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+PetaloNero+
Sunday, December 02, 2007 4:11 PM
Dio e la sofferenza. Il papa in visita all'ospedale San Giovanni Battista di Roma

di Angela Ambrogetti/ 02/12/2007

Nella prima domenica di Avvento Benedetto XVI celebra la messa nell’ospedale romano dello SMOM e visita i malati dell’Unità di Risveglio. Nell’omelia ricorda alcuni passaggi della sua seconda enciclica "Spe Salvi".

"Abbiamo bisogno delle piccole speranze che ogni giorno ci mantengono in cammino, ma senza la grande Speranza che deve superare tutto il resto esse non bastano". Con una citazione della sua seconda enciclica, Benedetto XVI propone la riflessione della prima domenica di Avvento. Lo fa in un ospedale alla periferia di Roma: il San Giovanni Battista, una struttura del Sovrano Militare Ordine di Malta dove si curano, tra gli altri, coloro che escono dal coma. Alcuni rimangono in stato vegetativo permanente. A loro è stata dedicata principalmente al visita del papa. Ai loro familiari le parole di speranza e fiducia che Benedetto XVI ha pronunciato nella omelia della messa celebrata nella moderna cappella dell’ ospedale. Illuminata da grandi vetrate, con un semplice altare di legno ornato dalla tipica croce del’ ordine , alle spalle una antica icona mariana sul muro bianco, la cappella indica la semplicità della missione dei medici e dei religiosi.

Accolto dal Gran Maestro, Fra Andrew Bertie, dal cardinale vicario di Roma Camillo Ruini e da centinaia tra pazienti, medici, infermieri e volontari, il papa ha ricordato che proprio “nella prova e nella malattia, Dio ci visita misteriosamente e se ci abbandoniamo alla sua volontà, possiamo sperimentare la potenza del suo amore. Gli ospedali e le case di cura - ha proseguito il papa - proprio perché abitati da persone provate dal dolore, possono diventare luoghi privilegiati dove testimoniare l’amore cristiano che alimenta la speranza e suscita propositi di fraterna solidarietà”.

L’Avvento è tempo di attesa vigile ha proseguito il papa, e se Gesù non si stanca mai di visitarci, è anche vero che “ci chiede e ci avverte di attenderlo perché la sua venuta non può essere programmata o pronosticata, ma sarà improvvisa e imprevedibile”. Ma questo non deve essere fonte di preoccupazione e timore. “Che cosa il Signore vuole farci comprendere con questo ammonimento, se non che non dobbiamo lasciarci assorbire dalle realtà e preoccupazioni materiali sino al punto da restarne irretiti?”. L’invito del papa è rasserenante: “Prepariamoci ad accogliere il Signore nel suo incessante venirci incontro negli eventi della vita, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia; prepariamoci ad incontrarlo nell’ultima sua definitiva venuta. Il suo passaggio è sempre fonte di pace e, se la sofferenza, retaggio dell’umana natura, diventa talora quasi insopportabile, con l’avvento del Salvatore “la sofferenza – senza cessare di essere sofferenza – diventa nonostante tutto canto di lode”.

Il papa ha distribuito personalmente l'ostia della comunione a ciascuno dei pazienti, portati davanti a lui nelle sedie a rotelle. Al termine della celebrazione, poi, si è recato in visita alla modernissima Unità di Risveglio, uno dei pochi centri italiani specializzati nella assistenza e nella cura dei pazienti traumatizzati cranio-encefalici in fase di “risveglio”. La struttura, inaugurata nel 2000, dispone di 15 posti per pazienti in stato vegetativo e altri 50 per coloro che stanno progressivamente recuperando la normalità. Il papa si è soffermato con malati e familiari, ha incoraggiato i medici e gli assistenti e i molti volontari che operano in questo settore delicato e troppo spesso considerato “ terra di nessuno” . Accompagnato dai vertici della Acismom, la sezione italiana dei Cavalieri di Malta, Benedetto ha salutato la comunità dell’ ospedale e dalla zona della Magliana, dove è situato, ha fatto rientro in Vaticano per la recita dell’Angelus di mezzogiorno.
www.korazym.org
+PetaloNero+
Sunday, December 02, 2007 4:13 PM
Da Petrus

Benedetto XVI consegna in Ospedale la sua Enciclica 'Spe Salvi' alla Diocesi di Roma

CITTA’ DEL VATICANO - Benedetto XVI ha scelto la visita di questa mattina all'Ospedale San Giovanni Battista per "consegnare idealmente l'Enciclica alla comunita' cristiana di Roma e, in particolare, a coloro che sono a diretto contatto con la sofferenza e la malattia". "E' un testo - ha spiegato nell'omelia della messa celebrata in un padiglione - che vi invito ad approfondire, per trovarvi le ragioni di quella speranza affidabile, in virtu' della quale noi possiamo affrontare il nostro presente: anche un presente faticoso". "La liturgia dell'Avvento - ha sottolineato il Pontefice - ci ripetera' lungo le prossime settimane di non stancarci d'invocarlo; ci esortera' ad andargli incontro, sapendo che Egli stesso costantemente viene a visitarci. Nella prova e nella malattia Dio ci visita misteriosamente e, se ci abbandoniamo alla sua volonta', possiamo sperimentare la potenza del suo amore". Secondo il Papa teologo, "gli ospedali e le case di cura, proprio perche' abitati da persone provate dal dolore, possono diventare luoghi privilegiati dove testimoniare l'amore cristiano che alimenta la speranza e suscita propositi di fraterna solidarieta'".



L'elogio del Santo Padre all'Ordine di Malta per l'assistenza e la cura degli ammalati



CITTA’ DEL VATICANO - ,"La Chiesa, attraverso i secoli, si e' resa particolarmente 'prossima' a coloro che soffrono: di questo spirito s'e' fatto partecipe il benemerito Sovrano Militare Ordine di Malta, che fin dagli inizi si e' dedicato all'assistenza dei pellegrini in Terra Santa mediante un Ospizio-Infermeria". Lo ha affermato Benedetto XVI nell'omelia della messa celebrata questa mattina all'Ospedale San Giovanni Battista, gestito dallo Smom alla periferia Sud di Roma. Il Papa (nella foto con il Grande Maestro dell’Ordine, Andrei Berti) ha ricordato le origini dell'istituzione (che oggi e' riconosciuta come entita' internazionale e intrattiene rapporti diplomatici con una settantina di Paesi). Mentre all'epoca delle Crociate, "perseguiva il fine della difesa della cristianita', il Sovrano Ordine di Malta - ha detto - si prodigava nel curare i malati, specialmente quelli poveri ed emarginati. Testimonianza di quest'amore fraterno e' anche quest'ospedale che, sorto intorno agli anni 70 del secolo scorso, e' diventato oggi un presidio di alto livello tecnologico e una casa di solidarieta', dove accanto al personale sanitario operano con generosa dedizione numerosi volontari". "Cari Cavalieri del Sovrano Militare Ordine di Malta, cari medici, infermieri e quanti qui lavorate, voi tutti - ha chiesto il Pontefice agli operatori dello Smom - siete chiamati a rendere un importante servizio agli ammalati e alla societa', un servizio che esige abnegazione e spirito di sacrificio. In ogni malato, chiunque esso sia, sappiate riconoscere e servire Cristo stesso; fategli percepire, con i vostri gesti e le vostre parole, i segni del suo amore misericordioso. Per compiere bene questa missione - ha concluso - cercate di indossare le armi della luce che sono la Parola di Dio, i doni dello Spirito, la grazia dei Sacramenti, le virtu' teologali e Cardinali; lottate contro il male ed abbandonate il peccato che rende tenebrosa la nostra esistenza".
+PetaloNero+
Sunday, December 02, 2007 4:14 PM
Il discorso del Papa ieri al Forum delle ONG cattoliche e l’interpretazione “forzata” di organi di stampa



“Spesso il dibattito internazionale appare segnato da una logica relativistica”: è questo un punto del lungo discorso del Papa ieri al Forum delle ONG di ispirazione cattolica. Punto che è stato riproposto da alcuni organi di stampa in modo distorto. Per richiamare l’attenzione sulle reali parole del Papa è intervenuto ieri padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa Vaticana, che ha parlato di “forzate interpretazioni giornalistiche”. Lo ascoltiamo ai nostri microfoni:

E’ importante rispettare con attenzione la lettera e lo spirito di quanto viene detto – in particolare dal Papa – perché le forzature giornalistiche, magari con titoli intesi a colpire e a richiamare l’attenzione – possono causare malintesi gravi e mettere in moto dinamiche generatrici di tensioni ingiustificate. Lo abbiamo verificato ancora una volta ieri a proposito del discorso del Papa alle Organizzazioni non governative di ispirazione cattolica, in cui ha ribadito le sue preoccupazioni per il relativismo morale. Il Papa aveva affermato testualmente che “spesso il dibattito internazionale appare segnato da una logica relativistica”, ma non aveva – come qualcuno ha scritto – “attaccato l’ONU” o detto che essa sia “dominata” dal relativismo morale. Benedetto XVI, come i suoi predecessori, è del tutto consapevole dell’importanza delle Nazioni Unite per la pace e la difesa dei diritti umani, tanto è vero che ha accettato volentieri l’invito a recarsi, l'anno prossimo, in visita al Palazzo di Vetro di New York. Giustamente il portavoce delle Nazioni Unite – che era stato interpellato, speriamo non con l’intenzione di alimentare una tensione – ha messo in luce che non vi era alcuna polemica fra il Papa e l’ONU. E’ evidentemente dovere della Chiesa portare avanti le istanze più serie per la difesa della dignità umana anche nelle sedi internazionali in forza della sua autorità morale, poiché ciò corrisponde alla sua missione. Se ciò avviene è rispondente alla finalità stessa di tali organizzazioni. Non bisogna vedere attacchi dove non ci sono.
www.radiovaticana.org
+PetaloNero+
Sunday, December 02, 2007 4:14 PM
La preparazione al Natale: nelle parole ieri del Papa ai Primi Vespri della I Domenica d’Avvento



“L’Avvento è tempo favorevole alla riscoperta di una speranza non vaga e illusoria, ma certa e affidabile, perché ‘ancorata’ in Cristo, Dio fatto uomo”: è quanto ha detto ieri pomeriggio Benedetto XVI durante la celebrazione, nella Basilica Vaticana, dei Primi Vespri della I Domenica di Avvento, offrendo idealmente a tutta la Chiesa la sua seconda Lettera Enciclica “Spe salvi” pubblicata venerdì scorso. Di fronte al “nichilismo contemporaneo che corrode la speranza nel cuore dell’uomo, inducendolo a pensare che dentro … e intorno a lui regni il nulla”, ha affermato il Papa, l’Avvento invita a riscoprire il dono che Dio ha fatto all’umanità: Cristo. Il servizio di Tiziana Campisi:

“L’Avvento è per eccellenza, il tempo della speranza”, una speranza fondata “su un avvenimento che si colloca nella storia e al tempo stesso eccede la storia: … Gesù di Nazaret”. Benedetto XVI si è rivolto con queste parole ai fedeli che “si preparano a celebrare la grande festa della nascita di Cristo”, poi ha ricordato che proprio al tema della speranza ha voluto dedicare la sua seconda Enciclica:

“Sono lieto di offrirla idealmente a tutta la Chiesa in questa prima Domenica di Avvento, affinché, durante la preparazione al Santo Natale, le comunità e i singoli fedeli possano leggerla e meditarla, per riscoprire la bellezza e la profondità della speranza cristiana. Questa, in effetti, è inseparabilmente legata alla conoscenza del volto di Dio, quel volto che Gesù, il Figlio Unigenito, ci ha rivelato con la sua incarnazione, con la sua vita terrena e la sua predicazione, e soprattutto con la sua morte e Risurrezione”.

E’ una speranza che nasce dalla fede in Dio Amore quella cristiana, ha spiegato il Papa, fede in quel “Padre misericordioso, che ‘ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito’, affinché gli uomini e con loro tutte le creature possano avere la vita in abbondanza”. Una speranza che la religiosità pagana non possedeva, ha detto ancora Benedetto XVI, così come non la possiede “il paganesimo dei nostri giorni”, il “nichilismo contemporaneo” in particolare che conduce l’uomo al nulla:


“ … corrode la speranza nel cuore dell’uomo, inducendolo a pensare che dentro di lui e intorno a lui regni il nulla: nulla prima della nascita, nulla dopo la morte. In realtà, se manca Dio, viene meno la speranza. Tutto perde di ‘spessore’”.


L’aldilà “non è un luogo dove finiremo dopo la morte, è invece la realtà di Dio, la pienezza di vita a cui ogni essere umano è … proteso”, ha proseguito il Papa. “A questa attesa dell’uomo Dio ha risposto in Cristo con il dono della speranza”, ma se l’uomo è libero “di dire di sì o di no all’eternità, cioè a Dio”, e quindi “può spegnere in se stesso la speranza” eliminandolo dalla propria vita”, Dio “sa che chi lo rifiuta non ha conosciuto il suo vero volto” e per questo “concede nuovo tempo all’umanità”:


“E’ questo anche il senso di un nuovo anno liturgico che inizia: è un dono di Dio, il quale vuole nuovamente rivelarsi nel mistero di Cristo, mediante la Parola e i Sacramenti. Mediante la Chiesa vuole parlare all’umanità e salvare gli uomini di oggi … All’umanità che non ha più tempo per Lui, Dio offre altro tempo, un nuovo spazio per rientrare in se stessa, per rimettersi in cammino, per ritrovare il senso della speranza”.


“Ogni uomo è chiamato a sperare corrispondendo all’attesa che Dio ha su di lui”, ha aggiunto poi il Santo Padre. Ciò che “manda avanti il mondo” è “la fiducia che Dio ha nell’uomo”; ne sono riflesso i “cuori dei piccoli, degli umili, quando attraverso le difficoltà e le fatiche si impegnano ogni giorno a fare del loro meglio, a compiere quel poco di bene che però agli occhi di Dio è tanto: in famiglia, nel posto di lavoro, a scuola, nei diversi ambiti della società”. “Siamo fatti per la vita eterna e beata”, ha concluso Benedetto XVI ricordando che Dio è vita e che “ogni bambino che nasce è segno della fiducia di Dio nell’uomo”, “conferma … della speranza che l’uomo nutre in un futuro aperto sull’eterno di Dio. A questa speranza dell’uomo Dio ha risposto nascendo nel tempo come piccolo essere umano”.
www.radiovaticana.org
+PetaloNero+
Sunday, December 02, 2007 4:15 PM
Da Petrus

Come nell’Enciclica ‘Spe Salvi’, anche ai primi Vespri della Domenica d’Avvento il Santo Padre pone la speranza come rimedio al nichilismo contemporaneo


CITTA’ DEL VATICANO - Il nichilismo contemporaneo "corrode la speranza nel cuore dell'uomo", inducendolo a pensare "che dentro di lui e intorno a lui regni il nulla: nulla prima della nascita, nulla dopo la morte". Tutto perde di spessore, quasi mancasse la dimensione della profondita' e tutto si appiattisse, senza alcun rilievo simbolico. E' questo "il paganesimo dei giorni nostri", cui invece puo' e deve opporsi la speranza, la speranza in Dio. Lo ha detto il Papa nell'omelia durante la celebrazione nella Basilica vaticana dei primi Vespri della domenica che apre il tempo dell'Avvento. Un periodo, da qui al Natale, che costituisce - ha ricordato Benedetto XVI - il "tempo della speranza", anzi l'Avvento lo e' per eccellenza, rappresentando nella fase iniziale l'attesa per la 'parusia' (termine greco, ndr), cioe' l'ultima venuta del Signore. Avvento dunque speranza, che "non e' priva di fondamento ma si appoggia su un avvenimento che si colloca nella storia e al tempo stesso eccede la storia", vale a dire Gesu' di Nazareth. Il Papa ha ricordato che proprio al tema della speranza ha voluto dedicare la sua seconda Enciclica, "e sono lieto di offrirla idealmente a tutta la Chiesa in questa prima Domenica di Avvento". Affinche' in vista del Natale "le comunita' e i singoli fedeli possano leggerla e meditarla per riscoprire la bellezza e la profondita' della speranza cristiana". L'Avvento quindi "tempo favorevole alla riscoperta di una speranza non vaga e illusoria, ma certa e affidabile, perche' ancorata in Cristo, Dio fatto uomo, roccia della nostra salvezza". Benedetto XVI ha ricordato come fin dall'inizio - e le Lettere degli Apostoli lo fanno emergere - una nuova speranza "distinse i cristiani da quanti vivevano la religiosita' pagana". E citando la lettera di San Paolo agli Efesini - ai quali l'apostolo ricorda che prima di abbracciare la fede in Cristo essi erano 'senza speranza e senza Dio in questo mondo' - il Santo Padre ha sostenuto che questa espressione "appare quanto mai attuale per il paganesimo dei nostri giorni". Tanto da poterla riferire in particolare al nichilismo contemporaneo", che corrode la speranza e induce a pensare che dentro e intorno all'uomo regni sempre e solo il nulla: sia prima della nascita che dopo la morte. Ma "in realta', se manca Dio, viene meno la speranza. Tutto perde di 'spessore'. E' come se venisse a mancare la dimensione della profondita' ed ogni cosa si appiattisse, privata del suo rilievo simbolico, della sua 'sporgenza' rispetto alla mera materialita'". Per il Papa "e' in gioco il rapporto tra l'esistenza qui ed ora e cio' che chiamiamo aldila'", che "non e' un luogo dove finiremo dopo la morte, e' invece la realta' di Dio, la pienezza della vita a cui ogni essere umano e', per così - dire, proteso". L'uomo - ha detto ancora il Papa - "e' l'unica creatura libera di dire di si' o di no all'eternita', cioe' a Dio. L'essere umano puo' spegnere in se stesso la speranza eliminando Dio dalla propria vita. Come puo' avvenire questo? Come puo' succedere che la creatura 'fatta per Dio', intimamente orientata a Lui, la piu' vicina all'Eterno, possa privarsi di questa ricchezza?". Ma Dio conosce il cuore dell'uomo, "sa che chi lo rifiuta non ha conosciuto il suo vero volto, e per questo non cessa di bussare alla nostra porta, come umile pellegrino in cerca di accoglienza. Ecco perche' il Signore concede nuovo tempo all'umanita': affinche' tutti possano arrivare a conoscerlo. E' questo anche il senso di un nuovo anno liturgico che inizia: e' un dono di Dio, il quale vuole nuovamente rivelarsi". E lo fa anche mediante la Chiesa, attraverso cui "vuole parlare all'umanita' e salvare gli uomini di oggi". Lo fa andando loro incontro, e in questa prospettiva ecco dunque la celebrazione dell'Avvento, ovvero "all'umanita' che non ha piu' tempo per Lui, Dio offre altro tempo, un nuovo spazio per rientrare in se stessa, per rimettersi in cammino, per ritrovare il senso della speranza". Il Papa ha quindi parlato di "sorprendente" scoperta, e cioe' "la mia, la nostra speranza e' preceduta dall'attesa che Dio coltiva nei nostri confronti". Ogni uomo e' chiamato a sperare corrispondendo all'attesa che Dio ha su di lui. Del resto, "l'esperienza ci dimostra che e' proprio cosi'. Che cosa manda avanti il mondo, se non la fiducia che Dio ha nell'uomo? E' una fiducia che ha il suo riflesso nei cuori dei piccoli, degli umili, quando attraverso le difficolta' e le fatiche si impegnano ogni giorno a fare del loro meglio, a compiere quel poco di bene che pero' agli occhi di Dio e' tanto: in famiglia, nel posto di lavoro, a scuola, nei diversi ambiti della societa'". Nel cuore dell'uomo e' "indelebilmente" scritta la speranza, "perche' Dio nostro Padre e' vita, e per la vita eterna e beata siamo fatti. Ogni bambino che nasce e' segno della fiducia di Dio nell'uomo ed e' conferma, almeno implicita, della speranza che l'uomo nutre in un futuro aperto sull'eterno di Dio". E a questa speranza dell'uomo, "Dio ha risposto nascendo nel tempo come piccolo essere umano".
+PetaloNero+
Sunday, December 02, 2007 4:16 PM
Da Petrus

Il Papa torna sul significato dell'Enciclica 'Spe Salvi': "La scienza da sola non basta, l'uomo ha un disperato bisogno di Cristo, il vero Dio"

di Gianluca Barile

CITTA’ DEL VATICANO - E' evidente in modo ''drammatico'' che il mondo ha ''bisogno di Dio'' ; la scienza infatti non e' in grado di redimere l'umanita', anche se ne puo' contribuire al benessere: Papa Benedetto XVI, prima della preghiera dell'Angelus in Piazza San Pietro, e' tornato a spiegare a credenti e non credenti il significato della sua nuova enciclica ''Spe Salvi'' (Nella speranza siamo stati salvati). "E' un testo - ha rilevato il Pontefice - che vi invito ad approfondire, per trovarvi le ragioni di quella speranza affidabile, in virtu' della quale noi possiamo affrontare il nostro presente: anche un presente faticoso". Secondo il Papa, “la scienza contribuisce molto al bene dell'umanita', ma non e' in grado di redimerla". ''Lo sviluppo della scienza moderna - ha aggiunto Benedetto XVI - ha confinato sempre piu' la fede e la speranza nella sfera individuale, cosi' che oggi appare in modo evidente e drammatico, che l'uomo e il mondo hanno bisogno di Dio - del vero Dio! - altrimenti restano privi di speranza''. "L'uomo - ha ripetuto - viene redento dall'amore, che rende buona e bella la vita personale e sociale. Per questo la grande speranza, quella piena e definitiva, e' garantita da Dio, che in Gesu' ci ha visitati e ci ha donato la vita, e in Lui tornera' alla fine dei tempi. E' in Cristo che speriamo, e' Lui che attendiamo". "Cristo - ha aggiunto il Santo Padre - e' lo stesso ieri, oggi e sempre; la storia invece muta e chiede di essere costantemente evangelizzata; ha bisogno di essere rinnovata dall'interno e l'unica vera novita' e' Cristo: e' Lui il pieno suo compimento, il futuro luminoso dell'uomo e del mondo". ''La parola speranza - ha detto il Pontefice - e' strettamente connessa con la parola fede''. ''La storia - ha anche osservato il Papa - muta e chiede di essere costantemente evangelizzata: ha bisogno di essere rinnovata dall'interno e l'unica vera novita' e' Cristo''. Prima dell'Angelus, in mattinata, Benedetto XVi si era recato a visitare l'ospedale romano di ''San Giovanni Battista'' del Sovrano militare ordine di Malta, una struttura specializzata nel recupero di persone colpite da ictus o riemerse dal coma. Qui, di fronte ad alcune decine di malati sulle sedie a rotelle, ai loro parenti e ai sanitari, aveva celebrato Messa e esortato a tutelare sempre la dignita' dei sofferenti e a migliorarne la qualita' della vita. ''In ogni malato, chiunque esso sia, sappiate riconoscere e servire Cristo stesso; fategli percepire, con i vostri gesti e le vostre parole, i segni del suo amore misericordioso'', aveva detto durante l'omelia, consegnando poi ai presenti il testo della seconda enciclica sulla Speranza. "Vegliate dunque, perche' non sapete in quale giorno il Signore vostro verra'". Questo monito evangelico è stato invece ripetuto dallo stesso Benedetto XVI nell'omelia della Messa della prima domenica di Avvento da lui celebrata all'ospedale San Giovanni Battista di Roma. "Che cosa il Signore vuole farci comprendere con questo ammonimento, se non che non dobbiamo lasciarci assorbire dalle realta' e preoccupazioni materiali sino al punto da restarne irretiti?", si e' chiesto il Papa teologo. "L'Avvento - ha spiegato - e' tempo di preghiera e di vigile attesa: Gesu', che nel Natale e' venuto tra noi e tornera' glorioso alla fine dei tempi, non si stanca di visitarci continuamente, negli eventi di ogni giorno. Ci chiede e ci avverte di attenderlo vegliando, poiche' la sua venuta non puo' essere programmata o pronosticata, ma sara' improvvisa e imprevedibile. Solo chi e' desto non e' colto alla sprovvista. Che non vi succeda, Egli avverte, quel che avvenne al tempo di Noe', quando gli uomini mangiavano e bevevano spensieratamente, e furono colti impreparati dal diluvio". Sul tema della preparazione spirituale al Natale, il Papa e' poi tornato anche all'Angelus, che al rientro dall'Ospedale San Giovanni Battista ha guidato per i 30 mila fedeli presenti in piazza San Pietro. "L'Avvento - ha detto il Santo Padre - e' un tempo propizio per risvegliare nei nostri cuori l'attesa di Colui che e', che era e che viene. Il Figlio di Dio e' gia' venuto a Betlemme venti secoli or sono, viene in ogni momento nell'anima e nella comunita' disposti a riceverlo, verra' di nuovo alla fine dei tempi, per giudicare i vivi e i morti". "Il credente - ha scandito il Pontefice - e' percio' sempre vigilante, animato dall'intima speranza di incontrare il Signore, come dice il Salmo: "Io spero nel Signore, l'anima spera nella sua parola. L'anima mia attende il Signore piu' che le sentinelle l'aurora". "Il Papa vi e' spiritualmente vicino - ha poi detto Benedetto XVI agli ammalati - e vi assicura la sua quotidiana preghiera: vi invita a trovare in Gesu' sostegno e conforto e a non perdere mai la fiducia". All'Angelus, Benedetto XVI ha anche rivolto gli auguri per l'Avvento in diverse lingue, sottolineando in polacco che "nella prima domenica di Avvento la liturgia della Chiesa ci ricorda la necessita' di vegliare in spirito di preghiera per essere pronti all'incontro con Cristo che viene".
Caterina63
Sunday, December 02, 2007 5:42 PM
da non perdere......
L'enciclica sta qui:
freeforumzone.leonardo.it/discussione.aspx?idd=7032312

.....riporto dalla seconda parte del cap. III questo importante ed interessante passaggio dell'Enciclica del Papa..




44. La protesta contro Dio in nome della giustizia non serve. Un mondo senza Dio è un mondo senza speranza (cfr Ef 2,12). Solo Dio può creare giustizia. E la fede ci dà la certezza: Egli lo fa. L'immagine del Giudizio finale è in primo luogo non un'immagine terrificante, ma un'immagine di speranza; per noi forse addirittura l'immagine decisiva della speranza. Ma non è forse anche un'immagine di spavento?

Io direi: è un'immagine che chiama in causa la responsabilità. Un'immagine, quindi, di quello spavento di cui sant'Ilario dice che ogni nostra paura ha la sua collocazione nell'amore [35]. Dio è giustizia e crea giustizia. È questa la nostra consolazione e la nostra speranza. Ma nella sua giustizia è insieme anche grazia. Questo lo sappiamo volgendo lo sguardo sul Cristo crocifisso e risorto. Ambedue – giustizia e grazia – devono essere viste nel loro giusto collegamento interiore.

La grazia non esclude la giustizia. Non cambia il torto in diritto.
Non è una spugna che cancella tutto così che quanto s'è fatto sulla terra finisca per avere sempre lo stesso valore.

Contro un tale tipo di cielo e di grazia ha protestato a ragione, per esempio, Dostoëvskij nel suo romanzo « I fratelli Karamazov ». I malvagi alla fine, nel banchetto eterno, non siederanno indistintamente a tavola accanto alle vittime, come se nulla fosse stato. Vorrei a questo punto citare un testo di Platone che esprime un presentimento del giusto giudizio che in gran parte rimane vero e salutare anche per il cristiano. Pur con immagini mitologiche, che però rendono con evidenza inequivocabile la verità, egli dice che alla fine le anime staranno nude davanti al giudice. Ora non conta più ciò che esse erano una volta nella storia, ma solo ciò che sono in verità. « Ora [il giudice] ha davanti a sé forse l'anima di un [...] re o dominatore e non vede niente di sano in essa. La trova flagellata e piena di cicatrici provenienti da spergiuro ed ingiustizia [...] e tutto è storto, pieno di menzogna e superbia, e niente è dritto, perché essa è cresciuta senza verità. Ed egli vede come l'anima, a causa di arbitrio, esuberanza, spavalderia e sconsideratezza nell'agire, è caricata di smisuratezza ed infamia. Di fronte a un tale spettacolo, egli la manda subito nel carcere, dove subirà le punizioni meritate [...] A volte, però, egli vede davanti a sé un'anima diversa, una che ha fatto una vita pia e sincera [...], se ne compiace e la manda senz'altro alle isole dei beati » [36].

Gesù, nella parabola del ricco epulone e del povero Lazzaro (cfr Lc 16,19-31), ha presentato a nostro ammonimento l'immagine di una tale anima devastata dalla spavalderia e dall'opulenza, che ha creato essa stessa una fossa invalicabile tra sé e il povero: la fossa della chiusura entro i piaceri materiali, la fossa della dimenticanza dell'altro, dell'incapacità di amare, che si trasforma ora in una sete ardente e ormai irrimediabile. Dobbiamo qui rilevare che Gesù in questa parabola non parla del destino definitivo dopo il Giudizio universale, ma riprende una concezione che si trova, fra altre, nel giudaismo antico, quella cioè di una condizione intermedia tra morte e risurrezione, uno stato in cui la sentenza ultima manca ancora.

45. Questa idea vetero-giudaica della condizione intermedia include l'opinione che le anime non si trovano semplicemente in una sorta di custodia provvisoria, ma subiscono già una punizione, come dimostra la parabola del ricco epulone, o invece godono già di forme provvisorie di beatitudine. E infine non manca il pensiero che in questo stato siano possibili anche purificazioni e guarigioni, che rendono l'anima matura per la comunione con Dio. La Chiesa primitiva ha ripreso tali concezioni, dalle quali poi, nella Chiesa occidentale, si è sviluppata man mano la dottrina del purgatorio.

Non abbiamo bisogno di prendere qui in esame le vie storiche complicate di questo sviluppo; chiediamoci soltanto di che cosa realmente si tratti. Con la morte, la scelta di vita fatta dall'uomo diventa definitiva – questa sua vita sta davanti al Giudice. La sua scelta, che nel corso dell'intera vita ha preso forma, può avere caratteri diversi. Possono esserci persone che hanno distrutto totalmente in se stesse il desiderio della verità e la disponibilità all'amore. Persone in cui tutto è diventato menzogna; persone che hanno vissuto per l'odio e hanno calpestato in se stesse l'amore. È questa una prospettiva terribile, ma alcune figure della stessa nostra storia lasciano discernere in modo spaventoso profili di tal genere. In simili individui non ci sarebbe più niente di rimediabile e la distruzione del bene sarebbe irrevocabile: è questo che si indica con la parola inferno [37]. Dall'altra parte possono esserci persone purissime, che si sono lasciate interamente penetrare da Dio e di conseguenza sono totalmente aperte al prossimo – persone, delle quali la comunione con Dio orienta già fin d'ora l'intero essere e il cui andare verso Dio conduce solo a compimento ciò che ormai sono [38].

46. Secondo le nostre esperienze, tuttavia, né l'uno né l'altro è il caso normale dell'esistenza umana. Nella gran parte degli uomini – così possiamo supporre – rimane presente nel più profondo della loro essenza un'ultima apertura interiore per la verità, per l'amore, per Dio. Nelle concrete scelte di vita, però, essa è ricoperta da sempre nuovi compromessi col male – molta sporcizia copre la purezza, di cui, tuttavia, è rimasta la sete e che, ciononostante, riemerge sempre di nuovo da tutta la bassezza e rimane presente nell'anima. Che cosa avviene di simili individui quando compaiono davanti al Giudice?
Tutte le cose sporche che hanno accumulate nella loro vita diverranno forse di colpo irrilevanti? O che cosa d'altro accadrà?

San Paolo, nella Prima Lettera ai Corinzi, ci dà un'idea del differente impatto del giudizio di Dio sull'uomo a seconda delle sue condizioni. Lo fa con immagini che vogliono in qualche modo esprimere l'invisibile, senza che noi possiamo trasformare queste immagini in concetti – semplicemente perché non possiamo gettare lo sguardo nel mondo al di là della morte né abbiamo alcuna esperienza di esso. Paolo dice dell'esistenza cristiana innanzitutto che essa è costruita su un fondamento comune: Gesù Cristo. Questo fondamento resiste. Se siamo rimasti saldi su questo fondamento e abbiamo costruito su di esso la nostra vita, sappiamo che questo fondamento non ci può più essere sottratto neppure nella morte.

Poi Paolo continua: « Se, sopra questo fondamento, si costruisce con oro, argento, pietre preziose, legno, fieno, paglia, l'opera di ciascuno sarà ben visibile: la farà conoscere quel giorno che si manifesterà col fuoco, e il fuoco proverà la qualità dell'opera di ciascuno. Se l'opera che uno costruì sul fondamento resisterà, costui ne riceverà una ricompensa; ma se l'opera finirà bruciata, sarà punito: tuttavia egli si salverà, però come attraverso il fuoco » (3,12-15). In questo testo, in ogni caso, diventa evidente che il salvamento degli uomini può avere forme diverse; che alcune cose edificate possono bruciare fino in fondo; che per salvarsi bisogna attraversare in prima persona il « fuoco » per diventare definitivamente capaci di Dio e poter prendere posto alla tavola dell'eterno banchetto nuziale.

47. Alcuni teologi recenti sono dell'avviso che il fuoco che brucia e insieme salva sia Cristo stesso, il Giudice e Salvatore. L'incontro con Lui è l'atto decisivo del Giudizio. Davanti al suo sguardo si fonde ogni falsità. È l'incontro con Lui che, bruciandoci, ci trasforma e ci libera per farci diventare veramente noi stessi. Le cose edificate durante la vita possono allora rivelarsi paglia secca, vuota millanteria e crollare. Ma nel dolore di questo incontro, in cui l'impuro ed il malsano del nostro essere si rendono a noi evidenti, sta la salvezza. Il suo sguardo, il tocco del suo cuore ci risana mediante una trasformazione certamente dolorosa « come attraverso il fuoco ».

È, tuttavia, un dolore beato, in cui il potere santo del suo amore ci penetra come fiamma, consentendoci alla fine di essere totalmente noi stessi e con ciò totalmente di Dio. Così si rende evidente anche la compenetrazione di giustizia e grazia: il nostro modo di vivere non è irrilevante, ma la nostra sporcizia non ci macchia eternamente, se almeno siamo rimasti protesi verso Cristo, verso la verità e verso l'amore. In fin dei conti, questa sporcizia è già stata bruciata nella Passione di Cristo. Nel momento del Giudizio sperimentiamo ed accogliamo questo prevalere del suo amore su tutto il male nel mondo ed in noi. Il dolore dell'amore diventa la nostra salvezza e la nostra gioia.

È chiaro che la « durata » di questo bruciare che trasforma non la possiamo calcolare con le misure cronometriche di questo mondo. Il « momento » trasformatore di questo incontro sfugge al cronometraggio terreno – è tempo del cuore, tempo del « passaggio » alla comunione con Dio nel Corpo di Cristo [39].

Il Giudizio di Dio è speranza sia perché è giustizia, sia perché è grazia. Se fosse soltanto grazia che rende irrilevante tutto ciò che è terreno, Dio resterebbe a noi debitore della risposta alla domanda circa la giustizia – domanda per noi decisiva davanti alla storia e a Dio stesso. Se fosse pura giustizia, potrebbe essere alla fine per tutti noi solo motivo di paura. L'incarnazione di Dio in Cristo ha collegato talmente l'uno con l'altra – giudizio e grazia – che la giustizia viene stabilita con fermezza: tutti noi attendiamo alla nostra salvezza « con timore e tremore » (Fil 2,12). Ciononostante la grazia consente a noi tutti di sperare e di andare pieni di fiducia incontro al Giudice che conosciamo come nostro « avvocato », parakletos (cfr 1 Gv 2,1).

48. Un motivo ancora deve essere qui menzionato, perché è importante per la prassi della speranza cristiana. Nell'antico giudaismo esiste pure il pensiero che si possa venire in aiuto ai defunti nella loro condizione intermedia per mezzo della preghiera (cfr per esempio 2 Mac 12,38-45: I secolo a.C.). La prassi corrispondente è stata adottata dai cristiani con molta naturalezza ed è comune alla Chiesa orientale ed occidentale.

L'Oriente non conosce una sofferenza purificatrice ed espiatrice delle anime nell'« aldilà », ma conosce, sì, diversi gradi di beatitudine o anche di sofferenza nella condizione intermedia.

Alle anime dei defunti, tuttavia, può essere dato « ristoro e refrigerio » mediante l'Eucaristia, la preghiera e l'elemosina. Che l'amore possa giungere fin nell'aldilà, che sia possibile un vicendevole dare e ricevere, nel quale rimaniamo legati gli uni agli altri con vincoli di affetto oltre il confine della morte – questa è stata una convinzione fondamentale della cristianità attraverso tutti i secoli e resta anche oggi una confortante esperienza. Chi non proverebbe il bisogno di far giungere ai propri cari già partiti per l'aldilà un segno di bontà, di gratitudine o anche di richiesta di perdono?

Ora ci si potrebbe domandare ulteriormente: se il « purgatorio » è semplicemente l'essere purificati mediante il fuoco nell'incontro con il Signore, Giudice e Salvatore, come può allora intervenire una terza persona, anche se particolarmente vicina all'altra? Quando poniamo una simile domanda, dovremmo renderci conto che nessun uomo è una monade chiusa in se stessa. Le nostre esistenze sono in profonda comunione tra loro, mediante molteplici interazioni sono concatenate una con l'altra. Nessuno vive da solo. Nessuno pecca da solo. Nessuno viene salvato da solo. Continuamente entra nella mia vita quella degli altri: in ciò che penso, dico, faccio, opero. E viceversa, la mia vita entra in quella degli altri: nel male come nel bene. Così la mia intercessione per l'altro non è affatto una cosa a lui estranea, una cosa esterna, neppure dopo la morte. Nell'intreccio dell'essere, il mio ringraziamento a lui, la mia preghiera per lui può significare una piccola tappa della sua purificazione.

E con ciò non c'è bisogno di convertire il tempo terreno nel tempo di Dio: nella comunione delle anime viene superato il semplice tempo terreno. Non è mai troppo tardi per toccare il cuore dell'altro né è mai inutile. Così si chiarisce ulteriormente un elemento importante del concetto cristiano di speranza. La nostra speranza è sempre essenzialmente anche speranza per gli altri; solo così essa è veramente speranza anche per me [40].

Da cristiani non dovremmo mai domandarci solamente: come posso salvare me stesso? Dovremmo domandarci anche: che cosa posso fare perché altri vengano salvati e sorga anche per altri la stella della speranza? Allora avrò fatto il massimo anche per la mia salvezza personale.


www.vatican.va/holy_father/be...-salvi_it.html
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Sublime!!!!!!!!

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"Se sarete ciò che dovrete essere, metterete fuoco in Italia e nel mondo intero" (S.Caterina da Siena)
+PetaloNero+
Sunday, December 02, 2007 6:52 PM
Da Petrus


Padre Lombardi deplora le forzature anti-Onu dei media dopo il discorso del Papa alle ONG cattoliche

CITTA’ DEL VATICANO - "Le forzature giornalistiche, magari con titoli intesi a colpire e a richiamare l'attenzione, possono causare malintesi gravi e mettere in moto dinamiche generatrici di tensioni ingiustificate". Lo ha affermato il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, ai microfoni della Radio Vaticana, deplorando il fatto che nelle scorse ore il discorso del Pontefice alle Organizzazioni Non Governative sia stato interpretato come un attacco all'Onu (mentre non lo era) ma anche che gli stessi media responsabili della 'forzatura' abbiano poi richiesto un commento in merito al portavoce del Palazzo di Vetro. "Giustamente - ha scandito padre Lombardi - il portavoce delle Nazioni Unite, che era stato interpellato, speriamo non con l'intenzione di alimentare una tensione, ha messo in luce che non vi era alcuna polemica fra il Papa e l'Onu". "Il Papa - ha spiegato il gesuita - aveva affermato testualmente che 'spesso il dibattito internazionale appare segnato da una logica relativistica' ma non aveva, come qualcuno ha scritto, 'attaccato l'Onu' o detto che essa sia 'dominata' dal relativismo morale". Infatti, "Benedetto XVI, come i suoi predecessori, e' del tutto consapevole dell'importanza delle Nazioni Unite per la pace e la difesa dei diritti umani, tanto e' vero che ha accettato volentieri l'invito a recarsi, l'anno prossimo, in visita al Palazzo di Vetro di New York". Secondo padre Lombardi, "non bisogna vedere attacchi dove non ci sono: e' evidentemente dovere della Chiesa portare avanti le istanze piu' serie per la difesa della dignita' umana anche nelle sedi internazionali in forza della sua autorita' morale, poiche' cio' corrisponde alla sua missione. Se cio' avviene e' rispondente alla finalita' stessa di tali organizzazioni". "E' importante - ha concluso il direttore della Sala Stampa della Santa Sede - rispettare con attenzione la lettera e lo spirito di quanto viene detto, in particolare dal Papa. Lo abbiamo verificato ancora una volta ieri a proposito del discorso del Papa alle Organizzazioni non governative di ispirazione cattolica, in cui ha ribadito le sue preoccupazioni per il relativismo morale".



+PetaloNero+
Monday, December 03, 2007 3:07 PM
CELEBRAZIONE DEI PRIMI VESPRI DELLA DOMENICA I DI AVVENTO

OMELIA DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI


Basilica Vaticana
Sabato, 1° dicembre 2007



Cari fratelli e sorelle!

L’Avvento è, per eccellenza, il tempo della speranza. Ogni anno, questo atteggiamento fondamentale dello spirito si risveglia nel cuore dei cristiani che, mentre si preparano a celebrare la grande festa della nascita di Cristo Salvatore, ravvivano l’attesa del suo ritorno glorioso, alla fine dei tempi. La prima parte dell’Avvento insiste proprio sulla parusia, sull’ultima venuta del Signore. Le antifone di questi Primi Vespri sono tutte orientate, con diverse sfumature, verso tale prospettiva. La breve Lettura, tratta dalla Prima Lettera ai Tessalonicesi (5,23-24), fa riferimento esplicito alla venuta finale di Cristo, usando proprio il termine greco parusia (v. 23). L’Apostolo esorta i cristiani a conservarsi irreprensibili, ma soprattutto li incoraggia a confidare in Dio, che "è fedele" (v. 24) e non mancherà di operare la santificazione in quanti corrisponderanno alla sua grazia.

Tutta questa liturgia vespertina invita alla speranza indicando, all’orizzonte della storia, la luce del Salvatore che viene: "quel giorno brillerà una grande luce" (2ª ant.); "verrà il Signore in tutta la sua gloria" (3ª ant.); "il suo splendore riempie l’universo" (Antifone al Magnificat). Questa luce, che promana dal futuro di Dio, si è già manifestata nella pienezza dei tempi; perciò la nostra speranza non è priva di fondamento, ma si appoggia su un avvenimento che si colloca nella storia e al tempo stesso eccede la storia: è l’avvenimento costituito da Gesù di Nazaret. L’evangelista Giovanni applica a Gesù il titolo di "luce": è un titolo che appartiene a Dio. Nel Credo infatti noi professiamo che Gesù Cristo è "Dio da Dio, Luce da Luce".

Al tema della speranza ho voluto dedicare la mia seconda Enciclica, che è stata pubblicata ieri. Sono lieto di offrirla idealmente a tutta la Chiesa in questa prima Domenica di Avvento, affinché, durante la preparazione al Santo Natale, le comunità e i singoli fedeli possano leggerla e meditarla, per riscoprire la bellezza e la profondità della speranza cristiana. Questa, in effetti, è inseparabilmente legata alla conoscenza del volto di Dio, quel volto che Gesù, il Figlio Unigenito, ci ha rivelato con la sua incarnazione, con la sua vita terrena e la sua predicazione, e soprattutto con la sua morte e risurrezione. La vera e sicura speranza è fondata sulla fede in Dio Amore, Padre misericordioso, che "ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito" (Gv 3,16), affinché gli uomini e con loro tutte le creature possano avere la vita in abbondanza (cfr Gv 10,10). L’Avvento, pertanto, è tempo favorevole alla riscoperta di una speranza non vaga e illusoria, ma certa e affidabile, perché "ancorata" in Cristo, Dio fatto uomo, roccia della nostra salvezza.

Fin dall’inizio, come emerge dal Nuovo Testamento e segnatamente dalle Lettere degli Apostoli, una nuova speranza distinse i cristiani da quanti vivevano la religiosità pagana. Scrivendo agli Efesini, san Paolo ricorda loro che, prima di abbracciare la fede in Cristo, essi erano "senza speranza e senza Dio in questo mondo" (2,12). Questa espressione appare quanto mai attuale per il paganesimo dei nostri giorni: possiamo riferirla in particolare al nichilismo contemporaneo, che corrode la speranza nel cuore dell’uomo, inducendolo a pensare che dentro di lui e intorno a lui regni il nulla: nulla prima della nascita, nulla dopo la morte. In realtà, se manca Dio, viene meno la speranza. Tutto perde di "spessore". E’ come se venisse a mancare la dimensione della profondità ed ogni cosa si appiattisse, privata del suo rilievo simbolico, della sua "sporgenza" rispetto alla mera materialità. E’ in gioco il rapporto tra l’esistenza qui ed ora e ciò che chiamiamo "aldilà": esso non è un luogo dove finiremo dopo la morte, è invece la realtà di Dio, la pienezza della vita a cui ogni essere umano è, per così dire, proteso. A questa attesa dell’uomo Dio ha risposto in Cristo con il dono della speranza.

L’uomo è l’unica creatura libera di dire di sì o di no all’eternità, cioè a Dio. L’essere umano può spegnere in se stesso la speranza eliminando Dio dalla propria vita. Come può avvenire questo? Come può succedere che la creatura "fatta per Dio", intimamente orientata a Lui, la più vicina all’Eterno, possa privarsi di questa ricchezza? Dio conosce il cuore dell’uomo. Sa che chi lo rifiuta non ha conosciuto il suo vero volto, e per questo non cessa di bussare alla nostra porta, come umile pellegrino in cerca di accoglienza. Ecco perché il Signore concede nuovo tempo all’umanità: affinché tutti possano arrivare a conoscerlo! E’ questo anche il senso di un nuovo anno liturgico che inizia: è un dono di Dio, il quale vuole nuovamente rivelarsi nel mistero di Cristo, mediante la Parola e i Sacramenti. Mediante la Chiesa vuole parlare all’umanità e salvare gli uomini di oggi. E lo fa andando loro incontro, per "cercare e salvare ciò che era perduto" (Lc 19,10). In questa prospettiva, la celebrazione dell’Avvento è la risposta della Chiesa Sposa all’iniziativa sempre nuova di Dio Sposo, "che è, che era e che viene" (Ap 1,8). All’umanità che non ha più tempo per Lui, Dio offre altro tempo, un nuovo spazio per rientrare in se stessa, per rimettersi in cammino, per ritrovare il senso della speranza.

Ecco allora la sorprendente scoperta: la mia, la nostra speranza è preceduta dall’attesa che Dio coltiva nei nostri confronti! Sì, Dio ci ama e proprio per questo attende che noi torniamo a Lui, che apriamo il cuore al suo amore, che mettiamo la nostra mano nella sua e ci ricordiamo di essere suoi figli. Questa attesa di Dio precede sempre la nostra speranza, esattamente come il suo amore ci raggiunge sempre per primo (cfr 1 Gv 4,10). In questo senso la speranza cristiana è detta "teologale": Dio ne è la fonte, il sostegno e il termine. Che grande consolazione in questo mistero! Il mio Creatore ha posto nel mio spirito un riflesso del suo desiderio di vita per tutti. Ogni uomo è chiamato a sperare corrispondendo all’attesa che Dio ha su di lui. Del resto, l’esperienza ci dimostra che è proprio così. Che cosa manda avanti il mondo, se non la fiducia che Dio ha nell’uomo? E’ una fiducia che ha il suo riflesso nei cuori dei piccoli, degli umili, quando attraverso le difficoltà e le fatiche si impegnano ogni giorno a fare del loro meglio, a compiere quel poco di bene che però agli occhi di Dio è tanto: in famiglia, nel posto di lavoro, a scuola, nei diversi ambiti della società. Nel cuore dell’uomo è indelebilmente scritta la speranza, perché Dio nostro Padre è vita, e per la vita eterna e beata siamo fatti.

Ogni bambino che nasce è segno della fiducia di Dio nell’uomo ed è conferma, almeno implicita, della speranza che l’uomo nutre in un futuro aperto sull’eterno di Dio. A questa speranza dell’uomo Dio ha risposto nascendo nel tempo come piccolo essere umano. Ha scritto sant’Agostino: "Avremmo potuto credere che la tua Parola fosse lontana dal contatto dell’uomo e disperare di noi, se questa Parola non si fosse fatta carne e non avesse abitato in mezzo a noi" (Conf. X, 43, 69, cit. in Spe salvi, 29). Lasciamoci allora guidare da Colei che ha portato nel cuore e nel grembo il Verbo incarnato. O Maria, Vergine dell’attesa e Madre della speranza, ravviva in tutta la Chiesa lo spirito dell’Avvento, perché l’umanità intera si rimetta in cammino verso Betlemme, dove è venuto, e di nuovo verrà a visitarci il Sole che sorge dall’alto (cfr Lc 1,78), Cristo nostro Dio. Amen.
+PetaloNero+
Monday, December 03, 2007 3:09 PM
LE UDIENZE

Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina in Udienza:

Em.mo Card. Giovanni Battista Re, Prefetto della Congregazione per i Vescovi;

S.E. Mons. Peter Lee Ki-heon, Ordinario Militare per la Corea, in Visita"ad Limina Apostolorum";

Rev.mo P. Abate Simon Peter Ri Hyong-u, O.S.B., Amministratore Apostolico "ad nutum Sanctae Sedis" dell'Abbazia territoriale di Tŏkwon (Corea), in Visita "ad Limina Apostolorum";

S.E. Mons. Wenceslao Padilla, C.I.C.M., Vescovo tit. di Tharros, Prefetto Apostolico di Ulaanbaatar (Mongolia), in Visita "ad Limina Apostolorum".

Il Papa riceve questa mattina in Udienza:
Gruppo degli Ecc.mi Presuli della Conferenza Episcopale di Corea, in Visita "ad Limina Apostolorum".



Altre udienze e nomine


Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina anche il cardinale Giovanni Battista Re, prefetto della Congregazione per i Vescovi.

In India, il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Tezpur presentata da mons. Robert Kerketta, S.D.B., per raggiunti limiti di età. Il Papa ha nominato nuovo vescovo di Tezpur mons. Michael Akasius Toppo, del clero di Tezpur, economo e cancelliere diocesano. Mons. Michael Akasius Toppo è nato l’8 maggio 1955 a Gormara, nella diocesi di Tezpur. È stato ordinato sacerdote il 26 gennaio 1986, a Dhekiajuli, ed incardinato nella diocesi di Tezpur.

In Togo, il Santo Padre ha nominato vescovo di Aného il rev. Isaac Jogues Agbémenya Gaglo, finora amministratore diocesano di Aného. Il rev. Isaac Jogues Agbémenya Gaglo è nato il 7 ottobre 1958 a Kpémé, arcidocesi di Lomè. È stato ordinato sacerdote il 9 agosto 1985 da Giovanni Paolo II.
+PetaloNero+
Monday, December 03, 2007 3:10 PM
VISITA "AD LIMINA APOSTOLORUM" DEI PRESULI DELLA CONFERENZA EPISCOPALE DI COREA

Questa mattina, alle ore 12.30, il Santo Padre Benedetto XVI incontra i Vescovi della Conferenza episcopale della Corea, ricevuti in questi giorni, in separate udienze, in occasione della Visita "ad Limina Apostolorum". Con i Presuli coreani, è presente anche S.E. Mons. Wenceslao Padilla, Vescovo tit. di Tharros, Prefetto Apostolico di Ulaanbaatar (Mongolia).





Il papa ai vescovi coreani: la comunione sconfigge la debolezza dei singoli

di Angela Ambrogetti/ 03/12/2007

Il papa riceve i vescovi della Corea che nei giorni scorsi ha incontrato separatamente e ricorda l’ importanza della “communio” tra fedeli che sconfigge la debolezza dei singoli .

Una chiesa cresciuta grazie alla testimonianza dei martiri e agli evangelizzatori della Mongolia che arrivarono nel paese 400 anni or sono. Il papa riceve i vescovi della Corea che nei giorni scorsi ha incontrato separatamente e ricorda l’ importanza della “communio” tra fedeli che sconfigge la debolezza dei singoli .

Materialismo e e mentalità secolarizzata sono i problemi che affliggono la Chiesa coreana, l’allontanamento da Dio crea frammentazione sociale e isolamento individuale. Per rispondere i pastori devono ripartire dai sacramenti, in particolare dal battesimo, non solo come rito di iniziazione sociale, ma come dono di Dio . Comunione attraverso l’Eucaristia, che nella messa domenicale ha un momento privilegiato di catechesi.

L’incoraggiamento ai religiosi, che devono essere testimoni e artigiani di comunione, introduce la riflessione del papa su matrimonio e famiglia. La crescente complessità di questioni che riguardano la famiglia, ha detto il papa, compreso i progressi nelle scienze biomediche, mettono in luce la necessità di una appropriata formazione di coloro che si occupano di questo tipo di pastorale.

Il papa ha concluso il suo discorso con un grazie per la generosità della Chiesa coreana verso la Chiesa universale con lo specifico contributo di missionari e laici. Un grazie anche per pratici gesti di riconciliazione nei confronti della gente della Corea del Nord e per i martiri che nei secoli l’ Asia ha dato al mondo. “Che siano testimoni perenni della verità e dell’amore che tutti i Cristiani sono chiamati a proclamare.”

www.korazym.org
+PetaloNero+
Monday, December 03, 2007 3:12 PM
Le sfide del materialismo per la Chiesa e l’impegno per la riconciliazione tra la Corea del Sud e la Corea del Nord, nel discorso del Papa ai vescovi coreani in visita ad Limina


Le sfide pastorali per la Chiesa coreana al centro dell’udienza di Benedetto XVI ai vescovi del Paese asiatico in visita ad Limina insieme a mons. Venceslao Padilla, prefetto apostolico di Ulaanbaatar in Mongolia, dove i cattolici sono poche centinaia. Il Papa ha incoraggiato in particolare le iniziative di riconciliazione tra la Corea del Sud e la Corea del Nord. Il servizio di Roberta Gisotti:




“Il richiamo del materialismo e gli effetti negativi di una mentalità secolarizzata” preoccupano i vescovi coreani. “Quando uomini e donne sono portati via dalla dimora del Signore – ha osservato il Papa - questi inevitabilmente vagano in un deserto di isolamento individuale e di frammentazione sociale”, perché “è solamente nel Verbo incarnato che il mistero dell’uomo trova vera luce”.
“Da questa prospettiva è evidente – ha detto Benedetto XVI ai presuli – che per essere effettivi custodi di speranza voi dovete sforzarvi di assicurare che il legame di comunione che unisce Cristo a tutti i battezzati sia salvaguardato e sperimentato come il cuore del mistero della Chiesa”. E “la porta per questo mistero di comunione con Dio – ha spiegato il Santo Padre - è naturalmente il Battesimo. Questa sacramento di iniziazione, molto più che un rito sociale o di benvenuto in una particolare comunità, è l’iniziazione a Dio”. Da qui la crescente preoccupazione dei presuli coreani di fronte ai non pochi fedeli adulti che ogni anno vengono meno all’impegno di una piena partecipazione alla celebrazioni liturgiche, “un diritto e un obbligo in ragione del Battesimo”. Da qui il richiamo di Benedetto XVI a vescovi asiatici a mettere in luce l’importanza della Messa domenicale, richiamando in particolare i laici, specie i giovani “ad esplorare la profondità e l’ampiezza” della celebrazione eucaristica.
Il Papa ha raccomandato poi di promuovere il matrimonio e la famiglia e di porre attenzione alla formazione anche su questioni attinenti le scienze biomediche. Infine l’incoraggiamento di Benedetto XVI per tutte le iniziative di riconciliazione intraprese per il benessere dei fratelli nella Corea del Nord.
Ricordiamo che la Corea, già sottoposta alla sovranità giapponese, è stata nel ’45 occupata al nord dalla Russia e al Sud dagli Stati Uniti, poi separata in due Stati nel ’48, travolta quindi all’inizio degli anni ’50 da un sanguinoso conflitto; oggi dopo oltre mezzo secolo in via di una ricercata e complessa pacificazione, dove i cattolici che sono 5 milioni concentrati nella Corea del Sud stanno giocando un ruolo positivo.
Ascoltiamo ora il presidente della Conferenza episcopale della Corea, mons. John Chang Yik, intervistato da Philippa Hitchen:


R. – Le sfide sono tante. Il problema, però, in una società come la nostra, dove la Chiesa è piccola e minoritaria, è la convivenza con le altre religioni, nonostante il relativismo e l’individualismo della cultura in generale nella nostra epoca consumistica, che è assai difficile. Tentiamo di farlo attraverso l’educazione, attraverso le testimonianze, soprattutto della vita dei cristiani, cosa che non è facile. Tentiamo di coltivare le piccole cellule viventi della comunità. Ogni parrocchia è divisa in piccoli settori, dove la gente si conosce e si riunisce per formare la comunità. Tentiamo in questo modo di ravvivare le cellule viventi, il senso di appartenenza, il senso di missione da parte della gente, non solo per conservare la Chiesa cattolica, ma per vivere in modo da testimoniare veramente, attraverso la propria vita, la fede vissuta, il Vangelo.
D. - La vostra Conferenza episcopale ha giurisdizione anche sulla Corea del Nord, che vive una situazione molto difficile. Che cosa potete fare per aiutare la gente nella Corea del Nord?
R. – Abbiamo sì la giurisdizione, ma non abbiamo un libero accesso al Nord. Quindi, tentiamo di offrire aiuti umanitari in diversi modi e non cesseremo di farlo, distinguendo il regime dal popolo; puntiamo al benessere del popolo, soprattutto, delle persone nella loro dignità umana. Questa è la cosa più importante. Non strumentalizziamo l’aiuto come mezzo di evangelizzazione, ma lo facciamo perché è un valore in sé.
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+PetaloNero+
Monday, December 03, 2007 3:12 PM
RINUNCE E NOMINE



RINUNCIA DEL VESCOVO DI TEZPUR (INDIA) E NOMINA DEL SUCCESSORE

Il Santo Padre Benedetto XVI ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Tezpur (India), presentata da S.E. Mons. Robert Kerketta, S.D.B., in conformità al canone 401 § 1 del Codice di Diritto Canonico.

Il Papa ha nominato Vescovo di Tezpur (India), il Rev.do Mons. Michael Akasius Toppo, del clero di Tezpur, Economo e Cancelliere diocesano.

Mons. Michael Akasius Toppo
Il Rev.do Mons. Michael Akasius Toppo è nato l’8 maggio 1955 a Gormara, nella diocesi di Tezpur. Dal 1964 al 1969 ha frequentato la Don Bosco School, Dekhiajuli; dal 1970 al 1977 la St. Paul’s Apostolic School, Shillong, e successivamente il Christ King College, Shillong, per il corso filosofico. Ha ottenuto un B.A. presso il St. Antony’s College, Shillong. Dopo aver svolto per due anni il tirocinio presso il Seminario Minore Muktidata, Tezpur, ha completato gli studi teologici al St. Albert’s College in Ranchi.
È stato ordinato sacerdote il 26 gennaio 1986, a Dhekiajuli, ed incardinato nella diocesi di Tezpur.
Dopo l’ordinazione ha ricoperto i seguenti incarichi: Prefetto degli studi presso il Seminario Minore Muktidata (1986-1988); Vicario parrocchiale a Soraibil (1988-1989); Vicario parrocchiale della Cattedrale di Tezpur (1989-1993); Parroco della Cattedrale di Tezpur (1993-1996); Rettore del Seminario Minore Muktidata (1996-2005).
Dal 2005 è Economo diocesano, Cancelliere della Diocesi, Consultore diocesano, membro del Consiglio presbiterale.




NOMINA DEL VESCOVO DI ANÉHO (TOGO)

Il Santo Padre ha nominato Vescovo di Aného (Togo) il Rev. Isaac Jogues Agbémenya Gaglo, finora Amministratore diocesano di Aného.

Rev. Isaac Jogues Agbémenya Gaglo
Il Rev. Isaac Jogues Agbémenya Gaglo è nato il 7 ottobre 1958 a Kpémé, arcidocesi di Lomè. Dopo le scuole primarie ad Agbodrafo, è entrato nel Seminario minore di Lomé e, più tardi, nel Seminario maggiore St. Gall di Ouidah, in Benin, ottenendo il baccalaureato in teologia.
È stato ordinato sacerdote il 9 agosto 1985 dal Servo di Dio Papa Giovanni Paolo II. È stato incardinato nell’arcidiocesi di Lomé, e in seguito, dopo la divisione, nella diocesi di Aného.
Dopo l'ordinazione ha svolto le seguenti mansioni: Vicario parrocchiale della parrocchia dei Ss. Martiri d’Uganda, ed insegnante nel Seminario minore San Pio X di Lomé (1985-1992); Dottorato in Teologia Morale ad Innsbruck, in Austria (1992-1997); Segretario particolare del defunto Vescovo di Aného, S.E. Mons. Paul Jean-Marie Dossavi (1998-2001); Parroco della parrocchia Sacré-Coeur di Aného, Assistente del Movimento des Coeurs Vaillants et Ames Vaillantes, Assistente della Pastorale familiare, Direttore del Complesso scolastico di Adjido; Consultore diocesano (1998-2005).
Dal 2005 è Amministratore diocesano di Aného.
+PetaloNero+
Monday, December 03, 2007 4:38 PM
Proclamata Beata, in Brasile, Lindalva Justo de Oliveira, della Società delle Figlie della Carità di San Vincenzo de Paoli



Ieri pomeriggio a San Salvador de Bahia, in Brasile, è stata proclamata Beata Lindalva Justo de Oliveira, della Società delle Figlie della Carità di San Vincenzo de Paoli. Ha presieduto il rito a nome del Papa il cardinale José Saraiva Martìns, prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi. La religiosa, lo ricordiamo, è stata uccisa nel 1993 per aver difeso eroicamente la sua castità da un uomo che si era invaghito di lei. Una Santa Maria Goretti brasiliana. E’ “una martire dei nostri giorni, da portare ad esempio, in particolare ai giovani, per la sua testimonianza di semplicità, di purezza, di gioia di vivere di donazione a Cristo” ha detto il porporato nell’omelia. “La Beata Lindalva – ha aggiunto - ci fa, oggi, più che mai convinti che è proprio la testimonianza coerente e luminosa dei credenti ‘il mezzo con cui la verità dell’amore di Dio raggiunge l’uomo nella storia, invitandolo ad accogliere liberamente questa novità radicale’” (Sacramentum Caritatis, 85).

La nuova Beata – ha sottolineato il cardinale Saraiva Martins - ci richiama “ai valori essenziali dell’essere cristiani e consacrati: l’amore assoluto e coerente per Cristo e il suo Vangelo, l’opzione carismatica preferenziale per i più poveri della terra, la preghiera come feconda radice nascosta del nostro operare, l’ottimismo della speranza, la gioia e l’allegria spontanea che sempre dovrebbero accompagnare la nostra testimonianza nel mondo”. Il porporato ha poi ricordato che a quanti le chiedevano il segreto della sua allegria la Beata Lindalva rispondeva: “Il cuore è mio e può soffrire, ma il volto appartiene agli altri, e deve essere sorridente”. Il cardinale ha concluso la sua omelia sottolineando che “in quanto figli di Dio siamo tutti chiamati a diventare santi e che quello della santità è un cammino di libertà per ognuno”.
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+PetaloNero+
Monday, December 03, 2007 4:38 PM
Da Petrus

Il Papa incontra i Vescovi sud-coreani e incoraggia la riconciliazione con la Corea del Nord

CITTA’ DEL VATICANO - Il Papa incoraggia "i gesti di riconciliazione" intrapresi dalla Corea del sud nei confronti della Corea del nord. "Incoraggio queste iniziative", ha detto Benedetto XVI ricevendo i vescovi sudcoreani in visita 'ad limina' in Vaticano, "e invoco la provvidenziale cura di Dio onnipotente su tutti i nordcoreani". Solo di recente i due paesi, divisi dal 1953 tra un sud democratico e un nord comunista, hanno riavviato contatti diplomatici. Nel discorso all'episcopato sudcoreano, Benedetto XVI ha lodato la testimonianza data dai missionari e dai martiri cristiani in Corea per poi affrontare le difficoltà che affronta la Chiesa cattolica al giorno d'oggi. "Le vostre parole rilevano la lusinga del materialismo e gli effetti negativi della mentalità secolarista", ha detto il Papa. Benedetto XVI ha poi preso atto della "crescente preoccupazione" dei vescovi sudcoreani per la mancanza di coerenza cristiana nella vita dei battezzati. Più specificamente, il Papa ha ribadito "l'importanza della promozione del matrimonio e della vita di famiglia" nel paese ed è tornato ad auspicare "un'appropriata formazione" per coloro che lavorano nel campo della scienza biomedica. Il governo della Corea del sud aveva bloccato la ricerca sulle cellule staminali embrionali dopo lo scandalo dei falsi esperimenti del cosiddetto "pioniere della clonazione", Hwang Woosuk, il quale aveva falsificato i dati di esperimenti che volevano dimostrare la creazione di linee di cellule staminali mediante la clonazione degli embrioni umani. Successivamente il governo aveva stanziato nuovi fondi per quest'area di ricerca sollevando le critiche dei vescovi cattolici.
+PetaloNero+
Tuesday, December 04, 2007 2:51 PM
RINUNCE E NOMINE


NOMINA DEL SEGRETARIO DELLA PONTIFICIA COMMISSIONE PER I BENI CULTURALI DELLA CHIESA E ISPETTORE DELLA PONTIFICIA COMMISSIONE DI ARCHEOLOGIA SACRA

Il Santo Padre Benedetto XVI ha nominato Segretario della Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa e Ispettore della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra l'Ill.mo Signore Dott. Francesco Buranelli, finora Direttore dei Musei Vaticani.



NOMINA DEL DIRETTORE DEI MUSEI VATICANI

Il Santo Padre ha nominato Direttore dei Musei Vaticani l'Ill.mo Signore Prof. Antonio Paolucci.

Prof. Antonio Paolucci
Il Prof. Antonio Paolucci è nato a Rimini il 29 Settembre 1939 ed è residente a Firenze. È sposato ed ha un figlio, Fabrizio, archeologo tardo-antico.
Si è laureato in Storia dell'Arte con Roberto Longhi e specializzato con Francesco Arcangeli. È entrato a 29 anni nella carriera direttiva dei Beni Culturali. È stato soprintendente a Venezia, a Verona, direttore dell'Opificio delle Pietre Dure, soprintendente per il Polo Museale fiorentino e direttore generale dei Beni Culturali per la Toscana.
Dal gennaio del 1995 al maggio del 1996 ha ricoperto la carica di Ministro per i Beni Culturali nel Governo Italiano presieduto dal Dott. Lamberto Dini.
Dopo il sisma del 1997 ha diretto, come commissario governativo, il cantiere di restauro della basilica di San Francesco ad Assisi.
Attualmente ricopre la carica di presidente del Comitato Scientifico per le mostre d'arte nelle Scuderie del Quirinale. È vicepresidente del Consiglio Superiore dei Beni Culturali e consulente del Sindaco per i musei civici di Firenze.
È accademico dei Lincei; Cavaliere di Gran Croce della Repubblica Italiana; Cavaliere della Legion d'Onore della Repubblica Francese; medaglia d'oro dei benemeriti della cultura.
La sua attività pubblicista comprende molti titoli, fra i quali: monografia su Piero della Francesca, Michelangelo, Antoniazzo Romano, Luca Signorelli, Benvenuto Cellini, ecc...; saggi specialistici su "Paragone" e "Bollettino d'Arte", libri sulla storia del restauro e della tutela.
Collabora con varie testate: Il Sole 24 Ore, La Nazione, la Repubblica, Avvenire.
+PetaloNero+
Tuesday, December 04, 2007 2:52 PM
Il Papa nomina il prof. Antonio Paolucci nuovo direttore dei Musei Vaticani


Un complesso di una ricchezza storico-artistica inestimabile, con 500 anni di storia alle spalle e attualmente visitato, ogni anno, da più di tre milioni di persone. Sono i Musei Vaticani, alla cui direzione Benedetto XVI ha nominato il prof. Antonio Paolucci, che si è insediato ufficialmente oggi al posto del dott. Francesco Buranelli, nominato dal Papa segretario della Pontificia Commissione per i Beni culturali della Chiesa e ispettore della Pontificia Commissione di Archeologia sacra. Il profilo del neo-direttore, nel servizio di Alessandro De Carolis.


E’ un’autorità di lungo corso nel campo della tutela dei patrimoni artistici e della loro divulgazione. Il prof. Antonio Paolucci, originario di Rimini dov’è nato 68 anni fa, ha iniziato molto presto - fra i tesori della sua città d’adozione, Firenze - ad affinare le competenze sulle quali ha costruito una prestigiosa carriera. Laureato in Storia dell’Arte con Roberto Longhi, uno dei più noti storici dell’arte italiani del Novecento, e specializzato con Francesco Arcangeli, Paolucci entra nella carriera direttiva dei Beni Culturali a 29 anni. Lavora come soprintendente a Venezia, poi a Verona, viene nominato direttore dell'Opificio delle Pietre Dure. Più tardi è chiamato come soprintendente per il Polo museale fiorentino e nominato direttore generale dei Beni Culturali per la Toscana. A metà degli anni Novanta, è ministro per i Beni Culturali nel governo di Lamberto Dini. Poi, dopo il drammatico terremoto che sconvolge l’Umbria e Assisi nel 1997, il prof. Paolucci viene chiamato, nelle vesti di commissario governativo, a un incarico di grande responsabilità: dirigere il cantiere che dovrà restituire all’originaria bellezza gli affreschi della Basilica di S. Francesco devastati dal sisma. Dieci anni di ricerche e lavori, 300 mila frammenti restaurati e ricollocati grazie al lavoro di decine di esperti, per un totale di circa 60 mila ore lavorative.

Accanto agli incarichi dirigenziali, il prof. Paolucci unisce un’intensa attività divulgativa: pubblica monografie su figure immortali dell’arte italiana - come Piero della Francesca, Michelangelo, Antoniazzo Romano, Luca Signorelli, Benvenuto Cellini - ma anche saggi su riviste specialistiche e libri sulla storia del restauro e della tutela del patrimonio artistico. Collabora con varie testate giornalistiche, tra le quali Il Sole 24 Ore, La Nazione, Repubblica e Avvenire. Le sue conoscenze nel settore gli valgono gli incarichi, a tutt’oggi ricoperti, di presidente del Comitato Scientifico per le mostre d'arte nelle Scuderie del Quirinale e di vicepresidente del Consiglio Superiore dei Beni culturali, nonché di consulente del sindaco per i musei civici di Firenze. Numerose anche le onorificenze ricevute: è accademico dei Lincei, Cavaliere di Gran Croce della Repubblica Italiana, Cavaliere della Legion d'Onore della Repubblica Francese, medaglia d'oro dei benemeriti della cultura.



Il Papa nomina il prof. Antonio Paolucci nuovo direttore dei Musei Vaticani. Il direttore uscente, Francesco Buranelli, neo-segretario della Pontificia Commissione per i Beni culturali della Chiesa


Un complesso di una ricchezza storico-artistica inestimabile, con 500 anni di storia alle spalle e che lo scorso anno ha raggiunto la cifra-record di quattro milioni di visitatori. Sono i Musei Vaticani, alla cui direzione Benedetto XVI ha nominato il prof. Antonio Paolucci, che si è insediato ufficialmente oggi al posto del dott. Francesco Buranelli, nominato dal Papa segretario della Pontificia Commissione per i Beni culturali della Chiesa e ispettore della Pontificia Commissione di Archeologia sacra. Il servizio di Alessandro De Carolis:


Una lunga e “fraterna” amicizia, rinsaldata da una reciproca stima professionale: sono i sentimenti che hanno accompagnato questa mattina il passaggio di consegne tra il direttore uscente e quello entrante dei Musei Vaticani. Direttore generale dei Musei da cinque anni, ma già direttore reggente da altri sei, il dott. Francesco Buranelli ha accolto nella Sala del Domenichino - una delle più celebri dei Musei, con grandi tele alle pareti, tra cui del Caravaggio - il neo-direttore, il prof. Antonio Paolucci, presentandolo ai responsabili dei vari settori del polo museale e rivolgendogli parole di grande apprezzamento, dicendosi certo che anche sotto la nuova direzione i Musei Vaticani manterranno “l’alto livello scientifico” che li colloca ai vertici del panorama internazionale. Da parte sua, il prof. Paolucci ha avuto parole di ringraziamento per Benedetto XVI, per il neo-cardinale Giovanni Lajolo, presidente del Pontificia Commissione per lo Stato della Città del Vaticano - che ha introdotto la cerimonia - per il suo predecessore, ma anche per tutti i suoi nuovi collaboratori, salutati affabilmente come “cari colleghi”.


Un avvicendamento ad alto livello, considerata l’esperienza del prof. Paolucci, autorità di lungo corso nel campo della tutela dei patrimoni artistici e della loro divulgazione. Originario di Rimini, dov’è nato 68 anni fa, il neo-direttore dei Musei Vaticani inizia molto presto - fra i tesori della sua città d’adozione, Firenze - ad affinare le competenze sulle quali ha costruito una prestigiosa carriera. Laureato in Storia dell’Arte con Roberto Longhi, uno dei più noti storici dell’arte italiani del Novecento, e specializzato con Francesco Arcangeli, Paolucci entra nella carriera direttiva dei Beni Culturali a 29 anni. Lavora cone soprintendente a Venezia, poi a Verona, viene nominato direttore dell'Opificio delle Pietre Dure. Più tardi è chiamato come soprintendente per il Polo museale fiorentino e nominato direttore generale dei Beni Culturali per la Toscana. A metà degli anni Novanta, è ministro per i Beni Culturali nel governo di Lamberto Dini. Poi, dopo il drammatico terremoto che sconvolge l’Umbria e Assisi nel 1997, il prof. Paolucci viene chiamato, nelle vesti di commissario governativo, a un incarico di grande responsabilità: dirigere il cantiere che dovrà restituire all’originaria bellezza gli affreschi della Basilica di S. Francesco devastati dal sisma. Dieci anni di ricerche e lavori, 300 mila frammenti restaurati e ricollocati grazie al lavoro di decine di esperti, per un totale di circa 60 mila ore lavorative.


Accanto agli incarichi dirigenziali, il prof. Paolucci unisce un’intensa attività divulgativa: pubblica monografie su figure immortali dell’arte italiana - come Piero della Francesca, Michelangelo, Antoniazzo Romano, Luca Signorelli, Benvenuto Cellini - ma anche saggi su riviste specialistiche e libri sulla storia del restauro e della tutela del patrimonio artistico. Collabora con varie testate giornalistiche, tra le quali Il Sole 24 Ore, La Nazione, Repubblica e Avvenire. Le sue conoscenze nel settore gli valgono gli incarichi, a tutt’oggi ricoperti, di presidente del Comitato Scientifico per le mostre d'arte nelle Scuderie del Quirinale e di vicepresidente del Consiglio Superiore dei Beni culturali, nonché di consulente del sindaco per i musei civici di Firenze. Numerose anche le onorificenze ricevute: è accademico dei Lincei, Cavaliere di Gran Croce della Repubblica Italiana, Cavaliere della Legion d'Onore della Repubblica Francese, medaglia d'oro dei benemeriti della cultura.


Per i Musei Vaticani, il 2006 è stato un anno giubilare. Fu il Papa “mecenate”, Giulio II, ad accendere la scintilla di ciò che un giorno sarebbe assurto a livelli toccati, nel mondo, solo dal Louvre di Parigi, dal MOMA di New York o dal British Museum di Londra. Il complesso scultoreo del “Laocoonte”, dissotterrato nella campagna romana, fu il primo di una infinita serie di capolavori, tra i quali le Stanze di Raffaello e la Cappella Sistina del Michelagelo. Ma i Musei Vaticani annoverano al loro interno una serie di istituzioni tematiche, allestite nel corso dei secoli, arricchite da sempre nuove acquisizioni e dunque di fondamentale importanza scientifica oltre che artistica: si tratta dei Musei Egizio, Etrusco, delle Antichità Classiche, il Pio Cristiano, la Pinacoteca - con i capolavori di Caravaggio, Leonardo, Melozzo da Forlì, Raffaello, Tiziano - la Galleria degli Arazzi, il Missionario-Etnologico, quello Sacro, il Profano, lo Storico Vaticano, e il più recente, dedicato all'arte religiosa moderna, con opere di eminenti artisti del Novecento.
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Da Petrus

L'ex Ministro Paolucci nominato nuovo Direttore dei Musei Vaticani



CITTA’ DEL VATICANO - Cambio della guardia alla guida dei Musei Vaticani, la quarta collezione d'arte del mondo per importanza e numero di visitatori. Papa Benedetto XVI ha nominato, come nuovo direttore, Antonio Paolucci, uno dei piu' stimati esperti d'arte italiani, gia' ' ministro dei Beni Culturali nel governo Dini ed ex sovrintendente per il polo museale a Firenze. Paolucci prende il posto dell'archeologo Francesco Buranelli, che diverra' segretario della Pontificia commissione per i Beni culturali della Chiesa. L'avvicendamento ai vertici della prestigiosa istituzione conferma la volonta' del Pontefice e del Segretario di Stato Tarcisio Bertone di mantenere l'alto profilo internazionale dei Musei Vaticani, con un'attenzione particolare alla salvaguardia, alla conservazione e alla valorizzazione delle opere preziose conservate in quella che Papa Giovanni Paolo II aveva definito ''una delle piu' significative porte della Santa Sede aperte sul mondo''. Con oltre quattro milioni di visitatori, affluenza record registrata nello scorso anno, i Musei Vaticani si attestano oggi come il polo museale piu' visitato in Italia e tra i piu' frequentati al mondo, subito dopo il Louvre di Parigi, il Metropolitan Museum di New York e il British Museum di Londra. Scrigno di tesori d'arte inestimabili, itinerario fra i massimi capolavori di ogni tempo, come le Stanze di Raffaello o la Cappella Sistina, i Musei Vaticani hanno festeggiato lo scorso anno i 500 anni di storia. Nascevano infatti nel 1506 quando papa Giulio II della Rovere creo' il primo nucleo con l'acquisizione del complesso scultoreo del 'Lacoonte', scoperto sotto sei braccia di terra in una vigna del colle Oppio, nel cosiddetto 'Cortile delle Statue'. Successivamente i Papi furono tra i primi sovrani che misero a disposizione della cultura e del pubblico le raccolte d'arte del loro palazzo. Fu nel Settecento che vennero fatti passi volti alla creazione di un museo destinato ad ospitare la vasta raccolta di opere d'arte antiche e moderne commissionate, ricevute in regalo o acquistate dai vari Pontefici. Nel 1734 Clemente XII fondo' il Museo Capitolino (ospitato in un edificio progettato da Michelangelo); nel 1756 e nel 1767 vennero creati in Vaticano due altri piccoli musei rispettivamente di arte sacra e profana. La spinta decisiva venne da Clemente XIV e da Pio VI: il Museo Pio-Clementino, nato dall'ampliamento del Palazzo Vaticano da loro voluto per ospitare la scultura classica, forma tuttora il cuore dei Musei Vaticani. Venne realizzato in stile neoclassico e servi' da modello per l'architettura di altri musei nel mondo. Nel 1796 il museo perdette temporaneamente numerose opere a causa dell'invasione francese, poi restituite dopo la caduta di Napoleone nel 1815. I Vaticani oggi comprendono dieci diversi Musei (l' Egizio, l'Etrusco, quello di Antichita' Classiche, il Pio Cristiano, la Pinacoteca con i capolavori di Caravaggio, Leonardo, Melozzo da Forli', Raffaello, Tiziano, poi la Galleria degli Arazzi, il Museo Missionario-Etnologico, quello Sacro, il Profano, lo Storico Vaticano), ma i visitatori hanno accesso anche alle sale espositive della Biblioteca Vaticana, alla Galleria delle Carte Geografiche ed ad altre sale decorate con affreschi rinascimentali, tra cui la Cappella Niccolina con le pitture del Beato Angelico, l'Appartamento Borgia decorato dal Pinturicchio, le mirabili Stanze affrescate da Raffaello e naturalmente la Cappella Sistina, con la magia della volta michelangiolesca e del Giudizio Universale. L'ultimo museo aggiunto al complesso, inaugurato nel 1973, e' dedicato all'arte religiosa moderna e comprende opere di eminenti artisti del Novecento.

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Tuesday, December 04, 2007 2:53 PM
Da Petrus

Beni Culturali, alla segreteria arriva Francesco Buranelli



CITTA’ DEL VATICANO - Benedetto XVI ha nominato Francesco Buranelli segretario della Pontificia commissione per i Beni culturali della Chiesa e ispettore della pontificia commissione di archeologia sacra. Buranelli, che lascia il posto di direttore dei Musei Vaticani ad Antonio Paolucci, ex ministro della Cultura, e' stato direttore dei Musei del Papa dal 2002 al 2007. Buranelli, archeologo e con una storia professionale di lungo corso all'interno dei Musei vaticani, ne fu nominato direttore generale da Papa Giovanni Paolo II il 6 maggio del 2002. Sotto la sua direzione i Musei hanno raggiunto il picco massimo di visitatori, 4 milioni e piu' nel 2006, facendo del complesso museale del Vaticano il leader incontrastato dei musei ospitati nel Belpaese per frequenze. Un dato che conferma un andamento di crescita costante di visitatori avviato gia' dal 2000, anno del Giubileo, quando i turisti furono in totale 3,5 milioni. Durante la sua direzione si sono avuti importanti restauri, come quello che ha riportato al suo originario splendore il ciclo pittorico della ''Sala dei Misteri'' nell'appartamento di papa Alessandro VI Borgia, in Vaticano, opera di Bernardino di Betto, in arte ''il Pinturicchio''. L'anno scorso e' stato invece avviato quello della Cappella Paolina, con gli ultimi due grandi affreschi di Michelangelo. Per i 500 anni dei Musei Vaticani, celebrati un anno fa, Buranelli ha dato vita a numerose iniziative. Oltre all'inaugurazione di nuovi importanti allestimenti nei Musei Vaticani - come il museo cristiano e il museo etnologico -, una speciale emissione filatelica, l'apertura della Necropoli romana di Via Trionfale risalente al I-III secolo d.C., e, infine, l'apertura della mostra sul Laocoonte, gruppo scultoreo all'origine dei Musei Vaticani e tra le opere piu' studiate e copiate fin dal Rinascimento.
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Tuesday, December 04, 2007 2:54 PM
"Famiglia umana: comunità di pace": è il titolo del Messaggio di Benedetto XVI per la Giornata Mondiale della Pace 2008

E’ intitolato “Famiglia umana: comunità di pace” il Messaggio di Benedetto XVI per la 41ª Giornata Mondiale della Pace che sarà celebrata il 1° gennaio 2008. Il cardinale Renato Raffaele Martino e mons. Giampaolo Crepaldi, rispettivamente presidente e segretario del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace presenteranno il messaggio martedì prossimo 11 dicembre alle ore 11.30 nella Sala Stampa della Santa Sede. Si tratta del terzo Messaggio di Benedetto XVI su questo tema. L’anno scorso era intitolato “La persona umana, cuore della pace, e il primo, quello del 2006 “Nella verità la pace

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Tuesday, December 04, 2007 2:55 PM
Da Petrus

Cina, ordinati due Vescovi graditi al Santo Padre

CITTA’ DEL VATICANO - La Chiesa ''patriottica'' cinese, sostenuta dal governo di Pechino, ha ordinato in queste ore il nuovo vescovo di Guangzhou, la metropoli industriale della Cina meridionale, pochi giorni dopo aver installato un altro nuovo vescovo ad Yichang nella provincia centrale dell' Hubei. Entrambi i nuovi vescovi hanno avuto l'approvazione del Vaticano, segnalando un miglioramento delle difficili relazioni tra Pechino e la Santa Sede. Cinque milioni di cattolici aderiscono all' Associazione dei cattolici patriottici, che riconosce il governo cinese come autorita' suprema, mentre si ritiene che siano circa il doppio quelli che seguono la cosiddetta Chiesa ''clandestina'', fedele alla Santa Sede. Gan Junqiu, di 43 anni, e' stato scelto dai cattolici della diocesi di Guangzhou piu' di un anno fa e non e' chiaro perche' la sua ordinazione sia stata ritardata. Secondo l' agenzia dei missionari cattolici Asianews, Gan ha ricevuto ''immediatamente'' l'approvazione del Papa e l'ordinazione e' stata rinviata a causa di questo fatto ''non gradito'' alla Chiesa patriottica. Il giovane vescovo di una delle diocesi piu' importanti della Cina - sia per il ruolo centrale che la metropoli ha nello sviluppo industriale del paese che per la sua vicinanza ad Hong Kong - e' stato ordinato con una cerimonia nella cattedrale della citta', addobbata con fiori e bandiere cinesi. Pochi giorni prima, lo stesso onore era toccato a Lu Shouwang, ordinato vescovo della diocesi di Yichang , una nuova citta' sorta negli ultimi dieci anni nei pressi della Diga delle Tre Gole sul fiume Yangtze. Lu e' coetaneo di Gan. I due hanno frequentato lo stesso seminario, quello di Wuhan. La questione della nomina dei vescovi e' emersa come il principale ostacolo sulla via della normalizzazione delle relazioni l'anno scorso, quando la Chiesa patriottica ha nominato tre vescovi senza consultare neanche informalmente la Santa Sede, com'era diventata consuetudine negli ultimi anni. Un compromesso sulle nomine e' poi stato proposto in giugno da Papa Benedetto XVI in una ''lettera aperta'' inviata ai cattolici cinesi. In settembre, con l' ordinazione del nuovo vescovo di Pechino Li Shan, approvato dalla Santa Sede, la questione delle nomina dei vescovi sembra essere entrata in una nuova fase. Richiesto di commentare il fatto che il vescovo Gan ha avuto l' approvazione del Vaticano, il portavoce del governo di Pechino Qin Gang ha detto che la Cina ''si augura che il Vaticano consideri nella sua totalita' la storia e la realta' della Chiesa cattolica cinese''. La Santa Sede e la Cina non hanno relazioni diplomatiche dal 1951, quando la Nunziatura Apostolica (Ambasciata della Santa Sede) e' stata trasferita a Taiwan, l'isola di fatto indipendente che la Cina rivendica come parte del suo territorio.

+PetaloNero+
Tuesday, December 04, 2007 4:25 PM
Domani la prima udienza generale dell'Avvento: il Papa invita a leggere in questo Tempo forte la sua Enciclica sulla speranza cristiana



Domani mattina alle 10.30 il Papa terrà la prima udienza generale dell’Avvento nell’Aula Paolo VI in Vaticano. La nostra emittente trasmetterà la cronaca della catechesi di Benedetto XVI a partire dalle 10.20 sulle consuete frequenze. “L’Avvento – come ha detto il Pontefice – è per eccellenza il tempo della speranza” e proprio per questo ha scelto tale periodo per offrire a tutta la Chiesa la sua seconda Enciclica “Spe salvi” sul tema della speranza. In questi giorni è stato lo stesso Benedetto XVI a spiegarne i contenuti. Ce ne parla Sergio Centofanti.

Il Papa ci invita a leggere e meditare la sua Enciclica in questo Tempo di Avvento per trovarvi le ragioni di quella "speranza affidabile, in virtù della quale noi possiamo affrontare il nostro presente: … anche un presente faticoso". Ma che cos’è la speranza?


“E’ un dono che cambia la vita di chi lo riceve, come dimostra l’esperienza di tanti santi e sante. In che cosa consiste questa speranza, così grande e così ‘affidabile’ da farci dire che in essa noi abbiamo la ‘salvezza’? Consiste in sostanza nella conoscenza di Dio, nella scoperta del suo cuore di Padre buono e misericordioso. Gesù, con la sua morte in croce e la sua risurrezione, ci ha rivelato il suo volto, il volto di un Dio talmente grande nell’amore da comunicarci una speranza incrollabile, che nemmeno la morte può incrinare, perché la vita di chi si affida a questo Padre si apre sulla prospettiva dell’eterna beatitudine”. (Angelus, 2-12-2007)

Gesù non è un rivoluzionario – afferma il Papa: è la vera rivoluzione. Cristo non porta una semplice notizia: è “l’unica vera novità” della storia in un mondo che spesso pensa di fare a meno di Dio. Un mondo che cerca la felicità e si scontra col mistero del male e della disperazione. Ma anche la sofferenza, vissuta con Cristo, diventa luogo di apprendimento della speranza:


“Nella prova e nella malattia Dio ci visita misteriosamente e, se ci abbandoniamo alla sua volontà, possiamo sperimentare la potenza del suo amore”. (Omelia all’Ospedale San Giovanni Battista dei Cavalieri di Malta, 2\12\2007)

“L’attuale crisi di fede – scrive il Papa – è soprattutto una crisi della speranza cristiana”. Non c’è più l’attesa, manca un futuro, si vuole vivere solo il presente, ma non c’è una vera meta. L’uomo non ha tempo per Dio, ma il tempo è di Dio e Dio non si stanca di cercare l’uomo che gli dice di ‘no’:


“Ecco allora la sorprendente scoperta: la mia, la nostra speranza è preceduta dall’attesa che Dio coltiva nei nostri confronti! Sì, Dio ci ama e proprio per questo attende che noi torniamo a Lui, che apriamo il cuore al suo amore, che mettiamo la nostra mano nella sua e ci ricordiamo di essere suoi figli. Questa attesa di Dio precede sempre la nostra speranza, esattamente come il suo amore ci raggiunge sempre per primo (cfr 1 Gv 4,10). In questo senso la speranza cristiana è detta ‘teologale’: Dio ne è la fonte, il sostegno e il termine. Che grande consolazione in questo mistero!”(Omelia ai Primi Vespri, 1\12\2007)

C’è dunque un rovesciamento: la speranza dell’uomo in Dio si fonda in realtà sulla fiducia che Dio ha nell’uomo: è questa fiducia divina che “manda avanti il mondo”:


“E’ una fiducia che ha il suo riflesso nei cuori dei piccoli, degli umili, quando attraverso le difficoltà e le fatiche si impegnano ogni giorno a fare del loro meglio, a compiere quel poco di bene che però agli occhi di Dio è tanto: in famiglia, nel posto di lavoro, a scuola, nei diversi ambiti della società. Nel cuore dell’uomo è indelebilmente scritta la speranza, perché Dio nostro Padre è vita, e per la vita eterna e beata siamo fatti”.(Omelia ai Primi Vespri, 1\12\2007).

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Wednesday, December 05, 2007 2:58 PM
All'udienza generale, gli auguri di Benedetto XVI per l'Avvento. La catechesi dedicata agli insegnamenti del vescovo di Aquileia, San Cromazio, vissuto nel IV secolo


L’Avvento sia un momento per riscoprire il rapporto con Dio che ci ama personalmente e non ci abbandona nelle mani di chi ci è nemico. Benedetto XVI ha concluso con questi pensieri la catechesi dell’udienza generale di questa mattina, tenuta in Aula Paolo VI e dedicata alla figura di un antico vescovo, San Cromazio, che resse con fede solida e coraggio le sorti della Chiesa di Aquileia, in un’epoca difficile del quarto secolo. Il servizio di Alessandro De Carolis:


Un nome arcaico, un insegnamento intramontato. Cromazio è vescovo di Aquileia quando l’importante città del nord-est italiano - “fervente centro di vita cristiana” e dunque presa di mira dalle persecuzioni degli imperatori romani - deve affrontare le invasioni dei barbari, all’esterno, e proteggersi dall’onda lunga dall’eresia di Ario, all’interno. Quella che Cromazio guida in quegli anni “con coraggio ed energia” è - afferma con consapevolezza il vescovo - una “nave in un mare in tempesta”. Ma non una nave allo sbando. Una quarantina di sermoni, fortunosamente riscoperti, delineano i cardini del suo insegnamento, sintetizzati in questo modo da Benedetto XVI:


"Cromazio fu sapiente maestro e zelante pastore. Il suo primo e principale impegno fu quello di porsi in ascolto della Parola, per essere capace di farsene poi annunciatore: nel suo insegnamento egli parte sempre dalla Parola di Dio, e ad essa sempre ritorna. Alcune tematiche gli sono particolarmente care: anzitutto il mistero trinitario (...) Poi il tema dello Spirito Santo (...) Ma con particolare insistenza il santo vescovo ritorna sul mistero di Cristo. Il Verbo incarnato è vero Dio e vero uomo: ha assunto integralmente l’umanità, per farle dono della propria divinità".


Il Papa ha ricordato la grande stima di cui godeva Cromazio ai suoi tempi, se si pensa che egli, insieme con il vescovo di Roma e quello di Milano, fu il solo destinatario di una lettera di aiuto scritta dall’allora esiliato vescovo di Costantinopoli. Cromazio è un vescovo tenace, dunque, capace di parlare senza sofismi al cuore delle persone, in periodi in cui una parola poteva fare la differenza tra la disperazione e la fiducia:


"Da zelante pastore qual è, Cromazio sa parlare alla sua gente con linguaggio fresco, colorito e incisivo. Pur non ignorando il perfetto cursus latino, preferisce ricorrere al linguaggio popolare, ricco di immagini facilmente comprensibili (...) Sempre nell’ottica del buon pastore, in un periodo burrascoso come il suo, funestato dalle scorrerie dei barbari, egli sa mettersi a fianco dei fedeli per confortarli e per aprirne l’animo alla fiducia in Dio, che non abbandona mai i suoi figli".


E non è in contrasto il fatto che la solidità umana e dottrinale del vescovo di Aquileia trovi accenti di tenerezza quando i suoi insegnamenti, ha notato Benedetto XVI, si soffermano sulla Vergine Maria:


"La sua dottrina mariologica è tersa e precisa. A lui dobbiamo alcune suggestive descrizioni della Vergine Santissima: Maria è la 'vergine evangelica capace di accogliere Dio'; è la 'pecorella immacolata e inviolata', che ha generato l’'agnello ammantato di porpora'. Il vescovo di Aquileia mette spesso la Vergine in relazione con la Chiesa: entrambe, infatti, sono 'vergini' e 'madri'.


Cromazio muore in esilio nel 407, a Grado, dove aveva cercato scampo dalla ferocia delle scorrerie barbariche. Non “muoiono” però le sue parole, che il Papa ha posto come suggello alla catechesi. Un’esortazione definita da Benedetto XVI “perfettamente valida” ancora oggi, che si rivolge con intensità a Dio: “Preghiamolo di liberarci da ogni incursione dei nemici, da ogni timore degli avversari. Non guardi i nostri meriti, ma la sua misericordia”:


"Così, proprio all'inizio del tempo di Avvento, San Cromazio ci ricorda che l'Avvento è tempo di preghiera, in cui occorre entrate in contatto con Dio. Dio ci conosce, conosce me, conosce ognuno di noi, mi vuol bene, non mi abbandona. Andiamo avanti con questa fiducia nel tempo liturgico appena iniziato".

(applausi)


L’udienza generale ha idealmente benedetto l’apertura dell’Anno Cromaziano indetto dalle Chiese di Udine e Gorizia, i cui fedeli, presenti in Aula Paolo Vi insieme con i rispettivi vescovi, sono stati salutati da Benedetto XVI. Nelle varie lingue, il Papa ha invitato la Chiesa a prepararsi adeguatamente al Natale in spirito di “vigilanza evangelica”, come pure alla solennità dell’Immacolata. E saluti particolari del Pontefice sono stati indirizzati ai membri del gruppo Follereau-de Foucauld, accompagnati dall’arcivescovo di Pompei, Carlo Liberati, e alle Ancelle dell’Amore Misericordioso, impegnate nel Capitolo generale: “Le incoraggio - ha concluso Bendetto XVI - ad andare incontro a Cristo con la coerenza della fede per testimoniare con rinnovato ardore apostolico la divina misericordia”.
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Wednesday, December 05, 2007 2:59 PM
Il papa: l'Avvento è il tempo per entrare in contatto con Dio che ci ama

di Angela Ambrogetti/ 05/12/2007

Nella catechesi dell’ udienza generale Benedetto XVI ricorda l ‘ insegnamento del vescovo di Aquileia Cromazio. I vescovi del Friuli invitano il papa alle celebrazioni dell’ “Anno cromaziano” aperto il 2 dicembre scorso.

Dopo l’oriente siriano, oggi il papa ritorna nel mondo latino e nella catechesi dell'udienza generale illustra la figura del vescovo di Aquileia Cromazio, di cui ricorre quest’anno il sedicesimo centenario della morte, celebrato domenica 2 dicembre con una santa messa, presieduta dal card. Franc Rodé, prefetto della Congregazione per gli istituti di vita consacrata e società di vita apostolica, e concelebrata da 11 vescovi. Cromazio, vescovo dal 388 di una città importantissima e di una diocesi che comprendeva la decima regio romana, cioè Friuli, Austria, Baviera, Slovenia ed Ungheria, visse l’epoca della minaccia ariana e delle invasioni barbariche dall’est Europa. Di lui parla san Girolamo che lo ebbe come collaboratore per la traduzione della Bibbia.

Appassionato lettore della Sacra Scrittura, da cui fece nascere tutto il suo insegnamento, formato in una famiglia di grande fede, affrontò i difficili e tempestosi tempi per la Chiesa di Aquileia mantenendo la fede della popolazione con l’attenzione al Mistero Trinitario, allo Spirito Santo, all’incarnazione e a Maria da lui definita: “ La Vergine evangelica capace di accogliere Dio”. La sua ecclesiologia si legge nei commenti al Vangelo di Matteo dove con linguaggio fresco e incisivo, parla della Chiesa come nave sul mare in tempesta. Cromazio, in un periodo burrascoso si mette al fianco dei fedeli per confortarli e aprire l’ anima alla fiducia in Dio. E per farci aiutare dobbiamo pregare, dice il vescovo di Aquileia. E il papa ha concluso: ”All’inizio del tempo dell’Avvento San Cromazio ci dice Avvento è tempo di preghiera e ci dice entrate in contatto con Dio . Dio ci conosce, conosce me, conosce ognuno di noi , mi vuole bene non mi abbandona. In questa fiducia andiamo avanti nel tempo di Avvento”.

Tra i presenti in piazza San Pietro anche gli Aquileisi di oggi che hanno appena aperto le celebrazioni che si concluderanno l’8 marzo 2009. Molte le iniziative; mons. Duilio Corgnali, presidente del Comitato nazionale per il XVI centenario di San Cromazio, ne ha ricordate alcune: a maggio un convegno di studi internazionale sul santo; da novembre 2008 a marzo 2009 una mostra per conoscere San Cromazio, il tempo in cui visse, la Chiesa aquileiese. Nella primavera 2008, è atteso il patriarca di Alessandria dei Copti, Antonios Naguib, mentre nell’autunno 2008, dovrebbe esserci l’incontro con il patriarca di Costantinopoli Bartolomeo I. Oggi anche l’invito al papa.
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+PetaloNero+
Wednesday, December 05, 2007 3:00 PM
UDIENZA GENERALE

Aula Paolo VI
Mercoledì, 5 dicembre 2007




San Cromazio

Cari fratelli e Sorelle!

nelle ultime due catechesi abbiamo fatto un'escursione attraverso le Chiese d'Oriente di lingua semitica, meditando su Afraate persiano e sant'Efrem siro; oggi ritorniamo nel mondo latino, al Nord dell'Impero Romano, con san Cromazio di Aquileia. Questo Vescovo svolse il suo ministero nell’antica Chiesa di Aquileia, fervente centro di vita cristiana situato nella Decima regione dell’Impero romano, la Venetia et Histria. Nel 388, quando Cromazio salì sulla cattedra episcopale della città, la comunità cristiana locale aveva già maturato una storia gloriosa di fedeltà al Vangelo. Tra la metà del terzo e i primi anni del quarto secolo le persecuzioni di Decio, di Valeriano e di Diocleziano avevano mietuto un gran numero di martiri. Inoltre, la Chiesa di Aquileia si era misurata, come tante altre Chiese del tempo, con la minaccia dell’eresia ariana. Lo stesso Atanasio – l’alfiere dell’ortodossia nicena, che gli ariani avevano cacciato in esilio –, per qualche tempo trovò rifugio ad Aquileia. Sotto la guida dei suoi Vescovi, la comunità cristiana resistette alle insidie dell’eresia e rinsaldò la propria adesione alla fede cattolica.

Nel settembre del 381 Aquileia fu sede di un Sinodo, che vide convenire circa 35 Vescovi dalle coste dell’Africa, dalla valle del Rodano e da tutta la Decima regione. Il Sinodo si proponeva di debellare gli ultimi residui dell’arianesimo in Occidente. Al Concilio prese parte anche il presbitero Cromazio, in qualità di esperto del Vescovo di Aquileia, Valeriano (370/1-387/8). Gli anni intorno al Sinodo del 381 rappresentano “l’età d’oro” della comunità aquileiese. San Girolamo, che era nativo della Dalmazia, e Rufino di Concordia parlano con nostalgia del loro soggiorno ad Aquileia (370-373), in quella specie di cenacolo teologico che Girolamo non esita a definire tamquam chorus beatorum, “come un coro di beati” (Cronaca: PL XXVII,697-698). In questo cenacolo – che ricorda per alcuni aspetti le esperienze comunitarie condotte da Eusebio di Vercelli e da Agostino – si formarono le più notevoli personalità delle Chiese dell’Alto Adriatico.

Ma già nella sua famiglia Cromazio aveva imparato a conoscere e ad amare Cristo. Ce ne parla, con termini pieni di ammirazione, lo stesso Girolamo, che paragona la madre di Cromazio alla profetessa Anna, le sue due sorelle alle vergini prudenti della parabola evangelica, Cromazio stesso e il suo fratello Eusebio al giovane Samuele (cfr Ep VII: PL XXII,341). Di Cromazio e di Eusebio Girolamo scrive ancora: “Il beato Cromazio e il santo Eusebio erano fratelli per il vincolo del sangue, non meno che per l’identità degli ideali” (Ep. VIII: PL XXII,342).

Cromazio era nato ad Aquileia verso il 345. Venne ordinato diacono e poi presbitero; infine fu eletto Pastore di quella Chiesa (a. 388). Ricevuta la consacrazione episcopale dal Vescovo Ambrogio, si dedicò con coraggio ed energia a un compito immane per la vastità del territorio affidato alla sue cure pastorali: la giurisdizione ecclesiastica di Aquileia, infatti, si estendeva dai territori attuali della Svizzera Baviera, Austria e Slovenia, giungendo fino all’Ungheria. Quanto Cromazio fosse conosciuto e stimato nella Chiesa del suo tempo, lo si può arguire da un episodio della vita di san Giovanni Crisostomo. Quando il Vescovo di Costantinopoli fu esiliato dalla sua sede, scrisse tre lettere a quelli che egli riteneva i più importanti Vescovi d’Occidente, per ottenerne l’appoggio presso gli imperatori: una lettera la scrisse al Vescovo di Roma, la seconda al Vescovo di Milano, la terza al Vescovo di Aquileia, Cromazio appunto (Ep. CLV: PG LII, 702). Anche per lui, quelli erano tempi difficili a motivo della precaria situazione politica. Molto probabilmente Cromazio morì in esilio, a Grado, mentre cercava di scampare alle scorrerie dei barbari, nello stesso anno 407 nel quale moriva anche il Crisostomo.

Quanto a prestigio e importanza, Aquileia era la quarta città della penisola italiana, e la nona dell’Impero romano: anche per questo motivo essa attirava le mire dei Goti e degli Unni. Oltre a causare gravi lutti e distruzioni, le invasioni di questi popoli compromisero gravemente la trasmissione delle opere dei Padri conservate nella biblioteca episcopale, ricca di codici. Andarono dispersi anche gli scritti di san Cromazio, che finirono qua e là, e furono spesso attribuiti ad altri autori: a Giovanni Crisostomo (anche per l’equivalente inizio dei due nomi, Chromatius come Chrysostomus); oppure ad Ambrogio e ad Agostino; e anche a Girolamo, che Cromazio aveva aiutato molto nella revisione del testo e nella traduzione latina della Bibbia. La riscoperta di gran parte dell’opera di Cromazio è dovuta a felici e fortunose vicende, che hanno consentito solo in anni recenti di ricostruire un corpus di scritti abbastanza consistente: più di una quarantina di sermoni, dei quali una decina frammentari, e oltre sessanta trattati di commento al Vangelo di Matteo.

Cromazio fu sapiente maestro e zelante pastore. Il suo primo e principale impegno fu quello di porsi in ascolto della Parola, per essere capace di farsene poi annunciatore: nel suo insegnamento egli parte sempre dalla Parola di Dio, e ad essa sempre ritorna. Alcune tematiche gli sono particolarmente care: anzitutto il mistero trinitario, che egli contempla nella sua rivelazione lungo tutta la storia della salvezza. Poi il tema dello Spirito Santo: Cromazio richiama costantemente i fedeli alla presenza e all’azione della terza Persona della Santissima Trinità nella vita della Chiesa. Ma con particolare insistenza il santo Vescovo ritorna sul mistero di Cristo. Il Verbo incarnato è vero Dio e vero uomo: ha assunto integralmente l’umanità, per farle dono della propria divinità. Queste verità, ribadite con insistenza anche in funzione antiariana, approderanno una cinquantina di anni più tardi alla definizione del Concilio di Calcedonia. La forte sottolineatura della natura umana di Cristo conduce Cromazio a parlare della Vergine Maria. La sua dottrina mariologica è tersa e precisa. A lui dobbiamo alcune suggestive descrizioni della Vergine Santissima: Maria è la “vergine evangelica capace di accogliere Dio”; è la “pecorella immacolata e inviolata”, che ha generato l’“agnello ammantato di porpora” (cfr Sermo XXIII,3: Scrittori dell’area santambrosiana 3/1, p. 134). Il Vescovo di Aquileia mette spesso la Vergine in relazione con la Chiesa: entrambe, infatti, sono “vergini” e “madri”. L’ecclesiologia di Cromazio è sviluppata soprattutto nel commento a Matteo. Ecco alcuni concetti ricorrenti: la Chiesa è unica, è nata dal sangue di Cristo; è veste preziosa intessuta dallo Spirito Santo; la Chiesa è là dove si annuncia che Cristo è nato dalla Vergine, dove fiorisce la fraternità e la concordia. Un’immagine a cui Cromazio è particolarmente affezionato è quella della nave sul mare in tempesta — e i suoi erano tempi di tempesta, come abbiamo sentito — : “Non c’è dubbio”, afferma il santo Vescovo, “che questa nave rappresenta la Chiesa” (cfr Tract. XLII,5: Scrittori dell’area santambrosiana 3/2, p. 260).

Da zelante pastore qual è, Cromazio sa parlare alla sua gente con linguaggio fresco, colorito e incisivo. Pur non ignorando il perfetto cursus latino, preferisce ricorrere al linguaggio popolare, ricco di immagini facilmente comprensibili. Così, ad esempio, prendendo spunto dal mare, egli mette a confronto, da una parte, la pesca naturale di pesci che, tirati a riva, muoiono; e, dall’altra, la predicazione evangelica, grazie alla quale gli uomini vengono tratti in salvo dalle acque limacciose della morte, e introdotti alla vita vera (cfr Tract. XVI,3: Scrittori dell’area santambrosiana 3/2, p. 106). Sempre nell’ottica del buon pastore, in un periodo burrascoso come il suo, funestato dalle scorrerie dei barbari, egli sa mettersi a fianco dei fedeli per confortarli e per aprirne l’animo alla fiducia in Dio, che non abbandona mai i suoi figli.

Raccogliamo infine, a conclusione di queste riflessioni, un’esortazione di Cromazio, ancor oggi perfettamente valida: “Preghiamo il Signore con tutto il cuore e con tutta la fede - raccomanda il Vescovo di Aquileia in un suo Sermone -preghiamolo di liberarci da ogni incursione dei nemici, da ogni timore degli avversari. Non guardi i nostri meriti, ma la sua misericordia, lui che anche in passato si degnò di liberare i figli di Israele non per i loro meriti, ma per la sua misericordia. Ci protegga con il solito amore misericordioso, e operi per noi ciò che il santo Mosè disse ai figli di Israele: Il Signore combatterà in vostra difesa, e voi starete in silenzio. È lui che combatte, è lui che riporta la vittoria… E affinché si degni di farlo, dobbiamo pregare il più possibile. Egli stesso infatti dice per bocca del profeta: Invocami nel giorno della tribolazione; io ti libererò, e tu mi darai gloria” (Sermo XVI,4: Scrittori dell’area santambrosiana 3/1, pp. 100-102).

Così, proprio all'inizio del tempo di Avvento, san Cromazio ci ricorda che l'Avvento è tempo di preghiera, in cui occorre entrate in contatto con Dio. Dio ci conosce, conosce me, conosce ognuno di noi, mi vuol bene, non mi abbandona. Andiamo avanti con questa fiducia nel tempo liturgico appena iniziato.






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Saluti:

Je vous souhaite la bienvenue, chers pèlerins de langue français. Je salue en particulier les diacres permanents du diocèse de Troyes et leurs épouses. A la suite de saint Chromace, je vous invite à prier le Seigneur de tout votre cœur, lui demandant de vous libérer de tout mal et de vous rendre dignes de participer un jour à sa gloire. Avec ma Bénédiction apostolique.

I am pleased to welcome the Marist and Marianist Brothers visiting Rome for a programme of spiritual renewal. I also greet the African-American Methodist Choir, with gratitude for their praise of God in song. Upon all the English-speaking pilgrims and visitors, especially those from Sweden and the United States, I invoke God’s blessings of joy and peace.

Ein herzliches „Grüß Gott“ sage ich allen deutschsprachigen Pilgern und Besuchern. Besonders heiße ich heute die Wallfahrer aus der Schönstattbewegung willkommen. Lassen wir uns vom heiligen Bischof Chromatius anleiten: Beten wir zum Herrn, daß er uns die Furcht nehme. Denn Gott ist uns stets mit seinem Erbarmen nahe; er streitet für uns und führt zum Sieg des Guten. Euch allen wünsche ich eine frohe Adventszeit!

Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua española. En particular, al coro “Schola Gregoriana” de Madrid y a los grupos venidos de Sevilla, Murcia y de otros lugares de España y de Latinoamérica. A ejemplo de san Cromacio, invoquemos al Señor en medio de nuestras tribulaciones. Muchas gracias.

Saluto in lingua polacca:

Pozdrawiam serdecznie pielgrzymów polskich. Witam Ojców Marianów i wiernych, którzy dziękują Bogu za beatyfikację błogosławionego Stanisława Papczyńskiego. Niech zbawczy czas oczekiwania na Boże Narodzenie będzie dla nas okazją do refleksji nad życiem, do ewangelicznej czujności i duchowej przemiany. Polecam was Bogu w modlitwie i na dni Adwentu z serca błogosławię.

Traduzione italiana:

Saluto cordialmente i pellegrini polacchi. Dò il mio benvenuto ai Padri Mariani ed ai fedeli che rendono grazie a Dio per la beatificazione del beato Stanisław Papczyński. Il salvifico tempo di attesa del Natale, sia per noi un’occasione per riflettere sulla propria vita, per la vigilanza evangelica e per la metanoia spirituale. Vi raccomando al Signore nella mia preghiera e di cuore vi benedico per l’intera durata dell’Avvento.

* * *

Rivolgo un cordiale saluto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto i fedeli della parrocchia San Cromazio d’Aquileia in Udine e quelli di Gorizia, guidati dall’Arcivescovo Mons. Dino De Antoni, qui convenuti in occasione dell’apertura dell’Anno cromaziano. Saluto i membri del gruppo Follereau-de Foucauld, accompagnati dall’Arcivescovo di Pompei Mons. Carlo Liberati, e i rappresentanti dell’Istituto bancario Artigiancassa, di Roma. Saluto, inoltre, le Ancelle dell’Amore Misericordioso, che stanno celebrando in questi giorni il loro capitolo, e le incoraggio ad andare incontro a Cristo con la coerenza della fede per testimoniare con rinnovato ardore apostolico la divina misericordia.

Saluto, infine, i giovani, i malati e gli sposi novelli. Ci stiamo preparando a celebrare tra qualche giorno la solennità della Vergine Immacolata. Sia Lei a guidarvi, cari giovani, nel vostro cammino di adesione a Cristo. Per voi, cari malati, sia sostegno nella sofferenza e susciti in voi rinnovata speranza, e guidi voi, cari sposi novelli, a scoprire sempre più l’amore di Cristo.




+PetaloNero+
Wednesday, December 05, 2007 3:01 PM
Benedetto XVI concede l'indulgenza plenaria in occasione del 150° anniversario delle apparizioni della Vergine a Lourdes



Il Papa ha concesso l'indulgenza plenaria in occasione del 150.mo anniversario delle apparizioni della Vergine Maria a Lourdes. Oggi la Penitenzieria Apostolica ha pubblicato il relativo Decreto. Il servizio di Sergio Centofanti:



L’indulgenza plenaria è quotidianamente concessa ai fedeli, che dal prossimo 8 dicembre fino all’8 dicembre 2008 visiteranno, alle consuete condizioni, alcuni luoghi di Lourdes: il Battistero parrocchiale utilizzato per il battesimo di Bernadette, la casa detta “cachot” della famiglia Soubirous, la Grotta di Massabielle e la Cappella dell’ospizio, dove Bernardette fece la Prima Comunione.


Il Papa concede l’indulgenza plenaria anche dal 2 all’11 Febbraio 2008 a quanti visiteranno in un tempio, una grotta, o luogo decoroso, in ogni parte del mondo, l’immagine benedetta della Beata Vergine Maria di Lourdes solennemente esposta alla pubblica venerazione. In questo periodo potranno ottenere l’indulgenza anche gli anziani, gli infermi, e tutti quelli che, "per legittima causa", non possono uscire da casa, se compiranno col desiderio del cuore una visita ai luoghi indicati a Lourdes e "offriranno con fiducia a Dio per mezzo di Maria le malattie e i disagi della loro vita".


Le condizioni per ottenere l’indulgenza plenaria sono la Confessione sacramentale e la Comunione eucaristica: è necessario inoltre pregare secondo le intenzioni del Papa e avere l'animo totalmente distaccato dall'affetto verso qualunque peccato.


Ricordiamo che l’Indulgenza è la remissione dinanzi a Dio della pena temporale per i peccati già rimessi quanto alla colpa nella Confessione. La pena temporale riguarda quella inclinazione al peccato che continua a permanere nell'uomo riconciliato con Dio, e che ha bisogno di purificazione, sia durante la vita, con un adeguato cammino penitenziale, sia dopo la morte, nel Purgatorio. L’indulgenza elimina questa pena: ed è applicabile anche ai defunti.


Il Decreto della Penitenzieria Apostolica sottolinea che “con mirabile rapporto l’onnipotenza e l’infinita bontà di Dio hanno congiunto il compito provvidenziale di Maria, Madre del Nostro Signore Gesù Cristo e perciò Madre del Corpo Mistico di Lui, che è la Chiesa, e l’opera salvifica della Chiesa stessa”. La Penitenzieria afferma infine che “l’innumerevole serie di prodigi” riguardo alla salute del corpo e dello spirito avvenuti a Lourdes per intercessione della Vergine Maria, dimostra “con evidenza che il fine integrale dell’uomo è il bene di tutta la persona, qui sulla terra e soprattutto nell’eternità della salvezza”.
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+PetaloNero+
Wednesday, December 05, 2007 3:02 PM
In Cina ordinati altri due nuovi vescovi con l'approvazione del Papa


Due importanti ordinazioni episcopali in Cina. Il 30 novembre scorso, festa di Sant'Andrea Apostolo, don Francesco Lu Shouwang è stato ordinato Vescovo di Yichang (Ichang), nella provincia di Hubei mentre è di ieri l’ordinazione di don Giuseppe Gan Junqiu che è divenuto Arcivescovo di Guangzhou (Canton), nella provincia di Guangdong. Le ordinazioni dei due sacerdoti, che erano stati indicati come degni e idonei per l'episcopato, hanno avuto luogo con l'approvazione pontificia. A Yichang, l'ordinazione di Mons. Lu Shouwang si è svolta nella cattedrale di San Giuseppe, davanti a numerosi fedeli provenienti anche dalle zone limitrofe ed è stata conferita da Mons. Luigi Yu Runshen, Vescovo di Hanzhong, coadiuvato da Mons. Paolo Su Yongda e da Mons. Giuseppe Zhao Fengchang, rispettivamente Vescovi delle diocesi di Beihai (Pakhoi) e di Yanggu (Yangku). A Guangzhou, la cerimonia di consacrazione di Mons. Gan Junqiu ha avuto luogo nella cattedrale, nota come la “Casa di Pietra”, una delle più ampie chiese gotiche della Cina, costruita 120 anni fa e restaurata di recente. Il rito è stato presieduto da Mons. Giovanni Fang Xingyao, Vescovo di Linyi (Ichow), assistito dal succitato Mons. Paolo Su Yongda e da Mons. Giuseppe Liao Hongqing, Vescovo di Meixian (Kaying). Le comunità cattoliche di Yichang e di Guangzhou hanno partecipato in grande numero alle rispettive celebrazioni (più di mille persone in ciascuna cerimonia religiosa). In entrambi i casi, i fedeli hanno manifestato la loro gioia di avere, dopo alcuni anni di sede vacante, un Pastore che, in comunione con la Santa Sede e con la Chiesa universale, li possa guidare nel cammino di fedeltà a Cristo e di annuncio del Vangelo nelle non facili condizioni del mondo attuale. (R.P.)

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+PetaloNero+
Wednesday, December 05, 2007 8:54 PM
Da Petrus

Udienza Generale, Benedetto XVI: “La Chiesa è Vergine e Madre come la Madonna anche quando c’è tempesta”



CITTA’ DEL VATICANO - La Chiesa, come la Madonna, e' "Vergine e Madre". Lo ha affermato Benedetto XVI all'udienza generale, ricordando la "dottrina tersa e precisa" di San Cromazio, per il quale "Maria e' la vergine evangelica, capace di accogliere Dio, la pecorella immacolata e inviolata che ha generato l'agnello amantato di porpora". Sono immagini dell'antica tradizione cristiana che, ha spiegato il Papa agli 8mila fedeli che gremivano l'aula Paolo VI, definiva "la Chiesa unica, nata dal sangue di Cristo, una veste preziosa intessuta dallo Spirito Santo", ma anche come "una nave sul mare in tempesta", nella quale tuttavia "fiorisce fraternita' e concordia". "Non c'e' dubbio che la Chiesa e' questa nave e anche in quel tempo le acque erano molto agitate", ha aggiunto il Pontefice, completando il ragionamento con la sottolineatura della grande fede del vescovo Cromazio che con "un linguaggio fresco, colorito e incisivo" scriveva ai suoi fedeli di non perdere la fede in Dio davanti alle difficolta' e agli ostacoli: "E’ lui che combatte, e' Dio che riporta la vittoria alla fine, ma affinche' si degni di farlo dobbiamo pregarlo il piu' possibile: invocarlo nel giorno della tribolazione, Dio ti conosce, conosce ognuno di noi, ci vuol bene e ci perdona". Cromazio, ricorda il Martirologio romano, nel IV secolo fu "vero artefice di pace, pronto a elevare le menti verso le cose piu' amate", anche in mezzo alle rovine e ai lutti che colpivano la citta' di Aquileia, della quale l'imperatore Marco Aurelio aveva fatto un bastione contro le invasioni barbariche. Dall'Oriente, Girolamo lo defini' il vescovo "piu' santo e piu' dotto" del suo tempo. E il vescovo appoggio' grandemente il traduttore della Bibbia: gli mando' lettere di incoraggiamento e anche aiuti in denaro; e Girolamo ricambio' dedicandogli alcune delle sue versioni bibliche. Costretto all'esilio per essersi opposto con forza all'eresia ariana ("le sue parole su Cristo Verbo incarnato, vero Dio e vero uomo, ribadite con insistenza approderanno 50 anni dopo al Concilio di Calcedonia", ha ricordato oggi Papa Ratzinger) le delusioni non fermano l'operosita' di Cromazio come promotore di cultura cristiana. Tra un'invasione e l'altra aiuta e incoraggia studiosi; e uno se lo prende in casa, Rufino di Aquileia, per fargli continuare la Storia ecclesiastica di Eusebio di Cesarea. E quando Rufino e Girolamo polemizzano tra loro, fa di tutto per riconciliarli. Al termine dell'udienza generale, il Papa ha ricevuto l'invito da parte dei vescovi del Friuli Venezia Giulia a presiedere ad Aquileia la celebrazione conclusiva dell'Anno cromaziano, aperto domenica 2 dicembre con una Messa presieduta dal Cardinale Franc Rode', prefetto della Congregazione per gli istituti di vita consacrata e delle societa' di vita apostolica, e concelebrata da 11 vescovi. L'Anno cromaziano si concludera' l'8 marzo 2009. Molte le iniziative: a maggio un convegno di studi internazionale sul santo; da novembre 2008 a marzo 2009 una mostra per conoscere San Cromazio, il tempo in cui visse, la Chiesa aquileiese. Nella primavera 2008, e' atteso il patriarca di Alessandria dei Copti, Antonios Naguib, mentre nell'autunno 2008, dovrebbe esserci l'incontro con il patriarca di Costantinopoli Bartolomeo I. Secondo il Cardinale Rode', oggi Cromazio "forse ci inviterebbe a riscoprire la vera fraternita' che non smette di proporsi con mitezza, che non accetta di avere nemici, che accetta di attraversare il conflitto che nasce dalle diversita' conservando un profondo rispetto per le persone".



Gli atleti della 'Clericus Cup' ricevuti dal Papa nell'aula Paolo VI



CITTA’ DEL VATICANO - Saluto del Papa agli atleti della Clericus Cup, il campionato di calcio che si disputa tra gli allievi dei seminari e dei collegi religiosi in Italia. Una rappresentativa di ognuna delle sedici squadre iscritte al torneo ha partecipato all'udienza generale di Benedetto XVI, nell'aula Paolo VI in Vaticano. Gli atleti, accompagnati da Edio Costantini, presidente nazionale del CSI, si sono presentati all'incontro con le rispettive casacche da gioco, ed hanno regalato al Papa il libro fotografico ' Clericus Cup! In campo non solo per gioco' che raccoglie le immagini piu' belle e significative della scorsa edizione della Clericus Cup. Un modo per ricordare l'autore, Daniele Colarieti, il 32enne fotoreporter, al seguito del torneo, morto nel maggio 2007, a due giorni dalla finale della prima edizione. Intanto nel campionato di quest'anno, a spiccare e' il brillante esordio dei campioni in carica del Redemptoris Mater (8-3 contro il Collegio San Paolo Apostolo).


+PetaloNero+
Wednesday, December 05, 2007 8:54 PM
Da Petrus

Cina, arriva la conferma: ordinati altri due vescovi graditi al Vaticano

CITTA’ DEL VATICANO - ''Le ordinazioni dei due sacerdoti, che erano stati indicati come degni e idonei per l'episcopato, hanno avuto luogo con l'approvazione pontificia''. Lo scrive l'Osservatore Romano che ufficializza cosi' la ''comunione'' concessa da Benedetto XVI a Monsignor Lu Shouwang e Monsignor Gan Junqiu. ''In entrambi i casi - sottolinea il giornale vaticano - i fedeli hanno manifestato la loro gioia di avere, dopo alcuni anni di sede vacante, un pastore che, in comunione con la Santa Sede e con la Chiesa universale, li possa guidare nel cammino di fedelta' a Cristo e di annuncio del Vangelo nelle non facili condizioni del mondo attuale''. Come e' noto, quello dell'approvazione delle ordinazioni episcopali e' uno dei temi sui quali la Santa Sede e il governo cinese stanno cercando di trovare un accordo dopo anni di attriti. La formula trovata e' quella di nominare presuli graditi a livello ufficiale che abbiano per ottenuto anche il beneplacito vaticano.

+PetaloNero+
Wednesday, December 05, 2007 8:55 PM
Da Petrus

Concessa l'indulgenza plenaria in occasione del 150° anniversario delle apparizioni di Lourdes



CITTA’ DEL VATICANO - Una ''speciale indulgenza plenaria'', ovvero una speciale remissione delle pene da scontare nell'aldila', e' stata ufficialmente concessa da Papa Benedetto XVI in occasione dei 150 anni delle apparizioni mariane di Lourdes. Varra' per tutti i pellegrini che si recheranno, in modo ''pio'', nel santuario mariano francese dall'8 dicembre 2007 all'8 dicembre 2008, ma anche per quanti renderanno omaggio, in qualunque luogo sacro cattolico del mondo, ad una immagine della Madonna di Lourdes, tra il 2 e l'11 febbraio 2008 (data quest'ultima della prima apparizione). Per ''lucrare'' l'indulgenza, ''applicabile anche alle anime dei fedeli in Purgatorio'', i fedeli - spiega il Vaticano - dovranno essere ''veramente pentiti, debitamente purificati mediante il sacramento della Confessione, e ristorati con la Santa Comunione''; essi potranno visitare i luoghi della apparizioni della Madonna a Bernadetta Soubirous e si dovranno soffermare ''per un congruo spazio di tempo in raccoglimento con pie meditazioni, concludendo con la recita del Padre Nostro, la Professione di fede in qualsiasi forma legittima, e la preghiera giubilare o altra invocazione mariana''. L'indulgenza plenaria, una delle caratteristiche principali dei Giubilei (in questo caso quello del santuario mariano), indica la remissione non dei peccati, ma di tutte le pene che rimangono da scontare, quando le colpe siano gia' state perdonate. Da un punto di vista storico, le indulgenze derivano dall'istituto medioevale della ''commutazione'', che introduceva la possibilita' di trasformare le dure penitenze allora imposte in pagamenti in denaro. L'indulgenza, che appare nel 1091, richiedeva invece, per sciogliere gli obblighi di penitenza, opere di pubblica utilita' come la costruzione di chiese. I papi Alessandro II e Urbano II offrirono ben presto la possibilita' di indulgenze plenarie per coloro che partecipavano alla lotta contro i mori e alle crociate. Bonifacio VIII collego' per la prima volta l'Anno Santo del 1300 all' indulgenza plenaria. Nel XIV secolo si stabili' che il papato potesse disporre di un patrimonio di grazia della Chiesa accumulato tramite la sovrabbondanza dell'opera salvifica. Contro la degenerazione commerciale delle indulgenze si innesco' la battaglia di Lutero contro l'arcivescovo Alberto di Magonza nel 1517: da li' parti' il protestantesimo. La pratica dell'indulgenza attraverso una sorta di tariffario che prevedeva sconti in mesi ed anni a seconda di questa o quella preghiera, di questo e di quell'atto, rimase in vigore nella Chiesa cattolica fino a quando non fu abolita da Paolo VI nel 1967. Da allora si parla semplicemente di ''indulgenza plenaria'' o ''indulgenza parziale''.




+PetaloNero+
Thursday, December 06, 2007 3:01 PM
LE UDIENZE

Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina in Udienza:

S.E. il Signor Bamir Topi, Presidente della Repubblica di Albania, con la Consorte, e Seguito;

Em.mo Card. Oscar Andrés Rodríguez Maradiaga, S.D.B., Arcivescovo di Tegucigalpa (Honduras);

il Prof. Carl Albert Anderson, Cavaliere Supremo dei Cavalieri di Colombo, con
S.E. Mons. William Edward Lori, Vescovo di Bridgeport (Stati Uniti d’America);

Delegazione dell’Alleanza Battista Mondiale;

Delegazione del Pontificio Istituto Orientale.



Altre udienze e nomine


Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina anche il cardinale Oscar Andrés Rodríguez Maradiaga, arcivescovo di Tegucigalpa (Honduras); il prof. Carl Albert Anderson, Cavaliere Supremo dei Cavalieri di Colombo, con mons. William Edward Lori, vescovo di Bridgeport (Stati Uniti d’America).

In Italia, il Santo Padre ha quindi accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di La Spezia-Sarzana-Brugnato presentata da mons. Bassano Staffieri, per raggiunti limiti di età. Gli succede mons. Francesco Moraglia, del clero dell’arcidiocesi di Genova, docente di Teologia Dogmatica e direttore dell’Istituto di Scienze Religiose e dell’Ufficio della Cultura. Mons. Francesco Moraglia è nato a Genova il 25 maggio 1953 ed ha ricevuto l'ordinazione sacerdotale il 29 Giugno 1977.

Negli USA il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell’Eparchia di Passaic dei Ruteni presentata da mons. Andrew Pataki, in conformità al can. 210 §§ 1-2 del CCEO.
Il Papa ha nominato vescovo di Passaic dei Ruteni mons. William C. Skurla, al presente vescovo di Van Nuys dei Ruteni.

Sempre negli USA, Benedetto XVI ha nominato vescovo dell’Eparchia di Van Nuys dei Ruteni mons. Gerald N. Dino, al presente protosincello dell’Eparchia di Passaic dei Ruteni e parroco della chiesa di St. George’s a Linden, New Jersey. Mons. Gerald N. Dino è nato l’11 gennaio 1940 in Binghamton, New York, ed è stato ordinato presbitero nell’Eparchia di Passaic il 21 marzo 1965.

Nella Repubblica Democratica del Congo, il Papa ha nominato arcivescovo di Kinshasa mons. Laurent Monsengwo Pasinya, finora arcivescovo di Kisangani.

In Papua Nuova Guinea, il Santo Padre ha nominato vescovo coadiutore di Kerema mons. Patrick Taval, M.S.C., finora vescovo titolare di Timida e ausiliare della diocesi di Rabaul.

Sempre in Papua Nuova Guinea, il Papa ha nominato ausiliare dell’arcidiocesi di Rabaul padre John Doaninoel, superiore regionale della Società di Maria, assegnandogli la sede titolare vescovile di Rusgunie. Padre John Doaninoel è nato il 1° marzo 1950 a Timputz, nella diocesi di Bougainville e il 20 dicembre 1980 è stato ordinato sacerdote. Dal 1992 al 1994 è stato prigioniero del "Bougainville Revolutionary Army", trascorrendo questo periodo in isolamento nella foresta.

Infine, il Santo Padre ha nominato nunzio apostolico in Cile mons. Giuseppe Pinto, arcivescovo titolare di Anglona, finora nunzio apostolico in Senegal, Mali, Guinea Bissau e Capo Verde e delegato apostolico in Mauritania.
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