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Wednesday, January 09, 2008 3:10 PM
IRAQ: PREMIER RASSICURA IL PAPA E LO INVITA A BAGHDAD
(AGI) - CdV, 9 gen. - A seguito degli attacchi coordinati a chiese e conventi del 6 gennaio scorso, il premier iracheno Nuri al-Maliki ha voluto rassicurare il Vaticano circa l'impegno del suo governo nella protezione dei cristiani. Lo ha fatto nel suo incontro con il nunzio apostolico, mons. Francis Assisi Chullikatt. E il portavoce del governo, Ali al-Dabbagh, ha riferito anche di un invito del primo ministro a Benedetto XVI per visitare l'Iraq. Un comunicato del Governo iracheno, citato da AsiaNews, agenzia del Pontificio Istituto Missioni Estere, conferma che il primo ministro ha condannato gli attentati dell'Epifania a Mosul e Baghdad e ha garantito che i responsabili verranno individuati e puniti. "Il governo iracheno - si legge nel testo - desidera promuovere i forti legami di amicizia con le comunita' cristiane e ribadisce che la convivenza pacifica e' possibile". Inoltre il premier ha voluto ricordare al rappresentante della Santa Sede che "cristiani e musulmani sono uniti nel fronteggiare terroristi e fuorilegge" e che le violenze nel Paese "colpiscono tutti i gruppi religiosiÂ. Al-Maliki aveva già promesso protezione e giustizia ai cristiani iracheni lo scorso ottobre, dopo la denuncia del Patriarca caldeo, card. Emmanuel III Delly, dei sistematici attacchi contro chiese e istituzioni cattoliche nel Paese". Parole di "condanna e denuncia per gli attentati terroristici" di domenica scorsa sono arrivate anche dal vice presidente iracheno, Tareq al-Hashemi. In una dichiarazione ufficiale sul suo sito internet, il vice capo di Stato esprime la sua "vicinanza ai fratelli cristiani" e dice di volere combattere insieme "questi ingiusti attacchi che hanno trasformato le celebrazioni in dolore e preoccupazione". (AGI)
www.agi.it
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Wednesday, January 09, 2008 4:42 PM
La Fondazione Migrantes illustra il Messaggio del Papa per la Giornata Mondiale delle Migrazioni
“I giovani migranti: risorsa e provocazione”: questo il titolo e il sottotitolo con cui la Fondazione CEI Migrantes ha illustrato stamani il Messaggio di Benedetto XVI per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato che si svolgerà domenica prossima, 13 gennaio. La presentazione è avvenuta presso la Sala Marconi della nostra emittente. L’ha seguita per noi Isabella Piro:
Sono 28 milioni gli immigrati nell’Unione Europea, e 3.690.000 quelli in Italia: questi i dati del dossier Caritas/Migrantes 2007. Anche a loro è dedicata la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato per la quale il Santo Padre ha scritto un Messaggio, intitolato “I giovani migranti”. In Italia, la Fondazione CEI Migrantes ha aggiunto il sottotitolo “Risorsa e provocazione”. E’ indubbio, infatti, che i ragazzi fino a 25 anni sono una percentuale crescente dei migranti: tra i giovani italiani residenti all’estero, ad esempio, essa arriva al 33%, mentre solo tra i Sinti e i Rom presenti in Italia si supera il 40%. Come considerare, allora, la loro presenza? Mons. Piergiorgio Saviola, Direttore Generale della Fondazione Migrantes:
“Sono un capitale da valorizzare, da non trascurare, tanto meno da sciupare. Sono un capitale, una risorsa. Sul piano demografico, visto il progressivo declino quantitativo e l’invecchiamento della nostra popolazione, sul piano economico-lavorativo si continua ad avere bisogno di manodopera straniera, almeno oggi. Sul piano dell’integrazione, sono una risorsa. E’, infatti, più agile, direi più spontaneo e quotidiano il rapporto tra italiani e stranieri sui banchi della scuola, nel campo sportivo, sulla strada”.
Di qui la necessità, ribadisce mons. Saviola, che la società laica ed ecclesiale si assuma le proprie responsabilità di fronte agli immigrati. Le loro tante potenzialità e ricchezze, afferma il presule, non si dispiegheranno a beneficio comune se non saranno incoraggiate da gesti concreti. Nessuna idealizzazione, quindi, del giovane immigrato, ma molta attenzione alle sue fragilità:
“Questi stranieri, inoltre, hanno un altro bagaglio piuttosto pesante da trascinarsi dietro: il bagaglio proprio della loro specifica condizione di migranti. Basti accennare alla doppia appartenenza che, se da un lato esprime opportunità e ricchezza, dall’altro potrebbe indicare mancanza di una specifica identità”.
E proprio a questa problematica della doppia identità il Messaggio del Santo Padre offre una soluzione. Mons. Domenico Sigalini, vescovo di Palestrina e segretario della Commissione Episcopale per le Migrazioni:
“Spazi d’impegno per uscire da queste problematiche il Papa ce le indica molto bene: la scuola e la famiglia. La scuola non può essere asettica e stare a guardare, perché si possono costruire percorsi non separati ma abbastanza integrati e, nello stesso tempo, anche con degli obiettivi uguali per tutti”.
Un altro punto fondamentale riguarda la libertà religiosa, che spesso la laicità, dice mons. Sigalini, assimila alla neutralità:
“La libertà religiosa spesso è strumentalizzata da un laicismo per cancellarne ogni traccia, sognando un cittadino non solidale, ma neutro. La laicità della scuola non è cancellare la domanda religiosa, ma permettere l’espressione nel massimo del rispetto e della libertà di tutti, dentro un progetto educativo e dentro le certezze che ci dà pure la nostra Costituzione”.
Per favorire una vera integrazione degli immigrati in Italia, mons. Sigalini suggerisce inoltre un maggior ricorso al microcredito e la concessione della cittadinanza di diritto per chi nasce in Italia, passando così dallo ‘jus sanguinis’ allo ‘jus soli’.
Interessante, infine, la prima indagine conoscitiva sulle abitudini pastorali degli immigrati nelle parrocchie della diocesi di Roma, resa nota oggi. Lo studio, svolto su 142 parrocchie della capitale, rivela, nella totalità di esse, la partecipazione di stranieri alla Messa domenicale, così come nelle attività pastorali. Nel 73% delle comunità, i bambini immigrati frequentano il catechismo, mentre nel 57% gli adulti sono catechisti. Particolare inoltre la percentuale – pari al 45% - della parrocchie romane in cui si svolgono celebrazioni ed incontri di preghiera dedicati ai migranti. Un ulteriore passo avanti sulla via dell’integrazione.
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Wednesday, January 09, 2008 8:38 PM
Da Petrus
In libreria 'Perchè siamo ancora nella Chiesa'
CITTA’ DEL VATICANO - Si intitola ''Perche' siamo ancora nella Chiesa'' il volume che, edito da Rizzoli (306 pagine, 19 euro), da oggi in libreria, raccoglie le piu' significative lezioni e gli interventi piu' incisivi - su fede, morale, politica e istituzione ecclesiale - fatti da Joseph Ratizinger all'Accademia cattolica di Baviera. Il libro e' una ricapitolazione dei fondamenti su cui si basa l'azione del vescovo e teologo che, nell'aprile di tre anni fa, e' diventato Papa. Nella prima sezione, dedicata al ministero di Pietro, il futuro Benedetto XVI riflette sul primato del Papa e l'unita' del popolo di Dio: l'argomentazione qui svolta rivela le linee guida del suo pontificato, e anzi ha costituito l'ossatura della prima omelia dopo l'elezione. La parte riservata all'Europa analizza le sue radici dando rilievo alle diverse ''eredita''' (greca, cristiana, latina, moderna) che l'hanno plasmata. Le pagine dedicate ai ''fondamenti morali prepolitici di uno Stato liberale'' costituiscono la dichiarazione di apertura del celebre dialogo con uno dei maggiori esponenti del pensiero razionalista contemporaneo, Juergen Habermas, e testimonia la disponibilita' di Joseph Ratzinger al confronto con le piu' diverse tradizioni culturali. Importante anche il contenuto della conferenza, tenuta il 4 giugno 1970, dal titolo - quasi provocatorio - di ''Perche' sono ancora nella Chiesa'', una pacata risposta del futuro Pontefice allo scandalo che, per lo spirito del tempo - allora come oggi . rappresenta l'appartenenza alla Chiesa di Cristo.
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Thursday, January 10, 2008 2:52 PM
RINUNCE E NOMINE
NOMINA DI MEMBRO ORDINARIO DELLA PONTIFICIA ACCADEMIA DELLE SCIENZE
Il Santo Padre ha nominato Membro Ordinario della Pontificia Accademia delle Scienze l’Ill.mo Prof. Ignacio Rodríguez-Iturbe (Venezuela), Professore di Ingegneria civile e ambientale presso la Princeton University, Princeton, New Jersey (Stati Uniti d’America).
Prof. Ignacio Rodríguez-Iturbe
Il Prof. Ignacio Rodríguez-Iturbe è nato a Caracas (Venezuela) nel 1942. Dopo essersi laureato in Ingegneria Civile presso l'Università del Zulia di Maracaibo (Venezuela), ha conseguito il Master of Science presso il California Institute of Technology (1965) ed il Dottorato di Ricerca presso la Colorado State University (1967). Nel 1971 viene nominato Professore Associato al Massachusetts Institute of Technology (MIT) e nel 1975 decide di ritornare a Caracas, mantenendo però l'incarico presso il MIT. Dal 1994 al 1999 è "Distinguished Professor" e Direttore del Dipartimento di Ingegneria Civile alla Texas A&M University; attualmente è "James S. McDonnell Distinguished University Professor" presso il Dipartimento di Ingegneria Civile ed Ambientale alla Princeton University.
Le sue ricerche si incentrano sull'analisi, la sintesi e il campionamento dei fenomeni idrologici, con la formulazione della teoria sull'origine geomorfologica della risposta idrologica e gli studi sulla sintesi e il campionamento spaziale e temporale della pioggia, la struttura frattale dei bacini fluviali, la teoria dell'Optimal Channel Network dei bacini fluviali e le dinamiche eco-idrologiche di ecosistemi con risorse idriche limitate. Il Prof. Rodríguez-Iturbe ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti internazionali, tra i quali si segnala lo Stockholm Water Prize (2002).
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Thursday, January 10, 2008 2:52 PM
LE UDIENZE
Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in Udienza:
On. Walter Veltroni, Sindaco di Roma;
On. Pietro Marrazzo, Presidente della Regione Lazio; On. Pietro Marrazzo, Presidente della Regione Lazio;
On. Enrico Gasbarra, Presidente della Provincia di Roma; On. Enrico Gasbarra, Presidente della Provincia di Roma;
Em.mo Card. Giovanni Lajolo, Presidente della Pontificia Commissione per lo Stato della Città del Vaticano, e del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano.
Il Papa riceve questa mattina in Udienza:
S.E. il Signor Francis Rooney, Ambasciatore degli Stati Uniti d’America, con la Consorte, in visita di congedo;
Amministratori della Regione Lazio, del Comune e della Provincia di Roma.
Il Santo Padre riceve questo pomeriggio in Udienza:
Em.mo Card. Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali.
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Thursday, January 10, 2008 2:53 PM
UDIENZA AGLI AMMINISTRATORI DELLA REGIONE LAZIO, DEL COMUNE E DELLA PROVINCIA DI ROMA
Questa mattina, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Benedetto XVI riceve in Udienza gli Amministratori della Regione Lazio, del Comune e della Provincia di Roma, in occasione del tradizionale scambio di auguri per il nuovo anno.
Riportiamo di seguito il discorso che il Papa rivolge ai presenti:
DISCORSO DEL SANTO PADRE
Illustri Signori e gentili Signore,
sono lieto di ricevervi, all’inizio del nuovo anno, per il tradizionale scambio di auguri. Vi ringrazio di essere qui e porgo il mio saluto deferente e cordiale al Presidente della Giunta regionale del Lazio, Signor Pietro Marrazzo, al Sindaco di Roma, Onorevole Walter Veltroni, e al Presidente della Provincia di Roma, Signor Enrico Gasbarra, ai quali desidero esprimere sentimenti di viva gratitudine per le gentili parole che mi hanno rivolto anche a nome delle Amministrazioni da essi guidate. Con loro, saluto i Presidenti delle rispettive Assemblee consiliari e tutti voi qui riuniti.
Questo appuntamento annuale ci offre l’opportunità di riflettere su alcune materie di comune interesse e di grande importanza e attualità, che toccano da vicino la vita delle popolazioni di Roma e del Lazio. A loro, a ciascuna persona e famiglia, rivolgo per vostro tramite un pensiero di affetto, di incoraggiamento e di attenzione pastorale, facendomi interprete di quei sentimenti e di quei legami che hanno unito attraverso i secoli i Successori dell’Apostolo Pietro alla città di Roma, alla sua provincia e a tutta la regione del Lazio. Cambiano i tempi e le situazioni, ma non si indeboliscono e non si attenuano l’amore e la sollecitudine del Papa per tutti coloro che vivono in queste terre, tanto profondamente segnate dalla grande e vivente eredità del cristianesimo.
Un criterio fondamentale, sul quale possiamo facilmente convenire nell’adempimento dei nostri diversi compiti, è quello della centralità della persona umana. Come afferma il Concilio Vaticano II, l’uomo è, sulla terra, "la sola creatura che Dio abbia voluto per se stessa" (Gaudium et spes, 24). A sua volta il mio amato predecessore, il Servo di Dio Giovanni Paolo II, nell’Enciclica Centesimus annus scriveva giustamente che "la principale risorsa dell’uomo… è l’uomo stesso" (n. 32). Conseguenza evidente di tutto ciò è l’importanza decisiva che rivestono l’educazione e la formazione della persona, anzitutto nella prima parte della vita, ma anche lungo tutto l’arco dell’esistenza. Se guardiamo però alla realtà della nostra situazione, non possiamo negare che ci troviamo di fronte a una vera e grande "emergenza educativa", come sottolineavo l’11 giugno dello scorso anno parlando al Convegno della Diocesi di Roma. Sembra infatti sempre più difficile proporre in maniera convincente alle nuove generazioni solide certezze e criteri su cui costruire la propria vita. Lo sanno bene sia i genitori sia gli insegnanti, che anche per questo sono spesso tentati di abdicare ai propri compiti educativi. Essi stessi, del resto, nell’attuale contesto sociale e culturale impregnato di relativismo e anche di nichilismo, difficilmente riescono a trovare sicuri punti di riferimento, che li possano sostenere e guidare nella missione di educatori come in tutta la loro condotta di vita.
Una simile emergenza, illustri rappresentanti delle Amministrazioni di Roma e del Lazio, non può lasciare indifferenti né la Chiesa né le vostre Amministrazioni. Sono infatti chiaramente in gioco, con la formazione delle persone, le basi stesse della convivenza e il futuro della società. Per parte sua la Diocesi di Roma sta dedicando a questo difficile compito un’attenzione davvero peculiare, che si esplica nei diversi ambiti educativi, dalla famiglia e dalla scuola alle parrocchie, associazioni e movimenti, agli oratori, alle iniziative culturali, allo sport e al tempo libero. In questo contesto esprimo viva gratitudine alla Regione Lazio per il sostegno offerto agli oratori e ai centri per l’infanzia promossi dalle parrocchie e comunità ecclesiali, come anche per i contributi finalizzati alla realizzazione di nuovi complessi parrocchiali nelle aree del Lazio che ne sono ancora prive. Vorrei però soprattutto incoraggiare ad un impegno convergente e di ampio respiro, attraverso il quale le istituzioni civili, ciascuna secondo le proprie competenze, moltiplichino gli sforzi per affrontare ai diversi livelli l’attuale emergenza educativa, ispirandosi costantemente al criterio-guida della centralità della persona umana.
Hanno qui chiaramente un’importanza prioritaria il rispetto e il sostegno per la famiglia fondata sul matrimonio. Come ho scritto nel recente Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace (n. 2), "La famiglia naturale, quale intima comunione di vita e d’amore, fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, costituisce «il luogo primario dell’umanizzazione della persona e della società», la «culla della vita e dell’amore»". Vediamo ogni giorno, purtroppo, quanto siano insistenti e minacciosi gli attacchi e le incomprensioni nei confronti di questa fondamentale realtà umana e sociale. E’ quindi quanto mai necessario che le pubbliche Amministrazioni non assecondino simili tendenze negative, ma al contrario offrano alle famiglie un sostegno convinto e concreto, nella certezza di operare così per il bene comune.
Un’altra emergenza che si aggrava è quella della povertà: essa aumenta soprattutto nelle grandi periferie urbane, ma comincia ad essere presente anche in altri contesti e situazioni, che sembravano esserne al riparo. La Chiesa partecipa di tutto cuore allo sforzo per alleviarla, collaborando volentieri con le istituzioni civili, ma l’aumento del costo della vita, in particolare i prezzi degli alloggi, le sacche persistenti di mancanza di lavoro, e anche i salari e le pensioni spesso inadeguati rendono davvero difficili le condizioni di vita di tante persone e famiglie.
Un evento tragico come l’uccisione, a Tor di Quinto, di Giovanna Reggiani, ha inoltre posto bruscamente la nostra cittadinanza di fronte al problema non solo della sicurezza, ma anche del gravissimo degrado di alcune aree di Roma: specialmente qui è necessaria, ben al di là dell’emozione del momento, un’opera costante e concreta, che abbia la duplice e inseparabile finalità di garantire la sicurezza dei cittadini e di assicurare a tutti, in particolare agli immigrati, almeno il minimo indispensabile per una vita onesta e dignitosa. La Chiesa, attraverso la Caritas e molte altre realtà di volontariato, animate da laici e da religiosi e religiose, si prodiga anche su questa difficile frontiera, sulla quale rimangono evidentemente insostituibili le responsabilità e possibilità di intervento dei pubblici poteri.
Un’altra sollecitudine che riguarda sia la Chiesa sia le vostre Amministrazioni è quella verso gli ammalati. Sappiamo bene quanto siano gravi le difficoltà che deve affrontare nell’ambito della sanità la Regione Lazio, ma dobbiamo ugualmente constatare come sia non di rado drammatica la situazione delle strutture sanitarie cattoliche, anche assai prestigiose e di riconosciuta eccellenza nazionale. Non posso pertanto non chiedere che nella distribuzione delle risorse esse non siano penalizzate, non per un interesse della Chiesa, ma per non compromettere un servizio indispensabile alle nostre popolazioni.
Distinte Autorità, mentre ancora vi ringrazio per la vostra visita gentile e apprezzata, vi assicuro la mia cordiale vicinanza e la mia preghiera, per voi e per le alte responsabilità che vi sono affidate. Il Signore sostenga il vostro impegno e illumini i vostri propositi di bene. Con questi sentimenti, imparto di cuore a ciascuno di voi la Benedizione Apostolica, che estendo volentieri alle vostre famiglie e a quanti vivono e operano a Roma, nella sua provincia e in tutto il Lazio.
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Thursday, January 10, 2008 2:54 PM
Nell’udienza agli amministratori locali di Roma e del Lazio, il Papa esprime preoccupazione per i problemi della gente, dal caro vita alla sicurezza, dalle nuove povertà all’educazione dei giovani
Serve un impegno convergente e di ampio respiro per risolvere le grandi emergenze della città di Roma e della Regione Lazio: è l’esortazione di Benedetto XVI agli amministratori locali, ricevuti stamani in Vaticano per l’udienza di inizio anno. Il Papa ha messo l’accento sulla centralità della persona umana, vero criterio guida per affrontare i problemi più urgenti, dall’educazione alla lotta alla povertà. A guidare consiglieri ed assessori, ricevuti in Sala Clementina, il presidente della giunta regionale del Lazio, Pietro Marrazzo, il sindaco di Roma, Walter Veltroni, e il presidente della Provincia di Roma, Enrico Gasbarra. Il servizio di Alessandro Gisotti:
Nei diversi compiti affidati alle amministrazioni locali, dalla tutela della famiglia all’educazione, dalla lotta alla povertà alla cura degli ammalati, sia sempre rispettata la “centralità della persona umana”: è il vibrante appello di Benedetto XVI che ha ribadito il legame particolare tra il Successore di Pietro e la città di Roma:
“Cambiano i tempi e le situazioni, ma non si indeboliscono e non si attenuano l’amore e la sollecitudine del Papa per tutti coloro che vivono in queste terre, tanto profondamente segnate dalla grande e vivente eredità del cristianesimo”.
Nel suo articolato discorso, il Pontefice ha innanzitutto sottolineato “l’importanza decisiva che rivestono l’educazione e la formazione della persona” lungo tutto l’arco dell’esistenza. Il Papa ha parlato di vera e propria “emergenza educativa”. “Sembra infatti sempre più difficile – ha detto con rammarico - proporre in maniera convincente alle nuove generazioni solide certezze e criteri su cui costruire la propria vita”:
“Lo sanno bene sia i genitori sia gli insegnanti, che anche per questo sono spesso tentati di abdicare ai propri compiti educativi. Essi stessi, del resto, nell’attuale contesto sociale e culturale impregnato di relativismo e anche di nichilismo, difficilmente riescono a trovare sicuri punti di riferimento, che li possano sostenere e guidare nella missione di educatori come in tutta la loro condotta di vita”.
Una simile emergenza, ha avvertito, “non può lasciare indifferenti né la Chiesa né le vostre amministrazioni”. Con la formazione delle persone, ha rilevato, sono infatti in gioco “le basi stesse della convivenza e il futuro della società”. In questo contesto, Il Santo Padre ha espresso viva gratitudine alla Regione Lazio per il sostegno offerto agli oratori e ai centri per l’infanzia promossi dalle parrocchie e comunità ecclesiali, come anche per i contributi finalizzati alla realizzazione di nuovi complessi parrocchiali nelle aree del Lazio che ne sono ancora prive. Per affrontare l’emergenza educativa, è stato il suo monito, sono prioritari il “rispetto e il sostegno per la famiglia fondata sul matrimonio”:
“Vediamo ogni giorno, purtroppo, quanto siano insistenti e minacciosi gli attacchi e le incomprensioni nei confronti di questa fondamentale realtà umana e sociale. E’ quindi quanto mai necessario che le pubbliche Amministrazioni non assecondino simili tendenze negative, ma al contrario offrano alle famiglie un sostegno convinto e concreto, nella certezza di operare così per il bene comune”.
Benedetto XVI ha, quindi, messo l’accento su un’altra “emergenza che si aggrava”, quella della povertà. Una povertà, ha costatato, “che aumenta soprattutto nelle grandi periferie urbane, ma comincia ad essere presente anche in altri contesti e situazioni, che sembravano esserne al riparo”:
“La Chiesa partecipa di tutto cuore allo sforzo per alleviarla, collaborando volentieri con le istituzioni civili, ma l’aumento del costo della vita, in particolare i prezzi degli alloggi, le sacche persistenti di mancanza di lavoro, e anche i salari e le pensioni spesso inadeguati rendono davvero difficili le condizioni di vita di tante persone e famiglie”.
Un evento tragico come l’uccisione, a Tor di Quinto, di Giovanna Reggiani, ha proseguito il Papa, ha inoltre “posto bruscamente la nostra cittadinanza di fronte al problema non solo della sicurezza, ma anche del gravissimo degrado di alcune aree di Roma”:
“Specialmente qui è necessaria, ben al di là dell’emozione del momento, un’opera costante e concreta, che abbia la duplice e inseparabile finalità di garantire la sicurezza dei cittadini e di assicurare a tutti, in particolare agli immigrati, almeno il minimo indispensabile per una vita onesta e dignitosa”.
La Chiesa, attraverso la Caritas e molte altre realtà di volontariato si prodiga anche su questa difficile frontiera, sulla quale, ha affermato, rimangono “insostituibili le responsabilità e possibilità di intervento dei pubblici poteri”. Il Pontefice ha concluso il suo discorso soffermandosi sulla cura degli ammalati. “Sappiamo bene – ha detto - quanto siano gravi le difficoltà” che la Regione Lazio “deve affrontare nell’ambito della sanità”. Tuttavia, ha constatato “come sia non di rado drammatica la situazione delle strutture sanitarie cattoliche, anche assai prestigiose e di riconosciuta eccellenza nazionale”. Di qui l’appello del Papa affinché “nella distribuzione delle risorse” gli ospedali cattolici “non siano penalizzate, non per un interesse della Chiesa, ma per non compromettere un servizio indispensabile” alle popolazioni.
www.radiovaticana.org/it1/videonews_ita.asp?vaiflv=0000168.flv&vai=ctv_frame00168.jpg&var1=10/01/2008&var2=Vatican%20City&var3=Papa:%20occorre%20maggiore%20attenzione%20alle%20persone%20a%20Roma%20e%20nel...
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Thursday, January 10, 2008 6:56 PM
Papa: solidarietà con i cristiani irakeni colpiti dagli attentati
In un telegramma, Benedetto XVI chiede ai responsabili degli atti di violenza di rinunciare a tali azioni e chiede “a quanti hanno autorità” di lavorare per una soluzione giusta e pacifica dei problemi del Paese.
Città del Vaticano (AsiaNews) - Il Papa è solidale con i cristiani iracheni colpiti dagli attentati di Baghdad, Mosul e Kirkuk, che considera rivolti contro l’intero popolo iracheno e chiede a coloro che sono responsabili degli atti di violenza di rinunciare a tali azioni. In un telegramma al patriarca a firma del segretario di Stato, cardinale Tarcisio Bertone, inviato al cardinale Emmanuel III Delly, patriarca di Babilonia dei Caldei, Benedetto XVI inoltre “incoraggia quanti hanno autorità a rinnovare gli sforzi volti a una negoziazione pacifica tesa a una risoluzione giusta delle difficoltà del Paese e rispettosa dei diritti di tutti”.
“Profondamente turbato nell'apprendere degli attacchi a obiettivi cristiani a Baghdad, Mosul e Kirkuk, che si sono verificati la scorsa domenica e ieri, - si legge nel messaggio - il Santo Padre esprime la propria vicinanza spirituale ai feriti e alle loro famiglie. A Sua Beatitudine Eminentissima, Presidente dell'Assemblea dei Vescovi cattolici dell'Iraq, e agli Arcivescovi delle città interessate, offre assicurazioni fraterne di preghiera mentre cercate di offrire speranza e forza al vostro popolo. Egli Le chiede, inoltre, di trasmettere la sua sentita solidarietà ai superiori delle comunità religiose colpite da questi attacchi e di rinnovare i suoi sentimenti di sincera solidarietà a tutti i membri delle comunità cristiane in Iraq, cattolici e non".
"Consapevole del fatto che questi attacchi sono rivolti anche contro tutto il popolo iracheno, Sua Santità - prosegue il telegramma - si rivolge ai responsabili affinché rinuncino alle violenze che hanno causato così tanta sofferenza alla popolazione civile e incoraggia quanti hanno autorità a rinnovare gli sforzi volti a una negoziazione pacifica tesa a una risoluzione giusta delle difficoltà del Paese e rispettosa dei diritti di tutti. Pregando per un ritorno alla coesistenza pacifica dei diversi gruppi che costituiscono la popolazione di questo amato paese, il Santo Padre affida tutto il popolo iracheno alla protezione celeste del nostro Padre onnipotente e misericordioso”.
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Friday, January 11, 2008 2:45 PM
LE UDIENZE
Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina in Udienza:
Em.mo Card. Camillo Ruini, Vicario Generale di Sua Santità per la Diocesi di Roma;
Em.mo Card. Cláudio Hummes, Prefetto della Congregazione per il Clero;
Em.mo Card. Agostino Vallini, Prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica,
con S.E. Mons. Velasio De Paolis, Vescovo tit. di Telepte, Segretario del medesimo Supremo Tribunale;
S.E. Mons. Aldo Cavalli, Arcivescovo tit. di Vibo Valentia, Nunzio Apostolico in Colombia.
Il Papa riceve questa mattina in Udienza:
Dirigenti e Personale dell’Ispettorato Generale di Pubblica Sicurezza presso il Vaticano.
Il Santo Padre riceve questo pomeriggio in Udienza:
Em.mo Card. William Joseph Levada, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede.
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Friday, January 11, 2008 2:46 PM
UDIENZA AI DIRIGENTI E AGLI AGENTI DELL’ISPETTORATO GENERALE DI PUBBLICA SICUREZZA PRESSO IL VATICANO
Alle 12.30 di questa mattina, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Benedetto XVI riceve in Udienza i Dirigenti e gli Agenti dell’Ispettorato Generale di Pubblica Sicurezza presso il Vaticano per la presentazione degli auguri per il nuovo anno e rivolge loro il discorso che pubblichiamo di seguito:
DISCORSO DEL SANTO PADRE
Cari amici,
l’incontro con voi, che fate parte dell’Ispettorato Generale di Pubblica Sicurezza presso il Vaticano, è ormai diventato un appuntamento atteso e desiderato all’inizio del nuovo anno. Mentre con piacere vi accolgo e con affetto vi saluto, profitto dell’occasione per rinnovarvi l’espressione della mia stima e della mia riconoscenza per il servizio che quotidianamente svolgete. Saluto in primo luogo il Prefetto Salvatore Festa, il Questore di Roma, Marcello Fulvi, e il dottor Vincenzo Caso, che ringrazio per le cortesi parole rivoltemi e al quale esprimo la mia gratitudine per il lavoro svolto in questi anni come Dirigente dell’Ispettorato. Uno speciale e deferente pensiero dirigo anche al Capo della Polizia, Prefetto Antonio Manganelli. Con amicizia mi indirizzo poi agli altri componenti dell’Ispettorato della Polizia di Stato presso la Città del Vaticano, che non hanno potuto essere oggi con noi, ma che a noi si uniscono spiritualmente in così sentita circostanza. A tutti e a ciascuno sono lieto di formulare, per l’anno da poco iniziato, ogni migliore augurio, estendendo questi miei voti augurali alle rispettive famiglie.
Proprio alle famiglie ho pensato quest’anno nel preparare il Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace che si celebra appunto il 1° gennaio. In questo testo, che ha come tema: Famiglia umana, comunità di pace, ho ricordato che "la famiglia naturale, quale intima comunione di vita e d'amore, fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, costituisce il luogo primario dell'umanizzazione della persona e della società, la culla della vita e dell'amore. A ragione, pertanto, la famiglia è qualificata come la prima società naturale, un'istituzione divina che sta a fondamento della vita delle persone, come prototipo di ogni ordinamento sociale" (n. 2).
Voi, cari Funzionari e Agenti, nei compiti di vigilanza che quotidianamente svolgete, incontrate non poche famiglie. Esse giungono qui da ogni parte del mondo per rendere omaggio agli Apostoli e in particolare a san Pietro, sulla cui fede Cristo ha fondato la Chiesa; vengono per rinnovare insieme la professione di questa fede, per visitare e prendere contatto con varie realtà del Vaticano e per partecipare alle udienze e alle celebrazioni presiedute dal Successore dell’apostolo Pietro. Vi sono grato per il servizio che rendete, caratterizzato da solerzia e professionalità, da costante attenzione alle persone e alle finalità che le animano, ed insieme da disponibilità, pazienza e spirito di sacrificio. Così, con la collaborazione delle autorità che hanno cura di rendere la città di Roma sempre più bella ed accogliente, anche voi contribuite al fruttuoso incontro ed alla serena convivenza tra i cittadini di Roma e gli ospiti provenienti dai vari Paesi del mondo!
Quanto numerosi sono i pellegrini che durante l’anno vi capita di incontrare! In ciascuno di essi vorrei invitarvi a vedere il volto di un fratello o di una sorella che Dio pone sulla vostra strada, una persona amica anche se sconosciuta da accogliere e aiutare con paziente ascolto, sapendo che tutti facciamo parte dell’unica grande famiglia umana. Non è forse vero, come ho scritto nel Messaggio sopra ricordato, che noi non viviamo gli uni accanto agli altri per caso? Non stiamo forse tutti percorrendo uno stesso cammino come uomini e quindi come fratelli e sorelle? Ecco perché allora è essenziale che ciascuno si impegni a vivere la propria vita in atteggiamento di responsabilità davanti a Dio, riconoscendo in Lui la sorgente originaria della propria, come dell'altrui, esistenza. In effetti, proprio risalendo a questo supremo Principio può essere percepito il valore incondizionato di ogni essere umano; è grazie a questa consapevolezza che possono essere poste le premesse per l'edificazione di un'umanità pacificata. Sia ben chiaro: senza il fondamento trascendente, che è Dio, la società rischia di diventare una mera aggregazione di vicini, cessa di essere una comunità di fratelli e sorelle, chiamati a formare una grande famiglia (cfr n. 6).
Cari amici, il Signore vi aiuti a svolgere la vostra professione rimanendo sempre fedeli a quegli ideali che devono costantemente ispirarla. La società ha bisogno di persone che compiano il loro dovere, consapevoli che ogni lavoro, ogni servizio svolto con coscienza contribuisce alla costruzione di una società più giusta e veramente libera. Vi affido alla Vergine Santa e, mentre rinnovo a ciascuno il mio sincero ringraziamento per la gentile visita, volentieri imparto a voi, come pure alle persone a voi care, una speciale Benedizione.
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Friday, January 11, 2008 2:47 PM
La famiglia è il luogo primario dell'umanizzazione della persona e della società: così il Papa all'Ispettorato generale di Pubblica Sicurezza
Il tema della famiglia è stato al centro oggi del tradizionale incontro per l’inizio dell’anno tra il Papa e i dirigenti e il personale dell'Ispettorato generale di Pubblica Sicurezza che svolge il suo servizio presso il Vaticano. Ce ne parla Sergio Centofanti:
Il Papa ha espresso la sua riconoscenza per il servizio che quotidianamente viene svolto dal personale della Polizia italiana presso il Vaticano: un servizio – ha detto – “caratterizzato da solerzia e professionalità” e “da costante attenzione alle persone”:
“La società ha bisogno di persone che compiano il loro dovere, consapevoli che ogni lavoro, ogni servizio svolto con coscienza contribuisce alla costruzione di una società più giusta e veramente libera”.
Ha quindi invitato gli agenti a vedere nei tanti pellegrini che giungono in San Pietro “il volto di un fratello o di una sorella che Dio pone” sulla loro strada “sapendo che tutti facciamo parte dell’unica grande famiglia umana” come ha scritto nell’ultimo Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace sul tema: "Famiglia umana, comunità di pace”:
“Non è forse vero … che noi non viviamo gli uni accanto agli altri per caso? Non stiamo forse tutti percorrendo uno stesso cammino come uomini e quindi come fratelli e sorelle?"
“Ecco perché … è essenziale – ha aggiunto - che ciascuno si impegni a vivere la propria vita in atteggiamento di responsabilità davanti a Dio, riconoscendo in Lui la sorgente originaria della propria, come dell'altrui, esistenza”:
“In effetti, proprio risalendo a questo supremo Principio può essere percepito il valore incondizionato di ogni essere umano; è grazie a questa consapevolezza che possono essere poste le premesse per l'edificazione di un'umanità pacificata. Sia ben chiaro: senza il fondamento trascendente, che è Dio, la società rischia di diventare una mera aggregazione di vicini, cessa di essere una comunità di fratelli e sorelle, chiamati a formare una grande famiglia”.
E continuando a citare il suo Messaggio per la Giornata della Pace ha ribadito:
“La famiglia naturale, quale intima comunione di vita e d'amore, fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, costituisce il luogo primario dell'umanizzazione della persona e della società, la culla della vita e dell'amore. A ragione, pertanto, la famiglia è qualificata come la prima società naturale, un'istituzione divina che sta a fondamento della vita delle persone, come prototipo di ogni ordinamento sociale”.
www.radiovaticana.org/it1/videonews_ita.asp?vaiflv=0000169.flv&vai=ctv_frame00169.jpg&var1=11/01/2008&var2=Vatican%20City&var3=Papa:%20su%20Dio%20si%20fonda%20la%20famiglia...
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Friday, January 11, 2008 2:48 PM
COMUNICATO DELLA SALA STAMPA DELLA SANTA SEDE
Desta meraviglia la strumentalizzazione politica che ha fatto seguito alle parole rivolte dal Santo Padre ai Rappresentanti della Regione Lazio, della Provincia e del Comune di Roma. Non era certo intenzione del Papa sottovalutare l’azione sociale che i responsabili della Città di Roma e della Regione stanno compiendo con apprezzabile impegno. Egli infatti, nella sua qualità di Vescovo di Roma, in diverse circostanze e anche di recente, ha posto in luce le realizzazioni compiute a servizio della cittadinanza, realizzazioni che ha tenuto a sottolineare anche nel discorso di ieri. Ugualmente però Egli non poteva non evocare, dando voce a tanti che a Lui si rivolgono, alcune problematiche umane particolarmente urgenti, che vanno affrontate con il contributo di tutti. La Chiesa, come Sua Santità ha assicurato, non farà mancare il proprio apporto e la propria collaborazione.
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Friday, January 11, 2008 2:48 PM
Strumentalizzate le parole di Benedetto XVI ai responsabili delle amministrazioni di Roma e Lazio: a sottolinearlo, stamani, una nota della Sala Stampa vaticana
La Sala Stampa della Santa Sede esprime “meraviglia” per “la strumentalizzazione politica che ha fatto seguito alle parole rivolte” ieri dal Papa agli amministratori locali della Regione Lazio, della Provincia e del Comune di Roma. Il servizio di Alessandro Gisotti:
“Non era certo intenzione del Papa sottovalutare l’azione sociale che i responsabili della Città di Roma e della Regione stanno compiendo con apprezzabile impegno”. E’ quanto sottolinea una nota della Stampa della Santa Sede. Il Papa, “nella sua qualità di Vescovo di Roma”, ricorda il comunicato, “in diverse circostanze e anche di recente, ha posto in luce le realizzazioni compiute a servizio della cittadinanza, realizzazioni che ha tenuto a sottolineare anche nel discorso” agli amministratori locali. Allo stesso tempo, si legge ancora, il Santo Padre “non poteva non evocare, dando voce a tanti che a Lui si rivolgono, alcune problematiche umane particolarmente urgenti, che vanno affrontate con il contributo di tutti”. La Chiesa, conclude la nota, come Benedetto XVI ha assicurato, “non farà mancare il proprio apporto e la propria collaborazione”.
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Friday, January 11, 2008 2:49 PM
Chi attacca i cristiani, attacca tutto il popolo iracheno: così, Benedetto XVI in un telegramma al Patriarca Delly, dopo gli ultimi attentati contro la comunità cristiana. Il Papa rinnova l’appello affinché cessino le violenze
Benedetto XVI rinnova il suo appello per la coesistenza pacifica in Iraq, dopo i nuovi attentati, dei giorni scorsi, contro le comunità cristiane. In un telegramma indirizzato al cardinale Emmanuel III Delly, Patriarca di Babilonia dei Caldei, il Papa chiede ai vescovi del Paese di offrire “speranza e forza” al popolo iracheno così duramente provato. Il servizio di Alessandro Gisotti:
Gli attentati contro le chiese di Baghdad, Mossul e Kirkuk sono attacchi “rivolti contro tutto il popolo iracheno”: è quanto sottolinea il Papa che nel telegramma, a firma del cardinale segretario di Stato, Tarcisio Bertone, inviato al cardinale Delly si dice “profondamente turbato” per queste nuove violenze contro le comunità cristiane irachene. Il Papa esprime vicinanza spirituale ai feriti e alle loro famiglie e rinnova “i suoi sentimenti di sincera solidarietà a tutti i membri delle comunità cristiane in Iraq, cattolici e non”. Benedetto XVI si rivolge, dunque, ai responsabili degli attacchi, affinché “rinuncino alle violenze che hanno causato così tanta sofferenza alla popolazione civile”. Il Santo Padre incoraggia poi le autorità “a rinnovare gli sforzi volti a una negoziazione pacifica tesa a una risoluzione giusta delle difficoltà del Paese e rispettosa dei diritti di tutti”. Il Papa prega, infine, “per un ritorno alla coesistenza pacifica dei diversi gruppi che costituiscono la popolazione” irachena.
Una coesistenza per la quale lavora alacremente l’episcopato dell’Iraq. Mons. Louis Sako, arcivescovo di Kirkuk, una delle città colpite dagli attentati, ha riferito all’agenzia AsiaNews, che, nonostante le difficoltà, i cristiani continuano con fiducia a portare avanti l’impegno per il dialogo interreligioso. Dal canto suo, stamani, durante la preghiera del venerdì, l’imam di Kirkuk ha definito “contrari all’Islam” gli attacchi terroristici anticristiani. Da ieri, riferisce sempre l’agenzia AsiaNews, numerosi rappresentanti musulmani si stanno recando in visita all’arcivescovo caldeo per esprimere la propria solidarietà. In questo clima di violenza, un evento atmosferico porta un po’ di serenità nei cuori degli iracheni. A Baghdad, per la prima volta a memoria d’uomo, sta nevicando. I fiocchi di neve sono stati accolti con gioia dalla popolazione, che li interpreta come segno di pace.
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Saturday, January 12, 2008 2:55 PM
LE UDIENZE
Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in Udienza:
S.E. il Signor Boni Yayi, Presidente della Repubblica del Benin, con la Consorte, e Seguito;
Em.mo Card. Ivan Dias, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli;
S.E. Mons. Beniamino Stella, Arcivescovo tit. di Midila, Presidente della Pontificia Accademia Ecclesiastica.
Il Papa riceve questo pomeriggio in Udienza:
Em.mo Card. Giovanni Battista Re, Prefetto della Congregazione per i Vescovi.
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Saturday, January 12, 2008 2:56 PM
RINUNCE E NOMINE
NOMINE PER LA DODICESIMA ASSEMBLEA GENERALE ORDINARIA DEL SINODO DEI VESCOVI
Il Santo Padre per la Dodicesima Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, che avrà luogo in Vaticano dal 5 al 26 ottobre 2008, sul tema La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa, ha nominato Relatore Generale l’Em.mo Card. Marc Ouellet, Arcivescovo di Québec (Canada), e Segretario Speciale, S.E. Mons. Wilhelm Emil Egger, Vescovo di Bolzano-Bressanone (Italia).
Il Papa ha nominato nei Consigli Speciali della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi:
- Em.mo Card. Nicolás de Jesús López Rodríguez, Arcivescovo di Santo Domingo, Membro del Consiglio Speciale per l’America;
- S.E. Mons. Cornelius Fontem Esua, Arcivescovo di Bamenda, Membro del Consiglio Speciale per l’Africa.
NOMINA DEL NUNZIO APOSTOLICO IN BANGLADESH
Il Santo Padre ha nominato Nunzio Apostolico in Bangladesh il Rev.do Mons. Joseph Marino, al presente Consigliere nella Nunziatura Apostolica in Gran Bretagna, elevandolo in pari tempo alla sede titolare di Natchitoches, con dignità di Arcivescovo.
Rev.do Mons. Joseph Marino
E’ nato a Birmingham (U.S.A.) il 23 gennaio 1953.
E’ stato ordinato sacerdote il 25 agosto 1979.
Si è incardinato a Birmingham.
E’ laureato in Diritto Canonico.
Entrato nel Servizio diplomatico della Santa Sede il 15 luglio 1988, ha prestato successivamente la propria opera nelle Rappresentanze Pontificie nelle Filippine, Uruguay, Nigeria, nella Sezione per i Rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato, e in Gran Bretagna.
Conosce l’italiano, il francese e lo spagnolo.
NOMINA DI MEMBRO DELLA CONGREGAZIONE PER I VESCOVI
Il Papa ha nominato Membro della Congregazione per i Vescovi l’Ecc.mo Mons. Nikola Eterović, Arcivescovo titolare di Sisak, Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi.
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Saturday, January 12, 2008 2:57 PM
Il Papa riceve il presidente del Benin: al centro dei colloqui la difficile situazione socio-economica del Paese
Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina nel Palazzo Apostolico Vaticano il presidente della Repubblica del Benin, Thomas Yayi Boni, che successivamente ha incontrato il cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone e mons. Dominique Mamberti, segretario per i Rapporti con gli Stati.
“Nel corso dei cordiali colloqui – riferisce la Sala Stampa vaticana - ci si è soffermati sulla difficile situazione socio-economica che il Paese sta sperimentando, aggravata anche dalle inondazioni dello scorso mese di ottobre. Ci si è compiaciuti, infine, dei buoni rapporti esistenti fra Chiesa e Stato ed il presidente ha ringraziato, come aveva fatto in precedenza incontrando il Pontificio Consiglio "Cor Unum", per il significativo contributo che i cattolici offrono allo sviluppo del Paese, nei campi dell’educazione, della salute e della promozione umana”.
www.radiovaticana.org/it1/videonews_ita.asp?vaiflv=0000170.flv&vai=ctv_frame00170.jpg&var1=12/01/2008&var2=Vatican%20City&var3=Papa:%20la%20Chiesa%20appoggia%20la%20crescita%20sociale%20e%20spirituale%20del...
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Saturday, January 12, 2008 2:57 PM
Nella Solennità del Battesimo del Signore il Papa presiede la Messa nella Cappella Sistina
Domani, nella Solennità del Battesimo del Signore, che chiude il Tempo di Natale, Benedetto XVI presiederà nella Cappella Sistina una celebrazione eucaristica durante la quale amministrerà il sacramento del Battesimo ad alcuni bambini. La Radio Vaticana seguirà il rito in diretta a partire dalle 9.50. Per comprendere meglio questa festa Giovanni Peduto ha intervistato il padre monfortano Corrado Maggioni, officiale presso la Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti. Anzitutto gli ha chiesto perché Giovanni Battista restò scandalizzato dal fatto che Gesù volle farsi battezzare:
R. – Giovanni Battista si è scandalizzato, come potremmo scandalizzarci anche noi, per il fatto che Gesù è l’innocente che non ha peccato: che bisogno ha di lavarsi nell’acqua del Giordano? Ma Gesù, l’innocente, si mette in fila con i peccatori, non perché abbia bisogno di essere purificato da Giovanni, ma per adempiere il volere del Padre, che lo vuole figlio obbediente. L’obbedienza di Gesù al volere del Padre ci santifica, santifica le acque, santifica le anime, che si lasciano raggiungere dalla grazia, dalla morte e della resurrezione del Signore. E Sant’Agostino, proprio parlando del Battesimo di Gesù, dice più o meno queste parole: “Gesù è stato battezzato nel Giordano per te. Sei tu che attraverso di lui, sei stato santificato. Colui che non aveva peccato e, dunque, non aveva bisogno di purificazione, si è sottomesso al Battesimo per insegnarti la via della vita eterna, della liberazione dal male”.
D. – Questa festa del Battesimo del Signore per l’uomo di oggi che significato acquista?
R. – Tra i vari significati, mi pare certamente che insegni a prendere Gesù come maestro, un maestro di vita, un maestro da ascoltare, da seguire, da amare, da imitare. Mettersi sul suo esempio, con il suo aiuto, nelle mani di Dio, con sincera obbedienza, per mettere in pratica ciò che piace a Dio nella nostra vita.
D. – La festa del Battesimo del Signore è anche un’occasione per riflettere sul nostro Battesimo...
R. – Certamente, si riflette anzitutto sul fatto che è un dono gratuito che non abbiamo meritato, ma che il Signore ci ha elargito. Il Battesimo dei bambini sottolinea proprio questa gratuità di Dio. Allora direi anzitutto che l’atteggiamento sia quello del ringraziamento, del ringraziare Dio per averci battezzati nel suo Figlio con il sacramento. Il secondo atteggiamento, mi sembra quello del riscoprire l’esigenza del Battesimo. Siamo invitati a vivere da battezzati. Il rendimento di grazie è essere consapevoli dell’esigenza che l’essere rinati dall’acqua e dallo Spirito Santo comporta.
D. – Come aiutare a far capire il significato del Battesimo a chi l’ha ricevuto e poi se ne è dimenticato?
R. – Penso che la strada per riscoprire il grande dono del Battesimo sia quella di riscoprire, entrare maggiormente nella conoscenza del mistero di Cristo: la riscoperta incessante della fede. Aiutare una persona a crescere nella fede o a riscoprire la fede significa anche aiutarla a riscoprire la grandezza della vocazione battesimale.
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Saturday, January 12, 2008 2:58 PM
Il Papa nomina il cardinale Ouellet relatore generale del Sinodo dei Vescovi che si terrà ad ottobre sul tema della Parola di Dio
Benedetto XVI ha nominato l'arcivescovo di Québec, il cardinale Marc Ouellet, relatore generale del prossimo Sinodo dei Vescovi sulla Parola di Dio, e segretario speciale mons. Wilhelm Emil Egger, vescovo di Bolzano-Bressanone.
Mancano ormai meno di nove mesi alla Dodicesima Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei Vescovi, che avrà luogo in Vaticano dal 5 al 26 ottobre di quest’anno, sul tema “La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa”: in vista di questo importante evento sono numerosissime le iniziative delle Chiese di tutto il mondo per riportare la Parola di Dio al centro della vita dei fedeli, con convegni di studio e preghiera e incontri di Lectio divina. Diversi vescovi e Conferenze episcopali hanno scelto come programma pastorale tematiche ad essa connesse.
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Saturday, January 12, 2008 2:59 PM
I giovani, protagonisti della Giornata mondiale del migrante e del rifugiato: il messaggio del Papa
Saranno i giovani, domani, i protagonisti della Giornata mondiale del migrante e del rifugiato. E’ stato il Papa a sollecitare quest’anno particolare attenzione verso i giovani migranti, che volontariamente o forzatamente lasciano i loro Paesi. Nel suo Messaggio per questo evento, che interessa davvero tutti i Paesi del mondo, Benedetto XVI pone in evidenza le sfide di cui le istituzioni pubbliche ma anche la Chiesa devono farsi carico, guardando ai giovani come una preziosa risorsa per il futuro dell’umanità. Il servizio di Roberta Gisotti:
Una Giornata istituita nel 1914 da Pio X, negli anni delle grandi emigrazioni italiane verso le Americhe, ma anche alla vigilia della prima guerra mondiale che vide il nuovo Papa Benedetto XV da subito sollecito nel prendersi cura dei profughi. Da allora la Chiesa non ha mai smesso di guardare al fenomeno dell’emigrazione su tutti i fronti: etici, culturali, assistenziali, sociali e politici. Ed oggi Benedetto XVI richiama le istituzioni statali ma anche le comunità ecclesiali a fare di più per i migranti, in particolare per i giovani sempre più numerosi con il crescere della mobilità in un mondo globalizzato. E così accade - osserva il Papa – “che dai Paesi d’origine se ne va spesso la gioventù dotata delle migliori risorse intellettuali, mentre nei Paesi che ricevono i migranti vigono normative che rendono difficile il loro effettivo inserimento”. I giovani migranti alle prese con la “difficoltà della duplice appartenenza”, come spiega il Santo Padre: da un lato il bisogno di non perdere la cultura d’origine, dall’altro il desiderio di inserirsi nella società che li accoglie:
In Italia la Giornata verrà celebrata sotto lo slogan: “Giovani migranti, una risorsa ed una provocazione”. Ma in che modo la Chiesa si sta facendo carico di questi giovani? Mons. Domenico Sigalini, segretario della Commissione per le migrazioni della Conferenza episcopale italiana:
R. – Anzitutto la Comunità cristiana mette a disposizione tutti i suoi strumenti educativi. Noi abbiamo anche delle strutture – vedi oratori, vedi pensionati, vedi scuole cattoliche – che sono a disposizione. Ci sono già delle bellissime esperienze. Evidentemente ci sono sempre i problemi dell’integrazione ed i problemi della convivenza, ma mi pare anche che la comunità cristiana possa fare di più, come sempre.
D. – Benedetto XVI chiede anche ai giovani emigranti di farsi promotori di se stessi, di capire l’importante ruolo che possono svolgere sia per i loro Paesi di origine, sia per i Paesi ospiti…
R. – Come sempre, secondo me, il mondo giovanile non va assistito, ma va aiutato a diventare protagonista con atteggiamenti educativi che siano capaci sempre di offrire ragione di vita e di aiutare ad uscire dalle ‘secche’ in cui tutto il mondo giovanile si colloca. Mi pare che questo discorso del Papa colpisca proprio nel segno, perché un giovane ha grinta, ha voglia di futuro, ha capacità di immaginazione e non possiamo tarpare le ali a questi ragazzi. Anche dal punto di vista dell’evangelizzazione, quindi, questi ragazzi sono i primi capaci di trascinare le proprie famiglie in un rinnovamento della propria fede, perché a contatto con questi nostri mondi vengono a contatto con le nostre domande ed anche con le nostre proposte.
D. – Nel messaggio il Papa cita in particolare anche gli studenti stranieri…
R. – Questa è un’altra grande fetta di persone che sono in Italia per seguire gli studi nelle Università, anche nelle Università Pontificie: io nella mia diocesi ne ho almeno una ventina. Ci sono certo difficoltà perché ciascuno ha il suo progetto, ha le sue possibilità. Ma sono da aiutare!
D. – Eccellenza, questi giovani migranti hanno sovente anche una domanda religiosa che viene disattesa?
R. – Sì, e questo perché noi crediamo che il loro problema principale sia trovare la casa, trovare lavoro, sopravvivere. Supponiamo che questo sia vero all’inizio, ma bisogna poi cominciare ad andare a fondo di queste realtà, perché non si può separare la religione dai problemi della vita quotidiana.
D. – Eccellenza, cosa c’è da auspicare per promuovere una giusta identità della persona emigrata?
R. – Io credo che sia necessario che ci siano delle leggi che aiutino l’integrazione, dove ci siano dei diritti alla base. Certo, i diritti sono evidentemente seguiti anche dai doveri. Dentro questo spazio di rispetto dei principi fondamentali della convivenza, ciascuno si ‘colora’ poi del suo modo di vedere la vita.
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Saturday, January 12, 2008 3:00 PM
Diplomazia e speranza nelle parole di Benedetto XVI: la riflessione di padre Lombardi
Diplomatici a servizio della speranza. Un modo diverso di vedere il lavorio dei negoziatori che in tutto il mondo cercano di sciogliere pacificamente i nodi di crisi evitando derive violente. Con questa visione, Benedetto XVI si è congedato dal Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede, nell'udienza di lunedì scorso. Su questo aspetto, e sugli altri importanti appelli lanciati dal Papa in quella circostanza, ritorna con questo editoriale il direttore della Sala Stampa vaticana, e nostro direttore generale, padre Federico Lombardi:
“La Chiesa è profondamente convinta che l’umanità costituisca una famiglia”. In apertura del suo grande discorso al Corpo Diplomatico, il 7 gennaio scorso, Benedetto XVI riprende quello che è stato il tema del Messaggio per la recente Giornata della Pace, mettendo quindi i due interventi in continuità nel passare in rassegna i problemi dei diversi continenti. Il Papa sottolinea che la comunità internazionale ha oggi davanti a sé il compito fondamentale di rispondere ai desideri di pace e giustizia del mondo. Per uno sviluppo equo e sostenibile, è necessario un clima di pace, di sicurezza, di stabilità. Non solo, occorre lavorare sul fondamento solido di ciò che è permanente ed essenziale alla persona umana, alla sua grandezza e dignità. Grande può essere quindi il ruolo delle istituzioni internazionali come le Nazioni Unite, se continuano ad impegnarsi per l’attuazione della Dichiarazione universale dei Diritti dell’Uomo. Ed allora, dopo il voto sulla moratoria per la pena di morte, sarà bene discutere a livello internazionale sulla difesa della vita e sul carattere sacro di questa, riconoscere l’importanza della famiglia e la necessità della libertà religiosa. Assicurando la partecipazione della Chiesa allo sforzo comune, il Papa conclude con parole di alta ispirazione per chi opera nel mondo internazionale e nei rapporti fra i popoli: “La diplomazia è, in certo modo, l’arte della speranza. Essa vive della speranza e cerca di discernerne persino i segni più tenui. La diplomazia deve dare speranza”. Nella sua enciclica Benedetto XVI ci ha invitato tutti alla speranza: anche la diplomazia e la politica trovano in questa prospettiva il loro significato più nobile ed alto.
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Paparatzifan
Saturday, January 12, 2008 8:55 PM
Dal blog di Lella...
PAPA; DOMANI DIRA' MESSA SPALLE AI FEDELI NELLA CAPPELLA SISTINA
Per ragioni architettoniche battesimi con l'usanza pre-conciliare
Città del Vaticano, 12 gen. (Apcom) - Cosa insolita e originale: domani il Papa celebrerà la messa durante il quale battezzerà 13 bambini nella Cappella Sistina "con le spalle rivolte ai fedeli e lo sguardo alla Croce".
Una nota dell'ufficio liturgico riferisce infatti che "quest'anno non verrà allestita la pedana in legno che recava un apposito altare aggiunto per l'occasione, ma sarà utilizzato l'altare proprio della Cappella Sistina".
"Si è ritenuto di celebrare all'altare antico per non alterare la bellezza e l'armonia di questo gioiello architettonico - spiega la nota vaticana - preservando la sua struttura dal punto di vista celebrativo e usando una possibilità contemplata dalla normativa liturgica. Ciò significa che in alcuni momenti il Papa si troverà con le spalle rivolte ai fedeli e lo sguardo alla Croce, orientando così l'atteggiamento e la disposizione di tutta l'assemblea".
L'ufficio liturgico precisa tuttavia, che "la celebrazione avrà il consueto svolgimento e verrà utilizzato il Messale ordinario", cioè quello di Paolo VI.
"Benedetto XVI indosserà alcuni paramenti appartenuti a Giovanni Paolo Il e durante il rito del Battesimo - prosegue la nota dell'ufficio liturgico - attingerà l'acqua dall'artistico fonte in bronzo, realizzato qualche anno fa dallo scultore Lello Scorzelli, lo stesso autore del pastorale usato durante tutto il pontificato da Papa Wojtyla.
Il Pontefice, come di consueto, verserà l'acqua sulla testa dei piccoli utilizzando una conchiglia dorata. Il gesto ha un ricco significato. Infatti, dal punto di vista liturgico, la conchiglia rimanda al pellegrinaggio, simboleggiando il nuovo cammino che i battezzati iniziano una volta entrati a far parte della comunità dei credenti".
PAPA/ DOMANI BATTEZZA 13 BIMBI NELLA CAPPELLA SISTINA
Amministra sacramento per la terza volta durante suo Pontificato
Città del Vaticano, 12 gen. (Apcom) - Il Papa amministrerà domani per la terza volta durante il suo Pontificato, il sacramento del battesimo, a 13 bambini, figli di dipendenti vaticani. Nella domenica in cui la liturgia ricorda il Battesimo di Gesù al fiume Giordano, Benedetto XVI - riferisce una nota dell'ufficio delle Celebrazioni liturgiche - amministrerà il sacramento nella magnifica cornice della Cappella Sistina.
Nel corso della celebrazione un ruolo particolare spetterà ai fratellini dei battezzandi, alcuni dei quali porteranno all'altare i doni al momento dell'offertorio. Accanto al Papa presiederanno il rito del battesimo due vescovi, il vice camerlengo monsignor Paolo Sardi e l'elemosiniere pontificio monsignor Feliz del Blanco Prieto.
+PetaloNero+
Sunday, January 13, 2008 3:03 PM
SANTA MESSA NELLA CAPPELLA SISTINA E AMMINISTRAZIONE DEL SACRAMENTO DEL BATTESIMO
Alle ore 10 di oggi - Festa del Battesimo del Signore - il Santo Padre Benedetto XVI presiede nella Cappella Sistina la Santa Messa nel corso della quale amministra il Sacramento del Battesimo a 13 bambini.
Dopo la lettura del Santo Vangelo, il Papa pronuncia la seguente omelia:
OMELIA DEL SANTO PADRE
Cari fratelli e sorelle,
l’odierna celebrazione è sempre per me motivo di gioia speciale. Amministrare il sacramento del Battesimo, nel giorno della festa del Battesimo del Signore, è infatti uno dei momenti più espressivi della nostra fede, in cui possiamo quasi vedere, attraverso i segni della liturgia, il mistero della vita. In primo luogo, vita umana, rappresentata qui in particolare da questi 13 bambini che sono il frutto del vostro amore, cari genitori, ai quali rivolgo il mio cordiale saluto, estendendolo ai padrini, alle madrine e agli altri parenti ed amici presenti. C’è poi il mistero della vita divina, che oggi Dio dona a questi piccoli mediante la rinascita dall’acqua e dallo Spirito Santo. Dio è vita, come è anche stupendamente rappresentato da alcune pitture che impreziosiscono questa Cappella Sistina.
Non sembri però fuori luogo se accostiamo subito, all’esperienza della vita, quella opposta e cioè la realtà della morte. Tutto ciò che ha inizio sulla terra prima o poi finisce, come l’erba del campo, che spunta al mattino e avvizzisce la sera. Però nel Battesimo il piccolo essere umano riceve una vita nuova, la vita della grazia, che lo rende capace di entrare in relazione personale con il Creatore, e questo per sempre, per tutta l’eternità. Sfortunatamente l’uomo è capace di spegnere questa nuova vita con il suo peccato, riducendosi ad una situazione che la Sacra Scrittura chiama "morte seconda". Mentre nelle altre creature, che non sono chiamate all’eternità, la morte significa soltanto la fine dell’esistenza sulla terra, in noi il peccato crea una voragine che rischia di inghiottirci per sempre, se il Padre che è nei cieli non ci tende la sua mano. Ecco, cari fratelli, il mistero del Battesimo: Dio ha voluto salvarci andando lui stesso fino in fondo all’abisso della morte, perché ogni uomo, anche chi è caduto tanto in basso da non vedere più il cielo, possa trovare la mano di Dio a cui aggrapparsi e risalire dalle tenebre a rivedere la luce per la quale egli è fatto. Tutti sentiamo, tutti percepiamo interiormente che la nostra esistenza è un desiderio di vita che invoca una pienezza, una salvezza. Questa pienezza di vita ci viene data nel Battesimo.
Abbiamo sentito poco fa il racconto del battesimo di Gesù nel Giordano. Fu un battesimo diverso da quello che questi bambini stanno per ricevere, ma non privo di un profondo rapporto con esso. In fondo, tutto il mistero di Cristo nel mondo si può riassumere con questa parola, "battesimo", che in greco significa "immersione". Il Figlio di Dio, che condivide dall’eternità con il Padre e con lo Spirito Santo la pienezza della vita, è stato "immerso" nella nostra realtà di peccatori, per renderci partecipi della sua stessa vita: si è incarnato, è nato come noi, è cresciuto come noi e, giunto all’età adulta, ha manifestato la sua missione iniziando proprio con il "battesimo di conversione" dato da Giovanni il Battista. Il suo primo atto pubblico, come abbiamo ascoltato poco fa, è stato scendere al Giordano, confuso tra i peccatori penitenti, per ricevere quel battesimo. Giovanni naturalmente non voleva, ma Gesù insistette, perché quella era la volontà del Padre (cfr Mt 3,13-15).
Perché dunque il Padre ha voluto questo? Perché ha mandato il suo Figlio unigenito nel mondo come Agnello a prendere su di sé il peccato del mondo (cfr Gv 1,29)? Narra l’evangelista che, quando Gesù uscì dall’acqua, scese su di lui lo Spirito Santo in apparenza di colomba, mentre la voce del Padre dal cielo lo proclamava "Figlio prediletto" (Mt 3,17). Fin da quel momento dunque Gesù fu rivelato come Colui che è venuto a battezzare l’umanità nello Spirito Santo: è venuto a portare agli uomini la vita in abbondanza (cfr Gv 10,10), la vita eterna, che risuscita l’essere umano e lo guarisce interamente, corpo e spirito, restituendolo al progetto originario per il quale è stato creato. Il fine dell’esistenza di Cristo è stato appunto donare all’umanità la vita di Dio, il suo Spirito d’amore, perché ogni uomo possa attingere da questa sorgente inesauribile di salvezza. Ecco perché san Paolo scrive ai Romani che noi siamo stati battezzati nella morte di Cristo per avere la sua stessa vita di risorto (cfr Rm 6,3-4). Ecco perché i genitori cristiani, come quest’oggi voi, portano appena possibile i loro figli al fonte battesimale, sapendo che la vita, che essi hanno loro comunicato, invoca una pienezza, una salvezza che solo Dio può dare. E in questo modo i genitori diventano collaboratori di Dio nel trasmettere ai loro figli non solo la vita fisica ma anche quella spirituale.
Cari genitori, insieme con voi ringrazio il Signore per il dono di questi bambini ed invoco la sua assistenza perché vi aiuti ad educarli e a inserirli nel Corpo spirituale della Chiesa. Mentre offrite loro ciò che è necessario alla crescita e alla salute, voi, aiutati dai padrini, siete impegnati a sviluppare in essi la fede, la speranza e la carità, le virtù teologali che sono proprie della vita nuova ad essi donata nel sacramento del Battesimo. Assicurerete ciò con la vostra presenza, con il vostro affetto; l’assicurerete prima di tutto e soprattutto con la preghiera, presentandoli quotidianamente a Dio, affidandoli a Lui in ogni stagione della loro esistenza. Certo per crescere sani e forti, questi bambini e bambine avranno bisogno di cure materiali e di tante attenzioni; ciò però che sarà loro più necessario, anzi indispensabile è conoscere, amare e servire fedelmente Dio, per avere la vita eterna. Cari genitori, siate per loro i primi testimoni di una fede autentica in Dio!
C’è nel rito del Battesimo un segno eloquente, che esprime proprio la trasmissione della fede ed è la consegna, per ognuno dei battezzandi, di una candela accesa alla fiamma del cero pasquale: è la luce di Cristo risorto che voi vi impegnate a trasmettere ai vostri figli. Così, di generazione in generazione, noi cristiani ci trasmettiamo la luce di Cristo, in modo che quando Egli ritornerà, possa trovarci con questa fiamma ardente tra le mani. Nel corso del rito io vi dirò: "A voi, genitori e padrini, è affidato questo segno pasquale, fiamma che sempre dovete alimentare". Alimentate sempre, cari fratelli e sorelle, la fiamma della fede con l’ascolto e la meditazione della Parola di Dio e l’assidua comunione con Gesù Eucaristia. Vi aiutino in questa stupenda, anche se non facile, missione i santi Protettori dei quali questi tredici bambini prenderanno i nomi. Aiutino, questi Santi, soprattutto loro, i battezzandi, a corrispondere alle vostre premure di genitori cristiani. Sia in particolare la Vergine Maria ad accompagnare loro e voi, cari genitori, ora e sempre. Amen!
+PetaloNero+
Sunday, January 13, 2008 3:05 PM
LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELL’ANGELUS
Conclusa la Santa Messa con l’amministrazione del Battesimo ad un gruppo di bambini nella Cappella Sistina, il Santo Padre a mezzogiorno si affaccia alla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare l’Angelus con i fedeli ed i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro.
Queste le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana:
PRIMA DELL’ANGELUS
Cari fratelli e sorelle!
Con l’odierna festa del Battesimo di Gesù si chiude il tempo liturgico del Natale. Il Bambino, che a Betlemme i Magi vennero ad adorare dall’oriente offrendo i loro doni simbolici, lo ritroviamo ora adulto, nel momento in cui si fa battezzare nel fiume Giordano dal grande profeta Giovanni (cfr Mt 3,13). Nota il Vangelo che quando Gesù, ricevuto il battesimo, uscì dall’acqua, si aprirono i cieli e scese su di lui lo Spirito Santo come una colomba (cfr Mt 3,16). Si udì allora una voce dal cielo che diceva: "Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto" (Mt 3,17). Fu quella la sua prima manifestazione pubblica, dopo trent’anni circa di vita nascosta a Nazaret. Testimoni oculari del singolare avvenimento furono, oltre al Battista, i suoi discepoli, alcuni dei quali divennero da allora seguaci di Cristo (cfr Gv 1,35-40). Si trattò contemporaneamente di cristofania e teofania: anzitutto Gesù si manifestò come il Cristo, termine greco per tradurre l’ebraico Messia, che significa "unto": Egli non fu unto con l’olio alla maniera dei re e dei sommi sacerdoti d’Israele, bensì con lo Spirito Santo. Al tempo stesso, insieme con il Figlio di Dio apparvero i segni dello Spirito Santo e del Padre celeste.
Qual è il significato di questo atto, che Gesù volle compiere – vincendo la resistenza del Battista – per obbedire alla volontà del Padre (cfr Mt 3,14-15)? Il senso profondo emergerà solo alla fine della vicenda terrena di Cristo, cioè nella sua morte e risurrezione. Facendosi battezzare da Giovanni insieme con i peccatori, Gesù ha iniziato a prendere su di sé il peso della colpa dell’intera umanità, come Agnello di Dio che "toglie" il peccato del mondo (cfr Gv 1,29). Opera che Egli portò a compimento sulla croce, quando ricevette anche il suo "battesimo" (cfr Lc 12,50). Morendo infatti si "immerse" nell’amore del Padre ed effuse lo Spirito Santo, affinché i credenti in Lui potessero rinascere da quella sorgente inesauribile di vita nuova ed eterna. Tutta la missione di Cristo si riassume in questo: battezzarci nello Spirito Santo, per liberarci dalla schiavitù della morte e "aprirci il cielo", l’accesso cioè alla vita vera e piena, che sarà "un sempre nuovo immergersi nella vastità dell’essere, mentre siamo semplicemente sopraffatti dalla gioia" (Spe salvi, 12).
E’ quanto è avvenuto anche per i 13 bambini ai quali ho amministrato il sacramento del Battesimo questa mattina nella Cappella Sistina. Per essi e per i loro familiari invochiamo la materna protezione di Maria Santissima. E preghiamo per tutti i cristiani, affinché possano comprendere sempre più il dono del Battesimo e si impegnino a viverlo con coerenza, testimoniando l’amore del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.
DOPO L’ANGELUS
Si celebra oggi la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, che quest’anno pone al centro dell’attenzione i giovani migranti. Numerosi sono infatti i giovani che vari motivi spingono a vivere lontani dalle loro famiglie e dai loro Paesi. Particolarmente a rischio sono le ragazze e i minori. Alcuni bambini e adolescenti sono nati e cresciuti in "campi-profughi": anch’essi hanno diritto ad un futuro! Esprimo il mio apprezzamento per quanti si impegnano in favore dei giovani migranti, delle loro famiglie e per la loro integrazione lavorativa e scolastica; invito le comunità ecclesiali ad accogliere con simpatia giovani e giovanissimi con i loro genitori, cercando di comprenderne le storie e di favorirne l’inserimento. Cari giovani migranti! Impegnatevi a costruire insieme ai vostri coetanei una società più giusta e fraterna, adempiendo i vostri doveri, rispettando le leggi e non lasciandovi mai trasportare dalla violenza. Vi affido tutti a Maria, Madre dell’intera umanità.
Je vous salue, chers pèlerins francophones, venus pour la prière de l’Angélus. Aujourd’hui, avec la fête du Baptême du Seigneur s’achève le temps de Noël. Fortifiés par les célébrations que nous venons de vivre, puissiez-vous développer chaque jour les grâces de votre Baptême, pour annoncer au monde la Bonne Nouvelle du Salut. Je vous invite tout spécialement à porter une attention renouvelée aux jeunes, qui attendent que les adultes leur transmettent l’Évangile qui seul donne le sens véritable à leur existence. Avec ma Bénédiction apostolique.
To all the English-speaking visitors and pilgrims here today, I extend affectionate greetings. On this feast of the Lord’s Baptism, Jesus descends into the waters of the Jordan, taking upon himself the weight of our sins; then he rises from the water, as the Spirit comes down upon him and the Father’s voice declares: "This is my beloved Son". Let us rejoice that the Son of God came to share our human condition, so that we might rise with him to everlasting life. Upon all who are here today, and upon your families and loved ones at home, I invoke God’s abundant blessings.
Von Herzen grüße ich die deutschsprachigen Pilger und Besucher hier auf dem Petersplatz. In der Liturgie gedenken wir heute der Taufe Christi, die nach Auskunft der Evangelien den Beginn des öffentlichen Wirkens Jesu darstellt. Der Herr ruft auch uns auf, Zeugen der Wahrheit und der Liebe Gottes in unserem Lebensbereich zu sein. Der Heilige Geist stärke euch dabei und geleite euch durch dieses begonnene Jahr!
Dirijo mi cordial saludo a los peregrinos de lengua española que participan en esta oración mariana, especialmente a los fieles provenientes de las diócesis de Asidonia-Jerez y Cádiz y Ceuta. Con este Domingo se termina el tiempo litúrgico de Navidad y Epifanía. En la fiesta del Bautismo del Señor que hoy se celebra, la Iglesia invita a sus hijos, renacidos del agua y del Espíritu Santo, a que perseveren en la escucha de la Palabra de Cristo, el Unigénito de Dios Padre, en el fiel cumplimiento de la voluntad divina y en el testimonio de la caridad. ¡Muchas gracias!
Serdecznie pozdrawiam Polaków. W niedzielę chrztu Pańskiego wracamy myślą do dnia, w którym zostaliśmy „obmyci, uświęceni i usprawiedliwieni w imię Pana naszego Jezusa Chrystusa i przez Ducha Boga naszego" (1 Kor 6, 11). Dziękujemy Bogu za łaskę chrztu świętego, za dar odkupienia i za nadzieję na życie wieczne w Jego chwale. Niech Bóg wam błogosławi.
[Saluto cordialmente i polacchi. Nella domenica del Battesimo del Signore ritorniamo con il pensiero al giorno in cui siamo stati "lavati, santificati e giustificati nel nome del Signore Gesù Cristo e nello Spirito del nostro Dio" (cfr 1 Cor 6, 11). Ringraziamo Dio per la grazia del Battesimo, per il dono della redenzione e per la speranza della vita eterna nella sua gloria. Dio vi benedica.]
Saluto cordialmente i pellegrini di lingua italiana, in particolare i responsabili diocesani della Società di San Vincenzo de’ Paoli, augurando ogni bene per la loro associazione. Saluto inoltre i cosiddetti "Consigli Comunali dei Ragazzi" della Provincia di Catania, che apprezzo per l’impegno di educazione civica, i cresimandi della parrocchia di Santa Maddalena di Canossa in Roma e la Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, che oggi offre speciale assistenza agli immigrati ed ai rifugiati in Italia. A tutti auguro una buona domenica.
+PetaloNero+
Sunday, January 13, 2008 3:05 PM
Papa, messa di spalle nella Sistina per il battesimo di 13 bimbi
Benedetto XVI ha scelto una sintesi tra liturgia pre e post conciliare rivolgendo le spalle ai fedeli secondo il rito antico ma usando il messale di Paolo VI in italiano
Città del Vaticano, 13 gen. (Adnkronos) - Benedetto XVI ha scelto di celebrare questa mattina la messa per il battesimo di 13 bambini nella Cappella Sistina tornando all'antico, ma fino a un certo punto. Ratzinger ha svolto il rito dall'altare posto tradizionalmente sotto l'affresco michelangiolesco, ha dato le spalle ai fedeli in diverse occasioni, ma ha seguito il messale di Paolo VI e la messa è stata in italiano.
Insomma un mix fra ''pre'' e ''post'' Concilio, quasi una sintesi della visione liturgica del Papa che ha voluto interpretare la riforma liturgica promossa dal Vaticano II non come una rottura rispetto alla tradizione precedente valida del resto per molti secoli, ma come un elemento di aggiornamento che andava letto in continuità con la storia precedente della Chiesa. Nota è poi l'avversione di Ratzinger per quelli che egli stesso ha chiamato ''eccessi'' nell'interpretazione moderna della liturgia: aspetti musicali, una certa libertà di comportamenti del sacerdote e dei fedeli, tutto ciò insomma che porta, secondo il Papa, lontano da quella profonda spiritualità, scevra di elementi esteriori, con la quale deve essere vissuta la messa.
A spiegare la natura del rito odierno era stato lo stesso Ufficio liturgico del Papa con una nota specifica: ''Si è ritenuto di celebrare all'altare antico per non alterare la bellezza e l'armonia di questo gioiello architettonico, preservando la sua struttura dal punto di vista celebrativo e usando una possibilità contemplata dalla normativa liturgica. Ciò significa che in alcuni momenti il Papa si troverà con le spalle rivolte ai fedeli e lo sguardo alla Croce, orientando così l'atteggiamento e la disposizione di tutta l'assemblea". Tuttavia, precisava il testo, la celebrazione ha il consueto svolgimento: viene infatti impiegato il messale ordinario, ovvero quello introdotto da Paolo VI dopo il Concilio Vaticano II.
www.radiovaticana.org/it1/videonews_ita.asp?vaiflv=0000171.flv&vai=ctv_frame00171.jpg&var1=13/01/2008&var2=Vatican%20City&var3=Benedetto%20XVI:%20la%20pienezza%20di%20vita%20ci%20viene%20data%20nel%20B...
+PetaloNero+
Sunday, January 13, 2008 3:06 PM
Papa: “Sopraffatti dalla gioia” perché Cristo ci dona la vita vera e piena
All'Angelus, Benedetto XVI sottolinea ancora il mistero del battesimo di Gesù e ricorda la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, dedicata ai giovani migranti. Domanda alle comunità ecclesiali di comprenderli ed accoglierli; ai giovani migranti di non lasciarsi trasportare dalla violenza.
Città del Vaticano (AsiaNews) – Nell’ultimo Angelus del tempo liturgico di Natale, il papa ha ricordato il mistero della festa di oggi, quella del battesimo di Gesù, “la sua prima manifestazione pubblica, dopo trent’anni circa di vita nascosta a Nazaret”. Il senso profondo di questo gesto, ha detto il pontefice, “emergerà solo alla fine della vicenda terrena di Cristo, cioè nella sua morte e risurrezione”.
Davanti alle migliaia di pellegrini, radunati in piazza san Pietro sotto una pioggia battente, il pontefice ha spiegato: “Facendosi battezzare da Giovanni insieme con i peccatori, Gesù ha iniziato a prendere su di sé il peso della colpa dell’intera umanità, come Agnello di Dio che ‘toglie’ il peccato del mondo (cfr Gv 1,29). Opera che Egli portò a compimento sulla croce, quando ricevette anche il suo ‘battesimo’ (cfr Lc 12,50). Morendo infatti si ‘immerse’ nell’amore del Padre ed effuse lo Spirito Santo, affinché i credenti in Lui potessero rinascere da quella sorgente inesauribile di vita nuova ed eterna. Tutta la missione di Cristo si riassume in questo: battezzarci nello Spirito Santo, per liberarci dalla schiavitù della morte e ‘aprirci il cielo’, l’accesso cioè alla vita vera e piena, che sarà "un sempre nuovo immergersi nella vastità dell’essere, mentre siamo semplicemente sopraffatti dalla gioia" (Spe salvi, 12)”.
Dopo la preghiera mariana, Benedetto XVI ha ricordato che oggi si celebra anche la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, che quest’anno pone al centro dell’attenzione i giovani migranti. “Numerosi – ha detto il papa - sono infatti i giovani che vari motivi spingono a vivere lontani dalle loro famiglie e dai loro Paesi. Particolarmente a rischio sono le ragazze e i minori. Alcuni bambini e adolescenti sono nati e cresciuti in ‘campi-profughi’: anch’essi hanno diritto ad un futuro! Esprimo il mio apprezzamento per quanti si impegnano in favore dei giovani migranti, delle loro famiglie e per la loro integrazione lavorativa e scolastica; invito le comunità ecclesiali ad accogliere con simpatia giovani e giovanissimi con i loro genitori, cercando di comprenderne le storie e di favorirne l’inserimento. Cari giovani migranti! Impegnatevi a costruire insieme ai vostri coetanei una società più giusta e fraterna, adempiendo i vostri doveri, rispettando le leggi e non lasciandovi mai trasportare dalla violenza. Vi affido tutti a Maria, Madre dell’intera umanità”.
www.asianews.it
www.radiovaticana.org/it1/videonews_ita.asp?vaiflv=0000172.flv&vai=ctv_frame00172.jpg&var1=13/01/2008&var2=Vatican%20City&var3=Il%20Papa:%20giovani%20migranti,%20non%20lasciatevi%20trasportare%20dalla%20...
+PetaloNero+
Sunday, January 13, 2008 4:55 PM
Nella Festa del Battesimo del Signore, Benedetto XVI impartisce il primo sacramento a 13 neonati. All’Angelus, appello ai giovani migranti per costruire una società più giusta e fraterna
“Siate per loro i primi testimoni di una fede autentica in Dio”: così Benedetto XVI rivolto ai genitori nell’odierna Festa del Battesimo del Signore, che chiude il tempo del Natale. Nella splendida cornice della Cappella Sistina il Papa ha presieduto stamane una celebrazione eucaristica durante la quale ha amministrato il Battesimo a 13 bambini, figli di dipendenti del Vaticano. Appello del Santo Padre all’Angelus ai giovani migranti “per costruire una società più giusta e fraterna”. Il servizio di Roberta Gisotti:
Una festa della vita e della famiglia, sottolineata dalla belle note della Cappella Pontificia Sistina, ma anche dai gridolini e da qualche pianto dei neonati, otto femminucce e cinque maschietti. “Gioia speciale” ha espresso il Papa nell’impartire - per il terzo anno - il primo sacramento della vita cristiana ai neonati, proprio nel giorno del Battesimo del Signore, “uno dei momenti più espressivi della nostra fede” - ha sottolineato Benedetto XVI nell’omelia della Messa - dove troviamo il mistero della vita”, della “vita umana” qui rappresentata dai nascituri e della “vita divina”, che Dio dona ai battezzati.
“Dio è vita” ha ricordato il Santo Padre, richiamandosi alle stesse pitture della Cappella Sistina, dove ha officiato il Rito dall’antico altare, appoggiato al muro sotto il Giudizio Universale, anziché far allestire al centro la pedana con un altare aggiunto; questo “per non alterare - spiega una nota vaticana – la bellezza e l’armonia di questo gioiello architettonico”, preservando la sua originale struttura celebrativa. Ciò ha comportato che in alcuni passaggi il Papa si è trovato “con le spalle rivolte ai fedeli e lo sguardo alla Croce, orientando cosi l’atteggiamento e la disposizione di tutta l’assemblea”, pure utilizzando il Messale ordinario.
In questo giorno – ha detto il Benedetto XVI – “non sembri però fuori luogo accostare “all’esperienza della vita, quella opposta e cioè la realtà della morte”.
“Tutto ciò che ha inizio sulla terra prima o poi finisce, come l’erba del campo, che spunta al mattino e avvizzisce la sera”.
Solo con il Battesimo riceviamo una vita nuova, che ci rende capaci di entrare “in relazione personale con il Creatore” “per tutta l’eternità”, ma sfortunatamente - ha osservato il Papa - l’uomo è capace con il peccato di procurarsi una “morte seconda”, che non è solo la fine dell’esistenza terrena come la morte delle creature che non sono chiamate all’eternità.
“.. in noi il peccato crea una voragine che rischia di inghiottirci per sempre, se il Padre che è nei cieli non ci tende la sua mano. Ecco, cari fratelli, il mistero del Battesimo: Dio ha voluto salvarci andando lui stesso fino in fondo all’abisso della morte”.
Questo “perché ogni uomo, anche chi è caduto tanto in basso da non vedere più il cielo, possa trovare la mano di Dio a cui aggrapparsi e risalire dalle tenebre a rivedere la luce per la quale egli è fatto”.
“Tutti sentiamo, tutti percepiamo interiormente che la nostra esistenza è un desiderio di vita che invoca una pienezza, una salvezza. Questa pienezza di vita ci viene data nel Battesimo.
Rivolto quindi ai genitori Benedetto XVI ha raccomandato loro di impegnarsi a sviluppare nei figli “la fede, la speranza e la carità, le virtù teologali che sono proprie della vita nuova”, donata nel sacramento del Battesimo. Serve presenza e affetto ma soprattutto la preghiera, in ogni stagione della vita.
“Certo per crescere sani e forti, questi bambini e bambine avranno bisogno di cure materiali e di tante attenzioni; ciò però che sarà loro più necessario, anzi indispensabile è conoscere, amare e servire fedelmente Dio, per avere la vita eterna. Cari genitori, siate per loro i primi testimoni di una fede autentica in Dio!”.
Dedicato a “comprendere sempre più il dono del Battesimo” anche l’Angelus del Papa, che ha invocato la Madonna perché tutti i cristiani “si impegnino a viverlo con coerenza”, testimoniando l’amore di Dio.
Dopo la preghiera mariana, Benedetto XVI ha richiamato l’odierna Giornata del Migrante e del rifugiato, che pone al centro i giovani, spinti da vari motivi a vivere lontani dalle loro famiglie e dai loro Paesi. La preoccupazione del Santo Padre è andata in particolare a ragazze e minori, più a rischio, citando pure bambini e adolescenti nati e cresciuti in campi profughi, che “hanno diritto ad un futuro”.
“Esprimo il mio apprezzamento per quanti si impegnano in favore dei giovani migranti, delle loro famiglie e per la loro integrazione lavorativa e scolastica; invito le comunità ecclesiali ad accogliere con simpatia giovani e giovanissimi con i loro genitori, cercando di comprenderne le storie e di favorirne l’inserimento.”
Poi diretto ai “cari giovani migranti”, affidati “tutti a Maria, Madre dell’intera umanità”:
“Impegnatevi a costruire insieme ai vostri coetanei una società più giusta e fraterna, adempiendo i vostri doveri, rispettando le leggi e non lasciandovi mai trasportare dalla violenza”.
www.radiovaticana.org
+PetaloNero+
Monday, January 14, 2008 3:03 PM
LE UDIENZE
Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina in Udienza:
Em.mo Card. Angelo Bagnasco, Arcivescovo di Genova (Italia), Presidente della Conferenza Episcopale Italiana;
Ecc.mi Presuli della Conferenza dei Vescovi Latini nelle Regioni Arabe (C.E.L.R.A.), in Visita "ad Limina Apostolorum":
Sua Beatitudine Michel Sabbah, Patriarca di Gerusalemme dei Latini
con S.E. Mons. Fouad Twal, Arcivescovo Coadiutore
e con:
S.E. Mons. Salim Sayegh, Vescovo tit. di Acque di Proconsolare, Vicario Patriarcale per la Giordania,
S.E. Mons. Giacinto-Boulos Marcuzzo, Vescovo tit. di Emmaus, Vicario Patriarcale per Israele,
Padre Umberto Barato, O.F.M., Vicario Patriarcale per Cipro
e con: S.E. Mons. Kamal Hanna Bathish, Vescovo tit. di Gerico, Vicario Generale Patriarcale emerito;
S.E. Mons. Giuseppe Bausardo, S.D.B., Vescovo tit. di Ida di Mauritania, Vicario Apostolico di Alessandria di Egitto (Egitto);
S.E. Mons. Camillo Ballin, M.C.C.I., Vescovo tit. di Arna, Vicario Apostolico di Kuwait.
Il Papa riceve questa mattina in Udienza:
Em.mo Card. André Vingt-Trois, Arcivescovo di Paris (Francia), Presidente della Conferenza dei Vescovi di Francia
con i Vice Presidenti della medesima Conferenza:
S.E. Mons. Hippolyte Simon, Arcivescovo di Clermont,
S.E. Mons. Laurent Ulrich, Arcivescovo di Chambéry
e con il Segretario Generale: Padre Antoine Herouard.
+PetaloNero+
Monday, January 14, 2008 3:04 PM
Dal Papa per la visita "ad Limina" i vescovi latini delle regioni arabe. Intervista con il patriarca di Gerusalemme, Michel Sabbah
I vescovi latini delle regioni arabe, appartenenti all’omonima Conferenza (CELRA), sono da oggi a sabato prossimo in visita ad Limina in Vaticano. Benedetto XVI ne ha ricevuti questa mattina un primo gruppo, guidato dal Patriarca di Gerusalemme dei latini, mons. Michel Sabbah. Si tratta di pastori che operano in terre dove i cristiani che vi risiedono - raccolti in comunità poco consistenti specie se raffrontate a quelle musulmane - devono confrontarsi ogni giorno con realtà difficili, fatte di annosi conflitti e gravi crisi umanitarie. Ma anche dove il cristianesimo conserva le radici più sacre e antiche del suo messaggio di speranza. Con la sua scheda, Alessandro De Carolis fa il punto sulla realtà ecclesiale di questa composita area del pianeta:
Israele e Palestina, Iraq e Arabia, Somalia e Corno d’Africa: come dire, le terre dove affondano le radici della religiosità mondiale e le terre da dove emergono le tensioni più delicate dell’attuale scacchiere geopolitico. Terre “sante” della storia e terre insanguinate della cronaca, dove la Chiesa è nata, vive in minoranza, si confronta con la preponderanza dell’islam. Queste Chiese sono ora da Benedetto XVI con il loro carico di esperienze pastorali, di difficoltà ambientali, di attese per un presente e un futuro che il Papa, come nel recente discorso al Corpo diplomatico, dimostra di mantenere sempre in grande considerazione. La diocesi della Conferenza dei vescovi latini delle Regioni arabe (CELRA) che vanta la presenza cattolica più consistente è quella del Patriarcato latino di Gerusalemme, che comprende Israele, Palestina, Giordania e Cipro. Presenza “consistente” si traduce, in particolare tra Israele e Palestina, in una comunità di circa 170 mila persone, in prevalenza di origine palestinese, cui vanno aggiunti stranieri residenti, religiosi e laici e qualche cristiano di origine ebraica. All’interno del Patriarcato latino di Gerusalemme - caso unico fra tutte le chiese cattoliche di Terra Santa - è presente anche un antico Seminario, che non ha mai mancato di vocazioni dal 1848, anno della fondazione. Le parrocchie sono 60, con 90 sacerdoti fra vescovi, patriarchi e religiosi, e un’età media di 50 anni, che parla di un clero giovane chiamato ad affrontare la cura di una comunità cristiana in perenne sgretolamento a causa dell’instabilità cronica dell’area.
E “santa” - anché perché Cristo vi si recò in predicazione - è anche la terra libanese, nella quale la comunità latina locale si affianca alle altre sei Chiese cattoliche di cui si compone l’articolato mosaico delle “minoranze” religiose presenti in Libano - maroniti, greco-melchiti cattolici, armeni cattolici, siro-cattolici e caldei - con un milione 800 mila cattolici totali, 18 mila dei quali appartenenti al Vicariato di Beirut. Il vicariato di Aleppo, in Siria, conta invece 12 mila cattolici divisi in 10 parrocchie, anche se la comunità cattolica locale, oltre ai latini, comprende le altre minoranze presenti anche in Libano. Da rilevare, in Siria, la crescente presenza di rifugiati cristiani iracheni, molti dei quali caldei, in fuga dal conflitto che ha devastato il loro Paese dal 2003. A Baghdad, l’arcidiocesi fa i conti con un esodo inarrestabile: nel 2004, i battezzati erano duemila, ma oggi la presenza cristiana è realmente a rischio di estinzione.
Ad Abu Dhabi, in Kuwait, risiede inivece il Vicariato di Arabia, che ha giurisdizione su tutti i cattolici residenti nella penisola arabica. Oltre all’Arabia Saudita, il Vicariato, retto dai Frati Cappuccini, comprende gli Emirati Arabi Uniti, il Qatar, il Bahrain, l’Oman e lo Yemen. Qui, sia pure come piccola minoranza, i cattolici - quasi esclusivamente lavoratori immigrati di varie nazionalità - sono numericamente cresciuti in modo significativo. Nel 2004, il Vicariato contava oltre un milione e trecentomila fedeli, suddivisi in venti parrocchie curate da appena quarantacinque sacerdoti tra regolari e secolari.
Passando in Africa, antico è anche il Vicariato apostolico che ha sede ad Alessandria in Egitto, in un territorio nel quale i cattolici dei vari riti sono in tutto 214 mila. La comunità di rito latino, in particolare, conta attualmente 30 mila fedeli, distribuiti in 17 parrocchie. Ma oltre all’egitto, la CELRA comprende anche Somalia e Gibuti. La diocesi di Mogadiscio comprende la capitale somala e conta una sola parrocchia. I cattolici sono un centinaio pari allo 0,001% degli abitanti, mentre la diocesi di Gibuti ne conta settemila, lo 0,9% della popolazione totale.
Sulle priorità pastorali del Patriarcato latino di Gerusalemme, Jamal Ward, della redazione araba della nostra emittente, ha sentito il patriarca Michel Sabbah:
R. - La nostra priorità consiste molto semplicemente nella catechesi, poiché si tratta di rendere cristiani i cristiani, e non soltanto di nome, ma cristiani che accettino il loro cristianesimo in un mondo che non è cristiano. Il mondo in generale non è cristiano ed ancor di più il nostro mondo. I Paesi in cui viviamo sono Paesi arabi, Paesi musulmani e il numero dei cristiani è molto ridotto. Si tratta, quindi, per il cristiano di accettare il suo cristianesimo e soprattutto di viverlo. Non si tratta soltanto di accettare il cristianesimo, ma è fondamentale viverlo. Si tratta, anzitutto, di una questione di catechesi che si presenta a tutti noi. E’ necessario comprendere come si può essere cristiani, come si può vivere il cristianesimo in una società non cristiana e, quindi, come essere testimoni di Gesù in una società non cristiana. Alla questione della catechesi è legata direttamente la questione delle migrazioni. La migrazione non ha soltanto un significato di ricerca, la ricerca cioè di una migliore condizione di vita, ma ha anzitutto un significato di accettazione o meno della propria vocazione come cristiano, della propria vocazione di fede nella società nella quale Dio ci vuole.
D. - Come vive la Chiesa locale?
R. – Ci sono tante Chiese locali ed alcune di queste Chiese – soprattutto in Africa, nel Corno d’Africa - sono state fondate in tempi lontani da religiosi, francescani e cappuccini in modo particolare, che sono stati i primi proprio in questi Paesi a curare i rari cristiani che si trovavano qui. In Medio Oriente i cristiani sono stati sempre presenti e non sono arrivati successivamente. Sono i nostri Paesi che si sono trasformati, nella storia, da Paesi cristiani a Paesi musulmani, sia nella cultura che nella religione. Tocca a noi ora, nuovamente, prendere coscienza della nostra missione in questi Paesi. La nostra vocazione è di essere cristiani in questi Paesi e di testimoniare Gesù a chiunque viva in questi Paesi, sia che creda in Lui sia che non creda in Lui. E’ nostro dovere testimoniare Gesù. Adesso i fedeli in tutti questi Paesi (e mi riferisco al Corno d’Africa e alla penisola araba) sono stranieri, sono operai che vengono per lavorare. Ci sono anche cristiani arabi, ma la maggioranza sono europei, filippini o provenienti dall’India. In Medio Oriente (compreso in Egitto, in Iraq, in Libano e in Siria), i latini sono locali sia perché c’era una presenza di persone che veniva e si stabiliva in questi Luoghi Santi sia perché dopo le Crociate, alcuni crociati hanno deciso di rimanere. Ma in tutti i Paesi la presenza latina è, comunque, molto ridotta come numero. E’ molto sviluppata, però, nelle istituzioni, nelle scuole, negli ospedali, nelle opere sociali. Si tratta di una presenza ridotta sì nel numero, ma molto efficiente, molto presente, che fornisce diversi servizi alla società, sia essa cristiana o non cristiana.
D. - Quale oggi la situazione delle vocazioni sacerdotali e religiose?
R. - Grazie a Dio per quanto riguarda le vocazioni del clero diocesano in Terra Santa, come ho detto precedente, ne abbiamo abbastanza e questo grazie alle nostre scuole parrocchiali. Ogni parrocchia ha una sua scuola, che segue tutti i programmi ufficiali, che fa sostenere ai propri allievi gli esami ufficiali, che si trova sotto la supervisione del Ministero dell’educazione. Il parroco rimane sempre e comunque responsabile, sia con la carica di direttore sia in qualità di responsabile. Questo ci permette quindi di dare una educazione cristiana ai nostri cristiani. Ci preoccupiamo sempre di avere anche professori musulmani per i nostri allievi musulmani, perché, secondo la legge, ogni studente deve poter essere educato secondo la propria religione. E grazie a questa educazione scolastica riusciamo anche ad educare, coltivare e formare al sacerdozio e alla vita consacrata.
D. - Qual è, invece, il ruolo dei laici?
R. - Abbiamo tenuto il Sinodo di tutte le Chiese cattoliche dal 1993 fino al 2000. In questo tempo è emerso un gran numero di laici che si sentono veramente responsabili e che vogliono portare ed assumere le proprie responsabilità all’interno della Chiesa. Sono migliaia i laici che lavorano e che sono impegnati nelle nostre opere e nelle nostre strutture - ospedali, scuole, opere sociali - e che hanno il senso della missione nel loro lavoro. Dopo il Sinodo è stato creato un Comitato composto da laici e da sacerdoti. Si tratta di un comitato di 72 persone che rappresenta tutte le Chiese cattoliche di Terra Santa. E’ anzitutto un organo di riflessione e di pianificazione per tutte le nostre Chiese, che si incontra una volta l’anno per definire e mettere a punto il piano pastorale per tutte le chiese cattoliche insieme. Quest’anno il tema del piano pastorale è quello della famiglia. I laici cominciano, dunque, ad avere il loro ruolo e la loro azione nella Chiesa e nei campi ecclesiastici e noi stessi li inviamo affinché siano presenti come cristiani e possano agire con il potere della loro vita cristiana e spirituale.
www.radiovaticana.org/it1/videonews_ita.asp?vaiflv=0000173.flv&vai=ctv_frame00173.jpg&var1=14/01/2008&var2=Vatican%20City&var3=I%20vescovi%20latini%20nelle%20regioni%20arabe%20in%20visita%20Ad%...
+PetaloNero+
Tuesday, January 15, 2008 2:45 PM
Benedetto XVI dà il proprio assenso alla creazione dell'Esarcato arcivescovile di Lutsk, in Ucraina
In Ucraina, il Card. Lubomyr Husar, arcivescovo Maggiore di Kyiv-Halyč, con il consenso del Sinodo della Chiesa greco-cattolica locale, ha eretto a norma del canone 85 - paragrafo 3 - del CCEO l'Esarcato arcivescovile di Lutsk degli Ucraini.
Benedetto XVI ha concesso l'assenso all'elezione canonicamente fatta dal medesimo Sinodo del sacerdote Josaphat Oleg Hovera, attualmente rettore del Seminario Maggiore di Ternopil-Zboriv, a primo Esarca della suddetta circoscrizione ecclesiastica. Mons. Oleg Hoyera ha 64 anni ed ha compiuto gli studi presso l'Istituto professionale Tecnico Medico di Leopoli, frequentando contemporaneamente in clandestinità il seminario fino al 1990, anno nel quale è stato ordinato sacerdote. Nel 1999, ha ottenuto la Licenza in Scienze ecclesiastiche presso il Pontificio Istituto Orientale a Roma. Ha ricoperto diversi incarichi, tra i quali quello di parroco e di responsabile della fraternità "Misericordia". Parla ucraino, russo, polacco e italiano.
L'Esarcato arcivescovile di Lutsk degli Ucraini è situato nella parte nordoccidentale dell'Ucraina, per una una superficie di 40 mila Kmq. La sede del nuovo Esarcato sarà la città di Lutsk. I fedeli greco-cattolici, organizzati in 14 parrocchie, sono circa 4.000. Attualmente prestano servizio, in modo stabile, nelle varie comunità 5 sacerdoti diocesani, 5 sacerdoti religiosi (Padri Basiliani e Redentoristi) e un diacono, ai quali bisogna aggiungerne altri che vengono ad aiutarli dalle Eparchie vicine. A Lutsk, sorge un monastero dei Padri Basiliani.
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