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LadyRatzinger
Sunday, May 13, 2007 3:14 PM
Aparecida, il Papa ammonisce i mercanti di droga: "Convertitevi, Dio vi giudicherà per il male che fate"

di Angela Ambrogetti

APARECIDA - “Dico agli spacciatori che riflettano sul male che stanno facendo a una moltitudine di giovani e di adulti di tutti gli strati sociali: Dio chiederà loro conto di ciò che hanno fatto. La dignità umana non può essere calpestata in questo modo”. E’ diretto ed incisivo Benedetto XVI. I toni ricordano quelli di Giovanni Paolo II ad Agrigento, quando urlò la sua condanna alla mafia. Il Santo Padre alla Fattoria della Speranza, davanti ai ragazzi che cercano di uscire dalla tossicodipendenza e dall’alcolismo, pronuncia una condanna e annuncia la vera via di salvezza. “La missione del Papa -dice- è di rinnovare nei cuori questa luce che non si offusca, perchè vuole illuminare l’intimo delle anime che cercano il vero bene e la pace, che il mondo non può dare. Una luce come questa abbisogna solo di un cuore aperto agli aneliti divini. Dio non costringe, non opprime la libertà individuale; solo chiede l’apertura di quel sacrario della nostra coscienza attraverso cui passano tutte le aspirazioni più nobili, ma anche gli affetti e le passioni disordinati che offuscano il messaggio dell’Altissimo”. Aprire il cuore a Dio significa amare e significa anche essere ambasciatori della speranza. Ad accogliere il papa sono i ragazzi con i loro canti, con le danze, con la ritrovata gioia di vivere, di esserci. Il fondatore racconta come è nata l’idea della visita di Benedetto XVI in questo angolo del mondo: "Quando il papa decise di venire alla conferenza del Celam - risponde Frei Stapel, fondatore della comunità - ho pensato che, non essendo lontano da noi, avrebbe potuto visitarci. Ho chiesto a molti vescovi e cardinali brasiliani amici della Fazenda di scrivere una lettera per suggerire al papa di farci visita e ho ricevuto 80 lettere in tutto. Poi sono stato invitato in Vaticano per un congresso della 'Cor unum', nel periodo in cui il Santo Padre ha presentato la sua enciclica, e in quell'occasione, incontrando noi partecipanti, l'ho potuto invitare personalmente e consegnargli le lettere”. “A dicembre dell'anno scorso - prosegue il fondatore della Comunità di recupero - abbiamo ricevuto la conferma che sarebbe venuto a visitarci". Un modo per dire grazie, ma soprattutto per far conoscere il positivo di ogni realtà, per indicare il cammino del bene. “Il reinserimento nella società – dice il papa ai ragazzi della Fazenda - costituisce, senza dubbio, una dimostrazione dell’efficacia della vostra iniziativa. Però, ciò che più desta l’attenzione, e conferma la validità del lavoro, sono le conversioni, il ritrovamento di Dio e la partecipazione attiva alla vita della Chiesa. Non basta curare il corpo, bisogna ornare l’anima con i più preziosi doni divini acquisiti col Battesimo”. E proprio a questi ragazzi che recuperano la speranza e la vita il papa chiede di aiutare la Chiesa brasiliana pregando per la V Conferenza dell’Episcopato dell’America Latina e dei Carabi, con lo sguardo a Maria. “La prossimità del Santuario di Aparecida ci assicura che la "Fazenda da Esperança" nacque sotto la benedizione ed il suo sguardo materno. Da molto tempo chiedo alla Madre, Regina e Patrona del Brasile, che stenda il suo mantello protettore su coloro che parteciperanno alla V Conferenza Generale dell’Episcopato dell’America Latina e dei Caraibi. La vostra presenza qui assicura un considerevole aiuto per il successo di questa grande Assemblea; deponete le vostre preghiere, i sacrifici e le rinunzie sull’altare della Cappella, sicuri che, nel Santo Sacrificio dell’Altare, queste offerte saliranno al cieli come soave profumo al cospetto dell’Altissimo. Conto sul vostro aiuto”. Al termine del discorso, il Santo Padre viene circondato da decine di piccoli brasiliani, che lo abbracciano e baciano teneramente. Il papa ha un sorriso e una parola buona per tutti, a tal punto che, con grande preoccupazione del servizio di sicurezza, decide all'improvviso di scendere dal palco e di dirigersi tra le migliaia di persone che lo acclamano nella grande spianata della Fattoria della Speranza. Strette di mano, carezze e benedizioni: in un incredibile bagno di folla, il Pontefice non si nega a nessuno e fa così sentire ancora più viva la presenza di Cristo. (Nella nostra sezione Photogallery è possibile visionare le immagini più suggestive di questa cerimonia e di tutti gli altri incontri pubblici del Papa in Brasile).

[Modificato da LadyRatzinger 13/05/2007 15.15]

LadyRatzinger
Sunday, May 13, 2007 3:21 PM
Il Pontefice dona 100.000 Euro alla Fattoria della Speranza di Aparecida

APARECIDA - Benedetto XVI ha donato alla Fazenda Da Esperanca, la comunità che aiuta giovani in difficoltà - soprattutto ex tossicodipendenti - visitata dal Santo Padre ad Aparecida (nella foto, un momento della cerimonia, l'abbraccio dei piccoli ospiti della struttura al Papa), 100mila dollari. Lo ha detto frei Hans Stapel, fondatore della Fazenda, al termine della visita del Santo Padre alla comunità. Questa donazione fa seguito a quella di 200.000 Euro effettuiata dal pontefice l’altro ieri in favore dell’Amazzonia.
LadyRatzinger
Sunday, May 13, 2007 10:36 PM
Il Papa alla Messa di apertura della Conferenza di Aparecida: "Il tempo della Chiesa è il tempo dello Spirito"


di Angela Ambrogetti

APARECIDA - “Tra l’andata e il ritorno di Cristo c’è il tempo della Chiesa, che è il suo Corpo”. L’ecclesiologia del Concilio è tutta in questa frase che Benedetto XVI pronuncia davanti al Santuario di Aparecida in Brasile nella messa di apertura della V Conferenza generale della Chiesa dell’America Latina a cui prendono parte oltre 300.000 fedeli. L’evento centrale del viaggio del Papa, è autentico evento ecclesiale grazie alla “Carità di Cristo”. Il Pontefice legge gli Atti degli Apostoli, il primo Concilio, e ne trae l’indicazione concreta per i lavori della Conferenza: “I capi della Chiesa discutono e si confrontano, ma sempre in atteggiamento di religioso ascolto della Parola di Cristo nello Spirito Santo. Perciò alla fine possono affermare: "Abbiamo deciso, lo Spirito Santo e noi…" Questo è il "metodo" con cui operiamo nella Chiesa, nelle piccole come nelle grandi assemblee. Non è solo una questione di procedura; è il riflesso della natura stessa della Chiesa, mistero di comunione con Cristo nello Spirito Santo”. Grazie all’azione dello Spirito, Gesù è la via sulla quale il discepolo cammina, dice il Papa, e alla Chiesa latino-americana, e a tutta la Chiesa universale, ricorda: “Come Gesù trasmette le parole del Padre, così lo Spirito ricorda alla Chiesa le parole di Cristo (cfr Gv 14,26). E come l’amore per il Padre portava Gesù a cibarsi della sua volontà, così il nostro amore per Gesù si dimostra nell’obbedienza alle sue parole. La fedeltà di Gesù alla volontà del Padre può comunicarsi ai discepoli grazie allo Spirito Santo, che riversa l’amore di Dio nei loro cuori”. Papa Benedetto è il missionario e l’apostolo dell’Amore, di Cristo Carità, di una evangelizzazione che nasce dall’incontro con un Avvenimento, una Persona. Non è proselitismo, la missione della Chiesa: “Essa si sviluppa piuttosto per "attrazione": come Cristo "attira tutti a sé" con la forza del suo amore, culminato nel sacrificio della Croce, così la Chiesa compie la sua missione nella misura in cui, associata a Cristo, compie ogni sua opera in conformità spirituale e concreta alla carità del suo Signore”. La fede in Dio-Amore è la strada da percorrere per i pastori e per i fedeli, la pace conquistata con la Croce, al di fuori di ogni logica e dinamica prettamente umana. “E’questa fede che ha fatto dell’America il "Continente della speranza". Non un’ideologia politica, non un movimento sociale, non un sistema economico; è la fede in Dio-Amore, incarnato, morto e risorto in Gesù Cristo, l’autentico fondamento di questa speranza che tanti frutti magnifici ha portato, dall’epoca della prima evangelizzazione fino ad oggi, come attesta la schiera di Santi e Beati che lo Spirito ha suscitato in ogni parte del Continente. Il Papa Giovanni Paolo II vi ha chiamato ad una nuova evangelizzazione, e voi avete accolto il suo mandato con la generosità e l’impegno che vi sono tipici. Io ve lo confermo e, con le parole di questa Quinta Conferenza, vi dico: siate fedeli discepoli, per essere coraggiosi ed efficaci missionari”. La Gloria di Dio è l’Amore, è visione escatologica, certo, come la Gerusalemme Celeste del libro dell’Apocalisse, ma aggiunge Benedetto XVI: “Vederla con gli occhi della fede, contemplarla e desiderarla, non deve costituire motivo di evasione dalla realtà storica in cui la Chiesa vive condividendo le gioie e le speranze, i dolori e le angosce dell’umanità contemporanea, specialmente dei più poveri e sofferenti. Se la bellezza della Gerusalemme celeste è la gloria di Dio, cioè il suo amore, è proprio e solo nella carità che possiamo avvicinarci ad essa e in qualche misura già abitarvi”. E’ l’ecclesiologia del Concilio che Papa Benedetto ricorda ai vescovi del mondo intero. Una visione che toglie di mezzo l’obiezione “Gesù sì, Chiesa no”, perché solo la Chiesa è il luogo umano della Carità di Cristo. “Ogni cristiano, perciò, è chiamato a diventare pietra viva di questa stupenda "dimora di Dio con gli uomini". Che magnifica vocazione! La vocazione di una Chiesa “mobilitata” dalla Carità è immagine storica della Gerusalemme Celeste”. E’ un incoraggiamento, ma soprattutto un impegno che il Papa ricorda a tutti e a ciascuno.

LadyRatzinger
Sunday, May 13, 2007 10:37 PM
Che carino!
La recita del Regina Caeli. Benedetto XVI: "Auguri a tutte le mamme del mondo"

di Angela Ambrogetti

APARECIDA - Nella preghiera del Regina Caeli recitata da Aparecida, il Santo Padre ha chiesto di rafforzare l’impegno educativo della famiglia e della comunità. Benedetto XVI, inoltre, si è rivolto alla Beata Vergine Maria nel 90esimo anniversario delle apparizioni di Fatima e l’ha esortata a proteggere i focolari e le comunità. Il Papa ha anche sostenuto la “Marcia Contro la Fame”, iniziativa del Programma Alimentare Mondiale, e pregato per la Comunità afro-brasiliana che commemora questa domenica l’abolizione della schiavitù. Tempo di Pasqua e luogo Mariano per far ripartire la speranza di un continente che può crescere solo ponendo alla base della vita l’Eucaristia Sacramentum Caritatis. ''Le famiglie stanno al centro della missione di evangelizzazione della Chiesa, perche' e' nel focolare che la nostra vita di fede e' in primo luogo manifestata e nutrita''. Lo ha ricordato il Papa nelle parole in inglese del Regina Coeli al termine della messa. Di nuovo parlando in portoghese invece Benedetto XVI, in occasione della festa della mamma, ha fatto gli auguri alle mamme del mondo. ''Saluto tutte le mamme - ha detto - oggi e' il loro giorno, Dio le benedica insieme con i loro cari''.


Ratzigirl
Monday, May 14, 2007 1:32 AM
SANTA MESSA INAUGURAZIONE DELLA V CONFERENZA GENERALE DELL’EPISCOPATO LATINOAMERICANO E DEI CARAIBI


OMELIA DEL SANTO PADRE


Cari Fratelli nell’Episcopato,
cari sacerdoti e voi tutti, fratelli e sorelle nel Signore!

Non ci sono parole per esprimere la gioia di trovarmi con voi per celebrare questa solenne Eucaristia, in occasione dell’apertura della Quinta Conferenza Generale dell’Episcopato Latinoamericano e dei Caraibi. Rivolgo a ciascuno di voi il mio saluto più cordiale, in particolare all’Arcivescovo Raymundo Damasceno Assis, che ringrazio per le parole indirizzatemi a nome dell’intera assemblea, e al Cardinale Francisco Javier Errázuriz Ossa, Presidente del CELAM e co-presidente di questa Conferenza Generale. Saluto con deferenza le Autorità civili e militari che ci onorano della loro presenza. Da questo Santuario estendo il mio pensiero, colmo di affetto e di preghiera, a tutti coloro che sono spiritualmente uniti a noi, in modo speciale alle comunità di vita consacrata, ai giovani impegnati nelle associazioni e nei movimenti, alle famiglie, come pure ai malati e agli anziani. A tutti dico: “Grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo (1 Cor 1,3).

Considero un dono speciale della Provvidenza che questa Santa Messa venga celebrata in questo tempo e in questo luogo. Il tempo è quello liturgico di Pasqua, giunto alla sesta Domenica: è ormai vicina la Pentecoste, e la Chiesa è invitata ad intensificare l’invocazione allo Spirito Santo. Il luogo è il Santuario nazionale di Nostra Signora Aparecida, cuore mariano del Brasile: Maria ci accoglie in questo Cenacolo e, quale Madre e Maestra, ci aiuta ad elevare a Dio una preghiera unanime e fiduciosa. Questa celebrazione liturgica costituisce il fondamento più solido della V Conferenza, perché pone alla sua base la preghiera e l’Eucaristia, Sacramentum caritatis. In effetti, solo la carità di Cristo, effusa dallo Spirito Santo, può fare di questa riunione un autentico evento ecclesiale, un momento di grazia per questo Continente e per il mondo intero. Oggi pomeriggio avrò la possibilità di entrare nel merito dei contenuti suggeriti dal tema della vostra Conferenza. Ora lasciamo spazio alla Parola di Dio, che abbiamo la gioia di accogliere insieme sul modello di Maria, Nostra Signora della Concezione, con cuore aperto e docile affinché, per la potenza dello Spirito Santo, Cristo possa nuovamente “prendere carne” nell’oggi della nostra storia.

La prima Lettura, tratta dagli Atti degli Apostoli, fa riferimento al cosiddetto “concilio di Gerusalemme”, che affrontò la questione se ai pagani diventati cristiani si dovesse imporre l’osservanza della legge mosaica. Il testo, saltando la discussione tra “gli apostoli e gli anziani” (vv. 4-21), riporta la decisione finale, che viene messa per iscritto in una lettera e affidata a due delegati, perché la rechino alla comunità di Antiochia (vv. 22-29). Questa pagina degli Atti è molto appropriata per noi, che pure siamo qui convenuti per una riunione ecclesiale. Ci richiama il senso del discernimento comunitario intorno alle grandi problematiche che la Chiesa incontra lungo il suo cammino e che vengono chiarite dagli “apostoli” e dagli “anziani” con la luce dello Spirito Santo, il quale, come dice il Vangelo odierno, ricorda l’insegnamento di Gesù Cristo (cfr Gv 14,26) e così aiuta la comunità cristiana a camminare nella carità verso la piena verità (cfr Gv 16,13). I capi della Chiesa discutono e si confrontano, ma sempre in atteggiamento di religioso ascolto della Parola di Cristo nello Spirito Santo. Perciò alla fine possono affermare: “Abbiamo deciso, lo Spirito Santo e noi…” (At 15,28).

Questo è il “metodo” con cui operiamo nella Chiesa, nelle piccole come nelle grandi assemblee. Non è solo una questione di procedura; è il riflesso della natura stessa della Chiesa, mistero di comunione con Cristo nello Spirito Santo. Nel caso delle Conferenze Generali dell’Episcopato Latinoamericano e dei Caraibi, la prima, quella del 1955 a Rio de Janeiro, si avvalse di una speciale Lettera inviata dal Papa Pio XII, di venerata memoria; nelle successive, fino all’attuale, è stato il Vescovo di Roma a raggiungere la sede della riunione continentale per presiederne le fasi iniziali. Con devota riconoscenza rivolgiamo il nostro pensiero ai Servi di Dio Paolo VI e Giovanni Paolo II, che alle Conferenze di Medellín, Puebla e Santo Domingo hanno portato la testimonianza della vicinanza della Chiesa universale alle Chiese che sono in America Latina e che costituiscono, in proporzione, la maggior parte della Comunità cattolica.

“Lo Spirito Santo e noi”. Questo è la Chiesa: noi, la comunità credente, il Popolo di Dio, con i suoi Pastori chiamati a guidarne il cammino; insieme con lo Spirito Santo, Spirito del Padre mandato nel nome del Figlio Gesù, Spirito di Colui che è “più grande” di tutti e che ci è dato mediante Cristo, fattosi “piccolo” per noi. Spirito Paraclito, Ad-vocatus, Difensore e Consolatore. Egli ci fa vivere alla presenza di Dio, nell’ascolto della sua Parola, liberi dal turbamento e dal timore, con nel cuore la pace che Gesù ci ha lasciato e che il mondo non può dare (cfr Gv 14,26-27). Lo Spirito accompagna la Chiesa nel lungo cammino che si distende tra la prima e la seconda venuta di Cristo: “Vado e tornerò a voi” (Gv 14,28), disse Gesù agli Apostoli. Tra l’“andata” e il “ritorno” di Cristo c’è il tempo della Chiesa, che è il suo Corpo; ci sono i duemila anni finora trascorsi; ci sono anche questi cinque secoli e più in cui la Chiesa si è fatta pellegrina nelle Americhe, diffondendo nei credenti la vita di Cristo attraverso i Sacramenti e spargendo in queste terre il buon seme del Vangelo, che ha reso dove il trenta, dove il sessanta e dove il cento per uno. Tempo della Chiesa, tempo dello Spirito: è Lui il Maestro che forma i discepoli: li fa innamorare di Gesù; li educa all’ascolto della sua Parola, alla contemplazione del suo Volto; li conforma alla sua Umanità beata, povera in spirito, afflitta, mite, affamata di giustizia, misericordiosa, pura di cuore, operatrice di pace, perseguitata per la giustizia (cfr Mt 5,3-10). Così, grazie all’azione dello Spirito Santo, Gesù diventa la “Via” sulla quale il discepolo cammina. “Se uno mi ama osserverà la mia parola”, dice Gesù all’inizio del brano evangelico odierno. “La parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato” (Gv 14,23-24). Come Gesù trasmette le parole del Padre, così lo Spirito ricorda alla Chiesa le parole di Cristo (cfr Gv 14,26). E come l’amore per il Padre portava Gesù a cibarsi della sua volontà, così il nostro amore per Gesù si dimostra nell’obbedienza alle sue parole. La fedeltà di Gesù alla volontà del Padre può comunicarsi ai discepoli grazie allo Spirito Santo, che riversa l’amore di Dio nei loro cuori (cfr Rm 5,5).

Il Nuovo Testamento ci presenta Cristo come missionario del Padre. Specialmente nel Vangelo di Giovanni, tante volte Gesù parla di sé in relazione al Padre che lo ha inviato nel mondo. Così, anche nel testo di oggi, Gesù dice: “la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato” (Gv 14,24). In questo momento, cari amici, siamo invitati a fissare lo sguardo su di Lui, perché la missione della Chiesa sussiste solo in quanto prolungamento di quella di Cristo: “Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi” (Gv 20,21). E l’evangelista mette in risalto, anche plasticamente, che questo passaggio di consegne avviene nello Spirito Santo: “Alitò su di loro e disse: «Ricevete lo Spirito Santo…»” (Gv 20,22). La missione di Cristo si è compiuta nell’amore. Egli ha acceso nel mondo il fuoco della carità di Dio (cfr Lc 12,49). E’ l’Amore che dà la vita: per questo la Chiesa è inviata a diffondere nel mondo la carità di Cristo, perché gli uomini e i popoli “abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza” (Gv 10,10). Anche a voi, che rappresentate la Chiesa in America Latina, ho la gioia di riconsegnare oggi idealmente la mia Enciclica Deus caritas est, con la quale ho voluto indicare a tutti ciò che è essenziale nel messaggio cristiano. La Chiesa si sente discepola e missionaria di questo Amore: missionaria solo in quanto discepola, cioè capace di lasciarsi sempre attrarre con rinnovato stupore da Dio, che ci ha amati e ci ama per primo (cfr 1 Gv 4,10). La Chiesa non fa proselitismo. Essa si sviluppa piuttosto per “attrazione”: come Cristo “attira tutti a sé” con la forza del suo amore, culminato nel sacrificio della Croce, così la Chiesa compie la sua missione nella misura in cui, associata a Cristo, compie ogni sua opera in conformità spirituale e concreta alla carità del suo Signore.

Cari fratelli! Ecco il tesoro inestimabile di cui è ricco il Continente latinoamericano, ecco il suo patrimonio più prezioso: la fede in Dio Amore, che in Cristo Gesù ha rivelato il suo volto. Voi credete in Dio Amore: questa è la vostra forza, che vince il mondo, la gioia che nulla e nessuno potrà togliervi, la pace che Cristo vi ha conquistato con la sua Croce! E’ questa fede che ha fatto dell’America il “Continente della speranza”. Non un’ideologia politica, non un movimento sociale, non un sistema economico; è la fede in Dio Amore, incarnato, morto e risorto in Gesù Cristo, l’autentico fondamento di questa speranza che tanti frutti magnifici ha portato, dall’epoca della prima evangelizzazione fino ad oggi, come attesta la schiera di Santi e Beati che lo Spirito ha suscitato in ogni parte del Continente. Il Papa Giovanni Paolo II vi ha chiamato ad una nuova evangelizzazione, e voi avete accolto il suo mandato con la generosità e l’impegno che vi sono tipici. Io ve lo confermo e, con le parole di questa Quinta Conferenza, vi dico: siate fedeli discepoli, per essere coraggiosi ed efficaci missionari.

La seconda Lettura ci ha presentato la stupenda visione della Gerusalemme celeste. E’ un’immagine di splendida bellezza, in cui nulla è decorativo, ma tutto concorre alla perfetta armonia della Città santa. Scrive il veggente Giovanni che questa “scendeva dal cielo, da Dio, risplendente della gloria di Dio” (Ap 20,10). Ma la gloria di Dio è l’Amore; pertanto la Gerusalemme celeste è icona della Chiesa tutta santa e gloriosa, senza macchia né ruga (cfr Ef 5,27), irradiata al suo centro e in ogni sua parte dalla presenza di Dio Carità. E’ chiamata “sposa”, “la sposa dell’Agnello” (Ap 20,9), perché in essa trova compimento la figura nuziale che attraversa dal principio alla fine la rivelazione biblica. La Città-Sposa è patria della piena comunione di Dio con gli uomini; in essa non c’è bisogno di alcun tempio né di alcuna fonte esterna di luce, perché la presenza di Dio e dell’Agnello è immanente e la illumina dall’interno.

Questa stupenda icona ha valore escatologico: esprime il mistero di bellezza che già costituisce la forma della Chiesa, anche se non è ancora giunto alla sua pienezza. E’ la meta del nostro pellegrinaggio, la patria che ci attende e alla quale aneliamo. Vederla con gli occhi della fede, contemplarla e desiderarla, non deve costituire motivo di evasione dalla realtà storica in cui la Chiesa vive condividendo le gioie e le speranze, i dolori e le angosce dell’umanità contemporanea, specialmente dei più poveri e sofferenti (cfr Cost. Gaudium et spes, 1). Se la bellezza della Gerusalemme celeste è la gloria di Dio, cioè il suo amore, è proprio e solo nella carità che possiamo avvicinarci ad essa e in qualche misura già abitarvi. Chi ama il Signore Gesù e osserva la sua parola sperimenta già in questo mondo la misteriosa presenza di Dio Uno e Trino, come abbiamo sentito nel Vangelo: “Noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui” (Gv 14,23). Ogni cristiano, perciò, è chiamato a diventare pietra viva di questa stupenda “dimora di Dio con gli uomini”. Che magnifica vocazione!

Una Chiesa tutta animata e mobilitata dalla carità di Cristo, Agnello immolato per amore, è l’immagine storica della Gerusalemme celeste, l’anticipo della Città santa, splendente della gloria di Dio. Essa sprigiona una forza missionaria irresistibile, che è la forza della santità. La Vergine Maria ottenga alla Chiesa in America Latina e nei Caraibi di essere abbondantemente rivestita di potenza dall’alto (cfr Lc 24,49) per irradiare nel Continente e in tutto il mondo la santità di Cristo. A Lui sia gloria, con il Padre e lo Spirito Santo, nei secoli dei secoli. Amen.
LadyRatzinger
Monday, May 14, 2007 11:16 PM
Ormai Ratzi hai preso il via!
Possibile un viaggio del Papa in Cina in autunno

CITTA’ DEL VATICANO - A quanto apprende la nota agenzia di stampa ADNKRONOS in ambienti del Vaticano, la Segreteria di Stato avrebbe ricevuto dagli organizzatori cinesi della grande mostra d'arte "Leonardo da Vinci a Tienanmen" un messaggio nel quale, in concomitanza con l'avvio della rassegna, si fa riferimento ad un invito a Benedetto XVI in Cina per l’autunno. Al momento non ci sono conferme ufficiali da parte della Santa Sede, ma è certo che, se confermato, questo viaggio farebbe davvero notizia per la sua portata religiosa e diplomatica.

LadyRatzinger
Monday, May 14, 2007 11:17 PM
Il Pontefice tornato dal Brasile. Ad attenderlo, il Ministro Bindi. Lo scambio di messaggi con Napolitano

CITTA’ DEL VATICANO - Benedetto XVI rientrando a Roma al termine del suo viaggio apostolico in Brasile ha inviato un telegramma di saluto al Presidente Giorgio Napolitano. Nel breve testo e' contenuta la primissima valutazione del viaggio in Brasile, ''dove - scrive il Papa nel testo diffuso dalla Sala Stampa Vaticana - ho potuto incontrare numerosi fedeli e rappresentanti dell'intera popolazione ricca di spirituale fervore. Esprimo a Lei, Signor Presidente, il mio beneaugurante saluto e assicuro una speciale preghiera per il bene e la prosperita' dell'intera nazione italiana sulla quale invoco la celeste benedizione''. Il Boeing777 dell'Alitalia che era partito dall'aeroporto di San Paolo-Guarulhos in piena notte e' giunto a Ciampino alle 12,25. Lo sbarco dall'aereo come previsto e' avvenuto intorno alle 12,45. Benedetto XVI, che ha trovato ad attenderlo il Ministro Rosy Bindi in rappresentanza del Governo, subito dopo si e' trasferito nella vicina residenza di Castel Gandolfo dove restera' sino al prossimo venerdi' 18 maggio, saltando quindi l'udienza generale di mercoledi' prossimo. La visita di Benedetto XVI in Brasile ''ha attirato l'attenzione dell'intera comunita' internazionale'' su un paese e un continente ricchi di ''umanita''' e ''straordinarie potenzialita'''. E' quanto si legge nel messaggio che il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha inviato al papa Benedetto XVI per un ''cordiale saluto'' in occasione del suo rientro dal viaggio apostolico in Brasile.

Fai bene,è meglio che ti riposi!

[Modificato da LadyRatzinger 14/05/2007 23.20]

Ratzigirl
Tuesday, May 15, 2007 12:16 AM
Ultime parole di Benedetto in Brasile...
In Brasile Papa Ratzinger ha vissuto "ore intense e indimenticabili". "Abbiate la certezza - ha detto nella cerimonia di congedo all'aeroporto - che porto tutti nel mio cuore, nel quale resteranno incise le manifestazioni di entusiasmo e di profonda pieta' di questo popolo della Terra della Santa Croce che, insieme alla moltitudine di pellegrini venuti dall'intero Continente della Speranza, ha saputo dare una calorosa dimostrazione di fede in Cristo e d'amore verso il Successore di Pietro". "Chiedo a Dio - ha continuato il Papa prima di ripartire in aereo per l'Italia - che aiuti i responsabili sia nell'ambito religioso che in quello civile ad imprimere un passo deciso a quelle iniziative che tutti si attendono per il bene comune della grande Famiglia latinoamericana". Un "saluto finale, colmo di gratitudine", il Pontefice lo ha indirizzato al presidente Lula e ai governo nazionale e dello Stato di San Paolo, cosi' come alle altre autorita' brasiliane che, ha ricordato, "tante dimostrazioni di delicatezza mi hanno voluto riservare durante questi giorni". "Stima fraterna" e "profonda riconoscenza", Papa Ratzinger ha espresso ai cardinali, ai vescovi, ai sacerdoti e diaconi, religiosi e religiose, e agli organizzatori della assemblea del Celam da lui aperta ieri a Aparecida. "Tutti - ha riconosciuto - hanno contribuito a rendere splendide queste giornate, lasciando quanti hanno preso parte ad esse ricolmi di gioia e di speranza nella famiglia cristiana e nella sua missione in seno alla societa'". Da Ciampino, dove e' atterrato intorno alle 12.45, Benedetto XVI si e' trasferito a Castelgandolfo per trascorrere qualche giorno di riposo dopo il viaggio in Brasile. Il Papa rimarra' nella residenza estiva fino a venerdi' sera, quando rientrera' in Vaticano. Mercoledi' non si terra' quindi l'udienza generale.
LadyRatzinger
Tuesday, May 15, 2007 2:50 PM
Il messaggio del Papa a movimenti e comunità: "Salvaguardare il patrimonio cristiano dell'Europa"

CITTA’ DEL VATICANO - Il Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, ha fatto pervenire, a nome del Santo Padre, un Messaggio agli oltre 250 Movimenti e Comunità cristiane che sabato 12 maggio a Stuttgart (Germania), hanno partecipato alla manifestazione pubblica "Insieme per l'Europa". Il Porporato scrive: "L'iniziativa 'Insieme per l'Europa', sorta da una felice intuizione ecumenica di gruppi, associazioni, movimenti e comunità cattolici, evangelici, ortodossi e anglicani, intende porre in luce la necessità di riaffermare insieme la fedeltà al Vangelo, in una Europa che rischia di smarrire i valori originari e di rinunciare alle proprie radici cristiane". "Appaiono quanto mai attuali queste parole del venerato Papa Giovanni Paolo II: 'Vorrei ricordare lo smarrimento della memoria e dell'eredità cristiane, accompagnato da una sorta di agnosticismo pratico e di indifferentismo religioso, per cui molti europei danno l'impressione di vivere senza retroterra spirituale e come degli eredi che hanno dilapidato il patrimonio loro consegnato dalla storia' (Esortazione post-sinodale Ecclesia in Europa, 7)". "A questa considerazione" - scrive ancora il Cardinale Bertone - "fa eco il Papa Benedetto XVI, che sin dall'inizio del suo pontificato non tralascia occasione per richiamare l'importanza di salvaguardare l'eredità cristiana, peculiare ricchezza del Continente europeo". Il Segretario di Stato sottolinea inoltre che: "L'appello a non smarrire le nostre radici costituisce come un ricorrente invito ad operare concretamente perché i credenti in Cristo delle diverse confessioni uniscano i loro sforzi al servizio di una causa così attuale. Si tratta di difendere un patrimonio umano e spirituale indispensabile per l'autentico sviluppo dell'Europa". "Sua Santità auspica, pertanto" - si legge ancora nel Messaggio del Cardinale Bertone - "che il prossimo incontro 'Insieme per l'Europa' rafforzi il desiderio di comunione che anima movimenti e comunità laicali di varie Chiese, contribuisca a sciogliere pregiudizi, a superare nazionalismi e barriere storiche e spinga ad impegnarsi perché non venga meno nell'Europa dei tempi postmoderni la dimensione spirituale". "A nulla infatti varrebbero gli sforzi umani se si prescindesse dal sostegno divino, perchè 'se il Signore non costruisce la casa, invano vi faticano i costruttori' (Sal 127)".
Sihaya.b16247
Wednesday, May 16, 2007 2:41 PM
Ma oggi niente udienza?
Ratzigirl
Wednesday, May 16, 2007 2:55 PM
Re:

Scritto da: Sihaya.b16247 16/05/2007 14.41
Ma oggi niente udienza?



No, era stato comunicato da una dichiarazione stampa di ieri, mi pare...credo per via del viaggio in Brasile...
Ratzigirl
Wednesday, May 16, 2007 2:59 PM
Il Papa accetta la rinuncia del Vescovo castrense, osteggiato dal Governo argentino

Benedetto XVI ha accettato la rinuncia al governo pastorale presentata da monsignor Antonio Juan Baseotto C.SS.R., Ordinario castrense per l’Argentina, per motivi di età, secondo quanto reso noto questo martedì dalla Sala Stampa della Santa Sede.

Il 18 marzo 2005, in seguito ad alcune dichiarazioni critiche del presule, il Governo argentino aveva ritirato mediante un decreto il suo avallo, il suo onorario e virtualmente il suo incarico a monsignor Baseotto, che il 4 aprile scorso ha compiuto 75 anni, il limite d'età entro il quale, secondo quanto prescritto dal Diritto Canonico, il Vescovo è invitato a presentare al Pontefice la rinuncia al proprio ufficio.

Il 19 marzo 2005 l’allora portavoce della Santa Sede, Joaquín Navarro-Valls, aveva notificato che, qualora il Governo avesse impedito a un Vescovo, nominato legittimamente dalla Santa Sede in base alle norme del diritto canonico e agli accordi vigenti, di esercitare il ministero pastorale, si sarebbe trattato di una violazione della libertà religiosa, così come dei suddetti accordi.

La polemica è sorta quando il Ministro della Salute della Nazione, Ginés González García, si è espresso a favore della depenalizzazione dell’aborto (la Costituzione argentina avalla la difesa della vita umana dal suo concepimento), il 14 febbraio 2005, in un’intervista concessa al quotidiano “Página 12”.

Tre giorni dopo, monsignor Antonio Baseotto ha scritto al Ministro una lettera avvertendolo che poteva incorrere in “apologia del delitto di omicidio” per il fatto di favorire questa pratica mediante la consegna di “farmaci noti come abortivi”.

Nella sua lettera, il presule aveva aggiunto che nel vederlo distribuire pubblicamente preservativi ai giovani, aveva ricordato il passo evangelico in cui “nostro Signore afferma che per chi scandalizza i piccoli è meglio ‘che gli sia messa al collo una pietra da mulino e venga gettato nel mare’”.

La citazione evangelica è stata oggetto di un’infinità di interpretazioni giornalistiche: alcune l’hanno collegata ai cosiddetti “voli della morte”, la pratica di gettare persone in mare attribuita all’Esercito argentino negli anni Settanta.

Il Ministro ha reagito definendo monsignor Baseotto “un uomo bugiardo difeso nella Chiesa” e ha suggerito che aveva “ben accettato i suoi legami con l’ultima dittatura militare”.

Due giorni dopo, la Conferenza Episcopale Argentina ha diffuso un comunicato in cui il Vescovo castrense esprimeva “il suo dispiacere per la confusione e il malessere che aveva prodotto l’inclusione della citazione evangelica” e spiegava “di non aver voluto incoraggiare un atto di violenza né offendere l’autorità di un membro del Governo nazionale”.

Nello stesso giorno, il Presidente Néstor C. Kirchner ha invece chiamato il Cancelliere Rafael Bielsa per chiedergli di inoltrare presso la Santa Sede la rinuncia di monsignor Baseotto.

Successivamente, ancora prima che venisse informato il Nunzio apostolico, l’Ufficio Stampa della Presidenza della Nazione ha reso pubblica l'intenzione del Presidente di togliere il riconoscimento a monsignor Baseotto.

Fino alla nomina del nuovo Ordinario castrense, in base all’articolo IV, 3º dell’Accordo tra la Nazione Argentina e la Santa Sede, del 28 giugno 1957, gli succede nel governo il Vicario generale, monsignor Pedro Candia, ha spiegato in una nota la Nunziatura Apostolica in Argentina.
Ratzigirl
Wednesday, May 16, 2007 3:12 PM

Il Papa ricambia il saluto dei musulmani


«Sua Santità desidera esprimere gratitudine per il deferente gesto e, mentre auspica che possano sempre più consolidarsi la rispettosa convivenza e la collaborazione tra gli esponenti delle varie religioni, invoca su tutti la benedizione dell’Altissimo». Firmato monsignor Leonardo Sandri, sostituto alla segreteria di Stato vaticana. La lettera con l’emblema delle chiavi incrociate, simbolo dello Stato pontificio, datata 4 maggio 2007, è indirizzata a Moustafa Mohamed Khamis, vice-presidente del centro culturale islamico “Il Medina” di via Mulini 15, a Vigevano.
Il dialogo tra le fedi religiose viaggia attraverso la parola e gli scritti. La lettera della Segreteria di Stato vaticana è infatti la risposta alla missiva consegnata al vescovado e indirizzata al Papa con cui la comunità islamica cittadina, alla vigilia della visita di Benedetto XVI a Vigevano, ha salutato la storica giornata facendo appello, tra l’altro, a «un percorso comune di comprensione e reciproco rispetto» finalizzato a «creare ovunque situazioni di pace e di convivenza, senza guerre e violenze». Il messaggio giunto dal Centro culturale islamico ha trovato risposta e apprezzamento a Roma. Pochi giorni dopo la visita del Papa, infatti, la sezione Affari generali della Segreteria di Stato si è incaricata di ricambiare le parole di pace pronunciate dalla comunità musulmana vigevanese. «In occasione della recente visita pastorale del Sommo Pontefice alla diocesi di Vigevano - si legge nella lettera - Ella (monsignor Sandri si rivolge a Moustafa Khamis, ndr), anche a nome di codesto Centro culturale islamico “Il Medina”, Gli ha fatto pervenire un messaggio di stima e di sincera partecipazione alla gioia della Comunità cattolica vigevanese, manifestando, in pari tempo, viva riconoscenza per la Sua universale sollecitudine in favore della giustizia e della pace». Il messaggio continua poi con l’auspicio al consolidamento della convivenza e collaborazione tra le religioni. Anche la comunità islamica, del resto, ha vissuto la visita del Papa come un evento storico, con la stessa emozione provata da migliaia di vigevanesi. «Anch’io ero lungo il percorso, in via Cesarea - dice Hirate el Moustafà, uno dei portavoce della comunità musulmana cittadina - e ho visto passare la macchina del Papa. Ma tanti altri cittadini di religione musulmana erano presenti. E’ stato un evento storico, bello ed emozionante e magari, perchè no?, chissà che possa verificarsi un’altra volta, sempre qui a Vigevano». Moustafa Khamis, il vice-presidente del centro culturale islamico, è anche cittadino italiano. Ha sposato un’italiana, il figlio frequenta l’Università cattolica e l’oratorio dell’Addolorata. «Mio figlio, come tanti altri, è l’esempio vivente di integrazione tra nazionalità e religioni - afferma Khamis -. La stessa lettera indirizzata al Papa è nata con questo spirito di collaborazione. Infatti, devo ringraziare don Paolo che ci ha aiutati nella stesura e vorrei dire che il dialogo interreligioso qui a Vigevano è già una realtà. L’Islam e il Cristianesimo sono religioni di pace e sanno convivere nel reciproco rispetto».
LadyRatzinger
Wednesday, May 16, 2007 7:59 PM
Re: Re:

Scritto da: Ratzigirl 16/05/2007 14.55


No, era stato comunicato da una dichiarazione stampa di ieri, mi pare...credo per via del viaggio in Brasile...



Si,fino a venerdì starà a Castel Gandolfo per riposarsi dopo il faticoso viaggio in Brasile,qundi oggi niente udienza.
Paparatzifan
Wednesday, May 16, 2007 9:42 PM
Re:

Scritto da: Ratzigirl 16/05/2007 14.59
Il Papa accetta la rinuncia del Vescovo castrense, osteggiato dal Governo argentino

Successivamente, ancora prima che venisse informato il Nunzio apostolico, l’Ufficio Stampa della Presidenza della Nazione ha reso pubblica l'intenzione del Presidente di togliere il riconoscimento a monsignor Baseotto.



Estàs contento, Kirchner?
LadyRatzinger
Wednesday, May 16, 2007 11:04 PM
Da Petrus
Loreto, il Papa conferirà il mandato missionario a 72 giovani

CITTA’ DEL VATICANO - A Loreto, il prossimo 1 e 2 settembre, al termine dell'incontro con 300mila giovani inviati dalle diocesi, Benedetto XVI conferira' il mandato missionario a 72 giovani (41 inviati dalle regioni ecclesiastiche e 31 delegati dalle principali aggregazioni laicali giovanili). Lo annuncia una nota dell'Agora', l'organismo promosso dalla Cei per guidare non solo la preparazione dell'evento con Papa Ratzinger ma anche il percorso triennale che da esso scaturira'. Per prepararsi al ''mandato'' i 72 giovani vivranno dal 31 maggio al 3 giugno l'esperienza straordinaria di un pellegrinaggio sulla Via Lauretana promosso in vista di ''Loreto 2007''. Questa iniziativa, spiega una nota dell'Agora' dei giovani, ''si inserisce nel cammino delle Giornate Mondiali della Gioventu' e quest'anno ancora di piu' nel percorso dell'Agora' dei giovani''. L'itinerario tocchera' luoghi significativi da un punto di vista storico e culturale, legati alle principali tematiche del percorso verso il raduno nazionale di Loreto. Alla prtenza e' prevista la preghiera sulla tomba di Giovanni Paolo II nelle Grotte Vaticane, mentre tra le tappe c'e' anche la visita a Terni dello stabilimento Novamont, il maggior produttore italiano di bioplastica a testimonianza della centralita' dell'impegno ambientalista dell'Agora'. I ragazzi si uniranno il 2 giugno ai pellegrini della 29esimo pellegrinaggio a piedi Macerata-Loreto che iniziera' con la messa presieduta dal card. Tarcisio Bertone, segretario di Stato, nello stadio ''Helvia Recina'' di Macerata, con il vescovo locale, mons. Claudio Giuliodori, e il vescovo di Fabriano-Matelica, mons. Giancarlo Vecerrica. L'arrivo nella Santa Casa di Loreto e' previsto per la mattina di domenica 3 giugno.

Etrusco
Thursday, May 17, 2007 11:36 AM
«Solo restando indipendenti si possono orientare le istituzioni»
Il Papa: "la Chiesa non fa politica"
Benedetto XVI dal Brasile: «Marxismo e capitalismo hanno fallito». «Oggi la famiglia soffre per relativismo»


APARECIDA (BRASILE)

Fare politica «non è competenza della Chiesa», che intende rispettare «una sana laicità» e riconosce «la pluralità delle posizioni politiche»:
l'ha detto il papa ieri ad Aparecida, aprendo la Quinta conferenza degli episcopati dell'America latina e concludendo con questo atto il suo viaggio in Brasile.

Ha pure invitato i vescovi di qui a impegnarsi più che mai a difesa e promozione della famiglia, minacciata oggi nella sua «unità e identità».
Non ha trattato delle unioni civili, che qua non sono all'ordine del giorno, ma del divorzio, dell'aborto e della contraccezione.

Chiesa che non fa politica e difesa della famiglia:
Benedetto XVI ha dunque trattato, insieme ad altri temi (questione indigena, povertà, sperequazioni sociali, sette), questioni di prima attualità in Italia.
Ma occorre fare attenzione ai contesti diversi, per non fargli dire troppo o troppo poco.
Per esempio, quando parla della politica non fa riferimento ai cattolici in piazza per la famiglia, ma a comunità di base vicine all'estrema sinistra.

«Questo lavoro politico — ha detto il papa pensando a loro — non è competenza immediata della Chiesa.
Il rispetto di una sana laicità — compresa la pluralità delle posizioni politiche — è essenziale nella tradizione cristiana autentica».
«Se la Chiesa — ha continuato — cominciasse a trasformarsi direttamente in soggetto politico, non farebbe di più per i poveri e per la giustizia, ma di meno, perché perderebbe la sua indipendenza e la sua autorità morale.
La Chiesa è avvocata della giustizia e dei poveri, precisamente perché non si identifica con i politici né con gli interessi di partito. Solo essendo indipendente può insegnare i grandi criteri e i valori inderogabili, orientare le coscienze e offrire un'opzione di vita che va oltre l'ambito politico».
La politica però riguarda i laici cattolici:
«Devono essere coscienti delle loro responsabilità nella vita pubblica».


L'altro riferimento alla politica è nel giudizio, identico, su marxismo e capitalismo: promessa ideologica falsa.
«Il sistema marxista ha lasciato una triste eredità di distruzioni economiche ed ecologiche e una dolorosa distruzione degli spiriti.
Lo stesso all'Ovest, dove cresce costantemente la distanza tra poveri e ricchi e si produce un'inquietante degradazione della dignità personale con ingannevoli miraggi della felicità».
Poi le parole sulla famiglia, che costituisce «uno dei tesori più importanti dei paesi latino- americani», ma oggi «soffre situazioni avverse provocate dal secolarismo e dal relativismo etico, dai diversi flussi migratori interni ed esterni, dalla povertà, dall'instabilità sociale e dalle legislazioni civili contrarie al matrimonio che, favorendo gli anticoncezionali e l'aborto, minacciano il futuro dei popoli».

Benedetto ha invitato i vescovi a chiedere ai governi «politiche familiari autentiche» e a promuovere una «pastorale familiare» che aiuti a superare la «mentalità maschilista» e richiami i padri a esercitare la loro «indispensabile responsabilità».
Sempre ieri — da Roma — il cardinale Camillo Ruini parlando in San Pietro ha affermato che nella nostra società è necessario che
«la famiglia sia compresa nel suo autentico valore, capita fino in fondo, sostenuta e vissuta con gioia».

Di gioia ha parlato anche il presidente della Cei, Angelo Bagnasco, a proposito del Family Day,
«testimonianza rispettosa e gioiosa sul valore della famiglia».

Parole che provocheranno polemiche:
il papa ha detto ai vescovi latino-americani sulle «ideologie indigeniste» oggi emergenti, definendo un «regresso» la «utopia» da loro perseguita di «tornare a dare vita alle religioni precolombiane».
Qui il papa ha rivendicato in toto — senza l'abituale allusione alle «luci e ombre» di quel processo — la bontà dell'evangelizzazione del continente: «L'annuncio di Gesù e del suo Vangelo non comportò, in nessun momento, un'alienazione delle culture precolombiane, né fu un'imposizione di una cultura straniera».

Fonte:
Luigi Accattoli
14 maggio 2007 - Corriere della Sera
. . . Link...

Etrusco
Thursday, May 17, 2007 11:41 AM
Re:

Scritto da: Ratzigirl 16/05/2007 14.59
Il Papa accetta la rinuncia del Vescovo castrense, osteggiato dal Governo argentino

Benedetto XVI ha accettato la rinuncia al governo pastorale presentata da monsignor Antonio Juan Baseotto C.SS.R., Ordinario castrense per l’Argentina, per motivi di età, secondo quanto reso noto questo martedì dalla Sala Stampa della Santa Sede.

Il 18 marzo 2005, in seguito ad alcune dichiarazioni critiche del presule, il Governo argentino aveva ritirato mediante un decreto il suo avallo, il suo onorario e virtualmente il suo incarico a monsignor Baseotto, che il 4 aprile scorso ha compiuto 75 anni, il limite d'età entro il quale, secondo quanto prescritto dal Diritto Canonico, il Vescovo è invitato a presentare al Pontefice la rinuncia al proprio ufficio.

Il 19 marzo 2005 l’allora portavoce della Santa Sede, Joaquín Navarro-Valls, aveva notificato che, qualora il Governo avesse impedito a un Vescovo, nominato legittimamente dalla Santa Sede in base alle norme del diritto canonico e agli accordi vigenti, di esercitare il ministero pastorale, si sarebbe trattato di una violazione della libertà religiosa, così come dei suddetti accordi.

La polemica è sorta quando il Ministro della Salute della Nazione, Ginés González García, si è espresso a favore della depenalizzazione dell’aborto (la Costituzione argentina avalla la difesa della vita umana dal suo concepimento), il 14 febbraio 2005, in un’intervista concessa al quotidiano “Página 12”.

Tre giorni dopo, monsignor Antonio Baseotto ha scritto al Ministro una lettera avvertendolo che poteva incorrere in “apologia del delitto di omicidio” per il fatto di favorire questa pratica mediante la consegna di “farmaci noti come abortivi”.

Nella sua lettera, il presule aveva aggiunto che nel vederlo distribuire pubblicamente preservativi ai giovani, aveva ricordato il passo evangelico in cui “nostro Signore afferma che per chi scandalizza i piccoli è meglio ‘che gli sia messa al collo una pietra da mulino e venga gettato nel mare’”.

La citazione evangelica è stata oggetto di un’infinità di interpretazioni giornalistiche: alcune l’hanno collegata ai cosiddetti “voli della morte”, la pratica di gettare persone in mare attribuita all’Esercito argentino negli anni Settanta.

Il Ministro ha reagito definendo monsignor Baseotto “un uomo bugiardo difeso nella Chiesa” e ha suggerito che aveva “ben accettato i suoi legami con l’ultima dittatura militare”.

Due giorni dopo, la Conferenza Episcopale Argentina ha diffuso un comunicato in cui il Vescovo castrense esprimeva “il suo dispiacere per la confusione e il malessere che aveva prodotto l’inclusione della citazione evangelica” e spiegava “di non aver voluto incoraggiare un atto di violenza né offendere l’autorità di un membro del Governo nazionale”.

Nello stesso giorno, il Presidente Néstor C. Kirchner ha invece chiamato il Cancelliere Rafael Bielsa per chiedergli di inoltrare presso la Santa Sede la rinuncia di monsignor Baseotto.

Successivamente, ancora prima che venisse informato il Nunzio apostolico, l’Ufficio Stampa della Presidenza della Nazione ha reso pubblica l'intenzione del Presidente di togliere il riconoscimento a monsignor Baseotto.

Fino alla nomina del nuovo Ordinario castrense, in base all’articolo IV, 3º dell’Accordo tra la Nazione Argentina e la Santa Sede, del 28 giugno 1957, gli succede nel governo il Vicario generale, monsignor Pedro Candia, ha spiegato in una nota la Nunziatura Apostolica in Argentina.



Qualcuno può darmi gentilmente la fonte da cui è stata tratta questa notizia?
Grazie in anticipo w

Etrusco
Thursday, May 17, 2007 12:38 PM
A riguardo ho trovato questa fonte:
Depenalizzare l'aborto
Argentina - 18 apr 2007



In Argentina l'aborto è illegale. Ma la battaglia che in Italia si è combattuta 30 anni orsono, passando sotto le forche caudine della strumentalizzazione politica e del Vaticano, è finalmente iniziata anche nel paese sudamericano.

E' già molto tempo che il dibattito si è riaperto anche grazie alla lungimiranza del Ministro della Sanità Gines Garcia.
Quando quest'ultimo si pronunciò l'anno scorso a favore dell'uso del preservativo il Vescovo castrense Baseotto gli inviò una lettera alludendo che dovesse essere gettato nel Rio de la Plata con una pietra legata al collo.

Certo ognuno è libero di esprimere le proprie opinioni, ma l'immagine dei voli della morte avvenuti nell' epoca della terribile dittatura militare evocata dal prelato rappresentò un vero autogoal viste le connessioni, mai completamente chiarite, tra la sanguinosa dittatura di Videla e la Chiesa romana.
In quell'occasione si aprì una grave crisi diplomatica con il Vaticano che di fatto non è stata mai risolta.

L'occasione per tornare a parlare di aborto è ora quella di un procedimento legale che vede coinvolta una giovane di 19 anni rimasta incinta dopo uno stupro.
La legge le vieta di abortire.

Ma la causa è aperta per ottenere il permesso e nei prossimi giorni se ne saprà di più.

Intanto è scattata la Campaña Nacional por el Derecho al Aborto Legal, Seguro y Gratuito e sono in molti a essere già scesi in piazza per reclamare la salvaguardia dei Diritti delle donne.

Fonte: America Latina


Altre fonti?
LadyRatzinger
Friday, May 18, 2007 9:17 PM
L'appello del Papa: "Aiutare i giovani a credere nel matrimonio e i preti nel celibato"

CITTA' DEL VATICANO - E' ''dovere della Chiesa'' aiutare ''particolarmente i giovani a comprendere la dignita' e la bellezza'' del sacramento del matrimonio e a vincere i timori di fare una scelta definitiva. Lo ha detto il Papa ai vescovi del Mali ricevuti a Castel Gandolfo per la visita ''ad limina''. Benedetto XVI ha indicato all'attenzione dei vescovi africani anche il tema del celibato dei sacerdoti e ha apprezzato le ''relazioni cordiali che i cattolici del Mali intrattengono con i loro compatrioti musulmani''. Il Santo Padre si e' ricollegato ai resoconti dei vescovi del Mali che, ha ricordato, ''fanno apparire che la pastorale del matrimonio e' una preoccupazione notevole nella vita delle vostre diocesi. In effetti - ha aggiunto - quando il numero dei matrimoni cristiani risulta relativamente debole, e' dovere della Chiesa aiutare i battezzati, particolarmente i giovani, a comprendere la bellezza e la dignita' di questo sacramento nell'esistenza cristiana. Per rispondere alla paura spesso espressa di fronte al carattere definitivo del matrimonio - ha proseguito - una solida preparazione, con la collaborazione degli esperti, permettera' anche alle coppie cristiane di restare fedeli alle promesse matrimoniali''. Circa la formazione dei preti, il Papa ha invitato a non limitarsi alla ''trasmissione di nozioni astratte'' e ha ricordato che ''la formazione umana e' alla base della formazione sacerdotale: una attenzione particolare alla loro maturita' affettiva - ha detto - permettera' loro di dare una risposta libera alla vita nel celibato e nella castita', dono prezioso di Dio, e ad averne una coscienza solidamente stabilita lungo tutta la loro esistenza''.
LadyRatzinger
Friday, May 18, 2007 9:18 PM
Il Papa in preghiera sulla tomba di San Francesco il 17 Giugno ad Assisi

CITTA’ DEL VATICANO - La visita nei luoghi di San Francesco, la preghiera sulla tomba del Poverello e l'incontro con i giovani a Santa Maria degli Angeli. Sono questi i principali appuntamenti per Benedetto XVI che il 17 giugno compirà il viaggio apostolico ad Assisi. Il programma, ancora non ufficiale, prevede che il Papa arrivi ad Assisi in elicottero la mattina presto del 17 giugno. L'atterraggio è previsto al campo sportivo di Rivotorto. Prima tappa del Pontefice: la visita al Santuario, luogo che ricorda gli episodi principali della vita di Francesco e di Santa Chiara. Successivamente Benedetto XVI visita San Damiano, dove avvenne la conversione del Poverello, suscitata dalle parole di Gesù crocifisso: "Va', ripara la mia casa". Il momento più emozionante sarà la preghiera di Papa Ratzinger sulla Tomba di San Francesco. A seguire ci sarà la solenne messa nella piazza della Basilica Inferiore di Assisi, dove reciterà anche l'Angelus. Il Pontefice pranzerà al Sacro convento con i vescovi dell'Umbria insieme al suo seguito e alla comunità religiosa. Dopo il pranzo ci sarà il saluto alle Clarisse cappuccine tedesche, prima di recarsi alla cattedrale di San Rufino dove incontrerà altri religiosi e il clero. La giornata si concluderà con la visita privata del Pontefice a Santa Maria degli Angeli, nella cappella della Porziuncola, e l'incontro con i giovani nel piazzale davanti alla Basilica. Con la visita di Benedetto XVI, saranno 17 i pontefici che hanno reso omaggio a San Francesco nel corso della storia (18 se si considera la presenza, ma solo da novizio, di Giulio II). Giovanni Paolo II vi si recò ben 6 volte: il 5 novembre 1978, pochi giorni dopo la sua elezione; il 12 marzo 1982; il 27 ottobre 1986 per la prima, storica, giornata di preghiera interreligiosa per la pace; il 9 e 10 gennaio 1993 per la pace nella ex Jugoslavia; il 3 gennaio 1998 per la visita alla basilica dopo il terremoto; il 24 gennaio 2002 per una nuova preghiera per la pace.
emma3
Saturday, May 19, 2007 10:28 PM
Udienza ai partecipanti al Convegno Internazionale promosso dalla Fondazione "Centesimus Annus - Pro Pontifice".

Signor Cardinale,
venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Presbiterato,
cari amici!

È per me motivo di vero piacere accogliervi in questa visita, che segue la celebrazione dell’Eucaristia a cui avete preso parte questa mattina nella Basilica di San Pietro. A ciascuno di voi il mio cordiale saluto, che, in primo luogo, dirigo al Signor Cardinale Attilio Nicora, Presidentemdell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica, ringraziandolo per le cortesi parole che, a nome vostro, mi ha appena rivolto. Il mio saluto va poi al Conte Lorenzo Rossi di Montelera, vostro Presidente, ai Vescovi e ai sacerdoti presenti, e si estende a tutti i membri del vostro benemerito Sodalizio, anche a quanti non hanno potuto prendere parte all’odierno incontro, come pure ai vostri familiari.

Nel corso della vostra riunione quest’anno avete riflettuto sull’impegno fondamentale che caratterizza la Fondazione Centesimus Annus – Pro Pontifice: quello cioè di approfondire gli aspetti più attuali della Dottrina sociale della Chiesa con riferimento alle problematiche e alle sfide che più urgono oggi nel mondo. In secondo luogo, siete venuti a presentare al Papa il frutto della vostra generosità, perché ne disponga per rispondere alle tante richieste di aiuto che a lui giungono da ogni parte del mondo. E, vi assicuro, sono veramente tante. Grazie, quindi, per questo vostro contributo, grazie per quel che fate e per l’impegno con cui vi dedicate alle attività della vostra Associazione, voluta dal mio venerato predecessore Giovanni Paolo II. Colgo l’occasione per offrire alla vostra considerazione alcune brevi riflessioni sul tema sociale ampio e stimolante che vi ha impegnato durante i vostri lavori. Avete, infatti, analizzato sotto il profilo economico e sociale il cambiamento che è in atto nei Paesi "emergenti", con le ripercussioni di carattere culturale e religioso che ne conseguono. In particolare, avete fissato l’attenzione sulle nazioni dell’Asia caratterizzate da forti dinamiche di crescita economica, che però non sempre comportano un reale sviluppo sociale, e quelle dell’Africa, dove, purtroppo, la crescita economica e lo sviluppo sociale incontrano molti ostacoli e sfide.

Ciò di cui questi popoli, come del resto quelli di ogni parte della terra, hanno bisogno è senza dubbio di un progresso sociale ed economico armonico e a dimensione realmente umana. A questo proposito, mi piace riprendere un incisivo passaggio dell’Enciclica Centesimus annus dell’amato Giovanni Paolo II, laddove egli afferma che "lo sviluppo non deve essere inteso in un modo esclusivamente economico, ma in senso integralmente umano". Ed aggiunge che "non si tratta solo di elevare tutti i popoli al livello di cui godono oggi i Paesi più ricchi, ma di costruire nel lavoro solidale una vita più degna, di far crescere effettivamente la dignità e la creatività di ogni singola persona, la sua capacità di rispondere alla propria vocazione e, dunque, all’appello di Dio, in essa contenuto" (n. 29).

Ritroviamo qui un costante insegnamento della Dottrina sociale della Chiesa, a più riprese ribadito dai miei predecessori in questi ultimi decenni. Ricorre proprio quest’anno il 40° anniversario della pubblicazione di una grande Enciclica sociale del Servo di Dio Paolo VI, la Populorum progressio. In questo testo più volte citato nei documenti successivi, quel grande Pontefice già asseriva con forza che "lo sviluppo non si riduce alla semplice crescita economica". Infatti, esso "per essere sviluppo autentico, deve essere integrale, il che vuol dire volto alla promozione di ogni uomo e di tutto l’uomo" (n. 14). L’attenzione alle vere esigenze dell’essere umano, il rispetto della dignità di ogni persona, la ricerca sincera del bene comune sono i principi ispiratori che è bene tener presenti quando si progetta lo sviluppo di una nazione. Purtroppo, però, questo non sempre avviene. L’odierna società globalizzata registra spesso paradossali e drammatici squilibri. In effetti, quando si considera l’incremento sostenuto dei tassi di crescita economica, quando ci si sofferma ad analizzare le problematiche collegate al progresso moderno, non escluso l’elevato inquinamento e l’irresponsabile consumazione delle risorse naturali e ambientali, appare evidente che solo un processo di globalizzazione attento alle esigenze della solidarietà può assicurare all’umanità un futuro di autentico benessere e di stabile pace per tutti.

Cari amici, so che voi, professionisti e fedeli laici attivamente impegnati nel mondo, volete contribuire a risolvere queste problematiche alla luce della Dottrina sociale della Chiesa. È vostro scopo anche promuovere la cultura della solidarietà e favorire uno sviluppo economico attento alle reali aspettative degli individui e dei popoli. Mentre vi incoraggio a proseguire in questo vostro impegno, vorrei ribadire che solo dall’intreccio ordinato dei tre profili irrinunciabili dello sviluppo – economico, sociale ed umano – può nascere una società libera e solidale. Faccio volentieri mio, in questa circostanza, quanto Papa Montini esprimeva con chiarezza appassionata nella sua già citata Enciclica Populorum progressio: "Se il perseguimento dello sviluppo richiede un numero sempre più grande di tecnici, esige ancor più uomini di pensiero capaci di riflessione profonda, votati alla ricerca di un umanesimo nuovo ed integralmente umano, che permetta all’uomo moderno di ritrovare se stesso, assumendo i valori superiori di amore, di amicizia, di preghiera e di contemplazione" (n. 20). Questa è la vostra missione; questo il compito che il Signore vi affida al servizio della Chiesa e della società e so che lo state svolgendo con zelo e generosità. Al riguardo, ho appreso con piacere che la vostra Fondazione va estendendo la propria presenza in diversi Paesi d’Europa e d’America. Ne sono davvero lieto! Su voi e sulle vostre iniziative, come pure sulle vostre famiglie invoco abbondante la benedizione di Dio.
emma3
Saturday, May 19, 2007 10:38 PM
Il Papa promuove l’impegno di cristiani e musulmani per la giustizia

Ricevendo i Vescovi del Mali in visita “ad limina”


CITTA’ DEL VATICANO, venerdì, 18 maggio 2007 (ZENIT.org).- La collaborazione tra cristiani e musulmani nella promozione della giustizia e della pace è possibile e quindi necessaria, ha affermato Benedetto XVI.

Il Papa lo ha spiegato questo venerdì ricevendo in occasione della loro visita quinquennale “ad limina Apostolorum” i Vescovi della Conferenza Episcopale del Mali, Paese africano con più di undici milioni e mezzo di abitanti, di cui il 90% è musulmano e poco più del 2% cattolico.

In risposta alle parole di monsignor Jean Gabriel Diarra, Presidente della Conferenza Episcopale, il Papa ha espresso la sua “soddisfazione per il fatto di sapere che i fedeli cattolici del Mali mantengono relazioni cordiali con i loro compatrioti musulmani”.

“E’ fondamentale che si presti attenzione al loro approfondimento per favorire l’amicizia e una collaborazione feconda tra cristiani e musulmani”.

“Per questo – ha aggiunto –, è legittimo che l’identità propria di ogni comunità possa esprimersi visibilmente nel rispetto reciproco, riconoscendo la diversità religiosa della comunità nazionale e favorendo una convivenza serena, a ogni livello della società”.

“E’ allora possibile camminare insieme, in un impegno comune per la giustizia, la concordia e la pace”, ha concluso.


La riconciliazione, imperativo urgente per il prossimo Sinodo per l’Africa



CITTA’ DEL VATICANO, venerdì, 18 maggio 2007 (ZENIT.org).- L’opera di riconciliazione che la Chiesa deve offrire nell’insanguinato continente africano rappresenta uno dei temi centrali del prossimo Sinodo dei Vescovi per l’Africa convocato da Benedetto XVI.

La seconda assemblea speciale del Sinodo dei Vescovi del continente avrà come tema “La Chiesa in Africa a servizio della Riconciliazione, della Giustizia e della Pace” e dovrebbe celebrarsi a Roma nel 2009.

Il Papa ha affrontato la preparazione dell’importante vertice ecclesiale questo venerdì ricevendo a Castel Gandolfo i Vescovi del Mali.

“Mentre la Chiesa che si trova nel vostro continente si prepara a celebrare la seconda assemblea speciale del Sinodo dei Vescovi per l’Africa, l’impegno dei fedeli a servizio della riconciliazione, della giustizia e della pace è un imperativo urgente”, ha spiegato.

“I laici devono prendere nuova coscienza della loro missione particolare nel seno dell’unica missione della Chiesa e delle esigenze spirituali che questa comporta per la sua stessa esistenza”, ha aggiunto.

“Impegnandosi decisamente nell’edificazione di una società giusta, solidale e fraterna”, i battezzati “diventeranno autentici messaggeri della Buona Novella di Gesù e contribuiranno alla venuta del Regno di Dio, santificando il mondo e introducendo in esso lo spirito del Vangelo”.

“Affinché questa partecipazione alla trasformazione della società sia efficace, è indispensabile formare laici competenti al servizio del bene comune”, ha affermato.

“Tale formazione, che ha come elemento essenziale la conoscenza della dottrina sociale della Chiesa, deve tener conto del loro impegno nella vita civile perché siano capaci di affrontare i compiti quotidiani nel settore politico, economico, sociale e culturale, mostrando che la probità nella vita pubblica apre la via alla fiducia da parte di tutti e a una sana gestione degli affari”, ha concluso.



[Modificato da emma3 19/05/2007 22.41]

emma3
Sunday, May 20, 2007 11:57 PM
Le parole del papa al Regina Coeli di oggi



Cari fratelli e sorelle!

Desidero innanzitutto rinnovare il mio ringraziamento al Signore per il viaggio apostolico in Brasile, che ho compiuto dal 9 al 14 maggio scorsi, e, al tempo stesso, ringrazio quanti mi hanno accompagnato con la loro preghiera. Il motivo di questa mia visita pastorale, come voi sapete, è stata l’inaugurazione della V Conferenza Generale dell’Episcopato Latinoamericano e dei Caraibi. Ma prima di tale grande evento ecclesiale, ho avuto modo di incontrare la comunità cattolica brasiliana. Molti fedeli infatti sono convenuti per l’occasione nella metropoli di San Paolo, specialmente per la canonizzazione del primo Beato nativo del Brasile: Fra Antonio di Sant’Anna Galvão. Conto di soffermarmi più a lungo su questo viaggio mercoledì prossimo, nel corso dell’Udienza generale. Intanto vi invito a continuare a pregare per la Conferenza che si sta svolgendo ad Aparecida e per il cammino del popolo di Dio che vive in America Latina.

Un ulteriore motivo di riflessione e di preghiera ce lo offre oggi l’annuale ricorrenza della Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, che ha per tema: "I bambini e i mezzi di comunicazione: una sfida per l’educazione". Le sfide educative del mondo attuale sono spesso collegate all’influsso dei mass-media, che fanno concorrenza alla scuola, alla Chiesa e, addirittura, alla famiglia. In questo contesto, è essenziale un’adeguata formazione all’uso corretto dei media: i genitori, gli insegnanti e la comunità ecclesiale sono chiamati a collaborare per educare i bambini e i ragazzi ad essere selettivi e a maturare un atteggiamento critico, coltivando il gusto per ciò che è esteticamente e moralmente valido. Ma anche i media devono recare il loro contributo a questo impegno educativo, promuovendo la dignità della persona umana, il matrimonio e la famiglia, le conquiste e i traguardi della civiltà. I programmi che inculcano violenza e comportamenti anti-sociali o volgarizzano la sessualità umana sono inaccettabili, tanto più se proposti ai minori. Rinnovo pertanto l’appello ai responsabili dell’industria dei media e agli operatori della comunicazione sociale, affinché salvaguardino il bene comune, rispettino la verità e proteggano la dignità della persona e della famiglia.

Cari fratelli e sorelle, la solennità dell’Ascensione del Signore, che la liturgia ha ricordato giovedì scorso, in alcuni Paesi si celebra quest’oggi. Gesù risorto ritorna al Padre, ci apre così il passaggio alla vita eterna e rende possibile il dono dello Spirito Santo. Come allora gli Apostoli, anche noi, dopo l’Ascensione, ci raccogliamo in preghiera per invocare l’effusione dello Spirito, in spirituale unione con la Vergine Maria (cfr At 1,12-14). La sua intercessione ottenga per tutta la Chiesa una rinnovata Pentecoste.

I saluti del papa dopo il Regina Coeli

Gli scontri tra fazioni palestinesi nella Striscia di Gaza e i lanci di razzi contro gli abitanti delle vicine città israeliane, ai quali si è reagito con l’intervento armato, stanno provocando un sanguinoso deterioramento della situazione, che lascia sgomenti.

Una volta ancora, in nome di Dio, supplico che si ponga termine a questa tragica violenza, mentre alle provate popolazioni palestinese e israeliana desidero esprimere la mia solidale vicinanza ed assicurare il mio orante ricordo.

Faccio appello al senso di responsabilità di tutte le Autorità palestinesi affinché, nel dialogo e con fermezza, riprendano il faticoso cammino dell’intesa, neutralizzando i violenti. Invito il Governo israeliano alla moderazione ed esorto la Comunità internazionale a moltiplicare l’impegno a favore del rilancio del negoziato. Il Signore susciti e sostenga gli operatori di pace!

Je souhaite la bienvenue aux pèlerins de langue française présents ce matin et je les invite à accueillir l’appel du Seigneur Jésus à être chaque jour des artisans d’unité dans le monde et dans l’Église. Bon pèlerinage à Rome et bon dimanche à tous.

I am pleased to welcome the English-speaking pilgrims gathered here today. In the Gospel, Jesus prays that all may be one, just as he and the Father are one. He desires the world to know that he is the one sent by the Father. By working for reconciliation and peace, may Christians everywhere bear clearer witness to the Father’s love for the world, so that all mankind may come to believe in his only-begotten Son Jesus Christ. God bless you!

Von Herzen begrüße ich die deutschsprachigen Pilger und Besucher. Besonders heiße ich die Verantwortlichen und die Mitarbeiter von „Missio Deutschland" willkommen. Ebenso grüße ich die Pilgergruppe der historischen Bürgerwache aus Ehingen an der Donau. Christus hat seine Jünger ausgesandt, die Liebe Gottes in der Welt zu verbreiten. Die Früchte dieses Missionsauftrags durfte ich auch auf meiner Pastoralreise nach Brasilien in der vergangenen Woche vielfach erleben. – Euch alle begleite Gottes Segen in den Tagen der Vorbereitung auf das hohe Pfingstfest!

Saludo con afecto a los peregrinos de lengua española. En particular a los fieles de la Parroquia Virgen del Carmen, de Onda. En este domingo de la Ascensión del Señor a los cielos, renovamos nuestra fe en Jesús que nos ha abierto el camino que conduce a la patria celeste. Al mismo tiempo, como los primeros discípulos reunidos con María en el Cenáculo, esperamos la llegada del Espíritu Santo que nos dará fuerza para ser testigos de Cristo resucitado en el mundo ¡Que Dios os bendiga!

Saúdo também os peregrinos vindos de Portugal, das paróquias de Laveiras-Caxias e Vale da Figueira, e a comunidade brasileira em Roma, aproveitando para lhes agradecer todo o apoio espiritual e material oferecido ao meu serviço de Sucessor de Pedro. Sobre todos invoco os dons do Espírito Santo para serem verdadeiros discípulos e missionários de Jesus Cristo fazendo jorrar a sua Vida no meio das respectivas famílias e comunidades, que de coração abençoo.

Pozdrawiam serdecznie rodaków Slugi Bozego Jana Pawla II. Przedwczoraj byla rocznica jego urodzin. Dziekuje wam za modlitwy o jego beatyfikacje i za moje pielgrzymowanie do Brazylii. Ta podróz byla waznym wydarzeniem dla Kosciola. Niech Chrystus, który wstapil do nieba umocni wasza wiare. Z nadzieja oczekujemy Jego przyjscia w chwale. Zycze wszystkim dobrej niedzieli. [Saluto cordialmente tutti i connazionali del servo di Dio Papa Giovanni Paolo II. L’altro ieri è stato l’anniversario della sua nascita. Vi ringrazio per le preghiere per la sua beatificazione e per il mio pellegrinaggio apostolico in Brasile. Questo viaggio è stato un evento importante per la Chiesa. Il Cristo asceso al cielo rafforzi la vostra fede. Con speranza attendiamo la sua gloriosa venuta. A tutti voi auguro una buona domenica.]

Saluto i pellegrini di lingua italiana, in particolare i fedeli provenienti da Nogara, Filattiera, Perugia, Montoro Superiore e Barletta. Saluto con affetto gli oltre mille ragazzi dell’Arcidiocesi di Genova che hanno ricevuto o stanno per ricevere la santa Cresima, guidati dall’Arcivescovo Angelo Bagnasco - e c’è anche il Cardinale Bertone -, come pure quelli di Rivalta da poco cresimati, i ragazzi di Magenta e gli alunni della Scuola "Suor Teresa Veronesi" di Sant’Agata Bolognese. Un pensiero di incoraggiamento rivolgo, infine, alle famiglie con bambini affetti da ernia diaframmatica. A tutti auguro una buona domenica.


Ratzigirl
Tuesday, May 22, 2007 12:52 AM
Benedetto XVI ricorda il genocidio del Ruanda

Messaggio nel tredicesimo anniversario

Benedetto XVI ha preso carta e penna per unirsi alla Giornata di lutto nazionale in ricordo del tredicesimo anniversario dell’inizio del genocidio del Ruanda.

Nella lettera, scritta in Francese, il Papa si unisce “al dolore nazionale e in particolare alla preghiera per tutte le vittime di questa orribile carneficina, senza distinzione di credo o di appartenenza etnica e politica”.

Il Santo Padre ha deciso di inviare il suo messaggio autografo al Presidente della Repubblica del Ruanda, perché quest’anno il giorno della memoria ha avuto luogo il 7 aprile, Sabato Santo. Il testo della sua lettera è stato pubblicato dalla Santa Sede questo lunedì.

“Auspico ardentemente che tutti i Ruandesi, guidati dalle autorità civili e religiose, si impegnino in modo sempre più generoso ed efficace a favore della riconciliazione nazionale e per la costruzione di un Paese nuovo, nella verità e nella giustizia, nell’unità fraterna e nella pace”, ha scritto.

Il genocidio del Ruanda è stato perpetrato da alcune fazioni di hutu, che hanno ucciso tra 800.000 e un milione di tutsi e hutu moderati, ovvero l’11% della popolazione che viveva nel Paese in quel momento.

Paparatzifan
Wednesday, May 23, 2007 10:22 PM
Dal blog di Lella...

LUDIENZA GENERALE , 23.05.2007

LUdienza Generale di questa mattina si è svolta alle ore 10.30 in Piazza San Pietro dove il Santo Padre ha incontrato gruppi di pellegrini e fedeli provenienti dallItalia e da ogni parte del mondo.

Nel discorso in lingua italiana, il Papa ha ripercorso le tappe fondamentali del Suo recente Viaggio Apostolico in Brasile.

Dopo aver riassunto la Sua catechesi in diverse lingue, il Papa ha rivolto particolari espressioni di saluto ai gruppi di fedeli presenti.

LUdienza Generale si è conclusa con la recita del Pater Noster e del Regina Caeli e la Benedizione Apostolica impartita insieme ai Vescovi presenti.


CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA


Cari fratelli e sorelle,

in questa Udienza generale vorrei soffermarmi sul Viaggio apostolico che ho compiuto in Brasile, dal 9 al 14 di questo mese. Dopo due anni di Pontificato, ho avuto finalmente la gioia di recarmi nellAmerica Latina, che tanto amo e dove vive, di fatto, una gran parte dei cattolici del mondo. La meta è stata il Brasile, ma ho inteso abbracciare tutto il grande subcontinente latinoamericano, anche perché levento ecclesiale che mi ha chiamato là è stato la V Conferenza Generale dellEpiscopato Latinoamericano e dei Caraibi. Desidero rinnovare lespressione della mia profonda gratitudine per laccoglienza ricevuta ai cari fratelli Vescovi, in particolare a quelli di San Paolo e di Aparecida. Ringrazio il Presidente del Brasile e le altre Autorità civili, per la loro cordiale e generosa collaborazione; con grande affetto ringrazio il popolo brasiliano per il calore con cui mi ha accolto  era veramente grande e commovente - e per lattenzione che ha prestato alle mie parole.

Il mio Viaggio ha avuto anzitutto il valore di un atto di lode a Dio per le "meraviglie" operate nei popoli dellAmerica Latina, per la fede che ha animato la loro vita e la loro cultura durante più di cinquecento anni. In questo senso è stato un pellegrinaggio, che ha avuto il suo culmine nel Santuario della Madonna Aparecida, Patrona principale del Brasile. Il tema del rapporto tra fede e cultura è stato sempre molto a cuore ai miei venerati Predecessori Paolo VI e Giovanni Paolo II. Ho voluto riprenderlo confermando la Chiesa che è in America Latina e nei Caraibi nel cammino di una fede che si è fatta e si fa storia vissuta, pietà popolare, arte, in dialogo con le ricche tradizioni precolombiane e poi con le molteplici influenze europee e di altri continenti. Certo, il ricordo di un passato glorioso non può ignorare le ombre che accompagnarono lopera di evangelizzazione del continente latinoamericano: non è possibile infatti dimenticare le sofferenze e le ingiustizie inflitte dai colonizzatori alle popolazioni indigene, spesso calpestate nei loro diritti umani fondamentali. Ma la doverosa menzione di tali crimini ingiustificabili - crimini peraltro già allora condannati da missionari come Bartolomeo de Las Casas e da teologi come Francesco da Vitoria dellUniversità di Salamanca - non deve impedire di prender atto con gratitudine dellopera meravigliosa compiuta dalla grazia divina tra quelle popolazioni nel corso di questi secoli. Il Vangelo è diventato così nel Continente lelemento portante di una sintesi dinamica che, con varie sfaccettature a seconda delle diverse nazioni, esprime comunque lidentità dei popoli latinoamericani. Oggi, nellepoca della globalizzazione, questa identità cattolica si presenta ancora come la risposta più adeguata, purché animata da una seria formazione spirituale e dai principi della dottrina sociale della Chiesa.

Il Brasile è un grande Paese che custodisce valori cristiani profondamente radicati, ma vive anche enormi problemi sociali ed economici. Per contribuire alla loro soluzione la Chiesa deve mobilitare tutte le forze spirituali e morali delle sue comunità, cercando opportune convergenze con le altre energie sane del Paese. Tra gli elementi positivi sono certo da indicare la creatività e la fecondità di quella Chiesa, in cui nascono in continuazione nuovi Movimenti e nuovi Istituti di vita consacrata. Non meno lodevole è la dedizione generosa di tanti fedeli laici, che si dimostrano molto attivi nelle varie iniziative promosse dalla Chiesa.

Il Brasile è anche un Paese che può offrire al mondo la testimonianza di un nuovo modello di sviluppo: la cultura cristiana infatti può animarvi una "riconciliazione" tra gli uomini e il creato, a partire dal recupero della dignità personale nella relazione con Dio Padre. In questo senso, un esempio eloquente è la "Fazenda da Esperança", una rete di comunità di recupero per giovani che vogliono uscire dal tunnel tenebroso della droga. In quella che ho visitato, traendone una profonda impressione di cui conservo vivo il ricordo nel cuore, è significativa la presenza di un monastero di Suore Clarisse. Questo mi è parso emblematico per il mondo doggi, che ha bisogno di un "recupero" certamente psicologico e sociale, ma ancor più profondamente spirituale. Ed emblematica è stata pure la canonizzazione, celebrata nella gioia, del primo Santo nativo del Paese: Fra Antonio di SantAnna Galvão. Questo sacerdote francescano del secolo XVIII, devotissimo della Vergine Maria, apostolo dellEucaristia e della Confessione, fu chiamato, ancora vivente, "uomo di pace e di carità". La sua testimonianza è unulteriore conferma che la santità è la vera rivoluzione, che può promuovere lautentica riforma della Chiesa e della società.

Nella Cattedrale di San Paolo ho incontrato i Vescovi del Brasile, la Conferenza episcopale più numerosa del mondo. Testimoniare loro il sostegno del Successore di Pietro era uno degli scopi principali della mia missione, perché conosco le grandi sfide che lannuncio del Vangelo deve affrontare in quel Paese. Ho incoraggiato i miei Confratelli a portare avanti e rafforzare limpegno della nuova evangelizzazione, esortandoli a sviluppare in modo capillare e metodico, la diffusione della Parola di Dio, affinché la religiosità innata e diffusa delle popolazioni possa approfondirsi e diventare fede matura, adesione personale e comunitaria al Dio di Gesù Cristo. Li ho animati a recuperare ovunque lo stile della primitiva comunità cristiana, descritta nel Libro degli Atti degli Apostoli: assidua nella catechesi, nella vita sacramentale e nella carità operosa. Conosco la dedizione di questi fedeli servitori del Vangelo, che vogliono presentare senza riduzioni e confusioni, vigilando sul deposito della fede con discernimento; è pure loro costante preoccupazione quella di promuovere lo sviluppo sociale principalmente mediante la formazione dei laici, chiamati ad assumere responsabilità nel campo della politica e delleconomia. Ringrazio Dio di avermi permesso di approfondire la comunione con i Vescovi brasiliani, e continuo a portarli sempre nella mia preghiera.

Altro momento qualificante del Viaggio è stato senza dubbio lincontro con i giovani, speranza non solo per il futuro, ma forza vitale anche per il presente della Chiesa e della società. Per questo la veglia animata da loro a San Paolo del Brasile è stata una festa della speranza, illuminata dalle parole di Cristo rivolte al "giovane ricco", che gli aveva chiesto: "Maestro, che cosa devo fare di buono per ottenere la vita eterna?" (Mt 19,16). Gesù gli indicò prima di tutto "i comandamenti" come la via della vita, e poi lo invitò a lasciare tutto per seguirlo. Anche oggi la Chiesa fa lo stesso: prima di tutto ripropone i comandamenti, vero cammino di educazione della libertà al bene personale e sociale; e soprattutto propone il "primo comandamento", quello dellamore, perché senza lamore anche i comandamenti non possono dare senso pieno alla vita e procurare la vera felicità. Solo chi incontra in Gesù lamore di Dio e si mette su questa via per praticarlo tra gli uomini, diventa suo discepolo e missionario. Ho invitato i giovani ad essere apostoli dei loro coetanei; e per questo a curare sempre la formazione umana e spirituale; ad avere grande stima del matrimonio e del cammino che conduce ad esso, nella castità e nella responsabilità; ad essere aperti anche alla chiamata alla vita consacrata per il Regno di Dio. In sintesi, li ho incoraggiati a mettere a frutto la grande "ricchezza" della loro gioventù, per essere il volto giovane della Chiesa.

Culmine del Viaggio è stata linaugurazione della Quinta Conferenza Generale dellEpiscopato Latinoamericano e dei Caraibi, nel Santuario di Nostra Signora Aparecida. Il tema di questa grande e importante assemblea, che si concluderà alla fine del mese, è "Discepoli e missionari di Gesù Cristo, affinché i nostri popoli in Lui abbiano vita  Io sono la via, la Verità e la Vita". Il binomio "discepoli e missionari" corrisponde a quello che il Vangelo di Marco dice a proposito della chiamata degli Apostoli: "(Gesù) ne costituì Dodici che stessero con lui e anche per mandarli a predicare" (Mc 3,14-15). La parola "discepoli" richiama, quindi, la dimensione formativa e della sequela, della comunione e dellamicizia con Gesù; il termine "missionari" esprime il frutto del discepolato, cioè la testimonianza e la comunicazione dellesperienza vissuta, della verità e dellamore conosciuti e assimilati. Essere discepoli e missionari comporta un vincolo stretto con la Parola di Dio, con lEucaristia e gli altri Sacramenti, il vivere nella Chiesa in ascolto obbediente dei suoi insegnamenti. Rinnovare con gioia la volontà di essere discepoli di Gesù, di "stare con Lui", è la condizione fondamentale per esserne missionari "ripartendo da Cristo", secondo la consegna del Papa Giovanni Paolo II a tutta la Chiesa dopo il Giubileo del 2000. Il mio venerato Predecessore ha sempre insistito su una evangelizzazione "nuova nel suo ardore, nei suoi metodi, nella sua espressione", come affermò proprio parlando allAssemblea del CELAM, il 9 marzo 1983, ad Haiti (cfr Insegnamenti VI/1 [1983], 698). Con il mio Viaggio apostolico, ho voluto esortare a proseguire su questa strada, offrendo come prospettiva unificante quella dellEnciclica Deus caritas est, una prospettiva inseparabilmente teologica e sociale, riassumibile in questa espressione: è lamore che dona la vita. "La presenza di Dio, lamicizia col Figlio di Dio incarnato, la luce della sua Parola, sono sempre condizioni fondamentali per la presenza ed efficacia della giustizia e dellamore nelle nostre società" (Discorso inaugurale della V Conf. Gen. dellEpiscopato Latinoamericano e dei Caraibi, 4: LOsservatore Romano, 14-15 maggio 2007, p. 14).

Alla materna intercessione della Vergine Maria, venerata col titolo di Nostra Signora di Guadalupe quale patrona dellintera America Latina, e al nuovo santo brasiliano, Fra Antonio di SantAnna Galvão, affido i frutti di questo indimenticabile Viaggio apostolico.
emma3
Friday, May 25, 2007 4:41 PM
Testo integrale del discorso di Benedetto XVI ai vescovi italiani, riuniti in Vaticano per la 57ma assemblea generale della Conferenza episcopale



Cari Fratelli Vescovi italiani,

abbiamo oggi, in occasione di questa vostra 57a Assemblea Generale, una nuova e felice opportunità di incontrarci e di vivere un momento di intensa comunione. Saluto il vostro nuovo Presidente, Mons. Angelo Bagnasco, e lo ringrazio di cuore per le gentili parole che mi ha rivolto a nome di voi tutti. Rinnovo l'espressione della mia gratitudine al Cardinale Camillo Ruini, che per tanti anni, in qualità di Presidente, ha servito la vostra Conferenza. Saluto i tre Vicepresidenti e il Segretario Generale. Saluto con affetto ciascuno di voi, rivivendo quei sentimenti di amicizia e di comunione che ho potuto manifestarvi personalmente in occasione della vostra Visita ad Limina. Per me è un bellissimo ricordo questo incontro con tutti i Pastori della Chiesa in Italia. Ho imparato così la geografia, diciamo, "esteriore", ma soprattutto la geografia "spirituale" della bella Italia. Ho potuto realmente entrare nell'intimo della vita della Chiesa, dove c'è ancora tanta ricchezza, tanta vitalità di fede; dove, in questo nostro difficile periodo, non mancano i problemi, ma si vede anche che la forza della fede è profondamente operante nelle anime. Anche laddove la fede appare spenta, una piccola fiamma rimane; e noi possiamo ravvivarla.

Proprio della Visita ad Limina che avete compiuto nei mesi scorsi desidero anzitutto parlarvi, perché essa è stata per me un grande conforto e un'esperienza di gioia, oltre che l'occasione per conoscere meglio le vostre persone e le vostre Diocesi e per condividere con voi le soddisfazioni e le preoccupazioni che accompagnano la sollecitudine pastorale. Dall'insieme di questi incontri con voi sono stato anzitutto confermato nella certezza che in Italia la fede è viva e profondamente radicata e che la Chiesa è una realtà di popolo, capillarmente vicina alle persone e alle famiglie. Vi sono indubbiamente situazioni differenziate, in questo Paese così ricco di storia, anche religiosa, e caratterizzato da molteplici eredità oltre che da diverse condizioni di vita, di lavoro e di reddito. La fede cattolica e la presenza della Chiesa rimangono però il grande fattore unificante di questa amata Nazione ed un prezioso serbatoio di energie morali per il suo futuro.

Naturalmente queste consolanti realtà positive non ci portano ad ignorare o sottovalutare le difficoltà già presenti e le insidie che possono crescere con il passare del tempo e delle generazioni. Avvertiamo quotidianamente, nelle immagini proposte dal dibattito pubblico e amplificate dal sistema delle comunicazioni, ma anche, sebbene in misura diversa, nella vita e nei comportamenti delle persone, il peso di una cultura improntata al relativismo morale, povera di certezze e ricca invece di rivendicazioni non di rado ingiustificate. Avvertiamo anche la necessità di un irrobustimento della formazione cristiana mediante una catechesi più sostanziosa, per la quale può rendere un grande servizio il Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica. Necessario è anche limpegno costante di mettere Dio sempre più al centro della vita delle nostre comunità, dando il primato alla preghiera, alla personale amicizia con Gesù e quindi alla chiamata alla santità. In particolare, deve essere grande la cura per le vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata, come anche la sollecitudine per la formazione permanente e per le condizioni in cui vivono e operano i sacerdoti: specialmente in alcune regioni, infatti, proprio il numero troppo esiguo di giovani sacerdoti rappresenta già adesso un serio problema per lazione pastorale. Insieme a tutta la comunità cristiana, chiediamo con fiducia e con umile insistenza al Signore il dono di nuovi e santi operai per la sua messe (cfr Mt 9,37-38). Sappiamo che qualche volta il Signore ci fa aspettare, ma sappiamo anche che chi bussa non lo fa invano. E quindi continuiamo, con fiducia e con pazienza, a pregare il Signore affinché ci doni nuovi santi "operai".

Cari Fratelli Vescovi, poco prima dell'inizio della Visita ad Limina questi temi sono stati oggetto del Convegno che ha visto riunita la Chiesa italiana a Verona. Conservo nel mio cuore un grande e grato ricordo della giornata che ho trascorso con voi in quell'occasione e sono felice dei risultati che nel Convegno sono maturati. Fondamentalmente si tratta ora di proseguire il cammino, per rendere sempre più effettivo e concreto quel "grande sì" che Dio in Gesù Cristo ha detto all'uomo e alla sua vita, all'amore umano, alla nostra libertà e alla nostra intelligenza: in quel "sì" si riassume il senso stesso del Convegno. Partire da questo fatto e farlo percepire a tutti  che, cioè, il cristianesimo è un grande "sì", un "sì" che viene da Dio stesso ed è concretizzato nella Incarnazione del Figlio  mi sembra di grandissima importanza. Solo se collochiamo la nostra esistenza cristiana all'interno di questo "sì", se penetriamo profondamente nella gioia di questo "sì", possiamo poi realizzare la vita cristiana in tutte le parti della nostra esistenza, anche in quelle difficili del vivere come cristiani oggi.

Sono lieto dunque che in questa Assemblea voi abbiate approvato la Nota pastorale che riprende e rilancia i frutti del lavoro compiuto nel Convegno. E' molto importante che quella speranza in Gesù risorto, quello spirito di comunione e quella volontà di testimonianza missionaria che hanno animato e sostenuto il cammino preparatorio e poi la celebrazione del Convegno continuino ad alimentare la vita e l'impegno multiforme della Chiesa in Italia.

Il tema principale della vostra Assemblea si collega, a sua volta, strettamente con gli obiettivi del Convegno di Verona. State riflettendo infatti su "Gesù Cristo, unico Salvatore del mondo: la Chiesa in missione, ad gentes e tra noi". Abbracciate dunque, in una prospettiva di evangelizzazione articolata ma alla fine giustamente unitaria, perché si tratta sempre di annunciare e testimoniare il medesimo Gesù Cristo, sia i popoli che si stanno per la prima volta aprendo alla fede, sia i figli di quei popoli che ora vengono a vivere e a lavorare in Italia, sia anche la nostra gente, che a volte si è allontanata dalla fede ed è comunque sottoposta alla pressione di quelle tendenze secolarizzatrici che vorrebbero dominare la società e la cultura in questo Paese e in tutta l'Europa. A tutti e a ciascuno devono rivolgersi la missione della Chiesa e la nostra sollecitudine di Pastori: mi pare doveroso ricordarlo particolarmente in questo cinquantesimo anniversario dell'Enciclica Fidei donum di Pio XII.

Mi rallegro che abbiate voluto mettere alla base dell'impegno missionario la fondamentale verità che Gesù Cristo è l'unico Salvatore del mondo: la certezza di questa verità ha fornito infatti, fin dall'inizio, l'impulso decisivo per la missione cristiana. Anche oggi, come ha riaffermato la Dichiarazione Dominus Iesus, dobbiamo avere piena coscienza che dal mistero di Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo, vivo e presente nella Chiesa, scaturiscono l'unicità e l'universalità salvifica della rivelazione cristiana e quindi il compito irrinunciabile di annunciare a tutti, senza stancarsi o rassegnarsi, lo stesso Gesù Cristo, che è la via, la verità e la vita (Gv l 4,16). Mi sembra che, se vediamo il panorama della situazione del mondo di oggi, si può capire  direi anche umanamente, quasi senza necessità di ricorrere alla fede  che il Dio che si è dato un volto umano, il Dio che si è incarnato, che ha il nome di Gesù Cristo e che ha sofferto per noi, questo Dio è necessario per tutti, è l'unica risposta a tutte le sfide di questo tempo.

La stima e il rispetto verso le altre religioni e culture, con í semi di verità e di bontà che vi sono presenti e che rappresentano una preparazione al Vangelo, sono particolarmente necessari oggi, in un mondo che cresce sempre più assieme. Non può però diminuire la consapevolezza dell'originalità, pienezza e unicità della rivelazione del vero Dio che in Cristo ci è stata definitivamente donata, e nemmeno può attenuarsi o indebolirsi la vocazione missionaria della Chiesa. Il clima culturale relativistico che ci circonda rende sempre più importante e urgente radicare e far maturare in tutto il corpo ecclesiale la certezza che Cristo, il Dio dal volto umano, è il nostro vero e unico Salvatore. Il libro "Gesù di Nazaret"  un libro personalissimo, non del Papa ma di quest'uomo  è scritto con questa intenzione: che possiamo di nuovo, con il cuore e con la ragione, vedere che Cristo è realmente Colui che il cuore umano attende.

Cari Fratelli, come Vescovi italiani voi avete una precisa responsabilità non solo verso le Chiese a voi affidate ma anche verso l'intera Nazione. Nel pieno e cordiale rispetto della distinzione tra Chiesa e politica, tra ciò che appartiene a Cesare e ciò che appartiene a Dio (cfr. Mt 22,21), non possiamo non preoccuparci infatti di ciò che è buono per l'uomo, creatura e immagine di Dio: in concreto, del bene comune dell'Italia. Di questa attenzione al bene comune avete dato una chiara testimonianza con la Nota approvata dal Consiglio Episcopale Permanente riguardo alla famiglia fondata sul matrimonio e alle iniziative legislative in materia di unioni di fatto, muovendovi in piena consonanza con il costante insegnamento della Sede Apostolica.

In questo contesto, la recentissima manifestazione a favore della famiglia, svoltasi per iniziativa del laicato cattolico ma condivisa anche da molti non cattolici, è stata una grande e straordinaria festa di popolo, che ha confermato come la famiglia stessa sia profondamente radicata nel cuore e nella vita degli italiani. Questo evento ha certamente contribuito a rendere visibile a tutti quel significato e quel ruolo della famiglia nella società che ha particolarmente bisogno di essere compreso e riconosciuto oggi, di fronte a una cultura che si illude di favorire la felicità delle persone insistendo unilateralmente sulla libertà dei singoli individui. Pertanto ogni iniziativa dello Stato a favore della famiglia come tale non può che essere apprezzata e incoraggiata.

La medesima attenzione ai veri bisogni della gente si esprime nel servizio quotidiano alle molte povertà, antiche e nuove, visibili o nascoste; è un servizio nel quale si prodigano tante realtà ecclesiali, a cominciare dalle vostre Diocesi, dalle parrocchie, dalla Caritas e da molte altre organizzazioni di volontariato. Insistete, cari Fratelli Vescovi, nel promuovere e animare questo servizio, affinché in esso risplenda sempre l'autentico amore di Cristo e tutti possano toccare con mano che non esiste separazione alcuna tra la Chiesa custode della legge morale, scritta da Dio nel cuore dell'uomo, e la Chiesa che invita i fedeli a farsi buoni samaritani, riconoscendo in ciascuna persona sofferente il proprio prossimo.

Desidero, infine, ricordare l'appuntamento che ci vedrà di nuovo insieme a Loreto, agli inizi di settembre, per quel pellegrinaggio e incontro che porta il nome di "Agorà dei giovani italiani" e che intende inserire più profondamente i giovani nel cammino della Chiesa dopo il Convegno di Verona e prepararli alla Giornata Mondiale della Gioventù del prossimo anno a Sydney. Sappiamo bene che la formazione cristiana delle nuove generazioni è il compito forse più difficile, ma sommamente importante che sta davanti alla Chiesa. Andremo, pertanto, a Loreto insieme ai nostri giovani perché la Vergine Maria li aiuti ad innamorarsi sempre più di Gesù Cristo, a stare dentro alla Chiesa riconosciuta come compagnia affidabile e a comunicare ai fratelli la gioiosa certezza di essere amati da Dio.

Carissimi Vescovi italiani, nell'esercizio del nostro ministero incontriamo, oggi come sempre, non poche difficoltà, ma anche ben più abbondanti consolazioni del Signore, trasmesse anche attraverso le testimonianze di affetto del nostro popolo. Ringraziamo Dio per tutto questo e proseguiamo il nostro cammino fortificati dalla comunione che ci unisce e che oggi abbiamo di nuovo sperimentato. Con questo animo vi assicuro la mia preghiera per voi, per le vostre Chiese e per l'Italia e imparto di cuore a voi e a tutti i vostri fedeli la Benedizione Apostolica.


emma3
Saturday, May 26, 2007 4:20 PM
Benedetto XVI riceve in udienza i giovani imprenditori di Confindustria


Il testo del discorso del papa

Cari amici,

grazie per questa vostra visita che mi è particolarmente gradita: a ciascuno di voi rivolgo il mio cordiale saluto. In primo luogo saluto il vostro Presidente, il Dott. Matteo Colaninno, e lo ringrazio per le cortesi parole che mi ha indirizzato a nome di tutti voi. Estendo il mio pensiero ai Responsabili nazionali, regionali e provinciali del Movimento Giovani Imprenditori come pure a tutti i membri del vostro Sodalizio, che si contraddistingue per il fatto di essere un movimento di persone e non semplicemente unorganizzazione di aziende. In tal modo si vuole mettere in risalto la responsabilità dellimprenditore, chiamato a rendere un peculiare contributo allo sviluppo economico della società. In effetti, il tenore di benessere sociale di cui gode oggi lItalia non sarebbe pensabile senza lapporto degli imprenditori e dei dirigenti, "i cui ruoli", come ricorda il Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, "rivestono unimportanza centrale dal punto di vista sociale, perché si collocano in quella rete di legami tecnici, commerciali, finanziari, culturali, che caratterizzano la moderna realtà di impresa" (n. 344).

In questo nostro incontro vorrei esporre qualche breve considerazione concernente il vostro ruolo negli ambiti della vita economica. Colgo lo spunto da un noto e spesso citato testo del Concilio Vaticano II: "Nelle imprese economiche  ricorda il Concilio - si uniscono delle persone, cioè uomini liberi ed autonomi, creati ad immagine di Dio. Perciò, avuto riguardo ai compiti di ciascuno  sia proprietari, sia imprenditori, sia dirigenti, sia lavoratori  e salva la necessaria unità di direzione dellimpresa, va promossa, in forme da determinarsi in modo adeguato, lattiva partecipazione di tutti alla vita dellimpresa" (Cost. past. Gaudium et spes, 68). Ogni impresa è da considerarsi in primo luogo come un insieme di persone, da rispettare nei loro diritti e nella loro dignità. A questo proposito, ho appreso con piacere che il vostro Movimento, nel corso di questi anni, si è impegnato a sottolineare con vigore la centralità delluomo nel campo delleconomia. Significativo, al riguardo, è il vostro primo Convegno nazionale del 2006 sul tema: LEconomia dellUomo. In effetti è indispensabile che il riferimento ultimo di ogni intervento economico sia il bene comune e il soddisfacimento delle legittime attese dellessere umano. In altri termini, la vita umana e i suoi valori devono sempre essere il principio e il fine delleconomia.

In questottica assume il suo giusto valore la funzione del profitto, quale primo indicatore del buon andamento dellazienda. Il Magistero sociale della Chiesa ne riconosce limportanza, sottolineando al tempo stesso la necessità di tutelare la dignità delle persone che a vario titolo sono coinvolte nelle imprese. Anche nei momenti di maggiore crisi, il criterio che governa le scelte imprenditoriali non può essere la mera promozione di un maggior profitto. Afferma in merito il già citato Compendio: "Gli imprenditori e i dirigenti non possono tenere conto esclusivamente dellobiettivo economico dellimpresa, dei criteri dellefficienza economica, delle esigenze della cura del capitale come insieme di mezzi di produzione: è loro preciso dovere anche il concreto rispetto della dignità umana dei lavoratori che operano nellimpresa". "Questi ultimi - prosegue il testo - costituiscono il «patrimonio più prezioso dellazienda», il fattore decisivo della produzione. Nelle grandi decisioni strategiche e finanziarie, di acquisto o di vendita, di ridimensionamento o di chiusura di impianti, nella politica delle fusioni, non ci si può limitare esclusivamente a criteri di natura finanziaria o commerciale" (n. 344). E necessario che lattività lavorativa torni ad essere lambito nel quale luomo possa realizzare le proprie potenzialità ponendo a frutto capacità e ingegno personale, e dipende in gran parte da voi, imprenditori, creare le condizioni più favorevoli perché ciò accada. E vero, tutto questo non è facile essendo il mondo del lavoro segnato da una forte e persistente crisi, ma sono certo che non risparmierete i vostri sforzi per salvaguardare loccupazione lavorativa, in particolar modo dei giovani. Per costruire il proprio avvenire con fiducia, essi debbono infatti poter contare su una fonte di sostentamento sicura per sé e per i propri cari.

Accanto alla centralità delluomo nelleconomia, la vostra riflessione, nel corso di questi anni, ha affrontato altri argomenti di grande attualità, come ad esempio quello della famiglia nellimpresa italiana. A più riprese ho avuto modo di ribadire limportanza della famiglia fondata sul matrimonio, quale elemento portante della vita e dello sviluppo di una società. Operare in favore delle famiglie significa contribuire a rinnovare il tessuto della società e assicurare le basi anche di un autentico sviluppo economico. Altro importante tema da voi sottolineato è il complesso fenomeno della globalizzazione. Fenomeno che, se da una parte alimenta la speranza di una più generale partecipazione allo sviluppo e alla diffusione del benessere grazie alla redistribuzione della produzione su scala mondiale, dallaltra presenta diversi rischi legati alle nuove dimensioni delle relazioni commerciali e finanziarie, che vanno nella direzione di un incremento del divario tra la ricchezza economica di pochi e la crescita della povertà di molti. E doveroso, come ebbe ad affermare in maniera incisiva il mio venerato Predecessore Giovanni Paolo II, "assicurare una globalizzazione nella solidarietà, una globalizzazione senza marginalizzazione" (Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 1998, 3).

Cari amici, il Signore illumini le vostre menti e irrobustisca le vostre volontà, perché possiate compiere la vostra missione come un prezioso servizio alla società. Con questi sentimenti, mentre assicuro un particolare ricordo nella preghiera per ciascuno di voi e per le vostre attività, di cuore vi benedico insieme alle vostre famiglie e ai vostri cari.

Il saluto di Matteo Colaninno

Santità!

Vorrei esprimerLe la mia commozione e la mia profondissima gratitudine per averci donato la gioia di vivere questa straordinaria, unica, esperienza che lascerà una traccia indelebile nella nostra vita di imprenditori e di cattolici. Questa Udienza rappresenta il momento più alto del percorso di crescita, personale e collettiva, che come Giovani Imprenditori stiamo realizzando in questi anni. La presenza, in questa maestosa cornice, dei Responsabili Nazionali, Regionali e Provinciali del nostro Movimento è testimonianza visibile dell'anima più eticamente sensibile e cristianamente impegnata dei Giovani Imprenditori. L'incontro di oggi esalta la bellezza spirituale del lungo e intenso cammino compiuto da una comunità di imprenditori che ha rivendicato con forza, in questi anni, la centralità e l'importanza dell'Uomo nell'economia. Nelle società avanzate l'uomo è oggi e sarà sempre più nei prossimi anni la chiave dello sviluppo economico, dell'innovazione, della capacità competitiva, sia a livello della singola azienda che di sistema-Paese. Si sta pienamente realizzando la «profezia» che ispirò quarant'anni fa il Concilio Vaticano II: «l'uomo è l'autore, il centro e il fine di tutta la vita economico-sociale».

In questo contesto noi Giovani Imprenditori vogliamo rappresentare la «Generazione Sviluppo», rinvigorendo la forza primigenia delle nostre famiglie imprenditoriali: l'Italia delle imprese a dimensione familiare, strettamente legate al territorio e naturalmente vocate alla responsabilità sociale, rappresenta il contributo più forte alla valorizzazione del lavoro, alla crescita del senso di responsabilità personale, alla diffusione dei valori umani in stretta armonia con il progresso del mercato e della società. Oggi, noi tutti, qui di fronte a Lei Beatissimo Padre, rinnoviamo con coscienza e abnegazione il nostro comune impegno a fortificare e realizzare i principi della responsabilità sociale dell'impresa. L'economia della conoscenza sta producendo una rivoluzione nel rapporto tra i fattori produttivi.

Oggi, più che mai, produrre significa lavorare con gli altri e per gli altri, in un contesto globale che tende a ridurre il «senso di estraneità» tra lavoratori e datori di lavoro. «La principale risorsa dell'uomo è l'uomo stesso»  affermava Giovanni Paolo II  e cioè la sua capacità di unire alla conoscenza che deriva dal sapere scientifico, l'abilità di intuire e di soddisfare il bisogno dell'altro in modo creativo e collaborativo. Partendo da questi principi è possibile approdare all'autentica concezione della competizione imprenditoriale. Il vero significato è nell'etimologia della parola cum-petere, ossia cercare insieme le soluzioni più adeguate per rispondere in modo idoneo ai bisogni che man mano emergono.

È una missione che noi Giovani Imprenditori viviamo quotidianamente non solo all'interno delle nostre aziende, ma soprattutto nelle famiglie e nella società. La promozione dei più alti valori morali ed etici, la creazione di sviluppo e benessere diffuso, il rafforzamento della dignità cristiana e il rilancio della fiducia nell'Uomo e nelle sue incredibili capacità: sono queste le grandi sfide del nostro tempo, gli ideali che dovranno illuminare il nostro futuro di imprenditori e di uomini. Santità, è con sentimenti di riconoscenza devota che ora attendiamo le Sue parole, che rappresenteranno per il nostro operare fonte di ricchezza spirituale e di ispirazione quotidiana.







Sihaya.b16247
Sunday, May 27, 2007 3:01 PM
LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DEL REGINA CÆLI , 27.05.2007

Cari fratelli e sorelle!

Celebriamo oggi la grande festa della Pentecoste, in cui la liturgia ci fa rivivere la nascita della Chiesa, secondo quanto narra san Luca nel libro degli Atti degli Apostoli (2,1-13). Cinquanta giorni dopo la Pasqua, lo Spirito Santo scese sulla comunità dei discepoli - "assidui e concordi nella preghiera" - radunati "con Maria, la madre di Gesù" e con i dodici Apostoli (cfr At 1,14; 2,1). Possiamo quindi dire che la Chiesa ebbe il suo solenne inizio con la discesa dello Spirito Santo. In questo straordinario avvenimento troviamo le note essenziali e qualificanti della Chiesa: la Chiesa è una, come la comunità di Pentecoste, che era unita nella preghiera e "concorde": "aveva un cuore solo e unanima sola" (At 4,32). La Chiesa è santa, non per i suoi meriti, ma perché, animata dallo Spirito Santo, tiene fisso lo sguardo su Cristo, per diventare conforme a Lui e al suo amore. La Chiesa è cattolica, perché il Vangelo è destinato a tutti i popoli e per questo, già allinizio, lo Spirito Santo fa sì che essa parli tutte le lingue. La Chiesa è apostolica, perché, edificata sopra il fondamento degli Apostoli, custodisce fedelmente il loro insegnamento attraverso la catena ininterrotta della successione apostolica.

La Chiesa, inoltre, è per sua natura missionaria, e dal giorno di Pentecoste lo Spirito Santo non cessa di spingerla sulle strade del mondo, fino agli estremi confini della terra e fino alla fine dei tempi. Questa realtà che possiamo verificare in ogni epoca è già come anticipata nel Libro degli Atti, dove si descrive il passaggio del Vangelo dagli Ebrei ai pagani, da Gerusalemme a Roma. Roma sta ad indicare il mondo dei pagani, e così tutti i popoli che sono al di fuori dellantico popolo di Dio. In effetti, gli Atti si concludono con larrivo del Vangelo a Roma. Si può allora dire che Roma è il nome concreto della cattolicità e della missionarietà, esprime la fedeltà alle origini, alla Chiesa di tutti i tempi, a una Chiesa che parla tutte le lingue e va incontro a tutte le culture.

Cari fratelli e sorelle, la prima Pentecoste avvenne quando Maria Santissima era presente in mezzo ai discepoli nel Cenacolo di Gerusalemme e pregava. Anche oggi ci affidiamo alla sua materna intercessione, affinché lo Spirito Santo scenda in abbondanza sulla Chiesa del nostro tempo, riempia i cuori di tutti i fedeli e accenda in essi - in noi - il fuoco del suo amore.


Saluto cordialmente i pellegrini di lingua italiana, in particolare i ragazzi di Garda che hanno ricevuto il sacramento della Confermazione, lAssociazione "Insieme per la vita" di Mineo e il "Club 500" di Pescara. In questa giornata, che le autorità italiane hanno dedicato in modo speciale al "sollievo della sofferenza" dei malati gravi, assicuro la mia preghiera per i pazienti e per quanti si impegnano ad assicurare loro cure adeguate, ma anche speranza e sostegno. A tutti auguro una buona domenica illuminata dallo Spirito Santo. Buona domenica e buona settimana!



-danich-
Monday, May 28, 2007 5:13 PM
MONS. CARMELO CUTTITTA NUOVO VESCOVO AUSILIARE DI PALERMO



Palermo, 28 maggio 2007

Alla Comunità Diocesana
di Palermo

Con animo profondamente grato al Signore e non senza una viva commozione, ho la gioia di comunicarvi che il Santo Padre Benedetto XVI, accogliendo la mia filiale supplica di poter essere adeguatamente aiutato nel governo pastorale dellamata Arcidiocesi di Palermo, ha chiamato alla pienezza del sacerdozio nella successione apostolica Mons. Carmelo Cuttitta nominandolo Vescovo titolare di Novi ed Ausiliare di Palermo.
Sono sicuro che tutta la Comunità diocesana vorrà vedere in questa decisione del Successore di Pietro non soltanto un segno di apprezzamento e di fiducia verso la persona di Mons. Cuttitta, ma anche per la Chiesa particolare di Palermo al cui Presbiterio egli appartiene. La vita di un sacerdote diocesano, infatti, è intrinsecamente ed intimamente legata al cammino di fede e di santità della porzione del Popolo di Dio che costituisce una circoscrizione ecclesiastica.
È la preghiera dei fedeli, spesso nascosta ed umile, che si rivolge al Padre perché mandi operai alla sua messe, a rendere operante nel tempo la chiamata del Signore.
È lesempio dei confratelli presbiteri, generosamente dedicati al loro ministero, che interpella i giovani e fa germinare il desiderio di seguire Cristo più da vicino.
È il sostegno spirituale e materiale che si dà ai centri di formazione sacerdotale ed a quanti ne assicurano più direttamente il buon andamento, che aiuta a verificare lautenticità della chiamata e la disponibilità alla sequela.
È la passione per il Regno che riluce nel ministero e nella vita sacramentaria di un Presbiterio, che guida i passi e sostiene liter di una formazione sacerdotale permanente.
Per un disegno della Provvidenza Mons. Cuttitta ha avuto la fortuna di veder germogliare la sua vocazione nella parrocchia allora guidata da Don Pino Puglisi, il cui impegno di servizio allevangelizzazione ed alla promozione umana costituisce un esempio fulgido che, superando i confini di tutte le componenti della comunità ecclesiale diocesana, si apre agli orizzonti di altre Chiese particolari e della cattolicità tutta.
Egli, poi, disponibile alle indicazioni del suo Ordinario ha avuto modo di accompagnare da vicino, per sei anni, come suo segretario, il tanto amato Cardinale Salvatore Pappalardo, di venerata memoria, che ha speso un quarto di secolo in un ministero appassionato nel guidare, custodire e coltivare la porzione della Vigna del Signore confidata alle sue cure pastorali, e nel dare un ben qualificato e luminoso contributo per il progresso della città di Palermo e della Sicilia tutta.
Negli ultimi dieci anni, come Parroco della Parrocchia S. Giuseppe Cottolengo, è stato stimato dai suoi parrocchiani, ed il Cardinale Salvatore De Giorgi, come segno della sua fiducia, gli ha confidato delicati uffici a livello diocesano, senza dimenticare che da quindici anni ha ricoperto, con esemplare dedizione e competenza, lufficio di Segretario Aggiunto della Conferenza Episcopale Siciliana, familiarizzandosi con le problematiche che travagliano lisola e le iniziative pastorali, intese a promuovere levangelizzazione agli albori di questo nuovo millennio.
Sono sicuro che tutta la santa Chiesa di Palermo gioirà per questa nomina e da oggi eleverà fervide preghiere al Signore perché ricolmi delle sue grazie questo presbitero, associato ora nellordine episcopale alla guida pastorale della diocesi nella quale è stato generato alla fede, nutrito della vita sacramentaria, chiamato e costituito dispensatore della grazia nel ministero ordinato.
Fin da ora convoco tutti nella Chiesa Cattedrale per il 7 luglio prossimo, data nella quale, per limposizione delle mani dei Vescovi, Mons. Cuttitta riceverà lOrdinazione Episcopale.

+ S.E. Mons. Paolo Romeo
Arcivescovo di Palermo



MONS. CARMELO CUTTITTA


Il Rev.do Mons. Carmelo Cuttitta è nato a Godrano, provincia ed arcidiocesi di Palermo, il 24 marzo 1962. Ha compiuto gli studi filosofici e teologici presso la Pontificia Facoltà Teologica "San Giovanni Evangelista" come alunno del Seminario Arcivescovile Maggiore di Palermo, ottenendo il Baccellierato in teologia e frequentando, in seguito, i corsi per la Licenza.

Ha ricevuto lordinazione presbiterale il 10 gennaio 1987, per limposizione delle mani del Cardinale Salvatore Pappalardo, di v.m..

Ha svolto i seguenti incarichi: Vice Rettore del Seminario Arcivescovile Maggiore "San Mamiliano" (1987-1988); Assistente diocesano dellAzione Cattolica Giovani (1987-1995); Vice Parroco della parrocchia "S. Atanasio" a Ficarazzi (1988-1990); Segretario particolare dellArcivescovo di Palermo (1990-1996). Dal 1991 è Segretario aggiunto della Conferenza Episcopale Siciliana; dal 1997 Membro del Consiglio Presbiterale e dal 2002 Membro del Collegio dei Consultori.

Dal 1996 è Parroco della parrocchia di "San Giuseppe Cottolengo" e dal 2004 è pure Commissario Arcivescovile della Congregazione degli Angeli (Ente gestore della Scuola Cattolica "S. Lucia"). È Membro della Commissione Liturgica diocesana, Consulente ecclesiastico del Centro di Pastorale Familiare, ed è inserito nella Commissione diocesana per la canonizzazione del Servo di Dio Don Giuseppe Puglisi. Ha anche collaborato come membro del Comitato Regionale preparatorio al Convegno Ecclesiale di Verona. Dal 2004 è Cappellano di Sua Santità.



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