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LadyRatzinger
Monday, May 28, 2007 6:02 PM
Toh,chi si vede!
In udienza dal Santo Padre il fondatore dei Neocatecumenali



CITTA DEL VATICANO - Benedetto XVI il 26/05/07 ha ricevuto in udienza Kiko Arguello, iniziatore del Cammino Neocatecumenale. Lo riferisce una nota della sala stampa della Santa Sede, senza tuttavia fornire informazioni sul tema del colloquio. E' probabile, comunque, che il Papa e Kiko abbiano discusso sia dell'approvazione dello Statuto del Cammino sia dell'adeguamento alla liturgia romana richiesto l'anno scorso dallo stesso Pontefice ai neocatecumenali per tramite del Cardinale Francis Arinze, Prefetto della Disciplina dei Sacramenti.





Paparatzifan
Tuesday, May 29, 2007 9:14 PM
Dal blog di Lella...

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE PER LA GIORNATA MISSIONARIA MONDIALE 2007 , 29.05.2007

Pubblichiamo di seguito il testo del Messaggio del Santo Padre Benedetto XVI per la 81ª Giornata Missionaria Mondiale, che questanno si celebra domenica 21 ottobre sul tema: "Tutte le Chiese per tutto il mondo":

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE

Cari fratelli e sorelle,

in occasione della prossima Giornata Missionaria Mondiale vorrei invitare lintero Popolo di Dio - Pastori, sacerdoti, religiosi, religiose e laici - ad una comune riflessione sullurgenza e sullimportanza che riveste, anche in questo nostro tempo, lazione missionaria della Chiesa. Non cessano infatti di risuonare, come universale richiamo e accorato appello, le parole con le quali Gesù Cristo, crocifisso e risorto, prima di ascendere al Cielo, affidò agli Apostoli il mandato missionario: "Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato". Ed aggiunse: "Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo" (Mt 28,19-20). Nellimpegnativa opera di evangelizzazione ci sostiene e ci accompagna la certezza che Egli, il padrone della messe, è con noi e guida senza sosta il suo popolo. E Cristo la fonte inesauribile della missione della Chiesa. Questanno, inoltre, un ulteriore motivo ci spinge a un rinnovato impegno missionario: ricorre infatti il 50° anniversario dellEnciclica del Servo di Dio Pio XII Fidei donum, con la quale venne promossa e incoraggiata la cooperazione tra le Chiese per la missione ad gentes.

"Tutte le Chiese per tutto il mondo": questo è il tema scelto per la prossima Giornata Missionaria Mondiale. Esso invita le Chiese locali di ogni Continente a una condivisa consapevolezza circa lurgente necessità di rilanciare lazione missionaria di fronte alle molteplici e gravi sfide del nostro tempo. Sono certo mutate le condizioni in cui vive lumanità, e in questi decenni un grande sforzo è stato compiuto per la diffusione del Vangelo, specialmente a partire dal Concilio Vaticano II. Resta tuttavia ancora molto da fare per rispondere allappello missionario che il Signore non si stanca di rivolgere ad ogni battezzato. Egli continua a chiamare, in primo luogo, le Chiese cosiddette di antica tradizione, che in passato hanno fornito alle missioni, oltre che mezzi materiali, anche un numero consistente di sacerdoti, religiosi, religiose e laici, dando vita a unefficace cooperazione fra comunità cristiane. Da questa cooperazione sono scaturiti abbondanti frutti apostolici sia per le giovani Chiese in terra di missione, che per le realtà ecclesiali da cui provenivano i missionari. Dinanzi allavanzata della cultura secolarizzata, che talora sembra penetrare sempre più nelle società occidentali, considerando inoltre la crisi della famiglia, la diminuzione delle vocazioni e il progressivo invecchiamento del clero, queste Chiese corrono il rischio di rinchiudersi in se stesse, di guardare con ridotta speranza al futuro e di rallentare il loro sforzo missionario. Ma è proprio questo il momento di aprirsi con fiducia alla Provvidenza di Dio, che mai abbandona il suo popolo e che, con la potenza dello Spirito Santo, lo guida verso il compimento del suo eterno disegno di salvezza.

A dedicarsi generosamente alla missio ad gentes il Buon Pastore invita pure le Chiese di recente evangelizzazione. Pur incontrando non poche difficoltà ed ostacoli nel loro sviluppo, queste comunità sono in crescita costante. Alcune abbondano fortunatamente di sacerdoti e di persone consacrate, non pochi dei quali, pur essendo tante le necessità in loco, vengono tuttavia inviati a svolgere il loro ministero pastorale e il loro servizio apostolico altrove, anche nelle terre di antica evangelizzazione. Si assiste in tal modo ad un provvidenziale "scambio di doni", che ridonda a beneficio dellintero Corpo mistico di Cristo. Auspico vivamente che la cooperazione missionaria si intensifichi, valorizzando le potenzialità e i carismi di ciascuno. Auspico, inoltre, che la Giornata Missionaria Mondiale contribuisca a rendere sempre più consapevoli tutte le comunità cristiane e ogni battezzato che è universale la chiamata di Cristo a propagare il suo Regno sino agli estremi angoli del pianeta. "La Chiesa è missionaria per natura - scrive Giovanni Paolo II nellEnciclica Redemptoris missio -, poiché il mandato di Cristo non è qualcosa di contingente e di esteriore, ma raggiunge il cuore stesso della Chiesa. Ne deriva che tutta la Chiesa e ciascuna Chiesa è inviata alle genti. Le stesse Chiese più giovani debbono partecipare quanto prima e di fatto alla missione universale della Chiesa, inviando anchesse dei missionari a predicare dappertutto nel mondo levangelo, anche se soffrono di scarsezza di clero" (n. 61).

A cinquantanni dallo storico appello del mio predecessore Pio XII con lEnciclica Fidei donum per una cooperazione tra le Chiese a servizio della missione, vorrei ribadire che lannuncio del Vangelo continua a rivestire i caratteri dellattualità e dellurgenza. Nella citata Enciclica Redemptoris missio, il Papa Giovanni Paolo II, da parte sua, riconosceva che "la missione della Chiesa è più vasta della «comunione tra le Chiese»; questa deve essere orientata anche e soprattutto nel senso della missionarietà specifica" (n. 65). Limpegno missionario resta pertanto, come più volte ribadito, il primo servizio che la Chiesa deve allumanità di oggi, per orientare ed evangelizzare le trasformazioni culturali, sociali ed etiche; per offrire la salvezza di Cristo alluomo del nostro tempo, in tante parti del mondo umiliato e oppresso a causa di povertà endemiche, di violenza, di negazione sistematica di diritti umani.

A questa missione universale la Chiesa non può sottrarsi; essa riveste per essa una forza obbligante. Avendo Cristo affidato in primo luogo a Pietro e agli Apostoli il mandato missionario, esso oggi compete anzitutto al Successore di Pietro, che la Provvidenza divina ha scelto come fondamento visibile dellunità della Chiesa, ed ai Vescovi direttamente responsabili dellevangelizzazione sia come membri del Collegio episcopale, che come Pastori delle Chiese particolari (cfr Redemptoris missio, 63). Mi rivolgo, pertanto, ai Pastori di tutte le Chiese posti dal Signore a guida dellunico suo gregge, perché condividano lassillo dellannuncio e della diffusione del Vangelo. Fu proprio questa preoccupazione a spingere, cinquantanni fa, il Servo di Dio Pio XII a rendere la cooperazione missionaria più rispondente alle esigenze dei tempi. Specialmente dinanzi alle prospettive dellevangelizzazione egli chiese alle comunità di antica evangelizzazione di inviare sacerdoti a sostegno delle Chiese di recente fondazione. Dette vita così a un nuovo "soggetto missionario" che, dalle prime parole dellEnciclica, trasse appunto il nome di "Fidei donum". Scrisse in proposito: "Considerando da un lato le schiere innumerevoli di nostri figli che, soprattutto nei Paesi di antica tradizione cristiana, sono partecipi del bene della fede, e dallaltro la massa ancor più numerosa di coloro che tuttora attendono il messaggio della salvezza, sentiamo lardente desiderio di esortarvi, Venerabili Fratelli, a sostenere con il vostro zelo la causa santa della espansione della Chiesa nel mondo". Ed aggiunse: "Voglia Iddio che in seguito al nostro appello lo spirito missionario penetri più a fondo nel cuore di tutti i sacerdoti e, attraverso il loro ministero, infiammi tutti i fedeli" (AAS XLIX 1957, 226).

Rendiamo grazie al Signore per i frutti abbondanti ottenuti da questa cooperazione missionaria in Africa e in altre regioni della terra. Schiere di sacerdoti, dopo aver lasciato le comunità dorigine, hanno posto le loro energie apostoliche al servizio di comunità talora appena nate, in zone di povertà e in via di sviluppo. Tra loro ci sono non pochi martiri che, alla testimonianza della parola e alla dedizione apostolica, hanno unito il sacrificio della vita. Né possiamo dimenticare i molti religiosi, religiose e laici volontari che, insieme ai presbiteri, si sono prodigati per diffondere il Vangelo sino agli estremi confini del mondo. La Giornata Missionaria Mondiale sia occasione per ricordare nella preghiera questi nostri fratelli e sorelle nella fede e quanti continuano a prodigarsi nel vasto campo missionario. Domandiamo a Dio che il loro esempio susciti ovunque nuove vocazioni e una rinnovata consapevolezza missionaria nel popolo cristiano. In effetti, ogni comunità cristiana nasce missionaria, ed è proprio sulla base del coraggio di evangelizzare che si misura lamore dei credenti verso il loro Signore. Potremmo così dire che, per i singoli fedeli, non si tratta più semplicemente di collaborare allattività di evangelizzazione, ma di sentirsi essi stessi protagonisti e corresponsabili della missione della Chiesa. Questa corresponsabilità comporta che cresca la comunione tra le comunità e si incrementi laiuto reciproco per quanto concerne sia il personale (sacerdoti, religiosi, religiose e laici volontari) che lutilizzo dei mezzi oggi necessari per evangelizzare.

Cari fratelli e sorelle, il mandato missionario affidato da Cristo agli Apostoli ci coinvolge veramente tutti. La Giornata Missionaria Mondiale sia pertanto occasione propizia per prenderne più profonda coscienza e per elaborare insieme appropriati itinerari spirituali e formativi che favoriscano la cooperazione fra le Chiese e la preparazione di nuovi missionari per la diffusione del Vangelo in questo nostro tempo. Non si dimentichi tuttavia che il primo e prioritario contributo, che siamo chiamati ad offrire allazione missionaria della Chiesa, è la preghiera. "La messe è molta, ma gli operai sono pochi  dice il Signore -. Pregate dunque il padrone della messe perché mandi operai nella sua messe" (Lc 10,2). "In primo luogo - scriveva cinquantanni or sono il Papa Pio XII di venerata memoria - pregate dunque, Venerabili Fratelli, pregate di più. Ricordatevi degli immensi bisogni spirituali di tanti popoli ancora così lontani dalla vera fede oppure così privi di soccorsi per perseverarvi" (AAS, cit., pag. 240). Ed esortava a moltiplicare le Messe celebrate per le Missioni, osservando che "ciò risponde ai desideri del Signore, che ama la sua Chiesa e la vuole estesa e fiorente in ogni angolo della terra" (ibid., pag. 239).

Cari fratelli e sorelle, rinnovo anchio questo invito quanto mai attuale. Si estenda in ogni comunità la corale invocazione al "Padre nostro che è nei cieli", perché venga il suo regno sulla terra. Faccio appello particolarmente ai bambini e ai giovani, sempre pronti a generosi slanci missionari. Mi rivolgo agli ammalati e ai sofferenti, ricordando il valore della loro misteriosa e indispensabile collaborazione allopera della salvezza. Chiedo alle persone consacrate e specialmente ai monasteri di clausura di intensificare la loro preghiera per le missioni. Grazie allimpegno di ogni credente, si allarghi in tutta la Chiesa la rete spirituale della preghiera a sostegno dellevangelizzazione. La Vergine Maria, che ha accompagnato con materna sollecitudine il cammino della Chiesa nascente, guidi i nostri passi anche in questa nostra epoca e ci ottenga una nuova Pentecoste di amore. Ci renda, in particolare, consapevoli tutti di essere missionari, inviati cioè dal Signore ad essere suoi testimoni in ogni momento della nostra esistenza. Ai sacerdoti "Fidei donum", ai religiosi, alle religiose, ai laici volontari impegnati sulle frontiere dellevangelizzazione, come pure a quanti in vario modo si dedicano allannuncio del Vangelo assicuro un ricordo quotidiano nella mia preghiera, mentre imparto con affetto a tutti la Benedizione Apostolica.

Dal Vaticano, 27 Maggio 2007, Solennità di Pentecoste


LadyRatzinger
Wednesday, May 30, 2007 1:37 PM
Da Petrus
L'invito del Papa ai grandi teologi: "Accettiamo le debolezze della Chiesa, solo Dio può giudicare"


CITTA DEL VATICANO - I teologi cattolici, per quanto grande possa essere la grandezza del loro pensiero, devono avere ''l'umilta' di stare con la Chiesa, di accettarne le sue debolezze, perche' solo Dio puo' giudicare e noi tutti abbiamo bisogno del suo perdono'': lo ha detto Papa Benedetto XVI , durante l'udienza generale di oggi in Piazza San Pietro. Joseph Ratzinger ha preso spunto dalla vita e dal pensiero di Tertulliano, pensatore cristiano vissuto a cavallo tra il II e il III secolo che introdusse per primo la letteratura religiosa in latino. Il pontefice ha ricordato come Tertulliano si sia distinto non solo nella confutazione delle ''gravissime accuse dei pagani contro il cristianesimo'', ma anche nel propagare il messaggio del vangelo ''in dialogo con le culture del suo tempo''. Alla fine della sua vita, il pensatore nato a Cartagine, in Africa. divenne troppo severo nei confronti dei suoi correligionari e abbandono' la Chiesa. ''Se si salva solo il proprio pensiero, pur nella sua grandezza, si perde di vista la grandezza del progetto di Dio'', ha spiegato Benedetto XVI. Benedetto XVI ha parlato all'udienza generale di oggi del fondamento della speranza cristiana, cioe' Dio creatore, unico, che ha creato dal nulla tutte le cose per mezzo del suo Verbo come recita la ''Regola della fede''. Regola chiarita mirabilmente da Tertulliano, il primo dei padri della chiesa che ha scritto e pensato in latino. Tertulliano ha dato un enorme contributo al pensiero cristiano in questioni fondamentali come la risurrezione. Il Papa, richiamando la risurrezione della carne, come predicato da Tertulliano, ha detto che la risurrezione e' a fondamento della speranza cristiana. ''Speriamo che il futuro e' nostro perche' il futuro e' di Dio''. Ma Benedetto XVI ha voluto aggiungere qualcosa di riflessione a braccio su questo grande intellettuale cristiano che poi , a motivo della sua inransigenza, abbandono' la Chiesa. ''A me - ha detto il Papa - fa pensare questa grande personalita''' che era cosi' rigida nelle sue convinzioni che richiedeva a ogni cristiano un comportamento sempre eroico anche nelle persecuzioni. ''Ma - ha aggiunto il Papa - si vede che alla fine manca di semplicita', di umilta' per inserirsi nella chiesa, accettando le sue debolezze. Un grande teologo deve avere sempre l'umilta' di stare con la chiesa e accettare le sue debolezze. Solo Dio e' davvero santo e noi abbiamo bisogno sempre di perdono''. ''Il martirio, la sofferenza per la verita', alla fine e' vittoriosa e piu' efficiente della violenza dei regimi totalitari''. Ciò, ha detto il Papa, si evince dallinsegnamento di Tertulliano. I suoi scritti, infatti, ha continuato il Santo Padre, ''manifestano due intenti principali: quello di confutare le gravissime accuse che i pagani rivolgevano contro la nuova religione'', e quello ''di comunicare il messaggio del Vangelo in dialogo con la cultura del tempo''. In uno di questi scritti denuncia ad esempio ''il comportamento ingiusto delle autorita' politiche verso la Chiesa; spiega e difende gli insegnamenti e i costumi dei cristiani; individua le differenze tra la nuova religione e le principali correnti filosofiche del tempo; manifesta il trionfo dello Spirito, che alla violenza dei persecutori oppone il sangue dei martiri''. All'udienza di oggi in Piazza san Pietro hanno preso parte oltre 50.000 persone.

emma3
Thursday, May 31, 2007 1:37 AM
Testo integrale della catechesi del Papa



Cari fratelli e sorelle,

con la catechesi di oggi riprendiamo il filo delle catechesi abbandonato in occasione del viaggio in Brasile e continuiamo a parlare delle grandi personalità della Chiesa antica: sono maestri della fede anche per noi oggi e testimoni della perenne attualità della fede cristiana. Oggi parliamo di un africano, Tertulliano, che tra la fine del secondo e l'inizio del terzo secolo inaugura la letteratura cristiana in lingua latina. Con lui comincia una teologia in tale lingua. La sua opera ha dato frutti decisivi, che sarebbe imperdonabile sottovalutare. Il suo influsso si sviluppa su diversi piani: da quelli del linguaggio e del recupero della cultura classica, a quelli dell'individuazione di una comune "anima cristiana" nel mondo e della formulazione di nuove proposte di convivenza umana. Non conosciamo con esattezza le date della sua nascita e della sua morte. Sappiamo invece che a Cartagine, verso la fine del II secolo, da genitori e da insegnanti pagani, ricevette una solida formazione retorica, filosofica, giuridica e storica. Si convertì poi al cristianesimo, attratto - come pare - dall'esempio dei martiri cristiani. Cominciò a pubblicare i suoi scritti più famosi nel 197. Ma una ricerca troppo individuale della verità insieme con le intemperanze del carattere  era un uomo rigoroso  lo condussero gradualmente a lasciare la comunione con la Chiesa e ad aderire alla setta del montanismo. Tuttavia, loriginalità del pensiero unita allincisiva efficacia del linguaggio gli assicurano una posizione di spicco nella letteratura cristiana antica.

Sono famosi soprattutto i suoi scritti di carattere apologetico. Essi manifestano due intenti principali: quello di confutare le gravissime accuse che i pagani rivolgevano contro la nuova religione, e quello - più propositivo e missionario - di comunicare il messaggio del Vangelo in dialogo con la cultura del tempo. La sua opera più nota, lApologetico, denuncia il comportamento ingiusto delle autorità politiche verso la Chiesa; spiega e difende gli insegnamenti e i costumi dei cristiani; individua le differenze tra la nuova religione e le principali correnti filosofiche del tempo; manifesta il trionfo dello Spirito, che alla violenza dei persecutori oppone il sangue, la sofferenza e la pazienza dei martiri: "Per quanto raffinata - scrive l'Africano -, a nulla serve la vostra crudeltà: anzi, per la nostra comunità, essa è un invito. A ogni vostro colpo di falce diveniamo più numerosi: il sangue dei cristiani è una semina efficace! (semen est sanguis christianorum!)" (Apologetico 50,13). Il martirio, la sofferenza per la verità sono alla fine vittoriosi e più efficaci della crudeltà e della violenza dei regimi totalitari.

Ma Tertulliano, come ogni buon apologista, avverte nello stesso tempo lesigenza di comunicare positivamente lessenza del cristianesimo. Per questo egli adotta il metodo speculativo per illustrare i fondamenti razionali del dogma cristiano. Li approfondisce in maniera sistematica, a cominciare dalla descrizione del "Dio dei cristiani": "Quello che noi adoriamo - attesta l'Apologista - è un Dio unico". E prosegue, impiegando le antitesi e i paradossi caratteristici del suo linguaggio: "Egli è invisibile, anche se lo si vede; inafferrabile, anche se è presente attraverso la grazia; inconcepibile, anche se i sensi umani lo possono concepire; perciò è vero e grande!" (ibid., 17,1-2).

Tertulliano, inoltre, compie un passo enorme nello sviluppo del dogma trinitario; ci ha dato in latino il linguaggio adeguato per esprimere questo grande mistero, indrocucendo i termini "una sostanza" e "tre Persone". In modo simile, ha sviluppato molto anche il corretto linguaggio per esprimere il mistero di Cristo Figlio di Dio e vero Uomo.

LAfricano tratta anche dello Spirito Santo, dimostrandone il carattere personale e divino: "Crediamo che, secondo la sua promessa, Gesù Cristo inviò per mezzo del Padre lo Spirito Santo, il Paraclèto, il santificatore della fede di coloro che credono nel Padre, nel Figlio e nello Spirito" (ibid., 2,1). Ancora, nelle opere dellAfricano si leggono numerosi testi sulla Chiesa, che Tertulliano riconosce sempre come madre. Anche dopo la sua adesione al montanismo, egli non ha dimenticato che la Chiesa è la Madre della nostra fede e della nostra vita cristiana. Egli si sofferma pure sulla condotta morale dei cristiani e sulla vita futura. I suoi scritti sono importanti anche per cogliere tendenze vive nelle comunità cristiane riguardo a Maria santissima, ai sacramenti dellEucaristia, del Matrimonio e della Riconciliazione, al primato petrino, alla preghiera... In modo speciale, in quei tempi di persecuzione in cui i cristiani sembravano una minoranza perduta, lApologista li esorta alla speranza, che - stando ai suoi scritti - non è semplicemente una virtù a sé stante, ma una modalità che investe ogni aspetto dellesistenza cristiana. Abbiamo la speranza che il futuro è nostro perché il futuro è di Dio. Così la risurrezione del Signore viene presentata come il fondamento della nostra futura risurrezione, e rappresenta loggetto principale della fiducia dei cristiani: "La carne risorgerà - afferma categoricamente l'Africano -: tutta la carne, proprio la carne, e la carne tutta intera. Dovunque si trovi, essa è in deposito presso Dio, in virtù del fedelissimo mediatore tra Dio e gli uomini Gesù Cristo, che restituirà Dio alluomo e luomo a Dio" (Sulla risurrezione dei morti 63,1).

Dal punto di vista umano si può parlare senzaltro di un dramma di Tertulliano. Con il passare degli anni egli diventò sempre più esigente nei confronti dei cristiani. Pretendeva da loro in ogni circostanza, e soprattutto nelle persecuzioni, un comportamento eroico. Rigido nelle sue posizioni, non risparmiava critiche pesanti e inevitabilmente finì per trovarsi isolato. Del resto, anche oggi restano aperte molte questioni, non solo sul pensiero teologico e filosofico di Tertulliano, ma anche sul suo atteggiamento nei confronti delle istituzioni politiche e della società pagana. A me fa molto pensare questa grande personalità morale e intellettuale, quest'uomo che ha dato un così grande contributo al pensiero cristiano. Si vede che alla fine gli manca la semplicità, l'umiltà di inserirsi nella Chiesa, di accettare le sue debolezze, di essere tollerante con gli altri e con se stesso. Quando si vede solo il proprio pensiero nella sua grandezza, alla fine è proprio questa grandezza che si perde. La caratteristica essenziale di un grande teologo è l'umiltà di stare con la Chiesa, di accettare le sue e le proprie debolezze, perché solo Dio è realmente tutto santo. Noi invece abbiamo sempre bisogno del perdono.

In definitiva, lAfricano rimane un testimone interessante dei primi tempi della Chiesa, quando i cristiani si trovarono ad essere autentici soggetti di "nuova cultura" nel confronto ravvicinato tra eredità classica e messaggio evangelico. E sua la celebre affermazione secondo cui la nostra anima "è naturaliter cristiana" (Apologetico 17,6), dove Tertulliano evoca la perenne continuità tra gli autentici valori umani e quelli cristiani; e anche quellaltra sua riflessione, mutuata direttamente dal Vangelo, secondo cui "il cristiano non può odiare nemmeno i propri nemici" (cfr Apologetico 37), dove il risvolto morale, ineludibile, della scelta di fede, propone la "non violenza" come regola di vita: e non è chi non veda la drammatica attualità di questo insegnamento, anche alla luce dellacceso dibattito sulle religioni.

Negli scritti dellAfricano, insomma, si rintracciano numerosi temi che ancor oggi siamo chiamati ad affrontare. Essi ci coinvolgono in una feconda ricerca interiore, alla quale esorto tutti i fedeli, perché sappiano esprimere in maniera sempre più convincente la Regola della fede, quella - per tornare ancora una volta a Tertulliano  "secondo la quale noi crediamo che esiste un solo Dio, e nessun altro al di fuori del Creatore del mondo: egli ha tratto ogni cosa dal nulla per mezzo del suo Verbo, generato prima di tutte le cose" (La prescrizione degli eretici 13,1).
Paparatzifan
Sunday, June 03, 2007 11:23 PM
Dal blog di Lella...


CAPPELLA PAPALE PER LA CANONIZZAZIONE DEI BEATI: GIORGIO PRECA, SZYMON Z LIPNICY, KAREL VAN SINT ANDRIES HOUBEN, MARIE EUGÉNIE DE JÉSUS MILLERET , 03.06.2007

Alle ore 10 di oggi, solennità della Santissima Trinità, il Santo Padre Benedetto XVI celebra lEucaristia sul sagrato della Basilica Vaticana e procede alla Canonizzazione dei Beati: Giorgio Preca (1880-1962), presbitero, fondatore della Societas Doctrinæ Christianæ; Szymon z Lipnicy (1435 ca.-1482), presbitero, dellOrdine dei Frati Minori; Karel van Sint Andries Houben (1821-1893), presbitero, della Congregazione della Passione di Nostro Signore Gesù Cristo; Marie Eugénie de Jésus Milleret (1817-1898), fondatrice dellIstituto delle Suore dellAssunzione.
Nel corso della Santa Messa, dopo il Rito di Canonizzazione e la proclamazione del Vangelo, il Papa pronuncia lomelia che riportiamo di seguito:


OMELIA DEL SANTO PADRE

Cari fratelli e sorelle,

celebriamo oggi la solennità della Santissima Trinità. Dopo il tempo pasquale, dopo aver rivissuto lavvenimento della Pentecoste, che rinnova il battesimo della Chiesa nello Spirito Santo, volgiamo per così dire lo sguardo verso "i cieli aperti" per entrare con gli occhi della fede nelle profondità del mistero di Dio, Uno nella sostanza e Trino nelle persone: Padre e Figlio e Spirito Santo. Mentre ci lasciamo avvolgere da questo sommo mistero, ammiriamo la gloria di Dio, che si riflette nella vita dei Santi; la contempliamo soprattutto in quelli che pocanzi ho proposto alla venerazione della Chiesa universale: Giorgio Preca, Szymon di Lipnica, Karel van Sint Andries Houben e Marie Eugénie de Jésus Milleret. A tutti i pellegrini, qui convenuti per rendere omaggio a questi testimoni esemplari del Vangelo, rivolgo il mio cordiale saluto. Saluto, in particolare, i Signori Cardinali, i Signori Presidenti delle Filippine, di Irlanda, di Malta e di Polonia, i venerati Fratelli nellEpiscopato, le Delegazioni governative e le altre Autorità civili, che prendono parte a questa celebrazione.

Nella prima Lettura, tratta dal Libro dei Proverbi, entra in scena la Sapienza, che sta al fianco di Dio come assistente, come "architetto" (8,30). Stupenda è la "panoramica" sul cosmo osservato con i suoi occhi. La Sapienza stessa confessa: "Mi ricreavo sul globo terrestre, / ponendo le mie delizie tra i figli delluomo" (8,31). È in mezzo agli esseri umani che essa ama dimorare, perché in essi riconosce limmagine e la somiglianza del Creatore. Questa relazione preferenziale della Sapienza con gli uomini fa pensare ad un celebre passo di un altro libro sapienziale, il Libro della Sapienza: "La sapienza  vi leggiamo  è unemanazione della potenza di Dio /& Pur rimanendo in se stessa, tutto rinnova / e attraverso le età entrando nelle anime sante, / forma amici di Dio e profeti" (Sap 7,25-27). Questultima suggestiva espressione invita a considerare la multiforme e inesauribile manifestazione della santità nel popolo di Dio lungo i secoli. La Sapienza di Dio si manifesta nel cosmo, nella varietà e bellezza dei suoi elementi, ma i suoi capolavori sono i santi.

Nel brano della Lettera dellapostolo Paolo ai Romani troviamo unimmagine simile: quella dellamore di Dio "riversato nei cuori" dei santi, cioè dei battezzati, "per mezzo dello Spirito Santo" che è stato loro donato (cfr Rm 5,5). È attraverso Cristo che passa il dono dello Spirito, "Persona-amore, Persona-dono", come lha definito il Servo di Dio Giovanni Paolo II (Enc. Dominum et vivificantem, 10). Per mezzo di Cristo, lo Spirito di Dio giunge a noi quale principio di vita nuova, "santa". Lo Spirito pone lamore di Dio nel cuore dei credenti nella forma concreta che aveva nelluomo Gesù di Nazaret. Si realizza così quanto dice san Paolo nella Lettera ai Colossesi: "Cristo in voi, speranza della gloria" (1,27). Le "tribolazioni" non sono in contrasto con questa speranza, anzi, concorrono a realizzarla, attraverso la "pazienza" e la "virtù provata" (Rm 5,3-4): è la via di Gesù, la via della Croce.

Nella medesima prospettiva, della Sapienza di Dio incarnata in Cristo e comunicata dallo Spirito Santo, il Vangelo ci ha suggerito che Dio Padre continua a manifestare il suo disegno damore mediante i santi. Anche qui, accade quanto abbiamo già notato a proposito della Sapienza: lo Spirito di verità rivela il disegno di Dio nella molteplicità degli elementi del cosmo e lo fa soprattutto mediante le persone umane, in modo speciale mediante i santi e le sante. In effetti, "limmagine del Dio invisibile" (Col 1,15) è propriamente solo Gesù Cristo, "il Santo e il Giusto" (At 3,14). Egli è la Sapienza incarnata, il Logos creatore che trova la sua gioia nel dimorare tra i figli delluomo, in mezzo ai quali ha posto la sua tenda (cfr Gv 1,14). In Lui è piaciuto a Dio riporre "ogni pienezza" (cfr Col 1,19); o, come dice Egli stesso nel brano evangelico odierno: "Tutto quello che il Padre possiede è mio" (Gv 16,15). Ogni singolo Santo partecipa della ricchezza di Cristo ripresa dal Padre e comunicata a tempo opportuno. È sempre la stessa santità di Gesù, è sempre Lui, il "Santo", che lo Spirito plasma nelle "anime sante", formando amici di Gesù e testimoni della sua santità.

Un amico di Gesù e testimone della santità che viene da Lui fu Giorgio Preca, nato a La Valletta nellisola di Malta. Fu un sacerdote tutto dedito allevangelizzazione: con la predicazione, con gli scritti, con la guida spirituale e lamministrazione dei Sacramenti e prima di tutto con lesempio della sua vita. Lespressione del Vangelo di Giovanni "Verbum caro factum est" orientò sempre la sua anima e la sua azione, e così il Signore ha potuto servirsi di lui per dar vita ad unopera benemerita, la "Società della Dottrina Cristiana", che mira ad assicurare alle parrocchie il servizio qualificato di catechisti ben preparati e generosi. Anima profondamente sacerdotale e mistica, egli si effondeva in slanci damore verso Dio, verso Gesù, la Vergine Maria e i Santi. Amava ripetere: "Signore Dio, quanto ti sono obbligato! Grazie, Signore Dio, e perdonami, Signore Dio!". San Giorgio Preca aiuti la Chiesa ad essere sempre, a Malta e nel mondo, leco fedele della voce del Cristo, Verbo incarnato.

Nowy [wity, Szymon z Lipnicy, wielki syn ziemi polskiej i [wiadek Chrystusa o duchowo[ci [w. Franciszka z Asy|u, |yB w odlegBych czasach, ale wBa[nie dzi[ jest dany Ko[cioBowi jako aktualny wzór chrze[cijanina, który  zainspirowany duchem Ewangelii  gotów jest odda |ycie za braci. Tak te|, przepeBniony miBosiern miBo[ci, któr czerpaB z Eucharystii, nie ocigaB si z niesieniem pomocy chorym dotknitym zaraz, która i jego doprowadziBa do [mierci. Dzi[ w sposób szczególny zawierzamy jego opiece tych, którzy cierpi z powodu ubóstwa, choroby, osamotnienia i niesprawiedliwo[ci spoBecznej. Przez jego wstawiennictwo prosimy dla nas o Bask wytrwaBej, czynnej miBo[ci do Chrystusa i do braci.

[Il novello santo, Simone da Lipnica, grande figlio della terra polacca, testimone di Cristo e seguace della spiritualità di San Francesco dAssisi, è vissuto in epoca lontana, ma proprio oggi è proposto alla Chiesa come modello attuale di un cristiano che  animato dallo spirito del Vangelo  è pronto a dedicare la vita per i fratelli. Così, colmo della misericordia che attingeva dallEucaristia, non esitò a portare laiuto ai malati colpiti dalla peste, contraendo tale morbo che condusse alla morte anche lui. Oggi in modo particolare affidiamo alla sua protezione coloro che soffrono a causa della povertà, della malattia, della solitudine e dellingiustizia sociale. Tramite la sua intercessione chiediamo per noi la grazia dellamore perseverante ed attivo, per Cristo e per i fratelli.]

"The love of God has been poured into our hearts by the Holy Spirit which has been given us." Truly, in the case of the Passionist priest, Charles of Saint Andrew Houben, we see how that love overflowed in a life totally dedicated to the care of souls. During his many years of priestly ministry in England and Ireland, the people flocked to him to seek out his wise counsel, his compassionate care and his healing touch. In the sick and the suffering he recognized the face of the Crucified Christ, to whom he had a lifelong devotion. He drank deeply from the rivers of living water that poured forth from the side of the Pierced One, and in the power of the Spirit he bore witness before the world to the Fathers love. At the funeral of this much-loved priest, affectionately known as Father Charles of Mount Argus, his superior was moved to observe: "The people have already declared him a saint."

Marie-Eugénie Milleret nous rappelle tout dabord limportance de lEucharistie dans la vie chrétienne et dans la croissance spirituelle. En effet, comme elle le souligne elle-même, sa première communion fut un temps fort, même si elle ne sen aperçut pas complètement à ce moment-là. Le Christ, présent au plus profond de son cSur, travaillait en elle, lui laissant le temps de marcher à son rythme, de poursuivre sa quête intérieure qui la conduirait jusquà se donner totalement au Seigneur dans la vie religieuse, en réponse aux appels de son temps. Elle percevait notamment limportance de transmettre aux jeunes générations, en particulier aux jeunes filles, une formation intellectuelle, morale et spirituelle, qui ferait delles des adultes capables de prendre en charge la vie de leur famille, sachant apporter leur contribution à lÉglise et à la société. Tout au long de sa vie elle trouva la force pour sa mission dans la vie doraison, associant sans cesse contemplation et action. Puisse lexemple de sainte Marie-Eugénie inviter les hommes et les femmes daujourdhui à transmettre aux jeunes les valeurs qui les aideront à devenir des adultes forts et des témoins joyeux du Ressuscité. Que les jeunes naient pas peur daccueillir ces valeurs morales et spirituelles, de les vivre dans la patience et la fidélité. Cest ainsi quils construiront leur personnalité et quils prépareront leur avenir.

Cari fratelli e sorelle, rendiamo grazie a Dio per le meraviglie che ha compiuto nei Santi, nei quali risplende la sua gloria. Lasciamoci attrarre dai loro esempi, lasciamoci guidare dai loro insegnamenti, perché tutta la nostra esistenza diventi, come la loro, un cantico di lode a gloria della Santissima Trinità. Ci ottenga questa grazia Maria, la Regina dei Santi, e lintercessione di questi quattro nuovi "Fratelli maggiori" che oggi con gioia veneriamo. Amen.


Paparatzifan
Monday, June 04, 2007 8:05 PM
Dal blog di Lella...

PAPA/ARROYO LO INVITA IN FILIPPINE,COLLOQUIO PRIVATO IN VATICANO

Pontefice e Presidente filippina dieci minuti faccia a faccia

Città del Vaticano, 4 giu. (Apcom) - Un colloquio privato di 10 minuti e l'invito a visitare le Filippine, magari in occasione della lunga trasferta a Sydney, nel luglio 2008, per la Giornata Mondiale della Gioventù: il Papa ha ricevuto questa mattina in udienza privata la presidente delle Filippine Gloria Macapagal-Arroyo, che ha ufficialmente invitato il pontefice nel Paese asiatico.

Un breve saluto nella Sala del Tronetto, con il Papa sorridente che ha accolto il capo di Stato con 'Welcome', poi le porte della Biblioteca privata si chiudono. Colloquio a tu per tu di circa dieci minuti, durante il quale - secondo quanto riferito ai giornalisti presenti dal capo del protocollo Marciano Paynov - Benedetto XVI e la Arroyo avrebbero discusso di quattro punti: l'esecuzione extragiudiziale, l'andamento dell'economia del Paese asiatico, i risultati delle recenti elezioni (che tra l'altro ha visto eletto anche un sacerdote) e l'invito a visitare le Filippine in occasione del viaggio del prossimo anno in Australia.

La signora Arroyo, che indossava un elegante tailleur nero, era accompagnata da un seguito di 14 persone, di cui 11 donne, sempre in elegante completo scuro. La presidente ha fatto benedire al Pontefice una cesta contenente oggetti religiosi. Una visita durata in tutto poco meno di un'ora, visto che a mezzogiorno un altro capo di Stato, quello messicano Felipe Calderon, ha varcato il Portone di Bronzo per incontrare il Papa. Al termine dell'incontro con Benedetto XVI, la Arroyo ha incontrato il cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato.

La presidente filippina ieri mattina ha preso parte alla canonizzazione di 4 nuovi stanti presieduta da Papa Ratzinger a piazza San Pietro.


Paparatzifan
Monday, June 04, 2007 8:06 PM
Dal blog di Lella...

PAPA RATZINGER RICEVE CALDERON, FACCIA A FACCIA OLTRE 20 MINUTI

(ASCA) - Citta' del vaticano, 4 giu - Sono stati ''cordiali'' i colloqui del presidente messicano Felipe de Jesus Calderon Hinojosa con il Papa e il Segretario di Stato vaticano. E tutto si e' concluso con l'invito a Bendetto XVI a visitare il Messico. E' quanto si apprende da un comunicato diffuso dalla Sala Stampa Vaticana al termine della visita presidenziale. ''I cordiali colloqui - vi si legge - hanno permesso uno scambio di opinioni su temi attinenti all'attualita' internazionale, anche in vista dell'imminente vertice del G8, al quale il Presidente Calderon partecipera' come invitato speciale. In riferimento al Messico - aggiunge il comunicato - ci si e' soffermati aznitutto su alcuni aspetti della vita del Paese, come l'emigrazione, le popolazioni indigene, la lotta contro la violenza e il narcotraffico, l'ambiente; si e' parlato inoltre della situazione della Chiesa cattolica, considerando soprattutto i significativi passi in avanti, gia' compiuti o ancora da compiere, nei rapporti con lo Stato. Al riguardo, non e' mancata una speciale menzione della fausta ricorrenza, nell'anno in corso, del quindicesimo anniversario del ristabilimento delle relazioni diplomatiche tra il Messico e la S.sede. Il Capo dello Stato messicano ha rinnovato al Santo Padre l'invito a visitare il suo Paese''.


LadyRatzinger
Tuesday, June 05, 2007 10:04 AM
Lunedì sarà Benedetto XVI ad inaugurare il Convegno ecclesiale della Diocesi di Roma

CITTA DEL VATICANO - Sarà Benedetto XVI a tenere lunedì prossimo, 11 giugno, nella basilica di San Giovanni in Laterano (ore 19.30), il discorso di apertura del Convegno ecclesiale della diocesi di Roma, che si svolgerà nei giorni 11, 12 e 14 giugno, sul tema Gesù è il Signore. Educare alla fede, alla sequela, alla testimonianza. È la terza volta che Benedetto XVI apre il Convegno diocesano, mostrando così, ancora una volta  scrive il card. Camillo Ruini, vicario del Papa per la diocesi di Roma, nella lettera di invito - la sua grande sollecitudine per la Chiesa di Roma. La presenza del Papa  aggiunge il Cardinale Ruini (nella foto con il Pontefice) - ci incoraggia e stimola a ben prepararci allappuntamento, da cui verranno suggerimenti e indicazioni per il programma pastorale 2007-2008 che chiederà ancora alla nostra comunità diocesana primaria attenzione pastorale ed educativa verso i giovani e le famiglie. Al discorso del Papa seguirà lintervento di Franco Nembrini, rettore del Centro scolastico La Traccia di Calcinate (Bergamo), sul tema La sfida educativa oggi. Per ulteriori informazioni sul convegno e sul programma: www.vicariatusurbis.org/Convegno.
Paparatzifan
Wednesday, June 06, 2007 6:12 PM
Udienza generale, 06-06-2007

"Chi abbandona la cattedra di Pietro, su cui è fondata la Chiesa, si illude di restare nella Chiesa"

LUdienza Generale di questa mattina si è svolta alle ore 10.30 in Piazza San Pietro dove il Santo Padre ha incontrato gruppi di pellegrini e fedeli provenienti dallItalia e da ogni parte del mondo.

Nel discorso in lingua italiana, continuando il ciclo di catechesi sui Padri Apostolici, il Papa si è soffermato sulla figura di San Cipriano.

Dopo aver riassunto la Sua catechesi in diverse lingue, il Santo Padre ha rivolto particolari espressioni di saluto ai gruppi di fedeli presenti.

Al termine dellUdienza il Papa ha pronunciato un appello per il G-8.

LUdienza Generale si è conclusa con la recita del Pater Noster e la Benedizione Apostolica impartita insieme ai Vescovi presenti.


CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA

Cari fratelli e sorelle,

nella serie delle nostre catechesi su grandi personalità della Chiesa antica, arriviamo oggi a un eccellente Vescovo africano del III secolo, san Cipriano, che "fu il primo vescovo che in Africa conseguì la corona del martirio". In pari grado la sua fama - come attesta il diacono Ponzio, che per primo ne scrisse la vita - è legata alla produzione letteraria e all'attività pastorale dei tredici anni che intercorrono fra la sua conversione e il martirio (cfr Vita 19,1; 1,1). Nato a Cartagine da ricca famiglia pagana, dopo una giovinezza dissipata Cipriano si converte al cristianesimo alletà di 35 anni. Egli stesso racconta il suo itinerario spirituale: "Quando ancora giacevo come in una notte oscura", scrive alcuni mesi dopo il battesimo, "mi appariva estremamente difficile e faticoso compiere quello che la misericordia di Dio mi proponeva... Ero legato dai moltissimi errori della mia vita passata, e non credevo di potermene liberare, tanto assecondavo i vizi e favorivo i miei cattivi desideri... Ma poi, con laiuto dellacqua rigeneratrice, fu lavata la miseria della mia vita precedente; una luce sovrana si diffuse nel mio cuore; una seconda nascita mi restaurò in un essere interamente nuovo. In modo meraviglioso cominciò allora a dissiparsi ogni dubbio... Comprendevo chiaramente che era terreno quello che prima viveva in me, nella schiavitù dei vizi della carne, ed era invece divino e celeste ciò che lo Spirito Santo in me aveva ormai generato" (A Donato, 3-4).

Subito dopo la conversione, Cipriano - non senza invidie e resistenze - viene eletto allufficio sacerdotale e alla dignità di Vescovo. Nel breve periodo del suo episcopato affronta le prime due persecuzioni sancite da un editto imperiale, quella di Decio (250) e quella di Valeriano (257 -258). Dopo la persecuzione particolarmente crudele di Decio il Vescovo dovette impegnarsi strenuamente per riportare la disciplina nella comunità cristiana. Molti fedeli, infatti, avevano abiurato, o comunque non avevano tenuto un contegno corretto dinanzi alla prova. Erano i cosiddetti lapsi - cioè i caduti -, che desideravano ardentemente rientrare nella comunità. Il dibattito sulla loro riammissione giunse a dividere i cristiani di Cartagine in lassisti e rigoristi. A queste difficoltà occorre aggiungere una grave pestilenza che sconvolse lAfrica e pose interrogativi teologici angosciosi sia allinterno della comunità sia nel confronto con i pagani. Bisogna ricordare, infine, la controversia fra Cipriano e il vescovo di Roma, Stefano, circa la validità del battesimo amministrato ai pagani da cristiani eretici.

In queste circostanze realmente difficili Cipriano rivelò elette doti di governo: fu severo, ma non inflessibile con i lapsi, accordando loro la possibilità del perdono dopo una penitenza esemplare; davanti a Roma fu fermo nel difendere le sane tradizioni della Chiesa africana; fu umanissimo e pervaso dal più autentico spirito evangelico nellesortare i cristiani allaiuto fraterno dei pagani durante la pestilenza; seppe tenere la giusta misura nel ricordare ai fedeli - troppo timorosi di perdere la vita e i beni terreni - che per loro la vera vita e i veri beni non sono quelli di questo mondo; fu irremovibile nel combattere i costumi corrotti e i peccati che devastavano la vita morale, soprattutto lavarizia. "Passava così le sue giornate", racconta a questo punto il diacono Ponzio, "quandecco che - per ordine del proconsole - giunse improvvisamente alla sua villa il capo della polizia" (Vita, 15,1). In quel giorno il santo vescovo fu arrestato, e dopo un breve interrogatorio affrontò coraggiosamente il martirio in mezzo al suo popolo.

Cipriano compose numerosi trattati e lettere, sempre legati al suo ministero pastorale. Poco incline alla speculazione teologica, scriveva soprattutto per ledificazione della comunità e per il buon comportamento dei fedeli. Di fatto, la Chiesa è il tema che gli è di gran lunga più caro.

Distingue tra Chiesa visibile, gerarchica, e Chiesa invisibile, mistica, ma afferma con forza che la Chiesa è una sola, fondata su Pietro. Non si stanca di ripetere che "chi abbandona la cattedra di Pietro, su cui è fondata la Chiesa, si illude di restare nella Chiesa" (Lunità della Chiesa cattolica, 4). Cipriano sa bene, e lo ha formulato con parole forti, che "fuori della Chiesa non c'è salvezza" (Epistola 4,4 e 73,21), e che "non può avere Dio come padre chi non ha la Chiesa come madre" (Lunità della Chiesa cattolica,4). Caratteristica irrinunciabile della Chiesa è lunità, simboleggiata dalla tunica di Cristo senza cuciture (ibid., 7): unità della quale dice che trova il suo fondamento in Pietro (ibid., 4) e la sua perfetta realizzazione nellEucaristia (Epistola 63,13). "Vi è un solo Dio, un solo Cristo", ammonisce Cipriano, "una sola è la sua Chiesa, una sola fede, un solo popolo cristiano, stretto in salda unità dal cemento della concordia: e non si può separare ciò che è uno per natura" (Lunità della Chiesa cattolica, 23).

Abbiamo parlato del suo pensiero riguardante la Chiesa, ma non si deve trascurare, infine, linsegnamento di Cipriano sulla preghiera. Io amo particolarmente il suo libro sul «Padre Nostro», che mi ha aiutato molto a capire meglio e a recitare meglio la «preghiera del Signore»: Cipriano insegna come proprio nel «Padre Nostro» è donato al cristiano il retto modo di pregare; e sottolinea che tale preghiera è al plurale, "affinché colui che prega non preghi unicamente per sé. La nostra preghiera  scrive  è pubblica e comunitaria e, quando noi preghiamo, non preghiamo per uno solo, ma per tutto il popolo, perché con tutto il popolo noi siamo una cosa sola" (Lorazione del Signore 8). Così preghiera personale e liturgica appaiono robustamente legate tra loro. La loro unità proviene dal fatto che esse rispondono alla medesima Parola di Dio. Il cristiano non dice "Padre mio", ma "Padre nostro", fin nel segreto della camera chiusa, perché sa che in ogni luogo, in ogni circostanza, egli è membro di uno stesso Corpo.

"Preghiamo dunque, fratelli amatissimi", scrive il Vescovo di Cartagine, "come Dio, il Maestro, ci ha insegnato. E preghiera confidenziale e intima pregare Dio con ciò che è suo, far salire alle sue orecchie la preghiera di Cristo. Riconosca il Padre le parole del suo Figlio, quando diciamo una preghiera: colui che abita interiormente nellanimo sia presente anche nella voce... Quando si prega, inoltre, si abbia un modo di parlare e di pregare che, con disciplina, mantenga calma e riservatezza. Pensiamo che siamo davanti allo sguardo di Dio. Bisogna essere graditi agli occhi divini sia con latteggiamento del corpo che col tono della voce... E quando ci riuniamo insieme con i fratelli e celebriamo i sacrifici divini con il sacerdote di Dio, dobbiamo ricordarci del timore reverenziale e della disciplina, non dare al vento qua e là le nostre preghiere con voci scomposte, né scagliare con tumultuosa verbosità una richiesta che va raccomandata a Dio con moderazione, perché Dio è ascoltatore non della voce, ma del cuore (non vocis sed cordis auditor est)" (3-4). Si tratta di parole che restano valide anche oggi e ci aiutano a celebrare bene la Santa Liturgia.

In definitiva, Cipriano si colloca alle origini di quella feconda tradizione teologico-spirituale che vede nel cuore il luogo privilegiato della preghiera. Stando alla Bibbia e ai Padri, infatti, il cuore è lintimo delluomo, il luogo dove abita Dio. In esso si compie quellincontro nel quale Dio parla alluomo, e luomo ascolta Dio; luomo parla a Dio, e Dio ascolta luomo: il tutto attraverso lunica Parola divina. Precisamente in questo senso - riecheggiando Cipriano - Smaragdo, abate di San Michele alla Mosa nei primi anni del nono secolo, attesta che la preghiera "è opera del cuore, non delle labbra, perché Dio guarda non alle parole, ma al cuore dellorante" (Il diadema dei monaci, l).

Carissimi, facciamo nostro questo "cuore in ascolto", di cui ci parlano la Bibbia (cfr 1 Re 3,9) e i Padri: ne abbiamo tanto bisogno! Solo così potremo sperimentare in pienezza che Dio è il nostro Padre, e che la Chiesa, la santa Sposa di Cristo, è veramente la nostra Madre.

APPELLO DEL SANTO PADRE

Oggi è iniziato a Heiligendamm, Germania, sotto la Presidenza della Repubblica Federale di Germania, il Vertice Annuale dei Capi di Stato e di Governo del G-8 - cioè i sette Paesi più industrializzati del mondo più la Federazione Russa. Lo scorso 16 dicembre ebbi occasione di scrivere alla Cancelliere Angela Merkel ringraziandola, a nome della Chiesa cattolica, per la decisione di conservare allordine del giorno del G-8 il tema della povertà nel mondo, con particolare attenzione allAfrica. La Dottoressa Merkel mi rispose cortesemente il 2 febbraio scorso, assicurandomi circa limpegno del G-8 nel raggiungimento degli obiettivi di sviluppo del millennio. Vorrei ora rivolgere un nuovo appello ai leader riuniti a Heiligendamm, affinché non vengano meno alle promesse di aumentare sostanzialmente laiuto allo sviluppo, in favore delle popolazioni più bisognose, soprattutto quelle del Continente Africano.

In tale senso, speciale attenzione merita il secondo grande obiettivo del millennio: "il raggiungimento delleducazione primaria per tutti; lassicurazione che ogni ragazzo e ragazza completi lintero corso della scuola primaria entro il 2015". Questo obiettivo è parte integrale del raggiungimento di tutti gli altri obiettivi del millennio; è garanzia del consolidamento degli obiettivi raggiunti; è punto di partenza dei processi autonomi e sostenibili di sviluppo.

Non si deve dimenticare che la Chiesa cattolica è stata sempre in prima linea nel campo delleducazione, arrivando, particolarmente nei Paesi più poveri, là dove le strutture statali spesso non riescono ad arrivare. Altre Chiese cristiane, gruppi religiosi e organizzazioni della società civile condividono tale impegno educativo. E una realtà che, in applicazione del principio di sussidiarietà, i Governi e le Organizzazioni internazionali sono chiamati a riconoscere, a valorizzare e a sostenere, anche mediante lerogazione di adeguati contributi finanziari. Speriamo che si lavori seriamente per il raggiungimento di questi obiettivi.


emma3
Friday, June 08, 2007 5:11 PM
Testo integrale dell'omelia di Benedetto XVI durante la Santa Messa della festa del Corpus Domini.



Cari fratelli e sorelle!

Poco fa abbiamo cantato nella Sequenza: "Dogma datur christianis, / quod in carnem transit panis, / et vinum in sanguinem  È certezza a noi cristiani: / si trasforma il pane in carne, / si fa sangue il vino". Questoggi riaffermiamo con grande gioia la nostra fede nellEucaristia, il Mistero che costituisce il cuore della Chiesa. Nella recente Esortazione post-sinodale Sacramentum caritatis ho ricordato che il Mistero eucaristico "è il dono che Gesù Cristo fa di se stesso, rivelandoci lamore infinito di Dio per ogni uomo" (n. 1). Pertanto quella del Corpus Domini è una festa singolare e costituisce un importante appuntamento di fede e di lode per ogni comunità cristiana. È festa che ha avuto origine in un determinato contesto storico e culturale: è nata con lo scopo ben preciso di riaffermare apertamente la fede del Popolo di Dio in Gesù Cristo vivo e realmente presente nel santissimo Sacramento dellEucaristia. È festa istituita per adorare, lodare e ringraziare pubblicamente il Signore, che "nel Sacramento eucaristico continua ad amarci fino alla fine, fino al dono del suo corpo e del suo sangue" (Sacramentum caritatis, 1).

La Celebrazione eucaristica di questa sera ci riconduce al clima spirituale del Giovedì Santo, il giorno in cui Cristo, alla vigilia della sua Passione, istituì nel Cenacolo la santissima Eucaristia. Il Corpus Domini costituisce così una ripresa del mistero del Giovedì Santo, quasi in obbedienza allinvito di Gesù di "proclamare sui tetti" ciò che Egli ci ha trasmesso nel segreto (cfr Mt 10,27). Il dono dellEucaristia, gli Apostoli lo ricevettero dal Signore nellintimità dellUltima Cena, ma era destinato a tutti, al mondo intero. Ecco perché va proclamato ed esposto apertamente, perché ognuno possa incontrare "Gesù che passa" come avveniva per le strade della Galilea, della Samaria e della Giudea; perché ognuno, ricevendolo, possa essere sanato e rinnovato dalla forza del suo amore. Questa, cari amici, è la perpetua e vivente eredità che Gesù ci ha lasciato nel Sacramento del suo Corpo e del suo Sangue. Eredità che domanda di essere costantemente ripensata, rivissuta, affinché, come ebbe a dire il venerato Papa Paolo VI, possa "imprimere la sua inesauribile efficacia su tutti i giorni della nostra vita mortale" (Insegnamenti, V [1967], p. 779).

Sempre nellEsortazione post-sinodale, commentando lesclamazione del sacerdote dopo la consacrazione: "Mistero della fede!", osservavo: con queste parole egli "proclama il mistero celebrato e manifesta il suo stupore di fronte alla conversione sostanziale del pane e del vino nel corpo e sangue del Signore Gesù, una realtà che supera ogni comprensione umana" (n. 6). Proprio perché si tratta di una realtà misteriosa che oltrepassa la nostra comprensione, non dobbiamo meravigliarci se anche oggi molti fanno fatica ad accettare la presenza reale di Cristo nellEucaristia. Non può essere altrimenti. Fu così fin dal giorno in cui, nella sinagoga di Cafarnao, Gesù dichiarò apertamente di essere venuto per darci in cibo la sua carne e il suo sangue (cfr Gv 6,26-58). Il linguaggio apparve "duro" e molti si tirarono indietro. Allora come adesso, lEucaristia resta "segno di contraddizione" e non può non esserlo, perché un Dio che si fa carne e sacrifica se stesso per la vita del mondo pone in crisi la sapienza degli uomini. Ma con umile fiducia, la Chiesa fa propria la fede di Pietro e degli altri Apostoli, e con loro proclama, e proclamiamo noi: "Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna" (Gv 6,68). Rinnoviamo pure noi questa sera la professione di fede nel Cristo vivo e presente nellEucaristia. Sì, "è certezza a noi cristiani: / si trasforma il pane in carne, / si fa sangue il vino".

La Sequenza, nel suo punto culminante, ci ha fatto cantare: "Ecce panis angelorum, / factus cibus viatorum: / vere panis filiorum - Ecco il pane degli angeli, / pane dei pellegrini, / vero pane dei figli". E per la grazia del Signore, noi siamo figli. LEucaristia è il cibo riservato a coloro che nel Battesimo sono stati liberati dalla schiavitù e sono diventati figli; è il cibo che li sostiene nel lungo cammino dellesodo attraverso il deserto dellumana esistenza. Come la manna per il popolo dIsraele, così per ogni generazione cristiana lEucaristia è lindispensabile nutrimento che la sostiene mentre attraversa il deserto di questo mondo, inaridito da sistemi ideologici ed economici che non promuovono la vita, ma piuttosto la mortificano; un mondo dove domina la logica del potere e dellavere piuttosto che quella del servizio e dellamore; un mondo dove non di rado trionfa la cultura della violenza e della morte. Ma Gesù ci viene incontro e ci infonde sicurezza: Egli stesso è "il pane della vita" (Gv 6,35.48). Ce lo ha ripetuto nelle parole del Canto al Vangelo: "Io sono il pane vivo disceso dal cielo; chi mangia di questo pane vivrà in eterno" (cfr Gv 6,51).

Nel brano evangelico pocanzi proclamato san Luca, narrandoci il miracolo della moltiplicazione dei cinque pani e due pesci con cui Gesù sfamò la folla "in una zona deserta", conclude dicendo: "Tutti ne mangiarono e si saziarono" (cfr Lc 9,11b17). Vorrei in primo luogo sottolineare questo "tutti". E infatti desiderio del Signore che ogni essere umano si nutra dellEucaristia, perché lEucaristia è per tutti. Se nel Giovedì Santo viene posto in evidenza lo stretto rapporto che esiste tra lUltima Cena e il mistero della morte di Gesù in croce, questoggi, festa del Corpus Domini, con la processione e ladorazione corale dellEucaristia si richiama lattenzione sul fatto che Cristo si è immolato per lintera umanità. Il suo passaggio fra le case e per le strade della nostra Città sarà per coloro che vi abitano unofferta di gioia, di vita immortale, di pace e di amore.

Nel brano evangelico, un secondo elemento salta allocchio: il miracolo compiuto dal Signore contiene un esplicito invito ad offrire ciascuno il proprio contributo. I cinque pesci e i due pani stanno ad indicare il nostro apporto, povero ma necessario, che Egli trasforma in dono di amore per tutti. "Cristo ancora oggi - ho scritto nella citata Esortazione post-sinodale - continua ad esortare i suoi discepoli ad impegnarsi in prima persona" (n. 88). LEucaristia è dunque una chiamata alla santità e al dono di sé ai fratelli, perchè "la vocazione di ciascuno di noi è quella di essere, insieme a Gesù, pane spezzato per la vita del mondo" (ibid.).

Questo invito, il nostro Redentore lo rivolge in particolare a noi, cari fratelli e sorelle di Roma, raccolti in questa storica Piazza intorno allEucaristia: vi saluto tutti con affetto. Il mio saluto è innanzitutto per il Cardinale Vicario e i Vescovi Ausiliari, per gli altri venerati Fratelli Cardinali e Vescovi, come pure per i numerosi presbiteri e diaconi, i religiosi e le religiose, e i tanti fedeli laici. Al termine della Celebrazione eucaristica ci uniremo in processione, quasi a portare idealmente il Signore Gesù per tutte le vie e i quartieri di Roma. Lo immergeremo, per così dire, nella quotidianità della nostra vita, perché Egli cammini dove noi camminiamo, perché Egli viva dove noi viviamo. Sappiamo infatti, come ci ha ricordato lapostolo Paolo nella Lettera ai Corinzi, che in ogni Eucaristia, anche in quella di stasera, noi "annunziamo la morte del Signore finché egli venga" (cfr 1 Cor 11,26). Noi camminiamo sulle strade del mondo sapendo di aver Lui al fianco, sorretti dalla speranza di poterlo un giorno vedere a viso svelato nellincontro definitivo.

Intanto già ora noi ascoltiamo la sua voce che ripete, come leggiamo nel Libro dellApocalisse: "Ecco, io sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me" (Ap 3,20). La festa del Corpus Domini vuole rendere percepibile, nonostante la durezza del nostro udito interiore, questo bussare del Signore. Gesù bussa alla porta del nostro cuore e ci chiede di entrare non soltanto per lo spazio di un giorno, ma per sempre. Lo accogliamo con gioia elevando a Lui la corale invocazione della Liturgia: "Buon Pastore, vero pane, / o Gesù, pietà di noi (&) Tu che tutto sai e puoi, / che ci nutri sulla terra, / conduci i tuoi fratelli / alla tavola del cielo / nella gioia dei tuoi santi". Amen!



Paparatzifan
Saturday, June 09, 2007 9:18 PM
Dal blog di Lella...

VATICANO: CON IL NUOVO SOSTITUTO COMPLETATA NUOVA SEGRETERIA DI STATO.
MONS. SANDRI NUOVO PREFETTO DELLA CONGREGAZIONE PER LE CHIESE OIENTALI


(ASCA) - Citta' del Vaticano, 9 giu - Benedetto XVI ha nominato oggi mons.Fernando Filoni Sostituto alla Segreteria di Stato e in contemporanea ha nominato mons.Leonardo Sandri Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali. Con la nomina di mons.Filoni, a parecchi mesi di distanza dalla nomina di mons.Mamberti a segretario per i rapporti con gli Stati, si completa il nuovo quadro dirigente della politica vaticana. Ora il cardinale Bertone puo' fare affidamento su due collaboratori di sua piena fiducia, mettendo cosi' le premesse per una piu' rapida conclusione del rinnovamento e avvicendamento nei vari organismi curiali secondo il progetto di Benedetto XVI. Mons.Filoni che e' stato sempre la figura piu' accreditata per l'incarico di Sostituo alla segreteria di Stato, ha 61 anni, essendo nato a Manduria in provincia di Taranto il 15 aprile 1946. Prete dal 3 luglio 1970 si e' laureato in filosofia e diritto canonico. Entrato nel servizio diplomatico della S.Sede nel 1981 ha prestato servizio nella rappresentanze pontificie in Sri Lanka e in Iran, in Segreteria di Stato, Brasile e Filippine dove era attualmente nunzio. Vescovo dal 17 gennaio 2001, era stato inviato nunzio in Giordania e Iraq. Proprio in questo paese egli ha dimostrato le sue capacita' e il suo orientamento in favore della pace, restando, unico con l'ambasciatore cubano tra i diplomatici occidentali, nella capitale anche sotto i bombardamenti e prodigandosi per l'aiuto alle popolazioni e la difesa della condizione dei cristiani divenuta via via piu' difficile e drammatica. Dal 26 febbraio 2006 era nunzio nelle Filippine. Conosce il francese, lo spagnolo, l'inglese e il portoghese. In una dichiarazione diffusa oggi dalla Sala Stampa, mons.Filoni ringrazia il Papa che lo ha chiamato a collaborare nella segreteria di Stato quale sostituto della Segreteria stessa, ma ringrazia pure il cardinale Bertone ''che mi annovera tra i suoi piu' stretti collaboratori. Spero di saper rispondere alla stima riposta nella mia persona per il miglior servizio al Santo Padre e alla Chiesa tutta''. Con un saluto a tutto il personale della Segreteria di Stato, mons.Filoni rivolge un ringraziamento alla Chiesa e al popolo filippino. Un particolare: la sua dichiarazione e' datata da Manila.


Paparatzifan
Saturday, June 09, 2007 9:20 PM
Dal blog di Lella...

RINUNCIA DEL PREFETTO DELLA CONGREGAZIONE PER LE CHIESE ORIENTALI E NOMINA DEL SUCCESSORE

Il Santo Padre ha accolto la rinunzia presentata, per raggiunti limiti detà, dallEm.mo Card. Ignazio Moussa I Daoud allincarico di Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali ed ha chiamato a succedergli nel medesimo incarico S.E. Mons. Leonardo Sandri, Arcivescovo tit. di Cittanova, finora Sostituto per gli Affari Generali della Segreteria di Stato.

S.E. Mons. Leonardo Sandri

È nato a Buenos Aires (Argentina) il 18 novembre 1943.
È stato ordinato sacerdote il 2 dicembre 1967. Incardinato nellarcidiocesi di Buenos Aires.
Ha conseguito la Licenza in Teologia (Università Cattolica Argentina) e la laurea in Diritto Canonico (Pontificia Università Gregoriana).
È entrato nel Servizio diplomatico della Santa Sede nel 1974, ha prestato la propria opera presso la Rappresentanza Pontificia in Madagascar e successivamente, dal 1977 al 1989, presso la Segreteria di Stato; dal 1989 al 1991, infine, ha svolto il suo servizio come Consigliere presso la Nunziatura Apostolica negli Stati Uniti dAmerica e lOrganizzazione degli Stati Americani.
Il 22 agosto 1991 è stato nominato Reggente della Prefettura della Casa Pontificia; il 2 aprile 1992 Assessore per gli Affari Generali della Segreteria di Stato.
Il 22 luglio 1997 è stato nominato Nunzio Apostolico in Venezuela ed eletto Arcivescovo titolare di Cittanova. Ha ricevuto la consacrazione episcopale l11 ottobre dello stesso anno.
Il 1° marzo 2000 è stato nominato Nunzio Apostolico in Messico.
Il 16 settembre 2000 è stato nominato Sostituto per gli Affari Generali della Segreteria di Stato.
Conosce litaliano, il francese, linglese ed il tedesco.


Paparatzifan
Saturday, June 09, 2007 9:22 PM
VISITA DEL SANTO PADRE ALLA CONGREGAZIONE PER LE CHIESE ORIENTALI , 09.06.2007

Alle 12.30 di questa mattina il Santo Padre Benedetto XVI si è recato in Visita alla Congregazione per le Chiese Orientali, nel Palazzo del Bramante in Via della Conciliazione.
Accolto al suo arrivo dal Prefetto della Congregazione, Sua Beatitudine Em.ma il Card. Ignace Moussa I Daoud, e da S.E. Mons. Antonio Maria Vegliò, Segretario della medesima Congregazione, il Papa si è poi recato per una breve visita alla Cappella del Santissimo Salvatore. Alluscita dalla Cappella il Santo Padre ha salutato i Rettori dei Pontifici Collegi e Istituti Orientali di Roma e S.E. Mons Cipriano Calderón Polo, Preposto del Palazzo del Bramante.
Quindi il Papa ha raggiunto la Sala di Rappresentanza per incontrare gli Officiali della Congregazione qui riuniti e, introdotto dallindirizzo di omaggio del Prefetto, Sua Beatitudine Em.ma il Card. Ignace Moussa I Daoud, ha rivolto ai presenti il discorso che riportiamo di seguito:

DISCORSO DEL SANTO PADRE

Beatitudine,
venerati Fratelli nellEpiscopato e nel Sacerdozio,
cari fratelli e sorelle!

È giunto il giorno, atteso anche dal Papa, di visitare la Congregazione per le Chiese Orientali. È un giorno significativo anche perché oggi il calendario della Chiesa Latina ricorda SantEfrem, il grande Dottore della Chiesa sira. Sono riconoscente al Signore e a tutti voi per questo incontro molto cordiale. Saluto il Cardinale Prefetto, Ignace Moussa Daoud, e lo ringrazio per le sue gentili espressioni di omaggio. Estendo il mio ricordo allArcivescovo Segretario, Mons. Antonio Maria Vegliò, al Sotto-Segretario, ai Collaboratori e a tutti i presenti.

Il mio primo pensiero va a Papa Benedetto XV, di felice memoria, che istituì la "Sacra Congregazione per la Chiesa Orientale" novantanni or sono. Il beato Pio IX aveva costituito in seno a Propaganda Fide la "Sezione Orientale". Tuttavia, per "fugare il timore che gli orientali non fossero tenuti nella dovuta considerazione dai Romani Pontefici", Papa Benedetto volle il nuovo Dicastero, del tutto autonomo, disponendo quanto necessario per il suo migliore funzionamento. E ne assunse egli stesso il governo. Come attesta il Motu proprio Dei providentis, egli desiderava manifestare chiaramente che "in Ecclesia Iesu Christi, ut quae non latina sit, non graeca, non slavonica, sed catholica, nullum inter eius filios intercedere discrimen" (AAS, 9-1917, pp 529-531).

Iniziava proprio allora una fase drammatica della storia, specialmente per lEst europeo. I tempi successivi avrebbero confermato quanto mai provvidenziale quel provvedimento pontificio teso ad assicurare agli orientali cattolici, attraverso una specifica Congregazione, la premura della Chiesa, la quale avrebbe poi accompagnato molti di loro nellora non breve della persecuzione. Dopo il silenzio, giunse il tempo del riscatto, e la vita e la missione della Chiesa poterono riprendere, svilupparsi e consolidarsi. In questa circostanza ringrazio nuovamente il Signore per i disegni della sua divina bontà. Ma come padre e pastore, sento il dovere di elevare a Dio una fervida preghiera e di rivolgere un accorato appello a tutti i responsabili perché ovunque, dallOriente allOccidente, le Chiese possano professare la fede cristiana in piena libertà. Ai figli e alle figlie della Chiesa sia concesso ovunque di vivere nella tranquillità personale e sociale: siano garantiti dignità, rispetto e futuro ai singoli e ai gruppi, senza pregiudizio alcuno per i loro diritti di credenti e di cittadini.

Dalle mie labbra si leva oltremodo accorata linvocazione di pace per la Terra Santa, lIraq, il Libano, tutti territori posti sotto la giurisdizione della Congregazione per le Chiese Orientali, come anche per le altre regioni coinvolte nel vortice di una violenza apparentemente inarrestabile. Possano le Chiese e i discepoli del Signore rimanere là dove li ha posti per nascita la divina Provvidenza; là dove meritano di rimanere per una presenza che risale agli inizi del cristianesimo. Nel corso dei secoli essi si sono distinti per un amore incontestabile e inscindibile alla propria fede, al proprio popolo e alla propria terra.

Questa visita mi pone sulle orme dei miei venerati Predecessori, il Servo di Dio Giovanni Paolo II e il Beato Giovanni XXIII, che vennero personalmente ad incontrare i Superiori e gli Officiali del Dicastero. Con essa intendo inoltre simbolicamente continuare il pellegrinaggio al cuore dellOriente che Papa Giovanni Paolo II ha proposto nella Lettera apostolica Orientale lumen. Poiché la venerabile e antica tradizione delle Chiese Orientali è parte integrante del patrimonio indiviso della Chiesa di Cristo (cfr Unitatis redintegratio, 17), egli esortava a conoscerla, affermando: "È necessario che anche i figli della Chiesa cattolica di tradizione latina possano conoscere in pienezza questo tesoro e sentire così, insieme con il Papa, la passione perché sia restituita alla Chiesa e al mondo la piena manifestazione della cattolicità della Chiesa" (Orientale lumen, 1). Ho idealmente iniziato tale pellegrinaggio assumendo il nome di un Papa che tanto amò lOriente. E, aprendo ufficialmente il Servizio Petrino del Vescovo di Roma, mi sono raccolto presso il sepolcro dellApostolo chiamando accanto a me i Patriarchi orientali in comunione con il Successore di Pietro. Così, davanti a tutta la Chiesa, mi sono spiritualmente immerso nella sorgente sempre zampillante del Credo apostolico, facendo mia la professione di fede del Pescatore di Galilea nel "Figlio del Dio vivente" (Mt 16,16). Ho risentito la consolante promessa del Signore Gesù: "Tu sei Pietro" (ibid. 18). Avevo la certezza di avere al fianco, con i loro Pastori, i figli e le figlie dellOriente, che fedeli alla propria tradizione gioiscono di beneficiare anche del carisma di comunione conferito da Gesù a Pietro e ai suoi Successori. Infine, il viaggio apostolico in Turchia, indimenticabile per il commovente abbraccio con la comunità cattolica e per il suo significato ecumenico e interreligioso, ha costituito un ulteriore momento di speciale fecondità nel mio pellegrinaggio al cuore dellOriente.

Oggi, il Papa ringrazia nuovamente gli orientali per la fedeltà pagata col sangue, di cui restano pagine mirabili lungo i secoli fino al martirologio contemporaneo! Li assicura, a sua volta, di volere rimanere al loro fianco. E riafferma la profonda considerazione verso le Chiese Orientali Cattoliche per il loro singolare ruolo di testimoni viventi delle origini (cfr Orientalium Ecclesiarum, 1). Senza un costante rapporto con la tradizione delle origini, infatti, non cè futuro per la Chiesa di Cristo. Sono in particolare le Chiese Orientali a custodire leco del primo annuncio evangelico; le più antiche memorie dei segni compiuti dal Signore; i primi riflessi della luce pasquale e il riverbero del fuoco mai spento della Pentecoste. Il loro patrimonio spirituale, radicato nellinsegnamento degli Apostoli e dei Padri, ha generato venerabili tradizioni liturgiche, teologiche e disciplinari, mostrando la capacità del "pensiero di Cristo" di fecondare le culture e la storia. Proprio per questo anchio, come i miei Predecessori, guardo con stima ed affetto alle Chiese dellOrtodossia: "un legame particolarmente stretto già ci unisce. Abbiamo in comune quasi tutto e abbiamo in comune soprattutto lanelito sincero allunità" (Orientale lumen, 3). Lauspicio che sale dal profondo del cuore è che questo anelito possa presto trovare la sua piena realizzazione.

La Chiesa universale trova nel patrimonio delle origini la capacità di parlare anche alluomo contemporaneo in modo unanime e convincente: "Le parole dellOccidente hanno bisogno delle parole dellOriente perché la Parola di Dio manifesti sempre meglio le sue insondabili ricchezze" (Orientale lumen, 28). È il Concilio Ecumenico Vaticano II a desiderare che le Chiese Orientali "fioriscano e assolvano con rinnovato vigore apostolico la missione loro affidata [&] di promuovere lunità di tutti i cristiani, specialmente orientali, secondo il decreto sullecumenismo [&], in primo luogo con la preghiera, lesempio della vita, la scrupolosa fedeltà alle antiche tradizioni orientali, la mutua e più profonda conoscenza, la collaborazione e la fraterna stima delle cose e degli animi" (Orientalium Ecclesiarum, 1). Favorite da una plurisecolare consuetudine di vita, esse dovranno farsi carico della sfida interreligiosa, in spirito di verità, rispetto e reciprocità, affinché culture e tradizioni diverse trovino vicendevole ospitalità nel nome dellunico Dio (cfr At 2,9-11).

La Congregazione ha compiti ben definiti, che svolge con competente dedizione. Sono lieto di poter esprimere ad essa il mio grato apprezzamento e di incoraggiarla a porre ogni suo atto nel quadro della missione propria delle Chiese Orientali e di quella componente della Chiesa latina che è ad essa affidata. Ribadisco lirreversibilità della scelta ecumenica e linderogabilità dellincontro a livello interreligioso. Elogio la più corretta applicazione della collegialità sinodale, e la verifica puntuale dello sviluppo ecclesiale suscitato dalla ritrovata libertà religiosa. La priorità della formazione sta molto a cuore al Papa, come pure laggiornamento della pastorale familiare, giovanile e vocazionale, e la valorizzazione della pastorale della cultura e della carità. Dovrà continuare e anzi crescere quel movimento di carità che, per mandato del Papa, la Congregazione segue affinché in modo ordinato ed equo la Terra Santa e le altre regioni orientali ricevano il necessario sostegno spirituale e materiale per far fronte alla vita ecclesiale ordinaria e a particolari necessità. Uno sforzo intelligente è, infine, richiesto anche per affrontare il serio fenomeno delle migrazioni, che talora priva le comunità tanto provate delle migliori risorse. Occorre garantire ai migranti adeguata accoglienza nel nuovo contesto e lindispensabile legame con la propria tradizione religiosa.

Con queste preoccupazioni la Congregazione si porrà accanto alle Chiese Orientali per promuoverne il cammino nel rispetto delle loro prerogative e responsabilità. In questo non facile compito sa di poter contare sempre sul Papa, sugli Organismi della Curia Romana secondo le rispettive funzioni, sulle Istituzioni ad essa legate: penso, soprattutto, al Pontificio Istituto Orientale, che pure ricorda il novantesimo di fondazione, e al quale va il mio ringraziamento per linsostituibile e qualificato servizio ecclesiale.

Affido questi auspici al beato Giovanni XXIII: lOriente lo segnò profondamente fino a condurlo a convocare la "nuova Pentecoste del Concilio" in docilità allo Spirito e cordiale apertura verso tutti i popoli. Ci è vicina la Santissima Madre di Dio, che nella vostra cappella bizantina ho venerato davanti alle Sante Icone, attorniata dalla nube dei Testimoni. Fiduciose nella Tuttasanta, le Chiese Orientali coltivino quella varietà che non nuoce, anzi esalta lunità, perché la Chiesa intera sia il "sacramento dellintima unione con Dio e dellunità di tutto il genere umano" (cfr Lumen gentium, 1).

Cari amici, a voi consegno il mio saluto per i fratelli e le sorelle dellOriente, perché sentano, anche grazie al lavoro quotidiano della Congregazione, di avere sempre un posto nel cuore del Papa di Roma. Per questo imparto a ciascuno lApostolica Benedizione, che volentieri estendo alle persone care e a tutte le Chiese Orientali Cattoliche.


Paparatzifan
Sunday, June 10, 2007 4:02 PM
Dal blog di Lella...

LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELLANGELUS , 10.06.2007
Alle ore 12 di oggi il Santo Padre Benedetto XVI si affaccia alla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare lAngelus con i fedeli ed i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro.

Queste le parole del Papa nellintrodurre la preghiera mariana:


PRIMA DELLANGELUS

Cari fratelli e sorelle!

Lodierna solennità del Corpus Domini, che in Vaticano e in altre Nazioni è stata già celebrata giovedì scorso, ci invita a contemplare il sommo Mistero della nostra fede: la Santissima Eucaristia, reale presenza del Signore Gesù Cristo nel Sacramento dellaltare. Ogni volta che il sacerdote rinnova il Sacrificio eucaristico, nella preghiera di consacrazione ripete: "Questo è il mio corpo& questo è il mio sangue". Lo dice prestando la voce, le mani e il cuore a Cristo, che ha voluto restare con noi ed essere il cuore pulsante della Chiesa. Ma anche dopo la Celebrazione dei divini misteri il Signore Gesù resta vivo nel tabernacolo; per questo a Lui viene resa lode specialmente con ladorazione eucaristica, come ho voluto ricordare nella recente Esortazione apostolica post-sinodale Sacramentum caritatis (cfr nn. 66-69). Anzi, esiste un legame intrinseco tra la celebrazione e ladorazione. La Santa Messa infatti è in se stessa il più grande atto di adorazione della Chiesa: "Nessuno mangia questa carne  scrive santAgostino  se prima non lha adorata" (Enarr. in Ps. 98,9: CCL XXXIX, 1385). Ladorazione al di fuori della santa Messa prolunga e intensifica quanto è avvenuto nella celebrazione liturgica, e rende possibile unaccoglienza vera e profonda di Cristo.

Questoggi poi, in tutte le comunità cristiane, si svolge la processione eucaristica, singolare forma di adorazione pubblica dellEucaristia, arricchita da belle e tradizionali manifestazioni di devozione popolare. Vorrei cogliere lopportunità che mi offre la solennità odierna per raccomandare vivamente ai Pastori e a tutti i fedeli la pratica delladorazione eucaristica. Esprimo il mio apprezzamento agli Istituti di Vita Consacrata, come pure alle associazioni e confraternite che vi si dedicano in modo speciale: esse offrono a tutti un richiamo alla centralità di Cristo nella nostra vita personale ed ecclesiale. Mi rallegro poi nel constatare che molti giovani stanno scoprendo la bellezza delladorazione, sia personale che comunitaria. Invito i sacerdoti a incoraggiare in questo i gruppi giovanili, ma anche a seguirli affinché le forme delladorazione comunitaria siano sempre appropriate e dignitose, con adeguati tempi di silenzio e di ascolto della Parola di Dio. Nella vita di oggi, spesso rumorosa e dispersiva, è più che mai importante recuperare la capacità di silenzio interiore e di raccoglimento: ladorazione eucaristica permette di farlo non solo intorno all"io", bensì in compagnia di quel "Tu" pieno damore che è Gesù Cristo, "il Dio a noi vicino".

La Vergine Maria, Donna eucaristica, ci introduca nel segreto della vera adorazione. Il suo cuore, umile e semplice, era sempre raccolto intorno al mistero di Gesù, nel quale adorava la presenza di Dio e del suo Amore redentore. Per sua intercessione, cresca in tutta la Chiesa la fede nel Mistero eucaristico, la gioia di partecipare alla santa Messa, specialmente domenicale, e lo slancio per testimoniare limmensa carità di Cristo.

DOPO LANGELUS

Mi giungono purtroppo di frequente richieste di interessamento nei confronti di persone, tra le quali anche sacerdoti cattolici, tenute sotto sequestro per diversi motivi e in varie parti del mondo. Porto tutti nel cuore e tutti tengo presenti nella mia preghiera, pensando, tra gli altri casi, a quello doloroso della Colombia. Rivolgo il mio accorato appello agli autori di tali atti esecrabili, affinché prendano coscienza del male compiuto e restituiscano al più presto allaffetto dei loro cari quanti tengono prigionieri. Affido le vittime alla materna protezione di Maria Santissima, Madre di tutti gli uomini.


Paparatzifan
Tuesday, June 12, 2007 5:07 PM
Dal blog di Lella...

APERTURA DEL CONVEGNO DELLA DIOCESI DI ROMA NELLA BASILICA DI SAN GIOVANNI IN LATERANO , 11.06.2007

Cari fratelli e sorelle,
per il terzo anno consecutivo il Convegno della nostra diocesi mi offre la possibilità di incontrarvi e di rivolgermi a voi tutti, affrontando la tematica sulla quale la Chiesa di Roma si concentrerà nel prossimo anno pastorale, in stretta continuità con il lavoro svolto nell'anno che si sta concludendo. Saluto con affetto ciascuno di voi, vescovi, sacerdoti, diaconi, religiosi e religiose, laici che partecipate con generosità alla missione della Chiesa. Ringrazio in particolare il cardinale vicario per le parole che mi ha rivolto a nome di tutti voi.
Il tema del Convegno è «Gesù è il Signore. Educare alla fede, alla sequela, alla testimonianza»: un tema che ci riguarda tutti, perché ogni discepolo confessa che Gesù è il Signore ed è chiamato a crescere nell'adesione a Lui, dando e ricevendo aiuto dalla grande compagnia dei fratelli nella fede. Il verbo «educare», posto nel titolo del Convegno, sottintende però una speciale attenzione ai bambini, ai ragazzi e ai giovani e mette in evidenza quel compito che è proprio anzitutto della famiglia: rimaniamo così all'interno di quel percorso che ha caratterizzato negli ultimi anni la pastorale della nostra diocesi. È importante soffermarci anzitutto sull'affermazione iniziale, che dà il tono e il senso del nostro Convegno: «Gesù è il Signore». La ritroviamo già nella solenne dichiarazione che conclude il discorso di Pietro a Pentecoste: «Sappia dunque con certezza tutta la casa di Israele che Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso!» (At 2,36). Analoga è la conclusione del grande inno a Cristo contenuto nella Lettera di Paolo ai Filippesi: «Ogni lingua proclami che Gesù è il Signore, a gloria di Dio Padre» (2,11). Ancora San Paolo, nel saluto finale della Prima Lettera ai Corinzi, esclama: «Se qualcuno non ama il Signore sia anàtema. Maranà tha : vieni, o Signore» (1 Cor 16,22), tramandandoci così l'antichissima invocazione in lingua aramaica di Gesù come Signore. Aggiungo un'altra citazione, che mostra con particolare evidenza il legame che unisce la prima generazione cristiana al suo unico Signore: «Anche se vi sono cosiddetti dèi sia nel cielo sia sulla terra, & per noi c'è un solo Dio, il Padre, dal quale tutto proviene e noi siamo per lui; e un solo Signore, Gesù Cristo, in virtù del quale esistono tutte le cose e noi esistiamo per lui» (1 Cor 8,5-6). Così, fin dall'inizio, i discepoli hanno riconosciuto in Gesù risorto colui che è nostro fratello in umanità, ma fa anche tutt'uno con Dio; colui che con la sua venuta nel mondo e in tutta la sua vita, la sua morte e risurrezione ci ha portato Dio, ha reso in maniera nuova e unica Dio presente nel mondo, colui dunque che dà significato e speranza alla nostra vita: in lui incontriamo infatti il vero volto di Dio, ciò di cui abbiamo realmente bisogno per vivere.

Educare alla fede, alla sequela e alla testimonianza vuol dire aiutare i nostri fratelli, o meglio aiutarci scambievolmente, ad entrare in un rapporto vivo con Cristo e con il Padre. È questo, fin dall'inizio, il compito fondamentale della Chiesa, come comunità dei credenti, dei discepoli e degli amici di Gesù. La Chiesa, corpo di Cristo e tempio dello Spirito Santo, è quella compagnia affidabile nella quale siamo generati ed educati per diventare, in Cristo, figli ed eredi di Dio. In lei riceviamo quello Spirito «per mezzo del quale gridiamo "Abbà, Padre!"» (Rm 8,14-17).
Cari fratelli e sorelle, l'esperienza quotidiana ci dice però che educare alla fede non è un'impresa facile. Oggi, in realtà, ogni opera di educazione sembra diventare sempre più ardua e precaria. Si parla perciò di una grande «emergenza educativa», della crescente difficoltà che s'incontra nel trasmettere alle nuove generazioni i valori-base dell'esistenza e di un retto comportamento, difficoltà che coinvolge sia la scuola sia la famiglia e si può dire ogni altro organismo che si prefigga scopi educativi. Possiamo aggiungere che si tratta di un'emergenza inevitabile: in una società e in una cultura che troppo spesso fanno del relativismo il proprio credo, viene a mancare la luce della verità e si finisce per dubitare della bontà della vita e della validità dei rapporti e degli impegni che la costituiscono. Come sarebbe possibile, allora, proporre ai più giovani e trasmettere di generazione in generazione qualcosa di valido e di certo, delle regole di vita, un autentico significato e convincenti obiettivi per l'umana esistenza, sia come persone sia come comunità? Perciò l'educazione tende a ridursi alla trasmissione di determinate abilità, o capacità di fare, mentre si cerca di appagare il desiderio di felicità delle nuove generazioni colmandole di oggetti di consumo e di gratificazioni effimere. Così sia i genitori sia gli insegnanti sono facilmente tentati di abdicare ai propri compiti educativi e di non comprendere nemmeno più quale sia il loro ruolo, o meglio la missione ad essi affidata.

Ma questa situazione evidentemente non soddisfa, non può soddisfare, perché lascia da parte lo scopo essenziale dell'educazione, che è la formazione della persona per renderla capace di vivere in pienezza e di dare il proprio contributo al bene della comunità. Cresce perciò, da più parti, la domanda di un'educazione autentica e la riscoperta del bisogno di educatori che siano davvero tali. Lo chiedono i genitori, preoccupati e spesso angosciati per il futuro dei propri figli, lo chiedono tanti insegnanti che vivono la triste esperienza del degrado delle loro scuole, lo chiede la società nel suo complesso, in Italia come in molte altre nazioni, perché vede messe in dubbio dalla crisi dell'educazione le basi stesse della convivenza. In un simile contesto l'impegno della Chiesa per educare alla fede, alla sequela e alla testimonianza del Signore Gesù assume più che mai anche il valore di un contr ibuto per far uscire la società in cui viviamo dalla crisi educativa che la affligge, mettendo un argine alla sfiducia e a quello strano «odio di sé» che sembra diventato una caratteristica della nostra civiltà.

Tutto questo non diminuisce però le difficoltà che incontriamo nel condurre i fanciulli, gli adolescenti e i giovani ad incontrare Gesù Cristo e a stabilire con Lui un rapporto duraturo e profondo. Eppure proprio questa è la sfida decisiva per il futuro della fede, della Chiesa e del cristianesimo ed è quindi una priorità essenziale del nostro lavoro pastorale: avvicinare a Cristo e al Padre la nuova generazione, che vive in un mondo per gran parte lontano da Dio.
Cari fratelli e sorelle, dobbiamo sempre essere consapevoli che una simile opera non può essere realizzata con le nostre forze, ma soltanto con la potenza dello Spirito. Sono necessarie la luce e la grazia che vengono da Dio e agiscono nell'intimo dei cuori e delle coscienze. Per l'educazione e formazione cristiana, dunque, è decisiva anzitutto la preghiera e la nostra amicizia personale con Gesù: solo chi conosce e ama Gesù Cristo può introdurre i fratelli in un rapporto vitale con Lui. Non dimentichiamoci mai della parola di Gesù: «Vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l'ho fatto conoscere a voi. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga» (Gv 15,15-16). Perciò le nostre comunità potranno lavorare con frutto ed educare alla fede e alla sequela di Cristo essendo esse stesse autentiche «scuole» di preghiera (cfr Lett. ap. Novo millennio ineunte, 33), nelle quali si vive il primato di Dio.

L'educazione inoltre, e specialmente l'educazione cristiana, l'educazione cioè a plasmare la propria vita secondo il modello del Dio che è amore (cfr 1Gv 4,8.16), ha bisogno di quella vicinanza che è propria dell'amore. Soprattutto oggi, quando l'isolamento e la solitudine sono una condizione diffusa, alla quale non pongono un reale rimedio il rumore e il conformismo di gruppo, diventa decisivo l'accompagnamento personale, che dà a chi cresce la certezza di essere amato, compreso ed accolto. In concreto, questo accompagnamento deve far toccare con mano che la nostra fede non è qualcosa del passato, che essa può essere vissuta oggi e che vivendola troviamo realmente il nostro bene. Così i ragazzi e i giovani possono essere aiutati a liberarsi da pregiudizi diffusi e possono rendersi conto che il modo di vivere cristiano è realizzabile e ragionevole, anzi, di gran lunga il più ragionevole. L'intera comunità cristiana, nelle sue molteplici articolazioni e componenti, è chiamata in causa dal grande compito di condurre le nuove generazioni all'incontro con Cristo: su questo terreno, pertanto, deve esprimersi e manifestarsi con particolare evidenza la nostra comunione con il Signore e tra noi, la nostra disponibilità e prontezza a lavorare insieme, a «fare rete», a realizzare con animo aperto e sincero ogni utile sinergia, cominciando dal contributo prezioso di quelle donne e di quegli uomini che hanno consacrato la propria vita all'adorazione di Dio e all'intercessione per i fratelli.

È del tutto evidente, però, che nell'educazione e nella formazione alla fede una missione propria e fondamentale ed una responsabilità primaria competono alla famiglia. I genitori infatti sono coloro attraverso i quali il bambino che si affaccia alla vita fa la prima e decisiva esperienza dell'amore, di un amore che in realtà non è soltanto umano ma è un riflesso dell'amore che Dio ha per lui. Perciò tra la famiglia cristiana, piccola «Chiesa domestica» (cfr Lumen gentium, 11), e la più grande famiglia della Chiesa deve svilupparsi la collaborazione più stretta, anzitutto riguardo all'educazione dei figli. Tutto quello che è maturato nei tre anni che la nostra pastorale diocesana ha dedicato specificamente alla famiglia va dunque non solo messo a frutto ma incrementato ulteriormente. Ad esempio, i tentativi di coinvolgere maggiormente i genitori e gli stessi padrini e madrine prima e dopo il battesimo, per aiutarli a capire e ad attuare la loro missione di educatori della fede, hanno già dato risultati apprezzabili e meritano di essere continuati e di diventare patrimonio comune di ciascuna parrocchia. Lo stesso vale per la partecipazione delle famiglie alla catechesi e a tutto l'itinerario di iniziazione cristiana dei fanciulli e degli adolescenti.
Sono molte, certamente, le famiglie impreparate a un tale compito e non mancano quelle che sembrano non interessate, se non contrarie, all'educazione cristiana dei propri figli: si fanno sentire qui anche le conseguenze della crisi di tanti matrimoni. Raramente si incontrano però genitori del tutto indifferenti riguardo alla formazione umana e morale dei figli, e quindi non disponibili a farsi aiutare in un'opera educativa che essi avvertono come sempre più difficile. Si apre pertanto uno spazio di impegno e di servizio per le nostre parrocchie, oratori, comunità giovanili, e anzitutto per le stesse famiglie cristiane, chiamate a farsi prossimo di altre famiglie per sostenerle ed assisterle nell'educazione dei figli, aiutandole così a ritrovare il senso e lo scopo della vita di coppia.
Man mano che i ragazzi crescono aumenta naturalmente in loro il desiderio di autonomia personale, che diventa facilmente, soprattutto nell'adolescenza, presa di distanza critica dalla propria famiglia. Si rivela allora particolarmente importante quella vicinanza che può essere assicurata dal sacerdote, dalla religiosa, dal catechista o da altri educatori capaci di rendere concreto per il giovane il volto amico della Chiesa e l'amore di Cristo. Per generare effetti positivi che durino nel tempo, la nostra vicinanza deve essere consapevole che il rapporto educativo è un incontro di libertà e che la stessa educazione cristiana è formazione all'autentica libertà. Non c'è infatti vera proposta educativa che non stimoli a una decisione, per quanto rispettosamente e amorevolmente, e proprio la proposta cristiana interpella a fondo la libertà, chiamandola alla fede e alla conversione. Come ho detto al Convegno ecclesiale di Verona, «un'educazione vera ha bisogno di risvegliare il coraggio delle decisioni definitive, che oggi vengono considerate un vincolo che mortifica la nostra libertà, ma in realtà sono indispensabili per crescere e raggiungere qualcosa di grande nella vita, in particolare per far maturare l'amore in tutta la sua bellezza: quindi per dare consistenza e significato alla stessa libertà» (Discorso del 19 ottobre 2006). Quando avvertono di essere rispettati e presi sul serio nella loro libertà, gli adolescenti e i giovani, pur con la loro incostanza e fragilità, non sono affatto indisponibili a lasciarsi interpellare da proposte esigenti: anzi, si sentono attratti e spesso affascinati da esse.

L'educatore autentico prende ugualmente sul serio la curiosità intellettuale che esiste già nei fanciulli e con il passare degli anni assume forme più consapevoli. Sollecitato e spesso confuso dalla molteplicità di informazioni e dal contrasto delle idee e delle interpretazioni che gli vengono continuamente proposte, il giovane di oggi conserva tuttavia dentro di sé un grande bisogno di verità: è aperto quindi a Gesù Cristo che, come ci ricorda Tertulliano (De virginibus velandis, I,1), «ha affermato di essere la verità, non la consuetudine». È nostro compito cercare di rispondere alla domanda di verità ponendo senza timori la proposta della fede a confronto con la ragione del nostro tempo. Aiuteremo così i giovani ad allargare gli orizzonti della loro intelligenza, aprendosi al mistero di Dio, nel quale si trova il senso e la direzione dell'esistenza, e superando i condizionamenti di una razionalità che si fida soltanto di ciò che può essere oggetto di esperimento e di calcolo. È quindi molto importante sviluppare quella che già lo scorso anno abbiamo chiamato «pastorale del l'intelligenza».
Il lavoro educativo passa attraverso la libertà, ma ha anche bisogno di autorevolezza. Perciò, specialmente quando si tratta di educare alla fede, è centrale la figura del testimone e il ruolo della testimonianza. Il testimone di Cristo è coinvolto personalmente con la verità che propone e attraverso la coerenza della propria vita diventa attendibile punto di riferimento. Egli non rimanda però a se stesso, ma a Qualcuno che è infinitamente più grande di lui, di cui si è fidato ed ha sperimentato l'affidabile bontà. L'autentico educatore cristiano è dunque un testimone che trova il proprio modello in Gesù Cristo, il testimone del Padre che non diceva nulla da se stesso, ma parlava così come il Padre gli aveva insegnato (cfr Gv 8,28). Questo rapporto con Cristo e con il Padre è per ciascuno di noi, cari fratelli e sorelle, la condizione fondamentale per essere efficaci educatori alla fede.


«Nella scuola si incontrino vita e cultura»

Il nostro Convegno parla molto giustamente di educazione non solo alla fede e alla sequela, ma anche alla testimonianza di Gesù Signore. La testimonianza attiva da rendere a Cristo non riguarda dunque soltanto i sacerdoti, le religiose, i laici che hanno nelle nostre comunità compiti di formatori, ma gli stessi ragazzi e giovani e tutti coloro che vengono educati alla fede. La consapevolezza di essere chiamati a diventare testimoni di Cristo non è pertanto qualcosa che si aggiunge dopo, una conseguenza in qualche modo esterna alla formazione cristiana, come purtroppo spesso si è pensato e anche oggi si continua a pensare, ma al contrario è una dimensione intrinseca ed essenziale delleducazione alla fede e alla sequela, così come la Chiesa è missionaria per sua stessa natura (cfr Ad gentes, 2). Fin dallinizio della formazione dei fanciulli, per arrivare, con un cammino progressivo, alla formazione permanente dei cristiani adulti, bisogna quindi che mettano radici nellanimo dei credenti la volontà e la co nvinzione di essere partecipi della vocazione missionaria della Chiesa, in tutte le situazioni e circostanze della propria vita: non possiamo infatti tenere per noi la gioia della fede, dobbiamo diffonderla e trasmetterla, e così rafforzarla anche nel nostro cuore. Passa di qui, in larga misura, quella nuova evangelizzazione a cui il nostro amato papa Giovanni Paolo II ci ha chiamati. Unesperienza concreta, che potrà far crescere nei giovani delle parrocchie e delle varie aggregazioni ecclesiali la volontà di testimoniare la propria fede, è la «Missione giovani» che state progettando, dopo il felice risultato della grande «Missione cittadina».

elleducazione alla fede un compito molto importante è affidato alla scuola cattolica. Essa infatti adempie alla propria missione basandosi su un progetto educativo che pone al centro il Vangelo e lo tiene come decisivo punto di riferimento per la formazione della persona e per tutta la proposta culturale. In convinta sinergia con le famiglie e con la comunità ecclesiale, la scuola cattolica cerca dunque di promuovere quellunità tra la fede, la cultura e la vita che è obiettivo fondamentale delleducazione cristiana. Anche le scuole statali, secondo forme e modi diversi, possono essere sostenute nel loro compito educativo dalla presenza di insegnanti credenti - in primo luogo, ma non esclusivamente, i docenti di religione cattolica  e di alunni cristianamente formati, oltre che dalla collaborazione di tante famiglie e della stessa comunità cristiana. La sana laicità della scuola, come delle altre istituzioni dello Stato, non implica infatti una chiusura alla trascendenza e una falsa neutralità rispetto a quei valori morali che sono alla base di unautentica formazione della persona. Un discorso analogo vale naturalmente per le università ed è davvero di buon auspicio che a Roma la pastorale universitaria abbia potuto svilupparsi in tutti gli atenei, tanto tra i docenti che tra gli studenti, e sia in atto una feconda c ollaborazione tra le istituzioni accademiche civili e pontificie.
Oggi più che nel passato leducazione e la formazione della persona sono influenzate da quei messaggi e da quel clima diffuso che vengono veicolati dai grandi mezzi di comunicazione e che si ispirano ad una mentalità e cultura caratterizzate dal relativismo, dal consumismo e da una falsa e distruttiva esaltazione, o meglio profanazione, del corpo e della sessualità. Perciò, proprio per quel grande «sì» che come credenti in Cristo diciamo alluomo amato da Dio, non possiamo certo disinteressarci dellorientamento complessivo della società a cui apparteniamo, delle tendenze che la animano e degli influssi positivi o negativi che essa esercita sulla formazione delle nuove generazioni. La presenza stessa della comunità dei credenti, il suo impegno educativo e culturale, il messaggio di fede, di fiducia e di amore di cui è portatrice sono in realtà un servizio inestimabile verso il bene comune e specialmente verso i ragazzi e i giovani che si stanno formando e preparando alla vita.

Cari fratelli e sorelle, cè un ultimo punto sul quale desidero attirare la vostra attenzione: esso è sommamente importante per la missione della Chiesa e chiede il nostro impegno e anzitutto la nostra preghiera. Mi riferisco alle vocazioni a seguire più da vicino il Signore Gesù nel sacerdozio ministeriale e nella vita consacrata. La diocesi di Roma negli ultimi decenni è stata allietata dal dono di molte ordinazioni sacerdotali, che hanno consentito di colmare le lacune del periodo precedente e anche di venire incontro alle richieste di non poche Chiese sorelle bisognose di clero; ma i segnali più recenti sembrano meno favorevoli e stimolano tutta la nostra comunità diocesana a rinnovare al Signore, con umiltà e fiducia, la richiesta di operai per la sua messe (cfr Mt 9,37-38; Lc 10,2). In maniera sempre delicata e rispettosa, ma anche chiara e coraggiosa, dobbiamo rivolgere un peculiare invito alla sequela di Gesù a quei giovani e a quelle giovani che appaiono più attratti e affascinati dallamicizia con Lui. In questa prospettiva la diocesi destinerà qualche nuovo sacerdote specificamente alla cura delle vocazioni, ma sappiamo bene che in questo campo sono decisivi la preghiera e la qualità complessiva della nostra testimonianza cristiana, lesempio di vita dei sacerdoti e delle anime consacrate, la generosità delle persone chiamate e delle famiglie da cui esse provengono.
Cari fratelli e sorelle, vi affido queste riflessioni come contributo per il dialogo di queste serate e per il lavoro del prossimo anno pastorale. Il Signore ci doni sempre la gioia di credere in Lui, di crescere nella sua amicizia, di seguirlo nel cammino della vita e di rendergli testimonianza in ogni situazione, così che possiamo trasmettere a chi verrà dopo di noi limmensa ricchezza e bellezza della fede in Gesù Cristo. Il mio affetto e la mia benedizione vi accompagnano nel vostro lavoro. Grazie!


emma3
Thursday, June 14, 2007 12:01 AM
Dall'udienza di oggi

Il testo integrale della catechesi




Cari fratelli e sorelle,

nella storia del cristianesimo antico è fondamentale la distinzione fra i primi tre secoli e quelli successivi al Concilio di Nicea del 325, il primo ecumenico. Quasi "a cerniera" fra i due periodi stanno la cosiddetta "svolta costantiniana" e la pace della Chiesa, come pure la figura di Eusebio, Vescovo di Cesarea in Palestina. Egli fu lesponente più qualificato della cultura cristiana del suo tempo in contesti molto vari, dalla teologia allesegesi, dalla storia allerudizione. Eusebio è noto soprattutto come il primo storico del cristianesimo, ma fu anche il più grande filologo della Chiesa antica.

A Cesarea, dove probabilmente è da collocare intorno al 260 la nascita di Eusebio, Origene si era rifugiato venendo da Alessandria, e lì aveva fondato una scuola e uningente biblioteca. Proprio su questi libri si sarebbe formato, qualche decennio più tardi, il giovane Eusebio. Nel 325, come Vescovo di Cesarea, egli partecipò con un ruolo di protagonista al Concilio di Nicea. Ne sottoscrisse il Credo e laffermazione della piena divinità del Figlio di Dio, definito per questo "della stessa sostanza" del Padre (homooúsios tõ Patrí). E praticamente lo stesso Credo che noi recitiamo ogni domenica nella Santa Liturgia. Sincero ammiratore di Costantino, che aveva dato la pace alla Chiesa, Eusebio ne ebbe a sua volta stima e considerazione. Celebrò limperatore, oltre che nelle sue opere, anche con discorsi ufficiali, tenuti nel ventesimo e nel trentesimo anniversario della sua salita al trono, e dopo la morte, avvenuta nel 337. Due o tre anni più tardi moriva anche Eusebio.

Studioso infaticabile, nei suoi numerosi scritti Eusebio si propone di riflettere e di fare il punto su tre secoli di cristianesimo, tre secoli vissuti sotto la persecuzione, attingendo largamente alle fonti cristiane e pagane conservate soprattutto nella grande biblioteca di Cesarea. Così, nonostante limportanza oggettiva delle sue opere apologetiche, esegetiche e dottrinali, la fama imperitura di Eusebio resta legata in primo luogo ai dieci libri della sua Storia Ecclesiastica. È il primo che ha scritto una Storia della Chiesa, che rimane fondamentale grazie alle fonti poste da Eusebio a nostra disposizione per sempre. Con questa Storia egli riuscì a salvare da sicuro oblìo numerosi eventi, personaggi e opere letterarie della Chiesa antica. Si tratta quindi di una fonte primaria per la conoscenza dei primi secoli del cristianesimo.

Ci possiamo chiedere come egli abbia strutturato e con quali intenzioni abbia redatto questa opera nuova. Allinizio del primo libro lo storico elenca puntualmente gli argomenti che intende trattare nella sua opera: "Mi sono proposto di mettere per iscritto le successioni dei santi apostoli e i tempi trascorsi, a partire da quelli del nostro Salvatore fino a noi; tutte le grandi cose che si dice siano state compiute durante la storia della Chiesa; tutti coloro che hanno diretto e guidato egregiamente le più illustri diocesi; e quelli che durante ogni generazione sono stati messaggeri della Parola divina con la parola o con gli scritti; e quali furono e quanti e in quale periodo di tempo quelli che per desiderio di novità, dopo essersi spinti il più possibile nellerrore, sono diventati interpreti e promotori di una falsa dottrina, e come lupi crudeli hanno spietatamente devastato il gregge di Cristo; &e con quanti e quali mezzi e in quali tempi fu combattuta da parte dei pagani la Parola divina; e gli uomini grandi che, per difenderla, sono passati attraverso dure prove di sangue e di torture; e finalmente le testimonianze del nostro tempo, e la misericordia e la benevolenza del nostro Salvatore verso tutti noi" (1,1,1-2). In questo modo Eusebio abbraccia diversi settori: la successione degli Apostoli come ossatura della Chiesa, la diffusione del Messaggio, gli errori, poi le persecuzioni da parte dei pagani e le grandi testimonianze che sono la luce in questa Storia. In tutto questo per lui traspaiono la misericordia e la benevolenza del Salvatore. Eusebio inaugura così la storiografia ecclesiastica, spingendo il suo racconto fino al 324, anno in cui Costantino, dopo la sconfitta di Licinio, fu acclamato unico imperatore di Roma. È l'anno precedente al grande Concilio di Nicea che poi offre la "summa" di quanto la Chiesa  dottrinalmente, moralmente e anche giuridicamente  aveva imparato in questi trecento anni.

La citazione che abbiamo appena riportato dal primo libro della Storia ecclesiastica contiene una ripetizione sicuramente intenzionale. Per tre volte nellarco di poche righe ritorna il titolo cristologico di Salvatore, e si fa esplicito riferimento alla "sua misericordia" e alla "sua benevolenza". Possiamo cogliere così la prospettiva fondamentale della storiografia eusebiana: la sua è una storia "cristocentrica", nella quale si svela progressivamente il mistero dellamore di Dio per gli uomini. Con genuino stupore, Eusebio riconosce "che presso tutti gli uomini del mondo intero solo Gesù è detto, confessato, riconosciuto Cristo [cioè Messia e Salvatore del mondo], che è ricordato con questo nome sia dai greci sia dai barbari, che ancora oggi dai suoi discepoli sparsi in tutto il mondo egli è onorato come re, ammirato più di un profeta, glorificato come vero e unico sacerdote di Dio; e più di tutto ciò, in quanto Logos di Dio preesistente e tratto dallessere prima di tutti i tempi, egli ha ricevuto dal Padre onore degno di venerazione, ed è adorato come Dio. Ma la cosa più straordinaria di tutte è che quanti gli siamo consacrati lo celebriamo non solo con le voci e il suono delle parole, ma con tutte le disposizioni dellanimo, così che mettiamo davanti alla nostra stessa vita la testimonianza resa a lui" (1,3,19-20). Balza così in primo piano unaltra caratteristica, che rimarrà costante nellantica storiografia ecclesiastica: è "lintento morale" che presiede al racconto. Lanalisi storica non è mai fine a se stessa; non è fatta solo per conoscere il passato; piuttosto, essa punta decisamente alla conversione, e ad una autentica testimonianza di vita cristiana da parte dei fedeli. È una guida per noi stessi.

In questo modo Eusebio interpella vivacemente i credenti di ogni tempo riguardo al loro modo di accostarsi alle vicende della storia, e della Chiesa in particolare. Egli interpella anche noi: qual è il nostro atteggiamento nei confronti delle vicende della Chiesa? È latteggiamento di chi se ne interessa per una semplice curiosità, magari andando in cerca del sensazionale e dello scandalistico a ogni costo? Oppure è latteggiamento pieno damore, e aperto al mistero, di chi sa  per fede  di poter rintracciare nella storia della Chiesa i segni dellamore di Dio e le grandi opere della salvezza da lui compiute? Se questo è il nostro atteggiamento, non possiamo non sentirci stimolati a una risposta più coerente e generosa, a una testimonianza più cristiana di vita, per lasciare i segni dell'amore di Dio anche alle future generazioni.

"Cè un mistero", non si stancava di ripetere quelleminente studioso dei Padri che fu il Cardinale Jean Daniélou: "Cè un contenuto nascosto nella storia& Il mistero è quello delle opere di Dio, che costituiscono nel tempo la realtà autentica, nascosta dietro le apparenze& Ma questa storia che Dio realizza per luomo, non la realizza senza di lui. Arrestarsi alla contemplazione delle grandi cose di Dio significherebbe vedere solo un aspetto delle cose. Di fronte ad esse sta la risposta degli uomini" (Saggio sul mistero della storia, ed. it., Brescia 1963, p. 182). A tanti secoli di distanza, anche oggi Eusebio di Cesarea invita i credenti, invita noi, a stupirci, a contemplare nella storia le grandi opere di Dio per la salvezza degli uomini. E con altrettanta energia egli ci invita alla conversione della vita. Infatti, di fronte a un Dio che ci ha amati così, non possiamo rimanere inerti. Listanza propria dellamore è che la vita intera sia orientata allimitazione dellAmato. Facciamo dunque di tutto per lasciare nella nostra vita una traccia trasparente dell'amore di Dio.


Paparatzifan
Friday, June 15, 2007 9:25 PM
Dal blog di Lella...

VISITA PASTORALE DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI AD ASSISI IN OCCASIONE DELLOTTAVO CENTENARIO DELLA CONVERSIONE DI SAN FRANCESCO (17 GIUGNO 2007)

- PROGRAMMA -

Domenica, 17 giugno 2007

07.30

Partenza in elicottero dalleliporto vaticano per Assisi.

08.20

Arrivo al Campo sportivo di Rivotorto.

08.30

Visita privata al Santuario di Rivotorto.

09.00

Visita privata al Santuario di San Damiano.

09.30

Adorazione del Santissimo Sacramento e venerazione del Crocifisso di San Damiano nella Cappella delle Monache Clarisse della Basilica di Santa Chiara ad Assisi.

10.00

CONCELEBRAZIONE EUCARISTICA nella Piazza Inferiore di San Francesco ad Assisi. Omelia del Santo Padre.

RECITA DELLANGELUS DOMINI. Parole del Santo Padre.

12.30

Visita in privato alla Tomba di San Francesco nella Basilica Inferiore ad Assisi.

16.00

Incontro con le Suore Clarisse Cappuccine Tedesche nella Sala Capitolare del Sacro Convento.

16.15

Incontro con i partecipanti al Capitolo Generale dellOrdine Francescano dei Frati Minori Conventuali e la Comunità del Sacro Convento nella Basilica Superiore di San Francesco. Messaggio del Santo Padre.

16.45

INCONTRO CON I SACERDOTI, I DIACONI, I RELIGIOSI, LE RELIGIOSE, I SUPERIORI E GLI ALUNNI DEL PONTIFICIO SEMINARIO UMBRO nella Cattedrale di San Rufino. Discorso del Santo Padre.

17.45

Visita in privato alla Porziuncola e alla Cappella del Transito di San Francesco.

18.00

INCONTRO CON I GIOVANI sul Piazzale davanti alla Basilica di Santa Maria degli Angeli. Discorso del Santo Padre.

19.00

Partenza in elicottero dal Campo sportivo "Migaghelli" di Santa Maria degli Angeli per il Vaticano.

19.50

Arrivo alleliporto vaticano.


Paparatzifan
Friday, June 15, 2007 9:31 PM
Dal blog di Lella...

VISITA "AD LIMINA APOSTOLORUM" DEI PRESULI DELLA CONFERENZA EPISCOPALE DELLA REPUBBLICA SLOVACCA, 15.06.2007

Pubblichiamo di seguito il discorso che il Santo Padre Benedetto XVI ha rivolto agli Ecc.mi Presuli della Conferenza Episcopale della Repubblica Slovacca, incontrati questa mattina e ricevuti nei giorni scorsi, in separate udienze, in occasione della Visita "ad Limina Apostolorum":

DISCORSO DEL SANTO PADRE

Cari Fratelli nellEpiscopato!

Con grande gioia vi incontro tutti insieme, in occasione della Visita ad Limina che state compiendo in questi giorni e rivolgo a ciascuno di voi il mio saluto cordiale, estendendolo volentieri alle vostre rispettive Comunità diocesane. Attraverso di voi vorrei inviare il mio saluto allintero Popolo slovacco, evangelizzato dai Santi Cirillo e Metodio, e che, nel secolo scorso, ha dovuto patire pesanti sofferenze e persecuzioni da parte del regime totalitario comunista. Mi piace ricordare come tra i Vescovi, i sacerdoti, i religiosi, le religiose e i laici che hanno reso in quegli anni non lontani una testimonianza eroica, vi sia anche il Cardinale Ján Chryzostom Korec, al quale vi prego di recare il mio abbraccio fraterno. Alla vostra amata Nazione era molto legato Giovanni Paolo II, che nella sua terza visita in Slovacchia, nel settembre del 2003, scelse come motto: "Fedeli a Cristo, fedeli alla Chiesa". Questo motto continua ad essere un autentico programma apostolico e missionario non solo per la Chiesa in Slovacchia, ma per tutto il Popolo di Dio, sottoposto comè, specialmente in Europa, ad una insistente pressione ideologica che vorrebbe il cristianesimo ridotto alla mera dimensione "privata".

In effetti, la Slovacchia sta entrando sempre di più, dal punto di vista religioso-culturale, nella dinamica tipica di altri Paesi europei di antica tradizione cristiana, fortemente segnati, in questa nostra epoca, da un vasto processo di secolarizzazione. Le comunità cristiane, che hanno conservato antiche e radicate pratiche religiose cattoliche, dopo essere uscite dal tunnel della persecuzione, si trovano oggi a percorrere il cammino del rinnovamento promosso dal Concilio Vaticano II. Esse si preoccupano giustamente di custodire il proprio prezioso patrimonio spirituale e in pari tempo di aggiornarlo; si sforzano di rimanere fedeli alle proprie radici e di condividere le loro esperienze con le altre Chiese che sono in Europa, in un fraterno "scambio di doni" atto ad arricchire tutti. La Slovacchia e la Polonia, che nellEst dellEuropa sono i due Paesi portatori della più ricca eredità di tradizione cattolica, sono attualmente esposte al rischio di vedere tale patrimonio, che il regime comunista non è riuscito a distruggere, pesantemente intaccato dai fermenti caratteristici delle società occidentali: il consumismo, ledonismo, il laicismo, il relativismo ecc. Ho ascoltato in questi giorni le vostre testimonianze ed ho appreso, ad esempio, che molte parrocchie di campagna  quelle che più conservano la tradizionale cultura e spiritualità cristiane  vedono diminuire la loro popolazione, che tende ad accentrarsi nelle città più grandi, in cerca di maggior benessere e di più redditizie occupazioni lavorative.

Questa, venerati e cari Fratelli, è la situazione in cui il Signore vi chiama a svolgere il vostro ministero episcopale. So che, proprio per rispondere alle mutate esigenze pastorali, da tempo siete impegnati nellelaborazione del Piano per la Pastorale e lEvangelizzazione (P.E.P.) della Chiesa cattolica in Slovacchia per gli anni 2007-2013, piano che dovrebbe essere approvato nel prossimo mese di ottobre. In vista del 2013, anno in cui commemorerete il 1150° anniversario dellinizio della missione dei Santi Cirillo e Metodio nelle vostre Terre, vi siete così proposti di far rivivere e rendere attuale lazione evangelizzatrice dei due santi Fratelli di Salonicco. E come punto di partenza di questa corale mobilitazione missionaria avete posto la riscoperta della tradizione e delle radici cristiane, vive e profonde nel vostro popolo.

Si tratta di unimpresa pastorale che vuole abbracciare tutti gli ambiti della società e rispondere alle attese del Popolo slovacco, prestando singolare attenzione alle esigenze spirituali dei giovani e delle famiglie. Ecco perché dedicate grande cura alla pastorale giovanile sia nellambito scolastico che in quello parrocchiale. Lesperienza vi dice che una formazione di qualità nellambito scolastico è quanto mai utile per il futuro delle nuove generazioni e, al riguardo, un contributo prezioso lo offrono le scuole cattoliche, che in Slovacchia sono numerose. Incominciando dalle scuole materne fino alle superiori, esse si sforzano di assicurare agli studenti unistruzione di qualità e, al tempo stesso, uneducazione spirituale, morale e umana integrale. Per quanto poi riguarda la pastorale giovanile parrocchiale, so che potete contare sul ministero di numerosi sacerdoti giovani per offrire ai ragazzi e alle ragazze, oltre alla dovuta preparazione ai Sacramenti delliniziazione cristiana, un vero e proprio itinerario di crescita spirituale e comunitaria. Raccomando vivamente che ogni proposta sia sempre inserita in organici progetti di formazione, così da educare i giovani a collegare sempre la fede con la vita. Solo così, infatti, potrete aiutarli a formarsi una coscienza cristiana capace di resistere alle lusinghe del consumismo sempre più insidiose ed invasive.

Per quanto, poi, riguarda la realtà delle famiglie, ho appreso che anche la Slovacchia comincia a risentire della crisi del matrimonio e della natalità e ciò, in primo luogo, per cause di carattere economico, che inducono le giovani coppie di fidanzati a rimandare il loro matrimonio. Si registra, inoltre, una diminuita considerazione sociale del valore del matrimonio, a cui si unisce una fragilità delle nuove generazioni, timorose spesso di assumere stabili decisioni e impegni per tutta la vita. Altro fattore destabilizzante è senzaltro lattacco sistematico al matrimonio e alla famiglia condotto nellambito di una certa cultura e dei mass-media. In questo quadro, che cosa deve fare la Chiesa se non intensificare la preghiera e continuare ad impegnarsi con forza per sostenere le famiglie nellaffrontare le sfide del presente? Grazie a Dio, nel vostro Paese è ben strutturata la pastorale dei Sacramenti legata a quella della famiglia: Matrimonio, Battesimo dei bambini, Prima Comunione e Confermazione prevedono una preparazione obbligatoria ed è impegno costante di voi Pastori, e dei sacerdoti che vi coadiuvano, quello di aiutare le famiglie a percorrere un autentico cammino di fede e di vita cristiana comunitaria. A questa vostra azione pastorale possono offrire un valido sostegno i gruppi, i movimenti e le associazioni laicali ecclesiali, impegnati in prima linea nella promozione della vita coniugale e familiare e nella diffusione dellinsegnamento della Chiesa sul matrimonio, sulla famiglia, sulla morale sessuale e sui temi della bioetica.

Allincrocio tra la pastorale della famiglia e quella dei giovani sta la pastorale delle vocazioni. La Slovacchia è una nazione che, dopo il 1990, ha conosciuto una rigogliosa fioritura di vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata. Allunico Seminario rimasto aperto durante la dittatura, se ne sono aggiunti altri cinque in questi anni, e oggi quasi tutte le parrocchie sono provviste del loro pastore. Ringraziamo il Signore per questa ricchezza di sacerdoti e, in particolare, di giovani sacerdoti. Tuttavia, come era prevedibile, tale primavera non poteva durare a lungo e quindi ogni comunità cristiana è oggi stimolata a dare priorità ad unattenta pastorale vocazionale. La formazione dei ministranti è, in tale direzione, una buona via; molte parrocchie la seguono, in collaborazione con i Seminari. Naturalmente laumento numerico e qualitativo delle vocazioni dipende pure dalla vita spirituale delle famiglie: lavorare per e con le famiglie è pertanto un modo quanto mai opportuno per favorire il nascere e il consolidarsi delle vocazioni al sacerdozio ed alla vita consacrata. Non si dimentichi, inoltre, che tutto deve essere alimentato da costante e intensa preghiera.

Cari e venerati Fratelli, continuate ad intrattenere rapporti paterni e aperti con i vostri sacerdoti; cercate di farvi carico delle loro difficoltà, sosteneteli e preoccupatevi della loro formazione spirituale, promovendo per loro opportuni incontri pastorali, ritiri ed esercizi spirituali. Mi rallegro perché, secondo le direttive del Concilio Vaticano II, ogni vostra Diocesi ha elaborato un piano formativo che prevede una saggia collaborazione tra sacerdoti anziani e giovani, per venire incontro alle diverse esigenze di ciascuno. Recate a questi vostri primi collaboratori il mio cordiale saluto ed assicurate loro che li ricordo nella preghiera. Fatevi poi interpreti del mio affetto spirituale con tutti i fedeli affidati alle vostre cure pastorali, specialmente con i malati e le persone più bisognose. Su ciascuno invoco la celeste protezione della Vergine Addolorata, Patrona della Slovacchia. Con questi sentimenti, imparto di cuore a voi, cari Confratelli, una speciale Benedizione Apostolica, che volentieri estendo ai fedeli delle vostre Comunità cristiane ed a tutti gli abitanti del vostro amato Paese.

Paparatzifan
Saturday, June 16, 2007 8:13 PM
Dal blog di Lella...

VISITA A SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI DI SUA BEATITUDINE CHRYSOSTOMOS II, ARCIVESCOVO DI NUOVA GIUSTINIANA E DI TUTTA CIPRO , 16.06.2007

Alle ore 11 di questa mattina, il Santo Padre Benedetto XVI riceve in Udienza S.B. Chrysostomos II, Arcivescovo di Nuova Giustiniana e di tutta Cipro, con il Seguito.
Dopo lincontro privato tra Sua Santità Benedetto XVI e Sua Beatitudine Chrysostomos II, sono ammessi nella Biblioteca i componenti del Seguito dellArcivescovo di Nuova Giustiniana e di tutta Cipro. Prima dello scambio dei doni, il Santo Padre Benedetto XVI e S.B. Chrysostomos II pronunciano i discorsi che riportiamo di seguito unitamente alla Dichiarazione comune firmata al termine dellincontro:

DISCORSO DEL SANTO PADRE

Beatitudine e caro Fratello,

La accolgo questoggi con gioia, sentendo risuonare nel cuore le parole dellapostolo Paolo: "Il Dio della perseveranza e della consolazione vi conceda di avere gli uni verso gli altri gli stessi sentimenti ad esempio di Cristo Gesù, perché con un solo animo e una voce sola rendiate gloria a Dio, Padre del nostro Signore Gesù Cristo" (Rm 15,56). La Sua visita è un dono del Dio della perseveranza e della consolazione, di cui san Paolo parla rivolgendosi a coloro che ascoltavano per la prima volta a Roma il Messaggio della salvezza. Del dono della perseveranza facciamo oggi esperienza poiché, nonostante la presenza di secolari divisioni, di strade divergenti, e malgrado la fatica di ricucire dolorose ferite, il Signore non ha cessato di guidare i nostri passi sulla via dellunità e della riconciliazione. E questo è per tutti noi motivo di consolazione, poiché lodierno nostro incontro si inserisce in un cammino di sempre più intensa ricerca di quella piena comunione tanto auspicata da Cristo: "ut omnes unum sint" (cfr Gv 17,21).

Sappiamo bene come ladesione a questo ardente desiderio del Signore non possa e non debba essere proclamata soltanto a parole né in maniera solo formale. Per questo Ella, Beatitudine, ripercorrendo i passi dellApostolo delle Genti, non è venuto da Cipro a Roma semplicemente per uno «scambio di cortesia ecumenica», ma per ribadire la ferma decisione di perseverare nellorazione affinché il Signore ci indichi come giungere alla piena comunione. Questa Sua visita è al tempo stesso motivo di intensa gioia, poiché già nel nostro incontrarci ci è dato di assaporare la bellezza dellauspicata piena unità dei cristiani.

Grazie, Beatitudine, per questo gesto di stima e di amicizia fraterna. Nella Sua persona saluto il Pastore di una Chiesa antica ed illustre, splendente tessera di quel fulgido mosaico, lOriente, che, secondo lespressione cara al Servo di Dio Giovanni Paolo II, di venerata memoria, costituisce uno dei due polmoni con cui respira la Chiesa. La Sua gradita presenza mi richiama alla memoria la fervente predicazione di san Paolo a Cipro (cfr At 13,4 e ss) e lavventuroso viaggio che lo condusse fino a Roma, dove annunciò lo stesso Vangelo e sigillò la sua luminosa testimonianza di fede con il martirio. Il ricordo dellApostolo delle Genti non ci invita forse a volgere con umiltà e speranza il cuore a Cristo, che è il nostro unico Maestro? Con il suo aiuto divino non dobbiamo stancarci di cercare insieme le vie dellunità, superando quelle difficoltà che nel corso della storia hanno determinato tra i cristiani divisioni e reciproca diffidenza. Ci conceda il Signore di poter presto accostarci allo stesso altare per condividere tutti insieme lunica mensa del Pane e del Vino eucaristici.

AccogliendoLa, caro Fratello nel Signore, vorrei rendere omaggio allantica e veneranda Chiesa di Cipro, ricca di santi, tra i quali mi piace ricordare particolarmente Barnaba, compagno e collaboratore dellapostolo Paolo, ed Epifanio, Vescovo di Costanza, un tempo Salamina, oggi Famagosta. Epifanio, che svolse il suo ministero episcopale per 35 anni in un periodo turbolento per la Chiesa a causa della riviviscenza ariana e delle emergenti controversie dei "pneumatòmachi", scrisse opere con chiaro intento catechetico e apologetico, come egli stesso spiega nellAncoratus. Questo interessante trattato contiene due Simboli di fede, il Simbolo nicenocostantinopolitano ed il Simbolo della tradizione battesimale di Costanza, corrispondente alla fede nicena, ma diversamente formulato e ampliato, e "più atto  rileva lo stesso Epifanio  a combattere gli insorgenti errori, benché conforme a quella [fede] determinata dai suddetti Santi Padri» del Concilio di Nicea (Ancoratus, n. 119). In esso  egli spiega - noi affermiamo la fede nello «Spirito Santo, Spirito di Dio, Spirito perfetto. Spirito consolatore, Increato, che procede dal Padre e prende dal Figlio, oggetto della nostra fede» (ibid.).

Da buon pastore, Epifanio indica al gregge affidatogli da Cristo le verità da credere, il cammino da percorrere e gli scogli da evitare. Ecco un metodo valido anche oggi per lannuncio del Vangelo, specialmente alle nuove generazioni, fortemente influenzate da correnti di pensiero contrarie allo spirito evangelico. La Chiesa si trova ad affrontare in questo inizio del terzo millennio sfide e problematiche non molto dissimili da quelle con cui ebbe a confrontarsi il pastore Epifanio. Come allora, anche oggi occorre vigilare attentamente per mettere in guardia il Popolo di Dio dai falsi profeti, dagli errori e dalla superficialità di proposte non conformi allinsegnamento del divino Maestro, nostro unico Salvatore. Al tempo stesso, urge trovare un linguaggio nuovo per proclamare la fede che ci accomuna, un linguaggio condiviso, un linguaggio spirituale capace di trasmettere fedelmente le verità rivelate, aiutandoci così a ricostruire, nella verità e nella carità, la comunione tra tutti i membri dellunico Corpo di Cristo. Questa necessità, che tutti avvertiamo, ci spinge a proseguire senza scoraggiarci il dialogo teologico tra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa nel suo insieme; essa ci orienta ad utilizzare strumenti validi e stabili, perché la ricerca della comunione non sia discontinua ed occasionale nella vita e nella missione delle nostre Chiese.

Dinanzi allopera immane che ci attende e che va al di là delle capacità umane, è necessario affidarsi innanzitutto alla preghiera. Questo non toglie che sia doveroso mettere in atto anche oggi ogni valido mezzo umano, che possa giovare allo scopo. In questottica considero la Sua visita uniniziativa quanto mai utile per farci progredire verso lunità voluta da Cristo. Sappiamo che questa unità è dono e frutto dello Spirito Santo; ma sappiamo anche che essa domanda, allo stesso tempo, uno sforzo costante, animato da una volontà certa e da una speranza incrollabile nella potenza del Signore. Grazie, pertanto, Beatitudine, di essere venuto a farmi visita insieme con i fratelli che La accompagnano; grazie per questa presenza che esprime concretamente il desiderio di ricercare insieme la piena comunione. Da parte mia Le assicuro di condividere questo stesso desiderio, sostenuto da una ferma speranza. Sì, "il Dio della perseveranza e della consolazione ci conceda di avere gli uni verso gli altri gli stessi sentimenti ad esempio di Cristo". Così ci rivolgiamo fiduciosi al Signore, perché conduca i nostri passi sulla via della pace, della gioia e dellamore.


DISCORSO DI SUA BEATITUDINE CHRYSOSTOMOS II

"A quanti sono in Roma amati da Dio e santi per vocazione, grazia a voi e pace da Dio, Padre nostro, e dal Signore Gesù Cristo." (Rom. 1, 7)

Vostra Santità, Papa dell' Antica Roma
e Vescovo della Cattedra storica del Beato Apostolo Pietro,

la grazia dello Spirito Santo e il nostro dovere di Arcivescovo--Primate della Santissima Chiesa-martire del Santo Apostolo Barnaba per l'unità e la pace tra le nostre Chiese Apostoliche, hanno condotto oggi qui i nostri passi, insieme con il nostro reverendo seguito, al luogo del martirio dei Corifei degli Apostoli Pietro e Paolo, al santuario delle Catacombe dei martiri della nostra santa fede comune, per incontrare Ella, colui tra i Vescovi che possiede il primato d'onore della Cristianità indivisa, per darLe il bacio fraterno della pace e, dopo secoli di cammino non fraterno, costruire di nuovo ponti di riconciliazione, collaborazione e amore!

Si tratta della terza volta che ci incontriamo dopo le indimenticabili esequie del Vostro amato predecessore Papa Giovanni Paolo II, di beata memoria, e la cerimonia rallegrante della Vostra intronizzazione su questo Trono Apostolico, verso il quale aspira tutta l'Ecumene Cristiana con grandi speranze aspettando che colui che lo presiede, il teologo sapiente, l'instancabile pastore e il dinamico leader ecclesiastico, faccia dei gesti di dialogo, riappacificazione, riavvicinamento e amore.

Grande è l'importanza in questa direzione dello sviluppo del dialogo teologico ufficiale tra la Chiesa Cattolica e la Chiesa Ortodossa, al quale la nostra Chiesa Apostolica di Cipro partecipa con responsabilità e coerenza. Forse i nostri occhi non potranno vedere la tanto desiderata unità della Chiesa, con la grazia però dello Spirito Santo avremo fatto anche noi il nostro dovere nel tempo e nello spazio come pacificatori e quali veri fratelli "ut omnes unum sint".

Inoltre, è nostra convinzione personale che come l'allontanamento e lo scisma tra le nostre Chiese sorelle fu compiuto durante il passaggio di tanti secoli di accumulati malintesi, cosi anche la loro riunificazione e il ristabilimento della mutua fiducia e del vero amore tra di loro avrà bisogno di tempo, pazienza e sacrifici, che però con il senso della nostra grande responsabilità assumiamo l'incarico di portare a termine "in verità e carità" sotto l'infallibile guida dello Spirito vivificante di Dio.

Il nostro incontro odierno avviene in modo fausto alla vigilia del 35° anno dall'inizio dei rapporti diplomatici ufficiali tra Santa Sede e Repubblica di Cipro. Infatti, il 1973, dopo l'incontro dell'Etnarca Arcivescovo Macario III con Papa Paolo VI a Castelgandolfo, la rappresentanza delle due parti fu affidata rispettivamente all'allora Arcivescovo titolare di Mauriana Mons. Pio Laghi, Delegato Apostolico in Gerusalemme e Palestina, l'attuale Cardinale, e all'allora Ambasciatore a Parigi Signor Polys Modinòs. Mi sia permesso qui, Santità, di menzionare il primo Ambasciatore di Cipro presso la Santa Sede residente a Roma, Sua Eccellenza il Signor Georgios Poulides, il nostro caro amico e ringraziarlo di tutto cuore per la devozione, il rispetto e il suo amore verso la Chiesa e la sua opera importante e indispensabile.

Durante gli ultimi decenni dopo il Concilio Vaticano II alcuni nostri teologi ciprioti, chierici e laici, hanno conseguito degli studi post lauream in diverse Università Pontificie con borse di studio del Pontificio Consiglio per la Promozione dell' Unità dei Cristiani. Desideriamo, quindi, esprimerLe i nostri ringraziamenti e la nostra intenzione di offrire anche da parte nostra, come minimo antidoron di gratitudine, delle borse di studio estive a Cipro per teologi cattolici che sono interessati ad imparare il greco moderno assieme alle ricchezze liturgiche della Chiesa Ortodossa da vicino, per contribuire un giorno anch'essi, a loro turno, alla visione della Chiesa unita.

Recentemente, Sua Eccellenza il Presidente della Repubblica di Cipro, Signor Tassos Papadopoulos ha affermato molto agilmente: "Cipro è stata sempre Europa, ancor prima dell'istituzione dell'Europa. Con il suo ingresso nell' U.E. Cipro è ritornata a casa sua."

Tuttavia, questa nostra Casa comune, l'Europa, la culla della civiltà occidentale, la sede gloriosa dello spirito cristiano, la madre dei santi e dei missionari, sta attraversando un periodo di crisi e di disorientamento, di ateismo e di dubbio, di secolarizzazione e di decadenza. La società e l'uomo del nostro tempo ha sete e cerca. Ha dei valori e dei principi, tradizioni e abitudini che furono create nella luce del Vangelo e sotto la guida saggia dei Padri della Chiesa e delle altre personalità ecclesiastiche, ma non può riconoscere la presenza di Cristo e la forza del suo messaggio soteriologico. Rifiuta l'importanza fondamentale delle radici cristiane dell'Europa: è l'ora della Chiesa e della nuova evangelizzazione, l'ora della missione ad intra! Senza però la collaborazione delle Chiese d'Europa e la nostra comune testimonianza cristiana di certo poche cose possono avere un esito positivo e tanti sforzi isolati delle diverse Chiese e Confessioni Cristiane sono, purtroppo, condannati al fallimento. Il nostro tempo globalizzato invece di influire positivamente sul convinto europeo cristiano, sembra rifiutare l'ecumenicità storica del messaggio cristiano ed emarginare la sua dinamica e la sua efficacia. La secolarizzazione, l'eudemonismo, la deificazione della tecnologia e della scienza atea disorientano il nostro prossimo e lo conducono inevitabilmente ad una disperazione esistenziale. Angoscioso si sente il suo grido: "Signore da chi andremo?" (Gv 6, 68)

Quale è allora la nostra responsabilità quali padri spirituali? Quale è la nostra cura spirituale di fronte alla nostra gioventù? Riusciremo finalmente a proteggere la sacra istituzione della famiglia? La sacralità della persona umana, indifesa ormai davanti alla ricerca medica, all'aborto, all'eutanasia? L'unicità del creato di Dio che ci circonda e rischia di essere distrutta irreparabilmente a causa nostra?

La via Ortodossa passa attraverso la spiritualità, l'ascesi, il digiuno, lo studio dei testi dei Padri della Chiesa ispirati da Dio, il senso del sacro e soprattutto la Divina Eucaristia: queste sono le nostre armi spirituali e desideriamo lottare insieme con la Chiesa sorella di Roma per trasformare la società europea che è antropocentrica in una società Cristocentrica, con rispetto verso i nostri fratelli delle altre religioni, gli immigrati, i poveri, i profughi e i deboli della Terra.

La nostra presenza odierna qui, Santità, è un appello a Lei, il Papa proveniente da un paese amico, traumatizzato dalla divisione per decenni, come il nostro, ma grazie a Dio riunificato. Perciò solo Lei può comprendere i sentimenti del nostro dolore! La nostra Patria e Vostra Sorella, la Chiesa Apostolica di Cipro, soffre, ma anche resiste dignitosamente con l'intercessione dei suoi santi e particolarmente con la protezione del suo fondatore, il beato Apostolo Barnaba. Diritti umani vengono calpestati, monumenti vengono distrutti, opere del nostro patrimonio spirituale diventano oggetto di commercio internazionale e la divisione dell'ultima capitale europea, Nicosia, sembra perpetuarsi in eterno. Chi sentirà il nostro giusto lamento e innalzerà voce di protesta verso i potenti della Terra che sfruttano il nome di Cristo, fanno però i sordi alla legge dell'amore?

Santità,

chiediamo il Suo sostegno tramite l'invincibile arma della preghiera fraterna, ma anche tramite il suo grido paterno per la difesa dei diritti imprescrittibili dell' Antica e Apostolica Chiesa Sorella di Cipro, questo crocevia dei popoli, delle religioni, delle lingue e delle civiltà del Mediterraneo e del Medio Oriente.

La vogliamo accanto a noi! Tramite noi il Santo Apostolo Barnaba invita suo fratello maggiore, il Beato Apostolo Pietro, a visitare per la prima volta la sua umile casa, ad esserne ospitato, a sentirla come sua propria casa, a benedirla! La aspettiamo, Santità, quale Vescovo della Sede Romana che presiede alla carità, nella Cipro del dialogo, della democrazia, della dignità, della fede, del monachesimo, dell'ospitalità, dei monumenti e delle opere d'arte! Si degni di venire e ci dia l'occasione di ricambiare la Vostra fraterna ospitalità di questi splendidi giorni che abbiamo vissuto nella Città Eterna!

Santità,

con le intercessioni dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, Patroni della Diocesi di Roma, del Santo Apostolo Barnaba, Fondatore della Chiesa di Cipro, e dei Santi Greci Isapostoli Cirillo e Metodio, Compatroni d'Europa, Le auguriamo dal profondo del cuore salute, lunga vita e l'illuminazione dello Spirito Santo per il felice compimento della Sua alta missione come Pontefice-costruttore di ponti fra popoli, religioni e culture. "Il Dio della speranza vi riempia di ogni gioia e pace nella fede, perché abbondiate nella speranza per la virtù dello Spirito Santo." (Rm 15, 13)
Paparatzifan
Saturday, June 16, 2007 8:15 PM
Dal blog di Lella...

VISITA A SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI DI SUA BEATITUDINE CHRYSOSTOMOS II, ARCIVESCOVO DI NUOVA GIUSTINIANA E DI TUTTA CIPRO , 16.06.2007

DICHIARAZIONE COMUNE

«Benedetto sia Dio Padre del Signore nostro Gesù Cristo, il quale ci ha benedetti in Cristo dall'alto dei cieli con ogni specie di benedizioni spirituali» (Ef 1,3).

1. Noi, Benedetto XVI, Papa e Vescovo di Roma, e Chrysostomos II, Arcivescovo di Nuova Giustiniana e di tutta Cipro, con gioia rendiamo grazie a Dio per questo incontro fraterno, nella comune fede in Cristo risorto, pieni di speranza per l'avvenire delle relazioni fra le nostre Chiese. Questa visita ci ha permesso di constatare come siano cresciute tali relazioni, sia a livello locale, sia nell'ambito del dialogo teologico fra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa nel suo insieme. A questo dialogo la delegazione della Chiesa di Cipro ha sempre recato un apporto positivo, ospitando, tra l'altro, nel 1983 il Comitato di Coordinamento della Commissione Mista Internazionale per il dialogo teologico, in modo che i Membri cattolici e ortodossi, oltre a svolgere l'impegnativo lavoro preparatorio, potessero visitare e ammirare le grandi ricchezze artistiche e spirituali della Chiesa di Cipro.

2. Nella felice circostanza del nostro fraterno incontro presso le tombe dei Santi Pietro e Paolo, i corifei degli Apostoli come indica la tradizione liturgica, vogliamo dichiarare di comune accordo la nostra sincera e ferma disposizione, in obbedienza alla volontà di Nostro Signore Gesù Cristo, ad intensificare la ricerca della piena unità tra tutti i cristiani, attivando ogni sforzo a noi possibile e considerato utile alla vita delle nostre Comunità. Desideriamo che i fedeli cattolici ed ortodossi di Cipro vivano fraternamente e nella piena solidarietà fondata sulla comune fede nel Cristo risorto. Vogliamo inoltre sostenere e promuovere il dialogo teologico, che attraverso la competente Commissione Internazionale si appresta ad affrontare le questioni più ardue che hanno segnato la vicenda storica della divisione. E' necessario raggiungere un sostanziale accordo per la piena comunione nella fede, nella vita sacramentale e nell'esercizio del ministero pastorale. A questo scopo assicuriamo la nostra fervente preghiera di Pastori nella Chiesa e chiediamo ai nostri fedeli di unirsi a noi in una corale invocazione «che tutti siano uno, affinché il mondo creda» (Gv 17,21).

3. Nel nostro incontro abbiamo considerato le contingenze storiche in cui vivono le nostre Chiese. In particolare, abbiamo esaminato la situazione di divisione e di tensioni che caratterizzano da oltre un trentennio l'Isola di Cipro, con i tragici problemi quotidiani che intaccano anche la vita delle nostre comunità e delle singole famiglie. Abbiamo considerato, più ampiamente, la situazione del Medio Oriente, dove la guerra e i contrasti tra i popoli rischiano di estendersi con disastrose conseguenze. Abbiamo invocato la pace «che viene dall'alto». Le nostre Chiese intendono svolgere un ruolo di pacificazione nella giustizia e nella solidarietà e, affinché tutto ciò si realizzi, è nostro desiderio promuovere le fraterne relazioni fra tutti i cristiani ed un leale dialogo tra le diverse religioni presenti e operanti nella Regione. La fede nell'unico Dio aiuti gli uomini di queste antiche ed illustri terre a ritrovare una convivenza amichevole, nel rispetto reciproco ed in una collaborazione costruttiva.

4. Rivolgiamo, pertanto, questo appello a tutti quelli che, ovunque, nel mondo, alzano la mano contro i propri fratelli, esortandoli con fermezza a deporre le armi e ad operare perché siano sanate le ferite causate dalla guerra. Li invitiamo, inoltre, ad adoperarsi affinché i diritti umani siano difesi sempre, in ogni Nazione: il rispetto dell'uomo, immagine di Dio, è, infatti, per tutti un dovere fondamentale. Così pure, fra i diritti umani da tutelare, va annoverato come primario quello della libertà di religione. Non rispettarlo costituisce una gravissima offesa alla dignità dell'uomo, che viene colpito nell'intimo del cuore dove abita Dio. E così profanare, distruggere e saccheggiare i luoghi di culto di qualsiasi religione, rappresenta un atto contro l'umanità e la civiltà dei popoli.

5. Non abbiamo mancato di riflettere su una nuova opportunità che si apre per un più intenso contatto ed una più concreta collaborazione fra le nostre Chiese. Avanza, infatti, la costruzione dell'Unione Europea, e cattolici e ortodossi sono chiamati a contribuire a creare un clima di amicizia e di cooperazione. In un tempo di crescente secolarizzazione e di relativismo, cattolici e ortodossi in Europa sono chiamati a offrire una rinnovata testimonianza comune sui valori etici pronti sempre a dare ragione della loro fede in Gesù Cristo Signore e Salvatore. L'Unione Europea, che non potrà limitarsi a una cooperazione meramente economica, necessita di solide basi culturali, di condivisi riferimenti etici e di apertura alla dimensione religiosa. Occorre vivificare le radici cristiane dell'Europa, che hanno reso grande la sua civiltà nei secoli, e riconoscere che la tradizione cristiana occidentale e quella orientale hanno, in questo senso, un compito comune importante da svolgere.

6. Nel nostro incontro quindi abbiamo considerato il lungo cammino storico delle nostre Chiese e la grande tradizione che, partendo dall'annuncio dei primi discepoli giunti a Cipro da Gerusalemme, dopo la persecuzione contro Stefano e ripercorrendo il viaggio di Paolo dalle coste di Cipro a Roma, come ci narrano gli Atti degli Apostoli (At 11,19; 27, 4ss), giunge fino ai giorni nostri. Il ricco patrimonio di fede e la solida tradizione cristiana delle nostre terre, devono spingere cattolici ed ortodossi ad un rinnovato slancio nell'annunciare il Vangelo al nostro tempo, per essere fedeli alla nostra vocazione cristiana e nel rispondere alle esigenze del mondo d'oggi.

7. Seria preoccupazione suscita il modo in cui vengono affrontate le questioni concernenti la bioetica. C'è infatti il rischio che certe tecniche applicate alla genetica, intenzionalmente concepite per sopperire a legittime necessità, vadano di fatto ad intaccare la dignità dell'uomo, creato ad immagine di Dio. Lo sfruttamento dell'essere umano, le sperimentazioni abusive, gli esperimenti di una genetica che non rispetta i valori etici arrecano offesa alla vita, attentano all'incolumità e alla dignità di ogni persona umana e non possono né devono essere giustificati o permessi in nessun momento della sua esistenza.

8. Al tempo stesso, queste considerazioni etiche e la condivisa preoccupazione per la vita umana ci conducono a invitare quelle Nazioni, che, con la grazia di Dio hanno conseguito significativi progressi nel campo dell'economia e della tecnologia, a non dimenticare i loro fratelli che abitano nei Paesi colpiti dalla povertà, dalla fame e dalle malattie. Invitiamo, pertanto, i responsabili delle Nazioni a favorire e promuovere una giusta ripartizione delle risorse della terra, in spirito di solidarietà con i poveri e con tutti gli indigenti del mondo.

9. Altrettanto concordi si sono rivelate le nostre preoccupazioni per il rischio della distruzione del creato. L'uomo l'ha ricevuto perché con esso possa realizzare il disegno di Dio. Erigendo, però, se stesso a centro dell'universo, dimenticando il mandato del Creatore e chiudendosi in un'egoistica ricerca del proprio benessere, l'essere umano ha gestito l'ambiente in cui vive operando scelte che mettono a rischio la sua stessa esistenza, mentre esso esige rispetto e tutela da parte di tutti quelli che l'abitano.

10. Insieme rivolgiamo la nostra preghiera al Signore della storia, perché rafforzi la testimonianza delle nostre Chiese affinché l'annuncio di salvezza del Vangelo raggiunga le nuove generazioni e sia luce per tutti gli uomini. A questo scopo affidiamo i nostri desideri e i nostri impegni alla Theotokos, alla Madre di Dio Odigitria, che indica la via verso il Signore Nostro Gesù Cristo.

Dal Vaticano, 16 giugno 2007


Paparatzifan
Monday, June 18, 2007 8:11 PM
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VISITA PASTORALE DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI AD ASSISI, 17 giugno 2007

INCONTRO CON I GIOVANI


DISCORSO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI

Piazzale antistante la Basilica di Santa Maria degli Angeli

Carissimi giovani,

grazie per la vostra accoglienza, così calorosa, sento in voi la fede, sento la gioia di essere cristiani cattolici. Grazie per le parole affettuose e per le importanti domande che i vostri due rappresentanti mi hanno rivolto. Spero di dire qualcosa nel corso di questo incontro su queste domande che sono domande della vita; quindi, non posso dare adesso una risposta esauriente, ma cerco di dire qualcosa, ma soprattutto, saluto tutti voi, giovani di questa Diocesi di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino, con il vostro Vescovo, Mons. Domenico Sorrentino. Saluto voi, giovani, di tutte le diocesi dellUmbria, qui convenuti con i vostri Pastori. Saluto naturalmente anche voi, giovani venuti da altre regioni dItalia, accompagnati dai vostri animatori francescani. Un cordiale saluto rivolgo al Cardinale Attilio Nicora, mio Legato per le Basiliche papali di Assisi, e ai Ministri Generali dei vari Ordini francescani.

Ci accoglie qui, con Francesco, il cuore della Madre, la "Vergine fatta Chiesa", come egli ama invocarla (cfr Saluto alla Beata Vergine Maria, 1: FF 259). Francesco aveva per la chiesetta della Porziuncola, custodita in questa Basilica di Santa Maria degli Angeli, un affetto speciale. Essa fu tra le chiese che egli si diede a riparare nei primi anni della sua conversione e dove ascoltò e meditò il Vangelo della missione (cfr 1 Cel I,9,22: FF 356). Dopo i primi passi di Rivotorto, fu qui che egli pose il "quartier generale" dellOrdine, dove i frati potessero raccogliersi quasi come nel grembo materno, per rigenerarsi e ripartire pieni di slancio apostolico. Qui ottenne per tutti una sorgente di misericordia nellesperienza del "grande perdono", del quale tutti abbiamo sempre bisogno. Qui infine visse il suo incontro con "sorella morte".

Cari giovani, voi sapete che il motivo che mi ha portato ad Assisi è stato il desiderio di rivivere il cammino interiore di Francesco, in occasione dellVIII centenario della sua conversione. Questo momento del mio pellegrinaggio ha un significato particolare. Lho pensato questo momento come culmine della mia giornata. San Francesco parla a tutti, ma so che ha proprio per voi giovani unattrazione speciale. Me lo conferma la vostra presenza così numerosa, come anche gli interrogativi che mi avete posto. La sua conversione avvenne quando era nel pieno della sua vitalità, delle sue esperienze, dei suoi sogni. Aveva trascorso venticinque anni senza venire a capo del senso della vita. Pochi mesi prima di morire, ricorderà quel periodo come il tempo in cui "era nei peccati" (cfr. 2 Test 1: FF 110).

A che cosa pensava, Francesco, parlando di peccati? Stando alle biografie, ciascuna delle quali ha un suo taglio, non è facile determinarlo. Un efficace ritratto del suo modo di vivere si trova nella Leggenda dei tre compagni, dove si legge: "Francesco era tanto più allegro e generoso, dedito ai giochi e ai canti, girovagava per la città di Assisi giorno e notte con amici del suo stampo, tanto generoso nello spendere da dissipare in pranzi e altre cose tutto quello che poteva avere o guadagnare" (3 Comp 1,2: FF 1396). Di quanti ragazzi anche ai nostri giorni non si potrebbe dire qualcosa di simile? Oggi poi cè la possibilità di andare a divertirsi ben oltre la propria città. Le iniziative di svago durante i week-end raccolgono tanti giovani. Si può "girovagare" anche virtualmente "navigando" in internet, cercando informazioni o contatti di ogni tipo. Purtroppo non mancano  ed anzi sono tanti, troppi!  i giovani che cercano paesaggi mentali tanto fatui quanto distruttivi nei paradisi artificiali della droga. Come negare che sono molti i ragazzi, e non ragazzi, tentati di seguire da vicino la vita del giovane Francesco, prima della sua conversione? Sotto quel modo di vivere cera il desiderio di felicità che abita ogni cuore umano. Ma poteva quella vita dare la gioia vera? Francesco certo non la trovò. Voi stessi, cari giovani, potete fare questa verifica a partire dalla vostra esperienza. La verità è che le cose finite possono dare barlumi di gioia, ma solo lInfinito può riempire il cuore. Lo ha detto un altro grande convertito, SantAgostino: "Ci hai fatti per te, o Signore, e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te" (Confess. 1,1).

Sempre lo stesso testo biografico ci riferisce che Francesco era piuttosto vanitoso. Gli piaceva farsi confezionare abiti sontuosi e andava alla ricerca delloriginalità (cfr 3 Comp 1, 2: FF 1396). Nella vanità, nella ricerca delloriginalità, cè qualcosa da cui tutti siamo in qualche modo toccati. Oggi si suol parlare di "cura dellimmagine", o di "ricerca dellimmagine". Per poter avere un minimo di successo, abbiamo bisogno di accreditarci agli occhi altrui con qualcosa di inedito, di originale. In certa misura, questo può esprimere un innocente desiderio di essere ben accolti. Ma spesso vi si insinua lorgoglio, la ricerca smodata di noi stessi, legoismo e la voglia di sopraffazione. In realtà, centrare la vita su se stessi è una trappola mortale: noi possiamo essere noi stessi solo se ci apriamo nellamore, amando Dio e i nostri fratelli.

Un aspetto che impressionava i contemporanei di Francesco era anche la sua ambizione, la sua sete di gloria e di avventura. Fu questo a portarlo sul campo di battaglia, facendolo finire prigioniero per un anno a Perugia. La stessa sete di gloria, una volta libero, lo avrebbe portato nelle Puglie, in una nuova spedizione militare, ma proprio in questa circostanza, a Spoleto, il Signore si fece presente al suo cuore, lo indusse a tornare sui suoi passi, e a mettersi seriamente in ascolto della sua Parola. È interessante annotare come il Signore abbia preso Francesco per il suo verso, quello della voglia di affermarsi, per additargli la strada di unambizione santa, proiettata sullinfinito: "Chi può esserti più utile: il padrone o il servo?" (3 Comp 2,6: FF 1401), fu la domanda che egli sentì risuonare nel suo cuore. È come dire: perché accontentarti di stare alle dipendenze degli uomini, quando cè un Dio pronto ad accoglierti nella sua casa, al suo servizio regale?

Cari giovani, mi avete ricordato alcuni problemi della condizione giovanile, della vostra difficoltà a costruirvi un futuro, e soprattutto della fatica a discernere la verità. Nel racconto della passione di Cristo troviamo la domanda di Pilato: "Che cosè la verità?" (Gv 18,38). E la domanda di uno scettico che dice: "Ma tu dici di essere la verità, ma che cosa è verità?" E così essendo irriconoscibile la verità, Pilato lascia intendere: facciamo secondo quanto è più pratico, ha più successo, e non cercando la verità. Condanna poi Gesù a morte, perché segue il pragmatismo, il successo, la sua propria fortuna. Anche oggi, tanti dicono: "ma che cosa è la verità? Possiamo trovarne frammenti, ma la verità come potremmo trovarla?" E realmente arduo credere che questa sia la verità: Gesù Cristo, la Vera Vita, la bussola della nostra vita. E tuttavia, se cominciamo, come è una grande tentazione, a vivere solo secondo le possibilità del momento, senza verità, veramente perdiamo il criterio e perdiamo anche il fondamento della pace comune che può essere solo la verità. E questa verità è Cristo. La verità di Cristo si è verificata nella vita dei santi di tutti i secoli. I santi sono la grande traccia di luce nella storia che attesta: questa è la vita, questo è il cammino, questa è la verità. Perciò, abbiamo il coraggio di dire sì a Gesù Cristo: "La sua verità è verificata nella vita di tanti santi. Ti seguiamo!" Cari giovani, venendo dalla Basilica del Sacro Convento, qui, ho pensato che parlare quasi unora da solo, forse non è bene. Perciò, penso sarebbe adesso il momento per una pausa, per un canto. So che avete fatto tanti canti, forse posso sentire un canto vostro in questo momento. Allora, abbiamo sentito ripetere nel canto che san Francesco ha sentito la voce. Ha sentito nel suo cuore la voce di Cristo, e che cosa succede? Succede che capisce che deve mettersi al servizio dei fratelli, soprattutto dei più sofferenti. Questa è la conseguenza di questo primo incontro con la voce di Cristo. Questa mattina, passando per Rivotorto, ho dato uno sguardo al luogo in cui, secondo la tradizione, erano raccolti i lebbrosi: gli ultimi, gli emarginati, nei confronti dei quali Francesco provava un irresistibile senso di ribrezzo. Toccato dalla grazia, egli aprì loro il suo cuore. E lo fece non solo attraverso un pietoso gesto di elemosina, sarebbe troppo poco, ma baciandoli e servendoli. Egli stesso confessa che quanto prima gli risultava amaro, divenne per lui "dolcezza di anima e di corpo" (2 Test 3: FF 110).

La grazia quindi comincia a plasmare Francesco. Egli diventò sempre più capace di fissare il suo sguardo sul volto di Cristo e di ascoltarne la voce. Fu a quel punto che il Crocifisso di San Damiano gli rivolse la parola chiamandolo a unardita missione: "Va, Francesco, ripara la mia casa che, come vedi, è tutta in rovina". (2 Cel I, 6, 10: FF 593). Sostando questa mattina a San Damiano, e poi nella Basilica di Santa Chiara, dove si conserva il Crocifisso originale che parlò a Francesco, ho fissato anchio i miei occhi in quegli occhi di Cristo. È limmagine del Cristo CrocifissoRisorto, vita della Chiesa, che parla anche in noi se siamo attenti, come duemila anni fa parlò ai suoi apostoli e ottocento anni fa parlò a Francesco. La Chiesa vive continuamente di questo incontro.

Sì, cari giovani: lasciamoci incontrare da Cristo! Fidiamoci di Lui, ascoltiamo la sua Parola. In Lui non cè soltanto un essere umano affascinante. Certo, egli è pienamente uomo, e in tutto simile a noi, tranne che nel peccato (cfr Eb 4, 15). Ma è anche molto di più: Dio è fatto uomo in Lui e pertanto è lunico Salvatore, come dice il suo stesso nome: Gesù, ossia "Dio salva". Ad Assisi si viene per apprendere da San Francesco il segreto per riconoscere Gesù Cristo e fare esperienza di Lui. Ecco che cosa sentiva Francesco per Gesù, stando a ciò che narra il suo primo biografo: "Gesù portava sempre nel cuore. Gesù sulle labbra, Gesù nelle orecchie, Gesù negli occhi, Gesù nelle mani, Gesù in tutte le altre membra& Anzi, trovandosi molte volte in viaggio e meditando o cantando Gesù, scordava di essere in viaggio e si fermava a invitare tutte le creature alla lode di Gesù" (1 Cel II, 9, 115: FF 115). Così vediamo che la comunione con Gesù apre anche il cuore e gli occhi per il creato.

Francesco, insomma, era un vero innamorato di Gesù. Lo incontrava nella Parola di Dio, nei fratelli, nella natura, ma soprattutto nella sua presenza eucaristica. Scriveva a tal proposito nel Testamento: "Dello stesso altissimo Figlio di Dio nientaltro vedo corporalmente, in questo mondo, se non il santissimo corpo e il santissimo sangue suo" (2 Test 10: FF 113). Il Natale di Greccio esprime il bisogno di contemplarlo nella sua tenera umanità di bimbo (cfe 1 Cel I, 30, 85-86: FF 469-470). Lesperienza della Verna, dove riceve le stimmate, mostra a quale grado di intimità egli fosse arrivato nel rapporto con Cristo crocifisso. Egli poteva realmente dire con Paolo: "Per me vivere è Cristo" (Fil 1,21). Se si spoglia di tutto e sceglie la povertà, il motivo di tutto questo è Cristo, e solo Cristo. Gesù è il suo tutto: e gli basta!

Proprio perché di Cristo, Francesco è anche uomo della Chiesa. Dal Crocifisso di San Damiano aveva avuto lindicazione di riparare la casa di Cristo, che è appunto la Chiesa. Tra Cristo e la Chiesa cè un rapporto intimo e indissolubile. Essere chiamato a ripararla implicava, certo, nella missione di Francesco, qualcosa di proprio e di originale. Al tempo stesso, quel compito nullaltro era, in fondo, che la responsabilità attribuita da Cristo ad ogni battezzato. E anche ad ognuno di noi dice: "Và, e ripara la mia casa". Noi tutti siamo chiamati a riparare in ogni generazione di nuovo la casa di Cristo, la Chiesa. E solo facendo così vive la Chiesa e diventa bella. E come sappiamo, ci sono tanti modi di riparare, di edificare, di costruire la casa di Dio, la Chiesa. Si edifica poi attraverso le più diverse vocazioni, da quella laicale e familiare, alla vita di speciale consacrazione, alla vocazione sacerdotale.

Una parola, a questo punto, desidero spendere proprio su questultima vocazione. Francesco, che fu diacono, non sacerdote (cfr1 Cel I,30,86: FF 470), nutriva per i sacerdoti una venerazione grande. Pur sapendo che anche nei ministri di Dio cè tanta povertà e fragilità, li vedeva come ministri del Corpo di Cristo, e ciò bastava a far scaturire in lui un senso di amore, di riverenza e di obbedienza (cfr 2 Test 6-10: FF 112-113). Il suo amore per i sacerdoti è un invito a riscoprire la bellezza di questa vocazione. Essa è vitale per il popolo di Dio. Cari giovani, circondate di amore e gratitudine i vostri sacerdoti. Se il Signore dovesse chiamare qualcuno di voi a questo grande ministero, come anche a qualche forma di vita consacrata, non esitate a dire il vostro sì. Sì non è facile, ma è bello essere ministri del Signore, è bello spendere la vita per Lui!

Affetto veramente filiale il giovane Francesco sentì nei confronti del suo Vescovo, e fu nelle sue mani che, spogliandosi di tutto, fece la professione di una vita ormai totalmente consacrata al Signore (cfr 1 Cel I, 6, 15: FF 344). Sentì in modo speciale la missione del Vicario di Cristo, al quale sottopose la sua Regola e affidò il suo Ordine. Se i Papi hanno mostrato tanto affetto ad Assisi, lungo la storia, questo in certo senso è un ricambiare laffetto che Francesco ha avuto per il Papa. Io sono felice, carissimi giovani, di essere qui, sulla scia dei miei Predecessori, e in particolare dellamico, dellamato Papa Giovanni Paolo II.

Come a cerchi concentrici, lamore di Francesco per Gesù si dilata non solo sulla Chiesa ma su tutte le cose, viste in Cristo e per Cristo. Nasce di qui il Cantico delle Creature, in cui locchio riposa nello splendore del Creato: da fratello sole a sorella luna, da sorella acqua a frate fuoco. Il suo sguardo interiore è diventato così puro e penetrante da scorgere la bellezza del Creatore nella bellezza delle creature. Il Cantico di frate sole, prima di essere unaltissima pagina di poesia e un implicito invito al rispetto del creato, è una preghiera, una lode rivolta al Signore, al Creatore di tutto.

Allinsegna della preghiera è da vedere anche limpegno di Francesco per la pace. Questo aspetto della sua vita è di grande attualità, in un mondo che di pace ha tanto bisogno e non riesce a trovarne la via. Francesco fu un uomo di pace e un operatore di pace. Lo mostrò anche nella mitezza con cui si pose, senza tuttavia mai tacere la sua fede, di fronte ad uomini di altre fedi, come dimostra il suo incontro con il Sultano (cfr 1 Cel I, 20, 57: FF 422). Se oggi il dialogo interreligioso, specialmente dopo il Concilio Vaticano II, è diventato patrimonio comune e irrinunciabile della sensibilità cristiana, Francesco può aiutarci a dialogare autenticamente, senza cadere in un atteggiamento di indifferenza nei confronti della verità o nellattenuazione del nostro annuncio cristiano. Il suo essere uomo di pace, di tolleranza, di dialogo, nasce sempre dallesperienza di Dio-Amore. Il suo saluto di pace è, non a caso, una preghiera: "Il Signore ti dia la pace" (2 Test 23: FF 121).

Cari giovani, la vostra numerosa presenza qui dice quanto la figura di Francesco parli al vostro cuore. Io volentieri vi riconsegno il suo messaggio, ma soprattutto la sua vita e la sua testimonianza. È tempo di giovani che, come Francesco, facciano sul serio e sappiano entrare in un rapporto personale con Gesù. È tempo di guardare alla storia di questo terzo millennio da poco iniziato come a una storia che ha più che mai bisogno di essere lievitata dal Vangelo.

Faccio ancora una volta mio linvito che il mio amato Predecessore, Giovanni Paolo II, amava sempre rivolgere, specialmente ai giovani: "Aprite le porte a Cristo". Apritele come fece Francesco, senza paura, senza calcoli, senza misura. Siate, cari giovani, la mia gioia, come lo siete stati di Giovanni Paolo II. Da questa Basilica dedicata a Santa Maria degli Angeli vi do appuntamento alla Santa Casa di Loreto, ai primi di settembre, per lAgorà dei giovani italiani.

A voi tutti la mia benedizione. Grazie per tutto, per la vostra presenza, per la vostra preghiera.



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Paparatzifan
Monday, June 18, 2007 10:20 PM
Dal blog di Lella...

INCONTRO CON I SACERDOTI, I DIACONI, I RELIGIOSI, LE RELIGIOSE, I SUPERIORI E GLI ALUNNI

DISCORSO DEL SANTO PADRE

Carissimi sacerdoti e diaconi, religiosi e religiose!

Posso sinceramente dire che ho vivamente desiderato di incontrarvi in questa antica Cattedrale, in cui normalmente converge, intorno al Vescovo, la Chiesa diocesana. Dopo essere stato stamattina in mezzo al Popolo di Dio nelle sue varie componenti durante la Celebrazione eucaristica presso la Basilica di San Francesco, mi è sembrato bello riservare a voi un incontro particolare, anche in considerazione della folta presenza di persone consacrate in questa Diocesi. Ringrazio Mons. Domenico Sorrentino, Pastore di questa Chiesa, per essersi fatto interprete dei vostri sentimenti di comunione e di affetto. E ho sentito laffetto anche molto immediatamente. Ringrazio di cuore. Saluto cordialmente anche il Vescovo emerito, Mons. Sergio Goretti, che per anni ha guidato - come abbiamo sentito, venticinque anni - questa Chiesa, illustre per tanta storia di santità. Mi ricordo di tanti incontri belli che abbiamo avuto proprio qui ad Assisi. Grazie, Eccellenza!

Come sapete, come ha ricordato S.E. Sorrentino, loccasione che mi ha portato oggi ad Assisi è la commemorazione dellVIII centenario della conversione di Francesco. Anchio mi sono fatto pellegrino. Già da studente, poi quando mi preparavo per una Cattedra ho studiato San Bonaventura, conseguentemente anche San Francesco. Ho spiritualmente peregrinato ad Assisi molto prima di esservi arrivato anche fisicamente. Così in questo lungo pellegrinaggio della mia vita sono felice di essere oggi con voi nella Cattedrale, con voi sacerdoti, religiosi, religiose. Essendo venuto sulle orme del Poverello, nel mio parlare prenderò spunto principalmente da lui. Ma proprio nel contesto di questa Cattedrale non posso non ricordare gli altri Santi che hanno illustrato la vita di questa Chiesa, a partire dal patrono San Rufino, a cui si uniscono San Rinaldo e il Beato Angelo. Va da sé che, accanto a Francesco, cè Chiara, la cui casa era proprio nei pressi di questa Cattedrale. Ho potuto poco fa vedere il battistero in cui, secondo la tradizione, ricevettero il Battesimo tanto San Francesco quanto Santa Chiara, e successivamente San Gabriele dellAddolorata.

Questo particolare mi offre lo spunto per una prima riflessione. Se oggi parliamo della conversione di Francesco, pensando alla radicale scelta di vita che egli fece da giovane, non possiamo tuttavia dimenticare che la sua prima "conversione" avvenne nel dono del Battesimo. La piena risposta che darà da adulto non sarà che la maturazione del germe di santità allora ricevuto. È importante che nella nostra vita e nella proposta pastorale prendiamo più viva coscienza della dimensione battesimale della santità. Essa è dono e compito per tutti i battezzati. A questa dimensione fece riferimento il mio venerato Predecessore, nella Lettera Apostolica Novo millennio ineunte, scrivendo: "Chiedere a un catecumeno: «Vuoi ricevere il battesimo?» significa al tempo stesso chiedergli: «Vuoi diventare santo?»" (n. 31).

I milioni di pellegrini che passano per queste strade attirati dal carisma di Francesco, devono essere aiutati a cogliere il nucleo essenziale della vita cristiana ed a tendere alla sua "misura alta", che è appunto la santità. Non basta che ammirino Francesco: attraverso di lui devono poter incontrare Cristo, per confessarlo e amarlo con "fede dritta, speranza certa e caritade perfetta" (Preghiera di Francesco davanti al Crocifisso, 1: FF 276).

I cristiani del nostro tempo si ritrovano sempre più spesso a fronteggiare la tendenza ad accettare un Cristo diminuito, ammirato nella sua umanità straordinaria, ma respinto nel mistero profondo della sua divinità. Lo stesso Francesco subisce una sorta di mutilazione, quando lo si tira in gioco come testimone di valori pur importanti, apprezzati dallodierna cultura, ma dimenticando che la scelta profonda, potremmo dire il cuore della sua vita, è la scelta di Cristo.

Ad Assisi, cè bisogno più che mai di una linea pastorale di alto profilo. Occorre a tal fine che voi, sacerdoti e diaconi, e voi, persone di vita consacrata, sentiate fortemente il privilegio e la responsabilità di vivere in questo territorio di grazia. È vero che quanti passano per questa Città, anche solo dalle sue "pietre" e dalla sua storia ricevono un benefico messaggio. Ciò non esime da una proposta spirituale robusta, che aiuti anche ad affrontare le tante seduzioni del relativismo che caratterizza la cultura del nostro tempo.

Assisi ha il dono di richiamare persone di tante culture e religioni, in nome di un dialogo che costituisce un valore irrinunciabile. Giovanni Paolo II ha legato il suo nome a questa icona di Assisi come Città del dialogo e della pace. Ho apprezzato, a tal proposito, che abbiate voluto onorare la memoria del suo speciale rapporto con questa Città anche dedicandogli una sala con dipinti che lo raffigurano proprio a fianco di questa Cattedrale. Per Giovanni Paolo II era chiaro che la vocazione dialogica di Assisi è legata al messaggio di Francesco, e deve rimanere ben incardinata sui pilastri portanti della sua spiritualità. In Francesco tutto parte da Dio e torna a Dio. Le sue Lodi di Dio altissimo rivelano un animo costantemente rapito nel dialogo con la Trinità. Il suo rapporto con Cristo trova nellEucaristia il luogo più significativo. Lo stesso amore del prossimo si sviluppa a partire dallesperienza e dallamore di Dio. Quando, nel Testamento, ricorda il suo andare incontro ai lebbrosi, quale evento iniziale della sua conversione, sottolinea che a quellabbraccio di misericordia egli fu condotto da Dio stesso (cfr 2 Test 2; FF 110). Le varie testimonianze biografiche sono concordi nel delineare la sua conversione come un progressivo aprirsi alla Parola che viene dallalto. La stessa logica emerge nel suo chiedere e offrire lelemosina con la motivazione dellamore di Dio (cfr 2 Cel 47,77: FF 665). Il suo sguardo sulla natura è in realtà una contemplazione del Creatore nella bellezza delle creature. Il suo stesso augurio di pace si modula poi come preghiera, giacché gli fu rivelata la modalità in cui doveva formularlo: "Il Signore ti dia la pace" (2 Test: FF 121). Francesco è un uomo per gli altri, perché è fino in fondo un uomo di Dio. Voler separare, nel suo messaggio, la dimensione "orizzontale" da quella "verticale" significa rendere Francesco irriconoscibile.

A voi, ministri del Vangelo e dellaltare, a voi, religiosi e religiose, il compito di sviluppare un annuncio della fede cristiana allaltezza delle odierne sfide. Avete una grande storia, e desidero esprimere il mio apprezzamento per quanto già fate. Se oggi ritorno ad Assisi da Papa, voi sapete però che non è la prima volta che visito questa Città e ne ho sempre riportato una bella impressione. Occorre che la vostra tradizione spirituale e pastorale resti salda nei suoi valori perenni, e al tempo stesso si rinnovi per dare una risposta autentica alle nuove domande. Desidero per questo incoraggiarvi a seguire con fiducia il piano pastorale che il vostro Vescovo vi ha proposto. In esso si additano le grandi ed esigenti prospettive della comunione, della carità, della missione, sottolineando che esse affondano le radici in unautentica conversione a Cristo. La lectio divina, la centralità dellEucaristia, la Liturgia delle Ore e ladorazione eucaristica, la contemplazione dei misteri di Cristo nella prospettiva mariana del Rosario, assicurano quel clima e quella tensione spirituale, senza cui tutti gli impegni pastorali, la vita fraterna, lo stesso impegno per i poveri, rischierebbero di naufragare a causa delle nostre fragilità e delle nostre stanchezze.

Coraggio, carissimi! A questa Città, a questa comunità ecclesiale, guarda con particolare simpatia la Chiesa da tutte le regioni del mondo. Il nome di Francesco, accompagnato da quello di Chiara, chiede che questa Città si distingua per un particolare slancio missionario. Ma proprio per questo è anche necessario che questa Chiesa viva di una intensa esperienza di comunione. Si pone in tale ottica il Motu Proprio Totius Orbis, con cui ho stabilito che le due grandi Basiliche papali di San Francesco e di Santa Maria degli Angeli, pur continuando a godere di unattenzione speciale della Santa Sede attraverso il Legato Pontificio, sotto il profilo pastorale entrassero nella giurisdizione del Vescovo di questa Chiesa. Sono davvero lieto di sapere che il nuovo cammino è iniziato allinsegna di una grande disponibilità e collaborazione, e sono certo che sarà ricco di frutti.

Era in realtà un indirizzo ormai maturo per diverse ragioni. Lo suggeriva il nuovo respiro che il Concilio Vaticano II ha dato alla teologia della Chiesa particolare, mostrando come in essa si esprima il mistero della Chiesa universale. Le Chiese particolari infatti "sono formate a immagine della Chiesa universale: in esse e a partire da esse (in quibus et ex quibus) esiste luna e unica Chiesa cattolica" (Cost. Lumen gentium, 23). Cè un mutuo interiore richiamo tra luniversale e il particolare. Le singole Chiese, proprio mentre vivono la loro identità di "porzioni" del Popolo di Dio, esprimono anche una comunione e una "diaconia" rispetto alla Chiesa universale sparsa nel mondo, animata dallo Spirito e servita dal ministero di unità del Successore di Pietro. Questa apertura "cattolica" appartiene a ciascuna Diocesi e segna, in qualche modo, tutte le dimensioni della sua vita, ma si accentua quando una Chiesa dispone di un carisma che attrae ed opera oltre i confini di essa. E come negare che tale sia il carisma di Francesco e del suo messaggio? I tanti pellegrini che vengono ad Assisi stimolano questa Chiesa ad andare oltre se stessa. Daltra parte, è incontestabile che Francesco abbia con la sua Città un rapporto speciale. Assisi in certo modo fa corpo con il cammino di santità di questo suo grande figlio. Lo dimostra il mio stesso odierno pellegrinaggio, che mi vede toccare tanti luoghi, certo non tutti, della vicenda di Francesco in questa Città. Mi piace poi anche sottolineare che la spiritualità di Francesco di Assisi è di aiuto sia per cogliere luniversalità della Chiesa, che egli espresse nella particolare devozione per il Vicario di Cristo, sia per cogliere il valore della Chiesa particolare, dato che forte e filiale fu il suo legame con il Vescovo di Assisi. Occorre riscoprire il valore non solo biografico, ma "ecclesiologico", di quellincontro del giovane Francesco con il Vescovo Guido, al cui discernimento e nelle cui mani consegnò, spogliandosi di tutto, la sua scelta di vita per Cristo (cfr 1 Cel I, 6, 14-15: FF 343-344).

Lopportunità di un assetto unitario quale è stato assicurato dal Motu Proprio era anche consigliata dal bisogno di unazione pastorale più coordinata ed efficace. Dal Concilio Vaticano II e dal successivo Magistero è stata sottolineata la necessità che le persone e le comunità di vita consacrata, anche di diritto pontificio, si inseriscano in modo organico, in conformità alle loro Costituzioni e alle leggi della Chiesa, nella vita della Chiesa particolare (cfr Decr. Christus Dominus, 33-35; CIC 678-680). Tali comunità, se hanno diritto di aspettarsi accoglienza e rispetto per il proprio carisma, devono tuttavia evitare di vivere come "isole", ma integrarsi con convinzione e generosità nel servizio e nel piano pastorale adottato dal Vescovo per tutta la comunità diocesana.

Rivolgo un pensiero speciale a voi, carissimi sacerdoti, impegnati ogni giorno, insieme con i diaconi, al servizio del Popolo di Dio. Il vostro entusiasmo, la vostra comunione, la vostra vita di preghiera e il vostro ministero generoso, sono indispensabili. Può capitare di sperimentare qualche stanchezza o paura di fronte alle nuove esigenze e alle nuove difficoltà, ma dobbiamo aver fiducia che il Signore ci darà la forza necessaria per attuare quanto ci chiede. Egli non lascerà mancare le vocazioni, se le imploriamo con la preghiera e insieme ci preoccupiamo di cercarle e custodirle con una pastorale giovanile e vocazionale ricca di ardore e di inventiva, capace di mostrare la bellezza del ministero sacerdotale. Saluto volentieri, in questo contesto, anche i superiori e gli alunni del Pontificio Seminario Regionale Umbro.

Voi, persone consacrate, date ragione con la vostra vita della speranza che avete riposto in Cristo. Per questa Chiesa costituite una ricchezza grande, sia nellambito della pastorale parrocchiale sia a vantaggio dei tanti pellegrini, che spesso vengono a chiedervi ospitalità, aspettandosi anche una testimonianza spirituale. In particolare, voi claustrali, sappiate tenere alta la fiaccola della contemplazione. A ciascuna di voi desidero ripetere le parole che Santa Chiara scriveva in una lettera ad Agnese di Boemia, chiedendole di fare di Cristo il suo "specchio": "Guarda ogni giorno questo specchio, o regina sposa di Gesù Cristo, e in esso scruta continuamente il tuo volto&" (4 LAg 15 : FF 2902). La vostra vita di nascondimento e di preghiera non vi sottrae al dinamismo missionario della Chiesa, al contrario vi pone nel suo cuore. Più sono alte le sfide apostoliche, più cè bisogno del vostro carisma. Siate segni dellamore di Cristo, a cui possano guardare tutti gli altri fratelli e sorelle esposti alle fatiche della vita apostolica e dellimpegno laicale nel mondo.

Nel confermarvi il mio affetto pieno di fiducia e nellaffidarvi allintercessione della Beata Vergine Maria e dei vostri Santi, a cominciare da Francesco e Chiara, a tutti imparto una speciale Benedizione Apostolica.


Paparatzifan
Monday, June 18, 2007 10:38 PM
Dal blog di Lella...

VISITA PASTORALE DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI AD ASSISI IN OCCASIONE DELLOTTAVO CENTENARIO DELLA CONVERSIONE DI SAN FRANCESCO (17 GIUGNO 2007) , 17.06.2007

ARRIVO AL CAMPO SPORTIVO DI RIVOTORTO

Alle ore 7.30 di questa mattina il Santo Padre Benedetto XVI parte in elicottero dalleliporto vaticano per la Visita ad Assisi, in occasione dellOttavo Centenario della Conversione di San Francesco.

Ad accogliere il Santo Padre al suo arrivo al campo sportivo di Rivotorto - previsto per le ore 8.20 - sono, tra gli altri, lArcivescovo-Vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino, S.E. Mons. Domenico Sorrentino; S.E. il Signor Romano Prodi, Presidente del Consiglio dei Ministri, Rappresentante del Governo Italiano; S.E. Mons. Giuseppe Bertello, Nunzio Apostolico in Italia; S.E. il Signor Giuseppe Balboni Acqua, Ambasciatore dItalia presso la Santa Sede; lOn. Maria Rita Lorenzetti, Presidente della Regione Umbria; il Dott. Enrico Laudanna, Prefetto di Perugia; il Sindaco di Assisi, Ing. Claudio Ricci e il Presidente della Provincia di Perugia, Dott. Giulio Cozzari.


VISITA PRIVATA AL SANTUARIO DI RIVOTORTO E AL SANTUARIO DI SAN DAMIANO

Dopo il saluto delle Autorità, alle ore 8.30 il Papa si trasferisce in auto al Santuario di Rivotorto, dove è accolto dal Ministro Generale dei Frati Minori Conventuali, P. Marco Tasca; dal Ministro Provinciale, P. Bernardo Commodi e da P. Egidio Canil, Guardiano e Parroco del Santuario.

Terminata la breve visita al luogo dove S. Francesco visse con i primi frati per circa due anni, il Santo Padre Benedetto XVI raggiunge in auto il Santuario di San Damiano. Lungo il tragitto, il corteo passa davanti alla chiesa di Santa Maria Maddalena, memoria del servizio di San Francesco ai lebbrosi.

Alle ore 9.00, sul piazzale del Santuario di San Damiano il Papa è accolto dal Ministro Generale dei Frati Minori, P. José Rodríguez Carballo, con i nove Definitori Generali; dal Ministro Provinciale, P. Massimo Reschiglian e dal Guardiano, P. Massimo Lelli.

Dopo una breve visita al celebre Santuario dove S. Francesco udì le parole del Crocifisso che lo invitava a riparare la Casa in rovina, il Santo Padre si trasferisce in auto alla Basilica di Santa Chiara.


VISITA ALLA BASILICA DI SANTA CHIARA

Il Santo Padre Benedetto XVI arriva alle ore 9.30 alla Basilica di Santa Chiara, accolto dal Rettore P. Vittorio Viola, e si reca nella Cappella delle Monache Clarisse per adorare il Santissimo Sacramento e venerare il Crocifisso di San Damiano.

A conclusione della visita il Papa raggiunge in auto la Piazza del Comune di Assisi e davanti al Palazzo Comunale è accolto dal Sindaco Ing. Claudio Ricci, al suono delle "chiarine".

Quindi, il Papa si reca alla Curia Provinciale dei Frati Minori Cappuccini, dove è accolto dal Ministro Generale, P. Mauro Jöhri; dal Ministro Provinciale, P. Ennio Tiacci e dal Guardiano, P. Francesco Maria Cianfaroni.


CELEBRAZIONE EUCARISTICA NELLA PIAZZA INFERIORE DI SAN FRANCESCO AD ASSISI

Alle ore 10, il Santo Padre Benedetto XVI presiede la Celebrazione Eucaristica nella Piazza Inferiore di San Francesco ad Assisi.

Concelebrano con il Santo Padre, tra gli altri: lEm.mo Card. Attilio Nicora, Legato Pontificio per le Basiliche di San Francesco e di Santa Maria degli Angeli, i Vescovi dellUmbria e i Ministri Generali degli Ordini Francescani.

Nel corso della Santa Messa, introdotta dal saluto dellArcivescovo-Vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino, S.E. Mons. Domenico Sorrentino, dopo la proclamazione del Santo Vangelo il Papa pronuncia lomelia che riportiamo di seguito:

OMELIA DEL SANTO PADRE

Cari fratelli e sorelle,

che cosa ci dice oggi il Signore, mentre celebriamo lEucaristia nel suggestivo scenario di questa piazza, in cui si raccolgono otto secoli di santità, di devozione, di arte e di cultura, legati al nome di Francesco di Assisi? Oggi tutto qui parla di conversione, come ci ha ricordato Mons. Domenico Sorrentino, che ringrazio di cuore, per le gentili parole a me rivolte. Saluto con lui tutta la Chiesa di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino, nonché i Pastori delle Chiese dellUmbria. Un grato pensiero va al Cardinale Attilio Nicora, mio Legato per le due Basiliche papali di questa Città. Un saluto affettuoso rivolgo ai figli di Francesco, qui presenti con i loro Ministri generali dei vari Ordini. Esprimo il mio cordiale ossequio al Presidente del Consiglio dei Ministri e a tutte le Autorità civili che hanno voluto onorarci della loro presenza.

Parlare di conversione, significa andare al cuore del messaggio cristiano ed insieme alle radici dellesistenza umana. La Parola di Dio appena proclamata ci illumina, mettendoci davanti agli occhi tre figure di convertiti. La prima è quella di Davide. Il brano che lo riguarda, tratto dal secondo libro di Samuele, ci presenta uno dei colloqui più drammatici dellAntico Testamento. Al centro di questo dialogo cè un verdetto bruciante, con cui la Parola di Dio, proferita dal profeta Natan, mette a nudo un re giunto allapice della sua fortuna politica, ma caduto pure al livello più basso della sua vita morale. Per cogliere la tensione drammatica di questo dialogo, occorre tener presente lorizzonte storico e teologico in cui esso si pone. È un orizzonte disegnato dalla vicenda di amore con cui Dio sceglie Israele come suo popolo, stabilendo con esso unalleanza e preoccupandosi di assicurargli terra e libertà. Davide è un anello di questa storia della continua premura di Dio per il suo popolo. Viene scelto in un momento difficile e posto a fianco del re Saul, per diventare poi suo successore. Il disegno di Dio riguarda anche la sua discendenza, legata al progetto messianico, che troverà in Cristo, "figlio di Davide", la sua piena realizzazione.

La figura di Davide è così immagine di grandezza storica e religiosa insieme. Tanto più contrasta con ciò labiezione in cui egli cade, quando, accecato dalla passione per Betsabea, la strappa al suo sposo, uno dei suoi più fedeli guerrieri, e di questultimo ordina poi freddamente lassassinio. È cosa che fa rabbrividire: come può, un eletto di Dio, cadere tanto in basso? Luomo è davvero grandezza e miseria: è grandezza perché porta in sé limmagine di Dio ed è oggetto del suo amore; è miseria perché può fare cattivo uso della libertà che è il suo grande privilegio, finendo per mettersi contro il suo Creatore. Il verdetto di Dio, pronunciato da Natan su Davide, rischiara le intime fibre della coscienza, lì dove non contano gli eserciti, il potere, lopinione pubblica, ma dove si è soli con Dio solo. "Tu sei quelluomo": è parola che inchioda Davide alle sue responsabilità. Profondamente colpito da questa parola, il re sviluppa un pentimento sincero e si apre allofferta della misericordia. Ecco il cammino della conversione.

Ad invitarci a questo cammino, accanto a Davide, si pone oggi Francesco. Da quanto i biografi narrano dei suoi anni giovanili, nulla fa pensare a cadute così gravi come quella imputata allantico re dIsraele. Ma lo stesso Francesco, nel Testamento redatto negli ultimi mesi della sua esistenza, guarda ai suoi primi venticinque anni come ad un tempo in cui "era nei peccati" (cfr 2 Test 1: FF 110). Al di là delle singole manifestazioni, peccato era il suo concepire e organizzarsi una vita tutta centrata su di sé, inseguendo vani sogni di gloria terrena. Non gli mancava, quando era il "re delle feste" tra i giovani di Assisi (cfr 2 Cel I, 3, 7: FF 588), una naturale generosità danimo. Ma questa era ancora ben lontana dallamore cristiano che si dona senza riserve. Comegli stesso ricorda, gli sembrava amaro vedere i lebbrosi. Il peccato gli impediva di dominare la ripugnanza fisica per riconoscere in loro altrettanti fratelli da amare. La conversione lo portò ad esercitare misericordia e gli ottenne insieme misericordia. Servire i lebbrosi, fino a baciarli, non fu solo un gesto di filantropia, una conversione, per così dire, "sociale", ma una vera esperienza religiosa, comandata dalliniziativa della grazia e dallamore di Dio: "Il Signore  egli dice  mi condusse tra di loro" (2 Test 2: FF 110). Fu allora che lamarezza si mutò in "dolcezza di anima e di corpo" (2 Test 3: FF 110). Sì, miei cari fratelli e sorelle, convertirci allamore è passare dallamarezza alla "dolcezza", dalla tristezza alla gioia vera. Luomo è veramente se stesso, e si realizza pienamente, nella misura in cui vive con Dio e di Dio, riconoscendolo e amandolo nei fratelli.

Nel brano della Lettera ai Galati, emerge un altro aspetto del cammino di conversione. A spiegarcelo è un altro grande convertito, lapostolo Paolo. Il contesto delle sue parole è il dibattito in cui la comunità primitiva si trovò coinvolta: in essa molti cristiani provenienti dal giudaismo tendevano a legare la salvezza al compimento delle opere dellantica Legge, vanificando così la novità di Cristo e luniversalità del suo messaggio. Paolo si erge come testimone e banditore della grazia. Sulla via di Damasco, il volto radioso e la voce forte di Cristo lo avevano strappato al suo zelo violento di persecutore e avevano acceso in lui il nuovo zelo del Crocifisso, che riconcilia i vicini ed i lontani nella sua croce (cfr Ef 2,11-22). Paolo aveva capito che in Cristo tutta la legge è adempiuta e chi aderisce a Cristo si unisce a Lui, adempie la legge. Portare Cristo, e con Cristo lunico Dio, a tutte le genti era divenuta la sua missione. Cristo "infatti è la nostra pace, colui che ha fatto dei due un popolo solo, abbattendo il muro della separazione &" (Ef 2,14). La sua personalissima confessione di amore esprime nello stesso tempo anche la comune essenza della vita cristiana: "Questa vita che vivo nella carne, io la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me" (Gal 2, 20b). E come si può rispondere a questo amore, se non abbracciando Cristo crocifisso, fino a vivere della sua stessa vita? "Sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me" (Gal 2, 20a).

Parlando del suo essere crocifisso con Cristo, San Paolo non solo accenna alla sua nuova nascita nel battesimo, ma a tutta la sua vita a servizio di Cristo. Questo nesso con la sua vita apostolica appare con chiarezza nelle parole conclusive della sua difesa della libertà cristiana alla fine della Lettera ai Galati: "Dora innanzi nessuno mi procuri fastidi: difatti io porto le stigmate di Gesù nel mio corpo" (6,17). E la prima volta, nella storia del cristianesimo, che appare la parola stigmate di Gesù. Nella disputa sul modo retto di vedere e di vivere il Vangelo, alla fine, non decidono gli argomenti del nostro pensiero; decide la realtà della vita, la comunione vissuta e sofferta con Gesù, non solo nelle idee o nelle parole, ma fin nel profondo dellesistenza, coinvolgendo anche il corpo, la carne. I lividi ricevuti in una lunga storia di passione sono la testimonianza della presenza della croce di Gesù nel corpo di San Paolo, sono le sue stigmate. Non è la circoncisione che lo salva: le stigmate sono la conseguenza del suo battesimo, lespressione del suo morire con Gesù giorno per giorno, il segno sicuro del suo essere nuova creatura (cfr Gal 6,15). Paolo accenna, del resto, con lapplicazione della parola stigmate, alluso antico di imprimere sulla pelle dello schiavo il sigillo del suo proprietario. Il servo era così stigmatizzato come proprietà del suo padrone e stava sotto la sua protezione. Il segno della croce, iscritto in lunghe passioni sulla pelle di Paolo, è il suo vanto: lo legittima come vero servo di Gesù, protetto dallamore del Signore.

Cari amici, Francesco di Assisi ci riconsegna oggi tutte queste parole di Paolo, con la forza della sua testimonianza. Da quando il volto dei lebbrosi, amati per amore di Dio, gli fece intuire, in qualche modo, il mistero della "kenosi" (cfr Fil 2,7), labbassamento di Dio nella carne del Figlio delluomo, da quando poi la voce del Crocifisso di San Damiano gli mise in cuore il programma della sua vita: "Va, Francesco, ripara la mia casa" (2 Cel I, 6, 10: FF 593), il suo cammino non fu che lo sforzo quotidiano di immedesimarsi con Cristo. Egli si innamorò di Cristo. Le piaghe del Crocifisso ferirono il suo cuore, prima di segnare il suo corpo sulla Verna. Egli poteva veramente dire con Paolo: "Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me".

E veniamo al cuore evangelico dellodierna Parola di Dio. Gesù stesso, nel brano appena letto del Vangelo di Luca, ci spiega il dinamismo dellautentica conversione, additandoci come modello la donna peccatrice riscattata dallamore. Si deve riconoscere che questa donna aveva osato tanto. Il suo modo di porsi di fronte a Gesù, bagnando di lacrime i suoi piedi e asciugandoli con i capelli, baciandoli e cospargendoli di olio profumato, era fatto per scandalizzare chi, a persone della sua condizione, guardava con locchio impietoso del giudice. Impressiona, al contrario, la tenerezza con cui Gesù tratta questa donna, da tanti sfruttata e da tutti giudicata. Ella ha trovato finalmente in Gesù un occhio puro, un cuore capace di amare senza sfruttare. Nello sguardo e nel cuore di Gesù ella riceve la rivelazione di Dio-Amore!

A scanso di equivoci, è da notare che la misericordia di Gesù non si esprime mettendo tra parentesi la legge morale. Per Gesù, il bene è bene, il male è male. La misericordia non cambia i connotati del peccato, ma lo brucia in un fuoco di amore. Questo effetto purificante e sanante si realizza se cè nelluomo una corrispondenza di amore, che implica il riconoscimento della legge di Dio, il pentimento sincero, il proposito di una vita nuova. Alla peccatrice del Vangelo è molto perdonato, perché ha molto amato. In Gesù Dio viene a donarci amore e a chiederci amore.

Che cosa è stata, miei cari fratelli e sorelle, la vita di Francesco convertito se non un grande atto damore? Lo rivelano le sue preghiere infuocate, ricche di contemplazione e di lode, il suo tenero abbraccio del Bimbo divino a Greccio, la sua contemplazione della passione alla Verna, il suo "vivere secondo la forma del santo Vangelo" (2 Test 14: FF 116), la sua scelta della povertà e il suo cercare Cristo nel volto dei poveri.

È questa sua conversione a Cristo, fino al desiderio di "trasformarsi" in Lui, diventandone unimmagine compiuta, che spiega quel suo tipico vissuto, in virtù del quale egli ci appare così attuale anche rispetto a grandi temi del nostro tempo, quali la ricerca della pace, la salvaguardia della natura, la promozione del dialogo tra tutti gli uomini. Francesco è un vero maestro in queste cose. Ma lo è a partire da Cristo. È Cristo, infatti, "la nostra pace" (cfr Ef 2,14). È Cristo il principio stesso del cosmo, giacché in lui tutto è stato fatto (cfr Gv 1,3). È Cristo la verità divina, leterno "Logos", in cui ogni "dia-logos" nel tempo trova il suo ultimo fondamento. Francesco incarna profondamente questa verità "cristologica" che è alle radici dellesistenza umana, del cosmo, della storia.

Non posso dimenticare, nellodierno contesto, liniziativa del mio Predecessore di santa memoria, Giovanni Paolo II, il quale volle riunire qui, nel 1986, i rappresentanti delle confessioni cristiane e delle diverse religioni del mondo, per un incontro di preghiera per la pace. Fu unintuizione profetica e un momento di grazia, come ho ribadito alcuni mesi or sono nella mia lettera al Vescovo di questa Città in occasione del ventesimo anniversario di quellevento. La scelta di celebrare quellincontro ad Assisi era suggerita proprio dalla testimonianza di Francesco come uomo di pace, al quale tanti guardano con simpatia anche da altre posizioni culturali e religiose. Al tempo stesso, la luce del Poverello su quelliniziativa era una garanzia di autenticità cristiana, giacché la sua vita e il suo messaggio poggiano così visibilmente sulla scelta di Cristo, da respingere a priori qualunque tentazione di indifferentismo religioso, che nulla avrebbe a che vedere con lautentico dialogo interreligioso. Lo "spirito di Assisi", che da quellevento continua a diffondersi nel mondo, si oppone allo spirito di violenza, allabuso della religione come pretesto per la violenza. Assisi ci dice che la fedeltà alla propria convinzione religiosa, la fedeltà soprattutto a Cristo crocifisso e risorto non si esprime in violenza e intolleranza, ma nel sincero rispetto dellaltro, nel dialogo, in un annuncio che fa appello alla libertà e alla ragione, nellimpegno per la pace e per la riconciliazione. Non potrebbe essere atteggiamento evangelico, né francescano, il non riuscire a coniugare laccoglienza, il dialogo e il rispetto per tutti con la certezza di fede che ogni cristiano, al pari del Santo di Assisi, è tenuto a coltivare, annunciando Cristo come via, verità e vita delluomo (cfr Gv 14,6), unico Salvatore del mondo.

Francesco di Assisi ottenga a questa Chiesa particolare, alle Chiese che sono in Umbria, a tutta la Chiesa che è in Italia, della quale egli, insieme con Santa Caterina da Siena, è patrono, ai tanti che nel mondo si richiamano a lui, la grazia di una autentica e piena conversione allamore di Cristo.


LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELLANGELUS

Al termine della Celebrazione Eucaristica nella Piazza Inferiore di San Francesco ad Assisi, il Papa introduce la preghiera mariana dellAngelus con le seguenti parole:

Cari Fratelli e Sorelle!

Otto secoli or sono, difficilmente la città di Assisi avrebbe potuto immaginare il ruolo che la Provvidenza le assegnava, un ruolo che la rende oggi una città così rinomata nel mondo, un vero "luogo dellanima". A darle questo carattere fu levento che qui accadde, e che le impresse un segno indelebile. Mi riferisco alla conversione del giovane Francesco, che dopo venticinque anni di vita mediocre e sognatrice, improntata alla ricerca di gioie e successi mondani, si aprì alla grazia, rientrò in se stesso e gradualmente riconobbe in Cristo lideale della sua vita. Il mio pellegrinaggio oggi in Assisi vuole richiamare alla memoria quellevento per riviverne il significato e la portata.

Mi sono soffermato con particolare emozione nella chiesetta di San Damiano, in cui Francesco ascoltò dal Crocifisso la parola programmatica: "Va, Francesco, ripara la mia casa" (2 Cel I, 6, 10: FF 593). Era una missione che iniziava con la piena conversione del suo cuore, per diventare poi lievito evangelico gettato a piene mani nella Chiesa e nella società. A Rivotorto ho visto il luogo dove, secondo la tradizione, erano relegati quei lebbrosi ai quali il Santo si avvicinò con misericordia, cominciando così la sua via di penitente, ed anche il Santuario dove è evocata la povera dimora di Francesco e dei suoi primi fratelli. Sono passato nella Basilica di Santa Chiara, la "pianticella" di Francesco, e oggi pomeriggio, dopo la visita alla Cattedrale di Assisi, sosterò nella Porziuncola, da cui Francesco guidò, allombra di Maria, i passi della sua fraternità in espansione, e dove esalò lultimo respiro. Lì incontrerò i giovani, perché il giovane Francesco, convertito a Cristo, parli al loro cuore.

In questo momento, dalla Basilica di San Francesco dove riposano le sue spoglie mortali, desidero soprattutto fare miei i suoi accenti di lode: "Altissimo, Onnipotente, bon Signore, tue so le laude, la gloria e lhonore et onne benedizione" (Cantico di Frate Sole 1: FF263). Francesco dAssisi è un grande educatore della nostra fede e della nostra lode. Innamorandosi di Gesù Cristo egli incontrò il volto di Dio-Amore, ne divenne appassionato cantore, come vero "giullare di Dio". Alla luce delle Beatitudini evangeliche si comprende la mitezza con cui egli seppe vivere i rapporti con gli altri, presentandosi a tutti in umiltà e facendosi testimone e operatore di pace.

Da questa Città della pace desidero inviare un saluto agli esponenti delle altre confessioni cristiane e delle altre religioni che nel 1986 accolsero linvito del mio venerato Predecessore a vivere qui, nella patria di San Francesco, una Giornata Mondiale di Preghiera per la Pace. Considero mio dovere lanciare da qui un pressante e accorato appello affinché cessino tutti i conflitti armati che insanguinano la terra, tacciano le armi e dovunque lodio ceda allamore, loffesa al perdono e la discordia allunione! Sentiamo spiritualmente qui presenti tutti coloro che piangono, soffrono e muoiono a causa della guerra e delle sue tragiche conseguenze, in qualunque parte del mondo. Il nostro pensiero va particolarmente alla Terra Santa, tanto amata da San Francesco, allIraq, al Libano, allintero Medio Oriente. Le popolazioni di quei Paesi conoscono, ormai da troppo tempo, gli orrori dei combattimenti, del terrorismo, della cieca violenza, lillusione che la forza possa risolvere i conflitti, il rifiuto di ascoltare le ragioni dellaltro e di rendergli giustizia. Solo un dialogo responsabile e sincero, sostenuto dal generoso sostegno della Comunità internazionale, potrà mettere fine a tanto dolore e ridare vita e dignità a persone, istituzioni e popoli.

Voglia San Francesco, uomo di pace, ottenerci dal Signore che si moltiplichino coloro che accettano di farsi "strumenti della sua pace", attraverso i mille piccoli atti della vita quotidiana; che quanti hanno ruoli di responsabilità siano animati da un amore appassionato per la pace e da una volontà indomita di raggiungerla, scegliendo mezzi adeguati per ottenerla. La Vergine Santa, che il Poverello amò con cuore tenero e cantò con accenti ispirati, ci aiuti a scoprire il segreto della pace nel miracolo damore che si compì nel suo grembo con lincarnazione del Figlio di Dio.

Paparatzifan
Tuesday, June 19, 2007 7:33 PM
Dal blog di Lella...

È morto a 87 anni il cardinale Felici già prefetto del dicastero dei santi

(F.Mas.)

Un sentimento di «affettuoso rimpianto» al ricordo della «fervorosa opera prestata alla Santa Sede e alla testimonianza di solerte collaboratore dei miei venerati predecessori». Così Benedetto XVI descrive la figura e l'opera del cardinale Angelo Felici nel telegramma di cordoglio inviato al vescovo di Velletri e Segni, città d'origine del porporato scomparso. Nella sua lunga carriera nella diplomazia vaticana, Felici è stato nunzio apostolico in Portogallo, nei Paesi Bassi e a Parigi, dove per ben tre volte ha accolto Giovanni Paolo II. Cardinale dal 1988, fino al 1995 era stato alla guida del dicastero dei santi. Papa Wojtyla gli affidò la Pontificia Commissione «Ecclesia Dei», per il rientro nella Chiesa degli esponenti del movimento scismatico di Marcel Lefebvre. I funerali si svolgeranno oggi pomeriggio alle 17 nella Basilica di San Pietro e saranno celebrati da Benedetto XVI.

Avvenire, 19 giugno 2007


Paparatzifan
Tuesday, June 19, 2007 7:55 PM
Dal blog di Lella...


INCONTRO CON LE SUORE CAPPUCCINE TEDESCHE

DISCORSO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI

Sala Capitolare del Sacro Convento
Domenica, 17 giugno 2007


Care Sorelle,

quando insieme, il Vescovo Sorrentino ed io, abbiamo concordato questa visita, ho detto subito: «Devo incontrare le Cappuccine bavaresi, le Cappuccine tedesche».
Per me esse fanno profondamente parte di Assisi ed io serbo così tanti bei ricordi degli incontri avuti nella loro Casa, prima e dopo il terremoto, che per me una visita ad Assisi senza un incontro con le Cappuccine, quelle tedesche, sarebbe stata un'esperienza di Assisi solo a metà. Dunque mi rallegro: stiamo qui insieme, quasi come se fossimo nel vostro Convento. Sono molto grato e lieto per il fatto che, secoli fa, la Provvidenza abbia avviato questo convento, che esso continui a vivere, che dalla terra tedesca, in particolare dalla terra bavarese, giovani ragazze giungano sempre di nuovo qui e percorrano, in comunione con san Francesco, la via del Signore: la via della povertà, della castità, dell'obbedienza, soprattutto la via dell'amore per Cristo e per la sua Chiesa.

So che pregate molto per me e per tutta la Chiesa. Sapere che dietro di me ci sono tante persone oranti, tante care suore che pregano e sostengono la mia opera dallinterno, costituisce per me un costante rafforzamento. Quindi per me è anche un bisogno dire una parola di ringraziamento per questo. Quest'anno celebriamo la conversione di san Francesco. Sappiamo di avere sempre bisogno di conversione; sappiamo che per tutta la vita ci troviamo nell'ascesa, spesso faticosa ma sempre anche bella, di successive conversioni; sappiamo che, in questo modo, giorno dopo giorno ci avviciniamo di più al Signore. San Francesco ci mostra anche come nella sua vita, a partire da questo primo profondo incontro con il Crocifisso di «San Damiano», abbia maturato sempre di più la comunione con Cristo, fino a diventare una cosa sola con Lui nellevento delle stigmate. Per questo cerchiamo, per questo lottiamo: per ascoltare sempre meglio la sua voce, perché essa penetri sempre di più nel nostro cuore, plasmi sempre di più la nostra vita, cosicché noi diventiamo dallinterno simili a Lui e in noi la Chiesa sia viva. Come Maria nella sua persona era Chiesa vivente, così attraverso il vostro pregare, credere, sperare ed amare diventate Chiesa viva e, in questo modo, una cosa sola con lunico Signore. Grazie per tutto. Sono veramente grato al Signore che ci siamo potuti qui vedere.

Abbiamo anche un piccolo dono. (Dico naturalmente grazie per i fiori!) Abbiamo portato un'immagine della Madonna, che ricorderà la visita, durante la quale ci siamo incontrati.

Credo di poter ascoltare ancora un canto& (qui viene eseguito un canto) Grazie! È un canto che spesso abbiamo intonato nel seminario di Traunstein e che mi riporta alla mia prima giovinezza, facendomi così percepire tutta la gioia per il Signore e per la Madre di Dio che, come allora ancora adesso, portiamo nel nostro cuore. Ora posso impartirvi la mia benedizione.


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INCONTRO CON I PARTECIPANTI AL CAPITOLO GENERALE DELL'ORDINE FRANCESCANO DEI FRATI MINORI CONVENTUALI E LA COMUNITÀ DEL SACRO CONVENTO NELLA BASILICA SUPERIORE DI SAN FRANCESCO

MESSAGGIO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI

Al Rev.mo P. Marco Tasca
Ministro Generale dellOrdine dei Frati Minori Conventuali

È con grande gioia che porgo il mio saluto a Lei, Rev.mo Padre, e a tutti i Frati Minori Conventuali, convenuti in Assisi per il 199° Capitolo Generale. Sono lieto di farlo in questa Basilica papale in cui splendide opere darte raccontano le meraviglie di grazia che il Signore ha compiuto in San Francesco.

Trovo provvidenziale che ciò avvenga nel contesto dellVIII centenario della conversione di Francesco. Con la mia odierna Visita, infatti, ho voluto sottolineare il significato di questo evento, al quale occorre sempre ritornare, per comprendere Francesco e il suo messaggio. Egli stesso, quasi a sintetizzare con una sola parola la sua vicenda interiore, non trovò concetto più pregnante di quello di penitenza: Il Signore dette a me, frate Francesco, di incominciare a fare penitenza così (Testamento,1: FF 110). Egli dunque si percepì essenzialmente come un penitente, in stato, per così dire, di conversione permanente. Abbandonandosi allazione dello Spirito, Francesco si convertì sempre più a Cristo, trasformandosi in unimmagine viva di Lui, sulle vie della povertà, della carità, della missione.

A voi dunque il compito di testimoniare con slancio e coerenza il suo messaggio! Siete chiamati a farlo con quella sintonia ecclesiale che contraddistinse Francesco nel suo rapporto con il Vicario di Cristo e con tutti i Pastori della Chiesa. A tal proposito, vi sono grato per la pronta obbedienza con cui, insieme con i Frati Minori, corrispondendo allo speciale legame di affetto che da sempre vi lega alla Sede Apostolica, avete accolto le disposizioni del Motu Proprio Totius Orbis circa i nuovi rapporti delle due Basiliche Papali di San Francesco e di Santa Maria degli Angeli con questa Chiesa particolare che al Poverello diede i natali e che tanta parte ebbe nella sua vita.

Un saluto speciale rivolgo a Lei, Fra Marco Tasca, che la fiducia dei Confratelli ha chiamato allimpegnativo compito di Ministro Generale. Le sia di buon auspicio anche la ricorrenza dei 750 anni dallelezione di San Bonaventura quale ministro dellOrdine. Sullesempio di San Francesco e di San Bonaventura, insieme con i Definitori eletti, possa Ella guidare con saggia prudenza la grande Famiglia dellOrdine nella fedeltà alle radici dellesperienza francescana e nellattenzione ai segni dei tempi.

Levento del Capitolo Generale raccoglie Frati provenienti da tanti paesi e culture diverse per ascoltarsi e parlarsi vicendevolmente mediante lunico linguaggio dello Spirito, rendendo così viva la memoria della santità di Francesco. E, questa, unoccasione davvero straordinaria per condividere le cose meravigliose che Dio opera anche oggi attraverso i figli del Poverello sparsi nel mondo. Auspico pertanto che i Capitolari, mentre ringraziano Dio per lo sviluppo dellOrdine soprattutto nei paesi di missione, profittino di questo confronto per interrogarsi su quanto lo Spirito chiede loro per continuare ad annunciare con passione, sulle orme del serafico Padre, il Regno di Dio in questa parte iniziale del terzo millennio cristiano.

Ho appreso con interesse che, come tema centrale di riflessione durante i giorni dellassemblea capitolare, è stato scelto quello della formazione per la missione, sottolineando che tale formazione non è data mai una volta per tutte, ma è da considerare piuttosto come un cammino permanente. Si tratta in effetti di un percorso con molteplici dimensioni, ma centrato sulla capacità di lasciarsi plasmare dallo Spirito, per essere pronti ad andare dovunque Egli chiami. Alla base non può che esserci lascolto della Parola in un clima di intensa e continua preghiera. Solo a questa condizione si possono cogliere le vere necessità degli uomini e delle donne del nostro tempo, offrendo ad essi risposte attinte alla sapienza di Dio e annunciando quello che si è profondamente sperimentato nella propria vita.

E necessario che la grande Famiglia dei Frati Minori Conventuali si lasci ancora sospingere dalla parola che Francesco ascoltò dal Crocifisso di San Damiano: Va e ripara la mia casa (2 Cel I,6,10: FF 593). Occorre pertanto che ogni Frate sia un vero contemplativo, con gli occhi fissi negli occhi di Cristo. Occorre che sia capace, come Francesco di fronte al lebbroso, di vedere il volto di Cristo nei fratelli che soffrono, portando a tutti lannuncio della pace. A questo scopo, egli dovrà far suo il cammino di conformazione al Signore Gesù che Francesco visse nei vari luoghi-simbolo del suo itinerario di santità: da San Damiano a Rivotorto, da Santa Maria degli Angeli alla Verna.

Sia dunque per ogni figlio di San Francesco saldo principio quello che il Poverello esprimeva con le semplici parole: La Regola e vita dei frati minori è questa, cioè osservare il santo Vangelo del Signore nostro Gesù Cristo (Rb I,1: FF 75). A tale proposito, sono felice di sapere che anche i Minori Conventuali, insieme con tutta la grande Famiglia francescana, sono impegnati a rivivere le tappe che portarono Francesco a formulare il propositum vitae confermato da Innocenzo III verso lanno 1209. Chiamato a vivere secondo la forma del santo Vangelo (Testamento, 14: FF 116), il Poverello comprese se stesso interamente alla luce del Vangelo. Proprio di qui nasce la perenne attualità della sua testimonianza. La sua profezia insegna a fare del Vangelo il criterio per affrontare le sfide di ogni tempo, anche del nostro, resistendo al fascino ingannevole di mode passeggere, per radicarsi nel disegno di Dio e discernere così i veri bisogni degli uomini. Il mio augurio è che i Frati sappiano accogliere con rinnovato slancio e coraggio questo programma, fidando nella forza che viene dallAlto.

Ai Minori Conventuali è chiesto di essere innanzitutto annunciatori di Cristo: avvicinino tutti con mitezza e fiducia, in atteggiamento dialogico, ma sempre offrendo la testimonianza ardente dellunico Salvatore. Siano testimoni della bellezza di Dio, che Francesco seppe cantare contemplando le meraviglie del creato: tra gli stupendi cicli pittorici che ornano questa Basilica e in ogni altro angolo di quel meraviglioso tempio che è la natura, si levi dalle loro labbra la preghiera che Francesco pronunciò dopo il mistico rapimento della Verna, e che per due volte gli fece esclamare: Tu sei bellezza! (Lodi di Dio altissimo, 4.6: FF 261). Sì, Francesco è un grande maestro della via pulchritudinis. Sappiano i Frati imitarlo nellirradiare la bellezza che salva; lo facciano in particolare in questa stupenda Basilica, non solo mediante la fruizione dei tesori darte che vi sono custoditi, ma anche e soprattutto mediante lintensità e il decoro della liturgia e il fervido annuncio del mistero cristiano.

Ai Religiosi capitolari auguro di tornare alle rispettive comunità recando la freschezza e lattualità del messaggio francescano. A tutti dico: portate ai vostri Confratelli lesperienza di fraternità di questi giorni come luce e forza, capace di illuminare lorizzonte non sempre privo di nubi della vita quotidiana; portate ad ogni persona la pace ricevuta e donata.

Con il pensiero rivolto alla Vergine Immacolata, la Tota pulchra, ed implorando lintercessione di San Francesco e di Santa Chiara ai quali affido lesito dei lavori di questo Capitolo Generale, imparto a Lei, Rev.mo Padre, ai Religiosi capitolari e a tutti i membri dellOrdine, quale pegno di speciale affetto, lApostolica Benedizione.

Assisi, 17 giugno 2007

BENEDICTUS PP. XVI


© Copyright 2007 - Libreria Editrice Vaticana


Paparatzifan
Wednesday, June 20, 2007 9:58 PM
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LUDIENZA GENERALE , 20.06.2007

LUdienza Generale di questa mattina si è svolta in due momenti: alle ore 10.30, nella Basilica Vaticana, il Santo Padre Benedetto XVI ha salutato i Pellegrini che non hanno trovato posto nellAula Paolo VI. Quindi si è recato nellAula Paolo VI dove ha incontrato gruppi di pellegrini e fedeli provenienti dallItalia e da ogni parte del mondo.
Nel discorso in lingua italiana, continuando il ciclo di catechesi sui Padri Apostolici, il Papa si è soffermato sulla figura di Atanasio dAlessandria.
Dopo aver riassunto la Sua catechesi in diverse lingue, il Santo Padre ha rivolto particolari espressioni di saluto ai gruppi di fedeli presenti.
Al termine dellUdienza il Papa ha pronunciato un appello per la Giornata Mondiale del Rifugiato.
LUdienza Generale si è conclusa con la recita del Pater Noster e la Benedizione Apostolica impartita insieme ai Vescovi presenti.


SALUTI AI PELLEGRINI NELLA BASILICA VATICANA

Cari pellegrini di lingua italiana, sono lieto di accogliervi in questa Basilica e di rivolgere a ciascuno di voi il mio cordiale benvenuto. Auspico che la vostra visita alle tombe degli apostoli Pietro e Paolo consolidi la vostra fede in Cristo e il legame con la Chiesa, che nasce dalla loro testimonianza di vita e dal loro martirio.
Assicuro la mia fervida preghiera per voi, per i vostri familiari e per tutte le vostre intenzioni. Tutti vi affido alla materna intercessione della Vergine Maria!

Chers pèlerins de langue française, je vous accueille avec joie auprès de la tombe de Pierre. Que la démarche spirituelle que vous accomplissez ici affermisse votre foi au Christ et votre lien avec lÉglise.

En vous confiant à lintercession de la Bienheureuse Vierge Marie, je vous assure de ma prière pour vous, pour vos familles et à toutes vos intentions.

Dear Brothers and Sisters,

I am happy to welcome all the English-speaking pilgrims to this Basilica. May your visit to the tombs of the Apostles Peter and Paul strengthen your faith in Christ and renew your love of his Church. Commending you to the intercession of the Virgin Mary, I assure you of my prayers for each one of you, your relatives and your friends.

Liebe Pilger und Besucher deutscher Sprache!

Ich freue mich über diese Begegnung mit euch allen hier im Petersdom. Und jedem von euch sage ich ein herzliches Grüß Gott!" Zugleich möchte ich meiner Hoffnung Ausdruck geben, daß euer Besuch an den Gräbern der Apostel Petrus und Paulus euren Glauben an Christus und eure Verbundenheit mit der Kirche festigen wird. Die Kirche gründet ja auf dem Lebenszeugnis und dem Martyrium dieser Apostel.

Gerne versichere ich euch meines Gebets für euch, für eure Familien und in allen euren Anliegen. Euch alle anempfehle ich der mütterlichen Fürsprache der seligen Jungfrau Maria!

Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua española, aquí presentes en esta Basílica. Os deseo que vuestra visita a las tumbas de los apóstoles Pedro y Pablo, así como el testimonio de su vida y de su martirio, consolide vuestra fe en Cristo y os ayude a sentiros más unidos con toda la Iglesia.

Al mismo tiempo, en mis oraciones pido al Señor por todos vosotros, vuestros familiares y por vuestras intenciones. Con afecto, os encomiendo a la intercesión maternal de la Virgen María. ¡Que Dios os bendiga!


CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA

Cari fratelli e sorelle,

continuando la nostra rivisitazione dei grandi Maestri della Chiesa antica, vogliamo rivolgere oggi la nostra attenzione a santAtanasio di Alessandria. Questo autentico protagonista della tradizione cristiana, già pochi anni dopo la morte, venne celebrato come "la colonna della Chiesa" dal grande teologo e Vescovo di Costantinopoli Gregorio Nazianzeno (Discorsi 21,26), e sempre è stato considerato come un modello di ortodossia, tanto in Oriente quanto in Occidente. Non a caso, dunque, Gian Lorenzo Bernini ne collocò la statua tra quelle dei quattro santi Dottori della Chiesa orientale e occidentale  insieme ad Ambrogio, Giovanni Crisostomo e Agostino , che nella meravigliosa abside della Basilica vaticana circondano la Cattedra di san Pietro.

Atanasio è stato senza dubbio uno dei Padri della Chiesa antica più importanti e venerati. Ma soprattutto questo grande santo è lappassionato teologo dellincarnazione del Logos, il Verbo di Dio, che  come dice il prologo del quarto Vangelo  "si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi" (Gv 1,14).

Proprio per questo motivo Atanasio fu anche il più importante e tenace avversario delleresia ariana, che allora minacciava la fede in Cristo, ridotto ad una creatura "media" tra Dio e luomo, secondo una tendenza ricorrente nella storia e che vediamo in atto in diversi modi anche oggi. Nato probabilmente ad Alessandria, in Egitto, verso lanno 300, Atanasio ricevette una buona educazione prima di divenire diacono e segretario del Vescovo della metropoli egiziana, Alessandro. Stretto collaboratore del suo Vescovo, il giovane ecclesiastico prese parte con lui al Concilio di Nicea, il primo a carattere ecumenico, convocato dallimperatore Costantino nel maggio del 325 per assicurare lunità della Chiesa. I Padri niceni poterono così affrontare varie questioni, e principalmente il grave problema originato qualche anno prima dalla predicazione del presbitero alessandrino Ario.

Questi, con la sua teoria, minacciava lautentica fede in Cristo, dichiarando che il logos non era vero Dio, ma un Dio creato, un essere "medio" tra Dio e luomo e così il vero Dio rimaneva sempre inaccessibile a noi.
I Vescovi riuniti a Nicea risposero mettendo a punto e fissando il "Simbolo di fede" che, completato più tardi dal primo Concilio di Costantinopoli, è rimasto nella tradizione delle diverse confessioni cristiane e nella liturgia come il Credo niceno-costantinopolitano. In questo testo fondamentale  che esprime la fede della Chiesa indivisa, e che recitiamo anche oggi, ogni domenica, nella Celebrazione eucaristica  figura il termine greco homooúsios, in latino consubstantialis: esso vuole indicare che il Figlio, il logos, è "della stessa sostanza" del Padre, è Dio da Dio, è la sua sostanza, e così viene messa in luce la piena divinità del Figlio, che era negata dagli ariani.

Morto il Vescovo Alessandro, Atanasio divenne, nel 328, suo successore come Vescovo di Alessandria, e subito si dimostrò deciso a respingere ogni compromesso nei confronti delle teorie ariane condannate dal Concilio niceno.

La sua intransigenza, tenace e a volte molto dura, anche se necessaria, contro quanti si erano opposti alla sua elezione episcopale e soprattutto contro gli avversari del Simbolo niceno, gli attirò limplacabile ostilità degli ariani e dei filoariani.

Nonostante linequivocabile esito del Concilio, che aveva con chiarezza affermato che il Figlio è della stessa sostanza del Padre, poco dopo queste idee sbagliate tornarono a prevalere  in questa situazione persino Ario fu riabilitato , e vennero sostenute per motivi politici dallo stesso imperatore Costantino e poi da suo figlio Costanzo II. Egli, peraltro, che non si interessava tanto della verità teologica quanto dellunità dellImpero e dei suoi problemi politici; voleva politicizzare la fede, rendendola più accessibile  secondo il suo parere  a tutti i suoi sudditi nellImpero.

La crisi ariana, che si credeva risolta a Nicea, continuò così per decenni, con vicende difficili e divisioni dolorose nella Chiesa. E per ben cinque volte  durante un trentennio, tra il 336 e il 366  Atanasio fu costretto ad abbandonare la sua città, passando diciassette anni in esilio e soffrendo per la fede. Ma durante le sue forzate assenze da Alessandria, il Vescovo ebbe modo di sostenere e diffondere in Occidente, prima a Treviri e poi a Roma, la fede nicena e anche gli ideali del monachesimo, abbracciati in Egitto dal grande eremita Antonio con una scelta di vita alla quale Atanasio fu sempre vicino. SantAntonio, con la sua forza spirituale, era la persona più importante nel sostenere la fede di santAtanasio. Reinsediato definitivamente nella sua sede, il Vescovo di Alessandria poté dedicarsi alla pacificazione religiosa e alla riorganizzazione delle comunità cristiane. Morì il 2 maggio del 373, giorno in cui celebriamo la sua memoria liturgica.

Lopera dottrinale più famosa del santo Vescovo alessandrino è il trattato Sullincarnazione del Verbo, il Logos divino che si è fatto carne divenendo come noi per la nostra salvezza. Dice in questopera Atanasio, con unaffermazione divenuta giustamente celebre, che il Verbo di Dio "si è fatto uomo perché noi diventassimo Dio; egli si è reso visibile nel corpo perché noi avessimo unidea del Padre invisibile, ed egli stesso ha sopportato la violenza degli uomini perché noi ereditassimo lincorruttibilità" (54,3). Con la sua resurrezione, infatti, il Signore ha fatto sparire la morte come se fosse "paglia nel fuoco" (8,4). Lidea fondamentale di tutta la lotta teologica di santAtanasio era proprio quella che Dio è accessibile. Non è un Dio secondario, è il Dio vero, e tramite la nostra comunione con Cristo noi possiamo unirci realmente a Dio. Egli è divenuto realmente "Dio con noi".

Tra le altre opere di questo grande Padre della Chiesa  che in gran parte rimangono legate alle vicende della crisi ariana  ricordiamo poi le quattro lettere che egli indirizzò allamico Serapione, Vescovo di Thmuis, sulla divinità dello Spirito Santo, che viene affermata con nettezza, e una trentina di lettere "festali", indirizzate allinizio di ogni anno alle Chiese e ai monasteri dellEgitto per indicare la data della festa di Pasqua, ma soprattutto per assicurare i legami tra i fedeli, rafforzandone la fede e preparandoli a tale grande solennità.

Atanasio è, infine, anche autore di testi meditativi sui Salmi, poi molto diffusi, e soprattutto di unopera che costituisce il best seller dellantica letteratura cristiana: la Vita di Antonio, cioè la biografia di santAntonio abate, scritta poco dopo la morte di questo santo, proprio mentre il Vescovo di Alessandria, esiliato, viveva con i monaci del deserto egiziano. Atanasio fu amico del grande eremita, al punto da ricevere una delle due pelli di pecora lasciate da Antonio come sua eredità, insieme al mantello che lo stesso Vescovo di Alessandria gli aveva donato. Divenuta presto popolarissima, tradotta quasi subito in latino per due volte e poi in diverse lingue orientali, la biografia esemplare di questa figura cara alla tradizione cristiana contribuì molto alla diffusione del monachesimo, in Oriente e in Occidente. Non a caso la lettura di questo testo, a Treviri, è al centro di un emozionante racconto della conversione di due funzionari imperiali, che Agostino colloca nelle Confessioni (VIII,6,15) come premessa della sua stessa conversione.

Del resto, lo stesso Atanasio mostra di avere chiara coscienza dellinflusso che poteva avere sul popolo cristiano la figura esemplare di Antonio. Scrive infatti nella conclusione di questopera: "Che fosse dappertutto conosciuto, da tutti ammirato e desiderato, anche da quelli che non lavevano visto, è un segno della sua virtù e della sua anima amica di Dio. Infatti non per gli scritti né per una sapienza profana né per qualche capacità è conosciuto Antonio, ma solo per la sua pietà verso Dio. E nessuno potrebbe negare che questo sia un dono di Dio. Come infatti si sarebbe sentito parlare in Spagna e in Gallia, a Roma e in Africa di questuomo, che viveva ritirato tra i monti, se non lavesse fatto conoscere dappertutto Dio stesso, come egli fa con quanti gli appartengono, e come aveva annunciato ad Antonio fin dal principio? E anche se questi agiscono nel segreto e vogliono restare nascosti, il Signore li mostra a tutti come una lucerna, perché quanti sentono parlare di loro sappiano che è possibile seguire i comandamenti e prendano coraggio nel percorrere il cammino della virtù" (Vita di Antonio 93,5-6).

Sì, fratelli e sorelle! Abbiamo tanti motivi di gratitudine verso santAtanasio. La sua vita, come quella di Antonio e di innumerevoli altri santi, ci mostra che "chi va verso Dio non si allontana dagli uomini, ma si rende invece ad essi veramente vicino" (Deus caritas est, 42).


APPELLO DEL SANTO PADRE

Oggi si celebra la Giornata Mondiale del Rifugiato, promossa dalle Nazioni Unite perché non venga meno nella pubblica opinione lattenzione verso quanti sono stati costretti a fuggire dai loro Paesi a seguito di reali pericoli di vita. Accogliere i rifugiati e dar loro ospitalità è per tutti un doveroso gesto di umana solidarietà, affinché essi non si sentano isolati a causa dellintolleranza e del disinteresse. Per i cristiani è, inoltre, un modo concreto di manifestare lamore evangelico. Auspico di cuore che a questi nostri fratelli e sorelle duramente provati dalla sofferenza siano garantiti lasilo e il riconoscimento dei loro diritti, e invito i responsabili delle Nazioni ad offrire protezione a quanti si trovano in così delicate situazioni di bisogno.

A tutti auguro ogni bene. Grazie per la vostra presenza!

Paparatzifan
Thursday, June 21, 2007 9:22 PM
Dal blog di Lella...

UDIENZA AI PARTECIPANTI ALLASSEMBLEA DELLA "RIUNIONE DELLE OPERE PER LAIUTO ALLE CHIESE ORIENTALI" (R.O.A.C.O.) , 21.06.2007

Alle ore 12 di questa mattina, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto in Udienza i partecipanti allAssemblea della "Riunione delle Opere per lAiuto alle Chiese Orientali" (R.O.A.C.O.) e ha loro rivolto il discorso che pubblichiamo di seguito:

DISCORSO DEL SANTO PADRE

Beatitudini,

Cari fratelli nellEpiscopato e nel Sacerdozio,

cari amici della ROACO!

Lodierno incontro ravviva in me la gioia della recente visita alla Congregazione per le Chiese Orientali nel 90° anniversario della sua istituzione. In quella circostanza, Lei, Eminenza, mi aveva espresso un particolare saluto a nome delle Agenzie legate al Dicastero ed ora si è fatto di nuovo interprete del comune omaggio cordiale. Ricambio il gradito ricordo a Sua Beatitudine il Cardinale Ignace Moussa Daoud, allArcivescovo Segretario Antonio Maria Vegliò, ai Collaboratori della Congregazione, ai responsabili delle Opere che compongono la ROACO (Riunione Opere in Aiuto alle Chiese Orientali) e a tutti i partecipanti a questo annuale ritrovo.

La presenza di venerati Presuli Orientali mi consente di condividere la pena e la preoccupazione per la delicata situazione in cui versano vaste aree del Medio Oriente.
La pace, tanto implorata e attesa, è purtroppo ancora largamente offesa. E offesa nel cuore dei singoli, e ciò compromette le relazioni interpersonali e comunitarie. La debolezza della pace si acuisce ulteriormente a motivo di ingiustizie antiche e nuove. Così essa si spegne, lasciando spazio alla violenza, che spesso degenera in guerra più o meno dichiarata fino a costituire, come ai nostri giorni, un assillante problema internazionale. Insieme a ciascuno di voi, sentendomi in comunione con tutte le Chiese e comunità cristiane, ma anche con coloro che venerano il nome di Dio e lo cercano in sincerità di coscienza, e a tutti gli uomini di buona volontà desidero bussare nuovamente al cuore di Dio, Creatore e Padre, per chiedere con immensa fiducia il dono della pace. Busso al cuore di coloro che hanno specifiche responsabilità perché aderiscano al grave dovere di garantire la pace a tutti, indistintamente, liberandola dalla malattia mortale della discriminazione religiosa, culturale, storica o geografica.

Con la pace, la terra tutta ritrovi la sua vocazione e missione di "casa comune" per ogni popolo e nazione, grazie allimpegno condiviso di un dialogo sempre sincero e responsabile. Assicuro ancora una volta che la Terra Santa, lIraq e il Libano sono presenti, con lurgenza e la costanza che meritano, nella preghiera e nellazione della Sede Apostolica e di tutta la Chiesa. Chiedo alla Congregazione per le Chiese Orientali e a ciascuna delle Opere ad essa collegate di confermare la stessa premura al fine di rendere più incisivi la vicinanza e lintervento a favore di tanti nostri fratelli e sorelle. Essi sentano fin dora il conforto della fraternità ecclesiale e, come auspichiamo con orante fervore, possano presto intravedere lo spuntare dei giorni della pace.

Con questi sentimenti, rinnovo a Sua Beatitudine il Patriarca Caldeo, che oggi è con noi, il cordoglio del Papa per la barbara uccisione di un inerme sacerdote e di tre suddiaconi avvenuta al termine della Liturgia domenicale il 3 giugno scorso in Iraq. La Chiesa intera accompagna con affetto e ammirazione tutti i suoi figli e le sue figlie e li sostiene in questora di autentico martirio per il nome di Cristo. Il mio abbraccio è rivolto con eguale intensità al Rappresentante Pontificio e ai Pastori provenienti da Israele e dalla Palestina, perché lo partecipino ai propri fedeli a rafforzamento della loro provata speranza. Estendo il mio pensiero cordiale al Nunzio Apostolico e ai cari Presuli venuti dalla Turchia, lieto come sono di constatare la considerazione riservata a quella amata comunità ecclesiale nel ricordo del mio viaggio apostolico.

Cari amici, nella citata visita al dicastero orientale, pensando allattività della ROACO così mi esprimevo: "Dovrà continuare e anzi crescere quel movimento di carità che, per mandato del Papa, la Congregazione segue affinché in modo ordinato ed equo la Terra Santa e le altre regioni orientali ricevano il necessario sostegno spirituale e materiale per far fronte alla vita ecclesiastica ordinaria e a particolari necessità" (LOsservatore Romano, 10 giugno 2007, p. 6). Vi ringrazio per avere consolidato una lodevole consuetudine di collaborazione con la Congregazione. Vi incoraggio a continuare, perché lapporto insostituibile che voi recate alla testimonianza della carità ecclesiale trovi pieno sviluppo nella forma comunitaria del suo esercizio. La vostra presenza conferma la volontà di evitare una gestione individualistica della progettazione degli interventi e dellerogazione delle encomiabili disponibilità generate dalla carità dei fedeli. Ben sapete, infatti, quanto sia nociva lillusione di potere operare più proficuamente da soli: la fatica del confronto e della collaborazione è sempre garanzia di un servizio più ordinato ed equo. Ed è chiara attestazione che non sono i singoli, ma è piuttosto la Chiesa a dare ciò che il Signore ha destinato a tutti nella sua provvidente bontà.

Circa lirreversibilità della scelta ecumenica e linderogabilità di quella interreligiosa, da me più volte ribadite, mi preme di sottolineare in questa occasione quanto esse traggano alimento dal movimento della carità ecclesiale. Tali scelte altro non sono che espressioni della stessa carità, la sola capace di stimolare i passi del dialogo e di aprire orizzonti insperati. Mentre imploriamo il Signore perché affretti il giorno della piena unità tra i cristiani e quello, pure molto atteso, di una serena convivenza interreligiosa animata da rispettosa reciprocità, Gli chiediamo di benedire i nostri sforzi e di illuminarci perché quanto operiamo mai sia a detrimento bensì ad incremento della comunità ecclesiale. Sia Lui a renderci sempre attenti perché, rifuggendo da ogni sorta di indifferentismo, mai eludiamo nellesercizio della carità la missione della comunità cattolica locale. Sempre col suo coinvolgimento e nel più cordiale apprezzamento per le diverse espressioni rituali, dovrà trovare concretezza la nostra sensibilità ecumenica ed interreligiosa.

Memori poi della parola di San Paolo: "Né chi pianta, né chi irriga è qualche cosa, ma Dio che fa crescere" (1 Cor 3,7), scorgeremo sempre nella preghiera la vera sorgente dellimpegno di carità e in essa verificheremo la sua autenticità. Chiaro è lammonimento dello stesso Apostolo: "Ciascuno stia attento come costruisce. Infatti, nessuno può porre diverso fondamento da quello che già vi si trova, che è Gesù Cristo" (1 Cor, 10-11). La radicazione eucaristica è indispensabile alla nostra azione. Sulla "misura eucaristica" dovranno svilupparsi le prospettive del movimento della carità ecclesiale: solo ciò che non contraddice anzi si ritrova e trae alimento dal mistero dellamore eucaristico e dalla visione sul cosmo, sulluomo e sulla storia che da esso scaturisce dà garanzia di autenticità al nostro donare e sicuro fondamento al nostro edificare. E quanto ho affermato nellEsortazione post-sinodale Sacramentum caritatis: "Il cibo della verità ci spinge a denunciare le situazioni indegne delluomo, in cui si muore per mancanza di cibo a causa dellingiustizia e dello sfruttamento, e ci dona nuova forza e coraggio per lavorare senza sosta alledificazione della civiltà dellamore" (n. 90). Ma proprio lispirazione eucaristica del nostro agire interpellerà in profondità luomo, il quale non può vivere di solo pane (cfr Lc 4,4), per annunciargli il cibo della vita eterna, preparato da Dio nel Figlio Gesù.

Vi affido queste prospettive con grande fiducia e rinnovo il più sentito ringraziamento a Sua Beatitudine il Cardinale Ignace Moussa Daoud, che si è molto prodigato in questi anni anche come Presidente della ROACO. Invocando sui vostri lavori lintercessione della Santissima Madre di Dio, a tutti imparto di cuore la Benedizione Apostolica.

Sihaya.b16247
Friday, June 22, 2007 11:31 AM
Blair si converte al cattolicesimo
LONDRA (Reuters) - Il primo ministro uscente britannico Tony Blair incontrerà domani Papa Benedetto XVI in Vaticano per prepararsi a convertirsi al cattolicesimo. E quanto scrivono oggi i quotidiani britannici.


Il Guardian cita fonti non identificate a Londra e Roma dicendo che Blair, che è anglicano, avrebbe deciso di chiedere di far parte della chiesa cattolica.


Blair si dimetterà da primo ministro mercoledì prossimo, cedendo la poltrona al suo ministro delle Finanze Gordon Brown.


Un portavoce di Blair ed una fonte vaticana hanno affermato che Blair ha in programma domani una visita a Roma.


Un portavoce di Blair, al summit Ue a Bruxelles, non ha voluto commentare le notizie pubblicate da Guardian e Daily Telegraph sulla conversione.


Il Guardian ha detto che i tempi dell'annuncio da parte di Blair non sono ancora sicuri. L'annuncio della conversione non dovrebbe avvenire a Roma e potrebbe avvenire sia prima che dopo il passaggio di consegne di mercoledì prossimo.


Il quotidiano ha scritto ancora che secondo alcune fonti Blair si sarebbe preparato alla conversione con un cappellano della Royal Air Force che negli ultimi quattro anni ha celebrato messe private per la famiglia Blair.


Sihaya.b16247
Sunday, June 24, 2007 1:18 PM
LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELLANGELUS , 24.06.2007

PRIMA DELLANGELUS

Cari fratelli e sorelle,

questoggi, 24 giugno, la liturgia ci invita a celebrare la solennità della Nascita di San Giovanni Battista, la cui vita è tutta orientata a Cristo, come quella della madre di Lui, Maria. Giovanni Battista è stato il precursore, la "voce" inviata ad annunciare il Verbo incarnato. Perciò, commemorare la sua nascita significa in realtà celebrare Cristo, compimento delle promesse di tutti i profeti, dei quali il Battista è stato il più grande, chiamato a "preparare la via" davanti al Messia (cfr Mt 11,9-10).

Tutti i Vangeli iniziano la narrazione della vita pubblica di Gesù con il racconto del suo battesimo nel fiume Giordano ad opera di Giovanni. San Luca inquadra lentrata in scena del Battista con una cornice storica solenne. Anche il mio libro Gesù di Nazaret prende le mosse dal battesimo di Gesù al Giordano, evento che ebbe enorme risonanza ai suoi tempi. Da Gerusalemme e da ogni parte della Giudea la gente accorreva per ascoltare Giovanni Battista e farsi da lui battezzare nel fiume, confessando i propri peccati (cfr Mc 1,5). La fama del profeta battezzatore crebbe a tal punto che molti si domandavano se fosse lui il Messia. Ma egli  sottolinea levangelista - lo negò recisamente: "Io non sono il Cristo" (Gv 1,20). Egli comunque resta il primo "testimone" di Gesù, avendone ricevuto indicazione dal Cielo: "Luomo sul quale vedrai scendere e rimanere lo Spirito è colui che battezza in Spirito Santo" (Gv 1,33). Questo precisamente accadde quando Gesù, ricevuto il battesimo, uscì dallacqua: Giovanni vide scendere su di Lui lo Spirito come una colomba. Fu allora che "conobbe" la piena realtà di Gesù di Nazaret, e iniziò a farlo "conoscere a Israele" (Gv 1,31), indicandolo come Figlio di Dio e redentore delluomo: "Ecco lAgnello di Dio, che toglie il peccato del mondo" (Gv 1,29).

Da autentico profeta, Giovanni rese testimonianza alla verità senza compromessi. Denunciò le trasgressioni dei comandamenti di Dio, anche quando protagonisti ne erano i potenti. Così, quando accusò di adulterio Erode ed Erodiade, pagò con la vita, sigillando col martirio il suo servizio a Cristo, che è la Verità in persona. Invochiamo la sua intercessione, insieme con quella di Maria Santissima, perché anche ai nostri giorni la Chiesa sappia mantenersi sempre fedele a Cristo e testimoniare con coraggio la sua verità e il suo amore per tutti.

[00943-01.02] [Testo originale: Italiano]


DOPO LANGELUS

Questa domenica, che precede la solennità dei Santi Pietro e Paolo, è in Italia anche la Giornata per la carità del Papa. Cari fedeli italiani, vi sono vivamente grato per la preghiera e per il sostegno solidale con cui partecipate allazione evangelizzatrice e caritativa del Successore di Pietro nel mondo intero.

...

Saluto infine i pellegrini di lingua italiana, in particolare i bambini di Alberoro, che hanno ricevuto la Prima Comunione, e il gruppo di famiglie di Casalmaggiore. A tutti auguro una buona domenica.

Paparatzifan
Sunday, June 24, 2007 7:53 PM
Dal blog di Lella...

Domani mattina, visita del Papa alla Biblioteca Apostolica Vaticana e allArchivio Segreto Vaticano

Domani mattina Benedetto XVI visiterà la Biblioteca Apostolica Vaticana e lArchivio Segreto Vaticano. Incontrerà 200 dipendenti e sarà accolto dal cardinale Jean Louis Tauran, archivista e bibliotecario di Santa Romana Chiesa, da mons. Raffaele Farina, prefetto della Biblioteca, e da padre Sergio Pagano, prefetto dellArchivio Segreto. Il servizio di Amedeo Lomonaco:
La visita alla Biblioteca Vaticana, da oltre 5 secoli una delle raccolte librarie più importanti al mondo, sarà loccasione per il Santo Padre di prendere visione di alcuni eccezionali documenti tra cui il Papiro Bodmer, contenente il più antico testo dei Vangeli di Luca e Giovanni. Al Papa saranno mostrati anche il Codice Vaticano, il più antico manoscritto conosciuto della Bibbia, alcune lettere di Martin Lutero ed una copia della Bibbia di Gutenberg, il primo libro pubblicato a stampa. La Biblioteca Vaticana conserva oltre 1.600.000 stampati, più di 75 mila manoscritti e 100 mila incisioni. La raccolta comprende anche 300 mila, tra monete e medaglie, e 8300 incunaboli, libri stampati nel XV secolo subito dopo linvenzione della stampa. Il fondatore della moderna Biblioteca Vaticana è stato Papa Niccolò V, eletto nel marzo del 1447, che negli otto anni di pontificato raccolse manoscritti in Europa e in Oriente. A costituire formalmente la Biblioteca fu poi nel 1475 Papa Sisto IV con la bolla 'Ad decorem militantis ecclesiae'. Da allora, la Biblioteca ha contribuito a sviluppare, conservare e divulgare un patrimonio culturale di inestimabile valore. A questa raccolta si aggiunge lArchivio Segreto Vaticano che, ogni anno, accoglie circa 1500 studiosi provenienti da tutto il mondo. Per volontà di Giovanni Paolo II, dal 16 febbraio del 2003 sono stati resi disponibili ai ricercatori documenti conservati negli archivi della sezione per i Rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato e negli archivi della nunziatura apostolica a Monaco di Baviera e a Berlino sui rapporti tra Santa Sede e Germania dal 1922 al 1939. Il documento più antico conservato nellArchivio è il 'Liber Diurnus Romanorum Pontificum', libro di formule della cancelleria pontificia risalente allVIII secolo. La visita del Santo Padre avviene pochi giorni prima di una chiusura temporanea al pubblico della Biblioteca Vaticana per lavori di ristrutturazione. I lavori cominceranno il prossimo 14 luglio e dureranno tre anni.

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