Il papa: il peccato deturpa l'uomo e la società come una lebbra
di Alessandro Renzo e Mattia Bianchi
Il peccato, l'orgoglio e l'egoismo deturpano l'uomo e la società come una lebbra. Benedetto XVI riflette sul tema della salvezza, spiegando che solo Dio, che è Amore, può sanare. Infine, l'appello per i due sacerdoti rapiti in Iraq.
Le parole del Santo Padre all'Angelus Domini nella Domenica XXVIII del Tempo ordinario, 14 ottobre 2007 Benedetto XVI continua a riflettere sui brani evangelici della domenica. Commentando l'episodio dei dieci lebbrosi sanati da Gesù, il papa spiega che esistono due tipi di guarigione, quella del corpo e quella del cuore. La seconda in particolare, chiama in causa la dimensione del peccato, ''la lebbra che realmente deturpa l’uomo e la società''. Una ''lebbra dello spirito'', dice il papa, ''che sfigura il volto dell’umanità'' e che può essere guarita solo da ''Dio, che è Amore''. Al termine, il ricordo del 90mo anniversario delle apparizioni mariane a Fatima e l'appello per due sacerdoti rapiti a Mossul, in Iraq. ''La violenza - dice - non risolve le tensioni''.
Riportiamo di seguito il testo integrale delle parole del Santo Padre prima della recita dell'Angelus Domini
Cari fratelli e sorelle! Il Vangelo di questa domenica presenta Gesù che guarisce dieci lebbrosi, dei quali solo uno, samaritano e dunque straniero, torna a ringraziarlo (cfr Lc 17,11-19). A lui il Signore dice: "Alzati e va’; la tua fede ti ha salvato!" (Lc 17,19). Questa pagina evangelica ci invita ad una duplice riflessione. Innanzitutto fa pensare a due gradi di guarigione: uno, più superficiale, riguarda il corpo; l’altro, più profondo, tocca l’intimo della persona, quello che la Bibbia chiama il "cuore", e da lì si irradia a tutta l’esistenza. La guarigione completa e radicale è la "salvezza". Lo stesso linguaggio comune, distinguendo tra "salute" e "salvezza", ci aiuta a capire che la salvezza è ben più della salute: è infatti una vita nuova, piena, definitiva. Inoltre, qui Gesù, come in altre circostanze, pronuncia l’espressione: "La tua fede ti ha salvato". E’ la fede che salva l’uomo, ristabilendolo nella sua relazione profonda con Dio, con se stesso e con gli altri; e la fede si esprime nella riconoscenza. Chi, come il samaritano sanato, sa ringraziare, dimostra di non considerare tutto come dovuto, ma come un dono che, anche quando giunge attraverso gli uomini o la natura, proviene ultimamente da Dio. La fede comporta allora l’aprirsi dell’uomo alla grazia del Signore; riconoscere che tutto è dono, tutto è grazia. Quale tesoro è nascosto in una piccola parola: "grazie"! Gesù guarisce dieci malati di lebbra, infermità allora considerata una "impurità contagiosa" che esigeva una purificazione rituale (cfr Lv 14,1–37). In verità, la lebbra che realmente deturpa l’uomo e la società è il peccato; sono l’orgoglio e l’egoismo che generano nell’animo umano indifferenza, odio e violenza. Questa lebbra dello spirito, che sfigura il volto dell’umanità, nessuno può guarirla se non Dio, che è Amore. Aprendo il cuore a Dio, la persona che si converte viene sanata interiormente dal male. "Convertitevi e credete al Vangelo" (cfr Mc 1,15). Gesù dette inizio alla sua vita pubblica con quest’invito, che continua a risuonare nella Chiesa, tanto che anche la Vergine Santissima nelle sue apparizioni specialmente degli ultimi tempi, ha sempre rinnovato quest’appello. Oggi, pensiamo in particolare a Fátima dove, proprio 90 anni or sono, dal 13 maggio al 13 ottobre 1917, la Vergine apparve ai tre pastorelli: Lucia, Giacinta e Francesco. Grazie ai collegamenti radiotelevisivi, vorrei rendermi spiritualmente presente in quel Santuario mariano, dove il Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, ha presieduto a mio nome le celebrazioni conclusive di un così significativo anniversario. Saluto cordialmente lui, gli altri Cardinali e Vescovi presenti, i sacerdoti che lavorano nel Santuario ed i pellegrini venuti da ogni parte del mondo per l’occasione. Alla Madonna chiediamo per tutti i cristiani il dono di una vera conversione, perché sia annunciato e testimoniato con coerenza e fedeltà il perenne messaggio evangelico, che indica all’umanità la via dell’autentica pace.
Riportiamo di seguito il testo integrale dei saluti del Santo Padre dopo la recita dell'Angelus Domini
Esta minha Bênção para quantos rezam comigo a oração do Angelus – fisicamente presentes ou unidos pelos meios de comunicação social – de bom grado a estendo aos peregrinos congregados no Santuário de Fátima, em Portugal. Lá, desde há noventa anos, continuam a ecoar os apelos da Virgem Mãe que chama os seus filhos a viverem a própria consagração baptismal em todos os momentos da existência. Tudo se torna possível e mais fácil, vivendo aquela entrega a Maria feita pelo próprio Jesus na cruz, quando disse: «Mulher, eis o teu filho!». Ela é o refúgio e o caminho que conduz a Deus. Sinal palpável desta entrega é a reza diária do terço. Enquanto saúdo o Senhor Cardeal Legado Tarcisio Bertone, o Senhor Bispo de Leiria-Fátima e todo o Episcopado Português, bem como os demais Bispos presentes e cada um dos peregrinos de Fátima, a todos exorto a renovarem pessoalmente a própria consagração ao Imaculado Coração de Maria e a viverem este acto de culto com uma vida cada vez mais conforme à Vontade divina e em espírito de serviço filial e devota imitação da sua celeste Rainha. Nunca esqueçais o Papa!
Je salue cordialement les pèlerins de langue française présents à cette prière mariale, en particulier les membres de la Famille missionnaire de Notre-Dame. Comme le souligne la liturgie de ce dimanche, Jésus manifeste la volonté de salut de Dieu en nous guérissant de toutes nos misères, de notre péché. N’oublions jamais de revenir vers lui et de lui exprimer notre action de grâces pour les merveilles qu’il ne cesse d’accomplir en nous. Que Dieu vous bénisse !
I warmly welcome the English-speaking visitors present at this Angelus. In today’s Gospel our Lord takes pity on the lepers, cleansing them of their infirmities and reminding us all of his desire to heal those who suffer. During your time in Rome may God bless you with the saving power of his peace and love.
Mit Freude heiße ich alle deutschsprachigen Pilger und Besucher willkommen. Besonders begrüße ich heute die Musiker, Förderer und Gäste des Internationalen Festivals der Stiftung Pro Musica e Arte Sacra, die Chorgemeinschaft Pörtner aus dem Westerwald und den Singkreis Bad Hofgastein. Im Tagesgebet dieses Sonntags bitten wir Gott um seine Gnade, damit wir sein Wort im Herzen bewahren und immer bereit sind, das Gute zu tun. Die selige Jungfrau Maria sei uns dabei Vorbild und Helferin. – Der Herr segne euch und eure Familien!
Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua española que participan en esta oración mariana, especialmente al grupo de la Parroquia San Felipe Neri, de Orizaba, México. Que el gozo por la salvación, que el Señor ha traído al mundo, inunde los corazones y los hogares y nos lleve a darle gracias incesantemente por este don inigualable. Feliz domingo.
Srdečne pozdravujem pútnikov zo Slovenska, osobitne z farnosti svätého Michala v Naháči. Bratia a sestry, prajem vám požehnaný pobyt v Ríme. S láskou žehnám vás a vaše rodiny. Pochválený buď Ježiš Kristus! [Saluto cordialmente i pellegrini provenienti dalla Slovacchia, particolarmente dalla Parrocchia di San Michele a Naháč. Fratelli e sorelle, vi auguro un buon soggiorno a Roma. Con affetto benedico voi e le vostre famiglie. Sia lodato Gesù Cristo!]
Pozdrawiam Polaków. Dziś Kościół w Polsce obchodzi „Dzień Papieski". Jest to szczególny czas modlitwy o beatyfikację Sługi Bożego Jana Pawła II, refleksji nad jego nauczaniem i podejmowania dzieł miłosierdzia zgodnie z jego zachętą. Duchowo włączam się w tę inicjatywę i serdecznie wszystkim błogosławię. [Saluto i polacchi. Oggi la Chiesa in Polonia celebra la « Giornata del Papa». E’ un particolare tempo di preghiera per la beatificazione del Servo di Dio Giovanni Paolo II, di riflessione sul suo insegnamento e di azione caritativa secondo la sua sollecitazione. Spiritualmente mi associo a questa iniziativa e di cuore benedico tutti.]
Continuano a giungere quotidianamente dall’Iraq gravi notizie di attentati e violenze, che scuotono la coscienza di quanti hanno a cuore il bene di quel Paese e la pace nella Regione. Tra queste, apprendo oggi la notizia del sequestro di due buoni sacerdoti dell’Arcidiocesi siro-cattolica di Mossul, minacciati di morte. Faccio appello ai rapitori perché rilascino prontamente i due religiosi e, nel ribadire ancora una volta che la violenza non risolve le tensioni, elevo al Signore un’accorata preghiera per la loro liberazione, per quanti soffrono violenza e per la pace.
Rivolgo infine un cordiale saluto ai pellegrini di lingua italiana, in particolare al folto gruppo venuto da Desio nel 150° anniversario della nascita del Papa Pio XI. Saluto inoltre i fedeli di Lamezia Terme, Altamura e Padova, come pure l’Associazione Musici e Sbandieratori di Floridia. A tutti auguro una buona domenica.
www.korazym.org
All'Angelus, appello di Benedetto XVI per la liberazione di due sacedoti rapiti in Iraq. Saluto in diretta tv del Papa ai pellegrini raccolti nel Santuario di Fatima per il 90.mo delle apparizioni
Una preghiera alla Madonna - nel novantesimo anniversario delle apparizioni di Fatima - perché liberi l’umanità dalla “lebbra” della violenza e dell’odio dei quali l’Iraq, con le sue quotidiane pagine di attentati e sangue, è un esempio drammatico. Benedetto XVI, ha legato strettamente questi temi all’Angelus di stamattina, celebrato davanti ad una folla strabocchevole - che ha riempito quasi per intero Piazza San Pietro - e concluso con un accorato appello ai rapitori dei due sacerdoti siro-cattolici di Mossul. Il servizio di Alessandro De Carolis:
“Faccio appello ai rapitori perché rilascino prontamente i due religiosi e, nel ribadire ancora una volta che la violenza non risolve le tensioni, elevo al Signore un’accorata preghiera per la loro liberazione, per quanti soffrono violenza e per la pace”.
Queste parole di Benedetto XVI al termine dell’Angelus suggellano, con il loro carico di preoccupazione e di speranza, un momento di preghiera che il Papa aveva intensamente dedicato, nei minuti precedenti, all’invocazione della pace e alla liberazione dell’umanità dalla “lebbra” dell’egoismo e del peccato, allo stesso modo in cui Gesù, duemila anni fa, fece con i dieci lebbrosi del Vangelo, tutti incapaci - tranne uno, uno straniero - di dimostrargli un cenno di gratitudine. La violenza dell’Iraq e dei tanti Iraq del mondo attuale è un segno, ha affermato Benedetto XVI, di un male che deturpa l’umanità dal di dentro, dal suo cuore:
“La lebbra che realmente deturpa l’uomo e la società è il peccato; sono l’orgoglio e l’egoismo che generano nell’animo umano indifferenza, odio e violenza. Questa lebbra dello spirito, che sfigura il volto dell’umanità, nessuno può guarirla se non Dio, che è Amore. Aprendo il cuore a Dio, la persona che si converte viene sanata interiormente dal male”.
I dieci lebbrosi guariti da Gesù sono persone guarite non solo nel corpo, ma anche nello spirito. Una guarigione dunque più intima e profonda che investe la persona e la salva nel suo insieme. E tale “salvezza”, ha detto il Papa, “è ben più della salute” fisica. Il samaritano che torna da Gesù per ringraziarlo è un uomo guarito nell’anima, poiché Cristo gli dice: “La tua fede ti ha salvato”:
“E’ la fede che salva l’uomo, ristabilendolo nella sua relazione profonda con Dio, con se stesso e con gli altri; e la fede si esprime nella riconoscenza. Chi, come il samaritano sanato, sa ringraziare, dimostra di non considerare tutto come dovuto, ma come un dono che, anche quando giunge attraverso gli uomini o la natura, proviene ultimamente da Dio. La fede comporta allora l’aprirsi dell’uomo alla grazia del Signore; riconoscere che tutto è dono, tutto è grazia. Quale tesoro è nascosto in una piccola parola: ‘grazie’”!
E un grazie Benedetto XVI lo ha rivolto alla Madonna di Fatima, che il 13 ottobre di 90 anni fa appariva per l’ultima volta alla Cova d’Iria, in Portogallo, davanti ai tre pastorelli, Lucia, Francesco e Giacinta. In collegamento via satellite, il Papa ha rivolto un pensiero particolare al cardinale segretario di Stato, Tarcisio Bertone, che nello stesso momento, a Fatima, stava presiedendo, asuo nome, la Messa celebrativa delle apparizioni:
“Saluto cordialmente lui, gli altri cardinali e vescovi presenti, i sacerdoti che lavorano nel Santuario ed i pellegrini venuti da ogni parte del mondo per l’occasione. Alla Madonna chiediamo per tutti i cristiani il dono di una vera conversione, perché sia annunciato e testimoniato con coerenza e fedeltà il perenne messaggio evangelico, che indica all’umanità la via dell’autentica pace”.
Nei saluti in varie lingue, al termine della preghiera mariana, Benedetto XVI ha menzionato in particolare il gruppo presente nella Piazza proveniente dalla cittadina italiana di Desio, giunto a Roma per festeggiare i 150 anni dalla nascita di Pio XI.
www.radiovaticana.org
DA PETRUS
Angelus, il Papa ricorda Fatima e avverte l'uomo: "Orgoglio ed egoismo sono la lebbra di oggi"
CITTA’ DEL VATICANO - Prendendo spunto dal Vangelo che presenta Gesù che guarisce dieci lebbrosi, uno dei quali “è un samaritano, e dunque straniero, che torna a ringraziarlo", il Papa, prima della preghiera domenicale dell’Angelus in Piazza San Pietro, ha sottolineato come nell’insegnamento di Cristo è la fede che salva l’uomo e la fede si esprime nella riconoscenza, nel considerare non tutto come dovuto ma come un dono, e quando anche giunge attraverso l’uomo o la natura alla fine viene sempre da Dio: “Tutto è dono e grazia”. Un tempo, ha aggiunto il Santo Padre, la lebbra era considerata un male che portava necessità di purificazione, oggi “la lebbra che realmente deturpa l’uomo e la società", che è rappresentata dall’"orgoglio e dall’egoismo che generano indifferenza, odio e violenza". "Questa lebbra dello spirito che sfigura il volto dell’umanità nessuno può guarirla se non Dio che è amore. Aprendo il cuore a Dio, la persona che si converte viene sanata interiormente dal male". Anche l’anniversario delle apparizioni di Fatima era stato al centro della riflessione di Benedetto XVI prima della recita della preghiera mariana, nella quale aveva invitato alla conversione, sottolineando come tale appello sia anche al centro dei messaggi più recenti della Vergine.
Iraq, appello del Santo Padre per la liberazione dei sacerdoti rapiti a Mosul
CITTA’ DEL VATICANO - Al termine dell'Angelus celebrato in Piazza San Pietro, Benedetto XVI ha rivolto un appello ai rapitori dei due sacerdoti dell'arcidiocesi siro-cattolica di Mosul, in Iraq, affinche' vengano subito liberati. ''Mi e' giunta questa mattina la notizia del rapimento di due buoni sacerdoti dell'arcidiocesi siro-cattolica di Mosul minacciati di morte'', ha detto il Papa. Quindi ha aggiunto: ''Faccio appello ai rapitori perche' rilascino prontamente i due religiosi''. Poi il Papa ha ribadito ''ancora una volta che la violenza non risolve i conflitti''.
E' la 'Giornata del Papa' e il Pontefice invita i fedeli polacchi a pregare per la beatificazione di Giovanni Paolo II
CITTA’ DEL VATICANO - "La Chiesa in Polonia celebra la 'Giornata del Papa". Lo ha ricordato Benedetto XVI dopo la preghiera dell'Angelus, davanti agli oltre 40.000 fedeli presenti in Piazza San Pietro, definendo la ricorrenza "un particolare tempo di preghiera per la beatificazione del Servo di Dio Giovanni Paolo II (nella foto il Papa polacco e il suo successore, ndr), di riflessione sul suo insegnamento e di azione caritativa secondo la sua sollecitazione". "Spiritualmente - ha concluso il Santo Padre Benedetto XVI - mi associo a questa iniziativa e di cuore benedico tutti".