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+PetaloNero+
Friday, November 02, 2007 2:28 PM
Nel giorno della Commemorazione dei fedeli defunti Il Papa si reca questa sera nelle Grotte Vaticane per pregare accanto alle Tombe dei Papi

Nel giorno in cui la Chiesa commemora i fedeli defunti, Benedetto XVI si reca oggi alle 18.30 nelle Grotte Vaticane per un momento di preghiera in privato in suffragio dei Pontefici lì sepolti e per tutti i defunti. Ieri il Papa, all’Angelus in Piazza San Pietro, ha invitato a pregare per quanti hanno terminato la vita terrena, “offrendo anche le sofferenze e le fatiche quotidiane affinché, completamente purificati, essi siano ammessi a godere in eterno la luce e la pace del Signore”. Benedetto XVI più volte in questi due anni e mezzo di Pontificato ha esortato a guardare “all’enigma della morte con serenità e speranza”, lasciandosi illuminare dalla fede nella risurrezione. Ma ascoltiamo le sue parole in questo servizio di Sergio Centofanti.
“Della morte del corpo non c’è da aver paura, ci ricorda la fede: sia che viviamo, sia che moriamo, siamo con il Signore”.


Così il Papa all’Angelus del 5 novembre dell’anno scorso. Ma Benedetto XVI sottolinea anche le strane dimenticanze dell’uomo moderno che spesso vive come se Dio non esistesse:


“L’uomo moderno l’aspetta ancora questa vita eterna, o ritiene che essa appartenga a una mitologia ormai superata? In questo nostro tempo, più che nel passato, si è talmente assorbiti dalle cose terrene, che talora riesce difficile pensare a Dio come protagonista della storia e della nostra stessa vita. L’esistenza umana però, per sua natura, è protesa a qualcosa di più grande, che la trascenda; è insopprimibile nell’essere umano l’anelito alla giustizia, alla verità, alla felicità piena”. (Udienza generale del 2 novembre 2005)


“L’enigma della morte” – spiega il Papa – s’intreccia dunque con “la questione di come vivere bene, come trovare la felicità” e nello stesso tempo con l’attesa “di un giudizio finale che ristabilisca la giustizia” che ha come metro l’amore di Cristo:

“Felice l'uomo che dona; felice l'uomo che non utilizza la vita per se stesso, ma dona; felice l'uomo che è misericordioso, buono e giusto; felice l'uomo che vive nell'amore di Dio e del prossimo. Così viviamo bene e così non dobbiamo aver paura della morte, perché siamo nella felicità che viene da Dio e che dura sempre”.(Udienza generale del 2 novembre 2005)
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+PetaloNero+
Friday, November 02, 2007 4:28 PM
Il saluto di Benedetto XVI alla Conferenza Animatori del Rinnovamento nello Spirito Santo, in corso a Rimini

Il vostro “incontro susciti sempre più viva adesione a Cristo per servirlo generosamente nei fratelli”. Così Benedetto XVI ha rivolto un “beneaugurante saluto” ai quattro mila responsabili del Rinnovamento nello Spirito, in un telegramma a firma del cardinale segretario di Stato, Tarcisio Bertone. Il messaggio è stato letto all’apertura della 31.ma Conferenza Animatori di questo Movimento ecclesiale, in corso a Rimini fino a domenica. Un invito ad “essere servitori e quindi a dare l’esempio” è giunto dal presidente del Pontificio Consiglio per i Laici, mons. Stanislaw Rylko. “L’entusiasmo, l’impegno e la fede gioiosa che caratterizzano gli aderenti al vostro movimento – ha scritto in una lettera – siano una risorsa preziosa per la Chiesa e una efficace testimonianza per il mondo”. Anche il segretario generale della Conferenza episcopale italiana (CEI), mons. Giuseppe Betori, ha inviato un messaggio ai partecipanti all’incontro riminese, sottolineando che “un movimento ecclesiale che intende dedicarsi all’evangelizzazione non può che ripartire dalla Parola di Dio”. Stamattina, la Conferenza si è aperta con un gioioso momento di preghiera di lode e con una ‘lectio divina’ animata dal padre carmelitano Silvio Josè Baez. Un commosso ricordo è stato anche rivolto a don Oreste Benzi, fondatore della Comunità Papa Giovanni XXIII, scomparso la notte scorsa qui a Rimini. Oggi in programma alcuni ‘simposi tematici’ sul cammino del Rinnovamento, mentre la concelebrazione eucaristica sarà presieduta da don Guido Pietrogrande, consigliere spirituale nazionale del Movimento. Stasera, infine, è prevista una tavola rotonda sul tema “La Chiesa è nuovamente la Chiesa dei martiri?”, cui parteciperanno il giornalista Giuliano Ferrara, il fondatore della Comunità di Sant’Egidio, Andrea Riccardi, e il presidente del Rinnovamento, Salvatore Martinez.
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+PetaloNero+
Sunday, November 04, 2007 3:08 AM
Il papa ai Focolari: la famiglia, Chiesa domestica

di Angela Ambrogetti

Ottocentomila famiglie in 182 nazioni: da 40 anni le Famiglie Nuove del Movimento dei Focolari nel mondo. Stamani, l'incontro con il papa che ricorda: le famiglie spazio privilegiato per proclamare il Vangelo.

Ottocentomila famiglie in 182 nazioni: da 40 anni le Famiglie Nuove del Movimento dei Focolari nel mondo. Oggi al papa hanno portato i saluti di Chiara Lubich che, ha detto il pontefice, con saggezza e ferma adesione alla Chiesa, continua a guidare la grande famiglia dei Focolari. “Un impegno di evangelizzazione silenzioso e profondo, dice Benedetto ai 400 presenti nella sala Celementina del Palazzo Apostolico, che mira a testimoniare come solo l’unità familiare, dono di Dio-Amore, possa rendere la famiglia vero nido di amore, casa accogliente della vita e scuola di virtù e di valori cristiani per i figli”. Le Famiglie Nuove sono a Roma per la loro assemblea sul tema “Una casa costruita sulla roccia – Il Vangelo vissuto, risposta ai problemi della famiglia oggi”. Un modo per ricordare che le famiglie cristiane sono “spazio” privilegiato dove si proclama nella vita la bellezza della centralità di Gesù e del suo Vangelo. Il papa ha ricordato le situazioni specifiche nelle quali si trovano le famiglie: le incertezze dei fidanzati dinanzi a scelte definitive, le coppie in crisi, le separazioni e ai divorzi, le unioni irregolari, la condizione delle vedove, le famiglie in difficoltà, l’accoglienza dei minori abbandonati. Benedetto XVI ha poi riproposto alcuni passaggi della Christifideles laici e della Familiaris Consortio di Giovanni Paolo. Per portare a compimento la sua vocazione, la famiglia, deve attingere forza dalla grazia di un sacramento, voluto da Cristo per corroborare l’amore tra uomo e donna: un amore inteso come dono di sé, reciproco e profondo. “La famiglia è un luogo sacro e santificante – proseguito il papa - e la Chiesa, da sempre vicina ad essa, la sostiene in questa sua missione ancor più oggi, poiché tante sono le minacce che la colpiscono dall’interno e dall’esterno. Per non cedere allo scoraggiamento occorre l’aiuto divino; per questo è necessario che ogni famiglia cristiana guardi con fiducia alla Santa Famiglia, questa originale “Chiesa domestica” nella quale “per un misterioso disegno di Dio è vissuto nascosto per lunghi anni il Figlio di Dio: essa, dunque, è il prototipo e l’esemplare di tutte le famiglie cristiane” . Papa Benedetto ha concluso la sua riflessione con l’indicazione dell’ icona della Famiglia di Nazaret e la necessità di un costante impegno nella preghiera, nell’ ascolto della Parola di Dio e in una intensa vita sacramentale, insieme a uno sforzo mai abbandonato di vivere il comandamento di Cristo dell’amore e del perdono.
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DA PETRUS

Benedetto XVI ricorda che "è il sacramento del Matrimonio la vera risposta alla crisi della Famiglia"
CITTA’ DEL VATICANO - ''La famiglia, consapevole di essere la cellula primaria della societa', non deve dimenticare di poter attingere forza dalla grazia di un sacramento, voluto da Cristo per corroborare l'amore tra uomo e donna: un amore intenso come dono di se', reciproco e profondo''. Questo il nuovo appello in favore della famiglia tradizionale fondata sul matrimonio pronunciato da Benedetto XVI ricevendo in udienza in Vaticano i partecipanti all'incontro internazionale del movimento 'Famiglie nuove', nato 40 anni fa nell'ambito del Movimento dei Focolari. ''Secondo il progetto divino - ha detto il Papa -, la famiglia e' un luogo sacro e santificante e la Chiesa, da sempre vicina ad essa, la sostiene in questa sua missione ancor piu' oggi, poiche' tante sono le minacce che la colpiscono dall'interno e dall'esterno''. Tra le ''situazione complesse e difficili'' che attualmente gravano sull'istituto familiare, Benedetto XVI ha invitato a pensare ''alle incertezze dei fidanzati dinanzi alle scelte definitive per il futuro, alla crisi delle coppie, alle separazioni e ai divorzi, come pure alle unioni irregolari, alla condizione delle vedove, alle famiglie in difficolta', all'accoglienza dei minori abbandonati''. ''Auspico di cuore - ha detto il Papa - che, anche grazie al vostro impegno, possano essere individuate strategie pastorali tese a venire incontro ai crescenti bisogni della famiglia contemporanea e alle molteplici sfide a cui essa e' posta di fronte, perche' non venga meno la sua missione peculiare nella Chiesa e nella società''. Il Movimento 'Famiglie Nuove' costituisce una rete di 800 mila famiglie operanti in 182 nazioni dei cinque continenti, ''tutte impegnate - ha sottolineato il Santo Padre durante l'udienza nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico - a fare della loro casa un 'focolare' che irradi nel mondo la testimonianza di un vissuto familiare improntato al Vangelo''. ''Il vostro - ha aggiunto - e' un impegno di evangelizzazione silenzioso e profondo, che mira a testimoniare come solo l'unita' familiare, dono di Dio-Amore, possa rendere la famiglia vero nido di amore, casa accogliente della vita e scuola di virtu' e di valori cristiani per i figli''. L'incoraggiamento del Papa alle famiglie cristiane e' ''ad essere 'spazio' privilegiato dove si proclami nella vita di ogni giorno la bellezza del porre al centro Gesu' Cristo e del seguirne fedelmente in Vangelo''. Come ''prototipo'' ed ''esemplare'' di tutte le famiglie cristiane, il Pontefice ha indicato quindi la Famiglia di Nazareth, ''originale 'Chiesa domestica''', oltre che ''icona e modello di ogni famiglia umana''. Tra i ringraziamenti e i saluti di Benedetto XVI, particolarmente significativo il ''beneaugurante pensiero'' inviato a Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari.
+PetaloNero+
Sunday, November 04, 2007 3:15 PM
Mons. Sigalini nominato dal Papa nuovo assistente ecclesiastico generale dell'Azione Cattolica

Il Papa ha nominato, per il prossimo triennio, assistente ecclesiastico generale dell'Azione Cattolica Italiana mons. Domenico Sigalini, vescovo di Palestrina. Nato a Dello, in provincia di Brescia, 65 anni fa, mons. Sigalini, dopo essere stato ordinato sacerdote, si è laureato in matematica a Milano. Nel 1991 è stato chiamato a Roma come responsabile del Servizio Nazionale per la pastorale giovanile della CEI, diventando poi vice-assistente ecclesiastico generale dell’Azione Cattolica. Mons. Sigalini ha avuto un importante ruolo nella preparazione e celebrazione della Giornata Mondiale della Gioventù a Denver, Manila, Parigi, Toronto e soprattutto Roma nel 2000.



Altre udienze e nomine

Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza anche mons. Paul Tschang In-Nam, arcivescovo tit. di Amazia, nunzio apostolico in Uganda. Questo pomeriggio riceverà il cardinale Giovanni Battista Re, prefetto della Congregazione per i Vescovi.

In Spagna, il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Segovia presentata da mons. Luis Gutiérrez Martín, C.M.F., per raggiunti limiti di età. Gli succede mons. Angel Rubio Castro, finora vescovo titolare di Vergi ed ausiliare do Toledo. Mons. Angel Rubio Castro è nato il 18 aprile 1939 a Guadalupe, provincia di Cáceres ed arcidiocesi di Toledo. Da giovane è entrato nel Seminario Minore diocesano di Talavera de la Reina e, in seguito, ha compiuto gli studi ecclesiastici nel Seminario Maggiore di Toledo. È stato ordinato sacerdote a Toledo il 26 luglio 1964. Ha ottenuto la Licenza in Teologia a Madrid presso l’Istituto Superiore di pastorale di Salamanca. Nel 1992 ha conseguito il Dottorato in Catechetica presso la Pontificia Università di Salamanca, con la tesi su Pensamiento y obra catequética de Enrique de Ossó y Cervelló. Inoltre, è autore di varie pubblicazioni catechetiche divulgative e di preparazione per i sacramenti. Sempre a Toledo, ha ricoperto i seguenti incarichi: coadiutore della parrocchia di Santiago el Mayor (1964-1973); segretario della Visita Pastorale (1971); professore di catechetica e di Pedagogia religiosa nell’Istituto Teologico (1973-2004); direttore del Segretariato Diocesano di catechesi (1972-2002); cappellano e professore della Universidad Laboral (1973); beneficiato della Cattedrale (1973-2000); vicario episcopale per l’Insegnamento e la Catechesi (1977-2007); professore di religione nel Collegio diocesano N.S. de los Infantes (1982-1991); sottodelegato diocesano per le missioni (1997-2000); canonico della Cattedrale e delegato episcopale per la Vita Consacrata (2000-2004). È stato nominato vescovo titolare di Vergi ed ausiliare di Toledo il 21 ottobre 2004 ed ha ricevuto l’ordinazione il 12 dicembre successivo.

In Camerun, il Papa ha nominato arcivescovo coadiutore di Douala mons. Samuel Kleda, finora vescovo della diocesi di Batouri.

In Italia, il Papa ha nominato per il prossimo triennio assistente ecclesiastico generale dell'Azione Cattolica Italiana mons. Domenico Sigalini, vescovo di Palestrina. Nato a Dello, in provincia di Brescia, 65 anni fa, mons. Sigalini, dopo essere stato ordinato sacerdote, si è laureato in matematica a Milano. Nel 1991 è stato chiamato a Roma come responsabile del Servizio Nazionale per la pastorale giovanile della CEI, diventando poi vice-assistente ecclesiastico generale dell’Azione Cattolica. Mons. Sigalini ha avuto un importante ruolo nella preparazione e celebrazione della Giornata Mondiale della Gioventù a Denver, Manila, Parigi, Toronto e soprattutto Roma nel 2000.

www.radiovaticana.org
+PetaloNero+
Sunday, November 04, 2007 3:22 PM
Il papa: sicurezza e accoglienza per gli immigrati, nel rispetto di diritti e doveri

di Alessandro Renzo

Una riflessione sulla pagina evangelica dell'incontro di Gesù con Zaccheo, ma anche l'appello per il Kurdistan iracheno e sull'immigrazione. Le parole del papa all'Angelus.

Le parole del Santo Padre all'Angelus Domini nella Domenica XXXI del Tempo ordinario, 4 novembre 2007
Una riflessione sulla pagina evangelica dell'incontro di Gesù con Zaccheo, ma anche l'appello per il Kurdistan iracheno e sull'immigrazione. ''Le relazioni tra popolazioni migranti e popolazioni locali - dice il papa - avvengano nello spirito di quell'alta civiltà morale che è frutto dei valori spirituali e culturali di ogni popolo e Paese'' Per questo, è necessario ''far uso dei mezzi atti a garantire i diritti e i doveri che sono alla base di ogni vera convivenza e incontro tra i popoli''. Nella riflessione su Zaccheo, invece, Benedetto XVI ricorda che ''l'amore, partendo dal cuore di Dio e operando attraverso il cuore dell’uomo, è la forza che rinnova il mondo''.

Riportiamo di seguito il testo integrale delle parole del Santo Padre prima della recita dell'Angelus Domini

Cari fratelli e sorelle! Oggi la liturgia presenta alla nostra meditazione il noto episodio evangelico dell’incontro di Gesù con Zaccheo nella città di Gerico. Chi era Zaccheo? Un uomo ricco che di mestiere faceva il "pubblicano", cioè l’esattore delle tasse per conto dell’autorità romana, e proprio per questo veniva considerato pubblico peccatore. Avendo saputo che Gesù passava per Gerico, quell’uomo fu preso da un grande desiderio di vederlo, ma, essendo basso di statura, salì su un albero. Gesù si fermò proprio sotto quell’albero e si rivolse a lui chiamandolo per nome: "Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua" (Lc 19,5). Quale messaggio in questa semplice frase! "Zaccheo": Gesù chiama per nome un uomo disprezzato da tutti. "Oggi": sì, proprio adesso è per lui il momento della salvezza. "Devo fermarmi": perché "devo"? Perché il Padre, ricco di misericordia, vuole che Gesù vada a "cercare e salvare ciò che era perduto" (Lc 19,10). La grazia di quell’incontro imprevedibile fu tale da cambiare completamente la vita di Zaccheo: "Ecco – confessò a Gesù – io do la metà dei miei beni ai poveri e, se ho frodato qualcuno, restituisco quattro volte tanto" (Lc 19,8). Ancora una volta il Vangelo ci dice che l’amore, partendo dal cuore di Dio e operando attraverso il cuore dell’uomo, è la forza che rinnova il mondo. Questa verità risplende in modo singolare nella testimonianza del Santo di cui oggi ricorre la memoria: Carlo Borromeo, Arcivescovo di Milano. La sua figura si staglia nel secolo XVI come modello di Pastore esemplare per carità, dottrina, zelo apostolico e soprattutto per la preghiera: "le anime – egli diceva – si conquistano in ginocchio". Consacrato Vescovo a soli 25 anni, mise in pratica il dettato del Concilio di Trento, che imponeva ai Pastori di risiedere nelle rispettive Diocesi, e si dedicò interamente alla Chiesa ambrosiana: la visitò in lungo e in largo per tre volte; indisse sei sinodi provinciali e undici diocesani; fondò seminari per formare una nuova generazione di sacerdoti; costruì ospedali e destinò le ricchezze di famiglia al servizio dei poveri; difese i diritti della Chiesa contro i potenti; rinnovò la vita religiosa e istituì una nuova Congregazione di preti secolari, gli Oblati. Nel 1576, quando a Milano infuriò la peste, visitò, confortò e spese per i malati tutti i suoi beni. Il suo motto consisteva in una parola sola: "Humilitas". L’umiltà lo spinse, come il Signore Gesù, a rinunciare a se stesso per farsi servo di tutti. Ricordando il mio venerato predecessore Giovanni Paolo II, che ne portava con devozione il nome, affidiamo all’intercessione di san Carlo tutti i Vescovi del mondo, per i quali invochiamo come sempre la celeste protezione di Maria Santissima, Madre della Chiesa.

Riportiamo di seguito il testo integrale dell'Appello del Santo Padre per il Kurdistan vera convivenza e incontro tra i popoli, pronunciato dopo la recita dell'Angelus Domini

Le notizie di questi ultimi giorni relative agli avvenimenti nella regione di confine tra la Turchia e l’Iraq sono fonte, per me e per tutti, di preoccupazione. Desidero, pertanto, incoraggiare ogni sforzo per il raggiungimento di una soluzione pacifica dei problemi che sono recentemente emersi tra la Turchia e il Kurdistan iracheno.

Non posso dimenticare che in quella regione numerose popolazioni hanno trovato rifugio per sfuggire all’insicurezza ed al terrorismo che hanno reso difficile la vita nell’Iraq in questi anni. Proprio in considerazione del bene di quelle popolazioni, che comprendono anche numerosi cristiani, auspico fortemente che tutte le parti si adoperino per favorire soluzioni di pace.

Auspico, inoltre, che le relazioni tra popolazioni migranti e popolazioni locali avvengano nello spirito di quell’alta civiltà morale che è frutto dei valori spirituali e culturali di ogni popolo e Paese. Chi è preposto alla sicurezza e all’accoglienza sappia far uso dei mezzi atti a garantire i diritti e i doveri che sono alla base di ogni vera convivenza e incontro tra i popoli.

Riportiamo di seguito il testo integrale dei saluti del Santo Padre dopo la recita dell'Angelus Domini

Chers Amis francophones présents à la prière de l’Angélus, je vous salue cordialement. Puissiez-vous comme Zachée, dont l’Évangile du jour nous donne le récit, chercher à voir Jésus, qui veut vous rejoindre et vous apporter le salut. Rappelez-vous que personne n’est trop petit pour Dieu et que chacun peut accueillir le Seigneur et se laisser transformer par lui. Avec ma Bénédiction apostolique.

I happily greet all the English-speaking pilgrims gathered for this Angelus. In today’s liturgy, the Book of Wisdom tells us that the Lord has "mercy on all" because he is a "lover of souls" (Wis 11:23, 26). My dear friends, may God’s word and your visit to this holy city inspire you to share Jesus’s love and mercy to everyone you meet. I wish a joyous Sunday to all!

Einen frohen Gruß richte ich an alle Pilger und Besucher deutscher Sprache. Unter ihnen grüße ich besonders die zahlreichen Teilnehmer an der Wallfahrt der Europäischen Gemeinschaft Historischer Schützen. Im heutigen Evangelium haben wir gehört, wie Jesus bei Zachäus zu Gast sein will und ihm seine befreiende Liebe schenkt. Christus kommt auch zu uns. Öffnen wir dem Herrn unsere Herzen, teilen wir mit ihm unsere Freuden und Sorgen und nehmen wir das Geschenk seiner Freundschaft dankbar an. Nur mit ihm kann unser Leben gelingen. Euch allen wünsche ich einen gesegneten Sonntag.

Saludo cordialmente a los peregrinos y visitantes de lengua española que participan en esta oración mariana, de modo particular al grupo de fieles venidos de México. El Evangelio de hoy nos presenta a Zaqueo que quiere ver a Jesús y lo hospeda en su casa. Este encuentro con el Señor transforma y purifica su vida pasada. Igual quiere hacer Él con nosotros cuando le abrimos totalmente nuestro corazón. ¡Feliz domingo!

Pozdravljam mlade slovenske romarje! Naj vas pri vašem prizadevanju, da bi še druge mlade privedli bliže k Jezusu Odrešeniku, spremlja moj blagoslov. Nasvidenje v Sydneyu! [Rivolgo il mio saluto ai giovani pellegrini sloveni. Nel vostro impegno per avvicinare i vostri coetanei a Gesù Redentore vi accompagni la mia Benedizione. Arrivederci a Sydney!]

Srdačno pozdravljam sve hrvatske hodočasnike. Neka vaš pohod grobovima svetih Apostola Petra i Pavla bude poticaj na što prisnije nasljedovanje Krista i vjernosti njemu do kraja života. Hvaljen Isus i Marija! [Saluto cordialmente tutti i pellegrini Croati. Il vostro pellegrinaggio alle tombe degli Apostoli Pietro e Paolo sia per voi di incoraggiamento per una più piena imitazione di Cristo e fedeltà a lui fino alla fine della vita. Siano lodati Gesù e Maria!]

Pozdrawiam obecnych tu Polaków i tych, którzy łączą się z nami przez radio i telewizję. Dziś przypada wspomnienie św. Karola Boromeusza, chrzcielnego patrona Jana Pawła II. Dziękujemy Bogu za życie i dzieło tych dwóch wielkich ludzi Kościoła, odległych w czasie, bliskich duchem. Niech Bóg wam błogosławi! [Saluto i polacchi presenti e coloro che si uniscono a noi mediante la radio e la televisione. Oggi ricorre la memoria di San Carlo Borromeo, patrono di battesimo di Giovanni Paolo II. Ringraziamo Dio per la vita e per l’opera di questi due grandi uomini della Chiesa, lontani nel tempo, vicini nello Spirito. Dio vi benedica!]

Rivolgo un cordiale saluto ai pellegrini di lingua italiana, in particolare ai partecipanti al corso promosso dall’Ufficio per le comunicazioni sociali della Conferenza Episcopale Italiana: possa questa esperienza formativa qualificare l’impegno di evangelizzazione nel mondo dei media. Saluto inoltre con grande affetto i fedeli della diocesi di Velletri-Segni guidati dal Vescovo, Mons. Vincenzo Apicella; come pure i gruppi provenienti da Cagliari, Macerata, Avellino e Otranto.

A tutti auguro una buona domenica.
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All'Angelus il Papa ricorda San Carlo Borromeo, di cui oggi ricorre la memoria, e lancia un appello per la risoluzione della controversia tra Turchia e Kurdistan iracheno

Il Papa all'Angelus, davanti ad una piazza San Pietro gremita da oltre 50 mila fedeli, ha ricordato la figura di San Carlo Borromeo, di cui oggi ricorre la memoria liturgica. Prendendo spunto dal passo evangelico dell’incontro di Gesù con Zaccheo, Benedetto XVI ha affermato, inoltre, che l’amore è “la forza che rinnova il mondo”. Il Papa ha anche lanciato un appello per una soluzione pacifica dei problemi emersi tra Turchia e la regione irachena curda del Kurdistan. Il servizio di Amedeo Lomonaco:
Benedetto XVI ha espresso preoccupazione per gli avvenimenti, degli ultimi giorni, al confine tra Iraq e Turchia. E ha incoraggiato ogni sforzo per il raggiungimento di una soluzione pacifica:


“Non posso dimenticare che in quella regione numerose popolazioni hanno trovato rifugio per sfuggire all’insicurezza ed al terrorismo che hanno reso difficile la vita nell’Iraq in questi anni. Proprio in considerazione del bene di quelle popolazioni, che comprendono anche numerosi cristiani, auspico fortemente che tutte le parti si adoperino per favorire soluzioni di pace”.

Benedetto XVI ha auspicato, inoltre, che “le relazioni tra popoli migranti e popolazioni locali avvengano nello spirito di quell’alta civiltà morale che è frutto dei valori spirituali e culturali di ogni popolo e Paese”. Chi è preposto alla sicurezza e all’accoglienza – ha sottolineato – “sappia far uso dei mezzi atti a garantire i diritti e i doveri che sono alla base di ogni vera convivenza”.


Prima della preghiera mariana, il Papa ha ricordato l’episodio evangelico, proposto nell’odierna liturgia, dell’incontro di Gesù con Zaccheo, esattore delle tasse per conto dell’autorità romana. “La grazia di quell’incontro imprevedibile – ha detto Benedetto XVI – fu tale da cambiare completamente la vita di Zaccheo” che confessò a Gesù: “Io do la metà dei miei beni ai poveri e, se ho frodato qualcuno, restituisco quattro volte tanto”.


“Ancora una volta il Vangelo ci dice che l’amore, partendo dal cuore di Dio e operando attraverso il cuore dell’uomo, è la forza che rinnova il mondo”.

Una verità che risplende in modo singolare – ha aggiunto il Santo Padre – “nella testimonianza del Santo di cui oggi ricorre la memoria: Carlo Borromeo, arcivescovo di Milano.


“La sua figura si staglia nel secolo XVI come modello di pastore esemplare per carità, dottrina, zelo apostolico e soprattutto per la preghiera: “le anime – egli diceva – si conquistano in ginocchio”.

San Carlo Borromeo – ha detto inoltre il Papa – “mise in pratica il dettato del Concilio di Trento, si dedicò interamente alla Chiesa ambrosiana, fondò seminari, costruì ospedali, difese i diritti della Chiesa contro i potenti e istituì una nuova Congregazione di preti secolari, gli Oblati”. Quindi, Benedetto XVI ha affidato alla protezione di San Carlo “tutti i vescovi del mondo” e ha aggiunto:


“Il suo motto consisteva in una parola sola: “Humilitas”. L’umiltà lo spinse, come il Signore Gesù, a rinunciare a se stesso per farsi servo di tutti”.

Salutando i pellegrini polacchi, il Papa ha tracciato un parallelo tra due grandi figure della Chiesa: San Carlo Borromeo e Giovanni Paolo II, che – ha ricordato Benedetto XVI - ne portava con devozione il nome. Ringraziamo Dio – ha poi detto il Papa – per la vita e l’opera di questi grandi uomini,” lontani nel tempo, vicini nello Spirito”.


Il Santo Padre ha rivolto, infine, il proprio cordiale saluto ai partecipanti al corso promosso dall’Ufficio per le comunicazioni sociali della Conferenza episcopale italiana auspicando “che questa esperienza formativa possa qualificare l’impegno di evangelizzazione nel mondo dei media”.
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DA PETRUS

Angelus, il Papa esorta a prendere esempio dall'Amore di San Carlo Borromeo
CITTA’ DEL VATICANO - ''L'amore, partendo dal cuore di Dio e operando attraverso il cuore dell'uomo, e' la forza che rinnova il mondo''. E' quanto ha affermato Benedetto XVI alla recita dell'Angelus, prendendo spunto dal passo evangelico dell'incontro di Gesu' con Zaccheo, e sottolineando che ''questa verita' risplende in modo singolare nella testimonianza del Santo di cui oggi ricorre la memoria: Carlo Borromeo, arcivescovo di Milano''. Alla protezione di San Carlo, il Papa ha voluto affidare ''tutti i vescovi del mondo''. ''La sua figura - ha ricordato il Pontefice - si staglia nel secolo XVI come modello di pastore esemplare per carita', dottrina, zelo apostolico e soprattutto per la preghiera: 'le anime - egli diceva - si conquistano in ginocchio'''. ''Consacrato vescovo a soli 25 anni - ha rievocato Benedetto XVI -, mise in pratica il dettato del Concilio di Trento che imponeva ai pastori di risiedere nelle rispettive diocesi, e si dedico' interamente alla Chiesa ambrosiana: la visito' in lungo e in largo per tre volte; indisse sei sinodi provinciali e undici diocesani; fondo' seminari per formare una nuova generazione di sacerdoti; costrui' ospedali e destino' le ricchezze di famiglia al servizio dei poveri; difese i diritti della Chiesa contro i potenti; rinnovo' la vita religiosa e istitui' una nuova Congregazione di preti secolari, gli Oblati''. ''Nel 1576, quando a Milano infurio' la peste - ha aggiunto -, visito', conforto' e spese per i malati tutti i suoi beni''. Il Papa ha spiegato che ''il suo motto consisteva in una parola sola: 'Humilitas'. L'umilta' lo spinse, come il Signore Gesu', a rinunciare a se stesso per farsi servo di tutti''. ''Ricordando il mio venerato predecessore Giovanni Paolo II (a questo punto è partito un grandissimo e spontaneo applauso da parte dei fedeli presenti in Piazza, ndr), che ne portava con devozione il nome - ha concluso il Papa -, affidiamo all'intercessione di San Carlo tutti i vescovi del mondo''.

Turchia-Iraq, appello del Santo Padre perchè venga profuso ogni sforzo per la pace
CITTA’ DEL VATICANO - ''Le notizie di questi ultimi giorni relative agli avvenimenti nella regione di confine tra la Turchia e l'Iraq sono fonte, per me e per tutti, di preoccupazione''. Lo ha detto il Papa dopo la preghiera dell'Angelus. ''Desidero incoraggiare - ha affermato il Pontefice - ogni sforzo per il raggiungimento di una soluzione pacifica dei problemi che sono recentemente emersi tra la Turchia e il Kurdistan iracheno''. ''Non posso dimenticare - ha aggiunto il Santo Padre Benedetto XVI - che in quella regione numerose popolazioni hanno trovato rifugio per sfuggire all'insicurezza ed al terrorismo che hanno reso difficile la vita nell'Iraq in questi anni. Proprio in considerazione del bene di quelle popolazioni, che comprendono anche numerosi cristiani, auspico fortemente che tutte le parti si adoperino per favorire soluzioni di pace''. ''Auspico - ha continuato il Papa - che le relazioni tra popolazioni migranti e popolazioni locali avvengano nello spirito di quell'alta civilta' morale che e' frutto dei valori spirituali e culturali di ogni popolo e Paese. Chi e' preposto alla sicurezza e all'accoglienza sappia far uso - ha concluso - dei mezzi atti a garantire i diritti e i doveri che sono alla base di ogni vera convivenza e incontro tra i popoli''.

Comunicazione, la richiesta del Pontefice: "Evangelizzare anche attraverso i mass-media"
CITTA’ DEL VATICANO - Benedetto XVI ha voluto incoraggiare le iniziative promosse dall'Ufficio per le comunicazioni sociali della Conferenza Episcopale Italiana. Lo ha fatto dopo la preghiera dell'Angelus salutando in piazza San Pietro i partecipanti ad un corso per animatori di comunita' organizzato in collaborazione con l'Anicec e l'Universita' Lateranense. ''Possa questa esperienza formativa - ha detto il Santo Padre - qualificare l'impegno di evangelizzazione nel mondo dei media''. Il Papa ha salutato inoltre ''con grande affetto'' i fedeli della ''sua'' diocesi di Velletri-Segni, della quale era titolare e che ha visitato lo scorso 23 settembre, presenti all’Angelus con il vescovo, Monsignor Vincenzo Apicella, ''come pure - ha concluso - saluto i gruppi provenienti da Cagliari, Macerata, Avellino e Otranto: a tutti auguro una buona domenica''.

Il monito di Benedetto XVI: "Garantire accoglienza e sicurezza agli immigrati"
CITTA’ DEL VATICANO - Di fronte alla presenza degli immigrati occorre assicurare ''la sicurezza e l'accoglienza'', garantendo ''i diritti e i doveri che sono alla base di ogni vera convivenza e incontro tra i popoli''. E' quanto ha affermato Benedetto XVI parlando ai fedeli di Piazza San Pietro dopo la recita dell'Angelus. ''Auspico - e' stato l'appello del Papa - che le relazioni tra popolazioni migranti e popolazioni locali avvengano nello spirito di quell'alta civilta' morale che e' frutto dei valori spirituali e culturali di ogni popolo e Paese''. ''Chi e' preposto alla sicurezza e all'accoglienza - ha aggiunto - sappia far uso dei mezzi atti a garantire i diritti e i doveri che sono alla base di ogni vera convivenza e incontro tra i popoli''. Le parole del Papa arrivano a pochi giorni dall’uccisione, da parte di un romeno, di una donna romana. Un tragico fatto di cronaca, che ha richiamato l’attenzione delle Istituzioni e della società civile sul fenomeno dell’immigrazione incontrollata. Un omicidio che nella capitale ha fatto scattare una sorta di rappresaglia da parte di alcuni gruppi di estremisti che, per ‘vendetta’, hanno aggredito nelle ultime ore diverse persone di nazionalità romena. Con le parole di Benedetto XVI, l’auspicio è che torni la calma e si torni a rispettare le persone al di là della loro etnia.
+PetaloNero+
Monday, November 05, 2007 3:13 PM
Il papa: ''L'amicizia con Gesù e l'immersione nell'amore di Dio''

di Angela Ambrogetti

Una solenne celebrazione a San Pietro per gli 8 porporati, 126 vescovi e 2 patriarchi che sono sono andati alla casa del Padre negli ultimi 12 mesi. La morte è come un Battesimo , una immersione nell’ Amore di Dio.

Tutti hanno avuto in comune la cosa più grande: l’amicizia con il Signore Gesù. Così questa mattina nella basilica vaticana il papa ha ricordato tutti i vescovi e cardinali defunti negli scorsi 12 mesi. Una messa nella quale per la prima volta come cerimoniere Benedetto aveva al suo fianco monsignor Guido Marini. Una messa solenne dedicata al suffragio, preghiera che si “appoggi” come ha detto il papa alle parole di Gesù: Padre voglio che anche quelli che mi hai dato siano con me dove sono io. Il papa ha ricordato i nomi dei cardinali defiunti :Salvatore Pappalardo, Frédéric Etsou-Nzabi Bamungwabi, Antonio María Javierre, Angelo Felici, Jean- Marie Lustiger, Edouard Gagnon, Adam Kozowiecki e Rosalio José Castillo Lara. Un ricordo ai 126 vescovi e due patriarchi , successori degli apostoli, che si sono abbandonati all’ amore del Padre. “Quelli che mi hai dato”: è questa una bella definizione del cristiano come tale, ha detto il papa, ma ovviamente la si può applicare in modo particolare a quanti Dio Padre ha eletto tra i fedeli destinarli a seguire più da vicino il suo Figlio. Ancora una volta per Benedetto XVI la chiave di tutto è l’ amore che lega il Padre e il Figlio". L’amore del Padre per il Figlio è entrato in essi, e così la Persona stessa del Figlio, in virtù dello Spirito Santo, ha dimorato in ciascuno di loro : un’esperienza di comunione divina che tende per sua natura ad occupare l’intera esistenza, per trasfigurarla e prepararla alla gloria della vita eterna”. La preghiera per i defunti diventa così consolante e salutare, perché chi vive l ‘ amicizia con Gesù sa che “ la propria morte dev’essere un “battesimo”, cioè un’“immersione” nell’amore di Dio”. Nella Persona di Gesù, l’amore per Dio Padre diventa pienamente sincero, autentico, fedele. La fiducia di Gesù è passata a noi mediante il dono dello Spirito Santo, nel Battesimo". L’“io” di Gesù diventa un nuovo “noi”, il “noi” della Chiesa, quando si comunica a coloro che vengono incorporati a Lui nel Battesimo. E tale identificazione è rafforzata in quanti, per una speciale chiamata del Signore, sono stati configurati a Lui nell’Ordine Sacro". La “sete” di ogni fedele è sete di Dio. “ E’ una sete che, anche attraverso la notte più oscura, illumina il cammino verso la sorgente della vita, come ha cantato con mirabili espressioni san Giovanni della Croce”. "Al termine del loro esilio terreno, sono giunti in patria", il papa ha concluso così la sua riflessione.

Le parole del Papa

Venerati e cari Fratelli! Dopo aver commemorato tutti i fedeli defunti nella loro ricorrenza liturgica, ci ritroviamo secondo la consuetudine in questa Basilica Vaticana per offrire il Sacrificio eucaristico in suffragio dei Cardinali e dei Vescovi che nel corso dell’anno, chiamati dal Signore, hanno lasciato questo mondo. Con fraterno affetto ricordo i nomi dei compianti Porporati: Salvatore Pappalardo, Frédéric Etsou-Nzabi Bamungwabi, Antonio María Javierre, Angelo Felici, Jean-Marie Lustiger, Edouard Gagnon, Adam Kozłowiecki e Rosalio José Castillo Lara. Pensando alla persona e al ministero di ciascuno di loro, pur nel cordoglio del distacco, eleviamo a Dio un sentito rendimento di grazie per il dono che in essi Egli ha fatto alla Chiesa e per tutto il bene che col suo aiuto essi hanno potuto compiere. Ugualmente affidiamo all’Eterno Padre i Patriarchi, gli Arcivescovi e i Vescovi defunti, esprimendo anche per essi la nostra riconoscenza a nome dell’intera Comunità cattolica. La preghiera di suffragio della Chiesa si "appoggia", per così dire, sulla preghiera di Gesù stesso, che abbiamo ascoltato nel brano evangelico: "Padre, voglio che anche quelli che mi hai dato, siano con me dove sono io" (Gv 17,24). Gesù si riferisce ai suoi discepoli, in particolare agli Apostoli, che sono accanto a Lui durante l’Ultima Cena. Ma la preghiera del Signore si estende a tutti i discepoli di tutti i tempi. Poco prima, infatti, aveva detto: "Non prego solo per questi, ma anche per quelli che per la loro parola crederanno in me" (Gv 17,20). E se là domandava che fossero "una cosa sola … perché il mondo creda" (v. 21), qui possiamo ugualmente intendere che Egli chieda al Padre di poter avere con sé, nella dimora della sua gloria eterna, tutti i discepoli morti nel segno della fede. "Quelli che mi hai dato": è questa una bella definizione del cristiano come tale, ma ovviamente la si può applicare in modo particolare a quanti Dio Padre ha eletto tra i fedeli per destinarli a seguire più da vicino il suo Figlio. Alla luce di queste parole del Signore, il nostro pensiero in questo momento va, in particolare, ai venerati Fratelli per i quali offriamo questa Eucaristia. Sono uomini che il Padre "ha dato" a Cristo. Li ha tolti dal mondo, quel "mondo" che "non L’ha conosciuto" (Gv 17,25), e li ha chiamati a diventare amici di Gesù. Questa è stata la grazia più preziosa di tutta la loro vita. Sono stati certamente uomini con caratteristiche diverse, sia per le vicende personali che per il ministero esercitato; tutti però hanno avuto in comune la cosa più grande: l’amicizia con il Signore Gesù. L’hanno ricevuta in sorte sulla terra, come sacerdoti, ed ora, al di là della morte, condividono nei cieli questa "eredità che non si corrompe, non si macchia e non marcisce" (1 Pt 1,4). Durante l’esistenza temporale Gesù ha fatto loro conoscere il nome di Dio, ammettendoli a partecipare all’amore della Santissima Trinità. L’amore del Padre per il Figlio è entrato in essi, e così la Persona stessa del Figlio, in virtù dello Spirito Santo, ha dimorato in ciascuno di loro (cfr Gv 17,26): un’esperienza di comunione divina che tende per sua natura ad occupare l’intera esistenza, per trasfigurarla e prepararla alla gloria della vita eterna. E’ consolante e salutare, nella preghiera per i defunti, meditare sulla fiducia di Gesù verso il Padre suo e lasciarsi così avvolgere dalla luce serena di questo abbandono assoluto del Figlio alla volontà del suo "Abbà". Gesù sa che il Padre è sempre con Lui (cfr Gv 8,29); che insieme sono una cosa sola (cfr Gv 10,30). Sa che la propria morte dev’essere un "battesimo", cioè un’"immersione" nell’amore di Dio (cfr Lc 12,50), e va incontro ad essa sicuro che il Padre realizzerà in Lui l’antica profezia che abbiamo ascoltato oggi nella prima Lettura biblica: "Dopo due giorni ci ridarà la vita / e il terzo ci farà rialzare / e noi vivremo alla sua presenza" (Os 6,2). Questo oracolo del profeta Osea si riferisce al popolo d’Israele ed esprime la fiducia nel soccorso del Signore: una fiducia che a volte il popolo, purtroppo, ha smentito per incostanza e superficialità, giungendo fino ad abusare della benevolenza divina. Nella Persona di Gesù, invece, l’amore per Dio Padre diventa pienamente sincero, autentico, fedele. Egli assume in sé tutta la realtà dell’antico Israele e la porta a compimento. Il "noi" del popolo si concentra nell’"io" di Gesù, segnatamente nei suoi ripetuti annunci della passione, morte e risurrezione, quando rivela apertamente ai discepoli ciò che lo attende a Gerusalemme: dovrà essere rifiutato dai capi, arrestato, condannato a morte e crocifisso, e il terzo giorno risorgere (cfr Mt 16,21). Questa singolare fiducia di Cristo è passata a noi mediante il dono dello Spirito Santo alla Chiesa, di cui siamo entrati a far parte col Sacramento del Battesimo. L’"io" di Gesù diventa un nuovo "noi", il "noi" della sua Chiesa, quando si comunica a coloro che vengono incorporati a Lui nel Battesimo. E tale identificazione è rafforzata in quanti, per una speciale chiamata del Signore, sono stati configurati a Lui nell’Ordine Sacro. Il Salmo responsoriale ci ha messo sulle labbra l’anelito struggente di un levita che, lontano da Gerusalemme e dal tempio, desidera ritornarvi per stare nuovamente al cospetto del Signore (cfr Sal 41,1-3). "L’anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente: / quando verrò e vedrò il volto di Dio?" (Sal 42/41,3). Questa sete contiene una verità che non tradisce, una speranza che non delude. E’ una sete che, anche attraverso la notte più oscura, illumina il cammino verso la sorgente della vita, come ha cantato con mirabili espressioni san Giovanni della Croce. Il Salmista dà spazio ai lamenti dell’anima, ma al centro ed alla fine del suo mirabile inno pone un ritornello pieno di fiducia: "Perché ti rattristi, anima mia, / perché su di me gemi? / Spera in Dio: ancora potrò lodarlo, / lui, salvezza del mio volto e mio Dio" (v. 6). Nella luce di Cristo e del suo mistero pasquale, queste parole rivelano tutta la loro meravigliosa verità: nemmeno la morte può rendere vana la speranza del credente, perché Cristo è entrato per noi nel santuario del cielo, e là vuole condurci, dopo averci preparato un posto (cfr Gv 14,1-3). Con questa fede e questa speranza i nostri cari Fratelli defunti hanno recitato innumerevoli volte tale Salmo. Come sacerdoti ne hanno sperimentato tutta la risonanza esistenziale, prendendo anche su di sé le accuse e le derisioni di quanti dicono ai credenti nella prova: "Dov’è il tuo Dio?". Ora, al termine del loro esilio terreno, sono giunti in patria. Seguendo la via aperta dal loro Signore Risorto, non sono entrati in un tempio fatto da mani d’uomo, ma nel cielo stesso (cfr Eb 9,24). Là, insieme con la Beata Vergine Maria e con tutti i Santi, possano contemplare finalmente – è la nostra preghiera - il volto di Dio e cantare in eterno le sue lodi. Amen!
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Amici di Gesù sulla terra, condividono con Dio in cielo una eredità che non marcisce: così il Papa nella Messa in suffragio dei cardinali e dei vescovi morti nel corso dell'anno

Sono stati amici di Gesù nella vita terrena, ora sono immersi nell'amore eterno di Dio in cielo.
E’ quanto ha detto Benedetto XVI durante la Messa da lui presieduta questa mattina nella Basilica Vaticana in suffragio dei cardinali e vescovi defunti nel corso dell'anno. Il servizio di Sergio Centofanti:





“Con fraterno affetto ricordo i nomi dei compianti Porporati: Salvatore Pappalardo, Frédéric Etsou-Nzabi Bamungwabi, Antonio María Javierre, Angelo Felici, Jean-Marie Lustiger, Edouard Gagnon, Adam Kozłowiecki e Rosalio José Castillo Lara”.


Il Papa ha sottolineato che la preghiera di suffragio della Chiesa si “appoggia” sulla preghiera di Gesù quando dice: “Padre, voglio che anche quelli che mi hai dato, siano con me dove sono io” (Gv 17,24). “Quelli che mi hai dato”: è una bella definizione del cristiano, afferma il Papa:


“Sono uomini che il Padre ‘ha dato’ a Cristo. Li ha tolti dal mondo, quel ‘mondo’ che ‘non L’ha conosciuto’ (Gv 17,25), e li ha chiamati a diventare amici di Gesù. Questa è stata la grazia più preziosa di tutta la loro vita. Sono stati certamente uomini con caratteristiche diverse, sia per le vicende personali che per il ministero esercitato; tutti però hanno avuto in comune la cosa più grande: l’amicizia con il Signore Gesù. L’hanno ricevuta in sorte sulla terra, come sacerdoti, ed ora, al di là della morte, condividono nei cieli questa ‘eredità che non si corrompe, non si macchia e non marcisce’” (1 Pt 1,4).


“E’ consolante e salutare” – ha proseguito il Papa - meditare, nella preghiera per i defunti, “sulla fiducia di Gesù verso il Padre” e “lasciarsi così avvolgere dalla luce serena di questo abbandono assoluto del Figlio alla volontà del suo Abbà”. “Una speranza che non delude”, anche quando si attraversa la notte più oscura, anche nelle prove – ha detto il Pontefice – sperimentate dai cardinali e dai vescovi scomparsi, che così tante volte hanno recitato il Salmo 42: “Perché ti rattristi, anima mia, / perché su di me gemi? / Spera in Dio: ancora potrò lodarlo, / lui, salvezza del mio volto e mio Dio”:


“Come sacerdoti ne hanno sperimentato tutta la risonanza esistenziale, prendendo anche su di sé le accuse e le derisioni di quanti dicono ai credenti nella prova: 'Dov’è il tuo Dio?'. Ora, al termine del loro esilio terreno, sono giunti in patria. Seguendo la via aperta dal loro Signore Risorto, non sono entrati in un tempio fatto da mani d’uomo, ma nel cielo stesso (cfr Eb 9,24). Là, insieme con la Beata Vergine Maria e con tutti i Santi, possano contemplare finalmente – è la nostra preghiera - il volto di Dio e cantare in eterno le sue lodi. Amen!”
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DA PETRUS

Presieduta dal Pontefice una cerimonia Eucaristica in memoria dei Cardinali e Vescovi defunti: "Uomini diversi che hanno amato lo stesso Dio"
CITTA’ DEL VATICANO - "Sono stati certamente uomini con caratteristiche diverse, sia per le vicende personali che per il ministero esercitato; tutti pero' hanno avuto in comune la cosa piu' grande: l'amicizia con il Signore Gesu'": lo ha detto il Papa in un passaggio dell'omelia della celebrazione Eucaristica che ha presieduto in San Pietro in suffragio dei Cardinali e dei vescovi defunti nel corso dell'anno. Otto i principi della Chiesa venuti a mancare negli ultimi dodici mesi, li ricorda uno per uno Benedetto XVI: l'emerito di Palermo Salvatore Pappalardo, Frederic Etsou-Nzabi Bamungwabi (Repubblica democratica del Congo), Antonio Maria Javierre Ortas, Angelo Felici, l'arcivescovo emerito di Parigi Jean-Marie Lustiger, Edouard Gagnon, Adam Kozlowiecki e Rosalio Jose' Castello Lara, quest'ultimo deceduto lo scorso 16 ottobre. Assieme a loro, il Papa ha ricordato anche due patriarchi e 126 vescovi e arcivescovi, rendendo grazie "per il dono che in essi Dio ha fatto alla Chiesa e per tutto il bene che con il Suo aiuto essi hanno potuto compiere". La preghiera di suffragio della Chiesa "si 'appoggia' - ha detto il Papa - sulla preghiera di Gesu': 'Padre, voglio che anche quelli che mi hai dato siano con me dove sono io'". Ed ha aggiunto: "Quelli che mi hai dato: e' questa una bella definizione del cristiano come tale, ma la si puo' applicare in modo particolare a quanti Dio Padre ha eletto tra i fedeli per destinarli a seguire piu' da vicino il suo Figlio". Cosi' i defunti per cui il Papa celebra la Messa "sono uomini che il Padre 'ha dato' a Cristo. Li ha tolti dal mondo, quel 'mondo' che 'non L'ha conosciuto', e li ha chiamati a diventare amici di Gesu'. Questa e' stata la grazia piu' preziosa di tutta la loro vita".
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Monday, November 05, 2007 3:14 PM
Benedetto XVI nomina il dott. Giovanni Amici e l’ing. Paolo Sagretti vicedirettori della direzione dei Servizi Generali del Governatorato

Benedetto XVI ha nominato vicedirettori della direzione dei Servizi Generali del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano il dottor Giovanni Amici, finora capo contabile della Ragioneria dello Stato, e l'ingegner Paolo Sagretti, che conserva anche l'attuale incarico di Floriere.

Il dott. Giovanni Amici, 48 anni, è sposato ed ha due figli. Laureato in Economia e Commercio presso l’Università “La Sapienza”, è stato assunto in Governatorato nel 1986. Due anni dopo assume la qualifica di capo contabile alla direzione dei Servizi Tecnici. Dal 2001 viene trasferito alla direzione della Ragioneria dello Stato.

L’ingegner Paolo Sagretti, 47 anni, è sposato ed ha due figli. Laureato in Ingegneria Meccanica nel 1987 è assunto in Vaticano nel 1988 e, dal 1991, è assistente di Floreria. Nel gennaio del 2003 assume l’incarico di Floriere.
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Tuesday, November 06, 2007 3:05 PM
Re Abdullah II in udienza dal papa. E' la prima volta per un sovrano saudita

di Mattia Bianchi

Un incontro importante e una tappa diplomatica dell'intero pontificato. Questa mattina, Benedetto XVI riceverà in udienza il re dell'Arabia Saudita Abdullah II, che ha il titolo di "Custode delle due Sacre Moschee della Mecca e di Medina".

Un incontro importante e una tappa diplomatica dell'intero pontificato. Questa mattina, Benedetto XVI riceverà in udienza il re dell'Arabia Saudita Abdullah II. È la prima volta che il Custode delle due Sacre Moschee della Mecca e di Medina, viene ricevuto da un pontefice, in uno scenario in cui la dimensione religiosa si unisce a quella politica e l'impegno comune per la pace alle richieste legittime da parte cristiana del riconoscimento della libertà religiosa. Un aspetto decisivo in uno Stato come l'Arabia Saudita, dove è un reato professare una religione diversa dall'Islam. L'udienza prevista stamani è significativa anche perché si svolge in assenza di rapporti diplomatici tra Santa Sede e Arabia Saudita, anche se negli ultimi mesi si sono registrati segnali di disgelo, a cominciare dalla visita in Vaticano del ministro degli esteri saudita il principe Saud Al Faisal, avvenuta il 6 settembre. In quel colloquio con il papa, erano stati affrontati diversi argomenti di interesse comune, e principalmente, la difesa dei valori religiosi e morali, il conflitto mediorientale, la situazione politica e religiosa in Arabia Saudita, l'importanza del dialogo interculturale e interreligioso e il contributo dei fedeli delle diverse religioni alla promozione dell'intesa fra gli uomini e i popoli. Temi che con tutta probabilità saranno ripresi anche nell'udienza di oggi. Re Abdullah ben Abdel Aziz guida l'Arabia Saudita dal primo agosto del 2005, dopo la scomparsa del fratellastro Re Fahd, anche se già dal 1995 svolgeva la funzione di reggente. Nato a Riad nel 1924 dal re Abdel Aziz Al Saud, Abdullah è ritenuto più nazionalista del defunto fratello, sebbene stia dimostrando una certa attenzione per le esigenze di una società in lenta modernizzazione. Il fatto poi di non essere mai stato coinvolto in episodi di corruzione gli è valso una certa stima e credibilità sia all'estero che in patria. Decisivo il suo ruolo nella questione israelo palestinese, se si pensa che nel 2002, ancor prima di salire al trono, presentò a Beirut l'Iniziativa di Pace Araba, in cui si prospettava una disponibilità degli arabi a normalizzare i loro rapporti con Israele in cambio del ritiro dai Territori palestinesi all'interno dei confine del 1967. Un documento su cui il confronto è ancora aperto. La tappa italiana del re saudita si inserisce in un tour europeo di 13 giorni, iniziato questa settimana in Gran Bretagna e che proseguirà in Germania e Turchia. Il primo appuntamento ufficiale italiano è stata la cena di ieri con il presidente Giorgio Napolitano al Quirinale. Oggi, oltre all'udienza con il papa, sono in programma anche gli incontri con il presidente del Consiglio, Romano Prodi, con il sindaco di Roma, Walter Veltroni, ma anche la partecipazione a un ricevimento del Business Forum italo-saudita. L'Italia punta a intensificare un interscambio commerciale che la vede già primo partner europeo di Riad (8,3 miliardi di dollari nel 2006).
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Storico incontro in Vaticano tra il Papa e il re dell’Arabia Saudita. Sottolineato l’impegno per la pace e il dialogo interreligioso

Benedetto XVI ha ricevuto in tarda mattinata, in Vaticano, il re dell'Arabia Saudita Abdallah Bin Abdulaziz Al Saud, con il seguito. Si tratta di un evento che a ragione può essere definito storico: è, infatti, la prima visita di un re dell'Arabia Saudita al Papa. Successivamente, il sovrano ha incontrato il cardinale segretario di Stato, Tarcisio Bertone, che era accompagnato dal segretario per i Rapporti con gli Stati, l'arcivescovo Dominique Mamberti. Sui temi affrontati nell’udienza, ci riferisce Alessandro Gisotti:


I colloqui, si legge nella nota della Sala Stampa, “si sono svolti in un clima di cordialità e hanno permesso di toccare temi che stanno a cuore” al Papa e al re saudita. “In particolare - informa la nota - si sono ribaditi l’impegno in favore del dialogo interculturale ed interreligioso, finalizzato alla pacifica e fruttuosa convivenza tra uomini e popoli, e il valore della collaborazione tra cristiani, musulmani ed ebrei per la promozione della pace, della giustizia e dei valori spirituali e morali, specialmente a sostegno della famiglia”. Nell’augurio di prosperità a tutti gli abitanti del Paese da parte delle autorità vaticane, “si è fatto menzione della presenza positiva e operosa dei cristiani”. Non è mancato, infine, conclude la Sala Stampa, “uno scambio di idee sul Medio Oriente e sulla necessità di trovare una giusta soluzione ai conflitti che travagliano la regione, in particolare quello israeliano-palestinese”.


Nell’edizione odierna, L’Osservatore Romano, sottolinea che grazie a re Abdallah il regno saudita “ha assunto negli ultimi anni un importante ruolo di mediatore nei conflitti nel Vicino e nel Medio Oriente”. Alla visita del sovrano saudita, prosegue il quotidiano, possono ben adattarsi le parole con cui il cardinale Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso, ha recentemente definito le relazioni tra cristiani e musulmani. "La cosa importante - ha sottolineato il porporato - è conoscersi, conoscersi, conoscersi. Ognuno di noi ha sempre qualcosa da imparare dall'altro”.


DA PETRUS

Storica visita di un re saudita in Vaticano. Una spada in oro e pietre preziose in dono al Pontefice. Il Papa chiede rispetto per i cristiani, dialogo tra le religioni e pace in Medio Oriente
CITTA’ DEL VATICANO - E' durato trenta minuti, alla presenza di due interpreti, il colloquio tra il Papa e il re dell'Arabia Saudita, Abdullah, ricevuto in Vaticano con un seguito di 12 persone. Dopo l'udienza con Benedetto XVI, il re saudita ha incontrato il segretario di Stato, Cardinale Tarcisio Bertone. Una spada in oro e pietre preziose e un oggetto d'arte in oro e argento, raffigurante un uomo con un cammello sotto una palma. Questi i doni portati dal re Abdullah dell'Arabia Saudita al Pontefice. Il sovrano saudita, il primo a incontrare un Pontefice, e' giunto in Vaticano alle 12,30. L'accoglienza del Papa e' stata particolarmente calorosa: incontrando Abdullah nella sala del Tronetto, il Pontefice ha stretto con entrambe le mani quelle del sovrano wahhabita. Per tutta la durata dell'incontro, Benedetto XVI ha parlato in italiano e Abdullah in arabo, con l'assistenza di due interpreti, entrambi sacerdoti. Il re indossava l'abito nazionale con la tunica blu e la mantella bianca e oro. Al termine del colloquio privato di circa 30 minuti, nella Biblioteca e' stata fatta entrare anche la delegazione, di cui non faceva parte nessuna donna, per lo scambio dei regali. Il Papa ha donato al re Abdullah un'incisione del 1550, raffigurante il Vaticano, e una medaglia d'oro del pontificato. Di un certo sfarzo i contenitori dei due regali del sovrano saudita: quando al Papa e' stata mostrata la spada con il fodero, mentre il traduttore spiegava che era ''in oro e pietre preziose'', Benedetto XVI si e' limitato a toccarla con una mano, senza fare commenti. Dopo l'incontro con il Pontefice e il Cardinale Bertone, re Abdullah, che era stato in Vaticano gia' nel maggio del 1999 quand'era principe ereditario, è ripartito alla volta della propria residenza romana. Secondo l'Osservatore Romano, "la visita del monarca, che ricopre anche l'altissima carica religiosa di Custode delle Due Sacre Moschee della Mecca e di Medina, riveste grande importanza perche' ha luogo alcune settimane dopo che centotrentotto dotti musulmani, tra i quali alcuni sauditi, hanno inviato una lettera a Benedetto XVI. I centotrentotto esponenti musulmani, in rappresentanza di 43 nazioni, tra Paesi islamici e non, hanno voluto cosi' ribadire l'importanza del dialogo tra cristiani e musulmani. Tra i firmatari della lettera figurano Gran Mufti, responsabili religiosi e studiosi". "In un mondo i cui confini si fanno di giorno in giorno piu' aperti, il dialogo, piu' che una scelta, sembra essere divenuto una necessita'", aggiunge la nota ricordando "la presenza di milioni di musulmani nei Paesi occidentali e lo dimostra, con forza, la crescente presenza di cristiani in alcuni Paesi musulmani. Come quelli della penisola arabica". Una ''giusta soluzione per il Medio Oriente'' e in particolare ''per il conflitto israelo-palestinese''. Questo, insieme all'impegno per il ''dialogo interculturale e interreligioso'' e alla collaborazione ''tra cristiani, musulmani ed ebrei per la promozione della pace'', il principale tema al centro del colloquio svoltosi in Vaticano tra Benedetto XVI e il re Abdullah dell'Arabia Saudita. I colloqui del re saudita, che dopo l'udienza con il Papa ha incontrato il segretario di Stato Tarcisio Bertone e il ''ministro degli Esteri'' vaticano Dominique Mamberti si sono svolti, informa una nota della sala stampa vaticana, ''in un clima di cordialita' e hanno permesso di toccare temi che stanno a cuore agli interlocutori. In particolare - prosegue la nota - si sono ribaditi l'impegno in favore del dialogo interculturale e interreligioso, finalizzato alla pacifica e fruttuosa convivenza tra uomini e popoli, e il valore della collaborazione tra cristiani, musulmani ed ebrei per la promozione della pace, della giustizia e dei valori spirituali e morali, specialmente a sostegno della famiglia''. Sono stati anche ricordati i cristiani che vivono in Arabia Saudita: ''Nell'augurio di prosperita' a tutti gli abitanti del Paese - rimarca la nota - si e' fatto menzione della presenza positiva e operosa dei cristiani''. ''Non e' mancato infine - conclude - uno scambio di idee sul Medio Oriente e sulla necessita' di trovare una giusta soluzione ai conflitti che travagliano la regione, in particolare quello israeliano-palestinese''.
+PetaloNero+
Tuesday, November 06, 2007 3:06 PM
La scienza sia sempre a servizio della dignità dell’uomo: per il mese di novembre, il Papa chiede ai fedeli di pregare per quanti si dedicano alla ricerca medica

Pregare per “coloro che si dedicano alla ricerca medica e quanti sono impegnati nell’attività legislativa”, affinché “nutrano sempre un profondo rispetto per la vita umana, dal suo inizio sino al suo naturale compimento”. E’ quanto chiede Benedetto XVI nelle intenzioni di preghiera generale per il mese di novembre. Proprio alla difesa dell’uomo e della sua dignità, il Papa ha dedicato numerosi interventi magisteriali. Ripercorriamo alcuni di questi momenti nel servizio di Alessandro Gisotti:
La scienza “non venga mai utilizzata contro la vita umana e la sua dignità” ma sempre al suo servizio. Fin dall’inizio del suo Pontificato, Benedetto XVI richiama l’intangibilità di questo principio. La difesa della vita non è un “interesse cattolico”, ma un servizio all’uomo. Il Papa lo sottolinea con forza parlando alla CEI, il 30 maggio 2005, mentre in Italia è acceso il confronto riguardante la Legge 40 sulla procreazione assistita:


"Qui non lavoriamo per interessi cattolici, ma sempre per l’uomo, Creatura di Dio”.
La Chiesa non è nemica della scienza, ribadisce il Papa, che parlando all’ambasciatore britannico, il 23 dicembre del 2005, mette in guardia “dalle implicazioni etiche insite nel progresso scientifico e tecnologico, soprattutto nel campo della ricerca medica”. Il 27 febbraio 2006, poi, ricevendo in udienza i membri della Pontifcia Accademia per la Vita, Papa Benedetto ricorda che Dio non fa differenza tra il “neoconcepito nel grembo di sua madre” e il bambino o l’uomo anziano, perché “in ognuno di essi vede l’impronta della propria immagine e somiglianza”. La ricerca medica non può dunque procedere senza limiti:

"Il Magistero della Chiesa ha costantemente proclamato il carattere sacro e inviolabile di ogni vita umana, dal suo concepimento sino alla sua fine naturale. Questo giudizio morale vale già agli inizi della vita di un embrione, prima ancora che si sia impiantato nel seno materno, che lo custodirà e nutrirà per nove mesi fino al momento della nascita".


L’essere umano, progetto di Dio, “non può mai venire ridotto a un mezzo”. Il Pontefice affronta la questione antropologica in un discorso alla Congregazione per l’educazione cattolica, il primo aprile del 2006:

"Occorre dire con forza che l'essere umano non può e non deve essere mai sacrificato ai successi della scienza e della tecnica: ecco perché appare in tutta la sua importanza la cosiddetta questione antropologica, che per noi, eredi della tradizione umanistica fondata su valori cristiani, va affrontata alla luce dei principi ispiratori della nostra civiltà".


Benedetto XVI si sofferma nuovamente sul valore autentico del progresso scientifico, nell’udienza alla Pontificia Accademia delle Scienze, il 6 novembre scorso:


"Man cannot place in science and technology so radical…"

“L'uomo - è il richiamo del Papa - non può riporre nella scienza e nella tecnologia una fiducia talmente radicale e incondizionata da credere che il progresso scientifico e tecnologico possa spiegare qualsiasi cosa e rispondere pienamente a tutti i suoi bisogni esistenziali e spirituali”. La scienza, avverte il Pontefice, “non può sostituire la filosofia e la rivelazione rispondendo in modo esaustivo alle domande più radicali dell'uomo: domande sul significato della vita e della morte, sui valori ultimi, e sulla stessa natura del progresso”. Sul tema della ricerca scientifica, il Papa torna a riflettere anche nel discorso al Corpo diplomatico presso la Santa Sede, l’8 gennaio di quest’anno, sottolineando i rischi insiti in una scienza senza regole:

"Formes d’agression à la vie sont commises parfois…"


“Forme di aggressione alla vita - afferma il Pontefice - sono talvolta commesse sotto l’apparenza della ricerca scientifica”. Si fa largo, prosegue, “la convinzione che la ricerca non abbia altre leggi all’infuori di quelle che vuole darsi e che non abbia alcun limite alle proprie possibilità”. Da ultimo, parlando ai farmacisti cattolici, lunedì 29 ottobre, Benedetto XVI torna a levare alta la voce in difesa della dignità dell’uomo, soprattutto se malato:


"Nulle personne ne peut être utilisée..."

“Nessuna persona - afferma - può essere usata, in modo sconsiderato, come un oggetto per la realizzazione di sperimentazioni terapeutiche”. La ricerca di un bene per l'umanità, ripete ancora, “non può essere realizzata a scapito del bene delle persone curate”.
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+PetaloNero+
Tuesday, November 06, 2007 9:06 PM
Da Petrus

I vertici della Chiesa latino-americana in visita al successore di Pietro
CITTA’ DEL VATICANO - Si svolge durante questa settimana, dal 5 al 9 novembre, la prima visita in Vaticano e al Papa del nuovo direttivo del Celam (consiglio episcopale latinoamericano), eletto durante l'assemblea ordinaria celebrata nel luglio scorso a Cuba. L'equipe direttiva del Celam e' composta dal Presidente, Monsignor Raymundo Damasceno Assis, arcivescovo di Aparecida; dal primo vicepresidente, Monsignor Baltazar Porras Cardozo, arcivescovo di Merida; dal secondo vicepresidente, Monsignor Andre's Stanovnik, vescovo di Reconquista; dal segretario generale, Monsignor Victor Sanchez, ausiliare di Mexico; e dal presidente del comitato economico, Monsignor Emilio Aranguren, vescovo di Holguin. Sara' anche presente padre Sidney Fones, segretario aggiunto. L'obiettivo della visita e' prendere contatto con i dicasteri e i pontifici consigli della Santa Sede, condividere con i loro responsabili progetti e programmi che si svilupperanno in questo quadriennio, stringere i legami di collaborazione gia' esistenti tra gli organismi vaticani ed i diversi dipartimenti, sezioni e centri del Celam. In tutti i programmi e progetti del Celam sono presenti le conclusioni di Aparecida e la prospettiva della missione continentale che e' il grande compito della Chiesa Latinoamericana per i prossimi anni. Momento culminante della visita della nuova Presidenza del Celam sara' costituito dall'incontro con Benedetto XVI, al quale verranno presentati gli aspetti principali della realta' latinoamericana e le grandi linee di azione del quadriennio appena cominciato.

+PetaloNero+
Wednesday, November 07, 2007 3:08 PM
Benedetto XVI all'udienza generale dedicata a San Girolamo: la Bibbia va letta personalmente e in comunione con la Chiesa per non cadere nell'individualismo. Stretta di mano tra il Papa e l'arcivescovo ortodosso russo, Innokentiy

La Bibbia ha parole che trascendono i tempi: si rivolge al cuore di ogni singola persona, ma allo stesso tempo fa nascere la comunità cristiana, la Chiesa, al cui interno le parole sacre possono essere comprese nella loro più profonda verità. E’ l’insegnamento centrale della catechesi di Benedetto XVI all’udienza generale di stamattina in Piazza San Pietro. Davanti ai circa 40 mila fedeli in Piazza San Pietro, il Papa ha presentato la figura di un celebre biblista del V secolo, San Girolamo, autore della “Vulgata”, la traduzione ufficiale dell’Antico Testamento adottata dalla Chiesa latina. Il servizio di Alessandro De Carolis:

San Girolamo sta alla Bibbia come un famoso concertista allo spartito di un classico della musica. Studio approfondito, preparazione, sensibilità e dedizione ai testi sacri lo resero uno dei maggiori esegeti e scrittori dell’antichità cristiana. Benedetto XVI lo ha presentato all’inizio della catechesi come un “Padre della Chiesa che ha posto al centro della sua vita la Bibbia: l’ha tradotta, l’ha commentata nelle sue opere, e soprattutto - ha sottolineato - si è impegnato a viverla concretamente nella sua lunga esistenza terrena”, pemettendo tra l’altro all’ormai vasta produzione di scritti della Chiesa di essere colti nella loro importanza sia spirituale che culturale:


"Confutò con energia e vivacità gli eretici che contestavano la tradizione e la fede della Chiesa. Dimostrò anche l'importanza e la validità della letteratura cristiana, divenuta una vera cultura ormai degna di essere messa confronto con quella classica".


Il Papa ha ripercorso le fasi salienti della vita di San Girolamo. Uomo dal carattere “focoso”, fu eremita e segretario di un Papa, Damaso, poliglotta e cultore dei capolavori del pensiero antico, monaco nell’animo e difensore della fede contro gli eretici. Ma furono i libri dell’Antico e del Nuovo Testamento l’oggetto centrale della passione, della fede e del lavoro di un uomo che ebbe la sorte di finire i suoi giorni accanto al luogo dove il cristianesimo iniziò, Betlemme. Se la traduzione latina dei testi biblici - più conosciuta come “Vulgata” - è il suo inestimabile lascito alla Chiesa di ogni tempo, il suo lasciarsi interpellare in profondità dalla Bibbia - come San Girolamo fece nei suoi primi anni, nella solitudine ricercata del deserto di Calcide - resta, ha affermato Benedetto XVI, un esempio antico di un atteggiamento sempre attuale per ogni cristiano:


“'Ignorare le Scritture è ignorare Cristo'. Perciò è importante che ogni cristiano viva in contatto e in dialogo personale con la Parola di Dio, donataci nella Sacra Scrittura. Questo nostro dialogo con essa deve sempre avere due dimensioni: da una parte, dev'essere un dialogo realmente personale, perché Dio parla con ognuno di noi tramite la Sacra Scrittura e ha un messaggio ciascuno. Dobbiamo leggere la Sacra Scrittura non come parola del passato, ma come Parola di Dio che si rivolge anche a noi e cercare di capire che cosa il Signore voglia dire a noi".


Ma “per non cadere nell’individualismo”, cioè in una comprensione personalistica della Bibbia, bisogna sempre tener presente - ha detto il Papa - anche l’altra valenza della Sacra Scrittura, quella di “dono” dato da Dio “per costruire la comunità della Chiesa”:


"Dobbiamo leggerla in comunione con la Chiesa viva. Il luogo privilegiato della lettura e dell'ascolto della Parola di Dio è la liturgia, nella quale, celebrando la Parola e rendendo presente nel Sacramento il Corpo di Cristo, attualizziamo la Parola nella nostra vita e la rendiamo presente tra noi. Non dobbiamo mai dimenticare che la Parola di Dio trascende i tempi. Le opinioni umane vengono e vanno. Quanto è oggi modernissimo, domani sarà vecchissimo. La Parola di Dio, invece, è Parola di vita eterna, porta in sé l'eternità, ciò che vale per sempre. Portando in noi la Parola di Dio, portiamo dunque in noi l'eterno, la vita eterna".



Significativo momento ecumenico, al termine dell'udienza generale, quando Benedetto XVI ha salutato l'arcivescovo Innokentiy del Patriarcato ortodosso di Mosca. Dopo la stretta di mano e qualche istante di conversazione, l'arcivescovo Innokentiy si è congedato dal Papa donandogli un libretto sulla cui copertina è raffigurato Patriarca ortodosso di Mosca, Alessio II. In precedenza, al momento dei saluti pubblici, Benedetto XVI aveva esortato, tra gli altri, i pellegrini della diocesi di Terni-Narni-Amelia, guidati vescovo Vincenzo Paglia, a guardare con forza all’Eucaristia, perché “vi introduca ha detto loro il Papa - ad un rinnovato ascolto della Parola di Dio e vi orienti ad intraprendere con maggiore audacia la via della carità vissuta”. E un pensiero del Pontefice era andato anche ai partecipanti al Corso di formazione permanente per missionari promosso dalla Pontificia Università Salesiana e ai seminaristi della città lombarda di Lodi.
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DA PETRUS

La catechesi del Papa all'Udienza Generale - "Leggere le Sacre Scritture per diffidare dai falsi profeti: le opinioni passano, la Parola di Dio resta"
di Bruno Volpe
CITTA’ DEL VATICANO - Respingere "chi contesta la tradizione e la fede della Chiesa": ecco l'affondo di Benedetto XVI durante la tradizionale udienza generale del mercoledì a cui hanno assistito oltre 40.000 fedeli provenienti da tutto il mondo, il doppio rispetto a quelli previsti. Il Papa ha utilizzato una frase di San Girolamo, biblista e dottore della Chiesa, per illustrare i criteri piu' adatti a leggere la Sacra Scrittura. Il Successore di Pietro, in particolare, ha utilizzato una nota espressione del vasto repertorio di San Girolamo: "L'esperto cambiavalute sa riconoscere la moneta falsa". Un ammonimento quanto mai attuale in questi tempi, nei quali falsi profeti annunciano e propagandano teorie apparentemente seducenti ma pericolose e menzognere ponendo in dubbio, sotto le spoglie del modernismo, la tradizione della Chiesa di Roma. Allora, come leggere la parola di Dio? Il Santo Padre ha ricordato opportumanente una frase di San Girolamo: "Non conoscere la Parola di Dio equivale ad ignorarlo". Papa Benedetto XVI ha ricordato che bisogna "rispettare l'ordine delle Parola della Sacra Scrittura" ed anche il suo "mistero". In caso di dubbi e' sempre meglio consultarla nella lingua "originale". Per il nuovo testamento, il latino; per l'antico "l'ebreo". Non a caso, San Girolamo fu traduttore in latino della Bibbia secondo l’attuale "vulgata". Il Pontefice ha ricordato che "e' opportuno leggere vari e molteplici commentari e poi trarre una opinione in modo che si possa scegliere la verità”. "La parola di Dio trascende i tempi, le opinioni vanno e vengono, cio' che oggi e' moderno, domani si revelara' passatissimo, ma la Parola di Dio e' cio' che vale per sempre e portando in noi la Parola di Dio portiamo in noi l'eterno, la vita eterna”. Quindi il Santo Padre ha esortato ad "amare la Parola di Dio, vivere in contatto con la Parola di Dio in due dimensioni, quella personale, cioe' il capire cio' che Dio ci vuole comunicare, e quella comunitaria, anche nella Santa Liturgia”. Ma, ha ammonito il Papa, la Parola di Dio deve essere letta "in comunione con la Chiesa": un ulteriore invito a rispettare con fedelta' Magistero e Tradizione. Il Papa, dunque, ha invitato i cristiani ad ''amare la Parola di Dio'', a leggerla da soli e nelle comunita', a non disertare la Messa come luogo di ascolto comunitario della Sacra Scrittura.


Ricevuto dal Pontefice il Presidente del Rotary International CITTA’ DEL VATICANO - Benedetto XVI ha ricevuto per la prima volta il Presidente del Rotary International Wilfrid J. Wilkinson, al termine dell'udienza generale in piazza San Pietro. "Non si è trattato di un semplice gesto di cortesia - spiega una nota del Rotary - ma del riconoscimento dello straordinario impegno personale speso dall'uomo d'affari e filantropo canadese nella battaglia per debellare la poliomielite nel mondo, condotta dal Rotary che ha investito nella campagna centinaia di milioni di dollari per salvare finora due miliardi di bambini affetti dal morbo". Wilfrid J. Wilkinson, è stato insignito nel 2001 da Giovanni Paolo II dell'onorificenza pontificia della Croce 'Pro Ecclesia et Pontifice', un ordine equestre istituito da Leone XIII. Nelle prossime ore sarà il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a ricevere Wilkinson al Quirinale come riconoscimento del contributo dato alla campagna dal Rotary Italia. Il 25 ottobre 2007, la United Nations Association di New York ha premiato il Rotary International e la Rotary Foundation con il Humanitarian Recognition Prize per l'impegno dell'organizzazione ad assicurare adeguate condizioni igieniche ed acqua potabile a livello internazionale.



Stretta di mano tra il Santo Padre e un Arcivescovo del Patriarcato di Mosca
CITTA’ DEL VATICANO - Stretta di mano tra il Papa Benedetto XVI e l'arcivescovo Innokentiy del Patriarcato ortodosso di Mosca, dopo l'udienza generale in piazza San Pietro. Conclusa la parte pubblica dell'udienza, Benedetto XVI si e' soffermato come al solito a salutare varie persone. Si e' avvicinato anche l'arcivescovo Innokentiy con un collaboratore, ha stretto la mano al Papa e ha scambiato qualche parola con lui. L'esponente ortodosso ha anche consegnato al Pontefice un libretto sulla cui copertina e' raffigurato Alessio II, il capo della Chiesa ortodossa russa.


Il papa: ''La parola di Dio è eterna e costruisce la Chiesa nello spazio della Liturgia''

di Angela Ambrogetti/ 07/11/2007

All’ udienza generale il papa illustra la figura del primo grande biblista della storia del cristianesimo: San Girolamo, autore della “vulgata” la trudizione latina ufficiale delle Sacre Scriture. La Parola di Dio va letta come un dialogo personale.

Il primo grande biblista della della cristianità San Girolamo. A lui il papa oggi ha dedicato la catechesi all’udienza generale in una piazza San Pietro assolata e gremita di fedeli. Girolamo, che visse da eremita e da studioso, tradusse la Bibbia in latino e fece delle Scritture il centro della sua vita. Amare la Parola di Dio nella Sacra Scrittura è l’ insegnamento che oggi offre san Girolamo a tutti i cristiani. Ignorare le scrittura è ignorare Cristo, diceva Girolamo e sottolinea Benedetto.

La Sacra Scrittura è un dialogo personale, va letta non come parola del passato ma come parola di Dio che ci interpella oggi. Occorre, ha detto il papa, “cercare di capire ciò che il Signore dice a me”. La Parola di Dio, pur essendo personale, è anche comunitaria. Costruisce la comunità, la Chiesa, il luogo dove la Scrittura è annunciata e fa nascere la comunità, è la liturgia. Il papa, lasciato il testo scritto, ha spiegato il senso della liturgia come luogo dove celebrare la presenza viva di Cristo.” Portando in noi la parola di Dio, portiamo in noi la vita eterna”. La Parola di Dio trascende le opinioni umane, ed ha aggiunto:“Cio che oggi è modernissimo domani è passatissimo”.

San Girolamo, nato in Dalmazia in una familgia cristiana nel 366, fu segretario e consigliere di papa Damaso. E a Roma incontrò uomini e donne della aristocrazia che lo scelsero come guida spirituale e culturale, come Santa Paola con la quale fondò a Betlemme monasteri ed ospizi per pellegrini. Nella città rimase fino alla morte dedicandosi allo studio e alla meditaizione e morì nella sua cella a pochi metri dalla grotta dove era nato Gesù. La revisione dei 4 vangeli in lingua latina , la “vulgata”, il testo ufficiale della chiesa latina ancora oggi nonostante le revisioni è il suo capolavoro di letteratura e di fede. Girolamo rispetta perfino l’ordine delle parole delle Scritture, perché, dice anche questo è un mistero da comprendere. Per il santo era fondamentale rispettare i testi originali, greci ed ebraici. Girolamo rifiutò con energia gli eretici che contrastavano la tradizione della Chiesa e la letteratura cristiana, per questo scrisse le biografie degli uomini che hanno fatto la storia dei primi secoli della Chiesa: il “ del Viribus Illustribus” e il suo epistolario sono dei veri capolavori della letterautra latina.


+PetaloNero+
Wednesday, November 07, 2007 3:09 PM
Il primo ministro romeno in udienza oggi da Benedetto XVI ringrazia la Chiesa e il Papa per il sostegno concreto agli immigrati e la promozione di una cultura di tolleranza

Benedetto XVI ha accolto stamani in Vaticano il primo ministro della Romania Calin Popescu Tariceanu, accompagnato dalla moglie. Il leader romeno aveva chiesto questo incontro volendo ringraziare il Papa e la Chiesa per quanto fanno a sostegno degli immigrati sia concretamente sia per la promozione di una cultura della tolleranza e dell’accoglienza. Il colloquio, durato una decina di minuti, si è svolto al termine dell'udienza generale, in una saletta attigua all'Aula Paolo VI. Come ha riferito il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Federico Lombardi, il capo del Governo romeno ha espresso particolare apprezzamento per le parole del Santo Padre all’Angelus di domenica scorsa, che aveva auspicato che “le relazioni tra popoli migranti e popolazioni locali avvengano nello spirito di quell’alta civiltà morale che è frutto dei valori spirituali e culturali di ogni popolo e Paese”. E chi è preposto alla sicurezza e all’accoglienza, aveva sollecitato il Papa “sappia far uso dei mezzi atti a garantire i diritti e i doveri che sono alla base di ogni vera convivenza”. Calin Tariceanu si è poi recato a Palazzo Chigi per incontrare il presidente del Consiglio italiano Romano Prodi e concordare una strategia comune volta a contrastare la criminalità, garantire la sicurezza della collettività e al contempo i diritti dei cittadini romeni in Italia. Sull’esito del colloquio - che giunge dopo il decreto legge sulle esplusioni approvato dal Governo italiano - Prodi e Tariceanu terranno alle 14.30 una conferenza stampa congiunta. Ma ascoltiamo il primo ministro romeno intervistato dal nostro collega della redazione francese della Radio Vaticana, Xavier Sartre:
R. - Je suis un peut…
Io sono un po’ deluso per le posizioni prese da alcune personalità politiche italiane ed anche talora dalla gente comune riguardo ai romeni e al popolo romeno. E’ mio dovere far risaltare le migliori personalità romene del mondo accademico ed universitario, del mondo degli affari così come del mondo dello sport, tutte personalità queste ben conosciute e riconosciute per le loro attività e per le loro personalità in Italia, per cercare di ridare, in qualche modo, un’immagine più veritiera di quella che è la Romania di oggi, dopo l’adesione all’Unione Europea. E’ vero, certo, che ci sono delle persone che per i loro atti criminali hanno creato una reazione ed una emozione molto viva in Italia ed io personalmente sono desolato per le azioni compiute da queste persone, ma non credo che sia logico mettere sullo stesso piano delle persone che commettono reati con un popolo intero, con tutti quei romeni che lavorano in Italia e che sono riconosciuti ed apprezzati per il loro lavoro onesto.


D. – Quali sono le responsabilità in questo aumento dei sentimenti antiromeni in Italia?


R. – Il y a une responsabilité partagé…
C’è certamente una responsabilità condivisa tra coloro che hanno commesso i crimini e che devono ora certamente essere giudicati e puniti secondo la legge vigente, ma anche - e questa è un altro tipo di responsabilità - tra le autorità italiane. Penso, in particolare, alle autorità locali che hanno guardato con poco interesse ad una realtà sociale così complessa, pensando di risolvere una emergenza sociale con la creazione di campi per le persone immigrate da altri Paesi. C’è stata una sorta di attitudine a lasciar andare le cose, a lasciarle passare. Ma così facendo non si è fatto altro che nutrire, in un gruppo non integrato socialmente, una criminalità che è poi venuta fuori. Io credo che ci debba essere ora l’obbligo da parte delle autorità di intervenire, di offrire una possibilità di inserimento e di lavoro, perché io credo che sia possibile integrare queste persone nelle diverse attività. Io so che ci sono alcune città in Italia, dove è stato attuato un progetto del genere e so anche che in queste città non c’è stato alcun atto di criminalità. Per quanto riguarda Roma, il fenomeno è stato amplificato e credo anche strumentalizzato a livello politico da alcune personalità che sembrano sempre in campagna elettorale.


D. – Riguardo alla responsabilità della Romania, che viene talora accusata di fare poco per impedire questa ondata di emigrazione…


R. – Il n’y a pas une législation europeenne…
Non c’è una legislazione europea che può impedire la libera circolazione. Il valore, il più riconosciuto, dell’Unione Europea è proprio quello della libera circolazione delle persone. Per quanto riguarda le persone che verranno coinvolte in questa decisione di allontanamento dall’Italia verso il loro Paese di origine, la giustizia romena deciderà riguardo alla reale necessità di applicazione di queste misure restrittive e riguardo all’obbligo di non abbandonare il proprio Paese per un periodo prestabilito. Ma è certo che queste misure devono essere prese soltanto per le persone che sono state implicate in reati. Per questa ragione, chiedo alle autorità italiane di fornirci i dossier di queste persone che sono oggetto di questa decisione di allontanamento, così da poter agire anche noi in accordo e conoscendo i fatti.
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DA PETRUS

Sicurezza e immigrazione, il premier romeno in Vaticano per ringraziare il Papa
CITTA’ DEL VATICANO - E' durato una decina di minuti l'incontro tra il Papa e il premier romeno Calin Popescu Tariceanu, ricevuto al termine dell'udienza generale. Come preannunciato poche ore prima, il premier romeno e' stato ricevuto dal Papa in una saletta attigua all'aula Paolo VI in Vaticano, appena finita l'udienza generale in piazza San Pietro. L'incontro, ha riferito il direttore della sala stampa vaticana padre Federico Lombardi, e' durato una decina di minuti, e ha riguardato i contenuti previsti: il premier romeno ha inteso ringraziare il Papa per quanto egli e la Chiesa fanno per l'accoglienza agli immigrati e per educare alla tolleranza, e per le parole che a tal proposito il Papa ha detto durante l'Angelus di domenica scorsa, invitando a coniugare accoglienza e sicurezza. Il premier ha auspicato che tale atteggiamento positivo continui. Il Papa ha salutato anche la consorte del primo ministro.
+PetaloNero+
Wednesday, November 07, 2007 3:10 PM
Nomine

Il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Legazpi, nelle Filippine, presentata da mons. Nestor C. Cariño, in conformità al can. 401 § 2 del Codice di Diritto Canonico.

Il Papa ha nominato vescovo di Ambanja, in Madagascar, il padre salesiano Rosario Saro Vella, parroco e superiore della Comunità Salesiana di Bemaneviky. Padre Rosario Saro Vella è nato l’8 maggio 1952 a Canicattì, arcidiocesi di Agrigento. Compiuti gli studi secondari nello Studentato salesiano di San Gregorio, a Catania, ha frequentato l’Istituto teologico di Messina ed è stato ordinato sacerdote il 27 maggio 1979. Ha pure conseguito una Laurea in Filosofia all’Università di Palermo. Dopo l'ordinazione ha svolto le seguenti mansioni: 1979-1981: animatore degli studenti salesiani a san Gregorio di Catania; dal 1981: missionario in Madagascar; 1982-1995: parroco ad Ankililoaka (arcidiocesi di Toliara); 1989-1990: maestro dei novizi ad Ankililoaka; 1995-2004: parroco della parrocchia e del distretto di Betafo (diocesi di Antsirabe); dal 2004: parroco e superiore della Comunità Salesiana di Bemaneviky (diocesi di Ambanja). Insegna Patristica nel Seminario Maggiore Interdiocesano di Antsiranana; è membro del Collegio dei Consultori della diocesi di Ambanja.
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+PetaloNero+
Wednesday, November 07, 2007 3:25 PM
UDIENZA GENERALE

Piazza San Pietro
Mercoledì, 7 novembre 2007




San Girolamo

Cari fratelli e sorelle!

Fermeremo oggi la nostra attenzione su san Girolamo, un Padre della Chiesa che ha posto al centro della sua vita la Bibbia: l’ha tradotta nella lingua latina, l’ha commentata nelle sue opere, e soprattutto si è impegnato a viverla concretamente nella sua lunga esistenza terrena, nonostante il ben noto carattere difficile e focoso ricevuto dalla natura.

Girolamo nacque a Stridone verso il 347 da una famiglia cristiana, che gli assicurò un’accurata formazione, inviandolo anche a Roma a perfezionare i suoi studi. Da giovane sentì l'attrattiva della vita mondana (cfr Ep. 22,7), ma prevalse in lui il desiderio e l'interesse per la religione cristiana. Ricevuto il battesimo verso il 366, si orientò alla vita ascetica e, recatosi ad Aquileia, si inserì in un gruppo di ferventi cristiani, da lui definito quasi «un coro di beati» (Chron. ad ann. 374) riunito attorno al Vescovo Valeriano. Partì poi per l'Oriente e visse da eremita nel deserto di Calcide, a sud di Aleppo (cfr Ep. 14,10), dedicandosi seriamente agli studi. Perfezionò la sua conoscenza del greco, iniziò lo studio dell'ebraico (cfr Ep. 125,12), trascrisse codici e opere patristiche (cfr Ep. 5,2). La meditazione, la solitudine, il contatto con la Parola di Dio fecero maturare la sua sensibilità cristiana. Sentì più pungente il peso dei trascorsi giovanili (cfr Ep. 22,7), e avvertì vivamente il contrasto tra mentalità pagana e vita cristiana: un contrasto reso celebre dalla drammatica e vivace "visione", della quale egli ci ha lasciato il racconto. In essa gli sembrò di essere flagellato al cospetto di Dio, perché «ciceroniano e non cristiano» (cfr Ep. 22,30).

Nel 382 si trasferì a Roma: qui il Papa Damaso, conoscendo la sua fama di asceta e la sua competenza di studioso, lo assunse come segretario e consigliere; lo incoraggiò a intraprendere una nuova traduzione latina dei testi biblici per motivi pastorali e culturali. Alcune persone dell’aristocrazia romana, soprattutto nobildonne come Paola, Marcella, Asella, Lea ed altre, desiderose di impegnarsi sulla via della perfezione cristiana e di approfondire la loro conoscenza della Parola di Dio, lo scelsero come loro guida spirituale e maestro nell’approccio metodico ai testi sacri. Queste nobil donne impararono anche il greco e l’ebraico.

Dopo la morte di Papa Damaso, Girolamo lasciò Roma nel 385 e intraprese un pellegrinaggio, dapprima in Terra Santa, silenziosa testimone della vita terrena di Cristo, poi in Egitto, terra di elezione di molti monaci (cfr Contra Rufinum 3,22; Ep. 108,6-14). Nel 386 si fermò a Betlemme, dove, per la generosità della nobildonna Paola, furono costruiti un monastero maschile, uno femminile e un ospizio per i pellegrini che si recavano in Terra Santa, «pensando che Maria e Giuseppe non avevano trovato dove sostare» (Ep. 108,14). A Betlemme restò fino alla morte, continuando a svolgere un'intensa attività: commentò la Parola di Dio; difese la fede, opponendosi vigorosamente a varie eresie; esortò i monaci alla perfezione; insegnò la cultura classica e cristiana a giovani allievi; accolse con animo pastorale i pellegrini che visitavano la Terra Santa. Si spense nella sua cella, vicino alla grotta della Natività, il 30 settembre 419/420.

La preparazione letteraria e la vasta erudizione consentirono a Girolamo la revisione e la traduzione di molti testi biblici: un prezioso lavoro per la Chiesa latina e per la cultura occidentale. Sulla base dei testi originali in greco e in ebraico e grazie al confronto con precedenti versioni, egli attuò la revisione dei quattro Vangeli in lingua latina, poi del Salterio e di gran parte dell'Antico Testamento. Tenendo conto dell'originale ebraico e greco, dei Settanta, la classica versione greca dell’Antico Testamento risalente al tempo precristiano, e delle precedenti versioni latine, Girolamo, affiancato poi da altri collaboratori, poté offrire una traduzione migliore: essa costituisce la cosiddetta "Vulgata", il testo "ufficiale" della Chiesa latina, che è stato riconosciuto come tale dal Concilio di Trento e che, dopo la recente revisione, rimane il testo “ufficiale” della Chiesa di lingua latina. E’ interessante rilevare i criteri a cui il grande biblista si attenne nella sua opera di traduttore. Li rivela egli stesso quando afferma di rispettare perfino l’ordine delle parole delle Sacre Scritture, perché in esse, dice, “anche l’ordine delle parole è un mistero” (Ep. 57,5), cioè una rivelazione. Ribadisce inoltre la necessità di ricorrere ai testi originali: «Qualora sorgesse una discussione tra i Latini sul Nuovo Testamento, per le lezioni discordanti dei manoscritti, ricorriamo all'originale, cioè al testo greco, in cui è stato scritto il Nuovo Patto. Allo stesso modo per l'Antico Testamento, se vi sono divergenze tra i testi greci e latini, ci appelliamo al testo originale, l'ebraico; così tutto quello che scaturisce dalla sorgente, lo possiamo ritrovare nei ruscelli» (Ep. 106,2). Girolamo, inoltre, commentò anche parecchi testi biblici. Per lui i commentari devono offrire molteplici opinioni, «in modo che il lettore avveduto, dopo aver letto le diverse spiegazioni e dopo aver conosciuto molteplici pareri – da accettare o da respingere –, giudichi quale sia il più attendibile e, come un esperto cambiavalute, rifiuti la moneta falsa» (Contra Rufinum 1,16).

Confutò con energia e vivacità gli eretici che contestavano la tradizione e la fede della Chiesa. Dimostrò anche l'importanza e la validità della letteratura cristiana, divenuta una vera cultura ormai degna di essere messa confronto con quella classica: lo fece componendo il De viris illustribus, un'opera in cui Girolamo presenta le biografie di oltre un centinaio di autori cristiani. Scrisse pure biografie di monaci, illustrando accanto ad altri itinerari spirituali anche l'ideale monastico; inoltre tradusse varie opere di autori greci. Infine nell'importante Epistolario, un capolavoro della letteratura latina, Girolamo emerge con le sue caratteristiche di uomo colto, di asceta e di guida delle anime.

Che cosa possiamo imparare noi da San Girolamo? Mi sembra soprattutto questo: amare la Parola di Dio nella Sacra Scrittura. Dice San Girolamo: “Ignorare le Scritture è ignorare Cristo”. Perciò è importante che ogni cristiano viva in contatto e in dialogo personale con la Parola di Dio, donataci nella Sacra Scrittura. Questo nostro dialogo con essa deve sempre avere due dimensioni: da una parte, dev'essere un dialogo realmente personale, perché Dio parla con ognuno di noi tramite la Sacra Scrittura e ha un messaggio ciascuno. Dobbiamo leggere la Sacra Scrittura non come parola del passato, ma come Parola di Dio che si rivolge anche a noi e cercare di capire che cosa il Signore voglia dire a noi. Ma per non cadere nell'individualismo dobbiamo tener presente che la Parola di Dio ci è data proprio per costruire comunione, per unirci nella verità nel nostro cammino verso Dio. Quindi essa, pur essendo sempre una Parola personale, è anche una Parola che costruisce comunità, che costruisce la Chiesa. Perciò dobbiamo leggerla in comunione con la Chiesa viva. Il luogo privilegiato della lettura e dell'ascolto della Parola di Dio è la liturgia, nella quale, celebrando la Parola e rendendo presente nel Sacramento il Corpo di Cristo, attualizziamo la Parola nella nostra vita e la rendiamo presente tra noi. Non dobbiamo mai dimenticare che la Parola di Dio trascende i tempi. Le opinioni umane vengono e vanno. Quanto è oggi modernissimo, domani sarà vecchissimo. La Parola di Dio, invece, è Parola di vita eterna, porta in sé l'eternità, ciò che vale per sempre. Portando in noi la Parola di Dio, portiamo dunque in noi l'eterno, la vita eterna.

E così concludo con una parola di San Girolamo a San Paolino di Nola. In essa il grande Esegeta esprime proprio questa realtà, che cioè nella Parola di Dio riceviamo l'eternità, la vita eterna. Dice San Girolamo: «Cerchiamo di imparare sulla terra quelle verità la cui consistenza persisterà anche nel cielo» (Ep. 53,10).



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Saluti:

Je salue cordialement les personnes de langue française, particulièrement les pèlerins de la diaconie du Var et les jeunes. À la suite de saint Jérôme, je vous invite à lire et à méditer la Parole de Dieu, qui nous est donnée dans la Bible. Faites-en tous les jours votre nourriture spirituelle ! Que Dieu vous bénisse et vous garde dans l’espérance !

I am pleased to greet the English-speaking visitors present at today’s Audience, especially those from England, Ireland, Denmark, Sri Lanka, the Philippines and the United States. My special greeting goes to the members of the pilgrimage group from the Diocese of Rockville Centre, led by their Bishop. I also thank the orchestral and choral groups for their uplifting music. Upon all of you I cordially invoke an abundance of joy and peace in our Lord Jesus Christ.

Mit Freude begrüße ich die deutschsprachigen Pilger und Besucher hier auf dem Petersplatz. Einen besonderen Gruß richte ich dabei an die Kreisräte und Bürgermeister des Landkreises Freising. Auch heute spricht Gott zu uns in der Heiligen Schrift. Öffnen wir uns für diesen großen geistlichen Schatz und folgen wir in der eifrigen und gläubigen Schriftlesung dem Beispiel des hl. Hieronymus. Der allmächtige Gott segne euch und eure Familien.

Saludo a los peregrinos de lengua española, especialmente a las Religiosas que participan en un Curso para Formadoras en el Instituto Claretianum; a los sacerdotes de Valencia, así como a los peregrinos de México y de otros países latinoamericanos. Dejémonos guiar por este sabio maestro del espíritu, tratando de aprender en la tierra las verdades que perdurarán en el cielo. ¡Muchas gracias!

Com fraterna amizade saúdo os Bispos de Portugal aqui presentes em Visita ad Limina Apostolorum, com o seu povo no coração para a vida e para a morte. Compartilho a tristeza que vos vai na alma pelo desastre rodoviário de anteontem, com numerosas vítimas e dezenas de feridos; o braço forte do Pai celeste a todos guarde e console. Às famílias atingidas por esta tragédia e a quantos trabalham por remediar as suas consequências, levai a certeza da minha particular solidariedade orante. Sobre todos eles, vós e demais peregrinos aqui presentes de língua portuguesa, com menção especial para o grupo vindo do Brasil, desça a minha Bênção.

Saluto in lingua ceca:

Srdečně vítám studenty biskupského gymnázia v Hradci Králové! Před několika dny jsme oslavili svátek Všech svatých, kteří nás předešli do nebeské slávy. Kéž nás jejich příklad vede k životu opravdového svědectví evangelia. Rád vám žehnám! Chvála Kristu!

Traduzione italiana:

Saluto cordialmente gli studenti del Liceo cattolico di Hradec Králové! Nei giorni scorsi abbiamo celebrato la solennità di Tutti i Santi che ci hanno preceduto nella gloria celeste. Possa il loro esempio spingerci ad una vita di autentica testimonianza del Vangelo. Volentieri vi benedico. Sia lodato Gesù Cristo!

Saluto in lingua polacca:

Teraz moje pozdrowienie kieruję do uczestniczących w audiencji pielgrzymów polskich. Bracia i Siostry, witam was serdecznie! Święty Hieronim, wybitny doktor Kościoła dał nam przykład umiłowania Pisma Świętego, które jest Bożym Słowem. Życzę wam i waszym bliskim, by codzienna lektura Biblii pomagała wam coraz lepiej poznawać wolę Boga i miłować Chrystusa. Wszystkim serdecznie błogosławię.

Traduzione italiana:

Ora il mio saluto va ai pellegrini polacchi presenti a questa udienza. Fratelli e Sorelle, siate i benvenuti! San Girolamo, illustre Dottore della Chiesa, ci ha dato un grande esempio di amore per la Sacra Scrittura, che è la Parola di Dio. A voi e ai vostri cari auguro che la lettura quotidiana della Bibbia vi aiuti a conoscere sempre meglio la volontà di Dio e ad amare il Cristo. Vi benedico tutti di cuore.

Saluto in lingua slovacca:

Zo srdca vítam slovenských pútnikov zo Šamorína a Kukučínova. Bratia a sestry, čoskoro budeme sláviť Výročie posviacky rímskej Lateránskej baziliky. Nech návšteva tejto katedrály biskupa Ríma zveľadí vašu lásku k nástupcovi svätého Petra. Ochotne žehnám vás i vaše rodiny. Pochválený buď Ježiš Kristus!

Traduzione italiana:

Do un cordiale benvenuto ai pellegrini slovacchi provenienti Šamorín e Kukučínov. Fratelli e sorelle, nei prossimi giorni celebreremo la Dedicazione della Basilica romana Lateranense. La visita a questa Cattedrale del Vescovo di Roma approfondisca il vostro amore per il successore di San Pietro. Volentieri benedico voi e le vostre famiglie. Sia lodato Gesù Cristo!

* * *

Rivolgo ora un cordiale pensiero ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto i fedeli della diocesi di Terni-Narni-Amelia, accompagnati dal loro Vescovo Mons. Vincenzo Paglia. Cari amici, seguendo il cammino pastorale della vostra Comunità diocesana, riscoprite sempre più l’importanza della Liturgia eucaristica, cuore della domenica, e culmine e fonte della vita della Chiesa. Il mistero eucaristico vi introduca ad un rinnovato ascolto della Parola di Dio e vi orienti ad intraprendere con maggiore audacia la via della carità vissuta. Saluto, poi, voi, partecipanti al Corso di formazione permanente per missionari promosso dalla Pontificia Università Salesiana, ed auspico che queste giornate di studio e di aggiornamento vi spingano ad annunziare, con crescente entusiasmo, il Vangelo a tutti i popoli. Saluto, inoltre, voi, Seminaristi di Lodi, e vi incoraggio a prepararvi con serietà e impegno per essere domani fedeli servitori di Dio e del prossimo.

Il mio pensiero si rivolge, infine, ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. Cari giovani, progettate il vostro futuro in fedeltà al Vangelo, lasciandovi guidare dall’insegnamento di Gesù. Voi, cari ammalati, offrite la vostra sofferenza al Signore, perché grazie pure alla vostra partecipazione ai suoi patimenti, Egli possa compiere la sua azione salvifica nel mondo. E voi, cari sposi novelli, guidati da una fede viva, cercate di formare comunità familiari animate da intenso fervore evangelico.

Paparatzifan
Friday, November 09, 2007 8:56 PM
Dal blog di Lella...

UDIENZA A UNA DELEGAZIONE DELLA FEDERAZIONE UNIVERSITARIA CATTOLICA ITALIANA (F.U.C.I.) , 09.11.2007

Alle ore 12.15 di questa mattina, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Benedetto XVI riceve in Udienza una delegazione della Federazione Universitaria Cattolica Italiana (F.U.C.I.), in occasione del 110.mo anniversario di fondazione dell’Associazione, e rivolge ai giovani presenti il discorso che riportiamo di seguito:

DISCORSO DEL SANTO PADRE

Cari giovani amici della FUCI,

mi è particolarmente gradita questa vostra visita, che compite al termine delle celebrazioni per il centodecimo anniversario della nascita della vostra Associazione, la FUCI, Federazione Universitaria Cattolica Italiana. Rivolgo a ciascuno di voi il mio saluto cordiale, incominciando dai Presidenti Nazionali e dall’Assistente Ecclesiastico Centrale, e li ringrazio per le parole che mi hanno rivolto a vostro nome. Saluto Monsignor Giuseppe Betori, Segretario Generale della Conferenza Episcopale Italiana, e Mons. Domenico Sigalini, Vescovo di Palestrina ed Assistente Ecclesiastico Generale dell'Azione Cattolica Italiana, che vi hanno accompagnato in questa Udienza e che con la loro presenza testimoniano il forte radicamento della FUCI nella Chiesa che è in Italia. Saluto gli Assistenti diocesani e i membri della Fondazione FUCI. A tutti e a ciascuno rinnovo l’apprezzamento della Chiesa per il lavoro che la vostra Associazione svolge nel mondo universitario al servizio del Vangelo.

La FUCI celebra i suoi 110 anni: un’occasione propizia per guardare al cammino percorso e alle prospettive future. La custodia della memoria storica rappresenta un prezioso valore perché, nel considerare la validità e la consistenza delle proprie radici, si è più facilmente spinti a proseguire con entusiasmo l’itinerario avviato. In questa lieta circostanza, riprendo volentieri le parole che dieci anni or sono ebbe a rivolgervi il mio venerato e amato predecessore Giovanni Paolo II, in occasione del vostro centenario: «La storia di questi 100 anni – egli disse - sta proprio a confermare che la vicenda della FUCI costituisce un significativo capitolo nella vita della Chiesa in Italia, in particolare in quel vasto e multiforme movimento laicale che ha avuto nell’Azione Cattolica il suo asse portante» (Insegnamenti di Giovanni Paolo II, XIX,1 [1996], p. 1110).

Come non riconoscere che la FUCI ha contribuito alla formazione di intere generazioni di cristiani esemplari, che hanno saputo tradurre nella vita e con la vita il Vangelo, impegnandosi sul piano culturale, civile, sociale ed ecclesiale? Penso, in primo luogo, ai beati Piergiorgio Frassati e Alberto Marvelli, vostri coetanei; ricordo personalità illustri come Aldo Moro e Vittorio Bachelet, entrambi barbaramente uccisi; né posso dimenticare il mio venerato predecessore Paolo VI, che fu attento e coraggioso Assistente ecclesiastico centrale della FUCI nei difficili anni del fascismo, e poi Mons. Emilio Guano e Mons. Franco Costa. I recenti dieci anni sono stati inoltre caratterizzati dal deciso impegno della FUCI di riscoprire la propria dimensione universitaria. Dopo non pochi dibattiti e accese discussioni, a metà degli anni Novanta, in Italia si è posto mano ad una radicale riforma del sistema accademico, che ora presenta una nuova fisionomia, carica di promettenti prospettive insieme però ad elementi che suscitano una legittima preoccupazione. E voi, sia nei recenti Congressi che sulle pagine della rivista Ricerca, vi siete costantemente preoccupati della nuova configurazione degli studi accademici, delle relative modifiche legislative, del tema della partecipazione studentesca e dei modi in cui le dinamiche globali della comunicazione incidono sulla formazione e sulla trasmissione del sapere.

E’ proprio in questo ambito che la FUCI può esprimere appieno anche oggi il suo antico e sempre attuale carisma: e cioè la convinta testimonianza della "possibile amicizia" tra l’intelligenza e la fede, che comporta lo sforzo incessante di coniugare la maturazione nella fede con la crescita nello studio e l’acquisizione del sapere scientifico. In questo contesto acquista significativo valore l’espressione a voi cara: "credere nello studio".

In effetti, perchè ritenere che chi ha fede debba rinunciare alla ricerca libera della verità, e chi cerca liberamente la verità debba rinunciare alla fede? E’ invece possibile, proprio durante gli studi universitari e grazie ad essi, realizzare un’autentica maturazione umana, scientifica e spirituale. "Credere nello studio" vuol dire riconoscere che lo studio e la ricerca – specialmente durante gli anni dell’Università – posseggono un’intrinseca forza di allargamento degli orizzonti dell’intelligenza umana, purché lo studio accademico conservi un profilo esigente, rigoroso, serio, metodico e progressivo. A queste condizioni, anzi, esso rappresenta un vantaggio per la formazione globale della persona umana, come soleva dire il beato Giuseppe Tovini, osservando che con lo studio i giovani non sarebbero mai stati poveri, mentre senza lo studio non sarebbero mai stati ricchi.

Lo studio costituisce, al tempo stesso, una provvidenziale opportunità per avanzare nel cammino della fede, perché l’intelligenza ben coltivata apre il cuore dell’uomo all’ascolto della voce di Dio, evidenziando l’importanza del discernimento e dell’umiltà. Proprio al valore dell’umiltà mi riferivo nella recente Agorà di Loreto, quando esortavo i giovani italiani a non seguire la strada dell’orgoglio, bensì quella di un realistico senso della vita aperto alla dimensione trascendente. Oggi, come in passato, chi vuole essere discepolo di Cristo è chiamato ad andare controcorrente, a non lasciarsi attrarre da richiami interessati e suadenti che provengono da diversi pulpiti dove sono propagandati comportamenti improntati all’arroganza e alla violenza, alla prepotenza e alla conquista del successo con ogni mezzo. Si registra nell’attuale società una corsa talora sfrenata all’apparire e all’avere a scapito purtroppo dell’essere, e la Chiesa, maestra di umanità, non si stanca di esortare specialmente le nuove generazioni, alle quali voi appartenete, a restare vigilanti e a non temere di scegliere vie "alternative" che solo Cristo sa indicare.

Sì, cari amici, Gesù chiama tutti i suoi amici a improntare la loro esistenza ad un modo di vivere sobrio e solidale, a tessere relazioni affettive sincere e gratuite con gli altri. A voi, cari giovani studenti, chiede di impegnarvi onestamente nello studio, coltivando un maturo senso di responsabilità ed un interesse condiviso per il bene comune. Gli anni dell’Università siano pertanto palestra di convinta e coraggiosa testimonianza evangelica. E per realizzare questa vostra missione, cercate di coltivare un’intima amicizia con il divino Maestro, ponendovi alla scuola di Maria, Sede della Sapienza. Alla sua materna intercessione vi affido e, mentre vi assicuro un ricordo nella preghiera, imparto di cuore a tutti con affetto una speciale Benedizione apostolica, che volentieri estendo alle vostre famiglie e alle persone a voi care.

© Copyright 2007 - Libreria Editrice Vaticana


+PetaloNero+
Saturday, November 10, 2007 6:51 PM
Da Petrus

I 110 anni della FUCI - Il Papa esorta gli universitari cattolici a prendere esempio da Paolo VI, Piergiorgio Frassati, Alberto Martelli, Aldo Moro e Vittorio Bachelet
CITTA’ DEL VATICANO - Le figure di "Aldo Moro e Vittorio Bachelet, entrambi barbaramente uccisi" dalle Brigate Rosse sono state ricordate dal Papa nell'udienza concessa alla Fuci, il ramo universitario dell'Azione Cattolica nel quale queste "personalita' illustri" hanno militato e che festeggia i 110 anni dalla fondazione. Tra gli eroi della Fuci, con Aldo Moro (rapito il 16 marzo del '78 in via Fani dalla Brigate Rosse) e Vittorio Bachelet (trucidato dalla stessa mano sui gradini della Facolta' di Scienze Politiche della Sapienza il 12 febbraio 1980), Benedetto XVI ha elencato anche il suo predecessore Paolo VI, "che fu coraggioso assistente ecclesiastico degli universitari nei difficili anni del fascismo", e i beati Piergiorgo Frassati e Alberto Marvelli. Tutti uniti dall'appartenenza alla Fuci che, ha sottolineato il Pontefice, “ha contribuito alla formazione di intere generazioni di cristiani esemplari che hanno saputo tradurre nella vita e con la vita il Vangelo, impegnandosi sul piano culturale, civile ed ecclesiale". "La custodia della memoria storica - ha spiegato il Pontefice - rappresenta un prezioso valore perche' nel considerare la validita' e la consistenza delle proprie radici si e' piu' facilmente spinti a proseguire con entusiasmo l'itinerario avviato". E a 110 anni dalla sua fondazione, la Fuci di oggi, per Benedetto XVI deve raccogliere l'invito lanciato l'uno e due settembre all'Agora' di Loreto (dove il Papa fu accolto da 500 mila ragazzi di tutte le diocesi italiane): "Chi vuol essere discepolo di Cristo e' chiamato ad andare controcorrente, a non lasciarsi andare da richiami interessanti e suadenti che provengono da diversi pulpiti dove sono propagandati comportamenti improntati all'arroganza e alla violenza, alla prepotenza e alla conquista del successo con ogni mezzo". Secondo il Papa, "l'attuale società" e' caratterizzata invece da "una corsa talora sfrenata all'apparire e all'avere a scapito purtroppo dell'essere". Il richiamo agli universitari cattolici della Fuci perche' sappiano custodire il "prezioso valore" della "memoria storica" della loro associazione, il Papa lo ha poi legato alle prospettive attuali, che debbono essere anche in difesa della serieta' degli studi e dell'impegno formativo. In proposito ha parlato di "elementi di legittima preoccupazione" per quanto riguarda la riuscita della riforma universitaria varata in Italia a meta' degli anni novanta. Con "la radicale riforma del sistema accademico", ha rilevato, l'universita' italiana presenta ora "una nuova fisionomia, carica di promettenti prospettive insieme pero' ad elementi che suscitano legittima preoccupazione". Oggi come ieri, comunque, i giovani cattolici debbono "credere nello studio". "E questo - ha sottolineato Benedetto XVI - vuol dire riconoscere che lo studio e la ricerca posseggono un'intrinseca forza di allargamento degli orizzonti dell'intelligenza umana, purche' lo studio conservi un profilo esigente, rigoroso, metodico e progressivo".
+PetaloNero+
Saturday, November 10, 2007 6:53 PM
Il papa alle Confraternite: aiutate il risveglio spirituale
di Mattia Bianchi

Il papa ha incontrato, questa mattina in piazza san Pietro, 40.000 membri delle Confraternite italiane, associazioni cattoliche di laici impegnati a tramandare una devozione popolare, invitandoli ad essere "fermento e lievito evangelico".
Cari fratelli e sorelle!
Sono lieto di accogliervi e saluto tutti voi, che idealmente rappresentate il vasto e variegato mondo delle Confraternite presenti in ogni regione e diocesi d’Italia. Saluto i Presuli che vi accompagnano ed in particolare Mons. Armando Brambilla, Vescovo ausiliare di Roma e Delegato della Conferenza Episcopale Italiana per le Confraternite e i Sodalizi, ringraziandolo per le parole che mi ha rivolto a vostro nome. Saluto il dott. Francesco Antonetti, Presidente della Confederazione che raccoglie le Confraternite italiane, come pure i membri dei Consigli Direttivi e i vostri Assistenti Ecclesiastici. Voi, cari amici, siete convenuti in Piazza San Pietro con i vostri caratteristici abiti, che richiamano antiche tradizioni cristiane ben radicate nel Popolo di Dio. Grazie per la vostra visita, che vuole essere una corale manifestazione di fede e nel contempo un gesto che esprime filiale attaccamento al Successore di Pietro. Come non ricordare subito l’importanza e l’influsso che le Confraternite hanno esercitato nelle comunità cristiane d’Italia sin dai primi secoli dello scorso millennio? Molte di esse, suscitate da persone ripiene di zelo, sono presto diventate aggregazioni di fedeli laici dediti a porre in luce alcuni tratti della religiosità popolare legati alla vita di Gesù Cristo, specialmente la sua passione, morte e risurrezione, alla devozione verso la Vergine Maria ed i Santi, unendo quasi sempre concrete opere di misericordia e di solidarietà. Così, fin dalle origini, le vostre Confraternite si sono distinte per le loro tipiche forme di pietà popolare, a cui venivano unite tante iniziative caritatevoli verso i poveri, i malati e i sofferenti, coinvolgendo in questa gara di generoso aiuto ai bisognosi numerosi volontari di ogni ceto sociale. Si comprende meglio questo spirito di fraterna carità se si tiene conto che esse cominciarono a sorgere durante il Medio Evo, quando ancora non esistevano forme strutturate di assistenza pubblica che garantissero interventi sociali e sanitari per le fasce più deboli delle collettività. Una tale situazione è andata perdurando nei secoli successivi sino, potremmo dire, ai nostri giorni quando, pur essendo cresciuto il benessere economico, non sono tuttavia scomparse le sacche di povertà e quindi, oggi come in passato, c’è ancora molto da fare nel campo della solidarietà. Le Confraternite non sono però semplici società di mutuo soccorso oppure associazioni filantropiche, ma un insieme di fratelli che, volendo vivere il Vangelo nella consapevolezza di essere parte viva della Chiesa, si propongono di mettere in pratica il comandamento dell’amore, che spinge ad aprire il cuore agli altri, particolarmente a chi si trova in difficoltà. L’amore evangelico – amore per Dio e per i fratelli – è il segno distintivo e il programma di vita di ogni discepolo di Cristo come di ogni comunità ecclesiale. Nella Sacra Scrittura è chiaro che all’amore di Dio è strettamente legato l’amore per il prossimo (cfr Mc 12,29-31). "La carità – ho scritto nell’Enciclica Deus caritas est – non è per la Chiesa una specie di attività di assistenza sociale che si potrebbe anche lasciare ad altri, ma appartiene alla sua natura, è espressione irrinunciabile della sua stessa essenza" (n. 25). Per comunicare ai fratelli la tenerezza provvidente del Padre celeste è, tuttavia, necessario attingere alla sorgente, che è Dio stesso, grazie a soste prolungate di preghiera, al costante ascolto della sua Parola e ad un’esistenza tutta centrata nel Signore ed alimentata dai Sacramenti, specialmente dall’Eucaristia. Nella stagione di grandi cambiamenti che stiamo attraversando, la Chiesa in Italia ha bisogno anche di voi, cari amici, per far giungere l’annuncio del Vangelo della carità a tutti, percorrendo vie antiche e nuove. Radicate sul solido fondamento della fede in Cristo, le vostre benemerite Confraternite, con la singolare molteplicità di carismi e la vitalità ecclesiale che le contraddistingue, continuino dunque a diffondere il messaggio della salvezza tra il popolo, operando sulle molteplici frontiere della nuova evangelizzazione! Voi potrete portare a compimento questa vostra importante missione, se coltiverete sempre un amore profondo verso il Signore e una docile ubbidienza ai vostri Pastori. A queste condizioni, mantenendo ben saldi i requisiti dell’"evangelicità" e dell’"ecclesialità", le vostre Confraternite continueranno ad essere scuole popolari di fede vissuta e fucine di santità; potranno proseguire ad essere nella società "fermento" e "lievito" evangelico e contribuire a suscitare quel risveglio spirituale che tutti auspichiamo. Vasto è dunque il campo nel quale dovete lavorare, cari amici, ed io vi incoraggio a moltiplicare le iniziative ed attività di ogni vostra Confraternita. Vi chiedo soprattutto di curare la vostra formazione spirituale e di tendere alla santità, seguendo gli esempi di autentica perfezione cristiana, che non mancano nella storia delle vostre Confraternite. Non pochi vostri confratelli, con coraggio e grande fede, si sono contraddistinti, nel corso dei secoli, come sinceri e generosi operai del Vangelo, talora sino al sacrificio della vita. Seguite le loro orme! Oggi è ancor più necessario coltivare un vero slancio ascetico e missionario per affrontare le tante sfide dell’epoca moderna. Vi protegga e vi guidi la Vergine Santa, e vi assistano dal Cielo i vostri santi Patroni! Con tali sentimenti, formulo per voi qui presenti e per ogni Confraternita d’Italia l’auspicio di un fecondo apostolato e, mentre assicuro il mio ricordo nella preghiera, con affetto tutti vi benedico.
www.korazym.org


Forti della fede in Cristo e delle vostre tradizioni, continuate ad essere fucine di santità: l’esortazione di Benedetto XVI ai 40 mila fedeli delle Confraternite d’Italia, riunitesi stamani in Piazza San Pietro

Una corale manifestazione di fede, una festa di popolo: Benedetto XVI ha ricevuto stamani, in Piazza San Pietro, l’abbraccio di oltre 40 mila fedeli, membri delle oltre 2000 Confraternite delle regioni e diocesi d’Italia. Il Papa li ha incoraggiati a proseguire nel loro generoso impegno in favore dei più bisognosi, mantenendo sempre saldo il radicamento nel Vangelo. L’indirizzo d’omaggio al Pontefice è stato rivolto da mons. Armando Brambilla, vescovo ausiliare di Roma e delegato della Conferenza episcopale italiana per le Confraternite e i Sodalizi, che ha illustrato la ricchezza di carismi presenti nel vasto e variegato mondo delle Confraternite. Il Papa ha rivolto un saluto particolare al dott. Francesco Antonetti, presidente della Confederazione che raccoglie le Confraternite italiane. Il servizio di Alessandro Gisotti:

Con la ricchezza dei propri simboli, l’originalità dei propri abiti, testimonianza di una storia secolare e, al tempo stesso, di una fede viva e feconda, le Confraternite d’Italia hanno festosamente “invaso” Piazza San Pietro per esprimere il proprio affetto filiale a Benedetto XVI. Un entusiasmo ricambiato dal Santo Padre, che ha subito voluto mettere l’accento sull’importanza e l’influsso esercitato da queste realtà “nelle comunità cristiane d’Italia sin dai primi secoli dello scorso millennio”. Fin dalle origini, ha ricordato il Papa, le Confraternite si sono “distinte per le loro tipiche forme di pietà popolare a cui venivano unite tante iniziative caritatevoli” verso i sofferenti. Opera ancor più significativa, ha rilevato, considerando che esse cominciarono a sorgere durante il Medio Evo “quando ancora non esistevano forme di assistenza pubblica che garantissero interventi sociali e sanitari per le fasce più deboli della collettività”. Ancora oggi, ha rilevato, "pur essendo cresciuto il benessere economico, non sono tuttavia scomparse le sacche di povertà" e c'è perciò "tanto da fare nel campo della solidarietà":


"Le Confraternite non sono però semplici società di mutuo soccorso oppure associazioni filantropiche, ma un insieme di fratelli che, volendo vivere il Vangelo nella consapevolezza di essere parte viva della Chiesa, si propongono di mettere in pratica il comandamento dell’amore, che spinge ad aprire il cuore agli altri, particolarmente a chi si trova in difficoltà. L’amore evangelico – amore per Dio e per i fratelli – è il segno distintivo e il programma di vita di ogni discepolo di Cristo come di ogni comunità ecclesiale".

D’altro canto, ha proseguito riecheggiando la Deus caritas est, la carità appartiene alla natura stessa della Chiesa ed è “espressione irrinunciabile della sua esistenza”. E’ necessario allora “attingere alla sorgente, che è Dio stesso”, attraverso la preghiera, l’ascolto della sua Parola e i Sacramenti. Quindi, il Papa ha voluto ribadire il ruolo delle Confraternite nell’Italia di oggi:


"Nella stagione di grandi cambiamenti che stiamo attraversando, la Chiesa in Italia ha bisogno anche di voi, cari amici, per far giungere l’annuncio del Vangelo della carità a tutti, percorrendo vie antiche e nuove. Radicate sul solido fondamento della fede in Cristo, le vostre benemerite Confraternite, con la singolare molteplicità di carismi e la vitalità ecclesiale che le contraddistingue, continuino dunque a diffondere il messaggio della salvezza tra il popolo, operando sulle molteplici frontiere della nuova evangelizzazione!"


Ha così invitato le Confraternite a coltivare “sempre un amore profondo verso il Signore e una docile ubbidienza” ai propri pastori per portare a compimento la loro missione:


"Mantenendo ben saldi i requisiti dell’'evangelicità' e dell’'ecclesialità', le vostre Confraternite continueranno ad essere scuole popolari di fede vissuta e fucine di santità; potranno proseguire ad essere nella società 'fermento' e 'lievito' evangelico e contribuire a suscitare quel risveglio spirituale che tutti auspichiamo".


Il Papa ha poi incoraggiato le Confraternite a curare la “formazione spirituale” e di “tendere alla santità”, seguendo gli esempi di autentica perfezione cristiana. Non pochi dei vostri confratelli, ha detto, “con coraggio e grande fede, si sono contraddistinti, nel corso dei secoli come sinceri e generosi operai del Vangelo, talora sino al sacrificio della vita”. Oggi, ha concluso Benedetto XVI, “è ancor più necessario coltivare un vero slancio ascetico e missionario per affrontare le tante sfide dell’epoca moderna”.
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+PetaloNero+
Saturday, November 10, 2007 6:54 PM
Rinunce e nomine

Il Papa ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell’Eparchia di Hajdúdorog e dell’Esarcato Apostolico di Miskolc, presentata da mons. Szilard Keresztes, in conformità al canone 210 - paragrafi 1-2 del Codice dei Canoni delle Chiese Orientali.


In Tanzania, Benedetto XVI ha nominato vescovo di Musoma il sacerdote Michael George Mabuga Msonganzila, direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie in Tanzania. Il neo presule, 51 anni, dopo aver frequentato il Seminario minore di Nyegezi, ha studiato Filosofia nel Seminario Maggiore St. Anthony di Ntungamo, e Teologia nel Seminario Maggiore St. Paul di Kipalapala. A Roma, ha studiato presso la Pontificia Università Urbaniana per il Dottorato in Diritto Canonico. Dopo l'ordinazione sacerdotale, ha ricoperto gli incarichi di docente di Seminario Minore, vicario Parrocchiale a Murutunguru, direttore delle Vocazioni, vicario episcopale per i Religiosi, consigliere dell’Università di Sant’Agostino, parroco di Malya, direttore Spirituale delle Suore Benedettine, Mwanza.

Il Papa ha nominato segretario della Congregazione per l'Educazione Cattolica mons. Jean-Louis Bruguès, Domenicano, finora vescovo di Angers, elevandolo in pari tempo alla dignità di arcivescovo.

In pari tempo, il Pontefice ha nominato segretario del Pontificio Consiglio per la Famiglia il sacerdote mons. Grzegorz Kaszak, del Clero dell'Arcidiocesi di Szczecin-Kamień, finora rettore del Pontificio Istituto Ecclesiastico Polacco in Roma.

Benedetto XVI ha nominato capi ufficio nella Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica padre Waldemar Barszcz, Terz'Ordine Regolare di S. Francesco, e Padre Leonello Leidi, Passionsita, Officiali del medesimo Dicastero.

Il Santo Padre ha nominato capo ufficio nel Pontificio Consiglio per la Famiglia padre Gianfranco Grieco, dei Francescani Minori Conventuali, finora redattore de "L’Osservatore Romano".
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+PetaloNero+
Saturday, November 10, 2007 6:55 PM
Costruire strade di comunione: è quanto chiede il Papa ai vescovi portoghesi, in visita ad Limina

La missione della Chiesa, l’itinerario tracciato dal Concilio Vaticano II, lo spirito del Giubileo sono stati alcuni dei temi toccati da Benedetto XVI nel discorso che ha rivolto stamani ai vescovi del Portogallo, in visita ad Limina. Il Papa, dopo aver ricordato che la strada da seguire non è priva di ostacoli, ha parlato di recenti iniziative promosse dalla Chiesa portoghese e “permeate dello spirito giubilare”. Il servizio di Amedeo Lomonaco:
“La Chiesa non deve parlare primariamente di sé stessa ma di Dio”. Con questa affermazione, il Papa ricorda la vera missione della Chiesa aggiungendo che l’evangelizzazione dipende dall’esistenza, o meno, dell’incontro con Gesù Cristo. Questo – ha spiegato Benedetto XVI - non vuol dire che non si deve tenere in considerazione l’ordinamento e la questione dell’attribuzione delle responsabilità nella Chiesa. Il Papa ha quindi affermato che si devono “costruire strade di comunione”: “bisogna cambiare lo stile organizzativo della comunità ecclesiale portoghese e la mentalità dei suoi membri” per avere una Chiesa in sintonia con il Concilio Vaticano II. Deve essere chiara – ha precisato – la “funzione del clero e del laicato”, partendo da un presupposto: “tutti siamo uno”. Riprendendo un passo dell’enciclica “Deus caritas est”, il Papa ha sottolineato, infatti, che si può appartenere a Cristo “soltanto in unione con tutti quelli che sono diventati o diventeranno suoi”…. divenendo “un solo corpo, fusi insieme in un’unica esistenza”. La Chiesa – ha spiegato - è questo corpo di Cristo che abbraccia l’umanità di tutti i tempi e di tutti i luoghi”. “Questa ecclesiologia di comunione” presente nel Concilio, alla quale la Chiesa portoghese si sente particolarmente interpellata sulla scia del Giubileo, è l’itinerario da seguire. Una strada – afferma il Papa - non priva di ostacoli: tra questi l’“orizzontalismo”, la “democratizzazione nell’attribuzione dei ministeri sacramentali”, l’equiparazione tra ordini conferiti e servizi dei ministri straordinari, la questione su chi sia il primo dei membri della comunità. Su quest’ultimo punto – ha detto il Papa – è inutile discutere perchè “il Signore ha già deciso che è l’ultimo”. Dopo aver indicato le vite dei Santi come modello di pensiero e di condotta, Benedetto XVI ha poi aggiunto che nelle recenti iniziative, promosse dalla Chiesa portoghese, rimane lo stesso clima e spirito del Giubileo: tra queste, il Santo Padre ha ricordato il censimento della pratica domenicale, il ritorno al cammino sinodale, l’incontro di movimenti e nuove comunità ecclesiali e il nuovo Concordato tra la Chiesa e lo Stato portoghese. Rievocando infine le celebrazioni, il mese scorso nel santuario di Fatima, in occasione dei 90 anni delle apparizioni della Vergine Maria ai tre pastorelli, il Papa ha detto di pensare a “Fatima come ad una scuola di fede”. Una scuola con “Maria come Maestra”.
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+PetaloNero+
Saturday, November 10, 2007 6:56 PM
Da Petrus

Al via la redazione del nuovo Lezionario per la Messa voluto da Benedetto XVI
CITTA’ DEL VATICANO - Un nuovo Lezionario per la Chiesa Italiana. I tre volumi che serviranno per la celebrazione della Messa in tutte le parrocchie sono gia' in stampa e il segretario della Cei, Monsignor Giuseppe Betori, sottolinea in una nota diffusa dal Servizio Informazione Religiosa come la nuova edizione sia "in continuita' con gli antichi libri liturgici per la proclamazione della Parola di Dio. Di essi eredita la preoccupazione di presentarsi in una forma nobile, ben curata, dignitosa, arricchita dalle opere del genio umano". "E' la prima volta - spiega la nota - che nella Chiesa Cattolica viene pubblicato un Lezionario con una rinnovata traduzione, dopo la pubblicazione dell'Istruzione 'Liturgiam authenticam', che detta i criteri per la traduzione nelle lingue moderne dei testi destinati alla liturgia. In seguito alla pubblicazione della Nova Vulgata si e' reso necessario rivedere la traduzione attualmente in uso sulla base dei testi originali. E' stata un'occasione - chiarisce Betori - per eliminare sviste e per proporre una traduzione piu' fedele e al tempo stesso di piu' facile ascolto". Come si ricordera', nel suo libro "Gesu' di Nazaret", Papa Benedetto aveva espresso qualche riserva sulla precedente traduzione della Cei, che ad esempio, scriveva il Pontefice, "addolcisce" lo spavento suscitato nel popolo dall'insegnamento di Gesu' "usando il vocabolo stupore". La pubblicazione del nuovo Lezionario, informa ancora il Sir, "sara' completata entro il 2008" e comprende con i volumi relativi agli anni liturgici A, B e C, altri sei volumi. Uno per Avvento, Natale, Quaresima, Pasqua; uno per il Tempo ordinario, anno I; uno per il Tempo ordinario, anno II. E infine gli ultimi tre volumi riguarderanno le letture per la celebrazione delle feste e delle memorie dei Santi, quelle per le Messe rituali (celebrazione dei Sacramenti), per le Messe "ad diversa" e votive (ad esempio: per la pace e la giustizia, per la Chiesa, per il ringraziamento). Il lavoro compiuto per arrivare al nuovo Lezionario ha avuto inizio con l'Assemblea generale della Cei del maggio 2002. In quell'occasione e' stata infatti approvata la nuova traduzione della Bibbia per l'uso liturgico, che ha sostituito quella in uso dal 1974. Negli anni successivi, l'Ufficio liturgico nazionale si e' dedicato alla compilazione del Lezionario, utilizzando la nuova traduzione. Il libro liturgico preparato e' stato, quindi, inviato al dicastero della Santa Sede per ottenere la prescritta "recognitio" del testo. L'iter per la conferma della traduzione si e' concluso il 12 luglio 2006 con il Decreto di approvazione. "La Cei - rileva il Sir - e' la prima Conferenza episcopale ad aver coinvolto artisti italiani che hanno realizzato 87 opere inedite appositamente per il Lezionario". Questa e' un'"altra novita'" che emerge dalla pubblicazione della nuova edizione del Lezionario liturgico. Ogni volume, informa la Cei, e' corredato "da riproduzione di opere appositamente realizzate da artisti italiani contemporanei che illustrano le pagine bibliche piu' significative dei vari tempi dell'anno liturgico". Il progetto e il coordinamento sono stati affidati a Mariano Apa, Giuseppe Billi, Andrea dall'Asta, Crispino Valenziano. "Al termine del progetto che comprende complessivamente nove volumi, si avra' - conclude la nota - una significativa pinacoteca di arte sacra contemporanea con la caratteristica peculiare di presentare opere ispirate direttamente al testo della Sacra Scrittura utilizzato nella liturgia".
+PetaloNero+
Saturday, November 10, 2007 11:41 PM
Da Petrus

Il Papa incontra i Vescovi del Portogallo: "Il Concilio non ha mutato l'organizzazione gerarchica"
CITTA’ DEL VATICANO - ''L'orizzontalismo, la democratizzazione nell'attribuzione dei ministeri sacramentali, l'equiparazione tra ordini conferiti e servizi dei ministri straordinari'' sono i rischi dai quali Benedetto XVI ha voluto mettere in guardia la Chiesa del Portogallo. Per essere in sintonia con il Concilio Vaticano II, ''bisogna cambiare lo stile organizzativo della comunita' ecclesiale e la mentalita' dei suoi membri'', ma devono essere chiare, ha precisato, la ''funzione del clero e quella del laicato'', che restano distinte. E' stato questo il messaggio affidato ai vescovi portoghesi ricevuti in ''visita ad limina''. ''L'ecclesiologia di comunione' presente nel Concilio, alla quale la Chiesa portoghese si sente particolarmente interpellata sulla scia del Giubileo, e' l'itinerario da seguire ma - ha osservato il Papa - rappresenta una strada non priva di ostacoli''. Tra questi, il Pontefice ha citato accanto alla confusione tra Gerarchia e laicato anche la conseguente divisione per stabilire ''chi sia il primo dei membri della comunita''', un punto sul quale ha ricordato si e' gia' espresso il Vangelo e dunque ''e' inutile discuterne perche' il Signore ha gia' deciso che ad essere primo e' l'ultimo''. Per Papa Benedetto, del resto, si puo' appartenere a Cristo ''soltanto in unione con tutti quelli che sono diventati o diventeranno suoi, divenendo un solo corpo, fusi insieme in un'unica esistenza''. La Chiesa, ha sottolineato, ''e' questo corpo di Cristo che abbraccia l'umanita' di tutti i tempi e di tutti i luoghi''. Dunque, ''la Chiesa non deve parlare primariamente di se' stessa ma di Dio'', non perdendo mai di vista che ''l'evangelizzazione dipende dall'esistenza, o meno, dell'incontro con Gesu' Cristo''. ''Questo non vuol dire - ha scandito pero' Benedetto XVI - che non si deve tenere in considerazione l'ordinamento e la questione dell'attribuzione delle responsabilita' nella Chiesa'', ma piuttosto significa che ''si devono costruire strade di comunione''. In proposito il Papa ha indicato le vite dei Santi come modello di pensiero e di condotta, rilevando che nelle recenti iniziative, promosse dalla Chiesa portoghese, rimane lo stesso clima e spirito del Giubileo: tra queste, il Santo Padre ha ricordato il censimento della pratica domenicale, il ritorno al cammino sinodale, l'incontro di movimenti e nuove comunita' ecclesiali e il nuovo Concordato tra la Chiesa e lo Stato portoghese. Infine Papa Ratzinger ha rievocato le celebrazioni, il mese scorso nel santuario di Fatima, in occasione dei 90 anni delle apparizioni della Vergine Maria ai tre pastorelli, invitando a pensare a ''Fatima come ad una scuola di fede'' con ''Maria come Maestra''.
+PetaloNero+
Saturday, November 10, 2007 11:41 PM
Da Petrus

Giro di nomine in Vaticano
CITTA’ DEL VATICANO - Il teologo domenicano francese Jean Louis Brugues, vescovo di Angers, e' il nuovo segretario della Congregazione per l'Educazione Cattolica. Lo ha nominato il Papa in sostituzione di Monsignor Michael Miller, tornato in Canada lo scorso giugno come arcivescovo di Vancouver. Papa Benedetto ha nominato anche il sacerdote Grzegorz Kaszak, attuale rettore del Pontificio Istututo Ecclesiastico Polacco, segretario del Pontificio Consiglio per la Famiglia. Tra le nomine anche due capi uffici della Congregazione per i religiosi: il polacco Wlademar Barszecz dell Terz'Ordine regolare di San Francesco e l'italiano Leonello Leidi dei passionisti. Il conventuale Gianfranco Grieco, infine, lascia la redazione dell'Osservatore Romano per approdare al dicastero della Famiglia, anche lui come capo ufficio.
+PetaloNero+
Saturday, November 10, 2007 11:42 PM
Da Petrus

L'incontro di Benedetto XVI con le Confraternite: “In Italia ancora sacche di povertà, c'è bisogno di continua solidarietà”
CITTA’ DEL VATICANO - In Italia, come nel lontano passato, esistono ancora ''sacche di poverta''' e c'e' dunque ''molto da fare nel campo della solidarieta' ''. Lo ha detto Benedetto XVI incontrando in piazza San Pietro, le confraternite italiane, antiche associazioni cattoliche nate nel Medioevo per affiancare l'attivita' del clero nei feudi e nelle signorie, e tuttora impegnate nel territorio nazionale in opere di di assistenza e carita'. Accolto con entusiasmo da circa 40mila persone in piazza San Pietro, in un tripudio di colori, di mantelli, stendardi, musiche d'organo e rullio di tamburi, Papa Benedetto ha anche incoraggiato i presenti a nuovi sforzi di evangelizzazione: ''Nella stagione di grandi cambiamenti che stiamo attraversando, la Chiesa in Italia ha bisogno anche di voi, cari amici'', ha affermato. ''Fin dalle origini - ha ricordato il Pontefice nei suoi saluti - le vostre Confraternite si sono distinte per le loro tipiche forme di pieta' popolare, coinvolgendo in questa gara di generoso aiuto ai bisognosi numerosi volontari di ogni ceto sociale''. Benedetto XVI ha spiegato come le confraternite siano sorte nei primi secoli dello scorso millennio, quando non esistevano ''forme strutturate di assistenza pubblica che garantissero interventi sociali e sanitari per le fasce piu' deboli della carita'''. ''Una tale situazione - ha spiegato Benedetto XVI - e' andata perdurando nei secoli successivi sino, potremmo dire, ai nostri giorni quando, pur essendo cresciuto il benessere economico, non sono tuttavia scomparse le sacche di poverta' e quindi, oggi come in passato, c'e' ancora molto da fare nel campo della solidarietà''.
+PetaloNero+
Sunday, November 11, 2007 3:06 PM
Il Papa sulla Giornata del Ringraziamento: gli agricoltori sono custodi dell'ambiente e del suo patrimonio culturale. A Lecce, le celebrazioni della Chiesa italiana

“La Terra non è un luogo da saccheggiare, ma un giardino da custodire”: lo affermano i vescovi italiani per l’odierna Giornata nazionale del Ringraziamento, ricordata all'Angelus da Benedetto XVI. Le celebrazioni principali dell’evento si sono svolte a Lecce, in Puglia e sono culminate con la liturgia eucaristica presieduta in cattedrale dall’arcivescovo, Cosmo Francesco Ruppi. Nel messaggio annuale, la Commissione episcopale per i Problemi sociali e il lavoro ha invitato le comunità cristiane a rendere grazie al Signore per i doni del Creato, ma anche ad interrogarsi sulla destinazione di tali beni. Massimiliano Menichetti.

Ringraziare Dio per doni della Terra, impegnarsi a lottare per sconfiggere la fame nel mondo, la sete. Adoperarsi affinché le generazioni future possano godere delle meraviglie del Creato e non vivere in un mondo inquinato e depredato. Si può riassumere così il senso del tema scelto per quest’anno per la Giornata nazionale del Ringraziamento “Custodi di un territorio amato e servito”. Nel Messaggio per la Giornata, reso noto l’11 luglio di quest’anno, i vescovi hanno rimarcato che “occorre il coraggio di promuovere stili di vita, modelli di produzione e consumo improntati al rispetto del creato e alle reali esigenze di progresso sostenibile” e la forza di “riscoprire la sobrietà, che estirpi dal cuore dell’uomo la brama di possedere”. Mons. Paolo Tarchi direttore dell'Ufficio Cei per i problemi sociali e il lavoro:


R. - Il messaggio riprende un passaggio molto forte, efficace, di Papa Benedetto XVI nel discorso svolto al corpo diplomatico nel gennaio scorso, dove parlava di scandalo della fame che tende ad aggravarsi, inaccettabile in un mondo che dispone di molti beni e di molte conoscenze. I vescovi rilanciano questo grido d’allarme. E’ chiaro che si impone sempre di più un processo di riflessione culturale, che metta giustizia dentro un mondo che vede una parte del pianeta - il 20 per cento - usufruire dell’80 per cento delle risorse del mondo. E’ necessaria una riflessione molto seria e che si cambi questo modello di sviluppo che privilegia alcuni, ma penalizza la stragrande maggioranza degli abitanti del pianeta.


D. - Si riferisce anche al cambiamento delle politiche economiche dei vari Paesi?


R. - Io credo che una riflessione su uno sviluppo sostenibile, anche da un punto di vista economico, debba porsi seriamente. Pensiamo ad alcuni programmi che non sono stati realizzati, come quello della riduzione della povertà del 50 per cento nel 2015 e gli otto punti del “Millennium Goals”. C’è, quindi, un ritardo della comunità internazionale che, attraverso questo messaggio dei vescovi al mondo rurale, in qualche modo, viene ripreso e riproposto come un’emergenza, un’esigenza, che poi va ad incrociare anche altre esigenze: la mobilità, l’immigrazione e tutta una serie di problemi nuovi con cui oggi il nostro Paese si deve confrontare.


I vescovi dunque ribadiscono la necessità di non abusare della terra: di evitare l’inutile, il superfluo, l’effimero a vantaggio della redistribuzione delle risorse. Ma cosa significa questa giornata per chi trae dalla terra il sostentamento quotidiano? Sergio Marini presidente di Coldiretti:


R. - Per noi ha un significato storico, perchè è dal 1951 che abbiamo avviato questa giornata. E’ un momento chiaramente di ringraziamento per l’annata agraria, che l’11 novembre si chiude, ed anche un auspicio rispetto all’annata che sta cominciando. Naturalmente, è anche qualcosa di più. Per cui vogliamo sensibilizzare non solo il sistema delle imprese, ma anche i cittadini, perchè trovino un momento per confrontarsi sui grandi temi che oggi riguardano il mondo agricolo e l’umanità nel suo complesso: i temi della tutela dell’ambiente, i temi della fame, della sicurezza alimentare, quindi i grandi temi del mondo che, comunque, in tutta Italia, riproponiamo nella giornata del ringraziamento.


D. - I vescovi ribadiscono: la terra non è un luogo da saccheggiare, ma un giardino da custodire...


R. - Questo è anche nel nostro pensiero, nel nostro modo di fare. Noi rappresentiamo soprattutto le imprese familiari, imprese che hanno molto a cuore il mantenimento del territorio, dell’ambiente, della fertilità dei suoli. La terra è sicuramente un dono di Dio che ci viene messo a disposizione per soddisfare i nostri bisogni, ma anche con l’obiettivo forte di arricchirlo, pensando a quelle che sono poi le generazioni future. Rispetto a questo, bisogna fare ancora molta strada nel mondo, perchè non tutti la pensano così.


D. - Vi incontrate a livello internazionale con altri produttori per promuovere un’agricoltura rispettosa del Creato?


R. - Noi abbiamo contatti con moltissime realtà internazionali e su questi temi cerchiamo anche di mettere in piedi delle iniziative. Per esempio, la nostra azione per un’agricoltura identitaria, legata al territorio, dove ogni territorio del mondo possa esprimere ed esaltare le sue potenzialità, è una politica, un’impostazione che stiamo portando avanti insieme ad altri. Questi ragionamenti non li facciamo da soli, ma cerchiamo di allargarli e di farne partecipi tutte le popolazioni, non solo europee, ma anche mondiali, soprattutto dell’Africa e dell’Asia.
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+PetaloNero+
Sunday, November 11, 2007 3:09 PM
Benedetto XVI all'Angelus: il mondo ha bisogno di una solidarietà condivisa e globale per vivere in pace. Appello del Papa per il Libano: il nuovo capo di Stato sia espressione di tutti i cittadini

Creare un “modello mondiale di autentica solidarietà” per dare dignità all’uomo e dunque avere pace e giustizia nel mondo. L’antico e celebre gesto di carità di San Martino di Tours, celebrato oggi dalla Chiesa, ha fornito a Benedetto XVI lo spunto per ricordare all’Angelus l’importanza della solidarietà. Il Papa l’ha invocata, insieme con la tutela dell’ambiente, per l’odierna Giornata del Ringraziamento e l’ha invocata anche - insieme con la “passione per il bene comune” - in favore dei libanesi che si apprestano al delicato passaggio isituzionale dell’elezione del nuovo capo dello Stato. Il servizio di Alessandro De Carolis:


La solidarietà è una chiave risolutiva che apre le porte del cuore. Estesa e condivisa su scala mondiale, contribusice a sciogliere i nodi in politica, se declinata nel senso del rifiuto di partigianerie senza scupoli. Favorisce la giustizia nella distribuzione dei beni naturali, disinnescando la violenza di chi è schiacciato dalla miseria. Allarga l’orizzonte di chi trae frutti dalla terra, insegnandogli a rispettarla prima ancora che a sfruttarla. C’è tutto questo nel cuore di Benedetto XVI e il Papa lo comunica alle migliaia di fedeli che a mezzogiorno lo vedono apparire alla finestra del suo studio che affaccia su Piazza San Pietro. Il suo primo appello dopo la preghiera mariana è per il Libano. L’Assemblea nazionale, ha osservato Benedetto XVI, “sarà chiamata prossimamente a eleggere il nuovo capo dello Stato”. E “come dimostrano le numerose iniziative di questi giorni", ha aggiunto:


“Si tratta di un passaggio cruciale, dal quale dipende la stessa sopravvivenza del Libano e delle sue istituzioni. Faccio mie le preoccupazioni espresse recentemente dal Patriarca maronita, Sua Beatitudine il Cardinale Nasrallah Sfeir, e il suo auspicio affinché nel nuovo Presidente possano riconoscersi tutti i Libanesi. Supplichiamo insieme Nostra Signora del Libano, perché ispiri a tutte le parti interessate il necessario distacco dagli interessi personali e una vera passione per il bene comune”.


Un’analoga passione fu quella che 1700 anni fa spinse un soldato dell’antica Pannonia, Martino, a intendere e vivere in modo fuori del comune la propria carriera militare. Fu il cristianesimo, ha ricordato il Papa, a renderlo “rispettoso e comprensivo verso tutti”, a trattare il suo inserviente “come un fratello”, a “evitare i divertimenti volgari”. E a spingerlo a quel gesto - offrire la metà del proprio mantello a un povero intirizzito - che lo ha reso uno dei Santi “più venerati d’Europa”. Quel gesto, ha affermato il Papa, ha una sua precisa logica:


“E’ la logica della condivisione, con cui si esprime in modo autentico l’amore per il prossimo. Ci aiuti san Martino a comprendere che soltanto attraverso un comune impegno di condivisione, è possibile rispondere alla grande sfida del nostro tempo: quella cioè di costruire un mondo di pace e di giustizia, in cui ogni uomo possa vivere con dignità. Questo può avvenire se prevale un modello mondiale di autentica solidarietà, in grado di assicurare a tutti gli abitanti del pianeta il cibo, l’acqua, le cure mediche necessarie, ma anche il lavoro e le risorse energetiche, come pure i beni culturali, il sapere scientifico e tecnologico”.


E il cibo e l’acqua sono le risorse basilari prodotte dalla terra, oggi al centro della Giornata del ringraziamento celebrata in Italia sul tema “Custodi di un territorio amato e servito”. Anche in questo caso, il Papa ha invitato a un atteggiamento di rispetto:


“Ai nostri giorni, infatti, gli agricoltori sono non soltanto produttori di beni essenziali, ma anche custodi dell’ambiente naturale e del suo patrimonio culturale. Perciò, mentre rendiamo grazie a Dio per i doni del creato, preghiamo perché i lavoratori della terra possano vivere e operare in serenità e prosperità e prendersi cura dell’ambiente, per il bene di tutti”.

Tra i saluti del dopo Angelus, Benedetto XVI ha ricordato in italiano e spagnolo la Beatificazione di Zeffirino Namuncurá, il giovane indio Salesiano che morì in odore di santità all’età di 18 anni e che alle 11, ora locale, sarà elevato agli onori degli altari dal cardinale segretario di Stato, Tarcisio Bertone. Quindi, il Papa ha incoraggiato i partecipanti al convegno della Confederazione italiana dei Consultori familiari, di ispirazione cristiana, “a proseguire nella preziosa opera che da 30 anni svolgono a servizio delle famiglie”.
www.radiovaticana.org


DA PETRUS

Angelus, Benedetto XVI ricorda la figura di San Martino di Tours: “E’ una grande sfida costruire pace e giustizia con la solidarietà”
CITTA’ DEL VATICANO - ''Soltanto attraverso un comune impegno di condivisione, e' possibile rispondere alla grande sfida del nostro tempo: quella cioe' di costruire un mondo di pace e di giustizia, in cui ogni uomo possa vivere con dignità''. Lo ha detto Benedetto XVI prima dell'Angelus. ''Questo puo' avvenire - ha spiegato - se prevale un modello mondiale di autentica solidarieta', in grado di assicurare a tutti gli abitanti del pianeta il cibo, l'acqua, le cure mediche necessarie, ma anche il lavoro e le risorse energetiche, come pure i beni culturali, il sapere scientifico e tecnologico''. Il Papa ha preso spunto dall'odierna festa di San Martino di Tours, ''uno dei Santi piu' celebri e venerati d'Europa''. ''San Martino - ha ricordato - e' famoso soprattutto per un atto di carita' fraterna: ancora giovane soldato, incontro' per la strada un povero intirizzito e tremante per il freddo, prese allora il proprio mantello e, tagliatolo in due con la spada, ne diede meta' a quell'uomo e la notte gli apparve in sogno Gesu', sorridente, avvolto in quello stesso mantello''. ''Cari fratelli e sorelle - ha spiegato il Pontefice - il gesto caritatevole di San Martino si iscrive nella stessa logica che spinse Gesu' a moltiplicare i pani per le folle affamate, ma soprattutto a lasciare se stesso in cibo all'umanita' nell'Eucaristia, Segno supremo dell'amore di Dio, 'Sacramentum caritatis'. E' la logica della condivisione, con cui si esprime in modo autentico l'amore per il prossimo. La Vergine Maria - ha concluso - aiuti tutti i cristiani ad essere, come san Martino, testimoni generosi del Vangelo della carita' e infaticabili costruttori di condivisione solidale''. ''Nato da genitori pagani in Pannonia nel quarto secolo, San Martino - ha ricordato il Papa - ancora adolescente incontro' il cristianesimo e, superando molte difficolta', si iscrisse tra i catecumeni per prepararsi al battesimo. Avviato dal padre alla carriera militare, nell'esercito diede testimonianza del suo nuovo genere di vita: rispettoso e comprensivo verso tutti, trattava il suo inserviente come un fratello, ed evitava i divertimenti volgari. A Poitiers, in Francia, scelse la vita monastica e diede origine, con alcuni discepoli, al piu' antico monastero conosciuto in Europa, a Liguge' e circa dieci anni piu' tardi, i cristiani di Tours, rimasti senza pastore, lo acclamarono loro vescovo. Da allora si dedico' con ardente zelo all'evangelizzazione delle campagne e alla formazione del clero''.


Il saluto del Santo Padre ai fedeli accorsi in Vaticano per la preghiera dell'Angelus
CITTA’ DEL VATICANO - Tra i gruppi presenti in piazza San Pietro per il tradizionale Angelus domenicale, Benedetto XVI ha salutato i partecipanti al convegno della Confederazione italiana dei Consultori familiari di ispirazione cristiana, incoraggiandoli 'a proseguire nella preziosa opera che da 30 anni svolgono a servizio delle famiglie', e la comunita' argentina di Roma in occasione della beatificazione di Zeffirino Namuncura', che avra' luogo in queste ore a Chimpay, in Argentina, dove la celebrazione sara' presieduta dal Cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato. Infine rivolgendosi ai polacchi, ha ricordato che in Polonia si celebra la Festa dell'Indipendenza. ''In questa circostanza - sono state le parole del Papa - desidero ripetere l'augurio che ho formulato alla fine del mio pellegrinaggio in Polonia un anno fa: 'Vigilate, state saldi nella fede, siate uomini. Tutto si faccia tra voi nella carità''.


L'appello del Papa: "Gli agricoltori siano custodi dell'ambiente"
CITTA’ DEL VATICANO - ''Ai nostri giorni gli agricoltori sono non soltanto produttori di beni essenziali, ma anche custodi dell'ambiente naturale e del suo patrimonio culturale''. Lo ha affermato il Papa Benedetto XVI dopo la preghiera dell'Angelus, ricordando la Giornata del Ringraziamento, che ha per tema ''Custodi di un territorio amato e servito''. ''Mentre rendiamo grazie a Dio per i doni del creato, preghiamo - ha chiesto il Papa ai fedeli presenti in piazza San Pietro - perche' i lavoratori della terra possano vivere e operare in serenita' e prosperita' e prendersi cura dell'ambiente, per il bene di tutti''.


Libano, il monito del Pontefice: "Si elegga un Presidente di tutti"
CITTA’ DEL VATICANO - Un appello e' stato lanciato dal Papa ''affinche' nel nuovo Presidente del Libano possano riconoscersi tutti i Libanesi''. ''Supplichiamo insieme Nostra Signora del Libano - ha detto Benedetto XVI dopo la preghiera dell'Angelus - perche' ispiri a tutte le parti interessate il necessario distacco dagli interessi personali e una vera passione per il bene comune''. ''L'Assemblea Nazionale libanese - ha ricordato il Pontefice ai fedeli presenti in piazza San Pietro - sara' prossimamente chiamata ad eleggere il nuovo Capo dello Stato'''. Secondo Papa Benedetto XVI, ''come dimostrano le numerose iniziative intraprese in questi giorni, si tratta di un passaggio cruciale, dal quale dipende la stessa sopravvivenza del Libano e delle sue istituzioni. Faccio mie - ha concluso - le preoccupazioni espresse recentemente dal Patriarca maronita, Sua Beatitudine il Cardinale Nasrallah Sfeir''. Da mesi il Parlamento libanese non riesce a trovare un accordo sul nome del nuovo presidente che dovra' prendere il posto dell'attuale capo di Stato, il filo-siriano Emile Lahud (cristiano-maronita), il cui mandato scade il prossimo 23 novembre. Dopo una serie di rinvii, l'assemblea nazionale (spaccata tra maggioranza anti- siriana da un lato e sostenitori degli hezbollah e della alleanza con Damasco dall'altro) e' stata riconvocata per il 21 novembre, a sole 48 ore dalla scadenza della presidenza Lahud. Se per quella data, come ha osservato lo stesso Benedetto XVI, le parti in causa non riusciranno a trovare una convergenza su un nome che rappresenti tutto il Paese, il Libano rischia di precipitare in una voragine oscura e di mettere a repentaglio la sua stessa sopravvivenza. L'appello del Papa si rivolge in particolare ai cristiani maroniti libanesi, divisi anch'essi al loro interno e schierati con forze opposte tra loro: da un lato infatti l'ex comandante cristiano dell'esercito Michel Aoun fa parte dell'opposizione ed e' alleato del movimento sciita Hezbollah (appoggiato da Siria e Iran), mentre l'ex presidente Amin Gemayel e il leader delle forze libanesi Samir Geagea, anche loro maroniti cristiani, sono invece tra i pilastri della maggioranza antisiriana che sostiene l'attuale premier Fuad Seniora. In mezzo, il Patriarca-Cardinale Sfeir, il quale sta cercando una difficile mediazione tra le parti e i suoi stessi fedeli. I cristiani maroniti, appartenenti una chiesa autoctona antica di rito orientale che si e' riunificata a Roma, rappresentano circa il 30% di una popolazione libanese attestata sui 4 milioni di persone. Prima della guerra civile degli anni ‘80, costituivano la maggioranza del Paese.
+PetaloNero+
Sunday, November 11, 2007 4:49 PM
Il papa: un mondo di pace e giustizia è la grande sfida del nostro tempo

di Alessandro Renzo e Mattia Bianchi

Ogni uomo deve poter vivere con dignità, serve un modello mondiale di autentica solidarietà perchè tutti abbiano cibo, acqua, cure mediche e lavoro. Da Benedetto XVI all'Angelus un appello per la concordia nazionale in Libano.

Le parole del Santo Padre all'Angelus Domini nella Domenica XXXII del Tempo ordinario, 11 novembre 2007
L’amore per il prossimo si esprime nella logica della condivisione: costruire un mondo di pace e di giustizia in cui ogni uomo possa vivere con dignità è la grande sfida del nostro tempo. Il papa all’angelus chiede un modello mondiale di autentica solidarietà, in grado di assicurare a tutti gli abitanti del pianeta il cibo, l’acqua, le cure mediche necessarie, ma anche il lavoro e le risorse energetiche, come pure i beni culturali, il sapere scientifico e tecnologico. Poi un appello per la concordia in Libano, con l’auspicio che nel nuovo capo dello stato, di prossima nomina, possano riconoscersi tutti i cittadini di quel paese.

Riportiamo di seguito il testo integrale delle parole del Santo Padre prima della recita dell'Angelus Domini

Cari fratelli e sorelle! La Chiesa ricorda oggi, 11 novembre, san Martino, Vescovo di Tours, uno dei santi più celebri e venerati d’Europa. Nato da genitori pagani in Pannonia, l’attuale Ungheria, intorno al 316, fu indirizzato dal padre alla carriera militare. Ancora adolescente, Martino incontrò il Cristianesimo e, superando molte difficoltà, si iscrisse tra i catecumeni per prepararsi al Battesimo. Ricevette il Sacramento intorno ai vent’anni, ma dovette ancora a lungo rimanere nell’esercito, dove diede testimonianza del suo nuovo genere di vita: rispettoso e comprensivo verso tutti, trattava il suo inserviente come un fratello, ed evitava i divertimenti volgari. Congedatosi dal servizio militare, si recò a Poitiers, in Francia, presso il santo Vescovo Ilario. Da lui ordinato diacono e presbitero, scelse la vita monastica e diede origine, con alcuni discepoli, al più antico monastero conosciuto in Europa, a Ligugé. Circa dieci anni più tardi, i cristiani di Tours, rimasti senza Pastore, lo acclamarono loro Vescovo. Da allora Martino si dedicò con ardente zelo all’evangelizzazione delle campagne e alla formazione del clero. Anche se a lui vengono attribuiti molti miracoli, san Martino è famoso soprattutto per un atto di carità fraterna. Ancora giovane soldato, incontrò per la strada un povero intirizzito e tremante per il freddo. Prese allora il proprio mantello e, tagliatolo in due con la spada, ne diede metà a quell’uomo. La notte gli apparve in sogno Gesù, sorridente, avvolto in quello stesso mantello. Cari fratelli e sorelle, il gesto caritatevole di san Martino si iscrive nella stessa logica che spinse Gesù a moltiplicare i pani per le folle affamate, ma soprattutto a lasciare se stesso in cibo all’umanità nell’Eucaristia, Segno supremo dell’amore di Dio, Sacramentum caritatis. E’ la logica della condivisione, con cui si esprime in modo autentico l’amore per il prossimo. Ci aiuti san Martino a comprendere che soltanto attraverso un comune impegno di condivisione, è possibile rispondere alla grande sfida del nostro tempo: quella cioè di costruire un mondo di pace e di giustizia, in cui ogni uomo possa vivere con dignità. Questo può avvenire se prevale un modello mondiale di autentica solidarietà, in grado di assicurare a tutti gli abitanti del pianeta il cibo, l’acqua, le cure mediche necessarie, ma anche il lavoro e le risorse energetiche, come pure i beni culturali, il sapere scientifico e tecnologico. Ci rivolgiamo ora alla Vergine Maria, perché aiuti tutti i cristiani ad essere, come san Martino, testimoni generosi del Vangelo della carità e infaticabili costruttori di condivisione solidale.

Riportiamo di seguito il testo integrale dell'Appello per il Libano del Santo Padre dopo la recita dell'Angelus Domini

L’Assemblea Nazionale libanese sarà prossimamente chiamata ad eleggere il nuovo Capo dello Stato. Come dimostrano le numerose iniziative intraprese in questi giorni, si tratta di un passaggio cruciale, dal quale dipende la stessa sopravvivenza del Libano e delle sue istituzioni. Faccio mie le preoccupazioni espresse recentemente dal Patriarca maronita, Sua Beatitudine il Cardinale Nasrallah Sfeir, e il suo auspicio affinché nel nuovo Presidente possano riconoscersi tutti i Libanesi. Supplichiamo insieme Nostra Signora del Libano, perché ispiri a tutte le parti interessate il necessario distacco dagli interessi personali e una vera passione per il bene comune.

Riportiamo di seguito il testo integrale dei saluti del Santo Padre dopo la recita dell'Angelus Domini

Si celebra oggi in Italia la Giornata del Ringraziamento, che ha per tema: "Custodi di un territorio amato e servito". Ai nostri giorni, infatti, gli agricoltori sono non soltanto produttori di beni essenziali, ma anche custodi dell’ambiente naturale e del suo patrimonio culturale. Perciò, mentre rendiamo grazie a Dio per i doni del creato, preghiamo perché i lavoratori della terra possano vivere e operare in serenità e prosperità e prendersi cura dell’ambiente, per il bene di tutti.

Rivolgo un saluto speciale alla comunità argentina di Roma. Cari amici, siete venuti numerosi in occasione della beatificazione di Zeffirino Namuncurá, che avrà luogo oggi a Chimpay, in Argentina, dove la celebrazione sarà presieduta dal Cardinale Tarcisio Bertone, là recatosi a mio nome. Il Beato Zeffirino interceda per voi e per le vostre famiglie!

Chers pèlerins francophones, je vous salue cordialement. Les textes de la liturgie de ce jour nous invitent à accueillir le message du Christ, qui nous parle de l’éternité bienheureuse, à laquelle nous sommes appelés. Le bonheur qui nous est préparé nous invite à l’espérance et à une vie belle et bonne. Que le Seigneur et la Vierge Marie vous accompagnent sur votre route quotidienne. Avec ma Bénédiction apostolique.

I extend heartfelt greetings to the English-speaking visitors here today. At this time the Church remembers Saint Martin of Tours, the saintly monk and bishop who was moved with such great compassion for the sufferings of the poor. Recalling the occasion when he cut his cloak in two, and gave one half to a poor man, we resolve to follow his example by sharing what we have with those less fortunate than ourselves. Upon all of you, and upon your families and loved ones at home, I invoke God’s abundant blessings.

Mit Freude heiße ich alle deutschsprachigen Pilger und Besucher hier auf dem Petersplatz willkommen. Heute begrüße ich besonders die Pilgergruppen aus dem Erzbistum Freiburg. Die Schriftlesungen des heutigen Sonntags bestärken unseren Glauben an die Auferstehung der Toten und an das ewige Leben. Diese Gewißheit schenke uns die wahre Freiheit, in allen Lebenslagen den Willen Gottes zu erfüllen. Der Segen des Allmächtigen Gottes begleite und beschütze euch und eure Familien!

Saludo con afecto a los fieles de lengua española, de modo especial a las comunidades eclesiales de Argentina y a la presente delegación de ese querido País, así como a los miembros de la gran Familia Salesiana, que celebran hoy, con inmensa alegría, la beatificación del Venerable Siervo de Dios Ceferino Namuncurá. Damos gracias al Señor por el testimonio extraordinario de este joven estudiante de diecinueve años que, animado por su devoción a la Eucaristía y por su amor a Cristo, deseaba ser salesiano y sacerdote para mostrar el camino hacia el cielo a sus hermanos mapuches. Con su vida ilumina nuestro camino hacia la santidad, invitándonos a amar a nuestros hermanos con el amor con que Dios nos ama. Pidamos a María Auxiliadora que el ejemplo del nuevo Beato, produzca abundantes frutos de vida cristiana, principalmente entre los jóvenes. ¡Feliz domingo!

Srdečne pozdravujem grécko-katolíckych pútnikov zo Slovenska, z farností Slovinky a Kojšov. Bratia a sestry, prajem vám požehnaný pobyt vo Večnom meste, kde vydali svedectvo Kristovi toľkí mučeníci. S láskou žehnám vás i vaše rodiny. Sláva Isusu Christu! [Saluto cordialmente i pellegrini greco-cattolici provenienti dalla Slovacchia, dalle parrocchie Slovinky e Kojšov. Fratelli e sorelle, vi auguro un buon soggiorno nella Città eterna, dove tanti martiri hanno dato testimonianza a Cristo. Con affetto benedico voi e le vostre famiglie. Sia lodato Gesù Cristo!]

Pozdrawiam serdecznie Polaków. Dzisiaj w Polsce obchodzicie Święto Niepodległości. Z tej okazji pragnę powtórzyć życzenie, wypowiedziane rok temu na zakończenie pielgrzymki do waszej Ojczyzny: „Czuwajcie, trwajcie mocno w wierze, bądźcie mężni (...)! Wszystkie wasze sprawy niech dokonują się w miłości!" (1 Kor 16,13-14). Z serca Wam błogosławię. [Saluto cordialmente i Polacchi. Oggi in Polonia celebrate la Festa dell’Indipendenza. In questa circostanza desidero ripetere l’augurio che ho formulato alla fine del mio pellegrinaggio in Polonia un anno fa: "Vigilate, state saldi nella fede, siate uomini (...)! Tutto si faccia tra voi nella carità!" (1 Cor 16,13-14). Vi benedico di cuore.]

Saluto i pellegrini di lingua italiana, in particolare i partecipanti al convegno della Confederazione italiana dei Consultori familiari di ispirazione cristiana, incoraggiandoli a proseguire nella preziosa opera che da 30 anni svolgono a servizio delle famiglie. Saluto inoltre i fedeli provenienti da Bologna – tra cui un gruppo di donne polacche –, da Trieste, Morolo e Tecchiena; come pure i ragazzi di Montevarchi, di Empoli e del Mugello che hanno ricevuto la Cresima o ad essa si stanno preparando; l’Associazione sportiva "Aniene 80" e il VII Distretto del Panathlon International.

A tutti auguro una buona domenica.
www.korazym.org
Paparatzifan
Sunday, November 11, 2007 11:21 PM
Re:
+PetaloNero+, 11/11/2007 16:49:

Il papa: un mondo di pace e giustizia è la grande sfida del nostro tempo

Saludo con afecto a los fieles de lengua española, de modo especial a las comunidades eclesiales de Argentina y a la presente delegación de ese querido País, así como a los miembros de la gran Familia Salesiana, que celebran hoy, con inmensa alegría, la beatificación del Venerable Siervo de Dios Ceferino Namuncurá. Damos gracias al Señor por el testimonio extraordinario de este joven estudiante de diecinueve años que, animado por su devoción a la Eucaristía y por su amor a Cristo, deseaba ser salesiano y sacerdote para mostrar el camino hacia el cielo a sus hermanos mapuches. Con su vida ilumina nuestro camino hacia la santidad, invitándonos a amar a nuestros hermanos con el amor con que Dios nos ama. Pidamos a María Auxiliadora que el ejemplo del nuevo Beato, produzca abundantes frutos de vida cristiana, principalmente entre los jóvenes. ¡Feliz domingo!




Mi auguravo di poter sentire dalle labbra del Santo Padre quelle parole ma purtroppo la RAI International ha solo mandato in onda le parole in italiano. Peccato!!! Comunque ho visto qui ieri l'accoglienza che ha avuto il cardinale Bertone da parte del vicepresidente argentino ed oggi ho seguito, in parte, la beatificazione di Ceferino che ho registrato su una cassetta.

Mi unisco al ringraziamento di tutti gli argentini al Santo Padre per averci dato il beato Ceferino Namuncura' che tanta devozione riscuote qui!


+PetaloNero+
Monday, November 12, 2007 3:25 PM
Il ruolo dell’Indonesia nella lotta al terrorismo e nella promozione del dialogo interreligioso al centro del discorso del Papa al nuovo ambasciatore di Giacarta

La grave minaccia del terrorismo per la pace e l’unità dell’Indonesia e il ruolo di questo Paese multireligioso nello scacchiere internazionale: ne ha parlato il Papa stamane ricevendo le Lettere credenziali del nuovo ambasciatore indonesiano presso la Santa Sede, il signor Suprapto Martosemoto. Il servizio di Roberta Gisotti:
“Certamente, oggi - ha sottolineato Benedetto XVI - il fenomeno internazionale del terrorismo è una delle più gravi minacce all’amato ideale dell’unità nazionale” in Indonesia. Da qui l’apprezzamento per la condanna, ribadita dal Governo di Giacarta - di ogni violenza terroristica, “sotto qualsiasi pretesto accada, come attacco criminale che nel suo disprezzo per la vita umana e la libertà mina le fondamenta stesse della società”. “Questo in particolare è il caso in cui il nome di Dio venga invocato come giustificazione per tali atti” – ha rimarcato il Papa, aggiungendo che “la Chiesa, ad ogni livello nella fedeltà all’insegnamento del suo Maestro, inequivocabilmente condanna la manipolazione della religione per fini politici, sollecitando anche l’applicazione della legge umanitaria in ogni aspetto della lotta contro il terrorismo”.
Ha auspicato il Santo Padre che l’Indonesia, “Paese con la maggiore popolazione musulmana in tutto il mondo” - quasi il 90 per cento su 200 milioni di abitanti - entrato di recente tra i membri non permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, “giochi un ruolo importante e positivo nel promuovere la cooperazione interreligiosa, sia nei propri confini che nella comunità internazionale”. In tale ambito, “il dialogo, il rispetto per le convinzioni degli altri e la collaborazione nel servizio alla pace - ha osservato il Papa - sono i modi più certi per una sicura concordia sociale”. E, promettenti al riguardo sono “le crescenti istanze di cooperazione tra Cristiani e Musulmani in Indonesia, mirate in particolare alla prevenzione dei conflitti etnici e religiosi nella aree più agitate”. “Sebbene i cattolici siano una piccola minoranza” – sotto il 10 per cento – “essi desiderano partecipare pienamente alla vita della Nazione”, e se il loro diritto al libero esercizio della propria religione è garantito dalla Costituzione indonesiana “la protezione di questo fondamentale diritto umano – ha raccomandato Benedetto XVI - richiama una costante vigilanza da parte di tutti”.
www.radiovaticana.org


DA PETRUS

La doppia esortazione del Papa: "No alla manipolazione politica della religione e al terrorismo"
CITTA’ DEL VATICANO - La religione non puo' essere ''manipolata'' per fini politici e, in particolare, il nome di Dio ''non essere invocato per giustificare atti terroristici'': e' quanto ha ribadito Benedetto XVI, che ha ricevuto in Vaticano il nuovo ambasciatore indonesiano presso la Santa Sede, Suprapto Martosetomo. Il diplomatico, rappresentante della Nazione con la piu' numerosa popolazione di musulmani (238 milioni di persone), ha spiegato l'impegno del suo governo a combattere il terrorismo e il fanatismo religiosi e a promuovere il dialogo e la tolleranza tra le diverse fedi. Il Papa ha espresso apprezzamento per l'azione delle autorita' indonesiane: ''La Chiesa ad ogni livello, fedele agli insegnamenti del suo Maestro - ha osservato Benedetto XVI - condanna in maniera inequivocabile la manipolazione della religione per fini politici''. ''Questo - ha aggiunto - vale in particolar modo quando il Santo nome di Dio viene invocato per giustificare atti di terrorismo. Qualunque ne sia il pretesto, occorre condannare la violenza terroristica, come un'offesa criminale che, con il suo disprezzo per la vita umana e la liberta', mina le vere fondamenta della societa'''. "La Chiesa ad ogni livello, in fedelta' all'insegnamento del suo Magistero, condanna inequivocabilmente - ha proseguito Benedetto XVI - la manipolazione della religione per fini politici, esortando anche al rispetto delle leggi umanitarie ed internazionali in ogni aspetto della lotta contro il terrorismo". "L'Indonesia, Paese multi-religioso con la piu' numerosa popolazione musulmana del mondo, gioca - ha aggiunto il Pontefice - un importante e positivo ruolo nel promuovere la cooperazione interreligiosa, sia all'interno dei suoi confini che nella comunita' internazionale". "Il dialogo, il rispetto per le convinzioni degli altri, e la collaborazione nel servizio alla pace sono - ha concluso il Papa - il modo piu' sicuro per favorire la pace e la concordia sociale".
+PetaloNero+
Monday, November 12, 2007 3:26 PM
Il Papa riceve i cardinali Sodano e Re e l'arcivescovo Amato

Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina anche il cardinale Angelo Sodano, decano del Collegio Cardinalizio. Al termine dell’udienza, il porporato, nella sua veste di presidente della Commissione Cardinalizia di Vigilanza per l’Istituto per le Opere di Religione, ha presentato al Papa i nuovi dirigenti del medesimo Istituto: il sig. Paolo Cipriani, direttore generale ed il dott. Massimo Tulli, vice-direttore, accompagnati dal prof. Angelo Caloia, presidente del Consiglio di Sovrintendenza e dal prelato mons. Piero Pioppo.

Il Papa ha poi ricevuto il cardinale Giovanni Battista Re, prefetto della Congregazione per i Vescovi, e l’arcivescovo Angelo Amato, segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede.
www.radiovaticana.org


DA PETRUS

Presentati dal Cardinale Sodano al Pontefice i nuovi dirigenti dello Ior
CITTA’ DEL VATICANO - Nella sua veste di presidente della Commissione Cardinalizia di Vigilanza per l'Istituto per le Opere di Religione, il Cardinale Angelo Sodano ha presentato al Santo Padre Benedetto XVI il nuovo direttore generale dell'Istituto delle Opere Religiose (IOR), Paolo Cipriani, e il vice direttore generale, Massimo Tulli. Lo rende noto la Sala Stampa della Santa Sede precisando che all'incontro erano presenti anche il presidente dello Ior, Angelo Caloia, e il prelato, Monsignor Piero Pioppo.
+PetaloNero+
Monday, November 12, 2007 9:02 PM
Da Petrus

Presto Santo Monsignor Oscar Romero
CITTA’ DEL VATICANO - E' ''vicino alla conclusione'' il processo per il riconoscimento della santita' di Monsignor Oscar Arnulfo Romero, ucciso nel 1980 a San Salvador dagli squadroni della morte: lo ha annunciato il Vescovo di Terni, Monsignor Vincenzo Paglia, che di Romero e' postulatore della causa di canonizzazione. ''Che quello di Romero sia stato un martirio e' ormai stato accettato'', ha ribadito Monsignor Paglia, assistendo alla proiezione del film ''Romero'', di John Duigan, nell'ambito del Filmfestival Popoli e religioni, che si e' concluso a Terni (ha vinto la pellicola ''7 km da Gerusalemme'', di Claudio Malaponti). E' stato sempre Paglia a ricordare che Papa Benedetto XVI, in occasione del suo recente viaggio in Brasile, aveva sostenuto la causa di canonizzazione di Monsignor Romero.
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