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+PetaloNero+
Saturday, November 24, 2007 2:49 PM
CONCISTORO ORDINARIO PUBBLICO
PER LA CREAZIONE DI NUOVI CARDINALI


INDIRIZZO DI OMAGGIO DEL CARD. LEONARDO SANDRI

Basilica Vaticana
Sabato, 24 novembre 2007



Beatissimo Padre,

Ho l'onore di esprimere il più profondo e vivo ringraziamento a nome dei ventitré nuovi Cardinali che oggi Vostra Santità ha aggregato al Collegio Cardinalizio.

La Sua benevolenza, Padre Santo, ci fa trovare in questo momento solenne presso la tomba dell'Apostolo Pietro e ai piedi del Suo Successore.

Uniti a Maria Santissima sentiamo sgorgare nei nostri cuori l'inno della gioia e della gratitudine: "L'anima mia magnifica il Signore... Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente... ha innalzato gli umili" (Lc 1,46-55).

Santità, in questa seconda creazione cardinalizia del Suo pontificato trovano conferma la varietà e l'universalità della Santa Chiesa: insieme ad alcuni Presuli della Curia Romana, ricevono infatti la dignità del cardinalato Pastori di insigni ed antiche Chiese dell'Europa cristiana, e Pastori di Chiese fiorenti in grandi metropoli dell'Africa, dell'Asia e delle Americhe.

Non mancano illustri ecclesiastici che si sono distinti per lo zelo pastorale, il servizio alla Chiesa, la dottrina teologica, patristica o canonica.

Una menzione speciale merita la scelta di un venerato Rappresentante delle Chiese Orientali Cattoliche, il Patriarca di Babilonia dei Caldei, trovatosi a svolgere il servizio patriarcale tra lacrime e sangue e nel doloroso esodo di tanti cristiani dalla terra che vide un tempo partire Abramo, padre comune nella fede e nella speranza, una terra che fu tra le prime ad avere la grazia di udire l'annuncio del Santo Evangelo.

La porpora, del resto, allude alla Croce di Cristo! Imponendoci la berretta cardinalizia, Ella, Padre Santo, ci esorterà ad "essere pronti a comportarci con fortezza usque ad sanguinis effusionem per l'incremento della fede cristiana, per la pace e la tranquillità del popolo di Dio e per la libertà e la diffusione della Santa Chiesa Romana". Tra tante gioie e consolazioni che ogni giorno raccogliamo nella vita del Popolo di Dio, constatiamo, infatti, che non mancano il martirio, la persecuzione, la tribolazione e lo scherno per il nome del Signore Gesù e per la fedeltà alla Chiesa e al Papa. Ma ci sentiamo sempre intimamente confortati e incoraggiati dalla promessa del Signore: "Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo" (Mt 28,20). È la stessa divina Parola che sostiene la sofferta testimonianza dei figli e delle figlie dell'Oriente cristiano, a cominciare da quanti vivono nella Terra dove nacque il nostro Redentore.

Vostra Santità ci ha chiamati ad entrare nel Clero dell'amatissima Chiesa di Roma, annoverandoci tra i Suoi più stretti consiglieri e cooperatori.

E noi vogliamo assicurare la collaborazione più fedele e leale.

Siamo e saremo al Suo fianco, Beatissimo Padre, nei momenti più impegnativi e in quelli ordinari del ministero petrino. Desideriamo rimanere con il Papa sia quando si fa servitore della verità e proclama il primato di Dio, come quando guida la Chiesa nel rinnovamento che scaturisce dalla fedeltà alla tradizione; sia quando invoca la pace, indicando la grande forza della preghiera e del dialogo, come quando promuove l'unità dei cristiani e il rispetto di tutte le religioni e le culture nella reciproca esclusione di ogni genere di violenza.

Con Lei, Padre Santo, vogliamo servire la causa dell'uomo: siamo pronti a seguirLa quando ribadisce che la persona senza Dio smarrisce se stessa; quando, facendosi vero defensor hominis, Ella insegna che il matrimonio e la famiglia sono la cellula originaria della società, che la vita va tutelata dal primo inizio fino al suo naturale compimento, che i diritti fondamentali di ciascuno, ed in particolare la libertà religiosa, vanno rispettati e rivendicati; quando difende la dignità della persona umana di fronte ad ogni oppressione.

Sì, siamo con il Papa quando, nel dolce nome di Gesù, si fa avvocato dei bambini e dei giovani come degli anziani, dei poveri e dei bisognosi, dei senza lavoro, dei profughi e dei migranti.

Cristo Buon Pastore, Re dell'universo e della storia, La confermi con ampie effusioni del Suo Santo Spirito, perché Ella sia per la Chiesa e per il mondo segno dell'amore di Dio, che è Padre di tutti. Il Signore benedica e custodisca Vostra Santità e La conservi gioioso lavoratore nella sua vigna, Grazie, Padre Santo!


OMELIA DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI

Basilica Vaticana
Sabato, 24 novembre 2007



Signori Cardinali,
venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
cari fratelli e sorelle!

In questa Basilica Vaticana, cuore del mondo cristiano, si rinnova quest’oggi un significativo e solenne evento ecclesiale: il Concistoro ordinario pubblico per la creazione di 23 nuovi Cardinali, con l’imposizione della berretta e l’assegnazione del titolo. E’ un evento che suscita ogni volta un’emozione speciale, e non solo in coloro che con questi riti vengono ammessi a far parte del Collegio Cardinalizio, ma in tutta la Chiesa, lieta per questo eloquente segno di unità cattolica. La cerimonia stessa nella sua struttura pone in rilievo il valore del compito che i nuovi Cardinali sono chiamati a svolgere cooperando strettamente con il Successore di Pietro, e invita il popolo di Dio a pregare perché nel loro servizio questi nostri Fratelli rimangano sempre fedeli a Cristo sino al sacrificio della vita se necessario, e si lascino guidare unicamente dal suo Vangelo. Ci stringiamo pertanto con fede attorno a loro ed eleviamo innanzitutto al Signore il nostro orante ringraziamento.

In questo clima di gioia e di intensa spiritualità porgo con affetto il mio saluto a ciascuno di voi, cari Fratelli, che da oggi siete membri del Collegio Cardinalizio, scelti per essere, secondo una antica istituzione, i più vicini consiglieri e collaboratori del Successore di Pietro nella guida della Chiesa. Saluto e ringrazio l’Arcivescovo Leonardo Sandri, che a vostro nome mi ha indirizzato cortesi e devote espressioni, sottolineando nel contempo il significato e l’importanza del momento ecclesiale che stiamo vivendo. Desidero, inoltre, rivolgere un doveroso pensiero al compianto Mons. Ignacy Jeæ, che il Dio di ogni grazia ha chiamato a sé appena prima della nomina, per offrirgli ben altra corona: quella della gloria eterna in Cristo. Il mio saluto cordiale va poi ai Signori Cardinali presenti e anche a quelli che non hanno potuto essere fisicamente con noi, ma sono a noi idealmente uniti. La celebrazione del Concistoro è sempre una provvidenziale occasione per offrire urbi et orbi, alla città di Roma e al mondo intero, la testimonianza di quella singolare unità che stringe i Cardinali attorno al Papa, Vescovo di Roma. In così solenne circostanza mi è caro altresì rivolgere un saluto rispettoso e deferente alle Rappresentanze governative e alle Personalità qui convenute da ogni parte del mondo, come pure ai familiari, agli amici, ai sacerdoti, ai religiosi e alle religiose e ai fedeli delle singole Chiese locali da cui provengono i neo-Porporati. Saluto, infine, tutti coloro che si sono qui raccolti per fare ad essi corona ed esprimere in festosa letizia la loro stima e il loro affetto.

Con l’odierna celebrazione, voi, cari Fratelli, venite inseriti a pieno titolo nella veneranda Chiesa di Roma, di cui il Successore di Pietro è il Pastore. Nel Collegio dei Cardinali rivive così l’antico presbyterium del Vescovo di Roma, i cui componenti, mentre svolgevano funzioni pastorali e liturgiche nelle varie chiese, non gli facevano mancare la loro preziosa collaborazione per quanto riguardava l’adempimento dei compiti connessi con il suo universale ministero apostolico. I tempi sono mutati e la grande famiglia dei discepoli di Cristo è oggi disseminata in ogni continente sino agli angoli più remoti della terra, parla praticamente tutte le lingue del mondo e ad essa appartengono popoli di ogni cultura. La diversità dei membri del Collegio Cardinalizio, sia per provenienza geografica che culturale, pone in rilievo questa crescita provvidenziale ed evidenzia al tempo stesso le mutate esigenze pastorali a cui il Papa deve rispondere. L’universalità, la cattolicità della Chiesa ben si riflette pertanto nella composizione del Collegio dei Cardinali: moltissimi sono Pastori di comunità diocesane, altri sono al diretto servizio della Sede Apostolica, altri ancora hanno reso benemeriti servizi in specifici settori pastorali.

Ognuno di voi, cari e venerati Fratelli neo-Cardinali, rappresenta dunque una porzione dell’articolato Corpo mistico di Cristo che è la Chiesa diffusa dappertutto. So bene quanta fatica e sacrificio comporti oggi la cura delle anime, ma conosco la generosità che sostiene la vostra quotidiana attività apostolica. Per questo, nella circostanza che stiamo vivendo, mi è caro confermarvi il mio sincero apprezzamento per il servizio fedelmente prestato in tanti anni di lavoro nei diversi ambiti del ministero ecclesiale, servizio che ora, con l’elevazione alla porpora, siete chiamati a compiere con ancor più grande responsabilità, in strettissima comunione con il Vescovo di Roma. Penso ora con affetto alle comunità affidate alle vostre cure e, in maniera speciale, a quelle più provate dalla sofferenza, da sfide e difficoltà di vario genere. Tra queste, come non volgere lo sguardo con apprensione ed affetto, in questo momento di gioia, alle care comunità cristiane che si trovano in Iraq? Questi nostri fratelli e sorelle nella fede sperimentano nella propria carne le conseguenze drammatiche di un perdurante conflitto e vivono al presente in una quanto mai fragile e delicata situazione politica. Chiamando ad entrare nel Collegio dei Cardinali il Patriarca della Chiesa Caldea ho inteso esprimere in modo concreto la mia vicinanza spirituale e il mio affetto per quelle popolazioni. Vogliamo insieme, cari e venerati Fratelli, riaffermare la solidarietà della Chiesa intera verso i cristiani di quella amata terra e invitare ad invocare da Dio misericordioso, per tutti i popoli coinvolti, l’avvento dell’auspicata riconciliazione e della pace.

Abbiamo ascoltato poco fa la Parola di Dio che ci aiuta a meglio comprendere il momento solenne che stiamo vivendo. Nel brano evangelico Gesù ha appena ricordato per la terza volta la sorte che lo attende a Gerusalemme, ma l’arrivismo dei discepoli prende il sopravvento sulla paura che per un attimo li aveva assaliti. Dopo la confessione di Pietro a Cesarea e la discussione lungo la strada su chi di loro fosse il più grande, l’ambizione spinge i figli di Zebedeo a rivendicare per se stessi i posti migliori nel regno messianico, alla fine dei tempi. Nella corsa ai privilegi, i due sanno bene quello che vogliono, così come gli altri dieci, nonostante la loro "virtuosa" indignazione. In realtà però non sanno quello che stanno chiedendo. E’ Gesù a farlo loro comprendere, parlando in termini ben diversi del "ministero" che li attende. Egli corregge la concezione grossolana del merito, che essi hanno, secondo la quale l’uomo può acquistare dei diritti nei confronti di Dio.

L’evangelista Marco ci ricorda, cari e venerati Fratelli, che ogni vero discepolo di Cristo può aspirare ad una cosa sola: a condividere la sua passione, senza rivendicare alcuna ricompensa. Il cristiano è chiamato ad assumere la condizione di "servo" seguendo le orme di Gesù, spendendo cioè la sua vita per gli altri in modo gratuito e disinteressato. Non la ricerca del potere e del successo, ma l’umile dono di sé per il bene della Chiesa deve caratterizzare ogni nostro gesto ed ogni nostra parola. La vera grandezza cristiana, infatti, non consiste nel dominare, ma nel servire. Gesù ripete quest’oggi a ciascuno di noi che Egli «non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti» (Mc 10,45). Ecco l’ideale che deve orientare il vostro servizio. Cari Fratelli, entrando a far parte del Collegio dei Cardinali, il Signore vi chiede e vi affida il servizio dell’amore: amore per Dio, amore per la sua Chiesa, amore per i fratelli con una dedizione massima ed incondizionata, usque ad sanguinis effusionem, come recita la formula per l’imposizione della berretta e come mostra il colore rosso degli abiti che indossate.

Siate apostoli di Dio che è Amore e testimoni della speranza evangelica: questo attende da voi il popolo cristiano. L’odierna cerimonia sottolinea la grande responsabilità che pesa al riguardo su ciascuno di voi, venerati e cari Fratelli, e che trova conferma nelle parole dell’apostolo Pietro che abbiamo poc’anzi ascoltato: «Adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi» (1 Pt 3,15). Una tale responsabilità non esime dai rischi ma, ricorda ancora san Pietro, «è meglio, se così vuole Dio, soffrire operando il bene piuttosto che fare il male» (1 Pt 3,17). Cristo vi domanda di confessare davanti agli uomini la sua verità, di abbracciare e condividere la sua causa; e di compiere tutto questo «con dolcezza e rispetto, con una retta coscienza» (1 Pt 3,15-16), cioè con quell’umiltà interiore che è frutto della cooperazione con la grazia di Dio.

Cari fratelli e sorelle, domani, in questa stessa Basilica, avrò la gioia di celebrare l’Eucaristia, nella solennità di Cristo Re dell’universo, insieme con i nuovi Cardinali, e ad essi consegnerò l’anello. Sarà un’occasione quanto mai importante ed opportuna per riaffermare la nostra unità in Cristo e per rinnovare la comune volontà di servirlo con totale generosità. Accompagnateli con la vostra preghiera, perché al dono ricevuto rispondano con dedizione piena e costante. A Maria, Regina degli Apostoli, ci rivolgiamo ora con fiducia. La sua spirituale presenza, oggi, in questo singolare cenacolo, sia pegno per i nuovi Cardinali e per tutti noi della costante effusione dello Spirito Santo che guida la Chiesa nel suo cammino nella storia. Amen!



Il saluto ai fedeli riuniti in piazza

Cari fratelli e sorelle,
benvenuti qui, su questa Piazza. Grazie per la vostra presenza. Abbiamo temuto la pioggia, per questo siamo stati in Basilica. Voi siete stati qui coraggiosamente presenti e avete pregato con noi. Vi ringrazio per la vostra presenza orante, per la vostra partecipazione a questo importante passo della Chiesa cattolica. I nuovi Cardinali riflettono l'universalità della Chiesa, la sua cattolicità: la Chiesa parla in tutte le lingue, abbraccia tutti i popoli, tutte le culture. Noi tutti insieme siamo la famiglia di Dio. E come famiglia siamo qui riuniti e preghiamo che il Signore benedica questi nuovi Cardinali al servizio di voi tutti. E preghiamo che la Madonna ci accompagni passo dopo passo. A voi tutti auguro una buona domenica e un buon ritorno. Grazie per la vostra presenza. Arrivederci e buona giornata!



UFFICIO DELLE CELEBRAZIONI LITURGICHE
DEL SOMMO PONTEFICE


CONCISTORO ORDINARIO PUBBLICO DEL 24 NOVEMBRE 2007



ASSEGNAZIONE
DEI TITOLI E DELLE DIACONIE
AI NUOVI CARDINALI



1. Sua Beatitudine EMMANUEL III DELLY
2. Card. LEONARDO SANDRI Diaconia dei Santi Biagio e Carlo ai Catinari
3. Card. JOHN P. FOLEY Diaconia di San Sebastiano al Palatino
4. Card. GIOVANNI LAJOLO Diaconia di Santa Maria Liberatrice a Monte Testaccio
5. Card. PAUL J. CORDES Diaconia di San Lorenzo in Piscibus
6. Card. ANGELO COMASTRI Diaconia di San Salvatore in Lauro
7. Card. STANISLAW RYŁKO Diaconia del Sacro Cuore di Cristo Re
8. Card. RAFFAELE FARINA Diaconia di San Giovanni della Pigna
9. Card. GARCÍA-GASCO VICENTE Titolo di San Marcello
10. Card. SEÀN BAPTISTA BRADY Titolo dei Santi Quirico e Giulitta
11. Card. LLUÍS MARTÍNEZ SISTACH Titolo di San Sebastiano alle Catacombe
12. Card. ANDRÉ VINGT-TROIS Titolo di San Luigi dei Francesi
13. Card. ANGELO BAGNASCO Titolo della Gran Madre di Dio
14. Card. THÉODORE-ADRIEN SARR Titolo di Santa Lucia a Piazza d’Armi
15. Card. OSWALD GRACIAS Titolo di San Paolo della Croce a “Corviale”
16. Card. FRANCISCO ROBLES ORTEGA Titolo di Santa Maria della Presentazione
17. Card. DANIEL N. DiNARDO Titolo di Sant’Eusebio
18. Card. ODILO PEDRO SCHERER Titolo di Sant’Andrea al Quirinale
19. Card. JOHN NJUE Titolo del Preziosissimo Sangue di Nostro Signore Gesù Cristo
20. Card. GIOVANNI COPPA Diaconia di San Lino
21. Card. ESTANISLAO ESTEBAN KARLIC Titolo della Beata Vergine Maria Addolorata a Piazza Buenos Aires
22. Card. URBANO NAVARRETE Diaconia di San Ponziano
23. Card. UMBERTO BETTI Diaconia dei Santi Vito, Modesto e Crescenzia


+PetaloNero+
Saturday, November 24, 2007 9:04 PM
Da Petrus

Concistoro, il Santo Padre esce a sorpresa dalla Basilica per salutare i fedeli presenti in Piazza

CITTA’ DEL VATICANO - Papa Benedetto XVI, a sorpresa, alla fine della cerimonia, e' uscito sul sagrato della basilica vaticana e ha salutato la folla rimasta fuori della Chiesa durante il rito del Concistoro. ''Abbiamo temuto il peggio per la pioggia'', ha detto il Santo Padre motivando la decisione di celebrare la cerimonia all'interno. ''Grazie per la vostra presenza e per la vostra partecipazione di preghiera a questo importante passo della Chiesa cattolica'', ha aggiunto, applaudito da migliaia di persone. Poi ha ricordato come i Cardinali rappresentino ''l'intera cattolicita' e l'universalita' della Chiesa, oltre che tutti i Paesi e le culture del mondo''. Dunque, il Concistoro si è svolto all'interno della maestosa, splendida, suggestiva e incantevole Basilica di San Pietro perchè la nuvolosità presente su Roma aveva fatto temere il peggio, e cioè un temporale. Tuttavia, i fedeli rimasti in Piazza hanno potuto assistere alla cerimonia relativa alla creazione di 23 nuovi Cardinali di Santa Romana Chiesa grazie alle immagini trasmesse in tempo reale dai maxi-schermi allestiti in Piazza San Pietro.


Concistoro, grande folla e banda musicale per le visite d'omaggio ai nuovi porporati

CITTA’ DEL VATICANO - Ambasciatori e gente comune, folla festosa e a tratti indisciplinata, balli messicani, gruppi organizzati con decine di pullman, la banda della Gendarmeria vaticana che si esibisce per la prima volta dal 1870. Tra cerimoniale e folclore si e' consumato il rito delle ''visite di calore'' ai 23 porporati ''creati'' da Benedetto XVI, nel secondo concistoro del pontificato. Per le visite, i meravigliosi ambienti del Palazzo apostolico sono stati aperti a fedeli, amici, estimatori, che non si sono lasciati sfuggire la ghiotta occasione. Grande folla nella Sala dei Paramenti per l'arcivescovo di Genova e presidente dei vescovi italiani, Angelo Bagnasco, che si gode la festa e fa gli auguri ai giornalisti per il loro lavoro, ''un compito importante e delicato''. Tanta gente e telecamere puntate nell'Aula delle Benedizioni per Emmanuel Delly, patriarca caldeo di Baghdad, ancora ''commosso'' per le parole che nell'omelia il Papa ha dedicato all'Iraq. Nella stessa grande sala affrescata il senegalese Theodore-Adrien Sarr saluta un gruppo di compatrioti con il bacio tipico del suo Paese: tempia contro tempia, e il texano Daniel Di Nardo, modi spigliati e molto televisivi, racconta della telefonata di congratulazioni ricevuta dal presidente Bush. E' il primo texano che diventa cardinale, e un gruppo di compatrioti speranzosi afferma che potra' un giorno diventare Papa. L'argentino Leonardo Sandri e l'americano John P. Foley ricevono nella Sala Regia, in fila centinaia di persone, tra cui polacchi di Zakopane in abiti folcloristici e brasiliani con il costume delle confraternite. Per ospitare le migliaia di parenti e amici le visite sono estese all'Aula Paolo VI, dove esplode la gioia dei messicani per il loro Francisco Robles Ortega che fa la parte del leone rispetto a Urbano Navarrete e Umberto Betti, un biblista e un francescano ultraottantenni con visitatori affettuosi ma molto meno rumorosi. La sola famiglia di Robles, che ha 15 fratelli, ha portato una delegazione di 60 persone, compreso l'anziano padre in carrozzella, a dire il vero un po' spaesato tra tanto clamore. Giovanni Lajolo e Angelo Comastri ricevono a ''casa'', nel Palazzo del Governatorato il primo e nella Fabbrica di San Pietro il secondo. Per entrambi si esibisce la banda della Gendarmeria. Per Comastri c'e' una folla davvero impressionante che preme ai cancelli e spintona, tanto che il neo-porporato scende nella piazzetta di Santa Marta e, microfono in mano, saluta tutti e da' il via anticipatamente alle visite. Fittissima la delegazione da Loreto, dove e' stato prelato e dove, spiega il sindaco Moreno Pieroni, ''sentiamo la sua mancanza, tanto che lo abbiamo proclamato cittadino onorario''. Rispetto ad altri Concistori ci sono forse meno fedeli ''normali'' e piu' gruppi organizzati. Tra i visitatori anche il segretario di Stato Tarcisio Bertone, il vicario del Papa Camillo Ruini, il segretario generale della Cei, Giuseppe Betori, il Cardinale Achille Silvestrini, il leader di Cl Julian Carron, il direttore di Civilta' Cattolica Giampaolo Salvini, i monsignori della segreteria di Stato Pietro Parolin e Gabriele Caccia, l'arcivescovo Agostino Marchetto, segretario del Pontificio Consiglio per i Migranti.



Concistoro, telefonata di congratulazioni di Bush a Di Nardo

CITTA’ DEL VATICANO - Il dinamico Cardinale di Houston, Daniel N. Di Nardo (nella foto), primo porporato del Texas, stato vicino alla famiglia del presidente George Bush, ha raccontato durante le ''visite di cortesia'' nel Palazzo apostolico vaticano, successive al concistoro di queste ore, di aver ricevuto le congratulazioni del presidente americano. ''Bush mi ha telefonato e si e' congratulato con me'', ha detto il neo-Cardinale che, interpellato dai giornalisti sui problemi relativi ai flussi migratori, in particolare quelli che dal Messico vanno verso gli Stati Uniti, ha ricordato che la chiesa americana ''fortemente preoccupata per i diritti umani degli immigrati'' promuove sempre ''la politica di accoglienza e di apertura verso i migranti''.

+PetaloNero+
Saturday, November 24, 2007 9:07 PM
Il patriarca Emmanuel III Delly: la dignità cardinalizia che ricevo non è per la mia povera persona ma per tutti gli iracheni che soffrono


Ieri pomeriggio, a margine della giornata di riflessione e preghiera del Collegio cardinalizio con il Papa, il patriarca iracheno di Babilonia dei Caldei, Emmanuel III Delly, ha incontrato i giornalisti. Il patriarca ha rilevato che “la dignità cardinalizia rappresenta un riconoscimento per la sofferenza dell’Iraq ed onora tutti gli iracheni”. Il servizio di Giancarlo La Vella:


“Siamo figli della speranza dobbiamo essere ottimisti, il Signore ci proteggerà”.


Questo il sentito e accorato auspicio espresso ieri dal patriarca Emmanuel III Delly ai giornalisti intervenuti alla conferenza stampa, affinché, l’Iraq, il suo Paese, e il popolo iracheno, con tutte le varie realtà etniche, politiche e religiose, ritrovino pace e sicurezza. Una speranza che oggi sembra più lontana che mai, viste le notizie di violenze che giornalmente giungono dal Paese del Golfo, ma che non deve mai cedere alla disperazione per una situazione che, purtroppo, sembra a volte senza via d’uscita. Tra ieri e oggi diversi attentati a Mossul, ad Hilla e a Baghdad hanno provocato decine di vittime. Intanto, il nuovo governo polacco del premier Donald Tusk ha annunciato il ritiro delle proprie truppe dall’Iraq e sulla stessa linea potrebbe schierarsi il nuovo esecutivo australiano, a guida laburista, che uscirà fuori dalle elezioni disputatesi oggi. Alla luce di questa situazione – ha fatto capire il patriarca Delly – la nomina cardinalizia assume un significato particolare, un dono all’intero popolo iracheno per il dramma che sta vivendo da anni; intenzioni, queste, che il Papa, in prima persona, ha ieri riferito allo stesso neocardinale. Sentiamo il cardinale Delly:


“Questa dignità che il Santo Padre mi ha donato, non è stata data alla mia povera persona, ma è stata data a tutti gli iracheni. Spero di essere ora utile non soltanto all’Iraq, ma a tutta l’umanità. Le ultime parole che il Santo Padre mi ha detto sono state: 'Spero che questo gesto sia un segno di riconciliazione non soltanto fra i popoli, ma specialmente tra sunniti, sciiti e cristiani, perché per me l’Iraq è un caro Paese'”.

E la vicinanza del Papa all’Iraq – ha detto ancora il patriarca Delly rispondendo alle domande dei giornalisti – non deve far dimenticare che la difficile situazione dei cristiani iracheni, che a migliaia hanno lasciato il Paese a causa delle continue violenze, è la stessa che vivono le altre realtà sociali e religiose dell’Iraq:


“Ciò che accade in Iraq ai cristiani accade anche ai nostri fratelli musulmani e ciò che accade ai nostri fratelli musulmani accade anche ai cristiani. Sono 14 secoli che viviamo insieme, sono 14 secoli che abbiamo relazioni. Voi, dunque, dovreste domandare quale sia la situazione degli iracheni oggi e non solo dei cristiani. E’ vero che, qualche volta, i cristiani sono maggiormente colpiti, ma è anche vero che ciò che accade, accade a tutti gli iracheni, ugualmente. Una autobomba non uccide soltanto cristiani o soltanto musulmani, ma uccide tutti. Quando tornerà la sicurezza, molti torneranno alle loro case. Alcune famiglie sono già tornate. E’ un inizio, ma speriamo che questo processo continui”.
www.radiovaticana.org


Il neo cardinale Delly: ''In Iraq, cristiani e musulmani vogliono essere un solo popolo''



di Angela Ambrogetti/ 24/11/2007

Incontriamo il patriarca della Chiesa Caldea, Emmanuel Delly III, creato cardinale da Benedetto XVI. "Farò di tutto perché ogni iracheno, cristiano e musulmano, si impegni per la pace".

ROMA - “Che il Signore vi benedica e vi dia la forza di portare le belle notizia a tutto il mondo!”. Inizia così la conferenza stampa del patriarca caldeo di Bagdad, Emanuel III Delly, diventato oggi cardinale. Un evento per tutto l’Iraq, paese prostrato da dittature e guerre, ma indomito e fiero. Un onore per i cristiani , piccola comunità che da secoli convive con l’Islam moderato. Parla direttamente ai media l’anziano patriarca, non sarà tra i cardinali elettori , ma la sua è una missione di pace, di fratellanza e di carità. La saletta della Casa del Clero in via della Traspontina a pochi passi da San Pietro, è affollatissima: TV arabe, europee, americane si affollano per riprendere espressioni e parole di Sua Beatitudine, accompagnato da altri vescovi del paese, dal vescovo di Teheran, dall’ambasciatore iracheno presso la Santa Sede e dal ministro per i diritti umani, una donna cristiana.

“Il vostro dovere è diffondere la pace, la carità, la fratellanza”, dice Delly ai reporters accaldati e schiacciati uno sull’altro. “Il Signore è amore e carità, ci dobbiamo amare uno con l’ altro e dare carità tra i popoli. Sono venuto a ricevere questa dignità, essere cardinale per la Chiesa Universale e ne ringrazio la Provvidenza Divina, il Santo Padre e tutti quelli che hanno pregato per me e per il mio caro paese: l’Iraq. Un paese torturato. Che il Signore gli dia la pace, la sicurezza, l’amore”. Iniziano le domande. Dapprima in arabo. La tv cristiana dell’Iraq, Ashtar, ha accompagnato il Patriarca nel suo viaggio. Segue passo, passo ogni momento del viaggio romano di Delly. Lui risponde in tre o quattro lingue diverse: arabo, italiano , francese, inglese.

Che importanza ha questa porpora per il suo Paese?
“Il governo è molto contento di questa dignità che il Santo Padre mi ha dato. La nomina è stata data alla mia povera persona, ma anche a tutti gli iracheni, quelli nel Paese e quelli che sono emigrati. Una dignità sarà utile all’Iraq e a tutti i nostri cari amici nel mondo. Ho parlato con il Santo Padre, era molto contento e mi ha dato il benvenuto. Il Governo ha mandato una delegazione con un ministro cristiano e tutto il popolo è contento di questa nomina. Il papa mi ha assicurato la sua preghiera”.




Il Patriarca domenica pranzerà con il papa, ancora una occasione per parlare del suo popolo. Tutto il popolo. Alza la voce quasi sdegnato quando gli chiediamo quale è la situazione dei cristiani. “Quello che accade in Iraq non capita solo ai cristiani, ma anche ai nostri confratelli musulmani. Viviamo da quattordici secoli insieme e abbiamo relazioni molto strette. Siamo figli della stessa terra. Bisogna chiedersi come stanno gli iracheni, quindi. E’ vero a volte i cristiani soffrono di più per tanti motivi, ma se una vettura minata esplode non ammazza solo i cristiani o i musulmani, ma tutti, indistintamente”.

A Roma per queste giornate l’ha accompagnata anche il vescovo latino di Teheran. Come collaborate per la pace?
“Siamo la stessa Chiesa. Sono gli stessi principi che dobbiamo portare nel mondo, specialmente l’amore e la carità, una sola mano e un solo cuore per lavorare per l’umanità e per la Chiesa. In tutti i paesi dobbiamo essere un solo cuore per glorificare il Signore nelle nostre azioni, nella nostra vita quotidiana. L’ecumenismo vero di cui abbiamo parlato con il papa”.

Quale è il futuro dell’Iraq?
“Non sono un profeta! – dice sorridendo il Patriarca- Tutti ci dobbiamo amare e costruire la pace. Un invito lo rivolgo alla comunità internazionale per costruire questa pace. E io farò tutto il possibile perché tutti gli iracheni, di ogni religione ed etnia, si impegnino. Continuerò a servire il mio paese e cercherò nei miei viaggi di convincere coloro che hanno abbandonato il paese a tornare per lavorare insieme e ricostruire l’Iraq. E su questo sono in accordo con il governo che mi ha assicurato la massima collaborazione”.

Se a Giovanni Paolo II nel 2000 fosse stato consentito di visitare la terra d’Abramo, sarebbe cambiato qualcosa, si sarebbe evitato tanto dolore?
“Sia Giovanni Paolo II che Benedetto XVI hanno fatto tanto contro la guerra. Il Signore ci ha dato il dono dell’intelligenza per capirci, per parlarci, per essere uno nel cuore dell’altro. Senza pace non c’è sicurezza”.

L’anziano presule risponde con la serenità di chi ha visto il dolore e la sventura del suo popolo ma è certo che il cuore dell’uomo è profondamente buono. Prima di lasciare i giornalisti, il ministro per i Diritti Umani lo ringrazia ufficialmente a nome del Governo dell’Iraq. Foto e flash scattano per immortalare l’evento. Sabato mattina, nella basilica vaticana, l’applauso più forte è per l’anziano patriarca. Il neo cardinale Sandri saluta la sua porpora come segno forte di incoraggiamento per un popolo e una Chiesa che soffrono.
www.korazym.org


Paparatzifan
Saturday, November 24, 2007 11:32 PM
Dal blog di Lella...

PAROLE DEL SANTO PADRE AL TERMINE DEL CONCISTORO , 24.11.2007

Questa mattina, al termine del Concistoro Ordinario Pubblico per la creazione dei nuovi Cardinali, il Papa ha raggiunto il sagrato della Basilica Vaticana e ha salutato con queste parole i pellegrini presenti in Piazza San Pietro:

Cari fratelli e sorelle,

benvenuti qui, su questa Piazza. Grazie per la vostra presenza. Abbiamo temuto la pioggia, per questo siamo stati in Basilica. Voi siete stati qui coraggiosamente presenti e avete pregato con noi. Vi ringrazio per la vostra presenza orante, per la vostra partecipazione a questo importante passo della Chiesa cattolica. I nuovi Cardinali riflettono l'universalità della Chiesa, la sua cattolicità: la Chiesa parla in tutte le lingue, abbraccia tutti i popoli, tutte le culture. Noi tutti insieme siamo la famiglia di Dio. E come famiglia siamo qui riuniti e preghiamo che il Signore benedica questi nuovi Cardinali al servizio di voi tutti. E preghiamo che la Madonna ci accompagni passo dopo passo.

A voi tutti auguro una buona domenica e un buon ritorno. Grazie per la vostra presenza. Arrivederci e buona giornata!

© Copyright 2007 - Libreria Editrice Vaticana


+PetaloNero+
Sunday, November 25, 2007 12:52 AM
Da Petrus

Concistoro, la commozione di Delly III: "Sull'Iraq il Papa ha detto la verità"

CITTA’ DEL VATICANO - ''Sono molto commosso per le parole del Papa a proposito dell'Iraq pronunciate durante il Concistoro: il Papa ha detto la verità''. Cosi' il patriarca caldeo di Baghdad, Emmanuell Delly, ha risposto ai giornalisti che lo interpellavano sul discorso papale durante le ''visite di cortesia'' dei fedeli ai neoporporati, nel Palazzo apostolico vaticano. ''Vi ringrazio - ha aggiunto il patriarca - per cio' che fate, per l'umanita' e anche per l'Iraq, per informare il mondo su quanto accade''. Nell'omelia durante la celebrazione del Concistoro, Benedetto XVI, a proposito dell'Iraq aveva ricordato: ''I nostri fratelli e sorelle nella fede che sperimentano nella propria carne le conseguenze drammatiche di un perdurante conflitto e vivono al presente in una quanto mai fragile e delicata situazione politica''.
+PetaloNero+
Sunday, November 25, 2007 3:38 PM
Da Petrus

“La morte in Croce di Gesù è il più grande atto d’amore della storia, siate missionari dell’unità tra i cristiani”: il Papa chiude il Concistoro esortando i Cardinali ad adoperarsi per l’ecumenismo


di Bruno Volpe

CITTA’ DEL VATICANO - "La morte in Croce di Gesù è il più grande atto d’amore di tutta la storia": il secondo giorno del Concistoro ordinario per la Creazione di 23 nuovi Cardinali cade nella solennità di Cristo Re, tappa finale dell'anno liturgico e di avvicinamento al periodo d'Avvento, e Benedetto XVI pone ad esempio il sacrificio massimo di Dio a coloro che ha chiamato a far parte del Sacro Collegio che, dopo aver ricevuto poche ore prima la berretta coloro porpora, ora indossano possono anche indossare l’anello cardinalizio, segno del matrimonio con la Chiesa e, appunto, della crocifissione. Il Santo Padre paragona la liturgia della Parola ad un affresco in tre tappe, un trittico con grandi scene: al centro la Crocifissione secondo il racconto di San Luca, l'unzione regale di Davide da parte degli anziani di Israele. L'inno Cristologico di San Paolo contenuto nella lettera al Colossesi "domina la figura di Cristo, l'unico Signore di fronte al quale siamo tutti fratelli. L'intera gerarchia della Chiesa, ogni carisma e mistero, tutto e tutti siamo al servizio della sua signoria”, dice il Papa. "La vita è stare con Cristo perchè dove c'è Cristo, là c'è il regno". E Cristo, dopo aver predicato per le vie e nelle piazze, era anche sul Calvario per la crocifissione, somma umiliazione e nello stesso tempo liberazione del mondo dal peccato: "La scena della crocifissione nei quattro Vangeli costituisce il momento della verità in cui si squarcia il velo del Tempio e appare il Santo dei Santi. In Gesù crocifisso avviene la massima rivelazione di Dio possibile in questo mondo, perchè Dio è Amore, e la morte in Croce è il più grande atto d’amore di tutta la storia". Il Successore di Pietro ricorda ai neo Cardinali, ma anche agli altri presenti, che sul loro anello è appunto rappresentata la crocifissione: "Un invito, per voi, a ricordare di quale Re siete servitori, su quale Trono Egli è stato innalzato e come è stato fedele fino alla morte per vincere il peccato e la morte stessa con la forza della divina misericordia”. Così, portando l'anello cardinalizio, aggiunge il Pontefice rivolgendosi ai porporati nella Basilica di San Pietro, “voi siete costantemente chiamati a dare la vita per la Chiesa" Con un singolare e quanto mai felice accostamento, Benedetto XVI paragona il Collegio Cardinalizio al "Senato della Chiesa" e per questo è indispensabile "rinnovare il nostro patto con te, Gesù, la nostra amicizia, perchè solo in questa relazione profonda con Te, Gesù nostro Re, assumono valore e senso la dignità che ci è stata conferita e la responsabilità che essa comporta". “Se volgiamo lo sguardo alla scena dell’unzione regale di Davide, presentata dalla prima lettura - afferma poi il Papa passando alla seconda parte del ‘trittico’ scelto per l’omelia - ci colpisce un aspetto importante della regalità, cioè la sua dimensione corporativa. Gli anziani di Israele vanno ad Ebron, stringono un patto di alleanza con Davide, dichiarando di considerarsi uniti a lui e a voler formare una cosa sola. Se riferiamo questa figura a Cristo, mi sembra che questa professione di alleanza si presti molto bene ad essere fatta propria da voi, cari Fratelli Cardinali. Anche voi formate che formate il ‘Senato della Chiesa’potete dire a Gesù: noi ci consideriamo come tue ossa e tua carne”. Il Papa analizza quindi la lettera di San Paolo ai Colossesi rilevando che da essa scaturisce "un sentimento di gioia e di gratitudine" in quanto essa rappresenta “una sintesi di verità e di fede così potente che non possiamo non restarne profondamente ammirati”. La Chiesa, evidenzia il Papa, “è depositaria del mistero di Cristo, lo è in tutta umiltà e senza ombra di orgoglio e di arroganza, perchè si tratta del dono massimo che ha ricevuto senza alcun merito e che è chiamata ad offrire gratuitamente all'umanità di ogni epoca, come orizzonte di significato e di salvezza". Il Santo Padre ribadisce, quindi, che la Chiesa "non è una filosofia, non è una gnosi, ma il mistero di Cristo, è Cristo stesso. Come non sentire allo stesso tempo la gioia e la responsabilità di servire questo Re, di testimoniare con la vita e con la parola la Sua Signoria? Questo è, in modo particolare, il nostro compito. venerati Fratelli Cardinali: annunciare al mondo la verità di Cristo, speranza per ogni uomo e per l'intera famiglia umana" . Il Papa ricorda in particolare il Concilio Vaticano II e i suoi venerati predecessori Paolo VI, Giovanni Paolo I e Giovanni Paolo II, "araldi della regalità di Cristo nel mondo". L’omelia si conclude con un accorato appello in favore dell’ecumenismo: "La pace tra tutti i discepoli di Cristo, come segno della pace che Gesù è venuto a instaurare nel mondo, è un aspetto che vorrei affidare alla vostra preghiera -ha sottolineato il Papa rivolgendosi direttamente ai Cardinali - : la preghiera per la pace e l'unità costituisca la vostra prima e principale missione, affinchè la Chiesa sia salda e compatta, segno e strumento di unità per tutto il genere umano”. D’altronde, ricorda Benedetto XVI, “Gesù è venuto a portare la pace nel mondo; ebbene, la Chiesa è quella porzione di umanità in cui si manifesta già la regalità di Cristo che ha come manifestazione privilegiata la pace. E' la nuova Gerusalemme, ancora imperfetta perchè pellegrina nella storia, ma in grado di anticipare, in qualche modo, la Gerusalemme celeste". Il salmo proclamato nella solenne e sublime liturgia (una liturgia verticale, e non piattamente orizzontale, ispirata al mistero e alla bellezza, strumento e non fine per mettersi in contatto con il mistero della divinità) esprime bene - dice il Pontefice - “l'ardente canto d'amore per la Chiesa che voi certamente portate nel cuore. Trovino in voi le parole del Salmo: ‘Domandate pace per Gerusalemme’: il Collegio Cardinalizio e l'intera Comunità cattolica siano impegnati a seminare nei solchi della storia il Regno di Cristo, Signore della vita e Principe della pace".



Concistoro, un lungo applauso per Delly e il ringraziamento di Sandri al Pontefice: “Santità, saremo sempre obbedienti”

CITTA’ DEL VATICANO - Un lunghissimo applauso ha salutato nella Basilica di San Pietro le parole con le quali il neo Cardinale Leonardo Sandri, secondo nell'elenco dei nuovi Cardinali, ha presentato al Papa il patriarca caldeo di Baghdad, Emanuel III Delly, primo nell'ordine delle precedenze. "Una menzione speciale - ha detto Sandri - merita la scelta di un venerato Rappresentante delle Chiese Orientali Cattoliche, il Patriarca di Babilonia dei Caldei, trovatosi a svolgere il servizio patriarcale tra lacrime e sangue e nel doloroso esodo di tanti cristiani dalla terra che vide un tempo partire Abramo, padre comune nella fede e nella speranza, una terra che fu tra le prime ad avere la grazia di udire l'annuncio del Santo Evangelo". Rispondendo all'applauso, Sandri ha ricordato: "la porpora allude alla Croce di Cristo. Siamo e saremo al Suo fianco, Beatissimo Padre, - ha scandito - nei momenti piu' impegnativi e in quelli ordinari del ministero petrino. Desideriamo rimanere con il Papa sia quando si fa servitore della verita' e proclama il primato di Dio, come quando guida la Chiesa nel rinnovamento che scaturisce dalla fedelta' alla tradizione; sia quando invoca la pace, indicando la grande forza della preghiera e del dialogo, come quando promuove l'unita' dei cristiani e il rispetto di tutte le religioni e le culture nella reciproca esclusione di ogni genere di violenza". "Tra tante gioie e consolazioni che ogni giorno raccogliamo nella vita del Popolo di Dio, constatiamo, infatti, che non mancano il martirio, la persecuzione, la tribolazione e lo scherno per il nome del Signore Gesu' e per la fedelta' alla Chiesa e al Papa. Ma ci sentiamo sempre intimamente confortati e incoraggiati dalla promessa del Signore: 'Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo'", ha continuato Sandri con la sua voce profonda, nota all'opinione pubblica perche' era lui a leggere i discorsi nelle udienze generali e nelle cerimonie quando Giovanni Paolo II, alla fine del Pontificato, non riusciva a farlo. Ed oggi, a nome di tutti i nuovi cardinali, Sandri ha assicurato a Papa Benedetto XVI la stessa fedelta': "vogliamo servire la causa dell'uomo siamo pronti a seguirLa quando ribadisce che la persona senza Dio smarrisce se stessa; quando, facendosi vero defensor hominis, Ella insegna che il matrimonio e la famiglia sono la cellula originaria della societa', che la vita va tutelata dal primo inizio fino al suo naturale compimento, che i diritti fondamentali di ciascuno, ed in particolare la liberta' religiosa, vanno rispettati e rivendicati; quando difende la dignita' della persona umana di fronte ad ogni oppressione". "Siamo con il Papa - ha insistito - quando, nel dolce nome di Gesu', si fa avvocato dei bambini e dei giovani come degli anziani, dei poveri e dei bisognosi, dei senza lavoro, dei profughi e dei migranti". "Padre Santo, imponendoci la berretta cardinalizia - ha concluso Sandri - ci esortera' ad essere pronti a comportarci con fortezza usque ad sanguinis effusionem per l'incremento della fede cristiana, per la pace e la tranquillita' del popolo di Dio e per la liberta' e la diffusione della Santa Chiesa Romana".


Concistoro, il primo a ricevere l'anello cardinalizio è stato Delly III

CITTA’ DEL VATICANO - "Ricevi l'anello dalla mano di Pietro e sappi che con l'amore del Principe degli Apostoli si rafforza il tuo amore verso la Chiesa". Sono queste le parole che il Papa ha ripetuto ad ognuno dei 23 nuovi cardinali nel consegnargli l'anello, nella Basilica Vaticana, proprio sotto il baldacchino del Bernini e dunque nel punto esatto dove e' sepolto San Pietro. Il primo a riceverlo e' stato il patriarca caldeo dell'Iraq Emanuel III Delly, l'ultimo il francescano Umberto Betti, ex rettore della Lateranense. Gli altri italiani lo hanno ricevuto in questo ordine: Angelo Bagnasco, Angelo Comastri, Giovanni Lajolo, Raffaele Farina e Giovanni Coppa. "Avete dedicato la vostra vita al servizio della Chiesa, ed ora siete chiamati ad assumere in essa un compito di piu' alta responsabilita'", ha detto loro il Papa. "Voi, che formate il 'senato' della Chiesa - ha concluso - potete dire a Gesu': 'ci consideriamo come tue ossa e tua carne', apparteniamo a Te, e con Te vogliamo formare una cosa sola, sei Tu il pastore del Popolo di Dio, Tu sei il capo della Chiesa: solo in questa relazione intima e profonda con Te, Gesu' nostro Re e Signore, assumono senso e valore la dignita' che ci e' stata conferita e la responsabilita' che essa comporta".



Concistoro, Benedetto XVI concede il bis e torna sul sagrato per rivolgere il suo saluto ai fedeli

CITTA’ DEL VATICANO - Benedetto XVI non ha voluto deludere i fedeli che in queste ore non hanno trovato posto nella Basilica Vaticana per la celebrazione conclusiva del Concistoro: oltre 20 mila all'inizio, forse il doppio al termine del rito, nonostante la pioggia. Cosi' al termine della Messa, con ancora indosso i paramenti liturgici, ha raggiunto il sagrato (foto) e ha guidato da li' la preghiera dell'Angelus. "Desidero rivolgere il mio cordiale saluto - ha detto - a tutti i presenti, compresi quanti sono rimasti all'esterno della Basilica. Speciale gratitudine esprimo ai fedeli venuti da lontano per accompagnare i nuovi Cardinali e partecipare a questo evento, che manifesta in maniera singolare l'unita' e l'universalita' della Chiesa cattolica. Alle distinte autorita' civili rinnovo il mio pensiero deferente. Rivolgo infine - ha continuato il Papa - un cordiale saluto ai fedeli di lingua italiana, convenuti numerosi nonostante la pioggia per manifestare il loro affetto e la loro devota vicinanza ai sei nuovi Cardinali italiani e a tutti i neo-Porporati". "In occasioni come questa - ha concluso Benedetto XVI - si sente ancor piu' viva la presenza spirituale di Maria Santissima. Come nel Cenacolo di Gerusalemme, Ella e' oggi in mezzo a noi e ci accompagna in questa tappa del cammino ecclesiale. Alla Vergine vogliamo affidare i nuovi membri del Collegio Cardinalizio affinche' a ciascuno di essi, come pure a tutti i Ministri della Chiesa, ottenga di imitare sempre Cristo nel servizio generoso di Dio e del suo Popolo, per partecipare alla sua gloriosa regalita'".



Concistoro, colloquio tra Bertone e il vice premier spagnolo. ‘Buone’ le relazioni con il Paese iberico, malgrado Zapatero…

CITTA’ DEL VATICANO - Il Concistoro e' stato occasione di un colloquio fra il Segretario di Stato della Santa Sede, Sua Eminenza Reverendissima il Cardinale Tarcisio Bertone, e la vicepresidente del governo spagnolo, Maria Teresa Fernandez de la Vega, che ha guidato la delegazione di Madrid per la porpora ai tre nuovi Cardinali spagnoli: l'arcivescovo di Barcellona, Luis Martinez Sistach; quello di Valencia, Agustin Garcia-Gasco Vicente e il gesuita Urbano Navarrete, ex rettore della Pontificia Universita' Gregoriana di Roma. Il colloquio, scrive la stampa iberica, e' durato 40 minuti in un clima molto cordiale ed e' servito a confermare "le buone relazioni" tra Santa Sede e Spagna. Relazioni, dunque, giudicate “buone” malgrado le Leggi del Governo guidato da Luis Zapatero – in particolare quelle sulla legalizzazione delle coppie omosessuali – abbiano trovato nella Chiesa una forte e ferma oppositrice, tanto che quando Benedetto XVI si recò a Valencia per chiudere i lavori del Forum mondiale delle Famiglie, il premier spagnolo non volle assistere alla Santa Messa presieduta dal Romano Pontefice che aveva comunque accolto, a nome del Governo (foto), al suo arrivo in aeroporto.


Angelus, Medio Oriente: Ratzinger chiede di trovare una soluzione giusta e definitiva alla Conferenza di Annapolis a cui è stato invitato anche il Vaticano

CITTA’ DEL VATICANO - Alla Conferenza di Annapolis per il Medio Oriente, a cui è stata invitata anche una delegazione ufficiale della Santa Sede, si intenda ''trovare una soluzione giusta e definitiva'' a un conflitto di 60 anni. Il Papa chiede di unirsi alla giornata di preghiera indetta dai vescovi americani per Annapolis e implora ''pace per quella regione a noi tanto cara e i doni della saggezza e del coraggio per tutti i protagonisti dell'importante incontro''. Lo ha detto prima della preghiera dell'Angelus. ''Martedi' prossimo ad Annapolis, negli Stati Uniti, - ha ricordato il Papa sul sagrato di San Pietro, al termine della prima Messa con i neo-Cardinali - Israeliani e Palestinesi, con l'aiuto della Comunita' Internazionale, intendono rilanciare il processo negoziale per trovare una soluzione giusta e definitiva al conflitto che da sessant'anni insanguina la Terra Santa e tante lacrime e sofferenze ha provocato nei due popoli. Vi chiedo - ha proseguito - di unirvi alla Giornata di preghiera indetta per oggi dalla Conferenza episcopale degli Stati Uniti d'America per implorare dallo Spirito di Dio la pace per quella regione a noi tanto cara e i doni della saggezza e del coraggio per tutti i protagonisti dell'importante incontro''.

+PetaloNero+
Sunday, November 25, 2007 3:39 PM
Messa del papa con i nuovi cardinali in San Pietro. La regalità di Cristo in tre scene

di Angela Ambrogetti/ 25/11/2007

La preghiera per la pace e l’unità dei cristiani, il martirio e la collegialità, al centro della riflessione del papa che consegna ai nuovi cardinali l’anello e l’icona della croce. Nella casula del papa un antico “stolone” spagnolo con il Cristo Re.



CITTA' DEL VATICANO - La basilica di San Pietro è affollatissima. Il coro della Cappella Sistina guidato dal maestro Giuseppe Liberto intona l’antifona di ingresso: ”Regnum eius, Regnum sempiternum est”. Il papa indossa paramenti che già Giovanni Paolo II aveva indossato: una casula moderna con inserito uno “stolone” spagnolo con il Cristo Re. Il rosso della porpora oggi è mitigato dal bianco e dall’oro dei paramenti di tutti i concelebranti. Oggi si celebra la solennità di Cristo Re dell’Universo. La definì papa Pio XI, il pontefice che ha creato il Vaticano in senso moderno dopo la fine del potere temporale. L’unico sovrano è Cristo e i principi della Chiesa, i cardinali, sono al servizio della cattolicità, martiri di Cristo.

Tre scene, un “imponente affresco con tre grandi scene: al centro, la Crocifissione, secondo il racconto dell’evangelista Luca; in un lato l’unzione regale di Davide da parte degli anziani d’Israele; nell’altro, l’inno cristologico con cui san Paolo introduce la Lettera ai Colossesi. Domina l’insieme la figura di Cristo, l’unico Signore, di fronte al quale siamo tutti fratelli.” Le parole di Benedetto XVI risuonano come invito e programma di vita per i neo porporati. Sabato, nella stesa basilica vaticana, hanno ricevuto la berretta, il titolo. Oggi il papa ha dato loro l’anello. Segni gerarchici. Ma “L’intera gerarchia della Chiesa, ogni carisma e ministero, tutto e tutti siamo al servizio della sua signoria”, della signoria di Cristo.

Il papa parte dalla scena centrale: la Croce, dove Cristo “manifesta la sua singolare Regalità”. Gli atteggiamenti opposti: disprezzo e confessione manifestano la gloria divina visibile anche nello sfiguramento della croce. “In Gesù crocifisso - dice Benedetto XVI - avviene la massima rivelazione di Dio possibile in questo mondo, perché Dio è amore, e la morte in croce di Gesù è il più grande atto d’amore di tutta la storia.” C’è la croce sull’anello che il papa dona ai nuovi cardinali: un invito a ricordare di quale Re siete servitori, su quale trono Egli è stato innalzato e come è stato fedele fino alla fine per vincere il peccato e la morte con la forza della divina misericordia”. E aggiunge: ”portando l’anello cardinalizio, voi siete costantemente richiamati a dare la vita per la Chiesa”.

Seconda scena: l’unzione di Davide. C’è una dimensione “corporativa”, un patto di alleanza degli anziani di Israele. ”Se riferiamo questa figura a Cristo-dice il papa- mi sembra che questa stessa professione di alleanza si presti molto bene ad esser fatta propria da voi, che formate il “senato” della Chiesa, potete dire a Gesù: “Noi ci consideriamo come tue ossa e tua carne”. Apparteniamo a Te, e con Te vogliamo formare una cosa sola.

Ed ecco il terzo quadro creato dalle parole di San Paolo. L’inno cristologico della Lettera ai Colossesi. Gioia e gratitudine perché il Regno di Cristo “non è qualcosa di solo intravisto da lontano, ma è realtà di cui siamo stati chiamati a far parte, nella quale siamo stati “trasferiti”, grazie all’opera redentrice del Figlio di Dio”.

Una contemplazione del mistero della creazione e della Pasqua. Il Mistero di Cristo di cui la Chiesa è depositaria: “Lo è in tutta umiltà e senza ombra di orgoglio o arroganza, perché si tratta del dono massimo che ha ricevuto senza alcun merito e che è chiamata ad offrire gratuitamente all’umanità di ogni epoca, come orizzonte di significato e di salvezza. Non è una filosofia, non è una gnosi, sebbene comprenda anche la sapienza e la conoscenza. È il mistero di Cristo; è Cristo stesso, Logos incarnato, morto e risorto, costituito Re dell’universo. Come non provare un empito di entusiasmo colmo di gratitudine per essere stati ammessi a contemplare lo splendore di questa rivelazione? Come non sentire al tempo stesso la gioia e la responsabilità di servire questo Re, di testimoniare con la vita e con la parola la sua signoria? Questo è, in modo particolare, il nostro compito, venerati Fratelli Cardinali: annunciare al mondo la verità di Cristo, speranza per ogni uomo e per l’intera famiglia umana”.

Un “senato” che alla luce del Vaticano II sostiene il ministero petrino, un senato a cui il papa affida un compito: la preghiera per “la pace tra tutti i discepoli di Cristo, come segno della pace che Gesù è venuto a instaurare nel mondo.” E riprendendo le parole del salmo il papa conclude: ”In Gerusalemme noi riconosciamo la figura della Chiesa, sacramento di Cristo e del suo Regno. Avete dedicato la vostra vita al servizio della Chiesa, ed ora siete chiamati ad assumere in essa un compito di più alta responsabilità. Trovino in voi piena adesione le parole del Salmo: “Domandate pace per Gerusalemme”! La preghiera per la pace e l’unità costituisca la vostra prima e principale missione, affinché la Chiesa sia “salda e compatta” , segno e strumento di unità per tutto il genere umano”.
www.korazym.org
+PetaloNero+
Sunday, November 25, 2007 3:40 PM
La Chiesa annuncia umilmente la verità di Cristo Re, morto in croce nel più grande atto di amore di tutta la storia: lo ha affermato il Papa nella Messa celebrata con i nuovi cardinali. Appello di pace per il Medio Oriente



“La morte in croce di Gesù è il più grande atto d’amore di tutta la storia”: di questa verità la Chiesa è depositaria “in tutta umiltà e senza ombra di orgoglio o arroganza”: è quanto ha affermato stamani Benedetto XVI, nella Solennità di Cristo Re, celebrando nella Basilica Vaticana la Santa Messa con i 23 nuovi cardinali creati ieri nel secondo Concistoro del suo Pontificato. Durante il rito si è svolta la semplice e suggestiva cerimonia della consegna dell'anello cardinalizio. In Piazza San Pietro oltre 20 mila pellegrini giunti da tutto il mondo hanno seguito la Messa dai maxi-schermi, nonostante la giornata piovosa. All'Angelus il Papa ha invitato a pregare per il successo del vertice di pace sul Medio Oriente che si svolgerà martedì prossimo negli Stati Uniti. Il servizio di Sergio Centofanti.


(Tu es Petrus)


Cristo Re dell’universo – ha affermato il Papa – è “l’unico Signore, di fronte al quale siamo tutti fratelli. L’intera gerarchia della Chiesa, ogni carisma e ministero, tutto e tutti siamo al servizio della sua signoria”. Ma la regalità di Cristo è “singolare” – ha proseguito Benedetto XVI – perché si manifesta sulla Croce: Gesù, disprezzato e schernito, “rivela la propria gloria rimanendo … sulla croce, come Agnello immolato”. In modo inaspettato, nota il Pontefice commentando il Vangelo odierno – il buon ladrone “confessa la regalità del giusto innocente”: lo vede crocifisso e lo chiama re; comprende che “la vita è stare con Cristo, perché dove c’è Cristo la c’è il Regno”; e così “la gloria divina è già presente, seppure nascosta dallo sfiguramento della croce”:


“In Gesù crocifisso avviene la massima rivelazione di Dio possibile in questo mondo, perché Dio è amore, e la morte in croce di Gesù è il più grande atto d’amore di tutta la storia. Ebbene, sull’anello cardinalizio, che tra poco consegnerò ai nuovi membri del sacro Collegio, è raffigurata proprio la crocifissione. Questo, cari Fratelli neo-Cardinali, sarà sempre per voi un invito a ricordare di quale Re siete servitori, su quale trono Egli è stato innalzato e come è stato fedele fino alla fine per vincere il peccato e la morte con la forza della divina misericordia. La madre Chiesa, sposa di Cristo, vi dona questa insegna come memoria del suo Sposo, che l’ha amata e ha consegnato se stesso per lei (cfr Ef 5,25). Così, portando l’anello cardinalizio, voi siete costantemente richiamati a dare la vita per la Chiesa”.


E la Chiesa è dunque chiamata a servire fedelmente la verità di Cristo morto e risorto per la nostra salvezza:


“La Chiesa è depositaria del mistero di Cristo: lo è in tutta umiltà e senza ombra di orgoglio o arroganza, perché si tratta del dono massimo che ha ricevuto senza alcun merito e che è chiamata ad offrire gratuitamente all’umanità di ogni epoca, come orizzonte di significato e di salvezza. Non è una filosofia, non è una gnosi, sebbene comprenda anche la sapienza e la conoscenza. E’ il mistero di Cristo; è Cristo stesso, Logos incarnato, morto e risorto, costituito Re dell’universo”.


“Come non provare – ha proseguito il Papa - un émpito di entusiasmo colmo di gratitudine per essere stati ammessi a contemplare lo splendore di questa rivelazione?”:


“Come non sentire al tempo stesso la gioia e la responsabilità di servire questo Re, di testimoniare con la vita e con la parola la sua signoria? Questo è, in modo particolare, il nostro compito, venerati Fratelli Cardinali: annunciare al mondo la verità di Cristo, speranza per ogni uomo e per l’intera famiglia umana”.


Strettamente unito a questa missione è l’impegno per “la pace tra tutti i discepoli di Cristo, come segno della pace che Gesù è venuto a instaurare nel mondo … mediante la croce”:


“La Chiesa è quella porzione di umanità in cui si manifesta già la regalità di Cristo, che ha come manifestazione privilegiata la pace. E’ la nuova Gerusalemme, ancora imperfetta perché pellegrina nella storia, ma in grado di anticipare, in qualche modo, la Gerusalemme celeste… La preghiera per la pace e l’unità costituisca la vostra prima e principale missione, affinché la Chiesa sia ‘salda e compatta’ (v. 3), segno e strumento di unità per tutto il genere umano” (cfr Lumen gentium, 1).


Al termine della celebrazione il Papa si è recato sul Sagrato della Basilica per la recita dell’Angelus e per benedire le migliaia di pellegrini presenti in Piazza San Pietro, salutando in particolare i fedeli iracheni giunti per festeggiare il neoporporato patriarca di Babilonia dei Caldei Emmanuel III Delly. Benedetto XVI ha ricordato il vertice di pace sul Medio Oriente che si svolgerà martedì prossimo, ad Annapolis, negli Stati Uniti: “israeliani e palestinesi – ha detto - con l’aiuto della Comunità Internazionale, intendono rilanciare il processo negoziale per trovare una soluzione giusta e definitiva al conflitto che da sessant’anni insanguina la Terra Santa e tante lacrime e sofferenze ha provocato nei due popoli”. Quindi ha lanciato un appello:


“Vi chiedo di unirvi alla Giornata di preghiera indetta per oggi dalla Conferenza Episcopale degli Stati Uniti d’America per implorare dallo Spirito di Dio la pace per quella regione a noi tanto cara e i doni della saggezza e del coraggio per tutti i protagonisti dell’importante incontro”.
www.radiovaticana.org
+PetaloNero+
Sunday, November 25, 2007 3:42 PM
Il papa: pace in Terra Santa, pregate per il vertice di Annapolis

di Alessandro Renzo e Mattia Bianchi/ 25/11/2007

L'Angelus di oggi viene recitato al termine della messa di Benedetto XVI con i nuovi cardinali creati nel concistoro di ieri. Nella riflessione del papa, l'invito alla preghiera, in vista del vertice tra israeliani e palestinesi.

Le parole del Santo Padre all'Angelus Domini nella Domenica XXXIV del Tempo ordinario, Nostro Signore Gesù Cristo Re dell'Universo, 25 novembre 2007

L'invito alla preghiera ''per implorare dallo Spirito di Dio la pace per quella regione a noi tanto cara e i doni della saggezza e del coraggio per tutti i protagonisti dell'importante incontro''. Benedetto XVI pensa alla Terra Santa, alla vigilia del vertice di Annapolis, negli Usa, tra israeliani e palestinesi. Si intende rilanciare il processo negoziale, dice il papa, ''per trovare una soluzione giusta e definitiva al conflitto che da sessant'anni insanguina la Terra Santa e tante lacrime e sofferenze ha provocato nei due popoli''. Il pontefice ha parlato sul sagrato di San Pietro, dopo la messa celebrata in basilica con i 23 nuovi cardinali, creati nel Concistoro di ieri.

Riportiamo di seguito il testo integrale delle parole del Santo Padre prima della recita dell'Angelus Domini

Martedì prossimo, ad Annapolis, negli Stati Uniti, Israeliani e Palestinesi, con l’aiuto della Comunità Internazionale, intendono rilanciare il processo negoziale per trovare una soluzione giusta e definitiva al conflitto che da sessant’anni insanguina la Terra Santa e tante lacrime e sofferenze ha provocato nei due popoli. Vi chiedo di unirvi alla Giornata di preghiera indetta per oggi dalla Conferenza Episcopale degli Stati Uniti d’America per implorare dallo Spirito di Dio la pace per quella regione a noi tanto cara e i doni della saggezza e del coraggio per tutti i protagonisti dell’importante incontro.

Dopo la conclusione della solenne Celebrazione di quest’oggi, desidero rivolgere il mio cordiale saluto a tutti i presenti, compresi quanti sono rimasti all’esterno della Basilica. Speciale gratitudine esprimo ai fedeli venuti da lontano per accompagnare i nuovi Cardinali e partecipare a questo evento, che manifesta in maniera singolare l’unità e l’universalità della Chiesa cattolica. Alle distinte Autorità civili rinnovo il mio pensiero deferente.

Je salue cordialement les pèlerins francophones, particulièrement les personnes venues accompagner les nouveaux Cardinaux qui, en ce jour où nous célébrons le Christ Roi de l’univers, ont reçu une responsabilité plus grande au service de l’Église. Avec eux, demandons au Christ d’établir son règne sur le monde et de fortifier notre espérance.

I am happy to greet all the English-speaking pilgrims who have come to attend the Consistory, especially those from Iraq, Ireland, India, Kenya and the United States of America. Let us give thanks to God for the gift of these new Cardinals and strive to follow closely in the footsteps of Christ our King, bearing constant witness to his saving truth! I wish you all a pleasant stay in Rome, and a blessed Sunday!

Von Herzen grüße ich die Pilger und Besucher aus Deutschland, die anläßlich des Konsistoriums nach Rom gekommen sind. Mit Freude haben wir Gott in dieser Eucharistiefeier für die neuen Kardinäle gedankt. Wir haben dabei auf Christus als den König auf dem Kreuzesthron geschaut. Am Kreuz offenbart Jesus Christus seine Liebe, welche die Macht hat, den Tod zu überwinden und neues Leben zu schenken. Der Herr stärke die neuen Kardinäle und uns alle, daß wir seine Botschaft der Liebe und des Heils zu den Menschen bringen und so an seinem Reich mitarbeiten. Gottes Segen begleite euch und eure Lieben.

Saludo con afecto a los peregrinos de lengua española. De modo especial, a los Obispos, sacerdotes, religiosas, religiosos y fieles que habéis venido de Argentina, España y México, acompañando a los nuevos Cardenales. Pidamos al Espíritu Santo, por intercesión de la Virgen María, que los sostenga e ilumine con su gracia para que, llenos de amor a Dios y estrechamente unidos al Sucesor de Pedro, continúen entregando fielmente su vida al servicio de la Iglesia y de los hombres. ¡Feliz solemnidad de Cristo Rey!

Exprimo minha saudação mais sincera aos Bispos e fiéis vindos do Brasil com familiares e amigos. Unidos em torno ao Arcebispo de São Paulo, incluído ontem no Colégio Cardinalício, vocês representam uma parte significativa da catolicidade brasileira que, por tradição histórica e empenho missionário, constitui a esperança da Igreja do amanhã. Que Nossa Senhora Aparecida proteja o Brasil, para mim tão querido, e faça do novo Purpurado exemplo vivo de Pastor dedicado, disposto a servir a Igreja e ao Romano Pontífice com fidelidade e amor.

Pozdrawiam serdecznie wszystkich Polaków, a szczególnie przybyłych z okazji konsystorza i Mszy świętej sprawowanej ku czci Chrystusa Króla z udziałem nowo kreowanych kardynałów. Wśród nich jest również wasz rodak, bliski współpracownik Jana Pawła II. Misję nowych kardynałów polecam waszej gorliwej modlitwie. Wam wszystkim z serca błogosławię. [Saluto cordialmente tutti i Polacchi e in modo particolare quelli che sono venuti in occasione del Concistoro e per la Santa Messa nella ricorrenza della Solennità di Cristo Re dell’Universo alla presenza dei Cardinali di nuova creazione. Tra loro è presente anche il vostro connazionale, uno degli stretti collaboratori di Papa Giovanni Paolo II. Affido alla vostra fervida preghiera la missione dei nuovi Porporati. Vi benedico tutti di cuore.]

Rivolgo infine un cordiale saluto ai fedeli di lingua italiana, convenuti numerosi per manifestare il loro affetto e la loro devota vicinanza ai sei nuovi Cardinali italiani e a tutti i neo-Porporati.

Ci disponiamo ora a recitare, come di consueto, la preghiera dell’Angelus. In occasioni come questa si sente ancor più viva la presenza spirituale di Maria Santissima. Come nel Cenacolo di Gerusalemme, Ella è oggi in mezzo a noi e ci accompagna in questa tappa del cammino ecclesiale. Alla Vergine vogliamo affidare i nuovi membri del Collegio Cardinalizio affinché a ciascuno di essi, come pure a tutti i Ministri della Chiesa, ottenga di imitare sempre Cristo nel servizio generoso di Dio e del suo Popolo, per partecipare alla sua gloriosa regalità.

Angelus Domini (in latino)

Angelus Domini nuntiavit Marìae,
et concepit de Spiritu Sancto.
Ave Maria ...

Ecce Ancilla Domini,
fiat mihi secundum verbum tuum
Ave Maria ...

Et Verbum caro factum est,
et habitavit in nobis.
Ave Maria ...

Ora pro nobis, sancta Dei Genitrix.
Ut digni efficiamur promissionibus Christi.
Gratiam tuam, quaesumus, Domine,
mentibus nostris infunde;
ut qui, angelo nuntiante,
Christi Filii tui incarnationem cognovimus,
per passionem eius et crucem,
ad resurrectionis gloriam perducamur.
Per eundem Christum Dominum nostrum.
Amen.
Gloria Patri ...

Angelus Domini (in italiano)

L'Angelo del Signore portò l'annuncio a Maria.
Ed ella concepì per opera dello Spirito Santo.
Ave Maria ...

Ecco l'ancella del Signore.
Sia fatto di me secondo la tua parola.
Ave Maria ...

E il Verbo si è fatto carne.
E abitò fra noi.
Ave Maria ...

Prega per noi, santa Madre di Dio.
Perché siamo fatti degni delle promesse di Cristo.
Infondi nel nostro spirito
la tua grazia, Signore;
tu, che all'annuncio dell'angelo,
ci hai rivelato l'incarnazione del tuo Figlio,
per la sua passione e la sua croce
guidaci alla gloria della resurrezione.
Per Cristo nostro Signore.
Amen.
Gloria al Padre ...



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+PetaloNero+
Sunday, November 25, 2007 3:43 PM
CONCISTORO ORDINARIO PUBBLICO
PER LA CREAZIONE DI NUOVI CARDINALI


CONCELEBRAZIONE EUCARISTICA CON I NUOVI CARDINALI E
CONSEGNA DELL'ANELLO CARDINALIZIO


OMELIA DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI

Basilica Vaticana
Solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell'Universo
Domenica, 25 novembre 2007



Signori Cardinali,
venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
illustri Signori e Signore,
cari fratelli e sorelle!

Quest’anno la solennità di Cristo Re dell’universo, coronamento dell’anno liturgico, è arricchita dall’accoglienza nel Collegio Cardinalizio di 23 nuovi membri, che, secondo la tradizione, ho invitato quest’oggi a concelebrare con me l’Eucaristia. A ciascuno di essi rivolgo il mio saluto cordiale, estendendolo con fraterno affetto a tutti i Cardinali presenti. Sono lieto, poi, di salutare le Delegazioni convenute da diversi Paesi e il Corpo Diplomatico presso la Santa Sede; i numerosi Vescovi e sacerdoti, i religiosi e le religiose e tutti i fedeli, specialmente quelli provenienti dalle Diocesi affidate alla guida pastorale di alcuni dei nuovi Cardinali.

La ricorrenza liturgica di Cristo Re offre alla nostra celebrazione uno sfondo quanto mai significativo, tratteggiato e illuminato dalle Letture bibliche. Ci troviamo come al cospetto di un imponente affresco con tre grandi scene: al centro, la Crocifissione, secondo il racconto dell’evangelista Luca; in un lato l’unzione regale di Davide da parte degli anziani d’Israele; nell’altro, l’inno cristologico con cui san Paolo introduce la Lettera ai Colossesi. Domina l’insieme la figura di Cristo, l’unico Signore, di fronte al quale siamo tutti fratelli. L’intera gerarchia della Chiesa, ogni carisma e ministero, tutto e tutti siamo al servizio della sua signoria.

Dobbiamo partire dall’avvenimento centrale: la Croce. Qui Cristo manifesta la sua singolare regalità. Sul Calvario si confrontano due atteggiamenti opposti. Alcuni personaggi ai piedi della croce, e anche uno dei due ladroni, si rivolgono con disprezzo al Crocifisso: Se tu sei il Cristo, il Re Messia – essi dicono –, salva te stesso scendendo dal patibolo. Gesù, invece, rivela la propria gloria rimanendo lì, sulla croce, come Agnello immolato. Con Lui si schiera inaspettatamente l’altro ladrone, che implicitamente confessa la regalità del giusto innocente ed implora: "Ricordati di me, quando entrerai nel tuo regno" (Lc 23,42). Commenta san Cirillo di Alessandria: "Lo vedi crocifisso e lo chiami re. Credi che colui che sopporta scherno e sofferenza giungerà alla gloria divina" (Commento a Luca, omelia 153). Secondo l’evangelista Giovanni la gloria divina è già presente, seppure nascosta dallo sfiguramento della croce. Ma anche nel linguaggio di Luca il futuro viene anticipato al presente quando Gesù promette al buon ladrone: "Oggi sarai con me nel paradiso" (Lc 23,43). Osserva sant’Ambrogio: "Costui pregava che il Signore si ricordasse di lui, quando fosse giunto nel suo Regno, ma il Signore gli rispose: In verità, in verità ti dico, oggi sarai con me nel Paradiso. La vita è stare con Cristo, perché dove c’è Cristo là c’è il Regno" (Esposizione del Vangelo secondo Luca, 10,121). L’accusa: "Questi è il re dei Giudei", scritta su una tavola inchiodata sopra il capo di Gesù, diventa così la proclamazione della verità. Nota ancora sant’Ambrogio: "Giustamente la scritta sta sopra la croce, perché sebbene il Signore Gesù fosse in croce, tuttavia splendeva dall’alto della croce con una maestà regale" (ivi, 10,113).

La scena della crocifissione, nei quattro Vangeli, costituisce il momento della verità, in cui si squarcia il "velo del tempio" e appare il Santo dei Santi. In Gesù crocifisso avviene la massima rivelazione di Dio possibile in questo mondo, perché Dio è amore, e la morte in croce di Gesù è il più grande atto d’amore di tutta la storia. Ebbene, sull’anello cardinalizio, che tra poco consegnerò ai nuovi membri del sacro Collegio, è raffigurata proprio la crocifissione. Questo, cari Fratelli neo-Cardinali, sarà sempre per voi un invito a ricordare di quale Re siete servitori, su quale trono Egli è stato innalzato e come è stato fedele fino alla fine per vincere il peccato e la morte con la forza della divina misericordia. La madre Chiesa, sposa di Cristo, vi dona questa insegna come memoria del suo Sposo, che l’ha amata e ha consegnato se stesso per lei (cfr Ef 5,25). Così, portando l’anello cardinalizio, voi siete costantemente richiamati a dare la vita per la Chiesa.

Se volgiamo lo sguardo alla scena dell’unzione regale di Davide, presentata dalla prima Lettura, ci colpisce un aspetto importante della regalità, cioè la sua dimensione "corporativa". Gli anziani d’Israele vanno ad Ebron, stringono un patto di alleanza con Davide, dichiarando di considerarsi uniti a lui e di voler formare con lui una cosa sola. Se riferiamo questa figura a Cristo, mi sembra che questa stessa professione di alleanza si presti molto bene ad esser fatta propria da voi, cari Fratelli Cardinali. Anche voi, che formate il "senato" della Chiesa, potete dire a Gesù: "Noi ci consideriamo come tue ossa e tua carne" (2 Sam 5,1). Apparteniamo a Te, e con Te vogliamo formare una cosa sola. Sei Tu il pastore del Popolo di Dio, Tu sei il capo della Chiesa (cfr 2 Sam 5,2). In questa solenne Celebrazione eucaristica vogliamo rinnovare il nostro patto con Te, la nostra amicizia, perché solo in questa relazione intima e profonda con Te, Gesù nostro Re e Signore, assumono senso e valore la dignità che ci è stata conferita e la responsabilità che essa comporta.

Ci resta ora da ammirare la terza parte del "trittico" che la Parola di Dio ci pone dinanzi: l’inno cristologico della Lettera ai Colossesi. Anzitutto, facciamo nostro il sentimento di gioia e di gratitudine da cui esso scaturisce, per il fatto che il regno di Cristo, la "sorte dei santi nella luce", non è qualcosa di solo intravisto da lontano, ma è realtà di cui siamo stati chiamati a far parte, nella quale siamo stati "trasferiti", grazie all’opera redentrice del Figlio di Dio (cfr Col 1,12-14). Quest’azione di grazie apre l’animo di san Paolo alla contemplazione di Cristo e del suo mistero nelle sue due dimensioni principali: la creazione di tutte le cose e la loro riconciliazione. Per il primo aspetto la signoria di Cristo consiste nel fatto che "tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui … e tutte in lui sussistono" (Col 1,16). La seconda dimensione s’incentra sul mistero pasquale: mediante la morte in croce del Figlio, Dio ha riconciliato a sé ogni creatura, ha fatto pace tra cielo e terra; risuscitandolo dai morti lo ha reso primizia della nuova creazione, "pienezza" di ogni realtà e "capo del corpo" mistico che è la Chiesa (cfr Col 1,18-20). Siamo nuovamente dinanzi alla croce, evento centrale del mistero di Cristo. Nella visione paolina la croce è inquadrata all’interno dell’intera economia della salvezza, dove la regalità di Gesù si dispiega in tutta la sua ampiezza cosmica.

Questo testo dell’Apostolo esprime una sintesi di verità e di fede così potente che non possiamo non restarne profondamente ammirati. La Chiesa è depositaria del mistero di Cristo: lo è in tutta umiltà e senza ombra di orgoglio o arroganza, perché si tratta del dono massimo che ha ricevuto senza alcun merito e che è chiamata ad offrire gratuitamente all’umanità di ogni epoca, come orizzonte di significato e di salvezza. Non è una filosofia, non è una gnosi, sebbene comprenda anche la sapienza e la conoscenza. È il mistero di Cristo; è Cristo stesso, Logos incarnato, morto e risorto, costituito Re dell’universo. Come non provare un empito di entusiasmo colmo di gratitudine per essere stati ammessi a contemplare lo splendore di questa rivelazione? Come non sentire al tempo stesso la gioia e la responsabilità di servire questo Re, di testimoniare con la vita e con la parola la sua signoria? Questo è, in modo particolare, il nostro compito, venerati Fratelli Cardinali: annunciare al mondo la verità di Cristo, speranza per ogni uomo e per l’intera famiglia umana. Sulla scia del Concilio Ecumenico Vaticano II, i miei venerati Predecessori, i Servi di Dio Paolo VI, Giovanni Paolo I e Giovanni Paolo II, sono stati autentici araldi della regalità di Cristo nel mondo contemporaneo. Ed è per me motivo di consolazione poter contare sempre su di voi, sia collegialmente che singolarmente, per portare a compimento anch’io tale compito fondamentale del ministero petrino.

Strettamente unito a questa missione è un aspetto che vorrei, in conclusione, toccare e affidare alla vostra preghiera: la pace tra tutti i discepoli di Cristo, come segno della pace che Gesù è venuto a instaurare nel mondo. Abbiamo ascoltato nell’inno cristologico la grande notizia: a Dio è piaciuto "rappacificare" l’universo mediante la croce di Cristo (cfr Col 1,20)! Ebbene, la Chiesa è quella porzione di umanità in cui si manifesta già la regalità di Cristo, che ha come manifestazione privilegiata la pace. È la nuova Gerusalemme, ancora imperfetta perché pellegrina nella storia, ma in grado di anticipare, in qualche modo, la Gerusalemme celeste. Qui possiamo, infine, riferirci al testo del Salmo responsoriale, il 121: appartiene ai cosiddetti "canti delle ascensioni" ed è l’inno di gioia dei pellegrini che, giunti alle porte della città santa, le rivolgono il saluto di pace: shalom! Secondo un’etimologia popolare Gerusalemme veniva interpretata proprio come "città della pace", quella pace che il Messia, figlio di Davide, avrebbe instaurato nella pienezza dei tempi. In Gerusalemme noi riconosciamo la figura della Chiesa, sacramento di Cristo e del suo Regno.

Cari Fratelli Cardinali, questo Salmo esprime bene l’ardente canto d’amore per la Chiesa che voi certamente portate nel cuore. Avete dedicato la vostra vita al servizio della Chiesa, ed ora siete chiamati ad assumere in essa un compito di più alta responsabilità. Trovino in voi piena adesione le parole del Salmo: "Domandate pace per Gerusalemme"! (v. 6). La preghiera per la pace e l’unità costituisca la vostra prima e principale missione, affinché la Chiesa sia "salda e compatta" (v. 3), segno e strumento di unità per tutto il genere umano (cfr Lumen gentium, 1). Pongo, anzi, tutti insieme poniamo questa vostra missione sotto la vigile protezione della Madre della Chiesa, Maria Santissima. A Lei, unita al Figlio sul Calvario e assunta come Regina alla sua destra nella gloria, affidiamo i nuovi Porporati, il Collegio Cardinalizio e l’intera Comunità cattolica, impegnata a seminare nei solchi della storia il Regno di Cristo, Signore della vita e Principe della pace.
+PetaloNero+
Monday, November 26, 2007 3:13 PM
Da Petrus

L’esortazione post-concistoro del Papa: “Che i nuovi Cardinali non siano mai soli e rimangano sempre fedeli al successore di Pietro”



di Gianluca Barile

CITTA’ DEL VATICANO - "Ai nuovi Cardinali non dovete far mai mancare amicizia, stima e preghiera". Lo ha chiesto il Papa a parenti ed amici dei 23 porporati creati che ha ricevuto nell'Aula Nervi. "Vi ringrazio - ha detto ai presenti - per aver voluto fare da corona ai nuovi Cardinali in un momento così importante della loro esistenza". Il primo saluto di Benedetto XVI è stato poi per parenti ed amici dei porporati italiani: Giovanni Lajolo, presidente della Citta' del Vaticano, Angelo Comastri, arciprete della Basilica di San Pietro e vicario generale del Papa per la Citta' del Vaticano, Raffaele Farina, archivista e bibliotecario di Santa Romana Chiesa, Giovanni Coppa, gia' nunzio apostolico nella Repubblica Ceca, e Umberto Betti, ex rettore della Lateranense. Un lungo applauso è scoppiato, in particolare, quando il Pontefice si è rivolto al Cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Conferenza episcopale italiana. "Venerati e cari fratelli - ha detto il Papa rivolgendosi si Cardinali di fresca nomina - tante persone amiche, a voi legate a vario titolo, vi sono accanto in questa circostanza di un tempo solenne e familiare. Esorto ciascuno di loro a non farvi mai mancare l'amicizia, la stima e la preghiera, aiutandovi così a continuare a servire fedelmente la Chiesa e a rendere nei vari compiti e ministeri che la Provvidenza vi affida una testimonianza sempre più generosa di amore a Cristo". Il Papa ha quindi salutato nelle diverse lingue gli altri neo-porporati. "Vi chiedo - sono state le sue parole - di accompagnarmi sempre con la vostra apprezzata esperienza umana e pastorale. Io conto molto sul vostro prezioso sostegno, perchè possa svolgere al meglio il mio ministero al servizio dell'intero popolo di Dio". E ai familiari e amici dei nuovi Cardinali, Benedetto ha chiesto: "Continuate a pregare per loro e anche per me, affinchè sia sempre salda la comunione dei Pastori con il Papa così da offrire al mondo intero la testimonianza di una Chiesa fedele a Cristo e pronta ad andare incontro con coraggio profetico alle attese ed esigenze spirituali degli uomini del nostro tempo". Poi, un’edizione su carta impreziosita dalla filigrana papale del Compendio del catechismo della Chiesa cattolica è stato il dono che il Papa ha offerto ai 23 nuovi Cardinali che ha ''creato'' nel concistoro di sabato scorso. Il testo del Compendio, edito da FMR, è corredato da 49 immagini fuori testo e otto richiami in miniatura stampati a colori, rifiniti e applicati a mano. Le immagini sono state scelte da Monsignor Timothy Verdon, direttore dell'Ufficio diocesano di Firenze per la catechesi attraverso l'arte.
+PetaloNero+
Monday, November 26, 2007 3:14 PM
Festa in Aula Paolo VI per i 23 nuovi cardinali. Il papa: conto molto sul vostro sostegno

di Angela Ambrogetti/ 26/11/2007

Udienza del papa con i familiari questa mattina. Sabato pomeriggio nel palazzo Apostolico le viste di cortesia, domenica il pranzo di Benedetto con tutto il collegio cardinalizio nell’ atrio dell’ Aula Paolo VI.



CITTA' DEL VATICANO - Si è di fatto concluso con l’ udienza di questa mattina il secondo Concistori di Benedetto XVI. “Questo nostro incontro prolunga il clima di preghiera e di comunione, che abbiamo vissuto in questi giorni di festa “ ha detto il papa applauditissimo da migliaia di fedeli nell’ Aula Paolo VI. E Benedetto li ha esortati a non far mancare amicizia stima e preghiera gli uni per gli altri per continuare a servire fedelmente la Chiesa nei vari compiti e ministeri, che la Provvidenza affida ai nuovi cardinali.

Il papa ha salutato uno per uno i neo porporati rinnovando l’impegno ad essere collegialmente uniti nel servizio alla Chiesa e in comunione reciproca e con il papa. Nelle diverse lingue nazionali dei cardinali Benedetto ha ricordato l’impegno per le vocazioni sacerdotali, ma ha anche ricordato che il rosso delle vesti cardinalizie indica l’ impegno a difendere la Chiesa fino al martirio e in questo devono essere sostenuti dalla preghiera dei fedeli.

“Conto molto sul vostro prezioso sostegno, perché possa svolgere al meglio il mio ministero al servizio dell’intero popolo di Dio. Continuate a pregare per loro e anche per me, affinché sia sempre salda la comunione dei Pastori con il Papa sì da offrire al mondo intero la testimonianza di una Chiesa fedele a Cristo e pronta ad andare incontro con coraggio profetico alle attese ed esigenze spirituali degli uomini del nostro tempo”, ha concluso papa Benedetto.

Sabato pomeriggio il Vaticano aveva aperto le porte a fedeli, amici e parenti dei nuovi porporati per le viste di cortesia. Una grande festa con accenti popolari tra antiche divise, opere d’ arte, telecamere e fotografi. Davanti al palazzo del Governatorato della Città del Vaticano suona la Banda della Gendermeria. Le Guardie Svizzere di guardia al Palazzo Apostolico con la loro storica divisa, rendono l’ atmosfera ancora più suggestiva. Il tramonto accende di fuoco la cupola di Michelangelo, le fiaccole illuminano i giardini e rendono felliniana l’atmosfera. Sono stati anche un’ora ad attendere l’ apertura del Portone di Bronzo le migliaia di fedeli, amici , parenti che vogliono salutare il”loro” cardinale. Vengono da ogni parte del mondo. Alcuni hanno intrapreso viaggi quasi avventuroso dall’ Iraq. Altri, dal Messico o dagli Stati Uniti, devono ancora recuperare il jet-lag. Ma non importa. Tutti sono pronti a fare altre lunghe file per esprimere il loro affetto. Visite di cortesia, si chiamano, ma anche popolarmente definite di “calore”. Segno di affetto e vicinanza certo, ma viene da pensare anche per la temperatura africana che si respira in alcune sale del Palazzo Apostolico dove si svolgono gli incontri.”

Domenica alle 13.15, pranzo per tutto il collegio cardinalizio con papa. E' trapelato qualche dettaglio sul menù: molta pasta, carne arrosto con le verdure, buon vino. Oltre all’anello cardinalizio il papa ha regalato ai neo porporati anche una copia artistica del Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica edito da FMR: carta filigranata, immagini fuori testo e miniature scelta dallo storico dell’ arte Timothy Verdun, la copertina rosso porpora con lo stemma pontificio in filo d’oro.

Già da oggi pomeriggio iniziano le prese di possesso dei titoli consegnati ai nuovi cardinali. Angelo Bagnasco alle 17 alla Gran Madre di Dio sulla via Cassia, domani il cardinale Foley a san Sebastiano all’ Aventino e domenica Leonardo Sandri a San Biagio e Carlo ai Catinari.
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+PetaloNero+
Monday, November 26, 2007 3:15 PM
La Chiesa sia pronta ad incontrare le esigenze spirituali degli uomini del nostro tempo: così Benedetto XVI ai nuovi cardinali, ricevuti in Aula Paolo VI con i famigliari


Siate sempre testimoni generosi dell’amore a Cristo: è l’esortazione del Papa rivolta a tutti i fedeli in occasione dell’incontro, stamani in Aula Paolo VI, con i 23 cardinali creati nel Concistoro di sabato scorso. I nuovi porporati sono stati ricevuti da Benedetto XVI assieme a famigliari ed amici. Un’udienza, ha detto il Papa nel discorso articolato in diverse lingue, che rappresenta bene la cattolicità della Chiesa. Ai nuovi cardinali, il Papa ha donato una copia speciale del "Compendio del Catechismo della Chiesa cattolica", impreziosta da 49 immagini fuori testo e 8 miniature. Il servizio di Alessandro Gisotti:

Un momento di festa, in un clima di comunione con il Successore di Pietro, “un’occasione singolare per sperimentare la cattolicità della Chiesa”: Benedetto XVI ha accolto con queste parole affettuose i 23 nuovi cardinali, accompagnati da famigliari ed amici venuti da ogni angolo del mondo per fare ad essi “corona in un momento così importante della loro esistenza”. E proprio alle persone amiche dei nuovi cardinali, Benedetto XVI ha voluto rivolgere una calorosa esortazione:


"Esorto ciascuno di loro a non farvi mai mancare l’amicizia, la stima e la preghiera, aiutandovi così a continuare a servire fedelmente la Chiesa e a rendere nei vari compiti e ministeri, che la Provvidenza vi affida, una testimonianza sempre più generosa di amore a Cristo".


Il Papa ha così chiesto ai membri del Collegio cardinalizio di accompagnarlo con la loro “esperienza umana e pastorale”:

"Io conto molto sul vostro prezioso sostegno, perché possa svolgere al meglio il mio ministero al servizio dell’intero popolo di Dio".


Quindi, ha messo l’accento sul servizio che il Successore di Pietro assieme ai Pastori è chiamato ad offrire ai fedeli di tutto il mondo:

"Continuate a pregare per loro e anche per me, affinché sia sempre salda la comunione dei Pastori con il Papa sì da offrire al mondo intero la testimonianza di una Chiesa fedele a Cristo e pronta ad andare incontro con coraggio profetico alle attese ed esigenze spirituali degli uomini del nostro tempo".


Parlando in lingua francese, il Papa ha sottolineato l’importanza per i nuovi porporati di essere accompagnati dai fedeli nella preghiera. Parole ribadite anche nel saluto in lingua inglese, nel quale ha messo l’accento sul legame tra i cardinali e il Pontefice quale segno dell’unità della Chiesa. In spagnolo, ha chiesto alla Vergine Maria di vegliare sui nuovi cardinali, affinché il loro servizio alla Chiesa sia molto fecondo. Benedetto XVI non ha mancato di salutare in tedesco il neo cardinale Cordes e in polacco il cardinale Rylko. Quindi, rivolgendosi al nuovo cardinale Scherer, arcivescovo di San Paolo, ha ricordato con emozione il suo viaggio apostolico in Brasile, nel maggio scorso. “Tornando nelle vostre varie diocesi - ha concluso il Papa - recate a tutti il mio saluto e l’assicurazione del mio costante ricordo al Signore”.
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+PetaloNero+
Monday, November 26, 2007 3:16 PM
DISCORSO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI
AI NUOVI CARDINALI, CON I FAMILIARI E I FEDELI
CONVENUTI PER IL CONCISTORO


Aula Paolo VI
Lunedì, 26 novembre 2007




Signori Cardinali,
cari Fratelli nell’Episcopato e nel Presbiterato,
cari amici!

Questo nostro incontro prolunga il clima di preghiera e di comunione, che abbiamo vissuto in questi giorni di festa per la creazione di 23 nuovi Cardinali. Il Concistoro e la Celebrazione eucaristica di ieri, solennità di Cristo Re, ci hanno offerto un’occasione singolare per sperimentare la cattolicità della Chiesa, ben rappresentata dalla variegata provenienza dei membri del Collegio Cardinalizio, raccolti in stretta comunione attorno al Successore di Pietro. Sono pertanto lieto di rivolgere ancora una volta il mio cordiale saluto a questi neo-Porporati e, insieme a loro, saluto tutti voi, familiari ed amici, venuti per far ad essi corona in un momento così importante della loro esistenza.

Saluto in primo luogo voi, cari Cardinali italiani. Saluto Lei, Signor Cardinale Giovanni Lajolo, Presidente della Pontificia Commissione e del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano; saluto Lei, Signor Cardinale Angelo Comastri, Arciprete della Basilica Vaticana, mio Vicario Generale per la Città del Vaticano e Presidente della Fabbrica di San Pietro; saluto Lei, Signor Cardinale Raffaele Farina, Archivista e Bibliotecario di Santa Romana Chiesa; saluto Lei, Signor Cardinale Angelo Bagnasco, Arcivescovo Metropolita di Genova e Presidente della Conferenza Episcopale Italiana; saluto Lei, Signor Cardinale Giovanni Coppa, già Nunzio Apostolico nella Repubblica Ceca; saluto Lei, Signor Cardinale Umberto Betti, già Rettore della Pontificia Università Lateranense. Venerati e cari Fratelli, tante persone amiche, a voi legate a vario titolo, vi sono accanto in questa circostanza ad un tempo solenne e familiare. Esorto ciascuno di loro a non farvi mai mancare l’amicizia, la stima e la preghiera, aiutandovi così a continuare a servire fedelmente la Chiesa e a rendere nei vari compiti e ministeri, che la Provvidenza vi affida, una testimonianza sempre più generosa di amore a Cristo.

Je suis heureux de saluer les nouveaux membres du Collège des Cardinaux. L’Archevêque de Paris, Cardinal André Vingt-Trois; l’Archevêque de Dakar, Cardinal Théodore-Adrien Sarr, ainsi que leurs proches et leurs diocésains qui ont souhaité les accompagner en cette heureuse circonstance. Que les cérémonies que nous avons eu l’occasion de vivre au cours des deux journées précédentes affermissent votre foi et votre amour du Christ et de l’Église. Je vous invite aussi à soutenir vos Pasteurs et à les accompagner de votre prière, pour qu’ils guident toujours avec soin le peuple qui leur est confié. N’oublions pas non plus de demander au Christ que des jeunes acceptent de s’engager dans la voie du sacerdoce.

I extend a cordial greeting to the English-speaking Prelates whom I had the joy of raising to the dignity of Cardinal in last Saturday’s Consistory. Cardinal John Patrick Foley, Grand Master of the Knights of the Equestrian Order of the Holy Sepulchre of Jerusalem; Cardinal Sean Baptist Brady, Archbishop of Armagh (Ireland); Cardinal Oswald Gracias, Archbishop of Bombay (India); Cardinal Daniel Dinardo, Archbishop of Galveston-Houston (USA); Cardinal John Njue, Archbishop of Nairobi (Kenya); Cardinal Emmanuel III Delly, Patriarch of Babylon of the Chaldeans. I am also pleased to have this opportunity to welcome their family members and friends, and all the faithful who have accompanied them to Rome. The College of Cardinals, whose origin is linked to the ancient clergy of the Roman Church, is charged with electing the Successor of Peter and advising him in matters of greater importance. Whether in the offices of the Roman Curia or in their ministry in the local Churches throughout the world, the Cardinals are called to share in a special way in the Pope’s solicitude for the universal Church. The vivid colour of their robes has traditionally been seen as a sign of their commitment to defending Christ’s flock even to the shedding of their blood. As the new Cardinals accept the burden of this office, I am confident that they will be supported by your constant prayers and your cooperation in their efforts to build up the Body of Christ in unity, holiness and peace.

Ein ganz herzlicher Gruß gilt Kardinal Paul Josef Cordes, seiner Familie, seinen Freunden und Gästen aus Deutschland sowie den Gläubigen aus seinem Heimaterzbistum Paderborn, in dem er früher als Weihbischof gewirkt hat. Zusammen mit euch danke ich unserem neuen Kardinal für seinen wertvollen Dienst, den er seit vielen Jahren als Präsident des Päpstlichen Rates „Cor Unum“ für den Nachfolger Petri erbringt. Begleitet ihn auch weiterhin mit eurem Gebet und unterstützt ihn in seiner wichtigen Aufgabe, für den Liebesdienst des Papstes gegenüber den Armen und Notleidenden konkret Sorge zu tragen. Der Herr schenke euch allen seine reiche Gnade.

Saludo cordialmente a los nuevos Cardenales de lengua española, acompañados de sus familiares y de tantos Obispos, sacerdotes, religiosos y laicos venidos de Argentina, España y México. Argentina exulta de gozo por el Cardenal Leonardo Sandri que, después de su servicio a la Santa Sede como Sustituto de la Secretaría de Estado, preside ahora la Congregación para las Iglesias Orientales, y también por el Cardenal Estanislao Esteban Karlic, Arzobispo emérito de Paraná, que durante tantos años ha servido solícita y abnegadamente aquella comunidad eclesial. La Iglesia en España se alegra por el Cardenal Agustín García-Gasco Vicente, Arzobispo de Valencia, ciudad que visité el año pasado con motivo de la Jornada Mundial de la Familia; por el Cardenal Lluís Martínez Sistach, Arzobispo de Barcelona, que anteriormente ha desarrollado un fructuoso ministerio en Tortosa y Tarragona; y también por el Cardenal Urbano Navarrete, antiguo Rector de la Pontificia Universidad Gregoriana, que ha consagrado su vida al estudio y enseñanza del Derecho Canónico. La Iglesia que peregrina en México se congratula por el Cardenal Francisco Robles Ortega, Arzobispo de Monterrey, cuya constante entrega pastoral se manifestó también en Toluca. Dirigimos nuestro pensamiento a la Virgen María, de la que vuestros pueblos son tan devotos, y le rogamos que interceda ante su divino Hijo por estos Cardenales, para que haga muy fecundo su servicio a la Iglesia.

Saúdo o Cardeal Odilo Pedro Scherer, os senhores Bispos que quiseram acompanhá-lo juntamente com a sua família, amigos e hóspedes. A ocasião me é propícia para rememorar os dias da minha Viagem Pastoral deste ano em São Paulo, e para renovar meus agradecimentos pela acolhida que fui objeto na sua Arquidiocese. Faço votos por que esta nomeação à púrpura cardinalícia contribua para aprofundar o seu amor pela Igreja e fortalecer a fé de seus fiéis em Jesus Cristo, nosso Salvador e Senhor!

Pozdrawiam Kardynała Stanisława Ryłkę i jego gości. Jemu dziękuję za wszystko, co robi na rzecz udziału świeckich w życiu Kościoła i życzę wielu łask. Was wszystkich polecam Bożej miłości i serdecznie wam błogosławię.

[Saluto il Cardinale Stanisław Ryłko e i suoi ospiti. Lo ringrazio per tutto quello che fa a favore della partecipazione dei laici alla vita della Chiesa e gli auguro abbondanti grazie. Raccomando tutti voi all’amore di Dio e vi benedico di cuore.]

Rinnovo a voi, venerati e cari neo-Cardinali, il mio fraterno saluto e, mentre vi assicuro la mia preghiera, vi chiedo di accompagnarmi sempre con la vostra apprezzata esperienza umana e pastorale. Io conto molto sul vostro prezioso sostegno, perché possa svolgere al meglio il mio ministero al servizio dell’intero popolo di Dio. E a voi, cari fratelli e sorelle che vi stringete ad essi con affetto, ancora una volta grazie per la vostra partecipazione ai vari riti e momenti del Concistoro. Continuate a pregare per loro e anche per me, affinché sia sempre salda la comunione dei Pastori con il Papa sì da offrire al mondo intero la testimonianza di una Chiesa fedele a Cristo e pronta ad andare incontro con coraggio profetico alle attese ed esigenze spirituali degli uomini del nostro tempo. Tornando nelle vostre varie Diocesi recate a tutti il mio saluto e l’assicurazione del mio costante ricordo al Signore. Invoco su voi, cari nuovi Cardinali, e su voi tutti qui presenti, la protezione della celeste Madre di Dio e dei santi Apostoli Pietro e Paolo. Con tali sentimenti vi imparto di cuore la mia Benedizione.


+PetaloNero+
Monday, November 26, 2007 3:16 PM
Da Petrus

Mai stato in programma alcun incontro tra Benedetto XVI e il Dalai Lama

CITTA’ DEL VATICANO - Benedetto XVI non incontrera' il Dalai Lama, ma in realta' non c'e' "nessun caso" riguardo alla mancata udienza. "Semplicemente l'udienza non e' mai stata annunciata, in quanto non e' mai stata fissata", spiega all'Agi il portavoce vaticano padre Federico Lombardi. "Il Dalai Lama e' stato ricevuto tante volte in Vaticano, l'anno scorso anche da Benedetto XVI, ma ovviamente non viene in Vaticano tutte le volte che arriva in Italia". In effetti l'elenco delle visite e' fittissimo: il Dalai Lama ha incontrato Paolo VI in Vaticano nel 1973 e Giovanni Paolo II nel 1980, 1982, 1986, 1988 e 1990. L'anno scorso, parlando i giornalisti dopo l'udienza del 13 ottobre con Papa Benedetto XVI, il Dalai Lama disse che si era trattato di un incontro "dai contenuti religiosi", nel quale si era parlato di "valori umani, armonia religiosa e ambiente". Su tali temi c'era stato un sostanziale accordo. Per quanto in particolare riguarda le tensioni tra religioni, il Dalai Lama aveva dichiarato di aver detto al Papa che "poche persone che agiscono male non rappresentano la religione alla quale appartengono". Non si era invece parlato di Cina, perche' "la' ci sono molti cristiani che vivono delle difficolta' a causa della loro fede". Secondo l'agenzia AsiaNews del Pontificio Istituto Missioni Estere, il governo cinese ha minacciato nei giorni scorsi il Vaticano di "serie ripercussioni" alle relazioni bilaterali se il Papa avesse incontrato il Dalai Lama. E Liu Jianchao, portavoce del ministero cinese degli Esteri, ha pubblicamente auspicato che "il Vaticano non faccia nulla che possa colpire i sentimenti della popolazione cinese, e mostri sincerita' nel migliorare i rapporti con la Cina intraprendendo azioni concrete". Pechino ha sempre sostenuto che il Dalai Lama non e' un leader religioso, ma un leader politico che cerca l'indipendenza del Tibet. In quest'ottica, il governo cinese ha condannato con forza i recenti incontri fra il leader tibetano ed i vertici politici di Stati Uniti, Canada e Germania avvenuti nell'ultimo anno. Al governo americano che ha conferito al Dalai Lama la medaglia d'oro del Congresso, la piu' alta onorificenza civile del mondo statunitense, Liu ha risposto che "quei Paesi che decidono di trattare bene il capo dei separatisti tibetani, danneggiano la propria immagine".


+PetaloNero+
Tuesday, November 27, 2007 2:57 PM
In Vaticano, in corso la visita "ad Limina" dei vescovi della Corea

E’ iniziata la visita ad Limina apostolorum dei vescovi della Corea, che nei prossimi giorni saranno ricevuti dal Papa, un incontro atteso per affrontare le importanti sfide pastorali poste alla Chiesa cattolica nel Paese asiatico. Il servizio di Roberta Gisotti: Già sottoposta alla sovranità giapponese, occupata nel ’45 al nord dalla Russia e al sud dagli Stati Uniti, separata in due Stati nel 1948, passa attraverso una sanguinoso conflitto civile scoppiato nel ’50, che contrappone l’asse Mosca-Pechino alla coalizione internazionale guidata dagli USA, su mandato dell’ONU. Oggi la Corea è sulla via di una ricercata e complessa pacificazione. Il 4 ottobre scorso, a Pyongyang, al secondo vertice intercoreano, la firma di una storica Dichiarazione per lo sviluppo delle relazioni, la pace e la prosperità tra le due Coree, che sulla carta sono ancora in guerra, dopo l’armistizio firmato nel ’53.
L’accordo non ha però affrontato il tema dei diritti umani e della libertà religiosa, ha commentato mons. Lucas Kim Un-hoe, vescovo ausiliare di Seoul, presidente della Commissione dei presuli per la riconciliazione del popolo coreano, e troppo blandi - ha aggiunto - sono stati gli impegni presi la denuclearizzazione del Nord e la riunificazione delle famiglie.
Ampia la presenza di cattolici – ben 5 milioni - in questo Paese asiatico, concentrati tutti nella Corea del Sud, oggi è la quarta Nazione in Asia per numero di cristiani, dopo Filippine, India, e Vietnam. La Chiesa cattolica sudcoreana vanta anche il primato nel mondo intero per le conversioni adulte, più di 100 mila l’anno, sebbene negli anni in leggero calo, così come anche le vocazioni e la pratica religiosa. Di questi aspetti pastorali si dicono preoccupati i vescovi coreani di fronte al crescente secolarismo favorito da modelli e stili di vita occidentali, diffusi dalla globalizzazione e dai media, che stanno pervadendo anche la società coreana, dove si espandono anche nuovi movimenti spirituali e pseudo-religiosi. Tra i campi che vedono la Chiesa coreana in prima linea: la lotta all’aborto, alla pena di morte, alla clonazione di embrioni umani, ai progetti dannosi per l’ambiente, alle guerre e alla corsa agli armamenti.
Da sempre impegnata per la piena riconciliazione nazionale la Chiesa coreana soffre la totale assenza di sacerdoti residenti nella Corea del Nord, dove pure è stata fondata la chiesa di Janchung a Pyongyang e dove non è mai mancata l’assistenza materiale e spirituale dei confratelli della Corea del Sud.
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+PetaloNero+
Tuesday, November 27, 2007 2:57 PM
Da Petrus

E' in uscita il nuovo libro di Joseph Ratzinger - Benedetto XVI: "Vangelo, Catechesi, Catechismo"

CITTA’ DEL VATICANO - Esce in questi giorni, pubblicato dalla ‘Marcianum Press di Venezia’, il nuovo libro di Joseph Ratzinger con la prefazione del Cardinale Angelo Scola. Dal titolo: Vangelo, Catechesi, Catechismo (114 pagine, Euro 14). Il volume aiuta la comprensione dei termini Vangelo, Catechesi, Catechismo, e del loro reciproco rapporto. Il Papa chiarisce il contenuto ed approfondisce la radice del rapporto profondo tra questi concetti, mettendo via via in luce la novità e la singolarità del Cristianesimo attraverso una profonda analisi dei mezzi dati dalla fede all’uomo alla ricerca della realizzazione dell’esistenza. Dalla prefazione del Cardinale Angelo Scola, Patriarca di Venezia: "La fede non deve essere supposta, ma proposta. L’allora Cardinale Ratzinger racconta l’impressione che provocarono in lui queste parole con cui il celebre teologo Basilese, nonché suo amico personale, Hans Urs von Balthasar, aveva voluto ringraziarlo per l’invio di un suo volumetto. [...] La fede deve essere proposta alla libertà di ogni uomo e di ogni donna, perché vi trovi definitiva risposta all’interrogativo che accompagna la vita: come posso raggiungere la riuscita della mia vita? Come posso essere felice?”. Nelle parole di Joseph Ratzinger: “Il desiderio di felicità è intrinseco al nostro essere. Il Catechismo ci mostra, partendo dalla fede della Chiesa, che si può avere la felicità solo con gli altri, nella responsabilità per l’intera umanità. Ma a loro volta la comunione fra gli uomini e la responsabilità vicendevole possono aversi, in ultimo, solo nella comunione con Dio e nella responsabilità davanti a Dio. La morale è in tal senso una dottrina su ciò che è la felicità e su come trovarla - ma per l’appunto non una felicità egoistica, che è una felicità apparente, bensì quella vera. [...] La catechesi non è affatto semplice comunicazione di una teoria religiosa, bensì vuole mettere in moto un processo vitale: l’immergersi nel battesimo, nella comunione con Dio”.

+PetaloNero+
Tuesday, November 27, 2007 6:35 PM
Da Petrus

Il cordoglio del Santo Padre per l'uccisione del militare italiano in Afghanistan



CITTA’ DEL VATICANO - Benedetto XVI ha espresso con un telegramma il proprio cordoglio per la morte di Daniele Paladini (nella foto), il militare italiano rimasto ucciso in un attentato in Afghanistan. Nel testo, che porta la firma del Segretario di Stato, il Cardinale Tarcisio Bertone, si legge: ''Il Papa esprime spirituale vicinanza ai familiari della vittima, ai feriti e all'intera nazione che ancora una volta piange un figlio caduto nel compimento generoso del proprio dovere al servizio della sicurezza e della ripresa pacifica delle popolazioni afgane''. Benedetto XVI aggiunge inoltre nel telegramma, reso noto nel corso dei funerali svoltisi a Novi Ligure, che ''assicura preghiere di suffragio per la giovane vita barbaramente stroncata e invia a coloro che sono nel dolore la confortatrice benedizione apostolica''.



+PetaloNero+
Wednesday, November 28, 2007 2:50 PM
Da Petrus

La catechesi del Santo Padre all'Udienza Generale: "Sono a Gerusalemme le radici del cristianesimo"

CITTA’ DEL VATICANO - "Troppo spesso il cristianesimo viene presentato come una religione europea, che e' stata poi esportata nelle altre culture". "La cosa - ha ricordato il Papa all'Udienza Generale - e' piu' complessa: la radice del cristianesimo e' a Gerusalemme e da li' l'espansione e' andata ugualmente verso Occidente e Oriente, fino alla Persia e all'India, cioe' in una cultura diversa, dove si e' sviluppato con una propria espressione culturale". Una diversita' che per il Papa non e' sinonimo di inferiorita', anzi: nei Padri Orientali, ha spiegato ai fedeli, "si incontrano teologia e poesia, riflessioni sulla fede che diventano liturgia e musica". Un esempio di questa "grandezza", ha affermato, e' Sant'Efrem Siro, teologo e poeta, autore di preghiere nelle quali "il carattere liturgico esalta in tutta la sua bellezza la verita' divina". Il cristianesimo non e' esclusivamente ''una religione europea'', quindi, come spesso si crede, ma una realta' ''culturalmente multiforme'' che fin dagli inizi ha vissuto la sua diffusione ''tra Oriente e Occidente''. ''Oggi e' opinione comune - ha detto il Papa ai circa 8.000 fedeli presenti nell’Aula Paolo VI - che il cristianesimo sia una religione europea che poi ha esportato la cultura europea in altri Paesi. Ma la realta' e' molto piu' complicata e complessa''. ''Non solo - ha aggiunto - la radice della religione cristiana si trova a Gerusalemme, nell'Antico Testamento nel mondo semitico, e si nutre sempre da questa radice dell'Antico Testamento''. ''Ma anche - ha proseguito - l'espansione del cristianesimo nei primi secoli e' andata ugualmente verso Occidente, il mondo greco-latino dove si e' formato il cristianesimo greco-latino che poi ha creato la cultura europea, ed e' andata allo stesso modo verso Oriente, fino alla Persia, fino all'India, e qui si e' formato un cristianesimo di una cultura diversa, in lingue semitiche, con una propria espressione e identita' culturale''. Per mostrare questa ''pluriformita' culturale dell'unica fede cristiana dagli inizi'', Benedetto XVI ha già illustrato mercoledì scorso la figura di Afraate il persiano. Nel suo discorso, il Pontefice ha citato i versi bellissimi di Sant'Efrem sull'Incarnazione: "Il Signore venne in Lei per farsi servo, il Verbo per tacere nel suo seno, il fulmine per non fare rumore alcuno. Lo splendore venne in Lei ma vestito con panni umili: colui che elargisce tutte le cose conobbe la fame, colui che abbevera tutti soffri' la sete". Definito "la cetra (o l'arpa) dello Spirito Santo", Sant'Efrem non scriveva per la gloria letteraria ma si serviva della poesia come di un eccellente mezzo pastorale perfino nelle omelie e nei sermoni. La profonda conoscenza della Sacra Scrittura offriva alla sua vocazione poetica l'elemento piu' congeniale per tuffarsi nei misteri della verita' e trarne utili ammaestramenti per il popolo di Dio. E' considerato soprattutto il poeta della Madonna, alla quale indirizzo' 20 inni e verso la quale ebbe espressioni di tenera devozione: invocava Maria "piu' splendente del sole, conciliatrice del cielo e della terra, pace, gaudio e salute del mondo, corona delle vergini, tutta pura, immacolata, incorrotta, beatissima, inviolata, venerabile, onorabile". Una teologia, ha ricordato il Papa, che e' sorprendentemente attuale perche' "ha esaltato il ruolo della donna" e sottolineato che "il mondo usando in modo sbagliato la sua liberta' capovolge l'ordine del cosmo". Inoltre, "Sant'Efrem ha insegnato che la fede ci spinge a vivere nella poverta' e carita' fino al dono di se stessi; ed egli stesso sacrifico' la sua vita nella cura degli ammalati di peste". Benedetto XV lo dichiaro' dottore della Chiesa nel 1920. Nato a Nisibi, nella Mesopotamia settentrionale all'inizio del IV secolo, Efrem era ancora bambino quando Costantino emano' il cosiddetto editto di Milano. Suo padre sacerdote pagano non volle accettare la sua conversione cristiana e lo caccio' di casa. Quando nel 365 Nisibi cadde sotto il dominio persiano, Efrem si stabili' definitivamente a Edessa, dove diresse una scuola. Semplice diacono, alle frontiere della cristianita' e del mondo romano, compose nella lingua nativa ma le sue poesie dalla Siria raggiunsero l'Oriente mediterraneo ed ebbero grande influsso.



Aids, l'appello del Pontefice: "Moltiplicare gli sforzi per fermare la diffusione del virus"

CITTA’ DEL VATICANO - Mettere in atto ogni sforzo possibile ''per fermare la diffusione'' dell'Aids e ''per prendersi cura dei malati'', combattendo anche ogni forma di discriminazione e ogni sentimento di ''spregio'' verso questi ultimi. Benedetto XVI ha levato nuovamente la sua voce contro una delle piaghe del nostro tempo, con un appello pronunciato al termine dell'udienza generale nell'Aula Paolo VI, in vista della Giornata Mondiale contro l'Aids che ricorrera' sabato 1/o dicembre. ''Sono spiritualmente vicino - ha detto il Papa dinanzi ai circa 8.000 fedeli presenti - a quanti soffrono per questa terribile malattia, come pure alle loro famiglie, in particolare a quelle colpite dalla perdita di un congiunto. Per tutti - ha proseguito - assicuro la mia preghiera''. ''Desidero, inoltre - ha aggiunto il Pontefice -, esortare tutte le persone di buona volonta' a moltiplicare gli sforzi per fermare la diffusione del virus Hiv, a contrastare lo spregio che sovente colpisce quanti ne sono affetti, e a prendersi cura dei malati, specialmente quando sono ancora fanciulli''. A piu' riprese Benedetto XVI, nel corso del suo pontificato, ha richiamato l'attenzione sulla necessita' di rafforzare a livello internazionale l'impegno contro la malattia, ma oggi ha voluto anche ribadire la sollecitazione a evitare i pregiudizi verso chi e' affetto dall'Aids, scongiurando ogni rischio di discriminazione e di disprezzo sociale. Tra le occasioni piu' recenti, per il Pontefice, per porre l'accento sul flagello della malattia, la lettera scritta nell'aprile scorso al cancellier tedesco Angela Merkel, quando, in vista del G8 di giugno a Heiligendamm, in Germania, chiese che la necessita' di impegnare fondi e forze nella ricerca scientifica per combattere l'Aids diventasse una delle ''priorita''' del vertice. Di tale questione parlo' poi, proprio in giugno, con il presidente Usa George W.Bush, in visita in Vaticano. Diversi sono stati, comunque, i suoi appelli, in vari casi in udienze ad ambasciatori dei Paesi africani, nei quali ha sottolineato che la ''via migliore'' per bloccare la diffusione dell'Hiv consiste nella ''fedelta' matrimoniale'', nella ''castita''', nella ''continenza'' sessuale. E se nella Messa celebrata il 10 settembre 2006 a Monaco, durante il suo viaggio in Baviera, aveva detto che l'Aids non si debella solo con la tecnica, ma ''affrontando veramente le sue cause profonde e curando i malati con la dovuta attenzione e con amore'', anche in vista della Giornata Mondiale dell'anno scorso il Papa aveva rinnovato il suo auspicio per ''un'accresciuta responsabilita' nella cura della malattia, insieme all'impegno - aveva detto nel novembre scorso - di evitare ogni discriminazione nei confronti di quanti ne sono colpiti''.



Il grazie del Papa a chi si occupa della divulgazione dell'Osservatore Romano

CITTA’ DEL VATICANO - Benedetto XVI ha voluto incoraggiare personalmente la diffusione dell'Osservatore Romano. Lo ha fatto salutando gli incaricati di questo settore che, provenienti da diversi Paesi del mondo, erano presenti all'Udienza Generale accompagnati dal nuovo direttore del giornale, Giovanni Maria Vian, e dal direttore generale Elio Torrigiani. "Cari amici - ha detto il Santo Padre Benedetto XVI durante l’udienza generale nell’aula Paolo VI - vi ringrazio per il vostro impegno nel promuovere gli insegnamenti del Papa in tutto il mondo e vi accompagno con un particolare ricordo nella preghiera, perche' il Signore vi ricolmi di copiosi doni spirituali".



+PetaloNero+
Wednesday, November 28, 2007 2:52 PM
Il papa: ''Il Cristianesimo non è solo europeo, ha radici a Gerusalemme''

di Angela Ambrogetti/ 28/11/2007

Troppo freddo per la Piazza, oggi l’ udienza generale si è svolta in Aula Paolo VI. Moltissimi i fedeli che hanno ascoltato la “lezione” del papa che prosegue la storia della Chiesa dei Padri.

“Oggi è opinione comune che il cristianesimo sia una religione europea che poi ha esportato la cultura europea in altri paesi, ma la realtà è molto più complessa, non solo perché la radice della religione cristiana si trova a Gerusalemme nell’ Antico Testamento, nel mondo semitico e si nutre sempre di questa luce, ma anche l’ espansioe del cristianesimo nei primi secoli è andata ugualmente verso occidente, il mondo greco latino dove si è formato il cristianesimo che poi ha creato la cultura europea, e verso oriente fino alla Persia all’ India e si è formato un cristianesimo con una cultura diversa in lingue semitiche, con una propria espressione ed identità culturale”.

Con questa improvvisata introduzione il papa ha iniziato la catechesi dedicata a Efrem il Siro, nato nel 306 in una famiglia cristiana, poeta teologo, scrisse inni liturgici che sono diventati vere catechesi. Il papa ne ha letti alcuni brani dedicati a Maria e all’ incarnazione, ad Adamo e alla creazione. Morto ad Edessa per aver contratto la peste curando i malati, di lui si sa che rimase diacono e povero per tutta la vita. Parlando della fede, della carità e della speranza di Efrem il papa ha anche anticipato un pensiero sulla sua prossima enciclica. La speranza - ha detto - che permette di vivere povero e da vergine in questo mondo ponendo tutta la sua speranza nel Signore”. L'attualità di Efrem è nell’uso poetico della teologia come forma di catechesi che si esprime anche con la musica e la liturgia. Poesia, canto e lode a Dio vanno insieme e per questo carattere liturgico nella sua teologia appare con limpidezza la verità divina. Un teologo che fa partire sempre la sua riflessione dalla Sacra Scrittura. Cantando e celebrando incontriamo Cristo, dice il papa, e aggiunge che il Mondo per Efrem è accanto alla Scrittura una Bibbia di Dio“.

"Usando in modo sbagliato la sua libertà l’uomo capovolge l’ordine del cosmo”. Importante il ruolo della donna, la dimora di Gesù nel seno di Maria ha innalzato grandemente la dignità della donna, per Efrem come non c’è Redenzione senza Gesù così non c’è Incarnazione senza Maria. Il suo linguaggio anticipa le definizioni dei grandi concili del V secolo. Denominato “cetra dello Spirito santo”, rimase diacono, servo dell’ amore a Cristo e ai fratelli, per tutta la vita. Più di ottomila i fedeli che hanno applaudito il papa, in attesa anche di leggere la sua enciclica “Spes salvi” che, dopo la pubblicazione nel giorno di sant’Andrea, sarà allegata a Famiglia Cristiana il prossimo 6 dicembre.
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All'udienza generale, appello di Benedetto XVI per i malati di AIDS. La catechesi dedicata a Sant'Efrem, teologo poeta del IV secolo

"Cetra dello Spirito Santo": così il Papa ricorda Sant'Efrem il Siriaco, con un’espressione della tradizione cristiana. Sceglie di dedicare a lui la catechesi dell’udienza generale, a conclusione della quale lancia un appello per la giornata Mondiale contro l’AIDS, che ricorrerà il 1 dicembre. Il servizio di Fausta Speranza:

“Usando in modo sbagliato la sua libertà, l’uomo capovolge l’ordine del cosmo”: così afferma il Papa ricordando gli insegnamenti di Efrem sul tema di Dio creatore. “Niente nella Creazione è isolato, e il mondo è, accanto alla Sacra Scrittura, una Bibbia di Dio”: questo l’insegnamento del rappresentante più emblematico del cristianesimo in lingua siriaca, il poeta più rinomato di tutta l’epoca patristica. Benedetto XVI ricorda la figura di Efrem, nato nel 306 e morto per aver contratto la peste curando dei malati, per soffermarsi sul suo impegno che definisce di “servitore”. “Apparteneva - afferma - a quella categoria di persone che si consacrano pienamente a Cristo nel servizio della comunità ecclesiale, abbracciando la verginità e la povertà”. Il Papa aggiunge che Sant'Efrem scelse di restare diacono per tutta la vita, definendola “una scelta decisiva ed emblematica”. Con una particolarità che “può sorprendere”, dice Benedetto XVI: Sant'Efrem ha approfondito la riflessione teologica attraverso la poesia, con paradossi e immagini.


“Teologia, riflessione della fede, poesia, canto, lode di Dio vanno insieme e proprio in questo carattere liturgico della sua teologia appare con limpidezza la verità divina”.

Un’abbondantissima simbologia - sottolinea il Papa - magistralmente impiegata”. L’impegno teologico è cantato in poesia con “immagini e simboli presi dalla natura, dalla vita quotidiana e dalla Bibbia, spiega Benedetto XVI, sottolineando il valore catechetico e affermando che “è pienamente attuale per la vita delle varie Chiese cristiane”. Il Papa ricorda anche che nell’opera di Efrem “è rilevante il ruolo della donna”, affermando che “il modo in cui ne parla è sempre ispirato a sensibilità e rispetto: la dimora di Gesù nel seno della donna - aggiunge - ha innalzato grandemente la dignità della donna”. Benedetto XVI accenna a qualche immagine usata dal teologo poeta: la brace o il carbone ardente e la perla.


(canto)


Dopo i saluti in varie lingue, Benedetto XVI ha voluto ricordare quanti soffrono per “la terribile malattia dell’AIDS e come pure le loro famiglie, in particolare quelle colpite dalla perdita di un congiunto”. Ha ricordato la Giornata mondiale contro l’AIDS che ricorre il primo dicembre:


“Desidero esortare tutte le persone di buona volontà a moltiplicare gli sforzi per fermare la diffusione del virus HIV, a contrastare lo spregio che sovente colpisce quanti ne sono affetti, e a prendersi cura dei malati, specialmente quando sono ancora fanciulli”.

Infine, un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, i religiosi Fatebenefratelli, le Suore della Carità Domenicane della Presentazione, i partecipanti alla Scuola di formazione promossa dal Movimento dei Focolari, i rappresentanti del Centro Italiano di Solidarietà di Viterbo e i fedeli provenienti da Cervia. Con l’augurio, ha detto il Papa, “che la sosta presso i luoghi sacri rinsaldi nell’adesione a Cristo e alimenti la carità” nelle vostre famiglie e nelle vostre comunità. Saluto particolare anche agli incaricati della diffusione nel mondo de L’Osservatore Romano, accompagnati dal direttore responsabile, il prof. Giovanni Maria Vian, e dal direttore generale, don Elio Torrigiani. Accompagnato da un ringraziamento speciale: per l’impegno “nel promuovere gli insegnamenti del Papa in tutto il mondo”. Infine, un pensiero di Benedetto XVI è andato ai giovani, ai malati e agli sposi novelli: “La figura dell’apostolo Andrea, la cui festa si celebrerà nei prossimi giorni, sia per voi, cari giovani - ha auspicato il Papa - un modello di fedele e coraggiosa testimonianza cristiana. Sant’Andrea interceda per voi, cari ammalati, affinché la consolazione divina promessa da Gesù agli afflitti riempia i vostri cuori e vi fortifichi nella fede”. E agli sposi novelli, l’invito a corrispondere sempre al progetto di amore del matrimonio.
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+PetaloNero+
Wednesday, November 28, 2007 2:54 PM
“Preparatevi a costruire una società più giusta e fraterna”: lo chiede il Papa ai giovani immigrati nel suo Messaggio per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato 2008, presentato in Vaticano


“Cari giovani migranti preparatevi a costruire accanto ai vostri giovani coetanei una società più giusta e fraterna, adempiendo con scrupolo e serietà i vostri doveri nei confronti delle vostre famiglie e dello Stato”. E quanto scrive Benedetto XVI nel Messaggio per la 94.ma Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato che si celebrerà il 13 gennaio del 2008. Agli studenti credenti, che per motivi di studio si trovano lontano da casa, il Papa chiede, in particolare, di “crescere nella conoscenza e nell’amore di Cristo”. “Provenendo da culture diverse, ma accomunati tutti dall’appartenenza all’unica Chiesa di Cristo - scrive - potete mostrare che il Vangelo è vivo e adatto per ogni situazione”. Il Messaggio è stato presentato quuesta mattina in Sala Stampa Vaticana dai vertici del dicastero per i Migranti. Il servizio di Amedeo Lomonaco:


Numerosi giovani sono spinti ad emigrare, a vivere lontano dal loro Paese, dalle loro famiglie. “La conseguenza - scrive il Papa - è che dai Paesi d’origine se ne va spesso la gioventù dotata delle migliori risorse intellettuali, mentre nei Paesi che ricevono i migranti vigono normative che rendono difficile il loro effettivo inserimento”. Nei giovani migranti - si legge inoltre nel documento - emerge il “comprensibile desiderio di inserirsi organicamente nella società che li accoglie, senza che tuttavia questo comporti una completa assimilazione” e la conseguente perdita delle loro tradizioni. Al comparire poi, in tutte le società del mondo, della figura dell’esule, dei migranti forzati, delle vittime del traffico di esseri umani, del cosiddetto popolo della strada, si aggiungono anche “le immagini sconvolgenti dei grandi campi profughi o rifugiati”, che per molti bambini e adolescenti diventano “l’unica esperienza di vita”.


Per rispondere alle attese dei giovani migranti - si legge nel Messaggio del Santo Padre - “occorre puntare in primo luogo sul supporto della famiglia e della scuola”. Ma le situazioni sono complesse e nelle famiglie - afferma il Papa - si assiste spesso ad uno “scontro tra genitori rimasti ancorati alla loro cultura e figli velocemente acculturati nei nuovi contesti sociali”. “La Chiesa - aggiunge Benedetto XVI - guarda con attenzione al mondo dei migranti e chiede a coloro che hanno ricevuto nei Paesi d’origine una formazione cristiana di far fruttificare questo patrimonio di fede e di valori evangelici in modo da offrire una coerente testimonianza nei diversi contesti esistenziali".

Presentando il Messaggio del Papa oggi in conferenza stampa, il presidente del Pontificio Consiglio della Pastorale per i migranti e gli itineranti, il cardinale Raffaele Martino, ha sottolineato che “i giovani migranti vivono la tensione di una duplice appartenenza”:

"Respirano cioè l’aria giovanile del Paese che li ospita e ricevono l’influsso scolastico e degli ambienti di socializzazione giovanile nei quali sono inseriti. Nello stesso tempo, i giovani immigranti hanno 'radici' diverse dei loro compagni locali, che vanno dalle radici culturali della loro famiglia, alla diversità delle fedi religiose".

Il giovane immigrato - ha spiegato il porporato - è soggetto ad un’altalena nel processo di identificazione e “spesso si trova solo, a metà strada tra due culture, in una terra di nessuno”. Il sommarsi dello status di immigrato con quello di disoccupato porta poi spesso i giovani ad una forte emarginazione sociale. A questo stato di frustrazione e di umiliazione, si aggiungono poi, in molti casi, drammatiche storie che si sommano allo sradicamento forzato dai luoghi d’origine. Sono le dolorose ferite di molti giovani rifugiati, sulle quali si è soffermato il segretario del presidente del Pontificio Consiglio della Pastorale per i migranti e gli itineranti, l’arcivescovo Agostino Marchetto:

"Essi soffrono immensamente per violazioni di diritti umani subite in quanto vittime di guerre e violenze, o di negligenza, crudeltà, sfruttamento sessuale o di altro genere, per discriminazione razziale, aggressione e occupazione straniera dei luoghi dove vivevano".

In quanto cristiani, ha proseguito l’arcivescovo Marchetto, “siamo invitati ad accogliere i giovani migranti e ad assicurarci che siano trattati con rispetto della loro dignità umana e di una legislazione internazionale molto chiara” . "I campi d'accoglienza - ha aggiunto il presule - dovrebbero tornare ad essere cio' per cui furono creati, un luogo ove stare temporaneamente: essi possono servire inizialmente, ma non dovrebbero diventare residenze permanenti".


Il sottosegretario del dicastero vaticano, mons. Novatus Rugambwa, ha inoltre posto l’attenzione sugli studenti internazionali, che devono affrontare una serie di situazioni e problemi diversi. A volte, situazioni di disagio si trasformano in tragedia, come è stato recentemente testimoniato dall’uccisione di una giovane studentessa dell’Erasmus, a Perugia. Mons. Rugambwa:

"Molti sperimentano, per la prima volta, un tipo di libertà che, da una parte, può liberare, ma, dall’altra, disorientare. Ciò è vero in particolare per la fede, che può essere messa in discussione trovandosi al di fuori dei normali parametri di esperienza religiosa".


E’ necessaria, pertanto, una risposta ecclesiale specifica per gli studenti internazionali durante il loro periodo di studio. Una risposta - ha precisato mons. Rugambwa - che inizia “con lo sviluppo di una consapevolezza attiva da parte delle comunità ecclesiali locali affinché si facciano luoghi di accoglienza e stabilità”. E rivolgendosi proprio ai giovani cristiani, che si trovano lontano da casa per motivi di studio, Benedetto XVI auspica, nel Messaggio, che i periodi di studio e di formazione all’estero possano diventare “un ulteriore campo di maturazione della loro fede”. Tra i migranti - sottolinea infine il Papa - gli studenti possono svolgere “un ruolo quanto mai provvidenziale per l’evangelizzazione”.
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Da Petrus

Giornata Mondiale dei Migranti, la denuncia del Papa e del Cardinale Martino: "Troppe violenze contro i profughi".

CITTA’ DEL VATICANO - "Cari giovani migranti, preparatevi a costruire accanto ai vostri giovani coetanei una societa' piu' giusta e fraterna, adempiendo con scrupolo e serieta' ai vostri doveri nei confronti delle vostre famiglie e dello Stato. Siate rispettosi delle leggi e non lasciatevi mai trasportare dall'odio e dalla violenza". E' questo l'appello di Benedetto XVI contenuto nel Messaggio per la Giornata Mondiale dei Migranti che si celebrera' il prossimo 13 gennaio. "Cercate piuttosto - scrive il Papa - di essere protagonisti sin da ora di un mondo dove regni la comprensione e la solidarieta', la giustizia e la pace". Papa Benedetto si rivolge "in particolare ai giovani credenti" ai quali chiede di "profittare del tempo dei vostri studi per crescere nella conoscenza e nell'amore di Cristo". "La Chiesa – assicura il Pontefice - guarda con singolare attenzione al mondo dei migranti e chiede a coloro che hanno ricevuto nei Paesi di origine una formazione cristiana di far fruttificare questo patrimonio di fede e di valori evangelici in modo da offrire una coerente testimonianza nei diversi contesti esistenziali". "Proprio in ordine a cio' - si legge ancora nel testo - invito le comunita' ecclesiali di arrivo ad accogliere con simpatia giovani e giovanissimi con i loro genitori, cercando di comprenderne le vicissitudini e di favorirne l'inserimento". "E' impossibile tacere di fronte alle immagini sconvolgenti dei grandi campi di profughi o di rifugiati, presenti in diverse parti del mondo", denuncia nello stesso documento il Papa. Una situazione che e' resa ancora piu' drammatica perche' nel mondo "dei migranti forzati, dei rifugiati, dei profughi e delle vittime del traffico di esseri umani, ci si incontra purtroppo anche con molti bambini e adolescenti". "Come non pensare - si chiede il Pontefice - che quei piccoli esseri sono venuti al mondo con le stesse legittime attese di felicita' degli altri? E, al tempo stesso, come non ricordare che la fanciullezza e l'adolescenza sono fasi di fondamentale importanza per lo sviluppo dell'uomo e della donna, e richiedono stabilita', serenita' e sicurezza? Questi bambini e adolescenti hanno avuto come unica esperienza di vita i campi di permanenza obbligatori, dove si trovano segregati, lontani dai centri abitati e senza possibilita' di frequentare normalmente la scuola. Come possono guardare con fiducia al loro futuro? Se e' vero che molto si sta facendo per loro, occorre tuttavia - scrive il Papa - impegnarsi ancor piu' nell'aiutarli mediante la creazione di idonee strutture di accoglienza e di formazione". Tra gli immigranti, "le ragazze sono piu' facilmente vittime di sfruttamento, di ricatti morali e persino di abusi di ogni genere". Gli stessi rischi li corrono anche gli adolescenti, e i minori non accompagnati, "che costituiscono una categoria a rischio tra coloro che chiedono asilo". "Questi ragazzi e ragazze - denuncia Benedetto XVI nel Messaggio per la Giornata Mondiale dei Migranti - finiscono spesso in strada abbandonati a se stessi e preda di sfruttatori senza scrupoli che, piu' di qualche volta, li trasformano in oggetto di violenza fisica, morale e sessuale". Il Messaggio e' stato firmato dal Papa il 18 ottobre ed e' dedicato in particolare ai giovani migranti, dei quali, scrive il Pontefice, "parlano spesso le cronache quotidiane". "Il vasto processo di globalizzazione in atto nel mondo - ricorda il Santo Padre - porta con se' un'esigenza di mobilita', che spinge anche numerosi giovani ad emigrare e a vivere lontano dalle loro famiglie e dai loro Paesi: la conseguenza e' che dai Paesi d'origine se ne va spesso la gioventu' dotata delle migliori risorse intellettuali, mentre nei Paesi che ricevono i migranti vigono normative che rendono difficile il loro effettivo inserimento". Nel testo, Benedetto XVI loda "le pubbliche istituzioni, le organizzazioni umanitarie ed anche la Chiesa Cattolica che giustamente dedicano molte delle loro risorse per venire incontro a queste persone in difficolta'".




+PetaloNero+
Wednesday, November 28, 2007 2:55 PM
Il cardinale Sepe dona al Papa alcune piante dell'Orto botanico di Napoli, apprezzate di recente da Benedetto XVI nella sua visita alla città partenopea



Le piante dell’Orto Botanico di Napoli, quelle citate nella Bibbia, ad ornare l’appartamento privato di Benedetto XVI. Dopo l’odierna udienza generale, è stato il cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli, insieme con il Rettore dell’Università partenopea Federico II, Guido Trombetta, e il direttore dell’Orto botanico, Paolo de Luca, a recapitare il dono al Papa. La mirra, l’incenso, la tamericia della manna, la zizzania: 12 specie in tutto, disposte in singoli contenitori corredati di targhette con le citazioni bibliche. Un dono nato dall’entusiasmo mostrato dal Pontefice nella recente visita a Napoli, come conferma al microfono di Gabriella Ceraso lo stesso cardinale Sepe:


R. - E’ così, perché l’Orto botanico aveva offerto di far vedere al Papa queste piante bibliche. Il Santo Padre, vedendo anche le didascalie e l’accenno biblico, ha mostrato un interesse particolare. Poi, quando ho telefonato, il Papa è rimasto molto contento e oggi si è concluso l’atto di donazione.


D. - Questo dono, eminenza, è un frutto di quella visita. Quali i frutti ancora, a distanza da questa presenza preziosa che è stato il Papa per la Città?


R. - Il Santo Padre ha dato uno slancio forte alla realtà sia religiosa sia civile, ma soprattutto un impulso e un incoraggiamento perché ci si impegni un po’ di più per risollevare questa città che è un po’ stanca, un po’ ammalata e che, insomma, ha bisogno di cure.


D. - Speranza, dunque, ma anche pace, vivibilità, accoglienza. Sono tanti i temi toccati dal Papa durante la sua visita a Napoli. Tornano in un’iniziativa, intitolata “In dialogo con la Città”, che lei proporrà in ogni mercoledì dell’Avvento, a partire da questa sera nel Duomo di Napoli. Un incontro ravvicinato con personalità della cultura: Anche questo è un frutto, un modo per incominciare a lavorare?


R. - Sì, certo. Questi mercoledì di Avvento si inseriscono in tutta una attività che la Chiesa di Napoli sta svolgendo per dare fiducia e dare speranza, soprattutto per evitare quella rassegnazione, quella specie di fatalismo di cui molti sono colpiti. Così come quando abbiamo fatto la preghiera contro la violenza in cattedrale, quando ho invitato a deporre i coltelli, quando abbiamo creato di recente, in cento parrocchie, dei centri informatici... Sono tanti piccoli disegni che hanno avuto intanto una grande accoglienza, soprattutto da parte dei giovani. E allora, anche questo dialogo con la città significa capire insieme quali siano gli strumenti pratici che dobbiamo e che vogliamo utilizzare per dare poi contenuto a questa speranza.


D. - A proposito di fede e di rapporto con la realtà problematica: di recente, in una nota, la Conferenza episcopale calabrese ha preso una posizione forte nei confronti della criminalità mafiosa, una concezione di vita - afferma - “contraria al Vangelo”. Proprio in nome del Vangelo, scrivono i vescovi, dobbiamo tracciare il cammino sicuro ai figli fedeli. La condivide, questa posizione? Si può applicare anche alla città di Napoli?


D. - Non solo condivido, ma devo dire che anche tutta la Chiesa della Campania da tempo è incamminata un po’ su questa strada: cercare di vivificare un po’ le coscienze, perché anche la stragrande maggioranza della popolazione è alla ricerca proprio di una strada più sicura, più vivibile. Io credo che si debba ricostruire un po’ l’"uomo del sud" sulla base di quello che è l’Uomo del Vangelo, così come Cristo lo ha incarnato e come noi, discepoli di Cristo, lo dobbiamo testimoniare. Perché se non si fonda una realtà anche civile sui valori autentici della persona, della sua dignità, corriamo il pericolo di costruire sulla sabbia.
www.radiovaticana.org
+PetaloNero+
Wednesday, November 28, 2007 2:55 PM
Da Petrus

La nuova Enciclica 'Spe Salvi' in edicola il 6 Dicembre insieme a 'Famiglia Cristiana

CITTA’ DEL VATICANO - La nuova Enciclica di Benedetto XVI ''Spe salvi'' (Salvati dalla speranza), che verra' presentata nella sala stampa vaticana venerdi' prossimo, sara' allegata a Famiglia Cristiana in edicola da giovedi' 6 dicembre. ''E' la sua seconda Enciclica di quello che appare ormai come una sorta di percorso teologale: dalla carita' alla speranza, alla fede'': cosi' il settimanale dei paolini presenta questa settimana il nuovo documento papale. ''Il Papa - scrive Famiglia Cristiana - ha tracciato un percorso: rinnovare l'amore, scovare la risposta ultima alle domande dell'uomo e ritrovare la fede. E' un programma che ha sempre rispettato in questi due anni e mezzo di pontificato con energia e dinamismo''. Secondo il settimanale, ''il Papa raccontera' la speranza come una virtu' che si costruisce ogni giorno, nonostante tutto, come una volta si diceva, 'sperare contro ogni speranza', a patto di restituire il primato a Dio e alla sua Parola anche nella trattazione delle cose di tutti i giorni''. Benedetto XVI ''nell'enciclica recuperera' sicuramente la grande tradizione dell'annuncio escatologico dei Padri della Chiesa e contemporaneamente proporra' la radicalita' del Vangelo, forse anche per rispondere in questo modo a tante tendenze millenaristiche che hanno percorso i secoli, cercando la speranza e la consolazione in un modo fittizio, diverso da quello reale, nel quale invece ha camminato e continua a camminare Gesu' di Nazaret''. Si tratta del contrappunto ''tra le speranze umane, personali a volte, e la speranza della vita eterna, quella che sprona gli uomini ad amare''. ''E' una virtu' strana, la speranza - aggiunge Famiglia Cristiana -, perche' va contro l'etica dello stordimento, pratica normale oggi per non occuparsi di chi ha meno, di chi ha bisogno, di chi soffre, pratica che rende rara e inutile la parola di Dio e il suo ascolto. Ci si dichiara storditi dal mondo per non impegnarsi nel mondo, si cerca solo il proprio benessere, magari anche nella ricerca confusa di una fede, che tuttavia e' solo consolazione''. A tale proposito, ''Benedetto XVI richiama la teologia classica della speranza, che non cerca di rispondere alla domanda su 'cosa', ma in 'chi' dobbiamo sperare. E ricentra tutto sul primato di Dio, sulla credibilita' di un Dio di cui ci possiamo fidare, una persona concreta''. Il testo di 'Spe salvi' si potra' avere a 1,55 euro in piu' oltre il prezzo del settimanale (1,95 euro).
+PetaloNero+
Wednesday, November 28, 2007 2:56 PM
Da Petrus

Congo, il 10 del mese prossimo il Presidente Kabila in Vaticano



CITTA’ DEL VATICANO - Il Presidente della Repubblica democratica del Congo, Joseph Kabila (nella foto durante un comizio), sarà ricevuto da Papa Benedetto XVI in udienza privata il 10 dicembre. E' quanto riferisce l'angezia I.Media. Si tratta del primo incontro tra il Papa tedesco e il giovane presidente, 36 anni, figlio di Laurent Désiré Kabila, assassinato nel gennaio 2001. Kabila sarà in Vaticano dopo aver fatto tappa a Lisbona, per partecipare al summit Europeo-Africano dell'8 e 9 dicembre. Joseph Kabila è stato ricevuto già da Giovanni Paolo II il 14 giugno 2002.


+PetaloNero+
Wednesday, November 28, 2007 3:04 PM
Il papa e i giovani migranti

di Mattia Bianchi/ 28/11/2007

I giovani migranti: questo il tema scelto da Benedetto XVI per la 94ma Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato cha sarà celebrata domenica 13 gennaio 2008. Il testo integrale.

Cari fratelli e sorelle,

il tema della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato invita quest'anno a riflettere in particolare sui giovani migranti. In effetti, le cronache quotidiane parlano spesso di loro. Il vasto processo di globalizzazione in atto nel mondo porta con sé un'esigenza di mobilità, che spinge anche numerosi giovani ad emigrare e a vivere lontano dalle loro famiglie e dai loro Paesi. La conseguenza è che dai Paesi d'origine se ne va spesso la gioventù dotata delle migliori risorse intellettuali, mentre nei Paesi che ricevono i migranti vigono normative che rendono difficile il loro effettivo inserimento. Di fatto, il fenomeno dell'emigrazione diviene sempre più esteso ed abbraccia un crescente numero di persone di ogni condizione sociale. Giustamente pertanto le pubbliche istituzioni, le organizzazioni umanitarie ed anche la Chiesa cattolica dedicano molte delle loro risorse per venire incontro a queste persone in difficoltà.

Per i giovani migranti risulta particolarmente sentita la problematica costituita dalla cosiddetta "difficoltà della duplice appartenenza": da un lato, essi sentono vivamente il bisogno di non perdere la cultura d'origine, mentre, dall'altro, emerge in loro il comprensibile desiderio di inserirsi organicamente nella società che li accoglie, senza che tuttavia questo comporti una completa assimilazione e la conseguente perdita delle tradizioni avite. Tra i giovani ci sono poi le ragazze, più facilmente vittime di sfruttamento, di ricatti morali e persino di abusi di ogni genere. Che dire poi degli adolescenti, dei minori non accompagnati, che costituiscono una categoria a rischio tra coloro che chiedono asilo? Questi ragazzi e ragazze finiscono spesso in strada abbandonati a se stessi e preda di sfruttatori senza scrupoli che, più di qualche volta, li trasformano in oggetto di violenza fisica, morale e sessuale.

Guardando poi più d'appresso al settore dei migranti forzati, dei rifugiati, dei profughi e delle vittime del traffico di esseri umani, ci si incontra purtroppo anche con molti bambini e adolescenti. A questo proposito, è impossibile tacere di fronte alle immagini sconvolgenti dei grandi campi di profughi o di rifugiati, presenti in diverse parti del mondo. Come non pensare che quei piccoli esseri sono venuti al mondo con le stesse legittime attese di felicità degli altri? E, al tempo stesso, come non ricordare che la fanciullezza e l'adolescenza sono fasi di fondamentale importanza per lo sviluppo dell'uomo e della donna, e richiedono stabilità, serenità e sicurezza? Questi bambini e adolescenti hanno avuto come unica esperienza di vita i «campi" di permanenza obbligatori, dove si trovano segregati, lontani dai centri abitati e senza possibilità di frequentare normalmente la scuola. Come possono guardare con fiducia al loro futuro? Se è vero che molto si sta facendo per loro, occorre tuttavia impegnarsi ancor più nell'aiutarli mediante la creazione di idonee strutture di accoglienza e di formazione.

Proprio in questa prospettiva si pone la domanda: come rispondere alle attese dei giovani migranti? Che fare per venire loro incontro? Occorre certo puntare in primo luogo sul supporto della famiglia e della scuola. Ma quanto complesse sono le situazioni e quanto numerose sono le difficoltà che incontrano questi giovani nei loro contesti familiari e scolastici! All'interno delle famiglie sono venuti meno i tradizionali ruoli che esistevano nei Paesi di origine e si assiste spesso ad uno scontro tra genitori rimasti ancorati alla loro cultura e figli velocemente acculturati nei nuovi contesti sociali. Né va sottovalutata la fatica che i giovani incontrano per inserirsi nei percorsi educativi vigenti nei Paesi in cui vengono accolti. Lo stesso sistema scolastico pertanto dovrebbe tener conto di queste loro condizioni e prevedere per i ragazzi immigrati specifici itinerari formativi d'integrazione adatti alle loro esigenze. Importante sarà anche l'impegno di creare nelle aule un clima di reciproco rispetto e dialogo tra tutti gli allievi, sulla base di quei principi e valori universali che sono comuni a tutte le culture. L'impegno di tutti docenti, famiglie e studenti - contribuirà certamente ad aiutare i giovani migranti ad affrontare nel modo migliore la sfida dell'integrazione ed offrirà loro la possibilità di acquisire quanto può giovare alla loro formazione umana, culturale e professionale. Questo vale ancor più per i giovani rifugiati per i quali si dovranno approntare adeguati programmi, nell'ambito scolastico e altresì in quello lavorativo, in modo da garantire la loro preparazione fornendo le basi necessarie per un corretto inserimento nel nuovo mondo sociale, culturale e professionale.

La Chiesa guarda con singolare attenzione al mondo dei migranti e chiede a coloro che hanno ricevuto nei Paesi di origine una formazione cristiana di far fruttificare questo patrimonio di fede e di valori evangelici in modo da offrire una coerente testimonianza nei diversi contesti esistenziali. Proprio in ordine a ciò invito le comunità ecclesiali di arrivo ad accogliere con simpatia giovani e giovanissimi con i loro genitori, cercando di comprenderne le vicissitudini e di favorirne l'inserimento.

Vi è poi tra i migranti, come ebbi a scrivere nel Messaggio dello scorso anno, una categoria da considerare in modo speciale, ed è quella degli studenti di altri Paesi che per ragioni di studio si trovano lontani da casa. Il loro numero è in continua crescita: sono giovani bisognosi di una pastorale specifica, perché non solo sono studenti, come tutti, ma anche migranti temporanei. Essi si sentono spesso soli, sotto la pressione dello studio e talvolta stretti anche da difficoltà economiche. La Chiesa, nella sua materna sollecitudine, guarda a loro con affetto e cerca di porre in atto specifici interventi pastorali e sociali, che tengano in conto le grandi risorse della loro giovinezza. Occorre far sì che abbiano modo di aprirsi al dinamismo dell'interculturalità, arricchendosi nel contatto con altri studenti di culture e religioni diverse. Per i giovani cristiani quest'esperienza di studio e di formazione può essere un utile campo di maturazione della loro fede, stimolata ad aprirsi a quell'universalismo che è elemento costitutivo della Chiesa cattolica.

Cari giovani migranti, preparatevi a costruire accanto ai vostri giovani coetanei una società più giusta e fraterna, adempiendo con scrupolo e serietà i vostri doveri nei confronti delle vostre famiglie e dello Stato. Siate rispettosi delle leggi e non lasciatevi mai trasportare dall'odio e dalla violenza. Cercate piuttosto di essere protagonisti sin da ora di un mondo dove regni la comprensione e la solidarietà, la giustizia e la pace. A voi, in particolare, giovani credenti, chiedo di profittare del tempo dei vostri studi per crescere nella conoscenza e nell'amore di Cristo. Gesù vi vuole suoi amici veri e per questo è necessario che coltiviate costantemente un'intima relazione con Lui nella preghiera e nell'ascolto docile della sua Parola. Egli vi vuole suoi testimoni e per questo è necessario che vi impegniate a vivere con coraggio il Vangelo traducendolo in gesti concreti di amore a Dio e di servizio generoso ai fratelli. La Chiesa ha bisogno anche di voi e conta sul vostro apporto. Voi potete svolgere un ruolo quanto mai provvidenziale nell'attuale contesto dell'evangelizzazione. Provenendo da culture diverse, ma accomunati tutti dall'appartenenza all'unica Chiesa di Cristo, potete mostrare che il Vangelo è vivo e adatto per ogni situazione; è messaggio antico e sempre nuovo; Parola di speranza e di salvezza per gli uomini di ogni razza e cultura, di ogni età e di ogni epoca.

A Maria, Madre dell'intera umanità, e a Giuseppe, suo castissimo sposo, profughi entrambi con Gesù in Egitto, affido ciascuno di voi, le vostre famiglie, quanti si occupano in vario modo del vasto mondo di voi giovani migranti, i volontari e gli operatori pastorali che vi affiancano con la loro disponibilità e il loro sostegno amichevole. Il Signore sia sempre accanto a voi e alle vostre famiglie, perché insieme possiate superare gli ostacoli e le difficoltà materiali e spirituali che incontrate nel vostro cammino. Accompagno questi miei voti con una speciale Benedizione Apostolica per ciascuno di voi e per le persone che vi sono care.
www.korazym.org

+PetaloNero+
Wednesday, November 28, 2007 6:59 PM
RINUNCE E NOMINE


NOMINA DEL VESCOVO DI LIMBURG (GERMANIA)



Il Santo Padre Benedetto XVI ha nominato Vescovo di Limburg (Germania) S.E. Mons. Franz-Peter Tebartz-van Elst, finora Vescovo titolare di Giro di Tarasio ed Ausiliare di Münster.

S.E. Mons. Franz-Peter Tebartz-van Elst
S.E. Mons. Franz-Peter Tebartz-van Elst è nato il 20 novembre 1959 a Geldern (diocesi di Münster). È stato ordinato sacerdote il 26 maggio 1985 a Münster.
Dal 1985 al 1988 ha svolto l’ufficio di Vicario parrocchiale a Altenberge. Nel 1988 ha ripreso gli studi teologici all’Università di Münster conseguendo il dottorato in Teologia. Nel 1990 è stato nominato Vicario del Duomo. Nel 1996 è diventato incaricato dell’insegnamento e poi docente di omiletica presso la Facoltà Teologica dell’Università di Münster. Nel 1998 ha conseguito l’abilitazione in teologia pastorale. Dal 1999 è stato anche incaricato diocesano per la radio e la televisione. Dal 2002 al 2003 ha ricoperto l’incarico di professore di teologia pastorale e liturgia presso la Facoltà Teologica dell’Università di Passau.
Il 14 novembre 2003 è stato eletto Vescovo titolare di Giro di Tarasio ed Ausiliare del Vescovo di Münster. Ha ricevuto l’ordinazione episcopale il 18 gennaio 2004.




NOMINA DEL NUNZIO APOSTOLICO IN NICARAGUA

Il Papa ha nominato Nunzio Apostolico in Nicaragua S.E Mons. Henryk Józef Nowacki, Arcivescovo titolare di Blera, finora Nunzio Apostolico in Slovacchia.
+PetaloNero+
Wednesday, November 28, 2007 7:02 PM
L’UDIENZA GENERALE

L’Udienza Generale di questa mattina si è svolta alle ore 10.30 nell’Aula Paolo VI dove il Santo Padre ha incontrato gruppi di pellegrini e fedeli giunti dall’Italia e da ogni parte del mondo. Nel discorso in lingua italiana, il Papa, continuando il ciclo di catechesi sui Padri Apostolici, si è soffermato sulla figura di Sant’Efrem, il Siro.
Dopo aver riassunto la Sua catechesi in diverse lingue, il Santo Padre Benedetto XVI ha rivolto particolari espressioni di saluto ai gruppi di fedeli presenti.
Quindi il Papa ha lanciato un appello in occasione della Giornata Mondiale contro l’AIDS che sarà celebrata sabato 1° dicembre.
L’Udienza Generale si è conclusa con il canto del Pater Noster e la Benedizione Apostolica impartita insieme ai Vescovi presenti.



CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA


Cari fratelli e sorelle,

secondo l'opinione comune di oggi, il cristianesimo sarebbe una religione europea, che avrebbe poi esportato la cultura di questo Continente in altri Paesi. Ma la realtà è molto più complessa, poiché la radice della religione cristiana si trova nell'Antico Testamento e quindi a Gerusalemme e nel mondo semitico. Il cristianesimo si nutre sempre a questa radice dell'Antico Testamento. Anche la sua espansione nei primi secoli si è avuta sia verso occidente – verso il mondo greco-latino, dove ha poi ispirato la cultura europea – sia verso oriente, fino alla Persia, all'India, contribuendo così a suscitare una specifica cultura, in lingue semitiche, con una propria identità. Per mostrare questa pluriformità culturale dell’unica fede cristiana degli inizi, nella catechesi di mercoledì scorso ho parlato di un rappresentante di questo altro cristianesimo, Afraate il saggio persiano, da noi quasi sconosciuto. Nella stessa linea vorrei parlare oggi di sant'Efrem Siro, nato a Nisibi attorno al 306 in una famiglia cristiana. Egli fu il più importante rappresentante del cristianesimo di lingua siriaca e riuscì a conciliare in modo unico la vocazione del teologo e quella del poeta. Si formò e crebbe accanto a Giacomo, Vescovo di Nisibi (303-338), e insieme a lui fondò la scuola teologica della sua città. Ordinato diacono, visse intensamente la vita della locale comunità cristiana fino al 363, anno in cui Nisibi cadde nelle mani dei Persiani. Efrem allora emigrò a Edessa, dove proseguì la sua attività di predicatore. Morì in questa città l’anno 373, vittima del contagio contratto nella cura degli ammalati di peste. Non si sa con certezza se era monaco, ma in ogni caso è sicuro che è rimasto diacono per tutta la sua vita ed ha abbracciato la verginità e la povertà. Così appare nella specificità della sua espressione culturale la comune e fondamentale identità cristiana: la fede, la speranza — questa speranza che permette di vivere povero e casto in questo mondo ponendo ogni aspettativa nel Signore — e infine la carità, fino al dono di se stesso nella cura degli ammalati di peste.

Sant'Efrem ci ha lasciato una grande eredità teologica: la sua considerevole produzione si può raggruppare in quattro categorie: opere scritte in prosa ordinaria (le sue opere polemiche, oppure i commenti biblici); opere in prosa poetica; omelie in versi; infine gli inni, sicuramente l’opera più ampia di Efrem. Egli è un autore ricco e interessante per molti aspetti, ma specialmente sotto il profilo teologico. La specificità del suo lavoro è che in esso si incontrano teologia e poesia. Volendoci accostare alla sua dottrina, dobbiamo insistere fin dall’inizio su questo: sul fatto cioè che egli fa teologia in forma poetica. La poesia gli permette di approfondire la riflessione teologica attraverso paradossi e immagini. Nello stesso tempo la sua teologia diventa liturgia, diventa musica: egli era infatti un grande compositore, un musicista. Teologia, riflessione sulla fede, poesia, canto, lode di Dio vanno insieme; ed è proprio in questo carattere liturgico che nella teologia di Efrem appare con limpidezza la verità divina. Nella sua ricerca di Dio, nel suo fare teologia, egli segue il cammino del paradosso e del simbolo. Le immagini contrapposte sono da lui largamente privilegiate, perché gli servono per sottolineare il mistero di Dio.

Non posso adesso presentare molto di lui, anche perchè la poesia è difficilmente traducibile, ma per dare almeno un'idea della sua teologia poetica vorrei citare in parte due inni. Innanzitutto, anche in vista del prossimo Avvento, vi propongo alcune splendide immagini tratte dagli inni Sulla natività di Cristo. Davanti alla Vergine Efrem manifesta con tono ispirato la sua meraviglia:

"Il Signore venne in lei
per farsi servo.
Il Verbo venne in lei
per tacere nel suo seno.
Il fulmine venne in lei
per non fare rumore alcuno.
Il pastore venne in lei
ed ecco l’Agnello nato, che sommessamente piange.
Poiché il seno di Maria
ha capovolto i ruoli:
Colui che creò tutte le cose
ne è entrato in possesso, ma povero.
L’Altissimo venne in lei (Maria),
ma vi entrò umile.
Lo splendore venne in lei,
ma vestito con panni umili.
Colui che elargisce tutte le cose
conobbe la fame.
Colui che abbevera tutti
conobbe la sete.
Nudo e spogliato uscì da lei,
egli che riveste (di bellezza) tutte le cose"


(Inno "De Nativitate"11, 6-8).

Per esprimere il mistero di Cristo Efrem usa una grande diversità di temi, di espressioni, di immagini. In uno dei suoi inni, egli collega in modo efficace Adamo (nel paradiso) a Cristo (nell’Eucaristia):

"Fu chiudendo
con la spada del cherubino,
che fu chiuso
il cammino dell’albero della vita.
Ma per i popoli,
il Signore di quest’albero
si è dato come cibo
lui stesso nell’oblazione (eucaristica).
Gli alberi dell’Eden
furono dati come alimento
al primo Adamo.
Per noi, il giardiniere
del Giardino in persona
si è fatto alimento
per le nostre anime.
Infatti tutti noi eravamo usciti
dal Paradiso assieme con Adamo,
che lo lasciò indietro.
Adesso che la spada è stata tolta
laggiù (sulla croce) dalla lancia
noi possiamo ritornarvi"

(Inno 49,9-11).

Per parlare dell’Eucaristia Efrem si serve di due immagini: la brace o il carbone ardente, e la perla. Il tema della brace è preso dal profeta Isaia (cfr 6,6). E’ l’immagine del serafino, che prende la brace con le pinze, e semplicemente sfiora le labbra del profeta per purificarle; il cristiano, invece, tocca e consuma la Brace, che è Cristo stesso:

"Nel tuo pane si nasconde lo Spirito
che non può essere consumato;
nel tuo vino c’è il fuoco che non si può bere.
Lo Spirito nel tuo pane, il fuoco nel tuo vino:
ecco una meraviglia accolta dalle nostre labbra.
Il serafino non poteva avvicinare le sue dita alla brace,
che fu avvicinata soltanto alla bocca di Isaia;
né le dita l’hanno presa, né le labbra l’hanno inghiottita;
ma a noi il Signore ha concesso di fare ambedue cose.
Il fuoco discese con ira per distruggere i peccatori,
ma il fuoco della grazia discende sul pane e vi rimane.
Invece del fuoco che distrusse l’uomo,
abbiamo mangiato il fuoco nel pane
e siamo stati vivificati"

(Inno "De Fide"10,8-10).

E ancora un ultimo esempio degli inni di sant'Efrem, dove parla della perla quale simbolo della ricchezza e della bellezza della fede:

"Posi (la perla), fratelli miei, sul palmo della mia mano,
per poterla esaminare.
Mi misi ad osservarla dall’uno e dall’altro lato:
aveva un solo aspetto da tutti i lati.
(Così) è la ricerca del Figlio, imperscrutabile,
perché essa è tutta luce.
Nella sua limpidezza, io vidi il Limpido,
che non diventa opaco;
e nella sua purezza,
il simbolo grande del corpo di nostro Signore,
che è puro.
Nella sua indivisibilità, io vidi la verità,
che è indivisibile"

(Inno "Sulla Perla" 1, 2-3).

La figura di Efrem è ancora pienamente attuale per la vita delle varie Chiese cristiane. Lo scopriamo in primo luogo come teologo, che a partire dalla Sacra Scrittura riflette poeticamente sul mistero della redenzione dell’uomo operata da Cristo, Verbo di Dio incarnato. La sua è una riflessione teologica espressa con immagini e simboli presi dalla natura, dalla vita quotidiana e dalla Bibbia. Alla poesia e agli inni per la liturgia, Efrem conferisce un carattere didattico e catechetico; si tratta di inni teologici e insieme adatti per la recita o il canto liturgico. Efrem si serve di questi inni per diffondere, in occasione delle feste liturgiche, la dottrina della Chiesa. Nel tempo essi si sono rivelati un mezzo catechetico estremamente efficace per la comunità cristiana.

E’ importante la riflessione di Efrem sul tema di Dio creatore: niente nella creazione è isolato, e il mondo è, accanto alla Sacra Scrittura, una Bibbia di Dio. Usando in modo sbagliato la sua libertà, l’uomo capovolge l’ordine del cosmo. Per Efrem è rilevante il ruolo della donna. Il modo in cui egli ne parla è sempre ispirato a sensibilità e rispetto: la dimora di Gesù nel seno di Maria ha innalzato grandemente la dignità della donna. Per Efrem, come non c’è Redenzione senza Gesù, così non c’è Incarnazione senza Maria. Le dimensioni divine e umane del mistero della nostra redenzione si trovano già nei testi di Efrem; in modo poetico e con immagini fondamentalmente scritturistiche, egli anticipa lo sfondo teologico e in qualche modo lo stesso linguaggio delle grandi definizioni cristologiche dei Concili del V secolo.

Efrem, onorato dalla tradizione cristiana con il titolo di "cetra dello Spirito Santo", restò diacono della sua Chiesa per tutta la vita. Fu una scelta decisiva ed emblematica: egli fu diacono, cioè servitore, sia nel ministero liturgico, sia, più radicalmente, nell’amore a Cristo, da lui cantato in modo ineguagliabile, sia infine nella carità verso i fratelli, che introdusse con rara maestria nella conoscenza della divina Rivelazione.




SINTESI DELLA CATECHESI NELLE DIVERSE LINGUE


o Sintesi della catechesi in lingua francese

Chers Frères et Sœurs,

C’est aujourd’hui saint Éphrem le Syrien qui retient notre attention. Il est le représentant le plus emblématique du christianisme de langue syriaque. Né en 306, il se forma avec son évêque et devint diacre dans l’Église de Nisibe, vivant la virginité et la pauvreté. En raison de l’occupation perse, il quitte sa ville, en 363, pour se réfugier à Édesse, aujourd’hui en Turquie.

Il associa une vocation de théologien à l’art poétique. Son talent, qui fait de lui le poète le plus renommé de l’époque patristique, lui permit d’approfondir la réflexion théologique à travers l’usage de paradoxes, d’images et de symboles, souvent empruntés à l’Écriture. Ses hymnes écrites pour le chant liturgique méditent les mystères de la vie du Christ; elles ont en même temps une forte valeur catéchétique, qui favorise, dans le peuple, l’intériorisation de la foi de l’Église.

Honoré par la tradition chrétienne du titre de « lyre de l’Esprit Saint », Éphrem est une belle figure de serviteur. Il resta diacre toute sa vie, remplissant son ministère liturgique, manifestant l’amour du Christ, qu’il a chanté de façon inégalable, et se dépensant dans la charité envers ses frères, à qui il a permis de mieux connaître le contenu de la Révélation. Il mourut en 373, ayant contracté la lèpre auprès des malades dont il prenait soin.

Je salue les pèlerins francophones, en particulier la délégation de l’Union mondiale des Organisations féminines catholiques. À la suite de saint Éphrem, puissiez-vous approfondir votre foi et toujours à rendre gloire à Dieu ‘par des psaumes, des hymnes et de libres louanges’ (cf. Ep 5,19). Avec ma Bénédiction apostolique.


○ Sintesi della catechesi in lingua inglese

Dear Brothers and Sisters,

In this week’s catechesis we turn to Saint Ephrem, the greatest of the Syriac Fathers and the most renowned poet of the patristic age. Saint Ephrem’s theology, deeply grounded in the Scriptures and profoundly orthodox in content, was expressed in poetic language marked by striking paradoxes and vivid imagery. Through his mastery of poetic symbolism, Ephrem sought to communicate, especially in his Hymns, the mystery of the trinitarian God, the incarnation of the eternal Son born of the Virgin Mary, and the spiritual treasures contained in the Eucharist. His poetry and hymns not only enriched the liturgy; they also proved an important means of catechesis for the Christian community in the fourth century. Particularly significant is Ephrem’s teaching on our redemption by Christ: his poetic descriptions of the interplay of the divine and human aspects of this great mystery foreshadowed the theology and, to some extent, even the language of the great christological definitions of the Councils of the next century. In his life-long service to the Church as a deacon, Saint Ephrem was an example of fidelity to the liturgy, meditation on the mystery of Christ and charitable service to his brothers and sisters.

I am pleased to greet the English-speaking visitors present at today’s Audience, especially those from Australia, Canada and the United States. I offer a special welcome to the students from the University of Sunbury, Melbourne; and to the students and staff of the University of Dallas, Texas. I also greet the members of the pilgrimage from the Archdiocese of Oklahoma City, led by their Archbishop. Upon all of you I cordially invoke an abundance of joy and peace in our Lord Jesus Christ.


○ Sintesi della catechesi in lingua tedesca

Liebe Brüder und Schwestern!

Ephräm der Syrer ist der bedeutendste Kirchenvater syrischer Sprache. Seiner Person und seinem Werk möchte ich die heutige Katechese widmen. Der heilige Ephräm kam um 306 zur Welt und wuchs an der Seite des Bischofs Jakobus von Nisibis auf. Als Diakon und theologischer Lehrer stellte er sich ganz in den Dienst der Kirche. Im Jahr 363 mußte er nach Edessa auswandern, wo er zehn Jahre später an der Pest starb, mit der er sich bei der Pflege von Kranken angesteckt hatte. Das Werk des Kirchenlehrers Ephräm ist vielfältig: Streitschriften und Bibelkommentare in Prosa, Homilien in Versform und schließlich zahlreiche Hymnen, in denen er sich zugleich als Theologe und als Dichter auszeichnet. Mit kontrastreichen Bildern und Symbolen lotet er das Geheimnis des Dreifaltigen Gottes und der Heilsgeschichte aus. Die einprägsamen mit Melodien versehenen Texte dienten aber auch der Katechese. Im Blick auf den schon nahen Advent und das Weihnachtsfest möchte ich einige Verse über Christus und die selige Jungfrau Maria vorlesen: „Der Herr trat in sie ein – und wurde zum Knecht. Der Wortbegabte trat ein – und wurde stumm in ihr. Der Donner trat ein – und brachte seine Stimme zum Schweigen. Der Hirte trat ein – und wurde in ihr zum Lamm."

Einen frohen Gruß richte ich an die deutschsprachigen Pilger und Besucher. Der Kirchenvater Ephräm und seine Werke sind für uns alle ein Ansporn, unseren Glauben und unser Gebet aus den großen und schönen Texten und Gesängen der Kirche zu nähren. Sie erfreuen unser Herz und stärken unseren Glauben und unsere Hoffnung. Der Herr segne und behüte euch und eure Familien.



○ Sintesi della catechesi in lingua spagnola

Queridos hermanos y hermanas:

San Efrén puede ser considerado el más grande de los Padres siriacos, así como el poeta más renombrado de toda la época patrística. Permaneció como diácono hasta su muerte en Edesa, a causa de la peste contraída mientras curaba a los enfermos. En sus muchas obras consiguió armonizar su vocación de teólogo con la de poeta, sirviéndose de imágenes, símbolos y paradojas, para expresar y profundizar sus reflexiones teológicas. En efecto, Efrén compuso muchas poesías e himnos litúrgicos para difundir entre los fieles la doctrina de la Iglesia. Destaca ante todo su reflexión sobre Dios creador; para él la creación, junto con la Sagrada Escritura, es como una Biblia de Dios. La presencia de Jesús en el seno de María le lleva a considerar la altísima dignidad y el papel fundamental de la mujer, hablando siempre de ella con sensibilidad y respeto. Además, en los textos de Efrén se encuentran ya las dimensiones humana y divina del misterio de la redención, anticipando así el trasfondo teológico y hasta el mismo lenguaje de las grandes definiciones cristológicas de los Concilios del siglo V.

Saludo cordialmente a los visitantes de lengua española. En particular, a los distintos grupos venidos de Argentina, España, México, y de otros países latinoamericanos. Siguiendo la enseñanza y el ejemplo de san Efrén, os invito a dejaros guiar en vuestras vidas por el amor de Cristo, para servir a Dios y a los hermanos con generosa y alegre dedicación. Muchas gracias.



SALUTI PARTICOLARI NELLE DIVERSE LINGUE

○ Saluto in lingua portoghese



Aos peregrinos vindos do Brasil e de Portugal, como penhor de abundantes dons divinos, concedo de bom grado minha Bênção Apostólica.



○ Saluto in lingua polacca

Pozdrawiam pielgrzymów z Polski. Dobiega końca rok liturgiczny. Dziękujemy Bogu za wszelkie łaski, jakie w tym czasie wylał na nas przez posługę Kościoła. Niech będą zaczynem naszego duchowego wzrostu. Niech Bóg wam błogosławi.

[Saluto i pellegrini polacchi. Giunge alla fine l’anno liturgico. Ringraziamo Dio per tutte le grazie che in questo tempo ha elargito attraverso il ministero della Chiesa. Siano un lievito della nostra crescita spirituale. Dio vi benedica.]


○ Saluto in lingua croata

Srdačno pozdravljam hrvatske hodočasnike, osobito vjernike iz Varaždina i Zagreba. Neka vas Duh Sveti vodi da sve više proničete otajstva vjere i u njoj svakodnevno pronalazite odgovor na najvažnija pitanja svoga života. Hvaljen Isus i Marija!

[Saluto cordialmente i pellegrini croati, particolarmente i fedeli di Varaždin e Zagreb. Lo Spirito Santo vi guidi nel penetrare sempre di più i misteri della fede e nel trovare quotidianamente in essa la risposta alle domande più importanti della vostra vita. Siano lodati Gesù e Maria!]
]

○ Saluto in lingua italiana

Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto i religiosi Fatebenefratelli, le Suore della Carità Domenicane della Presentazione, i partecipanti alla Scuola di formazione promossa dal Movimento dei Focolari, i rappresentanti del Centro Italiano di Solidarietà di Viterbo e i fedeli provenienti da Cervia. Cari amici, auguro che la sosta presso i luoghi sacri vi rinsaldi nell’adesione a Cristo e alimenti la carità nelle vostre famiglie e nelle vostre comunità. Saluto gli incaricati della diffusione nel mondo de L’Osservatore Romano, accompagnati dal Direttore responsabile prof. Giovanni Maria Vian e dal Direttore generale Don Elio Torrigiani. Cari amici, vi ringrazio per il vostro impegno nel promuovere gli insegnamenti del Papa in tutto il mondo e vi accompagno con un particolare ricordo nella preghiera, perché il Signore vi ricolmi di copiosi doni spirituali.

Saluto infine i giovani, i malati e gli sposi novelli. La figura dell’apostolo Andrea, la cui festa si celebrerà nei prossimi giorni, sia per voi, cari giovani, un modello di fedele e coraggiosa testimonianza cristiana. Sant’Andrea interceda per voi, cari ammalati, affinché la consolazione divina promessa da Gesù agli afflitti riempia i vostri cuori e vi fortifichi nella fede. E voi, cari sposi novelli, impegnatevi a corrispondere sempre al progetto di amore del quale Cristo vi ha resi partecipi con il sacramento del matrimonio.




APPELLO DEL SANTO PADRE

Il 1° dicembre prossimo ricorrerà la Giornata Mondiale contro l’AIDS. Sono spiritualmente vicino a quanti soffrono per questa terribile malattia come pure alle loro famiglie, in particolare a quelle colpite dalla perdita di un congiunto. Per tutti assicuro la mia preghiera.

Desidero, inoltre, esortare tutte le persone di buona volontà a moltiplicare gli sforzi per fermare la diffusione del virus HIV, a contrastare lo spregio che sovente colpisce quanti ne sono affetti, e a prendersi cura dei malati, specialmente quando sono ancora fanciulli.
+PetaloNero+
Thursday, November 29, 2007 2:55 PM
Da Petrus

Il Papa 20 minuti a colloquio con il primo ministro sloveno



CITTA’ DEL VATICANO - E' durato venti minuti il colloquio privato e senza interprete tra il Papa e il primo ministro sloveno Janez Janša (nella foto), ricevuto in udienza in Vaticano con il seguito. Il Papa ha accolto l'ospite della Slovenia, Paese che dal primo gennaio 2008 ricoprira' la presidenza di turno dell'Unione europea, e lo ha fatto accomodare nella biblioteca privata. Dopo il colloquio a quattr'occhi e' stato ammesso il seguito, per le foto e lo scambio di doni. Il premier ha offerto al Papa un calice in vetro soffiato alto circa 80 centimetri, blu scuro con delle stelle. Benedetto XVI ha ricambiato con una penna che riproduce una delle colonne del baldacchino del Bernini in San Pietro e con le medaglie del pontificato. Successivamente il premier sloveno ha incontrato il segretario di Stato vaticano, Cardinale Tarcisio Bertone.








Il Papa riceve il premier sloveno Janez Janša

Stamani il Papa ha ricevuto il primo ministro della Repubblica di Slovenia Janez Janša, che successivamente, ha incontrato il cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone. ”Il premier – afferma un comunicato della Sala Stampa vaticana - ha voluto esprimere la riconoscenza della Nazione slovena per l’attenzione manifestata dalla Santa Sede sin dall’indipendenza ed ha invitato il Santo Padre a compiere una visita in Slovenia nel 2009, in occasione dell’Anno dei Giovani e della chiusura del Congresso Eucaristico Nazionale”.
”Il Sig. Janša – prosegue la nota - ha inoltre informato circa le priorità e le principali iniziative del prossimo semestre di presidenza slovena dell’Unione Europea (gennaio-giugno 2008). A tale riguardo il cardinale segretario di Stato ha espresso i migliori auguri che il semestre di presidenza slovena porti risultati positivi in modo particolare anche per la stabilità e la pace nella regione del Sud-est europeo. Sono state, infine, trattate alcune questioni bilaterali, come il processo di restituzione dei beni ecclesiastici nazionalizzati durante il regime comunista e le prospettive di erezione dell’Ordinariato castrense”.
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+PetaloNero+
Thursday, November 29, 2007 2:55 PM
Altre udienze e nomine

Stamani il Papa ha ricevuto un altro gruppo di presuli della Conferenza episcopale di Corea, in visita "ad Limina".

Il Santo Padre ha poi nominato vescovo di Berlina, in Papua Nuova Guinea, mons. Rochus Josef Tatamai, M.S.C., finora vescovo titolare di Accia e ausiliare della diocesi di Kerema.
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+PetaloNero+
Thursday, November 29, 2007 2:57 PM
Il Papa risponde alla Lettera dei 138 saggi islamici per un rinnovato dialogo tra cristiani e musulmani


E’ stata resa nota oggi la risposta di Benedetto XVI alla Lettera aperta indirizzata al Santo Padre e ai responsabili di altre Chiese e confessioni cristiane il 13 ottobre scorso in occasione della fine del Ramadan, da parte di un gruppo di 138 eminenti personalità musulmane, dal titolo “Una Parola Comune tra Noi e Voi”. La lettera – a firma del segretario di Stato vaticano, cardinale Tarcisio Bertone – è indirizzata al Principe Ghazi bin Uhamad bin Talhal, che appartiene alla famiglia reale di Giordania ed è presidente dell’“Aal al-Bayt Institute for Islamic Thought”, tra i promotori dell’iniziativa e che ha curato personalmente l’inoltro della Lettera stessa. Il servizio è di Roberto Piermarini:


Nel ringraziare e mostrare apprezzamento per la significativa iniziativa dell’eminente gruppo di personalità musulmane, il Papa riafferma l’importanza del dialogo basato sul rispetto effettivo della dignità della persona, sulla oggettiva conoscenza della religione dell’altro, sulla condivisione dell’esperienza religiosa e sull’impegno comune a promuovere mutuo rispetto e accettazione. In proposito il cardinale Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso, offre al microfono di Giovanni Peduto alcune precisazioni ed una breve riflessione sulla Lettera del Papa:

R. – Nella Lettera, a parte un parere positivo sul contenuto della missiva, è contenuta anche la disponibilità del Santo Padre a ricevere il Principe Ghazi assieme ad una delegazione, ovviamente limitata, di firmatari della missiva, e si prospetta anche un eventuale incontro di lavoro con questo Pontificio Consiglio.


D. – E per quanto riguarda il testo, il contenuto della Lettera?


R. – Nella Lettera, il cardinale dice che il Papa ha apprezzato molto lo spirito positivo, non polemico, che ha ispirato il testo. Ovviamente senza ignorare le nostre differenze, il Papa pensa che cristiani e musulmani possano lavorare assieme perché tutti, sia cristiani sia musulmani, credono in un solo Dio che è Provvidenza, Creatore e Giudice universale, che alla fine dei tempi darà il suo Giudizio sulle nostre azioni. Dunque, dobbiamo tutti impegnarci per essere i suoi “fedeli” e per obbedire alla sua volontà. E poi, c’è anche questo accenno molto importante a questa insistenza della Lettera dei 138, che l’amore di Dio e l’amore del prossimo è nel fondo l’essenza di ogni religione.
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Da Petrus

La 'Civiltà Cattolica' giudica positivamente la lettera dei 138 leader islamici al Pontefice ma ammonisce: “Resta il problema della Sharia”

CITTA’ DEL VATICANO - Per quanto sia ''prezioso un accordo teologico'' tra musulmani e cristiani, in particolare sul ''comandamento dell'amore'', tale accordo non sarebbe comunque in grado di ''garantire una convivenza equa e pacifica nella diversita'''. Resta infatti aperta la questione del ''rapporto tra ambito religioso e politico'' nell'Islam, e resta il problema della liberta' religiosa. Lo afferma su Civilta' cattolica padre Christian Troll, commentando la lettera che 138 personalita' musulmane hanno inviato al Papa e ai leader cristiani. Troll, professore di Islamologia e relazioni islamo-cristiane alla Facolta' di teologia di Francoforte, considera comunque positivamente la lettera dei 138 islamici: ''nella storia delle relazioni tra musulmani e cristiani, che dura ormai da millequattrocento anni, non si era mai verificato un fatto del genere''. Sulla rivista romana dei gesuiti, le cui bozze vengono riviste dalla segreteria di Stato vaticana, Troll osserva che ''la lezione tenuta dal Papa a Ratisbona si rivela fruttuosa'' e che dopo la lettera dei 38 musulmani a Benedetto XVI dello scorso anno, con questo ulteriore messaggio dei 138 ''sembra che si stia dischiudendo un dialogo durevole, su base piu' ampia'' e che si vada ''delineando una sorta di 'ecumenismo islamico'''. Troll analizza le correnti che hanno firmato la lettera, rilevando ''la presenza relativamente alta di persone e istituzioni che appartengono alla corrente ufficiale saudita'', e la composizione variegata dei firmatari, nonostante l'assenza di alcune correnti islamiche. ''E' gia' interessante il solo fatto - rimarca il gesuita - di voler raggiungere un ampio consenso tra le personalita' che hanno compiti di guida nel mondo musulmano''. Altro aspetto positivo del messaggio dei 138 e' che ''prenda in considerazione testi biblici che sono tratti alla lettera da traduzioni ufficiali della Bibbia, sia ebraiche che cristiane''. ''Anche se i teologi trovassero un accordo sul significato fondamentale che assume il duplice comandamento dell'amore nelle tre religiosi - commenta padre Troll - si incontrerebbero ancora notevoli differenze sostanziali quando si tratta di tradurre questo comandamento fondamentale nella prassi concreta del tessuto vitale delle societa' pluraliste: pensiamo solo ai problemi legati al valore e alla estensione della sharia, ai diritti umani e ai rapporti tra Stato e religione. Il solo comandamento dell'amore di Dio e del prossimo - rimarca - e' davvero sufficiente per costruire il fondamento solido di una vita pacifica e armonica nella diversita'?''.

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