+PetaloNero+
Wednesday, January 02, 2008 3:01 PM
RINUNCE E NOMINE
RINUNCIA DEL VESCOVO DI SALE (AUSTRALIA)
Il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Sale (Australia), presentata da S.E. Mons. Jeremiah Joseph Coffey in conformità al can. 401 § 1 del Codice di Diritto Canonico.
NOMINA DEL VESCOVO DI UBERLÂNDIA (BRASILE)
Il Papa ha nominato Vescovo di Uberlândia (Brasile) S.E. Mons. Paulo Francisco Machado, finora Vescovo titolare di Caliabria e Ausiliare di Juiz de Fora.
S.E. Mons. Paulo Francisco Machado
S.E. Mons. Paulo Francisco Machado è nato il 13 ottobre 1952, nella città di Andorinhas, municipio di Magé, nello Stato di Rio de Janeiro ed in diocesi di Petrópolis. Ha completato gli studi di 1° e 2° grado nel Seminario diocesano di Petrópolis, dal 1963 al 1970. Ha frequentato i corsi di filosofia e teologia nell’Università Cattolica di Petrópolis, dal 1971 al 1973, e nel Monastero di São Bento, di Rio de Janeiro, tra il 1974 e il 1977. Risiedendo nel Pontificio Collegio "Pio Brasileiro", ha frequentato la Pontificia Università "Angelicum" di Roma, dove ha conseguito la licenza in Teologia Biblica.
E’ stato ordinato sacerdote l’11 dicembre del 1977 per la diocesi di Petrópolis, dove ha esercitato il suo ministero: è stato Amministratore parrocchiale della parrocchia di "Santo Aleixo" (1978) e di Areal (1978-1984); professore di filosofia nel Seminario diocesano (1978-1984) e di teologia nel Seminario diocesano e nell’Università Cattolica (1982-1984; 1986-2004); è stato Parroco della Cattedrale (1986-1990); Amministratore parrocchiale della parrocchia del Rosário e di Itamarati (1990-1992); Vice direttore del Centro di Teologia e Scienze Umane dell’Università Cattolica (1990-1999); Parroco della parrocchia di Corrêas (1993-2004) e Rettore del Seminario Diocesano di Petrópolis (1999-2004).
Il 12 maggio 2004 è stato nominato Vescovo titolare di Caliabria e Ausiliare di Juiz de Fora, ed ha ricevuto l’ordinazione episcopale il 25 luglio successivo.
+PetaloNero+
Wednesday, January 02, 2008 3:03 PM
L’UDIENZA GENERALE
L’Udienza Generale di questa mattina si è svolta alle ore 10.30 nell’Aula Paolo VI dove il Santo Padre ha incontrato gruppi di pellegrini e fedeli giunti dall’Italia e da ogni parte del mondo.
Nel discorso in lingua italiana, il Papa si è soffermato sulla Divina Maternità di Maria. Dopo aver riassunto la Sua catechesi in diverse lingue, il Santo Padre Benedetto XVI ha rivolto particolari espressioni di saluto ai gruppi di fedeli presenti.
L’Udienza Generale si è conclusa con il canto del Pater Noster e la Benedizione Apostolica impartita insieme ai Vescovi presenti.
CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA
Cari fratelli e sorelle!
Un’antichissima formula di benedizione, riportata nel Libro dei Numeri, recita: "Ti benedica il Signore e ti protegga. Il Signore faccia brillare il suo volto su di te e ti sia propizio. Il Signore rivolga su di te il suo volto e ti conceda pace" (Nm 6,24–26). Con queste parole che la liturgia ci ha fatto riascoltare ieri, primo giorno dell’anno, vorrei formulare cordiali auguri a voi, qui presenti, e a quanti in queste feste natalizie mi hanno fatto pervenire attestati di affettuosa vicinanza spirituale.
Ieri abbiamo celebrato la solenne festa di Maria, Madre di Dio. "Madre di Dio", Theotokos, è il titolo attribuito ufficialmente a Maria nel V secolo, esattamente nel Concilio di Efeso del 431, ma affermatosi nella devozione del popolo cristiano già a partire dal III secolo, nel contesto delle accese discussioni di quel periodo sulla persona di Cristo. Si sottolineava, con quel titolo, che Cristo è Dio ed è realmente nato come uomo da Maria: veniva così preservata la sua unità di vero Dio e di vero uomo. In verità, quantunque il dibattito sembrasse vertere su Maria, esso riguardava essenzialmente il Figlio. Volendo salvaguardare la piena umanità di Gesù, alcuni Padri suggerivano un termine più attenuato: invece del titolo di Theotokos, proponevano quello di Christotokos, "Madre di Cristo"; giustamente però ciò venne visto come una minaccia alla dottrina della piena unità della divinità con l’umanità di Cristo. Perciò, dopo ampia discussione, nel Concilio di Efeso del 431, come ho detto, venne solennemente confermata, da una parte, l’unità delle due nature, quella divina e quella umana, nella persona del Figlio di Dio (cfr DS, n. 250) e, dall’altra, la legittimità dell’attribuzione alla Vergine del titolo di Theotokos, Madre di Dio (ibid., n. 251).
Dopo questo Concilio si registrò una vera esplosione di devozione mariana e furono costruite numerose chiese dedicate alla Madre di Dio. Tra queste primeggia la Basilica di Santa Maria Maggiore, qui a Roma. La dottrina concernente Maria, Madre di Dio, trovò inoltre nuova conferma nel Concilio di Calcedonia (451) in cui Cristo fu dichiarato "vero Dio e vero uomo (…) nato per noi e per la nostra salvezza da Maria, Vergine e Madre di Dio, nella sua umanità" (DS, n. 301). Com’è noto, il Concilio Vaticano II ha raccolto in un capitolo della Costituzione dogmatica sulla Chiesa Lumen gentium, l’ottavo, la dottrina su Maria, ribadendone la divina maternità. Il capitolo s’intitola: "La Beata Maria Vergine, Madre di Dio, nel mistero di Cristo e della Chiesa".
La qualifica di Madre di Dio, così profondamente legata alle festività natalizie, è pertanto l'appellativo fondamentale con cui la Comunità dei credenti onora, potremmo dire, da sempre la Vergine Santa. Essa esprime bene la missione di Maria nella storia della salvezza. Tutti gli altri titoli attribuiti alla Madonna trovano il loro fondamento nella sua vocazione ad essere la Madre del Redentore, la creatura umana eletta da Dio per realizzare il piano della salvezza, incentrato sul grande mistero dell'incarnazione del Verbo divino. In questi giorni di festa ci siamo soffermati a contemplare nel presepe la rappresentazione della Natività. Al centro di questa scena troviamo la Vergine Madre che offre Gesù Bambino alla contemplazione di quanti si recano ad adorare il Salvatore: i pastori, la gente povera di Betlemme, i Magi venuti dall’Oriente. Più tardi, nella festa della "Presentazione del Signore", che celebreremo il 2 febbraio, saranno il vecchio Simeone e la profetessa Anna a ricevere dalle mani della Madre il piccolo Bambino e ad adorarlo. La devozione del popolo cristiano ha sempre considerato la nascita di Gesù e la divina maternità di Maria come due aspetti dello stesso mistero dell'incarnazione del Verbo divino e perciò non ha mai considerato la Natività come una cosa del passato. Noi siamo "contemporanei" dei pastori, dei magi, di Simeone e di Anna, e mentre andiamo con loro siamo pieni di gioia, perchè Dio ha voluto essere il Dio con noi ed ha una madre, che è la nostra madre.
Dal titolo di "Madre di Dio" derivano poi tutti gli altri titoli con cui la Chiesa onora la Madonna, ma questo è il fondamentale. Pensiamo al privilegio dell’"Immacolata Concezione", all’essere cioè immune dal peccato fin dal suo concepimento: Maria fu preservata da ogni macchia di peccato perché doveva essere la Madre del Redentore. La stessa cosa vale per il titolo di "Assunta": non poteva essere soggetta alla corruzione derivante dal peccato originale Colei che aveva generato il Salvatore. E sappiamo che tutti questi privilegi non sono concessi per allontanare Maria da noi, ma al contrario per renderla vicina; infatti, essendo totalmente con Dio, questa Donna è vicinissima a noi e ci aiuta come madre e come sorella. Anche il posto unico e irripetibile che Maria ha nella Comunità dei credenti deriva da questa sua fondamentale vocazione ad essere la Madre del Redentore. Proprio in quanto tale, Maria è anche la Madre del Corpo Mistico di Cristo, che è la Chiesa. Giustamente, pertanto, durante il Concilio Vaticano II, il 21 novembre 1964, Paolo VI attribuì solennemente a Maria il titolo di "Madre della Chiesa".
Proprio perché Madre della Chiesa, la Vergine è anche Madre di ciascuno di noi, che siamo membra del Corpo mistico di Cristo. Dalla Croce Gesù ha affidato la Madre ad ogni suo discepolo e, allo stesso tempo, ha affidato ogni suo discepolo all'amore della Madre sua. L'evangelista Giovanni conclude il breve e suggestivo racconto con le parole: "E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa" (Gv 19,27). Così è la traduzione italiana del testo greco: ",is tà \*4"", egli l’accolse nella realtà propria, nel suo proprio essere. Così che fa parte della sua vita e le due vite si compenetrano; e questo accettarla (,is tà í*4") nella propria vita è il testamento del Signore. Dunque, al momento supremo del compimento della missione messianica, Gesù lascia a ciascuno dei suoi discepoli, come eredità preziosa, la sua stessa Madre, la Vergine Maria.
Cari fratelli e sorelle, in questi primi giorni dell'anno, siamo invitati a considerare attentamente l’importanza della presenza di Maria nella vita della Chiesa e nella nostra esistenza personale. Affidiamoci a Lei perchè guidi i nostri passi in questo nuovo periodo di tempo che il Signore ci dona da vivere, e ci aiuti ad essere autentici amici del suo Figlio e così anche coraggiosi artefici del suo Regno nel mondo, Regno della luce e della verità. Buon Anno a tutti! È questo l'augurio che desidero rivolgere a voi qui presenti e ai vostri cari in questa prima Udienza generale del 2008. Che il nuovo anno, iniziato sotto il segno della Vergine Maria, ci faccia sentire più vivamente la sua presenza materna, così che, sostenuti e confortati dalla protezione della Vergine, possiamo contemplare con occhi rinnovati il volto del suo Figlio Gesù e camminare più speditamente sulle vie del bene.
Ancora una volta, Buon Anno a tutti!
SINTESI DELLA CATECHESI NELLE DIVERSE LINGUE
○ Sintesi della catechesi in lingua francese
Chers Frères et Sœurs,
Je voudrais tout d’abord adresser mes vœux cordiaux à chacun de vous et à tous ceux qui, au cours des fêtes, m’ont fait parvenir le témoignage de leur affectueuse proximité spirituelle.
Hier, nous avons célébré la solennité de Marie, Mère de Dieu. Ce titre, qui lui était déjà attribué par la dévotion populaire depuis le IIIe siècle, fut officiellement confirmé par le concile d’Éphèse en 431, voulant ainsi fortement souligner l’unité des deux natures, humaine et divine, en la personne du Christ. La dévotion mariale s’est alors largement développée et de nombreuses églises furent dédiées à la Mère de Dieu, parmi lesquelles, à Rome, la basilique de Sainte-Marie-Majeure.
Tous les titres attribués à la Vierge, comme les privilèges de l’Immaculée Conception et de l’Assomption, trouvent leur fondement dans sa vocation à être la Mère du Rédempteur. En tant que telle, Marie est aussi la Mère du Corps du Christ, qui est l’Église. C’est pourquoi, durant le Concile Vatican II, le 21 novembre 1964, Paul VI a conféré solennellement à Marie le titre de « Mère de l’Église », qui fait qu’elle est aussi notre Mère. Nous sommes donc invités à considérer attentivement l’importance de la présence de la Vierge Marie dans la vie de l’Église et dans notre vie personnelle, pour qu’elle guide nos pas au cours de la nouvelle année, dans laquelle le Seigneur nous donne d’entrer.
Je salue tous les pèlerins francophones. Que Marie nous fasse ressentir plus vivement sa présence maternelle ; ainsi soutenus et réconfortés par elle, nous pourrons contempler avec un regard neuf le visage de son Fils Jésus et cheminer avec plus d’empressement dans la voie du bien. Bonne Année à tous !
○ Sintesi della catechesi in lingua inglese
Dear Brothers and Sisters,
At the beginning of this New Year, I offer prayerful good wishes to all of you and to your families! Yesterday, the Church joyfully celebrated the solemnity of Mary, Mother of God. This ancient title of Our Lady – Theotokos – reflects the truth that Jesus, her Son, is true God and true man. The confirmation of this title at the Council of Ephesus in the fifth century led to ever greater devotion to Mary and the dedication of numerous churches in her honour, including the Basilica of Saint Mary Major here in Rome. During this Christmas season, we can sense the close relationship between the Incarnation and our Lady’s dignity as the Mother of God. Indeed, the title "Mother of God" expresses Mary’s special mission in the history of salvation and her particular role in the mystery of Christ and the Church. Our Lady’s divine motherhood is in fact the basis of every other title by which the Church honours her. Mother of God and Mother of the Church, Mary was also entrusted by Christ to be the Mother of each of his disciples (cf. Jn 19:27). In this New Year, may we turn to her with confidence and, through her protection and prayers, be strengthened in our love for Jesus her Son and our service to the coming of his Kingdom.
I greet the English-speaking visitors present at today’s Audience, especially those from Ireland and the United States. I especially greet the various pilgrimages of priests and seminarians, and the many student groups in our midst. I also thank the choirs for their praise of God in song. May the New Year bring God’s richest blessings to you and your families!
○ Sintesi della catechesi in lingua tedesca
Liebe Brüder und Schwestern!
Die heutige Generalaudienz steht ganz im Zeichen des Hochfests der Gottesmutter Maria, das wir gestern, am Oktavtag von Weihnachten, gefeiert haben. Bereits seit dem dritten Jahrhundert wurde Maria von den Gläubigen als Mutter Gottes, als Gottesgebärerin (Theotokos) verehrt. Die feierliche Verkündigung der Gottesmutterschaft Mariens erfolgte dann auf dem Konzil von Ephesus im Jahr 431: Die Väter wollten mit dem Titel Theotokos die Einheit der göttlichen und der menschlichen Natur in Jesus Christus, der von der Jungfrau Maria geboren wurde, unterstreichen. Die Erwählung Mariens zur Mutter des göttlichen Erlösers begründet auch alle weiteren Vorzüge wie ihre unbefleckte Empfängnis und ihre Aufnahme in den Himmel, mit denen Gott sie ausgezeichnet hat. Zugleich erwächst aus der Gottesmutterschaft Mariens ihre untrennbare Verbundenheit mit dem Geheimnis Christi und der Kirche und damit mit jedem von uns. Als Mutter der Kirche ist Maria auch unsere Mutter. Wie Johannes hat Christus am Kreuz auch uns ihrer mütterlichen Liebe anvertraut, und wir sind eingeladen, Maria zu uns zu nehmen, sie in unser Eigen aufzunehmen. So gehört Maria zum Leben eines jeden Christen. Sie führt uns sicher zu ihrem Sohn und hilft uns, treue Jünger Jesu zu sein.
Ein herzliches Willkommen zu dieser ersten Generalaudienz im neuen Jahr sage ich allen deutschsprachigen Pilgern und Besuchern. Besonders grüße ich die Alumnen und die Leitung des Priesterseminars St. Wolfgang in Regensburg sowie den Mainzer Domchor. Die Liturgie der Kirche eröffnet das Kalenderjahr mit dem biblischen Segenswort, das uns allen gilt: „Der Herr segne dich und behüte dich. Der Herr lasse sein Angesicht über dich leuchten und sei dir gnädig. Der Herr wende sein Angesicht dir zu und schenke dir Heil" (Num 6, 24-26). Ein gesegnetes Neues Jahr!
○ Sintesi della catechesi in lingua spagnola
Queridos hermanos y hermanas:
¡La paz esté con vosotros! Ayer hemos celebrado la solemnidad de María, Madre de Dios, Theotokos, como fue declarada en el Concilio de Éfeso para subrayar que Cristo es Dios y hombre verdadero. Desde entonces se difundió mucho la devoción mariana, construyéndose numerosas iglesias dedicadas a la Madre de Dios; entre ellas la Basílica de Santa María la Mayor, aquí en Roma. Esta doctrina sobre María fue confirmada en el Concilio de Calcedonia, que el Concilio Vaticano Segundo ha ratificado recientemente. Este título, tan ligado a las fiestas navideñas, es la advocación fundamental con la cual los creyentes honran a la Virgen, y hace ver el nacimiento de Jesús y la maternidad divina de María como dos aspectos del mismo misterio de la Encarnación del Verbo.
Del título "Madre de Dios" se derivan los demás títulos que se le atribuyen, como la Inmaculada Concepción, la Asunción, Madre de la Iglesia y Madre nuestra. En estos días se nos invita a meditar la importancia de la presencia de María en la vida de la Iglesia y en nuestra existencia.
Saludo a los peregrinos venidos España y Latinoamérica. Confiémonos a la Virgen María, para que nos conduzca a su Hijo Jesucristo y nos haga valientes constructores de su Reino en este mundo.
¡Feliz Año Nuevo!
SALUTI PARTICOLARI NELLE DIVERSE LINGUE
○ Saluto in lingua polacca
Witam obecnych tu Polaków. Na początku roku do każdego i każdej z was kieruję biblijne życzenie: „Niech cię Pan błogosławi i strzeże. Niech Pan rozpromieni oblicze swe nad tobą, niech cię obdarzy swą łaską. Niech zwróci ku tobie oblicze swoje i niech ciź obdarzy pokojem". Zanieście to pozdrowienie Waszym najbliższym. Niech będzie pochwalony Jezus Chrystus!
[Saluto i polacchi qui presenti. All’inizio dell’anno rivolgo a ciascuno e ciascuna di voi il biblico augurio: "Ti benedica il Signore e ti protegga. Il Signore faccia brillare il suo volto su di te e ti sia propizio. Il Signore rivolga su di te il suo volto e ti conceda pace". Portate questo saluto ai vostri cari. Sia lodato Gesù Cristo!]
○ Saluto in lingua italiana
A tutti i pellegrini di lingua italiana presenti a questa prima Udienza Generale del 2008 porgo un affettuoso augurio di serenità e di bene per il nuovo anno.
Uno speciale saluto rivolgo alla Comunità dei Legionari di Cristo, che provengono da diversi Paesi, in particolare ai sacerdoti novelli e ai rappresentanti di "Regnum Christi". Carissimi, il mistero dell’Incarnazione che celebriamo in questo tempo liturgico vi illumini nel cammino della fedeltà a Cristo. Sull’esempio di Maria, sappiate custodire, meditare e seguire il Verbo che a Betlemme si è fatto carne, e diffondere con entusiasmo il suo messaggio di salvezza.
Saluto, infine, i giovani, i malati e gli sposi novelli. A voi, cari giovani, auguro di saper considerare ogni giorno come un dono di Dio, da accogliere con riconoscenza e da vivere con rettitudine. A voi, cari malati, il nuovo anno porti consolazione nel corpo e nello spirito. E voi, cari sposi novelli, ponetevi alla scuola della Santa Famiglia di Nazareth, per imparare a realizzare un’autentica comunione di vita e d’amore.
+PetaloNero+
Wednesday, January 02, 2008 3:03 PM
Alla prima udienza generale dell'anno, il Papa parla di Maria "Madre di Dio" e le affida il 2008: ci guidi sulle "vie del bene"
Una catechesi su Maria “Madre di Dio” - il titolo con il quale la Chiesa invoca la Vergine il primo dell’anno - è stata svolta questa mattina da Benedetto XVI nella prima udienza generale del 2008. Il Papa ha parlato in Aula Paolo VI davanti a circa settemila persone, sviluppando una riflessione mariana tra storia e spiritualità, affidando alla Madonna l’anno appena iniziato perché, ha detto, ci aiuti “a camminare più speditamente sulle vie del bene”. Il servizio di Alessandro De Carolis:
“Immacolata Concezione”, “Assunta”, “Madre della Chiesa”. Di tutti i grandi titoli con i quali la Madonna viene invocata, ce n’è uno al quale tutti si riconducono, il primo e il più antico riconosciuto dalla Chiesa: Maria come Theotokos, cioè “Madre di Dio”. Fin dal terzo secolo, i cristiani - ha ricordato Benedetto XVI - avevano subito sviluppato una profonda devozione verso Colei che aveva offerto se stessa al mistero dell’Incarnazione. Una devozione strettamente legata alle “accese discussioni” che a quell’epoca erano sorte attorno alla persona di Cristo. Con il titolo di Theotokos, ha spiegato il Papa, si intendeva riconoscere che “Cristo è Dio ed è realmente nato come uomo da Maria”, preservandone così “la sua unità di vero Dio e di vero uomo”. Verità poi confermata solennemente nel Concilio di Efeso del 431:
“La qualifica di Madre di Dio, così profondamente legata alle festività natalizie, è pertanto l'appellativo fondamentale con cui la Comunità dei credenti onora, potremmo dire, da sempre la Vergine Santa. Essa esprime bene la missione di Maria nella storia della salvezza. Tutti gli altri titoli attribuiti alla Madonna trovano il loro fondamento nella sua vocazione ad essere la Madre del Redentore, la creatura umana eletta da Dio per realizzare il piano della salvezza, incentrato sul grande mistero dell'incarnazione del Verbo divino”.
“La devozione del popolo cristiano - ha proseguito Benedetto XVI - ha sempre considerato la nascita di Gesù e la divina maternità di Maria come due aspetti dello stesso mistero dell’Incarnazione del Verbo”:
“E perciò non ha mai considerato la Natività come una cosa del passato. Noi siamo ‘contemporanei’ dei pastori, dei magi, di Simeone e di Anna, e mentre andiamo con loro siamo pieni di gioia, perchè Dio ha voluto essere il Dio con noi ed ha una madre, che è la nostra Madre”.
L’essere definita come “Madre di Dio” è stato il primo dei privilegi poi attribuiti alla Madonna, via via riconosciuta come immune dal peccato originale al momento della nascita e quindi priva della corruzione del corpo al momento della morte. Nel 1964, durante il Vaticano II, Paolo VI attribuì alla Vergine anche il titolo di “Madre della Chiesa”: una qualità - ha commentato con delicatezza il Pontefice - che avvicina ancor più la Madonna al cuore di ognuno:
“Sappiamo che tutti questi privilegi non sono concessi per allontanare Maria da noi, ma al contrario per renderla vicina; infatti, essendo totalmente con Dio, questa Donna è vicinissima a noi e ci aiuta come madre e come sorella”.
L’udienza che Benedetto XVI aveva introdotto con la bella e antichissima benedizione contenuta nel Libro dei Numeri – “Ti benedica il Signore e ti protegga. Il Signore faccia brillare su di te il suo volto e ti sia propizio. Il Signore rivolga su di te il suo volto e ti conceda pace” - è stata conclusa dal Papa con i consueti saluti nella varie lingue, fra i quali quello ai nuovi sacerdoti dei Legionari di Cristo, e da un nuovo augurio di intenzione mariana:
“Che il nuovo anno, iniziato sotto il segno della Vergine Maria, ci faccia sentire più vivamente la sua presenza materna, così che, sostenuti e confortati dalla protezione della Vergine, possiamo contemplare con occhi rinnovati il volto del suo Figlio Gesù e camminare più speditamente sulle vie del bene. Ancora una volta, Buon Anno a tutti!”
www.radiovaticana.org/it1/videonews_ita.asp?vaiflv=0000160.flv&vai=ctv_frame00160.jpg&var1=02/01/2008&var2=Vatican%20City&var3=La%20Madonna%20guidi%20i%20nostri%20passi%20nel%20nuovo%20anno%20e%20nella%20nostra...
+PetaloNero+
Wednesday, January 02, 2008 3:04 PM
Da Petrus
Il Pontefice visita una mostra allestita nell'Aula Paolo VI dall'artista rumeno Demetrescu
CITTA’ DEL VATICANO - Una vera e propria mostra e' stata allestita per Benedetto XVI nelle salette adiacenti l'Aula Paolo VI con le opere di Camilian Demetrescu (nella foto). Il pittore, nato in Romania ma ormai residente in provincia di Viterbo, le ha illustrate personalmente al Papa, che si e' mostrato particolarmente interessato, al termine dell'Udienza generale. Non e' la prima volta che Demetrescu, artista ortodosso di contenuti spirituali, si reca in Vaticano ed incontra un Pontefice: nel 1982 pubblicò una cartella di litografie ispirata dalla drammatica repressione del regime di Warsavia contro Solidarnosch, che venne presentata a Giovanni Paolo II. Nel 1986 venne invitato dalla Pontificia Commissione per i Beni culturali, assieme a 33 artisti europei, ad illustrare la Divina Commedia, edita da Casa Dante e dalla Zecca dello Stato, nella piu' ampia edizione mai stampata in Italia. Nel 1998 realizzò una scultura raffigurante San Famiano nell'atto di calpestare un'antenna parabolica. Il bassorilievo e' stato benedetto dal Servo di Dio Giovanni Paolo II il 22 agosto 1999 a Castelgandolfo.
+PetaloNero+
Wednesday, January 02, 2008 3:05 PM
Roma, venerdì il Papa alla 'Casa Dono di Maria' fondata da Madre Teresa di Calcutta
CITTA’ DEL VATICANO - Venerdì prossimo, 4 gennaio, il Santo Padre, Benedetto XVI, si recherà presso la Casa Dono di Maria, fondata dalla beata Madre Teresa di Calcutta, in cui trovano ospitalità, assistenza e accoglienza molti poveri. E’ la prima uscita pubblica e ufficiale del Papa in questo inizio d’anno. Una visita che ha il sapore della continuità con quella svoltasi appena pochi giorni orsono presso l’Ospedale di San Giovanni. Questi sono i luoghi che il Vicario di Cristo predilige, sulla scia del comandamento d’amore che Cristo ha donato all’umanità: visitare gli ammalati, i bisognosi, i poveri, i carcerati, perché in ognuno di essi è impresso il volto di Cristo. Certo, non ci poteva essere inizio migliore per il vescovo di Roma che recarsi, all’inizio di un nuovo anno solare, in una struttura dove toccare con mano quella povertà che egli conosce, e che non è lecito dimenticare, soprattutto perché è segno e forma aberrante di una crescente ingiustizia sociale. E’ la negazione di ogni rispetto della dignità umana. Con questa sofferenza umana e spirituale, il Pontefice varcherà le soglie di un lazzaretto in cui molti soffrono, anche se vengono accolti amorevolmente dalla cure delle Suore Missionarie della Carità. Quel luogo è la dimostrazione e la conferma di un aumento crescente delle molteplici forma di povertà, segno di un imbarbarimento dei tempi; segno di una insensibilità sempre più crescente e che il Papa non ha paura di denunciare. Sulle orme della “piccola matita di Dio”, la beata Madre Teresa, la visita servirà a molti, come ci auguriamo, a rivivere lo spirito missionario ed evangelico della suorina che ha speso tutto per il bene dell’umanità intera e del mondo, in cui molto c’è da fare per superare le differenze e le divergenze che dividono i paesi più sviluppati da quelli meno fortunati, ai margini delle miserie più indescrivibili e più disumane, dove manca l’amore, dove non vengono spalancate le porte al grido e al richiamo di Cristo che ha detto e dice, anche agli uomini di oggi: “Avevo fame e mi avete dato da mangiare, ero nudo e mi avete visitato, ero malato e mi avete visitato”. Queste parole di stringente attualità possono e devono far superare le barriere, gli ostacoli e i muri in cui convivono persone con differenze e diversità abissali tra chi è opulento, in cerca sempre del superfluo, e chi non può chiedere neanche quello, o si accontenterebbe di avere almeno quello.
(g. p.)
+PetaloNero+
Wednesday, January 02, 2008 3:06 PM
La Chiesa celebra la memoria dei Santi Basilio Magno e Gregorio Nazianzeno. Il Papa: difesero il Mistero della Trinità contro opinioni "politicamente corrette"
Oggi celebriamo la memoria di due grandi vescovi e dottori della Chiesa: San Basilio Magno e San Gregorio Nazianzeno. Entrambi vissuti nel IV secolo in Cappadocia, l’attuale Turchia, difesero la fede dalle prime eresie che riguardavano in particolare la Trinità. Il Papa ha dedicato ai due Padri della Chiesa quattro catechesi durante le udienze generali nella scorsa estate. Ce ne parla Sergio Centofanti.
Due grandi Santi e due grandi amici, Basilio e Gregorio nascono entrambi nel 330. Sono attratti dalla vita monastica, affascinati dalla preghiera e dalla meditazione delle Sacre Scritture. Ma per il loro carisma sono fatti vescovi e accolgono questa chiamata per obbedienza – sottolinea il Papa – accettando di essere portati dalla Provvidenza là dove non volevano andare. Difendono il Mistero della Trinità proclamando la divinità di Cristo e dello Spirito Santo, contro l’opinione della maggioranza e dello stesso imperatore che - afferma il Papa – non considerava “politicamente corretto” un mistero così grande. Basilio, raffinato teologo, univa contemplazione e azione:
“Basilio si preoccupò costantemente delle difficili condizioni materiali in cui vivevano i fedeli; denunciò con fermezza i mali; si impegnò a favore dei più poveri ed emarginati; intervenne anche presso i governanti per alleviare le sofferenze della popolazione, soprattutto in momenti di calamità; vigilò per la libertà della Chiesa, contrapponendosi anche ai potenti per difendere il diritto di professare la vera fede”.
Aveva lo sguardo fisso su Cristo nel cui volto divino scorgeva quello dell'uomo, in particolare dei più bisognosi:
"Il pensiero profondo di Basilio appare bene in questa frase suggestiva: «Tutti i bisognosi guardano le nostre mani, come noi stessi guardiamo quelle di Dio, quando siamo nel bisogno» … nelle disgrazie degli altri, dobbiamo beneficare noi stessi, e fare prestito a Dio della nostra misericordia, perché abbiamo bisogno di misericordia”.
San Gregorio Nazianzeno, uomo mite e sensibile fino alla timidezza, cercava l’unità della Chiesa, ma dovette subire contrasti e opposizioni laceranti. Voleva la pace e riceveva guerra. Ma la sua forza – ricorda il Papa – era la preghiera:
“Egli afferma che «è necessario ricordarsi di Dio più spesso di quanto si respiri», perché la preghiera è l'incontro della sete di Dio con la nostra sete. Dio ha sete che noi abbiamo sete di Lui. Nella preghiera noi dobbiamo rivolgere il nostro cuore a Dio, per consegnarci a Lui come offerta da purificare e trasformare. Nella preghiera noi vediamo tutto alla luce di Cristo, lasciamo cadere le nostre maschere e ci immergiamo nella verità e nell'ascolto di Dio, alimentando il fuoco dell'amore”.
San Gregorio Nazianzeno – sottolinea il Papa – è stato un grande teologo, un grande oratore e un fine poeta: eppure era ben conscio di essere poca cosa:
“Continuamente il santo Vescovo chiede aiuto a Cristo, per essere rialzato e riprendere il cammino e dice: «Sono stato deluso, o mio Cristo, / per il mio troppo presumere: / dalle altezze sono caduto molto in basso. / Ma rialzami di nuovo ora, poiché vedo / che da me stesso mi sono ingannato; / se troppo ancora confiderò in me stesso, / subito cadrò, e la caduta sarà fatale». Gregorio, dunque, ha sentito il bisogno di avvicinarsi a Dio per superare la stanchezza del proprio io … Per lui, nel dramma di una vita su cui pesava la coscienza della propria debolezza e della propria miseria, l’esperienza dell’amore di Dio ha sempre avuto il sopravvento”.
www.radiovaticana.org
+PetaloNero+
Thursday, January 03, 2008 2:53 PM
RINUNCE E NOMINE
RINUNCIA DEL VESCOVO DI AMARILLO (U.S.A.) E NOMINA DEL SUCCESSORE
Il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Amarillo (U.S.A.), presentata da S.E. Mons. John Walter Yanta, in conformità al can. 401 § 1 del Codice di Diritto Canonico.
Il Papa ha nominato Vescovo di Amarillo (U.S.A.) S.E. Mons. Patrick James Zurek, finora Vescovo titolare di Tamugadi ed Ausiliare di San Antonio.
S.E. Mons. Patrick James Zurek
S.E. Mons. Patrick James Zurek è nato il 17 agosto 1948 a Wallis nel territorio dell’attuale arcidiocesi di Galveston-Houston. Terminati gli studi liceali, ha ottenuto il Bacellierato in Matematica e Chimica presso l’Università di Houston. Ha frequentato il Saint Mary Seminary di Houston per i corsi filosofici. Ha completato gli studi ecclesiastici a Roma presso il Pontificio Collegio Americano del Nord e la Pontificia Università S. Tommaso d’Aquino, dove ha conseguito il Bacellierato in Teologia (1971-1975). Ha ottenuto anche la Licenza in Teologia Morale presso l’Accademia Alfonsiana.
Il 29 giugno 1975 è stato ordinato sacerdote a Roma dal Papa Paolo VI, di venerata memoria, per la diocesi di Austin (Texas). Rientrato in diocesi, ha ricoperto diversi incarichi. È stato Vice Parroco in due parrocchie per 6 anni, fondatore e Parroco di una parrocchia nel quartiere delle università per 10 anni, e Parroco in un’altra dello stesso tipo per 5 anni. Ha avuto incarichi diocesani come Direttore per la formazione permanente del clero, Direttore per le vocazioni e membro del Consiglio Presbiterale. Inoltre, è stato Vice Presidente e Presidente della Conferenza Nazionale dei Direttori per le vocazioni.
Nominato Vescovo titolare di Tamugadi e Vescovo Ausiliare di San Antonio il 5 gennaio 1998, è stato consacrato il 16 febbraio successivo.
+PetaloNero+
Thursday, January 03, 2008 2:54 PM
Nel segno di Madre Teresa, la prima visita di Benedetto XVI del 2008: domani il Papa si recherà nella Casa “Dono di Maria” in Vaticano, fondata 20 anni fa dalla Beata di Calcutta
Un inizio d’anno dedicato ai più bisognosi e a chi li assiste con generosità ed amore: Benedetto XVI si recherà, domani alle ore 11, alla Casa “Dono di Maria” in Vaticano, affidata alle Missionarie della Carità. La visita del Papa assume un significato speciale: quest’anno, infatti, la struttura fortemente voluta da Madre Teresa e Giovanni Paolo II compie il suo ventesimo anniversario. Ecco come la superiora della comunità della Casa “Dono di Maria”, suor Mark Poustani, racconta, al microfono di Alessandro Gisotti, i sentimenti con i quali si appresta ad accogliere il Santo Padre:
R. – Con la gioia e con la gratitudine di avere qui il Santo Padre, nella nostra casa. E’ un privilegio per noi averlo qui.
D. – Quali sono le attività che svolgete presso la Casa “Dono di Maria”? Come si svolge una giornata tipo in questa struttura all’interno del Vaticano?
R. – Noi siamo una comunità di suore e la prima attività è la preghiera. Al momento siamo otto suore. Cominciamo con la preghiera e alle 8.00 raccogliamo il frutto di questa preghiera, ossia il lavoro con i poveri. Abbiamo, infatti, una casa di accoglienza per donne senza fissa dimora. Possiamo accogliere circa 74 donne e al momento ne abbiamo circa 50. Abbiamo anche una mensa per gli uomini, che vengono la sera per mangiare. Cerchiamo non solo di dare il cibo, ma anche di dare la Parola agli ospiti, condividendo con loro la Parola del Signore ogni giorno. La sera c’è il lavoro più grande alla mensa, perché le donne vengono quasi tutte per mangiare. Non stiamo solo a casa, ma andiamo anche fuori dal Vaticano verso i poveri, cercando per strada e negli ospedali le persone sole. A tutti cerchiamo di dare non solo il mangiare, ma anche la Parola del Signore.
D. – La Casa “Dono di Maria” è nata per volontà di Madre Teresa di Calcutta e di Giovanni Paolo II e compie, in questo 2008, 20 anni...
R. – La nostra madre, già nel 1970, aveva questo desiderio di avere un giorno i poveri nel cuore della Chiesa. Era un desiderio grande. E il Santo Padre, quando ha visitato le nostre case a Calcutta, nell’86, ha raccolto questo desiderio. Il “Dono di Maria” è il frutto dell’incontro di questi due desideri, della nostra madre e del Santo Padre.
Alla Casa “Dono di Maria”, oltre che dalle Missionarie della Carità, i poveri sono assistiti da un gruppo di volontari. Ecco l’esperienza di uno di loro, Angelo Vignola, dell’Associazione “Santi Pietro e Paolo”, da dieci anni al servizio dei più bisognosi presso la Casa “Dono di Maria”. L’intervista è della nostra collega del programma francese, Laure Stephan:
R. - Principalmente io sono alla porta, all’accoglienza dei poveri, ma facciamo un po’ di tutto, distribuiamo anche vestiti, panini…
D. - Chi sono questi poveri che vengono accolti alla Casa “Dono di Maria”?
R. - A dormire da noi vengono le donne che sono disagiate, vengono da tutti i Paesi, soprattutto dalla Romania, l’Albania. Vengono qui a Roma per trovare un posto di lavoro e si appoggiano alla Casa “Dono di Maria”, restano 15, 20 giorni, nel frattempo cercano di trovare un posto e poi vanno via.
D. - Accanto alla vostra attività di accoglienza ci sono anche momenti di preghiera?
R.- Sì. Ogni sera, prima di mangiare, si legge il Vangelo del giorno e viene spiegato; viene letto da un volontario o da un sacerdote che in quel momento è presente al “Dono di Maria”.
www.radiovaticana.org
+PetaloNero+
Thursday, January 03, 2008 2:54 PM
Cresce il successo internazionale del libro di Benedetto XVI "Gesù di Nazaret"
Il libro del Papa “Gesù di Nazaret” ha superato i 2 milioni di copie a otto mesi dalla sua pubblicazione e nel corso di quest’anno saliranno a 50 i Paesi in cui è diffuso il volume: dall’Albania al Brasile, dal Giappone alla Nuova Zelanda, dall'Egitto all'Indonesia. Ascoltiamo in proposito il servizio di Sergio Centofanti.
Cresce la sete di conoscere Gesù. Il Gesù dei Vangeli come lo presenta il Papa nel suo libro coincide con il Gesù reale, il Gesù storico in senso vero e proprio. In tanti hanno studiato la figura del Cristo crocifisso e a tutti Gesù continua a porre la domanda: “Chi dite che io sia? E tante sono state le risposte:
“Anche oggi è così: molti accostano Gesù, per così dire, dall’esterno. Grandi studiosi ne riconoscono la statura spirituale e morale e l’influsso sulla storia dell’umanità, paragonandolo a Buddha, Confucio, Socrate e ad altri sapienti e grandi personaggi della storia. Non giungono però a riconoscerlo nella sua unicità. .. Come allora, dunque, anche oggi la ‘gente’ ha opinioni diverse su Gesù. E come allora, anche a noi, discepoli di oggi, Gesù ripete la sua domanda: ‘E voi, chi dite che io sia?’. Vogliamo fare nostra la risposta di Pietro: ‘Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente’”. (Omelia del 29\6\2007)
Il Papa nel suo libro afferma che Gesù ha fatto saltare tutte le categorie di interpretazione e solo partendo dal mistero del Cristo vero Dio e vero uomo si può capire veramente la figura di Gesù. Ma conoscere Gesù – ribadisce – non è una semplice teoria: è incontrare concretamente una Persona viva. E’ un’esperienza che dà la vera gioia della vita come ha detto ai giovani di Pavia lo scorso 22 aprile:
“Cari ragazzi e ragazze, vi auguro di scoprire sempre più la gioia di seguire Gesù e di diventare suoi amici. È la gioia di Pietro e degli altri Apostoli, dei Santi e delle Sante di tutti i tempi. Questa gioia è anche quella che mi ha spinto a scrivere il libro Gesù di Nazaret ... (applausi) ... Per i più giovani è un po' impegnativo, ma idealmente lo consegno a voi, perché accompagni il cammino di fede delle nuove generazioni”.
Il Papa ricorda tuttavia che non basta dichiararsi amici di Cristo:
“La vera amicizia con Gesù si esprime nel modo di vivere: si esprime con la bontà del cuore, con l’umiltà, la mitezza e la misericordia, l’amore per la giustizia e la verità, l’impegno sincero ed onesto per la pace e la riconciliazione. Questa, potremmo dire, è la ‘carta d’identità’ che ci qualifica come suoi autentici ‘amici’; questo è il ‘passaporto’ che ci permetterà di entrare nella vita eterna”. (Angelus del 26\8\2007)
www.radiovaticana.org
+PetaloNero+
Friday, January 04, 2008 2:43 PM
VISITA DEL SANTO PADRE ALLA CASA "DONO DI MARIA" DELLE MISSIONARIE DELLA CARITÀ IN VATICANO
Alle ore 11 di questa mattina, il Santo Padre Benedetto XVI si reca in visita alla Casa "Dono di Maria" delle Missionarie della Carità in Vaticano.
Al suo arrivo, le Novizie accolgono il Papa con una danza di benvenuto della tradizione indiana.
All’ingresso della Casa il Santo Padre è accolto dalla Superiora Regionale Suor Maria Pia, dalla Superiora uscente Suor Mark, e dalla nuova Superiora Suor Agnes-Marie.
Quindi il Papa entra nella Casa e nella Sala mensa delle donne, dopo il saluto di Suor Mark, pronuncia il discorso che riportiamo di seguito:
DISCORSO DEL SANTO PADRE
Cari amici,
sono venuto a farvi visita all’inizio del nuovo anno mentre ancora respiriamo il clima familiare del Natale, e colgo subito l’occasione per formulare a tutti il mio più fervido e cordiale augurio. Con affetto saluto voi qui presenti, insieme a coloro che, grazie al collegamento televisivo, ci seguono e sono uniti a noi dagli altri ambienti di questa casa chiamata "Dono di Maria". Per tanti anni, quando ero Prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede, ho trascorso diverse ore della giornata accanto a questa vostra benemerita istituzione voluta dal mio venerato predecessore, il Servo di Dio Giovanni Paolo II, e da lui affidata alla Beata Teresa di Calcutta. Ho potuto così apprezzare il generoso servizio di carità evangelica che le Missionarie della Carità da quasi 20 anni ormai svolgono con l’aiuto e la collaborazione di tante persone di buona volontà. Oggi eccomi tra voi per rinnovare la mia gratitudine alle suore, ai volontari e ai vari collaboratori. Eccomi soprattutto per manifestare la mia vicinanza spirituale a voi, cari amici, che in questa casa trovate amorevole accoglienza, ascolto, comprensione e un quotidiano sostegno sia materiale che spirituale. Sono qui per dirvi che il Papa vi vuole bene e vi è vicino. Ringrazio la Superiora delle Missionarie della Carità che conclude il suo servizio e si è fatta interprete dei vostri comuni sentimenti, rivolgendomi a nome di tutti gentili parole di benvenuto. Saluto la nuova Superiora che assume la responsabilità della Casa, con quello stile di docile disponibilità, tipico delle figlie spirituali di Madre Tersa di Calcutta.
Quando nacque questa casa, la Beata Madre Teresa volle chiamarla "Dono di Maria", quasi auspicando che qui si possa sperimentare sempre l’amore della Santa Vergine. Per chiunque venga a bussare alla porta, è infatti un dono di Maria sentirsi accolto dalle braccia amorevoli delle Suore e dei volontari. È ancora un dono di Maria la presenza di chi si ferma ad ascoltare le persone in difficoltà e a servirle con quella stessa attitudine che sospinse prontamente la Madre del Signore verso Santa Elisabetta. Che questo stile di amore evangelico suggelli e contraddistingua sempre la vostra vocazione perché, oltre all’aiuto materiale, possiate comunicare a quanti quotidianamente incontrate quella stessa passione per Cristo e quel luminoso "sorriso di Dio" che hanno animato l’esistenza di Madre Teresa.
Amava dire Madre Teresa: è Natale ogni volta che noi permettiamo a Gesù di amare gli altri attraverso di noi. Il Natale è mistero di amore, il mistero dell’Amore. Il tempo natalizio, ripresentando alla nostra contemplazione la nascita di Gesù a Betlemme, ci mostra l’infinita bontà di Dio che, facendosi Bambino, ha voluto venire incontro alla povertà e alla solitudine degli uomini; ha accettato di abitare tra noi condividendo le nostre quotidiane difficoltà; non ha esitato a portare insieme a noi il peso dell’esistenza, con le sue fatiche e le sue preoccupazioni. E’ nato per noi, per restare con noi ed offrire a chiunque gli apre la porta del proprio cuore il dono della sua gioia, della sua pace, del suo amore. Nascendo in una grotta, perché non c’era posto per Lui altrove, Gesù ha conosciuto i disagi che molti tra voi sperimentano. Il Natale ci aiuta a comprendere che Iddio non ci abbandona mai e sempre ci viene incontro, ci protegge e si preoccupa di ciascuno di noi, perché ogni persona, soprattutto la più piccola e indifesa, è preziosa ai suoi occhi di Padre ricco di tenerezza e misericordia. Per noi e per la nostra salvezza Egli ha inviato nel mondo il suo Figlio, che nel mistero del Natale contempliamo come l’Emanuele, Dio-con-noi. Con questi sentimenti rinnovo a tutti voi i miei più fervidi auguri per il nuovo anno appena iniziato assicurandovi il mio quotidiano ricordo nella preghiera. E mentre invoco la materna protezione di Maria, Madre di Cristo e nostra, a tutti dono con affetto la mia Benedizione.
Al termine del discorso, il Santo Padre Benedetto XVI si reca all’ingresso della Sala mensa degli uomini e, dopo aver benedetto i presenti, visita il Reparto delle donne ammalate.
PAROLE DI SALUTO DEL SANTO PADRE AL TERMINE DELLA VISITA
Dopo aver visitato le ammalate, il Papa si reca nella Chiesa di San Salvatore in Ossibus, adiacente alla Casa "Dono di Maria", dove sono presenti le Missionarie della Carità, una rappresentanza di Collaboratori laici, Padre Robert Conroy, Superiore Generale dei Missionari della Carità, e Padre Sebastian Vazhakala, Superiore Generale dei Fratelli Contemplativi Missionari della Carità. Quindi la Superiora Regionale, Suor Maria Pia, legge il saluto di Suor Nirmala, Superiora Generale delle Missionarie della Carità. Al termine, il Santo Padre pronuncia le parole di saluto che riportiamo di seguito:
SALUTO DEL SANTO PADRE
Care sorelle e cari fratelli,
vi saluto con affetto e vi ringrazio per la vostra calorosa accoglienza. Vi prego di far giungere a Suor Nirmala il mio saluto più cordiale, assicurandole la mia preghiera per lei e per la Congregazione. Sono lieto di incontrare insieme i Superiori Generali dei due rami maschili della famiglia fondata dalla Beata Madre Teresa, i Missionari della Carità e i Fratelli Contemplativi Missionari della Carità. Saluto inoltre con viva cordialità i collaboratori laici e gli invitati qui presenti, estendendo il mio apprezzamento a tutti coloro che in questo luogo prestano il loro servizio per far sì che gli ospiti possano sentirsi come a casa propria. Tutti insieme voi formate una catena di carità cristiana senza la quale questa Casa, come ogni opera di volontariato, non potrebbe esistere e continuare a servire tante forme di disagio e di bisogno. A ciascuno di voi, pertanto, va la mia riconoscenza e il mio incoraggiamento, perché so che quanto fate qui ad ogni fratello e sorella, lo fate come a Cristo stesso.
La visita che oggi ho desiderato compiere si ricollega a quelle, numerose, del mio amato predecessore, il servo di Dio Giovanni Paolo II. Egli volle fortemente questa Casa di accoglienza per i più poveri, proprio qui dove è il centro stesso della Chiesa, accanto a Pietro, che servì, seguì e amò Gesù, il Signore. Questo nostro incontro avviene quasi a vent’anni dalla costruzione ed inaugurazione di questa Casa all’interno delle Mura Leonine. Era infatti il 21 maggio del 1988, quando l’amato Giovanni Paolo II inaugurò il "Dono di Maria". Quanti gesti di condivisione, di carità concreta sono stati compiuti in questi anni tra queste mura! Essi sono un segno e un esempio per le comunità cristiane, perché si impegnino ad essere sempre comunità accoglienti ed aperte.
Il bel nome di questa casa, "Dono di Maria", ci invita, all’inizio del nuovo anno, a fare instancabilmente dono della nostra vita. La Vergine Maria, che ha offerto tutta se stessa all’Onnipotente ed è stata ricolmata di ogni grazia e benedizione con la venuta del Figlio di Dio, ci insegni a fare della nostra esistenza un dono quotidiano a Dio Padre, nel servizio ai fratelli e nell’ascolto della Sua parola e della Sua volontà. E come i santi Magi venuti da lontano per adorare il Re-Messia, andate anche voi, cari fratelli e sorelle, per le strade del mondo, seguendo l’esempio di Madre Teresa, testimoniando sempre con gioia l’amore di Gesù, specialmente verso gli ultimi e i poveri, e dal Cielo la beata vostra Fondatrice vi accompagni e protegga. A voi qui presenti, agli ospiti della casa ed a tutti i collaboratori rinnovo di cuore la Benedizione Apostolica.
+PetaloNero+
Friday, January 04, 2008 2:44 PM
Nella prima visita del 2008, Benedetto XVI incontra le Missionarie della Carità che gestiscono la Casa di accoglienza “Dono di Maria” in Vaticano
E’ Natale ogni volta che “permettiamo a Gesù di amare gli altri attraverso di noi”: Benedetto XVI ha usato le parole di Madre Tersa per sottolineare il valore della Casa “Dono di Maria” in Vaticano, fortemente voluta proprio dalla Beata di Calcutta e da Giovanni Paolo II, vent’anni fa. In questa struttura, dove si sperimenta quotidianamente la carità cristiana, il Papa ha voluto, stamani, compiere la sua prima visita del 2008. Benedetto XVI è stato accolto calorosamente dalle Missionarie della Carità, guidate dalla superiora regionale, suor Maria Pia, e dai poveri assistiti nella Casa “Dono di Maria”. All’entrata della struttura, anche un grande striscione di benvenuto al Papa con una grande foto raffigurante Madre Teresa e l’allora cardinale, Joseph Ratzinger. Il servizio di Alessandro Gisotti:
Sono qui per dirvi che il Papa vi vuole bene e vi è vicino!
Benedetto XVI ha racchiuso così, in questo pensiero affettuoso, il significato della sua visita alla Casa “Dono di Maria”. Il Papa è stato accolto con una danza di benvenuto indiana dalle novizie delle Missionarie della Carità. Quindi, si è recato nella sala mensa delle donne dove si è soffermato con semplicità a parlare con le persone assistite. E’ stata così la volta del discorso alla comunità del “Dono di Maria”. Una realtà, ha ricordato il Santo Padre, che ha conosciuto bene quando era prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede. La sede del dicastero vaticano, presieduto dall’allora cardinale Ratzinger, è infatti accanto alla Casa affidata alle Missionarie della Carità. Per chiunque venga a bussare alla vostra porta, ha detto il Papa, è “un dono di Maria sentirsi accolto dalle braccia amorevoli delle suore e dei volontari”. È ancora un dono di Maria, ha aggiunto, “la presenza di chi si ferma ad ascoltare le persone in difficoltà”. Parole corredate da espressioni di vivo incoraggiamento:
“Che questo stile di amore evangelico suggelli e contraddistingua sempre la vostra vocazione perché, oltre all’aiuto materiale, possiate comunicare a quanti quotidianamente incontrate quella stessa passione per Cristo e quel luminoso “sorriso di Dio” che hanno animato l’esistenza di Madre Teresa”.
Papa Benedetto si è quindi soffermato sul Natale vero “mistero di amore”, anzi “il mistero dell’Amore”. Il tempo natalizio, è stata la sua riflessione, “ci mostra l’infinita bontà di Dio che, facendosi Bambino, ha voluto venire incontro alla povertà e alla solitudine degli uomini”:
“Ha accettato di abitare tra noi condividendo le nostre quotidiane difficoltà; non ha esitato a portare insieme a noi il peso dell’esistenza, con le sue fatiche e le sue preoccupazioni. E’ nato per noi, per restare con noi ed offrire a chiunque gli apre la porta del proprio cuore il dono della sua gioia, della sua pace, del suo amore”.
“Nascendo in una grotta, perché non c’era posto per Lui altrove - ha detto ancora Benedetto XVI - Gesù ha conosciuto i disagi che molti tra voi sperimentano”:
“Il Natale ci aiuta a comprendere che Iddio non ci abbandona mai e sempre ci viene incontro, ci protegge e si preoccupa di ciascuno di noi, perché ogni persona, soprattutto la più piccola e indifesa, è preziosa ai suoi occhi di Padre ricco di tenerezza e misericordia”.
Il Papa ha messo l’accento sullo “stile di docile disponibilità, tipico delle figlie spirituali di Madre Teresa di Calcutta”. Dopo il discorso, è salito alla mensa degli uomini per un breve saluto e gli auguri di inizio anno. Quindi, ha visitato alcune donne ammalate ricoverate nella Casa.
Ultimo atto di questa visita, breve ma intensa, il Pontefice l’ha vissuto nella Chiesa di San Salvatore in Ossibus, adiacente la Casa di accoglienza dove è stato accolto dai canti festosi delle Missionarie della Carità e da alcuni religiosi dei due rami maschili della famiglia fondata da Madre Teresa. “Tutti insieme", ha detto il Papa, "voi formate una catena di carità cristiana senza la quale questa Casa, come ogni opera di volontariato, non potrebbe esistere e continuare a servire tante forme di disagio e di bisogno”:
“Il bel nome di questa casa, 'Dono di Maria', ci invita, all’inizio del nuovo anno, a fare instancabilmente dono della nostra vita”.
Di qui, l’invocazione del Papa affinché la Vergine Maria “ci insegni a fare della nostra esistenza un dono quotidiano a Dio Padre”, “testimoniando sempre con gioia l’amore di Gesù specialmente verso gli ultimi e i poveri”.
www.radiovaticana.org/it1/videonews_ita.asp?vaiflv=0000162.flv&vai=ctv_frame00162.jpg&var1=04/01/2008&var2=Vatican%20City&var3=Papa:%20l%20impegno%20della%20carità%20in%20Vaticano%20esempio%20per%20le%20comunità%20c...
+PetaloNero+
Friday, January 04, 2008 2:45 PM
Il cordoglio del Papa per la settima vittima dell’incendio alla fabbrica torinese Thyssenkrupp
Un lutto che riaccende “la pena e l’amarezza per l’intera città di Torino”: così, Benedetto XVI esprime il proprio dolore per la morte del 26.enne Giuseppe De Masi, settima vittima del tragico incendio alla fabbrica Thyssenkrupp. In un telegramma indirizzato al cardinale arcivescovo di Torino, Severino Poletto, che ne ha dato lettura ieri durante i funerali del giovane operaio, il Pontefice assicura le sue preghiere per i familiari e l’affettuosa partecipazione a quanti sono stati colpiti dalla morte del ragazzo.
Durante l’omelia esequiale, in una chiesa del “Santo Volto” gremita di fedeli, il cardinale Poletto ha ribadito la necessità che tutti possano lavorare in sicurezza. “Abbiamo il dovere di pretendere”, ha avvertito l’arcivescovo di Torino, “che il posto di lavoro sia un posto dove chi suda e fatica non debba compromettere né la vita né la salute".
www.radiovaticana.org
+PetaloNero+
Saturday, January 05, 2008 2:42 PM
RINUNCE E NOMINE
NOMINA DI AUSILIARE DI VENEZIA (ITALIA)
Il Santo Padre ha nominato Vescovo Ausiliare del Patriarcato di Venezia (Italia) il Rev.do Mons. Beniamino Pizziol, Vicario Generale del Patriarcato, assegnandogli la sede titolare vescovile di Cittanova.
Rev.do Mons. Beniamino Pizziol
Il Rev.do Mons. Beniamino Pizziol è nato a Ca’ Vio-Treporti, diocesi e provincia di Venezia, il 15 giugno 1947. Ha percorso l’itinerario formativo nel Seminaro Minore e Maggiore di Venezia fino all’ordinazione sacerdotale ricevuta il 3 dicembre 1972.
Ha frequentato i corsi di Liturgia Pastorale presso l’Istituto Santa Giustina di Padova.
Dal 1972 al 1987 è stato Vicario Parrocchiale.
Dal 1987 al 2002 è stato Parroco e, dal 1997 al 2002, ha svolto l’incarico di Pro Vicario Foraneo.
Dal 1999 al 2002 è stato Membro del Collegio dei Consultori.
Nel 2002 è stato nominato Vicario Generale del Patriarcato e Canonico Onorario di san Marco.
Dal 2003 è Presidente del Consiglio di Amministrazione del Fondo di Solidarietà "San Marco" e dal 2005 svolge l’incarico di Convisitatore nella Visita Pastorale.
+PetaloNero+
Saturday, January 05, 2008 2:43 PM
Appello di Benedetto XVI perchè cessino le lotte fratricide in Kenya. In una lettera, il Papa prega per le vittime delle violenze, esortando alla riconciliazione
Benedetto XVI, in una lettera a firma del cardinale segretario di Stato, Tarcisio Bertone, e rivolta al presidente delle Conferenze episcopale del Kenya, cardinale John Njue, esprime vicinanza e solidarietà ai presuli e a tutti i cittadini del Paese africano, sconvolto in questi giorni da violenze e scontri dopo la conferma del presidente Kibaki. Il servizio di Amedeo Lomonaco:
Il Papa - si legge nella lettera - porta nel suo cuore tutte le vittime di questi disordini: "Le numerose persone che hanno perso la vita, spesso in maniera atroce, e i familiari che li piangono, i feriti, coloro che hanno perduto i loro beni o hanno dovuto abbandonare le loro case, quanti sono minacciati e vivono nella paura".
E' viva di Benedetto XVI - si legge ancora nel testo - che questa "amata nazione, la quale ha conosciuto tempi di tranquilllità sociale e di sviluppo, rappresentando di conseguenza un elemento di stabilità nell'intera travagliata regione, venga allontanato al più presto lo spettro del conflitto etnico, che tanti misfatti ha consumato e continua, purtroppo, a consumare in alcune parti del Continente africano".
Oer questo unendosi al messaggio lanciato nei giorni scorsi dai vescovi del Kenya con una ppello al dialogo e alla riconciliazione, il Santo Padre auspica che "cessino subito le violenze e le lotte fratricide".
Benedetto XVi si rivolge infine agli uomini politici, che hanno la responsabilità del bene comune, chiedendo loro di imboccare risolutamente la via della pace e della giustizia, perchè il Paese ha bisogno di una pace fondata sulla giustizia e sulla fratellanza, e quindi di trovare la soluzione alle presenti difficoltà attraverso il dialogo e il confronto democratico".
www.radiovaticana.org
+PetaloNero+
Saturday, January 05, 2008 2:44 PM
Vigilia dell'Epifania. Domani, la Messa solenne presieduta da Benedetto XVI nella Basilica Vaticana
La Chiesa di tutto il mondo si appresta a celebrare la solennità dell’Epifania, uno degli ultimi atti delle feste iniziate con il Natale. Alle 10 di domattina, nella Basilica Vaticana, Benedetto XVI presiederà la celebrazione eucaristica, seguita in radiocronaca diretta dalla nostra emittente a partire dalle 9.50, con commenti in italiano, inglese, tedesco, francese e spagnolo, in onda corta, onda media e modulazione di frequenza. Il simbolo per eccellenza dell’Epifania sono certamente i Re Magi: il Vangelo di Matteo ce li descrive come partiti dall’Oriente e giunti a Gerusalemme per adorare il Re dei Giudei. Ma come possiamo interpretare le loro figure? Isabella Piro lo ha chiesto a mons. Luigi Negri, teologo e vescovo della diocesi di San Marino - Montefeltro:
:
R. - I Magi sono la potenza intellettuale che si china all’umiltà di Dio. Mentre la cultura alta, la cultura che esprime le esigenze profonde dell’uomo - quindi innanzitutto l’esigenza della libertà e della verità - si piega di fronte a questo avvenimento, il potere, che è la religione di coloro che lo detengono e di coloro ai quali il potere si impone, sentono la minaccia incombente della rivelazione: questo perché, ponendo la verità definitiva di Dio nella storia, chiama contemporaneamente gli uomini ad assumersi la propria libertà.
D. - Oro, incenso e mirra furono i doni che, secondo la tradizione evangelica, i Re Magi portarono a Gesù Bambino: cosa simboleggiano questi tre elementi?
R. - C’è la versione tradizionale per cui l’oro esprime la gloria della vita umana, della ricerca umana, l’incenso la volontà di adorazione, di devozione, e la mirra il segno che anticipa il cammino doloroso del Signore, la morte e la Risurrezione - perché la mirra serviva a disporre il cadavere di coloro che erano morti. Comunque, mi sembrerebbe più adeguato, oggi, percepire che nei tre doni si esprime la tensione alla verità e anche il senso alla impossibilità di arrivare, da parte della ragione umana, alla verità e quindi la venuta dei Magi e l’incontro dei Magi a Betlemme è veramente una icona di quella che Giovanni Paolo II nella Fides et Ratio chiamava “l’inevitabile sinergia di fede e di ragione”, che si attua poi con un potenziamento reciproco di queste due grandi facoltà umane.
D. - Nella tradizione, si parla anche di un quarto mago, che si sarebbe fermato lungo la strada: significa che ci si può perdere nel cammino di ricerca del Signore?
R. - Certamente. Abbiamo ancora in mente quella straordinaria frase di San Tommaso d’Aquino, che la ragione ricerca inequivocabilmente il mistero dell’essere e lo ritrova non senza gravi difficoltà, non senza l’esperienza di rovinosi errori. Quindi, per la ricerca della verità occorre, per esempio, una grande risorsa di moralità. E’ impensabile che la ricerca del vero venga fatta soltanto con un’intelligenza intesa in senso cartesiano-kantiano. La ricerca della verità è una ricerca insieme dell’intelligenza e del cuore, quindi il quarto Mago è in qualche modo l’immagine che la ragione fa anche esperienza dei suoi limiti, quindi solo la gratuità della fede può sanare, perché anche la ragione ha bisogno di essere sanata da quella bellissima immagine del Cristo-medico che Benedetto XVI ha evocato in modo così commosso e commovente nella Spe salvi.
D. - C’è un insegnamento particolare che i Re Magi possono trasmettere?
R. - Sono entrati nella casa del Signore certamente perché il Signore li ha chiamati, ma certamente perché non hanno rinunciato, si sono identificati con questa chiamata. Credo che questa entrata sia la dimostrazione che l’unica grande moralità dell’uomo è amare la verità più di se stessi. I Magi si sono affidati a un segno, come è la cometa, anziché perseguire soltanto quello che fino ad allora avevano trovato con la loro intelligenza. Quindi io credo che essi siano una testimonianza significativa anche per i giovani, perché credo che ad un certo punto debbano decidere se seguire una domanda di verità, che è contenuta nel loro cuore, o se accettare quella multiforme relatività in cui tante energie vengono sciupate e anche tante vite vengono distrutte.
www.radiovaticana.org
Paparatzifan
Saturday, January 05, 2008 4:17 PM
Re:
+PetaloNero+, 05/01/2008 14.42:
RINUNCE E NOMINE
NOMINA DI AUSILIARE DI VENEZIA (ITALIA)
Il Santo Padre ha nominato Vescovo Ausiliare del Patriarcato di Venezia (Italia) il Rev.do Mons. Beniamino Pizziol, Vicario Generale del Patriarcato, assegnandogli la sede titolare vescovile di Cittanova.
Ohhhhhhhh, incredibile!!!!
Sono quasi 34 anni che Venezia non ha un vescovo ausiliare!!!
+PetaloNero+
Saturday, January 05, 2008 8:05 PM
AMBIENTE/ P. LOMBARDI: PAPA PREOCCUPATO DA ALLARME ECOLOGICO
Numerosi gli interventi del Pontefice sul tema
Città del Vaticano, 5 gen. (Apcom) - "Sentire la terra come 'casa comune'". A questa coscienza e responsabilità per il nostro pianeta Benedetto XVI invita tutti nel recente Messaggio per la Giornata della Pace. E' un argomento che ritorna con più frequenza nelle parole del Papa, in sintonia col crescere delle preoccupazioni ambientali dell'umanità": è questo il parere sul tema ambientale espresso da padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa della Santa Sede, in una intervista alla Radio Vaticana.
"Fino a qualche tempo fa - dice il gesuita - la tematica ambientale poteva sembrare una preoccupazione dei ricchi piuttosto che dei poveri, dei Paesi sviluppati piuttosto che di quelli più arretrati, per i quali lo sviluppo economico era invece priorità assoluta. Regolare e limitare questo sviluppo appariva come un lusso - prosegue padre Lombardi - un modo di mantenere i deboli nella loro sudditanza. Ora, i frequenti disastri dovuti agli squilibri ambientali colpiscono più duramente coloro che hanno meno mezzi per difendersi, e cresce la coscienza di un depauperamento irreparabile delle risorse dei Paesi più deboli".
"Oggi l'umanità teme per il futuro equilibrio ecologico - ribadisce il portavoce vaticano - a questa constatazione il Papa collega un forte richiamo morale alla solidarietà, sulla base del riconoscimento di una destinazione universale dei beni del creato, che riguarda anche i poveri e le generazioni future. Invita al dialogo, allo studio scientifico serio dei problemi senza 'accelerazioni ideologiche', alla saggezza nella ricerca di 'modelli di sviluppo sostenibile' e - con grande concretezza - propone un intensificato dialogo fra le nazioni sulla 'gestione delle risorse energetiche del pianeta'", conclude padre Lombardi.
+PetaloNero+
Saturday, January 05, 2008 11:47 PM
Pace per il Kenya. L'appello di Benedetto XVI
di Mattia Bianchi/ 05/01/2008
''La fine immediata degli atti di violenza e del conflitto fratricida''. È la richiesta secca di Benedetto XVI rispetto al clima di questi giorni in Kenya. Il messaggio è affidato ad una lettera a firma del Segretario di Stato Vaticano-
''La fine immediata degli atti di violenza e del conflitto fratricida''. È la richiesta secca di Benedetto XVI rispetto al clima di questi giorni in Kenya. Il messaggio è affidato ad una lettera a firma del Segretario di Stato Vaticano, card. Tarcisio Bertone, fatta pervenire al presidente della Conferenza Episcopale del Kenya, l'arcivescovo di Nairobi, card. John Njue. Il papa esprime la propria solidarietà alle vittime e l'accorato invito alla pace e al dialogo.
Vi proponiamo la traduzione del testo originale in lingua inglese.
Vostra Eminenza
Il Santo Padre Benedetto XVI segue con profondo dolore e preoccupazione i sanguinosi eventi che in questi giorni si stanno susseguendo nella vostra Patria, e mi ha incaricato di scrivere a lei, in quanto Presidente della Conferenza Episcopale del Kenya, questa lettera per esprimere la sua vicinanza e la sua solidarietà ai Vescovi e a tutti i connazionali, come pure per assicurarvi la Sua preghiera affinché si affretti la fine di così grande tragedia.
Il Papa porta nel suo cuore tutte le vittime di questi disordini: le numerose persone che hanno perso la vita, spesso in maniera atroce, e i familiari che li piangono, i feriti, coloro che hanno perduto i loro beni o hanno dovuto abbandonare le loro case, quanti sono minacciati e vivono nella paura. Affidando i primi alla misericordia del Signore, invita a stendere generosamente la mano verso tutti quelli che si trovano nell'angustia e nella necessità.
E' viva speranza di Sua Santità che da questa amata Nazione, la quale ha conosciuto tempi di tranquillità sociale e di sviluppo, rappresentando di conseguenza un elemento di stabilità nell'intera travagliata regione, venga allontanato al più presto lo spettro del conflitto etnico, che tanti misfatti i consumato e continua, purtroppo, a consumare in alcune parti del Continente africano.
Per questo, unendosi al messaggio "My peace I give you ", che voi Vescovi della Chiesa cattolica in Kenya avete indirizzato ai cristiani e a tutti gli abitanti del Paese, il Santo Padre formula un accorato appello affinché cessino subito le violenze e le lotte fratricide. A nulla serve la violenza, non certo a risolvere i problemi; anzi li acuisce e provoca inaudite sofferenze!
Il Papa si rivolge anche agli uomini politici, che hanno la responsabilità del bene comune, chiedendo loro di imboccare risolutamente la via della pace e della giustizia, perché il Paese ha bisogno di una pace fondata sulla giustizia e sulla fratellanza, e quindi di trovare la soluzione alle presenti difficoltà attraverso il dialogo e il confronto democratico, prestando attenzione anche ai suggerimenti pratici che voi avete indicato nel vostro messaggio.
Ad appena alcuni giorni dall'inizio dell'anno nuovo, in cui è stata celebrata la Giornata Mondiale della Pace, dal tema: "Famiglia umana, comunità di pace", il Santo Padre auspica che tutti i keniani sappiano costruire il loro Paese come una famiglia, in cui si sentano fratelli e sorelle e improntino i loro rapporti alla giustizia e all'amore e chiede ai credenti di implorare incessantemente Dio per il grande dono della pace. Per queste intenzioni, Egli imparte di cuore a voi, venerati fratelli, ai sacerdoti, ai religiosi, alle religiose e ai fedeli una speciale Benedizione Apostolica.
Da parte mia, mi associo ai sentimenti di Sua Santità e profitto dell'occasione per porgervi deferenti e cordiali saluti.
Cardinale Tarcisio Bertone
Segretario di Stato
www.korazym.org
+PetaloNero+
Sunday, January 06, 2008 2:42 PM
CAPPELLA PAPALE NELLA SOLENNITÀ DELLA EPIFANIA DEL SIGNORE
Alle ore 10 di oggi, Solennità dell’Epifania del Signore, il Santo Padre Benedetto XVI celebra la Santa Messa nella Basilica Vaticana.
Riportiamo di seguito il testo dell’omelia che il Papa pronuncia dopo la proclamazione del Santo Vangelo e l’annunzio del giorno della Pasqua, che quest' anno si celebra il 23 marzo:
OMELIA DEL SANTO PADRE
Cari fratelli e sorelle,
celebriamo oggi Cristo, Luce del mondo, e la sua manifestazione alle genti. Nel giorno di Natale il messaggio della liturgia suonava così: "Hodie descendit lux magna super terram – Oggi una grande luce discende sulla terra" (Messale Romano). A Betlemme, questa "grande luce" apparve a un piccolo nucleo di persone, un minuscolo "resto d’Israele": la Vergine Maria, il suo sposo Giuseppe e alcuni pastori. Una luce umile, come è nello stile del vero Dio; una fiammella accesa nella notte: un fragile neonato, che vagisce nel silenzio del mondo… Ma accompagnava quella nascita nascosta e sconosciuta l’inno di lode delle schiere celesti, che cantavano gloria e pace (cfr Lc 2,13-14).
Così quella luce, pur modesta nel suo apparire sulla terra, si proiettava con potenza nei cieli: la nascita del Re dei Giudei era stata annunciata dal sorgere di una stella, visibile da molto lontano. Fu questa la testimonianza di "alcuni Magi", giunti da oriente a Gerusalemme poco dopo la nascita di Gesù, al tempo del re Erode (cfr Mt 2,1-2). Ancora una volta si richiamano e si rispondono il cielo e la terra, il cosmo e la storia. Le antiche profezie trovano riscontro nel linguaggio degli astri. "Una stella spunta da Giacobbe / e uno scettro sorge da Israele" (Nm 24,17), aveva annunciato il veggente pagano Balaam, chiamato a maledire il popolo d’Israele, e che invece lo benedisse perché – gli rivelò Dio – "quel popolo è benedetto" (Nm 22,12). Cromazio di Aquileia, nel suo Commento al Vangelo di Matteo, mettendo in relazione Balaam con i Magi; scrive: "Quegli profetizzò che Cristo sarebbe venuto; costoro lo scorsero con gli occhi della fede". E aggiunge un’osservazione importante: "La stella era scorta da tutti, ma non tutti ne compresero il senso. Allo stesso modo il Signore e Salvatore nostro è nato per tutti, ma non tutti lo hanno accolto" (ivi, 4,1-2). Appare qui il significato, nella prospettiva storica, del simbolo della luce applicato alla nascita di Cristo: esso esprime la speciale benedizione di Dio sulla discendenza di Abramo, destinata ad estendersi a tutti i popoli della terra.
L’avvenimento evangelico che ricordiamo nell’Epifania – la visita dei Magi al Bambino Gesù a Betlemme – ci rimanda così alle origini della storia del popolo di Dio, cioè alla chiamata di Abramo. Siamo al capitolo 12° del Libro della Genesi. I primi 11 capitoli sono come grandi affreschi che rispondono ad alcune domande fondamentali dell’umanità: qual è l’origine dell’universo e del genere umano? Da dove viene il male? Perché ci sono diverse lingue e civiltà? Tra i racconti iniziali della Bibbia, compare una prima "alleanza", stabilita da Dio con Noè, dopo il diluvio. Si tratta di un’alleanza universale, che riguarda tutta l’umanità: il nuovo patto con la famiglia di Noè è insieme patto con "ogni carne". Poi, prima della chiamata di Abramo si trova un altro grande affresco molto importante per capire il senso dell’Epifania: quello della torre di Babele. Afferma il testo sacro che in origine "tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole" (Gn 11,1). Poi gli uomini dissero: "Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra" (Gn 11,4). La conseguenza di questa colpa di orgoglio, analoga a quella di Adamo ed Eva, fu la confusione delle lingue e la dispersione dell’umanità su tutta la terra (cfr Gn 11,7-8). Questo significa "Babele", e fu una sorta di maledizione, simile alla cacciata dal paradiso terrestre.
A questo punto inizia la storia della benedizione, con la chiamata di Abramo: incomincia il grande disegno di Dio per fare dell’umanità una famiglia, mediante l’alleanza con un popolo nuovo, da Lui scelto perché sia una benedizione in mezzo a tutte le genti (cfr Gn 12,1-3). Questo piano divino è tuttora in corso e ha avuto il suo momento culminante nel mistero di Cristo. Da allora sono iniziati gli "ultimi tempi", nel senso che il disegno è stato pienamente rivelato e realizzato in Cristo, ma chiede di essere accolto dalla storia umana, che rimane sempre storia di fedeltà da parte di Dio e purtroppo anche di infedeltà da parte di noi uomini. La stessa Chiesa, depositaria della benedizione, è santa e composta di peccatori, segnata dalla tensione tra il "già" e il "non ancora". Nella pienezza dei tempi Gesù Cristo è venuto a portare a compimento l’alleanza: Lui stesso, vero Dio e vero uomo, è il Sacramento della fedeltà di Dio al suo disegno di salvezza per l’intera umanità, per tutti noi.
L’arrivo dei Magi dall’Oriente a Betlemme, per adorare il neonato Messia, è il segno della manifestazione del Re universale ai popoli e a tutti gli uomini che cercano la verità. E’ l’inizio di un movimento opposto a quello di Babele: dalla confusione alla comprensione, dalla dispersione alla riconciliazione. Scorgiamo così un legame tra l’Epifania e la Pentecoste: se il Natale di Cristo, che è il Capo, è anche il Natale della Chiesa, suo corpo, noi vediamo nei Magi i popoli che si aggregano al resto d’Israele, preannunciando il grande segno della "Chiesa poliglotta", attuato dallo Spirito Santo cinquanta giorni dopo la Pasqua. L’amore fedele e tenace di Dio, che mai viene meno alla sua alleanza di generazione in generazione. E’ il "mistero" di cui parla san Paolo nelle sue Lettere, anche nel brano della Lettera agli Efesini poc’anzi proclamato: l’Apostolo afferma che tale mistero "gli è stato fatto conoscere per rivelazione" (Ef 3,2) e lui è incaricato di farlo conoscere.
Questo "mistero" della fedeltà di Dio costituisce la speranza della storia. Certo, esso è contrastato da spinte di divisione e di sopraffazione, che lacerano l’umanità a causa del peccato e del conflitto di egoismi. La Chiesa è, nella storia, al servizio di questo "mistero" di benedizione per l’intera umanità. In questo mistero della fedeltà di Dio, la Chiesa assolve appieno la sua missione solo quando riflette in se stessa la luce di Cristo Signore, e così è di aiuto ai popoli del mondo sulla via della pace e dell’autentico progresso. Infatti resta sempre valida la parola di Dio rivelata per mezzo del profeta Isaia: "… le tenebre ricoprono la terra, / nebbia fitta avvolge le nazioni; / ma su di te risplende il Signore, la sua gloria appare su di te" (Is 60,2). Quanto il profeta annuncia a Gerusalemme, si compie nella Chiesa di Cristo: "Cammineranno i popoli alla tua luce, i re allo splendore del tuo sorgere" (Is 60,3).
Con Gesù Cristo la benedizione di Abramo si è estesa a tutti i popoli, alla Chiesa universale come nuovo Israele che accoglie nel suo seno l’intera umanità. Anche oggi, tuttavia, resta in molti sensi vero quanto diceva il profeta: "nebbia fitta avvolge le nazioni" e la nostra storia. Non si può dire infatti che la globalizzazione sia sinonimo di ordine mondiale, tutt’altro. I conflitti per la supremazia economica e l’accaparramento delle risorse energetiche, idriche e delle materie prime rendono difficile il lavoro di quanti, ad ogni livello, si sforzano di costruire un mondo giusto e solidale. C’è bisogno di una speranza più grande, che permetta di preferire il bene comune di tutti al lusso di pochi e alla miseria di molti. "Questa grande speranza può essere solo Dio … non un qualsiasi dio, ma quel Dio che possiede un volto umano" (n. 31): il Dio che si è manifestato nel Bambino di Betlemme e nel Crocifisso-Risorto. Se c’è una grande speranza, si può perseverare nella sobrietà. Se manca la vera speranza, si cerca la felicità nell’ebbrezza, nel superfluo, negli eccessi, e si rovina se stessi e il mondo. La moderazione non è allora solo una regola ascetica, ma anche una via di salvezza per l’umanità. È ormai evidente che soltanto adottando uno stile di vita sobrio, accompagnato dal serio impegno per un’equa distribuzione delle ricchezze, sarà possibile instaurare un ordine di sviluppo giusto e sostenibile. Per questo c’è bisogno di uomini che nutrano una grande speranza e possiedano perciò molto coraggio. Il coraggio dei Magi, che intrapresero un lungo viaggio seguendo una stella, e che seppero inginocchiarsi davanti ad un Bambino e offrirgli i loro doni preziosi. Abbiamo tutti bisogno di questo coraggio, ancorato a una salda speranza. Ce lo ottenga Maria, accompagnandoci nel nostro pellegrinaggio terreno con la sua materna protezione. Amen!
+PetaloNero+
Sunday, January 06, 2008 2:43 PM
LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELL’ANGELUS
Al termine della Santa Messa celebrata nella Basilica Vaticana in occasione della Solennità dell’Epifania del Signore, il Santo Padre Benedetto XVI si affaccia alla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare l’Angelus con i fedeli ed i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro.
Queste le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana:
PRIMA DELL’ANGELUS
Cari fratelli e sorelle!
Celebriamo oggi con gioia l’Epifania del Signore, cioè la sua manifestazione ai popoli del mondo intero, rappresentati dai Magi che giunsero dall’Oriente per rendere omaggio al Re dei Giudei. Osservando i fenomeni celesti, questi misteriosi personaggi avevano visto sorgere una stella nuova e, istruiti anche dalle antiche profezie, avevano riconosciuto in essa il segno della nascita del Messia, discendente di Davide (cfr Mt 2,1-12). Fin dal suo primo apparire, dunque, la luce di Cristo incomincia ad attirare a sé gli uomini "che Dio ama" (Lc 2,14), di ogni lingua, popolo e cultura. E’ la forza dello Spirito Santo che muove i cuori e le menti alla ricerca della verità, della bellezza, della giustizia, della pace. E’ quanto il Servo di Dio Giovanni Paolo II afferma nell’Enciclica Fides et ratio: "L’uomo si trova in un cammino di ricerca umanamente interminabile: ricerca di verità e ricerca di una persona a cui affidarsi" (n. 33): i Magi hanno trovato entrambe queste realtà nel Bambino di Betlemme.
Gli uomini e le donne di ogni generazione, in questo loro peregrinare, hanno bisogno di essere orientati: quale stella possono dunque seguire? Dopo essersi posata "sopra il luogo dove si trovava il bambino" (Mt 2,9), la stella che aveva guidato i Magi cessò la sua funzione, ma la sua luce spirituale è sempre presente nella parola del Vangelo, che è anche oggi in grado di guidare ogni uomo a Gesù. Quella stessa parola, che altro non è se non il riflesso di Cristo vero uomo e vero Dio, è autorevolmente echeggiata dalla Chiesa per ogni anima ben disposta. Anche la Chiesa, pertanto, svolge per l’umanità la missione della stella. Ma qualcosa del genere si può dire di ogni cristiano, chiamato a rischiarare con la parola e la testimonianza della vita i passi dei fratelli. Quanto è importante allora che noi cristiani siamo fedeli alla nostra vocazione! Ogni autentico credente è sempre in cammino nel proprio personale itinerario di fede e, al tempo stesso, con la piccola luce che porta dentro di sé, può e deve essere di aiuto a chi si trova al suo fianco, e magari stenta a trovare la strada che conduce a Cristo.
Mentre ci disponiamo alla preghiera dell’Angelus, rivolgo i miei auguri più cordiali ai fratelli e alle sorelle delle Chiese Orientali che, seguendo il Calendario Giuliano, domani celebreranno il Santo Natale: è una grande gioia condividere la celebrazione dei misteri della fede, nella multiforme ricchezza dei Riti che attestano la bimillenaria storia della Chiesa. Insieme con le Comunità dell’Oriente cristiano, molto devote alla Santa Madre di Dio, invochiamo la protezione di Maria sulla Chiesa universale, affinché diffonda nel mondo intero il Vangelo di Cristo, Lumen gentium, luce di tutti i popoli.
DOPO L’ANGELUS
Oggi si celebra la Giornata Missionaria Mondiale dell’Infanzia. Da più di 160 anni, per iniziativa del vescovo francese Charles de Forbin Janson, l’Infanzia di Gesù è diventata l’icona per l’impegno dei bambini cristiani che aiutano la Chiesa nel suo compito di evangelizzazione con la preghiera, il sacrificio e i gesti di solidarietà. Migliaia di bambini vanno incontro alle necessità di altri bambini, spinti dall’amore che il Figlio di Dio, fattosi fanciullo, ha portato sulla terra. Dico grazie a questi piccoli e prego perché siano sempre missionari del Vangelo. Ringrazio anche i loro animatori, che li accompagnano sulla strada della generosità, della fraternità, della fede gioiosa che genera speranza.
Je salue avec joie les pèlerins francophones, notamment les scouts de la paroisse Saint-Séverin de Paris. En ce jour de l’Épiphanie, comme les Mages qui viennent adorer l’Enfant-Dieu et lui offrir leurs présents, je vous invite à contempler le Christ Sauveur, pour affermir votre foi et pour partager avec tous vos frères la bonne nouvelle de l’espérance du salut. Que la Vierge Marie vous aide dans votre vie chrétienne. Avec ma Bénédiction apostolique. Bonne fête de l’Épiphanie à tous.
I am happy to greet all the English-speaking pilgrims and visitors present for this Angelus. Today we celebrate the Solemn Feast of the Epiphany when our Lord made himself known to the Gentiles. Christ continues to manifest himself to men and women of all nations inviting them to share in the inheritance of grace. Let us all cooperate in this task and bear joyful witness to Jesus our Saviour by following closely his teachings and example. I wish you all a pleasant stay in Rome and a happy Feast Day!
Mit Freude grüße ich alle Pilger aus dem deutschen Sprachraum am heutigen Hochfest der Erscheinung des Herrn. Jesus Christus ist das Licht der Völker, das alle Menschen zum Heil ruft. Die Sterndeuter haben das Licht des Herrn erkannt und im Kind von Bethlehem den Erlöser der Welt gefunden. Gott schenkt auch uns heute seine rettende Nähe. Seine Gegenwart erleuchte unser Leben und helfe uns, seine Liebe zu den Menschen zu bringen. Euch allen wünsche ich einen gesegneten Festtag.
Saludo con afecto a los peregrinos de lengua española. Queridos hermanos, en esta solemnidad de la Epifanía, contemplando a los Magos de Oriente que vienen a adorar a Cristo, único Salvador de la humanidad, también nosotros queremos ofrecerle todo el amor de nuestro corazón, y el deseo de que todos los hombres encuentren en Él la verdad que da sentido a sus vidas. ¡Feliz domingo!
Moje serdeczne pozdrowienie przekazuję wszystkim Polakom. Mędrcy ze Wschodu, idąc za światłem gwiazdy odnaleźli drogę do Betlejem, spotkali Jezusa. Niech Maryja – „Gwiazda zaranna", tak opromienia swym blaskiem w nowym roku drogi naszego życia, byśmy w ciszy serc mogli spotkać Zbawiciela, który zamieszkał między nami. Z serca wam błogosławię.
[Rivolgo il mio cordiale saluto a tutti i Polacchi. I Magi d’Oriente, seguendo la luce della stella, hanno trovato la strada di Betlemme e hanno incontrato Gesù. La luce della Stella di Maria, in quest’inizio d’anno, illumini le vie della nostra vita, affinché nel silenzio dei nostri cuori incontriamo il Salvatore che ha abitato fra noi. Vi benedico di cuore.]
Saluto con affetto i pellegrini di lingua italiana, in particolare i fedeli di Grottaglie ed il corteo dei Re Magi, ispirato quest’anno alle tradizioni del territorio di Subiaco e Arcinazzo. A tutti buona festa e ancora tanti auguri di buon anno.
+PetaloNero+
Sunday, January 06, 2008 2:44 PM
La Chiesa vuole mettersi al servizio dell'umanità: cosi' il Papa durante la Santa Messa nella solennità dell'Epifania. All’Angelus poi Benedetto XVI invita a seguire il Vangelo così come i Magi seguirono la cometa
Nella solennità dell’epifania del Signore, Benedetto XVI ha presieduto questa mattina la celebrazione eucaristica nella Basilica Vaticana per celebrare “Cristo, Luce del mondo, e la sua manifestazione alle genti”. L’umanità – ha osservato il Santo Padre - è lacerata da “spinte di divisione e sopraffazione” e la Chiesa è “santa e composta di peccatori”. L’avvenimento evangelico che ricordiamo nell’Epifania – ha poi detto il Papa davanti a cardinali, vescovi, membri del corpo diplomatico e fedeli – ci rimanda “alle origini della storia del popolo di Dio, cioè alla chiamata di Abramo”. Gesù Cristo – ha aggiunto - è venuto a portare a compimento l’alleanza e la “benedizione di Abramo si è estesa a tutti i popoli, alla Chiesa universale”. Successivamente, all’Angelus, il Papa ha sottolineato come sia la forza dello Spirito Santo a muovere “i cuori e le menti alla ricerca della verità, della bellezza, della giustizia e della pace”. Il servizio di Amedeo Lomonaco: (Musica)
L’arrivo dei Magi dall’Oriente a Betlemme per adorare il neonato Messia – ha affermato Benedetto XVI – “è il segno della manifestazione del Re universale ai popoli e a tutti gli uomini che cercano la verità”. E’ l’inizio – ha spiegato - di un movimento opposto all’episodio biblico della torre di Babele, simbolo di confusione delle lingue e della dispersione dell’umanità su tutta la terra:
“Dalla confusione alla comprensione, dalla dispersione alla riconciliazione. Scorgiamo un legame tra l’Epifania e la Pentecoste: se il Natale di Cristo, che è il Capo, è anche il Natale della Chiesa, suo corpo, noi vediamo nei Magi i popoli che si aggregano al resto d’Israele, preannunciando il grande segno della “Chiesa poliglotta”, attuato dallo Spirito Santo cinquanta giorni dopo la Pasqua”.
E’ sempre affascinante – ha detto il Papa - allargare lo sguardo “sulla storia della salvezza in tutta la sua ampiezza, per ammirare la bellezza del disegno di Dio, proiezione nella storia del suo essere Comunione trinitaria, Amore fedele e tenace, che mai viene meno alla sua alleanza di generazione in generazione”. Questo mistero – ha spiegato il Santo Padre - costituisce la speranza della storia; è “il mistero di una benedizione che vuole raggiungere tutti i popoli e tutti gli esseri umani perché possano vivere come fratelli e sorelle, figli dell’unico Padre”. Tale disegno preannunciato dai profeti – ha affermato il Papa - è stato rivelato in Gesù Cristo, “ed ora si sta realizzando mediante la Chiesa”.
“Ma esso è contrastato da spinte di divisione e di sopraffazione, che lacerano l’umanità a causa del peccato e del conflitto di egoismi. La Chiesa è al servizio di questo “mistero” di benedizione per l’intera umanità. Essa assolve appieno la sua missione solo quando riflette in se stessa la luce di Cristo Signore, e così è di aiuto ai popoli del mondo sulla via della pace e dell’autentico progresso”.
Benedetto XVI durante l’omelia ha ricordato inoltre che la Chiesa, depositaria della benedizione con la chiamata di Abramo, è “santa e composta di peccatori”, segnata dalla tensione tra il “già” e il “non ancora”. All’Angelus ha poi affermato che “gli uomini e le donne di ogni generazione hanno bisogno di essere orientati” e si domandano quale stella possono seguire. “La luce spirituale della stella che aveva guidato i Magi - ha aggiunto il Papa - è presente nella Parola del Vangelo”.
“Quella stessa parola, che altro non è se non il riflesso di Cristo vero uomo e vero Dio, è autorevolmente echeggiata dalla Chiesa per ogni anima ben disposta. Anche la Chiesa, pertanto, svolge per l’umanità la missione della stella. Ogni autentico credente è sempre in cammino nel proprio personale itinerario di fede e, al tempo stesso, con la piccola luce che porta dentro di sé, può e deve essere di aiuto a chi si trova al suo fianco, e magari stenta a trovare la strada che conduce a Cristo”.
Il Papa durante l’omelia nella Basilica Vaticana ha parlato anche di altre tensioni, che sconvolgono il mondo: anche oggi – ha detto il Santo Padre riprendendo le parole di Abramo - una “nebbia fitta avvolge le nazioni”:
“Non si può dire infatti che la globalizzazione sia sinonimo di ordine mondiale, tutt’altro. I conflitti per la supremazia economica e l’accaparramento delle risorse energetiche, idriche e delle materie prime rendono difficile il lavoro di quanti, ad ogni livello, si sforzano di costruire un mondo giusto e solidale”.
C’è bisogno – ha detto il Papa - di “una speranza più grande, che permetta di preferire il bene comune di tutti al lusso di pochi e alla miseria di molti”.
“Questa grande speranza può essere solo Dio … non un qualsiasi dio, ma quel Dio che possiede un volto umano (n. 31): il Dio che si è manifestato nel Bambino di Betlemme e nel Crocifisso-Risorto”.
Se manca la vera speranza - ha sottolineato Benedetto XVI - si cerca la felicità nell’ebbrezza, nel superfluo, negli eccessi, e si rovina se stessi e il mondo. La moderazione – ha osservato il Santo Padre - non è allora solo una regola ascetica, ma anche una via di salvezza per l’umanità.
“La moderazione non è allora solo una regola ascetica, ma anche una via di salvezza per l’umanità. È ormai evidente che soltanto adottando uno stile di vita sobrio, accompagnato dal serio impegno per un’equa distribuzione delle ricchezze, sarà possibile instaurare un ordine di sviluppo giusto e sostenibile. Per questo c’è bisogno di uomini che nutrano una grande speranza e possiedano perciò molto coraggio”.
Il coraggio dei Magi – ha sottolineato il Papa - che intrapresero un lungo viaggio seguendo una stella, e che seppero inginocchiarsi davanti ad un Bambino e offrirgli i loro doni preziosi. Abbiamo tutti bisogno di questo coraggio, ancorato a una salda speranza.
Bendetto XVI ha rivolto inoltre, poco prima della recita mariana dell’Angelus, i suoi più cordiali auguri ai fratelli e alle sorelle delle Chiese Orientali che, seguendo il calendario giuliano, celebreranno domani il Santo Natale. Il Papa ha ricordato infine che oggi si celebra la Giornata missionaria mondiale dell’Infanzia missionaria e auspicato che “i bambini siano sempre missionari del Vangelo”.
www.radiovaticana.org/it1/videonews_ita.asp?vaiflv=0000164.flv&vai=ctv_frame00164.jpg&var1=06/01/2008&var2=Vatican%20City&var3=Papa:%20la%20speranza%20cristiana%20evangelizzi%20un%20mondo%20globalizzato%20ma%20non%20per%20questo%20più%2...
+PetaloNero+
Sunday, January 06, 2008 2:45 PM
Si celebra oggi, nella solennità dell'Epifania, la Giornata mondiale dell'infanzia missionaria, incentrata sul tema "Accogliamo Gesù nel mondo"
Si celebra oggi la Giornata missionaria mondiale dell’infanzia, voluta nel 1843 dal vescovo di Nancy, mons. Charles de Forbii Janson, e ratificata da Papa Pio XII nel 1950. Senza discriminazione di razza, cultura o religione, i bambini dell’infanzia missionaria partecipano a progetti in favore di milioni di bambini che vivono situazioni di disagio. La Pontificia opera dell’infanzia missionaria, diffusa in 150 Paesi, aiuta fanciulli e ragazzi a “prendere coscienza della propria vocazione cristiana”, a diventare “membri attivi nella vita della Chiesa e del mondo” e a sviluppare “il senso di responsabilità e solidarietà universale”. Il servizio di Amedeo Lomonaco:
Nel giorno in cui la Chiesa celebra la festa dell’Epifania, anche i bambini sono chiamati ad essere un “segno”, a seguire i passi dei re Magi, ad illuminare i sentieri che conducono all’incontro con il Signore e a fortificare il loro senso di responsabilità e solidarietà. Sul legame tra missionarietà e la festa dell’Epifania, ascoltiamo al microfono di Susan Hodges, della redazione inglese della nostra emittente, padre Patrick Byrne, segretario generale della Pontificia Opera della Santa Infanzia:
"Noi celebriamo in tutto il mondo la Giornata Mondiale della Santa Infanzia sempre il 6 gennaio, nella solennità dell’Epifania. E’ una festa molto importante per noi: è l'occasione per sottolineare l’importanza della dimensione missionaria dell’infanzia. Noi lavoriamo affinchè tutti i bambini del mondo abbiano una consapevolezza forte della vocazione missionaria e sentano la necessità di aiutare spiritualmente e materialmente i loro fratelli e sorelle dei Paesi poveri del mondo".
Le offerte per questa giornata saranno destinate a vari progetti nei diversi Continenti. Tra questi, ci sono quest’anno la realizzazione di un centro di formazione per bambine in Albania, la costruzione di un centro parrocchiale in Thailandia e la creazione di piantagioni e allevamenti destinati al sostegno di bambini orfani nella Repubblica Democratica del Congo. La solidarietà aiuta poi il bambino ad uscire anche dal proprio egocentrismo. Ma dall’impatto con la povertà, con le sofferenze, quali sentimenti nascono e sbocciano in un bambino? Risponde suor Maria Teresa Crescini, da 23 anni nell’animazione missionaria a livello internazionale:
"La solidarietà e la missionarietà invitano il bambino ad affacciarsi alla finestra e a guardare nel mondo. Il movimento dei bambini forma alla pace, alla fraternità, all’ecumenismo, frutti meravigliosi. Non è tanto il frutto economico, che è comunque rilevante, ma è fondamentale questo abbraccio di fraternità che muove i bambini e li educa a uscire da se stessi e a guardare il mondo".
Il tema dell’odierna giornata è “Accogliamo Gesù nel mondo”. Un'accoglienza e una missionarietà che assumono una dimensione rilevante soprattutto in Stati segnati da profonde divisioni. E’ una realtà, questa, che si può cogliere in particolare in Brasile, come ci riferisce suor Maria Teresa Crescini:
"Io adesso mi trovo in Brasile; credo che questo sia il Paese più 'vivace' per quanto attiene alla Santa infanzia perché il Brasile, tutta l’America Latina, hanno fatto un passo in avanti. Si accolgono e si educano alla missionarietà e alla fraternità anche gli adolescenti".
La generosità dei bambini, spesso priva di riserve, diventa poi anche uno stimolo ‘contagioso’ per tutti.
"Diventa un’evangelizzazione per gli adulti. I bambini evangelizzano la realtà adulta che magari esce da un’esperienza di dittatura. Il recente convegno a Brño dei bambini della infanzia missionaria della Repubblica Ceca ha riempito ad esempio la cattedrale e ha commosso gli anziani vescovi che hanno detto: durante il regime non avremmo mai pensato che un giorno questa cattedrale sarebbe stata piena di bambini oranti, di bambini disposti ad aprire il cuore a tutto il mondo".
Con la solidarietà dei bambini si possono finanziare migliaia di progetti in un anno. Con i fondi raccolti vengono realizzati scuole, orfanotrofi, centri di recupero che la Pontificia opera infanzia missionaria sostiene in favore dei bambini meno fortunati sparsi nei cinque Continenti. Suor Maria Teresa Crescini:
"Riusciamo a finanziare qualcosa come tremila progetti, con piccoli finanziamenti. Quest’anno i bambini hanno raccolto più di 22 milioni di dollari. In questo fondo di solidarietà ci sono i 3 milioni di dollari della Germania, ma ci sono anche i 50 dollari dei bambini del Kenya e i 200 euro dei bambini dell’Albania; si tratta di contributi che rappresentano moltissimo in termini di solidarietà".
Sono mani tese verso quel popolo di milioni e milioni di piccoli in gravi difficoltà, spesso senza famiglia, nascosti nell’ombra della clandestinità, feriti nel cuore e nel corpo da piaghe terribili, come la malnutrizione, l’istruzione negata, il flagello dell’AIDS ed il turpe fenomeno dei bambini soldato.
www.radiovaticana.org
+PetaloNero+
Monday, January 07, 2008 3:05 PM
UDIENZA AL CORPO DIPLOMATICO ACCREDITATO PRESSO LA SANTA SEDE
DISCORSO DEL SANTO PADRE
Eccellenze,
Signore e Signori!
1. Saluto cordialmente il vostro decano, l'Ambasciatore Giovanni Galassi, e lo ringrazio per le amabili parole che mi ha rivolto a nome del Corpo diplomatico accreditato. A ciascuno di voi va un saluto deferente, in particolare a coloro che partecipano per la prima volta a questo incontro. Attraverso di voi, esprimo i miei fervidi voti ai popoli e ai governi da voi rappresentati con dignità e competenza. Un lutto ha colpito la vostra comunità alcune settimane fa: l'Ambasciatore di Francia, il Signor Bernard Kessedjian, ha terminato il suo pellegrinaggio terreno; che il Signore lo accolga nella sua pace! Parimenti oggi un pensiero speciale va alle nazioni che ancora non intrattengono relazioni diplomatiche con la Santa Sede: anch'esse hanno un posto nel cuore del Papa. La Chiesa è profondamente convinta che l'umanità costituisca una famiglia, come ho voluto sottolineare nel Messaggio per la celebrazione della Giornata mondiale della Pace di quest'anno.
2. In uno spirito di famiglia, sono state allacciate le relazioni diplomatiche con gli Emirati Arabi Uniti e che si sono compiute visite a Paesi che mi sono molto cari. L'accoglienza calorosa dei Brasiliani vibra ancora nel mio cuore! In questo Paese, ho avuto la gioia di incontrare i rappresentanti della grande famiglia della Chiesa nell'America Latina e dei Caraibi, riuniti ad Aparecida per la Quinta Conferenza generale del CELAM. Nell'ambito economico e sociale, ho potuto raccogliere dei segni eloquenti di speranza per quel Continente, ma al tempo stesso motivi di preoccupazione. Come non augurarsi un'accresciuta cooperazione fra i popoli dell'America Latina e, in ciascuno dei Paesi che la compongono, l'abbandono delle tensioni interne, affinché possano convergere sui grandi valori ispirati dal Vangelo? Desidero ricordare Cuba, che si appresta a celebrare il decimo anniversario della visita del mio venerato Predecessore. Il Papa Giovanni Paolo II fu ricevuto con affetto dalle Autorità e dalla popolazione ed egli incoraggiò tutti i Cubani a collaborare per un avvenire migliore. Mi sia permesso di riprendere questo messaggio di speranza, che nulla ha perduto della sua attualità.
3. Il mio pensiero e la mia preghiera si sono rivolti soprattutto verso le popolazioni colpite da spaventose catastrofi naturali. Penso agli uragani e alle inondazioni che hanno devastato certe regioni del Messico e dell'America Centrale, come pure dei Paesi dell'Africa e dell'Asia, in particolare il Bangladesh, e una parte dell'Oceania; occorre ricordare inoltre i grandi incendi. Il Cardinale Segretario di Stato, che si è recato in Perù alla fine agosto, mi ha dato una testimonianza diretta delle distruzioni e delle desolazioni provocate dal terribili terremoto, ma anche del coraggio e della fede delle popolazioni colpite. Di fronte ad avvenimenti tragici di questo genere, occorre un impegno comune e forte. Come ho scritto nell'Enciclica sulla speranza, "la misura dell'umanità si determina essenzialmente nel rapporto con la sofferenza e col sofferente. Questo vale per il singolo come per la società" (Spe salvi, n. 38).
4. La preoccupazione della comunità internazionale continua ad essere viva per il Medio Oriente. Sono lieto che la Conferenza di Annapolis abbia manifestato segni sulla via dell'abbandono del ricorso a soluzioni parziali o unilaterali a favore di un approccio globale, rispettoso dei diritti e degli interessi dei popoli della regione. Faccio appello, ancora una volta, ad Israeliani e Palestinesi, affinché concentrino le proprie energie per l'applicazione degli impegni presi in quella occasione e non fermino il processo felicemente rimesso in moto. Invito inoltre la comunità internazionale a sostenere questi due popoli con convinzione e comprensione per le sofferenze e i timori di entrambi. Come non essere vicini al Libano, nelle prove e violenze che continuano a scuotere questo caro Paese? Formulo voti che i Libanesi possano decidere liberamente del loro futuro e chiedo al Signore di illuminarli, a cominciare dai responsabili della vita pubblica affinché, mettendo da parte gli interessi particolari, siano pronti ad impegnarsi sul cammino del dialogo e della riconciliazione. Solo in questa maniera il Paese potrà progredire nella stabilità ed essere nuovamente un esempio di convivialità fra le comunità. Anche in Iraq la riconciliazione è una urgenza! Attualmente gli attentati terroristici, le minacce e le violenze continuano, in particolare contro la comunità cristiana, e le notizie giunte ieri confermano la nostra preoccupazione; è evidente che resta da tagliare il nodo di alcune questioni politiche. In tale quadro, una riforma costituzionale appropriata dovrà salvaguardare il diritti delle minoranze. Sono necessari importanti aiuti umanitari per le popolazioni toccate dalla guerra; penso particolarmente agli sfollati all'interno del Paese e ai rifugiati all'estero, fra i quali si trovano numerosi cristiani. Invito la comunità internazionale a mostrarsi generosa verso di loro e verso i Paesi dove trovano rifugio, le capacità di accoglienza dei quali sono messi a dura prova. Desidero anche esprimere il mio incoraggiamento affinché si continui a perseguire senza sosta la via della diplomazia per risolvere la questione del programma nucleare iraniano, negoziando in buona fede, adottando misure destinate ad aumentare la trasparenza e la confidenza reciproca, e tenendo sempre conto degli autentici bisogni dei popoli e del bene comune della famiglia umana.
5. Allargando il nostro sguardo all'intero continente asiatico, vorrei attirare la vostra attenzione sua qualche altra situazione di crisi. Sul Pakistan, in primo luogo, che è stato duramente colpito dalla violenza negli ultimi mesi. Mi auguro che tutte le forze politiche e sociali si impegnino nella costruzione di una società pacifica, che rispetti i diritti di tutti. In Afghanistan alla violenza si aggiungono altri gravi problemi sociali, come la produzione di droga; è necessario offrire ancor più sostegni agli sforzi di sviluppo e si dovrebbe operare ancor più intensamente per edificare un avvenire sereno. Nello Sri Lanka non è più possibile rinviare a un dopo degli sforzi decisivi per dar rimedio alle immense sofferenze causate dal conflitto in corso. E io chiedo al Signore che in Myanmar, con il sostegno della comunità internazionale, si apra una stagione di dialogo fra il governo e l'opposizione, che assicuri un vero rispetto di tutti i diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali.
6. Rivolgendomi ora all'Africa, vorrei in primo luogo manifestare nuovamente la mia profonda sofferenza nel constatare come la speranza appaia quasi vinta dal sinistro corteo di fame e di morte che continua nel Darfur. Auspico di vero cuore che l'operazione congiunta delle Nazioni Unite e dell'Unione Africana, la cui missione è appena iniziata, porti aiuto e conforto alle popolazioni provate. Il processo di pace nella Repubblica Democratica del Congo si scontra con forti resistenze presso i Grandi Laghi, soprattutto nelle regioni orientali, e la Somalia, in particolare a Mogadiscio, continua ad essere afflitta da violenze e dalla povertà. Faccio appello alle parti in conflitto perché cessino le operazioni militari, che sia facilitato il passaggio degli aiuti umanitari e che i civili siano rispettati. Il Kenya in questi ultimi giorni ha conosciuto una brusca esplosione di violenza. Associandomi all'appello lanciato dai Vescovi il 2 gennaio, invito tutti gli abitanti, e in particolare i responsabili politici, a ricercare mediante il dialogo una soluzione pacifica, fondata sulla giustizia e sulla fraternità. La Chiesa cattolica non è indifferente ai gemiti di dolore che si innalzano da queste regioni. Ella fa proprie le richieste di aiuto dei rifugiati e degli sfollati, e si impegna per favorire la riconciliazione, la giustizia e la pace. Quest'anno l'Etiopia festeggia l'entrata nel terzo millennio cristiano e sono sicuro che le celebrazioni organizzate per questo evento contribuiranno anche a ricordare l'opera immensa, sociale ed apostolica, adempiuta dai cristiani in Africa.
7. Terminando con l'Europa, mi compiaccio per i progressi compiuti nei diversi Paesi della regione dei Balcani ed esprimo ancora una volta l'augurio che lo statuto definitivo del Kosovo prenda in considerazione le legittime rivendicazioni delle parti in causa e garantisca sicurezza e rispetto dei loro diritti a quanti abitano questa terra, perché si allontani definitivamente lo spettro del confronto violento e sia rafforzata la stabilità europea. Vorrei citare ugualmente Cipro, nel ricordo gioioso della visita di Sua Beatitudine l'Arcivescovo Crisostomo II, nello scorso mese di giugno. Esprimo l'augurio che, nel contesto dell'Unione Europea, non si risparmi alcuno sforzo per trovare soluzione ad una crisi che dura da troppo tempo. Lo scorso mese di settembre ho compiuto una visita in Austria, che ha voluto sottolineare anche il contributo essenziale che la Chiesa cattolica può e vuole dare all'unificazione dell'Europa. E a proposito di Europa, vorrei assicurarvi che seguo con attenzione il periodo che si apre con la firma del "Trattato di Lisbona". Tale tappa rilancia il processo di costruzione della "casa Europa", che "sarà per tutti gradevolmente abitabile solo se verrà costruita su un solido fondamento culturale e morale di valori comuni che traiamo dalla nostra storia e dalle nostre tradizioni" (Incontro con le Autorità e il Corpo Diplomatico, Vienna, 7 settembre 2007) e se essa non rinnegherà le proprie radici cristiane.
8. Da questo rapido giro d'orizzonte appare chiaramente che la sicurezza e la stabilità del mondo permangono fragili. I fattori di preoccupazione sono diversi, testimoniano tutti che la libertà umana non è assoluta, bensì che si tratta di un bene condiviso e la cui responsabilità incombe su tutti. Di conseguenza, l'ordine e il diritto ne sono elementi di garanzia. Ma il diritto può essere una forza di pace efficace solo se i suoi fondamenti sono solidamente ancorati nel diritto naturale, dato dal Creatore. È anche per tale ragione che non si può mai escludere Dio dall'orizzonte dell'uomo e della storia. Il nome di Dio è un nome di giustizia; esso rappresenta un appello pressante alla pace.
9. Questa presa di coscienza potrebbe aiutare, fra l'altro, a orientare le iniziative di dialogo interculturale e interreligioso. Tali iniziative sono sempre più numerose e possono stimolare la collaborazione su temi di interesse reciproco, come la dignità della persona umana, la ricerca del bene comune, la costruzione della pace e lo sviluppo. A tale proposito, la Santa Sede ha voluto dare un rilievo particolare alla propria partecipazione al dialogo ad alto livello sulla comprensione fra le religioni e le culture e la cooperazione per la pace, nel quadro della 62ª Assemblea Generale delle Nazioni Unite (4-5 ottobre 2007). Per esser vero, questo dialogo deve essere chiaro, evitando relativismi e sincretismi, ma animato da un sincero rispetto per gli altri e da uno spirito di riconciliazione e di fraternità. La Chiesa cattolica vi è profondamente impegnata e mi piace evocare nuovamente la lettera indirizzatami, lo scorso 13 ottobre, da 138 personalità musulmane e rinnovare la mia gratitudine per i nobili sentimenti che vi sono espressi.
10. Giustamente la nostra società ha incastonato la grandezza e la dignità della persona umana in diverse dichiarazioni dei diritti, formulate a partire dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, adottata giusto sessant'anni fa. Questo atto solenne è stato, secondo l'espressione di Papa Paolo VI, uno dei più grandi titoli di gloria delle Nazioni Unite. In tutti i continenti la Chiesa cattolica si impegna affinché i diritti dell'uomo siano non solamente proclamati, ma applicati. Bisogna augurarsi che gli organismi, creati per la difesa e la promozione dei diritti dell'uomo, consacrino tutte le proprie energie a tale scopo e, in particolare, che il Consiglio dei Diritti dell'Uomo sappia rispondere alle attese suscitate per la sua creazione.
11. La Santa Sede, per parte sua, non si stancherà di riaffermare tali principi e tali diritti fondati su ciò che è permanente ed essenziale alla persona umana. È un servizio che la Chiesa desidera rendere alla vera dignità dell'uomo, creato ad immagine di Dio. E partendo precisamente da queste considerazioni non posso non deplorare ancora una volta gli attacchi continui perpetrati in tutti i Continenti contro la vita umana. Vorrei richiamare, insieme con tanti ricercatori e scienziati, che le nuove frontiere della bioetica non impongono una scelta fra la scienza e la morale, ma che esigono piuttosto un uso morale della scienza. D'altra parte, ricordando l'appello del Papa Giovanni Paolo II in occasione del Grande Giubileo dell'Anno 2000, mi rallegro che lo scorso 18 dicembre l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite abbia adottato una risoluzione chiamando gli Stati ad istituire una moratoria sull'applicazione della pena di morte ed io faccio voti che tale iniziativa stimoli il dibattito pubblico sul carattere sacro della vita umana. Mi rammarico ancora una volta per i preoccupanti attacchi all'integrità della famiglia, fondata sul matrimonio fra un uomo e una donna. I responsabili della politica di qualsiasi parte essi siano dovrebbero difendere questa istituzione, cellula base della società. Che dire di più! Anche la libertà religiosa, esigenza inalienabile della dignità di ogni uomo e pietra angolare nell'edificio dei diritti umani" (Messaggio per la celebrazione della Giornata Mondiale della Pace 1988, preambolo), è spesso compromessa. Effettivamente, vi sono molti luoghi nei quali essa non può esercitarsi pienamente. La Santa Sede la difende e ne domanda il rispetto per tutti. Essa è preoccupata per le discriminazioni contro i cristiani e contro i seguaci di altre religioni.
12. La pace non può essere una semplice parola o un'aspirazione illusoria. La pace è un impegno e un modo di vita che esige che si soddisfino le legittime attese di tutti, come l'accesso al cibo, all'acqua e all'energia, alla medicina e alla tecnologia, come pure il controllo dei cambiamenti climatici. Solo così si può costruire l'avvenire dell'umanità; soltanto così si favorisce lo sviluppo integrale per oggi e per domani. Forgiando un'espressione particolarmente felice, il Papa Paolo VI sottolineava 40 anni fa, nell'enciclica Populorum progressio, che "lo sviluppo è il nuovo nome della pace". Per tale ragione, per consolidare la pace occorre che i risultati macroeconomici positivi, ottenuti da numerosi Paesi in via di sviluppo nel 2007, siano sostenuti da politiche sociali efficaci, e con la posa in opera di impegni di assistenza da parte dei Paesi ricchi.
13. Infine, vorrei esortare la Comunità internazionale ad un impegno globale a favore della sicurezza. Uno sforzo congiunto da parte degli Stati per applicare tutti gli obblighi sottoscritti e per impedire l'accesso dei terroristi alle armi di distruzione di massa rinforzerebbe, senza alcun dubbio, il regime di non proliferazione nucleare e lo renderebbe più efficace. Saluto l'accordo concluso per lo smantellamento del programma di armamento nucleare in Corea del Nord ed incoraggio l'adozione di misure appropriate per la riduzione degli armamenti di tipo classico, e per affrontare il problema umanitario posto dalle munizioni a grappolo.
Signore e Signori Ambasciatori!
14. La diplomazia e, in un certo modo, l'arte della speranza. Essa vive della speranza e cerca di discernerne persino i segni più tenui. La diplomazia deve dare speranza. La celebrazione del Natale viene ogni anno a ricordarci che, quando Dio si è fatto piccolo bambino, la Speranza è venuta ad abitare nel mondo, al cuore della famiglia umana. Questa certezza diventa oggi preghiera: che Dio apra il cuore di quanti governano la famiglia dei popoli alla Speranza che mai delude! Animato da tali sentimenti, rivolgo a ciascuno di voi i miei migliori auguri, affinché anche voi, i vostri collaboratori e i popoli da voi rappresentati siano illuminati dalla Grazia e dalla Pace che ci vengono dal Bambino di Betlemme.
+PetaloNero+
Monday, January 07, 2008 3:06 PM
I drammi e le speranze del pianeta all'inizio del 2008 nell'udienza di Benedetto XVI agli ambasciatori presso la Santa Sede. Appelli del Papa per il Medio Oriente, Iraq, Kenya. "La diplomazia trovi le vie della speranza
Le crisi in Africa e la violenta instabilità del Medio Oriente, dalla Palestina al Pakistan, che ieri è tornata a minacciare anche i cristiani in Iraq. La solidarietà verso i Paesi devastati dalle catastrofi naturali e una nuova difesa della radici cristiane europee. L’aspirazione del mondo alla pace e la necessità che i Paesi lavorino di concerto per aumentare la sicurezza. La moratoria sulla pena di morte e l'invito ad un dibattito pubblico sul carattere sacro della vita. Con un discorso tradizionalmente allargato sull’attualità del pianeta - di denuncia dei drammi che lo attraversano e di speranza per i passi avanti compiuti a varie latitudini - Benedetto XVI ha accolto questa mattina in udienza gli ambasciatori dei 176 Stati accreditati presso la Santa Sede, affiancati dai rappresentanti di altri organismi sovranazionali facenti parte del Corpo diplomatico, nella consueta udienza di inizio d’anno, tenutasi nella Sala Regia del Palazzo Apostolico. La cronaca nel servizio di Alessandro De Carolis:
Otto cartelle - tra le più attese fra i pronunciamenti annuali di un Pontefice - per passare in rassegna ciò che il mondo vive, patisce, costruisce, spera. Otto cartelle per ammettere con sofferto realismo che, otto anni dopo l’inizio del Duemila, la “sicurezza e la stabilità del mondo permangono fragili”. Ma anche per definire - con echi che rimandano all’enciclica Spe Salvi - un’“arte della speranza” il lavorio svolto dalla diplomazia, perché essa, secondo il Papa, “vive della speranza e cerca di discernerne persino i segnali più tenui”. Entrato poco dopo le undici fra gli applausi degli ambasciatori schierati in due file nella Sala Regia in Vaticano, Benedetto XVI ha dapprima ascoltato in piedi l’indirizzo di saluto rivoltogli da Giovanni Galassi, ambasciatore della Repubblica di San Marino e decano del Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede. Quindi, per i primi sette paragrafi del suo intervento, ha “fotografato” la situazione dei vari continenti, intrecciandola con i suoi appelli, le sua preoccupazioni, i suoi auspici.
A farsi largo, quasi, con gli strascichi dolorosi della cronaca internazionale più recente sono stati i fatti in arrivo dall’Iraq. Dopo le autobomba scagliate ieri contro alcune chiese di Baghdad e di Mossul, così si è espresso Benedetto XVI:
"Actuellement, les attentats terroristes, les menaces et les violences continuent, ..."
“Attualmente gli attentati terroristici, le minacce e le violenze continuano, in particolare contro la comunità cristiana, e le notizie giunte ieri confermano la nostra preoccupazione; è evidente che resta da tagliare il nodo di alcune questioni politiche. In tale quadro, una riforma costituzionale appropriata dovrà salvaguardare i diritti delle minoranze”.
Se gli attentati di ieri richiamano una realtà che, più avanti, il Papa stigmatizzerà parlando della libertà religiosa “spesso compromessa” in molte parti del mondo, la parola “riconciliazione”, declinata nei suoi vari aspetti, è stata la chiave di lettura di quasi tutte le osservazioni del Pontefice, ritenuta di “emergenza” non solo per l’Iraq. Nel complesso scacchiere mediorientale, Benedetto XVI l’ha invocata, anzitutto e di nuovo, per il conflitto israelo-palestinese, da poco riconsiderato alla Conferenza di Annapolis:
"Je fais appel, une fois encore, aux Israeliens et aux Palestiniens..."
“Faccio appello, ancora una volta, ad Israeliani e Palestinesi, affinché concentrino le proprie energie per l'applicazione degli impegni presi in quella occasione e non fermino il processo felicemente rimesso in moto. Invito inoltre la comunità internazionale a sostenere questi due popoli con convinzione e comprensione per le sofferenze e i timori di entrambi”.
E sempre guardando al Medio e all’Estremo Oriente, riconciliazione e dialogo il Papa ha chiesto per il Libano, per il Pakistan “duramente colpito - ha detto - dalla violenza negli ultimi mesi”. Per l’Afghanistan, nel quale “alla alla violenza si aggiungono - ha rilevato - altri gravi problemi sociali, come la produzione di droga”. Per lo Sri lAnka e per Myanmar, perché in questo caso i contrasti si sciolgano in una stagione di confronto fondata sul rispetto dei diritti umani. L’apertura del discorso, tuttavia, è stata dedicata dal Pontefice all’America Latina. Dieci anni fa, Giovanni Paolo II si recava a Cuba e quell’evento - che L’Avana si appresa a celebrare - è stato messo da Benedetto XVI come leit-motiv di “speranza” per il tutto il continente, peraltro ricordato dal Papa nelle tragedie naturali che l’hanno più volte colpito nel 2007: dal Messico, all’America centrale al Perù.
Il paragrafo sei ha riguardato l’Africa. Forti le parole con le quali Benedetto XVI ha rammentato la “profonda sofferenza” del Darfur, nel quale la speranza appare - ha detto - “quasi vinta dal sinistro corteo di fame e morte”. Soffermandosi sulle violenze della Somalia e il processo di pace nella Repubblica Democratica del Congo, ancora la cronaca più “calda”, in arrivo dal Kenya, ha spinto il Pontefice a questo appello:
"...j'invite tous les habitants, en particulier les responsables politiques, ..."
“Invito tutti gli abitanti, e in particolare i responsabili politici, a ricercare mediante il dialogo una soluzione pacifica, fondata sulla giustizia e sulla fraternità. La Chiesa cattolica non è indifferente ai gemiti di dolore che si innalzano da queste regioni. Ella fa proprie le richieste di aiuto dei rifugiati e degli sfollati, e si impegna per favorire la riconciliazione, la giustizia e la pace.
L’Africa del 2008 è anche quella dell’Etiopia, che ricorda il suo terzo millennio cristiano. Un evento al quale Benedetto XVI ha fatto seguire il suo sguardo all’Europa, che reegistra miglioramenti in Kosovo e chiede attenzione per la crisi di Cipro ma soprattutto prova a riscrivere i suoi principi comunitari col Trattato di Lisbona, fra i quali il Papa invoca maggiore rispetto per l’eredità del Vangelo:
"Cette étape relance le processus de construction de la "maison Europe"..."
“Tale tappa rilancia il processo di costruzione della ‘casa Europa’, che ‘sarà per tutti gradevolmente abitabile solo se verrà costruita su un solido fondamento culturale e morale di valori comuni che traiamo dalla nostra storia e dalle nostre tradizioni’ e se essa non rinnegherà le proprie radici cristiane”.
Alla fine del suo giro d’orizzonte, Benedetto XVI è passato a riflettere sui valori assoluti della pace, della libertà e della giustizia:
"...l'ordre et le droit en sont des éléments qui la garantissent...."
“L'ordine e il diritto ne sono elementi di garanzia. Ma il diritto può essere una forza di pace efficace solo se i suoi fondamenti sono solidamente ancorati nel diritto naturale, dato dal Creatore. È anche per tale ragione che non si può mai escludere Dio dall'orizzonte dell'uomo e della storia. Il nome di Dio è un nome di giustizia; esso rappresenta un appello pressante alla pace”.
In quest’ottica, il dialogo interculturale e religioso contribuiscono con forza alla costruzione del rispetto reciproco e della comprensione, come dimostra il recente e apprezzato scambio di missive con i 138 leader musulmani. Tuttavia, ha obiettato il Papa:
"Pour etre vrai, ce dialogue doit etre clair, evitant relativisme et syncrétisme, ..."
“Per esser vero, questo dialogo deve essere chiaro, evitando relativismi e sincretismi, ma animato da un sincero rispetto per gli altri e da uno spirito di riconciliazione e di fraternità”.
La Chiesa, ha proseguito Benedetto XVI, non dimentica mai che qualsiasi valore o diritto ha per centro l’uomo e la sua inviolabile dignità. E dunque la sacralità della sua vita, troppo spesso ancora - ha deplorato il Pontefice - oggetto di “attacchi” prima e dopo la nascita:
"Je voudrais rappeler, avec tant de chercheurs et de scientifiques, ..."
“Vorrei richiamare, insieme con tanti ricercatori e scienziati, che le nuove frontiere della bioetica non impongono una scelta fra la scienza e la morale, ma che esigono piuttosto un uso morale della scienza. D'altra parte (…) mi rallegro che lo scorso 18 dicembre l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite abbia adottato una risoluzione chiamando gli Stati ad istituire una moratoria sull'applicazione della pena di morte ed io faccio voti che tale iniziativa stimoli il dibattito pubblico sul carattere sacro della vita umana”.
E invocando, come sempre in queste circostanze, tutele per “l'integrità della famiglia, fondata sul matrimonio”, il Papa ha esortato i Paesi ricchi ad aiutare quelli meno abbienti nell’accesso alle risorse naturali e soprattutto ha invitato a uno “sforzo congiunto” in materia di sicurezza. Sforzo, ha soggiunto, che impedirebbe “l'accesso dei terroristi alle armi di distruzione di massa” e che “rinforzerebbe, senza alcun dubbio, il regime di non proliferazione nucleare e lo renderebbe più efficace”. E se poco prima, Benedetto XVI aveva chiesto un impegno diplomatico “senza sosta” per dirimere la vertenza sul nucleare iraniano, qui il Papa ha salutato con piacere l'accordo per lo smantellamento del programma di armamento nucleare in Corea del Nord: “Incoraggio - ha asserito - l'adozione di misure appropriate per la riduzione degli armamenti di tipo classico, e per affrontare il problema umanitario posto dalle munizioni a grappolo”.
Il pensiero conclusivo è stato per la diplomazia, “arte della speranza”, che non si stanca di ricercare anche le più labili possibilità di dialogo:
"La diplomatie doit donner de l'espérance. La celebration de Noël vient chaque..."
“La diplomazia deve dare speranza. La celebrazione del Natale viene ogni anno a ricordarci che, quando Dio si è fatto piccolo bambino, la Speranza è venuta ad abitare nel mondo, al cuore della famiglia umana. Questa certezza diventa oggi preghiera: che Dio apra il cuore di quanti governano la famiglia dei popoli alla Speranza che mai delude”.
www.radiovaticana.org/it1/videonews_ita.asp?vaiflv=0000165.flv&vai=ctv_frame00165.jpg&var1=07/01/2008&var2=Vatican%20City&var3=Benedetto%20XVI:%20rispondere%20ai%20bisogni%20di%20pace%20e%20speranza%20del%20mondo%20è%20compito%20della%20diplomazia%20e%20della%20...
+PetaloNero+
Tuesday, January 08, 2008 2:59 PM
RINUNCE E NOMINE
RINUNCIA DELL’ARCIVESCOVO DI ÉVORA (PORTOGALLO) E NOMINA DEL SUCCESSORE)
Il Santo Padre Benedetto XVI ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell’arcidiocesi di Évora (Portogallo), presentata da S.E. Mons. Maurílio Jorge Quintal de Gouveia, in conformità al can. 401 § 1 del Codice di Diritto Canonico.
Il Papa ha nominato Arcivescovo di Évora (Portogallo) S.E. Mons. José Francisco Sanches Alves, finora Vescovo di Portalegre-Castelo Branco.
S.E. Mons. José Francisco Sanches Alves
S.E. Mons. José Francisco Sanches Alves è nato il 20 aprile 1941 a Lageosa da Raia, diocesi di Guarda. Ha studiato nei Seminari di Évora, ed ha proseguito nella Pontificia Università Salesiana a Roma, ottenendo il Dottorato in Psicologia. Ha frequentato pure l'Università statale di Évora, specializzandosi in Scienze sociali.
Ordinato sacerdote il 3 luglio 1966 nella Cattedrale di Évora, è stato successivamente Prefetto nel Seminario Minore, Professore dell'Istituto Superiore di Teologia di Évora, Segretario diocesano per la Catechesi, Rettore del Seminario Maggiore e Vicario Generale della diocesi.
Nominato Vescovo Ausiliare di Lisbona il 7 marzo 1998, ha ricevuto l'ordinazione episcopale il 31 maggio successivo.
È stato promosso alla sede residenziale di Portalegre-Castelo Branco il 22 aprile 2004.
Ricopre la carica di Presidente della Commissione Episcopale per l'Azione sociale e caritativa della Conferenza Episcopale.
NOMINA DEL COADIUTORE DI VILA REAL (PORTOGALLO)
Il Papa ha nominato Vescovo Coadiutore di Vila Real (Portogallo) S.E. Mons. Amândio José Tomás, finora Vescovo titolare di Feradi maggiore e Ausiliare di Évora.
S.E. Mons. Amândio José Tomás
S.E. Mons. Amândio José Tomás è nato il 23 aprile 1943, a Cimo da Vila da Castanheira, nella diocesi di Vila Real. Dopo aver compiuto gli studi preparatori e quelli di filosofia e teologia nel Seminario di Vila Real, ha conseguito la Licenza in Teologia Dogmatica presso la Pontificia Università Gregoriana a Roma.
È stato ordinato sacerdote il 15 agosto 1967, incardinandosi nel clero di Vila Real. Poi è stato professore di teologia dogmatica nel Seminario maggiore di Lamego (1969-1970), Direttore spirituale presso il Seminario di Vila Real (1970-1971), Professore di religione e morale presso il Liceo locale, nonché Professore di teologia dogmatica nel Seminario e presso l’"Instituto de Ciências Humanas e Teologia", a Porto (1976-1977).
Dal 1976 al 1979 ha frequentato il Pontificio Istituto Biblico di Roma e vi ha conseguito la Licenza in Scienze Bibliche. Nel 1980 è stato nominato Vice Rettore del Pontificio Collegio Portoghese a Roma; il 20 ottobre 1982 ne è divenuto Rettore.
Nominato Vescovo Ausiliare di Évora il 5 ottobre 2001, ha ricevuto l'ordinazione episcopale il 6 gennaio 2002.
+PetaloNero+
Tuesday, January 08, 2008 5:01 PM
PAPA/ IL 17 GENNAIO ALLA SAPIENZA, PRESENTI MUSSI E VELTRONI
Prima cerimonia nell'Aula Magna, poi visita Cappella restaurata
Roma, 8 gen. (Apcom) - Ci saranno il ministro dell'Università e della ricerca, Fabio Mussi, e il sindaco di Roma, Walter Veltroni, ad accogliere Benedetto XVI che, il 17 gennaio, parteciperà all'inaugurazione dell'anno accademico 2007-2008 dell'Università 'La Sapienza', a Roma.
Il programma - come informa una nota dell'Ateneo - prevede la relazione introduttiva del Magnifico Rettore, Renato Guarini, alle 9.50 l'intervento del rappresentante degli studenti, e a seguire, alle 10, la Lectio magistralis del professor Mario Caravale. Dopo l'intervento di Veltroni e quello di Mussi, intorno alle 10.40 il Papa sarà accolto da un momento musicale della comunità della Sapienza Università di Roma. La cerimonia si svolgerà nell'Aula Magna della Sapienza, mentre a seguire - intorno a mezzogiorno - il Papa visiterà la Cappella restaurata recentemente e incontrerà un gruppo di giovani studenti, al quale rivolgerà un altro breve discorso.
Inizialmente la visita era fissata per il 30 novembre, giorno in cui tuttavia il ministro Mussi non sarebbe stato presente. Da qui, la decisione di rinviare l'incontro dell'Università con il Papa.
+PetaloNero+
Wednesday, January 09, 2008 2:38 PM
LE UDIENZE
Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto ieri pomeriggio in Udienza:
Em.mo Card. Joachim Meisner, Arcivescovo di Köln (Germania).
+PetaloNero+
Wednesday, January 09, 2008 2:39 PM
RINUNCE E NOMINE
RINUNCIA DEL VESCOVO DI BARRETOS (BRASILE) E NOMINA DEL SUCCESSORE
Il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Barretos (Brasile), presentata da S.E. Mons. Antônio Gaspar, in conformità al can. 401 § 1 del Codice di Diritto Canonico.
Il Papa ha nominato Vescovo di Barretos (Brasile) il Rev.do Dom Edmilson Amador Caetano, O. Cist., finora Abate del Monastero "Nossa Senhora de São Bernardo" nella diocesi di São João da Boa Vista.
Rev.do Dom Edmilson Amador Caetano, O. Cist.
Il Rev.do Dom Edmilson Amador Caetano, O. Cist., è nato nella città di São Paulo, nell’omonima arcidiocesi, il 20 aprile 1960. Ha studiato Filosofia nel Monastero "São Bento" a São Paulo e Teologia prima presso l’Istituto Teologico "Pio XI" a São Paulo e poi presso il Monastero "São Bento" di Rio de Janeiro. Ha compiuto studi di licenza in Liturgia presso il Pontificio Ateneo Santo Anselmo, a Roma.
Membro della Congregazione di San Bernardo dell’Ordine Cistercense, ha emesso la professione perpetua il 25 marzo 1982. È stato ordinato sacerdote il 12 dicembre 1985 ed ha svolto le seguenti attività: Vicario parrocchiale a São Roque (1985-1989); Cappellano dell’Ospedale São Vicente a São Paulo (1986-1992); Maestro dei Professi del Monastero Cistercense nella diocesi di São João da Boa Vista (1989-1991); Parroco (1990-1992); Vice Priore del Monastero e Maestro dei Novizi (1990-1993); Cappellano dell’Educandato São José e Direttore della Facoltà di Filosofia e Teologia "Coração de Maria" (1993-1997); Membro del Consiglio Presbiterale della diocesi di São João da Boa Vista (1994 e 2003-2007); Direttore degli Oblati Cistercensi Secolari (1995-1996); Priore del Monastero (1995-1997); Parroco della Parrocchia "São Roque" (1997-2001); e Abate del Monastero (dal 2003).
RINUNCIA DEL VESCOVO DI SÃO MIGUEL PAULISTA (BRASILE) E NOMINA DEL SUCCESSORE
Il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di São Miguel Paulista (Brasile), presentata da S.E. Mons. Fernando Legal, S.D.B., in conformità al can. 401 § 1 del Codice di Diritto Camonico.
Il Papa ha nominato Vescovo di São Miguel Paulista (Brasile) S.E. Mons. Manuel Parrado Carral, finora Vescovo titolare di Giunca di Bizacena e Ausiliare di São Paulo.
S.E. Mons. Manuel Parrado Carral
S.E. Mons. Manuel Parrado Carral è nato il 29 settembre 1946 a San Roman-Santiso, Provincia di La Coruña in Spagna, trasferendosi poi in Brasile in tenera età con la famiglia, nella città di Santo André, Stato di São Paulo. Ha compiuto gli studi di Filosofia nella "Faculdade de Filosofia, Ciências e Letras Nossa Senhora Medianeira" e quelli di Teologia nel Seminario "Imaculada Conceição de Ipiranga", entrambi a São Paulo.
È stato ordinato sacerdote il 10 dicembre 1972 ed incardinato nel clero della diocesi di Santo André. Quindi, ha esercitato i seguenti incarichi: Vicario parrocchiale della parrocchia "Santa Cruz" (1973-1976); Parroco della Parrocchia "Nossa Senhora Imaculada Conceição" a Diadema (1977-1985); Parroco della Parrocchia "Nossa Senhora dos Navegantes" a Diadema (1979-1985); Missionario per il Progetto "Chiese Sorelle" nella diocesi di Santarém nello Stato di Pará (1986-1988); Rettore del Seminario maggiore di Santo André e Parroco della Parrocchia "São Bento" di São Caetano do Sul (1989-1998); Parroco della Cattedrale di Santo André (1999-2000); membro del Collegio dei Consultori, del Consiglio Presbiterale, del Consiglio Pastorale e del Consiglio degli Affari Economici della diocesi di Santo André (1990-2000).
Il 3 gennaio 2001 è stato nominato Vescovo titolare di Giunca di Bizacena e Ausiliare di São Paulo, ed ha ricevuto l’ordinazione episcopale il 10 marzo successivo. A São Paulo ha esercitato il suo ministero come Vicario Generale dell’arcidiocesi e Responsabile del Settore Episcopale "Sé". Dal 4 dicembre 2006 al 29 aprile 2007 è stato l’Amministratore Apostolico "sede vacante" di São Paulo.
NOMINA DEL VESCOVO DI ATAKPAMÉ (TOGO)
Il Papa ha nominato Vescovo di Atakpamé (Togo) il Rev.do Mons. Nicodème Anani Barrigah-Benissan, Consigliere di Nunziatura in Israele.
Rev.do Mons. Nicodème Anani Barrigah-Benissan
Il Rev.do Mons. Nicodème Anani Barrigah-Benissan è nato ad Ouagadougou (Burkina Faso), da genitori Togolesi, il 19 maggio 1963, ma è rientrato a Lomé (Togo) con la famiglia in tenera età. Ha frequentato le scuole primarie e secondarie a Lomé e poi ha completato gli studi di Filosofia e Teologia nel Seminario Maggiore di St Gall di Ouidah, in Benin. È stato ordinato sacerdote per l’Arcidiocesi di Lomé l’8 agosto 1987, nella Cattedrale di Atakpamé.
Ha ottenuto una Licenza in Teologia ad Abidjan ed una in Teologia Biblica a Roma, oltre al Dottorato in Diritto Canonico presso la Pontificia Università Urbaniana. Nel 1993 è entrato nella Pontificia Accademia Ecclesiastica. Attualmente è Consigliere di Nunziatura in Israele.
+PetaloNero+
Wednesday, January 09, 2008 2:40 PM
L’UDIENZA GENERALE
L’Udienza Generale di questa mattina si è svolta alle ore 10.30 nell’Aula Paolo VI dove il Santo Padre ha incontrato gruppi di pellegrini e fedeli giunti dall’Italia e da ogni parte del mondo.
Nel discorso in lingua italiana, il Santo Padre Benedetto XVI, riprendendo il ciclo di catechesi sui Padri Apostolici, si è soffermato sulla figura di Sant’Agostino.
L’Udienza Generale si è conclusa con la recita del Pater Noster e la Benedizione Apostolica impartita insieme ai Vescovi presenti.
CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA
Cari fratelli e sorelle!
Dopo le grandi festività natalizie, vorrei tornare alle meditazioni sui Padri della Chiesa e parlare oggi del più grande Padre della Chiesa latina, sant’Agostino: uomo di passione e di fede, di intelligenza altissima e di premura pastorale instancabile, questo grande santo e dottore della Chiesa è spesso conosciuto, almeno di fama, anche da chi ignora il cristianesimo o non ha consuetudine con esso, perché ha lasciato un’impronta profondissima nella vita culturale dell'Occidente e di tutto il mondo. Per la sua singolare rilevanza, sant’Agostino ha avuto un influsso larghissimo, e si potrebbe affermare, da una parte, che tutte le strade della letteratura latina cristiana portano a Ippona (oggi Annaba, sulla costa algerina), il luogo dove era vescovo e, dall’altra, che da questa città dell’Africa romana, di cui Agostino fu Vescovo dal 395 fino alla morte nel 430, si diramano molte altre strade del cristianesimo successivo e della stessa cultura occidentale.
Di rado una civiltà ha trovato uno spirito così grande, che sapesse accoglierne i valori ed esaltarne l’intrinseca ricchezza, inventando idee e forme di cui si sarebbero nutriti i posteri, come sottolineò anche Paolo VI: "Si può dire che tutto il pensiero dell’antichità confluisca nella sua opera e da essa derivino correnti di pensiero che pervadono tutta la tradizione dottrinale dei secoli successivi" (AAS, 62, 1970, p. 426). Agostino è inoltre il Padre della Chiesa che ha lasciato il maggior numero di opere. Il suo biografo Possidio dice: sembrava impossibile che un uomo potesse scrivere tante cose nella propria vita. Di queste diverse opere parleremo in un prossimo incontro. Oggi la nostra attenzione sarà riservata alla sua vita, che si ricostruisce bene dagli scritti, e in particolare dalle Confessiones, la straordinaria autobiografia spirituale, scritta a lode di Dio, che è la sua opera più famosa. E giustamente, perché sono proprio le Confessiones agostiniane, con la loro attenzione all’interiorità e alla psicologia, a costituire un modello unico nella letteratura occidentale, e non solo occidentale, anche non religiosa, fino alla modernità. Questa attenzione alla vita spirituale, al mistero dell'io, al mistero di Dio che si nasconde nell'io, è una cosa straordinaria senza precedenti e rimane per sempre, per così dire, un «vertice» spirituale.
Ma, per venire alla vita, Agostino nacque a Tagaste – nella provincia della Numidia, nell’Africa romana – il 13 novembre 354 da Patrizio, un pagano che poi divenne catecumeno, e da Monica, fervente cristiana. Questa donna appassionata, venerata come santa, esercitò sul figlio una grandissima influenza e lo educò nella fede cristiana. Agostino aveva anche ricevuto il sale, come segno dell'accoglienza nel catecumenato. Ed è rimasto sempre affascinato dalla figura di Gesù Cristo; egli anzi dice di aver sempre amato Gesù, ma di essersi allontanato sempre più dalla fede ecclesiale, dalla pratica ecclesiale, come succede anche oggi per molti giovani.
Agostino aveva anche un fratello, Navigio, e una sorella, della quale ignoriamo il nome e che, rimasta vedova, fu poi a capo di un monastero femminile. Il ragazzo, di vivissima intelligenza, ricevette una buona educazione, anche se non fu sempre uno studente esemplare. Egli tuttavia studiò bene la grammatica, prima nella sua città natale, poi a Madaura, e dal 370 retorica a Cartagine, capitale dell'Africa romana: divenne un perfetto dominatore della lingua latina, non arrivò però a maneggiare con altrettanto dominio il greco e non imparò il punico, parlato dai suoi conterranei. Proprio a Cartagine Agostino lesse per la prima volta l’Hortensius, uno scritto di Cicerone poi andato perduto che si colloca all’inizio del suo cammino verso la conversione. Il testo ciceroniano, infatti, svegliò in lui l’amore per la sapienza, come scriverà, ormai Vescovo, nelle Confessiones: "Quel libro cambiò davvero il mio modo di sentire", tanto che "all’improvviso perse valore ogni speranza vana e desideravo con un incredibile ardore del cuore l’immortalità della sapienza" (III, 4, 7).
Ma poichè era convinto che senza Gesù la verità non può dirsi effettivamente trovata, e perché in questo libro appassionante quel nome gli mancava, subito dopo averlo letto cominciò a leggere la Scrittura, la Bibbia. Ma ne rimase deluso. Non solo perché lo stile latino della traduzione della Sacra Scrittura era insufficiente, ma anche perché lo stesso contenuto gli apparve non soddisfacente. Nelle narrazioni della Scrittura su guerre e altre vicende umane non trovava l'altezza della filosofia, lo splendore di ricerca della verità che ad essa è proprio. Tuttavia non voleva vivere senza Dio e così cercava una religione corrispondente al suo desiderio di verità e anche al suo desiderio di avvicinarsi a Gesù. Cadde così nella rete dei manichei, che si presentavano come cristiani e promettevano una religione totalmente razionale. Affermavano che il mondo è diviso in due principi: il bene e il male. E così si spiegherebbe tutta la complessità della storia umana. Anche la morale dualistica piaceva a sant'Agostino, perché comportava una morale molto alta per gli eletti: e per chi come lui vi aderiva era possibile una vita molto più adeguata alla situazione del tempo, specie per un uomo giovane. Si fece pertanto manicheo, convinto in quel momento di aver trovato la sintesi tra razionalità, ricerca della verità e amore di Gesù Cristo. Ed ebbe anche un vantaggio concreto per la sua vita: l’adesione ai manichei infatti apriva facili prospettive di carriera. Aderire a quella religione che contava tante personalità influenti gli permetteva di continuare la relazione intrecciata con una donna e di andare avanti nella sua carriera. Da questa donna ebbe un figlio, Adeodato, a lui carissimo, molto intelligente, che sarà poi presente nella preparazione al battesimo presso il lago di Como, partecipando a quei «Dialoghi» che sant'Agostino ci ha trasmesso. Il ragazzo, purtroppo, morì prematuramente. Insegnante di grammatica a circa vent’anni nella sua città natale, tornò presto a Cartagine, dove divenne un brillante e celebrato maestro di retorica. Con il tempo, tuttavia, Agostino iniziò ad allontanarsi dalla fede dei manichei, che lo delusero proprio dal punto di vista intellettuale in quanto incapaci di risolvere i suoi dubbi, e si trasferì a Roma, e poi a Milano, dove allora risiedeva la corte imperiale e dove aveva ottenuto un posto di prestigio grazie all’interessamento e alle raccomandazioni del prefetto di Roma, il pagano Simmaco, ostile al vescovo di Milano sant'Ambrogio.
A Milano Agostino prese l’abitudine di ascoltare – inizialmente allo scopo di arricchire il suo bagaglio retorico – le bellissime prediche del Vescovo Ambrogio, che era stato rappresentante dell’imperatore per l’Italia settentrionale, e dalla parola del grande presule milanese il retore africano rimase affascinato; e non soltanto dalla sua retorica, soprattutto il contenuto toccò sempre più il suo cuore. Il grande problema dell'Antico Testamento, della mancanza di bellezza retorica, di altezza filosofica si risolse, nelle prediche di sant'Ambrogio, grazie all'interpretazione tipologica dell'Antico Testamento: Agostino capì che tutto l'Antico Testamento è un cammino verso Gesù Cristo. Così trovò la chiave per capire la bellezza, la profondità anche filosofica dell'Antico Testamento e capì tutta l'unità del mistero di Cristo nella storia e anche la sintesi tra filosofia, razionalità e fede nel Logos, in Cristo Verbo eterno che si è fatto carne.
In breve tempo Agostino si rese conto che la lettura allegorica della Scrittura e la filosofia neoplatonica praticate dal Vescovo di Milano gli permettevano di risolvere le difficoltà intellettuali che, quando era più giovane, nel suo primo avvicinamento ai testi biblici gli erano sembrate insuperabili.
Alla lettura degli scritti dei filosofi Agostino fece così seguire quella rinnovata della Scrittura e soprattutto delle Lettere paoline. La conversione al cristianesimo, il 15 agosto 386, si collocò quindi al culmine di un lungo e tormentato itinerario interiore, del quale parleremo ancora in un'altra catechesi, e l’africano si trasferì nella campagna a nord di Milano presso il lago di Como – con la madre Monica, il figlio Adeodato e un piccolo gruppo di amici – per prepararsi al battesimo. Così, a trentadue anni, Agostino fu battezzato da Ambrogio il 24 aprile 387, durante la veglia pasquale, nella Cattedrale di Milano.
Dopo il battesimo, Agostino decise di tornare in Africa con gli amici, con l’idea di praticare una vita comune, di tipo monastico, al servizio di Dio. Ma a Ostia, in attesa di partire, la madre improvvisamente si ammalò e poco più tardi morì, straziando il cuore del figlio. Rientrato finalmente in patria, il convertito si stabilì a Ippona per fondarvi appunto un monastero. In questa città della costa africana, nonostante le sue resistenze, fu ordinato presbitero nel 391 e iniziò con alcuni compagni la vita monastica a cui da tempo pensava, dividendo il suo tempo tra la preghiera, lo studio e la predicazione. Egli voleva essere solo al servizio della verità, non si sentiva chiamato alla vita pastorale, ma poi capì che la chiamata di Dio era quella di essere pastore tra gli altri, e così di offrire il dono della verità agli altri. lui voleva essere solo nel servizio alla verità, non si sentiva chiamato alla vita pastorale, ma poi ha capito che la chiamata di Dio era quella di essere pastore tra gli altri, e così di dare il dono della verità agli altri. A Ippona, quattro anni più tardi, nel 395, venne consacrato Vescovo. Continuando ad approfondire lo studio delle Scritture e dei testi della tradizione cristiana, Agostino fu un Vescovo esemplare nel suo instancabile impegno pastorale: predicava più volte la settimana ai suoi fedeli, sosteneva i poveri e gli orfani, curava la formazione del clero e l’organizzazione di monasteri femminili e maschili. In breve l’antico retore si affermò come uno degli esponenti più importanti del cristianesimo di quel tempo: attivissimo nel governo della sua diocesi – con notevoli risvolti anche civili – negli oltre trentacinque anni di episcopato, il Vescovo di Ippona esercitò infatti una vasta influenza nella guida della Chiesa cattolica dell’Africa romana e più in generale nel cristianesimo del suo tempo, fronteggiando tendenze religiose ed eresie tenaci e disgregatrici come il manicheismo, il donatismo e il pelagianesimo, che mettevano in pericolo la fede cristiana nel Dio unico e ricco di misericordia.
E a Dio si affidò Agostino ogni giorno, fino all’estremo della sua vita: colpito da febbre, mentre da quasi tre mesi la sua Ippona era assediata dai vandali invasori, il Vescovo – racconta l’amico Possidio nella Vita Augustini – chiese di trascrivere a grandi caratteri i salmi penitenziali "e fece affiggere i fogli contro la parete, così che stando a letto durante la sua malattia li poteva vedere e leggere, e piangeva ininterrottamente a calde lacrime" (31,2). Così trascorsero gli ultimi giorni della vita di Agostino, che morì il 28 agosto 430, quando ancora non aveva compiuto 76 anni. Alle sue opere, al suo messaggio e alla sua vicenda interiore dedicheremo i prossimi incontri.
SINTESI DELLA CATECHESI NELLE DIVERSE LINGUE
○ Sintesi della catechesi in lingua francese
Chers Frères et Sœurs,
Nous parlerons aujourd’hui de saint Augustin, homme de passion et de foi, pasteur infatigable, qui a eu une influence considérable et dont le nom est souvent connu même de ceux qui ignorent le christianisme.
Augustin est né à Taghaste, en Numidie, dans l’Afrique romaine, en 354. D’une vive intelligence, il étudie à Madaure et à Carthage où il lit l’Hortensius, de Cicéron, qui éveille en lui l’amour de la sagesse, alors que la lecture de la Bible le laisse insatisfait. Le jeune intellectuel est alors proche du manichéisme, qui lui apparaît plus rigoureux et plus rationnel que le christianisme. Il reviendra à Carthage comme brillant maître de rhétorique, mais déçu de la foi des manichéens incapable de résoudre ses doutes, il part pour Rome, puis pour Milan où il suit les prédications de l’Évêque Ambroise. Sa conversion au christianisme, le 15 août 386, sera l’aboutissement d’un long cheminement intérieur.
Après son baptême, Augustin décide de rentrer en Afrique pour pratiquer une vie de type monastique au service de Dieu. Il s’établit à Hippone pour y fonder un monastère. En 391, il y est ordonné prêtre, puis Évêque en 395. Il fut un pasteur exemplaire, prêchant souvent, soutenant les pauvres, prenant soin de la formation du clergé. Pendant ses 35 années d’épiscopat, il exerça une influence très grande sur le christianisme de son temps. Il meurt en 430, âgé de 76 ans.
Je suis heureux de vous accueillir, chers pèlerins francophones. Je salue en particulier les jeunes du lycée d’enseignement agricole privé, de Saint-Maximin. Que saint Augustin soit pour vous tous un modèle dans votre recherche de Dieu et qu’il vous aide à approfondir votre foi ! Avec ma Bénédiction apostolique.
○ Sintesi della catechesi in lingua inglese
Dear Brothers and Sisters,
In our weekly catechesis, we now turn to the towering figure of Saint Augustine of Hippo. The great intellectual heritage of antiquity found expression in Augustine’s many writings, which then became a rich source of inspiration and teaching for centuries to come. Augustine’s spiritual autobiography – The Confessions – tells the story of his Christian upbringing, his secular education, his decision to devote his life to the pursuit of truth, and his eventual abandonment of the faith. Attracted at first by Manichean dualism, he gradually recovered the faith of his childhood, thanks to the prayers of his mother, Saint Monica, and the brilliant teaching of Saint Ambrose, then Bishop of Milan. The Confessions recount the tormented interior journey which led to his moral and intellectual conversion, culminating in his baptism by Ambrose. Returning to Africa to lead a monastic life, Augustine became a priest and then the Bishop of Hippo. In his thirty years as Bishop, he proved himself an exemplary pastor, an assiduous preacher and an influential champion of the Catholic faith. In coming weeks, we will turn our attention to the writings and the thought of this great Doctor of the Church.
I am pleased to welcome the English-speaking pilgrims present at today’s Audience, especially the student groups from Australia and the United States. I greet the group of deacons from the Archdiocese of Dubuque, and I thank the choir for their praise of God in song. Upon all of you I invoke God’s abundant blessings of joy and peace.
○ Sintesi della catechesi in lingua tedesca
Liebe Brüder und Schwestern!
In der Reihe der Mittwochskatechesen will ich mich von heute an mit dem hl. Augustinus befassen, dem bedeutendsten und im christlichen Abendland einflußreichsten Kirchenvater, einem Menschen voller Leidenschaft, der sich ebenso durch höchste Intelligenz wie – nach der Bekehrung – durch großen Glaubenseifer auszeichnete und der sich als Bischof in einem unermüdlichen seelsorglichen Einsatz bewährte. Unter dem enormen Umfang der von ihm überlieferten Bücher, Predigten und Briefe tritt vor allem das autobiographische Werk der »Bekenntnisse« hervor, das zu einem Modell für Autobiographien bis in die Neuzeit herein geworden ist. Darin schildert er seine bewegte Jugend, wie er zunächst von Monika, der Mutter, in den Glauben hineinwächst, ihn dann verliert, nach Neuem sucht, immer auf dem Wege bleibt und schließlich wieder auf mühsamen Wegen in die Kirche hineinfindet.
Augustinus kam im Jahre 354 in Thagaste in Numidien, dem heutigen Algerien, zur Welt. Sein Vater Patrizius war Heide, dann Katechumene. Seine Mutter, die hl. Monika, war dagegen eine ganz eifrige Christin, die Augustinus und seine Geschwister – er hatte einen Bruder und eine Schwester, die dann als Witwe Nonne und Äbtissin geworden ist – im christlichen Glauben unterwies. Er erhielt vor allem eine sehr gute Ausbildung in der Rhetorik, die damals eine der wichtigsten Disziplinen war und in der er selber ein gefeierter Lehrer wurde. Er hat allerdings beklagt, daß er als Schüler im Griechischen faul war, denn später als Bischof hätte er es gut brauchen können. Aber da war es zu spät.
Die Suche nach einer rechten »Lebensphilosophie« führte Augustinus zunächst zum Manichäismus, zu einem System, das erklärte, die Welt beruhe auf zwei Prinzipien, dem guten und dem bösen; so lasse sich alles erklären. Und die Moral sei zweigeteilt: für die Erwählten, die auf der Höhe angekommen sind, sehr streng und für die anderen auf der Vorstufe etwas lockerer. Und da er sich auf der Vorstufe fühlte, war dies für ihn sozusagen eine angenehme religiöse und philosophische Beheimatung. In seiner beruflichen Laufbahn kam er über Rom schließlich nach Mailand, in eine bedeutende Position als Rhetor am Kaiserhof. Unter dem Eindruck der Predigten des Bischofs Ambrosius bekehrte er sich aber und wurde in der Osternacht 387 getauft. Daraufhin entschloß er sich, in seine Heimat zurückzukehren; unterwegs erlitt er einen großen Schmerz durch den Tod seiner Mutter, die hier in Ostia, im damaligen Hafen von Rom, gestorben ist und begraben wurde. Er gründete zu Hause eine klösterliche Gemeinschaft, eigentlich eine Philosophengemeinschaft mit christlichem Grund, wurde aber bei einem Aufenthalt in Hippo während des Besuchs der Eucharistiefeier zu seiner Überraschung vom betagten Bischof Valerius nach vorn beordert, der sagte: Ich brauche schon lange einen Priester, der gut predigen kann – der Bischof konnte es nämlich nicht –, und so weihte er ihn zum Priester. Augustinus hatte gedacht, er sei nur zur Philosophie berufen, und er litt zunächst, als man ihm das pastorale Amt, das Priestertum, verlieh. Aber ist dann ganz hineingewachsen, wurde 395 Bischof, wirkte fast 40 Jahre segensreich dort und starb 430 während der Belagerung der Stadt durch die Vandalen.
Von Herzen begrüße ich die Pilger und Besucher aus den deutschsprachigen Ländern. Der hl. Augustinus lebte immer in der Suche nach Gott, in der Suche, Jesus Christus näher und ähnlicher zu werden. Auch wir wollen stets die Nähe des Schöpfers und die Nähe Jesu Christi suchen, in dem Gott menschliches Antlitz hat und Ihm helfen, daß er uns bereit macht, das Gute selber zu tun und es in der Welt zu verbreiten. Der Herr geleite euch auf allen Wegen dieses noch jungen Jahres!
○ Sintesi della catechesi in lingua spagnola
Queridos hermanos y hermanas:
Con palabras de Pablo VI, se puede decir de San Agustín, "que todo el pensamiento de la antigüedad converge en su obra y de ella brotan corrientes de pensamiento que permean toda la tradición de los siglos posteriores". Este Santo es el Padre de la Iglesia del que más obras se conservan. Nació en Tagaste el trescientos cincuenta y cuatro, de Patricio y santa Mónica. Estudió gramática y retórica. En Cartago ejerció como maestro de retórica. Luego se transfirió a Milán, ciudad en la que se convirtió a la fe católica escuchando predicar a san Ambrosio, del que recibió el Bautismo en el trescientos ochenta y siete. Posteriormente, se estableció en Hipona. Allí fue ordenado presbítero el trescientos noventa y uno y Obispo cuatro años más tarde. En sus treinta y cinco años al frente de esa sede episcopal se mostró como un Pastor ejemplar por su doctrina, atención a los pobres, dedicación al clero y organización de monasterios. Ejerció un gran influjo en el cristianismo de su tiempo y gracias a él se pudo hacer frente al maniqueísmo y a las herejías donatista y pelagiana. Murió el veintiocho de agosto del año cuatrocientos treinta.
Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua española. En particular, a la Real Maestranza de Caballería de Sevilla, a la Parroquia Nuestra Señora de los Milagros de Alange, a los capitulares de la Congregación de San Pedro ad Vincula, así como a los demás grupos venidos de España, México, Brasil y de otros países latinoamericanos. Os invito a imitar la confianza en Dios de San Agustín y a acogeros a su intercesión. Muchas gracias.
SALUTI PARTICOLARI NELLE DIVERSE LINGUE
○ Saluto in lingua portoghese
Saúdo com afeto no Senhor todos os ouvintes de língua portuguesa, em particular o grupo de brasileiros de Piracicaba do Estado de São Paulo.
Desejo a todos felicidades, com os auspícios de que levem de Roma uma consciência de Igreja mais clara, e a fé no seu divino Fundador, Jesus Cristo, mais viva e operante. E peço a Nossa Senhora que os proteja e aos que lhes são queridos, ao dar-lhes a Bênção.
○ Saluto in lingua polacca
Serdecznie pozdrawiam wszystkich Polaków. Życie św. Augustyna jest przykładem działania Bożej łaski, która zawiłe dzieje człowieka kieruje ku poznaniu ostatecznej Prawdy, ku zjednoczeniu z Chrystusem i ku posłudze Jego Kościołowi. Niech ta łaska przemienia naszą codzienność, aby znalazła swe spełnienie w szczęśliwej wieczności. Niech Bóg wam błogosławi!
[Saluto cordialmente tutti i polacchi. La vita di Sant’Agostino è un esempio dell’opera della grazia divina che dirige le complicate vicende dell’uomo verso la conoscenza della definitiva Verità, verso l’unione con Cristo e verso il servizio alla Sua Chiesa. Questa grazia trasformi la nostra quotidianità, affinché trovi il suo compimento nella felice eternità. Dio vi benedica!]
○ Saluto in lingua italiana
Rivolgo un cordiale pensiero ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto le Suore Figlie della Croce, qui convenute a suggello delle celebrazioni per il centesimo anniversario della morte del venerato fondatore, il Servo di Dio Nunzio Russo, e le incoraggio a proseguire nel loro servizio al Vangelo con rinnovato slancio apostolico. Saluto il folto gruppo di fedeli della Parrocchia Sacro Cuore di Gesù, in Rocca di Papa, che compiono un devoto pellegrinaggio presso la tomba degli Apostoli, ed auguro che un sempre più grande fervore missionario animi ogni loro attività pastorale. Saluto la Comunità diaconale della diocesi di Biella, auspicando che ciascuno perseveri nella fede e nella testimonianza della carità. Saluto poi i dirigenti e gli atleti della Serie D. Possa il gioco del calcio essere sempre più veicolo di educazione ai valori dell’onestà, della solidarietà e della fraternità, specialmente fra le giovani generazioni.
Il mio pensiero va infine ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. Carissimi, in questi giorni che seguono la festa dell’Epifania, continuiamo a meditare sulla manifestazione di Gesù a tutti i popoli. La Chiesa invita voi, cari giovani, ad essere testimoni entusiasti di Cristo tra i vostri coetanei; esorta voi, cari malati, a diffondere ogni giorno la sua luce con serena pazienza; e sprona voi, cari sposi novelli, a essere segno della sua presenza rinnovatrice col vostro amore fedele.
+PetaloNero+
Wednesday, January 09, 2008 2:42 PM
Il Papa all'udienza generale presenta Sant'Agostino: uomo di passione e di intelligenza altissima che cercava la verità e incontrò Cristo. Benedetto XVI parla del calcio: educhi all'onestà e alla fraternità
La vita di Sant’Agostino è un esempio dell’opera della grazia divina che dirige le complicate vicende dell’uomo verso la conoscenza della definitiva Verità, verso l’unione con Cristo e verso il servizio alla Sua Chiesa. Ha sintetizzato così Benedetto XVI la biografia del vescovo di Ippona riprendendo oggi le sue catechesi sui Padri della Chiesa. Vasto l’influsso esercitato da Agostino nella letteratura cristiana e numerose le opere da lui lasciate; a queste e alla vicenda interiore del presule africano, ha detto il Papa, saranno dedicate le catechesi delle prossime udienze generali. Il servizio di Tiziana Campisi:
“Uomo di passione e di fede, di intelligenza altissima e di premura pastorale instancabile”: con queste parole Benedetto XVI ha definito Sant’Agostino - “il più grande padre della Chiesa latina”, nato a Tagaste, nell’odierna Algeria, nel 354 - “spesso conosciuto, almeno di fama, anche da chi ignora il cristianesimo o non ha consuetudine con esso”:
“Di rado una civiltà ha trovato uno spirito così grande, che sapesse accoglierne i valori ed esaltarne l’intrinseca ricchezza, inventando idee e forme di cui si sarebbero nutriti i posteri, come ha sottolineato Papa Paolo VI: “Si può dire che tutto il pensiero dell’antichità confluisca nella sua opera e da essa derivino correnti di pensiero che pervadono tutta la tradizione dottrinale dei secoli successivi”.
Educato alla fede cristiana dalla madre Monica, il giovane Agostino abbandonò presto la Chiesa cattolica, ma dentro di lui rimase qualcosa:
“E’ rimasto sempre affascinato dalla figura di Gesù Cristo, dice anche che ha sempre amato Gesù, ma si è allontanato sempre più dalla fede ecclesiale, dalla pratica ecclesiale, come succede anche oggi per molti giovani”.
Pur essendosi allontanato dalla prassi ecclesiale, Agostino, ha detto poi il Papa, era un appassionato ricercatore della Verità e mosso da questa passione legge l’Ortensio di Cicerone, oggi perduto:
“Questo libro svegliò in lui l’amore per la sapienza, come scriverà ormai vescovo nelle Confessiones: 'quel libro cambiò davvero il modo di sentire, tanto che all’improvviso perse valore ogni speranza vana e desideravo con incredibile ardore del cuore l’immortalità della sapienza'”.
Ad interessare Agostino saranno i manichei, che promettevano una fede razionale e presentavano il mondo diviso tra due principi: quello del bene e quello del male. Nel manicheismo – che contava tante personalità influenti – il promettente retore trova anche l’apertura a “facili prospettive di carriera”, ma in seguito ne resta deluso per non avervi risolto i propri dubbi. Si trasferisce quindi a Roma e poi a Milano, dove aveva ottenuto un posto di prestigio, presso la corte imperiale. “Allo scopo di arricchire il suo bagaglio retorico”, comincia ad ascoltare le prediche del vescovo Ambrogio e rimane affascinato dalle sue parole che lo conducono ad una corretta lettura delle Scritture. Quelle che da adolescente gli erano parse rozze gli mostrano ora il cammino verso Gesù, “l’unità del mistero di Cristo nella storia” e la “sintesi tra filosofia, razionalità e fede nel Logos, in Cristo Verbo eterno che si è fatto carne”. “Alla lettura degli scritti dei filosofi, Agostino fece così seguire quella rinnovata della Scrittura”. Giunge in questo modo alla conversione Sant’Agostino, ha spiegato Benedetto XVI, dopo “un lungo e tormentato itinerario interiore”. Battezzato il 24 aprile del 387 da Ambrogio, torna in Africa con il desiderio di dedicarsi a vita monastica, tra preghiera e studio. Nel 391, però, contro la sua volontà, viene ordinato sacerdote e nel 395 è consacrato vescovo di Ippona. Qui ha svolto il suo ministero per 35 anni, esercitando una vasta influenza nella guida della Chiesa cattolica dell’Africa romana e più in generale nel cristianesimo del suo tempo, fronteggiando tendenze religiose ed eresie tenaci e disgregatrici come il manicheismo, il donatismo e il pelagianesimo, che mettevano in pericolo la fede cristiana nel Dio unico e ricco di misericordia:
“Fu un Vescovo esemplare nel suo instancabile impegno pastorale: predicava più volte la settimana ai suoi fedeli, sosteneva i poveri e gli orfani, curava la formazione del clero e l’organizzazione di monasteri femminili e maschili”.
Agostino, ha affermato il Papa, si è affidato a Dio “ogni giorno, fino all’estremo della sua vita”, quando nel 430, colpito da febbre, chiese che gli venissero trascritti i salmi penitenziali, per poterli leggere, affissi contro la parete, stando a letto. Nel rivolgere i suoi saluti ai pellegrini, Benedetto XVI ha espresso infine un pensiero particolare per i dirigenti e i calciatori della Serie D. Il presidente della Federcalcio Giancarlo Abete ha regalato al Santo Padre un pallone. In dono il Papa ha anche ricevuto una maglia azzurra con la scritta “Benedetto XVI”. “Possa il gioco del calcio – ha concluso il Papa – essere sempre più veicolo di educazione ai valori dell’onestà, della solidarietà e della fraternità, specialmente fra le giovani generazioni”.
www.radiovaticana.org/it1/videonews_ita.asp?vaiflv=0000167.flv&vai=ctv_frame00167.jpg&var1=09/01/2008&var2=vatican%20City&var3=Papa:%20Agostino%20impregna%20la%20cultura%20occ...