Print   Search   Utenti   Join     Share : FaceboolTwitter
Pages: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, ..., 59, 60, 61, 62, 63, 64, 65, 66, 67, 68, [69], 70, 71, 72, 73, 74, 75, 76, 77, 78, 79, ..., 161, 162, 163, 164, 165, 166, 167, 168, 169, 170
+PetaloNero+
Thursday, December 06, 2007 3:04 PM
Da Petrus

Ecumenismo, Benedetto XVI: "E' importante rafforzare lo studio sull'Oriente cristiano"

CITTA’ DEL VATICANO - Il Papa considera ''parte del proprio impegno far crescere ulteriormente'' la biblioteca del Pontificio istituto orientale di Roma, che stima un ''gioiello'' e che e' ''giustamente rinomata in tutto il mondo, come pure tra le migliori dell'Oriente cristiano''. Tale ''impegno'' per Benedetto XVI ha anche una ''efficace valenza ecumenica, giacche' attingere al patrimonio della saggezza dell'Oriente cristiano arricchisce tutti'', ed e' ''segno dell'interesse della Chiesa di Roma alla conoscenza dell'Oriente cristiano e come mezzo per eliminare eventuali pregiudizi che potrebbero nuocere alla armoniosa convivenza tra cristiani''. Benedetto XVI lo ha detto nell'udienza a una delegazione del Pontificio Istituto Orientale, accompagnata dal prefetto della Congregazione per le chiese orientali, cùCardinale Leonardo Sandri, e ricevuta in udienza in occasione del 90.mo anniversario di fondazione dell'Istituto orientale che, da 85 anni, ha ricordato il Papa, e' affidato a ''competenza e zelo accademico'' dei gesuiti. Benedetto XVI ha sottolineato come si debba al suo predecessore Benedetto XV, ''al quale - ha detto - mi sento particolarmente legato'', la creazione, nello stesso anno, della Congregazione per le chiese orientali e del Pontificio Istituto orientale e l'emanazione del Codice di diritto canonico. Il Papa ha definito questi tre provvedimenti del predecessore opere ''per assicurare pace all'interno della Chiesa'' da parte di un Pontefice che ''opero' tanto per la pace'', non solo all'interno della Chiesa: nel 1917 Benedetto XV, ha ricordato il Pontefice, ''elaboro' pure un dettagliato piano di pace che, purtroppo, non ebbe esito''.




La sapienza dell'Oriente cristiano arricchisce tutti: così il Papa al Pontificio Istituto Orientale


“Attingere al patrimonio della saggezza dell’Oriente cristiano arricchisce tutti”: ha quanto detto stamani Benedetto XVI accogliendo nella Sala Clementina, in Vaticano, una delegazione del Pontificio Istituto Orientale nel 90.mo anniversario di fondazione. Il Papa ha sottolineato in particolare la valenza ecumenica dell’Istituto che, affidato alla cura della Compagnia di Gesù, si dedica allo “studio degli aspetti teologici, liturgici, giuridici e culturali, che compongono il sapere dell’Oriente cristiano”. Il servizio di Sergio Centofanti:


Il Papa ha ricordato innanzitutto il fondatore del Pontificio Istituto Orientale, il suo predecessore Benedetto XV, un Pontefice - ha detto - al quale si sente “particolarmente legato”:

“I tempi di quel Papa furono tempi di guerra, mentre egli operò tanto per la pace! E per assicurare la pace lanciò diversi appelli, ed elaborò pure, in quel 1917 nel quale fu fondato il vostro Istituto, un concreto piano di pace, un piano dettagliato che, purtroppo, non ebbe esito”.

“Per assicurare la pace all’interno della Chiesa” Benedetto XV - ha proseguito il Papa - creò in pochi mesi “tre monumenti di impareggiabile valore”: la Congregazione per le Chiese Orientali, il Pontificio Istituto Orientale e il Codice di Diritto Canonico. “A beneficiarne furono le Chiese orientali cattoliche” che, da allora, hanno inviato tanti studenti a Roma perchè crescessero "nella conoscenza della Chiesa universale”:

“Periodi difficili hanno talvolta messo a dura prova queste Comunità ecclesiali che, pur fisicamente lontane da Roma, sono sempre restate vicine attraverso la loro fedeltà alla Sede di Pietro. Il loro progresso e la loro fermezza nelle difficoltà sarebbero stati tuttavia impensabili senza il sostegno costante che hanno potuto ricavare da quell’oasi di pace e di studio che è il Pontificio Istituto Orientale, punto di ritrovo di vari studiosi, professori, scrittori ed editori, tra i migliori conoscitori dell’Oriente cristiano”.

“Una menzione speciale – ha aggiunto il Papa - merita quel gioiello che è la Biblioteca” dell’Istituto, fondata da Pio XI:

“È una Biblioteca giustamente rinomata in tutto il mondo, come pure tra le migliori sull’Oriente cristiano. Fa parte del mio impegno farla crescere ulteriormente, come segno dell’interesse della Chiesa di Roma alla conoscenza dell’Oriente cristiano e come mezzo per eliminare eventuali pregiudizi che potrebbero nuocere alla cordiale ed armoniosa convivenza tra cristiani. Sono infatti convinto che il sostegno dato allo studio rivesta anche un’efficace valenza ecumenica, giacché attingere al patrimonio della saggezza dell’Oriente cristiano arricchisce tutti”.

Benedetto XVI ha rilevato quindi che “il Pontificio Istituto Orientale costituisce un insigne esempio di ciò che la sapienza cristiana ha da offrire a quanti desiderano sia acquisire una sempre più precisa conoscenza delle Chiese orientali, sia approfondire quell’orientamento nella vita secondo lo Spirito, che rappresenta un tema su cui l’Oriente cristiano vanta con ragione una ricchissima tradizione. Questi – ha aggiunto - sono tesori preziosi non solo per gli studiosi, ma anche per tutti i membri della Chiesa”:

“Oggigiorno, grazie alle svariate edizioni disponibili dei Padri orientali, non sono più tesori 'sotto chiave'. Decifrarli e interpretarli in maniera autorevole, elaborare sintesi dogmatiche sul Dio Trinitario, su Gesù Cristo e sulla Chiesa, sulla Grazia e sui Sacramenti, riflettere sulla vita eterna di cui possiamo già pregustare un’anticipazione nelle celebrazioni liturgiche, tutto questo è compito di chi studia al Pontificio Istituto Orientale”.

Infine il Papa ha espresso la sua gratitudine per gli amici e i benefattori “che sostengono il Pontificio Istituto Orientale con la loro solidarietà”. Ad essi – ha concluso – “dobbiamo tanto del progresso materiale di questa istituzione”.
www.radiovaticana.org



UDIENZA ALLA DELEGAZIONE DEL PONTIFICIO ISTITUTO ORIENTALE

A fine mattinata, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Benedetto XVI riceve in Udienza una Delegazione del Pontificio Istituto Orientale, in occasione del 90° anniversario di fondazione dell’Istituto.

Pubblichiamo di seguito il discorso che il Papa rivolge ai Membri della Delegazione:


DISCORSO DEL SANTO PADRE

Signori Cardinali,

venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,

cari fratelli e sorelle!

È motivo per me di grande gioia accogliervi in occasione del 90° anniversario del Pontificio Istituto Orientale, voluto dal Papa che l’ha fondato, il mio venerato Predecessore Benedetto XV. I tempi di quel Papa furono tempi di guerra, mentre egli operò tanto per la pace! E per assicurare la pace lanciò diversi appelli, ed elaborò pure, in quel 1917 nel quale fu fondato il vostro Istituto, un concreto piano di pace, un piano dettagliato che, purtroppo, non ebbe esito. Tuttavia, per assicurare la pace all’interno della Chiesa, egli pose in essere allora, nel volgere di pochi mesi, tre monumenti di impareggiabile valore: la Congregazione per la Chiesa Orientale, più tardi rinominata "per le Chiese Orientali"; il Pontificio Istituto Orientale per lo studio degli aspetti teologici, liturgici, giuridici e culturali, che compongono il sapere dell’Oriente cristiano; e il Codex Iuris Canonici.

Grazie per la vostra visita, cari amici! Vi saluto tutti con affetto. Saluto, in primo luogo, il Signor Cardinale Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, che ringrazio per i sentimenti espressi a nome di tutti; saluto gli altri Signori Cardinali, i Presuli presenti, gli alunni e tutti coloro che fanno parte della Comunità del Pontificio Istituto Orientale. Estendo il mio pensiero affettuoso a quanti, in questi novant’anni, hanno dato il loro contributo per rendere il vostro Istituto sempre più rispondente alle attese della Chiesa e del mondo.

Il Papa Benedetto XV, al quale mi sento particolarmente legato, creò dunque, a distanza di cinque mesi e mezzo l’una dall’altro, la Congregazione per le Chiese Orientali, il 1° maggio, e l’Istituto Orientale, il 15 ottobre. A beneficiarne furono le Chiese orientali cattoliche, godendo di un regime più consono alle loro tradizioni, sotto lo sguardo dei Romani Pontefici che non hanno mai cessato di manifestare la loro premura con gesti di fattivo sostegno, come ad esempio l’invito a tanti studenti orientali a venire qui a Roma per crescere nella conoscenza della Chiesa universale. Periodi difficili hanno talvolta messo a dura prova queste Comunità ecclesiali che, pur fisicamente lontane da Roma, sono sempre restate vicine attraverso la loro fedeltà alla Sede di Pietro. Il loro progresso e la loro fermezza nelle difficoltà sarebbero stati tuttavia impensabili senza il sostegno costante che hanno potuto ricavare da quell’oasi di pace e di studio che è il Pontificio Istituto Orientale, punto di ritrovo di vari studiosi, professori, scrittori ed editori, tra i migliori conoscitori dell’Oriente cristiano. Una menzione speciale merita quel gioiello che è la Biblioteca del medesimo Istituto, fondata dal mio Predecessore Pio XI, già bibliotecario dell’Ambrosiana e magnifico mecenate del fondo storico della Biblioteca del Pontificio Istituto Orientale. È una Biblioteca giustamente rinomata in tutto il mondo, come pure tra le migliori sull’Oriente cristiano. Fa parte del mio impegno farla crescere ulteriormente, come segno dell’interesse della Chiesa di Roma alla conoscenza dell’Oriente cristiano e come mezzo per eliminare eventuali pregiudizi che potrebbero nuocere alla cordiale ed armoniosa convivenza tra cristiani. Sono infatti convinto che il sostegno dato allo studio rivesta anche un’efficace valenza ecumenica, giacché attingere al patrimonio della saggezza dell’Oriente cristiano arricchisce tutti.

A questo riguardo, il Pontificio Istituto Orientale costituisce un insigne esempio di ciò che la sapienza cristiana ha da offrire a quanti desiderano sia acquisire una sempre più precisa conoscenza delle Chiese orientali, sia approfondire quell’orientamento nella vita secondo lo Spirito, che rappresenta un tema su cui l’Oriente cristiano vanta con ragione una ricchissima tradizione. Questi sono tesori preziosi non solo per gli studiosi, ma anche per tutti i membri della Chiesa. Oggigiorno, grazie alle svariate edizioni disponibili dei Padri orientali, non sono più tesori "sotto chiave". Decifrarli e interpretarli in maniera autorevole, elaborare sintesi dogmatiche sul Dio Trinitario, su Gesù Cristo e sulla Chiesa, sulla Grazia e sui Sacramenti, riflettere sulla vita eterna di cui possiamo già pregustare un’anticipazione nelle celebrazioni liturgiche, tutto questo è compito di chi studia al Pontificio Istituto Orientale.

Cari Professori, esprimo a voi, in particolare, il mio vivo apprezzamento per il tanto bene che fate, dedicando tempo prezioso ai vostri studenti. Ringrazio con affetto la Compagnia di Gesù, alla cui competenza accademica e zelo apostolico è affidato il Pontificio Istituto Orientale da ormai 85 anni. Auguro di tutto cuore ogni bene a voi, cari studenti, venuti a Roma per condividere con tanti altri provenienti da ogni parte del mondo il diretto contatto col centro della Chiesa universale. E la mia gratitudine non può tralasciare un anello molto importante; alludo a coloro che, pur non essendo direttamente addetti al lavoro scientifico, prestano un grande contributo: sono gli amici che sostengono il Pontificio Istituto Orientale con la loro solidarietà; i benefattori, a cui dobbiamo tanto del progresso materiale di questa istituzione; il personale, senza il quale non si potrebbe assicurare il suo quotidiano funzionamento. A tutti dico grazie dal profondo del cuore e, quale pegno della divina ricompensa, imparto con affetto la Benedizione Apostolica.

+PetaloNero+
Thursday, December 06, 2007 3:06 PM
Il presidente albanese ricevuto dal Papa: al centro dei colloqui l'integrazione europea dell'Albania e la situazione del Kosovo


Questa mattina Benedetto XVI ha ricevuto in udienza il presidente della Repubblica d’Albania, il prof. Bamir Topi, che successivamente ha incontrato il cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone, accompagnato dal segretario per i Rapporti con gli Stati, mons. Dominique Mamberti. Il servizio di Fausta Speranza.


Il presidente di Albania ha voluto manifestare gratitudine alla Chiesa Cattolica per il contributo offerto alla popolazione albanese, soprattutto attraverso le istituzioni educative ed assistenziali. E’ quanto si legge nel comunicato della Sala Stampa della Santa Sede. Inoltre, si è felicitato dei recenti Accordi sottoscritti in ambito sanitario e fiscale, auspicando che la collaborazione possa continuare, “anche dal punto di vista culturale e spirituale”. Il presidente albanese, ha riferito dei “recenti passi compiuti dal Governo albanese per risolvere i maggiori problemi del Paese, instaurare uno Stato di diritto e procedere verso l’integrazione europea”. Una riflessione particolare sul Kosovo, per sottolineare “la necessità che, in merito all’assetto giuridico definitivo del Kosovo, siano tenute in conto le richieste fondamentali delle Parti e venga scongiurato qualsiasi ricorso alla violenza”.

Bamir Topi è nato a Tirana il 24 aprile 1957. E’ stato per tanti anni un leader del Partito democratico, poi ministro e per due volte vice del premier Berisha. Nel luglio scorso il Parlamento albanese lo ha incaricato di succedere ad Alfred Moisiu, in un momento di crisi del Paese. A marzo 2007 c’era stato un rimpasto nel governo di centro-destra guidato dall’ex presidente della Repubblica Sali Berisha, al potere dal 2005. Sul piano internazionale, c’è da dire che ha siglato una bozza di accordo di associazione all’Unione Europea ed è stata invitata ad aderire alla Nato nel 2008. Con uno sguardo al passato, si può brevemente ricordare che l’Albania ha acquisito l’indipendenza nel 1912, dopo quattro secoli di dominio turco, per poi essere annessa all’Italia nel 1939. Di nuovo indipendente nel 1944, due anni dopo è stata sottoposta con l’istituzione della Repubblica popolare a un rigido regime comunista che la isolò dal resto del mondo. Nel dicembre 1990, pressato dalla crisi economica e dalla protesta popolare, il regime è crollato. Le modifiche all’ordinamento politico introdotte nel 1991 hanno dato vita a una Repubblica parlamentare. Nel 1997 il Paese ha sfiorato la guerra civile in seguito al fallimento di alcuni gruppi finanziari (le “società piramidali”) che avevano rastrellato i risparmi di larghi strati della popolazione: la protesta è degenerata in atti di rivolta armata, sedata dall’intervento di una missione multinazionale dell’ONU guidata dall’Italia. Per quanto riguarda la popolazione, conta 3.150.000 abitanti, di cui 509.000 cattolici. L’84,4% sono musulmani. L'Albania è il Paese più “giovane” d'Europa per l'età media e ha la percentuale di popolazione urbana tra le più basse. Circa la metà della popolazione lavora nell'agricoltura. Sul fronte della crescita economica, nonostante l’instabilità politica, negli ultimi anni ha fatto grandi progressi, ma continua ad essere il Paese più povero d’Europa. Resta alto il flusso migratorio verso altri Paesi.

www.radiovaticana.org



Da Petrus

Il Pontefice un quarto d'ora a colloquio con il presidente albanese Bramir Topi. Il Kosovo al centro dell'incontro



CITTA’ DEL VATICANO - Integrazione dell'Albania in Europa e suoi sforzi per instaurare lo stato di diritto. Attenzione al Kosovo perche' ''venga scongiurato qualsiasi ricorso alla violenza''. Questi, insieme ad alcuni temi bilaterali, gli argomenti affrontati dal presidente albanese Bamir Topi nei suoi colloqui in Vaticano, dove e' stato ricevuto in distinte udienze dal Papa e dal segretario di Stato, il Cardinale Tarcisio Bertone. Del contenuto dei colloqui da' notizia un comunicato della sala stampa della Santa Sede. Il presidente, si legge nella nota, ''ha informato sui recenti passi compiuti dal governo albanese per risolvere i maggiori problemi del Paese, instaurare uno Stato di diritto e procedere verso l'integrazione europea. Sono state infine - conclude - trattate alcune questioni bilaterali e regionali, soffermandosi sulla necessita' che, in merito all'assetto giuridico definitivo del Kosovo, siano tenute in conto le richieste fondamentali delle Parti e venga scongiurato qualsiasi ricorso alla violenza''. Al colloquio tra il capo di stato albanese e il Cardinale Tarcisio Bertone era presente anche il ''ministro degli Esteri'' vaticano, Monsignor Dominique Mamberti. Nei colloqui in Vaticano, informa ancora la nota, ''il presidente ha voluto manifestare gratitudine alla Chiesa cattolica per il contributo offerto alla popolazione albanese, soprattutto attraverso le istituzioni caritative ed assistenziali, felicitandosi altresi' dei recenti Accordi sottoscritti in ambito sanitario e fiscale e auspicando che tale collaborazione possa continuare, anche dal punto di vista culturale e spirituale''.






+PetaloNero+
Thursday, December 06, 2007 3:06 PM
RINUNCE E NOMINE


RINUNCIA DEL VESCOVO DI LA SPEZIA-SARZANA-BRUGNATO (ITALIA) E NOMINA DEL SUCCESSORE

Il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di La Spezia-Sarzana-Brugnato (Italia), presentata da S.E. Mons. Bassano Staffieri, in conformità al can. 401 § 1 del Codice di Diritto Canonico.

Il Papa ha nominato Vescovo di La Spezia-Sarzana-Brugnato (Italia) Mons. Francesco Moraglia, del clero dell’arcidiocesi di Genova (Italia), Docente di Teologia Dogmatica e Direttore dell’Istituto di Scienze Religiose e dell’Ufficio della Cultura.

Mons. Francesco Moraglia

Mons. Francesco Moraglia è nato a Genova il 25 maggio 1953. Ha frequentato il Seminario di Genova ed ha ricevuto l'Ordinazione Sacerdotale il 29 Giugno 1977.

Ha poi proseguito gli studi presso la Pontificia Università Urbaniana conseguendo il Dottorato in Teologia Dogmatica nel 1981.

Dal 1977al 1978, è stato chiamato a svolgere il compito di Educatore presso il Seminario Arcivescovile Maggiore.

Dal 1979 al 1988 è stato Vice-Parroco in una parrocchia del centro cittadino.

Dal 1979 è Insegnante di Teologia Dogmatica presso la Facoltà Teologica dell'Italia Settentrionale.

Dal 1986 è Docente e poi Preside presso l'Istituto di Scienze Religiose Ligure.

Dal 1996 ha ricevuto l’incarico di Direttore dell'Ufficio diocesano per la Cultura.

Dal 2001 è Membro del Consiglio Presbiterale Diocesano.

Dal 2003 è Consultore della Congregazione per il Clero.

Nel 2004 è stato nominato Canonico del Capitolo.

Oltre all'attività didattica presso la Facoltà Teologica dell'Italia Settentrionale e presso l'ISSR Ligure, è Assistente diocesano del MEIC, dirige il Centro Studi "Didascaleion" e collabora con una grande parrocchia del centro cittadino di Genova.




RINUNCIA DEL VESCOVO DELL’EPARCHIA DI PASSAIC DEI RUTENI (U.S.A.) E NOMINA DEL SUCCESSORE

Il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell’Eparchia di Passaic dei Ruteni (U.S.A.), presentata da S. E. Mons. Andrew Pataki, in conformità al can. 210 §§ 1-2 del CCEO.

Il Papa ha nominato Vescovo di Passaic dei Ruteni (U.S.A.), S.E. Mons. William C. Skurla, al presente Vescovo di Van Nuys dei Ruteni.

S.E. Mons. William C. Skurla

S.E. Mons. William C. Skurla è nato il 1° giugno 1956. Ha frequentato gli studi teologici nella "Washington Theological Union" a Washington, D.C., e nel Seminario Vincenziano di Palmerston, Pennsylvania. La sua formazione religiosa è stata curata dai francescani bizantini dell'Ordine dei Frati Minori, nel quale ha ricevuto l’ordinazione presbiterale il 23 maggio 1987. È stato "Director of Vocations" nel Monastero della Dormizione a Sybertsville.

Dopo la successiva incardinazione nell’Eparchia di Van Nuys il 1° novembre 1993, è stato parroco della chiesa di S. Melania a Tucson, Arizona, ed anche Consultore eparchiale.

Il 19 febbraio 2002 il Santo Padre Giovanni Paolo II lo ha nominato Vescovo di Van Nuys dei Ruteni. Ha ricevuto l’ordinazione episcopale il 23 aprile 2002.



NOMINA DEL VESCOVO DELL’EPARCHIA DI VAN NUYS DEI RUTENI (U.S.A.)

Il Santo Padre Benedetto XVI ha nominato Vescovo dell’Eparchia di Van Nuys dei Ruteni (U.S.A.) il Rev.do Mons. Gerald N. Dino, al presente Protosincello dell’Eparchia di Passaic dei Ruteni e parroco della chiesa di St. George’s a Linden, New Jersey.

Rev.do Mons. Gerald N. Dino

Il Rev.do Mons. Gerald N. Dino è nato l’11 gennaio 1940 in Binghamton, New York. Ha studiato filosofia alla "Duquesne University" di Pittsburgh, ottenendovi il grado di Bachelor of Arts, e teologia nel Seminario Bizantino Cattolico dei Santi Cirillo e Metodio a Pittsburgh.

Ordinato presbitero nell’Eparchia di Passaic il 21 marzo 1965, ha prestato vari servizi pastorali fino al 1970. Dal 1970 al 1972 ha studiato nel Pontificio Istituto Orientale a Roma, conseguendo la Licenza in Scienze Ecclesiastiche Orientali.

Di ritorno in Patria, ha ricoperto vari incarichi nella sua Eparchia tra cui: dal 1972 al 1973: parroco della chiesa di San Nicola a Dunellen, New Jersey; dal 1973 al 1979: professore e decano nel Seminario Bizantino Cattolico di Pittsburgh; dal 1979 al 1996: parroco della chiesa di Santo Spirito a Jessup, Pennsylvania.

Dal 1996 è Protosincello dell’Eparchia di Passaic e parroco della chiesa di St. George’s a Linden, New Jersey, nonché amministratore della vicina chiesa dei Santi Pietro e Paolo ad Elizabeth, New Jersey.



NOMINA DELL’ARCIVESCOVO DI KINSHASA (REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO)

Il Papa ha nominato Arcivescovo di Kinshasa (Repubblica Democratica del Congo) S.E. Mons. Laurent Monsengwo Pasinya, finora Arcivescovo di Kisangani.



NOMINA DEL COADIUTORE DI KEREMA (PAPUA NUOVA GUINEA)

Il Santo Padre Benedetto XVI ha nominato Vescovo Coadiutore di Kerema (Papua Nuova Guinea) S.E. Mons. Patrick Taval, M.S.C., finora Vescovo titolare di Timida e Ausiliare della diocesi di Rabaul (Papua Nuova Guinea).




NOMINA DI AUSILIARE DI RABAUL (PAPUA NUOVA GUINEA)

Il Papa ha nominato Ausiliare dell’arcidiocesi di Rabaul (Papua Nuova Guinea) il Rev.do Padre John Doaninoel, S.M., Superiore Regionale della Società di Maria, assegnandogli la sede titolare vescovile di Rusgunie.

Rev.do Padre John Doaninoel, S.M.

Il Rev.do Padre John Doaninoel, S.M., è nato il 1° marzo 1950 a Timputz, nella Diocesi di Bougainville. Ha svolto gli ultimi due anni di scuola secondaria nel Seminario Minore di St. Peter Chanel, ad Ulapia. Successivamente è entrato nella Società di Maria, dove ha emesso i primi voti il 2 febbraio 1974. Ha studiato teologia nel seminario maggiore di Bomana e il 20 dicembre 1980 è stato ordinato sacerdote nella sua parrocchia natale di Tiputz.

Dopo l’ordinazione sacerdotale ha ricoperto i seguenti incarichi: 1980-1984: Ministero parrocchiale a Buin; 1984-1988: Parroco di Hehela-Buka e poi Tubiana; 1988-1997: Superiore Regionale dei Maristi; 1992-1994: Prigioniero del "Bougainville Revolutionary Army (periodo trascorso in isolamento nella foresta); 1994: 1996: Corsi di aggiornamento nelle Isole Fiji; 1996-1997: Corso per formatori a Blackrock, Dublino, in Irlanda; 1997-2005: Rettore del Collegio Marista a Bomana.

Dal 2005 è Superiore Regionale dei Maristi.




NOMINA DEL NUNZIO APOSTOLICO IN CILE

Il Santo Padre ha nominato Nunzio Apostolico in Cile S.E. Mons. Giuseppe Pinto, Arcivescovo titolare di Anglona, finora Nunzio Apostolico in Senegal, Mali, Guinea Bissau e Capo Verde e Delegato Apostolico in Mauritania.
+PetaloNero+
Thursday, December 06, 2007 3:08 PM
Da Petrus

Monsignor Francesco Moraglia nominato Vescovo della Spezia

CITTA’ DEL VATICANO - Monsignor Francesco Moraglia, 54 anni, direttore dell'ufficio cultura e universita' dell'arcidiocesi di Genova, e' il nuovo vescovo della Spezia, Sarzana e Brugnano. Sostituisce Monsignor Bassano Staffieri, che si era dimesso lo scorso anno dopo aver compiuto i 75 anni, come prevede il diritto canonico. L'annuncio e' stato dato in contemporanea alla Spezia da Monsignor Staffieri ed a Genova dall'Arcivescovo Cardinale Angelo Bagnasco. Nella foto, la Cattedrale della Spezia.





Cile, Monsignor Giuseppe Pinto chiamato a ricoprire l'incarico di Nunzio Apostolico

CITTA’ DEL VATICANO - Benedetto XVI ha nominato come Nunzio Apostolico in Cile Monsignor Giuseppe Pinto, Arcivescovo titolare di Anglona, finora Nunzio Apostolico in Senegal, Mali, Guinea Bissau e Capo Verde e Delegato Apostolico in Mauritania. Monsignor Giuseppe Pinto, elevato alla dignità arcivescovile nel 2001 dal Servo di Dio Giovanni Paolo II, è nato a Noci (Bari) il 26 Maggio 1952. È stato ordinato sacerdote il 1° Aprile 1978 ed incardinato nella diocesi Conversano-Monopoli. Si è laureato in Diritto Canonico e in Sacra Scrittura. Entrato nel Servizio diplomatico della Santa Sede il 1° Maggio 1984, ha prestato la propria opera presso le Rappresentanze Pontificie in Papua Nuova Guinea e in Argentina e presso la Sezione per i Rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato.
+PetaloNero+
Thursday, December 06, 2007 3:09 PM
Benedetto XVI invoca saggezza, comprensione, forza e pace sul dialogo tra Cattolici e Battisti


“Saggezza, comprensione, forza e pace”: le ha invocate Benedetto XVI per i colloqui in corso a Roma tra Cattolici e Battisti. Il Papa ha ricevuto stamane i 23 membri della Commissione internazionale di Dialogo del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani e l’Alleanza mondiale battista. Il servizio di Roberta Gisotti:


Si è congratulato il Santo Padre per la scelta della Commissione di incontrarsi nella città di Roma, “dove gli apostoli Pietro e Paolo proclamarono il Vangelo”:


"It is my hope that your conversations will bear abundant fruit for the progress...


“Spero che la vostre conversazioni – ha auspicato Benedetto XVI – porteranno abbondanti frutti per il progresso del dialogo e la crescita della comprensione e della cooperazione tra Cattolici e Battisti”. Conversazioni che arrivano dopo un primo ciclo di incontri che risalgono al 1984-1988, e che sono incentrate sul tema “La Parola di Dio nella vita della Chiesa: Scrittura, Tradizione e Koinonia”. Un tema – ha sottolineato il Papa – che offre un contesto promettente per l’esame di talune questioni storicamente controverse, come le relazioni tra Scrittura e Tradizione, la nozione di Battesimo e dei sacramenti, il ruolo di Maria nella comunione della Chiesa, e la natura della supervisione e del primato nella struttura ministeriale della Chiesa. Questioni da “affrontare insieme – ha sollecitato Benedetto XVI - in uno spirito di apertura, mutuo rispetto e fedeltà alla verità che libera e al potere salvifico del Vangelo”, se noi speriamo nella riconciliazione e maggior amicizia tra Battisti e Cattolici.


“Oggi, più che mai, - ha concluso il Santo Padre - il mondo ha bisogno della nostra comune testimonianza a Cristo e alla speranza portata dal Vangelo”. L’obbedienza alla volontà del Signore dovrebbe, allora, costantemente spronarci, a fare ogni sforzo per raggiungere quell’unità espressa in modo cosi commovente nella sua preghiera sacerdotale: ‘che tutti siano uno…. perché il mondo creda’”.

www.radiovaticana.org



Da Petrus

Per il Papa continua ad essere promettente il dialogo con i battisti malgrado le diversità esistenti

CITTA’ DEL VATICANO - Un ''contesto promettente'' per ''esaminare temi storicamente controversi come il rapporto tra Scrittura e tradizione, il senso del battesimo, il ruolo di Maria nella comunione della Chiesa, la natura della supervisione e della supremazia nella struttura ministeriale della Chiesa'': ricevendo in Vaticano una delegazione dell'Alleanza Battista Mondiale, Papa Benedetto XVI, pur senza nascondere le differenze, ha registrato i positivi passi avanti compiuti nel dialogo con i battisti, una confessione cristiana che, fino a qualche decennio fa, avrebbe rifiutato qualunque rapporto con il Vaticano. I rappresentanti battisti sono a Roma per alcuni colloqui con il Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unita' dei Cristiani. Si tratta della seconda serie di incontri bilaterali tra le due confessioni dopo i primi, storici, colloqui tenuti tra il 1984 e il 1988. Il tema degli incontri e' stato ''La parola di Dio nella vita della Chiesa: scrittura, tradizione e koinonia'' e, ha detto il pontefice, ''la mia speranza e' che questi colloqui porteranno abbondante frutto per il progresso del dialogo e il miglioramento della reciproca comprensione e della collaborazione tra cattolici e battisti''. ''Se la nostra speranza - ha aggiunto Papa Benedetto - di riconciliazione e di piu' grande comunione tra battisti e cattolici deve realizzarsi, dobbiamo affrontare assieme i problemi, in uno spirito di apertura, rispetto e fedelta' alla verita' liberante di Gesu' ''. In un'intervista all'Osservatore Romano, il Cardinale Walter Kasper, presidente del Pontificio consiglio per l'unita' dei cristiani, ha descritto il dialogo con i battisti come ''molto fruttuoso''. ''Siamo molto lontani - ha aggiunto - sulla questione dei sacramenti, ma intanto si parla e si prega insieme. Sono segni dello Spirito e della sua presenza nella Chiesa che dobbiamo vedere, senza dimenticare gli ostacoli''. ''I pastori battisti che sono venuti qui a Roma - secondo Kasper - sono fermi nella loro fede, sono testimoni che parlano con forza. Nei fondamenti della fede siamo insieme: sulla cristologia, sulla risurrezione, anche sulla fermezza nelle questioni etiche. Questo e' promettente per il futuro ora che si deve e parlare sulla Chiesa e sui sacramenti, punti sui quali siamo ancora lontani''.

+PetaloNero+
Friday, December 07, 2007 3:06 PM
LE UDIENZE

Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina in Udienza:

S.E. il Signor Donald Tusk, Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica di Polonia, con la Consorte, e Seguito;

S.E. il Signor Oded Ben-Hur, Ambasciatore di Israele, in visita di congedo.

Il Papa riceve questa mattina in Udienza:

S.E. Kirill, Metropolita di Smolensk e Kaliningrad, Presidente del Dipartimento per le relazioni ecclesiastiche esterne del Patriarcato di Mosca.



Il Papa riceve il premier polacco Tusk, il metropolita Kirill e l'ambasciatore di Israele Ben-Hur, in visita di congedo

Stamani Benedetto XVI ha ricevuto il primo ministro polacco Donald Tusk, che poi si è incontrato con il cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone, accompagnato da mons. Dominique Mamberti, segretario per i Rapporti con gli Stati. “I cordiali colloqui – riferisce un comunicato della Sala Stampa vaticana - hanno avuto per oggetto la situazione del Paese, soprattutto in riferimento ai valori morali e religiosi cristiani, che sono parte del patrimonio del popolo polacco. Si è fatto cenno pure alle tradizionali buone relazioni tra Polonia e Santa Sede, che hanno ricevuto particolare impulso durante il Pontificato di Papa Giovanni Paolo II. Sono stati affrontati, infine, temi attinenti all’Europa e al ruolo internazionale della Polonia”.

Sempre durante la mattinata il Papa ha ricevuto l'ambasciatore di Israele Oded Ben-Hur, in visita di congedo e il Metropolita di Smolensk e Kaliningrad Kirill, presidente del Dipartimento per le Relazioni Ecclesiastiche Esterne del Patriarcato di Mosca.

www.radiovaticana.org



Da Petrus

Colloquio di Benedetto XVI con il neo premier Tusk sull'Ue e sul ruolo internazionale della Polonia



CITTA’ DEL VATICANO - ''Auguri per il suo governo''. Cosi' il Papa congedando il nuovo primo ministro polacco Donald Tusk (nella foto), ricevuto in udienza con la consorte e il seguito e con il quale ha avuto un colloquio privato di una ventina di minuti, alla presenza dell'interprete. Benedetto XVI si e' fatto incontro all'ospite sulla soglia della sala del Tronetto, lo ha salutato con cordialita' e lo ha fatto accomodare nella biblioteca privata. Dopo il colloquio privato e' stato fatto entrare il seguito e c'e' stato tempo per le foto ricordo. Il premier ha donato al Papa una barca in argento e ha spiegato che proveniva da Danzica (citta' natale di Tusk); il Papa ha replicato: ''Danzica, Solidarnosc''. Papa Benedetto XVI ha donato al suo ospite la medaglia del pontificato e rosari alle signore presenti, tutte vestite in nero e con la veletta nera sul capo. Tusk ha poi incontrato il segretario di Stato, Cardinale Tarcisio Bertone, e si e' quindi recato nelle grotte vaticane per visitare la tomba del connazionale Servo di Dio Giovanni Paolo II. ''Temi attinenti all'Europa e al ruolo internazionale della Polonia'', oltre alla ''situazione del Paese soprattutto in riferimento ai valori morali e religiosi cristiani'' e alle ''buone relazioni tra Polonia e Santa Sede'' sono stati al centro dei colloqui del premier polacco Donald Tusk che e' stato ricevuto dal Papa e successivamente dal segretario di Stato, Tarcisio Bertone. Sui contenuti dei colloqui informa un comunicato della sala stampa vaticana. Al colloquio con il Cardinale Bertone, informa la nota, ha partecipato anche il ''ministro degli Esteri'' vaticano Monsignor Dominique Mamberti. ''I cordiali colloqui - si legge nella nota - hanno avuto per oggetto la situazione del Paese, soprattutto in riferimento ai valori morali e religiosi cristiani, che sono parte del patrimonio del popolo polacco. Si e' fatto cenno pure alle tradizionali buone relazioni tra Polonia e Santa Sede, che hanno ricevuto particolare impulso durante il pontificato di Papa Giovanni Paolo II. Sono stati affrontati, infine, - conclude il comunicato - temi attinenti all'Europa e al ruolo internazionale della Polonia''.



Ecumenismo, ricevuto in udienza dal Santo Padre il metropolita ortodosso russo Kirill



CITTA’ DEL VATICANO - Il Papa ha ricevuto in udienza Kirill, metropolita di Smolensk e Kalingraad e presidente del dipartimento delle relazioni ecclesiastiche esterne del Patriarcato di Mosca. Sull'udienza a carattere privato il Vaticano non ha finora fornito ulteriori particolari. L'incontro con il Papa avviene nell'ambito di un viaggio in Italia di Kirill. Nei giorni scorsi, durante una conferenza in Russia, questi aveva affermato che per migliorare le relazioni con Mosca il Vaticano dovrebbe cancellare le diocesi cattoliche istituite sul suolo russo nel 2004 per volere di Giovanni Paolo II. In una intervista di alcune settimane fa all'Osservatore romano, invece, Kirill si era espresso in termini molto piu' concilianti, parlando di ''disgelo'' ormai avviato nelle relazioni tra Patriarcato di Mosca e Vaticano.

+PetaloNero+
Friday, December 07, 2007 3:08 PM
RINUNCE E NOMINE

RINUNCIA DEL VESCOVO DI QUIMPER (FRANCIA) E NOMINA DEL SUCCESSORE

Il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Quimper (Francia), presentata da S.E. Mons. Clément Guillon, in conformità al can. 401 § 1 del Codice di Diritto Canonico.

Il Papa ha nominato Vescovo di Quimper (Francia) S.E. Mons. Jean-Marie Le Vert, finora Vescovo Ausiliare di Meaux.

S.E. Mons. Jean-Marie Le Vert

S.E. Mons. Jean-Marie Le Vert è nato il 9 aprile 1959 a Papeete (Tahiti). Dopo gli studi di Matematica superiore e Matematica speciale presso la Scuola Sainte-Geneviève di Versailles, ha frequentato a Brest la Scuola Navale (1979-1981) e la Scuola di Applicazione degli Ufficiali di Marina (1982), conseguendo i diplomi di Ingegnere della Scuola Navale e di Ufficiale di Marina. Entrato nella Comunità San Martino, ha iniziato gli studi teologici presso il Seminario Maggiore di Genova (Italia). Nel 1995 ha conseguito la Licenza in Teologia a Friburgo (Svizzera).

È stato ordinato sacerdote il 10 ottobre 1987 per la Comunità San Martino e poi nel 1995 è stato incardinato nell’arcidiocesi di Tours.

Dopo l’Ordinazione ha ricoperto i seguenti incarichi ministeriali: Responsabile della Casa di Formazione della Comunità San Martino a Genova (1987-1990); Vice-parroco delle parrocchie unite di Tours (1990-1994); Parroco di Saint-Jean-de-Montjoyeux a Tours, e accompagnatore di gruppi di studenti (1995-1997); Professore di Patrologia e di Teologia pastorale nel Seminario interdiocesano di Orléans (1997-2000); Parroco della parrocchia Les Fontaines a Tours (1998-2000); Professore di Teologia pastorale e del Mistero cristiano nel Seminario interdiocesano di Orléans, Cappellano diocesano e regionale degli Studenti e Responsabile diocesano della Formazione ai Ministeri e del Servizio diocesano delle Vocazioni (2000-2005). Inoltre dal 2001 al 2005 è stato nominato Sacerdote accompagnatore della Pastorale dei Giovani adulti, Responsabile della Casa delle Vocazioni dell’arcidiocesi di Tours dal 2003 al 2005, Presidente della Missione studentesca cattolica nazionale nel 2002-2003.

Eletto Vescovo titolare di Simidicca e nominato Ausiliare di Meaux il 21 novembre 2005, ha ricevuto l’Ordinazione Episcopale l’8 gennaio successivo.




NOMINA DELL’OSSERVATORE PERMANENTE DELLA SANTA SEDE PRESSO L’ORGANIZZAZIONE MONDIALE DEL TURISMO

Il Santo Padre ha nominato Osservatore Permanente della Santa Sede presso l’Organizzazione Mondiale del Turismo S.E. Mons. Manuel Monteiro de Castro, Arcivescovo tit. di Benevento, Nunzio Apostolico in Spagna.



Nomine

In Francia, il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Quimper presentata da mons. Clément Guillon, per raggiunti limiti di età. Gli succede mons. Jean-Marie Le Vert, finora vescovo ausiliare di Meaux.

Il Santo Padre ha nominato osservatore permanente della Santa Sede presso l’Organizzazione Mondiale del Turismo mons. Manuel Monteiro de Castro, arcivescovo tit. di Benevento, nunzio apostolico in Spagna.

www.radiovaticana.org



Da Petrus

Ben Hur si congeda, cambia l'ambasciatore israeliano in Vaticano



CITTA’ DEL VATICANO - Il Santo Padre ha ricevuto l'ambasciatore di Israele presso la Santa Sede, Oded Ben Hur (nella foto), in visita di congedo. Sull'udienza, il Vaticano non ha fornito ulteriori particolari. Il diplomatico israeliano si e' in questi anni adoperato per contribuire alla stesura dell'accordo economico-finanziario tra Santa Sede e Israele che avrebbe dovuto essere approvato entro il '95, cioe' entro due anni dall'allacciamento delle relazioni diplomatiche tra i due Stati, come parte attuativa dell'Accordo fondamentale Santa Sede-Israele, e sul quale invece le trattative sono andate avanti in modo altalenante, con interruzioni e intoppi. Per far avanzare la trattativa, il 12 dicembre si riunira' in Israele la commissione mista bilaterale e il giorno successivo la plenaria tra le due parti. Alcuni giorni fa Ben Hur ha affermato che ''l'85 per cento'' dell'accordo economico-finaziario e' ormai messo a punto, e che si puo' giungere alla conclusione ''in tempi brevi''. Non e' ancora noto il nome del nuovo ambasciatore di Israele presso la Santa Sede.

+PetaloNero+
Friday, December 07, 2007 3:09 PM
PREDICA DI AVVENTO

Alle ore 9 di oggi, nella Cappella "Redemptoris Mater", alla presenza del Santo Padre Benedetto XVI, il Predicatore della Casa Pontificia, Rev.do P. Raniero Cantalamessa, O.F.M. Cap., ha tenuto la prima Predica di Avvento sul tema: "Ha parlato a noi per mezzo del Figlio" (Ebrei 1, 2).

Dopo Giovanni 1, 14 ("Il Verbo si è fatto carne"), il testo biblico più caratteristico del tempo natalizio è Ebrei 1, 1-2: "Dio, che aveva già parlato nei tempi antichi [...] per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio". Alla luce di questo passo e prendendo lo spunto dal libro di Papa Benedetto XVI su Gesù di Nazaret, si cerca di mettere in luce la novità e l’unicità di Cristo come emergono dal confronto con i profeti e con Giovanni Battista e dall’uso che egli fa del titolo di Figlio. Il frutto spirituale dovrebbe essere una fede e una adesione sempre più convinte alla persona del Salvatore.





La ricerca sul Gesù storico e della fede e il valore della castità per i giovani di oggi, sviluppati da padre Cantalamessa nella prima predica d’Avvento al Papa e alla Curia romana


“Gesù di Nazaret, uno dei Profeti?”: è partita da questa domanda fondamentale, rivolta al cuore di ogni cristiano, la prima predica d’Avvento al Papa e alla curia romana, tenutasi stamani nella Cappella Redemptoris Mater in Vaticano. A sviluppare la meditazione, sul tema "Ha parlato a noi per mezzo del Figlio", il predicatore della Casa Pontificia, padre Raniero Cantalamessa. Il religioso cappuccino si è soffermato anche sul valore della castità specie per i giovani di oggi. Una riflessione che ha preso spunto da un riferimento a Sant’Agostino fatto dal comico Roberto Benigni in un suo recente spettacolo sulla Divina Commedia di Dante. Il servizio di Alessandro Gisotti:


La storia della Salvezza, ha sottolineato padre Raniero Cantalamessa, risulta “costituita dalla successione di due tempi: il tempo in cui Dio parlava per mezzo dei profeti e il tempo in cui Dio parla per mezzo del Figlio”. C’è continuità, ma anche una novità fondamentale: adesso, infatti, “il Rivelatore si fa rivelazione, rivelazione e Rivelatore coincidono”. Di qui, padre Cantalamessa ha sviluppato un’analisi delle “opinioni che oggi circolano su Gesù”. Nel campo degli studi storici, ha spiegato, stiamo vivendo una “terza ricerca”, dopo una prima, razionalistica, e una seconda, che “aveva proclamato il Gesù storico irraggiungibile”:


“Se prima si pensava che il criterio fondamentale di accertamento della autenticità di un fatto o di un detto di Gesú fosse il suo essere in contrasto con quanto si faceva o si pensava nel mondo giudaico a lui contemporaneo, ora esso viene visto, al contrario, nella compatibilità di un dato evangelico con il giudaismo del tempo”.


Viene così “ritrovata la continuità della rivelazione”, ma, ha avvertito padre Cantalamessa, questa ricerca si è spinta troppo avanti. “Gesù – ha rilevato – finisce per dissolversi completamente nel mondo giudaico, senza più distinguersi se non in qualche dettaglio e per qualche interpretazione particolare della Torah”.


“La divulgazione, anche tra noi in Italia, ha fatto il resto, diffondendo l’immagine di un Gesú ebreo tra ebrei, che non ha fatto quasi nulla di nuovo, ma di cui si continua a dire (non si sa come) che “ha cambiato il mondo”’.


In tale contesto, il religioso ha ricordato l’opera “Un rabbino parla con Gesù” del rabbino americano Jacob Neusner, a cui Benedetto XVI dedica un capitolo importante del suo “Gesù di Nazaret”.
Toccante lo scambio di idee che il rabbino, reduce dall’incontro con Gesú, ha con il suo maestro nella sinagoga: Maestro: “Ha tralasciato qualcosa [della Torah] il tuo Gesú? Rabbino Neusner: “Nulla”. Maestro: “Allora ha aggiunto qualcosa?” Rabbino Neusner: “Sì, se stesso”.
“Interessante coincidenza”, annota padre Cantalamessa, si tratta dell’identica risposta data da Sant’Ireneo, nel II secolo, a coloro che si domandavano che cosa Cristo “avesse recato di nuovo venendo nel mondo”: “Ha portato, scriveva ogni novità portando se stesso”. E’ impossibile fare di Gesù “un normale giudeo del suo tempo”, anzi è impossibile farne “un semplice uomo”:
Gesú, in altre parole, non ha solo rivendicato per sé un’autorità divina, ma ha anche dato segni e garanzie a sua riprova: i miracoli, il suo stesso insegnamento (che non si esaurisce nel discorso della montagna), il compimento delle profezie, soprattutto quella pronunciata da Mosè di un profeta simile e superiore a lui; poi la sua morte, la sua risurrezione e la comunità nata da lui che realizza l’universalità della salvezza annunziata dai profeti.
Padre Cantalamessa ha quindi sviluppato la seconda parte della sua predica incentrandola sull’Avvento quale “tempo di conversione e risveglio spirituale”. In questa vita, ha costatato, “siamo cronicamente esposti a ripiombare nel sonno”, in uno stato di “assopimento e di inerzia spirituale”. Ha così citato il celebre passo delle Confessioni di Sant’Agostino, nel quale descrive la sua conversione. “E’ ormai tempo di svegliarvi dal sonno, perché la nostra salvezza è più vicina ora di quando diventammo credenti”, questo il passo della Lettera di San Paolo ai Romani che risveglia il futuro vescovo di Ippona. La vicenda di Agostino ha portato padre Cantalamessa ad una nota di attualità: lo spettacolo di Roberto Benigni sulla Divina Commedia, trasmesso la settimana scorsa da RAI UNO. “Si è trattato – ha detto – a momenti, di una lezione di altissima comunicazione religiosa, oltre che artistica e letteraria”. Tuttavia, su un punto, “forse non premeditato, Benigni ha lanciato un messaggio che potrebbe risultare micidiale per i giovani e cha va rettificato”. Il comico toscano ha citato la frase di Agostino che dice: “Dammi la castità e la continenza, ma non ora”, come se prima bisognasse “provare tutto” e poi da vecchi, “praticare la castità”:
L’attore ha attribuito la frase a “sant’Agostino”, ma essa non è di “santo” Agostino; è di Agostino ancora peccatore, di prima della conversione. Non ha detto quante lacrime era costato al santo strapparsi alla schiavitù della passione a cui si era dato in braccio e non ha ricordato la preghiera che egli sostituirà più tardi a quella incauta giovanile: “Tu mi comandi di essere casto; ebbene, concedimi quello che mi chiedi e poi chiedimi quello che vuoi”.
I giovani di oggi, ha sottolineato, non hanno certo bisogno di essere “incoraggiati a buttarsi, a rompere le barriere”. Piuttosto, “hanno bisogno di chi dia loro delle motivazioni convincenti, non certo ad aver paura del loro corpo e dell’amore, ma semmai ad aver paura di sciupare l’uno e l’altro”. Il male della lussuria, ha aggiunto riecheggiando un passo dantesco, “consiste nel sottomettere la ragione all’istinto, anziché l’istinto alla ragione”.
“L’istinto (il talento) ha la sua funzione se regolato dalla ragione; in caso contrario, diventa il nemico, non l’alleato, dell’amore, portando ai delitti più efferati, di cui le cronache recenti ci hanno fornito esempi”.
“La vita spirituale – è stata la sua riflessione – non si riduce certo alla sola castità e purezza, ma è certo che senza di essa ogni sforzo in altre direzioni risulta impossibile”. E’ un’illusione, ha concluso padre Cantalamessa, “credere di poter mettere insieme un autentico servizio ai fratelli” e una vita personale “disordinata, tesa tutta a compiacere se stessi e le proprie passioni”. “Non sa dire dei sì ai fratelli, chi non sa dire dei no a se stesso”.
+PetaloNero+
Friday, December 07, 2007 8:02 PM
La "Spe salvi", ad una settimana dalla pubblicazione, raggiunge il milione di copie vendute. La riflessione del vescovo Domenico Sigalini

L'Enciclica del Papa "Spe salvi", ad una settimana dalla pubblicazione, ha già raggiunto il milione di copie vendute. Lo rende noto la Libreria Editrice Vaticana. Un documento intenso che si rivolge a tutti perchè parla delle speranze di una umanità alla ricerca perenne della felicità: una umanità che sembra talora aver perso il desiderio della vita eterna per ripiegarsi esclusivamente sul presente. Atteggiamento che contraddistingue spesso i giovani del nostro tempo, soprattutto del mondo sviluppato. Su questo aspetto si sofferma il vescovo di Palestrina, Domenico Sigalini, assistente ecclesiastico generale dell'Azione Cattolica, intervistato da Alessandro Gisotti:


R. – Il discorso del Papa mi pare proprio molto azzeccato su due versanti: il primo versante è quello del tempo. Perché noi - dice il Papa - facciamo fatica a pensare a questa eternità? Perché pensiamo che il futuro che Dio ci promette, sia la continuazione di un presente, sia il susseguirsi di giorni interminabili e siccome i nostri giorni interminabili alcune volte sono veramente di grande sofferenza, non vorremmo avere un’eternità che sia soltanto un tempo ed una lancetta dell’orologio che non si ferma mai. Ci vuole un salto di qualità e credo che i giovani da questo punto di vista siano molto disposti ad avere un salto di qualità nelle loro prospettive.


D. – Come pensa verrà colta dai giovani la "Spes salvi" e in che modo un pastore come lei potrà proporla ai ragazzi?


R. – Secondo me la cosa principale è quella di utilizzare le stesse categorie, anche molto strette e razionali che utilizza il Papa, categorie che permettono anche di leggere l’esperienza perché i ragazzi veramente, man mano che crescono, si nutrono di speranze. Sono speranze piccole ma che non vanno assolutamente sottovalutate: è la gioia di un’amicizia, l’attesa di qualcosa che li appaga perché sono riusciti a superare un esame, è l’esperienza bella di aver conquistato qualche capacità di autonomia che ha dentro scritto già la speranza futura che è davvero quella di Dio. Allora il problema è di aiutarli, di educarli a leggere dentro queste piccole speranze la scelta della grande speranza e a non smettere mai di “cercare” perché questo è l’atteggiamento che propone il Papa a tutti noi, e che i giovani intuiscono immediatamente. Ormai sono già stati abituati fin troppo a tenere i piedi per terra. Ad esempio, una cosa che a loro dà fastidio è quando i genitori dicono di “tenere i piedi per terra”. No, io non voglio tenere i piedi per terra, voglio andare oltre e c’è il rischio di avere la testa tra le nuvole ma il non adattarsi è già una dimensione di ricerca della speranza vera.


D. – D’altronde il Papa sottolinea che la speranza cristiana non è mai individualistica, è sempre uno sperare anche per gli altri, è una speranza, quella con la “S” maiuscola che cambia la vita già nel presente, anche se guarda al domani, al non ancora, un messaggio attraente per i giovani...


R. – Esatto, soprattutto quando parte da quel bellissimo esempio della suora africana, di Bakhita, di questa Santa che proprio nel capire di avere un “Padrone” cioè Dio, si sente liberata da tutte le angustie più infinite che doveva subire da tutti i padroni della terra. E i ragazzi, mi pare dall’esperienza che ho con loro, colgono la bellezza di poter condividere questa speranza con tutti e mi pare un lato nuovo che forse abbiamo sottolineato poco fino ad ora della speranza cristiana: l'abbiamo sempre ritenuta come il punto di arrivo mio personale: "mi metto là e sono dentro la pace di Dio, ma guardo soltanto a me stesso". Invece il Papa insiste: “No, guarda che quell’amicizia, quella voglia di stare insieme agli altri, quel costruire un tessuto di relazioni che ti rende bella la vita, è parte integrante della speranza cristiana, niente della tua capacità di aprirti agli altri è cancellato da una prospettiva che ti viene data dal cristianesimo, dal Vangelo”.

www.radiovaticana.org
Paparatzifan
Friday, December 07, 2007 8:58 PM
Re:
+PetaloNero+, 07/12/2007 20.02:

La "Spe salvi", ad una settimana dalla pubblicazione, raggiunge il milione di copie vendute. La riflessione del vescovo Domenico Sigalini

www.radiovaticana.org



Che dire: GRANDE, PAPA!!!!!




+PetaloNero+
Saturday, December 08, 2007 1:05 AM
Ecumenismo, l'incontro tra il papa e il metropolita Kirill

di Mattia Bianchi/ 07/12/2007

Dopo le polemiche, l'incontro. Il papa ha ricevuto in udienza Kirill, metropolita di Smolensk e Kalingraad e presidente del dipartimento delle relazioni ecclesiastiche esterne del Patriarcato di Mosca.

Dopo le polemiche, l'incontro. Il papa ha ricevuto in udienza Kirill, metropolita di Smolensk e Kalingraad e presidente del dipartimento delle relazioni ecclesiastiche esterne del Patriarcato di Mosca. Sull'udienza a carattere privato il Vaticano non ha finora fornito ulteriori particolari, ma è stato lo stesso Kirill a parlarne in un'intervista all'Osservatore romano. L'incontro, ha detto, è stata "una tappa molto positiva per lo sviluppo dei nostri rapporti", anche se il metropolita non nasconde alcune "difficoltà" nel dialogo teologico. "Cattolici e ortodossi sono sempre più uniti nell'affrontare le molteplici sfide che ci vengono dal mondo contemporaneo e dalla secolarizzazione", afferma il numero due del patriarcato di Mosca.

"Questo ci deve incoraggiare a testimoniare insieme i valori cristiani nella società. Il progresso tecnologico e i mutamenti sociali creano condizioni più agiate di vita materiale ma non influiscono sulla vita spirituale della gente. Questo è un campo di lavoro che ci deve vedere insieme. E insieme possiamo trovare il modo migliore per annunciare i contenuti della fede cristiana". Quanto al "dialogo teologico", Kirill non è voluto entrare nei dettagli, ma ha ribadito un concetto: "Con la benedizione e l'incoraggiamento del Papa Benedetto XVI e del Patriarca Alessio II siamo pronti a continuare e intensificare questi sforzi di dialogo comune".

Dell'incontro ha parlato anche l'agenzia russa Interfax, spiegando che il Papa ha inviato auguri di "buona salute" al patriarca di Mosca e di tutte le Russie Alessio II. Al tempo stesso, "è stato discusso l'ampio ventaglio di questioni relative il dialogo tra cattolici ed ortodossi e le relazioni tra la Chiesa ortodossa russa e la Chiesa cattolica". I due, conclude Interfaz, si sono soffermati sullo "sviluppo della cooperazione tra i rappresentanti delle due Chiese nelle organizzazioni internazionali e la loro partecipazione nei dialoghi interreligiosi multilaterali".


www.korazym.org
+PetaloNero+
Saturday, December 08, 2007 2:36 PM
Il papa: i giovani e i falsi modelli di felicità

di Simona Santi/ 08/12/2007

Nell'Angelus dell'Immacolata, Benedetto XVI vede in Maria la "bellezza del progetto di Dio per ogni uomo: diventare santi e immacolati nell'amore". Un messaggio per un'epoca segnata da "falsi modelli di felicità".

Parole ferme del papa contro il "consumo del corpo umano" di cui sono vittime giovani, adolescenti e bambini. Prima della recita dell'Angelus, dalla finestra del Palazzo apostolico per la festa dell'Immacolata Concezione, il pontefice si è rivolto principalmente ai giovani di oggi, "cresciuti in un ambiente saturo di messaggi che propongono falsi modelli di felicità. Questi ragazzi e ragazze - ha osservato il Papa - rischiano di perdere la speranza perché sembrano spesso orfani del vero amore, che riempie di significato e di gioia la vita".

"Non poche esperienze ci dicono purtroppo che gli adolescenti, i giovani e persino i bambini - ha ammonito Benedetto XVI - sono facili vittime della corruzione dell'amore, ingannati da adulti senza scrupoli i quali, mentendo a se stessi e a loro, li attirano nei vicoli senza uscita del consumismo: anche le realtà più sacre, come il corpo umano, tempio del Dio dell'amore e della vita, diventano così oggetti di consumo; e questo sempre più presto, già nella preadolescenza. Che tristezza - ha concluso il papa - quando i ragazzi smarriscono lo stupore, l'incanto dei sentimenti più belli, il valore del rispetto del corpo, manifestazione della persona e del suo insondabile mistero!". Il Papa ha preso spunto dalla festa dell'Immacolata per invitare a seguire il modello di Maria, "una madre splendente di bellezza, trasparente all'amore d Dio".

"Sul cammino dell'Avvento - ha scandito il pontefice - brilla la stella di Maria Immacolata. Guardando Lei, noi riconosciamo l'altezza e la bellezza del progetto di Dio per ogni uomo: diventare santi e immacolati nell'amore".
Al termine, il ricordo dei 150 anni dalle Apparizioni di Lourdes. "Rivolgiamo la nostra preghiera a Maria, - ha detto il papa - mentre ci rechiamo idealmente in pellegrinaggio a Lourdes dove proprio quest'oggi ha inizio uno speciale anno giubilare in occasione del 150° anniversario delle sue apparizioni nella grotta di Massabielle. Maria Immacolata, 'stella del mare, brilla su di noi e guidaci nel nostro cammino!'.

www.korazym.org
+PetaloNero+
Saturday, December 08, 2007 2:37 PM
Benedetto XVI all'Angelus: l'Immacolata modello per i giovani che hanno smarrito il valore dell'amore e della corporeità. Il Papa saluta l'inizio dell'Anno giubilare a Lourdes



I giovani di oggi sono “orfani del vero amore” e “vittime” di messaggi che li inducono a considerare il sentimento dell’amore e il proprio corpo un “oggetto di consumo”. Il montio di Benedetto XVI, levato all’Angelus di oggi in Piazza San Pietro, è stato accompagnato dall’auspicio che Maria Immacolata, celebrata dalla liturgia odierna, indichi “l’altezza e la bellezza del progetto di Dio per ogni uomo”: quello di diventare “santi e immacolati nell’amore”. Il servizio di Alessandro De Carolis:


E’ un valore perduto, l’immacolatezza, nel macrocosmo dei giovani di oggi. Non si capisce il messaggio di Maria, la “Madre del bell’amore”, fra i ragazzi che troppo spesso, e a età sempre più precoci, l’amore lo sfruttano, lo vendono, ne violano i sentimenti più belli o ne sono violati, come accade a tanti bambini: complici adulti senza scupoli e messaggi per il quale il corpo non ha una sacralità da proteggere, ma più che altro esigenze da consumare. E’ una giornata di festa, la solennità dell’Immacolata, che il Papa definisce con il Vaticano II “segno di sicura speranza e consolazione”. Ma per Benedetto XVI è anche l’occasione di una constatazione dolorosa e addolorata su certo mondo giovanile, la cui realtà rilanciata dalle cronache stride con la “spendente bellezza” di Maria Immacolata, che fu “trasparente - dice il Papa - all’amore di Dio:”


“Penso ai giovani di oggi, cresciuti in un ambiente saturo di messaggi che propongono falsi modelli di felicità. Questi ragazzi e ragazze rischiano di perdere la speranza perché sembrano spesso orfani del vero amore, che riempie di significato e di gioia la vita”.


Un applauso spontaneo arriva dalla Piazza alla finestra del Papa, quando Benedetto XVI ricorda le molte volte in cui Giovanni Paolo II propose il modello della “Madre del bell’amore” ai giovani che così tanto amava. E dunque, ha soggiunto Benedetto XVI, “che tristezza quando i ragazzi smarriscono lo stupore, l’incanto dei sentimenti più belli, il valore del rispetto del corpo, manifestazione della persona e del suo insondabile mistero”:


“Non poche esperienze ci dicono purtroppo che gli adolescenti, i giovani e persino i bambini sono facili vittime della corruzione dell’amore, ingannati da adulti senza scrupoli i quali, mentendo a se stessi e a loro, li attirano nei vicoli senza uscita del consumismo: anche le realtà più sacre, come il corpo umano, tempio del Dio dell’amore e della vita, diventano così oggetti di consumo; e questo sempre più presto, già nella preadolescenza”.


Per questi giovani frastornati da messaggi così fuorvianti e pericolosi, e per tutta la Chiesa, il Papa ha invocato la la “luce” di Maria che illumina all’umanità la strada che porta a Gesù, particolarmente in questo periodo di Avvento. E nella sua Immacolata Concezione, ha affermato, Maria è non solo “Madre” dell'umanità, ma anche “Madre della speranza”:


“A Lei rivolgiamo con fede la nostra preghiera, mentre ci rechiamo idealmente in pellegrinaggio a Lourdes dove proprio quest’oggi ha inizio uno speciale anno giubilare in occasione del 150° anniversario delle sue apparizioni nella grotta di Massabielle. Maria Immacolata, “stella del mare, brilla su di noi e guidaci nel nostro cammino!”


Al termine dell’Angelus, Benedetto XVI ha salutato in cinque lingue le migliaia di fedeli presenti nella Piazza, dando appuntamento per il tradizionale omaggio dell’otto pomeriggio alla statua dell’Immacolata in Piazza di Spagna, dove il Papa sarà alle 16.15, dopo aver sostato brevemente davanti alla Chiesa della SS. Trinità, per l’omaggio dell’Associazione dei commercianti di Via Condotti.


Oltre alla solennità dell'Immacolata, Benedetto XVI ha proposto all'Angelus un forte tema di riflessione sul mondo giovanile. A raccoglierlo, nella Piazza, uno spettatore interessato e competente: il prof. Luigi Alici, presidente dell'Azione Cattolica italiana, salutata dal Papa al termine dell'Angelus: "Possano i ragazzi, i giovani e gli adulti dell'Azione Cattolica offrire alla Chiesa e alla società una gioiosa testimonianza di santità laicale". Alberto Goroni ha raccolto il commento "a caldo" del prof. Alici:


"Il Papa ha invitato a legare insieme la figura di Maria e il mondo giovanile, soprattutto il mondo degli adolescenti e dei pre-adolescenti, nei confronti dei quali certamente la mia generazione ha un debito pubblico di carattere educativo. Giovani e pre-adolescenti che sono in deficit di speranza e che il Papa invita a considerare al centro dell’attenzione di tutta la comunità ecclesiale. Questo tocca in maniera particolare l’Azione Cattolica che è un’associazione che scommette sulla possibilità di proporre un’ideale di santità a ragazzi, giovani e adulti. E noi faremo tesoro di questo invito e lo considereremo come un grande incoraggiamento nel rinnovamento dei progetti educativi che stiamo cercando di sviluppare".


Le parole di Benedetto XVI, oggi all'Angelus, sono giunte idealmente a Lourdes, dove il cardinale Ivan Dias, prefetto della Congregazione per l'Evangelizzazione dei popoli, ha ufficialmente aperto l'anno giubilare delle apparizioni della Vergine a Bernadette Soubirous, nella grotta di Massabielle. La cronaca di questa mattina nel racconto dell'inviato del quotidiano Avvenire a Lourdes, Mimmo Muolo:


Si aprono i cancelli di Porta Saint Michel, la più importante del santuario di Lourdes, e il cardinale Ivan Dias inaugura con un gesto che ricorda l’anno santo, il Giubileo dei 150 anni delle apparizioni. Dilaga sull’esplanade la grande folla, oltre 25 mila persone, che poco prima nella Basilica di San Pio X ha partecipato alla messa presieduta dallo stesso Prefetto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli e delegato del Papa, di cui porta il saluto. E in pochi minuti la processione raggiunge la grotta di Massabielle. Qui, un secolo e mezzo fa, aveva ricordato il cardinale durante l’omelia, “Maria ha lanciato un appello pressante a pregare e a fare penitenza per ottenere la conversione dei poveri peccatori”. Questa, dunque, come altre apparizioni mariane, ha fatto notare il porporato, rientra nella lotta permanente e senza esclusione di colpi, tra le forze del bene e del male, che è cominciata fin dall’inizio della storia umana”. Oggi, anzi, questa lotta “è ancora più accanita che ai tempi di Bernardette”, ha sottolineato Dias. “Il mondo si trova terribilmente irretito nella spirale di un relativismo che vuole creare una società senza Dio; di un relativismo che erode i valori permanenti e immutabili del Vangelo; e di una indifferenza religiosa che resta imperturbabile di fronte al bene superiore delle cose che riguardano Dio e la Chiesa”. Per questo il cardinale ha invitato a non abbassare la guardia. “La Madonna – ha detto – ci invita nuovamente a entrare nella sua legione per combattere contro le forze del male”. Preghiera, comunione, accettazione delle sofferenze sono le armi di questa battaglia. “Nella certezza – ha concluso Dias – che la vittoria finale sarà di Dio”. (Da Lourdes per la Radio Vaticana Mimmo Muolo)

www.radiovaticana.org
+PetaloNero+
Saturday, December 08, 2007 2:37 PM
Da Petrus

Il grido d'allarme del Papa all'Angelus: "I giovani ingannati da adulti senza scrupoli, l'Immacolata brilli su di noi e ci guidi"


CITTA’ DEL VATICANO - ''Rivolgiamo idealmente la nostra preghiera a Maria, mentre ci rechiamo idealmente a Lourdes, dove proprio in queste ore ha inizio uno speciale anno giubilare in occasione del 150esimo anniversario delle apparizioni mariane nella grotta di Massabielle. Maria Immacolata, 'stella del mare', brilla su di noi e guidaci nel nostro cammino''. Lo ha detto il Papa prima della preghiera dell'Angelus, in una giornata in cui Benedetto XVI è parso particolarmente preoccupato per "i giovani di oggi, cresciuti in un ambiente saturo di messaggi che propongono falsi modelli di felicita'". "Questi ragazzi e ragazze - ha sottolineato il Pontefice - rischiano di perdere la speranza perche' sembrano spesso orfani del vero amore, che riempie di significato e di gioia la vita". "Non poche esperienze - ha scandito il Papa - ci dicono purtroppo che gli adolescenti, i giovani e persino i bambini sono facili vittime della corruzione dell'amore, ingannati da adulti senza scrupoli i quali, mentendo a se stessi e a loro, li attirano nei vicoli senza uscita del consumismo: anche le realta' piu' sacre, come il corpo umano, tempio del Dio dell'amore e della vita, diventano cosi' oggetti di consumo; e questo sempre piu' presto, gia' nella preadolescenza. Che tristezza quando i ragazzi smarriscono lo stupore, l'incanto dei sentimenti piu' belli, il valore del rispetto del corpo, manifestazione della persona e del suo insondabile mistero! Papa Benedetto ha voluto ricordare in proposito come quello dei giovani sia stato "un tema caro al mio venerato predecessore Giovanni Paolo II, che tante volte ha proposto alla gioventu' del nostro tempo Maria quale 'Madre del bell'amore'". Benedetto XVI ha poi voluto rivolgere "un augurio speciale ai soci dell'Azione Cattolica Italiana, che nelle parrocchie rinnovano la loro adesione all'associazione" proprio il giorno dell'Immacolata Concezione. "Possano i ragazzi, i giovani e gli adulti dell'Azione Cattolica - ha auspicato Benedetto XVI - offrire alla Chiesa ed alla societa' una gioiosa testimonianza di santita' laicale". Parlando ai 35mila fedeli presenti in piazza San Pietro, il Papa ha voluto rivolgere anche "un saluto particolare alla Pontificia Accademia dell'Immacolata e al suo Presidente, il Cardinale Andrea Maria Deskur". "Su tutti i membri ed amici dell'Accademia invoco - ha detto il Papa - la costante protezione della Vergine Maria". "Arrivederci nel pomeriggio a Piazza di Spagna, a tutti auguro una buona festa dell'Immacolata", ha poi concluso salutando i pellegrini di lingua italiana e "in particolare i numerosi membri dell'Opera della Chiesa, che incoraggio nel loro impegno di preghiera e di apostolato".
+PetaloNero+
Saturday, December 08, 2007 2:38 PM
LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELL’ANGELUS




Alle ore 12 di oggi, Solennità dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria, il Santo Padre Benedetto XVI si affaccia alla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare l’Angelus con i fedeli ed i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro.
Queste le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana:


PRIMA DELL’ANGELUS

Cari fratelli e sorelle!

Sul cammino dell’Avvento brilla la stella di Maria Immacolata, "segno di sicura speranza e di consolazione" (Conc. Vat. II, Cost. Lumen gentium, 68). Per giungere a Gesù, luce vera, sole che ha dissipato tutte le tenebre della storia, abbiamo bisogno di luci vicine a noi, persone umane che riflettono la luce di Cristo e illuminano così la strada da percorrere. E quale persona è più luminosa di Maria? Chi può essere per noi stella di speranza meglio di lei, aurora che ha annunciato il giorno della salvezza? (cfr Enc. Spe salvi, 49). Per questo la liturgia ci fa celebrare oggi, in prossimità del Natale, la festa solenne dell’Immacolata Concezione di Maria: il mistero della grazia di Dio che ha avvolto fin dal primo istante della sua esistenza la creatura destinata a diventare la Madre del Redentore, preservandola dal contagio del peccato originale. Guardando Lei, noi riconosciamo l’altezza e la bellezza del progetto di Dio per ogni uomo: diventare santi e immacolati nell’amore (cfr Ef 1,4), ad immagine del nostro Creatore.

Che grande dono avere per madre Maria Immacolata! Una madre splendente di bellezza, trasparente all’amore di Dio. Penso ai giovani di oggi, cresciuti in un ambiente saturo di messaggi che propongono falsi modelli di felicità. Questi ragazzi e ragazze rischiano di perdere la speranza perché sembrano spesso orfani del vero amore, che riempie di significato e di gioia la vita. È stato questo un tema caro al mio venerato predecessore Giovanni Paolo II, che tante volte ha proposto alla gioventù del nostro tempo Maria quale "Madre del bell’amore". Non poche esperienze ci dicono purtroppo che gli adolescenti, i giovani e persino i bambini sono facili vittime della corruzione dell’amore, ingannati da adulti senza scrupoli i quali, mentendo a se stessi e a loro, li attirano nei vicoli senza uscita del consumismo: anche le realtà più sacre, come il corpo umano, tempio del Dio dell’amore e della vita, diventano così oggetti di consumo; e questo sempre più presto, già nella preadolescenza. Che tristezza quando i ragazzi smarriscono lo stupore, l’incanto dei sentimenti più belli, il valore del rispetto del corpo, manifestazione della persona e del suo insondabile mistero!

A tutto questo ci richiama Maria, l’Immacolata, che contempliamo in tutta la sua bellezza e santità. Dalla croce Gesù l’ha affidata a Giovanni e a tutti i discepoli (cfr Gv 19,27), e da allora è diventata per l’umanità intera Madre, Madre della speranza. A Lei rivolgiamo con fede la nostra preghiera, mentre ci rechiamo idealmente in pellegrinaggio a Lourdes dove proprio quest’oggi ha inizio uno speciale anno giubilare in occasione del 150° anniversario delle sue apparizioni nella grotta di Massabielle. Maria Immacolata, "stella del mare, brilla su di noi e guidaci nel nostro cammino!" (Enc. Spe salvi, 50).




DOPO L’ANGELUS

In questa solennità mariana, come di consueto rivolgo un saluto particolare alla Pontificia Accademia dell’Immacolata e al suo Presidente, il Cardinale Andrea Maria Deskur. Su tutti i membri ed amici dell’Accademia invoco la costante protezione della Vergine Maria. Arrivederci nel pomeriggio a Piazza di Spagna!

Je vous salue, chers pèlerins de langue française, particulièrement les personnes de l’ensemble paroissial de Labarthe et Venerque, dans le diocèse de Toulouse. En son Fils Jésus, Dieu le Père a choisi Marie, pour qu’elle soit sainte et irréprochable sous son regard, la préparant à être la terre où germerait le salut. À la suite de Marie, puissions-nous dire "oui" au Seigneur pour que tout se passe en nous selon sa parole. Avec ma Bénédiction apostolique.

I am pleased to greet the English-speaking pilgrims and visitors present at today’s Angelus. With immense joy, the Church celebrates this Solemn Feast of the Virgin Mary, whom God preserved from the stain of original sin to prepare a worthy dwelling place for his beloved Son. Dear friends, I pray that by gazing upon her, you will see the purest sign of hope in God’s saving mercy. A happy feast day to all!

Mit Freude grüße ich alle Brüder und Schwestern deutscher Zunge. Am heutigen Hochfest feiern wir, daß Gott die Jungfrau Maria zur Wohnstatt seines Sohnes erwählt und vom ersten Augenblick ihres Daseins vor jeder Sünde bewahrt hat. Durch sie kommt Jesus Christus, die Hoffnung und das Heil der Menschen, zu uns. So ist Maria die Mutter und der Stern der Hoffnung auf unserem Lebensweg. Wir dürfen darauf vertrauen, daß der Herr auch uns aus den Verstrickungen in das Böse befreit und uns das wahre Leben schenken will. Euch allen wünsche ich einen frohen Festtag!

Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua española presentes en esta oración mariana. Que Santa María, la Virgen, en esta solemnidad de su Purísima Concepción, tan arraigada en España y Latinoamérica, fortalezca vuestra fe, interceda por vosotros y os indique el camino hacia el reino de su Hijo Jesucristo. ¡Muchas gracias!

Pozdrawiam wszystkich Polaków. Oddajemy dziś hołd Maryi, niepokalanie poczętej. Zanim wydała na świat Bożego Syna, Bóg już zachował Ją od zmazy grzechu pierworodnego i obdarował pełnią łaski. Jej zawierzamy nasze adwentowe oczekiwanie na przyjście Pana. Niech Bóg wam błogosławi.

[Saluto tutti i polacchi. Oggi rendiamo omaggio a Maria Immacolata. Prima che portasse al mondo il Figlio di Dio, Dio l’ha preservata dalla macchia del peccato originale e l’ha adornata della pienezza della grazia. A Lei affidiamo la nostra attesa di Avvento della venuta del Signore. Dio vi benedica.]

Rivolgo un augurio speciale ai soci dell’Azione Cattolica Italiana, che in questa data nelle parrocchie rinnovano la loro adesione all’associazione. Possano i ragazzi, i giovani e gli adulti dell’Azione Cattolica offrire alla Chiesa ed alla società una gioiosa testimonianza di santità laicale.

Saluto i pellegrini di lingua italiana, in particolare i numerosi membri dell’Opera della Chiesa, che incoraggio nel loro impegno di preghiera e di apostolato. A tutti auguro una buona festa dell’Immacolata.


+PetaloNero+
Saturday, December 08, 2007 4:05 PM
Nel pomeriggio, il tradizionale omaggio del Papa alla statua dell'Immacolata in Piazza di Spagna. Il pensiero spirituale del cardinale Angelo Comastri



"Un segno di sicura speranza e consolazione" sulla via dell'Avvento. E' questo il significato della festa dell'Immacolata, posto in risalto dal Papa all'Angelus di stamattina. Ma cosa dice oggi, alla Chiesa e al mondo, una delle solennità mariane più importanti dell'anno liturgico? Giovanni Peduto lo ha chiesto al cardinale Angelo Comastri, vicario del Papa per lo Stato della Città del Vaticano:


R. - La strada che conduce a Betlemme e che noi ripercorriamo ogni anno nell’Avvento è una strada illuminata dall’Immacolata. Cosa significa Immacolata? Vorrei illuminare questo dogma attraverso l’opera di Michelangelo, la Pietà. Entrando nella Basilica, l’occhio cade - direi spontaneamente - su questo gruppo marmoreo, straordinario e famosissimo. Quando l’occhio cade sul volto di Maria, si ha una sorpresa: Maria è raffigurata molto giovane, quasi adolescente. Eppure, quando Maria prese tra le sue braccia, anzi raccolse tra le sue braccia, il corpo crocifisso del Figlio, sicuramente non era più giovane. Perché allora Michelangelo l’ha raffigurata così giovane? Per dirci che Maria era Immacolata e per dirci che la vecchiaia del mondo è il peccato. Il peccato è la malattia dell’umanità; il peccato è l’infezione che demolisce la gioia umana. Maria è esente da ogni peccato e, pertanto, Maria è la giovinezza dell’umanità. Nel suo cuore non è entrata nessuna ombra di peccato. Per questo Maria è il sogno di Dio e, in qualche modo, è anche il nostro sogno. Anche noi, attraverso un cammino di purificazione, siamo chiamati ad accostarci a Maria e a ritrovare l’innocenza che ci rende belli e ci rende felici.


D . - La Vergine è stata preservata dal peccato, ma oggi il senso del peccato si sta perdendo ed è sempre più sostituito dal senso di colpa, che può essere anche devastante e portare alla disperazione …


R. - E’ vero, si sta perdendo il senso del peccato. Quando si perde il senso del peccato vuol dire che si è perso anche il senso di Dio. E senza Dio, cos’è la vita? Dio non ha mai bisogno di punire; Dio non punisce nessuno, ma quando si rifiuta Dio la punizione è dentro il rifiuto stesso di Dio, perché si perde il senso della vita. Mi limito soltanto ad alcune citazioni. Jean-Paul Sartre, ateo, arriva a questa conclusione: “L’uomo è una passione inutile”; ma una passione inutile, vale allora la pena di viverla? Richard Hoggins, uno scienziato ateo, arriva a dire: “L’uomo è un atomo risibile, senza significato e senza senso”. Ma si può vivere così la vita? Questa è già una punizione. Il peccato, e cioè il rifiuto di Dio, si punisce cadendo nel non senso e, quindi, nella disperazione. La nostra epoca è un’epoca disperata, proprio perché ha rifiutato Dio e Dio è la trave portante della vita. Se si toglie la trave portante della vita, cade la vita stessa, ci cade addosso la vita, che non ha più senso. Tutto il disprezzo della vita che c’è oggi, l’incapacità di affrontare qualsiasi difficoltà, qualsiasi sacrificio e la reazione violenta: tutto questo non è altro che la conseguenza e il frutto del rifiuto di Dio. E’ frutto del peccato.


D. - Quest’anno, la festa dell’Immacolata coincide con l’inizio delle celebrazioni del 150.mo anniversario delle apparizioni della Madonna a Lourdes. Qual è il significato di queste apparizioni, come anche di ogni altra apparizione della Madonna?


R. - La Madonna è Madre ed è Madre della Chiesa e dell’umanità. E’ stata consacrata Madre dell’umanità sulla Croce, quando Gesù ha detto a Maria, mentre aveva le mani inchiodate al patibolo: “Donna, ecco tuo Figlio” e, quindi, così facendo le ha detto: “Fai da Madre”. Maria, con la sua innocenza e con la sua umiltà, ha preso sul serio le parole di Gesù - fai la Madre - e Maria fa la Madre. Le apparizioni sono la maternità attiva. Maria interviene ed interviene quando vede i figli in difficoltà, quando vede soprattutto i figli che dimenticano il Vangelo. E Maria lo ricorda, perché nelle apparizioni mariane, Maria non dice nulla di nuovo. E’ come una mamma premurosa che prende il figlio, gli mette davanti il Vangelo e gli sottolinea qualcosa che dimentica. A Lourdes, Maria ci ha sottolineato: “E’ necessaria la preghiera se volete vivere, è necessaria la penitenza se volte essere liberi. Avete bisogno di preghiera e di penitenza per ritrovare la bellezza dell’innocenza e, quindi, la bellezza della vita”.


D. - Il Papa, per l’occasione, ha concesso l’indulgenza plenaria. Ma noi cristiani siamo coscienti di questi doni così importanti?


R. - Nella misura in cui siamo credenti, si percepisce il valore di questi doni. Nella misura in cui il nostro cuore è puro, allora il nostro sguardo vede la bellezza di questi doni. L’indulgenza rappresenta un grande dono: è l’intercessione di tutta la Chiesa, che viene messa a nostra disposizione. Quando c’è una briciola di fede, non si perdono queste occasioni, non si perdono queste grazie. Noi dobbiamo ritornare alla fede per capire anche la preziosità di una indulgenza.


www.radiovaticana.org
+PetaloNero+
Saturday, December 08, 2007 7:53 PM
Da Petrus

La lettera del Pontefice all'Islam, Padre Lombardi: "Manifesta rispetto e piena fiducia"

CITTA’ DEL VATICANO - "La risposta del Papa ricorda che non bisogna sottovalutare le differenze, ma mette anch'essa in rilievo soprattutto cio' che unisce; e incoraggia al rispetto e alla conoscenza mutua, al riconoscimento effettivo della dignita' di ogni persona umana; manifesta sincera fiducia in un cammino di crescente accoglienza, promettente per la promozione della giustizia e della pace". Lo afferma il portavoce vaticano padre Federico Lombardi commentando ai microfoni della Radio vaticana il messaggio di Benedetto XVI in risposta alla lettera che in ottobre, alla fine del Ramadan, 138 capi religiosi musulmani avevano indirizzato a lui e ad altre autorita' religiose cristiane. "Era - sottolinea padre Lombardi - una lettera importante, che metteva in rilievo il luogo centrale dell'amore di Dio e del prossimo nel Corano come nella Bibbia ebraica e cristiana, con la chiara intenzione di promuovere il comune impegno per la pace in tutto il mondo sulla base di una piu' profonda comprensione reciproca. Lo spirito positivo della lettera appare chiaro dal titolo: 'Una parola comune fra noi e voi', citazione di un famoso verso del Corano rivolto alla 'gente del libro', ebrei e cristiani". Da parte sua, il portavoce vaticano ricorda che "il Papa non si ferma alle parole, invita il Principe musulmano Ghazi di Giordania a venire a Roma con una delegazione dei promotori della lettera comune, e propone un incontro di riflessione e di studio con il Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso e alcune istituzioni accademiche cattoliche specializzate". "Insomma - conclude Lombardi - il Papa crede nel dialogo, un dialogo sincero e leale, naturalmente. Anche tra i musulmani vi sono molti interlocutori avveduti e autorevoli, consapevoli delle grandi sfide dell'umanita' di oggi, ed e' positivo che fra di loro cresca una capacita' di espressione comune e una volonta' di dichiararsi esplicitamente per la pace. La direzione e' giusta. Bisogna aiutarsi a continuare il cammino".
+PetaloNero+
Saturday, December 08, 2007 7:54 PM
L’omaggio del papa all’Immacolata: ''Maria ci esorta a costruire un mondo più giusto''



di Angela Ambrogetti/ 08/12/2007

In collegamento televisivo con Lourdes dove si sono aperte le celebrazioni del 150 anni delle apparizioni, il papa ha pregato Maria con le parole della sua ultima enciclica “ Spe Salvi”: brilla su di noi e guidaci nelle vicende di ogni giorno.

ROMA - Un po’ di pioggia non ha fermato romani e non che hanno accompagnato l’omaggio del papa all’Immacolata. Il percorso tra il Vaticano e Piazza di Spagna, Benedetto XVI lo ha affrontato sulla macchina usata in genere per l'udienza del mercoledì con una nuova copertura anti pioggia, che permette la visione ai fedeli e più protezione al papa. Moltissimi i fedeli assiepati lungo la strada. Nel 150mo anniversario delle apparizioni a Lourdes il papa ha pregato in collegamento televisivo con il santuario di Massabielle e di Lione. Lungo la strada anche una breve sosta davanti alla chiesa della Santissima Trinità. Lo attendono i commercianti di via Condotti e, ai piedi della colonna che sostiene la statua dell’Immacolata, i malati, i bambini e il coro che ha accompagnato la preghiera. Il sindaco di Roma Walter Veltroni e il vicario del papa per la diocesi, il cardinale Camillo Ruini, hanno salutato il papa accompagnato dai segretari personali, monsignor Georg Gaenswein e il maltese mons Alfred Xuereb che ha recentemente sostituito don Mietek divenuto vescovo adiutore di Leopoli.

In mozzetta di velluto rosso, bordata di pelliccia bianca e la stola dorata, il papa ha introdotto con la preghiera il canto delle litanie, a cui sono seguite la lettura delle parole di San Paolo e la riflessione del pontefice. "Un appuntamento divenuto ormai tradizionale, un gesto di fede e di devozione, un impegno di fedeltà verso Colei che, ci assicura il suo aiuto e la sua materna protezione", ha ricordato il papa, ma anche "l’opportunità di sentirsi, un’unica famiglia che si raccoglie attorno ad una Madre che ha condiviso le quotidiane fatiche di ogni donna e mamma di famiglia".





Foto Reuters/Ap Photo



Madre singolare certo che ha seguito la vita di Gesù e cui siamo stati affidati. “Questa nostra celeste Madre non ci invita forse a fuggire il male e a compiere il bene seguendo docilmente la legge divina iscritta nel cuore di ogni cristiano? Lei, che ha conservata la speranza pur nel sommo della prova, non ci chiede forse di non perderci d’animo quando la sofferenza e la morte bussano alla porta delle nostre case? Non ci chiede di guardare fiduciosi al nostro futuro? Non ci esorta la Vergine Immacolata ad essere fratelli gli uni degli altri, tutti accomunati dall’impegno di costruire insieme un mondo più giusto, solidale e pacifico? Sì, cari amici! Ancora una volta, in questo giorno solenne, la Chiesa addita al mondo Maria come segno di sicura speranza e di definitiva vittoria del bene sul male. Colei che invochiamo "piena di grazia" ci ricorda che siamo tutti fratelli e che Dio è il nostro Creatore e il nostro Padre. Senza di Lui, o ancor peggio contro di Lui, noi uomini non potremo mai trovare la strada che conduce all’amore, non potremo mai sconfiggere il potere dell’odio e della violenza, non potremo mai costruire una stabile pace”.

Poi, ancora un riferimento alla "Spe Salvi": “Se la vita è un cammino, e questo cammino si fa spesso buio, duro e faticoso, quale stella potrà illuminarlo? Nella mia Enciclica "Spe salvi", resa pubblica all’inizio dell’Avvento, ho scritto che la Chiesa guarda a Maria e la invoca come "stella della speranza". Nel nostro comune viaggio sul mare della storia abbiamo bisogno di "luci di speranza", di persone cioè che traggono luce da Cristo "ed offrono così orientamento per la nostra traversata. E chi meglio di Maria può essere per noi "Stella di speranza"? Lei, con il suo "sì", con l’offerta generosa della libertà ricevuta dal Creatore, ha consentito alla speranza dei millenni di diventare realtà, di entrare in questo mondo e nella sua storia. Per mezzo suo Dio si è fatto carne, è divenuto uno di noi, ha piantato la sua tenda in mezzo a noi”.

In francese, il papa ha salutato i fedeli riuniti a Lourdes. Per il papa, i santuari devono sviluppare la vocazione di preghiera e perdono. Un grande cesto di rose bianche, dopo essere stato benedetto, è stato deposto ai piedi della colonna. Mentre il coro intonava il Tota Pulchra, il papa ha salutato i membri della Pontificia Accademia Mariana, il segretario generale del Vicariato Mons. Parmeggiani, e le autorità civili, oltre al sindaco, i presidenti di Provincia e Regione, Gasbarra e Marrazzo con le famiglie. Infine il saluto ai malati e il ritorno in Vaticano in vettura panoramica per salutare la città e ammirare il tramonto romano.


La foto: il papa in piazza di Spagna (Reuters)


www.korazym.org

+PetaloNero+
Saturday, December 08, 2007 7:55 PM
L'invito di Maria a costruire insieme un mondo più giusto e pacifico al centro dell'omaggio del Papa alla statua dell'Immacolata in Piazza di Spagna



E nella Solennità dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria, il Santo Padre si è recato, nel pomeriggio, in Piazza di Spagna per il tradizionale atto di venerazione alla statua della Madonna. Lungo il percorso, Benedetto XVI ha sostato brevemente davanti alla Chiesa della Santissima Trinità, in Via Condotti, per l’omaggio dell’Associazione dei Commercianti della zona. Il servizio di Isabella Piro:


(canto ‘Ave Maria’)


Non li ha intimoriti il cielo plumbeo e minaccioso di pioggia: non ha fermato i tantissimi fedeli accorsi in Piazza di Spagna per venerare la Madonna. Affollata all’inverosimile la lunga scalinata di Trinità dei Monti, piena di pellegrini fino all’ultimo gradino. A tutti, uno per uno, sono giunte le parole del Papa, che ha definito “un appuntamento tradizionale” l’omaggio floreale di un cesto di rose bianche alla Beata Vergine di Piazza di Spagna:

“Questa manifestazione religiosa è al tempo stesso un’occasione per offrire a quanti a Roma vivono o vi trascorrono alcuni giorni come pellegrini e turisti, l’opportunità di sentirsi, pur nella diversità delle culture, un’unica famiglia che si raccoglie attorno ad una Madre che ha condiviso le quotidiane fatiche di ogni donna e mamma di famiglia. Una madre però del tutto singolare, prescelta da Dio per una missione unica e misteriosa, quella di generare alla vita terrena il Verbo eterno del Padre, venuto nel mondo per la salvezza di tutti gli uomini”.

Una fede intrepida, una speranza incrollabile e un amore umile e sconfinato – ha aggiunto Benedetto XVI – hanno accompagnato Maria nel suo pellegrinaggio terreno. A lei, “nostra Madre”, dobbiamo quindi volgere il nostro sguardo, cercando di far tesoro di ogni suo materno insegnamento:

“Questa nostra celeste Madre non ci invita forse a fuggire il male e a compiere il bene seguendo docilmente la legge divina iscritta nel cuore di ogni uomo, di ogni cristiano? Lei, che ha conservata la speranza pur nel sommo della prova, non ci chiede forse di non perderci d’animo quando la sofferenza e la morte bussano alla porta delle nostre case? Non ci chiede di guardare fiduciosi al nostro futuro? Non ci esorta la Vergine Immacolata ad essere fratelli gli uni degli altri, tutti accomunati dall’impegno di costruire insieme un mondo più giusto, solidale e pacifico?”


È Maria “piena di grazia” –ha proseguito il Sommo Pontefice- a ricordarci che siamo tutti fratelli e che Dio è il nostro Creatore e il nostro Padre:

“Senza di Lui, o ancor peggio contro di Lui, noi uomini non potremo mai trovare la strada che conduce all’amore, non potremo mai sconfiggere il potere dell’odio e della violenza, non potremo mai costruire una stabile pace”.

Citando poi la sua seconda Enciclica, ‘Spe Salvi’, pubblicata all’inizio dell’Avvento, il Papa ha invocato Maria come “stella della speranza”:

“Lei, con il suo ‘sì’, con l’offerta generosa della libertà ricevuta dal Creatore, ha consentito alla speranza dei millenni di diventare realtà, di entrare in questo mondo e nella sua storia. Per mezzo suo Dio si è fatto carne, è divenuto uno di noi, ha piantato la sua tenda in mezzo a noi”.

Al termine dell’atto di venerazione, mentre un tiepido raggio di sole scaldava la Piazza, Benedetto XVI si è rivolto ai pellegrini radunati nei santuari mariani di Lourdes e Fourvière, in occasione dell’Anno Giubilare per il 150° anniversario delle apparizioni della Beata Vergine a Santa Bernadette. “Possano i santuari – ha detto il Papa – sviluppare la loro vocazione alla preghiera e all’accoglienza di coloro che vogliono, in particolare con il sacramento del Perdono, ritrovare il cammino di Dio”.

(canto ‘Ave Maria’)



"Un segno di sicura speranza e consolazione" sulla via dell'Avvento. E' questo il significato della festa dell'Immacolata, posto in risalto dal Papa all'Angelus di stamattina. Ma cosa dice oggi, alla Chiesa e al mondo, una delle solennità mariane più importanti dell'anno liturgico? Giovanni Peduto lo ha chiesto al cardinale Angelo Comastri, vicario del Papa per lo Stato della Città del Vaticano:


R. - La strada che conduce a Betlemme e che noi ripercorriamo ogni anno nell’Avvento è una strada illuminata dall’Immacolata. Cosa significa Immacolata? Vorrei illuminare questo dogma attraverso l’opera di Michelangelo, la Pietà. Entrando nella Basilica, l’occhio cade - direi spontaneamente - su questo gruppo marmoreo, straordinario e famosissimo. Quando l’occhio cade sul volto di Maria, si ha una sorpresa: Maria è raffigurata molto giovane, quasi adolescente. Eppure, quando Maria prese tra le sue braccia, anzi raccolse tra le sue braccia, il corpo crocifisso del Figlio, sicuramente non era più giovane. Perché allora Michelangelo l’ha raffigurata così giovane? Per dirci che Maria era Immacolata e per dirci che la vecchiaia del mondo è il peccato. Il peccato è la malattia dell’umanità; il peccato è l’infezione che demolisce la gioia umana. Maria è esente da ogni peccato e, pertanto, Maria è la giovinezza dell’umanità. Nel suo cuore non è entrata nessuna ombra di peccato. Per questo Maria è il sogno di Dio e, in qualche modo, è anche il nostro sogno. Anche noi, attraverso un cammino di purificazione, siamo chiamati ad accostarci a Maria e a ritrovare l’innocenza che ci rende belli e ci rende felici.


D . - La Vergine è stata preservata dal peccato, ma oggi il senso del peccato si sta perdendo ed è sempre più sostituito dal senso di colpa, che può essere anche devastante e portare alla disperazione …


R. - E’ vero, si sta perdendo il senso del peccato. Quando si perde il senso del peccato vuol dire che si è perso anche il senso di Dio. E senza Dio, cos’è la vita? Dio non ha mai bisogno di punire; Dio non punisce nessuno, ma quando si rifiuta Dio la punizione è dentro il rifiuto stesso di Dio, perché si perde il senso della vita. Mi limito soltanto ad alcune citazioni. Jean-Paul Sartre, ateo, arriva a questa conclusione: “L’uomo è una passione inutile”; ma una passione inutile, vale allora la pena di viverla? Richard Hoggins, uno scienziato ateo, arriva a dire: “L’uomo è un atomo risibile, senza significato e senza senso”. Ma si può vivere così la vita? Questa è già una punizione. Il peccato, e cioè il rifiuto di Dio, si punisce cadendo nel non senso e, quindi, nella disperazione. La nostra epoca è un’epoca disperata, proprio perché ha rifiutato Dio e Dio è la trave portante della vita. Se si toglie la trave portante della vita, cade la vita stessa, ci cade addosso la vita, che non ha più senso. Tutto il disprezzo della vita che c’è oggi, l’incapacità di affrontare qualsiasi difficoltà, qualsiasi sacrificio e la reazione violenta: tutto questo non è altro che la conseguenza e il frutto del rifiuto di Dio. E’ frutto del peccato.


D. - Quest’anno, la festa dell’Immacolata coincide con l’inizio delle celebrazioni del 150.mo anniversario delle apparizioni della Madonna a Lourdes. Qual è il significato di queste apparizioni, come anche di ogni altra apparizione della Madonna?


R. - La Madonna è Madre ed è Madre della Chiesa e dell’umanità. E’ stata consacrata Madre dell’umanità sulla Croce, quando Gesù ha detto a Maria, mentre aveva le mani inchiodate al patibolo: “Donna, ecco tuo Figlio” e, quindi, così facendo le ha detto: “Fai da Madre”. Maria, con la sua innocenza e con la sua umiltà, ha preso sul serio le parole di Gesù - fai la Madre - e Maria fa la Madre. Le apparizioni sono la maternità attiva. Maria interviene ed interviene quando vede i figli in difficoltà, quando vede soprattutto i figli che dimenticano il Vangelo. E Maria lo ricorda, perché nelle apparizioni mariane, Maria non dice nulla di nuovo. E’ come una mamma premurosa che prende il figlio, gli mette davanti il Vangelo e gli sottolinea qualcosa che dimentica. A Lourdes, Maria ci ha sottolineato: “E’ necessaria la preghiera se volete vivere, è necessaria la penitenza se volte essere liberi. Avete bisogno di preghiera e di penitenza per ritrovare la bellezza dell’innocenza e, quindi, la bellezza della vita”.


D. - Il Papa, per l’occasione, ha concesso l’indulgenza plenaria. Ma noi cristiani siamo coscienti di questi doni così importanti?


R. - Nella misura in cui siamo credenti, si percepisce il valore di questi doni. Nella misura in cui il nostro cuore è puro, allora il nostro sguardo vede la bellezza di questi doni. L’indulgenza rappresenta un grande dono: è l’intercessione di tutta la Chiesa, che viene messa a nostra disposizione. Quando c’è una briciola di fede, non si perdono queste occasioni, non si perdono queste grazie. Noi dobbiamo ritornare alla fede per capire anche la preziosità di una indulgenza.

www.radiovaticana.org
+PetaloNero+
Saturday, December 08, 2007 7:56 PM
Da Petrus

Benedetto XVI in Piazza di Spagna per onorare l'Immacolata, 'stella della speranza e nostro aiuto'




CITTA’ DEL VATICANO - "La Vergine Immacolata ci esorta ad essere fratelli gli uni degli altri, tutti accomunati dall'impegno di costruire insieme un mondo piu' giusto, solidale e pacifico". Benedetto XVI ha voluto affidare questo "messaggio di luce e di speranza agli uomini di ogni nazione e cultura". "Lo accolgano come dono dalle mani di Maria, Madre dell'intera umanita'", e' stato il suo appello pronunciato nel corso del tradizionale atto di omaggio alla statua della Madonna in piazza di Spagna a Roma. "Volgiamo - ha detto - soprattutto quest'oggi il nostro sguardo verso di lei e, implorando il suo aiuto, disponiamoci a far tesoro di ogni suo materno insegnamento". "Questa nostra celeste Madre - ha chiesto il Papa - non ci invita forse a fuggire il male e a compiere il bene seguendo docilmente la legge divina iscritta nel cuore di ogni cristiano? Lei, che ha conservata la speranza pur nel sommo della prova, non ci chiede forse di non perderci d'animo quando la sofferenza e la morte bussano alla porta delle nostre case? Non ci chiede di guardare fiduciosi al nostro futuro?". "Si', cari amici", e' stata la risposta di Benedetto XVI. Maria, ha continuato, e' "segno di sicura speranza e di definitiva vittoria del bene sul male". Maria, ha sottolineato Benedetto XVI, "ci ricorda che siamo tutti fratelli e che Dio e' il nostro Creatore e il nostro Padre. Senza di Lui, o ancor peggio contro di Lui, noi uomini non potremo mai trovare la strada che conduce all'amore, non potremo mai sconfiggere il potere dell'odio e della violenza, non potremo mai costruire una stabile pace". "Se la vita e' un cammino, e questo cammino si fa spesso buio, duro e faticoso, quale stella potra' illuminarlo?", ha sottolineato il Papa ricordando che nell'enciclica "Spe salvi" la Chiesa "guarda a Maria e la invoca come 'stella della speranza'". "Nel nostro comune viaggio sul mare della storia - ha scandito il Pontefice - abbiamo bisogno di 'luci di speranza', di persone cioe' che traggono luce da Cristo ed offrono cosi' orientamento per la nostra traversata. E chi meglio di Maria puo' essere per noi 'stella di speranza'? Lei, con il suo 'si', con l'offerta generosa della liberta' ricevuta dal Creatore, ha consentito alla speranza dei millenni di diventare realta', di entrare in questo mondo e nella sua storia". Per questo, ha aggiunto, "animati da filiale confidenza, le diciamo: insegnaci, Maria, a credere, a sperare e ad amare con te; indicaci la via che conduce alla pace, la via verso il regno di Gesu'. Tu, stella della speranza, che trepidante ci attendi nella luce intramontabile dell'eterna patria, brilla su di noi e guidaci nelle vicende di ogni giorno, adesso e nell'ora della nostra morte". Maria e' una "Madre che ha condiviso le quotidiane fatiche di ogni donna e mamma di famiglia". Benedetto XVI lo ha ricordato a tutti in Pizza di Spagna, dobe si è recato per "un gesto di fede e di devozione che la nostra comunita' cristiana ripete di anno in anno, quasi a ribadire il proprio impegno di fedelta' verso colei che, in tutte le circostanze della vita quotidiana, ci assicura il suo aiuto e la sua materna protezione". La Vergine, ha spiegato il Pontefice, e' una "madre del tutto singolare, prescelta da Dio per una missione unica e misteriosa, quella di generare alla vita terrena il Verbo eterno del Padre, venuto nel mondo per la salvezza di tutti gli uomini". "E Maria, Immacolata nella sua concezione verginale, cosi' la veneriamo quest'oggi con devota riconoscenza - ha continuato il Papa - ha percorso il suo pellegrinaggio terreno sorretta da una fede intrepida, una speranza incrollabile e un amore umile e sconfinato, seguendo le orme del suo figlio Gesu'". Come quella di ogni donna, la vita di Maria e' stata segnata da gioie, ma anche da dolori: "e' stata accanto a Gesu' - ha detto il Papa - con materna sollecitudine dalla nascita al Calvario, dove ha assistito alla sua crocifissione impietrita dal dolore, ma incrollabile nella speranza. Ha poi sperimentato la gioia della risurrezione, all'alba del terzo giorno, del nuovo giorno, quando il Crocifisso ha lasciato il sepolcro vincendo per sempre e in modo definitivo il potere del peccato e della morte". "Maria, nel cui grembo verginale Dio si e' fatto uomo, e' nostra Madre", ha scandito Benedetto XVI ricordando che "dall'alto della croce infatti, Gesu', prima di portare a compimento il suo sacrificio, ce l'ha donata come madre e a Lei ci ha affidati come suoi figli". E questo, ha concluso, e' un "mistero di misericordia e di amore, dono che arricchisce la Chiesa di una feconda maternita' spirituale". "Possano i santuari sviluppare la loro vocazione alla preghiera ed all'accoglienza delle persone che vogliono, attraverso il sacramento della riconciliazione, ritrovare la strada di Dio". Benedetto XVI ha voluto associarsi infine "ai pellegrini riuniti nei santuari mariani di Lourdes e di Fourviere per onorare la Vergine Maria, in questo Anno giubilare del 150° compleanno delle apparizioni di Nostra Signora a Santa Bernadette". "Nella loro strada spirituale - ha spiegato il Papa - sono chiamati a accrescere la grazia del loro Battesimo, a nutrirsi dell'Eucarestia, ad attingere nella preghiera la forza per la testimonianza e la solidarieta' con tutti i loro fratelli in umanita'". Al grido di ''Viva il Papa'' e con uno scrosciante applauso, la folla di circa diecimila persone ha accolto Papa Benedetto XVI per il consueto omaggio alla statua della Madonna di piazza Mignarelli alla fine di piazza di Spagna. Le autorita' politiche locali, il Sindaco Walter Veltroni, il presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo e della Provincia di Roma Enrico Gasbarra e il Prefetto Carlo Mosca hanno reso omaggio al Pontefice giunto nella piazza adiacente a piazza di Spagna a bordo della nuova papamobile. Un momento ''molto bello e commovente'' per il presidente Gasbarra accompagnato dalla moglie Roberta e dalla piccola Benedetta che ha ricevuto il bacio del Papa. ''Un ritorno dopo 43 anni'', per il Prefetto Mosca che non ha nascosto la soddisfazione nel ''vedere tanta fede e speranza tra le persone presenti''. Nell'anniversario dei 150 anni dell'apparizione della Madonna di Lourdes Benedetto XVI ha letto il suo messaggio anche in francese. Nel lasciare piazza Spagna per fare rientro a Citta' del Vaticano il Papa ha percorso molto lentamente via Condotti salutando i numerosi cittadini assiepati dietro le transenne che per ore lo hanno atteso.
+PetaloNero+
Sunday, December 09, 2007 2:48 PM
All'Angelus, il Papa invita ad "aprire il cuore e ad accogliere Il Figlio di Dio che viene in mezzo a noi per rendere manifesto il giudizio divino"



All'Angelus Benedetto XVI ha invitato a seguire le orme del figlio di Dio, facendo delle nostre esistenze un dono di amore e aprendo il cuore a Gesù Cristo. I frutti dell’amore - sottolinea il Papa - sono quei “degni frutti di conversione”, ai quali fa riferimento San Giovanni Battista. Il servizio di Amedeo Lomonaco:


Il Padre celeste ci chiama a seguire le orme del suo Unigenito Figlio, facendo, come Lui, delle nostre esistenze “un dono di amore”. Con queste parole, Benedetto XVI ha rinnovato oggi, seconda domenica di Avvento, l’invito alla conversione. Dopo la solennità dell’Immacolata Concezione, che la liturgia dedica a Maria, “Stella di speranza per ogni uomo”, il Papa ha invitato a volgere lo sguardo verso San Giovanni Battista. “La sua missione – ha affermato il Santo Padre – è stata quella di preparare a spianare la via davanti al Messia, chiamando il popolo di Israele a pentirsi dei propri peccati e a correggere ogni iniquità”.

"Ed è oggi, nel presente, che si gioca il nostro destino futuro; è con il concreto comportamento che teniamo in questa vita che decidiamo della nostra sorte eterna. Al tramonto dei nostri giorni sulla terra, al momento della morte, saremo valutati in base alla nostra somiglianza o meno con il Bambino che sta per nascere nella povera grotta di Betlemme, poiché è Lui il criterio di misura che Dio ha dato all’umanità".

Mentre prosegue il cammino dell’Avvento e mentre ci prepariamo a celebrare il Natale di Cristo – ha aggiunto Benedetto XVI – risuona nelle nostre comunità il richiamo alla conversione di Giovanni Battista che, tramite il Vangelo, continua a parlare attraverso i secoli, ad ogni generazione.

"E’ un invito pressante ad aprire il cuore e ad accogliere il Figlio di Dio che viene in mezzo a noi per rendere manifesto il giudizio divino".

Giovanni Battista – ha ricordato quindi il Santo Padre – diceva che “davanti a Dio nessuno ha titoli da vantare, ma deve portare frutti degni di conversione”. Le sue parole chiare e dure – ha spiegato il Papa – risultano quanto mai salutari nel nostro tempo, in cui anche “il modo di vivere e percepire il Natale risente purtroppo, assai spesso, di una mentalità materialistica”.

"La voce del grande profeta ci chiede di preparare la via al Signore che viene, nei deserti di oggi, deserti esteriori ed interiori, assetati dell’acqua viva che è Cristo. Ci guidi la Vergine Maria ad una vera conversione del cuore, perché possiamo compiere le scelte necessarie per sintonizzare le nostre mentalità con il Vangelo".

Dopo la recita della preghiera mariana, il pensiero del Papa è andato agli universitari degli Atenei romani, che Benedetto XVI incontrerà il prossimo 13 dicembre al termine della Santa Messa che sarà presieduta dal Cardinale Camillo Ruini.

“Vi attendo numerosi, cari giovani, per prepararci al santo Natale invocando il dono dello Spirito di sapienza per tutta la comunità universitaria”.

Salutando i pellegrini di lingua tedesca, il Santo Padre ha esortato infine a preparare la strada al Signore.

“Die Liturgie des Advents lädt uns immer wieder zur Umkehr ein.
La liturgia dell’Avvento ci invita costantemente alla conversione. La meditazione, la preghiera personale e comunitaria e il sacramento della penitenza devono avere un posto fisso in queste settimane di preparazione al Natale".


www.radiovaticana.org
+PetaloNero+
Sunday, December 09, 2007 2:49 PM
Da Petrus


Angelus, il monito di Benedetto XVI: “Per raggiungere il Paradiso dobbiamo assomigliare al Bambino Gesù che nasce nella grotta di Betlemme”

CITTA’ DEL VATICANO - ''Mentre prosegue il cammino dell'Avvento, mentre ci prepariamo a celebrare il Natale di Cristo, risuona nelle nostre comunita' - ha scandito il Papa prima della domenicale preghiera dell’Angelus dalla finestra del suo studio privato in San Pietro - il richiamo di Giovanni Battista alla conversione: e' un invito pressante ad aprire il cuore e ad accogliere il Figlio di Dio che viene in mezzo a noi per rendere manifesto il Giudizio divino''. Ed e' ''nel presente che si gioca il nostro destino futuro; e' con il concreto comportamento che teniamo in questa vita che decidiamo della nostra sorte eterna''. Infatti, ''al tramonto dei nostri giorni sulla terra, al momento della morte, saremo valutati in base alla nostra somiglianza o meno con il Bambino che sta per nascere nella povera grotta di Betlemme, poiche' e' Lui il criterio di misura che Dio ha dato all'umanita'''. Ritornando cosi' sul tema dell'''ultimo giorno'' che e' al centro dell'enciclica ''Spe salvi'', Benedetto XVI ha spiegato ancora una volta che ''il Padre celeste, che nella nascita del suo Unigenito Figlio ci ha manifestato il suo amore misericordioso, ci chiama a seguirne le orme facendo, come Lui, delle nostre esistenze un dono di amore. E i frutti dell'amore sono quei 'degni frutti di conversione' a cui fa riferimento san Giovanni Battista, mentre con parole sferzanti si rivolge ai farisei e ai sadducei accorsi, tra la folla, al suo battesimo''. ''Con parole esigenti - ha rilevato ancora il Papa - Giovanni Battista annunciava il giudizio imminente. La sua missione e' stata quella di preparare e spianare la via davanti al Messia, chiamando il popolo d'Israele a pentirsi dei propri peccati e a correggere ogni iniquita'. Metteva in guardia soprattutto dall’ipocrisia di chi si sentiva al sicuro per il solo fatto di appartenere al popolo eletto: davanti a Dio, diceva, nessuno ha titoli da vantare, ma deve portare frutti degni di conversione''. E anche oggi, ha concluso, ''mediante il Vangelo, Giovanni Battista continua a parlare attraverso i secoli, ad ogni generazione''. Nella societa' di oggi ''anche il modo di vivere e percepire il Natale risente purtroppo, assai spesso, di una mentalita' materialistica''. Per questo, ha affermato il Papa, ''le chiare e dure parole'' di Giovanni Battista che invitano a pentirsi dei propri peccati ''risultano quanto mai salutari''. ''Convertitevi, perche' il Regno dei Cieli e' vicino!'', ha ripetuto Benedetto XVI ai 40mila fedeli presenti in piazza San Pietro, unendo la sua alla ''voce del grande profeta'' che ''ci chiede di preparare la via al Signore che viene, nei deserti di oggi, deserti esteriori ed interiori, assetati dell'acqua viva che e' Cristo''. ''Ci guidi - ha invocato il Pontefice - la Vergine Maria ad una vera conversione del cuore, perche' possiamo compiere le scelte necessarie per sintonizzare le nostre mentalita' con il Vangelo''.



Il Papa dà appuntamento a giovedì ai giovani universitari

CITTA’ DEL VATICANO - "Nel pomeriggio di giovedi' prossimo incontrero' gli universitari degli Atenei romani, al termine della Santa Messa che sara' presieduta dal Cardinale vicario Camillo Ruini". Lo ha annunciato Papa Benedetto XVI al termine della preghiera dell'Angelus "Vi attendo numerosi, cari giovani - ha aggiunto - per prepararci al Santo Natale invocando il dono dello Spirito di sapienza per tutta la comunita' universitaria". In piazza San Pietro, gremita da oltre 40mila fedeli malgrado il freddo, il vento e la pioggia, il Santo Padre Benedetto XVI ha salutato i pellegrini di lingua italiana, in particolare i fedeli provenienti da Burgio e da Trebisacce, i ragazzi dell'unita' pastorale di Fagnano Olona in Diocesi di Milano, gli scout di Passignano sul Trasimeno, l'associazione "C'era una volta" di Villamiroglio e il gruppo della Polizia Municipale di Agropoli. "A tutti - ha concluso - auguro una buona domenica".


+PetaloNero+
Sunday, December 09, 2007 2:50 PM
LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELL’ANGELUS


Alle ore 12 di oggi il Santo Padre Benedetto XVI si affaccia alla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare l’Angelus con i fedeli ed i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro.

Queste le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana:


PRIMA DELL’ANGELUS

Cari fratelli e sorelle!

Ieri, solennità dell’Immacolata Concezione, la liturgia ci ha invitato a volgere lo sguardo verso Maria, madre di Gesù e madre nostra, Stella di speranza per ogni uomo. Oggi, seconda domenica di Avvento, ci presenta l’austera figura del Precursore, che l’evangelista Matteo introduce così: "In quei giorni comparve Giovanni il Battista a predicare nel deserto della Giudea, dicendo: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!»" (Mt 3,1-2). La sua missione è stata quella di preparare e spianare la via davanti al Messia, chiamando il popolo d’Israele a pentirsi dei propri peccati e a correggere ogni iniquità. Con parole esigenti Giovanni Battista annunciava il giudizio imminente: "Ogni albero che non produce frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco" (Mt 3,10). Metteva in guardia soprattutto dall’ipocrisia di chi si sentiva al sicuro per il solo fatto di appartenere al popolo eletto: davanti a Dio – diceva – nessuno ha titoli da vantare, ma deve portare "frutti degni di conversione" (Mt 3,8).

Mentre prosegue il cammino dell’Avvento, mentre ci prepariamo a celebrare il Natale di Cristo, risuona nelle nostre comunità questo richiamo di Giovanni Battista alla conversione. E’ un invito pressante ad aprire il cuore e ad accogliere il Figlio di Dio che viene in mezzo a noi per rendere manifesto il giudizio divino. Il Padre – scrive l’evangelista Giovanni – non giudica nessuno, ma ha affidato al Figlio il potere di giudicare, perché è Figlio dell’uomo (cfr Gv 5,22.27). Ed è oggi, nel presente, che si gioca il nostro destino futuro; è con il concreto comportamento che teniamo in questa vita che decidiamo della nostra sorte eterna. Al tramonto dei nostri giorni sulla terra, al momento della morte, saremo valutati in base alla nostra somiglianza o meno con il Bambino che sta per nascere nella povera grotta di Betlemme, poiché è Lui il criterio di misura che Dio ha dato all’umanità. Il Padre celeste, che nella nascita del suo Unigenito Figlio ci ha manifestato il suo amore misericordioso, ci chiama a seguirne le orme facendo, come Lui, delle nostre esistenze un dono di amore. E i frutti dell’amore sono quei "degni frutti di conversione" a cui fa riferimento san Giovanni Battista, mentre con parole sferzanti si rivolge ai farisei e ai sadducei accorsi, tra la folla, al suo battesimo.

Mediante il Vangelo, Giovanni Battista continua a parlare attraverso i secoli, ad ogni generazione. Le sue chiare e dure parole risultano quanto mai salutari per noi, uomini e le donne del nostro tempo, in cui anche il modo di vivere e percepire il Natale risente purtroppo, assai spesso, di una mentalità materialistica. La "voce" del grande profeta ci chiede di preparare la via al Signore che viene, nei deserti di oggi, deserti esteriori ed interiori, assetati dell’acqua viva che è Cristo. Ci guidi la Vergine Maria ad una vera conversione del cuore, perché possiamo compiere le scelte necessarie per sintonizzare le nostre mentalità con il Vangelo.




DOPO L’ANGELUS

Nel pomeriggio di giovedì 13 dicembre prossimo incontrerò gli universitari degli Atenei romani, al termine della Santa Messa che sarà presieduta dal Cardinale Camillo Ruini. Vi attendo numerosi, cari giovani, per prepararci al santo Natale invocando il dono dello Spirito di sapienza per tutta la comunità universitaria.

Je vous salue, chers pèlerins francophones, venus pour la prière de l’Angélus. Pendant ce temps de l’Avent, la prédication de Jean le Baptiste éclaire notre attente du Sauveur : il n’est pas de meilleure façon, nous dit-il, pour préparer la venue du Seigneur que de nous convertir, de produire dès aujourd’hui un fruit de justice et de nous laisser purifier par Dieu. Puissions-nous ainsi aplanir le chemin du Seigneur qui vient. Avec ma Bénédiction apostolique.

I extend a warm welcome to all the English-speaking pilgrims and visitors present at today’s Angelus. In this holy season of Advent, I pray that the glory of the Lord’s coming will fill your hearts with redeeming hope. Upon you and your loved ones, I invoke the grace and peace of Jesus Christ!

Frohen Herzens begrüße ich an diesem zweiten Adventssonntag alle deutschsprachigen Pilger und Besucher. „Bereitet dem Herrn den Weg!", ruft uns Johannes der Täufer heute zu; denn Christus will zu Weihnachten auch in unseren Herzen Wohnung nehmen. Die Liturgie des Advents lädt uns immer wieder zur Umkehr ein. Besinnung, persönliches und gemeinschaftliches Gebet sowie der Empfang des Bußsakraments sollen deshalb in diesen Wochen der Vorbereitung auf Weihnachten einen festen Platz haben. Der Herr, der kommen wird, segne euch und eure Familien.

Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua española aquí presentes y a cuantos participan en el rezo del Ángelus a través de la radio y la televisión. ¡Qué María, Estrella de la Esperanza, brille sobre vosotros y guíe vuestros pasos en este tiempo de Adviento. ¡Feliz domingo!

Pozdrawiam serdecznie Polaków. Dzisiaj, poprzez liturgię drugiej Niedzieli Adwentu dociera do nas z Pustyni Judzkiej wezwanie Jana, Proroka czasów mesjańskich: „Nawracajcie się! Bliskie jest królestwo niebieskie! Przygotujcie drogę Panu!" (por. Mt 3, 2-3). Oto zadania adwentowe: konkretne, skierowane do każdego z nas. Na ich realizację z serca wam błogosławię.

[Saluto cordialmente tutti i Polacchi. Oggi, attraverso la liturgia della seconda Domenica di Avvento, arriva a noi dal deserto della Giudea il richiamo di Giovanni, il Profeta dei tempi messianici: "Convertitevi! Vicino è il Regno dei cieli! Preparate la via del Signore" (cfr Mt 3,2-3). Ecco gli impegni dell’Avvento, concreti, rivolti a ciascuno di noi. Affinché possiate realizzarli, vi benedico tutti cuore.]

Saluto i pellegrini di lingua italiana, in particolare i fedeli provenienti da Burgio e da Trebisacce, i ragazzi dell’unità pastorale di Fagnano Olona (Diocesi di Milano), gli scout di Passignano sul Trasimeno, l’associazione "C’era una volta" di Villamiroglio e il gruppo della Polizia Municipale di Agropoli. A tutti auguro una buona domenica.

+PetaloNero+
Monday, December 10, 2007 2:52 PM
LE UDIENZE

Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina in Udienza:

S.E. il Signor Shawqi Jabriel Armali, Direttore dell'Ufficio di Rappresentanza dell'Organizzazione per la Liberazione della Palestina presso la Santa Sede;

Ecc.mi Presuli della Conferenza Episcopale del Giappone, in Visita "ad Limina Apostolorum":

S.E. Mons. Joseph Mitsuaki Takami, P.S.S., Arcivescovo di Nagasaki;
S.E. Mons. Paul Kenjiro Koriyama, Vescovo di Kagoshima;
S.E. Mons. Berard Toshio Oshikawa, O.F.M. Conv., Vescovo di Naha;
S.E. Mons. Joseph Atsumi Misue, Vescovo di Hiroshima.




RINUNCE E NOMINE



RINUNCIA DEL VESCOVO DI CIVITA CASTELLANA (ITALIA) E NOMINA DEL SUCCESSORE

Il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Civita Castellana (Italia), presentata da S.E. Mons. Divo Zadi, in conformità al can. 401 §1 del Codice di Diritto Canonico.

Il Papa ha nominato Vescovo di Civita Castellana (Italia) il Rev.do Mons. Romano Rossi, del clero della diocesi di Roma, finora Parroco della Parrocchia "Nostra Signora di Coromoto" in Roma.

Rev.do Mons. Romano Rossi

Mons. Romano Rossi, è nato a Montevarchi, in provincia di Arezzo, nella diocesi di Fiesole, il 1° agosto 1947. Ha compiuto gli studi presso il seminario diocesano di Fiesole.

È stato ordinato sacerdote il 27 giugno 1971 per la diocesi di Fiesole. Ha conseguito la licenza in Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana in Roma e la licenza in Scienze bibliche al Pontificio Istituto Biblico di Roma, risiedendo nel Pontificio Seminario Romano Maggiore.

È stato incardinato nella diocesi di Roma il 1° marzo 1990. Ha ricoperto i seguenti uffici e ministeri: Assistente al Pontificio Seminario Romano Maggiore dal 1971 al 1977; Vicario parrocchiale di "Santa Maria del Buon Consiglio" a Roma dal 1977 al 1978; Vicario parrocchiale di "S. Maria delle Grazie" a San Giovanni Valdarno (Fiesole); Insegnante di religione all’Istituto Magistrale e Responsabile diocesano della pastorale scolastica dal 1978 al 1983; Assistente nazionale branca Esploratori e Guide dell’AGESCI dal 1983 al 1990; Direttore spirituale del Pontificio Seminario Romano Maggiore dal 1983 al 1990.

Dal 1990 è Parroco della parrocchia di "Nostra Signora di Coromoto" a Roma e Rettore della Chiesa "San Francesco di Sales", sulla Via Portuense. Dal 1993 è Cappellano di Sua Santità.



NOMINA DEL NUNZIO APOSTOLICO IN ROMANIA E IN MOLDOVA

Il Santo Padre ha nominato Nunzio Apostolico in Romania e in Moldova S.E. Mons. Francisco-Javier Lozano Sebastián, Arcivescovo tit. di Penafiel, finora Nunzio Apostolico in Croazia.


Altre udienze e nomine

Il Papa stamani ha ricevuto anche il direttore dell’Ufficio di Rappresentanza dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina presso la Santa Sede, Shawqi Jabriel Armali.

In Italia, il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Civita Castellana presentata da mons. Divo Zadi per raggiunti limiti di età. Gli succede mons. Romano Rossi, del clero della diocesi di Roma, finora parroco della Parrocchia “Nostra Signora di Coromoto” in Roma. Mons. Romano Rossi, è nato a Montevarchi, in provincia di Arezzo, nella diocesi di Fiesole, il 1° agosto 1947. È stato ordinato sacerdote il 27 giugno 1971. Ha conseguito la Licenza in Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana in Roma e la Licenza in Scienze Bibliche al Pontificio Istituto Biblico di Roma. E’ stato, tra l’altro, assistente nazionale branca Esploratori e Guide dell’AGESCI dal 1983 al 1990 e direttore spirituale del Pontificio Seminario Romano Maggiore dal 1983 al 1990. Dal 1993 è cappellano di Sua Santità.

Il Santo Padre ha nominato nunzio apostolico in Romania e in Moldova mons. Francisco-Javier Lozano Sebastián, arcivescovo tit. di Penafiel, finora nunzio apostolico in Croazia.
+PetaloNero+
Monday, December 10, 2007 2:52 PM
Da Petrus

Monsignor Romano Rossi nuovo Vescovo di Civita Castellana



CITTA’ DEL VATICANO - Il Papa ha nominato Monsignor Romano Rossi, del clero della diocesi di Roma, nuovo vescovo di Civita Castellana. Sostituisce Monsignor Divo Zadi (nella foto), che lascia per raggiunti limiti d'età (fissati dal codice di Diritto canonico a 75 anni). Monsignor Rossi è nato a Montevarchi, in provincia di Arezzo, il primo agosto 1947. Ha compiuto gli studi presso il Seminario diocesano di Fiesole. È stato ordinato sacerdote il 27 giugno 1971 per la diocesi di Fiesole. Ha conseguito la Licenza in Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana in Roma e la Licenza in Scienze Bibliche al Pontificio Istituto Biblico di Roma, risiedendo nel Pontificio Seminario Romano Maggiore. È stato incardinato nella Diocesi di Roma il primo marzo 1990. Ha ricoperto i seguenti incarichi: assistente al Pontificio Seminario Romano Maggiore dal 1971 al 1977; Vicario Parrocchiale di "Santa Maria del Buon Consiglio" a Roma dal 1977 al 1978; Vicario Parrocchiale di "S. Maria delle Grazie" a San Giovanni Valdarno (Fiesole); insegnante di religione all'Istituto Magistrale e responsabile diocesano della Pastorale Scolastica dal 1978 al 1983; assistente nazionale branca Esploratori e Guide dell'AGESCI dal 1983 al 1990; direttore Spirituale del Pontificio Seminario Romano Maggiore dal 1983 al 1990. Dal 1990 è parroco della parrocchia di "Nostra Signora di Coromoto" a Roma e rettore della Chiesa "San Francesco di Sales", sulla Via Portuense. Dal 1993 è Cappellano di Sua Santità.
+PetaloNero+
Monday, December 10, 2007 2:53 PM
Vocazioni in leggero calo, efficacia delle strutture formative: le luci e le ombre della Chiesa del Giappone da oggi al centro della visita "ad Limina" in Vaticano


Una Chiesa molto piccola - mezzo milione di cattolici locali su oltre 125 milioni di abitanti - ma molto rispettata e di antica radice missionaria, fondata nel 16.mo secolo da San Francesco Saverio. E’ l’odierna Chiesa del Giappone, che da oggi e per tutta la settimana vivrà in Vaticano la sua visita ad Limina. Benedetto XVI ha ricevuto stamani in udienza un primo gruppo di vescovi giapponesi, che hanno cominciato a riferire al Papa le luci e le ombre di un Paese distinto tra l’ottimo funzionamento degli istituti di formazione cattolici e la carenza di nuove vocazioni. Il servizio di Alessandro De Carolis:


C’erano anche mons. Joseph Atsumi Misue e mons. Joseph Mitsuaki Takami, ovvero il vescovo di Hiroshima e l’arcivescovo di Nagasaki, tra i quattro presuli che stamattina hanno portato al Papa il primo saluto della Chiesa del Giappone. Le città-simbolo dell’olocausto nucleare sono accomunate alle altre metropoli del Sol Levante nelle problematiche che oggi incontra la comunità ecclesiale locale nell’irradiarsi all’interno del tessuto sociale del Paese. Eppure, non è certo la tradizione apostolica che difetta al Giappone. E' il 15 agosto del 1549 quando un uomo con la talare nera sbarca a Kagoshima, nell’isola di Kyushu. E’ un Gesuita di 43 anni, dal nome destinato a restare nella storia della Chiesa come quella del Paese orientale: Francesco Saverio. Il futuro Santo, che morirà tre anni più tardi, inizia a predicare il Vangelo accolto dalla disponibilità della autorità e della popolazione. Il seme del cristianesimo in Giappone è gettato, ma sarà il sangue dei martiri a renderlo quella pianta piccola ma solida che è oggi. Nel 1597, 26 giapponesi battezzati vengono uccisi a Nagasaki: di lì, e fino alle soglie del Novecento, professare la fede in Cristo potrà facilmente costare la vita.

Nonostante il clima di dialogo instauratosi all’indomani della Seconda Guerra mondiale, una delle difficoltà della diffusione del Vangelo resta - ieri come oggi - la radicata percezione del cristianesimo da parte dei giapponesi come di una “religione straniera”. Ai 500 mila battezzati locali se ne aggiunge, secondo stime del 2006, un numero pari di stranieri: ma sono soprattutto questi ultimi a registrare un aumento. Il perché di questa “resistenza” lo spiega, al microfono di Davide Dionisi, il vescovo di Takamatsu, Francis Xavier Osamu Mizobe:

"La religione cristiana viene da fuori, dall'Europa, e la Chiesa ha cercato di adattarsi al contesto e alla cultura locale, ma non è ancora riuscita ad affermare il Vangelo in terra giapponese. La cultura giapponese si basa sul buddismo, sul confucianesimo e sullo scintoismo. E’ una cultura pluralista, plurireligiosa, panteistica, e i giapponesi prendono una certa distanza dal monoteismo. La cultura giapponese, orientale, apprezza molto l’armonia e la pace. I giapponesi sentono, invece, nel cristianesimo e nel monoteismo un aspetto esclusivista molto forte e fino ad ora hanno sempre mantenuto una certa distanza nei suoi confronti".

Secondo l’ultimo rapporto statistico della Conferenza episcopale giapponese, riferito al 2006, i battesimi sono stati in quell’anno poco oltre i settemila, più o meno divisi a metà tra adulti e bambini. Sempre in quell’anno, circa 5.400 catecumeni adulti erano in cammino verso il battesimo, senza contare 1.550 fra vescovi e sacerdoti, i 138 seminaristi e le seimila religiose che completano il quadro gerarchico della Chiesa nipponica. In questo quadro - dove alle resistenze culturali si sommano anche il calo demografico e il benessere, che storna i giapponesi dalla fede in favore del prestigio sociale ed economico - quale ruolo giocano per il presente e il futuro della Chiea giapponese i laici e le strutture ecclesiali? Ancora mons. Osamu Mizobe:

"I laici sono importanti, perché nei tempi antichi del cristianesimo proprio i laici formavano la Chiesa e i sacerdoti erano pochissimi. Dopo il Concilio Vaticano II la Chiesa giapponese ha cominciato a dare spazio alla formazione dei laici. Manca però ancora molto da fare in questo campo. Il numero dei cattolici è esiguo: sono meno dello 0,3 per cento della popolazione. Nonostante questo piccolo numero, l’influenza del cattolicesimo e del cristianesimo è molto forte, perché nelle scuole cattoliche, nelle scuole missionarie, anche protestanti, l’educazione è portata avanti dai cristiani. Quindi, l’influenza è molto forte nella società giapponese. Adesso, la Chiesa giapponese sta focalizzando la propria attenzione sui problemi della giustizia, della pace, dell’ordinamento sociale, quindi, sui problemi sociali. Vogliamo parlare con il Papa, perché essa vuole fare conoscere alla società giapponese la sua dottrina sociale. L’anno prossimo avremo la beatificazione dei Martiri giapponesi con cui non solo rendiamo omaggio al passato della Chiesa giapponese, ma dalla quale ci aspettiamo che quei martiri ci diano un messaggio per la società di oggi, dove lavoriamo e viviamo".



www.radiovaticana.org
+PetaloNero+
Monday, December 10, 2007 2:54 PM
Da Petrus

Medio Oriente, ricevuto dal Papa il rappresentante dell'OLP. Slittato l'incontro con Kabila (Congo)

CITTA’ DEL VATICANO - Il Papa ha ricevuto il direttore dell'Ufficio di rappresentanza dell'Organizzazione per la liberazione della Palestina presso la Santa Sede. Sull'udienza, a carattere privato, il Vaticano non ha finora fornito ulteriori particolari. L'esponente palestinese, in una dichiarazione alla agenzia francofona I-Media ha preannunciato che avrebbe chiesto al Papa ''una presenza attiva'' del Vaticano nel processo di pace per il Medio Oriente ''in corso dopo la conferenza di Annapolis''. Armali - questo il nome del rappre4sentante dell'OLP - , sempre secondo I-Media, ha affermato ''il ruolo importante del Vaticano nella questione dello statuto di Gerusalemme'' e ha indicato di essere latore di un messaggio del presidente Mahmoud Abbas per Benedetto XVI. Armali ha assunto il suo incarico lo scorso novembre, e dopo l'udienza con il Papa incontrera' il ''ministro degli Esteri'' vaticano, Dominique Mamberti. Intanto è slittata l’udienza del Santo Padre al Presidente del Congo, Joseph Kabila, che non ha potuto raggiungere il Vaticano per problemi interni al suo Paese.
+PetaloNero+
Tuesday, December 11, 2007 2:46 PM
Il papa: famiglia umana, comunità di pace

di Mattia Bianchi/ 11/12/2007

"All'inizio di un nuovo anno desidero far pervenire il mio fervido augurio di pace". Comincia così il messaggio di Benedetto XVI per la Giornata mondiale della pace del 1 gennaio. Il testo integrale...





FAMIGLIA UMANA, COMUNITÀ DI PACE

1. ALL'INIZIO DI UN NUOVO ANNO desidero far pervenire il mio fervido augurio di pace, insieme con un caloroso messaggio di speranza agli uomini e alle donne di tutto il mondo. Lo faccio proponendo alla riflessione comune il tema con cui ho aperto questo messaggio, e che mi sta particolarmente a cuore: Famiglia umana, comunità di pace. Di fatto, la prima forma di comunione tra persone è quella che l'amore suscita tra un uomo e una donna decisi ad unirsi stabilmente per costruire insieme una nuova famiglia. Ma anche i popoli della terra sono chiamati ad instaurare tra loro rapporti di solidarietà e di collaborazione, quali s'addicono a membri dell'unica famiglia umana: « Tutti i popoli — ha sentenziato il Concilio Vaticano II — formano una sola comunità, hanno un'unica origine, perché Dio ha fatto abitare l'intero genere umano su tutta la faccia della terra (cfr At 17,26), ed hanno anche un solo fine ultimo, Dio».

Famiglia, società e pace

2. La famiglia naturale, quale intima comunione di vita e d'amore, fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, costituisce « il luogo primario dell'“umanizzazione” della persona e della società », la « culla della vita e dell'amore ». A ragione, pertanto, la famiglia è qualificata come la prima società naturale, « un'istituzione divina che sta a fondamento della vita delle persone, come prototipo di ogni ordinamento sociale ».

3. In effetti, in una sana vita familiare si fa esperienza di alcune componenti fondamentali della pace: la giustizia e l'amore tra fratelli e sorelle, la funzione dell'autorità espressa dai genitori, il servizio amorevole ai membri più deboli perché piccoli o malati o anziani, l'aiuto vicendevole nelle necessità della vita, la disponibilità ad accogliere l'altro e, se necessario, a perdonarlo. Per questo la famiglia è la prima e insostituibile educatrice alla pace. Non meraviglia quindi che la violenza, se perpetrata in famiglia, sia percepita come particolarmente intollerabile. Pertanto, quando si afferma che la famiglia è « la prima e vitale cellula della società », si dice qualcosa di essenziale. La famiglia è fondamento della società anche per questo: perché permette di fare determinanti esperienze di pace. Ne consegue che la comunità umana non può fare a meno del servizio che la famiglia svolge. Dove mai l'essere umano in formazione potrebbe imparare a gustare il « sapore » genuino della pace meglio che nel « nido » originario che la natura gli prepara? Il lessico familiare è un lessico di pace; lì è necessario attingere sempre per non perdere l'uso del vocabolario della pace. Nell'inflazione dei linguaggi, la società non può perdere il riferimento a quella « grammatica » che ogni bimbo apprende dai gesti e dagli sguardi della mamma e del papà, prima ancora che dalle loro parole.

4. La famiglia, poiché ha il dovere di educare i suoi membri, è titolare di specifici diritti. La stessa Dichiarazione universale dei diritti umani, che costituisce un'acquisizione di civiltà giuridica di valore veramente universale, afferma che « la famiglia è il nucleo naturale e fondamentale della società e ha diritto ad essere protetta dalla società e dallo Stato ». Da parte sua, la Santa Sede ha voluto riconoscere una speciale dignità giuridica alla famiglia pubblicando la Carta dei diritti della famiglia. Nel Preambolo si legge: « I diritti della persona, anche se espressi come diritti dell'individuo, hanno una fondamentale dimensione sociale, che trova nella famiglia la sua nativa e vitale espressione ». I diritti enunciati nella Carta sono espressione ed esplicitazione della legge naturale, iscritta nel cuore dell'essere umano e a lui manifestata dalla ragione. La negazione o anche la restrizione dei diritti della famiglia, oscurando la verità sull'uomo, minaccia gli stessi fondamenti della pace.

5. Pertanto, chi anche inconsapevolmente osteggia l'istituto familiare rende fragile la pace nell'intera comunità, nazionale e internazionale, perché indebolisce quella che, di fatto, è la principale « agenzia » di pace. È questo un punto meritevole di speciale riflessione: tutto ciò che contribuisce a indebolire la famiglia fondata sul matrimonio di un uomo e una donna, ciò che direttamente o indirettamente ne frena la disponibilità all'accoglienza responsabile di una nuova vita, ciò che ne ostacola il diritto ad essere la prima responsabile dell'educazione dei figli, costituisce un oggettivo impedimento sulla via della pace. La famiglia ha bisogno della casa, del lavoro o del giusto riconoscimento dell'attività domestica dei genitori, della scuola per i figli, dell'assistenza sanitaria di base per tutti. Quando la società e la politica non si impegnano ad aiutare la famiglia in questi campi, si privano di un'essenziale risorsa a servizio della pace. In particolare, i mezzi della comunicazione sociale, per le potenzialità educative di cui dispongono, hanno una speciale responsabilità nel promuovere il rispetto per la famiglia, nell'illustrarne le attese e i diritti, nel metterne in evidenza la bellezza.

L'umanità è una grande famiglia

6. Anche la comunità sociale, per vivere in pace, è chiamata a ispirarsi ai valori su cui si regge la comunità familiare. Questo vale per le comunità locali come per quelle nazionali; vale anzi per la stessa comunità dei popoli, per la famiglia umana che vive in quella casa comune che è la terra. In questa prospettiva, però, non si può dimenticare che la famiglia nasce dal « sì » responsabile e definitivo di un uomo e di una donna e vive del « sì » consapevole dei figli che vengono via via a farne parte. La comunità familiare per prosperare ha bisogno del consenso generoso di tutti i suoi membri. È necessario che questa consapevolezza diventi convinzione condivisa anche di quanti sono chiamati a formare la comune famiglia umana. Occorre saper dire il proprio « sì » a questa vocazione che Dio ha inscritto nella stessa nostra natura. Non viviamo gli uni accanto agli altri per caso; stiamo tutti percorrendo uno stesso cammino come uomini e quindi come fratelli e sorelle. È perciò essenziale che ciascuno si impegni a vivere la propria vita in atteggiamento di responsabilità davanti a Dio, riconoscendo in Lui la sorgente originaria della propria, come dell'altrui, esistenza. È risalendo a questo supremo Principio che può essere percepito il valore incondizionato di ogni essere umano, e possono essere poste così le premesse per l'edificazione di un'umanità pacificata. Senza questo Fondamento trascendente, la società è solo un'aggregazione di vicini, non una comunità di fratelli e sorelle, chiamati a formare una grande famiglia.

Famiglia, comunità umana e ambiente

7. La famiglia ha bisogno di una casa, di un ambiente a sua misura in cui intessere le proprie relazioni. Per la famiglia umana questa casa è la terra, l'ambiente che Dio Creatore ci ha dato perché lo abitassimo con creatività e responsabilità. Dobbiamo avere cura dell'ambiente: esso è stato affidato all'uomo, perché lo custodisca e lo coltivi con libertà responsabile, avendo sempre come criterio orientatore il bene di tutti. L'essere umano, ovviamente, ha un primato di valore su tutto il creato. Rispettare l'ambiente non vuol dire considerare la natura materiale o animale più importante dell'uomo. Vuol dire piuttosto non considerarla egoisticamente a completa disposizione dei propri interessi, perché anche le future generazioni hanno il diritto di trarre beneficio dalla creazione, esprimendo in essa la stessa libertà responsabile che rivendichiamo per noi. Né vanno dimenticati i poveri, esclusi in molti casi dalla destinazione universale dei beni del creato. Oggi l'umanità teme per il futuro equilibrio ecologico. È bene che le valutazioni a questo riguardo si facciano con prudenza, nel dialogo tra esperti e saggi, senza accelerazioni ideologiche verso conclusioni affrettate e soprattutto concertando insieme un modello di sviluppo sostenibile, che garantisca il benessere di tutti nel rispetto degli equilibri ecologici. Se la tutela dell'ambiente comporta dei costi, questi devono essere distribuiti con giustizia, tenendo conto delle diversità di sviluppo dei vari Paesi e della solidarietà con le future generazioni. Prudenza non significa non assumersi le proprie responsabilità e rimandare le decisioni; significa piuttosto assumere l'impegno di decidere assieme e dopo aver ponderato responsabilmente la strada da percorrere, con l'obiettivo di rafforzare quell'alleanza tra essere umano e ambiente, che deve essere specchio dell'amore creatore di Dio, dal quale proveniamo e verso il quale siamo in cammino.

8. Fondamentale, a questo riguardo, è « sentire » la terra come « nostra casa comune » e scegliere, per una sua gestione a servizio di tutti, la strada del dialogo piuttosto che delle decisioni unilaterali. Si possono aumentare, se necessario, i luoghi istituzionali a livello internazionale, per affrontare insieme il governo di questa nostra « casa »; ciò che più conta, tuttavia, è far maturare nelle coscienze la convinzione della necessità di collaborare responsabilmente. I problemi che si presentano all'orizzonte sono complessi e i tempi stringono. Per far fronte in modo efficace alla situazione, bisogna agire concordi. Un ambito nel quale sarebbe, in particolare, necessario intensificare il dialogo tra le Nazioni è quello della gestione delle risorse energetiche del pianeta. Una duplice urgenza, a questo riguardo, si pone ai Paesi tecnologicamente avanzati: occorre rivedere, da una parte, gli elevati standard di consumo dovuti all'attuale modello di sviluppo, e provvedere, dall'altra, ad adeguati investimenti per la differenziazione delle fonti di energia e per il miglioramento del suo utilizzo. I Paesi emergenti hanno fame di energia, ma talvolta questa fame viene saziata ai danni dei Paesi poveri i quali, per l'insufficienza delle loro infrastrutture, anche tecnologiche, sono costretti a svendere le risorse energetiche in loro possesso. A volte, la loro stessa libertà politica viene messa in discussione con forme di protettorato o comunque di condizionamento, che appaiono chiaramente umilianti.

Famiglia, comunità umana ed economia

9. Condizione essenziale per la pace nelle singole famiglie è che esse poggino sul solido fondamento di valori spirituali ed etici condivisi. Occorre però aggiungere che la famiglia fa un'autentica esperienza di pace quando a nessuno manca il necessario, e il patrimonio familiare — frutto del lavoro di alcuni, del risparmio di altri e della attiva collaborazione di tutti — è bene gestito nella solidarietà, senza eccessi e senza sprechi. Per la pace familiare è dunque necessaria, da una parte, l'apertura ad un patrimonio trascendente di valori, ma al tempo stesso non è priva di importanza, dall'altra, la saggia gestione sia dei beni materiali che delle relazioni tra le persone. Il venir meno di questa componente ha come conseguenza l'incrinarsi della fiducia reciproca a motivo delle incerte prospettive che minacciano il futuro del nucleo familiare.

10. Un discorso simile va fatto per quell'altra grande famiglia che è l'umanità nel suo insieme. Anche la famiglia umana, oggi ulteriormente unificata dal fenomeno della globalizzazione, ha bisogno, oltre che di un fondamento di valori condivisi, di un'economia che risponda veramente alle esigenze di un bene comune a dimensioni planetarie. Il riferimento alla famiglia naturale si rivela, anche da questo punto di vista, singolarmente suggestivo. Occorre promuovere corrette e sincere relazioni tra i singoli esseri umani e tra i popoli, che permettano a tutti di collaborare su un piano di parità e di giustizia. Al tempo stesso, ci si deve adoperare per una saggia utilizzazione delle risorse e per un'equa distribuzione della ricchezza. In particolare, gli aiuti dati ai Paesi poveri devono rispondere a criteri di sana logica economica, evitando sprechi che risultino in definitiva funzionali soprattutto al mantenimento di costosi apparati burocratici. Occorre anche tenere in debito conto l'esigenza morale di far sì che l'organizzazione economica non risponda solo alle crude leggi del guadagno immediato, che possono risultare disumane.

Famiglia, comunità umana e legge morale

11. Una famiglia vive in pace se tutti i suoi componenti si assoggettano ad una norma comune: è questa ad impedire l'individualismo egoistico e a legare insieme i singoli, favorendone la coesistenza armoniosa e l'operosità finalizzata. Il criterio, in sé ovvio, vale anche per le comunità più ampie: da quelle locali, a quelle nazionali, fino alla stessa comunità internazionale. Per avere la pace c'è bisogno di una legge comune, che aiuti la libertà ad essere veramente se stessa, anziché cieco arbitrio, e che protegga il debole dal sopruso del più forte. Nella famiglia dei popoli si verificano molti comportamenti arbitrari, sia all'interno dei singoli Stati sia nelle relazioni degli Stati tra loro. Non mancano poi tante situazioni in cui il debole deve piegare la testa davanti non alle esigenze della giustizia, ma alla nuda forza di chi ha più mezzi di lui. Occorre ribadirlo: la forza va sempre disciplinata dalla legge e ciò deve avvenire anche nei rapporti tra Stati sovrani.

12. Sulla natura e la funzione della legge la Chiesa si è pronunciata molte volte: la norma giuridica che regola i rapporti delle persone tra loro, disciplinando i comportamenti esterni e prevedendo anche sanzioni per i trasgressori, ha come criterio la norma morale basata sulla natura delle cose. La ragione umana, peraltro, è capace di discernerla, almeno nelle sue esigenze fondamentali, risalendo così alla Ragione creatrice di Dio che sta all'origine di tutte le cose. Questa norma morale deve regolare le scelte delle coscienze e guidare tutti i comportamenti degli esseri umani. Esistono norme giuridiche per i rapporti tra le Nazioni che formano la famiglia umana? E se esistono, sono esse operanti? La risposta è: sì, le norme esistono, ma per far sì che siano davvero operanti bisogna risalire alla norma morale naturale come base della norma giuridica, altrimenti questa resta in balia di fragili e provvisori consensi.

13. La conoscenza della norma morale naturale non è preclusa all'uomo che rientra in se stesso e, ponendosi di fronte al proprio destino, si interroga circa la logica interna delle più profonde inclinazioni presenti nel suo essere. Pur con perplessità e incertezze, egli può giungere a scoprire, almeno nelle sue linee essenziali, questa legge morale comune che, al di là delle differenze culturali, permette agli esseri umani di capirsi tra loro circa gli aspetti più importanti del bene e del male, del giusto e dell'ingiusto. È indispensabile risalire a questa legge fondamentale impegnando in questa ricerca le nostre migliori energie intellettuali, senza lasciarci scoraggiare da equivoci e fraintendimenti. Di fatto, valori radicati nella legge naturale sono presenti, anche se in forma frammentata e non sempre coerente, negli accordi internazionali, nelle forme di autorità universalmente riconosciute, nei principi del diritto umanitario recepito nelle legislazioni dei singoli Stati o negli statuti degli Organismi internazionali. L'umanità non è « senza legge ». È tuttavia urgente proseguire nel dialogo su questi temi, favorendo il convergere anche delle legislazioni dei singoli Stati verso il riconoscimento dei diritti umani fondamentali. La crescita della cultura giuridica nel mondo dipende, tra l'altro, dall'impegno di sostanziare sempre le norme internazionali di contenuto profondamente umano, così da evitare il loro ridursi a procedure facilmente aggirabili per motivi egoistici o ideologici.

Superamento dei conflitti e disarmo

14. L'umanità vive oggi, purtroppo, grandi divisioni e forti conflitti che gettano ombre cupe sul suo futuro. Vaste aree del pianeta sono coinvolte in tensioni crescenti, mentre il pericolo che si moltiplichino i Paesi detentori dell'arma nucleare suscita motivate apprensioni in ogni persona responsabile. Sono ancora in atto molte guerre civili nel Continente africano, sebbene in esso non pochi Paesi abbiano fatto progressi nella libertà e nella democrazia. Il Medio Oriente è tuttora teatro di conflitti e di attentati, che influenzano anche Nazioni e regioni limitrofe, rischiando di coinvolgerle nella spirale della violenza. Su un piano più generale, si deve registrare con rammarico l'aumento del numero di Stati coinvolti nella corsa agli armamenti: persino Nazioni in via di sviluppo destinano una quota importante del loro magro prodotto interno all'acquisto di armi. In questo funesto commercio le responsabilità sono molte: vi sono i Paesi del mondo industrialmente sviluppato che traggono lauti guadagni dalla vendita di armi e vi sono le oligarchie dominanti in tanti Paesi poveri che vogliono rafforzare la loro situazione mediante l'acquisto di armi sempre più sofisticate. È veramente necessaria in tempi tanto difficili la mobilitazione di tutte le persone di buona volontà per trovare concreti accordi in vista di un'efficace smilitarizzazione, soprattutto nel campo delle armi nucleari. In questa fase in cui il processo di non proliferazione nucleare sta segnando il passo, sento il dovere di esortare le Autorità a riprendere con più ferma determinazione le trattative in vista dello smantellamento progressivo e concordato delle armi nucleari esistenti. Nel rinnovare questo appello, so di farmi eco dell'auspicio condiviso da quanti hanno a cuore il futuro dell'umanità.

15. Sessant'anni or sono l'Organizzazione delle Nazioni Unite rendeva pubblica in modo solenne la Dichiarazione universale dei diritti umani (1948–2008). Con quel documento la famiglia umana reagiva agli orrori della Seconda Guerra Mondiale, riconoscendo la propria unità basata sulla pari dignità di tutti gli uomini e ponendo al centro della convivenza umana il rispetto dei diritti fondamentali dei singoli e dei popoli: fu quello un passo decisivo nel difficile e impegnativo cammino verso la concordia e la pace. Uno speciale pensiero merita anche la ricorrenza del 25o anniversario dell'adozione da parte della Santa Sede della Carta dei diritti della famiglia (1983–2008), come pure il 40o anniversario della celebrazione della prima Giornata Mondiale della Pace (1968–2008). Frutto di una provvidenziale intuizione di Papa Paolo VI, ripresa con grande convinzione dal mio amato e venerato predecessore, Papa Giovanni Paolo II, la celebrazione di questa Giornata ha offerto nel corso degli anni la possibilità di sviluppare, attraverso i Messaggi pubblicati per la circostanza, un'illuminante dottrina da parte della Chiesa a favore di questo fondamentale bene umano. È proprio alla luce di queste significative ricorrenze che invito ogni uomo e ogni donna a prendere più lucida consapevolezza della comune appartenenza all'unica famiglia umana e ad impegnarsi perché la convivenza sulla terra rispecchi sempre di più questa convinzione da cui dipende l'instaurazione di una pace vera e duratura. Invito poi i credenti ad implorare da Dio senza stancarsi il grande dono della pace. I cristiani, per parte loro, sanno di potersi affidare all'intercessione di Colei che, essendo Madre del Figlio di Dio fattosi carne per la salvezza dell'intera umanità, è Madre comune.

A tutti l'augurio di un lieto Anno nuovo!










L'umanità come una famiglia. Presentato il messaggio del papa per la Giornata mondiale della pace

di Mattia Bianchi/ 11/12/2007

È la famiglia l'esempio indicato da Benedetto XVI per costruire e vivere la pace. Presentato stamani in Vaticano il messaggio per la Giornata mondiale della pace, sul tema "Famiglia umana: comunità di pace".

È la famiglia l'esempio indicato da Benedetto XVI per costruire e vivere la pace. Famiglia come “luogo primario dell'umanizzazione”, “culla della vita e dell'amore” e “prima e insostituibile educatrice alla pace”: spazio ideale per sperimentare “la giustizia e l'amore tra fratelli e sorelle”, “la funzione dell'autorità espressa dai genitori”, “il servizio amorevole ai membri più deboli”, “l'aiuto vicendevole nelle necessità della vita”, “la disponibilità ad accogliere l'altro e, se necessario, a perdonarlo”. E si tratta di uno stile che può essere esteso anche all'intera famiglia umana.

La riflessione del pontefice è contenuta nel messaggio per la Giornata mondiale della pace del 1 gennaio, presentato stamani in Vaticano, in una conferenza stampa a cui hanno partecipato il cardinale Renato Raffaele Martino, presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace e mons. Giampaolo Crepaldi, segretario dello stesso dicastero. Il documento papale è strutturato in due parti, in ognuna della quali il tema della famiglia, nella sua dimensione micro e in quella macro, viene progressivamente trattato in relazione ai vari aspetti della promozione della pace. Nella prima parte si evidenzia il senso e il valore della connessione tra nucleo familiare e pace; nella seconda, la famiglia umana è messa in relazione con una serie di problematiche attinenti la pace.

L'immagine della famiglia naturale “fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna” è dunque il punto di partenza. Per Benedetto XVI l'istituto familiare “è la principale agenzia di pace” e come tale è “titolare di specifici diritti”. “Tutto ciò che contribuisce a indebolire la famiglia fondata sul matrimonio di un uomo e una donna, - scrive il papa - ciò che direttamente o indirettamente ne frena la disponibilità all'accoglienza responsabile di una nuova vita, ciò che ne ostacola il diritto ad essere la prima responsabile dell'educazione dei figli, costituisce un oggettivo impedimento sulla via della pace”. In una simile prospettiva, anche l'umanità è una grande famiglia che vive “in quella casa comune che è la terra”. È necessario però un sì consapevole, perché “non viviamo gli uni accanto agli altri per caso”, ma siamo “una comunità di fratelli e sorelle”.

Ne discende il valore della tutela ambientale, anche se, avvisa il papa, “l'essere umano ha un primato di valore su tutto il creato” e “rispettare l'ambiente non vuol dire considerare la natura materiale o animale più importante dell'uomo”. Obiettivo comune deve essere la ricerca di un “modello di sviluppo sostenibile”, che garantisca “il benessere di tutti nel rispetto degli equilibri ecologici”. Il tutto, al di là di catastrofismi e letture ideologiche, con un atteggiamento prudente che implichi “ l'impegno di decidere assieme”, “dopo aver ponderato responsabilmente la strada da percorrere”.

A riguardo, il papa cita la necessità di “intensificare il dialogo tra le Nazioni” sulla “gestione delle risorse energetiche del pianeta”, spiegando che “occorre rivedere, da una parte, gli elevati standard di consumo dovuti all'attuale modello di sviluppo, e provvedere, dall'altra, ad adeguati investimenti per la differenziazione delle fonti di energia e per il miglioramento del suo utilizzo”. Al centro del discorso, ci sono soprattutto i Paesi poveri, che “per l'insufficienza delle loro infrastrutture, anche tecnologiche, sono costretti a svendere le risorse energetiche in loro possesso”.

In ogni caso, così come la famiglia è fondata su valori, anche i rapporti tra le Nazioni devono fare riferimento ad “un patrimonio trascendente”, legato a doppio filo con il concetto del “bene comune”. “Occorre promuovere corrette e sincere relazioni tra i singoli esseri umani e tra i popoli, - è l'invito del papa - che permettano a tutti di collaborare su un piano di parità e di giustizia. Al tempo stesso, ci si deve adoperare per una saggia utilizzazione delle risorse e per un'equa distribuzione della ricchezza”. Sopra ogni cosa, deve esserci poi una norma morale comune, capace di “regolare le scelte delle coscienze e guidare tutti i comportamenti degli esseri umani”. Per Benedetto XVI “esistono norme giuridiche per i rapporti tra le Nazioni”, ma “per far sì che siano davvero operanti bisogna risalire alla norma morale naturale come base della norma giuridica, altrimenti questa resta in balia di fragili e provvisori consensi”.

Un modo per ribadire che “la legge morale”, “al di là delle differenze culturali, permette agli esseri umani di capirsi tra loro circa gli aspetti più importanti del bene e del male, del giusto e dell'ingiusto”. “Di fatto, - spiega il pontefice - valori radicati nella legge naturale sono presenti, anche se in forma frammentata e non sempre coerente, negli accordi internazionali, nelle forme di autorità universalmente riconosciute, nei principi del diritto umanitario recepito nelle legislazioni dei singoli Stati o negli statuti degli Organismi internazionali (...). È tuttavia urgente proseguire nel dialogo su questi temi”. Il papa dedica poi ampio spazio al tema del disarmo, invocando “un'efficace smilitarizzazione, soprattutto nel campo delle armi nucleari”. “Sento il dovere – scrive - di esortare le Autorità a riprendere con più ferma determinazione le trattative in vista dello smantellamento progressivo e concordato delle armi nucleari esistenti”.

Il messaggio si chiude con un invito ad ogni uomo e donna “a prendere più lucida consapevolezza della comune appartenenza all'unica famiglia umana”, mentre i credenti sono chiamati “ad implorare da Dio senza stancarsi il grande dono della pace”, un dono che i cristiani affidano “all'intercessione di Colei che, essendo Madre del Figlio di Dio fattosi carne per la salvezza dell'intera umanità, è Madre comune”.


www.korazym.org
+PetaloNero+
Tuesday, December 11, 2007 2:46 PM
Da Petrus

Il Messaggio del Papa per la 'Giornata Mondiale della Pace': “L'attacco alla Famiglia e il riarmo nucleare due grandi minacce per l'umanità”


di Bruno Volpe

CITTA’ DEL VATICANO - Famiglia naturale e pace non sono distinte tra di loro ma camminano insieme per la realizzazione di un mondo migliore. E’ il cuore del messaggio preparato da Benedetto XVI per la ‘Giornata Mondiale della Pace’ che si celebrerà il primo Gennaio 2008. “Chi, anche inconsapevolmente - ammonisce il Papa -, osteggia l'istituto familiare, rende fragile la pace, perchè indebolisce quella che di fatto è la maggiore agenzia di pace”. Quindi, si legge nel testo, “tutto ciò che contribuisce ad indebolire la famiglia fondata sul matrimonio di un uomo e una donna, ciò che direttamente o indirettamente ne frena la disponibilità all'accoglienza responsabile di una nuova vita, ciò che ostacola il diritto ad essere la prima educatrice dell’educazione dei figli, costituisce un oggettivo impedimento sulla via della pace”. Poi, ricorda il Pontefice, “la famiglia ha bisogno della casa, del lavoro, della scuola per i figli, dell'assistenza sanitaria di base per tutti. Quando la società e la politica non si impegnano ad aiutare la famiglia in questi campi, si privano di un'essenziale risorsa al servizio della pace". Basti pensare, d’altro canto, che "il lessico familiare è un lessico di pace: lì è necessario attingere sempre per non perdere l'uso del vocabolario della pace. Nell'inflazione dei linguaggi, la società non può perdere il riferimento a quella grammatica che ogni bimbo apprende dai gesti e dagli sguardi della mamma e del papà, prima ancora che dalle loro parole". Benedetto XVI, dunque, pone al centro della sua riflessione la famiglia, oggi insidiata da pericolose teorie relativiste e moderniste sostenitriciI del doppio lavoro dei genitori, spesso causa di problemi per i figli e di crisi coniugali. Il Papa, inoltre, ribadisce come la famiglia sia quella società naturale fondata sul matrimonio di un uomo e una donna, contestando le trivialità e le assurdità anche giuridiche degli ultimi tempi, vere e proprie piaghe morali di una società che sembra aver perso i propri valori e la bussola. "L'umanità - ricorda il Santo Padre - è una grande famiglia: non viviamo gli uni accanto agli altri per caso, stiamo tutti percorrendo uno stesso cammino come uomini e, quindi, come fratelli e sorelle". Perciò, “è risalendo a questo supremo principio che può essere percepito il valore incondizionato di ogni essere umano e possono essere poste così le premesse per l'edificazione di una umanità pacificata”. Fondamento trascendente, sottolinea il Papa, “la società è solo un'aggregazione di vicini, non una comunita' di fratelli e sorelle chiamati a formare una grande famiglia". Nel messaggio per la ‘Giornata mondiale della Pace’, Benedetto XVI dedica parole anche all'ambiente: "Dobbiamo avere cura dell'ambiente. Ma l'essere umano ovviamente ha un primato di valore su tutto il creato: rispettare l'ambiente non vuol dire considerare la natura materiale o animale più importante dell'uomo”. Di conseguenza, bisogna agire con prudenza nel dialogo tra esperti e saggi, “senza accelerazioni idelogiche verso conclusioni affrettate e soprattutto concertando insieme un modello di sviluppo sostenibile, che garantisca il benessere di tutti nel rispetto degli equilibri ecologici”. Se la tutela dell'ambiente comporta dei costi, aggiunge Benedetto XVI, “questi devono essere distribuiti con giustizia tenendo conto delle diversità di sviluppo dei vari Paesi e della solidarietà delle future generazioni". Poi il Papa torna ad affrontare in maniera diretta il tema del Messaggio, la pace, evidenziando che la strada del dialogo tra le nazioni deve sempre avere la meglio sulle decisioni unilaterali per il bene dell’umanità. Ciò deve avvenire, ad esempio, sulla gestione delle risorse energetiche del pianeta, rivedendo gli elevati standards di consumo del Paesi avanzati e provvedendo ad adeguati investimenti. A tal proposito, il Papa denuncia in modo preoccupante che "i Paesi poveri sono costretti a svendere le risorse enegetiche in loro possesso, e la loro stessa libertà politica viene messa in discussione con forme di protettorato o comunque di condizionamento che appaiono umilianti". Il Messaggio conferma "la necessità di una equa distribuzione della ricchezza” e in gli aiuti dati ai Paesi poveri, in particolare, “devono rispondere a criteri di sana logica economica, evitando sprechi che risultino funzionali soprattutto al mantenimento di costosi apparati burocratici”. Per Benedetto XVI, “occorre anche tenere in debito conto l'esigenza morale di far sì che l'organizzazione economica non risponda solo alle crude leggi del guadagno immediato che possono risultare disumane". E allora che fare per avere la pace? Chiara la risposta del successore di Pietro: “C'è bisogno di una legge comune che aiuti la libertà ad essere veramente se stessa, anzichè cieco arbitrio, e che protegga il debole dal sopruso del più forte”. Bisogna, per questo, “risalire alla norma naturale come base della norma giuridica perché l'umanità non è senza legge”. Piuttosto, “l'umanità vive oggi purtroppo grandi divisioni e forti conflitti che gettano ombre fosche sul suo futuro". Nel Messaggio del Papa, non poteva mancare un riferimento alla situazione del Medio Oriente, “tuttora teatro di conflitti e attentati", tanto che Benedetto XVI lancia un pressante invito al disarmo e alla corsa al nucleare, auspicando uno "smantellamento progressivo e concordato delle armi nucleari esistenti". Il Papa nota con rammarico "l'aumento del numero degli Stati coinvolti nella corsa agli armamenti” e denuncia come “responsabili di questo funesto commercio sono i Paesi del mondo commercialemnte sviluppato, che traggono guadagni dalla vendita delle armi, e le oligarchie dominanti in tanti Paesi poveri, che vogliono rafforzare il loro potere". Benedetto XVI ricorda, infine, la Dichiarazione universale dei diritti umani, l’adozione da parte della Santa Sede della Carta dei diritti della Famiglia e il 40° anniversario della prima celebrazione della ‘Giornata Mondiale della Pace’, frutto di una provvidenziale intuizione di Paolo VI, e invita "ogni uomo e donna ad impegnarsi sulla via della pace", un grande dono che esorta i credenti a chiedere a Dio senza stancarsi mai.

+PetaloNero+
Tuesday, December 11, 2007 2:47 PM
Tutela ambientale, disarmo e sicurezza siano sviluppate in favore e non a scapito della pace: il Messaggio del Papa presentato in Sala stampa vaticana



Le questioni concrete sollevate dal messaggio di Bendetto XVI – legate cioè ai temi della tutela dell’ambiente, del disarmo, della sicurezza, del ruolo delle istituzioni internazionali - sono state al centro delle domande poste dai giornalisti ai due relatori presenti in Sala Stampa vaticana: il cardinale Renato Raffaele Martino e il vescovo Giampaolo Crepaldi, presidente e segretario del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace. Ce ne parla Alessandro De Carolis:


La nuova corsa al disarmo innescata dal post-11 settembre e la ripresa di una nuova “strategia della deterrenza” nucleare, denunciate dal Papa nel suo Messaggio per la pace 2008, hanno subito acceso l’interesse dei tanti cronisti in Sala Stampa vaticana corrispondenti di varie testate del globo. Ai giornalisti che chiedevano se dietro le parole di Benedetto XVI ci fossero espliciti riferimenti ad esempio alla querelle nucleare con l’Iran, il cardinale Martino ha risposto schiettamente che i riferimenti sono certamente relativi alle attuali “questioni sul tappeto”. In particolare, prendendo spunto dai recenti dati che indicano la mancata presenza di armi di distruzioni di massa negli arsenali iraniani oggi, come in quelli iracheni ieri, il presidente del dicastero vaticano ha ricordato di aver recentemente affermato che gli allarmi su questo pericolo - poi risultato infondato ma comunque causa di interventi militari - erano già stati da lui come definiti come delle sole “parole”, ma pericolose:


"Sono parole, però che fanno male all’atmosfera internazionale perché possono alimentare la preoccupazione e quindi indurre a rinforzare la sicurezza con produzione di nuove armi e sperimentazioni di nuove armi. Il disarmo è lungi dall’essere raggiunto e se consideriamo anche le bombe cluster, c'è un Trattato di messa al bando che dovrebbe essere aperto alla firma ad Oslo entro la fine del 2008. Ma vedo che anche l’elaborazione di questo testo è stata 'annacquata' considerevolmente".


La spesa militare per gli armamenti nel 2006, aveva ricordato in precedenza il cardinale Martino, è ammontata a 1.204 miliardi di dollari, con un incremento del 37% nel decennio 1996-2007, ovvero il più alto di sempre, nemmeno toccato ai tempi della Guerra fredda. Questo riarmo, è stato affermato in Sala Stampa sulla scorta del Messaggio del Papa, è oggi in parte motivato dagli Stati con le accresciute esigenze di sicurezza richieste dal dilagare del terrorismo. Esigenze di sicurezza che tuttavia - ha sottolineato mons. Crepaldi - finiscono, per una sorta di paraddoso, per nuocere alla pace piuttosto che facilitarla. E lo stesso mons. Crepaldi ha poi risposto così a una domanda che chiedeva se il concetto di “famiglia umana” utilizzato da Pio XII in poi abbia fatto breccia nella cultura giuridica internazionale:


"Ci sono oggi processi che vanno nella direzione di rimarcare le differenze e le contrapposizioni. E’ vero che nel mondo, per esempio, sono diminuiti i conflitti però è vero anche che cresce la produzione, il commercio delle armi, gli strumenti che alimentano i conflitti. Direi che la Chiesa fa il servizio di annunciare questa prospettiva - che è una prospettiva rilevante non solo dal punto di vista teologico spirituale, ma anche rilevante se utilizzata a livello culturale e politico - ovvero, quella dell’unità della famiglia umana".


Anche la questione della tutela ambientale sollevata dal Messaggio di Benedetto XVI ha suscitato domande. Una, in particolare, chiedeva se la presenza di questo richiamo nel documento del Papa fosse il segno di un più forte interesse della Chiesa per il tema, nel futuro. Ecco la risposta del cardinale Martino:


"Sì, noi al Consiglio Giustizia e pace siamo particolarmente sensibili a tutte le riunioni sui cambiamenti climatici: c’è sempre una delegazione della Santa Sede della quale fa parte puntualmente un membro del nostro dicastero. La cosa è nel calendario delle attività della Santa Sede e quindi è naturale che il Papa abbia trovato questa buona occasione per trattarne in maniera più ufficiale".


In un orizzonte di riflessioni riguardante il contributo alla costruzione mondiale della pace, non potevano mancare riferimenti al ruolo giocato in questo ambito dagli organismi sovranazionali. Un giornalista ha obiettato la mancanza in questo Messaggio, rispetto ad altri, di espliciti riferimenti del Papa all’ONU o ad altri enti. Il cardinale Martino ha obiettato a sua volta:


"Ma come: il Papa, ad un certo momento, suggerisce la creazione di nuovi organismi internazionali per regolare tali questioni. Quindi, questo vuol dire che ha fiducia e conta su queste organizzazioni".


www.radiovaticana.org
Questa è la versione 'lo-fi' dell Comunità Per visualizzare la versione completa click here
Tutti gli orari sono GMT+01:00. Adesso sono le 9:06 PM.
Copyright © 2000-2012 FreeForumZone snc - www.freeforumzone.com