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Ratzigirl
Friday, September 16, 2005 2:29 PM
Nuovi inviti ad Ankara e in Israele
Si delinea la nuova agenda 2006 per Papa Benedetto, come si evince da queste dichiarazioni Ansa appena giunte:

L'annuncio e' venuto dal ministero degli Esteri turco: il presidente Ahmet Necdet Sezer ha invitato il Papa a visitare la Turchia per il 2006 e non, come era dato ormai quasi per scontato, per la fine di novembre di quest'anno. In un comunicato ufficiale del governo turco si legge che "la Turchia segue da vicino gli sforzi dispiegati dal Papa Benedetto XVI per rafforzare il dialogo e la tolleranza fra le religioni".


I rabbini capo d'Israele Jona Metzgher e Slomo Amar, ricevuti questa mattina nella residenza estiva di Castelgandolfo, hanno invitato Benedetto XVI in Israele. L'invito segue quello ufficiale del governo di Tel Aviv. Papa Ratzinger ha accolto con gratitudine l'invito dei rabbini capo ashkenazita e sefardita, che gli hanno rivolto anche un accorato appello affinche' si adoperi per impedire la distruzione dei Templi nella West Bank. "Siamo molto addolorati per quello che sta avvenendo - ha detto il rabbino Metzgher al termine dell'udienza - gli atti di vandalismo contro le sinagoghe potrebbero anche avere un effetto domino. Per questo abbiamo rivolto al pontefice un appello".

Qui il video dell'incontro Clicca QUI
Ratzigirl
Saturday, September 17, 2005 12:32 PM
Udienza privata
Ratzinger incontra il suo successore...di Monaco



Colloquio a quattr'occhi questa mattina tra Benedetto XVI e il suo successore alla guida della diocesi di Monaco di Baviera. Papa Ratzinger ha ricevuto questa mattina in udienza, nel Palazzo Apostolico di Castelgandolfo, il card. Friedrich Wetter, arcivescovo di Monaco e Friburgo.

Ratzigirl
Sunday, September 18, 2005 2:16 PM
Angelus 18 settembre


I sacerdoti diano testimonianza coerente dell’Eucaristia, ‘’segreto della loro santificazione’’. È l’invito lanciato da Benedetto XVI all’Angelus di oggi, alla presenza di migliaia di fedeli riunitisi nel cortile del palazzo apostolico di Castel Gandolfo. Parlando della ‘’relazione tra la santità, via e meta del cammino della Chiesa e di ogni cristiano, e l’Eucaristia’’, il papa spiega che il sacerdote ‘’deve essere prima di tutto adoratore e contemplativo dell’Eucaristia’’. Un esempio dato da “santi ministri dell’Altare”, come san Giovanni Crisostomo, san Pio da Pietrelcina e san Giovanni Maria Vianney. Preghiamo la Madonna, dice il papa, affinché i sacerdoti ‘’traggano da questo Anno dell’Eucaristia il frutto di un rinnovato amore al Sacramento che celebrano”.


Cari fratelli e sorelle!

Mentre l’Anno dell’Eucaristia si avvia al termine, vorrei riprendere un tema particolarmente importante, che stava tanto a cuore anche al venerato mio predecessore Giovanni Paolo II: la relazione tra la santità, via e meta del cammino della Chiesa e di ogni cristiano, e l’Eucaristia. In particolare, il mio pensiero va quest’oggi ai sacerdoti, per sottolineare che proprio nell’Eucaristia sta il segreto della loro santificazione. In forza della sacra Ordinazione, il sacerdote riceve il dono e l’impegno di ripetere sacramentalmente i gesti e le parole con i quali Gesù, nell’Ultima Cena, istituì il memoriale della sua Pasqua. Tra le sue mani si rinnova questo grande miracolo d’amore, del quale egli è chiamato a diventare sempre più fedele testimone e annunciatore (cfr Lett. ap. Mane nobiscum Domine, 30). Ecco perché il presbitero dev’essere prima di tutto adoratore e contemplativo dell’Eucaristia, a partire dal momento stesso in cui la celebra. Sappiamo bene che la validità del Sacramento non dipende dalla santità del celebrante, ma la sua efficacia, per lui stesso e per gli altri, sarà tanto maggiore quanto più egli lo vive con fede profonda, amore ardente, fervido spirito di preghiera.

Durante l’anno, la Liturgia ci presenta come esempi santi ministri dell’Altare, che hanno attinto la forza dell’imitazione di Cristo dalla quotidiana intimità con lui nella celebrazione e nell’adorazione eucaristica. Qualche giorno fa abbiamo fatto memoria di san Giovanni Crisostomo, patriarca di Costantinopoli alla fine del quarto secolo. Fu definito "bocca d’oro" per la sua straordinaria eloquenza; ma venne anche chiamato "dottore eucaristico", per la vastità e la profondità della sua dottrina sul santissimo Sacramento. La "divina liturgia" che più viene celebrata nelle Chiese orientali porta il suo nome, e il suo motto: "basta un uomo pieno di zelo per trasformare un popolo", evidenzia quanto efficace sia l’azione di Cristo attraverso i suoi ministri. Nella nostra epoca, spicca poi la figura di san Pio da Pietrelcina, che ricorderemo venerdì prossimo. Celebrando la santa Messa, egli riviveva con tale fervore il mistero del Calvario da edificare la fede e la devozione di tutti. Anche le stigmate, che Dio gli donò, erano espressione di intima conformazione a Gesù crocifisso. Pensando ai sacerdoti innamorati dell’Eucaristia, non si può inoltre dimenticare san Giovanni Maria Vianney, umile parroco di Ars ai tempi della rivoluzione francese. Con la santità della vita e lo zelo pastorale, egli riuscì a fare di quel piccolo paese un modello di comunità cristiana animata dalla Parola di Dio e dai Sacramenti.

Ci rivolgiamo ora a Maria, pregando in modo speciale per i sacerdoti del mondo intero, affinché traggano da questo Anno dell’Eucaristia il frutto di un rinnovato amore al Sacramento che celebrano. Per intercessione della Vergine Madre di Dio, possano sempre vivere e testimoniare il mistero che è posto nelle loro mani per la salvezza del mondo.







Riportiamo di seguito il testo integrale dei saluti del Santo Padre dopo la recita dell'Angelus Domini:

Chers pèlerins francophones, je vous salue cordialement. Aujourd’hui, dans l’Évangile, le Christ nous appelle tous à travailler à sa vigne, à être des missionnaires de la Bonne Nouvelle, pour transmettre à tous, notamment aux jeunes, le désir de faire de leur vie quelque chose de beau et de marcher dans la voie du bonheur proposé par le Seigneur.

I extend a warm welcome to all the English-speaking visitors present at today’s Angelus. May your time here at Castel Gandolfo and your stay in Rome be filled with joy and deepen your love of the universal Church. I wish you a happy and blessed Sunday!

Einen frohen Gruß richte ich an die Pilger und Besucher aus den Ländern deutscher Sprache. Gottes Güte kennt keine Grenzen. Seine Gerechtigkeit übersteigt alle menschlichen Maßstäbe. Der Herr kennt unsere Mühen und belohnt das Gute. Jederzeit wollen wir Ihm für seine Gnade danken. Gottes Segen begleite euch in Arbeit und Freizeit!

Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua española aquí presentes, así como a los que están unidos a esta oración mariana a través de la radio o la televisión. Con las palabras del apóstol Pablo, de la liturgia de este domingo, os exhorto a llevar una vida digna del Evangelio de Cristo. ¡Feliz día del Señor!

[In polacco] Saluto cordialmente tutti i polacchi qui presenti. Vi ringrazio per la vostra presenza a Castel Gandolfo. Nella mia preghiera affido a Dio voi e anche i lavoratori che oggi fanno il pellegrinaggio a Jasna Góra. Dio vi benedica e vi ricolmi dei suoi doni.

Sono lieto di accogliere le famiglie del Movimento dei Focolari, venute da diversi Paesi d’Europa per un incontro formativo sui valori e i compiti connessi al sacramento del Matrimonio. Saluto con affetto i pellegrini di lingua italiana, in particolare i gruppi di fedeli provenienti da Vighizzolo d’Este, Cavarzere, Brembio, Prato, Bitonto, Brindisi, Lerchi e Pizzoni, come pure il Terz’Ordine Francescano Secolare da Molfetta e l’Associazione Nuovi Castelli Romani.

A tutti auguro una buona domenica
Ratzigirl
Monday, September 19, 2005 7:30 PM
UDIENZA AI PARTECIPANTI AL CONVEGNO PER I VESCOVI NOVELLI


Alle ore 12.15 di oggi, nella Sala degli Svizzeri del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo, Benedetto XVI riceve in Udienza i partecipanti al Convegno per i Vescovi nominati nel corso degli ultimi dodici mesi, e rivolge loro il discorso che pubblichiamo di seguito:


DISCORSO DEL SANTO PADRE

Cari Confratelli nell'Episcopato!

Con grande affetto vi saluto con l'augurio di Cristo Risorto agli Apostoli: "La pace sia con voi!". All'inizio del vostro ministero episcopale siete venuti in pellegrinaggio alla Tomba di San Pietro per rinnovare la fede, per riflettere sulle vostre responsabilità di Successori degli Apostoli e per esprimere la vostra comunione con il Papa.

Le giornate di studio organizzate per i Vescovi di recente nomina sono un appuntamento ormai tradizionale e vi offrono l'opportunità di riflettere su alcuni aspetti importanti del ministero episcopale in un fraterno scambio di pensieri e di esperienze. Tale incontro si inserisce nelle iniziative della formazione permanente del Vescovo, che è stata auspicata dall'Esortazione Apostolica "Pastores gregis". Se molteplici motivi richiedono per il Vescovo un impegno di aggiornamento, a maggior ragione è utile che egli abbia, all'inizio della sua missione, la possibilità di svolgere una adeguata riflessione sulle sfide e sui problemi che lo attendono. Queste giornate vi permettono anche di conoscervi personalmente e di fare una concreta esperienza di quell' affetto collegiale che deve animare il vostro ministero.

Ringrazio il Cardinale Giovanni Battista Re per aver interpretato i vostri sentimenti. Cordialmente saluto Monsignor Antonio Vegliò, Segretario della Congregazione per le Chiese Orientali, e sono lieto che i Vescovi di rito orientale abbiano aderito a questa iniziativa insieme con i Confratelli di rito latino, pur prevedendo di avere anche speciali momenti di incontro nel menzionato Dicastero per le Chiese Orientali.

Muovendo i primi passi nell'ufficio episcopale vi siete già resi conto di quanto siano necessari l'umile fiducia in Dio ed il coraggio apostolico, che nasce dalla fede e dal senso di responsabilità del Vescovo. Ne era consapevole l'apostolo Paolo che davanti al lavoro pastorale riponeva la sua speranza unicamente nel Signore riconoscendo che la sua forza proveniva solo da Lui. Infatti egli affermava: "tutto posso in colui che mi dà la forza" (Fil 4,13). Ciascuno di voi, cari Fratelli, deve essere certo che nello svolgimento del ministero non è mai solo, perché il Signore gli è vicino con la sua grazia e la sua presenza, come ci ricorda la Costituzione dogmatica Lumen gentium nella quale è riaffermata la presenza di Cristo Salvatore nella persona e nell'azione ministeriale del Vescovo (cfr n. 21).

Fra i vostri compiti vorrei sottolineare quello di essere Maestri della fede. L'annuncio del Vangelo è all'origine della Chiesa e del suo sviluppo nel mondo, come anche della crescita nella fede dei fedeli. Gli Apostoli ebbero piena consapevolezza dell'importanza primaria di questo loro servizio: per poter essere a piena disposizione del ministero della parola scelsero i diaconi e li deputarono al servizio della carità (At 6, 2-4). Come Successori degli Apostoli, cari Confratelli, siete doctores fidei, dottori autentici che annunziano al popolo, con la stessa autorità di Cristo, la fede da credere e da vivere. Ai fedeli affidati alle vostre cure pastorali dovete far riscoprire la gioia della fede, la gioia di essere amati personalmente da Dio, che ha dato il suo Figlio Gesù per la nostra salvezza. Credere, infatti, consiste, come ben sapete, soprattutto nell' affidarsi a Dio che ci conosce e ci ama personalmente e accogliere la Verità che ha rivelato in Cristo con quell'atteggiamento confidente che ci porta ad avere fiducia in Lui, Rivelatore del Padre. Nonostante le nostre debolezze e i nostri peccati, Egli ci ama e questo suo amore da’ senso alla vita nostra e a quella del mondo.

La risposta a Dio esige quel cammino interiore che porta il credente ad incontrarsi con il Signore. Tale incontro è possibile solo se l'uomo è capace di aprire il suo cuore a Dio, che parla nella profondità della coscienza. Ciò esige interiorità, silenzio, vigilanza, atteggiamenti che vi invito, oltre che a vivere in prima persona, a proporre anche ai vostri fedeli, cercando di predisporre opportune iniziative di tempi e di luoghi che aiutino a scoprire il primato della vita spirituale.

Nella scorsa festa dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, ho consegnato alla Chiesa il Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica, sintesi fedele e sicura del più vasto testo precedente. Oggi, idealmente consegno a ciascuno di voi questi due documenti fondamentali della fede della Chiesa, perché siano punto di riferimento del vostro insegnamento e segno della comunione di fede che viviamo. Il genere dialogico del Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica e l'uso delle immagini vogliono aiutare ciascun fedele a porsi personalmente davanti alla chiamata di Dio che echeggia nella coscienza per instaurare un colloquio intimo e personale con Lui; un colloquio che si allarga alla comunità nella preghiera liturgica traducendosi in formule e riti non privi di una loro bellezza che favorisce la contemplazione dei misteri di Dio. La lex credendi diventa così lex orandi.

Vi esorto ad essere vicini ai vostri sacerdoti, ma anche ai molti catechisti delle vostre diocesi, che vi affiancano nel vostro ministero: giunga a ciascuno di loro, attraverso di voi, il mio saluto ed il mio incoraggiamento. Adoperatevi perché l'anno dell'Eucaristia che volge ormai al termine lasci nel cuore dei fedeli il desiderio di radicare sempre più tutta la loro vita nell'Eucaristia. Sia l’Eucaristia, anche per voi, la forza ispiratrice del vostro ministero pastorale. Lo stesso modo di celebrare la Messa da parte del Vescovo nutre la fede e la devozione dei propri sacerdoti e fedeli. Ed ogni Vescovo, come "primo dispensatore dei misteri di Dio" è in diocesi il responsabile dell'Eucaristia: ha cioè il compito di vigilare per una degna e decorosa celebrazione dell'Eucaristia e di promuovere il culto eucaristico. Particolare cura poi ogni Vescovo deve avere per la partecipazione dei fedeli alla Messa domenicale nella quale risuona la Parola di vita e Cristo stesso si rende presente sotto le specie del pane e del vino. La Messa, inoltre, permette ai fedeli di alimentare il senso anche comunitario della fede.

Cari Confratelli, abbiate grande fiducia nella grazia e sappiate infondere questa fiducia nei vostri collaboratori, perché la perla preziosa della fede sia sempre splendente, custodita, difesa e trasmessa nella sua purezza. Su ciascuno di voi e sulle vostre diocesi invoco la protezione di Maria, mentre a ciascuno imparto di cuore la mia Benedizione.

Ratzigirl
Wednesday, September 21, 2005 12:22 PM
Udienze mercoledì 21 Settembre
CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA

1. È risuonata ora la seconda parte del Salmo 131, un canto che evoca un evento capitale nella storia d’Israele: la traslazione dell’arca del Signore nella città di Gerusalemme.

Davide era stato l’artefice di questo trasferimento, attestato nella prima parte del Salmo, da noi già considerata. Il re, infatti, aveva emesso il giuramento di non stabilirsi nel palazzo reale se prima non avesse trovato una dimora per l’arca di Dio, segno della presenza del Signore accanto al suo popolo (cfr vv. 3-5).

A quel giuramento del sovrano risponde ora il giuramento di Dio stesso: «Il Signore ha giurato a Davide e non ritratterà la sua parola» (v. 11). Questa solenne promessa, in sostanza, è la medesima che il profeta Natan aveva fatto, a nome di Dio, allo stesso Davide; essa riguarda la discendenza davidica futura, destinata a regnare stabilmente (cfr 2Sam 7,8-16).

2. Il giuramento divino coinvolge, però, l’impegno umano, tant’è vero che è condizionato da un «se»: «Se i tuoi figli custodiranno la mia alleanza» (Sal 131,12). Alla promessa e al dono di Dio, che non ha nulla di magico, deve rispondere l’adesione fedele e operosa dell’uomo in un dialogo che intreccia due libertà, la divina e l’umana.

A questo punto il Salmo si trasforma in un canto che esalta gli effetti stupendi sia del dono del Signore, sia della fedeltà di Israele. Si sperimenterà, infatti, la presenza di Dio in mezzo al popolo (cfr vv. 13-14): egli sarà come un abitante tra gli abitanti di Gerusalemme, come un cittadino che vive con gli altri cittadini le vicende della storia, offrendo però la potenza della sua benedizione.

3. Dio benedirà i raccolti, preoccupandosi dei poveri perché abbiano a sfamarsi (cfr v. 15); stenderà il suo manto protettivo sui sacerdoti offrendo loro la sua salvezza; farà sì che tutti i fedeli vivano nella gioia e nella fiducia (cfr v. 16).

La benedizione più intensa è riservata ancora una volta a Davide e alla sua discendenza: «Là farò germogliare la potenza di Davide, preparerò una lampada al mio consacrato. Coprirò di vergogna i suoi nemici, ma su di lui splenderà la corona» (vv. 17-18).

Ancora una volta, come era accaduto nella prima parte del Salmo (cfr v. 10), entra in scena la figura del «Consacrato», in ebraico «Messia», annodando così la discendenza davidica al messianismo che, nella rilettura cristiana, trova piena attuazione nella figura di Cristo. Le immagini usate sono vivaci: Davide è rappresentato come un germoglio che cresce vigoroso. Dio illumina il discendente davidico con una lampada sfavillante, simbolo di vitalità e di gloria; una corona splendida segnerà il suo trionfo sui nemici e quindi la vittoria sul male.

4. A Gerusalemme, nel tempio che custodisce l’arca e nella dinastia davidica, si attua la duplice presenza del Signore, quella nello spazio e quella nella storia. Il Salmo 131 diventa, allora, una celebrazione del Dio-Emmanuele che sta con le sue creature, vive accanto ad esse e le benefica, purché rimangano unite a lui nella verità e nella giustizia. Il centro spirituale di questo inno è già preludio alla proclamazione giovannea: «Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi» (Gv 1,14).

5. Concludiamo ricordando che l’inizio di questa seconda parte del Salmo 131 è stato abitualmente usato dai Padri della Chiesa per descrivere l’incarnazione del Verbo nel grembo della Vergine Maria.

Già sant'Ireneo, richiamandosi alla profezia di Isaia sulla vergine partoriente, spiegava: «Le parole: "Ascoltate, dunque, casa di Davide" (Is 7,13) indicano che il re eterno, che Dio aveva promesso a Davide di suscitare dal "frutto del suo seno" (Sal 131,11), è quello stesso che è nato dalla Vergine, proveniente da Davide. Perciò gli aveva promesso un re che sarebbe nato dal "frutto del suo seno", espressione che indica una vergine incinta. Dunque la Scrittura... pone ed afferma il frutto del seno per proclamare che la generazione di colui che doveva venire sarebbe avvenuta dalla Vergine. Come appunto Elisabetta, ripiena di Spirito Santo, attestò dicendo a Maria: "Benedetta sei tu fra le donne e benedetto è il frutto del tuo seno" (Lc 1,42). Così lo Spirito Santo indica a quelli che vogliono ascoltarlo che nel parto della Vergine, cioè di Maria, si è compiuta la promessa, fatta da Dio a Davide, di suscitare un re dal frutto del suo seno» (Contro le eresie, 3,21,5: Già e Non Ancora, CCCXX, Milano 1997, p. 285).

E così vediamo nel grande arco, che va dal Salmo antico fino all’Incarnazione del Signore, la fedeltà di Dio. Nel Salmo appare e traspare già il mistero di un Dio che abita con noi, che diventa uno con noi nell’Incarnazione. E questa fedeltà di Dio e la nostra fiducia nei cambiamenti della storia sono a nostra gioia.

[01128-01.01] [Testo originale: Italiano]


SINTESI DELLA CATECHESI NELLE DIVERSE LINGUE

? Sintesi della catechesi in lingua francese

? Sintesi della catechesi in lingua inglese

? Sintesi della catechesi in lingua tedesca

? Sintesi della catechesi in lingua spagnola

? Sintesi della catechesi in lingua francese

Chers Frères et Sœurs,

La deuxième partie du Psaume 131 que nous venons d’écouter est un chant qui évoque le transfert de l’arche du Seigneur à Jérusalem. Le roi David avait fait le serment de ne pas s’établir dans le palais royal avant que ne soit trouvée une demeure pour l’arche de Dieu, signe de la présence du Seigneur au milieu de son peuple. Au serment de David correspond le serment de Dieu «qui a juré de ne jamais reprendre sa parole». Le serment divin appelle l’engagement humain: à la promesse et au don de Dieu, doit répondre l’adhésion active et fidèle de l’homme, dans un dialogue qui unit la liberté divine et la liberté humaine. Comme dans la première partie du Psaume, la figure du «Messie» est évoquée, liant ainsi la descendance de David au messianisme, qui trouve sa pleine réalisation dans la personne du Christ. Le Psaume 131 devient alors une célébration du Dieu-Emmanuel, qui demeure avec les hommes et qui les bénit, pour qu’ils restent unis à lui dans la vérité et dans la justice. Cette hymne annonce ce qui sera proclamé dans le Prologue de l’Évangile de Jean: «Le Verbe s’est fait chair et il a habité parmi nous» (1, 14).

Je suis heureux d’accueillir les pèlerins francophones présents ce matin, notamment les membres du Chapitre général des Servantes du Très-Saint-Sacrement, un groupe de pèlerins du Sénégal, conduit par Mgr Ndiaye, Évêque de Kaolack, et des pèlerins du diocèse de Tournai, accompagnés de Mgr Harpigny. Puisse votre séjour à Rome affermir votre foi et faire de vous des témoins de l’Évangile !

[01129-03.01] [Texte original: Français]

? Sintesi della catechesi in lingua inglese

Dear Brothers and Sisters,

Today we focus our attention on Psalm 113 which reminds us of one of the most important events in the history of Israel, namely the transfer of the Ark of the Lord to the City of Jerusalem. King David promised to find a permanent place for the Ark, symbolizing God’s presence among his people, before he would build a palace for himself. His oath receives the Lord’s approval in God’s promise never to "go back on his word", echoing the Prophecy he made through Nathan to establish David’s kingdom forever. God’s people are urged to remain faithful to his covenant, entering into a dialogue that links human and divine freedom. Once again the figure of the Consecrated-one, the Messiah, enters the picture. Christians will later see the fulfilment of this figure in the person of Christ. We conclude by recalling that this psalm was often used by the Fathers of the Church to describe the incarnation of the Word in the Womb of the Virgin Mary. As Saint Ireneus said, "she completed the promise made by God to David, bringing forth a king as the fruit of her womb". May we, like Mary, always respond to God’s covenant with joy and perseverance.

I am pleased to welcome the English-speaking pilgrims present at this Audience, especially those from England, Scotland, Ireland, Malta and the United States of America. In a special way I greet the Chaplains from the Military Archdiocese of the United States. I also extend a warm welcome to the participants of the Fifth European Ecumenical Conference on China. Upon all of you I invoke the Lord’s blessings of peace and joy.

[01130-02.01] [Original text: English]

? Sintesi della catechesi in lingua tedesca

Liebe Brüder und Schwestern!

Der Einzug der Bundeslade in Jerusalem ist der thematische Rahmen von Psalm 132, dessen zweiten Teil wir heute betrachten. Darin ist die Rede von einem „Eid" des Herrn, den er „niemals brechen wird" (V. 11). Das Treueversprechen Gottes bezieht sein Volk mit ein, dessen tätige Antwort Teil jenes Bundes ist, in dem göttliche und menschliche Freiheit sich treffen.

Die wunderbare Frucht der Bundestreue ist das Wohnen Gottes unter seinem Volk. Der Herr ist gleichsam Mitbewohner Jerusalems; seine Gegenwart in Raum und Zeit ist Quelle des Segens für alle, die zu ihm gehören. In diesem alttestamentlichen Lobpreis auf den „Gott-mit-uns" erklingt ein Präludium der im Johannesevangelium verkündeten Botschaft vom Heil: Das Wort ist Fleisch geworden und hat unter uns gewohnt (Joh 1, 14).

Mit diesen Gedanken heiße ich gerne alle deutschsprachigen Pilger und Besucher willkommen. Mein besonderer Gruß gilt heute dem Bund der Historischen Deutschen Schützenbruderschaften, den Schwestern von der Heiligen Elisabeth sowie den zahlreichen Jugendlichen hier auf dem Petersplatz. Denkt alle daran: Gott will in unserer Mitte wohnen. Sein Segen ist uns gewiß, wenn wir seine Gegenwart suchen. Denn seine Nähe macht uns heil. – Euch allen wünsche ich eine glückliche Zeit in Rom!

[01131-05.01] [Originalsprache: Deutsch]

? Sintesi della catechesi in lingua spagnola

Queridos hermanos y hermanas:

La parte del Salmo que hoy meditamos se refiere a la promesa que hace Dios a David: habitar entre el Pueblo que él mismo ha elegido, bendecirlo, protegerlo y, sobre todo, hacer surgir de la descendencia de David a su Ungido, el Mesías. El Salmo/, pues, celebra a Dios, que está junto con sus criaturas siempre que éstas estén unidas a él en la verdad y la justicia. Es también el preludio de la proclamación del Evangelista San Juan: «Y la Palabra se hizo carne» (Jn 1, 14).

En efecto, la fe cristiana ve el cumplimiento de la promesa de Dios en Cristo, nacido del seno de María y de la estirpe de David, que vence definitivamente el mal.

Saludo a los peregrinos de lengua española, en particular a la peregrinación de Osma-Soria con su Obispo, a las Misioneras Apostólicas de la Caridad y a los sacerdotes del Colegio Mexicano en Roma, así como a los demás grupos de España, Argentina, México y otros países latinoamericanos. Invito a todos a dar gracias a Dios por su maravilloso designio de llevar al género humano y a cada uno de nosotros hacia Cristo, el Salvador.

Muchas gracias por vuestra atención.

[01132-04.01] [Texto original: Español]


SALUTI PARTICOLARI NELLE DIVERSE LINGUE

? Saluto in lingua portoghese

? Saluto in lingua polacca

? Saluto in lingua ceca

? Saluto in lingua slovacca

? Saluto in lingua croata

? Saluto in lingua italiana

? Saluto in lingua portoghese

Saúdo, com fraterna amizade, os peregrinos de língua portuguesa, nomeadamente os brasileiros de Campinas – da paróquia Nossa Senhora de Fátima –, com votos de que esta romagem até à cidade dos Apóstolos Pedro e Paulo avive, em todos vós, o fervor espiritual e o zelo apostólico para fazerdes amar Jesus Cristo na própria casa e na sociedade. O Pai do Céu derrame os seus dons sobre vós e vossas famílias, que de coração abençoo.

[01133-06.01] [Texto original: Português]

? Saluto in lingua polacca

Witam pielgrzymów polskich. Pozdrawiam serdecznie wszystkich, a szczególnie Siostry Loretanki, które dziekuja Bogu za beatyfikacje ksiedza Ignacego Klopotowskiego. Pozdrawiam Siostry i Ksiezy Michalitów. Dziekuje z wami za beatyfikacje ksiedza Bronislawa Markiewicza. Niech wasi blogoslawieni zalozyciele umacniaja nas w wierze. Niech Bóg wam blogoslawi.

[Do il mio benvenuto ai pellegrini polacchi. Saluto cordialmente voi tutti e soprattutto le Suore Lauretane che ringraziano Dio per la beatificazione del Padre Ignacy Klopotowski. Saluto le suore e i preti della Congregazione di San Michele Arcangelo (Michalici). Con voi ringrazio il Signore per la recente beatificazione del Padre Bronislaw Markiewicz. Auguro che i vostri beati fondatori ci rendano forti nella fede. Dio vi benedica.]

[01134-09.01] [Testo originale: Polacco]

? Saluto in lingua ceca

Srdecné vítám a zdravím mládež a poutníky z Jihlavy, z Ceské republiky. Rád vám všem žehnám! Chvála Kristu!

[Un cordiale benvenuto e un saluto ai giovani e ai pellegrini di Jihlava, della Repubblica Ceca. Volentieri vi benedico tutti. Sia lodato Gesù Cristo!]

[01135-AA.01] [Testo originale: Ceco]

? Saluto in lingua slovacca

S láskou vítam slovenských pútnikov z Cierneho Baloga, Košickej Polianky ako aj starostov z Humenného a okolia. Drahí bratia a sestry, prajem vám, aby vaša pút do Ríma bola pre každého z vás posilou vo viere. Rád vás žehnám. Pochválený bud Ježiš Kristus!

[Con affetto do un cordiale benvenuto ai pellegrini slovacchi provenienti da Cierny Balog, Košická Polianka, come pure ai sindaci da Humenné e dintorni. Cari fratelli e sorelle, vi auguro che il vostro pellegrinaggio a Roma sia per ciascuno di voi un sostegno nella fede. Volentieri vi benedico. Sia lodato Gesù Cristo!]

[01136-AA.01] [Testo originale: Slovacco]

? Saluto in lingua croata

Pozdravljam sve hrvatske hodocasnike, posebno vjernike iz župe Svetoga Križa u Osijeku! Tražite lice Gospodinovo u Presvetom Oltarskom Sakramentu kako bi se i na vašem licu odražavao sjaj svetosti i radosti. Od srca blagoslivljam vas i vaše obitelji! Hvaljen Isus i Marija!

[Saluto i pellegrini croati, particolarmente i fedeli della parrocchia di Santa Croce venuti da Osijek. Cercate il volto del Signore nel Santissimo Sacramento dell’Eucaristia, affinché sul vostro volto si rispecchi lo splendore della santità e della gioia. Benedico di cuore voi e le vostre famiglie! Siano lodati Gesù e Maria!]

[01138-AA.01] [Testo originale: Croato]

? Saluto in lingua italiana

Rivolgo un cordiale saluto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto i partecipanti al Congresso mondiale degli Oblati Benedettini e, mentre esprimo il mio apprezzamento per questa iniziativa spirituale, auspico che il loro soggiorno a Roma, centro della cristianità, sia per ciascuno di stimolo a una sempre più coraggiosa e convincente testimonianza evangelica.

Il mio pensiero va ora alla delegazione del Comitato esecutivo UEFA e della Federazione Italiana Gioco Calcio, unitamente ai numerosi ragazzi, provenienti da 16 Nazioni, partecipanti al progetto "Calcio-Cares" in collaborazione con il Pontificio Consiglio Cor Unum, e accompagnati dagli Ambasciatori dei rispettivi Paesi. Cari amici, la vostra presenza mi offre l’opportunità di porre in luce l’importanza dello sport, disciplina che, se praticata nel rispetto delle regole, diventa strumento educativo e veicolo di importanti valori umani e spirituali. Possa anche l’odierna manifestazione ravvivare in ciascuno l’impegno a far sì che lo sport contribuisca a costruire una società improntata al reciproco rispetto, alla lealtà dei comportamenti e alla solidarietà fra tutti i popoli e le culture.

Mi rivolgo infine ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. Oggi celebriamo la festa di S. Matteo apostolo. Il suo esempio incoraggi voi, cari giovani, a vivere con coerenza la vostra vocazione cristiana; aiuti voi, cari malati, ad offrire le vostre sofferenze in unione a quelle di Cristo per la salvezza dell’umanità; sostenga voi, cari sposi novelli, nel costante impegno di fedeltà nell’amore e di apertura al dono della vita.

Ratzigirl
Monday, September 26, 2005 12:07 PM
Angelus 25 settembre
Cari fratelli e sorelle!

In quest’ultima domenica che trascorro a Castel Gandolfo desidero salutare cordialmente l’intera comunità cittadina, rinnovando a tutti il mio vivo ringraziamento per l’accoglienza che mi è stata riservata. Proseguendo la riflessione sul Mistero eucaristico, cuore della vita cristiana, oggi vorrei porre in luce il legame esistente tra l’Eucaristia e la carità. "Carità" - in greco agape, in latino caritas - non significa prima di tutto l’atto o il sentimento benefico, ma il dono spirituale, l’amore di Dio che lo Spirito Santo effonde nel cuore umano e che lo muove a donarsi a sua volta a Dio stesso e al prossimo (cfr Rm 5,5). L’intera esistenza terrena di Gesù, dal concepimento alla morte in croce, è stata un unico atto d’amore, tanto che possiamo riassumere la nostra fede in queste parole: Jesus Caritas, Gesù Amore. Nell’Ultima Cena, sapendo che "era giunta la sua ora" (Gv 13,1), il divino Maestro offrì ai discepoli l’esempio supremo di amore lavando loro i piedi e affidò ad essi la sua più preziosa eredità, l’Eucaristia, in cui è concentrato tutto il mistero pasquale, come ha scritto il venerato Papa Giovanni Paolo II nell’Enciclica Ecclesia de Eucharistia (cfr n. 5).

"Prendete e mangiate, questo è il mio corpo … bevetene tutti, questo è il mio sangue" (Mt 26,26-27). Le parole di Gesù nel Cenacolo anticipano la sua morte e manifestano la coscienza con cui Egli l’ha affrontata, trasformandola nel dono di sé, nell’atto d’amore che si dona totalmente. Nell’Eucaristia il Signore si dà a noi con il suo corpo, la sua anima e la sua divinità, e noi diventiamo una sola cosa con lui e tra noi. La nostra risposta al suo amore dev’essere allora concreta, si deve esprimere in un’autentica conversione all’amore, nel perdono, nella reciproca accoglienza e nell’attenzione ai bisogni di tutti. Tante e molteplici sono le forme del servizio che possiamo rendere al prossimo nella vita di ogni giorno. L’Eucaristia diventa così la sorgente dell’energia spirituale che rinnova il mondo nell’amore di Cristo.

Esemplari testimoni di questo amore sono i santi, che hanno tratto dall’Eucaristia la forza di una carità operosa e non di rado eroica. Penso a san Vincenzo de’ Paoli, del quale celebreremo dopodomani la memoria liturgica, il quale affermava: "Che gioia servire la persona di Gesù Cristo nelle sue povere membra!". Penso alla beata Madre Teresa, fondatrice delle Missionarie della Carità, che nei più poveri tra i poveri amava Gesù, ricevuto e contemplato ogni giorno nell’Ostia consacrata. Prima e più di tutti i santi, la carità divina ha colmato il cuore della Vergine Maria. Dopo l’Annunciazione, spinta da Colui che portava in grembo, la Madre del Verbo incarnato si recò in fretta a visitare e aiutare la cugina Elisabetta. Preghiamo perché ogni cristiano, nutrendosi del Corpo e del Sangue del Signore, cresca sempre più nell’amore verso Dio e nel servizio generoso ai fratelli.

[01156-01.01] [Testo originale: Italiano]


DOPO L’ANGELUS

Dopodomani sarà celebrata la Giornata Mondiale del Turismo, fenomeno sociale assai rilevante nel mondo contemporaneo. Rinnovo l’auspicio che il turismo si accompagni sempre al rispetto per le persone e le culture e possa favorire il dialogo e la comprensione. Giovedì prossimo, poi, ricorrerà la Giornata Marittima Mondiale. Colgo l’occasione per rivolgere un cordiale saluto, accompagnato dalla preghiera, a tutti coloro che lavorano sui mari.

Chers pèlerins de langue française, je vous salue cordialement. Dans la prière de l’Angélus, nous contemplons la Vierge Marie, qui a cru à la parole du Seigneur et qui a accepté de faire pleinement sa volonté. Puissions-nous suivre son exemple, trouvant ainsi la vraie joie et la vraie liberté.

I greet all the English-speaking visitors present at today’s Angelus. Our thoughts go especially to those who are affected by the natural disasters in the United States and other parts of the world. I invite you to join me in prayer to the Lord for all who suffer, for the victims and their loved ones, and for the rescue workers. May God grant them consolation and strength in their trials.

Von Herzen grüße ich die Pilger deutscher Sprache hier in Castel Gandolfo. Gott ruft uns zur Umkehr und lädt uns in sein Reich ein. Jeden Tag wollen wir uns darum bemühen, seinen Willen zu erkennen und danach zu handeln. Dazu schenke uns der Herr seine Gnade. – Euch allen wünsche ich einen gesegneten Sonntag!

Saludo a los peregrinos de lengua española llegados a Castelgandolfo, así como a los reunidos en la Plaza de San Pedro y a cuantos siguen el rezo del Ángelus a través de la radio y la televisión. Ante las catástrofes que afligen a tantos seres humanos, tened sentimientos de solidaridad y fraternidad colaborando eficazmente, con espíritu generoso y caridad cristiana, a mitigar el dolor y superar las adversidades. ¡Gracias!

Witam wszystkich Polaków. Przesylam pozdrowienie biskupom polskim i niemieckim zgromadzonym we Wroclawiu. Matce Bozej polecam wszystkie pragnienia i wybory narodu polskiego. Niech wam Bóg blogoslawi!

[Do il benvenuto a tutti i polacchi. Rivolgo un saluto ai Vescovi polacchi e tedeschi riuniti a Breslavia. Alla Madre di Dio affido tutti i desideri e le scelte del popolo polacco. Dio vi benedica!]

Lep pozdrav pevcem župnijskega zbora iz Besnice pri Kranju in drugim romarjem iz Slovenije! Naj vam to vaše romanje, ki ste ga hoteli skleniti v skupni molitvi z naslednikom svetega Petra, prinese obilje duhovnih sadov. Vsem vam iz srca podeljujem svoj blagoslov!

[Rivolgo un affettuoso saluto ai membri del coro da Besnica pri Kranju e agli altri pellegrini dalla Slovenia. Questo vostro pellegrinaggio che avete voluto concludere uniti in preghiera con il successore di S. Pietro, vi porti abbondanti frutti spirituali. A tutti imparto di cuore la mia Benedizione!]

Saluto cordialmente i partecipanti all’Incontro Internazionale degli Oblati Benedettini. Cari fratelli e sorelle, con l’esempio e l’intercessione di san Benedetto possiate sempre vivere una profonda amicizia con Cristo e testimoniarla a tutti. Saluto i pellegrini italiani, in particolare i gruppi di fedeli provenienti da Schiavon, Villaraspa, Carpenedolo, Bussero, Ponte a Tressa, Prato, Isola d’Arbia, Cerignola, Caselle in Pittari, Dinami e Palestrina. Il mio pensiero va infine ai numerosi complessi bandistici radunati in Piazza San Pietro, appartenenti all’Associazione Nazionale Bande Italiane Musicali Autonome. Vi ringrazio, cari amici, per l’atto di omaggio ed invoco ogni bene per la vostra attività.

A tutti auguro una buona domenica.

Ratzigirl
Monday, September 26, 2005 6:57 PM
ehehehehe
Lo zampino di Ratzi comincia a farsi vedere....una notizia dell'ultim'ora: al sinodo dei Vescovi che si terrà in ottobre saranno presenti anche delle religiose!!!!
E questa è un'ulteriore prova che Ratzi non è affatto misogino(come si era ventilato alla sua elezione!!!)e che un'apertura,anche verso le donne ci può anche essere....ma se il mondo laico non si accontenta mai....

Ecco la lista degli “auditores” (o uditori) che prenderanno parte al prossimo Sinodo dei Vescovi sull’Eucaristia di ottobre, approvata dal suo Segretario Generale e pubblicata questo sabato dalla Sala Stampa della Santa Sede.

Le donne sono ben 12!!!!



* * *


- Carl Albert ANDERSON, Cavaliere Supremo dell'Ordine dei Cavalieri di Colombo (Stati Uniti d'America)
- Suor Rita BURLEY, A.C.I., Superiora Generale delle Ancelle del Sacro Cuore di Gesù (Gran Bretagna)
- Leonardo CASCO, Presidente della Alianza para la Familia (Honduras)
- Martha Lorena CASCO, Presidente del Comité por la Vida (Honduras)
- Suor Maria Regina CESARATO, Superiora Generale delle Pie Discepole del Divin Maestro (Italia)
- Suor Yvonne COLY, Formatrice del Centro Mater Christi di Bobo-Dioulasso (Burkina Faso)
- Moysés Lauro DE AZEVEDO FILHO, Fondatore e Moderatore Generale della Comunità Cattolica Shalom (Brasile)
- Monsignor Peter John ELLIOTT, Direttore dell'Istituto Giovanni Paolo II per il Matrimonio e la Famiglia in Melbourne; Membro del Consiglio Internazionale per la Catechesi (Australia)
- Luis Fernando FIGARI, Fondatore del Sodalitium Vitae Christianae (Perú)
- Francisco José GÓMEZ ARGÜELLO WIRTZ, Co-Fondatore del Cammino Neo-Catecumenale (Spagna)
- Don Ignacio GRAMSCH LABRA, Vicario Parrocchiale di San Luis Beltrán de Pudahuel in Santiago de Chile; Assessore Arcidiocesano della Pastorale degli Accoliti (Cile)
- Padre Marc HAYET, Responsabile Generale dei Piccoli Fratelli di Gesù (Francia)
- Alexei V. JUDIN, Professore di Storia della Chiesa e di Dialogo interconfessionale nella Federazione Russa, Russian State University for the Humanities, St. Thomas College, Mosca (Russia)
- Suor Hermenegild MAKORO, C.P.S., Suora Missionaria del Preziosissimo Sangue, Animatrice di Comunità Cristiane in Mthatha (Sud Africa)
- Marie-Hélène MATHIEU, Coordinatrice internazionale del Movimento Foi et Lumière (Francia)
- Zbigniew NOSOWSKI, Direttore del mensile cattolico Wiez di Varsavia; Membro del Consiglio Nazionale dei Laici (Polonia)
- Suor Elvira PETROZZI, Fondatrice della Comunità del Cenacolo (Italia)
- Andrea RICCARDI, Fondatore della Comunità di Sant'Egidio (Italia)
- Paul ROUHANA, Membro della Commissione Centrale e della Segreteria Generale del Sinodo Patriarcale Maronita (Libano)
- Padre Athanasius SCHNEIDER. O.R.S., Segretario della Commissione liturgica della Conferenza Episcopale del Kazakhstan
- Suor Renu Rita SILVANO, Membro del Comitato esecutivo della International Catholic Biblical Federation; Direttrice del Catholic Bible Institute di Mumbai (India)
- Henrietta TAMBUNTING DE VILLA, già Ambasciatrice delle Filippine presso la Santa Sede (Filippine)
- Suor Vittoria TOMARELLI, A.S.C., delle Suore Adoratrici del Sangue di Cristo (Roma)
- Bruna TOMASI, Membro della Direzione del Movimento dei Focolari (Italia)
- Gioacchino TOSCANO, Segretario Generale delle Confraternite delle Diocesi d'Italia
- Suor Margaret WONG, F.d.C.C., delle Figlie della Carità Canossiane, Promotrice di Centri di Adorazione Eucaristica (Hong Kong, Cina).
RATZGIRL
Monday, September 26, 2005 8:25 PM
Re: ehehehehe

Scritto da: Ratzigirl 26/09/2005 18.57
Lo zampino di Ratzi comincia a farsi vedere....una notizia dell'ultim'ora: al sinodo dei Vescovi che si terrà in ottobre saranno presenti anche delle religiose!!!!
E questa è un'ulteriore prova che Ratzi non è affatto misogino(come si era ventilato alla sua elezione!!!)e che un'apertura,anche verso le donne ci può anche essere....ma se il mondo laico non si accontenta mai....

Ecco la lista degli “auditores” (o uditori) che prenderanno parte al prossimo Sinodo dei Vescovi sull’Eucaristia di ottobre, approvata dal suo Segretario Generale e pubblicata questo sabato dalla Sala Stampa della Santa Sede.

Le donne sono ben 12!!!!



* * *


- Carl Albert ANDERSON, Cavaliere Supremo dell'Ordine dei Cavalieri di Colombo (Stati Uniti d'America)
- Suor Rita BURLEY, A.C.I., Superiora Generale delle Ancelle del Sacro Cuore di Gesù (Gran Bretagna)
- Leonardo CASCO, Presidente della Alianza para la Familia (Honduras)
- Martha Lorena CASCO, Presidente del Comité por la Vida (Honduras)
- Suor Maria Regina CESARATO, Superiora Generale delle Pie Discepole del Divin Maestro (Italia)
- Suor Yvonne COLY, Formatrice del Centro Mater Christi di Bobo-Dioulasso (Burkina Faso)
- Moysés Lauro DE AZEVEDO FILHO, Fondatore e Moderatore Generale della Comunità Cattolica Shalom (Brasile)
- Monsignor Peter John ELLIOTT, Direttore dell'Istituto Giovanni Paolo II per il Matrimonio e la Famiglia in Melbourne; Membro del Consiglio Internazionale per la Catechesi (Australia)
- Luis Fernando FIGARI, Fondatore del Sodalitium Vitae Christianae (Perú)
- Francisco José GÓMEZ ARGÜELLO WIRTZ, Co-Fondatore del Cammino Neo-Catecumenale (Spagna)
- Don Ignacio GRAMSCH LABRA, Vicario Parrocchiale di San Luis Beltrán de Pudahuel in Santiago de Chile; Assessore Arcidiocesano della Pastorale degli Accoliti (Cile)
- Padre Marc HAYET, Responsabile Generale dei Piccoli Fratelli di Gesù (Francia)
- Alexei V. JUDIN, Professore di Storia della Chiesa e di Dialogo interconfessionale nella Federazione Russa, Russian State University for the Humanities, St. Thomas College, Mosca (Russia)
- Suor Hermenegild MAKORO, C.P.S., Suora Missionaria del Preziosissimo Sangue, Animatrice di Comunità Cristiane in Mthatha (Sud Africa)
- Marie-Hélène MATHIEU, Coordinatrice internazionale del Movimento Foi et Lumière (Francia)
- Zbigniew NOSOWSKI, Direttore del mensile cattolico Wiez di Varsavia; Membro del Consiglio Nazionale dei Laici (Polonia)
- Suor Elvira PETROZZI, Fondatrice della Comunità del Cenacolo (Italia)
- Andrea RICCARDI, Fondatore della Comunità di Sant'Egidio (Italia)
- Paul ROUHANA, Membro della Commissione Centrale e della Segreteria Generale del Sinodo Patriarcale Maronita (Libano)
- Padre Athanasius SCHNEIDER. O.R.S., Segretario della Commissione liturgica della Conferenza Episcopale del Kazakhstan
- Suor Renu Rita SILVANO, Membro del Comitato esecutivo della International Catholic Biblical Federation; Direttrice del Catholic Bible Institute di Mumbai (India)
- Henrietta TAMBUNTING DE VILLA, già Ambasciatrice delle Filippine presso la Santa Sede (Filippine)
- Suor Vittoria TOMARELLI, A.S.C., delle Suore Adoratrici del Sangue di Cristo (Roma)
- Bruna TOMASI, Membro della Direzione del Movimento dei Focolari (Italia)
- Gioacchino TOSCANO, Segretario Generale delle Confraternite delle Diocesi d'Italia
- Suor Margaret WONG, F.d.C.C., delle Figlie della Carità Canossiane, Promotrice di Centri di Adorazione Eucaristica (Hong Kong, Cina).



Ratzi misogino??Ma quando mai!!eheheh
Ratzigirl
Wednesday, September 28, 2005 2:05 AM
Il 30 settembre il Papa visiterà l’Ospedale Pediatrico “Bambino Gesù” di Roma



Sulle orme dei suoi predecessori Papa Benedetto XVI visiterà venerdì 30 settembre, alle ore 11:00, l’Ospedale “Bambino Gesù” di Roma, il primo ospedale pediatrico italiano, nato nel 1869.

Il “Bambino Gesù”, il cui primo nucleo venne affidato alle Figlie della Carità di San Vincenzo de Paoli, venne fondato nell’800 grazie al gesto di carità dei Duchi Arabella e Scipione Salviati i quali decisero di destinare una casa ai bambini malati di Roma, ai quali non era normalmente riservato alcun trattamento specifico.

Sostenutosi nel tempo grazie alla carità e alla beneficenza dei privati, nel 1924 l’Ospedale venne poi donato dalla famiglia Salviati alla Santa Sede.

Negli anni '60 fu profondamente ristrutturato e modernizzato grazie anche ai finanziamenti dell'episcopato degli Stati Uniti. Da allora è cresciuto fino a diventare tra le più importanti strutture nazionali polispecialistiche e a raggiungere gli 800 posti letto.

Da sempre animato da principi cristiani, il Bambino Gesù, negli ultimi cinque anni, è arrivato a fornire aiuto a bambini di oltre quaranta Stati esteri, grazie ad un articolato programma di missioni caritative organizzate per effettuare visite specialistiche e interventi chirurgici dove c’è maggiormente bisogno, secondo quanto riferisce lo stesso Ospedale Pediatrico.

Diversi sono stati i Pontefici che lo hanno visitato. In tempi moderni, Papa Giovanni XXIII vi si recò il 25 dicembre del 1958, il giorno prima di compiere una storica visita ai detenuti del carcere “Regina Coeli” di Roma.

Paolo VI visitò l’Ospedale il 1° gennaio del 1968 mentre Giovanni Paolo II si recò al “Bambino Gesù” in due occasioni: il 7 gennaio del 1979, a pochi mesi dalla sua elezione a Pontefice, e poi, nuovamente, l'8 giugno del 1982, a più di un anno dall'attentato in Piazza San Pietro (13 maggio del 1981) ad opera del terrorista turco Mehmet Ali Agca.
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Wednesday, September 28, 2005 11:40 AM
L’UDIENZA GENERALE , 28.09.2005
L’UDIENZA GENERALE

L’Udienza Generale di questa mattina si svolge alle ore 10 in Piazza San Pietro dove il Santo Padre - rientrato dalla residenza estiva di Castel Gandolfo - incontra gruppi di pellegrini e fedeli giunti dall’Italia e da ogni parte del mondo.

Nel discorso in lingua italiana, continuando il ciclo di catechesi sui Salmi e i Cantici, il Papa commenta il Salmo 134,1-12 - Lodate il Signore che opera meraviglie - Vespri del Venerdì della 3a Settimana (Lettura: Sal 134,1-2.5-6.9.12).

Dopo aver riassunto la Sua catechesi in diverse lingue, Benedetto XVI rivolge particolari espressioni di saluto ai gruppi di fedeli presenti.

L’Udienza Generale si conclude con il canto del Pater Noster e la Benedizione Apostolica impartita insieme ai Vescovi presenti.

CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA

1. Si presenta ora davanti a noi la prima parte del Salmo 134, un inno di indole liturgica, intessuto di allusioni, reminiscenze e rimandi ad altri testi biblici. La liturgia, infatti, spesso costruisce i suoi testi attingendo al grande patrimonio della Bibbia un ricco repertorio di temi e di preghiere, che sorreggono il cammino dei fedeli.

Seguiamo la trama orante di questa prima sezione (cfr Sal 134,1-12), che si apre con un ampio e appassionato invito a lodare il Signore (cfr vv. 1-3). L’appello è rivolto ai «servi del Signore che stanno nella casa del Signore, negli atri della casa del nostro Dio» (vv. 1-2).

Siamo, quindi, nell’atmosfera viva del culto che si svolge nel tempio, il luogo privilegiato e comunitario della preghiera. Là si sperimenta in modo efficace la presenza del «nostro Dio», un Dio «buono» e «amabile», il Dio dell’elezione e dell’alleanza (cfr vv. 3-4).

Dopo l’invito alla lode, ecco una voce solista proclamare la professione di fede, che inizia con la formula «Io so» (v. 5). Questo Credo costituirà la sostanza dell’intero inno, che si rivela una proclamazione della grandezza del Signore (ibidem), manifestata nelle sue opere meravigliose.

2. L’onnipotenza divina si manifesta in continuazione nel mondo intero «in cielo e sulla terra, nei mari e in tutti gli abissi». È Lui a produrre nubi, folgori, pioggia e venti, immaginati come racchiusi in «riserve» o serbatoi (cfr vv. 6-7).

Ma è soprattutto un altro aspetto dell’attività divina che viene celebrato in questa professione di fede. Si tratta del mirabile intervento nella storia, dove il Creatore mostra il volto di redentore del suo popolo e di sovrano del mondo. Si fanno passare davanti agli occhi di Israele raccolto in preghiera i grandi eventi dell’Esodo.

Ecco innanzitutto la commemorazione sintetica ed essenziale delle «piaghe» d’Egitto, i flagelli suscitati dal Signore per piegare l’oppressore (cfr vv. 8-9). Si procede poi con l’evocazione delle vittorie riportate da Israele dopo la lunga marcia nel deserto. Vengono attribuite al potente intervento di Dio, che «colpì numerose nazioni e uccise re potenti» (v. 10). Infine, ecco la meta tanto sospirata e attesa, quella della terra promessa: «Diede la loro terra in eredità a Israele, in eredità a Israele suo popolo» (v. 12).

L’amore divino diviene concreto e quasi sperimentabile nella storia con tutte le sue vicende aspre e gloriose. La liturgia ha il compito di rendere sempre presenti ed efficaci i doni divini, soprattutto nella grande celebrazione pasquale che è la radice di ogni altra solennità e costituisce l’emblema supremo della libertà e della salvezza.

3. Raccogliamo lo spirito del Salmo e della sua lode a Dio riproponendolo attraverso la voce di san Clemente Romano così come risuona nella lunga preghiera conclusiva della sua Lettera ai Corinzi. Egli osserva che, come nel Salmo 134 subentra il volto del Dio redentore, così la sua protezione, già concessa agli antichi padri, ora giunge a noi in Cristo: «O Signore, fa splendere il tuo volto su di noi, per il bene nella pace, per proteggerci con la tua mano potente e scamparci da ogni peccato col tuo braccio altissimo e salvarci da coloro che ci odiano ingiustamente. Dona concordia e pace a noi e a tutti gli abitanti della terra, come la desti ai padri nostri quando ti invocavano santamente nella fede e nella verità... Te, il solo capace di compiere questi beni ed altri più grandi per noi, ringraziamo per mezzo del gran Sacerdote e protettore delle anime nostre, Gesù Cristo, per il quale ora a te sia la gloria e la magnificenza e di generazione in generazione e nei secoli dei secoli. Amen» (60,3-4; 61,3: Collana di Testi Patristici, V, Roma 1984, pp. 90-91).

[01163-01.02] [Testo originale: Italiano]

SINTESI DELLA CATECHESI NELLE DIVERSE LINGUE

? Sintesi della catechesi in lingua francese

? Sintesi della catechesi in lingua inglese

? Sintesi della catechesi in lingua tedesca

? Sintesi della catechesi in lingua spagnola

? Sintesi della catechesi in lingua francese

Chers Frères et Sœurs,

Le psaume 134 s’ouvre sur une invitation à louer le Seigneur, à travers la liturgie du Temple, lieu privilégié de la prière communautaire et de la présence de Dieu.

Puis le psalmiste proclame sa foi en Dieu créateur, dont la toute-puissance se manifeste «au ciel et sur la terre, dans les mers et jusqu’au fond des abîmes». Mais il célèbre surtout le Seigneur qui intervient dans l’histoire, le rédempteur d’Israël qui «a frappé des nations en grand nombre et fait périr des rois valeureux», qui «a donné leur pays en héritage, en héritage à Israël, son peuple». Ainsi, à travers les événements difficiles ou glorieux de l’histoire, l’amour de Dieu devient concret et tangible.

La liturgie a pour tâche de rendre présents et efficaces les dons divins, surtout dans la grande célébration de la Pâque, mère de toutes les fêtes et, pour les croyants, emblème suprême de la liberté et du salut.

J’accueille avec joie les pèlerins de langue française présents à cette audience, en particulier le groupe venu de l’île de la Réunion. Que la fête des saints Archanges, que nous célébrerons demain, vous incite à être vous aussi messagers de l’amour de Dieu pour vos frères. Bon pèlerinage à tous !

[01164-03.02] [Texte original: Français]

? Sintesi della catechesi in lingua inglese

Dear Brothers and Sisters,

Our reflection today centers on the first part of Psalm 134 (one hundred and thirty-four). It is a hymn of praise and a profession of faith, presented in a liturgical style, which recalls the marvellous interventions of God in our history. In the temple - the preferred place of prayer - it is recalled that the Creator reveals his face as redeemer of his people and sovereign of the world. Indeed, after Israel’s long march through the desert her enemies are destroyed and the longed-for promised land is bestowed upon her.

We too are reminded that God’s love becomes tangible through the unfolding of both the joyful and sorrowful events in history. It is the task of liturgy to make present in the context of our lives, the divine and efficacious gifts which lead to true freedom and salvation.

Following the example of Clement of Rome, let us make the Psalmist’s words our own and turn to the Lord in prayer asking him to let his face shine upon us, protecting us from sin and injustice and imparting his gifts of peace and harmony for all the world’s peoples.

I extend a warm welcome to the English-speaking pilgrims here today, including groups from Canada, England, Indonesia, Ireland, Scandinavia, South Africa, and the United States of America. I greet in particular those Israelis and Palestinians who have come to Rome to participate in the Education to Peace seminar. Upon all of you, I invoke God’s abundant blessings of peace and joy.

[01165-02.01] [Original text: English]

? Sintesi della catechesi in lingua tedesca

Liebe Brüder und Schwestern!

Gegenstand unserer Betrachtung ist heute Psalm 135. Darin treten drei wesentliche Elemente der gottesdienstlichen Feier des Alten Bundes hervor: die Einladung zum gemeinschaftlichen Lobpreis, das Bekenntnis der Größe Gottes und die Erinnerung an die Wundertaten, die der Herr aus Liebe zu seinem Volk vollbracht hat. Für Israel sind dies vor allem die Befreiung aus Ägypten und das Geschenk des verheißenen Landes.

Lobpreis, Bekenntnis und Gedächtnis prägen auch die Liturgie des Neuen Bundes, der Kirche. Sie hat die Aufgabe, die göttlichen Gaben wirksam zu vergegenwärtigen, Gott zu danken und ihn zu verherrlichen. Unser Gottesdienst findet seinen Höhepunkt in der Eucharistie, in der wir das Opfer Christi begehen und unsere Erlösung feiern. So lesen wir im ersten Petrusbrief: „Ihr seid ein auserwähltes Geschlecht, damit ihr die großen Taten dessen verkündet, der euch aus der Finsternis in sein wunderbares Licht gerufen hat" (1 Petr 2, 9).

Von Herzen grüße ich die Pilger und Besucher aus den Ländern deutscher Sprache. Die Kirche lädt Euch ein, in der heiligen Liturgie den Herrn zu preisen und ihm für seine Wohltaten Dank zu sagen. Heute bitte ich auch um Euer Gebet für die Bischofssynode, die in wenigen Tagen hier im Vatikan beginnen wird. Euch allen wünsche ich einen angenehmen Aufenthalt in Rom. Der Herr segne Euch!

[01166-05.01] [Originalsprache: Deutsch]

? Sintesi della catechesi in lingua spagnola

Queridos hermanos y hermanas:

El Salmo que hemos escuchado es una gran invitación a alabar al Señor en su templo, en el cual se manifiesta su presencia viva entre nosotros. Dios no abandona a su pueblo, sino que interviene continuamente en la historia manifestando en ella la omnipotencia de su amor y su rostro redentor que libera a sus elegidos de la esclavitud y les otorga en herencia la tierra prometida.

En la historia, el amor divino es concreto, se hace visible y casi se puede experimentar. Esta realidad, vivida ya por el pueblo de Israel, se manifiesta de un modo totalmente nuevo y especialmente elocuente en Jesucristo, en el misterio de su muerte y resurrección, que es la máxima expresión de la libertad y de la salvación.

Saludo cordialmente a los visitantes de lengua española, en particular a los grupos parroquiales, a los alumnos universitarios y asociaciones de España; a los grupos y estudiantes de Argentina; a los estudiantes de Chile, así como a los demás peregrinos latinoamericanos. Os exhorto a confiar siempre en el Señor, que nos ama infinitamente y nos libera de todo mal.

Muchas gracias.

[01167-04.01] [Texto original: Español]

SALUTI PARTICOLARI NELLE DIVERSE LINGUE

? Saluto in lingua portoghese

? Saluto in lingua polacca

? Saluto in lingua ceca

? Saluto in lingua slovacca

? Saluto in lingua italiana

? Saluto in lingua portoghese

Saúdo cordialmente, com votos de bem, a quantos me escutam nesta Audiência de língua portuguesa; em particular, de Portugal: uma Delegação do Clube de Golf do Estoril, um grupo da Paróquia de Vilar do Andorinho e outro de visitantes de Viseu. Do Brasil, saúdo também um grupo de visitantes. Sejam bem-vindos! E que, da visita a Roma, leveis avivada a própria fé e consciência de serdes Igreja missionária e colaboradores da unidade da fé, na verdade e no amor. Com a minha Bênção, extensiva aos que vos são queridos.

[01168-06.02] [Texto original: Português]

? Saluto in lingua polacca

Serdecznie pozdrawiam pielgrzymów z Polski. Pozdrawiam pracowników i sluchaczy Polskiego Radia w osiemdziesieciolecie istnienia. Wszystkim wam dziekuje za dobroc i modlitwe. Nawiedzenie grobów apostolów Piotra i Pawla niech owocuje w was poglebieniem wiary. Niech Bóg blogoslawi wam i waszym najblizszym. Niech bedzie pochwalony Jezus Chrystus!

[Saluto cordialmente i pellegrini provenienti dalla Polonia. Saluto gli impiegati e gli ascoltatori della Radio Polacca nell’80E di fondazione. Ringrazio tutti voi per la bontà e per le preghiere. La visita alle tombe degli apostoli Pietro e Paolo fruttifichi in voi l’approfondimento della fede. Dio benedica voi e i vostri cari. Sia lodato Gesù Cristo!]

[01169-09.01] [Testo originale: Polacco]

? Saluto in lingua ceca

Srdecne vítám a zdravím poutníky z Ceské republiky. Rád vám všem žehnám! Chvála Kristu!

[Un cordiale benvenuto e saluti ai pellegrini provenienti dalla Repubblica Ceca. Volontieri vi benedico tutti. Sia lodato Gesù Cristo!]

[01170-AA.01] [Testo originale: Ceco]

? Saluto in lingua slovacca

Srdecne pozdravujem slovenských pútnikov z Lendaku a Fricoviec ako aj spevokol Zborovcan zo Zborova.

Drahí bratia a sestry, spievajte Pánovi novú piesen ústami, ale predovšetkým svojim krestanským životom. S láskou žehnám vás i vaše rodiny vo vlasti.

Pochválený bud Ježiš Kristus!

[Saluto cordialmente i pellegrini slovacchi provenienti da Lendak e Fricovce come pure il coro Zborovcan da Zborov. Cari fratelli e sorelle, cantate al Signore un canto nuovo con la bocca e soprattutto con una vita cristiana.

Volentieri benedico voi e le vostre famiglie in Patria.

Sia lodato Gesù Cristo!]

[01171-AA.01] [Testo originale: Slovacco]

? Saluto in lingua italiana

Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto i partecipanti al Convegno Internazionale dedicato a "I segni dello Spirito nel Novecento. Una rilettura storica: il racconto dei testimoni" in programma a Lucca. Il secolo trascorso, costellato da tristi pagine di storia, è al contempo permeato da meravigliose testimonianze di risveglio spirituale e carismatico in ogni ambito del vivere e dell'agire umano. Per queste ragioni mi congratulo con il Coordinatore nazionale del Rinnovamento nello Spirito per aver promosso questo significativo incontro in collaborazione con la Superiora Generale delle Oblate dello Spirito Santo, con il Fondatore della Comunità di S. Egidio e la Fondatrice del Movimento dei Focolari. Saluto, inoltre, l'Arcivescovo di Lucca, Mons. Italo Castellani, e il Sindaco della Città, che tanto si è prodigato per questo Convegno. Auspico che lo Spirito Santo trovi sempre più feconda accoglienza nel cuore dei credenti, e si diffonda la "cultura della Pentecoste" così necessaria al nostro tempo.

Sono inoltre lieto di accogliere i sacerdoti dei Pontifici Collegi San Paolo apostolo, San Pietro apostolo, San Francesco d’Assisi e Pio Brasiliano, provenienti da varie Nazioni per intraprendere gli studi qui a Roma, nelle diverse Università Pontificie. Carissimi, vi esorto ad utilizzare con saggezza il tempo della vostra permanenza nella Città eterna, così da tornare nei vostri Paesi con una seria formazione spirituale e teologica, necessaria per l’impegno apostolico che vi attende.

Il mio affettuoso saluto va ora ai numerosi pellegrini di Salerno-Campagna-Acerno, accompagnati dall’Arcivescovo Mons. Gerardo Pierro, come pure ai fedeli della diocesi di Lugano, guidati dal loro Pastore Mons. Pier Giacomo Grampa. Cari amici, vi ringrazio per la vostra presenza ed auspico che la visita alle tombe degli Apostoli segni, per le vostre rispettive Comunità diocesane, una rinnovata vitalità spirituale nella fedele e generosa adesione a Cristo e alla Chiesa.

Saluto poi i fedeli della diocesi di Belluno-Feltre, che, insieme al loro Vescovo Mons. Giuseppe Andrich, sono venuti a Roma per fare grata e orante memoria del mio venerato Predecessore, il Servo di Dio Giovanni Paolo I, nell’anniversario della sua scomparsa.

Come di consueto, il mio pensiero va infine ai malati, agli sposi novelli e ai giovani. Tra i quali giovani studenti vorrei salutare specialmente l’Istituto San Paolo delle Suore Angeliche, in Roma.

Tutti invito ad essere sempre fedeli all’ideale evangelico per realizzarlo nella vita di ogni giorno, sperimentando così la gioia della presenza di Cristo.
Paparatzifan
Wednesday, September 28, 2005 9:55 PM
Grazie, Papa Ratzi...
... per ricordarti nell'udienza dell'amatissimo Papa Luciani!!!
GRAZIE, GRAZIE, GRAZIE!!!!!!
Ratzigirl
Friday, September 30, 2005 11:41 AM
Piccole variazioni
Inizia il percorso di riforma nel pontificato di Papa Benedetto?Si inizia con la Beatificazione dei Santi.

Nuove procedure nei riti di Beatificazione

Pubblichiamo di seguito una comunicazione della Congregazione delle Cause dei Santi apparsa questo giovedì nell’edizione quotidiana de “L’Osservatore Romano”, e concernente alcune novità nei riti di Beatificazione approvate da Benedetto XVI.

Attese le conclusioni dello studio delle ragioni teologiche e delle esigenze pastorali sui riti di Beatificazione e Canonizzazione, approvate dal Santo Padre Benedetto XVI, questa Congregazione delle Cause dei Santi porta a conoscenza
le seguenti nuove disposizioni.



1. Fermo restante che la Canonizzazione, che attribuisce al Beato il culto per tutta la Chiesa, sarà presieduta dal Sommo Pontefice, la beatificazione, che è sempre atto pontificio, sarà celebrata da un rappresentante del Santo Padre, che di norma sarà il Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi.

2. Il rito di Beatificazione si svolgerà nella diocesi, che ha promosso la Causa del nuovo beato, o in un'altra località ritenuta idonea.

3. Su richiesta dei Vescovi e degli Attori della Causa, atteso il parere della Segreteria di Stato, il rito di Beatificazione potrà svolgersi in Roma.

4. Il medesimo rito, infine, si svolgerà nella Celebrazione Eucaristica, a meno che particolari ragioni liturgiche suggeriscono che esso si tenga nel corso della celebrazione della Parola o della Liturgia delle Ore.

Città del Vaticano, 29 settembre 2005
Ratzigirl
Saturday, October 01, 2005 2:10 AM
VISITA DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI ALL’OSPEDALE PEDIATRICO "BAMBINO GESÙ"
DISCORSO DEL SANTO PADRE

Signori Amministratori dell’Ospedale e distinte Autorità,
Cari bambini!


Al termine di questa mia visita, sono lieto di intrattenermi con voi, ringraziandovi per la vostra cordiale accoglienza. Sono riconoscente al Signor Presidente di questo Ospedale Pediatrico "Bambino Gesù" per le parole che mi ha rivolto a nome di tutti voi. Saluto i Presidenti della Regione e della Provincia, il Sindaco di Roma e le altre Autorità qui convenute. La mia gratitudine va poi agli Amministratori, ai Direttori ed ai Coordinatori dei Dipartimenti dell’Ospedale, come ai medici, agli infermieri ed a tutto il personale. Con affetto mi rivolgo soprattutto a voi, cari bambini, e ai vostri familiari che vi stanno accanto con molta premura. Un grazie di cuore al vostro rappresentante, che mi ha offerto un gentile omaggio a nome dell’intera famiglia del "Bambino Gesù". Sono vicino a ciascuno di voi e vorrei farvi sentire il conforto e la benedizione di Dio. Gli stessi voti desidero esprimere a coloro che si trovano nelle succursali di Palidoro e di Santa Marinella, parimenti a me tanto vicini.

Per questa prima visita ad un ospedale, ho scelto il "Bambino Gesù" per due motivi: anzitutto perché questo Istituto appartiene alla Santa Sede, ed è seguito con sollecitudine dal Cardinale Segretario di Stato, che è qui presente. Passando per alcuni reparti, imbattendomi con tanti piccoli che soffrono, ho pensato spontaneamente a Gesù che amava teneramente i bambini e voleva che li lasciassero andare a Lui. Sì, come Gesù, anche la Chiesa manifesta una speciale predilezione per l’infanzia, specialmente quando si tratta di fanciulli sofferenti. Ed ecco, allora, il secondo motivo per cui sono venuto tra voi: per testimoniare anch’io l’amore di Gesù per i bambini, un amore che si effonde spontaneo dal cuore e che lo spirito cristiano accresce e rafforza. Il Signore ha detto: "Quello che avete fatto al più piccolo dei miei fratelli, l’avete fatto a me" (cfr Mt 25,40.45). In ogni persona sofferente, ancor più se piccola e indifesa, è Gesù che ci accoglie e attende il nostro amore.

Importante è pertanto, cari amici, il lavoro che voi qui svolgete. Penso agli interventi d’avanguardia che rendono rinomato il "Bambino Gesù"; ma penso anche e soprattutto al lavoro ordinario, di ogni giorno: all’accoglienza, al ricovero, alla cura solerte dei piccoli degenti – e sono tanti! – che si rivolgono alle vostre strutture sanitarie. Ciò richiede una disponibilità grande, una costante ricerca di moltiplicare le risorse disponibili; domanda attenzione, spirito di sacrificio, pazienza e amore disinteressato, per far sì che le mamme e i papà possano trovare qui un luogo dove si respiri speranza e serenità anche nei momenti di più acuta apprensione.

Lasciate che spenda ancora una parola proprio sulla qualità dell’accoglienza e della cura che va riservata a chi è ammalato. Qui è vostra preoccupazione assicurare un trattamento eccellente non solo sotto il profilo sanitario, ma anche sotto l’aspetto umano. Voi cercate di dare una famiglia ai degenti e ai loro accompagnatori, e questo richiede il contributo di tutti: dei dirigenti, dei medici, degli infermieri e degli operatori nei vari reparti, del personale e delle numerose e benemerite Organizzazioni di volontari, che quotidianamente offrono il loro prezioso servizio. Questo stile, che vale per ogni Casa di cura, deve contraddistinguere in modo speciale quelle che si ispirano ai principi evangelici. Per i bambini, poi, non va lesinata alcuna risorsa. Al centro di ogni progetto e programma ci sia pertanto sempre il bene del malato, il bene del bambino ammalato.

Cari amici, grazie per la vostra collaborazione a quest’opera di alto valore umano, che rappresenta anche un apostolato quanto mai efficace. Io prego per voi, sapendo che non è agevole questa vostra missione. Sono certo però che tutto risulterà meno difficile se, dedicando le vostre energie a ogni piccolo ospite, saprete riconoscere nel suo volto quello di Gesù. Sostando nella Cappella, ho incontrato i sacerdoti, le religiose e quanti accompagnano il vostro lavoro con la loro dedizione, in particolare assicurando un’opportuna animazione spirituale. Sia proprio la Chiesa il cuore dell’Ospedale: da Gesù realmente presente nell’Eucaristia, dal dolce Medico dei corpi e delle anime, attingete la forza spirituale per confortare e curare quanti qui sono ricoverati.

Infine, permettetemi una riflessione squisitamente pastorale, come Vescovo di Roma. L’Ospedale "Bambino Gesù", oltre ad essere una immediata e concreta opera di aiuto della Santa Sede verso i bambini ammalati, rappresenta un avamposto dell’azione evangelizzatrice della Comunità cristiana nella nostra Città. Qui si può offrire una testimonianza concreta ed efficace del Vangelo a contatto con l’umanità sofferente; qui si proclama con i fatti la potenza di Cristo che con il suo spirito guarisce e trasforma l’umana esistenza. Preghiamo perché, insieme con le cure, sia comunicato ai piccoli ospiti l’amore di Gesù. Maria Santissima, Salus infirmorum - Salute dei malati, che sentiamo ancor più vicina, quale Madre del Bambino Gesù e di tutti i bambini, protegga voi, cari ammalati, e le vostre famiglie, i dirigenti, i medici e l’intera Comunità dell’Ospedale. A tutti con affetto imparto la Benedizione Apostolica.

Sihaya.b16247
Sunday, October 02, 2005 1:03 PM
CAPPELLA PAPALE PER L’APERTURA DELLA XI ASSEMBLEA GENERALE ORDINARIA DEL SINODO DEI VESCOVI
CAPPELLA PAPALE PER L’APERTURA DELLA XI ASSEMBLEA GENERALE ORDINARIA DEL SINODO DEI VESCOVI

Alle ore 9.30 di questa mattina, XXVII Domenica del tempo "per annum", il Santo Padre Benedetto XVI presiede nella Patriarcale Basilica Vaticana la concelebrazione dell’Eucaristia con i Padri Sinodali, in occasione dell’apertura della XI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, che si celebrerà nell’Aula del Sinodo in Vaticano fino al 23 ottobre 2005, sul tema: "Eucharistia: fons et culmen vitae et missionis Ecclesiae".
Concelebrano con il Papa i Padri Sinodali e collaboratori (55 Cardinali, 7 Patriarchi, 59 Arcivescovi, 123 Vescovi, 40 Presbiteri, 37 Adiutores e 4 Auditores).
Nel corso del Sacro Rito, dopo la proclamazione del Vangelo, il Santo Padre pronuncia l’omelia che pubblichiamo di seguito:

# OMELIA DEL SANTO PADRE

La lettura tratta dal profeta Isaia e il Vangelo di questo giorno mettono davanti ai nostri occhi una delle grandi immagini della Sacra Scrittura: l’immagine della vite. Il pane rappresenta nella Sacra Scrittura tutto quello di cui l’uomo ha bisogno per la sua vita quotidiana. L’acqua dà alla terra la fertilità: è il dono fondamentale, che rende possibile la vita. Il vino invece esprime la squisitezza della creazione, ci dona la festa nella quale oltrepassiamo i limiti del quotidiano: il vino "allieta il cuore". Così il vino e con esso la vite sono diventati immagine anche del dono dell’amore, nel quale possiamo fare qualche esperienza del sapore del Divino. E così la lettura del profeta, che abbiamo appena ascoltato, comincia come cantico d’amore: Dio si è creato una vigna - un’immagine, questa, della sua storia d’amore con l’umanità, del suo amore per Israele, che Egli si è scelto. Il primo pensiero delle letture di oggi è quindi questo: all’uomo, creato a sua immagine Dio ha infuso la capacità di amare e quindi la capacità di amare anche Lui stesso, il suo Creatore. Con il cantico d’amore del profeta Isaia Dio vuole parlare al cuore del suo popolo – e anche a ciascuno di noi. "Ti ho creato a mia immagine e somiglianza", dice a noi. "Io stesso sono l’amore, e tu sei la mia immagine nella misura in cui in te brilla lo splendore dell’amore, nella misura in cui mi rispondi con amore". Dio ci aspetta. Egli vuole essere amato da noi: un simile appello non dovrebbe forse toccare il nostro cuore? Proprio in quest’ora in cui celebriamo l’Eucaristia, in cui inauguriamo il Sinodo sull’Eucaristia, Egli ci viene incontro, viene incontro a me. Troverà una risposta? O accade con noi come con la vigna, di cui Dio dice in Isaia: "Egli aspettò che producesse uva, ma essa fece uva selvatica"? La nostra vita cristiana spesso non è forse molto più aceto che vino? Autocommiserazione, conflitto, indifferenza?
Con ciò siamo arrivati automaticamente al secondo pensiero fondamentale delle letture odierne. Esse parlano innanzitutto della bontà della creazione di Dio e della grandezza dell’elezione con cui Egli ci cerca e ci ama. Ma poi parlano anche della storia svoltasi successivamente – del fallimento dell’uomo. Dio aveva piantato viti sceltissime e tuttavia era maturata uva selvatica. In che cosa consiste questa uva selvatica? L’uva buona che Dio si aspettava – dice il profeta – sarebbe consistita nella giustizia e nella rettitudine. L’uva selvatica sono invece la violenza, lo spargimento di sangue e l’oppressione, che fanno gemere la gente sotto il giogo dell’ingiustizia. Nel Vangelo l’immagine cambia: la vite produce uva buona, ma gli affittuari la trattengono per sé. Non sono disposti a consegnarla al proprietario. Bastonano e uccidono i messaggeri di lui e uccidono il suo Figlio. La loro motivazione è semplice: vogliono farsi essi stessi proprietari; si impossessano di ciò che non appartiene a loro. Nell’Antico Testamento in primo piano c’è l’accusa per la violazione della giustizia sociale, per il disprezzo dell’uomo da parte dell’uomo. Sullo sfondo appare però che, con il disprezzo della Torah, del diritto donato da Dio, è Dio stesso che viene disprezzato; si vuole soltanto godere del proprio potere. Questo aspetto è messo in risalto pienamente nella parabola di Gesù: gli affittuari non vogliono avere un padrone – e questi affittuari costituiscono uno specchio anche per noi. Noi uomini, ai quali la creazione, per così dire, è affidata in gestione, la usurpiamo. Vogliamo esserne i padroni in prima persona e da soli. Vogliamo possedere il mondo e la nostra stessa vita in modo illimitato. Dio ci è d’intralcio. O si fa di Lui una semplice frase devota o Egli viene negato del tutto, bandito dalla vita pubblica, così da perdere ogni significato. La tolleranza, che ammette per così dire Dio come opinione privata, ma gli rifiuta il dominio pubblico, la realtà del mondo e della nostra vita, non è tolleranza ma ipocrisia. Laddove però l’uomo si fa unico padrone del mondo e proprietario di se stesso, non può esistere la giustizia. Là può dominare solo l’arbitrio del potere e degli interessi. Certo, si può cacciare il Figlio fuori della vigna e ucciderlo, per gustare egoisticamente da soli i frutti della terra. Ma allora la vigna ben presto si trasforma in un terreno incolto calpestato dai cinghiali, come ci dice il Salmo responsoriale (cfr Sal 79,14).
Così giungiamo al terzo elemento delle letture odierne. Il Signore, nell’Antico come nel Nuovo Testamento, annuncia alla vigna infedele il giudizio. Il giudizio che Isaia prevedeva si è realizzato nelle grandi guerre ed esili ad opera degli Assiri e dei Babilonesi. Il giudizio annunciato dal Signore Gesù si riferisce soprattutto alla distruzione di Gerusalemme nell’anno 70. Ma la minaccia di giudizio riguarda anche noi, la Chiesa in Europa, l’Europa e l’Occidente in generale. Con questo Vangelo il Signore grida anche nelle nostre orecchie le parole che nell’Apocalisse rivolse alla Chiesa di Efeso: "Se non ti ravvederai, verrò da te e rimuoverò il tuo candelabro dal suo posto" (2,5). Anche a noi può essere tolta la luce, e facciamo bene se lasciamo risuonare questo monito in tutta la sua serietà nella nostra anima, gridando allo stesso tempo al Signore: "Aiutaci a convertirci! Dona a tutti noi la grazia di un vero rinnovamento! Non permettere che la tua luce in mezzo a noi si spenga! Rafforza tu la nostra fede, la nostra speranza e il nostro amore, perché possiamo portare frutti buoni!".
A questo punto però sorge in noi la domanda: "Ma non c’è nessuna promessa, nessuna parola di conforto nella lettura e nella pagina evangelica di oggi? È la minaccia l’ultima parola?" No! La promessa c’è, ed è essa l’ultima, l’essenziale parola. La sentiamo nel versetto dell’Alleluia, tratto dal Vangelo di Giovanni: "Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, porta molto frutto" (Gv 15,5). Con queste parole del Signore, Giovanni ci illustra l’ultimo, il vero esito della storia della vigna di Dio. Dio non fallisce. Alla fine Egli vince, vince l’amore. Una velata allusione a questo si trova già nella parabola della vigna proposta dal Vangelo di oggi e nelle sue parole conclusive. Anche lì la morte del Figlio non è la fine della storia, anche se non viene direttamente raccontata. Ma Gesù esprime questa morte mediante una nuova immagine presa dal Salmo: "La pietra che i costruttori hanno scartata è diventata testata d’angolo …" (Mt 21, 42; Sl 117, 22). Dalla morte del Figlio scaturisce la vita, si forma un nuovo edificio, una nuova vigna. Egli, che a Cana cambiò l’acqua in vino, ha trasformato il suo sangue nel vino del vero amore e così trasforma il vino nel suo sangue. Nel cenacolo ha anticipato la sua morte e l’ha trasformata nel dono di se stesso, in un atto d’amore radicale. Il suo sangue è dono, è amore, e per questo è il vero vino che il Creatore aspettava. In questo modo Cristo stesso è diventato la vite, e questa vite porta sempre buon frutto: la presenza del suo amore per noi, che è indistruttibile.
Così, queste parabole sfociano alla fine nel mistero dell’Eucaristia, nella quale il Signore ci dona il pane della vita e il vino del suo amore e ci invita alla festa dell’amore eterno. Noi celebriamo l’Eucaristia nella consapevolezza che il suo prezzo fu la morte del Figlio – il sacrificio della sua vita, che in essa resta presente. Ogni volta che mangiamo di questo pane e beviamo di questo calice, noi annunciamo la morte del Signore finché Egli venga, dice san Paolo (cfr1 Cor 11,26). Ma sappiamo anche che da questa morte scaturisce la vita, perché Gesù l’ha trasformata in un gesto oblativo, in un atto di amore, mutandola così nel profondo: l’amore ha vinto la morte. Nella santa Eucaristia Egli dalla croce ci attira tutti a sé (Gv 12,32) e ci fa diventare tralci della vite che è Egli stesso. Se rimaniamo uniti a Lui, allora porteremo frutto anche noi, allora anche da noi non verrà più l’aceto dell’autosufficienza, della scontentezza di Dio e della sua creazione, ma il vino buono della gioia in Dio e dell’amore verso il prossimo. Preghiamo il Signore di donarci la sua grazia, perché nelle tre settimane del Sinodo che stiamo iniziando non soltanto diciamo cose belle sull’Eucaristia, ma soprattutto viviamo della sua forza. Invochiamo questo dono per mezzo di Maria, cari Padri sinodali, che saluto con tanto affetto, insieme alle diverse Comunità dalle quali provenite e che qui rappresentate, perché docili all’azione dello Spirito Santo possiamo aiutare il mondo a diventare in Cristo e con Cristo la vite feconda di Dio. Amen.
Sihaya.b16247
Sunday, October 02, 2005 1:05 PM
Re: CAPPELLA PAPALE PER L’APERTURA DELLA XI ASSEMBLEA GENERALE ORDINARIA DEL SINODO DEI VESCOVI
LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELL’ANGELUS

Al termine della Santa Messa celebrata nella Basilica Vaticana per l’apertura della XI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, Benedetto XVI si affaccia alla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare l’Angelus con i fedeli ed i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro per il consueto appuntamento domenicale.

Queste le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana:

PRIMA DELL’ANGELUS

Cari fratelli e sorelle!

Si è da poco conclusa, nella Basilica di San Pietro, la Celebrazione eucaristica con cui abbiamo inaugurato l’Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi. I Padri sinodali, provenienti da ogni parte del mondo, con esperti e altri delegati vivranno nelle prossime tre settimane, insieme con il Successore di Pietro, un tempo privilegiato di preghiera, riflettendo sul tema "Eucaristia: fonte e culmine della vita e della missione della Chiesa". Perché questo tema? Non è forse un argomento scontato, pienamente acquisito? In realtà, la dottrina cattolica sull’Eucaristia, definita autorevolmente dal Concilio di Trento, domanda di essere recepita, vissuta e trasmessa dalla Comunità ecclesiale in modo sempre nuovo e adeguato ai tempi. L’Eucaristia potrebbe essere considerata anche come una "lente" attraverso la quale verificare continuamente il volto e il cammino della Chiesa, che Cristo ha fondato perché ogni uomo possa conoscere l’amore di Dio e trovare in esso pienezza di vita. Per questo l’amato Papa Giovanni Paolo II ha voluto dedicare all’Eucaristia un intero anno, che si chiuderà proprio con la fine dell’Assemblea sinodale il 23 ottobre prossimo, domenica in cui si celebrerà la Giornata Missionaria Mondiale.

Tale coincidenza ci aiuta a contemplare il mistero eucaristico nella prospettiva missionaria. L’Eucaristia, in effetti, è il centro propulsore dell’intera azione evangelizzatrice della Chiesa, un po’ come il cuore lo è nel corpo umano. Le comunità cristiane senza la celebrazione eucaristica, in cui si alimentano alla duplice mensa della Parola e del Corpo di Cristo, perderebbero la loro autentica natura: solo in quanto "eucaristiche" esse possono trasmettere agli uomini Cristo, e non solamente idee o valori pur nobili e importanti. L’Eucaristia ha plasmato insigni apostoli missionari, in ogni stato di vita: vescovi, sacerdoti, religiosi, laici; santi di vita attiva e contemplativa. Pensiamo, da una parte, a san Francesco Saverio, che l’amore di Cristo spinse fino all’estremo Oriente per annunciare il Vangelo; dall’altra, a santa Teresa di Lisieux, giovane carmelitana, di cui abbiamo fatto memoria proprio ieri. Essa visse nella clausura il suo ardente spirito apostolico, meritando di essere proclamata insieme con san Francesco Saverio patrona dell’attività missionaria della Chiesa.

Invochiamo la loro protezione sui lavori sinodali come pure quella degli Angeli custodi, che oggi ricordiamo. Preghiamo con fiducia soprattutto la Beata Vergine Maria, che il prossimo 7 ottobre venereremo con il titolo di Madonna del Rosario. Il mese di ottobre è dedicato al santo Rosario, singolare preghiera contemplativa con la quale, guidati dalla celeste Madre del Signore, fissiamo lo sguardo sul volto del Redentore, per essere conformati al suo mistero di gioia, di luce, di dolore e di gloria. Questa antica preghiera sta conoscendo una provvidenziale rifioritura, grazie anche all’esempio e all’insegnamento dell’amato Papa Giovanni Paolo II. Vi invito a rileggere la sua Lettera apostolica Rosarium Virginis Mariae e a metterne in pratica le indicazioni a livello personale, familiare e comunitario. A Maria affidiamo i lavori del Sinodo: sia Lei a condurre la Chiesa intera ad una consapevolezza sempre più chiara della propria missione a servizio del Redentore realmente presente nel sacramento dell’Eucaristia.

[01192-01.01] [Testo originale: Italiano]

DOPO L’ANGELUS

Je vous salue cordialement, chers pèlerins de langue française, et tout particulièrement les membres du chapitre général des Petites Sœurs de Jésus, appelées à poursuivre l’annonce de l’Évangile dans l’esprit du Frère Charles de Foucauld, qui sera prochainement béatifié. Puisse-t-il être pour les Instituts qui sont nés de son intuition et pour tous les chrétiens un modèle d’abandon spirituel entre les mains du Seigneur.

I greet all the English-speaking visitors present, and in these days I ask you to pray for the Synod Fathers as they reflect on the Eucharist in the Church’s life and mission. May Christ’s presence in the Blessed Sacrament ispire you in fidelity to the Gospel and its saving truth. God bless you and your families!

Doy una cordial bienvenida a este encuentro de oración a la Virgen a los peregrinos de lengua española. Invito a todos a mantener siempre viva la llama de la fe y a cultivar con esmero la viña del Señor.

Einen herzlichen Gruß richte ich an die Pilger aus den Ländern deutscher Sprache. Heute hat hier im Vatikan die Bischofssynode begonnen. Ihr Thema lautet: „Die Eucharistie – Quelle und Höhepunkt des Lebens und der Sendung der Kirche". Betet mit uns, liebe Freunde, daß die Arbeit der Hirten der Kirche reiche Frucht hervorbringt. Euch allen einen gesegneten Sonntag.

Od srca pozdravljam i blagoslivljam hrvatske hodocasnike, osobito vjernike pristigle iz njemackih misija Stuttgart-Mitte, Stuttgart–Bad Cannstatt, Freising i Sindelfingen.

Utjecuci se zagovoru Blažene Djevice, cuvajte polog vjere što vam ga predadoše vaši predi. Hvaljen Isus i Marija!

[Di cuore saluto e benedico i pellegrini croati, particolarmente i fedeli provenienti dalle missioni tedesche di Stuttgart-Mitte, Stuttgart – Bad Cannstatt, Freising e di Sindelfingen. Invocando l’intercessione della Beata Vergine, custodite il deposito della fede che vi hanno trasmesso i vostri avi! Siano lodati Gesù e Maria!]

Pozdrawiam wszystkich Polaków. Waszym modlitwom polecam obrady Synodu Biskupów o Eucharystii. Zachecam was tu obecnych i wszystkie rodziny do odmawiania rózanca w tym maryjnym miesiacu.

[Saluto tutti i polacchi. Alle vostre preghiere affido l’Assemblea del Sinodo dei Vescovi sull’Eucaristia. E incoraggio voi qui presenti e tutte le famiglie, in questo mese mariano, a pregare con il rosario.]

Saluto ora i pellegrini di lingua italiana, in particolare i giovani di Roma che, da questa sera, daranno vita nel centro storico della città alla seconda edizione della Missione popolare dei "giovani ai giovani" significativamente intitolata "Gesù al centro" e che terminerà sabato prossimo con una solenne processione eucaristica da Piazza del Popolo a Piazza Navona. Ai giovani missionari e a quanti a vario titolo prenderanno parte alla Missione assicuro il mio ricordo nella preghiera. Saluto, inoltre, i fedeli di Besana Brianza, Seregno, Monte San Giusto, Sambiase di Lamezia Terme e i partecipanti al Congresso dei Laici Giuseppini, venuti a farmi visita. Saluto poi coloro che prendono parte a "La Festa dello Sportivo – Spirito, Amicizia, Preghiera", che si svolge a Roma, presso il Pontificio Oratorio di San Paolo e al Laghetto dell’Eur.
Ratzigirl
Monday, October 03, 2005 7:25 PM
MEDITAZIONE DEL SANTO PADRE





Cari fratelli,

questo testo dell'Ora Terza di oggi implica cinque imperativi ed una promessa. Cerchiamo di capire un po' meglio che cosa l'Apostolo intende dirci con queste parole.

Il primo imperativo è molto frequente nelle Lettere di San Paolo, anzi si potrebbe dire è quasi il «cantus firmus» del suo pensiero: «gaudete».

In una vita così tormentata come era la sua, una vita piena di persecuzioni, di fame, di sofferenze di tutti i tipi, tuttavia una parola chiave rimane sempre presente: «gaudete».

Nasce qui la domanda: è possibile quasi comandare la gioia? La gioia, vorremmo dire, viene o non viene, ma non può essere imposta come un dovere. E qui ci aiuta pensare al testo più conosciuto sulla gioia delle Lettere paoline, quello della «Domenica Gaudete», nel cuore della Liturgia dell'Avvento: «gaudete, iterum dico gaudete quia Dominus propest».

Qui sentiamo il motivo del perché Paolo in tutte le sofferenze, in tutte le tribolazioni, poteva non solo dire agli altri «gaudete»: lo poteva dire perché in lui stesso la gioia era presente. «gaudete, Dominus enim prope est».

Se l'amato, l'amore, il più grande dono della mia vita, mi è vicino, se posso essere convinto che colui che mi ama è vicino a me, anche in situazioni di tribolazione, rimane nel fondo del cuore la gioia che è più grande di tutte le sofferenze.

L'apostolo può dire «gaudete» perché il Signore è vicino ad ognuno di noi. E così questo imperativo in realtà è un invito ad accorgersi della presenza del Signore vicino a noi. È, una sensibilizzazione per la presenza del Signore. L'Apostolo intende farci attenti a questa — nascosta ma molto reale — presenza di Cristo vicino ad ognuno di noi. Per ognuno di noi sono vere le parole dell'Apocalisse: io busso alla tua porta, ascoltami, aprimi.

È quindi anche un invito ad essere sensibili per questa presenza del Signore che bussa alla mia porta. Non essere sordi a Lui, perché le orecchie dei nostri cuori sono talmente piene di tanti rumori del mondo che non possiamo sentire questa silenziosa presenza che bussa alle nostre porte. Riflettiamo, nello stesso momento, se siamo realmente disponibili ad aprire le porte del nostro cuore; o forse questo cuore è pieno di tante altre cose che non c'è spazio per il Signore e per il momento non abbiamo tempo per il Signore. E così, insensibili, sordi alla sua presenza, pieni di altre cose, non sentiamo l'essenziale: Lui bussa alla porta, ci è vicino e così è vicina la vera gioia, che è più forte di tutte le tristezze del mondo, della nostra vita.

Preghiamo, quindi, nel contesto di questo primo imperativo: Signore facci sensibili alla Tua presenza, aiutaci a sentire, a non essere sordi a Te, aiutaci ad avere un cuore libero, aperto a Te.

Il secondo imperativo «perfecti estote», così come si legge nel testo latino, sembra coincidere con la parola riassuntiva del Sermone della Montagna: «perfecti estote sicut Pater vester caelestis perfectus est».

Questa parola ci invita ad essere ciò che siamo: immagini di Dio, esseri creati in relazione al Signore, «specchio» nel quale si riflette la luce del Signore. Non vivere il cristianesimo secondo la lettera, non sentire la Sacra Scrittura secondo la lettera è spesso difficile, storicamente discutibile, ma andare oltre la lettera, la realtà presente, verso il Signore che ci parla e così all’unione con Dio. Ma se vediamo il testo greco troviamo un altro verbo, «catartizesthe», e questa parola vuole dire rifare, riparare uno strumento, restituirlo alla piena funzionalità. L'esempio più frequente per gli apostoli è rifare una rete per i pescatori che non è più nella giusta situazione, che ha tante lacune da non servire più, rifare la rete così che possa di nuovo essere rete per la pesca, ritornare alla sua perfezione di strumento per questo lavoro. Un altro esempio: uno strumento musicale a corde che ha una corda rotta, quindi la musica non può essere suonata come dovrebbe. Così in questo imperativo la nostra anima appare come una rete apostolica che tuttavia spesso non funziona bene, perché è lacerata dalle nostre proprie intenzioni; o come uno strumento musicale nel quale purtroppo qualche corda è rotta, e quindi la musica di Dio che dovrebbe suonare dal profondo della nostra anima non può echeggiare bene. Rifare questo strumento, conoscere le lacerazioni, le distruzioni, le negligenze, quanto è trascurato, e cercare che questo strumento sia perfetto, sia completo perché serva a ciò per cui è creato dal Signore.

E così questo imperativo può essere anche un invito all'esame di coscienza regolare, per vedere come sta questo mio strumento, fino a quale punto è trascurato, non funziona più, per cercare di ritornare alla sua integrità. È anche un invito al Sacramento della Riconciliazione, nel quale Dio stesso rifà questo strumento e ci dà di nuovo la completezza, la perfezione, la funzionalità, affinché in quest'anima possa risuonare la lode di Dio.

Poi «exortamini invicem». La correzione fraterna è un'opera di misericordia. Nessuno di noi vede bene se stesso, vede bene le sue mancanze. E così è un atto di amore, per essere di complemento l'uno all'altro, per aiutarsi a vederci meglio, a correggerci. Penso che proprio una delle funzioni della collegialità è quella di aiutarci, nel senso anche dell'imperativo precedente, di conoscere le lacune che noi stessi non vogliamo vedere — «ab occultis meis munda me» dice il Salmo — di aiutarci perché diventiamo aperti e possiamo vedere queste cose.

Naturalmente, questa grande opera di misericordia, aiutarci gli uni con gli altri perché ciascuno possa realmente trovare la propria integrità, la propria funzionalità come strumento di Dio, esige molta umiltà e amore. Solo se viene da un cuore umile che non si pone al di sopra dell'altro, non si considera meglio dell'altro, ma solo umile strumento per aiutarsi reciprocamente. Solo se si sente questa profonda e vera umiltà, se si sente che queste parole vengono dall'amore comune, dall'affetto collegiale nel quale vogliamo insieme servire Dio, possiamo in questo senso aiutarci con un grande atto di amore. Anche qui il testo greco aggiunge qualche sfumatura, la parola greca è «paracaleisthe»; è la stessa radice dalla quale viene anche la parola «Paracletos, paraclesis», consolare. Non solo correggere, ma anche consolare, condividere le sofferenze dell'altro, aiutarlo nelle difficoltà. E anche questo mi sembra un grande atto di vero affetto collegiale. Nelle tante situazioni difficili che nascono oggi nella nostra pastorale, qualcuno si trova realmente un po' disperato, non vede come può andare avanti. In quel momento ha bisogno della consolazione, ha bisogno che qualcuno sia con lui nella sua solitudine interiore e compia l'opera dello Spirito Santo, del Consolatore: quella di dare coraggio, di portarci insieme, di appoggiarci insieme, aiutati dallo Spirito Santo stesso che è il grande Paraclito, il Consolatore, il nostro Avvocato che ci aiuta. Quindi è un invito a fare noi stessi «ad invicem» l'opera dello Spirito Santo Paraclito.

«Idem sapite»: sentiamo dietro la parola latina la parola «sapor», «sapore»: Abbiate lo stesso sapore per le cose, abbiate la stessa visione fondamentale della realtà, con tutte le differenze che non solo sono legittime ma anche necessarie, ma abbiate «eundem sapore», abbiate la stessa sensibilità. Il testo greco dice «froneite», la stessa cosa. Cioè abbiate lo stesso pensiero sostanzialmente. Come potremmo avere in sostanza un pensiero comune che ci aiuti a guidare insieme la Santa Chiesa se non condividendo insieme la fede che non è inventata da nessuno di noi, ma è la fede della Chiesa, il fondamento comune che ci porta, sul quale stiamo e lavoriamo? Quindi è un invito ad inserirci sempre di nuovo in questo pensiero comune, in questa fede che ci precede. «Non respicias peccata nostra sed fidem Ecclesiae tuae»: è la fede della Chiesa che il Signore cerca in noi e che è anche il perdono dei peccati. Avere questa stessa fede comune. Possiamo, dobbiamo vivere questa fede, ognuno nella sua originalità, ma sempre sapendo che questa fede ci precede. E dobbiamo comunicare a tutti gli altri la fede comune. Questo elemento ci fa passare già all'ultimo imperativo, che ci dà la pace profonda tra di noi.

E a questo punto possiamo pensare anche a «touto froneite», ad un altro testo della Lettera ai Filippesi, all'inizio del grande inno sul Signore, dove l'Apostolo ci dice: abbiate gli stessi sentimenti di Cristo, entrare nella «fronesis», nel «fronein», nel pensare di Cristo. Quindi possiamo avere la fede della Chiesa insieme, perché con questa fede entriamo nei pensieri, nei sentimenti del Signore. Pensare insieme con Cristo.

Questo è l'ultimo affondo di questo avvertimento dell'Apostolo: pensare con il pensiero di Cristo. E possiamo farlo leggendo la Sacra Scrittura nella quale i pensieri di Cristo sono Parola, parlano con noi. In questo senso dovremmo esercitare la «Lectio Divina», sentire nelle Scritture il pensiero di Cristo, imparare a pensare con Cristo, a pensare il pensiero di Cristo e così avere i sentimenti di Cristo, essere capaci di dare agli altri anche il pensiero di Cristo, i sentimenti di Cristo.

E così l'ultimo imperativo «pacem habete et eireneuete», è quasi il riassunto dei quattro imperativi precedenti, essendo così in unione con Dio che è la pace nostra, con Cristo che ci ha detto: «pacem dabo vobis». Siamo nella pace interiore, perché essere nel pensiero di Cristo unisce il nostro essere. Le difficoltà, i contrasti della nostra anima si uniscono, si è uniti all'originale, a quello di cui siamo immagine con il pensiero di Cristo. Così nasce la pace interiore e solo se siamo fondati su una profonda pace interiore possiamo essere persone della pace anche nel mondo, per gli altri.

Qui la domanda, questa promessa è condizionata dagli imperativi? Cioè solo nella misura nella quale noi possiamo realizzare gli imperativi, questo Dio della pace è con noi? Come è la relazione tra imperativo e promessa?

Io direi che è bilaterale, cioè la promessa precede gli imperativi e rende realizzabili gli imperativi e segue anche tale realizzazione degli imperativi. Cioè, prima di tutto quanto facciamo noi, il Dio dell'amore e della pace si è aperto a noi, è con noi. Nella Rivelazione cominciata nell'Antico Testamento Dio è venuto incontro a noi con il suo amore, con la sua pace.

E finalmente nell'Incarnazione si è fatto Dio con noi, Emmanuele, è con noi questo Dio della pace che si è fatto carne con la nostra carne, sangue del nostro sangue. È uomo con noi e abbraccia tutto l'essere umano. E nella crocifissione e nella discesa alla morte, totalmente si è fatto uno con noi, ci precede con il suo amore, abbraccia prima di tutto il nostro agire. E questa è la nostra grande consolazione. Dio ci precede. Ha già fatto tutto. Ci ha dato pace e perdono e amore. È con noi. E solo perché è con noi, perché nel Battesimo abbiamo ricevuto la sua grazia, nella Cresima lo Spirito Santo, nel Sacramento dell'Ordine abbiamo ricevuto la sua missione, possiamo adesso fare noi, cooperare con questa sua presenza che ci precede. Tutto questo nostro agire del quale parlano i cinque imperativi è un cooperare, un collaborare con il Dio della pace che è con noi.

Ma vale, dall'altra parte, nella misura nella quale noi realmente entriamo in questa presenza che ha donato, in questo dono già presente nel nostro essere. Cresce naturalmente la sua presenza, il suo essere con noi.

E preghiamo il Signore che ci insegni a collaborare con la sua precedente grazia e di essere così realmente sempre con noi. Amen!

Ratzigirl
Wednesday, October 05, 2005 12:56 PM

CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA

1. Il Salmo 134, un canto dalla tonalità pasquale, ci è offerto dalla liturgia dei Vespri in due brani distinti. Quello che ora abbiamo ascoltato comprende la seconda parte (cfr vv. 13-21), suggellata dall’alleluia, l’esclamazione di lode al Signore che aveva aperto il Salmo.

Dopo aver commemorato nella prima parte dell’inno l’evento dell’Esodo, cuore della celebrazione pasquale di Israele, ora il Salmista confronta in modo incisivo due diverse visioni religiose. Da un lato, si leva la figura del Dio vivente e personale che è al centro della fede autentica (cfr vv. 13-14). La sua è una presenza efficace e salvifica; il Signore non è una realtà immobile e assente, ma una persona viva che «guida» i suoi fedeli, «muovendosi a pietà» di loro, sostenendoli con la sua potenza e il suo amore.

2. Dall’altro lato, ecco emergere l’idolatria (cfr vv. 15-18), espressione di una religiosità deviata e ingannevole. Infatti, l’idolo altro non è che un’«opera delle mani dell’uomo», un prodotto dei desideri umani; è quindi impotente a superare i limiti creaturali. Esso ha, sì, una forma umana con bocca, occhi, orecchi, gola, ma è inerte, senza vita, come accade appunto a una statua inanimata (cfr Sal 113B,4-8).

Il destino di chi adora queste realtà morte è di diventare simile ad esse, impotente, fragile, inerte. In questi versetti è limpidamente rappresentata l’eterna tentazione dell’uomo di cercare salvezza nell’«opera delle sue mani», ponendo speranza nella ricchezza, nel potere, nel successo, nella materia. Purtroppo a lui accade quello che già descriveva in modo efficace il profeta Isaia: «Si pasce di cenere, ha un cuore illuso che lo travia; egli non sa liberarsene e dire: "Ciò che tengo in mano non è forse falso?"» (Is 44,20).

3. Il Salmo 134, dopo questa meditazione sulla vera e sulla falsa religione, sulla fede genuina nel Signore dell’universo e della storia e sull’idolatria, si conclude con una benedizione liturgica (cfr vv. 19-21), che mette in scena una serie di figure presenti nel culto praticato nel tempio di Sion (cfr Sal 113B,9-13).

Da tutta la comunità raccolta nel tempio sale a Dio creatore dell’universo e salvatore del suo popolo una benedizione corale, espressa nella diversità delle voci e nell’umiltà della fede.

La liturgia è il luogo privilegiato per l’ascolto della Parola divina, che rende presenti gli atti salvifici del Signore, ma è pure l’ambito nel quale sale la preghiera comunitaria che celebra l’amore divino. Dio e uomo s’incontrano in un abbraccio di salvezza, che trova il suo compimento proprio nella celebrazione liturgica.

4. Commentando i versetti di questo Salmo riguardanti gli idoli e la somiglianza che assumono con loro quanti confidano in essi (cfr Sal 134,15-18), sant'Agostino fa osservare: «In effetti - credetelo, fratelli - si incide in loro una certa somiglianza con i loro idoli: non certo nel loro corpo, ma nel loro uomo interiore. Essi hanno orecchi, ma non odono quanto Dio loro grida: "Chi ha orecchi per intendere, intenda". Hanno occhi ma non vedono: hanno cioè gli occhi del corpo, ma non l'occhio della fede». E allo stesso modo, «hanno narici ma non percepiscono odori. Non sono in grado di percepire quell'odore di cui l'Apostolo dice: Siamo il buon odore di Cristo in ogni luogo (cfr 2Cor 2,15). Che vantaggio è per loro avere le narici, se con esse non riescono a respirare il soave profumo di Cristo?».

È vero, riconosce Agostino, permangono ancora persone legate all'idolatria; «ogni giorno c'è però della gente che, convinta dai miracoli di Cristo Signore, abbraccia la fede. Ogni giorno si aprono occhi ai ciechi e orecchi ai sordi, cominciano a respirare narici prima bloccate, si sciolgono le lingue dei muti, si consolidano gli arti dei paralitici, si raddrizzano i piedi agli storpi. Da tutte queste pietre escono fuori figli d'Abramo (cfr Mt 3,9). Si dica pure, quindi, a tutti costoro: "Casa d'Israele, benedici il Signore"… Benedite il Signore, voi popoli in genere! Questo significa "Casa d'Israele". Beneditelo, voi o presuli della Chiesa! Questo significa "Casa di Aronne". Beneditelo, voi ministri! Questo significa "Casa di Levi". E delle altre nazioni che dire? "Voi che temete il Signore, benedite il Signore"»


SINTESI DELLA CATECHESI NELLE DIVERSE LINGUE


? Sintesi della catechesi in lingua francese

Chers Frères et Sœurs,

La deuxième partie du Psaume 134 que nous venons d’entendre nous montre deux visions religieuses différentes. D’un côté nous est présentée la figure du Dieu vivant et personnel, qui est au centre de la foi authentique et dont la présence efficace apporte le salut. De l’autre apparaît l’idolâtrie, expression d’une religiosité déviée et faussée. L’idole n’est qu’un produit des désirs humains, incapable de dépasser les limites créées. Celui qui l’adore devient semblable à elle, impuissant, fragile, inerte.

Le psaume s’achève par une bénédiction que la communauté réunie dans le temple fait monter vers Dieu, Créateur de l’univers et Sauveur de son peuple. La liturgie devient ainsi le lieu privilégié de l’écoute de la Parole de Dieu qui rend présents les actes de salut du Seigneur. Elle est aussi le cadre dans lequel s’élève la prière communautaire qui célèbre l’amour divin.

J’accueille avec plaisir les pèlerins de langue française. Je salue particulièrement les enfants de chœur du diocèse de Bâle, en Suisse. Alors que vient de commencer l’Assemblée du Synode des Évêques, je vous invite à trouver dans l’Eucharistie la véritable nourriture de votre vie et la source de votre témoignage parmi vos frères.


? Sintesi della catechesi in lingua inglese

Dear Brothers and Sisters,

Our reflection today centers on the second half of Psalm 134 (one hundred and thirty-four). Two religious visions are presented. The first depicts a living and personal God whose efficacious and saving presence stands at the heart of authentic faith as he guides and takes pity on his people. The second illustrates the distorted and misleading religiosity of idolatry. Idols are merely a product of man’s desires and are as impotent and lifeless as a statue. Indeed, those who seek salvation through "the work of human hands" - placing their hope in wealth, power, or success - only deceive themselves.
Following this meditation on true and false faith, the Psalm concludes with a liturgical blessing. The whole community gathered in the temple offers its prayers to God, celebrating his love and saving embrace.
Like Saint Augustine we too recognize that still some people remain bound to idolatry, but let us also rejoice that there are people who every day embrace the faith and, in unison with all believers, exclaim from their hearts: Let us bless the Lord!

I extend a warm welcome to the English-speaking pilgrims here today, including groups from England, Wales, Scotland, Ireland, Uganda, Australia and the United States of America. In particular I greet the seminarians of the Pontifical North American College who tomorrow will be ordained Deacons. Upon you all, I invoke the peace and joy of Jesus Christ our Lord!



? Sintesi della catechesi in lingua tedesca

Liebe Brüder und Schwestern!

Zu Beginn dieser Audienz wurde uns der zweite Teil des Psalms 135 vorgetragen. Dieser enthält eine Gegenüberstellung von wahrer und falscher Religion: In der Mitte des wahren Glaubens steht der lebendige und personale Gott. Seine Gegenwart ist wirkmächtig und bringt Heil. Der Herr ist Leben; er führt und schützt die Gläubigen. Hingegen wird der Götzendienst als trügerische und irrige Religiosität entlarvt. Götzen sind bloß Produkte allzu menschlicher Wünsche und Machwerk ohne Leben. Im Grunde entspringen sie der alten Versuchung des Menschen, sich sein eigenes Heil zu schaffen im falschen Vertrauen auf materiellen Reichtum, auf Macht und Erfolg.
Unser Psalm endet mit einem vielstimmigen Lobpreis Gottes. In der Tat ist die Liturgie der vorzügliche Ort, um Gottes Wort zu hören und die Herzen gemeinsam zum Herrn zu erheben. Gott und Mensch begegnen einander in der Liturgie der Kirche, in der das Heil, das der Herr uns zuwendet, gewissermaßen sinnlich erfahrbar ist.

Mit diesen Gedanken heiße ich euch alle, liebe deutschsprachige Pilger und Besucher, freudig willkommen. Mein besonderer Gruß gilt heute den Kirchenmusikern aus dem Bistum Aachen, den verschiedenen Chören sowie den Bürgermeistern aus dem Landkreis Straubing-Bogen. – Gott macht frei und lebendig. Auf Ihn wollen wir unser Vertrauen setzen, nicht auf die toten Götzen der Selbstherrlichkeit und Selbstgenügsamkeit. Habt Mut und richtet euer Leben ganz auf Gott aus! Der Geist des Herrn stärke und leite euch!



? Sintesi della catechesi in lingua spagnola

El salmo que hemos escuchado es una meditación sobre la verdadera y la falsa religión, sobre la fe genuina en el Señor de la historia, por un lado, y sobre la idolatría, por otro. Presenta a Dios como un ser vivo y personal, que con la fuerza de su amor guía y sustenta a sus fieles. La idolatría, por el contrario, manifiesta una religiosidad desviada y engañosa. Un ídolo es sólo "obra de las manos del hombre": tiene apariencia humana pero no tiene vida.
Este salmo expresa la tentación del hombre de alcanzar la salvación con la "obra de sus manos", mediante la riqueza, el poder, el éxito. Quienes adoran estas realidades inertes, dice san Agustín, se convierten, en su interior, en algo semejante a ellas: son como los ídolos que adoran, incapaces de oír y de ver.

Saludo con afecto a los peregrinos de lengua española, en particular a las peregrinaciones de la República Dominicana, con el Señor Cardenal Nicolás de Jesús López, de Santiago de los Caballeros, con su Arzobispo, Ramón de la Rosa, y de la diócesis de David, con su Obispo José Luis Lacunza. También saludo a las Hermanas Capitulares de la Compañía de Santa Teresa, alentándolas a seguir las genuinas indicaciones del Espíritu Santo en sus deliberaciones. Invito a todos rechazar la seducción de los ídolos y a seguir con gozo al Dios de la vida, que nos ama y se compadece de nosotros.

Gracias a todos por vuestra visita.




SALUTI PARTICOLARI NELLE DIVERSE LINGUE



A minha saudação deferente e agradecida aos membros da Delegação da Casa Real de Portugal guiada pelo Infante Dom Henrique de Bragança, e também ao comandante do Navio-Escola «Brasil» com seus oficiais, cadetes e tripulação, em visita hoje à barca de Pedro. Cruzai os mares da vida guiados pela mão de Deus, sulcai os dias com a eternidade no horizonte: tais são os votos que formulo para vós e demais peregrinos presentes, nomeadamente os grupos vindos de Bento Gonçalves e Botucatu. Todos vós que temeis o Senhor, bendizei o Senhor!



? Saluto in lingua polacca

Pozdrawiam serdecznie pielgrzymów polskich. Minelo szesc miesiécy od smierci mojego drogiego poprzednika Jana Pawla II. Tak wazne i aktualne pozostaje dla nas cale Jego nauczanie i swiadectwo zycia. Waszej modlitwie rózancowej polecam sprawe Jego beatyfikacji. Niech bedzie pochwalony Jezus Chrystus.

[Saluto cordialmente i pellegrini polacchi. Sono trascorsi sei mesi dalla dipartita del mio caro predecessore, il Papa Giovanni Paolo II. Tutto il suo magistero e la testimonianza della sua vita rimangono per noi importanti e attuali. Affido alla vostra recita del rosario la causa della sua beatificazione. Sia lodato Gesù Cristo.]



? Saluto in lingua ungherese

Szeretettel köszöntöm a magyar zarándokokat, akik Koszegrol érkeztek. Isten hozott Benneteket!
Szombaton ünnepeljük Magyarok Nagyasszonya vatikáni Kápolnája fölszentelésének 25. évfordulóját. A Szuzanya közbenjárását kérve szívesen adom Rátok apostoli áldásomat.

[Saluto cordialmente i pellegrini di lingua ungherese, provenienti da Koszeg.
Sabato celebriamo il 25E anniversario della dedicazione della Cappella vaticana "Magna Domina Hungarorum". Invocando l’intercessione di Maria Santissima vi imparto volentieri la Benedizione Apostolica.]



? Saluto in lingua slovacca

Srdecne pozdravujem slovenských pútnikov z Bratislavy a okolia, Šale a Jablonového.
Drahí bratia a sestry, v tomto mariánskom mesiaci vás pozývam do školy Panny z Nazareta. Ucte sa od nej milovat Boha a blížnych. S láskou vás žehnám.
Pochválený bud Ježiš Kristus!

[Saluto cordialmente i pellegrini provenienti da Bratislava e dintorni, Šala e Jablonové.
Cari fratelli e sorelle, in questo mese mariano vi invito a mettervi alla scuola della Vergine di Nazaret per imparare da Lei ad amare Dio e il prossimo. Con affetto vi benedico.
Sia lodato Gesù Cristo!]



? Saluto in lingua italiana

Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto i numerosi fedeli della diocesi di Terni-Narni-Amelia, accompagnati dal Vescovo Mons. Vincenzo Paglia. Voi provenite dalla terra di S. Benedetto e di S. Francesco: anch’essi fecero questo pellegrinaggio. E si può dire che dall’Umbria a Roma il loro esempio è giunto ovunque. Dopo molti secoli la loro testimonianza di amore e di pace è ancora attuale: l’Italia, l’Europa, il mondo ne hanno bisogno. Vi esorto ad ascoltare il Vangelo e a testimoniarlo nella vostra vita come hanno fatto questi due grandi Santi.

Saluto poi i fedeli della diocesi di San Marino-Montefeltro, qui convenuti con il loro Pastore, Mons. Luigi Negri. Cari amici, vi invito ad esprimere nelle vostre comunità cristiane una dedizione evangelica fedele e generosa.

Il mio affettuoso pensiero va ora ai partecipanti alla "Festa dello sportivo", promossa dalla Conferenza Episcopale Laziale. Questa manifestazione susciti in tutti voi un grande amore per quei valori che, come la sana pratica sportiva, contribuiscono a costruire una società dove regnino il rispetto reciproco e l’accoglienza fraterna.

Il mio pensiero si rivolge infine ai malati, agli sposi novelli e ai giovani, in particolare ai rappresentanti dei gruppi giovanili di Adorazione Eucaristica, giunti a Roma da varie Nazioni per un convegno sull’Eucarestia. Il luminoso esempio di san Francesco d’Assisi, di cui abbiamo celebrato ieri la memoria, solleciti voi, cari giovani, a porre l’Eucarestia al centro della vostra vita personale e comunitaria, imparando a vivere della forza spirituale che da essa scaturisce. Aiuti voi, cari ammalati, ad affrontare la sofferenza con coraggio, trovando in Cristo crocifisso serenità e conforto. Conduca voi, cari sposi novelli, a un amore profondo verso Dio e tra di voi, nella quotidiana esperienza della gioia che scaturisce dalla reciproca donazione aperta alla vita.

Sihaya.b16247
Sunday, October 09, 2005 12:50 PM
BEATIFICAZIONE DEL SERVO DI DIO CLEMENS AUGUST GRAF VON GALEN , 09.10.2005
BEATIFICAZIONE DEL SERVO DI DIO CLEMENS AUGUST GRAF VON GALEN

Alle 9.30 di questa mattina, XXVIII Domenica del tempo "per annum", l’Em.mo Card. José Saraiva Martins, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, ha presieduto la Celebrazione dell’Eucaristia all’Altare della Confessione della Basilica Vaticana e, per incarico di Sua Santità il Papa Benedetto XVI, ha dato lettura della Lettera Apostolica con la quale il Santo Padre ha iscritto nell’albo dei Beati il Servo di Dio Clemens August Graf von Galen (1878-1946), Vescovo.

Al termine della Celebrazione il Santo Padre Benedetto XVI giunge in Basilica e sale all’Altare della Confessione. Quindi, dopo aver venerato le Reliquie del nuovo Beato, rivolge ai presenti le parole di saluto che pubblichiamo di seguito:

PAROLE DEL SANTO PADRE

Al termine di questa celebrazione, durante la quale è stato iscritto nell’albo dei Beati il Cardinale Clemens August Graf von Galen, ho la gioia di unirmi a voi, convenuti numerosi nella Basilica di San Pietro, per rendere omaggio al nuovo Beato. Ai venerati Fratelli Cardinali e Vescovi, alle distinte Autorità e a tutti i presenti rivolgo il mio saluto cordiale.

Sehr herzlich grüße ich die Bischöfe und Priester, die Vertreter des öffentlichen Lebens und alle Pilger, die aus Münster und aus ganz Deutschland nach Rom gekommen sind. Mit Freude vereine ich mich mit euch allen in der Verehrung des neuen Seligen Kardinal Clemens August Graf von Galen. Unter der großen Schar der Zeugen für Christus im 20. Jahrhundert tritt diese Persönlichkeit eines eifrigen Priesters und eines großmütigen Bischofs klar hervor. Der Herr gab ihm Mut und Tapferkeit, um die Rechte Gottes, der Kirche und des Menschen zu verteidigen, die das nationalsozialistische Regime im Namen einer irrigen neuheidnischen Ideologie in gravierender und systematischer Weise verletzt hat. Seine Seligsprechung am heutigen Tage stellt ihn als Modell eines tiefen und unerschrockenen Glaubens heraus. Wir wollen den neuen Seligen um seine Fürsprache anrufen: zum Segen für Kirche und Gesellschaft in Deutschland, in Europa und in der ganzen Welt.

[Con grande affetto saluto i Vescovi e i sacerdoti, i rappresentanti della vita pubblica e i pellegrini venuti a Roma da Münster e dall’intera Germania. Con gioia mi unisco a tutti voi nella venerazione del nuovo beato Clemens August Graf von Galen. Nella folta schiera dei testimoni di Cristo del secolo ventesimo, risalta la sua figura di sacerdote zelante e Vescovo generoso. Il Signore gli diede un coraggio eroico per difendere i diritti di Dio, della Chiesa e dell’uomo, che il regime nazionalsocialista violava in modo grave e sistematico, in nome di un’aberrante ideologia neopagana. Oggi, la sua beatificazione lo ripropone quale modello di fede profonda e intrepida. Invochiamo l’intercessione del nuovo Beato: voglia egli benedire la Chiesa e l’umana società in Germania, in Europa e nel mondo intero.]
Sihaya.b16247
Sunday, October 09, 2005 12:57 PM
LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELL’ANGELUS , 09.10.2005
LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELL’ANGELUS


Al termine della Santa Messa, celebrata dall’Em.mo Card. José Saraiva Martins nella Basilica Vaticana, nel corso della quale ha avuto luogo la Beatificazione del Servo di Dio Clemens August Graf von Galen, Benedetto XVI si affaccia alla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare l’Angelus con i fedeli ed i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro per il consueto appuntamento domenicale.

Queste le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana:

Cari fratelli e sorelle!

Questa mattina, nella Basilica di San Pietro, ha avuto luogo la beatificazione di Clemens August von Galen, Vescovo di Münster, Cardinale, intrepido oppositore del regime nazista. Ordinato sacerdote nel 1904, egli svolse a lungo il ministero in una parrocchia di Berlino e nel 1933 divenne Vescovo di Münster. In nome di Dio, denunciò l’ideologia neopagana del nazionalsocialismo, difendendo la libertà della Chiesa e i diritti umani gravemente violati, proteggendo gli ebrei e le persone più deboli, che il regime considerava rifiuti da eliminare. Sono note le tre celebri prediche che quell’intrepido Pastore pronunciò nel 1941. Il Papa Pio XII lo creò Cardinale nel febbraio 1946 e, appena un mese dopo, egli morì, circondato dalla venerazione dei fedeli, che riconobbero in lui un modello di coraggio cristiano. Proprio questo è il messaggio sempre attuale del beato von Galen: la fede non si riduce a sentimento privato, magari da nascondere quando diventa scomoda, ma implica la coerenza e la testimonianza anche in ambito pubblico in favore dell’uomo, della giustizia, della verità. Esprimo vive felicitazioni alla Comunità diocesana di Münster ed alla Chiesa in Germania, invocando su tutti, per intercessione del nuovo Beato, abbondanti grazie del Signore.

In questi giorni, come sapete, si sta svolgendo in Vaticano l’Assemblea del Sinodo dei Vescovi per approfondire il tema dell’Eucaristia nell’oggi della vita e della missione della Chiesa. Ho presieduto le riunioni della prima settimana e anche nelle due che verranno il Sinodo costituirà il mio principale impegno. Per il Sinodo vi chiedo di continuare a pregare, affinché possa portare i frutti sperati. In particolare, in questo mese di ottobre, nel quale ogni comunità ecclesiale è chiamata a rinnovare il proprio impegno missionario, invito a riprendere quanto il Papa Giovanni Paolo II ha scritto nella quarta parte della Lettera apostolica Mane nobiscum Domine, a proposito dell’Eucaristia come "principio e progetto di missione" (nn. 24-28): "L’incontro con Cristo, continuamente approfondito nell’intimità eucaristica, suscita nella Chiesa e in ciascun cristiano l’urgenza di testimoniare e di evangelizzare" (ivi, 24). Lo sottolinea il congedo alla fine della Messa: "Ite, missa est", che richiama la "missio", il compito per chi ha partecipato alla celebrazione di portare a tutti la Buona Notizia ricevuta e di animare con essa la società.

Affidiamo questa intenzione all’intercessione di Maria Santissima e di san Daniele Comboni, che domani verrà ricordato nella liturgia. Egli, che è stato insigne evangelizzatore e protettore del continente africano, aiuti la Chiesa del nostro tempo a rispondere con fede e con coraggio al mandato del Signore Risorto, che la invia ad annunciare a tutti i popoli l’amore di Dio.

[01229-01.02] [Testo originale: Italiano]

DOPO L’ANGELUS

It was with deep sadness that I learned of yesterday’s earthquake in South Asia, which caused such great damage and loss of life in Pakistan, India and Afghanistan. I commend to God’s loving mercy all those who have died and I extend my deepest sympathy to the many thousands who are injured or bereaved. I pray that the international community will be swift and generous in its response to the disaster and I ask the Lord to grant courage and strength to those involved in the task of rescue work and reconstruction.

To the English-speaking visitors present here today I offer a warm welcome. I ask your prayers for the work of the Synod, and for the Bishops from all over the world who have gathered here for this great event in the life of the Church. Be assured of my prayers for you, your families and those who are dear to you. May God bless you all.

Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua española, principalmente a la delegación de Oficiales de la Marina Militar de Ecuador y a los fieles de Alzira, de Aledo y de Totana (España). En estos momentos, deseo recordar a las queridas Naciones de América Central y México - especialmente El Salvador, Guatemala, Honduras y Nicaragua -, las cuales están padeciendo los efectos de intensas lluvias e inundaciones, que han causado numerosas víctimas, así como cuantiosos daños materiales. Pido al Señor por el eterno descanso de los fallecidos y expreso mi cercanía espiritual y afecto a quienes se ven privados de sus viviendas e instrumentos de trabajo. Invito, además, a las instituciones y personas de buena voluntad a prestar una ayuda eficaz con espíritu de verdadera solidaridad fraterna.

Je vous salue cordialement, chers pèlerins francophones, vous invitant à vous associer par la prière aux travaux des Pères du Synode et à vivre toujours plus profondément le mystère de l’Eucharistie, qui nous unit intimement au Christ, notre Sauveur et nous donne la force pour notre vie chrétienne.

Mit großer Freude heiße ich alle deutschsprachigen Gäste willkommen. Besonders möchte ich heute die Freunde der Konzertgesellschaft München grüßen sowie die zahlreichen Pilger, die zur Seligsprechung des großen Bischofs von Münster, Clemens August Kardinal von Galen, nach Rom gekommen sind. Das Motto des neuen Seligen lautete: „Nec laudibus, nec timore". Dieses Prinzip soll auch unser Handeln zur Ehre Gottes und zum Wohl der Menschen bestimmen. Euch allen einen gesegneten Tag des Herrn in Rom!

Szeretettel köszöntöm a Magyar Katolikus Püspöki Kar tagjait és a számos magyar zarándokot, akikkel tegnap együtt ünnepelték a Szent Péter-bazilika magyar kápolnája fölszentelésének 25. évfordulóját.

[Saluto di cuore i Membri della Conferenza Episcopale Ungherese, qui presenti, e i numerosi pellegrini ungheresi, con i quali hanno celebrato ieri il 25° anniversario della dedicazione della Cappella ungherese nella Basilica di San Pietro.]

Pozdrawiam pielgrzymów z Polski i tych, którzy jednocza sie z nami za posrednictwem radia i telewizji. Polecam wszystkich opiece Matki Bozej. Modlitwa rózancowa niech bedzie zródlem obfitych darów duchowych. Niech Bóg wam blogoslawi!

[Saluto i pellegrini venuti dalla Polonia e coloro che si uniscono a noi attraverso la radio e la televisione. Affido tutti voi alla protezione della Madre di Dio. La preghiera del Rosario sia fonte di abbondanti doni spirituali. Dio vi benedica!]

Saluto i pellegrini di lingua italiana, in particolare gli insegnanti di religione cattolica provenienti da tutta Italia, che hanno tenuto in questi giorni il loro primo incontro nazionale. Cari amici, il vostro impegno nella scuola è un prezioso contributo alla formazione delle nuove generazioni e alla loro maturazione nella conoscenza della tradizione e della cultura cattolica, nella consapevolezza delle responsabilità personali e nell’adesione ai valori della convivenza civile. Per questo vi ricordo nella preghiera e vi auguro buon lavoro.

Sono lieto di accogliere i "Ragazzi per l’Unità", del Movimento dei Focolari, che oggi danno vita qui a Roma e in molte città del mondo a una staffetta sportiva per l’unità e la pace. Cari ragazzi e ragazze, rimanete sempre uniti a Gesù e sarete costruttori di vera fraternità. Saluto inoltre i fedeli di Villastrada e Cavallara, di Pianello Vallesina e di Liscate, come pure il Collegium Tarsicii Martyris di Venezia e gli aderenti alla Federazione Italiana Rettificatori e Ricostruttori di Motori.

Desidero infine inviare un cordiale saluto all’Associazione "Camminando per mano" e ai Padri Francescani della Provincia dell’Emilia Romagna, che hanno realizzato un Centro di servizi per le persone anziane a Pavullo nel Frignano (Diocesi di Modena). A tutti voi, cari pellegrini, l’augurio di una buona domenica.
Ratzigirl
Wednesday, October 12, 2005 2:08 AM
Attenzione!!!
Lunedì 17 ottobre, Adorazione Eucaristica dei Padri sinodali con il Papa nella Basilica Vaticana


CITTA’ DEL VATICANO, martedì, 11 ottobre 2005 (ZENIT.org).- Lunedì 17 ottobre, alle ore 17:00, avrà luogo nella Basilica Vaticana, con la presenza di Benedetto XVI e la partecipazione dei Padri sinodali, l’Esposizione, l’Adorazione e la Benedizione del Santissimo Sacramento.

Come sottolinea un comunicato diffuso questo martedì dalla Sala Stampa della Santa Sede, “mentre volge al termine l’Anno dell’Eucaristia ed è in corso l’XI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi sul tema Eucharistia: fons et culmen vitae et missionis Ecclesiae, sostiamo in contemplazione del Mistero dell’Amore da cui scaturisce tutto il bene della Chiesa”.

Alla Celebrazione sono invitati, insieme con i Padri sinodali, i Cardinali, gli Arcivescovi, i Vescovi, i presbiteri, i religiosi, le religiose e i fedeli della Curia Romana e della Diocesi di Roma.

“Durante l’Adorazione del Santissimo Sacramento – continua il comunicato – sono previsti orazioni, canti, momenti di silenzio e letture della Sacra Scrittura sul Mistero Eucaristico, in modo che i presenti siano portati a riconoscere nell’Eucaristia la mirabile presenza di Cristo che invita alla comunione di spirito con lui”.


[dobbiamo assolutamente sapere se tutto ciò è o meno in diretta tv!!!!]

dipl
Wednesday, October 12, 2005 10:38 AM
programmazione televisiva di Benedetto XVI

www2.chiesacattolica.it/sat2000/frames2.htm

Su SAT2000 è previsto sia il collegamento per l'incontro con i bimbi che hanno fatto la Prima comunione (sabato 15/10 ore 17.15), sia l'Adorazione Eucaristica (lunedì 17/10 ore 17)
ciao
Sihaya.b16247
Wednesday, October 12, 2005 2:37 PM
Re: programmazione televisiva di Benedetto XVI

Scritto da: dipl 12/10/2005 10.38

www2.chiesacattolica.it/sat2000/frames2.htm

Su SAT2000 è previsto sia il collegamento per l'incontro con i bimbi che hanno fatto la Prima comunione (sabato 15/10 ore 17.15), sia l'Adorazione Eucaristica (lunedì 17/10 ore 17)
ciao




Oooohhhh.....Grazie!!!
Sihaya.b16247
Wednesday, October 12, 2005 2:39 PM
L’UDIENZA GENERALE , 12.10.2005
L’UDIENZA GENERALE

L’Udienza Generale di questa mattina si svolge alle ore 10.30 in Piazza San Pietro dove il Santo Padre incontra gruppi di pellegrini e fedeli giunti dall’Italia e da ogni parte del mondo.

Nel discorso in lingua italiana, continuando il ciclo di catechesi sui Salmi e i Cantici, il Papa commenta il Salmo 121 - Saluto alla Città santa di Gerusalemme - Primi Vespri della Domenica della 4a Settimana - (Lettura: Sal 121,1-3.5.8-9).

Dopo aver riassunto la Sua catechesi in diverse lingue, Benedetto XVI rivolge particolari espressioni di saluto ai gruppi di fedeli presenti.

L’Udienza Generale si conclude con il canto del Pater Noster e la Benedizione Apostolica impartita insieme ai Vescovi presenti.

CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA

1. È uno dei più belli e appassionati Cantici delle ascensioni quello che ora abbiamo ascoltato e gustato come preghiera. Si tratta del Salmo 121, una celebrazione viva e partecipe in Gerusalemme, la città santa verso la quale ascendono i pellegrini.

Infatti, subito in apertura, si fondono insieme due momenti vissuti dal fedele: quello del giorno in cui accolse l’invito ad «andare alla casa del Signore» (v. 1) e quello dell’arrivo gioioso alle «porte» di Gerusalemme (cfr v. 2); ora i piedi calpestano finalmente quella terra santa e amata. Proprio allora le labbra si aprono a un canto festoso in onore di Sion, considerata nel suo profondo significato spirituale.

2. «Città salda e compatta» (v. 3), simbolo di sicurezza e di stabilità, Gerusalemme è il cuore dell’unità delle dodici tribù di Israele, che convergono verso di essa come centro della loro fede e del loro culto. Là, infatti, esse ascendono «per lodare il nome del Signore» (v. 4), nel luogo che la «legge di Israele» (Dt 12,13-14; 16,16) ha stabilito quale unico santuario legittimo e perfetto.

A Gerusalemme c’è un’altra realtà rilevante, anch’essa segno della presenza di Dio in Israele: sono «i seggi della casa di Davide» (cfr Sal 121,5), governa, cioè, la dinastia davidica, espressione dell’azione divina nella storia, che sarebbe approdata al Messia (2Sam 7,8-16).

3. I «seggi della casa di Davide» vengono chiamati nel contempo «seggi del giudizio» (cfr Sal 121,5), perché il re era anche il giudice supremo. Così Gerusalemme, capitale politica, era anche la sede giudiziaria più alta, ove si risolvevano in ultima istanza le controversie: in tal modo, uscendo da Sion, i pellegrini ebrei ritornavano nei loro villaggi più giusti e pacificati.

Il Salmo ha tracciato, così, un ritratto ideale della città santa nella sua funzione religiosa e sociale, mostrando che la religione biblica non è astratta né intimistica, ma è fermento di giustizia e di solidarietà. Alla comunione con Dio segue necessariamente quella dei fratelli tra loro.

4. Giungiamo ora all’invocazione finale (cfr vv. 6-9). Essa è tutta ritmata sulla parola ebraica shalom, «pace», tradizionalmente considerata alla base del nome stesso della città santa Jerushalajim, interpretata come «città della pace».

Come è noto, shalom allude alla pace messianica, che raccoglie in sé gioia, prosperità, bene, abbondanza. Anzi, nell’addio finale che il pellegrino rivolge al tempio, alla «casa del Signore nostro Dio», si aggiunge alla pace il «bene»: «Chiederò per te il bene» (v. 9). Si ha, così, in forma anticipata il saluto francescano: «Pace e bene!». È un auspicio di benedizione sui fedeli che amano la città santa, sulla sua realtà fisica di mura e palazzi nei quali pulsa la vita di un popolo, su tutti i fratelli e gli amici. In tal modo Gerusalemme diventerà un focolare di armonia e di pace.

5. Concludiamo la nostra meditazione sul Salmo 121 con uno spunto di riflessione suggerito dai Padri della Chiesa per i quali la Gerusalemme antica era segno di un’altra Gerusalemme, anch’essa, «costruita come città salda e compatta». Questa città - ricorda san Gregorio Magno nelle Omelie su Ezechiele - «ha già qui una sua grande costruzione nei costumi dei santi. In un edificio una pietra sostiene l'altra, perché si mette una pietra sopra l'altra, e chi sostiene un altro è a sua volta sostenuto da un altro. Così, proprio così, nella santa Chiesa ciascuno sostiene ed è sostenuto. I più vicini si sostengono a vicenda, e così per mezzo di essi si innalza l'edificio della carità. Ecco perché Paolo ammonisce, dicendo: "Portate i pesi gli uni degli altri, così adempirete la legge di Cristo" (Gal 6,2). Sottolineando la forza di questa legge, dice: "Pieno compimento della legge è l'amore" (Rm 13,10). Se io infatti non mi sforzo di accettare voi così come siete, e voi non vi impegnate ad accettare me così come sono, non può sorgere l'edificio della carità tra noi, che pure siamo legati da amore reciproco e paziente». E, per completare l'immagine, non si dimentichi che «c'è un fondamento che sopporta l'intero peso della costruzione, ed è il nostro Redentore, il quale da solo tollera nel loro insieme i costumi di noi tutti. Di lui l'Apostolo dice: "Nessuno può porre un fondamento diverso da quello che già vi si trova, che è Gesù Cristo" (1Cor 3,11). I1 fondamento porta le pietre e non è portato dalle pietre; cioè, il nostro Redentore porta il peso di tutte le nostre colpe, ma in lui non c'è stata alcuna colpa da tollerare» (2,1,5: Opere di Gregorio Magno, III/2, Roma 1993, pp. 27.29).

[01243-01.02] [Testo originale: Italiano]

SINTESI DELLA CATECHESI NELLE DIVERSE LINGUE

? Sintesi della catechesi in lingua francese

? Sintesi della catechesi in lingua inglese

? Sintesi della catechesi in lingua tedesca

? Sintesi della catechesi in lingua spagnola

? Sintesi della catechesi in lingua francese

Chers Frères et Sœurs,

Avec les mots du Psaume 121, les pèlerins qui se sont mis en marche vers Jérusalem célèbrent joyeusement leur arrivée dans la cité sainte. Ils louent cette «ville où tout ensemble ne fait qu’un», symbole de sécurité, de stabilité et d’unité, lieu central de leur foi et de leur culte, unique sanctuaire légitime et parfait. Ce portrait idéal de Jérusalem, «siège du droit, siège de la maison de David», montre que la religion biblique n’est ni abstraite, ni intimiste, mais ferment de justice et de solidarité. La communion avec Dieu appelle nécessairement la communion entre les frères. Jérusalem, «cité de la paix», porte en elle la parole shalom, la paix messianique, qui dit dans un même élan la joie, la prospérité, l’abondance, le bien. Cette paix et ce bien sont invoqués sur le pèlerin qui aime la cité sainte, sur le peuple de Jérusalem tout entier, ainsi que sur ses frères et sur ses amis. La ville sainte demeure pour le pèlerin qui s’en retourne chez lui un foyer d’harmonie et de paix.

Je salue cordialement les pèlerins francophones présents ce matin. Que le Christ vous accompagne chaque jour, pour que vous répondiez avec générosité à ses appels et pour que vous soyez des pierres vivantes de son Église !

[01244-03.02] [Texte original: Français]

? Sintesi della catechesi in lingua inglese

Dear Brothers and Sisters,

Psalm 121, the subject of this week’s catechesis, is one of the "songs of ascent" sung by ancient pilgrims to the Holy City of Jerusalem. The Psalmist praises Jerusalem as a city strongly compact, the heart of Israel’s unity in faith and worship, and the throne of judgement of the house of David. A city of holiness, justice and social solidarity, Jerusalem is thus a place of communion and peace among God’s people. The Psalm culminates in a prayer for the peace of Jerusalem and invokes upon the Holy City that messianic peace – shalom – which is God’s gracious gift. The Christian tradition, in echoing this heartfelt prayer, has seen in the earthly Jerusalem an image of the heavenly Jerusalem, the mystery of holy Church, built of living stones and founded upon the saving love of Christ the Redeemer.

I extend a warm welcome to the members of Derry Diocesan Pilgrimage from Northern Ireland. My greetings also go to the Extended General Councils of the Sisters of the Order of Saint Basil the Great and the School Sisters of Notre Dame, and to the participants in the NATO Defense College. Upon all present at today’s Audience, including the many pilgrims from England, Ireland, Scotland, Denmark, Norway, Australia, Indonesia, Japan, the Philippines, Thailand, India, Canada and the United States, I cordially invoke God’s blessings of joy and peace.

[01245-02.01] [Original text: English]

? Sintesi della catechesi in lingua tedesca

Liebe Brüder und Schwestern!

Zu Beginn haben wir den Psalm 122 gehört. Dieses alttestamentliche Wallfahrtslied lädt dazu ein, voll Freude nach Jerusalem zu pilgern, um den Herrn zu preisen. Für den Psalmisten ist die Stadt Gottes ein Ort der Gerechtigkeit, des Friedens und des Glücks.

Wir Christen sehen die Stadt Jerusalem auch als Bild für die Kirche, die „fest gebaut und dicht gefügt" (V. 3) bleibenden Frieden und wahres Glück schenkt. Gregor der Große erklärt in einer Homilie, wie dieses geistliche Gebäude bestehen kann: Jeder von uns ist ein lebendiger Stein, der von seinen Mitchristen gestützt wird und selbst die Last der anderen trägt. „Einer trage des anderen Last!" (Gal 6, 2). Nur die Liebe kann unsere Gemeinschaft zusammenhalten. Andererseits braucht jedes Bauwerk ein festes Fundament. Die Kirche ist auf Christus gebaut, den Erlöser, der unsere Sünden getragen hat und uns das ewige Heil schenkt.

Ganz herzlich begrüße ich alle, die aus den Ländern deutscher Sprache nach Rom gekommen sind. Mein Gruß gilt heute besonders den Pilgern aus dem Bistum Münster, die an der Seligsprechung von Clemens August Kardinal von Galen teilgenommen haben, sowie den Angehörigen und Freunden der Neupriester aus dem Collegium Germanicum. Euch allen wünsche ich, daß ihr den Segen des Herrn und die Nächstenliebe der Brüder und Schwestern im Glauben erfahren dürft. Seid lebendige Steine im Bau der Kirche und haltet fest an Christus dem Herrn. Alles Gute in Rom und eine gesegnete Heimreise!

[01246-05.01] [Originalsprache: Deutsch]

? Sintesi della catechesi in lingua spagnola

Queridos hermanos y hermanas:

El Salmo proclamado describe la alegría de los fieles peregrinos a la casa del Señor. Llegando a Jerusalén, ciudad amada y capital política, donde estaban los tribunales de justicia, entonaban cantos de alabanza y regresaban más justos y pacificados. El Salmo define la ciudad santa por su función religiosa y social, mostrando que la religión bíblica no es abstracta ni intimista, sino fermento de justicia y solidaridad, pues a la comunión con Dios sigue necesariamente la de los hermanos entre sí. Concluye con los términos "shalom" y "bien", aludiendo así a la paz mesiánica y a los deseos de prosperidad para los fieles que aman la ciudad de la paz. Es una anticipación del saludo franciscano "paz y bien".

San Gregorio Magno refiriéndose a Jerusalén, la ciudad bien compacta, dice que al igual que en un edificio una piedra sostiene a la otra, también en la santa Iglesia cada uno sostiene y es sostenido. Así se levanta el edificio de la caridad.

Saludo con afecto a los peregrinos de lengua española, en particular a la Federación Madrileña de Familias numerosas, a los grupos parroquiales de España y México, así como a los fieles llegados de Venezuela y de otros países latinoamericanos. Siguiendo el consejo del apóstol Pablo: "ayudaos mutuamente a llevar vuestras cargas y cumplid así la ley de Cristo", que es la ley del amor.

[01247-04.01] [Texto original: Español]

SALUTI PARTICOLARI NELLE DIVERSE LINGUE

? Saluto in lingua portoghese

? Saluto in lingua polacca

? Saluto in lingua lituana

? Saluto in lingua ungherese

? Saluto in lingua ceca

? Saluto in lingua slovacca

? Saluto in lingua croata

? Saluto in lingua italiana

? Saluto in lingua portoghese

Amados irmãos e irmãs,

A evocação da Cidade Santa de Jerusalém feita na Catequese de hoje, nos lembra que ali podemos encontrar, em grau superior, aquela alegria e aquele amor que entusiasmavam aos que ali se dirigiam para louvar a Deus. É como um hino de amor à Igreja que nos ampara e nos fortalece na caminhada à Jerusalém Celeste. Confio em que de todos os peregrinos de língua portuguesa, mormente os brasileiros aqui presentes e o Reitor e alunos do Pontifício Colégio Português, rezem, em sinal de gratidão, pela Igreja Santa reunida em Roma que está a celebrar mais uma Assembléia Geral do Sínodo dos Bispos.

[01248-06.01] [Texto original: Português]

? Saluto in lingua polacca

Serdecznie witam wszystkich Polaków. Dzisiaj w Polsce jest obchodzone wspomnienie liturgiczne bl. Jana Beyzyma, misjonarza na Madagaskarze, który z milosci do Chrystusa poswiecil swoje zycie tredowatym. Za jego wstawiennictwem prosmy Boga o nowe powolania misyjne. Niech Bóg wam blogoslawi. Niech bedzie pochwalony Jezus Chrystus!

[Do un cordiale benvenuto a tutti i polacchi. Oggi nella Polonia si celebra la memoria liturgica del beato Jan Beyzym, missionario nel Madagascar, che per amore di Cristo ha dedicato la sua vita ai lebbrosi. Per la sua intercessione chiediamo a Dio le nuove vocazioni missionarie. Dio vi benedica! Sia lodato Gesù Cristo!]

[01249-09.01] [Testo originale: Polacco]

? Saluto in lingua lituana

Sveikinu maldininkus iš Lietuvos!

Ši Rožiniui skirta menesi jus lydžiu savo malda ir mielai teikiu Apaštalini Palaiminima.

Garbe Jezui Kristui!

[Saluto i pellegrini dalla Lituania!

In questo mese dedicato al Rosario vi accompagno con la mia preghiera e vi imparto volentieri la Benedizione Apostolica.

Sia lodato Gesù Cristo!]

[01250-AA.01] [Testo originale: Lituano]

? Saluto in lingua ungherese

Isten hozott Benneteket, kedves magyar zarándokok, akik Miskolcról jöttetek.

Október a Rózsafüzér hónapja.

Imádkozzátok családjaitokban, közösen a Szentolvasót.

Erre adom apostoli áldásomat.

[Saluto di cuore i pellegrini ungheresi, provenienti da Miskolc.

Il mese di ottobre è dedicato alla recita del Rosario.

Vi invito di pregare insieme, nelle vostre famiglie, il Santo Rosario.

Vi imparto volentieri la Benedizione Apostolica.]

[01251-AA.01] [Testo originale: Ungherese]

? Saluto in lingua ceca

Srdecne zdravím poutníky z Ceské republiky, profesory a studenty Akademie v Jindrichove Hradci, jakož i predstavené a seminaristy Papežské koleje "Nepomucenum" v Ríme.

Rád vám všem žehnám! Chvála Kristu!

[Un cordiale saluto ai pellegrini provenienti dalla Repubblica Ceca, in particolare ai professori e agli allievi dell'Accademia di Jindrichuv Hradec, come ai superiori e seminaristi del Pontificio Collegio Nepomuceno, di Roma.

Volentieri vi benedico tutti. Sia lodato Gesù Cristo!]

[01252-AA.01] [Testo originale: Ceco]

? Saluto in lingua slovacca

S láskou vítam pútnikov z Bratislavy – Blumentálu, z Plavca a Sabinova.

Drahí pútnici, Kristus je jediná cesta k Otcovi a v Eucharistii sa ponúka každému z nás ako pramen božského života. Cerpajme vytrvalo z toho pramena. S týmto želaním vás žehnám.

Pochválený bud’ Ježiš Kristus!

[Un affettuoso benvenuto ai pellegrini provenienti da Bratislava-Blumentál, Plavec e Sabinov.

Cari pellegrini, Cristo è la via che conduce al Padre e nell’Eucaristia si offre ad ognuno di noi come sorgente di vita divina. Attingiamone con perseveranza. Con questi voti vi benedico.

Sia lodato Gesù Cristo!]

[01253-AA.02] [Testo originale: Slovacco]

? Saluto in lingua croata

Pozdravljam i blagoslivljam hrvatske hodocasnike, posebno iz vojne kapelanije sv. Mihovila, Hrvatskog vojnog ucilišta "Petar Zrinski" iz Zagreba. Budite uz Krista u Euharistiji, kako bi snagom vjere i ljubavi mogli služili Stvoritelju i predragoj domovini. Hvaljen Isus i Marija!

[Saluto e benedico i pellegrini croati, particolarmente quelli della Cappellania Militare di san Michele dell’Istituto Militare Croato "Petar Zrinski", di Zagreb. Accostatevi a Cristo Eucaristia, affinché con la forza della fede e dell’amore possiate servire il Creatore e la vostra cara Patria. Siano lodati Gesù e Maria!]

[01254-AA.02] [Testo originale: Croato]

? Saluto in lingua italiana

Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto i fedeli della diocesi di Aosta, accompagnati dal Vescovo Mons. Giuseppe Anfossi. Cari amici, ricordo con sempre viva gratitudine la cordiale accoglienza che mi avete riservato quest’estate nelle vostre belle montagne e, a conclusione di questo anno dedicato all’Eucaristia, auguro a voi e alle vostre comunità parrocchiali di continuare a contemplare con speciale intensità il mistero del Pane vivo disceso dal cielo per la nostra salvezza.

Saluto, poi, i membri dell’Apostolato della preghiera, giunti così numerosi per questo incontro, ed invito ciascuno a fare della propria vita un incessante azione di lode a Dio. Saluto inoltre i rappresentanti dell’Associazione Nazionale Carabinieri di Loreto e le famiglie della Polizia di Stato provenienti dalle Marche. Affido alla protezione della Vergine Maria voi e il vostro importante servizio in favore della collettività.

Il mio pensiero va infine ai malati, agli sposi novelli e ai giovani, specialmente agli alunni della Fondazione "Marri-Santa Umiltà" di Faenza. A tutti auguro di imitare l’esempio del beato Giovanni XXIII, di cui ieri abbiamo celebrato la memoria: sforzatevi, come lui, di vivere in modo autentico la vocazione cristiana.

Concludiamo questo nostro incontro con il canto del Pater Noster.
elena66c
Wednesday, October 12, 2005 7:01 PM
Festa dell'eucaristia 15 ottobre

Dal sito della diocesi di Roma

Un momento di festa, a partire dalle 17, in attesa dell’arrivo del Pontefice, con artisti del calibro di Amii Stewart e Paolo Meneguzzi, con le esibizioni delle corali di alcune parrocchie romane dirette da monsignor Marco Frisina. E ancora, con le testimonianze di alcuni adulti, tra i quali Lino Banfi, sulla loro Prima Comunione e il ricordo di fanciulli che vivono la partecipazione all’Eucaristia in situazioni difficili. Quindi, alle 18, l’ingresso di Benedetto XVI, accolto dal saluto del cardinale vicario Camillo Ruini e di un bambino, e la lettura di due brani della scrittura - sull’istituzione della celebrazione eucaristica e sul miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci -, dalla quale prenderà il via il dialogo fra i bambini e il Santo Padre, che «per suo espresso desiderio – rileva il segretario generale del Vicariato mons. Mauro Parmeggiani – risponderà “a braccio”».....

...Più di 80mila le iscrizioni già pervenute da tutta Roma e dalle altre diocesi del Lazio....
Ratzigirl
Sunday, October 16, 2005 12:33 PM
Angelus 16 Ottobre 2005

PRIMA DELL’ANGELUS

Cari fratelli e sorelle!

Ventisette anni or sono, proprio come oggi, il Signore chiamò il Cardinale Karol Wojtyla, Arcivescovo di Cracovia, a succedere a Giovanni Paolo I, morto a poco più di un mese dalla sua elezione. Con Giovanni Paolo II iniziò uno dei pontificati più lunghi della storia della Chiesa, durante il quale un Papa "venuto da un Paese lontano" fu riconosciuto quale autorità morale anche da tanti non cristiani e non credenti, come hanno dimostrato le commoventi manifestazioni di affetto in occasione della sua malattia e di vivo cordoglio dopo la sua morte. Presso la sua tomba nelle Grotte vaticane prosegue ancora ininterrotto il pellegrinaggio di tantissimi fedeli ed anche questo costituisce un segno eloquente di quanto l’amato Giovanni Paolo II sia entrato nel cuore della gente, soprattutto per la sua testimonianza di amore e dedizione nella sofferenza. In lui abbiamo potuto ammirare la forza della fede e della preghiera, e un totale affidamento a Maria Santissima, che l’ha sempre accompagnato e protetto, specialmente nei momenti più difficili e drammatici della sua vita.

Potremmo definire Giovanni Paolo II un Papa totalmente consacrato a Gesù per mezzo di Maria, come ben era evidenziato nel suo stemma: "Totus tuus". Venne eletto nel cuore del mese del Rosario, e la corona che spesso teneva tra le mani è diventata uno dei simboli del suo pontificato, sul quale la Vergine Immacolata ha vegliato con materna premura. Attraverso la radio e la televisione, i fedeli del mondo intero hanno potuto tante volte unirsi a lui in questa preghiera mariana e, grazie al suo esempio ed ai suoi insegnamenti, riscoprirne il senso autentico, contemplativo e cristologico (cfr Lett. ap. Rosarium Virginis Mariae, 9-17). In realtà, il Rosario non si contrappone alla meditazione della Parola di Dio e alla preghiera liturgica; rappresenta anzi un naturale e ideale complemento, in particolare come preparazione e come ringraziamento alla celebrazione eucaristica. Il Cristo incontrato nel Vangelo e nel Sacramento, lo contempliamo con Maria nei vari momenti della sua vita grazie ai misteri gioiosi, luminosi, dolorosi e gloriosi. Alla scuola della Madre, impariamo così a conformarci al suo divin Figlio e ad annunciarlo con la nostra stessa vita. Se l’Eucaristia è per il cristiano il centro della giornata, il Rosario contribuisce in modo privilegiato a dilatare la comunione con Cristo, ed educa a vivere tenendo fisso su di Lui lo sguardo del cuore, per irradiare su tutti e su tutto il suo amore misericordioso.

Contemplativo e missionario: così è stato l’amato Papa Giovanni Paolo II. Lo è stato grazie all’intima unione con Dio, quotidianamente alimentata dall’Eucaristia e da prolungati tempi di orazione. Nell’ora dell’Angelus, a lui tanto cara, è dolce e doveroso ricordarlo in questo anniversario, rinnovando a Dio il rendimento di grazie per aver donato alla Chiesa e al mondo un così degno successore dell’apostolo Pietro. La Vergine Maria ci aiuti a far tesoro della sua preziosa eredità.




DOPO L’ANGELUS

Je salue les pèlerins francophones présents pour la prière mariale, notamment les jeunes du collège Saint-Louis du Mans. Que la Vierge vous aide à accueillir le Christ et à être attentifs à ceux qui vous entourent. Demain, ce sera la Journée mondiale du refus de la misère. La misère est un fléau contre lequel l’humanité doit lutter sans cesse. Nous sommes appelés à une solidarité toujours plus grande, pour que nul ne soit exclu de la société. Ma prière rejoint les pauvres luttant avec courage pour vivre dans la dignité, ayant le souci de leur famille et des détresses de leurs frères. Je salue tous ceux qui se mettent au service des personnes dans le besoin, et j’invite les Autorités civiles et les décideurs à entendre le cri des pauvres et à intensifier leurs actions dans la lutte contre la misère.



I warmly welcome the English-speaking visitors present at this Angelus. May Almighty God bless you and your families with joy and peace.

Einen freudigen Gruß richte ich an die Pilger und Besucher aus den deutschsprachigen Ländern. Heute vor 27 Jahren wurde mein verehrter Vorgänger zum Papst gewählt. Ich lade euch ein, mit mir Gott für all das Große zu danken, das Papst Johannes Paul II. in seinem langen Pontifikat für die Verbreitung der Frohen Botschaft in aller Welt gewirkt hat. – Der Friede Christi begleite Euch! Euch allen wünsche ich einen recht gesegneten Sonntag hier in Rom!



Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua española que participan en esta oración mariana, de modo particular a un grupo de miembros de la Armada española, así como a los fieles de la parroquia Santa María, de Mahón. Queridos hermanos: que la participación frecuente en la Eucaristía os ayude a vivir en la adoración, alabanza y acción de gracias al Señor.



Saúdo também a um grupo de peregrinos brasileiros das dioceses de Umuarama e de Toledo. Invoco de Deus as melhores bênçãos sobre vós e todas as famílias dos aqui presentes. Rezai pela Assembléia do Sínodo. A todos abençôo, e confio os vossos caminhos à Virgem Maria.



Pozdrawiam serdecznie wszystkich Polaków. Dzis wspominamy wybór na Stolice Swietego Piotra Jana Pawla II, pierwszego papieza z rodu Polaków. Dziekujac Dobremu Bogu za jego ofiarna posluge Kosciolowi i calej rodzinie ludzkiej, ponawiamy zobowiazanie przyjecia jego nauczania oraz nasladowania jego zycia.

[Saluto cordialmente tutti i polacchi qui presenti. Oggi ricordiamo l’elezione alla Sede di San Pietro di Giovanni Paolo II, il primo Papa polacco. Nel rendere grazie al Buon Dio per il suo generoso servizio alla Chiesa e all’intera famiglia umana, rinnoviamo l’impegno a raccoglierne l’insegnamento.]



Saluto con affetto i pellegrini di lingua italiana, in particolare i gruppi parrocchiali di Turri di Montegrotto Terme, Piubega, Empoli, Tursi, Epitaffio-Benevento e Lapìo, come pure di San Domenico di Guzman alla Cinquina in Roma. Saluto inoltre l’UNITALSI della Diocesi di Fiesole, il Coro "Orizzonti Missionari" di Rosaro ed Erbezzo, gli alunni della scuola "Santa Dorotea" di Montecchio Emilia e la compagnia "Teatro Veneto Città di Este".

A tutti auguro una buona domenica.

Ratzigirl
Monday, October 17, 2005 7:17 PM
La grande festa di sabato scorso...
Dialogo tra Benedetto XVI ed alcuni bambini della Prima Comunione

Durante l’incontro in Piazza San Pietro di questo sabato


Andrea: «Caro Papa, quale ricordo hai del giorno della tua prima Comunione?»

Innanzitutto vorrei dire grazie per questa festa della fede che mi offrite, per la vostra presenza e la vostra gioia. Ringrazio e saluto per l'abbraccio che ho avuto da alcuni di voi, un abbraccio che simbolicamente vale per voi tutti, naturalmente. Quanto alla domanda, mi ricordo bene del giorno della mia Prima Comunione. Era una bella domenica di marzo del 1936, quindi 69 anni fa. Era un giorno di sole, la chiesa molto bella, la musica, erano tante le belle cose delle quali mi ricordo. Eravamo una trentina di ragazzi e di ragazze del nostro piccolo paese, di non più di 500 abitanti. Ma nel centro dei miei ricordi gioiosi e belli sta questo pensiero - la stessa cosa è già stata detta dal vostro portavoce - che ho capito che Gesù è entrato nel mio cuore, ha fatto visita proprio a me. E con Gesù Dio stesso è con me. E che questo è un dono di amore che realmente vale più di tutto il resto che può essere dato dalla vita; e così sono stato realmente pieno di una grande gioia perché Gesù era venuto da me. E ho capito che adesso cominciava una nuova tappa della mia vita, avevo 9 anni, e che adesso era importante rimanere fedele a questo incontro, a questa Comunione. Ho promesso al Signore, per quanto potevo: "Io vorrei essere sempre con te" e l'ho pregato: "Ma sii soprattutto tu con me". E così sono andato avanti nella mia vita. Grazie a Dio, il Signore mi ha sempre preso per la mano, mi ha guidato anche in situazioni difficili. E così questa gioia della Prima Comunione era un inizio di un cammino fatto insieme. Spero che, anche per tutti voi, la Prima Comunione che avete ricevuto in quest'Anno dell'Eucaristia sia l’inizio di un'amicizia per tutta la vita con Gesù. Inizio di un cammino insieme, perché andando con Gesù andiamo bene e la vita diventa buona.

Livia: «Santo Padre, prima del giorno della mia Prima Comunione mi sono confessata. Mi sono poi confessata altre volte. Ma volevo chiederti: devo confessarmi tutte le volte che faccio la Comunione? Anche quando ho fatto gli stessi peccati? Perché mi accorgo che sono sempre quelli».

Direi due cose: la prima, naturalmente, è che non devi confessarti sempre prima della Comunione, se non hai fatto peccati così gravi che sarebbe necessario confessarsi. Quindi, non è necessario confessarsi prima di ogni Comunione eucaristica. Questo è il primo punto. Necessario è soltanto nel caso che hai commesso un peccato realmente grave, che hai offeso profondamente Gesù, così che l’amicizia è distrutta e devi ricominciare di nuovo. Solo in questo caso, quando si è in peccato "mortale", cioè grave, è necessario confessarsi prima della Comunione. Questo è il primo punto. Il secondo: anche se, come ho detto, non è necessario confessarsi prima di ogni Comunione, è molto utile confessarsi con una certa regolarità. È vero, di solito, i nostri peccati sono sempre gli stessi, ma facciamo pulizia delle nostre abitazioni, delle nostre camere, almeno ogni settimana, anche se la sporcizia è sempre la stessa. Per vivere nel pulito, per ricominciare; altrimenti, forse la sporcizia non si vede, ma si accumula. Una cosa simile vale anche per l'anima, per me stesso, se non mi confesso mai, l'anima rimane trascurata e, alla fine, sono sempre contento di me e non capisco più che devo anche lavorare per essere migliore, che devo andare avanti. E questa pulizia dell'anima, che Gesù ci dà nel Sacramento della Confessione, ci aiuta ad avere una coscienza più svelta, più aperta e così anche di maturare spiritualmente e come persona umana. Quindi due cose: confessarsi è necessario soltanto in caso di un peccato grave, ma è molto utile confessarsi regolarmente per coltivare la pulizia, la bellezza dell'anima e maturare man mano nella vita.

Andrea: «La mia catechista, preparandomi al giorno della mia Prima Comunione, mi ha detto che Gesù è presente nell'Eucaristia. Ma come? Io non lo vedo!»

Sì, non lo vediamo, ma ci sono tante cose che non vediamo e che esistono e sono essenziali. Per esempio, non vediamo la nostra ragione, tuttavia abbiamo la ragione. Non vediamo la nostra intelligenza e l'abbiamo. Non vediamo, in una parola, la nostra anima e tuttavia esiste e ne vediamo gli effetti, perché possiamo parlare, pensare, decidere ecc... Così pure non vediamo, per esempio, la corrente elettrica, e tuttavia vediamo che esiste, vediamo questo microfono come funziona; vediamo le luci. In una parola, proprio le cose più profonde, che sostengono realmente la vita e il mondo, non le vediamo, ma possiamo vedere, sentire gli effetti. L'elettricità, la corrente non le vediamo, ma la luce la vediamo. E così via. E così anche il Signore risorto non lo vediamo con i nostri occhi, ma vediamo che dove è Gesù, gli uomini cambiano, diventano migliori. Si crea una maggiore capacità di pace, di riconciliazione, ecc... Quindi, non vediamo il Signore stesso, ma vediamo gli effetti: così possiamo capire che Gesù è presente. Come ho detto, proprio le cose invisibili sono le più profonde e importanti. Andiamo dunque incontro a questo Signore invisibile, ma forte, che ci aiuta a vivere bene.

Giulia: «Santità, tutti ci dicono che è importante andare a Messa alla domenica. Noi ci andremmo volentieri ma spesso i nostri genitori non ci accompagnano perché alla domenica dormono, il papà e la mamma di un mio amico lavorano in un negozio e noi spesso andiamo fuori città per trovare i nonni. Puoi dire a loro una parola perché capiscano che è importante andare a Messa insieme, ogni domenica?»

Riterrei di sì, naturalmente, con grande amore, con grande rispetto per i genitori che, certamente, hanno tante cose da fare. Ma tuttavia, con il rispetto e l’amore di una figlia, si può dire: cara mamma, caro papà, sarebbe così importante per noi tutti, anche per te incontrarci con Gesù. Questo ci arricchisce, porta un elemento importante alla nostra vita. Insieme troviamo un po' di tempo, possiamo trovare una possibilità. Forse anche dove abita la nonna si troverà la possibilità. In una parola direi, con grande amore e rispetto per i genitori, direi loro: "Capite che questo non è solo importante per me, non lo dicono solo i catechisti, è importante per tutti noi; e sarà una luce della domenica per tutta la nostra famiglia".

Alessandro: «A cosa serve andare alla Santa Messa e ricevere la Comunione per la vita di tutti i giorni?»

Serve per trovare il centro della vita. Noi la viviamo in mezzo a tante cose. E le persone che non vanno in chiesa non sanno che a loro manca proprio Gesù. Sentono però che manca qualcosa nella loro vita. Se Dio resta assente nella mia vita, se Gesù è assente dalla mia vita, mi manca una guida, mi manca una amicizia essenziale, mi manca anche una gioia che è importante per la vita. La forza anche di crescere come uomo, di superare i miei vizi e di maturare umanamente. Quindi, non vediamo subito l'effetto dell'essere con Gesù quando andiamo alla Comunione; lo si vede col tempo. Come anche, nel corso delle settimane, degli anni, si sente sempre più l'assenza di Dio, l'assenza di Gesù. È una lacuna fondamentale e distruttiva . Potrei adesso facilmente parlare dei Paesi dove l'ateismo ha governato per anni; come ne sono risultate distrutte le anime, ed anche la terra; e così possiamo vedere che è importante, anzi, direi, fondamentale, nutrirsi di Gesù nella comunione. E’ Lui che ci dà la luce, ci offre la guida per la nostra vita, una guida della quale abbiamo bisogno.

Anna: «Caro Papa, ci puoi spiegare cosa voleva dire Gesù quando ha detto alla gente che lo seguiva: "Io sono il pane della vita"»?

Allora dobbiamo forse innanzitutto chiarire che cos'è il pane. Noi abbiamo oggi una cucina raffinata e ricca di diversissimi cibi, ma nelle situazioni più semplici il pane è il fondamento della nutrizione e se Gesù si chiama il pane della vita, il pane è, diciamo, la sigla, un'abbreviazione per tutto il nutrimento. E come abbiamo bisogno di nutrirci corporalmente per vivere, così anche lo spirito, l'anima in noi, la volontà, ha bisogno di nutrirsi. Noi, come persone umane, non abbiamo solo un corpo, ma anche un'anima; siamo persone pensanti con una volontà, un’intelligenza, e dobbiamo nutrire anche lo spirito, l'anima, perché possa maturare, perché possa realmente arrivare alla sua pienezza. E, quindi, se Gesù dice io sono il pane della vita, vuol dire che Gesù stesso è questo nutrimento della nostra anima, dell'uomo interiore del quale abbiamo bisogno, perché anche l'anima deve nutrirsi. E non bastano le cose tecniche, pur tanto importanti. Abbiamo bisogno proprio di questa amicizia di Dio, che ci aiuta a prendere le decisioni giuste. Abbiamo bisogno di maturare umanamente. Con altre parole, Gesù ci nutre così che diventiamo realmente persone mature e la nostra vita diventa buona.

Adriano: «Santo Padre, ci hanno detto che oggi faremo l'Adorazione Eucaristica? Che cosa è? Come si fa? Ce lo puoi spiegare? Grazie»

Allora, che cos'è l'adorazione, come si fa, lo vedremo subito, perché tutto è ben preparato: faremo delle preghiere, dei canti, la genuflessione e siamo così davanti a Gesù. Ma, naturalmente, la tua domanda esige una risposta più profonda: non solo come fare, ma che cosa è l'adorazione. Io direi: adorazione è riconoscere che Gesù è mio Signore, che Gesù mi mostra la via da prendere, mi fa capire che vivo bene soltanto se conosco la strada indicata da Lui, solo se seguo la via che Lui mi mostra. Quindi, adorare è dire: «Gesù, io sono tuo e ti seguo nella mia vita, non vorrei mai perdere questa amicizia, questa comunione con te». Potrei anche dire che l'adorazione nella sua essenza è un abbraccio con Gesù, nel quale gli dico: «Io sono tuo e ti prego sii anche tu sempre con me».

[Parole del Papa al termine dell’incontro:]

Carissimi ragazzi e ragazze, fratelli e sorelle, alla fine di questo bellissimo incontro trovo solo una parola: grazie.

Grazie per questa festa della fede.

Grazie per questo incontro tra di noi e con Gesù.

E grazie, naturalmente, a tutti che hanno reso possibile questa festa: ai catechisti, ai sacerdoti, alle suore; a tutti voi.

Ripeto, alla fine, le parole d’inizio di ogni liturgia e vi dico: "La pace sia con voi"; cioè il Signore sia con voi, la gioia sia con voi e così la vita sia buona.

Buona domenica, buona notte e arrivederci tutti insieme con il Signore.

Grazie tante!
Ratzigirl
Tuesday, October 18, 2005 3:35 PM
Messa esequiale per il cardinal Caprio
Omelia di Benedetto XVI per le esequie del Cardinale Giuseppe Caprio

martedì, 18 ottobre 2005 (ZENIT.org)




"Non sia turbato il vostro cuore... Io vado a prepararvi un posto" (Gv 14,1.2). Le parole del Signore Gesù ci illuminano e ci confortano, cari e venerati Fratelli, in quest'ora di mesta preghiera, che ci vede riuniti intorno alle spoglie mortali del compianto Cardinale Giuseppe Caprio, al quale diamo l’estremo nostro saluto. Sabato scorso egli ci ha lasciato, al termine di un lungo pellegrinaggio terreno, che lo ha condotto da un piccolo paese dell’Irpinia in varie parti del mondo e specialmente qui a Roma, al servizio della Santa Sede, per la quale ha speso la sua vita. Nel suo testamento ritroviamo la serena fiducia a cui Cristo invita i suoi discepoli. Proprio all’inizio egli scrive: "Ringrazio la SS.ma Trinità di avermi creato, redento e fatto nascere in una famiglia povera di mezzi materiali, ma ricca di virtù cristiane, che fin dai primi anni della mia fanciullezza mi ha insegnato ad amare Dio ed ubbidire alla sua santa legge".

"Ringrazio la Santissima Trinità…": non c’è forse in queste parole come la sintesi della vita di un cristiano? Al temine della giornata terrena, l’anima si raccoglie in un atteggiamento di intima e commossa gratitudine, tutto riconoscendo come dono e preparandosi all’abbraccio definitivo con Dio-Amore. E’ il medesimo sentimento di intima fiducia nel Signore di cui ci ha parlato la prima Lettura, tratta dal Libro del Siracide: "Quanti temete il Signore, aspettate la sua misericordia; / … confidate in lui / … sperate i suoi benefici, / la felicità eterna e la misericordia" (2,7-9).

Il timore del Signore è principio e pienezza della sapienza (cfr Sir 1,12.14). Da qui scaturisce la pace (cfr Sir 1,16), sinonimo a sua volta di quella felicità compiuta ed eterna che è frutto della divina misericordia. Chi vive nel santo timore del Signore trova la vera pace e, come dice ancora il Siracide, "sarà benedetto nel giorno della sua morte" (1,11). Iddio, nella sua misericordia, perdoni ogni eventuale colpa dell’amato Cardinale Caprio e lo accolga nel suo regno di luce e di pace, poiché questo nostro fratello ha cercato di servire fedelmente la santa Chiesa.

"Figlio, se ti presenti per servire il Signore ... sta' unito a lui senza separartene, perché tu sia esaltato nei tuoi ultimi giorni" (Sir 2,1.3). Il giovane Giuseppe Caprio, proveniente da Lapìo, si presentò per servire il Signore al Seminario di Benevento. Lì iniziò gli studi, che continuò a Roma, all’Università Gregoriana, conseguendo la Licenza in Teologia e la Laurea in Diritto Canonico, e nel 1938 fu ordinato sacerdote. Leggiamo nel testamento: "Ringrazio [Dio] col cuore pieno di confusione e riconoscenza, d’avermi chiamato al sacerdozio".

Anche noi, nella preghiera, ci associamo in questo momento al suo rendimento di grazie, mentre ci accingiamo ad offrire per la sua anima il sacrificio eucaristico, centro e forma della vita sacerdotale. Mi piace pensare, specialmente in questi giorni in cui tutta la Chiesa è come concentrata sul mistero eucaristico, che proprio lì, all’altare, la vita e il ministero del Cardinale Caprio abbiano avuto il loro punto di profonda unità, nei diversi spostamenti che per lui ha comportato il servizio diplomatico della Santa Sede. Da Roma a Nanchino, a Bruxelles, a Saigon, a Taipei, a New Delhi e, infine, nuovamente a Roma. La presenza di Cristo risorto è stata certamente il conforto nei momenti più difficili, come fu, in particolare, il periodo di domicilio coatto nella Nunziatura a Nanchino, nel 1951, ed il successivo obbligo di lasciare la Cina.

Nel suo testamento egli nota: "Elevo il mio pensiero riconoscente e devoto al Sommo Pontefice, che mi ha concesso l’insigne onore di rappresentarlo in tanti paesi e che ho sempre servito con fedeltà ed amore filiale". Non è forse dall’Eucaristia che il Cardinale Caprio ha potuto trarre l’energia spirituale per accettare giorno dopo giorno la missione affidatagli dai Superiori e per adempierla con amore sino alla fine?

"Pax in virtute": il compianto Cardinale Caprio scelse questo motto quando, nel 1961, il beato Papa Giovanni XXIII lo elesse Arcivescovo. Dopo aver partecipato al Concilio Vaticano II, trascorse ancora un breve periodo come Pro-Nunzio in India, e poi rientrò a Roma al diretto servizio della Sede Apostolica in importanti uffici, tra i quali quello di Sostituto della Segreteria di Stato e di Presidente dell’Amministrazione del Patrimonio. Di lui è stata riconosciuta la visione d’insieme dei problemi della Chiesa e la preoccupazione costante di considerare gli aspetti amministrativi nella loro relazione con gli interessi superiori, in piena adesione allo spirito del Concilio.

"Cristo è risuscitato dai morti, primizia di coloro che sono morti" (1 Cor 15,20). La luce di Gesù risorto illumina le tenebre della morte, "ultimo nemico" (1 Cor 15,26), a cui dobbiamo pagare il debito contratto col peccato originale, ma che non domina più sui credenti, poiché il Signore l'ha vinta una volta per sempre. In Cristo, tutti riceveranno la vita; ciascuno nel suo ordine: prima Cristo, che è la primizia; poi, alla sua venuta, quelli che sono di Cristo (cfr1 Cor 15,22-23).

La liturgia applica questo passo paolino alla Vergine Maria nella solennità della sua Assunzione in Cielo. Mi piace testimoniare qui la devozione mariana del Cardinale Giuseppe Caprio, così come risalta dal suo testamento: "Affido – scrive – l’anima mia alla Vergine SS.ma di Pompei, perché presentandola al suo Figlio Gesù Cristo ottenga perdono e misericordia per me". Facciamo nostra questa sua preghiera nell’attuale momento di dolore e di viva speranza. Con affetto e gratitudine accompagniamo questo nostro fratello nell’ultimo viaggio verso il vero Oriente, cioè verso Cristo, sole senza tramonto, con la piena fiducia che Iddio lo accoglierà a braccia aperte, riservandogli il posto preparato per i suoi amici, fedeli servitori del Vangelo e della Chiesa.
Sihaya.b16247
Sunday, October 23, 2005 2:28 PM
L’UDIENZA GENERALE , 19.10.2005
L’UDIENZA GENERALE

L’Udienza Generale di questa mattina si svolge alle ore 10.30 in Piazza San Pietro dove il Santo Padre incontra gruppi di pellegrini e fedeli giunti dall’Italia e da ogni parte del mondo.

Nel discorso in lingua italiana, continuando il ciclo di catechesi sui Salmi e i Cantici, il Papa commenta il Salmo 129 - Dal profondo a te grido - Primi Vespri della Domenica della 4a Settimana (Lettura: Sal 129, 1-6).

Dopo aver riassunto la Sua catechesi in diverse lingue, Benedetto XVI rivolge particolari espressioni di saluto ai gruppi di fedeli presenti.

L’Udienza Generale si conclude con il canto del Pater Noster e la Benedizione Apostolica impartita insieme ai Vescovi presenti.

CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA

1. È stato proclamato uno dei Salmi più celebri e amati dalla tradizione cristiana: il De profundis, così chiamato dal suo avvio nella versione latina. Col Miserere, esso è divenuto uno dei Salmi penitenziali preferiti nella devozione popolare.

Al di là della sua applicazione funebre, il testo è prima di tutto un canto alla misericordia divina e alla riconciliazione tra il peccatore e il Signore, un Dio giusto ma sempre pronto a svelarsi «misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di grazia e di fedeltà, che conserva il suo favore per mille generazioni, che perdona la colpa, la trasgressione e il peccato» (Es 34,6-7). Proprio per questo motivo il nostro Salmo si trova inserito nella liturgia vespertina del Natale e di tutta l’ottava del Natale, come pure in quella della IV domenica di Pasqua e della solennità dell’Annunciazione del Signore.

2. Il Salmo 129 si apre con una voce che sale dalle profondità del male e della colpa (cfr vv. 1-2). L’io dell’orante si rivolge al Signore dicendo: «A te grido, o Signore». Il Salmo poi si sviluppa in tre momenti dedicati al tema del peccato e del perdono. Ci si rivolge innanzitutto a Dio, interpellato direttamente con il «Tu»: «Se consideri le colpe, Signore, Signore, chi potrà sussistere? Ma presso di te è il perdono; perciò avremo il tuo timore» (vv. 3-4).

È significativo il fatto che a generare il timore, atteggiamento di rispetto misto ad amore, non sia il castigo ma il perdono. Più che la collera di Dio, deve provocare in noi un santo timore la sua magnanimità generosa e disarmante. Dio, infatti, non è un sovrano inesorabile che condanna il colpevole, ma un padre amoroso, che dobbiamo amare non per paura di una punizione, ma per la sua bontà pronta a perdonare.

3. Al centro del secondo momento c’è l’«io» dell’orante che non si rivolge più al Signore, ma parla di lui: «Io spero nel Signore, l’anima mia spera nella sua parola. L’anima mia attende il Signore più che le sentinelle l’aurora» (vv. 5-6). Ora fioriscono nel cuore del Salmista pentito l’attesa, la speranza, la certezza che Dio pronuncerà una parola liberatrice e cancellerà il peccato.

La terza ed ultima tappa nello svolgimento del Salmo si allarga a tutto Israele, al popolo spesso peccatore e consapevole della necessità della grazia salvifica di Dio: «Israele attenda il Signore, perché presso il Signore è la misericordia e grande presso di lui la redenzione. Egli redimerà Israele da tutte le sue colpe» (vv. 7-8).

La salvezza personale, prima implorata dall’orante, è ora estesa a tutta la comunità. La fede del Salmista si innesta nella fede storica del popolo dell’alleanza, «redento» dal Signore non solo dalle angustie dell’oppressione egiziana, ma anche «da tutte le colpe».

Partendo dal gorgo tenebroso del peccato, la supplica del De profundis giunge all’orizzonte luminoso di Dio, ove domina «la misericordia e la redenzione», due grandi caratteristiche del Dio d’amore.

4. Affidiamoci ora alla meditazione che su questo Salmo ha intessuto la tradizione cristiana. Scegliamo la parola di sant’Ambrogio: nei suoi scritti, egli richiama spesso i motivi che spingono a invocare da Dio il perdono.

«Abbiamo un Signore buono che vuole perdonare a tutti», egli ricorda nel trattato su La penitenza, e aggiunge: «Se vuoi essere giustificato, confessa il tuo misfatto: un'umile confessione dei peccati scioglie l'intrico delle colpe... Tu vedi con quale speranza di perdono ti spinga a confessare» (2,6,40-41: SAEMO, XVII, Milano-Roma 1982, p. 253).

Nell’Esposizione del Vangelo secondo Luca, ripetendo lo stesso invito, il Vescovo di Milano esprime la meraviglia per i doni che Dio aggiunge al suo perdono: «Vedi quanto è buono Iddio, e disposto a perdonare i peccati: non solo ridona quanto aveva tolto, ma concede anche doni insperati». Zaccaria, padre di Giovanni Battista, era rimasto muto per non aver creduto all'angelo, ma poi, perdonandolo, Dio gli aveva concesso il dono di profetizzare nel canto: «Colui che poco prima era muto, ora già profetizza», osserva sant'Ambrogio, «è una delle più grandi grazie del Signore, che proprio quelli che l'hanno rinnegato lo confessino. Nessuno pertanto si perda di fiducia, nessuno disperi delle divine ricompense, anche se lo rimordono antichi peccati. Dio sa mutar parere, se tu sai emendare la colpa» (2,33: SAEMO, XI, Milano-Roma 1978, p. 175).

[01295-01.02] [Testo originale: Italiano]

SINTESI DELLA CATECHESI NELLE DIVERSE LINGUE

? Sintesi della catechesi in lingua francese

? Sintesi della catechesi in lingua inglese

? Sintesi della catechesi in lingua tedesca

? Sintesi della catechesi in lingua spagnola

? Sintesi della catechesi in lingua francese

Chers Frères et Sœurs,

Le Psaume 129 que nous venons d’écouter est un des Psaumes pénitentiels préférés de la dévotion populaire. Au-delà de son application funèbre, le texte du De profundis est avant tout un chant à la miséricorde divine et à la réconciliation entre le pécheur et le Seigneur, qui est un Dieu juste, mais toujours prêt à se révéler comme le «Dieu tendre et miséricordieux, lent à la colère, plein d’amour et de fidélité (...), qui garde sa fidélité, supporte faute, transgression et péché» (Ex 34, 6-7).

Dans ce Psaume, c’est d’abord une voix qui s’élève de la profondeur du mal et de la faute. Il est significatif que la crainte éprouvée par le psalmiste, qui est une attitude de respect mêlée d’amour, vient non pas du châtiment mais du pardon. Dieu n’est pas un souverain impitoyable qui condamne le coupable, mais un père plein d’amour, que nous devons aimer, non par peur de la punition, mais pour sa bonté prête à pardonner. Le salut personnel, d’abord imploré par le Psalmiste, est ensuite étendu à toute la communauté. S’élevant du gouffre ténébreux du péché, la supplique du De profundis parvient à l’horizon lumineux de Dieu, où domine «la miséricorde et la rédemption», deux grandes caractéristiques du Dieu d’amour.

Je suis heureux d’accueillir les pèlerins francophones présents ce matin, en particulier les élèves du Groupe scolaire Sainte Marie - Saint Justin, de Nanterre, et les élèves de l’école Notre-Dame de France, de Marseille. Que le Christ, qui appelle tous ses disciples à grandir dans la sainteté, vous donne de répondre généreusement à ses appels! À tous, j’accorde bien volontiers la Bénédiction apostolique.

[01296-03.02] [Texte original: Français]

? Sintesi della catechesi in lingua inglese

Dear Brothers and Sisters in Christ,

Today I would like to reflect with you on the De profundis, Psalm one hundred and twenty-nine, one of the best-known penitential psalms. It is a celebration of the mercy of God, who is always ready to forgive and to be reconciled with sinners. Even from the depths of his suffering, the psalmist recognizes that God is a loving father, and for this he reveres him. From this confidence in God’s love springs hope, both for the individual and for the whole people of Israel. Even though they often sin against him, the Lord has redeemed them from slavery and from "all their iniquity". Saint Ambrose, in his commentary, reminds us that God not only forgives our sins when we confess to him, but he gives us new and unexpected graces. For example, Zachary, father of John the Baptist, not only had his speech restored when he repented of his doubt, but he was granted the gift of prophecy. Saint Ambrose says this: "Never lose hope in divine forgiveness, however great your sin. With God there can always be a change of heart, if you acknowledge your offence."

I welcome the English-speaking pilgrims at today’s Audience, including visitors from England, Scotland, Nigeria and the United States of America. I assure all of you here today, and your families and loved ones, of a remembrance in my prayers, and I hope that you will enjoy your visit to Rome. May your pilgrimage strengthen your faith and renew your love for the Lord, and may God bless you all.

[01297-02.01] [Original text: English]

? Sintesi della catechesi in lingua tedesca

Liebe Brüder und Schwestern!

„Aus der Tiefe rufe ich, Herr, zu dir." Mit diesen Worten beginnt Psalm 130, auf den die heutige Katechese Bezug nimmt. Der wahre Tiefpunkt im Leben eines Menschen ist die Sünde. Sie erniedrigt ihn und entfernt ihn von Gott. In dieser Situation ruft der Sünder im Psalm Gottes Erbarmen an.

Eine nur oberflächliche Betrachtung des moralischen Versagens kann dazu verleiten, so zu leben, als müßten wir für unser Tun nicht Rechenschaft ablegen. Kein Mensch kann sich indes dem Urteil Gottes entziehen. Um Verzeihung bitten heißt: unser Geringsein vor Gott anerkennen. Andererseits kann schwere Schuld auch dazu führen, an Gottes Güte und Barmherzigkeit zu zweifeln. Das Psalmwort stiftet hier neues Vertrauen: Beim Herrn ist Vergebung. Sein Erbarmen ist grenzenlos für den Menschen, der seine Schuld bereut.

Gerne heiße ich alle Pilger und Besucher aus dem deutschen Sprachraum willkommen. Besonders grüße ich heute die katholischen Rundfunkbeauftragten bei verschiedenen deutschen Sendern, Mitglieder der Marianischen Männerkongregation Regensburg und eine Delegation der Militärakademie Wiener Neustadt. Laßt euch von der erbarmenden Liebe Gottes berühren! Das demütige Bekenntnis unserer Schuld und die Vergebung durch Gott erneuern unser Leben. Euch allen wünsche ich eine tiefe Erfahrung der Güte und Liebe unseres Herrn Jesus Christus sowie einen erholsamen Aufenthalt in Rom.

[01298-05.01] [Originalsprache: Deutsch]

? Sintesi della catechesi in lingua spagnola

Queridos hermanos y hermanas:

El Salmo que hemos escuchado, conocido como el De profundis, es uno de los salmos penitenciales preferidos por la devoción popular. Es un canto a la misericordia divina y a la reconciliación entre Dios y el pecador. La súplica del salmista arranca del mundo oscuro del pecado y se eleva hasta el horizonte luminoso en el que se manifiesta "la misericordia y la redención", dos grandes características de Dios, que es amor.

Dios, pues, no es un soberano inexorable que condena al culpable, sino un padre amoroso al que debemos amar por su bondad siempre dispuesta a perdonar. Por eso San Ambrosio exhortaba: "Ninguno pierda la confianza, ninguno desespere de las divinas recompensas, aunque lo remuerdan pecados antiguos. Dios sabe cambiar de parecer, si tú sabes enmendar la culpa".

Saludo a los peregrinos de lengua española, en particular a las Religiosas Adoratrices Esclavas del Santísimo Sacramento y de la Caridad, participantes en su Capítulo General: sed portadoras de la misericordia de Dios. Saludo también a los peregrinos de Navarra, a los miembros de la Adoración Nocturna de diversas diócesis españolas, y a los demás grupos de España, República Dominicana, Colombia, Chile y otros Países Latinoamericanos. Os invito a todos a dirigiros a Dios con el corazón contrito y confiado, porque de Él procede el perdón.

Muchas gracias por vuestra visita.

[01299-04.01] [Texto original: Español]

# SALUTI PARTICOLARI NELLE DIVERSE LINGUE

? Saluto in lingua polacca

? Saluto in lingua slovacca

? Saluto in lingua croata

? Saluto in lingua italiana

? Saluto in lingua polacca

Witam serdecznie pielgrzymów polskich. Razem z wami wspominam dzisiaj swietego Jana z Ket, patrona archidiecezji krakowskiej i patrona mlodziezy akademickiej. Tym, którzy rozpoczynaja nowy rok studiów zycze wzrostu w madrosci i wiedzy. Niech swiety Jan wyprasza im u Boga te dary. Wam tu obecnym, waszym rodzinom i bliskim z serca blogoslawie.

[Saluto cordialmente i pellegrini polacchi. Oggi insieme con voi ricordo San Giovanni di Kety, patrono dell’arcidiocesi di Cracovia e patrono della gioventù accademica. A tutti quelli che cominciano il nuovo anno di studi auguro di crescere in scienza e sapienza. Che San Giovanni chieda a Dio, per loro, questi doni. A tutti voi qui presenti, alle vostre famiglie e ai vostri cari giunga la mia benedizione.]

[01300-09.02] [Testo originale: Polacco]

? Saluto in lingua slovacca

Srdecne pozdravujem skupinu Slovenského Orla, ktorá nedávno vykonala Cyklopút’ Bratislava - Kolín.
Drahí mladí priatelia, prijmite Apoštolské Požehnanie, ktoré s láskou udel’ujem vám i vašim drahým.
Pochválený bud Ježiš Kristus!

[Saluto cordialmente il gruppo di Slovenský Orol che di recente ha compiuto il ciclo-pellegrinaggio Bratislava - Colonia.
Cari giovani, con affetto imparto la Benedizione Apostolica a voi ed ai vostri cari.
Sia lodato Gesù Cristo!]

[01301-AA.02] [Testo originale: Slovacco]

? Saluto in lingua croata

Pozdravljam i blagoslivljam hrvatske hodocasnike, posebno iz župe Obracenja svetoga Pavla iz Zagreba. Otajstvo Euharistije daruje nam se kako bismo i sami postali Tijelo Gospodinovo; stoga Pricešcu preobražavajte i posvecujte svoj život. Hvaljen Isus i Marija!

[Saluto e benedico i pellegrini croati, in particolare quelli provenienti dalla parrocchia della Conversione di San Paolo di Zagreb. Il Mistero dell’Eucaristia ci viene donato affinché noi stessi diventiamo il Corpo di Cristo; perciò, vi esorto con la Comunione a trasfigurare e santificare la vostra vita. Siano lodati Gesù e Maria!]

[01302-AA.01] [Testo originale: Croato]

? Saluto in lingua italiana

Rivolgo il mio cordiale benvenuto ai fedeli di lingua italiana. In particolare, saluto i Pellegrini del Rosario accompagnati dai Frati Domenicani, i rappresentanti dell’Ospedale San Nicolino di Trani, e gli esponenti dell’Istituto di cultura cimbra, di Roana. Cari amici, vi esorto a vivere con entusiasmo la fede cristiana, nella consapevolezza che essa è la risposta pienamente valida alle speranze e alle attese di ogni uomo e di ogni società.

Saluto inoltre i malati e gli sposi novelli, esortandoli a fondare la loro vita sulla Parola di Dio, per essere costruttori della civiltà dell’amore, di cui è simbolo eloquente la croce di Cristo, sorgente di luce, di conforto e di speranza.

Il mio pensiero si rivolge, infine, ai giovani, ricordando che oggi ricorre il quarto centenario della beatificazione di S. Luigi Gonzaga, patrono mondiale della gioventù. Carissimi, la sua eroica testimonianza evangelica vi sostenga nell’impegno di quotidiana fedeltà a Cristo.

Concludiamo questo nostro incontro con il canto del Pater Noster.
Sihaya.b16247
Sunday, October 23, 2005 2:30 PM
CONCERTO IN ONORE DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI , 20.10.2005
CONCERTO IN ONORE DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI

PAROLE DEL SANTO PADRE

TRADUZIONE IN LINGUA ITALIANA

Questo pomeriggio, alle ore 18, nell’Aula Paolo VI in Vaticano, ha luogo il Concerto in onore del Santo Padre Benedetto XVI e offerto ai 250 Vescovi di tutto il mondo, riuniti in occasione del Sinodo, dall’Orchestra Filarmonica di Monaco di Baviera, diretta dal Maestro Christian Thielemann, dai Regensburger Domspatzen, Coro del Duomo di Ratisbona, diretto dal Maestro Roland Büchner, e dall’Athestis Chorus.

Pubblichiamo di seguito le parole del Papa al termine del Concerto:

PAROLE DEL SANTO PADRE

Signori Cardinali,

venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,

gentili Signori e Signore!

Al termine del concerto, desidero salutare cordialmente tutti coloro che lo hanno preparato ed eseguito, come pure quanti con la loro presenza hanno onorato questa interessante manifestazione artistica e musicale. Vorrei esprimere viva riconoscenza a quanti ci hanno offerto questo dono da tutti apprezzato.

Vor allem danke ich Herrn Generalmusikdirektor Christian Thielemann und allen Mitgliedern der Münchner Philharmoniker, deren musikalische Meisterschaft immer von neuem begeistert. Mein Dank gilt ebenso dem Athestis Chorus, der sich aus professionellen, ständig aufgrund des aufzuführenden Repertoires ausgesuchten Sängern zusammensetzt und so immer höchsten musikalischen Qualitätsansprüchen genügen kann. Endlich danke ich von Herzen den Regensburger Domspatzen und ihrem Leiter, Domkapellmeister Roland Büchner. Ich bin stolz und dankbar, daß dieser herrliche Chor, der auf eine ununterbrochene 1000jährige Tradition zurückblicken kann, 30 Jahre lang von meinem Bruder Georg hingebungsvoll geleitet worden und nun wieder bei Roland Büchner in besten Händen ist. Mein Dank geht auch an diejenigen, die zur Organisation und zum Gelingen dieses bedeutenden Musikereignisses beigetragen haben, das vom Bayerischen und vom Saarländischen Rundfunk in Zusammenarbeit mit Columbia Artists und Unitel aufgezeichnet wird. Sie haben in diesem Konzert einen großen Bogen von Palestrina bis zu Richard Wagner, von Wolfgang Amadeus Mozart bis zu Giuseppe Verdi und Hans Pfitzner gespannt und uns so etwas von der Weite des musikalischen Schöpfertums erleben lassen, das letztlich immer aus den christlichen Wurzeln Europas gespeist worden ist. Auch wenn Wagner, Pfitzner, Verdi uns in neue Zonen des Erfahrens der Wirklichkeit hineinführen, so bleibt doch der gemeinsam tragende Grund des vom Christentums gebildeten europäischen Geistes immer gegenwärtig und wirksam. Wir haben gerade in diesem Konzert wieder erfahren, wie große Musik uns reinigt und erhebt, uns letztlich Gottes Größe und Schönheit spüren läßt.

E proprio per aver aiutato anche noi ad elevare lo spirito verso Dio, rinnovo a nome dei presenti un cordiale ringraziamento ai valenti orchestrali, ai cantori e agli ideatori e realizzatori della serata. Formulo voti che l’armonia del canto e della musica, che non conosce barriere sociali e religiose, rappresenti un costante invito per i credenti e per tutte le persone di buona volontà a ricercare insieme l’universale linguaggio dell’amore che rende gli uomini capaci di costruire un mondo di giustizia e di solidarietà, di speranza e di pace. Con tali auspici, invoco su ciascuno l’assistenza divina, mentre di cuore benedico voi qui presenti e quanti seguono il concerto attraverso la radio e la televisione.

[01308-XX.02] [Testo originale: Plurilingue]

TRADUZIONE IN LINGUA ITALIANA

Signori Cardinali,

venerati Fratelli nell'Episcopato e nel Sacerdozio,

gentili Signori e Signore!

Al termine del concerto, desidero salutare cordialmente tutti coloro che lo hanno preparato ed eseguito, come pure quanti con la loro presenza hanno onorato questa interessante manifestazione artistica e musicale. Vorrei esprimere viva riconoscenza a quanti ci hanno offerto questo dono da tutti apprezzato.

Ringrazio innanzitutto il Sig. Christian Thielemann, Direttore generale, e tutti i componenti dell' Orchestra Filarmonica di Monaco di Baviera, la cui maestria musicale è sempre motivo di nuovo entusiasmo. Esprimo, altresì, il mio ringraziamento all'Athestis Chorus, formato da cantori professionisti costantemente selezionati in base al repertorio da eseguire, in modo da corrispondere sempre alle più esigenti attese di qualità musicale. Infine ringrazio di cuore i Regensburger Domspatzen e il loro Direttore, il Maestro del Coro della Cattedrale, Roland Büchner. Sono fiero e grato che questo magnifico coro, che può vantare una ininterrotta tradizione millenaria, per trent'anni sia stato guidato con passione dal mio fratello Georg e ora, sotto Roland Büchner, si trovi nuovamente in ottime mani. La mia gratitudine si estende a coloro che hanno contribuito all'organizzazione e alla realizzazione di questo importante evento musicale, ripreso dal Bayerischer e dal Saarländischer Rundfunk, in collaborazione con Columbia Artists e Unitel.

Stendendo un ampio arco da Palestrina fino a Richard Wagner, da Wolfgang Amadeus Mozart fino a Giuseppe Verdi e Hans Pfitzner, Voi ci avete fatto sperimentare qualcosa della vastità della creatività musicale che, in definitiva, è sempre stata nutrita dalle radici cristiane dell'Europa. Anche se Wagner, Pfitzner, Verdi ci conducono in nuove zone dell'esperienza della realtà, rimane tuttavia sempre presente ed efficace il fondamento comune dello spirito europeo formato dal cristianesimo. Anche in questo concerto, ancora una volta, abbiamo potuto sperimentare, come una musica di alto livello ci purifichi e ci sollevi, in definitiva ci faccia sentire la grandezza e la bellezza di Dio.

E proprio per aver aiutato anche noi ad elevare lo spirito verso Dio, rinnovo a nome dei presenti un cordiale ringraziamento ai valenti orchestrali, ai cantori e agli ideatori e realizzatori della serata. Formulo voti che l'armonia del canto e della musica, che non conosce barriere sociali e religiose, rappresenti un costante invito per i credenti e per tutte le persone di buona volontà a ricercare insieme l'universale linguaggio dell'amore che rende gli uomini capaci di costruire un mondo di giustizia e di solidarietà, di speranza e di pace. Con tali auspici, invoco ciascuno l'assistenza divina, mentre di cuore benedico voi qui presenti e quanti seguono il concerto attraverso la radio e la televisione.
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Sunday, October 23, 2005 2:36 PM
CONCLUSIONE XI ASSEMBLEA GEN.ORD. SINODO VESCOVI E CANONIZZAZIONE BEATI
APPELLA PAPALE PER LA CONCLUSIONE DELL’XI ASSEMBLEA GENERALE ORDINARIA DEL SINODO DEI VESCOVI E PER LA CANONIZZAZIONE DEI BEATI: JÓZEF BILCZEWSKI; GAETANO CATANOSO; ZYGMUNT GORAZDOWSKI; ALBERTO HURTADO CRUCHAGA; FELICE DA NICOSIA , 23.10.2005

Alle ore 9.30 di oggi, XXX Domenica "per annum", Giornata Missionaria Mondiale, il Santo Padre Benedetto XVI presiede sul sagrato della Patriarcale Basilica Vaticana la concelebrazione dell’Eucaristia con i Padri Sinodali, in occasione della conclusione dell’XI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi e dell’Anno dell’Eucaristia e procede alla Canonizzazione dei Beati: JÓZEF BILCZEWSKI (1860-1923), Vescovo; GAETANO CATANOSO (1879-1963), presbitero, fondatore della Congregazione delle Suore Veroniche del Volto Santo; ZYGMUNT GORAZDOWSKI (1845-1920), presbitero, fondatore della Congregazione delle Suore di San Giuseppe; ALBERTO HURTADO CRUCHAGA (1901-1952), presbitero, della Compagnia di Gesù; FELICE DA NICOSIA (1715-1787), religioso, dell’Ordine Francescano dei Frati Minori Cappuccini.

Nel corso della Santa Messa, dopo la proclamazione del Vangelo, il Papa tiene l’omelia che riportiamo di seguito:

OMELIA DEL SANTO PADRE

Venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio!
Cari fratelli e sorelle!

In questa XXX Domenica del tempo ordinario, la nostra Celebrazione eucaristica si arricchisce di diversi motivi di ringraziamento e di supplica a Dio. Si concludono contemporaneamente l’Anno dell’Eucaristia e l’Assemblea Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, dedicata proprio al mistero eucaristico nella vita e nella missione della Chiesa, mentre sono stati da poco proclamati santi cinque Beati: il Vescovo Józef Bilczewski, i presbiteri Gaetano Catanoso, Zygmunt Gorazdowski e Alberto Hurtado Cruchaga, e il religioso Cappuccino Felice da Nicosia. Inoltre, ricorre quest’oggi la Giornata Missionaria Mondiale, appuntamento annuale che risveglia nella Comunità ecclesiale lo slancio per la missione. Con gioia rivolgo il mio saluto a tutti i presenti, ai Padri Sinodali in primo luogo, e poi ai pellegrini venuti da varie nazioni, insieme con i loro Pastori, per festeggiare i nuovi Santi. L’odierna liturgia ci invita a contemplare l’Eucaristia come fonte di santità e nutrimento spirituale per la nostra missione nel mondo: questo sommo "dono e mistero" ci manifesta e comunica la pienezza dell’amore di Dio.

La Parola del Signore, risuonata poc’anzi nel Vangelo, ci ha ricordato che nell’amore si riassume tutta la legge divina. Il duplice comandamento dell’amore di Dio e del prossimo racchiude i due aspetti di un unico dinamismo del cuore e della vita. Gesù porta così a compimento la rivelazione antica, non aggiungendo un comandamento inedito, ma realizzando in se stesso e nella propria azione salvifica la sintesi vivente delle due grandi parole dell’antica Alleanza: "Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore…" e "Amerai il prossimo tuo come te stesso" (cfr Dt 6,5; Lv 19,18). Nell’Eucaristia noi contempliamo il Sacramento di questa sintesi vivente della legge: Cristo ci consegna in se stesso la piena realizzazione dell’amore per Dio e dell’amore per i fratelli. E questo suo amore Egli ci comunica quando ci nutriamo del suo Corpo e del suo Sangue. Può allora realizzarsi in noi quanto san Paolo scrive ai Tessalonicesi nell’odierna seconda Lettura: "Vi siete convertiti, allontanandovi dagli idoli, per servire al Dio vivo e vero" (1 Ts 1,9). Questa conversione è il principio del cammino di santità che il cristiano è chiamato a realizzare nella propria esistenza. Il santo è colui che è talmente affascinato dalla bellezza di Dio e dalla sua perfetta verità da esserne progressivamente trasformato. Per questa bellezza e verità è pronto a rinunciare a tutto, anche a se stesso. Gli basta l’amore di Dio, che sperimenta nel servizio umile e disinteressato del prossimo, specialmente di quanti non sono in grado di ricambiare. Quanto provvidenziale, in questa prospettiva, è il fatto che oggi la Chiesa additi a tutti i suoi membri cinque nuovi Santi che, nutriti di Cristo Pane vivo, si sono convertiti all’amore e ad esso hanno improntato l’intera loro esistenza! In diverse situazioni e con diversi carismi, essi hanno amato il Signore con tutto il cuore e il prossimo come se stessi "così da diventare modello a tutti i credenti" (1 Ts 1,6-7).

Swiety Józef Bilczewski byl czlowiekiem modlitwy. Msza sw., Liturgia Godzin, medytacja, rózaniec i inne praktyki religijne wyznaczaly rytm jego dni. Szczególnie wiele czasu poswiecal adoracji eucharystycznej.

Równiez swiety Zygmunt Gorazdowski zaslynal swoja poboznoscia oparta o sprawowanie i adoracje Eucharystii. Przezywanie Ofiary Chrystusa prowadzilo go ku chorym, biednym i potrzebujacym.

[Il santo Józef Bilczewski fu un uomo di preghiera. La Santa Messa, la Liturgia delle Ore, la meditazione, il rosario e le altre pratiche di pietà scandivano le sue giornate. Un tempo particolarmente lungo era dedicato all’adorazione eucaristica.

Anche il santo Zygmunt Gorazdowski è diventato famoso per la devozione fondata sulla celebrazione e sull’adorazione dell’Eucaristia. Il vivere l’offerta di Cristo l’ha spinto verso i malati, i poveri e i bisognosi.]

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[La profonda conoscenza della teologia, la fede e la devozione eucaristica di Józef Bilczeski hanno fatto di lui un esempio per i sacerdoti e un testimone per tutti i fedeli.

Zygmunt Gorazdowski, fondando l’Associazione dei sacerdoti, la Congregazione delle Suore di San Giuseppe e tante altre istituzioni caritative, si è sempre lasciato guidare dallo spirito di comunione, che pienamente si rivela nell’Eucaristia.]

"Amarás al Señor tu Dios con todo tu corazón... y a tu prójimo como a ti mismo" (Mt 22,37.39). Éste sería el programa de vida de San Alberto Hurtado, que quiso identificarse con el Señor y amar con su mismo amor a los pobres. La formación recibida en la Compañía de Jesús, consolidada por la oración y la adoración de la Eucaristía, le llevó a dejarse conquistar por Cristo, siendo un verdadero contemplativo en la acción. En el amor y entrega total a la voluntad de Dios encontraba la fuerza para el apostolado. Fundó El Hogar de Cristo para los más necesitados y los sin techo, ofreciéndoles un ambiente familiar lleno de calor humano. En su ministerio sacerdotal destacaba por su sencillez y disponibilidad hacia los demás, siendo una imagen viva del Maestro, "manso y humilde de corazón". Al final de sus días, entre los fuertes dolores de la enfermedad, aún tenía fuerzas para repetir: "Contento, Señor, contento", expresando así la alegría con la que siempre vivió.

San Gaetano Catanoso fu cultore ed apostolo del Volto Santo di Cristo. "Il Volto Santo – affermava – è la mia vita. È lui la mia forza". Con una felice intuizione egli coniugò questa devozione alla pietà eucaristica. Così si esprimeva: "Se vogliamo adorare il Volto reale di Gesù … noi lo troviamo nella divina Eucaristia, ove col Corpo e Sangue di Gesù Cristo si nasconde sotto il bianco velo dell’Ostia il Volto di Nostro Signore". La Messa quotidiana e la frequente adorazione del Sacramento dell’altare furono l’anima del suo sacerdozio: con ardente ed instancabile carità pastorale egli si dedicò alla predicazione, alla catechesi, al ministero delle Confessioni, ai poveri, ai malati, alla cura delle vocazioni sacerdotali. Alle Suore Veroniche del Volto Santo, che egli fondò, trasmise lo spirito di carità, di umiltà e di sacrificio, che ha animato l’intera sua esistenza.

San Felice da Nicosia amava ripetere in tutte le circostanze, gioiose o tristi: "Sia per l’amor di Dio". Possiamo così ben comprendere quanto fosse intensa e concreta in lui l’esperienza dell’amore di Dio rivelato agli uomini in Cristo. Questo umile Frate Cappuccino, illustre figlio della terra di Sicilia, austero e penitente, fedele alle più genuine espressioni della tradizione francescana, fu gradualmente plasmato e trasformato dall’amore di Dio, vissuto e attualizzato nell’amore del prossimo. Fra Felice ci aiuta a scoprire il valore delle piccole cose che impreziosiscono la vita, e ci insegna a cogliere il senso della famiglia e del servizio ai fratelli, mostrandoci che la gioia vera e duratura, alla quale anela il cuore di ogni essere umano, è frutto dell’amore.

Cari e venerati Padri Sinodali, per tre settimane abbiamo vissuto insieme un clima di rinnovato fervore eucaristico. Vorrei ora, con voi ed a nome dell'intero Episcopato, inviare un fraterno saluto ai Vescovi della Chiesa in Cina. Con viva pena abbiamo sentito la mancanza dei loro rappresentanti. Voglio tuttavia assicurare a tutti i Presuli cinesi che siamo vicini con la preghiera a loro e ai loro sacerdoti e fedeli. Il sofferto cammino delle comunità, affidate alla loro cura pastorale, è presente nel nostro cuore: esso non rimarrà senza frutto, perché è una partecipazione al Mistero pasquale, a gloria del Padre. I lavori sinodali ci hanno permesso di approfondire gli aspetti salienti di questo mistero dato alla Chiesa fin dall’inizio. La contemplazione dell’Eucaristia deve spingere tutti i membri della Chiesa, in primo luogo i sacerdoti, ministri dell’Eucaristia, a ravvivare il loro impegno di fedeltà. Sul mistero eucaristico, celebrato e adorato, si fonda il celibato che i presbiteri hanno ricevuto quale dono prezioso e segno dell’amore indiviso verso Dio e il prossimo. Anche per i laici la spiritualità eucaristica deve essere l’interiore motore di ogni attività e nessuna dicotomia è ammissibile tra la fede e la vita nella loro missione di animazione cristiana del mondo. Mentre si conclude l’Anno dell’Eucaristia, come non rendere grazie a Dio per i tanti doni concessi alla Chiesa in questo tempo? E come non riprendere l’invito dell’amato Papa Giovanni Paolo II a "ripartire da Cristo"? Come i discepoli di Emmaus che, riscaldati nel cuore dalla parola del Risorto e illuminati dalla sua viva presenza riconosciuta nello spezzare il pane, senza indugio fecero ritorno a Gerusalemme e diventarono annunciatori della risurrezione di Cristo, anche noi riprendiamo il nostro cammino animati dal vivo desiderio di testimoniare il mistero di questo amore che dà speranza al mondo.

In questa prospettiva eucaristica ben si colloca l’odierna Giornata Missionaria Mondiale, alla quale il venerato Servo di Dio Giovanni Paolo II aveva dato come tema di riflessione: "Missione: Pane spezzato per la vita del mondo". La Comunità ecclesiale quando celebra l’Eucaristia, specialmente nel giorno del Signore, prende sempre più coscienza che il sacrificio di Cristo è "per tutti" (Mt 26,28) e l’Eucaristia spinge il cristiano ad essere "pane spezzato" per gli altri, a impegnarsi per un mondo più giusto e fraterno. Ancor oggi, di fronte alle folle, Cristo continua ad esortare i suoi discepoli: "Date loro voi stessi da mangiare" (Mt 14,16) e, in suo nome, i missionari annunciano e testimoniano il Vangelo, talvolta anche con il sacrifico della vita. Cari amici, dobbiamo tutti ripartire dall’Eucaristia. Ci aiuti Maria, Donna eucaristica, ad esserne innamorati; ci aiuti a "rimanere" nell’amore di Cristo, per essere da Lui intimamente rinnovati. Docile all’azione dello Spirito e attenta alle necessità degli uomini, la Chiesa sarà allora sempre più faro di luce, di vera gioia e di speranza, realizzando appieno la sua missione di "segno e strumento di unità dell’intero genere umano" (Lumen gentium, 1).
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