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+PetaloNero+
Friday, October 12, 2007 9:10 PM
Nel segno della musica e della liturgia, la visita di Benedetto XVI al Pontificio Istituto di Musica Sacra


In occasione della fine dei lavori di restauro, Benedetto XVI si recherà - domani mattina alle ore 11 - al Pontificio Istituto di Musica Sacra, in via di Torre Rossa, a Roma. Il Santo Padre, che benedirà una lapide commemorativa, sarà accolto da brani di canto gregoriano e di polifonia. Ad accompagnare il Papa nella visita saranno il Gran Cancelliere, cardinale Zenon Grocholewski, e il preside dell’Istituto, mons. Valentin Miserachs Grau. Con lui, Giovanni Peduto si è soffermato sul legame particolare tra l’Istituto e Benedetto XVI:

R. – C’è un legame particolare già da tanti anni, in quanto il Santo Padre appassionato com’è di liturgia, di musica, delle Belle Arti e così sensibile a questi temi, aveva partecipato a vari colloqui ed aveva tenuto anche delle conferenze. Durante il mio mandato avevamo nominato il fratello del Santo Padre, il maestro Georg Ratzinger, dottore Honoris Causa. Nel 1999, in occasione della commemorazione del 30.mo della morte di mons. Igino Angles, grande preside dell’Istituto, e del 90.mo di fondazione dell’Istituto, l’allora cardinale Ratzinger venne in visita. Ne abbiamo un grato ricordo.


D. – Mons. Misercahs, ora un po’ di storia: quando e perché è sorto il Pontificio Istituto di Musica Sacra?


R. – Ho già accennato che eravamo nel 90.mo e questo significa quindi che ci stiamo avvicinando, a grandi passi, verso il centenario di fondazione dell’Istituto, che avverrà precisamente nel 2011. Perché è nato? Perché San Pio X, nella Inter Sollicitudines, fra le prime preoccupazioni della vita pastorale aveva quella del decoro e del culto della Casa di Dio e dunque la musica sacra che era – soprattutto nell’Ottocento – in uno stato di grave decadenza, contaminata dallo stile teatrale. San Pio X, raccogliendo quello che c’era già nel sentimento generale di tante istanze della Chiesa, promulgò un famoso Motu Proprio, appunto Inter Sollicitudines, nel 1903, di riforma della musica sacra. Il Santo Padre comprese benissimo che serviva la formazione, la creazione di una catena di formatori che a loro volta fossero presenti nelle loro diocesi per diffondere questi principi del Motu Proprio. Una vera e propria catena di formazione. Fu questa la motivazione per cui San Pio X fondò il nostro Pontificio Istituto di Musica Sacra.


D. – In questi anni quanti allievi avete ospitato? E … può indicarci qualche personalità di spicco?


R. – Nell’arco di questi cento anni gli allievi sono stati migliaia, sparsi in tutto il mondo. Questa presenza cattolica internazionale è stata sempre caratteristica del nostro Istituto, come del resto di tutti gli atenei ed Istituti romani. Personalità di spicco? Le cito anzitutto da un punto di vista accademico e posso dire che sin dal primo momento abbiamo avuto i grandi nomi della musica. In primis, Enzo Perosi che fu preside onorario ma non insegnò mai nella scuola; poi Orefice, Raffaele Casimiri, Raffaele Manari che furono – diciamo – i pilastri dei primi anni dell’Istituto. E ultimamente, il maestro Domenico Bartolucci, che ha insegnato qui per moltissimi anni.


D. – Qual è l’attuale situazione dell’Istituto?


R. – L’attuale situazione direi che è abbastanza florida dal punto di vista del numero degli allievi: ai tempi d’oro, quando io ero studente negli anni Sessanta, non eravamo più di 80; adesso gli studenti sono invece più di 100. Sono rappresentanti naturalmente di una componente ecclesiastica, soprattutto sacerdoti e suore, ma vi è anche una rappresentanza di laici, in numero sempre più crescente. E questo perché nelle diocesi mancano sacerdoti e allora mandano i laici a prepararsi in musica sacra.
www.radiovaticana.org
Paparatzifan
Friday, October 12, 2007 9:11 PM
Re:
elyna.luna, 12/10/2007 14.06:

No scusate non mi sono spiegata bene...
Intendo.. non vi capita mai.. di non approvare del tutto quello che la chiesa fa?.. non ci sarebbe niente di male.. una persona può ammirare una persona eppure non trovarsi d'accordo con alcune sue scelte... tutti abbiamo una testa.. quindi tutti pensiamo in maniera diversa meno male..


Prima di tutto, vorrei sapere cosa intendi per Chiesa. Perché Chiesa è tutto il popolo di Dio, dal Papa all'ultimo fedele. A chi ti riferisci, specificamente, quando parli di "Chiesa"?








elyna.luna
Saturday, October 13, 2007 2:14 PM
Re: Re:
Paparatzifan, 12/10/2007 21.11:


Prima di tutto, vorrei sapere cosa intendi per Chiesa. Perché Chiesa è tutto il popolo di Dio, dal Papa all'ultimo fedele. A chi ti riferisci, specificamente, quando parli di "Chiesa"?












mi riferisco a coloro che prendono le vere decisioni.. e che non sono propriamente i fedeli..
+PetaloNero+
Saturday, October 13, 2007 2:44 PM
Il papa: la musica sacra è un tesoro

di Simona Santi

Benedetto XVI ha visitato questa mattina il Pontificio Istituto di Musica Sacra e ha richiamato il Concilio Vaticano II, sottolineando che la "musica sacra" costituisce "un tesoro di inestimabile valore".

Benedetto XVI ha visitato questa mattina il Pontificio Istituto di Musica Sacra e ha richiamato il Concilio Vaticano II, sottolineando che la "musica sacra" costituisce "un tesoro di inestimabile valore che eccelle tra le altre espressioni dell'arte, specialmente per il fatto che il canto sacro, unito alle parole, è parte necessaria ed integrante della liturgia solenne". "Quanto è ricca - ha detto Papa Ratzinger - la tradizione biblica e patristica nel sottolineare l'efficacia del canto e della musica sacra per muovere i cuori ed elevarli a penetrare, per così dire, nella stessa intimità della vita di Dio!". In tal senso, "l'Autorità ecclesiastica deve impegnarsi ad orientare sapientemente lo sviluppo di un così esigente genere di musica, non 'congelandone' il tesoro, ma cercando di inserire nell'eredità del passato le novità valevoli del presente, per giungere ad una sintesi degna dell'alta missione ad essa riservata nel servizio divino. Sono certo - ha concluso Benedetto XVI - che il Pontificio Istituto di Musica Sacra, in armonica sintonia con la Congregazione per il Culto Divino, non mancherà di offrire il suo contributo per un 'aggiornamento' adatto ai nostri tempi delle preziose tradizioni di cui è ricca la musica sacra".

Il testo del discorso del Papa

Venerati fratelli nell'Episcopato e nel Sacerdozio, cari Professori ed Allievi del Pontificio Istituto di Musica Sacra! Nel memorabile giorno del 21 novembre 1985 il mio amato Predecessore, Papa Giovanni Paolo II, si recò in visita in queste "aedes Sancti Hieronymi de Urbe", dove, sin dalla fondazione, nel 1932, ad opera del Papa Pio XI, un’eletta comunità di monaci benedettini aveva alacremente lavorato alla revisione della Biblia Vulgata. Era il momento in cui, per volontà della Santa Sede, il Pontificio Istituto di Musica Sacra si era qui trasferito, pur conservando nella vecchia sede del Palazzo dell'Apollinare la storica Sala Gregorio XIII, la Sala Accademica o Aula Magna dell'Istituto, che è tuttora, per così dire, il "santuario" ove si svolgono le solenni accademie e i concerti. Il grande organo, donato a Papa Pio XI da M.me Justine Ward nel 1932, è stato ora integralmente restaurato con il generoso contributo del Governo della "Generalitat de Catalunya". Sono lieto di salutare in questo momento i rappresentanti del suddetto Governo qui presenti. Sono venuto con gioia nella sede didattica del Pontificio Istituto di Musica Sacra, completamente rinnovata. Con questa mia visita vengono inaugurati e benedetti gli imponenti lavori di restauro effettuati in questi ultimi anni per iniziativa della Santa Sede e con il significativo contributo di vari benefattori, tra cui spicca la "Fondazione Pro Musica e Arte Sacra", che ha curato il restauro integrale della Biblioteca. Intendo idealmente inaugurare e benedire anche i restauri effettuati nella Sala Accademica ove, sul palco, accanto al menzionato grande organo, è stato collocato un magnifico pianoforte, dono di Telecom Italia Mobile all'amato Papa Giovanni Paolo II per il "suo" Istituto di Musica Sacra. Desidero ora esprimere la mia riconoscenza al Signor Cardinale Zenon Grocholewski, Prefetto della Congregazione per l'Educazione Cattolica e vostro Gran Cancelliere, per le cortesi espressioni augurali che, anche a nome vostro, ha voluto rivolgermi. Confermo volentieri in questa circostanza la mia stima e il mio compiacimento per il lavoro che il Corpo accademico, stretto intorno al Preside, svolge con senso di responsabilità e con apprezzata professionalità. Il mio saluto va a tutti i presenti: i familiari, con i loro bambini, e gli amici che li accompagnano, gli officiali, il personale, gli allievi e i residenti, come pure i rappresentanti della Consociatio Internationalis Musicae Sacrae e della Foederatio Internationalis Pueri Cantores. Il vostro Pontificio Istituto si sta avviando a grandi passi verso il centenario della sua fondazione ad opera del Santo Pontefice Pio X, il quale eresse nel 1911 con il Breve Expleverunt desiderii la "Scuola Superiore di Musica Sacra"; questa, dopo successivi interventi di Benedetto XV e di Pio XI, divenne poi, con la Costituzione apostolica Deus scientiarum Dominus dello stesso Pio XI, Pontificio Istituto di Musica Sacra, attivamente impegnato anche oggi nell’adempimento della sua missione originaria a servizio della Chiesa universale. Numerosi studenti, qui convenuti da ogni parte del mondo per formarsi nelle discipline della musica sacra, diventano a loro volta formatori nelle rispettive Chiese locali. E quanti sono stati nell'arco di quasi un secolo! Sono lieto in questo momento di rivolgere un caro saluto a chi, nella sua splendida longevità, rappresenta un po’ la "memoria storica" dell'Istituto e impersona tanti altri che qui hanno operato: il Maestro Mons. Domenico Bartolucci. Mi è caro, in questa sede, rammentare ciò che dispone in merito alla musica sacra il Concilio Vaticano II: muovendosi nella linea di una secolare tradizione, il Concilio afferma che essa "costituisce un tesoro di inestimabile valore che eccelle tra le altre espressioni dell'arte, specialmente per il fatto che il canto sacro, unito alle parole, è parte necessaria ed integrante della liturgia solenne" (Sacrosanctum Concilium, 112). Quanto è ricca la tradizione biblica e patristica nel sottolineare l'efficacia del canto e della musica sacra per muovere i cuori ed elevarli a penetrare, per così dire, nella stessa intimità della vita di Dio! Ben consapevole di ciò, Giovanni Paolo II osservava che, oggi come sempre, tre caratteristiche distinguono la musica sacra liturgica: la "santità", l’"arte vera", l’"universalità", la possibilità cioè di essere proposta a qualsiasi popolo o tipo di assemblea (cfr chirografo "Mosso dal vivo desiderio" del 22 novembre 2003). Proprio in vista di ciò, l’Autorità ecclesiastica deve impegnarsi ad orientare sapientemente lo sviluppo di un così esigente genere di musica, non "congelandone" il tesoro, ma cercando di inserire nell’eredità del passato le novità valevoli del presente, per giungere ad una sintesi degna dell’alta missione ad essa riservata nel servizio divino. Sono certo che il Pontificio Istituto di Musica Sacra, in armonica sintonia con la Congregazione per il Culto Divino, non mancherà di offrire il suo contributo per un "aggiornamento" adatto ai nostri tempi delle preziose tradizioni di cui è ricca la musica sacra. A voi, dunque, carissimi professori ed allievi di questo Pontificio Istituto, affido questo compito esigente ed insieme appassionante, nella consapevolezza che esso costituisce un valore di grande rilevanza per la vita stessa della Chiesa. Nell’invocare su di voi la materna protezione della Madonna del Magnificat e l’intercessione di San Gregorio Magno e di Santa Cecilia, vi assicuro da parte mia un costante ricordo nella preghiera. Mentre auguro che il nuovo anno accademico che sta per iniziare sia ricolmo di ogni grazia, a tutti imparto di cuore una speciale Benedizione Apostolica. www.korazym.org



Inserire nella tradizione secolare della melodia liturgica le novità di maggior livello: l'auspicio di Benedetto XVI, durante la visita al Pontificio Istituto di Musica Sacra

Ventidue anni dopo la visita di Giovanni Paolo II, un Papa è tornato a visitare il Pontificio Istituto di Musica Sacra. Benedetto XVI ha inaugurato stamattina le aree profondamente ristrutturate dell’Istituto, tornando a ribadire l’importanza del canto e della musica in ambito liturgico, il cui “antico tesoro” - ha detto - deve poter raggiungere una sintesi con la migliore evoluzione della melodia sacra moderna. La cronaca della visita nel servizio di Alessandro De Carolis:


Ha tre caratteristiche la musica “che canta con gli angeli”, la melodia sacra deputata all’accompagnamento liturgico: la “santità”, l’“arte vera”, l’“universalità”. Benedetto XVI ha ripetuto le tre qualità definite nel suo chirografo di quattro anni da Giovanni Paolo II, ultimo Pontefice a visitare il Pontificio Istituto di Musica sacra nel 1985. Ed ha aggiunto, Benedetto XVI, un auspicio: che la grande “eredità del passato” possa aprirsi alle “novità valevoli del presente”, in un settore - quello della musica e del canto liturgico - che negli cento anni in particolare i Papi hanno preso a curare con grande attenzione. Fu infatti Pio X - ha ricordato questa mattina il Papa nel suo discorso ai docenti e agli studenti dell’Istituto - a creare nel 1911 la “Scuola superiore di musica sacra”, che successivamente Benedetto XV prima e Pio XI poi modificarono fino a raggiungere, sotto lo stesso Papa Ratti, l’attuale assetto di Pontificio Istituto. Benedetto XVI ha anzitutto ringraziato il cardinale Zenon Grocholewski, gran cancelliere dell’Istituto, quindi l’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica e i numerosi benefattori, tra i quali la “Fondazione pro Musica e Arte Sacra”, che a vario titolo hanno finanziato gli “imponenti lavori di restauro” inaugurati dal Papa. Ristrutturazioni e ammodernamenti che hanno riguardato la Biblioteca, la storica Sala Accademica - situata nell’antica sede dell’Istituto di Palazzo Apolinnare - e il grande organo posto sul palco della sala, donato nel 1932 a Pio XI da M.me Justine Ward.


In questa cornice, il Papa ha dunque ribadito quale sia la “missione” di una simile istituzione all’interno della Chiesa universale, già delineata dai documenti del Vaticano II:


“Muovendosi nella linea di una secolare tradizione, il Concilio afferma che essa “costituisce un tesoro di inestimabile valore che eccelle tra le altre espressioni dell'arte, specialmente per il fatto che il canto sacro, unito alle parole, è parte necessaria ed integrante della liturgia solenne”.


“Ben consapevole di ciò - ha proseguito il Papa - Giovanni Paolo II osservava che, oggi come sempre, tre caratteristiche distinguono la musica sacra liturgica”:


“La ‘santità’, l’‘arte vera’, l’‘universalità’, la possibilità cioè di essere proposta a qualsiasi popolo o tipo di assemblea. Proprio in vista di ciò, l’Autorità ecclesiastica deve impegnarsi ad orientare sapientemente lo sviluppo di un così esigente genere di musica, non ‘congelandone’ il tesoro, ma cercando di inserire nell’eredità del passato le novità valevoli del presente, per giungere ad una sintesi degna dell’alta missione ad essa riservata nel servizio divino”.


“Sono certo - ha concluso Benedetto XVI - che il Pontificio Istituto di Musica Sacra, in armonica sintonia con la Congregazione per il Culto Divino, non mancherà di offrire il suo contributo per un “aggiornamento” adatto ai nostri tempi delle preziose tradizioni di cui è ricca la musica sacra”. Prima di condedarsi dall’Istituto di Via di Torre Rossa, il Papa ha benedetto una lapide commemorativa della visita e ha osservato con interesse alcune opere della Biblioteca che gli sono state mostrate.
www.radiovaticana.org


DA PETRUS

Il Papa torna ribadisce che "canto e musica sono valori inestimabili della liturgia"
CITTA’ DEL VATICANO - Papa Benedetto XVI, in visita al Pontificio Istituto di Musica Sacra, e' tornato ad esaltare il ruolo del canto e della musica, che rappresentano ''un tesoro di valore inestimabile'' nella liturgia. ''Quanto e' ricca - ha spiegato in un saluto ai docenti e agli studenti dell'istituto - la tradizione biblica e patristica nel sottolineare l'efficacia del canto e della musica sacra per muovere i cuori ed elevarli a penetrare, per cosi' dire, nella stessa intimita' della vita di Dio''. Benedetto XVI si e' intrattenuto nell'istituto, che si trova in una traversa della via Aurelia a Roma, per circa piu' di un'ora, prima di rientrare, verso le 12:30 in Vaticano.




+PetaloNero+
Saturday, October 13, 2007 2:46 PM
Il Papa nomina mons. Beniamino Stella nuovo presidente della Pontificia Accademia Ecclesiastica

Il Papa ha nominato nuovo presidente della Pontificia Accademia Ecclesiastica l’arcivescovo Beniamino Stella, finora nunzio apostolico in Colombia. Mons. Stella, 66 anni, veneto, succede a mons. Justo Mullor García, che ha lasciato l’incarico per raggiunti limiti d’età.

La Pontificia Accademia Ecclesiastica, fondata nel 1701 da Papa Clemente XI, ha lo scopo di preparare, con un corso di speciali studi, giovani ecclesiastici al servizio diplomatico della Santa Sede.



Altre udienze e nomine

Il Papa riceverà questo pomeriggio il cardinale Giovanni Battista Re, prefetto della Congregazione per i Vescovi.

Il Santo Padre ha accolto la rinuncia presentata da mons. Giovanni De Andrea all’incarico di vice presidente dell’Ufficio del Lavoro della Sede Apostolica (U.L.S.A.) ed ha chiamato a succedergli nel medesimo incarico mons. Franco Croci, vescovo tit. di Potenza Picena.


Il Pontefice ha quindi nominato delegato della Sezione Ordinaria dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica (A.P.S.A.) mons. Massimo Boarotto, finora capo ufficio alla Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli.

Il Papa ha nominato capo ufficio per gli Archivi del’Età contemporanea, nell’Archivio Segreto Vaticano, mons. Gianpietro Rampin, finora minutante presso la Sezione per gli Affari Generali della Segreteria di Stato.
www.radiovaticana.org
Paparatzifan
Saturday, October 13, 2007 8:10 PM
Re: Re: Re:
elyna.luna, 13/10/2007 14.14:




mi riferisco a coloro che prendono le vere decisioni.. e che non sono propriamente i fedeli..


Se ti riferisci agli atti del magisterio della Chiesa Cattolica, alla dottrina ed orientamenti per una vita di fede, aderisco senza avere dei dubbi perché so che è per il bene delle anime!




Russi
Sunday, October 14, 2007 11:22 AM
Aiuta! Un articolo nuovo contro il Papa. Si puo dare vostra domanda sotto il pubblicazione

http://qn.quotidiano.net/2007/10/13/41505-sacerdote_scrive_papa_ratzinger.shtml
+PetaloNero+
Sunday, October 14, 2007 3:22 PM
Il papa: il peccato deturpa l'uomo e la società come una lebbra

di Alessandro Renzo e Mattia Bianchi

Il peccato, l'orgoglio e l'egoismo deturpano l'uomo e la società come una lebbra. Benedetto XVI riflette sul tema della salvezza, spiegando che solo Dio, che è Amore, può sanare. Infine, l'appello per i due sacerdoti rapiti in Iraq.

Le parole del Santo Padre all'Angelus Domini nella Domenica XXVIII del Tempo ordinario, 14 ottobre 2007 Benedetto XVI continua a riflettere sui brani evangelici della domenica. Commentando l'episodio dei dieci lebbrosi sanati da Gesù, il papa spiega che esistono due tipi di guarigione, quella del corpo e quella del cuore. La seconda in particolare, chiama in causa la dimensione del peccato, ''la lebbra che realmente deturpa l’uomo e la società''. Una ''lebbra dello spirito'', dice il papa, ''che sfigura il volto dell’umanità'' e che può essere guarita solo da ''Dio, che è Amore''. Al termine, il ricordo del 90mo anniversario delle apparizioni mariane a Fatima e l'appello per due sacerdoti rapiti a Mossul, in Iraq. ''La violenza - dice - non risolve le tensioni''.

Riportiamo di seguito il testo integrale delle parole del Santo Padre prima della recita dell'Angelus Domini

Cari fratelli e sorelle! Il Vangelo di questa domenica presenta Gesù che guarisce dieci lebbrosi, dei quali solo uno, samaritano e dunque straniero, torna a ringraziarlo (cfr Lc 17,11-19). A lui il Signore dice: "Alzati e va’; la tua fede ti ha salvato!" (Lc 17,19). Questa pagina evangelica ci invita ad una duplice riflessione. Innanzitutto fa pensare a due gradi di guarigione: uno, più superficiale, riguarda il corpo; l’altro, più profondo, tocca l’intimo della persona, quello che la Bibbia chiama il "cuore", e da lì si irradia a tutta l’esistenza. La guarigione completa e radicale è la "salvezza". Lo stesso linguaggio comune, distinguendo tra "salute" e "salvezza", ci aiuta a capire che la salvezza è ben più della salute: è infatti una vita nuova, piena, definitiva. Inoltre, qui Gesù, come in altre circostanze, pronuncia l’espressione: "La tua fede ti ha salvato". E’ la fede che salva l’uomo, ristabilendolo nella sua relazione profonda con Dio, con se stesso e con gli altri; e la fede si esprime nella riconoscenza. Chi, come il samaritano sanato, sa ringraziare, dimostra di non considerare tutto come dovuto, ma come un dono che, anche quando giunge attraverso gli uomini o la natura, proviene ultimamente da Dio. La fede comporta allora l’aprirsi dell’uomo alla grazia del Signore; riconoscere che tutto è dono, tutto è grazia. Quale tesoro è nascosto in una piccola parola: "grazie"! Gesù guarisce dieci malati di lebbra, infermità allora considerata una "impurità contagiosa" che esigeva una purificazione rituale (cfr Lv 14,1–37). In verità, la lebbra che realmente deturpa l’uomo e la società è il peccato; sono l’orgoglio e l’egoismo che generano nell’animo umano indifferenza, odio e violenza. Questa lebbra dello spirito, che sfigura il volto dell’umanità, nessuno può guarirla se non Dio, che è Amore. Aprendo il cuore a Dio, la persona che si converte viene sanata interiormente dal male. "Convertitevi e credete al Vangelo" (cfr Mc 1,15). Gesù dette inizio alla sua vita pubblica con quest’invito, che continua a risuonare nella Chiesa, tanto che anche la Vergine Santissima nelle sue apparizioni specialmente degli ultimi tempi, ha sempre rinnovato quest’appello. Oggi, pensiamo in particolare a Fátima dove, proprio 90 anni or sono, dal 13 maggio al 13 ottobre 1917, la Vergine apparve ai tre pastorelli: Lucia, Giacinta e Francesco. Grazie ai collegamenti radiotelevisivi, vorrei rendermi spiritualmente presente in quel Santuario mariano, dove il Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, ha presieduto a mio nome le celebrazioni conclusive di un così significativo anniversario. Saluto cordialmente lui, gli altri Cardinali e Vescovi presenti, i sacerdoti che lavorano nel Santuario ed i pellegrini venuti da ogni parte del mondo per l’occasione. Alla Madonna chiediamo per tutti i cristiani il dono di una vera conversione, perché sia annunciato e testimoniato con coerenza e fedeltà il perenne messaggio evangelico, che indica all’umanità la via dell’autentica pace.


Riportiamo di seguito il testo integrale dei saluti del Santo Padre dopo la recita dell'Angelus Domini

Esta minha Bênção para quantos rezam comigo a oração do Angelus – fisicamente presentes ou unidos pelos meios de comunicação social – de bom grado a estendo aos peregrinos congregados no Santuário de Fátima, em Portugal. Lá, desde há noventa anos, continuam a ecoar os apelos da Virgem Mãe que chama os seus filhos a viverem a própria consagração baptismal em todos os momentos da existência. Tudo se torna possível e mais fácil, vivendo aquela entrega a Maria feita pelo próprio Jesus na cruz, quando disse: «Mulher, eis o teu filho!». Ela é o refúgio e o caminho que conduz a Deus. Sinal palpável desta entrega é a reza diária do terço. Enquanto saúdo o Senhor Cardeal Legado Tarcisio Bertone, o Senhor Bispo de Leiria-Fátima e todo o Episcopado Português, bem como os demais Bispos presentes e cada um dos peregrinos de Fátima, a todos exorto a renovarem pessoalmente a própria consagração ao Imaculado Coração de Maria e a viverem este acto de culto com uma vida cada vez mais conforme à Vontade divina e em espírito de serviço filial e devota imitação da sua celeste Rainha. Nunca esqueçais o Papa!

Je salue cordialement les pèlerins de langue française présents à cette prière mariale, en particulier les membres de la Famille missionnaire de Notre-Dame. Comme le souligne la liturgie de ce dimanche, Jésus manifeste la volonté de salut de Dieu en nous guérissant de toutes nos misères, de notre péché. N’oublions jamais de revenir vers lui et de lui exprimer notre action de grâces pour les merveilles qu’il ne cesse d’accomplir en nous. Que Dieu vous bénisse !

I warmly welcome the English-speaking visitors present at this Angelus. In today’s Gospel our Lord takes pity on the lepers, cleansing them of their infirmities and reminding us all of his desire to heal those who suffer. During your time in Rome may God bless you with the saving power of his peace and love.

Mit Freude heiße ich alle deutschsprachigen Pilger und Besucher willkommen. Besonders begrüße ich heute die Musiker, Förderer und Gäste des Internationalen Festivals der Stiftung Pro Musica e Arte Sacra, die Chorgemeinschaft Pörtner aus dem Westerwald und den Singkreis Bad Hofgastein. Im Tagesgebet dieses Sonntags bitten wir Gott um seine Gnade, damit wir sein Wort im Herzen bewahren und immer bereit sind, das Gute zu tun. Die selige Jungfrau Maria sei uns dabei Vorbild und Helferin. – Der Herr segne euch und eure Familien!

Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua española que participan en esta oración mariana, especialmente al grupo de la Parroquia San Felipe Neri, de Orizaba, México. Que el gozo por la salvación, que el Señor ha traído al mundo, inunde los corazones y los hogares y nos lleve a darle gracias incesantemente por este don inigualable. Feliz domingo.

Srdečne pozdravujem pútnikov zo Slovenska, osobitne z farnosti svätého Michala v Naháči. Bratia a sestry, prajem vám požehnaný pobyt v Ríme. S láskou žehnám vás a vaše rodiny. Pochválený buď Ježiš Kristus! [Saluto cordialmente i pellegrini provenienti dalla Slovacchia, particolarmente dalla Parrocchia di San Michele a Naháč. Fratelli e sorelle, vi auguro un buon soggiorno a Roma. Con affetto benedico voi e le vostre famiglie. Sia lodato Gesù Cristo!]

Pozdrawiam Polaków. Dziś Kościół w Polsce obchodzi „Dzień Papieski". Jest to szczególny czas modlitwy o beatyfikację Sługi Bożego Jana Pawła II, refleksji nad jego nauczaniem i podejmowania dzieł miłosierdzia zgodnie z jego zachętą. Duchowo włączam się w tę inicjatywę i serdecznie wszystkim błogosławię. [Saluto i polacchi. Oggi la Chiesa in Polonia celebra la « Giornata del Papa». E’ un particolare tempo di preghiera per la beatificazione del Servo di Dio Giovanni Paolo II, di riflessione sul suo insegnamento e di azione caritativa secondo la sua sollecitazione. Spiritualmente mi associo a questa iniziativa e di cuore benedico tutti.]

Continuano a giungere quotidianamente dall’Iraq gravi notizie di attentati e violenze, che scuotono la coscienza di quanti hanno a cuore il bene di quel Paese e la pace nella Regione. Tra queste, apprendo oggi la notizia del sequestro di due buoni sacerdoti dell’Arcidiocesi siro-cattolica di Mossul, minacciati di morte. Faccio appello ai rapitori perché rilascino prontamente i due religiosi e, nel ribadire ancora una volta che la violenza non risolve le tensioni, elevo al Signore un’accorata preghiera per la loro liberazione, per quanti soffrono violenza e per la pace.

Rivolgo infine un cordiale saluto ai pellegrini di lingua italiana, in particolare al folto gruppo venuto da Desio nel 150° anniversario della nascita del Papa Pio XI. Saluto inoltre i fedeli di Lamezia Terme, Altamura e Padova, come pure l’Associazione Musici e Sbandieratori di Floridia. A tutti auguro una buona domenica.
www.korazym.org



All'Angelus, appello di Benedetto XVI per la liberazione di due sacedoti rapiti in Iraq. Saluto in diretta tv del Papa ai pellegrini raccolti nel Santuario di Fatima per il 90.mo delle apparizioni

Una preghiera alla Madonna - nel novantesimo anniversario delle apparizioni di Fatima - perché liberi l’umanità dalla “lebbra” della violenza e dell’odio dei quali l’Iraq, con le sue quotidiane pagine di attentati e sangue, è un esempio drammatico. Benedetto XVI, ha legato strettamente questi temi all’Angelus di stamattina, celebrato davanti ad una folla strabocchevole - che ha riempito quasi per intero Piazza San Pietro - e concluso con un accorato appello ai rapitori dei due sacerdoti siro-cattolici di Mossul. Il servizio di Alessandro De Carolis:


“Faccio appello ai rapitori perché rilascino prontamente i due religiosi e, nel ribadire ancora una volta che la violenza non risolve le tensioni, elevo al Signore un’accorata preghiera per la loro liberazione, per quanti soffrono violenza e per la pace”.


Queste parole di Benedetto XVI al termine dell’Angelus suggellano, con il loro carico di preoccupazione e di speranza, un momento di preghiera che il Papa aveva intensamente dedicato, nei minuti precedenti, all’invocazione della pace e alla liberazione dell’umanità dalla “lebbra” dell’egoismo e del peccato, allo stesso modo in cui Gesù, duemila anni fa, fece con i dieci lebbrosi del Vangelo, tutti incapaci - tranne uno, uno straniero - di dimostrargli un cenno di gratitudine. La violenza dell’Iraq e dei tanti Iraq del mondo attuale è un segno, ha affermato Benedetto XVI, di un male che deturpa l’umanità dal di dentro, dal suo cuore:

“La lebbra che realmente deturpa l’uomo e la società è il peccato; sono l’orgoglio e l’egoismo che generano nell’animo umano indifferenza, odio e violenza. Questa lebbra dello spirito, che sfigura il volto dell’umanità, nessuno può guarirla se non Dio, che è Amore. Aprendo il cuore a Dio, la persona che si converte viene sanata interiormente dal male”.


I dieci lebbrosi guariti da Gesù sono persone guarite non solo nel corpo, ma anche nello spirito. Una guarigione dunque più intima e profonda che investe la persona e la salva nel suo insieme. E tale “salvezza”, ha detto il Papa, “è ben più della salute” fisica. Il samaritano che torna da Gesù per ringraziarlo è un uomo guarito nell’anima, poiché Cristo gli dice: “La tua fede ti ha salvato”:


“E’ la fede che salva l’uomo, ristabilendolo nella sua relazione profonda con Dio, con se stesso e con gli altri; e la fede si esprime nella riconoscenza. Chi, come il samaritano sanato, sa ringraziare, dimostra di non considerare tutto come dovuto, ma come un dono che, anche quando giunge attraverso gli uomini o la natura, proviene ultimamente da Dio. La fede comporta allora l’aprirsi dell’uomo alla grazia del Signore; riconoscere che tutto è dono, tutto è grazia. Quale tesoro è nascosto in una piccola parola: ‘grazie’”!

E un grazie Benedetto XVI lo ha rivolto alla Madonna di Fatima, che il 13 ottobre di 90 anni fa appariva per l’ultima volta alla Cova d’Iria, in Portogallo, davanti ai tre pastorelli, Lucia, Francesco e Giacinta. In collegamento via satellite, il Papa ha rivolto un pensiero particolare al cardinale segretario di Stato, Tarcisio Bertone, che nello stesso momento, a Fatima, stava presiedendo, asuo nome, la Messa celebrativa delle apparizioni:


“Saluto cordialmente lui, gli altri cardinali e vescovi presenti, i sacerdoti che lavorano nel Santuario ed i pellegrini venuti da ogni parte del mondo per l’occasione. Alla Madonna chiediamo per tutti i cristiani il dono di una vera conversione, perché sia annunciato e testimoniato con coerenza e fedeltà il perenne messaggio evangelico, che indica all’umanità la via dell’autentica pace”.


Nei saluti in varie lingue, al termine della preghiera mariana, Benedetto XVI ha menzionato in particolare il gruppo presente nella Piazza proveniente dalla cittadina italiana di Desio, giunto a Roma per festeggiare i 150 anni dalla nascita di Pio XI.
www.radiovaticana.org


DA PETRUS

Angelus, il Papa ricorda Fatima e avverte l'uomo: "Orgoglio ed egoismo sono la lebbra di oggi"
CITTA’ DEL VATICANO - Prendendo spunto dal Vangelo che presenta Gesù che guarisce dieci lebbrosi, uno dei quali “è un samaritano, e dunque straniero, che torna a ringraziarlo", il Papa, prima della preghiera domenicale dell’Angelus in Piazza San Pietro, ha sottolineato come nell’insegnamento di Cristo è la fede che salva l’uomo e la fede si esprime nella riconoscenza, nel considerare non tutto come dovuto ma come un dono, e quando anche giunge attraverso l’uomo o la natura alla fine viene sempre da Dio: “Tutto è dono e grazia”. Un tempo, ha aggiunto il Santo Padre, la lebbra era considerata un male che portava necessità di purificazione, oggi “la lebbra che realmente deturpa l’uomo e la società", che è rappresentata dall’"orgoglio e dall’egoismo che generano indifferenza, odio e violenza". "Questa lebbra dello spirito che sfigura il volto dell’umanità nessuno può guarirla se non Dio che è amore. Aprendo il cuore a Dio, la persona che si converte viene sanata interiormente dal male". Anche l’anniversario delle apparizioni di Fatima era stato al centro della riflessione di Benedetto XVI prima della recita della preghiera mariana, nella quale aveva invitato alla conversione, sottolineando come tale appello sia anche al centro dei messaggi più recenti della Vergine.

Iraq, appello del Santo Padre per la liberazione dei sacerdoti rapiti a Mosul
CITTA’ DEL VATICANO - Al termine dell'Angelus celebrato in Piazza San Pietro, Benedetto XVI ha rivolto un appello ai rapitori dei due sacerdoti dell'arcidiocesi siro-cattolica di Mosul, in Iraq, affinche' vengano subito liberati. ''Mi e' giunta questa mattina la notizia del rapimento di due buoni sacerdoti dell'arcidiocesi siro-cattolica di Mosul minacciati di morte'', ha detto il Papa. Quindi ha aggiunto: ''Faccio appello ai rapitori perche' rilascino prontamente i due religiosi''. Poi il Papa ha ribadito ''ancora una volta che la violenza non risolve i conflitti''.

E' la 'Giornata del Papa' e il Pontefice invita i fedeli polacchi a pregare per la beatificazione di Giovanni Paolo II
CITTA’ DEL VATICANO - "La Chiesa in Polonia celebra la 'Giornata del Papa". Lo ha ricordato Benedetto XVI dopo la preghiera dell'Angelus, davanti agli oltre 40.000 fedeli presenti in Piazza San Pietro, definendo la ricorrenza "un particolare tempo di preghiera per la beatificazione del Servo di Dio Giovanni Paolo II (nella foto il Papa polacco e il suo successore, ndr), di riflessione sul suo insegnamento e di azione caritativa secondo la sua sollecitazione". "Spiritualmente - ha concluso il Santo Padre Benedetto XVI - mi associo a questa iniziativa e di cuore benedico tutti".
Paparatzifan
Sunday, October 14, 2007 8:40 PM
Re:
Russi, 14/10/2007 11.22:

Aiuta! Un articolo nuovo contro il Papa. Si puo dare vostra domanda sotto il pubblicazione

http://qn.quotidiano.net/2007/10/13/41505-sacerdote_scrive_papa_ratzinger.shtml


Ciao, Russi!!!
Riporto questo articolo su "La voce avversa".
Grazie!







+PetaloNero+
Monday, October 15, 2007 3:11 PM
Nomine

Il Santo Padre ha accolto la rinuncia presentata da mons. Erwin Josef Ender, arcivescovo titolare di Germania di Numidia, all’incarico di nunzio apostolico nella Repubblica Federale di Germania ed ha chiamato a succedergli nel medesimo incarico mons. Jean-Claude Périsset, arcivescovo titolare di Giustiniana prima, finora nunzio apostolico in Romania e in Moldova.

In Venezuela, il Papa ha nominato vescovo ausiliare dell’arcidiocesi di Caracas mons. Jesús González de Zárate, del clero della medesima arcidiocesi, finora vicario generale, assegnandogli la sede titolare vescovile di Suava. Mons. Jesús González de Zárate è nato a Cumaná, il 27 dicembre 1960. Ha compiuto gli studi ecclesiastici di Filosofia e di Teologia nel Seminario interdiocesano Santa Rosa de Lima a Caracas. Ha ottenuto la Licenza in Teologia Spirituale presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma. Ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale per l’arcidiocesi di Caracas l’11 gennaio 1986. Ha svolto i seguenti incarichi: direttore del Collegio "San José de Ávila", assistente arcidiocesano per la pastorale giovanile, Economo del Seminario "San José", vice-direttore accademico dell’Università "Santa Rosa de Lima", parroco di "Nuestra Señora del Rosario" a Baruta, vicario episcopale per la pastorale, professore nel Seminario "Santa Rosa de Lima" a Caracas, segretario del Concilio Plenario di Venezuela, responsabile della Zona Pastorale Centro dell’arcidiocesi e, dal 2003, vicario generale della medesima.

www.radiovaticana.org
elyna.luna
Monday, October 15, 2007 8:18 PM
Re: Re: Re: Re:
Paparatzifan, 13/10/2007 20.10:


Se ti riferisci agli atti del magisterio della Chiesa Cattolica, alla dottrina ed orientamenti per una vita di fede, aderisco senza avere dei dubbi perché so che è per il bene delle anime!








ok.. ma per quanto io posso essere d'accordo.. puo capitare che certe decisioni non siano del tutto di mio gradimento.. il fatto di condannare l'amore tra persone dello stesso sesso.. dopotutto sempre amore è... o le varie cose che sono venute a galla su preti pedofili... non credo vi rendano orgogliosi..
Paparatzifan
Monday, October 15, 2007 9:41 PM
Re: Re: Re: Re: Re:
elyna.luna, 15/10/2007 20.18:




ok.. ma per quanto io posso essere d'accordo.. puo capitare che certe decisioni non siano del tutto di mio gradimento.. il fatto di condannare l'amore tra persone dello stesso sesso.. dopotutto sempre amore è... o le varie cose che sono venute a galla su preti pedofili... non credo vi rendano orgogliosi..


Dobbiamo partire dal fatto che tutti gli uomini siamo peccatori. L'essere cattolico non garantisce immunità al peccato. Certo, sarebbe d'aspettarsi in un cattolico una condotta consona con gli insegnamenti di Gesù ma, purtroppo, questo non sempre è così appunto perché la condizione umana è portata al peccato.
Gesù ha insegnato ad amare il prossimo ma mai in modo illecito come l'amore fisico tra persone dello stesso sesso o fuori dal matrimonio. I preti pedofili o quelli che fanno pratiche gay non possono non ignorare che facendo degli atti immorali non commettono peccato.
Personalmente, non sono orgogliosa di questi preti che si macchiano da questi peccati ma queste cose non mi fanno cambiare parere sull'amore che provo per la Santa Madre Chiesa e sul Vicario di Cristo. Diceva Papa Luciani sulla Chiesa che anche se c'è qualcuno di cattivo in essa bisogna comportarsi come quando la mamma è ammalata: si ama la mamma quando è sana e ancora di più quando è ammalata.


+PetaloNero+
Tuesday, October 16, 2007 3:00 PM
La lotta alla fame riguarda ognuno di noi: l’esortazione del Papa nel Messaggio al direttore della FAO, per la Giornata Mondiale dell’Alimentazione

Liberare milioni di persone dalla fame “è una delle sfide più urgenti del nostro tempo”. E’ il richiamo del Papa nel Messaggio al direttore generale della FAO, Jacques Diouf, in occasione dell’odierna Giornata Mondiale dell’Alimentazione. Il Papa sottolinea che è inaccettabile la condizione di tanti esseri umani la cui vita è in pericolo “per mancanza del pane quotidiano”. Ancora oggi, secondo stime dell’ONU, oltre 850 milioni di persone soffrono la fame. Sui contenuti del Messaggio di Benedetto XVI, il servizio di Alessandro Gisotti:
Ognuno di noi deve sentirsi impegnato a cooperare “per rendere possibile il diritto all’alimentazione”: è la viva esortazione di Benedetto XVI, che per sconfiggere la fame nel mondo chiede sforzi tanto individuali quanto internazionali. Il Papa ricorda che si avvicina il 60.mo anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. Un’occasione, scrive, per mettere l’accento sulla centralità del diritto all’alimentazione dal quale derivano tutti gli altri a partire da quello fondamentale della vita. Con rammarico, il Pontefice constata che gli sforzi impiegati fino ad oggi non sembrano aver diminuito significativamente il numero degli affamati nel mondo. D’altro canto, il Papa si sofferma sulla dimensione etica del “dare da mangiare a chi ha fame”. E’ questa, ribadisce, una priorità che richiama al sentimento di solidarietà proprio dell’essere umano che “porta a condividere gli uni con gli altri non solo i beni materiali, ma anche l’amore di cui ognuno ha bisogno”. Se offriamo solo cose materiali, avverte, allora stiamo dando troppo poco.


La violazione del diritto all’alimentazione, prosegue, “non si deve solo a cause di tipo naturale”, ma soprattutto a “situazioni provocate dal comportamento dell’uomo” che produce un deterioramento generale di tipo sociale, economico e umano. Ancora, aggiunge, sono sempre di più le persone che “a causa della miseria e dei conflitti si vedono obbligati a lasciare la propria casa e i propri cari per cercare di sopravvivere”. E’ perciò “necessario che maturi nei membri della Comunità delle nazioni, una coscienza solidale che consideri l’alimentazione come un diritto universale di tutti gli esseri umani, senza distinzioni né discriminazioni”. L’obiettivo dello sradicamento della fame e di un’alimentazione sana e sufficiente per tutti richiede inoltre l’applicazione di metodi che rispettino il patrimonio della Creazione. In particolare, Benedetto XVI chiede che si tenga conto dei ritmi della natura, conosciuti dalla gente delle zone rurali. Allo stesso modo, avverte, è importante proteggere gli usi tradizionali delle comunità indigene, lasciando da parte le considerazioni egoiste ed esclusivamente economiche.


Il Papa rivolge un pensiero particolare ai bambini, “prime vittime di questa tragedia”, obbligati “a un lavoro forzato o reclutati dai gruppi armati in cambio di un po’ di cibo”. In tale contesto, auspica che le iniziative prese a livello multilaterale permettano a intere comunità di guardare con maggiore fiducia al futuro. Il messaggio si conclude con l’incoraggiamento del Papa alla FAO, affinché continui il suo lavoro per garantire il diritto all’alimentazione di ogni essere umano. Uno sforzo, assicura, che vedrà il fattivo contributo della Chiesa Cattolica attraverso le sue diverse istituzioni.




Dal canto suo, nel messaggio per la ricorrenza, il segretario generale dell'ONU, Ban Ki-moon, sottolinea che “dobbiamo riconoscere il ruolo che i diritti umani possono svolgere nello sradicare la fame e la povertà e lavorare assieme per far valere il diritto inalienabile al cibo per tutti”. Sull’evento - promosso dalla FAO e che coinvolge 150 Paesi - Cecilia Seppia ha intervistato Andrea Von Brandt, direttore dell’Unità per il Diritto all’Alimentazione della FAO:
R. – Vogliamo enfatizzare il fatto che abbiamo cibo nel mondo sufficiente per nutrire 12 miliardi di persone. Quello che manca è l’accesso a livello individuale, l’accesso a livello dei vari gruppi sociali, quelli esclusi, quelli emarginati, che sono soprattutto donne, bambini, anziani, minoranze linguistiche, etniche, quelli che non hanno voce e non hanno possibilità di nutrirsi in dignità. La maggioranza delle persone vuole lavorare: i piccoli agricoltori vogliono avere la possibilità di nutrirsi da soli. Non è un problema tecnico. Certamente ci sono problemi tecnici, climatici, sempre maggiori forse, ma soprattutto è un problema di distribuzione, di accesso, di politica, di emarginazione, di esclusione.


D. – La FAO ha anche elaborato delle linee guida pratiche che forniscono ai governi dei suggerimenti coerenti per affrontare e ridurre il problema della fame...


R. – Le guide volontarie negoziate e accettate da tutti gli Stati membri della FAO forniscono ai governi raccomandazioni specifiche su come incorporare i principi del diritto all’alimentazione, per esempio nella legislazione, nelle politiche agricole nazionali. Speriamo che questa giornata contribuisca a mettere ancora più in alto nell'agenda politica il tema della fame, dell’alimentazione. Non si deve dimenticare che la fame è la prima causa di morte nel mondo.


D. – Quante persone soffrono ancora la fame oggi?


R. – Soffrono di fame cronica ancora 856 milioni di persone, secondo le nostre statistiche: ciò vuol dire, più o meno, l’Europa e l’America del Nord messe assieme.


D. – Qual è il messaggio chiave di questa 27.ma Giornata Mondiale dell’Alimentazione?


R. – Sono principalmente due i grandi messaggi. Il diritto all’alimentazione è vincolante e la sua realizzazione è possibile. Secondo, gli Stati hanno l’obbligo di mettere in pratica subito gli impegni che a livello internazionale devono essere incorporati e messi in pratica a livello nazionale.
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DA PETRUS

Alimentazione, il messaggio di Benedetto XVI alla FAO: "Sforzarsi per ridurre la fame nel mondo"
CITTA’ DEL VATICANO - Gli sforzi compiuti finora non hanno consentito di diminuire significativamente il numero delle persone che soffrono la fame nel mondo. Il messaggio che Papa Benedetto XVI ha inviato alla Fao, in occasione delle celebrazioni della Giornata Mondiale dell'Alimentazione, letto da Monsignor Renato Volante, Osservatore Permanente della Santa Sede presso la Fao, invita a compiere una riflessione sul diritto all'alimentazione, tema scelto per il 2007 dall'agenzia Onu. ''Questo tema - prosegue il messaggio - apre la riflessione che la comunita' internazionale si prepara a fare, in occasione delle celebrazioni per i sessanta anni della Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo''. Il diritto all'alimentazione ha una ripercussione immediata sulla dimensione individuale e comunitaria degli esseri umani, ''penso alla situazione dei bambini, prime vittime di questa tragedia - prosegue il messaggio - che scontano un mancato sviluppo fisico e psichico''. I dati disponibili sul mancato raggiungimento del diritto all'alimentazione dicono che cio' e' dovuto non solo a cause di tipo naturale ''ma soprattutto ai comportamenti umani e ad un deterioramento generale di tipo sociale, economico e umano. E' necessario che maturi, all'interno di tutti i membri della comunita' delle nazioni una coscienza di solidarieta' che consideri l'alimentazione come un diritto universale, senza distinzioni e discriminazioni''. L'obiettivo di eliminare la fame e allo stesso tempo garantire un'alimentazione sana e sufficiente richiede metodi e azioni specifiche, secondo il messaggio del Papa, ''che consentano non solo di beneficiare dei risultati della scienza, della ricerca e della tecnologia ma anche di tenere conto dei cicli e del ritmo della natura, per proteggere gli usi tradizionali delle comunita' indigene e delle popolazioni delle zone rurali''.
+PetaloNero+
Tuesday, October 16, 2007 3:01 PM
Nomine

Il Santo Padre ha nominato membri del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani il cardinale Jean Louis Tauran, presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, e l’arcivescovo Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali.


Il Santo Padre ha quindi nominato consultori del Pontificio Consiglio "Cor Unum" mons. Douglas Young (Papua Nuova Guinea), il rev. Manfred Ertl (Germania), Silverio Agea Rodríguez (Spagna) e Henrietta Tambunting de Villa (Filippine).
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+PetaloNero+
Tuesday, October 16, 2007 3:02 PM
Pubblicato dalla Sala Stampa vaticana il programma ufficiale della visita pastorale di Benedetto XVI a Napoli, domenica 21 ottobre

Solo cinque giorni separano ormai Benedetto XVI dal suo incontro con la città di Napoli. La Sala Stampa vaticana ha ufficializzato stamani gli appuntamenti che scandiranno le circa otto ore che il Papa trascorrerà nel capoluogo partenopeo. L’arrivo dell’elicottero del Pontefice al Piazzale della Stazione Marittima del porto napoletano è previsto per le 9.15. Alle 10, Benedetto XVI presiederà la concelebrazione eucaristica nella centralissima Piazza Plebiscito, che si concluderà con la recita dell’Angelus.

Subito dopo la Messa, verso le 13, il Papa incontrerà, nel Seminario arcivescovile di Capodimonte, i capi delegazione che partecipano all’incontro internazionale per la pace, organizzato dalla Comunità di Sant'Egidio. Quindi, dopo il pranzo, Benedetto XVI si recherà in preghiera nel Duomo di Napoli, per un momento di adorazione eucaristica e di venerazione delle reliquie di San Gennaro, Patrono della città. La partenza da Napoli è prevista per le 17.30 e l’arrivo all’eliporto vaticano un’ora più tardi.
www.radiovaticana.org


DA PETRUS

Il programma ufficiale della visita del Santo Padre a Napoli CITTA’ DEL VATICANO - Saranno la Messa e l'Angelus in Piazza del Plebiscito, l'incontro con le delegazioni del Meeting interreligioso per la pace e la venerazione delle reliquie di San Gennaro i tre momenti principali della visita di Benedetto XVI a Napoli in programma domenica prossima, 21 ottobre. Secondo il programma diffuso in queste ore dalla sala stampa della Santa Sede, il Papa partira' in elicottero del Vaticano alle 8:15 e arrivera' sul piazzale della stazione marittima di Napoli alle 9:15. Da qui si trasferira' con la 'papamobile' in Piazza del Plebiscito, dove alle 10 ci sara' la concelebrazione eucaristica, che costituira' anche l'apertura dell'incontro internazionale ''Per un mondo senza violenza: religioni e culture in dialogo'', promosso dalla Comunita' di Sant'Egidio e in programma fino a martedi' 23. Alle 12:15 Benedetto XVI si trasferira' poi al seminario arcivescovile di Capodimonte, dove alle 13 incontrera' i capi delle delegazioni che partecipano al Meeting. Seguira', alle 13:30, il pranzo con i cardinali, i vescovi della Campania e i partecipanti all'incontro internazionale. Alle 16, trasferimento in 'papamobile' al Duomo di Napoli, dove alle 16:30 il Papa sostera' in adorazione del Santissimo Sacramento e preghera' davanti alle reliquie di San Gennaro. La partenza, sempre in elicottero, dalla stazione marittima e' prevista alle 17:30. L'arrivo in Vaticano un'ora dopo.
+PetaloNero+
Wednesday, October 17, 2007 12:54 AM
Il secondo Concistoro del papa. Attesa per l'annuncio
di Simona Santi

Un nuovo Concistoro ad un anno e mezzo dal precedente. Salvo sorprese dell'ultima ora, Benedetto XVI renderà nota la lista dei nuovi cardinali al termine dell'udienza generale del mercoledì. Lo anticipa il sito di un quotidiano romano.



Un nuovo Concistoro ad un anno e mezzo dal precedente. Salvo sorprese dell'ultima ora, Benedetto XVI renderà nota la lista dei nuovi cardinali al termine dell'udienza generale del mercoledì, come anticipato dal sito internet di un quotidiano romano. Saranno poco meno di una ventina i futuri porporati che saranno creati ufficialmente durante una cerimonia, in programma il 24 novembre, il giorno dopo la festa di Cristo Re, ricorrenza liturgica che precede l'inizio dell'Avvento. Il papa sembra intenzionato a rispettare le regole vigenti di non superare la soglia dei 120 cardinali elettori, i cardinali con meno di 80 anni. Per questo, per raggiungere la soglia, ne mancherebbero 17. Tra le nomine più attese - per gli italiani - c'è il nuovo presidente della Cei, monsignor Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova. Per l'Italia seguiranno monsignor Angelo Comastri, arciprete della basilica di San Pietro, mons. Giovanni Lajolo, Governatore dello Stato della Città del Vaticano e per anni segretario per i rapporti con gli Stati, Raffaele Farina, Bibliotecario di Santa Romana Chiesa. In lista d'attesa anche l'argentino Leonardo Sandri, da poco al vertice della Congregazione delle Chiese Orientali, il tedesco Jozef Cordes, presidente del Pontificio Consiglio Cor Unum e amico personale di Papa Ratzinger, il polacco Stanislaw Rylko e l`americano John Foley. Oltre ai vescovi di diverse diocesi importanti come Parigi, Varsavia, San Paolo, New Delhi e Washington.
www.korazym.org
elyna.luna
Wednesday, October 17, 2007 11:54 AM
Re: Re: Re: Re: Re: Re:
Paparatzifan, 15/10/2007 21.41:


Dobbiamo partire dal fatto che tutti gli uomini siamo peccatori. L'essere cattolico non garantisce immunità al peccato. Certo, sarebbe d'aspettarsi in un cattolico una condotta consona con gli insegnamenti di Gesù ma, purtroppo, questo non sempre è così appunto perché la condizione umana è portata al peccato.
Gesù ha insegnato ad amare il prossimo ma mai in modo illecito come l'amore fisico tra persone dello stesso sesso o fuori dal matrimonio. I preti pedofili o quelli che fanno pratiche gay non possono non ignorare che facendo degli atti immorali non commettono peccato.
Personalmente, non sono orgogliosa di questi preti che si macchiano da questi peccati ma queste cose non mi fanno cambiare parere sull'amore che provo per la Santa Madre Chiesa e sul Vicario di Cristo. Diceva Papa Luciani sulla Chiesa che anche se c'è qualcuno di cattivo in essa bisogna comportarsi come quando la mamma è ammalata: si ama la mamma quando è sana e ancora di più quando è ammalata.






é ammirevole... ma abbiamo punti di vista differenti...è giusto non criticare tutti solo per qualcuno.. però quando si sente parlare di pedofili è gia brutto se poi si scopre che sono preti.. ti chiedi di chi ti puoi fidare allora se anche gli uomini di Dio non sono affidabili.
+PetaloNero+
Wednesday, October 17, 2007 3:06 PM
L'annuncio del Concistoro. Benedetto XVI ha nominato 23 nuovi cardinali
di Mattia Bianchi e Alessandro Renzo
Al termine dell'udienza generale di oggi, il papa ha annunciato lelenco dei nuovi cardinali. Diverse le nomine curiali e molti vescovi di importanti città. Tra gli altri, l'arcivescovo di Genova e presidente della Cei, mons. Angelo Bagnasco.
Un nuovo Concistoro ad un anno e mezzo dal precedente. La notizia è arrivata come l'anno scorso, al termine di un'udienza generale. Benedetto XVI ha annunciato il suo secondo Concistoro per la creazione dei nuovi cardinali, che terrà il 24 novembre, vigilia della solennità di Nostro Signore Gesù Cristo, Re dell’Universo, ricorrenza liturgica che precede l'inizio dell'Avvento, durante il quale saranno creati 18 nuovi cardinali al di sotto degli 80 anni e 5 ultraottantenni. Stavolta, il papa ha scelto di fare un'eccezione alla regola di non superare il tetto di 120 cardinali elettori, stabilito da papa Paolo VI e confermato da Giovanni Paolo II, portando a 121 il loro numero. Tra le nomine tra le più attese alla vigilia - per gli italiani - c'è il nuovo presidente della Conferenza episcopale italiana, mons. Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova. Per l'Italia seguiranno mons. Angelo Comastri, arciprete della basilica di San Pietro; mons. Giovanni Lajolo, Governatore dello Stato della Città del Vaticano e per anni segretario per i rapporti con gli Stati, Raffaele Farina, Bibliotecario di Santa Romana Chiesa. Inoltre, nell'elenco ci sono l'argentino Leonardo Sandri, da poco al vertice della Congregazione delle Chiese Orientali; il tedesco Jozef Cordes, presidente del Pontificio Consiglio Cor Unum e amico personale di papa Ratzinger; il polacco Stanislaw Rylko e l`americano John Foley. Oltre i vescovi di diverse diocesi in varie parti del mondo: Valencia e Barcellona (Spagna), Armagh (Irlanda), Parigi (Francia), Dakar (Senegal), Bombay (India), Monterrey (Messico), Galveston-Houston (Stati Uniti d’America), San Paolo (Brasile) e Nairobi (Kenya). I non-elettori (ultraottantenni) sono 5 e un vescovo che il papa voleva annoverare tra questi e che è improvvisamente morto ieri.

L’ANNUNCIO


L'elenco completa delle berrette rosse si apre con i curiali mons. Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali; mons. John Patrick Foley, Pro-Gran Maestro dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme; mons. Giovanni Lajolo, Presidente della Pontificia Commissione e del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano; mons. Paul Joseph Cordes, Presidente del Pontificio Consiglio "Cor Unum"; mons. Angelo Comastri, Arciprete della Basilica Vaticana, Vicario Generale per lo S.C.V. e Presidente della Fabbrica di San Pietro; mons. Stanisław Ryłko, Presidente del Pontificio Consiglio per i Laici e mons. Raffaele Farina, Archivista e Bibliotecario di S.R.C. A loro si aggiungono poi mons. Agustín García-Gasco Vicente, Arcivescovo di Valencia (Spagna); mons. Seán Baptist Brady, arcivescovo di Armagh (Irlanda); mons. Lluís Martínez Sistach, arcivescovo di Barcellona (Spagna); mons. André Vingt-Trois, arcivescovo di Parigi (Francia); mons. Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova (Italia); mons. Théodore-Adrien Sarr, arcivescovo di Dakar (Senegal); mons. Oswald Gracias, arcivescovo di Bombay (India); mons. Francisco Robles Ortega, arcivescovo di Monterrey (Messico); mons. Daniel N. DiNardo, arcivescovo di Galveston-Houston (Stati Uniti d’America); mons. Odilio Pedro Scherer, arcivescovo di São Paulo (Brasile) e mons. John Njue, arcivescovo di Nairobi (Kenya).

LE PAROLE DEL PAPA

Benedetto XVI ha incontrato i fedeli per la consueta udienza generale del mercoledì e la momento di rivolgere i saluti nelle diverse lingue ha fatto seguire l'annuncio del concistoro con un breve discorso, all'insegna dell'essenzialità. "Ho ora la gioia di annunciare" - ha detto il papa - "che il 24 novembre prossimo, vigilia della Solennità di Nostro Signore Gesù Cristo, Re dell’Universo, terrò un Concistoro nel quale, derogando di una unità al limite numerico stabilito dal Papa Paolo VI, confermato dal mio venerato Predecessore Giovanni Paolo II nella Costituzione Apostolica Universi dominici gregis (cfr n. 33), nominerò diciotto Cardinali. Dopo averli elencati, ha proseguito segnalando il desiderio di "elevare alla dignità cardinalizia tre venerati Presuli e due benemeriti ecclesiastici, particolarmente meritevoli per il loro impegno al servizio della Chiesa": si tratta appunto dei cinque ultraottantenni che non prenderanno parte ad un eventuale conclave. "Tra questi ultimi" - ha detto il papa - "era stato mio desiderio elevare alla porpora anche l’anziano Vescovo Ignacy Jeż, di Koszalin-Kołobrzeg, in Polonia, benemerito Presule, che ieri è improvvisamente mancato. A lui va la nostra preghiera di suffragio". Poi, ancora, Benedetto XVI ha affermato che "i nuovi Porporati provengono da varie parti del mondo. Nella loro schiera ben si rispecchia l'universalità della Chiesa con la molteplicità dei suoi ministeri: accanto a Presuli benemeriti per il servizio reso alla Santa Sede, vi sono Pastori che spendono le loro energie a diretto contatto con i fedeli". "Altre persone vi sarebbero, a me molto care, che per la loro dedizione al servizio della Chiesa ben meriterebbero di essere elevate alla dignità cardinalizia" - ha precisato il papa. "Spero di avere in futuro l'opportunità di testimoniare, anche in questo modo, ad esse ed ai Paesi a cui appartengono la mia stima ed il mio affetto". "Affidiamo i nuovi eletti" - ha quindi concluso - "alla protezione di Maria Santissima, chiedendoLe di assisterli nelle rispettive mansioni, affinché sappiano testimoniare con coraggio in ogni circostanza il loro amore per Cristo e per la Chiesa".

CHI SONO I NUOVI CARDINALI

Mons. Leonardo Sandri Nato a Buenos Aires (Argentina) il 18 novembre 1943. Argentino di nascita, ma italiano di origine, mons. Sandri è attualmente il prefetto della Congregazione per le Chiese orientali, dopo aver ricoperto dal 2000 al giugno 2007, il ruolo di sostituto della Segreteria di Stato. Il vescovo è famoso anche per essere stato "la voce" di Giovanni Paolo II nell'ultimo periodo del pontificato, quando papa Wojtyla non riusciva più a parlare. Ma mons. Sandri è stato anche colui che alle 21,37 del 2 aprile annunciò la morte del pontefice ai fedeli riuniti in preghiera in piazza San Pietro. Mons. Patrick John Foley Nato a Philadelphia l'11 novembre 1935, mons. Foley negli ultimi anni ha guidato il Pontificio consiglio per le comunicazioni sociali. Ordinato sacerdote il 19 maggio 1962, nel 1984 è arrivato a Roma per volere di Giovanni Paolo II. Il 27 giugno 2007 è stato nominato, da Papa Benedetto XVI, Pro-Gran Maestro dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Mons. Giovanni Lajolo Nato a Novara il 3 gennaio 1935, l'attuale presidente del Governatorato della Città del Vaticano ha alle spalle una lunga carriera diplomatica. Laureatosi in Diritto canonico, ha prestato la propria opera presso la rappresentanza pontificia in Germania fino al 1974 e in seguito presso l’allora Consiglio per gli affari pubblici della Chiesa. Nel 1988 è stato nominato segretario dell’Amministrazione del patrimonio della Sede apostolica e arcivescovo titolare di Cesariana. Nel 1995, la nomina a nunzio apostolico presso la Repubblica Federale di Germania e nel 2003 quella a segretario per i Rapporti con gli Stati, carica ricoperta fino al 2006, anno del trasferimento al Governatorato. Mons. Paul Josef Cordes Nato a Kirchhundem, in arcidiocesi di Paderborn (Germania), il 5 settembre 1934. È stato ordinato sacerdote il 21 dicembre 1961. Il 27 ottobre 1975 è stato nominato vescovo titolare di Naisso ed ha ricevuto la consacrazione episcopale il 1° febbraio 1976. È stato vicepresidente del Pontificio Consiglio per i Laici. Il 2 dicembre 1995 è stato nominato presidente del Pontificio Consiglio "Cor Unum", la struttura che gestisce e promuove opere di carità per conto del papa e promosso arcivescovo. Ha pubblicato decine di volumi di carattere teologico e spirituale. Uno degli ultimi s'intitola "Segni di Speranza" e raccoglie interviste ai responsabili dei vari Movimenti sorti all'interno della Chiesa in questo periodo post-conciliare. Mons. Angelo Comastri Nato a Sorano, in provincia di Grosseto e diocesi di Pitigliano Sovana-Orbetello, il 17 settembre 1943. Dopo le scuole elementari, frequentate nel paese natio, entra nel Seminario Diocesano di Pitigliano. Ordinato sacerdote nel 1967, il 25 luglio 1990 viene eletto vescovo di Massa Marittima-Piombino. Riceve l’ordinazione episcopale il 12 settembre 1990 dal cardinale Bernardin Gantin. Il 9 novembre 1996 è eletto delegato pontificio per la Santa Casa di Loreto, mentre il 5 febbraio 2005, presidente della Fabbrica di San Pietro. Il 31 ottobre 2006 Benedetto XVI lo ha nominato arciprete della Basilica di San Pietro in Vaticano. Sostituisce in questo incarico il cardinale Francesco Marchisano, di 77 anni d’età. Mons. Stanislaw Rylko Nato in Andrychów (Polonia) il 4 luglio 1945. È stato ordinato sacerdote il 30 marzo 1969 per l’arcidiocesi di Cracovia. All'Università Gregoriana, nella Facoltà di Scienze Sociali (1972-1978), ottiene la laurea nell'anno 1978. Per alcuni anni svolge la funzione di Segretario della Commissione dell'Episcopato Polacco per l'apostolato dei laici. Nell'anno 1987 viene chiamato a Roma e diventa responsabile della Sezione Giovani del Pontificio Consiglio per i Laici. In tale veste coordina l'organizzazione delle Giornate Mondiali della Gioventù (GMG) a Santiago de Compostela (1989) e a Częstochowa (1991). Nell'anno 1992 viene trasferito come minutante alla Sezione Polacca della Segreteria di Stato. Il 20 dicembre 1995 viene nominato segretario del Pontificio Consiglio per i Laici ed elevato alla sede Vescovile titolare di Novica. Riceve l’ordinazione episcopale da Giovanni Paolo II il 6 gennaio 1996. Il 4 ottobre 2003 è nominato Presidente del Pontificio Consiglio per i Laici e promosso alla dignità arcivescovile. Mons. Renato Farina Nato a Buonalbergo, diocesi di Ariano Irpino-Lacedonia e provincia di Benevento (Italia), il 24 settembre 1933. Entrato nella Congregazione Salesiana di San Giovanni Bosco a 16 anni; ha emesso i voti perpetui il 25 settembre 1954 e nello stesso anno ha iniziato gli studi di Teologia presso la Facoltà di Teologia del Pontificio Ateneo Salesiano a Torino, conclusi nel 1958 con la licenza in Teologia. Il 1° luglio 1958 è stato ordinato sacerdote. Dottore in Storia Ecclesiastica (1965) presso l'omonima Facoltà della Pontificia Università Gregoriana. È stato per 10 anni (1978-1988) segretario del Pontificio Comitato di Scienze Storiche e per 6 anni Sotto-Segretario del Pontificio Consiglio della Cultura. È stato nominato prefetto della Biblioteca Apostolica Vaticana, il 25 maggio 1997. Il 15 novembre 2006 il Santo Padre Benedetto XVI lo ha elevato alla dignità episcopale, assegnandogli la sede titolare di Oderzo. Ha ricevuto la consacrazione episcopale il 16 dicembre dello stesso anno. Il 25 giugno 2007 è stato nominato Bibliotecario e Archivista di Santa Romana Chiesa. Mons. Agustín García-Gasco Vicente Nace en Corral de Almaguer (Toledo) el 12 de febrero de 1931. El 26 de mayo de 1956 es ordenado sacerdote en Madrid. Licenciado en Teología por la Universidad de Comillas (1969), Diplomado en Sociología Industrial y Relaciones Humanas (1970), Diplomado en Ciencias Empresariales (1976) y Diplomado en Educación de Adultos y Técnicas de Educación a Distancia (1977). El día 20 de marzo de 1985 es nombrado Obispo Titular de Nona y Auxiliar de Madrid-Alcalá y recibe la ordenación episcopal el día 11 de mayo del mismo año. Posteriormente, en 1988, es nombrado Obispo Secretario General de la Conferencia Episcopal Española por un período de cinco años. Papa Juan Pablo II le nombra Arzobispo de Valencia el día 24 de julio de 1992 y toma posesión de la Archidiócesis el día 3 de octubre del mismo año. En la Asamblea Plenaria de la Conferencia Episcopal Española, celebrada del 23 al 26 de abril de 2007, fue elegido Presidente de la Comisión Episcopal para la Doctrina de la Fe. Mons. Seán Baptist Brady Born at Laragh, Co. Cavan, Diocese of Kilmore, in August 1939. He was ordained in February 1964. He received a Doctorate in Canon Law at the Lateran University in 1967. On 19 February 1995 he was ordained Coadjutor Archbishop of Armagh, and on the retirement of Cardinal Cahal B. Daly, succeeded as Archbishop of Armagh and Primate of All Ireland on the 1st of October 1996. He was installed as Archbishop of Armagh on the 3rd of November, 1996. Archbishop Brady is currently Chairman of the Irish Episcopal Conference. Mons. Lluís Martínez Sistach Nato a Barcellona il 29 aprile 1937. Arcivescovo di Barcellona dal 15 giugno 2004. Ha seguito gli studi ecclesiastici nel seminario diocesano ed è stato ordinato sacerdote il 17 settembre 1961. Nel 1967 ha ottenuto a Roma, presso la Pontificia Università Lateranense, la laurea "in utroque iure". Nel corso degli anni ha ricoperto numerosi ed importanti incarichi ed ha anche insegnato Diritto Canonico. Mons. André Vingt-Trois Nato a Parigi il 7 novembre 1942. È stato ordinato sacerdote il 28 giugno 1969 per l’arcidiocesi di Paris. Il 25 giugno 1988 è stato nominato vescovo ausiliare di Parigi ed è stato ordinato il successivo 14 ottobre. Il 21 aprile 1999 è stato promosso alla sede arcivescovile di Tours. L’11 febbraio 2005 Giovanni Paolo II lo ha nominato arcivescovo metropolita di Paris. Mons. Angelo Bagnasco Nato a Pontevico il 14 gennaio 1943, nel bresciano da una famiglia genovese sfollata per la guerra, il presidente della Cei frequentò il ginnasio e il liceo classico presso il Seminario Arcivescovile di Genova e fu ordinato sacerdote il 29 giugno 1966 dal cardinal Giuseppe Siri. Fu vicario parrocchiale della parrocchia di San Pietro Apostolo e Santa Teresa del Bambin Gesù di Albaro dal 1966 al 1985; della stessa parrocchia è poi stato aiuto pastorale dal 1986 al 1995 avendo assunto altri incarichi a livello diocesano. Laureato in Filosofia, è stato nominato vescovo di Pesaro nel 1998, per diventare poi nel 2003, Ordinario Militare per l'Italia. Il 29 agosto 2006, papa Benedetto XVI lo ha scelto come arcivescovo di Genova e il 7 marzo 2007 come successore del cardinale Ruini alla guida della Conferenza episcopale italiana. Mons. Théodore-Adrien Sarr Nato in Fadiouth, arcidiocesi di Dakar (Senegal), il 28 novembre 1936. Ordinato sacerdote il 28 maggio 1964. Eletto Vescovo di Kaolack il 1° luglio 1974. Consacrato il 24 novembre 1974. Promosso Arcivescovo di Dakar il 2 giugno 2000. Mons. Oswald Gracias Nato a Bombay il 24 dicembre 1944. Dopo aver seguito i corsi di Filosofia e Teologia presso il Seminario di S. Pio X a Bombay, è stato ordinato sacerdote il 20 dicembre 1970. Alla Pontificia Università Urbaniana in Roma, nel 1982 si è laureato in Diritto Canonico. Ha ricoperto l’incarico di presidente della "Canon Law Society of India". Oltre al dottorato in Diritto Canonico, possiede un "B.A." in Sociologia e Scienze Politiche. Il 28 giugno 1997 è stato nominato vescovo titolare di Bladia e ausiliare dell’arcidiocesi di Bombay. Ha ricevuto l’ordinazione episcopale il 16 settembre dello stesso anno. Il 7 settembre del 2000 è stato promosso arcivescovo metropolita di Agra. Il 14 ottobre 2006 è stato trasferito alla sede metropolitana di Bombay. Mons. Francisco Robles Ortega Nato a Mascota, diocesi di Tepic, il 2 marzo 1949. Ordinato sacerdote il 20 luglio 1976 per la diocesi di Autlán,è stato inviato a Roma dove ha ottenuto la licenza in teologia presso la Pontificia Università Gregoriana. Nominato vescovo titolare di Bossa ed ausiliare di Toluca il 30 aprile 1991, ha ricevuto l’ordinazione episcopale il 5 giugno successivo. Il 15 giugno 1996 è stato nominato vescovo di Toluca. Il 25 gennaio 2003 è stato nominato arcivescovo metropolita di Monterrey. Mons. Daniel N. DiNardo Nato il 23 maggio 1949 nella Diocesi di Steubenville (Ohio). Nel 1981 ha ottenuto la Licenza in Patrologia presso l’Augustinianum a Roma. È stato ordinato sacerdote il 16 luglio 1977 per la Diocesi di Pittsburgh. È stato nominato vescovo coadiutore di Sioux City (Iowa) il 19 agosto 1997 ed ordinato vescovo il 7 ottobre successivo. Ha assunto in pieno il governo della diocesi il 28 novembre 1998. Il 16 gennaio 2004 è stato nominato vescovo coadiutore della diocesi di Galveston-Houston (U.S.A.). È diventato arcivescovo coadiutore il 29 dicembre dello stesso anno, con l’erezione della Provincia ecclesiastica di Galveston-Houston (U.S.A.), essendo divenuta tale sede arcidiocesi metropolitana. È succeduto per coadiutura il 28 febbraio 2006. Mons. Odilio Pedro Scherer Nato a Cerro Largo Rio Grande do Sul Brasile, il 21 settembre 1949), è discendente di emigrati tedeschi della regione della Saarland. Ordinato sacrdote il 7 dicembre 1976, è stato consacrato vescovo ausiliare di São Paulo il 2 febbraio del 2002 dal cardinale Claudio Hummes, arcivescovo della metropoli brasiliana. Il 21 marzo 2007 è succeduto propio al cardinale Hummes, come 19mo vescovo di San Paolo del Brasile. Mons. John Njue Nato in Embu (Kenya) nell’anno 1944. Ordinato sacerdote il 6 gennaio 1973. Eletto vescovo di Embu il 9 giugno 1986. Consacrato il 20 settembre 1986. Nominato arcivescovo coadiutore di Nyeri il 23 gennaio 2002. Promosso arcivescovo di Nairobi (Kenya) il 6 ottobre 2007. S.B. Emmanuel III Delly Nato a Telkaif, arcieparchia di Mossul dei Caldei, il 6 ottobre 1927. È stato ordinato il 21 dicembre 1952 a Roma nel Pontificio Collegio Urbaniano di Propaganda Fidei. Eletto alla Chiesa titolare di Paleopoli di Asia il 7 dicembre 1962 con incarico di ausiliare del Patriarca Paul II Cheikho, è stato confermato il 26 dicembre 1962 e consacrato il 19 aprile 1963. Il 6 maggio 1967 è stato promosso alla Chiesa titolare arcivescovile di Kaškar. È laureato in Sacra Teologia nella Pontificia Università Urbaniana e in Diritto Canonico nella Pontificia Università Lateranense. È stato Consultore della Commissione di "Revisione del Codice di Diritto Canonico Orientale" e della Commissione per i Rapporti con l’Islam del Segretariato per i non cristiani (ora Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso). Il 3 dicembre 2003 il Santo Padre ha concesso la comunione ecclesiastica richiestaGli da Sua Beatitudine Emmanuel III Delly, canonicamente eletto patriarca di Babilonia dei Caldei nel Sinodo dei Vescovi della Chiesa Caldea, convocato in Vaticano dal 2 al 3 dicembre 2003. Mons. Giovanni Coppa Nato il 9 novembre 1925 ad Alba (Piemonte, Italia). Ordinato sacerdote il 2 gennaio 1949. Dopo la laurea in lettere all’Università Cattolica di Milano, è chiamato a Roma per prestare servizio prima alla Cancelleria Apostolica e poi alla Segreteria di Stato della Santa Sede. Dopo essere stato latinista durante il Concilio Ecumenico Vaticano II, il 1° dicembre 1979 è eletto arcivescovo titolare di Serta (consacrato il 6 gennaio 1980) con compiti di collegamento presso le rappresentanze diplomatiche in contatto con la Sante Sede. In questa veste ha visitato tutte le Nunziature, compiendo per cinque volte il giro del Mondo. Nel 1990 diventa Nunzio apostolico a Praga, incarico che mantiene fino al 2001, con l’obiettivo di ricostruire i rapporti diplomatici tra Cecoslovacchia e Santa Sede, interrotti nel 1948. Mons. Estanislao Esteban Karlic Nato in Oliva, diocesi di Villa Maria (Argentina) il 7 febbraio 1926. Ordinato sacerdote l’8 dicembre 1954. Eletto vescovo titolare di Castro il 6 giugno 1977. Consacrato il 15 agosto 1977. Nominato arcivescovo coadiutore di Paraná il 19 gennaio 1983. Successo per coadiutura il 1° aprile 1986. Arcivescovo emerito di Paraná dal 29 aprile 2003. P. Urbano Navarrete, S.I. Già Rettore della Pontificia Università Gregoriana. P. Umberto Betti, O.F.M. Già Rettore della Pontificia Università Lateranense.
www.korazym.org


DA PETRUS

La Cei ringrazia il Santo Padre per la porpora a Bagnasco CITTA’ DEL VATICANO - "Anche a nome degli altri vescovi italiani", Monsignor Giuseppe Betori, segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana, ha subito espresso in un messaggio "gratitudine al Santo Padre, che, con gesto di benevola attenzione nei confronti della Chiesa italiana, ha voluto annoverare il Presidente della Conferenza Episcopale Italiana fra i membri del Collegio Cardinalizio". "Nel porgere vive felicitazioni a Sua Eminenza il Cardinale Angelo Bagnasco, la Cei - si legge nel testo - rinnova i sentimenti di stima e di affettuosa collaborazione al suo illuminato e generoso servizio per la Chiesa in Italia".
+PetaloNero+
Wednesday, October 17, 2007 3:21 PM
Benedetto XVI nominerà nel Concistoro del 24 novembre 23 nuovi cardinali, l'annuncio all’udienza generale dedicata a Sant’Eusebio. Appello del Papa contro la miseria nel mondo

La testimonianza di Sant’Eusebio di Vercelli, primo vescovo del nord Italia, e un appello contro la miseria nel mondo: al centro delle parole del Papa all’udienza generale in piazza San Pietro. Ma anche l’annuncio del prossimo Concistoro con i nomi dei futuri nuovi cardinali. Il servizio di Fausta Speranza:
Saranno in 23 a diventare cardinali il 24 novembre prossimo, 18 dei quali elettori. Il Papa li nomina - dice - con gioia:


"Mons. Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali; mons. John Patrick Foley, pro-gran maestro dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme; mons. Giovanni Lajolo, presidente della Pontificia Commissione e del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano; mons. Paul Joseph Cordes, presidente del Pontificio Consiglio “Cor Unum”; mons. Angelo Comastri, arciprete della Basilica Vaticana, vicario generale per lo Stato della Città del Vaticano e presidente della Fabbrica di San Pietro; mons. Stanislaw Rylko, presidente del Pontificio Consiglio per i Laici; mons. Raffaele Farina, archivista e bibliotecario di Santa Romana Chiesa; mons. Agustín García-Gasco Vicente, arcivescovo di Valencia (Spagna); mons. Seán Baptist Brady, arcivescovo di Armagh (Irlanda); mons. Lluís Martínez Sistach, arcivescovo di Barcellona (Spagna); mons. André Vingt-Trois, arcivescovo di Parigi (Francia); mons. Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova (Italia); mons. Théodore-Adrien Sarr, arcivescovo di Dakar (Senegal); mons. Oswald Gracias, arcivescovo di Bombay (India); mons. Francisco Robles Ortega, arcivescovo di Monterrey (Messico); mons. Daniel N. DiNardo, arcivescovo di Galveston-Houston (Stati Uniti d’America); mons. Odilio Pedro Scherer, arcivescovo di São Paulo (Brasile); mons. John Njue, arcivescovo di Nairobi (Kenya)".

Ci sono poi tre presuli e due benemeriti ecclesiastici, particolarmente meritevoli, ha spiegato il Papa, per il loro impegno al servizio della Chiesa: Sua Beatitudine Emmanuel III Delly, patriarca di Babilonia dei Caldei; mons. Giovanni Coppa, nunzio apostolico; mons. Estanislao Esteban Karlic, arcivescovo emerito di Paraná (Argentina); padre Urbano Navarrete, Gesuita, già rettore della Pontificia Università Gregoriana; padre Umberto Betti, Dei Francescani Minori, già rettore della Pontificia Università Lateranense. Benedetto XVI ha poi rivelato che, nell'elenco dei neo-cardinali non elettori, figurava anche l’anziano vescovo Ignacy, Jeź di Koszalin-Kolobrzeg, in Polonia, che ieri è improvvisamente mancato.

Il Papa deroga solo di un’unità al limite numerico stabilito da Papa Paolo VI e confermato da Giovanni Paolo II. Sottolinea che “altre persone vi sarebbero”, e che spera di “avere in futuro l'opportunità di testimoniare, anche in questo modo, ad esse ed ai Paesi a cui appartengono” la stima e l’affetto.


E di servizio e fedeltà alla Chiesa il Papa parla con intensità nella catechesi. “Salvare la scala giusta dei valori, senza mai piegarsi alle mode del momento e alle pretese ingiuste del potere”: con questa raccomandazione il Pontefice sintetizza uno degli insegnamenti del vescovo di Vercelli, figura illustre del IV secolo. Quando l’imperatore si presenta favorevole all’eresia ariana, Eusebio subisce l’esilio ma non rinnega la propria fede, non rinnega la piena divinità di Gesù definita dal Concilio di Nicea: è uno degli elementi chiave della sua santità che il Papa vuole ricordare oggi. L’altro sta nell’aver fondato “una comunità sacerdotale su un modello monastico”. Significa - sottolinea Benedetto XVI - aver vissuto e aver chiesto ai vescovi di vivere “nell’osservanza delle regole monastiche pur vivendo in mezzo alla città”; “condividere i problemi dei concittadini, ma coltivando al tempo stesso nel cuore una cittadinanza diversa, quella del Cielo”:


“La scala autentica dei valori - sembra dire la vita intera di Eusebio - non viene dagli imperatori di ieri e di oggi, ma viene da Gesù Cristo”.


Il tutto - aggiunge Benedetto XVI - mentre Sant’Eusebio intesseva un rapporto “con la sua città che non era limitato alla popolazione cristiana, ma si estendeva anche a coloro che - al di fuori della Chiesa - ne riconoscevano in qualche modo l’autorità spirituale”.


Nei saluti in numerose lingue, il Papa ricorda poi il ventesimo anniversario della Giornata del rifiuto della miseria, riconosciuta dalle Nazioni Unite sotto il titolo di Giornata internazionale per l’eliminazione della povertà, lanciando un appello a “moltiplicare gli sforzi per eliminare le cause della povertà e le tragiche conseguenze che ne derivano”. “La disparità tra ricchi e poveri s’è fatta più evidente e inquietante, anche all’interno delle nazioni economicamente più avanzate”, sottolinea Benedetto XVI, parlando di “situazione preoccupante che s’impone alla coscienza dell’umanità”:


“Le condizioni in cui versa un gran numero di persone sono tali da offendere la dignità dell’essere umano e da compromettere, conseguentemente, l’autentico ed armonico progresso della comunità mondiale”.

In particolare tra i saluti, in inglese un pensiero alle Sorelle del Cuore Immacolato provenienti dalla Nigeria; in polacco ai fedeli dell’arcidiocesi di Katovice nel 750.mo anniversario della morte di S. Giacinto. In italiano, un pensiero ai membri della Milizia dell’Immacolata fondata novant’anni fa da S. Massimiliano Maria Kolbe; alle delegate al Capitolo dell’Unione Romana dell’Ordine di Sant’Orsola con la preghiera “affinchè l’intero Istituto sia sempre più animato dall’amore di Dio secondo il carisma della fondatrice sant’Angela Merici”; alle religiose che prendono parte al Seminario internazionale promosso dall’USMI sul tema della “Tratta di esseri umani”, con l’auspicio “che tale incontro rafforzi in tutti la coscienza del valore sacro della vita umana”; ai fedeli accompagnati dall’arcivescovo di Lecce, Francesco Ruppi, e da altri presuli, che prendono parte al pellegrinaggio promosso dalle Suore Salesiane dei Sacri Cuori ad un anno dalla canonizzazione di san Filippo Smaldone, apostolo dei sordomuti, con l’incoraggiamento a “imitare la sua esemplare testimonianza e a seguire fedelmente lo spirito di carità verso i più bisognosi”. Infine, un pensiero ai malati, agli sposi novelli e ai giovani: chiedendo ai giovani di porre al servizio del Vangelo le fresche energie della giovinezza, ai malati la forza della preghiera e della sofferenza, agli sposi novelli le potenzialità della vita coniugale per “offrire un concreto sostegno ai missionari che recano il messaggio cristiano nelle frontiere dell’evangelizzazione”.




L'idea originaria della Giornata mondiale del Rifiuto della miseria, per la quale Benedetto XVI ha lanciato un appello all'udienza generale, era quella della condivisione fraterna con gli esclusi e i senza tetto della periferia parigina. Nel 1992, una risoluzione dell’Assemblea generale associò le Nazioni Unite alla celebrazione di questa Giornata e lo stesso Giovanni Paolo II sostò davanti alla celebre lapide del Trocadero di Parigi, il 21 agosto 1997. Stasera alle 18, il ventennale della Giornata verrà ricordato sul sagrato della Basilica di San Giovanni in Laterano a Roma, mentre altre iniziative sono in programma in varie parti del mondo come a Kabul, dove 500 aquiloni si sono levati oggi con la scritta "Speak out", "non tacere". Claudio Calvaruso, presidente dell’Associazione degli Amici di ATD Quarto Mondo in Italia, spiega al microfono di Davide Dionisi se vi siano stati progressi in questi 20 anni:

R. - Io non vedo personalmente molti progressi, perché la qualità dei legami tra i più poveri e le società, le comunità, è una qualità ancora molto, molto scarsa, molto debole e l’appello di padre Joseph Wresinski a condividere le preoccupazioni, i dolori, le speranze, le aspirazioni dei poveri è un appello caduto nel vuoto.

D. - L’ATD-Quart Monde ha lanciato una campagna pubblica dal titolo "Rifiutare la miseria: un cammino verso la pace". Perché la scelta di questo slogan?

R. - Con questo slogan si vuole sottolineare l’attualità del problema della miseria ancora ai nostri giorni e, in particolare, si vuole sollecitare l’ONU, non solo a mantenere uno sforzo importante su questo tipo di battaglia e di impegno, ma ad ampliarlo fortemente, perchè la situazione ci sembra andare sempre peggio.


D. - La proporzione delle persone che vivono con meno di un dollaro è diminuita, ma al tempo stesso viviamo nel contesto di una vera crisi della solidarietà. Come reagire?


R. - Il messaggio di padre Joseph da questo punto di vista è molto incisivo, perché la stessa iniziativa della Lapide, 20 anni fa, aveva come obiettivo quello di restituire voce, in un certo qual modo, ai più poveri, allearsi con loro, riconoscere che queste persone, considerate in genere più piccole, che non contano nulla, di fatto sono i più grandi testimoni della storia, perchè sono coloro che, meglio di ogni altro, incarnano i valori della solidarietà, i valori della fraternità e dell’amore.
www.radiovaticana.org


DA PETRUS

Udienza Generale, il Papa: "I vescovi vivano come monaci senza piegarsi alla politica e alle mode"

CITTA’ DEL VATICANO - "Senza piegarsi alle mode del momento e alle pretese ingiuste del potere politico", il vescovo deve dedicarsi alla preghiera e all'azione pastorale "vivendo in mezzo alla citta' come un monaco, per aprire la citta' verso Dio". A chiederlo e' Papa Benedetto XVI che ha indicato, durante l’udienza generale in San Pietro, l'esempio di Sant'Eusebio di Vercelli, che nel IV secolo "si oppose a quanti volevano strumentalizzare la religione come mezzo per l'unita' dell'Impero". E pago' con l'esilio e le torture la sua fedelta' per aver proclamato che "la verita' non viene dagli imperatori di ieri e di oggi ma da Gesu'". Un grande vescovo, ha ricordato il Papa, che seppe guadagnarsi l'affetto anche di chi non condivideva la stessa fede perche', come riconobbe Sant'Ambrogio, "governava la Chiesa con la rettitudine della sua vita". "Con Sant'Eusebio - ha sottolineato il Pontefice - il rapporto del vescovo con la citta' si estendeva anche ai non cristiani che ne riconoscevano in qualche modo l'autorita' spirituale e amavano quest'uomo straordinario. Il suo tratto monastico conferiva una dimensione peculiare a rapporto tra vescovo e citta'. Infatti, pur vivendo in mezzo alla citta', Eusebio era credibile per la sua scelta di seguire le regole monastiche coltivando cosi' una cittadinanza diversa, e dando l'esempio di una vera solidarieta' comune. Una scelta - ha concluso Benedetto XVI - che nulla tolse al suo esemplare dinamismo pastorale: ripreso il suo ministero episcopale dopo il duro esilio in Cappadocia, e diede vita, ad esempio, alle pievi per un servizio pastorale ordinato e stabile".



La denuncia di Ratzinger: "La povertà è un pericolo per tutti, offende la dignità dell'uomo"
CITTA’ DEL VATICANO - La condizione di povertà "in cui versa un gran numero di persone sono tali da offendere la dignità dell'essere umano e da compromettere, conseguentemente, l'autentico ed armonico progresso della comunità mondiale". E' l'allarme che il Papa ha lanciato al termine dell'udienza generale del mercoledì in una piazza San Pietro gremita di fedeli. Ricordando che in queste ore si celebra la "Giornata Mondiale del rifiuto della miseria, riconosciuta dalle Nazioni Unite sotto il titolo di Giornata internazionale per l'eliminazione della povertà", Benedetto XVI ha osservato come "queste popolazioni vivono ancora in condizioni di estrema povertà!". "La disparità tra ricchi e poveri – ha scandito il Pontefice - s'è fatta più evidente e inquietante, anche all'interno delle nazioni economicamente più avanzate. Questa situazione preoccupante s'impone alla coscienza dell'umanità, poichè le condizioni in cui versa un gran numero di persone – ha ammonito ancora il Papa - sono tali da offendere la dignità dell'essere umano e da compromettere, conseguentemente, l'autentico ed armonico progresso della comunità mondiale". Benedetto XVI ha incoraggiato, dunque, a "moltiplicare gli sforzi per eliminare le cause della povertà e le tragiche conseguenze che ne derivano".
+PetaloNero+
Wednesday, October 17, 2007 9:17 PM
Il papa: la povertà è un'offesa alla dignità umana
di Mattia Bianchi


La condizione di povertà "in cui versa un gran numero di persone sono tali da offendere la dignità dell'essere umano". E' l'allarme lanciato da Benedetto XVI durante l'udienza generale del mercoledì in piazza San Pietro.


La condizione di povertà "in cui versa un gran numero di persone sono tali da offendere la dignità dell'essere umano e da compromettere, conseguentemente, l'autentico ed armonico progresso della comunità mondiale". E' l'allarme che Benedetto XVI ha lanciato oggi durante l'udienza generale del mercoledì in una piazza San Pietro gremita di fedeli. Ricordando la "Giornata Mondiale del rifiuto della miseria, riconosciuta dalle Nazioni Uniti sotto il titolo di Giornata internazionale per l'eliminazione della povertà", il papa ha osservato come "queste popolazioni vivono ancora in condizioni di estrema povertà!". "La disparità tra ricchi e poveri - ha scandito il pontefice - s'è fatta più evidente e inquietante, anche all'interno delle nazioni economicamente più avanzate". La riflessione è arrivata al termine della catechesi dedicata alla figura di San Eusebio da Vercelli, vissuto nel IV secolo dopo Cristo e grande oppositore dell'arianesimo, l'eresia che tra le altre cose negava la divinità di Gesù. ''L'arianesimo - ha ricordato il papa - sembrava più utile come legame per far restare unito l'Impero. Da qui la strumentalizzazione della religione da parte di questi Imperatori''. Il pontefice ha, quindi, invitato gli uomini d'oggi ad opporsi ''alle pretese ingiuste del potere politico'' e a ''custodire con cura la fede, mantenendo la concordia e perseverando nella preghiera. Vi raccomando, in particolare, di curare e mantenere - ha poi aggiunto - i valori perenni''.


Le parole del papa

Cari fratelli e sorelle, questa mattina vi invito a riflettere su sant’Eusebio di Vercelli, il primo Vescovo dell’Italia settentrionale di cui abbiamo notizie sicure. Nato in Sardegna all’inizio del IV secolo, ancora in tenera età si trasferì a Roma con la sua famiglia. Più tardi venne istituito lettore: entrò così a far parte del clero dell’Urbe, in un tempo in cui la Chiesa era gravemente provata dall’eresia ariana. La grande stima che crebbe attorno a Eusebio spiega la sua elezione nel 345 alla cattedra episcopale di Vercelli. Il nuovo Vescovo iniziò subito un’intensa opera di evangelizzazione in un territorio ancora in gran parte pagano, specialmente nelle zone rurali. Ispirato da sant’Atanasio – che aveva scritto la Vita di sant’Antonio, iniziatore del monachesimo in Oriente –, fondò a Vercelli una comunità sacerdotale, simile a una comunità monastica. Questo cenobio diede al clero dell’Italia settentrionale una significativa impronta di santità apostolica, e suscitò figure di Vescovi importanti, come Limenio e Onorato, successori di Eusebio a Vercelli, Gaudenzio a Novara, Esuperanzio a Tortona, Eustasio ad Aosta, Eulogio a Ivrea, Massimo a Torino, tutti venerati dalla Chiesa come santi. Solidamente formato nella fede nicena, Eusebio difese con tutte le forze la piena divinità di Gesù Cristo, definito dal Credo di Nicea "della stessa sostanza" del Padre. A tale scopo si alleò con i grandi Padri del IV secolo – soprattutto con sant’Atanasio, l’alfiere dell’ortodossia nicena – contro la politica filoariana dell’imperatore. Per l’imperatore la più semplice fede ariana appariva politicamente più utile come ideologia dell’impero. Per lui non contava la verità, ma l’opportunità politica: voleva strumentalizzare la religione come legame dell’unità dell’impero. Ma questi grandi Padri resistettero difendendo la verità contro la dominazione della politica. Per questo motivo Eusebio fu condannato all’esilio come tanti altri Vescovi di Oriente e di Occidente: come lo stesso Atanasio, come Ilario di Poiters – di cui abbiamo parlato la scorsa volta – come Osio di Cordova. A Scitopoli in Palestina, dove fu confinato fra il 355 e il 360, Eusebio scrisse una pagina stupenda della sua vita. Anche qui fondò un cenobio con un piccolo gruppo di discepoli, e da qui curò la corrispondenza con i suoi fedeli del Piemonte, come dimostra soprattutto la seconda delle tre Lettere eusebiane riconosciute autentiche. Successivamente, dopo il 360, fu esiliato in Cappadocia e nella Tebaide ove subì gravi maltrattamenti fisici. Nel 361, morto Costanzo II, gli succedette l’imperatore Giuliano, detto l’apostata, che non si interessava al cristianesimo come religione dell’impero, ma voleva semplicemente restaurare il paganesimo. Egli mise fine all’esilio di questi Vescovi e consentì così anche ad Eusebio di riprendere possesso della sua sede. Nel 362 fu invitato da Anastasio a partecipare al Concilio di Alessandria, che decise di perdonare i vescovi ariani purché ritornassero allo stato laicale. Eusebio poté esercitare ancora per una decina d’anni, fino alla morte, il ministero episcopale, realizzando con la sua città un rapporto esemplare, che non mancò di ispirare il servizio pastorale di altri Vescovi dell’Italia settentrionale, dei quali ci occuperemo nelle prossime catechesi, come sant’Ambrogio di Milano e san Massimo di Torino. Il rapporto tra il Vescovo di Vercelli e la sua città è illuminato soprattutto da due testimonianze epistolari. La prima si trova nella Lettera già citata, che Eusebio scrisse dall'esilio di Scitopoli "ai dilettissimi fratelli e ai presbiteri tanto desiderati, nonché ai santi popoli saldi nella fede di Vercelli, Novara, Ivrea e Tortona" (Ep. secunda, CCL 9, p. 104). Queste espressioni iniziali, che segnalano la commozione del buon pastore di fronte al suo gregge, trovano ampio riscontro alla fine della Lettera, nei saluti calorosissimi del padre a tutti e a ciascuno dei suoi figli di Vercelli, con espressioni traboccanti di affetto e di amore. E' da notare anzitutto il rapporto esplicito che lega il Vescovo alle sanctae plebes non solo di Vercellae/Vercelli – la prima e, per qualche anno ancora, l'unica diocesi del Piemonte –, ma anche di Novaria/Novara, Eporedia/Ivrea e Dertona/Tortona, cioè di quelle comunità cristiane che, all'interno della stessa diocesi, avevano raggiunto una certa consistenza e autonomia. Un altro elemento interessante è fornito dal commiato con cui si conclude la Lettera: Eusebio chiede ai suoi figli e alle sue figlie di salutare "anche quelli che sono fuori della Chiesa, e che si degnano di nutrire per noi sentimenti d’amore: etiam hos, qui foris sunt et nos dignantur diligere". Segno evidente che il rapporto del Vescovo con la sua città non era limitato alla popolazione cristiana, ma si estendeva anche a coloro che – al di fuori della Chiesa – ne riconoscevano in qualche modo l'autorità spirituale e amavano quest’uomo esemplare. La seconda testimonianza del singolare rapporto del Vescovo con la sua città proviene dalla Lettera che sant’Ambrogio di Milano scrisse ai Vercellesi intorno al 394, più di vent’anni dopo la morte di Eusebio (Ep. extra collectionem 14: Maur. 63). La Chiesa di Vercelli stava attraversando un momento difficile: era divisa e senza pastore. Con franchezza Ambrogio dichiara di esitare a riconoscere in quei Vercellesi "la discendenza dei santi padri, che approvarono Eusebio non appena l'ebbero visto, senza averlo mai conosciuto prima di allora, dimenticando persino i propri concittadini". Nella stessa Lettera il Vescovo di Milano attesta nel modo più chiaro la sua stima nei confronti di Eusebio: "Un così grande uomo", scrive in modo perentorio, "ben meritò di essere eletto da tutta la Chiesa". L'ammirazione di Ambrogio per Eusebio si fondava soprattutto sul fatto che il Vescovo di Vercelli governava la diocesi con la testimonianza della sua vita: "Con l'austerità del digiuno governava la sua Chiesa". Di fatto anche Ambrogio era affascinato - come egli stesso riconosce - dall'ideale monastico della contemplazione di Dio, che Eusebio aveva perseguito sulle orme del profeta Elia. Per primo – annota Ambrogio – il Vescovo di Vercelli raccolse il proprio clero in vita communis e lo educò all’"osservanza delle regole monastiche, pur vivendo in mezzo alla città". Il Vescovo e il suo clero dovevano condividere i problemi dei concittadini, e lo hanno fatto in modo credibile proprio coltivando al tempo stesso una cittadinanza diversa, quella del Cielo (cfr Eb 13,14). E così hanno realmente costruito una vera cittadinanza, una vera solidarietà comune tra i cittadini di Vercelli. Così Eusebio, mentre faceva sua la causa della sancta plebs di Vercelli, viveva in mezzo alla città come un monaco, aprendo la città verso Dio. Questo tratto, quindi, nulla tolse al suo esemplare dinamismo pastorale. Sembra fra l'altro che egli abbia istituito a Vercelli le pievi per un servizio ecclesiale ordinato e stabile, e che abbia promosso i santuari mariani per la conversione delle popolazioni rurali pagane. Piuttosto, questo "tratto monastico" conferiva una dimensione peculiare al rapporto del Vescovo con la sua città. Come già gli apostoli, per i quali Gesù pregava nella sua Ultima Cena, i Pastori e i fedeli della Chiesa "sono nel mondo" (Gv 17,11), ma non sono "del mondo". Perciò i pastori - ricordava Eusebio - devono esortare i fedeli a non considerare le città del mondo come la loro dimora stabile, ma a cercare la Città futura, la definitiva Gerusalemme del cielo. Questa "riserva escatologica" consente ai pastori e ai fedeli di salvare la scala giusta dei valori, senza mai piegarsi alle mode del momento e alle pretese ingiuste del potere politico in carica. La scala autentica dei valori – sembra dire la vita intera di Eusebio – non viene dagli imperatori di ieri e di oggi, ma viene da Gesù Cristo, l’Uomo perfetto, uguale al Padre nella divinità, eppure uomo come noi. Riferendosi a questa scala di valori, Eusebio non si stanca di "raccomandare caldamente" ai suoi fedeli di "custodire con ogni cura la fede, di mantenere la concordia, di essere assidui nell’orazione" (Ep. secunda, cit.). Cari amici, anch’io vi raccomando con tutto il cuore questi valori perenni, mentre vi saluto e vi benedico con le parole stesse, con cui il santo Vescovo Eusebio concludeva la sua seconda Lettera: "Mi rivolgo a tutti voi, miei fratelli e sante sorelle, figli e figlie, fedeli dei due sessi e di ogni età, perché vogliate... portare il nostro saluto anche a quelli che sono fuori dalla Chiesa, e che si degnano di nutrire per noi sentimenti d’amore" (ibid.).


L'appello contro la povertà

Si celebra oggi la Giornata Mondiale del rifiuto della miseria, riconosciuta dalle Nazioni Unite sotto il titolo di Giornata internazionale per l’eliminazione della povertà. Quante popolazioni vivono ancora in condizioni di estrema povertà! La disparità tra ricchi e poveri s'è fatta più evidente e inquietante, anche all’interno delle nazioni economicamente più avanzate. Questa situazione preoccupante s'impone alla coscienza dell'umanità, poiché le condizioni in cui versa un gran numero di persone sono tali da offendere la dignità dell’essere umano e da compromettere, conseguentemente, l'autentico ed armonico progresso della comunità mondiale. Incoraggio, pertanto, a moltiplicare gli sforzi per eliminare le cause della povertà e le tragiche conseguenze che ne derivano.
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Wednesday, October 17, 2007 9:18 PM
DA PETRUS

Il Pontefice al fianco delle Suore che lottano contro la prostituzione
CITTA’ DEL VATICANO - Benedetto XVI ha salutato e incoraggiato al termine dell’udienza generale le religiose che sono attive contro lo sfruttamento della prostituzione e cercano di liberare le ragazze costrette a vendere il proprio corpo. Le suore, che partecipano ad un incontro promosso dall'Unione delle Superiore Maggiori d'Italia, erano infatti presenti in piazza San Pietro. "Auspico - ha detto loro il Pontefice parlando dal sagrato antistante la Basilica vaticana - che tale incontro rafforzi in tutti la coscienza del valore sacro della vita umana".

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Wednesday, October 17, 2007 9:18 PM
Nominato il nuovo prefetto della Biblioteca Ambrosiana di Milano: è mons. Franco Buzzi. Succede a mons. Gianfranco Ravasi

E’ mons. Franco Buzzi il nuovo Prefetto della Biblioteca Ambrosiana di Milano. Succede a mons. Gianfranco Ravasi, neo presidente del Pontificio Consiglio per la cultura, per 18 anni alla guida dell’Ambrosiana. Cinquantanovenne, il nuovo Prefetto è laureato in Filosofia presso la Pontificia Università Gregoriana e licenziato in Teologia. Dopo un periodo dedicato all’insegnamento nei Seminari milanesi, divenne dottore dell’Ambrosiana nel 1992. Il nuovo prefetto ha commentato la nomina fatta dall’arcivescovo di Milano, cardinale Dionigi Tettamanzi, come segno di continuità col passato. Monsignor Buzzi ha già tracciato una sorta di programma della sua guida della prestigiosa istituzione culturale, fondata nel 1609 dal cardinale Federico Borromeo. L’intenzione è di sviluppare i rapporti con le università e le istituzioni culturali milanesi; mentre all’interno si propone la nascita di nuove accademie, in particolare una dedicata agli studi orientali. Nella Biblioteca Ambrosiana operano l’Accademia di San Carlo e la Pinacoteca, quest’ultima vanta reperti preziosi quali il “Codice Atlantico” di Leonardo, piuttosto che il cartiglio per il “Giudizio Universale” di Michelangelo ed ancora opere da Piero della Francesca a Rubens, manoscritti di Petrarca, Galileo e Manzoni. Decine di migliaia, di tutti i periodi, i volumi in dotazione alla Biblioteca. Il Prefetto guida l’attività scientifico-culturale dell’Ambrosiana, un lavoro intenso portato avanti con almeno altri cinque dottori nominati a vita dagli Arcivescovi di Milano. La bibliografia di monsignor Buzzi è dominata da lavori su correnti e filosofie del XV e XVI secolo con particolare riguardo al periodo della Riforma e della Controriforma.
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Thursday, October 18, 2007 3:05 PM
Il Papa nomina il nuovo vescovo di Livorno e il prelato di Loreto

Il Papa ha nominato prelato di Loreto e delegato pontificio per il Santuario Lauretano l’arcivescovo Giovanni Tonucci, finora nunzio apostolico in Svezia, Danimarca, Finlandia, Islanda e Norvegia. Mons. Tonucci, nato 65 anni fa nelle Marche, a Fano, succede a mons. Gianni Danzi, morto il 2 ottobre scorso dopo una lunga malattia.

Sempre oggi Benedetto XVI ha nominato nuovo vescovo di Livorno mons. Simone Giusti, del clero di Pisa, finora parroco di Cascine di Buti e direttore del Centro diocesano per l’evangelizzazione e la catechesi. Mons. Simone Giusti, 52 anni, è nato a Cascine di Buti, in provincia di Pisa. Ha conseguito il diploma di geometra e poi la Laurea in Architettura a Firenze. Ordinato sacerdote a 28 anni, è stato tra l’altro direttore del Collegio Universitario "Giuseppe Toniolo" di Pisa e assistente nazionale dell'Azione Cattolica Ragazzi.
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DA PETRUS

Monsignor Tonucci nuovo Vescovo e legato pontificio di Loreto dopo la morte di Danzi
CITTA’ DEL VATICANO - È Monsignor Giovanni Tonucci il nuovo prelato di Loreto e delegato pontificio per il Santuario. Lo ha nominato Sua Santità Benedetto XVI. Monsignor Tonucci, finora Nunzio Apostolico in Svezia, Danimarca, Finlandia, Islanda e Norvegia, assume l'incarico rimasto vacante dopo la morte di Monsignor Gianni Danzi, avvenuta lo scorso 2 ottobre. Monsignor Giovanni Tonucci è nato a Fano (PU), il 4 dicembre 1941. Conseguita nell'estate del 1960 la maturità classica presso il liceo Guido Nolfi di Fano, si trasferisce nella capitale dove frequenta il Pontificio Seminario Romano Maggiore. Terminati gli studi teologici, Tonucci viene ordinato sacerdote il 19 marzo 1966 da Monsignor Costanzo Micci, allora vescovo di Larino. Nel 1968 entra nel servizio diplomatico della Santa Sede e frequenta i corsi propedeutici alla carriera presso la Pontificia Accademia Ecclesiastica proseguendo allo stesso tempo la sua formazione presso l'Università Lateranense, dove consegue, oltre a quella in teologia, anche la laurea in diritto canonico. Dal 1971 alla fine del 1973 la «carriera diplomatica» lo porta dapprima a Yaoundé in Camerun, poi fra il ' 74 e il ' 76 è a Londra nel Regno Unito; dal luglio del ' 76 è nuovamente a Roma, trasferito presso la Iª Sezione - Affari Generali della Segreteria di Stato della Santa Sede dove lavora con Monsignor Agostino Casaroli, per poi passare, nell' aprile del 1978, alle dipendenze della IIª Sezione - Relazione con gli Stati guidata dal Monsignor Achille Silvestrini. Alla fine del 1984 viene assegnato alla nunziatura apostolica di Belgrado nell'allora Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia, dove rimane sino all'estate del 1987 quando viene trasferito a Washington D.C. negli Stati Uniti . Il 21 ottobre 1989 viene nominato Arcivescovo titolare di Torcello e nunzio apostolico per la Bolivia; consacrato vescovo il 6 gennaio 1990 da Papa Giovanni Paolo II; conconsacranti: mons. Giovanni Battista Re[4] e mons. Miroslav Stefan Marusyn. In Bolivia rimane sino al 9 marzo 1996 quando assume l'incarico di "osservatore permanente della Santa Sede" presso gli organismi delle Nazioni Unite per l'ambiente e gli insediamenti umani (UNEP/UN–HABITAT) e l'ufficio della nunziatura apostolica a Nairobi, in Kenia. Dal 16 ottobre 2004 era nunzio apostolico (con sede a Stoccolma) per la Svezia, la Danimarca, la Finlandia, l'Islanda e la Norvegia dove era succeduto a Monsignor Piero Biggio. Suo fratello, don Paolo Maria Tonucci è stato missionario in Brasile dal 1965 al 1994, periodo durante il quale si è strenuamente battuto per i diritti dei poveri contro le usurpazioni della dittatura militare, lotte che gli costarono il titolo di "persona indegna" a ricevere la cittadinanza brasiliana.


Cambia il vescovo anche a Livorno: arriva Monsignor Simone Giusti
CITTA’ DEL VATICANO - Benedetto XVI ha nominato nuovo Vescovo di Livorno il Monsignor Simone Giusti, del clero di Pisa, finora parroco di Cascine di Buti e direttore del Centro diocesano per l’evangelizzazione e la catechesi. Monsignor Simone Giusti, 52 anni, è nato a Cascine di Buti, in provincia di Pisa. Ha conseguito il diploma di geometra e poi la Laurea in Architettura a Firenze. Ordinato sacerdote a 28 anni, è stato tra l’altro direttore del Collegio Universitario "Giuseppe Toniolo" di Pisa e assistente nazionale dell'Azione Cattolica Ragazzi.

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Thursday, October 18, 2007 3:06 PM
Cordiale incontro tra il Papa e il presente del Cile, la signora Michelle Bachelet

Benedetto XVI ha ricevuto stamani in Vaticano il presidente cileno, la signora Michelle Bachelet. Un colloquio cordiale, durato circa quaranta minuti. Ce ne parla Sergio Centofanti.

L’incontro tra il Papa e la Signora Michelle Bachelet si è svolto in un clima di amicizia. Il presidente del Cile ha poi incontrato il cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone, accompagnato da mons. Dominique Mamberti, segretario per i Rapporti con gli Stati.


“I cordiali colloqui – riferisce un comunicato della Sala Stampa vaticana - hanno permesso uno scambio di informazioni sulla situazione socio-politica del Paese e sul suo ruolo in America Latina. Sono stati affrontati temi di comune interesse, come la vita umana e la famiglia, l’educazione, i diritti umani, la giustizia e la pace e altre questioni rilevanti nell’agenda internazionale. Non si è mancato di ribadire – conclude il comunicato - il contributo positivo apportato dalla Chiesa cattolica alla società cilena, specialmente negli ambiti sociale ed educativo”.


La signora Michelle Bachelet, socialista, 56 anni, è la prima donna cilena a ricoprire la più alta carica della nazione. Durante il regime di Pinochet è stata arrestata e torturata insieme alla madre e al padre: questi è morto in seguito alle torture nelle carceri di Santiago del Cile. La Bachelet, laureata in medicina e specializzata in pediatria, dopo un periodo di esilio è tornata in Cile dove, col ritorno al regime democratico, ha ricoperto le cariche ministro della Sanità e della Difesa. E’ stata eletta presidente il 15 gennaio dell’anno scorso.


Alla fine dell’udienza la signora Michelle Bachelet ha espresso la sua soddisfazione per l’incontro col Papa al quale ha ribadito l’auspicio che la Chiesa e il governo cileno possano collaborare per il bene del popolo del Cile. Ascoltiamola al microfono di Alberto Goroni:


R. – Para mi es un gran privilegio...
Per me è un grande privilegio essere venuta oggi in visita, in udienza dal Papa, come presidente del Cile, aver avuto la possibilità di raccontargli quello che vogliamo fare e quello che stiamo facendo in Cile. Ringrazio per l'opera che la Chiesa cattolica ha portato avanti nel mio Paese nei momenti difficili, duri, ed anche nell’era della democrazia. Abbiamo conversato molto e in profondità su temi molto importanti per la Chiesa e per il mio governo: di come vogliamo che cresca il Paese, che sia moderno e che possa però farsi carico dei dilemmi della modernità, delle famiglie che si sfaldano, delle famiglie con un solo genitore, e di come questo lasci i bambini molte volte abbandonati, portandoli poi alla droga e alla violenza. In questo lavoro spero davvero di poter lavorare insieme alla Chiesa, alle forze sociali e sindacali e alla società civile, per rinforzare la nostra famiglia e per costruire un Paese migliore economicamente, ma anche umano e pieno di valori.
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DA PETRUS

Il Santo Padre 40 minuti a colloquio con il Presidente del Cile, Bachelet Jeria
CITTA’ DEL VATICANO - E' durato circa quaranta minuti il colloquio privato tra Papa Benedetto XVI ed il Presidente della Repubblica del Cile, Michelle Bachelet Jeria (nella foto). Il Pontefice ha atteso la sua ospite, come prevede il rigido protocollo vaticano, sulla soglia dello studio privato nel Palazzo apostolico, ed ha risposto in tedesco al saluto della Bachelet che, sempre nella lingua di origine del Papa, gli ha detto: ''E' un piacere per me essere qui in rappresentanza del popolo cileno''. Quindi le porte dello studio privato si sono chiuse per il colloquio a quattro occhi. La Bachelet, in completo nero, era accompagnata dalla figlia Sofia e da 15 persone del seguito, tra cui il presidente del Senato, Eduardo Frey, il Ministro degli esteri, l'ambasciatore cileno presso la Santa Sede ma anche da una india dell'etnia Mapuche e un giovane calciatore che ha militato nella squadra del Parma. La presidente cilena, al termine del colloquio, ha donato al Papa un caratteristico e coloratissimo carretto in legno che ricorda la festa popolare di ''Cuasimodo'' nel centro del paese e tre libri. Uno di questi contiene le immagini delle Chiese cilene che, ha detto la Bachelet a Benedetto XVI, ''costituiscono un vero e proprio patrimonio culturale purtroppo compromesso dal tempo e dai terremoti ma che il mio governo intende restaurare''. Da parte sua il Papa ha donato ai suoi ospiti alcune monete del suo pontificato. La delegazione cilena è stata poi ricevuta dal Segretario di Stato del Vaticano, il Cardinale Tarcisio Bertone.

+PetaloNero+
Thursday, October 18, 2007 3:07 PM
Benedetto XVI all'UNESCO: la collaborazione fra i popoli faccia progredire una vera cultura di pace nel mondo

Lavorate “per una vera cultura di pace nel mondo”: è questo in sintesi il messaggio che Benedetto XVI ha voluto dare ai partecipanti alla 34.ma Conferenza generale dell’UNESCO apertasi martedì scorso a Parigi. Il Papa ha espresso il suo pensiero in un telegramma inviato all’osservatore della Santa Sede presso l’organismo delle Nazioni Unite mons. Francesco Follo, che ieri ha celebrato una Messa per i delegati alla Conferenza. Il servizio di Tiziana Campisi:

I lavori della 34.ma Conferenza generale dell’UNESCO possano far progredire “in maniera significativa la collaborazione tra i popoli per una vera cultura di pace nel mondo”. E’ l’auspicio formulato dal Papa in un telegramma a firma del cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone e inviato a mons. Francesco Follo. Il presule ha letto le parole di Benedetto XVI ieri pomeriggio, durante la celebrazione presieduta a Parigi nella chiesa di San Francesco Saverio. Mons. Follo ha evidenziato, in particolare, il richiamo del Santo Padre all’unità nel giorno in cui la Chiesa ha ricordato la figura di Sant’Ignazio di Antiochia, che si definiva ‘un uomo al quale è affidato il dovere dell’unità’. Alla liturgia, che il presule ha voluto come momento di preghiera aperto ai fedeli di qualunque credo, erano presenti circa quaranta delegazioni. “Ognuno di noi, credente o non – ha detto mons. Follo nella sua omelia – desidera la felicità e come Ulisse che navigando attraverso il Mediterraneo trovò pace tornando nella sua patria Itaca, anche noi possiamo trovare la felicità nella nostra casa e casa è anche la Chiesa”. Il presule ha aggiunto che la Chiesa è luogo di aggregazione dell’umanità e che ad esserne segno visibile sono le case che sorgono intorno ad essa. “Non ci sono case senza chiese” ha concluso mons. Follo citando il poeta inglese Thomas Eliot e affermando che dimora dell’uomo è Dio e che la Chiesa, in quanto dimora di Dio, lo è anche dell’uomo.
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-danich-
Thursday, October 18, 2007 5:44 PM
Dal Corriere della sera
IL MESSAGGIO ALL'APERTURA della settimana sociale dei cattolici italiani
Il Papa: minacce alla vita minano società

Benedetto XVI ribadisce la contrarietà all'eutanasia e la difesa del matrimonio. «E il lavoro non sia precario»

PISTOIA - Le minacce alla «vita umana» e alla «famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna» minano la «stabilità» della «società del nostro tempo» e compromettono «il suo futuro». E’ l’allarme lanciato dal Papa, contenuto nel messaggio indirizzato a monsignor Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana, in occasione dell’apertura, nel pomeriggio a Pistoia, della Settimana Sociale dei Cattolici Italiani.

EMERGENZE ETICHE E SOCIALI - «La cronaca quotidiana - avverte Benedetto XVI - mostra che la società del nostro tempo ha di fronte molteplici emergenze etiche e sociali in grado di minare la sua stabilità e di compromettere seriamente il suo futuro. Particolarmente attuale - dice il Papa - è la questione antropologica, che abbraccia il rispetto della vita umana e l’attenzione da prestare alle esigenze della famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna. Come è stato più volte ribadito - conclude il Pontefice - non si tratta di valori e principi solo "cattolici", ma di valori umani comuni da difendere e tutelare, come la giustizia, la pace e la salvaguardia del creato».

BAGNASCO: VITA VA DIFESA - Anche monsignor Angelo Bagnasco si è schierato in difesa dalal vita, da tutelare «da ogni attacco», in particolare dopo la sentenza della Cassazione che ha riaperto il caso di Eluana Englaro, in coma da 15 anni. «La vita deve essere difesa da ogni attacco, compresa l’eutanasia»: ha detto Bagnasco, presidente della Cei. «Ogni forma di eutanasia, falsa o camuffata, è inaccettabile» per i cattolici, sia «come credenti che come cittadini». Il presidente della Cei, in merito alla sentenza della Cassazione che ha riaperto il caso di Eluana, ha detto che «Appare chiara - ha aggiunto - la ineludibilità del tema della vita e la società deve saperla difendere». Per Bagnasco «la vita è un bene assolutamente indisponibile, perché è un dono di Dio, ma anche su un piano di piena ragione. Questa è una realtà evidente, e la Chiesa e la cristianità riconoscono questo diritto».

LAVORO E' UN DIRITTO - Il Papa, tra le emergenze sociali, mette anche quella dell’instabilità del lavoro: il pontefice, nel messaggio inviato a Bagnasco, si è detto fortemente preoccupato per il problema della precarietà lavorativa dei giovani. Benedetto XVI sottolinea che «quando la precarietà del lavoro non permette ai giovani di costruire una loro famiglia, lo sviluppo autentico e completo della società risulta seriamente compromesso». Il Papa invita dunque i cattolici a «cogliere con consapevolezza la grande opportunità che offrono queste sfide e reagire non con un rinunciatario ripiegamento su se stessi, ma, al contrario - ammonisce Benedetto XVI - con un rinnovato dinamismo, aprendosi con fiducia a nuovi rapporti e non trascurando nessuna delle energie capaci di contribuire alla crescita culturale e morale dell’Italia».
-danich-
Thursday, October 18, 2007 5:48 PM
da La Repubblica
Messaggio del Pontefice all'apertura della Settimana sociale: senza occupazione sicura società in pericolo
Il presidente della Cei Bagnasco torna sul caso Eluana: "La vita è un bene indisponibile, perché dono di Dio"
"Lavoro stabile, sicuro e dignitoso"
Papa Ratzinger contro il precariato


PISTOIA - Il lavoro è collocabile tra le "emergenze etiche e sociali", "in grado di minare la stabilità della società e di compromettere seriamente il suo futuro". Lo afferma il Papa nel messaggio alla Settimana sociale della Cei, denunciando come la "precarietà del lavoro" non permetta ai giovani di costruire una famiglia e come "lo sviluppo autentico e completo della società risulta seriamente compromesso". Nel suo messaggio Benedetto XVI ha ricordato anche come secondo la Chiesa il "rispetto della vita umana e l'attenzione da prestare alle esigenze della famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna" non sono "valori e principi solo cattolici, ma valori umani comuni da difendere e tutelare, come la giustizia, la pace e la salvaguardia del creato".



Sul tema del lavoro, parlando all'inaugurazione della Settimana sociale in corso a Pistoia, è intervenuto oggi anche il presidente della Cei Angelo Bagnasco, ricordando che la Chiesa italiana ribadisce il diritto al "lavoro stabile, sicuro e dignitoso". "Senza questo elemento del lavoro stabile, sicuro e dignitoso - ha aggiunto - diventa difficile parlare di bene comune". Alla domanda su cosa la Chiesa si aspetti da questa Settimana, l'arcivescovo di Genova ha risposto che ci si attende "il rilancio della passione politica, che i cattolici si prendano cura del bene comune, come insegna la dottrina sociale." "Hanno sempre dato il meglio - ha aggiunto - e ci auguriamo che continuino a farlo".

Il presidente della Conferenza episcopale italiana ha affrontato anche il tema dell'eutanasia, tornato di stringente attualità dopo la sentenza della Cassazione sulla vicenda di Eluana Englaro. La vita, ha spiegato Bagnasco ribadendo la posizione già espressa dal Vaticano, è un bene indisponibile che secondo la Chiesa va sempre custodita e difesa. "Dobbiamo essere tutti quanti stimolati - ha osservato - ad una riflessione sempre più puntuale e concreta su questo grande tema della vita che comporta anche il tema del morire".

"La vita - ha aggiunto - è un bene assolutamente indisponibile, perché dono di Dio ma anche sul piano solamente di ragione questa è una realtà evidente e la Chiesa come è noto riconosce questo diritto, il diritto alla vita, che deve essere sempre assolutamente custodito e difeso da qualunque attacco come l'eutanasia, sia esso palese o sia esso portato in modo surrettizio".
+PetaloNero+
Thursday, October 18, 2007 9:14 PM
Precarietà, vita, famiglia e ruolo della Chiesa. Il messaggio del papa alla Settimana sociale

di Simona Santi - Mattia Bianchi

Precarietà, questione antropologica e ruolo della Chiesa. Ruota intorno a questi tre ambiti il messaggio di Benedetto XVI alla Settimana sociale dei cattolici italiani, in programma fino a domenica a Pistoia e Pisa.




Precarietà, questione antropologica e ruolo della Chiesa. Ruota intorno a questi tre ambiti il messaggio di Benedetto XVI alla Settimana sociale dei cattolici italiani, in programma fino a domenica a Pistoia e Pisa. Un testo a 360 gradi che recupera alcuni temi cari al pontefice, in linea con la dottrina sociale della Chiesa. Da qui, il pensiero alla precarietà lavorativa dei giovani che "non permette di costruire una loro famiglia" con il risultato che "lo sviluppo autentico e completo della società risulta seriamente compromesso". Il papa invita dunque i cattolici a "cogliere con consapevolezza la grande opportunità che offrono queste sfide e reagire non con un rinunciatario ripiegamento su se stessi, ma, al contrario con un rinnovato dinamismo, aprendosi con fiducia a nuovi rapporti e non trascurando nessuna delle energie capaci di contribuire alla crescita culturale e morale dell'Italia". Da parte sua, la Chiesa è pronta a dare il proprio contributo, perché se "da una parte riconosce di non essere un agente politico, dall'altra non può esimersi dall'interessarsi del bene dell'intera comunità civile", formando "nelle classi politiche e imprenditoriali un genuino spirito di verità e di onestà, volto alla ricerca del bene comune e non del profitto personale". Riprendendo il discorso pronunciato al Convegno ecclesiale di Verona, il pontefice ribadisce che "agire in ambito politico per costruire un ordine giusto nella società italiana non è compito immediato della Chiesa come tale, ma dei fedeli laici". E in tal senso, essi si devono dedicare "con generosità e coraggio, illuminati dalla fede e dal magistero della Chiesa e animati dalla carità di Cristo". "Come cittadini dello Stato - ribadisce Benedetto XVI - tocca ai cattolici laici partecipare in prima persona alla vita pubblica e, nel rispetto delle legittime autonomie, cooperare a configurare rettamente la vita sociale, insieme con tutti gli altri cittadini, secondo le competenze di ognuno e sotto la propria autonoma responsabilità". Non manca poi, il riferimento alle minacce alla "vita umana" e alla "famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna". "La cronaca quotidiana - avverte Benedetto XVI - mostra che la società del nostro tempo ha di fronte molteplici emergenze etiche e sociali in grado di minare la sua stabilità e di compromettere seriamente il suo futuro. Particolarmente attuale - dice il papa - è la questione antropologica, che abbraccia il rispetto della vita umana e l'attenzione da prestare alle esigenze della famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna. Come è stato più volte ribadito - conclude il pontefice - non si tratta di valori e principi solo 'cattolici', ma di valori umani comuni da difendere e tutelare, come la giustizia, la pace e la salvaguardia del creato".

Il testo integrale del messaggio del Papa

Al Venerato Fratello Mons. Angelo Bagnasco Presidente della Conferenza Episcopale Italiana Cade quest’anno il centenario della prima Settimana Sociale dei Cattolici Italiani, svoltasi a Pistoia dal 23 al 28 settembre 1907, per iniziativa soprattutto del Prof. Giuseppe Toniolo, luminosa figura di laico cattolico, di scienziato ed apostolo sociale, protagonista del Movimento cattolico sul finire del XIX secolo e agli albori del XX. In questa significativa ricorrenza giubilare, invio volentieri il mio cordiale saluto a Lei, venerato Fratello, a Mons. Arrigo Miglio, Vescovo di Ivrea e Presidente del Comitato Scientifico ed Organizzatore delle Settimane Sociali, ai collaboratori e a tutti i partecipanti alla 45ª "Settimana", che si svolgerà a Pistoia e a Pisa da 18 al 21 ottobre corrente. Il tema scelto – "Il bene comune oggi: un impegno che viene da lontano" -, pur essendo stato già affrontato in alcune precedenti edizioni, mantiene intatta la sua attualità ed anzi è opportuno che sia approfondito e precisato proprio ora, per evitare un uso generico e talvolta improprio del termine "bene comune". Il Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, rifacendosi all’insegnamento del Concilio Ecumenico Vaticano II, specifica che "il bene comune non consiste nella semplice somma dei beni particolari di ciascun soggetto del corpo sociale. Essendo di tutti e di ciascuno è e rimane comune, perché indivisibile e perché soltanto insieme è possibile raggiungerlo, accrescerlo e custodirlo, anche in vista del futuro" (Cost. Gaudium et spes, 164). Già il teologo Francisco Suarez individuava un bonum commune omnium nationum, inteso come "bene comune del genere umano". In passato, e ancor più oggi in tempo di globalizzazione, il bene comune va pertanto considerato e promosso anche nel contesto delle relazioni internazionali ed appare chiaro che, proprio per il fondamento sociale dell’esistenza umana, il bene di ciascuna persona risulta naturalmente interconnesso con il bene dell’intera umanità. L’amato Servo di Dio Giovanni Paolo II osservava, in proposito, nell’Enciclica Sollicitudo rei socialis che "si tratta dell’interdipendenza, sentita come sistema determinante di relazioni nel mondo contemporaneo, nelle sue componenti economica, culturale, politica e religiosa, e assunta come categoria morale" (n. 38). Ed aggiungeva: "Quando l’interdipendenza viene così riconosciuta, la correlativa risposta, come atteggiamento morale e sociale, come ‘virtù’, è la solidarietà. Questa, dunque, non è un sentimento di vaga compassione o di superficiale intenerimento per i mali di tante persone, vicine o lontane. Al contrario, è la determinazione ferma e perseverante di impegnarsi per il bene comune: ossia per il bene di tutti e di ciascuno perché tutti siamo veramente responsabili di tutti" (ibid.). Nell’Enciclica Deus caritas est ho voluto ricordare che "la formazione di strutture giuste non è immediatamente compito della Chiesa, ma appartiene alla sfera della politica, cioè all’ambito della ragione autoresponsabile" (n. 29). Ed ho poi notato che "in questo, il compito della Chiesa è mediato, in quanto le spetta di contribuire alla purificazione della ragione e al risveglio delle forze morali, senza le quali non vengono costruite strutture giuste, né queste possono essere operative a lungo" (ibid.). Quale occasione migliore di questa per ribadire che operare per un giusto ordine nella società è immediatamente compito proprio dei fedeli laici? Come cittadini dello Stato tocca ad essi partecipare in prima persona alla vita pubblica e, nel rispetto delle legittime autonomie, cooperare a configurare rettamente la vita sociale, insieme con tutti gli altri cittadini secondo le competenze di ognuno e sotto la propria autonoma responsabilità. Nel mio intervento al Convegno Ecclesiale Nazionale di Verona, l’anno scorso, ebbi a ribadire che agire in ambito politico per costruire un ordine giusto nella società italiana non è compito immediato della Chiesa come tale, ma dei fedeli laici. A questo loro compito della più grande importanza, essi debbono dedicarsi con generosità e coraggio, illuminati dalla fede e dal magistero della Chiesa e animati dalla carità di Cristo. Per questo sono state sapientemente istituite le Settimane Sociali dei Cattolici Italiani e questa provvida iniziativa potrà anche in futuro offrire un contributo decisivo per la formazione e l’animazione dei cittadini cristianamente ispirati. La cronaca quotidiana mostra che la società del nostro tempo ha di fronte molteplici emergenze etiche e sociali in grado di minare la sua stabilità e di compromettere seriamente il suo futuro. Particolarmente attuale è la questione antropologica, che abbraccia il rispetto della vita umana e l’attenzione da prestare alle esigenze della famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna. Come è stato più volte ribadito, non si tratta di valori e principi solo "cattolici", ma di valori umani comuni da difendere e tutelare, come la giustizia, la pace e la salvaguardia del creato. Che dire, poi, dei problemi relativi al lavoro in rapporto alla famiglia e ai giovani? Quando la precarietà del lavoro non permette ai giovani di costruire una loro famiglia, lo sviluppo autentico e completo della società risulta seriamente compromesso. Riprendo qui l’invito che ebbi a rivolgere nel Convegno Ecclesiale di Verona ai cattolici italiani, perché sappiano cogliere con consapevolezza la grande opportunità che offrono queste sfide e reagiscano non con un rinunciatario ripiegamento su se stessi, ma, al contrario, con un rinnovato dinamismo, aprendosi con fiducia a nuovi rapporti e non trascurando nessuna delle energie capaci di contribuire alla crescita culturale e morale dell’Italia. Non posso infine non accennare ad un ambito specifico, che anche in Italia stimola i cattolici ad interrogarsi: è l’ambito dei rapporti tra religione e politica. La novità sostanziale portata da Gesù è che Egli ha aperto il cammino verso un mondo più umano e più libero, nel pieno rispetto della distinzione e dell’autonomia che esiste tra ciò che è di Cesare e ciò che è di Dio (cfr Mt 22, 21). La Chiesa, dunque, se da una parte riconosce di non essere un agente politico, dall’altra non può esimersi dall’interessarsi del bene dell’intera comunità civile, in cui vive ed opera, e ad essa offre il suo peculiare contributo formando nelle classi politiche e imprenditoriali un genuino spirito di verità e di onestà, volto alla ricerca del bene comune e non del profitto personale. Sono queste le tematiche quanto mai attuali a cui la prossima Settimana Sociale dei Cattolici Italiani dedicherà la sua attenzione. Per coloro che vi prendono parte assicuro un particolare ricordo nella preghiera e, mentre auspico un fecondo e fruttuoso lavoro per il bene della Chiesa e dell’intero Popolo d’Italia, invio di cuore a tutti una speciale Benedizione Apostolica.
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+PetaloNero+
Thursday, October 18, 2007 9:15 PM
Nomine

In Italia, il Santo Padre ha nominato vescovo di Livorno mons. Simone Giusti, del clero di Pisa, finora parroco di Cascine di Buti e direttore del Centro diocesano per l’evangelizzazione e la catechesi. Mons. Simone Giusti è nato il 30 giugno 1955, a Cascine di Buti, in provincia e arcidiocesi di Pisa. Ha conseguito il Diploma di geometra e poi la Laurea in Architettura a Firenze. In seguito, è entrato nel Seminario Arcivescovile Santa Caterina di Pisa, dove ha completato gli studi. È stato ordinato sacerdote nella Cattedrale di Pisa, il 5 novembre 1983. Successivamente ha ricoperto i seguenti incarichi: dal 1983 al 1985, ha retto l’ufficio di direttore del Collegio Universitario "G. Toniolo" di Pisa; dal 1985 al 1987, è stato assistente diocesano dell'Azione Cattolica, vice-rettore del Seminario diocesano e direttore del Centro diocesano vocazionale; dal 1987 al 1995, è stato chiamato a svolgere il servizio di assistente nazionale dell'Azione Cattolica Ragazzi. Nel 1994 è stato nominato cappellano di Sua Santità. Dal 1995 è parroco di S. Stefano Protomartire di Cascine di Buti, direttore del Centro diocesano per l'evangelizzazione e la catechesi e docente di Catechetica fondamentale e Catechetica speciale nella Facoltà Teologica dell'Italia Centrale. Dal 1998 è responsabile della Commissione regionale per la Dottrina della Fede. È autore di numerosi articoli in riviste di pastorale ed in periodici cattolici e di pubblicazioni, soprattutto di catechetica.

Sempre in Italia, il Santo Padre ha nominato prelato di Loreto e delegato pontificio per il Santuario Lauretano mons. Giovanni Tonucci, arcivescovo tit. di Torcello, finora nunzio apostolico in Svezia, Danimarca, Finlandia, Islanda e Norvegia.

In Canada, il Santo Padre ha nominato arcivescovo metropolita di Halifax e amministratore apostolico di Yarmouth mons. Anthony Mancini, finora vescovo titolare di Natchitoches e ausiliare di Montréal. Mons. Anthony Mancini è nato il 27 novembre 1945 a Mignano Monte Lungo, provincia di Caserta e diocesi di Teano-Calvi (Italia). La sua famiglia si è trasferita in Canada nel 1947. Terminate le scuole secondarie e gli studi filosofici presso il “Resurrection College” di Kitchener, Ontario, nel 1966 è entrato nel Seminario Maggiore di Montréal, dove ha conseguito il dottorato in Teologia Pastorale. E’ stato ordinato sacerdote il 23 maggio 1970 per l’arcidiocesi di Montréal. Eletto vescovo titolare di Natchitoches e ausiliare dell’arcivescovo di Montréal il 18 febbraio 1999, ha ricevuto l’ordinazione episcopale il 25 marzo successivo.

Infine, sempre in Canada, il Santo Padre ha nominato arcivescovo metropolita di Saint John’s, Newfoundland mons. Martin William Currie, vescovo di Grand Falls, che governerà le due circoscrizioni unite “in persona Episcopi”. Mons. Martin William Currie è nato a Marinette, Sheet Harbour, nell’arcidiocesi di Halifax, l’11 dicembre 1943 ed è stato ordinato sacerdote il 12 maggio 1968. Eletto vescovo di Grand Falls il 12 dicembre 2000, ha ricevuto l’ordinazione episcopale il 31 gennaio 2001.
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+PetaloNero+
Thursday, October 18, 2007 9:16 PM
Altre Udienze

Stamani il Papa ha ricevuto in successive udienze anche il cardinale Roger Etchegaray, presidente emerito del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, e del Pontificio Consiglio "Cor Unum"; mons. Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali; mons. William Stephen Skylstad, vescovo di Spokane, presidente della Conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti d’America, con il cardinale Francis Eugene George, arcivescovo di Chicago, vice-presidente, e mons. David John Malloy, segretario generale; e infine mons. Guido Marini, maestro delle Celebrazioni Liturgiche Pontificie.
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