 gennaio, si e' ritenuto opportuno soprassedere all'evento. Il Santo Padre inviera', tuttavia, il previsto intervento''. L'annuncio provoca il riesplodere della polemica politica, con Silvio Berlusconi che parla di ''una rinuncia che e' una sorpresa dolorosa che umilia lo Stato'' mentre il presidente del Consiglio Romano Prodi che condanna ''gesti, dichiarazioni e atteggiamenti che hanno provocato una tensione inaccettabile''. Anche dal mondo della scienza arrivano reazioni negative all'esito della vicenda, con il premio Nobel Carlo Rubbia, membro della Pontificia Accademia delle Scienze, che si dice ''costernato'' di una polemica ''uscita dalle norme del vivere civile e da ogni ragionevole proporzione''.


+PetaloNero+
Wednesday, January 16, 2008 2:37 PM
RINUNCE E NOMINE


NOMINA DEL VESCOVO DI NASHIK (INDIA)

Il Santo Padre ha nominato Vescovo di Nashik (India), con titolo personale di Arcivescovo, il Rev.do Mons. Felix Anthony Machado, del clero di Vasai, Sotto-Segretario del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso.

Rev.do Mons. Felix Anthony Machado

Il Rev.do Mons. Felix Anthony Machado è nato il 6 giugno 1948, nella parrocchia di Remedy, allora Arcidiocesi di Bombay (India). Dopo aver frequentato la St. Thomas High School di Deotalao, ha compiuto gli studi di Filosofia nel St. Pius X Seminary, Goregaon, Bombay (1966-1969), e quelli di Teologia presso l’Università Cattolica di Lione, in Francia (1972-1976). Durante il soggiorno in Francia, nel 1970, è entrato nella Comunità di Taizé, ove ha vissuto per sette anni. Ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale il 30 ottobre 1976; incardinato inizialmente nell’Arcidiocesi di Bombay; con l’erezione della Diocesi di Vasai, nel 1998, è passato a quest’ultima.

Dopo l’ordinazione sacerdotale ha ricoperto gli incarichi di Vicario parrocchiale nella St. Francis Xavier Church, Giriz, Vasai (1976-1977), Cappellano presso la Hosftra University di New York, negli Stati Uniti (1980-1984), Professore di Teologia dogmatica e delle Religioni mondiali nel Seminario Diocesano di Bombay (1985-1993). Dal 1977 al 1984 ha studiato a New York, negli Stati Uniti, prima presso la Maryknoll School of Theology, ottenendo un M.A. in Teologia, e poi presso l’Università di Fordham, ottenendo il Dottorato in Filosofia.

Dal 2000 è Sotto-Segretario del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso.
+PetaloNero+
Wednesday, January 16, 2008 2:39 PM
L’UDIENZA GENERALE


L’Udienza Generale di questa mattina si è svolta alle ore 10.30 nell’Aula Paolo VI dove il Santo Padre ha incontrato gruppi di pellegrini e fedeli giunti dall’Italia e da ogni parte del mondo.

Nel discorso in lingua italiana, il Santo Padre Benedetto XVI si è soffermato ancora sulla figura di Sant’Agostino.

Dopo aver riassunto la Sua catechesi in diverse lingue, il Santo Padre Benedetto XVI ha rivolto particolari espressioni di saluto ai gruppi di fedeli presenti. Quindi, in occasione della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, che ha inizio venerdì 18 gennaio, il Papa ha invitato i fedeli a pregare per il dono dell’unità.

L’Udienza Generale si è conclusa con la recita del Pater Noster e la Benedizione Apostolica impartita insieme ai Vescovi presenti.



CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA

Cari fratelli e sorelle!

Oggi, come mercoledì scorso, vorrei parlare del grande Vescovo di Ippona, sant’Agostino. Quattro anni prima di morire, egli volle nominare il successore. Per questo, il 26 settembre 426, radunò il popolo nella Basilica della Pace, ad Ippona, per presentare ai fedeli colui che aveva designato per tale compito. Disse: "In questa vita siamo tutti mortali, ma l’ultimo giorno di questa vita è per ogni individuo sempre incerto. Tuttavia nell’infanzia si spera di giungere all’adolescenza; nell’adolescenza alla giovinezza; nella giovinezza all’età adulta; nell’età adulta all’età matura; nell’età matura alla vecchiaia. Non si è sicuri di giungervi, ma si spera. La vecchiaia, al contrario, non ha davanti a sé alcun altro periodo da poter sperare; la sua stessa durata è incerta… Io per volontà di Dio giunsi in questa città nel vigore della mia vita; ma ora la mia giovinezza è passata e io sono ormai vecchio" (Ep 213,1). A questo punto Agostino fece il nome del successore designato, il prete Eraclio. L’assemblea scoppiò in un applauso di approvazione ripetendo per ventitré volte: "Sia ringraziato Dio! Sia lodato Cristo!". Con altre acclamazioni i fedeli approvarono, inoltre, quanto Agostino disse poi circa i propositi per il suo futuro: voleva dedicare gli anni che gli restavano a un più intenso studio delle Sacre Scritture (cfr Ep 213, 6).

Di fatto, quelli che seguirono furono quattro anni di straordinaria attività intellettuale: portò a termine opere importanti, ne intraprese altre non meno impegnative, intrattenne pubblici dibattiti con gli eretici – cercava sempre il dialogo – intervenne per promuovere la pace nelle province africane insidiate dalle tribù barbare del sud. In questo senso scrisse al conte Dario, venuto in Africa per comporre il dissidio tra il conte Bonifacio e la corte imperiale, di cui stavano profittando le tribù dei Mauri per le loro scorrerie: "Titolo più grande di gloria – affermava nella lettera - è proprio quello di uccidere la guerra con la parola, anziché uccidere gli uomini con la spada, e procurare o mantenere la pace con la pace e non già con la guerra. Certo, anche quelli che combattono, se sono buoni, cercano senza dubbio la pace, ma a costo di spargere il sangue. Tu, al contrario, sei stato inviato proprio per impedire che si cerchi di spargere il sangue di alcuno" (Ep 229, 2). Purtroppo, la speranza di una pacificazione dei territori africani andò delusa: nel maggio del 429 i Vandali, invitati in Africa per ripicca dallo stesso Bonifacio, passarono lo stretto di Gibilterra e si riversarono nella Mauritania. L’invasione raggiunse rapidamente le altre ricche province africane. Nel maggio o nel giugno del 430 "i distruttori dell’impero romano", come Possidio qualifica quei barbari (Vita, 30,1), erano attorno ad Ippona, che strinsero d’assedio.

In città aveva cercato rifugio anche Bonifacio, il quale, riconciliatosi troppo tardi con la corte, tentava ora invano di sbarrare il passo agli invasori. Il biografo Possidio descrive il dolore di Agostino: "Le lacrime erano, più del consueto, il suo pane notte e giorno e, giunto ormai all’estremo della sua vita, più degli altri trascinava nell’amarezza e nel lutto la sua vecchiaia" (Vita, 28,6). E spiega: "Vedeva infatti, quell’uomo di Dio, gli eccidi e le distruzioni delle città; abbattute le case nelle campagne e gli abitanti uccisi dai nemici o messi in fuga e sbandati; le chiese private dei sacerdoti e dei ministri, le vergini sacre e i religiosi dispersi da ogni parte; tra essi, altri venuti meno sotto le torture, altri uccisi di spada, altri fatti prigionieri, perduta l’integrità dell’anima e del corpo e anche la fede, ridotti in dolorosa e lunga schiavitù dai nemici" (ibid., 28,8).

Anche se vecchio e stanco, Agostino restò tuttavia sulla breccia, confortando se stesso e gli altri con la preghiera e con la meditazione sui misteriosi disegni della Provvidenza. Parlava, al riguardo, della "vecchiaia del mondo" – e davvero era vecchio questo mondo romano –, parlava di questa vecchiaia come già aveva fatto anni prima per consolare i profughi provenienti dall’Italia, quando nel 410 i Goti di Alarico avevano invaso la città di Roma. Nella vecchiaia, diceva, i malanni abbondano: tosse, catarro, cisposità, ansietà, sfinimento. Ma se il mondo invecchia, Cristo è perpetuamente giovane. E allora l’invito: "Non rifiutare di ringiovanire unito a Cristo, anche nel mondo vecchio. Egli ti dice: Non temere, la tua gioventù si rinnoverà come quella dell’aquila" (cfr Serm. 81,8). Il cristiano quindi non deve abbattersi anche in situazioni difficili, ma adoperarsi per aiutare chi è nel bisogno. È quanto il grande Dottore suggerisce rispondendo al Vescovo di Tiabe, Onorato, che gli aveva chiesto se, sotto l’incalzare delle invasioni barbariche, un Vescovo o un prete o un qualsiasi uomo di Chiesa potesse fuggire per salvare la vita: "Quando il pericolo è comune per tutti, cioè per vescovi, chierici e laici, quelli che hanno bisogno degli altri non siano abbandonati da quelli di cui hanno bisogno. In questo caso si trasferiscano pure tutti in luoghi sicuri; ma se alcuni hanno bisogno di rimanere, non siano abbandonati da quelli che hanno il dovere di assisterli col sacro ministero, di modo che o si salvino insieme o insieme sopportino le calamità che il Padre di famiglia vorrà che soffrano" (Ep 228, 2). E concludeva: "Questa è la prova suprema della carità" (ibid., 3). Come non riconoscere, in queste parole, l’eroico messaggio che tanti sacerdoti, nel corso dei secoli, hanno accolto e fatto proprio?

Intanto la città di Ippona resisteva. La casa-monastero di Agostino aveva aperto le sue porte ad accogliere i colleghi nell’episcopato che chiedevano ospitalità. Tra questi vi era anche Possidio, già suo discepolo, il quale poté così lasciarci la testimonianza diretta di quegli ultimi, drammatici giorni. "Nel terzo mese di quell’assedio – egli racconta – si pose a letto con la febbre: era l’ultima sua malattia" (Vita, 29,3). Il santo Vegliardo profittò di quel tempo finalmente libero per dedicarsi con più intensità alla preghiera. Era solito affermare che nessuno, Vescovo, religioso o laico, per quanto irreprensibile possa sembrare la sua condotta, può affrontare la morte senza un’adeguata penitenza. Per questo egli continuamente ripeteva tra le lacrime i salmi penitenziali, che tante volte aveva recitato col popolo (cfr ibid., 31,2).

Più il male si aggravava, più il Vescovo morente sentiva il bisogno di solitudine e di preghiera: "Per non essere disturbato da nessuno nel suo raccoglimento, circa dieci giorni prima d’uscire dal corpo pregò noi presenti di non lasciar entrare nessuno nella sua camera fuori delle ore in cui i medici venivano a visitarlo o quando gli si portavano i pasti. Il suo volere fu adempiuto esattamente e in tutto quel tempo egli attendeva all’orazione" (ibid.,31,3). Cessò di vivere il 28 agosto del 430: il suo grande cuore finalmente si era placato in Dio.

"Per la deposizione del suo corpo – informa Possidio – fu offerto a Dio il sacrificio, al quale noi assistemmo, e poi fu sepolto" (Vita, 31,5). Il suo corpo, in data incerta, fu trasferito in Sardegna e da qui, verso il 725, a Pavia, nella Basilica di San Pietro in Ciel d’oro, dove anche oggi riposa. Il suo primo biografo ha su di lui questo giudizio conclusivo: "Lasciò alla Chiesa un clero molto numeroso, come pure monasteri d’uomini e di donne pieni di persone votate alla continenza sotto l’obbedienza dei loro superiori, insieme con le biblioteche contenenti libri e discorsi suoi e di altri santi, da cui si conosce quale sia stato per grazia di Dio il suo merito e la sua grandezza nella Chiesa, e nei quali i fedeli sempre lo ritrovano vivo" (Possidio, Vita, 31, 8). È un giudizio a cui possiamo associarci: nei suoi scritti anche noi lo "ritroviamo vivo". Quando leggo gli scritti di sant’Agostino non ho l’impressione che sia un uomo morto più o meno milleseicento anni fa, ma lo sento come un uomo di oggi: un amico, un contemporaneo che parla a me, parla a noi con la sua fede fresca e attuale. In sant’Agostino che parla a noi, parla a me nei suoi scritti, vediamo l’attualità permanente della sua fede; della fede che viene da Cristo, Verbo Eterno Incarnato, Figlio di Dio e Figlio dell’uomo. E possiamo vedere che questa fede non è di ieri, anche se predicata ieri; è sempre di oggi, perché realmente Cristo è ieri oggi e per sempre. Egli è la Via, la Verità e la Vita. Così sant’Agostino ci incoraggia ad affidarci a questo Cristo sempre vivo e a trovare così la strada della vita.




SINTESI DELLA CATECHESI NELLE DIVERSE LINGUE



○ Sintesi della catechesi in lingua francese

Chers Frères et Sœurs,

Nous poursuivons aujourd’hui notre catéchèse sur le grand évêque d’Hippone saint Augustin. Quatre ans avant sa mort, il voulut nommer son successeur. Le 26 septembre 426, il rassembla le peuple dans la Basilique de la Paix, à Hippone, pour présenter aux fidèles celui qu’il avait choisi pour remplir cette tâche : le prêtre Éraclius. L’assemblée applaudit et approuve en répétant vingt-trois fois « Dieu soit remercié ! loué soit le Christ ! » Augustin déclare alors vouloir consacrer le reste de sa vie à l’étude de l’Écriture Sainte.

De fait, il eut ensuite une activité intellectuelle extraordinaire ; il termina d’importants travaux, entretint un débat public contre les hérétiques et intervint pour promouvoir la paix dans les provinces africaines contre les tribus barbares du sud. Malheureusement, l’espérance d’une pacification de ce territoire d’Afrique s’évanouit : en mai 429, les Vandales envahissent l’Afrique et assiégèrent Hippone. Vieux et fatigué, Augustin reste sur la brèche pour réconforter le peuple, méditant les desseins mystérieux de la Providence. Il parle de « la vieillesse du monde », soulignant cependant que le Christ est perpétuellement jeune. Le chrétien ne doit donc pas être abattu, mais se dépenser pour aider ses frères dans le besoin.

Possidius, son disciple, livre son témoignage sur les derniers jours du saint Vieillard. Ce dernier profite du temps enfin libre pour se consacrer plus intensément à la prière, dans la solitude, comme le moine qu’il aspirait être. Il meurt le 28 août 430, remettant sa vie entre les mains de Dieu. Aujourd’hui encore, la vie et l’œuvre de saint Augustin sont un réconfort et une lumière pour notre route.

Je suis heureux de vous accueillir, chers pèlerins francophones, particulièrement le groupe de la paroisse du Pradet. Que l’exemple de saint Augustin vous aide à tenir bon dans les épreuves et à rester fermes dans la foi tout au long de votre vie. Avec ma Bénédiction apostolique.



○ Sintesi della catechesi in lingua inglese

Dear Brothers and Sisters,

Our catechesis this week is again centred on the life and writings of the great Doctor of the Church, Saint Augustine. Some four years before he died, Augustine designated his successor in the See of Hippo, desiring to devote the rest of his life to the study of the Scriptures. Nevertheless, those proved to be years of extraordinary activity, as the aged Bishop sought to reconcile divided Christians and to bring peace to the troubled African provinces of the Empire. During the Vandal invasion of Africa, Augustine found solace in reflection on the mystery of God’s providence. The world, he said, is growing old and failing, yet Christ remains eternally young and brings renewed youth to those who put their faith in him. Amid the calamities of the time, he encouraged the clergy not to abandon their flock, but to offer the supreme witness of Christian charity. Augustine died in 431, during the siege of Hippo, having devoted his last days to penance and prayer. At last his great heart found its rest in God. Today, as in past centuries, may Augustine’s example and the rich treasury of his writings be a source of instruction, inspiration and strength as the Church makes her pilgrim way to the fullness of God’s Kingdom.

I welcome all the English-speaking pilgrims present at today’s Audience, including the students from Australia, Ireland, and the United States of America. May your time in Rome be one of uplifting spiritual renewal. Upon all of you I invoke God’s abundant blessings of joy and peace.



○ Sintesi della catechesi in lingua tedesca

Liebe Brüder und Schwestern!

Letzte Woche haben wir begonnen, über den heiligen Augustinus zu sprechen. Heute möchte ich kurz seine letzten Lebensjahre behandeln. Im Jahr 426, vier Jahre vor seinem Tode, bestimmte er in einer Versammlung der Gläubigen seinen Nachfolger, den Priester Eraclius. Er selbst wollte sich in den ihm verbleibenden Jahren vermehrt dem Studium der Heiligen Schrift widmen. So folgten in der Tat vier Jahre einer außergewöhnlichen intellektuellen Tätigkeit, die die Vollendung wie Inangriffnahme bedeutender Werke sah, ebenso öffentliche Diskussionen mit Häretikern und Bemühungen um die Förderung des Friedens in den afrikanischen Provinzen. Die Hoffnung auf Frieden wurde jedoch enttäuscht, als die Vandalen von der Straße von Gibraltar her Nordafrika zu erobern begannen und schließlich im Jahr 430 die Stadt Hippo belagerten. Trotz seines Alters war Augustinus an vorderster Front tätig und bestärkte die leidgeplagte Bevölkerung im Vertrauen auf den geheimnisvollen Plan der göttlichen Vorsehung. Er erinnerte daran, daß der Christ angesichts des Unheils nicht verzagen darf, sondern sich bemühen muß, der Not Abhilfe zu leisten. Hippo war Zufluchtsort vieler schutzsuchender Menschen, und Augustinus hatte die Bischöfe, die vor den Barbaren fliehen mußten, in sein Haus aufgenommen. Unter ihnen war auch Possidius, sein späterer Biograph, der uns ein direktes Zeugnis dieser letzten dramatischen Tage hinterlassen hat. Im dritten Monat der Belagerung Hippos erkrankte Augustinus schwer. Im Bewußtsein, daß niemand „ohne eine angemessene und zutreffende Buße aus dem Leben scheiden kann", verbrachte er seine letzten Lebenstage in intensivem Gebet und ließ sich dazu die Bußpsalmen Davids an die Wand vor seinem Bett heften. Am 28. August 430 schließlich fand das Herz dieses großen Bischofs und Kirchenlehrers seine Ruhe in Gott.

Gerne grüße ich alle Pilger und Besucher deutscher Sprache. Sein Einsatz bis zum Lebensende und sein Sterben führen uns nochmals die Größe des heiligen Augustinus vor Augen. Sein Beispiel und seine Lehre, stets lebendig in seinen Schriften, sind Licht und Stärkung auch für uns heute. Wie er wollen wir im Vertrauen auf Gottes helfende Gnade unseren Weg gehen. Der Herr segne und geleite euch alle.



○ Saluto in lingua spagnola

Queridos hermanos y hermanas:

Siguiendo hablando de San Agustín, me refiero hoy a sus últimos años de vida, cuando designó a su sucesor, Heraclio, como Obispo de Hipona, para consagrar su tiempo al estudio de la Sagrada Escritura. Fueron años de una extraordinaria actividad intelectual, pero en los que realizó también grandes esfuerzos de pacificación ante el acoso de la tribus del sur a las provincias africanas. Como él decía, «la gloria más grande es de vencer a la guerra con la palabra, más que matar a los hombres con la espada». Después, el asedio de Hipona por los Vándalos en el cuatrocientos veintinueve aumentó más aún la pena de Agustín. En su vejez, veía derrumbarse el mundo de la cristiandad en su tierra. No obstante, permaneció firme, confortando a los demás con la meditación de los misteriosos designios de la Providencia. Si el mundo envejece, Cristo es siempre joven, afirmaba. Su casa-monasterio se abrió a los hermanos en el episcopado que le pedían hospitalidad. Ya cercano a la muerte, sólo se ocupaba de orar con los salmos penitenciales, porque, confesaba, nadie puede afrontar la muerte sin una adecuada penitencia. Murió el 28 de agosto del cuatrocientos treinta. Su cuerpo fue trasladado a Cerdeña y, hacia el setecientos veinticinco, a Pavía, donde reposa hoy. Pero nosotros lo reencontramos aún vivo en sus escritos.

Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua española venidos de España, Uruguay y otros países latinoamericanos. Que la vida y escritos de San Agustín sean para todos nosotros luz y aliento en nuestro camino.

Muchas gracias.




SALUTI PARTICOLARI NELLE DIVERSE LINGUE



○ Saluto in lingua polacca

Serdecznie pozdrawiam pielgrzymów polskich. Jutro przypada wspomnienie świętego Antoniego, opata. Mimo młodego wieku, dojrzały w wierze, rozdał swoje dobra ubogim. Całe życie poświęcił ascezie i pokucie. Nazywano go przyjacielem Boga. Jego wiarę podziwiał święty Augustyn. Za jego wzorem nieśmy pomoc ubogim i potrzebującym. Niech będzie pochwalony Jezus Chrystus.

[Saluto cordialmente i pellegrini polacchi. Domani ricorre la memoria di sant’Antonio, abate. Pur essendo ancor giovane, ma maturo nella fede, ha distribuito tutti i propri beni ai poveri. L’intera sua vita ha dedicato all’ascesi e alla penitenza. Lo chiamavano amico di Dio. Sant’Agostino ammirava la sua fede. Mossi dal suo esempio, portiamo l’aiuto ai poveri e ai bisognosi! Sia lodato Gesù Cristo!]


○ Saluto in lingua ucraina

Сердечно вітаю паломників Мукачівської греко-католицької єпархії з їх єпископом Преосвященним владикою Міланом Шашіком. Будьте завжди вірні єдності Святої Церкви Божої, за яку Блаженний Теодор Ромжі поклав життя.

Слава Ісусу Христу!

[Saluto cordialmente i pellegrini dell’Eparchia greco-cattolica di Mukacheve, provenienti dall’Ucraina insieme al loro Vescovo Monsignor Milan Šašik. Restate sempr euniti alla Santa Chiesa di Dio per la quale il beato Teodoro Romža ha donato la propria vita.

Sia lodato Gesù Cristo!


○ Saluto in lingua italiana

Mi rivolgo ora con affetto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto voi, rappresentanti dell’Associazione Italiana Allevatori, realtà importante per l’economia del Paese, e vi esorto ad operare sempre più nel rispetto dell’ambiente e in favore della sicurezza alimentare dei cittadini. La festa liturgica del vostro patrono sant’Antonio Abate, che celebreremo domani, susciti in voi il desiderio di aderire con crescente generosità a Cristo e testimoniare con gioia il suo Vangelo. Saluto poi gli esponenti della Biblioteca Roncioniana, di Prato e le Piccole Sorelle dei Poveri. Vi ringrazio tutti per la vostra presenza ed invoco su ciascuno la continua assistenza divina.

Saluto, infine, i giovani, i malati e gli sposi novelli. L’esempio di Sant'Antonio Abate, insigne padre del monachesimo che molto lavorò per la Chiesa, sostenendo i martiri nella persecuzione, incoraggi voi, cari giovani, a ricercare costantemente e a seguire fedelmente Cristo; conforti voi, cari malati, nel sopportare con pazienza le vostre sofferenze e ad offrirle affinché il Regno di Dio si diffonda in tutto il mondo; ed aiuti voi, cari sposi novelli, ad essere testimoni dell'amore di Cristo nella vostra vita familiare.




APPELLO DEL SANTO PADRE

Dopodomani, venerdì 18 gennaio, inizia la consueta Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, che quest’anno riveste un valore singolare poichè sono trascorsi cento anni dal suo avvio. Il tema è l’invito di San Paolo ai Tessalonicesi: "Pregate continuamente" (1 Tes 5,17); invito che ben volentieri faccio mio e rivolgo a tutta la Chiesa. Sì, è necessario pregare senza sosta chiedendo con insistenza a Dio il grande dono dell’unità tra tutti i discepoli del Signore. La forza inesauribile dello Spirito Santo ci stimoli ad un impegno sincero di ricerca dell’unità, perché possiamo professare tutti insieme che Gesù è l’unico Salvatore del mondo.
+PetaloNero+
Wednesday, January 16, 2008 2:41 PM
E all'udienza generale va in scena la solidarietà a Benedetto XVI

di Angela Ambrogetti/ 16/01/2008

Tifo da stadio per Benedetto XVI oggi all’ udienza generale. Nell’Aula Nervi, l'accoglienza dei giovani universitari di Comunione e Liberazione con un grande striscione, per scandire la parola ''libertà''.

CITTA' DEL VATICANO - Tifo da stadio per Benedetto XVI oggi all’udienza generale. Nell’Aula Nervi in Vaticano, i giovani universitari di Comunione e Liberazione con un grande striscione hanno scandito la parola “libertà” e gridato: "La Sapienza è con te". Un gesto di solidarietà al papa che ha risposto con un sorriso e una frase: "Grazie per la vostra presenza e la vostra simpatia, allora andiamo avanti insieme”. E ha aggiunto, rasserenato: un “saluto particolare saluto ai giovani universitari presenti”. Intanto, proprio oggi il Vicariato di Roma ha lanciato un invito: tutti insieme all’ Angelus domenica per esprimere vicinanza a Benedetto XVI. “Sarà un gesto di affetto e di serenità, sara' espressione della gioia che proviamo nell'avere Benedetto XVI come nostro vescovo e nostro papa''.

Applauditissimo da tutti i gruppi, il pontefice ha proseguito la catechesi dedicata a Sant’Agostino, raccontando l'ultima parte della vita del grande vescovo di Ippona. Un passaggio difficile nel momento della invasione dei Vandali e del declino del mondo romano. La nomina del successore e la decisione di dedicarsi agli studi della Sacra Scrittura non impedirono ad Agostino di essere vicino alla sua gente nei momenti drammatici delle invasioni. “ Agostino - ha detto il papa - cercava sempre il dialogo, il dibattito”. Il santo ricordava che la guerra si uccide con la parola e la pace si mantiene con la pace.

Agostino, ha concluso, parla a noi, si vede la sua attualità: ''Quando leggo gli scritti di Sant'Agostino non ho l'impressione che sia un uomo morto più o meno 1.600 anni fa, ma che sia un uomo di oggi, un amico, un contemporaneo, che parla a me, parla con noi, con la sua fede, fresca, attuale anche oggi'… Così Sant'Agostino - ha concluso - ci incoraggia ad affidarci a questo Cristo sempre vivo e così trovare la strada della vita'”.

Al termine dell’udienza il papa ha ricordato anche la Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani che inizia il prossimo 18 gennaio e “compie” cento anni.
+PetaloNero+
Wednesday, January 16, 2008 2:58 PM
Il Papa all'udienza generale, ancora dedicata a Sant'Agostino, ricorda i tanti sacerdoti che restano al fianco dei fedeli in difficoltà. Il saluto di Benedetto XVI agli universitari presenti





“Il cristiano non deve abbattersi, ma adoperarsi per aiutare chi è nel bisogno”: è il messaggio che oggi Benedetto XVI ha rivolto ai fedeli durante l’udienza generale, nell’Aula Paolo VI, in Vaticano, ricordando le difficoltà che Sant’Agostino, vescovo di Ippona, in età avanzata, dovette affrontare quando i Goti invasero l’Africa del Nord. Al termine dell’udienza il Papa ha invitato la Chiesa a chiedere a Dio “il dono dell’unità tra tutti i discepoli del Signore” in occasione della Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani che si apre venerdì prossimo. Benedetto XVI ha anche salutato con affetto gli universitari presenti all’udienza che scandivano il suo nome. Il servizio di Tiziana Campisi:


“Quando il pericolo è comune per tutti, cioè per vescovi, chierici e laici, quelli che hanno bisogno degli altri non siano abbandonati da quelli di cui hanno bisogno”: scriveva così l’ormai anziano vescovo d’Ippona “al vescovo di Tiabe, Onorato, che gli aveva chiesto se, sotto l’incalzare delle invasioni barbariche, un vescovo o un prete o un qualsiasi uomo di Chiesa potesse fuggire per salvare la vita”. Nella sua seconda catechesi dedicata al grande Padre della Chiesa, Benedetto XVI ha parlato degli impegni che hanno caratterizzato gli ultimi anni di vita del presule africano, anni anche “di straordinaria attività intellettuale” in cui “portò a termine opere importanti, ne intraprese altre non meno impegnative, intrattenne pubblici dibattiti con gli eretici, intervenne per promuovere la pace nelle province africane insidiate dalle tribù barbare del sud”. Il Papa ha citato anche il suggerimento che Agostino diede ai fratelli nell’episcopato perché i cristiani potessero ricevere conforto nelle difficoltà:


“’Non siano abbandonati da quelli che hanno il dovere di assisterli col sacro ministero, di modo che o si salvino insieme o insieme sopportino le calamità che il Padre di famiglia vorrà che soffrano … Questa è la prova suprema della carità’. Come non riconoscere, in queste parole, l’eroico messaggio che tanti sacerdoti, nel corso dei secoli, hanno accolto e fatto proprio?”.


Benedetto XVI ha inoltre ricordato quanto Agostino scrisse al conte Dario giunto in Africa per risolvere alcuni dissidi:


“Titolo più grande di gloria è proprio quello di uccidere la guerra con la parola, anziché uccidere gli uomini con la spada, e procurare o mantenere la pace con la pace e non con la guerra”.


Si preparò alla morte nella preghiera e nella penitenza il vescovo di Ippona, ha detto ancora il Papa, e il suo grande cuore si placò in Dio il 28 agosto del 430. “Il suo corpo, in data incerta, fu trasferito in Sardegna e da qui, verso il 725 a Pavia, nella Basilica di San Pietro in Ciel d’Oro, dove anche oggi riposa”:

“Lasciò alla Chiesa un clero molto numeroso, come pure monasteri d’uomini e di donne pieni di persone votate alla continenza sotto l’obbedienza dei loro superiori, insieme con le biblioteche contenenti libri e discorsi suoi e di altri santi, da cui si conosce quale sia stato per grazia di Dio il suo merito e la sua grandezza nella Chiesa, e nei quali i fedeli sempre lo ritrovano vivo”.


“Nei suoi scritti anche noi lo ritroviamo vivo”, ha concluso a braccio il Papa, si ritrova “un uomo di oggi, un amico, un contemporaneo”, che parla con una “fede fresca, attuale”, “fede che viene da Cristo, Verbo eterno incarnato, Figlio di Dio … Via verità e vita”. “Sant’Agostino – ha terminato il Santo Padre – ci incoraggia ad affidarci a Cristo sempre vivo e così trovare la strada della vita.


Infine Benedetto XVI ha rivolto un appello per la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani:


“E’ necessario pregare senza sosta chiedendo con insistenza a Dio il grande dono dell’unità tra tutti i discepoli del Signore. La forza inesauribile dello Spirito Santo ci stimoli ad un impegno sincero di ricerca dell’unità, perché possiamo professare tutti insieme che Gesù è l’unico Salvatore del mondo”.


Rivolgendosi ai pellegrini italiani Benedetto XVI ha salutato i rappresentanti dell’Associazione Italiana Allevatori - che domani festeggiano il loro patrono Sant’Antonio Abate - esortandoli ad “operare sempre più nel rispetto dell’ambiente e in favore della sicurezza alimentare dei cittadini”, quindi ha aggiunto:


“Saluto con particolare gioia anche gli universitari, gli studenti, grazie”.


E tra gli universitari che hanno salutato con calore il Papa anche un gruppo di studenti che hanno esibito uno striscione con la scritta: “Se Benedetto non va alla Sapienza, La Sapienza va da Benedetto”.


www.radiovaticana.org
+PetaloNero+
Wednesday, January 16, 2008 4:33 PM
COMUNICATO DELLA SALA STAMPA DELLA SANTA SEDE

In seguito alla decisione del Santo Padre Benedetto XVI di soprassedere alla prevista visita all’Università degli Studi "La Sapienza" di Roma, il Presidente della Repubblica Italiana, On.le Giorgio Napolitano, ha indirizzato al Papa - in data 15 gennaio 2008 -una Lettera della quale pubblichiamo alcuni stralci:


DALLA LETTERA DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ITALIANA AL SANTO PADRE

"È con sincero, vivo rammarico che ho appena appreso la notizia della cancellazione della Sua visita alla Università La Sapienza di Roma prevista per il 17 gennaio prossimo.

Sono convinto che questo evento avrebbe offerto una preziosa opportunità di riflessione su temi di grande rilevanza per la società italiana, come per tutte le società. E considero inammissibili manifestazioni di intolleranza e preannunci offensivi che hanno determinato un clima incompatibile con le ragioni di un libero e sereno confronto."
+PetaloNero+
Wednesday, January 16, 2008 7:04 PM
ALLOCUZIONE DEL SANTO PADRE PER L’INCONTRO CON L’UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI ROMA "LA SAPIENZA"


Pubblichiamo di seguito il testo dell’Allocuzione che il Santo Padre Benedetto XVI avrebbe pronunciato nel corso della Visita all’Università degli Studi "La Sapienza" di Roma, prevista per domani giovedì 17 gennaio e annullata ieri.

Pubblichiamo, inoltre, il testo della Lettera con cui l’Em.mo Card. Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, ha inviato l’Allocuzione del Santo Padre al Magnifico Rettore dell’Ateneo, Prof. Renato Guarini:



ALLOCUZIONE DEL SANTO PADRE

Magnifico Rettore,
Autorità politiche e civili,
Illustri docenti e personale tecnico amministrativo,
cari giovani studenti!

È per me motivo di profonda gioia incontrare la comunità della "Sapienza - Università di Roma" in occasione della inaugurazione dell’anno accademico. Da secoli ormai questa Università segna il cammino e la vita della città di Roma, facendo fruttare le migliori energie intellettuali in ogni campo del sapere. Sia nel tempo in cui, dopo la fondazione voluta dal Papa Bonifacio VIII, l’istituzione era alle dirette dipendenze dell’Autorità ecclesiastica, sia successivamente quando lo Studium Urbis si è sviluppato come istituzione dello Stato italiano, la vostra comunità accademica ha conservato un grande livello scientifico e culturale, che la colloca tra le più prestigiose università del mondo. Da sempre la Chiesa di Roma guarda con simpatia e ammirazione a questo centro universitario, riconoscendone l’impegno, talvolta arduo e faticoso, della ricerca e della formazione delle nuove generazioni. Non sono mancati in questi ultimi anni momenti significativi di collaborazione e di dialogo. Vorrei ricordare, in particolare, l’Incontro mondiale dei Rettori in occasione del Giubileo delle Università, che ha visto la vostra comunità farsi carico non solo dell’accoglienza e dell’organizzazione, ma soprattutto della profetica e complessa proposta della elaborazione di un "nuovo umanesimo per il terzo millennio".

Mi è caro, in questa circostanza, esprimere la mia gratitudine per l’invito che mi è stato rivolto a venire nella vostra università per tenervi una lezione. In questa prospettiva mi sono posto innanzitutto la domanda: Che cosa può e deve dire un Papa in un’occasione come questa? Nella mia lezione a Ratisbona ho parlato, sì, da Papa, ma soprattutto ho parlato nella veste del già professore di quella mia università, cercando di collegare ricordi ed attualità. Nell’università "Sapienza", l’antica università di Roma, però, sono invitato proprio come Vescovo di Roma, e perciò debbo parlare come tale. Certo, la "Sapienza" era un tempo l’università del Papa, ma oggi è un’università laica con quell’autonomia che, in base al suo stesso concetto fondativo, ha fatto sempre parte della natura di università, la quale deve essere legata esclusivamente all’autorità della verità. Nella sua libertà da autorità politiche ed ecclesiastiche l’università trova la sua funzione particolare, proprio anche per la società moderna, che ha bisogno di un’istituzione del genere.

Ritorno alla mia domanda di partenza: Che cosa può e deve dire il Papa nell’incontro con l’università della sua città? Riflettendo su questo interrogativo, mi è sembrato che esso ne includesse due altri, la cui chiarificazione dovrebbe condurre da sé alla risposta. Bisogna, infatti, chiedersi: Qual è la natura e la missione del Papato? E ancora: Qual è la natura e la missione dell’università? Non vorrei in questa sede trattenere Voi e me in lunghe disquisizioni sulla natura del Papato. Basti un breve accenno. Il Papa è anzitutto Vescovo di Roma e come tale, in virtù della successione all’Apostolo Pietro, ha una responsabilità episcopale nei riguardi dell’intera Chiesa cattolica. La parola "vescovo"–episkopos, che nel suo significato immediato rimanda a "sorvegliante", già nel Nuovo Testamento è stata fusa insieme con il concetto biblico di Pastore: egli è colui che, da un punto di osservazione sopraelevato, guarda all’insieme, prendendosi cura del giusto cammino e della coesione dell’insieme. In questo senso, tale designazione del compito orienta lo sguardo anzitutto verso l’interno della comunità credente. Il Vescovo – il Pastore – è l’uomo che si prende cura di questa comunità; colui che la conserva unita mantenendola sulla via verso Dio, indicata secondo la fede cristiana da Gesù – e non soltanto indicata: Egli stesso è per noi la via. Ma questa comunità della quale il Vescovo si prende cura – grande o piccola che sia – vive nel mondo; le sue condizioni, il suo cammino, il suo esempio e la sua parola influiscono inevitabilmente su tutto il resto della comunità umana nel suo insieme. Quanto più grande essa è, tanto più le sue buone condizioni o il suo eventuale degrado si ripercuoteranno sull’insieme dell’umanità. Vediamo oggi con molta chiarezza, come le condizioni delle religioni e come la situazione della Chiesa – le sue crisi e i suoi rinnovamenti – agiscano sull’insieme dell’umanità. Così il Papa, proprio come Pastore della sua comunità, è diventato sempre di più anche una voce della ragione etica dell’umanità.

Qui, però, emerge subito l’obiezione, secondo cui il Papa, di fatto, non parlerebbe veramente in base alla ragione etica, ma trarrebbe i suoi giudizi dalla fede e per questo non potrebbe pretendere una loro validità per quanti non condividono questa fede. Dovremo ancora ritornare su questo argomento, perché si pone qui la questione assolutamente fondamentale: Che cosa è la ragione? Come può un’affermazione – soprattutto una norma morale – dimostrarsi "ragionevole"? A questo punto vorrei per il momento solo brevemente rilevare che John Rawls, pur negando a dottrine religiose comprensive il carattere della ragione "pubblica", vede tuttavia nella loro ragione "non pubblica" almeno una ragione che non potrebbe, nel nome di una razionalità secolaristicamente indurita, essere semplicemente disconosciuta a coloro che la sostengono. Egli vede un criterio di questa ragionevolezza fra l’altro nel fatto che simili dottrine derivano da una tradizione responsabile e motivata, in cui nel corso di lunghi tempi sono state sviluppate argomentazioni sufficientemente buone a sostegno della relativa dottrina. In questa affermazione mi sembra importante il riconoscimento che l’esperienza e la dimostrazione nel corso di generazioni, il fondo storico dell’umana sapienza, sono anche un segno della sua ragionevolezza e del suo perdurante significato. Di fronte ad una ragione a-storica che cerca di autocostruirsi soltanto in una razionalità a-storica, la sapienza dell’umanità come tale – la sapienza delle grandi tradizioni religiose – è da valorizzare come realtà che non si può impunemente gettare nel cestino della storia delle idee.

Ritorniamo alla domanda di partenza. Il Papa parla come rappresentante di una comunità credente, nella quale durante i secoli della sua esistenza è maturata una determinata sapienza della vita; parla come rappresentante di una comunità che custodisce in sé un tesoro di conoscenza e di esperienza etiche, che risulta importante per l’intera umanità: in questo senso parla come rappresentante di una ragione etica.

Ma ora ci si deve chiedere: E che cosa è l’università? Qual è il suo compito? È una domanda gigantesca alla quale, ancora una volta, posso cercare di rispondere soltanto in stile quasi telegrafico con qualche osservazione. Penso si possa dire che la vera, intima origine dell’università stia nella brama di conoscenza che è propria dell’uomo. Egli vuol sapere che cosa sia tutto ciò che lo circonda. Vuole verità. In questo senso si può vedere l’interrogarsi di Socrate come l’impulso dal quale è nata l’università occidentale. Penso ad esempio – per menzionare soltanto un testo – alla disputa con Eutifrone, che di fronte a Socrate difende la religione mitica e la sua devozione. A ciò Socrate contrappone la domanda: "Tu credi che fra gli dei esistano realmente una guerra vicendevole e terribili inimicizie e combattimenti … Dobbiamo, Eutifrone, effettivamente dire che tutto ciò è vero?" (6 b – c). In questa domanda apparentemente poco devota – che, però, in Socrate derivava da una religiosità più profonda e più pura, dalla ricerca del Dio veramente divino – i cristiani dei primi secoli hanno riconosciuto se stessi e il loro cammino. Hanno accolto la loro fede non in modo positivista, o come la via d’uscita da desideri non appagati; l’hanno compresa come il dissolvimento della nebbia della religione mitologica per far posto alla scoperta di quel Dio che è Ragione creatrice e al contempo Ragione-Amore. Per questo, l’interrogarsi della ragione sul Dio più grande come anche sulla vera natura e sul vero senso dell’essere umano era per loro non una forma problematica di mancanza di religiosità, ma faceva parte dell’essenza del loro modo di essere religiosi. Non avevano bisogno, quindi, di sciogliere o accantonare l’interrogarsi socratico, ma potevano, anzi, dovevano accoglierlo e riconoscere come parte della propria identità la ricerca faticosa della ragione per raggiungere la conoscenza della verità intera. Poteva, anzi doveva così, nell’ambito della fede cristiana, nel mondo cristiano, nascere l’università.

È necessario fare un ulteriore passo. L’uomo vuole conoscere – vuole verità. Verità è innanzitutto una cosa del vedere, del comprendere, della theoría, come la chiama la tradizione greca. Ma la verità non è mai soltanto teorica. Agostino, nel porre una correlazione tra le Beatitudini del Discorso della Montagna e i doni dello Spirito menzionati in Isaia 11, ha affermato una reciprocità tra "scientia" e "tristitia": il semplice sapere, dice, rende tristi. E di fatto – chi vede e apprende soltanto tutto ciò che avviene nel mondo, finisce per diventare triste. Ma verità significa di più che sapere: la conoscenza della verità ha come scopo la conoscenza del bene. Questo è anche il senso dell’interrogarsi socratico: Qual è quel bene che ci rende veri? La verità ci rende buoni, e la bontà è vera: è questo l’ottimismo che vive nella fede cristiana, perché ad essa è stata concessa la visione del Logos, della Ragione creatrice che, nell’incarnazione di Dio, si è rivelata insieme come il Bene, come la Bontà stessa.

Nella teologia medievale c’è stata una disputa approfondita sul rapporto tra teoria e prassi, sulla giusta relazione tra conoscere ed agire – una disputa che qui non dobbiamo sviluppare. Di fatto l’università medievale con le sue quattro Facoltà presenta questa correlazione. Cominciamo con la Facoltà che, secondo la comprensione di allora, era la quarta, quella di medicina. Anche se era considerata più come "arte" che non come scienza, tuttavia, il suo inserimento nel cosmo dell’universitas significava chiaramente che era collocata nell’ambito della razionalità, che l’arte del guarire stava sotto la guida della ragione e veniva sottratta all’ambito della magia. Guarire è un compito che richiede sempre più della semplice ragione, ma proprio per questo ha bisogno della connessione tra sapere e potere, ha bisogno di appartenere alla sfera della ratio. Inevitabilmente appare la questione della relazione tra prassi e teoria, tra conoscenza ed agire nella Facoltà di giurisprudenza. Si tratta del dare giusta forma alla libertà umana che è sempre libertà nella comunione reciproca: il diritto è il presupposto della libertà, non il suo antagonista. Ma qui emerge subito la domanda: Come s’individuano i criteri di giustizia che rendono possibile una libertà vissuta insieme e servono all’essere buono dell’uomo? A questo punto s’impone un salto nel presente: è la questione del come possa essere trovata una normativa giuridica che costituisca un ordinamento della libertà, della dignità umana e dei diritti dell’uomo. È la questione che ci occupa oggi nei processi democratici di formazione dell’opinione e che al contempo ci angustia come questione per il futuro dell’umanità. Jürgen Habermas esprime, a mio parere, un vasto consenso del pensiero attuale, quando dice che la legittimità di una carta costituzionale, quale presupposto della legalità, deriverebbe da due fonti: dalla partecipazione politica egualitaria di tutti i cittadini e dalla forma ragionevole in cui i contrasti politici vengono risolti. Riguardo a questa "forma ragionevole" egli annota che essa non può essere solo una lotta per maggioranze aritmetiche, ma che deve caratterizzarsi come un "processo di argomentazione sensibile alla verità" (wahrheitssensibles Argumentationsverfahren). È detto bene, ma è cosa molto difficile da trasformare in una prassi politica. I rappresentanti di quel pubblico "processo di argomentazione" sono – lo sappiamo – prevalentemente i partiti come responsabili della formazione della volontà politica. Di fatto, essi avranno immancabilmente di mira soprattutto il conseguimento di maggioranze e con ciò baderanno quasi inevitabilmente ad interessi che promettono di soddisfare; tali interessi però sono spesso particolari e non servono veramente all’insieme. La sensibilità per la verità sempre di nuovo viene sopraffatta dalla sensibilità per gli interessi. Io trovo significativo il fatto che Habermas parli della sensibilità per la verità come di elemento necessario nel processo di argomentazione politica, reinserendo così il concetto di verità nel dibattito filosofico ed in quello politico.

Ma allora diventa inevitabile la domanda di Pilato: Che cos’è la verità? E come la si riconosce? Se per questo si rimanda alla "ragione pubblica", come fa Rawls, segue necessariamente ancora la domanda: Che cosa è ragionevole? Come una ragione si dimostra ragione vera? In ogni caso, si rende in base a ciò evidente che, nella ricerca del diritto della libertà, della verità della giusta convivenza devono essere ascoltate istanze diverse rispetto a partiti e gruppi d’interesse, senza con ciò voler minimamente contestare la loro importanza. Torniamo così alla struttura dell’università medievale. Accanto a quella di giurisprudenza c’erano le Facoltà di filosofia e di teologia, a cui era affidata la ricerca sull’essere uomo nella sua totalità e con ciò il compito di tener desta la sensibilità per la verità. Si potrebbe dire addirittura che questo è il senso permanente e vero di ambedue le Facoltà: essere custodi della sensibilità per la verità, non permettere che l’uomo sia distolto dalla ricerca della verità. Ma come possono esse corrispondere a questo compito? Questa è una domanda per la quale bisogna sempre di nuovo affaticarsi e che non è mai posta e risolta definitivamente. Così, a questo punto, neppure io posso offrire propriamente una risposta, ma piuttosto un invito a restare in cammino con questa domanda – in cammino con i grandi che lungo tutta la storia hanno lottato e cercato, con le loro risposte e con la loro inquietudine per la verità, che rimanda continuamente al di là di ogni singola risposta.

Teologia e filosofia formano in ciò una peculiare coppia di gemelli, nella quale nessuna delle due può essere distaccata totalmente dall’altra e, tuttavia, ciascuna deve conservare il proprio compito e la propria identità. È merito storico di san Tommaso d’Aquino – di fronte alla differente risposta dei Padri a causa del loro contesto storico – di aver messo in luce l’autonomia della filosofia e con essa il diritto e la responsabilità propri della ragione che s’interroga in base alle sue forze. Differenziandosi dalle filosofie neoplatoniche, in cui religione e filosofia erano inseparabilmente intrecciate, i Padri avevano presentato la fede cristiana come la vera filosofia, sottolineando anche che questa fede corrisponde alle esigenze della ragione in ricerca della verità; che la fede è il "sì" alla verità, rispetto alle religioni mitiche diventate semplice consuetudine. Ma poi, al momento della nascita dell’università, in Occidente non esistevano più quelle religioni, ma solo il cristianesimo, e così bisognava sottolineare in modo nuovo la responsabilità propria della ragione, che non viene assorbita dalla fede. Tommaso si trovò ad agire in un momento privilegiato: per la prima volta gli scritti filosofici di Aristotele erano accessibili nella loro integralità; erano presenti le filosofie ebraiche ed arabe, come specifiche appropriazioni e prosecuzioni della filosofia greca. Così il cristianesimo, in un nuovo dialogo con la ragione degli altri, che veniva incontrando, dovette lottare per la propria ragionevolezza. La Facoltà di filosofia che, come cosiddetta "Facoltà degli artisti", fino a quel momento era stata solo propedeutica alla teologia, divenne ora una Facoltà vera e propria, un partner autonomo della teologia e della fede in questa riflessa. Non possiamo qui soffermarci sull’avvincente confronto che ne derivò. Io direi che l’idea di san Tommaso circa il rapporto tra filosofia e teologia potrebbe essere espressa nella formula trovata dal Concilio di Calcedonia per la cristologia: filosofia e teologia devono rapportarsi tra loro "senza confusione e senza separazione". "Senza confusione" vuol dire che ognuna delle due deve conservare la propria identità. La filosofia deve rimanere veramente una ricerca della ragione nella propria libertà e nella propria responsabilità; deve vedere i suoi limiti e proprio così anche la sua grandezza e vastità. La teologia deve continuare ad attingere ad un tesoro di conoscenza che non ha inventato essa stessa, che sempre la supera e che, non essendo mai totalmente esauribile mediante la riflessione, proprio per questo avvia sempre di nuovo il pensiero. Insieme al "senza confusione" vige anche il "senza separazione": la filosofia non ricomincia ogni volta dal punto zero del soggetto pensante in modo isolato, ma sta nel grande dialogo della sapienza storica, che essa criticamente e insieme docilmente sempre di nuovo accoglie e sviluppa; ma non deve neppure chiudersi davanti a ciò che le religioni ed in particolare la fede cristiana hanno ricevuto e donato all’umanità come indicazione del cammino. Varie cose dette da teologi nel corso della storia o anche tradotte nella pratica dalle autorità ecclesiali, sono state dimostrate false dalla storia e oggi ci confondono. Ma allo stesso tempo è vero che la storia dei santi, la storia dell’umanesimo cresciuto sulla basa della fede cristiana dimostra la verità di questa fede nel suo nucleo essenziale, rendendola con ciò anche un’istanza per la ragione pubblica. Certo, molto di ciò che dicono la teologia e la fede può essere fatto proprio soltanto all’interno della fede e quindi non può presentarsi come esigenza per coloro ai quali questa fede rimane inaccessibile. È vero, però, al contempo che il messaggio della fede cristiana non è mai soltanto una "comprehensive religious doctrine" nel senso di Rawls, ma una forza purificatrice per la ragione stessa, che aiuta ad essere più se stessa. Il messaggio cristiano, in base alla sua origine, dovrebbe essere sempre un incoraggiamento verso la verità e così una forza contro la pressione del potere e degli interessi.

Ebbene, finora ho solo parlato dell’università medievale, cercando tuttavia di lasciar trasparire la natura permanente dell’università e del suo compito. Nei tempi moderni si sono dischiuse nuove dimensioni del sapere, che nell’università sono valorizzate soprattutto in due grandi ambiti: innanzitutto nelle scienze naturali, che si sono sviluppate sulla base della connessione di sperimentazione e di presupposta razionalità della materia; in secondo luogo, nelle scienze storiche e umanistiche, in cui l’uomo, scrutando lo specchio della sua storia e chiarendo le dimensioni della sua natura, cerca di comprendere meglio se stesso. In questo sviluppo si è aperta all’umanità non solo una misura immensa di sapere e di potere; sono cresciuti anche la conoscenza e il riconoscimento dei diritti e della dignità dell’uomo, e di questo possiamo solo essere grati. Ma il cammino dell’uomo non può mai dirsi completato e il pericolo della caduta nella disumanità non è mai semplicemente scongiurato: come lo vediamo nel panorama della storia attuale! Il pericolo del mondo occidentale – per parlare solo di questo – è oggi che l’uomo, proprio in considerazione della grandezza del suo sapere e potere, si arrenda davanti alla questione della verità. E ciò significa allo stesso tempo che la ragione, alla fine, si piega davanti alla pressione degli interessi e all’attrattiva dell’utilità, costretta a riconoscerla come criterio ultimo. Detto dal punto di vista della struttura dell’università: esiste il pericolo che la filosofia, non sentendosi più capace del suo vero compito, si degradi in positivismo; che la teologia col suo messaggio rivolto alla ragione, venga confinata nella sfera privata di un gruppo più o meno grande. Se però la ragione – sollecita della sua presunta purezza – diventa sorda al grande messaggio che le viene dalla fede cristiana e dalla sua sapienza, inaridisce come un albero le cui radici non raggiungono più le acque che gli danno vita. Perde il coraggio per la verità e così non diventa più grande, ma più piccola. Applicato alla nostra cultura europea ciò significa: se essa vuole solo autocostruirsi in base al cerchio delle proprie argomentazioni e a ciò che al momento la convince e – preoccupata della sua laicità – si distacca dalle radici delle quali vive, allora non diventa più ragionevole e più pura, ma si scompone e si frantuma.

Con ciò ritorno al punto di partenza. Che cosa ha da fare o da dire il Papa nell’università? Sicuramente non deve cercare di imporre ad altri in modo autoritario la fede, che può essere solo donata in libertà. Al di là del suo ministero di Pastore nella Chiesa e in base alla natura intrinseca di questo ministero pastorale è suo compito mantenere desta la sensibilità per la verità; invitare sempre di nuovo la ragione a mettersi alla ricerca del vero, del bene, di Dio e, su questo cammino, sollecitarla a scorgere le utili luci sorte lungo la storia della fede cristiana e a percepire così Gesù Cristo come la Luce che illumina la storia ed aiuta a trovare la via verso il futuro.

Dal Vaticano, 17 gennaio 2008

BENEDICTUS XVI






LETTERA DEL CARDINALE SEGRETARIO DI STATO TARCISIO BERTONE AL MAGNIFICO RETTORE DELL’UNIVERSITÀ DEGLI STUDI "LA SAPIENZA" DI ROMA

Magnifico Rettore,

il Santo Padre aveva accolto volentieri l'invito da Lei rivoltoGli di compiere una visita a codesta Università degli Studi "La Sapienza", per offrire anche in questo modo un segno dell'affetto e dell'alta considerazione che Egli nutre verso codesta illustre Istituzione, che ebbe origine secoli or sono per volontà di un Suo venerato Predecessore.

Essendo purtroppo venuti meno, per iniziativa di un gruppo decisamente minoritario di Professori e di alunni, i presupposti per un'accoglienza dignitosa e tranquilla, è stato giudicato opportuno soprassedere alla prevista visita per togliere ogni pretesto a manifestazioni che si sarebbero rivelate incresciose per tutti. Nella consapevolezza tuttavia del desiderio sincero coltivato dalla grande maggioranza di Professori e studenti di una parola culturalmente significativa, da cui trarre indicazioni stimolanti nel personale cammino di ricerca della verità, il Santo Padre ha disposto che Le sia inviato il testo da Lui personalmente preparato per l'occasione. Mi faccio volentieri tramite della Superiore decisione, allegandoLe il discorso in parola, con l’auspicio che in esso tutti possano trovare spunti per arricchenti riflessioni ed approfondimenti.

Colgo volentieri l'occasione per porgerLe, con sensi di profonda deferenza, cordiali saluti.
+PetaloNero+
Thursday, January 17, 2008 2:52 PM
RINUNCE E NOMINE


NOMINA DEL NUNZIO APOSTOLICO IN RWANDA

Il Santo Padre Benedetto XVI ha nominato Nunzio Apostolico in Rwanda S.E. Mons. Ivo Scapolo, Arcivescovo titolare di Tagaste, finora Nunzio Apostolico in Bolivia.


+PetaloNero+
Thursday, January 17, 2008 2:53 PM
La ragione non cessi mai di cercare la verità: l'appello di Benedetto XVI nell'allocuzione che avrebbe pronunciato nella visita alla Sapienza, poi annullata. Lungo applauso alla lettura del testo nell'Aula Magna dell'Università





Un appello a non stancarsi di cercare la verità: lo ha lanciato Benedetto XVI nell’allocuzione che avrebbe pronunciato di persona oggi nel corso della visita all’università romana della Sapienza, poi annullata per il venir meno dei “presupposti per un’accoglienza dignitosa e tranquilla” come ha scritto in una lettera al rettore Guarini, il cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone. Il testo del Pontefice è stato letto da un professore nell’Aula Magna della Sapienza durante l’inaugurazione del 705.mo Anno accademico dell’università fondata da Papa Bonifacio VIII nel 1303, ed è stato applaudito a lungo da tutti i presenti in piedi. Un allocuzione intensa, un inno alla libertà e alla responsabilità della ragione che non deve chiudersi al grande messaggio che viene dalla fede. Ce ne parla Sergio Centofanti.


Nella sua allocuzione il Papa esprime la sua gratitudine per l’invito a venire alla Sapienza che considera “tra le più prestigiose università del mondo” per il suo “grande livello scientifico e culturale”. La Sapienza – afferma – “era un tempo l’università del Papa, ma oggi è un’università laica” e, come tale, autonoma “da autorità politiche ed ecclesiastiche”, “legata esclusivamente all’autorità della verità”: e in questo senso è un’istituzione necessaria per la società moderna.


Ma – si chiede Benedetto XVI - “che cosa ha da fare o da dire il Papa nell’università?


Sicuramente – sottolinea - non deve cercare di imporre ad altri in modo autoritario la fede, che può essere solo donata in libertà”. Suo compito invece è “mantenere desta la sensibilità per la verità”. Cita Socrate: sull’interrogarsi di questo filosofo greco nasce il primo germe dell’università. E’ la “brama di conoscenza … propria dell’uomo. Egli vuol sapere che cosa sia tutto ciò che lo circonda. Vuole verità”. Così i cristiani dei primi secoli – ricorda il Papa – hanno riconosciuto se stessi in quell’interrogarsi socratico, in quella “ricerca faticosa della ragione per raggiungere la conoscenza della verità intera”. Il Pontefice invita a non perdere “il coraggio della verità” a non distogliersi “dalla ricerca della verità” ma a restare “in cammino con i grandi che lungo tutta la storia hanno lottato e cercato, con le loro risposte e con la loro inquietudine per la verità, che rimanda continuamente al di là di ogni singola risposta”.


“La verità – precisa - non è mai soltanto teorica”. E citando Agostino ricorda che “il semplice sapere … rende tristi”. Infatti “chi vede e apprende soltanto tutto ciò che avviene nel mondo, finisce per diventare triste. Ma verità significa di più che sapere: la conoscenza della verità ha come scopo la conoscenza del bene. Questo - specifica - è anche il senso dell’interrogarsi socratico: Qual è quel bene che ci rende veri? La verità ci rende buoni, e la bontà è vera: è questo l’ottimismo che vive nella fede cristiana, perché ad essa è stata concessa la visione del Logos, della Ragione creatrice che, nell’incarnazione di Dio, si è rivelata insieme come il Bene, come la Bontà stessa”.


Ricorda poi “il merito storico di san Tommaso d’Aquino” che “di fronte alla differente risposta dei Padri a causa del loro contesto storico” mise in luce l’autonomia della filosofia dalla teologia e quindi “il diritto e la responsabilità propri della ragione che s’interroga in base alle sue forze”. Il Papa afferma che “filosofia e teologia devono rapportarsi tra loro ‘senza confusione e senza separazione’. ‘Senza confusione’ vuol dire che ognuna delle due deve conservare la propria identità. La filosofia deve rimanere veramente una ricerca della ragione nella propria libertà e nella propria responsabilità; deve vedere i suoi limiti e proprio così anche la sua grandezza e vastità. La teologia deve continuare ad attingere ad un tesoro di conoscenza che non ha inventato essa stessa, che sempre la supera e che, non essendo mai totalmente esauribile mediante la riflessione, proprio per questo avvia sempre di nuovo il pensiero”. Nello stesso tempo non ci deve essere separazione: “la filosofia non ricomincia ogni volta dal punto zero” di colui che pensa in modo isolato, al di fuori della storia, ma si inserisce “nel grande dialogo della sapienza storica” senza “chiudersi davanti a ciò che le religioni ed in particolare la fede cristiana hanno ricevuto e donato all’umanità come indicazione del cammino”. Certo – afferma il Papa – “varie cose dette da teologi nel corso della storia o anche tradotte nella pratica dalle autorità ecclesiali, sono state dimostrate false dalla storia e oggi ci confondono. Ma allo stesso tempo è vero che la storia dei santi, la storia dell’umanesimo cresciuto sulla basa della fede cristiana dimostra la verità di questa fede nel suo nucleo essenziale, rendendola con ciò anche un’istanza per la ragione pubblica”.


Il Papa ricorda con gratitudine le conquiste dell’umanità nell’ambito della conoscenza e dei diritti umani “Ma il cammino dell’uomo – ha aggiunto - non può mai dirsi completato e il pericolo
della caduta nella disumanità non è mai semplicemente scongiurato”. “Il pericolo del mondo occidentale …è oggi che l’uomo, proprio in considerazione della grandezza del suo sapere e potere, si arrenda davanti alla questione della verità” piegato “davanti alla pressione degli interessi e all’attrattiva dell’utilità”.


Cita il filosofo tedesco Jürgen Habermas che parla in ambito politico della “sensibilità per la verità” che viene spesso soffocata dagli interessi particolari. Il messaggio cristiano – afferma - vuole sempre essere “un incoraggiamento verso la verità e così una forza contro la pressione del potere e degli interessi”. Per questo invita a non confinare nella sfera privata la fede “col suo messaggio rivolto alla ragione”. Se infatti “la ragione – sollecita della sua presunta purezza – diventa sorda al grande messaggio che le viene dalla fede cristiana e dalla sua sapienza, inaridisce” e “non diventa più grande, ma più piccola”. Così, la nostra cultura europea se si preoccupa solo della sua laicità, “si distacca dalle radici delle quali vive” e “non diventa più ragionevole e più pura, ma si scompone e si frantuma”.


Infine – torna a chiedersi Benedetto XVI: “Che cosa ha da fare o da dire il Papa nell’università?”
Semplicemente questo: “Invitare sempre di nuovo la ragione a mettersi alla ricerca del vero, del bene, di Dio e, su questo cammino, sollecitarla a scorgere le utili luci sorte lungo la storia della fede cristiana e a percepire così Gesù Cristo come la Luce che illumina la storia ed aiuta a trovare la via verso il futuro”.



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Thursday, January 17, 2008 4:26 PM
Giovedì 24 gennaio la presentazione del Messaggio del Papa per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali



Giovedì prossimo 24 gennaio, alle 11.30, nella Sala Stampa della Santa Sede, avrà luogo la Conferenza Stampa di presentazione del Messaggio del Papa per la 42.ma Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali che quest’anno ha per tema: “I mezzi di comunicazione sociale: al bivio tra protagonismo e servizio. Cercare la Verità per condividerla”. Interverranno mons. Claudio Maria Celli, presidente del Pontificio Consiglio delle comunicazioni sociali e mons. Paul Tighe, segretario del medesimo dicastero.



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Thursday, January 17, 2008 8:48 PM
PAPA/ BENEDETTO XVI AI GESUITI: SIATE FEDELI A DOTTRINA CATTOLICA
Sabato il nuovo superiore, domenica la prima messa


Roma, 17 gen. (Apcom) - In una lettera inviata lo scorso 10 gennaio, il Papa chiede alla Congregazione generale dei gesuiti - riunita a Roma per eleggere, sabato prossimo, il nuovo Superiore - di "riaffermare, nello spirito di sant'Ignazio, la propria totale adesione alla dottrina cattolica, in particolare su punti nevralgici oggi fortemente attaccati dalla cultura secolare, come ad esempio la relazione tra Cristo e le religioni, alcuni aspetti della teologia della liberazione e vari punti della morale sessuale, soprattutto per quel che riguarda l'indissolubilità del matrimonio e la pastorale delle persone omosessuali".

Nella lettera, disponibile sul sito del 'parlamentino' dei gesuiti, Benedetto XVI sottolinea che "l'evangelizzazione richiede", oggi come ieri, "l'adesione prima di tutto a Cristo e l'attento ascolto del suo spirito che guida la Chiesa; la umile obbedienza ai Pastori che Dio ha scelto per guidare il suo popolo; ed un dialogo franco e prudente con i richiami sociali, culturali e religiosi del nostro tempo".

"Dopo quattro giorni di preghiera, riflessione e consultazioni reciproche", i 217 elettori della trentacinquesima Congregazione generale "sono pronti", il 19 gennaio per votare il nuovo Superiore generale, soprannominato 'Papa nero'.

La giornata, rende noto un comunicato, inizia alle 8 con una messa concelebrata. Alle 9.30 gli elettori si riuniscono in aula, dove, dopo un primo momento di preghiera, compilano ognuno la scheda di voto. Al termine della votazione, il generale uscente Peter-Hans Kolvenbach, insieme al segretario della Congregazione e al suo assistente "giurano a Dio di compiere fedelmente il dovere di ricevere e rendere pubblici i voti". Questi sono quindi raccolti e contati. Colui che ne riceve la maggioranza (109 voti) è considerato eletto. Immediatamente il suo nome viene comunicato al Papa. A questo punto gli elettori, primo fra tutti il padre Kolvenbach, sfilano a rendere omaggio al nuovo Superiore generale. Tutti si recano quindi nella cappella per una breve preghiera di ringraziamento. Il giorno dopo l'elezione, domenica 20 gennaio, alle ore 16, una messa concelebrata ha luogo alla Chiesa del Gesù.

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Friday, January 18, 2008 2:47 PM
LE UDIENZE

Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina in Udienza:

Delegazione Ecumenica dalla Finlandia, in occasione della Festa di Sant’Enrico;

Ecc.mi Presuli della Conferenza dei Vescovi Latini nelle Regioni Arabe (C.E.L.R.A.), in Visita "ad Limina Apostolorum":
S.E. Mons. Giuseppe Nazzaro, O.F.M., Vescovo tit. di Forma, Vicario Apostolico di Alep dei Latini (Siria);
S.E. Mons. Giorgio Bertin, O.F.M., Vescovo di Djibouti (Gibuti); Amministratore Apostolico "ad nutum Sanctae Sedis" di Mogadiscio (Somalia);
S.E. Mons. Jean Benjamin Sleiman, O.C.D., Vescovo di Baghdad dei Latini (Iraq).

Il Papa riceve questa mattina in Udienza:

Gruppo degli Ecc.mi Presuli della C.E.L.R.A., in Visita "ad Limina Apostolorum".
+PetaloNero+
Friday, January 18, 2008 2:48 PM
RINUNCE E NOMINE




NOMINA DEL VESCOVO DI KIGOMA (TANZANIA)

Il Santo Padre ha nominato Vescovo della diocesi di Kigoma (Tanzania) il Rev.do Protase Rugambwa, del clero di Rulenge, Officiale della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli.

Rev.do Protase Rugambwa

Il Rev.do Protase Rugambwa è nato il 31 maggio 1960 a Bunena, nella Diocesi di Bukoba. Dopo gli studi primari in varie scuole, dal 1967 al 1975, e quelli secondari nei Seminari Minori di Katoke e Itaga, ha studiato Filosofia presso il Kibosho Senior Seminary e Teologia presso il St. Charles Lwanga Segerea Senior Seminary.

È stato ordinato sacerdote il 2 settembre 1990, a Dar-es-Salaam, dal Servo di Dio Giovanni Paolo II, durante la Sua visita Pastorale in Tanzania, ed incardinato nella Diocesi di Rulenge.

Dopo l’ordinazione sacerdotale ha ricoperto i seguenti uffici: 1990-1991: Vicario Parrocchiale nella parrocchia di Mabira; 1991-1994: Insegnante nel Seminario Minore di Katoke, incaricato diocesano della Liturgia e Cappellano dell’ospedale di Biharamulo; 1994-1998: Studi per il Dottorato in Teologia Pastorale presso la Pontificia Università Lateranense, a Roma; 1998-1999: Formatore dei seminaristi dell’anno spirituale, Direttore delle Vocazioni nella Diocesi di Rulenge, Segretario esecutivo del Dipartimento della Pastorale; 2000-2002: Vicario Generale della Diocesi di Rulenge e Moderatore del Personale.

Dal 2002 è Officiale presso la Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli.




ASSENSO DEL SANTO PADRE ALL’ELEZIONE DEL VESCOVO DI MUVATTUPUZHA DEI SIRO-MALANKARESI (INDIA)

Il Santo Padre ha concesso il Suo assenso all’elezione canonicamente fatta dal Sinodo dei Vescovi della Chiesa Siro-Malankarese, del Rev.do Abraham Kackanatt, sacerdote dell’Arcieparchia di Tiruvalla dei Siro-Malankaresi, a Vescovo di Muvattupuzha dei Siro-Malankaresi

Rev.do Abraham Kackanatt

Il Rev.do Abraham Kackanatt è nato il 10 giugno 1944 a Kallooppara nell’Arcieparchia di Tiruvalla. E’ stato ordinato sacerdote il 10 ottobre 1970.

Come titoli accademici possiede un M.A. in Sociologia all’Università di Mysore, la Licenza in Sacra Scrittura al Pontificio Istituto Biblico, il Dottorato in Teologia Biblica all’Urbaniana e il Diploma in Studi Biblici ed Orientali all’Istituto Biblico di Gerusalemme.

Mons. Kackanatt ha svolto diversi incarichi: Economo diocesano; Direttore delle opere sociali; Corporate Manager di scuole; Professore e Rettore del St. Mary’s Malankara Seminary di Trivandrum; parroco della Cattedrale; Professore al CANA Research Institute for Family and Marriage di Thuruthyu. Attualmente è membro del Collegio dei Consultori dell’Arcieparchia di Tiruvalla dei Siro-Malankaresi, Amministratore di Pushpagiri Group of Institutions e Segretario della Pushpagiri Medical Society.

Parla varie lingue: il malayalam, l’hindi, il tamil, il sanscrito, l’inglese, l’italiano, il tedesco, il francese e lo spagnolo. Inoltre conosce il latino, il siriano, l’ebraico e il greco.

+PetaloNero+
Friday, January 18, 2008 2:48 PM
Udienza di Benedetto XVI alla delegazione finlandese luterana: la comune preghiera dei cristiani è "la porta regale dell'ecumenismo". Intervista con mons. Fortino





La Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani che si apre oggi ha visto Benedetto XVI subito impegnato in un importante incontro ecumenico. Il Papa ha ricevuto una delegazione ecumenica proveniente dalla Finlandia, che in questi giorni si trova tradizionalmente a Roma per la festa di Sant’Enrico, patrono del Paese finnico. Il Pontefice ha indicato nel valore della preghiera la “porta regale dell’ecumenismo” e di un dialogo fra cristiani del quale, ha affermato, l’Europa attuale non può fare a meno. Il servizio di Alessandro De Carolis:


Dove stia l’importanza concreta, che incide nella società, del dialogo luterano-cattolico, Benedetto XVI lo ha affermato con chiarezza nell’ultima frase: nelle “nuove e mutevoli” circostanze dell’Europa di oggi, “c’è molto che luterani e cattolici possono fare insieme al servizio del Vangelo e la promozione del Regno di Dio”. Sul significato spirituale che impegna le due parti nella ricerca della piena comunione, il Papa si è soffermato invece sin dalle prime battute del suo intervento, al cospetto del vescovo luterano, Kari Mäkinen. Ispirandosi al tema della Settimana 2008 - “Pregare incessantemente” - Benedetto XVI ha osservato che “in un certo senso, la Settimana di preghiera trae le sue origini dal momento in cui Gesù patì la sofferenza e la morte”, pregando per i suoi discepoli: “Che tutti siano una cosa sola” perché “il mondo creda”. “Questa infatti è la porta regale dell’ecumenismo", ha affermato il Papa. Tale preghiera "ci porta a guardare il Regno di Dio e l'unità della Chiesa in un modo nuovo, che rafforza i nostri legami di comunione e che ci consente di affrontare con coraggio le memorie dolorose, i pesi sociali e le debolezze umane, che rappresentano molta parte delle nostre divisioni”.


Un’autentica vita di comunione “è possibile - ha proseguito Benedetto XVI - solo quando gli accordi dottrinali e le dichiarazioni formali sono costantemente guidati dalla luce dello Spirito Santo”. Ed ha aggiunto: “Dobbiamo essere grati per i frutti del dialogo teologico Luterano-cattolico nordico, in Finlandia e in Svezia, riguardante le questioni centrali della fede cristiana, compresa la questione della giustificazione nella vita della Chiesa. Possa il dialogo continuo portare a risultati concreti e azioni che esprimono e costruiscano la nostra unità in Cristo e, pertanto, rafforzino i rapporti tra i cristiani”.


Quattrocentocinquanta anni fa, moriva un celebre teologo finnico, Mikael Agricola, la cui traduzione della Bibbia, ha ricordato il Pontefice, “ha avuto un impatto enorme sulla lingua e sulla letteratura finlandese”. Il tributo conferitogli dal Paese nordeuropeo è utili per sottolineare ancora, ha concluso Benedetto XVI, “l'importanza della Scrittura per la Chiesa, per i singoli cristiani e per l'intera società”, in un’Europa che Benedetto XVI vede immersa in situaizioni non facili.


L’udienza con la delegazione luterana finlandese, benché tradizionale nell’agenda pontificia, cade quest’anno in coincidenza con l’inizio della 100.ma Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. Ieri, il cardinale Walter Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per l’Unità dei cristiani, l’ha inaugurata con una cerimonia nella chiesa romana di Santa Brigida, alla presenza proprio della delegazione ecumenica della Finlandia. La storia di questo evento risale all’intuizione che nel 1908 ebbe un sacerdote anglicano, padre Paul Wattson, co-fondatore della Society of Atonement, che propose quello che lui chiamò un “Ottavario per l'unità dei cristiani”. Nelle sue intenzioni, l’unità voleva dire un “ritorno” alla Chiesa cattolica romana. Fu in quella occasione che vennero fissate le date di inzio e fine, rimaste invariate a tutt’oggi: il 18 gennaio - festa della Cattedra di Pietro - e il 25 gennaio, festa della Conversione di San Paolo.


Per molti cristiani, tuttavia, l'idea del “ritorno” all’unità con Roma impediva di associarsi in preghiera ai cattolici: fu ciò che rilevò, nel 1936, l’Abbé Paul Couturier di Lione, che diede inizio, nelle stesse date, alla “Settimana di Preghiera Universale per l'Unità dei Cristiani”. L’esperienza è poi cresciuta diventando un appuntamento ecumenico rituale e molto sentito al punto che, dal 1973, ogni anno un gruppo ecumenico viene invitato a preparare la prima bozza del materiale della Settimana, poi riesaminato dal gruppo preparatorio internazionale nominato dalla Commissione “Fede e Costituzione” del Consiglio Ecumenico delle Chiese (CEC) e dal Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani. Da rilevare che nei Paesi dell'emisfero nord l’iniziativa si celebra in gennaio, mentre in quelli dell'emisfero sud, dove gennaio è periodo di vacanza, viene celebrata in altre date, ad esempio nel tempo di Pentecoste.


Quest’anno, dunque, la Settimana per l’unità ha come tema un passo della Prima Lettera di San Paolo ai Tessalonicesi: “Pregate continuamente”. Giovanni Peduto ne ha parlato con mons. Eleuterio Fortino, sottosegretario del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani:


R. – E’ sintomatico che si sia presa la Lettera di San Paolo ai Tessalonicesi. San Paolo aveva creato la prima comunità cristiana a Tessalonica. Poi, dopo un certo tempo sente che vi sono delle divisioni. Allora, scrive quella lettera e dice: “Pregate continuamente. Pregate incessantemente”. La preghiera fa parte di quel nucleo centrale che è l’anima dell’intero movimento ecumenico. Siamo convinti che la santa causa di ristabilire la piena unità tra i cristiani supera la forza umana, quindi fa affidamento alla preghiera


D. – Nell’ambito del dialogo ecumenico, un posto di grande rilievo è quello delle relazioni tra cattolici e ortodossi e in questo campo lei è un esperto. Può farci una sintesi dell’attuale situazione del dialogo cattolico-ortodosso?


R. – Lei si riferisce al dialogo cattolico-ortodosso, cioè al dialogo teologico. Quest’anno questo dialogo ha compiuto un passo positivo: si è aperto al futuro. Nel mese di ottobre, dall’8 al 14, si è tenuta a Ravenna la decima sessione della Commissione mista internazionale fra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa nel suo insieme, con la partecipazione di tutte le Chiese autocefale. Il tema è un tema ampio, un tema difficile, un tema che non si risolve in una sessione, anche se questa sessione ha dato particolare importanza e ha avuto convergenze importanti. L’ultima era la comunione ecclesiale, la conciliarità e l’autorità nella Chiesa. Si è affrontata in particolare l’autorità nella Chiesa a livello universale, cioè quale sia il ruolo del vescovo di Roma nella comunione delle Chiese. Il progresso stato è che alla luce della storia, riflettendo sul primo millennio, si è concordato che – nel testo si parla di Oriente e Occidente, di cattolici e ortodossi – nella Chiesa a livello universale ci sia un “protos”, un primo, cioè il vescovo di Roma, che ha un ruolo particolare nella Chiesa di Cristo. La Commissione ha sottolineato come problematico e da discutere il fatto che non siano d’accordo, cattolici e ortodossi, sulle prerogative di questo primato. E per l’anno prossimo ha proposto che si riunisca la Commissione sul tema “Il ruolo del vescovo di Roma nella comunione ecclesiale, nel primo millennio”, cioè si cominci a studiare come di fatto la comunione delle Chiese e il ruolo del vescovo di Roma sia stata concretamente vissuta nella storia, considerando i cambiamenti che ci sono stati, la maturazione che è avvenuta nella coscienza cristiana e i problemi posti che meritano una soluzione.


D. – Quando e dove questo incontro?


R. – Nella prima parte di questo anno 2008 si incontreranno due sottocommissioni di studio sullo stesso tema parallelo. Poi, dal 27 settembre al 4 ottobre, si incontrerà il Comitato misto di coordinamento, che dagli studi fatti dalle sottocommissioni preparerà una sintesi organica come progetto da sottoporre alla sessione plenaria. La sessione plenaria si riunirà nell’autunno del 2009. La data e il luogo non sono stati ancora fissati. La sessione sarà ospite della Chiesa ortodossa.


D. – I suoi auspici mons. Fortino per il futuro?


R. – I miei auspici sono quelli che provengono dal tema della preghiera dell’unità di quest’anno. La preghiera continua e l’auspicio finale è che tutti i cristiani possano celebrare insieme l’unico sacrificio di Gesù Cristo: l’Eucaristia.



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Friday, January 18, 2008 2:49 PM
Appello del Papa a sostenere i cristiani delle regioni arabe: quella terra non diventi una zona archeologica priva di vita ecclesiale




Ricevendo stamani i presuli della Conferenza dei vescovi latini delle regioni arabe, in visita ad Limina, Benedetto XVI ha auspicato che queste terre, spesso abbandonate dai cristiani a causa di continue violenze, non diventino "siti archeologici senza vita ecclesiale". La vocazione dei cristiani nelle regioni arabe - ha osservato - riveste “un’importanza essenziale”: sono “artigiani di pace e giustizia, una presenza viva del Cristo venuto a riconciliare il mondo con il Padre”. Il servizio di Amedeo Lomonaco:


"Dans votre région, le déchaînement sans fin de la violence…
Nella vostra regione lo scatenarsi senza fine di violenza, insicurezza e odio rende difficile la coabitazione”.

A volte - prosegue Benedetto XVI - questa inquietante combinazione fa temere per l’esistenza delle vostre comunità:

"C’est un grave défi posé à vostre service pastoral…
E’ una grave sfida per il vostro servizio pastorale che vi stimola a rafforzare la fede dei fedeli ed il loro senso fraterno, affinché tutti possano vivere in una speranza fondata sulla certezza che il Signore non abbandona mai coloro si rivolgono a Lui”.

Solo il Signore - ha sottolineato quindi Benedetto XVI - è la nostra vera speranza, in virtù della quale noi possiamo affrontare il nostro presente. Il Papa ha esortato quindi i vescovi latini delle regioni arabe ad essere vicini alle persone affidate al loro ministero e ad accompagnarle in un cammino di “autentica fedeltà al Vangelo”:

"Que tous, dans les situations difficiles qu’ils connaisent…
Tutti, nelle situazioni difficili che conoscono, possano avere la forza e il coraggio di vivere nella testimonianza ardente della carità di Cristo”.

E’ comprensibile - ha osservato quindi Benedetto XVI - che i cristiani siano spinti dalle circostanze a lasciare il loro Paese:

"Cependant, il faut encourager et soutenir fermement…
Tuttavia, occorre incoraggiare e sostenere fermamente coloro che fanno la scelta di rimanere fedeli alla loro terra, affinché non diventi una zona archeologica senza vita ecclesiale”.

Per questo, Benedetto XVI ha assicurato il proprio sostegno ad iniziative dei presuli per la creazione di condizioni socioeconomiche in favore dei cristiani nelle regioni arabe. Il Papa si è soffermato poi sulla collaborazione tra i cattolici dei vari riti:

"La prière du Christ au Cénacle ‘Que tous soient un’ est une invitation…
La preghiera di Cristo al Cenacolo ‘Che tutti siano uno’ è un invito pressante a ricercare incessantemente l’unità dei discepoli di Cristo”.

Gli ostacoli sul cammino dell’unità - ha proseguito - non devono mai spegnere l’entusiasmo per “tessere le condizioni di un dialogo quotidiano che è un preludio all’unità”:

"La rencontre des membres des autres religions, Juifs et Musulmans…
L’incontro di membri di altre religioni, ebrei e musulmani è per voi vescovi una realtà quotidiana”.

Una migliore conoscenza reciproca - ha concluso il Santo Padre - è necessaria “per favorire un rispetto sempre più grande della dignità umana, l’uguaglianza dei diritti e dei doveri delle persone e un’attenzione rinnovata alle necessità di ciascuno, particolarmente dei più poveri”.



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Friday, January 18, 2008 2:50 PM

Lettera del Papa a padre Kolvenbach, in occasione della 35.ma Congregazione generale della Compagnia di Gesù



Alcuni giorni prima di presentare la sua rinuncia a superiore generale della Compagnia di Gesù, padre Peter Hans Kolvenbach ha ricevuto una lettera personale del Papa. Padre Kolvenbach – riferisce in un comunicato la Compagnia di Gesù - ha condiviso la lettera con i membri della Congregazione generale e con tutta la Compagnia, e ha riferito a Benedetto XVI “la profonda attenzione e gratitudine” con cui era stato accolto il suo messaggio”. Ai gesuiti, padre Kolvenbach ha comunicato “l’affetto, la vicinanza spirituale, la stima e la gratitudine con cui i successori di Pietro hanno guardato e guardano alla Compagnia di Gesù, continuando ad aspettarne un fedele servizio per l’annuncio integro e senza incertezze del Vangelo nel nostro tempo”. Il servizio di Roberto Piermarini:


Ponendosi in continuità con gli interventi dei suoi predecessori, il Santo Padre richiama nella sua lettera il legame particolare che lega la Compagnia di Gesù al Successore di Pietro, espresso dal "quarto voto" di speciale obbedienza al Papa come definito nella “Formula” fondazionale di sant’Ignazio: “Militare per Iddio sotto il vessillo della Croce e servire soltanto il Signore e la Chiesa sua sposa, a disposizione del Romano Pontefice, Vicario di Cristo in terra”. “Di questa fedeltà, che costituisce il segno distintivo dell’Ordine, la Chiesa ha ancora più bisogno oggi – sottolinea il Papa – in un’epoca in cui si avverte l’urgenza di trasmettere, in maniera integrale, ai nostri contemporanei distratti da tante voci discordanti l’unico e immutato messaggio di salvezza che è il vangelo, “non quale parola di uomini, ma com’è veramente, quale parola di Dio”, che opera in coloro che credono”.


“L'opera evangelizzatrice della Chiesa conta pertanto molto sulla responsabilità formativa che la Compagnia ha nel campo della teologia, della spiritualità e della missione”, continua il Papa il quale chiede alla Congregazione Generale che riaffermi, nello spirito di sant'Ignazio, la propria totale adesione alla dottrina cattolica, in particolare su punti nevralgici oggi fortemente attaccati dalla cultura secolare, come, ad esempio, il rapporto fra Cristo e le religioni, taluni aspetti della teologia della liberazione e vari punti della morale sessuale, soprattutto per quel che riguarda l'indissolubilità del matrimonio e la pastorale delle persone omosessuali”. “Il segreto dell’autentico successo dell’impegno apostolico e missionario di ogni cristiano e ancora più di quanti sono chiamati ad un più diretto servizio al Vangelo – scrive il Papa – presuppone un’intima comunione con Colui che ci chiama ad essere suoi amici e discepoli, un’unità di vita e di azione che si alimenta di ascolto della sua parola, di contemplazione e di preghiera, di distacco dalla mentalità del mondo e di incessante conversione al suo amore perché sia Lui, il Cristo, a vivere ed operare in ciascuno di noi”. Benedetto XVI nella sua lettera auspica che la presente Congregazione “riaffermi con chiarezza l’autentico carisma del Fondatore per incoraggiare tutti i Gesuiti a promuovere la vera e sana dottrina cattolica”. Riprendendo le parole di Giovanni Paolo II del 1995, il Pontefice invita inoltre i membri della Congregazione a riaffermare “senza equivoci e senza esitazioni”, la fedeltà amorosa al carisma, indicato da Sant’Ignazio, come fonte sicura di rinnovata fecondità”. Benedetto XVI, rifacendosi alle parole del suo precedessore Paolo VI, invita a non alterare e non sfigurare “l’identità fondamentale della figura del Gesuita, quale è descritta nella Formula Instituti, quale la storia e la spiritualità propria dell’Ordine la propongono e quale l’interpretazione autentica dei bisogni stessi dei tempi sembra oggi reclamare”.


La Compagnia di Gesù, - afferma nella sua lettera di risposta al Papa Padre Kolvenbach - dichiara la propria volontà di rispondere sinceramente agli inviti e alle richieste del Santo Padre. La Congregazione Generale dedicherà ad essi tutta l’attenzione dovuta nel corso dei suoi lavori, una considerevole parte dei quali sarà dedicata appunto ai temi della identità e della missione dei Gesuiti e della obbedienza religiosa ed apostolica, in particolare della obbedienza al Papa.



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Friday, January 18, 2008 6:46 PM
Da Petrus

Rito tridentino, Benedetto XVI riforma il Messale e cambia la preghiera per gli ebrei


CITTA’ DEL VATICANO - Benedetto XVI ha deciso di riformulare il testo della preghiera per gli ebrei contenuta nel messale tridentino liberalizzato dal recente Motu proprio “Summorum Pontificum”: la pubblicazione del nuovo testo, interamente rivisto, dovrebbe avvenire a giorni. Lo annuncia ''Il Giornale'', diretto da Mario Giordano, in un articolo a firma del vaticanista Andrea Tornielli. ''Sparisce - scrive Tornielli - il riferimento all'accecamento del popolo ebraico. Nel vecchio testo si pregava, in latino, per la conversione degli ebrei chiedendo a Dio di sottrarre “quel popolo... alle sue tenebre” e di rimuoverne “l'accecamento” (termine mutuato da una delle lettere di San Paolo). Come si ricordera', dopo la pubblicazione del Motu proprio che liberalizzava la Messa preconciliare, molte voci preoccupate si erano levate dal mondo ebraico. I rabbini capo di Gerusalemme, guide spirituali delle comunita' sefardita e aschenazita, avevano scritto a Benedetto XVI per chiedere la modifica della preghiera del Venerdi' Santo. Va ricordato che il cammino di avvicinamento era iniziato gia' sotto Pio XII, il quale aveva fatto precisare dalla Congregazione dei Riti che l'antica formulazione “pro perfidis judaeis” stava a indicare “per i giudei che non hanno la fede”. Papa Pacelli reintrodusse inoltre la genuflessione per quella preghiera. Giovanni XXIII, fin dal 1959, elimino' sia il “perfidis” che il successivo riferimento alla “perfidia” giudaica. Il testo emendato da Papa Roncalli, nell'edizione del 1962, l'ultima del messale antico prima della riforma post-conciliare, e' stato liberalizzato da Benedetto XVI nei mesi scorsi. Nella preghiera erano rimasti riferimenti all'accecamento e alle tenebre del popolo ebraico. “Quella preghiera ci preoccupa - aveva detto al Giornale lo scorso settembre il rabbino Giuseppe Laras, presidente dell'Assemblea dei rabbini d'Italia - Temiamo che quelli che leggono possano fare due piu' due e ragionare in questi termini: se noi preghiamo perche' Dio tolga l'accecamento dagli ebrei significa che essi sono fuori dalla verita' e questo puo' spingere fino all'antisemitismo”. Vescovi e prelati impegnati nel dialogo con il mondo ebraico hanno sollecitato la Santa Sede a intervenire e un'apertura in questo senso era stata manifestata lo scorso luglio dal Cardinale Segretario di Stato, Tarcisio Bertone, che, a Pieve di Cadore, aveva parlato della possibilita' di una correzione. ''Benedetto XVI -scrive ''Il Giornale''- ha approntato una bozza per la nuova preghiera che dovrebbe essere pubblicata nei prossimi giorni dalla Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti. Secondo alcune indiscrezioni, nella nuova versione, pur essendo stati omessi i passaggi ritenuti offensivi dagli ebrei, sarebbe comunque rimasto l'accenno al vecchio impianto della preghiera, quello alla conversione''. Proprio su questo argomento era intervenuto il Segretario della Congregazione per la dottrina della fede (dal 2003 al 2005 vice dell'allora Cardinale Joseph Ratzinger), Monsignor Angelo Amato, spiegando al quotidiano Avvenire che “nella Messa noi cattolici preghiamo sempre, e per primo, per la nostra conversione. E ci battiamo il petto per i nostri peccati. E poi preghiamo per la conversione di tutti i cristiani e di tutti i non cristiani. Il Vangelo e' per tutti”. ''La decisione di Benedetto XVI - osserva Tornielli - e' una mano tesa alla comunita' ebraica, che ha invitato il Pontefice a visitare la Sinagoga di Roma. E' noto che il Papa desidererebbe molto potersi recare in Israele nel 2009, anche se le condizioni attuali delle trattative bilaterali tra lo Stato d'Israele e la Santa Sede per la soluzione di alcuni problemi giuridici e amministrativi non lasciano per il momento ben sperare''. ''E' molto positivo. Un passo avanti che rende giustizia al popolo ebraico''. Cosi' il rabbino emerito di Roma, Elio Toaff, commenta intanto la notizia anticipata da ''Il Giornale'' in un articolo del vaticanista Andrea Tornielli che annuncia il cambio dell'antico messale. Sul fatto che Benedetto VXI abbia deciso di modificare il testo della preghiera contenuta nel messale tridentino, Toaff ha sottolineato che, ''se cosi' fosse, vorrebbe dire che si sta riadeguando ad un clima di maggiore tolleranza, accogliendo le perplessita' del mondo ebraico''.
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Saturday, January 19, 2008 2:36 PM
MESSAGGIO DEL SANTO PADRE IN OCCASIONE DELLA 16a GIORNATA MONDIALE DEL MALATO


Pubblichiamo di seguito il Messaggio del Santo Padre Benedetto XVI in occasione della 16a Giornata Mondiale del Malato (11 febbraio 2008), che quest’anno sarà celebrata a livello diocesano:


MESSAGGIO DEL SANTO PADRE

Cari fratelli e sorelle!

1. L’11 febbraio, memoria della Beata Maria Vergine di Lourdes, si celebra la Giornata Mondiale del Malato, occasione propizia per riflettere sul senso del dolore e sul dovere cristiano di farsene carico in qualunque situazione esso si presenti. Quest’anno tale significativa ricorrenza si collega a due eventi importanti per la vita della Chiesa, come si comprende già dal tema scelto "L’Eucaristia, Lourdes e la cura pastorale dei malati": il 150° anniversario delle apparizioni dell’Immacolata a Lourdes, e la celebrazione del Congresso Eucaristico Internazionale a Québec, in Canada. In tal modo viene offerta una singolare opportunità per considerare la stretta connessione che esiste tra il Mistero eucaristico, il ruolo di Maria nel progetto salvifico e la realtà del dolore e della sofferenza dell’uomo.

I 150 anni dalle apparizioni di Lourdes ci invitano a volgere lo sguardo verso la Vergine Santa, la cui Immacolata Concezione costituisce il dono sublime e gratuito di Dio ad una donna, perché potesse aderire pienamente ai disegni divini con fede ferma e incrollabile, nonostante le prove e le sofferenze che avrebbe dovuto affrontare. Per questo Maria è modello di totale abbandono alla volontà di Dio: ha accolto nel cuore il Verbo eterno e lo ha concepito nel suo grembo verginale; si è fidata di Dio e, con l’anima trafitta dalla spada del dolore (cfr Lc 2,35), non ha esitato a condividere la passione del suo Figlio rinnovando sul Calvario ai piedi della Croce il "sì" dell’Annunciazione. Meditare sull’Immacolata Concezione di Maria è pertanto lasciarsi attrarre dal «sì» che l’ha congiunta mirabilmente alla missione di Cristo, redentore dell’umanità; è lasciarsi prendere e guidare per mano da Lei, per pronunciare a propria volta il "fiat" alla volontà di Dio con tutta l’esistenza intessuta di gioie e tristezze, di speranze e delusioni, nella consapevolezza che le prove, il dolore e la sofferenza rendono ricco di senso il nostro pellegrinaggio sulla terra.

2. Non si può contemplare Maria senza essere attratti da Cristo e non si può guardare a Cristo senza avvertire subito la presenza di Maria. Esiste un legame inscindibile tra la Madre e il Figlio generato nel suo seno per opera dello Spirito Santo, e questo legame lo avvertiamo, in maniera misteriosa, nel Sacramento dell’Eucaristia, come sin dai primi secoli i Padri della Chiesa e i teologi hanno messo in luce. "La carne nata da Maria, venendo dallo Spirito Santo, è il pane disceso dal cielo", afferma sant’Ilario di Poitiers, mentre nel Sacramentario Bergomense, del sec. IX, leggiamo: "Il suo grembo ha fatto fiorire un frutto, un pane che ci ha riempito di angelico dono. Maria ha restituito alla salvezza ciò che Eva aveva distrutto con la sua colpa". Osserva poi san Pier Damiani: "Quel corpo che la beatissima Vergine ha generato, ha nutrito nel suo grembo con cura materna, quel corpo dico, senza dubbio e non un altro, ora lo riceviamo dal sacro altare, e ne beviamo il sangue come sacramento della nostra redenzione. Questo ritiene la fede cattolica, questo fedelmente insegna la santa Chiesa". Il legame della Vergine Santa con il Figlio, Agnello immolato che toglie i peccati del mondo, si estende alla Chiesa Corpo mistico di Cristo. Maria - nota il Servo di Dio Giovanni Paolo II - è "donna eucaristica" con l’intera sua vita per cui la Chiesa, guardando a Lei come a suo modello, "è chiamata ad imitarla anche nel suo rapporto con questo Mistero santissimo" (Enc. Ecclesia de Eucharistia, 53). In questa ottica si comprende ancor più perché a Lourdes al culto della Beata Vergine Maria si unisce un forte e costante richiamo all’Eucaristia con quotidiane Celebrazioni eucaristiche, con l’adorazione del Santissimo Sacramento e la benedizione dei malati, che costituisce uno dei momenti più forti della sosta dei pellegrini presso la grotta di Massabielles.

La presenza a Lourdes di molti pellegrini ammalati e di volontari che li accompagnano aiuta a riflettere sulla materna e tenera premura che la Vergine manifesta verso il dolore e le sofferenza dell’uomo. Associata al Sacrificio di Cristo, Maria, Mater Dolorosa, che ai piedi della Croce soffre con il suo divin Figlio, viene sentita particolarmente vicina dalla comunità cristiana che si raccoglie attorno ai suoi membri sofferenti, i quali recano i segni della passione del Signore. Maria soffre con coloro che sono nella prova, con essi spera ed è loro conforto sostenendoli con il suo materno aiuto. E non è forse vero che l’esperienza spirituale di tanti ammalati spinge a comprendere sempre più che "il divin Redentore vuole penetrare nell’animo di ogni sofferente attraverso il cuore della sua Madre santissima, primizia e vertice di tutti i redenti"? (Giovanni Paolo II, Lett. ap. Salvifici doloris, 26).

3. Se Lourdes ci conduce a meditare sull’amore materno della Vergine Immacolata per i suoi figli malati e sofferenti, il prossimo Congresso Eucaristico Internazionale sarà occasione per adorare Gesù Cristo presente nel Sacramento dell’altare, a Lui affidarci come a Speranza che non delude, Lui accogliere quale farmaco dell’immortalità che sana il fisico e lo spirito. Gesù Cristo ha redento il mondo con la sua sofferenza, con la sua morte e risurrezione e ha voluto restare con noi quale "pane della vita" nel nostro pellegrinaggio terreno. "L’Eucaristia dono di Dio per la vita del mondo": questo è il tema del Congresso Eucaristico che sottolinea come l’Eucaristia sia il dono che il Padre fa al mondo del proprio unico Figlio, incarnato e crocifisso. E’ Lui che ci raduna intorno alla mensa eucaristica, suscitando nei suoi discepoli un’attenzione amorevole per i sofferenti e gli ammalati, nei quali la comunità cristiana riconosce il volto del suo Signore. Come ho rilevato nell’Esortazione apostolica post-sinodale Sacramentum caritatis, "le nostre comunità, quando celebrano l’Eucaristia, devono prendere sempre più coscienza che il sacrificio di Cristo è per tutti e pertanto l’Eucaristia spinge ogni credente in Lui a farsi ‘pane spezzato’ per gli altri" (n. 88). Siamo così incoraggiati ad impegnarci in prima persona a servire i fratelli, specialmente quelli in difficoltà, poiché la vocazione di ogni cristiano è veramente quella di essere, insieme a Gesù, pane spezzato per la vita del mondo.

4. Appare pertanto chiaro che proprio dall’Eucaristia la pastorale della salute deve attingere la forza spirituale necessaria a soccorrere efficacemente l’uomo e ad aiutarlo a comprendere il valore salvifico della propria sofferenza. Come ebbe a scrivere il Servo di Dio Giovanni Paolo II nella già citata Lettera apostolica Salvifici doloris, la Chiesa vede nei fratelli e nelle sorelle sofferenti quasi molteplici soggetti della forza soprannaturale di Cristo (cfr n. 27). Unito misteriosamente a Cristo, l’uomo che soffre con amore e docile abbandono alla volontà divina diventa offerta vivente per la salvezza del mondo. L’amato mio Predecessore affermava ancora che "quanto più l’uomo è minacciato dal peccato, quanto più pesanti sono le strutture del peccato che porta in sé il mondo d’oggi, tanto più grande è l’eloquenza che la sofferenza umana in sé possiede. E tanto più la Chiesa sente il bisogno di ricorrere al valore delle sofferenze umane per la salvezza del mondo" (ibid.). Se pertanto a Québec si contempla il mistero dell’Eucaristia dono di Dio per la vita del mondo, nella Giornata Mondiale del Malato, in un ideale parallelismo spirituale, non solo si celebra l’effettiva partecipazione della sofferenza umana all’opera salvifica di Dio, ma se ne possono godere, in certo senso, i preziosi frutti promessi a coloro che credono. Così il dolore, accolto con fede, diventa la porta per entrare nel mistero della sofferenza redentrice di Gesù e per giungere con Lui alla pace e alla felicità della sua Risurrezione.

5. Mentre rivolgo il mio saluto cordiale a tutti gli ammalati e a quanti se ne prendono cura in diversi modi, invito le comunità diocesane e parrocchiali a celebrare la prossima Giornata Mondiale del Malato valorizzando appieno la felice coincidenza tra il 150° anniversario delle apparizioni di Nostra Signora a Lourdes e il Congresso Eucaristico Internazionale. Sia occasione per sottolineare l’importanza della Santa Messa, dell’Adorazione eucaristica e del culto dell’Eucaristia, facendo in modo che le Cappelle nei Centri sanitari diventino il cuore pulsante in cui Gesù si offre incessantemente al Padre per la vita dell’umanità. Anche la distribuzione ai malati dell’Eucaristia, fatta con decoro e spirito di preghiera, è vero conforto per chi soffre afflitto da ogni forma di infermità.

La prossima Giornata Mondiale del Malato sia inoltre propizia circostanza per invocare, in modo speciale, la materna protezione di Maria su quanti sono provati dalla malattia, sugli agenti sanitari e sugli operatori della pastorale sanitaria. Penso, in particolare, ai sacerdoti impegnati in questo campo, alle religiose e ai religiosi, ai volontari e a chiunque con fattiva dedizione si occupa di servire, nel corpo e nell’anima, gli ammalati e i bisognosi. Affido tutti a Maria, Madre di Dio e Madre nostra, Immacolata Concezione. Sia Lei ad aiutare ciascuno nel testimoniare che l’unica valida risposta al dolore e alla sofferenza umana è Cristo, il quale risorgendo ha vinto la morte e ci ha donato la vita che non conosce fine. Con questi sentimenti, di cuore imparto a tutti una speciale Benedizione Apostolica.

Dal Vaticano, 11 gennaio 2008

BENEDICTUS PP. XVI















Il Papa nel Messaggio per la Giornata mondiale del malato 2008: nell'Eucaristia il senso salvifico del dolore, nella Vergine la Madre che consola




“Valorizzare appieno” la coincidenza proposta dal calendario 2008 degli eventi ecclesiali che prevede, fra gli altri, la celebrazione del 150° anniversario delle apparizioni di Lourdes e il Congresso eucaristico internazionale di Québec, nel giugno prossimo. A chiederlo è Benedetto XVI nel suo Messaggio per la Giornata mondiale del malato del prossimo 11 febbraio, giorno delle apparizioni della Vergine alla grotta di Massabielle. Per il Papa, esiste una “stretta connessione” tra il “Mistero eucaristico, il ruolo di Maria nel progetto salvifico e la realtà del dolore e della sofferenza dell’uomo”. Il servizio di Alessandro De Carolis:


Da un lato, l’Eucaristia che, nel contemplare il sacrificio di salvezza di Cristo, instilla la pace nel cuore di chi, pur malato, vive il suo dolore aperto alla fede. Dall’altro lato, la Madonna, considerata da chi soffre la madre consolatrice per eccellenza. Su questo vincolo spirituale tra il sacrificio di Cristo e sua Madre, Benedetto XVI impernia il Messaggio per la Giornata mondiale del malato 2008, tradizionalmente fissata all’11 febbraio, giorno in cui la giovane Bernadette Soubirous vide apparire la “Bianca Signora” in un anfratto roccioso della campagna di Lourdes. E proprio quella Grotta, diventata un luogo di preghiera e un simbolo di speranza per milioni di malati, sarà al centro - fino all’8 dicembre di quest’anno, del Giubileo per il 150.mo delle apparizioni dell’Immacolata Concezione. Meditare su di lei, scrive il Papa nel Messaggio, offre ai malati un primo insegnamento: “Lasciarsi attrarre dal ‘sì’ che l’ha congiunta mirabilmente alla missione di Cristo, redentore dell’umanità - afferma - è lasciarsi prendere e guidare per mano da Lei, per pronunciare a propria volta il ‘fiat’ alla volontà di Dio con tutta l’esistenza intessuta di gioie e tristezze, di speranze e delusioni, nella consapevolezza che le prove, il dolore e la sofferenza rendono ricco di senso il nostro pellegrinaggio sulla terra”.


Tuttavia, prosegue il Papa, “non si può contemplare Maria senza essere attratti da Cristo” e questo legame, spiega, “lo avvertiamo, in maniera misteriosa, nel Sacramento dell’Eucaristia”. Ecco perché a Lourdes, consatata Benedetto XVI, la liturgia eucaristica è un “forte e costante richiamo”, insieme con le altrettanto frequenti adorazioni del Santissimo Sacramento e le benedizioni dei malati. Dunque, il tema del prossimo Congresso eucaristico internazionale in programma in terra canadese, evidenziando l’Eucaristia come “dono di Dio per la vita del mondo”, arriva a suscitare nei cristiani - afferma il Pontefice - “un’attenzione amorevole per i sofferenti e gli ammalati”, poiché l’Eucaristia “spinge ogni credente a farsi ‘pane spezzato’ per gli altri”. Dunque, “è proprio dall’Eucaristia”, riflette Benedetto XVI, che la pastorale della salute “deve attingere la forza spirituale necessaria a soccorrere efficacemente l’uomo e ad aiutarlo a comprendere il valore salvifico della propria sofferenza”.


Il Papa termina il messaggio invitando anzitutto a valorizzare “appieno” quella che definisce la “felice coincidenza” tra il 150.mo anniversario delle apparizioni di Lourdes e il Congresso eucaristico internazionale. E poi, invocando la protezione di Maria su quanti, dice, sono provati dalla malattia, sugli agenti sanitari, sugli operatori della pastorale sanitaria ovvero, scrive, su “chiunque con fattiva dedizione si occupa di servire, nel corpo e nell’anima, gli ammalati e i bisognosi”. Se a Québec, conclude Benedetto XVI, “si contempla il mistero dell’Eucaristia dono di Dio per la vita del mondo, nella Giornata Mondiale del Malato, in un ideale parallelismo spirituale, non solo si celebra l’effettiva partecipazione della sofferenza umana all’opera salvifica di Dio, ma se ne possono godere, in certo senso, i preziosi frutti promessi a coloro che credono. Così il dolore, accolto con fede, diventa la porta per entrare nel mistero della sofferenza redentrice di Gesù e per giungere con Lui alla pace e alla felicità della sua Risurrezione”.



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Saturday, January 19, 2008 2:37 PM
LE UDIENZE

Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina in Udienza:

S.E. il Signor Faure Essozimna Gnassinbé, Presidente della Repubblica del Togo, con la Consorte, e Seguito;

Em.mo Card. Sergio Sebastiani, Presidente della Prefettura degli Affari Economici della Santa Sede.



Il Papa riceve questa mattina in Udienza:

S.E. Mons. Paul Hinder, Vescovo tit. di Macon, Vicario Apostolico di Arabia (Emirati Arabi Uniti), in Visita "ad Limina Apostolorum;

S.E. Mons. Paul Dahdah, Arcivescovo tit. di Are di Numidia, Vicario Apostolico di Bairut (Libano), in Visita "ad Limina Apostolorum";

Comunità dell’Almo Collegio Capranica di Roma.



Il Santo Padre riceve questo pomeriggio in Udienza:

Em.mo Card. Giovanni Battista Re, Prefetto della Congregazione per i Vescovi.






RINUNCE E NOMINE


RINUNCIA DEL VESCOVO DI KIMBE (PAPUA NUOVA GUINEA)

Il Santo Padre Benedetto XVI ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Kimbe (Papua Nuova Guinea), presentata da S.E. Mons. Alphonse Liguori Chaupa, in conformità al can. 401 § 2 del Codice di Diritto Canonico.

[00082-01.01]


RINUNCIA DEL VESCOVO DI PARMA (ITALIA) E NOMINA DEL SUCCESSORE

Il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Parma (Italia), presentata da S.E. Mons. Silvio Cesare Bonicelli, in conformità al can. 401 § 1 del Codice di Diritto Canonico.

Il Papa ha nominato Vescovo di Parma (Italia) il Rev.do Sacerdote Enrico Solmi, del clero dell’arcidiocesi di Modena - Nonantola, finora Responsabile diocesano della Pastorale Familiare e Direttore dell’Ufficio Regionale di Pastorale Familiare dell’Emilia Romagna.

Rev.do Enrico Solmi

Il Rev.do Enrico Solmi è nato a San Vito di Spilamberto, provincia e arcidiocesi di Modena, il 18 luglio 1956. Ha frequentato il Seminario minore, poi quello maggiore di Modena ed ha completato la formazione sacerdotale nell’Istituto interdiocesano di Reggio Emilia.

È stato ordinato presbitero il 28 giugno 1980 a Modena. Inviato a Roma a perfezionare gli studi, ha conseguito il Dottorato in Teologia Morale presso l'Accademia Alfonsiana e la specializzazione in bioetica presso l'Università Cattolica.

Dal 1986 è Insegnante di Teologia morale presso lo Studio Teologico interdiocesano di Reggio Emilia e dal 1987 presso l'Istituto di Scienze religiose di Modena. Nel 1991 ha ricevuto l’incarico di Delegato arcivescovile per la Pastorale familiare e dal 1996 dirige il Centro diocesano per la Pastorale familiare.

Nel 2005 è stato nominato Vicario episcopale. È stato, inoltre, Vicario parrocchiale a S. Felice sul Panaro e a Santa Rita. Attualmente è anche Direttore dell'Ufficio regionale di Pastorale familiare dell'Emilia Romagna.

[00084-01.01]


NOMINA DEL VESCOVO DI MAUMERE (INDONESIA)

Il Papa ha nominato Vescovo di Maumere (Indonesia) S.E. Mons. Gerulfus Kherubim Pereira, S.V.D., finora Vescovo di Weetebula (Indonesia).
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Saturday, January 19, 2008 2:39 PM
UDIENZA ALLA COMUNITÀ DELL’ALMO COLLEGIO CAPRANICA

Alle 12.30, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Benedetto XVI riceve in Udienza i membri della Comunità dell’Almo Collegio Capranica di Roma e rivolge loro il discorso che riportiamo di seguito:


DISCORSO DEL SANTO PADRE

Signor Cardinale,
cari Superiori e Alunni dell'Almo Collegio Capranica,

ho il piacere anche quest’anno di incontrarvi in occasione della festa di Sant'Agnese, vostra celeste Patrona. A ciascuno di voi porgo il mio più cordiale benvenuto. Saluto anzitutto il Signor Cardinale Camillo Ruini e lo ringrazio per le cortesi espressioni con le quali si è fatto interprete dei vostri sentimenti. Saluto il Rettore e quanti lo coadiuvano nella guida della comunità; un saluto speciale rivolgo a voi, cari alunni, e a tutti i presenti, estendendo il mio pensiero anche agli ex-alunni capranicensi, che in diverse parti del mondo esercitano il loro ministero a servizio della Chiesa e delle anime.

L’Almo Collegio, che vanta una storia secolare e una lunga tradizione di fedeltà alla Chiesa e al suo supremo Pastore, dopo aver celebrato nel 2007 i 550 anni di fondazione, nel prossimo mese di agosto ricorderà il medesimo anniversario della morte del Cardinale Domenico Capranica (14.VIII.1458), che molto si adoperò per la nascita del Collegium pauperum scholarium, destinato alla preparazione di uomini ben formati al ministero sacerdotale. Avvicinandosi tale ricorrenza, volentieri ricordo la figura esemplare e lungimirante di questo Cardinale, che con forza e concretezza seppe sostenere l’anelito di riforma che cominciava a farsi sentire anche all’interno della realtà romana e che, un secolo più tardi, avrebbe contribuito a determinare gli orientamenti e le decisioni del Concilio Tridentino. Egli ebbe il dono di intuire, senza incertezze, che la riforma auspicata non avrebbe dovuto riguardare soltanto le strutture ecclesiastiche, ma principalmente la vita e le scelte di coloro che nella Chiesa erano chiamati ad essere, a qualunque livello, guide e pastori del Popolo di Dio.

Convinto dell’importanza che riveste la dimensione spirituale nella formazione dei futuri ministri dell’altare e nella missione della Chiesa, il Cardinal Capranica non solo si prodigò per l’istituzione del Collegio, ma volle dotarlo delle Constitutiones, che regolano in maniera completa i diversi aspetti della formazione dei giovani alunni. In tal modo egli manifestò la sua attenzione per il primato della dimensione spirituale e la consapevolezza che la profondità e la conseguente perseveranza di una salda formazione sacerdotale dipendono, in maniera decisiva, dalla compiutezza ed organicità della proposta educativa. Queste scelte acquistano oggi un rilievo ancora maggiore, considerando le molteplici sfide con cui deve misurarsi la missione dei presbiteri e degli evangelizzatori. A questo proposito, in più circostanze ho ricordato a seminaristi e sacerdoti l’urgenza di coltivare una profonda vita interiore, un contatto personale e costante con Cristo nella preghiera e nella contemplazione, un anelito sincero verso la santità. Infatti, senza un’amicizia vera con Gesù è impossibile per un cristiano, a maggior ragione per un sacerdote, portare a compimento la missione che il Signore gli affida. Per il presbitero essa comporta certamente anche una seria preparazione culturale e teologica, che voi, cari alunni, state acquisendo in questi anni di studio a Roma.

Direi anzi che proprio dalla permanenza in questa Città il vostro itinerario di formazione può ricevere un impulso decisivo. I livelli d’esperienza e i contatti che si possono vivere qui costituiscono infatti un dono provvidenziale e uno stimolo singolare. La presenza della Cattedra di Pietro, il lavoro di uomini e organismi che aiutano il Vescovo di Roma a presiedere nella carità, una conoscenza più diretta di alcune Chiese particolari, specialmente della Diocesi di Roma, sono elementi importanti per aiutare un giovane chiamato al sacerdozio a prepararsi al suo futuro ministero. Del resto, i vostri Pastori vi hanno mandato nella Città del Successore di Pietro con la speranza che ritorniate poi arricchiti di uno spirito marcatamente cattolico, con una sensibilità ecclesiale più piena e di respiro universale. La stessa esperienza di vita comune nel Collegio Capranica, tra alunni provenienti da diverse regioni d’Italia e da Paesi del mondo intero, permette a ciascuno di voi, cari amici, di conoscere bene quell’intreccio di culture e mentalità che è tipico della vita odierna. Inoltre, la presenza di alunni appartenenti alla Chiesa Ortodossa di Russia imprime un ulteriore impulso al dialogo e alla fraternità e alimenta la speranza ecumenica.

Cari alunni, profittate al massimo delle possibilità che la Provvidenza vi offre in questi anni di soggiorno romano. Soprattutto coltivate un’intima relazione con l’Agnello immacolato, imitando sant’Agnese che lo seguì fedelmente sino al sacrificio della vita. Grazie all’intercessione di questa santa Vergine e Martire, e soprattutto al costante ricorso alla materna protezione di Maria Virgo Sapiens, vi aiuti il Signore a prepararvi con costante cura al futuro ministero. Mentre vi ringrazio ancora per la vostra visita, imparto volentieri a voi qui presenti e a quanti vi sono cari una speciale Benedizione Apostolica.





Il Papa incontrando il Collegio Capranica ribadisce il primato della dimensione spirituale nella formazione dei sacerdoti. Il cardinale Ruini esprime affetto e solidarietà a Benedetto XVI dopo i fatti della Sapienza





Il primato della dimensione spirituale nella formazione dei futuri sacerdoti è stata sottolineata stamani dal Papa nell’udienza ai superiori e agli alunni dell’Almo Collegio Capranica di Roma, guidati dal cardinale vicario Camillo Ruini. Un incontro che si svolge tutti gli anni in prossimità della festa di Sant’Agnese, patrona del Collegio che vanta tra i suoi studenti Giacomo della Chiesa ed Eugenio Pacelli, ovvero i futuri Pontefici Benedetto XV e Pio XII. Il cardinale Ruini, nel suo saluto ha espresso affetto e solidarietà al Papa dopo le vicende che hanno portato all'annullamento della sua visita all'unversità roamna della Sapienza. Il servizio di Sergio Centofanti.

Il cardinale Ruini esprime in modo particolare la gioia di questo tradizionale incontro del Collegio Capranica col Successore di Pietro:


"Padre Santo, quest'anno un tale privilegio è stato particolarmente grande e a noi gradito perchè possiamo esprimerle in maniera diretta e ravvicinata quei sentimenti di affetto per la sua persona, di filiale e totale solidarietà, di piena condivisione che pervadono l'animo della Chiesa e della gente di Roma come dell'intero popolo italiano dopo la triste vicenda consumatasi nei giorni scorsi nella più antica università di Roma. Padre Santo, il discorso che ella aveva preparato per quell'occasione è per ciascuno di noi fonte di arricchimento intellettuale e spirituale ... Padre Santo, ci benedica tutti, le vogliamo un grande bene".




Il Papa, dopo aver ringraziato il cardinale Ruini per le sue "cortesi espressioni", ha ricordato la “storia secolare” e la “lunga tradizione di fedeltà alla Chiesa e al suo supremo Pastore” dell’Almo Collegio, fondato nel 1457 dal cardinale Domenico Capranica di cui quest’anno ricorrono i 550 anni della morte. Un porporato – ha detto - “esemplare e lungimirante … che con forza e concretezza seppe sostenere l’anelito di riforma che … un secolo più tardi, avrebbe contribuito a determinare gli orientamenti e le decisioni del Concilio Tridentino”. Il cardinale Capranica – ha affermato il Papa – intuì “che la riforma auspicata non avrebbe dovuto riguardare soltanto le strutture ecclesiastiche, ma principalmente la vita e le scelte di coloro che nella Chiesa erano chiamati ad essere, a qualunque livello, guide e pastori del Popolo di Dio”. Curò quindi in modo particolare “la dimensione spirituale nella formazione dei futuri ministri” regolando “in maniera completa i diversi aspetti della formazione dei giovani alunni”:

“In tal modo egli manifestò la sua attenzione per il primato della dimensione spirituale e la consapevolezza che la profondità e la conseguente perseveranza di una salda formazione sacerdotale dipendono, in maniera decisiva, dalla compiutezza ed organicità della proposta educativa”.


“Queste scelte – ha proseguito il Papa - acquistano oggi un rilievo ancora maggiore, considerando le molteplici sfide con cui deve misurarsi la missione dei presbiteri e degli evangelizzatori”:


“A questo proposito, in più circostanze ho ricordato a seminaristi e sacerdoti l’urgenza di coltivare una profonda vita interiore, un contatto personale e costante con Cristo nella preghiera e nella contemplazione, un anelito sincero verso la santità. Infatti, senza un’amicizia vera con Gesù è impossibile per un cristiano, a maggior ragione per un sacerdote, portare a compimento la missione che il Signore gli affida. Per il presbitero essa comporta certamente anche una seria preparazione culturale e teologica”.


Benedetto XVI ha poi auspicato che la permanenza a Roma dei giovani studenti, che provengono da ogni parte del mondo, li arricchisca “di uno spirito marcatamente cattolico, con una sensibilità ecclesiale più piena e di respiro universale” facendo esperienza di “quell’intreccio di culture e mentalità che è tipico della vita odierna”. “Inoltre, la presenza nel Collegio Capranica di alunni appartenenti alla Chiesa Ortodossa di Russia – ha detto il Papa - imprime un ulteriore impulso al dialogo e alla fraternità e alimenta la speranza ecumenica”. “Coltivate un’intima relazione con l’Agnello immacolato – ha concluso il Pontefice - imitando sant’Agnese che lo seguì fedelmente sino al sacrificio della vita”.


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Saturday, January 19, 2008 2:40 PM
Il Papa riceve il presidente del Togo


Benedetto XVI ha ricevuto oggi il presidente della Repubblica del Togo, Faure Gnassingbé, che successivamente ha incontrato il cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone, e mons. Dominique Mamberti, segretario per i Rapporti con gli Stati.

“Durante i cordiali colloqui – rende noto un comunicato della Sala Stampa vaticana - si è espresso compiacimento per le buone relazioni esistenti tra la Santa Sede e il Togo e ci si è soffermati sul contributo dei cattolici al progresso integrale del popolo togolese”. Inoltre, “sono state sottolineate la necessità di giungere ad una piena riconciliazione nazionale e la urgenza di soccorrere i numerosi rifugiati e le vittime delle inondazioni dello scorso mese di ottobre”.



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Saturday, January 19, 2008 2:41 PM
In un telegramma, il dolore del Papa per l'assassinio di padre Roda, il missionario oblato ucciso nelle Filippine martedì scorso



Benedetto XVI rende omaggio “al coraggio e alla fedeltà" mostrata dal missionario Oblato di Maria Immacolata, padre Jesus Reynaldo Roda, ucciso nelle Filippine il 15 gennaio scorso. In un telegramma di cordoglio a firma del cardinale segretario di Stato, Tarcisio Bertone, il Papa definisce padre Roda "generoso sacerdote” e lo addita come esempio per i religiosi e i fedeli in tutta la regione, specialmente per i giovani. Padre Roda, 54 anni, è stato assassinato a Tabawan, isoletta nell’arcipelago di Mindanao, una zona a maggioranza musulmana, mentre cercava di resistere a un tentativo di rapimento ai suoi danni. Condannando la brutalità dell’accaduto, il Pontefice chiede ai responsabili del gesto di “rinunciare alla violenza” e di contribuire alla “costruzione di una società giusta e pacifica, nella quale tutti possano vivere insieme in armonia”. Padre Roda lavorava nella regione da 10 anni: era parroco della chiesa del Santissimo Rosario e direttore della scuola Notre Dame, frequentata per lo più da musulmani. Il missionario oblato era molto amato dalla popolazione. "Predicava a voce alta per la pace e lo sviluppo, ma non aveva nemici" - rileva AsiaNews, che ha dato la notizia dell'assassinio. La polizia segue la pista del fondamentalismo islamico che conduce al gruppo estremista di Abu Sayyaf, vicino ad Al Qaeda, che mira a creare nel sud delle Filippine uno Stato islamico indipendente. Dall'inizio delle violenze, nel 1970, si sono registrare oltre 150 mila vittime. I religiosi sono spesso nel mirino dei guerriglieri. L'ultimo missionario rapito era stato padre Giancarlo Bossi del PIME, nell'estate dello scorso anno: allora la vicenda si era conclusa con la sua liberazione.




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Sunday, January 20, 2008 2:49 PM
LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELL’ANGELUS

Alle ore 12 di oggi, il Santo Padre Benedetto XVI si affaccia alla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare l’Angelus con i fedeli ed i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro.

Queste le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana:



PRIMA DELL’ANGELUS

Cari fratelli e sorelle!

Due giorni fa abbiamo iniziato la Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani, durante la quale cattolici, ortodossi, anglicani e protestanti, coscienti che le loro divisioni costituiscono un ostacolo all’accoglienza del Vangelo, implorano insieme dal Signore, in modo ancora più intenso, il dono della piena comunione. Questa provvidenziale iniziativa nacque cento anni fa, quando Padre Paul Wattson diede avvio all’"Ottavario" di preghiera per l’unità di tutti i discepoli di Cristo. Per questo oggi sono presenti in Piazza San Pietro i figli e le figlie spirituali del Padre Wattson, i Frati e le Suore dell’Atonement, che saluto cordialmente e che incoraggio a proseguire nella loro speciale dedizione alla causa dell’unità. Abbiamo tutti il dovere di pregare e di operare per il superamento di ogni divisione tra i cristiani rispondendo all’anelito di Cristo "Ut unum sint". La preghiera, la conversione del cuore, il rafforzamento dei vincoli di comunione formano l’essenza di questo movimento spirituale, che ci auguriamo possa condurre presto i discepoli di Cristo alla comune celebrazione dell’Eucaristia, manifestazione della loro piena unità.

Il tema biblico di quest’anno è denso di significato: "Pregate continuamente" (1 Ts 5,17). San Paolo si rivolge alla comunità di Tessalonica, che viveva al suo interno contrasti e conflitti, per richiamare con forza alcuni atteggiamenti fondamentali, tra i quali spicca appunto la preghiera incessante. Con questo suo invito, egli vuole far comprendere che dalla nuova vita in Cristo e nello Spirito Santo proviene la capacità di superare ogni egoismo, di vivere insieme in pace e in unione fraterna, di portare ognuno, di buon grado, i pesi e le sofferenze degli altri. Non dobbiamo mai stancarci di pregare per l’unità dei cristiani! Quando Gesù, durante l’ultima Cena, pregò affinché i suoi "siano una cosa sola", aveva in mente una finalità precisa: "perché il mondo creda" (Gv 17,21). La missione evangelizzatrice della Chiesa passa dunque per il cammino ecumenico, il cammino dell’unità di fede, della testimonianza evangelica e dell’autentica fraternità

Come ogni anno, mi recherò venerdì prossimo, 25 gennaio, nella Basilica di San Paolo fuori le Mura per concludere, con i Vespri solenni, la Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani. Invito i romani e i pellegrini a unirsi a me ed ai cristiani delle Chiese e Comunità ecclesiali che prenderanno parte alla celebrazione per invocare da Dio il dono prezioso della riconciliazione tra tutti i battezzati. La santa Madre di Dio, della quale oggi si ricorda l’apparizione ad Alfonso Ratisbonne nella chiesa di sant’Andrea delle Fratte, ottenga dal Signore per tutti i suoi discepoli l’abbondanza dello Spirito Santo, in modo che insieme possiamo raggiungere la perfetta unità ed offrire così la testimonianza di fede e di vita di cui il mondo ha urgente bisogno.




DOPO L’ANGELUS

Desidero anzitutto salutare i giovani universitari, i professori e voi tutti che siete venuti oggi così numerosi in Piazza San Pietro per partecipare alla preghiera dell’Angelus e per esprimermi la vostra solidarietà; un pensiero di saluto va anche ai molti altri che si uniscono a noi spiritualmente. Vi ringrazio di cuore, cari amici; ringrazio il Cardinale Vicario che si è fatto promotore di questo momento di incontro. Come sapete, avevo accolto molto volentieri il cortese invito che mi era stato rivolto ad intervenire giovedì scorso all’inaugurazione dell’anno accademico della "Sapienza – Università di Roma". Conosco bene questo Ateneo, lo stimo e sono affezionato agli studenti che lo frequentano: ogni anno in più occasioni molti di essi vengono ad incontrarmi in Vaticano, insieme ai colleghi delle altre Università. Purtroppo, com’è noto, il clima che si era creato ha reso inopportuna la mia presenza alla cerimonia. Ho soprasseduto mio malgrado, ma ho voluto comunque inviare il testo da me preparato per l’occasione. All’ambiente universitario, che per lunghi anni è stato il mio mondo, mi legano l’amore per la ricerca della verità, per il confronto, per il dialogo franco e rispettoso delle reciproche posizioni. Tutto ciò è anche missione della Chiesa, impegnata a seguire fedelmente Gesù, Maestro di vita, di verità e di amore. Come professore, per così dire, emerito che ha incontrato tanti studenti nella sua vita, vi incoraggio tutti, cari universitari, ad essere sempre rispettosi delle opinioni altrui e a ricercare, con spirito libero e responsabile, la verità e il bene. A tutti e a ciascuno rinnovo l’espressione della mia gratitudine, assicurando il mio affetto e la mia preghiera.

Saluto ora i responsabili, dirigenti, docenti, genitori e alunni delle scuole cattoliche, convenuti in occasione della Giornata della scuola cattolica, che la Diocesi di Roma celebra quest’oggi. Nell’educazione alla fede dei ragazzi e dei giovani, un compito importante è affidato anche alla scuola cattolica: vi incoraggio, pertanto, a continuare nel vostro lavoro che pone al centro il Vangelo, con un progetto educativo che punta alla formazione integrale della persona umana. Nonostante le difficoltà che incontrate, proseguite dunque con coraggio e fiducia in questa vostra missione, coltivando una costante passione educativa e un generoso impegno a servizio delle nuove generazioni.

Je salue avec joie les pèlerins francophones, en ce dimanche de la semaine de prière pour l’unité des chrétiens. J’invite tous ceux et celles qui, par le baptême, partagent la foi dans le Christ Jésus et les communautés chrétiennes à vivre intensément ce rendez-vous spirituel annuel et à implorer de Dieu le don de la pleine unité de tous les disciples du Christ. Que la Vierge Marie nous aide sur le chemin de l’unité. Avec ma Bénédiction apostolique.

I am happy to greet all the English-speaking pilgrims and visitors present for this Angelus. Today’s Gospel presents the figure of John the Baptist who proclaims Jesus as the Chosen One of God. It is Christ, anointed with the Holy Spirit, who brings forgiveness of sins and the gift of new life. May we welcome this gift and strive with courage to follow in the footsteps of our Saviour. I wish you all a pleasant stay in Rome, and a blessed Sunday!

Frohen Herzens begrüße ich beim heutigen Angelusgebet alle deutschsprachigen Pilger und Besucher. Im Evangelium dieses Sonntags hören wir Johannes den Täufer über Jesus sagen: „Seht das Lamm Gottes, das die Sünde der Welt hinwegnimmt". Jesus Christus ist unser Weg aus der Versklavung durch die Sünde. Durch das Erlösungsopfer der Hingabe seines Lebens hat er uns von der Macht der Sünde befreit und uns die Freiheit der Söhne und Töchter Gottes erworben. Euch allen wünsche ich einen gesegneten Sonntag!

Saludo a los peregrinos de lengua española, particularmente a los fieles de las parroquias de san Pablo y san Juan Bautista de Archena, Murcia. En esta semana de oración por la unidad de los cristianos, invito a todos a intensificar las plegarias para obtener el don de la plena comunión de cuantos creen en Cristo. ¡ Feliz domingo!

Serdecznie pozdrawiam wszystkich Polaków. W tych dniach prosimy Boga o szczególną łaskę, o dar jedności chrześcijan. Aby go otrzymać trzeba się modlić nieustannie. Niech modlitwa zanoszona przez was do Boga w duchu jedności – w rodzinach, w parafiach, we wspólnotach zakonnych – będzie świadectwem wiary i miłości, którego świat tak bardzo potrzebuje. Niech Bóg wam błogosławi.

[Saluto cordialmente tutti i polacchi. In questi giorni chiediamo al Signore una grazia particolare: il dono dell’unità dei cristiani. Per riceverlo bisogna pregare sempre. Che la preghiera rivolta a Dio da parte vostra nello spirito dell’unità – nelle famiglie, nelle parrocchie, nelle comunità religiose – sia la testimonianza della fede e della carità, di cui il mondo ha tanto bisogno. Dio vi benedica tutti.]

Saluto infine con affetto i pellegrini di lingua italiana, in particolare il gruppo romano della Gioventù Ardente Mariana e la delegazione della Polizia Municipale di Modugno, venuta in occasione della memoria del patrono San Sebastiano. A tutti auguro una buona domenica.

+PetaloNero+
Sunday, January 20, 2008 2:50 PM
L'Angelus di solidarietà. Il papa invoca rispetto e dialogo franco

di Matteo Spicuglia/ 20/01/2008

Circa 200mila persone in piazza San Pietro per esprimere solidarietà dopo la cancellazione della visita alla Sapienza. Benedetto XVI parla di ecumenismo e torna sulla vicenda, invitando i giovani a coltivare "uno spirito libero e responsabile".



CITTA' DEL VATICANO - Non c'è polemica nelle parole di Benedetto XVI: solo un po' di amarezza, ricompensata però dall'emozione di vedere tante persone accorse per l'Angelus. A parlare oggi in piazza San Pietro è la guida della Chiesa cattolica, ma anche il "professore emerito", legato al mondo universitario, come ha spiegato lui stesso, dall’amore "per la ricerca della verità, per il confronto, per il dialogo franco e rispettoso delle reciproche posizioni". La stessa missione della Chiesa, "impegnata a seguire fedelmente Gesù, Maestro di vita, di verità e di amore". È senza dubbio questo il passaggio più significativo dell'Angelus domenicale, trasformato su iniziativa del cardinale Camillo Ruini, in una espressione pubblica di solidarietà al papa, dopo la cancellazione della visita all'università "La Sapienza" di Roma.

In piazza San Pietro, almeno 200mila persone: molti politici, alcuni "atei devoti", ma soprattutto i rappresentanti di quasi tutti i movimenti e le associazioni ecclesiali. Tra gli altri, Comunione e Liberazione (i cui studenti alla cerimonia della 'Sapienza' si erano presentati imbavagliati), Rinnovamento nello Spirito, l'Azione Cattolica, i Focolari, il Cammino Neocatecumenale, il Movimento Cristiano dei Lavoratori, Pax Christi, la Comunità di Sant'Egidio, il Forum delle Associazioni familiari, la Fuci, il Centro Sportivo Italiano. Quindi l'associazione Scienza & Vita, i religiosi e laici di Don Orione, le Acli, gli studenti dell'Opus Dei, il comitato del pellegrinaggio Macerata-Loreto, la Gioventù francescana d'Italia, la Comunità Papa Giovanni XXIII, l'Associazione Genitori Scuole Cattoliche, il Centro Italiano Femminile, e tante altre formazioni.


A loro il papa esprime gratitudine, ricostruendo poi le dinamiche che hanno portato "mio malgrado" alla rinuncia. "Avevo accolto molto volentieri il cortese invito che mi era stato rivolto e ho lavorato anche con grande gioia al discorso", ha detto, spiegando di conoscere bene e stimare l'Ateneo. "Purtroppo, com’è noto, - continua Benedetto XVI - il clima che si era creato ha reso inopportuna la mia presenza alla cerimonia". Dall'episodio, tuttavia, è possibile trarre un insegnamento che lo stesso pontefice vuole comunicare ai giovani "come professore emerito che ha incontrato tanti studenti nella sua vita". "Vi incoraggio tutti, cari universitari, - è l'invito - ad essere sempre rispettosi delle opinioni altrui e a ricercare, con spirito libero e responsabile, la verità e il bene".

Parole accolte e interrotte a più riprese da applausi scroscianti, cori ed espressioni di affetto, a sottolineare che per un gruppo minoritario di intolleranti, esiste ancora un'Italia pulita e aperta al dialogo. Tanti gli striscioni, da "Cristo è la vera Sapienza" a "Liberi di ascoltarti" e "Tu non camminerai mai solo". Ma la riflessione domenicale del papa non è ruotata soltanto intorno alla vicenda della Sapienza. Nella settimana di preghiera per l'unità dei cristiani, rimane al centro l'ecumenismo, un movimento spirituale fondato sulla "preghiera, la conversione del cuore, il rafforzamento dei vincoli di comunione". Riprendendo il tema della settimana (l'invito di San Paolo: "Pregate continuamente"), Benedetto XVI ricorda che solo "dalla nuova vita in Cristo e nello Spirito Santo", proviene "la capacità di superare ogni egoismo, di vivere insieme in pace e in unione fraterna, di portare ognuno, di buon grado, i pesi e le sofferenze degli altri". E ancora: ''Cattolici, ortodossi, anglicani e protestanti'' sono ''coscienti che le loro divisioni sono un ostacolo alla accoglienza del Vangelo''. Per questo, continua il papa, ''abbiamo tutti il dovere di pregare e operare per il superamento di ogni divisione tra i cristiani rispondendo all'anelito di Cristo 'Un unum sint'''. Obiettivo: "condurre presto i discepoli di Cristo alla comune celebrazione dell'Eucaristia, manifestazione della loro unità''.


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+PetaloNero+
Sunday, January 20, 2008 4:26 PM
In 200 mila all'Angelus dopo la vicenda della "Sapienza". Benedetto XVI: costruiamo insieme una società "fraterna e tollerante". Gli universitari rispettino sempre "le opinioni altrui"




“Vi incoraggio tutti, cari universitari, ad essere sempre rispettosi delle opinioni altrui e a ricercare, con spirito libero e responsabile, la verità e il bene”. Con queste parole, Benedetto XVI ha salutato l’enorme folla che sin dalle prime ore di questa mattina si è radunata sotto la finestra del suo studio, in Piazza San Pietro, per manifestare solidarietà al Pontefice, al termine di una settimana che lo aveva visto costretto a non recarsi all’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università “La Sapienza” di Roma, per le recise proteste di un piccolo gruppo di docenti e studenti. Dopo aver invitato, prima dell’Angelus, a pregare con forza, senza mai stancarsi, “per l’unità dei cristiani, il Papa si è soffermato sulla vicenda dei giorni scorsi manifestando stima e affetto agli studenti della “Sapienza”, ribadendo però che l’ambiente accademico è aperto, per sua natura, “alla ricerca della verità”, al “confronto”, al “dialogo franco e rispettoso delle reciproche posizioni”. Il servizio di Alessandro De Carolis:


Alla fine, l’appello del cardinale Camillo Ruini ha scaldato il cuore di 200 mila persone. Un normale Angelus di una normale domenica si è trasformato in evento ecclesiale fuori programma, anche se atteso. E che ciò che si pronosticava sarebbe stato tale, nelle dimensioni e negli intenti, lo si era capito già alle otto di stamattina quando, in una Piazza San Pietro solitamente deserta a quell’ora, entrava una sparuta avanguardia di quello che, già tre ore dopo, un’ora prima dell’Angelus, sarebbe diventata una distesa di volti giovani e meno giovani, di striscioni, di “viva il Papa!”, di cori, di canti, tutti intonati a un unico concetto: siamo qui perché vogliamo bene a Benedetto XVI, perché desideriamo stringerci in preghiera con lui, senza nessuna “ripicca” verso chi, nei giorni passati, ha cercato di oscurarne presenza e parola. E il Papa, dopo aver offerto un pensiero sulla Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, guardando la folla ammassata tra il colonnato e il presepe monumentale della piazza, ha cominciato con queste parole:


“Desidero anzitutto salutare i giovani universitari - che sono tanti, grzie per la presenza! - i professori e voi tutti che siete venuti oggi così numerosi in Piazza San Pietro per partecipare alla preghiera dell’Angelus e per esprimermi la vostra solidarietà”. (applausi)


“Solidarietà”: questa la parola che ha suscitato la chiamata a raccolta del cardinale Ruini - ringraziato da Benedetto XVI - e la parola che ha spinto decine di migliaia di persone a lasciare la propria casa, da tutta Italia, per radunarsi sotto una delle finestre più celebri del mondo. Solidarietà ma anche il desiderio di ascoltare dal vivo quella parola negata giorni addietro all’Università “La Sapienza” di Roma. E quella parola sulla vicenda non si è fatta attendere:


“Conosco bene questo Ateneo, lo stimo e sono affezionato agli studenti che lo frequentano: ogni anno in più occasioni molti di essi vengono ad incontrarmi in Vaticano, insieme ai colleghi delle altre Università. Purtroppo, com’è noto, il clima che si era creato ha reso inopportuna la mia presenza alla cerimonia. Ho soprasseduto mio malgrado, ma ho voluto comunque inviare il testo da me preparato per l’occasione. All’ambiente universitario, che per lunghi anni è stato il mio mondo, mi legano l’amore per la ricerca della verità, per il confronto, per il dialogo franco e rispettoso delle reciproche posizioni”.


E dal momento che tutto ciò, ha proseguito, “è anche missione della Chiesa, impegnata a seguire fedelmente Gesù, Maestro di vita, di verità e di amore”, il Papa ha chiuso questa pagina con un augurio frutto di un’intensa esperienza accademica:


“Come professore, per così dire, emerito che ha incontrato tanti studenti nella sua vita, vi incoraggio tutti, cari universitari, ad essere sempre rispettosi delle opinioni altrui e a ricercare, con spirito libero e responsabile, la verità e il bene”.

In precedenza, Benedetto XVI aveva, come sempre in questo periodo dell’anno, dedicato una riflessione alla Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, che si concluderà il 25 gennaio con i Vespri solenni, presiduti dal Papa stesso nella basilica di S. Paolo fuori le Mura. Ricordando i 100 anni di questo periodo che all’inizio dell’anno vede spiritualmente vicini in preghiera cattolici, ortodossi, anglicani e protestanti, il Pontefice ha affermato:


“Abbiamo tutti il dovere di pregare e di operare per il superamento di ogni divisione tra i cristiani rispondendo all’anelito di Cristo “Ut unum sint”. La preghiera, la conversione del cuore, il rafforzamento dei vincoli di comunione formano l’essenza di questo movimento spirituale, che ci auguriamo possa condurre presto i discepoli di Cristo alla comune celebrazione dell’Eucaristia, manifestazione della loro piena unità”.


E ricordando che dall’invito di San Paolo, “pregate costantemente” - da cui il titolo della Settimana di preghiera 2008 - Benedetto XVI ha osservato che è da qui che “proviene la capacità di superare ogni egoismo, di vivere insieme in pace e in unione fraterna, di portare ognuno, di buon grado, i pesi e le sofferenze degli altri”:


“Non dobbiamo mai stancarci di pregare per l’unità dei cristiani!”.


Tra i saluti nella varie lingue, il Papa ha rivolto un’esortazione particolare ai rappresentanti delle scuole cattoliche presenti in Piazza per celebrare la Giornata loro dedicata dalla diocesi di Roma. “Nonostante le difficoltà che incontrate”, vi incoraggio - ha detto loro - “a continuare nel vostro lavoro che pone al centro il Vangelo, con un progetto educativo che punta alla formazione integrale della persona umana”. E, infine, dalla folla che non ha mai cessato di accompagnare con applausi e acclamazioni ogni sua parola, Benedetto XVI si è congedato con un ultimo augurio spontaneo:

“A tutti voi una buona settimana. Andiamo avanti in questo spirito di fraternità, di amore per la verità e per la libertà, nell’impegno comune per una società fraterna e tollerante. Grazie a voi tutti”.




E proprio tra i 200 mila di Piazza San Pietro, c’era per noi Marina Tomarro a raccogliere impressioni e umori dei presenti. Ascoltiamoli:



R. - Siamo qui prima di tutto per pregare, perché siamo venuti ad un Angelus, e per manifestare il nostro affetto al Papa.


R. - Siamo stati giovedì scorso in una città universitaria "blindata" a pregare in cappella: oggi, credo siamo qui soprattutto per testimoniare la nostra fede e il nostro affetto per il Papa.


R. - Siamo qua per dimostrare che La Sapienza non è quel gruppo sparuto di persone che ha voluto prendere le parti e le parola per tutti, quando invece ci sono tante persone volevano che il Papa parlasse.


R. - Oggi siamo qui per testimoniare che un’altra parte della società crede in Cristo e crede che la sapienza venga dalla luce della fede.


D. - Cosa vuol dire per te la figura di Benedetto XVI nella tua vita?


R. - Nella mia vita la figura di Benedetto XVI ha un’importanza centrale, perchè mi aiuta sia spiritualmente, ma anche con la sua carità intellettuale, nei miei studi, nelle mie riflessioni e nel mio rapporto con gli studenti.


R. - Nella mia vita, il Santo Padre è un punto di riferimento fondamentale. Non c’è cattolicesimo senza Chiesa. Lui è il successore di Pietro, quindi è la pietra su cui la Chiesa si fonda ed è un punto di riferimento imprescindibile.


R. - Indubbiamente, il Santo Padre è sempre una figura di riferimento. Di conseguenza, per ogni cristiano, deve essere un punto fondamentale.


D. - Quale significato hanno avuto per te le parole pronunciate oggi da Papa Benedetto XVI all’Angelus?


R. - Io sono molto contenta delle parole del Santo Padre, perchè sia la tolleranza che la libertà e la verità sono le basi per una società fraterna.


R. - E’ stata come sempre una grande lezione da parte di un uomo straordinario, che è veramente profeta del vero. Ha indicato ad un immenso popolo, che si è stretto intorno a lui, qual è la strada da seguire.



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Monday, January 21, 2008 3:04 PM
LE UDIENZE

Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina in Udienza:

S.E. il Signor José Ramos-Horta, Presidente della Repubblica di Timor Orientale, e Seguito;

Em.mo Card. Antonio María Rouco Varela, Arcivescovo di Madrid (Spagna);

Membri del Consiglio Ordinario della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi.



Il Papa riceve questa mattina in Udienza:

Partecipanti all’Assemblea Plenaria della Congregazione per l’Educazione Cattolica (dei Seminari e degli Istituti di Studi).
+PetaloNero+
Monday, January 21, 2008 3:06 PM
COMUNICATO DELLA SALA STAMPA DELLA SANTA SEDE

Questa mattina il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto in Udienza il Presidente della Repubblica Democratica di Timor Est, S.E. il Sig. José Javier Ramos-Horta, e il seguito. Successivamente, il Presidente ha incontrato il Segretario di Stato, Sua Eminenza il Cardinale Tarcisio Bertone, accompagnato dal Segretario per i Rapporti con gli Stati, S.E. Mons. Dominique Mamberti.

Nei colloqui sono stati evocati i cordiali rapporti tra la Santa Sede e la Repubblica Democratica di Timor Est, nonché la cooperazione esistente fra la Chiesa cattolica e lo Stato nei settori dell’educazione, della sanità e della lotta alla povertà.

Ci si è soffermati inoltre sulla situazione politica e sociale del Paese e, in particolare, sul processo di riconciliazione nazionale e sull’appoggio da parte della Comunità internazionale al consolidamento delle istituzioni democratiche.



Il processo di riconciliazione nazionale al centro dell’incontro in Vaticano tra il Papa e il presidente di Timor Est, Ramos-Horta


Benedetto XVI ha ricevuto, stamani, in udienza il presidente della Repubblica democratica di Timor Est, José Javier Ramos-Horta e il seguito. Nei colloqui, informa una nota della Sala Stampa vaticana, “sono stati evocati i cordiali rapporti” tra Santa Sede e Timor Est, unico Paese asiatico a maggioranza cattolica assieme alle Filippine. Si è inoltre messo l’accento sulla “cooperazione esistente fra la Chiesa cattolica e lo Stato nei settori dell’educazione, della sanità e della lotta alla povertà”. Quindi, il Papa e il presidente Ramos-Horta si sono soffermati “sulla situazione politica e sociale del Paese e, in particolare, sul processo di riconciliazione nazionale” e, ancora, “sull’appoggio da parte della Comunità internazionale al consolidamento delle istituzioni democratiche” del Paese. Dopo il colloquio con il Papa, il presidente di Timor Est ha incontrato il cardinale segretario di Stato, Tarcisio Bertone, accompagnato dal segretario per i Rapporti con gli Stati, mons. Dominique Mamberti.


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Monday, January 21, 2008 3:07 PM
BENEDIZIONE DEGLI AGNELLI NELLA MEMORIA LITURGICA DI SANT’AGNESE

A fine mattinata, nella Cappella Urbano VIII del Palazzo Apostolico Vaticano, in occasione della memoria liturgica di Sant’Agnese, vengono presentati al Santo Padre Benedetto XVI due agnelli vivi, la cui lana sarà utilizzata per confezionare i Pallii dei nuovi Arcivescovi Metropoliti.

Il Pallio è un’insegna liturgica d’onore e di giurisdizione che viene indossata dal Papa e dagli Arcivescovi Metropoliti nelle loro Chiese e in quelle delle loro Province. È costituito da una fascia di lana bianca su cui spiccano sei croci di seta nera. La Benedizione dei nuovi palli è fatta dal Santo Padre il 29 giugno, Solennità dei Santi Pietro e Paolo.




Nella festa di Sant'Agnese, la benedizione papale degli agnelli, la cui lana servirà per la confezione dei "sacri pallii"



La memoria liturgica di Sant’Agnese, che si celebra ogni 21 gennaio, ha visto compiersi il tradizionale rito della benedizione papale degli agnelli, presentati nella tarda mattinata di oggi a Benedetto XVI. La loro lana servirà per la tessitura dei sacri pallii, le insegne onorifiche che saranno consegnate dal Papa ai nuovi arcivescovi metropoliti il prossimo 29 giugno, solennità dei Santi Pietro e Paolo. Il servizio di Alessandro De Carolis:


Un piccola striscia di lana che sta alla dignità di un vescovo come il Vangelo del Buon Pastore alla missione di Cristo. E’ il pallio, ricavato dalla prossima tosatura degli agnelli benedetti dal Papa e confezionato in sottili bende, larghe dai 4 ai 6 centimetri, dalle Suore di Santa Cecilia. Fino al 29 giugno, i pallii resteranno chiusi in un’urna di bronzo, dono di Benedetto XIV, conservata nella cosiddetta “nicchia dei pallii” presso la Confessione di San Pietro, dalla quale saranno prelevati per essere imposti ai nuovi arcivescovi metropoliti. I pallii recano impresse sei croci di seta nera e vengono indossati attorno alle spalle, ornati da tre spille gemmate, dette "aciculae", che anticamente tenevano fermo il paramento sul petto, sul dorso e sulla spalla sinistra. Insegna liturgica inizialmente solo dei Papi, divenne in seguito simbolo dello speciale legame con la sede petrina per quei vescovi ai quali la Sede Apostolica decideva di affidare una speciale giurisdizione: è giunto fino a noi il racconto di Papa Simmaco che, quasi 1500 anni fa, concesse il pallio a Cesario, vescovo di Arles.

Secondo tradizione, la coppia di ovini che fornirà la lana dei pallii è allevata dalle religiose del convento romano di San Lorenzo in Panisperna e poi offerta al Papa dai religiosi dell’Ordine dei Canonici Regolari Lateranensi, che servono la Basilica di Sant’Agnese fuori le Mura. E proprio gli agnelli accompagnano spesso nell’iconografia tradizionale la figura della Santa romana, ricordata dalla liturgia il 21 gennaio. Adolescente, subì oltraggi e un crudele martirio durante la persecuzione di Decio all’inizio del IV secolo, per aver testimoniato Cristo mentre molti fedeli si abbandonavano in massa alla defezione.



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Monday, January 21, 2008 3:11 PM
UDIENZA AI MEMBRI DEL CONSIGLIO ORDINARIO DELLA SEGRETERIA GENERALE DEL SINODO DEI VESCOVI

Alle 11.50 di questa mattina, il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto in Udienza i Membri del Consiglio Ordinario della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi, in preparazione all’Assemblea Generale Ordinaria, convocata dal 5 al 26 ottobre prossimo ed ha loro rivolto il discorso che riportiamo di seguito:


DISCORSO DEL SANTO PADRE

Cari e venerati Fratelli nell’Episcopato!

Sono lieto di accogliervi mentre state partecipando alla riunione del Consiglio Ordinario della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi in preparazione all’Assemblea Generale Ordinaria, convocata dal 5 al 26 ottobre prossimo. Saluto e ringrazio Mons. Nikola Eterović, Segretario Generale, per le sue cortesi parole; ed estendo poi i sentimenti della mia riconoscenza a tutti i membri sia della Segreteria Generale del Sinodo che del Consiglio Ordinario della Segreteria Generale. Saluto tutti e ciascuno con sincero affetto.

Nella recente Lettera enciclica Spe salvi sulla speranza cristiana, ho voluto sottolineare il "carattere comunitario della speranza" (n. 14). "L'essere in comunione con Gesù Cristo - ho scritto - ci coinvolge nel suo essere «per tutti», ne fa il nostro modo di essere. Egli ci impegna per gli altri, ma solo nella comunione con Lui diventa possibile esserci veramente per gli altri", poiché esiste una "connessione tra amore di Dio e responsabilità per gli uomini" (ivi, 28), che permette di non ricadere nell’individualismo della salvezza e della speranza. Credo che si possa scoprire efficacemente applicato questo fecondo principio proprio nell’esperienza sinodale, nella quale l’incontro diventa comunione e la sollecitudine per tutte le Chiese (cfr 2 Cor 11,28) emerge nella preoccupazione di tutti.

La prossima Assemblea Generale del Sinodo dei Vescovi rifletterà su "La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa". I grandi compiti della Comunità ecclesiale nel mondo contemporaneo - tra i tanti, sottolineo l’evangelizzazione e l’ecumenismo - sono incentrati sulla Parola di Dio e nello stesso tempo sono da essa giustificati e sorretti. Come l’attività missionaria della Chiesa con la sua opera evangelizzatrice trova ispirazione e scopo nella rivelazione misericordiosa del Signore, il dialogo ecumenico non può basarsi su parole di sapienza umana (cfr 1 Cor 2,13) o su sagaci espedienti strategici, ma deve essere animato unicamente dal riferimento costante all’originaria Parola, che Dio ha consegnato alla sua Chiesa, perché sia letta, interpretata e vissuta nella sua comunione. In questo ambito, la dottrina di San Paolo rivela una forza tutta speciale, fondata ovviamente sulla rivelazione divina, ma anche sulla sua stessa esperienza apostolica, che gli ha confermato sempre di nuovo la coscienza che non la saggezza e l’eloquenza umana, ma solo la forza dello Spirito Santo costruisce nella fede la Chiesa (cfr 1 Cor 1,22-24; 2,4s).

Per una felice concomitanza, san Paolo verrà particolarmente venerato quest’anno, grazie alla celebrazione dell’Anno Paolino. Lo svolgimento del prossimo Sinodo sulla Parola di Dio offrirà pertanto alla contemplazione della Chiesa, e principalmente dei suoi Pastori, anche la testimonianza di questo grande Apostolo e araldo della Parola di Dio. Al Signore, che egli prima perseguitò e al quale poi consacrò tutto il suo essere, Paolo restò fedele sino alla morte: possa il suo esempio essere di incoraggiamento per tutti ad accogliere la Parola della salvezza e a tradurla nella vita quotidiana in fedele sequela di Cristo. Alla Parola di Dio hanno dedicato la loro attenzione diversi organismi ecclesiali consultati in vista dell’Assemblea del prossimo ottobre. Ad essa volgeranno il loro cuore i Padri sinodali, dopo aver preso conoscenza dei documenti preparatori, i Lineamenta e l’Instrumentum laboris, che voi stessi nella Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi avete contribuito a redigere. Avranno così l’opportunità di confrontarsi tra loro, ma soprattutto di unirsi in collegiale comunione per porsi in ascolto della Parola di vita, che Dio ha affidato alle cure amorevoli della sua Chiesa, perché l’annunci con coraggio e convinzione, con la parresia degli Apostoli, ai vicini e ai lontani. A tutti infatti va data, per la grazia dello Spirito Santo, la possibilità di incontrare la Parola viva che è Gesù Cristo.

Cari e venerati Fratelli, come membri del Consiglio Ordinario della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi, voi rendete un servizio meritorio alla Chiesa, poiché l’organismo sinodale costituisce un’istituzione qualificata per promuovere la verità e l’unità del dialogo pastorale all’interno del Corpo mistico di Cristo. Grazie per quanto voi fate non senza sacrificio: Iddio vi ricompensi! Continuiamo a pregare insieme perché il Signore renda fruttuosa per tutta la Chiesa l’Assemblea sinodale. Con tale auspicio, imparto di cuore una speciale Benedizione Apostolica a voi e alle Comunità affidate alle vostre cure pastorali, invocando l’intercessione della Santissima Madre del Signore e dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, che nella Liturgia chiamiamo, insieme agli altri Apostoli, "colonna e fondamento della città di Dio".




Tutti hanno il diritto di incontrare Gesù: la Chiesa annunci con coraggio la Parola di Dio. Così il Papa in vista del Sinodo di ottobre


La Chiesa “annunci con coraggio e convinzione” la Parola di Dio perché a tutti va data “la possibilità di incontrare la Parola viva che è Gesù Cristo”. E’ quanto ha detto il Papa stamani incontrando i membri del Consiglio ordinario della Segreteria generale del Sinodo dei Vescovi, che sono riuniti in preparazione al Sinodo convocato dal 5 al 26 ottobre prossimo sul tema: “La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa”. Il servizio di Sergio Centofanti.


Benedetto XVI esprime le sue speranze per il prossimo Sinodo sulla Parola di Dio rilevando la dimensione comunitaria dell’esperienza sinodale alla luce della sua Enciclica Spe salvi:

“’L'essere in comunione con Gesù Cristo - ho scritto - ci coinvolge nel suo essere «per tutti», ne fa il nostro modo di essere. Egli ci impegna per gli altri, ma solo nella comunione con Lui diventa possibile esserci veramente per gli altri’, poiché esiste una ‘connessione tra amore di Dio e responsabilità per gli uomini’ che permette di non ricadere nell’individualismo della salvezza e della speranza”.


Il Papa ha sottolineato che “i grandi compiti della Comunità ecclesiale nel mondo contemporaneo” - tra i tanti, ha ricordato l’evangelizzazione e l’ecumenismo – “sono incentrati sulla Parola di Dio e nello stesso tempo sono da essa giustificati e sorretti”:


“Come l’attività missionaria della Chiesa con la sua opera evangelizzatrice trova ispirazione e scopo nella rivelazione misericordiosa del Signore, il dialogo ecumenico non può basarsi su parole di sapienza umana (cfr 1 Cor 2,13) o su sagaci espedienti strategici, ma deve essere animato unicamente dal riferimento costante all’originaria Parola, che Dio ha consegnato alla sua Chiesa”.


In questo ambito – ha aggiunto - la dottrina di San Paolo rivela una forza tutta speciale fondata sulla coscienza “dell’unica potenza salvifica, quella cioè dello Spirito del Signore”.

“Al Signore, che egli prima perseguitò e al quale poi consacrò tutto il suo essere, Paolo restò fedele sino alla morte: possa il suo esempio essere di incoraggiamento per tutti ad accogliere la Parola della salvezza e a tradurla nella vita quotidiana in fedele sequela di Cristo”.


Il Papa ritorna quindi alle sue speranze per il Sinodo del prossimo ottobre: i Padri sinodali, provenienti da tutto il mondo, si riuniranno in Vaticano ponendo al centro la Parola di Dio:


“Avranno così l’opportunità di confrontarsi tra loro, ma soprattutto di unirsi in collegiale comunione per porsi in ascolto della Parola di vita, che Dio ha affidato alle cure amorevoli della sua Chiesa, perché l’annunci con coraggio e convinzione, con la parresia degli Apostoli, ai vicini e ai lontani. A tutti infatti va data, per la grazia dello Spirito Santo, la possibilità di incontrare la Parola viva che è Gesù Cristo”.


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+PetaloNero+
Monday, January 21, 2008 3:13 PM
UDIENZA AI PARTECIPANTI ALL’ASSEMBLEA PLENARIA DELLA CONGREGAZIONE PER L’EDUCAZIONE CATTOLICA (DEI SEMINARI E DEGLI ISTITUTI DI STUDI)

Alle 12.20 di questa mattina, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto in Udienza i partecipanti all’Assemblea Plenaria della Congregazione per l’Educazione Cattolica (dei Seminari e degli Istituti di Studi) e ha loro rivolto il discorso che riportiamo di seguito:


DISCORSO DEL SANTO PADRE

Signori Cardinali,

venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,

cari fratelli e sorelle!

Grazie per questa vostra visita, che compite in occasione della riunione plenaria della Congregazione per l’Educazione Cattolica: a ciascuno di voi il mio saluto cordiale. Saluto in primo luogo il Signor Cardinale Zenon Grocholewski, Prefetto del vostro Dicastero, e insieme a lui il Segretario e gli altri Officiali e Collaboratori. A Lei, Signor Cardinale, un grazie speciale per le parole che mi ha indirizzate, presentando i diversi temi sui quali la Congregazione intende riflettere in questi giorni. Si tratta di argomenti di grande interesse ed attualità a cui la Chiesa rivolge, specialmente in questo momento storico, la sua attenzione.

Da sempre il settore dell’educazione è particolarmente caro alla Chiesa, chiamata a fare sua la sollecitudine di Cristo, che - narra l’evangelista - vedendo le folle "si commosse…, perché erano come pecore senza pastore, e si mise ad insegnare loro molte cose" (Mc 6,34). La parola greca usata per esprimere questo atteggiamento di "commozione" evoca le viscere di misericordia e rinvia all’amore profondo che il Padre celeste prova per l’uomo. La Tradizione ha visto nell’insegnamento – e, più generalmente, nell’educazione – una concreta manifestazione della misericordia spirituale, che costituisce una delle prime opere d’amore che la Chiesa ha la missione di offrire all’umanità. Ed è quanto mai opportuno che, in questo nostro tempo, si rifletta su come rendere attuale ed efficace questo compito apostolico della Comunità ecclesiale, affidato alle Università cattoliche e in maniera speciale alle Facoltà ecclesiastiche. Mi rallegro, pertanto, con voi per aver scelto per la vostra Plenaria un argomento di così grande interesse, come pure credo sia utile analizzare attentamente i progetti di riforma, attualmente allo studio del vostro Dicastero, concernenti le citate Università Cattoliche e le Facoltà ecclesiastiche.

In primo luogo, mi riferisco alla riforma degli studi ecclesiastici di filosofia, progetto che è giunto ormai alla fase finale di elaborazione, nella quale non mancherà di essere sottolineata la dimensione metafisica e sapienziale della filosofia, richiamata da Giovanni Paolo II nell’Enciclica Fides et ratio (cfr n. 81). Altrettanto utile è valutare l’opportunità di una riforma della Costituzione apostolica Sapientia christiana. Voluta dal mio venerato Predecessore nel 1979, essa costituisce la magna charta delle Facoltà ecclesiastiche e serve come base per formulare i criteri di valutazione della qualità di tali istituzioni, valutazione richiesta dal Processo di Bologna, di cui la Santa Sede è divenuta membro dal 2003. Le discipline ecclesiastiche, soprattutto la teologia, sono sottoposte oggi a nuovi interrogativi, in un mondo tentato, da una parte, dal razionalismo, che segue una razionalità falsamente libera e slegata da ogni riferimento religioso, e, dall’altra, dai fondamentalismi, che falsificano la vera essenza della religione con il loro incitamento alla violenza e al fanatismo.

Anche la scuola deve interrogarsi sulla missione che deve compiere nell’odierno contesto sociale, segnato da un’evidente crisi educativa. La scuola cattolica, che ha come missione primaria di formare l’alunno secondo una visione antropologica integrale, pur essendo aperta a tutti e rispettando l’identità di ciascuno, non può non proporre una sua propria prospettiva educativa, umana e cristiana. Ecco allora porsi una sfida nuova che la globalizzazione ed il pluralismo crescente rendono ancor più acuta: quella cioè dell’incontro delle religioni e delle culture nella ricerca comune della verità. L’accoglienza della pluralità culturale degli alunni e dei genitori si trova necessariamente a confrontarsi con due esigenze: da un lato, non escludere qualcuno in nome della sua appartenenza culturale o religiosa; dall’altro canto, una volta riconosciuta e accolta questa diversità culturale e religiosa, non fermarsi alla pura constatazione. Ciò equivarrebbe in effetti a negare che le culture si rispettano veramente quando si incontrano, perché tutte le culture autentiche sono orientate alla verità dell’uomo e al suo bene. Perciò, gli uomini provenienti da culture diverse possono parlarsi, comprendersi al di là delle distanze spaziali e temporali, perché nel cuore di ogni persona abitano le stesse grandi aspirazioni al bene, alla giustizia, alla verità, alla vita e all’amore.

Altro tema allo studio della vostra Assemblea Plenaria è la questione della riforma della Ratio fundamentalis institutionis sacerdotalis per i Seminari. Il documento di base, datato 1970, è stato aggiornato nel 1985, specialmente in seguito alla promulgazione del Codice di Diritto Canonico del 1983. Nei decenni successivi, vari testi di speciale rilevanza sono stati emanati, in particolare l’Esortazione apostolica post-sinodale Pastores dabo vobis (1992). L’atmosfera attuale della società, con la massiccia influenza dei media e l’estendersi del fenomeno della globalizzazione, è profondamente cambiata. Sembra, dunque, necessario interrogarsi sull’opportunità della riforma della Ratio fundamentalis, che dovrà sottolineare l’importanza di una corretta articolazione delle diverse dimensioni della formazione sacerdotale nella prospettiva della Chiesa-comunione, seguendo le indicazioni del Concilio Vaticano II. Questo implica una solida formazione nella fede della Chiesa, una vera familiarità con la Parola rivelata, donata da Dio alla sua Chiesa. La formazione dei sacerdoti futuri, inoltre, dovrà offrire orientamenti e indirizzi utili per dialogare con le culture contemporanee. La formazione umana e culturale va pertanto significativamente rafforzata e sostenuta anche con l’ausilio delle scienze moderne, giacché alcuni fattori sociali destabilizzanti presenti oggi nel mondo (ad esempio, la condizione di tante famiglie separate, la crisi educativa, una violenza diffusa, ecc.) rendono fragili le nuove generazioni. Occorre, al tempo stesso, un’adeguata formazione alla vita spirituale, che renda le comunità cristiane, in particolare le parrocchie, sempre più consapevoli della loro vocazione e capaci di rispondere in modo adeguato alla domanda di spiritualità che viene specialmente dai giovani. Ciò richiede che non manchino nella Chiesa apostoli ed evangelizzatori qualificati e responsabili. Si pone, di conseguenza, il problema delle vocazioni, specialmente al sacerdozio e alla vita consacrata. Mentre in certe parti del mondo si nota una fioritura di vocazioni, altrove il numero diminuisce, soprattutto in Occidente. La cura delle vocazioni coinvolge l’intera Comunità ecclesiale: i Vescovi, i preti, i consacrati, ma anche le famiglie e le parrocchie. Sicuramente risulterà di grande aiuto a questa vostra azione pastorale anche la pubblicazione del documento sulla vocazione al ministero presbiterale, che voi state preparando.

Cari fratelli e sorelle! Ricordavo prima che l’insegnamento è espressione della carità di Cristo ed è la prima delle opere di misericordia spirituale che la Chiesa è chiamata a compiere. Chi entra nella sede della Congregazione per l’Educazione Cattolica è accolto da un’icona che mostra Gesù mentre lava i piedi ai suoi discepoli durante l’Ultima Cena. Colui che "ci ha amato fino alla fine" (Gv 13,1) benedica il vostro lavoro al servizio dell’educazione e, con la forza del suo Spirito, lo renda efficace. Da parte mia, vi ringrazio per quanto quotidianamente fate con competenza e dedizione e, mentre vi affido alla materna protezione di Maria Santissima, Vergine Sapiente e Madre dell’Amore, di cuore imparto a tutti la Benedizione Apostolica.





La scuola cattolica ha una sua proposta educativa ma è aperta a tutti e rispetta l'identità di ciascuno: è quanto affermato dal Papa alla Congregazione per l’Educazione cattolica



Di fronte alle nuove sfide della globalizzazione e del pluralismo crescente, la scuola cattolica deve interrogarsi sulla sua missione: è il richiamo di Benedetto XVI ai membri dell’Assemblea plenaria della Congregazione per l’Educazione cattolica, ricevuti stamani nella Sala Clementina in Vaticano. Il Papa ha sottolineato che l’insegnamento è “espressione della carità di Cristo” ed è la prima opera di “misericordia spirituale che la Chiesa è chiamata a compiere”. L’indirizzo d’omaggio al Papa è stato rivolto dal cardinale prefetto della Congregazione, Zenon Grocholewski. Il servizio di Alessandro Gisotti:


L’educazione è “una concreta manifestazione della misericordia spirituale” e “costituisce una delle prime opere d’amore che la Chiesa ha la missione di offrire all’umanità”: è quanto sottolineato da Benedetto XVI nel suo discorso alla Congregazione per l’Educazione cattolica. Un’occasione, ha detto, per ribadire che il “settore dell’educazione è particolarmente caro alla Chiesa”. E’ opportuno, ha rilevato il Santo Padre, che si rifletta su “come rendere attuale e efficace questo compito apostolico della Comunità ecclesiale, affidato alle Università cattoliche”. Quindi, soffermandosi sulla riforma degli studi ecclesiastici di filosofia, ha messo l’accento sulle sfide che devono oggi affrontare le Facoltà ecclesiastiche e gli atenei cattolici:


“Le discipline ecclesiastiche, soprattutto la teologia, sono sottoposte oggi a nuovi interrogativi, in un mondo tentato, da una parte, dal razionalismo, che segue una razionalità falsamente libera e slegata da ogni riferimento religioso, e, dall’altra, dai fondamentalismi, che falsificano la vera essenza della religione con il loro incitamento alla violenza e al fanatismo".

Benedetto XVI ha, così, rivolto il pensiero alla missione che oggi la scuola è chiamata a compiere in un contesto “segnato da un’evidente crisi educativa”:


“La scuola cattolica, che ha come missione primaria di formare l’alunno secondo una visione antropologica integrale, pur essendo aperta a tutti e rispettando l’identità di ciascuno, non può non proporre una sua propria prospettiva educativa, umana e cristiana”.


D’altro canto, il Papa ha sottolineato che oggi la scuola deve confrontarsi con “una sfida nuova” resa “ancor più acuta” dalla globalizzazione e dal pluralismo crescente, “quella cioè dell’interculturalità e dell’interreligiosità”:


“L’accoglienza della pluralità culturale degli alunni e dei genitori si trova necessariamente a confrontarsi con due esigenze: da un lato, non escludere qualcuno in nome della sua appartenenza culturale o religiosa, o meglio, più sottilmente, non ignorare e dunque non annullare la sua identità; dall’altro canto, una volta riconosciuta e accolta questa diversità culturale e religiosa, non fermarsi alla pura constatazione”.

Ciò, infatti, ha aggiunto, “equivarrebbe” a “negare che le culture si rispettano veramente quando si incontrano, e che gli uomini possono parlarsi, comprendersi al di là delle distanze spaziali e temporali”. Il Papa non ha mancato di offrire le sue riflessioni sulla formazione dei seminaristi, in particolare riferendosi alla riforma della Ratio fundamentalis institutionis sacerdotalis. Ha così rilevato “l’importanza di una corretta articolazione delle diverse dimensioni della formazione sacerdotale”, seguendo le indicazioni del Concilio Vaticano II. D’altro canto, tale formazione “dovrà offrire ai sacerdoti orientamenti e indirizzi utili per dialogare con le culture contemporanee”:


“La formazione umana e culturale va pertanto significativamente rafforzata e sostenuta anche con l’ausilio delle scienze moderne, giacché alcuni fattori sociali destabilizzanti presenti oggi nel mondo (ad esempio, la condizione di tante famiglie separate, la crisi educativa, una violenza diffusa, ecc.) rendono fragili le nuove generazioni”.

Al tempo stesso, ha aggiunto il Papa, serve “un’adeguata formazione alla vita spirituale, che renda le comunità cristiane, in particolare le parrocchie, sempre più consapevoli della loro vocazione e capaci di rispondere in modo adeguato alla domanda di spiritualità che viene specialmente dai giovani”. Di qui, l’auspicio del Papa affinché “non manchino nella Chiesa apostoli ed evangelizzatori qualificati e responsabili”.



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