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+PetaloNero+
Thursday, October 04, 2007 7:07 PM
La Chiesa celebra San Francesco, patrono d’Italia

Francesco insegna alla Chiesa a non chiedere privilegi, a non implorare protezioni, ma a fare la scelta radicale dei poveri: è quanto affermato, stamani, dall’arcivescovo di Lecce mons. Cosmo Francesco Ruppi, presidente della Conferenza episcopale pugliese, che ha presieduto nella Basilica Superiore di Assisi la Messa solenne nell’odierna festività di San Francesco. Ad offrire quest’anno l’olio della lampada votiva, che arde davanti alla tomba del patrono d’Italia, è stata la regione Puglia. Il servizio di Tiziana Campisi:La risposta più adeguata alle aspirazioni dell’uomo moderno è convertirsi a Cristo, Vangelo di Dio, per far fiorire un umanesimo aperto al trascendente secondo la visione e l’esperienza di Francesco: con queste parole padre Vincenzo Coli, custode del Sacro Convento di Assisi ha aperto la celebrazione nel ricordo di San Francesco. “Una figura chiave nella storia della Chiesa”, lo ha definito l’arcivescovo Cosmo Francesco Ruppi, che ha riparato la casa del Signore in rovina “non con la contestazione, con le polemiche, con la lotta di classe, con le inutili ed incivili aggressioni alla gerarchia della Chiesa”, ma “con la sua Santità, con la testimonianza di una vita umile e povera”, “rimanendo nella Chiesa non uscendo” da essa o “demolendola nella sua struttura, nei suoi uomini, nella sua gerarchia”:

"E’ un monito a tutti quelli che oggi mettono a punto, forse, il progetto di insidiare, indebolire o demolire la Chiesa gettando fango sui suoi uomini, criticando il Magistero sia sui temi teologici che su quelli etici e sociali. La Chiesa di Cristo, la Chiesa di Francesco di Assisi sta dalla parte dei poveri, dei disoccupati, dei malati di AIDS e dei drogati, degli immigrati e degli afflitti, delle vittime della violenza e della camorra, di quanti cioè sperimentano sulla propria pelle la solitudine, la noncuranza del potere, l’umiliazione che viene dalla povertà. Francesco di Assisi ci insegna come si ama, come si serve, come si difende la Chiesa, ma insegna soprattutto la coerenza della vita, il valore della comunione ecclesiale".

San Francesco insegna inoltre ad ascoltare il Successore di Pietro, ha affermato il presule, che quotidianamente insegna il valore della vita e della famiglia ma anche la centralità di Cristo Risorto. Quindi ha aggiunto:


"La Chiesa in Italia, oggi, non chiede, né implora privilegi, ma chiede solo la libertà di servire i poveri e gli oppressi".

Mons. Ruppi ha concluso la sua omelia ricordando che se “la storia della Chiesa cammina attraverso crocifissioni, persecuzioni e condanne”, resta il fatto che la sofferenza avvicina a Cristo e che guardando a Francesco possiamo imparare ad accogliere la parola di Gesù.


A rappresentare il governo italiano ad Assisi c’era il ministro delle Pubblica Istruzione, Giuseppe Fioroni, che ha espresso preoccupazione per la crisi dei valori e d’identità provocata dal relativismo ed ha chiesto impegno per l’educazione delle nuove generazioni.


“In un mondo lacerato da discordie, dove sembra non trovare più spazio la logica evangelica del perdono e della riconciliazione” la testimonianza di Francesco ci aiuti a convertirci in uomini di pace, ha detto nel suo saluto al termine della Messa il ministro generale dell’Ordine dei Frati Minori Conventuali, padre Marco Tasca, mentre il vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino, mons. Domenico Sorrentino, ha esortato i fedeli ad aprirsi al dialogo e al rispetto dell’identità di ciascun credente sull’esempio del Santo di Assisi che ha saputo ascoltare la voce di Cristo.

Quest’anno ricorre l’ottavo centenario della conversione di San Francesco: di questo periodo difficile e cruciale per la vita del Santo, ci parla padre Vincenzo Coli, custode del Sacro Convento d’Assisi, intervistato da Paolo Ondarza:

R. – Francesco ha vissuto il periodo della conversione per circa due anni e mezzo. Non è stato certo facile per lui capire la volontà del Signore. Ma Francesco è stato testardo, ha voluto capire profondamente e così ha avuto la grazia di riuscirci. Attraverso la ricerca, la preghiera e l’impegno ne è venuta fuori una vocazione straordinariamente importante anche per noi.


D. – Gli uomini di oggi guardano a Francesco come riferimento importante in tema di pace e di dialogo. Questo dialogo, soprattutto interreligioso, appare però a volte minacciato. Come Francesco può aiutare a costruire un dialogo efficace e nella verità?


R. – Io credo che dipenda molto dalle modalità usate da Francesco. Francesco andò dal Sultano ed andò come cristiano, come credente e come testimone della propria fede. Ma andò disarmato, andò soltanto con il desiderio di incontrare un’altra persona, un’altra realtà per dialogare. Io credo che nel dialogo, affinché non sia una cosa vana, bisogna essere molto preparati, bisogna avere una forte identità, che sia però matura, perché la forte identità ci vuole per dire chi siamo realmente, ma deve essere anche matura affinché vi sia il rispetto dell’altro, l’ascolto dell’altro che può arricchire la nostra stessa identità.

Sulla figura di San Francesco la riflessione infine di padre Pierbattista Pizzaballa, Custode di Terra Santa, al microfono di Luca Collodi:
R. – A me di San Francesco ha colpito molto e mi colpisce sempre molto questo suo innamoramento di Gesù e questo suo desiderio di imitarlo anche fisicamente, da Greccio a La Verna, voler vivere anche nella sua pelle e nella sua carne quella stessa esperienza di Cristo. Questa per me resta sempre la cosa più affascinante.


D. – San Francesco come interpretava il Vangelo?


R. – San Francesco non interpretava il Vangelo, San Francesco voleva vivere il Vangelo sine glossa come diceva e cioè letteralmente! Ci ha dimostrato che il Vangelo non è un ideale o una utopia, ma è possibile. E’ possibile per noi cristiani, qui in Medio Oriente, la testimonianza della nostra fede. Non è solo possibile, ma è anche necessaria. Il rispetto, il dialogo, l’amicizia tra le fedi religiose e le Chiese rappresentano la via indispensabile per raggiungere questa meta.


D. – Oggi è, quindi, un giorno di speranza per la pace?


R. – Sempre, ma oggi in modo particolare perché celebriamo un Santo che ci dice che la pace, il Vangelo, l’amore a Cristo e l’identificazione in Lui sono possibili.

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Thursday, October 04, 2007 9:01 PM
Il papa all'ambasciatore italiano: Chiesa e Stato a servizio della società
di Mattia Bianchi

E' la laicità, o meglio la 'sana' laicità, come ha sottolineato in numerose occasioni, il tema sul quale ha puntato Benedetto XVI, ricevendo il nuovo ambasciatore italiano presso la Santa Sede, Antonio Zanardi Landi.

L'Italia difenda la vita, la famiglia, promuova il dialogo interculturale e interreligioso. È questo l'auspicio di Benedetto XVI, ricevendo il nuovo ambasciatore italiano presso la Santa Sede, Antonio Zanardi Landi, in occasione della presentazione delle Lettere Credenziali. "Formulo di cuore l'auspicio che la collaborazione tra tutte le componenti della stimata Nazione italiana - ha detto il papa - contribuisca non solo a custodire gelosamente l'eredità culturale e spirituale che la contraddistingue e che fa parte integrante della sua storia, ma sia ancora più stimolo a ricercare vie nuove per affrontare in modo adeguato le grandi sfide che contrassegnano l'epoca post-moderna". Tra queste, "la difesa della vita dell'uomo in ogni sua fase, la tutela di tutti i diritti della persona e della famiglia, la costruzione di un mondo solidale, il rispetto del creato, il dialogo interculturale e interreligioso". E ancora: "L'Italia non può non sentirsi impegnata in un'opera infaticabile di costruzione della pace e di difesa della dignità della persona umana e di tutti i suoi inalienabili diritti, compreso quella della libertà religiosa”. Da parte sua, l’ambasciatore ha portato al pontefice "il vivo saluto del signor Presidente della Repubblica", Giorgio Napoletano, ricordando che "la comunità politica e la Chiesa sono indipendenti e autonome l'una dall'altra nel proprio campo. Tutte e due, anche se a titolo diverso, sono a servizio della vocazione personale e sociale delle stesse persone umane". Richiamando poi il discorso di Napolitano al pontefice nell’ udienza del novembre scorso, Zanardi Landi ha sottolineato come "l'armonia dei rapporti tra Stato e Chiesa è garantita in Italia dal principio laico di distinzione sancito nel dettato costituzionale e insieme dall'impegno, proclamato negli accordi di modifica del Concordato, alla reciproca collaborazione per la promozione dell'uomo e per il bene del paese".

Il discorso del papa

Signor Ambasciatore! Accolgo volentieri le Lettere con le quali il Presidente della Repubblica Italiana La accredita quale Ambasciatore Straordinario e Plenipotenziario presso la Santa Sede. In questa felice circostanza, resa ancora più significativa dalla ricorrenza festiva di san Francesco d’Assisi, Patrono d’Italia, sono lieto di porgerLe il mio cordiale benvenuto. Come Ella ha rilevato, stretti vincoli di cooperazione caratterizzano i rapporti tra la Santa Sede e la Nazione italiana. Innumerevoli sono, al riguardo, le manifestazioni; basti far cenno alla corale testimonianza di accoglienza, di sostegno spirituale e di amicizia che gli Italiani riservano al Sommo Pontefice negli incontri e nelle sue visite a Roma e in altre città della Penisola. In questa vicinanza si esprime concretamente quel particolare legame che da tempo unisce l’Italia al Successore dell’apostolo Pietro, il quale ha la sua sede proprio nell’ambito di questo Paese, non senza un misterioso e provvidenziale disegno di Dio. Signor Ambasciatore, desidero ringraziarLa per avermi recato il saluto del Signor Presidente della Repubblica, al quale sono grato per i deferenti sentimenti che in diverse circostanze ha avuto modo di esprimermi. Ricambio il suo saluto, unendo l’augurio che il Popolo italiano, fedele ai principi che ne hanno ispirato il cammino nel passato, sappia anche in questo tempo, segnato da vasti e profondi mutamenti, continuare ad avanzare sulla via dell’autentico progresso. L’Italia potrà così offrire alla Comunità internazionale un prezioso contributo, promuovendo quei valori umani e cristiani, che costituiscono un irrinunciabile patrimonio ideale e che hanno dato vita alla sua cultura e alla sua storia civile e religiosa. Da parte sua la Chiesa cattolica non cesserà di offrire alla società civile, come già in passato, il suo apporto specifico, promuovendo ed elevando quello che di vero, buono e bello si trova in essa, illuminando tutti i settori dell’attività umana con i mezzi che sono conformi al Vangelo e in armonia con il bene di tutti, secondo la diversità dei tempi e delle situazioni. In tal modo si realizza, infatti, quel principio enunciato dal Concilio Vaticano II, secondo cui "la comunità politica e la Chiesa sono indipendenti e autonome l’una dall’altra nel proprio campo. Tutte e due, anche se a titolo diverso, sono a servizio della vocazione personale e sociale delle stesse persone umane" (Gaudium et Spes, 76). Tale principio, che è autorevolmente presentato anche dalla Costituzione della Repubblica Italiana (cfr art. 7), fonda le relazioni tra la Santa Sede e lo Stato Italiano, come ribadito anche nell’Accordo che nel 1984 ha apportato modifiche al Concordato Lateranense. In esso vengono così riaffermate sia l’indipendenza e la sovranità dello Stato e della Chiesa, sia la reciproca collaborazione per la promozione dell’uomo e del bene dell’intera comunità nazionale. Nel perseguire tale obbiettivo, la Chiesa non si propone mire di potere, né pretende privilegi o aspira a posizioni di vantaggio economico e sociale. Suo solo scopo è servire l’uomo, ispirandosi, come norma suprema di condotta, alle parole e all’esempio di Gesù Cristo che "passò beneficando e risanando tutti" (At 10,38). Pertanto, la Chiesa cattolica chiede di essere considerata per la sua specifica natura e di poter svolgere liberamente la sua peculiare missione per il bene non solo dei propri fedeli, ma di tutti gli Italiani. Proprio per questo, come ebbi ad affermare lo scorso anno in occasione del Convegno ecclesiale di Verona, "la Chiesa non è e non intende essere un agente politico. Nello stesso tempo ha un interesse profondo per il bene della comunità politica, la cui anima è la giustizia, e le offre a un duplice livello il suo contributo specifico". Ed aggiungevo che "la fede cristiana purifica la ragione e l’aiuta ad essere meglio se stessa: con la sua dottrina sociale pertanto, argomentata a partire da ciò che è conforme alla natura di ogni essere umano, la Chiesa contribuisce a far sì che ciò che è giusto possa essere efficacemente riconosciuto e poi anche realizzato. A tal fine sono chiaramente indispensabili le energie morali e spirituali che consentano di anteporre le esigenze della giustizia agli interessi personali, o di una categoria sociale, o anche di uno Stato: qui c’è per la Chiesa uno spazio assai ampio, per radicare queste energie nelle coscienze, alimentarle e irrobustirle" (Insegnamenti di Benedetto XVI, II, 2 [2006], p. 475). Formulo di cuore l’auspicio che la collaborazione tra tutte le componenti della stimata Nazione che Ella rappresenta, contribuisca non solo a custodire gelosamente l’eredità culturale e spirituale che la contraddistingue e che fa parte integrante della sua storia, ma sia ancor più stimolo a ricercare vie nuove per affrontare in modo adeguato le grandi sfide che contrassegnano l’epoca post-moderna. Tra queste, mi limito a citare la difesa della vita dell’uomo in ogni sua fase, la tutela di tutti i diritti della persona e della famiglia, la costruzione di un mondo solidale, il rispetto del creato, il dialogo interculturale e interreligioso. Al riguardo, Ella, Signor Ambasciatore, ha voluto già sottolineare come l’armonia dei rapporti tra Stato e Chiesa abbia permesso il conseguimento di importanti obbiettivi nel promuovere un umanesimo integrale. Certamente, molto resta da fare, e il 60° anniversario della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo, che cadrà nel prossimo anno, potrà costituire un’utile occasione per l’Italia di offrire il proprio apporto alla creazione, in campo internazionale, di un giusto ordine al cui centro ci sia sempre il rispetto per l’uomo, per la sua dignità e per i suoi inalienabili diritti. A questo facevo riferimento nel Messaggio per la Celebrazione della Giornata Mondiale della Pace di quest’anno dicendo: "A tale Dichiarazione si guarda come ad una sorta di impegno morale assunto dall’umanità intera. Ciò ha una sua profonda verità soprattutto se i diritti descritti nella Dichiarazione sono considerati come aventi fondamento non semplicemente nella decisione dell’assemblea che li ha approvati, ma nella natura stessa dell’uomo e nella sua inalienabile dignità di persona creata da Dio". Notavo poi che "è importante che gli Organismi internazionali non perdano di vista il fondamento naturale dei diritti dell’uomo. Ciò li sottrarrà al rischio, purtroppo sempre latente, di scivolare verso una loro interpretazione solo positivistica. Se ciò accadesse, gli Organismi internazionali risulterebbero carenti dell’autorevolezza necessaria per svolgere il ruolo di difensori dei diritti fondamentali della persona umana e dei popoli, principale giustificazione del loro stesso esistere ed operare" (n. 13). L’Italia, in virtù della sua recente elezione quale membro del Consiglio per i Diritti Umani e ancor più per la sua peculiare tradizione di umanità e generosità, non può non sentirsi impegnata in un’opera infaticabile di costruzione della pace e di difesa della dignità della persona umana e di tutti i suoi inalienabili diritti, compreso quello della libertà religiosa. Signor Ambasciatore, concludendo queste mie riflessioni, vorrei assicurarLe la stima ed il sostegno mio e dei miei collaboratori, perché Ella possa portare a felice compimento l’alta missione che Le è stata affidata. Invoco, a tale fine, la celeste intercessione del Poverello di Assisi, di santa Caterina da Siena e specialmente la materna protezione di Maria "Castellana d’Italia", mentre sono lieto di impartire a Lei, alla Sua famiglia e all’amato Popolo italiano una speciale Benedizione Apostolica.

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Friday, October 05, 2007 3:09 PM
L'allarme del papa: non sovvertire la legge naturale

di Simona Santi

Il Santo Padre Benedetto XVI questa mattina ha messo con chiarezza in guardia dai pericoli del relativismo etico e del secolarismo. Se si sovverte la legge morale naturale, avverte il papa, la società e le democrazie sono sottoposte a rischi.

"Nessuna legge fatta dagli uomini può sovvertire la norma scritta dal Creatore". Il papa si rivolge in termini molto chiari ai membri della Commissione Teologica Internazionale, ricevuti questa mattina in udienza al termine dei loro lavori per la sessione plenaria. Un discorso, quello di Benedetto XVI, tutto centrato sulla legge morale naturale che è la "vera garanzia offerta ad ognuno per vivere libero e rispettato nella sua dignità". "Quando sono in gioco le esigenze fondamentali della dignità della persona umana, della sua vita, dell'istituzione familiare, dell'equità dell'ordinamento sociale, cioè i diritti fondamentali dell'uomo - chiosa il Santo Padre - nessuna legge fatta dagli uomini può sovvertire la norma scritta dal Creatore nel cuore dell'uomo, senza che la società stessa venga drammaticamente colpita in ciò che costituisce la sua base irrinunciabile". Benedetto XVI avverte i pericoli che colpiscono la società, e mette in guardia dal secolarismo e dal relativismo. "Proprio a motivo dell'influsso di fattori di ordine culturale e ideologico - scandisce - la società civile e secolare oggi si trova in una situazione di smarrimento e di confusione: si è perduta l'evidenza originaria dei fondamenti dell'essere umano e del suo agire etico e la dottrina della legge morale naturale si scontra con altre concezioni che ne sono la diretta negazione. Tutto ciò ha enormi e gravi conseguenze nell'ordine civile e sociale. Presso non pochi pensatori sembra oggi dominare una concezione positivista del diritto. Secondo costoro - precisa il papa - l'umanità, o la società, o di fatto la maggioranza dei cittadini, diventa la fonte ultima della legge civile. Il problema che si pone non è quindi la ricerca del bene, ma quella del potere, o piuttosto dell'equilibrio dei poteri". Il pontefice individua dunque nel "relativismo etico" il principale problema. In esso, "alcuni vedono addirittura una delle condizioni principali della democrazia - ammonisce Benedetto XVI - perché il relativismo garantirebbe la tolleranza e il rispetto reciproco delle persone. Ma se fosse così, la maggioranza di un momento diventerebbe l'ultima fonte del diritto. La storia dimostra con grande chiarezza che le maggioranze possono sbagliare. La vera razionalità non è garantita dal consenso di un gran numero, ma solo dalla trasparenza della ragione umana alla Ragione creatrice e dall'ascolto comune di questa Fonte della nostra razionalità". Per questo, Benedetto XVI individua nella "legge naturale" la "vera garanzia offerta ad ognuno per vivere libero e rispettato nella sua dignità, e difeso da ogni manipolazione ideologica e da ogni arbitrio e sopruso del più forte. Nessuno può sottrarsi a questo richiamo. Se per un tragico oscuramento della coscienza collettiva - dice ancora il pontefice - lo scetticismo e il relativismo etico giungessero a cancellare i principi fondamentali della legge morale naturale, lo stesso ordinamento democratico sarebbe ferito radicalmente nelle sue fondamenta". Da qui l'invito del papa: "Contro questo oscuramento, che è crisi della civiltà umana, prima ancora che cristiana, occorre mobilitare tutte le coscienze degli uomini di buona volontà, laici o anche appartenenti a religioni diverse dal cristianesimo, perché insieme e in modo fattivo si impegnino a creare, nella cultura e nella società civile e politica, le condizioni necessarie per una piena consapevolezza del valore inalienabile della legge morale naturale".

Il testo integrale del discorso del Santo Padre

Signor Cardinale, venerati Fratelli nell’Episcopato, illustri Professori e cari Collaboratori, è con particolare piacere che vi accolgo al termine dei lavori della vostra annuale Sessione Plenaria. Desidero innanzitutto esprimere un sentito ringraziamento per le parole di omaggio che, a nome di tutti Ella, Signor Cardinale, in qualità di Presidente della Commissione Teologica Internazionale, ha voluto rivolgermi nel suo indirizzo di saluto. I lavori di questo settimo "quinquennio" della Commissione Teologica Internazionale, come Lei Signor Cardinale ha ricordato, hanno dato già un frutto concreto con la pubblicazione del documento "La speranza della salvezza per i bambini che muoiono senza battesimo". In esso si tratta questo argomento nel contesto della volontà salvifica universale di Dio, dell'universalità della mediazione unica di Cristo, del primato della grazia divina e della sacramentalità della Chiesa. Confido che tale documento possa costituire un punto di riferimento utile per i Pastori della Chiesa e per i teologi, ed anche un aiuto e una sorgente di consolazione per i fedeli che hanno sofferto nelle loro famiglie la morte inattesa di un bambino prima che ricevesse il lavacro della rigenerazione. Le vostre riflessioni potranno essere anche occasione di ulteriori approfondimenti e ricerche sull'argomento. Occorre infatti penetrare sempre più a fondo nella comprensione delle diverse manifestazioni dell'amore di Dio, che ci è stato rivelato in Cristo, verso tutti gli uomini, specialmente verso i più piccoli e i più poveri. Mi congratulo con voi per i risultati già raggiunti e allo stesso tempo vi incoraggio a proseguire con impegno lo studio degli altri temi proposti per questo quinquennio e sui quali avete già lavorato negli anni passati e in questa Sessione Plenaria. Essi sono, come Lei Signor Cardinale ha ricordato, i fondamenti della legge morale naturale e i principi della teologia e del suo metodo. In occasione dell’Udienza del 1° dicembre 2005, presentai alcune linee fondamentali del lavoro che il teologo deve svolgere in comunione con la voce viva della Chiesa sotto la guida del Magistero. Vorrei soffermarmi in special modo ora sul tema della legge morale naturale. Come probabilmente è noto, su invito della Congregazione per la Dottrina della Fede si sono tenuti o si stanno organizzando, da parte di diversi centri universitari e associazioni, simposi o giornate di studio al fine di individuare linee e convergenze utili per un approfondimento costruttivo ed efficace della dottrina sulla legge morale naturale. Tale invito ha trovato finora accoglienza positiva e notevole eco. E’ quindi con grande interesse che si attende il contributo della Commissione Teologica Internazionale, mirato soprattutto a giustificare e illustrare i fondamenti di un'etica universale, appartenente al grande patrimonio della sapienza umana, che in qualche modo costituisce una partecipazione della creatura razionale alla legge eterna di Dio. Non si tratta quindi di un tema di tipo esclusivamente o prevalentemente confessionale, anche se la dottrina sulla legge morale naturale viene illuminata e sviluppata in pienezza alla luce della Rivelazione cristiana e del compimento dell'uomo nel mistero di Cristo. Il Catechismo della Chiesa Cattolica riassume bene il contenuto centrale della dottrina sulla legge naturale, rilevando che essa "indica le norme prime ed essenziali che regolano la vita morale. Ha come perno l'aspirazione e la sottomissione a Dio, fonte e giudice di ogni bene, e altresì il senso dell'altro come uguale a se stesso. Nei suoi precetti principali essa è esposta nel Decalogo. Questa legge è chiamata naturale non in rapporto alla natura degli esseri irrazionali, ma perché la ragione che la promulga è propria della natura umana" (n. 1955). Con questa dottrina si raggiungono due finalità essenziali: da una parte, si comprende che il contenuto etico della fede cristiana non costituisce un'imposizione dettata dall’esterno alla coscienza dell'uomo, ma una norma che ha il suo fondamento nella stessa natura umana; dall'altra, partendo dalla legge naturale di per sé accessibile ad ogni creatura razionale, si pone con essa la base per entrare in dialogo con tutti gli uomini di buona volontà e, più in generale, con la società civile e secolare. Ma proprio a motivo dell'influsso di fattori di ordine culturale e ideologico, la società civile e secolare oggi si trova in una situazione di smarrimento e di confusione: si è perduta l'evidenza originaria dei fondamenti dell'essere umano e del suo agire etico e la dottrina della legge morale naturale si scontra con altre concezioni che ne sono la diretta negazione. Tutto ciò ha enormi e gravi conseguenze nell'ordine civile e sociale. Presso non pochi pensatori sembra oggi dominare una concezione positivista del diritto. Secondo costoro, l'umanità, o la società, o di fatto la maggioranza dei cittadini, diventa la fonte ultima della legge civile. Il problema che si pone non è quindi la ricerca del bene, ma quella del potere, o piuttosto dell'equilibrio dei poteri. Alla radice di questa tendenza vi è il relativismo etico, in cui alcuni vedono addirittura una delle condizioni principali della democrazia, perché il relativismo garantirebbe la tolleranza e il rispetto reciproco delle persone. Ma se fosse così, la maggioranza di un momento diventerebbe l’ultima fonte del diritto. La storia dimostra con grande chiarezza che le maggioranze possono sbagliare. La vera razionalità non è garantita dal consenso di un gran numero, ma solo dalla trasparenza della ragione umana alla Ragione creatrice e dall’ascolto comune di questa Fonte della nostra razionalità. Quando sono in gioco le esigenze fondamentali della dignità della persona umana, della sua vita, dell'istituzione familiare, dell'equità dell'ordinamento sociale, cioè i diritti fondamentali dell'uomo, nessuna legge fatta dagli uomini può sovvertire la norma scritta dal Creatore nel cuore dell'uomo, senza che la società stessa venga drammaticamente colpita in ciò che costituisce la sua base irrinunciabile. La legge naturale diventa così la vera garanzia offerta ad ognuno per vivere libero e rispettato nella sua dignità, e difeso da ogni manipolazione ideologica e da ogni arbitrio e sopruso del più forte. Nessuno può sottrarsi a questo richiamo. Se per un tragico oscuramento della coscienza collettiva, lo scetticismo e il relativismo etico giungessero a cancellare i principi fondamentali della legge morale naturale, lo stesso ordinamento democratico sarebbe ferito radicalmente nelle sue fondamenta. Contro questo oscuramento, che è crisi della civiltà umana, prima ancora che cristiana, occorre mobilitare tutte le coscienze degli uomini di buona volontà, laici o anche appartenenti a religioni diverse dal Cristianesimo, perché insieme e in modo fattivo si impegnino a creare, nella cultura e nella società civile e politica, le condizioni necessarie per una piena consapevolezza del valore inalienabile della legge morale naturale. Dal rispetto di essa infatti dipende l’avanzamento dei singoli e della società sulla strada dell’autentico progresso in conformità con la retta ragione, che è partecipazione alla Ragione eterna di Dio. Carissimi, con riconoscenza esprimo a voi tutti apprezzamento per la dedizione che vi contraddistingue e stima per il lavoro svolto e che state svolgendo. Nel porgervi i miei auguri per i vostri futuri impegni, vi imparto con affetto la mia Benedizione
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La legge morale naturale assicura la difesa della dignità dell’uomo contro l’attacco delle ideologie e del relativismo etico: così il Papa alla Commissione teologica internazionale

“Nessuna legge fatta dagli uomini può sovvertire la norma scritta dal Creatore dell’uomo”: è uno dei passaggi forti dell’appassionato discorso che Benedetto XVI ha pronunciato, stamani, nell’udienza ai membri della Commissione teologica internazionale, in occasione della sessione plenaria dell’organismo vaticano. Un intervento, quello del Pontefice, tutto incentrato sul contenuto etico della fede cristiana e sul valore della legge naturale, vero baluardo contro la tendenza al relativismo etico così forte nel mondo di oggi. L’indirizzo di saluto al Papa è stato rivolto dal presidente della Commissione, il cardinale William Joseph Levada. Il servizio di Alessandro Gisotti:

L’etica universale, è il richiamo di Benedetto XVI, appartiene “al grande patrimonio della sapienza umana”, che “in qualche modo costituisce una partecipazione della creatura razionale alla legge eterna di Dio”. Il Papa ribadisce che la dottrina sulla legge morale “viene illuminata e sviluppata in pienezza alla luce della Rivelazione cristiana”. Quindi, indica le due finalità essenziali di questa dottrina:


"Da una parte, si comprende che il contenuto etico della fede cristiana non costituisce un'imposizione dettata dall’esterno alla coscienza dell'uomo, ma una norma che ha il suo fondamento nella stessa natura umana; dall'altra, partendo dalla legge naturale di per sé accessibile ad ogni creatura razionale, si pone con essa la base per entrare in dialogo con tutti gli uomini di buona volontà e, più in generale, con la società civile e secolare".

Tuttavia, è la riflessione del Papa, “a motivo dell'influsso di fattori di ordine culturale e ideologico, la società civile e secolare oggi si trova in una situazione di smarrimento e di confusione”. Anzi, rileva, “si è perduta l'evidenza originaria dei fondamenti dell'essere umano e del suo agire etico e la dottrina della legge morale naturale si scontra con altre concezioni che ne sono la diretta negazione” con “gravi conseguenze nell'ordine civile e sociale”. Ancora, costata, “presso non pochi pensatori sembra oggi dominare una concezione positivista del diritto” secondo cui la società, “o di fatto la maggioranza dei cittadini, diventa la fonte ultima della legge civile”:

"Il problema che si pone non è quindi la ricerca del bene, ma quella del potere, o piuttosto dell'equilibrio dei poteri. Alla radice di questa tendenza vi è il relativismo etico, in cui alcuni vedono addirittura una delle condizioni principali della democrazia, perché il relativismo garantirebbe la tolleranza e il rispetto reciproco delle persone. Ma se fosse così, la maggioranza di un momento diventerebbe l’ultima fonte del diritto. La storia dimostra con grande chiarezza che le maggioranze possono sbagliare".

In realtà, prosegue Benedetto XVI, “la vera razionalità non è garantita dal consenso di un gran numero, ma solo dalla trasparenza della ragione umana alla Ragione creatrice e dall’ascolto comune di questa Fonte della nostra razionalità”. Parole corredate da un richiamo, al quale, ha detto il Papa, “nessuno può sottrarsi”:

"Quando sono in gioco le esigenze fondamentali della dignità della persona umana, della sua vita, dell'istituzione familiare, dell'equità dell'ordinamento sociale, cioè i diritti fondamentali dell'uomo, nessuna legge fatta dagli uomini può sovvertire la norma scritta dal Creatore nel cuore dell'uomo, senza che la società stessa venga drammaticamente colpita in ciò che costituisce la sua base irrinunciabile".

La legge naturale, spiega ancora, “diventa così la vera garanzia offerta ad ognuno per vivere libero e rispettato nella sua dignità, e difeso da ogni manipolazione ideologica e da ogni arbitrio e sopruso del più forte”. E, ancora, il Papa chiama a raccolta tutti gli uomini di buona volontà per difendere “il valore inalienabile della legge morale naturale” intaccata dal relativismo:


"Se per un tragico oscuramento della coscienza collettiva, lo scetticismo e il relativismo etico giungessero a cancellare i principi fondamentali della legge morale naturale, lo stesso ordinamento democratico sarebbe ferito radicalmente nelle sue fondamenta. Contro questo oscuramento, che è crisi della civiltà umana, prima ancora che cristiana, occorre mobilitare tutte le coscienze degli uomini di buona volontà, laici o anche appartenenti a religioni diverse dal cristianesimo".

Dal rispetto della legge morale naturale, è stato il richiamo di Benedetto XVI, dipende infatti “l’avanzamento dei singoli e della società sulla strada dell’autentico progresso in conformità con la retta ragione, che è partecipazione alla Ragione eterna di Dio”. Il Papa non ha mancato di ringraziare i teologi della Commissione per il lavoro svolto, ricordando la recente pubblicazione del documento dal titolo “La speranza della salvezza per i bambini che muoiono senza battesimo”. Un documento, è l’auspicio del Pontefice, che potrà costituire “un aiuto e una sorgente di consolazione per i fedeli che hanno sofferto nelle loro famiglie la morte inattesa di un bambino prima che ricevesse il lavacro della rigenerazione”.
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DA PETRUS

Ratzinger torna teologo: "Il relativismo non è democrazia, nessuna Legge umana può sovvertire quella di Dio”
di Angela Ambrogetti
CITTA’ DEL VATICANO - Il relativismo etico non è democrazia. Il pensiero di Benedetto XVI scorre limpido e cristallino, come sempre quando parla di teologia. Così, nell’incontro annuale con la Commissione Teologica Internazionale, che per anni ha guidato come Cardinale, rilancia le linee di lavoro sui fondamenti della legge naturale. Uno dei temi che da sempre contrappone credenti e non credenti. I dieci comandamenti sono una imposizione esterna oppure nascono nel cuore dell’uomo, dove è già iscritta la legge del creatore? La “morale” limita il dialogo? La “morale” nasce dai comportamenti oppure li guida? Il lavoro della Commissione deve rispondere a questo ed altro, il Papa propone subito la risposta. La razionalità non è garantita dal consenso del gran numero. Non si può chiamare democrazia una dittatura della maggioranza. “Il contenuto etico della fede cristiana non costituisce un’imposizione dettata dall’esterno della coscienza dell’uomo”, dice il Papa, e del resto la legge naturale “di per sè accessibile ad ogni creatura razionale” è proprio la base per il dialogo con la società civile. Ma quale società? Oggi a causa di “fattori di ordine culturale ed ideologico”, la società secolare è smarrita e confusa. La concezione positivistica del diritto renderebbe l’umanità e la società, insomma la maggioranza, “fonti ultime della legge civile”. Un po’ come dire: quello che tutti fanno diventi legge. “Il problema che si pone - spiega il Benedetto XVI ai suoi interlocutori teologi - non è la ricerca del bene ma del potere o, piuttosto, dell’equilibrio dei poteri”. Vero e proprio relativismo etico contrabbandato per democrazia. “La storia dimostra con grande chiarezza che le maggioranze possono sbagliare”. Basterebbe pensare ai grandi consensi popolari che hanno avuto dittature e regimi. Gli esempi storici sono infiniti. E anche quelli più semplicemente quotidiani. Si può pensare all’aborto, o si potrebbe immaginare una legge su qualunque atto che oggi è considerato “reato”. Il pensiero corre all’eugenetica, all’eutanasia, e ad altro ancora. Una deriva etica che il Papa definisce chiaramente come non razionale prima che non morale e non cristiana. “Quando sono in gioco le esigenze fondamentali della dignità della persona umana, nessuna legge può sovvertire la norma scritta dal creatore nel cuore dell’uomo”. La legge naturale allora è una garanzia per vivere libero e rispettato. “Se per un tragico oscuramento della coscienza collettiva, lo scetticismo e il relativismo etico giungessero a cancellare i principi fondamentali della legge morale naturale, lo stesso ordinamento democratico sarebbe ferito radicalmente nelle sue fondamenta”. Il discorso di Papa Benedetto è molto più che teologia. E’ un appello alla mobilitazione delle coscienze, un appello per difendere la civiltà, un appello a tutte le religioni, a tutti gli uomini perché rispettino il valore della “legge morale naturale”. Solo rispettando essa, infatti, la società avanzerà nel progresso in conformità con la retta ragione, con la Ragione, quella eterna di Dio. La ragionevolezza della Fede è il tema fondamentale dell’insegnamento di Benedetto XVI. Quella “Fides et Ratio” su cui lavorarono insieme Giovanni Paolo II e Joseph Ratzinger. Una ragione che si avverte offuscata, a volte, anche dentro la stessa Chiesa. Il Papa ringrazia poi i suoi ex colleghi teologi e in particolare il Cardinale William Levada, suo successore alla Congregazione per la Dottrina della Fede, per il lavoro svolto su un altro delicatissimo tema: la salvezza dei bambini morti senza aver ricevuto il sacramento del Battesimo. Il documento pubblicato lo scorso anno è attualmente un punto di riferimento utile per pastori e teologi. Un lavoro che si può approfondire nella strada delle manifestazioni dell’amore di Dio verso tutti gli uomini. Il dibattito così è aperto, come nel più perfetto stile accademico, alla riflessione politica, sociale e religiosa. Legge e Amore si legano nel pensiero del Papa e nel magistero della Chiesa. Il dialogo tra le religioni e con i non credenti si fonda sulla condivisione di valori comunitari. Un anticipo anche per il prossimo incontro promosso dalla Comunità di Sant’Egidio a Napoli, il 21 Ottobre, quando Benedetto XVI incontrerà centinaia di rappresentati di religioni e fedi diverse per parlare della pace come di uno dei valori indispensabili per il bene del mondo.
+PetaloNero+
Friday, October 05, 2007 3:10 PM
DA PETRUS

Loreto, il messaggio del Papa ai funerali di Monsignor Danzi: "Seppur malato, non si è risparmiato per l’Agorà dei Giovani”
CITTA’ DEL VATICANO - Negozi chiusi per lutto e la Basilica della Santa Casa gremita di gente, semplici cittadini e autorita'. Sotto l'altare una semplice bara di legno in stile francescano, con sopra il bastone pastorale, la mitria vescovile e il Vangelo. Si sono svolti a Loreto i funerali di Monsignor Gianni Danzi, l'arcivescovo e delegato pontificio scomparso martedi' scorso a causa di un male incurabile all'eta' di 67 anni, dopo due anni dall'insediamento alla guida del santuario mariano. A celebrare il rito funebre, insieme ai vescovi marchigiani, c'erano i Cardinali Angelo Scola, patriarca di Venezia, ed Edmund Shoka, presidente del Governatorato a Roma nel periodo in cui Danzi vi svolgeva il ruolo di segretario, e, in rappresentanza del Papa, il Cardinale Sergio Sebastiani, che ha pronunciato l'omelia. Nel suo telegramma di cordoglio, Benedetto XVI ha ricordato la serenita' con cui Danzi ha affrontato la morte. Ha sottolineato anche come, nonostante la malattia, il presule non si sia risparmiato nel preparare degnamente la venuta del pontefice in occasione dell'Agora' dei Giovani, il 1 e 2 settembre scorsi.
+PetaloNero+
Friday, October 05, 2007 3:10 PM
DA PETRUS

Bimbi morti senza Battesimo, il Pontefice benedice il documento sul limbo: "Ridà fiducia ai genitori"
CITTA’ DEL VATICANO – Il Papa benedice il documento della Commissione Teologica Internazionale che nega l'esistenza del Limbo per i bambini che muoiono senza battesimo. "Confido - ha detto Benedetto XVI ai teologi - che tale documento possa costituire un punto di riferimento utile per i Pastori della Chiesa e per i teologi, ed anche un aiuto e una sorgente di consolazione per i fedeli che hanno sofferto nelle loro famiglie la morte inattesa di un bambino prima che ricevesse il lavacro della rigenerazione". La Commissione Teologica e' stata inoltre invitata dal Papa a "ulteriori approfondimenti e ricerche sull'argomento" perchè "occorre penetrare sempre più a fondo nella comprensione delle diverse manifestazioni dell'amore di Dio, che ci è stato rivelato in Cristo, verso tutti gli uomini – ha concluso il Pontefice -, specialmente verso i più piccoli e i più poveri".
+PetaloNero+
Friday, October 05, 2007 3:11 PM
DA PETRUS

Anticipazione de "Il Messaggero": presto una nuova Enciclica sulla speranza
CITTA’ DEL VATICANO - La prossima sfida di Papa Benedetto sara' un'eciclica sulla speranza, contro il nichilismo. Il Pontefice la sta ultimando in gran segreto e uscira' prima di quella sui temi sociali. A rivelarlo in esclusiva e' "Il Messaggero" che riferisce cosi' la preparazione da parte di Benedetto XVI di una terza enciclica. Alla Deus Caritas Est, la prima enciclica del pontificato promulgata all'inizio dell'anno scorso e interamente dedicata al tema dell'amore di Dio, fara' seguito, spiega il quotidiano, e in tempi non troppo lontani, una seconda Lettera. Dovrebbe vedere la luce molto prima, continua il giornale romano, di quell'enciclica sociale di cui si parla con insistenza da qualche mese, da quando Benedetto XVI, durante le vacanze in Cadore, confermo' l'esistenza di un elaborato sulle grandi questioni sociali. Un elaborato sulla globalizzazione, le ingiustizie, riprendendo grosso modo, in chiave aggiornata, la Centesimus Anno di Giovanni Paolo II, in occasione del quarantennale della Populorum Progresso di Paolo VI. Nessuno pero' immaginava, riferisce ancora il giornale, che il Papa nel suo studiolo di montagna, stesse mettendo a punto una terza enciclica. Stavolta al centro della riflessione, dopo la carita' della Deus caritas Est, ci sara' un'altra virtu' teologale, quella che fa riferimento all'aspirazione del cristiano alla massima felicita', il Regno dei Cieli. Sembrerebbe un discorso quasi scontato ma, spiega il quotidiano, in tempi segnati dall'incertezza e dal relativismo, soprattutto in riferimento alle verita' ultime ed al tema della vita eterna, non tutti i credenti sembrano possedere la medesima, incrollabile, consapevolezza.
+PetaloNero+
Saturday, October 06, 2007 2:47 PM
Lo sport sia sempre al servizio della dignità dell’uomo: così, Benedetto XVI agli atleti della Squadra nazionale austriaca di sci alpino, ricevuti in Vaticano

Quando è vissuto con lo spirito giusto, lo sport aiuta a promuovere lo sviluppo della persona: è quanto sottolineato da Benedetto XVI, nel corso dell’udienza di stamani alla squadra nazionale austriaca di sci alpino. Il Papa ha ricordato con gioia il suo recente viaggio apostolico in Austria, quindi ha offerto una riflessione sui veri valori dello sport. Il servizio di Alessandro Gisotti:
Lo sport aiuta l’uomo a percepire le proprie capacità come un talento e la sua vita come un dono di Dio. Benedetto XVI ha messo l’accento sull’importanza dell’attività sportiva per lo sviluppo integrale dell’uomo, di cui ne deve sempre rispettare la dignità. Anche quando si pratica sport ad alti livelli, è stato il suo richiamo, bisogna preservare l’armonia interiore tra corpo e spirito, non riducendo lo sport soltanto alla mera ricerca di risultati. D’altro canto, il Papa ha enumerato una serie di virtù che sempre devono caratterizzare lo sport: tenacia, spirito di sacrificio, disciplina interiore ed esteriore e, ancora, senso di giustizia, consapevolezza dei propri limiti, rispetto dell’altro. Virtù, queste, ha aggiunto, su cui bisogna allenarsi anche nella vita quotidiana.


Benedetto XVI ha poi messo l’accento sul contributo che gli sportivi possono offrire, soprattutto come modelli da imitare per i giovani. In un periodo in cui si riscontra una perdita di valori e una mancanza di orientamento, ha ribadito, gli atleti possono dare motivazioni forti per lottare in favore del bene, nei diversi contesti della vita, dalla famiglia al lavoro. Il Papa ha quindi ricordato che anche San Paolo nella prima Lettera ai Corinzi usa un’immagine sportiva per sottolineare la vocazione superiore dell’uomo proteso verso Dio. “Non sapete – afferma l’Apostolo Paolo - che nelle corse allo stadio tutti corrono, ma uno solo conquista il premio? Correte anche voi in modo da conquistarlo!”. Il Pontefice ha infine esortato gli atleti della squadra di sci alpino ad essere messaggeri nel mondo di questo sport invernale tanto amato dal popolo austriaco.
www.radiovaticana.org



DA PETRUS

Il richiamo di Benedetto XVI: "Lo sport sia al servizio dei valori per lo sviluppo della persona"
CITTA’ DEL VATICANO - "Quando e' vissuto con lo spirito giusto, lo sport aiuta a promuovere lo sviluppo della persona". Papa Benedetto ha voluto ricordarlo alla squadra nazionale austriaca di sci alpino, i cui campioni ha esortato ad essere "messaggeri nel mondo di questo sport invernale tanto amato dal popolo austriaco". "Lo sport - ha affermato il Santo Padre - aiuta l'uomo a percepire le proprie capacita' come un talento e la sua vita come un dono di Dio". Benedetto XVI ha messo l'accento sull'importanza dell'attivita' sportiva "per lo sviluppo integrale dell'uomo, di cui ne deve sempre rispettare la dignita'". "Anche quando si pratica sport ad alti livelli - e' stato il suo richiamo - bisogna preservare l'armonia interiore tra corpo e spirito, non riducendo lo sport soltanto alla mera ricerca di risultati". Nel suo discorso, il Papa ha enumerato una serie di virtu' che sempre devono caratterizzare lo sport: "tenacia, spirito di sacrificio, disciplina interiore ed esteriore e, ancora, senso di giustizia, consapevolezza dei propri limiti, rispetto dell'altro. Virtu', queste, ha aggiunto, su cui bisogna allenarsi anche nella vita quotidiana". In particolare Benedetto XVI ha messo l'accento sul contributo che gli sportivi possono offrire, "soprattutto come modelli da imitare per i giovani". "In un periodo in cui si riscontra una perdita di valori e una mancanza di orientamento - ha ribadito - gli atleti possono dare motivazioni forti per lottare in favore del bene, nei diversi contesti della vita, dalla famiglia al lavoro". Il Papa ha infine ricordato che anche San Paolo nella prima Lettera ai Corinzi usa un'immagine sportiva per sottolineare la vocazione superiore dell'uomo proteso verso Dio: "non sapete - ha chiesto agli atleti citando la Lettera - che nelle corse allo stadio tutti corrono, ma uno solo conquista il premio? Correte anche voi - ha concluso - in modo da conquistarlo!".
+PetaloNero+
Saturday, October 06, 2007 2:48 PM
Lo sport sia sempre al servizio della dignità dell’uomo: così, Benedetto XVI agli atleti della Squadra nazionale austriaca di sci alpino, ricevuti in Vaticano

Quando è vissuto con lo spirito giusto, lo sport aiuta a promuovere lo sviluppo della persona: è quanto sottolineato da Benedetto XVI, nel corso dell’udienza di stamani alla squadra nazionale austriaca di sci alpino. Il Papa ha ricordato con gioia il suo recente viaggio apostolico in Austria, quindi ha offerto una riflessione sui veri valori dello sport. Il servizio di Alessandro Gisotti:
Lo sport aiuta l’uomo a percepire le proprie capacità come un talento e la sua vita come un dono di Dio. Benedetto XVI ha messo l’accento sull’importanza dell’attività sportiva per lo sviluppo integrale dell’uomo, di cui ne deve sempre rispettare la dignità. Anche quando si pratica sport ad alti livelli, è stato il suo richiamo, bisogna preservare l’armonia interiore tra corpo e spirito, non riducendo lo sport soltanto alla mera ricerca di risultati. D’altro canto, il Papa ha enumerato una serie di virtù che sempre devono caratterizzare lo sport: tenacia, spirito di sacrificio, disciplina interiore ed esteriore e, ancora, senso di giustizia, consapevolezza dei propri limiti, rispetto dell’altro. Virtù, queste, ha aggiunto, su cui bisogna allenarsi anche nella vita quotidiana.


Benedetto XVI ha poi messo l’accento sul contributo che gli sportivi possono offrire, soprattutto come modelli da imitare per i giovani. In un periodo in cui si riscontra una perdita di valori e una mancanza di orientamento, ha ribadito, gli atleti possono dare motivazioni forti per lottare in favore del bene, nei diversi contesti della vita, dalla famiglia al lavoro. Il Papa ha quindi ricordato che anche San Paolo nella prima Lettera ai Corinzi usa un’immagine sportiva per sottolineare la vocazione superiore dell’uomo proteso verso Dio. “Non sapete – afferma l’Apostolo Paolo - che nelle corse allo stadio tutti corrono, ma uno solo conquista il premio? Correte anche voi in modo da conquistarlo!”. Il Pontefice ha infine esortato gli atleti della squadra di sci alpino ad essere messaggeri nel mondo di questo sport invernale tanto amato dal popolo austriaco.
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DA PETRUS

Il richiamo di Benedetto XVI: "Lo sport sia al servizio dei valori per lo sviluppo della persona"
CITTA’ DEL VATICANO - "Quando e' vissuto con lo spirito giusto, lo sport aiuta a promuovere lo sviluppo della persona". Papa Benedetto ha voluto ricordarlo alla squadra nazionale austriaca di sci alpino, i cui campioni ha esortato ad essere "messaggeri nel mondo di questo sport invernale tanto amato dal popolo austriaco". "Lo sport - ha affermato il Santo Padre - aiuta l'uomo a percepire le proprie capacita' come un talento e la sua vita come un dono di Dio". Benedetto XVI ha messo l'accento sull'importanza dell'attivita' sportiva "per lo sviluppo integrale dell'uomo, di cui ne deve sempre rispettare la dignita'". "Anche quando si pratica sport ad alti livelli - e' stato il suo richiamo - bisogna preservare l'armonia interiore tra corpo e spirito, non riducendo lo sport soltanto alla mera ricerca di risultati". Nel suo discorso, il Papa ha enumerato una serie di virtu' che sempre devono caratterizzare lo sport: "tenacia, spirito di sacrificio, disciplina interiore ed esteriore e, ancora, senso di giustizia, consapevolezza dei propri limiti, rispetto dell'altro. Virtu', queste, ha aggiunto, su cui bisogna allenarsi anche nella vita quotidiana". In particolare Benedetto XVI ha messo l'accento sul contributo che gli sportivi possono offrire, "soprattutto come modelli da imitare per i giovani". "In un periodo in cui si riscontra una perdita di valori e una mancanza di orientamento - ha ribadito - gli atleti possono dare motivazioni forti per lottare in favore del bene, nei diversi contesti della vita, dalla famiglia al lavoro". Il Papa ha infine ricordato che anche San Paolo nella prima Lettera ai Corinzi usa un'immagine sportiva per sottolineare la vocazione superiore dell'uomo proteso verso Dio: "non sapete - ha chiesto agli atleti citando la Lettera - che nelle corse allo stadio tutti corrono, ma uno solo conquista il premio? Correte anche voi - ha concluso - in modo da conquistarlo!".
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Saturday, October 06, 2007 2:48 PM
Altre udienze e nomine

Nel corso della mattinata, Benedetto XVI ha ricevuto l’ambasciatore di Bielorussia, Vladimir Korolev, in visita di congedo e il cardinale William Joseph Levada, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. Nel pomeriggio, il Papa riceverà il cardinale Giovanni Battista Re, prefetto della Congregazione per i Vescovi.
In Kenya, Benedetto XVI ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell’arcidiocesi di Nairobi, presentata da mons. Raphael S. Ndingi Mwana’a Nzeki, per sopraggiunti limiti d’età. Il Papa ha nominato a succedergli mons. John Njue, finora arcivescovo coadiutore di Nyeri.

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+PetaloNero+
Sunday, October 07, 2007 2:59 PM
Il papa: annunciare il Vangelo con la parola e con la vita

di Alessandro Renzo e Mattia Bianchi

Il Rosario e l'invito alla missione al centro dell'Angelus di oggi. ''La vera pace si diffonde là dove gli uomini e le istituzioni si aprono al Vangelo'', dice il papa. Ogni cristiano, lo annunci ''con la parola e con la vita''.

Le parole del Santo Padre all'Angelus Domini nella Domenica XXVII del Tempo ordinario, 7 ottobre 2007 ''L'annuncio del Vangelo è il primo servizio della Chiesa all'umanità'', ogni cristiano lo annunci ''con la parola e con la vita''. È l'invito di Benedetto XVI all'Angelus di oggi. Il papa riflette sulla preghiera del Rosario e ricorda che la vera pace è possibile solo quando ci si apre al Vangelo. Da qui, nasce la missione, ''per offrire la salvezza di Cristo all’uomo del nostro tempo''. È quanto fanno e hanno fatto i missionari, come san Daniele Comboni, alla cui intercessione, Benedetto XVI affida ''tutti i missionari e le missionarie''. Al termine, il saluto ai giovani della diocesi di Roma impegnati nella missione ''Gesù al centro'' e l'appello contro le barriere architettoniche.

Riportiamo di seguito il testo integrale delle parole del Santo Padre prima della recita dell'Angelus Domini

Cari fratelli e sorelle, questa prima domenica di ottobre ci offre due motivi di preghiera e di riflessione: la memoria della Beata Vergine Maria del Rosario, che ricorre proprio oggi, e l’impegno missionario, a cui il mese è dedicato in modo speciale. L’immagine tradizionale della Madonna del Rosario raffigura Maria che con un braccio sostiene Gesù Bambino e con l’altro porge la corona a san Domenico. Questa significativa iconografia mostra che il Rosario è un mezzo donato dalla Vergine per contemplare Gesù e, meditandone la vita, amarlo e seguirlo sempre più fedelmente. E’ la consegna che la Madonna ha lasciato anche in diverse sue apparizioni. Penso, in particolare, a quella di Fatima avvenuta 90 anni fa. Ai tre pastorelli Lucia, Giacinta e Francesco, presentandosi come "la Madonna del Rosario", raccomandò con insistenza di recitare il Rosario tutti i giorni, per ottenere la fine della guerra. Anche noi vogliamo accogliere la materna richiesta della Vergine, impegnandoci a recitare con fede la corona del Rosario per la pace nelle famiglie, nelle nazioni e nel mondo intero. Sappiamo, tuttavia, che la vera pace si diffonde là dove gli uomini e le istituzioni si aprono al Vangelo. Il mese di ottobre ci aiuta a ricordare questa fondamentale verità mediante una speciale animazione che tende a tener vivo l’anelito missionario in ogni comunità e a sostenere il lavoro di quanti - sacerdoti, religiosi, religiose e laici - operano sulle frontiere della missione della Chiesa. Con speciale cura ci prepariamo a celebrare, il prossimo 21 ottobre, la Giornata Missionaria Mondiale, che avrà come tema: "Tutte le Chiese per tutto il mondo". L’annuncio del Vangelo resta il primo servizio che la Chiesa deve all’umanità, per offrire la salvezza di Cristo all’uomo del nostro tempo, in tante forme umiliato e oppresso, e per orientare in senso cristiano le trasformazioni culturali, sociali ed etiche che sono in atto nel mondo. Quest’anno un ulteriore motivo ci spinge ad un rinnovato impegno missionario: il 50° anniversario dell’Enciclica Fidei donum del Servo di Dio Pio XII, che promosse e incoraggiò la cooperazione tra le Chiese per la missione ad gentes. Mi piace ricordare anche che 150 anni or sono partirono per l’Africa, precisamente per l’attuale Sudan, cinque preti e un laico dell’Istituto di Don Mazza di Verona. Tra loro vi era san Daniele Comboni, futuro Vescovo dell’Africa centrale e patrono di quelle popolazioni, la cui memoria liturgica ricorre il prossimo 10 ottobre. All’intercessione di questo pioniere del Vangelo e dei numerosi altri Santi e Beati missionari, particolarmente alla materna protezione della Regina del Santo Rosario affidiamo tutti i missionari e le missionarie. Ci aiuti Maria a ricordarci che ogni cristiano è chiamato ad essere annunciatore del Vangelo con la parola e con la vita.

Riportiamo di seguito il testo integrale dei saluti del Santo Padre dopo la recita dell'Angelus Domini

Sono lieto ora di salutare i giovani che nei giorni scorsi hanno animato la quarta edizione della Missione di Roma denominata "Gesù al centro". Mi congratulo con voi, cari amici, perché avete portato l’annuncio dell’amore di Dio per le strade, in alcuni ospedali e scuole della città. L’esperienza missionaria fa parte della formazione cristiana, ed è importante che gli adolescenti e i giovani possano viverla in prima persona. Continuate a testimoniare il Vangelo ogni giorno e impegnatevi generosamente nelle prossime iniziative missionarie nella Diocesi di Roma.

Un saluto speciale rivolgo poi alle migliaia di ragazzi radunati nella Basilica di San Paolo fuori le Mura, dove partecipano alla Santa Messa celebrata dal Cardinale Fiorenzo Angelini in occasione della "Terza Festa dello Sportivo", che ha come tema "Sport, Amicizia, Preghiera". Cari ragazzi, siete venuti da tutto il Lazio per questo significativo appuntamento: sappiate sempre unire lo sport, l’amicizia e la vita spirituale. Buona festa!

Oggi in Italia ricorre la Giornata per l’abbattimento delle barriere architettoniche. Auspico che le istituzioni e i singoli cittadini siano sempre più attenti a questo obiettivo sociale, e incoraggio l’opera che a tale scopo compie l’Associazione FIABA, con il patrocinio delle più alte Autorità dello Stato.

Je suis heureux de vous accueillir, chers pèlerins francophones, pour la prière mariale de l’Angélus. Aujourd’hui avec Saint Paul, je vous encourage à réveiller en vous le don de Dieu et à rependre la prière des Apôtres afin que le Seigneur « augmente en vous la foi », pour être des témoins joyeux de l’espérance. Avec ma Bénédiction apostolique.

I extend heartfelt greetings to the English-speaking visitors here today. In this month of October, dedicated to the Holy Rosary, we ponder with Mary the mysteries of our salvation, and we ask the Lord to help us grow in our understanding of the marvellous things he has done for us. May God fill you with his love and may he grant you and all those dear to you his blessings of joy and peace.

Einen herzlichen Gruß richte ich an alle Pilger aus dem deutschen Sprachraum. Im Monat Oktober verehren wir Maria in besonderer Weise als die Königin des heiligen Rosenkranzes. Im Rosenkranzgebet schauen wir mit Maria auf Christus. Die Mutter zeigt uns ihren Sohn und will, daß auch wir ihm immer ganz nahe sind und in Gemeinschaft mit ihm leben. Vertrauen wir der Macht des Gebetes und bitten wir Maria, unsere himmlische Mutter, um ihre Fürsprache. Der Herr schenke euch allen seine Gnade.

Saludo con afecto a los fieles de lengua española. Queridos hermanos: En este domingo en que celebramos la fiesta de la Virgen del Rosario os invito a rezar cada día, con más piedad y devoción, esta tradicional oración mariana, y que la contemplación de los principales misterios de la vida de Nuestro Señor Jesucristo aumente en nosotros la fe, la esperanza y la caridad. ¡Feliz domingo!

Pozdrawiam wszystkich Polaków. Dziś obchodzimy wspomnienie Matki Bożej Różańcowej. W tajemnicach różańca Maryja wprowadza nas w zbawcze dzieło Chrystusa. Gorąco zachęcam do tej modlitwy. Niech jednoczy rodziny i niesie pokój dla świata. Niech wam Bóg błogosławi.

[Saluto tutti i polacchi. Oggi ricorre la memoria della Beata Maria Vergine del Rosario. Nei misteri del Rosario, Maria ci introduce nell’opera salvifica di Cristo. Ardentemente incoraggio questa preghiera. Unisca le famiglie e porti la pace per il mondo. Dio vi benedica.]

Rivolgo infine un cordiale saluto ai pellegrini di lingua italiana, in particolare ai fedeli provenienti da Taìno. A tutti auguro una buona domenica.
www.korazym.org



All'Angelus il Papa sottolinea due motivi di preghiera: l'odierna festa della Beata Vergine Maria del Rosario e l'impegno missionario

Primo Angelus oggi, dopo circa tre mesi, in Piazza San Pietro di Benedetto XVI, rientrato mercoledì scorso in Vaticano dalla residenza estiva di Castel Gandolfo. Hanno partecipato alla preghiera mariana almeno 50 mila persone. Il Papa ha indicato due motivi di riflessione: l’odierna festa della Beata Vergine Maria del Rosario e l’impegno missionario, al quale è dedicato in modo particolare il mese di ottobre. Il servizio di Amedeo Lomonaco:
Rievocando l’immagine tradizionale della Madonna del Rosario che raffigura Maria mentre con un braccio sostiene Gesù Bambino e con l’altro porge la corona a San Domenico, Benedetto XVI ha ricordato l’odierna memoria della Beata Vergine Maria del Rosario:


“Questa significativa iconografia mostra che il Rosario è un mezzo donato alla Vergine per contemplare Gesù e, meditandone la vita, amarlo e seguirlo sempre più fedelmente. E’ la consegna che la Madonna ha lasciato anche in diverse sue apparizioni”.

“Penso, in particolare - ha aggiunto Benedetto XVI - a quella di Fatima avvenuta 90 anni fa”. Ai tre pastorelli Lucia, Giacinta e Francesco, presentandosi come “la Madonna del Rosario”, la Beata Vergine “raccomandò con insistenza di recitare il Rosario tutti i giorni, per ottenere la fine della guerra”. Una raccomandazione, questa, che si rinnova anche oggi:


“Anche noi vogliamo accogliere la materna richiesta della Vergine, impegnandoci a recitare con fede la corona del Rosario per la pace nelle famiglie, nelle nazioni e nel mondo intero. Sappiamo, tuttavia, che la vera pace si diffonde là dove gli uomini e le istituzioni si aprono al Vangelo”.

Benedetto XVI ha quindi indicato altri motivi di riflessione: l’impegno missionario, al quale è dedicato in modo speciale il mese corrente, e la Giornata Missionaria mondiale, che si celebrerà il prossimo 21 ottobre. “Il mese di ottobre – ha detto - ci aiuta a ricordare questa fondamentale verità mediante una speciale animazione che tende a tener vivo l’anelito missionario in ogni comunità e a sostenere il lavoro di quanti - sacerdoti, religiosi, religiose e laici - operano sulle frontiere della missione della Chiesa”.


“L’annuncio del Vangelo resta il primo servizio che la Chiesa deve all’umanità, per offrire la salvezza di Cristo all’uomo del nostro tempo, in tante forme umiliato e oppresso, e per orientare in senso cristiano le trasformazioni culturali, sociali ed etiche che sono in atto nel mondo”.

L’impegno missionario – ha affermato inoltre Benedetto XVI - è alimentato poi quest’anno da un ulteriore stimolo: il 50.mo anniversario dell’enciclica ‘Fidei Donum’ di Papa Pio XII, che “promosse e incoraggiò la cooperazione tra le Chiese per la missione ad gentes”. Il Santo Padre ha ricordato poi la partenza 150 anni fa, di cinque sacerdoti e un laico, tra cui San Daniele Comboni, per l’Africa.


Dopo l’Angelus, il Papa ha salutato i giovani che, nei giorni scorsi, hanno animato la quarta edizione della Missione di Roma denominata “Gesù al Centro”. Benedetto XVI ha rivolto un indirizzo speciale anche alle migliaia di ragazzi radunati nella Basilica di San Paolo fuori le mura per partecipare alla Messa celebrata dal cardinale Fiorenzo Angelini in occasione della “Terza Festa dello Sportivo”. Il Papa ha auspicato infine, per l’odierna Giornata per l’abbattimento delle barriere architettoniche, che “le istituzioni e i singoli cittadini siano sempre più attenti a questo obiettivo sociale”.
www.radiovaticana.org


DA PETRUS

Angelus, il Papa ricorda il messaggio della Madonna di Fatima: "Recitare il Rosario e diffondere il Vangelo per ottenere la Pace nel mondo"
CITTA’ DEL VATICANO - Recitare ''con fede'' il Rosario ''per la pace nelle famiglie, nelle nazioni e nel mondo intero''. E' l'impegno che Benedetto XVI ha chiesto ai cristiani ricordando all'Angelus la ricorrenza della Beata Vergine Maria del Rosario. Secondo il Pontefice, il Rosario ''e' un mezzo donato dalla Vergine per contemplare Gesu' e, meditandone la vita, amarlo e eseguirlo sempre piu' fedelmente''. Questa, per il Papa, ''e' la consegna che la Madonna ha lasciato anche in diverse sue apparizioni. ''Penso, in particolare - ha detto alle migliaia di fedeli riuniti in Piazza San Pietro -, a quella di Fatima avvenuta 90 anni fa. Ai tre pastorelli Lucia, Giacinta e Francesco, presentandosi come 'la Madonna del Rosario', raccomando' con insistenza di recitare il Rosario tutti i giorni, per ottenere la fine della guerra''. ''Anche noi - ha aggiunto il Pontefice - vogliamo accogliere la materna richiesta della Vergine, impegnandoci a recitare con fede la corona del Rosario per la pace nelle famiglie, nelle nazioni e nel mondo intero''. ''La vera pace si diffonde la' dove gli uomini e le istituzioni si aprono al Vangelo'', ha poi affermato Benedetto XVI, ricordando ''l'impegno missionario'' cui la Chiesa dedica in modo speciale il mese di ottobre. Secondo il Papa, ''l'annuncio del Vangelo resta il primo servizio che la Chiesa deve all'umanita', per offrire la salvezza di Cristo all'uomo del nostro tempo, in tante forme umiliato e oppresso, e per orientare in senso cristiano le trasformazioni culturali, sociali ed etiche che sono in atto nel mondo''. ''Con speciale cura - ha osservato il Pontefice - ci prepariamo a celebrare, il prossimo 21 ottobre, la Giornata Missionaria Mondiale, che avra' come tema: 'Tutte le Chiese per tutto il mondo'''. Benedetto XVI ha voluto rammentare anche che quest'anno ricorre il 50/o anniversario dell'enciclica 'Fidei donum' di Pio XII, ''che promosse e incoraggio' la cooperazione tra le Chiese per la missione ad gentes''. E ha ricordato infine che ''150 anni or sono partirono per l'Africa, precisamente per l'attuale Sudan, cinque preti e un laico dell'Istituto di Don Mazza di Verona. Tra loro vi era San Daniele Comboni, futuro vescovo dell'Africa e patrono di quelle popolazioni, la cui memoria liturgica ricorre il prossimo 10 Ottobre''. All'intercessione di ''questo pioniere del Vangelo'' e degli altri Santi e beati missionari, oltre che alla protezione mariana, il Papa ha affidato tutti i missionari e le missionari.



Appello del Santo Padre per l'abbattimento delle barriere architettoniche
CITTA’ DEL VATICANO - Nella Giornata per l'abbattimento delle barriere architettoniche, Benedetto XVI ha chiesto un maggiore impegno in Italia per tale finalita' sociale. ''Auspico - ha detto dopo la recita dell'Angelus in Piazza San Pietro - che le istituzioni e i singoli cittadini siano sempre piu' attenti a questo obiettivo sociale''. Il Pontefice ha incoraggiato in particolare ''l'opera che a tale scopo compie l'Associazione Fiaba, con il patrocinio delle piu' alte Autorita' dello Stato''.


Il ringraziamento di Benedetto XVI ai giovani romani impegnati nella missione "Gesù al centro"
CITTA’ DEL VATICANO - ''Avete portato l'annuncio dell'amore di Dio per le strade, in alcuni ospedali e scuole della città''. Benedetto XVI ha voluto ringraziare i ragazzi del Servizio della pastorale giovanile della diocesi di Roma che hanno dato vita nei giorni scorsi all'iniziativa ''Gesu' al Centro'', culminata nelle ore scorse con una grande processione, guidata dal Cardinale vicario Camillo Ruini, da piazza del Popolo a piazza Navona. ''L'esperienza missionaria - ha ricordato il Papa ai ragazzi - fa parte della formazione cristiana, ed e' importante che gli adolescenti e i giovani possano viverla in prima persona. Continuate - li ha incoraggiati - a testimoniare il Vangelo ogni giorno e impegnatevi generosamente nelle prossime iniziative missionarie nella diocesi di Roma''. Un ''saluto speciale'' il Papa lo ha poi rivolto anche ''alle migliaia di ragazzi radunati nella Basilica di San Paolo fuori le Mura, dove hanno partecipato alla messa celebrata dal card. Fiorenzo Angelini in occasione della ''Terza Festa dello Sportivo'', che ha come tema ''Sport, Amicizia, Preghiera''. ''Cari ragazzi - ha detto loro il Pontefice - siete venuti da tutto il Lazio per questo significativo appuntamento: sappiate sempre unire lo sport, l'amicizia e la vita spirituale. Buona festa!''.
+PetaloNero+
Sunday, October 07, 2007 6:42 PM
Messaggio del Papa ai partecipanti alla Marcia della Pace Perugia Assisi, che quest'anno pone l'accento sul tema dei diritti umani

Un saluto ''beneaugurante'', ha rivolto oggi Benedetto XVI a tutti i partecipanti della Marcia della pace, in un messaggio a firma del cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato, inviato a mons. Domenico Sorrentino, vescovo di Assisi, meta finale del Corteo partito stamane da Perugia. Ricordando la sua recente visita ad Assisi, il Santo Padre ''rinnova l'appello alla comunità internazionale per una pacifica soluzione dei conflitti nelle varie regioni del mondo'', auspicando “che l'esempio evangelico di San Francesco nell'ottavo anniversario della sua conversione a Cristo susciti nei credenti rinnovata coscienza della preziosa realtà della pace quale dono di Dio ed esigente dovere di ciascuno''. ''Memore in particolare del 60mo anniversario della dichiarazione ONU dei diritti umani'', Benedetto XVI ''esorta ad un sempre generoso impegno per la tutela della dignità della persona e la promozione della cultura della solidarietà per un efficace contributo all’autentico progresso umano''.

E, dalla Marcia della Pace è giunto un appello perché “il mondo ha bisogno urgente di una politica nuova e di una cultura politica non violenta fondata sui diritti umani”. Un appuntamento di rilievo, la Marcia per tutti coloro che dedicano il proprio impegno all’obiettivo di costruire un futuro di pace e solidarietà, come ha ribadito lo stesso presidente della Repubblica italiana, Giorgio Napolitano, nel telegramma inviato ai coordinatori della Tavola della Pace. L’edizione di quest’anno, alla quale hanno aderito oltre 1500 organizzazioni, pone l’accento sul tema dei diritti umani quale premessa per realizzare una pace che non sia semplice assenza di guerra, ma effettiva capacità di rispettare ogni persona e di favorirne la crescita umana e sociale, senza distinzioni di sesso, razza, religione o opinione politiche. Davide Dionisi ha chiesto ad uno dei coordinatori dell’evento, Flavio Lotti, quali sono le finalità di questa iniziativa?

R. – Quello di rimettere le persone al centro, riscoprire il valore indiscutibile della dignità della persona. E’ una marcia che vuole cercare di richiamare l’attenzione sulla necessità di responsabilità di tutti. I diritti umani, la costruzione della pace sono impegni che riguardano ciascuno di noi.


D. – La marcia della pace ha avuto un avvio simbolico, lo scorso 15 settembre, negli slum di Nairobi. Perché questa scelta?


R. – Perché se c’è un diritto oggi violato più di tutti nel mondo, è quello alla vita. Questo diritto viene negato ai poveri. La povertà è di per sé la più grande violazione dei diritti umani. Quando uno è povero non ha diritto al cibo, non ha diritto all’acqua, non ha diritto alle cure mediche, ad una casa, ad un lavoro. Abbiamo voluto unire, simbolicamente, il nostro percorso per i diritti umani con l’impegno quotidiano di coloro che vivono nelle zone più povere, più difficili della terra. E Nairobi è certamente una di queste.

D. – Quali le novità di quest’anno, oltre alla solidarietà espressa al popolo del Myanmar e alla lotta non violenta, che i monaci stanno sostenendo in questi giorni?


R. – Con questa marcia intendiamo estendere un grande abbraccio di solidarietà a tutte le persone, le genti, i popoli che ancora oggi sono privati dei loro fondamentali diritti: persone che vengono uccise, torturate, seviziate, persone che ancora oggi non hanno la possibilità di mangiare, di avere un giaciglio dove poter andare a riposare. Noi con questa marcia vorremmo tentare di riconnettere il nostro impegno con quello di coloro che in tutto il mondo stanno lottando quotidianamente contro tutte queste grandi e piccole violazioni dei diritti umani.
www.radiovaticana.org


DA PETRUS


Perugia-Assisi, il messaggio di Ratzinger: "La Pace è un prezioso dono di Dio"
ASSISI - Benedetto XVI, in occasione della Marcia della pace ha inviato, attraverso il segretario di Stato, Cardinale Tarcisio Bertone, un messaggio al vescovo di Assisi, Monsignor Domenico Sorrentino, nel quale rivolge ai partecipanti il suo ''beneaugurante saluto'' e definisce la pace ''preziosa'', ''dono di Dio'' ed ''esigente dovere'' di ciascuno. Ricordando la sua recente visita ad Assisi, il Papa ''rinnova l' appello alla comunita' internazionale per una pacifica soluzione dei conflitti nelle varie regioni del mondo''. Il pontefice ''auspica che l'esempio evangelico di San Francesco nell'ottavo anniversario della sua conversione a Cristo susciti nei credenti rinnovata coscienza della preziosa realta' della pace quale dono di Dio ed esigente dovere di ciascuno''. ''Memore in particolare del 60/o anniversario della dichiarazione Onu dei diritti umani'' il Papa ''esorta ad un sempre generoso impegno per la tutela della dignita' della persona e la promozione della cultura della solidarieta' per un efficace contributo all' autentico progresso umano''. ''Con tali auspici - conclude il messaggio - Sua Santita', assicurando uno speciale ricordo nella preghiera per una incisiva azione ispirata ai perenni valori spirituali'', invia a tutti i presenti la sua benedizione apostolica. La pace, ha detto il vescovo di Assisi dopo aver letto il messaggio del Papa, ha tante vie di realizzazione, che sono tutte importanti ma che devono essere anche supportate da un’apertura al dono di Dio e da un impegno di solidarietà effettiva. Ed ha proseguito: ”Vogliamo anche ricordarci delle tensioni che si verificano, proprio in questi giorni, in particolari nazioni del mondo e pensiamo in modo speciale alla Birmania. Che il Signore, qui anche in forza dell’intercessione del ’poverello’ di Assisi, faccia dono a queste nazioni di una vera pace nel rispetto dei diritti umani per tutti”. A sottolineare l’importanza della marcia e dell’appello del Papa, anche il custode del Sacro Convento, Padre Vincenzo Coli: “Niente violenza ma affermazione chiara dei diritti dell’uomo: libertà, giustizia, amore solidale e Verità”. Padre Coli, nella giornata della marcia della pace Perugia-Assisi, ricorda che “i principi religiosi vissuti in modo corretto e maturo portano alle splendide testimonianze che abbiamo visto nei vari servizi televisivi da parte dei monaci buddisti”. Il messaggio del Papa è stato letto dalla loggia del Sacro Convento al passaggio della marcia. Una delegazione di francescani del Sacro Convento si è recata dalla piazza inferiore alla Rocca Maggiore, guidata dal direttore della sala stampa, Padre Enzo Fortunato, con un fazzoletto rosso “per essere vicini – ha spiegato il religioso – all’anelito di libertà del popolo birmano”.
-danich-
Monday, October 08, 2007 12:57 PM
"Così si diffonde la vera pace"

Papa: "Uomini e istituzioni ascoltino il Vangelo"
"Il suo annuncio resta il primo servizio che la Chiesa deve all'umanità, per offrire la salvezza di Cristo all'uomo del nostro tempo".

Queste le parole del Pontefice durante l'Angelus dedicato oggi alla Madonna di Fatima, di cui ricorrono i 90 anni dall'apparizione




Città del Vaticano, 7 ott. - "La vera pace si diffonde là dove gli uomini e le istituzioni si aprono al Vangelo" e compito della Chiesa è offrire la Salvezza di Cristo all'uomo di oggi spesso umiliato e oppresso. E' quanto ha detto il Pontefice durante l'Angelus, dedicato oggi alla Madonna di Fatima, di cui ricorrono i 90 anni dall'apparizione, e all'impegno missionario in favore della pace.

Proprio il mese di ottobre, spiega Ratzinger, "ci aiuta a ricordare questa fondamentale verità mediante una speciale animazione che tende a tener vivo l'anelito missionario in ogni comunità e a sostenere il lavoro di quanti - sacerdoti, religiosi, religiose e laici - operano sulle frontiere della missione della Chiesa".

"Con speciale cura - aggiunge - ci prepariamo a celebrare, il prossimo 21 ottobre, la Giornata missionaria mondiale, che avrà come tema: 'Tutte le Chiese per tutto il mondo'. L'annuncio del Vangelo resta il primo servizio che la Chiesa deve all'umanità, per offrire la salvezza di Cristo all'uomo del nostro tempo, in tante forme umiliato e oppresso, e per orientare in senso cristiano le trasformazioni culturali, sociali ed etiche che sono in atto nel mondo".

Benedetto XVI rivolge anche un pensiero ad uno dei problemi sociali quello dell'abbattimento delle barriere architettoniche, di cui oggi ricorre la giornata nazionale. "Auspico che le istituzioni e i singoli cittadini siano sempre più attenti a questo obiettivo sociale".

adnkronos
+PetaloNero+
Monday, October 08, 2007 3:15 PM
Benedetto XVI al Capitolo della Basilica di San Pietro: rendetela sempre più un luogo di preghiera e di adorazione, a testimonianza per chiunque la visiti

Rendere la Basilica di San Pietro sempre più “un luogo di preghiera, di adorazione e di lode al Signore”. E’ un vero e proprio mandato quello che Benedetto XVI ha affidato stamattina ai componenti del Capitolo della Basilica papale vaticana, istituzione millenaria che da quasi dieci secoli cura gli aspetti liturgici, caritativi, pastorali e amministrativi della Chiesa-simbolo della cristianità. I particolari dell’intervento del Papa nel servizio di Alessandro De Carolis:

Il vostro impegno “professionale” è la preghiera. Tra le innumerevoli incombenze che occupano la quotidianità del Capitolo della Basilica di San Pietro, Benedetto XVI ha dato il massimo rilievo all’orazione. E’ questo il “ministero” originario del Capitolo, ha affermato il Papa nell’udienza ai canonici e ai coadiutori facenti parte di questa antica istituzione, guidati dall’arciprete della Basilica, l’arcivescovo Angelo Comastri. Antica istituzione che risale al 1053 e che deve le sue origini a Leone IX e più ancora a Eugenio IV, che 150 anni più tardi permise al Capitolo di assumere - ha ricordato il Papa - l’aspetto di una “comunità ben strutturata e autonoma”, passando gradualmente da un modello monasteriale all’attuale struttura canonicale. In quasi mille anni, il Capitolo si è occupato del campo liturgico e dei servizi annessi al culto nella Basilica vaticana, dell’amministrazione del suo patrimonio, della cura pastorale del Rione Borgo, della carità verso l’ospedale Santo Spirito e altre istituzioni. Ma negli ultimi anni, ha osservato Benedetto XVI, si è tornati “progressivamente” all’antico, al ministero originario della preghiera, già definito un mese fa dal Pontefice, durante la sua visita all’Abbazia austriaca di Heiligenkreuz, “un servizio al Signore” e “una testimonianza per gli uomini”:


“Ecco quale è la natura propria del Capitolo Vaticano e il contributo che da voi attende il Papa: ricordare con la vostra presenza orante presso la tomba di Pietro che nulla va anteposto a Dio; che la Chiesa è tutta orientata a Lui, alla sua gloria; che il primato di Pietro è al servizio dell'unità della Chiesa e che questa a sua volta è al servizio del disegno salvifico della Santissima Trinità”.

Mons. Comastri, nel suo indirizzo di saluto al Papa, aveva ribadito l’impegno del Capitolo ad essere “corona di orazione incessante e di comunione leale e profonda con Pietro, che oggi – ha detto - ha il nome di Benedetto XVI”. E il Papa ha accolto questa riconfermata fedeltà, apprezzando lo “zelo” mostrato da canonici ed esortandoli “affinché - ha auspicato - la Basilica di San Pietro possa essere un autentico luogo di preghiera, di adorazione e di lode al Signore”:


“In questo luogo sacro, dove giungono ogni giorno migliaia di pellegrini e turisti da tutto il mondo, più che altrove è necessario che accanto alla tomba di Pietro vi sia una comunità stabile di preghiera, che garantisca continuità con la tradizione e al tempo stesso interceda per le intenzioni del Papa nell'oggi della Chiesa e del mondo”.


Benedetto XVI, che ha sottolineato la collaborazione esistente tra l'istituzione capitolare e la Fabbrica di San Pietro, ha concluso l’udienza invocando sul Capitolo la protezione di San Pietro, di San Giovanni Crisostomo - “le cui reliquie - ha rammentato - sono conservate proprio nella vostra Cappella, e degli altri Santi e Beati presenti nella Basilica” - e la protezione della Vergine Immacolata, “la cui effigie da voi venerata nella Cappella del Coro - ha concluso il Papa con uno sguardo alla storia e all’arte sacra - venne incoronata dal Beato Pio IX nel 1854 e circondata di stelle cinquanta anni dopo, nel 1904, da San Pio X”.
www.radiovaticana.org


DA PETRUS

Il monito del Papa ai canonici di San Pietro: "La Basilica sia sempre un luogo di preghiera"
di Angela Ambrogetti
CITTA’ DEL VATICANO - Il ministero della preghiera compito “professionale” per monaci e canonici. Benedetto XVI incontra il Capitolo della Basilica Papale di San Pietro e rilancia la necessità di una vivace pastorale della preghiera. “Nel secolo scorso e negli ultimi decenni l’attività del Capitolo - ha detto il Pontefice - si è progressivamente orientata verso la riscoperta della sue vere originarie funzioni, consistenti soprattutto nel ministero della preghiera”. Un impegno segnato nelle origini del capitolo stesso che risale al 1053. Leone IX confermò i privilegi precedenti e concesse il monastero di Santo Stefano Maggiore ai canonici. Da struttura monasteriale all’attuale struttura capitolare, negli anni l’attività del Capitolo Vaticano è legata alla celebrazione corale, alla cura liturgica quotidiana, all’amministrazione del patrimonio della Basilica. E 11 Pontefici hanno fatto parte del Capitolo. “Se la preghiera è fondamentale per tutti i cristiani - ha detto il Papa ai canonici riuniti nella sala Clementina del palazzo Apostolico - per voi è un compito professionale”. Proprio questo attende il Papa dal Capitolo: “Ricordare con la vostra presenza orante presso la tomba di Pietro che nulla va anteposto a Dio, che la Chiesa è tutta orientata a Lui, alla sua gloria; che il primato di Pietro è al Servizio dell’unità della Chiesa, e che questa a sua volta è al servizio del disegno salvifico della Santissima Trinità”. Una comunità stabile di preghiera, una guida per i fedeli, i pellegrini, una cura pastorale e una testimonianza liturgica che riporti la testimonianza dell’antico stile monasteriale. Nel saluto iniziale, il vescovo Angelo Com’astri, arciprete della Basilica di San Pietro e vicario generale del Papa per il Vaticano, ha ricordato l’appuntamento domenicale all’altare della Cattedra per la Santa Messa. Una celebrazione Eucaristica molto seguita da fedeli e pellegrini nella Basilica più famosa del mondo che ha appena compiuto 500 anni. Una liturgia che, come ha ricordato Benedetto XVI, dovrà sempre essere esemplare.
+PetaloNero+
Monday, October 08, 2007 3:17 PM
Altre udienze

Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in successive udienze: mons. Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova, presidente della Conferenza episcopale italiana; mons. Geraldo Lyrio Rocha, arcivescovo di Mariana, presidente della Conferenza nazionale dei vescovi del Brasile, con il vice-presidente, mons. Luiz Soares Vieira, arcivescovo di Manaus, e con il segretario generale, mons. Dimas Lara Barbosa, vescovo tit. di Megalopoli di Proconsolare, ausiliare di São Sebastião do Rio de Janeiro; la delegazione del World Jewish Congress, guidata dal suo presidente, Ronald S. Lauder, il segretario generale Michael Schneider e il vice-segretario generale Maram Stern. In fine mattinata il Papa ha ricevuto il senatore Marcello Pera.
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DA PETRUS

Il Pontefice incontra i leader del congresso ebraico mondiale CITTA’ DEL VATICANO – Il Papa ha ricevuto i nuovi dirigenti del World Jewish Congress (il Congresso ebraico mondiale): il neo-presidente Ronald S. Lauder, il segretario generale Michael Schneider e il vice presidente Maram Stern. Si e' trattato di un'udienza privata, senza discorsi. Una prima presa di contatto tra Benedetto XVI e i nuovi leader della potente e autorevole organizzazione ebraica mondiale, dopo che nello scoro marzo lo storico presidente del Congresso, Israel Singer, era stato a sorpresa ''licenziato'' per una serie di dissidi interni sulla gestione amministrativa e manageriale.



Monsignor Bagnasco in Vaticano dopo la riunione del Consiglio delle conferenze episcopali europee
CITTA’ DEL VATICANO - Incontro in Vaticano tra il Papa e il presidente della Conferenza episcopale italiana, Monsignor Angelo Bagnasco, che nei giorni scorsi ha partecipato alla riunione del Consiglio delle conferenze episcopali europee, a Fatima. Lo rende un comunicato della sala stampa vaticana. Fra i prossimi appuntamenti importanti per la Chiesa italiana è in programma il viaggio di Benedetto XVI a Napoli il 21 ottobre e il convegno delle settimane sociali che si svolgerà a Pistoia e Pisa dal 18 al 21 ottobre.


Il Senatore Pera ricevuto in udienza privata dal Santo Padre
CITTA’ DEL VATICANO - Papa Benedetto XVI ha ricevuto in Vaticano il senatore di Forza Italia, Marcello Pera, suo amico di vecchia data e coautore, insieme a lui, del libro pubblicato da Mondadori nel 2004 ''Senza radici''. Si e' trattata di un'udienza privata, di cui la Sala Stampa della Santa Sede non ha fornito alcun dettaglio. Marcello Pera, gia' presidente del Senato, aveva conosciuto e stretto un'amicizia intellettuale oltre che umana con Joseph Ratzinger, quando questi guidava ancora la Congregazione per la Dottrina della Fede, ex Sant'Uffizio. Insieme avevano deciso di scrivere un libro a quattro mani sulla necessita' di difendere il patrimonio cristiano dell'Europa.
+PetaloNero+
Monday, October 08, 2007 8:50 PM
Il papa: la basilica di San Pietro sia autentico luogo di preghiera

di Simona Santi

La Basilica di San Pietro sia "un autentico luogo di preghiera, di adorazione e di lode al Signore". È questo l`invito che Benedetto XVI ha rivolto questa mattina ai componenti del Capitolo della Basilica Papale di San Pietro.

La Basilica di San Pietro sia "un autentico luogo di preghiera, di adorazione e di lode al Signore". È questo l`invito che Benedetto XVI ha rivolto questa mattina ai componenti del Capitolo della Basilica Papale di San Pietro ricevuti in udienza nella Sala Clementina in Vaticano. "Cari e venerati fratelli - ha sottolineato il Papa - confido molto in voi e nel vostro ministero affinché la Basilica di San Pietro possa essere un autentico luogo di preghiera, di adorazione e di lode al Signore. In questo luogo sacro, dove giungono ogni giorno migliaia di pellegrini e turisti da tutto il mondo - ha aggiunto il Pontefice - più che altrove è necessario che accanto alla tomba di Pietro vi sia una comunità stabile di preghiera, che garantisca continuità con la tradizione e al tempo stesso interceda per le intenzioni del Papa nell'oggi della Chiesa e del mondo". Il Pontefice ha ricordato che "specialmente negli ultimi decenni, l'attività del Capitolo nella vita della Basilica Vaticana si è progressivamente orientata verso la riscoperta delle sue vere originarie funzioni, consistenti soprattutto nel ministero della preghiera. Se la preghiera è fondamentale per tutti i cristiani - ha detto il Papa - per voi, cari fratelli, è un compito, per così dire, `professionale`". "Ecco quale è la natura propria del Capitolo Vaticano e il contributo che da voi attende il Papa - ha concluso Benedetto XVI - ricordare con la vostra presenza orante presso la tomba di Pietro che nulla va anteposto a Dio; che la Chiesa è tutta orientata a Lui, alla sua gloria; che il primato di Pietro è al servizio dell'unità della Chiesa e che questa a sua volta è al servizio del disegno salvifico della Santissima Trinità".

Il discorso del papa

Cari componenti del Capitolo Vaticano! Da tempo desideravo incontrarvi e colgo volentieri quest'occasione per manifestarvi di persona la mia stima e il mio affetto. A ciascuno di voi rivolgo un saluto cordiale. In particolare saluto l'Arciprete, Mons. Angelo Comastri, che ringrazio per le parole con cui ha presentato questa antica e venerabile istituzione. Con lui saluto il Vicario, Mons. Vittorio Lanzani, i Canonici e i Coadiutori. Ho apprezzato che Lei, Signor Arciprete, abbia ricordato la presenza ininterrotta di clero orante nella Basilica Vaticana fin dai tempi di San Gregorio Magno: una presenza continua, volutamente non appariscente, ma fedele e perseverante. Propriamente tuttavia, voi cari Canonici lo sapete bene, il vostro Capitolo ebbe inizio nel 1053, quando Papa Leone IX confermò all'Arciprete e ai Canonici di San Pietro, stabilitisi nel monastero di Santo Stefano Maggiore, i possessi e i privilegi concessi dai suoi predecessori. Fu poi con il pontificato di Eugenio IV (1145-1153) che il Capitolo acquistò le caratteristiche di una comunità ben strutturata e autonoma. Vi fu, in sostanza, un lungo e graduale passaggio da una struttura monasteriale, posta al servizio della Basilica, all'attuale struttura canonicale. Sotto la guida dell'Arciprete, l'attività del Capitolo Vaticano si è rivolta fin dalle origini a svariati campi di impegno: quello liturgico per la celebrazione corale e per la cura quotidiana dei servizi annessi al culto; il campo amministrativo per la gestione del patrimonio della Basilica e delle chiese filiali; il campo pastorale, nel quale al Capitolo era affidata la cura del rione Borgo; il campo caritativo, in cui il Capitolo svolgeva forme assistenziali proprie e di collaborazione con l'ospedale Santo Spirito ed altre istituzioni. Dal secolo XI fino ad oggi si contano ben 11 Papi che hanno fatto parte del Capitolo Vaticano e tra questi mi piace ricordare in particolare i Papi del Novecento Pio XI e Pio XII. A partire dal secolo XVI, allorché cominciò la costruzione della nuova Basilica - abbiamo celebrato l'anno scorso il 5° centenario della posa della prima pietra - la storia del Capitolo Vaticano si intreccia con quella della Fabbrica di San Pietro, due istituzioni separate, ma unite nella persona dell'Arciprete, che si prende cura di assicurare una reciproca proficua collaborazione. Nel secolo scorso, specialmente negli ultimi decenni, l'attività del Capitolo nella vita della Basilica Vaticana si è progressivamente orientata verso la riscoperta delle sue vere originarie funzioni, consistenti soprattutto nel ministero della preghiera. Se la preghiera è fondamentale per tutti i cristiani, per voi, cari fratelli, è un compito, per così dire, "professionale". Come ebbi a dire durante il recente viaggio in Austria, la preghiera è servizio al Signore, il quale merita di essere sempre lodato e adorato, ed è al tempo stesso testimonianza per gli uomini. E là dove Dio viene lodato e adorato con fedeltà, la benedizione non manca (cfr Discorso ad Heiligenkreutz, 9 settembre 2007). Ecco quale è la natura propria del Capitolo Vaticano e il contributo che da voi attende il Papa: ricordare con la vostra presenza orante presso la tomba di Pietro che nulla va anteposto a Dio; che la Chiesa è tutta orientata a Lui, alla sua gloria; che il primato di Pietro è al servizio dell'unità della Chiesa e che questa a sua volta è al servizio del disegno salvifico della Santissima Trinità. Cari e venerati fratelli, confido molto in voi e nel vostro ministero affinché la Basilica di San Pietro possa essere un autentico luogo di preghiera, di adorazione e di lode al Signore. In questo luogo sacro, dove giungono ogni giorno migliaia di pellegrini e turisti da tutto il mondo, più che altrove è necessario che accanto alla tomba di Pietro vi sia una comunità stabile di preghiera, che garantisca continuità con la tradizione e al tempo stesso interceda per le intenzioni del Papa nell'oggi della Chiesa e del mondo. In questa prospettiva invoco su di voi la protezione di San Pietro, di San Giovanni Crisostomo, le cui reliquie sono conservate proprio nella vostra Cappella, e degli altri santi e beati presenti nella Basilica. Su di voi vegli la Vergine Immacolata, la cui effigie da voi venerata nella Cappella del Coro venne incoronata dal beato Pio IX nel 1854 e circondata di stelle cinquanta anni dopo, nel 1904, da San Pio X. Vi ringrazio ancora una volta per lo zelo con cui adempite al vostro compito e, mentre vi assicuro uno speciale ricordo nella Santa Messa, imparto di cuore a voi e ai vostri cari la Benedizione Apostolica.
www.korazym.org
+PetaloNero+
Monday, October 08, 2007 8:51 PM
DA PETRUS

Roma, il 28 Ottobre un milione di persone per la beatificazione dei 498 martiri spagnoli
CITTA’ DEL VATICANO - Una grande celebrazione che raccoglierà a Roma centinaia di migliaia di fedeli spagnoli, forse un milione. Domenica 28 ottobre, infatti, si terrà la beatificazione più numerosa della storia. Il Cardinale Josè Saraiva Martins (nella foto), prefetto della Congregazione per la causa dei santi, a nome del Papa proclamerà beati quasi cinquecento martiri della persecuzione religiosa che ebbe luogo in Spagna negli Anni Trenta del secolo scorso. La celebrazione costituisce un "avvenimento straordinario che contribuirà a non far dimenticare il grande segno di speranza che costituisce la testimonianza dei martiri", ha detto recentemente padre Juan Antonio Martinez Camino, portavoce della Conferenza Episcopale spagnola. Pur essendo la beatificazione più numerosa della storia della Chiesa, ogni caso è stato comunque studiato singolarmente e con tutta la cura dovuta. Con questi nuovi beati sono 977 i martiri spagnoli riconosciuti dalla Chiesa, dei quali 11 sono già santi. "Ed è prevedibile che si continui proponendo molti altri casi" ha proseguito il portavoce dei vescovi spagnoli, perché furono oltre 10.000 i martiri della Spagna in quell'epoca. Di circa 2 mila sono già cominciati i processi di beatificazione. Padre Camino - in una intervista rilanciata dall'agenzia Fides - ha annunciato inoltre che giungeranno a Roma quasi tutti i vescovi della Spagna: 72 hanno già confermato la loro presenza. "Tutti, con le rispettive Chiese diocesane, si sentono coinvolti nella celebrazione" e "ringraziano il Papa per aver concesso che questa festa dei martiri del secolo XX possa celebrarsi a Roma". Questa occasione sarà un momento particolare "per fortificare la fede dei cattolici nei momenti di speciale difficoltà e per renderli più capaci di essere artefici di giustizia e di riconciliazione alla luce della testimonianza dei martiri, testimoni della fede e del perdono".
+PetaloNero+
Wednesday, October 10, 2007 2:55 PM
All'udienza generale, Benedetto XVI prega per il rafforzamento del dialogo fra cattolici e ortodossi. La catechesi dedicata a Sant'Ilario di Poitiers

Il dialogo ecumenico tra cattolici e ortodossi si conferma tra le priorità di questo pontificato nel cammino verso l’unità di tutti i cristiani. Benedetto ha rivolto uno specifico appello stamane al termine dell’udienza generale in piazza San Pietro, dedicata alla figura di Sant’Ilario di Poitiers. Il servizio di Roberta Gisotti:

Ha chiesto il Papa a tutti i fedeli di pregare perchè i lavori della Commissione mista internazionale per il dialogo teologico tra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa, riunita da lunedì scorso a Ravenna, abbiano buon fine. Si tratta della decima sessione Plenaria della Commissione chiamata a riflettere sulle “Conseguenze ecclesiologiche e canoniche della natura sacramentale della Chiesa – Comunione ecclesiale, conciliarità e autorità”. “Un tema teologico – ha sottolineato Benedetto XVI - di particolare interesse ecumenico”.

“Vi chiedo di unirvi alla mia preghiera affinché questo importante incontro aiuti a camminare verso la piena comunione tra cattolici e ortodossi, e si possa giungere presto a condividere lo stesso Calice del Signore.”

E bene figura in questo contesto l’esempio delle virtù di Sant’Ilario di Poitiers, dottore della Chiesa, tra i grandi vescovi del IV secolo, cui il Papa ha dedicato l’odierna catechesi. Seppe infatti Sant’Ilario - nel confronto con gli ariani che ritenevano “il Figlio di Dio” soltanto “una creatura, sia pure eccellente” - dosare “fortezza” e “mansuetudine” “in difesa della divinità di Gesù Cristo, Figlio di Dio e Dio come il Padre, che lo ha generato fin dall’eternità”. Sant’Ilario, che a questa causa - ha ricordato Benedetto XVI - consacrò tutta la sua vita, fu “sempre fermo nell’opposizione agli ariani radicali”, ma mostrò un spirito conciliante verso “coloro che accettavano di confessare che il Figlio era somigliante al Padre”, pure cercando di condurli “alla confessione dell’eguale divinità del Padre e del Figlio”.


“Proprio per questo il cammino verso Cristo è aperto a tutti, anche se è richiesta sempre la conversione personale”

Il Santo Padre ha concluso la sua catechesi con la preghiera di Sant’Ilario a Dio per mantenersi sempre fedele alla fede del Battesimo, perché “la fedeltà a Dio è un dono della sua grazia”.


Nei saluti alle decine di migliaia di pellegrini e turisti di tutto il mondo, raccolti in piazza San Pietro, Benedetto XVI ha richiamato la figura del beato Giovanni XXIII, di cui domani ricorre la memoria liturgica, perché “la sua indimenticabile testimonianza evangelica” possa incoraggiare in particolare gli ammalati, specie i “piccoli amici dell’Istituto per la cura dei tumori di Milano”, venuti ad ascoltare la parola del Papa.


Presenti all’udienza anche le Figlie di San Giuseppe, giunte a margine del loro Capitolo generale, ed i rappresentanti della Famiglia Dominicana, arrivati per festeggiare l’ottavo centenario della fondazione del primo monastero domenicano. Ad incontrare il Papa, oggi, anche un gruppo di monaci buddisti dello Sri Lanka, che hanno portato in omaggio alcuni libri.


Infine un indirizzo di Benedetto XVI rivolto al mondo dello sport:


“Saluto inoltre la Delegazione del Centro sportivo italiano e dell’associazione Calcio Ancona e li incoraggio ad operare affinché il gioco calcio diventi sempre più strumento di educazione ai valori etici e spirituali della vita”.

Ricordiamo che la squadra calcistica dell’Ancona ha firmato nei giorni scorsi un accordo di collaborazione con il CSI, aderendo al Codice etico dell’organizzazione cattolica per la promozione dello sport. I dirigenti della società marchigiana hanno regalato al Papa una maglia con la scritta ‘Benedetto’ ed il numero ‘16’, oltre un gagliardetto e un pallone bianco rosso con le firme di tutti i calciatori, mentre il presidente del CSI, Edio Costantini, ha offerto al Santo Padre un volume.
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DA PETRUS

Udienza Generale, il Papa: "Nel Vangelo la verità su Gesù vero Dio e vero Uomo"
di Gianluca Barile
CITTA’ DEL VATICANO - "Alcune pagine della Scrittura ci preannunciano Gesu' come Dio, altre mettono in risalto la sua umanita', altre ancora esaltano la sua presenza presso il Padre, oppure la sua discesa fino alla morte (la 'kenosi'), altre infine lo contemplano nella sua Risurrezione", ma esistono “regole precise per una retta lettura del Vecchio Testamento": i suoi libri debbono essere infatti considerati alla luce del Nuovo Testamento e, dunque, del Vangelo, perche' "tutta la Rivelazione porta a Gesu', Salvatore del mondo". Benedetto XVI lo ha affermato nel discorso all'Udienza Generale, dedicato alla figura di Sant'Ilario di Poitiers, vescovo francese del quarto secolo, che esortava gli uomini del suo tempo ad "abbandonare le opere di prima per convertirsi in vista della nuova vita". "Dio non sa essere altro se non amore, non puo' essere altro se non Padre". Il vescovo di Poitier, ha spiegato il Papa, pronuncio’ queste parole in difesa della divinita' di Cristo negata dagli ariani: "Chi ama non e' invidioso e chi e' padre lo e' nella sua totalita', questo nome non ammette compromessi. Dunque il Figlio e' pienamente Dio senza alcuna mancanza o diminuzione. E assumendo la natura umana, il Figlio ha unito a se' ogni uomo”. L'opera principale di Sant'Ilario, il "De Trinitate", ha ricordato Benedetto XVI, "si preoccupa di mostrare che la Sacra Scrittura attesta chiaramente la divinita' del Figlio e la sua uguaglianza con il Padre nel Nuovo e nel Vecchio Testamento. Ilario sviluppa la sua teologia a partire dalla formula del Battesimo donataci dal Signore che ha comandato di battezzare nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo". Il Papa ha poi esaltato "il dono di Sant'Ilario di collegare fortezza nella fede e mansuetudine umana", una capacita' che per molti caratterizza lo stesso Benedetto XVI, gia' custode dell'ortodossia alla Congregazione della Dottrina della fede. Non a caso, ha osservato, "Ilario era grande amico di San Martino, il vescovo di Tours", che volle dividere il suo mantello: condivise la sua grande umanita' che fu espressa anche nel perdono ai vescovi che riconoscevano il proprio errore, a favore dei quali Ilario sostenne persino il diritto di conservare l'ufficio. "Sempre fermo nell'opposizione agli ariani radicali, mostro' - ha spiegato il Pontefice - uno spirito conciliante nei confronti di coloro che accettavano di confessare che il Figlio era somigliante al Padre nell'essenza, pur cercando di condurli verso la piena accettazione della fede di Nicea, non solo somiglianza ma uguaglianza di Padre e Figlio, e dunque alla confessione dell'uguale divinita' del Padre e del Figlio". Ricordato come "l'Atanasio d'Occidente" per aver dovuto combattere contro lo stesso avversario, Ilario condivise poi con il grande vescovo di Alessandria anche la sorte dell'esilio: per ordine dell'imperatore Costanzo dovette rifugiarsi in Frigia, l'attuale Turchia dove pero' ebbe modo di i scoprire Origene e la grande produzione teologica dei Padri orientali, procurandosi una documentazione di prima mano, per il libro che gli ha valso il titolo di dottore della Chiesa (attribuitogli da Pio IX): il "De Trinitate".

L'Ancona ricevuto in Vaticano. In omaggio al Santo Padre una maglia numero 16. "Mettere al centro del calcio i valori etici" CITTA’ DEL VATICANO - Una maglia da calciatore con la scritta 'Benedetto' e il numero 16, il gagliardetto dell'Ancona Calcio e un pallone biancorosso con le firme di tutti i calciatori della societa' di C/1. Li hanno regalati i calciatori e i dirigenti dell'Ancona Calcio al Papa al termine dell'udienza generale in Piazza San Pietro. A consegnare l'omaggio al Papa (la maglia era ripiegata insieme al gagliardetto) e' stato il capitano dell'Ancona, Langella. Il Pontefice ha salutato la delegazione della societa' di C/1 e del Centro Sportivo Italiano, organizzazione cattolica per la promozione sportiva con la quale la compagine marchigiana ha sottoscritto un protocollo etico. La delegazione era guidata dal presidente dell'Ac Ancona, Sergio Schiavoni, e da quello del Csi Edio Costantini, che ha offerto a Benedetto XVI anche un volume. ''Il calcio diventi sempre piu' strumento di educazione ai valori etici e spirituali della vita''. E' quanto ha affermato Benedetto XVI al termine dell'udienza generale salutando la delegazione del Centro Sportivo Italiano e della societa' Ancona Calcio presente in Piazza San Pietro per fargli dono della maglia sociale, dopo l'accordo sottoscritto per l'adesione della compagine marchigiana, militante in C/1, al protocollo etico promosso dal Csi. Il Papa ha voluto incoraggiare dirigenti a calciatori ad operare affinche' lo sport sia sempre piu' veicolo di promozione etica. Le parole rivolte dal Papa agli atleti e ai dirigenti dell'Ancona sono parse un monito chiaro e preciso ad un mondo, quello del calcio, recentemente sconvolto da diversi scandali e, in particolare, dal ciclone "calciopoli".

Ecumenismo, Benedetto XVI invita a pregare per la piena unità di cattolici e ortodossi
CITTA’ DEL VATICANO - Il Papa, al termine dell'udienza generale in Piazza San Pietro, ha esortato alla preghiera perche' il dialogo tra cattolici e ortodossi ''cammini verso la piena comunione'' e si ''possa giungere presto a condividere lo stesso Calice del Signore''. L'appello ecumenico pontificio ha preso spunto dalla riunione, in corso in questi giorni a Ravenna, della Commissione mista internazionale per il dialogo teologico tra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa. Si tratta di un incontro dedicato ai problemi della ''comunione ecclesiale, conciliarita' e autorita''' (ovvero anche ai rapporti tra il vescovo di Roma e i capi delle chiese locali), a cui prendono parte autorita' cattoliche e di tutto l'oriente europeo ortodosso cristiano, dal patriarcato di Mosca a quello di Atene, dal patriarcato di Costantinopoli a quello greco-bizantino di Gerusalemme. ''Vi chiedo - ha detto il Papa alle migliaia di persone presenti in piazza San Pietro - di unirvi alla mia preghiera affinche' questo importante incontro aiuti a camminare verso la piena comunione tra cattolici e ortodossi, e si possa giungere presto a condividere lo steso Calice del Signore''.
+PetaloNero+
Wednesday, October 10, 2007 2:59 PM
Pubblicato il calendario dei prossimi impegni di Benedetto XVI: i riti dell'Avvento e del Natale e la visita ad una parrocchia romana tra quelli di rilievo

I riti dell’Avvento, del Natale e delle solennità di inizio anno, la visita ad una parrocchia romana, la commemorazione dei cardinali e dei vescovi scomparsi nel corso dell’anno. Sono alcune delle cerimonie liturgiche e pastorali che Benedetto XVI presiederà tra ottobre e il gennaio prossimo, rese note oggi dall’Ufficio delle Celebrazioni pontificie. I particolari nel sevizio di Alessandro De Carolis:

Il primo impegno annunciato dal calendario degli impegni papali è noto e atteso da tempo: la visita di Benedetto XVI alla città di Napoli del prossimo 21 ottobre. Una decina di giorni dopo, il 5 novembre, il Pontefice sarà all’Altare della Cattedra, nella Basilica di San Pietro, per la Messa funebre in suffragio dei cardinali e dei vescovi deceduti nel corso del 2007. Più serrata, ovviamente, la cadenza degli impegni di dicembre, che si apriranno il pomeriggio del primo del mese, alle 17, con la celebrazione dei Primi vespri dell’Avvento. Alle 16 del sabato successivo, 8 dicembre, solennità mariana, Benedetto XVI renderà il tradizionale omaggio alla statua dell’Immacolta in Piazza di Spagna a Roma. Domenica 16 dicembre, terza di Avvento, il Papa tornerà a visitare una parrocchia di Roma: si tratta della chiesa di Santa Maria del Rosario ai Martiri Portuensi, dove il Pontefice presiederà la Messa alle ore 9. Con il 24 dicembre, poi, inizieranno la grandi celebrazioni festive: a mezzanotte della vigilia, la Messa solenne nella Basilica vaticana, quindi, il giorno di Natale, la consueta benedizione Urbi et Orbi che il Papa impartirà dalla Loggia centrale della Basilica. Il 31 dicembre, alle 18, sempre in San Pietro, Benedetto XVI presiederà i Primi Vespri di ringraziamento per l’anno trascorso,mentre il giorno dopo, primo gennaio 2008, celebrerà alle 10 la Messa della solennità della Madre di Dio, in coincidenza con la 41.ma Giornata mondiale della pace. Le successive Messe presiedute da Benedetto XVI saranno alle 10 di domenica 6 gennaio - solennità dell’Epifania, nella Basilica di San Pietro - e alle 10 della domenica successiva, festa del Battesimo di Gesù, nella Cappella Sistina, con il tradizionale rito del Battesimo dei bambini. Il 25 gennaio, infine, il Papa sarà nella Basilica di S. Paolo per la celebrazione dei Vespri per la festa della Conversione dell’Apostolo delle genti.


Nutrito anche il calendario delle Beatificazioni approvate da Benedetto XVI per i prossimi mesi. Cinque quelle in programma tra il 20 e 28 ottobre, l’ultima delle quali riguarderà la Beatificazione di 498 martiri della Guerra civile spagnola, con celebrazione fissata in San Pietro. Due i riti di Beatificazione previsti per novembre che vedranno, fra gli altri, elevato agli onori degli altari - il 18 del mese, a Novara - il Servo di Dio, Antonio Rosmini. E una Beatificazione sarà celebrata anche a dicembre, in Brasile: riguarderà la Serva di Dio, Lindalva Justo de Oliveira.
www.radiovaticana.org

DA PETRUS

L'elenco dei prossimi impegni pubblici del Pontefice
CITTA’ DEL VATICANO - Il 16 dicembre Benedetto XVI visitera' la parrocchia di Santa Maria del Rosario ai Martiri Portuensi a Roma. Lo rende noto la Sala Stampa della Santa Sede che pubblica il calendario delle celebrazioni presiedute dal Papa. L'elenco inizia con la visita del 21 ottobre a Napoli. Confermati gli impegni natalizi: il 24 dicembre il Pontefice celebrera' nella Basilica Vaticana la Messa della Notte, il 25 impartira' la benedizione "Urbi et Orbi" dalla Loggia centrale di San Pietro e il 31 dicembre presiedera' i primi vespri in ringraziamento per l'anno trascorso. Confermate anche la tradizionale visita alla statua della Madonna in piazza di Spagna l'8 dicembre, solennita' dell'Immacolata Concezione, la Messa del 1 gennaio in occasione della Giornata Mondiale della Pace e quella del 6 gennaio, giorno dell'Epifania. Domenica 13 gennaio, poi, nella Cappella Sistina, il Papa amministrera' il Battesimo ad alcuni bambini. Come e' tradizione, infine, il 25 gennaio il Pontefice si rechera' presso la Basilica di San Paolo fuori le Mura per presiedere la celebrazione deI vespri.
+PetaloNero+
Wednesday, October 10, 2007 3:00 PM
DA PETRUS

Monsignor Gobel nuovo Nunzio apostolico in Iran
CITTA’ DEL VATICANO - Benedetto XVI ha nominato l'arcivescovo francese Jean Paul Gobel nuovo Nunzio apostolico in Iran. Fino ad oggi era rappresentante della Santa Sede in Nicaragua. Ha 65 anni ed e' stato in precedenza Nunzio apostolico prima in Georgia, Armenia e Azerbaigian e poi in Senegal, Mali, Guinea Bissau e Capo Verde. A Teheran, Monsignor Gobel prende il posto dell'arcivescovo italiano Angelo Mottola, che dopo piu' di sette anni in Iran e' da qualche mese nunzio in Montenegro.
+PetaloNero+
Wednesday, October 10, 2007 9:05 PM
Il papa: ''Il cammino verso Cristo è aperto a tutti''

di Simona Santi

Davanti a migliaia di fedeli, il papa ha parlato della figura di San'Ilario di Poitiers e ha esortato a seguire "l'unico Dio", che è "Padre nella sua totalità" e "amore nella sua totalità".

"Il cammino verso Cristo è aperto a tutti, anche se è richiesta sempre la conversione personale". Lo ha detto il papa durante l'udienza generale in piazza San Pietro, soffermandosi oggi sulla figura di Sant'Ilario di Poitiers, "grande padre della Chiesa d'Occidente". "La fedeltà a Dio - ha scandito Benedetto XVI davanti a migliaia di fedeli che, noncuranti della pioggia hanno comunque affollato la piazza vaticana - è un dono della sua grazia. Per questo Sant'Ilario chiede di potersi sempre mantenere fedele alla fede del suo battesimo". Il papa ha ricordato che "Ilario ha consacrato tutta la sua vita alla difesa della fede" e ha "lavorato strenuamente per il ristabilimento dell'unità della Chiesa". Infine, ricordando la sua opera dogmatica "più importante e conosciuta, il 'De Trinitate' sulla trinità", Benedetto XVI ha osservato che "uno solo è il Signore". "Non ci sono compromessi, come se Dio fosse padre in alcuni aspetti e in altri no. Dio è Padre nella sua totalità - ha concluso il papa - è amore nella sua totalità. Chi è tutto vi ha dato tutto". Tra i numerosi gruppi di fedeli che hanno preso parte all'udienza, c'era anche la delegazione del Centro Sportivo Italiano e dell'Associazione Calcio Ancona, che insieme hanno firmato nei giorni scorsi un accordo per l'adozione di un Codice Etico.

Testo integrale della catechesi

Cari fratelli e sorelle, oggi vorrei parlare di un grande Padre della Chiesa di Occidente, sant'Ilario di Poitiers una delle grandi figure di Vescovi del IV secolo. Nel confronto con gli ariani, che consideravano il Figlio di Dio Gesù una creatura, sia pure eccellente, ma solo creatura, Ilario ha consacrato tutta la sua vita alla difesa della fede nella divinità di Gesù Cristo, Figlio di Dio e Dio come il Padre, che lo ha generato fin dall'eternità. Non disponiamo di dati sicuri sulla maggior parte della vita di Ilario. Le fonti antiche dicono che nacque a Poitiers, probabilmente verso l'anno 310. Di famiglia agiata, ricevette una solida formazione letteraria, ben riconoscibile nei suoi scritti. Non sembra che sia cresciuto in un ambiente cristiano. Egli stesso ci parla di un cammino di ricerca della verità, che lo condusse man mano al riconoscimento del Dio creatore e del Dio incarnato, morto per darci la vita eterna. Battezzato verso il 345, fu eletto Vescovo della sua città natale intorno al 353-354. Negli anni successivi Ilario scrisse la sua prima opera, il Commento al Vangelo di Matteo. Si tratta del più antico commento in lingua latina che ci sia pervenuto di questo Vangelo. Nel 356 Ilario assiste come Vescovo al sinodo di Béziers, nel sud della Francia, il "sinodo dei falsi apostoli", come egli stesso lo chiama, dal momento che l'assemblea fu dominata dai vescovi filoariani, che negavano la divinità di Gesù Cristo. Questi "falsi apostoli" chiesero all'imperatore Costanzo la condanna all'esilio del Vescovo di Poitiers. Così Ilario fu costretto a lasciare la Gallia durante l'estate del 356. Esiliato in Frigia, nell'attuale Turchia, Ilario si trovò a contatto con un contesto religioso totalmente dominato dall'arianesimo. Anche lì la sua sollecitudine di Pastore lo spinse a lavorare strenuamente per il ristabilimento dell'unità della Chiesa, sulla base della retta fede formulata dal Concilio di Nicea. A questo scopo egli avviò la stesura della sua opera dogmatica più importante e conosciuta: il De Trinitate (Sulla Trinità). In essa Ilario espone il suo personale cammino verso la conoscenza di Dio e si preoccupa di mostrare che la Scrittura attesta chiaramente la divinità del Figlio e la sua uguaglianza con il Padre non soltanto nel Nuovo Testamento, ma anche in molte pagine dell'Antico, in cui già appare il mistero di Cristo. Di fronte agli ariani egli insiste sulla verità dei nomi di Padre e di Figlio e sviluppa tutta la sua teologia trinitaria partendo dalla formula del Battesimo donataci dal Signore stesso: "Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo". Il Padre e il Figlio sono della stessa natura. E se alcuni passi del Nuovo Testamento potrebbero far pensare che il Figlio sia inferiore al Padre, Ilario offre regole precise per evitare interpretazioni fuorvianti: alcuni testi della Scrittura parlano di Gesù come Dio, altri invece mettono in risalto la sua umanità. Alcuni si riferiscono a Lui nella sua preesistenza presso il Padre; altri prendono in considerazione lo stato di abbassamento (kenosi), la sua discesa fino alla morte; altri, infine, lo contemplano nella gloria della risurrezione. Negli anni del suo esilio Ilario scrisse anche il Libro dei Sinodi, nel quale riproduce e commenta per i suoi confratelli Vescovi della Gallia le confessioni di fede e altri documenti dei sinodi riuniti in Oriente intorno alla metà del IV secolo. Sempre fermo nell'opposizione agli ariani radicali, sant'Ilario mostra uno spirito conciliante nei confronti di coloro che accettavano di confessare che il Figlio era somigliante al Padre nell’essenza, naturalmente cercando di condurli verso la piena fede, secondo la quale non vi è soltanto una somiglianza, ma una vera uguaglianza del Padre e del Figlio nella divinità. Anche questo mi sembra caratteristico: lo spirito di conciliazione che cerca di comprendere quelli che ancora non sono arrivati e li aiuta, con grande intelligenza teologica, a giungere alla piena fede nella divinità vera del Signore Gesù Cristo. Nel 360 o il 361, Ilario potè finalmente tornare dall’esilio in patria e subito riprese l'attività pastorale nella sua Chiesa, ma l'influsso del suo magistero si estese di fatto ben oltre i confini di essa. Un sinodo celebrato a Parigi nel 360 o nel 361 riprende il linguaggio del Concilio di Nicea. Alcuni autori antichi pensano che questa svolta antiariana dell'episcopato della Gallia sia stata in larga parte dovuta alla fortezza e alla mansuetudine del Vescovo di Poitiers. Questo era appunto il suo dono: coniugare fortezza nella fede e mansuetudine nel rapporto interpersonale. Negli ultimi anni di vita egli compose ancora i Trattati sui Salmi, un commento a cinquantotto Salmi, interpretati secondo il principio evidenziato nell'introduzione dell'opera: «Non c'è dubbio che tutte le cose che si dicono nei Salmi si devono intendere secondo l'annunzio evangelico, in modo che, qualunque sia la voce con cui lo spirito profetico ha parlato, tutto sia comunque riferito alla conoscenza della venuta del Signore nostro Gesù Cristo, incarnazione, passione e regno, e alla gloria e potenza della nostra risurrezione» (Instructio Psalmorum 5). Egli vede in tutti i Salmi questa trasparenza del mistero di Cristo e del suo Corpo che è la Chiesa. In diverse occasioni Ilario si incontrò con san Martino: proprio vicino a Poitiers il futuro Vescovo di Tours fondò un monastero, che esiste ancor oggi. Ilario morì nel 367. La sua memoria liturgica si celebra il 13 gennaio. Nel 1851 il beato Pio IX lo proclamò Dottore della Chiesa. Per riassumere l’essenziale della sua dottrina, vorrei dire che Ilario trova il punto di partenza della sua riflessione teologica nella fede battesimale. Nel De Trinitate Ilario scrive: Gesù «ha comandato di battezzare nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo (cfr Mt 28,19), cioè nella confessione dell'Autore, dell'Unigenito e del Dono. Uno solo è l'Autore di tutte le cose, perché uno solo è Dio Padre, dal quale tutto procede. E uno solo il Signore nostro Gesù Cristo, mediante il quale tutto fu fatto (1 Cor 8,6), e uno solo è lo Spirito (Ef 4,4), dono in tutti... In nulla potrà essere trovata mancante una pienezza così grande, in cui convergono nel Padre, nel Figlio e nello Spirito Santo l'immensità nell'Eterno, la rivelazione nell'Immagine, la gioia nel Dono» (De Trinitate 2,1). Dio Padre, essendo tutto amore, è capace di comunicare in pienezza la sua divinità al Figlio. Trovo particolarmente bella la seguente formula di sant’Ilario: "Dio non sa essere altro se non amore, non sa essere altro se non Padre. E chi ama non è invidioso, e chi è Padre lo è nella sua totalità. Questo nome non ammette compromessi, quasi che Dio sia padre in certi aspetti, e in altri non lo sia» (ivi 9,61). Per questo il Figlio è pienamente Dio senza alcuna mancanza o diminuzione: «Colui che viene dal perfetto è perfetto, perché chi ha tutto, gli ha dato tutto» (ivi 2,8). Soltanto in Cristo, Figlio di Dio e Figlio dell'uomo, trova salvezza l'umanità. Assumendo la natura umana, Egli ha unito a sé ogni uomo, «si è fatto la carne di tutti noi» (Tractatus in Psalmos 54,9); «ha assunto in sé la natura di ogni carne, e divenuto per mezzo di essa la vite vera, ha in sé la radice di ogni tralcio» (ivi 51,16). Proprio per questo il cammino verso Cristo è aperto a tutti - perché egli ha attirato tutti nel suo essere uomo - anche se è richiesta sempre la conversione personale: «Mediante la relazione con la sua carne, l'accesso a Cristo è aperto a tutti, a patto che si spoglino dell'uomo vecchio (cfr Ef 4,22) e lo inchiodino alla sua croce (cfr Col 2,14); a patto che abbandonino le opere di prima e si convertano, per essere sepolti con lui nel suo battesimo, in vista della vita (cfr Col 1,12; Rm 6,4)» (ivi 91,9). La fedeltà a Dio è un dono della sua grazia. Perciò sant'Ilario chiede, alla fine del suo trattato sulla Trinità, di potersi mantenere sempre fedele alla fede del battesimo. E’ una caratteristica di questo libro: la riflessione si trasforma in preghiera e la preghiera ritorna riflessione. Tutto il libro è un dialogo con Dio. Vorrei concludere l’odierna catechesi con una di questa preghiere, che diviene così anche preghiera nostra: «Fa’, o Signore - recita Ilario in modo ispirato - che io mi mantenga sempre fedele a ciò che ho professato nel simbolo della mia rigenerazione, quando sono stato battezzato nel Padre, nel Figlio e nello Spirito Santo. Che io adori te, nostro Padre, e insieme con te il tuo Figlio; che io meriti il tuo Spirito Santo, il quale procede da te mediante il tuo Unigenito... Amen» (De Trinitate 12,57).
www.korazym.org
+PetaloNero+
Thursday, October 11, 2007 4:20 PM
La Santa Sede sostiene gli sforzi di pace tra le Coree e il disarmo nucleare: così, Benedetto XVI al nuovo ambasciatore coreano. Il Papa ribadisce la posizione della Chiesa sulle cellule staminali

La pace tra le due Coree, il disarmo nucleare, la ricerca sulle cellule staminali e, ancora, la libertà di insegnamento e la centralità della verità nell’attuale mondo pluralista: sono i punti forti del discorso di Benedetto XVI al nuovo ambasciatore di Corea presso la Santa Sede, Kim Ji-Young Francesco, ricevuto stamani per la presentazione delle Lettere Credenziali. Nel suo indirizzo d’omaggio, l’ambasciatore ha ringraziato il Papa per il suo impegno per la pace tra le Coree ed ha auspicato una visita del Santo Padre in terra coreana. Il servizio di Alessandro Gisotti:
La Santa Sede “sostiene ogni iniziativa volta ad una sincera e duratura riconciliazione” nella penisola coreana, affinché si ponga fine alle ostilità e ai contrasti irrisolti. E’ quanto sottolineato da Benedetto XVI, che ha incoraggiato gli sforzi della comunità internazionale per promuovere la pace tra le Coree e nella regione. Sottolineando che il vero progresso si costruisce “sull’onestà e la fiducia”, il Papa ha esortato il popolo coreano ad impegnarsi in un “dialogo aperto e fruttuoso” lavorando per “alleviare il dolore di quanti soffrono per le ferite” dovute alla separazione. Ogni Stato, ha detto ancora, “è chiamato ad assicurare un mondo più stabile e sicuro”. Di qui, la speranza del Papa che la partecipazione ai negoziati di pace tra le Coree di diverse nazioni porti anche “alla cessazione dei programmi diretti allo sviluppo e produzione” di armi di distruzione di massa.


Ha così rivolto il pensiero alla ricerca sulle cellule staminali, in ragione dei progressi ottenuti dalla Corea nel campo della biotecnologia. Queste applicazioni, ha avvertito, devono sempre rispettare la dignità della vita umana. “In nessuna circostanza – è stato il suo richiamo – un essere umano deve essere manipolato o trattato come mero strumento di sperimentazione”. La distruzione di embrioni umani, ha ribadito il Santo Padre, “per l’acquisizione di cellule staminali o per altre finalità” contraddice l’intento di ricercatori e legislatori cioè la promozione del bene dell’uomo. “La Chiesa – ha aggiunto – non esita ad approvare e incoraggiare la ricerca sulle cellule staminali somatiche”. E ciò per due motivi: da una parte, per i buoni risultati ottenuti attraverso queste metodologie; dall’altra, perché sono in armonia con “il rispetto della vita dell’essere umano ad ogni stadio della sua esistenza”. Il Papa ha ricordato che i coreani hanno rifiutato le pratiche di clonazione umana. Un rifiuto, è stato il suo auspicio, che potrà aiutare la comunità internazionale a considerare con attenzione le “profonde implicazioni etiche e sociali della ricerca scientifica e delle sue applicazioni”.


Benedetto XVI non ha mancato di sottolineare la straordinaria crescita della Chiesa cattolica in Corea, dovuta anche all’eroico esempio di uomini e donne che hanno dato la vita per Cristo e per i propri fratelli. Il loro sacrificio, ha affermato, ci ricorda l’urgenza di perseverare nella fedeltà alla verità. Purtroppo, ha rilevato, nel mondo pluralista di oggi, alcuni arrivano perfino a negare l’importanza della verità. Eppure, “la verità rimane la sola sicura base per la coesione sociale”. La verità, ha proseguito, “non dipende dal consenso, ma lo precede e lo rende possibile, generando un’autentica solidarietà umana”. La Chiesa, ha spiegato, considerando il potere della verità per unire i popoli ed essendo sempre attenta al desiderio della coesistenza pacifica, si impegna a rafforzare l’armonia sociale tanto nella vita ecclesiale come in quella civica. Ancora, ha detto, la Chiesa non si stanca di proclamare la verità sulla persona umana “come conosciuta attraverso la ragione naturale e pienamente manifestata attraverso la rivelazione divina”. A conclusione di questo denso discorso, Benedetto XVI si è soffermato sulla libertà d’insegnamento. I governi, ha sottolineato, devono garantire ai genitori l’opportunità di mandare i propri figli a studiare nelle scuole cattoliche “facilitando la realizzazione e il finanziamento di tali istituzioni”.

L’ambasciatore Kim Ji-Young Francesco, è nato il 24 marzo 1951. Sposato, due figli, è laureato in Lingua e Letteratura tedesca alla Seoul National University. Si è specializzato in Politica Internazionale presso l'Australia National University. Entrato in carriera diplomatica nel 1978, ha ricoperto numerosi incarichi tra cui quello di consigliere di ambasciata in Myanmar (1997-2000), vice-console generale a New York (2000-2002) e console generale in Vietnam (2003-2006).
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DA PETRUS

Il Papa esprime compiacimento per il riavvicinamento delle due Coree
CITTA’ DEL VATICANO - Benedetto XVI si compiace per i segnali di distensione tra le due Coree, auspicando maggiori sforzi per il dialogo e la ''riconciliazione'', e fa appello affinche' si fermino effettivamente i programmi nucleari del regime nord-coreano. Il Papa ne ha parlato ricevendo presso il Palazzo apostolico il nuovo ambasciatore di Corea presso la Santa Sede, Ji-Young Francesco Kim, nell'udienza per la presentazione delle lettere credenziali. ''La comunita' internazionale si unisce ai cittadini della sua nazione - ha detto il Pontefice - nelle loro accresciute aspirazioni per una ritrovata pace nella penisola coreana a in tutta la regione. Io colgo quest'opportunita' per ribadire il supporto della Santa Sede ad ogni iniziativa che miri a una sincera e duratura riconciliazione, mettendo fine all'inimicizia e ai torti irrisolti''. Secondo Benedetto XVI, ''l'autentico progresso e' fondato sugli atteggiamenti di onesta' e verità''. ''Apprezzo - ha affermato il Pontefice - gli sforzi della sua nazione per coltivare un fruttuoso e aperto dialogo lavorando allo stesso tempo per alleviare la pena di quanti soffrono per le ferite della divisione e del sospetto''. Sostenendo poi che ''ogni nazione condivide la responsabilita' di assicurare un mondo piu' stabile e sicuro'', Benedetto XVI ha espresso la sua ''ardente speranza che l'attuale partecipazione di varie nazioni coinvolte nel processo di negoziato conduca alla cessazione dei programmi diretti a sviluppare e produrre armamenti con uno spaventoso potenziale di indicibile distruzione''.


Da Benedetto XVI nuova condanna della manipolazione degli embrioni e della clonazione
CITTA’ DEL VATICANO - Un appello contro le procedure scientifiche che portino a distruggere embrioni umani o a sperimentare forme di clonazione e' stato pronunciato da Benedetto XVI durante l'udienza al nuovo ambasciatore coreano presso la Santa Sede, Ji-Young Francesco Kim, rappresentante diplomatico della Corea del Sud, ricevuto per la presentazione delle lettere credenziali. Il Papa ha ripetuto il suo consenso e incoraggiamento alla ricerca che utilizza le cellule staminali adulte. ''Prego affinche' l'intrinseca sensibilita' morale del popolo coreano - ha detto il Papa -, come evidenziato dal suo rifiuto della clonazione umana e delle relative procedure, si accordera' con la comunita' internazionale in merito alle profonde implicazioni etiche e sociali della ricerca scientifica e dei suoi usi''. Il Pontefice ha ricordato che la nazione coreana ''ha raggiunto notevoli successi nella ricerca e nello sviluppo scientifico. Preminenti tra questi - ha aggiunto - sono i progressi nella biotecnologia, con il potenziale di trattare e curare malattie come pure di migliorare la qualita' della vita nella sua terra e all'estero''. Secondo il Papa, ''le scoperte in questo campo invitano l'uomo a una piu' profonda consapevolezza delle pesanti responsabilita' riguardanti le loro applicazioni. Le speranze dell'uso per la societa' della scienza biomedica devono costantemente essere misurate rispetto a fermi e robusti principi etici''. E ''il principale tra questi'' e' ''la dignita' della vita umana'', perche' ''in nessuna circostanza un essere umano puo' essere manipolato o trattato come un semplice strumento di sperimentazione''. ''La distruzione degli embrioni umani - ha ribadito Benedetto XVI -, sia per acquisire cellule staminali che per ogni altra finalita', contraddice l'asserito intento dei ricercatori, dei legislatori e dei funzionari della salute pubblica di promuovere il benessere umano''. ''La Chiesa - ha concluso - non esita ad approvare e incoraggiare la ricerca sulle cellule staminali adulte, non solo a causa dei favorevoli risultati ottenuti attraverso questi metodi alternativi, ma ancora piu' perche' essi si armonizzano con l'intento di rispettare la vita dell'essere umano in ogni stadio della sua esistenza''.
+PetaloNero+
Thursday, October 11, 2007 4:28 PM
Altre udienze e nomine

Nel corso della mattinata, Benedetto XVI ha ricevuto in successive udienze il cardinale Franc Rodé, prefetto della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, il dott. Bernard Lander, presidente del Touro College di New York, con il seguito, e il prof. Mario Agnes, direttore de "L’Osservatore Romano".

Negli Stati Uniti, il Papa ha nominato vescovo coadiutore di Sacramento, mons. Jaime Soto, finora vescovo titolare di Segia ed ausiliare della diocesi di Orange in California.
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elyna.luna
Thursday, October 11, 2007 8:11 PM
Ma oltre a riportare quello che fa.. vi capita mai di non essere d'accordo? o siete d'accordo a priori?
Paparatzifan
Thursday, October 11, 2007 10:22 PM
Re:
elyna.luna, 11/10/2007 20.11:

Ma oltre a riportare quello che fa.. vi capita mai di non essere d'accordo? o siete d'accordo a priori?


Guarda caso, sono d'accordo IN TUTTO con lui!!!




+PetaloNero+
Friday, October 12, 2007 12:51 AM
Se non fossi del tutto daccordo con quello che dice non posterei di certo qui .....
elyna.luna
Friday, October 12, 2007 2:06 PM
No scusate non mi sono spiegata bene...
Intendo.. non vi capita mai.. di non approvare del tutto quello che la chiesa fa?.. non ci sarebbe niente di male.. una persona può ammirare una persona eppure non trovarsi d'accordo con alcune sue scelte... tutti abbiamo una testa.. quindi tutti pensiamo in maniera diversa meno male..
+PetaloNero+
Friday, October 12, 2007 3:01 PM
Il papa: ''La mia casa è aperta a tutti''

di Daniele Lorenzi

Benedetto XVI ha partecipato all’inaugurazione del Portone di bronzo, la porta d’ingresso del Palazzo Apostolico e della Casa del papa, a conclusione dei lavori di restauro.

"La casa del papa è aperta a tutti": così benedicendo il Portone di bronzo appena restaurato e ricollocato all'ingresso del palazzo apostolico Benedetto XVI ne ha ricordato il «valore simbolico e spirituale» e ha espresso l'auspicio che tutti coloro che lo attraversano accolti. Con una piccola cerimonia, - seguita da centinaia di curiosi, turisti e fedeli e alla presenza del personale del Governatorato, dei Servizi tecnici, dei Musei vaticani e di una rappresentanza dei Cavalieri del Santo Sepolcro e delle ditte Picalarga, Tavanti e Minguzzi che hanno realizzato il restauro, - il papa ha benedetto il Portone, «completamente restaurato dopo due anni di paziente e ingegnoso lavoro». «Si tratta - ha osservato papa Ratzinger - di un evento di per sè non di grande rilievo, ma significativo per la funzione che questo singolare Portone svolge e per i secoli di storia ecclesiale che esso ha visto scorrere».

Le parole del papa

Venerati Fratelli, illustri Signori e Signore, cari fratelli e sorelle! Ci siamo dati appuntamento in questo luogo che costituisce l’ingresso principale al Palazzo Apostolico, per benedire e inaugurare il Portone di Bronzo completamente restaurato dopo due anni di paziente e ingegnoso lavoro. Si tratta di un evento di per sé non di grande rilievo, ma significativo per la funzione che questo singolare Portone svolge e per i secoli di storia ecclesiale che esso ha visto scorrere. Vi ringrazio pertanto per la vostra presenza e a ciascuno di voi rivolgo il mio cordiale saluto. Questo Portone fu realizzato da Giovanni Battista Soria e Orazio Censore durante il pontificato di Paolo V, che tra il 1617 e il 1619 volle rinnovare completamente l’intera struttura della Porta Palatii. Nel 1663, dopo il colossale intervento architettonico dovuto al genio di Gian Lorenzo Bernini, esso fu spostato nell’attuale posizione, cioè sulla soglia tra il Colonnato di Piazza San Pietro e il Braccio di Costantino. Usurato dal tempo, si pensò di restaurarlo in occasione del Grande Giubileo del 2000, ma questa operazione di radicale ripristino si è resa possibile solo qualche anno dopo. Il Portone è stato così smontato e non solo accuratamente ricondotto alla sua bellezza originaria secondo i metodi e le tecniche più moderni, bensì anche consolidato con un’anima di acciaio. Ed ora ha ripreso il suo posto e la sua funzione, sotto il bel mosaico raffigurante la Madonna col Bambino tra i Santi Pietro e Paolo. Proprio perché segna l’accesso alla Casa di colui che il Signore ha chiamato a guidare come Padre e Pastore l’intero Popolo di Dio, questo Portone assume un valore simbolico e spirituale. Lo varcano coloro che vengono per incontrare il Successore di Pietro. Vi transitano pellegrini e visitatori diretti nei vari Uffici del Palazzo Apostolico. Esprimo di cuore l’auspicio che quanti entrano per il Portone di Bronzo possano sentirsi sin dal loro ingresso accolti dall’abbraccio del Papa. La Casa del Papa è aperta a tutti. Il mio pensiero di apprezzamento e la mia riconoscenza vanno a quanti hanno reso possibile questa urgente e radicale opera di restauro. Prima di tutto a chi ha diretto e realizzato i lavori nelle loro diverse fasi: ai Servizi Tecnici del Governatorato e ai Laboratori di Restauro dei Musei Vaticani, che si sono avvalsi della competenza di ditte specializzate per le parti in legno e in metallo. E’ stato possibile affrontare questo lungo e impegnativo intervento grazie al generoso sostegno finanziario dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro e del Credito Artigiano. Pertanto, esprimo viva gratitudine a questi due Istituti, che hanno voluto così rinnovare un’espressione di fedeltà al Sommo Pontefice e di attenzione ai beni artistici della Santa Sede. Il mio grazie più sincero si estende a quanti, in vario modo, hanno offerto il loro contributo. Ed ora ai responsabili, alle maestranze ed ai benefattori, come pure a ciascuno di voi qui presenti assicuro un ricordo nella preghiera, mentre con affetto imparto a tutti la Benedizione Apostolica.
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Benedetto XVI inaugura la riapertura del Portone di Bronzo in Vaticano, dopo due anni di restauri: è il segno che la Casa del Papa è aperta a tutti

Due anni “di ingegnoso e paziente lavoro” per restituire alla sua bellezza originaria un varco che testimonia come la “Casa del Papa” sia “aperta a tutti”. Con queste parole Benedetto XVI ha dato risalto, nella tarda mattinata di oggi, alla cerimonia di riapertura del Portone di Bronzo, il principale e storico ingresso del Palazzo Apostolico in Vaticano, in restauro dal 2006. Ce ne parla Alessandro De Carolis:Era la fine degli anni Venti del Seicento quando Giovanni Battista Soria e Orazio Censore ristrutturarono l’ingresso del Palazzo apostolico dotandolo di una nuova e monumentale porta bronzea. Ma l’attuale collocazione, a destra della Basilica Vaticana, nel cosiddetto Braccio di Costantino, fu decisa nel 1663 da Gian Lorenzo Bernini, al termine del “colossale intervento architettonico” che abbellì la Piazza del celebre colonnato. Benedetto XVI ha ricordato i passaggi storici del Portone di Bronzo che, ha detto, ha visto scorrere “secoli di storia ecclesiale” e che - riportano le cronache - resistette a tre attacchi: da Carlo V alle sommosse di Borgo. La prima idea di sottoporlo a restauro si ebbe in occasione del Grande Giubileo del 2000 ma - ha sottolineato il Papa - “questa operazione di radicale rispristino” si è resa possibile solo dal 2006, quando il Portone è stato smontato, restaurato secondo “i metodi e le tecniche più moderni”, consolidato con un’anima in acciaio e restituito alla sua bellezza e soprattutto alla sua “singolare” funzione, che Benedetto XVI ha descritto con queste parole:


“Proprio perché segna l’accesso alla Casa di colui che il Signore ha chiamato a guidare come Padre e Pastore l’intero Popolo di Dio, questo Portone assume un valore simbolico e spirituale. Lo varcano coloro che vengono per incontrare il Successore di Pietro. Vi transitano pellegrini e visitatori diretti nei vari Uffici del Palazzo Apostolico. Esprimo di cuore l’auspicio che quanti entrano per il Portone di Bronzo possano sentirsi sin dal loro ingresso accolti dall’abbraccio del Papa. La Casa del Papa è aperta a tutti”.


Al termine della breve cerimonia, il Papa ha espresso apprezzamento e riconoscenza per i protagonisti dell’opera di restauro, dai finanziatori alle maestranze: l’Ordine Equestre del Santo Sepolcro e Il Credito Artigiano, da un lato, i Servizi tecnici del Governatorato e i Laboratori di Restauro dei Musei Vaticani, dall’altro.
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DA PETRUS

Il Pontefice benedice il portone di bronzo restaurato: "La mia casa è aperta a tutti"
CITTA’ DEL VATICANO - ''La casa del Papa e' aperta a tutti'': benedicendo il Portone di bronzo appena restaurato e ricollocato all'ingresso del palazzo apostolico, Benedetto XVI ne ha ricordato il ''valore simbolico e spirituale'' e ha espresso l'auspicio che tutti coloro che lo attraversano si sentano accolti. Con una piccola cerimonia - seguita da centinaia di curiosi, turisti e fedeli e alla presenza del personale del Governatorato, dei Servizi tecnici, dei Musei vaticani e di una rappresentanza dei Cavalieri del Santo Sepolcro e delle ditte che hanno realizzato il restauro - Benedetto XVI ha benedetto il Portone, ''completamente restaurato dopo due anni di paziente e ingegnoso lavoro''. ''Si tratta - ha osservato il papa- di un evento di per se' non di grande rilievo, ma significativo per la funzione che questo singolare Portone svolge e per i secoli di storia ecclesiale che esso ha visto scorrere''. Il ''valore simbolico e spirituale'' del Portone per il Papa deriva dal fatto che ''lo varcano coloro che vengono per incontrare il Successore di Pietro, vi transitano i pellegrini e visitatori diretti nei vari uffici del Palazzo apostolico. Esprimo di cuore - ha aggiunto - l'auspicio che quanti entrano per il Portone di Bronzo possano sentirsi sin dal loro ingresso accolti dall'abbraccio del Papa; la casa del Papa e' aperta a tutti''. Prima di rivolgere il breve discorso, Benedetto XVI ha salutato i tecnici e i benefattori che hanno concorso al restauro. All'interno del Portone e' stata appena collocata una targa che ricorda la benedizione ad opera di Sua Santità Benedetto XVI. Custodite in una scatola bianca e oro le chiavi del Portone di bronzo, restaurato e ricollocato al suo posto, sono state poi offerte al Papa, nel corso della breve cerimonia con le maestranze e i benefattori che hanno reso possibile il restauro.
+PetaloNero+
Friday, October 12, 2007 3:03 PM
Il Papa al Corso di formazione dei cappellani militari: tutte le religioni siano impegnate per una pace fondata sulla verità, l'amore, la giustizia, la libertà

Un dialogo costruttivo e un’indagine seria sugli aspetti teorici e operativi, etici e giuridici del delicato tema della difesa della dignità umana durante i conflitti armati è lo scopo del II Corso internazionale di formazione dei cappellani militari cattolici al diritto umanitario che, a forte connotazione ecumenica e interreligiosa, ha preso il via per due giorni in Vaticano su iniziativa della Congregazione dei Vescovi e dei Pontifici Consigli della Giustizia e della Pace, per il Dialogo Interreligioso e per l’Unità dei Cristiani. Il servizio di Paolo Scappucci:


Dando il saluto introduttivo e aprendo i lavori, che si svolgono a Palazzo San Calisto in Roma, lo hanno evidenziato i cardinali Giovanni Battista Re e Renato Martino, rispettivamente Prefetto della Congregazione per i Vescovi e Presidente di Giustizia e Pace, previa lettura di un telegramma augurale a firma del Segretario di Stato, cardinale Tarcisio Bertone. In esso il Papa auspica che il Corso “susciti negli aderenti delle diverse religioni concorde impegno nella promozione del fondamentale valore della pace, basata sulla verità, l’amore, la giustizia e la libertà, in vista di un’umanità riconciliata e solidale”.


Il cardinale Re, responsabile del Dicastero vaticano da cui dipendono gli Ordinariati Militari nel mondo, ha messo in evidenza il duplice contrastante fenomeno oggi dell’accresciuto senso della dignità di ogni persona umana e dell’ingigantita capacità di distruzione delle violenze e delle guerre attuali. Secondo il porporato, “la Chiesa, portatrice di valori umani, morali e spirituali – senza dei quali è impossibile edificare una degna e vera società di uomini, che sia una famiglia di famiglie – deve essere in prima linea nel sostenere una retta applicazione del diritto umanitario, in ogni circostanza”.


Dal canto suo, il Presidente di Giustizia e Pace, cardinale Martino, con riferimento specifico al tema del Corso: “Dignità umana e diritto umanitario: il ruolo delle religioni”, ha rilevato che “anche nel mondo contemporaneo, dove fenomeni come il terrorismo internazionale sembrano mettere in discussione il valore della vita umana e dove spesso le religioni sono considerate un fattore di conflitto, le religioni stesse sono chiamate a cooperare per l’affermazione della dignità umana e a proiettare il diritto umanitario in un orizzonte ampio che vada oltre la semplice necessità politica o militare”.


E’ seguita la relazione del noto internazionalista Antonio Cassese che, in un ampio excursus storico sulle Convenzioni di Ginevra e sulla nascita del diritto umanitario, ne ha posto in luce sia i meriti nel mitigare in quanto possibile le sofferenze causate dalla violenza bellica, sia i limiti attuali, come il non tenere in sufficiente conto che le guerre moderne sono totali e asimmetriche, disincentivare guerriglieri e terroristi dall’osservare il diritto, non frenare lo strapotere militare delle grandi potenze, non risarcire le vittime.




L’eventualità che tragici eventi come quelli dell’11 settembre 2001 alle Torri Gemelle di New York possano verificarsi anche in Europa non è affatto remota, secondo il Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare Italiana, Generale Vincenzo Camporini, intervenuto sul tema della lotta globale al terrorismo e la difesa dei diritti umani. Additando i principali obiettivi cui la comunità internazionale dovrebbe tendere per condurre un’efficace azione di contrasto alla nuova minaccia terroristica, l’alto esponente militare ha indicato tra l’altro la necessità di: svincolare il potere decisionale dei tribunali sovranazionali dalla volontà politica degli Stati rendendo pienamente vincolanti le rispettive statuizioni; avviare un processo di armonizzazione delle legislazioni nazionali in tema di lotta al terrorismo; sostenere il ruolo delle Nazioni Unite quale polo di riferimento per politiche comuni in materia di contrasto al terrorismo.


Trattando il delicato argomento. “Biotecnologia, armi e dignità umana”, Peter Herby del Comitato Internazionale della Croce Rossa, in fine mattinata ha tra l’altro affermato che ogni sforzo per ridurre al minimo il rischio di un uso bellico delle nuove biotecnologie non può che essere uno sforzo concertato e multidisciplinare, a livello sia nazionale che internazionale. (Paolo Scappucci, dal Palazzo San Calisto in Roma, per la Radio Vaticana)
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DA PETRUS

Il messaggio di Benedetto XVI ai cappellani militari: "Tutte le religioni difendano la pace"
CITTA’ DEL VATICANO - Serve da parte "degli aderenti delle diverse religioni un concorde impegno nella promozione del fondamentale valore della pace, basata sulla verita', l'amore, la giustizia e la liberta', in vista di un'umanita' riconciliata e solidale". A chiederlo e' il Papa in un telegramma a firma del Segretario di Stato Tarcisio Bertone, inviato in occasione dell'apertura dei lavori del II Corso internazionale di formazione dei cappellani militari cattolici al diritto umanitario in corso in Vaticano. "Nel mondo contemporaneo dove fenomeni come il terrorismo internazionale sembrano mettere in discussione il valore della vita umana e dove spesso le religioni sono considerate un fattore di conflitto, le religioni stesse sono chiamate a cooperare per l'affermazione della dignita' umana e a proiettare il diritto umanitario in un orizzonte ampio che vada oltre la semplice necessita' politica o militare", ha sottolineato da parte sua il Cardinale Renato Raffaele Martino, presidente del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace. E il Cardinale Giovanni Battista Re, responsabile del Dicastero vaticano da cui dipendono gli Ordinariati Militari nel mondo, ha messo in evidenza il contrasto tra l'accresciuto senso della dignita' di ogni persona umana e dell'ingigantita capacita' di distruzione delle violenze e delle guerre attuali. Secondo il porporato, "la Chiesa, portatrice di valori umani, morali e spirituali, senza dei quali e' impossibile edificare una degna e vera societa' di uomini, che sia una famiglia di famiglie, deve essere in prima linea nel sostenere una retta applicazione del diritto umanitario, in ogni circostanza". Alla sessione inaugurale e' intervenuto il giurista Antonio Cassese, gia' rappresentante italiano all'Alta Corte dell'Aja, che ha messo in luce "sia i meriti del diritto umanitario nel mitigare in quanto possibile le sofferenze causate dalla violenza bellica, sia i limiti attuali, come il non tenere in sufficiente conto che le guerre moderne sono totali e asimmetriche, disincentivare guerriglieri e terroristi dall'osservare il diritto, non frenare lo strapotere militare delle grandi potenze, non risarcire le vittime".
+PetaloNero+
Friday, October 12, 2007 3:04 PM
Lettera del Papa per il prossimo Incontro mondiale delle famiglie in Messico: non dissociare il comportamento dalla fede

“In un momento in cui si avverte una frequente frattura tra ciò che si dice di credere e il modo concreto di vivere e comportarsi” il prossimo Incontro mondiale delle famiglie in Messico “si propone di incoraggiare le famiglie cristiane alla formazione di una retta coscienza morale che, rafforzata dalla grazia di Dio, aiuti a seguire fedelmente la sua volontà”.

E’ quanto scrive Benedetto XVI in una lettera al cardinale Alfonso López Trujillo, presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, in vista del VI Incontro mondiale delle famiglie che si terrà a Città del Messico dal 16 al 18 gennaio del 2006 sul tema: “La famiglia, formatrice ai valori umani e cristiani”.

“Come prima scuola di vita e di fede, e come chiesa domestica – afferma il Papa - la famiglia è chiamata a educare le nuove generazioni ai valori umani e cristiani perché, orientando la vita secondo il modello di Cristo, formino in esse una personalità armonica”.

In questo compito educativo “così decisivo per la persona umana” - sottolinea il Papa - la famiglia deve poter contare “anche sull’appoggio della scuola, della parrocchia e dei diversi gruppi ecclesiali che favoriscano una integrazione integrale dell’essere umano”.
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In Messico l'Incontro Mondiale delle Famiglie nel 2009. Il messaggio del Santo Padre: "Siate cristiani contro il distacco dai valori”
CITTA’ DEL VATICANO - ''In un momento in cui si avverte una frequente dissociazione tra cio' in cui si dice di credere e il modo concreto di vivere e di comportarsi'' le famiglie cristiane devono ''contribuire alla formazione di una retta coscienza morale che, rafforzata dalla grazia di Dio, aiuti a seguire fedelmente la sua volonta'...''. Lo afferma il Papa nella lettera al Cardinale Alfonso Lopez Trujillo, presidente del Pontificio consiglio per la famiglia, in cui gli comunica che il prossimo incontro mondiale delle famiglie si svolgera' in Messico, dal 16 al 18 gennaio 2009, sul tema ''La famiglia, formatrice ai valori umani e cristiani''.

+PetaloNero+
Friday, October 12, 2007 3:05 PM
Altre udienze e nomine

Nel pomeriggio, Benedetto XVI riceverà in udienza il cardinale William Joseph Levada, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede.

In Giamaica, il Papa ha nominato arcivescovo coadiutore di Kingston-in-Jamaica mons. Donald Reece, finora vescovo della diocesi di Saint John’s-Basseterre (Antigua e Barbuda).
In Vietnam, Benedetto XVI ha nominato vescovo di Lang Son et Cao Bang il reverendo Joseph Dang Duc Ngan, vicario generale dell’arcidiocesi di Hanoi e parroco della Cattedrale.
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