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+PetaloNero+
Wednesday, September 19, 2007 1:47 AM
Il papa negli Usa, ad aprile. Oltre a New York, tappe a Washington, Boston e forse Baltimora

di Mattia Bianchi La notizia è della Catholic News Agency, l'agenzia di stampa della Conferenza episcopale statunitense, secondo cui il papa toccherà più città della East Coast. I vescovi smentiscono, ma si lavora al programma.

Benedetto XVI sarà con tutta probabilità negli Stati Uniti dal 15 al 20 aprile del prossimo anno. La notizia, ancora da confermare, è stata data dalla Catholic News Agency, l'agenzia di stampa della Conferenza episcopale statunitense, secondo cui il papa toccherà più città della East Coast: New York, ma anche la capitale federale Washington D.C., Boston e forse, Baltimora. L'unica città sicura è la Grande Mela, dove il pontefice parteciperà all'assemblea generale delle Nazioni Unite, su invito del segretario generale Ban Ki Moon. Se Washington appare come una tappa probabile (gli incontri politici sono quasi sempre previsti dal protocollo), i riflettori sono puntati sulla possibile sosta del papa a Boston: una presenza che, secondo alcuni osservatori, sarebbe legata alla volontà di compiere un gesto di riconciliazione per i casi di pedofilia tra il clero, in una delle diocesi maggiormente coinvolte. In base ad alcune indiscrezioni, Benedetto XVI celebrerà la messa nel Boston Common, il più antico parco cittadino, dove Giovanni Paolo II nel 1979 incontrò oltre 400mila persone, e avrà modo di parlare delle difficoltà del passato, oltre che presiedere i festeggiamenti per il bicentenario della fondazione della diocesi. Terence C. Donilon, portavoce dell'arcivescovo, cardinale Sean O'Malley, ha smentito le notizie in circolazione. “Al momento, ogni parola è solo speculazione; – si legge in una nota – il Vaticano non ci ha ancora detto se il papa visiterà Boston. Ci sentiremmo onorati di ospitare la visita del pontefice, come del resto ogni diocesi del Paese e del mondo, ma semplicemente non sappiamo se avverrà questa volta”. Una smentita che non cancella la speranza, anche perché l'anno scorso è stato lo stesso cardinale O'Malley ad invitare Benedetto XVI nella sua diocesi. Da parte sua, anche il sindaco, Thomas M. Menino, si mostra prudente, spiegando che anche per la Città, la visita di Benedetto XVI sarebbe un grande onore, ma che ancora non sono arrivate notizie in questo senso. Insomma, tutti aspettano, come ha spiegato anche il portavoce della Conferenza episcopale statunitense, Mar Munoz: “Non abbiamo ricevuto alcuna conferma sul programma”. Tuttavia, la Catholic News Agency conferma e rilancia: il papa atterrerà a Washington, proseguirà a New York per l'impegno Onu, la messa a Central Park e la preghiera a Ground Zero e concluderà il viaggio a Boston. Per saperne di più, basta aspettare, con una informazione che Korazym.org è in grado di confermare: il viaggio è già calendarizzato per la primavera, ben distante dalle elezioni presidenziali di novembre.

www.korazym.org
+PetaloNero+
Wednesday, September 19, 2007 1:50 AM
DA PETRUS

L'incontro del Papa con i suoi ex allievi: "Attenti alla saccenteria, allontana da Dio"
CITTA’ DEL VATICANO - Anche chi studia le sacre scritture, le analizza e le insegna può restare lontano da Dio. Con saccenteria. Ad affermarlo è Benedetto XVI, il Papa-teologo, che questo fine settimana ha ricevuto i suoi ex alunni nella residenza estiva di Castel Gandolfo e con loro ha discusso, in una sorta di seminario a porte chiuse, di creazione ed evoluzione. Nel corso dell'omelia che ha pronunciato domenica, prima di accomiatarsi dagli studenti dell'epoca in cui insegnava teologia nelle università tedesche e tornare ad occuparsi del governo della Chiesa cattolica mondiale, poi, ha puntato il dito contro il rischio di presunzione che corrono i teologi. Benedetto XVI è partito dalla figura di san Paolo per osservare: "E' sorprendente da parte di qualcuno che ha studiato teologia, che è andato in una scuola rabbinica, che conosceva la scrittura da cima a fondo e con essa conosceva il volere divino, che padroneggiava tutti i dettagli dell'esegesi, della metodologia e dell'interpretazione. E che ciononostante - ha proseguito il Papa - guardandosi alle spalle diceva: in tutta la conoscenza della scrittura, in tutta la conoscenza della rivelazione, non ho conosciuto Dio, ero ignorante e non ho capito la scrittura". "Credo - ha proseguito il Papa, che nei confronti del metodo storico-critico ha già espresso le sue critiche - che questa parola di san Paolo sulla sua ignoranza debba farci riflettere. Perché può capitare in ogni epoca, ed anche a noi teologi, che sappiamo molto o quasi tutto dell'origine dei testi, della loro struttura, del modo in cui sono stati composti, del loro luogo storico, della loro forma storica, che conosciamo le teorie filosofiche e teologiche con cui ordinare e chiarire tutto, e ciononostante finiamo col parlare sempre e solo di noi stessi. Che non riusciamo ad andare oltre gli uomini, oltre l'agire, oltre noi stessi. Che Dio - ha detto il Papa - attraverso tutto il nostro sapere delle cose umane non riesca a raggiungerci e a parlarci. Che non lo ascoltiamo - e non lo conosciamo". Per il Papa, invece, san Paolo, "pecora smarrita" e "primo dei peccatori", ha mostrato che Dio "lo ha preso sulle spalle", e così ha salvato lui e l'umanità intera.
+PetaloNero+
Wednesday, September 19, 2007 3:01 PM
Il papa: in famiglia e società, la presenza dei fedeli laici sia autenticamente cristiana

di Daniele Lorenzi

All'udienza generale Benedetto XVI, riprendendo il ciclo di catechesi sui Padri Apostolici, si è soffermato sulla figura di San Giovanni Crisostomo. Fuori programma una battuta ironica sulle tasse: "Alcune cose nella storia non cambiano".

L’Udienza Generale di questa mattina si è svolta piazza San Pietro dove Benedetto XVI - proveniente in elicottero dalla residenza estiva di Castel Gandolfo - ha incontrato gruppi di pellegrini e fedeli giunti dall’Italia e da ogni parte del mondo. Nel discorso in lingua italiana il papa, riprendendo il ciclo di catechesi sui Padri Apostolici, si è soffermato sulla figura di San Giovanni Crisostomo. Benedetto XVI ha sostenuto che la presenza dei fedeli laici è particolarmente attuale e necessaria nella società di oggi e ha sottolineato come il santo si preoccupi soprattutto di ''accompagnare con i suoi scritti lo sviluppo integrale della persona, nelle sue dimensioni fisica, intellettuale e religiosa''. Da qui alcuni insegnamenti circa l'educazione alla fede del bambino e l'accompagnamento all'età adulta, un processo che parte dall'infanzia, ''età in cui si manifestano le inclinazioni al vizio e alla virtù''. ''La legge di Dio - ha detto ancora il papa riprendendo le lezioni di Crisostomo - deve essere fin dall'inizio impressa nell'anima” perché “di fatto è questa l'età più importante''. Crisostomo - ha ricordato il pontefice - raccomanda ai genitori di premunire “fin dalla più tenera età” i bambini ''con armi spirituali'' e di insegnare loro “a segnare la fronte con la mano”. ''Vengono poi - ha poi aggiunto il papa, ripercorrendo gli insegnamenti di san Giovanni Crisostomo - l'adolescenza e la giovinezza'' e infine ''il fidanzamento e il matrimonio''. Agli sposi, Crisostomo indica la ''virtù della temperanza'' e del matrimonio sottolinea ''la ricca trama di rapporti personalizzati”. “Gli sposi preparati sbarrano la via al divorzio”, ha poi affermato parlando, fra l’altro, della famiglia come “piccola Chiesa domestica”. Un fuori programma durante la sua lettura c’è stato quando, rievocando ancora la figura di San Giovanni Crisostomo, ha ricordato che i cristiani di Oriente si ribellarono all'aumento delle tasse distruggendo le statue dell'imperatore. A quel punto, con un sorriso ironico, a braccio ha aggiunto: ''Si vede che alcune cose nella storia non cambiano”. Al termine dell’udienza e dei saluti nelle varie lingue, il papa è tornato a Castel Gandolfo.

Il testo della catechesi del papa

Cari fratelli e sorelle! Quest'anno ricorre il sedicesimo centenario della morte di san Giovanni Crisostomo (407-2007). Giovanni di Antiochia, detto Crisostomo, cioè "Bocca d'oro" per la sua eloquenza, può dirsi vivo ancora oggi, anche a motivo delle sue opere. Un anonimo copista lasciò scritto che esse "attraversano tutto l'orbe come fulmini guizzanti". I suoi scritti permettono anche a noi, come ai fedeli del suo tempo, che ripetutamente furono privati di lui a causa dei suoi esili, di vivere con i suoi libri, nonostante la sua assenza. E’ quanto egli stesso suggeriva dall’esilio in una sua lettera (cfr A Olimpiade, Lettera 8,45). Nato intorno al 349 ad Antiochia di Siria (oggi Antakya, nel sud della Turchia), vi svolse il ministero presbiterale per circa undici anni, fino al 397, quando, nominato Vescovo di Costantinopoli, esercitò nella capitale dell’Impero il ministero episcopale prima dei due esilî, seguiti a breve distanza l'uno dall'altro, fra il 403 e il 407. Ci limitiamo oggi a considerare gli anni antiocheni del Crisostomo. Orfano di padre in tenera età, visse con la madre, Antusa, che trasfuse in lui una squisita sensibilità umana e una profonda fede cristiana. Frequentati gli studi inferiori e superiori, coronati dai corsi di filosofia e di retorica, ebbe come maestro Libanio, pagano, il più celebre rétore del tempo. Alla sua scuola, Giovanni divenne il più grande oratore della tarda antichità greca. Battezzato nel 368 e formato alla vita ecclesiastica dal Vescovo Melezio, fu da lui istituito lettore nel 371. Questo fatto segnò l’ingresso ufficiale del Crisostomo nel cursus ecclesiastico. Frequentò, dal 367 al 372, l'Asceterio, una sorta di seminario di Antiochia, insieme con un gruppo di giovani, alcuni dei quali divennero poi Vescovi, sotto la guida del famoso esegeta Diodoro di Tarso, che avviò Giovanni all'esegesi storico-letterale, caratteristica della tradizione antiochena. Si ritirò poi per quattro anni tra gli eremiti sul vicino monte Silpio. Proseguì quel ritiro per altri due anni, vissuti da solo in una grotta sotto la guida di un "anziano". In quel periodo si dedicò totalmente a meditare "le leggi di Cristo", i Vangeli e specialmente le Lettere di Paolo. Ammalatosi, si trovò nell’impossibilità di curarsi da solo, e dovette perciò ritornare nella comunità cristiana di Antiochia (cfr Palladio, Vita 5). Il Signore - spiega il biografo - intervenne con l'infermità al momento giusto per permettere a Giovanni di seguire la sua vera vocazione. In effetti scriverà lui stesso che, posto nell'alternativa di scegliere tra le traversie del governo della Chiesa e la tranquillità della vita monastica, avrebbe preferito mille volte il servizio pastorale (cfr Sul sacerdozio, 6,7): proprio a questo il Crisostomo si sentiva chiamato. E qui si compie la svolta decisiva della sua storia vocazionale: pastore d'anime a tempo pieno! L’intimità con la Parola di Dio, coltivata durante gli anni del romitaggio, aveva maturato in lui l’urgenza irresistibile di predicare il Vangelo, di donare agli altri quanto egli aveva ricevuto negli anni della meditazione. L'ideale missionario lo lanciò così, anima di fuoco, nella cura pastorale. Fra il 378 e il 379 ritornò in città. Diacono nel 381 e presbitero nel 386, divenne celebre predicatore nelle chiese della sua città. Tenne omelie contro gli ariani, seguite da quelle commemorative dei martiri antiocheni e da altre sulle festività liturgiche principali: si tratta di un grande insegnamento della fede in Cristo, anche alla luce dei suoi Santi. Il 387 fu l’"anno eroico" di Giovanni, quello della cosiddetta "rivolta delle statue". Il popolo abbatté le statue imperiali, in segno di protesta contro l'aumento delle tasse. In quei giorni di Quaresima e di angoscia a motivo delle incombenti punizioni da parte dell'imperatore, egli tenne le sue 22 vibranti Omelie sulle statue, finalizzate alla penitenza e alla conversione. Seguì il periodo della serena cura pastorale (387-397). Il Crisostomo si colloca tra i Padri più prolifici: di lui ci sono giunti 17 trattati, più di 700 omelie autentiche, i commenti a Matteo e a Paolo (Lettere ai Romani, ai Corinti, agli Efesini e agli Ebrei), e 241 lettere. Non fu un teologo speculativo. Trasmise, però, la dottrina tradizionale e sicura della Chiesa in un'epoca di controversie teologiche suscitate soprattutto dall'arianesimo, cioè dalla negazione della divinità di Cristo. È pertanto un testimone attendibile dello sviluppo dogmatico raggiunto dalla Chiesa nel IV-V secolo. La sua è una teologia squisitamente pastorale, in cui è costante la preoccupazione della coerenza tra il pensiero espresso dalla parola e il vissuto esistenziale. È questo, in particolare, il filo conduttore delle splendide catechesi, con le quali preparava i catecumeni a ricevere il Battesimo. Prossimo alla morte, scrisse che il valore dell'uomo sta nella "conoscenza esatta della vera dottrina e nella rettitudine della vita" (Lettera dall'esilio). Le due cose, conoscenza della verità e rettitudine nella vita, vanno insieme: la conoscenza deve tradursi in vita. Ogni suo intervento mirò sempre a sviluppare nei fedeli l'esercizio dell'intelligenza, della vera ragione, per comprendere e tradurre in pratica le esigenze morali e spirituali della fede. Giovanni Crisostomo si preoccupa di accompagnare con i suoi scritti lo sviluppo integrale della persona, nelle dimensioni fisica, intellettuale e religiosa. Le varie fasi della crescita sono paragonate ad altrettanti mari di un immenso oceano: "Il primo di questi mari è l'infanzia" (Omelia 81,5 sul Vangelo di Matteo). Infatti "proprio in questa prima età si manifestano le inclinazioni al vizio e alla virtù". Perciò la legge di Dio deve essere fin dall’inizio impressa nell'anima "come su una tavoletta di cera" (Omelia 3,1 sul Vangelo di Giovanni): di fatto è questa l'età più importante. Dobbiamo tener presente come è fondamentale che in questa prima fase della vita entrino realmente nell’uomo i grandi orientamenti che danno la prospettiva giusta all’esistenza. Crisostomo perciò raccomanda: "Fin dalla più tenera età premunite i bambini con armi spirituali, e insegnate loro a segnare la fronte con la mano" (Omelia 12,7 sulla prima Lettera ai Corinzi). Vengono poi l'adolescenza e la giovinezza: "All'infanzia segue il mare dell'adolescenza, dove i venti soffiano violenti..., perchè in noi cresce... la concupiscenza" (Omelia 81,5 sul Vangelo di Matteo). Giungono infine il fidanzamento e il matrimonio: "Alla giovinezza succede l'età della persona matura, nella quale sopraggiungono gli impegni di famiglia: è il tempo di cercare moglie" (ibid.). Del matrimonio egli ricorda i fini, arricchendoli – con il richiamo alla virtù della temperanza – di una ricca trama di rapporti personalizzati. Gli sposi ben preparati sbarrano così la via al divorzio: tutto si svolge con gioia e si possono educare i figli alla virtù. Quando poi nasce il primo bambino, questi è "come un ponte; i tre diventano una carne sola, poiché il figlio congiunge le due parti" (Omelia 12,5 sulla Lettera ai Colossesi), e i tre costituiscono "una famiglia, piccola Chiesa" (Omelia 20,6 sulla Lettera agli Efesini). La predicazione del Crisostomo si svolgeva abitualmente nel corso della liturgia, "luogo" in cui la comunità si costruisce con la Parola e l'Eucaristia. Qui l'assemblea riunita esprime l'unica Chiesa (Omelia 8,7 sulla Lettera ai Romani), la stessa parola è rivolta in ogni luogo a tutti (Omelia 24,2 sulla prima Lettera ai Corinzi), e la comunione eucaristica si rende segno efficace di unità (Omelia 32,7 sul Vangelo di Matteo). Il suo progetto pastorale era inserito nella vita della Chiesa, in cui i fedeli laici col Battesimo assumono l'ufficio sacerdotale, regale e profetico. Al fedele laico egli dice: "Pure te il Battesimo fa re, sacerdote e profeta" (Omelia 3,5 sulla seconda Lettera ai Corinzi). Scaturisce di qui il dovere fondamentale della missione, perché ciascuno in qualche misura è responsabile della salvezza degli altri: "Questo è il principio della nostra vita sociale... non interessarci solo di noi!" (Omelia 9,2 sulla Genesi). Il tutto si svolge tra due poli: la grande Chiesa e la "piccola Chiesa", la famiglia, in reciproco rapporto. Come potete vedere, cari fratelli e sorelle, questa lezione del Crisostomo sulla presenza autenticamente cristiana dei fedeli laici nella famiglia e nella società, rimane ancor oggi più che mai attuale. Preghiamo il Signore perché ci renda docili agli insegnamenti di questo grande Maestro della fede. Il saluto in lingua italiana Rivolgo ora un cordiale saluto ai pellegrini di lingua italiana, in particolare ai Carmelitani e ai Chierici Regolari della Madre di Dio che, durante le rispettive Assemblee capitolari, sono venuti a rinnovare al Successore di Pietro i sentimenti di affetto. Su ciascuno invoco la continua protezione di Dio e della Vergine Santissima per un fecondo servizio alla Chiesa. Saluto, poi, i partecipanti al corso di aggiornamento in diritto canonico, promosso dall’Ateneo della Santa Croce, e li esorto a far tesoro di tale preziosa occasione di formazione giuridica per poter offrire alle proprie Diocesi e comunità un servizio qualificato e zelante. Saluto, altresì, i fedeli della parrocchia di S. Leonardo in Malgrate, convenuti con il loro concittadino il Signor Cardinale Angelo Scola in occasione del quarto centenario di fondazione della parrocchia. Cari amici, auspico che tale fausta ricorrenza costituisca per voi un'occasione di vitalità spirituale nella fedele e generosa adesione a Cristo e alla Chiesa. Il mio pensiero va, infine, ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. L'amicizia nei confronti di Gesù, cari giovani, sia per voi fonte di gioia e motivo per compiere scelte impegnative.Essa rechi conforto anche a voi, cari malati, nei momenti difficili ed infonda sollievo al corpo e allo spirito. Cari sposi novelli, rimanete uniti a Cristo per corrispondere fedelmente alla vostra vocazione nell'amore reciproco.
www.korazym.org


Benedetto XVI all'udienza generale: una società fondata sui valori cristiani è salda nella famiglia e nel bene comune. La catechesi dedicata a San Giovanni Crisostomo

San Giovanni Crisostomo, vissuto nel quarto secolo dopo Cristo, fu uno dei più grandi predicatori della Chiesa antica. A lui, Benedetto XVI ha dedicato la catechesi all’udienza generale di questa mattina, in Piazza San Pietro, davanti a 15 mila persone. Il Papa ha ribadito che i fondamenti della “lezione” del Crisostomo - del quale si ricordano i 1600 anni dalla morte - restano sempre attuali: la presenza di laici autenticamente cristiani nelle famiglia e nella società. Il servizio di Alessandro De Carolis:
L’età dell’infanzia è quella in cui si possono dare “le grandi direttive, la linea giusta alla vita”. Il matrimonio, se può contare su sposi ben formati dai valori cristiani, sbarra la strada al divorzio. E la vita sociale può essere altrettanto positiva se basata sul principio del “non interessarci solo di noi”. Insegnamenti antichi di 1600 anni sono risuonati in Piazza San Pietro, ripresi da Benedetto XVI e riproposti alle migliaia di persone presenti con un vigore accompagnato anche, in un tratto, da un apprezzato accenno satirico. Il Papa - che da diverse settimane sta conducendo catechesi sui Padri della Chiesa - ha presentato la figura di San Giovanni Crisostomo, cioè “Bocca d’oro”, appellativo che il futuro vescovo di Costantinopoli si guadagnò grazie alla sua straordinaria eloquenza. Filosofo e retore, eremita e pastore d’anime, San Giovanni Criostomo esercitò inizialmente il suo ministero nella città di nascita, Antiochia di Siria, periodo sul quale si è concentrata la catechesi del Pontefice. I 17 trattati, le 700 omelie e le 241 lettere scritti in vita dal Santo antiocheno e giunti fino a noi, ha spiegato Benedetto XVI, dimostrano il carattere non “speculativo” dei suoi insegnamenti:


“La sua è una teologia squisitamente pastorale, in cui è costante la preoccupazione della coerenza tra il pensiero, espresso dalla parola, e il vissuto esistenziale... Prossimo alla morte, scrisse che il valore dell’uomo sta nella 'conoscenza esatta della vera dottrina e nella rettitudine della vita'. Le due cose, conoscenza della verità e rettitudine nella vita, vanno insieme: la conoscenza deve tradursi in vita. Ogni suo intervento mirò sempre a sviluppare nei fedeli l’esercizio dell’intelligenza, della vera ragione, per comprendere e tradurre in pratica le esigenze morali e spirituali della fede”.


Un applauso di simpatia si è levato dalla folla quando il Papa si è soffermato sulle “22 vibranti omelie” pronunciate dal Crisostomo durante la cosiddetta “rivolta delle statue”. Ricordando la protesta degli antiocheni, che nel 387 distrussero le statue imperiali per protestare contro l’aumento delle tasse, Benedetto XVI ha osservato:


“Si vede che alcune cose nella storia non cambiano!” (applausi)


In questa immagine di San Giovanni Crisostomo, che si immerge nelle situazioni contingenti della propria epoca per invitare con calore i concittadini ad agire secondo uno stile cristiano, c’è la cifra della sua azione pastorale. Ciò che gli sta a cuore, ha affermato il Papa, è “lo sviluppo integrale della persona, nelle dimensioni fisica, intellettuale e religiosa”. Celebri sono le pagine che parlano delle varie fasi di sviluppo e della formazione dell’essere umano. Che sfocia, per molti, nel matrimonio, visto così dal Crisostomo:


“Gli sposi ben preparati sbarrano così la via al divorzio: tutto si svolge con gioia e si possono educare i figli alla virtù. Quando poi nasce il primo bambino, questi è ‘come un ponte; i tre diventano una carne sola, poiché il figlio congiunge le due parti’, e i tre costituiscono ‘una famiglia, piccola Chiesa’”.


L’efficacia inesausta degli insegnamenti di San Giovanni Crisostomo sta anche nella grande dignità che egli attribuiva ai laici, considerati non solo missionari ma come veri responsabili della “salvezza” gli uni degli altri. Benedetto XVI ha ripetuto un passo di un’antica omelia:


“’Questo è il principio della nostra vita sociale... non interessarci solo di noi!’ Il tutto si svolge tra due poli: la grande Chiesa e la ‘piccola Chiesa’, la famiglia, in reciproco rapporto. Come potete vedere, cari fratelli e sorelle, questa lezione del Crisostomo sulla presenza autenticamente cristiana dei fedeli laici nella famiglia e nella società, rimane ancor oggi più che mai attuale”.


Undici le lingue nelle quali il Papa ha rivolto saluti ai fedeli radunati nella Piazza, fra i quali era presente una delegazione di un Istituto dell’India che si ispira agli insegnamenti di Gandhi e che ha partecipato in Italia a un incontro del Movimento dei Focolari. Benedetto XVI ha poi salutato, fra gli altri, i Carmelitani e i Chierici Regolari della Madre di Dio, impegnati nei rispettivi Capitoli generali, e i partecipanti al corso di aggiornamento in Diritto canonico, promosso dall’Ateneo della Santa Croce. Vi esorto, ha detto a questi ultimi, “a far tesoro di tale preziosa occasione di formazione giuridica” per poter offrire alle vostre Diocesi e comunità “un servizio qualificato e zelante”.
www.radiovaticana.org


DA PETRUS


Il monito del Papa all'udienza generale: "Prepapare bene gli sposi per sbarrare la via al divorzio"
CITTA’ DEL VATICANO - "Gli sposi preparati sbarrano la via al divorzio". Lo ha detto Benedetto XVI rivolgendosi ai 20.000 pellegrini presenti in piazza San Pietro per l'Udienza Generale. "Fin dall'inizio della vita", ha spiegato il Papa, occorre proporre ai bambini la famiglia come "una piccola chiesa domestica". "La presenza autenticamente cristiana dei fedeli laici nella famiglia e nella societa' rimane ancora oggi piu' che mai attuale", ha aggiunto il Papa ricordando come San Giovanni Crisostomo si sia preoccupato soprattutto di "accompagnare con i suoi scritti lo sviluppo integrale della persona, nelle sue dimensioni fisica, intellettuale e religiosa". L'educazione alla fede, ha spiegato il Pontefice, e' un processo che parte dall'infanzia, "eta' in cui si manifestano le inclinazioni al vizio e alla virtu'". "La legge di Dio - ha ricordato - deve essere fin dall'inizio impressa nell'anima" perche' "di fatto e' questa l'eta' piu' importante". Per questo i genitori debbono premunire "fin dalla piu' tenera eta'" i bambini "con armi spirituali" e insegnare loro "a segnare la fronte con la mano". "Vengono poi - ha proseguito Benedetto XVI - l'adolescenza e la giovinezza" e infine "il fidanzamento e il matrimonio". E agli sposi, Crisostomo indica la "virtu' della temperanza" e del matrimonio, sottolineando "la ricca trama di rapporti personalizzati". "Gli sposi ben preparati - ha sottolineato in questo contesto il Papa - sbarrano cosi' la via al divorzio: tutto si svolge con gioia e si possono educare i figli alla virtu'. Quando poi nasce il primo bambino, questi e' come un ponte; i tre diventano una carne sola, poiche' il figlio congiunge le due parti, e i tre costituiscono una famiglia, piccola Chiesa". Per il Papa, San Giovanni Crisostomo, di cui quest'anno si celebra il 16esimo centenario della morte, si colloca tra i Padri che piu' hanno lasciato insegnamenti scritti: 17 trattati, piu' di 700 omelie e 241 lettere. "Ogni suo intervento - ha concluso - miro' sempre a sviluppare nei fedeli l'esercizio dell'intelligenza, per comprendere e tradurre in pratica le esigenze morali e spirituali della fede".


Il Cardinale Scola dal Papa con i suoi concittadini di Malgrate
CITTA’ DEL VATICANO – C’era anche il Cardinale Angelo Scola (nella foto), patriarca di Venezia, tra i pellegrini di piazza san Pietro. Lo ha salutato il Papa al termine dell'udienza generale, ricordando che il porporato accompagnava i suoi concittadini di Malgrate (Lecco) dove e' nato ormai 66 anni fa, in particolare i fedeli della parrocchia di san Leonardo in occasione del quarto centenario della fondazione della parrocchia. Il Cardinale Scola sta prendendo parte ai lavori del Consiglio permanente della Conferenza episcopale italiana in svolgimento a Roma.

Benedetto XVI rievoca la rivolta delle statue e ricorda che le tasse non sono mai piaciute
CITTA’ DEL VATICANO - La rivolta delle statue, quando la popolazione romana d'Oriente si ribello' all'Imperatore per l'eccessiva imposizione delle tasse, e' stata ricordata da Benedetto XVI durante l'Udienza Generale dedicata a San Giovanni Crisostomo: "Si vede che alcune cose nella storia non cambiano...", ha scherzato il Pontefice. Le parole di Giovanni Crisostomo (che significa "bocca d'oro") furono rivolte alla plebe di Antiochia, che nel 387 si era ribellata all'aumento delle tasse imposto da Teodosio per risanare le casse imperiali e ne aveva abbattuto le statue. Di fronte alla minaccia di ritorsioni da parte dell'imperatore, Giovanni, arcivescovo di Costantinopoli, difese il cristianesimo che veniva messo sotto accusa: "i giudei e i pagani devono comprendere che i cristiani sono i salvatori, i protettori, i capi e i maestri della citta'". Nel contempo, pero', il santo vescovo criticava le passioni eccessive che portano alle rivolte e attaccava gli spettacoli licenziosi. Le buone relazioni con la corte non gli impedirono tuttavia di rimproverare la stessa imperatrice Eudosia di essersi accaparrata gli averi appartenuti a una vedova. Una denuncia che gli costo' l'esilio.


+PetaloNero+
Wednesday, September 19, 2007 3:03 PM
Nomine

Il Santo Padre ha nominato vescovo di Ituiutaba, in Brasile, mons. Francisco Carlos da Silva, del clero della diocesi di São Carlos, finora parroco della parrocchia “São Sebastião” a Borborema. Mons. Francisco Carlos da Silva è nato a Tabatinga, nello Stato di São Paulo, diocesi di São Carlos, il 30 settembre 1955. Ha compiuto gli studi di filosofia nel Seminario diocesano di São Carlos e quelli di teologia nella Pontificia Università Cattolica di Campinas. È stato ordinato sacerdote l’11 dicembre 1982 ed incardinato nel clero di São Carlos.


Lettera di Benedetto XVI per i 60 anni dell'Associazione cattolica internazionale "Aiuto alla Chiesa che Soffre"

Uno dei problemi più importanti dell’epoca attuale è la “dimenticanza di Dio da parte di molte persone e intere società”. E’ quanto rileva Benedetto XVI in una lettera di auguri all’Associazione cattolica internazionale "Aiuto alla Chiesa che Soffre" che dal 13 al 16 settembre scorsi ha celebrato una conferenza internazionale a Castel Gandolfo in occasione del 60° anniversario della sua esistenza. La pressione del secolarismo e del relativismo “in forma di tendenze culturali dominanti e a volte dittatoriali” – sottolinea il Papa nel messaggio - ha condotto “molta gente e vari cristiani battezzati ad allontanarsi da Dio”. Il Santo Padre esorta l’associazione a continuare a investire gran parte delle sue risorse nella promozione delle vocazioni religiose e nei fedeli impegnati, fornendo loro una formazione spirituale, umana, intellettuale e pastorale, così come i mezzi materiali necessari per poter operare come efficaci strumenti della grazia di Dio nelle loro rispettive Chiese locali e nell’evangelizzazione.

In questo senso, sottolinea soprattutto due ambiti. Da un lato, dice che è evidente che “i mezzi di comunicazione esercitano un’influenza immensa nella cultura e nella vita della gente” e che, con la collaborazione e la guida di credenti cristiani capaci e convinti, questi mezzi possono “ottenere importanti risultati nella diffusione della Buona Novella del Vangelo di Cristo e dei valori cristiani”.

Il Papa precisa inoltre che la Chiesa “ha urgente bisogno di persone attraverso le quali Dio possa essere presente in questo immenso campo”. Dall’altro lato, segnala che la Chiesa osserva “con grande preoccupazione come alcune Chiese orientali di tradizione secolare siano minacciate in Medio Oriente e come numerosi cattolici si vedano costretti a vivere la propria fede senza un’assistenza pastorale o senza poterla professare totalmente o parzialmente in comunità e pubblicamente”. In queste circostanze – continua il Papa - la Chiesa “non ha molto margine di manovra nella pastorale”, nonostante anche lì lo Spirito Santo possa, “attraverso un’azione creativa e intelligente”, aprire possibilità impreviste per la realizzazione della sua missione, “portando non poche persone alla fede in Gesù Cristo”.

Il Papa aveva già salutato i 60 anni dell’associazione durante l’Angelus di domenica scorsa a Castel Gandolfo. Benedetto XVI aveva invitato l’organismo a continuare ad aiutare la gente a comprendere che “Dio è presente come un padre pieno d’amore”.

"Aiuto alla Chiesa che Soffre" è un’associazione cattolica internazionale fondata nel 1947 dal sacerdote premonstratense padre Werenfried van Straaten. L’associazione sostiene i progetti pastorali della Chiesa cattolica in circa 140 Paesi del mondo: aiuta soprattutto le Chiese locali perseguitate, discriminate o troppo povere per poter svolgere la loro missione pastorale. L’anno scorso i benefattori di "Aiuto alla Chiesa che Soffre" hanno donato all’associazione la cifra record di 81,2 milioni di euro.



Gli auguri del Papa al Rabbino capo di Roma in occasione delle festività ebraiche

In occasione delle festività ebraiche di Rosh Hashanà (Capo d’anno, 12-14 settembre) Yom Kippur (Giorno dell’espiazione, 21-22 settembre) e Sukkot (Festa delle Capanne, 27 settembre-3 ottobre) il Papa ha rivolto in un messaggio i suoi “più cordiali e sinceri auguri” al Rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni e all'intera comunità ebraica della capitale. “Queste feste - afferma il Papa nel messaggio al Rabbino Di Segni - possano essere occasione di tante benedizioni dell'Eterno e fonte di immensa gioia, affinché cresca in tutti noi la volontà di promuovere la pace di cui tanto ha bisogno il mondo di oggi. Dio nella sua bontà – conclude il Pontefice - protegga la vostra comunità e ci conceda di approfondire l'amicizia tra di noi, in questa città di Roma e ovunque”.
+PetaloNero+
Wednesday, September 19, 2007 8:00 PM
DA PETRUS

La preoccupazione di Benedetto XVI: "La secolarizzazione è una nuova forma di dittatura"
CITTA’ DEL VATICANO - Secolarismo e relativismo esercitano sulle societa' di oggi pressioni ''in forma di tendenze culturali dominanti e a volte dittatoriali''. La denuncia e' di Benedetto XVI, contenuta in un messaggio all'Associazione cattolica internazionale ''Aiuto alla Chiesa che Soffre'' che dal 13 al 16 settembre scorsi ha celebrato una conferenza internazionale a Castelgandolfo. Nato a sostegno dei cristiani perseguitati negli anni della Cortina di ferro, per il Papa l'organismo deve continuare ed estendere il suo impegno. Uno dei problemi piu' importanti dell'epoca attuale e' la ''dimenticanza di Dio da parte di molte persone e intere societa'', afferma infatti Benedetto XVI riferendosi al modello occidentale. Ma la Chiesa osserva ugualmente, ha aggiunto, ''con grande preoccupazione come alcune Chiese orientali di tradizione secolare siano minacciate in Medio Oriente e come numerosi cattolici si vedano costretti a vivere la propria fede senza un'assistenza pastorale o senza poterla professare totalmente o parzialmente in comunita' e pubblicamente''. In queste circostanze, lamenta il Pontefice, la Chiesa ''non ha molto margine di manovra nella pastorale''. E ancora piu' prezioso appare dunque l'apporto di un organismo come quello fondato da ''Padre Lardo'' per offrire alle comunita' piu' deboli ''una formazione spirituale, umana, intellettuale e pastorale, cosi' come i mezzi materiali necessari per poter operare come efficaci strumenti della grazia di Dio nelle loro rispettive Chiese locali e nell'evangelizzazione''. Nel testo, il Pontefice ricorda anche che ''i mezzi di comunicazione esercitano un'influenza immensa nella cultura e nella vita della gente'' e che, con la collaborazione e la guida di credenti cristiani capaci e convinti, questi mezzi possono ''ottenere importanti risultati nella diffusione della Buona Novella del Vangelo di Cristo e dei valori cristiani''. Papa Ratzinger aveva salutato i 60 anni dell'associazione durante l'Angelus di domenica scorsa a Castelgandolfo. Fondata nel 1947 dal sacerdote premonstratense padre Werenfried van Straaten, l'associazione sostiene i progetti pastorali della Chiesa Cattolica in circa 140 Paesi del mondo: aiuta soprattutto le Chiese locali perseguitate, discriminate o troppo povere per poter svolgere la loro missione pastorale. L'anno scorso i benefattori di ''Aiuto alla Chiesa che Soffre'' hanno donato all'associazione la cifra record di 81,2 milioni di euro.
+PetaloNero+
Thursday, September 20, 2007 3:03 PM
DA PETRUS

Islam, Benedetto XVI: "Contro la violenza occorre un dialogo sincero sui valori della vita"
CASTEL GANDOLFO - Contro l’intolleranza e la violenza, il Papa propone un ''dialogo sincero con l'Islam'', fondato sui ''valori della vita'' e sulla ''cooperazione per il bene comune''. Benedetto XVI lo ha detto nel discorso ai vescovi del Benin ricevuti in visita ad limina nella residenza estiva di Castel Gandolfo. Affinche' le ''relazioni tra cristiani e musulmani si sviluppino in un’atmosfera di comprensione reciproca'', per evitare che ''si sviluppino forme di intolleranza e per prevenire qualsiasi forma di violenza'', Benedetto XVI auspica un ''dialogo sincero, fondato su una conoscenza reciproca sempre piu' vera, su relazioni umane rispettose, attraverso una intesa sui valori della vita e una cooperazione in tutto cio' che riguarda il bene comune''. Il Papa ha manifestato la propria ''soddisfazione'' per il fatto che ''in generale'' le relazioni con l'Islam si stiano sviluppando ''in una atmosfera di comprensione reciproca''. Il Papa, inoltre, apprezza l'azione dei vescovi del Benin in difesa della ''famiglia e del rispetto della vita'' e ricorda che ''la presenza della Chiesa nella societa' si manifesta anche attraverso gli interventi pubblici dei pastori''. Un impegno di questo tipo, commenta, ''e' un servizio reso all'intera societa'''. Ricevendo a Castel Gandolfo i presuli del Paese africano in visita ''ad limina'' (il tradizionale incontro con il Papa dei vescovi di un Paese o regione ecclesiastica che si svolge ogni cinque anni, ndr) Benedetto XVI ha gradito il fatto che ''in diverse circostanze'' i presuli del Paese africano abbiano ''difeso coraggiosamente i valori della famiglia e del rispetto della vita, quando erano minacciati da ideologie e proposte di modelli e atteggiamenti opposti a una autentica concezione della vita umana''. ''Vi incoraggio - ha aggiunto il Santo Padre - a proseguire questo impegno, che e' un servizio reso all'intera società''.

Il Papa elogia il ruolo della Chiesa nel Benin in difesa dei valori della vita, della famiglia e della pace

L’importante ruolo della Chiesa nel Benin per promuovere i valori fondamentali nella società, è stato sottolineato, stamane dal Papa, nell’udienza ai vescovi di questo Paese dell’Africa occidentale, giunti a Roma in visita ad Limina. Il servizio di Roberta Gisotti:

“Il valore della famiglia e del rispetto della vita”: non hanno esitato i vescovi del Benin a difenderli “coraggiosamente”, con interventi pubblici, in diverse circostanze, rendendo un servizio alla società intera. Li ha elogiati Benedetto XVI, questi presuli che tanti ostacoli incontrano nella formazione di autentiche famiglie cristiane, capaci di “vivere nella fedeltà agli impegni presi”, “ostacoli - ha ricordato il Santo Padre – sovente legati alla cultura e alle tradizioni” e che esigono “non solamente una seria preparazione a questo sacramento ma anche un accompagnamento permanente delle famiglie, particolarmente nei momenti di più grande difficoltà”:


“Au cours des années qui viennent de s’écouler, vous avez fait preuve d’un grand courage évangélique….”

“Prova di grande coraggio evangelico”, hanno pure dato i presuli del Benin – ha sottolineato Benedetto XVI – “per guidare il popolo di Dio nel mezzo delle numerose difficoltà” che affronta il loro Paese, “specie nel campo della giustizia e dei diritti umani”, cosi “contribuendo a mantenere l’unità e la concordia nazionali”.

“D’autre part, vos rapports quinquennaux montrent combien l’influence des traditions demeure encore très présente dans la vie sociale”.

Il Papa ha poi affrontato il tema delle tradizioni “ancora troppo presenti nella vita sociale”, lamentano i vescovi del Benin, confidando – ha detto – “che i presuli sappiano anche discernere nelle tradizioni il bene vero, che permette di crescere nella fede e nell’autentica conoscenza di Dio, e di rigettare quello che è in contraddizione con il Vangelo”. Se gli aspetti migliori devono essere incoraggiati – ha aggiunto – è necessario ricusare le loro manifestazioni che servono a nuocere, a mantenere la paura, o ad escludere l’altro”, mentre “la fede cristiana deve inculcare nei cuori la libertà interiore e la responsabilità che ci ha donato Cristo di fronte agli avvenimenti della vita”. Una lode poi agli Istituti di vita consacrata che “portano un generoso contributo alla missione” e un invito perché il servizio agli ultimi nella società, non lasci mai da parte Dio e il Cristo, “che è giusto annunciare, senza per questo voler imporre la fede della Chiesa”.


Quindi un richiamo sulla liturgia: è importante – ha ricordato il Papa - che i fedeli vi partecipino “in maniera piena, attiva e fruttuosa”, per cui è legittimo permettere “certi aggiustamenti appropriati ai diversi contesti culturali”, nel rispetto delle norme stabilite dalla Chiesa, evitando tuttavia – ha aggiunto – attraverso “una solida formazione liturgica” di seminaristi e sacerdoti, di introdurre elementi incompatibili con la fede cristiana o azioni che portino confusione.


Infine una raccomandazione per il dialogo religioso, tra cristiani e musulmani già ispirato da comprensione reciproca, perché si approfondisca la conoscenza dei valori religiosi comuni e si rispettino lealmente le differenze.


Ascoltiamo ora la testimonianza del presidente della Conferenza episcopale del Benin, mons. Antoine Ganyé, vescovo di Dassa-Zoumé, al microfono di Jean-Baptiste Sourou, della nostra redazione africana francofona:
D. - Quali sono le priorità pastorali della Chiesa in Bénin?

R. - Stiamo lavorando ad un programma pastorale incentrata sul laicato per poter formare delle famiglie cristiane veramente coscienti dei loro doveri e delle esigenze della Chiesa. Perché, come si sa, la famiglia è la cellula di base di ogni società e senza di essa niente è possibile né nella Chiesa e tanto meno nella società. E’ la priorità numero uno dei Vescovi del Bénin. Il nostro lavoro pastorale consiste soprattutto nell’aprire la famiglia ai valori cristiani, quali l’indissolubilità nel matrimonio, l’amore, la pace, il perdono, la riconciliazione. Questo perché in Bénin, gli uomini hanno paura di impegnarsi nel matrimonio sacramentale, hanno paura che le loro mogli non rimangano fedeli per sempre; ma ciò dicendo dimenticano che la donna richiede la stessa fedeltà da parte dei mariti. L’altro valore, quello più importante, che dà compimento al matrimonio sono i figli. Noi Vescovi, insistiamo molto sull’educazione morale, spirituale, intellettuale e umana dei figli. I figli ben formati oggi saranno gli adulti del futuro, lavoratori, cittadini validi e laici capaci di servire la Chiesa e la nazione. Ed in questo lavoro possiamo contare sull’Istituto Giovanni Paolo II di Cotonou creato per gli studi sul matrimonio e la famiglia. C’è anche il Forum che raggruppa tutte le associazioni cattoliche e non cattoliche, che difendono i diritti della famiglia, del matrimonio e dell’infanzia, e che organizza manifestazioni per promuovere i suoi scopi. Da queste famiglie nascono anche molte vocazioni sacerdotali e religiose missionarie. Abbiamo due Seminari maggiori che raccolgono circa 230 allievi ciascuno. Quindi molte vocazioni sono nate da questo sforzo di formazione del laicato, e della famiglia. E sono giovani a cui ricordiamo l’importanza della missione. Così come abbiamo ricevuto cosi anche dobbiamo dare. Ci sono missionari e missionarie del Bénin in Marocco, Francia, Niger, Spagna, Italia, Columbia. Posso dire che il nostro lavoro porta frutto perché abbiamo una gioventù ben impegnata nella Chiesa, con una presenza nelle parrocchie in varie attività: il canto, l’animazione della liturgia per cantare la loro fede e cantandola poter convincersene di più.

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Thursday, September 20, 2007 3:05 PM
Nomine
In Italia, il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell’arcidiocesi di Gaeta presentata da mons. Pier Luigi Mazzoni, per raggiunti limiti di età. Gli succede come nuovo arcivescovo di Gaeta mons. Fabio Bernardo D’Onorio, benedettino, finora vescovo titolare di Minturno ed Abate Ordinario di Montecassino. Mons. Fabio Bernardo D’Onorio è nato a Veroli, diocesi e provincia di Frosinone, il 20 agosto 1940. All’età di 13 anni è entrato nell’Abbazia di Montecassino come alunno monastico. Ha compiuto gli studi ginnasiali, liceali e teologici presso l’Istituto Teologico della medesima Abbazia. Nel 1962 ha emesso i voti monastici il 30 settembre 1962 ed il 4 giugno 1966 è stato ordinato sacerdote. Ha frequentato i corsi presso la Pontificia Università Lateranense, conseguendo il Dottorato in Utroque Iure. Nella comunità monastica ha svolto i seguenti incarichi: segretario dei due Abati Ordinari di Montecassino, i vescovi Rea e Matronola, direttore dell’Ufficio catechistico e del Bollettino diocesano, notaio e difensore del Vincolo nel Tribunale diocesano, docente di Diritto Canonico nell’Istituto dell’Abbazia e di Storia dell’Arte nell’annesso Liceo Classico. Ha fondato il mensile "Presenza Cristiana". Il 25 aprile 1983 il Servo di Dio Giovanni Paolo II ha confermato l’elezione di Bernardo D’Onorio ad Abate e lo ha nominato ordinario dell’abbazia territoriale di Montecassino. È stato membro della Commissione episcopale della CEI per la Vita Consacrata e della Commissione episcopale mista vescovi-religiosi. Nominato vescovo titolare di Minturno il 25 aprile 2004, ha ricevuto la consacrazione episcopale il 16 maggio dello stesso anno. Attualmente è consultore della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti e membro della Commissione episcopale per la Liturgia della Conferenza episcopale Italiana. Inoltre è presidente della Commissione per l’Edilizia Sacra e i Beni Culturali della Conferenza episcopale del Lazio e membro del Consiglio Direttivo dell’AMEI (Associazione Musei Ecclesiastici Italiani). È autore di diverse pubblicazioni di carattere pastorale ed artistico.

In Argentina, il Papa ha nominato vescovo ausiliare di Paraná il rev. César Daniel Fernández, rettore del Seminario Metropolitano di Buenos Aires, assegnandogli la sede titolare di Caltadria.
Il rev. César Daniel Fernández è nato a Buenos Aires il 20 ottobre 1954. Dopo aver ottenuto il diploma di Perito Mercantile è entrato nel Seminario Maggiore di Buenos Aires. Ha conseguito la Licenza in Teologia presso l’Università Cattolica Argentina ed un Diploma in Teologia Spirituale in Madrid. Ordinato sacerdote nel 1980 con incardinazione a Buenos Aires, è stato vicario parrocchiale e poi parroco in diverse parrocchie. Nel 1999 è stato nominato rettore del Seminario Maggiore di Buenos Aires, incarico che svolge tuttora.
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DA PETRUS

L'Abate di Montecassino nominato nuovo Vescovo di Gaeta
CITTA’ DEL VATICANO - L'attuale abate di Montecassino, Fabio Bernardo D'Onorio (nella foto), diventa vescovo di Gaeta. Lo ha deciso Benedetto XVI che ha accettato oggi le dimissioni di mons. Pier Luigi Mazzoni che lascia per ragioni di eta' la guida della diocesi laziale dopo 10 anni. D'Onorio era abate di Montecassino dal 1983 e nel 2004, per decisione di Giovanni Paolo II era stato ordinato vescovo. S.E. Mons. Fabio Bernardo D’Onorio, O.S.B., è nato a Veroli, diocesi e provincia di Frosinone, il 20 agosto 1940. All’età di 13 anni è entrato nell’Abbazia di Montecassino come alunno monastico. Ha compiuto gli studi ginnasiali, liceali e teologici presso l’Istituto Teologico della medesima Abbazia. Nel 1962 ha emesso i voti monastici il 30 settembre 1962 ed il 4 giugno 1966 è stato ordinato sacerdote. Ha frequentato i corsi presso la Pontificia Università Lateranense, conseguendo il Dottorato in Utroque Iure. Nella comunità monastica ha svolto i seguenti incarichi: Segretario dei due Abati Ordinari di Montecassino, i Vescovi Rea e Matronola, Direttore dell’Ufficio catechistico e del Bollettino diocesano, Notaio e Difensore del Vincolo nel Tribunale diocesano, Docente di Diritto Canonico nell’Istituto dell’Abbazia e di Storia dell’Arte nell’annesso Liceo Classico. Ha fondato il mensile "Presenza Cristiana". Il 25 aprile 1983 il Servo di Dio Giovanni Paolo II ha confermato l’elezione di Bernardo D’Onorio ad Abate e lo ha nominato Ordinario dell’abbazia territoriale di Montecassino. È’ stato Membro della Commissione Episcopale della CEI per la Vita Consacrata e della Commissione Episcopale mista Vescovi-Religiosi. Nominato Vescovo titolare di Minturno il 25 aprile 2004, ha ricevuto la consacrazione episcopale il 16 maggio dello stesso anno. Attualmente è Consultore della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti e Membro della Commissione Episcopale per la Liturgia della Conferenza Episcopale Italiana. Inoltre è Presidente della Commissione per l’Edilizia Sacra e i Beni Culturali della Conferenza Episcopale del Lazio e Membro del Consiglio Direttivo dell’AMEI (Associazione Musei Ecclesiastici Italiani). È autore di diverse pubblicazioni di carattere pastorale ed artistico.


Il Papa nomina nuovo arcivescovo di Gaeta mons. D'Onorio, finora Abate ordinario di Montecassino

In Italia, il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell’arcidiocesi di Gaeta presentata da mons. Pier Luigi Mazzoni, per raggiunti limiti di età. Gli succede come nuovo arcivescovo di Gaeta mons. Fabio Bernardo D’Onorio, benedettino, finora vescovo titolare di Minturno ed Abate Ordinario di Montecassino. Mons. Fabio Bernardo D’Onorio è nato a Veroli, diocesi e provincia di Frosinone, il 20 agosto 1940. All’età di 13 anni è entrato nell’Abbazia di Montecassino come alunno monastico. Ha compiuto gli studi ginnasiali, liceali e teologici presso l’Istituto Teologico della medesima Abbazia. Nel 1962 ha emesso i voti monastici il 30 settembre 1962 ed il 4 giugno 1966 è stato ordinato sacerdote. Ha frequentato i corsi presso la Pontificia Università Lateranense, conseguendo il Dottorato in Utroque Iure. Nella comunità monastica ha svolto i seguenti incarichi: segretario dei due Abati Ordinari di Montecassino, i vescovi Rea e Matronola, direttore dell’Ufficio catechistico e del Bollettino diocesano, notaio e difensore del Vincolo nel Tribunale diocesano, docente di Diritto Canonico nell’Istituto dell’Abbazia e di Storia dell’Arte nell’annesso Liceo Classico. Ha fondato il mensile "Presenza Cristiana". Il 25 aprile 1983 il Servo di Dio Giovanni Paolo II ha confermato l’elezione di Bernardo D’Onorio ad Abate e lo ha nominato ordinario dell’abbazia territoriale di Montecassino. È stato membro della Commissione episcopale della CEI per la Vita Consacrata e della Commissione episcopale mista vescovi-religiosi. Nominato vescovo titolare di Minturno il 25 aprile 2004, ha ricevuto la consacrazione episcopale il 16 maggio dello stesso anno. Attualmente è consultore della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti e membro della Commissione episcopale per la Liturgia della Conferenza episcopale Italiana. Inoltre è presidente della Commissione per l’Edilizia Sacra e i Beni Culturali della Conferenza episcopale del Lazio e membro del Consiglio Direttivo dell’AMEI (Associazione Musei Ecclesiastici Italiani). È autore di diverse pubblicazioni di carattere pastorale ed artistico.

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Thursday, September 20, 2007 3:07 PM
DA PETRUS

Domenica il ritorno di Ratzinger da Papa nella "sua" Velletri
CITTA’ DEL VATICANO - Benedetto XVI domenica prossima si rechera' in visita alla diocesi di Velletri, localita' che si trova nei pressi di Castel Gandolfo. Secondo quanto ha detto lo stesso vescovo della diocesi, Monsignor Vincenzo Apicella, l'idea della visita pastorale del Pontefice e' venuta anche perche' Joseph Ratzinger fu vescovo del titolo della sede suburbicaria di Velletri-Segni quando ricopriva l'incarico di prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, cioe' dal 1993 al 2005 quando divenne Papa. Nell'occasione, nella piazza della cattedrale verra' collocata una colonna celebrativa del suo pontificato che gli e' stata donata dalle citta' tedesche. Il Papa dopo aver celebrato la messa fara' ritorno a Castel Gandolfo per il consueto appuntamento dell’Angelus con i fedeli.

+PetaloNero+
Friday, September 21, 2007 3:14 PM
Il papa: ''Se la giustizia vacilla, la pace è in pericolo''

di Daniele Lorenzi A Castel Gandolfo il papa ha ricevuto i partecipanti all’Incontro promosso dall’Internazionale Democratica di Centro e Democratico Cristiana (IDC). Pace, giustizia, ma anche vita, famiglia, matrimonio, terrorismo, libertà religiosa...

ROMA - Un discorso ad ampio raggio su pace, giustizia, ma anche vita, famiglia, matrimonio, terrorismo, libertà religiosa. Il papa ha ricevuto i partecipanti all’Incontro promosso dall’Internazionale Democratica di Centro e Democratico Cristiana (IDC) e ha lasciato un discorso che passa in rassegna i problemi, le speranze e i mali del tempo presente. La Chiesa sa che il suo compito non è fare politica ma la coerenza dei politici cristiani è indispensabile anche nella vita politica, dice ricordando che "''se la giustizia vacilla, la pace è in pericolo" e che è illegittima ogni "eliminazione della vita umana nella sua fase prenatale o in quella terminale". Aborto ed eutanasia, dunque, ma anche famiglia e matrimonio: "Preoccupante" - ha detto Benedetto XVI - "è la crisi in cui versa la famiglia, cellula fondamentale della società fondata sul matrimonio indissolubile di un uomo e di una donna. L'esperienza dimostra - ha spiegato - che quando la verità dell'uomo è oltraggiata, quando la famiglia è minata nelle sue fondamenta, la pace stessa è minacciata, il diritto rischia di essere compromesso e, come logica conseguenza, si va incontro a ingiustizie e violenze". "Quando i diritti umani sono violati - ha proseguito - è la stessa dignità della persona ad essere ferita; se la giustizia vacilla, la pace è in pericolo". In tal senso, "la giustizia può dirsi veramente umana solo se la visione etica e morale sulla quale si fonda - ha ammonito il pontefice - è centrata sulla persona e sulla sua inalienabile dignità". Dal papa dunque l'invito alla tutela dei principi fondamentali, come "la centralità della persona e il rispetto dei diritti umani, l'impegno per la pace e la promozione della giustizia per tutti" e un appello ad "adoperatevi a far sì che non si diffondano, nè si rafforzino ideologie che possono oscurare o confondere le coscienze e veicolare una illusoria visione della verità e del bene". Benedetto XVI ha anche sostenuto che "la libertà religiosa" è "un diritto fondamentale insopprimibile, inalienabile ed inviolabile, radicato nella dignità di ogni essere umano", e "l'esercizio di tale libertà comprende anche il diritto di cambiare religione, che va garantito non soltanto giuridicamente, bensì pure nella pratica quotidiana". Il discorso del papa Signor Presidente, onorevoli Parlamentari, distinti Signore e Signori! Sono lieto di accogliervi durante i lavori del Comitato Esecutivo dell’Internazionale Democratica di Centro e Democratico Cristiana e desidero, anzitutto, rivolgere un cordiale saluto alle numerose Delegazioni presenti, che provengono da tante nazioni del mondo. Un particolare saluto dirigo al Presidente, On. Pier Ferdinando Casini, e lo ringrazio per le cortesi parole che mi ha rivolto a nome dei presenti. La vostra visita mi dà l’opportunità di offrire alla vostra attenzione alcune considerazioni su valori e ideali che sono stati forgiati o approfonditi in maniera decisiva dalla tradizione cristiana in Europa e nel mondo intero. So che voi, pur nella varietà delle vostre provenienze, condividete non pochi dei suoi principi, come ad esempio la centralità della persona ed il rispetto dei diritti umani, l’impegno per la pace e la promozione della giustizia per tutti. Voi fate pertanto riferimento a principi fondamentali, che sono tra loro correlati, come dimostra l’esperienza della storia. Quando, in effetti, i diritti umani sono violati, è la stessa dignità della persona ad essere ferita; se la giustizia vacilla, la pace è in pericolo. D’altra parte, la giustizia, dal canto suo, può dirsi veramente umana, solo se la visione etica e morale sulla quale si fonda è centrata sulla persona e sulla sua inalienabile dignità. Onorevoli Signori e Signore, la vostra attività, che si ispira a tali principi, oggi è resa ancor più difficile dal clima di profondi mutamenti che vivono le nostre comunità. Per questo vorrei ancor più incoraggiarvi a proseguire nello sforzo di servire il bene comune, adoperandovi a far sì che non si diffondano, né si rafforzino ideologie che possono oscurare o confondere le coscienze e veicolare una illusoria visione della verità e del bene. Esiste, ad esempio, in campo economico una tendenza che identifica il bene con il profitto e in tal modo dissolve la forza dell’ethos dall’interno, finendo per minacciare il profitto stesso. Alcuni ritengono che la ragione umana sia incapace di cogliere la verità e, pertanto, di perseguire il bene corrispondente alla dignità della persona. C’è poi chi valuta legittima l’eliminazione della vita umana nella sua fase prenatale o in quella terminale. Preoccupante è inoltre la crisi in cui versa la famiglia, cellula fondamentale della società fondata sul matrimonio indissolubile di un uomo e di una donna. L’esperienza dimostra che quando la verità dell’uomo è oltraggiata, quando la famiglia è minata nelle sue fondamenta, la pace stessa è minacciata, il diritto rischia di essere compromesso e, come logica conseguenza, si va incontro a ingiustizie e violenze. C’è un altro ambito che a voi sta a cuore ed è quello della difesa della libertà religiosa, diritto fondamentale insopprimibile, inalienabile ed inviolabile, radicato nella dignità di ogni essere umano e riconosciuto da vari documenti internazionali, fra i quali, anzitutto, la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. L’esercizio di tale libertà comprende anche il diritto di cambiare religione, che va garantito non soltanto giuridicamente, bensì pure nella pratica quotidiana. La libertà religiosa risponde, infatti, all’intrinseca apertura della creatura umana a Dio, Verità piena e Bene sommo e la sua valorizzazione costituisce un’espressione fondamentale di rispetto della ragione umana e della sua capacità di verità. L’apertura alla trascendenza costituisce una garanzia indispensabile per la dignità umana perché ci sono aneliti ed esigenze del cuore di ogni persona che solo in Dio trovano comprensione e risposta. Non si può pertanto escludere Dio dall’orizzonte dell’uomo e della storia! Ecco perché va accolto il desiderio comune a tutte le tradizioni autenticamente religiose di mostrare pubblicamente la propria identità, senza essere costretti a nasconderla o mimetizzarla. Il rispetto della religione contribuisce, inoltre, a smentire il ripetuto rimprovero di aver dimenticato Dio, con cui alcune reti terroristiche cercano pretestuosamente di giustificare le loro minacce alla sicurezza delle società occidentali. Il terrorismo rappresenta un fenomeno gravissimo, che spesso arriva a strumentalizzare Dio e disprezza in maniera ingiustificabile la vita umana. La società ha certo il diritto di difendersi, ma questo diritto, come ogni altro, va sempre esercitato nel pieno rispetto delle regole morali e giuridiche anche per quanto concerne la scelta degli obiettivi e dei mezzi. Nei sistemi democratici l'uso della forza non giustifica mai la rinuncia ai principi dello stato di diritto. Si può, infatti, proteggere la democrazia minacciandone le fondamenta? Occorre dunque tutelare strenuamente la sicurezza della società e dei suoi membri, salvaguardando tuttavia i diritti inalienabili di ogni persona. Il terrorismo va combattuto con determinazione ed efficacia, nella consapevolezza che, se il male è un mistero pervasivo, la solidarietà degli uomini nel bene è un mistero ancor più diffusivo. La dottrina sociale della Chiesa Cattolica offre, al riguardo, elementi di riflessione utili per promuovere la sicurezza e la giustizia, sia a livello nazionale che internazionale, a partire dalla ragione, dal diritto naturale ed anche dal Vangelo, a partire cioè da quanto è conforme alla natura di ogni essere umano ed anche la trascende. La Chiesa sa che non è suo compito far essa stessa valere politicamente questa sua dottrina: del resto suo obbiettivo è servire la formazione della coscienza nella politica e contribuire affinché cresca la percezione delle vere esigenze della giustizia e, insieme, la disponibilità ad agire in base ad esse, anche quando ciò contrastasse con situazioni di interesse personale (cfr Deus caritas est, 28). In questa sua missione, la Chiesa è mossa dall’amore per Dio e per l’uomo e dal desiderio di collaborare con tutte le persone di buona volontà per costruire un mondo dove vengano salvaguardati la dignità e i diritti inalienabili di tutte le persone. A quanti condividono la fede in Cristo, la Chiesa chiede di testimoniarla oggi, con ancor più grande coraggio e generosità. La coerenza dei cristiani è infatti indispensabile anche nella vita politica, perché il "sale" dell’impegno apostolico non perda il suo "sapore" e la "luce" degli ideali evangelici non venga oscurata nella loro azione quotidiana. Onorevoli Signori e Signore, grazie ancora una volta per questa vostra gradita visita. Mentre formulo fervidi voti per il vostro lavoro, assicuro un ricordo nella preghiera perché Iddio benedica voi, le vostre famiglie e vi ottenga saggezza, coerenza e vigore morale per servire la grande e nobile causa dell’uomo e del bene comune.
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Il Papa ai politici di ispirazione cristiana: difendete il diritto alla vita e alla libertà di culto e tutelate la società dal terrorismo, che strumentalizza Dio per scopi politici

I cristiani siano il “sale” dell'agire politico in tutto il mondo, con i loro valori e ideali promossi in difesa della vita e della famiglia e, in modo ampio, dei diritti fondamentali di ogni persona. E’ la “consegna” che Benedetto XVI ha lasciato ai membri dell’Internazionale Democratica di Centro e Democratico Cristiana, ricevuti in udienza nella tarda mattinata di oggi, a Castel Gandolfo. Il Papa ha sollecitato a una strenua lotta contro il terrorismo e il fondamentalismo religioso che alimenta, da combattere - ha detto - con l’apertura alla solidarietà e alla libertà di culto. Il servizio di Alessandro De Carolis:

Se la politica, nella sua accezione più alta, è l’impegno a cogliere il bene tanto del singolo quanto della cosa pubblica, le derive attuali che scambiano il bene con il “profitto” o la fede in Dio in uno strumento di guerra vanno combattute con “determinazione ed efficacia” da chi crede negli ideali sociali mutuati dal Vangelo. E questo vale tanto per l’Europa quanto per l’America Latina, continenti nei quali la tradizione cristiana è antica quasi quanto la storia dei loro popoli. Quella di Benedetto XVI è stata un’ampia e dettagliata esortazione rivolta a chi, ha osservato all’inizio, ha impostato il suo lavoro politico sui valori della “centralità della persona” e sul “rispetto dei diritti umani:


“Quando, in effetti, i diritti umani sono violati, è la stessa dignità della persona ad essere ferita; se la giustizia vacilla, la pace è in pericolo. D’altra parte, la giustizia, dal canto suo, può dirsi veramente umana, solo se la visione etica e morale sulla quale si fonda è centrata sulla persona e sulla sua inalienabile dignità”.

L'organizzazione politica alla quale il Papa ha affidato il proprio pensiero, l’Internazionale Democratica di Centro (IDC), conta un centinaio di iscritti - che hanno rappresentanze, sotto altre sigle sia nel Parlamento europeo sia nell’Organizzazione cristiano democratica d'America (ODCA) - e ha come scopo la promozione del cristianesimo democratico e delle politiche centriste. Nel suo indirizzo di saluto a benedetto XVI, l’attuale presidente dell’IDC, il leader dell'UDC italiana, Pier Ferdinando Casini, ha ribadito l’impegno dell’organismo a “contrastare le politiche che minacciano l’uomo”. E il Papa ha individuato gli ambiti nei quali tale impegno deve agire con forza per impedire il rafforzamento di “ideologie che possono oscurare o confondere le coscienze e veicolare una illusoria visione della verità e del bene”:


“Esiste, ad esempio, in campo economico una tendenza che identifica il bene con il profitto e in tal modo dissolve la forza dell’ethos dall’interno, finendo per minacciare il profitto stesso. Alcuni ritengono che la ragione umana sia incapace di cogliere la verità e, pertanto, di perseguire il bene corrispondente alla dignità della persona. C’è poi chi valuta legittima l’eliminazione della vita umana nella sua fase prenatale o in quella terminale".


Preoccupante, ha proseguito il Pontefice, è inoltre la crisi in cui versa la famiglia, cellula fondamentale della società fondata sul matrimonio indissolubile di un uomo e di una donna. “L’esperienza - ha osservato - dimostra che quando la verità dell’uomo è oltraggiata, quando la famiglia è minata nelle sue fondamenta, la pace stessa è minacciata, il diritto rischia di essere compromesso e, come logica conseguenza, si va incontro a ingiustizie e violenze”.


Ma anche la mancanza di libertà religiosa mina la pace. Questo diritto, che Benedetto XVI ha definito “fondamentale, insopprimibile, inalienabile ed inviolabile, radicato nella dignità di ogni essere umano e riconosciuto da vari documenti internazionali”, comprende “anche il diritto di cambiare religione”:


“L’apertura alla trascendenza costituisce una garanzia indispensabile per la dignità umana perché ci sono aneliti ed esigenze del cuore di ogni persona che solo in Dio trovano comprensione e risposta. Non si può pertanto escludere Dio dall’orizzonte dell’uomo e della storia! Ecco perché va accolto il desiderio comune a tutte le tradizioni autenticamente religiose di mostrare pubblicamente la propria identità, senza essere costretti a nasconderla o mimetizzarla”.


E rispettare la religione, ha incalzato il Papa, “contribuisce, inoltre, a smentire il ripetuto rimprovero di aver dimenticato Dio, con cui alcune reti terroristiche cercano pretestuosamente di giustificare le loro minacce alla sicurezza delle società occidentali”.


"Il terrorismo rappresenta un fenomeno gravissimo, che spesso arriva a strumentalizzare Dio e disprezza in maniera ingiustificabile la vita umana. La società ha certo il diritto di difendersi, ma questo diritto, come ogni altro, va sempre esercitato nel pieno rispetto delle regole morali e giuridiche anche per quanto concerne la scelta degli obiettivi e dei mezzi. Nei sistemi democratici l'uso della forza non giustifica mai la rinuncia ai principi dello Stato di diritto. (…) Il terrorismo va combattuto con determinazione ed efficacia, nella consapevolezza che, se il male è un mistero pervasivo, la solidarietà degli uomini nel bene è un mistero ancor più diffusivo”.

Benedetto XVI ha congedato il folto gruppo giunto in udienza - circa 200 persone - ripetendo una sua ferma convinzione: che la “coerenza dei cristiani sia “indispensabile anche nella vita politica, perché il ‘sale’ dell’impegno apostolico non perda il suo ‘sapore’ e la ‘luce’ degli ideali evangelici non venga oscurata nella loro azione quotidiana”.
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DA PETRUS

No all’aborto e all’eutanasia, al terrorismo e alla guerra, difesa della famiglia e della libertà di religione, condanna del profitto: le parole del Papa ai Parlamentari cattolici europei
di Gianluca Barile

CITTA’ DEL VATICANO - Il ''terrorismo, fenomeno gravissimo che spesso arriva a strumentalizzare Dio e disprezza in maniera ingiustificabile la vita umana'', si fonda a volte sul ''rimprovero di aver dimenticato Dio, con cui alcune reti terroristiche cercano pretestuosamente di giustificare le loro minacce alla sicurezza delle societa' occidentali''. ''So che voi - ha detto il Papa ai parlamentari della Internazionale democristiana - pur nella varietà delle vostre provenienze, condividete non pochi dei suoi principi (della tradizione cristiana d'Europa, ndr), come ad esempio la centralità della persona e il rispetto dei diritti umani, l'impegno per la pace e la promozione della giustizia per tutti; voi pertanto fate riferimento a principi fondamentali, che sono tra loro correlati, come dimostra l'esperienza della storia''. ''Quando in effetti - ha aggiunto - i diritti umani sono violati, e' la stessa dignità della persona ad essere ferita; se la giustizia vacilla, la pace e' in pericolo. D'altra parte, la giustizia, dal canto suo, può dirsi veramente umana, solo se la visione etica e morale sulla quale si fonda e' centrata sulla persona e sulla sua inalienabile dignità’'. In un passaggio successivo, quasi a conclusione del discorso, Benedetto XVI ha ricordato che ''a quanti condividono la fede in Cristo, la Chiesa chiede di testimoniarla oggi, con ancora più grande coraggio e generosità. La coerenza dei cristiani - ha aggiunto - infatti e' indispensabile anche nella vita politica, perchè il 'sale' dell'impegno apostolico non perda il suo 'sapore' e la 'luce' degli ideali evangelici non venga oscurata nella loro azione quotidiana''. E’ il grido d’allarme lanciato dal Papa durante l’udienza concessa a Castel Gandolfo ai parlamentari dell’Internazionale Democratica di Centro e Democratico-Cristiana. Un grido d’allarme cui Benedetto XVI ne ha fatto immediatamente seguire un altro con l’ennesima, forte condanna dell’aborto e dell’eutanasia. Il Santo Padre si è detto infatti molto preoccupato per la tendenza che ''valuta legittima l'eliminazione della vita umana nella sua fase prenatale o in quella terminale''. ''Preoccupante - ha aggiunto il Pontefice - e' inoltre la crisi in cui versa la famiglia, cellula fondamentale della societa' fondata sul matrimonio indissolubile di un uomo e una donna''. ''Quando la famiglia e' minata nelle sue fondamenta - ha osservato il Papa - la pace stessa è minacciata, il diritto rischia di essere compromesso e, come logica conseguenza, si va incontro a ingiustizie e violenze''. ''Nei sistemi democratici l'uso della forza non giustifica mai la rinuncia ai principi dello stato di diritto'': ''si puo' infatti proteggere la democrazia minacciandone le fondamenta?'', è stato poi l’interrogativo di Benedetto XVI in relazione alla lotta al terrorismo. ''Occorre dunque - ha detto il Papa - tutelare strenuamente la sicurezza della societa' e dei suoi membri, salvaguardando tuttavia i diritti inalienabili di ogni persona''. ''Il terrorismo - ha proseguito - va combattuto con determinazione ed efficacia, nella consapevolezza che, se il male e' un mistero pervasivo, la solidarieta' degli uomini nel bene è un mistero ancora più diffusivo''. ''La società ha certo il diritto di difendersi - ha sottolineato il Papa - ma questo diritto, come ogni altro, va sempre esercitato nel pieno rispetto delle regole morali e giuridiche anche per quanto concerne la scelta degli obiettivi e dei mezzi''. Ma non solo. Il Pontefice ha voluto parlare anche della libertà religiosa, il cui esercizio ''comprende il diritto di cambiare religione, che va garantito non solo giuridicamente, bensi' pure nella pratica quotidiana''. Il Papa ha poi denunciato l'esistenza ''in campo economico'' di una ''tendenza che identifica il bene con il profitto'' e ''in tal modo dissolve la forza dell'ethos dall'interno, finendo per minacciare il profitto stesso''. Benedetto XVI, che ha rivolto il proprio discorso dopo il saluto rivolto a nome dei parlamentari dall'onorevole Pierferdinando Casini ("La laicita' delle Istituzioni pubbliche non può sopprimere l'innato bisogno di religiosità dell'essere umano: non c'è sana laicità senza Dio e la religione", ha detto l’uomo politico), ha criticato tale tendenza dell'economia dopo aver ricordato la difficoltà a ''servire il bene comune'' e invitato i presenti a adoperarsi ''a far sì che non si diffondano né si rafforzino ideologie che possono oscurare o confondere le coscienze e veicolare una illusoria visione della verità e del bene''.


+PetaloNero+
Friday, September 21, 2007 3:17 PM
Il Papa ha nominato i nuovi arcivescovi "della Madre di Dio" a Mosca e di Minsk in Bielorussia

Il Santo Padre ha nominato arcivescovo metropolita di Minsk-Mohilev, in Bielorussia, mons. Tadeusz Kondrusiewicz, trasferendolo dall’arcidiocesi “della Madre di Dio” a Mosca, nella Federazione Russa. Alla guida dell’arcidiocesi della capitale russa Benedetto XVI ha nominato don Paolo Pezzi, FSCB, finora Rettore del Seminario Maggiore “Maria Regina degli Apostoli” a San Pietroburgo.

Don Paolo Pezzi è nato l’8 agosto 1960 a Russi, in Emilia Romagna. Ha compiuto gli studi di Filosofia e di Teologia presso la Pontificia Università di San Tommaso. Ordinato sacerdote il 22 dicembre 1990, nella Fraternità Sacerdotale dei Missionari di San Carlo Borromeo, in seguito ha ottenuto il dottorato in Teologia Pastorale presso l’Università Lateranense sul tema: "Cattolici in Siberia, le origini, le persecuzioni, l’oggi". Ha ricoperto diversi incarichi, tra i quali: direttore del giornale cattolico e decano della regione centrale della Siberia, nell’attuale diocesi della Trasfigurazione a Novosibirsk (1993-1998); vicario generale della Fraternità Sacerdotale dei Missionari di San Carlo Borromeo (1998-2005); responsabile del Movimento di Comunione e Liberazione in Russia (dal 1998 ad oggi); docente presso il Seminario Maggiore “Maria Regina degli Apostoli” a San Pietroburgo e rettore del medesimo Seminario dal 2006.

Dopo 16 anni, quindi, l’arcivescovo Tadeusz Kondrusiewicz lascia l’arcidiocesi di Mosca alla cui guida era stato chiamato da Giovanni Paolo II nel 1991 dopo la caduta del comunismo e la disgregazione dell’Unione Sovietica. Intenso il suo lavoro pastorale che lo ha portato a ricostruire tutte le strutture ecclesiastiche della chiesa cattolica russa. Da Mosca, mons. Kondrusiewicz spiega al microfono di Roberto Piermarini come ha accolto la decisione del Papa che lo ha nominato nuovo arcivescovo di Minsk in Bielorussia:
R. – Sono da sempre al servizio della Chiesa, sono come un soldato: quando il mio capo mi dice di andare in un posto o nell’altro, io sono sempre a disposizione. La nostra forza è l’obbedienza: quindi vado a Minsk con grande gioia, obbediente al Santo Padre e con spirito di grande responsabilità. Lascio Mosca perché questa è la volontà di Dio: la volontà del Santo Padre, per me, è la volontà di Dio, e devo lavorare dove Lui mi indica di farlo.

D. – Cosa lascia nella Chiesa cattolica russa che ha servito per 16 anni?

R. – Lascio qui una parte del mio cuore perché qui ho iniziato da zero: mi sono trovato a dover ricostruire le strutture, a dover istituire tutte le commissioni, acquistare la cattedrale, la curia, costituire l’Istituto teologico, poi il seminario; abbiamo anche stampato – solo nella mia arcidiocesi – più di 600 titoli di vari libri in lingua russa, poi abbiamo curato i contatti con le autorità civili e con la Chiesa ortodossa e con altre Chiese e comunità cristiane e anche con le religioni non cristiane. Ora lascio tutto questo, in una condizione di dinamismo dei nostri rapporti e credo che il mio successore continuerà il mio lavoro per la salvezza del popolo di Dio, anche per stabilire buoni contatti con le autorità civili, con la società russa, con la Chiesa ortodossa russa.

D. – Che eredità lascia al suo successore?

R. – Oggi abbiamo delle strutture ecclesiastiche: abbiamo una bella cattedrale, ho appena costruito la Curia, una casa parrocchiale ... le infrastrutture sono oggi ben avviate. Ci sono anche parecchi presbiteri: ho iniziato con pochi sacerdoti – due o tre – oggi nella mia diocesi ce ne sono più di 130. Soprattutto è in aumento il numero di giovani, bambini; la catechesi è sviluppata così come l’opera caritativa ... ci sono delle basi, insomma. Lui dovrà continuare questo lavoro.

D. – Con quale spirito si reca in Bielorussia, eccellenza?

R. – Con spirito di speranza, perché conosco molto bene la Bielorussia: ho lavorato – sono nato in Bielorussia – quindi torno in Patria. Conosco tanti sacerdoti, tutti i vescovi. Torno con spirito di speranza per continuare questo lavoro che è stato fatto dal cardinale Swiatek insieme con altri vescovi, continuare lo sviluppo della Chiesa, stabilire buoni rapporti con la Chiesa ortodossa, soprattutto, con la società. E per fare questo chiedo la preghiera di tutti.
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DA PETRUS

Kondrusiewicz da Mosca a Minsk per rinsaldare i rapporti tra cattolici e ortodossi
CITTA’ DEL VATICANO - Si reca a Minsk ''con grande gioia e con spirito di speranza'' per continuare nel lavoro di ''stabilire buoni rapporti con la Chiesa ortodossa, soprattutto, e con la società’' e lascia a Mosca strutture ecclesiastiche ricostruite, una catechesi sviluppata e un'opera caritativa in fase di dinamismo. Monsignor Tadeusz Kondrusiewicz, nominato da Benedetto XVI arcivescovo metropolita di Minsk- Mohilev, in Bielorussia, dopo 16 anni alla guida della chiesa di Mosca, dai microfoni della Radio Vaticana traccia un bilancio del suo operato in Russia e annuncia i suoi obiettivi per il nuovo incarico. Kondrusiewicz confida di andare a Minsk ''obbediente al santo Padre e con spirito di grande responsabilita'. Lascio Mosca perche' questa e' la volonta' di Dio'' ma aggiunge ''lascio qui una parte del mio cuore perche' qui ho iniziato da zero: mi sono trovato a dover ricostruire le strutture, a dover istituire le commissioni, acquistare la cattedrale , la curia, costituire l'Istituto teologico, poi il seminario. Abbiamo stampato piu' di 600 titoli di vari libri in lingua russa, curato i contatti con le autorita' civili e con la chiesa ortodossa e con altre chiese''. Una grande eredita'. ''Ora lascio tutto questo - continua il vescovo - in una condizione di dinamismo dei nostri rapporti e credo che il mio successore continuera' il mio lavoro per la salvezza del popolo di Dio, anche per stabilire buoni contatti con le autorita' civili, con la societa' russa, con la chiesa ortodossa russa''. Inoltre ''oggi nella mia diocesi ci sono piu' di 130 sacerdoti, sono in aumento i giovani e i bambini; insomma, ci sono delle basi. Il mio successore dovra' continuare questo lavoro''.



E' l'italiano Don Paolo pezzi di Comunione e Liberazione il nuovo Arcivescovo di Mosca
CITTA’ DEL VATICANO - Un sacerdote italiano di Comunione e Liberazione e' il nuovo arcivescovo metropolita della cattedrale della Madre di Dio a Mosca. Si chiama Monsignor Paolo Pezzi, ha 45 anni, e appartiene alla Fraternita' sacerdotale San Carlo, fondata da don Luigi Giussani. L'arcivescovo di origini polacco-bielorusse, Tadeusz Kondrusiewicz, 61 anni, e' stato promosso alla guida dell'arcidiocesi di Minsk, in Bielorussia, al posto dell'ultranovantenne Cardinale Swiatek. La sua origine polacca rappresentava una difficolta' nei rapporti con la Chiesa Ortodossa Russa, cosi' come la scelta del Papa di nominare un italiano rappresenta un gesto distensivo. Sara' lo stesso Kondrusiewicz a ordinare il suo successore. Paolo Pezzi e' nato 47 anni fa a Russi, in Emilia Romagna, mentre Kondrusiewicz e' di famiglia polacca ma nato in Bielorussia. La designazione di Pezzi puo' essere dunque colto come un segnale di distensione tra le due chiese. Sacerdote dal '90, Pezzi ha conseguito il dottorato in teologia pastorale alla Lateranense sul tema ''Cattolici in Siberia, le origini, le persecuzioni, l'oggi'' e ha diretto il giornale cattolico della regione centrale della Siberia. Dal '98 e' responsabile del movimento di Comunione e Liberazione in Russia, e rettore del seminario di San Pietroburgo dal 2006. Parla il russo, l'inglese, lo spagnolo e il francese. La nomina del nuovo arcivescovo metropolita di Mosca, l'italiano Paolo Pezzi, e' accompagnata da un comunicato con cui la Rappresentanza della Santa Sede nella Federazione Russa ringrazia il precedente metropolita, Tadeusz Kondrusiewicz e ripercorre gli anni di servizio da questi resi alla chiesa di Mosca. ''Al suo operato - rileva la nota dopo aver espresso i 'sentimenti di riconoscenza' nutriti dal Papa - si deve infatti, nel 1991, l'avvio del processo di ricostruzione nel Paese delle comunita' e strutture cattoliche, praticamente esautorate alla fine degli anni '20 dal regime sovietico'' e al ''suo nome resteranno legate importanti fasi di rinascita della presenza, tradizionale seppure minoritaria, dei cattolici in Russia''. La nota ricorda poi che a Minsk Kondrusiewicz succede a un ''autentico confessore della fede, il cardinale Kazimierz Swiatek'' e che ''questa successione attesa la stima di cui il Santo Padre onora il nuovo arcivescovo di Minsk''.



+PetaloNero+
Friday, September 21, 2007 3:17 PM
Altre udienze

Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza, nel Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo, anche il cardinale Ivan Dias, prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, e il cardinale Julián Herranz, presidente emerito del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi.

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Paparatzifan
Friday, September 21, 2007 11:00 PM
Dal blog di Lella...

UDIENZA AI PARTECIPANTI ALL’INCONTRO PROMOSSO DALL’INTERNAZIONALE DEMOCRATICA DI CENTRO E DEMOCRATICO CRISTIANA (IDC), 21 SETTEMBRE 2007

Questa mattina, nella Sala degli Svizzeri del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo, il Santo Padre Benedetto XVI riceve in Udienza i partecipanti all’Incontro promosso dall’Internazionale Democratica di Centro e Democratico Cristiana (IDC) e rivolge loro il discorso che riportiamo di seguito:

DISCORSO DEL SANTO PADRE

Signor Presidente,
onorevoli Parlamentari,
distinti Signore e Signori!

Sono lieto di accogliervi durante i lavori del Comitato Esecutivo dell’Internazionale Democratica di Centro e Democratico Cristiana e desidero, anzitutto, rivolgere un cordiale saluto alle numerose Delegazioni presenti, che provengono da tante nazioni del mondo. Un particolare saluto dirigo al Presidente, On. Pier Ferdinando Casini, e lo ringrazio per le cortesi parole che mi ha rivolto a nome dei presenti. La vostra visita mi dà l’opportunità di offrire alla vostra attenzione alcune considerazioni su valori e ideali che sono stati forgiati o approfonditi in maniera decisiva dalla tradizione cristiana in Europa e nel mondo intero.

So che voi, pur nella varietà delle vostre provenienze, condividete non pochi dei suoi principi, come ad esempio la centralità della persona ed il rispetto dei diritti umani, l’impegno per la pace e la promozione della giustizia per tutti. Voi fate pertanto riferimento a principi fondamentali, che sono tra loro correlati, come dimostra l’esperienza della storia.

Quando, in effetti, i diritti umani sono violati, è la stessa dignità della persona ad essere ferita; se la giustizia vacilla, la pace è in pericolo. D’altra parte, la giustizia, dal canto suo, può dirsi veramente umana, solo se la visione etica e morale sulla quale si fonda è centrata sulla persona e sulla sua inalienabile dignità.

Onorevoli Signori e Signore, la vostra attività, che si ispira a tali principi, oggi è resa ancor più difficile dal clima di profondi mutamenti che vivono le nostre comunità. Per questo vorrei ancor più incoraggiarvi a proseguire nello sforzo di servire il bene comune, adoperandovi a far sì che non si diffondano, né si rafforzino ideologie che possono oscurare o confondere le coscienze e veicolare una illusoria visione della verità e del bene.

Esiste, ad esempio, in campo economico una tendenza che identifica il bene con il profitto e in tal modo dissolve la forza dell’ethos dall’interno, finendo per minacciare il profitto stesso. Alcuni ritengono che la ragione umana sia incapace di cogliere la verità e, pertanto, di perseguire il bene corrispondente alla dignità della persona. C’è poi chi valuta legittima l’eliminazione della vita umana nella sua fase prenatale o in quella terminale. Preoccupante è inoltre la crisi in cui versa la famiglia, cellula fondamentale della società fondata sul matrimonio indissolubile di un uomo e di una donna. L’esperienza dimostra che quando la verità dell’uomo è oltraggiata, quando la famiglia è minata nelle sue fondamenta, la pace stessa è minacciata, il diritto rischia di essere compromesso e, come logica conseguenza, si va incontro a ingiustizie e violenze.

C’è un altro ambito che a voi sta a cuore ed è quello della difesa della libertà religiosa, diritto fondamentale insopprimibile, inalienabile ed inviolabile, radicato nella dignità di ogni essere umano e riconosciuto da vari documenti internazionali, fra i quali, anzitutto, la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. L’esercizio di tale libertà comprende anche il diritto di cambiare religione, che va garantito non soltanto giuridicamente, bensì pure nella pratica quotidiana.

La libertà religiosa risponde, infatti, all’intrinseca apertura della creatura umana a Dio, Verità piena e Bene sommo e la sua valorizzazione costituisce un’espressione fondamentale di rispetto della ragione umana e della sua capacità di verità. L’apertura alla trascendenza costituisce una garanzia indispensabile per la dignità umana perché ci sono aneliti ed esigenze del cuore di ogni persona che solo in Dio trovano comprensione e risposta. Non si può pertanto escludere Dio dall’orizzonte dell’uomo e della storia! Ecco perché va accolto il desiderio comune a tutte le tradizioni autenticamente religiose di mostrare pubblicamente la propria identità, senza essere costretti a nasconderla o mimetizzarla.

Il rispetto della religione contribuisce, inoltre, a smentire il ripetuto rimprovero di aver dimenticato Dio, con cui alcune reti terroristiche cercano pretestuosamente di giustificare le loro minacce alla sicurezza delle società occidentali. Il terrorismo rappresenta un fenomeno gravissimo, che spesso arriva a strumentalizzare Dio e disprezza in maniera ingiustificabile la vita umana. La società ha certo il diritto di difendersi, ma questo diritto, come ogni altro, va sempre esercitato nel pieno rispetto delle regole morali e giuridiche anche per quanto concerne la scelta degli obiettivi e dei mezzi. Nei sistemi democratici l'uso della forza non giustifica mai la rinuncia ai principi dello stato di diritto. Si può, infatti, proteggere la democrazia minacciandone le fondamenta?

Occorre dunque tutelare strenuamente la sicurezza della società e dei suoi membri, salvaguardando tuttavia i diritti inalienabili di ogni persona. Il terrorismo va combattuto con determinazione ed efficacia, nella consapevolezza che, se il male è un mistero pervasivo, la solidarietà degli uomini nel bene è un mistero ancor più diffusivo.

La dottrina sociale della Chiesa Cattolica offre, al riguardo, elementi di riflessione utili per promuovere la sicurezza e la giustizia, sia a livello nazionale che internazionale, a partire dalla ragione, dal diritto naturale ed anche dal Vangelo, a partire cioè da quanto è conforme alla natura di ogni essere umano ed anche la trascende.

La Chiesa sa che non è suo compito far essa stessa valere politicamente questa sua dottrina: del resto suo obbiettivo è servire la formazione della coscienza nella politica e contribuire affinché cresca la percezione delle vere esigenze della giustizia e, insieme, la disponibilità ad agire in base ad esse, anche quando ciò contrastasse con situazioni di interesse personale (cfr Deus caritas est, 28).

In questa sua missione, la Chiesa è mossa dall’amore per Dio e per l’uomo e dal desiderio di collaborare con tutte le persone di buona volontà per costruire un mondo dove vengano salvaguardati la dignità e i diritti inalienabili di tutte le persone. A quanti condividono la fede in Cristo, la Chiesa chiede di testimoniarla oggi, con ancor più grande coraggio e generosità. La coerenza dei cristiani è infatti indispensabile anche nella vita politica, perché il "sale" dell’impegno apostolico non perda il suo "sapore" e la "luce" degli ideali evangelici non venga oscurata nella loro azione quotidiana.

Onorevoli Signori e Signore, grazie ancora una volta per questa vostra gradita visita. Mentre formulo fervidi voti per il vostro lavoro, assicuro un ricordo nella preghiera perché Iddio benedica voi, le vostre famiglie e vi ottenga saggezza, coerenza e vigore morale per servire la grande e nobile causa dell’uomo e del bene comune.

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+PetaloNero+
Saturday, September 22, 2007 2:50 PM
Il papa: ''Creare occasioni di preghiera anche nelle città convulse e rumorose''

di Daniele Lorenzi

Nella Sala degli Svizzeri del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo Benedetto XVI ha ricevuto i vescovi di recente nomina. L'invito a non farsi travolgere dagli impegni organizzativi e ad essere anzitutto uomini di preghiera.

ROMA - Non fatevi travolgere dagli impegni ''organizzativi'' e coltivate sempre la perghiera, creando anzi "luoghi e occasioni di preghiera'' anche "nelle città spesso convulse e rumorose dove l'uomo corre e si smarrisce, dove si vive come se Dio non esistesse''. Benedetto XVI ha incontrato questa mattina a Castel Gandolfo circa 100 vescovi ordinati nell'ultimo anno e mezzo, invitandoli a non farsi distrarre dal cuore della loro missione. ''Oggi nel ministero di un vescovo, lo so da personale esperienza - ha spiegato il papa - gli aspetti organizzativi sono assorbenti, gli impegni sono molteplici, le necessità sempre tante, ma il primo posto nella vita di un successore degli Apostoli deve essere riservato a Dio, proprio così aiutiamo anche i nostri fedeli''. "Nelle città in cui vivete e operate, spesso convulse e rumorose, dove l'uomo corre e si smarrisce, dove si vive come se Dio non esistesse - ha continuato Benedetto XVI - sappiate creare luoghi ed occasioni di preghiera, dove nel silenzio, nell'ascolto di Dio mediante la 'lectio divina', nella preghiera personale e comunitaria, l'uomo possa incontrare Dio e fare l'esperienza viva di Gesù Cristo che rivela l'autentico volto del Padre". "Carissimi vescovi, siate uomini di preghiera!", ha esortato, perché "proprio attraverso la preghiera il pastore divenga sensibile e misericordioso verso tutti". Alla riunione dei vescovi "novelli" è intervenuto anche monsignor Gianfranco Ravasi, neopresidente del Pontificio consiglio per la cultura, che ha spiegato ai presuli come utilizzare i mass media per evangelizzare.


Il discorso del papa

Carissimi Fratelli nell’episcopato, è ormai consuetudine da diversi anni che i Vescovi di recente nomina si ritrovino insieme a Roma per un incontro che viene vissuto come un pellegrinaggio alla tomba di San Pietro. Vi accolgo con particolare affetto. L’esperienza che state facendo, oltre che a stimolarvi nella riflessione sulle responsabilità ed i compiti di un Vescovo, vi consente di ravvivare nei vostri animi la consapevolezza che non siete soli nel reggere la Chiesa di Dio, ma avete, insieme con l’aiuto della grazia, il sostegno del Papa e quello dei vostri Confratelli. L’essere al centro della cattolicità, in questa Chiesa di Roma, apre i vostri animi ad una più viva percezione dell’universalità del Popolo di Dio e fa crescere in voi la sollecitudine per tutta la Chiesa. Ringrazio il Cardinale Giovanni Battista Re per le parole con cui ha interpretato i vostri sentimenti e rivolgo un particolare pensiero a Mons. Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, mentre saluto ciascuno di voi andando con il pensiero alle vostre diocesi. Il giorno dell’Ordinazione episcopale, prima dell’imposizione delle mani, la Chiesa chiede al candidato di assumere alcuni impegni fra i quali, oltre quello di annunziare con fedeltà il Vangelo e custodire la fede, vi è anche quello di "perseverare nella preghiera a Dio onnipotente per il bene del suo popolo santo". Vorrei soffermarmi con voi proprio sul carattere apostolico e pastorale della preghiera del Vescovo. L’evangelista Luca scrive che Gesù Cristo scelse i dodici Apostoli dopo aver passato sul monte tutta la notte a pregare (Lc 6,12); e l’evangelista Marco precisa che i Dodici furono scelti perchè "stessero con lui e per mandarli" (Mc 3,14). Come gli Apostoli anche noi, carissimi Confratelli, in quanto loro successori, siamo stati chiamati innanzitutto per stare con Cristo, per conoscerlo più profondamente ed essere partecipi del suo mistero di amore e della sua relazione piena di confidenza con il Padre. Nella preghiera intima e personale il Vescovo, come e più di tutti i fedeli, è chiamato a crescere nello spirito filiale verso Dio, apprendendo da Gesù stesso la confidenza, la fiducia e la fedeltà, atteggiamenti suoi propri nel rapporto col Padre. E gli Apostoli avevano compreso bene come l’ascolto nella preghiera e l’annuncio delle cose ascoltate dovevano avere il primato sulle molte cose da fare, perché decisero: "Noi ci dedicheremo alla preghiera e al ministero della parola" (At 6,4). Questo programma apostolico è quanto mai attuale. Oggi, nel ministero di un Vescovo, gli aspetti organizzativi sono assorbenti, gli impegni sono molteplici, le necessità sempre tante, ma il primo posto nella vita di un successore degli Apostoli deve essere riservato a Dio. Già San Gregorio Magno nella "Regola pastorale" avvertiva che il pastore "in modo singolare deve essere capace di elevarsi su tutti gli altri per la preghiera e la contemplazione (II, 5). È quanto la tradizione ha poi formulato con la nota espressione: "Contemplata aliis tradere" (cfr San Tommaso, Summa Theologiae, IIa-IIae, q. 188, art. 6). Nell’Enciclica "Deus caritas est ", riferendomi alla narrazione dell’episodio biblico della scala di Giacobbe, ho voluto evidenziare come proprio attraverso la preghiera il pastore divenga sensibile e misericordioso verso tutti (cfr n. 7). E ho ricordato il pensiero di San Gregorio Magno, secondo il quale il pastore radicato nella contemplazione sa accogliere le necessità degli altri, che nella preghiera diventano sue: "per pietatis viscera in se infirmitatem caeterorum transferat " (Regola pastorale, ibid.). La preghiera educa all’amore e apre il cuore alla carità pastorale per accogliere tutti coloro che ricorrono al Vescovo. Egli, plasmato interiormente dallo Spirito Santo, consola con il balsamo della grazia divina, illumina con la luce della Parola, riconcilia ed edifica nella comunione fraterna. Nella vostra preghiera, cari Confratelli, un particolare posto devono avere i vostri sacerdoti, affinché siano sempre perseveranti nella vocazione e fedeli alla missione presbiterale loro affidata. È quanto mai edificante per ogni sacerdote sapere che il Vescovo, dal quale ha ricevuto il dono del sacerdozio o che comunque è il suo padre e amico, gli è vicino nella preghiera, nell’affetto ed è sempre pronto ad accoglierlo, ascoltarlo, sostenerlo ed incoraggiarlo. Ugualmente non deve mai mancare nella preghiera del Vescovo la supplica per le nuove vocazioni. Esse devono essere chieste con insistenza a Dio, affinché chiami "quelli che egli vuole" per il sacro ministero. Il munus santificandi che avete ricevuto vi impegna, inoltre, ad essere animatori di preghiera nella società. Nelle città in cui vivete e operate, spesso convulse e rumorose, dove l’uomo corre e si smarrisce, dove si vive come se Dio non esistesse, sappiate creare luoghi ed occasioni di preghiera, dove nel silenzio, nell’ascolto di Dio mediante la lectio divina, nella preghiera personale e comunitaria, l’uomo possa incontrare Dio e fare l’esperienza viva di Gesù Cristo che rivela l’autentico volto del Padre. Non stancatevi di procurare che le parrocchie ed i Santuari, gli ambienti di educazione e di sofferenza, ma anche le famiglie diventino luoghi di comunione con il Signore. In modo particolare vorrei esortarvi a fare della Cattedrale un esemplare casa di preghiera, soprattutto liturgica, dove la comunità diocesana riunita con il suo Vescovo possa lodare e ringraziare Dio per l’opera della salvezza e intercedere per tutti gli uomini. Sant’Ignazio di Antiochia ci ricorda la forza della preghiera comunitaria: "Se la preghiera di uno o di due ha tanta forza, quanto più quella del Vescovo e di tutta la Chiesa!" (Lettera agli Efesini, n. 5). In breve, carissimi Vescovi, siate uomini di preghiera! La "fecondità spirituale del ministero del Vescovo dipende dall’intensità della sua unione col Signore. È dalla preghiera che un Vescovo deve attingere luce, forza, e conforto nella sua attività pastorale", come scrive il Direttorio per il ministero pastorale dei Vescovi (Apostolorum successores, n. 36). Nel rivolgervi a Dio per voi stessi e per i vostri fedeli abbiate la fiducia dei figli, l’audacia dell’amico, la perseveranza di Abramo, che fu instancabile nell’intercessione. Come Mosè abbiate le mani alzate verso il cielo, mentre i vostri fedeli combattono la buona battaglia della fede. Come Maria sappiate ogni giorno lodare Dio per la salvezza che egli opera nella Chiesa e nel mondo, convinti che nulla è impossibile a Dio (Lc 1,37). Con questi sentimenti imparto a ciascuno di voi, ai vostri sacerdoti, ai religiosi e alle religiose, ai seminaristi e ai fedeli delle vostre Diocesi una speciale Benedizione Apostolica.
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Benedetto XVI ai vescovi di nuova nomina: preferite la preghiera all'amministrazione e insegnatela a tutta la Chiesa

Oggi, nel ministero di un vescovo, gli aspetti organizzativi assorbono molto, “gli impegni sono molteplici” e le “necessità sempre tante”. Ma il “primo posto nella vita di un successore degli Apostoli deve essere riservato a Dio”. Con queste parole Benedetto XVI ha rammentato il valore della preghiera tra i primi doveri di un presule, nell’udienza concessa ai vescovi di recente nomina, ricevuti stamattina a Castel Gandolfo, guidati dal prefetto della Congregazione per i Vescovi, il cardinale Giovanni Battista Re. Una vita di preghiera, ha detto fra l'altro il Pontefice, rinsalda il legame con i sacerdoti, favorisce le vocazioni e stimola il rapporto dei laici con le cose dello spirito. Il servizio di Alessandro De Carolis:


“Siate uomini di preghiera”: per avere confidenza con Dio con la “fiducia” di un figlio e l’“audacia” dell’amico. Per avere un cuore sempre aperto agli altri, capace di costruire oasi di raccoglimento fra i rumori delle città. Perché tra le mille incombenze pur importanti e inevitabili di un vescovo, ciò che più deve contare è “stare con Cristo”. E’ stato molto chiaro, quasi perentorio, Benedetto XVI nell’indicare il “dover essere” ai vescovi di fresca nomina, che dall’inizio di questa settimana sono riuniti in convegno a Roma per approfondire e studiare i vari aspetti pastorali e amministrativi che attengono al loro nuovo ministero. “Oggi - ha riconosciuto il Papa - nel ministero di un vescovo, gli aspetti organizzativi sono assorbenti, gli impegni sono molteplici, le necessità sempre tante, ma il primo posto nella vita di un successore degli Apostoli deve essere riservato a Dio”:


“Come gli Apostoli anche noi, carissimi Confratelli, in quanto loro successori, siamo stati chiamati innanzitutto per stare con Cristo, per conoscerlo più profondamente ed essere partecipi del suo mistero di amore e della sua relazione piena di confidenza con il Padre. Nella preghiera intima e personale il vescovo, come e più di tutti i fedeli, è chiamato a crescere nello spirito filiale verso Dio, apprendendo da Gesù stesso la confidenza, la fiducia e la fedeltà, atteggiamenti suoi propri nel rapporto col Padre”.


I frutti di questo atteggiamento contemplativo non nuocciono certo all’azione pastorale di un vescovo, anzi ne raffinano la portata. “La preghiera - ha ribadito Benedetto XVI - educa all’amore e apre il cuore alla carità pastorale per accogliere tutti coloro che ricorrono al vescovo”, il quale “plasmato interiormente dallo Spirito Santo, consola con il balsamo della grazia divina, illumina con la luce della Parola, riconcilia ed edifica nella comunione fraterna”:


“Nella vostra preghiera, cari confratelli, un particolare posto devono avere i vostri sacerdoti, affinché siano sempre perseveranti nella vocazione e fedeli alla missione presbiterale loro affidata. È quanto mai edificante per ogni sacerdote sapere che il vescovo, dal quale ha ricevuto il dono del sacerdozio o che comunque è il suo padre e amico, gli è vicino nella preghiera, nell’affetto ed è sempre pronto ad accoglierlo, ascoltarlo, sostenerlo ed incoraggiarlo”.


Passando dalla cura del clero a quella dell’intero corpo diocesano, il Papa ha esortato i nuovi vescovi “ad essere animatori di preghiera nella società”:


“Nelle città in cui vivete e operate, spesso convulse e rumorose, dove l’uomo corre e si smarrisce, dove si vive come se Dio non esistesse, sappiate creare luoghi ed occasioni di preghiera, dove nel silenzio, nell’ascolto di Dio mediante la lectio divina, nella preghiera personale e comunitaria, l’uomo possa incontrare Dio e fare l’esperienza viva di Gesù Cristo che rivela l’autentico volto del Padre”.

www.radiovaticana.org



DA PETRUS

Il Papa esorta i Vescovi: "Non siate manager ma uomini di preghiera"
CASTEL GANDOLFO - Il Papa ammonisce i Vescovi a non farsi travolgere dagli impegni ''organizzativi'' e chiede loro di coltivare sempre la ''preghiera''. Li invita quindi a essere uomini di preghiera e a creare ''luoghi e occasioni di preghiera'' ''nelle citta' spesso convulse e rumorose dove l'uomo corre e si smarrisce, dove si vive come se Dio non esistesse''. Benedetto XVI lo ha detto nell'udienza concessa a Castel Gandolfo a circa 100 Vescovi di recente nomina (ordinati nell'ultimo anno e mezzo). ''Oggi nel ministero di un Vescovo, lo so da personale esperienza - ha osservato il Pontefice - gli aspetti organizzativi sono assorbenti, gli impegni sono molteplici, le necessita' sempre tante, ma il primo posto nella vita di un successore degli Apostoli deve essere riservato a Dio, proprio cosi' aiutiamo anche i nostri fedeli''. Dopo aver invitato i nuovi Vescovi a pregare soprattutto per i sacerdoti a loro affidati, in segno di vicinanza e di affetto, e a invocare nella preghiera nuove vocazioni, il santo Padre li ha sollecitati ad essere ''animatori di preghiera nella società''. ''Nelle citta' in cui vivete e operate, spesso convulse e rumorose, dove l'uomo corre e si smarrisce, dove si vive come se Dio non esistesse, - ha detto - sappiate creare luoghi e occasioni di preghiera, dove nel silenzio, nell'ascolto di Dio mediante la 'lectio divina', nella preghiera personale e comunitaria, l'uomo possa incontrare Dio e fare l'esperienza viva di Gesu' Cristo che rivela l'autentico volto del Padre''.
+PetaloNero+
Saturday, September 22, 2007 2:52 PM
Rinunce e nomine

Il Santo Padre ha accettato la rinuncia all’ufficio di ausiliare dell’arcidiocesi di Szczecin-Kamień, in Polonia, presentata da mons. Jan Gałecki, per raggiunti limiti di età. Sempre in Polonia il Papa ha accettato la rinuncia all’ufficio di ausiliare della diocesi di Koszalin-Kołobrzeg presentata mons. Tadeusz Werno, anche in questo caso per raggiunti limiti di età.

Infine, Benedetto XVI ha nominato membri del Pontificio Comitato di Scienze Storiche i professori Mario Sensi, docente di Storia della Chiesa medievale presso la Pontificia Università Lateranense, Giampaolo Romanato, docente di Storia contemporanea presso l’Università di Padova, e Werner Maleczek, docente di Storia medievale presso l’Università di Vienna.

www.radiovaticana.org
emma3
Sunday, September 23, 2007 11:39 AM
Messa del Pontefice a Velletri: "Incrementa la sproporzione tra
poveri e ricchi, come pure un rovinoso sfruttamento del pianeta"
Papa: "Condivisione, non profitto
è come Dio contro Satana"




CITTA' DEL VATICANO - "La logica del profitto, se prevalente, - ammonisce il Papa - incrementa la sproporzione tra poveri e ricchi, come pure un rovinoso sfruttamento del pianeta". "Quando invece - commenta - prevale la logica della condivisione e della solidarietà, è possibile correggere la rotta e orientarla verso uno sviluppo equo, per il bene comune di tutti". "In fondo - per il Papa - si tratta della decisione tra egoismo e amore, tra giustizia e disonestà, in definitiva tra Dio e Satana".

Benedetto XVI lo ha detto nell'omelia della messa celebrata a Velletri, sua sede titolare prima di essere eletto Papa, dove si trova per una breve visita. "Mi sento a casa tra voi - ha detto prima di cominciare la messa".

"Se amare Cristo e i fratelli non va considerato come qualcosa di accessorio e di superficiale, ma piuttosto lo scopo vero e ultimo di tutta la nostra esistenza, - ha aggiunto - occorre saper operare scelte di fondo, essere disposti a radicali rinunce, se necessario al martirio. Oggi, come ieri, la vita del cristiano esige il coraggio di andare contro corrente, di amare come Gesù".

E se d'altra parte "si trova gente pronta ad ogni tipo di disonestà pur di assicurarsi un benessere materiale pur sempre aleatorio quanto più noi cristiani dovremmo preoccuparci di provvedere alla nostra eterna felicità con i beni di questa terra" ha osservato ancora papa Ratzinger, rilevando che "l'unica maniera di far fruttificare per l'eternità le nostre doti e capacità personali come pure le ricchezze che possediamo è di condividerle con i fratelli".

Il Papa ha poi ricordato che la Bibbia "stigmatizza uno stile di vita tipico di chi si lascia assorbire da una egoistica ricerca del profitto in tutti i modi possibili e che si traduce in una sete di guadagno, in un disprezzo dei poveri e in uno sfruttamento della loro situazione a proprio vantaggio".

"Il cristiano - ha rimarcato - deve respingere con energia tutto questo, aprendo il cuore, al contrario, a sentimenti di autentica generosità". Per giungere a questo, il Papa ha invitato alla preghiera e ha ricordato che già san Paolo nella prima lettera a Timoteo "invita in primo luogo a pregare per quelli che rivestono compiti di responsabilità nella comunità civile, perchè, egli spiega, dalle loro decisioni, se tese al bene comune, derivano conseguenze positive, assicurando la pace e 'una vita calma e tranquilla con tutta pieta' e dignita" per tutti".

(23 settembre 2007)

repubblica.it
emma3
Sunday, September 23, 2007 1:47 PM
Parole del Santo Padre prima della recita dell'Angelus Domini



Cari fratelli e sorelle!

Questa mattina ho reso visita alla diocesi di Velletri della quale sono stato Cardinale titolare per diversi anni. È stato un incontro familiare, che mi ha permesso di rivivere momenti del passato ricchi di esperienze spirituali e pastorali. Nel corso della solenne Celebrazione Eucaristica, commentando i testi liturgici, ho avuto modo di soffermarmi a riflettere sul retto uso dei beni terreni, un tema che in queste domeniche l’evangelista Luca, in vari modi, ha riproposto alla nostra attenzione. Raccontando la parabola di un amministratore disonesto ma assai scaltro, Cristo insegna ai suoi discepoli quale è il modo migliore di utilizzare il denaro e le ricchezze materiali, e cioè condividerli con i poveri procurandosi così la loro amicizia, in vista del Regno dei cieli. "Procuratevi amici con la disonesta ricchezza - dice Gesù - perché quando essa verrà a mancare, vi accolgano nelle dimore eterne" (Lc 16,9). Il denaro non è "disonesto" in se stesso, ma più di ogni altra cosa può chiudere l’uomo in un cieco egoismo. Si tratta dunque di operare una sorta di "conversione" dei beni economici: invece di usarli solo per interesse proprio, occorre pensare anche alle necessità dei poveri, imitando Cristo stesso, il quale - scrive san Paolo - "da ricco che era si fece povero per arricchire noi con la sua povertà" (2 Cor 8,9). Sembra un paradosso: Cristo non ci ha arricchiti con la sua ricchezza, ma con la sua povertà, cioè con il suo amore che lo ha spinto a darsi totalmente a noi.

Qui potrebbe aprirsi un vasto e complesso campo di riflessione sul tema della ricchezza e della povertà, anche su scala mondiale, in cui si confrontano due logiche economiche: la logica del profitto e quella della equa distribuzione dei beni, che non sono in contraddizione l’una con l’altra, purché il loro rapporto sia bene ordinato. La dottrina sociale cattolica ha sempre sostenuto che l’equa distribuzione dei beni è prioritaria. Il profitto è naturalmente legittimo e, nella giusta misura, necessario allo sviluppo economico. Giovanni Paolo II così scrisse nell’Enciclica Centesimus annus: "la moderna economia d’impresa comporta aspetti positivi, la cui radice è la libertà della persona, che si esprime in campo economico come in tanti altri campi" (n. 32). Tuttavia, egli aggiunse, il capitalismo non va considerato come l’unico modello valido di organizzazione economica (cfr ivi, 35). L’emergenza della fame e quella ecologica stanno a denunciare, con crescente evidenza, che la logica del profitto, se prevalente, incrementa la sproporzione tra ricchi e poveri e un rovinoso sfruttamento del pianeta. Quando invece prevale la logica della condivisione e della solidarietà, è possibile correggere la rotta e orientarla verso uno sviluppo equo e sostenibile.

Maria Santissima, che nel Magnificat proclama: il Signore "ha ricolmato di beni gli affamati, / ha rimandato i ricchi a mani vuote" (Lc 1,53), aiuti i cristiani ad usare con saggezza evangelica, cioè con generosa solidarietà, i beni terreni, ed ispiri ai governanti e agli economisti strategie lungimiranti che favoriscano l’autentico progresso di tutti i popoli.


saluti del Santo Padre dopo la recita dell'Angelus Domini

Si è tenuto in questi giorni a Roma il Primo Incontro Mondiale di Sacerdoti, Diaconi, Religiosi e Religiose Zingari, organizzato dal Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti. Ai partecipanti, che seguono l’Angelus da piazza San Pietro, rivolgo il mio cordiale saluto. Cari fratelli e sorelle, il tema del vostro convegno: "Con Cristo al servizio del popolo zingaro", diventi sempre più realtà nella vita di ciascuno di voi. Per questo prego e vi affido alla protezione della Vergine Maria.

Desidero inoltre ricordare che oggi in Italia la Società di San Vincenzo de Paoli attua una campagna contro l’analfabetismo, grave piaga sociale che interessa ancora molte persone in varie regioni del mondo. A questa iniziativa auguro il miglior successo e colgo l’occasione per rivolgere un saluto cordiale ai bambini e ai ragazzi che hanno da poco iniziato il nuovo anno scolastico, come pure naturalmente ai loro insegnanti. Buona scuola a tutti!

Chers pèlerins francophones, je vous adresse mon salut cordial à l’occasion de la prière mariale de l’angélus. Que chacun d’entre vous puise dans la vie avec le Christ la force pour remplir sa mission quotidienne et pour témoigner de l’espérance qui nous vient du Christ. Avec ma Bénédiction apostolique.

I greet all the English-speaking pilgrims and visitors present at this Angelus. Today’s Gospel reading calls us to be good stewards; people of integrity seeking God’s justice which is fulfilled in love. May your time here at Castel Gandolfo and in Rome deepen your understanding of our faith, and renew in you the desire to lead lives marked by honesty, trust and compassion. Upon you and your families, I invoke God’s abundant blessings of peace and joy!

Ganz herzlich heiße ich alle Pilger und Besucher deutscher Sprache hier in Castelgandolfo willkommen. Unter ihnen grüße ich besonders die Mitglieder des Vorstands und des Aufsichtsrats der LIGA-Bank, die heuer ihr 90-jähriges Bestehen als katholische Genossenschaftsbank feiert. Die Lesungen der Liturgie dieses Sonntags erinnern uns an die vom Schöpfer gewollte Ordnung der Welt, in der sich alle Menschen frei entfalten können. Unsere Aufgabe ist es, die Ressourcen der Erde im Dienst der Menschen fruchtbringend und gerecht zu verwalten. Dazu gehört auch die Sorge für die bedürftigen Brüder und Schwestern, damit sie durch uns das Erbarmen und die Güte Gottes erfahren können. Der Herr mache euch auf all euren Wegen zu Boten seines Friedens. Gesegneten Sonntag!

Saludo a los peregrinos de lengua española, particularmente a los fieles de San Justo de Argentina y a los alumnos de la Academia de Guerra y Academia Politécnica del Ejército de Chile. Siguiendo las enseñanzas del evangelio de hoy usad adecuadamente los bienes terrenos y humanizad las estructuras económicas a fin de que todos puedan llevar una vida más digna y acorde con los planes del Dios. ¡Feliz domingo!

[in croato] Saluto di cuore i cari croati, particolarmente il coro della cattedrale di Fiume! Siate saggi nell’amministrazione dei beni a voi affidati, servendo fedelmente a Dio e venendo prontamente in aiuto a tutti coloro che si trovano nel bisogno. Siano lodati Gesù e Maria!

[in polacco] Saluto i polacchi. Oggi nel Vangelo il Signore Gesù ci insegna come usare bene le ricchezze materiali. Dice che dovrebbero servire a procurarci amici. Vicino e lontano ce ne sono tanti che possono diventare nostri amici se riusciamo premurosamente a venire incontro alle loro necessità. Non manchi mai la "fantasia" nelle opere di misericordia. Sia lodato Gesù Cristo.

Saluto con affetto i pellegrini di lingua italiana, in particolare i fedeli provenienti da Concordia Sagittaria, la Confraternita del Santissimo Sacramento e Santa Maria di Terpi in Genova, la Comunità della Felicità di Maddaloni e i giovani dell’Opera della Chiesa. La visita alle memorie degli Apostoli e dei Martiri rafforzi in ciascuno la fede e lo spirito evangelico. Saluto inoltre le delegazioni dei Comuni di Arluno (Italia) e di San Justo (Argentina), venute con i rispettivi Sindaci in occasione del gemellaggio; come pure l’Associazione Nuovi Castelli romani e i partecipanti al 2° Ecorally Roma-San Marino-Rimini. A tutti auguro una buona domenica.

korazym.org





+PetaloNero+
Sunday, September 23, 2007 3:06 PM
Il Papa a Velletri: la vita è una scelta tra egoismo e altruismo, tra logica del profitto e logica della solidarietà. La ricchezza fruttifica solo se condivisa con i poveri

Benedetto XVI è giunto questa mattina a Velletri per una breve visita pastorale alla diocesi suburbicaria. Il Papa ha presieduto la celebrazione eucaristica in Piazza San Clemente, sul sagrato della cattedrale di Velletri. Ecco il testo integrale dell'omelia:




Cari fratelli e sorelle!


Sono tornato volentieri in mezzo a voi per presiedere questa solenne celebrazione eucaristica, rispondendo ad un vostro reiterato invito. Sono tornato con gioia per incontrare la vostra comunità diocesana, che per diversi anni è stata in modo singolare anche la mia e che mi resta tuttora tanto cara. Vi saluto tutti con affetto. Saluto, in primo luogo, il Signor Cardinale Francis Arinze, che mi è succeduto come Cardinale titolare di questa Diocesi; saluto il vostro Pastore, il caro Mons. Vincenzo Apicella, che ringrazio per le cortesi parole di benvenuto con cui ha voluto accogliermi a nome vostro. Saluto gli altri Vescovi, i sacerdoti, i religiosi e le religiose, gli operatori pastorali, i giovani e quanti sono attivamente impegnati nelle parrocchie, nei movimenti, nelle associazioni e nelle varie attività diocesane. Saluto il Commissario Prefettizio di Velletri, i Sindaci dei Comuni della Diocesi di Velletri-Segni e le altre Autorità civili e militari, che ci onorano della loro presenza. Saluto quanti sono venuti da altre parti, in particolare dalla Germania, per unirsi a noi in questo giorno di festa. Vincoli di amicizia legano la mia terra natale alla vostra: ne è testimone la colonna di bronzo donatami a Marktl am Inn nel settembre dello scorso anno, in occasione del viaggio apostolico in Germania e che ben volentieri ho voluto restasse qui, come ulteriore segno del mio affetto e della mia benevolenza.


So che vi siete preparati all’odierna mia visita attraverso un intenso cammino spirituale, adottando come motto un versetto assai significativo della Prima Lettera di Giovanni: “Noi abbiamo riconosciuto e creduto all’amore che Dio ha per noi” (4,16). Deus caritas est, Dio è amore: con queste parole inizia la mia prima Enciclica, che concerne il centro della nostra fede: l’immagine cristiana di Dio e la conseguente immagine dell’uomo e del suo cammino. Mi rallegro che voi abbiate scelto come guida dell’itinerario spirituale e pastorale della Diocesi proprio questa espressione: “Noi abbiamo riconosciuto l’amore che Dio ha per noi e vi abbiamo creduto”. L’odierna nostra assemblea liturgica non può pertanto non focalizzarsi su questa verità essenziale, sull’amore di Dio, capace di imprimere all’esistenza umana un orientamento e un valore assolutamente nuovi. L’amore è l’essenza del Cristianesimo, che rende il credente e la comunità cristiana fermento di speranza e di pace in ogni ambiente, attenti specialmente alle necessità dei poveri e dei bisognosi. L’amore fa vivere la Chiesa.


Nelle passate domeniche, san Luca, l’evangelista che più degli altri si preoccupa di mostrare l’amore che Gesù ha per i poveri, ci ha offerto diversi spunti di riflessione circa i pericoli di un attaccamento eccessivo al denaro, ai beni materiali e a tutto ciò che ci impedisce di vivere in pienezza la nostra vocazione ad amare Dio e i fratelli. Anche quest’oggi, attraverso una parabola che provoca in noi una certa meraviglia perché si parla di un amministratore disonesto che viene lodato (cfr Lc 16,1-13), a ben vedere il Signore ci riserva un serio e quanto mai salutare insegnamento. Come sempre Egli trae spunto da fatti di cronaca quotidiana: narra di un amministratore che sta sul punto di essere licenziato per disonesta gestione degli affari del suo padrone e, per assicurarsi il futuro, cerca con furbizia di accordarsi con i debitori. E’ certamente un disonesto, ma astuto: il Vangelo non ce lo presenta come modello da seguire nella sua disonestà, ma come esempio da imitare per la sua previdente scaltrezza. La breve parabola si conclude infatti con queste parole: “Il padrone lodò quell’amministratore disonesto perché aveva agito con scaltrezza” (Lc 16,8).


Che cosa vuole dirci Gesù? Alla parabola del fattore infedele, l’evangelista fa seguire una breve serie di detti e di ammonimenti circa il rapporto che dobbiamo avere con il denaro e i beni di questa terra. Sono piccole frasi che invitano ad una scelta che presuppone una decisione radicale, una costante tensione interiore. La vita è in verità sempre una scelta: tra onestà e disonestà, tra fedeltà e infedeltà, tra egoismo e altruismo, tra bene e male. Incisiva e perentoria la conclusione del brano evangelico: “Nessun servo può servire a due padroni: o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro”. In definitiva, dice Gesù, occorre decidersi: “Non potete servire a Dio e mammona” (Lc 16,13). Mammona è un termine di origine fenicia che evoca sicurezza economica e successo negli affari; potremmo dire che nella ricchezza viene indicato l’idolo a cui si sacrifica tutto pur di raggiungere il proprio successo personale. È necessaria quindi una decisione fondamentale - la scelta tra la logica del profitto come criterio ultimo nel nostro agire e la logica della condivisione e della solidarietà. La logica del profitto, se prevalente, incrementa la sproporzione tra poveri e ricchi, come pure un rovinoso sfruttamento del pianeta. Quando invece prevale la logica della condivisione e della solidarietà, è possibile correggere la rotta e orientarla verso uno sviluppo equo, per il bene comune di tutti. In fondo si tratta della decisione tra l’egoismo e l’amore, tra la giustizia e la disonestà, in definitiva tra Dio e Satana. Se amare Cristo e i fratelli non va considerato come qualcosa di accessorio e di superficiale, ma piuttosto lo scopo vero ed ultimo di tutta la nostra esistenza, occorre saper operare scelte di fondo, essere disposti a radicali rinunce, se necessario sino al martirio. Oggi, come ieri, la vita del cristiano esige il coraggio di andare contro corrente, di amare come Gesù, che è giunto sino al sacrificio di sé sulla croce.


Potremmo allora dire, parafrasando una considerazione di sant’Agostino, che per mezzo delle ricchezze terrene dobbiamo procurarci quelle vere ed eterne: se infatti si trova gente pronta ad ogni tipo di disonestà pur di assicurarsi un benessere materiale pur sempre aleatorio, quanto più noi cristiani dovremmo preoccuparci di provvedere alla nostra eterna felicità con i beni di questa terra (cfr Discorsi 359,10). Ora, l’unica maniera di far fruttificare per l’eternità le nostre doti e capacità personali come pure le ricchezze che possediamo è di condividerle con i fratelli, mostrandoci in tal modo buoni amministratori di quanto Iddio ci affida. Dice Gesù: “Chi è fedele nel poco, è fedele nel molto; e chi è disonesto nel poco, è disonesto anche nel molto” (Lc 16,10-11).


Della stessa scelta fondamentale da compiere giorno per giorno parla oggi nella prima lettura il profeta Amos. Con parole forti, egli stigmatizza uno stile di vita tipico di chi si lascia assorbire da un’egoistica ricerca del profitto in tutti i modi possibili e che si traduce in una sete di guadagno, in un disprezzo dei poveri e in uno sfruttamento della loro situazione a proprio vantaggio (cfr Am 4,5). Il cristiano deve respingere con energia tutto questo, aprendo il cuore, al contrario, a sentimenti di autentica generosità. Una generosità che, come esorta l’apostolo Paolo nella seconda Lettura, si esprime in un amore sincero per tutti e si manifesta in primo luogo nella preghiera. Grande gesto di carità è pregare per gli altri. L’Apostolo invita in primo luogo a pregare per quelli che rivestono compiti di responsabilità nella comunità civile, perché - egli spiega - dalle loro decisioni, se tese a realizzare il bene comune, derivano conseguenze positive, assicurando la pace e “una vita calma e tranquilla con tutta pietà e dignità” per tutti (1 Tm 2,2). Non venga pertanto mai meno la nostra preghiera, apporto spirituale all’edificazione di una Comunità ecclesiale fedele a Cristo e alla costruzione d’una società più giusta e solidale.


Cari fratelli e sorelle, preghiamo, in particolare, perché la vostra comunità diocesana, che sta subendo una serie di trasformazioni, dovute al trasferimento di molte famiglie giovani provenienti da Roma, allo sviluppo del “terziario” e all’insediamento nei centri storici di molti immigrati, conduca un’azione pastorale sempre più organica e condivisa, seguendo le indicazioni che il vostro Vescovo va offrendo con spiccata sensibilità pastorale. A questo riguardo, quanto mai opportuna si è rivelata la sua Lettera Pastorale del dicembre scorso con l’invito a mettersi in ascolto attento e perseverante della Parola di Dio, degli insegnamenti del Concilio Vaticano II e del Magistero della Chiesa. Deponiamo nelle mani della Madonna delle Grazie, la cui immagine è custodita e venerata in questa vostra bella Cattedrale, ogni vostro proposito e progetto pastorale. La materna protezione di Maria accompagni il cammino di voi qui presenti e di quanti non hanno potuto partecipare all’odierna nostra Celebrazione eucaristica. In special modo, vegli la Vergine Santa sugli ammalati, sugli anziani, sui bambini, su chiunque si sente solo e abbandonato o versa in particolari necessità. Ci liberi Maria dalla cupidigia delle ricchezze, e faccia sì che alzando al cielo mani libere e pure, rendiamo gloria a Dio con tutta la nostra vita (cfr Colletta). Amen!

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DA PETRUS

Il Papa torna nella "sua" Velletri: "Scegliere tra solidarietà e profitto significa scegliere tra Dio e Satana”
VELLETRI (ROMA ) - ''La logica del profitto, se prevalente, - ammonisce il Papa - incrementa la sproporzione tra poveri e ricchi, come pure un rovinoso sfruttamento del pianeta''. ''Quando invece - commenta - prevale la logica della condivisione e della solidarieta', e' possibile correggere la rotta e orientarla verso uno sviluppo equo, per il bene comune di tutti''. ''In fondo - per il Papa - si tratta della decisione tra egoismo e amore, tra giustizia e disonesta', in definitiva tra Dio e Satana''. Benedetto XVI lo ha detto nell'omelia della messa celebrata a Velletri, sua sede titolare prima di essere eletto Papa, dove si è recato per una breve visita. ''Se amare Cristo e i fratelli non va considerato come qualcosa di accessorio e di superficiale, ma piuttosto lo scopo vero e ultimo di tutta la nostra esistenza, - ha aggiunto - occorre saper operare scelte di fondo, essere disposti a radicali rinunce, se necessario al martirio. Oggi, come ieri, la vita del cristiano esige il coraggio di andare contro corrente, di amare come Gesù''. E se d'altra parte ''si trova gente pronta ad ogni tipo di disonesta' pur di assicurarsi un benessere materiale pur sempre aleatorio quanto piu' noi cristiani dovremmo preoccuparci di provvedere alla nostra eterna felicita' con i beni di questa terra'' ha osservato ancora Benedetto XVI, rilevando che ''l'unica maniera di far fruttificare per l'eternita' le nostre doti e capacita' personali come pure le ricchezze che possediamo e' di condividerle con i fratelli''. Il Papa ha poi ricordato che la Bibbia ''stigmatizza uno stile di vita tipico di chi si lascia assorbire da una egoistica ricerca del profitto in tutti i modi possibili e che si traduce in una sete di guadagno, in un disprezzo dei poveri e in uno sfruttamento della loro situazione a proprio vantaggio''. ''Il cristiano - ha rimarcato - deve respingere con energia tutto questo, aprendo il cuore, al contrario, a sentimenti di autentica generosità''. Per giungere a questo, il Papa ha invitato alla preghiera e ha ricordato che gia' san Paolo nella prima lettera a Timoteo ''invita in primo luogo a pregare per quelli che rivestono compiti di responsabilita' nella comunita' civile, perche', egli spiega, dalle loro decisioni, se tese al bene comune, derivano conseguenze positive, assicurando la pace e 'una vita calma e tranquilla con tutta pieta' e dignita'' per tutti''. Per il Papa, "il denaro non e' 'disonesto' in se stesso, ma piu' di ogni altra cosa puo' chiudere l'uomo in un cieco egoismo". "Si tratta dunque - ha scandito - di operare una sorta di 'conversione' dei beni economici: invece di usarli solo per interesse proprio, occorre pensare anche alle necessita' dei poveri, imitando Cristo stesso, il quale, come scrive San Paolo, da ricco che era si fece povero per arricchire noi con la sua poverta'". "Sembra - ha aggiunto Benedetto XVI - un paradosso: Cristo non ci ha arricchiti con la sua ricchezza, ma con la sua poverta', cioe' con il suo amore che lo ha spinto a darsi totalmente a noi". "Oggi nel Vangelo - ha poi concluso salutando in lingua polacca - il Signore Gesu' ci insegna come usare bene le ricchezze materiali: dice che dovrebbero servire a procurarci amici. Vicino e lontano ce ne sono tanti che possono diventare nostri amici se riusciamo premurosamente a venire incontro alle loro necessita'. Non manchi mai la 'fantasia' nelle opere di misericordia".



Benedetto XVI: 2A Velletri mi sento davvero a casa"
VELLETRI (ROMA) - "Mi sento a casa tra di voi, grazie di tutto cuore per questa accoglienza cosi' calorosa e per questi doni meravigliosi. E' un'atmosfera davvero di famiglia". Tornato per la prima volta da Papa a Velletri, citta' della quale e' stato cardinale titolare fino all'elezione, Benedetto XVI ha risposto cosi' al saluto del vescovo Vincenzo Apicella che gli ha donato una riproduzione della "Croce Veliterna", simbolo della Chiesa locale. "Non le dico soltanto benvenuto ma - ha spiegato - bentornato nella 'sua' Velletri, veramente sua per tante ragioni che vengono dal passato, dal momento presente e dal futuro di questa citta' e di questa chiesa. Il popolo di Velletri non ha dimenticato la sollecitudine e l'affetto paterno con cui lo ha accompagnato nei dodici anni del suo ministero di vescovo titolare di questa diocesi suburbicaria: sono rimasti nella memoria e nel cuore gli interventi preziosi del suo magistero che hanno ispirato l'azione pastorale, la condivisione di tanti momenti di festa e di gioia, il contributo generoso per il restauro della nostra Cattedrale, la visita premurosa a tante realta' cittadine".



Il Pontefice e la parabola del fattore disonesto: "Gli amministratori locali siano scaltri e onesti"
VELLETRI (ROMA) - La citta' di Velletri "sta subendo una serie di trasformazioni, dovute al trasferimento di molte famiglie giovani provenienti da Roma, allo sviluppo del terziario e all'insediamento nei centri storici di molti immigrati", per questo serve "un'azione pastorale sempre piu' organica e condivisa". Benedetto XVI ha fotografato cosi' il particolare momento che attraversa la sua ex diocesi laziale, dove dal 7 giugno, dopo una lunga crisi politica, un commissario prefettizio ha sostituito il sindaco dimissionario di An. Per una singolare circostanza, la liturgia proponeva la parabola dell'amministratore infedele. "E' una parabola - ha osservato il Pontefice - che provoca in noi una certa meraviglia perche' si parla di un amministratore disonesto che viene lodato: a ben vedere il Signore ci riserva un serio e quanto mai salutare insegnamento. Come sempre Egli trae spunto da fatti di cronaca quotidiana: narra di un amministratore che sta sul punto di essere licenziato per disonesta gestione degli affari del suo padrone e, per assicurarsi il futuro, cerca con furbizia di accordarsi con i debitori. E' certamente un disonesto, ma astuto: il Vangelo non ce lo presenta come modello da seguire nella sua disonesta', ma come esempio da imitare per la sua previdente scaltrezza. La breve parabola si conclude infatti con queste parole: 'Il padrone lodo' quell'amministratore disonesto perche' aveva agito con scaltrezza'". "Che cosa vuole dirci Gesu'?", si e' chiesto il Papa teologo. "Alla parabola del fattore infedele - ha risposto - l'evangelista fa seguire una breve serie di detti e di ammonimenti circa il rapporto che dobbiamo avere con il denaro e i beni di questa terra. Sono piccole frasi che invitano ad una scelta che presuppone una decisione radicale, una costante tensione interiore. La vita e' in verita' sempre una scelta: tra onesta' e disonesta', tra fedelta' e infedelta', tra egoismo e altruismo, tra bene e male". Ai cittadini di Velletri, il Papa ha chiesto dunque di seguire le indicazioni che il vescovo Apicella "va offrendo con spiccata sensibilita' pastorale. A questo riguardo - ha scandito - quanto mai opportuna si e' rivelata la sua Lettera Pastorale del dicembre scorso con l'invito a mettersi in ascolto attento e perseverante della Parola di Dio, degli insegnamenti del Concilio Vaticano II e del Magistero della Chiesa". "Deponiamo - ha poi invocato il Pontefice - nelle mani della Madonna delle Grazie, la cui immagine e' custodita e venerata in questa vostra bella Cattedrale, ogni vostro proposito e progetto pastorale. La materna protezione di Maria accompagni il cammino di voi qui presenti e di quanti non hanno potuto partecipare all'odierna nostra Celebrazione eucaristica. In special modo, vegli la Vergine Santa sugli ammalati, sugli anziani, sui bambini, su chiunque si sente solo e abbandonato o versa in particolari necessita'. Ci liberi Maria - ha concluso - dalla cupidigia delle ricchezze, e faccia si' che alzando al cielo mani libere e pure, rendiamo gloria a Dio con tutta la nostra vita".

Benedetta da Ratzinger una colonna identica a quella collocata davanti alla casa in cui è nato
VELLETRI (ROMA) - Prima di lasciare Velletri, il Papa ha benedetto la colonna commemorativa in bronzo donatagli da cento citta' bavaresi a ricordo del viaggio apostolico dell'anno scorso in Germania e per i suoi ottanta anni. "Vincoli di amicizia - ha commentato - legano la mia terra natale alla vostra: ne e' testimone la colonna di bronzo donatami a Marktl am Inn (nella foto) nel settembre dello scorso anno, in occasione del viaggio apostolico in Germania e che ben volentieri ho voluto restasse qui, come ulteriore segno del mio affetto e della mia benevolenza". L'opera, alta 4 metri e 20, e' stata prodotta in due esemplari: uno si trova a Marktl am Inn, paese natale di Benedetto XVI, l'altra e' stata destinata come dono alla diocesi di Velletri-Segni, della quale e' stato cardinale titolare dal 1993 e fino alla sua elezione al pontificato. Per l'occasione era presente una delegazione dalla Germania ed e' presente l'autore della colonna commemorativa, lo scultore bavarese Joseph Michael Neustifter. "C'e' un legame antico, che lega Velletri al Papa , il quale ha voluto dare un segno di paternita', di benevolenza estrema alla nostra Chiesa", ha affermato ai microfoni della Radio Vaticana il vescovo locale Vincenzo Apicella, ricordando che nella "sua" Velletri, la cittadina laziale della quale era il Cardinale titolare, Ratzinger si e' recato molto spesso durante gli anni del ministero alla Dottrina della Fede. Avrebbe dovuto tornarci anche l'11 aprile 2005, in occasione della "Settimana diocesana dell'Eucarestia", ma gli impegni seguiti alla morte di Papa Wojtyla ovviamente non gli consentirono di essere presente. "Cosi' promise che sarebbe tornato dopo l'elezione del nuovo Papa", ha rivelato da parte sua il parroco della cattedrale, Monsignor Franco Risi. Ovviamente Ratzinger intendeva dire che sarebbe tornato da cardinale, ma la promessa comunque e' stata mantenuta. Anche Giovanni Paolo II aveva compiuto una memorabile visita a Velletri, il 7 settembre 1980, quando volle sottolineare che Velletri e' una citta' dedicata a Maria, come ricorda il santuario della Madonna delle Grazie annesso alla Cattedrale.

+PetaloNero+
Sunday, September 23, 2007 3:09 PM
DA PETRUS

Angelus, le parole del Papa: "L'uomo non diventi cieco a causa del denaro"
CASTEL GANDOLFO - ''Il denaro non e' 'disonesto' in se' stesso, ma piu' di ogni altra cosa puo' chiudere l'uomo in un cieco egoismo''. ''Su scala mondiale'' serve una ''riflessione sul tema della ricchezza e della poverta''', contro l'aumento dei poveri e del degrado ambientale. ''La equa distribuzione dei beni e' prioritaria''. Recitando l'Angelus da Castel Gandolfo, al ritorno dalla visita-lampo a Velletri, il Papa ha ripreso e approfondito il tema trattato durante la messa nella cittadina laziale, tornando sulla logica del profitto e quella della condivisione, due logiche che ''si confrontano'', ''che non sono in contraddizione l'una con l'altra purche' - ha precisato - il loro rapporto sia ben ordinato''. Davanti ad alcune migliaia di fedeli radunati nel cortile palazzo apostolico Benedetto XVI ha ribadito che ''il profitto e' naturalmente legittimo e, nella giusta misura necessario allo sviluppo economico''. Ma ricordando l'insegnamento di Giovanni Paolo II nella ''Centesimus annus'' ha affermato che ''il capitalismo non va considerato come l'unico modello valido di organizzazione economica''. ''L'emergenza della fame e quella ecologica - ha detto il Papa - stanno a denunciare, con crescente evidenza, che la logica del profitto, se prevalente, incrementa la sproporzione tra ricchi e poveri e un rovinoso sfruttamento del pianeta; quando invece prevale la logica della condivisione e della solidarieta', e' possibile correggere la rotta e orientarla verso un sviluppo equo e sostenibile''.


Gli auguri di buon anno scolastico e la condanna dell'analfabetismo CASTEL GANDOLFO - ''Buona scuola a tutti'': e' l'augurio del Papa, che durante l'Angelus recitato da Castel Gandolfo ha rivolto ''un saluto cordiale ai bambini e ragazzi che hanno da poco iniziato il nuovo anno scolastico, come pure, naturalmente, - ha aggiunto - anche ai loro insegnanti''. L'augurio e' venuto spontaneo dopo la condanna dell'analfabetismo come piaga sociale, che Benedetto XVI aveva fatto subito prima, e ha fruttato al Papa un applauso caloroso dai bambini radunati nel cortile della residenza estiva dei Papi.

Il cordiale saluto del Pontefice ai sacerdoti zingari accorsi a Castel Gandolfo
CASTEL GANDOLFO - Un "cordiale saluto" e' stato rivolto da Benedetto XVI ad un centinaio di "sacerdoti, diaconi, religiosi e religiose zingari", che partecipano all'incontro organizzato dal Pontificio Consiglio della Pastorale per i migranti e gli itineranti. "Mi rivolgo - ha detto il Papa al termine dell'Angelus - ai partecipanti all'incontro, che seguono l'Angelus da Piazza San Pietro: cari fratelli e sorelle, il tema del vostro convegno: 'Con Cristo al servizio del popolo zingaro', diventi sempre piu' realta' nella vita di ciascuno di voi. Per questo prego e vi affido alla protezione della Vergine Maria". Ai pellegrini polacchi presenti questa mattina a Castelgandolfo il Papa ha poi ricordato che "oggi nel Vangelo il Signore Gesu' ci insegna come usare bene le ricchezze materiali: dice che dovrebbero servire a procurarci amici. Vicino e lontano ce ne sono tanti che possono diventare nostri amici se riusciamo premurosamente a venire incontro alle loro necessita'. Non manchi mai - ha auspicato - la 'fantasia' nelle opere di misericordia. Sia lodato Gesu' Cristo". Il Papa, infine, ha salutato anche la Societa' di San Vincenzo de’ Paoli che, ha ricordato, "attua una campagna contro l'analfabetismo, grave piaga sociale che interessa ancora molte persone in varie regioni del mondo". "A questa iniziativa - ha affermato - auguro il miglior successo".






All'Angelus il Papa spiega: il denaro non è disonesto in sé e il profitto non è illegittimo ma a prevalere deve essere l'equa distribuzione dei beni

Subito dopo la visita pastorale a Velletri il Papa è ritornato nella sua residenza di Castel Gandolfo per il tradizionale Angelus domenicale. Qui ha ampliato la sua riflessione sulle logiche del profitto e della solidarietà. Il servizio di Sergio Centofanti.
Il Papa all’Angelus è tornato a parlare del denaro, ma ha precisato:


“Il denaro non è ‘disonesto’ in se stesso, ma più di ogni altra cosa può chiudere l’uomo in un cieco egoismo”.


“Si tratta dunque di operare una sorta di ‘conversione’ dei beni economici – ha affermato: invece di usarli solo per interesse proprio, occorre pensare anche alle necessità dei poveri". E "non manchi mai la 'fantasia' nelle opere di misericordia" ha esclamato. Occorre imitare Cristo stesso, il quale – scrive san Paolo – “da ricco che era si fece povero per arricchire noi con la sua povertà” (2 Cor 8,9)”:


“Sembra un paradosso: Cristo non ci ha arricchiti con la sua ricchezza, ma con la sua povertà, cioè con il suo amore che lo ha spinto a darsi totalmente a noi”.


Il Papa ha quindi spiegato che le due logiche economiche, la logica del profitto e quella della equa distribuzione dei beni “non sono in contraddizione l’una con l’altra, purché il loro rapporto sia bene ordinato. La dottrina sociale cattolica - ha sottolineato - ha sempre sostenuto che l’equa distribuzione dei beni è prioritaria”. Poi ha precisato:


“Il profitto è naturalmente legittimo e, nella giusta misura, necessario allo sviluppo economico. Giovanni Paolo II così scrisse nell’Enciclica Centesimus annus: 'la moderna economia d’impresa comporta aspetti positivi, la cui radice è la libertà della persona, che si esprime in campo economico come in tanti altri campi'. Tuttavia, egli aggiunse, il capitalismo non va considerato come l’unico modello valido di organizzazione economica”.


“L’emergenza della fame e quella ecologica stanno a denunciare, con crescente evidenza” - ha detto il Papa - cosa succede se a prevalere è la logica del profitto. Quindi il Pontefice ha invocato Maria, modello dei poveri in spirito, di quanti hanno scelto di vivere per Dio e non per il denaro:


“Maria Santissima, che nel Magnificat proclama: il Signore 'ha ricolmato di beni gli affamati, / ha rimandato i ricchi a mani vuote' (Lc 1,53), aiuti i cristiani ad usare con saggezza evangelica, cioè con generosa solidarietà, i beni terreni, ed ispiri ai governanti e agli economisti strategie lungimiranti che favoriscano l’autentico progresso di tutti i popoli”.

Dopo la recita dell'Angelus il Papa ha salutato quanti stanno partecipando a Roma al Primo incontro mondiale di sacerdoti, diaconi, religiosi e religiose zingari, organizzato dal Pontificio Consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti sul tema: “Con Cristo al servizio del popolo zingaro”.


Ha poi ricordato che oggi in Italia la Società di San Vincenzo de’ Paoli ha promosso una campagna contro l’analfabetismo che ha definito una “grave piaga sociale che interessa ancora molte persone in varie regioni del mondo” , augurando che questa iniziativa ottenga “il miglior successo”.


Infine ha rivolto i suoi auguri a studenti e insegnanti che hanno iniziato in questi giorni il nuovo anno scolastico.

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Monday, September 24, 2007 2:59 PM
Il sostegno della Chiesa in Nicaragua per favorire la pace e la giustizia sociale: lo ha assicurato Benedetto XVI al nuovo ambasciatore del Paese centroamericano

Solidarietà al Nicaragua, colpito all’inizio di settembre dal passaggio dell’uragano Felix, ha espresso stamane il Papa ricevendo il nuovo ambasciatore del Paese centroamericano presso la Santa Sede, Jose Quadra Chamorro, che ha presentato le sue Lettere credenziali. Benedetto XVI ha inoltre assicurato il sostegno della Chiesa al governo di Managua per accrescere la giustizia sociale. Il servizio di Roberta Gisotti:

Preghiere a Dio per le vittime e vicinanza spirituale ai familiari, ha assicurato Benedetto XVI, auspicando che quanti hanno perso casa e lavoro “possano ricevere insieme agli aiuti interni generosi contributi dalla comunità internazionale”. Hanno quindi parlato il Papa e il nuovo ambasciatore dei problemi economici, sociali e politici che affliggono il Nicaragua. Se “trovare i modi per risolverli non è compito facile” - ha osservato il Santo Padre - si deve contare sempre non solo sulla buona disposizione e collaborazione dei cittadini, ma soprattutto dei responsabili delle diverse istanze politiche e imprenditoriali”, perché il governo con “azione decisa” sappia affrontare “le sfide di un mondo globalizzato”, che vanno raccolte con “spirito di autentica solidarietà”.


Riguardo le priorità fissate dal presidente nicaraguense Ortega - combattere la droga, incrementare l’alfabetizzazione, eliminare la povertà - Benedetto XVI ha raccomandato “trasparenza e onestà nella gestione pubblica”, per favorire “la credibilità delle autorità davanti ai cittadini”, a fronte di qualsiasi forma di corruzione, e promuovere “un giusto sviluppo” nel Paese.


Il Papa ha quindi confermato il sostegno della Chiesa per accrescere la giustizia sociale. “I vescovi del Nicaragua, nelle strutture nazionali e diocesane - ha detto - e i fedeli nella loro missione rigorosamente pastorale offrono la loro disponibilità a mantenere un dialogo ed una comunicazione costante e sincera con il governo, contribuendo a che si attuino le condizioni essenziali che favoriscano una vera riconciliazione, instaurando un clima di pace e di autentica giustizia sociale”. Ha quindi lodato in particolare, Benedetto XVI, le posizioni assunte dal Nicaragua in ambito internazionale in difesa della vita e cosi anche l’abolizione dell’aborto terapeutico da parte del parlamento, lo scorso anno. ''In merito a questo - ha aggiunto - è imprescindibile incrementare l'aiuto dello Stato e della stessa società alle donne che hanno gravi problemi con la propria gravidanza''.


Da parte sua, il nuovo ambasciatore, Cuadra Chamorro, 52 anni, che ha già ricoperto questo ruolo presso la Santa Sede negli anni ’97/’98, ha sottolineato il ruolo positivo svolto dalla Chiesa nel processo di pacificazione avviato a partire dal 1984 nel suo Paese ed ha ribadito l’invito da parte del suo governo al Papa perché visiti il Nicaragua.

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Monday, September 24, 2007 3:00 PM
"Una fraterna cooperazione tra i pastori sarà per tutti i fedeli incoraggiamento e stimolo a crescere nell'unità": così Benedetto XVI ai vescovi ucraini di rito latino, ricevuti per la visita "ad Limina"
Benedetto XVI ha ricevuto stamani in udienza i vescovi di rito latino dell’Ucraina, in visita ad Limina in Vaticano da oggi fino a domenica. Il Papa ha anche salutato i presuli greco-cattolici che hanno presenziato all’incontro, proponendo una riunione annuale tra i vescovi dei due riti per rendere sempre più efficace l’azione pastorale. “So con quanto impegno - ha affermato il Santo Padre - vi sforzate di proclamare e testimoniare il vangelo nella cara terra d’Ucraina, incontrando talora non poche difficoltà, ma sorretti sempre dalla consapevolezza che Cristo guida con mano salda il suo gregge”. Il servizio di Amedeo Lomonaco:Tutti i pastori della Chiesa che vive in Ucraina si sono idealmente raccolti intorno al Successore di Pietro. L’odierno incontro - ha affermato Benedetto XVI - pone in luce la bellezza e la ricchezza del mistero della Chiesa. La partecipazione dei vescovi greco-cattolici a questo mio incontro con i presuli di rito latino - ha detto il Papa - è “un gesto di comunione ecclesiale, eloquente testimonianza di quell’amore fraterno che Gesù ha lasciato ai suoi discepoli come segno distintivo”. E poi ha aggiunto: “Nella varietà dei suoi riti e delle sue storiche tradizioni, l’unica Chiesa cattolica annuncia e testimonia in ogni angolo della terra lo stesso Gesù Cristo, Parola di salvezza per ogni uomo e per tutto l’uomo”. La fedeltà a Cristo diventa quindi il segreto dell’efficacia di ogni progetto pastorale ed apostolico: “A noi pastori, come a tutti i fedeli, è chiesto di vivere un’intima e costante familiarità con Lui nella preghiera e nel docile ascolto della sua parola: è questa la sola strada da percorrere per diventare in ogni ambiente segni del suo amore e strumenti della sua pace e della sua concordia”. Animati da questo spirito - ha osservato Benedetto XVI - non è difficile “intensificare una cordiale collaborazione tra vescovi latini e greco-cattolici per il bene dell’intero popolo cristiano”. Potrete così coordinare le vostre attività apostoliche e pastorali, ha aggiunto il Santo Padre, “offrendo la testimonianza di quella comunione ecclesiale, che è anche condizione indispensabile per il dialogo ecumenico con i fratelli ortodossi e delle altre Chiese”. Il Papa ha poi lanciato la proposta di almeno un incontro annuale, che veda riuniti i vescovi di rito latino e quelli di rito greco-cattolico per rendere “sempre più armonica l’azione pastorale”: “Sono persuaso che la fraterna cooperazione tra i pastori sarà per tutti i fedeli incoraggiamento e stimolo a crescere nell’unità e nell’entusiasmo apostolico e favorirà anche un proficuo dialogo ecumenico”. In Ucraina, oltre il 97 per cento delle comunità religiose sono cristiane e circa la metà ortodosse. L’indipendenza dell’Ucraina dall’Unione Sovietica nel 1991 ha avviato una fase di divisioni che ha portato oggi alla presenza di tre diverse Chiese ortodosse. Nel Paese, ci sono anche comunità di cristiani protestanti, ebrei e musulmani. La Chiesa cattolica si esprime nella sua duplice tradizione: la Chiesa greco-cattolica di rito bizantino, con circa 3300 comunità sparse soprattutto nella parte occidentale del Paese, è stata soppressa durante il regime di Stalin e forzatamente “unita” alla Chiesa ortodossa russa. La Chiesa di rito latino, sottoposta ad un severo controllo statale durante gli anni della ex Unione Sovietica, è stata segnata da un profondo rinnovamento, iniziato nel 1991. Fin da quell’anno - ha dichiarato in una recente intervista il segretario della Conferenza episcopale ucraina di rito latino, mons. Marian Buczek - la priorità pastorale è stata quella della diffusione della coscienza religiosa cercando anche di promuovere un dialogo fruttuoso tra cristiani ortodossi e cattolici. Entrambe le Chiese, quella di rito bizantino e quella di rito latino, hanno riacquistato la libertà dopo gli eventi del 1989 e l’indipendenza dell’Ucraina.

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DA PETRUS

Ucraina, il Papa propone un incontro annuale tra i Vescovi di rito orientale e cattolico
CITTA’ DEL VATICANO - Il Papa caldeggia la proposta di un incontro annuale tra i vescovi ucraini di rito orientale e quelli di rito cattolico, al fine di ''coordinare i piani pastorali'' e le rispettive attivita', ''per il bene del popolo cristiano'' e anche per ''offrire testimonianza di quella comunione ecclesiale che e' indispensabile per il cammino ecumenico''. Benedetto XVI lo ha detto nell'udienza che ha concesso a Castel Gandolfo ai presuli ucraini di rito latino, che cominciano la loro visita ''ad limina''. Nel suo discorso, il Santo Padre ha rimarcato che ''nel testimoniare il Vangelo nella cara terra ucraina, incontrate spesso non poche difficolta''' e ha spiegato che ''il Papa e i collaboratori della curia romana vi sono vicini, pronti ad offrire il loro contributo''. La proposta di ''almeno una riunione annuale'' tra i presuli dei due riti per il Papa puo' favorire una ''opportuna concertazione tra tutti, al fine di rendere sempre piu' armonica l'azione pastorale''
+PetaloNero+
Monday, September 24, 2007 7:34 PM
Il papa ai vescovi di rito latino e greco-cattolici dell'Ucraina: 'Intensificate la collaborazione'

di Daniele Lorenzi

A Castel Gandolfo il papa ha ricevuto in udienza i Vescovi dell’Ucraina (di rito latino e di rito greco-cattolico) in occasione della Visita "ad Limina Apostolorum" dei Presuli di rito latino.

Un incontro annuale tra i vescovi ucraini di rito latino e quelli di rito greco-ortodosso: la proposta è stata lanciata direttamente dal papa ai presuli ucraini in visita ad limina, ricevuti questa mattina. Benedetto XVI si è fatto portavoce di questa proposta di "un incontro annuale, che veda riuniti i nostri vescovi di rito latino e di rito greco-ortodosso, per un'opportuna concertazione tra tutti per rendere sempre piu' armonica ed efficace l'azione pastorale". Il papa ha invitato i vescovi dei due riti a "intensificare la cordiale collaborazione per il bene dell'intero popolo cristiano" e a "coordinare i vostri piani pastorali offrendo sempre la testimonianza di quella comunione ecclesiale, che e' anche condizione indispensabile per il dialogo ecumenico con i nostri fratelli ortodossi e delle altre chiese. Sono persuaso - ha aggiunto - che la fraterna cooperazione fra i Pastori sarà per tutti i fedeli incoraggiamento e stimolo a crescere nell'unità e nell'entusiasmo apostolico e favorira' anche un proficuo dialogo ecumenico".

Il discorso del Santo Padre

Signori Cardinali, Cari e venerati Fratelli nell’Episcopato, sono particolarmente lieto di accogliervi e rivolgo a ciascuno di voi il mio cordiale benvenuto, all’inizio della Visita ad limina dei Vescovi di rito latino. Con grande piacere saluto i Vescovi greco-cattolici, che hanno accettato il mio invito a presenziare a questo incontro. Quest’oggi sono idealmente raccolti, attorno al Successore di Pietro, tutti i Pastori dell’amata Chiesa che vive in Ucraina. Si tratta di un gesto di comunione ecclesiale, eloquente testimonianza di quell’amore fraterno che Gesù ha lasciato ai suoi discepoli come segno distintivo. Facciamo nostre le parole del Salmista: "Ecco quanto è buono e quanto è soave che i fratelli vivano insieme!". Ed ancora: a coloro che vivono nel suo amore, il Signore "dona la benedizione e la vita per sempre" (Sal 133,1-3). Con questa consapevolezza e con sentimenti di stima e di viva cordialità ringrazio ciascuno di voi per il lavoro pastorale che quotidianamente svolgete al servizio del popolo di Dio. So con quanto impegno vi sforzate di proclamare e testimoniare il Vangelo nella cara terra d’Ucraina, incontrando talora non poche difficoltà, ma sorretti sempre dalla consapevolezza che Cristo guida con mano salda il suo gregge, quel gregge che Egli stesso ha affidato alle vostre mani di suoi ministri. Il Papa ed i collaboratori della Curia Romana vi sono vicini e seguono con affetto il cammino di ognuna delle vostre Chiese locali, pronti in ogni circostanza ad offrirvi il loro contributo, nella piena consapevolezza di essere chiamati dal Signore a servire l’unità e la comunione della Chiesa. Del mistero della Chiesa l’odierno incontro pone in luce la bellezza e la ricchezza. La Chiesa – ricorda il Concilio Vaticano II - è "comunità di fede, speranza e carità, voluta da Cristo unico mediatore, come organismo visibile sulla terra… Costituita e organizzata in questo mondo come società, sussiste nella Chiesa cattolica, governata dal successore di Pietro e dai vescovi che sono in comunione con lui" (Lumen gentium, 8). Nella varietà dei suoi riti e delle sue storiche tradizioni, l’unica Chiesa cattolica annuncia e testimonia in ogni angolo della terra lo stesso Gesù Cristo, Parola di salvezza per ogni uomo e per tutto l’uomo. Per questo il segreto dell’efficacia di ogni nostro progetto pastorale ed apostolico è innanzitutto la fedeltà a Cristo. A noi, Pastori, come a tutti i fedeli, è chiesto di vivere un’intima e costante familiarità con Lui nella preghiera e nel docile ascolto della sua parola: è questa la sola strada da percorrere per diventare in ogni ambiente segni del suo amore e strumenti della sua pace e della sua concordia. Sono certo che, animati da questo spirito, non è difficile per voi, cari e venerati Fratelli, intensificare una cordiale collaborazione tra Vescovi latini e Vescovi greco-cattolici, per il bene dell’intero popolo cristiano. Avete così modo di coordinare i vostri piani pastorali e le vostre attività apostoliche offrendo sempre la testimonianza di quella comunione ecclesiale, che è anche condizione indispensabile per il dialogo ecumenico con i nostri fratelli ortodossi e delle altre Chiese. In particolare, mi permetto di porre alla vostra attenzione la proposta di almeno un incontro annuale, che veda riuniti insieme i Vescovi di rito latino e quelli di rito greco-cattolico, per un’opportuna concertazione fra tutti al fine di rendere sempre più armonica ed efficace l’azione pastorale. Sono persuaso che la fraterna cooperazione fra i Pastori sarà per tutti i fedeli incoraggiamento e stimolo a crescere nell’unità e nell’entusiasmo apostolico e favorirà anche un proficuo dialogo ecumenico. Cari e venerati Fratelli, grazie ancora per aver accolto il mio invito a partecipare a questa fraterna riunione. Su ciascuno di voi e sulle vostre comunità invoco la protezione materna della Madonna, che oggi la liturgia latina venera come Beata Vergine della Mercede. Sia Lei a sostenervi nel quotidiano ministero e lo renda fecondo di frutti spirituali; sia Lei a consolarvi e confortarvi nelle difficoltà e nell’ora della prova; ad ottenervi la gioia di una comunione sempre più profonda con il suo divin Figlio e a rendere ancor più salda la fraternità fra voi, successori degli Apostoli. A Maria affidiamo, in modo speciale, la visita ad limina dei Vescovi di rito latino che oggi ha inizio e i progetti pastorali di tutte le vostre comunità. Con questi auspici, mentre invoco una copiosa effusione di grazie e di conforti celesti sulle vostre persone e sulle vostre rispettive attività ecclesiali, di cuore imparto a ciascuno una speciale Benedizione, che volentieri estendo ai fedeli affidati al vostro ministero episcopale, come pure all’intero amato popolo d’Ucraina.
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+PetaloNero+
Wednesday, September 26, 2007 3:05 PM
DA PETRUS

Il Papa all'Udienza Generale: "Nella Creazione troviamo la scala per salire a Dio". E invita i religiosi all'austerità
CITTA’ DEL VATICANO - Nella ''bellezza della Creazione'' si puo' vedere il volto di Dio, e quindi ''la creazione diventa quasi una scala per salire a Dio, per conoscere Dio''. E' quanto ha affermato Benedetto XVI durante l'udienza generale a Piazza San Pietro, soffermandosi sull'insegnamento di San Giovanni Crisostomo, uno dei principali padri apostolici, vissuto tra il quarto e il quinto secolo. Il Papa si riferiva al commento di Crisostomo alla Genesi, in cui il primo passo indica che ''tramite la trasparenza di Dio nella creazione possiamo percepire, quasi vedere Dio, salire a Dio''. A cio' si aggiunge un secondo passo: ''Questo Dio creatore e' anche un Dio della condiscendenza''. ''Noi siamo deboli - ha spiegato il Pontefice agli oltre ventimila fedeli presenti -, nel salire i nostri occhi sono deboli, e cosi' Dio, dice Crisostomo, invia all'uomo caduto e straniero una lettera, la Sacra Scrittura, in modo che creazione e scrittura si completano. Nella luce della scrittura, della lettera che Dio ci ha dato possiamo decifrare la creazione e la creazione ci mostra la realta' della Sacra Scrittura''. ''Dio e' chiamato da Crisostomo padre tenero, medico delle anime, madre e amico affettuoso - ha ricordato ancora il Papa parlando in parte ' a braccio' -, ma a questo secondo passo si aggiunge un terzo passo: Dio non solo ci trasmette una lettera, alla fine scende lui stesso, viene da noi, si incarna e scende fino alla morte nella croce, diventa realmente Dio con noi, il nostro fratello''. ''E a questi tre passi - Dio visibile nella creazione, Dio ci da' una sua lettera, Dio scende e diventa uno di noi - si aggiunge alla fine un quarto passo - ha concluso Benedetto XVI -, cioe' all'interno della vita e dell'azione del cristiano il principio vitale e dinamico e' lo Spirito Santo, che trasforma le realta' mondane. Dio diventa interiore a noi, entra nella nostra esistenza tramite lo Spirito Santo e ci trasforma dall'interno del nostro cuore''. Dare ''un'anima e un volto cristiani alla citta'''. Dell'ideale della ''citta' cristiana'', dove ''tutti sono fratelli e hanno uguali diritti'', ha parlato sempre Benedetto XVI durante l'udienza generale in Piazza San Pietro nella catechesi dedicata alla figura di San Giovanni Crisostomo, il vescovo di Costantinopoli vissuto tra il quarto e il quinto secolo, da lui definito ''uno dei padri della dottrina sociale della Chiesa''. Il Papa ne ha ricordato ''l'austerita' del palazzo episcopale'' che ''doveva essere di esempio per tutti, clero, vedove, monaci, persone della corte e ricchi'' e la sollecitudine ''per i poveri''. ''Da attento amministratore, infatti, era riuscito a creare istituzioni caritative molto apprezzate. In particolare, riservava accenti sempre teneri per la donna e cure speciali per il matrimonio e la famiglia''. San Giovanni Crisostomo, inoltre, ha ricordato il Pontefice, ''propone un nuovo ideale di citta' ispirata al modello della Chiesa primitiva'', sviluppando ''una utopia sociale'', ilo progetto di ''una citta' ideale''. ''Si trattava infatti - ha spiegato - di dare un'anima e un volto cristiano alla citta'''. ''Crisostomo ha capito - ha aggiunto - che non e' sufficiente dare elemosine, aiutare i poveri caso per caso, ma che e' necessario creare una nuova struttura, un nuovo modello della societa' e della nostra citta', un modello basato sulla visione del Nuovo Testamento''. In altre parole, ''la vecchia idea della polis greca'', in cui ''larghi strati della popolazione erano esclusi dai diritti della cittadinanza'', va sostituito da una nuova idea di una citta' ispirata dalla fede cristiana'', dove ''tutti sono fratelli e sorelle con diritti uguali''. ''Con lui - ha sottolineato il Papa - comincia la visione di una societa' costruita dalla coscienza cristiana. Crisostomo dice: la nostra polis e' un'altra, la nostra patria e' nei cieli, e questa nostra patria anche in questa terra ci fa tutti uguali, fratelli e sorelle, e ci obbliga alla solidarietà''.


Costruire città con un'anima e un volto cristiano, solidali con i poveri: così Benedetto XVI all'udienza generale, dedicata ancora a S. Giovanni Crisostomo

Con San Giovanni Crisostomo “comincia la visione di una città costruita dalla coscienza cristiana”, nella quale l’uomo, anche il più povero, ha un suo posto e una sua dignità. E’ una delle considerazioni di Benedetto XVI, all’udienza generale di questa mattina in Piazza San Pietro. Il Papa è ritornato per il secondo mercoledì consecutivo sulla figura del Crisostomo, mettendone in luce il valore degli insegnamenti che lo resero, ha affermato, uno dei precursori della Dottrina sociale della Chiesa. Il servizio di Alessandro De Carolis:
Un uomo austero in mezzo allo sfarzo della corte bizantina. Affascinato dal modello della prima comunità cristiana unita da una fraternità, che non attribuiva importanza alle persone in base alla posizione sociale, ma le considerava in un’ottica di fede. Ecco presentato ai 20 mila fedeli in Piazza San Pietro il volto di un Santo di 1600 anni fa, in fondo rivoluzionario anche per gli standard attuali. Il suo “cuore buono” - che si eprimeva nel suo modo di fare “cordiale e paterno” - non lo mise al riparo da contrasti e persecuzioni i quali, ha ricordato Benedetto XVI, costarono a San Giovanni Crisostomo due esili, l’ultimo dei quali concluso con la sua morte, nel 407. Tuttavia, nella grande Costantinopoli dei palazzi imperiali e degli intrighi di corte, il Crisostomo - ha spiegato il Papa - non si nascose fra gli agi ma scelse l’austerità - a partire dal suo palazzo espicopale - e fuori di esso i poveri e le famiglie, primi obiettivi della sua cura pastorale. A ispirarlo fu il “modello della Chiesa primitiva” che gli consentì di sviluppare la visione di una “città ideale”:


“Crisostomo sosteneva con Paolo il primato del singolo cristiano, della persona in quanto tale, anche dello schiavo e del povero. Il suo progetto corregge così la tradizionale visione greca della “polis”, della città, in cui larghi strati della popolazione erano esclusi dai diritti di cittadinanza, mentre nella città cristiana tutti sono fratelli e sorelle con uguali diritti”.


Giovanni Crisostomo, ha proseguito il Pontefice, aveva compreso che “la vecchia idea della polis greca” andava “sostituita dall’idea di una città ispirata dalla fede” nel Vangelo. Ecco perché con lui, ha rilevato Benedetto XVI, “comincia la visione di una città costruita dalla coscienza cristiana”, che “ci fa tutti uguali, fratelli e sorelle, e ci obbliga - ha sottolineato il Papa - alla solidarietà”:


“Si trattava infatti di dare un'anima e un volto cristiano alla città. In altre parole, Crisostomo ha capito che non è sufficiente fare elemosina, aiutare i poveri di volta in volta, ma è necessario creare una nuova struttura, un nuovo modello di società; un modello basato sulla prospettiva del Nuovo Testamento. È la nuova società che si rivela nella Chiesa nascente”.


Celebre per la sua brillante oratoria, anche nella “Nuova Roma”, cioè Costantinopoli, il Crisostomo si confermò maestro di fede e testimone di carità. Benedetto XVI ha individuato nella sua spiritualità quattro “passi”. Il primo riguarda la sensibilità del Santo antiocheno verso la Creazione - vista come atto supremo dell’amore di Dio - e il secondo l’attenzione che egli dedicò alla spiegazione della Sacra Scrittura la quale, secondo la visione del Padre della Chiesa, permette - ha osservato il Papa - di “decifrare” la Creazione stessa. Il quarto passo riguarda l’azione dello Spirito Santo nel cuore dell’uomo, ma è il terzo a rivelare tutta l’umanità e la fede dell’antico vescovo di Costantinopoli:


“Dio (…) in definitiva, scende Lui stesso, si incarna, diventa realmente “Dio con noi”, nostro fratello fino alla morte sulla Croce”.

Dopo le catechesi in sintesi nelle varie lingue, Benedetto XVI si è congedato dalla folla rivolgendo, fra gli altri, saluti particolari ai sacerdoti dei Pontifici Collegi San Pietro e San Paolo e dei Legionari di Cristo e ai rappresentanti dell’Unione Consoli Onorari d’Italia e dell’Associazione Ragazzi del Cielo-Ragazzi della terra. “Auspico - ha concluso il Papa - che da questa sosta presso le tombe degli Apostoli, tutti possano ricavare abbondanti frutti sia per la vita personale che per quella comunitaria”.
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Wednesday, September 26, 2007 3:06 PM
Nomine

Il Santo Padre ha nominato membro della Congregazione per i Vescovi il cardinale Justin Francis Rigali, arcivescovo di Philadelphia (Stati Uniti d’America).

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Wednesday, September 26, 2007 6:12 PM
Il papa: ''La Chiesa primitiva è un modello per la società''

di Daniele Lorenzi

Udienza generale del mercoledì in piazza San Pietro con gruppi di pellegrini e fedeli: Benedetto XVI ha continuato il ciclo di catechesi sui Padri Apostolici, soffermandosi ancora sulla figura di San Giovanni Crisostomo.

La Chiesa primitiva dove ci si divideva tutto fra tutti rappresenta un modello per la società. Lo ha affermato Benedetto XVI ricordando l’insegnamento di San Giovanni Crisostomo che, ha spiegato, può essere considerato "uno dei grandi padre della dottrina sociale". "Indicando il modello della Chiesa primitiva come modello per la società, Crisostomo sviluppa - ha spiegato il papa teologo - una utopia sociale, l’idea di una città ideale. Ha capito che non è sufficiente dare elemosine, ma è necessario creare una nuova struttura della nostra società e città, un modello basato sul nuovo testamento che descrive la chiesa crescente". "Si tratta - ha spiegato Benedetto XVI - di dare anima e volto cristiano alla città. La vecchia idea della polis greca va sostituita da una città ispirata alla vita cristiana, il suo progetto corregge la tradizionale visione greca della città in cui larghi strati della popolazione sono esclusi dai diritti di cittadinanza, mentre nella città cristiana sono tutti fratelli e sorelle con diritti uguali. Dice: la nostra polis è un’altra, la nostra patria è nei cieli e ciò ci fa tutti uguali, fratelli e sorelle e ci obbliga alla solidarietà piena nei confronti dell’umanità".

La catechesi del papa

Cari fratelli e sorelle! Continuiamo oggi la nostra riflessione su san Giovanni Crisostomo. Dopo il periodo passato ad Antiochia, nel 397 egli fu nominato Vescovo di Costantinopoli, la capitale dell'Impero romano d'Oriente. Fin dall’inizio, Giovanni progettò la riforma della sua Chiesa: l'austerità del palazzo episcopale doveva essere di esempio per tutti - clero, vedove, monaci, persone della corte e ricchi. Purtroppo, non pochi di essi, toccati dai suoi giudizi, si allontanarono da lui. Sollecito per i poveri, Giovanni fu chiamato anche "l'Elemosiniere". Da attento amministratore, infatti, era riuscito a creare istituzioni caritative molto apprezzate. La sua intraprendenza nei vari campi ne fece per alcuni un pericoloso rivale. Egli, tuttavia, come vero Pastore, trattava tutti in modo cordiale e paterno. In particolare, riservava accenti sempre teneri per la donna e cure speciali per il matrimonio e la famiglia. Invitava i fedeli a partecipare alla vita liturgica, da lui resa splendida e attraente con geniale creatività. Nonostante il cuore buono, non ebbe una vita tranquilla. Pastore della capitale dell’Impero, si trovò coinvolto spesso in questioni e intrighi politici, a motivo dei suoi continui rapporti con le autorità e le istituzioni civili. Sul piano ecclesiastico, poi, avendo deposto in Asia nel 401 sei Vescovi indegnamente eletti, fu accusato di aver varcato i confini della propria giurisdizione, e diventò così bersaglio di facili accuse. Un altro pretesto contro di lui fu la presenza di alcuni monaci egiziani, scomunicati dal patriarca Teofilo di Alessandria e rifugiatisi a Costantinopoli. Una vivace polemica fu poi originata dalle critiche mosse dal Crisostomo all'imperatrice Eudossia e alle sue cortigiane, che reagirono gettando su di lui discredito e insulti. Si giunse così alla sua deposizione, nel sinodo organizzato dallo stesso patriarca Teofilo nel 403, con la conseguente condanna al primo breve esilio. Dopo il suo rientro, l’ostilità suscitata contro di lui dalla protesta contro le feste in onore dell’imperatrice – che il Vescovo considerava come feste pagane, lussuose –, e la cacciata dei presbiteri incaricati dei Battesimi nella Veglia pasquale del 404 segnarono l'inizio della persecuzione di Crisostomo e dei suoi seguaci, i cosiddetti "Giovanniti". Allora Giovanni denunciò per lettera i fatti al Vescovo di Roma, Innocenzo I. Ma era ormai troppo tardi. Nell’anno 406 dovette di nuovo recarsi in esilio, questa volta a Cucusa, in Armenia. Il Papa era convinto della sua innocenza, ma non aveva il potere di aiutarlo. Un Concilio, voluto da Roma per una pacificazione tra le due parti dell'Impero e tra le loro Chiese, non poté avere luogo. Lo spostamento logorante da Cucusa verso Pytius, mèta mai raggiunta, doveva impedire le visite dei fedeli e spezzare la resistenza dell'esule sfinito: la condanna all'esilio fu una vera condanna a morte! Sono commoventi le numerose lettere dall'esilio, in cui Giovanni manifesta le sue preoccupazioni pastorali con accenti di partecipazione e di dolore per le persecuzioni contro i suoi. La marcia verso la morte si arrestò a Comana nel Ponto. Qui Giovanni moribondo fu portato nella cappella del martire san Basilisco, dove esalò lo spirito a Dio e fu sepolto, martire accanto al martire (Palladio, Vita 119). Era il 14 settembre 407, festa dell’Esaltazione della santa Croce. La riabilitazione ebbe luogo nel 438 con Teodosio II. Le reliquie del santo Vescovo, deposte nella chiesa degli Apostoli a Costantinopoli, furono poi trasportate nel 1204 a Roma, nella primitiva Basilica costantiniana, e giacciono ora nella cappella del Coro dei Canonici della Basilica di San Pietro. Il 24 agosto 2004 una parte cospicua di esse fu donata dal Papa Giovanni Paolo II al Patriarca Bartolomeo I di Costantinopoli. La memoria liturgica del santo si celebra il 13 settembre. Il beato Giovanni XXIII lo proclamò patrono del Concilio Vaticano II. Di Giovanni Crisostomo si disse che, quando fu assiso sul trono della Nuova Roma, cioè di Costantinopoli, Dio fece vedere in lui un secondo Paolo, un dottore dell'Universo. In realtà, nel Crisostomo c'è un'unità sostanziale di pensiero e di azione ad Antiochia come a Costantinopoli. Cambiano solo il ruolo e le situazioni. Meditando sulle otto opere compiute da Dio nella sequenza dei sei giorni nel commento della Genesi, il Crisostomo vuole riportare i fedeli dalla creazione al Creatore: "È un gran bene", dice, "conoscere ciò che è la creatura e ciò che è il Creatore". Ci mostra la bellezza della creazione e la trasparenza di Dio nella sua creazione, la quale diventa così quasi una "scala" per salire a Dio, per conoscerlo. Ma a questo primo passo se ne aggiunge un secondo: questo Dio creatore è anche il Dio della condiscendenza (synkatabasis). Noi siamo deboli nel "salire", i nostri occhi sono deboli. E così Dio diventa il Dio della condiscendenza, che invia all'uomo caduto e straniero una lettera, la Sacra Scrittura, cosicché creazione e Scrittura si completano. Nella luce della Scrittura, della lettera che Dio ci ha dato, possiamo decifrare la creazione. Dio è chiamato "padre tenero" (philostorgios) (ibid.), medico delle anime (Omelia 40,3 sulla Genesi), madre (ibid.) e amico affettuoso (Sulla provvidenza 8,11-12). Ma a questo secondo passo — prima la creazione come "scala" verso Dio e poi la condiscendenza di Dio tramite una lettera che ci ha dato, la Sacra Scrittura — si aggiunge un terzo passo. Dio non solo ci trasmette una lettera: in definitiva, scende Lui stesso, si incarna, diventa realmente "Dio con noi", nostro fratello fino alla morte sulla Croce. E a questi tre passi — Dio è visibile nella creazione, Dio ci dà una sua lettera, Dio scende e diventa uno di noi — si aggiunge alla fine un quarto passo. All'interno della vita e dell'azione del cristiano, il principio vitale e dinamico è lo Spirito Santo (Pneuma), che trasforma le realtà del mondo. Dio entra nella nostra stessa esistenza tramite lo Spirito Santo e ci trasforma dall'interno del nostro cuore. Su questo sfondo, proprio a Costantinopoli Giovanni, nel commento continuato degli Atti degli Apostoli, propone il modello della Chiesa primitiva (At 4,32-37) come modello per la società, sviluppando un’ "utopia" sociale (quasi una "città ideale"). Si trattava infatti di dare un'anima e un volto cristiano alla città. In altre parole, Crisostomo ha capito che non è sufficiente fare elemosina, aiutare i poveri di volta in volta, ma è necessario creare una nuova struttura, un nuovo modello di società; un modello basato sulla prospettiva del Nuovo Testamento. È la nuova società che si rivela nella Chiesa nascente. Quindi Giovanni Crisostomo diventa realmente così uno dei grandi Padri della Dottrina Sociale della Chiesa: la vecchia idea della "polis" greca va sostituita da una nuova idea di città ispirata alla fede cristiana. Crisostomo sosteneva con Paolo (cfr 1 Cor 8, 11) il primato del singolo cristiano, della persona in quanto tale, anche dello schiavo e del povero. Il suo progetto corregge così la tradizionale visione greca della "polis", della città, in cui larghi strati della popolazione erano esclusi dai diritti di cittadinanza, mentre nella città cristiana tutti sono fratelli e sorelle con uguali diritti. Il primato della persona è anche la conseguenza del fatto che realmente partendo da essa si costruisce la città, mentre nella "polis" greca la patria era al di sopra del singolo, il quale era totalmente subordinato alla città nel suo insieme. Così con Crisostomo comincia la visione di una società costruita dalla coscienza cristiana. Ed egli ci dice che la nostra "polis" è un'altra, "la nostra patria è nei cieli" (Fil 3, 20) e questa nostra patria anche in questa terra ci rende tutti uguali, fratelli e sorelle, e ci obbliga alla solidarietà. Al termine della sua vita, dall'esilio ai confini dell'Armenia, "il luogo più remoto del mondo", Giovanni, ricongiungendosi alla sua prima predicazione del 386, riprese il tema a lui caro del piano che Dio persegue nei confronti dell'umanità: è un piano "indicibile e incomprensibile", ma sicuramente guidato da Lui con amore (cfr Sulla provvidenza 2,6). Questa è la nostra certezza. Anche se non possiamo decifrare i dettagli della storia personale e collettiva, sappiamo che il piano di Dio è sempre ispirato dal suo amore. Così, nonostante le sue sofferenze, il Crisostomo riaffermava la scoperta che Dio ama ognuno di noi con un amore infinito, e perciò vuole la salvezza di tutti. Da parte sua, il santo Vescovo cooperò a questa salvezza generosamente, senza risparmiarsi, lungo tutta la sua vita. Considerava infatti ultimo fine della sua esistenza quella gloria di Dio, che – ormai morente – lasciò come estremo testamento: "Gloria a Dio per tutto!" (Palladio, Vita 11). I saluti in lingua italiana Rivolgo un cordiale saluto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, sono lieto di accogliere i sacerdoti dei Pontifici Collegi San Pietro e San Paolo, provenienti da vari Paesi, come pure i Legionari di Cristo, ed auguro a ciascuno un sereno e proficuo impegno di studio. Saluto poi i fedeli della parrocchia Santa Maria Assunta, in Gioia dei Marsi, i rappresentanti dell’Unione Consoli Onorari d’Italia e l’Associazione Ragazzi del Cielo-Ragazzi della terra. Auspico che da questa sosta presso le tombe degli Apostoli, tutti possano ricavare abbondanti frutti sia per la vita personale che per quella comunitaria. Il mio pensiero va infine ai giovani, ai malati ed agli sposi novelli. L'esempio di carità di san Vincenzo de' Paoli, di cui domani faremo memoria, incoraggi voi, cari giovani, a progettare il vostro futuro come un generoso servizio al prossimo. Aiuti voi, cari malati, a trovare nella sofferenza il conforto di Cristo. E solleciti voi, cari sposi novelli, a conservare nella vostra famiglia una costante attenzione ai poveri.
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Wednesday, September 26, 2007 6:13 PM
Messaggio del Papa per il numero 3000 dell'edizione francese de "L'Osservatore Romano"

Traguardo importante per l’edizione settimanale francese de “L’Osservatore Romano”, che festeggia il numero 3000. Il servizio di Roberta Gisotti:
Un evento suggellato dal ringraziamento di Benedetto XVI, che in un messaggio alla redazione de “L’Osservatore Romano” esprime “gratitudine per il servizio svolto”, dal giornale fondato nel 1861 “allo scopo di far conoscere gli insegnamenti e le attività del Successore di Pietro e della Santa Sede”. Il Papa incoraggia quindi “tutte le persone che vi collaborano a perseverare in questo importante lavoro di evangelizzazione”. “Un compito delicato ed entusiasmante”, come sottolinea oggi il direttore del quotidiano vaticano, Mario Agnes, alla guida del giornale da 23 anni, in una nota dedicata all’edizione francese, “la più antica” de L’”Osservatore Romano”, in lingua diversa dall’italiano, uscita per la prima volta il 16 dicembre del 1949, alla vigilia dell’Anno Santo 1950, con l’intento di aprirsi al pubblico di altri Paesi. All’edizione francese seguirono infatti quella spagnola nel ’51, che ha raggiunto di recente il numero 2000, poi inglese nel ’68, portoghese l’anno seguente, tedesca nel ’71 e ultima nell’80 quella polacca, dopo l’elezione al Soglio pontificio di Giovanni Paolo II. Dal Kazakistan, alla Liberia, dal Canada al Sud Africa, l’”Osservatore Romano” in lingua francese è letto in ben 137 Paesi. Ma chi sono i lettori? Sacerdoti, suore, religiosi, appartenenti ad enti e movimenti ecclesiali ma anche tante persone che hanno a cuore la vita della Chiesa e gli insegnamenti del magistero papale, insieme ad uomini politici, diplomatici e non ultimi i giornalisti.

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Wednesday, September 26, 2007 9:05 PM
Il papa: la grandezza di Paolo VI

di Mattia Bianchi

Paolo VI fu un grande pontefice. Così, Benedetto XVI ha reso omaggio al suo predecessore: lo ha fatto in occasione del 110mo anniversario della nascita di papa Montini, celebrato a Castel Gandolfo con un concerto.

Paolo VI fu un grande pontefice. Così, Benedetto XVI ha reso omaggio al suo predecessore: lo ha fatto in occasione del 110mo anniversario della nascita di papa Montini, celebrato a Castel Gandolfo con un concerto dell'Orchestra del Festival internazionale "Arturo Benedetti Michelangeli" di Brescia e Bergamo www.korazym.org/news1.asp?Id=25399. Nel concerto, diretto nella Sala degli Svizzeri dal maestro Agostino Orizio, sono state eseguite musiche di Vivaldi, Bach e Mozart. Solisti Marco Rizzi al violino e Alexander Romanovsky al pianoforte. Secondo il pontefice, Paolo VI ''ha reso alla Chiesa e al mondo un servizio quanto mai prezioso in tempi non facili ed in condizioni sociali caratterizzate da profondi mutamenti culturali e religiosi''. ''Rendiamo omaggio - ha esortato - allo spirito di saggezza evangelica con cui questo mio amato predecessore ha saputo guidare la Chiesa durante e dopo il Concilio Vaticano II''. ''Egli - ha proseguito - ha avvertito, con profetica intuizione, le speranze e le inquietudini degli uomini di quell'epoca; si è sforzato di valorizzarne le esperienze positive cercando di illuminarle con la luce della verità e dell'amore di Cristo, l'unico redentore dell'umanità''. E ancora: "E' stato prudente e coraggioso nel guidare la Chiesa con un realismo ed un ottimismo evangelico, alimentati da indomita fede. Egli ha auspicato l'avvento della 'civiltà dell'amore', convinto che la carità evangelica costituisce l'elemento indispensabile per costruire un'autentica fraternità universale''. Quindi ha aggiunto il papa, ''soltanto riconoscendo come Padre Dio, che in Cristo ha rivelato a tutti il suo amore, gli uomini possono diventare e sentirsi realmente fratelli. Soltanto Cristo, vero Dio e vero uomo, può convertire l'animo umano e renderlo capace di contribuire a realizzare una società giusta e solidale''
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DA PETRUS

Benedetto XVI ricorda Paolo VI a 110 anni dalla nascita: "Fu prudente e coraggioso"
CITTA’ DEL VATICANO - ''Prudente e coraggioso''. Questi gli aggettivi con i quali Benedetto XVI ha definito il suo predecessore Paolo VI, un Papa che ha condiviso fino in fondo ''le speranze e le inquietudini degli uomini della sua epoca e si e' sforzato di valorizzarne le esperienze positive cercando di illuminarle con la luce della verita' e dell'amore di Cristo''. Anche se spesso e' ricordato come un Papa triste e pessimista, Montini non era cosi': ''Nel guidare la Chiesa con un realismo ed un ottimismo evangelico, alimentati da indomita fede ha reso al mondo un servizio quanto mai prezioso in tempi non facili ed in condizioni sociali caratterizzate da profondi mutamenti culturali e religiosi''. Il riferimento del Papa e' al '68 e al suo influsso sul post-Concilio. In proposito ha voluto in particolare sottolineare oggi la ''saggezza evangelica'' con cui Montini ''ha saputo guidare la Chiesa durante e dopo il Concilio Vaticano II''. ''L'amore che nutriva per l'umanita' con i suoi progressi, le meravigliose scoperte, i vantaggi e le agevolazioni della scienza e della tecnica, non gli ha pero' impedito - ha osservato il Papa - di porre in evidenza le contraddizioni, gli errori e i rischi di un progresso scientifico e tecnologico sganciato da un saldo riferimento a valori etici e spirituali''. Il Papa tedesco ha poi ricordato l'auspicio montiniano della ''civilta' dell'amore'', cioe' ''un'autentica fraternita' universale'' che promuova ''una societa' giusta e solidale''. Un insegnamento quello di Papa Montini che ''resta ancora oggi attuale e costituisce una fonte a cui attingere'' tanto che i suoi successori hanno raccolto l'eredita' spirituale del Servo di Dio Paolo VI, e sulla stessa scia hanno camminato''. A 110 anni dalla nascita, il Papa bresciano e' stato ricordato a Castelgandolfo con un concerto al quale hanno assistito con Benedetto XVI anche il card. Giovanni Battista Re e il ministro della Giustizia Clemente Mastella. Al termine dell'esecuzione, il Pontefice ha espresso ''un grato apprezzamento'' ai solisti e a tutti i componenti dell'Orchestra del Festival Pianistico Internazionale Arturo Benedetti Michelangeli di Brescia e Bergamo, diretta dal maestro Agostino Trizio.
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Wednesday, September 26, 2007 9:05 PM
DA PETRUS

Il mese prossimo in udienza dal Pontefice il premier britannico e la presidente cilena
CITTA’ DEL VATICANO - Il premier britannico Gordon Brown (nella foto) sara' ricevuto da Papa Benedetto XVI in Vaticano il prossimo 6 ottobre. Lo riferisce l'agenzia francese I.Media che lo ha appreso da fonti vaticane. Successivamente, il 18 ottobre, il Pontefice ricevera' in udienza la presidente del Cile, Michelle Bachelet. L'ultima visita in Vaticano di un premier britannico e' quella del 23 giugno scorso quando Tony Blair, a fine mandato, era stato anch'egli ricevuto da Benedetto XVI. Eccezionalmente, dopo un lungo colloquio privato, ai due si era aggiunto l'arcivescovo cattolico di Londra, il cardinale Cormac Murphy O'Connor. Proprio il giorno successivo, Gordon Brown era diventato segretario del partito laburista e il 27 giugno capo del governo del Regno Unito. Lui stesso era stato ricevuto da Benedetto XVI in Vaticano nel febbraio scorso con altri ministri dell'economia e con la regina Rania di Giordania: in quell'occasione era stato presentato al Papa un programma di vaccinazione per l'infanzia nei paesi poveri. Gordon Brown aveva approfittato per offrire al Pontefice una raccolta dei sermoni di suo padre, il pastore presbiteriano scozzese John Ebenezer Brown.
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Thursday, September 27, 2007 3:11 PM
Benedetto XVI ai vescovi ucraini in visita "ad Limina": coltivate rapporti di armonia con i greco-cattolici e con gli ortodossi nel Paese e curate in particolare i candidati al sacerdozio

Manifestare in ogni circostanza l’unità fra i cattolici dei diversi riti. Benedetto XVI lo ha chiesto ai vescovi dell’Ucraina di rito latino, incontrati oggi a Castel Gandolfo per la loro vista ad Limina, dopo il precedente incontro di lunedì scorso al quale avevano partecipato anche i presuli cattolici di rito greco. Oggi, il Papa ha messo in risalto le priorità della Chiesa ucraina, insistendo in particolare sulla cura dei sacerdoti, delle vocazioni e della famiglia. Il servizio di Alessandro De Carolis:


I vescovi della Chiesa cattolica ucraina nutrono la volontà reciproca di “consolidare l’unità e la collaborazione” in tutti i campi pastorali, da quello catechetico al liturgico, dal missionario al caritativo. Benedetto XVI ha subito trovato parole di apprezzamento per i vescovi e i sacerdoti che vivono, ha riconosciuto, in un contesto nel quale - per difficoltà di tipo sociale e contingente - “l’abnegazione” e la “generosità” sono tra le prime qualità da mettere in campo. Ma, così come già sottolineato nel suo intervento all’inizio di questa settimana al cospetto dei vescovi greco-cattolici, il Papa ha nuovamente sollecitato i presuli di rito latino a lavorare per il dialogo e la fraternità tra le due componenti ecclesiali:


“Anche fra cattolici non sempre la collaborazione riesce facile, essendo normale che emergano sensibilità differenti, data pure la diversità delle rispettive tradizioni. Ma come non ritenere una provvidenziale opportunità il fatto che coesistano insieme due Comunità distinte nelle loro tradizioni ma pienamente cattoliche, entrambe protese a servire l’unico Kyrios e ad annunciarne il Vangelo? L’unità dei cattolici, nella diversità dei riti, e lo sforzo di manifestarla in ogni ambito, mostra il volto autentico della Chiesa Cattolica e costituisce un segno quanto mai eloquente anche per gli altri cristiani e per l’intera società”.


Nonostante la pesante eredità della “dominazione atea e comunista” della quale - ha osservato il Pontefice - si riscontrano “evidenti tracce nelle generazioni attuali”, il consolidare la comunione all’interno delle comunità cattoliche renderà “più agevole - ha affemato - condurre un proficuo dialogo tra la Chiesa Cattolica e le altre Chiese e comunità ecclesiali. “L’esigenza ecumenica - ha poi proseguito Benedetto XVI - è fortemente avvertita da voi, che da lunghi secoli vivete insieme ai nostri fratelli ortodossi e con loro cercate di tessere un quotidiano dialogo che abbraccia tanti aspetti della vita”:


“Le difficoltà, gli ostacoli, e persino eventuali insuccessi non rallentino il vostro entusiasmo nell’andare in questa direzione. Con pazienza e umiltà, con carità, verità e apertura d’animo, il cammino da percorrere diviene meno arduo, soprattutto se non viene mai meno la prospettiva di fondo, la convinzione cioè che tutti i discepoli di Cristo sono chiamati a percorrere le sue orme, lasciandosi guidare docilmente dal suo Spirito, che è sempre all’opera nella Chiesa".


Passando poi ai temi della pastorale, Benedetto XVI ha invitato i vescovi ucraini ad avere cura che nei seminari “sia impartita agli aspiranti al sacerdozio una formazione armonica e completa” e a “non trascurate la formazione permanente dei presbiteri”. Quindi, ha aggiunto:


“Ho notato con soddisfazione la presenza e l’impegno dei consacrati e delle consacrate: un autentico dono per la crescita spirituale di ogni comunità. La cura delle vocazioni presuppone naturalmente una valida pastorale familiare. La formazione di un laicato che sappia rendere ragione della fede si rende in questi nostri tempi ancor più necessaria e rappresenta uno degli obbiettivi pastorali da perseguire con impegno”.

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DA PETRUS

Ecumenismo, il Papa invita all'unità dei cattolici per poter dialogare anche con gli altri cristiani
CITTA’ DEL VATICANO - Consolidare l'unita' tra i cattolici dei diversi riti, come base necessaria per il dialogo con le altre Chiese cristiane, come quella ortodossa. E' l'esortazione rivolta da Benedetto XVI ai vescovi di rito latino della Conferenza episcopale di Ucraina ricevuti in udienza nel Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo in occasione della loro visita Ad Limina. Il Papa ha ricordato la presenza nel territorio ucraino di ''cattolici di rito latino e di rito greco-cattolico, insieme ad altri credenti che trovano la ragione della propria vita nell'unico Signore Gesu' Cristo''. ''Anche fra cattolici - ha sottolineato - non sempre la collaborazione riesce facile, essendo normale che emergano sensibilita' differenti, data pure la diversita' delle rispettive tradizioni''. Benedetto XVI considera pero' ''una provvidenziale opportunità'' il fatto che ''coesistano insieme due comunita' distinte nelle loro tradizioni ma pienamente cattoliche''. ''L'unita' dei cattolici, della diversita' dei riti, e lo sforzo di manifestarla in ogni ambito - secondo il Papa -, mostra il volto autentico della Chiesa Cattolica e costituisce un segno quanto mai eloquente anche per gli altri cristiani e per l'intera societa'''. Parlando dei problemi e delle sfide vissuti dai presuli ucraini, il Pontefice ha osservato che ''i lunghi anni della dominazione atea e comunista hanno lasciato evidenti tracce nelle generazioni attuali''. Di fronte a questo ha riaffermato per la Chiesa e per i cristiani l'invito ''a ricercare, senza stancarsi, l'unita'''. ''Se si consolida la comunione all'interno delle comunita' cattoliche - ha ribadito - sara' piu' agevole condurre un proficuo dialogo tra la Chiesa Cattolica e le altre Chiese e Comunita' ecclesiali''. ''L'esigenza ecumenica - ha concluso il Santo Padre - e' fortemente avvertita da voi, che da lunghi secoli vivete insieme ai nostri fratelli ortodossi e con loro cercate di tessere un quotidiano dialogo che abbraccia tanti aspetti della vita. le difficolta', gli ostacoli, e persino eventuali insuccessi no rallentino il vostro entusiasmo nell'andare in questa direzione''.
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Thursday, September 27, 2007 6:56 PM
Altre udienze e nomine

Nel corso della mattinata, Benedetto XVI ha ricevuto il cardinale Camillo Ruini, vicario generale di Sua Santità per la Diocesi di Roma.

In Argentina, il Papa ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell’arcidiocesi di Corrientes, presentata per raggiunti limiti di età dall'arcivescovo, Domingo S. Castagna.

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Paparatzifan
Thursday, September 27, 2007 9:02 PM
Dal blog di Lella...

CONCERTO IN OCCASIONE DEL 110° ANNIVERSARIO DELLA NASCITA DEL PAPA PAOLO VI

DISCORSO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI

Sala degli Svizzeri, Castel Gandolfo
Mercoledì, 26 settembre 2007

Signori Cardinali,
Venerati Fratelli nell’Episcopato,
cari fratelli e sorelle,

Abbiamo trascorso insieme una suggestiva serata musicale, che ci ha dato modo di riascoltare brani certamente noti, ma sempre capaci di suscitare nuove e profonde emozioni spirituali. Significativa è la circostanza che ha motivato quest’evento, e cioè il 110° anniversario della nascita del Servo di Dio Paolo VI, avvenuta a Concesio, il 26 settembre del 1897, proprio come oggi.

Con sentimenti di viva gratitudine, rivolgo il mio saluto a tutti voi, che avete preso parte a questo atto commemorativo di un grande Pontefice, che ha segnato la storia del secolo XX. Un grazie di cuore a chi si è fatto promotore, a chi ha organizzato e a chi ha eseguito con apprezzata maestria questo concerto. Saluto con affetto i Signori Cardinali presenti, ed in particolare il Cardinale Giovanni Battista Re, conterraneo di Papa Montini. Un saluto speciale dirigo al Vescovo Ausiliare di Brescia Mons. Francesco Beschi, che ringrazio per le parole poc’anzi rivoltemi, agli altri Presuli, ai sacerdoti, ai religiosi e alle religiose. Estendo poi il mio deferente pensiero alle varie Personalità, che ci onorano della loro presenza, con una menzione speciale per l’On. Ministro della Giustizia, i Sindaci di Brescia e di Bergamo, le altre Autorità civili e militari, come pure i Rappresentanti delle Istituzioni che hanno particolarmente contribuito alla realizzazione di questa significativa manifestazione. Mi preme soprattutto farmi interprete dei comuni sentimenti, esprimendo un grato apprezzamento ai solisti e a tutti i componenti dell’Orchestra del Festival Pianistico Internazionale Arturo Benedetti Michelangeli di Brescia e Bergamo, diretta dal ben noto Maestro Agostino Trizio. Essi, con straordinario talento ed efficacia, hanno eseguito brani musicali di Vivaldi, Bach e Mozart, aiutando il nostro spirito a percepire nel linguaggio musicale l’intima armonia della bellezza divina.

Questa sera l’ascolto di celebri brani musicali ci ha dato occasione di ricordare un illustre Papa, Paolo VI, che ha reso alla Chiesa e al mondo un servizio quanto mai prezioso in tempi non facili ed in condizioni sociali caratterizzate da profondi mutamenti culturali e religiosi. Rendiamo omaggio allo spirito di saggezza evangelica con cui questo mio amato Predecessore ha saputo guidare la Chiesa durante e dopo il Concilio Vaticano II.

Egli ha avvertito, con profetica intuizione, le speranze e le inquietudini degli uomini di quell’epoca; si è sforzato di valorizzarne le esperienze positive cercando di illuminarle con la luce della verità e dell’amore di Cristo, l’unico Redentore dell’umanità. L’amore che nutriva per l’umanità con i suoi progressi, le meravigliose scoperte, i vantaggi e le agevolazioni della scienza e della tecnica, non gli ha però impedito di porre in evidenza le contraddizioni, gli errori e i rischi di un progresso scientifico e tecnologico sganciato da un saldo riferimento a valori etici e spirituali.Il suo insegnamento resta pertanto ancor oggi attuale, e costituisce una fonte a cui attingere per meglio comprendere i testi conciliari ed analizzare gli eventi ecclesiali che hanno caratterizzato la seconda parte del 1900.

Paolo VI è stato prudente e coraggioso nel guidare la Chiesa con un realismo ed un ottimismo evangelico, alimentati da indomita fede. Egli ha auspicato l’avvento della “civiltà dell’amore”, convinto che la carità evangelica costituisce l’elemento indispensabile per costruire un’autentica fraternità universale. Soltanto riconoscendo come Padre Dio, che in Cristo ha rivelato a tutti il suo amore, gli uomini possono diventare e sentirsi realmente fratelli. Soltanto Cristo, vero Dio e vero uomo, può convertire l’animo umano e renderlo capace di contribuire a realizzare una società giusta e solidale. I suoi successori hanno raccolto l’eredità spirituale del Servo di Dio Paolo VI, e sulla stessa scia hanno camminato. Preghiamo perchè il suo esempio e i suoi insegnamenti siano per noi incoraggiamento e stimolo ad amare sempre più Cristo e la Chiesa, animati da quell’indomita speranza che ha sorretto Papa Montini sino al termine della sua esistenza. Con questi sentimenti, nuovamente ringrazio coloro che hanno preparato ed animato quest’incontro musicale e, invocando sui presenti la costante protezione del Signore, di cuore imparto a tutti la Benedizione Apostolica.

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