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+PetaloNero+
Thursday, December 13, 2007 6:40 PM
Promozione dei giovani. L'appello del papa agli ambasciatori

di Angela Ambrogetti/ 13/12/2007

Sette nuovi ambasciatori hanno presentato oggi le loro lettere credenziali al papa. Nei discorsi di Benedetto XVI, il dialogo interreligioso, la lotta all’AIDS, lo sviluppo sostenibile, ma anche l'educazione.

Lo aveva annunciato ieri pomeriggio inaugurando l’anno accademico della Lumsa, l’università cattolica a pochi passi dal Vaticano, il cardinale Bertone: 7 nuovi ambasciatori hanno presentato oggi le loro lettere credenziali al papa. E di educazione si è parlato in molti dei discorsi che Benedetto ha consegnato ai nuovi rappresentanti diplomatici presso la Santa Sede. Ma non solo. In agenda il dialogo interreligioso, la lotta all’AIDS, lo sviluppo sostenibile. Thailandia, Seychelles, Namibia, Gambia, Suriname, Singapore e Kuwait. Questi i paesi degli ambasciatori. A loro, il papa ha rivolto un discorso comune. Il dialogo prevalga sulla violenza e il desiderio di pace superi l’individualismo per scongiurare tensioni e rancori che impediscono la riconciliazione delle società e ai governati il papa chiede di “ridonare speranza a quei popoli che sono chiamati a guidare”.

Ancora, il papa ha ricordato che “non basta una formazione tecnica e scientifica” per fare delle donne e degli uomini delle persone “responsabili” in famiglia e nei diversi ambiti della società. E’ necessario “privilegiare un’educazione fondata sui valori umani e morali che permetterà ad ognuno di questi giovani di prendere fiducia in se stessi, di sperare nell’avvenire”. E, ancora, di curarsi dei propri fratelli, contribuendo allo sviluppo della nazione. Educazione dunque al centro dell’ attenzione dei governi. E molti ringraziano la Chiesa cattolica per le istituzioni educative che operano anche nei paesi a minoranza cristiana.

Il papa ha parlato anche dei rapporti tra cristiani e musulmani: un dialogo essenziale per superare le incomprensioni e dar vita a solide relazioni segnate dal mutuo rispetto e dalla cooperazione in vista del bene comune di tutta la famiglia umana. Altro tema affrontato, soprattutto con i diplomatici africani, la piaga dell’AIDS, della prostituzione e del traffico sessuale di donne e bambini. Un pensiero particolare per il Suriname, con il quale la Santa Sede ha instaurato rapporti diplomatici recentissimi, nel 2004.


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+PetaloNero+
Thursday, December 13, 2007 8:53 PM
Il papa incontra gli universitari: i rischi di scienza e ragione senza etica

di Mattia Bianchi/ 14/12/2007

Un incontro entrato ormai nella tradizione. Come avviene ogni anno, Benedetto XVI ha incontrato gli studenti universitari di Roma, in occasione del Natale. Per i presenti una nuova riflessione sulla fede e la ragione.

Un incontro entrato ormai nella tradizione. Come avviene ogni anno, Benedetto XVI ha incontrato gli studenti universitari di Roma, in occasione del Natale. Al termine di una messa celebrata dal cardinale Camillo Ruini, il papa ha salutato i ragazzi, tornando sui temi della fede e della ragione. "Senza principi etici - ha detto - la scienza, la tecnica e la politica possono essere usate - come è avvenuto e come tutt'ora purtroppo avviene - non per il bene ma per il male dei singoli e dell'umanità". Il papa torna con la mente al liberalismo europeo della fine del '600, "un'autentica svolta epocale" da cui si è andata affermando sempre più "una mentalità secondo la quale il progresso umano è opera della scienza e dalla tecnica, mentre alla fede competerebbe solo la salvezza dell'anima".

"Le due grandi idee-forza della modernità, la ragione e la libertà, - ha spiegato il pontefice - si sono come sganciate da Dio per diventare autonome e cooperare alla costruzione del 'regno dell'uomo', praticamente contrapposto al Regno di Dio. Ecco allora diffondersi - ha ammonito - una concezione materialista, alimentata dalla speranza che, cambiando le strutture economiche e politiche, si possa dar vita finalmente ad una società giusta, dove regni la pace, la libertà e l'uguaglianza". "Questo processo che non è privo di valori e di ragioni storiche contiene però un errore di fondo - ha spiegato Benedetto XVI - l'uomo, infatti, non è solo il prodotto di determinate condizioni economiche o sociali; il progresso tecnico non coincide con la crescita morale delle persone, anzi, senza principi etici la scienza, la tecnica e la politica possono essere usate - come è avvenuto e come tuttora purtroppo avviene - non per il bene ma per il male dei singoli e dell'umanità". Il papa prende spunto dalla sua Enciclica 'Spe salvi' (Salvati nella speranza) per consegnarla "idealmente a tutti gli universitari di Roma e a tutto il mondo dell'Università, della scuola, della cultura e dell'educazione".

Il pensiero va poi a 150 ragazzi che si apprestano a ricevere la Cresima il prossimo anno, con l'invito a "volgere lo sguardo alla Vergine Maria" per "pronunciare anche voi il vostro 'sì' alla chiamata divina". "Si tratta di un'iniziativa molto valida, che si inserisce bene nell'itinerario di preparazione alla Giornata Mondiale della Gioventù, in programma a Sydney nel luglio 2008. Ai candidati al Sacramento della Confermazione ed a tutti voi, cari giovani amici - ha sottolineato il Pontefice - vorrei dire: volgete lo sguardo alla Vergine Maria e dal suo 'sì' apprendete a pronunciare anche voi il vostro 'sì' alla chiamata divina. Lo Spirito Santo entra nella nostra vita nella misura in cui gli apriamo il cuore con il nostro 'sì': più il 'sì' è pieno - ha concluso il Papa - più è pieno il dono della sua presenza".

Si è chiuso così un pomeriggio iniziato con la messa, durante la quale la delegazione universitaria albanese ha affidato l'Icona Maria Sedes Sapientiae alla delegazione della Romania, che la custodirà fino al prossimo primo marzo 2008, VI Giornata Europea degli Universitari.


www.korazym.org
+PetaloNero+
Friday, December 14, 2007 12:54 AM
Da Petrus

L'ammonimento del Santo Padre agli universitari di Roma: “Senza etica, scienza e politica lavorano per il male”




CITTA’ DEL VATICANO - "Senza principi etici, la scienza, la tecnica e la politica possono essere usate, come e' avvenuto e come tuttora purtroppo avviene, non per il bene ma per il male dei singoli e dell'umanita"'. Questo l'ammonimento che Benedetto XVI ha voluto consegnare agli studenti delle Universita' di Roma, che ha incontrato nella Basilica di San Pietro alla presenza delle autorita' accademiche, del ministro per l'Universita' Fabio Mussi e del Cardinale vicario Camillo Ruini, che poco prima aveva celebrato la Messa per i giovani all'altare della Confessione soffermandosi sul tema della speranza tratta nell'enciclica "Spe Salvi". "Il progresso tecnico non coincide con la crescita morale delle persone", ha sottolineato il Pontefice riprendendo le argomentazioni sviluppate nella stessa enciclica, allargando poi il ragionamento ai limiti di una "concezione materialistica" che si e' affermata a partire dalla Rivoluzione Francese e si e' poi sviluppata nel marxismo. Per Benedetto XVI, la ricerca di "una societa' giusta, dove regnino la pace, la liberta' e l'uguaglianza", da realizzarsi "cambiando le strutture economiche e politiche", rappresenta "un processo che non e' privo di valori e di ragioni storiche" ma "contiene pero' un errore di fondo: l'uomo, infatti, non e' solo il prodotto di determinate condizioni economiche o sociali". "Nel secolo XVII - ha ricordato il Papa - l'Europa ha conosciuto un’autentica svolta epocale e da allora si e' andata affermando sempre piu' una mentalita' secondo la quale il progresso umano e' opera della scienza e dalla tecnica, mentre alla fede competerebbe solo la salvezza dell'anima. Le due grandi idee-forza della modernita', la ragione e la liberta', si sono come sganciate da Dio per diventare autonome e cooperare alla costruzione del 'regno dell'uomo', praticamente contrapposto al Regno di Dio". Tra gli oltre cinquemila studenti presenti all'incontro con il Papa, circa 150 sono candidati al Sacramento della Confermazione, che riceveranno nella prossima Veglia di Pentecoste. "Si tratta - ha commentato il Pontefice - di un’iniziativa molto valida, che si inserisce bene nell'itinerario di preparazione alla Giornata Mondiale della Gioventu', in programma a Sydney nel luglio 2008". Ai candidati al Sacramento della Confermazione e a tutti i ragazzi delle Universita' di Roma, Benedetto XVI ha poi chiesto: "Volgete lo sguardo alla Vergine Maria e dal suo si' apprendete a pronunciare anche voi il vostro si' alla chiamata divina". "Lo Spirito Santo - ha spiegato il Papa - entra nella nostra vita nella misura in cui gli apriamo il cuore con il nostro si': piu' il si' e' pieno, piu' e' pieno il dono della sua presenza". In proposito, Benedetto XVI ha fatto riferimento "ad una realta' molto semplice: la luce". "Se le imposte delle finestre sono ermeticamente chiuse, il sole - ha osservato - pur splendente non puo' illuminare la casa. Se c'e' una piccola fessura, entra una lama di luce; se si apre un po' di piu' l'imposta, la stanza comincia a rischiararsi, ma solo quando tutto e' completamente spalancato, i raggi del sole - e' stata la conclusione del Papa - illuminano e scaldano l'ambiente".
+PetaloNero+
Friday, December 14, 2007 12:55 AM
Da Petrus

Enciclica, il Cardinale Ruini: "La 'Spe Salvi' ridà carne e sangue alla speranza"



CITTA’ DEL VATICANO - Con l'enciclica "Spe salvi", Benedetto XVI ha indicato ai cattolici che oggi la sfida e' sperare in grande, ridare carne e sangue alla speranza cristiana, ritrovando anzitutto la sua radice, il Gesu' della storia che e' autenticamente il Cristo della Chiesa". Lo ha affermato il Cardinale vicario Camillo Ruini (nella foto) nell'omelia della Messa che ha preceduto l'incontro del Papa con gli universitari di Roma nella Basilica di San Pietro. L'appello del Papa, ha spiegato Ruini, e' ad "indirizzare il divenire storico verso la dignita' dell'uomo radicata nella dignita' di Dio". "Gesu' - ha ricordato il porporato - da' nuova base alla speranza, che e' certezza, speranza grande, che recupera e rilancia tutte le piccole e grandi speranze dell'uomo, e cosi' da' una nuova svolta, un nuovo slancio ai popoli del Mediterraneo, dell’Europa e del mondo intero". La nuova enciclica del Papa, ha proseguito, "riprende questa svolta, ne approfondisce il senso e il motivo, ma poi prende in esame la sostituzione della speranza in Cristo con un'altra a suo modo grande speranza, basata sulla scienza e sulla tecnica, sulla politica". Solo questa speranza, "e' capace di ridarci la fiducia nella giustizia e nell’amore di Dio. Di fronte a questa speranza, neanche la morte puo' essere l'ultima parola", ha concluso il Cardinale formulando con questo auspicio i suoi auguri natalizi, in particolare ai 150 universitari che riceveranno la Cresima a Pentecoste.
+PetaloNero+
Friday, December 14, 2007 2:58 PM
LE UDIENZE

Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina in Udienza:

S.E. Mons. Nikola Eterović, Arcivescovo tit. di Sisak, Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi;

Ecc.mi Presuli della Conferenza Episcopale del Giappone, in Visita "ad Limina Apostolorum":
S.E. Mons. Peter Takeo Okada, Arcivescovo di Tōkyō
con l'Ausiliare:
S.E. Mons. James Kazuo Koda, Vescovo tit. di Sinnada di Mauritania;
S.E. Mons. Francis Xavier Osamu Mizobe, Vescovo di Takamatsu;
S.E. Mons. Tarcisius Isao Kikuchi, Vescovo di Niigata.

Pellegrini dal Comune di San Martin de Tor in Val Badia (Bolzano), per il dono dell'albero di Natale in Piazza San Pietro.

























Mantenere vive le tradizioni del Natale come l'albero e il presepe per contrastare i simboli del consumismo: l'auspicio di Benedetto XVI alla delegazione della Val Badia, che ha donato l'abete natalizio al Vaticano



L’albero di Natale come segno della vita e della religiosità popolare, ovvero come simbolo da custodire in una società che tende invece verso i simboli del consumismo. Su questo pensiero, Benedetto XVI ha imperniato il suo discorso alla delegazione della Val Badia, la verdeggiante zona del Trentino-Alto Adige dalla quale proviene il monumentale abete natalizio, che oggi pomeriggio verrà inaugurato in Piazza San Pietro. Il Papa ha accolto in udienza il governatore dell’Alto Adige e il sindaco di San Martino in Badia, accompagnati da un gruppo di abitanti della zona. Il servizio di Alessandro De Carolis:




Dai boschi della Gran Ega, “stupenda conca soleggiata” ai piedi delle Dolomiti, al centro del colonnato marmoreo più famoso del mondo. E’ il percorso compiuto dall’enorme abete di 26 metri, e del peso di tre tonnellate, installato da qualche giorno in Piazza San Pietro e che tra circa due ore farà brillare all’intorno le luci delle sue duemila decorazioni. Benedetto XVI ha avuto parole di grande apprezzamento e di gratitudine per i valligiani delle cinque comunità altoatesine, mobilitatesi per questo dono al Pontefice. Giunti in Vaticano abbigliati nei loro costumi folkloristici, i membri della delegazione hanno portato al Papa anche l’omaggio della musica dei prodotti locali. E il Pontefice, nel ringraziarne la grande generosità, ha messo in luce il significato spirituale che l’albero di Natale porta sempre con sé:


“Questo vetusto abete, tagliato senza recare danno alla vita del bosco, adeguatamente addobbato, resterà accanto al Presepe fino al termine delle festività natalizie per essere ammirato dai numerosi pellegrini che da ogni parte del mondo giungeranno, nei prossimi giorni, in Vaticano. Significativo simbolo del Natale di Cristo, perché con le sue foglie sempre verdi richiama la vita che non muore, l’abete è pure simbolo della religiosità popolare della vostra Vallata che si esprime in modo particolare nelle processioni”.

Spero che questa bella iniziativa - ha proseguito Benedetto XVI, parlando in tedesco e in italiano - “riesca a risvegliare, tra i cristiani della Val Badia, il desiderio di testimoniare i valori della vita, dell’amore e della pace, che la festa della natività di Gesù richiama alla nostra memoria, anno dopo anno”. Nel porgere quindi gli auguri per le prossime feste di Natale, il Papa ha concluso con un nuovo auspicio:

“Cari amici, l’albero e il presepio sono elementi di quel clima tipico del Natale che fa parte del patrimonio spirituale delle nostre comunità. E’ un clima soffuso di religiosità e di intimità familiare, che dobbiamo conservare anche nelle odierne società, dove talora sembrano prevalere la corsa al consumismo e la ricerca dei soli beni materiali. Natale è festa cristiana e i suoi simboli – tra questi specialmente il presepe e l’albero addobbato di doni - costituiscono importanti riferimenti al grande mistero dell’Incarnazione e della Nascita di Gesù, che la liturgia del tempo dell’Avvento e del Natale costantemente rievoca. Il Creatore dell’universo, facendosi bambino, è venuto tra noi per condividere il nostro umano cammino (...) Predisponiamoci pertanto ad accoglierlo con fede animata da salda speranza”.

www.radiovaticana.org


Da Petrus

Il Santo Padre ricorda: “L'albero di Natale e il presepe sono patrimonio spirituale della nostra comunità”

CITTA’ DEL VATICANO - L'albero di Natale e il presepio ''sono elementi di quel clima tipico del Natale che fa parte del patrimonio spirituale delle nostre comunita'''. E' quanto ha affermato Benedetto XVI ricevendo in udienza, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico, i pellegrini provenienti dalla Val Badia, e in particolare dal comune di San Martin de Tor (Bolzano), in occasione del dono dell'albero di Natale per Piazza San Pietro. ''E' un clima soffuso di religiosita' e di intimita' familiare - ha detto il Papa -, che dobbiamo conservare anche nelle odierne societa', dove talora sembrano prevalere la corsa al consumismo e la ricerca dei soli beni materiali. Natale e' festa cristiana e i suoi simboli - tra questi specialmente il presepe e l'albero addobbato di doni - costituiscono importanti riferimenti al grande mistero dell'Incarnazione e della Nascita di Gesu', che la liturgia del tempo dell'Avvento e del Natale costantemente rievoca''. ''Il Creatore dell'universo - ha aggiunto il Pontefice -, facendosi bambino, e' venuto tra noi per condividere il nostro umano cammino; si e' fatto piccolo per entrare nel cuore dell'uomo e cosi' rinnovarlo con la onnipotenza del suo amore. Predisponiamoci pertanto ad accoglierlo con fede animata da salda speranza''.


+PetaloNero+
Friday, December 14, 2007 3:00 PM
PREDICA DI AVVENTO

Alle ore 9 di oggi, nella Cappella "Redemptoris Mater", alla presenza del Santo Padre Benedetto XVI, il Predicatore della Casa Pontificia, Rev.do P. Raniero Cantalamessa, O.F.M. Cap., ha tenuto la seconda Predica di Avvento sul tema: "Ha parlato a noi per mezzo del Figlio" (Ebrei 1, 2).


www.radiovaticana.org/it1/videonews_ita.asp?vaiflv=0000138.flv&vai=ctv_frame00138.jpg&var1=14/12/2007&var2=Vatican%20City&var3=Giovanni%20Battista%20inaugura%20la%20Profezia%20del%20tempo%20della%...





La Chiesa ha bisogno della sua perenne Pentecoste: l’esortazione di padre Cantalamessa nella seconda predica d’Avvento al Papa e alla Curia Romana, dedicata a Giovanni Battista



La missione di Giovanni Battista e la necessità di una perenne Pentecoste per la Chiesa sono stati i temi chiave della seconda predica d’Avvento al Papa e alla Curia Romana, svolta in Vaticano dal predicatore della Casa Pontificia, padre Raniero Cantalamessa. Il religioso ha sottolineato che il confronto tra il Battista e Gesù si comprende nel confronto tra il battesimo d’acqua e il battesimo di Spirito. Il servizio di Alessandro Gisotti:


Una riflessione su Gesù e il Battista è “il modo migliore per metterci in sintonia con la liturgia dell’Avvento”: è quanto sottolineato da padre Raniero Cantalamessa che ha dedicato la prima parte della sua predica proprio alla figura e al messaggio del Precursore che annuncia il compimento della “svolta epocale”:


“Tra la missione di Giovanni Battista e quella di Gesú è avvenuto qualcosa di così decisivo da costituire uno spartiacque tra due epoche. Il baricentro della storia si è spostato: la cosa più importante non è più in un futuro più o meno imminente, ma è 'ora e qui', nel regno che è già operante nella persona di Cristo”.

“Con Gesù – è stata la riflessione di padre Cantalamessa – è scoccata l’ora decisiva della storia, davanti a Lui si impone la decisione dalla quale dipende la salvezza”. D’altro canto, ha aggiunto, “l’elemento grande, nuovo ed eccitante proviene proprio da Gesù”. Nella “fede e nella vita della comunità esso viene dispiegato, ma non creato”. Anzi, questa comunità “non si sarebbe neppure formata e non sarebbe sopravvissuta se non fosse stata preceduta da una realtà straordinaria”. Il Precursore, ha avvertito, “non è uno che annuncia una salvezza futura; egli indica uno che è presente”:

“Con le parole: 'In mezzo a voi c'è uno che voi non conoscete!' (Gv 1,26), Giovanni Battista ha inaugurato la nuova profezia, quella del tempo della Chiesa, che non consiste nell'annunciare una salvezza futura e lontana, ma nel rivelare la presenza nascosta di Cristo nel mondo”.

Al tempo di Giovanni, ha affermato, “lo scandalo derivava dal corpo fisico di Gesù, dalla sua carne così simile alla nostra, eccetto il peccato”.


“Anche oggi è il suo corpo, la sua carne a fare difficoltà e a scandalizzare: il suo corpo mistico, così simile al resto dell'umanità, non escluso, ahimé, neppure il peccato”.

Gesù, ha proseguito, “occupa il centro del tempo”, giacché con la sua venuta “ha diviso la storia in due parti”. Oggigiorno, ha rilevato il religioso, specie nella stampa laica sta diventando prassi abbandonare il modo tradizionale di datare gli eventi “avanti Cristo” e “dopo Cristo”:


“È una scelta motivata dal desiderio di non urtare la sensibilità di popoli di altre religioni che usano la cronologia cristiana; in tal senso va rispettata, ma per i cristiani resta indiscusso il ruolo 'discriminante' della venuta di Cristo per la storia religiosa dell’umanità”.

Giovanni Battista, ha proseguito, ci insegna che “per essere profeti non occorre una grande dottrina”. Egli “non è un grande teologo, ha una cristologia povera e rudimentale”. Eppure, con “immagini semplicissime” riesce a far sentire “la grandezza e l’unicità di Cristo”. Padre Cantalamessa ha così rivolto il pensiero al confronto tra il Battista e Gesù. Un confronto, ha evidenziato, che si cristallizza, nel Nuovo Testamento, “nel confronto tra il battesimo di acqua e il battesimo di Spirito”. L’espressione “battezzare nello Spirito”, ha spiegato, definisce l’opera essenziale del Messia, “orientata a rigenerare l’umanità mediante una grande e universale effusione dello Spirito di Dio”. Quindi, ha ricordato che quest’anno ricorre il 40.mo anniversario della nascita del Rinnovamento carismatico nella Chiesa Cattolica. Padre Cantalamessa ha citato il pensiero di una persona che partecipò al primo ritiro, nel 1967:


“La nostra fede è diventata viva; il nostro credere è diventato una sorta di conoscere. Improvvisamente, il soprannaturale è diventato più reale del naturale. In breve, Gesù è una persona viva per noi”.


Sono queste, ha detto il predicatore pontificio, le cose di cui più ha bisogno oggi la Chiesa “per annunciare il Vangelo a un mondo divenuto refrattario alla fede e al soprannaturale”. Tutti, è stata la sua esortazione, “siamo chiamati a non rimanere al di fuori di questa “corrente di grazia” che attraversa la Chiesa del dopo Concilio:


“Giovanni XXIII parlò, a suo tempo, di 'una novella Pentecoste'; Paolo VI è andato oltre e ha parlato di 'una perenne Pentecoste', di una Pentecoste continua”.

La Chiesa “ha bisogno della sua perenne Pentecoste”, affermava Papa Montini. E padre Cantalamessa ha aggiunto che lo Spirito Santo è “specialista soprattutto delle malattie del matrimonio e della famiglia che sono i grandi malati di oggi”:


“Lo Spirito Santo può fare davvero della famiglia, 'la principale agenzia di pace', come la definisce il Santo Padre nel messaggio per la prossima giornata mondiale della pace. Ci sono esempi numerosi di matrimoni morti, risuscitati a nuova vita dall’azione dello Spirito”.

Dove arriva lo Spirito Santo, ha concluso padre Cantalamessa, “rinasce la capacità di farsi dono e con essa la gioia e la bellezza di vivere insieme per gli sposi”. L’amore di Dio che egli “effonde nei nostri cuori” ravviva ogni altra espressione di amore e in primo luogo quello coniugale.

www.radiovaticana.org
+PetaloNero+
Friday, December 14, 2007 3:01 PM
Il cordoglio di Benedetto XVI per l'attentato in Libano: "Il Paesi trovi il coraggio per camminare verso l'unità"


Nel giorno in cui il Libano celebra il lutto nazionale per la morte violenta del generale Francesco El Hajj - assassinato due giorni fa da un’autobomba - Benedetto XVI si unisce con “costernazione” al cordoglio del Paese. In un telegramma a firma del cardinale segretario di Stato, Tarcisio Bertone, e indirizzato al cardinale Nasrallah Sfeir, patriarca maronita d’Antiochia, il Papa esprime la propria “amorevole cura” e la “profonda comunione” per la “prova che ancora una volta ha colpito il Libano in questi frangenti difficili e delicati per il futuro del Paese”.

Affidando le vittime alla misericordia divina e pregando per le loro famiglie e i molti feriti di “questo atto di violenza ingiustificabile”, Benedetto XVI - prosegue il telegramma - invoca per i responsabili della vita pubblica libanese “la forza interiore e il coraggio di trovare al di là di interessi particolari la strada verso l'unità e la riconciliazione”. Che il Paese – è l’auspicio finale del Papa - “possa progredire nella pace e nella stabilità, essendo per tutti un ‘Messaggio’ di fratellanza e di amicizia”.

www.radiovaticana.org




Da Petrus

Libano il Papa condanna l'attentato in cui ha perso la vita un generale: "Violenza ingiustificata"

CITTA’ DEL VATICANO - Benedetto XVI ha condannato l'attentato di due giorni fa a Beirut in cui sono rimasti uccisi il generale libanese Francois El Hajj e il suo autista, giudicandolo un "atto di violenza ingiustificata". In un telegramma inviato al patriarca maronita Nasrallah Sfeir, il Papa esprime "le sue vive condoglianze" per la morte dell'alto ufficiale, le cui esequie si sono svolte in queste ore. Benedetto XVI, nel telegramma a firma del Cardinale Segretario di Stato vaticano Tarcisio Bertone, chiede inoltre "al Signore di donare ai responsabili della vita pubblica e al popolo libanese la forza interiore e il coraggio per trovare al di là degli interessi particolari la via dell'unità e della riconciliazione, perché il Paese possa progredire nella pace e nella stabilità".
+PetaloNero+
Friday, December 14, 2007 3:02 PM
La Chiesa ribadisce, in una Nota, la necessità dell'annuncio del Vangelo a tutte le genti evitando ogni relativismo religioso


E’ stata presentata stamani nella Sala Stampa della Santa Sede una “Nota dottrinale” della Congregazione per la Dottrina della Fede “su alcuni aspetti dell’evangelizzazione”. Il documento, approvato da Benedetto XVI, ribadisce la necessità dell’annuncio del Vangelo a tutte le genti, evitando i rischi del relativismo e dell’indifferentismo religioso: ad illustrarlo, il cardinale prefetto del dicastero, William Joseph Levada, assieme al segretario, l’arcivescovo Angelo Amato. Presenti anche il cardinale Ivan Dias, prefetto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli, e il cardinale Francis Arinze, prefetto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti. Il servizio di Sergio Centofanti:


“L’annuncio e la testimonianza del Vangelo sono il primo servizio che i cristiani possono rendere a ogni persona e all’intero genere umano, chiamati come sono a comunicare a tutti l’amore di Dio, che si è manifestato in pienezza nell’unico Redentore del mondo, Gesù Cristo”: la Nota cita queste parole di Benedetto XVI per riaffermare, nel pieno rispetto della libertà religiosa, il diritto di ogni persona a conoscere la verità che salva e il diritto ma anche il dovere di annunciarla che spetta ad ogni credente. Il documento parla di “una crescente confusione che induce molti” a non seguire “il comando missionario del Signore”, come se fosse “un attentato alla libertà altrui” o “un atteggiamento d’intolleranza”. Per alcuni sarebbe sufficiente offrire una testimonianza di carattere sociale o basterebbe “aiutare gli uomini a essere più uomini o più fedeli alla propria religione”: si ribadisce invece che “la Chiesa … è necessaria alla salvezza”, verità che non si contrappone al fatto che Dio “vuole che tutti gli uomini siano salvati”. Infatti, “sebbene i non cristiani possano salvarsi mediante la grazia che Dio dona attraverso ‘vie a Lui note’ la Chiesa non può non tener conto del fatto che ad essi manca un grandissimo bene in questo mondo: conoscere il vero volto di Dio e l’amicizia con Gesù Cristo” e che “vivere nell’oscurità, senza la verità circa le ultime questioni, è un male, spesso all’origine di sofferenze e di schiavitù talvolta drammatiche”.

Oggi – rileva la Nota – “la legittima pluralità di posizioni ha ceduto il posto ad un indifferenziato pluralismo, fondato sull’assunto che tutte le posizioni si equivalgono”. Inoltre “il rispetto per la libertà religiosa e la sua promozione non devono in alcun modo renderci indifferenti verso la verità e il bene”. D’altronde si sottolinea che la libertà religiosa è “un diritto che purtroppo, in alcune parti del mondo, non è ancora legalmente riconosciuto ed in altre non è rispettato nei fatti”.


Sul fronte ecumenico la Nota esorta alla collaborazione con le altre confessioni cristiane nel rispetto per la loro tradizione ma escludendo ogni forma di “confusionismo”. Si tratta di promuovere “un dialogo rispettoso della carità e della verità”: atteggiamento che non esime “dalla responsabilità di annunciare in pienezza la fede cattolica agli altri cristiani” senza per questo cadere nell’accusa di proselitismo.


La Chiesa – afferma il documento – non mira ad alcun potere: desidera semplicemente, su mandato del Signore, che tutti gli uomini “abbiano la pienezza della verità e dei mezzi di salvezza per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio”.

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Da Petrus

La Chiesa respinge l'accusa di proselitismo: "E' nostro dovere annunciare il Vangelo a tutti"


di Bruno Volpe

CITTA’ DEL VATICANO - Come evitare la "crescente confusione" sul ruolo missionario della Chiesa cattolica nel mondo? La risposta arriva dalla Congregazione per la Dottrina della Fede con una Nota sull’evangelizzazione di 18 pagine e 5 capitoli firmata il 3 Dicembre dal Cardinale-Prefetto William Joseph Levada e dal Segretario Monsignor Angelo Amato, pubblicata in queste ore e approvata da Papa Benedetto XVI già il 6 Ottobre scorso. Il documento parte dal presupposto che è sbagliata quella corrente di pensiero secondo cui "non si deve promuovere la conversione a Cristo, perchè è possibile essere salvati senza una conoscenza esplicita di Cristo e senza una formale incorporazione nella Chiesa". Questa mentalità, prosegue il testo, è figlia di "forme di agnosticismo e relativismo" che "negano la capacità umana di conoscere la verità, mentre la libertà umana non può essere svincolata dal suo riferimento alla verità". Pertanto, "la realizzazione definitiva della vocazione della persona umana sta nell'accettazione della rivelazione di Dio in Cristo come annunciata dalla Chiesa". La nota ricorda che "l'insegnamento e il dialogo con i quali si sollecita una persona, nella piena libertà a conoscere ed amare Cristo, non è un’indebita intromissione nella vita umana, bensì una legittima offerta ed un servizio che può rendere fecondi i rapporti tra gli uomini. Con l'evangelizzazione, le culture sono positivamente toccate dalla verità del Vangelo; parimenti, con l'Evangelizzazione i membri della Chiesa cattolica si aprono a ricevere i doni di altre tradizioni e culture, perchè ogni incontro con una persona o una cultura concreta può svelare potenzialità del Vangelo poco esplicitate in precedenza che arricchiranno la vita concreta dei cristiani e della Chiesa". Ma, ammonisce la Congregazione per la Dottrina della Fede, “l’evangelizzazione non è proponibile sotto forma di imposizione: ogni approccio al dialogo che comporti la coercizione o una impropria istigazione, irrispettosa della dignità e della libertà dei due attori del dialogo, non può sussistere nell'evangelizzazione cristiana". L'affermazione diventa ancor più precisa quando si afferma che "l'incorporazione dei nuovi membri alla Chiesa non è l'estensione di un gruppo di potere, ma l'ingresso nella rete di amicizia con Cristo, che collega cielo e terra, continenti ed epoche diverse. In tal senso, la Chiesa è dunque veicolo della presenza di Dio e perciò strumento di una vera umanizzazione dell'uomo e del mondo". La Congregazione guidata dal Cardinale Levada fa sua la Costituzione ‘Gaudium et Spes’ del Concilio Vaticano II allorchè ribadisce che "se la parola è smentita dalla condotta, difficilmente viene accolta". Un invito concreto ai cristiani a vivere un’esistenza coerente tra ciò che predicano - il Vangelo - e ciò che praticano - le opere - per essere credibili e non destare scandalo. E’ dunque indispensabile, ai fini di una buona evangelizzazione, “l'equilibrio tra preghiera ed opere: anche la più bella testimonianza si rivelerà a lungo impotente se non è illuminata, giustificata ed esplicitata da un annuncio chiaro ed inequivocabile del Signore Gesù". La Nota, poi, incoraggia l'Ecumenismo nella missione evangelizzatrice della Chiesa. Un popolo di Dio diviso, infatti, può seriamente compromettere la credibilità della missione di divulgazione della Parola di Dio. Ben venga, quindi, il dialogo tra tutti i cristiani se riuscirà a realizzare una maggiore una loro maggiore unità. D’altro canto, ricorda la Nota, anche da una dialogo forte scaturisce un’evangelizzazione capillare. Il documento vaticano non poteva non affrontare il delcato problema della missione evangelizzatrice dei cattolici in Paesi dove vivono cristiani in prevalenza non cattolici. Che cosa si deve fare? Semplice: "Portare un vero rispetto per la loro tradizione e le loro ricchezze spirituali in un sincero spirito di cooperazione". A tal proposito, scrivono il Cardinale Levada e Monsignor Amato con l’approvazione del Papa, “va notato che se un cristiano non cattolico, per ragioni di coscienza, è convinto della verità cattolica e chiede di entrare nella piena comunione della Chiesa cattolica, ciò va rispettato come opera dello Spirito Santo e come espressione della libertà di coscienza e di religione. In questo caso, non si tratta di proselitismo nel senso negativo attribuito a questo termine". Sul finire, la nota Dottrinale sull’evangelizzazione ricorda che il compito missionario è implicito nella natura stessa della Chiesa e riporta, in proposito, il pensiero del Santo Padre Benedetto XVI: "L'annuncio e la testimonianza del Vangelo sono il primo servizio che i cristiani possono rendere ad ogni persona e all'intero genere umano, chiamati come sono a comunicare a tutti l'amore di Dio, che si è manifestato in pienezza nell'unico redentore del mondo, Gesù Cristo". Il paragrafo conclusivo riprende una citazione contenuta nella ‘Deus Caritas Est’, la prima Enciclica di Papa Benedetto: "L'amore che viene da Dio ci unisce a Lui, e ci trasforma in un Noi che supera le nostre divisioni e ci fa diventare una cosa sola, fino a che, alla fine, Dio sia tutto in tutti".
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Friday, December 14, 2007 8:05 PM
Cristo centro della vita dell’uomo. Lo ha ribadito il Papa, nella Basilica Vaticana, alla Messa per le esequie del cardinale Stickler


“Non cediamo mai alla tentazione di ricercare successi ed appoggi umani piuttosto che contare solo e sempre su” Cristo. Così il Papa in San Pietro per le esequie del Cardinale Alfons Maria Stickler, morto mercoledì scorso, all’età di 97 anni. Nato a Neunkirchen, nell’arcidiocesi di Vienna il 23 agosto 1910; entrò nella Congregazione Salesiana; fu Rettore Magnifico dell’Università salesiana e prefetto della Biblioteca Apostolica Vaticana. Grazie ad un’intensa attività di studio pubblicò vari volumi e saggi di Storia del Diritto Canonico. Massimiliano Menichetti:

Il dolore per la scomparsa di un amico, di un fratello nella fede, affianco alla gioia che viene dalla certezza che dalla morte si rinasce alla vita eterna, nell’abbraccio salvifico di Cristo. E’ questa l’istantanea ritratta negli occhi dei presenti che hanno partecipato alla Santa Messa, presieduta dal Papa, per le esequie del cardinale Alfons Maria Stickler. Benedetto XVI nell’Omelia stringendosi in preghiera ai familiari, alla Congregazione salesiana e a “tutti coloro che hanno conosciuto il porporato, ha evidenziato che “L’intero progetto di vita del cristiano non può che essere modellato su Cristo” e richiamando il motto episcopale scelto dallo steso Stickler “Omnia et in omnibus Christus” ha citato il testamento spirituale del porporato e messo in evidenza il legame di amore di Cristo per la Sua Chiesa:

Sapeva bene che amare Cristo è amare la sua Chiesa, che è sempre santa, come nota nel testamento spirituale, “nonostante la debolezza, qualche volta scandalosa di noi suoi rappresentanti e membri, nel passato e nel presente”. Conosceva le contrarietà e le sfide con cui i cristiani devono misurarsi in questa nostra epoca, e concludeva che soltanto un vero amore per Cristo può renderli coraggiosi e perseveranti nel difendere le verità della fede cattolica.


Parlando poi della conformazione a Cristo, orientamento rintracciabile “nell’intera vicenda umana” del Cardinale Stickler, ha aggiunto:

Noi tutti, cari fratelli e sorelle, che con il Battesimo siamo stati chiamati a seguire e servire Gesù, sappiamo di non potere e non dover attenderci plauso e riconoscimenti su questa terra. La vera ricompensa del discepolo fedele è “nei cieli”: è Cristo stesso. Non dimentichiamo mai questa verità! Non cediamo mai alla tentazione di ricercare successi ed appoggi umani piuttosto che contare solo e sempre su Colui che è venuto nel mondo per salvarci e sulla croce ci ha redenti! Qualunque sia il servizio che Iddio ci chiama a svolgere nella sua vigna, sia sempre animato da umile adesione alla sua volontà!


Auspicando poi per il cardinale Stickler “la meritata ricompensa e contemplazione del fulgore della Verità eterna”, il Papa ha concluso l’Omelia con l’invocazione con cui lo stesso porporato ha chiuso il suo testamento spirituale: “Credo, spero, amo; perdona la mia debolezza nella fede, nella speranza e nella carità e conducimi, o mio Dio, nel regno del Tuo amore. Amen”.

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Il papa: contare sempre su Dio

di Simona Santi/ 14/12/2007

La riflessione di Benedetto XVI durante le esequie del cardinale Alfons Maria Stickler, scomparso due giorni fa all'età di 97 anni. La celebrazione nella Basilica vaticana.

"Non cediamo mai alla tentazione di ricercare successi ed appoggi umani piuttosto che contare solo e sempre su Colui che è venuto nel mondo per salvarci e sulla croce ci ha redenti!": è quanto ha sottolineato il papa, presiedendo questa sera nella Basilica vaticana le esequie del cardinale Alfons Maria Stickler, scomparso due giorni fa all'età di 97 anni.

"Qualunque sia il servizio che Iddio ci chiama a svolgere nella sua vigna - ha aggiunto il Pontefice - sia sempre animato da umile adesione alla sua volontà". Ricordando il servizio svolto dal cardinale Stickler a favore della Chiesa universale e del Vaticano, il Papa ha sottolineato che "egli ha condiviso con noi tanti anni di lavoro nella vigna del Signore".

"Per questo nostro fratello - ha affermato - si è ormai compiuta la 'beata speranza' che attendiamo cercando di vivere nel nostro pellegrinaggio sulla terra 'liberi dal peccato e sicuri da ogni turbamento'". Il cardinale Stickler, ha ricordato ancora Benedetto XVI, "sapeva bene che amare Cristo è amare la sua Chiesa, che è sempre santa, come nota nel testamento spirituale, 'nonostante la debolezza, qualche volta scandalosa di noi suoi rappresentanti e membri, nel passato e nel presente'".

"Conosceva le contrarietà e le sfide con cui i cristiani devono misurarsi in questa nostra epoca - ha concluso il Papa - concludeva che soltanto un vero amore per Cristo può renderli coraggiosi e perseveranti nel difendere le verità della fede cattolica".

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Saturday, December 15, 2007 2:56 PM
CELEBRAZIONI LITURGICHE DEL TEMPO DI NATALE 2007-2008 PRESIEDUTE DAL SANTO PADRE


24 dicembre 2007
SOLENNITÀ DEL NATALE DEL SIGNORE

Cappella Papale
Basilica Vaticana, ore 24

Il Santo Padre Benedetto XVI celebrerà la Santa Messa della Notte nella Solennità della Natività del Signore.

25 dicembre 2007
SOLENNITÀ DEL NATALE DEL SIGNORE

Loggia Centrale della Basilica Vaticana, ore 12

Il Santo Padre Benedetto XVI rivolgerà il Suo messaggio natalizio al mondo e impartirà la Benedizione "Urbi et Orbi".

31 dicembre 2007
SOLENNITÀ DI MARIA SANTISSIMA MADRE DI DIO

Basilica Vaticana, ore 18

Il Santo Padre Benedetto XVI presiederà i Primi Vespri della Solennità di Maria Santissima Madre di Dio a cui faranno seguito l’esposizione del Santissimo Sacramento, il canto del tradizionale inno "Te Deum", a conclusione dell’anno civile, e la benedizione eucaristica.

1° gennaio 2008
SOLENNITÀ DI MARIA SANTISSIMA MADRE DI DIO
GIORNATA MONDIALE DELLA PACE

Cappella Papale
Basilica Vaticana, ore 10

Il Santo Padre Benedetto XVI presiederà la Celebrazione della Solennità di Maria Santissima Madre di Dio nell’ottava di Natale in occasione della XLI Giornata Mondiale della Pace sul tema: «La famiglia umana: comunità di pace».

Concelebreranno con il Santo Padre il Card. Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, il Card. Renato Raffaele Martino, Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace e del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, Mons. Fernando Filoni, Arcivescovo tit. di Volturno, Sostituto della Segreteria di Stato, Mons. Dominique Mamberti, Arcivescovo tit. di Sagona, Segretario per i Rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato, e Mons. Giampaolo Crepaldi, Vescovo tit. di Bisarcio, Segretario del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace.

6 gennaio 2008
SOLENNITÀ DELLA EPIFANIA DEL SIGNORE

Cappella Papale
Basilica Vaticana, ore 10

Il Santo Padre Benedetto XVI celebrerà la Santa Messa nella Solennità dell’Epifania del Signore.



13 gennaio 2008
FESTA DEL BATTESIMO DEL SIGNORE

Cappella Sistina, ore 10

Il Santo Padre Benedetto XVI presiederà la Celebrazione Eucaristica nel corso della quale amministrerà il Sacramento del Battesimo ad alcuni bambini.








Pubblicato il calendario delle celebrazioni natalizie presiedute da Benedetto XVI. L’invito del Papa ad accogliere nei nostri cuori il Dio che si fa Bambino


L’ufficio delle Celebrazioni liturgiche del Sommo Pontefice ha notificato le celebrazioni che saranno presiedute da Benedetto XVI nel tempo di Natale. Sabato 24 dicembre, nella Basilica Vaticana, il Papa celebrerà la Santa Messa della Notte nella Solennità della Natività del Signore. Domenica 25 dicembre, rivolgerà il suo messaggio natalizio al mondo e impartirà la Benedizione “Urbi et Orbi”. Il 31 dicembre, il Pontefice presiederà i Primi Vespri della Solennità di Maria Santissima Madre di Dio. Il 2008 si aprirà con la Messa del Papa, il primo gennaio, nella 41.ma Giornata Mondiale della Pace. Quindi, il 6 gennaio, il Santo Padre celebrerà la Messa nella Solennità dell’Epifania. Infine, il 13 gennaio, Festa del Battesimo del Signore, Benedetto XVI amministrerà il Sacramento del Battesimo ad alcuni bambini. E’, questo del 2007, il terzo Natale da quando il cardinale Joseph Ratzinger è stato eletto alla Cattedra di Pietro. Nel servizio di Alessandro Gisotti, ricordiamo alcuni pensieri del Papa nelle due precedenti festività natalizie:



Natale viene a ricordarci che “Dio si è fatto piccolo”, affinché noi potessimo comprenderlo ed amarlo. Benedetto XVI invita l’umanità ad accogliere il Bambino che nasce. All’uomo del Terzo Millennio rammenta che la scienza, il progresso tecnologico non bastano a redimere l’uomo e il mondo. Bisogna guardarsi dal rischio di “un’atrofia spirituale”, di un “vuoto del cuore”. Ecco l’esortazione rivolta da Papa Benedetto nel suo primo Messaggio di Natale, il 25 dicembre del 2005:

“Uomo moderno, adulto eppure talora debole nel pensiero e nella volontà, lasciati prender per mano dal Bambino di Betlemme; non temere, fidati di Lui! La forza vivificante della sua luce ti incoraggia ad impegnarti nell’edificazione di un nuovo ordine mondiale, fondato su giusti rapporti etici ed economici. Il suo amore guidi i popoli e ne rischiari la comune coscienza di essere ‘famiglia’ chiamata a costruire rapporti di fiducia e di vicendevole sostegno”.


Dio si fa piccolo per noi, perché altro non vuole da noi “se non il nostro amore, mediante il quale impariamo spontaneamente ad entrare nei suoi sentimenti, nel suo pensiero e nella sua volontà”. “Il segno di Dio - è la riflessione del Papa nella Santa Messa della Notte di Natale dell’anno scorso - è la semplicità”, è il bambino:

“Egli non viene con potenza e grandiosità esterne. Egli viene come bambino - inerme e bisognoso del nostro aiuto. Non vuole sopraffarci con la forza. Ci toglie la paura della sua grandezza. Egli chiede il nostro amore: perciò si fa bambino”.


Natale, rileva il Papa, è diventato “la festa dei doni per imitare Dio che ha donato se stesso a noi”. Di qui, l’invito del Santo Padre a donarci a vicenda, “ad aprire il nostro tempo per Dio”.


“Così nasce la gioia, così si crea la festa!”


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Saturday, December 15, 2007 2:57 PM
LE UDIENZE

Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina in Udienza:
Em.mo Card. Giovanni Battista Re, Prefetto della Congregazione per i Vescovi;

Ecc.mi Presuli della Conferenza Episcopale del Giappone, in Visita "ad Limina Apostolorum":
S.E. Mons. Marcellino Daiji Tani, Vescovo di Saitama;
S.E. Mons. Peter Toshio Jinushi, Vescovo di Sapporo;
S.E. Mons. Martin Tetsuo Hiraga, Vescovo di Sendai;
S.E. Mons. Rafael Masahiro Umemura, Vescovo di Yokohama;

Gruppo degli Ecc.mi Presuli della Conferenza Episcopale del Giappone , in Visita "ad Limina Apostolorum".




Benedetto XVI ai vescovi giapponesi: spiegate ai giovani che successo e profitto non sono tutto, mentre il Vangelo riempie il cuore

Annunciare il Vangelo “con audacia e coraggio”, perché il suo messaggio offre all’uomo, soprattutto a un giovane, speranze più solide delle presunte sicurezze garantite dal solo prestigio personale o dal denaro. E’ uno dei pensieri con i quali Benedetto XVI si è rivolto ai vescovi del Giappone, che hanno concluso la loro visita ad Limina. Il servizio di Alessandro De Carolis:


La Chiesa giapponese è piccola, ma rispettata e antica, perché evangelizzata 500 anni fa da Francesco Saverio. Queste caratteristiche devono rappresentare il suo punto di forza, per far sì che la novità di un annuncio di duemila anni fa riecheggi ancora tra le molti voci, e i rumori, della società contemporanea. Con i vescovi nipponici, il Papa è stato chiaro. “Il vostro compito oggi - ha affermato - è quello di cercare nuovi modi di rivitalizzare il messaggio di Cristo nella dimensione culturale del Giappone moderno”, perché non solo il contesto del Sol Levante ma il mondo stesso “è affamato - ha detto - del messaggio di speranza che il Vangelo porta”. Da questi presupposti, Benedetto XVI si è addentrato negli ambiti socioecclesiali che richiedono un rinnovato impegno pastorale e missionario, mettendo il dito su una piaga che, specie a livello giovanile, il Giappone conosce e patisce:


“I giovani sono particolarmente esposti al rischio di essere ingannati dal fascino della moderna cultura secolare. Eppure, come tutte le speranze più grandi o più piccole, che sembrano a prima vista promettere molto, essa risulta essere una falsa speranza - e tragicamente, la disillusione non di rado porta alla depressione e alla disperazione, e anche al suicidio”.


“Se la loro energia e il loro entusiasmo giovanile possono essere orientati verso le cose di Dio che da sole sono sufficienti a soddisfare i loro desideri più profondi - ha proseguito il Pontefice - i più giovani saranno ispirati a impegnare la propria vita per Cristo, e alcuni a riconoscere una chiamata a servirlo nel sacerdozio o la vita religiosa. Invitateli a esaminare se questa può essere la loro vocazione. Non abbiate paura di farlo”. E lo stesso vale per le altre fasce della popolazione. “Anche se i cristiani costituiscono solo una piccola percentuale della popolazione – ha osservato Benedetto XVI - la fede è una ricchezza che deve essere condivisa con tutta la società giapponese. La vostra guida in questo campo deve ispirare il clero e i religiosi, i catechisti, gli insegnanti, le famiglie e offrire una ragione per la speranza che essi possiedono. Questo, a sua volta, richiede una solida catechesi, basata sugli insegnamenti del Catechismo della Chiesa Cattolica e il Compendio”:

“Anche in Paesi altamente sviluppati, come il vostro, molti stanno scoprendo che il successo economico e di tecnologia avanzata, non sono sufficienti di per sé a riempire il cuore umano (…) Ricordate alla gente che c’è di più nella vita del successo professionale e del profitto. Attraverso la pratica della carità, in famiglia e in comunità, possono essere portati ‘a quell'incontro con Dio in Cristo che susciti in loro l'amore e apra il loro animo all'altro’".


Questa, ha asserito il Papa, “è la grande speranza che i cristiani in Giappone sono in grado di offrire ai loro compatrioti; essa non è estranea alla cultura giapponese, ma piuttosto la rafforza dando un nuovo impulso a tutto ciò che è buono e nobile nel patrimonio della vostra amata nazione”. E altri Stati, ha continuato Benedetto XVI, “possono imparare anche dal Giappone, dalla saggezza accumulata grazie alla sua antica cultura, e in particolare dalla testimonianza di pace che ha caratterizzato la sua posizione sulla scena politica mondiale nel corso degli ultimi sessanta anni”. Nel ricordare testimoni recenti della Chiesa nipponica, come il cardinale Fumio Hamao da poco scomparso, o testimoni più antichi e nuovamente riproposti all’attenzione dei credenti - come i 188 martiri di prossima Beatificazione - il Papa ha esortato i vescovi a “continuare a parlare su questioni di pubblico interesse per la vita” della loro nazione, vigilando nel contempo affinché le norme liturgiche e disciplinari della Chiesa universale “siano attentamente osservate”:


“In questo modo, il messaggio di speranza che porta il Vangelo può veramente toccare il cuore e la mente, che porta a una maggiore fiducia nel futuro, a un maggiore amore e rispetto per la vita, a una crescente apertura verso chi, in mezzo a voi, è straniero. ‘Chi ha speranza vive diversamente; gli è stata donata una vita nuova’”.

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Saturday, December 15, 2007 2:58 PM
RINUNCE E NOMINE

NOMINA DI MEMBRO DELLA PONTIFICIA COMMISSIONE PER I BENI CULTURALI DELLA CHIESA

Il Santo Padre Benedetto XVI ha nominato Membro della Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa l'Eccellentissimo Monsignor Sergio Pagano, Vescovo tit. di Celene, Prefetto dell'Archivio Segreto Vaticano.

[01815-01.01]


NOMINA DI CONSULTORE DELLA CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE

Il Papa ha nominato Consultore della Congregazione per la Dottrina della Fede il Rev.do Padre Adriano Garuti, O.F.M., Docente di Ecclesiologia presso la Pontificia Università Lateranense.
+PetaloNero+
Saturday, December 15, 2007 4:26 PM
La visita pastorale del Papa alla parrocchia romana di Santa Maria del Rosario di Pompei ai Martiri Portuensi: intervista col parroco irlandese don Gerard McCarthy


Domani mattina Benedetto XVI si recherà in visita pastorale alla parrocchia romana di Santa Maria del Rosario di Pompei ai Martiri Portuensi, guidata da un parroco irlandese, don Gerard McCarthy, della Fraternità sacerdotale dei Missionari di San Carlo Borromeo. La Parrocchia era già stata visitata da Giovanni Paolo II l’8 novembre del 1998. Il Papa presiederà la Messa con il rito della Dedicazione della nuova chiesa. La Radio Vaticana seguirà in diretta l’evento a partire dalle 9.20 sull’onda media di 585 kHz e sulla modulazione di frequenza di 105 MHz. Ma qual è la situazione sociale del quartiere affidato a questa parrocchia? Giovanni Peduto lo ha chiesto allo stesso don McCarthy:


R. – Il nostro quartiere è fatto di tanti diversi tipi di persone. Anzitutto, il ceto medio, persone che stanno bene, ma c’è anche molta povertà in questa zona. Sotto i ponti della nostra parrocchia, per esempio, ci sono tanti stranieri che hanno bisogno di un aiuto continuo in medicine, cibo e tutte le necessità della vita. Siamo una parrocchia abbastanza bella, nel senso che le persone vivono una vicinanza alla parrocchia molto bella. Non siamo una parrocchia ricca, ma una parrocchia ricca di persone, di amore verso la Chiesa.


D. – La parrocchia è affidata ad una congregazione religiosa, quella dei Missionari di San Carlo Borromeo. Come vivete la vostra missione, in parrocchia?


R. – Anzitutto, il nostro modo di vivere è di capire la nostra presenza come una casa di Dio fra le case delle persone. Viviamo una vita di preghiera e di missione molto intensa. Tutto parte dalla preghiera e dall’unità fra i sacerdoti: la gente vede che tra i sacerdoti c’è un’amicizia in Cristo veramente forte e questo diventa il primo punto di missione, l’esempio di come vivere in unità. E poi, ci aiutiamo sempre perché quello che è importante nella vita – ho imparato – è che ognuno di noi non ha tutti i doni del Signore, ma il Signore ci mette insieme perché abbiamo la possibilità di dare tanto aiuto alle persone con il dono che ognuno ha. Viviamo un’unità, viviamo una regola di silenzio e di preghiera e di intensa missione apostolica. L’altra cosa è l’importanza dell’educazione ai sacramenti e la catechesi che continuamente siamo sempre impegnati a portare sempre più avanti con i giovani, con gli adulti.


D. – La vostra comunità ha anche una vocazione esplicitamente mariana. In che modo manifestate il legame con la Madonna di Pompei, alla quale la parrocchia è dedicata?


D. – Anzitutto, alla Madonna di Pompei andiamo in pellegrinaggio, e dopo nella parrocchia c’è il grande culto della Supplica alla Madonna. La nostra giornata comincia con una nostra preghiera alla Madonna e la giornata finisce con il "Memorare". Viviamo anche intensamente il Rosario e favoriamo un continuo pellegrinaggio verso Pompei ma anche verso Lourdes e Fatima, come una devozione filiale sull’esempio di Maria che si è spostata appena ha avuto il Figlio nel suo grembo: è andata verso gli altri. Allora, il nostro desiderio è sempre di portare agli altri il dono del Signore attraverso il grande amore della nostra mamma celeste, Maria.


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Sunday, December 16, 2007 2:49 PM
Da Petrus

L'appello di Benedetto XVI: "Anche se contrastati, i cristiani continuino ad annunciare sempre il messaggio di Gesù"




CITTA’ DEL VATICANO - ''Anche oggi, pur in forme diverse, il messaggio salvifico di Cristo viene contrastato e i cristiani, non meno di ieri, sono chiamati a rendere ragione della loro speranza, a offrire al mondo la testimonianza della Verita' dell'Unico che salva e redime''. Lo ha detto Benedetto XVI nell'omelia della Messa celebrata nella Parrocchia romana di Santa Maria del Rosario ai Martiri Portuensi, rievocando il dono della vita offerto dai cristiani dei primi secoli proprio in questo luogo della periferia Sud della Capitale. ''Dobbiamo destarci - ha poi chiesto ai fedeli spiegando il significato dell'Avvento - dal sonno dell'abitudine e della mediocrita', dobbiamo abbandonare la tristezza e lo scoraggiamento; occorre che rinfranchiamo i nostri cuori perche' il Signore e' vicino''. La visita coincideva con l'inaugurazione della nuova chiesa parrocchiale e il Papa ha voluto ringraziare il Cardinale vicario Camillo Ruini che si e' adoperato per la sua realizzazione insieme ai missionari di San Carlo Borromeo, che sono espressione del Movimento Comunione e Liberazione, ai quali e' affidata. ''Quest'oggi - ha aggiunto - c'e' per noi un ulteriore motivo di rallegrarci, cari fedeli della Parrocchia, ed e' la dedicazione della vostra nuova chiesa parrocchiale, che sorge sullo stesso luogo dove il mio amato predecessore, il Servo di Dio Giovanni Paolo II, l'8 novembre 1998, celebro' la Santa Messa in occasione della sua visita pastorale alla vostra comunita'''. Infatti, ''la solenne liturgia della dedicazione di questo tempio costituisce un'occasione di intenso gaudio spirituale per tutto il Popolo di Dio che vive in questa zona e mi unisco volentieri anch'io alla vostra legittima soddisfazione di avere finalmente una vostra chiesa accogliente e funzionale''. L'anno scorso Benedetto XVI aveva gia' consacrato una nuova parrocchia al Torrino, sottolinenando i grandi sforzi e risultati che hanno caratterizzato anche nel settore della costruzione delle nuove chiese i 17 anni di servizio finora compiuti dal Cardinale Camillo Ruini come vicario di Roma. "Questo centro parrocchiale - ha ripetuto il Papa - si va ad aggiungere agli oltre cinquanta gia' funzionanti grazie al notevole sforzo economico della Diocesi, di tanti fedeli e cittadini di buona volonta' e alla collaborazione delle pubbliche istituzioni. In questa domenica, che e' proprio dedicata al sostegno di tale opera meritoria, chiedo a tutti di proseguire in questo impegno con generosita'". Dopo aver asperso con acqua benedetta i diversi angoli dell'edificio, il Papa ha poi aspettato che fossero murate le reliquie per versare l'olio crismale sull'altare e bruciare l'incenso. "L'odierna celebrazione - ha commentato il Papa - e' quanto mai ricca di parole e di simboli che ci aiutano a comprendere il valore profondo di quanto stiamo compiendo. Viviamo oggi una giornata che corona gli sforzi, le fatiche, i sacrifici compiuti e l'impegno della comunita' di costituirsi come comunita' cristiana matura, desiderosa di avere uno spazio riservato definitivamente al culto di Dio". "La dedicazione di questa Chiesa parrocchiale - ha aggiunto il Papa - acquista un significato davvero speciale per voi che abitate in questo quartiere. I giovani martiri che allora morirono per rendere testimonianza a Cristo non sono forse un potente stimolo per voi, cristiani di oggi, a perseverare nel seguire fedelmente Gesu'? E la protezione della Vergine del Santo Rosario non vi chiede di essere uomini e donne di fede profonda come lo fu Lei?". "Questa nuova Chiesa - ha auspicato ancora il Papa - sia pertanto uno spazio privilegiato per crescere nella conoscenza e nell'amore di Colui che tra pochi giorni accoglieremo nella gioia del suo Natale come Redentore del mondo e nostro Salvatore". "A Gesu' - ha scandito - chiediamo di guidare la vostra comunita' e di farla crescere sempre piu' nella fedelta' al suo Vangelo; domandiamogli di suscitare tante e sante vocazioni sacerdotali, religiose e missionarie; di rendere tutti i parrocchiani disponibili a seguire l'esempio dei santi Martiri Portuensi. Affidiamo questa nostra preghiera alle mani materne di Maria, Regina del Rosario. Sia Lei - ha concluso Benedetto XVI - ad ottenere che si verifichi per noi, che 'la gioia del Signore sia la nostra forza': solo la gioia del Signore e la forza della fede in Lui possono rendere, infatti, proficuo il cammino di una parrocchia". Nel territorio della parrocchia affidata ai sacerdoti di Comunione e Liberazione sono ubicate le catacombe di Generosa, dove la tradizione vuole siano stati sepolti tre fratelli - Simplicio, Faustino e Viatrice (Beatrice) - vittime della persecuzione scatenata nell'anno 303. Era presente al rito anche il vescovo di Fulda, Monsignor Josef Algermissen, insieme a Monsignor Carlo Liberati, arcivescovo-prelato di Pompei, Santuario mariano con cui la parrocchia del Portuense ha stabilito uno spirituale gemellaggio. Ad accogliere il Papa al suo arrivo, era stato invece, con il Cardinale Ruini, il fondatore dei missionari di San Carlo, don Massimo Camisasca, storico collaborare e figlio spirituale di don Luigi Giussani.




Il saluto del Papa ai ragazzi della Prima Comunione e il ringraziamento ai fedeli: “Siete rimasti nonostante il freddo”

CITTA’ DEL VATICANO - Prima di lasciare la nuova Chiesa romana intitolata alla Madonna di Pompei e ai Martiri Portuensi, il Papa ha incontrato nel teatro parrocchiale 300 bambini che si preparano o hanno appena ricevuto la prima comunione. "Cari bambini e ragazzi - li ha esortati il Santo Padre Benedetto XVI -, voi avete grandi esempi di Santi che hanno dato il loro sangue a Gesu' Cristo, i martiri Simplicio, Faustino e Beatrice, seguiamoli per essere sicuri che siamo sulla strada giusta". Benedetto XVI ha quindi concluso la sua visita alla parrocchia romana rintgraziando i fedeli presenti: ''Vi ammiro - ha detto prima di risalire in macchina, con un'espressione quasi sorpresa, a coloro che erano rimasti fuori dalla Chiesa ad aspettarlo -. Siete rimasti qui, nel grande freddo. Si vede allora che avete veramente una fede forte''.




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Sunday, December 16, 2007 2:51 PM
LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELL’ANGELUS

Di ritorno dalla visita pastorale alla Parrocchia romana di Santa Maria del Rosario ai Martiri Portuensi, a mezzogiorno il Santo Padre Benedetto XVI si affaccia alla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare l’Angelus con i fedeli e i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro per il consueto appuntamento domenicale.

Queste le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana:


PRIMA DELL’ANGELUS

Cari fratelli e sorelle!

"Gaudete in Domino semper – Rallegratevi nel Signore sempre" (Fil 4,4). Con queste parole di san Paolo si apre la santa Messa della III Domenica di Avvento, che perciò è chiamata domenica "gaudete". L’Apostolo esorta i cristiani a gioire perché la venuta del Signore, cioè il suo ritorno glorioso, è sicuro e non tarderà. La Chiesa fa proprio questo invito, mentre si prepara a celebrare il Natale e il suo sguardo si dirige sempre più verso Betlemme. In effetti, noi attendiamo con speranza certa la seconda venuta di Cristo, perché abbiamo conosciuto la prima. Il mistero di Betlemme ci rivela il Dio-con-noi, il Dio a noi prossimo, non semplicemente in senso spaziale e temporale; Egli ci è vicino perché ha "sposato", per così dire, la nostra umanità; ha preso su di sé la nostra condizione, scegliendo di essere in tutto come noi, tranne che nel peccato, per farci diventare come Lui. La gioia cristiana scaturisce pertanto da questa certezza: Dio è vicino, è con me, è con noi, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, come amico e sposo fedele. E questa gioia rimane anche nella prova, nella stessa sofferenza, e rimane non in superficie, bensì nel profondo della persona che a Dio si affida e in Lui confida.

Alcuni si domandano: ma è ancora possibile oggi questa gioia? La risposta la danno, con la loro vita, uomini e donne di ogni età e condizione sociale, felici di consacrare la loro esistenza agli altri! La beata Madre Teresa di Calcutta non è stata forse, nei nostri tempi, una testimone indimenticabile della vera gioia evangelica? Viveva quotidianamente a contatto con la miseria, il degrado umano, la morte. La sua anima ha conosciuto la prova della notte oscura della fede, eppure ha donato a tutti il sorriso di Dio. Leggiamo in un suo scritto: "Noi aspettiamo con impazienza il paradiso, dove c’è Dio, ma è in nostro potere stare in paradiso fin da quaggiù e fin da questo momento. Essere felici con Dio significa: amare come Lui, aiutare come Lui, dare come Lui, servire come Lui" (La gioia di darsi agli altri, Ed. Paoline, 1987, p. 143). Sì, la gioia entra nel cuore di chi si pone al servizio dei piccoli e dei poveri. In chi ama così, Dio prende dimora, e l’anima è nella gioia. Se invece si fa della felicità un idolo, si sbaglia strada ed è veramente difficile trovare la gioia di cui parla Gesù. E’ questa, purtroppo, la proposta delle culture che pongono la felicità individuale al posto di Dio, mentalità che trova un suo effetto emblematico nella ricerca del piacere ad ogni costo, nel diffondersi dell’uso di droghe come fuga, come rifugio in paradisi artificiali, che si rivelano poi del tutto illusori.

Cari fratelli e sorelle, anche a Natale si può sbagliare strada, scambiare la vera festa con quella che non apre il cuore alla gioia di Cristo. La Vergine Maria aiuti tutti i cristiani, e gli uomini in cerca di Dio, a giungere fino a Betlemme, per incontrare il Bambino che è nato per noi, per la salvezza e la felicità di tutti gli uomini.



DOPO L’ANGELUS

Desidero salutare anzitutto i bambini e i ragazzi di Roma, venuti anche quest’anno numerosi a ricevere la benedizione dei Bambinelli per i loro presepi. Carissimi, con tanto affetto auguro un buon Natale a voi e ai vostri familiari. E mentre ringrazio il Centro Oratori Romani che organizza questa bella iniziativa, esorto i sacerdoti, i genitori e i catechisti a collaborare con entusiasmo per l’educazione cristiana dei più piccoli.

Je vous salue chers pèlerins de langue française, présents pour la prière de l’Angélus. En ce temps de l’Avent, puissiez-vous vous préparer à la venue du Sauveur avec la joie de ceux qui savent que l’espérance ne déçoit pas, priant de manière renouvelée pour la paix dans les parties du monde en conflit, afin que tous nos frères, notamment les enfants, puissent bénéficier du don de la paix, dont tous ont besoin. Avec ma Bénédiction apostolique.

I am happy to greet all the English-speaking pilgrims and visitors present for today’s Angelus. On this Third Sunday of Advent we are called to renew our hope in Christ, the Saviour who has been promised to us. As we look forward to his coming may we experience the joy of his salvation. I wish you all a pleasant stay in Rome, and a blessed Sunday!

Ein herzliches „Grüß Gott" sage ich allen deutschsprachigen Pilgern und Besuchern. Den heutigen dritten Adventssonntag nennt die Kirche auch den Sonntag „Gaudete". Mit diesem Wort beginnt der Eröffnungsvers der heiligen Messe dieses Tages: Gaudete in Domino semper! – Freut euch im Herrn zu jeder Zeit! (Phil 4, 4). Dies ist gleichsam ein Leitwort für die Adventszeit und für unser Leben. Bei allem Bangen und allen Sorgen im Blick auf die Zukunft überwiegt doch die Freude über Gottes Güte, der uns immer nahe ist und sich klein macht im Kind in der Krippe. – Der Heilige Geist begleite euch und schenke euch eine gute innere Vorbereitung auf das heilige Christfest!

Saludo con afecto a los fieles de lengua española. Queridos hermanos: Siguiendo la invitación de la liturgia de este domingo de adviento, os aliento a vivir con alegría la cercanía del Señor, que viene a nuestro encuentro, para que, llenos de esperanza y confianza en su amor, prosigáis vuestra preparación espiritual para la Navidad meditando la Palabra divina, e intensificando la oración y las obras de caridad. ¡Feliz domingo!

Pozdrawiam serdecznie Polaków. „Radujcie się zawsze w Panu!" Oto przesłanie trzeciej Niedzieli Adwentu. „Radujcie się, bo Pan jest blisko" (Flp 4,4). Mówią o tym symbole Bożego Narodzenia: żłóbek, choinka, a w Polsce także opłatek. Niech te znaki pomogą wam, waszym rodzinom odczytać właściwy sens zbawczych wydarzeń. Z serca wam błogosławię.

[Saluto cordialmente tutti i Polacchi. "Rallegratevi sempre nel Signore!". Ecco il messaggio della terza Domenica di Avvento. "Rallegratevi perché il Signore è vicino" (Fil 4,4). Ne parlano i simboli del Natale del Signore: il presepe, l’albero natalizio, e in Polonia anche il pane bianco di Natale. Che questi segni aiutino voi, le vostre famiglie a leggere il vero senso dei salvifici eventi. Vi benedico di cuore.]

Rivolgo infine un cordiale saluto ai pellegrini di lingua italiana, in particolare ai fedeli provenienti da Casamarciano (Diocesi di Nola) e dalla Parrocchia di Santa Edith Stein in Roma. Saluto inoltre le Corali "Adriese" di Adria e "Santa Rita" di Canale di Ceregnano, il gruppo dell’Ospedale San Giuseppe e Melorio di Santa Maria Capua Vetere, l’associazione "Per una speranza in più" di Verona e i partecipanti al corteo storico dell’Accademia "Nuova Ellade Italia" di Roma. A tutti auguro una buona domenica.



www.radiovaticana.org/it1/videonews_ita.asp?vaiflv=0000144.flv&vai=ctv_frame00144.jpg&var1=16/12/2007&var2=Vatican%20City&var3=Il%20Papa%20all%20Angelus%20benedice%20i%20Bambinelli%20per%20i%20presepi%20e%20richiama%20l%20attenzione%20sulla%20vera%20gioia%20c...
+PetaloNero+
Sunday, December 16, 2007 3:25 PM
Il Papa presiede la Messa di dedicazione della parrocchia Romana ai Martiri Portuensi


Se oggi “il messaggio salvifico di Cristo viene contrastato”, “i cristiani, non meno di ieri, sono chiamati a rendere ragione della loro speranza, a offrire al mondo la testimonianza della Verità dell’Unico che salva e redime”: è quanto ha sottolineato questa mattina Benedetto XVI che ha presieduto la celebrazione eucaristica di dedicazione della parrocchia romana Santa Maria del Rosario ai Martiri Portuensi, alla Magliana. Ricordando che la terza domenica di Avvento invita a gioire per la venuta di Cristo, il Papa ha poi invitato i fedeli a destarsi dal sonno dell’abitudine e ad abbandonare la tristezza. Il servizio di Tiziana Campisi:


“Un invito a gioire perché ‘il Signore viene’… a salvarci”: questo è il tempo di Avvento, ha detto Benedetto XVI, per tale motivo la sua liturgia esorta a rallegrarsi:


“La liturgia dell'Avvento ci ripete costantemente che dobbiamo destarci dal sonno dell’abitudine e della mediocrità, dobbiamo abbandonare la tristezza e lo scoraggiamento; occorre che rinfranchiamo i nostri cuori perché ‘il Signore è vicino’".


“Per avere forza dal Signore - ha aggiunto poi il Papa - bisogna gioire, esprimendo riconoscenza per i doni di Dio”. E ricordando che la parrocchia di Santa Maria del Rosario è stata costruita nei pressi delle catacombe di Generosa, “dove la tradizione vuole siano stati sepolti” i “fratelli Simplicio, Faustino e Viatrice, vittime della persecuzione” del 303, Benedetto XVI ha esortato i fedeli a guardare all’esempio dei giovani martiri - “che morirono per rendere testimonianza a Cristo” - per perseverare nella fedele sequela di Gesù:


"E la protezione della Vergine del santo Rosario non vi chiede di essere uomini e donne di fede profonda e di preghiera come lo fu Lei? Anche oggi, pur in forme diverse, il messaggio salvifico di Cristo viene contrastato e i cristiani, in altri modi ma non meno di ieri, sono chiamati a rendere ragione della loro speranza, a offrire al mondo la testimonianza della Verità dell’Unico che salva e redime”.


Benedetto XVI ha anche incoraggiato “quanti con la Caritas parrocchiale cercano di andare incontro alle tante esigenze del quartiere - specialmente rispondendo alle attese dei più poveri e bisognosi” - ed ha affermato, inoltre, che “una chiesa (…) vuole essere costante richiamo ad una fede salda e all’impegno di crescere come comunità unita”, ma che è la comunità vivente ad essere più sacra del tempio materiale:


“Per costruire questo tempio vivente, questa nuova città di Dio nelle nostre città, per costruire questo tempio che siete voi, occorre tanta preghiera, occorre valorizzare ogni opportunità che offrono la liturgia, la catechesi, e le molteplici attività pastorali, caritative, missionarie, e culturali che conservano “giovane” la vostra promettente parrocchia".


Infine, il Papa, citando il Vangelo del giorno, ha sottolineato che Gesù è la “roccia su cui poggia la nostra fede”, fede per la quale Pietro è divenuto la pietra sulla quale Cristo ha fondato la Chiesa. E proprio “nella grande comunità della Chiesa (…) unita nella comunione con il Successore di Pietro, come roccia dell’unità”, ha concluso Benedetto XVI, Dio ci raccoglie. Al termine della celebrazione, il Santo Padre ha incontrato, nel salone parrocchiale a lui dedicato, i bambini che riceveranno la Prima Comunione e i ragazzi della Cresima. A loro ha spiegato che seguendo i tanti esempi dei Santi c’è la sicurezza di essere nella strada giusta.






Benedetto XVI all'Angelus: la gioia per l'uomo è in Gesù che viene, non nell'illusione procurata dal piacere senza Dio. Il Papa ha benedetto i Bambinelli per i presepi dei ragazzi romani


E’ vera gioia quella che si trasforma in solidarietà per amore di Dio, non quella “illusoria” inseguita nei “paradisi artificiali” del piacere dove Dio non esiste. Sono state parole forti quelle che hanno caratterizzato, a mezzogiorno di oggi, l’Angelus di Benedetto XVI. Il Papa - che nella mattinata aveva presieduto la Messa di dedicazione di una nuova parrocchia romana - ha parlato del significato della gioia cristiana nell’ottica del Natale ed ha terminato la preghiera mariana con la tradizionale benedizione dei Bambinelli per i presepi dei ragazzi romani. Il servizio di Alessandro De Carolis:


Lo ha detto il Papa, con chiarezza: c’è chi sbaglia strada, a Natale. La sbaglia chi non attende la gioia che porta il Bambino, ma va in caccia dei piaceri che offrono gli altri “paradisi” come la droga. Felicità artificiose, vicinissime alla disperazione che pretendono di camuffare, ma molto lontane dalla serenità che deriva dalla consapevolezza che scava nell’anima e dice che Dio è vicino, un Bambino venuto per restare sempre accanto all’uomo, alla sua gioia ma anche al suo dolore. Benedetto XVI ha giocato su questo contrasto il pensiero dell’Angelus nella terza Domenica di Avvento, centrata sulla frase di San Paolo “Rallegratevi sempre nel Signore” e fonte di quella “speranza” con la quale, ha detto il Pontefice, i cristiani attendono “la seconda venuta di Cristo” poiché hanno “conosciuto la prima”:


“Il mistero di Betlemme ci rivela il Dio-con-noi, il Dio a noi prossimo, non semplicemente in senso spaziale e temporale; Egli ci è vicino perché ha “sposato”, per così dire, la nostra umanità (…) La gioia cristiana scaturisce pertanto da questa certezza: Dio è vicino, è con me, è con noi, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, come amico e sposo fedele. E questa gioia rimane anche nella prova, nella stessa sofferenza, e rimane non in superficie, bensì nel profondo della persona che a Dio si affida e in Lui confida”.


La domanda di tanti oggi è stata anche la domanda del Papa: ma è ancora possibile questa gioia, ai giorni nostri? “La risposta - ha constatato Benedetto XVI - la danno, con la loro vita, uomini e donne di ogni età e condizione sociale, felici di consacrare la loro esistenza agli altri”:


“La Beata Madre Teresa di Calcutta non è stata forse, nei nostri tempi, una testimone indimenticabile della vera gioia evangelica? Viveva quotidianamente a contatto con la miseria, il degrado umano, la morte. La sua anima ha conosciuto la prova della notte oscura della fede, eppure ha donato a tutti il sorriso di Dio”.


Madre Teresa è stata la dimostrazione vivente del fatto che la la gioia, come ha affermato il Papa, “entra nel cuore di chi si pone al servizio dei piccoli e dei poveri”. Invece, ha proseguito Benedetto XVI, se “si fa della felicità un idolo, si sbaglia strada ed è veramente difficile trovare la gioia di cui parla Gesù”:


“E’ questa, purtroppo, la proposta delle culture che pongono la felicità individuale al posto di Dio, mentalità che trova un suo effetto emblematico nella ricerca del piacere ad ogni costo, nel diffondersi dell’uso di droghe come fuga, come rifugio in paradisi artificiali, che si rivelano poi del tutto illusori”.


Anche a Natale, è stata la considerazione finale del Papa, si può "scambiare la vera festa con quella che non apre il cuore alla gioia di Cristo. La Vergine Maria - è stato l'auspicio del Pontefice - aiuti tutti i cristiani, e gli uomini in cerca di Dio, a giungere fino a Betlemme, per incontrare il Bambino che è nato per noi, per la salvezza e la felicità di tutti gli uomini”. Al momento dei saluti in quattro lingue alle migliaia di fedeli in Piazza San Pietro, Benedetto XVI è stato acclamato dai moltissimi ragazzi e ragazze romani venuti all’Angelus per chiedere al Papa di benedire i Bambinelli per i loro presepi. E Benedetto XVI ha risposto loro così:


“Carissimi, con tanto affetto auguro un buon Natale a voi e ai vostri familiari. E mentre ringrazio il Centro Oratori Romani che organizza questa bella iniziativa, esorto i sacerdoti, i genitori e i catechisti a collaborare con entusiasmo per l’educazione cristiana dei più piccoli”.

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Sunday, December 16, 2007 8:00 PM
La seconda predica di Avvento: ''Lo Spirito Santo è la terapia contro le malattie odierne''



di Alessandro Renzo/ 16/12/2007

Il predicatore della Casa Pontificia, padre Raniero Cantalamessa, OFM Cap ha tenuto venerdì nella Cappella "Redemptoris Mater" alla presenza di Benedetto XVI e dei suoi collaboratori della Curia romana, la seconda predica di Avvento.

Come ogni anno, in preparazione al Santo Natale, il predicatore della Casa Pontificia, padre Raniero Cantalamessa, tiene le prediche di Avvento alla presenza del papa e i suoi più stretti collaboratori della Curia romana. Tre appuntamenti, in programma ogni venerdì sul tema "Ha parlato a noi per mezzo del figlio" (Eb 1,2). Venerdì mattina 14 dicembre, il secondo momento di riflessione nella Cappella "Redemptoris Mater" del Palazzo apostolico in Vaticano, dedicato al tema "Giovanni Battista, ‘più che un profeta’".

Riprendendo il filo tematico che percorre le prediche di quest'anno - "Ha parlato a noi per mezzo del Figlio" (Ebrei 1, 2) - padre Cantalamessa si è soffermato su "una figura speciale che fa da 'cerniera'" tra la figura di Cristo e i profeti che lo hanno preceduto: Giovanni Battista. È infatti questa figura, ha spiegato, a sottolineare "la novità del Cristo", il "tema del compimento, della svolta epocale". In particolare, ha continuato, questo aspetto emerge in maniera nitida laddove Gesù parla del Battista, definendolo "più di un profeta" ma creando allo stesso tempo "uno spartiacque" tra la sua missione e quella di Giovanni. Giovanni Battista, infatti, "ha inaugurato la nuova profezia, quella del tempo della Chiesa, che non consiste nell'annunciare una salvezza futura e lontana, ma nel rivelare la presenza nascosta di Cristo nel mondo", "nello strappare il velo dagli occhi della gente". "Con Gesù è scoccata l’ora decisiva della storia, davanti a lui si impone la decisione dalla quale dipende la salvezza", ha detto Cantalamessa. In particolare, ha aggiunto, "il confronto tra il Battista e Gesù si cristallizza nel Nuovo Testamento nel confronto tra il battesimo di acqua e il battesimo di Spirito".

"Battezzare - ha aggiunto padre Cantalamessa - ha qui un significato metaforico; vuol dire inondare, avvolgere da tutte le parti, come fa l’acqua con i corpi immersi in essa", con un riferimento che si avvicina di più "all’avvenimento di Pentecoste che al sacramento del battesimo". In particolare, ha continuato, l’espressione "battezzare nello Spirito" definisce "l’opera essenziale del Messia che già nei profeti dell’Antico Testamento appare orientata a rigenerare l’umanità mediante una grande e universale effusione dello Spirito di Dio". Nel "battesimo dello Spirito" si sperimenta difatti una revivescenza dei sacramenti di iniziazione ma anche una conversione "che trasforma interiormente, dona il gusto della lode di Dio, apre la mente alla comprensione delle Scritture, insegna a proclamare Gesù 'Signorè e dà il coraggio di assumersi compiti nuovi e difficili, nel servizio di Dio e del prossimo", ha spiegato. Lo Spirito Santo è quindi il "Dio che ci può salvare, e che ci salverà", è l'"aromaterapia sicura, infallibile" contro i finti rimedi proposti al giorno d'oggi. Soprattuto, ha continuato, "lo Spirito Santo è specialista [...] delle malattie del matrimonio e della famiglia che sono i grandi malati di oggi". "Il matrimonio consiste nel donarsi l’uno all’altro, è il sacramento del farsi dono. Ora lo Spirito Santo è il dono fatto persona; è il donarsi del Padre al Figlio e del Figlio al Padre". "Dove arriva lui rinasce la capacità di farsi dono e con essa la gioia e la bellezza di vivere insieme per gli sposi. L’amore di Dio che egli 'effonde nei nostri cuori' ravviva ogni altra espressione di amore e in primo luogo quello coniugale", ha concluso (Mirko Testa - Zenit).


Di seguito pubblichiamo il testo integrale della seconda predica di Avvento tenuta questo venerdì, nella Cappella "Redemptoris Mater", alla presenza di Benedetto XVI, dal predicatore della Casa pontificia, padre Raniero Cantalamessa, O.F.M. Cap. La prossima si terrà il 21 dicembre, mentre la prima si è tenuta il 7 dicembre.



Seconda predica di Avvento 2007 alla Casa Pontificia
Giovanni Battista, "più che un profeta"
Padre Raniero Cantalamessa, O.F.M. Cap.
Predicatore della Casa Pontificia
Venerdì 14 dicembre 2007







La volta scorsa, partendo dal testo di Ebrei 1,1-3, ho cercato di delineare l’immagine di Gesù quale risulta dal confronto con i profeti. Ma tra il tempo dei profeti e quello di Gesù c’è una figura speciale che fa da cerniera tra i primi e il secondo: Giovanni Battista. Nulla, nel Nuovo Testamento, serve meglio a mettere in luce la novità di Cristo quanto il confronto con il Battista.

Il tema del compimento, della svolta epocale, emerge nitido dai testi in cui Gesù stesso si esprime sul suo rapporto con il Precursore. Oggi gli studiosi riconoscono che i detti che si leggono al riguardo nei vangeli non sono invenzioni o adattamenti apologetici della comunità posteriori alla Pasqua, ma risalgono nella sostanza al Gesù storico. Alcuni di essi diventano, anzi, inspiegabili se attribuiti alla comunità cristiana posteriore [1].

Una riflessione su Gesù e il Battista è anche il modo migliore per metterci in sintonia con liturgia dell’Avvento. Il vangelo della seconda e della terza Domenica di Avvento hanno infatti al centro proprio la figura e il messaggio del Precursore. C’è una progressione nell’Avvento: nella prima settimana la voce di spicco è quella del profeta Isaia che annuncia il Messia da lontano; nella seconda e terza settimana è quella del Battista che annuncia il Cristo presente; nell’ultima settimana il profeta e il Precursore lasciano il posto alla Madre che lo porta in grembo.

In questa cappella abbiamo davanti agli occhi il Precursore in due momenti. Nella parete laterale lo vediamo nell’atto di battezzare Gesù, curvo ad arco verso di lui in segno di riconoscimento della sua superiorità; nella parete di fondo, nell’atteggiamento della Deesis tipico della iconografia bizantina.

1. La grande svolta

Il testo più completo in cui Gesù si esprime sul suo rapporto con Giovanni Battista è il brano evangelico che la liturgia ci farà leggere domenica prossima nella Messa. Giovanni, dalla prigione, manda i suoi discepoli a chiedere a Gesù: "Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?" (Mt 11,2-6; Lc 7, 19-23).

La predicazione del Rabbi di Nazareth che lui stesso aveva battezzato e presentato a Israele sembra a Giovanni andare in una direzione ben diversa da quella fiammeggiante che egli si aspettava. Più che il giudizio imminente di Dio, egli predica la misericordia presente, offerta a tutti, giusti e peccatori.

La cosa più significativa di tutto il testo è l’elogio che Gesù fa del Battista, dopo aver risposto alla sua domanda: "Cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, vi dico, anche più di un profeta […]. In verità vi dico: tra i nati di donna non è sorto uno più grande di Giovanni il Battista; tuttavia il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui. Dai giorni di Giovanni il Battista fino ad ora, il regno dei cieli soffre violenza e i violenti se ne impadroniscono. La Legge e tutti i Profeti infatti hanno profetato fino a Giovanni. E se lo volete accettare, egli è quell'Elia che deve venire. Chi ha orecchi intenda" (Mt 11, 11-15).
Una cosa appare chiara da queste parole: tra la missione di Giovanni Batista e quella di Gesù è avvenuto qualcosa di così decisivo da costituire uno spartiacque tra due epoche. Il baricentro della storia si è spostato: la cosa più importante non è più in un futuro più o meno imminente, ma è "ora e qui", nel regno che è già operante nella persona di Cristo. Tra le due predicazioni è avvenuto un salto di qualità: il più piccolo del nuovo ordine è superiore al più grande dell’ordine precedente.

Questo tema del compimento e della svolta epocale trova conferma in molti altri contesti del vangelo. Basta ricordare alcune parole di Gesù come: "Ecco, ora qui c'è più di Giona! […]. Ecco, ora qui c'è più di Salomone!" (Mt 12 41-42). "Beati i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché sentono. In verità vi dico: molti profeti e giusti hanno desiderato vedere ciò che voi vedete, e non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, e non l'udirono!" (Mt 13, 16-17). Tutte le cosiddette "parabole del regno", -si pensi a quelle del tesoro nascosto e della perla preziosa - esprimono, in modo ogni volta diverso e nuovo, la stessa idea di fondo: con Gesù è scoccata l’ora decisiva della storia, davanti a lui si impone la decisione dalla quale dipende la salvezza.

Fu questa constatazione che spinse i discepoli di Bultmann a separarsi dal maestro. Bultmann collocava Gesù nel giudaismo, facendo di lui una premessa del cristianesimo, non ancora un cristiano; attribuiva invece la grande svolta alla fede della comunità post-pasquale. Bornkamm e Conzelmann si resero conto dell’impossibilità di questa tesi: la "svolta epocale" avviene già nella predicazione di Gesù. Giovanni appartiene alle "premesse" e alla preparazione, ma con Gesù siamo già al tempo del compimento.

Nel suo libro Gesù di Nazaret, il Santo Padre conferma questa conquista dell’esegesi più seria e aggiornata. Scrive: "Perché si giungesse a quel contrasto radicale, perché si ricorresse a quel gesto estremo –la consegna ai romani – doveva essere accaduto o essere stato detto qualcosa di drammatico. L’elemento importante e sconvolgente si colloca proprio all’inizio; la Chiesa nascente dovette riconoscerlo solo lentamente in tutta la sua grandezza, afferrarlo poco per volta, accompagnando e penetrando il ricordo con la riflessione […]. L’elemento grande, nuovo ed eccitante proviene proprio da Gesù; nella fede e nella vita della comunità esso viene dispiegato, ma non creato. Anzi, la comunità non si sarebbe neppure formata e non sarebbe sopravvissuta se non fosse stata preceduta da una realtà straordinaria" [2].

Nella teologia di Luca è evidente che Gesù occupa "il centro del tempo". Con la sua venuta egli ha diviso la storia in due parti, creando un "prima" e un "dopo" assoluti. Oggi sta diventando prassi comune, specie nella stampa laica, quella di abbandonare il modo tradizionale di datare gli eventi "avanti Cristo" o "dopo Cristo" (ante Christum natum e post Christum natum), in favore della formula più neutrale "prima dell’era volgare" e "dell’era volgare". È una scelta motivata dal desiderio di non urtare la sensibilità di popoli di altre religioni che usano la cronologia cristiana; in tal senso va rispettata, ma per i cristiani resta indiscusso il ruolo "discriminante" della venuta di Cristo per la storia religiosa dell’umanità.

2. Egli vi battezzerà in Spirito Santo

Ora, come sempre, partiamo dalla certezza esegetica e teologica messa in luce per venire all’oggi della nostra vita.

Il confronto tra il Battista e Gesù si cristallizza nel Nuovo Testamento nel confronto tra il battesimo di acqua e il battesimo di Spirito. "Io vi ho battezzati con acqua, ma egli vi battezzerà con lo Spirito Santo" (Mc 1,8; Mt 3,11; Lc 3,16). "Io non lo conoscevo –dice il Battista nel vangelo di Giovanni - , ma chi mi ha inviato a battezzare con acqua mi aveva detto: L'uomo sul quale vedrai scendere e rimanere lo Spirito è colui che battezza in Spirito Santo" (Gv 1,33). E Pietro, nella casa di Cornelio: "Mi ricordai allora di quella parola del Signore che diceva: Giovanni battezzò con acqua, voi invece sarete battezzati in Spirito Santo" (At 11,16).

Che significa dire che Gesù è colui che battezza in Spirito Santo? L’espressione non serve solo a distinguere il battesimo di Gesù da quello di Giovanni; serve a distinguere l’intera persona e opera di Cristo da quelle del Precursore. In altre parole, in tutta la sua opera Gesù è colui che battezza in Spirito Santo. Battezzare ha qui un significato metaforico; vuol dire inondare, avvolgere da tutte le parti, come fa l’acqua con i corpi immersi in essa.

Gesù "battezza in Spirito Santo" nel senso che riceve e da lo Spirito "senza misura" (cf. Gv 3, 34), che "effonde" il suo Spirito (At 2, 33) su tutta l’umanità redenta. L’espressione si riferisce più all’avvenimento di Pentecoste che al sacramento del battesimo. "Giovanni ha battezzato con acqua, voi invece sarete battezzati in Spirito Santo, fra non molti giorni" (At 1,5), dice Gesù agli apostoli riferendosi evidentemente alla Pentecoste che sarebbe avvenuta di lì a pochi giorni.

L’espressione "battezzare nello Spirito" definisce dunque l’opera essenziale del Messia che già nei profeti dell’Antico Testamento appare orientata a rigenerare l’umanità mediante una grande e universale effusione dello Spirito di Dio (cf. Gl 3, 1 ss.). Applicando tutto ciò alla vita e al tempo della Chiesa, dobbiamo concludere che Gesù risuscitato non battezza in Spirito Santo unicamente nel sacramento del battesimo, ma, in modo diverso, anche in altri momenti: nell’Eucaristia, nell’ascolto della Parola e, in genere, in tutti i mezzi di grazia.

San Tommaso d’Aquino scrive: "C’è una missione invisibile dello Spirito ogni volta che si realizza un progresso nella virtù o un aumento di grazia...; quando qualcuno passa a una nuova attività o a un nuovo stato di grazia" [3]. La liturgia stessa della Chiesa inculca ciò. Tutte le sue preghiere e i suoi inni allo Spirito Santo cominciano con il grido: "Vieni!": "Vieni o Spirito Creatore", "Vieni, Santo Spirito". Eppure chi prega così ha gia ricevuto una volta lo Spirito. Vuol dire che lo Spirito è qualcosa che abbiamo ricevuto e che dobbiamo ricevere sempre di nuovo.

3. Il battesimo nello Spirito

In questo contesto, bisogna accennare al cosiddetto "battesimo dello Spirito" che da un secolo è divenuto esperienza vissuta da milioni di credenti in quasi tutte le denominazioni cristiane. Si tratta di un rito fatto di gesti di grande semplicità, accompagnati da disposizioni di pentimento e di fede nella promessa di Cristo: "Il Padre darà lo Spirito Santo a chi glielo chiede".

È un rinnovamento e una attivazione, non solo del battesimo e della cresima, ma di tutti gli eventi di grazia del proprio stato: ordinazione sacerdotale, professione religiosa, matrimonio. L’interessato vi si prepara, oltre che attraverso una buona confessione, partecipando a incontri di catechesi, nei quali è rimesso in un contatto vivo e gioioso con le principali verità e realtà della fede: l’amore di Dio, il peccato, la salvezza, la vita nuova, la trasformazione in Cristo, i carismi, i frutti dello Spirito. Il tutto, in un clima caratterizzato da profonda comunione fraterna.

A volte invece tutto avviene spontaneamente, fuori di ogni schema e si è come "sorpresi" dallo Spirito. Un uomo ha reso questa testimonianza: "Ero sull’aereo e stavo leggendo l’ultimo capitolo di un libro sullo Spirito Santo. A un certo punto, fu come se lo Spirito Santo uscisse dalle pagine del libro ed entrasse nel mio corpo. Lacrime presero a scendere dai miei occhi a ruscelli. Cominciai a pregare. Ero sopraffatto da una forza molto al di sopra di me" [4].

L’effetto più comune di questa grazia è che lo Spirito Santo, da oggetto di fede intellettuale, più o meno astratto, diventa un fatto di esperienza. Karl Rahner ha scritto: "Non possiamo contestare che l’uomo possa fare quaggiù delle esperienze di grazia, le quali gli dànno un senso di liberazione, gli aprono orizzonti del tutto nuovi, si imprimono profondamente in lui, lo trasformano, plasmando, anche per lungo tempo, il suo atteggiamento cristiano più intimo. Nulla vieta di chiamare tali esperienze battesimo dello Spirito" [5].

Attraverso quello che viene chiamato, appunto, "battesimo dello Spirito", si fa esperienza dell’unzione dello Spirito Santo nella preghiera, del suo potere nel ministero pastorale, della sua consolazione nella prova, della sua guida nelle scelte. Prima ancora che nella manifestazione dei carismi, è così che lo si percepisce: come Spirito che trasforma interiormente, dona il gusto della lode di Dio, apre la mente alla comprensione delle Scritture, insegna a proclamare Gesù "Signore" e dà il coraggio di assumersi compiti nuovi e difficili, nel servizio di Dio e del prossimo.

Quest’anno ricorre il quarantesimo anniversario del ritiro da cui ebbe inizio, nel 1967, il Rinnovamento carismatico nella Chiesa cattolica che si stima abbia raggiunto in pochi anni non meno di ottanta milioni di cattolici. Ecco come descriveva gli effetti del battesimo dello Spirito su si sé e sul gruppo, una delle persone che erano presenti a quel primo ritiro: "La nostra fede è diventata viva; il nostro credere è diventato una sorta di conoscere. Improvvisamente, il soprannaturale è diventato più reale del naturale. In breve, Gesù è una persona viva per noi… La preghiera e i sacramenti sono diventati veramente il nostro pane quotidiano, e non delle generiche ‘pie pratichè. Un amore per le Scritture che io non avrei mai creduto possibile, una trasformazione delle nostre relazioni con gli altri, un bisogno e una forza di testimoniare al di là di ogni aspettativa: tutto ciò è diventato parte della nostra vita. L’esperienza iniziale del battesimo dello Spirito non ci ha dato particolare emozione esteriore, ma la vita è diventata soffusa di calma, di fiducia, gioia e pace...Abbiamo cantato il Veni creator Spiritus prima di ogni incontro, prendendo sul serio quello che dicevamo e non siamo stati delusi...Siamo anche stati inondati di carismi e tutto ciò ci mette in una perfetta atmosfera ecumenica" [6].

Tutti vediamo con chiarezza che queste sono precisamente le cose di cui ha più bisogno oggi la Chiesa per annunciare il vangelo a un mondo divenuto refrattario alla fede e al soprannaturale. Non è detto che tutti siano chiamati a sperimentare la grazia di una nuova Pentecoste in questa modalità. Tutti però siamo chiamati a non rimanere al di fuori di questa "corrente di grazia" che attraversa la Chiesa del dopo Concilio. Giovanni XXIII parlò, a suo tempo, di "una novella Pentecoste"; Paolo VI è andato oltre e ha parlato di "una perenne Pentecoste", di una Pentecoste continua. Vale la pena riascoltare le parole da lui pronunciate durante una udienza generale: "Ci siamo chiesti più volte ...quale bisogno avvertiamo, primo ed ultimo, per questa nostra Chiesa benedetta e diletta. Lo dobbiamo dire quasi trepidanti e preganti, perché è il suo mistero e la sua vita, voi lo sapete: lo Spirito, lo Spirito Santo, animatore e santificatore della Chiesa, suo respiro divino, il vento delle sue vele, suo principio unificatore, sua sorgente interiore di luce e di forza, suo sostegno e suo consolatore, sua sorgente di carismi e di canti, sua pace e suo gaudio, suo pegno e preludio di vita beata ed eterna. La Chiesa ha bisogno della sua perenne Pentecoste; ha bisogno di fuoco nel cuore, di parola sulle labbra, di profezia nello sguardo...Ha bisogno, la Chiesa, di riacquistare l’ansia, il gusto e la certezza della sua verità..." [7].
Il filosofo Heidegger concludeva la sua analisi della società con il grido allarmato: "Solo un dio ci può salvare". Questo Dio che ci può salvare, e che ci salverà, noi cristiani lo conosciamo: è lo Spirito Santo! Oggi dilaga la moda della cosiddetta aromaterapia. Si tratta dell’utilizzo degli oli essenziali, che emettono profumo, per il mantenimento della salute o per la terapia di alcuni disturbi. Internet è piena di reclami di aromaterapia. Non ci si accontenta di promettere con essi benessere fisico come la cura dello stress; ci sono anche i "profumi dell’anima", per esempio il profumo per ottenere "la pace interiore".

I medici invitano a diffidare di questa pratica che non è scientificamente accertata e che comporta anzi, in alcuni casi, delle controindicazioni. Ma quello che voglio dire è che esiste una aromaterapia sicura, infallibile, che non comporta alcuna controindicazione: quella fatta con l’aroma speciale, il "sacro crisma dell’anima" che è lo Spirito Santo! Sant’Ignazio di Antiochia ha scritto: "Il Signore ha ricevuto sul suo capo un’unzione profumata (myron) per spirare sulla Chiesa l’incorruttibilità" [8]. Solo se riceviamo questo "aroma" potremo essere, a nostra volta, "il buon odore di Cristo" nel mondo (2 Cor 2, 15).

Lo Spirito Santo è specialista soprattutto delle malattie del matrimonio e della famiglia che sono i grandi malati di oggi. Il matrimonio consiste nel donarsi l’uno all’altro, è il sacramento del farsi dono. Ora lo Spirito Santo è il dono fatto persona; è il donarsi del Padre al Figlio e del Figlio al Padre. Dove arriva lui rinasce la capacità di farsi dono e con essa la gioia e la bellezza di vivere insieme per gli sposi. L’amore di Dio che egli "effonde nei nostri cuori" ravviva ogni altra espressione di amore e in primo luogo quello coniugale. Lo Spirito Santo può fare davvero della famiglia, "la principale agenzia di pace", come la definisce il Santo Padre nel messaggio per la prossima giornata mondiale della pace.

Ci sono esempi numerosi di matrimoni morti, risuscitati a nuova vita dall’azione dello Spirito. Ho raccolto proprio in questi giorni la commovente testimonianza di una coppia che penso di far ascoltare nella puntata del mio programma televisivo sul vangelo per la festa del battesimo di Gesù…

Lo Spirito ravviva, naturalmente, anche la vita dei consacrati che consiste nel fare della propria vita un dono e un’oblazione "di soave odore" a Dio per i fratelli (cf. Ef 5,2).

4. La nuova profezia di Giovanni Battista

Tornando a Giovanni Battista, egli ci può illuminare su come assolvere il nostro compito profetico nel mondo d’oggi. Gesù definisce Giovanni Battista "più che un profeta", ma dov'è la profezia nel suo caso? I profeti annunciavano una salvezza futura; ma il Precursore non è uno che annuncia una salvezza futura; egli indica uno che è presente. In che senso allora si può chiamare profeta? Isaia, Geremia, Ezechiele aiutavano il popolo a oltrepassare la barriera del tempo; Giovanni Battista aiuta il popolo ad oltrepassare la barriera, ancora più spessa, delle apparenze contrarie, dello scandalo, della banalità e povertà con cui l'ora fatidica si manifesta.

È facile credere a qualcosa di grandioso, di divino, quando si prospetta in un futuro indefinito: "in quei giorni", "negli ultimi giorni", in una cornice cosmica, con i cieli che stillano dolcezza e la terra che si apre per fare germogliare il Salvatore. È più difficile quando si deve dire: "Eccolo! È qui! È lui!".

Con le parole: "In mezzo a voi c'è uno che voi non conoscete!" (Gv 1,26), Giovanni Battista ha inaugurato la nuova profezia, quella del tempo della Chiesa, che non consiste nell'annunciare una salvezza futura e lontana, ma nel rivelare la presenza nascosta di Cristo nel mondo. Nello strappare il velo dagli occhi della gente, scuoterne l’indifferenza, ripetendo con Isaia: "C’è una cosa nuova: proprio ora germoglia: non ve ne accorgete?" (cf Is 43,19).

È vero che ora sono passati venti secoli e noi sappiamo, su Gesù, molte più cose di Giovanni. Ma lo scandalo non è rimosso. Al tempo di Giovanni lo scandalo derivava dal corpo fisico di Gesù, dalla sua carne così simile alla nostra, eccetto il peccato. Anche oggi è il suo corpo, la sua carne a fare difficoltà e a scandalizzare: il suo corpo mistico, così simile al resto dell'umanità, non escluso, ahimé, neppure il peccato.

"La testimonianza di Gesù - si legge nell'Apocalisse - è lo spirito di profezia" (Ap 19,10), cioè, per rendere testimonianza a Gesù si richiede spirito di profezia. C'è questo spirito di profezia nella Chiesa? Lo si coltiva? Lo si incoraggia? O si crede, tacitamente, di poter fare a meno di esso, puntando di più sui mezzi e gli accorgimenti umani?

Giovanni Battista ci insegna che per essere profeti non occorre una grande dottrina e eloquenza. Egli non è un grande teologo; ha una cristologia assai povera e rudimentale. Non conosce ancora i titoli più alti di Gesù: Figlio di Dio, Verbo e neppure quello di Figlio dell'uomo. Ma come riesce a fare sentire la grandezza e unicità di Cristo! Usa immagini semplicissime, da contadino. "Non sono degno di sciogliere i legacci dei suoi sandali". Il mondo e l'umanità appaiono, dalle sue parole, contenuti dentro un vaglio che egli, il Messia, regge e scuote nelle sue mani. Davanti a lui si decide chi sta e chi cade, chi è grano buono e chi è pula che il vento disperde.

Nel 1992 si tenne un ritiro sacerdotale a Monterrey in Messico, in occasione dei 500 anni dalla prima evangelizzazione dell’America Latina. Erano presenti 1700 sacerdoti e una settantina di vescovi. Durante l’omelia della Messa conclusiva avevo parlato del bisogno urgente che la Chiesa ha di profezia. Dopo la comunione ci fu la preghiera per una nuova Pentecoste in piccoli gruppi sparsi nella grande basilica. Io ero rimasto sul presbiterio. A un certo punto un giovane sacerdote mi si avvicinò in silenzio, mi si inginocchiò davanti e con uno sguardo che non dimenticherò mai mi disse: "Bendígame, Padre, quiero ser profeta de Dios!". Benedicimi, Padre, voglio essere un profeta di Dio. Mi venne un brivido perché vedevo che era mosso evidentemente dalla grazia.

Potremmo con umiltà fare nostro il desiderio di quel sacerdote: "Voglio essere un profeta per Dio". Piccolo, sconosciuto da tutti, non importa, ma uno che, come diceva Paolo VI, ha "fuoco nel cuore, parola sulle labbra, profezia nello sguardo".

Note

[1] Cf. J. D.G. Dunn, Christianity in the Making, I. Jesus remembered, Grand Rapids. Mich. 2003, parte III, cap. 12, trad. ital. Gli albori del Cristianesimo, I, 2, Paideia, Brescia 2006, pp. 485-496.
[2] Benedetto XVI, Gesù di Nazaret, Rizzoli 2007, p. 372.
[3] S. Tommaso d’Aquino, Somma teologica, I,q.43, a. 6, ad 2.; cf. F. Sullivan, in Dict.Spir. 12, 1045.
[4] In "New Covenant"(Ann Arbor, Michigan), Giugno 1984, p.12.
[5] K. Rahner, Erfahrung des Geistes. Meditation auf Pfingsten, Herder, Friburgo i. Br. 1977.
[6] Testimonianza riportata in P. Gallagher Mansfield, As by a New Pentecost, Steubenville 1992, pp. 25 s.
[7] Discorso all’udienza generale del 29 Novembre 1972 (Insegnamenti di Paolo VI, Tipografia Poliglotta Vaticana, X, pp. 1210s.).
[8] S. Ignazio d’Antiochia, Agli Efesini 17.

www.korazym.org


www.radiovaticana.org/it1/videonews_ita.asp?vaiflv=0000138.flv&vai=ctv_frame00138.jpg&var1=14/12/2007&var2=Vatican%20City&var3=Giovanni%20Battista%20inaugura%20la%20Profezia%20del%20tempo%20della%...
+PetaloNero+
Monday, December 17, 2007 3:05 PM
VISITA PASTORALE ALLA PARROCCHIA ROMANA
DI SANTA MARIA DEL ROSARIO AI MARTIRI PORTUENSI


OMELIA DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI

III Domenica di Avvento, 16 dicembre 2007



Cari fratelli e sorelle

“Rallegratevi sempre nel Signore: ve lo ripeto, rallegratevi, il Signore è vicino” (Fil 4,4-5). Con quest’invito alla gioia inizia l’antifona d’ingresso della Santa Messa in questa terza domenica di Avvento che, proprio per questo viene chiamata domenica “Gaudete”. In verità, tutto l’Avvento è un invito a gioire perché “il Signore viene”, perché viene a salvarci. Risuonano confortatrici quasi ogni giorno, in queste settimane, le parole del profeta Isaia dirette al popolo ebreo esule in Babilonia dopo la distruzione del tempio di Gerusalemme e sfiduciato di poter far ritorno nella città santa in rovina. “Quanti sperano nel Signore [riacquistano forza – assicura il profeta – mettono ali come aquile, corrono senza affannarsi, camminano senza stancarsi” (Is 40,31). [E ancora, “gioia e felicità li seguiranno e fuggiranno tristezza e pianto” (ibid. 35,10)]. La liturgia dell’Avvento ci ripete costantemente che dobbiamo destarci dal sonno dell’abitudine e della mediocrità, dobbiamo abbandonare la tristezza e lo scoraggiamento; occorre che rinfranchiamo i nostri cuori perché “il Signore è vicino”.

Quest’oggi, c’è per noi un ulteriore motivo di rallegrarci, cari fedeli della Parrocchia di Santa Maria del Rosario ai Martiri Portuensi, ed è la dedicazione della vostra nuova chiesa parrocchiale, che sorge sullo stesso luogo dove il mio amato predecessore, il Servo di Dio Giovanni Paolo II, l’8 novembre 1998, celebrò la santa Messa in occasione della sua visita pastorale alla vostra comunità. La solenne liturgia della dedicazione di questo tempio costituisce un’occasione di intenso gaudio spirituale per tutto il Popolo di Dio che vive in questa zona. E mi unisco volentieri anch’io alla vostra soddisfazione di avere finalmente una chiesa accogliente e funzionale. Il luogo in cui essa è costruita evoca un passato di fulgide testimonianze cristiane. Proprio qui nelle vicinanze sono, infatti, ubicate le catacombe di Generosa, dove la tradizione vuole siano stati sepolti tre fratelli - Simplicio, Faustino e Viatrice (Beatrice) - vittime della persecuzione scatenata nell’anno 303, e le cui reliquie vengono conservate, in parte a Roma nella chiesa di san Nicola in Carcere e a Monte Savello, e in parte a Fulda, in Germania, città che dall’VIII secolo, grazie al fatto che san Bonifacio vi portò le reliquie, onora i Martiri Portuensi come suoi compatroni. A questo proposito, saluto il rappresentante del Vescovo di Fulda, ed anche Mons. Carlo Liberati, Arcivescovo–Prelato di Pompei: Santuario mariano con cui la vostra parrocchia ha stabilito uno spirituale gemellaggio.

La dedicazione di questa chiesa parrocchiale acquista un significato davvero speciale per voi che abitate in questo quartiere. I giovani martiri che allora morirono per rendere testimonianza a Cristo non sono forse un potente stimolo per voi, cristiani di oggi, a perseverare nel seguire fedelmente Gesù Cristo? E la protezione della Vergine del santo Rosario non vi chiede di essere uomini e donne di fede profonda e di preghiera come lo fu Lei? Anche oggi, pur in forme diverse, il messaggio salvifico di Cristo viene contrastato e i cristiani, in altri modi ma non meno di ieri, sono chiamati a rendere ragione della loro speranza, a offrire al mondo la testimonianza della Verità dell’Unico che salva e redime! Questa nuova chiesa sia pertanto uno spazio privilegiato per crescere nella conoscenza e nell’amore di Colui che tra pochi giorni accoglieremo nella gioia del suo Natale come Redentore del mondo e nostro Salvatore.

Permettete ora che, profittando della dedicazione di questa nuova bella chiesa, io ringrazi quanti hanno contribuito a costruirla. So quanto la diocesi di Roma si stia impegnando da ormai molti anni per assicurare a ogni quartiere di una città in costante crescita adeguati complessi parrocchiali. Saluto e ringrazio, in primo luogo, il Cardinale Vicario, e con lui il Vescovo Ausiliare Ernesto Mandara, Segretario dell’Opera Romana per la Preservazione della Fede e la Provvista di Nuove Chiese in Roma. Saluto e ringrazio in particolare voi, cari parrocchiani, che in vari modi vi siete impegnati per la realizzazione di questo centro parrocchiale, che si va ad aggiungere agli oltre cinquanta già funzionanti grazie al notevole sforzo economico della Diocesi, di tanti fedeli e cittadini di buona volontà e alla collaborazione delle pubbliche istituzioni. In questa domenica, che è proprio dedicata al sostegno di tale opera meritoria, chiedo a tutti di proseguire in questo impegno con generosità.

Vorrei poi salutare con affetto il Vescovo Ausiliare del Settore Ovest, Mons. Benedetto Tuzia, il vostro Parroco, Don Gerard Charles Mc Carthy, che ringrazio di cuore per le calde parole che mi ha voluto rivolgere all’inizio della nostra solenne celebrazione. Saluto i sacerdoti suoi collaboratori appartenenti alla Fraternità Sacerdotale dei Missionari di san Carlo Borromeo, alla quale dal 1997 è affidata la cura pastorale di questa parrocchia, e qui rappresentata dal Superiore generale, Mons. Massimo Camisasca. Saluto le Suore Oblate del Divino Amore e le Missionarie di san Carlo che prestano con dedizione la loro opera in questa comunità, e tutti i gruppi di fanciulli, di giovani, di famiglie, e di anziani che animano la vita della parrocchia. Un saluto cordiale giunga anche ai vari movimenti ecclesiali presenti, tra i quali la Gioventù Ardente Mariana, Comunione e Liberazione, il Rinnovamento Carismatico Cattolico, la Fraternità di Santa Maria degli Angeli ed il gruppo di volontariato Santa Teresina. Mi è caro inoltre incoraggiare quanti con la Caritas parrocchiale cercano di andare incontro alle tante esigenze del quartiere, specialmente rispondendo alle attese dei più poveri e bisognosi. Saluto, infine, le Autorità presenti e le personalità che hanno voluto prendere parte a questa nostra assemblea liturgica. Cari amici! Viviamo oggi una giornata che corona gli sforzi, le fatiche, i sacrifici compiuti e l’impegno della comunità di costituirsi come comunità cristiana matura, desiderosa di avere uno spazio riservato definitivamente al culto di Dio. L’odierna celebrazione è quanto mai ricca di parole e di simboli che ci aiutano a comprendere il valore profondo di quanto stiamo compiendo. Raccogliamo perciò, brevemente, l’insegnamento che ci viene dalle letture poc’anzi proclamate.

La prima Lettura è tratta dal libro di Neemia, un libro che ci racconta la ricomposizione della comunità ebraica dopo l’esilio, dopo la dispersione e la distruzione di Gerusalemme. E’ quindi il libro delle nuove origini di una comunità, ed è pieno di speranza, anche se le difficoltà sono ancora grandissime. Nel brano or ora letto ci sono al centro due grandi figure: un sacerdote, Esdra, e un laico, Neemia, che sono rispettivamente l’autorità religiosa e l’autorità civile di quel tempo. Il testo descrive il momento solenne in cui si ricostituisce ufficialmente, dopo la dispersione, la piccola comunità giudaica; è il momento della riproclamazione pubblica della legge che è il fondamento di vita di questa comunità, e il tutto si svolge in un clima di semplicità, di povertà e di speranza. L’ascolto di questa proclamazione avviene in un clima di grande intensità spirituale. Alcuni cominciano a piangere per la gioia di potere di nuovo, dopo la tragedia della distruzione di Gerusalemme, ascoltare in libertà la parola di Dio e ricominciare la storia della salvezza. E Neemia li ammonisce dicendo che quello è un giorno di festa e che, per avere forza dal Signore, bisogna gioire, esprimendo riconoscenza per i doni di Dio. La parola di Dio è forza ed è gioia.

Questa lettura veterotestamentaria non suscita anche in noi molta commozione? In questo momento quanti ricordi si affollano nella vostra mente! Quanta fatica per costruire, anno dopo anno, la comunità! Quanti sogni, quanti progetti, quante difficoltà! Ora però ci è data l’opportunità di proclamare e ascoltare la parola di Dio in una bella chiesa, che favorisce il raccoglimento e suscita gioia, la gioia di saper presente non solo la Parola di Dio, ma il Signore stesso; una chiesa che vuole essere costante richiamo ad una fede salda e all’impegno di crescere come comunità unita. Rendiamo grazie a Dio per i suoi doni e ringraziamo tutti coloro che sono stati gli artefici della costruzione di questa chiesa e della comunità vivente che in essa si raccoglie.

Nella seconda Lettura, tratta dall’Apocalisse, ci viene narrata una visione stupenda. Il progetto di Dio per la sua Chiesa e per l’intera umanità è una città santa, Gerusalemme, che scende dal cielo risplendente della gloria divina. L’autore la descrive come città meravigliosa, paragonandola alle gemme più preziose, e infine precisa che essa poggia sulla persona e sul messaggio degli apostoli. E dicendo questo l’evangelista Giovanni ci suggerisce che la comunità vivente è la vera nuova Gerusalemme, e che la comunità vivente è più sacra del tempio materiale che consacriamo. E per costruire questo tempio vivente, questa nuova città di Dio nelle nostre città, per costruire questo tempio – che siete voi –, occorre tanta preghiera, occorre valorizzare ogni opportunità che offrono la liturgia, la catechesi, e le molteplici attività pastorali, caritative, missionarie, e culturali che conservano “giovane” la vostra promettente parrocchia. La cura che mostriamo giustamente per l’edificio materiale – aspergendolo con l’acqua benedetta, ungendolo con l’olio, spargendolo di incenso – questa cura, sia segno e stimolo di una più intensa cura nel difendere e promuovere il tempio delle persone, formato da voi, cari parrocchiani.

Infine, la pagina evangelica, che abbiamo ascoltato, racconta questo dialogo tra Gesù e i suoi, in particolare con Pietro; un colloquio tutto incentrato sulla persona del divino Maestro. La gente ha intuito qualcosa di lui; alcuni pensano che sia Giovanni Battista redivivo, altri Elia ritornato sulla terra, altri ancora il profeta Geremia, in ogni caso appartiene alla categoria delle grandi personalità religiose, per la gente. Pietro, invece, a nome dei discepoli che conoscono Gesù da vicino, dichiara che Gesù è più di un profeta, di una grande personalità religiosa della storia: è il Messia – è Cristo il Figlio del Dio vivente. E Cristo il Signore dice a lui rispondendo solennemente: Tu sei Pietro e su questa pietra costruirò la mia Chiesa. Pietro, il povero uomo con tutte le sue debolezze e con la sua fede, diviene la pietra, associato proprio per questa sua fede a Gesù, è la roccia su cui è fondata la Chiesa. In tal modo, ancora una volta, vediamo che è Gesù Cristo la vera indefettibile roccia su cui poggia la nostra fede, su cui viene costruita tutta la Chiesa e così anche questa parrocchia. E Gesù lo incontriamo nell’ascolto della Sacra Scrittura; è presente e si fa nostro cibo nell’Eucaristia, vive nella comunità, nella fede della comunità parrocchiale. Tutto, quindi, nella chiesa edificio e nella Chiesa comunità parla di Gesù, tutto è relativo a Lui, tutto a Lui fa riferimento. E Gesù il Signore ci raccoglie nella grande comunità della Chiesa di tutti i tempi e di tutti i luoghi, stretta incomunione con il Successore di Pietro come roccia dell’unità. L’azione dei Vescovi e dei presbiteri, l’impegno apostolico e missionario di ogni fedele è proclamare e testimoniare con le parole e con la vita che Lui, il Figlio di Dio fatto uomo, è il nostro unico Salvatore.

A Gesù chiediamo di guidare la vostra comunità e di farla crescere sempre più nella fedeltà al suo Vangelo; domandiamogli di suscitare tante e sante vocazioni sacerdotali, religiose e missionarie; di rendere tutti i parrocchiani disponibili a seguire l’esempio dei santi Martiri Portuensi. Affidiamo questa nostra preghiera alle mani materne di Maria, Regina del Rosario. Sia Lei ad ottenere che si verifichi per noi, in questo giorno, la parola conclusiva della prima lettura. “La gioia del Signore sia la nostra forza” (cfr Ne 8,10). Solo la gioia del Signore e la forza della fede in Lui possono rendere, infatti, proficuo il cammino della vostra parrocchia. E così sia!


+PetaloNero+
Monday, December 17, 2007 3:06 PM
LE UDIENZE

Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina in Udienza:
Em.mo Card. José Saraiva Martins, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi;
Em.mo Card. Andrea Cordero Lanza di Montezemolo, Arciprete della Basilica Pontificia di San Paolo fuori le Mura;
S.E. Mons. Jean-Paul Gobel, Arcivescovo tit. di Galazia in Campania, Nunzio Apostolico in Iran;
Collegio dei Postulatori di Cause di Beatificazione e Canonizzazione della Congregazione delle Cause dei Santi.







+PetaloNero+
Monday, December 17, 2007 3:07 PM
UDIENZA AL COLLEGIO DEI POSTULATORI DELLA CONGREGAZIONE DELLE CAUSE DEI SANTI

Alle ore 12.15 di questa mattina, nella Sala Clementina, il Santo Padre Benedetto XVI riceve in Udienza il Collegio dei Postulatori di Cause di Beatificazione e Canonizzazione della Congregazione delle Cause dei Santi.
Pubblichiamo di seguito il discorso che il Papa rivolge loro:


DISCORSO DEL SANTO PADRE

Signor Cardinale,
Venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
cari fratelli e sorelle!

Sono lieto di accogliere e di dare il benvenuto a voi, cari postulatori e postulatrici accreditati presso la Congregazione delle Cause dei Santi, e colgo volentieri l’occasione per manifestarvi la mia stima e la mia riconoscenza per il lavoro che lodevolmente prestate nella trattazione delle cause di beatificazione e di canonizzazione. Saluto il Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, Cardinale José Saraiva Martins, e lo ringrazio per le cortesi parole che mi ha rivolto interpretando i comuni sentimenti. Con lui saluto il Segretario, Mons. Michele Di Ruberto, il Sottosegretario e gli officiali di codesto Dicastero, chiamato a dare una indispensabile e qualificata collaborazione al Successore di Pietro in un ambito di grande rilevanza ecclesiale.

L’odierno incontro cade quasi alla vigilia del 25° anniversario della promulgazione della Costituzione apostolica Divinus perfectionis Magister. Con tale documento, pubblicato il 25 gennaio del 1983 e tuttora in vigore, il mio amato Predecessore, il Servo di Dio Giovanni Paolo II, volle rivedere la procedura delle Cause dei Santi e, allo stesso tempo, provvedere ad un riassetto interno della Congregazione che venisse incontro alle esigenze degli studiosi e ai desideri dei pastori che, a più riprese, avevano sollecitato, nelle cause di beatificazione e di canonizzazione, una maggiore agilità di procedura, pur conservando sempre la solidità delle ricerche in questo campo tanto importante per la vita della Chiesa. Attraverso le beatificazioni e le canonizzazioni, infatti, essa rende grazie a Dio per il dono di suoi figli che hanno saputo rispondere generosamente alla grazia divina, li onora e li invoca come intercessori. In pari tempo, presenta questi fulgidi esempi all’imitazione di tutti i fedeli chiamati con il battesimo alla santità che è traguardo proposto ad ogni stato di vita. I santi e i beati, confessando con la loro esistenza Cristo, la sua persona, la sua dottrina e rimanendo a Lui strettamente uniti, sono quasi un’illustrazione vivente dell’uno e dell’altro aspetto della perfezione del divino Maestro.

Al tempo stesso, guardando a tanti nostri fratelli e sorelle, che in ogni epoca hanno fatto di se stessi un’offerta totale a Dio per il suo Regno, le comunità ecclesiali sono portate a prendere atto della necessità che anche in questo nostro tempo ci siano testimoni capaci di incarnare la perenne verità del Vangelo nelle circostanze concrete della vita, facendone uno strumento di salvezza per il mondo intero. Anche a questo ho voluto far riferimento scrivendo nella recente enciclica Spe salvi che "il nostro agire non è indifferente davanti a Dio e quindi non è neppure indifferente per lo svolgimento della storia. Possiamo aprire noi stessi e il mondo all'ingresso di Dio: della verità, dell'amore, del bene. È quanto hanno fatto i santi che, come «collaboratori di Dio», hanno contribuito alla salvezza del mondo" (n. 35). Negli ultimi decenni è aumentato l’interesse religioso e culturale per i campioni della santità cristiana, che mostrano il vero volto della Chiesa, sposa di Cristo "senza macchia né ruga" (cfr Ef 5,27). I santi, se giustamente presentati nel loro dinamismo spirituale e nella loro realtà storica, contribuiscono a rendere più credibile ed attraente la parola del Vangelo e la missione della Chiesa. Il contatto con essi apre la strada a vere risurrezioni spirituali, a conversioni durature e alla fioritura di nuovi santi. I santi normalmente generano altri santi e la vicinanza alle loro persone, oppure soltanto alle loro orme, è sempre salutare: depura ed eleva la mente, apre il cuore all’amore verso Dio e i fratelli. La santità semina gioia e speranza, risponde alla sete di felicità che gli uomini, anche oggi, avvertono.

L’importanza ecclesiale e sociale di proporre sempre nuovi modelli di santità rende, allora, particolarmente prezioso il lavoro di quanti collaborano nella trattazione delle cause di beatificazione e di canonizzazione. Tutti gli operatori delle cause dei santi, sebbene con ruoli distinti, sono chiamati a porsi esclusivamente al servizio della verità. Per questa ragione, nel corso dell’Inchiesta diocesana, le prove testimoniali e documentali vanno raccolte sia quando sono favorevoli sia quando sono contrarie alla santità e alla fama di santità o di martirio dei Servi di Dio. L’obiettività e la completezza delle prove raccolte in questa prima - e per certi versi fondamentale - fase del processo canonico svolto sotto la responsabilità dei Vescovi diocesani, devono essere seguite ovviamente dalla oggettività e dalla compiutezza delle Positiones, che i relatori della Congregazione preparano con la collaborazione delle Postulazioni. Basilare è quindi il compito dei postulatori, sia nella fase diocesana che nella fase apostolica del processo; è un compito che deve rivelarsi ineccepibile, ispirato da rettitudine e improntato ad assoluta probità. Ai postulatori sono richieste competenza professionale, capacità di discernimento e onestà nell’aiutare i Vescovi diocesani ad istruire inchieste complete, obiettive e valide tanto dal punto di vista formale che sostanziale. Non meno delicato e importante è l’aiuto che essi prestano al Dicastero delle Cause dei Santi nella ricerca processuale della verità da raggiungere mediante una appropriata discussione, che tenga conto della certezza morale da acquisire e dei mezzi di prova realisticamente disponibili.

Cari fratelli e sorelle, lo Spirito Santo, sorgente ed artefice della santità cristiana, vi illumini nel vostro lavoro e la Vergine Maria, Madre della Chiesa, i Santi, i Beati, i Servi di Dio, di cui state seguendo le Cause, vi ottengano dal Signore di svolgerlo sempre con fedeltà e amore alla verità. Alla preghiera per voi, unisco volentieri l’augurio che possiate seguire voi stessi le orme dei santi, così come hanno fatto diversi postulatori dei quali è in corso la Causa di beatificazione. Nell’imminenza ormai del Santo Natale, formulo infine fervidi voti augurali per voi e per le vostre famiglie e per le persone care, mentre di cuore tutti vi benedico.




















Il mondo di oggi ha bisogno figure di Santi che suscitino nell'uomo gioia e senso di imitazione: lo ha detto il Papa ai postulatori delle Cause di canonizzazione


I Santi generano santi e la santità semina gioia e speranza in un mondo che ne è assetato. Con parole di grande profondità, Benedetto XVI ha riflettuto sul lavoro svolto dai postulatori delle Cause di beatificazione e canonizzazione, ricevuti questa mattina per un’udienza definita “speciale” dal cardinale José Saraiva Martins, il prefetto della Congregazione che si occupa di vagliare le posizioni dei candidati agli onori degli altari. Il servizio di Alessandro De Carolis:


Venticinque anni fa, Giovanni Paolo II riformava con la Costituzione apostolica Divinus perfectionis Magister le procedure che oggi portano al riconoscimento delle virtù e quindi alla beatificazione o alla canonizzazione di un testimone del Vangelo. Procedure che riguardano la ricerca dei documenti e delle testimonianze in grado di avvalorare o meno quel fumus di santità che accompagna la vita e la morte - e talvolta il martirio - di alcune eccezionali figure che hanno consacrato la vita a Dio e al servizio della Chiesa. Benedetto XVI ha celebrato questi 25 anni davanti ad una folta platea “tecnica”, formata dal Collegio dei postulatori, cioè di quelle persone incaricate di verificare con “obiettività e completezza” le prove che dimostrino l’eccellenza dei candidati ai vari gradi della santità. Ma l’udienza è stata anzitutto l’occasione per riflettere sulla santità in sé e sul fatto che “negli ultimi decenni - ha osservato il Papa - è aumentato l’interesse religioso e culturale per i campioni della santità cristiana” che di volta in volta vengono proposti ai fedeli dalla Chiesa:


“Attraverso le beatificazioni e le canonizzazioni, infatti, essa rende grazie a Dio per il dono di suoi figli che hanno saputo rispondere generosamente alla grazia divina, li onora e li invoca come intercessori (…) I santi e i beati, confessando con la loro esistenza Cristo, la sua persona, la sua dottrina e rimanendo a Lui strettamente uniti, sono quasi un’illustrazione vivente dell’uno e dell’altro aspetto della perfezione del divino Maestro”.


Ecco perché il lavoro dei postulatori e di tutti coloro che sono coinvolti nella “fase diocesana” e in quella “apostolica” dei processi canonici è, per il Pontefice, “particolarmente prezioso”. Dunque, Benedetto XVI ha concluso richiamando le coscienze di ciascuno al valore alla “rettitudine” finalizzata alla sola “ricerca della verità”. Ai postulatori, ha detto:


“Sono richieste competenza professionale, capacità di discernimento e onestà nell’aiutare i Vescovi diocesani ad istruire inchieste complete, obiettive e valide tanto dal punto di vista formale che sostanziale. Non meno delicato e importante è l’aiuto che essi prestano al Dicastero delle Cause dei Santi nella ricerca processuale della verità da raggiungere mediante una appropriata discussione, che tenga conto della certezza morale da acquisire e dei mezzi di prova realisticamente disponibili”.

Di questi esempi di perfezione evangelica - o, secondo la bella espressione del cardinale Saraiva Martins, di questi “battiti del cuore della Chiesa” - ha certamente bisogno anche il nostro tempo, ha proseguito Benedetto XVI. “I santi - ha affermato rivolgendosi ai postulatori - se giustamente presentati nel loro dinamismo spirituale e nella loro realtà storica, contribuiscono a rendere più credibile ed attraente la parola del Vangelo e la missione della Chiesa”. E possono generare una auspicabile imitazione:


“Il contatto con essi apre la strada a vere risurrezioni spirituali, a conversioni durature e alla fioritura di nuovi santi. I santi normalmente generano altri santi e la vicinanza alle loro persone, oppure soltanto alle loro orme, è sempre salutare: depura ed eleva la mente, apre il cuore all’amore verso Dio e i fratelli. La santità semina gioia e speranza, risponde alla sete di felicità che gli uomini, anche oggi, avvertono”.


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+PetaloNero+
Monday, December 17, 2007 3:08 PM
Il Papa autorizza la promulgazione dei Decreti per sei nuove Beatificazioni. Riconosciute le virtù eroiche della piccola "Nennolina"



La Chiesa avrà presto 6 nuovi Beati: stamani Benedetto XVI ha autorizzato la Congregazione delle Cause dei Santi a promulgare i relativi Decreti. Tra questi anche quelli che riconoscono le virtù eroiche di 8 Servi di Dio, tra cui la piccola Antonia Meo conosciuta come Nennolina. Ce ne parla Sergio Centofanti:


Potrebbe essere la più giovane santa, non martire, della storia della Chiesa: Antonietta Meo, detta familiarmente “Nennolina”, nasce a Roma il 15 dicembre 1930, in una famiglia di solidi principi morali e religiosi. È una bambina vivace ed allegra, con una gran voglia di giocare. Un giorno si fa male sbattendo il ginocchio su un sasso, nel giardino dell’asilo. Il dolore non passa, i medici diranno: “osteosarcoma”. Si dovrà amputare la gamba. Tutti sono sconvolti, tranne lei. È la primavera del 1936. Nennolina, che ha poco più di cinque anni, dopo l’intervento, mette una pesante protesi ortopedica e continua la sua solita vita di bimba. Ma con una particolarità: in questo periodo difficile e doloroso scrive più di cento letterine rivolte a Gesù, Maria, a Dio Padre e allo Spirito Santo, che rivelano una vita di unione mistica davvero straordinaria. Semplici pensieri di bambina: “Caro Gesù – scrive - Tu che hai sofferto tanto sulla croce, io voglio fare tanti fioretti e voglio restare sempre sul Calvario vicino vicino a Te e alla Tua Mammina”. E ancora: “Caro Gesù bambino tu sei santo. Tu sei buono aiutami fammi questa grazia ridammi la mia gambina …Se non vuoi Fiat voluntas tua…Gesù amoroso…non partire più dal mio cuore resta sempre con me”. Nennolina si spegne il 3 luglio 1937: ha appena sei anni e mezzo.


I prossimi Beati sono Michele Sopocko, sacerdote diocesano; Giacomo Da Ghazir Haddad (al secolo: Khalil), sacerdote professo dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini e fondatore della Congregazione delle Suore Francescane della Croce in Libano; Maria Maddalena dell’Incarnazione Sordini (al secolo: Caterina), fondatrice dell’Istituto delle Suore dell’Adorazione Perpetua del Santissimo Sacramento; Giovanna Emilia de Villeneuve, fondatrice della Congregazione delle Suore dell’Immacolata Concezione; Vincenza Maria Poloni (al secolo: Luigia), fondatrice dell’Istituto delle Suore della Misericordia di Verona; Maria Giuseppina di Gesù Crocefisso Catanea (al secolo: Giuseppina); monaca professa dell’Ordine dei Carmelitani Scalzi; Francesco Mottola, sacerdote diocesano e fondatore dell’Istituto Secolare delle Oblate del Sacro Cuore.

Inoltre sono state riconosciute le virtù eroiche, oltre che di Antonia Meo, anche di Serafino Morazzone, sacerdote diocesano; di Raffaele Luigi Rafiringa, religioso professo dell’Istituto dei Fratelli delle Scuole Cristiane; di Stefano Nehmé (al secolo: Giuseppe), fratello professo dell’Ordine Libanese dei Maroniti; di Anna Maria Marovich, dell’Instituto delle Suore della Riparazione al Sacratissimo Cuore di Gesù e di Maria Immacolata; di Maria Piera de Micheli (al secolo: Giuseppa Maria), suora professa della Congregazione dell’Immacolata Concezione di Buenos Aires; di Emanuele Lozano Garrido, laico.

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+PetaloNero+
Monday, December 17, 2007 3:09 PM
Da Petrus

Padre Lombardi conferma: "Non ci sono le condizioni per un viaggio di Benedetto XVI in Terra Santa"

CITTA’ DEL VATICANO – “Il Papa in Terra Santa nel 2008? Non se ne parla”. Lo ha confermato padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa vaticana, nel corso della conferenza stampa del custode francescano di Terra Santa, padre Pierbattista Pizzaballa, sulla situazione dei cristiani in Israele e Palestina. ''Il Papa ha espresso piu' volte il suo desiderio di andare in Terra Santa - ha detto padre Lombardi -. Pero' ci vogliono sia delle condizioni di pacificazione generale dell'area, sia occorre tenere presenti i rapporti della Chiesa con le realta' locali e se ci sono segnali positivi da incoraggiare con un atto cosi' importante come il viaggio''. ''C'e' il desiderio da parte del Papa - ha ribadito Lombardi -, ma nessun progetto avviato. L'anno prossimo, poi, ci sono altri viaggi programmati, quindi non se ne parla''. Anche il segretario della Congregazione delle Chiese orientali, l'arcivescovo Antonio Maria Veglio', ha sottolineato che ''finche' la situazione si mantiene in questo modo sara' un po' difficile pensare a un viaggio del Santo Padre, anche se il Papa, ne sono certo, desidera veramente andare in Terra Santa''.
+PetaloNero+
Monday, December 17, 2007 3:09 PM
Da Petrus

Il rammarico vaticano: "Con Israele le trattative si sono arenate". Intanto Abu Mazen parteciperà alla Messa di Natale

CITTA’ DEL VATICANO - "I comunicati ufficiali dicono tutto o niente, ma questa volta dicono tutto: il niente che vi e' espresso e' la realta'". Monsignor Antonio Maria Veglio', segretario della Congregazione per le Chiese Orientali e membro della delegazione che ha partecipato nei giorni scorsi a Gerusalemme agli incontri ufficiali con il Governo Israeliano, ha sintetizzato con questa battuta la delusione vaticana per il trascinarsi delle trattative in corso con lo Stato di Israele sullo status giuridico e fiscale della Chiesa Cattolica in Terra Santa. "Sono 13 anni che ci riuniamo: e' un parto lungo, si debbono affrontare problemi delicati, preghiamo il buon Dio perche' prima che trascorrano altri 13 anni si arrivi a qualche conclusione: in queste cose noi uomini da soli non riusciamo, ma e' sempre meglio parlarci che piantare steccati, gia c'e' quel muro che fa veramente impressione". Rispondendo ai giornalisti, l'arcivescovo Veglio' ha poi precisato che "sui temi generali, come il desiderio di pace e il dialogo interreligioso, si giunge a dichiarazioni comuni ma sui punti concreti riguardanti la vita della comunita' cristiana ci si e' un po' arenati, tanto che l'unico risultato positivo e' che ci siamo cordialmente salutati e ci siamo dati appuntamento per il prossimo maggio qui a Roma". Monsignor Veglio' ha incontrato in queste ore i giornalisti vaticanisti insieme al custode di Terra Santa, padre Pierbattista Pizzaballa, che ha sottolineato da parte sua una delle cause dei continui rinvii degli incontri da parte israeliana: "Il problema e' quello delle proprieta', gli ebrei cercano di acquisire le maggior parte dei titoli perche' potranno farli valere quando nel processo di pace finalmente si parlera' di Gerusalemme e del suo status". ''Come previsto Abu Mazen partecipera' alla Messa di Natale. Ormai si tratta di un evento di Stato''. E' quanto ha affermato sempre il Custode di Terra Santa, il francescano Pierbattista Pizzaballa, incontrando i giornalisti nella Sala stampa vaticana. Padre Pizzaballa ha anche sottolineato che la comunita' cristiana di Gaza vive una fra le situazioni piu' difficili in Terra Santa. Sul fenomeno delle migrazioni dei cristiani dalla regione il custode ha spiegato che centinaia di famiglie negli ultimi anni hanno lasciato la zona controllata dall'Autorita' palestinese per trasferirsi a Gerusalemme o andare all'estero.
+PetaloNero+
Tuesday, December 18, 2007 2:54 PM
RINUNCE E NOMINE


RINUNCIA DEL VESCOVO DI MAN (COSTA D’AVORIO) E NOMINA DEL SUCCESSORE

Il Santo Padre Benedetto XVI ha accettato la rinuncia al governo pastorale della Diocesi di Man (Costa d’Avorio), presentata da S.E. Mons. Joseph Niangoran Teki, in conformità al canone 401 § 1 del Codice di Diritto Canonico.

Il Papa ha nominato Vescovo di Man (Costa d’Avorio), il Rev. Gaspard Béby Gnéba, Professore di Teologia spirituale e di Liturgia nel Seminario Maggiore di Teologia "Notre Dame" di Gagnoa.

Rev. Gaspard Béby Gnéba

Il Rev. Gaspard Béby Gnéba, è nato il 6 gennaio 1963 a Tehiri Guitry, nell’Arcidiocesi di Gagnoa. Dopo le scuole primarie, è entrato nel Seminario Minore di Gagnoa e, successivamente, ha studiato nel Seminario di Filosofia di Yopougon, per concludere poi la sua formazione teologica nel Seminario Maggiore di Abidjan. E’ stato ordinato sacerdote il 12 luglio 1992.
Dopo l’ordinazione è stato Vicario nella parrocchia della Cattedrale "Saint Anne" di Gagnoa e Direttore del Centro catechistico. In seguito ha compiuto studi di Teologia spirituale, conseguendo il Dottorato presso il Teresianum di Roma. Dal 2004 è Docente di Teologia spirituale e di Liturgia nel Seminario Maggiore di Teologia "Notre Dame" di Gagnoa.
+PetaloNero+
Tuesday, December 18, 2007 2:55 PM
Domani, l’ultima udienza generale del 2007 di Benedetto XVI. Mezzo milione i fedeli presenti ai tradizionali incontri del mercoledì con il Papa


Quella di domani è la 44.ma ed ultima udienza generale di Benedetto XVI del 2007. In questi 12 mesi, il Papa ha concluso il ciclo di catechesi sull’esperienza dei primi Apostoli ed ha iniziato un ciclo di catechesi sulla prima e seconda generazione nella Chiesa dopo gli Apostoli. Le udienze generali sono state seguite complessivamente da circa mezzo milione di pellegrini, giunti da ogni parte del mondo. Ripercorriamo alcuni passaggi delle catechesi del mercoledì di Benedetto XVI nel servizio di Alessandro Gisotti:


Il cammino della Chiesa nella storia, dall’esperienza straordinaria degli Apostoli alla fulgida testimonianza dei Padri apostolici: sono i temi sviluppati da Benedetto XVI nelle udienze generali di quest’anno. D’altro canto, nel tradizionale appuntamento del mercoledì - in Piazza San Pietro o in Aula Paolo VI - il Pontefice si è anche soffermato sui periodi forti dell’Anno liturgico e sui viaggi apostolici compiuti in Brasile e in Austria. Nella prima udienza generale dell’anno, il 3 gennaio, il Papa volge lo sguardo alla Grotta di Betlemme e invita tutti i cristiani ad accogliere questo evento che cambia per sempre la storia dell’uomo:


“Nella luce del Natale si manifesta a ciascuno di noi l’infinita bontà di Dio. In Gesù, il Padre celeste ha inaugurato una nuova relazione con noi; ci ha resi figli nello stesso Figlio”.

Il 14 febbraio, il Papa conclude il ciclo di catechesi sui testimoni del cristianesimo nascente menzionati negli scritti neo-testamentari. Benedetto XVI dedica la sua attenzione alle molte figure femminili che hanno svolto “un effettivo e prezioso ruolo nella diffusione del Vangelo”. “La loro testimonianza - avverte - non può essere dimenticata”:


“La storia del cristianesimo avrebbe avuto uno sviluppo ben diverso se non ci fosse stato il generoso apporto di molte donne”.

Con la meditazione su San Clemente Romano, il 7 marzo, Benedetto XVI inizia il nuovo ciclo di catechesi dedicato ai Padri Apostolici, cioè alla prima e seconda generazione nella Chiesa dopo gli Apostoli. Da Tertulliano a San Basilio, da San Gregorio Nazianzeno a San Girolamo, il Papa tratteggia, di settimana in settimana, la figura e l’eredità spirituale di questi giganti della fede. Il 28 marzo, parlando di Sant’Ireneo da Lione, sottolinea l’importanza dell’insegnamento dei vescovi, attraverso la tradizione ininterrotta dagli Apostoli:

“La Tradizione apostolica è 'pubblica', non privata o segreta. Per Ireneo non c'è alcun dubbio che il contenuto della fede trasmessa dalla Chiesa è quello ricevuto dagli Apostoli e da Gesù, dal Figlio di Dio. Non esiste altro insegnamento che questo. Pertanto chi vuole conoscere la vera dottrina basta che conosca 'la Tradizione che viene dagli Apostoli e la fede annunciata agli uomini': tradizione e fede che “sono giunte fino a noi attraverso la successione dei vescovi”.

E ai presuli di tutto il mondo, il Papa rivolge una calorosa esortazione il 24 ottobre, soffermandosi sulla figura del vescovo di Milano, Ambrogio. Un Santo, è la riflessione del di Benedetto XVI, che dimostra come la catechesi sia “inseparabile dalla testimonianza di vita”:


“Chi educa alla fede non può rischiare di apparire una specie di clown, che recita una parte 'per mestiere'. Piuttosto - per usare un'immagine cara a Origene, scrittore particolarmente apprezzato da Ambrogio - egli deve essere come il discepolo amato, che ha poggiato il capo sul cuore del Maestro, e lì ha appreso il modo di pensare, di parlare, di agire. Alla fine di tutto, il vero discepolo è colui che annuncia il Vangelo nel modo più credibile ed efficace”.


Nei suoi incontri con i pellegrini, il Papa non ha mancato di riflettere anche sui momenti più significativi del suo Pontificato, in primis i viaggi apostolici internazionali. Così, all’udienza generale del 23 maggio, sintetizza il valore della sua visita in Brasile:

“Il mio viaggio ha avuto anzitutto il valore di un atto di lode a Dio per le “meraviglie” operate nei popoli dell’America Latina, per la fede che ha animato la loro vita e la loro cultura durante più di cinquecento anni. In questo senso è stato un pellegrinaggio, che ha avuto il suo culmine nel Santuario della Madonna Aparecida, Patrona principale del Brasile”.


Il 12 settembre, invece, il Papa confida ai fedeli le emozioni vissute nel pellegrinaggio al Santuario mariano austriaco di Mariazell:


“Si è trattato di una presenza gioiosa e coinvolgente, di una Chiesa che, come Maria, è chiamata sempre a 'guardare a Cristo' per poterlo mostrare ed offrire a tutti; una Chiesa maestra e testimone di un 'sì' generoso alla vita in ogni sua dimensione; una Chiesa che attualizza la sua bimillenaria tradizione al servizio di un futuro di pace e di vero progresso sociale per l’intera famiglia umana”.

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+PetaloNero+
Wednesday, December 19, 2007 2:50 PM
RINUNCE E NOMINE


NOMINA DEL VESCOVO DI ALIWAL (SUD AFRICA)

Il Santo Padre Benedetto XVI ha nominato Vescovo di Aliwal (Sud Africa) il Rev.do Michael Wüstenberg, del clero di Hildesheim (Germania), missionario fidei donum, già Vicario Generale della diocesi di Aliwal.

Rev.do Michael Wüstenberg

Il Rev.do Michael Wüstenberg è nato il 19 luglio 1954 a Dortmund, nell’Arcidiocesi di Paderborn (Germania). È cresciuto a Harburg, vicino ad Hamburg (allora Diocesi di Hildesheim). Dopo l’educazione primaria e secondaria ad Hamburgo, ha svolto gli studi filosofici e teologici presso il Seminario "St. Georgen", a Frankfurt/Main, gestito dai Padri Gesuiti, e presso la Facoltà Teologica dell’Università di Freiburg. È stato ordinato sacerdote il 5 giugno 1982 a Hildesheim ed incardinato nella medesima Diocesi.

Dopo l’ordinazione sacerdotale ha ricoperto i seguenti incarichi: 1982-1985: Vicario parrocchiale ad Uelzen e a Bremen-Grohn; 1985-1992: Parroco nel Vicariato foraneo di Bremen Nord e, quale ultimo incarico in Germania, Parroco di St. Peter und Paul a Bremen-Lesum; 1992-2001: Giunto nel 1992 nella Diocesi di Aliwal come sacerdote fidei donum", ha svolto il ministero di parroco a Sterkspruit e, nel frattempo, ha svolto studi di Missiologia all’Università del Sud Africa (UNISA, Università per corrispondenza), ottenendo il Dottorato nella medesima materia (2001); 2001-2003: Vicario Generale della Diocesi di Aliwal; 2003-2006: "Staff member" del "Lumko Institute" (Istituto Nazionale della Pastorale), a Johannesburg.

Dal 2006: Professore di Teologia pastorale e omiletica al Seminario Maggiore St. John Vianney di Pretoria.

[01834-01.01]


NOMINA DEL VESCOVO DI SPEYER (GERMANIA)

Il Papa ha nominato Vescovo di Speyer (Germania) S.E. Mons. Karl-Heinz Wiesemann, finora Vescovo titolare di Macriana minore ed Ausiliare di Paderborn.

S.E. Mons. Karl-Heinz Wiesemann

S.E. Mons. Karl-Heinz Wiesemann è nato il 1° agosto 1961 a Herford (arcidiocesi di Paderborn). Ha compiuto gli studi filosofici e teologici dapprima presso la Facoltà teologica di Paderborn e poi nella Pontificia Università Gregoriana come alunno del Pontificio Collegio Germanico-Hungarico.

È stato ordinato sacerdote il 10 ottobre 1985 per la diocesi di Paderborn. Dal 1986 al 1990 ha svolto l’incarico di Vicario parrocchiale a Geseke. Nel 1990 ha ripreso gli studi a Roma conseguendo il dottorato in teologia. Dal 1994 al 1999 è stato dapprima amministratore parrocchiale e poi parroco di S. Maria Maddalena a Menden-Bösperde. Dal 1999 al 2002 è stato Prevosto della parrocchia dei Ss. Pietro ed Andrea a Brilon.

Il 4 luglio 2002 è stato eletto Vescovo titolare di Macriana minore ed Ausiliare dell’Arcivescovo di Paderborn. Ha ricevuto l’ordinazione episcopale l’8 settembre 2002.

[01836-01.01]


NOMINA DI AUSILIARE DI NITERÓI (BRASILE)

Il Santo Padre ha nominato Vescovo Ausiliare dell’arcidiocesi di Niterói (Brasile) il Rev.do Roberto Francisco Ferrería Paz, del clero dell’arcidiocesi di Porto Alegre, finora Parroco della Parrocchia "Nossa Senhora da Paz" a Porto Alegre, assegnandogli la sede titolare vescovile di Accia.

Rev.do Roberto Francisco Ferrería Paz

Il Rev.do Roberto Francisco Ferrería Paz è nato il 5 giugno 1953 a Montevideo, in Uruguay. Da molti anni è cittadino brasiliano. Ha compiuto gli studi di filosofia presso il Seminario maggiore di Porto Alegre e quelli di teologia prima presso l’Istituto di Teologia della Pontificia Università Cattolica di Porto Alegre e poi presso l’Istituto Teologico dell’arcidiocesi di São Sebastião do Rio de Janeiro. Ha ottenuto anche una specializzazione in Storia presso l’Università di Montevideo e di Diritto Canonico presso l’Istituto Superiore di Diritto Canonico di Rio de Janeiro.

Il 16 dicembre 1989 è stato ordinato sacerdote ed incardinato nel clero di Porto Alegre. In quest’arcidiocesi ha svolto le seguenti attività: Vicario parrocchiale della Parrocchia "São Luiz Gonzaga" (1990-1991); Professore di Diritto Canonico nella Pontificia Università Cattolica e nel Seminario maggiore di Viamão (1990-1996) e attualmente continua come professore della stessa disciplina nei corsi di specializzazione dell’Università; Parroco della Parrocchia "Nossa Senhora da Paz" (dal 1992 ad oggi); Giudice del Tribunale Ecclesiastico (1990-2006); Assistente Spirituale Arcidiocesano del Movimento "Encontro de Casais com Cristo" (dal 1995); Coordinatore Pastorale del Vicariato della Cultura (dal 2001); Vicario Giudiziale del Tribunale Interdiocesano Regionale di II Istanza (dal 2006); Responsabile per il settore dell’ecumenismo e del dialogo inter-religioso; Presidente della Commissione arcidiocesana per le Comunicazioni Sociali; Supervisore teologico del Giornale "Novo Milênio" e membro del Collegio dei Consultori.
+PetaloNero+
Wednesday, December 19, 2007 2:52 PM
L’UDIENZA GENERALE

L’Udienza Generale di questa mattina si è svolta alle ore 10.30 nell’Aula Paolo VI dove il Santo Padre ha incontrato gruppi di pellegrini e fedeli giunti dall’Italia e da ogni parte del mondo.

Nel discorso in lingua italiana, il Papa si è soffermato sul mistero del Natale ormai prossimo.

Dopo aver riassunto la Sua catechesi in diverse lingue, il Santo Padre Benedetto XVI ha rivolto particolari espressioni di saluto ai gruppi di fedeli presenti.

L’Udienza Generale si è conclusa con il canto del Pater Noster e la Benedizione Apostolica impartita insieme ai Vescovi presenti.



CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA

Cari fratelli e sorelle!

In questi giorni, via via che ci avviciniamo alla grande festa del Natale, la liturgia ci sprona a intensificare la nostra preparazione, ponendoci a disposizione molti testi biblici dell’Antico e del Nuovo Testamento, che ci stimolano a ben focalizzare il senso e il valore di questa annuale ricorrenza. Se da una parte il Natale ci fa commemorare il prodigio incredibile della nascita del Figlio Unigenito di Dio dalla Vergine Maria nella grotta di Betlemme, dall’altra ci esorta anche ad attendere, vegliando e pregando, lo stesso nostro Redentore, che nell’ultimo giorno "verrà a giudicare i vivi e i morti". Forse noi oggi, anche noi credenti, aspettiamo realmente il Giudice; tutti però aspettiamo giustizia. Vediamo tanta ingiustizia nel mondo, nel nostro piccolo mondo, nella casa, nel quartiere, ma anche nel grande mondo degli Stati, delle società. E aspettiamo che sia fatta giustizia. La giustizia è un concetto astratto: si fa giustizia. Noi aspettiamo che venga in concreto chi può fare giustizia. Ed in questo senso preghiamo: Vieni, Signore, Gesù Cristo come Giudice, vieni secondo il modo tuo. Il Signore sa come entrare nel mondo e creare giustizia. Preghiamo che il Signore, il Giudice, ci risponda, che realmente crei giustizia nel mondo. Aspettiamo giustizia, ma questo non può essere solo l’espressione di una certa esigenza nei confronti degli altri. Aspettare giustizia nel senso cristiano indica soprattutto che noi stessi cominciamo a vivere sotto gli occhi del Giudice, secondo i criteri del Giudice; che cominciamo a vivere in presenza sua, realizzando la giustizia nella nostra vita. Così, realizzando la giustizia, mettendoci alla presenza del Giudice, aspettiamo nella realtà la giustizia. E questo è il senso dell’Avvento, della vigilanza. Vigilanza dell’Avvento vuol dire vivere sotto gli occhi del Giudice e preparare così noi stessi e il mondo alla giustizia. In questo modo, quindi, vivendo sotto gli occhi del Dio-Giudice, possiamo aprire il mondo alla venuta del suo Figlio, predisporre il cuore ad accogliere "il Signore che viene". Il Bambino, che circa duemila anni or sono i pastori adorarono in una grotta nella notte di Betlemme, non si stanca di visitarci nella vita quotidiana, mentre come pellegrini siamo incamminati verso il Regno. Nella sua attesa il credente si fa allora interprete delle speranze dell'intera umanità; l’umanità anela alla giustizia e così, benché spesso in modo inconsapevole, aspetta Dio, aspetta la salvezza che solo Dio può donarci. Per noi cristiani questa attesa è segnata dalla preghiera assidua, come ben appare nella serie particolarmente suggestiva di invocazioni che ci vengono proposte, in questi giorni della Novena di Natale, sia nella Messa, nel canto al Vangelo, sia nella celebrazione dei Vespri, prima del cantico del Magnificat.

Ciascuna delle invocazioni, che implorano la venuta della Sapienza, del Sole di giustizia, del Dio-con-noi, contiene una preghiera rivolta all'Atteso delle genti, affinché affretti la sua venuta. Invocare il dono della nascita del Salvatore promesso, significa però anche impegnarsi a prepararne la strada, a predisporne una degna dimora non soltanto nell'ambiente attorno a noi, ma soprattutto nel nostro animo. Lasciandoci guidare dall’evangelista Giovanni, cerchiamo pertanto di volgere in questi giorni la mente e il cuore al Verbo eterno, al Logos, alla Parola che si è fatta carne e dalla cui pienezza abbiamo ricevuto grazia su grazia (cfr 1,14.16). Questa fede nel Logos Creatore, nella Parola che ha creato il mondo, in Colui che è venuto come Bambino, questa fede e la sua grande speranza appaiono oggi purtroppo lontane dalla realtà della vita vissuta ogni giorno, pubblica o privata. Questa verità pare troppo grande. Noi stessi ci arrangiamo secondo le possibilità che troviamo, almeno così sembra. Ma in questo modo il mondo diventa sempre più caotico ed anche violento: lo vediamo ogni giorno. E la luce di Dio, la luce della Verità, si spegne. La vita diventa oscura e senza bussola.

Quanto è allora importante che noi siamo realmente credenti e da credenti riaffermiamo con forza, con la nostra vita, il mistero di salvezza che reca con sé la celebrazione del Natale di Cristo! A Betlemme si è manifestata al mondo la Luce che illumina la nostra vita; ci è stata rivelata la Via che ci conduce alla pienezza della nostra umanità. Se non si riconosce che Dio si è fatto uomo, che senso ha festeggiare il Natale? La celebrazione diventa vuota. Dobbiamo innanzitutto noi cristiani riaffermare con convinzione profonda e sentita la verità del Natale di Cristo, per testimoniare di fronte a tutti la consapevolezza di un dono inaudito che è ricchezza non solo per noi, ma per tutti. Scaturisce di qui il dovere dell’evangelizzazione che è proprio la comunicazione di questo "eu-angelion", di questa "buona notizia". È quanto è stato richiamato di recente dal documento della Congregazione per la Dottrina della Fede, denominato Nota Dottrinale su alcuni aspetti dell’Evangelizzazione, che desidero consegnare alla vostra riflessione ed al vostro approfondimento personale e comunitario.

Cari amici, in questa ormai immediata preparazione al Natale la preghiera della Chiesa si fa più intensa, affinché si realizzino le speranze di pace, di salvezza, di giustizia di cui ancora oggi il mondo ha urgentemente bisogno. Chiediamo a Dio che la violenza sia vinta dalla forza dell'amore, le contrapposizioni cedano il posto alla riconciliazione, la volontà di sopraffazione si trasformi in desiderio di perdono, di giustizia e di pace. L'augurio di bontà e di amore che ci scambiamo in questi giorni raggiunga tutti gli ambiti del nostro vivere quotidiano. La pace sia nei nostri cuori, perché si aprano all'azione della grazia di Dio. La pace abiti nelle famiglie e possano trascorrere il Natale unite davanti al presepe e all'albero addobbato di luci. Il messaggio di solidarietà e di accoglienza che proviene dal Natale, contribuisca a creare una più profonda sensibilità verso le vecchie e le nuove forme di povertà, verso il bene comune, a cui tutti siamo chiamati a partecipare. Tutti i membri della comunità familiare, soprattutto i bambini, gli anziani, le persone più deboli, possano sentire il calore di questa festa, che si dilati poi per tutti i giorni dell'anno.

Il Natale sia per tutti festa della pace e della gioia: gioia per la nascita del Salvatore, Principe della pace. Come i pastori, affrettiamo fin d’ora il nostro passo verso Betlemme. Nel cuore della Notte Santa anche noi potremo allora contemplare il «Bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia», insieme con Maria e Giuseppe (Lc 2,12.16). Chiediamo al Signore di aprire il nostro animo, perché possiamo entrare nel mistero del suo Natale. Maria, che ha donato il suo grembo verginale al Verbo di Dio, che lo ha contemplato bambino tra le sue braccia materne, e che continua ad offrirlo a tutti quale Redentore del mondo, ci aiuti a fare del prossimo Natale un’occasione di crescita nella conoscenza e nell’amore di Cristo. E' questo l'augurio che formulo con affetto a tutti voi, qui presenti, alle vostre famiglie e a quanti vi sono cari.

Buon Natale a voi tutti!




SINTESI DELLA CATECHESI NELLE DIVERSE LINGUE



○ Sintesi della catechesi in lingua francese

Chers Frères et Sœurs,

Alors que nous nous approchons de la grande fête de la Nativité, les textes de l’Écriture que nous présente la liturgie nous incitent à intensifier notre préparation pour accueillir le salut que Dieu seul peut nous donner. Nous savons que l’existence de tout homme est une attente, animée pour les chrétiens par l’espérance évangélique. Aussi, la Communauté ecclésiale se fait-elle l’écho de tous les hommes de bonne volonté en invoquant la venue du Sauveur. Cette attente du retour du Seigneur est illuminée par la certitude que l’enfant adoré par les bergers à Bethléem, il y a deux mille ans, ne cesse depuis lors de nous visiter dans notre vie quotidienne, tandis que nous cheminons vers le Royaume.

En tant que chrétiens, nous devons réaffirmer avec conviction la vérité sur la naissance du Christ, pour rendre témoignage à ce don inattendu, qui est une richesse non seulement pour nous, mais aussi pour tous les hommes. C’est là que prend sa source notre devoir d’évangélisation, qui est la communication de cette Bonne Nouvelle. Je désire, à ce sujet, confier à votre réflexion personnelle et communautaire, la récente Note doctrinale de la Congrégation pour la Doctrine de la Foi sur quelques aspects de l’Évangélisation.

Je salue tous les pèlerins francophones. Que Marie, qui a offert au Verbe de Dieu son sein virginal et qui l’a contemplé entre ses bras maternels, fasse que ce Noël soit pour nous une occasion de grandir dans la connaissance et l’amour du Christ. C’est le souhait que je formule avec affection pour vous, ici présents, pour vos familles et pour toutes les personnes qui vous sont chères. Bon Noël à tous !



○ Sintesi della catechesi in lingua inglese

Dear Brothers and Sisters,

In this Advent season, the Church invites us to reflect on Christ’s birth and to prepare ourselves, in watchfulness and prayer, for his second coming. Advent is thus a time of joyful expectation that our hope, and indeed the hopes of all humanity, will find fulfilment in the peace and salvation which only God can give. "Waiting in joyful hope" for the Lord’s coming also means preparing his way, and welcoming him as the incarnate Son of God, the Truth which gives meaning to every human life. How important it is, then, to proclaim this mystery in all its saving power: the Son of Mary, born in Bethlehem, is the Light which illumines our life, the Way that leads to human fulfilment. The Good News of our salvation in Christ must be made known to a world which longs for this message of reconciliation, solidarity and hope. May this Christmas be for everyone a celebration of peace and joy: joy at the birth of the Prince of Peace. Together with Mary and Joseph, let us contemplate the new-born Child lying in the manger. Through the prayers of the Virgin Mother, may we grow in the knowledge and love of Christ the Saviour. A happy Christmas to you and your families!

I am pleased to greet the English-speaking pilgrims and students present at this Audience, especially those from the United States of America. Upon you and your loved ones, I invoke the Lord’s blessings of health and joy during this holy Season.



○ Sintesi della catechesi in lingua tedesca

Liebe Brüder und Schwestern!

Wachsame Erwartung und Vorbereitung prägen die letzten Tage vor dem Weihnachtsfest, und auch die Liturgie der Kirche stimmt uns mit besonders schönen Texten auf die Feier des großen Geheimnisses der Menschwerdung Gottes ein. Dazu gehören die bekannten O-Antiphonen. Diese Anrufungen greifen verschiedene Titel aus dem Alten Testaments auf und bringen damit die Erwartungshaltung des Volkes Gottes zum Ausdruck: O Weisheit hervorgegangen aus dem Mund des Höchsten; O Adonai, Herr und Führer des Hauses Israel; O Sproß aus Isais Wurzel; O Schlüssel Davids; O Morgenstern; O König aller Völker; O Emmanuel, „Gott-mit-uns". Die Antwort auf dieses sehnsüchtige Rufen bringt uns das Evangelium: „Das Wort ist Fleisch geworden und hat unter uns gewohnt." Der Sohn Gottes von Ewigkeit ist nun Sohn Mariens geworden.

Unseren Zeitgenossen fällt es zuweilen schwer, einen Bezug zu diesem zentralen Heilsgeheimnis zu finden. Aber welchen Sinn hat das Weihnachtsfest, wenn wir nicht glauben und bekennen, daß im Kind von Bethlehem Gott Mensch geworden ist? Darum sollen wir Christen gerade in diesen Tagen mutig die Wahrheit unseres Glaubens verkünden und unseren Mitmenschen die Frohe Botschaft des Evangeliums bringen.

Ganz herzlich heiße ich alle Pilger und Besucher deutscher Sprache willkommen. Zugleich grüße ich auch all jene, die Woche für Woche über Radio oder Fernsehen mit uns verbunden sind. Das schon nahe Weihnachtsfest sei für uns eine Gelegenheit, Christus tiefer zu erkennen und in der Liebe zu ihm und zueinander zu wachsen. Der Segen des menschgewordenen Gottes begleite und stärke euch alle!



○ Sintesi della catechesi in lingua spagnola

Queridos hermanos y hermanas:

A medida que se acerca la Navidad, la liturgia del Adviento nos alienta a prepararnos más intensamente para celebrarla, reproduciendo en nuestras almas los sentimientos de María y José en las horas que precedieron al nacimiento de Jesús. En Belén se manifestó al mundo la Luz que ilumina nuestra vida y nos fue revelado el Camino que conduce a la plenitud de la humanidad. ¿Qué sentido tiene festejar la Navidad si no se reconoce que Dios se hizo hombre? Los cristianos hemos de proclamar con convicción la verdad del nacimiento de Cristo, para testimoniar la certeza de un don inaudito, que es un tesoro no solamente para nosotros sino para todos. De aquí surge el deber de la evangelización, que consiste justamente en compartir esta buena noticia. Que los deseos de bondad y de amor que se intercambian en estos días lleguen a todos los ámbitos de nuestra vida cotidiana y contribuyan a crear una profunda sensibilidad ante todas las formas de pobreza. Que la Navidad sea para todos fiesta de paz y alegría por el nacimiento del Salvador, Príncipe de la paz.

Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua española. En particular, a los Tarsicios de Lucena, a las Delegaciones del Gobierno Mejicano y del Estado de Jalisco, a los Sacerdotes del Colegio Mejicano de Roma, así como a los demás grupos venidos de España y de otros países latinoamericanos. Pidamos al Señor que abra nuestra alma para que entre en ella el misterio de su Nacimiento. A todos vosotros y a vuestras familias os deseo una Santa y Feliz Navidad. Muchas gracias.




SALUTI PARTICOLARI NELLE DIVERSE LINGUE



○ Saluto in lingua portoghese

Para vós, amados peregrinos de língua portuguesa aqui presentes, para vossas famílias e quantos vos são queridos, faço votos de que o Natal seja uma festa de paz e de alegria: alegria pelo nascimento do Salvador, Príncipe da Paz. A Sua bênção desça sobre todos, concedendo aos vossos corações os mesmos sentimentos de Maria e José naqueles dias e horas que precederam o nascimento de Jesus. Ele, o Desejado dos povos, não Se cansa de visitar-vos na vida de todos os dias; aí reservai um espaço especial para Ele! Feliz e santo Natal!


○ Saluto in lingua polacca

Na ostatniej w tym roku audiencji, witam i pozdrawiam serdecznie pielgrzymów polskich. Życzę, by Boże Narodzenie było dla was i dla waszych bliskich świętem radości i pokoju; radości z narodzin Zbawiciela, Księcia Pokoju! Maryja, która tuli Jezusa do serca niech wyjedna umocnienie waszej wiary. Na duchową drogę ku Betlejem serdecznie wam błogosławię.

[In quest’ultima udienza dell’anno, saluto cordialmente i pellegrini polacchi. Auguro a voi e ai vostri cari che il Natale sia una festa piena di gioia e di pace: la gioia per la nascita del Salvatore, Principe della pace. Possa Maria, che stringe Gesù bambino sul suo cuore, intercedere per l’irrobustimento della vostra fede. Accompagnandovi nel vostro cammino spirituale a Betlemme, vi benedico di cuore.]


○ Saluto in lingua italiana

Rivolgo ora un cordiale saluto ai pellegrini di lingua italiana, ricordando, in modo speciale, gli esponenti del Movimento dei Focolari, le Suore Francescane Alcantarine, che celebrano il loro Capitolo Generale, i rappresentanti del Volontariato delle Provincie di Latina e Frosinone.

Desidero, poi, salutare i giovani, i malati e gli sposi novelli. A pochi giorni dalla solennità del Natale, possa l’amore, che Dio manifesta all’umanità nella nascita di Cristo, accrescere in voi, cari giovani, il desiderio di servire generosamente i fratelli. Sia per voi, cari malati, fonte di conforto e di serenità, perché il Signore viene a visitarci, recando consolazione e speranza. Ispiri voi, cari sposi novelli, a consolidare la vostra promessa di amore e di reciproca fedeltà.
+PetaloNero+
Wednesday, December 19, 2007 2:54 PM
Da www.radiovaticana.org

I cristiani testimonino la verità del mistero del Natale: così, Benedetto XVI nell’ultima udienza generale del 2007. L’auspicio del Papa affinché la Nascita di Gesù porti pace e giustizia all’umanità



Ogni cristiano ha il dovere di annunciare la verità del Natale, la nascita del Bambino di Betlemme che ha cambiato la storia dell’uomo: è l'esortazione di Benedetto XVI rivolta ai fedeli, in occasione della 44.ma ed ultima udienza generale del 2007, tenutasi in Aula Paolo VI. Il Papa ha auspicato che in questo Natale si concretizzino le speranze di pace e giustizia dell’umanità. Intanto, la Prefettura della Casa Pontificia ha reso noto che oltre 624 mila pellegrini hanno preso parte nel 2007 al tradizionale appuntamento del mercoledì in Piazza San Pietro o in Aula Paolo VI. Ma torniamo all’udienza di stamani, avvenuta in un clima festoso corredato da canti e cori natalizi, con il servizio di Alessandro Gisotti:



L’intera esistenza dell’uomo è un’attesa, animata per i cristiani dalla speranza evangelica: è la riflessione di Benedetto XVI, che ha sottolineato come l’Avvento, “per antonomasia tempo di vigile attesa” ci spinga a ripercorrere spiritualmente le emozioni trepidanti di Maria e Giuseppe nei giorni che precedettero la prodigiosa nascita di Gesù. Il discepolo di Cristo è allora chiamato, soprattutto in questo tempo, a predisporre il cuore ad accogliere “il Signore che viene”:


“L’attesa del credente si fa allora interprete delle speranze dell’intera umanità, che anela, talora persino in modo inconsapevole, alla salvezza che solo Dio può donarci”.


Le invocazioni proposte in questi giorni della Novena di Natale, ha aggiunto, esprimono l’attesa per il dono della Nascita del Salvatore promesso. Un avvenimento che chiede ad ognuno di noi di predisporre una “degna dimora non soltanto nell’ambiente attorno a noi, ma soprattutto nel nostro animo”. Il Papa ha poi aggiunto a braccio una riflessione sul senso della vigilanza nel tempo dell’Avvento. “La vigilanza – ha detto - vuol dire vivere sotto gli occhi del Giudice e preparare noi stessi così come il mondo per la Giustizia”. In questo modo, ha proseguito, “vivendo sotto gli occhi del Dio Giudice possiamo aprire il mondo per la venuta di suo Figlio, possiamo predisporre il cuore ad accogliere il Signore che viene”:


“Forse oggi noi, anche credenti, non aspettiamo realmente il Giudice, ma aspettiamo tutti la giustizia, perchè vediamo tante ingiustizie nel mondo, nel nostro piccolo mondo della casa e del quartiere e nel grande mondo degli Stati, delle società. Aspettiamo che ci sia giustizia. Ma giustizia è un concetto astratto. Chi fa giustizia? Aspettiamo che venga chi può fare giustizia. In questo senso preghiamo realmente: 'Vieni, Gesù Cristo come giudice nel tuo modo!' Il Signore sa come entrare nel mondo e creare giustizia”.

Quindi, il Papa ha rivolto il pensiero a come oggi, nel nostro mondo secolarizzato, caotico, si guardi alla Nascita del Signore. Ed ha esortato i credenti a testimoniare il mistero della Salvezza che reca con sé la celebrazione del Natale:


“Se non si riconosce che Dio si è fatto uomo, che senso ha festeggiare il Natale? Dobbiamo innanzitutto noi cristiani riaffermare con convinzione profonda e sentita la verità del Natale di Cristo per testimoniare di fronte a tutti la consapevolezza di un dono inaudito che è ricchezza non solo per noi, ma per tutti”.


Da questo mistero, ha avvertito, scaturisce il dovere dell’evangelizzazione, che è proprio “la comunicazione” di questa Buona Notizia. Un dovere, ha aggiunto, che è stato richiamato di recente dalla Nota della Congregazione per la Dottrina della Fede sull’evangelizzazione. Papa Benedetto ha, dunque, invocato il Signore che viene affinché doni pace all’umanità :


“Cari amici, in questa ormai immediata preparazione al Natale la preghiera della Chiesa si fa più intensa, affinché si realizzino le speranze di pace e di salvezza di cui ancora oggi il mondo ha urgentemente bisogno. Chiediamo a Dio che la violenza sia vinta dalla forza dell’amore, le contrapposizioni cedano il posto alla riconciliazione, la volontà di sopraffazione si trasformi in desiderio di perdono, di giustizia e di pace”.


Il messaggio di solidarietà e di accoglienza che proviene dal Natale, è stata la sua esortazione, “contribuisca a creare una più profonda sensibilità verso le vecchie e le nuove forme di povertà, verso il bene comune a cui tutti sono chiamati a partecipare”. Il Natale sia per tutti “festa della pace e della gioia”, è stato l’auspicio del Papa che ha chiesto al Signore di aprire il nostro animo “perché possiamo entrare nel mistero del suo Natale”. Infine, una dolce invocazione alla Madre del Bambino di Betlemme:


“Maria che ha donato il suo grembo verginale al Verbo di Dio, che lo ha contemplato bambino tra le sue braccia materne e che continua ad offrirlo a tutti quale Redentore del mondo, ci aiuti a fare del prossimo Natale un’occasione di crescita nella conoscenza e nell’amore di Cristo”.





Il Papa benedice il presepe messicano in mostra nell'Aula Paolo VI

Il Papa ha benedetto il presepe messicano e l’albero di Natale collocati nell’Aula Paolo VI per la mostra d’arte inaugurata questa mattina in Vaticano. Benedetto XVI ha incontrato la delegazione messicana guidata dalla moglie del presidente, Felipe Calderon. Nell’Aula Paolo VI l’espressione dell’arte messicana è illustrata anche attraverso il legno, la ceramica e la fotografia. I pezzi del presepe, in legno e intagliati a mano, sono decorati con pittura a tempera su foglia d’oro. L’albero è addobbato con una serie di raffinati pezzi in ceramica dipinti a mano. E’ stata anche allestita una mostra fotografica che propone diversi scatti artistici, tra cui quelli che ritraggono bambini messicani con costumi tipici della regione di Jalisco. La mostra d’arte e l’esposizione fotografica, che rientrano nelle iniziative per commemorare il XV anniversario dell’instaurazione dei rapporti diplomatici tra Santa Sede e Messico, si potranno visitare il mercoledì, giorno dell’udienza generale, fino al 2 febbraio del 2008. La composizione scenografica del Presepe in Piazza San Pietro, che sarà inaugurato il prossimo 24 dicembre, sarà infine arricchita con elementi scultorici del barocco messicano.

+PetaloNero+
Thursday, December 20, 2007 2:44 PM
LE UDIENZE

Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina in Udienza:

S.E. il Signor Nicolas Sarkozy, Presidente della Repubblica Francese, e Seguito;

Em.mo Card. Luigi Poggi, Archivista e Bibliotecario emerito di Santa Romana Chiesa;

S.E. il Signor Darko Tanasković, Ambasciatore di Serbia, in visita di congedo;

S.E. il Signor Mohammad Javad Faridzadeh, Ambasciatore della Repubblica Islamica dell’Iran, in visita di congedo.

Il Papa riceve questa mattina in Udienza:

Ragazzi dell’Azione Cattolica Italiana (ACR), per gli auguri di Natale.
+PetaloNero+
Thursday, December 20, 2007 2:45 PM
L’importanza delle religioni nel mondo, il futuro dell’Europa e la situazione in Medio Oriente al centro del colloquio in Vaticano tra Benedetto XVI e il presidente francese Sarkozy




Primo incontro, in Vaticano, tra Benedetto XVI e il presidente francese, Nicolas Sarkozy. Nel colloquio di stamani - informa una nota della Sala Stampa vaticana - sono stati affrontati “alcuni temi di comune interesse” riguardanti la situazione della Francia, “evocando i buoni rapporti esistenti tra la Chiesa Cattolica e la Repubblica francese, nonché il ruolo delle religioni”, specie la cattolica, nel mondo. “Particolare attenzione – prosegue la nota - è stata dedicata alla situazione internazionale, con riferimento al futuro dell’Europa, i conflitti in Medio Oriente, i problemi sociali e politici di alcuni Paesi africani e il dramma degli ostaggi”. Per una cronaca di questo incontro in Vaticano, il servizio di Alessandro Gisotti:

“Santità, Lei parla davvero un ottimo francese”: sono state le prime parole rivolte da Nicolas Sarkozy a Benedetto XVI, che lo ha accolto nella Biblioteca del Palazzo Apostolico con grande cordialità. Il presidente francese è arrivato in Vaticano alle 11.11 con un leggero ritardo rispetto all’orario previsto. Il Papa e Sarkozy hanno scambiato alcune parole in francese, quindi si sono chiuse le porte per il colloquio in forma privata durato circa 25 minuti. Al termine dell’udienza si è svolto il tradizionale scambio dei doni, che ha offerto l’occasione a Sarkozy e al seguito di rivolgere al Papa gli auguri per il Natale e l’Anno Nuovo. Il capo dell’Eliseo ha fatto dono al Papa di tre volumi, tra cui un’edizione antica dell'opera “La joie” e una copia del suo libro-intervista “La République, les religions, l'espérance”. Il Pontefice ha ricambiato con un medaglia del Pontificato. Il presidente francese ha avuto anche un colloquio con il cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone, che era accompagnato dall’arcivescovo Dominique Mamberti, segretario per i Rapporti con gli Stati. Prima di lasciare il Vaticano, Sarkozy si è soffermato in preghiera sulla tomba di Giovanni Paolo II. Oggi pomeriggio, il presidente Nicolas Sarkozy prenderà possesso del Capitolo del Laterano assumendo il titolo di Canonico d’Onore. Si tratta di un privilegio accordato nel 1604 al re di Francia, Enrico IV, che è perdurato sino ad oggi. Dunque, i capi di Stato francese sono di diritto anche Canonici d’Onore. Secondo tradizione, in occasione di una visita in Vaticano, il presidente della Repubblica francese si reca nella Basilica del Laterano per salutare il cardinale arciprete e il capitolo della Basilica. Un evento che si rinnoverà oggi, quando alle ore 16, il presidente Sarkozy sarà alla Basilica Lateranense per partecipare alla Celebrazione di preghiera per la Francia, una cerimonia presieduta dal cardinale vicario Camillo Ruini, arciprete della Basilica. Nel corso dell'evento è previsto un discorso del capo dell'Eliseo. Dopo la cerimonia al Laterano, il presidente francese sarà ricevuto al Quirinale dal suo omologo italiano, Giorgio Napolitano, quindi avrà un vertice in serata con il premier italiano Prodi e il premier spagnolo Zapatero. Cinquantadue anni, di origini ungherese, Nicolas Sarkozy il 6 maggio 2007 è stato eletto ventitreesimo presidente della Repubblica francese, il sesto della Quinta Repubblica. Sarkozy è il primo capo dello Stato francese nato dopo la fine della Seconda guerra mondiale.


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