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Friday, September 28, 2007 3:06 PM
Il papa saluta Castel Gandolfo: ''Grazie per esservi occupati di me''

di Daniele Lorenzi

Prima del suo ritorno in Vaticano al termine dell'estate, Benedetto XVI ha ricevuto in udienza vescovo, parroco, sindaco e comunità della cittadina laziale, insieme a quanti hanno prestato servizio durante la sua permanenza nella residenza estiva.

'In questi mesi ho avvertito la vostra vicinanza, e so con quanta cura vi siete occupati di me e di quanti vivono nel Palazzo Apostolico''. E un ringraziamento molto sentito quello che Benedetto XVI ha rivolto a tutta la comunità di Castel Gandolfo, ricevuta in udienza nella Sala degli Svizzeri della residenza pontificia. Un ringraziamento per quanto fatto in questi mesi per ''rendere salutare e distensivo - ha detto il papa - questo mio soggiorno estivo''. ''Tutti conoscono lo stile di cordiale ospitalità che contraddistingue la vostra città e i suoi abitanti; un'accoglienza che non è riservata solo al papa, bensì pure ai numerosi pellegrini che vengono a rendergli visita, soprattutto la domenica per il consueto appuntamento dell'Angelus''. Benedetto XVI rientrerà in Vaticano nei prossimi giorni. Il discorso del papa Cari fratelli e sorelle, prima di lasciare Castel Gandolfo, desidero rivolgere una parola di cordiale gratitudine a ciascuno di voi, che avete contribuito, in vario modo, a rendere salutare e distensivo questo mio soggiorno estivo. Anzitutto, il mio fraterno saluto va al Vescovo di Albano, Mons. Marcello Semeraro, e si estende con affetto all’intera Diocesi. Saluto poi il Parroco di Castel Gandolfo e la Comunità parrocchiale, come pure le varie Comunità religiose maschili e femminili, che qui vivono ed operano. A ciascuno vorrei dire: il Papa conta sul vostro sostegno spirituale, e vi accompagna con la sua preghiera, perché possiate aderire con costante generosità, alla esigente chiamata alla perfezione evangelica, per servire in letizia e dedizione il Signore e i fratelli. Vorrei ora, in maniera speciale, ringraziare il Signor Sindaco e i rappresentanti dell’Amministrazione Comunale di Castel Gandolfo. Grazie di cuore per la vostra visita. In questi mesi ho avvertito la vostra vicinanza, e so con quanta cura vi siete occupati di me e di quanti vivono nel Palazzo Apostolico. Tutti conoscono lo stile di cordiale ospitalità che contraddistingue la vostra Città e i suoi abitanti; un’accoglienza che non è riservata solo al Papa, bensì pure ai numerosi pellegrini che vengono a rendergli visita, soprattutto la domenica per il consueto appuntamento dell'Angelus. Vi chiedo, cari amici, di farvi interpreti dei miei grati sentimenti presso l’intera comunità cittadina, che in varie occasioni ho avuto modo di incontrare. A tutti grazie! Non può certo mancare poi una parola di sincera gratitudine per il personale medico e per gli addetti dei vari Servizi del Governatorato, che in questi mesi hanno lavorato, ciascuno nel proprio settore, con competenza e abnegazione. Cari amici, conosco la vostra disponibilità e i sacrifici che comportano le varie mansioni che siete chiamati a svolgere. Di tutto vi ricompensi il Signore. Ugualmente, sento il bisogno di rinnovare i miei sentimenti di apprezzamento e di riconoscenza ai funzionari e agli agenti delle diverse Forze dell'Ordine italiane che, con la consueta sollecitudine, hanno affiancato il Corpo della Gendarmeria Vaticana e quello della Guardia Svizzera Pontificia. Grazie per la vostra discreta ed efficiente presenza, che ha facilitato ai pellegrini e ai visitatori l’accesso ordinato e sicuro nel Palazzo Apostolico. E come, infine, non ricordare gli ufficiali e gli avieri del 31° stormo dell'Aeronautica Militare? Voi, cari amici, adempite un compito quanto mai qualificato e utile, accompagnando me e i miei collaboratori negli spostamenti in elicottero e in aereo. Di questo vostro utile servizio vi sono molto riconoscente. Cari fratelli e sorelle, mi piacerebbe soffermarmi a parlare con ciascuno di voi, e ringraziarvi personalmente per l’apporto che, con premura e generosità, date al buon funzionamento dell’attività del Papa qui, a Castel Gandolfo. Si tratta spesso di prestazioni nascoste che vi obbligano ad orari faticosi, rimanendo lontano da casa per lunghe ore. In questo modo anche le vostre famiglie sono coinvolte nei sacrifici che dovete affrontare. Per questo, mi preme assicurarvi nuovamente della mia più viva riconoscenza, che estendo ai vostri familiari. Tutti vi porto nell’animo e tutti vi affido alla materna protezione della Beata Vergine Maria, mentre di cuore benedico voi e le persone che vi sono care.
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Il Papa saluta le comunità di Castel Gandolfo. Il 3 ottobre il rientro in Vaticano dopo oltre due mesi di permanenza nella cittadina laziale

Benedetto XVI ha incontrato oggi le diverse comunità di Castel Gandolfo per un saluto di congedo in vista del ritorno in Vaticano mercoledì prossimo 3 ottobre in coincidenza con l’udienza generale. Il servizio di Massimiliano Menichetti:
Il Papa era giunto nella sua residenza estiva di Castel Gandolfo la sera del 27 luglio scorso proveniente da Lorenzago di Cadore, sulle Dolomiti, dove aveva trascorso un periodo di riposo. Il Pontefice ha espresso la sua gratitudine a quanti hanno contribuito, in vario modo, a rendere “salutare e distensivo” il suo soggiorno estivo. Anzitutto, il suo grazie è andato al vescovo di Albano, Mons. Marcello Semeraro, all’intera Diocesi e alle varie Comunità religiose che qui vivono ed operano:


“A ciascuno vorrei dire: il Papa conta sul vostro sostegno spirituale, e vi accompagna con la sua preghiera, perché possiate aderire con costante generosità, alla esigente chiamata alla perfezione evangelica, per servire in letizia e dedizione il Signore e i fratelli”.

Il Papa ha poi ringraziato l’Amministrazione comunale di Castel Gandolfo:


“Tutti conoscono lo stile di cordiale ospitalità che contraddistingue la vostra Città e i suoi abitanti; un’accoglienza che non è riservata solo al Papa, bensì pure ai numerosi pellegrini che vengono a rendergli visita, soprattutto la domenica per il consueto appuntamento dell'Angelus”.


E gratitudine ha espresso al personale medico, agli addetti dei vari Servizi del Governatorato, ai funzionari e agli agenti delle diverse Forze dell'Ordine italiane che, “con la consueta sollecitudine”, hanno affiancato il Corpo della Gendarmeria Vaticana e quello della Guardia Svizzera Pontificia. Infine il saluto e il ringraziamento del Papa sono andati agli ufficiali e agli avieri del 31° stormo dell'Aeronautica Militare che lo hanno accompagnato negli spostamenti in elicottero e in aereo. “Tutti vi porto nell’animo – ha concluso il Papa - e tutti vi affido alla materna protezione della Beata Vergine Maria, mentre di cuore benedico voi e le persone che vi sono care”.
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DA PETRUS

Il santo Padre saluta la cittadinanza di Castel Gandolfo: "Grazie dell'ospitalità"
CITTA’ DEL VATICANO - ''In questi mesi ho avvertito la vostra vicinanza, e so con quanta cura vi siete occupati di me e di quanti vivono nel Palazzo Apostolico''. Un ringraziamento molto sentito e' stato rivolto da Benedetto XVI a tutta la comunita' di Castel Gandolfo, ricevuta in udienza nella Sala degli Svizzeri della residenza pontificia, per quanto fatto in questi mesi per ''rendere salutare e distensivo - ha detto il Papa - questo mio soggiorno estivo''. ''Tutti conoscono - ha sottolineato il Pontefice - lo stile di cordiale ospitalita' che contraddistingue la vostra citta' e i suoi abitanti; un'accoglienza che non e' riservata solo al Papa, bensi' pure ai numerosi pellegrini che vengono a rendergli visita, soprattutto la domenica per il consueto appuntamento dell'Angelus''. Benedetto XVI, che rientrera' in Vaticano nei prossimi giorni, ha salutato e ringraziato il vescovo di Albano, Monsignor Marcello Semeraro, il parroco di Castel Gandolfo, le comunita' religiose maschili e femminili, il sindaco, i membri della giunta e del consiglio comunale, gli operatori dei servizi del Governatorato, i funzionari e gli agenti di polizia, della Guardia di Finanza, i militari dell'Arma dei Carabinieri che hanno collaborato con la Gendarmeria vaticana e con la Guardia svizzera. Ricordati anche gli ufficiali e gli avieri dei 31/o stormo dell'Aeronautica Militare che hanno accompagnato il Papa e i suoi collaboratori negli spostamenti in elicottero e in aereo.
+PetaloNero+
Friday, September 28, 2007 3:07 PM
Altre udienze e nomine

Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza, nel Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo anche mons. Francesco Coccopalmerio, arcivescovo tit. di Celiana, presidente del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi, e l’ambasciatore d’Italia presso la Santa Sede, Giuseppe Balboni, Acqua, in visita di congedo.

Negli Stati Uniti, il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Crookston presentata da mons. Victor H. Balke, in conformità al can. 401 § 2 del Codice di Diritto Canonico. Gli succede mons. Michael J. Hoeppner, del clero di Winona, vicario generale. Mons. Michael J. Hoeppner è nato a Winona (Minnesota) il 1° giugno 1949. Ha compiuto gli studi teologici a Roma presso la Pontificia Università Gregoriana. Ha seguito poi un anno di corsi per la Licenza in Teologia alla Gregoriana, ma è stato richiamato in diocesi prima di concludere. È stato ordinato sacerdote per la diocesi di Winona da Paolo VI il 29 giugno 1975. Dal 1985 al 1987 è stato alunno della "Saint Paul University" di Ottawa (Canada), conseguendovi la Licenza in Diritto Canonico. Ha ottenuto anche un Master in Educazione dalla "Winona State University". Ha poi ricoperto i seguenti incarichi: vice-parroco nella "Saint Joseph the Worker Parish" a Mankato (1975-1980); insegnante della "Loyola High School" di Mankato, direttore della "Pacelli High School" di Austin e direttore delle Vocazioni (1977-1984); vicario giudiziale (1988-1997); parroco della "Saint Paul Parish" in Minnesota City (1988-1992), della "Saint Casimir Parish" a Winona (1992-1997); amministratore diocesano (1997-1999); vicario generale (dal 1997); moderatore della Curia (dal 1999).
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Friday, September 28, 2007 3:08 PM
Il cordoglio del Papa per la morte del cardinale polacco Adam Kozłowiecki, missionario gesuita in Zambia e primo arcivescovo di Lusaka

Benedetto XVI ha espresso oggi il suo profondo cordoglio per la morte avvenuta stamattina del cardinale polacco Adam Kozłowiecki, missionario gesuita in Zambia e primo arcivescovo di Lusaka: aveva 96 anni. Il Papa, in un telegramma all’arcivescovo di Lusaka Telesphore George Mpundu, ha ricordato “con gratitudine gli anni di altruistico e fervente servizio missionario ed episcopale del primo arcivescovo di Lusaka” e il suo “incrollabile impegno per la diffusione del Vangelo e il servizio alla Chiesa universale”.

Il cardinale Adam Kozłowiecki nasce il 1° aprile 1911 a Huta Komorowska presso Kolbuszowa (voivodato di Tarnobrzeg, attualmente diocesi di Sandomierz, Polonia). Dal 1921 al 1925 frequenta il famoso Collegio Pedagogico-Educativo San Giuseppe a Chyrów, gestito dai Padri Gesuiti. Dopo la maturità, conseguita il 30 luglio 1929, entra nella Compagnia di Gesù. Arrestato dalla Gestapo all’inizio della II guerra mondiale nel collegio dei Padri Gesuiti di Cracovia, insieme a 24 confratelli, è rinchiuso nei campi di concentramento di Auschwitz e Dachau. Ha descritto le dolorose prove di quel periodo, accompagnate da straordinarie esperienze spirituali, nel libro “Oppressione e afflizione. Diario di un prigioniero”.

Liberato dal campo di concentramento dai soldati americani decide di partire per la Rhodesia del Nord (odierna Zambia), nella missione gestita dai gesuiti polacchi: qui dà impulso ad una fiorente attività, soprattutto nel campo dell’educazione. Intraprende il lavoro con coraggio e tenacia, visitando le parrocchie e le case della missione nella foresta. Nel 1959 è nominato primo arcivescovo metropolita di Lusaka. Non gli sono mai stati estranei i cambiamenti sociali e politici in corso in Africa. Molte volte ha difeso l’uguaglianza delle razze e la giustizia. Insieme con gli altri missionari ha svolto un ruolo importante nel raggiungimento dell’indipendenza del Paese avvenuta il 24 ottobre 1964.

Dal momento della fondazione dello Stato della Zambia indipendente, l’arcivescovo Kozłowiecki si è rivolto più di una volta alla Santa Sede chiedendo di essere rimosso dal più alto incarico nella gerarchia ecclesiastica di quel Paese per fare assegnare la Sede ad un africano. Così il 29 maggio 1969 è trasferito alla Chiesa titolare di Potenza Picena. La decisione ebbe una grande eco in tutta l’Africa, dove in molte regioni cominciarono a formarsi gerarchie ecclesiastiche locali. Fedele alla sua vocazione missionaria, dopo la rinuncia all’incarico di arcivescovo di Lusaka, resta nella Zambia, dove continua a lavorare in vari posti della foresta africana come semplice missionario.

Nel 1998 Giovanni Paolo II lo ha creato cardinale. Nel ringraziare il Santo Padre per averlo incluso nel Collegio dei cardinali, l’arcivescovo Adam Kozłowiecki ha scritto: «Ti confesso, Santo Padre, che sono rimasto completamente sbalordito da questa notizia, mi riusciva difficile capire questo e riordinare i pensieri che, ovviamente, a 87 anni erano impegnati in ben altri problemi. Con il bacio della mano e dei piedi di Sua Santità e con profonda gratitudine accetto questo segno di fiducia, soprattutto in quanto segno di riconoscimento per ogni semplice missionario che per volontà di Dio svolge il servizio alla Chiesa e ai poveri, ai fratelli e alle sorelle che non conoscono il Padre. Mi hanno insegnato che cosa vuol dire essere religioso-gesuita, mi hanno insegnato in seguito che cosa vuol dire essere sacerdote, ed ora devo ancora imparare che cosa vuol dire essere cardinale, perché questo non me l’hanno insegnato».
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Friday, September 28, 2007 3:08 PM
Benedetto XVI indice il secondo Sinodo speciale per l’Africa. Si terrà nell’ottobre del 2009 sul tema della pace e della giustizia

Annuncio importante oggi per la Chiesa del continente africano: Benedetto XVI ha indetto la Seconda Assemblea Speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi. Il tema dell’assise ecclesiale sarà: La Chiesa in Africa al servizio della riconciliazione, della giustizia e della pace “Voi siete il sale della terra…Voi siete la luce del mondo" (Mt 5, 13.14). L’assemblea sinodale si terrà in Vaticano dal 4 al 25 ottobre dell’anno 2009. Per una riflessione sull’importanza di questo evento, Alessandro Gisotti ha intervistato l’arcivescovo ghanese di Accra, Gabriel Charles Palmer-Buckle:

R. - Abbiamo avuto la prima assemblea nel 1994. Sono passati, dunque, più di dieci anni e le cose sono cambiate molto rapidamente in questi ultimi tempi. Già Giovanni Paolo II aveva promesso di tenere questo sinodo, questa assemblea, e allora dico un grazie perché il Santo Padre Benedetto XVI ha accettato di farlo e credo che ne abbiamo bisogno. L’Africa oramai sta subendo degli sviluppi veramente molto rapidi e questi sviluppi incidono anche sulla Chiesa e sulla pastorale della Chiesa. Per noi, del continente africano, è veramente un buon auspicio.


D. – Il tema scelto per questa assemblea sinodale mette l’accento sul ruolo della Chiesa in favore della riconciliazione, della giustizia e della pace. Sono questi i temi forti per i vescovi dell’Africa anche nella sua esperienza ad Accra?


R. – Certamente! Nella mia esperienza ad Accra, per esempio, ho avuto la grazia, diciamo un’occasione unica, di lavorare con la Commissione per la riconciliazione nazionale dal 2002 al 2005, e mi ha fatto veramente capire che la riconciliazione è molto importante per questo mio Paese, il Ghana, che non ha avuto ancora, fortunatamente, una crisi di guerra civile o qualche cosa del genere. Allora quando vedo quello che è successo in Nigeria, Liberia, Sierra Leone, Congo, capisco che è veramente un fatto importante che questo tema di riconciliazione porti alla giustizia e anche alla pace; noi come presuli possiamo sviluppare una pastorale che avrà questo come obiettivo.


D. – Anche recentemente, in occasione del G8, Benedetto XVI ha esortato i Paesi sviluppati ad assumersi le proprie responsabilità verso l’Africa. Come vengono accolti dai fedeli africani questi appelli del Papa?


R. – Questi appelli del Papa seguono quelli che i nostri capi di Stato hanno fatto molte volte e anche noi, come vescovi, abbiamo fatto tante volte. Mi ricordo nell’anno del Grande Giubileo, per esempio, siamo andati al Fondo Monetario Internazionale per questo motivo. Quello che dice Benedetto XVI è l’appello della Chiesa cattolica dell’Africa e dell’ONU, quindi è una voce profetica molto importante.
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Friday, September 28, 2007 3:09 PM
Domani il Papa presiede

Benedetto XVI presiede domani mattina alle 10.00 nella Basilica Vaticana la Messa per l’ordinazione episcopale di sei presbiteri: mons. Mieczysław Mokrzycki, eletto arcivescovo coadiutore dell’Arcidiocesi di Lviv dei Latini (Ucraina); mons. Francesco Giovanni Brugnaro, eletto arcivescovo di Camerino – San Severino Marche (Italia); mons. Gianfranco Ravasi, eletto arcivescovo titolare di Villamagna di Proconsolare e nominato presidente del Pontificio Consiglio della Cultura e delle Pontificie Commissioni per i Beni Culturali della Chiesa e di Archeologia Sacra; mons. Tommaso Caputo, eletto arcivescovo titolare di Otricoli e nominato nunzio apostolico in Malta e in Libia; mons. Sergio Pagano, prefetto dell’Archivio Segreto Vaticano, eletto vescovo titolare di Celene, e mons. Vincenzo Di Mauro, eletto vescovo titolare di Arpi e nominato segretario della Prefettura degli Affari Economici della Santa Sede. La Radio Vaticana trasmetterà la cronaca della Messa a partire dalle 9.50 sull’onda media di 585 kHz, e sulla modulazione di frequenza di 93.3 e 105 MHz.

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Friday, September 28, 2007 5:28 PM
DA PETRUS

Addio al Cardinale Kozlowiecki, fu internato ad Auschwitz e primo Arcivescovo di Lusaka. Il cordoglio del Santo Padre
CITTA’ DEL VATICANO – Sua Santità Benedetto XVI ha espresso il suo profondo cordoglio per la morte del Cardinale polacco Adam Kozlowiecki (nella foto), 96 anni, missionario gesuita in Zambia e primo arcivescovo di Lusaka. Il Papa, in un telegramma all'arcivescovo di Lusaka , Sua Eccellenza Monsignor Telesphore George Mpundu, ha ricordato ''con gratitudine gli anni di altruistico e fervente servizio missionario ed episcopale del primo arcivescovo di Lusaka'' e il suo ''incrollabile impegno per la diffusione del Vangelo e il servizio alla Chiesa universale''. Il Cardinale Adam Kozlowiecki, S.J., Arcivescovo titolare di Potenza Piceno, missionario in Zambia, era nato il 1° aprile 1911 a Huta Komorowska presso Kolbuszowa (voivodato di Tarnobrzeg, attualmente diocesi di Sandomierz, Polonia), dal possidente terriero Adam e da Maria Janocha. Inizialmente studiò in famiglia. Dal 1921 al 1925 frequentò il famoso Collegio Pedagogico-Educativo San Giuseppe a Chyròw, gestito dai Padri Gesuiti, e dopo passò al Ginnasio Santa Maria Maddalena a Poznan (1926-1929). Dopo la maturità, conseguita il 30 luglio 1929, entrò nella Compagnia di Gesù. Svolse il noviziato a Stara Wies presso Brzozòw e in seguito studiò a Cracovia presso la Facoltà di Filosofia dei Padri Gesuiti (1931-1933). Dopo il tirocinio di un anno, come educatore dei giovani nel convitto di Chyròw, continuò gli studi presso la Facoltà Teologica "Bobolanum" di Lublino (1934-1938), dove il 24 giugno 1937 fu ordinato sacerdote. Nella seconda metà del 1938 si recò a Leopoli per la "terza probazione", ultima tappa della formazione del giovane gesuita. All’inizio della II guerra mondiale, il 10 novembre 1939, fu arrestato nel collegio dei Padri Gesuiti di Cracovia dalla Gestapo, insieme ai 24 confratelli. Fu rinchiuso inizialmente nella prigione in via dei Montelupich di Cracovia e a Wisnicz, poi nei campi di concentramento: ad Auschwitz dal giugno al dicembre del 1940 (internato con il numero 1006) e a Dachau fino al 29 aprile 1945. Ha descritto le dolorose prove di quel periodo ed anche le straordinarie esperienze spirituali nel libro Ucisk i strapienie-Pamietnik wieznia (Oppressione e afflizione - Diario di un prigioniero 1939-1945), pubblicato a Cracovia nel 1967; (la seconda edizione, completata dai frammenti cancellati in un primo momento dalla censura, fu pubblicata nel 1995, dalla casa editrice WAM). Liberato dal campo di concentramento dai soldati dell’esercito americano, si fermò nel collegio dei Gesuiti a Pullach. Non molto tempo dopo, in seguito alla proposta del Vicario Generale, decise di partire per la Rhodesia del Nord (odierna Zambia), nella missione gestita dai gesuiti polacchi, dove si avvertiva mancanza di personale. Non fu una decisione facile perché P. Adam da molto tempo sognava di tornare in patria. La strada verso l'Africa passava per Roma, dove il 15 agosto 1945, nella chiesa del Gesù, P. Adam pronunciò gli ultimi voti religiosi. Nella Rhodesia del Nord arrivò il 14 aprile 1946, e subito diede impulso ad una fiorente attività, soprattutto nel campo dell’educazione, nella regione di Kasisi. Lì per due anni fu anche superiore della casa religiosa. Quando nel 1950 la Santa Sede innalzò la prefettura di Lusaka al rango di vicariato, P. Adam Kozlowiecki fu nominato suo primo Amministratore Apostolico. Intraprese il lavoro con zelo, visitando le parrocchie e le case della missione nei piccoli paesi e nella foresta e allacciando rapporti personali con i missionari. La crescita della Chiesa nei territori delle missioni fu la motivazione della nomina, il 4 giugno 1995, di P. Adam Kozlowiecki a Vescovo e Vicario Apostolico da parte di Papa Pio XII. La celebrazione dell'ordinazione si svolse l’11 settembre 1955. Il coronamento dell’ulteriore sviluppo del cristianesimo sul fiume Zambezi, sotto il governo del Vescovo Adam Kozlowiecki, avvenne il 25 aprile 1959, con l’istituzione di una piena struttura ecclesiale composta di 6 diocesi e 2 prefetture apostoliche da parte di Giovanni XXIII. Adam Kozlowiecki fu il primo ad essere nominato Arcivescovo-Metropolita con sede a Lusaka. La nuova dignità non cambiò in niente lo stile di vita del pastore. Continuava a passare la maggior parte del tempo effettuando le sue visite pastorali, facendoci incontro alla gente a lui affidata, procurando loro i nuovi missionari dalle congregazioni maschili e femminili (anche della Polonia), accumulando i fondi necessari per lo sviluppo delle strutture e delle opere apostoliche nell’arcidiocesi. Non gli furono estranei i cambiamenti sociali e politici in corso in Africa. Molte volte difese l’uguaglianza delle razze e la giustizia. Insieme agli altri missionari svolse un ruolo importante nel raggiungimento dell’indipendenza del Paese avvenuta il 24 ottobre 1964. Durante il Concilio Vaticano II si fece conoscere dai Vescovi di molti paesi come pastore zelante della Chiesa dello Zambia. Partecipava attivamente a tutte le sue sessioni, prendendo la parola molte volte nelle discussioni, per esempio sulla liturgia, sulla Chiesa, sull’apostolato dei laici, sui compiti dei Vescovi, sulla vita consacrata e sulla libertà religiosa. Partecipò anche al primo Sinodo dei Vescovi nel 1967, e nel 1994, su invito di Giovanni Paolo II, all'Assemblea Speciale del Sinodo dei Vescovi dedicato all’Africa. Dal momento della fondazione dello stato dello Zambia indipendente, l’Arcivescovo Adam Kozlowiecki si è rivolto più di una volta alla Santa Sede chiedendo di essere rimosso dal più alto incarico nella gerarchia ecclesiastica di quel Paese per fare assegnare la Sede ad un africano. La decisione dell’Arcivescovo Adam Kozlowiecki ha trovato una grande eco in tutta l’Africa, dove in molte regioni hanno cominciato a formarsi gerarchie ecclesiastiche locali. Egli stesso, fedele alla sua vocazione missionaria, dopo la rinuncia all’incarico di Arcivescovo (1969), è rimasto nello Zambia tra il popolo amato, dove lavora ancora oggi in vari posti della foresta africana come semplice missionario. Bisogna ricordare anche altre sue funzioni, come membro della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli e la direzione delle Pontificie Opere per le Missioni nello Zambia (1970-1991). Così il gesuita Arcivescovo Adam Kozlowiecki è da oltre 50 anni missionario in Africa. Per i meriti acquisiti nell’ambito dello sviluppo dello Zambia indipendente, è stato onorato dal governo di quel Paese con la Grande Commenda dell’Indipendenza. Ha ricevuto anche la Commenda al merito della Repubblica Polacca, assegnatagli da Lech Walesa. Nel ringraziare il Santo Padre per averlo incluso nel Collegio dei Cardinali, l’Arcivescovo Adam Kozlowiecki ha scritto nel 2003 a Giovanni Paolo II: "Ti confesso, Santo Padre, che sono rimasto completamente sbalordito da questa notizia, mi riusciva difficile capire questo e riordinare i pensieri che ovviamente a 87 anni erano impegnati in ben altri problemi. Con il bacio della mano e dei piedi di Sua Santità e con profonda gratitudine accetto questo segno di fiducia, soprattutto in quanto segno di riconoscimento per ogni semplice missionario che per volontà di Dio svolge il servizio alla Chiesa e ai poveri, ai fratelli e alle sorelle che non conoscono il Padre. Mi hanno insegnato che cosa vuol dire essere religioso-gesuita, mi hanno insegnato in seguito che cosa vuol dire essere sacerdote, ed ora devo ancora imparare che cosa vuol dire essere Cardinale, perché questo non me l’hanno insegnato".


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Saturday, September 29, 2007 3:21 PM
Benedetto XVI ordina sei nuovi vescovi. C'è anche mons. Ravasi

di Simona Santi - Mattia Bianchi
Il gesto delle imposizioni delle mani, poi l'imposizione del Vangelo sul capo, l'unzione crismale e la consegna delle insegne eiscopali. Cerimonia suggestiva nella Basilica di San Pietro, per l'ordinazione di sei nuovi vescovi.

CITTA' DEL VATICANO - Il gesto delle imposizioni delle mani, poi l'imposizione del Vangelo sul capo, l'unzione crismale e la consegna delle insegne eiscopali: così papa Benedetto XVI ha ordinato questa mattina sei nuovi vescovi nella Basilica di San Pietro, fra i quali il neo presidente del Pontificio Consiglio per la Cultura, mons. Gianfranco Ravasi www.korazym.org/news1.asp?Id=25029. Insieme a lui, l'ucraino mons. Mieczyslaw Mokrzycki, già segretario di Giovanni Paolo II e poi, per un breve tempo, anche dello stesso Benedetto XVI, ed ora coadiutore per i fedeli di rito latino di Leopoli in Ucraina; gli italiani mons. Tommaso Caputo, nuovo nunzio a Malta e in Libia, mons. Sergio Pagano nuovo prefetto dell'Archivio Segreto Vaticano, mons. Vincenzo De Mauro, nuovo segretario della Prefettura degli Affari Economici della Santa Sede e mons. Francesco Giovanni Brugnaro, nuovo vescovo di Camerino. Significativa la simbologia della cerimonia: il papa, dopo aver imposto le mani su ciascun vescovo, ha consegnato loro il Vangelo, ha messo l'anello nell'anulare della mano destra, ha imposto la mitra, e ha infine consegnato il pastorale. Immagini e parole per sottolineare la realtà profonda dell'episcopato, dato che i vescovi, spiega il pontefice, sono angeli della Chiesa e di Dio. "Nell'antica Chiesa, già nell'Apocalisse - sottolinea Benedetto XVI nell'omelia - i Vescovi venivano qualificati 'angeli' della loro Chiesa, esprimendo in questo modo un'intima corrispondenza tra il ministero del Vescovo e la missione dell'Angelo. A partire dal compito dell'Angelo - prosegue il Papa - si può comprendere il servizio del vescovo". Da questo punto inizia l'analisi di Benedetto XVI. "L'Angelo è una creatura che sta davanti a Dio", osserva. In tal senso, i vescovi devono essere come gli Angeli, "messaggeri di Dio". "Portano Dio agli uomini - dice - aprono il cielo e così aprono la terra. Proprio perchè sono presso Dio, possono essere anche molto vicini all'uomo". In tal senso, per il Pontefice, "anche noi esseri umani dovremmo sempre di nuovo diventare angeli gli uni per gli altri, angeli che ci distolgono da vie sbagliate e ci orientano sempre di nuovo verso Dio". Per questo, "i vescovi stessi devono essere uomini di Dio, devono vivere orientati verso Dio. Il Vescovo deve essere un orante, uno che intercede per gli uomini presso Dio. Più lo fa - aggiunge il papa - più lo comprendono anche le persone che gli sono affidate e può diventare per loro un angelo, un messaggero di Dio, che le aiuta a trovare la loro vera natura, se stesse, e a vivere l'idea che Dio ha di loro". Benedetto VI analizza poi le figure dei tre Arcangeli, la cui festa la Chiesa celebra oggi. Sull'esempio di Michele, Papa Ratzinger invita a non "accantonare Dio" perchè "chi accantona Dio, non rende grande l'uomo, ma gli toglie la sua dignità. Allora l'uomo diventa un prodotto mal riuscito dell'evoluzione. Chi accusa Dio - ammonisce il Papa - accusa anche l'uomo. La fede in Dio difende l'uomo in tutte le sue debolezze ed insufficienze: il fulgore di Dio risplende su ogni singolo. È compito del Vescovo, in quanto uomo di Dio, di far spazio a Dio nel mondo contro le negazioni e di difendere così la grandezza dell'uomo". Da qui l'invito del pontefice: "Cari amici, siate veramente 'angeli custodi' delle Chiese che vi saranno affidate. Aiutate il Popolo di Dio" ad "accogliere il bene e rifiutare il male, a rimanere e diventare sempre di più, in virtù della speranza della fede, persone che amano in comunione col Dio-Amore". Sull'esempio di Gabriele, invece, il papa invita a "bussare in nome di Cristo ai cuori degli uomini, entrando voi stessi in unione con Cristo - spiega Benedetto XVI - potrete anche assumere la funzione di Gabriele: portare la chiamata di Cristo agli uomini". Infine, a San Raffaele, ricorda il papa, "è affidata la mansione di guarire". "Nel Nuovo Testamento l'ordine del matrimonio, stabilito nella creazione e minacciato in modo molteplice dal peccato - dice - viene guarito dal fatto che Cristo lo accoglie nel suo amore redentore. Egli fa del matrimonio un sacramento: il suo amore, salito per noi sulla croce, è la forza risanatrice che, in tutte le confusioni, dona la capacità della riconciliazione, purifica l'atmosfera e guarisce le ferite". "Il Libro di Tobia - aggiunge il pontefice - parla della guarigione degli occhi ciechi. Sappiamo tutti quanto oggi siamo minacciati dalla cecità per Dio. Quanto grande è il pericolo che, di fronte a tutto ciò che sulle cose materiali sappiamo e con esse siamo in grado di fare - prosegue Benedetto XVI -diventiamo ciechi per la luce di Dio. Guarire questa cecità mediante il messaggio della fede e la testimonianza dell'amore - conclude il papa - è il servizio di Raffaele affidato giorno per giorno al sacerdote e in modo speciale al Vescovo". Il papa ha rivolto un "saluto particolare" a monsignor Mieczyslaw Mokrzycki, ex segretario personale di Giovanni Paolo II che, "insieme a all'attuale cardinale Stanislaw Dziwisz - ha scandito Benedetto XVI durante il conferimento episcopale a sei nuovi vescovi - per molti anni ha servito come segretario il Santo Padre Giovanni Paolo II e poi, dopo la mia elezione a Successore di Pietro, ha fatto anche a me da segretario con grande umiltà, competenza e dedizione". Questo passaggio dell'omelia ha riscosso un lungo e caloroso applauso dei fedeli radunati nella Basilica Vaticana. Aprendo la lunga e intensa omelia dedicata alla figura del vescovo, il Pontefice ha rivolto un saluto anche "all'amico di Papa Giovanni Paolo II, il cardinale Marian Jaworski, a cui monsignor Mokrzycki recherà il proprio aiuto come coadiutore. Saluto inoltre i Vescovi latini dell'Ucraina - ha aggiunto il papa nei saluti - che sono qui a Roma per la loro visita 'ad limina Apostolorum'". Infine, un pensiero anche ai vescovi greco-cattolici, e alla Chiesa ortodossa dell'Ucraina. "A tutti auguro le benedizioni del Cielo - ha concluso il pontefice - per le loro fatiche miranti a mantenere operante nella loro Terra e a trasmettere alle future generazioni la forza risanatrice e corroborante del Vangelo di Cristo".


IL TESTO INTEGRALE DELL'OMELIA


Cari fratelli e sorelle,

siamo raccolti intorno all’altare del Signore per una circostanza solenne e lieta ad un tempo: l’Ordinazione episcopale di sei nuovi Vescovi, chiamati a svolgere mansioni diverse a servizio dell’unica Chiesa di Cristo. Essi sono Mons. Mieczysław Mokrzycki, Mons. Francesco Brugnaro, Mons. Gianfranco Ravasi, Mons. Tommaso Caputo, Mons. Sergio Pagano, Mons. Vincenzo Di Mauro. A tutti rivolgo il mio saluto cordiale con un fraterno abbraccio. Un saluto particolare va a Mons. Mokrzycki che, insieme a all’attuale Cardinale Stanisław Dziwisz, per molti anni ha servito come segretario il Santo Padre Giovanni Paolo II e poi, dopo la mia elezione a Successore di Pietro, ha fatto anche a me da segretario con grande umiltà, competenza e dedizione. Con lui saluto l’amico di Papa Giovanni Paolo II, il Cardinale Marian Jaworski, a cui Mons. Mokrzycki recherà il proprio aiuto come Coadiutore. Saluto inoltre i Vescovi latini dell’Ucraina, che sono qui a Roma per la loro visita "ad limina Apostolorum". Il mio pensiero va anche ai Vescovi greco-cattolici, alcuni dei quali ho incontrato lunedì scorso, e la Chiesa ortodossa dell’Ucraina. A tutti auguro le benedizioni del Cielo per le loro fatiche miranti a mantenere operante nella loro Terra e a trasmettere alle future generazioni la forza risanatrice e corroborante del Vangelo di Cristo.

Celebriamo questa Ordinazione episcopale nella festa dei tre Arcangeli che nella Scrittura sono menzionati per nome: Michele, Gabriele e Raffaele. Questo ci richiama alla mente che nell’antica Chiesa – già nell’Apocalisse – i Vescovi venivano qualificati "angeli" della loro Chiesa, esprimendo in questo modo un’intima corrispondenza tra il ministero del Vescovo e la missione dell’Angelo. A partire dal compito dell’Angelo si può comprendere il servizio del Vescovo. Ma che cosa è un Angelo? La Sacra Scrittura e la tradizione della Chiesa ci lasciano scorgere due aspetti. Da una parte, l’Angelo è una creatura che sta davanti a Dio, orientata con l’intero suo essere verso Dio. Tutti e tre i nomi degli Arcangeli finiscono con la parola "El", che significa "Dio". Dio è iscritto nei loro nomi, nella loro natura. La loro vera natura è l’esistenza in vista di Lui e per Lui. Proprio così si spiega anche il secondo aspetto che caratterizza gli Angeli: essi sono messaggeri di Dio. Portano Dio agli uomini, aprono il cielo e così aprono la terra. Proprio perché sono presso Dio, possono essere anche molto vicini all’uomo. Dio, infatti, è più intimo a ciascuno di noi di quanto non lo siamo noi stessi. Gli Angeli parlano all’uomo di ciò che costituisce il suo vero essere, di ciò che nella sua vita tanto spesso è coperto e sepolto. Essi lo chiamano a rientrare in se stesso, toccandolo da parte di Dio. In questo senso anche noi esseri umani dovremmo sempre di nuovo diventare angeli gli uni per gli altri – angeli che ci distolgono da vie sbagliate e ci orientano sempre di nuovo verso Dio. Se la Chiesa antica chiama i Vescovi "angeli" della loro Chiesa, intende dire proprio questo: i Vescovi stessi devono essere uomini di Dio, devono vivere orientati verso Dio. "Multum orat pro populo" – "Prega molto per il popolo", dice il Breviario della Chiesa a proposito dei santi Vescovi. Il Vescovo deve essere un orante, uno che intercede per gli uomini presso Dio. Più lo fa, più comprende anche le persone che gli sono affidate e può diventare per loro un angelo – un messaggero di Dio, che le aiuta a trovare la loro vera natura, se stesse, e a vivere l’idea che Dio ha di loro.

Tutto ciò diventa ancora più chiaro se ora guardiamo le figure dei tre Arcangeli la cui festa la Chiesa celebra oggi. C’è innanzitutto Michele. Lo incontriamo nella Sacra Scrittura soprattutto nel Libro di Daniele, nella Lettera dell’Apostolo san Giuda Taddeo e nell’Apocalisse. Di questo Arcangelo si rendono evidenti in questi testi due funzioni. Egli difende la causa dell’unicità di Dio contro la presunzione del drago, del "serpente antico", come dice Giovanni. È il continuo tentativo del serpente di far credere agli uomini che Dio deve scomparire, affinché essi possano diventare grandi; che Dio ci ostacola nella nostra libertà e che perciò noi dobbiamo sbarazzarci di Lui. Ma il drago non accusa solo Dio. L’Apocalisse lo chiama anche "l’accusatore dei nostri fratelli, colui che li accusa davanti a Dio giorno e notte" (12, 10). Chi accantona Dio, non rende grande l’uomo, ma gli toglie la sua dignità. Allora l’uomo diventa un prodotto mal riuscito dell’evoluzione. Chi accusa Dio, accusa anche l’uomo. La fede in Dio difende l’uomo in tutte le sue debolezze ed insufficienze: il fulgore di Dio risplende su ogni singolo. È compito del Vescovo, in quanto uomo di Dio, di far spazio a Dio nel mondo contro le negazioni e di difendere così la grandezza dell’uomo. E che cosa si potrebbe dire e pensare di più grande sull’uomo del fatto che Dio stesso si è fatto uomo? L’altra funzione di Michele, secondo la Scrittura, è quella di protettore del Popolo di Dio (cfr Dn 10, 21; 12, 1). Cari amici, siate veramente "angeli custodi" delle Chiese che vi saranno affidate! Aiutate il Popolo di Dio, che dovete precedere nel suo pellegrinaggio, a trovare la gioia nella fede e ad imparare il discernimento degli spiriti: ad accogliere il bene e rifiutare il male, a rimanere e diventare sempre di più, in virtù della speranza della fede, persone che amano in comunione col Dio-Amore.

Incontriamo l’Arcangelo Gabriele soprattutto nel prezioso racconto dell’annuncio a Maria dell’incarnazione di Dio, come ce lo riferisce san Luca (1, 26 – 38). Gabriele è il messaggero dell’incarnazione di Dio. Egli bussa alla porta di Maria e, per suo tramite, Dio stesso chiede a Maria il suo "sì" alla proposta di diventare la Madre del Redentore: di dare la sua carne umana al Verbo eterno di Dio, al Figlio di Dio. Ripetutamente il Signore bussa alle porte del cuore umano. Nell’Apocalisse dice all’"angelo" della Chiesa di Laodicea e, attraverso di lui, agli uomini di tutti i tempi: "Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me" (3, 20). Il Signore sta alla porta – alla porta del mondo e alla porta di ogni singolo cuore. Egli bussa per essere fatto entrare: l’incarnazione di Dio, il suo farsi carne deve continuare sino alla fine dei tempi. Tutti devono essere riuniti in Cristo in un solo corpo: questo ci dicono i grandi inni su Cristo nella Lettera agli Efesini e in quella ai Colossesi. Cristo bussa. Anche oggi Egli ha bisogno di persone che, per così dire, gli mettono a disposizione la propria carne, che gli donano la materia del mondo e della loro vita, servendo così all’unificazione tra Dio e il mondo, alla riconciliazione dell’universo. Cari amici, è vostro compito bussare in nome di Cristo ai cuori degli uomini. Entrando voi stessi in unione con Cristo, potrete anche assumere la funzione di Gabriele: portare la chiamata di Cristo agli uomini.

San Raffaele ci viene presentato soprattutto nel Libro di Tobia come l’Angelo a cui è affidata la mansione di guarire. Quando Gesù invia i suoi discepoli in missione, al compito dell’annuncio del Vangelo vien sempre collegato anche quello di guarire. Il buon Samaritano, accogliendo e guarendo la persona ferita giacente al margine della strada, diventa senza parole un testimone dell’amore di Dio. Quest’uomo ferito, bisognoso di essere guarito, siamo tutti noi. Annunciare il Vangelo, significa già di per sé guarire, perché l’uomo necessita soprattutto della verità e dell’amore. Dell’Arcangelo Raffaele si riferiscono nel Libro di Tobia due compiti emblematici di guarigione. Egli guarisce la comunione disturbata tra uomo e donna. Guarisce il loro amore. Scaccia i demoni che, sempre di nuovo, stracciano e distruggono il loro amore. Purifica l’atmosfera tra i due e dona loro la capacità di accogliersi a vicenda per sempre. Nel racconto di Tobia questa guarigione viene riferita con immagini leggendarie. Nel Nuovo Testamento, l’ordine del matrimonio, stabilito nella creazione e minacciato in modo molteplice dal peccato, viene guarito dal fatto che Cristo lo accoglie nel suo amore redentore. Egli fa del matrimonio un sacramento: il suo amore, salito per noi sulla croce, è la forza risanatrice che, in tutte le confusioni, dona la capacità della riconciliazione, purifica l’atmosfera e guarisce le ferite. Al sacerdote è affidato il compito di condurre gli uomini sempre di nuovo incontro alla forza riconciliatrice dell’amore di Cristo. Deve essere "l’angelo" risanatore che li aiuta ad ancorare il loro amore al sacramento e a viverlo con impegno sempre rinnovato a partire da esso. In secondo luogo, il Libro di Tobia parla della guarigione degli occhi ciechi. Sappiamo tutti quanto oggi siamo minacciati dalla cecità per Dio. Quanto grande è il pericolo che, di fronte a tutto ciò che sulle cose materiali sappiamo e con esse siamo in grado di fare, diventiamo ciechi per la luce di Dio. Guarire questa cecità mediante il messaggio della fede e la testimonianza dell’amore, è il servizio di Raffaele affidato giorno per giorno al sacerdote e in modo speciale al Vescovo. Così, spontaneamente siamo portati a pensare anche al sacramento della Riconciliazione, al sacramento della Penitenza che, nel senso più profondo della parola, è un sacramento di guarigione. La vera ferita dell’anima, infatti, il motivo di tutte le altre nostre ferite, è il peccato. E solo se esiste un perdono in virtù della potenza di Dio, in virtù della potenza dell’amore di Cristo, possiamo essere guariti, possiamo essere redenti.

"Rimanete nel mio amore", ci dice oggi il Signore nel Vangelo (Gv 15, 9). Nell’ora dell’Ordinazione episcopale lo dice in modo particolare a voi, cari amici. Rimanete nel suo amore! Rimanete in quell’amicizia con Lui piena di amore che Egli in quest’ora vi dona di nuovo! Allora la vostra vita porterà frutto – un frutto che rimane (Gv 15, 16). Affinché questo vi sia donato, preghiamo tutti in quest’ora per voi, cari fratelli. Amen.
www.korazym.org




I vescovi, “angeli” che portano all’uomo le cose di Dio: nella Festa dei Santi Arcangeli Benedetto XVI ha ordinato in San Pietro sei nuovi vescovi


Gli uomini dovrebbero diventare “angeli gli uni per gli altri”, ma questo compito è certamente proprio di un vescovo, chiamato per grazia e ministero a essere un mediatore fra Dio e gli uomini. Sono i pensieri con i quali stamattina, in una Basilica di San Pietro gremita da migliaia di fedeli, Benedetto XVI ha presieduto e accompagnato la consacrazione di sei nuovi presuli, nel giorno in cui la Chiesa celebra la festa dei tre Arcangeli, Michele, Gabriele e Raffaele. Riviviamo alcuni momenti della cerimonia, nella sintesi di Alessandro De Carolis:


Messaggeri fra il cielo e la terra, fra la grandezza di Dio e le miserie dei suoi figli. Angeli come Michele, che fa spazio al divino di cui talvolta l’uomo vorrebbe sbarazzarsi. Angeli come Gabriele, che porta Cristo nel cuore dell’uomo, come l’Arcangelo fece con Maria il giorno dell’Annunciazione. Angeli come Raffaele, il medico che purifica l’amore tra uomo e donna, che sana la cecità di chi non vede le cose del cielo. Il vescovo è colui che apre il cielo e la terra, come gli Angeli che stanno al cospetto di Dio e portano il suo tocco all’umanità.





Con un’omelia di grande intensità, Benedetto XVI ha tratteggiato l’unicità della missione episcopale. Lo ha fatto in una Basilica di San Pietro che presentava il colpo d’occhio delle giornate più solenni, nel giorno in cui le mani del Papa si sono posate sul capo di sei uomini, consacrati alla dignità e al ministero di vescovi. Un polacco, mons. Mieczysław Mokrzycki, arcivescovo coadiutore del cardinale, Marian Jaworski, nell’arcidiocesi ucraina di Leopoli dei Latini, mons. Gianfranco Ravasi, di recente nominato dal Papa a capo del dicastero vaticano della Cultura e delle Pontificie Commissioni per i Beni culturali della Chiesa e di Archeologia Sacra. E ancora, l’arcivecovo Tommaso Caputo, che svolgerà il ruolo di nunzio apostolico a Malta e in Libia, l’arcivescovo Francesco Giovanni Brugnaro, pastore dell’arcidiocesi italiana di Camerino-San Severino Marche, il neoprefetto dell’Archivio Segreto Vaticano, mons. Sergio Pagano, e il segretario della Prefettura degli Affari economici della Santa Sede, mons. Vincenzo Di Mauro. A loro, Benedetto XVI ha ricordato come nella Chiesa antica i vescovi venissro “qualificati come angeli”, perché il loro servizio richiama la natura stessa di queste creature celesti:


“Essi sono messaggeri di Dio. Portano Dio agli uomini, aprono il cielo e così aprono la terra. Proprio perché sono presso Dio, possono essere anche molto vicini all’uomo. Dio, infatti, è più intimo a ciascuno di noi di quanto non lo siamo noi stessi. Gli Angeli parlano all’uomo di ciò che costituisce il suo vero essere, di ciò che nella sua vita tanto spesso è coperto e sepolto. Essi lo chiamano a rientrare in se stesso, toccandolo da parte di Dio. In questo senso anche noi esseri umani dovremmo sempre di nuovo diventare angeli gli uni per gli altri – angeli che ci distolgono da vie sbagliate e ci orientano sempre di nuovo verso Dio”.

Dunque, ha osservato Benedetto XVI, se la Chiesa della prima ora chiamava i vescovi “angeli” intendeva dire proprio questo:


“I vescovi stessi devono essere uomini di Dio, devono vivere orientati verso Dio. “Multum orat pro populo” – “Prega molto per il popolo”, dice il Breviario della Chiesa a proposito dei santi vescovi. Il vescovo deve essere un orante, uno che intercede per gli uomini presso Dio. Più lo fa, più comprende anche le persone che gli sono affidate e può diventare per loro un angelo – un messaggero di Dio, che le aiuta a trovare la loro vera natura, se stesse, e a vivere l’idea che Dio ha di loro”.





I segni della consacrazione, che il Papa ha presieduto attorniato da cardinali e vescovi, hanno dato forma sacramentale alle parole di Benedetto XVI. L’imposizione delle mani, sue e degli altri presuli, ai candidati in ginocchio, il libro del Vangelo aperto sul loro capo, l’unzione con l’olio del crisma, la consegna dell’anello, della mitra e del pastorale hanno rappresentato le insegne di un’investitura spirituale, i cui fondamenti sono stati ravvisati dal Pontefice nella missione svolta dai tre Arcangeli. Michele, ha detto il Papa “difende la causa dell’unicità di Dio”, contro l’eterna “presunzione” di chi ritiene che Dio sia un “ostacolo” alla nostra libertà e del quale bisognerebbe sbarazzarsi. Al contrario, ha obiettato Benedetto XVI:


“Chi accantona Dio, non rende grande l’uomo, ma gli toglie la sua dignità. Allora l’uomo diventa un prodotto mal riuscito dell’evoluzione. Chi accusa Dio, accusa anche l’uomo. La fede in Dio difende l’uomo in tutte le sue debolezze ed insufficienze: il fulgore di Dio risplende su ogni singolo. È compito del Vescovo, in quanto uomo di Dio, di far spazio a Dio nel mondo contro le negazioni e di difendere così la grandezza dell’uomo”.


L’Arcangelo Gabriele, che annunciò la nascita di Gesù a sua Madre, è colui che manifesta il desiderio di Cristo di entrare nel cuore dell’uomo. “Il Signore - ha affermato il Papa - sta alla porta – alla porta del mondo e alla porta di ogni singolo cuore”. Un compito per il quale, in modo analogo, i vescovi per primi sono chiamati a prestare quotidianamente le loro forze e la loro intelligenza:


“Anche oggi Egli ha bisogno di persone che, per così dire, gli mettono a disposizione la propria carne, che gli donano la materia del mondo e della loro vita, servendo così all’unificazione tra Dio e il mondo, alla riconciliazione dell’universo. Cari amici, è vostro compito bussare in nome di Cristo ai cuori degli uomini. Entrando voi stessi in unione con Cristo, potrete anche assumere la funzione di Gabriele: portare la chiamata di Cristo agli uomini”.


Infine, San Raffaele, il sanatore delle ferite dell’anima negli uomini che non conoscono o rifiutano la verità e la carità. La tradizione sacra, ha ricordato Benedetto XVI, attribuisce a Raffaele la guarigione dell’amore umano, perché “scaccia i demoni” che disturbano la comunione tra uomo e donna. E inoltre, porta la guarigione anche agli “occhi dei ciechi”:


“Sappiamo tutti quanto oggi siamo minacciati dalla cecità per Dio. Quanto grande è il pericolo che, di fronte a tutto ciò che sulle cose materiali sappiamo e con esse siamo in grado di fare, diventiamo ciechi per la luce di Dio. Guarire questa cecità mediante il messaggio della fede e la testimonianza dell’amore, è il servizio di Raffaele affidato giorno per giorno al sacerdote e in modo speciale al vescovo”.
www.radiovaticana.org




DA PETRUS

Il Papa ordina sei nuovi Vescovi (tra cui Ravasi): "Siate Angeli di Dio per gli uomini di oggi"
CITTA’ DEL VATICANO - I primi cristiani chiamavano i Vescovi "angeli della loro Chiesa" per dire che "devono essere uomini di Dio", che devono vivere cioè "orientati verso Dio". Lo ha ricordato Benedetto XVI nella celebrazione per l'ordinazione episcopale di Monsignor Gianfranco Ravasi, di Monsignor Mieczyslaw Mokrzycki, gia' segretario di Giovanni Paolo II e poi, per un breve tempo, anche dello stesso Benedetto XVI, ed ora coadiutore per i fedeli di rito latino di Leopoli in Ucraina; e degli italiani Tommaso Caputo, Nunzio a Malta e in Libia, Sergio Pagano, prefetto dell'Archivio Segreto Vaticano, Vincenzo De Mauro, segretario della Prefettura degli Affari Economici della Santa Sede, e Francesco Giovanni Brugnaro, nuovo vescovo di Camerino (due di loro sono milanesi come Ravasi che, lo ricordiamo, è stato nominato presidente del Pontificio Consiglio per la Cultura). "A partire dal compito dell'Angelo - ha spiegato il Papa - si può comprendere il servizio del Vescovo: gli Angeli sono messaggeri di Dio, portano Dio agli uomini, aprono il cielo e coì aprono la terra. Proprio perché sono presso Dio, possono essere anche molto vicini all'uomo". "Gli Angeli - ha continuato il Papa - parlano all'uomo di ciò che costituisce il suo vero essere, di ciò che nella sua vita tanto spesso è coperto e sepolto. Essi lo chiamano a rientrare in se stesso, toccandolo da parte di Dio. In questo senso - ha scandito il Pontefice - anche noi esseri umani dovremmo sempre di nuovo diventare angeli gli uni per gli altri, Angeli che ci distolgono da vie sbagliate e ci orientano sempre di nuovo verso Dio". Il Papa si è poi soffermato sulle figure di ciascuno dei Santi Arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele, suggerendo da ciascuno una caratteristica dell'Episcopato. San Michele che nell'Apocalisse difende l'umanità dall'attacco del Drago ci ricorda, ha affermato Benedetto XVI, che "e' compito del Vescovo, in quanto uomo di Dio, far spazio a Dio nel mondo contro le negazioni e di difendere così la grandezza dell'uomo". Ed anche di essere "il protettore del Popolo di Dio". "Siate - ha esortato il Pontefice i nuovi presuli - veramente 'angeli custodi' delle Chiese che vi saranno affidate. Aiutate il Popolo di Dio, che dovete precedere nel suo pellegrinaggio, a trovare la gioia nella fede e ad imparare il discernimento degli spiriti: ad accogliere il bene e rifiutare il male, a rimanere e diventare sempre di più, in virtù della speranza della fede, persone che amano in comunione col Dio-Amore". L'Arcangelo Gabriele che portò l'annuncio a Maria, per Papa Benedetto "è il messaggero dell'incarnazione di Dio". Anche oggi, ha rilevato, "Cristo bussa, ha bisogno di persone che, per così dire, gli mettono a disposizione la propria carne, che gli donano la materia del mondo e della loro vita, servendo così all'unificazione tra Dio e il mondo, alla riconciliazione dell'universo. Cari amici, è vostro compito bussare in nome di Cristo ai cuori degli uomini. Entrando voi stessi in unione con Cristo, potrete anche assumere la funzione di Gabriele: portare la chiamata di Cristo agli uomini". Infine San Raffaele, che ci viene presentato dalla Scrittura come "l'Angelo a cui e' affidata la mansione di guarire". E per il Papa "l'uomo ferito, bisognoso di essere guarito, siamo tutti noi". "Annunciare il Vangelo - ha aggiunto - significa già di per sè guarire, perchè l'uomo necessita soprattutto della verità e dell'amore". Benedetto XVI ha colto l’occasione per parlare anche della Famiglia. "Nel Nuovo Testamento, l'ordine del matrimonio, stabilito nella creazione e minacciato in modo molteplice dal peccato, viene guarito dal fatto che Cristo lo accoglie nel suo amore redentore". "Gesu' - ha spiegato il Papa - fa del matrimonio un sacramento: il suo amore, salito per noi sulla croce, è la forza risanatrice che, in tutte le confusioni, dona la capacità della riconciliazione, purifica l'atmosfera e guarisce le ferite". "Al sacerdote - ha continuato Benedetto XVI - è affidato il compito di condurre gli uomini sempre di nuovo incontro alla forza riconciliatrice dell'amore di Cristo. Deve essere l'Angelo risanatore che li aiuta ad ancorare il loro amore al sacramento e a viverlo con impegno sempre rinnovato a partire da esso". Ai nuovi Vescovi, il Papa ha raccomandato in particolare il sacramento della penitenza, sottolineando che la Scrittura "parla della guarigione degli occhi ciechi". "Sappiamo tutti - ha sottolineato - quanto oggi siamo minacciati dalla cecità per Dio. Quanto grande è il pericolo che, di fronte a tutto ciò che sulle cose materiali sappiamo e con esse siamo in grado di fare, diventiamo ciechi per la luce di Dio. Guarire questa cecità mediante il messaggio della fede e la testimonianza dell'amore, è il servizio affidato giorno per giorno al sacerdote e in modo speciale al Vescovo. Il sacramento della Penitenza, nel senso più profondo della parola, è - ha sottolineato - un sacramento di guarigione. La vera ferita dell'anima, infatti, il motivo di tutte le altre nostre ferite, è il peccato. E solo se esiste un perdono in virtù della potenza di Dio, in virtù della potenza dell'amore di Cristo, possiamo essere guariti, possiamo essere redenti". Cosicchè "chi accantona Dio, non rende grande l'uomo, ma gli toglie la sua dignità. Allora l'uomo diventa un prodotto mal riuscito dell'evoluzione". "Chi accusa Dio - ha spiegato il Papa - accusa anche l'uomo. La fede in Dio difende l'uomo in tutte le sue debolezze ed insufficienze: il fulgore di Dio risplende su ogni singolo". Secondo Benedetto XVI, "è compito del Vescovo, in quanto uomo di Dio, far spazio a Dio nel mondo contro le negazioni e di difendere così la grandezza dell'uomo. E che cosa si potrebbe dire e pensare di più grande sull'uomo del fatto - ha concluso - che Dio stesso si e' fatto uomo?".


Molti i Cardinali che hanno imposto le mani ai neo prelati
CITTA’ DEL VATICANO - Al momento della consacrazione episcopale, anche alcuni Cardinali presenti hanno imposto le mani sul capo dei sei nuovi vescovi ordinati dal Papa in San Pietro. Tra i tanti, il Cardinale Camillo Ruini, che da presidente della Cei ha lanciato il "Progetto Culturale", un approccio che il Papa, come ha spiegato nella visita dello scorso aprile a Pavia, desidera estendere a tutta la Chiesa e che dunque vedra' ora impegnato a livello mondiale il neo presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, Gianfranco Ravasi. Ha imposto le mani anche l'arcivescovo di Milano, Dionigi Tettamanzi: dalla sua diocesi provengono lo stesso Ravasi (che era prefetto dell'Ambrosiana), e altri due dei neo presuli: Monsignor Francesco Brugnaro, neo vescovo di Camerino-San Severino nelle Marche, e Monsignor Vincenzo Di Mauro, l'ex parroco milanese che il Papa ha voluto segretario della Prefettura degli Affari Economici. La presenza tra i Cardinali dell'arcivescovo di Cracovia, Stanislao Dziwisz, si spiega invece con il fatto che Monsignor Mietek, consacrato come coadiutore di Leopoli dei Latini, e' stato per molti anni con lui nella segretaria di Giovanni Paolo II.


Parole di elogio di Benedetto XVI per il Monsignor Mietek: "Segretario di due Papi con dedizione"
CITTA’ DEL VATICANO – Durante l’ordinazione di 6 nuovi Vescovi in Vaticano, Benedetto XVI ha voluto riservare parole di elogio, in particolare, a Monsignor Mokrzycki, meglio noto come “Don Mietek” (nella foto). "Insieme all'attuale Cardinale Stanisaw Dziwisz, per molti anni, Monsignor Mietek ha servito come segretario il Santo Padre Giovanni Paolo II e poi, dopo la mia elezione a Successore di Pietro, ha fatto anche a me da segretario con grande umilta', competenza e dedizione", ha detto il Papa nell'omelia. "Con lui - ha aggiunto il Papa - saluto l'amico di Papa Giovanni Paolo II, il Cardinale Marian Jaworski, a cui Monsignor Mokrzycki rechera' il proprio aiuto come Coadiutore". L'ordinazione del suo ex segretario e' stata per il Papa anche l'occasione di omaggiare nuovamente i vescovi latini dell'Ucraina, che sono qui a Roma per la loro visita "ad limina Apostolorum". "Il mio pensiero - ha aggiunto - va anche ai Vescovi greco-cattolici, alcuni dei quali ho incontrato lunedi' scorso, e la Chiesa ortodossa dell'Ucraina. A tutti auguro le benedizioni del Cielo per le loro fatiche miranti a mantenere operante nella loro Terra e a trasmettere alle future generazioni la forza risanatrice e corroborante del Vangelo di Cristo".
+PetaloNero+
Saturday, September 29, 2007 3:24 PM
Il Papa nomina il prof. Giovanni Maria Vian nuovo direttore dell'Osservatore Romano. Succede al prof. Agnes, per 23 anni alla guida del quotidiano della Santa Sede

Il Santo Padre ha nominato oggi il prof. Giovanni Maria Vian, nuovo direttore responsabile dell’Osservatore Romano. Il prof. Vian succede al prof. Mario Agnes, per 23 anni alla guida del giornale della Santa Sede, e a cui il Papa ha conferito il titolo di direttore emerito dell’Osservatore Romano. Vice-direttore del quotidiano è stato nominato Carlo Di Cicco, già redattore capo all’Agenzia Asca, responsabile per l’informazione sociale e vaticana. Il servizio di Sergio Centofanti.

Il prof. Giovanni Maria Vian, a cui vanno i più sentiti auguri dalla Radio Vaticana, diventa l'undicesimo direttore dell'Osservatore Romano, il prestigioso quotidiano della Santa Sede fondato 146 anni fa, il 1° luglio 1861, pochi mesi dopo la proclamazione del Regno d'Italia. Il prof. Vian, 55 anni, romano, è uno storico del cristianesimo, professore ordinario di Filologia patristica presso l’Università di Roma “La Sapienza” e docente a contratto presso l’Università “Vita Salute San Raffaele” di Milano, dove insegna Storia della tradizione e della identità cristiane. Dal 1999 è membro del Pontificio Comitato di Scienze Storiche. Oggetto dei suoi studi sono il giudaismo ed il cristianesimo antichi, la storia della tradizione cristiana, nonché il papato contemporaneo. Autore di un’ottantina di studi specialistici, ha curato alcuni libri, edito criticamente i “Testi inediti dal commento ai Salmi di Atanasio” (1978) e pubblicato i volumi “Bibliotheca divina. Filologia e storia dei testi cristiani” (2001, tre edizioni; traduzione spagnola, 2005, due edizioni), e “La donazione di Costantino” (2004, tre edizioni). Dal 1976 è redattore e consulente scientifico dell’Istituto della Enciclopedia Italiana. Iscritto come pubblicista all’Ordine nazionale dei giornalisti dal 1976, è editorialista di “Avvenire” e del “Giornale di Brescia”, nonché collaboratore di diversi quotidiani e periodici, tra cui lo stesso Osservatore Romano (1977-1987) e la rivista bimestrale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore “Vita e Pensiero”. E non possiamo dimenticare che il prof. Vian ha collaborato per parecchi anni anche con la Radio Vaticana presso il Servizio di Documentazione e più recentemente rilasciando interviste e commenti sull'attualità ecclesiale e socio-culturale. Nel 1984 ha sposato Margarita Rodríguez, scomparsa prematuramente nel 2000.


Il nuovo vicedirettore dell’Osservatore Romano, Carlo Di Cicco, è nato il 9 luglio 1944 ed è giornalista professionista dai primi anni settanta. E' stato Redattore capo all'Agenzia Asca, responsabile per l'informazione sociale e vaticana. Ha collaborato con numerose testate giornalistiche quotidiane e periodiche e con riviste specializzate. Tra le altre: GiornaleRadio Rai, il Mattino, il Giorno, Jesus, Vita Pastorale, Servizio della Parola, Critica Sociologica, Bollettino Salesiano. Ha avviato e curato per la parte giornalistica "Vidimus Dominum", il primo giornale internazionale quotidiano on line sulla vita consacrata. Con l'Asca ha realizzato in Italia la prima esperienza di informazione quotidiana sulle politiche sociali, ambientali e il volontariato. Ha pubblicato "I guardiani dei sogni con il dito sul mouse educatori nell'era informatica" (Elledici 1999), tradotto in spagnolo, portoghese, sloveno; "Ratzinger Benedetto XVI e le conseguenze dell'amore" (Memori 2006); Don Luigi Della Torre (Queriniana 2007). Ha collaborato al dizionario "La Comunicazione: dizionario di scienze e tecniche", curato da Lever, Rivoltella, Zanacchi (Eri, Elledici, Las 2002). E' sposato, padre di due figli.
www.radiovaticana.org

DA PETRUS

E' ufficiale il cambio della guardia all'Osservatore Romano: Vian direttore, Di Cicco suo vice
CITTA’ DEL VATICANO - Lo storico del cristianesimo Giovanni Maria Vian e' il nuovo direttore dell'Osservatore Romano. Lo ha nominato Benedetto XVI al posto di Mario Agnes, che tra breve lascera' il prestigioso incarico dopo 23 anni di onorato servizio. Accanto a Vian ci sara' come vice direttore (anche lui con nomina papale) il vaticanista di lungo corso dell'agenzia Asca Carlo Di Cicco. Nato a Roma 55 anni fa, Vian e' professore ordinario di Filologia patristica alla Sapienza di Roma e docente anche nell'universita' "Vita-Salute" promossa dall'Istituto San Raffaele di Milano, dove insegna Storia della tradizione e della identita' cristiane. Dal 1999 e' membro del Pontificio comitato di Scienze Storiche. Studia il giudaismo e il cristianesimo antichi, la storia della tradizione cristiana, il papato contemporaneo. E' autore di un'ottantina di studi specialistici, tra edizioni critiche e commenti a testi di Atanasio e di altri autori cristiani. Il suo libro piu' divulgativo, "La donazione di Costantino" pubblicato nel 2004 dal Mulino ha avuto tre edizioni. Dal 1976 e' redattore e consulente scientifico dell'Istituto della Enciclopedia Italiana. Iscritto all'ordine dei giornalisti dal 1976, e' editorialista di "Avvenire" e del "Giornale di Brescia", e collaboratore di diversi quotidiani e periodici, tra cui "il Foglio" di Giuliano Ferrara e il bimestrale dell' Universita' Cattolica del Sacro Cuore "Vita e Pensiero". Sposato nel 1984 con Margarita Rodriguez, non ha avuto figli e nel 2000 e' rimasto vedovo. Giovanni Maria e' figlio di Nello Vian, amico di Giovanni Battista Montini e tra i fondatori dell'Istituto "Paolo VI" di Brescia. Andra' a dirigere il giornale di cui e' stato a lungo collaboratore, e al quale hanno collaborato il padre e il nonno Agostino. Carlo Di Cicco e' giornalista professionista dai primi anni '70, e dopo una lunga militanza nella Sala Stampa della Santa Sede era attualmente anche redattore capo all'Agenzia Asca per l'informazione sociale. Nato 63 anni fa a Valleluce (Frosinone), e' stato obiettore di coscienza al servizio militare, scontando per questo anche una breve pena detentiva. Autore di "Ratzinger - Benedetto XVI e le conseguenze dell'amore" che sottolinea la fedelta' del nuovo Papa alle aperture del Concilio, Di Cicco e' sempre stato particolarmente attento alle istanze del dissenso cattolico e dei cosidetti progressisti. Questa sua sensibilita' (che e' accompagnata da notevole capacita' di lavoro e da una grande onesta') puo' essere considerata complementare a quella di Vian, che e' stato invece tra i promotori dell'appello degli intellettuali che invitavano qualche mese fa i vescovi italiani a respingere la richiesta di non intervenire sul tema dei "Dico". Quella richiesta che non piaceva a Vian era promossa dagli storici bolognesi Alberigo e Melloni, contro la cui interpretazione del Concilio come rottura della Tradizione Benedetto XVI si e' scagliato nel memorabile discorso del 2005 alla Curia Romana.


Osservatore, il Santo Padre ringrazia Agnes e lo nomina direttore emerito
CITTA’ DEL VATICANO - Al Professor Mario Agnes, che si prepara a lasciare la direzione dell'Osservatore Romano dopo 23 anni di onorato servizio, il Papa ha conferito la prestigiosissima nomina (creata appositamente per lui) di "direttore emerito" del quotidiano della Santa Sede. Si tratta di un grande riconoscimento per il servizio svolto da Agnes con una dedizione che in Vaticano, e in tutto il mondo cattolico italiano, era considerata leggendaria. A volere Agnes alla guida dell’Osservatore Romano fu il Servo di Dio Giovanni Paolo II. Agnes, originario di Serino, in provincia di Avellino, è stato docente di Storia del cristianesimo alle università di Cassino e di Roma. Dal 1973 al 1980 è stato Presidente nazionale dell'Azione cattolica italiana. Nel 1976 Papa Paolo VI lo chiama a presiedere la NEI (Nuova Editoriale Italiana), società editrice del quotidiano cattolico Avvenire. È stato Consigliere comunale di Roma come indipendente nelle liste della Democrazia Cristiana. Nella DC ha fatto parte dei sette "garanti" che dovevano presentare delle norme per decidere sul comportamento degli iscritti al partito appartenenti alla P2.

+PetaloNero+
Saturday, September 29, 2007 3:25 PM
Nomina del vice prefetto dell'Archivio Segreto Vaticano

Il Santo Padre ha nominato vice prefetto dell'Archivio Segreto Vaticano il padre gesuita Marcel Chappin, finora officiale della Sezione per i Rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato

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DA PETRUS

Padre Chiappin nominato vice prefetto dell'Archivio Segreto Vaticano
CITTA’ DEL VATICANO – Il Santo Padre Benedetto XVI ha nominato il gesuita Marcel Chappin vice-prefetto dell'Archivio Segreto Vaticano. Attualmente il religioso francese, di origini nobiliari, era officiale della Sezione per i Rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato. E' stato anche docente di storia della Chiesa all'Universita' Gregoriana. Nel nuovo incarico padre Chappin affianca Monsignor Sergio Pagano, il prefetto dell'Archivio Segreto consacrato vescovo proprio in queste ore dal Papa presso la Basilica di San Pietro.








Il Pontefice nomina come suoi legati Bertone a Fatima e Danneels a Saint-Remy
CITTA’ DEL VATICANO - Il Segretario di Stato Vaticano, l'Eminentissimo Signor Cardinale Tarcisio Bertone, rappresentera' il Papa Benedetto XVI alle celebrazioni per il 90esimo anniversario delle Apparizioni della Beata Vergine Maria, Madre di Dio e Madre Nostra, a Fatima, in Portogallo. Benedetto XVI lo ha infatti nominato suo "legato" per presiedere le cerimonie che si terranno il 12 e 13 ottobre 2007. La Sala Stampa della Santa Sede ha poi reso nota e ufficiale la nomina del Cardinale Godfried Danneels, arcivescovo di Bruxelles, a "legato" del Papa Benedetto XVI per le celebrazioni del millennio della Cattedrale di Saint-Remy in Francia.
+PetaloNero+
Sunday, September 30, 2007 2:44 PM
Il papa: la preghiera per l'ex Birmania, l'appello per la giustizia sociale

di Alessandro Renzo e Mattia Bianchi

''Spirituale vicinanza'' e ''intensa preghiera'' per il popolo birmano, ma anche una riflessione sugli squilibri mondiali, perché ogni persona, dice Benedetto XVI all'Angelus, cominci a diffondere la logica e lo stile dell'autentica solidarietà.

Le parole del Santo Padre all'Angelus Domini nella Domenica XXVI del Tempo ordinario, 30 settembre 2007 Un Angelus aperto al mondo. Benedetto XVI prega per il popolo birmano, per ''una soluzione pacifica'' della situazione attuale, ma anche per la Corea e i popoli dell'Africa. E ricordando la ''Popolorum progressio'' di Paolo VI, rinnova l'invito a ''costruire un mondo in cui ogni uomo possa vivere una vita pienamente umana, dove il povero possa assidersi alla stessa mensa del ricco''. Il papa pensa alla miseria causata dalle ''servitù che vengono dagli uomini'' e da ''una natura non sufficientemente padroneggiata''. Da qui, l'invito a ''diventare più attenti ai fratelli'', ''condividere con loro il tanto o il poco che abbiamo'' e ''diffondere la logica e lo stile dell’autentica solidarietà''.

Riportiamo di seguito il testo integrale delle parole del Santo Padre prima della recita dell'Angelus Domini

Cari fratelli e sorelle! Oggi il Vangelo di Luca presenta la parabola dell’uomo ricco e del povero Lazzaro (Lc 16,19-31). Il ricco impersona l’uso iniquo delle ricchezze da parte di chi le adopera per un lusso sfrenato ed egoistico, pensando solamente a soddisfare se stesso, senza curarsi affatto del mendicante che sta alla sua porta. Il povero, al contrario, rappresenta la persona di cui soltanto Dio si prende cura: a differenza del ricco, egli ha un nome, Lazzaro, abbreviazione di Eleazaro, che significa appunto "Dio lo aiuta". Chi è dimenticato da tutti, Dio non lo dimentica; chi non vale nulla agli occhi degli uomini, è prezioso a quelli del Signore. Il racconto mostra come l’iniquità terrena venga ribaltata dalla giustizia divina: dopo la morte, Lazzaro è accolto "nel seno di Abramo", cioè nella beatitudine eterna; mentre il ricco finisce "all’inferno tra i tormenti". Si tratta di un nuovo stato di cose inappellabile e definitivo, per cui è durante la vita che bisogna ravvedersi, farlo dopo non serve a nulla. Questa parabola si presta anche ad una lettura in chiave sociale. Rimane memorabile quella fornita proprio quarant’anni fa dal Papa Paolo VI nell’Enciclica Popolorum progressio. Parlando della lotta contro la fame, egli scrisse: "Si tratta di costruire un mondo in cui ogni uomo … possa vivere una vita pienamente umana … dove il povero Lazzaro possa assidersi alla stessa mensa del ricco" (n. 47). A causare le numerose situazioni di miseria sono – ricorda l’Enciclica – da una parte "le servitù che vengono dagli uomini" e dall’altra "una natura non sufficientemente padroneggiata" (ibid.). Purtroppo certe popolazioni soffrono di entrambi questi fattori sommati. Come non pensare, in questo momento, specialmente ai Paesi dell’Africa subsahariana, colpiti nei giorni scorsi da gravi inondazioni? Ma non possiamo dimenticare tante altre situazioni di emergenza umanitaria in diverse regioni del pianeta, nelle quali i conflitti per il potere politico ed economico vengono ad aggravare realtà di disagio ambientale già pesanti. L’appello cui allora diede voce Paolo VI: "I popoli della fame interpellano in maniera drammatica i popoli dell’opulenza" (Populorum progressio, 3), conserva oggi tutta la sua urgenza. Non possiamo dire di non conoscere la via da percorrere: abbiamo la Legge e i Profeti, ci dice Gesù nel Vangelo. Chi non vuole ascoltarli, non cambierebbe nemmeno se qualcuno dai morti tornasse ad ammonirlo. La Vergine Maria ci aiuti ad approfittare del tempo presente per ascoltare e mettere in pratica questa parola di Dio. Ci ottenga di diventare più attenti ai fratelli in necessità, per condividere con loro il tanto o il poco che abbiamo, e contribuire, incominciando da noi stessi, a diffondere la logica e lo stile dell’autentica solidarietà.


Riportiamo di seguito il testo integrale dei saluti del Santo Padre dopo la recita dell'Angelus Domini

Seguo con grande trepidazione i gravissimi eventi di questi giorni in Myanmar e desidero esprimere la mia spirituale vicinanza a quella cara popolazione nel momento della dolorosa prova che sta attraversando. Mentre assicuro la mia solidale ed intensa preghiera e invito la Chiesa intera a fare altrettanto, auspico vivamente che venga trovata una soluzione pacifica, per il bene del Paese.

Raccomando alla vostra preghiera anche la situazione della Penisola coreana, dove alcuni importanti sviluppi nel dialogo fra le due Coree fanno sperare che gli sforzi di riconciliazione in atto possano consolidarsi a favore del popolo coreano e a beneficio della stabilità e della pace dell’intera regione.

C’est avec joie que je vous salue, chers pèlerins francophones venus pour la prière de l’Angélus, notamment le Séminaire français de Rome, qui achève sa retraite spirituelle. Que l’exhortation de l’Apôtre Paul dans la liturgie vous aide à vivre dans la foi et l’amour, dans la persévérance et la douceur; vous demeurerez ainsi plus proches du Christ et vous serez des témoins courageux de la Bonne Nouvelle. Avec ma Bénédiction apostolique.

I greet all the English-speaking pilgrims and visitors present at today’s Angelus, including members of the Acton Institute, and administrators and benefactors of Seton Hall University. Today’s Gospel reading reminds us to be generous with the good things we receive in life. In this spirit, may your visit to Castel Gandolfo and Rome be a time filled with thanksgiving and renewed love of the universal Church. Upon you and your families, I invoke the joy and peace of Christ the Lord!

Ein frohes "Grüß Gott" sage ich gerne allen deutschsprachigen Gästen hier in Castelgandolfo. Heute morgen wurde in Neiße in der Diözese Oppeln die Dienerin Gottes Maria Louise Merkert seliggesprochen. Die selige Maria Louise ist Mitbegründerin der Schwestern von der heiligen Elisabeth und wurde schon zu ihren Lebzeiten als die „liebe Mutter aller", die „Mutter der Armen" und die „schlesische Samariterin" verehrt. Nehmen wir uns die Selige zum Vorbild, um gerade den Armen und Bedürftigen in unserer Nähe die Liebe Gottes zuzuwenden. Der Heilige Geist lenke unsere Worte und Werke! – Euch allen wünsche ich einen gesegneten Sonntag und eine gute Woche.

Saludo con afecto a los fieles de lengua española aquí presentes. Pidamos a la Virgen María que, guiados por el ejemplo y las enseñanzas de Cristo e impulsados por su amor, sepamos encontrar la fuente de la alegría y la paz en la entrega generosa y desinteresada a los demás, especialmente a los que sufren y pasan necesidad cerca de nosotros. ¡Feliz domingo!

Zo srdca pozdravujem pútnikov zo Slovenska, osobitne študentov Gymnázia svätého Cyrila a Metoda z Nitry. Bratia a sestry, zajtra začína mariánsky mesiac október. Pozývam vás do školy Panny z Nazareta. Od nej sa učte milovať Boha a blížnych. S láskou vás žehnám. Pochválený buď Ježiš Kristus! [Saluto di cuore i pellegrini provenienti dalla Slovacchia, particolarmente gli studenti del Ginnasio dei SS. Cirillo e Metodio da Nitra. Fratelli e sorelle, domani inizia il mese mariano di ottobre. Vi invito a mettervi alla scuola della Vergine di Nazaret per imparare da Lei ad amare Dio e il prossimo. Con affetto vi benedico. Sia lodato Gesù Cristo!]

Pozdrawiam serdecznie Polaków. Dzisiaj w Nysie, w diecezji opolskiej, ma miejsce beatyfikacja Służebnicy Bożej Marii Luizy Merkert, ze Zgromadzenia Sióstr świętej Elżbiety. Odznaczała się ona wielką troską o chorych, ubogich i opuszczonych. Świadectwo życia Marii Luizy niech będzie dla nas zachętą, by w potrzebujących dostrzegać oblicze Chrystusa. Wszystkim serdecznie błogosławię. [Saluto cordialmente tutti i Polacchi. Oggi a Nysa, nella diocesi di Opole, ha luogo la beatificazione della Serva di Dio Maria Luisa Merkert della Congregazione delle Suore di S. Elisabetta. Ella si distinse per la sollecitudine verso i malati, i poveri e gli abbandonati. La testimonianza della vita di Maria Luisa sia per noi un incoraggiamento per vedere nei bisognosi il volto di Cristo. Di cuore, impartisco a tutti la mia benedizione.]

Saluto con affetto i pellegrini di lingua italiana, in particolare i fedeli di Concesa, i giovani di Taverne d’Arbia, il Coro parrocchiale giovanile di Castello Tesino, l’Azione Cattolica Ragazzi di Castel Gandolfo, la Fraternità di Comunione e Liberazione di Roma e di Albano e l’UNITALSI di Treviso. Saluto inoltre i partecipanti al Congresso organizzato dall’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, il "Panathlon International" e il gruppo Pensionati di Arconate.

Un cordiale arrivederci rivolgo alla comunità di Castel Gandolfo: nei prossimi giorni, infatti, rientrerò in Vaticano. Rimaniamo vicini nella preghiera!

Buona domenica a tutti.

www.korazym.org


DA PETRUS

Angelus, l'esortazione del Papa: "Anche il povero sieda alla tavola del ricco"
CITTA’ DEL VATICANO - Non c'e' tempo da perdere: bisogna "costruire un mondo in cui ogni uomo possa vivere una vita pienamente umana, dove il povero possa sedere alla stessa mensa del ricco". Benedetto XVI ripete questo appello lanciato 40 anni fa da Paolo VI nella "Popolorum progressio", una enciclica, spiega il Papa da Castel Gandolfo, che "conserva oggi tutta la sua urgenza". "A causare le numerose situazioni di miseria - afferma citando ancora il documento piu' famoso di Montini - sono da una parte le servitu' che vengono dagli uomini e dall'altra una natura non sufficientemente padroneggiata. Purtroppo - rileva il Pontefice - certe popolazioni soffrono di entrambi questi fattori sommati. Come non pensare, in questo momento - si chiede - specialmente ai Paesi dell'Africa subsahariana, colpiti nei giorni scorsi da gravi inondazioni? Ma non possiamo dimenticare tante altre situazioni di emergenza umanitaria in diverse regioni del pianeta, nelle quali i conflitti per il potere politico ed economico vengono ad aggravare realta' di disagio ambientale gia' pesanti". "Non possiamo dire - ammonisce Benedetto XVI con tono severo - di non conoscere la via da percorrere: abbiamo la Legge e i Profeti, ci dice Gesu' nel Vangelo. Chi non vuole ascoltarli, non cambierebbe nemmeno se qualcuno dai morti tornasse ad ammonirlo". Benedetto XVI ha voluto riproporre l'appello cui allora diede voce Paolo VI, affermando che anche oggi "i popoli della fame interpellano in maniera drammatica i popoli dell'opulenza", perche' la liturgia presenta la parabola dell'uomo ricco e del povero Lazzaro, nella quale "il ricco impersona l'uso iniquo delle ricchezze da parte di chi le adopera per un lusso sfrenato ed egoistico, pensando solamente a soddisfare se stesso, senza curarsi affatto del mendicante che sta alla sua porta". Ai fedeli, il Papa spiega che "il povero, al contrario, rappresenta la persona di cui soltanto Dio si prende cura: a differenza del ricco, egli ha un nome, Lazzaro, abbreviazione di Eleazaro, che significa appunto 'Dio lo aiuta'". "Chi e' dimenticato da tutti - commenta il Papa rivolgendosi ai fedeli presenti nel cortile della residenza estiva per la preghiera dell'Angelus - Dio non lo dimentica; chi non vale nulla agli occhi degli uomini, e' prezioso a quelli del Signore". "Il racconto - ricorda - mostra come l'iniquita' terrena venga ribaltata dalla giustizia divina: dopo la morte, Lazzaro e' accolto 'nel seno di Abramo', cioe' nella beatitudine eterna; mentre il ricco finisce all'inferno tra i tormenti'. "Si tratta - sottolinea il Papa - di un nuovo stato di cose inappellabile e definitivo, per cui e' durante la vita che bisogna ravvedersi, farlo dopo non serve a nulla. La Vergine Maria - conclude - ci aiuti ad approfittare del tempo presente per ascoltare e mettere in pratica questa parola di Dio: ci ottenga di diventare piu' attenti ai fratelli in necessita', per condividere con loro il tanto o il poco che abbiamo, e contribuire, incominciando da noi stessi,a diffondere la logica e lo stile dell'autentica solidarietà".



Birmania, Benedetto XVI segue "con grande trepidazione" gli eventi ed esprime "spirituale vicinanza” alla popolazione
CITTA’ DEL VATICANO - Il Papa segue "con grande trepidazione i gravissimi eventi" in Myanmar ed esprime "spirituale vicinanza a quella cara popolazione nel momento della dolorosa prova che sta attraversando". Al termine della recita dell'Angelus, Benedetto XVI ha voluto esprimere la propria vicinanza e solidarieta' ai monaci buddisti e al popolo birmano che da giorni stanno manifestando pacificamente per la tutela dei diritti civili. La Chiesa cattolica ha ordinato ai suoi sacerdoti di non partecipare alle manifestazioni di piazza e alle attivita' politiche in atto in Birmania. Ai fedeli riuniti nelle chiese cattoliche di Rangoon e' stato letto un bollettino in cui si invitano preti, sacerdoti e suore a non farsi coinvolgere nelle proteste, riconoscendo pero' ai fedeli la liberta' di scegliere come comportarsi. Il bollettino contiene inoltre un appello a tutti i cattolici perche' continuino a pregare e a offrire Messe per il bene del Paese. Benedetto XVI ha poi incoraggiato nuovamente il dialogo tra le due Coree. "Raccomando alla vostra preghiera - ha detto ai fedeli - la situazione della Penisola coreana, dove alcuni importanti sviluppi nel dialogo fra le due Coree fanno sperare che gli sforzi di riconciliazione in atto possano consolidarsi a favore del popolo coreano e a beneficio della stabilità e della pace dell'intera regione".
+PetaloNero+
Sunday, September 30, 2007 2:45 PM
“Gioia sincera” esprime il Papa al nuovo patriarca ortodosso romeno, nel giorno della sua intronizzazione a Bucarest, auspicando di rafforzare il dialogo verso la piena unità dei cristiani.


“Felicitazioni” e “gioia sincera”, Benedetto XVI ha rinnovato al nuovo Patriarca ortodosso romeno, Daniel Ciobotea, in occasione oggi della sua intronizzazione nella cattedrale di Bucarest. Presente alla Divina Liturgia - concelebrata dai Metropoliti della Chiesa ortodossa romena - una delegazione vaticana composta dal cardinale Walter Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, dal vescovo Brian Faller, segretario dello stesso Dicastero e dall’arcivescovo Jean-Claude Perrisét, nunzio apostolico in Romania. A suggellare l’evento, il Papa ha inviato un messaggio, che è stato letto insieme ad altri indirizzi d’augurio durante la seduta del Santo Sinodo, nel Palazzo patriarcale, che ha fatto seguito al Rito liturgico. Il servizio di Roberta Gisotti:

Benedetto XVI invoca lo Spirito Santo perché sostenga il patriarca Daniel, eletto – ricordiamo - il 12 settembre scorso, nel “gravoso compito” alla guida della seconda comunità ortodossa al mondo per numero di fedeli dopo quella russa. Chiede il Papa allo Spirito Santo di aiutare la Chiesa di questo Paese ad affrontare “con vitalità rinnovata, i cambiamenti e la riorganizzazione materiale e spirituale, necessari” oggi “dopo le difficoltà incontrate in un passato recente, dove esistevano numerose limitazioni della libertà” e “persecuzioni manifeste”.
Auspica ancora il Santo Padre che la Chiesa ortodossa “possa rispondere alle attese del popolo romeno, dandogli soprattutto “più speranza” “per trasmettere alle giovani generazioni i valori morali e spirituali fondamentali per fare fronte alle diverse correnti ideologiche che a tutt’oggi attirano un buon numero” di contemporanei.
Ricordando quindi l’incontro a Bucarest, nel maggio 1999, tra Giovanni Paolo II e il patriarca Teoctist, scomparso il 30 luglio scorso - la prima visita di un Papa in un Paese a stragrande maggioranza ortodossa - Benedetto XVI invita a proseguire quel cammino di speranza già aperto “nella prospettiva di raggiungere la piena unità”, sottolineando che “è particolarmente necessario intensificare i legami” che uniscono cattolici e ortodossi “per il bene della Chiesa”.
Scrive Benedetto XVI al patriarca Daniel che anche “le relazioni tra di loro devono rafforzarsi per rispondere ai bisogni attuali in Europa e nel mondo, tanto sul piano religioso che sul piano sociale”.
A tale proposito, loda il Santo Padre, “la partecipazione attiva e positiva” della Chiesa ortodossa nella Commissione mista internazionale per il dialogo teologico, e l’intenzione del Patriarca Daniel di intensificare il dialogo tra cattolici e ortodossi, quando “ci si prepara ad affrontare delle questioni cruciali” per le relazioni tra le due confessioni.
Raccomanda in particolare il Papa di risolvere “con pazienza, carità reciproca e speranza” “questioni senza dubbio minoritarie, ma sul piano locale, fonte ancora di ostacoli alla comunione fraterna”, cosicché – spiega il Papa – “i cristiani vivono troppo sovente gli uni accanto agli altri, non ricercando sempre i legami quotidiani che potrebbero essere particolarmente preziosi per i rapporti tra cattolici e ortodossi”.
Conclude Benedetto XVI richiamando il comandamento nuovo di Gesù di amarsi gli uni gli altri, perché sia da guida verso “nuove relazioni, prologo della piena unità”.
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+PetaloNero+
Monday, October 01, 2007 2:13 PM
Il Papa nomina mons. Piero Marini presidente del Pontificio Comitato per i Congressi Eucaristici Internazionali. Don Guido Marini è il nuovo Maestro delle Celebrazioni Liturgiche Pontificie

Il Papa ha nominato presidente del Pontificio Comitato per i Congressi Eucaristici Internazionali l’arcivescovo Piero Marini, che per 20 anni è stato Maestro delle Celebrazioni Liturgiche Pontificie.

Nuovo Maestro delle Celebrazioni Liturgiche Pontificie è stato nominato don Guido Marini, del clero dell'arcidiocesi di Genova. Nato 42 anni fa nel capoluogo ligure, don Guido Marini, dopo aver conseguito il diploma di maturità classica, ha frequentato il Seminario arcivescovile di Genova, dove ha ottenuto il Baccellierato in Teologia. Ordinato sacerdote il 4 febbraio 1989, ha poi conseguito a Roma il dottorato "In utroque Iure" presso la Pontifica Università Lateranense e, nel 2007, la laurea breve in Psicologia della Comunicazione presso la Pontificia Università Salesiana. Dal 1988 al 2003 è stato segretario particolare degli arcivescovi di Genova: il cardinale Giovanni Canestri (fino al 1995), il cardinale Dionigi Tettamanzi (fino al 2002) ed il cardinale Tarcisio Bertone. Dei cardinali Tettamanzi e Bertone, nonché dell'arcivescovo Mons. Bagnasco, è stato Maestro delle Celebrazioni liturgiche, avendo cura particolare nella redazione dei libretti liturgici e costituendo il "Collegium Laurentianum", associazione di volontari per il servizio d'ordine e d'accoglienza della Cattedrale. Dal 2003 al 2005 è stato direttore dell'Ufficio Diocesano per l'Educazione, la Scuola, con specifica competenza sull'Insegnamento della Religione Cattolica. Dal 1996 al 2001 è stato membro eletto del Consiglio presbiterale diocesano. Nominato cancelliere arcivescovile nel 2005, è divenuto membro di diritto del medesimo Consiglio presbiterale e, con il compito di segretario, membro del Consiglio episcopale. Dal 1992 insegna Diritto Canonico presso la Sezione di Genova della Facoltà Teologica dell'Italia Settentrionale e presso l'Istituto Superiore di Scienze Religiose, dove tiene anche il corso di Teologia dei Ministeri. Nel 2002 è stato nominato canonico della Cattedrale di San Lorenzo, della quale dal 2003 è prefetto. Dal 2004 svolge anche l'ufficio di direttore spirituale del Seminario arcivescovile di Genova. Ha pubblicato diversi volumi di spiritualità ed articoli su riviste. Ha svolto il proprio ministero soprattutto nell'ambito della predicazione, della direzione spirituale, dell'accompagnamento di gruppi giovanili e come assistente spirituale di alcune comunità religiose femminili.
In Italia, il Santo Padre ha nominato vescovo di Fidenza mons. Carlo Mazza, del clero di Bergamo, finora direttore dell’Ufficio Nazionale della Conferenza episcopale italiana per la pastorale del tempo libero, turismo, sport.

In India, il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell’arcidiocesi di Patna presentata da mons. Benedict John Osta, della Compagnia di Gesù, per raggiunti limiti di età. Gli succede come nuovo arcivescovo di Patna mons. William D’Souza, anch’egli gesuita, finora vescovo di Buxar.

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DA PETRUS

Un altro Marini come cerimoniere del Papa: Guido prende il posto di Piero
CITTA’ DEL VATICANO - Benedetto XVI ha un nuovo maestro delle Celebrazioni Liturgiche: Don Guido Marini (nella foto), 42 anni, del clero dell'arcidiocesi di Genova, che sostituisce Monsignor Piero Marini, incaricato dal Santo Padre di presiedere il Pontificio Comitato per i Congressi Eucaristici. Da tempo si aspettava un ricambio in questo ufficio cosi' importante perche' e' noto che il Papa abbia un’idea della liturgia piu' legata alla tradizione di quella abbastanza creativa e “progressista” che ha caratterizzato il Pontificato di Giovanni Paolo II e specialmente i suoi viaggi internazionali. Ordinato sacerdote dal Cardinale Giuseppe Siri, don Guido Marini puo' essere considerato uno degli ultimi allievi di questo grandissimo arcivescovo il cui magistero continua oggi a dare frutti attraverso appunto i suoi discepoli, tra i quali c'e' anche il presidente della Conferenza episcopale italiana, Monsignopr Angelo Bagnasco. Proprio di quest'ultimo don Marini era attualmente il cerimoniere. Dal 1988 al 2003 era stato segretario particolare degli arcivescovi di Genova successori di Siri: il Cardinale Giovanni Canestri (fino al 1995), il Cardinale Dionigi Tettamanzi (fino al 2002) ed il Cardinale Tarcisio Bertone. Dei Cardinali Tettamanzi e Bertone, nonche' dell'attuale arcivescovo Bagnasco, e' stato dunque Maestro delle Celebrazioni liturgiche, avendo cura particolare nella redazione dei libretti liturgici e costituendo il "Collegium Laurentianum", associazione di volontari per il servizio d'ordine e d'accoglienza della Cattedrale. E’ tra l’altro noto che sia stato lo stesso Cardinale Bertone, Segretario di Stato della Santa Sede, a caldeggiare con il Papa Benedetto XVI la possibilità di affidare la cura delle cerimonie liturgiche pontificie a Don Guido. Il nuovo maestro delle Celebrazioni Liturgiche Pontificie ha conseguito a Roma il dottorato "In utroque Iure" presso la Pontifica Universita' Lateranense e la laurea breve in Psicologia della Comunicazione presso la Pontificia Universita' Salesiana. Dal 2003 al 2005 e' stato direttore dell'Ufficio Diocesano per l'Educazione, la Scuola, con specifica competenza sull'Insegnamento della Religione Cattolica. Dal 1996 al 2001 e' stato membro eletto del Consiglio presbiterale diocesano. Nominato cancelliere arcivescovile nel 2005, e' divenuto membro di diritto del medesimo Consiglio presbiterale e, con il compito di segretario, membro del Consiglio episcopale. Dal 1992 insegna Diritto Canonico presso la Sezione di Genova della Facolta' Teologica dell'Italia Settentrionale e presso l'Istituto Superiore di Scienze Religiose, dove tiene anche il corso di Teologia dei Ministeri. Nel 2002 e' stato nominato canonico della Cattedrale di San Lorenzo, della quale dal 2003 e' prefetto. Dal 2004 svolge anche l'ufficio di direttore spirituale del Seminario arcivescovile di Genova. La biografia ufficiale segnala i suoi diversi volumi di spiritualita' e gli articoli pubblicati sulle riviste e ricorda che come sacerdote ha svolto il proprio ministero soprattutto nell'ambito della predicazione, della direzione spirituale, dell'accompagnamento di gruppi giovanili e come assistente spirituale di alcune comunita' religiose femminili.
+PetaloNero+
Monday, October 01, 2007 2:14 PM
S. Teresa di Lisieux insegni ai cristiani a essere missionari nei luoghi in cui vivono: lettera di Benedetto XVI al cardinale Dias a 80 anni dalla proclamazione della Santa Patrona delle missioni

Ogni cristiano sia “missionario là dove vive” così come lo fu Santa Teresa di Lisieux, la quale pur “non avendo mai lasciato il Carmelo”, visse “a suo modo un autentico spirito missionario”, donando al mondo “una nuova via spirituale” e favorendo la nascita di vocazioni. E’ quanto scrive Benedetto XVI in una lettera indirizzata al cardinale Ivan Dias, prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei popoli, in occasione dell’Anno della Misione in Francia e dell’80.mo della proclamazione di S. Teresa di Lisieux a Patrona delle Missioni, insieme con S. Francesco Saverio. Il primo ottobre è il giorno della memoria liturgica di Santa Teresa di Gesù Bambino, che morì a soli 24 anni lasciando una testimonianza di radicale amore a Cristo e alla Chiesa. Alessandro De Carolis ha chiesto a suor Teresa, della comunità delle Suore Carmelitane di Santa Teresa di Roma, in cosa consista la “piccola via” della monca francese, vissuta alla fine dell’Ottocento: R. - La vocazione di Teresa è essere sposa di Gesù. Lo ha fatto a tutto campo e a tempo pieno. Nell’essere sposa di Gesù, lei voleva diventare madre di anime ed infatti dice, in sostanza: vorrei avere la vocazione di dottore, di profeta, la vocazione di apostolo... Contemporaneamente, sente tutta la sua pochezza, capisce di non riuscire a raggiungere questi suoi grandi ideali. Allora, la particolarità consiste in quello che lei chiama “ascensore”: si butta fra le braccia di Gesù e lì scopre che l’amore - come Papa Benedetto dice nella Deus caritas est - racchiude tutte le vocazioni e lei si esprime, nel cuore della Chiesa: “Io sarò l’amore, così sarò tutto: sarò dottore, apostolo, martire...”, raggiungendo praticamente tutte le vocazioni.


D. - In che modo, questo che fu l’ardore in vita di Santa Teresa di Gesù Bambino ne date testimonianza oggi al mondo voi che siete le sue figlie spirituali?


R. - Il nostro carisma di Suore Carmelitane di Santa Teresa è portare ciò che abbiamo assaporato nell’unione con Dio - cioè la nostra vita di preghiera, imbevendoci dell’amore di Dio - e arrivare a contagiare il prossimo, stando con i giovani, nel settore educativo, nell’avvicinare gli anziani. Essere missionarie per me significa contagiare di amore e gioia ogni fratello che avviciniamo: aprendo la porta di casa o andando sulla metropolitana o sull’autobus, in qualsiasi ambito, in qualsiasi ambiente. E poi, attraverso la preghiera, quando siamo piene di Lui, il mappamondo è nelle nostre mani e noi possiamo lasciar passare il messaggio evangelico pur restando qui.


D. - Quindi, si può dire che così come lo è per voi oggi, anche a suo tempo il mappamondo fu nelle mani di Teresa di Lisieux, anche senza abbandonare il chiostro...


R. - Sì, senza abbandonare il chiostro. Ma ci vuole la missione qui e altrove, perché c’è chi è chiamato a lottare in prima fila. Secondo Teresa di Gesù Bambino, però, la preghiera ti rende partecipe dell’onnipotenza di Dio. Puoi spaziare da nord a sud, da est ad ovest del pianeta, raggiungere i focolai di guerra, raggiungere le ingiustizie sociali con la preghiera: l’arma potente che non conosce tempi e non conosce distanze. Teresa di Gesù Bambino: una monaca prettamente missionaria, apostolicamente impegnata

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Monday, October 01, 2007 2:15 PM
DA PETRUS

Il saluto del Santo Padre al nuovo Patriarca ortodosso romeno CITTA’ DEL VATICANO - Benedetto XVI ha rinnovato al nuovo Patriarca ortodosso romeno, Daniel Ciobotea (nella foto), in occasione della sua intronizzazione nella cattedrale di Bucarest, “felicitazioni” e “gioia sincera”. Presente alla Divina Liturgia - concelebrata dai Metropoliti della Chiesa ortodossa romena - una delegazione vaticana composta dal Cardinale Walter Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, dal vescovo Brian Faller, segretario dello stesso Dicastero e dall’arcivescovo Jean-Claude Perrisét, nunzio apostolico in Romania. A suggellare l’evento, il Papa ha inviato un messaggio, che è stato letto insieme ad altri indirizzi d’augurio durante la seduta del Santo Sinodo, nel Palazzo patriarcale, che ha fatto seguito al Rito liturgico. Benedetto XVI invoca lo Spirito Santo perché sostenga il patriarca Daniel, eletto il 12 settembre scorso, nel “gravoso compito” alla guida della seconda comunità ortodossa al mondo per numero di fedeli dopo quella russa. Chiede il Pontefice allo Spirito Santo di aiutare la Chiesa di questo Paese ad affrontare “con vitalità rinnovata, i cambiamenti e la riorganizzazione materiale e spirituale, necessari” oggi “dopo le difficoltà incontrate in un passato recente, dove esistevano numerose limitazioni della libertà” e “persecuzioni manifeste”. Benedetto XVI auspica ancora che la Chiesa ortodossa “possa rispondere alle attese del popolo romeno, dandogli soprattutto “più speranza” “per trasmettere alle giovani generazioni i valori morali e spirituali fondamentali per fare fronte alle diverse correnti ideologiche che a tutt’oggi attirano un buon numero” di contemporanei. Ricordando quindi l’incontro a Bucarest, nel maggio 1999, tra Giovanni Paolo II e il patriarca Teoctist, scomparso il 30 luglio scorso - la prima visita di un Papa in un Paese a stragrande maggioranza ortodossa - Benedetto XVI esorta a proseguire quel cammino di speranza già aperto “nella prospettiva di raggiungere la piena unità”, sottolineando che “è particolarmente necessario intensificare i legami” che uniscono cattolici e ortodossi “per il bene della Chiesa”. Scrive Benedetto XVI al patriarca Daniel che anche “le relazioni tra di loro devono rafforzarsi per rispondere ai bisogni attuali in Europa e nel mondo, tanto sul piano religioso che sul piano sociale”. A tale proposito, loda il Papa, “la partecipazione attiva e positiva” della Chiesa ortodossa nella Commissione mista internazionale per il dialogo teologico, e l’intenzione del Patriarca Daniel di intensificare il dialogo tra cattolici e ortodossi, quando “ci si prepara ad affrontare delle questioni cruciali” per le relazioni tra le due confessioni. Raccomanda in particolare il Papa di risolvere “con pazienza, carità reciproca e speranza” “questioni senza dubbio minoritarie, ma sul piano locale, fonte ancora di ostacoli alla comunione fraterna”, cosicché – spiega il Papa – “i cristiani vivono troppo sovente gli uni accanto agli altri, non ricercando sempre i legami quotidiani che potrebbero essere particolarmente preziosi per i rapporti tra cattolici e ortodossi”. Il Santo Padre termina richiamando il comandamento di Gesù di amarsi gli uni gli altri, perché sia da guida verso “nuove relazioni, prologo della piena unità”.
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Monday, October 01, 2007 2:16 PM
DA PETRUS

Ricevuti da Benedetto XVI a Castel Gandolfo i sei Vescovi ordinati sabato
CITTA’ DEL VATICANO - Benedetto XVI ha ricevuto in udienza, nel Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo, i sei nuovi vescovi da lui consacrati sabato mattina, durante la solenne celebrazione nella suggestiva Basilica di San Pietro in Vaticano. I sei nuovi presuli - monsignor Francesco Giovanni Brugnaro, arcivescovo di Camerino-San Severino Marche, monsignor Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, monsignor Tommaso Caputo, Nunzio a Malta e Libia, monsignor Sergio Pagano, prefetto dell'Archivio Segreto Vaticano e monsignor Vincenzo Di Mauro, Segretario della Prefettura degli Affari Economici della Santa Sede - erano accompagnati dai familiari nella visita di cortesia al Papa.



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Monday, October 01, 2007 2:17 PM
DA PETRUS

E' Monsignor Carlo Mazza il nuovo Vescovo di Fidenza
CITTA' DEL VATICANO - Benedetto XVI ha nominato vescovo di Fidenza Monsignor Carlo Mazza (nella foto), 65 anni, del clero di Bergamo, finora direttore dell'Ufficio Nazionale della Conferenza Episcopale Italiana per la pastorale del tempo libero, turismo, sport. A Fidenza sostituisce Monsignor Maurizio Galli, dimessosi lo scorso giugno con qualche mese di anticipo rispetto alla scadenza dei 75 anni, su richiesta della Santa Sede. Sacerdote dal 1968, don Carlo Mazza e' noto ai media anche per essere stato cappellano della Squadra Italiana alle recenti Olimpiadi e ai Giochi del Mediterraneo. E' laureato in Teologia alla Pontificia Universita' Lateranense e in Lettere e Pedagogia all'Universita' Cattolica di Milano. Ha poi conseguito il master in Turismo presso l'Universita' Bocconi di Milano ed ha pubblicato diversi studi di spiritualita' e saggi sulla Pastorale del Turismo, dello Sport e dei pellegrinaggi, collaborando a diverse riviste e periodici cattolici. Attualmente e' docente di Storia del turismo religioso e beni culturali all'Universita' Milano-Bicocca nella Facolta' di Sociologia. Il nuovo vescovo di Fidenza e' stato addetto dell'Ufficio Cattolico Italiano Turismo (UCIT) dal 1982 al 1985. Passato alla Segreteria Generale della Cei dopo un biennio ha assunto il ruolo di Direttore dell'Ufficio Nazionale per la Pastorale del Tempo Libero, Turismo e Sport, mantenuto - caso assolutamente unico alla Cei - per 19 anni. Uomo molto cordiale e aperto, don Mazza assomiglia per queste caratteristiche al predecessore, Monsignor Maurizio Galli (nato 71 anni fa in provincia di Cremona) che lo scorso giugno ha lasciato la guida della diocesi dopo 9 anni di governo, con grande rimpianto da parte dell'intera comunita' locale. Hanno determinato le sue dimissioni anticipate le non buone condizioni di salute e alcune difficolta' relative alla gestione di una diocesi piccola (70 mila fedeli) ma dove la Chiesa ha grande tradizione e rilievo sociale (e' considerata l'isola bianca nella rossa Emilia Romagna). "In questi nove anni - ha detto il sindaco Giuseppe Cerri, consegnandogli la cittadinanza onoraria - Monsignor Galli ha seminato nei solchi della citta' i semi spirituali e umani dell'amore, della solidarieta' e del volontariato che, germogliando, hanno reso migliore la vita, la convivenza e il dialogo per tutta la comunita' civile Monsignor Galli ha dimostrato un grande affetto per la nostra citta', dalla quale si e' fatto amare per lo stile semplice, asciutto e cordiale del suo agire. La cittadinanza onoraria e' il ringraziamento per quanto ha fatto per noi".

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Monday, October 01, 2007 9:20 PM
Gli auguri del Papa ai nuovi 18 gendarmi, in occasione della cerimonia del giuramento: abbiate "fermezza nella fede e amore per la Chiesa"

Si è svolta ieri in Vaticano la cerimonia del giuramento dei nuovi Gendarmi del Corpo della Gendarmeria dello Stato della Città del Vaticano. Alla cerimonia ha partecipato una formazione della Banda Militare dell'Esercito italiano. In un telegramma a firma del cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone, inviato all’Ispettore Generale della Gendarmeria Vaticana, il comandante Domenico Giani, Benedetto XVI ha rivolto un cordiale saluto ai nuovi Gendarmi augurando loro “fermezza nella fede, amore alla Chiesa, diligenza e perseveranza nel servizio quotidiano”. Il Papa ha quindi invocato "la materna protezione della Vergine Maria e di San Michele Arcangelo", Patrono dei gendarmi, "affinchè possano genersosamente espletare la propria attività proseguendo la lunga e benemerita tradizione" di questo Corpo. Alla cerimonia era presente in rappresentanza del Papa, mons. Fernando Filoni, sostituto della Segreteria di Stato. Il servizio di Luca Collodi.

Nel piazzale antistante il palazzo del Governatorato, hanno giurato 18 gendarmi che giunti al termine del periodo di prova, sono diventati effettivi. Il reparto d’onore, formato da 5 plotoni, era composto da allievi gendarmi, dai giurandi, da una formazione mista con gendarmi addetti a varie specialità, quali antiterrorismo, antisabotaggio, sala operativa e gruppo sportivo. A seguire, i Vigili del Fuoco e la Protezione Civile. Il giuramento è stato guidato dal comandante del Corpo della Gendarmeria vaticana, Domenico Giani. Ascoltiamo la formula del giuramento:


“Giuro di servire fedelmente il Sommo Pontefice Benedetto XVI e i suoi legittimi successori e di dedicarmi al loro servizio con tutte le forze. Prometto inoltre rispetto e obbedienza al comandante e agli altri miei superiori e di adempiere i doveri del mio ufficio. Lo giurate voi?"
"Lo giuro!”





Il Corpo della Gendarmeria vaticana ha personale altamente specializzato in azioni di antiterrorismo, antisabotaggio e in tutte le principali attività di prevenzione. Il Corpo conta inoltre tecnici altamente specializzati nel settore informatico e in materia di video sorveglianza. I compiti vanno dalla sicurezza di luoghi e persone all’ordine pubblico, con compiti istituzionali di polizia, compresi quelli di frontiera, nonché di polizia giudiziaria e tributaria, al mantenimento dell’ordine pubblico ed alla prevenzione e repressione dei reati. Nel suo saluto, il comandante Giani ha ricordato Alessandro Benedetti, l’allievo gendarme tragicamente scomparso il 3 settembre scorso. “Porto nel cuore – ha detto - questo giovane che ha cercato il volto di Dio in maniera prematura”, annunciando l'iniziativa del Corpo in ricordo di Alessandro, di contribuire ad un progetto di adozione a distanza sostenuto dai Padri Agostiniani, amici della famiglia Benedetti. Giani ha richiamato lo stile del servizio dei gendarmi. Uno stile che deve trasmettere “l’umanità dell’anima” che caratterizza il servizio dei militari, “un’umanità che attinge linfa vitale dalle radici cristiane”. Oltre alle autorità religiose, civili e militari, alla cerimonia erano presenti, il cardinale Edmund Casimir Szoka, presidente emerito del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, il cardinale Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, il presidente del Governatorato, mons. Giovanni Layolo, e il segretario, mons. Renato Boccardo. Il Corpo della Gendarmeria vaticana è nato il 14 luglio 1816, sotto il Pontificato di Benedetto XV, con il nome di Gendarmeria Pontificia. Nel corso dei secoli e degli eventi storici, il Corpo ha cambiato vari nomi, chiamandosi Gendarmeria, Veliti Pontifici, Carabinieri Pontifici, Corpo di Vigilanza vaticana. Il 14 settembre 1970, con Motu Proprio, Papa Paolo VI dispose lo scioglimento dei Corpi armati Pontifici, tra i quali il Corpo della Gendarmeria vaticana, che nel febbraio 1971 si trasformò in Ufficio Centrale di Vigilanza con funzioni di polizia per la sicurezza di persone e cose all’interno dello Stato della Città del Vaticano. Nel luglio del 2002, Giovanni Paolo II, con Motu Proprio, istituì la Direzione dei Servizi di Sicurezza e Protezione Civile del quale fanno parte il Corpo della Gendarmeria ed il Corpo dei Vigili del Fuoco, al comando del dottor Domenico Giani. Alla cerimonia del Giuramento ha partecipato una formazione della Banda Militare dell’Esercito italiano.
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DA PETRUS

Giurano 18 Gendarmi, il messaggio del Pontefice: "Siate fermi nella Fede e nell'amore per la Chiesa"
CITTA’ DEL VATICANO - ''Fermezza nella fede e amore per la Chiesa''. Sono queste le caratteristiche che il Papa si aspetta dai 18 nuovi agenti del Corpo della Gendarmeria, che hanno prestato giuramento ieri in Vaticano. Ai giovani che ora vigileranno sulla sua persona il Pontefice ha anche chiesto, in un messaggio, ''diligenza e perseveranza nel servizio quotidiano''. Benedetto XVI ha affidato gli agenti alle prese con un incarico cosi' delicato ''alla materna protezione della Vergine Maria e di San Michele Arcangelo", Patrono dei gendarmi, affinche' ''possano generosamente espletare la propria attivita' proseguendo la lunga e benemerita tradizione del Corpo della Gendarmeria''. Alla cerimonia era presente in rappresentanza del Papa, Monsignor Fernando Filoni, sostituto della Segreteria di Stato. ''Il Corpo della Gendarmeria - ricorda la Radio Vaticana - ha personale altamente specializzato in azioni di antiterrorismo, antisabotaggio e in tutte le principali attivita' di prevenzione. Il Corpo conta inoltre tecnici altamente specializzati nel settore informatico e in materia di video sorveglianza. I compiti vanno dalla sicurezza di luoghi e persone all'ordine pubblico, con compiti istituzionali di polizia, compresi quelli di frontiera, nonche' di polizia giudiziaria e tributaria, al mantenimento dellÂ’ordine pubblico ed alla prevenzione e repressione dei reati''.
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Monday, October 01, 2007 9:21 PM
Benedetto XVI invita a pregare perchè i cristiani che si trovano in minoranza abbiano il coraggio di testimoniare la fede


Benedetto XVI invita i fedeli a pregare in questo mese di ottobre perché “i cristiani che si trovano in situazione di minoranza, abbiano la forza ed il coraggio di vivere la fede e perseverino nel testimoniarla”. Questa esortazione del Papa è indicata nella lettera con cui si stabiliscono le intenzioni generali per l’Apostolato della Preghiera. Ai cristiani, nei Paesi dove sono in minoranza, non sempre viene garantita una adeguata libertà religiosa. In alcuni Stati, poi, la testimonianza della fede va incontro ad altri ostacoli di matrice culturale, come in Giappone. Ascoltiamo, al microfono di Amedeo Lomonaco, l’ispettore salesiano nel Paese asiatico, padre Orlando Puppo, raggiunto telefonicamente a Tokyo:

R. – Dal punto di vista della legge, c’è assoluta libertà di culto. In pratica, però, soprattutto nelle zone di campagna, manca la libertà sociale. E’ difficile diventare cristiani, perché ci sono preconcetti e pregiudizi, per cui non conviene sposarsi con un cristiano o una cristiana. Quando una persona abbraccia la fede cristiana, molte volte viene isolata dalla gente. In questo senso, devono avere il coraggio di diventare cristiani, ma quelli che lo diventano, anche se pochi, sono 'convinti'. Sanno di aver preso una decisione molto personale che li lega a Cristo e hanno scelto Cristo, piuttosto che le loro tradizioni, i loro modi di vedere, caratteristici della società dove vivono. E’ un atto di coraggio.


D. Come i cristiani devono vivere e testimoniare la loro fede nei Paesi dove sono in minoranza?


R. – La partecipazione alla liturgia è, a livello pubblico, la testimonianza più evidente. Nella sfera personale è poi importante il modo di agire, di parlare, il vivere come cristiani, anche se la 'corrente' non è cristiana.


D. – Padre, queste due dimensioni, quella partecipativa e quella interiore, quali caratteristiche presentano in Giappone?


R. – I cattolici stranieri sono di più di quelli giapponesi, a causa dell’immigrazione. C’è, quindi, un contrasto molte volte nel modo di manifestare e mostrare la vita cristiana, soprattutto nella liturgia. Per quanto riguarda la dimensione interiore, è veramente cristiana quando si accoglie il Vangelo con gioia, quando si nota che si è chiamati da Dio, eletti da Cristo e mandati da Cristo.


D. – Il Papa esorta tutti i cristiani ad essere missionari, a testimoniare il Vangelo. Cosa significa essere realmente missionari, soprattutto in Giappone?


R. – Per me significa non lasciarsi trasportare dalla 'corrente'. Qui c’è una corrente permissiva, una concezione edonistica secondo cui tutto ha termine con la vita terrena. Al cristiano, invece, in genere, domandiamo di avere una vita che cerchi di essere pura; di sforzarsi dove l’ambiente non è puro, di cercare di essere onesto dove l’ambiente non è onesto, di essere fedele, dove ci sono tanti casi di infedeltà.


D. – Quali sono le esigenze di una Chiesa in missione?

R. – Quello che dice il Papa: “Non aver paura di comunicare la fede, di diventare missionari”. Non si riceve la fede soltanto per noi stessi. La fede si riceve da Dio e per condividerla con gli altri negli atti e nelle parole; si riceve vivendo secondo questa fede. Bisogna essere coerenti con quella grazia ricevuta ed accettata.

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L'invito del Santo Padre ad ogni credente: "I cristiani siano missionari dovunque vivano"
CITTA’ DEL VATICANO - Ogni cristiano sia ''missionario la' dove vive''. Lo scrive Benedetto XVI in una lettera indirizzata al Cardinale Ivan Dias, prefetto della Congregazione per l'Evangelizzazione dei popoli, in occasione nella ricorrenza di Santa Teresa di Gesu' Bambino, Patrona delle Missioni, e della celebrazione dell'anno della Missione a Lisieux. Santa Teresa, ha ricordato il Papa, pur ''non avendo mai lasciato il Carmelo'', visse ''a suo modo un autentico spirito missionario'', donando al mondo ''una nuova via spirituale'' e favorendo la nascita di vocazioni. ''Il nostro carisma di Suore Carmelitane di Santa Teresa - ha spiegato suor Teresa, della comunita' delle Suore Carmelitane di Santa Teresa di Roma, in un'intervista a Radio Vaticana - e' portare cio' che abbiamo assaporato nell'unione con Dio, cioe' la nostra vita di preghiera, imbevendoci dell'amore di Dio, e arrivare a contagiare il prossimo, stando con i giovani, nel settore educativo, nell'avvicinare gli anziani. Essere missionarie per me significa contagiare di amore e gioia ogni fratello che avviciniamo: aprendo la porta di casa o andando sulla metropolitana o sull'autobus, in qualsiasi ambito, in qualsiasi ambiente. E poi, attraverso la preghiera, quando siamo piene di Lui, il mappamondo e' nelle nostre mani e noi possiamo lasciar passare il messaggio evangelico pur restando qui''. Il mappamondo fu nelle mani di Teresa di Lisieux, anche ''senza abbandonare il chiostro'', prosegue Suor Teresa, e sottolinea: ''Ma ci vuole la missione qui e altrove, perche' c'e' chi e' chiamato a lottare in prima fila. Secondo Teresa di Gesu' Bambino, pero', la preghiera ti rende partecipe dell'onnipotenza di Dio. Puoi spaziare da nord a sud, da est ad ovest del pianeta, raggiungere i focolai di guerra, raggiungere le ingiustizie sociali con la preghiera: l'arma potente che non conosce tempi e non conosce distanze. Teresa di Gesu' Bambino: una monaca prettamente missionaria, apostolicamente impegnata''.
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Tuesday, October 02, 2007 2:18 PM
Benedetto XVI nomina Gentiluomo di Sua Santità il direttore uscente dell'Osservatore Romano, Agnes: apprezzo vivamente le sue "doti di intelligenza e cuore", spese a servizio della Chiesa

Con una lettera nella quale esprime "vivo apparezzamento" per le "doti di intelligenza e di cuore" e per la sensibilità sempre mostrata verso il messaggio e i valori cristiani, in particolare per la loro diffusione nel campo dei media, Benedetto XVI ha annoverato il direttore uscente dell'Osservatore Romano, il prof. Mario Agnes, tra i gentiluomini di Sua Santità, inserendolo stabilmente nella Famiglia Pontificia. I particolari della lettera del Papa nel servizio di Alessandro De Carolis:

Gli insegnamenti del Vaticano II e la loro traduzione nella vita concreta, l'attenzione alla realtà della persona umana ed il rispetto della sua dignità, la difesa della vita umana in tutto l'arco della sua esistenza e l'impegno nel rendere i gruppi associativi delle "autentiche scuole di formazione alla democrazia". Con una lettera di sincero elogio e di gratitudine per quanto fatto nei 23 anni di direzione dell'Osservatore Romano, Benedetto XVI ha voluto onorare la conclusione di questo servizio inserendo il prof. Mario Agnes tra i Gentiluomini di Sua Santità e ponendo in risalto i valori che ne hanno orientato la lunga vita professionale. Un segno del "personale apprezzamento" dell'attuale Pontefice, che ricorda con le parole di Giovanni Paolo II nell'85 "il coerente impegno cristiano, l'amore alla Chiesa e l'esemplare fedeltà al Magistero" che avevano da sempre contraddistinto l'azione del prof. Agnes all'interno del tessuto ecclesiale. Benedetto XVI si è soffermato sugli anni precedenti alla direzione dell'Osservatore Romano, che hanno visto il prof. Agnes dapprima presidente dell'Azione Cattolica, dal 1973 al 1980, e poi presidente della Società editrice del quotidiano Avvenire, carica alla quale fu chiamato da Paolo VI. "Mette conto di rilevare - scrive il Papa - come in tutte queste fasi del Suo servizio ecclesiale Ella abbia sempre mostrato un peculiare interesse per la comunicazione scritta del Messaggio cristiano", con la convinzione, si legge più avanti, di dover rendere sempre più "incisiva nell'agorà massmediatica la presenza del laicato cattolico".


"Alla luce di questo diuturno e qualificato servizio reso ai Papi e alla Chiesa - proseguer Benedetto XVI - come non provare verso di Lei, caro Professore, sentimenti di sincera considerazione e di profonda gratitudine?" Come è anche "doveroso - soggiunge - riconoscere l'impegno posto nel creare tra il personale de 'L'Osservatore Romano' una comunità di lavoro che fosse all'altezza delle nobili tradizioni ereditate. Per tutte queste ragioni ed in segno del mio personale apprezzamento, ho voluto - scrive il Papa - annoverarLa tra i miei Gentiluomini, introducendoLa così stabilmente nella Famiglia Pontificia. Le sono vicino con l'assicurazione di una speciale preghiera al Signore perché Le sia largo di interiori consolazioni e La sostenga nelle attività che continuerà a svolgere in spirito di amore e di servizio alla Chiesa". Contestualmente alla nomina del prof. Giovanni Maria Vian a nuovo direttore del quotidiano della Santa Sede, il Papa ne ha conferito al prof. Agnes il titolo di direttore emerito.
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Tuesday, October 02, 2007 9:20 PM
La Lettera del papa a prof. Mario Agnes



All'Illustrissimo Signore
Prof. MARIO AGNES
È con grande stima e sincero affetto che mi rivolgo a Lei, illustre e caro Professore, nel momento in cui, dopo anni di impegno in un servizio di alta responsabilità qual è quello di Direttore de «L'Osservatore Romano», lascia l'incarico per raggiunti limiti di età. Sento innanzitutto il dovere di esprimerLe il mio vivo apprezzamento per le doti di intelligenza e di cuore che Ella ha rivelato nell'espletamento delle Sue delicate ed esigenti mansioni. Sono lieto di confermare, al riguardo, il giudizio espresso dall'amato mio Predecessore, Papa Giovanni Paolo II, il quale in una Lettera a Lei diretta nel marzo del 1985 sottolineava «la Sua competenza professionale e, in modo particolare, il Suo coerente impegno cristiano, il Suo amore alla Chiesa e la Sua esemplare fedeltà al Magistero».

In realtà, il «coerente impegno cristiano, l'amore alla Chiesa e l'esemplare fedeltà al Magistero» sono caratteristiche che hanno sempre accompagnato la Sua testimonianza di credente. Come non ricordare infatti il servizio da Lei reso quale Presidente nazionale dell'Azione Cattolica Italiana dal 1973 al 1980? È poi cosa nota che nelle file di tale Associazione Lei già militava fin dai primi anni giovanili, inizialmente come responsabile dei ragazzi di Azione Cattolica nella Sua parrocchia, poi quale Presidente diocesano e Delegato regionale.

Mette conto di rilevare come in tutte queste fasi del Suo servizio ecclesiale Ella abbia sempre mostrato un peculiare interesse per la comunicazione scritta del Messaggio cristiano. Come Presidente diocesano di Azione Cattolica Ella fondò e diresse un quindicinale che per anni raccolse in modo vivace e stimolante la voce degli studenti cattolici. Quale Presidente nazionale curò poi in modo particolare il settore della stampa provvedendo, tra l'altro, al coordinamento e alla qualificazione delle testate esistenti, per rendere più incisiva nell'agorà massmediatica la presenza del laicato cattolico. A tal fine, Ella non mancò di sollecitarne il concorde intervento su temi di grande rilievo ecclesiale e sociale, quali la conoscenza approfondita degli insegnamenti conciliari e la loro traduzione nella vita concreta, l'attenzione alla realtà della persona umana ed alle esigenze connesse col rispetto della sua dignità, la difesa della vita umana in tutto l'arco della sua esistenza, l'impegno a fare dei gruppi associativi autentiche scuole di formazione alla democrazia.

Confidando in questo ricco bagaglio di esperienza, il Papa Paolo VI La chiamò a presiedere la Società editrice del giornale Avvenire, che in quegli anni si distinse per una particolare incisività nella trattazione di vari temi della vita ecclesiale, culturale e politica italiana. Fu poi il Papa Giovanni Paolo II che, conoscendoLa bene, volle affidarLe la direzione de «L'Osservatore Romano», incarico da Lei efficacemente retto fino ad oggi.

Alla luce di questo diuturno e qualificato servizio reso ai Papi e alla Chiesa, come non provare verso di Lei, caro Professore, sentimenti di sincera considerazione e di profonda gratitudine? È spontaneo pensare alle molte fatiche affrontate in questi anni per adempiere il quotidiano dovere e non deludere le attese dei Superiori. Come è anche doveroso riconoscere l'impegno posto nel creare tra il personale de «L'Osservatore Romano» una comunità di lavoro che fosse all'altezza delle nobili tradizioni ereditate. Per tutte queste ragioni ed in segno del mio personale apprezzamento, ho voluto annoverarLa tra i miei Gentiluomini, introducendoLa così stabilmente nella Famiglia Pontificia. Le sono vicino con l'assicurazione di una speciale preghiera al Signore perché Le sia largo di interiori consolazioni e La sostenga nelle attività che continuerà a svolgere in spirito di amore e di servizio alla Chiesa. Invocando su di Lei la materna protezione di Maria Santissima e la speciale protezione di San Pietro, ai cui Successori ha prestato in questi anni la Sua generosa opera, volentieri Le imparto, quale pegno di copiosi favori celesti, la mia affettuosa Benedizione.

Da Castel Gandolfo, 20 agosto 2007



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Tuesday, October 02, 2007 9:21 PM
La gratitudine di Benedetto XVI per i dipendenti delle Ville Pontificie, al termine del soggiorno a Castel Gandolfo. Domani, il rientro in Vaticano


“Un soggiorno proficuo e tranquillo”: così Benedetto XVI ha definito il periodo di riposo a Castelgandolfo durante la cerimonia di congedo dai dipendenti delle Ville Pontificie della cittadina laziale, che si è svolta nel tardo pomeriggio di ieri. Un saluto in vista del ritorno in Vaticano, domani in mattinata, in coincidenza con l’udienza generale. Il servizio di Benedetta Capelli:

“Viva riconoscenza per il vostro lavoro e per la dedizione con cui lo svolgete”. Sono le parole di gratitudine di Benedetto XVI pronunciate ieri ai dipendenti delle Ville Pontificie di Castel Gandolfo, al termine di un soggiorno iniziato la sera del 27 luglio, al rientro dal soggiorno dolomitico di Lorenzago di Cadore. Nel ringraziare quanti hanno permesso che la sua vacanza sia stata tranquilla e proficua, il Papa ha invitato tutti a proseguire nel loro lavoro:


“Continuate ad operare con spirito di fede perché le vostre attività diventino una testimonianza di amore e di fedeltà a Cristo, che chiama tutti i suoi discepoli a seguirlo, realizzando ciascuno la propria specifica vocazione nella Chiesa e nel mondo”.


Sottolineando l’efficienza e la generosità dei dipendenti pontifici, Benedetto XVI ha pregato perché il Signore li ricompensi “per lo spirito di sacrificio” con cui svolgono il loro compito. Infine, riferendosi alla festività dei Santi Angeli Custodi, che si celebrano oggi, ha aggiunto:


“Celebriamo la festa degli Angeli Custodi, vi affido all’amorevole protezione di questi spiriti celesti: siano essi a guidarvi e ad accompagnarvi sulla via del bene. Vi ringrazio nuovamente di tutto e formulo, per ognuno di voi, voti di vita serena ed operosa”.


E dopo il suo grazie, il Pontefice ha rinviato al prossimo anno:


“A tutti voi un cordiale arrivederci! Vi assicuro che continuerò a pregare perché Dio protegga voi e i vostri cari. Anche voi, cari amici, accompagnatemi sempre con il vostro orante ricordo”.


Già venerdì scorso, Benedetto XVI aveva incontrato le diverse comunità di Castelgandolfo per un saluto in vista del rientro in Vaticano. Nell’occasione, aveva sottolineato “lo stile di cordiale ospitalità” che contraddistingue la piccola cittadina laziale. “Il Papa - aveva detto - conta sul vostro sostegno spirituale perché possiate aderire con costante generosità, alla esigente chiamata alla perfezione evangelica, per servire in letizia e dedizione il Signore e i fratelli”.
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Wednesday, October 03, 2007 2:20 PM
Benedetto XVI all'udienza generale: i vescovi difendano il patrimonio della fede e della tradizione da interpretazioni errate, come fece San Cirillo d'Alessandria

E’ con la fedeltà alla tradizione che si preserva intatto il deposito della fede. E’ l’insegnamento che si ricava dalla vita e dall’opera pastorale di San Cirillo d’Alessandria, uno dei grandi Padri della Chiesa del quarto e quinto secolo. Proprio grazie alla chiarezza del suo magistero, Cirillo d’Alessandria sconfisse la grave eresia dei suoi tempi, quella di Nestorio, che negava in sostanza la divinità di Cristo. Benedetto XVI - che oggi ha fatto definitivo rientro in Vaticano - ha incentrato sulla figura di San Cirillo la catechesi all’udienza generale di stamattina, tenuta in Piazza San Pietro davanti a diverse decine di migliaia di persone. Il servizio di Alessandro De Carolis:

Un “garante” della continuità apostolica e dottrinale, che Leone XIII proclamò Dottore della Chiesa nel 1882 poiché fu uno dei grandi difensori della fede, capace di unire lucidità di pensiero, coerenza alla tradizione e vigore da polemista contro avversari che nei primi secoli del cristianesimo proposero ai fedeli gravi derive interpretative. La grandezza del vescovo Cirillo di Alessandria sta in questi meriti, che Benedetto XVI ha illustrato con ampiezza alle migliaia di persone che hanno accolto il Papa in Piazza San Pietro, al suo rientro in Vaticano da Castel Gandolfo. Sotto il sole di una luminosa mattinata per nulla autunnale nel clima, il Pontefice ha subito ricordato gli antichi attestati di stima che ben presto celebrarono la grandezza di Cirillo di Alessandria all’interno della Chiesa:


“Nell’Oriente greco Cirillo fu più tardi definito “custode dell’esattezza” – da intendersi come custode della vera fede – e addirittura “sigillo dei Padri”. Queste antiche espressioni esprimono bene un dato di fatto che è caratteristico di Cirillo, e cioè il costante riferimento del Vescovo di Alessandria agli autori ecclesiastici precedenti (tra questi, soprattutto Atanasio) con lo scopo di mostrare la continuità della propria teologia con la tradizione”.


Il vescovo alessandrino è passato alla storia per il suo acceso confronto con un altro vescovo, Nestorio di Costantinopoli, che prese a celebrare l’umanità di Cristo negandone di fatto la divinità e con ciò negando anche alla Vergine il titolo, allora già diffuso, di “Madre di Dio”. San Cirillo, ha spiegato Benedetto XVI, reagì con prontezza, inviando alcune lettere. La seconda è passata alla storia per più di un motivo. Anzitutto, per la brillante definizione teologica che confuta la posizione di Nestorio sulla divisione fra le due nature di Cristo. Definizione che fu poi assunta dal Concilio di Calcedonia, nel 451, e che il Papa ha citato:


“Affermiamo così che sono diverse le nature che si sono unite in vera unità, ma da ambedue è risultato un solo Cristo e Figlio, non perché a causa dell’unità sia stata eliminata la differenza delle nature, ma piuttosto perché divinità e umanità, riunite in unione indicibile e inenarrabile, hanno prodotto per noi il solo Signore e Cristo e Figlio”.


Inoltre, sempre in questa seconda lettera a Nestorio, San Cirillo scolpisce quasi la responsabilità che possiede un vescovo nel difendere, tramandare e interpretare gli insegnamenti della fede:


“Nella seconda che Cirillo gli indirizzò, nel febbraio del 430, leggiamo una chiara affermazione del dovere dei Pastori di preservare la fede del Popolo di Dio. Questo era il suo criterio, valido peraltro anche oggi: la fede del Popolo di Dio è espressione della tradizione, è garanzia della sana dottrina".

Da questa profondità e insieme freschezza di vita cristiana che testimoniò in vita San Cirillo d’Alessandria, il Papa ha tratto al termine della catechesi questo assunto:


“La fede cristiana è innanzitutto incontro con Gesù, ‘una Persona che dà alla vita un nuovo orizzonte’. Di Gesù Cristo, Verbo di Dio incarnato, san Cirillo di Alessandria è stato un instancabile e fermo testimone, sottolineandone soprattutto l’unità (…) Questa affermazione, al di là del suo significato dottrinale, mostra che la fede in Gesù Logos nato dal Padre è anche ben radicata nella storia perché, come afferma san Cirillo, questo stesso Gesù è venuto nel tempo con la nascita da Maria, la Theotòkos, e sarà, secondo la sua promessa, sempre con noi”.

Benedetto XVI ha poi tenuto le consuete sintesi della catechesi in nove lingue, salutando i molti gruppi presenti - fra i quali le suore capitolari di Santa Caterina vergine e martire e i seminaristi del Pontificio Collegio romano “Maria Mater Ecclesiae” - per concludere quindi con un pensiero su San Francesco, del quale ricorre domani la memoria liturgica. Ecco quanto espresso dal Pontefice in lingua polacca:


“JUTRO W LITURGII PRZYPADA WSPOMNIENIE ŚWIĘTEGO…
Domani nella liturgia ricorre la memoria di san Francesco d’Assisi, il quale, imitando Cristo, ha rinunziato ai beni terreni. Egli ci ha così insegnato che dobbiamo essere semplici, umili e puri, perché lasciando questo mondo riceviamo la ricompensa per amore. Impariamo da san Francesco il comportamento del radicalismo evangelico”.
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DA PETRUS

Udienza generale, il Papa: "Guai a scandalizzare i più piccoli, la vera Fede è l'incontro con Gesù"
CITTA’ DEL VATICANO - ''La fede cristiana e' innanzitutto incontro con Gesu', una persona che da' la vita e un nuovo orizzonte'' e che ''rimane con noi ogni giorno, fino alla fine dei tempi'': una certezza, questa, nella quale ''dobbiamo trovare la strada della nostra vita''. E' quanto ha affermato Benedetto XVI nel corso dell'udienza generale, ricordando l'insegnamento di San Cirillo di Alessandria, uno dei padri della Chiesa cui settimanalmente dedica le sue catechesi in Piazza San Pietro. ''Di Gesu' Cristo, verbo di Dio incarnato - ha detto il Papa parlando ai circa 40.000 fedeli -, San Cirillo e' stato instancabile e fermo testimone sottolineandone soprattutto l'unita''', come quando ripeteva che ''uno solo e' il Figlio, uno solo e' il Signore Gesu' Cristo, sia prima che dopo l'incarnazione''. ''Infatti - ha spiegato ancora il Papa - non era un figlio il 'logos' nato da Dio padre e un altro quello nato dalla Santa Vergine. Ma crediamo - ha aggiunto - che proprio colui che esisteva prima dei tempi e' nato anche secondo la carne da una donna, ed e' presente sempre, secondo la sua promessa, con noi fino alla fine dei tempi''. ''Questo e' importante - ha ribadito Benedetto XVI -: Dio eterno e' nato da una donna e rimane con noi ogni giorno. In questa fiducia viviamo, in questa fiducia troviamo la strada della nostra vita''. "Il dovere dei Pastori di preservare la fede del popolo di Dio" e' stato poi ribadito da Benedetto XVI parlando di Cirillo d'Alessandria, conosciuto nella Chiesa antica come "custode della salvezza e della vera fede, sigillo dei Padri". "Questo criterio - ha spiegato il Papa - rimane valido anche oggi: bisogna esporre al popolo l'insegnamento della fede in modo irreprensibile e ricordare che chi scandalizza anche uno solo dei piu' piccoli subira' un castigo terribile". In proposito, il Pontefice ha sottolineato che insegnando la dottrina fedelmente alla Tradizione della Chiesa, il vescovo "e' garante della continuita' degli Apostoli con Cristo stesso". E ha ricordato che Cirillo si oppose all'eresia nestoriana che negava la divinita' di Cristo rifiutando per Maria il titolo di "Madre di Dio". La fede cristiana, difesa dal vescovo e confermata da Roma, non insegnava l'idea della separazione tra umanita' e divinita' in Cristo, che adoriamo come "uno solo e lo stesso". Questa controversia cristologica porto' al Concilio di Efeso che formulo' il nostro credo. Per questo Leone XIII, ha aggiunto il Santo Padre, proclamo' Cirillo dottore della Chiesa testimoniando il proprio amore per la Tradizione orientale che insieme alla Tradizione occidentale rappresenta la Dottrina dell'unica Chiesa.



Il monito del Pontefice: "Impariamo da San Francesco radicalismo, umiltà e purezza"
CITTA’ DEL VATICANO - ''Impariamo da San Francesco il comportamento del radicalismo evangelico''. E' l'esortazione rivolta da Benedetto XVI ai fedeli riuniti in Piazza San Pietro per l'udienza generale ricordando, durante il saluto ai pellegrini polacchi, la figura del Santo di Assisi alla vigilia della sua ricorrenza. ''Domani nella liturgia - ha detto il Pontefice parlando in polacco - ricorre la memoria di San Francesco d'Assisi, il quale, imitando Cristo, ha rinunziato ai beni terreni. Egli ci ha cosi' insegnato che dobbiamo essere semplici, umili e puri, perche' lasciando questo mondo riceviamo la ricompensa per amore''. ''Il luminoso esempio di san Francesco d'Assisi, di cui celebreremo domani la memoria - ha poi detto il Pontefice salutando i fedeli italiani, e in particolare i giovani, i malati e le coppie di sposi novelli -, solleciti voi, cari giovani, a vivere sempre in piena fedelta' al Vangelo''. ''Aiuti voi, cari ammalati - ha proseguito -, ad affrontare la sofferenza con coraggio, cercando in Cristo crocifisso serenita' e conforto''. ''Conduca voi, cari sposi novelli - ha concluso -, a un amore sempre piu' profondo verso Dio e tra di voi, perche' possiate sperimentare la gioia che scaturisce dal vostro reciproco dono aperto alla vita''.
+PetaloNero+
Wednesday, October 03, 2007 10:04 PM
Il papa: chi scandalizza i più piccoli subirà un castigo terribile

di Simona Santi

Udienza generale in piazza San Pietro con oltre 25mila fedeli. Benedetto XVI continua il ciclo di catechesi commentando questa mattina la figura di San Cirillo d'Alessandria e invita i vescovi al dovere di preservare la fede nel popolo di Dio.

"Bisogna esporre al popolo l'insegnamento della fede in modo irreprensibile e ricordare che chi scandalizza anche solo uno dei più piccoli subirà un castigo terribile". Lo ha detto papa Benedette XVI nel corso dell'udienza generale in piazza San Pietro, analizzando questa mattina la figura di San Cirillo d'Alessandria, "ultimo rappresentante di rilievo della tradizione alessandrina, custode della salvezza e della vera fede - ha scandito Benedetto XVI - e addirittura da molti considerato sigillo dei Padri". "In Cirillo - ha proseguito il papa - c'era la chiara affermazione del dovere per i pastori di preservare la fede del popolo di Dio. Un criterio che rimane anche oggi valido per la dottrina". "La fede cristiana - ha poi spiegato il papa - è innanzitutto incontro con Gesù. Di Gesù Cristo, verbo di Dio incarnato - ha concluso il pontefice - San Cirillo è stato instancabile e fermo testimone, sottolineandone soprattutto l'unità". Infine, nel corso dei saluti, Benedetto XVI ha ricordato che domani si celebra la festa di san Francesco e ha invitato a seguirne l'esempio. San Francesco ha "rinunciato ai beni terreni" e "ci ha insegnato che dobbiamo essere semplici, umili e puri". "Egli - ha detto il papa - ci ha insegnato che dobbiamo essere semplici, umili e puri, perchè lasciando questo mondo riceviamo la ricompensa per amore. Impariamo da san Francesco il comportamento del radicalismo evangelico". Anche durante i saluti in lingua italiana, il pontefice ha invitato i giovani a "vivere sempre in piena fedeltà il Vangelo". "Aiuti voi, cari ammalati - ha proseguito il papa - ad affrontare la sofferenza con coraggio, cercando in Cristo crocifisso serenità e conforto. Conduca voi, cari sposi novelli - ha concluso - a un amore sempre più profondo verso Dio e tra di voi, perché possiate sperimentare la gioia che scaturisce dal vostro reciproco dono aperto alla vita".

Il testo integrale della catechesi del Santo Padre

Cari fratelli e sorelle! Anche oggi, continuando il nostro itinerario che sta seguendo le tracce dei Padri della Chiesa, incontriamo una grande figura: san Cirillo di Alessandria. Legato alla controversia cristologica che portò al Concilio di Efeso del 431 e ultimo rappresentante di rilievo della tradizione alessandrina, nell’Oriente greco Cirillo fu più tardi definito "custode dell’esattezza" – da intendersi come custode della vera fede – e addirittura "sigillo dei Padri". Queste antiche espressioni esprimono bene un dato di fatto che è caratteristico di Cirillo, e cioè il costante riferimento del Vescovo di Alessandria agli autori ecclesiastici precedenti (tra questi, soprattutto Atanasio) con lo scopo di mostrare la continuità della propria teologia con la tradizione. Egli si inserisce volutamente, esplicitamente nella tradizione della Chiesa, nella quale riconosce la garanzia della continuità con gli Apostoli e con Cristo stesso. Venerato come santo sia in Oriente che in Occidente, nel 1882 san Cirillo fu proclamato dottore della Chiesa dal Papa Leone XIII, il quale contemporaneamente attribuì lo stesso titolo anche ad un altro importante esponente della patristica greca, san Cirillo di Gerusalemme. Si rivelavano così l’attenzione e l’amore per le tradizioni cristiane orientali di quel Papa, che in seguito volle proclamare dottore della Chiesa anche san Giovanni Damasceno, mostrando così che tanto la tradizione orientale quanto quella occidentale esprimono la dottrina dell’unica Chiesa di Cristo. Le notizie sulla vita di Cirillo prima della sua elezione all’importante sede di Alessandria sono pochissime. Nipote di Teofilo, che dal 385 come Vescovo resse con mano ferma e prestigio la diocesi alessandrina, Cirillo nacque probabilmente nella stessa metropoli egiziana tra il 370 e il 380, venne presto avviato alla vita ecclesiastica e ricevette una buona educazione, sia culturale che teologica. Nel 403 era a Costantinopoli al seguito del potente zio e qui partecipò al Sinodo detto della Quercia, che depose il Vescovo della città, Giovanni (detto più tardi Crisostomo), segnando così il trionfo della sede alessandrina su quella, tradizionalmente rivale, di Costantinopoli, dove risiedeva l’imperatore. Alla morte dello zio Teofilo, l’ancora giovane Cirillo nel 412 fu eletto Vescovo dell’influente Chiesa di Alessandria, che governò con grande energia per trentadue anni, mirando sempre ad affermarne il primato in tutto l’Oriente, forte anche dei tradizionali legami con Roma. Due o tre anni dopo, nel 417 o nel 418, il Vescovo di Alessandria si dimostrò realista nel ricomporre la rottura della comunione con Costantinopoli, che era in atto ormai dal 406 in conseguenza della deposizione del Crisostomo. Ma il vecchio contrasto con la sede costantinopolitana si riaccese una decina di anni più tardi, quando nel 428 vi fu eletto Nestorio, un autorevole e severo monaco di formazione antiochena. Il nuovo Vescovo di Costantinopoli, infatti, suscitò presto opposizioni perché nella sua predicazione preferiva per Maria il titolo di "Madre di Cristo" (Christotòkos), in luogo di quello - già molto caro alla devozione popolare - di "Madre di Dio" (Theotòkos). Motivo di questa scelta del Vescovo Nestorio era la sua adesione alla cristologia di tipo antiocheno che, per salvaguardare l’importanza dell’umanità di Cristo, finiva per affermarne la divisione dalla divinità. E così non era più vera l’unione tra Dio e l’uomo in Cristo e, naturalmente, non si poteva più parlare di "Madre di Dio". La reazione di Cirillo – allora massimo esponente della cristologia alessandrina, che intendeva invece sottolineare fortemente l’unità della persona di Cristo – fu quasi immediata, e si dispiegò con ogni mezzo già dal 429, rivolgendosi anche con alcune lettere allo stesso Nestorio. Nella seconda (PG 77,44-49) che Cirillo gli indirizzò, nel febbraio del 430, leggiamo una chiara affermazione del dovere dei Pastori di preservare la fede del Popolo di Dio. Questo era il suo criterio, valido peraltro anche oggi: la fede del Popolo di Dio è espressione della tradizione, è garanzia della sana dottrina. Così scrive a Nistorio: "Bisogna esporre al popolo l’insegnamento e l’interpretazione della fede nel modo più irreprensibile e ricordare che chi scandalizza anche uno solo dei piccoli che credono in Cristo subirà un castigo intollerabile". Nella stessa lettera a Nestorio – lettera che più tardi, nel 451, sarebbe stata approvata dal Concilio di Calcedonia, il quarto ecumenico – Cirillo descrive con chiarezza la sua fede cristologica: "Affermiamo così che sono diverse le nature che si sono unite in vera unità, ma da ambedue è risultato un solo Cristo e Figlio, non perché a causa dell’unità sia stata eliminata la differenza delle nature, ma piuttosto perché divinità e umanità, riunite in unione indicibile e inenarrabile, hanno prodotto per noi il solo Signore e Cristo e Figlio". E questo è importante: realmente la vera umanità e la vera divinità si uniscono in una sola Persona, il Nostro Signore Gesù Cristo. Perciò, continua il Vescovo di Alessandria, "professeremo un solo Cristo e Signore, non nel senso che adoriamo l’uomo insieme col Logos, per non insinuare l’idea della separazione col dire ‘insieme’, ma nel senso che adoriamo uno solo e lo stesso, perché non è estraneo al Logos il suo corpo, col quale siede anche accanto a suo Padre, non quasi che gli seggano accanto due figli, bensì uno solo unito con la propria carne". E presto il Vescovo di Alessandria, grazie ad accorte alleanze, ottenne che Nestorio fosse ripetutamente condannato: da parte della sede romana, quindi con una serie di dodici anatematismi da lui stesso composti e, infine, dal Concilio tenutosi a Efeso nel 431, il terzo ecumenico. L’assemblea, svoltasi con alterne e tumultuose vicende, si concluse con il primo grande trionfo della devozione a Maria e con l’esilio del Vescovo costantinopolitano che non voleva riconoscere alla Vergine il titolo di "Madre di Dio", a causa di una cristologia sbagliata, che apportava divisione in Cristo stesso. Dopo avere così prevalso sul rivale e sulla sua dottrina, Cirillo seppe però giungere, già nel 433, a una formula teologica di compromesso e di riconciliazione con gli antiocheni. E anche questo è significativo: da una parte c’è la chiarezza della dottrina di fede, ma dall’altra anche la ricerca intensa dell’unità e della riconciliazione. Negli anni seguenti si dedicò in ogni modo a difendere e a chiarire la sua posizione teologica fino alla morte, sopraggiunta il 27 giugno del 444. Gli scritti di Cirillo – davvero molto numerosi e diffusi con larghezza anche in diverse traduzioni latine e orientali già durante la sua vita, a testimonianza del loro immediato successo – sono di primaria importanza per la storia del cristianesimo. Importanti sono i suoi commenti a molti libri veterotestamentari e del Nuovo Testamento, tra cui l’intero Pentateuco, Isaia, i Salmi e i Vangeli di Giovanni e Luca. Rilevanti sono pure le molte opere dottrinali, in cui ricorrente è la difesa della fede trinitaria contro le tesi ariane e contro quelle di Nestorio. Base dell’insegnamento di Cirillo è la tradizione ecclesiastica, e in particolare, come ho accennato, gli scritti di Atanasio, il suo grande predecessore sulla sede alessandrina. Tra gli altri scritti di Cirillo vanno infine ricordati i libri Contro Giuliano, ultima grande risposta alle polemiche anticristiane, dettata dal Vescovo di Alessandria probabilmente negli ultimi anni della sua vita per replicare all’opera Contro i Galilei composta molti anni prima, nel 363, dall’imperatore che fu detto l’Apostata per avere abbandonato il cristianesimo nel quale era stato educato. La fede cristiana è innanzitutto incontro con Gesù, "una Persona che dà alla vita un nuovo orizzonte" (Enc. Deus caritas est, 1). Di Gesù Cristo, Verbo di Dio incarnato, san Cirillo di Alessandria è stato un instancabile e fermo testimone, sottolineandone soprattutto l’unità, come ripete nel 433 nella prima lettera (PG 77,228-237) al Vescovo Succenso: "Uno solo è il Figlio, uno solo il Signore Gesù Cristo, sia prima dell’incarnazione sia dopo l’incarnazione. Infatti non era un Figlio il Logos nato da Dio Padre, e un altro quello nato dalla santa Vergine; ma crediamo che proprio Colui che è prima dei tempi è nato anche secondo la carne da una donna". Questa affermazione, al di là del suo significato dottrinale, mostra che la fede in Gesù Logos nato dal Padre è anche ben radicata nella storia perché, come afferma san Cirillo, questo stesso Gesù è venuto nel tempo con la nascita da Maria, la Theotòkos, e sarà, secondo la sua promessa, sempre con noi. E questo è importante: Dio è eterno, è nato da una donna e rimane con noi ogni giorno. In questa fiducia viviamo, in questa fiducia troviamo la strada della nostra vita.
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Wednesday, October 03, 2007 10:05 PM
Nomine

Il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di São Mateus (Brasile), presentata da mons. Aldo Gerna, M.C.C.I., per raggiunti limiti di età. Gli succede il rev. Zanoni Demettino Castro, del clero dell’arcidiocesi di Vitória da Conquista, finora parroco della parrocchia "São José" a Itapetinga ed amministratore diocesano "sede vacante" della medesima arcidiocesi. Il rev. Zanoni Demettino Castro è nato il 23 gennaio 1962 nella città di Vitória da Conquista, nell’omonima arcidiocesi dello Stato della Bahia. Ha studiato filosofia nel Seminario maggiore arcidiocesano di Brasília e teologia presso l’Istituto teologico di Ilhéus. Dopo l’ordinazione sacerdotale ha ottenuto la licenza in Teologia Dogmatica presso la Pontificia Università Cattolica di Rio de Janeiro. È stato ordinato sacerdote il 28 dicembre 1986 ed ha svolto le seguenti attività: parroco della parrocchia di "Santo Antônio" a Itarantim (1987-1990); parroco della Cattedrale di Vitória da Conquista (1990-1995); parroco della parrocchia "São José" a Itapetinga (dal 1998); vicario foraneo (dal 2000); membro del Collegio dei Consultori e del Consiglio Presbiterale (dal 2002); vicario generale (2002-2007); professore di Teologia Dogmatica presso l’Istituto teologico di Ilhéus; professore di Dottrina Sociale della Chiesa presso l’Istituto filosofico di Vitória da Conquista; presidente della Commissione dei Presbiteri del Regionale Nordest-3 della Conferenza episcopale; ha partecipato ad Aparecida, come "Invitato", alla V Conferenza Generale dell’Episcopato Latinoamericano e il 26 giugno scorso è stato eletto amministratore diocesano di Vitória da Conquista, vacante per il trasferimento del suo ordinario.
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Wednesday, October 03, 2007 10:09 PM
I festeggiamenti per San Francesco, Patrono d'Italia. La Puglia offre l'olio per la lampada votiva di Assisi

Si aprono oggi i festeggiamenti in onore di san Francesco, fondatore dell’ordine francescano e patrono d’Italia. Domani la celebrazione della solennità nella Basilica Papale intitolata al poverello in Assisi. Oggi la liturgia del Transito nella Basilica Papale di Santa Maria degli Angeli in Porziuncola dove S. Francesco trascorse gli ultimi giorni della sua vita e morì facendosi deporre sulla nuda terra, la sera del 3 ottobre 1226. Quest’anno l’olio per alimentare la Lampada Votiva dei Comuni d’Italia che arde sulla Tomba del Santo è offerto dalla Puglia, in rappresentanza di tutte le Regioni italiane. Ma cosa ricorda il transito? Ce lo spiega padre Massimo Reschiglian, ministro provinciale dei Frati minori dell’Umbria. L’intervista è di Paolo Ondarza:


R. - Sta a ricordare il momento della sua morte, potremmo dire la sua Pasqua, il momento nel quale Francesco si abbandona totalmente alla Misericordia del Padre chiamando la morte “sorella”. Quest’anno, abbiamo la regione Puglia con tutti i pellegrini e i comuni della Regione che saranno qui per portare l’olio cha arderà presso il sepolcro del Santo durante tutto l’anno.


D. - Si tratta di un gesto che riguarda di anno in anno una regione diversa...


R. - Ogni regione è legata a San Francesco. Della regione Puglia ricordiamo come questa facesse parte dei sogni cavallereschi di Francesco. Francesco partì per le Puglie proprio cercando una gloria - potremmo dire - mondana, una gloria umana, e ispirato da Dio durante un sogno a Spoleto decise poi di ritornare sui suoi passi e di mettersi in cammino cercando invece - come dicono le fonti antiche - “Madonna Povertà”. Potremmo dire che la Puglia esprime per Francesco questa conversione e quest’anno siamo proprio nell’anno che ricorda la conversione di Francesco.


D. - Nel programma che riguarda i festeggiamenti del 3 ottobre si legge una frase: “Affrettati a venire a Santa Maria degli Angeli se vivente mi vuoi vedere”. A chi appartiene?


R. - Una frase detta da Francesco per richiamare frate Jacopa de’ Sottesoli, una nobildonna romana, che doveva venire secondo i suoi desideri da Roma per salutarlo per l’ultima volta prima della morte. Nella mattina del 3 noi festeggiamo anche quest’episodio: l’incontro con frate Jacopa, ricchissimo di umanità, in cui questa donna porta dei dolci a Francesco, che amava molto, e prega con lui proprio negli istanti prima della sua morte.


D. - Padre Massimo, chi viene ad Assisi torna dicendo di aver trovato veramente la figura e la presenza di Francesco ancora viva...


R. - Tutti questi luoghi hanno una grazia particolare. Sono luoghi in cui Dio stesso si è manifestato. I pellegrini che vengono qui nell’accostarsi alla figura di Francesco, si accostano anche alla figura di Cristo e si riavvicinano alla fede. Ogni giorno vediamo miracoli qui: persone che si riconciliano con Dio e ritrovano una speranza per la loro vita.


D. - Questo è stato un anno importante per la visita di un pellegrino del tutto particolare: Benedetto XVI si è messo in cammino verso Assisi...


R. - E’ stato un momento bellissimo e esaltante. Il Papa ha detto ai giovani che Francesco comunica a tutti la bellezza di Dio. Sicuramente, abbiamo un tracciato, che ci è dato dai discorsi che il Papa ci ha lasciato quel giorno, perché la vita cristiana realmente diventi autentica e porti frutto.
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Thursday, October 04, 2007 3:22 PM
La Chiesa non ha mire di potere, ma chiede solo di servire l’uomo ispirandosi all’esempio di Gesù: così, Benedetto XVI al nuovo ambasciatore italiano presso la Santa Sede

La Chiesa non chiede privilegi, ma solo di poter svolgere liberamente la sua missione per il bene di tutti gli italiani: è quanto sottolineato da Benedetto XVI nell’udienza di stamani al nuovo ambasciatore d’Italia presso la Santa Sede, Antonio Zanardi Landi ricevuto in Vaticano in occasione della presentazione delle Lettere Credenziali. Il Papa ha messo l’accento sulla fruttuosa collaborazione tra la Santa Sede e lo Stato italiano per la promozione del bene dell’intera comunità nazionale. Quindi, ha esortato l’Italia a proseguire, in campo internazionale, nell’impegno per la pace e la difesa dei diritti umani. Il servizio di Alessandro Gisotti:
“Fedele ai principi che ne hanno ispirato il cammino nel passato”, l’Italia “sappia anche in questo tempo segnato da vasti e profondi mutamenti, continuare ad avanzare sulla via dell’autentico progresso”: è l’augurio e al tempo stesso la viva esortazione di Benedetto XVI al popolo italiano, nell’udienza all’ambasciatore Zanardi Landi. Il Papa ha invitato l’Italia a dare un contributo alla Comunità internazionale “promuovendo quei valori umani e cristiani, che costituiscono un irrinunciabile patrimonio ideale e che hanno dato vita alla sua cultura e alla sua storia civile e religiosa”. Quindi, si è soffermato sul ruolo della Chiesa nella società italiana:


"La Chiesa cattolica non cesserà di offrire alla società civile, come già in passato, il suo apporto specifico, promuovendo ed elevando quello che di vero, buono e bello si trova in essa, illuminando tutti i settori dell’attività umana con i mezzi che sono conformi al Vangelo e in armonia con il bene di tutti, secondo la diversità dei tempi e delle situazioni".

Riecheggiando poi la Gaudium et Spes, il Pontefice ha ribadito che la comunità politica e la Chiesa sono "indipendenti e autonome”, ma tutte e due, seppur a titolo diverso, “sono a servizio della vocazione personale e sociale delle stesse persone umane”. Nell’Accordo del 1984 che ha modificato il Concordato Lateranense, è stata la riflessione del Papa, vengono riaffermate “sia l’indipendenza e la sovranità dello Stato, sia la reciproca collaborazione per la promozione dell’uomo e del bene dell’intera comunità nazionale”:

"Nel perseguire tale obbiettivo, la Chiesa non si propone mire di potere, né pretende privilegi o aspira a posizioni di vantaggio economico e sociale. Suo solo scopo è servire l’uomo, ispirandosi, come norma suprema di condotta, alle parole e all’esempio di Gesù Cristo che 'passò beneficando e risanando tutti' (At 10,38). Pertanto, la Chiesa cattolica chiede di essere considerata per la sua specifica natura e di poter svolgere liberamente la sua peculiare missione per il bene non solo dei propri fedeli, ma di tutti gli Italiani".

La Chiesa, ha detto ancora il Papa riprendendo il suo discorso al Convegno ecclesiale di Verona, “non è e non intende essere un agente politico”. D’altra parte, la Chiesa “contribuisce a far sì che ciò che è giusto possa essere efficacemente riconosciuto e poi anche realizzato”. Ha così auspicato la collaborazione tra tutte le componenti della nazione italiana non solo per custodire gelosamente “l’eredità culturale e spirituale che la contraddistingue”, ma ancor più per ricercare “vie nuove per affrontare in modo adeguato le grandi sfide” dell’epoca post-moderna:

"Tra queste, mi limito a citare la difesa della vita dell’uomo in ogni sua fase, la tutela di tutti i diritti della persona e della famiglia, la costruzione di un mondo solidale, il rispetto del creato, il dialogo interculturale e interreligioso".

Benedetto XVI si è poi soffermato sul ruolo dell’Italia nel mondo. Molto resta da fare per conseguire la promozione di un umanesimo integrale, ha detto il Papa. Per questo, ha aggiunto, il 60.mo anniversario della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo che cade il prossimo anno, potrà costituire un’utile occasione per l’Italia di “offrire il proprio apporto alla creazione, in campo internazionale, di un giusto ordine al cui centro ci sia sempre il rispetto per l’uomo, per la sua dignità e per i suoi inalienabili diritti”:


"L’Italia, in virtù della sua recente elezione quale membro del Consiglio per i Diritti Umani e ancor più per la sua peculiare tradizione di umanità e generosità, non può non sentirsi impegnata in un’opera infaticabile di costruzione della pace e di difesa della dignità della persona umana e di tutti i suoi inalienabili diritti, compreso quello della libertà religiosa".

Nel giorno in cui l’Italia festeggia il suo Patrono, Francesco d’Assisi, Benedetto XVI non ha poi mancato di sottolineare il legame tutto particolare che unisce l’Italia al Successore di Pietro, il quale, ha rilevato, “ha la sua sede proprio nell’ambito di questo Paese, non senza un misterioso e provvidenziale disegno di Dio”. Dal canto suo, l’ambasciatore italiano ha messo l’accento sull’intima “compenetrazione” che nei secoli si è realizzata tra la Chiesa e la crescita del popolo italiano. Quindi, ha sottolineato le significative convergenze tra Stato italiano e Santa Sede nella politica internazionale a partire dall’impegno per la difesa della pace. “Non solo i cattolici – ha concluso il diplomatico - ma anche i seguaci di altri credi religiosi, i laici e gli agnostici” hanno ancora bisogno del magistero della Chiesa e del messaggio che viene dal Successore di Pietro.


Il nuovo ambasciatore d'Italia presso la Santa Sede, Antonio Zanardi Landi, è nato ad Udine il 24 maggio 1950. È sposato ed ha tre figli. Laureato in Giurisprudenza, ha frequentato l'Ecole Nationale d'Administration di Parigi. Intrapresa la carriera diplomatica nel 1978, è stato, tra i numerosi incarichi rivestiti, console a Teheran, consigliere e ministro consigliere dell'Ambasciata d'Italia presso la Santa Sede (1992-1996), ambasciatore a Belgrado (2004-2006) e, fino al conferimento di questo incarico, vice-segretario generale del Ministero degli affari esteri (2006-2007).
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DA PETRUS

Italia-Vaticano, il Papa: “La Chiesa non fa politica e non chiede privilegi, ma il Paese non rinunci alle radici cristiane e difenda la vita e la Famiglia”
CITTA’ DEL VATICANO - ''La Chiesa non si propone mire di potere, ne' pretende privilegi o aspira a posizioni di vantaggio economico e sociale''. Lo ha affermato Benedetto XVI nel discorso al nuovo ambasciatore d'Italia presso la Santa Sede, Antonio Zanardi Landi. ''La Chiesa cattolica - ha aggiunto il Papa - chiede di essere considerata per la sua specifica natura e di poter svolgere liberamente la sua peculiare missione per il bene non solo dei propri fedeli, ma di tutti gli italiani''. Tra le ''grandi sfide'' a cui e' chiamata l'Italia nell'''epoca post-moderna'', Benedetto XVI ha indicato ''la difesa della vita dell'uomo in ogni sua fase, la tutela di tutti i diritti della persona e della famiglia, la costruzione di un mondo solidale, il rispetto del creato, il dialogo interculturale e interreligioso''. Il Papa, auspicando la ricerca di ''vie nuove'' per affrontare tali questioni, ha dunque ribadito la posizione ufficiale della Santa Sede nei rapporti con lo Stato italiano. "Il solo scopo della Chiesa - ha spiegato il Pontefice - e' servire l'uomo, ispirandosi come norma di suprema condotta alle parole e all'esempio di Gesu' Cristo che passo' beneficando e risanando tutti". Citando anche il suo discorso al Convegno ecclesiale dell'ottobre scorso a Verona, Benedetto XVI ha ribadito che ''la Chiesa non e' e non intende essere un agente politico. Nello stesso tempo ha un interesse profondo per il bene della comunita' politica, la cui anima e' la giustizia, e le offre a un duplice livello il suo contributo specifico''. Il Papa ha poi formulato l’auspicio che l'Italia sappia "custodire gelosamente l'eredita' culturale e spirituale che la contraddistingue e che fa parte integrante della sua storia". La fedelta' alle proprie radici, ha aggiunto il Papa, "sia ancor piu' stimolo a affrontare in modo adeguato le grandi sfide che contrassegnano l'eta' post-moderna: tra queste - ha elencato il Papa - mi limito a citare la difesa della vita umana in ogni sua fase, la tutela dei diritti della persona e della famiglia, la costruzione di un mondo solidale, il rispetto del creato, il dialogo interculturale e interreligioso". L'Italia non deve quindi abbandonare "quei valori umani e cristiani che costituiscono un irrinunciabile patrimonio ideale e che hanno dato via alla sua cultura e alla sua storia civile e religiosa". Benedetto XVI si è rivolto così direttamente al Popolo italiano, "fedele ai principi che ne hanno ispirato il cammino nel passato" affinchè "sappia anche in questo tempo, segnato da vasti e profondi mutamenti, continuare ad avanzare sulla via dell'autentico progresso". "L'Italia potrà così offrire alla Comunità internazionale un prezioso contributo", ha scandito il Papa. "Da parte sua la Chiesa cattolica non cesserà di offrire alla società civile, come già in passato, il suo apporto specifico, promuovendo ed elevando quello che di vero, buono e bello si trova in essa – ha concluso Benedetto XVI - illuminando tutti i settori dell'attività umana con i mezzi che sono conformi al Vangelo e in armonia con il bene di tutti, secondo la diversità dei tempi e delle situazioni". In tal modo, ha evidenziato il Papa citando la costituzione conciliare 'Gaudium et Spes', ''si realizza quel principio enunciato dal Concilio Vaticano II, secondo cui 'la comunita' politica e la Chiesa sono indipendenti e autonome l'una dall'altra nel proprio campo. Tutte e due, anche se a titolo diverso, sono a servizio della vocazione personale e sociale delle stesse persone umane'''. ''Tale principio – ha proseguito il Santo Padre -, che e' autorevolmente presentato anche dalla Costituzione della Repubblica Italiana (cfr art. 7), fonda le relazioni tra la Santa Sede e lo Stato Italiano, come ribadito anche nell'Accordo che nel 1984 ha apportato modifiche al Concordato Lateranense. In esso vengono cosi' riaffermate sia l'indipendenza e la sovranita' dello Stato e della Chiesa, sia la reciproca collaborazione per la promozione dell'uomo e del bene dell'intera comunita' nazionale''. ''L'Italia, in virtu' della sua recente elezione quale membro del Consiglio per i Diritti Umani e ancor piu' per la sua peculiare tradizione di umanita' e generosita', non puo' non sentirsi impegnata in un'opera infaticabile di costruzione della pace e di difesa della dignita' della persona umana e di tutti i suoi inalienabili diritti, compreso quello della liberta' religiosa'', ha aggiunto il Papa rivolgendosi al nuovo ambasciatore d'Italia presso la Santa Sede, Antonio Zanardi Landi, che gli ha portato i saluti del Capo dello Stato, Giorgio Napolitano. Secondo il Pontefice, ''il 60/o anniversario della Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo, che cadra' nel prossimo anno, potra' costituire un'utile occasione per l'Italia di offrire il proprio apporto alla creazione, in campo internazionale, di un giusto ordine al cui centro ci sia sempre il rispetto per l'uomo, per la sua dignita' e per i suoi inalienabili diritti''.



Dopo anni, Benedetto XVI rievoca Maria con il titolo di "Castellana d'Italia"
CITTA’ DEL VATICANO - Benedetto XVI ha invocato sul nostro Paese "la celeste intercessione del Poverello di Assisi, di Santa Caterina da Siena e specialmente la materna protezione di Maria", che nel discorso al nuovo ambasciatore Antonio Zanardi Landi il Papa ha voluto definire la "Castellana d'Italia". L'espressione, pronunciata raramente negli ultimi anni, e' quella classica della preghiera dei combattenti e reduci, utilizzata nella "Messa del soldato" durante la prima guerra mondiale. Una preghiera che si concludeva invocando "la vittoria delle nostre armi" grazie all'intercessione di "Maria, Castellana d'Italia". Da parte sua, trent'anni dopo, Pio XII non esito' a definire la vittoria elettorale del 18 aprile 1948 una seconda Lepanto, ritenendola "una grazia della Castellana d'Italia". Papa Pacelli riteneva la Madonna "la vincitrice di tutte le battaglie di Dio", come del resto afferma la tradizionale devozione a "Maria Ausiliatrice", che si e' sviluppata per opera principalmente di San Giovanni Bosco e dei suoi figli, i salesiani, uno dei quali, il Cardinale Tarcisio Bertone, oggi e' al vertice della Segreteria di Stato. Giovanni Paolo II utilizzo' questa definizione almeno due volte: nel 1980 partendo per il suo primo pellegrinaggio in Francia, quando disse "Affido a Maria, Signora di Francia e Castellana d'Italia, l'auspicio che la mia visita consolidi la fede dei figli di quella grande Patria e dia animo al loro coraggio di testimonianza". E due anni dopo, incontrando ad Assisi i vescovi italiani, quando volle conseganre i suoi auspici per il nostro Paese "alla Madonna santissima, la Castellana d'Italia, verso la quale il buon popolo di questa nazione nutre una devozione tenera e forte, carica di sentimento, ma alimentata altresi' da autentici contenuti teologici. La Vergine santissima - invoco' Papa Wojtyla - tenga sempre il suo sguardo materno su questo Paese".
+PetaloNero+
Thursday, October 04, 2007 3:24 PM
Altre Udienze e nomine

Nel corso della mattinata, Benedetto XVI ha ricevuto in successive udienze l’arcivescovo Paul Josef Cordes, presidente del Pontificio Consiglio “Cor Unum”, l’arcivescovo Oscar Rizzato, elemosiniere emerito di Sua Santità e mons. Walter Brandmüller, presidente del Pontificio Comitato di Scienze Storiche.

In Australia, il Papa ha nominato ausiliare dell’arcidiocesi di Sydney il reverendo Terence John Gerard Brady, parroco di Mosman e Neutral Bay, a Sydney, assegnandogli la sede titolare vescovile di Talattula.

In Italia, Benedetto XVI ha nominato vescovo ausiliare dell’arcidiocesi di Napoli mons. Antonio Di Donna, del clero della medesima arcidiocesi, finora vicario episcopale e docente di Teologia Pastorale alla Pontificia facoltà teologica per l’Italia Meridionale, assegnandogli la sede titolare vescovile di Castello di Numidia.

Il Papa ha nominato consultori della Congregazione per i vescovi l’arcivescovo Fernando Filoni, sostituto della Segreteria di Stato per gli Affari Generali e l’arcivescovo Mauro Piacenza, segretario della Congregazione per il Clero.

www.radiovaticana.org


DA PETRUS

E' Monsignor Antonio Di Donna il nuovo Vescovo ausiliare di Napoli
CITTA’ DEL VATICANO - Nuovo vescovo ausiliare a Napoli. E' Monsignor Antonio Di Donna, 55 anni, finora vicario episcopale e docente di Teologia Pastorale alla Pontificia Facolta' Teologica per l'Italia Meridionale, dopo aver conseguito il dottorato in Teologia alla Pontificia Universita' Salesiana. Sacerdote dal 1976, e' stato vice parroco a Ercolano, poi parroco a Portici e vicario episcopale della zona Vesuviana. Ha ricoperto infine l'incarico di Direttore dell'Ufficio Catechistico diocesano e da piu' di un ventennio e' anche incaricato della formazione degli operatori pastorali. La nomina, decisa dal Papa su proposta del Cardinale Crescenzio Sepe proprio alla vigilia della visita pastorale del 21 ottobre, reintegra il numero degli ausiliari di Napoli dopo la promozione, un anno fa, di Monsignor Vincenzo Pelvia a ordinario militare per l'Italia. Nella foto, l'ingresso del Duomo di Napoli.

+PetaloNero+
Thursday, October 04, 2007 3:24 PM
DA PETRUS

Il Pontefice prega per il militare italiano morto dopo essere stato ferito in Afghanistan
CITTA’ DEL VATICANO - "Il Papa è stato informato della triste notizia della morte di Lorenzo D'Auria (nella foto con la moglie e la figlioletta, ndr) e partecipa insieme a tutti noi al dolore dei familiari e di tutta la comunità italiana che ha seguito con profonda partecipazione questa vicenda dolorosa": a manifestare il cordoglio del Vaticano è padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa della Santa Sede. "Abbiamo partecipato a questa vicenda dolorosa - ha detto il portavoce vaticano contattato da Apcom - e abbiamo seguito in questo periodo l'evolversi degli eventi. Dispiace moltissimo che ci sia questa conclusione, anche se purtroppo era temuta", ha concluso il gesuita.
+PetaloNero+
Thursday, October 04, 2007 3:25 PM
DA PETRUS

Napoli, il Santo Padre incontrerà 200 esponenti delle religioni mondiali
CITTA’ DEL VATICANO - Sara' uno degli appuntamenti ecumenici piu' importanti dell'anno quello organizzato dalla Comunita' di Sant'Egidio a Napoli dal 21 al 23 ottobre prossimi, e Papa Benedetto XVI lo sugellera' con un incontro con circa 200 rappresentanti delle religioni mondiali, la domenica mattina, al termine della solenne celebrazione liturgica da lui stesso presieduta in piazza del Plebiscito. La conferma e' venuta da uno dei leader della Comunita' romana, Mario Marazziti che, in una conferenza stampa, illustrando i contenuti dell'assise convocata nel capoluogo campano a 21 anni dallo storico Incontro di Assisi, voluto da Giovanni Paolo II, ha spiegato che l'incontro con i rappresentanti religiosi sara' preceduto dalla partecipazione da parte ortodossa e protestante, alla messa papale e poi da un pranzo che lo stesso Benedetto XVI avra' con alcuni dei leaders delle confessioni religiose. Tema del Meeting di quest'anno: ''Per un mondo senza violenza. Religioni e culture di dialogo'' che si dividera' in decine di dibattiti ed eventi culturali anche fuori Napoli. A partecipare all'evento pure il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, il ministro degli Esteri, Massimo D'Alema, il ministro di Grazia e Giustizia, Clemente Mastella, il sindaco della citta' Rosa Russo Iervolino, oltre a tre capi di Stato stranieri (della Tanzania, dell'Equador e del Malawi). Tra i leaders religiosi, invece, tra i nomi di maggior spicco, quelli del Patriarca di Costantinopoli, Bartolomeo I, il rabbino capo d'Israele Yona Metzger, il consigliere religioso del Presidente degli Emirati Arabi Uniti, Ibrahim Ezzeddin ed uno dei leader buddista Gijun Sugitani. Tra le sessioni di studio, invece, spicca quella sulle citta' ''tra conflitto e convivenza'', sul Medio Oriente ''tra conflitto e dialogo'' e sull'emergenza Aids. ''La scelta di una citta' come Napoli - ha detto Marazziti - non e' stata certo casuale cosi' come la concomitanza con la visita pastorale del papa alla citta' di Napoli, voluta sia dall'arcidiocesi che dal papa stesso''. Secondo Sant’Egidio, proprio il tema della violenza e del ruolo che le religioni possono giocare per una sorta di 'contro-cultura' della pace e della convivenza, e' uno dei piu' importanti da affrontare in questo tempo. ''Una violenza - ha spiegato Marazziti - che rivela il suo volto tragico, sia a livello macro, con le guerre e le teorie mondiali che intorno a questo strumento si muovono, sia a livello piu' minuto e locale, con la violenza diffusa che proprio una citta' di Napoli sperimenta quotidianamente''.
+PetaloNero+
Thursday, October 04, 2007 3:26 PM
DA PETRUS

Il neo ambasciatore Zanardi Landi: "Piena armonia nei rapporti tra Stato e Chiesa"
CITTA’ DEL VATICANO - Armonia dei rapporti tra Stato e Chiesa, nella reciproca ''autonomia e indipendenza'', e forte ''consonanza e convergenza'' tra Italia e Santa Sede nelle questioni della politica internazionale. Sono i concetti sottolineati dal nuovo ambasciatore d'Italia presso la Santa Sede, Antonio Zanardi Landi, durante l'udienza riservatagli da Benedetto XVI per la presentazione delle lettere credenziali. Il diplomatico, che ha portato il saluto del presidente Giorgio Napolitano, ha ricordato quanto detto dallo stesso Pontefice durante la visita in Vaticano del Capo dello Stato (''la comunita' politica e la Chiesa sono indipendenti e autonome l'una dall'altra nel proprio campo. Tutte e due, anche se a titolo diverso, sono a servizio della vocazione personale e sociale delle stesse persone umane''), come pure quanto ribadito in quell'occasione dal presidente della Repubblica (''l'armonia dei rapporti fra Stato e Chiesa e' garantita in Italia dal principio laico di distinzione sancito nel dettato costituzionale e insieme dall'impegno, proclamato negli accordi di modifica del Concordato, alla reciproca collaborazione per la promozione dell'uomo e per il bene del Paese''). Per quanto riguarda la politica internazionale ha quindi posto in evidenza le ''fondamentali e significative consonanze e convergenze'' su aspetti come ''la centralita' del concetto di multilateralismo ed il primato delle Nazioni Unite'', ''l'impegno per la difesa della pace e per l'assistenza alle popolazioni delle aree devastate dai conflitti'', ''il dialogo tra le civilta' e i popoli'', ''il rilancio della costruzione europea'', ''l'azione di difesa e promozione dei diritti universali dell'uomo'', la recente iniziativa italiana ''per una moratorio universale della pena di morte'', ed infine le azioni per ''la protezione dell'ambiente'' e per prevenire ''le conseguenze dei cambiamenti climatici''.
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