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+PetaloNero+
Thursday, December 27, 2007 7:20 PM
I dotti musulmani firmatari del documento “Una parola comune” sono pronti ad incontrare Benedetto XVI: ad annunciarlo, in una lettera al cardinale Bertone, è il principe giordano Ghazi bin Muhammad bin Talal


I dotti musulmani, firmatari della Lettera Aperta ai leader cristiani, “Una Parola comune tra Noi e Voi” ringraziano Benedetto XVI per il suo “personale incoraggiamento e interessamento” nei confronti del dialogo cattolico-musulmano. E’ quanto sottolinea uno dei firmatari e promotore del documento, il principe giordano Ghazi bin Muhammad bin Talal, in una lettera inviata al cardinale segretario di Stato, Tarcisio Bertone. Il servizio di Alessandro Gisotti:

“Rincuorati dalla recente visita in Vaticano” del re saudita Abd Allah bin Abd Al-Aziz, siamo “molto disponibili ad incontrare” Benedetto XVI a Roma. E’ quanto scrive il principe giordano al cardinale Bertone, dopo essersi consultato con un buon numero dei principali firmatari e sostenitori della Lettera dei 138 dotti musulmani al Papa e ai leader cristiani. Il principe si sofferma sulle due dimensioni del dialogo: intrinseca, che si riferisce alle nostre anime, ed estrinseca, che si riferisce alla società. Il dialogo, viene ribadito nella lettera, è “per definizione tra persone con punti di vista differenti, non tra persone con lo stesso punto di vista”. “Il nostro motivo per dialogare – prosegue la lettera – è essenzialmente voler cercare la buona volontà e la giustizia per praticare quello che noi musulmani chiamiamo rahmah” e che voi “avete piacere di chiamare caritas”.


Il principe giordano afferma che “un accordo teologico completo tra cristiani e musulmani non sia inerentemente possibile per definizione”. Tuttavia, si conferma la volontà di “mantenere ferma” l’attitudine comune e la “cooperazione basata su quello in cui siamo d’accordo” per “l’interesse del bene comune e per il bene del mondo intero”. Sempre in questi giorni, è stato pubblicato un messaggio dei dotti musulmani rivolto ai cristiani per il Natale e l’anno nuovo. "La redenzione del figlio di Abramo da parte di Dio - si legge nel messaggio - rimane fino ad oggi una garanzia divina ed una forte lezione per tutti i seguaci delle fedi abramitiche, per salvare e proteggere ogni singola vita umana e specialmente le vite dei bambini". In questo periodo che vede coincidere le festività natalizie e la festa musulmana dell'Hajj, i dotti augurano a cristiani e musulmani che il prossimo anno possa essere "un anno di umile pentimento di fronte a Dio e di reciproco perdono dentro le comunità e fra loro".




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Friday, December 28, 2007 3:03 PM
Dialogo, tolleranza e rispetto della dignità umana, i temi al centro dell'incontro in preparazione tra Benedetto XVI e i leader musulmani che hanno scritto al Papa. Intervista con il cardinale Tauran


La Santa Sede guarda con aspettativa all’incontro in via di definizione che nel prossimo anno vedrà insieme e in dialogo Benedetto XVI e i rappresentanti dei 138 leader musulmani, fra i quali nel corso degli ultimi mesi è intercorso uno scambio epistolare. Con una seconda missiva al cardinale segretario di Stato, Tarcisio Bertone, resa nota ieri, i responsabili islamici hanno ringraziato il Papa per la sua disponibilità al confronto: già nei primi mesi del 2008, dunque, delegazioni delle due parti si vedranno per preparare un incontro che il cardinale Jean Louis Tauran, presidente del Pontificio Consiglio per dialogo interreligioso, non esita a definire “storico”. Ascoltiamo il porporato al microfono di Giovanni Peduto:


R. - Il 19 novembre scorso, il cardinale Bertone ha risposto a nome del Santo Padre alla Lettera aperta firmata da 138 leader musulmani, con una lettera indirizzata al principe Gazi di Giordania, indicando che la Santa Sede era disposta a ricevere una delegazione ristretta di quei firmatari, con la possibilità di scambi di vedute e di riunioni con istituzioni specializzate come il PISAI, il Pontificio Istituto per gli Studi Arabi e d’Islamistica, e l’Università Gregoriana, sul contenuto di tale Lettera aperta. Il Papa ha risposto che era anche disposto a ricevere in udienza i partecipanti. Questa, è stata la prima tappa. Poi, il 12 dicembre scorso, il medesimo principe Gazi ha risposto al cardinale Bertone, dicendo che accettava la proposta della Santa Sede e che nel mese di febbraio-marzo verrebbero a Roma tre rappresentanti dei firmatari per preparare questo incontro in un certo senso storico.


D. - E quali saranno le linee guida di questo incontro?


R. - Penso che saranno tre i temi principali. Primo, il rispetto effettivo della dignità della persona umana, dei suoi diritti, in primo luogo il diritto alla libertà di coscienza e di religione. Poi, la necessità per il dialogo religioso di avere una conoscenza obiettiva della religione dell’altro. Quindi, come il cardinale Bertone scriveva nella sua lettera, la formazione dei giovani al rispetto reciproco e alla tolleranza. Penso che siano questi i grandi temi che saranno al cuore dei nostri incontri. Adesso, dopo le feste, incominceremo già a collaborare per concretizzare questo progetto.


D. - E a fissare anche la data?


R. - E a fissare anche la data, certo, secondo i calendari degli uni e degli altri. Ma c’è buona volontà da ogni parte e quindi io sono molto fiducioso nella riuscita di questo incontro.

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Friday, December 28, 2007 3:05 PM
RINUNCE E NOMINE


EREZIONE DELLA DIOCESI DI TECHIMAN (GHANA) E NOMINA DEL PRIMO VESCOVO

Il Santo Padre Benedetto XVI ha eretto la diocesi di Techiman (Ghana), con territorio dismembrato dalle diocesi di Sunyani e di Konongo-Mampong, rendendola suffraganea della Sede Metropolitana di Kumasi.

Il Papa ha nominato primo Vescovo di Techiman, il Rev. Rev.do Dominic Nyarko Yeboah, sacerdote della diocesi di Sunyani (Ghana).

Rev.do Dominic Nyarko Yeboah

Il Rev. Dominic Nyarko Yeboah, è nato il 19 dicembre 1953 a Nsuta, nella diocesi di Sunyani. Dopo le scuole primarie e secondarie frequentate nella sua città natale, è entrato prima nel Seminario Minore St. Hubert e più tardi nel 1984, nel Seminario Regionale St. Peter, dove ha completato i suoi studi di Filosofia e Teologia.
È stato ordinato sacerdote il 21 luglio 1990 ed incardinato nella diocesi di Sunyani.
Dopo l’ordinazione ha svolto i seguenti incarichi: 1990-1991: Vicario parrocchiale della "Dormaa Parish"; 1991-1998: Direttore spirituale di "St. James Minor Seminary", Sunyani; 1992-1993: Direttore diocesano delle Vocazioni; 1998-1999: Vicario parrocchiale di "Berekum Parish"; 1999-2004: Parroco di "Sampa Parish"; Studi per la Licenza in "Family Counselling" alla Fordham University, New York (Stati Uniti).



La nuova diocesi di Techiman (nom. lat. Techimanen /sis/), comprende sette Distretti civili: Techiman, Kintampo North, Kintampo South, Nkoranza, Atebubu, Sene e Pru. Tre Distretti, ossia Atebubu, Sene e Pru si trovano ora nella diocesi di Konongo-Mampong, ma facevano parte della diocesi di Sunyani, prima della creazione della diocesi di Konongo-Mampong (nel 1995). La nuova diocesi è suffraganea dell’arcidiocesi di Kumasi.
La chiesa parrocchiale di Techiman, dedicata a "St. Paul", diviene la Chiesa Cattedrale della neo-eretta diocesi.





Il Papa erige una nuova diocesi in Ghana


Il Santo Padre ha eretto la diocesi di Techiman, in Ghana, con territorio dismembrato dalle diocesi di Sunyani e di Konongo-Mampong, rendendola suffraganea della sede metropolitana di Kumasi.

La nuova diocesi di Techiman (nom. lat. Techimanen /sis/) conta circa 80 mila cattolici su una popolazione di 700 mila persone e dispone di 13 parrocchie: nella diocesi sono presenti 24 sacerdoti diocesani e 7 sacerdoti religiosi. La chiesa parrocchiale di Techiman dedicata a “St. Paul”, diventerà la Chiesa Cattedrale della nuova diocesi.

Il Papa ha quindi nominato primo vescovo di Techiman, il rev. Dominic Nyarko Yeboah, sacerdote della diocesi di Sunyani. Il rev. Dominic Nyarko Yeboah, è nato il 19 dicembre 1953 a Nsuta, nella diocesi di Sunyani ed è stato ordinato sacerdote il 21 luglio 1990.

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Friday, December 28, 2007 3:05 PM
I giovani dell’Azione cattolica pellegrini in Terra Santa: il Papa li esorta “a moltiplicare i ponti di fraternità e solidarietà”


Favorire l’amicizia e lo scambio tra i giovani, nella condivisione della vita quotidiana. E’ l’obiettivo del pellegrinaggio in Terra Santa di 150 giovani dell’Azione Cattolica, provenienti da 27 Paesi. I ragazzi, che partiranno domani, si incontreranno con rappresentanti della comunità cristiana dei Luoghi Santi. A loro è rivolto il messaggio del Papa, firmato dal cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone, nel quale Benedetto XVI affida in modo speciale ai giovani “il messaggio per la Giornata mondiale della pace 2008”, affinché sia trasmesso ai cristiani della Terra Santa. “I giovani – si auspica nel messaggio – sappiano moltiplicare i ponti di fraternità e solidarietà e dare continuità alle esperienze di incontro e amicizia affinché quanti vivono in Terra Santa non si sentano abbandonati, ma pienamente partecipi della grande famiglia della Chiesa universale”. Momento culminante del pellegrinaggio sarà la celebrazione della Giornata mondiale della pace il prossimo primo gennaio a Gerusalemme. (A.L.)

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Friday, December 28, 2007 3:06 PM
Il 2007 di Benedetto XVI: il Papa indica all'umanità la speranza certa in Cristo che vince il male della storia



Un anno scandito e guidato dalla Speranza evangelica: si può sintetizzare, così, il 2007 di Benedetto XVI, che in questi ultimi 12 mesi ha offerto ai fedeli la sua seconda Enciclica e il libro su “Gesù di Nazaret”. E’ stato l’anno dei viaggi apostolici in Brasile e in Austria, della Lettera ai cattolici cinesi, dell’Esortazione Sacramentum Caritatis e di un rinnovato dialogo ecumenico e con il mondo musulmano. Ripercorriamo alcuni momenti forti del 2007 di Benedetto XVI, il Papa della Speranza, nel servizio di Alessandro Gisotti:





“Spe salvi”, “Nella Speranza siamo stati salvati”. L’Enciclica sulla Speranza viene pubblicata alla fine del 2007, ma tutto l’anno che sta per terminare è consacrato da Benedetto XVI alla Speranza evangelica. Ogni gesto del suo Magistero è un invito a sperare nel Signore, nel suo Amore. L’8 gennaio incontra il Corpo diplomatico per i tradizionali auguri d’inizio anno. Il Papa chiede innanzitutto di non dimenticare l’Africa. Sottolinea le difficoltà a volte drammatiche con cui si confronta l’umanità, dai conflitti alla fame:


“Il s’agit d’un défi qui consiste à promouvoir et à consolider …”

Il Papa esorta la comunità internazionale a “promuovere e consolidare tutto ciò che c’è di positivo nel mondo e a superare, con buona volontà, saggezza e tenacia, tutto ciò che ferisce, degrada e uccide l’uomo”. Benedetto XVI testimonia la speranza di Cristo agli ultimi. Toccante la visita nell’istituto romano di pena per minori “Casal del Marmo”, il 18 marzo. In quello stesso giorno, all’Angelus, si sofferma sull’Esortazione postsinodale Sacramentum Caritatis, pubblicata il 22 febbraio, e spiega il legame tra l’Eucaristia e l’Amore cristiano, tema della sua prima Enciclica:


"Ecco perché ho scelto come titolo Sacramentum caritatis, riprendendo una bella definizione dell’Eucaristia di San Tommaso d’Aquino ‘Sacramento della carità’. Sì, nell’Eucaristia Cristo ha voluto donarci il suo amore, che lo ha spinto ad offrire sulla croce la vita per noi”.

Il 13 aprile, viene presentato il libro del Papa “Gesù di Nazaret”. Si tratta, come sottolinea Joseph Ratzinger nell’introduzione, del frutto di “un lungo cammino interiore”. Il volume diventa in pochi giorni un best seller in tutto il mondo. Il Papa compie gli anni, ma il regalo lo fa lui a noi. Il 16 aprile, infatti, Benedetto XVI festeggia il suo 80.mo compleanno. Il giorno prima, nella Messa per il suo genetliaco in Piazza San Pietro, ringrazia i fedeli che con amore filiale lo accompagnano nel suo ministero:


“Ripetutamente vedo con gioia riconoscente quanto è grande la schiera di coloro che mi sostengono con la loro preghiera; che con la loro fede e con il loro amore mi aiutano a svolgere il mio ministero; che sono indulgenti con la mia debolezza, riconoscendo anche nell’ombra di Pietro la luce benefica di Gesù Cristo”.

La settimana successiva, il 21 e 22 aprile, è a Vigevano e Pavia, una visita pastorale nel segno dell’amato Agostino, un modello sempre attuale per il popolo di Dio. Un Santo che ci esorta a sperare nell’amore di Gesù:


“Alla scuola di Sant'Agostino ripeto questa verità per voi come Vescovo di Roma, mentre, con gioia sempre nuova, la accolgo con voi come cristiano. Servire Cristo è anzitutto questione d'amore”.

Il mese di maggio è caratterizzato dal VI viaggio apostolico internazionale di Benedetto XVI, che per la prima volta si reca in America Latina. Il Papa è in Brasile dal 9 al 14 maggio del 2007 per la V Conferenza generale dell’Episcopato Latinoamericano e dei Caraibi, convocata nella città mariana di Aparecida. La visita del Papa dà un rinnovato slancio missionario alla Chiesa del continente. Uno dei momenti più intensi in terra brasiliana, Papa Benedetto lo vive alla Fazenda da Esperança, una comunità dove ragazzi tossicodipendenti rinascono grazie alla forza della speranza evangelica:


“Lì, nella Fazenda da Esperança, i confini del mondo vengono veramente superati, si apre lo sguardo verso Dio, verso l’ampiezza della nostra vita, e così avviene un risanamento”.


Il 17 giugno è ad Assisi in occasione dell’ottavo centenario della conversione di San Francesco. L’estate del 2007 si contraddistingue per la pubblicazione di documenti pontifici di grande rilevanza: il 22 giugno il Motu Proprio con il quale viene stabilito che sarà sempre necessaria una maggioranza di due terzi per eleggere il Successore di Pietro. Il 30 dello stesso mese, un evento di portata storica: la pubblicazione della Lettera del Papa ai cattolici cinesi. Così, parlando alla Curia Romana, il 21 dicembre, Benedetto XVI esprime la speranza che questa Lettera apra una nuova stagione nelle relazioni tra Roma e Pechino:


“La Lettera è stata accolta con gioia e con gratitudine dai cattolici in Cina. Formulo l'auspicio che, con l'aiuto di Dio, essa possa produrre i frutti sperati”.

Il mese di luglio si apre con la pubblicazione del Motu Proprio Summorum Pontificum sull’uso della “Liturgia romana anteriore alla riforma del 1970”. Nella lettera inviata a tutti i vescovi del mondo, il Papa sottolinea che la ragione positiva del documento è la “riconciliazione” rispetto alle divisioni che in passato “hanno lacerato il Corpo di Cristo”. Il 20 luglio viene pubblicato il Messaggio per la GMG di Sydney sul tema “Avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni”. E alla gioventù, Benedetto XVI lancia un messaggio dirompente a Loreto, il 2 settembre, in occasione dell’Agorà dei giovani italiani:


“Andate controcorrente: non ascoltate le voci interessate e suadenti che oggi da molte parti propagandano modelli di vita improntati all’arroganza e alla violenza, alla prepotenza e al successo ad ogni costo, all’apparire e all’avere, a scapito dell’essere”.

Dal 7 al 9 settembre, Benedetto XVI è in Austria per il suo VII viaggio apostolico internazionale. Una visita culminata nel pellegrinaggio al Santuario mariano di Mariazell. “Guidati ed incoraggiati da Maria - è l’esortazione del Papa - vogliamo aguzzare il nostro sguardo cristiano”. Nel segno della speranza, pur non disconoscendo le difficoltà, sono i pronunciamenti del Papa sui temi chiave dell’ecumenismo e dei rapporti con il mondo musulmano. La lettera all’Assemblea ecumenica di Sibiu, la risposta ai 138 dotti musulmani ribadiscono la cura del Papa a promuovere un dialogo fondato sulla Verità e la Carità. Il 21 ottobre, a Napoli, all’incontro interreligioso promosso dalla Comunità di Sant’Egidio, ribadisce che le religioni “devono offrire preziose risorse per costruire un’umanità pacifica”:


“Di fronte a un mondo lacerato da conflitti, dove talora si giustifica la violenza in nome di Dio, è importante ribadire che mai le religioni possono diventare veicoli di odio; mai, invocando il nome di Dio, si può arrivare a giustificare il male e la violenza”.

Il 24 novembre, si tiene il secondo Concistoro di Benedetto XVI per la creazione di 23 nuovi cardinali, di cui 18 elettori. La provenienza geografica dei porporati, sottolinea il Papa, è espressione dell’universalità della Chiesa. Nel 2007, oltre alla creazione dei nuovi cardinali, sono molte le nomine significative in Vaticano e nelle diocesi. Tra queste, ricordiamo quella del prof. Giovanni Maria Vian alla direzione dell’Osservatore Romano e del biblista Gianfranco Ravasi a capo del dicastero per la cultura. Le ultime settimane dell’anno sono illuminate dalla “Spe salvi”, quasi un dono che il Papa offre per Natale ai cristiani, ma invero a tutti gli uomini di buona volontà. La seconda Enciclica del Papa, pubblicata il 30 novembre, è anch’essa un successo editoriale come la Deus caritas est. Ecco, come all’Angelus del 2 dicembre, prima domenica d’Avvento, Benedetto XVI spiega l’unicità della speranza cristiana:


“L’uomo viene redento dall’amore, che rende buona e bella la vita personale e sociale. Per questo la grande speranza, quella piena e definitiva, è garantita da Dio, che in Gesù ci ha visitati e ci ha donato la vita, e in Lui tornerà alla fine dei tempi. E’ in Cristo che speriamo, è Lui che attendiamo!”

Una Speranza salvifica che tutti hanno il diritto di conoscere. Questo il significato profondo della Nota dottrinale su alcuni aspetti dell’evangelizzazione, pubblicata il 14 dicembre dalla Congregazione per la Dottrina della Fede. Il documento, avverte il Papa, ricorda ad ogni fedele che nulla ci può esimere dall’affascinante impegno di annunciare la Buona Novella. Al cuore dell’uomo che spera la pace, il Papa si rivolge nel Messaggio per la 41.ma Giornata Mondiale della Pace, pubblicato l’11 dicembre. Benedetto XVI richiama la centralità della famiglia, vera “agenzia di pace”. Ogni uomo e ogni donna, è l’invito del Santo Padre, prenda consapevolezza della “comune appartenenza all'unica famiglia umana” e si impegni per “l'instaurazione di una pace vera e duratura”.


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+PetaloNero+
Friday, December 28, 2007 6:54 PM
Il Papa prega per la pace in Pakistan e definisce un "brutale attacco terroristico" l'attentato contro Benazir Bhutto



Un "brutale attacco terroristico”: così Benedetto XVI ha definito l’uccisione ieri in Pakistan dell’ex premier Benazir Bhutto in un telegramma di cordoglio inviato a suo nome dal cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone al presidente della Conferenza episcopale pakistana mons. Lawrence John Saldhana.

Il Papa “esprime sentimenti di profonda simpatia e di vicinanza spirituale” alla famiglia di Benazir Bhutto e “all'interna nazione pakistana”. Benedetto XVI prega inoltre perché siano evitate "ulteriori violenze” e perché sia compiuto "ogni sforzo per costruire un clima di rispetto e fiducia, che sono così necessari al mantenimento di un buon ordine nella società e perché le istituzioni politiche del Paese possano operare efficacemente”.

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Paparatzifan
Friday, December 28, 2007 9:17 PM
Dal blog di Lella...

Dopo notizie su organi di stampa

Città del Vaticano, 28 dic. (Apcom) - Il Papa non sta preparando alcuna istruttoria per obbligare i vescovi ad istituire in ogni diocesi un numero stabile di esorcisti per controbattere la presenza di Satana: lo precisa padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa vaticana. "Non risulta presso la Congregazione della dottrina della fede e presso la Congregazione del Culto divino alcuna iniziativa del Santo Padre in tal senso", ha detto padre Lombardi richiesto di una spiegazione da parte dei giornalisti dopo che su alcuni organi di stampa era comparsa questa notizia.


+PetaloNero+
Saturday, December 29, 2007 2:47 PM
RINUNCE E NOMINE


RINUNCIA DEL VESCOVO DI ZIELONA GÓRA-GORZÓW (POLONIA) E NOMINA DEL SUCCESSORE

Il Santo Padre Benedetto XVI ha accettato la rinuncia al governo pastorale del diocesi di Zielona Góra-Gorzów (Polonia), presentata da S.E. Mons. Adam Dyczkowski, in conformità al Can. 401 § 1 del Codice di Diritto Canonico.

Il Papa ha nominato Vescovo di Zielona Góra-Gorzów (Polonia), S.E. Mons. Stefan Regmunt, finora Vescovo titolare di Castel mediano ed Ausiliare di Legnica.

S.E. Mons. Stefan Regmunt

S.E. Mons. Stefan Regmunt è nato il 20 giugno 1951 in Krasnystaw (arcidiocesi di Lublin). Nel 1965 con i genitori si è trasferito nella bassa Slesia. Nel 1969 è entrato nel Seminario Maggiore dell’arcidiocesi di Wrocław.
È stato ordinato il 29 maggio 1976 nella Cattedrale di Wrocław, con incardinazione a detta arcidiocesi.
Ha lavorato come Viceparroco nella parrocchia S. Giorgio in Dzierżoniów ed è stato Rettore della Chiesa di B.V.M. Madre della Chiesa. Nel 1981 si è trasferito a Lublino per frequentare presso l’Università Cattolica il corso di laurea in psicologia, ottenendo il grado di dottore. Negli anni 1986-1992 è stato Prefetto di disciplina e Rettore del Seminario Maggiore a Wrocław. Dopo l’erezione della nuova diocesi di Legnica (1992), è stato incardinato a questa Chiesa particolare e nominato Rettore del Seminario Maggiore della diocesi.
Il 3 dicembre 1994 è stato nominato Vescovo Ausiliare di Legnica, con il titolo di Castel mediano. Ha ricevuto la consacrazione episcopale il 6 gennaio 1995 nella Basilica Vaticana per le mani di Giovanni Paolo II.
Recentemente a Legnica era responsabile per la pastorale della gioventù, dei movimenti cattolici e delle vocazioni, oltre che delle persone disabili. Per due mandati è stato Delegato della Conferenza Episcopale Polacca per le Vocazioni.


RINUNCIA DI AUSILIARE DI SANDOMIERZ (POLONIA)

Il Santo Padre ha accettato la rinuncia all’ufficio di Ausiliare della diocesi di Sandomierz (Polonia), presentata da S.E. Mons. Marian Kazimierz Zimałek, in conformità ai canoni 411 e 401 § 1 del Codice di Diritto Canonico.
+PetaloNero+
Saturday, December 29, 2007 2:48 PM
Domani, Festa della Santa Famiglia, al centro del magistero di Benedetto XVI come "prototipo" della famiglia dell'umanità


L’ultima domenica del 2007 coincide con la Festa liturgica della Sacra Famiglia di Nazaret, che verrà certamente ricordata domani all’Angelus da Benedetto XVI. E già sullo sfondo, riecheggiano le esortazioni ispirate al tema della famiglia contenute nel Messaggio del Papa per il primo gennaio prossimo, Giornata mondiale della pace. Una chiusura e un inizio d’anno, dunque, entrambi nel segno di una tematica molto sentita dal Pontefice e più volte affrontata in discorsi e udienze, come ci ricorda in questo servizio Alessandro De Carolis:


La famiglia “non è una costruzione sociologica casuale”. E’ il 7 giugno 2005 quando, eletto Pontefice da appena due mesi, Benedetto XVI pone una delle prime “pietre” del suo magistero sulla famiglia cristianamente intesa, parlando al Convegno organizzato dalla diocesi di Roma nella Basilica di San Giovanni in Laterano. La non casualità dell’istituzione familiare - spiega poi in un’altra circostanza - deriva da un dato soprannaturale diventato, duemila anni fa, un dato storico: Gesù, cioè Dio, sceglie, per incarnarsi, di nascere in una famiglia. Questi e altri concetti - ripresi e sviluppati in oltre due anni e mezzo di Pontificato - sono tasselli di una riflessione che il Papa affronta di volta in volta in tutta la sua complessità: dal raffronto spirituale della famiglia fondata sul matrimonio con il suo modello ideale, quella di Nazaret, alla denunce delle ferite inferte all’umanità, prima ancora della sacralità, della famiglia, ogni volta concluse dal Papa con richieste di attenzioni e rispetto per queste cellule domestiche, indispensabili al tessuto sociale ma non sempre da esso adeguatamente tutelate.


La Famiglia di Nazareth viene più volte indicata da Benedetto XVI con questo aggettivo: “prototipo”. Nella sua contemplazione, ogni famiglia - specie se cristiana - trova il senso più autentico dei vincoli d’amore che legano i coniugi fra loro, i genitori ai figli, questi ultimi alla madre e al padre. Pensieri comunicati esattamente un anno fa, il 31 dicembre 2006:


“La santa Famiglia di Nazaret è veramente il ‘prototipo’ di ogni famiglia cristiana che, unita nel Sacramento del matrimonio e nutrita dalla Parola e dall’Eucaristia, è chiamata a realizzare la stupenda vocazione e missione di essere cellula viva non solo della società, ma della Chiesa, segno e strumento di unità per tutto il genere umano”.


Nascendo in una famiglia, osserva ancora il Papa all’Angelus di fine 2006, Gesù “l’ha consacrata come prima e ordinaria via del suo incontro con l’umanità”, mettendone in luce “il valore primario” nell’educazione della persona”. Ma prima ancora dell’aspetto formativo, la famiglia è culla di quella vita alla quale è chiamata a custodire e a dedicarsi negli anni avvenire. E questo della vita non nata è un valore tanto alto quanto spesso, nella nostra epoca, meno considerato e quindi oggetto delle più violente aggressioni. Benedetto XVI si esprime così nel citato intervento del giugno 2005 alla Basilica Lateranense:


“Nell’uomo e nella donna la paternità e la maternità, come il corpo e come l’amore, non si lasciano circoscrivere nella sfera biologica: la vita viene data interamente solo quando con la nascita vengono dati anche l’amore e il senso che rendono possibile dire sì a questa vita. Proprio da qui diventa del tutto chiaro quanto sia contrario all’amore umano, alla vocazione profonda dell’uomo e della donna, chiudere sistematicamente la propria unione al dono della vita, e ancora più sopprimere o manomettere la vita che nasce”:

E il ricorso all’aborto non è la sola violenza alla vita umana e a quella familiare che oggi conosciamo. “Equivoche concezioni sull’uomo, sulla libertà e sull’amore umano” - afferma il Papa il 13 maggio 2006 nell’udienza al dicastero per la famiglia - mettono a rischio la verità sulla famiglia fondata sul matrimonio:


“Va crescendo, purtroppo, il numero delle separazioni e dei divorzi, che rompono l’unità familiare e creano non pochi problemi ai figli, vittime innocenti di tali situazioni. La stabilità della famiglia è oggi particolarmente a rischio; per salvaguardarla occorre spesso andare controcorrente rispetto alla cultura dominante, e ciò esige pazienza, sforzo, sacrificio e ricerca incessante di mutua comprensione”.


Lo stesso accade con la più recente delle derive: la possibilità di unire in cosiddetto “matrimonio” donne con donne e uomini con uomini. Benedetto XVI è netto nello stigmatizzare il falso progressimo di tale pratica davanti alla platea della Lateranense:


“Le varie forme odierne di dissoluzione del matrimonio, come le unioni libere e il ‘matrimonio di prova’, fino allo pseudo-matrimonio tra persone dello stesso sesso, sono invece espressioni di una libertà anarchica, che si fa passare a torto per vera liberazione dell’uomo”.

In definitiva, la “causa della famiglia” - secondo una delle espressioni di Benedetto XVI - va difesa anzitutto dalla Chiesa e dalle persone di fede, primi fra tutti quei papà, quelle mamme e quei figli per i quali i valori del Vangelo sono punti di riferimento nella quotidianità della vita. Ecco come un mese e mezzo fa, il Papa conclude l’udienza concessa ad una delegazione del Movimento “Famiglie nuove”, diramazione del più grande Movimento dei Focolari:


“Auspico di cuore che, anche grazie al vostro impegno, possano essere individuate strategie pastorali tese a venire incontro ai crescenti bisogni della famiglia contemporanea e alle molteplici sfide a cui essa è posta di fronte, perché non venga meno la sua missione peculiare nella Chiesa e nella società”.



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+PetaloNero+
Saturday, December 29, 2007 2:49 PM
Oltre 2 milioni e 800 mila persone hanno partecipato ad incontri pubblici col Papa nel 2007

Sono oltre due milioni e ottocentomila i fedeli ed i pellegrini che hanno partecipato ad incontri pubblici con Benedetto XVI in Vaticano o nella residenza di Castel Gandolfo nel corso del 2007. Lo rende noto la Prefettura della Casa Pontificia. In particolare, alle 44 udienze generali del mercoledì hanno partecipato 729.100 pellegrini, alle udienze speciali 209.000 persone, alle celebrazioni liturgiche 442.000 fedeli, agli Angelus 1.450.000 fedeli, per un totale complessivo di 2.830.100 persone.

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+PetaloNero+
Saturday, December 29, 2007 4:35 PM
La solidarietà del Papa nelle attività del Pontificio Consiglio Cor Unum e dell'Elemosineria Apostolica



Oltre un milione di dollari per affrontare le calamità naturali; quasi 670 mila euro e 87 mila dollari per progetti a favore di donne, bambini, anziani e senzatetto; 35 Paesi destinatari di aiuti umanitari. Questi i numeri che traducono la carità del Papa nelle attività del 2007 del Pontificio Consiglio Cor Unum, l’organismo istituito da Papa Paolo VI il 15 luglio del 1971 quale attuazione concreta delle iniziative di solidarietà. Il servizio di Chiara Calace:


“Un dicastero al servizio della solidarietà - ha detto all’Osservatore Romano il cardinale Paul Josef Cordes, presidente di Cor Unum – per portare a compimento le iniziative caritative del Papa specialmente in occasione di gravi calamità. Quest’anno ricordiamo le inondazioni e gli uragani in Bangladesh, India, Nepal e Pakistan, e i terremoti in Perù e Indonesia”. Particolare attenzione ha dedicato il presidente di Cor Unum alle due Fondazioni istituite da Giovanni Paolo II che operano nell’ambito del dicastero: la Fondazione Giovanni Paolo II per il Sahel e la Fondazione Populorum Progressio. Entrambe vengono sostenute per larga parte dalla Conferenza episcopale italiana (CEI) per gli interventi nel terzo mondo. Il cardinale Cordes ha ricordato infine la collaborazione con tutte le ONG cattoliche e in particolare il rapporto con la Confederazione internazionale della Caritas. Sempre in tema di solidarietà cristiana, ma in una dimensione locale, l’Osservatore Romano di oggi riporta la testimonianza dell’arcivescovo elemosiniere Félix del Blanco Prieto. “L’Elemosineria Apostolica è l’organismo della Santa Sede che esercita la carità verso i poveri in nome del Papa; non grandi progetti, ma piccoli gesti quotidiani”, afferma il presule. “Arrivano giovani che non riescono a pagare le bollette o l’affitto di casa e, nonostante giungano anche richieste da parte di istituzioni, noi preferiamo elargire un piccolo aiuto concreto ai giovani e le loro famiglie”. Poi fornisce alcune cifre sulla loro attività: circa un milione di euro l’anno per i singoli e 400 mila euro per le istituzioni assistenziali. “Ogni giorno spediamo – conclude l’arcivescovo – un centinaio di lettere allegando una somma in contanti o in assegno, cercando di soddisfare le numerose richieste che arrivano ogni giorno anche tramite fax, lettera e di persona”.


www.radiovaticana.org
Paparatzifan
Saturday, December 29, 2007 9:23 PM
Dal blog di Lella...

Ratzinger, missione Genova

Annuncio di Bagnasco, il papa anche a Savona
Quando Bertone s´impegnò con i fedeli "Tranquilli, mi ha detto che verrà"
Il sabato blitz a ponente, poi incontro al Palasport con i giovani della diocesi

NADIA CAMPINI

PAPA Benedetto XVI sarà in Liguria il 17 e il 18 maggio prossimi, prima a Savona e poi a Genova. L´annuncio è stato il regalo di Natale che l´arcivescovo di Genova, il cardinale Angelo Bagnasco, ha offerto ai fedeli genovesi, al termine della messa di Natale nella cattedrale di San Lorenzo.
Il Papa arriverà il sabato nel primo pomeriggio a Savona, in serata si trasferirà a Genova dove incontrerà i giovani della diocesi, la domenica mattina andrà al santuario della Madonna della Guardia e nel pomeriggio celebrerà la messa, probabilmente in piazza della Vittoria. Questo è il programma di massima della visita, i dettagli restano ancora da definire, ma la notizia ha già messo in fermento fedeli e comunità parrocchiali.
«Qui abbiamo accolto l´annuncio con grande emozione - dice monsignor Marco Granara, il rettore del santuario della Guardia - attendiamo di conoscere i tempi precisi della visita per organizzare tutto, per il momento non sappiamo nemmeno se celebrerà anche la messa qui al santuario oppure se ci sarà solo un incontro». A Genova la visita del Papa era attesa da tempo, già più volte il cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato Vaticano, aveva assicurato ai genovesi: «Tranquilli, mi ha promesso che verrà», e qualcuno si era azzardato ad ipotizzare la sua venuta per la festa della Guardia, ma la fine di agosto era trascorsa nel silenzio della Santa Sede. Poi è arrivata la nomina a cardinale di monsignor Bagnasco, alla fine di novembre, e adesso l´annuncio ufficiale in cattedrale. «I fedeli di Liguria, Puglia e Sardegna hanno accolto con gioia e gratitudine la notizia che nei prossimi mesi il Papa si recherà in visita nelle loro terre», ha detto ieri Radio Vaticana, confermando le date del 17 e 18 maggio.

Per Ratzinger sarà la sua prima visita da Papa a Genova, ma non la prima visita nel capoluogo ligure. Qui era stato infatti già nel giugno del 1990, invitato dalla comunità cattolica di lingua tedesca, e nella cattedrale di San Lorenzo aveva celebrato la cresima dei ragazzi della Scuola Germanica di Genova.

«Quando avevo deciso di contattarlo per chiedergli di venire da noi mi avevano presa per pazza - ricorda Ingeborg Friedmann,. responsabile della comunità cattolica di lingua tedesca - invece lui era stato disponibilissimo. Ricordo che a novembre dell´anno prima eravamo andati con i cresimandi a Roma ad incontrarlo e lui ci aveva dedicato più di un´ora per conoscere i ragazzi. Dopo di allora abbiamo sempre mantenuto i contatti. Adesso siamo felicissimi che arrivi e contiamo di esserci anche noi».

Per la diocesi di Savona-Noli la visita avrà una portata storica, perché l´ultimo Pontefice che ha visitato la città ligure è stato Pio VII nel 1815. Anche qui i dettagli sono tutti da definire, si sa solo che Benedetto XVI avrà tre ore pomeridiane per incontrare la diocesi e la cittadinanza, non è chiaro ancora se andrà o meno in visita al santuario della Misericordia. A Savona l´annuncio è stato dato dall´amministratore diocesano monsignor Andrea Giusto durante la messa natalizia di mezzanotte in cattedrale.

© Copyright Repubblica, 27 dicembre 2007


+PetaloNero+
Saturday, December 29, 2007 9:30 PM
Tempo fa si era parlato anche di una breve visita nell'estremo ponente ligure...la mia speranza era che Ratzi venisse qui a Sanremo....comunque sia o a Savona o a Genova io andrò sicuramente....
+PetaloNero+
Sunday, December 30, 2007 2:40 PM
LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELL’ANGELUS

Alle ore 12 di oggi il Santo Padre Benedetto XVI si affaccia alla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare l’Angelus con i fedeli ed i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro.

Queste le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana:



PRIMA DELL’ANGELUS

Cari fratelli e sorelle!

Celebriamo oggi la festa della Santa Famiglia. Seguendo i Vangeli di Matteo e di Luca, fissiamo lo sguardo su Gesù, Maria e Giuseppe, e adoriamo il mistero di un Dio che ha voluto nascere da una donna, la Vergine Santa, ed entrare in questo mondo per la via comune a tutti gli uomini. Così facendo ha santificato la realtà della famiglia, colmandola della grazia divina e rivelandone pienamente la vocazione e la missione. Alla famiglia ha dedicato grande attenzione il Concilio Vaticano II. I coniugi – esso afferma – sono l’uno per l’altro e per i figli testimoni della fede e dell’amore di Cristo (cfr LG, 35). La famiglia cristiana partecipa così della vocazione profetica della Chiesa: con il suo modo di vivere "proclama ad alta voce le virtù presenti del Regno di Dio e la speranza della vita beata" (ibid.). Come ha poi ripetuto senza stancarsi il mio venerato predecessore Giovanni Paolo II, il bene della persona e della società è strettamente connesso alla "buona salute" della famiglia (cfr GS, 47). Perciò la Chiesa è impegnata a difendere e promuovere "la dignità naturale e l’altissimo valore sacro" – sono parole del Concilio – del matrimonio e della famiglia (ibid.). Con questa finalità si sta svolgendo proprio oggi un’importante iniziativa a Madrid, ai cui partecipanti mi rivolgerò ora in lingua spagnola.

Saludo a los participantes en el Encuentro de las Familias que se está llevando a cabo en este domingo en Madrid, así como a los Señores Cardenales, Obispos y sacerdotes que los acompañan. Al contemplar el misterio del Hijo de Dios que vino al mundo rodeado del afecto de María y de José, invito a las familias cristianas a experimentar la presencia amorosa del Señor en sus vidas. Asimismo, les aliento a que, inspirándose en el amor de Cristo por los hombres, den testimonio ante el mundo de la belleza del amor humano, del matrimonio y la familia. Ésta, fundada en la unión indisoluble entre un hombre y una mujer, constituye el ámbito privilegiado en el que la vida humana es acogida y protegida, desde su inicio hasta su fin natural. Por eso, los padres tienen el derecho y la obligación fundamental de educar a sus hijos, en la fe y en los valores que dignifican la existencia humana. Vale la pena trabajar por la familia y el matrimonio porque vale la pena trabajar por el ser humano, el ser más precioso creado por Dios. Me dirijo de modo especial a los niños, para que quieran y recen por sus padres y hermanos; a los jóvenes, para que estimulados por el amor de sus padres, sigan con generosidad su propia vocación matrimonial, sacerdotal o religiosa; a los ancianos y enfermos, para que encuentren la ayuda y comprensión necesarias. Y vosotros, queridos esposos, contad siempre con la gracia de Dios, para que vuestro amor sea cada vez más fecundo y fiel. En las manos de María, "que con su «sí» abrió la puerta de nuestro mundo a Dios" (Enc. Spe Salvi, 49), pongo los frutos de esta celebración. Muchas gracias y Felices Fiestas.

Ci rivolgiamo ora alla Vergine Santa, pregando per il bene della famiglia e per tutte le famiglie del mondo.




DOPO L’ANGELUS

Je vous salue, chers pèlerins francophones, venus pour l’Angelus. En ce dimanche où nous célébrons la sainte Famille, nous prions tout spécialement pour les familles du monde, demandant pour elles au Seigneur la grâce de vivre la mission qui est la leur au service de l’amour et de la vie, afin qu’elles soient de lumineux foyers de sainteté pour chacun de leurs membres. Bonnes et joyeuses fêtes à tous. Avec ma Bénédiction apostolique.

I offer a warm welcome to the English-speaking visitors gathered for this Angelus prayer. Today, in the heart of the Christmas season, the Church celebrates the Holy Family of Jesus, Mary and Joseph. May the mystery of God’s love, made incarnate in the Child Jesus and reflected in the home of Mary and Joseph in Nazareth, dwell in your hearts and in your families throughout the coming year. Upon all of you I invoke an abundance of Christmas joy and peace!

Ganz herzlich grüße ich die deutschsprachigen Pilger und Besucher an diesem Sonntag in der Weihnachtsoktav, an dem die Kirche das Fest der Heiligen Familie feiert. Bitten wir Jesus Christus, den Sohn Gottes, der in eine menschliche Familie hineingeboren wurde, daß er alle Eltern und ihre Kinder beschütze und in ihnen das Band der Liebe und der gegenseitigen Fürsorge stärke. Euch allen wünsche ich eine frohe und friedvolle Weihnachtszeit wie auch einen guten Jahreswechsel!

Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua española que se han unido a la oración mariana del Ángelus. En esta Fiesta de la Sagrada Familia, invito a todos a imitar la entrañable convivencia, llena de amor y respeto, que caracteriza el hogar de Nazaret donde creció Jesús, y que es fuente de gozo, esperanza y paz para toda la humanidad. Feliz domingo.

Pozdrawiam Polaków. Dziś niedziela Świętej Rodziny. Proszę Boga, aby polskie rodziny były mocne wiarą, nadzieją i miłością. Małżeńska miłość mężczyzny i kobiety niech będzie kolebką życia i fundamentem duchowego wzrastania kolejnych pokoleń. Niech Bóg wam błogosławi.

[Saluto i polacchi. Oggi è la domenica della Santa Famiglia. Chiedo a Dio di rendere le famiglie polacche forti nella fede, nella speranza e nell’amore. L’amore coniugale dell’uomo e della donna sia la culla della vita e il fondamento della crescita spirituale delle future generazioni. Dio vi benedica.]

Saluto infine con affetto i pellegrini di lingua italiana, in particolare i fedeli della chiesa della SS. Annunziata in Montesarchio, i ministranti di Breno con i loro genitori, gli amici e volontari della Fraterna Domus, i giovani di Vertemate e il Piccolo Coro degli Angeli, di Moniego. A tutti auguro una serena domenica ed ogni bene per il nuovo anno.
+PetaloNero+
Sunday, December 30, 2007 2:41 PM
“L’altissimo valore sacro” della famiglia: ricordato dal Papa con le parole del Concilio Vaticano II, nel giorno della Santa Famiglia. Un saluto alla “importante iniziativa di Madrid”


Nascendo da una donna, la Vergine Santa, Dio è entrato “in questo mondo per la via comune a tutti gli uomini” e “ha santificato la realtà della famiglia, colmandola della grazia divina e rivelandone pienamente la vocazione e la missione”. Sono parole di Benedetto XVI che, nel giorno della festa della Santa famiglia, rivolge un saluto in spagnolo ai partecipanti a quella che definisce “l’importante iniziativa di Madrid”, che ha riunito migliaia di mamme, papà e bambini in piazza, per testimoniare i valori della famiglia. Il servizio di Fausta Speranza.

“Il bene della persona e della società è strettamente connesso alla ‘buona salute’ della famiglia”: sono parole di Giovanni Paolo II che Benedetto XVI ricorda insieme con un’espressione del Concilio Vaticano II che attribuisce alla famiglia “dignità naturale e altissimo valore sacro”. Alla famiglia ha dedicato grande attenzione il Concilio, dice il Papa ricordando che nei documenti si legge che “i coniugi sono l’uno per l’altro e per i figli testimoni della fede e dell’amore di Cristo”.


“La famiglia cristiana partecipa così della vocazione profetica della Chiesa: con il suo modo di vivere ‘proclama ad alta voce le virtù presenti del Regno di Dio e la speranza della vita beata’”.


“Perciò la Chiesa è impegnata a difendere e promuovere ‘la dignità naturale e l’altissimo valore sacro’ del matrimonio e della famiglia, spiega Benedetto XVI aggiungendo che “con questa finalità si sta svolgendo proprio oggi un’importante iniziativa a Madrid”. E ai partecipanti si rivolge in spagnolo.


“Invito a las familias cristianas a experimentar la presencia amorosa del Señor en sus vidas.…


“Invito le famiglie cristiane a far esperienza della presenza amorosa del Signore nella loro vita” e “le incoraggio – ispirandosi all’amore di Cristo per gli uomini - a dare testimonianza davanti al mondo della bellezza dell’amore umano, del matrimonio e della famiglia”. E’ il messaggio del Papa che ricorda che la famiglia “fondata nell’unione indissolubile fra un uomo e una donna, costituisce l’ambito privilegiato in cui la vita umana viene accolta e protetta, dal suo inizio alla sua fine naturale”. “Perciò, - aggiunge - i genitori hanno il diritto e il dovere fondamentale di educare i loro figli nella fede e nei valori morali che danno dignità all’esistenza umana”.


“Vale la pena trabajar por la familia y el matrimonio porque vale la pena trabajar por el ser humano…”


“Vale la pena impegnarsi per la famiglia e il matrimonio, perché vale la pena impegnarsi per l’essere umano, la realtà più preziosa fra quelle create da Dio”. Lo afferma il Papa prima di rivolgersi ai bambini chiedendo che “vogliano bene ai loro genitori, fratelli e sorelle, e preghino per loro; ai giovani, perché stimolati dall’amore dei loro genitori, seguano con generosità la loro vocazione matrimoniale, sacerdotale o religiosa; agli anziani e ai malati, perché trovino l’aiuto e la comprensione di cui hanno bisogno”. Agli sposi, dice: “Contate sempre sulla grazia di Dio, perché il vostro amore sia sempre più fecondo e fedele”.


Dunque la preghiera mariana che il Papa dedica al “bene della famiglia e di tutte le famiglie del mondo”. Nei saluti in varie lingue, in francese l’incoraggiamento a tutte le famiglie a vivere la loro missione al servizio dell’amore di Dio; in inglese l’auspicio che il mistero dell’amore di Dio si conservi nel cuore di tutti e nelle famiglie durante tutto il prossimo anno; in polacco la preghiera a Dio di “rendere le famiglie polacche forti nella fede, nella speranza e nell’amore”. In italiano un saluto in particolare ai fedeli della chiesa della SS. Annunziata in Montesarchio, i ministranti di Breno con i loro genitori, gli amici e volontari della Fraterna Domus, i giovani di Vertemate e il Piccolo Coro degli Angeli, di Moniego. A tutti l’augurio di “una serena domenica ed ogni bene per il nuovo anno”.


www.radiovaticana.org/it1/videonews_ita.asp?vaiflv=0000157.flv&vai=ctv_frame00157.jpg&var1=30/12/2007&var2=Vatican%20City&var3...



Paparatzifan
Sunday, December 30, 2007 9:30 PM
Re:

+PetaloNero+, 29/12/2007 21.30:

Tempo fa si era parlato anche di una breve visita nell'estremo ponente ligure...la mia speranza era che Ratzi venisse qui a Sanremo....comunque sia o a Savona o a Genova io andrò sicuramente....


Ohhhhhh, tu sei vicina!!!!!!




+PetaloNero+
Sunday, December 30, 2007 9:49 PM
Re: Re:
Paparatzifan, 30/12/2007 21.30:



Ohhhhhh, tu sei vicina!!!!!!








Ohh si conto già i giorni che mi separano da questo evento.... anche se spero di riuscire a vedere Ratzi già prima di maggio...nei prossimi mesi ho intenzione di andare a trovare mio zio ad Arezzo, lui è un padre passionista e si trova in un istituto per disabili, non credo possa rifiutarsi di accompagnare la sua nipotina in Vaticano per l'Udienza Generale...
+PetaloNero+
Sunday, December 30, 2007 9:56 PM
PAPA/ IL 2008 DI RATZINGER TRA LATINO, CINA E VIAGGIO IN USA
Si attende enciclica sociale e seconda parte di libro su Gesù


Città del Vaticano, 30 dic. (Apcom) - Sarà un anno ricco di scritti teologici (è attesa in tempi brevi un'enciclica sociale), di sviluppi diplomatici (a partire dai rapporti con Cina, Russia ed Israele), ma anche di questioni pendenti come il nodo della messa in latino, quello di Papa Benedetto XVI, che ad aprile del 2008 compirà 81 anni ed entrerà nel suo quarto anno di pontificato.

La liberalizzazione del messale pre-conciliare è stato uno degli atti più qualificanti del 2007 di Ratzinger. Come ha rilevato di recente monsignor Albert Malcolm Ranjith, segretario della congregazione per il Culto divino e la Disciplina dei sacramenti, il Motu proprio papale ha però suscitato una "crisi di obbedienza" in diversi ambienti ecclesiastici, timorosi che il provvedimento contraddicesse lo spirito del Concilio Vaticano II. "In alcune nazioni o diocesi - ha detto l'arcivescovo con un franco parlare che ha suscitato qualche subbuglio nei Sacri palazzi - sono state emanate dai Vescovi delle regole che praticamente annullano o deformano l'intenzione del Papa". Ragione per cui in Vaticano si sta preparando una "istruzione" applicativa per sgombrare ogni dubbio sulle intenzioni papali.

Il 'Papa teologo' si dedicherà, poi, ad altri scritti, dopo che il 2007 ha visto la pubblicazione del primo volume di un libro su 'Gesù di Nazaret' (di cui Ratzinger ha già iniziato a stendere la seconda parte) e dell'enciclica sulla speranza ('Spe Salvi'), la sua seconda lettera dopo quella del 2006 sull'amore ('Deus caritas est'). Non viene escluso che il Papa concluda il ciclo con un'ultima enciclica sulla terza virtù teologale, la fede. Prima di allora, ad ogni modo, è in arrivo, probabilmente a marzo, una lettera papale sulle tematiche sociali e la globalizzazione.

Meno incline a muoversi del suo predecessore, nel 2008 Benedetto XVI compirà ad ogni modo alcuni viaggi significativi. In Italia si recherà a Savona e Genova (il 17 e 18 maggio), per visitare i luoghi dove il suo Segretario di Stato, il cardinale Tarcisio Bertone, è stato arcivescovo, a Brindisi (il 14 e 15 giugno) e a Cagliari (il 7 settembre). In primavera, invece, il Papa si recherà sulla costa est degli Stati Uniti (15-20 aprile), dove, tra l'altro, festeggerà il suo compleanno, visiterà Ground Zero a New York, rivolgerà un discorso alle Nazioni Unite e, a pochi mesi dalle elezioni, incontrerà il presidente uscente George W. Bush. In estate, infine, è prevista la trasferta in Australia, a Sidney (15-20 luglio), per partecipare alla Giornata mondiale della gioventù.

Ma anche dal Palazzo apostolico, in Vaticano, Benedetto XVI dovrà reggere i fili dei rapporti con numerose altre parti del mondo. Se il 2007 è stato un anno di numerose iniziative (la lettera ai fedeli cinesi, l'udienza, a Roma, del metropolita russo Kirill, i viaggi in Brasile, Turchia ed Austria), l'anno prossimo ne vedrà crescere i frutti. Con la Cina, innanzitutto, proseguono i contatti, a tratti tesi, al fine di riallacciare i rapporti diplomatici e sciogliere nodi come quello dell'ordinazione di vescovi. Le Olimpiadi di Pechino del 2008 potrebbero essere, da questo punto di vista, un evento che accelererà le iniziative della diplomazia di Pechino nei confronti di tutte le cancellerie occidentali, Santa Sede compresa. Pur se non sembra ancora prender corpo, rimane poi negli auspici reciproci un incontro tra il Papa e Alessio II, patriarca di Mosca e di tutte le Russie. Ancora troppe, per ora, sono le questioni pendenti tra ortodossi e cattolici, oggetto di consultazioni costanti e non sempre serene. Il Vaticano, poi, attende che si sblocchino i rapporti bilaterali con Israele per garantire un appropriato status fiscale e patrimoniale alla Chiesa cattolica in Terra Santa. "Noi ci siamo impegnati in un dialogo intenso, ma purtroppo non otteniamo soluzione a molti problemi concreti", ha denunciato di recente il cardinal Bertone.

Sarà proprio Bertone, il principale collaboratore del Papa, a tradurre in pratica i desiderata di Benedetto XVI anche nel prossimo anno. Già ha annunciato una serie di inziative per consolidare la 'lobbying' delle ong cattoliche presso le organizzazioni internazionali e rafforzare il coordinamento tra mass media di ispirazione cattolica. A febbraio si recherà a Cuba, e non è escluso che, nel corso dell'anno, compia altri viaggi per portare in giro per il mondo la parola del Papa. Dalle sue mani passeranno, prevedibilmente, anche le prossime nomine papali, a partire dalle possibili sostituzioni del cardinale José Saraiva Martins, a capo delle Cause dei Santi, che a gennaio compirà 76 anni, e del cardinale Camillo Ruini, vicario per la diocesi di Roma, che a febbraio compirà 77 anni.


+PetaloNero+
Monday, December 31, 2007 2:55 PM
Questa sera il Te Deum presieduto dal Papa per la fine dell'anno. Domani mattina la Messa nella Giornata Mondiale della Pace dedicata al tema della famiglia


Questa sera alle 18.00 nella Basilica Vaticana il Papa presiederà la Celebrazione dei Primi Vespri della Solennità di Maria Santissima Madre di Dio e il Te Deum di ringraziamento a conclusione dell’anno. Domani mattina alle 10.00 Benedetto XVI presiederà sempre nella Basilica di San Pietro la Santa Messa nella Giornata Mondiale della Pace dedicata dal Pontefice al tema “Famiglia umana, comunità di pace” . La Radio Vaticana seguirà in diretta i due eventi. Il Papa, nel suo messaggio per la Giornata Mondiale della Pace, ha affermato che chi attacca la famiglia mette in pericolo la pace. Ascoltiamo in proposito il servizio di Sergio Centofanti.


Il Papa sottolinea nel suo messaggio che “chi anche inconsapevolmente osteggia l’istituto familiare rende fragile la pace … perché indebolisce quella che di fatto è la principale ‘agenzia di pace’”. “In una sana vita familiare” infatti “si fa esperienza di alcune componenti fondamentali della pace: la giustizia e l'amore tra fratelli e sorelle, la funzione dell'autorità espressa dai genitori, il servizio amorevole ai membri più deboli perché piccoli o malati o anziani, l'aiuto vicendevole nelle necessità della vita, la disponibilità ad accogliere l'altro e, se necessario, a perdonarlo”. “Non meraviglia quindi – rileva il Pontefice - che la violenza, se perpetrata in famiglia, sia percepita come particolarmente intollerabile”.


“Il lessico familiare – afferma ancora Benedetto XVI - è un lessico di pace; lì è necessario attingere sempre per non perdere l'uso del vocabolario della pace. Nell'inflazione dei linguaggi, la società non può perdere il riferimento a quella ‘grammatica’ che ogni bimbo apprende dai gesti e dagli sguardi della mamma e del papà, prima ancora che dalle loro parole”.


Poi il Papa aggiunge: “Tutto ciò che contribuisce a indebolire la famiglia fondata sul matrimonio di un uomo e una donna, ciò che direttamente o indirettamente ne frena la disponibilità all’accoglienza responsabile di una nuova vita, ciò che ne ostacola il diritto ad essere la prima educatrice dell’educazione dei figli, costituisce un oggettivo impedimento sulla via della pace. La famiglia ha bisogno della casa, del lavoro o del giusto riconoscimento dell'attività domestica dei genitori, della scuola per i figli, dell’assistenza sanitaria di base per tutti. Quando la società e la politica non si impegnano ad aiutare la famiglia in questi campi, si privano di un’essenziale risorsa a servizio della pace”. La famiglia – scrive il Papa - è “ titolare di specifici diritti. …La negazione o anche la restrizione dei diritti della famiglia, oscurando la verità sull'uomo, minaccia gli stessi fondamenti della pace”.


Benedetto XVI ricorda infine che “l'umanità è una grande famiglia”: “non viviamo gli uni accanto agli altri per caso; stiamo tutti percorrendo uno stesso cammino come uomini e quindi come fratelli e sorelle”. Dio è nostro Padre: e solo “risalendo a questo supremo Principio può essere percepito il valore incondizionato di ogni essere umano, e possono essere poste così le premesse per l'edificazione di un'umanità pacificata”.


www.radiovaticana.org
Paparatzifan
Monday, December 31, 2007 6:17 PM
Re: Re: Re:
+PetaloNero+, 30/12/2007 21.49:




Ohh si conto già i giorni che mi separano da questo evento.... anche se spero di riuscire a vedere Ratzi già prima di maggio...nei prossimi mesi ho intenzione di andare a trovare mio zio ad Arezzo, lui è un padre passionista e si trova in un istituto per disabili, non credo possa rifiutarsi di accompagnare la sua nipotina in Vaticano per l'Udienza Generale...


Ohhhhh, immagino, immagino come ti senti!!!! Forse ci incontriamo perché anch'io ho l'intenzione di partecipare, come ogni anno, ad un'udienza in aprile. Ma devo ancora aspettare fino a metà febbraio per sapere quando avrò liberi un martedì ed un mercoledì di aprile.






+PetaloNero+
Monday, December 31, 2007 7:26 PM
Re: Re: Re: Re:
Paparatzifan, 31/12/2007 18.17:


Ohhhhh, immagino, immagino come ti senti!!!! Forse ci incontriamo perché anch'io ho l'intenzione di partecipare, come ogni anno, ad un'udienza in aprile. Ma devo ancora aspettare fino a metà febbraio per sapere quando avrò liberi un martedì ed un mercoledì di aprile.










Sarebbe bellissimo poter partecipare insieme all'Udienza Generale!!!!


+PetaloNero+
Monday, December 31, 2007 7:27 PM
Omelia del Santo Padre per i Primi Vespri della Solennità di Maria SS.ma Madre di Dio e Te Deum


Cari fratelli e sorelle!
Anche quest’anno, al suo chiudersi ormai, siamo raccolti nella Basilica Vaticana per celebrare i Primi Vespri della solennità di Maria Santissima Madre di Dio. La liturgia fa coincidere questa significativa festa mariana con la fine e l’inizio dell’anno solare. Alla contemplazione del mistero della divina maternità si unisce pertanto il cantico della nostra gratitudine per il 2007 che tramonta e per il 2008 che già intravediamo. Il tempo passa e il suo scorrere inesorabile ci induce a volgere lo sguardo con intima riconoscenza a Colui che è eterno, al Signore del tempo. Ringraziamolo insieme, cari fratelli e sorelle, a nome dell’intera Comunità diocesana di Roma. A ciascuno di voi rivolgo il mio saluto. In primo luogo, saluto il Cardinale Vicario, i Vescovi Ausiliari, i sacerdoti, le persone consacrate, come pure i tanti fedeli laici qui convenuti. Saluto il Signor Sindaco e le Autorità presenti, ed estendo il mio pensiero all’intera popolazione di Roma e, in modo speciale, a quanti versano in condizione di difficoltà e di disagio. A tutti assicuro la mia vicinanza cordiale, avvalorata da un costante ricordo nella preghiera.
Nella breve lettura che abbiamo ascoltato, tratta dalla Lettera ai Galati, san Paolo, parlando della liberazione dell’uomo operata da Dio con il mistero dell’Incarnazione, accenna in maniera molto discreta a Colei per mezzo della quale il Figlio di Dio è entrato nel mondo: “Quando venne la pienezza del tempo, - egli scrive - Dio mandò il suo Figlio, nato da donna” (Gal 4,4). Nella “donna” la Chiesa contempla i lineamenti di Maria di Nazaret, donna singolare perché chiamata a realizzare una missione che la pone in strettissimo rapporto con Cristo: anzi, un rapporto assolutamente unico, perché Maria è la Madre del Salvatore. Con altrettanta evidenza, però, possiamo e dobbiamo affermare che è madre nostra perché, vivendo la sua singolarissima relazione materna con il Figlio, ne ha condiviso la missione per noi e per la salvezza di tutti gli uomini. ContemplandoLa, la Chiesa scorge in Lei i tratti della propria fisionomia: Maria vive la fede e la carità; Maria è una creatura, salvata anch’essa dall’unico Salvatore; Maria collabora all’iniziativa di salvezza dell’intera umanità. Così Maria costituisce per la Chiesa la propria immagine più vera: Colei nella quale la Comunità ecclesiale deve continuamente scoprire il senso autentico della sua vocazione e del proprio mistero.
Questo breve ma denso brano paolino prosegue poi mostrando come il fatto che il Figlio abbia assunto la natura umana apra la prospettiva di un radicale mutamento della stessa condizione dell’uomo. Vi si dice che “Dio mandò il suo Figlio… per riscattare coloro che erano sotto la legge, perché ricevessimo l’adozione a figli” (Gal 4,5). Il Verbo incarnato trasforma dall’interno l’esistenza umana, partecipando a noi il suo essere Figlio del Padre. Si è fatto come noi per farci come Lui: figli nel Figlio, dunque uomini liberi dalla legge del peccato. Non è questo un motivo fondamentale per elevare a Dio il nostro ringraziamento? Un ringraziamento che non può non essere ancor più motivato alla fine di un anno, considerando i tanti benefici e la costante sua assistenza che abbiamo sperimentato nell’arco dei dodici mesi trascorsi. Ecco perché ogni comunità cristiana, questa sera, si raccoglie e canta il Te Deum, tradizionale inno di lode e di azione di grazie alla Santissima Trinità. Così faremo anche noi, al termine di questo nostro incontro liturgico, dinanzi al Santissimo Sacramento.
Cantando pregheremo: “Te ergo, quaesumus, tuis famulis subveni, quos pretioso sanguine redemisti – Soccorri, te ne preghiamo, i tuoi figli, Signore, che hai redento col tuo sangue prezioso”. Questa è la nostra preghiera, stasera: soccorri, Signore, con la tua misericordia gli abitanti della nostra Città, nella quale, come altrove, gravi carenze e povertà pesano sulla vita delle persone e delle famiglie, impedendo di guardare al futuro con fiducia; non pochi, soprattutto giovani, sono attratti da una falsa esaltazione o, meglio, profanazione del corpo e dalla banalizzazione della sessualità; come enumerare poi le molteplici sfide che, legate al consumismo e al secolarismo, interpellano i credenti e gli uomini di buona volontà? Per dire tutto in una parola, anche a Roma si avverte quel deficit di speranza e di fiducia nella vita che costituisce il male “oscuro” della moderna società occidentale.
Ma se evidenti sono le deficienze, non mancano però le luci e i motivi di speranza su cui implorare la speciale benedizione divina. Proprio in questa prospettiva, cantando il Te Deum pregheremo: “Salvum fac populum tuum, Domine, et benedic hereditati tuae – Salva il tuo popolo, Signore, guarda e proteggi i tuoi figli che sono la tua eredità”. O Signore, guarda e proteggi, in particolare, la comunità diocesana impegnata con crescente vigore sulla frontiera dell’educazione, per rispondere a quella grande “emergenza educativa” di cui ebbi a parlare l’11 giugno scorso, incontrando i partecipanti al Convegno diocesano, e cioè la difficoltà che si avverte nel trasmettere alla nuove generazioni i valori-base dell’esistenza e di un retto comportamento (cfr L’Osservatore Romano, 13 giugno 2007, p. 4). Senza clamori, con paziente fiducia, cerchiamo di far fronte a tale emergenza, anzitutto nell’ambito della famiglia, ed è senz’altro confortante constatare che il lavoro intrapreso in questi ultimi anni dalle parrocchie, dai movimenti e dalle associazioni per la pastorale familiare continua a svilupparsi e a portare i suoi frutti.
Proteggi inoltre, Signore, le iniziative missionarie che coinvolgono il mondo giovanile: esse stanno crescendo e vedono un numero ormai rilevante di giovani assumersi in prima persona la responsabilità e la gioia dell’annuncio e della testimonianza del Vangelo. In questo contesto, come non ringraziare Iddio per il prezioso servizio pastorale offerto al mondo delle Università romane? Qualcosa di analogo conviene avviare, pur tra non poche difficoltà, anche nelle scuole.
Benedici, Signore, i molti giovani e adulti che negli ultimi decenni si sono consacrati al sacerdozio per la diocesi di Roma: attualmente ben 28 diaconi attendono l’Ordinazione presbiterale, prevista per il prossimo mese di aprile. Così ringiovanisce l’età media del clero ed è possibile far fronte all’espandersi delle necessità pastorali, come anche venire in aiuto ad altre Diocesi. Aumenta, specialmente nelle periferie, il bisogno di nuovi complessi parrocchiali, e sono otto quelli attualmente in costruzione, dopo che io stesso ho avuto il piacere recentemente di consacrare l’ultimo dei già terminati: la parrocchia di Santa Maria del Rosario ai Martiri Portuensi. È bello toccare con mano la gioia e la gratitudine degli abitanti di un quartiere, che entrano per la prima volta nella loro nuova chiesa. “In te, Domine, speravi: non confundar in aeternum – Signore, tu sei la nostra speranza, non saremo confusi in eterno”. L’inno maestoso del Te Deum si chiude con questo grido di fede, di totale fiducia in Dio, con questa solenne proclamazione della nostra speranza. È Cristo la nostra speranza “affidabile”, ed a questo tema ho dedicato la recente Enciclica dal titolo Spe salvi. Ma la nostra speranza è sempre essenzialmente anche speranza per gli altri, e soltanto così essa è veramente speranza anche per ciascuno di noi (cfr n. 48). Cari fratelli e sorelle della Chiesa di Roma, chiediamo al Signore che faccia di ciascuno di noi un autentico fermento di speranza nei vari ambienti, perché si possa costruire per l’intera città un futuro migliore. È questo il mio augurio per tutti alla vigilia di un nuovo anno, augurio che affido alla materna intercessione di Maria, Madre di Dio e Stella della speranza, Amen!

+PetaloNero+
Monday, December 31, 2007 9:09 PM
Il Te Deum del papa: deficit di speranza, male oscuro dell'Occidente



di Angela Ambrogetti/ 31/12/2007

Cinque minuti di adorazione eucaristica, poi il canto del “Te Deum”, il “Tantum ergo” e l’“Alma Redemptoris Mater”. Benedetto XVI presiede i primi vespri dela festa di Maria Santissima Madre di Dio.

CITTA' DEL VATICANO - Cinque minuti di adorazione silenziosa davanti all’Eucaristia, poi il canto del “Te Deum” per ringraziare dei dodici mesi trascorsi, il “Tantum ergo” e l’“Alma Redemptoris Mater”. I primi Vespri della solennità di Maria Santissima Madre di Dio presieduti da Benedetto XVI nella basilica di San Pietro, si sono arricchiti di un nuovo senso eucaristico in questo 31 dicembre 2007. Un cantico di gratitudine: ”Il tempo passa - ha detto il papa - e il suo scorrere inesorabile ci induce a volgere lo sguardo con intima riconoscenza a Colui che è eterno, al Signore del tempo”. Una celebrazione “romana” cui partecipano tradizionalmente il Cardinale Vicario e il sindaco di Roma che per l’occasione dona al papa un prezioso calice. A loro il saluto del vescovo di Roma e “all’intera popolazione di Roma e, in modo speciale, a quanti versano in condizione di difficoltà e di disagio”.

E delle difficoltà parla il papa con il realismo che gli è consueto: ”Anche a Roma si avverte quel deficit di speranza e di fiducia nella vita che costituisce il male “oscuro” della moderna società occidentale”. Un male oscuro che la diocesi affronta ”senza clamori, con paziente fiducia, cerchiamo di far fronte a tale emergenza, anzitutto nell’ambito della famiglia, ed è senz’altro confortante constatare che il lavoro intrapreso in questi ultimi anni dalle parrocchie, dai movimenti e dalle associazioni per la pastorale familiare continua a svilupparsi e a portare i suoi frutti”.

La riflessione di Benedetto parte dalla lettura di San Paolo, dalla figura della “donna” nella quale la Chiesa vede Maria di Nazaret, chiamata a realizzare una missione in un rapporto assolutamente unico Dio perché Maria è la Madre del Salvatore. “Contemplandola - dice il papa - la Chiesa scorge in Lei i tratti della propria fisionomia: Maria vive la fede e la carità; Maria è una creatura, salvata anch’essa dall’unico Salvatore; Maria collabora all’iniziativa di salvezza dell’intera umanità. Così Maria costituisce per la Chiesa la propria immagine più vera: Colei nella quale la Comunità ecclesiale deve continuamente scoprire il senso autentico della sua vocazione e del proprio mistero”.

E il grazie dell’ uomo nasce proprio dalla incarnazione che ha permesso che Il Verbo trasformasse dall’ interno l’esistenza umana. Ecco il perché dell’adorazione eucaristica, del grazie al Verbo fatto carne. Una preghiera che non è solo rendimento di grazie ma anche richiesta di aiuto.”Questa è la nostra preghiera, stasera: soccorri, Signore, con la tua misericordia gli abitanti della nostra Città, nella quale, come altrove, gravi carenze e povertà pesano sulla vita delle persone e delle famiglie, impedendo di guardare al futuro con fiducia; non pochi, soprattutto giovani, sono attratti da una falsa esaltazione o, meglio, profanazione del corpo e dalla banalizzazione della sessualità; come enumerare poi le molteplici sfide che, legate al consumismo e al secolarismo, interpellano i credenti e gli uomini di buona volontà?”

Il papa ha poi ripercorso le tante attività diocesane che sono “le luci e i motivi di speranza su cui implorare la speciale benedizione divina.” L’impegno educativo,le iniziative missionarie che coinvolgono il mondo giovanile, il prezioso servizio pastorale delle Università romane, “Qualcosa di analogo conviene avviare, pur tra non poche difficoltà, anche nelle scuole”, dice il papa. Poi i sacerdoti: “Ben 28 diaconi attendono l’Ordinazione presbiterale, prevista per il prossimo mese di aprile. Così ringiovanisce l’età media del clero ed è possibile far fronte all’espandersi delle necessità pastorali, come anche venire in aiuto ad altre Diocesi”.

Ci sono poi i nuovi complessi parrocchiali. ”È bello - dice il papa ricordando la consacrazione della chiesa di Santa Maria del Rosario ai Martiri Portuensi - toccare con mano la gioia e la gratitudine degli abitanti di un quartiere, che entrano per la prima volta nella loro nuova chiesa”. Un inno di speranza quello del papa per l’anno che sta iniziando, che non copre con un facile ottimismo, difficoltà e disagi, ma si basa su di una certezza forte come la roccia: ”È Cristo la nostra speranza “affidabile”,ma la nostra speranza è sempre essenzialmente anche speranza per gli altri, e soltanto così essa è veramente speranza anche per ciascuno di noi”.

Dal “Tu es Petrus” iniziale fino al tradizionale “Adeste Fideles” il coro della Cappella Sistina ha accompagnato e guidato la liturgia e la partecipazione dei fedeli. La voce delicata dei pueri diretti dal Maestro Giuseppe Liberto sarà anche il piccolo dono che è ormai consueto del papa per il fratello monsignor Georg in questi giorni a Roma per essere vicino a Benedetto. Nei prossimo giorni un breve privatissimo concerto sarà offerto dalla Sistina ai fratelli Ratzinger.


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+PetaloNero+
Monday, December 31, 2007 9:10 PM
Da Petrus

Il Pontefice in preghiera davanti al Presepe di Piazza San Pietro



CITTA’ DEL VATICANO - Per alcuni minuti Papa Benedetto XVI ha sostato in preghiera inginocchiato davanti al grande presepe allestito in Piazza San Pietro, ai piedi del monumentale albero di Natale proveniente dai boschi della Val Badia. Al termine del 'Te Deum' celebrato nella Basilica vaticana, il Pontefice ha voluto rendere omaggio alla Nativita'. Benedetto XVI si e' raccolto e con le mani giunte e in ginocchio e' rimasto per qualche minuto in silenzio e in preghiera. Quindi s' e' intrattenuto con il Cardinale Giovanni Lajolo, presidente del Governatorato della Citta' del Vaticano, ammirando e commentando l'ambientazione del presepe, che quest'anno ricrea la casa di Giuseppe a Nazareth. L'arrivo del Papa in Piazza e' stato salutato dagli applausi delle centinaia di fedeli che attendevano di vedere Benedetto XVI. Le bande delle Guardie Svizzere e della Gendarmeria Vaticana, fin da quando la 'papamobile' si e' fermata vicino al presepe, hanno intonato le note di inni natalizi, tra cui 'Tu scendi dalle stelle', 'Stille nacht' e 'White Christmas'.



+PetaloNero+
Tuesday, January 01, 2008 2:53 PM
SANTA MESSA NELLA SOLENNITÀ DI MARIA SS.MA MADRE DI

DIO E NELLA 41a GIORNATA MONDIALE DELLA PACE


Alle ore 10 di questa mattina, nella Basilica Vaticana, il Santo Padre Benedetto XVI presiede la Celebrazione della Solennità di Maria Santissima Madre di Dio nell’ottava di Natale e in occasione della 41ª Giornata Mondiale della Pace sul tema: "Famiglia umana, comunità di pace".
Concelebrano con il Papa il Card. Tarcisio Bertone, Segretario di Stato; il Card. Renato Raffaele Martino, Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace e del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti; Mons. Fernando Filoni, Arcivescovo tit. di Volturno, Sostituto della Segreteria di Stato; Mons. Dominique Mamberti, Arcivescovo tit. di Sagona, Segretario per i Rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato; Mons. Giampaolo Crepaldi, Vescovo tit. di Bisarcio, Segretario del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace.
Pubblichiamo di seguito l’omelia che il Papa pronuncia nel corso della Santa Messa:



OMELIA DEL SANTO PADRE

Cari fratelli e sorelle!

Iniziamo quest’oggi un nuovo anno e ci prende per mano la speranza cristiana; lo iniziamo invocando su di esso la benedizione divina ed implorando, per intercessione di Maria, Madre di Dio, il dono della pace: per le nostre famiglie, per le nostre città, per il mondo intero. Con questo auspicio saluto tutti voi qui presenti ad iniziare dagli illustri Ambasciatori del Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede, convenuti a questa celebrazione in occasione della Giornata Mondiale della Pace. Saluto il Cardinale Tarcisio Bertone, mio Segretario di Stato, il Cardinale Renato Raffaele Martino e tutti i componenti del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace. Ad essi sono particolarmente grato per il loro impegno nel diffondere il Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace, che quest’anno ha come tema: "Famiglia umana, comunità di pace".

La pace. Nella prima Lettura, tratta dal Libro dei Numeri, abbiamo ascoltato l’invocazione: "Il Signore ti conceda pace" (6,26); il Signore doni pace a ciascuno di voi, alle vostre famiglie, al mondo intero. Tutti aspiriamo a vivere nella pace, ma la pace vera, quella annunciata dagli angeli nella notte di Natale, non è semplice conquista dell’uomo o frutto di accordi politici; è innanzitutto dono divino da implorare costantemente e, allo stesso tempo, impegno da portare avanti con pazienza restando sempre docili ai comandi del Signore. Quest’anno, nel Messaggio per l’odierna Giornata Mondiale della Pace, ho voluto porre in luce lo stretto rapporto che esiste tra la famiglia e la costruzione della pace nel mondo. La famiglia naturale, fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, è "culla della vita e dell’amore" e "la prima e insostituibile educatrice alla pace". Proprio per questo la famiglia è "la principale ‘agenzia’ di pace" e "la negazione o anche la restrizione dei diritti della famiglia, oscurando la verità dell’uomo, minaccia gli stessi fondamenti della pace" (cfr nn. 1-5). Poiché poi l’umanità è una "grande famiglia", se vuole vivere in pace non può non ispirarsi a quei valori sui quali si fonda e si regge la comunità familiare. La provvidenziale coincidenza di varie ricorrenze ci sprona quest’anno ad uno sforzo ancor più sentito per realizzare la pace nel mondo. Sessant’anni or sono, nel 1948, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite rese pubblica la "Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo"; quarant’anni fa il mio venerato Predecessore Paolo VI celebrò la prima Giornata Mondiale della Pace; quest’anno inoltre ricorderemo il 25° anniversario dell’adozione da parte della Santa Sede della "Carta dei diritti della famiglia". "Alla luce di queste significative ricorrenze – riprendo qui quanto ho scritto proprio a conclusione del Messaggio – invito ogni uomo e ogni donna a prendere più lucida consapevolezza della comune appartenenza all’unica famiglia umana e ad impegnarsi perché la convivenza sulla terra rispecchi sempre più questa convinzione da cui dipende l’instaurazione di una pace vera e duratura".

Il nostro pensiero si volge ora naturalmente alla Madonna, che oggi invochiamo come Madre di Dio. Fu il Papa Paolo VI a trasferire al primo gennaio la festa della Divina Maternità di Maria, che un tempo cadeva l’11 di ottobre. Prima infatti della riforma liturgica seguita al Concilio Vaticano II, nel primo giorno dell’anno si celebrava la memoria della circoncisione di Gesù nell’ottavo giorno dopo la sua nascita - come segno della sottomissione alla legge, il suo inserimento ufficiale nel popolo eletto - e la domenica seguente si celebrava la festa del nome di Gesù. Di queste ricorrenze scorgiamo qualche traccia nella pagina evangelica che è stata poco fa proclamata, in cui san Luca riferisce che otto giorni dopo la nascita il Bambino venne circonciso e gli fu posto il nome di Gesù, "come era stato chiamato dall’angelo prima di essere concepito nel grembo della madre" (Lc 2,21). Quella odierna pertanto, oltre che essere una quanto mai significativa festa mariana, conserva pure un contenuto fortemente cristologico, perché, potremmo dire, prima della Madre, riguarda proprio il Figlio, Gesù vero Dio e vero Uomo.

Al mistero della divina maternità di Maria, la Theotokos, fa riferimento l’apostolo Paolo nella Lettera ai Galati. "Quando venne la pienezza del tempo, - egli scrive - Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la legge" (4,4). In poche parole troviamo sintetizzati il mistero dell’incarnazione del Verbo eterno e la divina maternità di Maria: il grande privilegio della Vergine sta proprio nell’essere Madre del Figlio che è Dio. A otto giorni dal Natale trova pertanto la sua più logica e giusta collocazione questa festa mariana. Infatti, nella notte di Betlemme, quando "diede alla luce il suo figlio primogenito" (Lc 2,7), si compirono le profezie concernenti il Messia. "Una Vergine concepirà e partorirà un figlio", aveva preannunciato Isaia (7,14); "ecco concepirai nel seno e partorirai un figlio", disse a Maria l’angelo Gabriele (Lc 1,31); e ancora un angelo del Signore - narra l’evangelista Matteo -, apparendo in sogno a Giuseppe, lo rassicurò dicendogli: "non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quello che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Essa partorirà un figlio"(Mt 1,20-21).

Il titolo di Madre di Dio è il fondamento di tutti gli altri titoli con cui la Madonna è stata venerata e continua ad essere invocata di generazione in generazione, in Oriente e in Occidente. Al mistero della sua divina maternità fanno riferimento tanti inni e tante preghiere della tradizione cristiana, come ad esempio un’antifona mariana del tempo natalizio, l’Alma Redemptoris mater con la quale così preghiamo: "Tu quae genuisti, natura mirante, tuum sanctum Genitorem, Virgo prius ac posterius – Tu, nello stupore di tutto il creato, hai generato il tuo Creatore, Madre sempre vergine". Cari fratelli e sorelle, contempliamo quest’oggi Maria, madre sempre vergine del Figlio unigenito del Padre; impariamo da Lei ad accogliere il Bambino che per noi è nato a Betlemme. Se nel Bimbo nato da Lei riconosciamo il Figlio eterno di Dio e lo accogliamo come il nostro unico Salvatore, possiamo essere detti e lo siamo realmente figli di Dio: figli nel Figlio. Scrive l’Apostolo: "Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la legge, per riscattare coloro che erano sotto la legge, perché ricevessimo l’adozione a figli" (Gal 4,4).

L’evangelista Luca ripete più volte che la Madonna meditava silenziosa su questi eventi straordinari nei quali Iddio l’aveva coinvolta. Lo abbiamo ascoltato anche nel breve brano evangelico che quest’oggi la liturgia ci ripropone. "Maria serbava queste cose meditandole nel suo cuore" (Lc 2,19). Il verbo greco usato "sumbállousa" letteralmente significa "mettere insieme" e fa pensare a un mistero grande da scoprire poco a poco. Il Bambino che vagisce nella mangiatoia, pur apparentemente simile a tutti i bimbi del mondo, è al tempo stesso del tutto differente: è il Figlio di Dio, è Dio, vero Dio e vero uomo. Questo mistero – l’incarnazione del Verbo e la divina maternità di Maria – è grande e certamente non facile da comprendere con la sola umana intelligenza.

Alla scuola di Maria però possiamo cogliere con il cuore quello che gli occhi e la mente non riescono da soli a percepire, né possono contenere. Si tratta, infatti, di un dono così grande che solo nella fede ci è dato accogliere pur senza tutto comprendere. Ed è proprio in questo cammino di fede che Maria ci viene incontro, ci è sostegno e guida. Lei è madre perché ha generato nella carne Gesù; lo è perché ha aderito totalmente alla volontà del Padre. Scrive sant’Agostino: "Di nessun valore sarebbe stata per lei la stessa divina maternità, se lei il Cristo non l’avesse portato nel cuore, con una sorte più fortunata di quando lo concepì nella carne" (De sancta Virginitate, 3,3). E nel suo cuore Maria continuò a conservare, a "mettere insieme" gli eventi successivi di cui sarà testimone e protagonista, sino alla morte in croce e alla risurrezione del suo Figlio Gesù.

Cari fratelli e sorelle, solo conservando nel cuore, mettendo cioè insieme e trovando un’unità di tutto ciò che viviamo, possiamo addentrarci, seguendo Maria, nel mistero di un Dio che per amore si è fatto uomo e ci chiama a seguirlo sulla strada dell’amore; amore da tradurre ogni giorno in un generoso servizio ai fratelli. Possa il nuovo anno, che oggi fiduciosi iniziamo, essere un tempo nel quale avanzare in quella conoscenza del cuore, che è la sapienza dei santi. Preghiamo perché, come abbiamo ascoltato nella prima Lettura, il Signore "faccia brillare il suo volto" su di noi, ci "sia propizio" (cfr Nm 6,24-7), e ci benedica. Possiamo esserne certi: se non ci stanchiamo di ricercare il suo volto, se non cediamo alla tentazione dello scoraggiamento e del dubbio, se pur fra le tante difficoltà che incontriamo restiamo sempre ancorati a Lui, sperimenteremo la potenza del suo amore e della sua misericordia. Il fragile Bambino che la Vergine quest’oggi mostra al mondo, ci renda operatori di pace, testimoni di Lui, Principe della pace. Amen!
+PetaloNero+
Tuesday, January 01, 2008 2:55 PM
LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELL’ANGELUS


Al termine della Santa Messa nella Solennità di Maria Santissima Madre di Dio e nella ricorrenza della 41a Giornata Mondiale della Pace, il Santo Padre Benedetto XVI, prima di recitare l’Angelus, rivolge ai fedeli e ai pellegrini presenti in Piazza San Pietro le seguenti parole:


PRIMA DELL’ANGELUS

Cari fratelli e sorelle!

Abbiamo iniziato un nuovo anno e auguro che esso sia per tutti sereno e proficuo. Lo affido alla celeste protezione della Madonna, che oggi la liturgia ci fa invocare con il suo titolo più importante, quello di Madre di Dio. Con il suo "sì" all’Angelo, il giorno dell’Annunciazione, la Vergine ha concepito nel suo seno, per opera dello Spirito Santo, il Verbo eterno, e nella notte di Natale lo ha dato alla luce. A Betlemme, nella pienezza dei tempi, è nato da Maria Gesù: il Figlio di Dio si è fatto uomo per la nostra salvezza e la Vergine è diventata vera Madre di Dio. Questo immenso dono che Maria ha ricevuto non è riservato a Lei soltanto, ma è per tutti noi. Nella sua verginità feconda, infatti, Iddio ha donato "agli uomini i beni della salvezza eterna… perché per mezzo di lei abbiamo ricevuto l’autore della vita" (cfr Orazione colletta). Maria dunque, dopo aver dato una carne mortale all’Unigenito Figlio di Dio, è diventata madre dei credenti e dell’intera umanità.

Ed è proprio nel nome di Maria, madre di Dio e degli uomini, che da 40 anni si celebra, il primo giorno dell’anno, la Giornata Mondiale della Pace. Il tema che ho scelto per l’odierna circostanza è: "Famiglia umana, comunità di pace". Lo stesso amore che costruisce e tiene unita la famiglia, cellula vitale della società, favorisce l’instaurarsi tra i popoli della terra di quei rapporti di solidarietà e di collaborazione che si addicono a membri dell’unica famiglia umana. Lo ricorda il Concilio Vaticano II quando afferma che "tutti i popoli costituiscono una sola comunità, hanno un’unica origine … ed hanno anche un solo fine ultimo, Dio" (Dichiarazione Nostra aetate, 1). Esiste pertanto uno stretto legame tra famiglia, società e pace. "Chi anche inconsapevolmente osteggia l’istituto familiare – osservo nel Messaggio per questa Giornata della Pace – rende fragile la pace nell’intera comunità, nazionale e internazionale, perché indebolisce quella che, di fatto, è la principale «agenzia» di pace" (n. 5). Ed inoltre, "non viviamo gli uni accanto agli altri per caso; stiamo tutti percorrendo uno stesso cammino come uomini e quindi come fratelli e sorelle" (n. 6). E’ allora veramente importante che ciascuno assuma le proprie responsabilità davanti a Dio e riconosca in Lui la sorgente originaria della propria e dell’altrui esistenza. Da questa consapevolezza scaturisce un impegno a fare dell’umanità una vera comunità di pace, retta da una "legge comune, che aiuti la libertà ad essere veramente se stessa … e che protegga il debole dal sopruso del più forte" (n. 11).

Maria, Madre del Principe della pace, sostenga la Chiesa nel suo operare instancabilmente al servizio della pace, e aiuti la comunità dei popoli, che celebra nel 2008 il 60° anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, a percorrere un cammino di autentica solidarietà e di stabile pace.




DOPO L’ANGELUS

Ringrazio cordialmente quanti mi hanno fatto pervenire espressioni augurali per il nuovo anno. In modo speciale sono riconoscente al Signor Presidente della Repubblica Italiana, che lo ha fatto ieri sera nel messaggio televisivo alla nazione. Ricambio ben volentieri il suo augurio, formulando ogni migliore auspicio per la sua alta missione e per la concordia e la prosperità dell’amato popolo italiano.

In occasione della Giornata Mondiale della Pace sono innumerevoli le iniziative promosse dalle Comunità ecclesiali in ogni continente. A tutti i promotori e i partecipanti giunga il mio apprezzamento, con l’incoraggiamento ad essere sempre e dovunque testimoni di pace e di riconciliazione. Saluto in particolare quanti hanno dato vita alla manifestazione denominata "Pace in tutte le terre", organizzata dalla Comunità di Sant’Egidio a Roma e in molte altre città del mondo.

À vous tous, chers pèlerins francophones, j’adresse mes salutations cordiales. Que la Vierge Marie soit votre guide chaque jour et que, comme elle, vous soyez disponibles à l’œuvre de l’Esprit Saint en vous. Priant pour que, tout au long des jours, le Seigneur vous accorde, ainsi qu’à vos familles, la paix et l’espérance, je vous souhaite une heureuse et sainte année. Avec ma Bénédiction apostolique.

I greet all the English-speaking visitors gathered for this Angelus prayer on New Year’s Day. On this, the Octave of Christmas, the Church honours Mary, the ever-virgin Mother of God, whose complete openness to God’s saving plan bore fruit in the birth of the Prince of Peace. May the peace proclaimed by the angels at Bethlehem take ever deeper root in men’s hearts, and inspire the whole human family to live in harmony, justice and fraternal solidarity. To you and your families I offer cordial good wishes for a happy New Year!

Einen frohen Neujahrsgruß richte ich an alle deutschsprachigen Brüder und Schwestern. Unter ihnen grüße ich besonders die Sternsinger aus Deutschland und ihre Begleiter, die in diesen Tagen die 50. Aktion Dreikönigssingen des Kindermissionswerkes durchführen. Gott ist Mensch geworden, um durch sein Licht und seine Liebe unser Leben hell zu machen. Im Licht seines Angesichts wollen wir in diesem neuen Jahr unseren Weg gehen. Dabei schauen wir vertrauensvoll auf Maria, die uns Jesus Christus, den Urheber des Lebens, geboren hat und so zur Mutter des Heils für uns alle geworden ist. Von ganzem Herzen erbitte ich euch allen Gottes Segen für ein gutes und friedliches Neues Jahr.

Saludo a los peregrinos de lengua española aquí presentes y a cuantos se unen al rezo del Angelus a través de la radio y la televisión. Al comenzar este nuevo año os expreso mis mejores deseos de paz, que tiene en la familia un fundamento insustituible. Confiemos este anhelado don a la intercesión de María, Madre de Dios y Madre de todos.¡Feliz Año Nuevo!

A todos os peregrinos de língua portuguesa, uma cordial saudação com votos de feliz Ano Novo, cheio das bênçãos do Céu que Jesus Cristo nos trouxe e oferece a todos!

Pozdrawiam wszystkich Polaków. Patronce dnia dzisiejszego Maryi Matce Bożej zawierzam rozpoczynający się rok. Niech będzie szczęśliwy i obfituje w łaski. Serdecznie wam błogosławię.

[Saluto tutti i polacchi. A Maria Santissima Madre di Dio, che oggi celebriamo, affido l’anno da poco iniziato. Sia felice e abbondi di grazie. Vi benedico di cuore.]

Saluto i pellegrini di lingua italiana, in particolare gli aderenti al Movimento dell’amore familiare, che questa notte hanno vegliato in Piazza San Pietro pregando per le famiglie e per la grande Famiglia della Chiesa; come pure i giovani Orionini, venuti dall’Italia e da altri Paesi europei per un Capodanno all’insegna dell’amicizia e dell’impegno. Saluto inoltre il Centro Sportivo Italiano e benedico volentieri la "Fiaccola della Pace", che un maratoneta recherà in Terra Santa. Estendo il mio pensiero al circolo culturale "Gente con l’anima", di Chioggia, e a tutti i presenti, augurando abbondanza di pace e di bene. Buon anno!
+PetaloNero+
Tuesday, January 01, 2008 2:56 PM
Il Papa presiede la Messa nella Solennità di Maria Madre di Dio e nella Giornata Mondiale della Pace: chi osteggia la famiglia minaccia la pace



Questa mattina alle 10.00 Benedetto XVI presiede nella Basilica di San Pietro la Santa Messa nella Giornata Mondiale della Pace dedicata al tema “Famiglia umana, comunità di pace” . Il Papa, nel suo messaggio per la Giornata Mondiale della Pace, ha affermato che chi attacca la famiglia mette in pericolo la pace. Ascoltiamo in proposito il servizio di Sergio Centofanti.


Il Papa sottolinea nel suo messaggio che “chi anche inconsapevolmente osteggia l’istituto familiare rende fragile la pace … perché indebolisce quella che di fatto è la principale ‘agenzia di pace’”. “In una sana vita familiare” infatti “si fa esperienza di alcune componenti fondamentali della pace: la giustizia e l'amore tra fratelli e sorelle, la funzione dell'autorità espressa dai genitori, il servizio amorevole ai membri più deboli perché piccoli o malati o anziani, l'aiuto vicendevole nelle necessità della vita, la disponibilità ad accogliere l'altro e, se necessario, a perdonarlo”. “Non meraviglia quindi – rileva il Pontefice - che la violenza, se perpetrata in famiglia, sia percepita come particolarmente intollerabile”.

“Il lessico familiare – afferma ancora Benedetto XVI - è un lessico di pace; lì è necessario attingere sempre per non perdere l'uso del vocabolario della pace. Nell'inflazione dei linguaggi, la società non può perdere il riferimento a quella ‘grammatica’ che ogni bimbo apprende dai gesti e dagli sguardi della mamma e del papà, prima ancora che dalle loro parole”.

Poi il Papa aggiunge: “Tutto ciò che contribuisce a indebolire la famiglia fondata sul matrimonio di un uomo e una donna, ciò che direttamente o indirettamente ne frena la disponibilità all’accoglienza responsabile di una nuova vita, ciò che ne ostacola il diritto ad essere la prima educatrice dell’educazione dei figli, costituisce un oggettivo impedimento sulla via della pace. La famiglia ha bisogno della casa, del lavoro o del giusto riconoscimento dell'attività domestica dei genitori, della scuola per i figli, dell’assistenza sanitaria di base per tutti. Quando la società e la politica non si impegnano ad aiutare la famiglia in questi campi, si privano di un’essenziale risorsa a servizio della pace”. La famiglia – scrive il Papa - è “ titolare di specifici diritti. …La negazione o anche la restrizione dei diritti della famiglia, oscurando la verità sull'uomo, minaccia gli stessi fondamenti della pace”.

Benedetto XVI ricorda infine che “l'umanità è una grande famiglia”: “non viviamo gli uni accanto agli altri per caso; stiamo tutti percorrendo uno stesso cammino come uomini e quindi come fratelli e sorelle”. Dio è nostro Padre: e solo “risalendo a questo supremo Principio può essere percepito il valore incondizionato di ogni essere umano, e possono essere poste così le premesse per l'edificazione di un'umanità pacificata”.





Il Papa implora, per intercessione di Maria, Madre di Dio, il dono della pace per le famiglie e per il mondo intero e avverte: chi osteggia la famiglia minaccia la pace



Benedetto XVI invoca la pace sulle famiglie e sul mondo intero: nella Messa presieduta questa mattina nella Basilica di San Pietro nella Solennità di Maria Santissima, Madre di Dio, e nella 41.ma Giornata Mondiale della Pace, ha ricordato che negare i diritti della famiglia significa minacciare gli stessi fondamenti della pace. All’Angelus, ha affidato il nuovo anno “alla celeste protezione della Madonna”. Il servizio di Sergio Centofanti:



“Iniziamo quest’oggi un nuovo anno e ci prende per mano la speranza cristiana; lo iniziamo invocando su di esso la benedizione divina ed implorando, per intercessione di Maria, Madre di Dio, il dono della pace: per le nostre famiglie, per le nostre città, per il mondo intero”.


Il Papa durante l’omelia ha ricordato che “tutti aspiriamo a vivere nella pace, ma la pace vera – ha precisato - non è semplice conquista dell’uomo o frutto di accordi politici; è innanzitutto dono divino da implorare costantemente e, allo stesso tempo, impegno da portare avanti con pazienza restando sempre docili ai comandi del Signore”. Quindi, rievocando il suo messaggio per questa Giornata “Famiglia umana, comunità di pace”, ha ribadito che esiste “uno stretto legame” tra “la famiglia naturale fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna” e la pace. Un concetto ripreso all’Angelus:


“Chi anche inconsapevolmente osteggia l’istituto familiare … rende fragile la pace nell’intera comunità, nazionale e internazionale, perché indebolisce quella che, di fatto, è la principale ‘agenzia’ di pace”.


E aggiunge: “la negazione o anche la restrizione dei diritti della famiglia, oscurando la verità dell’uomo, minaccia gli stessi fondamenti della pace”. Il Papa invita ogni uomo e ogni donna a prendere più lucida consapevolezza che l’umanità è un’unica “grande famiglia”. Da questa convinzione dipende “una pace vera e duratura”: “non viviamo gli uni accanto agli altri per caso - ha affermato - stiamo tutti percorrendo uno stesso cammino come uomini e quindi come fratelli e sorelle”:

“E’ allora veramente importante che ciascuno assuma le proprie responsabilità davanti a Dio e riconosca in Lui la sorgente originaria della propria e dell’altrui esistenza. Da questa consapevolezza scaturisce un impegno a fare dell’umanità una vera comunità di pace, retta da una legge comune, che aiuti la libertà ad essere veramente se stessa … e che protegga il debole dal sopruso del più forte”.



La seconda parte dell’omelia il Papa l’ha dedicata alla Solennità di Maria Santissima, Madre di Dio. “Il titolo di Madre di Dio – ha detto - è, insieme a quello di Santa Vergine, il più antico ed è il fondamento di tutti gli altri titoli” con cui i fedeli venerano la Madonna in Oriente e in Occidente. L’Incarnazione del Verbo e la maternità divina di Maria sono misteri grandi non facili “da comprendere con la sola umana intelligenza”: “il bambino che vagisce nella mangiatoia …è Dio, vero Dio e vero uomo”. “Maria – scrive San Luca - serbava queste cose meditandole nel suo cuore” (Lc 2,19). “Il verbo greco usato “sumbállousa” – sottolinea il Pontefice - letteralmente significa ‘mettere insieme’ e fa pensare a un mistero grande da scoprire poco a poco”:


“Alla scuola di Maria però possiamo cogliere con il cuore quello che gli occhi e la mente non riescono da soli a percepire, né possono contenere. Si tratta, infatti, di un dono così grande che solo nella fede ci è dato accogliere pur senza tutto comprendere. Ed è proprio in questo cammino di fede che Maria ci viene incontro, ci è sostegno e guida”.


Il Papa prosegue: “solo conservando nel cuore, mettendo cioè insieme e trovando un’unità di tutto ciò che viviamo, possiamo addentrarci, seguendo Maria, nel mistero di un Dio che per amore si è fatto uomo e ci chiama a seguirlo sulla strada dell’amore; amore da tradurre ogni giorno in un generoso servizio ai fratelli”. Quindi il Pontefice esorta i fedeli ad “avanzare in quella conoscenza del cuore, che è la sapienza dei santi” che non si stancano di cercare il volto del Signore:


“Possiamo esserne certi: se non ci stanchiamo di ricercare il suo volto, se non cediamo alla tentazione dello scoraggiamento e del dubbio, se pur fra le tante difficoltà che incontriamo restiamo sempre ancorati a Lui, sperimenteremo la potenza del suo amore e della sua misericordia. Il fragile Bambino che la Vergine quest’oggi mostra al mondo, ci renda operatori di pace, testimoni di Lui, Principe della pace. Amen!”




Il Papa al termine dell’Angelus ha ringraziato il presidente della Repubblica italiana Giorgio Napolitano per gli auguri rivoltigli ieri durante il messaggio di fine anno in TV:


"Ricambio ben volentieri il suo augurio, formulando ogni migliore auspicio per la sua alta missione e per la concordia e la prosperità dell'amato popolo italiano".


Quindi Benedetto XVI ha lodato le innumerevoli iniziative promosse dalle Comunità ecclesiali in ogni continente in occasione della Giornata Mondiale della Pace, ricordando in particolare la manifestazione "Pace in tutte le terre" organizzata dalla Comunità di Sant'Egidio a Roma e in molte altre città del mondo. Infine ha salutato, tra gli altri, gli aderenti al Movimento dell’amore familiare, che questa notte hanno vegliato in Piazza San Pietro pregando per le famiglie e ha benedetto la “Fiaccola della Pace” che un maratoneta recherà in Terra Santa.


www.radiovaticana.org/it1/videonews_ita.asp?vaiflv=0000159.flv&vai=ctv_frame00159.jpg&var1=01/01/2008&var2=Vatican%20City&var3=La%20vera%20famiglia%20basata%20sul%20matrimonio%20tra%20uomo%20e%20donna%20costruisce%20l...
+PetaloNero+
Tuesday, January 01, 2008 2:57 PM
Abbiamo bisogno della speranza cristiana per vincere il deficit di fiducia dell'umanità: così il Papa durante i Primi Vespri e il Te Deum di fine anno


"E' Cristo la nostra speranza affidabile" di fronte alle difficoltà della vita e Maria è la "Stella della speranza" che "collabora all'iniziativa di salvezza dell'intera umanità": così ieri il Papa durante la Celebrazione, nella Basilica Vaticana, dei Primi Vespri della Solennità di Maria Santissima Madre di Dio e il Te Deum di ringraziamento a conclusione dell’anno. Nell’omelia, Benedetto XVI ha ricordato il “deficit di speranza e di fiducia nella vita” inteso come male “oscuro” della società occidentale ed ha invitato a lavorare per rispondere all’attuale “emergenza educativa”. Presente al rito anche il sindaco di Roma Walter Veltroni. Al termine il Santo Padre ha sostato in preghiera davanti al presepe collocato in Piazza San Pietro. Il servizio di Benedetta Capelli:


Cantare la gratitudine per l’anno che tramonta e per quello che si intravede. Un anno che porta a volgere lo sguardo verso Colui che è eterno ma affidandosi a “Maria di Nazaret, donna singolare” chiamata a condividere, perché Madre del Salvatore, la missione del Figlio. “Missione per noi e per la salvezza di tutti gli uomini”: così il Papa ricordando ciò che scrive San Paolo nella Lettera ai Galati durante la Celebrazione dei Primi Vespri della Solennità di Maria Santissima Madre di Dio e il Te Deum. “ContemplandoLa – aggiunge Benedetto XVI- la Chiesa scorge in Lei i tratti della propria fisionomia":


"Maria vive la fede e la carità; Maria è una creatura, salvata anch’essa dall’unico Salvatore; Maria collabora all’iniziativa di salvezza dell’intera umanità. Così Maria costituisce per la Chiesa la propria immagine più vera: Colei nella quale la Comunità ecclesiale deve continuamente scoprire il senso autentico della sua vocazione e del proprio mistero".


Ma perché ringraziare con il Te Deum? Perché “il Verbo incarnato - dice il Papa - trasforma dall’interno l’esistenza umana. Si è fatto come noi per farci come Lui: figli nel Figlio, dunque uomini liberi dalla legge del peccato”. E nella preghiera chiederemo l’aiuto del Signore affinché soccorra le nostre città dove “gravi carenze e povertà - aggiunge il Santo Padre - pesano sulla vita delle persone e delle famiglie, impedendo di guardare al futuro con fiducia”. Il Papa ha parole anche per i giovani:


"Sono attratti da una falsa esaltazione o, meglio, profanazione del corpo e dalla banalizzazione della sessualità; come enumerare poi le molteplici sfide che, legate al consumismo e al secolarismo, interpellano i credenti e gli uomini di buona volontà? Per dire tutto in una parola, anche a Roma si avverte quel deficit di speranza e di fiducia nella vita che costituisce il male 'oscuro' della moderna società occidentale".


Tante ombre dunque accanto alle quali non manca la speranza, al centro dell’ultima Enciclica. Speranza nell’impegno verso la “grande emergenza educativa” una sfida già ricordata l’11 giugno scorso dal Papa nell’incontro con i partecipanti al Convegno pastorale della Diocesi di Roma. Benedetto XVI esorta la comunità a trasmettere i valori-base dell’esistenza e del retto comportamento, esalta il lavoro portato avanti in tal senso dalle parrocchie, dai movimenti ecclesiali e dalle associazioni per la pastorale familiare. Ricorda le iniziative missionarie che coinvolgono i giovani, pronti a impegnarsi per testimoniare il Vangelo. Giovani fermi nel loro sì alla Chiesa come i 28 diaconi che saranno ordinati in aprile a Roma dove si sente la necessità di nuove chiese soprattutto nelle periferie e dove però almeno otto sono in costruzione. “Il Signore - ricorda il Papa - è la nostra speranza:

"Ma la nostra speranza è sempre essenzialmente anche speranza per gli altri, e soltanto così essa è veramente speranza anche per ciascuno di noi. Cari fratelli e sorelle della Chiesa di Roma, chiediamo al Signore che faccia di ciascuno di noi un autentico fermento di speranza nei vari ambienti, perché si possa costruire per l’intera città un futuro migliore".


Un augurio affidato alla materna intercessione di Maria, Madre di Dio e Stella della Speranza come Benedetto XVI La ama definire nella sua “Spe salvi”. Al termine della celebrazione il Papa si è recato in Piazza San Pietro per rendere omaggio al presepe inaugurato lo scorso 24 dicembre.


www.radiovaticana.org/it1/videonews_ita.asp?vaiflv=0000158.flv&vai=ctv_frame00158.jpg&var1=01/01/2008&var2=Vatican%20City&var3=Superare%20il%20deficit%20di%20speranza%20vero%20male%20oscuro%20dell’Occidente%20-%20auspica%20Benedet...


Paparatzifan
Tuesday, January 01, 2008 10:29 PM
Re: Re: Re: Re: Re:
+PetaloNero+, 31/12/2007 19.26:




Sarebbe bellissimo poter partecipare insieme all'Udienza Generale!!!!




Speriamo di riuscirci!!!




+PetaloNero+
Wednesday, January 02, 2008 12:58 AM
Da Petrus

Il messaggio di Napolitano: “Tra Italia e Santa Sede un misurato e schietto confronto”. L'augurio del Pontefice: "Prosperità per l'Italia"

CITTA’ DEL VATICANO - Tra Italia e Santa Sede serve un "misurato e schietto confronto". Lo afferma il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nel messaggio di fine anno agli italiani. Per il Capo dello Stato, è "attuale l'indirizzo costituzionale di garanzia della libertà religiosa, di reciproca indipendenza e di collaborazione tra Stato e Chiesa, che richiede un misurato e schietto confronto tra l'Italia e la Santa sede, com'è nei voti - ne sono certo - del Pontefice Benedetto XVI, cui rinnovo un sincero augurio". Il Papa ha ricambiato gli auguri del Presidente Napolitano ringraziandolo all'Angelus e augurando pace e prosperità "al caro popolo italiano".

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