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+PetaloNero+
Friday, October 19, 2007 1:05 AM
DA PETRUS

Il messaggio di Benedetto XVI alla Settimana Sociale della Cei: “La precarietà del lavoro è un’emergenza etica e sociale”
CITTA’ DEL VATICANO - Il "lavoro" è collocabile tra le "emergenze etiche e sociali" "in grado di minare la stabilità della società e di compromettere seriamente il suo futuro". Lo afferma il Papa nel messaggio alla Settimana sociale della Cei, denunciando come la "precarietà del lavoro" non permetta ai giovani di costruire una famiglia e come "lo sviluppo autentico e completo della società risulta seriamente compromesso". Il "rispetto della vita umana e l'attenzione da prestare alle esigenze della famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna" non sono "valori e principi solo 'cattolici', ma valori umani comuni da difendere e tutelare, come la giustizia, la pace e la salvaguardia del creato", riporta inoltre il messaggio di Benedetto XVI, che colloca vita e matrimonio tra le "emergenze etiche e sociali", insieme alla precarietà del lavoro. I cattolici, "come cittadini dello Stato" devono "partecipare in prima persona alla vita pubblica e, nel rispetto delle legittime autonomie, cooperare a configurare rettamente la vita sociale, insieme agli altri cittadini". Il testo papale è stato letto in assemblea dal nunzio in Italia, Monsignor Giuseppe Bertello. Dopo aver ribadito che la Chiesa "non è un agente politico" ma deve piuttosto "purificare la ragione" e risvegliare "le forze morali", Benedetto XVI ha invitato i laici cattolici a "dedicarsi con generosità e coraggio" alla costruzione di un ordine sociale giusto. Il Papa ha quindi incitato i laici cattolici ad accettare le "sfide" del momento, a non reagire "con un rinunciatario ripiegamento su se stessi ma, al contrario, - ha detto - con un rinnovato dinamismo, aprendosi con fiducia a nuovi rapporti e non trascurando nessuna delle energie capaci di contribuire alla crescita culturale e morale dell'Italia". Dal canto suo la Chiesa offrirà il suo "peculiare contributo formando nelle classi politiche e imprenditoriali un genuino spirito di verità e di onestà, volto alla ricerca del bene comune e non del profitto personale". "Nel diretto impegno politico i laici sono chiamati a spendersi in prima persona attraverso l'esercizio delle competenze e contestualmente in ascolto del Magistero della Chiesa". Lo ha detto il presidente della Cei Angelo Bagnasco aprendo la Settimana sociale. "Non è questo il tempo - ha aggiunto - di disertare l'impegno, semmai di prepararlo e orientarlo". "La parola dei pastori non potrà essere assente. Sarà una parola chiara, ferma e rispettosa, protesa anzitutto a ribadire i principi non negoziabili”, ha aggiunto Bagnasco. "Chi sta vicino alla gente, al contrario di quanti si muovono da posizioni preconcette, - ha sottolineato il presidente della Cei - percepisce che esiste ed è forte l'attesa di una loro parola, dato che il delicato momento vissuto dal Paese rende ancora più forte l'esigenza di punti di riferimento autorevole".
+PetaloNero+
Friday, October 19, 2007 3:15 PM
Nella famiglia come nel sacerdozio, bisogna testimoniare con credibilità la propria fede in Cristo: l’esortazione del Papa nell’udienza ai vescovi del Congo, in visita ad Limina

Riscoprire la ricchezza del Vangelo, testimoniando la fede in Cristo con un comportamento irreprensibile: è la viva esortazione del Papa nel discorso ai presuli della Repubblica del Congo, noto come Congo-Brazzaville, ricevuti stamani in Vaticano, in occasione della visita ad Limina. Un ampio discorso, quello di Benedetto XVI, che ha affrontato tutti i temi forti per la Chiesa congolese, dalla riconciliazione nazionale alla formazione dei sacerdoti, dall’impegno dei cristiani nella società civile ancora alla promozione dei valori famigliari. Il servizio di Alessandro Gisotti:

I cristiani del Congo “aprano cammini di riconciliazione, affinché le differenze etniche e sociali, vissute nel rispetto e nell’amore reciproco, divengano una ricchezza comune e non un motivo di divisione”: è l’esortazione di Benedetto XVI, che nel suo discorso ha invitato i presuli congolesi, assieme ai sacerdoti e ai laici, a proseguire senza sosta nell’impegno di promozione della giustizia e della pace. Si è, quindi, soffermato sul “dinamismo missionario”, dimensione “primordiale” della Chiesa:


Pour évangéliser en vérité et en profondeur, il faut devenir …

Per “evangelizzare in verità e profondità”, è stato il suo richiamo, “bisogna diventare testimoni sempre più fedeli e credibili di Cristo”. Responsabilità, ha detto, che spetta soprattutto ai vescovi, i quali devono preoccuparsi dell’annuncio del Vangelo, cercando di tessere dei legami sempre più fraterni tra di loro. Ha così auspicato lo sviluppo di comunità ecclesiali vive per rendere efficace l’azione pastorale. Queste comunità, ha spiegato, devono essere luoghi concreti di annuncio del Vangelo e di esercizio della carità, soprattutto verso i più poveri. In questo modo, ha proseguito, “si mette in opera una pastorale di prossimità”, che “costituisce anche un saldo baluardo contro le sette”. Quindi, ha ribadito l’importanza della “formazione cristiana iniziale e permanente”.


Ainsi, ils découvriront la richesse de leur vocation baptismale…

In tal modo, ha proseguito, i fedeli “scopriranno la ricchezza della loro vocazione battesimale” e il valore dell’impegno cristiano “secondo principi etici” in vista di una “presenza sempre più attiva nella società”. Il Papa non ha mancato di rivolgere il suo pensiero ai sacerdoti del Congo, esortandoli a vivere in comunione con i vescovi e a condurre un’esistenza sempre “più degna e più santa, fondata su una vita spirituale profonda”. Ed ha ribadito l’importanza di “una maturità affettiva vissuta nel celibato, attraverso il quale, offrono, con la grazia dello Spirito e la libera adesione della loro volontà, la totalità del proprio amore e della loro sollecitudine verso Cristo e la Chiesa”. Si è così congratulato con l’episcopato congolese per la scelta di sviluppare una riflessione approfondita sul ministero sacerdotale per proporre ai seminaristi un’esistenza di preti diocesani “radicata in una vita spirituale forte” e fondata sull’amore per la missione e ancora su una vita conforme agli impegni insiti nell’Ordinazione.


C’est par l’enseignement et par le comportement qu’il faut…

“E’ attraverso l’insegnamento e il comportamento – ha detto il Papa – che bisogna testimoniare la fede in modo irreprensibile”. Benedetto XVI ha quindi rivolto il pensiero alla famiglia, constatando che l’abbassamento sensibile del numero di matrimoni religiosi, in Congo, rappresenta una sfida urgente all’istituto famigliare. La legislazione civile, la fragilità della struttura famigliare, ma anche il peso di certe pratiche tradizionali come la dote, ha rilevato, “sono un freno reale” all’impegno dei giovani a sposarsi. E’ importante, ha detto il Papa, aiutare le coppie ad acquisire la “maturità umana e spirituale necessaria per assumere in modo responsabile la propria missione di sposi e di genitori cristiani”. Così facendo, ha concluso, comprenderanno che “il loro amore è unico e indissolubile e che il loro matrimonio contribuisce alla piena realizzazione della loro vocazione umana e cristiana”.
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DA PETRUS

Appello del Santo Padre per la riconciliazione in Congo: "Le diverse etnie sono una ricchezza"
CITTA’ DEL VATICANO - Un appello ''ai cristiani e a tutta la popolazione'' della Repubblica del Congo ''ad aprire cammini di riconciliazione, affinche' le differenze etniche e sociali, vissute nel rispetto e nell'amore reciproco, divengano una ricchezza comune e non un motivo di divisione'', e' stato pronunciato da Benedetto XVI ricevendo in udienza i presuli della Conferenza Episcopale del paese africano. ''La vostra Conferenza episcopale - ha sottolineato il Papa - non cessa di risvegliare le coscienze e di fortificare le volonta', apportando un contributo specifico e concreto all'instaurazione della pace e della riconciliazione nel paese''. Il Pontefice ha sottolineato l'importanza di un ''dinamismo missionario'' della Chiesa locale e della creazione di ''comunita' ecclesiali viventi'', come esempi di una ''pastorale di prossimita''' che costituisca ''un potente muro contro le sette''. Benedetto XVI ha posto anche l'accento sul ''sensibile calo del numero dei matrimoni canonici'', autentica ''sfida che pesa sulla famiglia'' quale nucleo ''insostituibile per la stabilita' dell'edificio sociale''. ''La legislazione civile - ha osservato il Papa a proposito del Congo -, l'indebolimento della struttura familiare, ma anche il peso di certe pratiche tradizionali, soprattutto il costo esorbitante della dote, sono un freno reale all'impegno dei giovani nel matrimonio''.
+PetaloNero+
Friday, October 19, 2007 3:17 PM
Benedetto XVI ha ricevuto il presidente della Tanzania, Kikwete: cristiani e musulmani collaborino per la pace in Africa

La delicata situazione nella zona africana dei Grandi Laghi, l'impegno della Chiesa per lo sviluppo sociale e la coesistenza fra le varie religioni, in particolare tra cristiani e musulmani, sono stati i temi che hanno caratterizzato, questa mattina, l'incontro in Vaticano tra Benedetto XVI e il presidente della Tanzania, Jakaya Mrisho Kikwete. Il capo di Stato africano ha poi avuto un altro colloquio con il cardinale segretario di Stato, Tarcisio Bertone, alla presenza - fra gli altri - dell'arcivescovo Dominique Mamberti, segretario per i Rapporti con gli Stati.

"Nel corso dei colloqui - si legge nel comunicato della Sala Stampa vaticana - dopo aver ricordato il ruolo che da anni la Tanzania svolge per la pacificazione della Regione dei Grandi Laghi, ci si è soffermati sui rapporti fra Stato e Chiesa, sempre improntati a mutuo rispetto e stima, e sul contributo dei cattolici al progresso del popolo tanzaniano specialmente nel campo dell’educazione, della sanità e di altre opere sociali". Inoltre, prosegue la nota, "sono stati toccati altri temi di interesse comune, come l’importanza di una pacifica coesistenza e collaborazione fra i credenti di tutte le religioni, in particolare fra cristiani e musulmani. Da parte della Santa Sede - conclude il comunicato - è stato ribadito l’impegno della Chiesa Cattolica e delle sue istituzioni a operare per uno sviluppo integrale ed armonico di tutto il popolo tanzaniano".
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DA PETRUS

Il Pontefice riceve il Presidente della Tanzania: "Cristiani e musulmani collaborino per la pace"
CITTA’ DEL VATICANO - E' durato circa 15 minuti il colloquio privato tra Benedetto XVI e il Presidente della Tanzania, Jakaya Kikwete (nella foto con il Papa), ricevuto in udienza dal Pontefice al Palazzo apostolico. Il presidente tanzaniano, che e' di religione musulmana, e' giunto in Vaticano con un seguito di nove persone, tra cui la moglie. Dopo l'incontro e il primo saluto nella sala del Tronetto, il Papa e il capo di Stato africano sono entrati nella Biblioteca per il colloquio privato, nel quale hanno parlato in inglese. Al termine Kikwete, in un clima di grande cordialita', ha presentato a Benedetto XVI le persone del seguito, tra le quali alcuni ministri. Il presidente ha donato al Papa una tavola in ebano con una scacchiera, finemente intarsiata con immagini di animali. Il Pontefice ha ricambiato con le medaglie del Pontificato. Al termine Kikwete ha incontrato anche il Cardinale Segretario di Stato, Tarcisio Bertone. Il presidente tanzaniano, dopo una visita alla Comunita' di Sant'Egidio, da domenica partecipera' all'Incontro internazionale per la pace che si svolgera' a Napoli e che sara' aperto proprio da Benedetto XVI. L'Importanza ''di una pacifica coesistenza e collaborazione fra i credenti di tutte le religioni, in particolare fra cristiani e musulmani'', e' stata uno dei temi al centro del colloquio tra Benedetto XVI e il presidente della Repubblica di Tanzania Jakaya Mrisho Kikwete e del successivo incontro di quest'ultimo col segretario di Stato, Tarcisio Bertone, ed il 'ministro degli Esteri' vaticano, Monsignor Dominique Mamberti. Lo rende noto un comunicato diffuso dalla sala stampa vaticana in cui si sottolinea anche che ''da parte della Santa Sede e' stato ribadito l'impegno della Chiesa Cattolica e delle sue istituzioni a operare per uno sviluppo integrale ed armonico di tutto il popolo tanzaniano''. ''Nel corso dei colloqui - afferma ancora la nota -, dopo aver ricordato il ruolo che da anni la Tanzania svolge per la pacificazione della Regione dei Grandi Laghi, ci si e' soffermati sui rapporti fra Stato e Chiesa, sempre improntati a mutuo rispetto e stima, e sul contributo dei cattolici al progresso del popolo tanzaniano specialmente nel campo dell'educazione, della sanita' e di altre opere sociali''.
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Friday, October 19, 2007 3:19 PM
Rafforzare il cammino verso l'unità della fede per sanare le ferite della memoria: lo ha detto il Papa alla delegazione dei Mennoniti, comunità protestante anabattista

E’ della “massima importanza” la ricerca della reciproca unità, a partire dalla comune condivisione del valore della pace, che ha la sua radice in Cristo e che porta a guarire le ferite della memoria. E’ il pensiero centrale con il quale Benedetto XVI ha ricevuto stamattina in udienza la delegazione della Conferenza mondiale dei mennoniti, comunità cristiana protestante di tradizione anabattista, guidata dalla presidente di turno, la dott.ssa Nancy Heisey. Il servizio di Alessandro De Carolis:Erano ad Assisi nello storico, primo incontro interconfessionale e interreligioso del 1986 e poi del gennaio 2002, dopo la tragedia statunitense dell’11 settembre, a pregare per la pace. E la pace - considerata nella sua accezione più ampia e radicale, fino al rifiuto estremo di ogni forma di violenza - è il tratto distintivo che caratterizza la comunità dei mennoniti, espressione delle Chiese riformate, fondata da Menno Simonsz, sacerdote del sedicesimo secolo, che si oppose alla Chiesa di Roma rifiutandone l'autorità del magistero e in particolare rifiutando l’amministrazione del Battesimo ai bambini, in quanto scelta ritenuta possibile solo agli adulti. Benedetto XVI ha accolto i membri della delegazione protestante ricordando il cammino comune che mennoniti e cattolici hanno intrapreso ufficialmente dal 1998 e che ha portato, quattro anni fa, alla pubblicazione di un Rapporto intitolato “Chiamati insieme ad essere operatori di pace”: “I mennoniti sono ben noti per la loro forte testimonianza cristiana per la pace in nome del Vangelo, e qui, nonostante secoli di divisioni, il Rapporto sul dialogo 'Chiamati insieme ad essere operatori di pace' ha dimostrato che abbiamo molte convinzioni in comune. Entrambi sottolineiamo che il nostro lavoro per la pace è radicato in Gesù Cristo, che è la nostra pace (...) Entrambi comprendiamo che la riconciliazione, la non violenza, e la pacificazione attiva appartengono al cuore del Vangelo. La nostra continua ricerca per l'unità dei discepoli del Signore è della massima importanza”. La nostra testimonianza, ha proseguito Benedetto XVI, “resterà compromessa fintanto che il mondo veda le nostre divisioni”. Auspicando, viceversa, che la visita a Roma della Conferenza mondiale mennonita costituisca “un altro passo in avanti verso la mutua comprensione e riconciliazione”, il Papa ha apprezzato particolarmente lo sforzo della comunità anabattista di promuovere un riavvicinamento con la Chiesa cattolica, che guarisca la memoria dalle antiche divisioni: “Dal momento che è Cristo stesso che ci invita a cercare l'unità dei cristiani, è del tutto giusto e opportuno che mennoniti e cattolici abbiano intavolato un dialogo al fine di comprendere le ragioni del conflitto sorto tra noi nel XVI secolo. Capire è fare il primo passo verso la guarigione delle memorie”. Come ha ricordato Benedetto XVI, la prima fase del dialogo internazionale cattolico-mennonita si è svolta dal '98 al 2003. A seguirla sin dal suo inizio, in seno al Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, è stato mons. John Radano. Giovanni Peduto lo ha intervistato, chiedendogli qualche cenno storico e i punti salienti che caratterizzano la spiritualità della comunità anabattista: R. - I mennoniti sono un gruppo di protestanti che ha avuto origine al tempo della Riforma, ma con modalità certamente più radicali rispetto, ad esempio, a Lutero. Dal loro punto di vista è necessaria, per esempio, una divisione totale tra Chiesta e Stato. A questo riguardo, c’è una grande differenza tra i mennoniti ed altri gruppi nati dalla Riforma. D. - Dove sono diffusi? R. - I mennoniti sono presenti negli Stati Uniti, in Canada, in America Latina (Paraguay e Colombia), in Asia (in Indonesia) e in Africa (in Etiopia, in Zimbabwe), ma anche in Europa (in Germania, in Francia). C’è una Conferenza mondiale di mennoniti, composta da circa un milione e 500 mila persone. Può sembrare relativamente piccola, ma sono presenti in molti Paesi del mondo. D. - Lo specifico del loro credo religioso: in cosa si distinguono, ad esempio, dagli altri protestanti? R. - L’enfasi viene posta sulla pace, poiché la pace è vista come una responsabilità diretta del Vangelo di Cristo e dunque promossa in modo molto radicale: la violenza, ad esempio, non è assolutamente ammissibile e questa è una cosa molto molto importante per i mennoniti. D. - Mons. Radano, quando è iniziato il dialogo tra la Chiesa cattolica ed i mennoniti e quali risultati si sono avuti finora? R. - Abbiamo cominciato a parlare dell’eventualità di un dialogo nel 1992. Il dialogo vero e proprio è però cominciato nel 1998. Dopo 5 anni di incontri periodici abbiamo pubblicato un Rapporto “Chiamati insieme ad essere operatori di pace”. Questo Rapporto è suddiviso in tre capitoli: il primo riguarda la storia, a partire dal periodo della Riforma, le relazioni ed i successivi conflitti tra mennoniti e cattolici; il secondo capitolo è dedicato, invece, alla teologia e quindi si affronta il tema della Chiesa, del Battesimo, dell’Eucaristia e, infine la teologia della pace; il terzo capitolo affronta il tema delle “guarigioni della memoria”, poiché sono stati tanti i conflitti fin dal tempo della Riforma e si è quindi cercato di comprendere cosa sia possibile fare per arrivare ad una “guarigione della memoria”. D. - Mons. Radano, lei si è occupato sempre del dialogo con i mennoniti in seno al Pontificio Consiglio: a suo parere sono bene disposti al dialogo? Che impressione ha? R. - Sì, molto ben disposti al dialogo. La delegazione della Conferenza mondiale dei mennoniti viene a Roma proprio per continuare questo processo di guarigione della memoria, per continuare a costruire nuove relazioni. Questo è esattamente lo scopo della loro presenza a Roma in questi giorni.
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DA PETRUS

I Mennoniti in Vaticano. La richiesta di Benedetto XVI: "Adoperiamoci per l'unità dei cristiani"
CITTA’ DEL VATICANO - Benedetto XVI ha ricevuto in udienza una delegazione della Conferenza Mondiale Mennonita e ha fatto appello ancora una volta all'obiettivo dell'unita' tra cristiani. ''Nello spirito ecumenico dei tempi recenti - ha sottolineato - abbiamo cominciato ad avere contatti reciproci dopo secoli di separazione''. ''I mennoniti sono ben noti per la loro forte testimonianza a favore della pace nel nome del Vangelo'', e questo dimostra che ''nonostante secoli di divisioni, abbiamo molte convinzioni in comune'', ha proseguito Benedetto XVI, ricordando la partecipazione dei mennoniti agli incontri interreligiosi di Assisi nel 1986 e nel 2002, voluti da Giovanni Paolo II. ''Mennoniti e cattolici - ha proseguito il Papa - sono in dialogo per comprendere le ragioni del conflitto che e' nato tra loro nel XVI secolo. Capirle - ha spiegato - e' il primo passo per superarle''. Il Papa ha infine ribadito la necessita' di ''lavorare per la pace e per la ricerca dell'unita' tra cristiani''. ''Mi auguro - ha concluso - che la vostra visita sia un passo ulteriore verso la riconciliazione e il reciproco riconoscimento''. Il gruppo protestante dei mennoniti costituisce una delle piu' importanti chiese anabattiste. Devono il loro nome a Menno Simons - nel ritratto accanto - (1496-1561), prete del sedicesimo secolo che assicuro' la sopravvivenza dei mennoniti dopo che il gruppo attraverso' un periodo di gravissima crisi, in seguito alla caduta di Monster (1535). La nonviolenza e il pacifismo sono parte essenziale della loro dottrina. Ad oggi si contano piu' di un milione di mennoniti nel mondo, soprattutto in Africa e in India, mentre in Occidente rimangono prevalentemente confinati all'interno di aree rurali.
+PetaloNero+
Friday, October 19, 2007 3:20 PM
Altre udienze e nomine

Stamani il Santo Padre ha ricevuto anche il cardinale Ricardo María Carles Gordó, arcivescovo emerito di Barcellona. Questo pomeriggio riceverà il cardinale William Joseph Levada, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede.

Il Papa ha nominato consultore della Prefettura degli Affari Economici della Santa Sede mons. Franco Croci, vescovo tit. di Potenza Picena.
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Friday, October 19, 2007 3:21 PM
Solidarietà, difesa della vita e della famiglia, il dramma del precariato: i temi al centro del messaggio del Papa alla Settimana Sociale dei cattolici italiani

Un forte appello ai laici cattolici perché si impegnino "con generosità e coraggio" nella costruzione di una società giusta e solidale: lo ha lanciato Benedetto XVI nel suo messaggio per la 45.ma Settimana Sociale dei cattolici italiani apertasi ieri a Pistoia nel centenario dell’iniziativa. Al centro dei lavori il tema del bene comune. Il Papa indica le emergenze del nostro tempo: la difesa della vita e della famiglia, la tutela del lavoro con la denuncia del dramma del precariato. Il servizio di Sergio Centofanti.

Il Papa sottolinea i rischi di “un uso generico e talvolta improprio del termine bene comune” che – afferma – “non consiste nella semplice somma dei beni particolari” ma è “di tutti e di ciascuno è e rimane comune, perché indivisibile e perché soltanto insieme è possibile raggiungerlo”. Così – rileva il Pontefice – “in passato, e ancor più oggi in tempo di globalizzazione, il bene comune va … considerato e promosso anche nel contesto delle relazioni internazionali” nella consapevolezza che “il bene di ciascuna persona risulta naturalmente interconnesso con il bene dell’intera umanità”.


Si tratta di assumere il sistema dell’interdipendenza “come categoria morale” e la solidarietà “come atteggiamento morale e sociale”. La solidarietà – leggiamo nel messaggio - “non è un sentimento di vaga compassione o di superficiale intenerimento per i mali di tante persone, vicine o lontane. Al contrario, è la determinazione ferma e perseverante di impegnarsi per il bene comune: ossia per il bene di tutti e di ciascuno perché tutti siamo veramente responsabili di tutti”.


Benedetto XVI evidenzia quindi le “emergenze etiche e sociali” che sono “in grado di minare la … stabilità e di compromettere seriamente il … futuro” della società del nostro tempo. “Particolarmente attuale – sottolinea - è la questione antropologica, che abbraccia il rispetto della vita umana e l’attenzione da prestare alle esigenze della famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna”. Il Papa ribadisce ancora una volta che “non si tratta di valori e principi solo ‘cattolici’, ma di valori umani comuni da difendere e tutelare, come la giustizia, la pace e la salvaguardia del creato”. Ci sono poi i problemi relativi al lavoro in rapporto alla famiglia e ai giovani: “Quando la precarietà del lavoro non permette ai giovani di costruire una loro famiglia – scrive - lo sviluppo autentico e completo della società risulta seriamente compromesso”.
Occorre reagire a queste sfide – esorta Benedetto XVI - “non con un rinunciatario ripiegamento su se stessi, ma, al contrario, con un rinnovato dinamismo”.


Il messaggio affronta poi la questione “dei rapporti tra religione e politica. La novità sostanziale portata da Gesù – si legge nel testo - è che Egli ha aperto il cammino verso un mondo più umano e più libero, nel pieno rispetto della distinzione e dell’autonomia che esiste tra ciò che è di Cesare e ciò che è di Dio. La Chiesa, dunque, se da una parte riconosce di non essere un agente politico, dall’altra non può esimersi dall’interessarsi del bene dell’intera comunità civile, in cui vive ed opera, e ad essa offre il suo peculiare contributo formando nelle classi politiche e imprenditoriali un genuino spirito di verità e di onestà, volto alla ricerca del bene comune e non del profitto personale”. L'azione della Chiesa è volta quindi a risvegliare quelle “forze morali, senza le quali non vengono costruite strutture giuste, né queste possono essere operative a lungo”.


Il Papa ribadisce infine “che operare per un giusto ordine nella società è immediatamente compito proprio dei fedeli laici” e a questo compito i laici cattolici “debbono dedicarsi con generosità e coraggio, illuminati dalla fede e dal magistero della Chiesa e animati dalla carità di Cristo”.


E alla 45 esima Settimana Sociale dei cattolici ieri è intervenuto anche il presidente della Conferenza episcopale italiana, l’arcivescovo Angelo Bagnasco, che ha rimarcato la necessità per i cattolici di perseguire il bene, impegnandosi direttamente nella vita sociale. Da mons. Bagnasco inoltre un netto no all'eutanasia anche in forma indiretta. Stamani i lavori da Pistoia si sono trasferiti a Pisa. Il servizio del nostro inviato Alessandro Guarasci.


Mille delegati in rappresentanza di 65 diocesi. Qui a Pisa i cattolici arrivati per la Settimana Sociale si confrontano sulle sfide del presente e del futuro. Mons. Bagnasco ha affermato che “nel diretto impegno politico i laici sono chiamati a spendersi in prima persona attraverso l'esercizio delle competenze e contestualmente in ascolto del Magistero della Chiesa”. Ed è chiaro, ribadisce ancora mons. Angelo Bagnasco, che la vita, la famiglia fondata sul matrimonio e la libertà sono tra i “valori non negoziabili”. Un caso concreto è la sentenza della Cassazione su Eluana Englaro:


“La difesa della vita, la promozione della vita contro ogni aggressione sotto forma di eutanasia palese o camuffata è assolutamente inaccettabile, non solo dal punto di vista di noi cristiani in quanto credenti, ma innanzitutto di persone e cittadini che pensano alla persona umana e al Paese e alla società in termini di razionalità aperta”.

La stabilità economica e lavorativa è un aspetto fondamentale per formare una famiglia, come ha scritto ieri il Papa. Ancora mons. Bagnasco:


“Questo contesto per una progettazione corretta e possibile della persona, di ogni persona, certamente include anche la dimensione del lavoro stabile, sicuro, dignitoso, secondo la dignità della persona e secondo le capacità di ciascuno. Senza questo elemento è difficile parlare di bene comune che include il bene di tutti ma a partire da quello di ciascuno”.

Le emergenze sociali stanno mutando. Non bastano solo politiche di ridistribuzione del reddito, ma a queste vanno aggiunte politiche di sostegno ai ceti più poveri. L’economista Stefano Zamagni:

“La povertà di oggi è diversa dalla povertà di ieri, non è la povertà di chi non ha i soldi per mangiare, ma di chi non è in grado di costruirsi un progetto di vita adeguato alla situazione. Ecco perché da questo autorevole invito del Santo Padre può derivare, a mio avviso, un impulso nuovo a pensare il nuovo Welfare”.

Dunque, il bene comune per costruire una società più equa. In questo senso, “il contributo dei cattolici – ha detto il vescovo di Pisa Alessandro Plotti - viene da lontano. Da quel Vangelo dell’Amore che ha fatto di Gesù Cristo l’unico Bene per l’umanità”.

E’ stato pressoché unanime il plauso delle forze politiche e sociali alle parole del Papa sulla questione della precarietà del lavoro. In proposito Luca Collodi ha raccolto i commenti di Giorgio Cremaschi, segretario nazionale della FIOM, il sindacato degli operai metalmeccanici della CGIL, e di Antonio Maria Baggio, docente di etica politica alla Pontificia Università Gregoriana. Ascoltiamo la riflessione di Giorgio Cremaschi sulle parole del Papa:


R. - Sì, sono d’accordo e soprattutto sono d’accordo con il fatto che si amplia il problema della precarietà dal terreno puramente economico, contrattuale, al terreno morale, civile, perché questa è la questione di fondo. La precarietà è un modello di organizzazione del lavoro che distrugge il senso di sé delle persone, distrugge la dignità delle persone. Se le persone vivono in una situazione di incertezza permanente e quindi il lavoro non è più una base da cui partire per affermare dignità e diritti, il lavoro diventa un obiettivo, non il punto di partenza ma il punto di arrivo. La precarietà produce praticamente la distruzione dei diritti del lavoro, perché è chiaro che il lavoratore ricattato sul terreno della precarietà è un lavoratore che accetta quello che se fosse più sicuro non accetterebbe. Questo cambia anche il senso dei diritti, della dignità delle persone. Se le giovani generazioni sono educate a obbedire per paura di perdere il posto di lavoro, a non rivendicare quello che gli spetta per paura di perdere il posto di lavoro, questo cambia il senso dei diritti, cambia proprio il senso della società. Poi c’è un altro effetto: il rischio della soppressione della riproduzione biologica, perchè quando si perde il senso del futuro si perde anche il senso della riproduzione di se stessi.


D. - Prof. Baggio, sul tema del lavoro sono tutti d’accordo. Nessuno ha accusato il Papa d’ingerenza. Quando però il Pontefice lancia appelli in difesa della vita e della famiglia si parla d’invasione di campo da parte della Chiesa…


R. – E sì, è un vizio antico quello di cercare di prendere dai discorsi di una personalità autorevole come quella del Papa ciò che appartiene alla convinzione dell’uno o dell’altro. Il Papa, in realtà, presenta una antropologia completa ed una visione dell’uomo che lo rispetta in tutti i suoi aspetti. E questo soprattutto in virtù di una ragione – come dire – purificata ed equilibrata, che sa vedere la verità delle cose. Un richiamo del Papa, che forse non è stato sottolineato a sufficienza dai comunicatori, è che uno dei ruoli importanti della Chiesa è quello di contribuire alla purificazione della ragione e al risveglio delle forze morali. Se c’è allora veramente questo sguardo puro si vede la verità dell’uomo non soltanto quando si afferma il diritto ad avere un lavoro stabile - è la grande tradizione dell’Occidente, la persona che deve realizzarsi in base ad una professione, ad una scelta di vita e questo richiede una certa stabilità – ma anche quando si afferma il diritto alla vita, la personalità dell’embrione. Queste sono cose che si possono vedere se si hanno gli occhi puri.

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+PetaloNero+
Saturday, October 20, 2007 2:58 PM
Benedetto XVI ha ricevuto in udienza il presidente della Repubblica Centroafricana, Bozizé. Appello del Papa alla comunità internazionale perché aiuti la nazione a combattere la povertà

Dieci minuti di colloquio per fare il punto sull’attività nazionale e internazionale della Repubblica Centroafricana, per la quale il Papa ha invocato un sostegno dalla comunità internazionale nella lotta alla miseria. E’ quanto ha caratterizzato questa mattina l’udienza che Benedetto XVI ha concesso al presidente dello Stato africano, Francois Bozizé, che al termine dell’incontro con il Papa si è intrattenuto anche con il cardinale segretario di Stato, Tarcisio Bertone.

“Durante i colloqui - si legge nel comunicato della Sala Stampa Vaticana - sono stati passati in rassegna i temi della Repubblica Centroafricana, con particolare riguardo al processo di pace e al ruolo svolto dalla Chiesa negli ambiti del dialogo nazionale, della sanità e dell’istruzione. Non è mancato - prosegue la nota - un riferimento alla necessità di sostegno della comunità internazionale affinché il Paese possa superare la povertà e le altre difficoltà attualmente sperimentate”.
www.radiovaticana.org



DA PETRUS

In Vaticano il Presidente della Repubblica del Centro-Africana
CITTA’ DEL VATICANO - Il Papa ha ricevuto in udienza, il generale Francois Bozize', presidente della Repubblica centro-africana, che era accompagnato dalla moglie. Il colloquio privato e' durato 10 minuti. Il Papa, che ha parlato in francese, ha detto al suo ospite: ''Le sono molto riconoscente per quanto sta facendo per la pace e per la riconciliazione nel suo Paese''. Al momento dello scambio dei doni (foto), il generale Bozize' ha offerto al Pontefice un bassorilievo, in legno nero, raffigurante la Madonna con bambino. Il Papa ha contraccambiato con una medaglia del Pontificato, arricchita con una serie di fregi e incastonata in un apposito cofanetto. Successivamente il generale Bozize' e' sceso al piano inferiore del Palazzo apostolico, per un colloquio con il segretario di Stato, il Cardinale Tarcisio Bertone.


+PetaloNero+
Saturday, October 20, 2007 8:58 PM
Oggi e domani, tre nuovi Beati saranno proclamati in Brasile dal cardinale Saraiva Martins, a nome del Papa

Tra oggi pomeriggio e domani, la Chiesa del Brasile festeggerà la presenza di tre nuovi Beati. Oggi sarà elevata agli onori degli altari Albertina Berkenbrock, una Maria Goretti latinoamericana, che a 12 anni, nel 1931, preferì la morte piuttosto che perdere la sua purezza. Domani, invece, saranno dichiarati Beati due martiri: un sacerdote, Manuel Gòmez Gonzàles, e un giovane laico che gli era vicino, Adilio Daronch. Entrambi le cerimonie saranno presiedute, a nome del Papa, dal cardinale José Saraiva Martins, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi. Per un commento sul significato di queste Beatificazioni, Giovanni Peduto ha sentito il prefetto della Congregazione per il Clero, il cardinale Claudio Hummes, di origine brasiliana:
R. - Prima di tutto, sono una benedizione di Dio per la Chiesa in Brasile e per tutta la gente brasiliana. E’ una gioia per tutti noi che lodiamo Dio per queste Beatificazioni. Ha un significato molto profondo per la Chiesa in Brasile, che vuole oggi, soprattutto, riprendere in forma più forte la nuova evangelizzazione, della quale ha parlato molto Giovanni Paolo II e che ha ripreso anche Papa Benedetto XVI, soprattutto quando è stato in Brasile ad Aparecida. Il martirio è un gesto supremo di evangelizzazione, perché non si potrebbe fare di più che dare la propria vita per proclamare la propria fede.


D. - Eminenza, il Brasile conta parecchi Beati, però solo due Santi. Come mai in un Paese così cattolico?


R. - Senz’altro, il Brasile ha tanti Santi e Sante in cielo. Tutti quelli che vanno al cielo e si salvano sono Santi. Ovviamente, ci sarebbero tanti altri che potrebbero essere canonizzati se ci fosse da parte della Chiesa la possibilità di fare una ricerca sulla loro vita, sulla loro testimonianza di vita cristiana. Questo forse per varie circostanze storiche non è stato fatto in Brasile. E’ stato soprattutto Giovanni Paolo II, nel cambio del millennio, che ha voluto rinnovare il martirologio della Chiesa e che ha chiesto alle Chiese di tutto il mondo di fare uno sforzo per vedere quali persone potessero essere presentate come candidate alla canonizzazione. Così, anche la Chiesa del Brasile ha cominciato a fare un lavoro molto grande. E adesso a poco a poco appaiono anche i Santi brasiliani. Speriamo ce ne siano tanti altri da canonizzare nel futuro.
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Monday, October 22, 2007 3:45 PM
Nomine

Il Santo Padre ha nominato vescovo ausiliare dell’arcidiocesi di Santiago de los Caballeros, nella Repubblica Dominicana, padre Valentin Reynoso Hidalgo, dei Missionari del Sacro Cuore, parroco di "Nuestra Señora de la Altagracia", nella medesima arcidiocesi, assegnandogli la sede titolare vescovile di Mades. Padre Valentin Reynoso Hidalgo è nato a Nagua (diocesi di San Francisco de Macorís) il 16 dicembre 1942. Ha compiuto gli studi primari e secondari nel seminario minore dei Missionari del Sacro Cuore; ha frequentato i corsi di Filosofia presso il Seminario Maggiore "San Tomas de Aquino" di Santo Domingo, presso l’Università Cattolica "Madre e Maestra" a Santiago, e i corsi teologici presso il Seminario "San Tomas de Aquino". Ha fatto il suo ingresso nella Congregazione dei Missionari del Sacro Cuore, emettendo i voti temporanei l’8 settembre 1972 e quelli perpetui l’8 settembre 1975. E’ stato ordinato presbitero l’8 novembre 1975. Ha ottenuto la Licenza in Educazione e Orientamento presso la Pontificia Università Cattolica "Madre e Maestra" (1976-1980) e la Licenza in Spiritualità presso la Pontificia Università Gregoriana (1982-1983).
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Tuesday, October 23, 2007 3:01 PM
Curare la formazione cristiana dei giovani per superare le divisioni tribali e collaborare per l'unità del Paese: è uno degli obiettivi dei vescovi del Gabon, in Vaticano per la visita ad Limina

Sei anni dopo l’ultima visita ad Limina, i vescovi del Gabon sono dai ieri in Vaticano per incontrare Benedetto XVI e riferire dei progressi e delle problematiche che registra la Chiesa del Paese africano. Una Chiesa radicata in uno Stato in buona salute e libera di esprimersi, preoccupata specialmente della diffusione delle sétte religiose e dunque impegnata in modo particolare nella diffusione del Vangelo, soprattutto fra i più giovani. Nei giorni scorsi, poi, il Gabon è tornato alla ribalta per una questione molto dibattuta in campo internazionale. Ce ne parla in questa scheda Alessandro De Carolis:

Da ventiquattr’ore, l’attualità di questo Stato africano affacciato sul Golfo di Guinea ha conquistato uno spazio sulle prime pagine della cronaca internazionale con la decisione del suo presidente di abolire la pena di morte. L’annuncio è rimbalzato da Napoli, dal Meeting della Comunità di Sant’Egidio, il giorno dopo la visita alla città di Benedetto XVI. E al suo rientro in Vaticano, il Papa ha trovato proprio i vescovi del Gabon, con il loro carico di questioni pastorali e sociali vissute in uno Stato positivamente “anomalo” rispetto agli standard di molti Paesi africani: uno Stato con una buona economia - grazie a una naturale abbondanza di risorse, specie diamanti - e democraticamente più stabile da circa un ventennio, dopo l’introduzione di una nuova Costituzione e di un sistema multipartico. Prova di questo costante miglioramento delle condizioni di vita sono il crescendo degli insediamenti umani lungo le coste e attorno alla capitale, Libreville, un tempo simbolo di libertà degli ex schiavi che la fondarono e oggi centro portuale di rilievo che produce lavoro e benessere.


La storia della Chiesa gabonese ha circa 160 anni. Alla sua origine, simile a quella di tanti altri Paesi un tempo considerati di “frontiera”, c’è la predicazione dei missionari, in questo caso della Congregazione dello Spirito Santo. Del 1899 è la prima ordinazione sacerdotale, a metà degli anni Cinquanta l’istituzione della gerarchia ecclesiale. Più vicina nel tempo e nella memoria dei gabonesi, la visita di Giovanni Paolo II, che arrivò a Libreville nel 1982 e che a 25 anni di distanza ha visto nell’arco di quest’anno una serie di celebrazioni commemorative di quell’evento, imperniate sulla frase che Papa Wojtyla lasciò alla Chiesa locale “Alzati e cammina”. Oggi, su un milione e mezzo di abitanti totali, oltre la metà sono cattolici, suddivisi in un’arcidiocesi metropolitana, quattro diocesi e una prefettura apostolica. La restante metà dei gabonesi appartiene a comunità protestanti o professa credenze tradizionali. Il dato più rilevante è invece la crescita delle sétte religiose, pentecostali soprattutto. Un dato e una sfida per la Chiesa del Gabon, come conferma l’arcivescovo di Libreville, mons. Basile Mvé Engone, intrervistato dal padre gesuita, Jean-Pierre Bodioko:

R. - La Chiesa del Gabon è stata fondata dai padri dello Spirito Santo nel 1844 da p. Bessieux, che ha fondato la prima Chiesa e le prime strutture. Oggi il Paese, indipendente dal 1960, si sforza di creare le condizioni di sviluppo di cui possa beneficiare la gran parte della popolazione. Sul piano sociale il contesto non e’ di lotta ma un contesto dove i responsabili politici si sforzano di ridistribuire le ricchezze a tutti. A dispetto di una situazione generale africana dove spesso si devono attendere aiuti esterni, dobbiamo far sì che lo sviluppo nasca da noi.

D. - Tra Stato e Chiesa i rapporti sono buoni?


R. - Certo. La Chiesa si pronuncia. ha libertà di parola e d’espressione. Non è ostacolata nei suoi diritti, può dire ciò che crede e lo dice, a vantaggio dell’interesse comune.

D. - Mons. Mvé Engone, qual è la sfida principale della Chiesa?

R. - Per quanto posso vedere dalla mia diocesi, Libreville, la principale è quella della formazione. La formazione dei cristiani, dei preti, dei seminaristi, perché il messaggio evangelico possa essere inculturato e possa prendere nella società lo spazio che gli compete. Così le persone che ricevono l’annuncio potranno esserne trasformate negli stili di vita, nelle consuetudini familiari. Questa è la sfida della Chiesa, ancor più oggi in cui vediamo una moltitudine di sétte che arrivano dall’estero, in special modo dal continente americano, dal sud e dal nord, e invadono le nostre società dell’Africa subsahariana.


D. - Quindi la presenza delle sétte costituisce una sfida anche per la Chiesa del Gabon?

R. - Decisamente sì. E’ per questo che mettiamo l’accento sulla formazione e su un’evangelizzazione che tenga conto delle necessità della gente e che si prenda carico dei problemi. Per questo è necessario che si viva una grande comunione tra coloro che credono in Dio e bisogna che vi sia anche una grande condivisione dei beni, di ciò che siamo e di ciò che abbiamo perchè la Chiesa diventi - come abbiamo proclamato in occasione del Sinodo speciale per l’Africa - veramente una Chiesa famiglia dei figli di Dio. In quale famiglia uno può vivere nella povertà più assoluta ed un altro ha tutto? E’ quindi necessaria la condivisione alll’interno della Chiesa.

D. - Lei ha parlato poc’anzi della formazione. E quella delle vocazioni, ad esempio alla vita religiosa e sacerdotale?


R. - Per quanto attiene alla vita religiosa e sacerdotale potrei dire, prendendo ad esempio la mia diocesi, che le vocazioni sono in crescita. Ad esempio quest’anno ho avuto la gioia di presiedere l’ordinazione di cinque nuovi diaconi. L’anno prossimo quindi avremo cinque nuovi sacerdoti a servizio della diocesi. Parlando sempre della mia diocesi, abbiamo una ventina di seminaristi maggiori e nell'insieme in Gabon si arriva a circa 40-50 seminaristi maggiori. Certo a qualcuno potrebbero sembrare numeri modesti, ma per le esigenze della nostra Chiesa, possiamo veramente ringraziare Dio per ciò che ci dona e progredire sulla strada intrapresa a livello vocazionale.

D. - E qual è il posto del laicato nella Chiesa del Gabon?

R. - I laici stanno prendendo un posto sempre maggiore nel contesto ecclesiale, noi stiamo lanciando delle associazioni perchè i laici sappiano che la loro presenza è fondamentale, perché la Chiesa cammina con le loro gambe nella società. Devono essere il volto della Chiesa nella società e devono tentare di far scoprire agli altri il volto della Chiesa. Vogliamo quindi che la Chiesa sia presente nella società attraverso i suoi fedeli, i suoi laici, e ci sforziamo di fare in modo che i laici possano in misura maggiore prendere delle responsabilità nella Chiesa. Il nostro compito di pastori è quello di facilitare la loro presa di coscienza.


D. - I vescovi del Gabon vengono a Roma per incontrare il successore di Pietro, quali sono le vostre preoccupazioni particolari che portate?


R. - Sono numerose, abbiamo parlato adesso della formazione, perché i nostri giovani non siano dei mendicanti che vanno da tutte le parti per avere l’insegnamento cui aspirano. La gioventù infatti è in sé una grande sfida per la nostra Chiesa e per i Paesi dell’Africa. Forgiare buoni cristiani significa lavorare per l’unità. Siamo divisi in numerose tribù, ma non ci sono stranieri, siamo tutti membri di questa Chiesa ed è dunque una grande sfida per la Chiesa fare in modo che le tribù, le razze di ogni Paese e di ogni Chiesa non siano più individui che si combattono, ma di uomini che si tendono la mano e lavorano assieme per il vero sviluppo dei propri Paesi, per la vera unità, per vivere come un popolo, un gruppo umano unito attorno al Vangelo.
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Tuesday, October 23, 2007 3:02 PM
Udienze

Il Santo Padre ha ricevuto ieri in udienza mons. Piero Marini, arcivescovo tit. di Martirano, presidente del Pontificio Comitato per i Congressi Eucaristici Internazionali.
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Wednesday, October 24, 2007 3:01 PM
Benedetto XVI all'udienza generale: i maestri della fede ne siano prima di tutto testimoni, e non "clown che recitano una parte". La catechesi dedicata a Sant'Ambrogio

Chi predica il Vangelo deve unire ad una sapienza appresa tramite lo studio e la riflessione anche la testimonianza della carità verso gli altri, ma non può mai essere un “clown” che “recita una parte per mestiere”. E’ un’affermazione di grande intensità a sintetizzare la catechesi di Benedetto XVI all’udienza generale tenuta questa mattina in Piazza San Pietro e dedicata alla figura di Sant’Ambrogio. Il servizio di Alessandro De Carolis:

Ambrogio fu un altro Giovanni. Il celebre vescovo di Milano del IV secolo - eletto per acclamazione, lui che era un uomo di legge e un funzionario civile di carriera - come il discepolo amato da Gesù: entrambi capaci di cogliere direttamente dal cuore del Maestro l’essenza del suo messaggio di amore e di essere essi stessi testimoni di carità oltre che maestri della fede. E’ il paragone che chiude la catechesi di Benedetto XVI, che ha presentato ai trentamila in Piazza San Pietro - in una giornata mite rispetto ai rigori dei giorni scorsi - la figura, ha detto, “di un autentico testimone del Signore”, che ebbe tra i tanti il merito di convertire il cuore di Agostino grazie non solo alla sua spiritualità, ma soprattutto grazie all’esempio. Agostino, ha spiegato Benedetto XVI, rimase colpito in particolare dalla “lunga fila” di persone che regolarmente chiedevano di parlare con il vescovo Ambrogio per trovare “consolazione e soluzione ai loro problemi”. Stando dunque al magistero di Ambrogio e Agostino, ha osservato il Papa, si capisce come la catechesi sia “inseparabile dalla testimonianza di vita”. E questo deve essere chiaro anche per i catechisti di oggi:


“Chi educa alla fede non può rischiare di apparire una specie di clown, che recita una parte ‘per mestiere’. Piuttosto - per usare un'immagine cara a Origene, scrittore particolarmente apprezzato da Ambrogio - egli deve essere come il discepolo amato, che ha poggiato il capo sul cuore del Maestro, e lì ha appreso il modo di pensare, di parlare, di agire. Alla fine di tutto, il vero discepolo è colui che annuncia il Vangelo nel modo più credibile ed efficace”.


Per il giovane Agostino, ancora alla ricerca di Dio, l’efficacia dell’annuncio cristiano si manifestò, per così dire, in una doppia veste, personale e comunitaria. La testimonianza personale venne dall’allora vescovo di Milano. Benedetto XVI ha raccontato di quando il futuro vescovo di Ippona rimase sorpreso nell’osservare Ambrogio leggere la Sacra Scrittura a bocca chiusa, solo con gli occhi. Ciò era in controtendenza con le usanze dell’epoca che prediligevano la lettura, anche personale della Bibbia, a voce alta. Agostino colse in quel modo di approcciare le Scritture “una capacità singolare di lettura e di familiarità” con esse:


“In quella ‘lettura a fior di labbra’, dove il cuore si impegna a raggiungere l'intelligenza della Parola di Dio - ecco «l'icona» di cui andiamo parlando -, si può intravedere il metodo della catechesi ambrosiana: è la Scrittura stessa, intimamente assimilata, a suggerire i contenuti da annunciare per condurre alla conversione dei cuori”.


Il Papa ha detto di voler lasciare questa immagine di Ambrogio come un’“icona patristica”, che mostra cioè il “cuore della dottrina ambrosiana”. Ma è un’icona anche la testimonianza di fede che i cristiani offrirono ad Agostino al suo arrivo a Milano:


“A muovere il cuore del giovane retore africano, scettico e disperato, e a spingerlo alla conversione definitivamente, non furono anzitutto le belle omelie - pure da lui assai apprezzate - di Ambrogio. Fu piuttosto la testimonianza del Vescovo e della sua Chiesa milanese, che pregava e cantava, compatta come un solo corpo”.


Il Papa ha terminato la catechesi con le parole di una intensa preghiera di Sant’Ambrogio dedicata a Cristo: “Se vuoi curare una ferita, egli è il medico; se sei riarso dalla febbre, egli è la fonte; (…) se hai bisogno di aiuto, egli è la forza; se desideri il cielo, egli è la via”:


“Speriamo anche noi in Cristo. Saremo così beati e vivremo nella pace”.


(applausi)


Dopo le catechesi in breve pronunciate in nove lingue, Benedetto XVI ha concluso con i saluti ai gruppi di fedeli, incoraggiando, tra gli altri, il “Servizio di animazione missionaria comunitaria–Movimento per un mondo migliore”, fondato da padre Riccardo Lombardi, “a proseguire nel loro apostolato intenso e capillare” per la nuova evangelizzazione. E parole di apprezzamento di Benedetto XVI sono andate anche ai componenti dell’Associazione nazionale famiglie degli emigrati, e all’Associazione cardio-trapiantati italiani, “che esorto a testimoniare con le loro iniziative - ha detto il Papa - la gioia che scaturisce dalla solidarietà e dall’aiuto reciproco specialmente nei momenti di difficoltà”.
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DA PETRUS

Udienza Generale, il monito del Papa: "Il catechista non sia un clown ma un vero educatore"
CITTA’ DEL VATICANO - Il catechista non e' un ''clown che recita una parte per mestiere''. Lo ha detto il Papa durante l'udienza generale del mercoledi', commentando la figura di Sant'Ambrogio e l’influenza di questi sulla conversione di Sant'Agostino. ''E' vero per il catechista - ha osservato Benedetto XVI - cio' che ho scritto nella 'Introduzione al cristianesimo' a proposito del teologo: 'chi educa alla fede non puo' rischiare di apparire una specie di clown che recita una parte per mestiere; piuttosto - ha aggiunto - per usare una immagine di Origene, egli deve essere come il discepolo amato che ha poggiato il capo sul cuore del maestro e' lì ha appreso il modo di pensare, di parlare, e di agire'' ''Alla fin di tutto - ha aggiunto il Pontefice - il vero discepolo e' colui che annuncia il Vangelo nel modo piu' credibile ed efficace''. Per cui, l'annuncio della fede e' efficace solo se c'e' la ''testimonianza'' di vita del predicatore e la ''esemplarita' della comunita' cristiana''. Facendo ancora riferimento al rapporto tra Ambrogio e Sant'Agostino, Benedetto XVI ha osservato che fu ''la testimonianza di Sant'Ambrogio e della sua Chiesa milanese che pregava e cantava compatta come un sol corpo, capace di resistere alle prepotenze dell'imperatore e di sua madre'' che porto' alla conversione il ''giovane africano scettico e disperato'', come lo stesso Agostino racconta nelle sue ''Confessioni''. ''E' evidente - ha commentato Benedetto XVI - che la testimonianza del predicatore e l'esemplarita' della comunita' cristiana condizionano l'efficacia della predicazione''. Ad assistere all’udienza generale in Piazza San Pietro erano presenti oltre 35.000 pellegrini provenienti da ogni parte del mondo.


Benedetto XVI ricorda la figura di Padre Riccardo Lombardi, 'il microfono di Dio'{/G]
CITTA’ DEL VATICANO - Benedetto XVI ha voluto rendere omaggio alla memoria del grande gesuita padre Riccardo Lombardi, noto come "il microfono di Dio", perche' nel dopoguerra contribui' in modo determinante alla rinascita morale e religiosa del nostro Paese con una predicazione capillare, che lo porto' ad annunciare il Vangelo in ogni piazza, anche nei piccoli centri. Zio di Federico, portavoce della Santa Sede e direttore della Radio Vaticana, padre Lombardi fondo' negli anni ‘50 il "Movimento per un mondo migliore", del quale era presente in piazza San Pietro una delegazione in occasione dell’udienza generale. Il Papa ha salutato i membri del "Servizio di animazione missionaria comunitaria - Movimento per un mondo migliore", suscitato, ha ricordato, "dallo zelo sacerdotale di padre Riccardo Lombardi". "Li incoraggio - ha detto il Pontefice - a proseguire nel loro apostolato intenso e capillare, e auspico che il loro impegno contribuisca efficacemente alla nuova evangelizzazione". Al termine dell'udienza generale, Benedetto XVI si e' poi rivolto ai componenti dell'"Associazione cardio-trapiantati italiani" esortandoli "a testimoniare con le loro iniziative la gioia che scaturisce dalla solidarieta' e dall'aiuto reciproco specialmente nei momenti di difficoltà".
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Wednesday, October 24, 2007 3:02 PM
Nomine

Il Santo Padre ha nominato vescovo di Espinal (Colombia) mons. Pablo Emiro Salas Anteliz, del clero della diocesi di Valledupar finora vicario diocesano per la Pastorale. Mons. Pablo Emiro Salas Anteliz è nato a Valledupar il 9 giugno 1957. Ha conseguito la Licenza in Filosofia e Scienze religiose presso l’Università “Santo Tomás” di Bogotá, la Licenza in Teologia Dogmatica presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma e la Licenza in Teologia Spirituale presso il Pontificio Istituto di Spiritualità “Teresianum” di Roma. E’ stato ordinato sacerdote per la diocesi di Valledupar il 2 dicembre 1984. Ha svolto i seguenti incarichi: parroco di “San Francisco de Asís de la Paz”, cappellano della scuola “Normal María Inmaculada” di Manaure, delegato episcopale per la pastorale vocazionale, parroco di “La Inmaculada Concepción” di Valledupar, cancelliere della diocesi, rettore della chiesa Cattedrale di “Nuestra Señora del Rosario” di Valledupar, professore di Teologia Dogmatica nel Seminario Giovanni Paolo II di Valledupar e, dal 2005, vicario diocesano per la Pastorale.
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Wednesday, October 24, 2007 4:27 PM
Il papa: la catechesi è inseparabile dalla testimonianza di vita

di Angela Ambrogetti/ 24/10/2007


In piazza San Pietro l’udienza generale del mercoledì, dedicata alla vita e all’insegnamento di Sant’Ambrogio, storico vescovo di Milano. "Il catechista non appaia una specie di clown, che recita una parte per mestiere: sia un discepolo".


ROMA - Il racconto della morte di Sant’Ambrogio secondo lo scritto del diacono Paolino ha aperto la riflessione di mercoledì 24 ottobre del papa che ha proseguito la rassegna dei grandi personaggi che hanno segnato i primi secoli della Chiesa. Ambrogio, studiò in particolare Origine importando nel mondo latino la pratica della Lectio Divina. La catechesi è inseparabile dalla testimonianza di vita, questo l’ insegnamento di Ambrogio. Così è anche per il teologo, ha detto il papa ricordando la sua “Introduzione al cristianesimo”. Chi educa alla fede non può essere come uno che recita un parte del mestiere ma deve essere come il discepolo amato che ha poggiato il capo sul petto del maestro .

La catechesi parte dalla lettura dei libri sacri, ma la testimonianza di vita del predicatore è essenziale. A muovere il cuore dello scettico Agostino, discepolo del vescovo di Milano, fu proprio la testimonianza di vita di Ambrogio e della comunità di milanese. Il racconto di Agostino, ancora spiritualmente tiepido, si accende proprio per la vita di Ambrogio. Il papa ricorda l’episodio in cui Ambrogio legge le Scritture con gli occhi e non la proclama solamente: un modo per essere familiari con la scrittura, per assimilarla interamente.

Un tiepido sole ha riscaldato le decine di migliaia di fedeli in Piazza San Pietro per l’udienza generale di Benedetto XVI. Senza cappotto né mantello, ma con il maglione bianco che spuntava sotto le maniche della talare, il papa ha iniziato l’udienza come sempre con il segno della Croce. La lettura di un brano della seconda lettera di San Paolo a Timoteo, lo stesso pronunciato nella Messa a Napoli , ha offerto lo spunto per la riflessione del papa.

La catechesi del Papa

Cari fratelli e sorelle,

il santo Vescovo Ambrogio - del quale vi parlerò quest'oggi - morì a Milano nella notte fra il 3 e il 4 aprile del 397. Era l'alba del Sabato santo. Il giorno prima, verso le cinque del pomeriggio, si era messo a pregare, disteso sul letto, con le braccia aperte in forma di croce. Partecipava così, nel solenne triduo pasquale, alla morte e alla risurrezione del Signore. «Noi vedevamo muoversi le sue labbra», attesta Paolino, il diacono fedele che su invito di Agostino ne scrisse la Vita, «ma non udivamo la sua voce». A un tratto, la situazione parve precipitare. Onorato, Vescovo di Vercelli, che si trovava ad assistere Ambrogio e dormiva al piano superiore, venne svegliato da una voce che gli ripeteva: «Alzati, presto! Ambrogio sta per morire...». Onorato scese in fretta - prosegue Paolino - «e porse al santo il Corpo del Signore. Appena lo prese e deglutì, Ambrogio rese lo spirito, portando con sé il buon viatico. Così la sua anima, rifocillata dalla virtù di quel cibo, gode ora della compagnia degli angeli» (Vita 47). In quel Venerdì santo del 397 le braccia spalancate di Ambrogio morente esprimevano la sua mistica partecipazione alla morte e alla risurrezione del Signore. Era questa la sua ultima catechesi: nel silenzio delle parole, egli parlava ancora con la testimonianza della vita.

Ambrogio non era vecchio quando morì. Non aveva neppure sessant'anni, essendo nato intorno al 340 a Treviri, dove il padre era prefetto delle Gallie. La famiglia era cristiana. Alla morte del padre, la mamma lo condusse a Roma quando era ancora ragazzo, e lo preparò alla carriera civile, assicurandogli una solida istruzione retorica e giuridica. Verso il 370 fu inviato a governare le province dell'Emilia e della Liguria, con sede a Milano. Proprio lì ferveva la lotta tra ortodossi e ariani, soprattutto dopo la morte del Vescovo ariano Aussenzio. Ambrogio intervenne a pacificare gli animi delle due fazioni avverse, e la sua autorità fu tale che egli, pur semplice catecumeno, venne acclamato dal popolo Vescovo di Milano.

Fino a quel momento Ambrogio era il più alto magistrato dell'Impero nell'Italia settentrionale. Culturalmente molto preparato, ma altrettanto sfornito nell'approccio alle Scritture, il nuovo Vescovo si mise a studiarle alacremente. Imparò a conoscere e a commentare la Bibbia dalle opere di Origene, il maestro indiscusso della «scuola alessandrina». In questo modo Ambrogio trasferì nell'ambiente latino la meditazione delle Scritture avviata da Origene, iniziando in Occidente la pratica della lectio divina. Il metodo della lectio giunse a guidare tutta la predicazione e gli scritti di Ambrogio, che scaturiscono precisamente dall’ascolto orante della Parola di Dio. Un celebre esordio di una catechesi ambrosiana mostra egregiamente come il santo Vescovo applicava l’Antico Testamento alla vita cristiana: «Quando si leggevano le storie dei Patriarchi e le massime dei Proverbi, abbiamo trattato ogni giorno di morale - dice il Vescovo di Milano ai suoi catecumeni e ai neofiti - affinché, formati e istruiti da essi, voi vi abituaste ad entrare nella via dei Padri e a seguire il cammino dell'obbedienza ai precetti divini» (I misteri 1,1). In altre parole, i neofiti e i catecumeni, a giudizio del Vescovo, dopo aver imparato l’arte del vivere bene, potevano ormai considerarsi preparati ai grandi misteri di Cristo. Così la predicazione di Ambrogio - che rappresenta il nucleo portante della sua ingente opera letteraria - parte dalla lettura dei Libri sacri («i Patriarchi», cioè i Libri storici, e «i Proverbi», vale a dire i Libri sapienziali), per vivere in conformità alla divina Rivelazione.

E' evidente che la testimonianza personale del predicatore e il livello di esemplarità della comunità cristiana condizionano l'efficacia della predicazione. Da questo punto di vista è significativo un passaggio delle Confessioni di sant'Agostino. Egli era venuto a Milano come professore di retorica; era scettico, non cristiano. Stava cercando, ma non era in grado di trovare realmente la verità cristiana. A muovere il cuore del giovane retore africano, scettico e disperato, e a spingerlo alla conversione definitivamente, non furono anzitutto le belle omelie (pure da lui assai apprezzate) di Ambrogio. Fu piuttosto la testimonianza del Vescovo e della sua Chiesa milanese, che pregava e cantava, compatta come un solo corpo. Una Chiesa capace di resistere alle prepotenze dell'imperatore e di sua madre, che nei primi giorni del 386 erano tornati a pretendere la requisizione di un edificio di culto per le cerimonie degli ariani. Nell’edificio che doveva essere requisito - racconta Agostino - «il popolo devoto vegliava, pronto a morire con il proprio Vescovo». Questa testimonianza delle Confessioni è preziosa, perché segnala che qualche cosa andava muovendosi nell'intimo di Agostino, il quale prosegue: «Anche noi, pur ancora spiritualmente tiepidi, eravamo partecipi dell'eccitazione di tutto il popolo» (Confessioni 9,7).

Dalla vita e dall'esempio del Vescovo Ambrogio, Agostino imparò a credere e a predicare. Possiamo riferirci a un celebre sermone dell'Africano, che meritò di essere citato parecchi secoli dopo nella Costituzione conciliare Dei Verbum: «E' necessario - ammonisce infatti la Dei Verbum al n. 25 - che tutti i chierici e quanti, come i catechisti, attendono al ministero della Parola, conservino un continuo contatto con le Scritture, mediante una sacra lettura assidua e lo studio accurato, "affinché non diventi - ed è qui la citazione agostiniana - vano predicatore della Parola all'esterno colui che non l'ascolta di dentro"». Aveva imparato proprio da Ambrogio questo "ascoltare di dentro", questa assiduità nella lettura della Sacra Scrittura in atteggiamento orante, così da accogliere realmente nel proprio cuore ed assimilare la Parola di Dio.

Cari fratelli e sorelle, vorrei proporvi ancora una sorta di «icona patristica», che, interpretata alla luce di quello che abbiamo detto, rappresenta efficacemente «il cuore» della dottrina ambrosiana. Nel sesto libro delle Confessioni Agostino racconta del suo incontro con Ambrogio, un incontro certamente di grande importanza nella storia della Chiesa. Egli scrive testualmente che, quando si recava dal Vescovo di Milano, lo trovava regolarmente impegnato con catervae di persone piene di problemi, per le cui necessità egli si prodigava. C’era sempre una lunga fila che aspettava di parlare con Ambrogio per trovare da lui consolazione e speranza. Quando Ambrogio non era con loro, con la gente (e questo accadeva per lo spazio di pochissimo tempo), o ristorava il corpo con il cibo necessario, o alimentava lo spirito con le letture. Qui Agostino fa le sue meraviglie, perché Ambrogio leggeva le Scritture a bocca chiusa, solo con gli occhi (cfr Confess. 6,3). Di fatto, nei primi secoli cristiani la lettura era strettamente concepita ai fini della proclamazione, e il leggere ad alta voce facilitava la comprensione pure a chi leggeva. Che Ambrogio potesse scorrere le pagine con gli occhi soltanto, segnala ad Agostino ammirato una capacità singolare di lettura e di familiarità con le Scritture. Ebbene, in quella «lettura a fior di labbra», dove il cuore si impegna a raggiungere l'intelligenza della Parola di Dio - ecco «l'icona» di cui andiamo parlando -, si può intravedere il metodo della catechesi ambrosiana: è la Scrittura stessa, intimamente assimilata, a suggerire i contenuti da annunciare per condurre alla conversione dei cuori.

Così, stando al magistero di Ambrogio e di Agostino, la catechesi è inseparabile dalla testimonianza di vita. Può servire anche per il catechista ciò che ho scritto nella Introduzione al cristianesimo, a proposito del teologo. Chi educa alla fede non può rischiare di apparire una specie di clown, che recita una parte «per mestiere». Piuttosto - per usare un'immagine cara a Origene, scrittore particolarmente apprezzato da Ambrogio - egli deve essere come il discepolo amato, che ha poggiato il capo sul cuore del Maestro, e lì ha appreso il modo di pensare, di parlare, di agire. Alla fine di tutto, il vero discepolo è colui che annuncia il Vangelo nel modo più credibile ed efficace.

Come l'apostolo Giovanni, il Vescovo Ambrogio - che mai si stancava di ripetere: «Omnia Christus est nobis!; Cristo è tutto per noi!» - rimane un autentico testimone del Signore. Con le sue stesse parole, piene d'amore per Gesù, concludiamo così la nostra catechesi: «Omnia Christus est nobis! Se vuoi curare una ferita, egli è il medico; se sei riarso dalla febbre, egli è la fonte; se sei oppresso dall'iniquità, egli è la giustizia; se hai bisogno di aiuto, egli è la forza; se temi la morte, egli è la vita; se desideri il cielo, egli è la via; se sei nelle tenebre, egli è la luce... Gustate e vedete come è buono il Signore: beato è l'uomo che spera in lui!» (De virginitate 16,99). Speriamo anche noi in Cristo. Saremo così beati e vivremo nella pace.



I saluti in lingua italiana

Rivolgo ora un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare saluto i membri del Servizio di animazione missionaria comunitaria–Movimento per un mondo migliore, suscitato dallo zelo sacerdotale di Padre Riccardo Lombardi, e mentre li incoraggio a proseguire nel loro apostolato intenso e capillare, auspico che il loro impegno contribuisca efficacemente alla nuova evangelizzazione. Saluto poi i componenti dell’Associazione Nazionale Famiglie degli Emigrati, ed auguro che questo incontro ravvivi in ciascuno sentimenti di fede e di profonda comunione ecclesiale. Il mio pensiero va inoltre ai rappresentanti degli Istituti Don Orione, di Chirignano e di Santa Maria La Longa, come pure all’Associazione Cardio-trapiantati italiani, che esorto a testimoniare con le loro iniziative la gioia che scaturisce dalla solidarietà e dall’aiuto reciproco specialmente nei momenti di difficoltà.

Infine mi rivolgo ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. Oggi la liturgia ci ricorda il Vescovo sant’Antonio Maria Claret, che si adoperò con costante generosità per la salvezza delle anime. La sua gloriosa testimonianza evangelica sostenga voi, cari giovani, nel cercare di essere ogni giorno fedeli a Cristo; incoraggi voi, cari ammalati, a seguire il Signore con fiducia nel tempo della sofferenza; aiuti voi, cari sposi novelli, a fare della vostra famiglia il luogo dove cresce l’amore verso Dio e verso i fratelli.

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+PetaloNero+
Thursday, October 25, 2007 12:55 AM
Da Petrus

Sarà Mary Ann Glendon il nuovo ambasciatore degli Stati Uniti d'America presso la Santa Sede
CITTA’ DEL VATICANO - Una tra le donne attualmente piu' influenti in Vaticano, sara' con ogni probabilita' il prossimo ambasciatore degli Usa presso la Santa Sede. Il presidente George W.Bush ha scelto per l'incarico diplomatico, Mary Ann Glendon, docente di legge a Harvard e attuale presidente della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali. Lo ha appreso l'ANSA da fonti dell'amministrazione Bush. L'annuncio ufficiale della Casa Bianca dovrebbe arrivare nei prossimi giorni. La Glendon, secondo quanto si e' appreso, aveva chiesto nelle scorse settimane al presidente di poter riflettere sulla proposta, visto il ruolo che riveste alla Pontificia Accademia, che le fu assegnato nel 2004 da papa Giovanni Paolo II. Adesso la studiosa di Harvard avrebbe sciolto la riserva e l'amministrazione Bush conta di sottoporre la nomina al Senato in tempo per far debuttare il nuovo ambasciatore a gennaio. In attesa di un annuncio ufficiale della Casa Bianca, il Dipartimento di Stato non ha commentato le indiscrezioni, cosi' come ha fatto la Glendon. La studiosa, che ha 69 anni, e' un'esperta di bioetica, diritto costituzionale comparato e diritti umani. Nota per le sue posizioni contro l'aborto, e' stata in passato rappresentante della Santa Sede in conferenze dell'Onu. Nel 1995, guido' la delegazione vaticana alla conferenza di Pechino sulle donne, diventando la prima donna a rivestire un incarico del genere per conto della Santa Sede. Uno dei suoi ultimi libri esplorava il ruolo di Eleanor Roosevelt nella promozione dei diritti umani nel mondo. La Glendon tra il 2001 e il 2005 ha fatto parte della Commissione Bioetica della Casa Bianca, l'organismo che orienta le scelte di Bush in materia. Di recente ha fatto ingresso anche nella campagna presidenziale 2008, accettando di presiedere una commissione che offre consulenza su temi costituzionali all'ex governatore del Massachusetts, Mitt Romney, uno dei piu' accreditati candidati repubblicani alla successione di Bush.
+PetaloNero+
Thursday, October 25, 2007 12:56 AM
Da Petrus

Paraguay, il capo dello Stato dal Pontefice per discutere della candidatura di Monsignor Lugo
CITTA’ DEL VATICANO - Il presidente del Paraguay, Nicanor Duarte Frutos, lascera' tra poche ore Asuncion per recarsi in Vaticano dove il 29 ottobre incontrera' Papa Benedetto XVI, ufficialmente per ''consolidare gli accordi esistenti fra i due governi''. Lo ha reso noto lo stesso capo dello Stato. Secondo la stampa, pero', obiettivo della visita a Roma di Duarte Frutos sarebbe, in vista delle elezioni presidenziali di aprile 2008, quella di discutere con il pontefice la candidatura presidenziale del vescovo paraguaiano, Fernando Lugo (nella foto). Dirigenti del partito Colorado, a cui appartiene il capo dello Stato, hanno gia' annunciato di voler impugnare la candidatura di Lugo poiche', sostengono, la costituzione paraguaiana non permette a ministri di culto di accedere alla presidenza. Nel 2005 Lugo ha dato le dimissioni dall'incarico di vescovo di San Pedro ma la sua richiesta e' stata respinta dalla Chiesa cattolica che lo ha anche formalmente ammonito. La settimana scorsa il ministro degli Esteri paraguaiano, Ruben Ramirez, dopo aver dichiarato che l'incontro tra Duarte e Benedetto XVI e' diretto ad esaminare ''le relazioni fra Paraguay, Stato del Vaticano e chiesa cattolica'', ha incontrato a Roma il cardinale Giovanni Battista Re, ossia l'alto prelato che in data 20 dicembre 2006 ha firmato l'ammonizione canonica in base al canone 285 che proibisce al clero di assumere incarichi pubblici che comportino una partecipazione all'esercizio del potere civile. Personaggio inedito nella politica paraguaiana in cui da 60 anni e' al potere il partito Colorado, Lugo intende presentarsi alle presidenziali in rappresentanza del Partito democristiano (Pdc) che raccoglie vari movimenti di sinistra, e del Partito liberale.

+PetaloNero+
Thursday, October 25, 2007 2:58 PM
Benedetto XVI ha ricevuto il leader della Presidenza collegiale della Bosnia-Erzegovina, Komsic, per lo scambio degli strumenti di ratifica dell’Accordo di Base tra Santa Sede e il Paese balcanico. Il cardinale Bertone: “E’ un giorno storico”

Una importante udienza ha caratterizzato gli impegni odierni di Benedetto XVI, che stamattina ha ricevuto il presidente della Presidenza Collegiale della Bosnia ed Erzegovina, Željko Komšić. Subito dopo il colloquio con il Papa, il presidente Komšić e il cardinale segretario di Stato, Tarcisio Bertone, hanno provveduto allo scambio degli strumenti di ratifica dell’Accordo di Base fra la Santa Sede e la Bosnia-Erzegovina - firmato a Sarajevo nel 2006 - e alla firma del relativo Protocollo addizionale, sempre del 2006, che definiscono gli ambiti dell’attività ecclesiale nel Paese balcanico. Il servizio di Alessandro De Carolis:

I flash dei fotografi nella Sala del Tronetto, prima che Benedetto XVI e il presidente Komšić avviassero il loro colloquio privato. Oggetto del cordiale dialogo tra il Papa e il leader balcanico sono state le considerazioni relative all’attuazione dell’Accordo di Base in particolare, informa una nota della Sala Stampa Vaticana, “all’impegno della Chiesa nei campi dell’educazione, delle attività sociali e caritative e dell’assistenza pastorale ai fedeli cattolici”. Si è ribadito, prosegue il comunicato, “il contributo della Comunità cattolica per favorire la pacifica convivenza fra le diverse etnie e i gruppi religiosi nel Paese”. Da parte sua, il presidente Komšić ha sottolineato l'importanza dell'Accordo di Base, parlando fra l'altro del progresso della Bosnia-Erzegovina verso l'ingresso nell'Unione Europea e nella NATO e rivolgendo al Papa l’invito a recarsi in visita nel Paese.


Nella cerimonia successiva, al momento dello scambio degli strumenti di ratifica dell’Accordo di Base, il cardinale segretario di Stato, Tarcisio Bertone ha parlato di “giorno storico” auspicando l’inizio di “una lunga e proficua collaborazione” fra Santa Sede e Bosnia-Erzegovina. In un Paese che ancora ricorda i drammi mai troppo sopiti della guerra oltre dieci anni fa che frantumò l’ex Jugoslavia, lasciando dietro di sé 300 mila morti nella sola Bosnia-Erzegovina e quasi due milioni tra profughi e sfollati - nonché una strisciante instabilità della quale lo status del Kosovo è un esempio evidente - il cardinale Bertone ha affermato che l’Accordo stipulato fra il Paese balcanico e la Santa Sede “rappresenta un positivo sviluppo nel consolidamento dello stato di diritto e dei principi democratici sui quali la Bosnia ed Erzegovina vuole fondare il proprio avvenire”. Nell’Accordo di base, si riconosce la personalità giuridica della Chiesa cattolica e dei suoi enti in seno alla società civile: un riconoscimento che si traduce, nei fatti, in libertà di culto e di apostolato ma anche nel riconoscimento del contributo ecclesiale nei settori della cultura della Bosnia-Erzegovina, dell’educazione, della pastorale, oltre che in campo militare, assistenziale, caritativo e mediatico.


“In uno Stato come la Bosnia ed Erzegovina, che accoglie entro i suoi confini una società multi-etnica e pluri-religiosa, l’attuale Accordo - ha sostenuto il segretario di Stato - risulta la miglior garanzia giuridica per assicurare l’ordinato svolgimento della vita religiosa, soprattutto nelle sue implicazioni pubbliche”. Ciò, ha proseguito, offrirà una “immagine positiva a livello internazionale” dello Stato balcanico e “contribuirà al superamento dei gravi problemi ereditati dal passato ed alla costruzione di un futuro migliore”. Un futuro - ha concluso il cardinale Bertone - in cui si possano realizzare le aspirazioni di un Paese che, per storia e geografia, rappresenta un singolare crocevia di identità diverse, ma che appartiene di pieno diritto all’Europa”.




L’attuale situazione della Bosnia-Erzegovina è dunque figlia del conflitto che insanguinò il Paese fra il 1992 e il ’95. Un conflitto ricomposto dagli Accordi di Dayton, che ha ridisegnato il territorio assegnandone una parte alla Federazione croato-musulmana e l’altra parte alla Repubblica serba Srpska. Ma qual è oggi la situazione e quali sono i rapporti fra le due entità della Bosnia-Erzegovina? Luca Collodi lo ha chiesto al vescovo ausiliare di Sarajevo, Pero Sudar:




R. - A Dayton sono stati confermati gli obiettivi della guerra, cioè la divisione etnica nazionale di questo Paese, dopodiché si è cercato di farlo funzionare come fosse un unico Paese. Questo si è dimostrato un modello che purtroppo non funziona. E temiamo che non funzionerà mai se non si avrà il coraggio di ridefinire questa soluzione politica.


D. - Che cosa manca, mons. Sudar, alla Bosnia Erzegovina oggi?


R. - Manca tantissimo. Prima di tutto, però, manca una volontà e una capacità di fare di questo Paese un Paese normale, nel quale siano garantiti prima di tutto i diritti umani e anche l’uguaglianza dei tre popoli, che purtroppo la soluzione di Dayton non ha favorito e ha addirittura impedito.


D. - Il ruolo della Chiesa cattolica nel Paese qual è?


R. - Il suo ruolo, prima di tutto, è quello di un impegno, di uno sforzo teso alla sopravvivenza, perché se non sopravvive, la tendenza dei cattolici è quella di andarsene via. L’attuale scenario politico, infatti, impedisce lo sviluppo economico: non c’è lavoro e più del 49 per cento della popolazione è disoccupato. La gente vive molto male e tutti tendono, soprattutto i croati cattolici, ad lasciare il Paese. Quindi, bisogna prima di tutto incoraggiarli a rimanere e ad impegnarsi in questo Paese e poi bisogna cercare di trasmettere i valori fondamentali, morali, senza i quali nessuna società - specialmente una uscita da una guerra orribile come la nostra - può funzionare. Bisogna poi che la convivenza nella giustizia sia la chiave con cui questa famosa porta nel futuro della Bosnia Erzegovina, come del resto di tutto il mondo, possa essere aperta.


D. - Il dialogo tra musulmani, ortodossi e cristiani può favorire il ritorno alla normalità della Bosnia Erzegovina?


R. - Certo, può e deve favorirlo, ma non può sostituirsi alle istituzioni che devono garantire i diritti fondamentali del Paese. Se non ci sono i diritti fondamentali, se non c’è l’uguaglianza, purtroppo, non di rado, questo dialogo, questi tentativi, appaiono come un “gioco” e quando qualche aspetto della Chiesa, delle religioni, viene percepito come un gioco, viene abbandonato e rinnegato come tale.


D. - Mons.Sudar, la questione del Kosovo può aiutare o rendere ancora più difficile la vita in Bosnia Erzegovina?


R. - Purtroppo, anche il “gioco” della politica internazionale in Kosovo rende la situazione e il futuro della Bosnia Erzegovina ancora più difficile, perché si calcola sempre che la Repubblica Serba, cioè una parte della Bosnia Erzegovina, venga messa in un unico “pacchetto” con il Kosovo. E dunque, noi abbiamo paura di queste trattative, perché non si sa dove andranno a finire.


D. - L’ingresso della Bosnia Erzegovina in Europa potrebbe facilitare una soluzione per la vita del Paese?


R. - Certo, però prima di entrare nella Comunità europea, noi dobbiamo risolvere i nostri problemi cruciali. Non possiamo farne parte così come siamo oggi, divisi, non disponibili o addirittura contrari già alla collaborazione all’interno del Paese. Sicuramente questo deve essere il nostro auspicio, il nostro futuro, ma la Comunità europea ci deve aiutare a farci diventare un Paese “normale” e non essere un problema in più della Comunità europea.


D. - La presenza dei militari internazionali, la forza di pace militare che è presente in Bosnia, è ancora importante?


R. - E’ molto importante. E’ l’unica organizzazione internazionale che abbia fatto il proprio dovere. E’ una presenza della comunità internazionale, tramite i soldati, che viene molto apprezzata, a garanzia della pace in Bosnia Erzegovina. Noi ci auguriamo che questa presenza duri il più a lungo possibile.
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DA PETRUS

Il Pontefice 20 minuti a colloquio con il Presidente della Bosnia Erzegovina
CITTA’ DEL VATICANO - E' durato venti minuti il colloquio privato tra il Papa e il presidente di turno della Bosnia-Erzegovina, Zeljko Komsic (nella foto), ricevuto in udienza con un seguito di dieci persone, tra cui tre signore. ''Benvenuto, piacere di incontrarla'', ha detto il Papa in inglese facendosi incontro al suo ospite nella Sala del Tronetto, prima di introdurlo nella biblioteca privata, dove lo ha fatto accomodare alla scrivania, e ha iniziato la conversazione mentre i fotografi scattavano alcune immagini. Dopo il colloquio privato e' stato ammesso il seguito e il presidente, - che ha 43 anni ed e' di nazionalita' croata - lo ha presentato al Papa, che ha scambiato qualche parola con ognuno dei componenti. Al momento dello scambio dei doni, il presidente ha offerto un grande quadro ad olio astratto e ha spiegato a Benedetto XVI che si tratta dell'opera di ''un francescano, un grande uomo e un grande artista, che lo ha dipinto durante la guerra, con un simbolismo molto forte''. ''Veramente impressionante'', ha risposto Benedetto XVI, che ha ricambiato con un grande medaglione del pontificato. ''Grazie per la sua visita'', ha detto infine il Pontefice, accompagnano l'ospite sulla soglia della biblioteca privata. Salutando alcuni giornalisti al termine dell'udienza, il Papa ha osservato che la Bosnia-Erzegovina e' un ''Paese con tanti problemi ma anche con tante speranze''. Subito dopo la delegazione della Bosnia-Erzegovina e' stata ricevuta dal segretario di Stato, Tarcisio Bertone, per la firma degli strumenti di ratifica dell'accordo tra Santa Sede e Bosnia-Erzegovina, negoziato e concluso il 19 aprile del 2006. Erano presenti anche il ''ministro degli Esteri'' vaticano, Monsignor Dominique Mamberti, e il Cardinale Vinko Puljic. Sia il presidente che il Cardinale Bertone hanno tenuto un discorso.
+PetaloNero+
Thursday, October 25, 2007 2:59 PM
Altre udienze

Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza anche il cardinale Ivan Dias, prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, il cardinale Emmanuel Wamala, arcivescovo emerito di Kampala con il seguito, e alcuni presuli della Conferenza Episcopale del Gabon, in visita "ad Limina": mons. Basile Mvé Engone, S.D.B., arcivescovo di Libreville, mons. Timothée Modibo-Nzockena, vescovo di Franceville, e mons. Dominique Bonnet, C.S. Sp., vescovo di Mouila.
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Thursday, October 25, 2007 3:00 PM
Da Petrus

Domenica a Roma saliranno agli onori degli altari 498 martiri spagnoli. Atteso un fiume di fedeli
CITTA’ DEL VATICANO - Beatificazione record domenica in piazza San Pietro: per decisione di Benedetto XVI salgono sugli altari 498 martiri della persecuzione che inizio' in Spagna alla vigilia della Guerra Civile. Con questi nuovi beati sono 977 i martiri spagnoli riconosciuti dalla Chiesa, dei quali 11 sono gia' Santi. "Di altri 2 mila sono in corso i processi di beatificazione e altri se ne apriranno, perche' furono circa 10 mila i martiri della Spagna in quell'epoca", ha affermato padre Juan Antonio Martinez Camino, segretario dell'Episcopato spagnolo. I sacerdoti e i religiosi assassinati ammontano a 6.832, dei quali 4.184 del clero secolare e fra essi c'erano dodici vescovi e un amministratore apostolico; 2.365 religiosi e 283 religiose. Dal primo gennaio al 18 luglio 1936 le vittime fra il clero erano state 17, esse diventano 861 alla fine di luglio. La strage giunse al culmine nel mese di agosto con 2.077 assassinati, fra cui dieci vescovi, con una media di 70 al giorno. Un crescendo impressionante proprio alla vigilia della Guerra Civile che si protrasse fino al 1939 e causo' ben oltre mezzo milione di vittime. La persecuzione fu preceduta dalla proclamazione della Repubblica e dal varo di una Costituzione "laica", che proibi' l'insegnamento della religione nelle scuole e impose di togliere dalle aule qualsiasi simbolo religioso, secolarizzo' i cimiteri e limito' l'esercizio del culto cattolico, sottoponendolo al controllo delle autorita' civili. Una legislazione che fu respinta nelle elezioni del 1933 ma mantenuta nello Stato autonomo e federativo che era stato proclamato in Catalogna. In questo contesto, nel 1934 scoppia la rivoluzione nelle Asturie, dove iniziarono le prime esecuzioni: 33 sacerdoti e religiosi trucidati, cui si accompagna la distruzione delle chiese e dei simboli religiosi, il bombardamento della cattedrale di Oviedo, l'incendio del palazzo episcopale e del seminario. Per favorire la riconciliazione nel Paese, negli anni '70 Paolo VI sospese l'iter dei processi canonici, riavviati poi da Giovanni Paolo II: "alla fine del ventesimo secolo - spiego' Papa Wojtyla nel 1992 - la Chiesa iscrive nel suo martirologio tutti coloro che in questo secolo critico e davanti alle crudelta' e ai gulag, alle carceri e ai campi di concentramento hanno reso la testimonianza della fede, della speranza e dell'amore in modo eroico. Non dimentichiamo - esorto' - che questo sangue e' stato versato in diverse regioni d'Europa". La decisione di celebrare a Roma il rito della beatificazione dei 498 martiri, che domenica portera' in Vaticano Miguel Moratinos, il ministro degli Esteri di Zapatero, puo' essere letta come un segnale di distensione da parte della Chiesa che e' impegnata in Spagna in un difficile braccio di ferro con il Governo su temi che riportano di fatto alla memoria le leggi eversive degli anni '30. Da parte loro, i vescovi spagnoli hanno pubblicato un documento auspicando che la celebrazione di piazza San Pietro costituira' "un momento di grazia per la Chiesa in Spagna e per tutta la societa'", di cui c'e' bisogno "di modo speciale in questi momenti nei quali si diffonde una mentalita' laicista e la riconciliazione sembra minacciata nella nostra societa'". I martiri delle persecuzioni degli anni '30, scrivono i vescovi, "sono al di sopra delle tragiche circostanze che li hanno portati alla morte e con la loro beatificazione si tratta, innanzitutto, di glorificare a Dio per la fede che vince al mondo". Il martirio, continuano i vescovi, "e' il segno piu' autentico della Chiesa di Gesu' Cristo: una Chiesa formata da uomini, fragili e peccatori, ma che sanno dare testimonianza della sua fede vigorosa e del suo amore incondizionato a Gesu' Cristo, anteponendo perfino alla propria vita". In quest'occasione sono quasi 500 riuniti in un'unica celebrazione, ma tutti hanno tratti comuni come: "Furono uomini e donne di fede e preghiera, particolarmente centrati nell'Eucaristia e nella devozione alla Santissima Vergine; erano apostoli e furono coraggiosi quando dovettero confessare la loro condizione di credenti; disponibili per confortare e sostenere i loro compagni di prigione; furono forti quando erano maltrattati e torturati; perdonarono i loro persecutori e pregarono per loro; nel momento del sacrificio, mostrarono serenita' e profonda pace, lodarono a Dio e proclamarono Cristo come l'unico Signore". Domani, vigilia della beatificazione, i vescovi della Spagna si recheranno in uno speciale pellegrinaggio alla Basilica di San Paolo fuori le Mura, con i fedeli gia' arrivati a Roma, per l'occasione: "vicino ai sepolcri dei martiri Pietro e Paolo, e quelli di tanti altri della prima ora del Cristianesimo, daremo gloria a Dio - conclude il documento - per i nuovi martiri della Spagna".
+PetaloNero+
Thursday, October 25, 2007 6:08 PM
Da Petrus

La pacificazione tra le etnie della Bosnia erzegovina al centro dell'incontro tra il Pontefice e il Presidente Komsic
CITTA’ DEL VATICANO - ''Il contributo della Chiesa cattolica per favorire la pacifica convivenza fra le diverse etnie e i gruppi religiosi'' in Bosnia-Erzegovina e' stato un dei temi al centro dei ''cordiali colloqui'' tra il presidente di turno, Zeliko Komsic, ricevuto in separate udienze dal Papa (foto) e dal segretario di Stato, Cardinale Tarcisio Bertone. Lo riferisce un comunicato diffuso dalla sala stampa della Santa Sede. Altri temi al centro dei colloqui sono stati ''l'attuazione dell'Accordo'' tra Santa Sede e Bosnia Erzegovina, firmato nell'aprile scorso e di cui oggi sono stati scambiati gli strumenti di ratifica, ''l'impegno della Chiesa nei campi dell'educazione, delle attivita' sociali e caritative e dell'assistenza pastorale ai fedeli cattolici''. E' stato quindi ''ribadito il contributo della Chiesa cattolica per favorire la pacifica convivenza fra le diverse etnie e i gruppi religiosi nel Paese''. Il comunicato riferisce infine che il presidente Komsic ha invitato il Papa a visitare la Bosnia-Erzegovina.
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Thursday, October 25, 2007 9:10 PM
Benedetto XVI agli universitari: "Presentare il Vangelo agli uomini del nostro tempo"

Davanti agli universitari degli atenei ecclesiastici di Roma, il Papa afferma che “c’è bisogno di maestri nella fede e di araldi e testimoni del Vangelo convenientemente preparati”. Il Santo Padre ha salutato gli studenti arrivati nel pomeriggio a San Pietro per la messa d’inizio anno accademico, e la cui omelia è stata tenuta dal cardinale Zenon Grocholewski. Sentiamo Alessandro Guarasci

Il coro sottolinea i momenti più solenni della messa. Sono migliaia gli studenti che sono arrivati a San Pietro per questa celebrazione che segna l’inizio dell’anno accademico. Nazionalità diverse che però trovano negli atenei ecclesiastici romani una sorgente di cultura per “approfondire – come ha detto il Papa – la conoscenza della Rivelazione cristiana e di ciò che con essa è collegato”. Benedetto xvi, riprendendo Giovanni Paolo II, ribadisce come serva “enucleare sistematicamente le verità in essa contenute, considerare alla loro luce i nuovi problemi che sorgono e presentarle agli uomini del proprio tempo nel modo adatto alle diverse culture”.
Studiare nelle università eccelesiastiche è una “singolare esperienza di comunione e di fraternità. Esperienza che, per essere fruttuosa, ha bisogno dell’apporto di tutti e di ciascuno”.
Per il Pontefice ''La missione evangelizzatrice propria della Chiesa domanda, in questo nostro tempo, non solo che si propaghi dappertutto il messaggio evangelico, ma che penetri in profondita' nei modi di pensare, nei criteri di giudizio e nei comportamenti della gente”. Un concetto ribadito nella sua omelia dal cardinale Grocholewski, prefetto della Congregazione per l’Educazione Cattolica.
“La pace di Cristo – ha ribadito il cardinale – è fondamentalmente la comunione con Lui nell’Amore e nella Verità”
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Thursday, October 25, 2007 9:36 PM
Il Papa: la cultura sia permeata dal Vangelo

di Angela Ambrogetti/ 25/10/2007

Nella Basilica di San Pietro, l’appuntamento consueto per l’inizio dell’anno accademico delle Università Ecclesiatiche. Messa per studenti e professori, a cui è seguito l'incontro con Benedetto XVI.

CITTA' DEL VATICANO - “Roma è ricca di memorie storiche, di capolavori d'arte e di cultura; è soprattutto piena di eloquenti testimonianze cristiane. Il periodo di permanenza a Roma può e deve servire a prepararvi per svolgere nel modo migliore il compito che vi attende in diversi campi di azione apostolica”. Il saluto del papa ha concluso giovedì pomeriggio l’appuntamento consueto a San Pietro all’inizio dell’anno accademico per tutti gli studenti e i professori delle Università Ecclesiatiche. La messa è stata celebrata dal Prefetto della Congregazione per l’Educazione Cattolica, cardinale Zenon Grocholewski. Nella sua omelia il porporato ha ricordato il compito di operatori di pace di chi sceglie il Signore e la sua Legge. Una scelta che si attua anche attraverso lo studio e l'insegnamento che non deve mai essere separato dalla vita spirituale.

Al temine della celebrazione il papa è sceso in basilica per offrire la sua riflessione. “Occorre che tutta la cultura dell'uomo contemporaneo sia permeata dal Vangelo; - ha detto - a rispondere a questa vasta e urgente sfida culturale e spirituale vuole contribuire la molteplicità degli insegnamenti, che vi sono proposti negli Atenei e Centri di studio che frequentate. La possibilità di studiare a Roma, sede del Successore di Pietro e quindi del ministero petrino, vi aiuta a rafforzare il senso di appartenenza alla Chiesa e l’impegno di fedeltà al Magistero universale del Papa. Inoltre, la presenza nelle Istituzioni accademiche e nei Collegi e Seminari di docenti e allievi provenienti da ogni Continente vi offre un'ulteriore opportunità di conoscervi e di sperimentare la bellezza di far parte dell’unica, grande famiglia di Dio: sappiate avvalervene appieno!”.

Quella degli Atenei Pontifici è una grande realtà ecclesiale e culturale. Sedici istituti di cui sette sono Pontificie Università in quanto hanno almeno quattro Facoltà, e si trovano tutti a Roma. Ci sono poi quattro Facoltà singole, tre Istituti Pontifici particolari e sette Istituti di alta specializzazione, collegati con gli Atenei, per un totale di oltre 17mila studenti e 2100 docenti. Gli studenti provengono da tutto il mondo e sono sia religiosi che laici.
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Thursday, October 25, 2007 11:47 PM
Da Petrus

Il monito di Benedetto XVI agli universitari pontifici: "E' una sfida urgente far penetrare il Vangelo nel mondo della cultura” CITTA’ DEL VATICANO - Il Papa esorta a un impegno culturale per presentare il Vangelo ''agli uomini del nostro tempo nel modo adatto alle diverse culture''. E' questo a suo avviso ''una vasta e urgente sfida culturale e spirituale'' e ''un impegno quanto mai urgente nella nostra epoca post-moderna, dove si avverte il bisogno di una nuova evangelizzazione, che abbisogna di maestri nella fede e di araldi e testimoni del Vangelo convenientemente preparati''. Benedetto XVI lo ha detto dopo la Messa in San Pietro per studenti e professori degli atenei pontifici, riuniti in occasione dell'inizio dell'anno accademico. ''La missione evangelizzatrice propria della Chiesa domanda, in questo nostro tempo - ha detto -, non solo che si propaghi dappertutto il messaggio evangelico, ma che penetri in profondita' nei modi di pensare, nei criteri di giudizio e nei comportamenti della gente; in una parola, occorre che tutta la cultura dell'uomo contemporaneo sia permeata dal Vangelo''. Il fatto che Roma sia ''sede del Successore di Pietro e quindi del ministero petrino'', ha anche osservato, ''vi aiuta a rafforzare il senso di appartenenza alla Chiesa e l'impegno di fedelta' al magistero universale del Papa''. Il Papa, inoltre, incita gli universitari che studiano a Roma a saper ''approfittare al massimo delle opportunita''' che offre questa ''citta' davvero unica'', ''ricca di memorie storiche, di capolavori d'arte e cultura e soprattutto piena di eloquenti testimonianze cristiane''. Se lo faranno, commenta Benedetto XVI, ''l'esperienza di studio a Roma'' potra' diventare esperienza spirituale e ''singolare esperienza di comunione che fraternita'''.

+PetaloNero+
Thursday, October 25, 2007 11:48 PM
Da Petrus

Concistoro, alla vigilia un incontro tra il Pontefice ed il Collegio Cardinalizio
CITTA’ DEL VATICANO - I Cardinali di Santa romana Chiesa sono stati convocati per il prossimo 23 novembre, giorno precedente il secondo Concistoro di Benedetto XVI, per una sorta di consultazione da parte del Papa sui temi di attualità del cattolicesimo. Già per il suo primo concistoro, nel 2006, il Pontefice inaugurò questa prassi. In quell'occasione il Papa consultò i porporati sulla questione dei Lefebvriani, sulla possibile revisione dell'età della pensione per i vescovi, sulla riforma della Curia e sul tema del dialogo con l'islam. Nel 2006 furono 193 i cardinali che convennero da tutto il mondo in Vaticano per il gran consulto. A quanto si apprende, ai 'principi della Chiesa' non è ancora stato comunicato l'ordine del giorno della riunione. Attualmente i Cardinali sono 175. Di essi 104 hanno meno di 80 anni, e sono dunque elettori di diritto in Conclave, e 75 sono ultraottantenni. Con il Concistoro del 24 novembre arriveranno altri 18 cardinali elettori, che porteranno così il numero totale a 121, e 5 ultraottantenni.
+PetaloNero+
Friday, October 26, 2007 3:00 PM
Create strutture efficaci di formazione cristiana contro i disvalori del consumismo e del permissivismo: l'invito di Benedetto XVI ai vescovi del Gabon in visita ad Limina

Formazione ad ogni livello, rivolta in particolare ai laici, per contrastare la scristianizzazione o comunque le difficoltà che incontra l’incultarazione del messaggio evangelico. E’ la priorità pastorale che Benedetto XVI ha individuato per la Chiesa del Gabon: il Papa ne ha parlato stamattina con i vescovi del Paese africano, ricevuti in udienza a conclusione della loro visita ad Limina. Il servizio di Alessandro De Carolis:

La formazione cristiana deve essere “basata su principi chiari”. Anche Benedetto XVI è chiaro nel ribadire in cosa consista l’incisività dell’evangelizzazione. “Fra i compiti urgenti della Chiesa in Gabon - è stata l’indicazione del Papa ai presuli africani - occorre soprattutto sottolineare la trasmissione della fede e l'approfondimento del mistero cristiano”.


“I gabonesi - ha affermato il Papa - si lasciano a volte attirare dalla società del consumo e del permissivismo, meno attenta ai più poveri del Paese. Li incoraggio a far crescere il loro senso fraterno e la loro solidarietà. Si constata anche un certo rilassamento nella vita dei cristiani, presi dalle seduzioni del mondo. Auspico che abbiano una sempre maggiore condotta esemplare per quanto riguarda i valori spirituali e morali”.


Per ottenere questi risultati, ha proseguito nella sua disamina Benedetto XVI, occorre che le strutture di formazione siano organizzate in modo che siano “realmente efficaci”. “Non abbiate timore di preparare per questo compito sacerdoti e laici che ne hanno le capacità”, ha detto il Pontefice. In questo modo, ha assicurato, anche “le comunità ecclesiali saranno più vive ed i fedeli attingeranno nella liturgia, nella preghiera personale, familiare e comunitaria, forze per essere, in tutti i settori della vita sociale, testimoni delle buone notizie, artigiani della riconciliazione, della giustizia e della pace, di cui il nostro mondo ha più che ma bisogno”. Il Papa ha abbracciato tutte le realtà ecclesiali e gerarchiche della Chiesa gabonese. Ha ringraziato il clero e le famiglie religiose per la loro testimonianza, invitando i vescovi a sostenerli nel loro ministero. In particolare, Benedetto XVI ha invitato i presuli del Gabon ad essere “come padri” per i giovani del Paese:


“Tutti i cristiani, ed in particolare i genitori, - ha continuato Benedetto XVI - si mobilitino per invitare i giovani ad aprire il loro cuore al Cristo e seguirlo. Il Signore vuole dare a ciascuno la grazia di una vita bella e buona, e la speranza che permette di trovare il senso vero dell'esistenza, attraverso i rischi della vita quotidiana. Auspico che i giovani non abbiano timore di essere anche i primi evangelizzatori dei lavoratori della loro età. È spesso grazie all'amicizia ed alla condivisione che quest'ultimi potranno scoprire la persona di Cristo e aderire a Lui”.


Da questa attenzione ai giovani, ha asserito il Papa, si svilupperanno anche le vocazioni, ancora “poco numerose” secondo i vescovi gabonesi. E a coloro che sono già sacerdoti, Benedetto XVI ha rivolto questa esortazione: cercate prima di tutto “il bene della Chiesa e non i vantaggi personali”, conformando la vostra vita e la vostra missione “al gesto della lavanda dei piedi. Quest'amore vissuto in una prospettiva di servizio disinteressato - ha concluso - fa nascere una gioia profonda.
www.radiovaticana.org



DA PETRUS

Il Pontefice preoccupato dalla possibilità che in Africa sbarchi il consumismo
CITTA’ DEL VATICANO - La fame e la poverta', certo. Ma a preoccupare il Papa e' anche il rischio che in Africa invece degli aiuti sbarchino dall'Occidente un consumismo aggressivo e un permissivismo di stampo nuovo, cha potrebbe dare un carattere moralmente peggiore alla tradizionale liberta' di costumi. Lo ha spiegato ai vescovi del Gabon, sottolineando nel suo discorso che la popolazione locale potrebbe "lasciarsi attirare dalla societa' dei consumi e del permissivismo, divenendo meno attenta ai piu' poveri del Paese". Benedetto XVI constata anche "un certo rilassamento nella vita dei cristiani, presi dalle seduzioni del mondo". Per questo ha chiesto ai fedeli del Gabon di "avere una condotta esemplare riguardo ai valori spirituali e morali" e alla Chiesa ha indicato come "compito urgente" quello di curare "la trasmissione della fede e l'approfondimento del mistero cristiano". "Vi incoraggio ad aumentare il loro senso di fraternita' e solidarieta'", ha detto nel suo discorso, raccomandando ai vescovi di curare la "formazione approfondita" dei propri fedeli, "per dare loro la possibilita' di fondare la vita cristiana su principi chiari". Ai presuli in visita ad limina ha poi raccomandato di "organizzare in maniera piu' appropriata la Conferenza episcopale", ricordando il ruolo prezioso dei missionari, dell'insegnamento cattolico e dei preti in genere. Nel discorso ha poi auspicato che i giovani "non abbiano paura di essere i primi evangelizzatori dei loro coetanei". La mancanza di vocazioni sottolineata dai vescovi del Gabon e' stata infine rimarcata dal Papa, che ha chiesto nei confronti del seminario di Libreville "una attenzione tutta particolare".
+PetaloNero+
Friday, October 26, 2007 3:02 PM
In udienza dal Papa, il primo ministro della Repubblica d'Islanda, Geir Haarde

Impegno comune a favore della pace, lotta contro la povertà e politica a sostegno della tutela dell'ambiente. Questi i punti cardine dell'udienza privata fra il Santo Padre e il primo ministro della Repubblica d’Islanda, Geir H. Haarde, avvenuta stamane nel Palazzo apostolico. Dopo il colloquio con il Papa, il premier islandese ha incontrato il cardinale segretario di Stato, cardinale Tarcisio Bertone, e il segretario per i Rapporti con gli Stati, l'arcivescovo Dominique Mamberti. Come informa una nota della Sala Stampa della Santa Sede, i colloqui si sono svolti in un "clima di cordialità e mutuo rispetto". In essi, inoltre, è stato riconosciuto "il contributo che la Chiesa Cattolica offre alla società, specialmente in campo educativo e sociale".
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DA PETRUS

Islanda, il Papa incontra il premier e invita all'impegno per la pace e la lotta contro la povertà
CITTA’ DEL VATICANO - Benedetto XVI ha ricevuto in udienza presso il Palazzo apostolico il primo ministro d'Islanda, Geir Hilmar Haarde, in visita in Vaticano con la moglie Inga e un seguito di altre quattro persone. Circa dieci minuti e' durato il colloquio privato tra il Papa e il primo ministro nella sala della Biblioteca. Il premier, di religione luterana, e' la prima personalita' dello Stato islandese ricevuta in Vaticano. L'incontro, durante il quale si e' parlato sempre in inglese, si e' svolto in un clima estremamente cordiale. ''E' un onore essere qui'', ha detto Haarde stringendo la mano al Pontefice. Haarde ha portato in dono a Benedetto XVI un ciondolo con tre croci in oro di tre colori diversi, un oggetto di design molto diffuso in Islanda, e un'edizione di lusso della nuova traduzione della Bibbia in lingua islandese, pubblicata pochi giorni fa, con una dedica del capo della Chiesa luterana d'Islanda. Il Papa ha ricambiato con medaglie del Pontificato per gli uomini della delegazione e rosari per le signore. Dopo essersi congedato da Benedetto XVI, Haarde ha incontrato anche il Cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone, con cui e' rimasto a colloquio per circa 40 minuti. Della delegazione facevano parte dirigenti della Camera di Commercio islandese, impegnati nei previsti incontri con le autorita' italiane. I rapporti tra lo Stato islandese e la Chiesa cattolica e la necessita' di un maggiore impegno internazionale in favore della pace e dell'ambiente e contro la poverta' sono stati gli argomenti degli incontri avuti in Vaticano dal primo ministro d'Islanda Geir H. Haarde con Papa Benedetto XVI e col Cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone. ''Nel corso dei cordiali colloqui - si legge nel comunicato diffuso dalla sala stampa della Santa Sede -, sono stati rilevati il mutuo rispetto e la stima a cui sono improntati i rapporti fra lo Stato islandese e la Chiesa cattolica, ed il contributo che quest'ultima offre alla societa', specialmente in campo educativo e sociale''. ''Sono stati inoltre affrontati temi internazionali di comune interesse - viene aggiunto -, sottolineando la necessita' di un impegno sempre maggiore della comunita' internazionale nella promozione della pace, nella lotta contro la poverta' e in favore della tutela dell'ambiente''.


+PetaloNero+
Friday, October 26, 2007 3:03 PM
Da Petrus

Sarà il Pontefice ad inaugurare il nuovo Anno accademico de 'La Sapienza' il 30 Novembre
CITTA’ DEL VATICANO - Papa Benedetto XVI inaugurerà con una lectio magistralis l'anno accademico 2007-2008 dell'Università "La Sapienza" di Roma il prossimo 30 novembre. Lo ha comunicato il rettore Renato Guarini durante l'ultima riunione del Senato accademico, il 23 ottobre scorso. Guarini ha comunicato che venerdì 30 novembre si svolgerà in aula magna l'inaugurazione dell'anno accademico 2007-2008, il 705° dalla fondazione della Sapienza. Aprirà la cerimonia lo stesso Rettore, poi seguiranno gli interventi del rappresentante degli studenti, del rappresentante del personale tecnico amministrativo, la lezione magistrale e l'intervento del ministro dell'Università e della ricerca, Fabio Mussi. Alle 11.00 è previsto l'arrivo di Papa Benedetto XVI che terrà una lezione magistrale. Seguirà l'inaugurazione di alcuni locali della cappella universitaria in corso di restauro.
+PetaloNero+
Friday, October 26, 2007 6:27 PM
Da Petrus

Beatificato in Austria l'obiettore ucciso dopo essersi rifiutato di indossare la divisa nazista
CITTA’ DEL VATICANO - In occasione della festa nazionale del 26 ottobre, e' stato beatificato a Linz (Alta Austria) uno dei piu' noti oppositori al nazismo in Austria, l'obiettore di coscienza Franz Jaegerstaetter (nella foto), un padre di famiglia cattolico che si rifiuto' di servire nell'esercito di Hitler e per questo fu giustiziato. Alla cerimonia nel Duomo mariano hanno preso parte la vedova 94/enne Franziska, una sessantina di componenti della famiglia Jaegerstaetter, rappresentanti della politica e 27 vescovi e Cardinali austriaci e stranieri. ''Sono felice di poter inscrivere nell'elenco dei beati un laico sposato e padre di famiglia'', ha detto l'inviato di Papa Benedetto XVI, il Cardinale Jose' Saraiva Martins, prefetto della Congregazione per le cause dei Santi. Jaegerstaetter - ha detto il porporato leggendo un messaggio del Pontefice - ''ha dato la sua vita in massimo sacrificio di se stesso, con coscienza retta, in fedelta' del Vangelo e per la dignita' della persona umana''. La vedova Franziska, vestita nel colore del martirio, il rosso, ha assistito commossa alla cerimonia e alla fine ha accompagnato lo scrigno con la reliquia del beato. In esso e' conservato anche uno scritto autografo sul sogno in cui Jaegerstaetter ebbe la visione, e il monito, degli orrori del nazismo, che poi lo indusse a rifiutarsi di prestare giuramento militare al Fuehrer. Padre di quattro figli, il contadino Jaegerstaetter, nato il 20 maggio del 1907, fu arrestato e decapitato in Germania due anni prima della fine della guerra. La sua figura fu per anni molto controversa per il timore di avallare il principio della diserzione e la condanna implicita di tutti coloro, una intera generazione, che avevano invece servito come soldati nella Wehrmacht. La sua riabilitazione giuridica avvenne solo negli anni '90 e due anni fa il Vaticano la riconobbe. Nel resto dell'Austria e' stata celebrata nel contempo la festa nazionale del 26 ottobre, data della firma del Trattato di Stato con cui nel '55 il paese riconquisto' la piena sovranita' con la fine dell'occupazione alleata, in cambio della neutralita'. A Vienna, cerimonie ufficiali in presenza dei vertici dello Stato, una parata militare e porte aperte ai cittadini in molti ministeri e istituzioni pubbliche incluso il Parlamento.

+PetaloNero+
Friday, October 26, 2007 6:29 PM
Il papa incontra i vescovi del Gabon: più spazio alla formazione

di Angela Ambrogetti

I gabonesi si sono lasciati a volte attirare dalla società consumistica dimenticando l’attenzione ai più poveri e il papa li incoraggia invece a far crescere il loro senso della fratellanza e della solidarietà.

I gabonesi si sono lasciati a volte attirare dalla società consumistica dimenticando l’attenzione ai più poveri e il papa li incoraggia invece a far crescere il loro senso della fratellanza e della solidarietà. La riflessione che Benedetto XVI ha offerto ai vescovi del Gabon a conclusione della loro visita ad limina indica soprattutto le sfide più urgenti. In primo piano, la necessità della cura nella trasmissione della fede e l’approfondimento del mistero cristiano. Principi chiari e strutture di formazione che siano realmente efficaci. “Non abbiate paura - dice il papa - di preparare a questo scopo sacerdoti e laici che ne abbiano le capacità”. Un modo, spiega, per rendere le comunità ecclesiali più vivaci e più fedeli, testimoni della Buona Novella. Una attenzione speciale è chiesta dal papa per i giovani, perché aprano il loro cuore a Cristo. Quanto ai sacerdoti, l'invito è una mobilitazione nella preghiera "per accompagnare i più giovani a rispondere alla chiamata di Cristo", per sostenere le vocazioni. Testimonianza e formazione sono richieste anche agli educatori, ai missionari, alle famiglie. Un richiamo ai sacerdoti perché esercitino il loro ministero sempre come presbiterio attorno al vescovo in piena fraternità sacerdotale. “Esorto - ha concluso il papa - ogni sacerdote a cercare il bene della Chiesa e non dei vantaggi personali conformando la vita e la missione al gesto della lavanda dei piedi. Questo amore vissuto in una prospettiva di servizio disinteressato fa nascere una gioia profonda”.
www.korazym.org
+PetaloNero+
Saturday, October 27, 2007 12:43 AM
Da Petrus

Da Mosca confermano: sempre più possibile l'incontro tra Benedetto XVi e Alessio II
CITTA’ DEL VATICANO - Un incontro tra il Papa e Alessio II è una prospettiva che diventa "più reale" secondo il patriarcato di Mosca e di tutte le Russie. Nel frattempo Mosca ha pubblicato, in anticipo di oltre un mese, il documento finale di un incontro avvenuto di recente a Ravenna tra cattolici e ortodossi che proprio la delegazione russa aveva abbandonato in polemica con quella di Istanbul. "Sua Santità il patriarca ha sottolineato diverse volte di non aver mai escluso la possibilità di un incontro" tra Benedetto XVI e Alessio II, ha detto il metropolita Kirill, responsabile delle relazioni esterne del patriarcato russo. "Oggi non è meno reale di un po' di tempo fa, anzi è forse più reale", ha aggiunto. Le sue dichiarazioni sono riportate dall'agenzia stampa 'Interfax'. "Abbiamo molte questioni in agenda che stiamo affrontando insieme, e se queste discussioni avranno successo, sarà una buona opportunità per un incontro". Sul sito orthodoxeurope.org/, intanto, il patriarcato moscovita ha pubblicato il documento 'Conseguenze ecclesiologiche e canoniche della natura sacramentale della Chiesa. Comunione ecclesiale, conciliarità e autorità'. Il documento era stato adottato dalle delegazioni rimaste dopo l'abbandono di quella russa. Si è trattato solo dell'ultima polemica tra il patriarcato ecumenico di Costantinopoli ('primus inter pares' tra gli ortodossi) e quello di Mosca (che contesta a Istanbul una primazia giuridica). Il cardinale Walter Kasper, presidente del Pontificio consiglio per la promozione dell'unità dei cristiani, aveva annunciato che il testo, che conclude l'incontro di Ravenna (8-15 ottobre), sarà ufficialmente pubblicato il 15 novembre. Ma ora se ne conoscono già i contenuti. Il documento, si legge in una nota a margine, "comprende affermazioni che sono stati criticati dalla delegazione del patriarcato di Mosca" al penultimo incontro della commissione teologica mista cattolico-ortodossa. "Il patriarcato di Mosca analizzerà il documento di Ravenna e presenterà le sue conclusioni a tempo debito", conclude la nota. Il testo riconosce il Papa come 'protos' (primo) tra i patriarchi, sottolineando che rimangono "differenze di interpretazione per quanto riguarda il modo in cui" questo potere "viene interpretato".
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