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+PetaloNero+
Saturday, October 27, 2007 12:44 AM
Da Petrus

Il messaggio del Papa ai carismatici: "Fedeltà al Magistero e comunione con gli altri gruppi"
CITTA’ DEL VATICANO - ''Fedelta' al magistero e ricerca della comunione con gli altri gruppi ecclesiali'': sono queste le indicazioni di Papa Benedetto ai partecipanti al XII Convegno dei Gruppi italiani del Rinnovamento carismatico cattolico, inaugurato dalla celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo di Anagni-Alatri, Monsignor Lorenzo Loppa. Il messaggio a firma del Cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato, ricorda che i Gruppi italiani del Rinnovamento carismatico cattolico rappresentano una delle principali branche del movimento carismatico in Italia, assieme al Rinnovamento nello Spirito. Lo scopo fondamentale dell'Iniziativa di Comunione alla quale aderiscono circa 50 gruppi del rinnovamento in tutta Italia, e' quella di promuovere la comunione tra tutte le espressioni appartenenti a questa ''corrente spirituale'' suscitata dallo Spirito Santo. Al Convegno di Fiuggi sono presenti piu' di mille persone da tutta Italia, di ogni eta' e condizione sociale, tra responsabili e rappresentanti dei gruppi, per approfondire quest'anno il tema ''Egli vi battezzera' in Spirito Santo e fuoco''.

+PetaloNero+
Saturday, October 27, 2007 2:46 PM
E' necessario lavorare per la costruzione di un ordine interno e internazionale che promuova la convivenza pacifica: così il Papa al nuovo ambasciatore dell'Ecuador

Il Papa ha ricevuto stamani in udienza il nuovo ambasciatore dell'Ecuador presso la Santa Sede, Fausto Cordovez Chiriboga, che ha presentato le lettere credenziali al Santo Padre. Citando la Costituzione pastorale Gaudium et Spes, Benedetto XVI ha ribadito che “la Chiesa cattolica, con il suo ministero pastorale, e in virtù della sua missione e della sua natura, non è legata ad alcuna particolare forma di cultura umana, sistema politico, economico, o sociale”. Il servizio di Amedeo Lomonaco:

La Chiesa – ha affermato il Papa - “offre un importante contributo per il bene comune” dell’Ecuador e da questo deriva “la necessità di promuovere e rinforzare l’ambito di libertà” che le hanno riconosciuto i testi costituzionali del Paese. Per questo – ha sottolineato il Santo Padre – è da augurarsi che il nuovo ordinamento costituzionale contempli le più ampie garanzie per la libertà religiosa degli ecuadoriani. Benedetto XVI ha detto quindi che “l’umanità si trova oggi di fronte a nuovi scenari di libertà e speranza, turbati da situazioni politiche instabili e da conseguenze provocate da strutture sociali deboli”. Si va inoltre rafforzando, sempre di più, l’interdipendenza tra Stati. E’ quindi necessario e urgente – ha osservato il Papa – “lavorare per la costruzione di un ordine interno e internazionale che promuova la convivenza pacifica, la cooperazione, il rispetto dei diritti umani” e il riconoscimento dell’inviolabile dignità della persona. In questo senso, “pensando ai numerosi ecuadoriani che emigrano in altri Paesi,” cercando un futuro migliore per se stessi e per i loro familiari, non possiamo dimenticare – ha affermato il Papa - che “l’amore, Caritas, sarà sempre necessario”. Riprendendo l’Enciclica Deus caritas est, Benedetto XVI ha ricordato poi che coloro che “disconoscono l’amore disattendono l’uomo in quanto uomo”. Per questo va costruito uno Stato non che regoli e domini tutto. “Ciò che occorre – ha detto il Papa citando ancora un passo della sua Enciclica – è uno Stato che generosamente riconosca e sostenga, in accordo con il principio di sussidiarietà, le iniziative che sorgono dalle forze sociali”. D’altronde – ha spiegato Benedetto XVI – “un governo democratico deve alimentare una cultura di rispetto e uguaglianza orientata a servire tutto il popolo”. Per questo – ha detto il Santo Padre – il governo dell’Ecuador ha manifestato “la sua decisa volontà di rispondere alle necessità dei più poveri, ispirandosi alla Dottrina Sociale della Chiesa”. Rivolgendosi al Papa, l’ambasciatore dell’Ecuador ha detto infine che il popolo dell’Ecuador è profondamente cristiano e cattolico; viviamo tremende contraddizioni – ha concluso il diplomatico – dentro le quali la nostra fede deve costituire un vero baluardo per affrontare con i nostri fermi principi e la nostra vocazione cristiana, “gli attacchi che cercano di erodere nelle fondamenta le nostre tradizioni cristiane”.
www.radiovaticana.org


DA PETRUS

Ecuador, il Santo Padre: "Tutti i cittadini godano di giuste condizioni di vita"
CITTA’ DEL VATICANO - "La liberta' di azione della Chiesa rappresenta un diritto inalienabile, ed e' la condizione irrinunciabile per svolgere la sua missione tra il popolo, anche in circostanze difficili". Papa Benedetto XVI lo ha ricordato al nuovo ambasciatore dell'Ecuador presso la Santa Sede, Fausto Cordovez Chiriboga. Nel suo discorso, Benedetto XVI ha dato atto all'attuale governo di Quito di una "decisa volonta' di occuparsi, con priorita', dei piu' bisognosi, ispirandosi alla Dottrina sociale della Chiesa". "Tutti i cittadini - ha pero' raccomandato - devono godere di tutti i diritti, cosi' come dei corrispondenti obblighi, ottenendo migliori condizioni di vita e l'accesso a una vita piu' degna, al lavoro, all'educazione e alla salute, in pieno rispetto della vita dal suo concepimento fino al suo termine naturale".
+PetaloNero+
Saturday, October 27, 2007 2:48 PM
Lettera del Papa al prof. Vian, da oggi alla guida dell'Osservatore Romano: il giornale vaticano promuova il dialogo tra credenti e non credenti, indicando la fecondità dell'incontro tra fede e ragione

L’Osservatore Romano mostri “la fecondità dell’incontro tra fede e ragione” promuovendo “una cordiale collaborazione tra credenti e non credenti”. E’ quanto auspica Benedetto XVI nella Lettera inviata al nuovo direttore del quotidiano della Santa Sede, il prof. Giovanni Maria Vian, che proprio oggi, insieme al vicedirettore Carlo Di Cicco, assume la guida del giornale. Il prof. Vian, 55 anni, romano, storico del cristianesimo, succede al prof. Mario Agnes, per 23 anni direttore dell’Osservatore. Il servizio di Sergio Centofanti.


“Con grande stima e sincero affetto” il Papa rivolge il suo saluto al prof. Vian proprio nel giorno in cui assume - afferma - “un incarico di grande responsabilità a motivo della natura peculiare del giornale vaticano”. “La Sua profonda formazione culturale come storico del cristianesimo – scrive il Papa - in specie la Sua conoscenza della storia del papato contemporaneo, la Sua esperienza giornalistica, come editorialista di diversi quotidiani e periodici, la decennale collaborazione con 'L'Osservatore Romano', ed anche l'appartenenza ad un'illustre famiglia di grande tradizione cristiana nel fedele servizio alla Santa Sede, costituiscono una sicura garanzia per la delicata funzione a Lei affidata”.


Il prof. Vian “si inserisce così nella lunga e grande storia del ‘giornale del Papa’, iniziata nel lontano 1861. “Nato per sostenere la libertà della Santa Sede in un momento critico e provvidenziale della sua storia – ricorda Benedetto XVI - L'Osservatore Romano ha sempre diffuso gli insegnamenti dei Romani Pontefici e gli interventi dei suoi più stretti collaboratori sui problemi cruciali che l'umanità incontra nel suo cammino. E' nota – rileva ancora il Pontefice - la scelta di imparzialità che caratterizzô l'informazione del giornale vaticano durante la prima guerra mondiale. Nella temperie degli avvenimenti che si succedettero allora, e poi durante la seconda tragedia bellica del Novecento, 'L'Osservatore Romano' - dalla fine del 1929 trasferito all'interno dello Stato vaticano - accrebbe ulteriormente il suo prestigio e la sua diffusione, grazie anche alla possibilità che il giornale aveva di attingere a fonti d'informazione che in quel periodo solo l'indipendenza vaticana poteva garantire”.


Il Papa sottolinea che la “dimensione mondiale” del quotidiano edito in diverse lingue, “che diverrà ancora più concreta ed efficace attraverso le possibilità oggi offerte dalla presenza ‘in rete’, risulta quanto mai importante per esprimere davvero la realtà della Chiesa universale, la comunione di tutte le Chiese locali e il loro radicamento nelle diverse situazioni, in un contesto di sincera amicizia verso le donne e gli uomini del nostro tempo”.


“Cercando e creando occasioni di confronto – afferma ancora il Papa - ‘L'Osservatore Romano’ potrà servire sempre meglio la Santa Sede, mostrando la fecondità dell'incontro tra fede e ragione, grazie al quale si rende possibile anche una cordiale collaborazione tra credenti e non credenti. Suo compito fondamentale – conclude Benedetto XVI nella sua lettera al prof. Vian - resta ovviamente quello di favorire nelle culture del nostro tempo quell'apertura fiduciosa e, nello stesso tempo, profondamente ragionevole al Trascendente su cui in ultima istanza si fonda il rispetto della dignità e dell'autentica libertà di ogni essere umano”.
www.radiovaticana.org


DA PETRUS

E' lo sbarco in Internet il traguardo delineato dal Papa al nuovo 'Osservatore Romano'
CITTA’ DEL VATICANO - Benedetto XVI vuole che l'Osservatore Romano sbarchi al piu' presto su Internet e susciti discussioni che serviranno a far conoscere meglio il pensiero della Chiesa. Restando fedele alla sua gloriosa tradizione, quindi, l'Osservatore Romano deve confermare la propria "dimensione mondiale, che - scrive il Papa in una lettera al nuovo direttore Giovanni Maria Vian - diverra' ancora piu' concreta ed efficace attraverso le possibilita' oggi offerte dalla presenza 'in rete', risulta quanto mai importante per esprimere davvero la realta' della Chiesa universale, la comunione di tutte le Chiese locali e il loro radicamento nelle diverse situazioni, in un contesto di sincera amicizia verso le donne e gli uomini del nostro tempo". In questa ottica, continua il Papa, "cercando e creando occasioni di confronto, il giornale potra' servire sempre meglio la Santa Sede, mostrando la fecondita' dell'incontro tra fede e ragione, grazie al quale si rende possibile anche una cordiale collaborazione tra credenti e non credenti. Suo compito fondamentale - ricorda la lettera del Santo Padre - resta ovviamente quello di favorire nelle culture del nostro tempo quell'apertura fiduciosa e, nello stesso tempo, profondamente ragionevole al Trascendente su cui in ultima istanza si fonda il rispetto della dignita' e dell'autentica liberta' di ogni essere umano". Al nuovo direttore, Benedetto XVI ricorda la "lunga e grande storia del 'giornale del Papa' che, iniziata nel 1861, ha visto succedersi nella direzione diverse personalita', dall'avvocato forlivese Nicola Zanchini, insieme al giornalista Giuseppe Bastia che assunsero per primi l'incarico, fino al caro ed apprezzato professor Mario Agnes. Nato per sostenere la liberta' della Santa Sede in un momento critico e provvidenziale della sua storia, l'Osservatore Romano - sottolinea Benedetto XVI - ha sempre diffuso gli insegnamenti dei Romani Pontefici e gli interventi dei suoi piu' stretti collaboratori sui problemi cruciali che l'umanita' incontra nel suo cammino. E' nota la scelta di imparzialita' che caratterizzo' l'informazione del giornale vaticano durante la prima guerra mondiale. Nella temperie degli avvenimenti che si succedettero allora, e poi durante la seconda tragedia bellica del Novecento, l'Osservatore Romano, trasferito all'interno dello Stato vaticano dalla fine del 1929, accrebbe ulteriormente il suo prestigio e la sua diffusione, grazie anche alla possibilita' che il giornale aveva di attingere a fonti d'informazione che in quel periodo solo l'indipendenza vaticana poteva garantire". "Organo d'informazione autorevole e rispettato, proprio allora - rileva il Pontefice - fu affiancato da importanti periodici ("L'illustrazione vaticana", "L'Osservatore della Domenica", "Ecclesia"), mentre piu' tardi comincio' a essere pubblicato in edizioni periodiche in diverse lingue, così da assicurarne una diffusione realmente internazionale". La lettera spiega anche le ragioni che hanno portato a scegliere il professor Vian per l'auspicato rilancio del quotidiano: "La Sua profonda formazione culturale come storico del cristianesimo, in specie la Sua conoscenza della storia del papato contemporaneo, la sua esperienza giornalistica, come editorialista di diversi quotidiani e periodici, la decennale collaborazione con "L'Osservatore Romano", ed anche l'appartenenza ad un'illustre famiglia di grande tradizione cristiana nel fedele servizio alla Santa Sede". Ne' manca nel testo la menzione del giornalista che affianchera' Vian in questa "delicata funzione", il vaticanista Carlo Di Cicco, al quale va pure la benedizione del Papa.
+PetaloNero+
Saturday, October 27, 2007 2:49 PM
Altre udienze e nomine

Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza anche il Ministro Presidente della Baviera Günther Beckstein con la consorte e seguito; mons. Edward Joseph Adams, arcivescovo tit. di Scala, nunzio apostolico nelle Filippine; mons. Wilhelm Schraml, vescovo di Passau (Repubblica Federale di Germania); l’ambasciatore di Bosnia ed Erzegovina Miroslav Palameta, in visita di congedo.

Il Santo Padre ha dato il suo assenso all’elezione canonicamente fatta dal Sinodo dei Vescovi della Chiesa Greco-Cattolica Romena: del rev. p. Mihai Cătălin Fraţila, finora rettore del Pontificio Collegio "Pio Romeno" a Roma, a vescovo ausiliare dell’Arcieparchia di Făgăraš e Alba Iulia dei Romeni, assegnandogli la sede titolare di Nove; e del rev. p. Vasile Bizău, finora professore di Teologia Morale nel Seminario Maggiore di Maramureş, a vescovo di Curia Arcivescovile Maggiore, assegnandogli la sede titolare di Appiaria.
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+PetaloNero+
Saturday, October 27, 2007 4:34 PM
Concerto in onore del Papa in Vaticano eseguito nel pomeriggio dall’Orchestra Sinfonica e dal Coro della Radio della Baviera

Questo pomeriggio, alle 18, nell’Aula Paolo VI, il Papa assisterà al concerto che sarà eseguito, in suo onore, dall’Orchestra Sinfonica e dal Coro della Radio della Baviera. In programma musiche di Giovanni Pierluigi da Palestrina e di Ludwig van Beethoven. L’evento sarà trasmesso in diretta dalla nostra emittente, con commento in italiano, sull’onda media di 585 kHz e in modulazione di frequenza di 105 MHz. L’Orchestra Sinfonica è stata fondata nel 1949 da Eugen Jochum e da alcuni anni persegue nuovi spunti nella interpretazione della musica antica. Nel 2006 la registrazione delle sinfonie numero 2, 3, 4, 12, 13 e 14 di Shostakovich è stata premiata come disco dell’anno dalla critica discografica tedesca, mentre l’incisione della sinfonia numero 13 ha ricevuto il Grammy nella categoria “migliore esecuzione orchestrale”. Il Coro della Radio della Baviera è nato invece nel 1946 e la sua crescita artistica è avvenuta parallelamente allo sviluppo dell’Orchestra Sinfonica. Diversi i riconoscimenti a livello internazionale attribuiti al coro che abbraccia tutti gli ambiti del canto corale: dal mottetto medievale alle opere contemporanee, dall’oratorio alla lirica. Recentemente l’Orchestra Sinfonica e il Coro della Radio della Baviera hanno eseguito concerti anche in Asia.
www.radiovaticana.org
+PetaloNero+
Saturday, October 27, 2007 4:35 PM
Da Petrus

Monsignor Paolo Pezzi consacrato Arcivescovo di Mosca
CITTA’ DEL VATICANO - L'italiano Paolo Pezzi e' stato consacrato nuovo arcivescovo di Mosca dal suo predecessore, Tadeusz Kondrusiewicz, nella cattedrale cattolica della capitale russa intitolata all'Immacolata Concezione. Alla cerimonia era presente in massa la comunita' italiana di Mosca, assieme a molti giovani di Comunione e liberazione (l'associazione cui Monsignor Pozzi fa riferimento) arrivati appositamente dall'Italia, all'ambasciatore italiano in Russia Vittorio Surdo, a rappresentanti diplomatici di altri paesi, a una nutrita delegazione del Patriarcato ortodosso russo e a molti giornalisti.

+PetaloNero+
Saturday, October 27, 2007 7:35 PM
Da Petrus

Monsignor Paolo Pezzi consacrato Arcivescovo di Mosca, cauto applauso dagli ortodossi
CITTA’ DEL VATICANO - Una cattedrale gremita ha accolto a Mosca il nuovo arcivescovo della capitale russa, Monsignor Paolo Pezzi, consacrato in quel ruolo dal predecessore Tadeusz Kodrusiewicz. Nel tempio cattolico dell'Immacolata Concezione, accanto ai rappresentanti diplomatici di vari paesi - per l'Italia, l'ambasciatore Claudio Surdo - e a una nutrita delegazione del Patriarcato ortodosso di Mosca, c'erano molti esponenti della comunita' italiana, il clero cattolico russo quasi al completo e molti sacerdoti dalle repubbliche ex sovietiche. E c'erano i vertici di Comunione e liberazione, giunti dall'Italia per l'occasione. A loro Monsignor Pezzi, da sempre seguace del movimento e a lungo responsabile della sua sezione russa, ha dedicato un abbraccio speciale, menzionando il fondatore don Giussani: ''Sono certo che ci sta guardando e sta sorridendo con noi''. Il nuovo vescovo di Mosca, 47 anni e una solida esperienza russa - e' stato fra l'altro decano della diocesi di Novosibirsk, insegnante e poi rettore del seminario cattolico di San Pietroburgo, cappellano della comunita' italiana a Mosca - ha salutato il suo gregge con una dotta dissertazione sul ruolo episcopale. Pezzi, come d'altro canto Kondrusiewicz che nella sua omelia ha parlato della necessita' di ecumenismo perche' le due chiese ''devono fare fronte alle stesse sfide e devono unire le loro forze'', ha evitato temi potenzialmente controversi in terra ortodossa. A giudicare dalle prime reazioni, il Patriarcato di Mosca ha accolto con malcelato sollievo il cambio di guardia: il 'pioniere' Kondrusiewicz, ora destinato a proseguire in Bielorussia la sua missione, non e' stato certo un interlocutore facile per le gerarchie ortodosse, sia per la sua origine polacca e l'astio storico da essa originato, sia per il grande attivismo dimostrato all'indomani del crollo dell'Urss. In un recente intervento alla Radio vaticana, Kondrusiewicz aveva sottolineato con passione l'eredita' lasciata a Monsignor Pezzi dopo 16 anni alla guida dell'arcidiocesi russa: ''Qui ho iniziato da zero: mi sono trovato a dover ricostruire le strutture, a dover istituire le commissioni, acquistare la cattedrale, la curia, costituire l'Istituto teologico, poi il seminario''. Tanto dinamismo non ha certo fatto piacere a una Chiesa ortodossa impegnata anch'essa nella ricostruzione post-comunista, e sono spesso fioccate accuse di ''proselitismo''. Un paziente lavoro da parte del nunzio Antonio Mennini, e soprattutto la salita al soglio pontificio del tedesco Joseph Ratzinger, teologo apprezzato anche in ambienti ortodossi, hanno ricucito alcuni strappi e favorito una certa distensione. Monsignor Pezzi si e' gia' incontrato il 16 ottobre con il numero due della gerarchia ortodossa, il metropolita Kirill; poco e' trapelato da quell'incontro, ma nei giorni scorsi il vescovo Mark, primo assistente di Kirill, ha cautamente affermato che ''Il cambiamento nei vertici dei cattolici russi puo' diventare un positivo segno di cambiamento del Vaticano nei confronti della Russia''. Dello stesso avviso padre Sevolot Chaplin, lo 'sherpa' della diplomazia ortodossa russa che alla cerimonia odierna ha portato il saluto e gli auguri del patriarca Alessio II: ''Noi speriamo - aveva detto nei giorni scorsi - che dopo questo passo seguano cambiamenti nella politica della chiesa cattolica in Russia''. E pur sottolineando che l'avvicendamento e' un ''''affare interno del Vaticano'' e ricordando i ''diversi problemi fra le due chiese'', padre Chaplin si era comunque detto ''fiducioso nello sviluppo di una cooperazione, in primo luogo per l'affermazione dei valori cristiani nella vita sociale''.
+PetaloNero+
Saturday, October 27, 2007 7:36 PM
Da Petrus

Beatificata Madre Celina Chludzinska Borzecka
CITTA’ DEL VATICANO - Lo svelamento del ritratto della religiosa polacca Celina Chludzinska Borzecka posto accanto all'altare della Basilica di San Giovanni in Laterano, seguito dall'applauso di una assemblea numerosa, è il gesto con cui il Cardinale Jose' Saraiva Martins, prefetto della Congregazione delle cause dei Santi, ha proclamato beata la fondatrice della Congregazione delle Suore della Resurrezione di Nostro Signore Gesu' Cristo. I pellegrini di ogni eta' e provenienti dai diversi Paesi dell'Europa e del Nord America, dove ancora oggi operano le suore della Resurrezione, hanno partecipato alla celebrazione della beatificazione di una moglie, madre, vedova e religiosa che, secondo le parole del celebrante, ''non attirava l’attenzione di nessuno sopra di se', ma che probabilmente proprio per questo ella attiro' lo sguardo di Dio''. Alla celebrazione hanno partecipato molte suore e vescovi, tra cui il cardinale Camillo Ruini, vicario del Papa per Roma, dove si e' svolta l’inchiesta sulla vita e le virtu' di suor Celina, e il Cardinale Stanislao Dziwisz, arcivescovo di Cracovia, dove si e' svolto il processo del miracolo approvato per la beatificazione: la guarigione, ritenuta miracolosa dalla Chiesa, di Andrei Mecherzynski-Wiktor, caduto accidentalmente il 20 luglio 1999, ricoverato in gravissime condizioni e guarito completamente in concomitanza alla novena fatta per chiedere l'intercessione di madre Celina.

+PetaloNero+
Saturday, October 27, 2007 7:38 PM
La lettera del papa a Giovanni Maria Vian

di Mattia Bianchi

Il testo integrale di Benedetto XVI al nuovo direttore dell'Osservatore Romano, lo storico Gian Maria Vian. "Ella - scrive il pontefice - si inserisce così nella lunga e grande storia del "giornale del Papa".


All'Illustrissimo Signore
Prof. Giovanni Maria Vian

Con grande stima e sincero affetto Le rivolgo il mio saluto nel momento in cui Ella, caro Professore, assume l'incarico di Direttore de "L'Osservatore Romano", un incarico di grande responsabilità a motivo della natura peculiare del giornale Vaticano. La Sua profonda formazione culturale come storico del cristianesimo, in specie la Sua conoscenza della storia del papato contemporaneo, la Sua esperienza giornalistica, come editorialista di diversi quotidiani e periodici, la decennale collaborazione con "L'Osservatore Romano", ed anche l'appartenenza ad un'illustre famiglia di grande tradizione cristiana nel fedele servizio alla Santa Sede, costituiscono una sicura garanzia per la delicata funzione a Lei affidata. Ella si inserisce così nella lunga e grande storia del "giornale del Papa" che, iniziata nel 1861, ha visto succedersi nella direzione diverse personalità, dall'Avvocato forlivese Nicola Zanchini, insieme al giornalista Giuseppe Bastia che assunsero per primi l'incarico, fino al caro ed apprezzato Prof. Mario Agnes. Nato per sostenere la libertà della Santa Sede in un momento critico e provvidenziale della sua storia, "L'Osservatore Romano" ha sempre diffuso gli insegnamenti dei Romani Pontefici e gli interventi dei suoi più stretti collaboratori sui problemi cruciali che l'umanità incontra nel suo cammino. E' nota la scelta di imparzialità che caratterizzô l'informazione del giornale vaticano durante la prima guerra mondiale. Nella temperie degli avvenimenti che si succedettero allora, e poi durante la seconda tragedia bellica del Novecento, "L'Osservatore Romano" - dalla fine del 1929 trasferito all'interno dello Stato vaticano - accrebbe ulteriormente il suo prestigio e la sua diffusione, grazie anche alla possibilità che il giornale aveva di attingere a fonti d'informazione che in quel periodo solo l'indipendenza vaticana poteva garantire. Organo d'informazione autorevole e rispettato, proprio allora fu affiancato da importanti periodici ("L'illustrazione vaticana", "L'Osservatore della Domenica", "Ecclesia"), mentre più tardi cominciô a essere pubblicato in edizioni periodiche in diverse lingue, cosi da assicurarne una diffusione realmente internazionale. Questa dimensione mondiale, che diverrà ancora più concreta ed efficace attraverso le possibilità oggi offerte dalla presenza "in rete", risulta quanto mai importante per esprimere davvero la realtà della Chiesa universale, la comunione di tutte le Chiese locali e il loro radicamento nelle diverse situazioni, in un contesto di sincera amicizia verso le donne e gli uomini del nostro tempo. Cercando e creando occasioni di confronto, "L'Osservatore Romano" potrà servire sempre meglio la Santa Sede, mostrando la fecondità dell'incontro tra fede e ragione, grazie al quale si rende possibile anche una cordiale collaborazione tra credenti e non credenti. Suo compito fondamentale resta ovviamente quello di favorire nelle culture del nostro tempo quell'apertura fiduciosa e, nello stesso tempo, profondamente ragionevole al Trascendente su cui in ultima istanza si fonda il rispetto della dignità e dell'autentica libertà di ogni essere umano. Invocando su di Lei, sul Vice Direttore Dott. Carlo Di Cicco, come anche sui collaboratori e su quanti operano per la realizzazione del Giornale, la materna protezione di Maria Santissima e l'intercessione di San Pietro, volentieri a tutti imparto, quale pegno di copiosi favori celesti, la mia Benedizione.
Dal Vaticano, 27 ottobre 2007
www.korazym.org


+PetaloNero+
Saturday, October 27, 2007 9:30 PM
Il papa: Beethoven, patrimonio universale dell'umanità
di Angela Ambrogetti

Concerto di gala per il papa sabato sera in Vaticano. L’Aula Paolo VI ha ospitato l’Orchestra sinfonica e il Coro della Radio Bavarese diretti da Mariss Jansons per l’ esecuzione della IX sinfonia di Beethoven.

CITTA' DEL VATICANO - Concerto di gala per il papa sabato sera in Vaticano. L’Aula Paolo VI ha ospitato l’Orchestra sinfonica e il Coro della Radio Bavarese diretti da Mariss Jansons per l’ esecuzione della IX sinfonia di Beethoven un omaggio al papa del Cardinale Friedrich Wetter del Professore Thomas Gruber . “Una sinfonia, che appartiene al patrimonio universale dell’umanità, - ha detto il papa nel suo discorso di ringraziamento al termine dell’ esecuzione - e suscita sempre di nuovo la mia meraviglia”. Il papa rilegge la nascita di questo capolavoro alla luce della vicenda personale di Beethoven che “dopo anni di auto-isolamento e di vita ritirata, in cui aveva da combattere con difficoltà interne ed esterne che gli procuravano depressione e profonda amarezza e minacciavano di soffocare la sua creatività artistica, il compositore ormai totalmente sordo, nell’anno 1824, sorprende il pubblico con una composizione che rompe la forma tradizionale della sinfonia e, nella cooperazione di orchestra, coro e solisti, si eleva ad uno straordinario finale di ottimismo e di gioia”. Ecco il cambiamento. “Il travolgente sentimento di gioia trasformato qui in musica non è qualcosa di leggero e di superficiale: è un sentimento conquistato con fatica”. Il grande compositore aveva imparato un nuovo modo di ascolto. “Mi si affaccia alla mente, ha proseguito il papa- un’espressione misteriosa del profeta Isaia che, parlando di una vittoria della verità e del diritto, diceva: “Udranno in quel giorno i sordi le parole di un libro [cioè parole solamente scritte]; liberati dall’oscurità e dalle tenebre, gli occhi dei ciechi vedranno“ (cfr 29, 18-24). Si accenna così ad una percettività che riceve in dono chi da Dio ottiene la grazia di una liberazione esterna ed interna”. La conclusione del discorso, porta il papa ad un ricordo significativo di un anno significativo: il 1989 quando il Coro e l’Orchestra della Radio Bavarese, in occasione della “caduta del muro”, diretti da Leonard Bernstein , cambiarono il testo della “Ode alla gioia” in “Libertà, bella scintilla di Dio”. Perché , conclude il papa, “ la vera gioia è radicata in quella libertà che solo Dio può donare. Egli – a volte proprio attraverso periodi di vuoto e di isolamento interni – vuole renderci attenti e capaci di “sentire” la sua presenza silenziosa non solo “sopra la volta stellata”, ma anche nell’intimo del nostro animo. È lì che arde la scintilla dell’amore divino che può liberarci a ciò che siamo veramente.” Nell’ Aula affollatissima molte le personalità civili e religiose . Prima della esecuzione della sinfonia l’ orchestra e il coro hanno eseguito il “ Tu es Petrus” in segno di saluto e di omaggio. Lunghissimi gli applausi al termine di entrambe le esecuzioni.
www.korazym.org



DA PETRUS

Suonata la Nona di Beethoven in onore di Benedetto: "Dio si manifesta anche con il silenzio"
CITTA’ DEL VATICANO - "A volte proprio attraverso periodi di vuoto e di isolamento interni, Dio vuole renderci attenti e capaci di sentire la sua presenza silenziosa non solo sopra la volta stellata, ma anche nell'intimo del nostro animo". Benedetto XVI ha commentato con queste parole la Nona di Beethoven, eseguita per lui da dall'Orchestra sinfonica e dal Coro del Bayerischer Rundfunk diretti da Mariss Jansons. "La solitudine silenziosa - ha spiegato - aveva insegnato a Beethoven un modo nuovo di ascolto che somiglia un modo nuovo di percepire, un dono a chi da Dio ottiene la grazia di una liberazione esterna ed interna". "La IX sinfonia, questo capolavoro imponente suscita sempre di nuovo - si e' confidato il Papa teologo - la mia meraviglia: dopo anni di auto-isolamento e di vita ritirata, con depressione e profonda amarezza che minacciavano di soffocare la sua creativita' artistica, il compositore ormai totalmente sordo sorprende il pubblico con una composizione che rompe la forma tradizionale della sinfonia e, nella cooperazione di orchestra, coro e solisti, si eleva ad uno straordinario finale di ottimismo e di gioia". Secondo il Papa, per il grande compositore afflitto dalle malattie, "il travolgente sentimento di gioia trasformato in musica non e' qualcosa di leggero e di superficiale: e' un sentimento conquistato con fatica, superando il vuoto interno di chi dalla sordita' era stato spinto nell'isolamento". Da Beethoven dunque possiamo imparare quella "percettivita' che riceve in dono chi da Dio ottiene la grazia di una liberazione esterna ed interna". E non a caso, ha concluso il Pontefice, proprio l'esecuzione dell'Inno alla gioia saluto' la caduta del muro di Berlino. L'Aula Nervi ha tributato un convinto e caloroso applauso ai 174 artisti e il Papa ha voluto stringere personalmente la mano al maestro Jansons, avvicinandosi al palco. Erano presenti anche Monsignor Georg Ratzinger e il ministro presidente della Baviera Guenther Beckstein, con la consorte e numerosi Cardinali e vescovi, tra cui il Cardinale Friedrich Wetter, arcivescovo emerito di Monaco e Frisinga.


+PetaloNero+
Sunday, October 28, 2007 3:12 PM
Il papa: il martirio e la pacifica battaglia dell'amore

di Alessandro Renzo e Mattia Bianchi

La beatificazione di 498 martiri spagnoli, dà modo al papa di riflettere sulla fedeltà a Cristo e alla Chiesa, da difendere anche con la morte, ma in ogni caso vivendo il Vangelo senza compromessi.

Le parole del Santo Padre all'Angelus Domini nella Domenica XXX del Tempo ordinario, 28 ottobre 2007
Il martirio cruento di chi ha pagato con la vita la propria fedeltà ''a Cristo e alla Chiesa'', ma anche il martirio ''incruento'', ''non meno significativo'', di chi vive il ''Vangelo senza compromessi''. La riflessione del papa all'Angelus prende spunto dalla beatificazione avvenuta stamani in piazza San Pietro di 498 martiri della guerra civile spagnola www.korazym.org/news1.asp?Id=2592. Un numero così grande, dice il papa, ''dimostra che la suprema testimonianza del sangue non è un’eccezione riservata soltanto ad alcuni individui''. Questo perché, "il Battesimo impegna i cristiani a partecipare alla diffusione del Regno di Dio, cooperandovi se necessario col sacrificio della stessa vita". Cruento o incruento che sia.

Riportiamo di seguito il testo integrale delle parole del Santo Padre prima della recita dell'Angelus Domini

Cari fratelli e sorelle! Questa mattina, qui in Piazza San Pietro, sono stati proclamati Beati 498 martiri uccisi in Spagna negli anni Trenta del secolo scorso www.korazym.org/news1.asp?Id=25923. Ringrazio il Cardinale José Saraiva Martins, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, che ha presieduto la celebrazione e rivolgo il mio saluto cordiale ai pellegrini convenuti per questa lieta circostanza. La contemporanea iscrizione nell’albo dei Beati di un così gran numero di Martiri dimostra che la suprema testimonianza del sangue non è un’eccezione riservata soltanto ad alcuni individui, ma un’eventualità realistica per l’intero Popolo cristiano. Si tratta, infatti, di uomini e donne diversi per età, vocazione e condizione sociale, che hanno pagato con la vita la loro fedeltà a Cristo e alla sua Chiesa. Ad essi ben si addicono le espressioni di san Paolo, che risuonano nella liturgia di questa domenica: "Il mio sangue – scrive l’Apostolo a Timoteo – sta per essere sparso in libagione ed è giunto il momento di sciogliere le vele. Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede" (2 Tm 4,6-7). Paolo, detenuto a Roma, vede approssimarsi la morte e traccia un bilancio pieno di riconoscenza e di speranza. E’ in pace con Dio e con se stesso ed affronta serenamente la morte, con la consapevolezza di avere speso tutta la vita senza risparmio al servizio del Vangelo. Il mese di ottobre, dedicato in modo particolare all’impegno missionario, si chiude così con la luminosa testimonianza dei martiri spagnoli, che vanno ad aggiungersi ai martiri Albertina Berkenbrock, Emmanuel Gómez Gonzáles e Adilio Daronch, e Franz Jägerstätter, proclamati Beati nei giorni scorsi in Brasile e in Austria. Il loro esempio sta a testimoniare che il Battesimo impegna i cristiani a partecipare con coraggio alla diffusione del Regno di Dio, cooperandovi se necessario col sacrificio della stessa vita. Non tutti, certo, sono chiamati al martirio cruento. C’è però un "martirio" incruento, che non è meno significativo, come quello di Celina Chludzińska Borzźcka, sposa, madre di famiglia, vedova e religiosa, beatificata ieri a Roma: è la testimonianza silenziosa ed eroica di tanti cristiani che vivono il Vangelo senza compromessi, compiendo il loro dovere e dedicandosi generosamente al servizio dei poveri. Questo martirio della vita ordinaria è una testimonianza quanto mai importante nelle società secolarizzate del nostro tempo. E’ la pacifica battaglia dell’amore che ogni cristiano, come Paolo, deve instancabilmente combattere; la corsa per diffondere il Vangelo che ci impegna sino alla morte. Ci aiuti e ci assista, nella nostra quotidiana testimonianza, la Vergine Maria, Regina dei Martiri e Stella dell’Evangelizzazione.

Riportiamo di seguito il testo integrale dei saluti del Santo Padre dopo la recita dell'Angelus Domini

Je vous salue chaleureusement, chers pèlerins francophones qui participez aujourd’hui à l’Angélus, particulièrement les personnes des missions catholiques de langue italienne, portugaise et espagnole, de Genève. Avec l’aide de la Vierge Marie, puissiez-vous vous tourner vers le Seigneur et marcher chaque jour dans la voie de la sainteté, source de liberté et de bonheur. Avec ma Bénédiction apostolique.

I am happy to greet all the English-speaking pilgrims and visitors present for this Angelus, including the group from the Oratory Prep School in Oxfordshire, England. The Gospel invites us to leave aside all arrogance and pride, and to walk in humility before God and with our neighbour. The Beatifications today remind us of the importance of humbly following our Lord even to the point of offering our lives for the faith. May your stay in Rome renew your love of Christ, and may God bless you all!

Von Herzen heiße ich die Brüder und Schwestern aus den Ländern deutscher Sprache hier auf dem Petersplatz willkommen. Unter ihnen grüße ich besonders die Pilger aus dem Erzbistum Freiburg. Die Liturgie dieses Sonntags führt uns in ihren Lesungen vor Augen, daß bei Gott nicht unsere Verdienste zählen, sondern unsere Liebe und Hingabebereitschaft für Ihn und die Mitmenschen. Der Herr leite uns auf dem Weg der Umkehr und des Guten! – Euch allen wünsche ich eine geistlich erfüllte Zeit hier in Rom.

Saludo con afecto a los fieles de lengua española. En particular, saludo a mis Hermanos Obispos de España, a los sacerdotes, religiosos, religiosas, seminaristas y fieles que habéis tenido el gozo de participar en la beatificación de un numeroso grupo de mártires del pasado siglo en vuestra Nación, así como a los que siguen esta oración mariana a través de la radio y la televisión. Damos gracias a Dios por el gran don de estos testigos heroicos de la fe que, movidos exclusivamente por su amor a Cristo, pagaron con su sangre su fidelidad a Él y a su Iglesia. Con su testimonio iluminan nuestro camino espiritual hacia la santidad, y nos alientan a entregar nuestras vidas como ofrenda de amor a Dios y a los hermanos. Al mismo tiempo, con sus palabras y gestos de perdón hacia sus perseguidores, nos impulsan a trabajar incansablemente por la misericordia, la reconciliación y la convivencia pacífica. Os invito de corazón a fortalecer cada día más la comunión eclesial, a ser testigos fieles del Evangelio en el mundo, sintiendo la dicha de ser miembros vivos de la Iglesia, verdadera esposa de Cristo. Pidamos a los nuevos Beatos, por medio de la Virgen María, Reina de los Mártires, que intercedan por la Iglesia en España y en el mundo; que la fecundidad de su martirio produzca abundantes frutos de vida cristiana en los fieles y en las familias; que su sangre derramada sea semilla de santas y numerosas vocaciones sacerdotales, religiosas y misioneras. ¡Que Dios os bendiga!

Pozdravljam romarje s Primorske in iz drugih delov Slovenije! Naj vas te dni v Rimu in kasneje povsod spremlja moj blagoslov! [Saluto i pellegrini provenienti da Primorska e da altre parti della Slovenia! La mia Benedizione vi accompagni durante il vostro soggiorno romano e sempre.]

Srdečne pozdravujem pśtnikov zo Slovenska, osobitne študentov Právnickej fakulty Univerzity Komenského z Bratislavy. Milí mladí, prijmite Apoštolské požehnanie, ktoré vďačne udeľujem vám i vašim drahým vo vlasti. Pochválený buď Ježiš Kristus! [Saluto cordialmente i pellegrini provenienti dalla Slovacchia, particolarmente gli studenti della Facoltà di Diritto dell’Università Comenio da Bratislava. Cari giovani, con gioia imparto la Benedizione Apostolica a voi ed ai vostri cari in Patria. Sia lodato Gesù Cristo!]

Pozdrawiam serdecznie Polaków, a szczególnie obecnych tu uczestników wczorajszej beatyfikacji Matki Celiny Borzęckiej, założycielki sióstr zmartwychwstanek. Bóg prowadził ją do świętości przez różne koleje życia, które streszczają słowa: żona, matka, wdowa, siostra zakonna. Swoim przykładem uczy nas, że każde powołanie służy uświęceniu i apostolstwu. Niech jej fascynacja Chrystusem zmartwychwstałym umacnia naszą nadzieję. Cieszę się z wami i serdecznie błogosławię. [Saluto cordialmente i Polacchi. In modo particolare coloro che hanno partecipato ieri alla beatificazione di Madre Celina Borzęcka, fondatrice delle Suore della Risurrezione. Dio la condusse alla santità attraverso varie tappe della sua vita che si riassumono nelle parole: sposa, madre, vedova, religiosa. Con il suo esempio ci insegna che ogni vocazione è via per la santificazione e per l’apostolato. Che il suo essere innamorata di Cristo rafforzi la nostra speranza. Mi rallegro insieme a voi e vi benedico di cuore.]

Saluto con affetto i pellegrini di lingua italiana, in particolare quelli venuti in occasione della beatificazione di Celina Chludzińska Borzęcka, fondatrice delle Suore della Risurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo. Saluto inoltre la parrocchia e la Corale carpoforiana di Novedrate e l’Accademia Italiana della Vite e del Vino. A tutti auguro una buona domenica e una buona settimana, nella quale celebreremo la solennità di Tutti i Santi e la commemorazione di tutti i fedeli defunti.
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Il Papa all'Angelus parla dei 498 martiri di Spagna beatificati in Piazza San Pietro: ogni cristiano deve essere pronto a dare la vita per Cristo. Ma c'è anche il martirio silenzioso della vita ordinaria

Il martirio non è un’eccezione riservata solo a pochi, ma un’eventualità realistica per ogni cristiano. E’ quanto ha detto oggi il Papa all’Angelus in Piazza San Pietro dove in mattinata sono stati beatificati 498 martiri uccisi in Spagna durante la persecuzione religiosa negli anni trenta del secolo scorso. Ma Benedetto XVI ha parlato anche del “martirio della vita ordinaria”: “è la testimonianza silenziosa ed eroica di tanti cristiani che vivono il Vangelo senza compromessi, compiendo il loro dovere”. Il servizio di Sergio Centofanti.

Piazza San Pietro è gremita di fedeli: almeno 40 mila sono giunti dalla Spagna. Il Papa parla dei 498 nuovi Beati, uccisi in odio alla fede nel Paese iberico tra il 1934 e il 1937:


“La contemporanea iscrizione nell’albo dei Beati di un così gran numero di Martiri dimostra che la suprema testimonianza del sangue non è un’eccezione riservata soltanto ad alcuni individui, ma un’eventualità realistica per l’intero Popolo cristiano. Si tratta, infatti, di uomini e donne diversi per età, vocazione e condizione sociale, che hanno pagato con la vita la loro fedeltà a Cristo e alla sua Chiesa”.


Benedetto XVI li paragona a San Paolo, come riferisce l’odierna liturgia domenicale: l’apostolo è detenuto a Roma, e vedendo approssimarsi la morte, traccia un bilancio pieno di riconoscenza e di speranza perché ha “combattuto la buona battaglia”, ha “terminato la corsa” e ha “conservato la fede”:


“E’ in pace con Dio e con se stesso ed affronta serenamente la morte, con la consapevolezza di avere speso tutta la vita senza risparmio al servizio del Vangelo”.

Il mese di ottobre, dedicato in modo particolare all’impegno missionario – ricorda il Papa - si chiude così con la luminosa testimonianza dei martiri di Spagna, che vanno ad aggiungersi ai martiri Albertina Berkenbrock, Emmanuel Gómez Gonzáles e Adilio Daronch, e Franz Jägerstätter, proclamati Beati nei giorni scorsi in Brasile e in Austria:


“Il loro esempio sta a testimoniare che il Battesimo impegna i cristiani a partecipare con coraggio alla diffusione del Regno di Dio, cooperandovi se necessario col sacrificio della stessa vita”.


“Non tutti, certo – sottolinea il Pontefice - sono chiamati al martirio cruento. C’è però un ‘martirio’ incruento – aggiunge - che non è meno significativo, come quello di Celina Chludzińska Borzęcka, sposa, madre di famiglia, vedova e religiosa, beatificata ieri a Roma:


“E' la testimonianza silenziosa ed eroica di tanti cristiani che vivono il Vangelo senza compromessi, compiendo il loro dovere e dedicandosi generosamente al servizio dei poveri. Questo martirio della vita ordinaria è una testimonianza quanto mai importante nelle società secolarizzate del nostro tempo. E’ la pacifica battaglia dell’amore che ogni cristiano, come Paolo, deve instancabilmente combattere; la corsa per diffondere il Vangelo che ci impegna sino alla morte”.
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DA PETRUS

Angelus, il Papa: "Siamo tutti chiamati al martirio per servire Cristo e la Chiesa"
CITTA’ DEL VATICANO - Non ci sono solo i martiri che spargono il proprio sangue, ma anche coloro che nella ''vita ordinaria'' testimoniano ''silenziosamente'' ed ''eroicamente'' il Vangelo. Lo ha detto il Papa, rimarcando che ''questo martirio della vita ordinaria e' una testimonianza quanto mai importante nelle societa' secolarizzate del nostro tempo''. Benedetto XVI, prima dell'Angelus recitato davanti a circa 40.mila persone che avevano partecipato alla beatificazione di 498 martiri spagnoli, ha parlato di un '''martirio' incruento, che non e' meno significativo, come quello - ha detto - di Celina Chludzinska Borzzka, sposa, madre di famiglia, vedova e religiosa, beatificata in queste ore a Roma''. ''E' la testimonianza eroica e silenziosa - ha rimarcato Benedetto XVI - di tanti cristiani che vivono il Vangelo senza compromessi, compiendo il loro dovere e dedicandosi generosamente al servizio dei poveri'' e mostrando la ''pacifica battaglia dell'amore che ogni cristiano, come Paolo, deve instancabilmente combattere: la corsa per diffondere il Vangelo che ci impegna fino alla morte''. La ''luminosa testimonianza dei martiri spagnoli, che vanno ad aggiungersi'' ai ''beati'' proclamati nei giorni scorsi in Italia, Austria e Brasile, chiude significativamente il ''mese di ottobre, dedicato in modo particolare all'impegno missionario'', ha poi sottolineato il Santo Padre, ricordando la beatificazione dei 498 martiri ''uccisi in Spagna negli anni Trenta del secolo scorso''. ''La contemporanea iscrizione nell'albo dei beati di un cosi' gran numero di martiri - ha detto Benedetto XVI - dimostra che la suprema testimonianza del sangue non e' un'eccezione riservata soltanto ad alcuni individui, ma un'eventualita' realistica per l'intero popolo cristiano; si tratta infatti di uomini e donne diversi per eta', vocazione e condizione sociale, che hanno pagato con la vita la loro fedelta' a Cristo e alla Chiesa''.
+PetaloNero+
Sunday, October 28, 2007 3:14 PM
Beatificati in Piazza San Pietro 498 martiri di Spagna. Il Papa all'Angelus:hanno pagato con la vita la loro fedeltà a Cristo e alla Chiesa

Il martirio “non è un’eccezione riservata soltanto ad alcuni individui, ma un’eventualità realistica per l’intero Popolo cristiano”. E’ quanto ha detto oggi il Papa all’Angelus in Piazza San Pietro dove in mattinata sono stati beatificati 498 martiri uccisi in Spagna tra il 1934 e il 1937. Ma Benedetto XVI ha parlato anchedel “martirio della vita ordinaria”: “è la testimonianza silenziosa ed eroica di tanti cristiani che vivono il Vangelo senza compromessi, compiendo il loro dovere”. Ecco le parole del Papa all’Angelus:

“Questa mattina, qui in Piazza San Pietro, sono stati proclamati Beati 498 martiri uccisi in Spagna negli anni Trenta del secolo scorso. Ringrazio il Cardinale José Saraiva Martins, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, che ha presieduto la celebrazione e rivolgo il mio saluto cordiale ai pellegrini convenuti per questa lieta circostanza. La contemporanea iscrizione nell’albo dei Beati di un così gran numero di Martiri dimostra che la suprema testimonianza del sangue non è un’eccezione riservata soltanto ad alcuni individui, ma un’eventualità realistica per l’intero Popolo cristiano. Si tratta, infatti, di uomini e donne diversi per età, vocazione e condizione sociale, che hanno pagato con la vita la loro fedeltà a Cristo e alla sua Chiesa. Ad essi ben si addicono le espressioni di san Paolo, che risuonano nella liturgia di questa domenica: “Il mio sangue – scrive l’Apostolo a Timoteo – sta per essere sparso in libagione ed è giunto il momento di sciogliere le vele. Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede” (2 Tm 4,6-7). Paolo, detenuto a Roma, vede approssimarsi la morte e traccia un bilancio pieno di riconoscenza e di speranza. E’ in pace con Dio e con se stesso ed affronta serenamente la morte, con la consapevolezza di avere speso tutta la vita senza risparmio al servizio del Vangelo.


Il mese di ottobre, dedicato in modo particolare all’impegno missionario, si chiude così con la luminosa testimonianza dei martiri spagnoli, che vanno ad aggiungersi ai martiri Albertina Berkenbrock, Emmanuel Gómez Gonzáles e Adilio Daronch, e Franz Jägerstätter, proclamati Beati nei giorni scorsi in Brasile e in Austria. Il loro esempio sta a testimoniare che il Battesimo impegna i cristiani a partecipare con coraggio alla diffusione del Regno di Dio, cooperandovi se necessario col sacrificio della stessa vita. Non tutti, certo, sono chiamati al martirio cruento. C’è però un “martirio” incruento, che non è meno significativo, come quello di Celina Chludzińska Borzęcka, sposa, madre di famiglia, vedova e religiosa, beatificata ieri a Roma: è la testimonianza silenziosa ed eroica di tanti cristiani che vivono il Vangelo senza compromessi, compiendo il loro dovere e dedicandosi generosamente al servizio dei poveri.


Questo martirio della vita ordinaria è una testimonianza quanto mai importante nelle società secolarizzate del nostro tempo. E’ la pacifica battaglia dell’amore che ogni cristiano, come Paolo, deve instancabilmente combattere; la corsa per diffondere il Vangelo che ci impegna sino alla morte. Ci aiuti e ci assista, nella nostra quotidiana testimonianza, la Vergine Maria, Regina dei Martiri e Stella dell’Evangelizzazione”.

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DA PETRUS

Beatificati in vaticano 498 martiri spagnoli. Il Cardinale Saraiva: "Appartengono a tutto il mondo"
CITTA’ DEL VATICANO - ''I martiri non sono patrimonio esclusivo delladiocesi di una nazione'' ma al contrario ''appartengono al mondo intero, alla Chiesa universale''. Lo ha sottolineato il Cardinale Jose' Saraiva Martins (nella foto) nell'omelia per la beatificazione dei 498 martiri'' di Spagna e non spagnoli'', sia perche' la Spagna e' il luogo del loro martirio ma non per tutti della nascita, sia appunto per l'universalita' del loro messaggio. ''La santita' - ha rimarcato a questo proposito il porporato - non consiste nella riaffermazione di valori comuni a tutti, ma nella personale adesione a Cristo salvatore del cosmo e della storia'' e ''il martirio e' il paradigma di questa verita'''. Le parole del Cardinale aiuteranno il tentativo di Spagna e Chiesa spagnola di attenuare le polemiche reciproche su questa beatificazione, tentativo sostenuto dal fatto che il governo spagnolo ha inviato alla cerimonia il ministro degli Esteri Angel Moratinos, e che i vescovi spagnoli vanno ripetendo da giorni ripetendo che la maxi-cerimonia di beatificazione di 498 martiri della Guerra Civile ''non e' contro nessuno, e tanto meno contro Zapatero''. Quella di queste ore e' la piu' numerosa cerimonia di beatificazione nella storia della Chiesa. E il Cardinale Saraiva lo ha rilevato parlando di ''rilievo storico per il numero davvero ingente dei beati''. I beati provengono da 23 diverse cause, 11 delle quali avviate prima del 1960, la piu' vecchia nel 1948. Tra i 498 nuovi beati, ci sono due vescovi (di Cuenca e Ciudad Real), 24 sacerdoti diocesani, 462 religiosi (frati e suore), un diacono, un sottodiacono, un seminarista e sette laici. Cinque sono i nati fuori dalla Spagna: due in Francia, due in Messico e uno a Cuba. Tra i futuri beati, 145 al momento della morte avevano tra i 20 e i 30 anni, 107 tra i 40 e i 50 anni, 97 fra i 30 e i 40, 72 tra i 50 e i 60 anni. Ce ne sono anche 18 che avevano tra i 16 e i 19 anni, 41 tra i 60 e i 70 anni, 15 tra i 70 e i 78 anni (dei restanti tre non si conosce l'esatta data di nascita). Nel numeroso gruppo, ci sono due martiri ''della persecuzione religiosa che ebbe luogo nell'ottobre del 1934'', 489 vennero uccisi nel 1936, sette nel 1937.


+PetaloNero+
Sunday, October 28, 2007 3:15 PM
Attraverso periodi di vuoto e di isolamento Dio vuole renderci attenti e capaci di ‘sentire’ la sua presenza silenziosa: così ieri il Papa al termine del concerto nell’Aula Paolo VI ricordando l’esperienza di Beethoven

“La vera gioia è radicata in quella libertà che solo Dio può donare”: è quanto ha affermato ieri pomeriggio Benedetto XVI al termine del concerto eseguito in suo onore, nell’Aula Paolo VI, dall’Orchestra Sinfonica e dal Coro della Radio della Baviera. Ricordando l’esperienza di Beethoven che pur sordo riuscì a comporre la Nona Sinfonia, il Papa ha sottolineato che Dio, “a volte … attraverso periodi di vuoto e di isolamento interni, vuole renderci attenti e capaci di ‘sentire’ la sua presenza silenziosa”. Il servizio di Tiziana Campisi:
E’ un “travolgente sentimento di gioia” quello che Beethoven ha “trasformato … in musica” nella Nona Sinfonia, “non … qualcosa di leggero e di superficiale”, ma “un sentimento conquistato con fatica”. Benedetto XVI ha definito così le note del compositore tedesco vissuto fra il XVIII e XIX secolo, che “dopo anni di auto-isolamento e di vita ritirata, ha combattuto duramente le difficoltà “che gli procuravano depressione e profonda amarezza” e che “minacciavano di soffocare la sua creatività artistica”. Ma è stato proprio l’handicap dell’udito, ha spiegato il Papa, a donare al musicista una sensibilità nuova:


“La solitudine silenziosa, però, aveva insegnato a Beethoven un modo nuovo di ascolto che si spingeva ben oltre la semplice capacità di sperimentare nell’immaginazione il suono delle note che si leggono o si scrivono”.


E’ la “percettività che riceve in dono chi da Dio ottiene la grazia di una liberazione esterna ed interna”, ha detto ancora il Santo Padre ricordando poi l’interpretazione che della stessa sinfonia il Coro e l’Orchestra della Radio Bavarese hanno eseguito in occasione della caduta del muro di Berlino, nel 1989, quando il testo della “Ode alla gioia” è stato cambiato in “Libertà, bella scintilla di Dio”. Cosa che ha espresso “più del semplice sentimento del momento storico”, ha proseguito in tedesco Benedetto XVI:


“Die wahre Freude wurzelt in der Freiheit…
La vera gioia è radicata in quella libertà che solo Dio può donare. Egli – a volte proprio attraverso periodi di vuoto e di isolamento interni vuole renderci attenti e capaci di ‘sentire’ la sua presenza silenziosa non solo ‘sopra la volta stellata’, ma anche nell’intimo del nostro animo. È lì che arde la scintilla dell’amore divino che può liberarci a ciò che siamo veramente”.

A precedere l’esecuzione dell’Orchestra Sinfonica e del Coro della Radio della Baviera il saluto al Papa del cardinale Friedrich Wetter. Il porporato ha spiegato che il concerto è stato voluto per ringraziare Benedetto XVI per la visita in Baviera nel settembre dello scorso anno e per rinnovare a lui gli auguri per gli 80 anni festeggiati il 16 aprile scorso. “La musica accende in noi la scintilla del desiderio di luce, di Cristo” ed eleva “i cuori verso il Creatore”, ha detto il cardinale Wetter, essa “viene dal cuore e va al cuore”.
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Monday, October 29, 2007 3:09 PM
Il papa ai farmacisti: ''No a diffusione di prodotti chiaramente immorali''

di Angela Ambrogetti

Monito ai farmacisti cattolici: "Diritto all'obiezione di coscienza in scelte non etiche come aborto ed eutanasia". Poi l'appello a garantire accesso alle cure e ai medicinali per tutti.

"Etica e solidarietà sono le basi della professie del farmacista in un mondo in cui lo sviluppo delle possibilità terapeutiche necessita anche di educazione all'uso dei farmaci". Il papa ha ricevuto oggi i partecipanti al 25° Congresso Internazionale dei Farmacisti Cattolici, dedicato proprio alle nuove frontiere dell'azione farmaceutica. Ai farmacisti non è più chiesto solo di mescolare medicinali e polverine, ma di avere un preciso ruolo sociale nei confronti del pazienti. Le implicazioni etiche dell'uso di certi medicamenti possono cambiare le coscienze, dice il papa, che non devono invece essere anestatetizzate, "per esempio sugli effetti delle molecole che hanno lo scopo di evitare l'annidamento dell'embrione o abbreviare le vita di una persona". L'indicazione di Benedetto XVI è semplice e chiara: ai famacisti è richiesto di proteggere la vita dalla origine alla morte naturale e che i medicinali abbiano davvero un ruolo terapeutico. "Nessuna persona può essere usata e considerata come un oggetto o utilizzato per esperimenti. Questi poi si devono svolgere secondo protocolli etici". "E tutte le azioni farmaceutiche devono essere indirizzate al maggior benessere della persona". Diritto all'obiezione di coscienza quindi anche per i famacisti quando si tratta di aborto ed eutanasia, con il rifiuto di fornire medicinali che abbiano per scopo scelte chiaramente immorali. Altro fronte di impegno per i farmacisti quello della solidarietà. L'accesso ai farmaci di prima necessità deve essere garantito a tutti, ricorda il papa, in ogni paese. Ai farmacisti cattolici è chiesto un impegno speciale nella vicinanza ai malati non solo con una assistenza meramente professionale, ma anche con un sostegno morale per vivere nella speranza. Una attenzione particolare anche alla formazione dei giovani , su temi come la bioetica che rimette al centro l'uomo, immagine di Dio, come cuore delle scelte biomediche. Scienze al servizio dell'uomo. E il papa aggiunge: "Se così non fosse avrebbero solo un carettere freddo e inumano. Tutte le conoscenze scientifiche in questo settore sono al servizio del malato, nella sua interezza". Il papa ha coluso affidando i farmacisti cattolici al loro protettore Alberto Magno.
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Benedetto XVI ai farmacisti cattolici: opponetevi alle cure che attentano alla vita umana. Le case farmaceutiche favoriscano l'accesso alle terapie per i più poveri

Le scienze biomediche “devono essere al servizio dell’uomo” e non viceversa: dunque, no all’uso delle sperimentazioni farmaceutiche a scapito del bene della persona curata e sì all’accesso solidale di cure per i Paesi poveri come pure all’obiezione di coscienza, quando essa impedisca di fornire prodotti abortivi o mirati all’eutanasia. Sono alcuni dei punti che Benedetto XVI ha messo in evidenza nell'udienza di questa mattina ai farmacisti cattolici, impegnati in questi giorni a Roma nel loro 25.mo Congresso internazionale. Il servizio di Alessandro De Carolis:

Il farmacista riveste un ruolo delicato. Egli si frappone tra l’uomo e la malattia che lo ha colpito e lavora per sostenere il primo mentre cerca di debellare la seconda. Ma in nessun caso, il malato deve fungere da “cavia” per un progresso che sia solo della scienza e non anche della persona. In altre parole, ad essere “anestetizzata” non può mai essere la coscienza. Gli spunti etici offerti dalla professione farmaceutica hanno permesso a Benedetto XVI di ribadire la visione cristiana del mondo della salute, della tutela della vita, della solidarietà verso chi trova spesso sbarrato per questioni di denaro l’accesso alle cure. Con i professionisti che partecipano al Congresso intitolato “Le nuove frontiere dell’azione farmaceutico”, il Papa ha osservato che l’attuale sviluppo dell'arsenale medico e delle possibilità terapeutiche che ne derivano “richiede che i farmacisti riflettano sulle funzioni sempre più ampie che sono chiamati ad avere, in particolare come intermediari tra il medico ed il paziente”.


La vostra categoria, ha detto il Pontefice, svolge “un ruolo educativo nei riguardi dei pazienti per un giusto impiego dei medicinali” e soprattutto ha una grande resonsabilità nel far “conoscere le implicazioni etiche circa l'utilizzo di alcune medicine”. In questo settore, ha proseguito Benedetto XVI, “non è possibile anestetizzare la coscienza, ad esempio sugli effetti di molecole aventi lo scopo di evitare l’annidamento di un embrione o di ridurre la vita di una persona”. “Il farmacista deve invitare ciascuno ad un sussulto d'umanità, affinché qualsiasi persona sia protetta dal suo concepimento fino alla sua morte naturale, e affinché le medicine svolgano realmente il loro ruolo terapeutico":


“D’autre part, nulle personne ne peut être utilisée...
Nessuna persona può essere usata, in modo sconsiderato, come un oggetto per la realizzazione di sperimentazioni terapeutiche; esse devono svolgersi secondo protocolli che rispettino le norme etiche fondamentali. Qualsiasi intervento curativo o di sperimentazione deve avere per prospettiva un eventuale benessere della persona, e non soltanto la ricerca del progresso scientifico. La ricerca di un bene per l'umanità non può essere realizzata a scapito del bene delle persone curate”.


Anche in ambito morale, ha incalzato Benedetto XVI, “la vostra Federazione è invitata ad affrontare la questione dell'obiezione di coscienza, che è un diritto - ha sottolineato - che deve essere riconosciuto alla vostra professione e che vi permetta di non collaborare, direttamente o indirettamente, alla fornitura di prodotti aventi per scopo scelte chiaramente immorali, come ad esempio l’aborto e l’eutanasia”:


“Il convient aussi que les différentes structures pharmaceutiques...
Occorre anche che le diverse strutture farmaceutiche, dai laboratori ai centri ospedalieri, ai dispensari, come pure tutti i nostri contemporanei, avessero la preoccupazione della solidarietà nel settore terapeutico, per permettere un accesso alle cure ed alle medicine di prima necessità per tutti gli strati della popolazione ed in tutti i Paesi, in particolare per le persone più povere”.

Il Papa ha sollecitato i farmacisti cattolici a vivere la professione secondo la fede e a sostenere umanamente e moralmente i pazienti, aiutando nel contempo i giovani che si avvicinano alle varie branche della professione “a riflettere - ha detto - sulle implicazioni etiche sempre più delicate delle loro attività e delle loro decisioni”:


“Les sciences biomédicales sont au service de l’homme...
Le scienze biomediche sono al servizio dell'uomo; se così non fosse, avrebbero soltanto un carattere freddo ed inumano. Ogni conoscenza scientifica nel settore sanitario ed ogni passo terapeutico è al servizio dell'uomo malato, considerato nel suo essere integrale, che deve essere un partner attivo delle sue cure e rispettato nella sua autonomia”.
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DA PETRUS

Aborto ed eutanasia, l'appello del Papa: “Sia riconosciuta anche ai farmacisti l'obiezione di coscienza”
CITTA’ DEL VATICANO - Il diritto all'obiezione di coscienza deve essere riconosciuto anche ai farmacisti. Lo chiede Benedetto XVI nel discorso rivolto alla Federazione Internazionale dei Farmacisti cattolici. "L'obiezione di coscienza - ha detto - e' un diritto che deve essere riconosciuto alla vostra professione permettendovi di non collaborare direttamente o indirettamente alla fornitura di prodotti che hanno per scopo le scelte chiaramente immorali, come per esempio l'aborto e l'eutanasia". Nel suo discorso, Papa Benedetto ha esortato a combattere la mentalita' che "anestetizza le coscienze per esempio sugli effetti delle molecole che hanno come scopo quello di non permettere l'annidamento (e lo sviluppo) dell'embrione o di abbreviare la vita di una persona". "Il farmacista - ha sottolineato - deve invitare ciascuno a un sussulto di umanita' perche' la vita umana sia difesa dal concepimento alla morte naturale". Rivolgendosi ai partecipanti al Congresso Internazionale dei Farmacisti cattolici, Benedetto XVI ha affrontato anche il problema del progresso della medicina, che porta grandi benefici ma talvolta espone i pazienti ai rischi di una incontrollata sperimentazione. "Nessuna persona - ha scandito - puo' essere utilizzata in maniera sconsiderata come un oggetto per realizzare sperimentazioni terapeutiche che devono svilupparsi secondo protocolli rispettosi delle norme etiche fondamentali". Secondo il Papa, "lo sviluppo attuale degli strumenti medicamentali e delle possibilita' terapeutiche che ne derivano chiedono ai farmacisti di riflettere sulle funzioni sempre piu' ampie che sono chiamati a svolgere in quanto intermediari tra il medico e il paziente". I farmacisti sono cioe' chiamati a svolgere "un ruolo educativo con il paziente per un uso giusto della cura medica e soprattutto per far conoscere le implicazioni etiche sull'utilizzo di un determinato farmaco". Ai farmacisti cattolici, Benedetto XVI ha anche chiesto di "aiutare i giovani che entrano nelle differenti professioni farmaceutiche a riflettere sulle implicazioni etiche sempre piu' delicate delle loro attivita' e decisioni". Si tratta di "approfondire la loro formazione non soltanto sul piano tecnico ma anche su cio' che riguarda le questioni bioetiche". Esse si fondano sul presupposto che "l'essere umano, creato ad immagine di Dio, deve essere al centro delle ricerche e delle scelte in campo biomedico". In questo contesto, il Pontefice ha infine ripetuto il suo appello affinche' i farmaci salva-vita siano garantiti ai Paesi del Terzo Mondo che non possono acquistarli. "Le case farmaceutiche - ha insistito - favoriscano l'accesso alle terapie per i piu' poveri". Per Benedetto XVI, "e' necessario che le diverse strutture farmaceutiche, i laboratori e i centri ospedalieri abbiano la preoccupazione della solidarieta' nell'ambito terapeutico, per permettere un accesso alle cure e ai farmaci di prima necessita' a tutti gli strati della popolazione, in tutti i Paesi".

+PetaloNero+
Monday, October 29, 2007 3:11 PM
Il Paraguay prosegua nel cammino del bene comune, ispirandosi ai valori cristiani: l’auspicio del Papa nell’udienza al presidente Nicanor Duarte Frutos

Il ruolo della Chiesa e dello Stato per il bene del popolo del Paraguay è stato il tema chiave al centro dell’incontro di stamani tra Benedetto XVI e il presidente paraguayano, Nicanor Duarte Frutos, ricevuto in Vaticano con la consorte e il seguito. Dopo l’udienza del Papa, il presidente del Paraguay si è incontrato con il cardinale segretario di Stato, Tarcisio Bertone e l’arcivescovo Dominique Mamberti, segretario vaticano per i Rapporti con gli Stati. I cordiali incontri, informa una nota della Sala Stampa della Santa Sede, “sono serviti per passare in rassegna temi attinenti” all’attuale situazione del Paese, “soffermandosi in particolare sul ruolo proprio della Chiesa e dello Stato nella vita politica” così come nello “sviluppo umano, morale, educativo e socioeconomico della nazione” paraguayana. Infine, è stato espresso l’auspicio che la società del Paraguay prosegua “nel cammino del bene comune, della legalità e della pace sociale, ispirata ai valori cristiani della giustizia e del reciproco rispetto fra tutti i cittadini”.
www.radiovaticana.org




DA PETRUS

Bene comune e pace sociale ispirata ai valori cristiani al centro dell'incontro tra il Pontefice e il Presidente del Paraguay
CITTA’ DEL VATICANO - E' durato 25 minuti il colloquio privato tra il Papa e il presidente del Paraguay, Nicanor Duarte Frutos, ricevuto in udienza con la consorte e un seguito di 14 persone. Il Papa ha accolto il suo ospite nella sala del Tronetto e gli ha detto ''benvenuto'' in spagnolo, facendolo poi accomodare alla scrivania, all'interno della biblioteca papale. Nel corso dei ''cordiali colloqui'' tra il presidente del Paraguay Nicanor Duarte Frutos e il Papa e il segretario di Stato Tarcisio Bertone, ci si e' soffermati ''in particolare sul ruolo proprio della Chiesa e dello Stato nella vita politica e nello sviluppo umano, morale, educativo e socio-economico della Nazione''. Lo afferma un comunicato della sala stampa vaticana dopo l'udienza di Duarte Frutos con il Papa e il suo successivo incontro con il Cardinale Bertone e il ''ministro degli Esteri'' vaticano, Monsignor Dominique Mamberti. ''Si e' auspicato - riferisce ancora il comunicato vaticano - che la societa' paraguaiana prosegua nel cammino del bene comune, della legalita' e della pace sociale, ispirata ai valori cristiani della giustizia e del reciproco rispetto fra tutti i cittadini''. Annunciando la visita del presidente al Papa, nei giorni scorsi la stampa paraguaiana aveva scritto che obiettivo dell'udienza in Vaticano di Duarte Frutos sarebbe stato, in vista delle elezioni presidenziali di aprile 2008, quello di discutere con il Pontefice la candidatura presidenziale del vescovo paraguaiano, Fernando Lugo. Personaggio inedito nella politica paraguaiana in cui da 60 anni e' al potere il partito Colorado, Lugo intende presentarsi alle presidenziali in rappresentanza del Partito democristiano (Pdc) che raccoglie vari movimenti di sinistra, e del Partito liberale, ed ha mostrato simpatia nei riguardi del presidente ecuadoriano Rafael Correa e del venezuelano Hugo Chavez. Per la sua attivita' politica, Monsignor Lugo e' stato pero' ammonito dal Vaticano. Spiacevole contrattempo per il presidente del Paraguay che non ha potuto consegnare i regali che aveva scelto per Benedetto XVI perche' la valigia che li conteneva e' andata persa nel viaggio dalla Francia all'Italia, a causa di uno sciopero in Francia. Delle dieci valigie presidenziali ne sono state recapitate solo tre, e tra le tre non c'era quella con i regali per il Pontefice, un poncho tipico del Paraguay, in 60 colori diversi, e un oggetto d'argento. In Vaticano erano informati del disguido e probabilmente lo era anche il Papa, che infatti ha offerto una grande medaglia del pontificato al presidente, pur non potendo ricevere dalle mani di questi i doni preparati. I regali per Benedetto XVI verranno recapitati in Vaticano non appena si ritroveranno le valigie presidenziali.
+PetaloNero+
Monday, October 29, 2007 3:12 PM
Altre udienze e nomine

Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza anche il cardinale Friedrich Wetter, arcivescovo emerito di Monaco e Frisinga, e il cardinale Salvatore De Giorgi, arcivescovo emerito di Palermo.

Il Santo Padre ha nominato nunzio apostolico in Colombia mons. Aldo Cavalli, arcivescovo titolare di Vibo Valentia, finora nunzio apostolico in Cile. Mons. Cavalli è nato 61 anni fa a Maggianico di Lecco, nell’arcidiocesi di Milano. Ordinato sacerdote nel 1971 è stato consacrato vescovo nel 1996.
www.radiovaticana.org
+PetaloNero+
Monday, October 29, 2007 4:25 PM
Da Petrus

Il programma completo delle cerimonie previste in occasione del Concistoro del 24 Novembre
CITTA’ DEL VATICANO - Domenica 25 novembre alle 10,30, il Papa concelebrera' con i nuovi cardinali in piazza San Pietro. Lo annuncia l'Ufficio per le celebrazioni liturgiche, precisando che durante la Messa il Papa consegnera' l'anello cardinalizio ai 23 nuovi porporati, 18 dei quali saranno elettori in un eventuale Conclave. Si terra' sul sagrato di San Pietro, sabato 24 alle 10,30, anche il "Concistoro ordinario pubblico per la creazione dei nuovi cardinali". E nel pomeriggio dello stesso giorno, a partire dalle 16,30, si svolgeranno le "visite di cortesia" ai nuovi porporati, che saranno divisi in diverse sale del Palazzo Apostolico e del complesso progettato da Pierluigi Nervi per l'Aula delle Udienze oggi intitolata a Paolo VI. Nello stesso edificio, nell'aula del Sinodo, i porporati di nuova e antica nomina, senza limitazioni di eta', si incontreranno venerdi' 23 per una riunione del Collegio cardinalizio convocata da Papa Benedetto XVI che vuole discutere con loro i problemi principali dell'attuale momento della Chiesa.


-danich-
Monday, October 29, 2007 5:37 PM
Nomine
NOMINA DEL NUNZIO APOSTOLICO IN BURKINA FASO E IN NIGER

Il Santo Padre ha nominato Nunzio Apostolico in Burkina Faso e in Niger il Rev.do Mons. Vito Rallo, finora Inviato Speciale ed Osservatore Permanente della Santa Sede presso il Consiglio di Europa a Strasburgo, elevandolo in pari tempo alla sede titolare di Alba, con dignità di Arcivescovo.
Rev.do Mons. Vito Rallo È nato a Mazara del Vallo (Trapani) il 30 maggio 1953.
È stato ordinato sacerdote il 1° aprile 1979.
Si è incardinato a Mazara del Vallo.
È laureato in Utroque Iure.
Entrato nel Servizio diplomatico della Santa Sede il 20 febbraio 1988, ha prestato successivamente la propria opera nelle Rappresentanze Pontificie in Corea, Senegal, Messico, Canada, Libano, Spagna e, come Inviato Speciale ed Osservatore
Permanente della Santa Sede, presso il Consiglio di Europa a Strasburgo.
Conosce l’inglese, lo spagnolo e il francese.
Ordinato vescovo nella Cattedrale di Mazara del Vallo il 28 ottobre 2007




+PetaloNero+
Monday, October 29, 2007 8:54 PM
Da Petrus

Padre Lombardi conferma le parole di Benedetto XVI sull'obiezione di coscienza dei farmacisti
CITTA’ DEL VATICANO - L'obiezione di coscienza e' un diritto. Ne e' convinto il direttore della Sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi, che, intervistato da Sky Tg24, ha commentato il discorso che Benedetto XVI ha tenuto ai partecipanti al Congresso Internazionale dei Farmacisti Cattolici. ''I farmacisti, proprio come i medici - ha aggiunto padre Lombardi - sono chiamati esplicitamente a non collaborare a cio' che va contro la vita in modo diretto''. Per il direttore della Sala stampa vaticana, ''in questo discorso il Papa ribadisce un concetto classico che e' gia' stato chiarito varie volte anche dall’Accademia Vaticana per la Vita. Quella della richiesta dell'obiezione di coscienza e' una linea molto chiara con cui la Chiesa pensa di poter testimoniare il suo servizio alla vita nella societa' di oggi''.
Paparatzifan
Tuesday, October 30, 2007 2:00 PM
Dal blog di Lella...

DISCORSO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI AI PARTECIPANTI AL 25° CONGRESSO INTERNAZIONALE DEI FARMACISTI CATTOLICI

Sala del Concistoro
Lunedì, 29 ottobre 2007

Signor presidente,
cari amici,

sono lieto di accogliervi, membri del congresso internazionale dei farmacisti cattolici, in occasione del vostro venticinquesimo congresso, che ha per tema: "Le nuove frontiere dell'atto farmaceutico".
Lo sviluppo attuale dell'arsenale di medicine e delle possibilità terapeutiche che ne derivano comporta che i farmacisti riflettano sulle funzioni sempre più ampie che sono chiamati a svolgere, in particolare quali intermediari fra il medico e il paziente. Essi hanno un ruolo educativo verso i pazienti per un uso corretto dell'assunzione dei farmaci e soprattutto per far conoscere le implicazioni etiche dell'utilizzazione di alcuni farmaci.

In questo ambito, non è possibile anestetizzare le coscienze, ad esempio sugli effetti di molecole che hanno come fine quello di evitare l'annidamento di un embrione o di abbreviare la vita di una persona.

Il farmacista deve invitare ognuno a un sussulto di umanità, affinché ogni essere sia tutelato dal suo concepimento fino alla sua morte naturale e i farmaci svolgano veramente il loro ruolo terapeutico. D'altro canto, nessuna persona può essere utilizzata, in modo sconsiderato, come un oggetto, per compiere esperimenti terapeutici; questi si devono svolgere secondo i protocolli rispettando le norme etiche fondamentali.

Qualsiasi cura o sperimentazione deve avere come prospettiva un eventuale miglioramento della persona, e non solo la ricerca di avanzamenti scientifici. Il perseguimento di un bene per l'umanità non può avvenire a detrimento del bene dei pazienti.

Nell'ambito morale, la vostra federazione è invitata ad affrontare la questione dell'obiezione di coscienza, che è un diritto che deve essere riconosciuto alla vostra professione, permettendovi di non collaborare, direttamente o indirettamente, alla fornitura di prodotti aventi come fine scelte chiaramente immorali, come ad esempio l'aborto e l'eutanasia.

È inoltre opportuno che le diverse strutture farmaceutiche, dai laboratori ai centri ospedalieri, e anche tutti i nostri contemporanei, si preoccupino della solidarietà nell'ambito terapeutico, per permettere l'accesso alle cure e ai farmaci di prima necessità a tutte le fasce della popolazione e in tutti i paesi, in particolare alle persone più povere.

In quanto farmacisti cattolici, che possiate, sotto la guida dello Spirito Santo, attingere dalla vita di fede e dall'insegnamento della Chiesa gli elementi che vi guideranno nel vostro cammino professionale accanto ai malati, che hanno bisogno di un sostegno umano e morale per vivere nella speranza e per trovare le risorse interiori che li aiuteranno giorno dopo giorno! Spetta a voi aiutare i giovani che s'inseriscono nelle diverse professioni farmaceutiche a riflettere sulle implicazioni etiche sempre più delicate delle loro attività e delle loro decisioni. A tal fine è importante che tutti i professionisti cattolici dell'ambito della salute e le persone di buona volontà si mobilitino e si riuniscano per approfondire la loro formazione non solo sul piano tecnico, ma anche in ciò che concerne le questioni di bioetica, e per proporre tale formazione a tutti coloro che svolgono questa professione. L'essere umano, poiché è immagine di Dio, deve essere sempre al centro delle ricerche e delle scelte in materia biomedica. Allo stesso tempo, il principio naturale del dovere di prestare cure al malato è fondamentale. Le scienze biomediche sono al servizio dell'uomo; se così non avverrà, avranno un carattere freddo e inumano. Ogni conoscenza scientifica nell'ambito della salute e ogni azione terapeutica sono al servizio dell'uomo malato, considerato nel suo essere integrale, che deve partecipare attivamente alle cure somministrategli ed essere rispettato nella sua autonomia.
Affidando voi, come anche i malati che dovete curare, all'intercessione di Nostra Signora e di sant'Alberto Magno, imparto a voi e a tutti i membri della vostra federazione e alle vostre famiglie, la benedizione apostolica.

© Copyright 2007 - Libreria Editrice Vaticana


+PetaloNero+
Tuesday, October 30, 2007 3:00 PM
La ricerca della Verità, rispetto al rischio di autoreferenzialità dei media, al centro del prossimo Messaggio del Papa per la Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali

“I mezzi di comunicazione sociale: al bivio fra protagonismo e servizio. Cercare la Verità per condividerla” è il tema scelto da Benedetto XVI per la 42.ma Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali 2008, che si celebrerà il 4 maggio 2008. “Il tema scelto dal Santo Padre per la Giornata - afferma l'arcivescovo Claudio Maria Celli, presidente del Pontificio consiglio delle Comunicazioni Sociali - invita a riflettere sul ruolo dei media in relazione, soprattutto, al rischio, sempre più presente, che essi diventino referenziali a se stessi e non più - o non solo - strumenti al servizio della verità. Verità che va cercata e condivisa”. Sul ruolo dei media e la possibilità di farne strumenti efficaci di evangelizzazione, Emanuela Campanile ha intervistato proprio mons. Claudio Maria Celli:
Oggi, dobbiamo utilizzare ciò che la Provvidenza ha posto nelle nostre mani e questi mezzi devono essere utilizzati. Io, però, ho una grande preoccupazione. Da un lato, credo che la Chiesa debba essere annunciatrice della Parola e, quindi, questi mezzi devono essere al servizio della Parola: per chi è già discepolo, per chi è in cammino e per chi è lontano. E’ questa la mia preoccupazione: essere al servizio della Parola. Noi abbiamo la Parola. Credo ci voglia una dimensione di ascolto, di rispetto. Si tratta di avere in mano qualcosa che entri nel cuore delle persone. E’ un "santuario" dove noi entriamo con rispetto, in punta di piedi. Questo per me, oggi, è fondamentale. Credo sia un servizio che dobbiamo rendere a chi è già discepolo e che quindi sta compiendo un suo cammino di crescita. C’è anche un servizio che dobbiamo rendere a chi è solo nella strada.


D. - C’è anche una difficoltà di inserire la comunicazione che nasce dalla Chiesa nella comunicazione laica... infiltrarsi nel tessuto sociale comune...


R. - Esatto, se si ama veramente e si vuole servire. Io la chiamo una diaconia della cultura. Sto pensando proprio a queste persone che cercano e che hanno una profonda nostalgia di Dio. Noi dovremmo avere nel nostro cuore, nella nostra mente, nei nostri piani pastorali, l’attenzione a queste persone. Non sarà facile, anche perchè oggi educare all’ascolto è una problematica enorme. Oggi, per molte persone è una fatica enorme mettersi in ascolto, anche perchè tutta la realtà che ci circonda non è così favorevole o non favorisce un ascolto. E’ terribile che noi che dovremmo dedicarci alla comunicazione, dobbiamo preoccuparci che chi è dall’altra parte sia in un atteggiamento di ascolto. Io ritengo che questa sia una delle sfide che dobbiamo affrontare.

Fin dal tema del messaggio per la Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali, emerge la sfida lanciata dal Papa agli operatori della comunicazione, affinché ricerchino la Verità senza protagonismi. Un tema sul quale Luca Collodi ha raccolto la riflessione del nuovo direttore dell’Osservatore Romano, Gian Maria Vian:
R. - E’ una scelta difficile, perché siamo in un’età e in un momento particolare dove il protagonismo è obiettivo di una ricerca esasperata. E questo lo vediamo anche tra i giovani. Ma i giovani hanno l’esempio degli adulti e in questo senso il richiamo di Benedetto XVI è molto opportuno.


D. - Il messaggio per la 42.ma Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali 2008 sottolinea anche la centralità della ricerca della verità. Come un giornalista può cogliere questa sfida lanciata dal Papa?


R. - Direi con gli strumenti proprio della sua professione e, quindi, il controllo rigoroso delle fonti, delle notizie. Non accontentarsi di rilanciare qualsiasi testo o avvenimento, ma cercare di verificarlo sempre di più e nel modo più accurato possibile.


D. - Perché la stampa laica si interessa in un modo - direi - quasi morboso a quella che è la vita della Chiesa e non a quelli che sono i valori che la Chiesa trasmette?


R. - Quando lo fa in questo modo, lo fa in modo strumentale. Anche qui, il richiamo alla ricerca della verità, che non è prerogativa dei cattolici o dei cristiani o credenti, ma dovrebbe essere una esigenza sentita da tutti. E proprio per un motivo professionale il giornalista deve ricercare la verità: questo è il suo primo compito.
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DA PETRUS

Comunicazioni sociali: i 'media' a un bivio tra protagonismo e servizio
CITTA’ DEL VATICANO - ''I mezzi di comunicazione sociale: al bivio tra protagonismo e servizio. Cercare la verita' per condividerla'': e' il titolo scelto dal Papa per la 42.ma giornata mondiale delle comunicazioni sociali, che per il 2008 verra' celebrata il 4 maggio, domenica che precede la festa di Pentecoste. Il testo del messaggio papale, come e' tradizione, verra' pubblicato il 24 gennaio, festa di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti. Il presidente del Pontificio consiglio per le comunicazioni sociali, Monsignor Claudio Maria Celli (nella foto con Benedetto XVI), rimarca che il tema scelto dal Papa per la Giornata delle comunicazioni di quest'anno ''invita a riflettere sul ruolo dei media in relazione, soprattutto, al rischio, sempre presente, che essi diventino referenziali a se stessi e non piu', o non solo, strumenti al servizio della verita', verita' che va cercata e condivisa''. La Giornata mondiale per le comunicazioni sociali, unica giornata mondiale stabilita dal Concilio Vaticano II, viene celebrata in molti Paesi, su raccomandazione dei vescovi del mondo, la domenica che precede la Pentecoste. Come sempre accade, anche per la Giornata di quest'anno il Pontificio consiglio per le comunicazioni sociali ha preparato la documentazione di studio e il supporto liturgico al tema scelto, e lo distribuira' alle conferenze episcopali e alle organizzazioni cattoliche internazionali di comunicazioni sociali.
+PetaloNero+
Tuesday, October 30, 2007 3:01 PM
Da Petrus

Il programma completo delle cerimonie previste in occasione del Concistoro del 24 Novembre
CITTA’ DEL VATICANO - Domenica 25 novembre alle 10,30, il Papa concelebrera' con i nuovi cardinali in piazza San Pietro. Lo annuncia l'Ufficio per le celebrazioni liturgiche, precisando che durante la Messa il Papa consegnera' l'anello cardinalizio ai 23 nuovi porporati, 18 dei quali saranno elettori in un eventuale Conclave. Si terra' sul sagrato di San Pietro, sabato 24 alle 10,30, anche il "Concistoro ordinario pubblico per la creazione dei nuovi cardinali". E nel pomeriggio dello stesso giorno, a partire dalle 16,30, si svolgeranno le "visite di cortesia" ai nuovi porporati, che saranno divisi in diverse sale del Palazzo Apostolico e del complesso progettato da Pierluigi Nervi per l'Aula delle Udienze oggi intitolata a Paolo VI. Nello stesso edificio, nell'aula del Sinodo, i porporati di nuova e antica nomina, senza limitazioni di eta', si incontreranno venerdi' 23 per una riunione del Collegio cardinalizio convocata da Papa Benedetto XVI che vuole discutere con loro i problemi principali dell'attuale momento della Chiesa.



Lunedi' 5 novembre Benedetto XVI presiedera' all'altare della Cattedra della Basilica Vaticana una messa in suffragio dei cardinali e vescovi defunti durante l'anno
+PetaloNero+
Tuesday, October 30, 2007 3:03 PM
Da Petrus

Francia, nominato il nuovo Vescovo ausiliare di Tolosa
CITTA’ DEL VATICANO - Il Papa ha nominato vescovo ausiliare dell'arcidiocesi di Toulouse (Francia) don Herve' Gaschignard, del clero della diocesi di Nantes, finora parroco a Notre-Dame la Blanche a Gue'rande, assegnandogli la sede titolare vescovile di Bisuldino. Don Gaschignard e' nato il 14 giugno 1959 a Saint-Nazaire. Dopo gli studi superiori all'Ecole superieure de commerce et d'administration des entreprises a Nantes, dove ha conseguito un diploma in economia, e' entrato in seminario. Ha fatto il primo ciclo di studi di filosofia presso il Seminario interdiocesano di Angers e gli studi di teologia presso il Seminario francese di Roma, ottenendo la licenza in Teologia dogmatica (ecclesiologia) alla Pontificia universita' gregoriana. È stato ordinato sacerdote il primo luglio 1989 per la diocesi di Nantes. Dopo l'ordinazione ha ricoperto i seguenti incarichi ministeriali: vice-parroco nel settore parrocchiale di Ancenis e di Saint-Gereon (1990-1995); direttore del secondo e terzo ciclo del Seminario Saint-Jean di Nantes (1995-2006); nello stesso tempo, dal 1997 e' stato nominato delegato episcopale per l'unita' dei cristiani e il dialogo con gli ebrei e dal 1999 Superiore aggiunto del Seminario. Dal 2006 e' parroco di Notre-Dame la Blanche a Guerande.




Islanda, Monsignor Pierre Burcher alla guida della Diocesi di Reykjavik
CITTA’ DEL VATICANO - Il Papa ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Reykjavik (Islanda), presentata da Monsignor Joannes Baptist Matthijs Gijsen, per raggiunti limiti di eta', e ha nominato vescovo di Reykjavik Monsignor Pierre Burcher, finora vescovo titolare di Massimiana di Bizacena ed ausiliare di Lausanne, Geneve et Fribourg (Svizzera). Monsignor Burcher (nella foto) e' nato a Fiesch (in Svizzera) il 20 dicembre 1945. Ha compiuto gli studi primari a Nyon e quelli secondari a Geneve ed Einsiedeln. Ha svolto i suoi studi teologici nel Seminario maggiore della diocesi di Lausanne, Geneve et Fribourg, terminandoli con la licenza in Teologia all'Universita' di Fribourg. È stato ordinato sacerdote il 27 marzo 1971 per la diocesi di Lausanne, Geneve et Fribourg. Dal 1971 al 1977 ha svolto il sacro ministero come vicario nella parrocchia St-Nicolas a Fribourg. Dal 1977 al 1979 e' stato vicario delle parrocchie di St-Andre' et St-Amede'e a Lausanne e poi dal 1979 al 1980 della parrocchia del Sacro Cuore nella medesima citta'. Nel 1980 e' stato nominato parroco a Vevey e nel 1984 decano. Dal 1989 al 1990 ha completato la sua formazione a Paris presso l'Institut de formation des educateurs du clerge' (Ifec), in preparazione all'ufficio di rettore del Seminario maggiore della diocesi di Lausanne, Geneve et Fribourg, compito che poi ha ricoperto dal 1990 al 1994. Il 3 febbraio 1994 e' stato eletto vescovo titolare di Massimiana di Bizacena ed ausiliare di Lausanne, Geneve et Fribourg. Ha ricevuto l'ordinazione episcopale il 12 marzo 1994. Il presule e' membro della Congregazione per le Chiese orientali. Ricopre anche l'ufficio di presidente della Catholica Unio. In seno alla Conferenza episcopale svizzera e' responsabile della sezione "Dialogo interreligioso" e presidente del gruppo di lavoro "Islam".
+PetaloNero+
Wednesday, October 31, 2007 2:52 PM
Nomine

Il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Breda, nei Paesi Bassi, presentata da mons. Martinus Petrus Maria Muskens, in conformità al can. 401 § 2 del Codice di Diritto Canonico. Gli succede mons. Johannes Harmannes Jozefus van den Hende, finora coadiutore della medesima sede.

In Brasile, il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell’arcidiocesi di Cascavel presentata da mons. Lúcio Ignácio Baumgaertner, per raggiunti limiti di età. Il Papa ha quindi nominato arcivescovo metropolita di Cascavel mons. Mauro Aparecido dos Santos, finora vescovo di Campo Mourão. Mons. Mauro Aparecido dos Santos è nato il 9 novembre 1954 a Fartura, nella diocesi di Ourinhos, Stato di São Paulo. Il 13 maggio 1984 ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale, come membro del clero della diocesi di Jacarezinho. Nominato vescovo coadiutore di Campo Mourão il 27 maggio 1998, ha ricevuto l’ordinazione episcopale il 14 agosto successivo. È succeduto alla guida della medesima diocesi il 21 febbraio 1999.

Sempre in Brasile, il Santo Padre ha nominato vescovo di Oliveira mons. Miguel Ângelo Freitas Ribeiro, finora vescovo di Tocantinópolis. Mons. Freitas Ribeiro è nato a Itaguara, diocesi di Oliveira, nello Stato di Minas Gerais, il 26 novembre 1958. È stato ordinato sacerdote l’11 gennaio 1986 e incardinato nella diocesi di Oliveira. Il 17 gennaio 2001 è stato nominato vescovo di Tocantinópolis, ricevendo l’ordinazione episcopale il 31 marzo successivo.

In Perù, il Papa ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Ica presentata da mons. Guido Breña López, O.P., per raggiunti limiti di età. Gli succede mons. Héctor Eduardo Vera Colona, vicario generale di Chiclayo e parroco di "San Pedro" a Lambayeque. Mons. Héctor Eduardo Vera Colona è nato a Chiclayo il 26 febbraio 1962. È stato ordinato sacerdote l'8 dicembre 1987.

Il Santo Padre ha nominato Capo Ufficio nella Sezione per gli Affari Generali della Segreteria di Stato mons. Angelo Pirovano, finora minutante nella medesima Sezione per gli Affari Generali.

Infine, il Papa ha nominato Capo Ufficio nella Missione Permanente della Santa Sede presso le Organizzazioni e gli Organismi delle Nazioni Unite per l'Alimentazione e l'Agricoltura (F.A.O., I.F.A.D., P.A.M.) il prof. Vincenzo Buonomo, finora aiutante di studio presso la medesima Missione Permanente.
www.radiovaticana.org
+PetaloNero+
Wednesday, October 31, 2007 2:53 PM
Da Petrus

Il Dalai Lama a Dicembre da Benedetto XVI per chiedere aiuto in favore della Birmania. Atteso anche il Re d'Arabia Saudita
CITTA’ DEL VATICANO - Il Dalai Lama sarà in Vaticano il 13 dicembre per incontrare Papa Benedetto XVI. E' quanto apprende Apcom da fonti accreditate. L'udienza sarebbe già fissata anche se manca la conferma definitiva. E' la seconda volta che il leader spirituale dei buddisti incontra Benedetto XVI ma questa volta l'udienza assume un significato ancora più rilevante per l'impegno del Dalai Lama sulla questione birmana. Martedì 6 novembre il Re dell'Arabia Saudita Abdullah sarà ricevuto in udienza da Papa Benedetto XVI in Vaticano.
+PetaloNero+
Wednesday, October 31, 2007 2:56 PM
Il cristiano ha lo sguardo verso le realtà future ma è profondamente impegnato nella società: così, il Papa all’udienza generale dedicata agli insegnamenti di San Massimo, vescovo di Torino

In ogni tempo, restano sempre validi i doveri del credente verso la società civile: è quanto sottolineato da Benedetto XVI all’udienza generale, dedicata a San Massimo, vescovo di Torino, tra la fine del IV e l’inizio del V secolo. Soffermandosi su questa figura di pastore, che contribuì alla diffusione del cristianesimo nell’Italia settentrionale, il Papa ha offerto una riflessione sul rapporto tra i fedeli e le istituzioni politiche. L’udienza si è svolta sotto una pioggia battente, che tuttavia non ha spento il calore affettuoso di oltre 30 mila pellegrini radunatisi in Piazza San Pietro per ascoltare la catechesi del Santo Padre. Il servizio di Alessandro Gisotti:
“Vivere la vita cristiana significa anche assumere gli impegni civili”: è questo, ha detto il Papa, uno degli insegnamenti di San Massimo, contenuti nella sua raccolta di Sermoni. Da questa opera, ha sottolineato, “emerge quel legame profondo e vitale del vescovo con la sua città, che attesta un punto di contatto evidente” tra il ministero di Ambrogio a Milano e quello di Massimo a Torino. Dinnanzi a gravi tensioni e alla minaccia dei barbari, ha ricordato, San Massimo riuscì “a coagulare il popolo cristiano attorno alla sua persona di pastore e di maestro”. Gli interventi di questo vescovo testimoniano, dunque, “l’impegno di reagire al degrado civile e alla disgregazione”:


"Senza darlo troppo a vedere, Massimo giunge così a predicare una relazione profonda tra i doveri del cristiano e quelli del cittadino".

Il Papa ha citato i sermoni 17 e 18 di San Massimo, dedicati al tema sempre attuale della ricchezza e della povertà nelle comunità cristiane. Il vescovo di Torino si rammarica che le ricchezze “vengano accumulate e occultate” e che non si pensi al bisogno dell’altro. E, ancora, stigmatizza “forme ricorrenti di sciacallaggio sulle altrui disgrazie”:


"In questo contesto Massimo non solo si adopera per rinfocolare nei fedeli l’amore tradizionale verso la patria cittadina, ma anche il preciso dovere di far fronte agli oneri fiscali, per quanto gravosi e sgraditi essi possano apparire".


Rispetto all’atteggiamento prudente di Ambrogio, ha rilevato il Papa, Massimo si sente pienamente autorizzato ad esercitare “un vero e proprio potere di controllo sulla città”. Un potere, ha aggiunto, che “sarebbe poi diventato sempre più ampio ed efficace, fino a supplire la latitanza dei magistrati e delle istituzioni civili”:


"In definitiva, l’analisi storica e letteraria dimostra una crescente consapevolezza della responsabilità politica dell’autorità ecclesiastica, in un contesto nel quale essa andava di fatto sostituendosi a quella civile".


E’ evidente, ha costatato il Pontefice, che il “contesto storico, culturale e sociale è oggi profondamente diverso”. Sono nuove le sfide per la Chiesa, ma non per questo perdono di attualità i richiami di San Massimo:


"A parte le mutate condizioni, restano sempre validi i doveri del credente verso la sua città. L’intreccio degli impegni 'dell’onesto cittadino' con quelli 'del buon cristiano' non è affatto tramontato".

E qui, Benedetto XVI ha ripreso un passo della Nota dottrinale del 2002 sul comportamento dei cattolici nella vita politica per ribadire “uno dei più importanti aspetti dell’unità di vita del cristiano: la coerenza tra fede e vita, tra Vangelo e cultura”:

"Sbagliano coloro che, sapendo che qui noi non abbiamo una cittadinanza stabile, ma che cerchiamo quella futura, pensano di potere per questo trascurare i propri doveri terreni, e non riflettono che invece proprio la fede li obbliga ancora di più a compierli, secondo la vocazione di ciascuno".


Il Papa ha così auspicato che, seguendo il magistero di San Massimo, sempre più fedeli siano desiderosi di unificare gli sforzi umani “in una sola sintesi vitale insieme con i beni religiosi”. Dopo la catechesi, il Santo Padre ha salutato ai pellegrini, nelle diverse lingue. Un pensiero particolare l’ha rivolto ai pellegrini polacchi che hanno partecipato alla Beatificazione di Madre Celina Borzęcka. Poi, in lingua italiana, ha salutato i rappresentanti dell’Associazione Nazionale Famiglie dei Caduti e Dispersi in Guerra, incoraggiandoli “a proseguire generosamente nella loro significativa opera di solidarietà”.


Il Papa ha concluso l’udienza invitando i fedeli a vivere con lo spirito giusto le imminenti celebrazioni della Solennità di tutti i Santi e la Commemorazione dei fedeli defunti:


"Sia per ciascuno occasione propizia per innalzare lo sguardo del cielo e contemplare le realtà future, ultime e definitive che ci attendono!"
www.radiovaticana.org


DA PETRUS

Udienza generale, il Papa: “E’ compito dei Vescovi insegnare ad essere buoni cittadini anche pagando le tasse”
CITTA’ DEL VATICANO - Tra i compiti del vescovo rientra anche quello di insegnare ai cittadini "il preciso dovere di far fronte agli oneri fiscali, per quanto gravosi e sgraditi essi possano apparire". Lo ha affermato Benedetto XVI presentando ai 35mila fedeli presenti in piazza San Pietro l'insegnamento di San Massimo che fu vescovo di Torino nel IV secolo, cioe' in un momento nel quale il crollo dell'Impero romano gli "imponeva di supplire la latitanza dei magistrati e delle istituzioni civili". Questa "cresciuta consapevolezza della responsabilita' politica del vescovo" porto' San Massimo, ha ricordato il Papa, a descriversi come "una vedetta collocata nella citta', su un’elevata rocca di sapienza, che vede da lontano i mali che sopraggiungono". E' noto, ha sottolineato Benedetto XVI, il paragone di San Massimo tra i vescovi e le api: "Come loro, i pastori osservano la castita' del corpo, usano il pungiglione della legge, sono puri per santificare la citta', dolci per consolare gli afflitti ma anche duri per punire gli errori". Nei sermoni di questo grande vescovo, ha continuato il Pontefice, e' riaffermata "la relazione profonda tra i doveri del cristiano e quelli del cittadino: vivere la vita cristiana significa anche assumere gli impegni civili". E se "il contesto odierno e' piuttosto quello disegnato da Giovanni Paolo II nella sua esortazione apostolica 'Ecclesia in Europa', che offre un'articolata analisi delle sfide e dei segni di speranza di oggi, anche nelle mutate condizioni restano sempre validi i doveri dei credenti verso la citta': il binomio tra onesto cittadino e buon cristiano - ha scandito - non e' affatto tramontato". Un binomio essenziale, che per Benedetto XVI si basa "sulla coerenza tra fede e vita, tra Vangelo e cultura. E anche il Concilio - ha rilevato - esorta a compiere fedelmente i propri doveri terreni facendosi guidare dal Vangelo". Dunque "sbagliano quanti pensano in quanto credenti di poter per questo trascurare i doveri terreni: la fede obbliga invece ancora di piu' a compiere i propri doveri secondo la vocazione di ciascuno". Nel suo discorso ai fedeli di piazza San Pietro, il Papa ha voluto anche ricordare che San Massimo "contribui' decisamente alla diffusione del cristianesimo nell'Italia settentrionale proprio con il legame profondo che aveva con la sua citta': mentre gravi tensioni turbavano l'ordinata convivenza civile, il vescovo di Torino riusci' a coagulare la citta', minacciata da gruppi sparsi di barbari e per questo stabilmente presidiata da militari". E per il Papa e' interessante rilevare che San Massimo riusci' ad unire i cittadini di Torino predicando un Vangelo senza sconti. Infatti, il Santo vescovo constato' amaramente quanto egoismo ci fosse nel suo popolo assediato: "Uno - scriveva - non pensa al bisogno dell'altro, molti cristiani non solo non distribuiscono quello che hanno ma rapinano quello che e' degli altri, non solo non raccolgono i propri denari e li portano ai piedi degli Apostoli ma trascinano via quelli che chiedono aiuto ai sacerdoti". "San Massimo - ha riassunto il Papa - stigmatizza le forme ricorrenti di sciacallaggio, il guadagno sbranato e contaminato di chi, ad esempio, durante un saccheggio compra cio' che e' stato rapinato per rivenderlo, mentre agire da cristiano sarebbe stato comprare per restituire. Per lui ogni cristiano che pur potendo vivere col suo lavoro, rosicchia il terreno del suo vicino e' simile - ha concluso - alla volpe che sgozza le galline e al lupo che si avventa sui porci".


Marchionne (Fiat) regala un trattore al Pontefice e per una volta indossa la cravatta
CITTA’ DEL VATICANO - Sergio Marchionne, l'amministratore delegato che ha rilanciatio con ottimi risultati la Fiat di Torino dopo il periodo buio della crisi, ha dovuto rinunciare per una volta al suo consueto abbigliamento sportivo: per portare un trattore in Vaticano, infatti, ha dovuto allacciarsi la cravatta sotto un elegante completo blu'. Benedetto XVI lo ha ringraziato molto del regalo ricevuto. L'originale dono portato in Vaticano, spiega una nota della Fiat, "e' un trattore completamente bianco e decorato con lo stemma papale, che avra' il compito di trainare e posizionare l'enorme pedana mobile, del peso di 17 tonnellate, destinata ad ospitare il Papa nel corso delle Udienze generali del mercoledi' in piazza San Pietro". Si tratta di un esemplare unico prodotto dalla "New Holland", societa' del Gruppo Fiat e leader mondiale nel settore delle macchine per l'agricoltura. "Per noi e' un grande onore aver avuto la possibilita' di consegnare questo mezzo al Santo Padre, in segno di ammirazione e rispetto", ha affermato Sergio Marchionne sottolineando che "il Gruppo Fiat e' fortemente impegnato in un percorso di eccellenza tecnologica e di sviluppo responsabile: anche questo abbiamo voluto testimoniare oggi".

+PetaloNero+
Wednesday, October 31, 2007 5:10 PM
UDIENZA GENERALE

Piazza San Pietro
Mercoledì, 31 ottobre 2007




San Massimo di Torino

Cari fratelli e sorelle!

Tra la fine del quarto secolo e l’inizio del quinto, un altro Padre della Chiesa, dopo sant’Ambrogio, contribuì decisamente alla diffusione e al consolidamento del cristianesimo nell’Italia settentrionale: è san Massimo, che incontriamo Vescovo a Torino nel 398, un anno dopo la morte di Ambrogio. Ben poche sono le notizie su di lui; in compenso è giunta fino a noi una sua raccolta di circa novanta Sermoni. Da essi emerge quel legame profondo e vitale del Vescovo con la sua città, che attesta un punto di contatto evidente tra il ministero episcopale di Ambrogio e quello di Massimo.

In quel tempo gravi tensioni turbavano l’ordinata convivenza civile. Massimo, in questo contesto, riuscì a coagulare il popolo cristiano attorno alla sua persona di pastore e di maestro. La città era minacciata da gruppi sparsi di barbari che, entrati dai valichi orientali, si spingevano fino alle Alpi occidentali. Per questo Torino era stabilmente presidiata da guarnigioni militari, e diventava, nei momenti critici, il rifugio delle popolazioni in fuga dalle campagne e dai centri urbani sguarniti di protezione. Gli interventi di Massimo, di fronte a questa situazione, testimoniano l’impegno di reagire al degrado civile e alla disgregazione. Anche se resta difficile determinare la composizione sociale dei destinatari dei Sermoni, pare che la predicazione di Massimo – per superare il rischio della genericità – si rivolgesse in modo specifico a un nucleo selezionato della comunità cristiana di Torino, costituito da ricchi proprietari terrieri, che avevano i loro possedimenti nella campagna torinese e la casa in città. Fu una lucida scelta pastorale del Vescovo, che intravide in questo tipo di predicazione la via più efficace per mantenere e rinsaldare il proprio legame con il popolo.

Per illustrare in tale prospettiva il ministero di Massimo nella sua città, vorrei addurre ad esempio i Sermoni 17 e 18, dedicati a un tema sempre attuale, quello della ricchezza e della povertà nelle comunità cristiane. Anche in questo àmbito la città era percorsa da gravi tensioni. Le ricchezze venivano accumulate e occultate. «Uno non pensa al bisogno dell'altro», constata amaramente il Vescovo nel suo diciassettesimo Sermone. «Infatti molti cristiani non solo non distribuiscono le cose proprie, ma rapinano anche quelle degli altri. Non solo, dico, raccogliendo i loro danari non li portano ai piedi degli apostoli, ma anche trascinano via dai piedi dei sacerdoti i loro fratelli che cercano aiuto». E conclude: «Nella nostra città ci sono molti ospiti o pellegrini. Fate ciò che avete promesso» aderendo alla fede, «perché non si dica anche a voi ciò che fu detto ad Anania: “Non avete mentito agli uomini, ma a Dio”» (Sermone 17,2-3).

Nel Sermone successivo, il diciottesimo, Massimo stigmatizza forme ricorrenti di sciacallaggio sulle altrui disgrazie. «Dimmi, cristiano», così il Vescovo apostrofa i suoi fedeli, «dimmi: perché hai preso la preda abbandonata dai predoni? Perché hai introdotto nella tua casa un “guadagno”, come pensi tu stesso, sbranato e contaminato?». «Ma forse», prosegue, «tu dici di aver comperato, e per questo pensi di evitare l'accusa di avarizia. Ma non è in questo modo che si può far corrispondere la compera alla vendita. E' una buona cosa comperare, ma in tempo di pace ciò che si vende liberamente, non durante un saccheggio ciò che è stato rapinato... Agisce dunque da cristiano e da cittadino chi compera per restituire» (Sermone 18,3). Senza darlo troppo a vedere, Massimo giunge così a predicare una relazione profonda tra i doveri del cristiano e quelli del cittadino. Ai suoi occhi, vivere la vita cristiana significa anche assumere gli impegni civili. Viceversa, ogni cristiano che, «pur potendo vivere col suo lavoro, cattura la preda altrui col furore delle fiere»; che «insidia il suo vicino, che ogni giorno tenta di rosicchiare i confini altrui, di impadronirsi dei prodotti», non gli appare neanche più simile alla volpe che sgozza le galline, ma al lupo che si avventa sui porci (Sermone 41,4).

Rispetto al prudente atteggiamento di difesa assunto da Ambrogio per giustificare la sua famosa iniziativa di riscattare i prigionieri di guerra, emergono chiaramente i mutamenti storici intervenuti nel rapporto tra il Vescovo e le istituzioni cittadine. Sostenuto ormai da una legislazione che sollecitava i cristiani a redimere i prigionieri, Massimo, nel crollo delle autorità civili dell’Impero romano, si sentiva pienamente autorizzato ad esercitare in tale senso un vero e proprio potere di controllo sulla città. Questo potere sarebbe poi diventato sempre più ampio ed efficace, fino a supplire la latitanza dei magistrati e delle istituzioni civili. In questo contesto Massimo non solo si adopera per rinfocolare nei fedeli l'amore tradizionale verso la patria cittadina, ma proclama anche il preciso dovere di far fronte agli oneri fiscali, per quanto gravosi e sgraditi essi possano apparire (Sermone 26,2). Insomma, il tono e la sostanza dei Sermoni suppongono un'accresciuta consapevolezza della responsabilità politica del Vescovo nelle specifiche circostanze storiche. Egli è «la vedetta» collocata nella città. Chi mai sono queste vedette, si chiede infatti Massimo nel Sermone 92, «se non i beatissimi Vescovi, che, collocati per così dire su un'elevata rocca di sapienza per la difesa dei popoli, vedono da lontano i mali che sopraggiungono?». E nel Sermone 89 il Vescovo di Torino illustra ai fedeli i suoi compiti, avvalendosi di un paragone singolare tra la funzione episcopale e quella delle api: «Come l'ape», egli dice, i Vescovi «osservano la castità del corpo, porgono il cibo della vita celeste, usano il pungiglione della legge. Sono puri per santificare, dolci per ristorare, severi per punire». Così san Massimo descrive il compito del Vescovo nel suo tempo.

In definitiva, l'analisi storica e letteraria dimostra una crescente consapevolezza della responsabilità politica dell’autorità ecclesiastica, in un contesto nel quale essa andava di fatto sostituendosi a quella civile. E' questa infatti la linea di sviluppo del ministero del Vescovo nell’Italia nord-occidentale, a partire da Eusebio, che «come un monaco» abitava la sua Vercelli, fino a Massimo di Torino, posto «come sentinella» sulla rocca più alta della città. E' evidente che il contesto storico, culturale e sociale è oggi profondamente diverso. Il contesto odierno è piuttosto quello disegnato dal mio venerato Predecessore, Papa Giovanni Paolo II, nell’Esortazione post-sinodale Ecclesia in Europa, là dove egli offre un'articolata analisi delle sfide e dei segni di speranza per la Chiesa in Europa oggi (6-22). In ogni caso, a parte le mutate condizioni, restano sempre validi i doveri del credente verso la sua città e la sua patria. L’intreccio degli impegni dell’“onesto cittadino” con quelli del “buon cristiano” non è affatto tramontato.

In conclusione, vorrei ricordare ciò che dice la Costituzione pastorale Gaudium et spes per illuminare uno dei più importanti aspetti dell’unità di vita del cristiano: la coerenza tra fede e comportamento, tra Vangelo e cultura. Il Concilio esorta i fedeli a «compiere fedelmente i propri doveri terreni, facendosi guidare dallo spirito del Vangelo. Sbagliano coloro che, sapendo che qui noi non abbiamo una cittadinanza stabile, ma che cerchiamo quella futura, pensano di potere per questo trascurare i propri doveri terreni, e non riflettono che invece proprio la fede li obbliga ancora di più a compierli, secondo la vocazione di ciascuno» (n. 43). Seguendo il magistero di san Massimo e di molti altri Padri, facciamo nostro l’auspicio del Concilio, che sempre di più i fedeli siano desiderosi di «esplicare tutte le loro attività terrene, unificando gli sforzi umani, domestici, professionali, scientifici e tecnici in una sola sintesi vitale insieme con i beni religiosi, sotto la cui altissima direzione tutto viene coordinato a gloria di Dio» (ibid.), e così al bene dell’umanità.



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Saluti:

Je salue les pèlerins francophones, tout particulièrement les jeunes servants de messe et les membres des aumôneries de lycées. En suivant l’enseignement de saint Maxime, je vous invite tous à vivre une cohérence toujours plus résolue entre la foi et la vie, entre l’Évangile et la culture.

I warmly greet the Sisters of the Resurrection present in Rome for the beatification of their foundress Mother Celine Chludjinska Borzencka. May the Lord grant them the grace of following generously in her footsteps. I also welcome the members of the Risso Kossei-kai Buddhist group from Japan. Upon all the English-speaking visitors, including those from England, Wales, Ireland, Australia, Denmark, Sweden, Canada, the Philippines and the United States, I invoke God’s abundant blessings.

Herzlich heiße ich alle Brüder und Schwestern aus dem deutschen Sprachraum willkommen. Ein besonderer Gruß gilt heute den Fußpilgern der Schönstattbewegung. Bemühen wir uns nach dem Beispiel des heiligen Maximus, die Anstrengungen des täglichen Lebens in Einklang mit den Werten des Glaubens zu erfüllen. Dann findet unser Tun Sinn und Halt in Gott. Der Herr segne euch alle.

Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua española. En particular, a los grupos parroquiales, a la Hermandad de María Santísima en su Soledad, de Sevilla, a los peregrinos de Zaragoza y Menorca, así como a los venidos de México y otros países latinoamericanos. Acogiendo la exhortación de San Máximo de Turín, tratemos de afrontar nuestros deberes cívicos a la luz del Evangelio. Muchas gracias.

Saúdo com amizade todos os peregrinos de língua portuguesa, nomeadamente os grupos brasileiros de paróquias de Jaboticabal, São Paulo e Tambaú, que vieram junto do túmulo do Apóstolo São Pedro renovar a profissão de fé e a promessa de maior coerência entre a fé e a vida. Para os presentes e seus familiares, vão meus votos de graça e paz divina, com a minha Bênção Apostólica.

Saluto in lingua croata:

Od srca pozdravljam sve hrvatske hodočasnike, osobito vjernike župe Svetoga Marka iz Zagreba te mlade iz Sindelfingena, Esslingena i Ludwigsburga. Upoznajte i oduševljeno slijedite primjere svetaca koji su Boga zavoljeli iznad svega i posvetili mu sav svoj život. Hvaljen Isus i Marija!

Traduzione italiana:

Di cuore saluto i pellegrini croati, particolarmente i fedeli della parrocchia di San Marco di Zagreb e i giovani di Sindelfingen, Esslingen e Ludwigsburg. Fate conoscere e seguite con entusiasmo gli esempi dei santi che hanno amato Dio sopra ogni cosa e a Lui hanno dedicato tutta la loro vita. Siano lodati Gesù e Maria!

Saluto in lingua polacca:

Witam serdecznie obecnych tu Polaków. Pozdrawiam Siostry Zmartwychwstanki i uczestników beatyfikacji Matki Celiny Borzęckiej. Błogosławiona Celina jest dla nas wzorem wypełniania codziennych obowiązków z wiarą, miłością i poddaniem się woli Bożej. Na realizację jej duchowego testamentu i zawołania: „W Bogu na zawsze szczęście”, „Świętymi bądźcie”, całemu Zgromadzeniu Sióstr Zmartwychwstanek i wam wszystkim serdecznie błogosławię.

Traduzione italiana:

Saluto cordialmente i Polacchi qui presenti. Saluto Suore della Risurrezione e quanti hanno partecipato alla beatificazione di Madre Celina Borzęcka. Ella è per tutti noi esempio nell’adempimento dei doveri quotidiani mediante la fede, la carità e la sottomissione alla volontà divina. Di cuore benedico la Congregazione delle Suore della Risurrezione e tutti voi, affinché possiate attuare il testamento spirituale della nuova Beata, espresso con le seguenti parole: “In Dio per sempre la prosperità”, “Siate santi”.

Saluto in lingua slovena:

Lepo pozdravljam romarje iz Prekmurja v Sloveniji! Evangelij in njegove vrednote naj vam bodo še naprej v pomoč in vodilo, da boste v prizadevanju za osebno rast in skupno dobro vedno bolj napredovali. Vsem, ki ste prišli na srečanje s Petrovim naslednikom, podeljujem apostolski blagoslov!

Traduzione italiana:

Rivolgo un cordiale saluto ai pellegrini da Prekmurje in Slovenia! Il Vangelo e i suoi valori continuino ad aiutarvi ed a guidarvi, affinché possiate progredire sempre di più nell’impegno per la crescita personale e per il bene comune. A tutti voi presenti a questo incontro con il Successore di Pietro, imparto l’Apostolica Benedizione!

Saluto in lingua ungherese:

Szeretettel köszöntöm a magyar zarándokokat, elsősorban a domonkos rendi nővéreket! A szentek, különösen is Árpádházi Szent Margit példájára, bizalommal és bátran tekintsetek az élet problémái elé és növekedjetek életszentségben. Szívesen adom apostoli áldásomat Mindannyiotokra. Dicsértessék a Jézus Krisztus!

Traduzione italiana:

Saluto di cuore do il benvenuto ai pellegrini ungheresi, in particolare le Suore domenicane. Sull’esempio dei Santi, specialmente di Santa Margherita, possano trovare fiducia e coraggio nei vari problemi della vita e crescere nella vita spirituale. Volentieri imparto a voi tutti la Benedizione Apostolica! Sia lodato Gesù Cristo!

* * *

Rivolgo il mio cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto i rappresentanti dell’Associazione Nazionale Famiglie dei Caduti e Dispersi in Guerra, e li incoraggio a proseguire generosamente nella loro significativa opera di solidarietà. Saluto poi i fedeli della parrocchia Santa Maria della Misericordia, di Roma ed auspico che il 70° anniversario di fondazione della loro comunità parrocchiale susciti in tutti un rinnovato impegno nel costruire il Regno di Dio con un amore sempre più fedele alla Chiesa.

Rivolgo, infine, il mio saluto ai giovani, agli ammalati ed agli sposi novelli. Le imminenti celebrazioni della Solennità di Tutti i Santi e della Commemorazione dei fedeli defunti, sia per ciascuno occasione propizia per innalzare lo sguardo al cielo e contemplare le realtà future, ultime e definitive che ci attendono.






+PetaloNero+
Wednesday, October 31, 2007 9:11 PM
I doveri del cristiano sono doveri del cittadino

di Angela Ambrogetti

Il papa all'udienza generale ricorda la responsabilità anche politica del vescovo in una epoca di crisi. Benedetto XVI prende spunto dalla figura di San Massimo, vescovo di Torino nel IV secolo.

Una distesa di ombrelli di ogni colore. Così si presentava piazza San Pietro questa mattina per l’ Udienza Generale di Benedetto XVI. Moltissimi i fedeli che hanno affrontato il mal tempo per ascoltare la catechesi del papa, Dopo Sant’Ambrogio San Massimo, vescovo di Torino. La riflessione metta al centro il rapporto del vescovo con la sua città. Alla fine del 300 Torino è il centro di difesa nel momento del crollo dell’ Impero Romano, e luogo dove si riuniscono i contadini che sfuggono nella campagna, e dove abitavano i ricchi possidenti terrieri. Una opera di evangelizzazione centrata su povertà e ricchezza nelle comunità cristiane. Tema che il papa ha definito molto attuale. Quasi un anticipo dei temi sociali che dovrebbero essere affrontati nella prossima enciclica di Benedetto XVI. Un apostolato sociale. Una relazione profonda tra i doveri del cristiano e quelli del cittadino. Il papa rilegge con le parole di San Massimo , la responsabilità politica del vescovo nelle diverse circostanze storiche. Oggi il contesto è diverso dice il papa ricordando i temi di “ Eccelsia in Europa”. Restano validi i doveri del credente verso la propria città e patria.
www.korazym.org
+PetaloNero+
Thursday, November 01, 2007 2:56 PM
Il papa: la santità è il compito di ogni cristiano

di Mattia Bianchi

All'Angelus, Benedetto XVI ricorda che "diventare santo non è un privilegio, ma il compito di ogni cristiano, anzi, potremmo dire, di ogni uomo". Agli italiani: tenete alto il profilo morale della convivenza civile.


CITTA' DEL VATICANO - La santità come compito per ogni cristiano e ogni uomo. Lo ha ricordato Benedetto XVI nell'Angelus della festa di Tutti i santi. Parlando ad alcune centinaia di fedeli raccolti in una piazza san Pietro battuta dalla pioggia, il pontefice spiega che "il cristiano è già santo, perché il battesimo lo unisce a Gesù e al suo mistero pasquale, ma deve al tempo stesso diventarlo, conformandosi a lui sempre più intimamente". "A volte - ha precisato - si pensa che la santità sia una condizione di privilegio riservata a pochi eletti. In realtà, diventare santo è il compito di ogni cristiano, anzi, potremmo dire, di ogni uomo". Per ilpapa "tutti gli esseri umani sono figli di Dio e tutti devono diventare ciò che sono, attraverso il cammino esigente della libertà". Agli italiani, infine, l'invito a far tesoro dell’insegnamento dei santi per "tenere alto il profilo morale della convivenza civile" del paese. "Pensando alla schiera innumerevole di santi e sante che sono nati ed hanno vissuto in questa terra", ha detto il papa, "incoraggio il popolo italiano a seguire sempre i loro esempi conservando i valori evangelici, per tenere alto il profilo morale della convivenza civile".

Le parole prima dell'Angelus

Cari fratelli e sorelle! Nell’odierna solennità di Tutti i Santi, il nostro cuore, oltrepassando i confini del tempo e dello spazio, si dilata alle dimensioni del Cielo. Agli inizi del Cristianesimo, i membri della Chiesa venivano chiamati anche "i santi". Nella Prima Lettera ai Corinzi, ad esempio, san Paolo si rivolge "a coloro che sono stati santificati in Cristo Gesù, chiamati ad essere santi insieme a tutti quelli che in ogni luogo invocano il nome del Signore nostro Gesù Cristo" (1 Cor 1,2). Il cristiano, infatti, è già santo, perché il Battesimo lo unisce a Gesù e al suo mistero pasquale, ma deve al tempo stesso diventarlo, conformandosi a Lui sempre più intimamente. A volte si pensa che la santità sia una condizione di privilegio riservata a pochi eletti. In realtà, diventare santo è il compito di ogni cristiano, anzi, potremmo dire, di ogni uomo! Scrive l’Apostolo che Dio da sempre ci ha benedetti e ci ha scelti in Cristo "per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità" (Ef 1,3-4). Tutti gli esseri umani sono pertanto chiamati alla santità che, in ultima analisi, consiste nel vivere da figli di Dio, in quella "somiglianza" con Lui secondo la quale sono stati creati. Tutti gli esseri umani sono figli di Dio, e tutti devono diventare ciò che sono, attraverso il cammino esigente della libertà. Tutti Iddio invita a far parte del suo popolo santo. La "Via" è Cristo, il Figlio, il Santo di Dio: nessuno giunge al Padre se non per mezzo di Lui (cfr Gv 14,6). Sapientemente la Chiesa ha posto in stretta successione la festa di Tutti i Santi e la Commemorazione di tutti i fedeli defunti. Alla nostra preghiera di lode a Dio e di venerazione degli spiriti beati, che oggi la liturgia ci presenta come "una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, razza, popolo e lingua" (Ap 7,9), si unisce la preghiera di suffragio per quanti ci hanno preceduto nel passaggio da questo mondo alla vita eterna. Ad essi domani dedicheremo in modo speciale la nostra preghiera e per essi celebreremo il Sacrifico eucaristico. In verità, ogni giorno la Chiesa ci invita a pregare per loro, offrendo anche le sofferenze e le fatiche quotidiane affinché, completamente purificati, essi siano ammessi a godere in eterno la luce e la pace del Signore. Al centro dell’assemblea dei Santi, risplende la Vergine Maria, "umile ed alta più che creatura" (Dante, Paradiso, XXXIII, 2). Ponendo la nostra mano nella sua, ci sentiamo animati a camminare con più slancio sulla via della santità. A Lei affidiamo il nostro impegno quotidiano e La preghiamo oggi anche per i nostri cari defunti, nell’intima speranza di ritrovarci un giorno tutti insieme, nella comunione gloriosa dei Santi. I saluti del papa Je vous salue de tout cœur, pèlerins francophones venus participer à la prière de l’Angélus, en particulier le groupe de la Maisonnée Saint-Joseph de Montpellier. En ce jour où nous célébrons la fête de tous les saints, chacun est invité à entendre les béatitudes, qui constituent comme un carnet de route pour découvrir la voie de la sainteté. Puisse chacun reconnaître dans le Christ celui qui seul peut donner le vrai bonheur et la vie éternelle. Avec la Bénédiction apostolique. I greet all the English-speaking pilgrims and visitors present at today’s Angelus. The Solemnity of All Saints calls us to deepen our communion with the great figures of the Church who radiate the splendour of God’s kingdom of truth and love. May we strive to imitate their heroic virtues and follow their example along the path of perfection. I wish you and your families a happy feast day. May God bless you all! Zum Hochfest Allerheiligen grüße ich ganz herzlich alle Pilger und Besucher hier auf dem Petersplatz. Die Heiligen sind Zeugen der unendlichen Liebe Gottes, die über den Tod hinausreicht. Wir wollen ihr Vorbild nachahmen und uns ihrer treuen Fürsprache anvertrauen. Der Heilige Geist bestärke uns dabei und führe uns zur vollkommenen Gemeinschaft mit Jesus Christus, dem wahren Leben, und mit allen seinen Heiligen. – Liebe Freunde, euch und euren Familien erbitte ich den Beistand des Herrn auf allen Wegen. Saludo con afecto a los peregrinos de lengua española que participan en esta oración mariana del Ángelus. En la solemnidad de Todos los Santos, la Iglesia se goza al contemplar a tantos hijos suyos que, a través de los siglos, han llegado a la casa del Padre. Ellos nos acompañan con su intercesión. Que su fidelidad a la voluntad de Dios nos estimule a avanzar con humildad y perseverancia en el camino de la santidad, siendo en todas partes testigos valientes de Cristo. Pozdrawiam Polaków. Dzisiejsza uroczystość przypomina nam, że wszyscy jesteśmy powołani do świętości. Święci, którym oddajemy chwałę, dają nam przykład miłości do Boga i do ludzi, owocnej współpracy z łaską Bożą i wspierają nas na naszych drogach świętości. Niech na tych drogach towarzyszy wam Boże błogosławieństwo. [Saluto i polacchi. La solennità odierna ci ricorda che tutti siamo chiamati alla santità. I Santi che onoriamo ci danno l’esempio dell’amore per Dio e per gli uomini, della fruttuosa collaborazione con la grazia divina e ci sostengono nel nostro cammino di santità. In questo cammino vi accompagni la benedizione di Dio.] Rivolgo il mio saluto cordiale ai pellegrini di lingua italiana. Pensando alla schiera innumerevole di Santi e Sante che sono nati ed hanno vissuto in questa terra, incoraggio il popolo italiano a seguire sempre i loro esempi conservando i valori evangelici, per tenere alto il profilo morale della convivenza civile. Buona festa a tutti!
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La santità non è privilegio di pochi cristiani, ma è un compito per tutti gli uomini. Così il Papa all'Angelus per la Solennità di Tutti i Santi

La santità non è un privilegio per i soli cristiani, e magari pochi eroici cristiani, ma è un compito di tutti gli esseri umani. E’ quanto ha affermato oggi il Papa durante l’Angelus per la Solennità di Tutti i Santi davanti a migliaia di pellegrini, giunti da tutto il mondo in Piazza San Pietro, nonostante la giornata piovosa. Il servizio di Sergio Centofanti:
Il Papa ricorda che “agli inizi del Cristianesimo, i membri della Chiesa venivano chiamati anche ‘i santi’” e sottolinea che il cristiano, in realtà, “è già santo, perché il Battesimo lo unisce a Gesù e al suo mistero pasquale, ma deve al tempo stesso diventarlo, conformandosi a Lui sempre più intimamente”:


“A volte si pensa che la santità sia una condizione di privilegio riservata a pochi eletti. In realtà, diventare santo è il compito di ogni cristiano, anzi, potremmo dire, di ogni uomo! Scrive l’Apostolo che Dio da sempre ci ha benedetti e ci ha scelti in Cristo 'per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità' (Ef 1,3-4). Tutti gli esseri umani sono pertanto chiamati alla santità che, in ultima analisi, consiste nel vivere da figli di Dio, in quella ‘somiglianza’ con Lui secondo la quale sono stati creati”.


“Tutti gli esseri umani – ha proseguito il Papa - sono figli di Dio, e tutti devono diventare ciò che sono, attraverso il cammino esigente della libertà”. Dio, perciò, invita tutti “a far parte del suo popolo santo. La ‘Via’ è Cristo, il Figlio, il Santo di Dio: nessuno giunge al Padre se non per mezzo di Lui”.


Benedetto XVI ha quindi ricordato che “sapientemente la Chiesa ha posto in stretta successione la festa di Tutti i Santi e la Commemorazione di tutti i fedeli defunti”:


“Ad essi domani dedicheremo in modo speciale la nostra preghiera e per essi celebreremo il Sacrifico eucaristico. In verità, ogni giorno la Chiesa ci invita a pregare per loro, offrendo anche le sofferenze e le fatiche quotidiane affinché, completamente purificati, essi siano ammessi a godere in eterno la luce e la pace del Signore”.


Il Papa ha invitato a lasciarsi guidare da Maria che risplende “al centro dell’assemblea dei Santi”:


“Ponendo la nostra mano nella sua, ci sentiamo animati a camminare con più slancio sulla via della santità. A Lei affidiamo il nostro impegno quotidiano e La preghiamo oggi anche per i nostri cari defunti, nell’intima speranza di ritrovarci un giorno tutti insieme, nella comunione gloriosa dei Santi”.


Infine, dopo i saluti nelle varie lingue, il Papa si è rivolto ai pellegrini italiani:


“Pensando alla schiera innumerevole di Santi e Sante che sono nati ed hanno vissuto in questa terra, incoraggio il popolo italiano a seguire sempre i loro esempi conservando i valori evangelici, per tenere alto il profilo morale della convivenza civile. Buona festa a tutti!”.
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DA PETRUS

Angelus, il Papa esorta tutti alla santità e ricorda la Madonna con le parole di Dante: "Umile ed alta piu' che creatura"
di Bruno Volpe
CITTA’ DEL VATICANO - Tutti gli esseri umani ''sono chiamati alla santità''. Nell'Angelus per la festa di Tutti i Santi, Benedetto XVI ha voluto parlare della santita' non come di ''una condizione di privilegio riservata a pochi eletti'': ''in realta' - ha detto alle migliaia di fedeli riuniti in Piazza San Pietro malgrado la mattinata piovosa -, diventare santo e' il compito di ogni cristiano, anzi, potremmo dire, di ogni uomo!''. Il Papa ha ricordato come ''agli inizi del Cristianesimo'' tutti i membri della Chiesa venissero chiamati ''i santi''. ''Il cristiano - ha affermato - e' gia' santo, perche' il Battesimo lo unisce a Gesu' e al suo mistero pasquale, ma deve al tempo stesso diventarlo, conformandosi a Lui sempre piu' intimamente''. ''Tutti gli esseri umani - ha aggiunto il Pontefice - sono pertanto chiamati alla santita' che, in ultima analisi, consiste nel vivere da figli di Dio, in quella 'somiglianza' con Lui secondo la quale sono stati creati. Tutti gli esseri umani sono figli di Dio, e tutti devono diventare cio' che sono, attraverso il cammino esigente della liberta'. Tutti Iddio invita a far parte del suo popolo santo''. Benedetto XVI ha fatto poi riferimento alla Commemorazione dei defunti, che ricorre in queste ore, invitando i fedeli alla ''preghiera di suffragio per quanti ci hanno preceduto nel passaggio da questo mondo alla vita eterna'' e ricordando pero' che ''ogni giorno la Chiesa ci invita a pregare per loro''. Benedetto XVI ha quindi pronunciato le famose parole di Dante che descrivono la Vergine Maria nel 33esimo canto del Paradiso: "Umile ed alta piu' che creatura". Lo ha fatto per sottolineare che, risplendendo al centro dell'assemblea dei Santi, Maria ci precede e ci guida nel cammino verso Dio. "Ponendo la nostra mano nella sua - ha detto il Papa - ci sentiamo animati a camminare con piu' slancio sulla via della santita'". "A Lei - ha concluso - affidiamo il nostro impegno quotidiano e La preghiamo oggi anche per i nostri cari defunti, nell'intima speranza di ritrovarci un giorno tutti insieme, nella comunione gloriosa dei Santi".


Benedetto XVI incoraggia gli italiani alla convivenza civile e a conservare i propri valori morali
CITTA’ DEL VATICANO - "Incoraggio il popolo italiano a seguire sempre gli esempi dei Santi e conservando i valori evangelici per tenere alto il profilo morale della convivenza civile". Lo ha detto il Papa al termine della preghiera dell'Angelus, rivolgendo il suo "saluto cordiale ai pellegrini di lingua italiana". Un incoraggiamento pronunciato, ha affermato, "pensando alla schiera innumerevole di Santi e Sante che sono nati ed hanno vissuto in questa terra". Naturalmente, anche a questo Angelus, malgrado le avverse condizioni metereologiche, hanno assistito decine di migliaia di fedeli provenienti da tutto il mondo ma in particolar modo dall’Italia, la seconda patria di Benedetto XVI.


Il Pontefice: "La Chiesa ci invita a pregare ogni giorno per i defunti"
CITTA’ DEL VATICANO - Alla vigilia del giorno dedicato alla commemorazione dei defunti, il Papa ha esortato i fedeli presenti in piazza San Pietro a rivolgere a loro "in modo speciale la nostra preghiera". In queste ore, ha ricordato, "per essi celebreremo il Sacrifico eucaristico". "Sapientemente - ha sottolineato - la Chiesa ha posto in stretta successione la festa di Tutti i Santi e la commemorazione di tutti i fedeli defunti: alla nostra preghiera di lode a Dio e di venerazione degli spiriti beati, che la liturgia ci presenta come 'una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, razza, popolo e lingua' si unisce la preghiera di suffragio per quanti ci hanno preceduto nel passaggio da questo mondo alla vita eterna". "In verita' - ha concluso - ogni giorno la Chiesa ci invita a pregare per loro, offrendo anche le sofferenze e le fatiche quotidiane affinche', completamente purificati, essi siano ammessi a godere in eterno la luce e la pace del Signore".
+PetaloNero+
Thursday, November 01, 2007 4:24 PM
DA PETRUS

Cina-Vaticano, Pechino chiede al Papa di non ricevere il Dalai Lama
CITTA’ DEL VATICANO - Un'altra nube si addensa sull'orizzonte dei gia' difficili rapporti tra il Vaticano e la Cina. Pechino ha chiesto alla Santa Sede di non ricevere il Dalai Lama, minacciando conseguenze sulle relazioni bilaterali. Secondo fonti vaticane il 13 dicembre Benedetto XVI avra' un incontro privato con il leader spirituale tibetano in esilio. "Speriamo che il Vaticano non faccia niente per danneggiare i sentimenti del popolo cinese e che voglia mostrare la propria sincerita' adottando iniziative concrete per migliorare i rapporti con la Cina" ha detto il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Liu Jianchao. Pechino ha sempre considerato il Dalai Lama, premio Nobel per la Pace, come un pericoloso separatista e quest'anno ha gia' stigmatizzato la decisione de premier canadese Stephen Harper; del presidente George W. Bush; della cancelliera tedesca Angela Merkel e del premier australiano John Howard di incontrarlo. La Cina aveva in particolare criticato la decisione del Campidoglio di consegnare al Dalai Lama la medaglia del Congresso: la piu' alta onorificenza degli Stati Uniti. L'ultimo incontro del Papa con il leader tibetano e' stato nell'ottobre del 2006.
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