Pagine: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15, 16, 17, 18, 19, 20, 21, 22, 23, 24, 25, 26, 27, 28, 29, 30, 31, 32, 33, 34, 35, 36, 37, 38, 39, 40, 41, 42, 43, 44, 45, 46, 47, 48, 49, 50, 51, 52, 53, 54, [55], 56, 57, 58, 59, 60, 61, 62, 63, 64, 65, 66, 67, 68, 69, 70, 71, 72, 73, 74, 75, 76, 77, 78, 79, 80, 81, 82, 83, 84, 85, 86, 87, 88, 89, 90, 91, 92, 93, 94, 95, 96, 97, 98, 99, 100, 101, 102, 103, 104, 105, 106, 107, 108, 109, 110, 111, 112, 113, 114, 115, 116, 117, 118, 119, 120, 121, 122, 123, 124, 125, 126, 127, 128, 129, 130, 131, 132, 133, 134, 135, 136, 137, 138, 139, 140, 141, 142, 143, 144, 145, 146, 147, 148, 149, 150, 151, 152
Paparatzifan
Wednesday, August 29, 2007 10:31 PM
Dal blog di Lella...

PAPA/ A NAPOLI CELEBRERA' MESSA E PREGHERA' SU RELIQUIE S.GENNARO
Definito il programma della visita del 21 ottobre

Napoli, 29 ago. (Apcom) - Durerà appena nove ore la visita a Napoli di papa Benedetto XVI, ma sarà fitta di appuntamenti. I dettagli dell'evento, che si svolgerà il prossimo 21 ottobre, sono stati illustrati questa mattina dall'arcivescovo di Napoli, cardinale Crescenzio Sepe, che ha anche annunciato che il pontefice pregherà nella cappella del Tesoro di San Gennaro dove sono custodite le reliquie del patrono partenopeo. Papa Ratzinger giungerà a Napoli con un elicottero verso le ore 9.15 atterrando nel porto. Immediatamente dopo si recherà in piazza del Plebiscito dove celebrerà la Messa con il cardinale Sepe e i vescovi della diocesi campane. Subito dopo reciterà l'Angelus. Eventi che saranno trasmessi in diretta televisiva. All'ora di pranzo Benedetto XVI si sposterà al seminario maggiore di Napoli, a Capodimonte, dove farà colazione con i maggiori leader religiosi della Terra e con alcuni capi di Stato presenti a Napoli per prendere parte al XXI Incontro internazionale per la pace.

Dopo un breve riposo, verso le 16.30, il papa si recherà nel duomo di Napoli per rendere omaggio alle reliquie di San Gennaro. Una visita in forma privata alla quale non è prevista la presenza dei giornalisti. Per le ore 17.00 è previsto il suo ritorno in Vaticano in elicottero.


Paparatzifan
Thursday, August 30, 2007 10:15 PM
Dal blog di Lella...

Da quando è Papa non consacra personalmente nessun nuovo presule. Le perplessità su Ravasi al dicastero della Cultura

Per cinque vescovi Ratzinger fa uno strappo alla sua regola

Benedetto XVI ha interrotto la tradizione che ha visto Giovanni Paolo II consacrare personalmente alcuni nuovi vescovi ogni solennità dell’Epifania. Il prossimo 29 settembre, tuttavia, Papa Ratzinger farà una eccezione a questo nuovo corso. L’occasione sarà l’ordinazione episcopale di mons. Mieczyslaw Mokrzycky, don “Mietek”, che da segretario personale in seconda del Pontefice diventerà arcivescovo coadiutore di Leopoli dei latini in Ucraina. Incarico molto delicato perché a Leopoli esistono due comunità cattoliche, quella latina composta prevalentemente da fedeli di etnia polacca (Mietek è nato in Polonia) e quella uniate formata da ucraini, storicamente rivali tra loro. Insieme a don Mietek saranno consacrati vescovi dal Papa anche alcuni altri ecclesiastici in servizio presso la Santa Sede. Il padre barnabita Sergio Pagano prefetto dell’Archivio segreto vaticano (Asv), elevato all’episcopato lo scorso 4 agosto. In passato è successo di rado che il responsabile dell’Asv venisse nominato vescovo. Comunque, sembra imminente anche la nomina di un nuovo viceprefetto (si parla del gesuita Marcel Chappin, dell’archivio della Segreteria di stato), carica vacante da anni. Riceverà l’ordinazione episcopale dal Papa anche mons. Tommaso Caputo, nuovo nunzio apostolico a Malta e in Libia. Caputo, di origini napoletane, è stato uno dei più solidi punti di riferimento romani di altri ecclesiastici campani come il teologo partenopeo Bruno Forte, ora arcivescovo di Chieti, o come Domenico Sorrentino, vescovo di Assisi e in passato segretario della congregazione per il Culto divino. Andando a Malta, Caputo lascerà il prestigioso incarico di capo del protocollo della Segreteria di stato.
Il 29 settembre potrebbe essere la data di ordinazione episcopale anche di Francesco Giovanni Brugnaro, per cui si dà per imminente la nomina a vescovo di Camerino, il cui attuale titolare, Angelo Fagiani, è da tempo malato. Brugnaro, di origini venete, appartiene al clero della diocesi di Milano, dove è stato un pupillo del cardinale Carlo Maria Martini il quale lo inviò a Roma nel 1994 al servizio della congregazione per le Chiese orientali dove entrò nelle grazie dell’allora prefetto cardinal Achille Silvestrini. Da alcuni anni Brugnaro è nella diplomazia pontificia come osservatore permanente dell’Organizzazione mondiale del turismo.
Ma l’ecclesiastico certamente più famoso a cui il Papa dovrebbe imporre le mani è mons. Gianfranco Ravasi per il quale è attesa ai primi di settembre la nomina a presidente del pontificio Consiglio per la cultura. Questa nomina, che alcuni danno per già decisa e altri ancora in forse, risulta essere tra le più controverse che si ricordi nei Sacri palazzi.
Il biblista ambrosiano infatti, ha tanti estimatori, ma altrettanti disistimatori. Quando era in discussione la sua nomina poi sfumata ad Assisi e a Loreto, a suo favore si erano manifestati i card. Giovanni Battista Re, prefetto della congregazione per i Vescovi, e Camillo Ruini, all’epoca presidente
della Cei. Ravasi viene visto come il successore ideale del card. Ersilio Tonini nella veste di volto televisivo della chiesa italiana. I suoi detrattori continuano ad agitare la copia del Sole 24 Ore del 31 marzo 2002, in cui apparve un articolo di Ravasi sulla Pasqua dal titolo: “Non è risorto, si è innalzato”; si realizzerebbe, dicono, il caso singolare di un dicastero vaticano guidato da un esegeta che ha sollevato interrogativi
sulla storicità della resurrezione.

C’è molta attesa per i discorsi di Benedetto XVI ai giovani che si raduneranno sabato e domenica prossimi a Loreto.
Sono attesi 300 mila partecipanti che, dopo il primo incontro con il Papa di sabato sera, veglieranno tutta la notte per partecipare all’indomani alla messa celebrata dal Pontefice nella piana di Montorso. Ha suscitato perplessità, e qualche delusione, la decisione degli organizzatori di tenere chiusa durante la notte la Santa casa situata dentro il Santuario di Loreto, dove molti pellegrini avevano manifestato l’intenzione di recarsi per pregare.

© Copyright Il Foglio, 29 agosto 2007


+PetaloNero+
Friday, August 31, 2007 2:56 PM
Da Petrus

Presto la Bolivia avrà il suo primo Beato. Si tratta di Francisco Tito Yupanqui di Copacabana

CITTA’ DEL VATICANO - La Bolivia avra' presto il suo primo Beato. Si tratta dello scultore indio Francisco Tito Yupanqui di Copacabana, nato nel 1551 e morto nel 1608. Il futuro Beato e' di origine Inca e fu lo scultore dell’immagine della Madonna della Candelaria che si venera in Bolivia nella chiesa di Copacabana. La Congregazione per le cause dei Santi, secondo fonti della conferenza episcopale boliviana, avrebbe gia' dato il benestare. La notizia e' stata accolta dalla Chiesa locale con molto giubilo e felicita', considerato che si tratta di un Beato locale e per giunta di origine indigena, cioe' di orgine Inca: un giorno di festa per la comunita' cattolica boliviana.

+PetaloNero+
Saturday, September 01, 2007 9:01 PM
AGORA' DEI GIOVANI


Sabato 1 settembre

Ore 18,00: Veglia di preghiera con i giovani - Montorso

I giovani come speranza della Chiesa italiana. Lo ha ribadito il papa nel discorso pronunciato durante la veglia dell'Agorà: un momento intenso durante il quale il pontefice ha risposto alle domande dei ragazzi, per poi tirare le somme in un discorso conclusivo. L'invito è quello di fidarsi di Cristo, senza avere paura “di sognare ad occhi aperti grandi progetti di bene”, perché “niente è impossibile per chi si fida di Dio e si affida a Lui”. È l'esempio stesso di Maria, che fidandosi pronunciò un sì “che cambiò la sua vita e la storia dell’umanità intera”. “Guardando a lei, - ha detto il papa - scoprirete la bellezza dell’amore, non però di un amore “usa-e-getta”, passeggero e ingannevole, prigioniero di una mentalità egoista e materialista, ma dell’amore vero e profondo”. È per esempio la strada del matrimonio, “un sì per tutta l’esistenza”, “oggi sempre meno facile da realizzare”. Benedetto XVI pensa ai separati, alle famiglie in frantumi e ripete: “La Madre di Dio, la Comunità dei credenti, il Papa vi sono accanto e pregano". E per chi di fronte ai fallimenti altrui, ha timore di fallire a propria volta, il messaggio è chiaro: “Non temete! Non abbiate paura! Lo Spirito Santo è con voi e non vi abbandona mai". Al termine, l'invito alla prossima Giornata mondiale della gioventù. “Lo so, - dice il pontefice - l’Australia è lontana e per i giovani italiani è letteralmente all’altro capo del mondo”, ma “preghiamo perché il Signore che compie ogni prodigio conceda a molti di voi di esserci. Lo conceda a me, lo conceda a voi".

IL TESTO INTEGRALE



La domanda di Piero e Giovanna A molti di noi giovani di periferia manca un centro, un luogo o persone capaci di dare identità. Siamo spesso senza storia, senza prospettive e perciò senza futuro. Sembra che ciò che aspettiamo veramente non capiti mai. Di qui l’esperienza della solitudine e, a volte, delle dipendenze. Santità, c’è qualcuno o qualcosa per cui possiamo diventare importanti? Com’è possibile sperare, quando la realtà nega ogni sogno di felicità, ogni progetto di vita? La domanda di Sara Io credo nel Dio che ha toccato il mio cuore, ma sono tante le insicurezze, le domande, le paure che porto dentro. Non è facile parlare di Dio con i miei amici; molti di loro vedono la Chiesa come una realtà che giudica i giovani, che si oppone ai loro desideri di felicità e di amore. Di fronte a questo rifiuto avverto tutta la mia solitudine di uomo e vorrei sentire la vicinanza di Dio. Santità, in questo silenzio dov’è Dio?

IL DISCORSO DEL PAPA
Cari giovani, che costituite la speranza della Chiesa in Italia! Sono felice di incontrarvi in questo luogo così singolare, in questa serata speciale, ricca di preghiere, di canti, di silenzi, colma di speranze e di profonde emozioni. Questa valle, dove in passato anche il mio amato predecessore Giovanni Paolo II ha incontrato forse molti di voi, è diventata ormai la vostra “agorà”, la vostra piazza senza mura e barriere, dove mille strade convergono e si dipartono. Ho ascoltato con attenzione chi ha parlato a nome di tutti voi. In questo luogo dell’incontro pacifico, autentico e gioioso, siete arrivati per mille motivi diversi: chi perché appartenente a un gruppo, chi invitato da qualche amico, chi per intima convinzione, chi con qualche dubbio nel cuore, chi per semplice curiosità… Qualunque sia il motivo che vi ha condotto qui, posso dirvi che a riunirci in fondo è stato lo Spirito Santo. Sì, è proprio così: qui vi ha guidati lo Spirito; qui siete venuti con i vostri dubbi e le vostre certezze, con le vostre gioie e le vostre preoccupazioni. Ora tocca a voi aprire il cuore ed offrire tutto a Gesù. Ditegli: ecco, sono qui, certamente non sono ancora come tu mi vorresti, non riesco nemmeno a capire fino in fondo me stesso, ma con il tuo aiuto sono pronto a seguirti. Signore Gesù, questa sera vorrei parlarti, facendo mio l’atteggiamento interiore e l’abbandono fiducioso di quella giovane donna, che oltre duemila anni fa disse il suo “sì” al Padre che la sceglieva per essere la tua Madre. Il Padre la scelse perché docile e obbediente alla sua volontà. Come lei, come la piccola Maria, ognuno di voi, cari giovani amici, dica con fede a Dio: Eccomi, «avvenga di me quello che hai detto»! Quale stupendo spettacolo di fede giovane e coinvolgente stiamo vivendo questa sera! Questa sera Loreto è diventata, grazie a voi, la capitale spirituale dei giovani; il centro verso cui convergono idealmente le moltitudini di giovani che popolano i cinque Continenti. In questo momento ci sentiamo come attorniati dalle attese e dalle speranze di milioni di giovani del mondo intero: in questa stessa ora alcuni stanno vegliando, altri dormono, altri ancora studiano o lavorano; c’è chi spera e chi dispera, chi crede e chi non riesce a credere, chi ama la vita e chi invece la sta gettando via. A tutti vorrei giungesse questa mia parola: il Papa vi é vicino, condivide le vostre gioie e le vostre pene, soprattutto condivide le speranze più intime che sono nel vostro animo e per ciascuno chiede al Signore il dono di una vita piena e felice, una vita ricca di senso, una vita vera. Purtroppo oggi, non di rado, un’esistenza piena e felice viene vista da molti giovani come un sogno difficile, e qualche volta quasi irrealizzabile. Tanti vostri coetanei guardano al futuro con apprensione e si pongono non pochi interrogativi. Si chiedono preoccupati: come inserirsi in una società segnata da numerose e gravi ingiustizie e sofferenze? Come reagire all’egoismo e alla violenza che talora sembrano prevalere? Come dare un senso pieno alla vita? Con amore e convinzione ripeto a voi, giovani qui presenti, e attraverso di voi, ai vostri coetanei del mondo intero: Non abbiate timore, Cristo può colmare le aspirazioni più intime del vostro cuore! Ci sono forse sogni irrealizzabili quando a suscitarli e a coltivarli nel cuore è lo Spirito di Dio? C’è qualcosa che può bloccare il nostro entusiasmo quando siamo uniti a Cristo? Nulla e nessuno, direbbe l’apostolo Paolo, potrà mai separarci dall’amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore (Cf Rm 8, 35-39). Lasciate che questa sera io vi ripeta: ciascuno di voi se resta unito a Cristo, può compiere grandi cose. Ecco perché, cari amici, non dovete aver paura di sognare ad occhi aperti grandi progetti di bene e non dovete lasciarvi scoraggiare dalle difficoltà. Cristo ha fiducia in voi e desidera che possiate realizzare ogni vostro più nobile ed alto sogno di autentica felicità. Niente è impossibile per chi si fida di Dio e si affida a Lui. Guardate alla giovane Maria! L’Angelo le prospettò qualcosa di veramente inconcepibile: partecipare nel modo più coinvolgente possibile al più grandioso dei piani di Dio, la salvezza dell’umanità. Dinanzi a tale proposta Maria rimase turbata, avvertendo tutta la piccolezza del suo essere di fronte all’onnipotenza di Dio; e si domandò: com’è possibile, perché proprio io? Disposta però a compiere la volontà divina, pronunciò prontamente il suo “sì”, che cambiò la sua vita e la storia dell’umanità intera. E’ grazie al suo “sì” che anche noi ci ritroviamo qui stasera. Mi chiedo e vi domando: le richieste che Dio ci rivolge, per quanto impegnative possano sembrarci, potranno mai uguagliare ciò che fu domandato da Dio alla giovane Maria? Cari ragazzi e ragazze, impariamo da Maria a dire il nostro “sì”, perché lei sa veramente che cosa significhi rispondere generosamente alle richieste del Signore. Maria, cari giovani, conosce le vostre aspirazioni più nobili e profonde. Conosce bene, soprattutto, il vostro grande desiderio di amore, il vostro bisogno di amare e di essere amati. Guardando a lei, seguendola docilmente scoprirete la bellezza dell’amore, non però di un amore “usa-e-getta”, passeggero e ingannevole, prigioniero di una mentalità egoista e materialista, ma dell’amore vero e profondo. Nel più intimo del cuore ogni ragazzo e ogni ragazza, che si affaccia alla vita, coltiva il sogno di un amore che dia senso pieno al proprio avvenire. Per molti questo trova compimento nella scelta del matrimonio e nella formazione di una famiglia dove l’amore tra un uomo e una donna sia vissuto come dono reciproco e fedele, come dono definitivo, suggellato dal “sì” pronunciato davanti a Dio nel giorno del matrimonio, un “sì” per tutta l’esistenza. So bene che questo sogno è oggi sempre meno facile da realizzare. Attorno a noi quanti fallimenti dell’amore! Quante coppie chinano la testa, si arrendono e si separano! Quante famiglie vanno in frantumi! Quanti ragazzi, anche tra voi, hanno visto la separazione e il divorzio dei loro genitori! A chi si trova in così delicate e complesse situazioni vorrei dire questa sera: la Madre di Dio, la Comunità dei credenti, il Papa vi sono accanto e pregano perché la crisi che segna le famiglie del nostro tempo non diventi un fallimento irreversibile. Possano le famiglie cristiane, con il sostegno della Grazia divina, mantenersi fedeli a quel solenne impegno d’amore assunto con gioia dinanzi al sacerdote e alla comunità cristiana, il giorno solenne del matrimonio. Di fronte a tanti fallimenti non è infrequente questa domanda: sono io migliore dei miei amici e dei miei parenti che hanno tentato e hanno fallito? Perché io, proprio io, dovrei riuscire là dove tanti si arrendono? Quest’umano timore può bloccare anche gli spiriti più coraggiosi, ma in questa notte che ci attende, ai piedi della sua Santa Casa, Maria ripeterà a ciascuno di voi, cari giovani amici, le parole che lei stessa si sentì rivolgere dall’Angelo: Non temete! Non abbiate paura! Lo Spirito Santo è con voi e non vi abbandona mai. A chi confida in Dio nulla è impossibile. Ciò vale per chi è destinato alla vita matrimoniale, ed ancor più per coloro ai quali Iddio propone una vita di totale distacco dai beni della terra per essere a tempo pieno dediti al suo Regno. Tra voi ci sono alcuni che sono incamminati verso il sacerdozio, verso la vita consacrata; taluni che aspirano ad essere missionari, sapendo quanti e quali rischi ciò comporti. Penso ai sacerdoti, alle religiose e ai laici missionari caduti sulla trincea dell’amore al servizio del Vangelo. Ci potrebbe dire tante cose al riguardo padre Giancarlo Bossi, per il quale abbiamo pregato durante il periodo del suo sequestro nelle Filippine, e oggi gioiamo nell’averlo tra noi. In lui vorrei salutare e ringraziare tutti coloro che spendono la loro esistenza per Cristo sulle frontiere dell’evangelizzazione. Cari giovani, se il Signore vi chiama a vivere più intimamente al suo servizio, rispondete generosamente. Siatene certi: la vita dedicata a Dio non è mai spesa invano. Cari giovani, termino qui queste mie parole, non senza prima avervi abbracciato con cuore di padre; vi abbraccio ad uno ad uno e cordialmente vi saluto. Saluto i Vescovi presenti a cominciare dall’Arcivescovo Angelo Bagnasco, Presidente della CEI e l’Arcivescovo Gianni Danzi che ci accoglie nella sua Comunità ecclesiale. Saluto i sacerdoti, i religiosi, le religiose, gli animatori che vi accompagnano. Saluto le Autorità civili e quanti hanno curato la realizzazione di quest’incontro. Saremo ancora uniti “virtualmente” più tardi e ci rivedremo domattina, al termine di questa notte di veglia, per il momento più alto del nostro incontro, quando si farà presente realmente lo stesso Gesù nella sua Parola e nel mistero dell’Eucaristia. Fin d’ora tuttavia vorrei dare a voi giovani appuntamento a Sidney, dove tra un anno si terrà la prossima Giornata Mondiale della Gioventù. Lo so, l’Australia è lontana e per i giovani italiani è letteralmente all’altro capo del mondo… Preghiamo perché il Signore che compie ogni prodigio conceda a molti di voi di esserci. Lo conceda a me, lo conceda a voi. È questo uno dei tanti nostri sogni che questa notte pregando insieme affidiamo a Maria.

Da www.korazym.org
Paparatzifan
Sunday, September 02, 2007 2:15 PM
Dal blog di Lella...

VISITA DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI A LORETO IN OCCASIONE DELL’AGORÀ DEI GIOVANI ITALIANI (1-2 SETTEMBRE 2007)

VEGLIA DI PREGHIERA CON I GIOVANI NELLA PIANA DI MONTORSO

Dopo il saluto alle Autorità, il Papa raggiunge in auto panoramica il palco sulla spianata di Montorso dove alle ore 18 dà inizio alla Veglia di preghiera con i giovani.
Nel corso dell’incontro alcuni dei giovani presenti all’Agorà portano la loro testimonianza e dialogano con il Santo Padre, ponendo delle domande.
Il Papa risponde alle singole domande dei giovani e pronuncia poi il discorso che riportiamo di seguito:

DISCORSO DEL SANTO PADRE

Cari giovani, che costituite la speranza della Chiesa in Italia! Sono felice di incontrarvi in questo luogo così singolare, in questa serata speciale, ricca di preghiere, di canti, di silenzi, colma di speranze e di profonde emozioni. Questa valle, dove in passato anche il mio amato predecessore Giovanni Paolo II ha incontrato molti di voi, è diventata ormai la vostra "agorà", la vostra piazza senza mura e barriere, dove mille strade convergono e si dipartono. Ho ascoltato con attenzione chi ha parlato a nome di tutti voi. In questo luogo dell’incontro pacifico, autentico e gioioso, siete arrivati per mille motivi diversi: chi perché appartenente a un gruppo, chi invitato da qualche amico, chi per intima convinzione, chi con qualche dubbio nel cuore, chi per semplice curiosità… Qualunque sia il motivo che vi ha condotto qui, posso dirvi che a riunirci anche se è coraggioso dirlo è lo Spirito Santo. Sì, è proprio così: qui vi ha guidati lo Spirito; qui siete venuti con i vostri dubbi e le vostre certezze, con le vostre gioie e le vostre preoccupazioni. Ora tocca a noi tutti, a voi tutti aprire il cuore ed offrire tutto a Gesù.

Ditegli: ecco, sono qui, certamente non sono ancora come tu mi vorresti, non riesco nemmeno a capire fino in fondo me stesso, ma con il tuo aiuto sono pronto a seguirti. Signore Gesù, questa sera vorrei parlarti, facendo mio l’atteggiamento interiore e l’abbandono fiducioso di quella giovane donna, che oltre duemila anni fa disse il suo "sì" al Padre che la sceglieva per essere la tua Madre. Il Padre la scelse perché docile e obbediente alla sua volontà. Come lei, come la piccola Maria, ognuno di voi, cari giovani amici, dica con fede a Dio: Eccomi, «avvenga di me quello che hai detto»!

Quale stupendo spettacolo di fede giovane e coinvolgente stiamo vivendo questa sera! Questa sera Loreto è diventata, grazie a voi, la capitale spirituale dei giovani; il centro verso cui convergono idealmente le moltitudini di giovani che popolano i cinque Continenti. In questo momento ci sentiamo come attorniati dalle attese e dalle speranze di milioni di giovani del mondo intero: in questa stessa ora alcuni stanno vegliando, altri dormono, altri ancora studiano o lavorano; c’è chi spera e chi dispera, chi crede e chi non riesce a credere, chi ama la vita e chi invece la sta gettando via. A tutti vorrei giungesse questa mia parola: il Papa vi é vicino, condivide le vostre gioie e le vostre pene, soprattutto condivide le speranze più intime che sono nel vostro animo e per ciascuno chiede al Signore il dono di una vita piena e felice, una vita ricca di senso, una vita vera.

Purtroppo oggi, non di rado, un’esistenza piena e felice viene vista da molti giovani come un sogno difficile - abbiamo sentito tante testimonianze - e qualche volta quasi irrealizzabile. Tanti vostri coetanei guardano al futuro con apprensione e si pongono non pochi interrogativi.

Si chiedono preoccupati: come inserirsi in una società segnata da numerose e gravi ingiustizie e sofferenze? Come reagire all’egoismo e alla violenza che talora sembrano prevalere? Come dare un senso pieno alla vita? Con amore e convinzione ripeto a voi, giovani qui presenti, e attraverso di voi, ai vostri coetanei del mondo intero: Non abbiate timore, Cristo può colmare le aspirazioni più intime del vostro cuore! Ci sono forse sogni irrealizzabili quando a suscitarli e a coltivarli nel cuore è lo Spirito di Dio? C’è qualcosa che può bloccare il nostro entusiasmo quando siamo uniti a Cristo? Nulla e nessuno, direbbe l’apostolo Paolo, potrà mai separarci dall’amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore (Cf Rm 8, 35-39).

Lasciate che questa sera io vi ripeta: ciascuno di voi se resta unito a Cristo, può compiere grandi cose. Ecco perché, cari amici, non dovete aver paura di sognare ad occhi aperti grandi progetti di bene e non dovete lasciarvi scoraggiare dalle difficoltà. Cristo ha fiducia in voi e desidera che possiate realizzare ogni vostro più nobile ed alto sogno di autentica felicità. Niente è impossibile per chi si fida di Dio e si affida a Dio. Guardate alla giovane Maria! L’Angelo le prospettò qualcosa di veramente inconcepibile: partecipare nel modo più coinvolgente possibile al più grandioso dei piani di Dio, la salvezza dell’umanità. Dinanzi a tale proposta Maria, come abbiamo sentito nel Vangelo, rimase turbata, avvertendo tutta la piccolezza del suo essere di fronte all’onnipotenza di Dio; e si domandò: com’è possibile, perché proprio io? Disposta però a compiere la volontà divina, pronunciò prontamente il suo "sì", che cambiò la sua vita e la storia dell’umanità intera. E’ grazie al suo "sì" che anche noi ci ritroviamo qui stasera.

Mi chiedo e vi domando: le richieste che Dio ci rivolge, per quanto impegnative possano sembrarci, potranno mai uguagliare ciò che fu domandato da Dio alla giovane Maria? Cari ragazzi e ragazze, impariamo da Maria a dire il nostro "sì", perché lei sa veramente che cosa significhi rispondere generosamente alle richieste del Signore. Maria, cari giovani, conosce le vostre aspirazioni più nobili e profonde. Conosce bene, soprattutto, il vostro grande desiderio di amore, il vostro bisogno di amare e di essere amati. Guardando a lei, seguendola docilmente scoprirete la bellezza dell’amore, non però di un amore "usa-e-getta", passeggero e ingannevole, prigioniero di una mentalità egoista e materialista, ma dell’amore vero e profondo. Nel più intimo del cuore ogni ragazzo e ogni ragazza, che si affaccia alla vita, coltiva il sogno di un amore che dia senso pieno al proprio avvenire. Per molti questo trova compimento nella scelta del matrimonio e nella formazione di una famiglia dove l’amore tra un uomo e una donna sia vissuto come dono reciproco e fedele, come dono definitivo, suggellato dal "sì" pronunciato davanti a Dio nel giorno del matrimonio, un "sì" per tutta l’esistenza. So bene che questo sogno è oggi sempre meno facile da realizzare. Attorno a noi quanti fallimenti dell’amore! Quante coppie chinano la testa, si arrendono e si separano! Quante famiglie vanno in frantumi! Quanti ragazzi, anche tra voi, hanno visto la separazione e il divorzio dei loro genitori! A chi si trova in così delicate e complesse situazioni vorrei dire questa sera: la Madre di Dio, la Comunità dei credenti, il Papa vi sono accanto e pregano perché la crisi che segna le famiglie del nostro tempo non diventi un fallimento irreversibile. Possano le famiglie cristiane, con il sostegno della Grazia divina, mantenersi fedeli a quel solenne impegno d’amore assunto con gioia dinanzi al sacerdote e alla comunità cristiana, il giorno solenne del matrimonio.

Di fronte a tanti fallimenti non è infrequente questa domanda: sono io migliore dei miei amici e dei miei parenti che hanno tentato e hanno fallito? Perché io, proprio io, dovrei riuscire là dove tanti si arrendono? Quest’umano timore può bloccare anche gli spiriti più coraggiosi, ma in questa notte che ci attende, ai piedi della sua Santa Casa, Maria ripeterà a ciascuno di voi, cari giovani amici, le parole che lei stessa si sentì rivolgere dall’Angelo: Non temete! Non abbiate paura! Lo Spirito Santo è con voi e non vi abbandona mai. A chi confida in Dio nulla è impossibile. Ciò vale per chi è destinato alla vita matrimoniale, ed ancor più per coloro ai quali Iddio propone una vita di totale distacco dai beni della terra per essere a tempo pieno dediti al suo Regno. Tra voi ci sono alcuni che sono incamminati verso il sacerdozio, verso la vita consacrata; taluni che aspirano ad essere missionari, sapendo quanti e quali rischi ciò comporti. Penso ai sacerdoti, alle religiose e ai laici missionari caduti sulla trincea dell’amore al servizio del Vangelo. Ci potrebbe dire tante cose al riguardo padre Giancarlo Bossi, per il quale abbiamo pregato durante il periodo del suo sequestro nelle Filippine, e oggi gioiamo nell’averlo tra noi. In lui vorrei salutare e ringraziare tutti coloro che spendono la loro esistenza per Cristo sulle frontiere dell’evangelizzazione. Cari giovani, se il Signore vi chiama a vivere più intimamente al suo servizio, rispondete generosamente. Siatene certi: la vita dedicata a Dio non è mai spesa invano.

Cari giovani, termino qui queste mie parole, non senza prima avervi abbracciato con cuore di padre; vi abbraccio ad uno ad uno e cordialmente vi saluto.

Saluto i Vescovi presenti a cominciare dall’Arcivescovo Angelo Bagnasco, Presidente della CEI e l’Arcivescovo Gianni Danzi che ci accoglie nella sua Comunità ecclesiale. Saluto i sacerdoti, i religiosi, le religiose, gli animatori che vi accompagnano. Saluto le Autorità civili e quanti hanno curato la realizzazione di quest’incontro. Saremo ancora uniti "virtualmente" più tardi e ci rivedremo domattina, al termine di questa notte di veglia, per il momento più alto del nostro incontro, quando si farà presente realmente lo stesso Gesù nella sua Parola e nel mistero dell’Eucaristia. Fin d’ora tuttavia vorrei dare a voi giovani appuntamento a Sidney, dove tra un anno si terrà la prossima Giornata Mondiale della Gioventù. Lo so, l’Australia è lontana e per i giovani italiani è letteralmente all’altro capo del mondo… Preghiamo perché il Signore che compie ogni prodigio conceda a molti di voi di esserci. Lo conceda a me, lo conceda a voi. È questo uno dei tanti nostri sogni che questa notte pregando insieme affidiamo a Maria. Amen.

© Copyright 2007 - Libreria Editrice Vaticana


Paparatzifan
Sunday, September 02, 2007 5:59 PM
Dal blog di Lella...

LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELL’ANGELUS, 2 settembre 2007

Al termine della Celebrazione Eucaristica nella Piana di Montorso, il Papa introduce la preghiera mariana dell’Angelus con le seguenti parole:

Al termine di questa solenne Celebrazione eucaristica, recitiamo cari giovani, la preghiera dell’Angelus, in spirituale comunione con tutti coloro che sono collegati con noi mediante la radio e la televisione. Loreto, dopo Nazaret, è il luogo ideale per pregare meditando il mistero dell’Incarnazione del Figlio di Dio. Perciò, in questo momento, il mio invito è a recarci tutti insieme, con la mente e con il cuore, nel Santuario della Santa Casa, tra quei muri che secondo la tradizione vengono da Nazaret, il luogo dove la Vergine disse "sì" a Dio e concepì nel proprio grembo il Verbo eterno incarnato.

Prima di sciogliere questa nostra assemblea, lasciamo pertanto per un momento l’"agorà", la piazza, ed entriamo idealmente nella Santa Casa. C’è un legame reciproco tra la piazza e la casa. La piazza è grande, è aperta, è il luogo dell’incontro con gli altri, del dialogo, del confronto; la casa invece è il luogo del raccoglimento e del silenzio interiore, dove la Parola può essere accolta in profondità. Per portare Dio nella piazza, bisogna averlo prima interiorizzato nella casa, come Maria nell’Annunciazione. E viceversa, la casa è aperta sulla piazza: lo suggerisce anche il fatto che la Santa Casa di Loreto ha tre pareti, non quattro: è una Casa aperta, aperta sul mondo, sulla vita, anche su questa Agorà dei giovani italiani.

Cari amici, è un grande privilegio per l’Italia ospitare, in questo dolcissimo angolo delle Marche, il Santuario della Santa Casa. Siatene giustamente fieri, e approfittatene! Nei momenti più importanti della vostra vita venite qui, almeno con il cuore, per raccogliervi spiritualmente tra le mura della Santa Casa. Pregate la Vergine Maria, perché vi ottenga la luce e la forza dello Spirito Santo, per rispondere pienamente e generosamente alla voce di Dio. Allora diventerete suoi veri testimoni nella "piazza", nella società, portatori di un Vangelo non astratto, ma incarnato nella vostra vita.

Angelus Domini…

Conclusa la Santa Messa, il Santo Padre raggiunge il Palazzo Apostolico di Loreto dove pranza con i Vescovi del Consiglio Permanente della Conferenza Episcopale Italiana e con i Membri del Seguito.


Paparatzifan
Sunday, September 02, 2007 6:23 PM
Dal blog di Lella...

VISITA DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI A LORETO IN OCCASIONE DELL’AGORÀ DEI GIOVANI ITALIANI

Questa mattina, lasciato il Palazzo Apostolico di Loreto il Santo Padre Benedetto XVI raggiunge in auto panoramica la Piana di Montorso dove alle ore 9.30 presiede la Concelebrazione Eucaristica in occasione dell’Agorà dei giovani italiani.
Nel corso della Santa Messa, introdotta dal saluto del Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, S.E. Mons. Angelo Bagnasco, Arcivescovo di Genova, dopo la proclamazione del Vangelo il Papa pronuncia l’omelia che riportiamo di seguito:

OMELIA DEL SANTO PADRE

Cari fratelli e sorelle,
cari giovani amici!

Dopo la veglia di questa notte, il nostro incontro lauretano si conclude ora attorno all’altare con la solenne Celebrazione eucaristica. Ancora una volta a voi tutti il mio più cordiale saluto. Saluto in special modo i Vescovi e ringrazio l’Arcivescovo Angelo Bagnasco che si è fatto interprete dei vostri comuni sentimenti. Saluto l’Arcivescovo di Loreto che ci ha accolti con affetto e premura. Saluto i sacerdoti, i religiosi, le religiose e quanti hanno preparato con cura quest’importante manifestazione di fede. Un saluto deferente alle Autorità civili e militari presenti, con un ricordo particolare per il Vice Presidente del Consiglio dei Ministri, l’on. Francesco Rutelli.

Questo è davvero un giorno di grazia! Le Letture che poco fa abbiamo ascoltato ci aiutano a comprendere quale meravigliosa opera abbia compiuto il Signore facendoci incontrare, qui a Loreto, così numerosi e in un clima gioioso di preghiera e di festa. Nel nostro ritrovarci presso il Santuario della Vergine si avverano, in un certo senso, le parole della Lettera agli Ebrei: "Voi vi siete accostati al monte Sion e alla città del Dio vivente". Celebrando l’Eucaristia all’ombra della Santa Casa, anche noi ci avviciniamo "all’adunanza festosa e all’assemblea dei primogeniti iscritti nei cieli". Possiamo così sperimentare la gioia di trovarci di fronte "al Dio giudice di tutti e agli spiriti dei giusti portati alla perfezione". Con Maria, Madre del Redentore e Madre nostra, andiamo soprattutto incontro "al Mediatore della Nuova Alleanza", il Signore nostro Gesù Cristo (cfr Eb 12,22-24). Il Padre celeste, che molte volte e in molti modi ha parlato agli uomini (cfr Eb 1,1) offrendo la sua Alleanza e incontrando spesso resistenze e rifiuti, nella pienezza dei tempi ha voluto stringere con gli uomini un patto nuovo, definitivo e irrevocabile, sigillandolo con il sangue del suo Figlio Unigenito, morto e risorto per la salvezza dell’intera umanità. Gesù Cristo, Dio fatto uomo, in Maria ha assunto la nostra stessa carne, ha preso parte alla nostra vita e ha voluto condividere la nostra storia. Per realizzare la sua Alleanza, Dio ha cercato un cuore giovane e lo ha trovato in Maria, "giovane donna".

Ancora oggi Dio cerca cuori giovani, cerca giovani dal cuore grande, capaci di fare spazio a Lui nella loro vita per essere protagonisti della Nuova Alleanza. Per accogliere una proposta affascinante come quella che ci fa Gesù, per stringere Alleanza con Lui, occorre essere giovani interiormente, capaci di lasciarsi interpellare dalla sua novità, per intraprendere con Lui strade nuove. Gesù ha una predilezione per i giovani, come ben evidenzia il dialogo con il giovane ricco (cfr Mt 19,16-22; Mc 10,17-22); ne rispetta la libertà, ma non si stanca mai di proporre loro mete più alte per la vita: la novità del Vangelo e la bellezza di una condotta santa. Seguendo l’esempio del suo Signore la Chiesa continua ad avere la stessa attenzione. Ecco perché, cari giovani, vi guarda con immenso affetto, vi è vicina nei momenti della gioia e della festa, della prova e dello smarrimento; vi sostiene con i doni della grazia sacramentale e vi accompagna nel discernimento della vostra vocazione. Cari giovani, lasciatevi coinvolgere nella vita nuova che sgorga dall’incontro con Cristo e sarete in grado di essere apostoli della sua pace nelle vostre famiglie, tra i vostri amici, all’interno delle vostre comunità ecclesiali e nei vari ambienti nei quali vivete ed operate.

Ma che cosa rende davvero "giovani" in senso evangelico? Questo nostro incontro, che si svolge all’ombra di un Santuario mariano, ci invita a guardare alla Madonna. Ci chiediamo dunque: Come ha vissuto Maria la sua giovinezza? Perché in lei è diventato possibile l’impossibile? Ce lo svela lei stessa nel cantico del Magnificat: Dio "ha guardato l’umiltà della sua serva" (Lc 1,48a).

L’umiltà di Maria è ciò che Dio apprezza più di ogni altra cosa in lei. E proprio dell’umiltà ci parlano le altre due Letture della liturgia odierna. Non è forse una felice coincidenza che questo messaggio ci venga rivolto proprio qui a Loreto? Qui, il nostro pensiero va naturalmente alla Santa Casa di Nazaret che è il santuario dell’umiltà: l’umiltà di Dio che si è fatto carne, si è fatto piccolo, e l’umiltà di Maria che l’ha accolto nel suo grembo; l’umiltà del Creatore e l’umiltà della creatura.

Da questo incontro di umiltà è nato Gesù, Figlio di Dio e Figlio dell’uomo. "Quanto più sei grande, tanto più umìliati, così troverai grazia davanti al Signore; perché dagli umili egli è glorificato", ci dice il brano del Siracide (3,18); e Gesù nel Vangelo, dopo la parabola degli invitati a nozze, conclude: "Chiunque si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato" (Lc 14,11).

Questa prospettiva indicata dalle Scritture appare oggi quanto mai provocatoria per la cultura e la sensibilità dell’uomo contemporaneo. L’umile è percepito come un rinunciatario, uno sconfitto, uno che non ha nulla da dire al mondo. Invece questa è la via maestra, e non solo perché l’umiltà è una grande virtù umana, ma perché, in primo luogo, rappresenta il modo di agire di Dio stesso. È la via scelta da Cristo, il Mediatore della Nuova Alleanza, il quale, "apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce" (Fil 2,8).

Cari giovani, mi sembra di scorgere in questa parola di Dio sull’umiltà un messaggio importante e quanto mai attuale per voi, che volete seguire Cristo e far parte della sua Chiesa. Il messaggio è questo: non seguite la via dell’orgoglio, bensì quella dell’umiltà. Andate controcorrente: non ascoltate le voci interessate e suadenti che oggi da molte parti propagandano modelli di vita improntati all’arroganza e alla violenza, alla prepotenza e al successo ad ogni costo, all’apparire e all’avere, a scapito dell’essere. Di quanti messaggi, che vi giungono soprattutto attraverso i mass media, voi siete destinatari! Siate vigilanti! Siate critici! Non andate dietro all’onda prodotta da questa potente azione di persuasione. Non abbiate paura, cari amici, di preferire le vie "alternative" indicate dall’amore vero: uno stile di vita sobrio e solidale; relazioni affettive sincere e pure; un impegno onesto nello studio e nel lavoro; l’interesse profondo per il bene comune. Non abbiate paura di apparire diversi e di venire criticati per ciò che può sembrare perdente o fuori moda: i vostri coetanei, ma anche gli adulti, e specialmente coloro che sembrano più lontani dalla mentalità e dai valori del Vangelo, hanno un profondo bisogno di vedere qualcuno che osi vivere secondo la pienezza di umanità manifestata da Gesù Cristo.

Quella dell’umiltà, cari amici, non è dunque la via della rinuncia ma del coraggio. Non è l’esito di una sconfitta ma il risultato di una vittoria dell’amore sull’egoismo e della grazia sul peccato. Seguendo Cristo e imitando Maria, dobbiamo avere il coraggio dell’umiltà; dobbiamo affidarci umilmente al Signore perché solo così potremo diventare strumenti docili nelle sue mani, e gli permetteremo di fare in noi grandi cose. Grandi prodigi il Signore ha operato in Maria e nei Santi! Penso ad esempio a Francesco d’Assisi e Caterina da Siena, Patroni d’Italia. Penso anche a giovani splendidi come santa Gemma Galgani, san Gabriele dell’Addolorata, san Luigi Gonzaga, san Domenico Savio, santa Maria Goretti, nata non lontano da qui, i beati Piergiorgio Frassati e Alberto Marvelli. E penso ancora ai molti ragazzi e ragazze che appartengono alla schiera dei santi "anonimi", ma che non sono anonimi per Dio. Per Lui ogni singola persona è unica, con il suo nome e il suo volto. Tutti, e voi lo sapete, siamo chiamati ad essere santi!

Come vedete, cari giovani, l’umiltà che il Signore ci ha insegnato e che i santi hanno testimoniato, ciascuno secondo l’originalità della propria vocazione, è tutt’altro che un modo di vivere rinunciatario. Guardiamo soprattutto a Maria: alla sua scuola, anche noi come lei possiamo fare esperienza di quel sì di Dio all’umanità da cui scaturiscono tutti i sì della nostra vita. È vero, tante e grandi sono le sfide che dovete affrontare.

La prima però rimane sempre quella di seguire Cristo fino in fondo, senza riserve e compromessi. E seguire Cristo significa sentirsi parte viva del suo corpo, che è la Chiesa. Non ci si può dire discepoli di Gesù se non si ama e non si segue la sua Chiesa. La Chiesa è la nostra famiglia, nella quale l’amore verso il Signore e verso i fratelli, soprattutto nella partecipazione all’Eucaristia, ci fa sperimentare la gioia di poter pregustare già ora la vita futura che sarà totalmente illuminata dall’Amore. Il nostro quotidiano impegno sia di vivere quaggiù come se fossimo già lassù.

Sentirsi Chiesa è pertanto una vocazione alla santità per tutti; è impegno quotidiano a costruire la comunione e l’unità vincendo ogni resistenza e superando ogni incomprensione. Nella Chiesa impariamo ad amare educandoci all’accoglienza gratuita del prossimo, all’attenzione premurosa verso chi è in difficoltà, i poveri e gli ultimi. La motivazione fondamentale che unisce i credenti in Cristo, non è il successo ma il bene, un bene che è tanto più autentico quanto più è condiviso, e che non consiste prima di tutto nell’avere o nel potere ma nell’essere. Così si edifica la città di Dio con gli uomini, una città che contemporaneamente cresce dalla terra e scende dal Cielo, perché si sviluppa nell’incontro e nella collaborazione tra gli uomini e Dio (cfr Ap 21,2-3).

Seguire Cristo, cari giovani, comporta inoltre lo sforzo costante di dare il proprio contributo alla edificazione di una società più giusta e solidale, dove tutti possano godere dei beni della terra. So che molti di voi si dedicano con generosità a testimoniare la propria fede nei vari ambiti sociali, operando nel volontariato, lavorando alla promozione del bene comune, della pace e della giustizia in ogni comunità. Uno dei campi, nei quali appare urgente operare, è senz’altro quello della salvaguardia del creato. Alle nuove generazioni è affidato il futuro del pianeta, in cui sono evidenti i segni di uno sviluppo che non sempre ha saputo tutelare i delicati equilibri della natura. Prima che sia troppo tardi, occorre adottare scelte coraggiose, che sappiano ricreare una forte alleanza tra l’uomo e la terra. Serve un sì deciso alla tutela del creato e un impegno forte per invertire quelle tendenze che rischiano di portare a situazioni di degrado irreversibile. Per questo ho apprezzato l’iniziativa della Chiesa italiana di promuovere la sensibilità sulle problematiche della salvaguardia del creato fissando una Giornata nazionale che cade proprio il 1° settembre. Quest’anno l’attenzione è puntata soprattutto sull’acqua, un bene preziosissimo che, se non viene condiviso in modo equo e pacifico, diventerà purtroppo motivo di dure tensioni e aspri conflitti.

Cari giovani amici, dopo aver ascoltato le vostre riflessioni di ieri sera e di questa notte, lasciandomi guidare dalla Parola di Dio ho voluto ora affidarvi queste mie considerazioni, che intendono essere un paterno incoraggiamento a seguire Cristo per essere testimoni della sua speranza e del suo amore.

Da parte mia, continuerò a starvi accanto con la preghiera e con l’affetto perché proseguiate con entusiasmo il cammino dell’Agorà, questo singolare percorso triennale di ascolto, di dialogo e di missione. Concludendo oggi il primo anno con questo stupendo incontro, non posso non invitarvi a guardare già al grande appuntamento della Giornata Mondiale della Gioventù che si terrà nel luglio del prossimo anno a Sidney. Vi invito a prepararvi a questa grande manifestazione di fede giovanile, meditando il Messaggio che approfondisce il tema dello Spirito Santo, per vivere insieme una nuova primavera dello Spirito. Vi aspetto dunque numerosi anche in Australia, a conclusione del vostro secondo anno dell’Agorà. Volgiamo infine, ancora una volta, i nostri occhi verso Maria, modello di umiltà e di coraggio. Aiutaci, Vergine di Nazaret, ad essere docili all’opera dello Spirito Santo come lo fosti tu; aiutaci a diventare sempre più santi, discepoli innamorati del tuo Figlio Gesù; sostieni e accompagna questi giovani perché siano gioiosi e infaticabili missionari del Vangelo tra i loro coetanei, in ogni angolo dell’Italia. Amen!

© Copyright 2007 - Libreria Editrice Vaticana



+PetaloNero+
Sunday, September 02, 2007 6:53 PM
Da PETRUS

Il saluto del Santo Padre ai fedeli di Loreto: "Grazie, mi avete fatto sentire a casa"

LORETO - ''Loreto e' anche casa del Papa, e debbo dire che qui, in queste ore, mi sono sentito veramente a casa''. E' quanto ha affermato Benedetto XVI, con un ricordo delle parole di Giovanni Paolo II, salutando, sul sagrato del santuario di Loreto, la popolazione della citta' mariana. Il Papa, dopo i saluti dell'arcivescovo Gianni Danzi e del sindaco Moreno Pieroni, ha ringraziato i residenti per la loro accoglienza. ''Grazie - ha detto - per quel che avete fatto al fine di rendere proficua non solo la permanenza mia e dei miei collaboratori, ma anche quella dei giovani dell’agorà''. Benedetto XVI ha ricordato come i lauretani siano ''abituati a simili imponenti riunioni giovanili con il Papa'', citando l'esempio del grande raduno dei giovani europei con Papa Wojtyla nel 1995 e sottolineando che, ''al di la' degli inevitabili disagi'', ''simili eventi religiosi, come pure il quotidiano flusso dei pellegrini provenienti da ogni parte d'Italia e da altre parti del mondo, costituiscono per voi una preziosa opportunita' da valorizzare sempre maggiormente''. ''Non dimenticate mai - ha esortato il Pontefice - il grande privilegio che avete di vivere all'ombra della Santa Casa!'', che secondo il Papa deve rappresentare ''veramente il centro e il cuore della vostra Città''.
Un elogio particolare alla Cei e alle forze di polizia

LORETO - Elogi di Benedetto XVI alle diocesi italiane per il successo dell''Agora' dei giovani'' che ha radunato 500 mila ragazzi nella piana di Montorso a Loreto. ''La Chiesa Italiana ha fatto un lavoro veramente incredibile''. ha detto il Papa al termine del pranzo con il Consiglio Episcopale Permanente, nel Palazzo Apostolico della cittadina marchigiana. ''Da' grande gioia - ha aggiunto il Pontefice - vedere la gioventu' in cammino con i propri vescovi''. Il Papa, ha riferito ancora il vice direttore della Sala Stampa della Santa Sede, padre Ciro Benedettini, ''ha evidenziato la presenza a Loreto anche dei giovani australiani, sottolineando che l'esperienza fatta all'Agora' sara' utile per la Gmg di Sidney 2008''. Papa Benedetto XVI ha incontrato e ringraziato personalmente, presso il Palazzo Apostolico di Loreto, i responsabili delle forze di polizia della regione e della provincia di Ancona: c'erano il questore, il comandante regionale dei Carabinieri, quello della polizia stradale, i comandanti dei Vigili del fuoco e della Guardia di finanza, accompagnati dal sindaco di Ancona Fabio Sturani. ''Il Santo Padre ha avuto parole gentili per tutti noi'', ha detto all'uscita il questore Giorgio Iacobone.

Il saluto di Loreto a Benedetto XVI: "La porteremo nel cuore"

LORETO - Benedetto XVI e' stato ''un padre, un pastore e un maestro'' per la Chiesa e la gente di Loreto, nei giorni trascorsi ''all'ombra della Santa Casa'' in occasione dell'Agora' dei Giovani, che si e' chiusa a Montorso. Lo ha detto l'arcivescovo, Monsignor Gianni Danzi, durante l'incontro del Papa con i lauretani (foto) in piazza della Madonna, davanti alla Basilica della Santa Casa. ''Grazie per averci accompagnato a ridire il nostro ‘sì’ totale al disegno di Dio - ha aggiunto il presule -. Per l'intercessione della Vergine lauretana abbiamo toccato un'altra volta con mano che seguire il Successore di Pietro e' garanzia piena e sicura del permanere in Cristo''. L'arcivescovo ha espresso ''gioia e gratitudine'', velate pero', ha aggiunto con voce incrinata, ''dalla mestizia'' per l'imminente partenza del Pontefice dal santuario mariano. ''Ci porti nel suo cuore - ha concluso Danzi -, noi la teniamo gia' saldamente nel nostro''. Il sindaco Moreno Pieroni, dello Sdi, ha parlato della ''profonda commozione'' della citta' nell'accogliere il Papa ''sulla soglia della casa di Maria''. Loreto e Montorso - ha ricordato - furono teatro dell' ''indimenticabile incontro'' tra il predecessore di Benedetto XVI, Giovanni Paolo II, e i giovani europei di Eurhope, ''speranza per un'Europa di fratellanza e pace''. ''Lei - ha detto rivolto al Papa - in stretta, felice e feconda continuita', ha abbracciato migliaia di giovani, in prevalenza italiani, creando e gettando ponti di amore e di speranza verso le nuove generazioni, artefici del futuro dell'umanita'''. Pieroni ha quindi citato le parole di Giovanni Paolo II, che nel 1979, durante il suo primo pellegrinaggio alla Santa Casa Loreto, l'aveva definita ''casa della Madonna, casa della famiglia e di tutti i giovani, quindi anche casa del Papa''. Un passaggio sottolineato da un grande applauso dei presenti. A Benedetto XVI sono quindi stati donati un libro d'arte di artisti e poeti marchigiani stampato per l'occasione, e alcuni disegni di bambini delle scuole lauretane, dedicati all'acqua e alla sua risorsa.



Paparatzifan
Monday, September 03, 2007 2:36 PM
Dal blog di Lella...

VEGLIA DI PREGHIERA CON I GIOVANI

Piana di Montorso
Sabato, 1° settembre 2007

RISPOSTE DEL SANTO PADRE ALLE DOMANDE DEI GIOVANI PARTECIPANTI ALLA VEGLIA

La domanda di Piero e Giovanna

A molti di noi giovani di periferia manca un centro, un luogo o persone capaci di dare identità. Siamo spesso senza storia, senza prospettive e perciò senza futuro. Sembra che ciò che aspettiamo veramente non capiti mai. Di qui l’esperienza della solitudine e, a volte, delle dipendenze. Santità, c’è qualcuno o qualcosa per cui possiamo diventare importanti? Com’è possibile sperare, quando la realtà nega ogni sogno di felicità, ogni progetto di vita?

© Copyright Korazym


PRIMA RISPOSTA DEL PAPA

Grazie per questa domanda e per la presentazione molto realistica della situazione. Circa le periferie di questo mondo con grandi problemi non è adesso facile rispondere e non vogliamo vivere in un facile ottimismo, ma, d’altra parte, dobbiamo avere coraggio e andare avanti. Così anticiperei la sostanza della mia risposta: “Sì c’è speranza anche oggi, ciascuno di voi è importante, perché ognuno è conosciuto e voluto da Dio e per ognuno Dio ha un suo progetto. Dobbiamo scoprirlo e corrispondervi, perché sia possibile, nonostante queste situazioni di precarietà e di marginalità, realizzare il progetto di Dio su di noi. Ma, per andare ai dettagli, Lei ci ha presentato realisticamente la situazione di una società: nelle periferie sembra difficile andare avanti, cambiare il mondo per il meglio. Tutto sembra concentrato nei grandi centri del potere economico e politico, le grandi burocrazie dominano e chi si trova nelle periferie realmente sembra essere escluso da questa vita. Allora un aspetto di questa situazione di emarginazione di tanti è che le grandi cellule della vita della società, che possono costruire centri anche nella periferia, sono frantumate: la famiglia, che dovrebbe essere il luogo dell’incontro delle generazioni - dal bisnonno fino al nipote - dovrebbe essere un luogo dove si incontrano non solo le generazioni, ma dove si impara a vivere, si imparano le virtù essenziali per vivere, è frantumata, è in pericolo. Tanto più noi dobbiamo fare il possibile perché la famiglia sia viva, sia anche oggi la cellula vitale, il centro nella periferia.

Così anche la parrocchia, la cellula vivente della Chiesa, deve essere realmente un luogo di ispirazione e di vita e di solidarietà che aiuta a costruire insieme i centri nella periferia. E, devo qui dire, si parla spesso nella Chiesa di periferia e di centro, che sarebbe Roma, ma in realtà nella Chiesa non c’è periferia, perché dove c’è Cristo, lì c’è tutto il centro. Dove si celebra l’Eucaristia, dove c’è il Tabernacolo, c’è Cristo e quindi lì è il centro e dobbiamo fare di tutto perché questi centri vivi siano efficaci, presenti e siano realmente una forza che si oppone a questa emarginazione. La Chiesa viva, la Chiesa delle piccole comunità, la Chiesa parrocchiale, i movimenti dovrebbero formare altrettanti centri nella periferia e così aiutare a superare le difficoltà che la grande politica ovviamente non supera e dobbiamo nello stesso tempo anche pensare che nonostante le grandi concentrazioni di potere, proprio la società di oggi ha bisogno della solidarietà, del senso della legalità, dell’iniziativa e della creatività di tutti.

So che è più facile dirlo che realizzarlo, ma vedo qui persone che si impegnano perché crescano anche nelle periferie centri, cresca la speranza, e quindi mi sembra che dobbiamo prendere proprio nelle periferie l’iniziativa, bisogna che la Chiesa sia presente che il centro del mondo Cristo sia presente. Abbiamo visto e vediamo oggi nel Vangelo che per Dio non ci sono periferie. La Terra Santa, nel vasto contesto dell’Impero Romano, era periferia; Nazareth era periferia, una città sconosciuta. E tuttavia proprio quella realtà era, di fatto, il centro che ha cambiato il mondo! E così anche noi dobbiamo formare dei centri di fede, di speranza, di amore e di solidarietà, di senso della giustizia e della legalità, di cooperazione. Solo così può sopravvivere la società moderna. Ha bisogno di questo coraggio, di creare centri, anche se ovviamente non sembra esistere speranza. A questa disperazione dobbiamo opporci, dobbiamo collaborare con grande solidarietà e fare quanto ci è possibile perché cresca la speranza, perché gli uomini possano collaborare e vivere. Il mondo, lo vediamo, deve essere cambiato, ma è proprio la missione della gioventù di cambiarlo! Non lo possiamo fare solo con le nostre forze, ma in comunione di fede e di cammino.

In comunione con Maria, con tutti i Santi, in comunione con Cristo possiamo fare qualcosa di essenziale e vi incoraggio e vi invito ad avere fiducia in Cristo, ad avere fiducia in Dio. Stare nella grande compagnia dei Santi e andare avanti con loro può cambiare il mondo, creando centri nella periferia, perché essa realmente diventi visibile e così diventi realistica la speranza di tutti e ognuno possa dire:”Io sono importante nella totalità della Storia. Il Signore ci aiuterà”. Grazie


La domanda di Sara

Io credo nel Dio che ha toccato il mio cuore, ma sono tante le insicurezze, le domande, le paure che porto dentro. Non è facile parlare di Dio con i miei amici; molti di loro vedono la Chiesa come una realtà che giudica i giovani, che si oppone ai loro desideri di felicità e di amore. Di fronte a questo rifiuto avverto tutta la mia solitudine di uomo e vorrei sentire la vicinanza di Dio. Santità, in questo silenzio dov’è Dio?

© Copyright Korazym


SECONDA RISPOSTA DEL PAPA

Sì, tutti noi anche se credenti conosciamo il silenzio di Dio. Nel Salmo che abbiamo adesso recitato c’è questo grido quasi disperato: “Parla Dio, non ti nascondere!” e poco fa è stato pubblicato un libro con le esperienze spirituali di Madre Teresa e quanto sapevamo già si mostra ancora più apertamente: con tutta la sua carità, la sua forza di fede, Madre Teresa soffriva del silenzio di Dio. Da una parte, dobbiamo sopportare questo silenzio di Dio anche per potere capire i nostri fratelli che non conoscono Dio. Dall’altra, con il Salmo possiamo sempre di nuovo gridare a Dio: “ Parla, mostrati!”. E senza dubbio nella nostra vita , se il cuore è aperto, possiamo trovare i grandi momenti nei quali realmente la presenza di Dio diventa sensibile anche per noi. Mi ricordo in questo momento di una piccola storia che Giovanni Paolo II ha raccontato negli Esercizi da lui predicati in Vaticano quando non era ancora Papa. Ha raccontato che dopo la guerra è stato visitato da un ufficiale russo che era scienziato, il quale gli ha detto da scienziato: “ Sono sicuro che Dio non esiste. Ma se mi trovo in montagna, davanti alla sua maestosa bellezza, davanti alla sua grandezza, sono ugualmente sicuro che il Creatore esiste e che Dio esiste”.
La bellezza della Creazione è una delle fonti dove realmente possiamo toccare la bellezza di Dio, possiamo vedere che il Creatore esiste ed è buono, che è vero quanto la Sacra Scrittura dice nel racconto della Creazione, che cioè Dio ha pensato e fatto con il suo cuore, con la sua volontà, con la sua ragione questo mondo e lo ha trovato buono. Anche noi dobbiamo essere buoni, per avere il cuore aperto a percepire la vera presenza di Dio. Poi sentendo la Parola di Dio nelle grandi celebrazioni liturgiche, nelle feste della fede, nella grande musica della fede, sentiamo questa presenza. Mi ricordo in questo momento di un’altra piccola storia che mi ha raccontato poco tempo fa un vescovo in visita “ad limina”: c’era una donna non cristiana molto intelligente che cominciava a sentire la grande musica di Bach, Haendel, Mozart. Era affascinata e un giorno ha detto: “Devo trovare la fonte da dove poteva venire questa bellezza”, e la donna si è convertita al Cristianesimo, alla fede cattolica., perché aveva trovato che questa bellezza ha una fonte, e la fonte è la presenza di Cristo nei cuori, è la rivelazione di Cristo in questo mondo. Quindi, grandi feste della fede, della celebrazione liturgica, ma anche il dialogo personale con Cristo: Lui non sempre risponde, ma ci sono momenti in cui realmente risponde. Poi l’amicizia, la compagnia della fede. Adesso, qui riuniti a Loreto, vediamo come la fede unisce, l’amicizia crea una compagnia di persone in cammino. E sentiamo che tutto questo non viene dal nulla, ma realmente ha una fonte, che il Dio silenzioso è anche un Dio che parla, che si rivela e soprattutto che noi stessi possiamo essere testimoni della sua presenza, che dalla nostra fede risulta realmente una luce anche per gli altri. Quindi direi, da una parte dobbiamo accettare che in questo mondo Dio è silenzioso, ma non essere sordi al suo parlare, al suo apparire in tante occasioni e vediamo soprattutto nella Creazione, nella bella liturgia, nell’amicizia all’interno della Chiesa, la presenza del Signore e, pieni della sua presenza, possiamo anche noi dare luce agli altri.

Così vengo alla seconda o alla prima parte della sua domanda: difficile parlare agli amici di oggi di Dio e forse ancora più difficile che parlare della Chiesa, perché vedono in Dio solo il limite della nostra libertà, un Dio di comandamenti, di divieti e nella Chiesa un’istituzione che limita la nostra libertà, che ci impone delle proibizioni.

Ma dobbiamo cercare di rendere visibile a loro la Chiesa viva, non questa idea di un centro di potere nella Chiesa con queste etichette, ma le comunità di compagnia nelle quali nonostante tutti i problemi della vita, che ci sono per tutti, nasce la gioia di vivere. Qui mi viene in mente un terzo ricordo.

Sono stato in Brasile e nella Fazenda da Esperança, questa grande realtà dove i drogati vengono curati e ritrovano la speranza, ritrovano la gioia di vivere e hanno testimoniato che proprio lo scoprire che Dio c’è ha significato per loro la guarigione dalla disperazione. Così hanno capito che la loro vita ha un senso e hanno ritrovato la gioia di essere in questo mondo, la gioia di affrontare i problemi della vita umana. Quindi in ogni cuore umano nonostante tutti i problemi che ci sono, c’è la sete di Dio e dove Dio scompare, scompare anche il sole che da luce e gioia. Questa sete di infinito che è nei nostri cuori si dimostra proprio anche nella realtà della droga: l’uomo vuole allargare lo spessore della vita, avere di più dalla vita, avere l’infinito, ma la droga è una menzogna, una truffa, perché non allarga la vita, ma distrugge la vita. Vera è la grande sete che ci parla di Dio e ci mette in cammino verso Dio, ma dobbiamo aiutarci reciprocamente. Cristo è venuto proprio per creare una rete di comunione nel mondo, dove tutti insieme possiamo portarci l’un l’altro e così aiutarci a trovare insieme la strada della vita e capire che i Comandamenti di Dio non sono limitazioni della nostra libertà, ma le strade che guidano verso l’altro, verso la pienezza della vita. Preghiamo il Signore perché ci aiuti a capire la sua presenza, ad essere pieni della sua Rivelazione, della sua gioia, ad aiutarci l’un l’altro nella compagnia della fede per andare avanti, e trovare sempre più con Cristo il vero volto di Dio e così la vera vita.

© Copyright 2007 - Libreria Editrice Vaticana



Paparatzifan
Monday, September 03, 2007 2:47 PM
Dal blog di Lella...

IL PAPA NOMINA MONS. RAVASI PRESIDENTE PONTIFICIO CONSIGLIO CULTURA

Città del Vaticano, 3 set. (Apcom) - Monsignor Gianfranco Ravasi è stato nominato dal Papa direttore del Pontificio consiglio per la cultura: lo rende noto un comunicato della sala stampa vaticana. Sinora prefetto della Biblioteca ambrosiana, firma di varie testate ('Avvenire', 'Sole24Ore'), Ravasi prende il posto del cardinale Paul Poupard, che lascia l'incarico per raggiunti limiti di età. Oltre a quello di 'ministro della Cultura' del Vaticano, il Papa ha affidato a monsignor Ravasi anche il compito di presidente delle Pontificie commissioni per i beni culturali della Chiesa e di archeologia sacra. Nel frattempo Benedetto XVI ha assegnato a Ravasi la sede titolare di Villamagna di Proconsolare con dignità di arcivescovo. Monsignor Ravasi è nato nel 1942.



+PetaloNero+
Monday, September 03, 2007 3:06 PM
Da Petrus

Vaticano, il Papa ha deciso: la Cultura nelle mani di Ravasi
CITTA’ DEL VATICANO – Come ampiamente previsto sin da qualche settimana, Monsignor Gianfranco Ravasi è stato nominato dal Papa nuovo presidente del Pontificio Consiglio per la Cultura e delle Pontificie Commissioni per i Beni Culturali della Chiesa e per l'Archeologia Sacra. Nel primo incarico sostituisce il Cardinale francese Paul Poupard, che va in pensione, negli altri due l'italiano Monsignor Mauro Piacenza, divenuto segretario della Congregazione per il clero. La nomina di un unico responsabile per i tre dicasteri si inscrive nella "riforma" della Curia che Benedetto XVI sta gradualmente portando avanti seguendo il criterio della semplificazione per ottenere risparmi e maggiore efficienza. Nato nel 1942, sacerdote della Diocesi di Milano dal 1966, Ravasi diviene ora Arcivescovo titolare di Villamagna di Proconsolare, in attesa di una probabile porpora cardinalizia nel prossimo Concistoro, che Benedetto XVI potrebbe tenere gia' in dicembre. Finora era prefetto della Biblioteca Ambrosiana, docente di Esegesi Biblica alla Facolta' Teologica dell'Italia Settentrionale e membro della Pontificia Commissione Biblica. Dal 22 giugno 1995 e' Pronotario Apostolico. Monsignor Ravasi, che sarà ordinato Arcivescovo personalmente dal Papa il 29 Settembre presso la Basilica di San Pietro, e' noto come studioso della Sacra Scrittura e ha sempre saputo unire la competenza e la profondita' alla capacita' divulgativa, riuscendo a farsi capire da tutti. Per questo i suoi libri e i suoi articoli hanno continuamente riscosso un grande successo. Collaboratore fisso del quotidiano cattolico Avvenire, dove scrive il corsivo quotidiano "Mattutino", e' arrivato alla guida della Biblioteca Ambrosiana nel 1989, contribuendo a esaltarne il ruolo e la visibilita' con iniziative di altissimo livello culturale. Il suo ultimo contributo dato alle stampe e' dedicato a “Le parole di Paolo” (San Paolo Edizioni) e si compone di due parti: una firmata da lui, la seconda scritta dal teologo Raimond Pannikar, esperto di religioni orientali. Benedetto XVI conosce bene il prefetto dell'Ambrosiana e il suo importante curriculum: quest'anno aveva affidato proprio a lui l'incarico di scrivere i testi della Via Crucis del Venerdi' Santo, al Colosseo. In sintonia con il teologo Ratzinger, Ravasi e' tra quelli che piu' sostengono la necessita' di parlare del Nazareno senza separare l'uomo da Dio, il Gesu' della storia dal Cristo della fede. Alla guida del Pontificio Consiglio per la Cultura, Ravasi sostituisce un grande personaggio: Poupard, infatti, e' stato protagonista della "politica culturale" del pontificato di Giovanni Paolo II che lo chiamo' nel 1980 da Parigi, dove era da dieci anni rettore del prestigioso Institut Catholique, e da appena un anno vescovo ausiliare, per creare il Pontificio Consiglio della cultura che ufficialmente e' nato nel 1982. In seguito Wojtyla fece confluire nel dicastero il Pontificio Consiglio per i non credenti, che Paolo VI aveva istituito dopo il Concilio e affidato al Cardinale Sergio Pignedoli. Autore di varie decine di volumi, tradotti in una ventina di lingue, sul Vaticano, sul papato, sulla Chiesa e sulla cultura, la sua piu' grande fatica editoriale e' il "Grande Dizionario delle religioni", piu' volte ristampato e recentemente uscito per le edizioni “Piemme” in edizione rinnovata. Da giovane teologo, Poupard era stato con Ratzinger uno dei periti del Concilio Vaticano II e successivamente officiale della Segreteria di Stato; per questo due anni fa il nuovo Papa volle affidargli anche la temporanea responsabilita' del Pontificio Consiglio per il Dialogo con i non credenti, trasmessa quest'estate al Cardinale Jean Louis Tauran.

Da www.radiovaticana.org

Mons. Ravasi è il nuovo presidente del Pontificio Consiglio della Cultura. Oggi la nomina del Papa. Succede al cardinale Poupard

Il Papa oggi ha nominato il nuovo presidente del Pontificio Consiglio della Cultura: si tratta di mons. Gianfranco Ravasi, finora prefetto della Veneranda Biblioteca Ambrosiana. Il Pontefice lo ha nominato nello stesso tempo presidente delle Pontificie Commissioni per i Beni Culturali della Chiesa e di Archeologia Sacra, assegnandogli la sede titolare di Villamagna di Proconsolare, con dignità di arcivescovo. Mons. Ravasi, nato a Merate, in provincia di Lecco 65 anni fa, succede al cardinale Paul Poupard, che per raggiunti limiti d’età ha rinunciato ad un incarico che ricopriva da quasi 20 anni. Sergio Centofanti ha chiesto a mons. Ravasi come abbia accolto questa importante nomina:

R. - Colgo questa nomina con sorpresa, da una parte, perché si tratta di una svolta radicale per la mia vita, anche se per molti versi devo dire che ho trascorso buona parte della mia esistenza nel mondo della cultura, nel mondo del dialogo, con un orizzonte così mutevole, come quello della cultura, delle arti, della letteratura e così via. D’altra parte, c’è anche una dimensione che mi è molto consona, quella cioè di stare sulla frontiera, per vedere anche questo mondo della non credenza, il mondo che si interroga, il mondo che qualche volta rifiuta, ma che ha dentro di sé sottilmente un’ansia di ricerca. Si tratta di un’esperienza per me molto superiore, rispetto a quella che ho condotto finora, in un orizzonte ristretto. E’, però, un entrare in un ambito che non mi fa trovare spaesato o inceppato o dubbioso.


D. – A suo avviso, quali sono le principali sfide culturali di oggi?


R. – Le principali sfide culturali di oggi sono su traiettorie molto diverse. Da un lato c’è sicuramente il ritrovare ancora i grandi valori, in un confronto con una tradizione così alta e così nobile come quella cristiana. Il cristianesimo ha alle spalle due millenni di cultura altissima, che non può essere semplicemente liquidata come purtroppo avviene qualche volta ai nostri giorni con delle battute, con degli sberleffi quasi di tipo goliardico. Quindi, il primo elemento, in un mondo così vago e incerto, è quello di riuscire a trovare la sostanza, a ritrovare radici che possano in qualche modo alimentare. Un’altra traiettoria è certamente quella del vincere la superficialità, la banalità. Il fatto che la cultura religiosa di sua natura ponga le domande ultime e dia alcune risposte che sono risposte ultime, questo fa sì che all’interno del mondo di oggi, così fermo alla superficie delle cose, così banale, qualche volta persino volgare, si possa invece ritrovare una sorta di scintilla profonda, una sorta di seme deposto che deve ancora fiorire. E questa è la sfida di un dialogo con questo mondo. Io direi che queste due traiettorie sono le principali. Poi, naturalmente, si ramificano nella complessità di un dicastero vaticano, che non guarda soltanto all’Occidente, ma guarda anche ai grandi orizzonti dei continenti, come l’Africa e l’Asia, che hanno percorsi nuovi, percorsi diversi rispetto a quelli che abbiamo fatto finora.


D. – Come far dialogare Vangelo e cultura in questa nostra società?


R. – Il dialogo tra Vangelo e cultura è stato uno dei grandi punti di riferimento della Chiesa, soprattutto all’interno della sua storia secolare, ma soprattutto a partire dal Concilio Vaticano II. Non per nulla il dicastero della cultura sorge sulla scia del Concilio, anche se poi verrà formalmente istituito da Giovanni Paolo II. Ha già il suo avvio con Paolo VI e, in particolare, con quel Consiglio che lui vorrà al Pontificio Consiglio per il dialogo con i non credenti. In questa luce, io penso che sia indispensabile riconoscere che il cristianesimo è anche produttore di cultura, ma è anche soprattutto capace di inquietare le culture, di dare una forza di ricerca, una forza di domanda sicuramente molto feconda. Ecco, il Vangelo e la cultura sono un binomio che deve essere intrecciato, che si incrocia, non solo perché il Vangelo deve riuscire ad esprimersi attraverso i linguaggi, attraverso le coordinate della nuova cultura, ma, d’altra parte, deve essere anche capace di lasciare una traccia. Non deve soltanto esprimere se stesso, ma anche far sì che la sua espressione diventi un principio vitale, un principio fecondatore.


D. – Come lei ha già accennato, vediamo sempre più spesso una società contraddittoria, sempre più senza Dio, ma sempre più assetata di Dio...


R. – E’ vero questo, noi ci troviamo paradossalmente in un mondo che sembra fermarsi soltanto all’ovvietà, alla banalità, si perde in piccoli rigagnoli, accoglie ormai piuttosto che la parola la chiacchiera, nelle azioni non ha più la progettualità. Ma, d’altra parte, mai come in un terreno così desertico, come bisogna pure registrare, che è quello caratteristico del nostro tempo, si sente proprio la necessità di far ramificare radici di speranza, si sente come se l’uomo avesse sempre un fremito. Come diceva giustamente Pascal: “L’uomo supera infinitamente l’uomo”. E’ inutile che si cerchi con la pubblicità, con il commercio, con la vita solo ridotta a fenomeno economico o biologico, di accontentare l’uomo nei suoi bisogni primari, nelle sue pulsioni e così via. L’uomo alla fine contiene sempre dentro di sé una sorta di apertura verso l’eterno e l’infinito. Ha dentro di sé sempre questa tensione che lo supera. Ed è nella ricerca di questo oltre e di questo altro che deve attestarsi la presenza della Chiesa con il suo annuncio e la sua cultura.


D. – Lei sa già quali saranno i suoi primi passi?


R. – Io non sono un uomo della Curia vaticana, quindi entro dall’esterno e devo con molta umiltà cominciare a conoscere una struttura di grande complessità, che ha già alle spalle una tradizione. Il Pontificio Consiglio ha celebrato quest’anno i 25 anni della sua esistenza. Quindi, ho la necessità di riuscire a conoscerlo con attenzione, conoscendone tutti i percorsi, tutte le attività in modo tale da poter poi insieme iniziare un nuovo itinerario, iniziare appunto un nuovo progetto. La prima tappa perciò è come sempre, come in tutte le cose, prima conoscere e poi agire.


D. – L’ultima domanda. Lei succede al cardinale Poupard...


R. – Io vorrei, avendo questa occasione, rivolgere un saluto al cardinal Poupard che, come tutti sanno ormai - è noto in tutto il mondo - è stato una delle alte figure della cultura cattolica ed è stato anche una grande personalità. Quindi, a maggior ragione, la mia presenza diventa per certi versi più faticosa, quasi inceppata, di fronte ad una figura di così alto rilievo. Anche la Pontificia Commissione dei Beni Culturali aveva delle figure significative, come il suo presidente precedente, mons. Piacenza, e l’attuale vice presidente che è l’abate Zielinsky, che ho avuto il piacere di conoscere. Sicuramente ho alle spalle delle presenze molto alte e queste presenze possono essere certamente elemento di imbarazzo per me, ma possono essere anche un elemento importante di stimolo, ben sapendo che poi rimarranno ancora accanto a me con il loro consiglio, perché io, come ho detto, entro in un orizzonte che mi è per buona parte ignoto, venendo da un mondo diverso, nei cui confronti devo stabilire ormai un ponte di comunicazione.
+PetaloNero+
Monday, September 03, 2007 3:08 PM
Da Petrus

Monsignor Mauro Di Mauro nuovo segretario della Prefettura degli Affari Economici della Santa Sede
CITTA’ DEL VATICANO - Monsignor Mauro Di Mauro del clero di Milano e' il nuovo segretario della Prefettura degli Affari Economici della Santa Sede, l'organismo che redige i bilanci dei dicasteri vaticani ed esercita una funzione di controllo su tutte le spese. Lo ha nominato Benedetto XVI in sostituzione di Monsignor Franco Croci che va in pensione. Nato a Monza 56 anni fa, Monsignor Di Mauro era attualmente delegato della sezione ordinaria dell'Amministrazione Apostolica del Patrimonio della Santa Sede, cioe' del dicastero che gestisce i beni mobili e immobili del Vaticano. A questa responsabilita' era stato chiamato da Papa Giovanni Paolo II nel 2004, che lo aveva scelto dieci anni prima per seguire la sezione Movimenti e Associazioni del Pontificio Consiglio per i Laici. Fino ad allora, il sacerdote era stato parroco in Sant'Ambrogio a Milano e poi rettore del santuario di Sant'Antonio Abate e assistente del Cardinale Carlo Maria Martini per la Cattedra dei Non Credenti.

Camerino, cambia il Vescovo: Monsignor Brugnaro sostituisce Monsignor Fagiani
CITTA’ DEL VATICANO - Monsignor Francesco Giovanni Brugnaro e' il nuovo Vescovo della diocesi di Camerino-San Severino Marche. Nato 65 anni fa a San Dona' di Piave, e' stato per molti anni stretto collaboratore del Cardinale Achille Silvestrini alla Congregazione delle Chiese Orientali e dal gennaio 2005 ricopriva l'incarico di osservatore permanente presso l'Organizzazione Mondiale del Turismo. Sacerdote del clero di Milano, il nuovo Vescovo ha avuto una vocazione adulta: e' infatti entrato in seminario a 38 anni, dopo essere stato docente di filosofia all'Universita' della Calabria. A Camerino Monsignor Brugnaro prende il posto Monsignor Angelo Fagiani, che si e' ritirato per ragioni di salute. Infermo da due anni, il Vescovo era provvisoriamente sostituito da Monsignor Giancarlo Vecerrica (Vescovo di Fabriano Matelica), in qualita' di amministratore apostolico.

Giro di Valzer per i Nunzi apostolici: Caputo a Malta e in Libia, Adams nelle Filippine
CITTA’ DEL VATICANO - Monsignor Tommaso Caputo e' il nuovo nunzio a Malta e in Libia. Napoletano, 57 anni, Monsignor Caputo era dal 1993 il capo del protocollo della Segreteria di Stato. A Tripoli e a La Valletta sostituisce lo spagnolo Monsignor Felix Del Blanco Prieto, divenuto elemosiniere della Casa Pontificia. Il Papa ha nominato anche il nuovo nunzio nelle Filippine: e' l'arcivescovo statunitense Edward Joseph Adams, finora nunzio in Zimbabwe. A Manila sostituisce Monsignor Fernando Filoni, attualmente sostituto della Segreteria di Stato.

+PetaloNero+
Monday, September 03, 2007 3:10 PM
Il Papa riceve alcuni presuli della Conferenza episcopale di Laos e Cambogia

Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina in udienza, nel Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo alcuni presuli della Conferenza episcopale di Laos e Cambogia, in visita "ad Limina Apostolorum": mons. Tito Banchong Thopanhong, amministratore apostolico del vicariato apostolico di Luang Prabang (Laos); mons. Louis-Marie Ling Mangkhanekhoun, vescovo tit. di Acque nuove di Proconsolare, vicario apostolico di Paksé (Laos); mons. Jeang Sommeng Vorachak, vescovo tit. di Muzuca di Proconsolare, vicario apostolico di Savannakhet (Laos); mons. Jean Khamsé Vithavong, vescovo tit. di Moglena, vicario apostolico di Vientiane (Laos); mons. Emile Destombes, M.E.P., vescovo tit. di Altava, vicario apostolico di Phnom-Penh (Cambogia); padre Enrique Figaredo Alvargonzales, S.I., prefetto apostolico di Battambang (Cambogia); padre Antonysamy Susairaj, M.E.P., prefetto apostolico di Kompong-Cham (Cambogia).
www.radiovaticana.org
Paparatzifan
Monday, September 03, 2007 7:16 PM
Dal blog di Lella...

INCONTRO CON I FEDELI DI LORETO

Sagrato del Santuario Lauretano
Domenica, 2 settembre 2007

DISCORSO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI

Caro Fratello, Pastore di questa Chiesa che è in Loreto,
Signor Sindaco di questa singolare Città mariana,
carissimi fedeli,

grazie per quest’incontro che conclude il mio soggiorno qui, a Loreto, dove ho potuto intrattenermi con tantissimi giovani e vivere insieme a loro esperienze di forte spiritualità eucaristica e mariana. Non poteva però mancare un momento, sia pur breve, dedicato espressamente alla Comunità di Loreto. Le gentili parole del vostro Pastore e quelle del Primo vostro Cittadino hanno manifestato i sentimenti di stima e di affetto che nutrite verso la persona del Papa. Vi ringrazio di cuore e ciascuno di voi saluto con viva cordialità. Grazie per la vostra accoglienza! Loreto – ha detto il vostro Sindaco richiamando alcune parole dell’amato mio predecessore Giovanni Paolo II - è anche casa del Papa, e debbo dire che qui, in queste ore, mi sono sentito veramente a casa. Grazie per quel che avete fatto al fine di rendere proficua non solo la permanenza mia e dei miei collaboratori, ma anche quella dei giovani dell’«agorà».

Per la verità voi, abitanti di Loreto, siete abituati a simili imponenti riunioni giovanili con il Papa; al riguardo, è stata poc’anzi ricordata quella dei giovani europei con Giovanni Paolo II del 1995, chiamata "Eurhope". Sono certo che, al di là degli inevitabili disagi che necessariamente comportano, simili eventi religiosi, come pure il quotidiano flusso dei pellegrini provenienti da ogni parte d’Italia e da altre parti del mondo, costituiscono per voi una preziosa opportunità da valorizzare sempre maggiormente. Sono un invito costante a crescere nella fede e nella devozione verso la Madonna. Non dimenticate mai il grande privilegio che avete di vivere all’ombra della Santa Casa! Approfittatene per intrattenere con Maria, nostra celeste Madre, un filiale dialogo intessuto di fiducia e di amore. Con la vostra accoglienza rendete poi ai visitatori e ai devoti una quotidiana testimonianza di quell’amore materno che in questo luogo Maria vuole dispensare a tutti i suoi figli. La Santa Casa sia veramente il centro e il cuore della vostra Città!

Congedandomi da voi, cari amici, vi chiedo di trasmettere alle vostre famiglie il mio saluto e l’assicurazione che continuerò a tenere Loreto presente nella mia preghiera. Ricorderò ciascuno dei suoi abitanti, e particolarmente quanti soffrono e si trovano in difficoltà materiali e spirituali. In modo speciale, ricorderò i degenti dell’Ospedale, che non mi è stato possibile visitare, ed ai quali invio il mio affettuoso saluto. Per tutti e per ciascuno ancora una volta invoco la materna assistenza di Maria e, mentre rinnovo l’espressione della mia gratitudine, tutti con affetto vi benedico.

© Copyright 2007 - Libreria Editrice Vaticana



+PetaloNero+
Tuesday, September 04, 2007 3:09 PM
I vescovi di Cambogia e Laos, in visita ad Limina, portano al Papa le sofferenze e le speranze della minoranza cattolica dei due Paesi asiatici

I vescovi della Cambogia e del Laos hanno iniziato la loro visita ad Limina. Ieri il primo gruppo di presuli ha incontrato a Castel Gandolfo il Papa. Le Chiese dei due Paesi asiatici contano un numero esiguo di fedeli, che hanno saputo affrontare, negli anni, con coraggio, prove durissime. In Cambogia e Laos, oltre il 90 per cento della popolazione è buddista e solo da qualche anno le Chiese sono rappresentate da un’unica Conferenza episcopale. Il servizio di Tiziana Campisi:


Radicata da più di quattrocento anni, la Chiesa in Cambogia ha vissuto un periodo drammatico fra gli anni '70 e '80. Il regime di Pol Pot aveva cercato di eliminarla distruggendo anche diversi luoghi di culto. Solo nel ‘92, nel Paese, è stata riconosciuta la libertà religiosa e oggi i rapporti della Chiesa con le autorità di Phnom Penh sono buoni. Su 13 milioni di abitanti si contano circa 23 mila cattolici, che attraverso organizzazioni non governative e, più recentemente, comunità parrocchiali, si sono impegnati nell’educazione, nella sanità e nella cultura, portando avanti anche progetti sociali. Per rendere più visibile la propria presenza, la Chiesa cambogiana ha affidato al Centro nazionale per la Comunicazione sociale cattolica (CSC) la pubblicazione di periodici e la produzione di video, cd e programmi radiofonici per i giovani. A contribuire all’immagine favorevole di cui la Chiesa, oggi, gode nel Paese è stato Giovanni Paolo II, che nell’84, visitando la Thailandia, si è recato in un campo profughi al confine con la Cambogia, lasciando un vivo ricordo della solidarietà manifestata nei confronti dei rifugiati. Dal 2004 i vescovi della Cambogia hanno un proprio sito internet, all’indirizzo www.catholiccambodia.org (in khmer, inglese, francese e spagnolo), dove è possibile conoscere le attività del vicariato Phnom Penh e delle due prefetture apostoliche del Paese. Più difficile, ancora oggi, invece, la vita della Chiesa nel Laos, dove il regime comunista ha espulso, negli anni ‘70, tutti i missionari stranieri, requisito le chiese, e imprigionato sacerdoti e vescovi. Qualche timida apertura si è avuta a partire dagli anni ‘90, ma le restrizioni alle attività religiose rimangono forti. Nel Paese, su sei milioni di abitanti, i cattolici sono circa 40 mila. La rinascita difficile della Chiesa si deve al grande impegno dei laici, soprattutto nel campo della catechesi e nella promozione umana. Nel Paese, tuttavia, non è consentito ad istituzioni cattoliche avere scuole proprie, centri di formazione, ospedali. Da decenni, nel Laos, è particolarmente attiva la missione degli Oblati di Maria Immacolata che recentemente hanno chiesto l’apertura del processo di canonizzazione per un sacerdote e un catechista, vittime delle persecuzioni degli anni ’60.
www.radiovaticana.org
+PetaloNero+
Tuesday, September 04, 2007 3:10 PM
Nomine

In Francia, Benedetto XVI ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Créteil presentata da mons. Daniel Labille, per raggiunti limiti di età, e ha chiamato a succedergli mons. Michel Santier, finora vescovo di Luçon. Mons. Michel Santier è nato il 20 maggio 1947 a Granville (Manche), nella diocesi di Coutances. È stato ordinato sacerdote il 7 luglio 1973 per la diocesi di Coutances. Ha conseguito la Licenza in Sacra Scrittura al Pontificio Istituto Biblico.
Ha fondato la Comunità "Réjouis-toi" collegata con il rinnovamento carismatico, a carattere diocesano, e presente in altre diocesi della Francia. Eletto vescovo di Luçon il 19 giugno 2001 è stato consacrato il 23 settembre successivo. Nella Conferenza episcopale francese è presidente del Consiglio per i rapporti interreligiosi e le nuove forme di religiosità.

Benedetto XVI ha quindi nominato capo del Protocollo della Segreteria di Stato mons. Fortunatus Nwachukwu, consigliere di nunziatura. Mons. Fortunatus Nwachukwu è nato a Ntigha (Nigeria) il 10 maggio 1960 ed è stato ordinato sacerdote il 17 giugno 1984. È laureato in Teologia Dogmatica. Entrato nel Servizio diplomatico della Santa Sede il 1° luglio 1994, ha prestato la propria opera presso le nunziature apostoliche in Ghana, Paraguay, Algeria, presso l'Ufficio delle Nazioni Unite ed Istituzioni Specializzate a Ginevra e presso la Sezione Rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato. Conosce le seguenti lingue: inglese, italiano, tedesco, ebraico moderno, francese, spagnolo e arabo.
www.radiovaticana.org


DA PETRUS

Monsignor Fortunatus Nwachukwu alla guida del Protocollo della Segreteria di Stato
CITTA’ DEL VATICANO - Papa Benedetto XVI ha nominato capo del Protocollo della Segreteria di Stato Monsignor Fortunatus Nwachukwu, gia' consigliere di Nunziatura. Monsignor Nwachukwu ha 47 anni, essendo nato a Ntigha, in Nigeria, il 19 maggio 1960. E' stato ordinato sacerdote nel 1984. Entrato dieci anni dopo nel servizio diplomatico della Santa Sede, ha prestato la propria opera presso le Nunziature apostoliche in Ghana, Paraguay, Algeria, presso l'Ufficio delle Nazioni Unite a Ginevra e presso la Sezione Rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato.


+PetaloNero+
Tuesday, September 04, 2007 6:50 PM
DA PETRUS

Ripresi i negoziati con Israele, giovedì Peres a Castel Gandolfo
CITTA’ DEL VATICANO - Sono ripresi i negoziati tra la Santa Sede e lo Stato di Israele: dopo la pausa estiva, le due delegazioni si sono incontrate in Israele per circa quattro ore. Al termine della sessione, e' stato diramato un ''comunicato congiunto'', nel quale si afferma - riferisce l'agenzia missionaria AsiaNews - che i colloqui si sono svolti in un ''clima di cordialità'', e che i negoziatori hanno ''portato avanti il loro lavoro''. Il comunicato ha ribadito anche la ''determinazione condivisa'' delle delegazioni di ''accelerare il loro lavoro per concludere l'Accordo quanto prima possibile''. Secondo il comunicato, la prossima riunione si dovrebbe tenere il 7 novembre. Oggetto dei negoziati e' un accordo sui rapporti Chiesa-Stato in Israele riguardo a materie fiscali e di beni ecclesiastici. Tale trattato, previsto gia' nel '93 con l'Accordo Fondamentale fra Santa Sede e Israele, attende da allora di essere attuato. La sessione dei negoziati ha avuto luogo alla vigilia della visita in Vaticano del neo-presidente israeliano Shimon Peres, che avra' un'udienza con Benedetto XVI giovedi' 6 settembre a Castel Gandolfo. Fu proprio Peres, allora ministro degli Esteri, a concludere l'Accordo Fondamentale e ad allacciare i rapporti diplomatici con la Santa Sede. Negli ambienti della Chiesa in Israele c'e' percio' la speranza che il viaggio di Peres porti a una forte accelerazione dei negoziati.

+PetaloNero+
Wednesday, September 05, 2007 1:05 AM
Il papa: la musica rimanda al Creatore di ogni armonia

di Simona Santi

Benedetto XVI che questa sera, alle 18, ha assistito al concerto dei Bamberger Symphoniker-Bayerische Staatsphilharmonie, nel quadro delle celebrazioni per il Millennio della diocesi di Bamberg.

Sinfonia n. 5 di Franz Schubert e Sinfonia n. 7 di Ludwig van Beethoven: "Suoni meravigliosi" che "mi hanno fatto dimenticare il quotidiano e mi hanno trasportato nel mondo della musica". Lo dice Benedetto XVI che questa sera, alle 18, ha assistito al concerto dei Bamberger Symphoniker-Bayerische Staatsphilharmonie, nel quadro delle celebrazioni per il Millennio della diocesi di Bamberg. "La musica - ha scandito il Papa - ha la capacità di rimandare, al di là di se stessa, al Creatore di ogni armonia, suscitando in noi risonanze che sono come un sintonizzarsi con la bellezza e la verità di Dio, con quella realtà che nessuna sapienza umana e nessuna filosofia possono mai esprimere. È questo che intendeva anche Schubert - ha aggiunto il Pontefice - quando su un minuetto di Mozart diceva: 'Sembra che gli angeli partecipino con il loro canto'". All'esibizione, nel Cortile del Palazzo apostolico di Castel Gandolfo, sono presenti l'arcivescovo di Bamberg, monsignor Ludwig Schick e il ministro bavarese della Scienza, Ricerca e Arte, Thomas Goppel.

Il testo integrale del discorso del papa

Reverendissimo, caro Arcivescovo Schick, onorevole Signor Ministro Goppel cari Confratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio, illustri Signore e Signori! Forse è capitato a voi come a me: i suoni meravigliosi delle due sinfonie mi hanno fatto dimenticare il quotidiano e mi hanno trasportato nel mondo della musica che – come Lei, Signor Ministro, ha menzionato all’inizio – per Beethoven significava „una rivelazione più alta di ogni sapienza e filosofia“. La musica, di fatto, ha la capacità di rimandare, al di là di se stessa, al Creatore di ogni armonia, suscitando in noi risonanze che sono come un sintonizzarsi con la bellezza e la verità di Dio – con quella realtà che nessuna sapienza umana e nessuna filosofia possono mai esprimere. È questo che intendeva anche Schubert, quando su un minuetto di Mozart diceva: „Sembra che gli angeli partecipino con il loro canto“. Ed è questo che io, come forse molti di voi, ho potuto sperimentare in questa serata. Per tale esperienza vorrei ringraziare di cuore i Bamberger Symphoniker con il loro Direttore Jonathan Nott. Con la vasta gamma delle sfumature timbriche e la grande forza espressiva nell’interpretazione dei due capolavori della musica avete nuovamente affermato la fama eccellente della vostra orchestra. Che le vostre esecuzioni possano anche in futuro essere per molti una specie di rivelazione! Il mio ringraziamento va naturalmente anche a chi ha promosso questa serata festosa, a Lei, caro Arcivescovo, e a Lei, onorevole Signor Ministro, come a tutti coloro che con il loro generoso sostegno hanno resa possibile la realizzazione di questo concerto. È un dono che interpreto come segno di un particolare legame d’affetto dell’Arcidiocesi di Bamberg con il successore di san Pietro; durante alcuni secoli della sua storia ormai millenaria, infatti, la vostra Diocesi è stata sotto la direzione immediata della Santa Sede. Che il vostro pellegrinaggio giubilare verso le tombe degli Apostoli e verso l’attuale successore di Pietro rafforzi la vostra fede e la vostra gioia in Dio, affinché possiate essere suoi testimoni nella vita quotidiana! Per questo chiedo a Dio un’abbondante benedizione per tutti voi.

www.korazym.org
+PetaloNero+
Wednesday, September 05, 2007 3:23 PM
Da Petrus

Il Papa ha la voce roca ma parla chiaro: "Solo attraverso l'amore l'uomo si rende simile a Dio"
CITTA’ DEL VATICANO - ''Il fine dell'uomo e' rendersi simile a Dio, e questo fine lo raggiunge soprattutto attraverso l'amore, la conoscenza e la pratica delle virtu' che discendono dalla natura divina''. Benedetto XVI trae ''una concezione molto alta dell'uomo e della sua dignità'' dall'insegnamento di San Gregorio di Nissa, uno dei padri apostolici, cui ha dedicato la catechesi nell'udienza generale in Piazza San Pietro. ''L'amore e' la scala che guida verso Dio'', ha detto ancora il Papa. Con la voce un po' rauca (''chiedo scusa per la voce un po' danneggiata, faro' il mio meglio'', ha premesso, salutato da un applauso dei circa 16mila fedeli), il Pontefice ha ricordato l'immagine dell'uomo ''proteso al bene come il corridore e' proteso in avanti'', coniata dal Santo vissuto nel quarto secolo. ''Questa icastica espressione - ha detto - indica una verita' profonda: la perfezione che vogliamo trovare non e' una cosa fatta una volta per sempre. La perfezione e' invece rimanere in cammino, e' una continua apertura ad andare avanti, perche' non si raggiunge mai la piena somiglianza con Dio ma si e' sempre in cammino''. ''Si tratta non di conoscere qualcosa di Dio - ha spiegato Benedetto XVI - ma di avere Dio in sè''. E ancora: ''Per ascendere verso Dio l'uomo deve purificarsi. In questo cammino di ascesa spirituale Cristo e' modello e maestro''. Anche la parola ''cristiano'' indica ''qualcuno che porta il nome di Cristo, e quindi deve assimilarsi a Cristo''. Fondamentale, poi, il fatto che ''Cristo e presente anche nei poveri, per cui essi non devono mai essere oltraggiati''. ''Per progredire nel cammino verso la perfezione e per accogliere in se' Dio - ha aggiunto Benedetto XVI - l'uomo deve rivolgersi con fiducia a Dio nella preghiera, e il cristiano prega ispirandosi sempre alla preghiera del Signore''. ''La dottrina di San Gregorio Nisseno - ha concluso - e' non solo parlare di Dio, ma anche portare di Dio in se', e questo lo facciamo con lo spirito della preghiera''.


Il Santo Padre ai ragazzi: "Buon anno scolastico. E vi raccomando le lezioni di religione"
CITTA’ DEL VATICANO - Il Papa augura ai ragazzi un "buon inizio di anno scolastico". Lo fa al termine dell'udienza generale in piazza San Pietro, davanti a oltre 16mila fedeli, nei saluti in lingua polacca e ungherese. "Saluto tutti i polacchi partecipanti a questa udienza generale - ha scandito il Pontefice -; alla vostra preghiera affido i bambini e tutta la gioventù che ha cominciato il nuovo anno scolastico e catechistico. Auspico che con la grazia di Dio e con l'aiuto degli insegnanti - ha aggiunto - sappiano sviluppare i loro talenti e crescano nella santità della vita". Ai fedeli ungheresi, Benedetto XVI ha detto: "In questi giorni si inaugura l'anno scolastico. Vi raccomando le lezioni della religione".


Benedetto XVI: "Contento di andare in pellegrinaggio in Austria"
CITTA’ DEL VATICANO - "In questi giorni mi recherò a un pellegrinaggio e mi rallegro per l'imminente visita che compirò in Austria, in occasione dell'850esimo anniversario del Santuario di Mariazell (nella foto, ndr)": Benedetto XVI saluta i fedeli tedeschi e ricorda che dal 7 al 9 settembre sarà in Austria per effettuare un pellegrinaggio nel santuario mariano. "Il motto del mio viaggio - ha scandito il Pontefice parlando in tedesco - è 'Guardare Cristo'. Questo invito vale per tutti - ha concluso - poichè Cristo è il Signore della nostra vita. Benedico tutti voi e le vostre famiglie".


Madre Teresa, il Pontefice la pone ad esempio: "Ha insegnato a servire i poveri e i bisognosi". E il postulatore gli regala il libro in cui la Beata lamenta il silenzio di Dio CITTA’ DEL VATICANO - ''Servire sempre fedelmente Dio nei piu' poveri e bisognosi''. A questo conduce, secondo Benedetto XVI, l'esempio della beata Madre Teresa di Calcutta, di cui ricorrono i dieci anni dalla morte. Il Papa ne ha parlato al termine dell'udienza generale, salutando i circa 1.500 missionari e missionarie della Carita' presenti con i collaboratori in Piazza San Pietro per il decimo anniversario. ''Cari amici - ha detto il Pontefice -, la vita e la testimonianza di questa autentica discepola di Cristo, di cui celebriamo la memoria liturgica, sono un invito a voi e a tutta la Chiesa a servire sempre fedelmente Dio nei piu' poveri e bisognosi''. ''Continuate a seguire il suo esempio - ha aggiunto Benedetto XVI - e siate dappertutto strumenti della divina misericordia''. Il Papa aveva già parlato di Madre Teresa di Calcutta pochi giorni fa durante l'Agorà dei Giovani di Loreto. In particolare, il Santo Padre si era soffermato sulle lettere scritte dalla Beata al suo confessore; lettere in cui Madre Teresa si soffermava sulle tribolazioni della sua fede. Benedetto XVI ha salutato, al termine dell'udienza generale a San Pietro, il postulatore della causa di canonizzazione di Madre Teresa di Calcutta, Padre Brian Kolodiejchuk, che ha donato al Papa il libro "Come be my light", volume uscito nella versione inglese e tedesca, con le lettere inedite della suora dei poveri, che ha fatto tanto discutere in Italia. A dieci anni dalla scomparsa di Madre Teresa, il libro racconta il periodo oscuro e la crisi religiosa della 'Madre'. In Italia sarà disponibile dal 26 settembre, a cura della Rizzoli. L'edizione inglese (edizione Doubleday) ha 'sfornato' 60mila copie iniziali, ma successivamente sono state stampate altre 15mila, raggiungendo una tiratura di lancio di 75mila copie. Il libro è stato tradotto anche in tedesco, con il titolo 'Komm, sein mein Licht' (edizione Pattloch); in spagnolo (nell'edizione Planeta), in cinese (Psygarden), in francese (edizione Lethielleux). Le lettere di Madre Teresa sono state conservate contro il suo volere (aveva richiesto che fossero distrutte) e rivelano la sua crisi spirituale nell'ultimo cinquantennio di vita, durante il quale non sentiva la presenza di Dio. Padre Brian Kolodiejchuk, editore e curatore del libro, è il postulatore della causa di canonizzazione della religiosa. Scrive che "non sentiva la presenza di Dio nè nel suo cuore nè nell'eucaristia". Nelle oltre 40 lettere, molte delle quali inedite, la suora si lamenta dell''aridità', dell'oscurità', della 'solitudine' e delle 'torture' che deve sopportare. Paragona quest'esperienza all'inferno e a un certo punto afferma che l'ha portata a dubitare dell'esistenza del Paradiso e persino di Dio. Madre Teresa si rende conto della discrasia tra i suoi sentimenti e il suo comportamento in pubblico". La crisi spirituale di Madre Teresa è cominciata quando la religiosa si è trasferita a Calcutta, tra le baraccopoli della città. "Il sorriso - scriveva - è una 'maschera' o 'un mantello che copre ogni cosa'". Il libro non è certo un lavoro di qualche giornalista antireligioso: Kolodiejchuk è da molti anni membro delle Missionarie della Carità, nonchè postulatore della causa di canonizzazione di Madre Teresa. Le lettere sono state raccolte e faranno parte del materiale che porterà la religiosa agli onori degli altari.

Nuovo appello di Ratzinger in difesa del creato: "Pregate e lavorate con me per tutelare l'ambiente" CITTA’ DEL VATICANO - Il Papa ha chiesto ai cristiani di ''pregare e lavorare con lui'' per la difesa dell' ambiente ed ha rilanciato, in piazza San Pietro, un appello per la tutela delle risorse idriche mondiali e per una maggiore consapevolezza dei rischi dei cambiamenti climatici, questioni ''della massima importanza per l'intera famiglia umana''. Più volte, durante il suo Pontificato, Benedetto XVI ha richiamato i cattolici, e non solo, a tutelare, rispettare e migliorare l’ambiente. L’ultimo intervento, in ordine di tempo, era stato fatto lo scorso fine settimana a Loreto, nella spianata di Montorso, in occasione dell’Agorà dei Giovani. Anche in quella occasione, il Papa aveva invitato il mondo a rispettare il creato. Immediato era stato il plauso del Presidente del Consiglio dei Ministri, Romano Prodi, e del Ministro dell’Ambiente, nonché leader dei Verdi, Alfonso Pecoraio Scanio. Spunto per la nuova esortazione di Benedetto XVI, che dunque non manca in ogni occasione di ribadire la sua sensibilita' ecologista, e' l'inizio in Groenlandia di un convegno religioso su ''L'Artico: specchio della vita'', promosso dal patriarca ecumenico di Costantinopoli (Istanbul), l'ortodosso Bartolomeo I. Proprio a lui, Benedetto XVI, al termine dell'udienza generale tenuta sul sagrato della basilica vaticana, si e' rivolto in modo particolare. ''Voglio salutare - ha detto il Papa - tutti i partecipanti (i vari leader religiosi, gli scienziati, i giornalisti) e voglio assicurare loro il mio sostegno per il loro impegno''. ''La tutela delle risorse idriche e l'attenzione per i cambiamenti climatici sono questioni della massima importanza per l'intera famiglia umana'', ha spiegato il Papa. ''Incoraggiato dalla crescente consapevolezza della necessita' di difendere l'ambiente, vi invito - ha concluso rivolgendosi ai presenti in piazza - a pregare e a lavorare con me per un maggiore rispetto delle meraviglie della creazione di Dio''.

Da www.korazym.org
Il papa: l'amore rende simili a Dio

di Mattia Bianchi
Il ricordo di Madre Teresa, l'amore come realtà che avvicina l'uomo a Dio, un nuovo appello sul clima e l'augurio ai ragazzi di un buon anno scolastico. Sono tanti gli spunti dell'udienza generale del mercoledì.

Il ricordo di Madre Teresa, l'amore come realtà che avvicina l'uomo a Dio, un nuovo appello sul clima e l'augurio ai ragazzi di un buon anno scolastico. Sono tanti gli spunti dell'udienza generale di oggi: il papa arriva in piazza San Pietro da Castel Gandolfo e si scusa subito per la sua voce, piuttosto rauca, a causa di una brutta raucedine. "Chiedo scusa, - ha detto simpaticamente il pontefice - ma farò del mio meglio". La catechesi si è sviluppata così intorno alla figura di San Gregorio di Nissa, per ricordare ai fedeli che "il fine dell'uomo è rendersi simile a Dio, e questo fine lo raggiunge soprattutto attraverso l'amore, la conoscenza e la pratica delle virtù che discendono dalla natura divina". "L'amore è la scala che guida verso Dio", ha spiegato ancora Benedetto XVI, riproponendo l'immagine dell'uomo ''proteso al bene come il corridore è proteso in avanti'', coniata proprio dal santo vissuto nel quarto secolo. "Questa icastica espressione - ha detto - indica una verità profonda: la perfezione che vogliamo trovare non è una cosa fatta una volta per sempre. La perfezione è invece rimanere in cammino, è una continua apertura ad andare avanti, perché non si raggiunge mai la piena somiglianza con Dio ma si è sempre in cammin". E ancora: "Si tratta non di conoscere qualcosa di Dio, ma di avere Dio in sé. Per ascendere verso Dio l'uomo deve purificarsi. In questo cammino di ascesa spirituale Cristo è modello e maestro". Proprio quello che ha fatto Madre Teresa di Calcutta, di cui oggi ricorre il decimo anniversario della morte. "La vita e la testimonianza di questa autentica discepola di Cristo - ha sottolineato Benedetto XVI nei saluti finali - sono un invito a voi e a tutta la Chiesa a servire sempre fedelmente Dio nei più poveri e bisognosi. Continuate a seguire il suo esempio - ha concluso il pontefice - e siate dappertutto strumenti della divina misericordia". Nei saluti, anche il pensiero al Simposio Internazionale sulla cura dell'ambiente dell'Artico, promosso dal patriarcato ecumenico di Costantinopoli. "Saluto tutti i partecipanti - leader di diverse religioni, scienziati, giornalisti e altre persone coinvolte - ha proseguito Benedetto XVI - e assicuro il mio sostegno per questi impegni. L'attenzione alle risorse idriche e l'attenzione ai cambiamenti climatici sono materie di vitale importanza per l'intera famiglia umana. Incoraggiati dalla consapevolezza crescente di una attenzione all'ambiente, invito tutti voi a unirvi a me nella preghiera per il rispetto del Creato". Non è mancato poi un saluto ai ragazzi, alla vigilia del nuovo anno scolastico. "Auspico che con la grazia di Dio e con l'aiuto degli insegnanti - ha aggiunto - sappiano sviluppare i loro talenti e crescano nella santità della vita".


Da www.radiovaticana.org
Madre Teresa di Calcutta, la tutela dell'ambiente, l'attenzione ai poveri, la necessità della preghiera: i temi affrontati dal Papa all’udienza generale

Pregare tutti insieme per la tutela del nostro ambiente: è l’invito lanciato stamane da Benedetto XVI durante l’udienza generale in Piazza San Pietro, affollata da circa 16 mila pellegrini di tutto il mondo, tra questi anche 1500 Missionari e Missionarie della Carità, con amici e collaboratori, nel decimo anniversario oggi della morte di Madre Teresa di Calcutta, accompagnati dal postulatore della causa di canonizzazione della Suora, mons. Brian Kolodiejchuk. Tra le personalità presenti a rendere omaggio al Santo Padre anche il ministro degli Affari Esteri del Sud Africa, Nkosazana Clarice Dlamini Zuma. Il servizio di Roberta Gisotti:
“La vigilanza sulle risorse idriche e l’attenzione ai cambiamenti climatici sono questioni di grave importanza per l’intera famiglia umana”: ha detto il Papa, rivolgendo in inglese un saluto particolare ai partecipanti al Simposio internazionale, sul tema “L’Artico, specchio della vita”, che sarà inaugurato domani sulla costa occidentale della Groenlandia dal Patriarca Ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I:
“Encouragged by the growing recognition of the need to preserve the environment…"
"Incoraggiato dal crescente riconoscimento della necessità di preservare l’ambiente”, Benedetto XVI ha invitato i leader religiosi, gli scienziati, i giornalisti e tutte le parti interessate al Simposio ad unirsi con lui “nel pregare e lavorare per un maggiore rispetto verso le meraviglie della creazione di Dio”.

Il pensiero del Papa è andato poi a Madre Teresa di Calcutta, “autentica discepola di Cristo”, la cui vita e testimonianza sono un invito per i Missionari e Missionarie della Carità e per tutta la Chiesa “a servire sempre fedelmente Dio nei più poveri e bisognosi”:
"Continuate a seguire il suo esempio e siate dappertutto strumento della divina misericordia”.
Preghiera e attenzione per poveri i tratti distintivi dell’insegnamento di San Gregorio vescovo di Nissa, al centro della catechesi odierna, che ha concluso il ciclo dedicato da Benedetto XVI ai Padri Cappadoci del IV secolo.

“Il fine dell’uomo, dice il santo vescovo, è quello di rendersi simile a Dio”, “in un movimento perpetuo di adesione al bene”, come un corridore proteso in avanti, ha spiegato il Papa, in un cammino di ascesa spirituale, dove “Cristo è il modello e il maestro”. Cristo presente anche nei poveri - sottolinea San Gregorio – cui ha prestato “la sua stessa Persona”, perché “si muovano a compassione coloro che sono duri di cuore”. Poveri che mai “vanno oltraggiati”:
“Con molta chiarezza Gregorio ricorda che tutti dipendiamo da Dio, e perciò esclama: ‘Non pensate che tutto sia vostro! Ci deve essere anche una parte per i poveri, gli amici di Dio'". Nei saluti finali Benedetto XVI ha fatto riferimento al suo prossimo pellegrinaggio in Austria, dal 7 al 9 settembre, sotto il motto “Guardare a Dio”, per festeggiare gli 850 anni del Santuario di Mariazell.
Non ha poi dimenticato il Santo Padre di fare auguri agli studenti per l’inizio del nuovo anno scolastico, raccomandando l’ora di religione.

Dieci anni fa moriva Madre Teresa di Calcutta. Il postulatore della causa di canonizzazione consegna al Papa le lettere in cui la Beata racconta la sua "notte oscura dello spirito"

Come ha ricordato il Papa all’udienza generale oggi ricorre il decimo anniversario della morte di Madre Teresa di Calcutta. Era il 5 settembre del 1997. La Beata aveva 87 anni. Nel ’79 la religiosa albanese aveva ricevuto il Premio Nobel per la pace. Nel 2003 viene proclamata Beata da Giovanni Paolo II. Oggi tantissime sono le manifestazioni che si svolgono in tutto il mondo per ricordare la Madre dei poveri. Ma riascoltiamo le parole di Madre Teresa in questo servizio di Sergio Centofanti:
“The fruit of silence is prayer...
Il frutto del silenzio è la preghiera. Il frutto della preghiera è la fede. Il frutto della fede è l’amore. Il frutto dell’amore è la pace. Le opere di amore non sono altro che opere di pace”.


Le cose vere nascono dal silenzio. Madre Teresa è in India come direttrice di una scuola in una congregazione religiosa. A Calcutta scopre il dramma silenzioso di poveri, anziani, donne, bambini che, abbandonati dal mondo, muoiono sulle strade dell’indifferenza. Sente la voce di Gesù che le dice: “Lascia il convento e va ad aiutare i poveri, vivi con loro, tra loro e come loro”. Obbedisce: va ad abitare in una bidonville e inizia a raccogliere i più disperati tra i disperati, soprattutto i lebbrosi. Dove gli altri vedono solo dolore e fallimento lei vede il volto di Cristo. Ma come è possibile rispondere alla chiamata di Dio, dove trovare la forza di dire sì? Ascoltiamo ancora Madre Teresa:

“By allowing to...
Lasciandoci plasmare da Cristo, ma anche attraverso un profondo e tenero amore verso Gesù, specialmente nell’Eucaristia, nella Messa e nell’Adorazione”.


“L’attenzione agli altri – dice – è l’inizio della santità”. Lei sta con la singola persona non con le folle. Lei sta con i poveri, ma sa rivolgersi anche ai ricchi di cui vede spesso la disperazione: “i poveri di Calcutta – afferma – non hanno niente, ma credono ancora in qualcosa; quelli che hanno molto invece sembrano non credere più in niente”. Parla contro tutte le violenze: dalla guerra all’aborto. “Se non volete il vostro bambino – dice alle mamme che vogliono abortire – datelo a me: non uccidetelo! Perché fino a quando ci saranno madri che distruggono la vita del bambino che hanno in grembo, la via dell’assassinio e della guerra resterà sempre aperta”. Il suo messaggio è semplice: l’amore annunciato da Gesù nel Vangelo:

“Jesus came to give us…
Gesù è venuto per portare la Buona Novella che Dio ci ama e che dobbiamo amarci l’un l’altro come Lui ama noi. E’ per far sì che ci amassimo che Egli ha detto: ‘Qualsiasi cosa voi avete fatto per i bisognosi, l’avete fatto per me. Se avete dato un bicchiere di acqua in mio nome, l’avete dato a me. Se avete ricevuto un bambino nel mio nome, avete ricevuto me’. E quando moriremo e torneremo nella casa di Dio, di nuovo sentiremo Gesù dire: ‘Venite voi benedetti dal Padre mio, perché quando ho avuto fame mi avete dato da mangiare. Ero nudo e mi avete vestito. Non avevo una casa e mi avete accolto. Ero malato in prigione e siete venuti a trovarmi. Venite e prendete il Regno che è stato preparato per voi’. Dove ha inizio l’amore? Nella nostra famiglia. Come inizia? Pregando insieme. La famiglia che prega insieme, resta insieme. E se voi resterete insieme vi amerete l’un l’altro come Gesù vi ama. Portate allora la preghiera, la gioia, l’amore e la pace nelle vostre famiglie e così crescerete nella santità. La santità non è un lusso per pochi, è una bellezza semplice, perché Gesù ha detto: ‘Siate santi come il Padre mio che è nei cieli’. Che Dio vi benedica tutti”.

“Non sapremo mai tutto il bene che un semplice sorriso può fare”: questa frase di Madre Teresa colpisce ancora di più oggi di fronte alla consapevolezza che la religiosa ha donato agli altri il suo amore e la sua tenerezza vivendo per oltre 40 anni una profonda aridità spirituale, la cosiddetta “notte oscura dello spirito”. E proprio nell’occasione del decimo anniversario della sua morte esce nelle librerie una raccolta di lettere che la Beata ha scritto su questa sua forte esperienza spirituale. Il libro, che s’intitola: “Mother Teresa: come be my light”, è stato curato da padre Brian Kolodiejchuk, postulatore della causa di canonizzazione della religiosa: il sacerdote, presente stamani all'udienza generale in Piazza San Pietro, al termine della catechesi ha salutato il Papa e gli ha consegnato il volume. Susan Hodges lo ha intervistato sui motivi che lo hanno spinto a pubblicare queste lettere:



R. – Io volevo mostrare la profondità della santità di Madre Teresa, per le allocuzioni interiori che ha ricevuto nel 1946 e nel 1947. Dopo aver sperimentato una grande intimità con Gesù, entrò di nuovo nella sua anima un’oscurità profonda, che è stata per lei una maniera per restare unita a Gesù, al suo dolore nei Getsemani e poi sulla croce.


D. – Questa oscurità, i suoi dubbi, le sue sofferenze, la sua convinzione di non sentire alle volte la presenza di Dio, molte persone sono rimaste sorprese di sentire tutto questo da una persona così santa, così serena...


R. – La sua oscurità era soprattutto nei sentimenti, perché diceva che la sua mente e la sua volontà erano sempre unite a Gesù. Madre Teresa era innamorata di Gesù, ma allo stesso tempo sentiva che non lo amava.
+PetaloNero+
Wednesday, September 05, 2007 3:24 PM
Da www.radiovaticana.org

Nel messaggio all'Assemblea ecumenica europea di Sibiu, il Papa auspica "il dialogo della verità e l'incontro nel segno della fratellanza"

La “viva speranza” che progredisca il cammino ecumenico è al centro del messaggio che il Papa ha inviato alla Terza Assemblea ecumenica europea che si è aperta ieri a Sibiu in Romania. Il testo è stato è indirizzato al cardinale Péter Erdö, presidente del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (CCEE), che riunisce le Chiese cattoliche del continente, ed al pastore Jean-Arnold de Clermont, presidente della Conferenza delle Chiese d’Europa, in rappresentanza delle Chiese e delle comunità ecclesiali ortodosse, anglicane e protestanti europee. Il servizio di Fausta Speranza:



La ricomposizione della piena e visibile unità di tutti i cristiani è una priorità per Benedetto XVI fin dall’inizio del suo Pontificato: è quanto sottolinea il Papa stesso, per poi ricordare lo spazio che il Concilio Vaticano II ha dedicato al cammino ecumenico e frasi fondamentali di Giovanni Paolo II nell’Enciclica “Ut Unum sint”: “la Chiesa cattolica – scriveva Giovanni Paolo II - si è impegnata in modo irreversibile a percorrere la via della ricerca ecumenica”; “credere in Cristo significa volere l’unità”. E, ancora con le parole di Giovanni Paolo II, Benedetto XVI afferma che si tratta di “un cammino sicuramente difficile ma foriero di grande gioia”. A questo proposito Benedetto XVI ricorda la parte del cammino già fatta nel corso degli ultimi decenni e in particolare ricorda le precedenti Assemblee ecumeniche europee di Basilea, nel 1989, di Graz, nel 1997, fino alla firma della Charta Oecumenica a Strasburgo nel 2001. Oltre a incontri, celebrazioni: quello che il Papa definisce “un lavoro paziente di dialogo teologico”. E Benedetto XVI si sofferma sulla parola dialogo, spiegando che “si intesse là dove non c’è solo la parola ma anche l’ascolto, e dove nell’ascolto avviene l’incontro, nell’incontro la relazione e nella relazione la comprensione intesa come approfondimento e trasformazione del nostro essere cristiani”. “Il dialogo – aggiunge Benedetto XVI – “riguarda non solo il campo del sapere e di ciò che siamo capaci di fare. Esso fa parlare piuttosto la persona credente, anzi il Signore stesso in mezzo a noi”. “Convinto che l’incontro di Sibiu offrirà spunti preziosi”, il Papa si augura che crei “spazi di incontro per l’unità nella legittima diversità”. Il Papa invita tutti a chiedere a Dio l’unità e la pace per gli europei, accennando ai “ricordi dolorosi di cui non è scevra la storia europea” e ai “problemi sociali nell’era del relativismo”. Definisce la preghiera per l’unità “il cammino regale verso l’ecumenismo”. Nel suo messaggio, infine, Benedetto XVI ribadisce che le radici comuni sono molto più profonde delle divisioni.


E questa mattina, nel capoluogo della Transilvania, Sibiu, nella tenda allestita nella ‘Piazza Mare’ i circa duemila delegati di tutte le Chiese e comunità cristiane d’Europa si sono ritrovati per la prima assemblea plenaria della Terza Assemblea ecumenica del continente. Una mattinata dedicata alla preghiera comune, al messaggio di benvenuto del presidente rumeno Basescu e a quelli augurali dei vari rappresentanti del mondo cattolico, protestante e ortodosso. Servizio di Fabio Colagrande:

Un caloroso benvenuto a Sibiu, ‘città di cultura e spiritualità cristiana’ è giunto stamani a tutti i delegati dal metropolita Daniel, attuale ‘luogo-tenente’ del Patriarca di Romania. Ribadendo l’impegno decennale della sua Chiesa nel dialogo ecumenico, il metropolita Daniel ha ricordato con gioia la visita in Romania di Giovanni Paolo II nel 1999 e quella di tre anni dopo in Vaticano del Patriarca Teoctist, deceduto lo scorso 30 luglio. ‘Teoctist – ha sottolineato il Patriarca Ecumenico Bartolomeo nella sua meditazione d’apertura - ci osserva dall’alto e benedice questa assemblea’. ‘Siamo qui a Sibiu per ricordare la luce del messaggio evangelico che ha posto le fondamenta della civiltà europea’ ha proseguito Bartolomeo. ‘Cio’ non significa – ha aggiunto – che non ci sia spazio nel continente per altre religioni e culture’. Entrando nel vivo della materia ecumenica il Patriarca ha ribadito ‘la convinzione irremovibile del mondo ortodosso di dover fare tutto cio’ che è possibile per restaurare la sacra comunione tra le Chiese’, specificando come uno degli impedimenti principali al movimento ecumenico sia il modo differente con cui le diverse Chiese considerano i suoi fini. Ha ripreso il tema il cardinale Walter Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, che nel suo intevento è tornato sulle critiche che – soprattutto dal mondo evangelico – sono giunte al recente documento della Congregazione per la Dottrina della Fede. ‘Non serve nascondere le ferite. Un ecumenismo di coccole o di facciata, non aiuta a compiere progressi; solamente il dialogo nella verità e nella chiarezza può sostenerci nell’andare avanti’ - ha affermato il porporato, ribadendo al contempo che ‘all’ecumenismo non c’è alternativa responsabile’, visto che ‘le nostre divisioni, e la storia ne è la dimostrazione, sono corresponsabili della secolarizzazione di questo continente’. E che ‘il cammino ecumenico non sia fatto di trionfalismi ma abbia la ‘durezza della croce’ lo ha ricordato oggi a Sibiu il cardinale Péter Erdö, presidente del CCEE che ha tuttavia sottolineato le nuove sfide che attendono i cristiani europei. Eccolo ai nostri microfoni:


"L’Europa ha bisogno di Cristo e noi siamo tutti quanti tenuti a rendere testimonianza del suo amore e della sua verità e ci sono tantissimi punti dove i cristiani possono rendere una testimonianza comune. Proprio questo giustifica la necessità ed anche l’importanza di questo incontro".



DA PETRUS

Ecumenismo, il messaggio del Papa all'Assemblea di Sibiu (Romania): "L'Europa ha bisogno dell'unità dei cristiani” CITTA’ DEL VATICANO - ''L'Europa ha bisogno di esperienze di unita' nella fede''. E' un messaggio di forte auspicio sia per il cammino unitario dell'Europa che per l'unita' di tutti i cristiani quello inviato da Benedetto XVI ai delegati e ai partecipanti alla Terza Assemblea Ecumenica Europea, in corso da a Sibiu, in Romania. ''Auguro alla Terza Assemblea Ecumenica Europea a Sibiu - si legge nel messaggio indirizzato al Cardinale Peter Erdo', presidente del Consiglio delle Conferenze episcopali d'Europa, e al pastore Jean-Arnold de Clermont, presidente della Conferenza della Chiese d'Europa -, di riuscire a creare spazi di incontro per l'unita' nella legittima diversità''. ''In un'atmosfera di fiducia reciproca e nella consapevolezza che le nostre radici comuni sono molto piu' profonde delle nostre divisioni - scrive Benedetto XVI -, sara' possibile infrangere una falsa autosufficienza e superare l'estraneita', sperimentando spiritualmente il fondamento comune della nostra fede''. Il Pontefice dice di guardare ''a questo importante incontro nella viva speranza che esso faccia progredire il cammino ecumenico verso la ricomposizione della piena e visibile unita' di tutti i cristiani''. ''Questa, infatti - sottolinea -, e' una priorita' pastorale che ho desiderato sottolineare fin dall'inizio del mio Pontificato. L'impegno ricerca dell'unita' visibile di tutti i cristiani e' essenziale, affinche' la luce di Cristo possa risplendere su tutti gli uomini''.

+PetaloNero+
Wednesday, September 05, 2007 7:06 PM
Da Petrus

Sudan, il 14 Settembre visita in Vaticano del presidente Hassan al Bashir
CITTA’ DEL VATICANO - Il presidente sudanese Omar Hassan al Bashir si rechera' il 14 settembre prossimo in visita in Vaticano, la prima mai compiuta dal capo di Stato africano al potere dal 1989, dove e' previsto un incontro con Papa Benedetto XVI. La notizia, circolata su alcuni media internazionali, e' stata confermata alla MISNA a Roma. L'incontro, hanno precisato fonti sudanesi, sara' incentrato sul dialogo interreligioso e sulla difficile situazione del Darfur, la regione occidentale del paese teatro dal febbraio 2003 di un conflitto interno che ha provocato una grave crisi umanitaria con migliaia di morti e oltre 2 milioni di profughi e sfollati. ''Sara' un incontro importante'' ha detto un consigliere di Bashir, annunciando la visita in Italia del capo di Stato sudanese che dovrebbe durare circa 3 giorni.


Medio Oriente, messaggio del presidente siriano Assad a Benedetto XVI
CITTA’ DEL VATICANO - Il presidente siriano Bashar Assad (nella foto) ha inviato un messaggio personale a Papa Benedetto XVI: a consegnarlo al pontefice, in Vaticano, e' giunto il vice-presidente Farouk al Charaa (nella foto, un momento dell'incontro). Il messaggio arriva in prossimità dell’udienza tra Benedetto XVI e il presidente di Israele, Shimon Peres, in cui si parlera' degli sviluppi del processo negoziale in Medio Oriente. Il vicepresidente siriano e' stato ricevuto dal Papa subito dopo l'udienza generale. Durante la conversazione - spiega un comunicato della Santa Sede - ''si e' sottolineato lo sforzo di accoglienza di centinaia di migliaia di profughi iracheni da parte della Siria e l'aiuto che ci si attende dagli organismi multilaterali''. ''Inoltre - prosegue la nota vaticana - ci si e' soffermati sulle condizioni e i problemi dei cristiani nel Paese e sul contributo decisivo che la Repubblica Araba di Siria puo' dare per superare le gravi crisi che travagliano i molti popoli del Medio Oriente''. L'esponente siriano ha avuto un colloquio anche con Monsignor Dominique Mamberti, segretario per i rapporti con gli Stati della Santa Sede.


Da www.radiovaticana.org

Benedetto XVI riceve il vice-presidente siriano, che gli consegna un messaggio personale del presidente Bashar Al-Assad

Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina in Vaticano il vice-presidente della Repubblica Araba di Siria, Faruk Al-Sharaa il quale ha consegnato al Papa un messaggio personale del presidente siriano Bashar Al-Assad. Successivamente Al-Sharaa si è incontrato con il segretario per i Rapporti con gli Stati, mons. Dominique Mamberti. Nel corso dei due colloqui, dopo aver sottolineato lo sforzo di accoglienza da parte della Siria di centinaia di migliaia di profughi iracheni e l’aiuto che ci si attende dagli organismi multilaterali, ci si è soffermati sulle condizioni ed i problemi dei cristiani nel Paese arabo e sul contributo decisivo che la Siria può dare per superare le gravi crisi che travagliano molti popoli del Medio Oriente.
Paparatzifan
Wednesday, September 05, 2007 10:09 PM
Dal blog di Lella...

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE AI PARTECIPANTI ALLA TERZA ASSEMBLEA ECUMENICA EUROPEA , 05.09.2007

Pubblichiamo di seguito il Messaggio che il Papa ha inviato ai delegati e ai partecipanti alla Terza Assemblea Ecumenica Europea in corso a Sibiu (Romania) sul tema: "La luce di Cristo risplende su tutti gli uomini. La speranza del rinnovamento e dell’unità in Europa":

Al Cardinale Péter Erdò,
Presidente del Consiglio delle Conferenze episcopali d'Europa

ed al Pastore Jean-Arnold de Clermont,
Presidente della Conferenza della Chiese d'Europa

È con gioia che rivolgo il mio saluto a tutti i delegati e partecipanti alla Terza Assemblea Ecumenica Europea a Sibiu, che riflette su un importante tema per la nuova evangelizzazione in Europa, "La luce di Cristo risplende su tutti gli uomini. La speranza del rinnovamento e dell'unità in Europa", e che si è prefissa il compito di "riconoscere una nuova luce nel Cristo crocifisso e risorto per favorire la via della riconciliazione tra i cristiani in Europa".

Porgo il mio saluto ad ognuno di voi e, attraverso voi, al Consiglio delle Conferenze Episcopali d'Europa e alla Conferenza delle Chiese d'Europa. Guardo a questo importante incontro nella viva speranza che esso faccia progredire il cammino ecumenico verso la ricomposizione della piena e visibile unità di tutti i cristiani. Questa, infatti, è una priorità pastorale che ho desiderato sottolineare fin dall'inizio del mio Pontificato. L'impegno nella ricerca dell'unità visibile di tutti i cristiani è essenziale, affinché la luce di Cristo possa risplendere su tutti gli uomini.

Con il Concilio Vaticano II, come ha osservato il mio venerato Predecessore Papa Giovanni Paolo Il, "la Chiesa cattolica si è impegnata in modo irreversibile a percorrere la via della ricerca ecumenica, ponendosi così all'ascolto dello Spirito del Signore, che insegna come leggere attentamene i segni dei tempi" (Ut unum sint, 3). "Credere in Cristo significa volere l'unità; volere l'unità significa volere la Chiesa" (ibid., 9). Consapevole di questo, la Chiesa cattolica proseguirà fiduciosamente sul cammino della comunione e dell'unità dei cristiani, un cammino sicuramente difficile ma foriero di grande gioia (cf. ibid., 2).

Quanti "segni dei tempi" ci hanno sostenuto ed incoraggiato a proseguire su questa strada, nel corso dei decenni e durante le precedenti Assemblee Ecumeniche Europee di Basilea (1989) e di Graz (1997), fino alla firma della Charta Oecumenica a Strasburgo nel 2001! Anche i numerosi incontri e celebrazioni ecumeniche, insieme al lavoro paziente del dialogo teologico a livello locale ed internazionale, ci hanno offerto segni incoraggianti e ci hanno fatto "prendere più viva coscienza della Chiesa come mistero di unità" (Novo millennio ineunte, 48). Il vero dialogo s’intesse là dove non c’è solo la parola ma anche l’ascolto, e dove nell’ascolto avviene l’incontro, nell’incontro la relazione e nella relazione la comprensione intesa come approfondimento e trasformazione del nostro essere cristiani. Il dialogo, dunque, riguarda non solo il campo del sapere e di ciò che siamo capaci di fare. Esso fa parlare piuttosto la persona credente, anzi il Signore stesso in mezzo a noi.

Due elementi devono essere per noi di orientamento nel nostro impegno: il dialogo della verità e l’incontro nel segno della fratellanza. Entrambi hanno bisogno dell’ecumenismo spirituale come fondamento. Già il Concilio Vaticano II aveva notato: "Questa conversione del cuore e questa santità di vita, insieme con le preghiere private e pubbliche per l'unità dei cristiani, devono essere considerate come l’anima di tutto il movimento ecumenico" (Unitatis redintegratio, 8). La preghiera per l’unità rappresenta il cammino regale verso l’ecumenismo. Permette ai cristiani d’Europa di guardare con occhi nuovi a Cristo e all’unità della Sua Chiesa. Inoltre essa rende capaci di affrontare con coraggio sia i ricordi dolorosi di cui non è scevra la storia europea, sia i problemi sociali nell’era del relativismo oggi largamente predominante. In ogni epoca, uomini e donne di preghiera, a cui appartengono i numerosi testimoni della fede di tutte le confessioni, sono stati i principali costruttori di riconciliazione e di unità. Essi hanno ispirato i cristiani divisi a cercare il cammino della riconciliazione e dell’ unità.

Noi cristiani dobbiamo essere consapevoli del compito che ci è stato affidato, che è quello di portare all’Europa e al mondo la voce di Colui che ha detto: "Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita" (Gv 8,12). È nostro compito far risplendere la luce di Cristo davanti agli uomini e alle donne di oggi: non la nostra propria luce, ma quella di Cristo. Chiediamo allora a Dio l'unità e la pace per gli Europei e dimostriamoci pronti a contribuire ad un vero progresso della società in Europa, in oriente ed in occidente. Sono convinto che l'incontro di Sibiu offrirà spunti preziosi per proseguire ed intensificare la vocazione specifica dell’Europa, spunti che devono poi aiutare a costruire un futuro migliore per la sua popolazione.

Auguro alla Terza Assemblea Ecumenica Europea a Sibiu, di riuscire a creare spazi di incontro per l’unità nella legittima diversità. In un’atmosfera di fiducia reciproca e nella consapevolezza che le nostre radici comuni sono molto più profonde delle nostre divisioni, sarà possibile infrangere una falsa autosufficienza e superare l’estraneità, sperimentando spiritualmente il fondamento comune della nostra fede. L'Europa ha bisogno di luoghi di incontro e di esperienze di unità nella fede guidate dallo Spirito. Invoco Dio perché renda, mediante il suo Spirito, la Vostra Assemblea di Sibiu un simile luogo.

Che la luce di Cristo illumini il cammino del continente europeo! Il Signore benedica le vostre famiglie, le comunità, le Chiese e tutti coloro che, in ogni regione d'Europa, si professano discepoli di Cristo.

Da Castel Gandolfo, 20 agosto 2007

BENEDICTUS PP. XVI

© Copyright 2007 - Libreria Editrice Vaticana


Paparatzifan
Wednesday, September 05, 2007 10:25 PM
Dal blog di Lella...

UDIENZA GENERALE

Piazza San Pietro
Mercoledì, 5 settembre 2007

San Gregorio di Nissa (Parte seconda)

Cari fratelli e sorelle!

Vi propongo alcuni aspetti della dottrina di san Gregorio Nisseno, del quale abbiamo già parlato mercoledì scorso. Anzitutto Gregorio di Nissa manifesta una concezione molto elevata della dignità dell’uomo. Il fine dell’uomo, dice il santo Vescovo, è quello di rendersi simile a Dio, e questo fine lo raggiunge anzitutto attraverso l'amore, la conoscenza e la pratica delle virtù, «raggi luminosi che discendono dalla natura divina» (De beatitudinibus 6: PG 44,1272C), in un movimento perpetuo di adesione al bene, come il corridore è proteso in avanti. Gregorio usa, a questo riguardo, un’efficace immagine, presente già nella Lettera di Paolo ai Filippesi: épekteinómenos (3,13), cioè “protendendomi” verso ciò che è più grande, verso la verità e l'amore. Questa icastica espressione indica una realtà profonda: la perfezione che vogliamo trovare non è una cosa conquistata per sempre; perfezione è questo rimanere in cammino, è una continua disponibilità ad andare avanti, perché non si raggiunge mai la piena somiglianza con Dio; siamo sempre in cammino (cfr Homilia in Canticum 12: PG 44,1025d). La storia di ogni anima è quella di un amore ogni volta colmato, e allo stesso tempo aperto su nuovi orizzonti, perché Dio dilata continuamente le possibilità dell'anima, per renderla capace di beni sempre maggiori. Dio stesso, che ha deposto in noi i germi di bene, e dal quale parte ogni iniziativa di santità, «modella il blocco... Limando e pulendo il nostro spirito, forma in noi il Cristo» (In Psalmos 2,11: PG 44,544B).

Gregorio si preoccupa di precisare: «Non è in effetti opera nostra, e non è neppure la riuscita di una potenza umana divenire simili alla Divinità, ma è il risultato della munificenza di Dio, che fin dalla sua prima origine ha fatto grazia della somiglianza con Lui alla nostra natura» (De virginitate 12,2: SC 119,408-410). Per l'anima, dunque, «si tratta non di conoscere qualcosa di Dio, ma di avere in sé Dio» (De beatitudinibus 6: PG 44,1269c). Del resto, nota acutamente Gregorio, «la divinità è purezza, è affrancamento dalle passioni e rimozione di ogni male: se tutte queste cose sono in te, Dio è realmente in te» (De beatitudinibus 6: PG 44,1272C).

Quando abbiamo Dio in noi, quando l'uomo ama Dio, per quella reciprocità che è propria della legge dell'amore, egli vuole ciò che Dio stesso vuole (cfr Homilia in Canticum 9: PG 44,956ac), e quindi coopera con Dio a modellare in sé la divina immagine, così che «la nostra nascita spirituale è il risultato di una libera scelta, e noi siamo in qualche modo i genitori di noi stessi, creandoci come noi stessi vogliamo essere, e per nostra volontà formandoci secondo il modello che scegliamo» (Vita Moysis 2,3: SC 1bis,108). Per ascendere verso Dio, l’uomo deve purificarsi: «La via, che riconduce al cielo la natura umana, altro non è che l'allontanamento dai mali di questo mondo... Divenire simile a Dio significa divenire giusto, santo e buono... Se dunque, secondo l'Ecclesiaste (5,1), "Dio è nel cielo" e se, secondo il profeta (Sal 72,28) voi "aderite a Dio", ne consegue necessariamente che dovete essere là dove Dio si trova, dal momento che siete uniti a Lui. Poiché egli vi ha comandato che, quando pregate, chiamiate Dio Padre, vi dice di diventare senz'altro simili al vostro Padre celeste, con una vita degna di Dio, come il Signore ci ordina più chiaramente altrove, dicendo: "Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste!" (Mt 5,48)» (De oratione dominica 2: PG 44,1145ac).

In questo cammino di ascesa spirituale, Cristo è il modello e il maestro, che ci fa vedere la bella immagine di Dio (cfr De perfectione christiana: PG 46,272a). Ciascuno di noi, guardando a Lui, si ritrova ad essere «il pittore della propria vita», che ha la volontà come esecutrice del lavoro e le virtù come colori di cui servirsi (ibid.: PG 46,272b). Dunque, se l'uomo è ritenuto degno del nome di Cristo, come deve comportarsi? Gregorio risponde così: «[Deve] esaminare sempre nel suo intimo i propri pensieri, le proprie parole e le proprie azioni, per vedere se esse sono rivolte a Cristo o se si allontanano da lui» (ibid.: PG 46,284c). E questo punto è importante per il valore che dà alla parola cristiano. Cristiano è uno che porta il nome di Cristo e quindi deve assimilarsi a Lui anche nella vita. Noi cristiani col Battesimo ci assumiamo una grande responsabilità.

Ma Cristo - ricorda Gregorio - è presente anche nei poveri, per cui essi non devono mai essere oltraggiati: «Non disprezzare costoro, che giacciono stesi, come se per questo non valessero niente. Considera chi sono, e scoprirai quale è la loro dignità: essi ci rappresentano la Persona del Salvatore. Ed è così: perché il Signore, nella sua bontà, prestò loro la sua stessa Persona, affinché, per mezzo di essa, si muovano a compassione coloro che sono duri di cuore e nemici dei poveri» (De pauperibus amandis: PG 46,460bc). Gregorio, abbiamo detto, parla di salita: salita a Dio nella preghiera mediante la purezza del cuore; ma salita a Dio anche mediante l'amore per il prossimo. L'amore è la scala che guida verso Dio. Di conseguenza, il Nisseno apostrofa vivacemente ogni suo ascoltatore: «Sii generoso con questi fratelli, vittime della sventura. Da' all'affamato ciò che togli al tuo ventre» (ibid.: PG 46,457c).

Con molta chiarezza Gregorio ricorda che tutti dipendiamo da Dio, e perciò esclama: «Non pensate che tutto sia vostro! Ci deve essere anche una parte per i poveri, gli amici di Dio. La verità, infatti, è che tutto viene da Dio, Padre universale, e che noi siamo fratelli, e apparteniamo a una medesima stirpe» (ibid.: PG 46,465b). E allora il cristiano si esamini, insiste ancora Gregorio: «Ma a che ti serve digiunare e fare astinenza dalle carni, se poi con la tua malvagità non fai altro che addentare il tuo fratello? Che guadagno ne trai, dinanzi a Dio, dal fatto di non mangiare del tuo, se poi, agendo da ingiusto, strappi dalle mani del povero ciò che è suo?» (ibid.: PG 46,456a).

Concludiamo queste nostre catechesi sui tre grandi Padri Cappadoci richiamando ancora quell’aspetto importante della dottrina spirituale di Gregorio Nisseno, che è la preghiera. Per progredire nel cammino verso la perfezione ed accogliere in sé Dio, portare in sé lo Spirito di Dio, l'amore di Dio, l'uomo deve rivolgersi con fiducia a Lui nella preghiera: «Attraverso la preghiera riusciamo a stare con Dio. Ma chi è con Dio è lontano dal nemico. La preghiera è sostegno e difesa della castità, freno dell'ira, acquietamento e dominio della superbia. La preghiera è custodia della verginità, protezione della fedeltà nel matrimonio, speranza per coloro che vegliano, abbondanza di frutti per gli agricoltori, sicurezza per i naviganti» (De oratione dominica 1: PG 44,1124A-B). Il cristiano prega ispirandosi sempre alla preghiera del Signore: «Se dunque vogliamo pregare che scenda su di noi il Regno di Dio, questo gli chiediamo con la potenza della Parola: che io sia allontanato dalla corruzione, che sia liberato dalla morte, che sia sciolto dalle catene dell'errore; non regni mai la morte su di me, non abbia mai potere su di noi la tirannia del male, non domini su di me l'avversario né mi faccia prigioniero attraverso il peccato, ma venga su di me il tuo Regno, affinché si allontanino da me o, meglio ancora, si annullino le passioni che ora mi dominano e signoreggiano» (ibid. 3: PG 44,1156d-1157a).

Terminata la sua vita terrena, il cristiano potrà così rivolgersi con serenità a Dio. Parlando di questo San Gregorio pensa alla morte della sorella Macrina e scrive che essa nel momento della morte pregava Dio così: «Tu che hai sulla terra il potere di rimettere i peccati perdonami, affinché io possa avere ristoro" (Sal 38,14), e perché venga trovata al tuo cospetto senza macchia, nel momento in cui vengo spogliata del mio corpo (cfr Col 2,11), così che il mio spirito, santo e immacolato (cfr Ef 5,27), venga accolto nelle tue mani, "come incenso di fronte a te" (Sal 140,2)» (Vita Macrinae 24: SC 178,224). Questo insegnamento di San Gregorio rimane valido sempre: non solo parlare di Dio, ma portare Dio in sé. Lo facciamo con l’impegno della preghiera e vivendo nello spirito dell'amore per tutti i nostri fratelli.

SALUTI PARTICOLARI:

Rivolgo un cordiale pensiero ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto le Suore di Sant’Anna e le incoraggio a proseguire con generosità il loro servizio educativo in fedeltà al carisma dell’Istituto. Saluto, inoltre, i partecipanti al convegno dell’Opera dell’Amore Infinito e li esorto a modellare la loro vita sul Vangelo per essere nella società seminatori dell’amore di Cristo. Saluto, poi, i Missionari e le Missionarie della Carità con i collaboratori, qui convenuti nel decimo anniversario di morte della Beata Teresa di Calcutta. Cari amici, la vita e la testimonianza di questa autentica discepola di Cristo, di cui proprio oggi celebriamo la memoria liturgica, sono un invito a voi e a tutta la Chiesa a servire sempre fedelmente Dio nei più poveri e bisognosi. Continuate a seguire il suo esempio e siate dappertutto strumenti della divina misericordia.

Saluto infine i giovani, i malati e gli sposi novelli. Cari giovani, riprendendo dopo le vacanze le consuete attività quotidiane, intensificate anche il ritmo del vostro intimo dialogo con Dio e impegnatevi a diffondere la sua luce e la sua pace attorno a voi. Voi, cari malati, trovate sostegno e conforto nel Signore Gesù, che continua la sua opera di redenzione nella vita di ogni uomo. E voi, cari sposi novelli, sforzatevi, con l’aiuto divino, di rendere il vostro amore sempre più vero, duraturo e solidale.

APPELLO

Invio adesso un saluto in lingua inglese ai partecipanti al Simposio Internazionale sulla cura dell’ambiente dell’Artico.

Tomorrow, on the west coast of Greenland, His Holiness Bartholomew I, Ecumenical Patriarch of Constantinople, will open a symposium entitled: “The Arctic: Mirror of Life”. I wish to greet all the participants – various religious leaders, scientists, journalists and other interested parties – and to assure them of my support for their endeavours. Care of water resources and attention to climate change are matters of grave importance for the entire human family. Encouraged by the growing recognition of the need to preserve the environment, I invite all of you to join me in praying and working for greater respect for the wonders of God’s creation!

© Copyright 2007 - Libreria Editrice Vaticana


+PetaloNero+
Thursday, September 06, 2007 3:16 PM
Da Petrus

Il Santo Padre torna a ribadire: "La Chiesa non impone nulla e rispetta le tradizioni religiose diverse"
CITTA’ DEL VATICANO - La Chiesa cattolica svolge la sua missione ''senza imporsi'', ma rispettando ''le altre tradizioni religiose e le culture dei popoli''. Lo ha affermato Benedetto XVI parlando, nel palazzo apostolico di Castel Gandolfo, ai vescovi del Laos e della Cambogia, ricevuti in udienza in occasione della loro visita 'ad limina'. ''Una delle questioni piu' importanti con le quali il vostro ministero pastorale deve confrontarsi - ha detto il Papa - e' l'annuncio della fede cristiana in una cultura particolare''. E nell'annunciare la buona novella ''a tutte le genti'', la Chiesa ''non cerca di imporsi'': ''essa piuttosto testimonia la sua stima per l'uomo e per la societa' nella quale vive''. ''Nel contesto sociale e religioso della vostra regione - ha ribadito Benedetto XVI -, e' particolarmente importante che i cattolici manifestino la loro propria identita', sempre rispettando le altre tradizioni religiose e le culture dei popoli''. ''Questa identita' - secondo il Pontefice - deve in particolare esprimersi attraverso un'esperienza spirituale autentica, che trova i suoi fondamenti nell'accoglienza della parola di Dio e nei sacramenti della Chiesa''.


Da www.radiovaticana.org

“La Chiesa non cerca di imporsi”: così il Papa ai vescovi di Cambogia e Laos in visita ad Limina sottolineando “le difficoltà della vita quotidiana” in cui operano

Le “condizioni difficili e la grande diversità di situazioni” che caratterizza l’impegno pastolare in Laos e in Cambogia: al centro del discorso del Papa ai vescovi dei due Paesi ricevuti stamane in visita ad Limina. Il servizio di Fausta Speranza:

Benedetto XVI ha parole di incoraggiamento per i vescovi dei due Paesi asiatici: sottolinea “le prove” che affrontano e la “forza interiore” che manifestano malgrado le “difficoltà della vita quotidiana”. Saluta calorosamente i sacerdoti, in particolare – dice – quanti hanno maturato la vocazione nelle comunità dei rispettivi Paesi. Esprime riconoscenza per i missionari, per la loro “eloquente testimonianza”, e si augura che porti frutto un impegno a proclamare la parola di Cristo Salvatore “in un modo che tenga conto della sensibilità dei popoli rendendola intellegibile per le loro mentalità e culture”. Di religiosi e catechisti, ma anche di molti fedeli, il Papa sottolinea “l’impegno coraggioso al servizio del Vangelo”. In particolare per la Cambogia sottolinea la lunga storia dei cristiani nell’area, ricordando che di recente la Chiesa ha festeggiato i 150 anni di presenza. E il Papa ribadisce che nel suo annuncio, “la Chiesa non cerca di imporsi, testimonia la sua considerazione per l’uomo e per la società nella quale vive”. “I cattolici manifestano la loro identità, afferma aggiungendo che lo fanno “rispettando le altre tradizioni religiose e le culture dei popoli”. E poi esprime l’invito a “un dialogo autentico con i membri delle altre religioni”, indicando come obiettivi “la ricostruzione” della Cambogia e del Laos e “la promozione del bene comune”. E anche in relazione al bene del Paese il Papa parla di giovani: “si confrontano spesso con situazioni complesse – dice - che esigono un’adatta attenzione pastorale”. L’auspicio è che facciano propri “i valori familiari come il rispetto per i genitori, l’amore per le persone anziane e i malati, l’amore per i bambini che – ricorda Benedetto XVI – “sono tenuti in grande considerazione in tutte le culture e le tradizione religiose dell’Asia”. Dell’impegno della Chiesa cattolica nel sociale il Papa afferma che “viene apprezzato dalle rispettive popolazioni e dalle autorità” e poi, riprendendo quanto scritto nell’Enciclica Deus caritas est, definisce “molto importante che l’attività caritativa della Chiesa mantenga tutto il suo splendore e non si dissolva in un’organizzazione comune di assistenza divenendone una semplice variante”.

+PetaloNero+
Thursday, September 06, 2007 3:18 PM
Da Petrus

Ricevuti a Castel Gandolfo i cappellani dei detenuti. Il monito del Santo Padre: "Le carceri siano luogo di riabilitazione e non di tortura” CITTA’ DEL VATICANO - Le carceri devono essere luoghi di riabilitazione per i prigionieri, ''facilitando il loro passaggio dalla disperazione alla speranza''. E se falliscono in questo, falliscono in uno dei loro ''fini essenziali''. Un forte invito a porsi il problema di ridare un ''senso'' alla vita di chi e' in prigione, insieme con il ribadire il no assoluto alla tortura, ''che non puo' essere applicata in nessuna circostanza'', e' contenuto nel discorso che il Papa ha rivolto ai partecipanti all'incontro internazionale dei cappellani delle carceri, ricevuti a Castel Gandolfo, nella Sala degli Svizzeri del palazzo apostolico. Dopo aver ricordato che quella dei cappellani delle carceri e' una ''missione vitale'', Benedetto XVI ha osservato che i ''carcerati possono speso essere sopraffatti da sentimenti di isolamento, vergogna e rifiuto che minacciano di smontare le loro speranze e aspirazioni future''. ''Cooperando con le autorita' civili'' il cappellano deve quindi aiutare i detenuti a ''riscoprire un senso di progetto in modo che, con la grazia di Dio, possano riformare le loro vite, riconciliarsi con famiglie e amici e, per quanto possibile, assumere responsabilita' e doveri che li rendano poi capaci di vivere onestamente in società''. Le ''istituzioni giudiziarie e penali - ha osservato - giocano un ruolo fondamentale nel proteggere i cittadini e salvaguardare il bene comune'' ma nello stesso tempo ''devono contribuire alla riabilitazione di chi ha sbagliato''.

Da www.radiovaticana.org

L’impegno della Chiesa contro la pena di morte e le torture in carcere: in udienza dal Papa i partecipanti al XII Congresso mondiale della pastorale carceraria

Le grandi sfide umane e spirituali che ogni giorno si trovano ad affrontare i cappellani nelle prigioni di tutto il mondo: ne ha parlato oggi il Papa ricevendo i partecipanti al XII Congresso mondiale della Commissione internazionale della pastorale cattolica nelle carceri, organizzato a Roma sul tema “Scopri il volto di Gesù in ogni detenuto”. Circa 250 i delegati riuniti nella Sala degli Svizzeri del Palazzo apostolico di Castel Gandolfo, accompagnati dal presidente della Commissione, il dott. Christian Kuhn. Il Servizio di Roberta Gisotti:
“Un vivido incontro con il Signore”, il vostro ministero, ha detto Benedetto XVI, un ministero che “richiede pazienza e perseveranza”, costellato sovente da “delusioni e frustrazioni” e che trova nello stretto legame con i vescovi il sostegno e la guida necessari “per accrescere la consapevolezza” di “una missione vitale”, d’incoraggiamento per la comunità cristiana locale ad unirsi in opere di misericordia, portando arricchimento alla vita ecclesiale della diocesi. Una missione - ha aggiunto il Papa rivolto ai cappellani e ai loro collaboratori – capace “di condurre coloro che voi servite al cuore della Chiesa universale, soprattutto attraverso la partecipazione regolare alla celebrazione dei sacramenti della Penitenza e della Sacra Eucaristia”. Se “i detenuti - ha osservato il Santo Padre - facilmente possono essere sopraffatti da sentimenti di isolamento, vergogna e rigetto che minacciano di distruggere le loro speranze e aspirazioni per il futuro”, voi siete chiamati, in questo contesto, “ad essere messaggeri dell’infinita compassione e del perdono di Dio”. “In collaborazione con le autorità civili, siete impegnati nel gravoso compito di aiutare i carcerati a riscoprire il senso di un progetto, cosicché, con la grazia di Dio, questi possano riformare le loro vite, riconciliarsi con le loro famiglie ed amici, e per quanto possibile, assumere le responsabilità e i doveri che li renderanno capaci di condurre vite rette ed oneste nella società”. “Le istituzioni giudiziarie e penali – ha sottolineato Benedetto XVI - giocano un ruolo fondamentale nel proteggere i cittadini e salvaguardare il bene comune” ma allo stesso tempo devono aiutare a riabilitare chi ha sbagliato e facilitare “la loro transizione dalla disperazione alla speranza dalla deresponsabilità alla fiducia”. Da qui la raccomandazione del Papa perché le pubbliche autorità siano sempre vigilanti in questo compito evitando ogni misura punitiva o correttiva che possa minare o degradare la dignità umana dei prigionieri. Per questo “ribadisco – ha ammonito Benedetto XVI - che il divieto contro la tortura non può essere contravvenuto in qualunque circostanza”.
Da parte sua il dott. Christian Kuhn, presidente della Commissione internazionale della pastorale cattolica nelle carceri, cui partecipano 100 Paesi, ha sottolineato lo scopo del Congresso di Roma di richiamare l’attenzione del mondo sulla sorte di oltre 9 milioni di persone detenute nelle prigioni e di conferire nuovo slancio al lavoro di assistenza materiale e spirituale ai carcerati, per affrontare le più gravi sfide, in primo luogo “il sempre allargato uso della pena di morte”, il ricorso alla tortura, e le condizioni inumane di molti istituti penitenziari.
+PetaloNero+
Thursday, September 06, 2007 3:20 PM
Da Petrus

La pace in Medio Oriente al centro degli incontri di Benedetto XVI con Shimon Peres e il ministro saudita degli esteri
CASTEL GANDOLFO - Il cammino per la pace in Terra Santa, le speranze per una conferenza internazionale in autunno sulle prospettive della regione, le sofferenze vissute dai popoli del Medio Oriente: questi alcuni degli argomenti toccati durante il colloquio di 35 minuti svoltosi a Castel Gandolfo tra Benedetto XVI e il presidente israeliano Shimon Peres. Lo ha riferito il direttore della sala stampa vaticana, Padre Federico Lombardi. Nel successivo incontro, durato altri 35 minuti, tra Peres e il Cardinale segretario di Stato, Tarcisio Bertone, che era accompagnato dal segretario per i rapporti con gli Stati, Monsignor Dominique Mamberti, è stato affrontato il tema dei rapporti bilaterali tra Santa Sede e Israele; è stato in particolare espresso l'auspicio che si concluda positivamente il negoziato - che ha visto nei giorni scorsi un ulteriore incontro a Gerusalemme - riguardante lo status economico e fiscale della Chiesa cattolica in Israele. Peres, inoltre, ha rinnovato a Benedetto XVI l'invito a visitare Israele. ''Il Papa, come si sa, è disponibile ma occorrerà vedere i tempi'', ha assicurato Padre Lombardi. Il colloquio tra il Papa e il presidente di Israele è durato in tutto 35 minuti. Peres è arrivato alla residenza pontificia accompagnato da un seguito di nove persone. Al momento dell'incontro con Benedetto XVI, che aveva già incontrato il 6 aprile del 2006 in Vaticano, ha sottolineato come questa fosse la sua prima volta a Castel Gandolfo e anche il primo incontro con il Papa nelle vesti di capo dello Stato. Secondo quanto ha riferito Padre Federico Lombardi, l'incontro si è svolto in un ''clima cordiale''. ''I cordiali colloqui - si legge inoltre nel comunicato diffuso dalla sala stampa della Santa Sede - hanno permesso uno scambio di informazioni sulla recente ripresa dei contatti tra israeliani e palestinesi per riportare la pace in Terra Santa, nel rispetto delle risoluzioni delle Nazioni Unite e degli accordi finora conclusi''. ''Si è auspicato che, nell'attuale contesto internazionale che sembra particolarmente favorevole - viene aggiunto -, con la Conferenza internazionale programmata per il prossimo novembre, ciascuna delle parti implicate compia ogni sforzo per rispondere alle attese delle popolazioni, stremate da una crisi che dura ormai da 60 anni e che continua a seminare lutti e distruzioni''. Si sono anche esaminati ''i rapporti tra lo Stato d'Israele e la Santa Sede - prosegue la nota - auspicando una rapida conclusione degli importanti negoziati ancora in corso e l'instaurazione di un dialogo costante tra le autorità israeliane e le comunità cristiane locali, in vista di una piena partecipazione di queste ultime alla costruzione del bene comune''. Al termine del colloquio di 35 minuti, il Pontefice ha offerto in dono a Peres la medaglia del pontificato. Il presidente israeliano ha ricambiato con un'opera realizzata dall'artista Yacov Agan, denominata ''Preghiera virtuale per la riconciliazione e la pace'': un oggetto colorato e semitrasparente in cui si vedono raffigurati i simboli delle tre grandi religioni monoteiste, la stella di Israele, la croce e la mezzaluna. Intanto è durato circa venti minuti, presso il palazzo apostolico di Castel Gandolfo, il colloquio privato tra Papa Benedetto XVI e il ministro degli Esteri del Regno dell'Arabia Saudita, principe Saud Al Faisal. Il direttore della sala stampa vaticana ha riferito che l'incontro si è svolto in ''un clima cordiale''. I temi trattati sono stati quelli dei valori religiosi e morali, della pace in Medio Oriente e del dialogo interculturale e interreligioso. Pur non essendoci relazioni diplomatiche tra la Santa Sede e il Regno saudita, non era questa la prima visita del ministro Saud Al Faisal, che in passato era stato già ricevuto tre volte da Papa Giovanni Paolo II.


Da www.radiovaticana.org

Il Papa incontra il presidente israeliano Peres

Si è svolto stamani nel Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo, il colloquio, durato circa 35 minuti, tra il Papa e il presidente israeliano Shimon Peres, eletto lo scorso giugno alla massima carica dello Stato. Successivamente Peres ha parlato per altri 35 minuti con il cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone e il segretario per i Rapporti con gli Stati, mons. Dominique Mamberti. E' la seconda volta che Benedetto XVI incontra il premio Nobel per la pace israeliano: la precedente udienza si era svolta in Vaticano il 6 aprile del 2006. Ma per i particolari dei colloqui odierni ascoltiamo il servizio di Sergio Centofanti.

“I cordiali colloqui – riferisce un comunicato della Sala Stampa vaticana - hanno permesso uno scambio di informazioni sulla recente ripresa dei contatti tra israeliani e palestinesi per riportare la pace in Terrasanta, nel rispetto delle Risoluzioni delle Nazioni Unite e degli Accordi finora conclusi. Si è auspicato che, nell’attuale contesto internazionale che sembra particolarmente favorevole, con la Conferenza internazionale programmata per il prossimo novembre, ciascuna delle Parti implicate compia ogni sforzo per rispondere alle attese delle popolazioni, stremate da una crisi che dura ormai da 60 anni e che continua a seminare lutti e distruzioni”. La Sala stampa riferisce inoltre che “si sono anche esaminati i rapporti tra lo Stato d’Israele e la Santa Sede, auspicando una rapida conclusione degli importanti negoziati ancora in corso e l’instaurazione di un dialogo costante tra le Autorità israeliane e le Comunità cristiane locali, in vista di una piena partecipazione di queste ultime alla costruzione del bene comune. Il Presidente Peres ha rinnovato al Santo Padre l’invito a visitare la Terrasanta”.


Al termine dell’incontro si è svolto il tradizionale scambio dei doni: il Papa ha regalato al capo di Stato israeliano la medaglia pontificia riservata ai presidenti. Shimon Peres ha donato al Pontefice un’opera originale del noto artista israeliano Jacob Agam intitolata ''Preghiera virtuale per la
riconciliazione e la pace”: si tratta di un oggetto semitrasparente di una trentina di centimetri che a seconda delle angolazioni lascia intravedere una croce, una mezzaluna o la stella di Davide.

L'importanza del dialogo interreligioso al centro dell'incontro tra Benedetto XVI e il principe saudita Al Faisal

Sempre stamani il Papa ha ricevuto il principe Saud Al Faisal, ministro degli Esteri del Regno dell'Arabia Saudita. “Nel corso del cordiale colloquio – rileva un comunicato della Sala Stampa vaticana - sono stati affrontati diversi argomenti di interesse comune, e, principalmente, la difesa dei valori religiosi e morali, il conflitto mediorientale, la situazione politica e religiosa in Arabia Saudita, l’importanza del dialogo interculturale e interreligioso e il contributo dei fedeli delle diverse religioni alla promozione dell’intesa fra gli uomini e i popoli. A questo scopo si è auspicato di attivare iniziative comuni a favore della pace”.
+PetaloNero+
Friday, September 07, 2007 3:16 PM
VIAGGIO IN AUSTRIA

Venerdì 7 settembre

Ore 11,15: Cerimonia di benvenuto - Aeroporto di Vienna
Un paese “permeato dal messaggio di Gesù Cristo” che fa sentire il papa “un po' a casa”. È questo il primo messaggio di Benedetto XVI all'aeroporto internazionale di Vienna. Il pontefice ricorda il motivo della sua visita, ovvero l'850mo anniversario del santuario di Mariazell, “simbolo di un’apertura che non supera solo frontiere geografiche e nazionali, ma nella persona di Maria rimanda ad una dimensione essenziale dell’uomo: la capacità di aprirsi alla Parola di Dio ed alla sua verità”. Per il papa si tratta di un pellegrinaggio di fede, un mettersi in cammino “insieme ai pellegrini del nostro tempo”.

IL TESTO INTEGRALE
Signor Presidente Federale, Signor Cancelliere Federale, venerato Signor Cardinale, cari Confratelli nell’Episcopato, illustri Signore e Signori, cari giovani amici! Con grande gioia metto oggi piede, per la prima volta dopo l’inizio del mio Pontificato, in terra d’Austria, in un Paese che mi è familiare a causa della vicinanza geografica al luogo della mia nascita, e non soltanto per questo. La ringrazio, Signor Presidente Federale, per le cordiali parole con cui, in nome dell’intero Popolo austriaco, mi ha rivolto il Suo benvenuto. Lei sa quanto mi senta legato alla Sua Patria e a molte persone e luoghi del Suo Paese. Questo spazio culturale nel centro dell’Europa supera frontiere e congiunge impulsi e forze di varie parti del Continente. La cultura di questo Paese è essenzialmente permeata dal messaggio di Gesù Cristo e dall’azione che la Chiesa ha svolto nel suo nome. Tutto ciò e ancora molte altre cose mi danno la viva impressione di essere tra voi, cari Austriaci, un po’ “a casa”. Il motivo della mia venuta in Austria è l’850o anniversario del luogo sacro di Mariazell. Tale Santuario della Madonna rappresenta in certo qual modo il cuore materno dell’Austria e possiede da sempre una particolare importanza anche per gli Ungheresi e per i Popoli slavi. È simbolo di un’apertura che non supera solo frontiere geografiche e nazionali, ma nella persona di Maria rimanda ad una dimensione essenziale dell’uomo: la capacità di aprirsi alla Parola di Dio ed alla sua verità. Con questa prospettiva, durante i prossimi tre giorni, desidero compiere qui in Austria il mio pellegrinaggio verso Mariazell. Negli ultimi anni si costata con gioia un crescente interesse da parte di tante persone per il pellegrinaggio. Nell’essere in cammino durante un pellegrinaggio, proprio anche i giovani trovano una via nuova di riflessione meditativa; fanno conoscenza gli uni degli altri e insieme si ritrovano davanti alla creazione, ma anche davanti alla storia della fede che, non di rado, inaspettatamente sperimentano come una forza per il presente. Intendo il mio pellegrinaggio verso Mariazell come un essere in cammino insieme ai pellegrini del nostro tempo. In questo senso inizierò fra poco al centro di Vienna la preghiera comune che, quasi come pellegrinaggio spirituale, accompagnerà queste giornate in tutto il Paese. Mariazell rappresenta non solo una storia di 850 anni, ma in base all’esperienza della storia – e soprattutto in virtù del rimando materno della Statua miracolosa a Cristo – indica anche la strada verso il futuro. In questa prospettiva vorrei oggi, insieme con le Autorità politiche di questo Paese e con i rappresentanti delle Organizzazioni internazionali, gettare ancora uno sguardo sul nostro presente e sul nostro futuro. Il giorno di domani mi porterà per la festa della Natività di Maria, la Festa patronale di Mariazell, a quel Luogo di grazia. Nella Celebrazione eucaristica davanti alla Basilica ci riuniremo, secondo l’indicazione di Maria, intorno a Cristo che viene in mezzo a noi. A Lui chiederemo di poterLo contemplare sempre più chiaramente, di riconoscerLo nei nostri fratelli, di servirLo in loro e di andare insieme con Lui verso il Padre. Come pellegrini al Santuario, nella preghiera e attraverso i mezzi di comunicazione, saremo uniti a tutti i fedeli e agli uomini di buona volontà qui nel Paese e ampiamente oltre i suoi confini. Pellegrinaggio non significa soltanto cammino verso un Santuario. Essenziale è anche il cammino di ritorno verso la quotidianità. La nostra vita quotidiana di ogni settimana comincia con la Domenica – dono liberatorio di Dio che vogliamo accogliere e custodire. Celebreremo così questa Domenica nella Basilica di Santo Stefano – in comunione con tutti coloro che nelle parrocchie dell’Austria e in tutto il mondo si raccoglieranno per la Santa Messa. Signore e Signori! So che in Austria la Domenica, in quanto giorno libero dal lavoro, ed anche i tempi liberi in altri giorni della settimana vengono in parte usati da molte persone per un impegno volontario a servizio degli altri. Anche un simile impegno, offerto con generosità e disinteresse per il bene e la salvezza degli altri, segna il pellegrinaggio della nostra vita. Chi “guarda” al prossimo – lo vede e gli fa del bene – guarda a Cristo e Lo serve. Guidati ed incoraggiati da Maria vogliamo aguzzare il nostro sguardo cristiano in vista delle sfide da affrontare nello spirito del Vangelo e, pieni di gratitudine e di speranza, da un passato a volte difficile, ma sempre anche ricco di grazia, ci incamminiamo verso un futuro colmo di promesse. Signor Presidente Federale, cari amici! Mi rallegro di queste giornate in Austria e all’inizio del mio pellegrinaggio saluto Lei e tutti voi con un cordiale “Grüß Gott!”.



Ore 12,45: Preghiera e saluto - Mariensäule di Vienna
Seguire l'esempio di Maria e orientare la vita totalmente verso Dio. È la preghiera di Benedetto XVI davanti alla Mariensäule, la colonna bronzea dedicata alla Madonna, nel centro di Vienna. Un testo semplice, quanto profondo, seguito da un breve discorso. “Nel suo sentimento materno - spiega il papa - Maria accoglie anche oggi sotto la sua protezione persone di tutte le lingue e culture”. Per questo, “a lei possiamo rivolgerci nelle nostre preoccupazioni e necessità”, imparando tuttavia “ad accoglierci a vicenda con lo stesso amore”. Al tempo stesso, il papa indica la chiamata di ogni cristiano ad “essere santo e immacolato” al cospetto di Cristo “nella carità”. “Noi siamo redenti! - continua - In virtù della nostra comunione col Cristo risorto, Dio ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale. Apriamo il nostro cuore, accogliamo l’eredità preziosa!”. Da parte sua, Maria “ci aiuterà ad aprire le nostre piccole speranze sempre verso la grande, vera speranza che dà senso alla nostra vita e può colmarci di una gioia profonda ed indistruttibile”.

IL TESTO INTEGRALE
La preghiera alla Madonna Santa Maria, Madre Immacolata del nostro Signore Gesù Cristo, in te Dio ci ha donato il prototipo della Chiesa e del retto modo di attuare la nostra umanità. A te affido il Paese d’Austria e i suoi abitanti: aiuta tutti noi a seguire il tuo esempio e ad orientare la nostra vita totalmente verso Dio! Fa che, guardando a Cristo, diventiamo sempre più simili a Lui: veri figli di Dio! Allora anche noi, pieni di ogni benedizione spirituale, potremo corrispondere sempre meglio alla sua volontà e diventare così strumenti di pace per l’Austria, per l’Europa e per il mondo. Amen Il discorso del papa Venerato Signor Cardinale, onorevole Signor Sindaco, cari fratelli e sorelle! Come prima tappa del mio pellegrinaggio verso Mariazell ho scelto la Mariensäule, per riflettere un momento con voi sul significato della Madre di Dio per l’Austria del passato e del presente, come anche sul suo significato per ciascuno di noi. Saluto di cuore tutti voi convenuti qui per la preghiera ai piedi della Mariensäule. Ringrazio Lei, caro Signor Cardinale, per le calorose parole di benvenuto all’inizio di questa nostra celebrazione. Saluto il Signor Sindaco e tutte le Autorità presenti. Un particolare saluto rivolgo ai giovani e ai rappresentanti delle comunità di lingue straniere nell’Arcidiocesi di Vienna, che dopo questa liturgia della Parola si raccoglieranno nella chiesa, dove fino a domani rimarranno in adorazione davanti al Santissimo. Così essi realizzeranno in modo molto concreto ciò che in questi giorni vogliamo fare tutti noi: con Maria guardare a Cristo. Con la fede in Gesù Cristo, il Figlio di Dio incarnato, si collega sin dai primi tempi una venerazione particolare per sua Madre, per quella Donna, nel cui grembo Egli assunse la natura umana partecipando perfino al battito del suo cuore, la Donna che accompagnò con delicatezza e rispetto la sua vita fino alla sua morte in croce, e al cui amore materno Egli alla fine affidò il discepolo prediletto e con lui tutta l’umanità. Nel suo sentimento materno Maria accoglie anche oggi sotto la sua protezione persone di tutte le lingue e culture, per condurle insieme, in una multiforme unità, verso Cristo. A Lei possiamo rivolgerci nelle nostre preoccupazioni e necessità. Da Lei, però, dobbiamo anche imparare ad accoglierci a vicenda con lo stesso amore con cui Ella accoglie tutti noi: ciascuno nella sua singolarità, voluto come tale e amato da Dio. Nella famiglia universale di Dio, nella quale per ogni persona è previsto un posto, ciascuno deve sviluppare i propri doni per il bene di tutti. La Mariensäule, eretta dall’imperatore Ferdinando III come ringraziamento per la liberazione di Vienna da un grande pericolo e da lui inaugurata proprio 360 anni fa, deve essere anche per noi oggi un segno di speranza. Quante persone, da allora, si sono fermate presso questa colonna e, pregando, hanno levato gli occhi verso Maria! Quanti hanno sperimentato nelle difficoltà personali la forza della sua intercessione! Ma la nostra speranza cristiana si estende ben oltre la realizzazione dei nostri desideri piccoli e grandi. Noi leviamo gli occhi verso Maria, che ci mostra a quale speranza siamo stati chiamati (cfr Ef 1, 18); Lei, infatti, personifica ciò che l’uomo è veramente! L’abbiamo appena sentito nel brano della Lettera agli Efesini: già prima della creazione del mondo, Dio ci ha scelti in Cristo. Egli conosce ed ama ciascuno di noi fin dall’eternità! E a quale scopo ci ha scelti? Per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità! E ciò non è un compito inattuabile: in Cristo Egli ce ne ha già donato la realizzazione. Noi siamo redenti! In virtù della nostra comunione col Cristo risorto, Dio ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale. Apriamo il nostro cuore, accogliamo l’eredità preziosa! Allora potremo intonare, insieme a Maria, la lode della sua grazia. E se continueremo a portare le nostre preoccupazioni quotidiane davanti alla Madre immacolata di Cristo, Lei ci aiuterà ad aprire le nostre piccole speranze sempre verso la grande, vera speranza che dà senso alla nostra vita e può colmarci di una gioia profonda ed indistruttibile. In questo senso vorrei ora, insieme a voi, levare gli occhi verso l’Immacolata, affidare a Lei le preghiere che poc’anzi avete pronunciate e chiedere la sua protezione materna per questo Paese e per i suoi abitanti: Santa Maria, Madre Immacolata del nostro Signore Gesù Cristo, in te Dio ci ha donato il prototipo della Chiesa e del retto modo di attuare la nostra umanità. A te affido il Paese d’Austria e i suoi abitanti: aiuta tutti noi a seguire il tuo esempio e ad orientare la nostra vita totalmente verso Dio! Fa che, guardando a Cristo, diventiamo sempre più simili a Lui: veri figli di Dio! Allora anche noi, pieni di ogni benedizione spirituale, potremo corrispondere sempre meglio alla sua volontà e diventare così strumenti di pace per l’Austria, per l’Europa e per il mondo. Amen.

www.korazym.org
+PetaloNero+
Friday, September 07, 2007 3:17 PM
La scienza e la religione lavorino assieme per salvaguardare il Creato: così, il Papa in un messaggio al Patriarca Bartolomeo I, promotore di un simposio in Groenlandia

La “conservazione dell’ambiente”, la “promozione dello sviluppo sostenibile” con un’ “attenzione particolare ai cambiamenti climatici” sono questioni di “grave preoccupazione per l’intera famiglia umana”. E’ quanto sottolinea Benedetto XVI in un messaggio indirizzato al Patriarca Bartolomeo I, in occasione del VII Simposio del Movimento “Religione, Scienza e Ambiente”, in corso in Groenlandia sul tema “L’Artico: Specchio della Vita”. L’evento è stato promosso dallo stesso Patriarca ecumenico di Costantinopoli. Il servizio di Alessandro Gisotti:

“Nessuna nazione o settore del commercio può ignorare le implicazioni etiche presenti in tutto lo sviluppo economico e sociale”. E’ il richiamo di Benedetto XVI che sottolinea come “con crescente chiarezza”, la ricerca scientifica dimostri “che l’impatto di azioni umane in qualsiasi punto o regione della Terra può avere effetti per l’intera umanità”. Le conseguenze dei disastri ambientali, rileva il Papa, “non si possono limitare ad una zona determinata o ad un popolo, perché nuocciono sempre più la coesistenza umana, e quindi tradiscono la dignità umana e violano i diritti dei cittadini che desiderano vivere in un ambiente sicuro”. E aggiunge: “I Paesi altamente industrializzati debbono condividere ‘le tecnologie pulite’ e assicurare che i loro mercati non sostengano richieste di merci la cui produzione contribuisce all’aumento dell’inquinamento”.


“L’interdipendenza reciproca tra le attività economiche e sociali delle nazioni – avverte - richiede la solidarietà internazionale, la cooperazione e continui sforzi educativi”. Il Pontefice loda la “dedizione” e l’“impegno personale” di Bartolomeo I per la protezione dell’ambiente. Impegno che “dimostra l’impellente necessità per la scienza e la religione di lavorare insieme per salvaguardare i doni della natura e per promuovere una gestione responsabile” degli stessi. Nel Messaggio si assicura la fervida solidarietà con i propositi del Simposio nella speranza di “un approfondito riconoscimento globale del rapporto vitale tra l’ecologia della persona umana e l’ecologia della natura”. Sono incoraggiato, scrive il Papa, “dal crescente riconoscimento che l’intera comunità umana” debba assumersi “con serietà, la responsabilità che ad ognuno di noi compete”.

La Groenlandia è, dunque, in questi giorni, al centro dell'impegno ecologista del Patriarca Bartolomeo I. Ieri, a Ilulissat l'arrivo dei partecipanti alla settima edizione dei convegni organizzati dall'ONG Religione Scienza e Ambiente, che si concluderà mercoledì 12 settembre. Dalla Groenlandia, il servizio della nostra inviata Giada Aquilino:

Nel mare freddo del nord, scivolano piano flottiglie di iceberg: siamo a Ilulissat, la città della Groenlandia a pochi passi dal ghiacciaio Sermeq Kujalleq. Largo più di 6 km e con uno spessore di quasi 1000 metri, è una sorta di Rio delle Amazzoni congelato. Non è un caso, quindi, che esattamente da qui parta "Artico: specchio di vita", il VII Simposio di Religione Scienza e Ambiente, che dal '95, per volontà del Patriarca Ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I, organizza convegni e cicli di studio dedicati alla salvaguardia del Creato: l'anno scorso toccò proprio all'Amazzonia brasiliana.

Quest'anno l'attenzione è concentrata sulla regione artica, dove i cambiamenti climatici indotti dall'uomo stanno causando effetti devastanti: lo scioglimento dei ghiacci prima di tutto. A confrontarsi sull'emergenza, leader religiosi, scienziati, ambientalisti, politici e giornalisti, riuniti dal Patriarca Bartolomeo I, in navigazione lungo le coste occidentali della Groenlandia, politicamente territorio della Danimarca, ma con un'ampia autonomia. Tra i momenti più toccanti, quello odierno a Ilulissat: si terrà, infatti, una preghiera silenziosa tra cristiani cattolici, ortodossi e protestanti, musulmani sciiti e sunniti, ebrei, buddisti, induisti, assieme a rappresentanti delle comunità locali, eschimesi e lapponi. Presente, come inviato del Papa, il cardinale Theodore McCarrick, arcivescovo emerito di Washington.

Benedetto XVI già lo scorso anno rivolse il proprio saluto ai partecipanti al Simposio in Amazzonia e, po,i a novembre incontrò in Turchia lo stesso Patriarca Bartolomeo I, con uno storico abbraccio a Istanbul, suggellato da una dichiarazione comune, contenente le preoccupazioni per gli effetti negativi di "un progresso tecnologico ed economico che non riconosce i propri limiti" ed incoraggiando sforzi profondi per la salvaguardia del Creato di Dio. Poi un nuovo recente appello del Pontefice dall'Agorà di Loreto e, mercoledì scorso, all'udienza generale, un saluto del Santo Padre ai partecipanti, con ancora una riflessione:


Care of water resources and attention to climate change are matters…
“La salvaguardia delle risorse idriche e l'attenzione ai cambiamenti climatici - ha ricordato il Papa - rimangono problemi di estrema importanza per l'intera famiglia umana”.


(Da Ilulissat, Groenlandia, Giada Aquilino, Radio Vaticana)

www.radiovaticana.org
+PetaloNero+
Friday, September 07, 2007 9:00 PM
VIAGGIO IN AUSTRIA

Ore 17,30: Incontro con il Corpo diplomatico - Vienna
Un discorso di ampio respiro, che ruotando intorno all’Austria affronta il tema della solidarietà sociale e dell’unità europea, dell’aborto e dell’eutanasia, della ragione e del ruolo del vecchio continente nel panorama internazionale. Con una chiusura accorata a non disperdere la tradizione religiosa: "Deve essere nell’interesse di tutti non permettere che un giorno in questo paese siano forse ormai solo le pietre a parlare di cristianesimo!”. Allo stesso tempo, “l’Europa non può e non deve rinnegare le sue radici cristiane” e deve orientare la globalizzazione per evitare che “si realizzi a spese dei poveri”. Dai toni chiari, ma al tempo stesso prudenti e argomentati, è il capitolo dedicato alla difesa della vita: “Il primo diritto umano è il diritto alla vita stessa: l’aborto dunque non può essere un diritto umano, ma è il suo contrario”. Una preoccupazione umana e non ecclesiale, dice il papa aggiungendo di non chiudere gli occhi "davanti ai problemi e ai conflitti di molte donne” e ricordando che “ la credibilità del nostro discorso dipende anche da quel che la Chiesa stessa fa per venire in aiuto alle donne in difficoltà”. Dal papa anche la condanna dell’eutanasia e la richiesta di riforme strutturali nei campi del sistema sanitario e delle strutture di assistenza palliativa. Infine, l’incoraggiamento ad agire di fronte alle sfide urgentissime poste dall’Africa (il flagello dell’AIDS, la situazione nel Darfur, l’ingiusto sfruttamento delle risorse naturali e il preoccupante traffico di armi), dal Medio Oriente (dove è necessaria la rinuncia alla violenza e il dialogo reciproco), dall’America latina e dall’Asia.

IL TESTO INTEGRALE

Testo non definitivo - Trascrizione di Korazym.org


Stimatissimo Signor Presidente Federale,
Onorevole Signor Presidente del Parlamento nazionale,
Onorevole Signor Cancelliere Federale,
Illustri Membri del Governo Federale,
Onorevoli Deputati del Parlamento nazionale e Membri del Senato Federale,
Illustri Presidenti Regionali,
Stimati Rappresentanti del Corpo diplomatico,
Illustri Signore e Signori!

Introduzione
È per me una grande gioia e un onore incontrarmi oggi con Lei, Signor Presidente Federale, con i Membri del Governo Federale, come anche con i Rappresentanti della vita politica e pubblica della Repubblica d’Austria. In questo incontro nella Hofburg si rispecchia il buon rapporto, caratterizzato da fiducia vicendevole, tra il Vostro Paese e la Santa Sede. Di questo mi rallegro vivamente. Le relazioni tra la Santa Sede e l’Austria rientrano nel vasto complesso dei rapporti diplomatici, che trovano nella città di Vienna un importante crocevia, perché qui hanno sede anche vari Organismi internazionali. Sono lieto della presenza di molti Rappresentanti diplomatici, ai quali va il mio deferente saluto. Vi ringrazio, Signore e Signori Ambasciatori, per la vostra dedizione non solo al servizio dei Paesi che rappresentate e dei loro interessi, ma anche della causa comune della pace e dell’intesa tra i popoli. Questa è la mia prima visita come Vescovo di Roma e Pastore supremo della Chiesa cattolica universale in questo Paese, che, però, conosco da molto tempo e per numerose visite precedenti. È – permettetemi di dirlo – una gioia per me trovarmi qui. Ho qui molti amici e, come vicino bavarese, il modo di vivere e le tradizioni austriache mi sono del tutto familiari. Il mio grande Predecessore di beata memoria, Papa Giovanni Paolo II, ha visitato l’Austria tre volte. Ogni volta è stato ricevuto dalla gente di questo Paese con grande cordialità, le sue parole sono state ascoltate con attenzione e i suoi viaggi apostolici hanno lasciato le loro tracce.

Austria
L’Austria negli ultimi anni e decenni ha registrato successi, che ancora due generazioni fa nessuno avrebbe osato sognare. Il Vostro Paese non ha solo vissuto un notevole progresso economico, ma ha sviluppato anche un’esemplare convivenza sociale, di cui il termine “solidarietà sociale” è diventato un sinonimo. Gli austriaci hanno ogni ragione di esserne riconoscenti, e lo manifestano avendo un cuore aperto verso i poveri e gli indigenti nel proprio Paese, ma essendo anche generosi quando si tratta di dimostrare solidarietà in occasione di catastrofi e di disgrazie nel mondo. Le grandi iniziative di “Licht ins Dunkel” – “Luce nelle tenebre” – prima di Natale e “Nachbar in Not” – “Vicino nel bisogno” – sono una bella testimonianza di questi sentimenti.

Austria e l’ampliamento dell’Europa
Ci troviamo qui in un luogo storico, dal quale per secoli è stato governato un impero che ha unito ampie parti dell’Europa centrale e orientale. Questo luogo e quest’ora offrono un’occasio­ne provvidenziale per fissare lo sguardo sull’intera Europa di oggi. Dopo gli orrori della guerra e le esperienze traumatiche del totalitarismo e della dittatura, l’Europa ha intrapreso il cammino verso un‘unità del Continente, tesa ad assicurare un durevole ordine di pace e di giusto sviluppo. La divisione che per decenni ha scisso il Continente in modo doloroso è, sì, superata politicamente, ma l’unità resta ancora in gran parte da realizzare nella mente e nel cuore delle persone. Anche se dopo la caduta della cortina di ferro nel 1989 qualche speranza eccessiva può essere rimasta delusa e su alcuni aspetti si possono sollevare giustificate critiche nei confronti di qualche istituzione europea, il processo di unificazione è comunque un’opera di grande portata che a questo Continente, prima corroso da continui conflitti e fatali guerre fratricide, ha portato un periodo di pace da tanto tempo sconosciuto. In particolare, per i Paesi dell’Europa centrale e orientale la partecipazione a tale processo è un ulteriore stimolo a consolidare al loro interno la libertà, lo stato di diritto e la democrazia. È doveroso ricordare a tale proposito il contributo che il mio predecessore Papa Giovanni Paolo II ha dato a quel processo storico. Pure l’Austria, che si trova al confine tra l’Occidente e l’Oriente di allora ha, come Paese-ponte, contribuito molto a questa unione e ne ha anche – non bisogna dimenticarlo – tratto grande profitto.

Europa
La “casa Europa”, come amiamo chiamare la comunità di questo Continente, sarà per tutti luogo gradevolmente abitabile solo se verrà costruita su un solido fondamento culturale e morale di valori comuni che traiamo dalla nostra storia e dalle nostre tradizioni. L’Europa non può e non deve rinnegare le sue radici cristiane. Esse sono una componente dinamica della nostra civiltà per il cammino nel terzo millennio. Il cristianesimo ha profondamente modellato questo Continente: di ciò rendono testimonianza in tutti i Paesi e particolarmente in Austria non solo le moltissime chiese e gli importanti monasteri. La fede ha la sua manifestazione soprattutto nelle innumerevoli persone che essa, nel corso della storia fino ad oggi, ha portato ad una vita di speranza, di amore e di misericordia. Mariazell, il grande Santuario nazionale austriaco, è al contempo un luogo d’incontro per vari popoli europei. È uno di quei luoghi nei quali gli uomini hanno attinto e attingono tuttora la “forza dall’alto” per una retta vita. In questi giorni la testimonianza di fede cristiana al centro dell’Europa viene espressa anche mediante la “Terza Assemblea Ecumenica Europea” in Sibiu/Hermannstadt (Romania) posta sotto il motto: “La luce di Cristo illumina tutti. Speranza di rinnovamento e di unità in Europa”. Viene spontaneo il ricordo del “Katholikentag” centro-europeo che nel 2004, sotto il motto “Cristo – speranza dell’Europa”, ha radunato tanti credenti a Mariazell!

Oggi si parla spesso del modello di vita europeo. Con ciò si intende un ordine sociale che significa efficacia economica con giustizia sociale, pluralità politica con tolleranza, liberalità ed apertura, ma anche conservazione di valori che a questo Continente danno la sua posizione particolare. Questo modello, sotto i condizionamenti dell’economia moderna, si trova davanti ad una grande sfida. La spesso citata globalizzazione non può essere fermata, ma è un compito urgente ed una grande responsabilità della politica quella di dare alla globalizzazione ordinamenti e limiti adatti ad evitare che essa si realizzi a spese dei Paesi più poveri e delle persone povere nei Paesi ricchi e vada a scapito delle generazioni future. Certamente, l’Europa ha vissuto e sofferto anche terribili cammini sbagliati. Ne fanno parte: restringimenti ideologici della filosofia, della scienza ed anche della fede, l’abuso di religione e ragione per scopi imperialistici, la degradazione dell’uomo mediante un materialismo teorico e pratico, ed infine la degenerazione della tolleranza in una indifferenza priva di riferimenti a valori permanenti. Fa però parte delle caratteristiche dell’Europa una capacità di autocritica che, nel vasto panorama delle culture del mondo, la distingue e la qualifica.

La vita
È nell’Europa che, per la prima volta, è stato formulato il concetto di diritti umani. Il diritto umano fondamentale, il presupposto per tutti gli altri diritti, è il diritto alla vita stessa. Ciò vale per la vita dal concepimento sino alla sua fine naturale. L’aborto, di conseguenza, non può essere un diritto umano – è il suo contrario. È una “profonda ferita sociale”, come sottolineava senza stancarsi il nostro defunto Confratello, Cardinale Franz König. Nel dire questo non esprimiamo un interesse specificamente ecclesiale. Ci facciamo piuttosto avvocati di una richiesta profondamente umana e ci sentiamo portavoce dei nascituri che non hanno voce. Non chiudo gli occhi davanti ai problemi e ai conflitti di molte donne e mi rendo conto che la credibilità del nostro discorso dipende anche da quel che la Chiesa stessa fa per venire in aiuto alle donne in difficoltà.

Mi appello quindi ai responsabili della politica, affinché non permettano che i figli vengano considerati come casi di malattia né che la qualifica di ingiustizia attribuita dal Vostro ordinamento giuridico all’aborto venga di fatto abolita. Lo dico mosso dalla preoccupazione per i valori umani. Ma questo non è che un lato di ciò che ci preoccupa. L’altro è di fare tutto il possibile per rendere i Paesi europei di nuovo più aperti ad accogliere i bambini. Incoraggiate i giovani, che con il matrimonio fondano nuove famiglie, a divenire madri e padri! Con ciò farete del bene a loro medesimi, ma anche all’intera società. Vi confermiamo anche decisamente nelle Vostre premure politiche di favorire condizioni che rendano possibile alle giovani coppie di allevare dei figli. Tutto ciò, però, non gioverà a nulla, se non riusciremo a creare nei nostri Paesi di nuovo un clima di gioia e di fiducia nella vita, in cui i bambini non vengano visti come un peso, ma come un dono per tutti.

Una grande preoccupazione costituisce per me anche il dibattito sul cosiddetto “attivo aiuto a morire”. C’è da temere che un giorno possa essere esercitata una pressione non dichiarata o anche esplicita sulle persone gravemente malate o anziane, perché chiedano la morte o se la diano da sé. La risposta giusta alla sofferenza alla fine della vita è un’attenzio­ne amorevole, l’accompagnamen­to verso la morte – in particolare anche con l’aiuto della medicina palliativa – e non un “attivo aiuto a morire”. Per affermare un accompagnamento umano verso la morte occorrerebbero però urgentemente delle riforme strutturali in tutti i campi del sistema sanitario e sociale e l’organizzazione di strutture di assistenza palliativa. Occorrono poi anche passi concreti: nell’accompagnamento psicologico e pastorale delle persone gravemente malate e dei moribondi, dei loro parenti, dei medici e del personale di cura. In questo campo la “Hospizbewegung” fa delle cose grandiose. Tutto l’insieme di tali compiti, però, non può essere delegato soltanto a loro. Molte altre persone devono essere pronte o essere incoraggiate nella loro disponibilità a non badare a tempo e anche a spese nell’assisten­za amorosa dei gravemente malati e dei moribondi.

Il dialogo della ragione
Fa parte dell’eredità europea anche una tradizione di pensiero, per la quale è essenziale una corrispondenza sostanziale tra fede, verità e ragione. Si tratta qui della questione se la ragione stia al principio di tutte le cose e a loro fondamento o no. Si tratta della questione se la realtà abbia alla sua origine il caso e la necessità, se quindi la ragione sia un casuale prodotto secondario dell’irrazionale e nell’oceano dell’irrazionali­tà, in fin dei conti, sia anche senza un senso, o se invece resti vero ciò che costituisce la convinzione di fondo della fede cristiana: In principio erat Verbum – In principio era il Verbo – all’origine di tutte le cose c’è la Ragione creatrice di Dio che ha deciso di parteciparsi a noi esseri umani. Permettetemi di citare in questo contesto Jürgen Habermas, un filosofo quindi che non aderisce alla fede cristiana: “Per l’autocoscien­za normativa del tempo moderno il cristianesimo non è stato soltanto un catalizzatore. L’universalismo ugualitario, dal quale sono scaturite le idee di libertà e di convivenza solidale, è un’eredità immediata della giustizia giudaica e dell’etica cristiana dell’amore. Immutata nella sostanza, questa eredità è stata sempre di nuovo fatta propria in modo critico e nuovamente interpretata. A ciò fino ad oggi non esiste alternativa”.

I compiti dell’Europa nel mondo
Dall’unicità della sua chiamata deriva, tuttavia, per l’Europa anche una responsabilità unica nel mondo. A questo riguardo essa innanzitutto non deve rinunciare a se stessa. Il continente che, demograficamente, invecchia in modo rapido non deve diventare un continente spiritualmente vecchio. L’Europa inoltre acquisterà una migliore consapevolezza di se stessa se assumerà una responsabilità nel mondo che corrisponda alla sua singolare tradizione spirituale, alle sue capacità straordinarie e alla sua grande forza economica. L’Unione Europea dovrebbe pertanto assumere un ruolo guida nella lotta contro la povertà nel mondo e nell’impegno a favore della pace. Con gratitudine possiamo costatare che Paesi europei e l’Unione Europea sono tra coloro che maggiormente contribuiscono allo sviluppo internazionale, ma essi dovrebbero anche far valere la loro rilevanza politica di fronte, ad esempio, alle urgentissime sfide poste dall’Africa, alle immani tragedie di quel Continente, quali il flagello dell’AIDS, la situazione nel Darfur, l’ingiusto sfruttamento delle risorse naturali e il preoccupante traffico di armi. Così pure l’impegno politico e diplomatico dell’Europa e dei suoi Paesi non può dimenticare la permanente grave situazione del Medio Oriente, dove è necessario il contributo di tutti per favorire la rinuncia alla violenza, il dialogo reciproco e una convivenza veramente pacifica. Deve anche continuare a crescere il rapporto con le Nazioni dell’America latina e con quelle del Continente asiatico, mediante opportuni legami di interscambio.

Conclusione
Stimato Signor Presidente Federale, illustri Signore e Signori! L’Austria è un Paese ricco di molte benedizioni: grandi bellezze paesaggistiche che, anno dopo anno, attirano milioni di persone per un soggiorno di riposo; un’inaudi­ta ricchezza culturale, creata e accumulata da molte generazioni; molte persone dotate di talento artistico e di grandi forze creative. Dappertutto si possono vedere le testimonianze delle prestazioni prodotte dalla diligenza e dalle doti della popolazione che lavora. È questo un motivo di gratitudine e di fierezza. Ma certamente l’Austria non è un’“isola felice” e neppure crede di esserlo. L’autocritica fa sempre bene e, senz’altro, è anche diffusa in Austria. Un Paese che ha ricevuto tanto deve anche dare tanto. Può contare molto su se stesso e anche esigere da se stesso una certa responsabilità nei confronti dei Paesi vicini, dell’Europa e del mondo. Molto di ciò che l’Austria è e possiede, lo deve alla fede cristiana ed alla sua ricca efficacia sulle persone. La fede ha formato profondamente il carattere di questo Paese e la sua gente. Deve perciò essere nell’interesse di tutti non permettere che un giorno in questo Paese siano forse ormai solo le pietre a parlare di cristianesimo! Un’Austria senza una viva fede cristiana non sarebbe più l’Austria. Auguro a Voi e a tutti gli Austriaci, soprattutto agli anziani e ai malati, come anche ai giovani che hanno la vita ancora davanti a sé, speranza, fiducia, gioia e la benedizione di Dio!

www.korazym.org
+PetaloNero+
Saturday, September 08, 2007 2:57 PM
VIAGGIO IN AUSTRIA

Sabato 8 settembre

Ore 10,30: Santa Messa - Santuario di Mariazell

Il Papa a Mariazell: la verità non è intollerante, non si afferma mediante un potere esterno ma dimostra se stessa nell'amore

“La verità non si afferma mediante un potere esterno, ma è umile e si dona all’uomo solamente mediante il potere interiore del suo essere vera. La verità dimostra se stessa nell’amore”. E’ quanto ha detto il Papa stamani durante la Messa per l’850° anniversario di fondazione del Santuario di Mariazell. Credere nella verità, credere che Gesù e la Verità – ha aggiunto – non è intolleranza, non significa disprezzo delle altre religioni. Perché la verità “non è mai nostra proprietà, un nostro prodotto, come anche l’amore non si può produrre, ma solo ricevere e trasmettere come dono. Di questa interiore forza della verità abbiamo bisogno. Di questa forza della verità noi come cristiani ci fidiamo. Di essa siamo testimoni. Dobbiamo trasmetterla in dono nello stesso modo in cui l’abbiamo ricevuta”. Quindi il Papa ha affermato: “Di fatto, la nostra fede si oppone decisamente alla rassegnazione che considera l’uomo incapace della verità – come se questa fosse troppo grande per lui. Questa rassegnazione di fronte alla verità è il nocciolo della crisi dell’Occidente, dell’Europa. Se per l’uomo non esiste una verità, egli, in fondo, non può neppure distinguere tra il bene e il male”. Ma ecco il testo integrale dell’omelia del Papa a Mariazell nella sua seconda giornata in Austria:


Cari fratelli e sorelle,


con il nostro grande pellegrinaggio a Mariazell celebriamo la festa patronale di questo Santuario, la festa della Natività di Maria. Da 850 anni vengono qui persone da vari popoli e nazioni, persone che pregano portando con sé i desideri dei loro cuori e dei loro Paesi, le preoccupazioni e le speranze del loro intimo. Così Mariazell è diventata per l’Austria, e molto al di là delle sue frontiere, un luogo di pace e di unità riconciliata. Qui le persone sperimentano la bontà consolatrice della Madre; qui incontrano Gesù Cristo, nel quale Dio è con noi, come afferma oggi il brano evangelico - Gesù, di cui la lettura del profeta Michea dice: Ed Egli sarà la pace (cfr 5,4). Oggi ci inseriamo in questo grande pellegrinaggio di molti secoli. Facciamo una sosta dalla Madre del Signore e la preghiamo: Mostraci Gesù. Mostra a noi pellegrini Colui che è insieme la via e la meta: la verità e la vita.


Il brano evangelico, che abbiamo appena ascoltato, apre ulteriormente il nostro sguardo. Esso presenta la storia di Israele a partire da Abramo come un pellegrinaggio che, con salite e discese, per vie brevi e per vie lunghe, conduce infine a Cristo. La genealogia con le sue figure luminose e oscure, con i suoi successi e i suoi fallimenti, ci dimostra che Dio scrive diritto anche sulle righe storte della nostra storia umana. Dio ci lascia la nostra libertà e, tuttavia, sa trovare nel nostro fallimento nuove vie per il suo amore. Dio non fallisce. Così questa genealogia è una garanzia della fedeltà di Dio; una garanzia che Dio non ci lascia cadere, e un invito ad orientare la nostra vita sempre nuovamente verso di Lui, a camminare sempre di nuovo verso Cristo.


Andare in pellegrinaggio significa essere orientati in una certa direzione, camminare verso una meta. Ciò conferisce anche alla via ed alla sua fatica una propria bellezza. Tra i pellegrini della genealogia di Gesù ce n’erano alcuni che avevano dimenticato la meta e volevano porre sé stessi come meta. Ma sempre di nuovo il Signore aveva suscitato anche persone che si erano lasciate spingere dalla nostalgia della meta, orientandovi la propria vita. Lo slancio verso la fede cristiana, l’inizio della Chiesa di Gesù Cristo è stato possibile, perché esistevano in Israele persone con un cuore in ricerca – persone che non si sono accomodate nella consuetudine, ma hanno scrutato lontano alla ricerca di qualcosa di più grande: Zaccaria, Elisabetta, Simeone, Anna, Maria e Giuseppe, i Dodici e molti altri. Poiché il loro cuore era in attesa, essi potevano riconoscere in Gesù Colui che Dio aveva mandato e diventare così l’inizio della sua famiglia universale. La Chiesa delle genti si è resa possibile, perché sia nell’area del Mediterraneo sia nell’Asia vicina e media, dove arrivavano i messaggeri di Gesù Cristo, c’erano persone in attesa che non si accontentavano di ciò che facevano e pensavano tutti, ma cercavano la stella che poteva indicare loro la via verso la Verità stessa, verso il Dio vivente.


Di questo cuore inquieto e aperto abbiamo bisogno. È il nocciolo del pellegrinaggio. Anche oggi non è sufficiente essere e pensare in qualche modo come tutti gli altri. Il progetto della nostra vita va oltre. Noi abbiamo bisogno di Dio, di quel Dio che ci ha mostrato il suo volto ed aperto il suo cuore: Gesù Cristo. Giovanni, con buona ragione, afferma che Lui è l’Unigenito Dio che è nel seno del Padre (cfr Gv 1,18); così solo Lui, dall’intimo di Dio stesso, poteva rivelare Dio a noi – rivelarci anche chi siamo noi, da dove veniamo e verso dove andiamo. Certo, ci sono numerose grandi personalità nella storia che hanno fatto belle e commoventi esperienze di Dio. Restano, però, esperienze umane con il loro limite umano. Solo Lui è Dio e perciò solo Lui è il ponte, che mette in contatto immediato Dio e l’uomo. Se noi dunque lo chiamiamo l’unico Mediatore della salvezza valido per tutti, che interessa tutti e del quale, in definitiva, tutti hanno bisogno, questo non significa affatto disprezzo delle altre religioni né assolutizzazione superba del nostro pensiero, ma solo l’essere conquistati da Colui che ci ha interiormente toccati e colmati di doni, affinché noi potessimo a nostra volta fare doni anche agli altri. Di fatto, la nostra fede si oppone decisamente alla rassegnazione che considera l’uomo incapace della verità – come se questa fosse troppo grande per lui. Questa rassegnazione di fronte alla verità è il nocciolo della crisi dell’Occidente, dell’Europa. Se per l’uomo non esiste una verità, egli, in fondo, non può neppure distinguere tra il bene e il male. E allora le grandi e meravigliose conoscenze della scienza diventano ambigue: possono aprire prospettive importanti per il bene, per la salvezza dell’uomo, ma anche – lo vediamo – diventare una terribile minaccia, la distruzione dell’uomo e del mondo. Noi abbiamo bisogno della verità. Ma certo, a motivo della nostra storia abbiamo paura che la fede nella verità comporti intolleranza. Se questa paura, che ha le sue buone ragioni storiche, ci assale, è tempo di guardare a Gesù come lo vediamo qui nel santuario di Mariazell. Lo vediamo in due immagini: come bambino in braccio alla Madre e, sull’altare principale della basilica, come crocifisso. Queste due immagini della basilica ci dicono: la verità non si afferma mediante un potere esterno, ma è umile e si dona all’uomo solamente mediante il potere interiore del suo essere vera. La verità dimostra se stessa nell’amore. Non è mai nostra proprietà, un nostro prodotto, come anche l’amore non si può produrre, ma solo ricevere e trasmettere come dono. Di questa interiore forza della verità abbiamo bisogno. Di questa forza della verità noi come cristiani ci fidiamo. Di essa siamo testimoni. Dobbiamo trasmetterla in dono nello stesso modo in cui l’abbiamo ricevuta.


„Guardare a Cristo“, è il motto di questo giorno. Questo invito, per l’uomo in ricerca, si trasforma sempre di nuovo in una spontanea richiesta, una richiesta rivolta in particolare a Maria, che ci ha donato Cristo come il Figlio suo: „Mostraci Gesù!“ Preghiamo oggi così con tutto il cuore; preghiamo così anche al di là di questa ora, interiormente alla ricerca del Volto del Redentore. „Mostraci Gesù!“. Maria risponde, presentandoLo a noi innanzitutto come bambino. Dio si è fatto piccolo per noi. Dio non viene con la forza esteriore, ma viene nell’impotenza del suo amore, che costituisce la sua forza. Egli si dà nelle nostre mani. Chiede il nostro amore. Ci invita a diventare anche noi piccoli, a scendere dai nostri alti troni ed imparare ad essere bambini davanti a Dio. Egli ci offre il Tu. Ci chiede di fidarci di Lui e di imparare così a stare nella verità e nell’amore. Il bambino Gesù ci ricorda naturalmente anche tutti i bambini del mondo, nei quali vuole venirci incontro. I bambini che vivono nella povertà; che vengono sfruttati come soldati; che non hanno mai potuto sperimentare l’amore dei genitori; i bambini malati e sofferenti, ma anche quelli gioiosi e sani. L’Europa è diventata povera di bambini: noi vogliamo tutto per noi stessi, e forse non ci fidiamo troppo del futuro. Ma priva di futuro sarà la terra solo quando si spegneranno le forze del cuore umano e della ragione illuminata dal cuore – quando il volto di Dio non splenderà più sopra la terra. Dove c’è Dio, là c’è futuro.


„Guardare a Cristo“: gettiamo ancora brevemente uno sguardo al Crocifisso sopra l’altare maggiore. Dio ha redento il mondo non mediante la spada, ma mediante la Croce. Morente, Gesù stende le braccia. Questo è innanzitutto il gesto della Passione, in cui Egli si lascia inchiodare per noi, per darci la sua vita. Ma le braccia stese sono allo stesso tempo l’atteggiamento dell’orante, una posizione che il sacerdote assume quando nella preghiera allarga le braccia: Gesù ha trasformato la passione – la sua sofferenza e la sua morte – in preghiera, in un atto di amore verso Dio e verso gli uomini. Per questo le braccia stese sono, alla fine, anche un gesto di abbraccio, con cui Egli vuole attirarci a sé, racchiuderci nelle mani del suo amore. Così Egli è l’immagine del Dio vivente, è Dio stesso, a Lui possiamo affidarci.


„Guardare a Cristo!“ Se questo noi facciamo, ci rendiamo conto che il cristianesimo è di più e qualcosa di diverso da un sistema morale, da una serie di richieste e di leggi. È il dono di un’amicizia che perdura nella vita e nella morte: „Non vi chiamo più servi, ma amici“ (cfr Gv 15,15), dice il Signore ai suoi. A questa amicizia noi ci affidiamo. Ma proprio perché il cristianesimo è più di una morale, è appunto il dono di un’amicizia, proprio per questo porta in sé anche una grande forza morale di cui noi, davanti alle sfide del nostro tempo, abbiamo tanto bisogno. Se con Gesù Cristo e con la sua Chiesa rileggiamo in modo sempre nuovo il Decalogo del Sinai, penetrando nelle sue profondità, allora ci si rivela come un grande ammaestramento. Esso è innanzitutto un „sì“ a Dio, a un Dio che ci ama e ci guida, che ci porta e, tuttavia, ci lascia la nostra libertà, anzi, la rende vera libertà (i primi tre comandamenti). È un “sì” alla famiglia (quarto comandamento), un “sì” alla vita (quinto comandamento), un “sì” ad un amore responsabile (sesto comandamento), un “sì” alla solidarietà, alla responsabilità sociale e alla giustizia (settimo comandamento), un “sì” alla verità (ottavo comandamento) e un “sì” al rispetto delle altre persone e di ciò che ad esse appartiene (nono e decimo comandamento). In virtù della forza della nostra amicizia col Dio vivente noi viviamo questo molteplice “sì” e al contempo lo portiamo come indicatore di percorso entro il nostro mondo.


„Mostraci Gesù!“. Con questa domanda alla Madre del Signore ci siamo messi in cammino verso questo luogo. Questa stessa domanda ci accompagnerà nella nostra vita quotidiana. E sappiamo che Maria esaudisce la nostra preghiera: sì, in qualunque momento, quando guardiamo verso Maria, lei ci mostra Gesù. Così possiamo trovare la via giusta, seguirla passo passo, pieni della gioiosa fiducia che la via conduce nella luce – nella gioia dell’eterno Amore. Amen.

www.radiovaticana.org
Questa è la versione 'lo-fi' dell Comunità Per visualizzare la versione completa click here
Tutti gli orari sono GMT+01:00. Adesso sono le 6:44 PM.
Copyright © 2000-2010 FreeForumZone snc - www.freeforumzone.com