+PetaloNero+
Tuesday, November 20, 2007 2:47 PM
Da Petrus
Un importante documento vaticano sulla Scuola cattolica
CITTA’ DEL VATICANO - La qualita' di una scuola cattolica dipende in gran parte anche dalla qualita' della relazione che e' in grado di instaurare con le famiglie che liberamente l'hanno scelta per l'educazione dei loro figli. Lo afferma un documento della Congregazione vaticana per l'Educazione Cattolica pubblicato in queste ore. "Tale relazione - spiega il testo - si configura come piena partecipazione dei genitori alla vita della comunita' educativa, non solo in ragione della loro primaria responsabilita' nell'educazione dei figli, ma anche in virtu' della condivisione dell'identita' e del progetto che caratterizzano la scuola cattolica e che essi devono conoscere e condividere, con interiore disponibilita'". "La comunita' educativa - sottolinea il testo - individua lo spazio decisivo di collaborazione tra scuola e famiglia nel progetto educativo, da far conoscere ed attuare con spirito di comunione, mediante il contributo di tutti, nella distinzione delle responsabilita', dei ruoli e delle competenze". "Ai genitori, in particolar modo, spetta - riconosce l'istruzione vaticana - di arricchire la comunione attorno a questo progetto, rendendo vivo ed esplicito il clima familiare che deve caratterizzare la comunita' educante. Per tale ragione, la scuola cattolica, accogliendo volentieri la collaborazione dei genitori, considera come momento essenziale della propria missione anche un servizio organico di formazione permanente offerto alle famiglie, per sostenerle nel loro compito educativo e per promuovere una sempre piu' stretta coerenza tra i valori proposti dalla scuola e quelli proposti in famiglia". Secondo la Congregazione per l'Educazione Cattolica, "le associazioni e i gruppi d'ispirazione cristiana, che riuniscono i genitori delle scuole cattoliche (in Italia l'Agesci) rappresentano un ulteriore ponte tra la comunita' educativa e la realta' circostante: tali associazioni e gruppi - spiega il documento - possono rinsaldare il legame di reciprocita' tra scuola e societa', mantenendo la comunita' educativa aperta alla piu' ampia comunita' sociale e, al contempo, svolgendo un'azione sensibilizzatrice della societa' e delle sue istituzioni nei confronti della presenza e dell'azione svolta dalla scuola cattolica nel territorio". Le scuole cattoliche (250 mila nel mondo, con 42 milioni di allievi) debbono scegliere i loro insegnanti esclusivamente tra persone credenti e ben preparate professionalmente. Lo chiede la Santa Sede sempre in questo documento. "Uno dei requisiti fondamentali dell'educatore della scuola cattolica - spiega il testo - e' il possesso di una solida formazione professionale: la scadente qualita' dell'insegnamento, dovuta all'insufficiente preparazione professionale o all'inadeguatezza dei metodi pedagogici, si ripercuote inevitabilmente a danno dell'efficacia della formazione integrale dell'educando e della testimonianza culturale che l'educatore deve offrire". Secondo la Congregazione dell'Educazione Cattolica, pero', "il progetto della scuola cattolica e' convincente solo se realizzato da persone profondamente motivate, perche' testimoni di un incontro vivo con Cristo" e che "si riconoscono nell'adesione personale e comunitaria" al Vangelo". La missione della scuola cattolica, infatti, "esige la consapevolezza che un'ineludibile responsabilita' nel creare l'originale stile cristiano spetta agli educatori, come persone e come comunita'". Richiede da loro di essere cioe' "testimoni di Gesu' Cristo e di manifestare che la vita cristiana e' portatrice di luce e di senso per tutti". Nel contempo, "il contributo peculiare che gli educatori laici possono apportare al cammino formativo, scaturisce proprio dalla loro indole secolare: vivendo la loro fede nelle condizioni ordinarie della famiglia e della societa', possono aiutare l'intera comunita' educativa a distinguere con piu' precisione i valori evangelici e i controvalori che i segni dei tempi racchiudono". In questa ottica, dunque, "la sola cura dell'aggiornamento professionale in senso stretto, non e' sufficiente", ed occorre promuovere "la maturazione di una particolare sensibilita'". Il documento riconosce che nella realta' di molte scuole cattoliche una rigida selezione degli insegnanti sulla base della coerenza di vita sarebbe impresa alquanto ardua: cosa fare, ad esempio, se un insegnante divorzia? Il preside dovra' indagare per capire se e' per colpa e con chi vivra' dopo il divorzio? "L'attuazione di una vera comunita' educativa, costruita sulla base di valori progettuali condivisi, rappresenta per la scuola cattolica un compito impegnativo da realizzare", spiega il testo. Del resto, in molte ralta' sono presenti "allievi, come pure insegnanti, provenienti da contesti culturali e religiosi differenti". E cio' piu' che regole rigide "richiede un impegno di discernimento e di accompagnamento accresciuto". In ogni caso, afferma l'istruzione vaticana, "l'elaborazione di un progetto condiviso diventa un appello imprescindibile che deve spingere la scuola cattolica a qualificarsi come luogo di esperienza ecclesiale. La sua forza connettiva e le potenzialita' relazionali derivano da un quadro di valori e da una comunione di vita radicati nella stessa appartenenza a Cristo e nel riconoscimento dei valori evangelici, assunti come norme educative, spinte motivazionali ed insieme mete finali del percorso scolastico". Per quanto riguarda gli insegnanti, "certamente il grado di partecipazione potra' essere diversificato in ragione della propria storia personale, ma cio' esige dagli educatori la disponibilita' per un impegno di formazione ed autoformazione permanente, in rapporto ad una scelta di valori culturali e di vita, da rendere presenti nella comunita' educativa". Resta pero' come punto fermo che la missione della scuola cattolica deve essere vissuta "in un contesto ecclesiale da una comunita' costituita da persone consacrate e da fedeli laici, assume un significato del tutto particolare e manifesta una ricchezza che occorre saper riconoscere e valorizzare". Per questo, agli educatori cattolici e' necessaria "anche e, soprattutto, la formazione del cuore: occorre condurli - conclude l'istruzione - a quell'incontro con Dio in Cristo che susciti in loro l'amore e apra il loro animo all'altro", cosi' da fare del loro impegno educativo una conseguenza derivante dalla loro fede che diventa operante nell'amore. Infatti, anche la cura dell'istruzione e' amore: solo cosi', essi potranno portare il loro insegnamento ad essere una scuola di fede, una trasmissione cioe' del Vangelo, come richiesto dal progetto educativo della scuola cattolica".
+PetaloNero+
Tuesday, November 20, 2007 2:48 PM
Il cordoglio di Benedetto XVI per la tragedia nella miniera ucraina di Zasyado
La sciagura nella miniera ucraina di Zasyado - nella quale ieri hanno perso la vita oltre 70 minatori e molti altri mancano tuttora all'appello - ha suscitato anche il dolore e la solidarietà di Benedetto XVI. In un telegramma a firma del cardinale segretario di Stato, Tarcisio Bertone, inviato al nunzio apostolico nel Paese, l'arcivescovo Ivan Jurkovic, e al presidente ucraino, Viktor Yushchenko, il Papa - si legge - esprime "sentimenti di vivo cordoglio ai familiari delle vittime come pure alle autorità governative e all'intera nazione", pregando "per i feriti e per quanti soffrono la drammatica perdita loro cari.
www.radiovaticana.org
Paparatzifan
Wednesday, November 21, 2007 2:35 PM
Dal blog di Lella...
UDIENZA GENERALE
Piazza San Pietro
Mercoledì, 14 novembre 2007
Afraate, il "Saggio"
Cari fratelli e sorelle,
nella nostra escursione nel mondo dei Padri della Chiesa, vorrei oggi guidarvi in una parte poco conosciuta di questo universo della fede, cioè nei territori in cui sono fiorite le Chiese di lingua semitica, non ancora influenzate dal pensiero greco. Queste Chiese, lungo il IV secolo, si sviluppano nel vicino Oriente, dalla Terra Santa al Libano e alla Mesopotamia. In quel secolo, che è un periodo di formazione a livello ecclesiale e letterario, tali comunità conoscono l’affermarsi del fenomeno ascetico-monastico con caratteristiche autoctone, che non subiscono l’influsso del monachesimo egiziano. Le comunità siriache del IV secolo rappresentano quindi il mondo semitico da cui è uscita la Bibbia stessa, e sono espressione di un cristianesimo la cui formulazione teologica non è ancora entrata in contatto con correnti culturali diverse, ma vive in forme proprie di pensiero. Sono Chiese in cui l’ascetismo sotto varie forme eremitiche (eremiti nel deserto, nelle caverne, reclusi, stiliti), e il monachesimo sotto forme di vita comunitaria, esercitano un ruolo di vitale importanza nello sviluppo del pensiero teologico e spirituale.
Vorrei presentare questo mondo attraverso la grande figura di Afraate, conosciuto anche col soprannome di “Saggio”, uno dei personaggi più importanti e allo stesso tempo più enigmatici del cristianesimo siriaco del IV secolo. Originario della regione di Ninive-Mossul, oggi in Iraq, visse nella prima metà del IV secolo. Abbiamo poche notizie sulla sua vita; intrattenne comunque rapporti stretti con gli ambienti ascetico-monastici della Chiesa siriaca, di cui ci ha conservato notizie nella sua opera e a cui dedica parte della sua riflessione. Secondo alcune fonti fu anzi a capo di un monastero, e infine fu anche consacrato Vescovo. Scrisse 23 discorsi conosciuti con il nome di Esposizioni o Dimostrazioni, in cui tratta diversi temi di vita cristiana, come la fede, l’amore, il digiuno, l’umiltà, la preghiera, la stessa vita ascetica, e anche il rapporto tra giudaismo e cristianesimo, tra Antico e Nuovo Testamento. Scrive in uno stile semplice, con delle frasi brevi e con parallelismi a volte contrastanti; riesce tuttavia a tessere un discorso coerente con uno sviluppo ben articolato dei vari argomenti che affronta.
Afraate era originario di una comunità ecclesiale che si trovava alla frontiera tra il giudaismo ed il cristianesimo.
Era una comunità molto legata alla Chiesa-madre di Gerusalemme, e i suoi Vescovi venivano scelti tradizionalmente fra i cosiddetti “familiari” di Giacomo, il “fratello del Signore” (cfr Mc 6,3): erano cioè persone collegate per sangue e per fede alla Chiesa gerosolimitana. La lingua di Afraate è quella siriaca, una lingua quindi semitica come l’ebraico dell’Antico Testamento e come l’aramaico parlato dallo stesso Gesù.
La comunità ecclesiale in cui si trovò a vivere Afraate era una comunità che cercava di restare fedele alla tradizione giudeo-cristiana, di cui si sentiva figlia. Essa manteneva perciò uno stretto rapporto con il mondo ebraico e con i suoi Libri sacri. Significativamente Afraate si definisce “discepolo della Sacra Scrittura” dell’Antico e del Nuovo Testamento (Esposizione 22,26), che considera sua unica fonte di ispirazione, ricorrendovi in modo così abbondante da farne il centro della sua riflessione.
Diversi sono gli argomenti che Afraate sviluppa nelle sue Esposizioni. Fedele alla tradizione siriaca, spesso presenta la salvezza operata da Cristo come una guarigione e, quindi, Cristo stesso come medico. Il peccato, invece, è visto come una ferita, che solo la penitenza può risanare: “Un uomo che è stato ferito in battaglia, dice Afraate, non ha vergogna di mettersi nelle mani di un saggio medico…; allo stesso modo, chi è stato ferito da Satana non deve vergognarsi di riconoscere la sua colpa e di allontanarsi da essa, domandando la medicina della penitenza” (Esposizione 7,3).
Un altro aspetto importante nell’opera di Afraate è il suo insegnamento sulla preghiera, e in modo speciale su Cristo come maestro di preghiera. Il cristiano prega seguendo l’insegnamento di Gesù e il suo esempio di orante: “Il nostro Salvatore ha insegnato a pregare così, dicendo: «Prega nel segreto Colui che è nascosto, ma che vede tutto»; e ancora: «Entra nella tua camera e prega il tuo Padre nel segreto, e il Padre che vede nel segreto ti ricompenserà» (Mt 6,6)… Quello che il nostro Salvatore vuol mostrare è che Dio conosce i desideri e i pensieri del cuore” (Esposizione 4,10).
Per Afraate la vita cristiana è incentrata nell’imitazione Cristo, nel prendere il suo giogo e nel seguirlo sulla via del Vangelo. Una delle virtù che più conviene al discepolo di Cristo è l’umiltà.
Essa non è un aspetto secondario nella vita spirituale del cristiano: la natura dell’uomo è umile, ed è Dio che la esalta alla sua stessa gloria. L’umiltà, osserva Afraate, non è un valore negativo: “Se la radice dell’uomo è piantata nella terra, i suoi frutti salgono davanti al Signore della grandezza” (Esposizione 9,14). Restando umile, anche nella realtà terrena in cui vive, il cristiano può entrare in relazione col Signore: “L’umile è umile, ma il suo cuore si innalza ad altezze eccelse. Gli occhi del suo volto osservano la terra e gli occhi della mente l’altezza eccelsa” (Esposizione 9,2).
La visione che Afraate ha dell’uomo e della sua realtà corporale è molto positiva: il corpo umano, sull’esempio di Cristo umile, è chiamato alla bellezza, alla gioia, alla luce: “Dio si avvicina all’uomo che ama, ed è giusto amare l’umiltà e restare nella condizione di umiltà.
Gli umili sono semplici, pazienti, amati, integri, retti, esperti nel bene, prudenti, sereni, sapienti, quieti, pacifici, misericordiosi, pronti a convertirsi, benevoli, profondi, ponderati, belli e desiderabili” (Esposizione 9,14).
Spesso in Afraate la vita cristiana viene presentata in una chiara dimensione ascetica e spirituale: la fede ne è la base, il fondamento; essa fa dell’uomo un tempio dove Cristo stesso abita. La fede quindi rende possibile una carità sincera, che si esprime nell’amore verso Dio e verso il prossimo. Un altro aspetto importante in Afraate è il digiuno, che è da lui inteso in senso ampio. Egli parla del digiuno dal cibo come di pratica necessaria per essere caritatevole e vergine, del digiuno costituito dalla continenza in vista della santità, del digiuno dalle parole vane o detestabili, del digiuno dalla collera, del digiuno dalla proprietà di beni in vista del ministero, del digiuno dal sonno per attendere alla preghiera.
Cari fratelli e sorelle, ritorniamo ancora – per concludere – all’insegnamento di Afraate sulla preghiera. Secondo questo antico “Saggio”, la preghiera si realizza quando Cristo abita nel cuore del cristiano, e lo invita a un impegno coerente di carità verso il prossimo. Scrive infatti:
“Da’ sollievo agli affranti, visita i malati,
sii sollecito verso i poveri: questa è la preghiera.
La preghiera è buona, e le sue opere sono belle.
La preghiera è accetta quando dà sollievo al prossimo.
La preghiera è ascoltata
quando in essa si trova anche il perdono delle offese.
La preghiera è forte
quando è piena della forza di Dio” (Esposizione 4,14-16).
Con queste parole Afraate ci invita a una preghiera che diventa vita cristiana, vita realizzata, vita penetrata dalla fede, dall’apertura a Dio e, così, dall'amore per il prossimo.
APPELLO
Giungono dolorose notizie circa la precaria situazione umanitaria della Somalia, specialmente a Mogadiscio, sempre più afflitta dall’insicurezza sociale e dalla povertà. Seguo con trepidazione l’evolversi degli eventi e faccio appello a quanti hanno responsabilità politiche, a livello locale e internazionale, affinché si trovino soluzioni pacifiche e si rechi sollievo a quella cara popolazione. Incoraggio, altresì, gli sforzi di quanti, pur nell’insicurezza e nel disagio, rimangono in quella regione per portare aiuto e sollievo agli abitanti.
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+PetaloNero+
Wednesday, November 21, 2007 2:55 PM
All'udienza generale, appello di Benedetto XVI alla solidarietà con la Somalia, in crisi umanitaria e sociale. La catechesi dedicata al monaco siriaco Afraate, vissuto nel IV secolo
Un appello per la crisi sociale e umanitaria, che da settimane ha riportato la Somalia ai suoi giorni più oscuri, e un invito a vivere una “carità sincera”, quella che nasce dalla fede in Cristo. Sono i due estremi che hanno racchiuso l’udienza generale di questa mattina in Piazza San Pietro. Benedetto XVI ha dedicato la catechesi alle Chiese cristiane siriache del quarto secolo e in particolare all’esperienza di un monaco dell’epoca, Afraate, detto il “Saggio”. Ce ne parla Alessandro De Carolis:
Il “digiuno dalle parole vane”, per far spazio alle parole della preghiera rende il cuore dell’uomo aperto alla “carità sincera”. L’insegnamento di un “saggio” monaco, Afraate, vissuto 1700 anni fa nella regione che corrisponde oggi all’Iraq e ricordato da Benedetto XVI all’inizio dell’udienza generale si lega strettamente con l’appello alla solidarietà che chiude l’incontro del Papa con i 13 mila fedeli in Piazza San Pietro. Appello che in questa circostanza richiama l’attenzione internazionale su una delle tante crisi dimenticate dell’Africa, quella in Somalia, da dove - dice Benedetto XVI – “giungono dolorose notizie circa la precaria situazione umanitaria”, specialmente da Mogadiscio, “sempre più afflitta dall’insicurezza sociale e dalla povertà”:
“Seguo con trepidazione l’evolversi degli eventi e faccio appello a quanti hanno responsabilità politiche, a livello locale e internazionale, affinché si trovino soluzioni pacifiche e si rechi sollievo a quella cara popolazione. Incoraggio, altresì, gli sforzi di quanti, pur nell’insicurezza e nel disagio, rimangono in quella regione per portare aiuto e sollievo agli abitanti”.
Per un cristiano, la solidarietà è frutto di un cuore che ama il prossimo secondo il comandamento di Gesù. Fede e carità sono dunque strettamente interconnesse e Benedetto XVI lo ha ricordato con le parole del monaco Afraate, figlio di quelle Chiese cristiane siriache dei primi secoli non influenzate dal mondo greco ma strettamente legate e “fedeli alla tradizione giudeo-cristiana”. Anche perché, in quelle comunità, lingua e tradizioni sono di orgine semitica, identiche cioè all’ebraico della Bibbia o all’aramaico parlato da Gesù:
"Spesso in Afraate la vita cristiana viene presentata in una chiara dimensione ascetica e spirituale: la fede ne è la base, il fondamento; essa fa dell’uomo un tempio dove Cristo stesso abita. La fede quindi rende possibile una carità sincera, che si esprime nell’amore verso Dio e verso il prossimo".
Negli scritti del monaco Afraate, ha proseguito il Pontefice, si affrontano i temi principali della vita cristiana: la preghiera - che, dice, “si realizza quando Cristo abita nel cuore del cristiano” - ma anche l’amore, la fede, il digiuno, la corporeità umana, considerata in una “positiva visione” di bellezza. Ma è uno di questi temi, l’umiltà, a stimolare ampiamente la riflessione dell’antico asceta, che ne tesse un profondo elogio:
"Per Afraate la vita cristiana è incentrata nell’imitazione Cristo, nel prendere il suo giogo e nel seguirlo sulla via del Vangelo. Una delle virtù che più conviene al discepolo di Cristo è l’umiltà. Essa non è un aspetto secondario nella vita spirituale del cristiano: la natura dell’uomo è umile, ed è Dio che la esalta alla sua stessa gloria (...) Restando umile, anche nella realtà terrena in cui vive, il cristiano può entrare in relazione col Signore".
Benedetto XVI ha concluso l’udienza con i consueti saluti in varie lingue ai gruppi di pellegrini nella Piazza. Un pensiero particolare del Papa è andato alle partecipanti al Capitolo generale delle Suore Missionarie di San Carlo Borromeo–Scalabriniane, esortate ad essere “generose dispensatrici di speranza, di solidarietà e di comunione”. E un successivo cenno del ha riguardato i membri dell’emittente italiana Radio Mater di Erba: “Esprimo apprezzamento - ha detto loro il Pontefice - per il servizio ecclesiale che svolgono diffondendo la devozione verso la Vergine Santa”.
www.radiovaticana.org
Il papa: gli umili sono ''belli e desiderabili''. Preoccupazione per la Somalia
di Angela Ambrogetti/ 21/11/2007
Nella catechesi dell’ udienza generale Benedetto spiega l’insegnamento di Afraate, padre siriano del IV secolo. Preghiera e penitenza per ottenere la perfetta umiltà del vero cristiano. Il pensiero del papa per la popolazione della Somalia.
CITTA' DEL VATICANO - Maglioncino bianco sotto la talare, mantello rosso, papa Benedetto affronta il freddo di piazza san Pietro gremita di fedeli anche se sotto un cielo grigio che minaccia pioggia. In decine di migliaia lo salutano al passaggio della campagnola bianca, alle spalle dell’obelisco si vendono le impalcature del presepe che anche quest’anno sarà il centro di attrazione natalizia della Piazza. Organo, bande e cori si alternano mentre il papa sale sul palco situato nel sagrato.
Al centro della catechesi, che prosegue il racconto dei primi secoli della Chiesa, c'è preghiera. Un padre siriano, Afraate, il saggio. Importante ed enigmatico, dice il papa, originario di Ninive, oggi Mosul, in Iraq. Umiltà e preghiera sono le parole chiave dell’insegnamento di Afraate che trae la sua forza spirituale dall’ascetismo e dal monachesimo che caratterizzano le antiche comunità siriane, lontane dalla influenza ellenizzante e legate alla Chiesa Madre di Gerusalemme.
La lingua di Afraate, il siriaco, è semitica, vicina all’aramaico, la stessa usata da Gesù. Anche per questo il legame con i testi sacri è fortissimo e il siriano si sente vero discepolo della Scrittura e vive l’ atmosfera della cultura giudaico cristiana che coniuga Antico e Nuovo Testamento.
Per Afraate, la preghiera e l’umiltà sono il senso stesso della vita del cristiano. La “ferita” del peccato può essere curata solo da Cristo e tramite la penitenza. Una penitenza che si attua attraverso il digiuno, e non solo fisico. Afraate indica il digiuno dalla parola, dalla collera, dal possesso dei beni. Il vero cristiano è quello che vive, pratica l’umiltà e ne gioisce, perché la natura dell’uomo è umile, ed è Dio che la esalta. Per il padre del IV secolo, il corpo umano è chiamato alla gioia e alla bellezza, alla luce.
Al termine della catechesi, il papa ha rivolto un pensiero speciale alla Somalia e in particolare alla situazione umanitaria di Mogadiscio “sempre più afflitta dall'insicurezza sociale e dalla poverta'". Benedetto XVI ha incoraggiato "gli sforzi di quanti, pur nell'insicurezza e nel disagio, rimangono in Somalia per portare aiuto e sollievo agli abitanti".
www.korazym.org
DA PETRUS
La catechesi del Papa all’Udienza Generale: “Afraate insegna che solo Cristo è il medico che può guarire dalle ferite di satana”
di Gianluca Barile
CITTA’ DEL VATICANO - La Chiesa antica presentava "la salvezza di Cristo come una guarigione, Cristo stesso come medico e il peccato come una ferita che solo la penitenza può risanare". Lo ha ricordato Benedetto XVI nel discorso all'udienza generale tenuta in piazza San Pietro per circa 30.000 fedeli. Il Pontefice ha preso spunto dalle pagine di un grande scrittore cristiano e Padre della Chiesa del quarto secolo, Afraate, monaco e asceta siriano, detto ‘Il Saggio’, per il quale, ha spiegato, "così come il soldato ferito in guerra non ha vergogna di rivolgersi ad un medico saggio, quanti sono feriti da Satana non debbono vergognarsi di chiedere la medicina della penitenza che potrà guarirli". L'importanza della preghiera ''che si fa vita'' e porta ''opere buone'' e' stato al centro della catechesi ispirata dunque ad Afraate, di cui il Papa ha sottolineato l'essere parte di una comunità ''alla frontiera tra giudaismo e cristianesimo'' fortemente legata alla Chiesa-madre di Gerusalemme, in un'epoca in cui il cristianesimo stesso ''non era ancora entrato in contatto con altre correnti di pensiero'', in particolare quella greca. Afraate è quindi una figura vissuta prima che si realizzasse quella fusione, particolarmente cara a Benedetto XVI, tra la fede di tradizione giudaico-cristiana e la ragione e la filosofia greche. ''Le comunità siriache del IV secolo - ha ricordato il Papa - rappresentano il mondo semitico da cui e' uscita la Bibbia stessa, e sono espressione di un cristianesimo la cui formulazione teologica non e' ancora entrata in contatto con correnti culturali diverse, ma vive in forme proprie di pensiero. Sono Chiese in cui l'ascetismo sotto varie forme eremitiche (eremiti nel deserto, nelle caverne, reclusi, stiliti), e il monachesimo sotto forme di vita comunitaria, esercitano un ruolo di vitale importanza nello sviluppo del pensiero teologico e spirituale''. Afraate, originario della regione di Ninive-Mossul e vissuto nella prima meta' del IV secolo, fu a capo di un monastero e poi vescovo. Parlava nella lingua siriaca e scrisse 23 discorsi centrati su ''diversi temi di vita cristiana, come la fede, l'amore, il digiuno, l'umilta', la preghiera, la stessa vita ascetica, e anche il rapporto tra giudaismo e cristianesimo, tra Antico e Nuovo Testamento''. Benedetto XVI ha voluto mettere soprattutto in evidenza gli insegnamenti di Afraate sull'umiltà e sulla preghiera. Quest'ultima, ha detto il Santo Padre, si realizza fondamentalmente ''in un impegno coerente di carità cristiana'', in particolare verso i poveri: ''La preghiera e' buona - ha spiegato Benedetto XVI - quando le sue opere sono buone, ed e' accolta quando porta il bene''. Per Afraate, ha continuato il Papa, "la vita cristiana e' incentrata nell'imitare Cristo, nel prendere il suo giogo e nel seguirlo sulla via del Vangelo e una delle virtù che più conviene al discepolo di Cristo è l'umiltà". Anche la sua visione "dell'uomo e della sua realtà corporale - ha aggiunto Benedetto XVI - è molto positiva: il corpo umano, sull'esempio di Cristo umile, è chiamato alla bellezza, alla gioia, alla luce". Rappresentante della letteratura siriaca, Afraate morì forse martire nella persecuzione di Sapore II, re di Persia, poco dopo il 345. Mentre a Roma Costantino concedeva ai cristiani libertà di culto, in Persia si scatenò infatti una reazione ostile al cristianesimo: nei suoi scritti troviamo traccia della grande persecuzione subita dai suoi correligionari da parte dell'impero persiano, e le sue opere costituiscono una fonte importante per la storia del cristianesimo nell'impero persiano e rappresentano i più antichi monumenti della letteratura in lingua siriaca.
Incontro 'speciale' per Benedetto XVI con un 'singolare' Babbo Natale
CITTA’ DEL VATICANO - Incontro insolito per Papa Benedetto XVI al termine dell'udienza generale: ad attenderlo sul sagrato, tra gli ospiti d'onore, c'era anche un Santa Klaus, la versione occidentale dell'antica figura di San Nicola, vescovo cristiano orientale dell'Asia Minore. L'uomo, vestito con un mantello rosso, una candida barba bianca, la mitria rossa da vescovo e un pastorale, ha fermato il Pontefice e gli ha offerto un dono; Benedetto XVI ha mostrato di apprezzare il gesto e si e' fermato a chiacchierare e a scherzare. Dalla tradizione di San Nicola, attraverso una serie di passaggi e commistioni culturali e religiose, e' nata la figura di Santa Klaus e poi di Babbo Natale. Nei Paesi di lingua tedesca, San Nicola rimane pero' il popolare personaggio che porta i doni ai bambini il 6 dicembre.
Somalia, il Santo Padre segue con trepidazione l'evolversi della situazione
CITTA’ DEL VATICANO - Papa Benedetto XVI segue ''con trepidazione l'evolversi degli eventi'' in Somalia. Lo ha detto il Pontefice stesso al termine dell'udienza generale in Piazza San Pietro. ''Giungono dolorose notizie circa la precaria situazione umanitaria della Somalia, specialmente a Mogadiscio - ha detto il Santo Padre - sempre più afflitta dall'insicurezza sociale e dalla povertà. Seguo con trepidazione l'evolversi degli eventi - ha aggiunto il Papa Benedetto XVI - e faccio appello a quanti hanno responsabilità politiche, a livello locale e internazionale, affinchè si trovino soluzioni pacifiche e si rechi sollievo a quella cara popolazione''.
+PetaloNero+
Wednesday, November 21, 2007 2:56 PM
Il Papa inaugura la nuova sede dell'ufficio del cardinale Sodano, che il 23 novembre compirà 80 anni
Al termine dell’udienza generale, il Papa ha inaugurato, al Cortile San Damaso, la nuova sede dell’ufficio del cardinale Angelo Sodano, decano del Collegio cardinalizio. L’evento cade a due giorni dal compleanno del porporato che venerdì 23 novembre compirà 80 anni diventando così cardinale non elettore. Oggi alle 18.00 in Vaticano, nella Chiesa di Maria Madre della Famiglia, nel Palazzo del Governatorato, si terrà un concerto d’organo in onore del segretario di Stato emerito. Il concerto, promosso dall’arcivescovo Giovanni Lajolo, presidente del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, vedrà l’organista Marco Bidin eseguire brani di Frescobaldi, de Cabezón, Bach, Brahms, Couperin, Schlick, Reger e Correa de Arauxo.
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+PetaloNero+
Wednesday, November 21, 2007 2:57 PM
Nomine
In Tanzania, il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Moshi presentata da mons. Amedeus Msarikie, per raggiunti limiti di età. Il Papa ha nominato nuovo vescovo di Moshi il rev. Isaac Amani Massawe, del clero di Moshi, parroco della Cattedrale. Il rev.do Isaac Amani Massawe è nato il 10 giugno 1951 a Mango, nella diocesi di Moshi. Il 29 giugno 1975 è stato ordinato sacerdote ed incardinato nella diocesi di Moshi.
In Corea, il Papa ha nominato vescovo di Pusan mons. Paul Hwang Cheol-soo, finora vescovo ausiliare e amministratore diocesano di Pusan.
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+PetaloNero+
Wednesday, November 21, 2007 8:39 PM
Nuovi parametri e introduzione delle "classi di merito" per le retribuzioni dei dipendenti vaticani
Dal prossimo primo gennaio, cambierà il sistema retributivo dei dipendenti vaticani. Lo hanno deciso i capi dicastero e i vertici degli Organismi collegati con la Santa Sede o amministrativamente dipendenti dall’APSA, nel corso di una riunione svoltasi questa mattina e presieduta dal cardinale segretario di Stato, Tarcisio Bertone. Tra le novità, informa una nota della Sala Stampa vaticana, “la disposizione principale e più innovativa riguarda i nuovi parametri per la retribuzione del personale”, che comporta “un allargamento del ventaglio delle retribuzioni” per i dieci livelli funzionali e soprattutto, si specifica, “l’introduzione delle ‘classi di merito’ all’interno dei singoli livelli”. Con questa novità, prosegue la nota, “si introduce nel sistema retributivo vaticano un elemento di incentivo e di remunerazione che tiene conto – pur all’interno di uno stesso livello funzionale – di fattori come dedizione, professionalità, rendimento, correttezza”. Altre disposizioni, si legge ancora, riguardano le categorie dirigenziali e il Regolamento per il personale dirigente laico.
Tuttavia, chiarisce la nota vaticana, se l’entrata in vigore per le retribuzioni è fissata al primo gennaio 2008, per le “classi di merito” vi sarà “una gradualità di applicazione nel tempo”. Inoltre, tali disposizioni si affiancano a quelle riguardanti la retribuzione degli straordinari, che completano quelle già stabilite nei mesi scorsi. “Tutte queste disposizioni - conclude la nota - comportano vantaggi per il personale e naturalmente un aggravio per le amministrazioni, che vengono invitate ad un saggio impegno amministrativo che permetta di far fronte a questo nuovo sforzo per un miglioramento del trattamento del personale”.
www.radiovaticana.org
+PetaloNero+
Thursday, November 22, 2007 12:45 AM
Da Petrus
Il 2 Dicembre Ratzinger in visita agli ammalati del San Giovanni Battista di Roma
CITTA’ DEL VATICANO - Il 2 dicembre prossimo, Papa Benedetto XVI fara' una visita pastorale all'ospedale romano San Giovanni Battista, in Via della Magliana. Ne da' notizia l'agenzia francese I.Media. In occasione della prima domenica di Avvento, il Pontefice celebrera' la Santa Messa alle 9.00 del mattino nell'ospedale gestito dall'Ordine di Malta. Al termine della Messa incontrera' quindi i pazienti della struttura e i loro familiari, compresi i ricoverati nel servizio di terapia intensiva usciti da un periodo di coma.
+PetaloNero+
Thursday, November 22, 2007 2:58 PM
Nuovo forte appello del Papa contro la fame. Incontrando la FAO, Benedetto XVI avverte: il progresso tecnico non basta, bisogna guardare alla persona nella sua integralità
Ancora una volta, Benedetto XVI leva alta la voce in difesa dei più deboli e, in particolare, contro lo scandalo della fame. Occasione dell’accorato appello, l’udienza di stamani ai partecipanti alla 34.ma sessione della Conferenza generale della FAO, l’agenzia dell’ONU per l’Alimentazione e l’Agricoltura. Il Papa ha esortato tutti gli uomini di buona volontà ad unirsi per sconfiggere la fame e costruire una pace giusta e duratura fondata sulla dignità inviolabile della persona umana. Il servizio di Alessandro Gisotti:
"The time has come to ensure, for the sake of peace…"
“E’ tempo, per il bene della pace, di assicurare che ogni uomo, donna, bambino non debba più soffrire la fame”: è l’accorato appello di Benedetto XVI, che nel discorso ai membri della FAO ha sottolineato come il motto di questa organizzazione, fiat panis, “sia anche al cuore del Vangelo, che la Chiesa è chiamata a proclamare”. “La famiglia umana – ha esortato – deve trovare gli strumenti e le strategie per risolvere i conflitti causati dalle differenze sociali, dalle rivalità etniche e dalla enorme disparità nei livelli del progresso economico”.
"Mankind is thirsting for true and lasting peace…".
“L’umanità – ha detto ancora – è assetata di una pace vera e duratura”, che può essere edificata solo se, tanto i cittadini quanto i governanti, assumono dei comportamenti “fermamente radicati” nel principio della giustizia. Giustizia che ha il suo fondamento proprio nella “destinazione universale dei beni del creato”. Il progresso tecnico, ha rilevato, “per quanto importante, non è tutto”. Tale progresso deve, infatti, inserirsi “nel più ampio contesto del bene integrale della persona umana”. Ha così evidenziato il ruolo della religione, che può offrire un contributo distintivo soprattutto attraverso la formazione delle menti e dei cuori, “in accordo con una visione” integrale “della persona umana”. La Santa Sede, ha sottolineato, è da sempre impegnata a sostenere ogni sforzo utile a “liberare l’umanità dalla carestia e dalla malnutrizione” consapevole che per risolvere questi problemi non bastano dei mezzi tecnici raffinati, ma urge soprattutto “un genuino spirito di cooperazione di tutti gli uomini di buona volontà”. Questo impegno, ha proseguito, “richiede un riconoscimento della dignità insita nella persona umana, ad ogni stato della sua esistenza”.
"All forms of discrimination…".
“Tutte le forme di discriminazione”, ha avvertito, “in particolare quelle che mortificano lo sviluppo agricolo vanno combattute, giacché costituiscono una violazione del diritto fondamentale di ogni persona ad essere libera dalla fame”. Questi sforzi, ha rilevato, sono ancor più urgenti oggi, in un tempo nel quale viviamo il paradosso di una “diffusione della povertà in un mondo che sperimenta una ricchezza senza precedenti, tanto economica quanto scientifica e tecnologica”. A volte, ha costatato con amarezza il Santo Padre, gli ostacoli che si presentano possono portare allo scoraggiamento: guerre, epidemie, disastri naturali. Tuttavia, è stata la sua esortazione, “queste difficoltà devono servire come motivazione per raddoppiare gli sforzi affinché ogni uomo possa avere il pane quotidiano”. La Chiesa, ha ribadito, è convinta che la richiesta di soluzioni tecniche più efficaci vada sempre accompagnata da programmi incentrati sui quei valori fondamentali che trovano la loro fonte nell’inalienabile dignità della persona umana.
"The united effort of the international community…".
Per eliminare la malnutrizione e promuovere un genuino sviluppo, ha detto ancora, serve uno “sforzo unitario” della comunità internazionale. Ha, così, messo l’accento sulla necessità di strutture che assicurino una corretta valutazione delle risorse necessarie per affrontare un’ampia serie di situazioni. Questa lotta contro la fame, ha esortato il Papa, richiede “il contributo di ogni membro della società” - individui, organizzazioni di volontariato, governi – “sempre con il dovuto rispetto di quei principi morali che costituiscono il patrimonio comune di ogni persona e il fondamento di ogni vita sociale”. La comunità internazionale, ha avvertito, deve sempre usufruire di questo “tesoro di valori comuni”, poiché lo sviluppo può essere “autentico e duraturo” soltanto se viene alimentato da uno spirito di cooperazione e dalla volontà di “condividere le risorse tecniche e professionali”. Benedetto XVI non ha mancato infine di riconoscere il ruolo e i risultati conseguiti dalla FAO nella lotta alla fame, augurandosi che possa continuare proficuamente il suo lavoro anche nel futuro.
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DA PETRUS
Il Papa incontra la FAO e invita ad uno sforzo unitario per vincere la fame nel mondo
CITTA’ DEL VATICANO - Per vincere la fame serve uno "sforzo unitario" della comunita' internazionale per eliminare la malnutrizione e promuovere un genuino sviluppo. "E' tempo, per il bene della pace, di assicurare che ogni uomo, donna, bambino non debba piu' soffrire la fame", ha affermato Benedetto XVI nel discorso ai membri della Fao ricevuti in queste ore in Vaticano. La lotta contro la fame, ha sottolineato il Pontefice, richiede "il contributo di ogni membro della societa', sempre con il dovuto rispetto di quei principi morali che costituiscono il patrimonio comune di ogni persona e il fondamento di ogni vita sociale". La comunita' internazionale, ha avvertito il Papa, deve sempre usufruire di questo "tesoro di valori comuni", poiche' lo sviluppo puo' essere "autentico e duraturo" soltanto se viene alimentato da uno spirito di cooperazione e dalla volonta' di "condividere le risorse tecniche e professionali". "L'umanita' - ha detto ancora il Pontefice - e' assetata di una pace vera e duratura", che puo' essere edificata solo se, tanto i cittadini quanto i governanti, assumono dei comportamenti "fermamente radicati" nel principio della giustizia. Giustizia che ha il suo fondamento proprio nella "destinazione universale dei beni del creato". Il progresso tecnico, ha rilevato, "per quanto importante, non e' tutto". Tale progresso deve, infatti, inserirsi "nel piu' ampio contesto del bene integrale della persona umana". "Tutte le forme di discriminazione", ha avvertito, "in particolare quelle che mortificano lo sviluppo agricolo vanno combattute, giacche' costituiscono una violazione del diritto fondamentale di ogni persona ad essere libera dalla fame". Secondo Papa Benedetto XVI, la lotta alla fame diventa ancor piu' urgente oggi, in un tempo nel quale viviamo il paradosso di una "diffusione della poverta' in un mondo che sperimenta una ricchezza senza precedenti, tanto economica quanto scientifica e tecnologica". A volte, ha constatato con amarezza il Pontefice, gli ostacoli che si presentano possono portare allo scoraggiamento: guerre, epidemie, disastri naturali. Tuttavia, e' stata la sua esortazione, "queste difficolta' devono servire come motivazione per raddoppiare gli sforzi affinche' ogni uomo possa avere il pane quotidiano". Da parte sua, la Santa Sede, ha ricordato il Papa, e' da sempre impegnata a sostenere ogni sforzo utile a "liberare l'umanita' dalla carestia e dalla malnutrizione" consapevole che per risolvere questi problemi non bastano dei mezzi tecnici raffinati, ma urge soprattutto "un genuino spirito di cooperazione di tutti gli uomini di buona volonta'".
+PetaloNero+
Thursday, November 22, 2007 2:59 PM
Altre udienze
Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina alcuni presuli della Conferenza episcopale del Kenya, in visita "ad Limina", e mons. Paolo Pezzi, arcivescovo della Madre di Dio a Mosca, con i familiari.
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+PetaloNero+
Thursday, November 22, 2007 3:00 PM
Domani, giornata di riflessione e preghiera del Collegio cardinalizio con il Papa alla vigilia del Concistoro per la creazione di 23 nuovi cardinali
Domani si terrà nell’Aula Nuova del Sinodo una giornata di riflessione e preghiera del Collegio cardinalizio con il Papa alla vigilia del Concistoro ordinario pubblico per la creazione di 23 nuovi cardinali. La meditazione del mattino, introdotta dal cardinale Walter Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per l’unità dei Cristiani, sarà dedicata al dialogo ecumenico. I nuovi porporati – aveva detto Benedetto XVI annunciando il Concistoro all’udienza generale del 17 ottobre – “sappiano testimoniare con coraggio in ogni circostanza il loro amore per Cristo e per la Chiesa”. Il servizio di Amedeo Lomonaco:
La dignità cardinalizia rappresenta una chiamata ad una responsabilità ancora più grande al servizio della Chiesa. E’ quanto ricorda, al microfono di Silvonei Protz, mons. Odilio Pedro Scherer, arcivescovo di San Paolo, che sabato 24 novembre sarà tra coloro che riceveranno dal Papa la berretta cardinalizia:
"Io interpreto questa chiamata come una chiamata alla missione, in maniera più impegnativa. Cambia senz’altro il mio rapporto con la Chiesa universale, di tutto il mondo, perché i cardinali sono chiamati ad essere anche collaboratori del Santo Padre; mi preparo per assumere con coscienza e impegno quello che mi sarà affidato. In Brasile, la nomina è stata accolta con molta gioia e tutti hanno ancora in mente le immagini della visita del Santo Padre, nel maggio scorso. Adesso la gente forse dà più importanza anche al suo Magistero, alle sue parole perché hanno sentito, hanno visto da vicino il Papa che era lì tra di noi e questo rimane nel cuore della gente".
Tra i prossimi porporati figura anche mons. Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Conferenza episcopale italiana (CEI), che al microfono di Tiziana Campisi, sottolinea come la dignità cardinalizia sia una grande responsabilità da accogliere con crescente consapevolezza:
"E’ una responsabilità nuova che investe la mia persona, come l’atto di fiducia del Papa, che investe l’intera diocesi, la mia comunità. Quindi, sono sicuro che sia i miei sacerdoti che tutti i fedeli di Genova siano consapevoli di questo dono e di questo nuovo compito di fedeltà al Santo Padre e di vivacità della comunità cristiana. Sento sempre la vicinanza della mia Chiesa, anche per vicende, a volte un po’ pesanti, che mi hanno visto coinvolto; però, anche in questo momento di gioia, seppure di responsabilità, avverto molto questa vicinanza. La presenza di fedeli di Genova a Roma sicuramente mi testimonia questo affetto che naturalmente è reciproco".
E gioia e timore per la nomina cardinalizia esprime, al microfono di Giovanni Peduto, mons. Raffaele Farina, archivista e bibliotecario di Santa Romana Chiesa:
"Essere cardinale non è una cosa da poco e non si può rimanere indifferenti anche se io sinceramente non me l’aspettavo; e soprattutto, quello che mi pare sia evidente è il timore di non essere degno, di non essere all’altezza di questo incarico, di quest’onore. Timore anche per eventuali altri incarichi che il Santo Padre mi affiderà. Vorrei anche aggiungere un auspicio: coloro che lavorano in Vaticano sono in maggioranza laici; auspico che siano motivati, cioè consci del servizio che prestano alla Santa Sede, sentendo di lavorare accanto al Papa e che lavorino con entusiasmo, con ottimismo, con riconoscenza".
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+PetaloNero+
Thursday, November 22, 2007 3:02 PM
Da Petrus
Concistoro, aumenta il 'peso' degli italiani
CITTA’ DEL VATICANO - Dopo il polacco Karol Wojtyla e il tedesco Joseph Ratzinger, il prossimo Papa potrebbe essere un italiano, come lo erano stati tutti i Pontefici precedenti da 500 anni in avanti. La decisone di Benedetto XVI di annoverare nel Sacro Collegio quattro italiani porta infatti a ben 39 i voti dei nostri connazionali in un eventuale Conclave. Tra i nominati, poi, ci sono almeno due personaggi che hanno caratteristiche ritenute adatte. Il primo e' Angelo Bagnasco, 64 anni, attuale presidente della Cei e arcivescovo di Genova, erede in questi incarichi di una personalita' straordinaria come il Cardinale Giuseppe Siri. Gia' ordinario militare, e' stato scelto per le attuali responsabilita' dal Papa con l'accordo dei Cardinali Camillo Ruini, 76 anni, suo predecessore alla guida dell'Episcopato, e Tarcisio Bertone, 73 anni, suo predecessore a Genova e oggi segretario di Stato. Per la successione a Ratzinger (che non e' certamente imminente) contro entrambi gioca il fattore dell'eta': per questo potrebbero tornare ad accordarsi per indicare Bagnasco. L'altro papabile tra i nuovi Cardinali italiani e' senz'altro l'arciprete di San Pietro Angelo Comastri, anche lui 64 anni, che e' stato molto vicino a Madre Teresa di Calcutta e a Giovanni Paolo II e che ha accolto a Loreto nel 2004 in occasione del suo ultimo sofferto pellegrinaggio. Gli altri due italiani, Giovanni Lajolo, 72 anni, ex ministro degli esteri di Wojtyla, e Raffaele Farina, 74 anni, salesiano come Bertone, provengono entrambi dalla Curia e saranno piuttosto dei catalizzatori di consenso. Decisivo in questo ruolo potra' rivelarsi anche l'italo-argentino Leonardo Sandri, 64 anni, molto conosciuto per aver dato la sua voce a Papa Wojtyla nell'ultimo periodo del Pontificato. Braccio destro alla Segreteria di Stato del Cardinale Angelo Sodano, che il 23 novembre compie 80 anni ed esce dal Conclave, potra' ereditarne il "pacchetto" indirizzando la "destra" latino- americana su un candidato italiano. L'elenco dei nuovi Cardinali allontana infatti la possibilita' di un Papa latino-americano: la lista compilata da Benedetto XVI porta infatti a 60 i porporati europei: dei nuovi elettori ci sono due spagnoli: gli arcivescovi Garcia Gasco Vicente di Valencia, e Martinez Sistach di Barcellona, un francese (Vingt-Trois di Parigi), un irlandese (Brady di Armagh). Sono un polacco (Rylko) e un tedesco (Cordes) anche due dei nominati tra i curiali. L'America vede crescere globalmente a 37 Cardinali la sua presenza in un eventuale Conclave grazie all'inserimento di due statunitensi (Di Nardo di Huston e l'ex curiale Foley), un argentino (il curiale Sandri); ed e' argentino anche il quinto dei non elettori, l'ex arcivescovo di Parana' (Esteban Karlic), mentre altri due latino-americani sono un messicano (Robles Ortega di Monterrey) e un brasiliano (Schrer di San Paolo). L'Africa sale a 9 (grazie alle porpore concesse a Njue di Nairobi e Sarr di Dakar), l'Asia a 13 (con Gracias di Bombay). L'Oceania resta a due. Nella previsione di un Conclave pesano anche le esclusioni di oggi. Non compaiono infatti nell'elenco dei nuovi Cardinali i nomi di alcuni arcivescovi che erano dati invece per certi, tra i quali l'italiano Paolo Romeo, nuovo arcivescovo di Palermo escluso dal criterio di non concedere la porpora agli ordinari di diocesi che hanno gia' un Cardinale elettore: in questo caso Salvatore De Giorgi, 77enne. Per la stessa ragione dovranno aspettare ancora il loro turno l'arcivescovo di Washington, Donald William Wuerl, l'arcivescovo di Varsavia Kazimierz Nycz, e l'arcivescovo di Minsk (ed ex arcivescovo di Mosca) Tadeusz Kondrusiewicz. Il criterio della sede cardinalizia gia' coperta non e' stato applicato per l'arcivescovo di Dublino Diarmuid Martin: gli e' stato preferito il connazionale Sean Bardy arcivescovo di Armagh, sede da tempo non cardinalizia. E tra gli "esclusi" figura anche il neo super-ministro della Cultura, Gianfranco Ravasi: è stato appena nominato arcivescovo, dovrà forse attendere il prossimo Concistoro.
Il Concistoro nell'Aula Paolo VI o in Piazza San Pietro, dipenderà dalle condizioni del tempo
CITTA’ DEL VATICANO - Non e' ancora deciso se si terra' nell'avveniristica aula Nervi o in piazza San Pietro il Concistoro ordinario per la cerazione dei nuovi cardinali in programma sabato mattina. L'incertezza e' determinata dalle previsioni atmosferiche, perche' in base alle richieste di partecipazione (sono attesi 40 mila fedeli) la scelta dovrebbe cadere sul sagrato della Basilica. Ma quale che sia la cornice, dopo il saluto liturgico, il Papa leggera' la formula di creazione, e proclamera' solennemente i nomi dei 23 nuovi porporati. Poi il neo Cardinale Leonardo Sandri, primo dell'elenco, a nome di tutti, rivolgera' al Pontefice un indirizzo di omaggio. Dopo la liturgia della parola il Papa terra' il suo discorso. Seguiranno la professione di fede e il giuramento dei nuovi cardinali. Ogni cardinale, secondo l'ordine di creazione, si avvicinera' al Papa e gli si inginocchiera' davanti per ricevere la berretta cardinalizia che Benedetto XVI gli poggera' sul capo pronunciando la formula: "rossa come segno della dignita' del cardinalato, a significare che dovete essere pronti a comportarvi con fortezza, fino all'effusione del sangue, per l'incremento della fede cristiana, per la pace e la tranquillita' del popolo di Dio e per la liberta' e la diffusione della Santa Romana Chiesa". Quindi il Papa assegnera' al cardinale una chiesa di Roma (Titolo o Diaconia) quale segno di partecipazione alla sollecitudine pastorale del Papa nell'Urbe consegnando a ciascuno la Bolla di creazione cardinalizia e di assegnazione del Titolo o della Diaconia e scambiando con il neo cardinale l'abbraccio di pace. Il nuovo Cardinale scambiera' poi con gli altri nuovi porporati lo stesso abbraccio. Il rito si concludera' con la preghiera dei fedeli, la recita del Padre Nostro e la benedizione finale.
Concistoro, il Segretario di Stato: "Il Pontefice è andato oltre il criterio della rappresentanza geografica"
CITTA’ DEL VATICANO - "Il Collegio cardinalizio non e' e non puo' essere una mera assemblea in cui vengono rappresentate con metodi democratici le varie Chiese locali". Il segretario di Stato Tarcisio Bertone risponde sul quotidiano cattolico Avvenire alle critiche mosse alle nomine cardinalizie di Papa Benedetto che hanno modificato gli equilibri di un eventuale Conclave a favore dell'Europa (e dell'Italia) penalizzando il Sud del mondo. "Il Colegio cardinalizio - afferma Bertone - e' tutt'altro, come ripetutamente hanno spiegato i Papi nei discorsi e nelle omelie pronunciati durante i Concistori: il Papa e' sovranamente libero nella scelta dei Cardinali, e in ogni caso se si considera solo matematicamente il rapporto tra fedeli e Cardinali forse puo' sembrare che ci sia una sperequazione; ma se si vedono meglio i dati della distribuzione dei sacerdoti e dei vescovi nel mondo, anche le proporzioni risultano piu' equilibrate". Nell'intervista Bertone spiega anche la decisione di Benedetto di far precedere il Concistoro da una riunione straordinaria, alla quale saranno ammessi anche i 23 candidati alla porpora: "il Papa - ha ricordato - ama avere il consiglio dei suoi collaboratori, compresi gli ultimi arrivati. E quindi gia' dal Concistoro dello scorso anno e' stato scelto il criterio di far partecipare all'incontro anche i Cardinali designati pur se non ancora creati". Quanto alla frequenza quasi annuale di questi incontri, Bertone ha sottolineato che "il Santo Padre fin da subito ha fatto conoscere il suo desiderio di poter contare sui saggi consigli di quello che viene chiamato anche il Senato del Papa. E' poi noto come il Cardinale Joseph Ratzinger abbia avuto come suo metodo di lavoro sempre quello di ascoltare con attenzione le riflessioni dei suoi collaboratori, dai piu' anziani ai piu' giovani, prima di prendere una decisione. Papa Benedetto non ha cambiato la sua metodologia anche nel governo della Chiesa universale".
Concistoro, Benedetto XVI indosserà una Mitria di Pio IX e una casula di Giovanni Paolo II
CITTA’ DEL VATICANO - In occasione del Concistoro ordinario per la creazione di 23 nuovi Cardinali in programma sabato mattina, Papa Benedetto XVI ha deciso di indossare una mitra usata dal beato Pio IX e un piviale in seta dorata con stolone appartenente a un paramento piu' antico, forse del XVI secolo, con immagini relative a vita dei Santi, tra cui Pietro e Paolo. Domenica 25, festa di Cristo Re, per la Messa della consegna degli anelli, Papa Benedetto XVI indossera' invece una mitra fatta appositamente per lui e una casula utilizzata da Giovanni Paolo II nel suo ultimo Concistoro. Lo comunica l'Ufficio per le Celebrazioni Liturgiche, diretto da qualche settimana dal nuovo maestro, don Guido Marini, discepolo dell’indimenticabile Cardinale Giuseppe Siri.
+PetaloNero+
Thursday, November 22, 2007 3:03 PM
Da Petrus
I Cardinali vecchi e nuovi in 'Conclave' per discutere di ecumenismo
CITTA’ DEL VATICANO - Il tema dell'ecumenismo e' al centro della riunione straordinaria dei Cardinali che si terra' tra poche ore in Vaticano. Convocata da Benedetto XVI alla vigilia del suo secondo Concistoro, la riunione sara' aperta da una relazione sullo stato dei rapporti con le diverse chiese cristiane presentata dal Cardinale Walter Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per l'Unita' dei Cristiani. Poi i Cardinali di nuova e vecchia nomina potranno prendere la parola liberamente. Benedetto XVI partecipera' alla riunione e rivolgera' un saluto ai partecipanti. Le riunioni straordinarie dei Cardinali erano in uso fin dal Medio Evo e ancora nel Rinascimento, e Giovanni Paolo II ripristino' questa prassi agli inizi degli anni ottanta. Anticamente i Cardinali erano convocati in queste assise dal Pontefice per dibattere su questioni che riteneva importanti e per essere cosi' aiutato nel prendere le decisioni in merito. In queste ore, in particolare, sara' presentato ai Cardinali il "documento di Ravenna" nel quale gli ortodossi, ma non il Patriarcato di Mosca che e' il piu' importante sia perche' guida la comunita' piu' numerosa sia per il ruolo strategico esercitato da Alessio II nella Russia di Putin, riconoscono il Papa come Patriarca di Roma e "primus inter pares": e' vero, sostiene il documento, che il Papa prima dello scisma del 1054 era "il primo dei patriarchi", ma cosa questa primazia significasse prima dello scisma e soprattutto cosa significhi oggi e' questione aperta. Nella riunione potranno essere portate anche altre questioni quali, ad esempio, la situazione dei religiosi sparsi nel mondo, il protrarsi degli "abusi liturgici" con l'aggravante della disobbedienza nell'applicazione del Motu Proprio "Summorum Pontificum" e il ruolo delle Conferenze Episcopali.
+PetaloNero+
Thursday, November 22, 2007 4:47 PM
Da Petrus
Concistoro, la gratitudine di Bagnasco: "Un segno di attenzione del Papa per la Cei"
CITTA’ DEL VATICANO - Per il presidente della Cei Angelo Bagnasco, la porpora che gli arriva a pochi mesi dalla nomina quale successore del grande Cardinale Camillo Ruini, "e' anzitutto un grande atto di benevolenza e di attenzione del Santo Padre verso l'episcopato italiano". "Investendo della porpora il suo presidente, il Papa mostra la sua particolare stima verso tutti i vescovi italiani. E da parte nostra - assicura - questo momento si puo' tradurre in una rinnovata adesione affettiva e reale a Pietro per il suo magistero". Il neo Cardinale confida i suoi sentimenti in un'intervista al quotidiano cattolico Avvenire: "Anzitutto - spiega - provo gratitudine verso il Santo Padre per questo suo ulteriore atto di fiducia e di stima. Ma allo stesso tempo sperimento la trepidazione per le nuove responsabilita' legate alla dignita' cardinalizia: si tratta di entrare in un vincolo ancor piu' stretto di comunione e di collaborazione con il Papa e con il suo ministero universale. Si tratta di aiutarlo insieme ai confratelli del Collegio cardinalizio, con un amore ancora piu' grande verso la Chiesa e tutto l'episcopato". Secondo il presidente della Cei, la porpora cardinalizia aggiunge "un vincolo ulteriore e particolarissimo con la sede di Pietro. Come ho gia' detto a tanti sacerdoti e comunita' della mia diocesi in queste settimane, mi sento chiamato - spiega - a una prospettiva piu' universale nello svolgimento della mia missione a Genova. Il Collegio cardinalizio deve avere uno sguardo ampio su tutta la Chiesa. Questa sensibilita' rinnovata deriva proprio dall'ufficio di Cardinale: e' il quid che si deve aggiungere al ministero episcopale diocesano". La decisione del Papa e' stata accolta con gioia a Genova, dove rileva Bangasco, "sono tutti molto contenti, e non solo i cattolici ma anche chi non frequenta e i non cristiani: ovunque - dice - avverto grande partecipazione, molti esprimono la loro gioia per quello che viene vissuto come un onore per la diocesi e la citta', non solo per il loro vescovo. Mi ha colpito poi la mobilitazione di tanti per essere sabato a Roma: un piccolo sacrificio, del quale sono molto grato. Verranno quattro pullman anche da Pesaro. Sara' davvero una gioia saperli insieme a me con il Papa".
Concistoro, Comastri: "Non siamo in carriera ma rossi dalla vergogna"
CITTA’ DEL VATICANO - "Chiedo a tutti la carita' di una preghiera, affinche' la porpora non esprima il rossore della mia vergogna". Un biglietto con questa singolare richiesta circola in questi giorni in Vaticano e negli ambienti della Chiesa Italiana. Lo ha spedito Angelo Comastri, l'ex prelato di Loreto, oggi arciprete della Basilica di San Pietro, che il Papa ha inserito nell'elenco dei 23 cardinali ai quali sabato mattina imporra' la berretta. "Vergogna per non aver amato Gesu' con tutto il cuore e con tutta la vita", spiega il biglietto, che si augura invece "l'inizio di una nuova e generosa dedizione al Vangelo, fino all'effusione del sangue". La sua richiesta di preghiere e sostegno, il futuro Cardinale Comastri ha potuto ripeterla anche ai microfoni della Radio Vaticana, dove ha rivelato di aver respinto gli auguri di quanti si sono rivolti a lui in questi giorni con l'espressione "hai fatto carriera" in quanto "non esistono carriere nella Chiesa, ma esistono chiamate al servizio". "L'unica carriera nella Chiesa - ha ricordato - e' la carriera del Paradiso: se non si arriva li', allora si e' fallito. Il cardinalato non modifica la vita, impegna a dare di piu', a spendersi di piu', ad un eroismo maggiore nel vivere la fedelta' alla propria vocazione". Nell'intervista, Comastri ha espresso la sua gratitudine al Papa, del quale e' vicario per la Citta' del Vaticano, per la nomina cardinalizia ma sopratutto per il suo Magistero. "Mi sembra - ha detto - che privilegi il ruolo di maestro, colui che insegna, colui che guida attraverso il richiamo della verita' che non e' qualcosa di cui noi possiamo disporre come vogliamo e Benedetto XVI ce lo ricorda in ogni momento ed attraverso un insegnamento metodico, costante, intelligente e profondo. Credo che di questo - ha concluso Comastri - la Chiesa gliene debba essere immensamente grata".
+PetaloNero+
Thursday, November 22, 2007 6:38 PM
Spe salvi, il papa firmerà l'enciclica sulla speranza il 30 novembre
di Mattia Bianchi/ 22/11/2007
La data della prossima enciclica di Benedetto XVI dedicata alla speranza è il 30 novembre. L'annuncio è stato dato dal segretario di Stato, cardinale Tarcisio Bertone. Non si sa ancora nulla sulla pubblicazione.
La data della prossima enciclica di Benedetto XVI dedicata alla speranza è il 30 novembre. L'annuncio è stato dato dal segretario di Stato, cardinale Tarcisio Bertone, intervenuto stasera al Congresso Mondiale degli organismi operanti per la giustizia e la pace. Il documento intitolato "Spe Salvi" (Salvati grazie alla speranza) sarà firmato in un giorno significativo, perché ricorre la festa di Sant'Andrea, patrono degli ortodossi di Costantinopoli. Il cardinale Bertone non ha tuttavia precisato quando il testo del Pontefice sarà reso noto al grande pubblico.
La 'Spe Salvi' è una meditazione sul tema della speranza cristiana che prende spunto dalla Lettera di San Paolo ai Romani, capitolo 8 versetto 24: "Poiché nella speranza noi siamo stati salvati". Il papa ha lavorato all'Enciclica durante il soggiorno estivo a Lorenzago di Cadore. Ora il testo è pronto, anche se sulla data di pubblicazione ancora non si hanno certezze, visto che il testo è in fase di traduzione.
L'Enciclica, come avviene tradizionalmente, uscirà in latino, italiano e, almeno inizialmente, in inglese, francese, spagnolo, tedesco. La prima Enciclica di Benedetto XVI, che porta la data di Natale, è uscita il 24 gennaio 2006 e si intitola 'Deus caritas est'.
www.korazym.org
+PetaloNero+
Thursday, November 22, 2007 9:23 PM
Da Petrus
Il 30 Novembre l'Enciclica 'Spe Salvi' sulla speranza. Wojtyla voleva scriverne una sulla legge naturale
CITTA’ DEL VATICANO - Il Papa firmera' il prossimo 30 novembre, festa di Sant'Andrea, la sua seconda enciclica, che sara' dedicata alla speranza. Lo ha annunciato il segretario di Stato vaticano, Cardinale Tarcisio Bertone, confermando voci ricorrenti sull'imminente pubblicazione del nuovo testo pontificio. Dopo la firma ci vorranno ancora alcune settimane prima che il documento, in latino nella sua versione originale, arrivi al grande pubblico: dovra' essere tradotto in italiano e, almeno inizialmente, in inglese, francese, spagnolo, tedesco. Il Vaticano sembra intenzionato a stringere i tempi per diffondere la nuova enciclica nel periodo di Natale, il simbolo dei simboli della speranza. Significativa anche la data in cui il papa apporra' il proprio autografo al testo: Sant'Andrea, che si festeggia appunto il 30 novembre, fu il fratello maggiore di Pietro, divenne - secondo la tradizione - il primo vescovo di Bisanzio (chiamata poi Costantinopoli) ed e' patrono della Russia, dell'Ucraina e della Romania. Un omaggio esplicito all'antico cristianesimo orientale e all'attuale mondo ortodosso. Bertone non ha dato ulteriori dettagli sui contenuti del nuovo pronunciamento di Benedetto XVI. Da indiscrezioni, il titolo dovrebbe essere ''Spe Salvi'', ovvero ''Salvi grazie alla speranza'' e sara' una meditazione che prendera' spunto dagli scritti di San Paolo che, nella lettera ai corinzi, defini' la speranza, insieme alla fede e alla carita', una delle tre virtu' teologali del cristianesimo. Quello della speranza e' tema che ricorre spesso nelle riflessioni di Papa Benedetto. ''Dinanzi a un panorama mutevole e complesso come quello attuale - ha detto di recente Benedetto XVI - la virtu' della speranza e' sottoposta a dura prova nella comunita' dei credenti. E tuttavia, proprio l'attesa fiduciosa in Dio e' la virtu' che consente ai cristiani di non farsi travolgere dal pessimismo, dal nichilismo, dai fallimenti umani''. In opposizione a Nietzsche, che la defini' una ''virtu' dei deboli'', Papa Benedetto indica la speranza come una delle pietre angolari della vita cristiana. All'enciclica il pontefice ha lavorato sopratutto durante le sue vacanze estive a Lorenzago di Cadore e a Castel Gandolfo , facendo poi gli ultimi ritocchi una volta rientrato nel Palazzo apostolico. La stesura di questo testo ha avuto il sopravvento su un'altra enciclica che il Papa aveva in programma: un documento dedicato ai temi sociali, che forse apparira' nella prossima primavera. La prima enciclica del Papa, pubblicata il 25 gennaio 2006 (firmata il 25 dicembre 2005) era dedicata all'amore di Dio. In quel testo, dal titolo ''Deus caritas est'', Benedetto XVI ragionava sull'amore, ''una delle parole piu' usate e anche abusate'', e cercava di dare un volto alla carita', a cui richiamava tutta la Chiesa. ''Giovanni Paolo II desiderava pubblicare un'enciclica che avesse come piattaforma la legge naturale. Legge naturale concepita come punto di partenza per un dialogo con tutti, credenti e non credenti''. Lo ha rivelato lo stesso segretario di Stato Vaticano, Cardinale Tarcisio Bertone, intervenendo al secondo congresso mondiale degli organismi ecclesiali operanti per la giustizia e la pace in corso a Roma. Bertone ha citato nel suo discorso Giovanni Paolo II che nella ''Centesimus Annus'' scriveva che ''nessun autentico progresso e' possibile senza il rispetto del naturale e originario diritto di conoscere la verita' e di vivere secondo essa''.
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Thursday, November 22, 2007 9:24 PM
Il papa: raddoppiare gli sforzi contro la fame
di Simone Baroncia/ 22/11/2007
“Uno dei più preoccupanti paradossi del nostro tempo è la diffusione inesorabile della povertà, in un mondo che sta sperimentando una prosperità senza precedenti". La denuncia di Benedetto XVI in un discorso alla Fao.
“Uno dei più preoccupanti paradossi del nostro tempo è la diffusione inesorabile della povertà, in un mondo che sta sperimentando una prosperità senza precedenti, non solo nella sfera economica ma anche nei campi in rapido sviluppo della scienza e della tecnologia”. Lo ha detto Papa Benedetto XVI, ricevendo in udienza oggi i membri dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (Fao), in occasione della loro 34ma Conferenza. “Conflitti armati, esplosioni di malattie, condizioni atmosferiche ed ambientali avverse e l’esodo forzato in massa dei popoli”: tutti questi “ostacoli”, secondo il Papa, sono motivo per “raddoppiare i nostri sforzi per assicurare ad ognuno il suo pane quotidiano”, grazie ad un genuino spirito di cooperazione tra tutti “gli uomini e le donne di buona volontà” e a partire dalla “intrinseca dignità di ogni persona umana ad ogni stadio della vita”.
“Qualunque forma di discriminazione, e particolarmente quelle che ostacolano lo sviluppo agricolo – ha ammonito il Papa – devono essere rifiutate, perché costituiscono una violazione del diritto di base di ogni persona di essere ‘libera dalla fame’”. La Chiesa, da parte sua, è convinta che “la ricerca di soluzioni tecniche più efficaci in un mondo in perenne cambiamento ed espansione richiede programmi lungimiranti che comprendano valori perenni fondati sull’inalienabile dignità e sui diritti della persona umana”. “Oggi più che mai – ha continuato il Papa – la famiglia umana ha bisogno di trovare i mezzi e le strategie capaci di superare i conflitti causati da differenze sociali, rivalità etniche, e dalla grossa disparità nei livelli di sviluppo economico”. Di qui la necessità del “contributo di ogni membro della società – individui, organizzazioni volontarie, imprenditori, governi locali e nazionali”, a partire da quei principi etici e morali che sono il patrimonio comune di tutti i popoli.
“L’umanità ha sete di una pace autentica e durevole” ha detto il Santo Padre, secondo il quale “il progresso tecnico, pur importante, non è tutto” ma va inserito “nel contesto più ampio del bene integrale della persona umana”. Solo il riferimento a questo “comune patrimonio di valori”, infatti, “può ispirare iniziative concrete mirate ad una distribuzione più equa dei beni spirituali e materiali”. L’attività della Fao, ha ricordato il Papa esprimendo il suo “apprezzamento” per l’organizzazione, si basa sul “legame tra la diffusione della povertà e l’accesso negato ai basilari diritti umani, a cominciare dal diritto fondamentale ad un’adeguata nutrizione”. “Pace, prosperità e rispetto per i diritti umani sono inscindibilmente legati” ha concluso il papa, secondo il quale “è venuto il tempo di assicurare, a beneficio della pace, che nessuno uomo, donna o bambino sia mai più affamato”.
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Friday, November 23, 2007 12:46 AM
Ecumenismo al centro. Al via il pre-concistoro
di Mattia Bianchi/ 23/11/2007
Si apre all’insegna dell’ecumenismo la tre giorni che porterà a Roma i cardinali di tutto il mondo, a cui domani si aggiungeranno altre 23 nuove porpore. Oggi, il confronto di Benedetto XVI sull'ecumenismo con il collegio cardinalizio.
Si apre all’insegna dell’ecumenismo la tre giorni che porterà a Roma i cardinali di tutto il mondo, a cui domani si aggiungeranno altre 23 nuove porpore. Benedetto XVI tiene il suo secondo Concistoro e, al di là delle celebrazioni ufficiali in programma domani e domenica, ribadisce la volontà di confrontarsi con il collegio cardinalizio sulle sfide della Chiesa. Se nel 2006, l’incontro era ruotato intorno alla questione lefebvriana, quest’anno il tema centrale è il dialogo ecumenico, anche alla luce degli eventi dei mesi scorsi, dal viaggio in Turchia alla conferenza ecumenica di Sibiu, fino ad arrivare alla sessione della Commissione teologica mista tra cattolici e ortodossi a Ravenna. Tappe significative che infondono ottimismo alla Santa Sede, con il cardinale Tarcisio Bertone che ammette: ''Le speranze sono molto maggiori rispetto alle preoccupazioni''.
Il “pre-concistoro” di oggi si apre con una relazione del cardinale Walter Kasper, presidente del Pontificio consiglio per l'unità dei cristiani, a cui seguirà il tempo per un dibattito. Nel pomeriggio ci saranno interventi dei cardinali sulla vita della Chiesa in generale, mentre spetterà al papa tirare le somme con un discorso conclusivo. Con tutta probabilità, il cardinale Kasper farà un bilancio generale sul dialogo tra le diverse confessioni cristiane, partendo dalle denominazioni della Riforma e dagli anglicani. Spazio poi al confronto con gli ortodossi, segnato da passi in avanti, ma anche da ostacoli. Al centro, il documento elaborato durante l'incontro di Ravenna dello scorso ottobre in cui si sono poste le basi per affrontare lo spinoso tema del ''primato petrino'', ovvero quello della giurisdizione del pontefice. Nel testo, viene riconosciuto il vescovo di Roma, come “il primo” dei patriarchi, fatta salva la collegialità della Chiesa e quindi le prerogative della Chiese locali. Approccio elaborato già nel 2004 in un convegno di studi promosso dallo stesso Kasper, a cui avevano partecipato anche rappresentanti del patriarcato ecumenico di Costantinopoli.
E se oggi, da parte cattolica, il testo ravennate viene definito ''un passo importante'', è impossibile non considerare la mancata firma del patriarcato di Mosca, che aveva abbandonato il tavolo di Ravenna per contrasti con la delegazione di Costantinopoli, sullo status della chiesa ortodossa in Estonia. In ogni caso, si continua a sperare. ''L’abbandono di Mosca ci ha rattristato molto, - ha spiegato - monsignor Brian Farrell, segretario del Pontificio Consiglio per l'Unità dei Cristiani - anche se è un problema interno alle chiese ortodosse, speriamo che lo risolvano presto, tenendo presente che mancava anche la delegazione bulgara, che non ha potuto partecipare per motivi tecnico-burocratici''.
Considerazioni riprese anche dal cardinale Bertone che auspica una ricomposizione all’interno del mondo ortodosso e smentisce l’idea che si sia in presenza di un “gelo ecumenico”.”Il dialogo – ha detto in un’intervista ad Avvenire - può avere dei momenti alti e dei momenti bassi. L'importante è avere sempre un costante desiderio e la volontà di arrivare alla piena unione, senza però mai dimenticare i doveri che tutti abbiamo nei confronti della verità”. Da parte protestante, invece, da segnalare l'intervento sull'Osservatore Romano del presidente della Federazione protestante francese e presidente della Conferenza delle chiese europee, Jean-Arnold de Clermont, convinto che Sibiu non abbia certificato uno stallo. "Il 'popolo ecumenico' ha chiaramente affermato che vale la pena di continuare a dialogare - ha detto - anche se il confronto può essere difficile e aspro, dei progressi sono possibili...''.
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Friday, November 23, 2007 3:28 PM
Al via il pre-concistoro. Una mattinata di confronto sull'ecumenismo
di Angela Ambrogetti/ 23/11/2007
Più di tre ore di incontro e finisce la prima parte del Concistoro sull’Ecumenismo. I cardinali, anche quelli che in effetti lo saranno da domani, sono 143 nell’ Aula Nuova del Sinodo. Al centro, le sfide del dialogo con i cristiani.
CITTA' DEL VATICANO - Più di tre ore di incontro e finisce la prima parte del Concistoro. Benedetto XVI ribadisce la volontà di confrontarsi con il collegio cardinalizio sulle sfide della Chiesa. E se nel 2006, l’incontro era ruotato intorno alla questione lefebvriana, quest’anno il tema centrale è il dialogo ecumenico, anche alla luce degli eventi dei mesi scorsi, dal viaggio in Turchia alla conferenza ecumenica di Sibiu, fino ad arrivare alla sessione della Commissione teologica mista tra cattolici e ortodossi a Ravenna.
I cardinali, anche quelli che in effetti lo saranno da domani, sono 143 nell’Aula Nuova del Sinodo. Il primo ad uscire è il cardinale Attilio Nicora. Preghiera, saluto del papa, relazione del cardinale Walter Kasper. “ Ho ripercorso la storia del primo millennio cristiano - ha detto ai giornalisti che lo attendevano all’uscita dall’aula il presidente del Pontificio consiglio per l'unità dei cristiani – ed ho affrontato anche il tema dei rapporti con i Pentecostali, con gli Anglicani e naturalmente si è parlato del Documento di Ravenna. Il papa ha ricordato a tutti noi che l’impegno per l’ecumenismo non è in discussione ed è un mandato da compiere”.
Stesse parole da parte del patriarca emerito d’ Egitto, Ghattas che ha ricordato la centralità dell’ impegno ecumenico nelle parole di saluto di Benedetto XVI. Una quindicina gli interventi dei cardinali nella mattina. Il cardinale Theodore Edgar McCarrick, emerito di Washington riparte dal sociale: ”La dottrina sociale è la base comune su cui occorre lavorare per affrontare i problemi della povertà, degli anziani, della fame”. Da parte sua, il cardinale di Torino, Severino Poletto, smentisce le voci su di una prossima ostensione della Sindone: “ Fantasie della stampa”.
L’incontro si è svolto in una atmosfera cordiale e positiva, hanno ricordato tutti i cardinali che si sono soffermati a chiacchierare tra loro sul piazzale di fronte l’aula Nervi. C’è addirittura chi arriva in bicicletta come l'anziano e vivacissimo cardinale Simonis. Il papa ascolta e interviene due volte. Sul tavolo davanti a lui una cartella rossa con testi e appunti. I lavori riprendono alle 17. Discussione libera, una invenzione di Benedetto XVI. Sarà lui a concludere alle 19.
Il comunicato ufficiale della Sala Stampa della Santa Sede
L’incontro di preghiera e di riflessione del S. Padre con i Cardinali si è aperto questa mattina alle 9.30 con la recita dell’Ora Terza. Dopo il saluto del Cardinale Decano Angelo Sodano, ha preso la parola il Santo Padre che ha brevemente introdotto il tema della giornata da lui scelto, cioè il dialogo ecumenico alla luce della preghiera e del mandato del Signore: Ut unum sint.
Il Papa ha anche rivolto un particolare augurio al Cardinale Decano in occasione del suo 80° genetliaco ringraziandolo per il suo fedele servizio.
Nella relazione introduttiva il Card. Walter Kasper, Presidente del Pontificio Consiglio per l’unione dei cristiani, ha tracciato a grandi linee il quadro attuale del dialogo e dei rapporti ecumenici, distinguendo tre ambiti principali:
1. I rapporti con le antiche Chiese orientali e le Chiese ortodosse.
2. I rapporti con le Comunità ecclesiali nate dalla Riforma del XVI secolo
3. I rapporti con i movimenti carismatici e pentecostali sviluppatisi soprattutto nel secolo scorso.
La relazione ha presentato i risultati conseguiti in ognuno di questi campi, descrivendo il cammino compiuto finora ed i problemi aperti. Nel successivo dibattito, si è avuto un ampio scambio di esperienze e di opinioni, che ha rispecchiato la varietà delle situazioni. Sono intervenuti 17 cardinali e sono stati toccati problemi diversi tra cui l’impegno ecumenico comune dei cristiani nel campo sociale e caritativo e nel difendere i valori morali nelle trasformazioni delle società moderne.
In particolare la dottrina sociale della Chiesa e la sua attuazione sono state indicate come uno dei campi più promettenti per l’ecumenismo. Si è parlato dell’impegno di proseguire la "purificazione della memoria" e di usare forme di comunicazione attente a non ferire la sensibilità degli altri cristiani.
Si è suggerito un approfondimento delle possibilità degli sviluppi ecumenici. Sono stati evocati eventi recenti molto significativi come la Assemblea ecumenica di Sibiu, l’incontro ecumenico ed interreligioso di Napoli, il viaggio del Patriarca di Mosca Alessio II a Parigi, i grandi raduni ecumenici dei movimenti ecclesiali a Stoccarda. Si è anche parlato in un contesto più ampio dei rapporti con l’ebraismo e del dialogo interreligioso.
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Il Papa e i cardinali riuniti per una giornata di riflessione sul dialogo ecumenico alla vigilia del concistoro per la creazione, domani, di 23 nuovi porporati
Alla vigilia del Concistoro di domani per la creazione di 23 nuovi cardinali, oggi il Papa e i membri del Collegio cardinalizio sono riuniti all’Aula Nuova del Sinodo per un incontro di preghiera e riflessione. Al centro della giornata, un confronto sul dialogo ecumenico. Ad introdurre i lavori, dopo il saluto di Benedetto XVI, il cardinale Walter Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell'unità dei cristiani Il servizio di Alessandro Gisotti:
La giornata di riflessione ha avuto inizio alle 9.30 con la recita dell’Ora Terza, quindi il Papa ha salutato i porporati presenti. Un comunicato della Sala Stampa informa che nella sua relazione il cardinale Walter Kasper ha tracciato a grandi linee il quadro attuale del dialogo e dei rapporti ecumenici, distinguendo tre ambiti principali: “Rapporti con le antiche Chiese orientali e le Chiese ortodosse, i rapporti con le Comunità ecclesiali nate dalla Riforma del XVI secolo e i rapporti con i movimenti carismatici e pentecostali sviluppatisi soprattutto nel secolo scorso”. Dopo la relazione del presidente del dicastero vaticano per l’unità dei cristiani, sono intervenuti 17 cardinali. Diverse le questioni affrontate tra cui l’impegno ecumenico comune dei cristiani nel campo sociale e caritativo. Ancora, si è parlato della difesa dei valori morali nelle trasformazioni delle società moderne. Nell’incontro – prosegue la nota – si è ribadito l’impegno a proseguire nella “purificazione della memoria” e di usare “forme di comunicazione attente a non ferire la sensibilità degli altri cristiani”. Si è inoltre suggerito un approfondimento delle possibilità degli sviluppi ecumenici. In tale contesto, sono stati evocati eventi significativi come l’Assemblea ecumenica di Sibiu, l’incontro interreligioso di Napoli, il viaggio a Parigi del Patriarca di Mosca Alessio II e i grandi raduni ecumenici dei movimenti ecclesiali di Stoccarda. Non è mancato un confronto sui rapporti con l’ebraismo e il dialogo interreligioso.
Dopo la pausa per il pranzo, l’incontro riprenderà alle 17.00 con la celebrazione dei Vespri. Quindi, dopo un libero scambio di idee tra i cardinali sulla vita della Chiesa, il Papa concluderà la giornata con un discorso, in programma alle 19.00. Domani, dunque, alle 10.30 nella Basilica Vaticana, Benedetto XVI terrà il suo secondo Concistoro per la creazione di 23 nuovi cardinali, di cui 18 elettori. Proprio oggi, compiendo 80 anni, esce dal novero degli elettori, il cardinale decano Angelo Sodano. Sempre oggi compie 75 anni il cardinale Renato Raffaele Martino, presidente del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace. Domenica 25 novembre, Solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo, alle 10.30 in Piazza San Pietro, il Papa presiederà la concelebrazione della Santa Messa con i nuovi cardinali ai quali consegnerà l'Anello cardinalizio. Con il Concistoro di domani, il numero complessivo dei cardinali sale a 201, dei quali 120 elettori, secondo il limite stabilito da Paolo VI. I porporati sono espressione di ben 69 Paesi, segno dell’universalità della Chiesa. L’Italia è il Paese maggiormente rappresentato nel Sacro Collegio con 21 cardinali, seguita dagli Stati Uniti con 14. Guardando ai continenti, sono 104 i porporati europei, 54 i cardinali delle Americhe, 21 gli asiatici, 18 gli africani e 4 i porporati provenienti dall’Oceania.
E sull'incontro di stamani, ecco il commento del cardinale Walter Kasper, al microfono di Helene Destombes:
Tutti hanno parlato molto bene dell’ecumenismo; c'è stata un’accoglienza molto positiva perché l'ecumenismo non è un opzione: è un obbligo sacro, l’ecumenismo. E’ il mandato di Nostro Signore! Ci sono stati molte relazioni sulle situazioni locali dei diversi continenti, della Chiesa ... Nell’insieme è stata una discussione molto positiva e io sono molto contento. Il Papa ha ascoltato; all’inizio ha detto: non c’è dubbio che l’ecumenismo sia un nostro mandato. E alla fine, ha confermato le linee generali che io ho presentato.
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DA PETRUS
Concistoro, il Papa in 'Conclave' con il Sacro Collegio: "La Chiesa continui la purificazione della memoria, l'ecumenismo non è un optional"
CITTA’ DEL VATICANO - La Chiesa deve "proseguire 'la purificazione della memoria' e usare forme di comunicazione attente a non ferire la sensibilita' degli altri cristiani". Questa richiesta e' stata avanzata al Papa nel corso dell'incontro dei Cardinali che si e' aperto in queste ore. Lo riferisce una nota diffusa dalla Sala Stampa della Santa Sede. La nota informa che nel dibattito "sono intervenuti 17 Cardinali e sono stati toccati problemi diversi tra cui l'impegno ecumenico comune dei cristiani nel campo sociale e caritativo e nel difendere i valori morali nelle trasformazioni delle societa' moderne". "Si e' suggerito - sintetizza la nota - un approfondimento delle possibilita' degli sviluppi ecumenici e sono stati evocati eventi recenti molto significativi come l'Assemblea ecumenica di Sibiu, l'incontro ecumenico e interreligioso di Napoli, il recente viaggio del Patriarca di Mosca Alessio II a Parigi, i grandi raduni ecumenici dei movimenti ecclesiali a Stoccarda". "Si e' anche parlato - si legge nel testo - in un contesto piu' ampio dei rapporti con l'ebraismo e del dialogo interreligioso". L'incontro di preghiera e di riflessione del Papa con i Cardinali si e' aperto con la recita dell'Ora Terza. Dopo il saluto del Cardinale Decano, Angelo Sodano, ha preso la parola Benedetto XVI che ha brevemente introdotto il tema della giornata da lui scelto, cioe' il dialogo ecumenico alla luce della preghiera e del mandato del Signore: 'Ut unum sint'. Il Papa ha quindi rivolto un particolare augurio al Cardinale Decano in occasione del suo 80esimo genetliaco ringraziandolo per il suo fedele servizio. "Nella relazione introduttiva, continua la sala Stampa, il Cardinale Walter Kasper, Presidente del Pontificio Consiglio per l'unione dei cristiani, ha tracciato a grandi linee il quadro attuale del dialogo e dei rapporti ecumenici, distinguendo tre ambiti principali: i rapporti con le antiche Chiese orientali e le Chiese ortodosse; i rapporti con le Comunita' ecclesiali nate dalla Riforma del XVI secolo; i rapporti con i movimenti carismatici e pentecostali sviluppatisi soprattutto nel secolo scorso. La relazione - conclude il comunicato vaticano - ha presentato i risultati conseguiti in ognuno di questi campi, descrivendo il cammino compiuto finora ed i problemi aperti. Nel successivo dibattito, si e' avuto un ampio scambio di esperienze e di opinioni, che ha rispecchiato la varieta' delle situazioni". "L'ecumenismo per la Chiesa Cattolica e' un mandato, non un optional che puo' essere messo in discussione", ha detto il Papa aprendo in tale frangente proprio per fare il punto sulla situazione del dialogo tra le Chiese cristiane. Il Pontefice, ha riferito ai giornalisti il patriarca copto Stephanos II Ghattas, ha esortato "a valutare bene alcuni punti del documento di Ravenna" e ha sottolineato che "i cattolici sono un esempio per il mondo". Da parte sua, il Cardinale Walter Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per l'unita' dei cristiani, ha spiegato nella relazione tenuta all'incontro, che grazie al documento di Ravenna che riconosce il vescovo di Roma come "primo inter pares" tra i Patriarchi, e' stato compiuto "un primo passo in avanti" e che l'assenza della Chiesa Russa tra i firmatari "e' un problema di tipo politico e non riguarda il contenuto teologico del documento". "La delegazione di Mosca - ha spiegato Kasper ai Cardinali - e' partita da Ravenna gia' il primo giorno perche' c'era un problema inter-ortodosso: sul riconoscimento della Chiesa autonoma dell'Estonia, c'e' una differenza tra Costantinopoli e Mosca. Questa e' una questione inter-ortodossa, non possiamo interferire, ma noi siamo molto rattristati e preoccupati perche' per noi e' importante che la Chiesa ortodossa russa partecipi anche nel futuro al nostro dialogo". Come Chiesa Cattolica, ha affermato ancora il presidente del dicastero ecumenico, "non possiamo interferire, ma vogliamo chiedere a Mosca e Costantinopoli di fare del loro meglio per trovare una soluzione, un compromesso e se loro vogliono possiamo anche facilitare questa soluzione o a livello bilaterale, tra Mosca e Costantinopoli, o a livello pan-ortodosso, ma non c'e' dubbio, noi vogliamo la partecipazione della Chiesa ortodossa-russa: e' una Chiesa molto importante e noi - ha aggiunto Kasper ai microfoni della Radio Vaticana - non vogliamo fare il dialogo senza i russi e vogliamo lavorare per questo scopo". Quanto al documento di Ravenna, secondo Kasper "il passo importante e' che per la prima volta le Chiese ortodosse ci hanno detto si', esiste questo livello universale della Chiesa e anche a livello universale c'e' conciliarita', sinodalita' e autorita'; vuol dire che c'e' anche un Primato: secondo la prassi della Chiesa antica, il primo vescovo e' il vescovo di Roma, non c'e' dubbio su questo". E, tuttavia, a Ravenna "non si e' parlato di quelli che sono i privilegi del vescovo di Roma: abbiamo indicato soltanto la prassi per la discussione futura". Come dire che l'accordo e' sul fatto che c'e' disaccordo. E per ragioni politiche, Mosca (e cioe' la Chiesa Ortodossa che ha il maggior numero di fedeli ed esercita, grazie all'appoggio di putin, la maggiore influenza politica) per ora si e' chiamata fuori da questo confronto. Dunque, anche per Kasper il documento di Ravenna e' solo "un modesto primo passo e come tale da' speranza, ma non possiamo esagerarne l'importanza. La prossima volta - ha annunciato il cardinale tedesco - dovremo tornare sul ruolo del vescovo di Roma nella Chiesa universale nel primo millennio, poi dovremo parlare anche del secondo millennio, del Concilio Vaticano I, il Vaticano II, e questo non sara' facile: la strada e' molto lunga e difficile". Il card. Kasper ha affrontato nella sua relazione anche il problema dei rapporti con le chiese protestanti e si soffermato in particolare sulla rapida crescita delle Chiese pentecostali, che hanno ormai oltre "400 milioni di fedeli". Si ha l'impressione, ha denunciato, "che non le si prenda sul serio, mentre serve una presa di coscienza pastorale su questo fenomeno". Sulla situazione della Chiesa Anglicana, Kasper ha rivelato che "il contatto tra cattolici e anglicani e' costante e che le relazioni con l'arcivescovo di Canterbury sono ottime". Quanto al rischio di un possibile scisma tra Anglicani e Episcopaliani sull'ordinazione di preti e vescovi omosessuali, secondo Kasper, il Vaticano segue con attenzione la situazione e spera in una "decisione rapida" sul loro futuro, anche se, naturalmente, Roma non ha nessun potere in questo senso. All'incontro di oggi, aperto da un saluto del Papa, a cui e' seguita una relazione del card. Walter Kasper sulla situazione attuale del dialogo ecumenico, hanno preso la parola una quindicina di cardinali, e altri lo faranno del pomeriggio: nella sessione pomeridiana, infatti, il tema della discussione e' libero ma sembra che saranno in molti quelli che vorranno tornare sul tema dell'ecumenismo. Dal canto suo, il Cardinale Theodore McCarry, arcivescovo emerito di Washington, ha riferito di aver preso la parola e di aver sottolineato l'importanza della "dottrina sociale della Chiesa come base per lavorare sull'ecumenismo. Credo che dobbiamo lavorare con ortodossi e protestanti - ha spiegato il porporato - in azioni concrete nella lotta alla poverta' e nei temi sociali".
Concistoro: c'è chi arriva in bici, chi in cadillac e chi con la scorta
CITTA’ DEL VATICANO - Un "clima cordiale e veramente familiare" ha contraddistinto l'incontro del Papa con i Cardinali di tutto il mondo convocato alla vigilia del Concistoro. Lo ha sottolineato il Cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli. Alla riunione i porporati sono arrivati alla spicciolata: qualcuno in Cadillac, diversi in taxi, i francesi tutti insieme con un pulmino, e il primate olandese Adrianus Johannea Simonis addirittura in bicicletta, a dispetto dei 76 anni di eta'. L'arcivescovo emerito di Genova, Giovanni Canestri, e' stato accompagnato da una suora con una Punto bianca vecchio modello e il suo successore, Angelo Bagnasco, attuale presidente della Conferenza episcopale italiana, e' arrivato in un’auto blinadata con la scorta, lasciando pero' fuori dal cancello del Petriano la staffetta della Polizia di Stato che gli faceva da battistrada.
Concistoro, il Governo italiano rappresentato da Rutelli, Mastella e Parisi
CITTA’ DEL VATICANO - Il vice premier con delega ai Beni Culturali, Francesco Rutelli, e i ministri Clemente Mastella (nella foto con Sua Santità Benedetto XVI) e Arturo Parisi rappresenteranno il Governo Italiano in occasione del Concistoro per la creazione dei nuovi Cardinali che il Pontefice presiedera' nella Basilica di San Pietro. Tra le autorita', le donne saranno in gran numero: tra esse anche un capo di Stato, la presidente dell'Irlanda Mary McAleese, e la vice premier spagnola Maria Teresa Fernandez de la Vega, mentre la Francia sara' rappresentata del ministro dell'Interno Michelle Alliot-Marie e l'Iraq dal ministro per i diritti civili Wijdan Mikhail.
Concistoro e dialogo con gli ortodossi, per Kasper sarebbe importante un incontro tra Benedetto XVI e Alessio II
CITTA’ DEL VATICANO - Tra Chiesa Cattolica e Chiesa Ortodossa Russa "le relazioni negli ultimi anni si sono sensibilmente appianate: possiamo dire che non c'e' piu' gelo ma disgelo". Lo ha affermato il presidente del Pontificio Consiglio per l'unita' dei cristiani, il Cardinale Walter Kasper (nella foto), nella sua relazione all'incontro dei Cardinali. "Dal nostro punto di vista - ha spiegato - un incontro tra il Santo Padre e il Patriarca di Mosca sarebbe utile". Ma ci sono ancora difficolta': "Il Patriarcato di Mosca non ha mai escluso categoricamente tale incontro, ma ritiene opportuno risolvere prima i problemi che esistono a suo parere in Russia e soprattutto in Ucraina". Per Kasper, "va ricordato comunque che molti incontri hanno luogo anche ad altri livelli, tra questi menzioniamo - ha detto - la recente visita del patriarca Alessio a Parigi, considerata da entrambe le parti un passo importante".
Il Concistoro sia sabato che domenica nella Basilica di San Pietro
CITTA’ DEL VATICANO - Il tempo incerto ha convinto Benedetto XVI a celebrare all'interno della Basilica di San Pietro sia il Concistoro ordinario per la creazione dei 23 nuovi Cardinali, che si terra' domani mattina a partire dalle 10,30, sia la Messa per la consegna degli anelli cardinalizi, in programma per domenica mattina con inizio ugualmente alle 10,30. La presenza al seguito dei Cardinali di circa 40 mila pellegrini arrivati da tutto il mondo imporra' pero' ugualmente l'allestimento dei settori di piazza San Pietro, dai quali sara' possibile assistere ad entrambi i riti grazie a quattro maxi schermi. Il Concistoro sara' preceduto domani da un breve momento di preghiera, dopo il quale il Papa leggera' la formula di creazione, e proclamera' solennemente i nomi dei 23 nuovi porporatii. Poi il neo Cardinale Leonardo Sandri, primo dell'elenco, a nome di tutti, rivolgera' al Pontefice un indirizzo di omaggio. Dopo la liturgia della parola il Papa terra' il suo discorso. Seguiranno la professione di fede e il giuramento dei nuovi Cardinali. Ogni Cardinale, secondo l'ordine di creazione, si avvicinera' al Papa e gli si inginocchiera' davanti per ricevere la berretta cardinalizia che Benedetto XVI gli poggera' sul capo pronunciando la formula: "Rossa come segno della dignita' del cardinalato, a significare che dovete essere pronti a comportarvi con fortezza, fino all'effusione del sangue, per l'incremento della fede cristiana, per la pace e la tranquillita' del popolo di Dio e per la liberta' e la diffusione della Santa Romana Chiesa". Quindi il Papa assegnera' al Cardinale una chiesa di Roma (Titolo o Diaconia) quale segno di partecipazione alla sollecitudine pastorale del Papa nell'Urbe consegnando a ciascuno la Bolla di creazione cardinalizia e di assegnazione del Titolo o della Diaconia e scambiando con il neo Cardinale l'abbraccio di pace. Il nuovo Cardinale scambiera' poi con gli altri nuovi porporati lo stesso abbraccio. Il rito si concludera' con la preghiera dei fedeli, la recita del Padre Nostro e la benedizione finale. Nel pomeriggio sara' possibile (per chiunque vorra' farlo, la regola e' solo indossare abiti appropriati) salutare i nuovi Cardinali negli splendidi saloni vaticani. I neo porporati vengono festeggiati dopo la nomina in quelle che un tempo venivano chiamate visite "di calore", poi ribattezzate visite di cortesia. Cosi' sara' anche nel pomeriggio del 24 novembre - dopo che la mattina il Papa avra' consegnato le "berrette" cardinalizie - quando le porte del Palazzo Apostolico, del Governatorato, della Fabbrica di San Pietro e dell'Aula Paolo VI si apriranno per questo appuntamento molto amato dai romani. I 23 Cardinali "creati" nel Concistoro del 24 novembre torneranno poi anche la mattina del 25 nella Basilica di San Pietro per concelebrare con il Papa la Messa per la consegna degli anelli cardinalizi che concludera' la "tre giorni" iniziata in queste ore. Tra i nuovi Cardinali solo diciotto prenderanno parte ad un eventuale conclave e cinque ultraottantenni che non hanno diritto di voto. Con le nuove "porpore", sale il numero degli elettori provenienti dall'Europa: ben 10 tra i nominati sono infatti europei e il peso del Vecchio Continente sara' di 60 voti. Con quattro nuove porpore cresce in particolare la pattuglia degli italiani che salgono a 39. Entrano infatti nel Sacro Collegio Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Cei, Angelo Comastri, arciprete della Basilica di San Pietro e vicario per la Citta' del Vaticano, Giovanni Lajolo, presidente del Governatorato della Citta' del Vaticano e Raffaele Farina, salesiano, archivista e bibliotecario di Santa Romana Chiesa. E sono italiani anche due dei Cardinali ultraottantenni: padre Umberto Betti, per molti anni rettore della Pontificia Universita' Lateranense, e l'ex nunzio apostolico nella Repubblica Ceca Giovanni Coppa. Cresce in un Conclave anche il "peso" della Curia Romana. Tra i diciotto "grandi elettori" figurano infatti cinque curiali: oltre a Comastri (che e' stato arcivescovo di Loreto) e Lajolo, ci sono infatti Leonardo Sandri, prefetto delle Chiese orientali (ed ex sostituto della Segreteria di Stato), Jozef Cordes, presidente del Pontificio Consiglio Cor Unum e Stanislaw Rylko, presidente del Pontificio Consiglio per i Laici (ed estensore materiale di molti testi di Papa Wojtyla). Ed e' un ex curiale anche lo statunitense John P. Foley, pro-Gran Maestro dell'Ordine equestre del Santo Sepolcro e gia' presidente del Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali. Con questo secondo Concistoro, Benedetto XVI porta a 120 il numero degli elettori: proprio in queste ore, infatti, i Cardinali elettori scendono a 102 perche' il loro decano, Angelo Sodano, ex segretario di Stato, ha compiuto 80 anni.
+PetaloNero+
Friday, November 23, 2007 3:29 PM
Nomine
Il Santo Padre ha nominato ausiliare del vicariato apostolico di Nomadi, in Nigeria, padre Hyacinth Oroko Egbebo, superiore generale della Società Missionaria di San Paolo di Abuja, assegnandogli la sede titolare vescovile di Lacubaza. Padre Hyacinth Oroko Egbebo è nato il 23 ottobre 1955, a Ogriagbene, a Bomadi Local Government Area, Stato del Delta del Niger, che prima faceva parte della diocesi di Warri ed ora del vicariato apostolico di Bomadi. Dopo essere entrato nel Seminario dei Missionari di San Paolo (M.S.P.) a Iperu nel 1982, l’anno seguente è passato al Seminario di Gwagwalada (Abuja), appartenente ai medesimi Missionari, per gli studi di filosofia e teologia. È stato ordinato sacerdote della Società Missionaria di S. Paolo il 23 giugno 1990.
www.radiovaticana.org
+PetaloNero+
Friday, November 23, 2007 3:29 PM
Da Petrus
Comunicazioni sociali, Monsignor Celli rivela: "Il Papa ha voluto integrare personalmente il tema"
CITTA’ DEL VATICANO - ''Il Papa e' intervenuto personalmente sul tema del messaggio per la Giornata delle comunicazioni sociali per il 2008 e ha chiesto che dopo il titolo 'I media al bivio tra protagonismo e servizio' fosse aggiunta la frase 'Cercare la verita' per condividerla'. Tutti noi siamo chiamati a muoverci su questa linea''. Lo ha detto Monsignor Claudio Maria Celli (nella foto con Benedetto XVI), presidente del Pontificio consiglio per le comunicazioni sociali, intervenendo al secondo giorno dell'assemblea nazionale elettiva della Fisc (Roma, 22-24 novembre). Monsignor Celli, riferisce il Sir, l'agenzia dei settimanali cattolici promossa dalla Cei, ha raccontato che da quando, lo scorso giugno, e' stato chiamato dal Papa a ricoprire questo incarico, si sta dedicando a ''conoscere'' le varie realta' del mondo delle comunicazioni sociali, annunciando che e' nelle sue intenzioni dedicare l'attivita' del prossimo anno in particolare all'Africa, dove le Conferenze episcopali si stanno organizzando per creare un'agenzia continentale di notizie.
+PetaloNero+
Friday, November 23, 2007 3:30 PM
Da Petrus
Possibile viaggio di Ratzinger nel 2009 in Messico per l'Incontro mondiale delle Famiglie
CITTA’ DEL VATICANO - A quanto apprende l'ADNKRONOS, e' allo studio un possibile viaggio di Benedetto XVI in Messico e precisamente nella capitale, per l'Incontro mondiale delle famiglie, che si svolgera' nel grande Paese centroamericano nel gennaio del 2009, in pratica fra poco piu' di un anno. La buona salute del Pontefice fa ben sperare in questo senso e l'unica preoccupazione puo' riguardare l'altitudine di Citta' del Messico. Tuttavia in Vaticano si rileva che il Pontefice ha assorbito bene una trasferta importante come quella in Brasile del maggio scorso, inoltre e' ormai una tradizione che il Papa partecipi agli incontri mondiali dedicati alla famiglia. L'ultimo si è svolto in Spagna, a Valencia, nell'estate del 2006, e il Papa prese parte alla sua conclusione, ma quell'appuntamento era stato messo in agenda da Giovanni Paolo II. Ora le cose sono diverse sotto questo aspetto: il periodo e il luogo sono stati scelti da Benedetto XVI e inoltre il Messico e' il grande Paese di tradizione latinoamericana che fu visitato diverse volte da Wojtyla e che ha avuto un grande legame con il Papa. Se la riserva sara' sciolta in senso positivo, l'annuncio del viaggio dovrebbe essere dato entro i prossimi sei mesi, a ridosso o all'inizio dell'estate.
+PetaloNero+
Friday, November 23, 2007 3:30 PM
Da Petrus
Vaticano, il 30 Novembre al via il Forum delle Ong cattoliche
CITTA’ DEL VATICANO - Cominceranno il 30 novembre a Roma i lavori del ''Forum Ong di ispirazione cattolica'', il summit delle Organizzazioni non governative cattoliche piu' importanti nel mondo e caratterizzate da notevoli capacita' di lobbying, voluto dal segretario di Stato Vaticano, il Cardinale Tarcisio Bertone, e preannunciato da Monsignor Pietro Parolin, sottosegretario per i Rapporti con gli Stati. Obiettivo dell'iniziativa e' quello di creare un coordinamento istituzionale e una forza di pressione sui temi della difesa della dignita' umana. Il forum che, come ha spiegato Parolin, ''e' un primo incontro tra queste organizzazioni e la Segreteria di Stato e ha innanzitutto uno scopo conoscitivo e di presa d'atto dei vari problemi che le Ong incontrano e affrontano nel mondo'', durera' tre giorni e vedra' la partecipazione oltre che del Cardinale Bertone e del sottosegretario degli ''Esteri'' vaticano Parolin, di Monsignor Celestino Migliore, osservatore permanente presso l'Onu, e di Monsignor Dominique Mamberti, segretario per i Rapporti con gli Stati. Numerosi poi i rappresentanti delle Ong tra cui la Caritas internationalis, New Humanity, l'Umofc, Unione mondiale delle organizzazioni femminili cattoliche, Imcs Pax Romana, Movimento internazionale degli studenti cattolici, ed altri che sabato verranno ricevuti in udienza dal Papa. Il programma dei lavori prevede un primo giorno di ''analisi delle sfide'' che le ong di ispirazione cattolica hanno di fronte con la liberta' per ciascuno di esporre i problemi e le tematiche che ritiene piu' urgenti. Il secondo giorno sara' invece dedicato ''alla riflessione sugli obiettivi e la collaborazione futura''.
+PetaloNero+
Friday, November 23, 2007 3:31 PM
Da Petrus
Enciclica 'Spe Salvi', Monsignor Forte: "Per il Pontefice la speranza è qualcuno, non qualcosa"
CITTA’ DEL VATICANO - Con la sua nuova enciclica, Benedetto XVI ricordera' che "per i cristiani - spiega l'arcivescovo di Chieti Bruno Forte (nella foto), teologo considerato molto vicino a Papa Benedetto XVI - la speranza non e' qualcosa, non e' la proiezione in avanti di un desiderio o una rassicurazione mondana. La speranza e' Qualcuno, che e' venuto ma, anche, inseparabilmente, Qualcuno che verra': e' Gesu' Cristo". Ed e' per questo che la virtu' teologale della speranza che sara' l'argomento della seconda Enciclica di Benedetto XVI intitolata "Spe salvi", ovvero salvati nella speranza, rappresenta "un tema di vivissima attualita'". "Si puo' dire che se l'amore, la carita' e' la buona novella contro le solitudini ed anche le lacerazioni sul piano della giustizia e della convivenza dei singoli popoli, la speranza e' quella che offre l'orizzonte di senso che dopo il tramonto dei grandi orizzonti dei miti ideologici, sembra essere largamente assente. C'e' una penuria di senso e di speranza, e sembra che proprio ritornare alla speranza, rimotivare il senso della vita e della storia possa essere una forma concreta della carita' per il tempo in cui noi stiamo vivendo". Ricordando ai microfoni della Radio Vaticana la frase di San Paolo nella Lettera ai Romani, "Nella speranza siamo stati salvati", Monsignor Forte rileva che il significato profondo di questa espressione, sta proprio nell'evidenziare come per quanto l'esperienza della grazia, della fede, tocchi il cuore e cambi la vita, le riserve, 'l'impossibile possibilita' di Dio', come amava dire Karl Barth contenuta in questa esperienza, e' sempre eccedente rispetto ad ogni possibile esperienza temporale e storica: quando tu incontri Dio, il Dio di Gesu' Cristo, cio' che vivi in questa esperienza che ti cambia il cuore e la vita e' proiettato verso il suo domani, il domani della sua promessa, anche se sei chiamato a viverlo nella fedelta' dell'oggi". "Mi sembra - dice l'arcivescovo teologo - che il Papa, sottolineando fin dal titolo questa dimensione di 'salvati nella speranza' ci voglia richiamare al senso escatologico del cristianesimo; quello che a volte e' stato messo in ombra di fronte alle urgenze dell'oggi, dell'immediato. Anche qui credo che ci sia un segno epocale: l'escatologia ritorna al centro delle inquietudini del cuore umano. Interrogarsi sul destino ultimo, sulla vita, sulla morte, sul giudizio, sulla vita eterna, mi sembra che siano temi di cui tutti oggi riscopriamo i valori di fronte al tramonto delle grandi ideologie, di fronte alla caduta di speranza e di senso ad essa conseguita, di fronte a questo bisogno di motivare, su un fondamento non caduco e passeggero contingente e provvisorio ma ultimo e definitivo, il nostro impegno storico". "Questa - scandisce Monsignor Forte - e' la novita' cristiana e in questo senso il cristianesimo e' portatore di senso e di speranza in maniera unica e perfino paradossale. Di fronte al villaggio globale, nella crisi dei modelli ideologici, di fronte alla ricerca di senso della vita e della storia, profonda nel cuore dei giovani, al di la' di ogni apparenza, noi andiamo ad annunciare Gesu' Cristo e Cristo e' la speranza che non delude. Questo e' il senso profondo della nostra missione, a questo non possiamo sottrarci, e a questo - conclude - credo che voglia richiamarci il Papa con questa Enciclica che aspettiamo percio' con grande gioia e, e' il caso di dire, con grande speranza".
+PetaloNero+
Friday, November 23, 2007 6:02 PM
Incontro in Vaticano in vista della Giornata mondiale della famiglia 2009
Due incontri, quelli programmati nei giorni scorsi dal Pontificio Consiglio per la Famiglia, per fare il punto sulla preparazione alla Giornata mondiale che si celebrerà a Città del Messico, dal 16 al 18 gennaio 2009, che avrà per tema “La famiglia formatrice ai valori umani e cristiani”, per dare nuovo vigore alle iniziative in atto in tutte le diocesi del Messico e dell’America. Il servizio di padre Gianfranco Grieco:
Alla Casina Pio IV, sede della prestigiosa Accademia delle Scienze Sociali, in Vaticano, erano presenti 25 cardinali, arcivescovi e vescovi, esperti e giornalisti, per essere informati e per discutere sulle tematiche famigliari del momento, che scottano in ogni parte del mondo. Il cardinale presidente, Alfonso López Trujillo, ha riassunto il cammino percorso dal 1994 ad oggi, rileggendo i traguardi raggiunti con le celebrazioni di Rio de Janeiro, Roma, Manila e Valencia. Il cardinale Norberto Rivera Carrera, arcivescovo di città del Messico, ha informato i presenti sulle iniziative diocesane in corso e sulla necessità di coinvolgere tutte le comunità ecclesiali del continente su un tema, quello della famiglia, che tutti include e nessuno esclude in un dibattito costruttivo e lungimirante. Saranno 30 mila i partecipanti al congresso teologico pastorale che parteciperanno alle giornate preparatorie, e in vista del Congresso si preparerà anche un incontro latino-americano al quale saranno invitati i politici, legislatori e responsabili della cosa pubblica, affinché si facciano leggi a favore della vita e dei più poveri. Si chiederà alla politica di ragionare e non di porre paletti in favore del presente e del futuro dell’umanità.
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+PetaloNero+
Friday, November 23, 2007 8:59 PM
Sarà pubblicata il 30 novembre la seconda Enciclica di Benedetto XVI intitolata "Spe salvi", salvati nella speranza. Il commento di mons. Bruno Forte
Venerdì prossimo 30 novembre sarà pubblicata la seconda Enciclica di Benedetto XVI intitolata “Spe salvi”, ovvero salvati nella speranza. Il documento pontificio sarà presentato nella Sala Stampa vaticana alle 11.30 dal cardinale Georges Cottier, pro-teologo emerito della Casa Pontificia, e dal cardinale Albert Vanhoye, professore emerito di Esegesi del Nuovo Testamento presso il Pontificio Istituto Biblico. Il testo dell’Enciclica sarà pubblicato inizialmente in otto lingue: latino, italiano, francese, inglese, tedesco, spagnolo, portoghese e polacco. Il servizio di Sergio Centofanti:
A quasi due anni dall’Enciclica sull’Amore, la "Deus caritas est", ora Benedetto XVI ci offre l’Enciclica sulla speranza. “Cristo è speranza per il mondo – ha spesso sottolineato il Papa – perché è risorto, ed è risorto perché è Dio”. “Forti di questa speranza”, secondo il Pontefice, non dobbiamo aver paura delle prove che “per quanto dolorose e pesanti mai possono intaccare la gioia profonda che ci deriva dall’essere amati da Dio”. Certo, c’è il mistero grande del male, della morte: nel mondo c’è l’ingiustizia, le violenze, il dolore. Dio stesso non ha spiegato questo mistero che con la sua morte in croce e con la sua risurrezione:
“Attraverso le piaghe di Cristo risorto possiamo vedere questi mali che affliggono l’umanità con occhi di speranza. Risorgendo, infatti, il Signore non ha tolto la sofferenza e il male dal mondo, ma li ha vinti alla radice con la sovrabbondanza della sua Grazia. Alla prepotenza del Male ha opposto l’onnipotenza del suo Amore. Ci ha lasciato come via alla pace e alla gioia l’Amore che non teme la morte”. (Messaggio Pasquale dell’8 aprile 2007)
Noi cristiani siamo chiamati a portare nel mondo la speranza, ma – afferma il Papa – occorre che la “fede diventi vita in ciascuno di noi”:
"C'è allora un vasto e capillare sforzo da compiere perché ogni cristiano si trasformi in 'testimone' capace e pronto ad assumere l'impegno di rendere conto a tutti e sempre della speranza che lo anima (cfr 1 Pt 3, 15). Per questo occorre tornare ad annunciare con vigore e gioia l'evento della morte e risurrezione di Cristo, cuore del Cristianesimo, fulcro portante della nostra fede, leva potente delle nostre certezze, vento impetuoso che spazza ogni paura e indecisione, ogni dubbio e calcolo umano. Solo da Dio può venire il cambiamento decisivo del mondo". (Omelia allo Stadio comunale di Verona – 19 ottobre 2006)
L’Enciclica sulla Speranza, dunque, segue l’Enciclica sulla Carità: ascoltiamo in proposito la riflessione dell’arcivescovo di Chieti-Vasto Bruno Forte, intervistato da Sergio Centofanti:
R. - Certamente è un tema di vivissima attualità. Si può dire che se l’amore, la carità è la buona novella contro le solitudini ed anche le lacerazioni sul piano della giustizia e della convivenza dei singoli popoli, la speranza è quella che offre l’orizzonte di senso che dopo il tramonto dei grandi orizzonti dei miti ideologici, sembra essere largamente assente. C’è una penuria di senso e di speranza, e sembra che proprio ritornare alla speranza, rimotivare il senso della vita e della storia possa essere una forma concreta della carità per il tempo in cui noi stiamo vivendo.
D. - San Paolo nella Lettera ai Romani(8,24) scrive: “Nella speranza siamo stati salvati”...
R. - Credo che il significato profondo di questa espressione, che dà anche poi il titolo alla prossima Enciclica, stia proprio nell’evidenziare come per quanto l’esperienza della grazia, della fede, tocchi il cuore e cambi la vita, le riserve, “l’impossibile possibilità di Dio”, come amava dire Karl Barth contenuta in questa esperienza, è sempre eccedente rispetto ad ogni possibile esperienza temporale e storica. Vorrei dire con questo che quando tu incontri Dio, il Dio di Gesù Cristo, ciò che vivi in questa esperienza che ti cambia il cuore e la vita è proiettato verso il suo domani, il domani della sua promessa, anche se sei chiamato a viverlo nella fedeltà dell’oggi. Mi sembra che il Papa, sottolineando fin dal titolo questa dimensione di “salvati nelle speranza” ci voglia richiamare al senso escatologico del cristianesimo; quello che a volte è stato messo in ombra di fronte alle urgenze dell’oggi, dell’immediato. Anche qui credo che ci sia un segno epocale: l’escatologia ritorna al centro delle inquietudini del cuore umano. Interrogarsi sul destino ultimo, sulla vita, sulla morte, sul giudizio, sulla vita eterna, mi sembra che siano temi di cui tutti oggi riscopriamo i valori di fronte al tramonto delle grandi ideologie di fronte alla caduta di speranza e di senso ad essa conseguita, di fronte a questo bisogno di motivare, su un fondamento non caduco e passeggero contingente e provvisorio ma ultimo e definitivo, il nostro impegno storico.
R. - Gesù nostra speranza. Ma noi cristiani sappiamo portare al mondo questa speranza?
D. - Intanto per i cristiani la speranza non è qualcosa, non è la proiezione in avanti di un desiderio o una rassicurazione mondana. La speranza è Qualcuno, Qualcuno che è venuto ma, anche, inseparabilmente, Qualcuno che verrà: è Gesù Cristo. Questa è la novità cristiana e in questo senso il cristianesimo è portatore di senso e di speranza in maniera unica e perfino paradossale. Di fronte al villaggio globale, nella crisi dei modelli ideologici, di fronte alla ricerca di senso della vita e della storia, profonda nel cuore dei giovani, al di là di ogni apparenza, noi andiamo ad annunciare Gesù Cristo e Cristo è la speranza che non delude. Questo è il senso profondo della nostra missione, a questo non possiamo sottrarci, e a questo credo che voglia richiamarci il Papa con questa Enciclica che aspettiamo perciò con grande gioia e, è il caso di dire, con grande speranza!
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+PetaloNero+
Saturday, November 24, 2007 12:44 AM
Da Petrus
Concistoro, l'Osservatore Romano: "Il Papa conferma la linea del dialogo"
CITTA’ DEL VATICANO - ''Quanto di buono finora si e' fatto nell'ambito ecumenico a partire dal Concilio Vaticano II, la Chiesa Cattolica lo conferma''. E se ''negli anni passati non e' accaduta una unita' facile e compromissoria'', almeno ''si e' ritrovata la fraternita'''. L'Osservatore Romano commenta cosi' quanto emerso nella prima sessione dell'incontro straordinario dei Cardinali, convocato dal Papa per esaminare ''con cura e piena coscienza della complessita' i risultati finora raggiunti'' nel dialogo con le altre Chiese cristiane. ''Non c'e' piu' nessun dubbio - afferma il quotidiano della Santa Sede - sulla scelta ecumenica da parte della Chiesa Cattolica, ma e' pure chiara la fine di una fase nella quale l'unita' dei cristiani sembrava a portata di mano''. Nei fatti, insomma, riconosce l'articolo, ''viene ridimensionata la fiducia in quello che gli uomini con le loro iniziative, pure geniali e a volte coraggiose, possano determinare e si riconosce apertamente che l'unita' e' anzitutto opera di Dio, dono dello Spirito''. Dunque non bisogna scoraggiarsi, anche se fino ad oggi ''la fatica sembra aver prevalso sulle soddisfazioni. Nella mentalita' efficientista e pragmatica non avere risultati concreti che possano quantificarsi come in un bilancio aziendale, significa un fallimento e un arretramento. Risultati di questo genere - conclude il giornale del Papa - non ce ne sono stati in ecumenismo''.
Concistoro, a Delly la porpora per la pace con i musulmani
CITTA’ DEL VATICANO - La berretta cardinalizia a Emmanuel III Delly (nella foto), patriarca di Baghdad dei Caldei, vuole essere, nelle intenzioni del Papa, un gesto d'amore che lanci un messaggio di pace e riconciliazione a tutto il popolo iracheno senza distinzione tra sunniti, sciiti, curdi e cristiani. Lo ha raccontato ai giornalisti lo stesso Delly, voce della realta' difficile seguita in Iraq all'abbattimento del regime di Saddam Hussein. Delly, che ha compiuto 80 anni lo scorso 6 ottobre e quindi cardinale non elettore, e' a Roma per il concistoro. Incontrandolo alla riunione pre-concistoro tra il Papa e i Cardinali, Benedetto XVI gli ha espresso ''grande gioia'' nel conoscerlo e gli ha subito ricordato, ha raccontato Delly, che la sua elevazione a cardinale e' ''un segnale di riconciliazione tra i popoli e in particolare tra i cristiani e tutti i musulmani. Perche' l'Iraq e' un caro paese''. Da parte sua, il patriarca di Baghdad ha ringraziato il Pontefice per la nomina ''perche' - ha sottolineato - la dignita' di Cardinale che il Santo Padre mi ha concesso non e' data alla mia povera persona, ma a tutti gli iracheni, sia quelli che ancora vivono nel Paese sia quelli che sono emigrati''. Il neocardinale ha parlato poi del suo grande amore per l'Iraq ''Paese che serviro' con tutta la mia forza e fino all'ultima goccia del mio sangue, ma senza distinzione tra i cristiani e gli altri iracheni. A volte, infatti - ha spiegato -, i cristiani soffrono di piu' per varie ragioni, ma se una vettura salta in aria per una bomba, questa ammazza tutti, non solo i cristiani''. Inevitabile l'appello alla comunita' internazionale ''perche' aiuti gli iracheni a lavorare per la pace in Iraq''. Ma il patriarca non si e' rivolto solo a loro. ''Non mi stanchero' mai - ha detto Delly -, sia svolgendo l'attivita' pastorale nel mio Paese, che durante i miei viaggi all'estero, di cercare di convincere tutti gli iracheni che lo hanno lasciato a tornare nella loro terra per ricostruire insieme l'Iraq''. Delly ha poi ricordato che Giovanni Paolo II e Benedetto XVI ''sono stati sempre contro la guerra in Iraq, non l'hanno voluta e ancora adesso non la vogliono. Perche' le armi non fanno la pace''. A proposito della recente visita storica in Vaticano del re dell'Arabia Saudita, Abdullah - primo incontro in assoluto tra un Papa e un sovrano saudita -, Delly ha affermato che l'evento e' stato accompagnato da ''grande soddisfazione per tutti, in Vaticano, come in Arabia Saudita, come in Iraq e dunque i suoi effetti gia' si vedono''. Sulla situazione della sofferente e decimata comunita' cristiana irachena, esposta a un forte e inarrestabile esodo dalla guerra del 2003, Delly ha gettato spiragli di luce. ''Molte famiglie cristiane stanno tornando alle loro case e molte chiese attaccate e distrutte nel periodo piu' buio della persecuzione, cominciano ora ad essere ricostruite''.
Concistoro, per Tonini il tema dominante è la speranza
CITTA’ DEL VATICANO - E' la ''speranza'' - argomento della nuova enciclica di Benedetto XVI - il tema dominante che ha caratterizzato il cosiddetto pre-concistoro, l'assemblea straordinaria del Papa con i Cardinali di tutto il mondo alla vigilia della creazione dei nuovi porporati. ''Una bellissima discussione, con tanti interventi, da tutti i continenti - ha commentato, all'uscita dall'Aula del Sinodo, il Cardinale Ersilio Tonini -. In tutto il contesto l'elemento che e' venuto fuori e' quello della speranza, nei vari contesti, quelli del dialogo, dell'ecumenismo, e anche in quello del futuro della famiglia''. ''La famiglia e' un punto di riferimento decisivo - ha sottolineato l'arcivescovo emerito di Ravenna -. E' proprio li' che la Chiesa ha qualche cosa da dire''. Secondo Tonini, dalla riunione e' venuto anche un forte segnale di ''incoraggiamento'' per la Chiesa. ''Il tema dominante e' la speranza - ha ribadito -, perche' ci sono novita' provenienti da tutti i continenti. Questo e' molto bello: vedere che c'e' una tensione verso una conoscenza migliore, un invito al mondo intero a riconoscere che il momento attuale e' un momento straordinario. C'e' la possibilita', oggi, di intese molto piu' grandi di quanto non fossero un tempo''. ''L'umanita' va maturando - ha concluso Tonini - e la Chiesa in questo momento trova uno spazio molto migliore. Ed e' proprio la Chiesa che deve dare l'esempio, far vedere una capacita' di colloquio col mondo intero''.
Concistoro, la lettera degli islamici un segno incoraggiante
CITTA’ DEL VATICANO - Il ''segno incoraggiante'' rappresentato dalla lettera dei 138 intellettuali musulmani al Papa, e l'importanza della lettera di Benedetto XVI ai cattolici cinesi sono stati tra i temi discussi nella sessione pomeridiana dell'''incontro di preghiera e riflessione'' del Pontefice con i Cardinali alla vigilia del Concistoro. Al termine, il Papa ha parlato della pubblicazione, il prossimo 30 novembre, della sua nuova enciclica sulla speranza, ''in risposta alle attese piu' profonde dei nostri contemporanei''. Lo riferisce il comunicato diffuso a fine giornata dalla sala stampa della Santa Sede. In totale, nel pomeriggio si sono avuti 16 interventi. ''Sul tema dell'ecumenismo - si legge nella nota - sono stati ancora toccati argomenti come la collaborazione fra i cristiani di diverse confessioni per la difesa della famiglia nella societa' e negli ordinamenti giuridici, come l'importanza dell'ecumenismo spirituale e dei rapporti personali con i fedeli e le autorita' delle altre confessioni cristiane''. Alcuni interventi si sono occupati dei rapporti con gli ebrei e con l'Islam. ''Si e' parlato - viene spiegato - del segno incoraggiante rappresentato dalla lettera delle 138 personalita' musulmane e dalla visita del Re dell'Arabia Saudita al Santo Padre''. Le considerazioni si sono quindi allargate ''alle difficolta' della fede cristiana nel mondo secolarizzato, al dovere e all'importanza di una nuova evangelizzazione, che risponda alle attese profonde e permanenti di felicita' e liberta' dell'uomo postmoderno''. E' stato sottolineato che ''nel continente latinoamericano vi e' un nuovo slancio di missionarieta' alimentato anche dalla recente Conferenza Generale dell'Episcopato Latinoamericano svoltasi ad Aparecida''. Interventi specifici sono stati dedicati ''alla situazione della vita consacrata nel mondo di oggi e alla formazione nei seminari''. ''E' stata ricordata - riferisce ancora il comunicato - l'importante lettera del Santo Padre alla Chiesa cattolica in Cina e si e' parlato della sua accoglienza favorevole da parte di vescovi e fedeli. Si e' ricordata l'urgenza dell'impegno della Chiesa per la pace, per la lotta alla poverta' e per il disarmo, soprattutto nucleare''. Alcuni interventi di natura informativa hanno riguardato il prossimo Congresso Eucaristico Internazionale, l'Anno Paolino, la diffusione della stampa cattolica e in particolare dell'Osservatore Romano. Dopo una breve risposta del Cardinale Kasper su alcuni punti particolari, ha preso la parola il Papa ''per un intervento riassuntivo conclusivo, in cui ha anche ringraziato i porporati per la loro partecipazione e il loro contributo, e ha annunciato la prossima pubblicazione della sua nuova enciclica dedicata alla speranza, in risposta alle attese piu' profonde dei nostri contemporanei''.
Concistoro e dialogo con gli ortodossi, per Kasper sarebbe importante un incontro tra Benedetto XVI e Alessio II
CITTA’ DEL VATICANO - Tra Chiesa Cattolica e Chiesa Ortodossa Russa "le relazioni negli ultimi anni si sono sensibilmente appianate: possiamo dire che non c'e' piu' gelo ma disgelo". Lo ha affermato il presidente del Pontificio Consiglio per l'unita' dei cristiani, il Cardinale Walter Kasper (nella foto), nella sua relazione all'incontro dei Cardinali. "Dal nostro punto di vista - ha spiegato - un incontro tra il Santo Padre e il Patriarca di Mosca sarebbe utile". Ma ci sono ancora difficolta': "Il Patriarcato di Mosca non ha mai escluso categoricamente tale incontro, ma ritiene opportuno risolvere prima i problemi che esistono a suo parere in Russia e soprattutto in Ucraina". Per Kasper, "va ricordato comunque che molti incontri hanno luogo anche ad altri livelli, tra questi menzioniamo - ha detto - la recente visita del patriarca Alessio a Parigi, considerata da entrambe le parti un passo importante".
+PetaloNero+
Saturday, November 24, 2007 2:42 PM
Da Petrus
Concistoro, la Chiesa ha 23 nuovi Cardinali pronti a servirla sino all'effusione del sangue. Il monito del Papa: “Siate servi e non arrivisti”. Un pensiero particolare per l'Iraq
di Bruno Volpe
CITTA’ DEL VATICANO – Nel secondo Concistoro del suo Pontificato per la creazione di 23 nuovi Cardinali di Santa Romana Chiesa, Benedetto XVI, indossando la Mitria e i paramenti liturgici del Beato Pio IX, ricorda che il vero cristiano non cerca privilegi e potere, ma di vivere secondo il Vangelo. Con somma schiettezza, il Successore di Pietro, rifacendosi alle Scritture, parla persino di "arrivismo" dei discepoli di Gesù, che per strada conversavano su chi di loro fosse il più importante. “L’arrivismo - dice il Papa - prende il sopravvento sulla paura che per un attimo li aveva assaliti, l'ambizione spinge i figli di Zebedeo a rivendicare per se stessi i posti migliori nel mondo messianico alla fine dei tempi. Nella corsa ai privilegi, i due sanno bene quello che vogliono, così come gli altri dieci, nonostante la loro virtuosa indignazione. In realtà, però, essi non sanno quello che stanno chiedendo. E' Gesù a farlo comprendere loro, parlando in termini ben diversi del ministero che li attende". E allora, in che cosa consiste il ministero anche per i nuovi Cardinali? Ecco la risposta coerente del Pontefice: "Condividere la missione di Gesù senza rivendicare alcuna ricompensa. Il cristiano è chiamato ad assumere la condizione di servo seguendo le orme di Gesù, spendendo la sua vita in modo gratuito e disinteressato. Non la ricerca del potere e del successo, ma l'umile dono di sè per il bene della Chiesa deve caratterizzare ogni nostro gesto ed ogni nostra parola. La vera grandezza cristiana non consiste nel dominare ma nel servire". E’ per questo che i 12 Apostoli sbagliavano nel rivendicare questo o quel primato: siamo servi inutili, nessuno può vantare diritti agli occhi di Dio né pretendere nulla da Lui per i propri meriti. Tutto è dono e abbondanza celeste. Quella di Benedetto XVI, non solo ai neo Cardinali ma a tutto il Sacro Collegio, è un’esortazione che parte dal profondo del cuore: "Il Signore vi chiede e vi affida il servizio dell'amore; amore per Dio e per la sua Chiesa, una dedizione massima ed incondizionata usque ad sanguinis effusionem", sino al martirio, allo spargimento del sangue". Dunque, aggiunge il Papa in una Basilica vaticana stracolma e calorosissima, “siate Apostoli di Dio, che è Amore, e testimoni della speranza evangelica: questo attende da voi il popolo cristiano". ''Ognuno di voi, cari e venerati fratelli neo-Cardinali, rappresenta una porzione dell'articolato corpo mistico di Cristo che è la Chiesa diffusa dappertutto''. E' questo uno dei passaggi dell'omelia più toccanti. ''So bene - evidenzia il Pontefice - quanta fatica e sacrificio comporti oggi la cura delle anime, ma conosco la generosità che sostiene la vostra quotidiana attività apostolica. E proprio per questo, ''nella circostanza che stiamo vivendo, mi e' caro confermarvi il mio sincero apprezzamento per il servizio fedelmente prestato in tanti anni di lavoro nei diversi ambiti del ministero ecclesiale, servizio che ora, con l'elevazione alla porpora, siete chiamati a compiere con ancor più grande responsabilità, in strettissima comunione con il Vescovo di Roma''. Il Papa sa che una tale responsabilità non esime da rischi, ma cita San Pietro: “E’ meglio, se così vuole Dio, soffrire operando il bene piuttosto che fare il male”. “Cristo - ammonisce il Pontefice - vi domanda di compiere tutto questo con dolcezza e rispetto, con una retta coscienza, cioè con quella umiltà interiore e quella totale generosità che sono frutto della cooperazione con la grazia di Dio". Il Papa ricorda quindi il valore del Concistoro, che è sempre "una provvidenziale occasione per offrire ‘Urbi et Orbi’ , alla città di Roma e al mondo intero, la testimonianza di quella singolare unità che stringe i Cardinali attorno al Papa, Vescovo di Roma: nel Collegio dei Cardinali rivive così l'antico presbyterium del Vescovo di Roma, i cui componenti non gli facevano mancare la loro preziosa collaborazione per quanto riguardava l'adempimento dei compiti connessi con il suo universale ministero". Tema centrale del pre-Concistoro di venerdì, l’Ecumenismo torna in questa circostanza solenne nelle parole del Santo Padre: "La diversità dei membri del Collegio cardinalizio, sia per provenienza geografica che culturale, pone in rilievo ed evidenzia le mutate esigenze pastorali a cui il Papa deve rispondere. L'universalità, la cattolicità della Chiesa ben si riflette pertanto nella composizione del Collegio dei Cardinali". Arrivano infine l’appello per ''l'avvento dell'auspicata riconciliazione e della pace'' in Iraq e la testimonianza di solidarietà della Chiesa verso la popolazione cristiana irachena. Il Papa fa riferimento, in particolare, all'elevazione alla dignità cardinalizia del patriarca caldeo di Baghdad, Emmanuel III Delly (nella foto mentre riceve la berretta coloro porpora dalle mani di Benedetto XVI). ''Penso con affetto - afferma il Pontefice rivolgendosi ai nuovi porporati - alle comunità affidate alle vostre cure e, in maniera speciale, a quelle più provate dalla sofferenza, da sfide e difficoltà di vario genere''. ''Tra queste - dice -, come non volgere lo sguardo con apprensione ed affetto, in questo momento di gioia, alle care comunità cristiane che si trovano in Iraq? Questi nostri fratelli e sorelle nella fede sperimentano nella propria carne le conseguenze drammatiche di un perdurante conflitto e vivono al presente in una quanto mai fragile e delicata situazione politica''. Benedetto XVI sottolinea, di conseguenza, che ''chiamando ad entrare nel Collegio dei Cardinali il Patriarca della Chiesa Caldea, ho inteso esprimere in modo concreto la mia vicinanza spirituale e il mio affetto per quelle popolazioni''. ''Vogliamo insieme, cari e venerati Fratelli, riaffermare la solidarieta' della Chiesa intera verso i cristiani di quella amata terra - ha concluso il Santo Padre - e invitare ad invocare da Dio misericordioso, per tutti i popoli coinvolti, l'avvento dell'auspicata riconciliazione e della pace''.
Concistoro, i titoli e le diaconie assegnate ai neo porporati
CITTA’ DEL VATICANO - Ecco le sedi assegnate da Benedetto XVI a ciascun Cardinale. Leonardo Sandri, diaconia dei Santi Biagio e Carlo ai Catinari, John Patrick Foley, diaconia di San Sebastiano al Palatino, Giovanni Lajolo, diaconia di Santa Maria Liberatrice a Monte Testaccio, Paul Josef Cordes, diaconia di San Lorenzo in Piscibus, Angelo Comastri, diaconia di San Salvatore in Lauro, Stanislaw Riylko, diaconia del Sacro Cuore di Cristo Re, Raffaele Farina, diaconia di San Giovanni della Pigna, Agustín García-Gasco Vicente, titolo di San Marcello, Sean Baptist Brady, titolo dei Santi Quirico e Giulitta, Lluis Martinez Sistach, titolo di San Sebastiano alle Catacombe, Andrè Vingt-Trois, titolo di San Luigi dei Francesi, Angelo Bagnasco, titolo della Gran Madre di Dio, Théodore-Adrien Sarr, titolo di Santa Lucia a Piazza d'Armi, Oswald Gracias, titolo di San Paolo della Croce a 'Corviale', Francisco Robles Ortega, titolo di Santa Maria della Presentazione, Daniel Dinardo, titolo di Sant'Eusebio, Odilo Pedro Scherer, titolo di Sant'Andrea al Quirinale, John Njue, titolo del Preziosissimo Sangue di Nostro Signore Gesù Cristo, Giovanni Coppa, diaconia di San Lino, Estanislao Esteban Karlic, titolo della Beata Vergine Maria Addolorata a Piazza Buenos Aires, Urbano Navarrette, diaconia di San Ponziano, Umberto Betti, diaconia dei Santi Vito, Modesto e Crescenzia.
Concistoro, un lungo applauso per Delly e il ringraziamento di Sandri al Pontefice: “Santità, saremo sempre obbedienti”
CITTA’ DEL VATICANO - Un lunghissimo applauso ha salutato nella Basilica di San Pietro le parole con le quali il neo Cardinale Leonardo Sandri, secondo nell'elenco dei nuovi Cardinali, ha presentato al Papa il patriarca caldeo di Baghdad, Emanuel III Delly, primo nell'ordine delle precedenze. "Una menzione speciale - ha detto Sandri - merita la scelta di un venerato Rappresentante delle Chiese Orientali Cattoliche, il Patriarca di Babilonia dei Caldei, trovatosi a svolgere il servizio patriarcale tra lacrime e sangue e nel doloroso esodo di tanti cristiani dalla terra che vide un tempo partire Abramo, padre comune nella fede e nella speranza, una terra che fu tra le prime ad avere la grazia di udire l'annuncio del Santo Evangelo". Rispondendo all'applauso, Sandri ha ricordato: "la porpora allude alla Croce di Cristo. Siamo e saremo al Suo fianco, Beatissimo Padre, - ha scandito - nei momenti piu' impegnativi e in quelli ordinari del ministero petrino. Desideriamo rimanere con il Papa sia quando si fa servitore della verita' e proclama il primato di Dio, come quando guida la Chiesa nel rinnovamento che scaturisce dalla fedelta' alla tradizione; sia quando invoca la pace, indicando la grande forza della preghiera e del dialogo, come quando promuove l'unita' dei cristiani e il rispetto di tutte le religioni e le culture nella reciproca esclusione di ogni genere di violenza". "Tra tante gioie e consolazioni che ogni giorno raccogliamo nella vita del Popolo di Dio, constatiamo, infatti, che non mancano il martirio, la persecuzione, la tribolazione e lo scherno per il nome del Signore Gesu' e per la fedelta' alla Chiesa e al Papa. Ma ci sentiamo sempre intimamente confortati e incoraggiati dalla promessa del Signore: 'Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo'", ha continuato Sandri con la sua voce profonda, nota all'opinione pubblica perche' era lui a leggere i discorsi nelle udienze generali e nelle cerimonie quando Giovanni Paolo II, alla fine del Pontificato, non riusciva a farlo. Ed oggi, a nome di tutti i nuovi cardinali, Sandri ha assicurato a Papa Benedetto XVI la stessa fedelta': "vogliamo servire la causa dell'uomo siamo pronti a seguirLa quando ribadisce che la persona senza Dio smarrisce se stessa; quando, facendosi vero defensor hominis, Ella insegna che il matrimonio e la famiglia sono la cellula originaria della societa', che la vita va tutelata dal primo inizio fino al suo naturale compimento, che i diritti fondamentali di ciascuno, ed in particolare la liberta' religiosa, vanno rispettati e rivendicati; quando difende la dignita' della persona umana di fronte ad ogni oppressione". "Siamo con il Papa - ha insistito - quando, nel dolce nome di Gesu', si fa avvocato dei bambini e dei giovani come degli anziani, dei poveri e dei bisognosi, dei senza lavoro, dei profughi e dei migranti". "Padre Santo, imponendoci la berretta cardinalizia - ha concluso Sandri - ci esortera' ad essere pronti a comportarci con fortezza usque ad sanguinis effusionem per l'incremento della fede cristiana, per la pace e la tranquillita' del popolo di Dio e per la liberta' e la diffusione della Santa Chiesa Romana".
Concistoro: record di applausi per il patriarca caldeo di Baghdad, Bagnasco e Comastri. Betti si commuove e piange davanti a Benedetto XVI. Lunedì le prime prese di possesso
CITTA’ DEL VATICANO - Un lungo applauso e' scoppiato nella Basilica di San Pietro quando il Papa ha abbracciato con grande affetto il neo Cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana e arcivescovo di Genova. Subito prima Benedetto XVI gli aveva poggiato la berretta rossa sul capo e consegnato la bolla di assegnazione del titolo della parrocchia della Gran Madre di Dio a Ponte Milvio. Il particolare calore che nella Basilica ha riscosso Bagnasco si spiega anche con il fatto che e' l'unico arcivescovo residenziale italiano elevato in questo Concistoro, e infatti i fedeli della diocesi di Genova erano particolarmente numerosi. Presenti in San Pietro pero' c’erano anche moltissimi fedeli venuti da Loreto per il loro ex prelato, Angelo Comastri (nella foto mentre riceve in ginocchio la berretta cardinalizia da Benedetto XVI), a sua volta molto applaudito al momento dell'abbraccio col Papa. L'ultimo a ricevere la berretta coloro porpora è stato il Cardinale Umberto Betti, francescano nato ad Arezzo, che è scoppiato in un pianto di commozione. Il più applaudito in generale, invece, il Patriarca dei caldei di Baghdad, Emmanuel III Delly, anche se tutti gli altri hanno riscosso calorosi applausi al momento dell'imposizione della porpora. Il presidente della Cei Angelo Bagnasco sara' anche il primo dei nuovi Cardinali a prendere possesso della chiesa romana che gli e' stata assegnata dal Papa: gia' lunedi' pomeriggio, infatti, avra' luogo la cerimonia del suo ingresso alla chiesa della Gran Madre di Dio a Ponte Milvio. Sono solo altre due le "prese di possesso" gia' fissate: martedi' il neo Cardinale Jhon Patrick Foley, ex presidente del Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali e oggi Gran Maestro dell'Ordine del Santo Sepolcro, si rechera' alla "sua" Chiesa di San Sebastiano al Palatino, mentre domenica pomeriggio lo stesso onore tocchera' al neo Cardinale Leonardo Sandri, gia' sostituto della Segreteria di Stato e oggi prefetto per le Chiese Orientali, che e' atteso alle 18,30 alla chiesa dei Santi Carlo e Biagio ai Catinari.
Concistoro, il Santo Padre esce a sorpresa dalla Basilica per salutare i fedeli presenti in Piazza
CITTA’ DEL VATICANO - Papa Benedetto XVI, a sorpresa, alla fine della cerimonia, e' uscito sul sagrato della basilica vaticana e ha salutato la folla rimasta fuori della Chiesa durante il rito del Concistoro. ''Abbiamo temuto il peggio per la pioggia'', ha detto il Santo Padre motivando la decisione di celebrare la cerimonia all'interno. ''Grazie per la vostra presenza e per la vostra partecipazione di preghiera a questo importante passo della Chiesa cattolica'', ha aggiunto, applaudito da migliaia di persone. Poi ha ricordato come i Cardinali rappresentino ''l'intera cattolicita' e l'universalita' della Chiesa, oltre che tutti i Paesi e le culture del mondo''. Dunque, il Concistoro si è svolto all'interno della maestosa, splendida, suggestiva e incantevole Basilica di San Pietro perchè la nuvolosità presente su Roma aveva fatto temere il peggio, e cioè un temporale. Tuttavia, i fedeli rimasti in Piazza hanno potuto assistere alla cerimonia relativa alla creazione di 23 nuovi Cardinali di Santa Romana Chiesa grazie alle immagini trasmesse in tempo reale dai maxi-schermi allestiti in Piazza San Pietro.
Concistoro, la soddisfazione del Rinnovamento nello Spirito
CITTA’ DEL VATICANO - Dal Messico, dove si trova per il VI Ritiro Internazionale dei Sacerdoti, il presidente nazionale del Rinnovamento nello Spirito Santo, Salvatore Martinez, esprime "gioia e gratitudine" per il secondo Concistoro di Benedetto XVI, durante il quale il Papa ha creato 23 neo-Cardinali. "La porpora cardinalizia - sottolinea Martinez in una nota - ricorda il sangue dei martiri, coloro che aiutati dallo Spirito Santo difendono e diffondono la fede fino all'offerta della vita. Ogni Concistoro riafferma questo grande dovere che incombe sulla Chiesa; al contempo - prosegue - è un conforto per il Pontefice, per il suo ministero petrino ed è uno stimolo per il popolo di Dio. Salutiamo, pertanto, con gioia e gratitudine la nomina dei neo-Cardinali, in special modo degli arcivescovi: Angelo Comastri, Angelo Bagnasco, Stanislaw Rylko e Paul Josef Cordes che, con amicizia, hanno accompagnato la storia del nostro Movimento e testimoniato la novità sempre dinamica dello Spirito".
Concistoro, la lettera degli islamici un segno incoraggiante
CITTA’ DEL VATICANO - Il ''segno incoraggiante'' rappresentato dalla lettera dei 138 intellettuali musulmani al Papa, e l'importanza della lettera di Benedetto XVI ai cattolici cinesi sono stati tra i temi discussi nella sessione pomeridiana dell'''incontro di preghiera e riflessione'' del Pontefice con i Cardinali alla vigilia del Concistoro. Al termine, il Papa ha parlato della pubblicazione, il prossimo 30 novembre, della sua nuova enciclica sulla speranza, ''in risposta alle attese piu' profonde dei nostri contemporanei''. Lo riferisce il comunicato diffuso a fine giornata dalla sala stampa della Santa Sede. In totale, nel pomeriggio si sono avuti 16 interventi. ''Sul tema dell'ecumenismo - si legge nella nota - sono stati ancora toccati argomenti come la collaborazione fra i cristiani di diverse confessioni per la difesa della famiglia nella societa' e negli ordinamenti giuridici, come l'importanza dell'ecumenismo spirituale e dei rapporti personali con i fedeli e le autorita' delle altre confessioni cristiane''. Alcuni interventi si sono occupati dei rapporti con gli ebrei e con l'Islam. ''Si e' parlato - viene spiegato - del segno incoraggiante rappresentato dalla lettera delle 138 personalita' musulmane e dalla visita del Re dell'Arabia Saudita al Santo Padre''. Le considerazioni si sono quindi allargate ''alle difficolta' della fede cristiana nel mondo secolarizzato, al dovere e all'importanza di una nuova evangelizzazione, che risponda alle attese profonde e permanenti di felicita' e liberta' dell'uomo postmoderno''. E' stato sottolineato che ''nel continente latinoamericano vi e' un nuovo slancio di missionarieta' alimentato anche dalla recente Conferenza Generale dell'Episcopato Latinoamericano svoltasi ad Aparecida''. Interventi specifici sono stati dedicati ''alla situazione della vita consacrata nel mondo di oggi e alla formazione nei seminari''. ''E' stata ricordata - riferisce ancora il comunicato - l'importante lettera del Santo Padre alla Chiesa cattolica in Cina e si e' parlato della sua accoglienza favorevole da parte di vescovi e fedeli. Si e' ricordata l'urgenza dell'impegno della Chiesa per la pace, per la lotta alla poverta' e per il disarmo, soprattutto nucleare''. Alcuni interventi di natura informativa hanno riguardato il prossimo Congresso Eucaristico Internazionale, l'Anno Paolino, la diffusione della stampa cattolica e in particolare dell'Osservatore Romano. Dopo una breve risposta del Cardinale Kasper su alcuni punti particolari, ha preso la parola il Papa ''per un intervento riassuntivo conclusivo, in cui ha anche ringraziato i porporati per la loro partecipazione e il loro contributo, e ha annunciato la prossima pubblicazione della sua nuova enciclica dedicata alla speranza, in risposta alle attese piu' profonde dei nostri contemporanei''.
+PetaloNero+
Saturday, November 24, 2007 2:43 PM
La vera grandezza del cristiano è nel servire, non nel dominare: così, Benedetto XVI nel Concistoro per la creazione di 23 nuovi cardinali. L’invito del Papa: siate testimoni della speranza evangelica
Ogni vero discepolo di Gesù condivida la Sua passione, senza rivendicare alcuna ricompensa: è l'esortazione rivolta da Benedetto XVI ai 23 nuovi cardinali, di cui 18 elettori, creati dal Papa nel Concistoro celebrato stamani nella Basilica Vaticana. Una cerimonia emozionante, come il Papa stesso ha detto, perché esprime in modo eloquente l’unità dei cardinali attorno al Successore di Pietro. Sul discorso del Pontefice, che ha preceduto la consegna della berretta cardinalizia ai 23 porporati, il servizio di Alessandro Gisotti:
Una “provvidenziale occasione” per offrire “alla città di Roma e al mondo intero, la testimonianza di quella singolare unità che stringe i cardinali attorno al Papa”: così, Benedetto XVI ha sintetizzato lo straordinario valore dell’odierno Concistoro per la creazione di 23 nuovi cardinali. Un “eloquente segno di unità cattolica”, ha detto, che suscita “ogni volta un’emozione speciale”. Ha così commentato il passo del Vangelo di Luca nel quale i discepoli manifestano un’ambizione arrivista nel rivendicare per se stessi i posti migliori nel regno messianico. Gesù, ha avvertito Benedetto XVI, corregge la loro “concezione grossolana del merito” secondo la quale “l’uomo può acquistare dei diritti nei confronti di Dio”. Un richiamo quanto mai attuale:
"L’evangelista Marco ci ricorda, cari e venerati Fratelli, che ogni vero discepolo di Cristo può aspirare ad una cosa sola: a condividere la sua passione, senza rivendicare alcuna ricompensa. Il cristiano è chiamato ad assumere la condizione di 'servo' seguendo le orme di Gesù, spendendo cioè la sua vita per gli altri in modo gratuito e disinteressato. Non la ricerca del potere e del successo, ma l’umile dono di sé per il bene della Chiesa deve caratterizzare ogni nostro gesto ed ogni nostra parola. La vera grandezza cristiana, infatti, non consiste nel dominare, ma nel servire".
“Ecco l’ideale che deve orientare il nostro servizio”, ha detto il Papa sottolineando che, ai nuovi porporati, il Signore chiede e affida “il servizio dell’amore” fino all'effusione del sangue:
"Amore per Dio, amore per la sua Chiesa, amore per i fratelli con una dedizione massima ed incondizionata, usque ad sanguinis effusionem, come recita la formula per l’imposizione della berretta e come mostra il colore rosso degli abiti che indossate".
L’odierna cerimonia, ha costatato, sottolinea la grande responsabilità che pesa sui cardinali, chiamati da Cristo a “confessare davanti agli uomini la sua verità, di abbracciare e condividere la sua causa”. Un annuncio, è stata la sua esortazione, da compiere “con dolcezza e rispetto, con una retta coscienza”, cioè “con quell’umiltà interiore che è frutto della cooperazione con la grazia di Dio”. E’, ha avvertito il Papa, una responsabilità non priva di rischi, ma come ricorda San Pietro “è meglio, se così vuole Dio, soffrire operando il bene piuttosto che fare il male”. Benedetto XVI si è soffermato sul ruolo del Sacro Collegio dei cardinali nel quale, ha spiegato rivive l’antico presbyterium del Vescovo di Roma i cui componenti “mentre svolgevano funzioni pastorali e liturgiche nelle varie chiese, non gli facevano mancare la loro preziosa collaborazione” nell’adempimento “dei compiti connessi con il suo universale ministero apostolico”:
"I tempi sono mutati e la grande famiglia dei discepoli di Cristo è oggi disseminata in ogni continente sino agli angoli più remoti della terra, parla praticamente tutte le lingue del mondo e ad essa appartengono popoli di ogni cultura. La diversità dei membri del Collegio Cardinalizio, sia per provenienza geografica che culturale, pone in rilievo questa crescita provvidenziale ed evidenzia al tempo stesso le mutate esigenze pastorali a cui il Papa deve rispondere".
L’universalità, la cattolicità, ha ribadito, “si riflette pertanto nella composizione del Collegio dei cardinali”. Ognuno di voi, ha detto il Papa, rappresenta una “porzione dell’articolato Corpo mistico di Cristo che è la Chiesa diffusa dappertutto”. Quindi, ha rivolto un pensiero speciale alle comunità cristiane “più provate dalla sofferenza, da sfide e difficoltà di vario genere”.
"Tra queste, come non volgere lo sguardo con apprensione ed affetto, in questo momento di gioia, alle care comunità cristiane che si trovano in Iraq? Questi nostri fratelli e sorelle nella fede sperimentano nella propria carne le conseguenze drammatiche di un perdurante conflitto e vivono al presente in una quanto mai fragile e delicata situazione politica. Chiamando ad entrare nel Collegio dei Cardinali il Patriarca della Chiesa Caldea ho inteso esprimere in modo concreto la mia vicinanza spirituale e il mio affetto per quelle popolazioni".
Il Santo Padre ha così riaffermato “la solidarietà della Chiesa intera verso i cristiani” dell’ “amata terra” irachena, invocando da Dio misericordioso, “per tutti i popoli coinvolti, l’avvento dell’auspicata riconciliazione e della pace”. Una vicinanza alla Chiesa irachena espressa con forza anche dal neocardinale Leonardo Sandri, che ha rivolto l’indirizzo d’omaggio al Papa a nome dei nuovi porporati. Un intervento nel quale il cardinale Sandri ha messo l’accento sulla fedeltà al Successore di Pietro:
"Siamo e saremo al Suo fianco, Beatissimo Padre, nei momenti più impegnativi e in quelli ordinari del ministero petrino. Desideriamo rimanere con il Papa sia quando si fa servitore della verità e proclama il primato di Dio, come quando guida la Chiesa nel rinnovamento che scaturisce dalla fedeltà alla tradizione; sia quando invoca la pace, indicando la grande forza della preghiera e del dialogo, come quando promuove l'unità dei cristiani e il rispetto di tutte le religioni e le culture nella reciproca esclusione di ogni genere di violenza".
In questa giornata di gioia, il Papa non ha mancato di ricordare il compianto mons. Ignacy Jeż, tornato alla Casa del Padre appena prima della nomina alla dignità cardinalizia. Quindi, ha ricordato che domani, sempre nella Basilica Vaticana, celebrerà la Messa con i nuovi porporati, ai quali consegnerà l’anello cardinalizio. “Un’occasione quanto mai opportuna – è stato il suo auspicio – per riaffermare la nostra unità in Cristo e per rinnovare la comune volontà di servirLo con totale generosità”.
www.radiovaticana.org
+PetaloNero+
Saturday, November 24, 2007 2:45 PM
Benedetto XVI crea 23 nuovi cardinali: ''Non ricercate potere e successo''
di Mattia Bianchi/ 24/11/2007
Una giornata importante per la Chiesa e per i vescovi, sacerdoti ed esponenti della curia romana diventati cardinali. Il papa ricorda il significato della nomina ed esprime vicinanza all'Iraq, rappresentato dal neo cardinale Emmanuel Delly.
Una giornata importante per la Chiesa e per i vescovi, sacerdoti ed esponenti della curia romana che sono diventati cardinali. Stamani, con una cerimonia nella Basilica vaticana, Benedetto XVI ha vissuto il primo momento significativo del suo secondo concistoro. Sono 23 le nuove porpore, tra cui 18 con meno di 80 anni e 4 italiani: monsignor Angelo Comastri, arciprete della basilica di San Pietro; monsignor Giovanni Lajolo, Governatore dello Stato della Città del Vaticano, mons. Raffaele Farina, Bibliotecario di Santa Romana Chiesa e mons. Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Cei. Dopo la creazione di oggi, domani, festa di Cristo Re, sempre alle 10,30, avrà luogo la solenne Cappella Papale in cui il papa presiederà la concelebrazione della messa coi nuovi porporati, consegnando loro l'anello cardinalizio. La cerimonia di oggi si è aperta con il saluto liturgico, la lettura da parte del papa della formula di creazione e la proclamazione solenne dei nomi dei nuovi cardinali. Poi il primo dei neo porporati, a nome di tutti, ha rivolto al pontefice un indirizzo di omaggio. Dopo la liturgia della parola, l'omelia di Benedetto XVI, un testo forte per ribadire la dimensione di servizio delle nomine odierne.
LE PAROLE DEL PAPA. "I cardinali, ha detto il pontefice, sono "i più vicini consigliere e collaboratori del Successore di Pietro nella guida della Chiesa" e "con l'odierna celebrazione venite inseriti a pieno titolo nella veneranda Chiesa di Roma, di cui il successore di Pietro è il Pastore". Un "significativo e solenne evento ecclesiale", un "evento che suscita ogni volta un'emozione speciale" per l'intera Chiesa, lo definisce Benedetto XVI, segno "eloquente di unità cattolica". "Il valore del compito che i nuovi cardinali sono chiamati a svolgere cooperando strettamente con il Successore di Pietro - aggiunge il papa - e invita il popolo di Dio a pregare perchè nel loro servizio questi nostri Fratelli rimangano sempre fedeli a Cristo sino al sacrificio della vita se necessario e si lascino guidare unicamente dal suo Vangelo". E ancora: "Il cristiano è chiamato ad assumere la condizione di 'servo' seguendo le orme di Gesù, spendendo cioè la sua vita per gli altri in modo gratuito e disinteressato. Non la ricerca del potere e del successo - dice - ma l'umile dono di sé per il bene della Chiesa deve caratterizzare ogni nostro gesto ed ogni nostra parola. La vera grandezza cristiana, infatti, non consiste nel dominare, ma nel servire".
Significativo il passaggio dedicato alle "care comunità cristiane che si trovano in Iraq". Il papa lancia un appello alla "riconciliazione e alla pace" e si rivolge direttamente al patriarca dei Caldei di Baghdad, Emmanuel III Delly. "Questi nostri fratelli e sorelle nella fede - ha aggiunto Benedetto XVI - sperimentano nella propria carne le conseguenze drammatiche di un perdurante conflitto e vivono al presente in una quanto mai fragile e delicata situazione politica". "Chiamando ad entrare nel collegio dei cardinali il patriarca della Chiesa Caldea - ha spiegato ancora il papa - ho inteso esprimere in modo concreto la mia vicinanza spirituale e il mio affetto per quelle popolazioni. Vogliamo insieme, cari e venerati Fratelli, riaffermare la solidarietà della Chiesa intera verso i cristiani di quella amata terra e invitare - ha concluso il pontefice - ad invocare da Dio misericordioso, per tutti i popoli coinvolti, l'avvento dell'auspicata riconciliazione e della pace".
L'OMAGGIO DEI CARDINALI. All'inizio della cerimonia, il cardinale Leonardo Sandri, a nome di tutti, si è rivolto a Benedetto XVI, promettendo di essergli a fianco "nei momenti più impegnativi e in quelli ordinari del ministero petrino". "Desideriamo rimanere con il papa - ha aggiunto - sia quando si fa servitore della verità e proclama il primato di Dio, come quando guida la Chiesa nel rinnovamento che scaturisce dalla fedeltà alla tradizione; sia quando invoca la pace, indicando la grande forza della preghiera e del dialogo, come quando promuove l'unità dei cristiani e il rispetto di tutte le religioni e le culture nella reciproca esclusione di ogni genere di violenza". Sostegno anche nel "servire la causa dell'uomo: siamo pronti a seguirLa quando ribadisce che la persona senza Dio smarrisce se stessa; quando, facendosi vero defensor hominis, Ella insegna che il matrimonio e la famiglia sono la cellula originaria della società, che la vita va tutelata dal primo inizio fino al suo naturale compimento, che i diritti fondamentali di ciascuno, ed in particolare la libertà religiosa, vanno rispettati e rivendicati; quando difende la dignità della persona umana di fronte ad ogni oppressione". "Una menzione speciale - ha poi proseguito Sandri - merita la scelta di un venerato Rappresentante delle Chiese Orientali Cattoliche, il Patriarca di Babilonia dei Caldei, trovatosi a svolgere il servizio patriarcale tra lacrime e sangue e nel doloroso esodo di tanti cristiani dalla terra che vide un tempo partire Abramo, padre comune nella fede e nella speranza, una terra che fu tra le prime ad avere la grazia di udire l'annuncio del Santo Evangelo".
LA CERIMONIA. Dopo l'omelia, sono seguite la professione di fede e il giuramento dei nuovi cardinali. Ogni cardinale, secondo l'ordine di creazione, si è avvicinato al papa e gli si è inginocchiato davanti. A sua volta, il pontefice ha imposto la berretta cardinalizia pronunciando la formula: ''Rossa come segno della dignità del cardinalato, a significare che dovete essere pronti a comportarvi con fortezza, fino all'effusione del sangue, per l'incremento della fede cristiana, per la pace e la tranquillità del popolo di Dio e per la liberta' e la diffusione della Santa Romana Chiesa''.
Quindi, il papa ha assegnato al cardinale una chiesa di Roma (Titolo o Diaconia) quale segno di partecipazione alla sollecitudine pastorale del vescovo di Roma. Ecco così la consegna della Bolla di creazione cardinalizia e di assegnazione del titolo e lo scambio con il neo cardinale dell'abbraccio di pace. Il rito si è concluso infine, con la preghiera dei fedeli, la recita del Padre Nostro e la benedizione finale. Al termine, un piccolo fuoriprogramma del papa che ha salutato i fedeli rimasti sul sagrato della Basilica. "Grazie per la vostra presenza, - ha detto - abbiamo temuto la pioggia perciò siamo andati in Basilica. Voi siete stati presenti e avete pregato con noi. Vi ringrazio per la vostra presenza pregante per la vostra partecipazione a questo importante passo della Chiesa cattolica con nuovi cardinali che riflettono l'universalità della chiesa, la sua cattolicità. La Chiesa parla con tutte le parole, abbraccia tutti i popoli tutte le culture. Noi, tutti insieme, siamo la famiglia di Dio. E così come famiglia siamo qui riuniti e preghiamo che il Signore benedica questi nuovi cardinali al servizio di voi tutti. Preghiamo che la Madonna ci accompagni passo per passo e a voi tutti auguro buona domenica, buon ritorno. Grazie per la vostra presenza".
Momenti significativi che introducono la celebrazione di domani, durante la quale i nuovi porporati riceveranno l'anello cardinalizio ''segno di dignità, di sollecitudine pastorale e di più salda comunione con la Sede di Pietro''. Oggi pomeriggio, intanto, com'è ormai tradizione, si svolgeranno le cosiddette "visite di cortesia", che permetterranno ai nuovi cardinali di incontrare amici, parenti e semplici fedeli.
I NUOVI CARDINALI. La Chiesa è universale e il concetto ben si esprime nelle scelta dei nuovi porporati. "Moltissimi sono Pastori di comunità diocesane - ha sottolineato il papa nell'omelia - altri sono al diretto servizio della Sede Apostolica, altri ancora hanno reso benemeriti servizi in specifici settori pastorali". Tra i cardinali europei, vengono premiate le sedi di Parigi, con André Vingt-Trois; Valencia, con Agustín García-Gasco Vicente; Barcellona con Lluís Martínez Sistach e l'Irlanda (Armagh) con monsignor Seßn Baptist Brady. Porpora anche al tedesco Joseph Cordes e al polacco Stanislaw Rylko.
Tra i sudamericani, figurano l'argentino Leonardo Sandri, l'arcivescovo di Monterrey, Francisco Robles Ortega e l'arcivescovo di San Paolo, Odilio Pedro Scherer. Berretta anche agli statunitensi John Patrick Foley e Daniel N. DiNardo, arcivescovo di Galveston-Houston. Concludono la lista per l'Africa Théodore-Adrien Sarr, arcivescovo di Dakar e John Njue, arcivescovo di Nairobi. Un solo rappresentante per l'Asia: si tratta di Oswald Gracias, arcivescovo di Bombay. Ai cardinali elettori se ne aggiungono altri 5 ultraottantenni: il Patriarca dei Caldei in Iraq, Emmanuel III Delly; Giovanni Coppa, ex nunzio nella Repubblica Ceca; Estanislao Esteban Karlic, arcivescovo emerito di Paranà; Urbano Navarrete, già Rettore della Pontificia Università Gregoriana; e Umberto Betti, già Rettore della Pontificia Università Lateranense. Il Papa avrebbe voluto nominare anche l'anziano vescovo polacco Ignacy Jeó, di Koszalin-Kolobrzeg, morto proprio il giorno prima dell'annuncio.
Ultima curiosità: il più giovane neo-cardinale creato da Benedetto XVI è l'arcivescovo di San Paolo, Odilio Pedro Scherer, nato il 21 settembre 1949. Dello stesso anno sono anche l'arcivescovo di Monterrey, Robles Ortega (2 marzo) e l'arcivescovo di Galveston-Houston DiNardo (23 maggio). Il più anziano invece è l'arcivescovo di Valencia, Garcia-Gasco Vicente che ha 76 anni.
I TITOLI. Con il rito di oggi, i cardinali entrano infatti a far parte del clero romano. Ecco i titoli che sono stati assegnati. A Leonardo Sandri la diaconia dei Santi Biagio e Carlo ai Catinari; a John Patrick Foley la diaconia di San Sebastiano al Palatino; a Giovanni Lajolo la diaconia di Santa Maria Liberatrice a Monte Testaccio; a Paul Josef Cordes la diaconia di San Lorenzo in Piscibus; ad Angelo Comastri la diaconia di San Salvatore in Lauro; a Stanislaw Rylko la diaconia del Sacro Cuore di Cristo Re; a Raffaele Farina la diaconia di San Giovanni della Pigna. Ad Agustin Garcia-Gasco Vicente e' stato assegnato il titolo di San Marcello; a Sean Baptist Brady il titolo dei Santi Quirico e Giulitta; a Lluis Martinez Sistach il titolo di San Sebastiano alle Catacombe; ad Andre' Vingt-Trois il titolo di San Luigi dei Francesi; ad Angelo Bagnasco il titolo della Gran Madre di Dio; a Theodore-Adrien Sarr il titolo di Santa Lucia a Piazza d'Armi; ad Oswald Gracias il titolo di San Paolo della Croce a 'Corviale'; a Francisco Robles Ortega il titolo di Santa Maria della Presentazione; a Daniel N. Di Nardo il titolo di Sant'Eusebio; a Odilo Pedro Scherer il titolo di Sant'Andrea al Quirinale; a John Njue il titolo del Preziosissimo Sangue di Nostro Signore Gesu' Cristo. A Giovanni Coppa e' stata assegnata la diaconia di San Lino; a Estanislao Esteban Karlic il titolo della Beata Vergine Maria Addolorata a Piazza Buenos Aires; a Urbano Navarrete la diaconia di San Ponziano; a Umberto Betti la diaconia dei Santi Vito, Modesto e Crescenzio.
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