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+PetaloNero+
Tuesday, November 13, 2007 3:04 PM
Benedetto XVI sara’ a Lourdes nel 2008 per il 150° delle apparizioni: lo ha annunciato il vescovo della cittadina mariana alla conferenza stampa di presentazione delle cerimonie giubilari


Presentato stamani, in Sala Stampa Vaticana, il programma delle celebrazioni per il 150.mo anniversario delle apparizioni della Vergine Immacolata a Lourdes, la cittadina francese ai piedi dei Pirenei, cui parteciperà anche il Papa. Il servizio di Roberta Gisotti:

Ricorrerà l’11 febbraio del 2008 l’anniversario dei 150 anni dalla prima delle 18 apparizioni della Madonna a Santa Bernadette Soubirous. Ad illustrare il ricco calendario degli eventi giubilari è stato mons. Jacques Perrier, vescovo di Tarbes e Lourdes, ricordando che Benedetto XVI parteciperà alle celebrazioni, anche se ancora non sono note le date della sua visita, il prossimo anno, nel Santuario cattolico più frequentato al mondo, che accoglie ogni anno oltre 6 milioni di fedeli, e che nel 2008 - si prevede - saliranno ad 8 milioni.


Rome et Lourdes sont tellement liées depuis 1858...

Ha sottolineato, mons. Perrier, il forte legame che unisce Lourdes a Roma dal 1858, da qui l’importanza di presentare in Vaticano, nel centro della cattolicità, questo grande evento ecclesiale.


L’anno giubilare sarà inaugurato con una solenne cerimonia l’8 dicembre prossimo, festa dell’Immacolata Concezione della Vergine Maria”, cui seguirà il 9 dicembre un Colloquio di apertura sul tema “Il messaggio di Lourdes, da ieri ad oggi e da oggi a domani”. Il calendario degli eventi proseguirà lungo l’arco del 2008. Da segnalare, in particolare dal 4 all’8 settembre, il Congresso mariologico su “Le apparizioni della Vergine Maria: tra storia, fede e teologia”, di cui ha riferito ai giornalisti padre Vincenzo Battaglia, presidente delle Pontificia Accademia mariana internazionale:


“La nostra esperienza è che davvero quando ci si ritrova per riflettere da teologi sulla figura e l’opera della Beata Vergine Maria, in questo caso sulle apparizioni della Beata Vergine Maria, davvero si fa comunione nella fede”.

Della grande attesa fra quanti - soprattutto le persone più deboli - hanno in programma di recarsi a Lourdes per rendere omaggio alla Madonna, ha parlato Alessandro Pinna, presidente a Roma dell’UNITALSI, l’organizzazione dedicata al trasporto degli ammalati nei Santuari del mondo, spiegando come questa ricorrenza rappresenti un'occasione di riflessione anche per tutti gli operatori dell’UNITALSI:


“Per l’UNITALSI, che è nata a Lourdes, dove il suo fondatore Giovan Battista Tomassi, che si era recato per suicidarsi, il Giubileo è l’occasione di rileggere la propria storia e di vivere un nuovo e grande impegno, perchè i malati, i sofferenti, i poveri siano sempre al centro della vita della nostra associazione e dei suoi pellegrinaggi”.
www.radiovaticana.org


DA PETRUS

Benedetto XVI a Lourdes nel 2008 per il 150° anniversario delle apparizioni mariane
CITTA’ DEL VATICANO - Nel 2008 Benedetto XVI sara' a Lourdes per il 150esimo anniversario delle apparizioni mariane, ma la data non e' ancora stata decisa. Lo ha annunciato il vescovo di Tarbes e Lourdes, Jacques Perrier, presentando ai giornalisti le iniziative per il giubileo delle apparizioni. La presenza del Papa, ha detto Monsignor Perrier, e' "cosa certa, perche' egli mi ha scritto una lettera lo scorso luglio nella quale afferma: 'affido al Signore la speranza che e' mia di poter essere presente a un momento significativo dell'anno giubilare'". "La data della visita del Papa non e' stabilita", ha precisato Monsignor Perrier ricordando pero' che "nel luglio 2005, il Papa appena eletto aveva espresso in una lettera autografa il suo interesse per il giubileo del 150esimo anniversario delle Apparizioni" e che inoltre "aveva annunciato la sua intenzione di parteciparvi personalmente e la Sala Stampa della Santa Sede aveva reso pubblica questa intenzione con il comunicato del 15 luglio 2007". Quanto al viaggio, dunque, "ancora niente e' deciso", ha aggiunto il vescovo a cui ha fatto eco padre Federico Lombardi, portavoce vaticano, che rispondendo alle domande dei giornalisti sull'eventuale programma della visita ha chiarito che "ancora niente e' stabilito, ma la cosa piu' probabile e' che il viaggio sia solo a Lourdes". Per il 150esimo anniversario delle apparizioni mariane, sono diverse le iniziative organizzate. Il giubileo si aprira' l'8 dicembre prossimo con una solenne messa presieduta dal Cardinale Ivan Dias, prefetto della Congregazione per l'evangelizzazione dei popoli. Il calendario, che si concludera' l'8 dicembre 2008, prevede poi le celebrazioni per le festivita' natalizie sul tema "Non restate soli per Natale: Maria vi attende", la festa di Capodanno dedicata ai giovani con spettacoli e musiche, canti e momenti di fraternita', pellegrinaggi e congressi
+PetaloNero+
Tuesday, November 13, 2007 3:05 PM
Da Petrus

Il 13 Dicembre l'incontro del Papa con gli universitari di Roma
CITTA’ DEL VATICANO - Giovedi' 13 dicembre, nella Basilica di San Pietro, Benedetto XVI incontrera' gli universitari di Roma dopo la Messa che sara' celebrata dal Cardinale Camillo Ruini. "Si ripete cosi' ancora una volta - sottolinea una nota dell'ufficio per la pastorale universitaria del Vicariato - l'incontro con il Papa in preparazione al Santo Natale, promosso dall'amato Papa Giovanni Paolo II nel 1979". Per l'occasione, arrivera' dall'Albania l'Icona "Maria Sedes Sapientiae", che dal 9 al 13 dicembre fara' visita ad alcune parrocchie romane e sara' consegnata, al termine dell'incontro con Benedetto XVI, dalla delegazione universitaria albanese a quella della Romania, che la custodira' fino al 1 marzo 2008.

+PetaloNero+
Tuesday, November 13, 2007 6:33 PM
Da Petrus

Decisione del Pontefice: più partecipazione e dibattiti al prossimo Sinodo dei Vescovi

CITTA’ DEL VATICANO - Per decisione di Papa Benedetto XVI, saranno di piu' e piu' rappresentativi i partecipanti al prossimo Sinodo dei Vescovi. Lo ha annunciato il segretario generale, Monsignor Nikola Etherovic, in un'intervista all'Osservatore Romano. In concreto, ha spiegato, ''le Chiese orientali cattoliche che hanno piu' di 25 vescovi ora possono scegliere anche un secondo rappresentante alle assemblee. Se poi il capo di quella Chiesa fosse impedito, egli potra' designare un altro vescovo. Inoltre si e' provveduto ''alla semplificazione della partecipazione dei capi dei Dicasteri della Santa Sede: sono membri di diritto tutti i prefetti delle Congregazioni e i presidenti dei Pontifici Consigli siano essi cardinali o arcivescovi''. Per quanto riguarda il dibattito nel Sinodo, ''dopo l'esperienza positiva dell'ultimo Sinodo'', e' stata confermata la ''discussione libera'' che chiudera' ogni Congregazione Generale'' e sono stati ''ripensati'' i lavori di gruppo. Tutto questo su suggerimento del Pontefice, che ha poi approvato le modifiche. ''Joseph Ratzinger - ha ricordato l'arcivescovo Etherovic - e' un appassionato ed esperto padre sinodale: ha partecipato a ben 16 assemblee, di cui 15 da cardinale e, all'ultima, da vescovo di Roma e, dunque, come presidente del Sinodo dei vescovi''.

+PetaloNero+
Wednesday, November 14, 2007 2:57 PM
UDIENZA GENERALE

Piazza San Pietro
Mercoledì, 14 novembre 2007


San Girolamo (2)

Cari fratelli e sorelle!
Continuiamo oggi la presentazione della figura di san Girolamo. Come abbiamo detto mercoledì scorso, egli dedicò la sua vita allo studio della Bibbia, tanto che fu riconosciuto da un mio Predecessore, il Papa Benedetto XV, come «dottore eminente nell'interpretazione delle Sacre Scritture». Girolamo sottolineava la gioia e l'importanza di familiarizzarsi con i testi biblici: «Non ti sembra di abitare - già qui, sulla terra - nel regno dei cieli, quando si vive fra questi testi, quando li si medita, quando non si conosce e non si cerca nient'altro?» (Ep. 53,10). In realtà, dialogare con Dio, con la sua Parola, è in un certo senso presenza del Cielo, cioè presenza di Dio. Accostare i testi biblici, soprattutto il Nuovo Testamento, è essenziale per il credente, perché «ignorare la Scrittura è ignorare Cristo». E' sua questa celebre frase, citata anche dal Concilio Vaticano II nella Costituzione Dei Verbum (n. 25).
Veramente "innamorato" della Parola di Dio, egli si domandava: «Come si potrebbe vivere senza la scienza delle Scritture, attraverso le quali si impara a conoscere Cristo stesso, che è la vita dei credenti?» (Ep. 30,7). La Bibbia, strumento «con cui ogni giorno Dio parla ai fedeli» (Ep. 133,13), diventa così stimolo e sorgente della vita cristiana per tutte le situazioni e per ogni persona. Leggere la Scrittura è conversare con Dio: «Se preghi, - egli scrive a una nobile giovinetta di Roma - tu parli con lo Sposo; se leggi, è Lui che ti parla» (Ep. 22,25). Lo studio e la meditazione della Scrittura rendono l'uomo saggio e sereno (cfr In Eph., prol.). Certo, per penetrare sempre più profondamente la Parola di Dio è necessaria un'applicazione costante e progressiva. Così Gerolamo raccomandava al sacerdote Nepoziano: «Leggi con molta frequenza le divine Scritture; anzi, che il Libro Santo non sia mai deposto dalle tue mani. Impara qui quello che tu devi insegnare (Ep. 52,7). Alla matrona romana Leta dava questi consigli per l'educazione cristiana della figlia: «Assicurati che essa studi ogni giorno qualche passo della Scrittura... Alla preghiera faccia seguire la lettura, e alla lettura la preghiera... Che invece dei gioielli e dei vestiti di seta, essa ami i Libri divini» (Ep. 107,9.12). Con la meditazione e la scienza delle Scritture si «mantiene l'equilibrio dell'anima» (Ad Eph., prol.). Solo un profondo spirito di preghiera e l'aiuto dello Spirito Santo possono introdurci alla comprensione della Bibbia: «Nell'interpretazione della Sacra Scrittura noi abbiamo sempre bisogno del soccorso dello Spirito Santo» (In Mich. 1,1,10,15).
Un appassionato amore per le Scritture pervase dunque tutta la vita di Girolamo, un amore che egli cercò sempre di destare anche nei fedeli. Raccomandava ad una sua figlia spirituale: «Ama la Sacra Scrittura e la saggezza ti amerà; amala teneramente, ed essa ti custodirà; onorala e riceverai le sue carezze. Che essa sia per te come le tue collane e i tuoi orecchini» (Ep. 130,20). E ancora: «Ama la scienza della Scrittura, e non amerai i vizi della carne» (Ep. 125,11).
Per Girolamo un fondamentale criterio di metodo nell'interpretazione delle Scritture era la sintonia con il magistero della Chiesa. Non possiamo mai da soli leggere la Scrittura. Troviamo troppe porte chiuse e scivoliamo facilmente nell’errore. La Bibbia è stata scritta dal Popolo di Dio e per il Popolo di Dio, sotto l’ispirazione dello Spirito Santo. Solo in questa comunione col Popolo di Dio possiamo realmente entrare con il “noi” nel nucleo della verità che Dio stesso ci vuol dire. Per lui un'autentica interpretazione della Bibbia doveva essere sempre in armonica concordanza con la fede della Chiesa cattolica. Non si tratta di un’esigenza imposta a questo Libro dall’esterno; il Libro è proprio la voce del Popolo di Dio pellegrinante e solo nella fede di questo Popolo siamo, per così dire, nella tonalità giusta per capire la Sacra Scrittura. Perciò Girolamo ammoniva: “Rimani fermamente attaccato alla dottrina tradizionale che ti è stata insegnata, affinché tu possa esortare secondo la sana dottrina e confutare coloro che la contraddicono» (Ep. 52,7). In particolare, dato che Gesù Cristo ha fondato la sua Chiesa su Pietro, ogni cristiano – egli concludeva - deve essere in comunione «con la Cattedra di san Pietro. Io so che su questa pietra è edificata la Chiesa» (Ep. 15,2). Conseguentemente, senza mezzi termini, dichiarava: «Io sono con chiunque sia unito alla Cattedra di san Pietro» (Ep. 16).
Girolamo ovviamente non trascura l'aspetto etico. Spesso anzi egli richiama il dovere di accordare la vita con la Parola divina e solo vivendola troviamo anche la capacità di capirla. Tale coerenza è indispensabile per ogni cristiano, e particolarmente per il predicatore, affinché le sue azioni, quando fossero discordanti rispetto ai discorsi, non lo mettano in imbarazzo. Così esorta il sacerdote Nepoziano: «Le tue azioni non smentiscano le tue parole, perché non succeda che, quando tu predichi in chiesa, qualcuno nel suo intimo commenti: "Perché dunque proprio tu non agisci così?". Carino davvero quel maestro che, a pancia piena, disquisisce sul digiuno; anche un ladro può biasimare l'avarizia; ma nel sacerdote di Cristo la mente e la parola si devono accordare» (Ep. 52,7). In un'altra lettera Girolamo ribadisce: «Anche se possiede una dottrina splendida, resta svergognata quella persona che si sente condannare dalla propria coscienza» (Ep. 127,4). Sempre in tema di coerenza, egli osserva: il Vangelo deve tradursi in atteggiamenti di vera carità, perché in ogni essere umano è presente la Persona stessa di Cristo. Rivolgendosi, ad esempio, al presbitero Paolino (che divenne poi Vescovo di Nola e Santo), Girolamo così lo consiglia: «Il vero tempio di Cristo è l'anima del fedele: ornalo, questo santuario, abbelliscilo, deponi in esso le tue offerte e ricevi Cristo. A che scopo rivestire le pareti di pietre preziose, se Cristo muore di fame nella persona di un povero?» (Ep. 58,7). Girolamo concretizza: bisogna «vestire Cristo nei poveri, visitarlo nei sofferenti, nutrirlo negli affamati, alloggiarlo nei senza tetto» (Ep. 130,14). L'amore per Cristo, alimentato con lo studio e la meditazione, ci fa superare ogni difficoltà: «Amiamo anche noi Gesù Cristo, ricerchiamo sempre l'unione con lui: allora ci sembrerà facile anche ciò che è difficile» (Ep. 22,40).
Girolamo, definito da Prospero di Aquitania «modello di condotta e maestro del genere umano» (Carmen de ingratis, 57), ci ha lasciato anche un insegnamento ricco e vario sull'ascetismo cristiano. Egli ricorda che un coraggioso impegno verso la perfezione richiede una costante vigilanza, frequenti mortificazioni, anche se con moderazione e prudenza, un assiduo lavoro intellettuale o manuale per evitare l'ozio (cfr Epp. 125,11 e 130,15), e soprattutto l'obbedienza a Dio: «Nulla... piace tanto a Dio quanto l'obbedienza..., che è la più eccelsa e l'unica virtù» (Hom. de oboedientia: CCL 78,552). Nel cammino ascetico può rientrare anche la pratica dei pellegrinaggi. In particolare, Girolamo diede impulso a quelli in Terra Santa, dove i pellegrini venivano accolti e ospitati negli edifici sorti accanto al monastero di Betlemme, grazie alla generosità della nobildonna Paola, figlia spirituale di Girolamo (cfr Ep. 108,14).
Non può essere taciuto, infine, l'apporto dato da Girolamo in materia di pedagogia cristiana (cfr Epp. 107 e 128). Egli si propone di formare «un'anima che deve diventare il tempio del Signore» (Ep. 107,4), una «preziosissima gemma» agli occhi di Dio (Ep. 107,13). Con profondo intuito egli consiglia di preservarla dal male e dalle occasioni peccaminose, di escludere amicizie equivoche o dissipanti (cfr Ep. 107,4 e 8-9; cfr anche Ep. 128,3-4). Soprattutto esorta i genitori perché creino un ambiente di serenità e di gioia intorno ai figli, li stimolino allo studio e al lavoro, anche con la lode e l'emulazione (cfr Epp. 107,4 e 128,1), li incoraggino a superare le difficoltà, favoriscano in loro le buone abitudini e li preservino dal prenderne di cattive perché – e qui cita una frase di Publilio Siro sentita a scuola - «a stento riuscirai a correggerti di quelle cose a cui ti vai tranquillamente abituando» (Ep. 107,8). I genitori sono i principali educatori dei figli, i primi maestri di vita. Con molta chiarezza Girolamo, rivolgendosi alla madre di una ragazza ed accennando poi al padre, ammonisce, quasi esprimendo un'esigenza fondamentale di ogni creatura umana che si affaccia all'esistenza: «Essa trovi in te la sua maestra, e a te guardi con meraviglia la sua inesperta fanciullezza. Né in te, né in suo padre veda mai atteggiamenti che la portino al peccato, qualora siano imitati. Ricordatevi che... potete educarla più con l'esempio che con la parola» (Ep. 107,9). Tra le principali intuizioni di Girolamo come pedagogo si devono sottolineare l'importanza attribuita a una sana e integrale educazione fin dalla prima infanzia, la peculiare responsabilità riconosciuta ai genitori, l'urgenza di una seria formazione morale e religiosa, l'esigenza dello studio per una più completa formazione umana. Inoltre un aspetto abbastanza disatteso nei tempi antichi, ma ritenuto vitale dal nostro autore, è la promozione della donna, a cui riconosce il diritto ad una formazione completa: umana, scolastica, religiosa, professionale. E vediamo proprio oggi come l’educazione della personalità nella sua integralità, l’educazione alla responsabilità davanti a Dio e davanti all’uomo, sia la vera condizione di ogni progresso, di ogni pace, di ogni riconciliazione ed esclusione della violenza. Educazione davanti a Dio e davanti all’uomo: è la Sacra Scrittura che ci offre la guida dell’educazione e così del verso umanesimo.
Non possiamo concludere queste rapide annotazioni sul grande Padre della Chiesa senza far cenno all’efficace contributo da lui recato alla salvaguardia degli elementi positivi e validi delle antiche culture ebraica, greca e romana nella nascente civiltà cristiana. Girolamo ha riconosciuto ed assimilato i valori artistici, la ricchezza dei sentimenti e l'armonia delle immagini presenti nei classici, che educano il cuore e la fantasia a nobili sentimenti. Soprattutto, egli ha posto al centro della sua vita e della sua attività la Parola di Dio, che indica all'uomo i sentieri della vita, e gli rivela i segreti della santità. Di tutto questo non possiamo che essergli profondamente grati, proprio nel nostro oggi.

Saluti:

Je suis heureux de saluer les francophones, notamment les jeunes prêtres de Belley-Ars, avec leur Évêque, Mgr Bagnard. J’adresse un salut tout particulier aux pèlerins de France venus avec les reliques de sainte Thérèse de l’Enfant Jésus et de la Sainte-Face, accompagnés par Mgr Pican, Évêque de Bayeux et Lisieux. Nous nous souvenons qu’il y a cent vingt ans, la petite Thérèse est venue rencontrer le Pape Léon XIII, pour lui demander la permission d’entrer au Carmel malgré son jeune âge. Il y a quatre-vingt ans, le Pape Pie XI la proclamait Patronne des Missions et, en 1997, le Pape Jean-Paul II la déclarait Docteur de l’Église. Après cette audience, j’aurai la joie de prier devant ses reliques, comme de nombreux fidèles peuvent le faire pendant toute la semaine dans différentes églises de Rome. Sainte Thérèse aurait voulu apprendre les langues bibliques pour mieux lire l’Écriture. À sa suite et à l’exemple de saint Jérôme, puissiez-vous prendre du temps pour lire la Bible de manière régulière. En devenant familiers de la Parole de Dieu, vous y rencontrerez le Christ pour demeurer en intimité avec lui. Avec ma Bénédiction apostolique.
I am pleased to greet the English-speaking visitors present at today’s Audience, especially those from England, Denmark, Japan, Canada and the United States of America. I greet especially the Sisters of Saint Anne of Tiruchirapalli, who are preparing to celebrate the one hundred and fiftieth anniversary of their foundation. Upon all of you I cordially invoke an abundance of joy and peace in our Lord Jesus Christ.
Von Herzen grüße ich die Pilger und Besucher aus den Ländern deutscher Sprache. Der heilige Hieronymus sei uns allen ein Vorbild, das uns ermutigt, im beständigen Gebet und im Hören auf Gottes Wort mit Christus immer vertrauter zu werden. Der Herr unseres Lebens schenke euch seinen Frieden und geleite euch auf euren Wegen.
Saludo a los peregrinos españoles, especialmente a los del Arciprestazgo de Abegondo, de Santiago de Compostela, a los de la Parroquia de Serantes, de Ferrol y a los miembros de la Hermandad de Santa Marta, de Madrid. También a los estudiantes chilenos de Santiago, a los venezolanos de Maracaibo, a los mexicanos y de otros países latinoamericanos. Agradeciendo al Señor la vida de san Jerónimo, seguid sus enseñanzas y poned la Palabra de Dios en el centro de vuestra vida y actividades. Ella os guía a la santidad. ¡Gracias!
Saúdo os que me ouvem, desejando-lhes todo o bem, com as graças divinas, na sua caminhada como novo Povo de Deus. Em particular, sejam bem-vindos os grupos de peregrinos do Brasil e de Portugal: abençoando-vos, penso em vossos entes queridos. Que sejais felizes!
Saluto in lingua croata:
Srdačno pozdravljam sve hrvatske hodočasnike, osobito vjernike iz Vrsara. Nasljedujući primjer Svetoga Jeronima, zaštitnika vaših sunarodnjaka u Rimu, proučavajte Sveto Pismo upoznavajući tako sve više samoga Krista. Hvaljen Isus i Marija!
Traduzione italiana:
Saluto cordialmente i pellegrini croati, particolarmente i fedeli di Vrsar. Seguendo l’esempio di San Girolamo, protettore dei vostri connazionali a Roma, studiate la Sacra Scrittura facendo così conoscere sempre di più il Cristo. Siano lodati Gesù e Maria!
Saluto in lingua polacca:
Pozdrawiam pielgrzymów z Polski. Św. Hieronim był całkowicie oddany medytacji nad Pismem Świętym, które objawia tajemnicę Boga, wskazuje właściwe drogi życia i świętości, i prowadzi do zbawienia. Niech jego przykład zachęca nas do częstego obcowania ze Słowem Bożym. Niech będzie pochwalony Jezus Chrystus!
Traduzione italiana:
Saluto i pellegrini provenienti dalla Polonia. San Girolamo è stato totalmente dedito alla meditazione della Sacra Scrittura che rivela il mistero di Dio, indica i giusti sentieri della vita e della santità, e conduce alla salvezza. Il suo esempio ci stimoli al frequente accostamento alla Parola di Dio. Sia lodato Gesù Cristo!
Saluto in lingua slovacca:
Zo srdca vítam pútnikov z Grinavy, Limbachu, Pezinka a Diviny. Bratia a sestry, budúcu nedeľu sa v rímskych bazilikách svätých apoštolov Petra a Pavla bude sláviť Výročie ich posviacky. Nech návšteva týchto chrámov zveľadí vašu lásku k Cirkvi, ktorá je postavená na apoštolskom základe. Rád vás žehnám. Pochválený buď Ježiš Kristus!
Traduzione italiana:
Do un cordiale benvenuto ai pellegrini provenienti da Grinava, Limbach, Pezinok e Divina. Fratelli e sorelle, domenica prossima nelle basiliche romane dei santi Apostoli Pietro e Paolo si celebrerà la festa della Dedicazione. La visita di queste chiese approfondisca il vostro amore per la Chiesa, fondata sugli apostoli. Volentieri vi benedico. Sia lodato Gesù Cristo!
Saluto in lingua lituana:
Nuoširdžiai sveikinu piligrimus atvykusius iš Lietuvos. Brangūs bičiuliai, suteikdamas kiekvienam iš jūsų ir jūsų šeimoms Apaštališkąjį palaiminimą, karštai linkiu, kad būtumėte krikščioniškos vilties pasiuntiniai ir liudytojai ten, kur gyvenate ir dirbate.
Traduzione italiana:
Saluto cordialmente i pellegrini provenienti dalla Lituania. Cari amici, nell'impartire la Benedizione Apostolica a ciascuno di voi e alle vostre famiglie, auspico vivamente che sappiate essere messaggeri e testimoni della speranza cristiana nell'ambiente in cui vivete e lavorate.
* * *
Rivolgo ora un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare saluto i rappresentanti dell’Unione Apostolica del Clero ed auguro che contribuisca a tener viva nei sacerdoti la coscienza della loro vocazione alla santità, condizione indispensabile per essere nel mondo segno credibile dell’amore di Cristo. Saluto poi i fedeli di Ficulle, qui convenuti in occasione del Millennio di fondazione dell’Abbadia di S. Nicolò al Monte e, mentre li ringrazio per la loro visita, li esorto a trarre dalla loro storia sempre nuovo impulso per progredire nel cammino della testimonianza cristiana. Saluto inoltre i membri dell'Associazione Cuochi italiani, venuti a Roma da tutte le Regioni d'Italia in occasione del loro simposio d'autunno. Cari amici, nel vostro lavoro siate messaggeri non solo della gioia serena del convivio, ma anche della condivisione fraterna e solidale. Il mio affettuoso pensiero va ora ai familiari delle vittime di Nassirya, che ricordano i loro cari nel quarto anniversario della loro tragica morte. La memoria di questi nostri fratelli e di quanti hanno sacrificato il bene supremo della vita per il nobile intento della pace contribuisca a sostenere il cammino della rinascita, piena di speranza, del caro popolo iracheno.
Saluto, infine i giovani, gli ammalati e gli sposi novelli. Celebreremo domani la festa del vescovo sant'Alberto Magno, apostolo di pace tra le popolazioni del suo tempo. Il suo esempio sia stimolo per voi, cari giovani, specialmente per voi cari studenti del Collegio Mondo Unito dell’Adriatico e per voi alunni della Facoltà di Filosofia della Pontificia Università Salesiana, ad essere artefici di riconciliazione e di giustizia. Sia per voi, cari ammalati, incoraggiamento a confidare nel Signore, che mai ci abbandona nel momento della prova. Sia per voi, cari sposi novelli, spinta a trovare nel Vangelo la gioia di accogliere e servire generosamente la vita, dono incommensurabile di Dio.

+PetaloNero+
Wednesday, November 14, 2007 3:00 PM
Il Papa all'udienza generale: una educazione integrale della persona, culturale, morale e religiosa, esclude la violenza. La catechesi dedicata a San Girolamo. Il saluto ai familiari delle vittime di Nassirya e la preghiera davanti alle reliquie di Santa Teresa di Lisieux

Una sana e integrale educazione culturale, morale e religiosa è condizione di ogni progresso che escluda la violenza. E’ quanto ha detto stamani Benedetto XVI in Piazza San Pietro durante l’udienza generale, anche oggi dedicata a San Girolamo. Il Papa ha poi salutato i familiari delle vittime di Nassirya presenti alla catechesi nel quarto anniversario della morte dei loro cari. Circa 25 mila i fedeli giunti in Piazza San Pietro nonostante la giornata piovosa. Il servizio di Sergio Centofanti.
Il Papa ha continuato la sua catechesi su San Girolamo, il Padre della Chiesa, nato in Dalmazia nel 347 e morto a Betlemme nel 420, che tradusse in latino la Bibbia: era un uomo “veramente innamorato della Parola di Dio”, ha sottolineato il Pontefice che sulla scia del Santo ha invitato i fedeli a leggere con frequenza la Bibbia ricordando che “ignorare la Sacra Scrittura è ignorare Cristo”, vita e orientamento quotidiano dei credenti:

“La Bibbia, strumento «con cui ogni giorno Dio parla ai fedeli» (Ep. 133,13), diventa così stimolo e sorgente della vita cristiana per tutte le situazioni e per ogni persona. Leggere la Scrittura è conversare con Dio: «Se preghi, - egli scrive a una nobile giovinetta di Roma - tu parli con lo Sposo; se leggi, è Lui che ti parla» (Ep. 22,25). Lo studio e la meditazione della Scrittura rendono l'uomo saggio e sereno (cfr In Eph., prol.)”.


Benedetto XVI ha sottolineato due fondamentali criteri per capire la Sacra Scrittura: ecco il primo:


“Solo un profondo spirito di preghiera e l'aiuto dello Spirito Santo possono introdurci alla comprensione della Bibbia: «Nell'interpretazione della Sacra Scrittura noi abbiamo sempre bisogno del soccorso dello Spirito Santo» (In Mich. 1,1,10,15)”.


Il secondo criterio di interpretazione della Parola di Dio è “la sintonia con il magistero della Chiesa”:


“Non possiamo mai da soli leggere la Scrittura. Troviamo troppe porte chiuse e scivoliamo facilmente nell’errore. La Bibbia è stata scritta dal Popolo di Dio e per il Popolo di Dio, sotto l’ispirazione dello Spirito Santo. Solo in questa comunione col Popolo di Dio possiamo realmente entrare con il ‘noi’ nel nucleo della verità che Dio stesso ci vuol dire. Per lui un'autentica interpretazione della Bibbia doveva essere sempre in armonica concordanza con la fede della Chiesa cattolica”.


San Girolamo non trascurava poi l’aspetto etico, cioè il dovere della coerenza cristiana di accordare la vita con la Parola divina, un impegno di testimonianza per tutti i fedeli ma in particolare per i predicatori:


“Così esorta il sacerdote Nepoziano: «Le tue azioni non smentiscano le tue parole, perché non succeda che, quando tu predichi in chiesa, qualcuno nel suo intimo commenti: "Perché dunque proprio tu non agisci così?". Carino davvero quel maestro che, a pancia piena, disquisisce sul digiuno; anche un ladro può biasimare l'avarizia; ma nel sacerdote di Cristo la mente e la parola si devono accordare» (Ep. 52,7)”.


Coerenza che “deve tradursi in atteggiamenti di vera carità perché – come diceva San Girolamo - in ogni essere umano è presente la Persona stessa di Cristo”:


“A che scopo rivestire le pareti di pietre preziose, se Cristo muore di fame nella persona di un povero? (Ep. 58,7). Girolamo concretizza: bisogna vestire Cristo nei poveri, visitarlo nei sofferenti, nutrirlo negli affamati, alloggiarlo nei senza tetto (Ep. 130,14)”.


Il Papa ha poi ricordato con San Girolamo la necessità di una educazione integrale della persona sia culturale che morale e religiosa:


“E vediamo proprio oggi come l’educazione della personalità nella sua integralità, l’educazione alla responsabilità davanti a Dio e davanti all’uomo, sia la vera condizione di ogni progresso, di ogni pace, di ogni riconciliazione ed esclusione della violenza. Educazione davanti a Dio e davanti all’uomo: è la Sacra Scrittura che ci offre la guida dell’educazione e così del verso umanesimo”.


Infine tra i saluti quelli rivolti con affetto ai familiari delle vittime di Nassirya, presenti in Piazza San Pietro nel quarto anniversario della tragica morte dei loro cari:


“La memoria di questi nostri fratelli e di quanti hanno sacrificato il bene supremo della vita per il nobile intento della pace contribuisca a sostenere il cammino della rinascita, piena di speranza, del caro popolo iracheno”.


Al termine dell’udienza il Papa si è recato nella sua cappella privata per pregare davanti alle reliquie di Santa Teresa di Lisieux, portate in Vaticano in occasione di un pellegrinaggio in Italia a 10 anni dalla proclamazione della Santa a Dottore della Chiesa, nel 120.mo anniversario del suo incontro con il Papa Leone XIII (20 novembre 1887) e nell’80.mo anniversario della sua proclamazione a Patrona delle Missioni e dei Missionari, con San Francesco Saverio; il pellegrinaggio è guidato dal vescovo di Bayeux e Lisieux, mons. Pierre Pican e dal rettore della Basilica di Lisieux, mons. Bernard Lagoutte.
www.radiovaticana.org


DA PETRUS

La catechesi del Papa all’Udienza Generale: “Siano la fede e le opere buone i gioielli del buon cristiano. E i sacerdoti non predichino bene e razzolino male”
CITTA’ DEL VATICANO - "Nell'interpretazione della Sacra Scrittura abbiamo sempre bisogno del soccorso dello Spirito Santo". Lo ha ricordato Benedetto XVI all'Udienza Generale. "Occorre - ha spiegato - essere in sintonia con il Magistero della Chiesa: non possiamo mai leggere da soli la Bibbia, perche' cosi' entriamo negli errori. La Parola e' scritta con il popolo di Dio e per il popolo di Dio. Non e' una cosa imposta da fuori, e' la voce del popolo di Dio pellegrinante sulla terra: solo vivendola troviamo la capacita' di capirla". Per questo, ha ricordato, San Girolamo grande padre della Chiesa del IV secolo, raccomandava: "Rimani fedelmente attaccato alla Chiesa. Io sono con chiunque sia unito alla Cattedra di San Pietro". Di San Girolamo, il Pontefice ha sottolineato anche il "coraggioso impegno ascetico, l'esemplarita' della condotta, la costante vigilanza, ed anche il suo impulso alla pratica dei pellegrinaggi in Terra Santa". "La coerenza e' indispensabile per ogni cristiano, soprattutto per chi predica, perche' le sue azioni, quando discordanti, non lo mettano in imbarazzo". Lo ha ricordato sempre Benedetto XVI nell'Udienza generale, citando l'ammonimento di San Girolamo a un chierico: "Non succeda che quando predichi in Chiesa, qualcuno ti dica che tu stesso agisci diversamente da come insegni". "Il vero tempio di Cristo - ha scandito il Pontefice - e' l'anima del fedele, per questo San Girolamo esortava il suo interlocutore: Ornalo, arricchiscilo, ma di veri gioielli, e cioe' con la fede e con le opere buone. A che scopo - domandava - rivestire le pareti con pietre preziose, se Cristo muore di fame nella persona di un povero?. L'educazione della persona nella sua integralita' e' la vera condizione di ogni progresso, pace e riconciliazione, e dunque di ogni esclusione della violenza", ha poi aggiunto il Papa. Benedetto XVI ha ricordato in proposito "l'apporto dato da San Girolamo in materia di pedagogia cristiana". Nel IV secolo questo grande scrittore cristiano, proclamato "Dottore della Chiesa da Benedetto XV", raccomandava, ha ricordato il Papa, "una sana e integrale educazione fin dalla prima infanzia, sottolineando l'urgenza di una seria formazione cristiana e religiosa e, in antitesi con i tempi, la promozione della donna". Sull'impegno a favore di San Girolamo della promozione della donna, Benedetto XVI ha ricordato una lettera indirizzata dall'allora segretario di Papa Damaso a una matrona romana, contenente le raccomandazioni per l'educazione della figlia: "Assicurati che essa studi ogni giorno qualche passo della Bibbia, invece dei gioielli e dei vestiti di seta essa ami i libri divini". E alla madre chiedeva di dare essa stessa il buon esempio: "Il Libro Santo non sia mai deposto dalle tue mani, che essa sia per te come le tue collane e i tuoi orecchini". San Girolamo, ha ricordato il Papa, "dedico' la sua vita allo studio della Bibbia: per lui ignorare la Scrittura e' ignorare Cristo mentre leggere la Scrittura e' conversare con Dio: se preghi, spiegava, parli con lo sposo, se leggi e' lui che ti parla".




A quattro anni dalla tragedia di Nassiriya Benedetto XVI auspica che il sacrificio delle vittime non sia vano
CITTA’ DEL VATICANO - Il ricordo delle 19 vittime italiane della strage del 12 novembre 2003 a Nassiriya sia di sostegno ''alla rinascita del popolo iracheno''. E' quanto ha affermato Benedetto XVI al termine dell'udienza generale, rivolgendo il suo ''affettuoso pensiero'' al gruppo di familiari delle vittime di Nassiriya presenti oggi in Piazza San Pietro nel quarto anniversario della ''tragica morte'', ha sottolineato il Papa, dei loro cari. ''La memoria di questi nostri fratelli - ha detto il Pontefice - e di quanti hanno sacrificato il bene supremo della vita per il nobile intento della pace contribuisca a sostenere il cammino della rinascita, piena di speranza, del caro popolo iracheno''. Dopo l'udienza Benedetto XVI ha incontrato e salutato sul sagrato vaticano alcuni familiari delle vittime. Il Papa ha stretto le mani dei parenti, accarezzato i bambini, e ha ricevuto anche alcune foto e altri ricordi dei soldati italiani morti nell'attentato di quattro anni fa. ''Ci ha assicurato - ha poi riferito Marco Intravaia, figlio di uno dei caduti di Nassiriya - che ricordera' noi famigliari e i nostri caduti nelle sue preghiere''. ''E' stata comunque - ha aggiunto Intravaia - un'esperienza irripetibile e molto emozionante perche' l'incontro con il Papa rafforza la voglia di andare avanti perche' i nostri cari oltre ad essere caduti per l'onore della nostra Patria sono caduti per la pace di un Paese e il Papa e' il rappresentante piu' importante della pace nel mondo''.

In dono al Santo Padre il libro sulla sua passione per i gatti dal titolo: 'Joseph e Chico'
CITTA’ DEL VATICANO - Benedetto XVI, al termine dell'udienza generale, ha ricevuto il libro appena uscito sulla sua passione per i gatti. Il volume ''Joseph e Chico. Un gatto racconta la vita di Papa Benedetto XVI'', pubblicato dalle Edizioni Messaggero di Padova, gli e' stato consegnato dall'autrice Jeanne Perego e dall'illustratrice Donata Dal Molin Casagrande, alla presenza anche del segretario personale del Pontefice, Monsignor Georg Gaenswein, estensore dell'introduzione. A salutare il Papa sul sagrato di San Pietro, anche padre Danilo Salezze, direttore generale del ''Messaggero di Sant'Antonio'', padre Ugo Sartorio, direttore editoriale del periodico, Massimo Maggio, direttore delle Edizioni Messaggero Padova. Al Pontefice e' stata anche consegnata la versione per non vedenti del libro.


Il Pontefice in preghiera davanti alle reliquie di Santa Teresa del Bambin Gesù
CITTA’ DEL VATICANO - ''Dopo questa udienza, avro' la gioia di pregare davanti alle reliquie, come numerosi fedeli possono fare nel corso di questa settimana in varie chiese di Roma''. Con queste parole Benedetto XVI ha ricordato durante l'udienza generale la figura di Santa Teresa di Lisieux, celebrata dalla Chiesa anche come Santa Teresa del Bambin Gesu' e del Santo Volto, rivolgendo il suo ''saluto particolare'' ai pellegrini di Francia e al vescovo di Bayeux e Lisieux, Monsignor Pierre Pican, giunti in Piazza San Pietro con le reliquie della Santa. I resti di Santa Teresa sono stati portati in questi giorni in pellegrinaggio in Italia e vi resteranno fino al 27 dicembre prossimo. ''Ricordiamo che 120 anni fa - ha ricordato il Pontefice - la piccola Teresa venne a incontrare Papa Leone XIII per chiedergli il permesso di entrare nel monastero delle carmelitane nonostante la sua giovane eta'. Ottant'anni fa papa Pio XI la proclamo' patrona delle Missioni e nel 1997 papa Giovanni Paolo II la dichiaro' Dottore della Chiesa''. Benedetto XVI, accennando nuovamente alla necessita' per i cristiani di avvicinarsi alle Scritture, argomento della catechesi di oggi dedicata all'insegnamento di San Girolamo, ha sottolineato inoltre che ''Santa Teresa avrebbe voluto apprendere le lingue bibliche per meglio leggere la Scrittura''.


+PetaloNero+
Wednesday, November 14, 2007 3:02 PM
Nomine

In Brasile, il Santo Padre ha nominato vescovo coadiutore di Rio do Sul mons. Augustinho Petry, finora vescovo titolare di Gabi e ausiliare dell’Ordinariato Militare per il Brasile. Mons. Augustinho Petry è nato il 29 agosto 1938 nella città di São José, nello Stato di Santa Catarina ed è stato ordinato sacerdote il 4 luglio 1965 ed incardinato nell’arcidiocesi di Florianópolis. Il 27 dicembre 2000 è stato nominato vescovo titolare di Gabi e ausiliare dell’Ordinariato Militare per il Brasile, ed ha ricevuto l’ordinazione episcopale il 18 marzo 2001.

In Ungheria, il Papa ha nominato ausiliare dell’arcidiocesi di Esztergom-Budapest il rev.do János Székely, vicario episcopale per la Cultura e Rettore della Scuola Superiore di Teologia, assegnandogli la sede titolare vescovile di Febiana. Il Rev.do János Székely è nato il 7 giugno 1964 ed è stato ordinato sacerdote il 2 marzo 1991 con incardinazione a Esztergom-Budapest.
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DA PETRUS

Il Cardinale Francis George eletto Presidente della conferenza episcopale Usa
CITTA’ DEL VATICANO - Il Cardinale Arcivescovo di Chicago, Francis George, ritenuto l'esponente dell'episcopato americano forse piu' vicino a Papa Benedetto XVI dal punto di vista teologico, e' stato eletto nuovo presidente della Conferenza dei vescovi negli Stati Uniti. L'elezione arriva all'indomani dell'annuncio ufficiale della visita negli Usa del Pontefice il prossimo aprile, che sara' quindi il momento-chiave della gestione del Cardinale Arcivescovo di Chicago. A George, 70 anni, i vescovi hanno anche affidato - con l'85% delle preferenze al momento della votazione - il compito di guidare la Chiesa americana nel pieno della campagna elettorale del prossimo anno. Le prese di posizione dei vescovi cattolici hanno avuto in passato alcune ripercussioni sulla corsa alla Casa Bianca. L'elezione del cardinale di Chicago e' pero' anche destinata a suscitare polemiche. Come ha sottolineato la National Public Radio, nell'arcidiocesi di Chicago si sono verificati casi anche recenti di abusi sessuali da parte di sacerdoti che George viene accusato di aver ignorato, nonostante sia stato tra i sostenitori della 'tolleranza zera' nella Chiesa su questo fenomeno. L'elezione e' avvenuta nel corso della riunione autunnale della Conferenza dei vescovi, a Baltimora. E' la prima volta dal 1971 che per l'incarico di presidente viene scelto un cardinale e non un vescovo. George, che e' reduce da una battaglia contro il cancro e ha avuto vari problemi di salute negli ultimi anni, sara' affiancato come vice dal vescovo Gerald Kicanas di Tucson, in Arizona. George fu nominato arcivescovo di Chicago nel 1995 da Papa Giovanni Paolo II, che lo ordino' poi cardinale nel 1998.
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Wednesday, November 14, 2007 9:36 PM
Il papa all’udienza generale: familiarizzare con le scritture in sintonia con il Magistero

di Angela Ambrogetti

L’amore per la Sacra Scrittura, la gioia di familiarizzare con i testi sacri sono il cuore stesso dell’ insegnamento di San Girolamo riconosciuto da Benedetto XV eminente nell’ interpretazione delle sacre scritture.

All’ udienza generale di oggi, tenuta in Piazza San Pietro con decine di migliaia di fedeli nonostante il tempo coperto, il papa ha ripreso la presentazione del Santo che tradusse la Bibbia all’inizio del cristianesimo. Con il mantello rosso, e dopo aver salutato i fedeli nel consueto giro in campagnola, Benedetto XVI ha messo al centro della riflessione la educazione alla conoscenza dei testi biblici: una lettura che va fatta ''in sintonia con il magistero della Chiesa''. E prosegue, ''non possiamo da soli leggere la Scrittura troviamo troppe porte chiuse e entriamo in errori''. Alla scuola di San Girolamo, il papa, lasciando in parte il testo scritto preparato, ha ricordato che la Bibbia è lo strumento con il quale ogni giorno Dio parla ai fedeli, stimolo e sorgente della vita cristiana per tutte le situazioni e per ogni persona. ''Per Girolamo un'autentica interpretazione della Bibbia dev'essere sempre in armonica concordanza con la fede della Chiesa. Gesù Cristo ha fondato la sua Chiesa su Pietro, ogni cristiano quindi è chiamato ad essere in comunione con la cattedra di San Pietro. E del resto la educazione della personalità nella sua integralità, è la vera condizione di ogni progresso, di ogni pace, di ogni riconciliazione e dell'esclusione della violenza. Significativa anche la attenzione di Girolamo alle donne cui chiede di ornarsi non tanto di gioielli e abiti, ma di sapienza e conoscenza. In piazza, tra i presenti, anche i parenti delle vittime di Nassirya cui il papa ha rivolto un particolare saluto. Sul sagrato Benedetto ha incontrato anche Jeann Perego, l’autrice del libro per bambini “Joseph e Chico”, edito dal Messaggero di Padova, la cui introduzione è stata scritta dal segretario particolare del papa, Georg Gaenswein.
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Wednesday, November 14, 2007 9:37 PM
Da Petrus

'Spe Salvi': sulla salvezza la seconda Enciclica di Benedetto XVI. Sarà pubblicata a Natale
CITTA’ DEL VATICANO - E' pronta la seconda Enciclica di Benedetto XVI. Si intitola 'Spe Salvi' ('Salvi grazie alla speranza') e sarà pubblicata entro Natale. Un'Enciclica sul tema della speranza, dunque, che precede quella sociale che "è ancora in alto mare", riferiscono le fonti, e su cui "si sta ancora dibattendo sul titolo". La 'Spe Salvi' è una meditazione sul tema della speranza cristiana che prende spunto dalla Lettera di San Paolo ai Romani, capitolo 8 versetto 24: "Poiché nella speranza noi siamo stati salvati". Il Papa ha lavorato all'Enciclica durante il soggiorno estivo a Lorenzago di Cadore. Ora il testo è pronto, anche se sulla data di pubblicazione ancora non si hanno certezze, visto che il testo è in fase di traduzione. Così come non è al momento possibile sapere la data della firma, che potrebbe essere la prima domenica di Avvento (periodo della speranza cristiana) o l'8 dicembre, l'Immacolata Concezione. L'Enciclica, come avviene tradizionalmente, uscirà in latino, italiano e, almeno inizialmente, in inglese, francese, spagnolo, tedesco. La prima Enciclica di Benedetto XVI, che porta la data di Natale, è uscita il 24 gennaio 2006 e si intitola 'Deus caritas est'.
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Thursday, November 15, 2007 2:56 PM
Da Petrus

Ecumenismo, pubblicato il documento di Ravenna: si riconosce l'autorità del Papa ma la strada è ancora lunga
CITTA’ DEL VATICANO - Rappresentanti del Vaticano e di alcuni patriarcati ortodossi, in una dichiarazione congiunta redatta il 13 ottobre a Ravenna e pubblicatain queste ore, affermano di essere d'accordo del fatto che nella ''taxis'' (nel primitivo ordinamento della Chiesa cristiana) il vescovo di Roma era il ''protos'' (il primo) tra i patriarchi. ''Tuttavia - si legge - essi non sono d'accordo sull'interpretazione delle testimonianze storiche di quest'epoca per cio' che riguarda le prerogative del vescovo di Roma in quanto protos, questione compresa in modo diverso già nel primo millennio''. La questione del primato petrino, ovvero della autorita' che il Papa, in quanto vescovo di Roma, rivendica sugli altri patriarchi delle Chiese cristiane, e' lo scoglio su cui si e' infranto finora il processo per avviare una riunificazione tra cristianesimo d'Oriente e d'Occidente, dopo lo scisma del 1054. La novita' del documento - si osserva in Vaticano - consiste nel fatto che per la prima volta, nero su bianco, gli esponenti del mondo ortodosso accettano di discutere del primato petrino e di riconoscere che nell'antichita', nell'ordinamento primitivo dei cinque patriarcati originari cristiani, Roma, Costantinopoli, Alessandria, Antiochia e Gerusalemme, la chiesa di Roma ''presiedeva nella carita'''', secondo un'espressione di Sant'Ignazio di Antiochia. ''La strada per la piena unita' con gli ortodossi e' ancora lunga'', ha avvertito pero' ai microfoni della Radio Vaticana il Cardinale Walter Kasper, presidente del Pontificio consiglio per l'unita' dei cristiani, mettendo in guardia da interpretazioni trionfalistiche che vedrebbero come ''spianata'' la strada verso l'unita' tra cristianesimo d'Oriente e d'Occidente. Del documento, i Cardinali cattolici discuteranno insieme a Papa Benedetto XVI il prossimo 23 novembre, in una riunione straordinaria, convocata alla vigilia del concistoro per la creazione di 23 nuove porpore. La dichiarazione congiunta e' stato pubblicata contemporaneamente, oltre che a Roma (nel sito Internet del dicastero di Kasper), anche ad Atene, a Istanbul (antica Costantinopoli) e a Cipro. Non a Mosca, perche' i rappresentanti del patriarcato russo avevano abbandonato l'incontro inter-cristiano di Ravenna per un litigio con quelli di Costantinopoli sul controllo della chiesa ortodossa estone. L'assenza della firma di Alessio II inficia non poco il valore del documento. La chiesa ortodossa russa, con i suoi 140 milioni di fedeli, rappresenta circa la meta' dell'intera popolazione del cristianesimo orientale. A Ravenna erano presenti, per la Chiesa cattolica, i Cardinali Walter Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per l'Unita' dei cristiani e co-presidente della Commissione teologica mista, il Cardinale William H. Keeler, arcivescovo di Baltimora, il Cardinale Christoph Schoenborn, arcivescovo di Vienna, il Cardinale Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo interreligioso; per le Chiese ortodosse, vi era l'altro co-presidente, il metropolita Ioannis del Patriarcato di Costantinopoli, il metropolita Gennadios, il vescovo Vassilios della Chiesa ortodossa di Cipro, il metropolita Athanassios della Chiesa di Grecia. Tutti hanno approvato all'unanimita' il testo pubblicato.
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Thursday, November 15, 2007 5:13 PM
Messaggio del Papa per i 1600 anni dalla morte di San Giovanni Crisostomo

Ha parlato “appassionatamente dell’unità della Chiesa sparsa nel mondo”, ha denunciato il contrasto che nel IV secolo esisteva “tra lo spreco stravagante dei ricchi e l’indigenza dei poveri”, si è adoperato per offrire assistenza agli ammalati. Sono alcuni aspetti della personalità di San Giovanni Crisostomo che Benedetto XVI ha voluto ricordare in un messaggio indirizzato ai partecipanti al convegno che si è aperto stamani a Roma, all’Istituto Patristico Augustinianum, per ricordare i 1.600 anni dalla morte del Padre della Chiesa. Un’occasione, scrive il Papa, “per incrementare gli studi su di lui, recuperarne gli insegnamenti e diffonderne la devozione”. Il servizio di Tiziana Campisi: Di lui i secoli ci hanno tramandato la forza espressiva della predicazione e l’efficacia delle parole, lasciandoci immaginare quel tono suadente e quelle espressioni del suo dire che gli valsero il titolo di “Bocca d’oro”, in greco Crisostomo. A lui, scrive Benedetto XVI, si deve la promozione di “quel fruttuoso incontro fra il messaggio cristiano e la cultura ellenica” e quel “grande impegno nel rendere l’insegnamento della Chiesa accessibile alle persone semplici”, ma “anche ai dissenzienti, preferendo usare verso di essi la pazienza piuttosto che l’aggressività, poiché credeva – sottolinea il Papa – che per vincere un errore teologico, ‘nulla è più efficace della moderazione e della gentilezza’”. Infaticabile predicatore della Chiesa di Antiochia, Giovanni Crisostomo soleva spesso ripetere ai suoi fedeli che a “caratterizzare l’impegno civico dei cristiani” deve essere “in particolare il rifiuto di mezzi violenti nella promozione di cambiamenti politici e sociali”. Vescovo di Costantinopoli nel 398, riforma il clero e sprona i presbiteri “a vivere in conformità con il Vangelo”. Rifugge “ogni ostentazione di lusso” ed adotta “uno stile di vita modesto”, distribuisce l’elemosina ai poveri e “suggerisce ai ricchi di accogliere i senzatetto nelle loro case”. Nel suo messaggio Benedetto XVI descrive poi che “tanto fu persistente la sua difesa del povero e il rimprovero per chi era troppo ricco, da suscitare il disappunto e anche l’ostilità contro di lui da parte di alcuni ricchi e di quanti detenevano … il potere politico”. Fu condannato due volte dall’imperatore all’esilio, ma “la sua coraggiosa testimonianza in difesa della fede ecclesiale” e “la sua generosa dedizione al ministero pastorale” non vennero mai meno. A ricordo della sua “sollecitudine per la Sacra Liturgia”, “una delle più ricche espressioni della Liturgia orientale porta … il suo nome”. Giovanni Crisostomo aveva capito, aggiunge il Papa, che “la Divina Liturgia pone spiritualmente il credente tra la vita terrena e le realtà celesti … promesse dal Signore”. Esortava spesso “i fedeli ad accostarsi degnamente all’altare del Signore, ‘non con leggerezza … non per abitudine e formalità’, ma con ‘sincerità e purezza di spirito’”, ribadendo “che la preparazione alla Santa Comunione deve includere il pentimento dei peccati e la gratitudine per il sacrificio compiuto da Cristo per la nostra salvezza”. “Dalla contemplazione del Mistero” il Crisostomo non dimenticava mai di trarre “conseguenze morali”, si legge del dottore della Chiesa nel messaggio del Santo Padre, e ai suoi uditori spiegava che “la comunione con il Corpo e il Sangue di Cristo … obbliga a offrire assistenza materiale ai poveri e agli affamati”. Non dimenticò nemmeno gli ammalati Crisostomo e per loro costruì ospedali; affermava che “l’assistenza materiale della Chiesa si deve estendere ad ogni bisognoso, senza tener conto del credo religioso: ‘il bisognoso appartiene a Dio, anche se pagano o Ebreo. Anche se non crede, è degno di aiuto'". Benedetto XVI definisce poi straordinario lo “sforzo messo in opera da San Giovanni Crisostomo per promuovere la riconciliazione e la piena comunione tra i cristiani d’Oriente e d’Occidente”. Il Santo vescovo annoverato tra i grandi Padri d’Oriente “parlò appassionatamente dell’unità della Chiesa sparsa nel mondo”, riteneva che “quando una parte della Chiesa soffre per una ferita, tutta la Chiesa soffre per la stessa ferita” e che “nella Chiesa non c’è spazio per le divisioni”; essa esiste, esclamava, “non perché quanti si sono riuniti si dividano, ma perché quanti sono divisi possano unirsi”. “Per quanto tempo ancora saremo inchiodati alla realtà presente? Quanto ancora ci vorrà prima che possiamo riscuoterci? Per quanto ancora trascureremo la nostra salvezza?”: conclude il suo messaggio con queste parole del Crisostomo il Papa, ricordando con il Padre della Chiesa che Cristo è da glorificare non solo con la fede ma anche con le opere, perché solo questo connubio ci condurrà “per la grazia e l’amorevole tenerezza del nostro Signore Gesù Cristo” alla vita eterna.
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Thursday, November 15, 2007 5:14 PM
Oggi dal Papa i vescovi del Kenya e i cardinali Castrillón Hoyos e Dias

Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina il cardinale Darío Castrillón Hoyos, presidente della Pontificia Commissione "Ecclesia Dei", e un altro gruppo di presuli della Conferenza episcopale del Kenya, in visita "ad Limina Apostolorum". Questo pomeriggio riceverà il cardinale Ivan Dias, prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli.
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Friday, November 16, 2007 2:56 PM
La comunione con i vescovi criterio e garanzia di successo nell'attività missionaria. Così il Papa ai superiori generali delle Società di vita apostolica

Benedetto XVI ha salutato questa mattina, nella sala del Concistoro, i partecipanti all’incontro dei superiori generali delle Società Missionarie di Vita Apostolica. Rivolgendosi al cardinale Ivan Dias, prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli e ai 100 partecipanti all'udienza, il Papa ha parlato della missione ad gentes e delle attuali sfide per l’attività missionaria. Il servizio di Amedeo Lomonaco:

Benedetto XVI sottolinea come l’incontro promosso in questi giorni a Roma dalla Congregazione per l’Evangelizzazione dei popoli sia “una eloquente testimonianza della vitalità dell’impulso missionario nella Chiesa” e dello spirito di comunione. La riunione, incentrata sul tema della mutua relazione tra il dicastero vaticano e le Società missionarie di vita apostolica, è anche un’ulteriore occasione per riflettere sulla missione ad gentes:


"Communion with the successors of the Apostles…
La comunione con i successori degli Apostoli resta il criterio e la garanzia di una fecondità spirituale dell’attività missionaria”.


La comunione della Chiesa nella fede, nella speranza e nell’amore - aggiunge il Santo Padre - “è segno e pregustazione di quell’unità e pace”, che è il piano di Dio per l’intera famiglia umana":

"One of the promising indications of a renewal…
Una delle promettenti indicazioni di rinnovamento nella coscienza missionaria della Chiesa è stato il crescente desiderio di molti uomini e donne di cooperare generosamente nella missione ad gentes”.

Come sollecitato dal Concilio Vaticano II, “l’evangelizzazione è un fondamentale dovere” che incombe su tutto il popolo di Dio ed oggi come nel passato - ricorda il Papa - “i missionari continuano a lasciare le loro famiglie e le loro case, spesso con grande sacrificio”, con il solo proposito di proclamare il Vangelo. In molti, anche nel nostro tempo, hanno “eroicamente” confermato la proclamazione della Buona Notizia versando il loro sangue: hanno così contributo - sottolinea il Santo Padre - a far impiantare la Chiesa in terre lontane”. Il Papa ricorda poi che mutate circostanze hanno portato, in molti casi, “ad una diminuzione nel numero di giovani che sono attratti dalle società missionarie”:


"Conscious of the challenges you face…
Cosciente delle attuali sfide vi incoraggio a seguire fedelmente i passi dei vostri fondatori”.


Il Papa esorta infine a ravvivare "la fiamma del carisma e dello zelo apostolico", sicuri, ha concluso, che Cristo "continuerà a lavorare con voi e a confermare la vostra predicazione con i segni della sua presenza e della sua forza".
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DA PETRUS

Il ringraziamento del Papa ai missionari: "Servono i fratelli sacrificando la propria vita"
CITTA’ DEL VATICANO - Il Papa ha ricevuto i partecipanti all'Incontro dei Superiori generali delle Società Missionarie di Vita Apostolica ringraziando tutti i missionari per il loro impegno al servizio dei fratelli più poveri in tutto il mondo. "Oggi, così come in passato - ha sottolineato Benedetto XVI - i missionari continuano a lasciare le loro famiglie e le loro case, spesso a grande sacrificio, con il solo scopo di proclamare la Buona Novella di Cristo e servire lui nei fratelli e nelle sorelle. Molti di loro, anche nel nostro tempo - ha aggiunto il Pontefice - hanno eroicamente confermato la loro preghiera anche con lo spargimento del sangue e contribuito all'edificazione della Chiesa in terre lontane". "Una delle indicazioni di un rinnovamento della chiesa missionaria nelle decadi recenti - ha proseguito Papa Benedetto XVI - è stato il crescente desiderio di molti uomini e donne, sia singoli che sposati, di cooperare generosamente alla 'missio ad gentes'. Come sottolineato dal Concilio - ha concluso il Santo Padre - l'opera di evangelizzazione è un dovere fondamentale che incombe nell'intero popolo di Dio, e tutti i battezzati sono chiamati a una consapevolezza viva delle loro responsabilità personali nella diffusione del Vangelo".
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Saturday, November 17, 2007 3:03 PM
Il papa: annunciare il Vangelo è un dovere irrinunciabile

di Angela Ambrogetti/ 16/11/2007

Un dovere irrinunciabile, quello di annunciare il Vangelo, e i laici hanno sempre più voglia di cooperare accanto agli istituti storici. Il papa parla ai superiori della società missionarie di vita apostolica e ricorda il Concilio Vaticano II.

Un dovere irrinunciabile, quello di annunciare il Vangelo, e i laici hanno sempre più voglia di cooperare accanto agli istituti storici. Il papa parla ai superiori della società missionarie di vita apostolica e ricorda il Concilio Vaticano II e la enciclica “Redemptoris Missio” di Giovanni Paolo II. Questa mattina, nella sala del Concistoro, Benedetto XVI ha parlato della missione ad gentes e delle attuali sfide per l’attività missionaria. La riunione in corso a Roma incentrata sul tema della mutua relazione tra la Congregazione per l’ Evangelizzazione dei popoli e le Società missionarie di vita apostolica, è anche un’ulteriore occasione per riflettere sulla missione ad gentes.

Per Benedetto XVI, “la comunione con i successori degli Apostoli resta il criterio e la garanzia di una fecondità spirituale dell’attività missionaria”. Ed aggiunge: "Una delle promettenti indicazioni di rinnovamento nella coscienza missionaria della Chiesa è stato il crescente desiderio di molti uomini e donne di cooperare generosamente nella missione ad gentes”. Un dovere quello dell’evangelizzazione è un fondamentale dovere per tutto il popolo di Diom anche un sacrifico spesso dimenticato: “I missionari continuano a lasciare le loro famiglie e le loro case, spesso con grande sacrificio”, con il solo proposito di proclamare il Vangelo. In molti, anche nel nostro tempo, hanno “eroicamente” confermato la proclamazione della Buona Notizia versando il loro sangue: hanno così contributo - sottolinea il Santo Padre - a far impiantare la Chiesa in terre lontane”. L’incoraggiamento del papa è a seguire “fedelmente i passi dei vostri fondatori e a ravvivare "la fiamma del carisma e dello zelo apostolico".
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Saturday, November 17, 2007 3:05 PM
Forti della testimonianza di Papa Wojtyla, difendiamo sempre la vita specie degli anziani e dei malati: così, Benedetto XVI ai membri del Pontificio Consiglio per la pastorale della salute



Difendere con coraggio il primato della vita e la dignità della persona umana, soprattutto se anziana e malata: è l’appello levato da Benedetto XVI nel discorso di stamani ai partecipanti alla XXII Conferenza internazionale del Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari sul tema “La pastorale nella cura dei malati anziani”. Il Papa ha anche ricordato l’esempio del suo amato predecessore, Giovanni Paolo II, che negli anni della malattia ha sempre esortato i medici a non cedere mai alla tentazione dell’eutanasia. L’indirizzo d’omaggio al Papa è stato rivolto dal cardinale Javier Lozano Barragán, presidente del dicastero vaticano. Il servizio di Alessandro Gisotti:


Un appassionato discorso in difesa della vita, soprattutto quando l’avanzare dell’età e le malattie la rendono più fragile: Benedetto XVI ha esortato gli scienziati e i medici come anche i politici a non dimenticare che “la tentazione dell’eutanasia appare come uno dei sintomi più allarmanti della cultura della morte, che avanza soprattutto nelle società del benessere”. Il Santo Padre ha usato le parole di Giovanni Paolo II nell’Evangelium vitae e, proprio all’esempio offerto da Papa Wojtyla di fronte alla sofferenza, ha voluto dedicare un passaggio forte del suo intervento:


"In più occasioni, il venerato mio predecessore Giovanni Paolo II, che specialmente durante la malattia ha offerto un’esemplare testimonianza di fede e di coraggio, ha esortato gli scienziati e i medici ad impegnarsi nella ricerca per prevenire e curare le malattie legate all’invecchiamento, senza mai cedere alla tentazione di ricorrere a pratiche di abbreviamento della vita anziana e ammalata, pratiche che risulterebbero essere di fatto forme di eutanasia".


Tale dovere, ha aggiunto, “tocca anche agli operatori sanitari” che devono farsi “ministri della vita in tutte le sue fasi” specie in quelle segnate dall’infermità. “Occorre un generale impegno – è stata la sua esortazione – perché la vita umana sia rispettata non solo negli ospedali cattolici, ma in ogni luogo di cura”. Il Papa si è soffermato sulla cura dei malati anziani. L’anzianità, ha rilevato, ha fasi distinte con luci e ombre che suscitano alcune domande. Ci si chiede, ha detto, “se ha ancora senso l’esistenza di un essere umano che versa in condizioni assai precarie, perché anziano e malato”. E ancora, ha proseguito, ci si domanda “se, quando la sfida della malattia si fa drammatica”, non sia il caso di accettare “l’eutanasia come una liberazione”, piuttosto che “continuare a difendere la vita”. Interrogativi ai quali il cristiano non può sottrarsi:

"Con queste domande deve misurarsi chi è chiamato ad accompagnare gli anziani ammalati, specialmente quando sembrano non avere più possibilità di guarigione. L’odierna mentalità efficientista tende spesso ad emarginare questi nostri fratelli e sorelle sofferenti, quasi fossero soltanto un 'peso' ed 'un problema' per la società. Chi ha il senso della dignità umana sa che essi vanno, invece, rispettati e sostenuti mentre affrontano serie difficoltà legate al loro stato".

E’ giusto, ha detto Benedetto XVI, “che si ricorra pure, quando è necessario, all’utilizzo di cure palliative, le quali, anche se non possono guarire, sono in grado però di lenire le pene che derivano dalla malattia”. Tuttavia, è stato il suo richiamo, “accanto alle indispensabili cure cliniche, occorre mostrare una concreta capacità di amare, perché i malati hanno bisogno di comprensione, di conforto e di costante incoraggiamento e accompagnamento”.


"Gli anziani, in particolare, devono essere aiutati a percorrere in modo consapevole ed umano l’ultimo tratto dell’esistenza terrena, per prepararsi serenamente alla morte, che - noi cristiani lo sappiamo - è transito verso l’abbraccio del Padre celeste, pieno di tenerezza e di misericordia".

Il Santo Padre non ha mancato di mettere l’accento sul ruolo della famiglia nella cura degli anziani. E’ importante, ha affermato, che “gli anziani ammalati possano trascorrere l’ultimo periodo della vita nella loro casa e prepararsi alla morte in un clima di calore familiare”. D’altro canto, ha aggiunto, anche quando si rendesse necessario il ricovero in strutture sanitarie, non deve mai venire meno “il legame del paziente con i suoi cari”. Nei momenti più difficili, ha poi sottolineato, il malato sia “incoraggiato a trovare la forza per affrontare la sua dura prova nella preghiera e col conforto dei Sacramenti”. Il malato sia circondato dai fratelli, è stato l’invito del Santo Padre, “è questo, in verità, il vero obiettivo della cura pastorale delle persone anziane”. Quindi, ha ribadito che per i cristiani è la fede in Cristo ad illuminare la malattia come ogni altro evento dell’esistenza. Morendo sulla croce, ha detto il Papa, Gesù “ha dato alla sofferenza umana un valore e un significato trascendenti”:


"Dinanzi alla sofferenza e alla malattia i credenti sono invitati a non perdere la serenità, perché nulla, nemmeno la morte, può separarci dall’amore di Cristo. In Lui e con Lui è possibile affrontare e superare ogni prova fisica e spirituale e, proprio nel momento di maggiore debolezza, sperimentare i frutti della Redenzione".


E’ il Signore, ha concluso, che “trasforma l’esistenza dando senso salvifico anche alla malattia ed alla morte”. Di qui, l’esortazione agli operatori sanitari e a tutti i fedeli ad impegnarsi sempre “a diffondere il vangelo della vita”.
www.radiovaticana.org


DA PETRUS

Eutanasia, il Papa pone Giovanni Paolo II come esempio di non rinuncia alle cure e lancia un nuovo monito: “Bisogna fermare la cultura della morte”


di Gianluca Barile

CITTA’ DEL VATICANO - Il Papa è tornato a ribadire il "no" della Chiesa Cattolica all'eutanasia, e lo ha fatto sottolineando che essa implica una rinuncia della societa' al suo dovere di curare il malato, che se anche non puo' essere guarito, ha diritto ad essere sostenuto e aiutato fino alla conclusione della sua esistenza. "La tentazione dell'eutanasia - ha affermato - appare come uno dei sintomi piu' allarmanti della cultura della morte che avanza nella societa' del benessere". Il Santo Padre il suo grido d’allarme durante il discorso alla Conferenza Internazionale sulla cura dei malati anziani promossa in Vaticano dal Pontificio Consiglio per la Pastorale Sanitaria. "La vita umana in ogni sua fase - ha ricordato il Santo Padre - e' degna del massimo rispetto, e per alcuni versi lo e' ancor di piu' quando e' segnata dall'anzianita' e dalla malattia". Per Benedetto XVI, "occorre un generale impegno perche' la vita umana sia rispettata non solo negli ospedali cattolici, ma in ogni luogo di cura". "Non dimentichino gli scienziati, i ricercatori, i medici, gli infermieri, cosi' come i politici, gli amministratori e gli operatori pastorali che la tentazione dell'eutanasia appare come uno dei sintomi piu' allarmanti della cultura della morte che avanza soprattutto nella societa' del benessere", ha scandito Benedetto XVI citando l'enciclica "Evangelium Vitae" di Giovanni Paolo II. "La vita dell'uomo - ha continuato - e' dono di Dio, che tutti siamo chiamati a custodire sempre". Un dovere che tocca in particolare "agli operatori sanitari, la cui specifica missione e' di farsi 'ministri della vita' in tutte le sue fasi, particolarmente in quelle segnate dalla fragilita' connessa con l'infermita'". Il Papa ha ribadito dunque che "e' possibile vivere la malattia come un'esperienza umana da assumere con pazienza e coraggio". La societa', e in concreto ciascuno nel suo ruolo, deve contribuire a sostenere il paziente. E quindi, se "e' giusto che si ricorra quando e' necessario, all'utilizzo di cure palliative, le quali, anche se non possono guarire, sono in grado pero' di lenire le pene che derivano dalla malattia, sempre, tuttavia - ha aggiunto il Pontefice - accanto alle indispensabili cure cliniche, occorre mostrare una concreta capacita' di amare, perche' i malati hanno bisogno di comprensione, di conforto e di costante incoraggiamento e accompagnamento". Tutto questo, ha ricordato Benedetto XVI, vale anche per la quarta eta', "quando si giunge naturalmente all'ultima tappa del nostro pellegrinaggio terreno, che ha fasi distinte, ognuna con proprie luci e proprie ombre". Benedetto XVI ha voluto anche rispondere indirettamente alle polemiche sulla presunta rinuncia di Giovanni Poalo II alle terapie. "Il mio venerato predecessore - ha detto - specialmente durante la malattia ha offerto un'esemplare testimonianza di fede e di coraggio". Inoltre, "in piu' occasioni ha esortato gli scienziati e i medici ad impegnarsi nella ricerca per prevenire e curare le malattie legate all’invecchiamento, senza mai cedere alla tentazione di ricorrere a pratiche di abbreviamento della vita anziana e ammalata, pratiche che risulterebbero essere di fatto forme di eutanasia". L'odierna mentalita' efficientista - ha denunciato il Papa - tende spesso ad emarginare questi nostri fratelli e sorelle sofferenti, quasi fossero soltanto un 'peso' ed 'un problema' per la societa'. Chi ha il senso della dignita' umana sa che essi vanno, invece, rispettati e sostenuti mentre affrontano serie difficolta' legate al loro stato. Gli anziani, in particolare, devono essere aiutati a percorrere in modo consapevole ed umano l'ultimo tratto dell'esistenza terrena, per prepararsi serenamente alla morte, che, noi cristiani lo sappiamo, e' transito verso l'abbraccio del Padre celeste, pieno di tenerezza e di misericordia". Alla Conferenza Internazionale sulla cura dei pazienti anziani, il Pontefice ha chiesto inoltre di "coinvolgere le famiglie". "E' in genere opportuno - ha spiegato - fare quanto e' possibile perche' siano le famiglie stesse ad accoglierli e a farsene carico con affetto riconoscente, cosi' che gli anziani ammalati possano trascorrere l'ultimo periodo della vita nella loro casa e prepararsi alla morte in un clima di calore familiare". E anche quando si rendesse necessario il ricovero in strutture sanitarie, "e' importante - ha concluso - che non venga meno il legame del paziente con i suoi cari e con il proprio ambiente".
+PetaloNero+
Saturday, November 17, 2007 3:07 PM
Da Petrus

Eletto il 199° Abate di Montecassino, è Don Pietro Vittorelli

CITTA’ DEL VATICANO - E' stato eletto il 199/mo abate di Montecassino. Il nuovo discepolo di San Benedetto da Norcia e' don Pietro Vittorelli, 44 anni, da diciotto anni sacerdote presso il monastero benedettino. Il padre abate don Pietro prende il posto del neo arcivescovo della diocesi di Gaeta, Bernardo D'Onorio, che per venticinque anni ha presieduto il monastero piu' importante d'Europa, vero faro di cristianita'. L'elezione del nuovo padre abate e' avvenuta lo scorso 19 ottobre, ma come di prassi il nome e' stato reso noto solo dopo un mese e sette giorni. L'abate precedente, Monsignor D'Onorio, era stato elevato alla dignita' episcopale da Giovanni Paolo II nel 2004, dopo oltre 20 anni di servizio come superiore dei monaci di Montecassino, un ruolo che comporta il governo, come ordinario, della chiesa locale cui fanno capo ben 53 parrocchie (per un totale di circa 80 mila fedeli) e 39 sacerdoti secolari. Il trasferimento in una diocesi dell'abate vescovo, lo scorso 20 settembre, aveva fatto ipotizzare che il successore avrebbe avuto invece la sola responsabilita' dell'Abbazia, lasciando il governo pastorale del territorio al vescovo di una nuova diocesi con sede nella citta' di Cassino. Però la pubblicazione della nomina non e' stata accompagnata dal decreto di istituzione di una nuova diocesi e dunque, al momento, il nuovo abate resta anche ordinario della chiesa locale. Negli ultimi anni diverse abbazie hanno perso la responsabilita' pastorale dei loro tradizionali territori: nel Lazio, ad esempio, e' stata questa la sorte dell'abbazia di Subiaco (per decisione di Giovanni Paolo II) e dell'abbazia di San Paolo fuori le Mura (per decisione di Benedetto XVI, che era stato eletto da poche settimane). A Subiaco il territorio e' stato assorbito dalle diocesi limitrofe e nel caso dell'abbazia di San Paolo e' tornato alla diocesi di Roma. Per Montecassino, visto lo sviluppo della citta' di Cassino che ha anche un'Universita', si ipotizza invece l'istituzione di una nuova diocesi.




Nominato ausiliare della Diocesi di Madrid Monsignor Juan Antonio Martinez Camino



CITTA’ DEL VATICANO - Il Papa ha nominato vescovo titolare di Bigastro e ausiliare di Madrid (Spagna) padre Juan Antonio Martinez Camino (nella foto), S.I., segretario generale della Conferenza episcopale spagnola. Padre Camino e' nato a Santa Cruz de Marcenado-Siero (nelleAsturie) il 9 gennaio 1953. Dopo il Baccalaureato nel Pontificio seminario minore di Comillas (1964-1970), ha ottenuto la licenza in Filosofia e lettere presso l'Universita' di Valladolid (1976), e la licenza in Teologia presso la Pontificia universita' di Comillas (1980). Ha quindi conseguito il dottorato in Teologia presso la Philosophisch-Theologische Hochschule Sankt Georgen di Frankfurt del Main (1990). È autore di numerosi studi ed articoli su temi di teologia e di morale. Entrato nel noviziato della Compagnia di Gesu' il 16 ottobre 1974, ha emesso la professione solenne l'8 dicembre 1992. Appartiene alla Provincia di Castiglia (Spagna). È stato ordinato sacerdote a Valladolid il 24 maggio 1980. Ha ricoperti i seguenti incarichi: formatore nel Collegio Minore San Francisco Javier di Salamanca (1976-1977); rettore del Teologato della Provincia di León della Compagnia di Gesu' (1986-1991); professore di Teologia nella Pontificia universita' di Comillas (1987-2001); collaboratore nella parrocchia N.S. di Covadonga, di Madrid (1990-2001); professore di Teologia dogmatica nella facolta' di Teologia della Pontificia universita' gregoriana di Roma (2001); direttore del Segretariato della Commissione episcopale per la Dottrina della fede della Conferenza episcopale spagnola (1993-2001). Attualmente e' segretario generale della Conferenza episcopale spagnola (eletto il 18 giugno 2003); professore di Teologia dogmatica nella facolta' di Teologia San Dámaso di Madrid (2003), e capellano delle Cruzadas de Santa María a Madrid (2002). È stato Perito della II Assemblea del sinodo dei vescovi per Europa (1999). È membro della Reale Accademia dei Dottori di Spagna (2006), dell'Accademia internazionale di Scienze religiose di Bruxelles (1997) e del Consiglio di redazione della Revista espanola de Teologia (2001).
Paparatzifan
Saturday, November 17, 2007 4:01 PM
Dal blog di Lella...

UDIENZA AI PARTECIPANTI ALLA XXII CONFERENZA INTERNAZIONALE DEL PONTIFICIO CONSIGLIO PER GLI OPERATORI SANITARI , 17.11.2007

Alle 12.15 di questa mattina, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Benedetto XVI riceve in Udienza i partecipanti alla XXII Conferenza Internazionale promossa dal Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari (per la Pastorale della Salute) sul tema: "La pastorale nella cura dei malati anziani" e rivolge loro il discorso che riportiamo di seguito:

DISCORSO DEL SANTO PADRE

Signori Cardinali,
venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
illustri Signori e Signore,
cari fratelli e sorelle!

Sono lieto di incontrarvi in occasione di questa Conferenza Internazionale organizzata dal Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari. A ciascuno rivolgo il mio cordiale saluto, che, in primo luogo, va al Signor Cardinale Javier Lozano Barragán, con sentimenti di gratitudine per le gentili espressioni da lui rivoltemi a nome di tutti. Con lui saluto il Segretario e gli altri componenti del Pontificio Consiglio, le autorevoli personalità presenti e quanti hanno preso parte a quest’incontro per riflettere insieme sul tema della cura pastorale dei malati anziani. Si tratta di un aspetto oggi centrale della pastorale della salute che, grazie all’aumento dell’età media, interessa una popolazione sempre più numerosa, portatrice di molteplici bisogni, ma al tempo stesso di indubbie risorse umane e spirituali.

Se è vero che la vita umana in ogni sua fase è degna del massimo rispetto, per alcuni versi lo è ancor di più quando è segnata dall’anzianità e dalla malattia. L’anzianità costituisce l’ultima tappa del nostro pellegrinaggio terreno, che ha fasi distinte, ognuna con proprie luci e proprie ombre. Ci si chiede: ha ancora senso l’esistenza di un essere umano che versa in condizioni assai precarie, perché anziano e malato? Perché, quando la sfida della malattia si fa drammatica, continuare a difendere la vita, non accettando piuttosto l’eutanasia come una liberazione? E’ possibile vivere la malattia come un’esperienza umana da assumere con pazienza e coraggio?

Con queste domande deve misurarsi chi è chiamato ad accompagnare gli anziani ammalati, specialmente quando sembrano non avere più possibilità di guarigione.

L’odierna mentalità efficientista tende spesso ad emarginare questi nostri fratelli e sorelle sofferenti, quasi fossero soltanto un "peso" ed "un problema" per la società. Chi ha il senso della dignità umana sa che essi vanno, invece, rispettati e sostenuti mentre affrontano serie difficoltà legate al loro stato. E’ anzi giusto che si ricorra pure, quando è necessario, all’utilizzo di cure palliative, le quali, anche se non possono guarire, sono in grado però di lenire le pene che derivano dalla malattia.

Sempre, tuttavia, accanto alle indispensabili cure cliniche, occorre mostrare una concreta capacità di amare, perché i malati hanno bisogno di comprensione, di conforto e di costante incoraggiamento e accompagnamento. Gli anziani, in particolare, devono essere aiutati a percorrere in modo consapevole ed umano l’ultimo tratto dell’esistenza terrena, per prepararsi serenamente alla morte, che - noi cristiani lo sappiamo - è transito verso l’abbraccio del Padre celeste, pieno di tenerezza e di misericordia.

Vorrei aggiungere che questa necessaria sollecitudine pastorale verso gli anziani malati non può non coinvolgere le famiglie. E’ in genere opportuno fare quanto è possibile perché siano le famiglie stesse ad accoglierli e a farsene carico con affetto riconoscente, così che gli anziani ammalati possano trascorrere l’ultimo periodo della vita nella loro casa e prepararsi alla morte in un clima di calore familiare. Anche quando si rendesse necessario il ricovero in strutture sanitarie, è importante che non venga meno il legame del paziente con i suoi cari e con il proprio ambiente. Nei momenti più difficili il malato, sorretto dalla cura pastorale, sia incoraggiato a trovare la forza per affrontare la sua dura prova nella preghiera e col conforto dei Sacramenti. Sia circondato da fratelli nella fede, disposti ad ascoltarlo e a condividerne i sentimenti. E’ questo, in verità, il vero obiettivo della cura "pastorale" delle persone anziane, specialmente quando sono malate, e ancor più se gravemente malate.

In più occasioni, il venerato mio predecessore Giovanni Paolo II, che specialmente durante la malattia ha offerto un’esemplare testimonianza di fede e di coraggio, ha esortato gli scienziati e i medici ad impegnarsi nella ricerca per prevenire e curare le malattie legate all’invecchiamento, senza mai cedere alla tentazione di ricorrere a pratiche di abbreviamento della vita anziana e ammalata, pratiche che risulterebbero essere di fatto forme di eutanasia.

Non dimentichino gli scienziati, i ricercatori, i medici, gli infermieri, così come i politici, gli amministratori e gli operatori pastorali che "la tentazione dell’eutanasia appare come uno dei sintomi più allarmanti della cultura della morte che avanza soprattutto nella società del benessere" (Evangelium vitae, 64). La vita dell’uomo è dono di Dio, che tutti siamo chiamati a custodire sempre. Tale dovere tocca anche agli operatori sanitari, la cui specifica missione è di farsi "ministri della vita" in tutte le sue fasi, particolarmente in quelle segnate dalla fragilità connessa con l’infermità. Occorre un generale impegno perché la vita umana sia rispettata non solo negli ospedali cattolici, ma in ogni luogo di cura.

Per i cristiani è la fede in Cristo ad illuminare la malattia e la condizione della persona anziana, come ogni altro evento e fase dell’esistenza. Gesù, morendo sulla croce, ha dato alla sofferenza umana un valore e un significato trascendenti. Dinanzi alla sofferenza e alla malattia i credenti sono invitati a non perdere la serenità, perché nulla, nemmeno la morte, può separarci dall’amore di Cristo. In Lui e con Lui è possibile affrontare e superare ogni prova fisica e spirituale e, proprio nel momento di maggiore debolezza, sperimentare i frutti della Redenzione. Il Signore risorto si manifesta, in quanti credono in Lui, come il vivente che trasforma l’esistenza dando senso salvifico anche alla malattia ed alla morte.

Cari fratelli e sorelle, mentre invoco su ciascuno di voi e sul vostro quotidiano lavoro la materna protezione di Maria, Salus infirmorum, e dei Santi che hanno speso la loro esistenza al servizio dei malati, vi esorto ad operare sempre per diffondere il "vangelo della vita". Con tali sentimenti, vi imparto di cuore la Benedizione Apostolica, estendendola volentieri ai vostri cari, ai vostri collaboratori e particolarmente alle persone anziane malate.

© Copyright 2007 - Libreria Editrice Vaticana
+PetaloNero+
Saturday, November 17, 2007 9:17 PM
Il Papa nomina Dom Pietro Vittorelli Abate di Monte Cassino

In Italia, il Santo Padre ha nominato Abate Ordinario dell’Abbazia territoriale di Monte Cassino il padre benedettino Dom Pietro Vittorelli, monaco della medesima Abbazia territoriale, finora maestro dei novizi della Congregazione Cassinese. Dom Pietro Vittorelli è nato a Roma il 30 giugno 1962. Il 19 luglio 1989 ha ottenuto la laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Università La Sapienza di Roma. Il 24 settembre 1989 ha fatto il suo ingresso come postulante nell’Abbazia di Montecassino. Ha emesso la professione monastica il 13 gennaio 1991 ed ha ricevuto l’ordinazione presbiterale il 26 giugno 1994. Nel 1994 ha conseguito il grado di Baccelliere in Sacra Teologia presso il Pontificio Ateneo di S. Anselmo in Roma. Nel 1997 è stato nominato maestro dei Novizi della Congregazione Cassinese. È stato Membro di Presidenza del Comitato Nazionale del Ministero per i Beni Culturali per la Battaglia di Montecassino nel 50° anniversario della distruzione. Nel 1994 ha sostenuto l’esame di stato per l’abilitazione alla professione medica e conseguentemente si è iscritto all’Albo dei Medici Chirurghi della Provincia di Frosinone. Dal 1994 al 2004 ha partecipato alla realizzazione delle mostre per il Bimillenario di Cristo e per il Grande Giubileo del 2000, in collaborazione con la Biblioteca Apostolica Vaticana ed il Ministero per i Beni Culturali. È autore di articoli sulla Dottrina Sociale della Chiesa, e di carattere giuridico.




Altre udienze e nomine

Benedetto XVI ha ricevuto, questa mattina, in udienza un gruppo di presuli della Conferenza episcopale del Kenya, in visita “d Limina Apostolorum”.

In Inghilterra, il Papa ha nominato vescovo di Middlesbrough mons. Terence Patrick Drainey, del clero della diocesi di Salford, finora rettore del St. Cuthbert’s College di Ushaw.

In Argentina, Benedetto XVI ha nominato vescovo prelato di Cafayate il padre agostiniano Mariano Moreno García, finora parroco della cattedrale di Cafayate.

In Spagna, il Papa ha nominato vescovo titolare di Bigastro ed ausiliare di Madrid il padre gesuita Juan Antonio Martínez Camino, segretario generale della Conferenza episcopale spagnola.

Benedetto XVI ha nominato membro della Congregazione per i Vescovi l’arcivescovo José Octavio Ruiz Arenas, vice presidente della Pontificia Commissione per l’America Latina.

Il Papa ha nominato consultore della Congregazione per la Dottrina della Fede l’arcivescovo Fernando Filoni, sostituto della Segreteria di Stato per gli Affari Generali.
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+PetaloNero+
Sunday, November 18, 2007 3:36 PM
All’Angelus, l’appello del Papa per le popolazioni del Bangladesh vittime del ciclone Sidr. Il Santo Padre invita i fedeli a confidare nell’amore di Gesù anche di fronte alle calamità naturali



Benedetto XVI è vicino alle popolazioni del Bangladesh devastato dal ciclone Sidr. All’Angelus, in Piazza San Pietro, il Papa ha rivolto un appello alla comunità internazionale, affinché si prodighi per aiutare quanti sono provati da questa calamità naturale. Il Papa ha anche ricordato la figura di Antonio Rosmini, che verrà beatificato oggi pomeriggio a Novara. Quindi, ha chiesto il bando delle mine antiuomo, in occasione dell’apertura di una Conferenza internazionale su questi terribili ordigni, al via oggi in Giordania. Il servizio di Alessandro Gisotti:



Anche di fronte alle calamità naturali, raccogliamo l’invito di Gesù ad affrontare gli eventi quotidiani, “confidando nel suo amore provvidente”. E’ l’esortazione di Benedetto XVI, che all’Angelus ha rivolto un pensiero speciale alle popolazioni del Bangladesh, devastato da un terribile ciclone che ha seminato morte e distruzione. Il Papa ha assicurato la sua vicinanza a quanti soffrono ed ha lanciato un accorato appello:


"Faccio appello alla solidarietà internazionale, che già si è mossa per far fronte alle immediate necessità. Incoraggio a porre in atto ogni possibile sforzo per soccorrere questi fratelli così duramente provati".


Prima dell’appello per il Bangladesh, il Papa si è soffermato sulla pagina evangelica della domenica, che riferisce dell’esortazione di Gesù ai suoi discepoli affinché non abbiano paura, ma affrontino con coraggio e fiducia le incomprensioni e le persecuzioni. Sin dall’inizio, ha detto il Pontefice, la Chiesa “vive nell’attesa orante del suo Signore, scrutando i segni dei tempi e mettendo in guardia i fedeli dai ricorrenti messianismi, che di volta in volta annunciano come imminente la fine del mondo”:


"In realtà, la storia deve fare il suo corso, che comporta anche drammi umani e calamità naturali. In essa si sviluppa un disegno di salvezza a cui Cristo ha già dato compimento nella sua incarnazione, morte e risurrezione. Questo mistero la Chiesa continua ad annunciare ed attuare con la predicazione, con la celebrazione dei sacramenti e la testimonianza della carità".


“Non temiamo per l’avvenire”, ha proseguito, “anche quando esso ci può apparire a tinte fosche, perché il Dio di Gesù Cristo che ha assunto la storia per aprirla al suo compimento trascendente” ne è “il principio e la fine”.

"Egli ci garantisce che in ogni piccolo ma genuino atto di amore c’è tutto il senso dell’universo, e che chi non esita a perdere la propria vita per Lui, la ritrova in pienezza".


Benedetto XVI ha quindi rivolto il pensiero all’odierna Beatificazione di Antonio Rosmini, tratteggiando la figura e il carisma di questo sacerdote e uomo di cultura, “animato da fervido amore per Dio e per la Chiesa”:


"Testimoniò la virtù della carità in tutte le sue dimensioni e ad alto livello, ma ciò che lo rese maggiormente noto fu il generoso impegno per quella che egli chiamava “carità intellettuale”, vale a dire la riconciliazione della ragione con la fede. Il suo esempio aiuti la Chiesa, specialmente le comunità ecclesiali italiane, a crescere nella consapevolezza che la luce della ragione umana e quella della Grazia, quando camminano insieme, diventano sorgente di benedizione per la persona umana e per la società".

Il Papa ha poi sottolineato l’esempio di carità offerto dalle persone consacrate ed in particolare da quelle chiamate alla contemplazione nei monasteri di clausura. A loro, alle quali la Chiesa dedica una Giornata speciale il prossimo 21 novembre, dobbiamo tanto, ha detto, ribadendo che i monasteri sono delle oasi spirituali le quali ci indicano che Dio e il suo amore sono l’ultima ragione per cui vale la pena vivere. Parole corredate da una profonda riflessione proprio sulla forza dell’amore cristiano:


"La fede che opera nella carità è il vero antidoto contro la mentalità nichilista, che nella nostra epoca va sempre più estendendo il suo influsso nel mondo".
Il Papa non ha mancato di fare riferimento all’Assemblea degli Stati che hanno sottoscritto la Convenzione contro le mine antiuomo, al via oggi in Giordania. La Santa Sede, ha ricordato, è uno dei principali promotori della Convenzione. Ha, così, espresso l’augurio e l’incoraggiamento per il buon esito della conferenza, “affinché questi ordigni, che continuano a seminare vittime, tra cui molti bambini, siano completamente banditi”. Infine, salutando i pellegrini di lingua francese, ha ricordato che ricorre oggi la Giornata internazionale contro gli incidenti stradali. Il Papa ha chiesto di “raddoppiare gli sforzi per essere prudenti, al fine di proteggere la propria vita e quella degli altri”.
www.radiovaticana.orgù




DA PETRUS

Angelus, il Papa mette in guardia i fedeli: "Non affidarsi ai falsi messia ma solo al Signore Gesù"


CITTA’ DEL VATICANO - ''Non temiamo per l'avvenire, anche quando esso ci puo' apparire a tinte fosche''. Questo incoraggiamento, tratto dal Vangelo, il Papa lo ha rivolto ai 40mila fedeli presenti in piazza San Pietro per la preghiera dell'Angelus. ''La storia - ha spiegato Benedetto XVI - deve fare il suo corso, che comporta anche drammi umani e calamita' naturali. In essa si sviluppa un disegno di salvezza a cui Cristo ha gia' dato compimento nella sua incarnazione, morte e risurrezione''. Ma la speranza cristiana ha un fondamento assai solido: ''Il Dio di Gesù Cristo, che ha assunto la storia per aprirla al suo compimento trascendente, ne e' l'alfa e l'omega, il principio e la fine: egli ci garantisce che in ogni piccolo ma genuino atto di amore c'e' tutto il senso dell'universo, e che chi non esita a perdere la propria vita per Lui, la ritrova in pienezza''. Da parte sua, ha ricordato il Papa, ''la Chiesa vive nell'attesa orante del ritorno del suo Signore, scrutando i segni dei tempi e mettendo in guardia i fedeli da ricorrenti messianismi, che di volta in volta annunciano come imminente la fine del mondo''. E questa speranza ''continua ad annunciare ed attuare con la predicazione, con la celebrazione dei sacramenti e la testimonianza della carita'''. Per ricordare questa verita' del Vangelo, il Papa ha citato l'ammonimento di Gesu' a non lasciarsi terrorizzare quando ''sentirete parlare di guerre e di rivoluzioni'' in quanto ''non sara' subito la fine'', sottolineando che esso ''ripropone la visione biblica della storia e invita i discepoli a non avere paura, ma ad affrontare difficolta', incomprensioni e persino persecuzioni con fiducia, perseverando nella fede in Lui''. ''Cari fratelli e sorelle - ha concluso Benedetto XVI - raccogliamo l'invito di Cristo ad affrontare gli eventi quotidiani confidando nel suo amore provvidente''.


Incidenti stradali, il monito del Pontefice: "Più prudenza al volante per salvare sè e gli altri"

CITTA’ DEL VATICANO - Bisogna ''raddoppiare gli sforzi per essere prudenti, al fine di proteggere la propria vita e quella degli altri: e' questo un dovere di carita' verso gli altri''. Lo ha detto Sua Santità Benedetto XVI parlando in francese dopo l'Angelus rivolgendosi a un gruppo di pellegrini dalla Francia; anche li', in quset ore, si celebra la giornata contro gli incidenti stradali. Il Papa, ha aggiunto, ''prega'' per le vittime degli ''incidenti stradali'' e per le loro famiglie.


Il Santo Padre invita a sostenere i monasteri di clausura, "oasi spirituali nel mondo d'oggi"

CITTA’ DEL VATICANO - ''La fede che opera nella carita' e' il vero antidoto contro la mentalita' nichilista, che nella nostra epoca va sempre piu' estendendo il suo influsso nel mondo''. Benedetto XVI ha motivato cosi' la sua esortazione ai cattolici affinche' si impegnino a sostenere i monasteri di clausura. Ognuno di essi, ha detto, rappresenta ''un'oasi spirituale, indica al mondo di oggi la cosa piu' importante, anzi alla fine l'unica cosa decisiva: esiste un'ultima ragione per cui vale la pena vivere, cioe' Dio e il suo amore imperscrutabile''. L'appello al sostegno delle claustrali e' stato lanciato dal Pontefice alla vigilia della memoria della presentazione al Tempio della Beata Vergine Maria, che ricorre mercoledi' prossimo. ''Tanto - ha detto il Papa - dobbiamo a queste persone che vivono di cio' che la Provvidenza procura loro mediante la generosita' dei fedeli. A Maria chiediamo di sostenere la testimonianza di tutti i cristiani, perche' poggi sempre su una fede salda e perseverante''. Tra gli oltre 40 mila fedeli presenti a piazza San Pietro per l'appuntamento dell'Angelus, il Pontefice ha salutato in particolare i giovani della Fondazione ''Nicolo' Galli'', il coro ''Don Lorenzo Perosi'' di Valbrona, i fedeli della parrocchia ''Cuore Immacolato di Maria'' in Brindisi, i rappresentanti delle Cooperative di ispirazione cristiana e i membri della Comunita' di Sant'Egidio provenienti dal Continente africano. “A tutti - ha concluso - auguro una buona domenica''.


Il Pontefice invita a guardare al Beato Rosmini: "Un modello per i cristiani dell'Italia attuale"

CITTA’ DEL VATICANO - ''Il generoso impegno'' di Antonio Rosmini profuso attraverso la ''carita' intellettuale'' e' stato indicato dal Papa come un esempio per i cristiani dell'Italia di oggi. Benedetto XVI ne ha parlato nel giorno in cui avviene beatificazione a Novara del filosofo e patriota amico di Alessandro Manzoni. ''Carita' intellettuale - ha spiegato Benedetto XVI - e' la riconciliazione della ragione con la fede''. ''Il suo esempio - ha auspicato - aiuti la Chiesa, specialmente le comunita' ecclesiali italiane, a crescere nella consapevolezza che la luce della ragione umana e quella della Grazia, quando camminano insieme, diventano sorgente di benedizione per la persona umana e per la societa'''. Per Papa Benedetto, che ne ha fortemente voluto la Beatificazone, quella di Antonio Rosmini e' stata una ''grande figura di sacerdote e illustre uomo di cultura, animato da fervido amore per Dio e per la Chiesa, che testimonio' la virtu' della carita' in tutte le sue dimensioni e ad alto livello''.


L'incoraggiamento di Benedetto XVI alla Conferenza per il divieto delle mine anti-uomo

CITTA’ DEL VATICANO - Benedetto XVI ha espresso il suo incoraggiamento all'Assemblea che in Giordania riunisce in queste ore gli Stati che hanno sottoscritto la Convenzione sul divieto di impiego, stoccaggio, produzione e trasferimento delle mine antiuomo e sulla loro distruzione'. ''Di tale Convenzione, adottata dieci anni or sono, la Santa Sede - ha ricordato il Papa Benedetto XVI dalla finestra del suo studio dopo la recita della preghiera mariana dell’Angelus - e' tra i principali promotori. Esprimo pertanto di cuore il mio augurio e il mio incoraggiamento per il buon esito della conferenza, affinche' questi ordigni, che continuano a seminare vittime, tra cui molti bambini, siano completamente banditi''.


Appello di Ratzinger: solidarietà internazionale per il Bangladesh devastato da un ciclone

CITTA’ DEL VATICANO - “Un appello alla solidarieta' internazionale'' per il Bangladesh colpito dal ciclone e' stato rivolto dal Papa dopo la preghiera dell'Angelus. ''Nei giorni scorsi - ha detto Benedetto XVI - un tremendo ciclone ha colpito il sud del Bangladesh, causando numerosissime vittime e gravi distruzioni. Nel rinnovare l'espressione del mio profondo cordoglio alle famiglie e all'intera nazione, a me tanto cara, - ha aggiunto - faccio appello alla solidarieta' internazionale, che gia' si era mossa per far fronte alle necessita'. Incoraggio - ha concluso - a porre in atto ogni possibile sforzo per soccorrere questi fratelli cosi' duramente provati''.
+PetaloNero+
Sunday, November 18, 2007 9:19 PM
Il papa: la fede come risposta ad una mentalità nichilista

di Alessandro Renzo e Mattia Bianchi/ 18/11/2007

Un Angelus ricco di spunti e proposte di riflessione. L'appello contro le mine antiuomo, la solidareità alle vittiome del ciclone in Bangladesh, il ricordo del beato Rosmini, ma anche il valore della fede contro una mentalità nichilista.

Le parole del Santo Padre all'Angelus Domini nella Domenica XXXIII del Tempo ordinario, 18 novembre 2007

Sono molti gli spunti di riflessione offerti da Benedetto XVI all'Angelus di oggi, a cominciare dal valore della fede come risposta alla ''mentalità nichilista'' del nostro tempo. Il papa spiega che Dio è principio e fine di tutto, una realtà che deve dare fiducia anche di fronte alle ''tinte fosche'' del quotidiano. Anche perché, dice, ''in ogni piccolo ma genuino atto di amore c'è tutto il senso dell'universo''. Dopo la recita dell'Angelus, l'appello contro le mine antiuomo, la solidarietà alle popolazioni del Bangladesh e il ricordo della beatificazione odierna di Antonio Rosmini, esempio di ''carità intellettuale'' e di riconciliazione tra fede e ragione.


Riportiamo di seguito il testo integrale delle parole del Santo Padre prima della recita dell'Angelus Domini


Cari fratelli e sorelle!

Nell’odierna pagina evangelica, san Luca ripropone alla nostra riflessione la visione biblica della storia e riferisce le parole di Gesù, che invitano i discepoli a non avere paura, ma ad affrontare difficoltà, incomprensioni e persino persecuzioni con fiducia, perseverando nella fede in Lui. "Quando sentirete parlare di guerre e di rivoluzioni – dice il Signore -, non vi terrorizzate. Devono infatti accadere prima queste cose, ma non sarà subito la fine" (Lc 21,9). Memore di questo ammonimento, sin dall’inizio la Chiesa vive nell’attesa orante del ritorno del suo Signore, scrutando i segni dei tempi e mettendo in guardia i fedeli da ricorrenti messianismi, che di volta in volta annunciano come imminente la fine del mondo. In realtà, la storia deve fare il suo corso, che comporta anche drammi umani e calamità naturali. In essa si sviluppa un disegno di salvezza a cui Cristo ha già dato compimento nella sua incarnazione, morte e risurrezione. Questo mistero la Chiesa continua ad annunciare ed attuare con la predicazione, con la celebrazione dei sacramenti e la testimonianza della carità.

Cari fratelli e sorelle, raccogliamo l’invito di Cristo ad affrontare gli eventi quotidiani confidando nel suo amore provvidente. Non temiamo per l’avvenire, anche quando esso ci può apparire a tinte fosche, perché il Dio di Gesù Cristo, che ha assunto la storia per aprirla al suo compimento trascendente, ne è l’alfa e l’omega, il principio e la fine (cfr Ap 1,8). Egli ci garantisce che in ogni piccolo ma genuino atto di amore c’è tutto il senso dell’universo, e che chi non esita a perdere la propria vita per Lui, la ritrova in pienezza (cfr Mt 16,25).

A tener viva tale prospettiva ci invitano con singolare efficacia le persone consacrate, che hanno posto senza riserve la loro vita a servizio del Regno di Dio. Tra queste vorrei ricordare particolarmente quelle chiamate alla contemplazione nei monasteri di clausura. Ad esse la Chiesa dedica una Giornata speciale mercoledì prossimo, 21 novembre, memoria della presentazione al Tempio della Beata Vergine Maria. Tanto dobbiamo a queste persone che vivono di ciò che la Provvidenza procura loro mediante la generosità dei fedeli. Il monastero, "come oasi spirituale, indica al mondo di oggi la cosa più importante, anzi alla fine l’unica cosa decisiva: esiste un’ultima ragione per cui vale la pena vivere, cioè Dio e il suo amore imperscrutabile" (Heilinkreuz, 9 settembre 2007). La fede che opera nella carità è il vero antidoto contro la mentalità nichilista, che nella nostra epoca va sempre più estendendo il suo influsso nel mondo.

Ci accompagna nel pellegrinaggio terreno Maria, Madre del Verbo incarnato. A Lei chiediamo di sostenere la testimonianza di tutti i cristiani, perché poggi sempre su una fede salda e perseverante.


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Angelus Domini (in latino)

Angelus Domini nuntiavit Marìae,
et concepit de Spiritu Sancto.
Ave Maria ...

Ecce Ancilla Domini,
fiat mihi secundum verbum tuum
Ave Maria ...

Et Verbum caro factum est,
et habitavit in nobis.
Ave Maria ...

Ora pro nobis, sancta Dei Genitrix.
Ut digni efficiamur promissionibus Christi.
Gratiam tuam, quaesumus, Domine,
mentibus nostris infunde;
ut qui, angelo nuntiante,
Christi Filii tui incarnationem cognovimus,
per passionem eius et crucem,
ad resurrectionis gloriam perducamur.
Per eundem Christum Dominum nostrum.
Amen.
Gloria Patri ...

Angelus Domini (in italiano)

L'Angelo del Signore portò l'annuncio a Maria.
Ed ella concepì per opera dello Spirito Santo.
Ave Maria ...

Ecco l'ancella del Signore.
Sia fatto di me secondo la tua parola.
Ave Maria ...

E il Verbo si è fatto carne.
E abitò fra noi.
Ave Maria ...

Prega per noi, santa Madre di Dio.
Perché siamo fatti degni delle promesse di Cristo.
Infondi nel nostro spirito
la tua grazia, Signore;
tu, che all'annuncio dell'angelo,
ci hai rivelato l'incarnazione del tuo Figlio,
per la sua passione e la sua croce
guidaci alla gloria della resurrezione.
Per Cristo nostro Signore.
Amen.
Gloria al Padre ...



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Riportiamo di seguito il testo integrale dei saluti del Santo Padre dopo la recita dell'Angelus Domini

Nei giorni scorsi un tremendo ciclone ha colpito il sud del Bangladesh, causando numerosissime vittime e gravi distruzioni. Nel rinnovare l’espressione del mio profondo cordoglio alle famiglie e all’intera nazione, a me tanto cara, faccio appello alla solidarietà internazionale, che già si è mossa per far fronte alle immediate necessità. Incoraggio a porre in atto ogni possibile sforzo per soccorrere questi fratelli così duramente provati.

Si apre oggi in Giordania l’8ª Assemblea degli Stati che hanno sottoscritto la Convenzione sul divieto di impiego, stoccaggio, produzione e trasferimento delle mine antiuomo e sulla loro distruzione. Di tale Convenzione, adottata dieci anni or sono, la Santa Sede è tra i principali promotori. Esprimo pertanto di cuore il mio augurio e il mio incoraggiamento per il buon esito della conferenza, affinché questi ordigni, che continuano a seminare vittime, tra cui molti bambini, siano completamente banditi.

Oggi pomeriggio verrà beatificato a Novara il venerabile Servo di Dio Antonio Rosmini, grande figura di sacerdote e illustre uomo di cultura, animato da fervido amore per Dio e per la Chiesa. Testimoniò la virtù della carità in tutte le sue dimensioni e ad alto livello, ma ciò che lo rese maggiormente noto fu il generoso impegno per quella che egli chiamava "carità intellettuale", vale a dire la riconciliazione della ragione con la fede. Il suo esempio aiuti la Chiesa, specialmente le comunità ecclesiali italiane, a crescere nella consapevolezza che la luce della ragione umana e quella della Grazia, quando camminano insieme, diventano sorgente di benedizione per la persona umana e per la società.

Je vous adresse mes salutations cordiales, chers pèlerins de langue française. Dans l’Évangile du jour, Jésus nous invite à persévérer dans notre vie chrétienne, dans l’assurance du bonheur éternel qu’il nous prépare. Puisse cette invitation maintenir vive votre espérance. En cette journée des accidentés de la route, nous portons dans notre prière toutes les personnes qui sont mortes dans des accidents de la circulation et leurs familles. J’appelle chacun à redoubler d’efforts pour être prudent, afin de protéger sa vie et celle d’autrui. C’est un devoir de charité les uns envers les autres. Avec ma Bénédiction apostolique.

I offer a warm welcome to the English-speaking visitors gathered for this Angelus prayer, including the communities of the Neocatechumenal Way from Malta. Today’s Gospel urges us to be steadfast in our faith, trusting in Christ’s victory and the coming of his Kingdom. May we find in prayer the strength to remain always faithful to the Lord and his Church! God bless you and your families!

Ganz herzlich heiße ich die Besucher aus Deutschland, Österreich und aus der Schweiz willkommen. Ich grüße auch eine Pilgergruppe aus den Niederlanden, aus der Gemeinde Eijsden. Das zu Ende gehende Kirchenjahr lädt uns ein, Bilanz zu ziehen und zu bedenken, ob das, was wir tun, vor dem Angesicht Gottes Bestand haben kann. Bitten wir Gott um die Gnade, seinem Willen stets zu entsprechen, und um die Kraft, seine Liebe an den Mitmenschen konkret werden zu lassen. – Euch allen wünsche ich einen gesegneten Sonntag und eine gute Woche!

Saludo a los peregrinos de lengua española que han participado en esta oración mariana. Invito a todos a imitar a María en su disponibilidad para acoger la palabra y la voluntad del Señor, siendo así templos vivos de su presencia entre los hombres y testigos de su amor. ¡Feliz domingo!

Pozdrawiam Polaków, a szczególnie rektorów katolickich misji polskich w Europie. Dzisiejsza Ewangelia przypomina, że kiedyś nastąpi koniec doczesnej rzeczywistości. Przynosi jednak przesłanie nadziei: „Przez swoją wytrwałość ocalicie wasze życie". Módlmy się o wytrwałość w wierze, nadziei i miłości. Niech Bóg wam błogosławi. [Saluto i polacchi, e in particolare i rettori delle missioni cattoliche polacche in Europa. Il Vangelo di oggi ricorda che prima o poi verrà la fine delle realtà temporali. Porta però il messaggio della speranza: "Con la vostra perseveranza salverete le vostre anime". Preghiamo per la perseveranza nella fede, nella speranza e nell’amore. Dio vi benedica.]

Saluto i pellegrini di lingua italiana. In particolare i giovani della Fondazione "Nicolò Galli", il coro "Don Lorenzo Perosi" di Valbrona, i fedeli della parrocchia "Cuore Immacolato di Maria" in Brindisi, i rappresentanti delle Cooperative di ispirazione cristiana e i membri della Comunità di Sant’Egidio provenienti dal Continente africano.

A tutti auguro una buona domenica!

www.korazym.org


+PetaloNero+
Monday, November 19, 2007 1:07 AM
Da Petrus

Antonio Rosmini è Beato. Il Cardinale Saraiva: "Il più grande genio cattolico dell'800"



CITTA’ DEL VATICANO - ''Antonio Rosmini e' stato il piu' grande genio speculativo della Chiesa dell'Ottocento''. Lo ha affermato il prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, Cardinale Saraiva Martins, nell'omelia della beatificazione da lui presieduta nello Sporting Palace di Novara, gremito da 7mila fedeli. ''La santita' del Rosmini certamente aiutera' a recuperare l'amicizia tra ragione e fede, tra religione, comportamente etico e servizio pubblico dei cristiani'', ha aggiunto Saraiva ricordando che ''Giovanni Paolo II nell'enciclica 'Fides et Ratio' ha citato Rosmini tra i grandi del pensiero cristiano contemporaneo e Benedetto XVI all'Angelus ha additato il filosofo di Rovereto come modello alla comunita' ecclesiale italiana''. Con il Cardinale Saraiva Martins hanno concelebrato il vescovo di Novara Renato Corti (la diocesi in cui Rosmini mori' nel 1855 e che ha promosso la sua causa di beatificazione), i Cardinali Giovanni Battista Re e Severino Poletto, il superiore generale dei Rosminiani padre James Flynn, e altri 31 vescovi, tra cui il segretario generale della Cei, Giuseppe Betori e Monsignor Luigi Bressan, arcivescovo di Trento (la diocesi dove Rosmini nacque nel 1797). Tra le autorita' presenti al rito, il presidente del Senato Franco Marini (che ha definito Rosmini ''un sacerdote, un intellettuale dell'Ottocento, grande innovatore, non sempre capito. Per noi politici sarebbe utile leggere qualche sua pagina''), il ministro della Difesa Arturo Parisi (presente a nome del governo), l'ex presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro. Tra i fedeli anche delegazioni provenienti dall'Irlanda, dall'Inghilterra, dalla Tanzania e dall'India, Paesi in cui i religiosi e le suore della famiglia rosminiana svolgono tuttora il loro servizio.
+PetaloNero+
Monday, November 19, 2007 1:08 AM
Da Petrus

Bagnasco porta il saluto della Chiesa italiana all'Agesci della Liguria

CITTA’ DEL VATICANO - A pochi giorni dalla nomina a Cardinale da parte del concistoro convocato dal Papa, l'arcivescovo Angelo Bagnasco ha chiuso la cinquantatreesima assemblea regionale dell'Agesci Liguria, l'Associazione Guide e Scouts Cattolici Italiani, celebrando una Messa nella Chiesa di Santa Marta davanti a 400 scout. Il presidente della Conferenza Episcopale Italiana ha concluso la manifestazione annuale dicendo: ''Porto l'affetto, la stima e la benevolenza della Chiesa nei confronti dell'Agesci, organizzazione giovanile educativa, indispensabile nella costruzione della persona, e vi invito a una preghiera affinche' possa essere fedele alla mia nuova missione''. Il convegno regionale Agesci, svoltosi nel Teatro Quadrivium di via Roma, ha coinvolto oltre 500 scout liguri, che hanno rinnovato alcune cariche direttive dell'associazione, tra cui la nuova responsabile femminile, Donatella Mela. L'edizione 2007 ha inoltre festeggiato il centenario dello scoutismo, nato nel 1907 in Inghilterra dove Sir Robert Baden-Powell organizzo' con un gruppo di ventidue ragazzi il primo campo scout. L'arcivescovo ha concluso l'omelia con un saluto a don Nicolo' Anselmi, assistente ecclesiastico uscente ed attuale responsabile nazionale della pastorale giovanile della Conferenza episcopale italiana.

+PetaloNero+
Monday, November 19, 2007 1:09 AM
Da Petrus

Brindisi, il Cardinale Bertone esorta i giovani: "Ascoltate Benedetto, non vi inganna"

CITTA’ DEL VATICANO - ''Ai giovani dico: ascoltate il Papa! Egli non vi inganna quando vi indica il progetto morale cristiano sulla famiglia, sulla difesa della vita; quando vi parla dell'amore, come ha fatto nella sua prima enciclica 'Deus caritas est' ''. E' l'appello ai giovani con il quale il segretario di Stato Vaticano, Cardinale Tarcisio Bertone, ha concluso la sua omelia in occasione della riapertura al culto della Basilica cattedrale di Brindisi appena restaurata. Parlando delle difficolta' che i giovani possono incontrare, Bertone ha citato il Papa, il quale ''ha indicato il pericolo della frantumazione della famiglia, che dovrebbe essere il luogo dell'incontro delle generazioni, dal bisnonno fino al nipote, luogo dove si imparano le virtu' essenziali per vivere. Poi ha indicato la parrocchia, cellula vivente della Chiesa, che deve essere realmente luogo di ispirazione, di vita, di solidarieta'''. ''Dobbiamo fare di tutto perche' - ha detto ancora - questi centri vivi siano efficaci, presenti e siano realmente una forza che si oppone all'emarginazione''. ''La Chiesa viva, la Chiesa delle piccole comunita', la Chiesa parrocchiale, i movimenti - ha concluso - dovrebbero formare altrettanti centri nella periferia e cosi' aiutare a superare le difficolta' che la grande politica ovviamente non supera, e dobbiamo allo stesso tempo anche pensare che nonostante le grandi concentrazioni di potere, proprio la societa' di oggi ha bisogno della solidarieta', del senso della legalita', dell'iniziativa e della creativita' di tutti''. Le autorità locali, per tramite del Cardinale Bertone, hanno fatto pervenire al Santo Padre un invito a visitare Brindisi nel 2008.
+PetaloNero+
Monday, November 19, 2007 1:10 AM
Da Petrus


Moratoria sulla pena di morte, la Santa Sede: "Sensibilizzazione dopo il voto Onu"

CITTA’ DEL VATICANO - L'approvazione preliminare della Moratoria delle esecuzioni capitali e' stata accolta dalla Santa Sede ''con molto favore e anche con gioia e soddisfazione''. Lo ha affermato l'osservatore permanente all'Onu, Monsignor Celestino Migliore, che in un'intervista alla Radio Vaticana ha confermato il pieno appoggio del Vaticano per il successivo voto della Moratoria che ''dalla Terza Commissione dovra' passare all'Assemblea''. ''Questo - ha spiegato non sembra un grande problema, la vera questione riguarda gli effetti che dovra' produrre questa risoluzione''. Occorrera' cioe' ''un lavoro culturale e di sensibilita' per il diritto alla vita che deve essere portato avanti nel mondo intero''. Infatti, ha concluso, ''questa risoluzione rappresenta una dichiarazione di volonta' politica e non ancora uno strumento giuridico vincolante, tuttavia offre alla comunita' internazionale una base autorevole per un dibattito ed iniziative che potranno portare alla definitiva abolizione della pena capitale''.
+PetaloNero+
Monday, November 19, 2007 2:45 PM
Benedetto XVI ai vescovi del Kenya in visita ad Limina: contro le agenzie che promuovono l’aborto e il dilagare del relativismo, la Chiesa si mostri unita nei suoi valori e nella sua testimonianza sociale

Difendere la tradizionale apertura africana al valore della vita dalle campagne mondiali che propagandano l’aborto e rinsaldare l’unità tra vescovo e sacerdoti, perché l’annuncio del Vangelo risulti più incisivo in ogni ambito della società. Lo ha chiesto questa mattina Benedetto XVI ai vescovi del Kenya, ricevuti in visita ad Limina. Il Papa ha anche esortato i presuli a combattere il relativismo dilagante con una maggiore diffusione - scolastica e universitaria - della cultura cristiana. Il servizio di Alessandro De Carolis:
Realtivismo religioso e negazione del diritto a nascere hanno intaccato, e non da oggi, anche il modo di pensare degli africani. Ma il continente ha nel suo codice genetico una risorsa che può arginare o annullare le derive culturali esportate soprattutto dall’Occidente. E' su questa convinzione di base che Benedetto XVI impernia il discorso rivolto ai vescovi del Kenya. In Africa, ha osservato, "il forte attaccamento del vostro popolo ai valori tradizionali associati alla vita familiare può aiutare a esprimere la fede, che è il cuore del mistero dell’unità della Chiesa”. E “un’importante chiave di unità” all’interno di una comunità, ha affermato il Papa, è l'istituzione del matrimonio e la vita familiare, che la gente d'Africa tiene in particolare considerazione”:


“The devoted love of christian married couples…
L'amore devoto delle coppie sposate cristiane è una benedizione per il vostro Paese, perché esprime sacramentalmente l'alleanza indissolubile tra Cristo e la sua Chiesa. Questo prezioso tesoro deve essere custodito a tutti i costi. Troppo spesso, i mali che colpiscono alcune parti della società africana, come la promiscuità, la poligamia e la diffusione delle malattie sessualmente trasmettibili, possono essere direttamente collegati alla disordinata comprensione del matrimonio e della vita familiare”.


Ma se la “comprensione cristiana della vita familiare trova una profonda risonanza in Africa”, il Papa si confessa molto preoccupato dalla “crescente influenza” che la “cultura secolare globalizzata” esercita sulle comunità locali, “in seguito - ha stigmatizzato - a campagne condotte da agenzie che promuovono l’aborto”:


“This direct destruction of an innocent human life…
Questa diretta distruzione di una vita umana innocente non può mai essere giustificata, nonostante ci siano circostanze difficili che possono indurre alcuni a prendere in considerazione un così grave passo. Quando predicate il Vangelo della Vita, ricordate al vostro popolo che il diritto alla vita di ogni essere umano innocente, nato o non nato, è assoluto e si applica in egual modo a tutte le persone senza eccezione di sorta”.


Accanto alla denuncia, Benedetto XVI pone la carità. “La comunità cattolica - è stato il suo invito - deve offrire sostegno a quelle donne che potrebbero avere difficoltà ad accettare un bambino, soprattutto quando vengono isolate dai loro familiari e amici. Allo stesso modo, la comunità dovrebbe essere aperta all’accoglienza di tutti coloro che si pentono per aver partecipato al grave peccato dell’aborto, e dovrebbe guidarli con carità pastorale ad accettare la grazia del perdono, la necessità della penitenza, e la gioia di entrare ancora una volta in una nuova vita di Cristo”.


In precedenza, il Pontefice si era soffermato con insistenza e sollecitudine sul cardine dell’unità e della collaborazione che sempre devono intercorrere tra i vari gradi della gerarchia ecclesiale. “Il dialogo rispettoso e la vicinanza tra il vescovo e i sacerdoti - ha ribadito - non solo edifica la Chiesa locale, ma anche l'intera comunità. Infatti, l’unità visibile tra i leader spirituale può essere un potente antidoto contro la divisione all'interno della più ampia famiglia del popolo di Dio”. E un altro snodo per una rinnovata azione pastorale nel Paese africano - che conta il 25% di cattolici su 30 milioni di abitanti - il Papa lo aveva individuato nella formazione culturale oltre che catechetica:


“At a time when a secularist and relativist mentality…
In un momento in cui la mentalità laica e relativista è in aumento, e si afferma sempre più globalmente attraverso i mezzi della comunicazione sociale, è tanto più essenziale che si continui a promuovere la qualità e l'identità cattolica delle vostre scuole, delle università e dei seminari. La società trae molti benefici da cattolici formati che conoscono e praticano la Dottrina sociale della Chiesa".


E qui, Benedetto XVI ha concluso con un'osservazione specifica: "Oggi vi è una particolare necessità di professionisti altamente addestrati e di persone di provata integrità nel settore della medicina, in cui i progressi tecnologici continueranno a sollevare gravi questioni morali”.
www.radiovaticana.org


DA PETRUS

La denuncia del Papa: "L'aborto non è mai giustificato ma la Chiesa raccolga i pentiti"

CITTA’ DEL VATICANO - L'aborto ''non puo' mai essere giustificato'', qualsiasi siano ''le circostanze che portano qualcuno a considerare un passo cosi' grave''. Benedetto XVI ha pronunciato un nuovo severo monito contro ''la distruzione diretta di vite umane innocenti'', parlando ai vescovi del Kenya ricevuti in udienza in occasione della loro visita Ad Limina. Ha invitato pero' a riaccogliere nella Chiesa quanto ''si pentono'' dall'aver commesso il ''grave peccato'' dell'aborto. ''E' materia di grande preoccupazione - ha detto il Papa ai presuli kenyoti - il fatto che la cultura secolare globalizzata stia esercitando una crescente influenza sulle comunita' locali come risultato delle campagne delle agenzie che promuovono l'aborto''. ''Questa distruzione diretta di una vita umana innocente - ha aggiunto il Pontefice - non puo' mai essere giustificata, per quanto difficili siano le circostanze che possono portare qualcuno a considerare di fare un passo cosi' grave''. ''Quando voi predicato il Vangelo della vita - ha esortato Benedetto XVI -, ricordate al vostro popolo che il diritto alla vita di ogni innocente essere umano, nato o non nato, e' assoluto e si applica ugualmente a ogni persona senza eccezione alcuna''. Il Papa, a tale proposito, ha avvertito che ''la comunita' cattolica deve offrire sostegno alle donne che possono trovare difficile accettare un figlio, soprattutto quando sono isolate dalle loro famiglie e dagli amici''. Allo stesso modo - ha concluso il Santo Padre Benedetto XVI - ''la comunita' dovrebbe aprirsi a riaccogliere tutti quanti si pentono dall'aver partecipato al grave peccato dell'aborto, e dovrebbe guidarli con carita' pastorale ad accettare la grazie del perdono, il bisogno di penitenza e la gioia di entrare ancora una volta nella nuova vita di Cristo''.


Il Pontefice lancia l'allarme: "Alla base dell'Aids in Africa la distruzione del matrimonio"

CITTA’ DEL VATICANO - La crescita della malattie sessualmente trasmesse, come l'Aids, in Africa e' una conseguenza diretta di una ''disordinata visione del matrimonio e della vita familiare''. Lo ha affermato Benedetto XVI ricevendo in udienza a Palazzo apostolico i vescovi del Kenya in occasione della loro visita Ad Limina. ''Un punto chiave in una comunita' - ha sottolineato il Papa ai presuli - e' l'istituzione del matrimonio e della vita familiare, che il popolo dell'Africa tiene in particolare stima. L'amore devoto delle coppie cristiane sposate e' una benedizione per la vostra nazione, esprimendo sul piano sacramentale l'indissolubile alleanza tra Cristo e la sua Chiesa''. ''Questo tesoro prezioso - ha aggiunto - deve essere salvaguardato a tutti i costi''. Secondo il Papa, ''troppo spesso i mali che colpiscono alcune parti della societa' africana, come la promiscuita', la poligamia e la crescita della malattie sessualmente trasmesse possono essere direttamente messi in relazione alle disordinate visioni del matrimonio e della vita familiare''. ''Per questa ragione - ha concluso Benedetto XVI - e' importante assistere i genitori nell'insegnare ai loro figli come vivere una visione cristiana del matrimonio, concepito come un'indissolubile unione tra un uomo e una donna, essenzialmente uguali nella loro umanita' e aperti alla generazione di nuova vita''.
+PetaloNero+
Monday, November 19, 2007 2:47 PM
Altre udienze e nomine

Stamani il Papa ha ricevuto anche il cardinale Giovanni Battista Re, prefetto della Congregazione per i Vescovi.

Il Santo Padre ha quindi nominato Ordinario Militare degli Stati Uniti d’America mons. Timothy Paul Broglio, finora vescovo titolare di Amiterno e nunzio apostolico nella Repubblica Dominicana e delegato apostolico a Porto Rico. Mons. Timothy P. Broglio è nato a Cleveland, Ohio (U.S.A.), il 22 dicembre 1951. Dopo aver frequentato le scuole elementari e secondarie cattoliche di Cleveland, ha studiato presso l’università dei Gesuiti, Boston College, dove si è laureato in lingue classiche (Facoltà di lettere). A Roma ha seguito i corsi di Teologia, Teologia Biblica e di Diritto Canonico presso la Pontificia Università Gregoriana (1973-1977). Si è laureato in Diritto Canonico presso la stessa università con una tesi sulla communicatio in sacris secondo il Codice di Diritto Canonico (1983). É stato ordinato sacerdote a Roma, il 19 maggio 1977, per la diocesi di Cleveland e nominato viceparroco della Saint Margaret Mary Parish a South Euclid. Entrato nel servizio diplomatico della Santa Sede il 1° giugno 1983, ha prestato successivamente la propria opera presso le rappresentanze pontificie in Costa d’Avorio ed in Paraguay. Ha svolto attività pastorale presso alcune parrocchie in particolare in Abidjan ed Asunción. E’ stato quindi officiale della Sezione per i Rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato e segretario particolare dell’allora segretario di Stato cardinale Angelo Sodano. Dal 1998 è stato cappellano della Casa Generalizia delle Suore di San Felice di Cantalice. II 27 febbraio 2001 è stato nominato nunzio apostolico nella Repubblica Dominicana e delegato apostolico in Porto Rico e consacrato vescovo nella Basilica di San Pietro da Giovanni Paolo II il 19 marzo successivo. Oltre all’inglese, conosce l’italiano, lo spagnolo e il francese.

In Italia, il Santo Padre ha nominato vescovo di Vittorio Veneto mons. Corrado Pizziolo, del clero della diocesi di Treviso, finora vicario generale. Mons. Corrado Pizziolo è nato il 23 dicembre 1949 a Scandolara di Zero Branco, provincia e diocesi di Treviso. Ha frequentato il Seminario Minore e poi quello Maggiore di Treviso. Ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale il 20 settembre 1975. Successivamente, dal 1975 al 1981, è stato vicario parrocchiale nella parrocchia di S. Martino di Lupari. Nel 1981 fino al 1985 è stato chiamato a svolgere il servizio di assistente nel Seminario Maggiore di Treviso ed ha proseguito gli studi, conseguendo la Licenza in Teologia Dogmatica presso la Facoltà Teologica dell'Italia Settentrionale. Dal 1985 ha iniziato ad insegnare Teologia Dogmatica presso l’Istituto Teologico Interdiocesano di Treviso - Vittorio Veneto e la Scuola di Teologia per Laici di Treviso. Nel 1994 ha ricevuto l’incarico di seguire la formazione permanente del clero giovane. Nel 1998 è stato nominato vicario episcopale per il Sinodo diocesano e nel 1999 delegato vescovile per la formazione permanente del clero. Nel 2002 gli è stato affidato l’ufficio di vicario generale e moderatore della Curia vescovile, sia durante l’episcopato di mons. Paolo Magnani sia di mons. Andrea Bruno Mazzocato. Dal 2001 esercita l’ufficio di canonico della Cattedrale. Mons. Pizziolo è stato presidente della Commissione per il diaconato permanente e del Consiglio di amministrazione della casa del clero di Treviso.
www.radiovaticana.org


DA PETRUS

Monsignor Corrado Pizziolo nuovo Vescovo di Vittorio Veneto

CITTA’ DEL VATICANO - Benedetto XVI ha nominato Monsignor Corrado Pizziolo nuovo vescovo di Vittorio Veneto, diocesi finora retta da Monsignor Alfredo Magarotto con il ruolo di amministratore diocesano. Monsignor Pizziolo, del clero della diocesi di Treviso, era finora vicario generale di Vittorio Veneto. Nato nel dicembre 1949 a Scandolara di Zero Branco, provincia e diocesi di Treviso, ha frequentato il seminario minore e poi quello maggiore di Treviso. Ha ricevuto l'ordinazione sacerdotale nel 1975 e successivamente, dal 1975 al 1981, è stato vicario parrocchiale nella parrocchia di S. Martino di Lupari. Nel 1981 fino al 1985 è stato chiamato a svolgere il servizio di assistente nel seminario maggiore di Treviso e ha proseguito gli studi, conseguendo la Licenza in Teologia Dogmatica presso la Facoltà Teologica dell'Italia settentrionale. Dal 1985 monsignor Pizziolo ha iniziato a insegnare Teologia Dogmatica presso l'Istituto Teologico Interdiocesano di Treviso-Vittorio Veneto e la Scuola di Teologia per Laici di Treviso. Nel 1994 ha ricevuto l'incarico di seguire la Formazione Permanente del Clero Giovane. Nel 1998 è stato nominato vicario episcopale per il Sinodo diocesano e nel 1999 delegato vescovile per la Formazione Permanente del Clero. Nel 2002 gli è stato affidato l'ufficio di vicario generale e moderatore della Curia vescovile. Dal 2001 esercita l'ufficio di Canonico della Cattedrale. Monsignor Pizziolo è stato presidente della Commissione per il diaconato permanente e del consiglio di amministrazione della Casa del Clero di Treviso.


Cambia l'ordinario militare negli Stati Uniti d'America

CITTA’ DEL VATICANO - Benedetto XVI ha nominato Monsignor Timothy Paul Broglio nuovo ordinario militare degli Stati Uniti d'America. Il nuovo capo dei cappellani militari cattolici americani, 56 anni il prossimo 22 dicembre, nato a Cleveland (Ohio), era finora nunzio apostolico nella Repubblica Dominicana e delegato apostolico a Porto Rico.
+PetaloNero+
Monday, November 19, 2007 2:55 PM
DISCORSO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI
AI PARTECIPANTI ALLA XXII CONFERENZA INTERNAZIONALE
DEL PONTIFICIO CONSIGLIO PER GLI OPERATORI SANITARI


Sala Clementina
Sabato, 17 novembre 2007




Signori Cardinali,
venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
illustri Signori e Signore,
cari fratelli e sorelle!

Sono lieto di incontrarvi in occasione di questa Conferenza Internazionale organizzata dal Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari. A ciascuno rivolgo il mio cordiale saluto, che, in primo luogo, va al Signor Cardinale Javier Lozano Barragán, con sentimenti di gratitudine per le gentili espressioni da lui rivoltemi a nome di tutti. Con lui saluto il Segretario e gli altri componenti del Pontificio Consiglio, le autorevoli personalità presenti e quanti hanno preso parte a quest’incontro per riflettere insieme sul tema della cura pastorale dei malati anziani. Si tratta di un aspetto oggi centrale della pastorale della salute che, grazie all’aumento dell’età media, interessa una popolazione sempre più numerosa, portatrice di molteplici bisogni, ma al tempo stesso di indubbie risorse umane e spirituali.

Se è vero che la vita umana in ogni sua fase è degna del massimo rispetto, per alcuni versi lo è ancor di più quando è segnata dall’anzianità e dalla malattia. L’anzianità costituisce l’ultima tappa del nostro pellegrinaggio terreno, che ha fasi distinte, ognuna con proprie luci e proprie ombre. Ci si chiede: ha ancora senso l’esistenza di un essere umano che versa in condizioni assai precarie, perché anziano e malato? Perché, quando la sfida della malattia si fa drammatica, continuare a difendere la vita, non accettando piuttosto l’eutanasia come una liberazione? E’ possibile vivere la malattia come un’esperienza umana da assumere con pazienza e coraggio?

Con queste domande deve misurarsi chi è chiamato ad accompagnare gli anziani ammalati, specialmente quando sembrano non avere più possibilità di guarigione. L’odierna mentalità efficientista tende spesso ad emarginare questi nostri fratelli e sorelle sofferenti, quasi fossero soltanto un "peso" ed "un problema" per la società. Chi ha il senso della dignità umana sa che essi vanno, invece, rispettati e sostenuti mentre affrontano serie difficoltà legate al loro stato. E’ anzi giusto che si ricorra pure, quando è necessario, all’utilizzo di cure palliative, le quali, anche se non possono guarire, sono in grado però di lenire le pene che derivano dalla malattia. Sempre, tuttavia, accanto alle indispensabili cure cliniche, occorre mostrare una concreta capacità di amare, perché i malati hanno bisogno di comprensione, di conforto e di costante incoraggiamento e accompagnamento. Gli anziani, in particolare, devono essere aiutati a percorrere in modo consapevole ed umano l’ultimo tratto dell’esistenza terrena, per prepararsi serenamente alla morte, che - noi cristiani lo sappiamo - è transito verso l’abbraccio del Padre celeste, pieno di tenerezza e di misericordia.

Vorrei aggiungere che questa necessaria sollecitudine pastorale verso gli anziani malati non può non coinvolgere le famiglie. E’ in genere opportuno fare quanto è possibile perché siano le famiglie stesse ad accoglierli e a farsene carico con affetto riconoscente, così che gli anziani ammalati possano trascorrere l’ultimo periodo della vita nella loro casa e prepararsi alla morte in un clima di calore familiare. Anche quando si rendesse necessario il ricovero in strutture sanitarie, è importante che non venga meno il legame del paziente con i suoi cari e con il proprio ambiente. Nei momenti più difficili il malato, sorretto dalla cura pastorale, sia incoraggiato a trovare la forza per affrontare la sua dura prova nella preghiera e col conforto dei Sacramenti. Sia circondato da fratelli nella fede, disposti ad ascoltarlo e a condividerne i sentimenti. E’ questo, in verità, il vero obiettivo della cura "pastorale" delle persone anziane, specialmente quando sono malate, e ancor più se gravemente malate.

In più occasioni, il venerato mio predecessore Giovanni Paolo II, che specialmente durante la malattia ha offerto un’esemplare testimonianza di fede e di coraggio, ha esortato gli scienziati e i medici ad impegnarsi nella ricerca per prevenire e curare le malattie legate all’invecchiamento, senza mai cedere alla tentazione di ricorrere a pratiche di abbreviamento della vita anziana e ammalata, pratiche che risulterebbero essere di fatto forme di eutanasia. Non dimentichino gli scienziati, i ricercatori, i medici, gli infermieri, così come i politici, gli amministratori e gli operatori pastorali che "la tentazione dell’eutanasia appare come uno dei sintomi più allarmanti della cultura della morte che avanza soprattutto nella società del benessere" (Evangelium vitae, 64). La vita dell’uomo è dono di Dio, che tutti siamo chiamati a custodire sempre. Tale dovere tocca anche agli operatori sanitari, la cui specifica missione è di farsi "ministri della vita" in tutte le sue fasi, particolarmente in quelle segnate dalla fragilità connessa con l’infermità. Occorre un generale impegno perché la vita umana sia rispettata non solo negli ospedali cattolici, ma in ogni luogo di cura.

Per i cristiani è la fede in Cristo ad illuminare la malattia e la condizione della persona anziana, come ogni altro evento e fase dell’esistenza. Gesù, morendo sulla croce, ha dato alla sofferenza umana un valore e un significato trascendenti. Dinanzi alla sofferenza e alla malattia i credenti sono invitati a non perdere la serenità, perché nulla, nemmeno la morte, può separarci dall’amore di Cristo. In Lui e con Lui è possibile affrontare e superare ogni prova fisica e spirituale e, proprio nel momento di maggiore debolezza, sperimentare i frutti della Redenzione. Il Signore risorto si manifesta, in quanti credono in Lui, come il vivente che trasforma l’esistenza dando senso salvifico anche alla malattia ed alla morte.

Cari fratelli e sorelle, mentre invoco su ciascuno di voi e sul vostro quotidiano lavoro la materna protezione di Maria, Salus infirmorum, e dei Santi che hanno speso la loro esistenza al servizio dei malati, vi esorto ad operare sempre per diffondere il "vangelo della vita". Con tali sentimenti, vi imparto di cuore la Benedizione Apostolica, estendendola volentieri ai vostri cari, ai vostri collaboratori e particolarmente alle persone anziane malate.

+PetaloNero+
Monday, November 19, 2007 8:38 PM
Messaggio del Papa alla Settimane Sociali di Francia dedicate all’ambiente. Benedetto XVI chiede “un sussulto morale in favore della Terra”


“Vivere diversamente per uno sviluppo sostenibile e solidale”: è stato il tema affrontato nelle Settimane sociali di Francia, chiuse ieri a Parigi e suggellate da un Messaggio del Papa, inviato ai 4 mila partecipanti. Il servizio di Roberta Gisotti:

Le ‘malattie’ della Terra che preoccupano la comunità scientifica, ma anche i popoli per l’impatto che hanno nella vita di tutti i giorni, e per le possibili ricadute sulle prossime generazioni. Al centro del dibattito per tre giorni a Parigi i sistemi di produzione del mondo industrializzato che penalizzano i Paesi più poveri e che avanzano anche nelle economie emergenti e gli stili di vita occidentali impregnati di consumismo ormai insostenibile e che conquistano anche i Paesi in via di sviluppo.

“Un sussulto morale in favore della terra”, chiede Benedetto XVI nel messaggio, inviato a suo nome da mons. Fernando Filoni, sostituto per gli Affari generali della Segreteria di Stato, evidenziando “alcuni segnali di allarme”: “esaurimento delle risorse nel pianeta, scioglimento rapido dei ghiacciai, aumento delle emissioni di gas con effetto serra, incremento delle catastrofi naturali”.

Nel messaggio, si ricorda che “sono sempre i Paesi più poveri a subire le conseguenze più gravi di ciò che in gran parte è causato dal comportamento del mondo industrializzato e dalla fiducia, spesso eccessiva, per il progresso scientifico e tecnologico”.

Il Papa auspica progetti che “permettano una migliore ripartizione delle risorse naturali e dei beni della terra, uno sfruttamento misurato delle foreste e delle riserve biologiche”.

Chiede soprattutto - il Santo Padre - ai Paesi ricchi di “non sfruttare indebitamente le risorse dei Paesi in via di sviluppo”, sottolineando che “si tratta di principi elementari di giustizia e di equità e della destinazione universale dei beni della terra”.

“Le vostre riflessioni – conclude il messaggio rivolto ai partecipanti alle Settimane Sociali di Francia - sono chiamate a suscitare una nuova speranza perché il Pianeta possa continuare a nutrire gli uomini che vi abitano”.

A Parigi hanno colloquiato teologi, filosofi, economisti, scienziati di varie discipline arrivando ad un documento finale dove si punta ad educare le nuove generazioni ai temi dell’ambiente, a cambiare i modi di produzione e di consumo alimentare, ad agire anche sul modo di vivere delle persone, specie nei centri urbani e a chiedere maggiore responsabilità ecologica alle imprese.
www.radiovaticana.org
+PetaloNero+
Monday, November 19, 2007 8:40 PM
Il papa: il dramma dell'aborto in Africa risultato da campagne filo-abortiste

di Angela Ambrogetti/ 19/11/2007

In udienza per la visita ad limina i vescovi del Kenia. Benedetto parla della solitudine dei sacerdoti, della necessità di un vero dialogo interreligioso e della unità nella ricchezza delle differenza.

In Africa il colore e la vivacità delle manifestazioni religiose hanno aggiunto una nuova dimensione al ricco arazzo delle culture Cristiane. Benedetto XVI riceve i vescovi del Kenia in visita ad limina e mette al centro della riflessione la unità della Chiesa nella ricchezza delle diversità, ma ricordala piaga dell’ aborto, propagandato da campagne di agenzia secolarizzate e la distruzione della famiglia. Il lungo discorso in inglese prende l’ avvio dal tema della collegialità e della cooperazione fraterna.

La varietà di prospettive, dice il papa, servono sempre ad arricchire le unità del Corpo di Cristo, proprio come la unità dei Dodici è resa più profonda e più forte dai differenti dono degli Apostoli stessi. Il tema della famiglia, in Africa è molto sentito. Un tesoro prezioso da salvaguardare ad ogni costo, dice Benedetto. In alcune parti dell’ Africa poligamia, promiscuità e le malattie trasmesse sessualmente sono legati a "nozioni disordinate" sua famiglia e matrimonio.

Per questo l’educazione deve iniziare proprio dalla famiglia, dai genitori che insegnino i valori del matrimonio cristiano fondato sull’unione indivisibile di un uomo ed una donna. Attenzione speciale per il dramma dell’ aborto, propagandato in Africa da campagne di agenzie che portano nel continente una globalizzazione della mentalità secolarizzata. " Questa distruzione di una vita umana innocente -dice il papa- non può mai essere giustificata , qualunque siano le circostanze". Il ruolo delle comunità cattolica è quello di sostenere le donne che hanno difficoltà ad accettare i figli , ma anche accettare coloro che essendo incorse nel grave peccato dell’ aborto hanno bisogno di perdono e comprensione.

Ai sacerdoti il papa parla ricordando le difficoltà del sentirsi isolati e sopraffatti dalla responsabilità pastorali. E il compito dei vescovi è appunto quello di incoraggiarli a rimanere saldi nella preghiera e nutriti dalla sacre Scritture e dall’ Eucaristia. La preghiera più indicata, secondo il papa, la Liturgia delle Ore, per essere in comunione con tutti coloro che hanno pregato nella storia e con Gesù Cristo. I vescovi devono anche aiutare i sacerdoti ad essere solidali tra loro, a rispettare il dialogo, ad essere segno di unità.

La Chiesa in Kenia è nota per il contributo all’ educazione dei giovani, perché si aprano al dialogo rispettoso e pacifico tra religioni. E nello stesso tempo , quando la mentalità relativista e secolarizzata permea i media , è essenziale che i vescovi continuino a promuovere l’identità cattolica nelle scuole, nelle università, nei seminari. Un beneficio per tutta la società sarà poi la formazione di un personale medico che oltre ad scientificamente preparato lo sia anche eticamente. Il dialogo interreligioso ed ecumenico, la qualità della formazione, la dottrina sociale e la diffusine del Catechismo della Chiesa cattolica, sono poi gli impegni più significativi per la Chiesa in Kenia. Il saluto del papa ai vescovi è un invito:" guidate il vostro popolo nell’ unità per la quale Cristo ha pregato, siate ardenti nella carità e fermi nell’ autorità, instancabili nella pazienza e nell’ insegnamento.
www.korazym.org






+PetaloNero+
Monday, November 19, 2007 8:41 PM
DISCORSO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI
AI MEMBRI DELLA CONFERENZA EPISCOPALE DEL KENYA
IN VISITA "AD LIMINA APOSTOLORUM"


Sala del Concistoro
Lunedì, 19 novembre 2007




Cari Fratelli Vescovi,

è con grande gioia che vi porgo il benvenuto, Vescovi del Kenya, in occasione della vostra visita quinquennale sulle tombe degli Apostoli Pietro e Paolo, una visita che serve a rafforzare i vincoli di amore e comunione fraterni fra noi. Ringrazio l'Arcivescovo Njue per le cortesi parole che mi ha rivolto a vostro nome. La vostra sollecitudine reciproca e per le persone affidate alla vostra cura, il vostro amore per il Signore e la vostra devozione per il Successore di Pietro sono per me una fonte di gioia profonda e di rendimento di grazie.

Ogni Vescovo ha la responsabilità particolare di creare l'unità del suo gregge, memore della preghiera del Signore: "perché tutti siano una cosa sola. Come tu, Padre, sei in me e io in te" (Giovanni 17, 21). Unita nell'unica fede, condividendo il Battesimo e credendo nell'unico Signore (cfr Efesini 4, 5) la Chiesa è una in tutto il mondo e, al contempo, è caratterizzata da una ricca diversità di tradizioni ed espressioni culturali. In Africa, il colore e la vivacità con cui i fedeli manifestano i propri sentimenti religiosi hanno aggiunto una nuova dimensione alla ricca trama della cultura cristiana nel mondo e, al contempo, il forte attaccamento del vostro popolo ai valori tradizionali associati alla vita familiare può contribuire a esprimere la fede condivisa che è al centro del mistero dell'unità ecclesiale (cfr Ecclesia in Africa, n. 63). Cristo stesso è la fonte e la garanzia della nostra unità poiché ha vinto tutte le forme di divisione mediante la sua morte sulla Croce e ci ha riconciliato con Dio nell'unico corpo (cfr Efesini 2, 14). Vi ringrazio, cari Fratelli, perché predicate l'amore di Cristo ed esortate il vostro popolo alla tolleranza, al rispetto e all'amore dei suoi fratelli, delle sue sorelle e di tutte le persone. In tal modo, esercitate il ministero profetico che il Signore ha affidato alla Chiesa, e in particolare ai Successori degli Apostoli (cfr Pastores gregis, n. 26).

Infatti, sono i Vescovi che, in quanto ministri e segni di comunione in Cristo, sono chiamati per primi a rendere manifesta l'unità della sua Chiesa. La natura collegiale del ministero episcopale risale ai dodici apostoli, riuniti da Cristo e da lui incaricati di proclamare il Vangelo e di fare discepoli di tutte le nazioni. I membri del collegio episcopale continuano questa missione in modo tale che "chi li ascolta, ascolta Cristo" (Lumen gentium, n. 20). Vi esorto a continuare la vostra cooperazione fraterna nello spirito della comunità dei discepoli di Cristo, uniti nel vostro amore e nel Vangelo che proclamate. Sebbene ognuno di voi debba rendere un contributo individuale alla voce collegiale comune della Chiesa nel vostro Paese, è importante assicurare che questa varietà di prospettive serva sempre ad arricchire l'unità del Corpo di Cristo, proprio come l'unità dei dodici veniva approfondita e rafforzata dai doni differenti degli apostoli stessi. Il vostro impegno alla cooperazione su questioni di natura ecclesiale e sociale sarà fecondo per la vita della Chiesa in Kenya e per l'efficacia del vostro ministero episcopale.

In ogni diocesi, la vivacità e l'armonia del presbiterato sono un segno chiaro della vitalità della Chiesa locale.

Strutture di consultazione e partecipazione sono necessarie, ma possono non essere efficaci se manca lo spirito giusto. In quanto Vescovi, dobbiamo costantemente adoperarci per creare un senso di comunità nei nostri sacerdoti, uniti nell'amore di Cristo e nel loro ministero sacramentale. Oggi la vita dei sacerdoti può essere difficile. Possono sentirsi isolati o soli e schiacciati dalle proprie responsabilità pastorali. Dobbiamo stare loro vicino e incoraggiarli, in primo luogo, per restare saldamente radicati nella preghiera, perché soltanto chi è nutrito è in grado di nutrire gli altri a sua volta. Che si abbeverino abbondantemente alle fonti della Sacra Scrittura e alla celebrazione quotidiana e rispettosa della santissima Eucaristia! Che si dedichino con generosità alla preghiera della Liturgia delle Ore, una preghiera "in comunione con gli oranti di tutti i secoli, preghiera in comunione con Gesù Cristo" (Discorso ai sacerdoti e ai diaconi permanenti della Baviera, 14 settembre 2006)! Pregando in questo modo includono e rappresentano altri che possono non avere il tempo, le energie o la capacità di pregare. In tal modo, la forza della preghiera, la presenza di Gesù Cristo, rinnova il loro sacerdozio e fluisce nel mondo (ivi). Aiutate i vostri sacerdoti a essere più solidali fra loro, con il proprio popolo e con voi, in quanto vostri collaboratori consacrati! Il dialogo e la vicinanza rispettosi fra Vescovo e sacerdoti non edificano solo la Chiesa locale, ma anche l'intera comunità. Infatti, l'unità visibile fra i responsabili può essere un antidoto potente contro la divisione in seno alla più ampia famiglia del popolo di Dio.

Elementi fondamentali di unità in una comunità sono l'istituzione del matrimonio e la vita familiare, che le persone dell'Africa apprezzano in modo particolare. L'amore devoto delle coppie sposate cristiane è una benedizione per il vostro Paese in quanto esprime in modo sacramentale l'alleanza indissolubile fra Cristo e la sua Chiesa. Questo tesoro prezioso deve essere serbato a tutti i costi. Troppo spesso i mali che turbano alcuni settori della società africana come la promiscuità, la poligamia e la diffusione di malattie sessualmente trasmesse, possono essere direttamente legati a nozioni confuse di matrimonio e di vita familiare. Per questo motivo, è importante assistere i genitori nell'insegnare ai bambini come vivere cristianamente il matrimonio, concepito come unione indissolubile fra un uomo e una donna, essenzialmente uguali nella loro umanità (cfr Ecclesia in Africa, n. 82) e aperti alla generazione di nuova vita.

Sebbene in Africa questa idea di famiglia cristiana trovi una vasta eco, è motivo di grande preoccupazione il fatto che la cultura secolare globalizzata stia esercitando una sempre maggiore influenza sulle comunità locali come conseguenza di campagne lanciate da agenzie che promuovono l'interruzione della gravidanza.

Questa distruzione diretta di vita umana innocente non può essere giustificata in nessun caso, per quanto difficili siano le circostanze che conducono a fare un passo così grave. Quando predicate il Vangelo di vita ricordate al vostro popolo che il diritto alla vita di ogni essere umano innocente, nato o nascituro, è assoluto e valido per tutte le persone senza alcuna eccezione. Tale uguaglianza "è la base di ogni autentico rapporto sociale che, per essere veramente tale, non può non fondarsi sulla verità e sulla giustizia" (Evangelium vitae, n. 57). La comunità cattolica deve offrire sostegno a quelle donne che incontrano difficoltà nell'accettare un figlio, soprattutto quando sono isolate dalla propria famiglia e dai loro amici. Parimenti, la comunità dovrebbe essere aperta all'accoglienza di quanti si pentono di aver partecipato al grave peccato dell'aborto e dovrebbe guidarli con carità pastorale ad accettare la grazia del perdono, la necessità della penitenza e la gioia di poter entrare ancora una volta nella nuova vita di Cristo.

La Chiesa in Kenya è nota per il prezioso contributo reso dalle sue istituzioni pedagogiche nel trasmettere a generazioni di giovani sani principi etici e nel renderli disponibili all'impegno per un dialogo pacifico e rispettoso con i membri di altri gruppi sociali o religiosi. In un momento in cui una mentalità secolarizzata e relativistica si sta sempre più affermando con strumenti globali di comunicazione sociale, è quanto mai fondamentale che continuiate a promuovere la qualità e l'identità cattolica delle vostre scuole e università e dei seminari. Prendete le misure necessarie per affermare e chiarire il loro status istituzionale. La società beneficia grandemente di cattolici istruiti che conoscono e mettono in pratica la dottrina sociale della Chiesa. Oggi, sono particolarmente necessari professionisti ben formati e persone integre nel campo della medicina, i cui progressi tecnologici continuano a sollevare serie questioni morali. Parimenti, il dialogo ecumenico e interreligioso presenta importanti sfide che si possono affrontare in maniera adeguata soltanto grazie a una sana catechesi basata sui principi della dottrina cattolica, come esposto nel Catechismo della Chiesa Cattolica. So che continuerete a vigilare sulla qualità e sul contenuto dell'insegnamento che vengono offerti ai giovani negli istituti cattolici cosicché la luce della verità di Cristo possa risplendere sempre più luminosa sulla terra e sul popolo del Kenya.

Miei cari Fratelli Vescovi, mentre conducete il vostro popolo a quell'unità per la quale Cristo ha pregato, fatelo con amore ardente e ferma autorità, instancabili nella longanimità e nella dottrina (cfr 2 Timoteo 4, 2).

Vi prego di trasmettere i miei affettuosi saluti e il mio incoraggiamento orante al vostro amato popolo e a tutti coloro che operano al servizio della Chiesa, attraverso la preghiera o nelle parrocchie e nelle stazioni di missione, nell'educazione, nell'attività umanitaria e nella sanità. A ognuno di voi e a quanti sono affidati alla vostra sollecitudine pastorale imparto di cuore la mia Benedizione apostolica.

+PetaloNero+
Tuesday, November 20, 2007 12:49 AM
Da Petrus


Ucraina, il cordoglio del Santo Padre per la tragedia avvenuta in miniera

CITTA’ DEL VATICANO - ''Vivo cordoglio'' e' stato espresso da Benedetto XVI ai familiari e alle autorita' governative ucraine in seguito alla sciagura avvenuta alle prime ore di domenica nella miniera Zasyadko, in cui hanno perso la vita 72 minatori (altri 28 mancano ancora all'appello). In un telegramma inviato al presidente della Repubblica ucraina Victor Yushchenko, tramite il Cardinale Segretario di Stato, Tarcisio Bertone, il Papa esprime ''sentimenti di vivo cordoglio ai familiari delle vittime come pure alle autorita' governative e all' intera nazione''.La chiesa ucraina, da parte sua, invita tutte le parrocchie alla preghiera per le vittime e i loro familiari.
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