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elena66c
Wednesday, July 20, 2005 6:54 PM
Sono esausta solo a leggerlo....
Alla sera raddoppiero' le preghiere per il nostro Papa Joseph.
Ratzigirl
Saturday, July 23, 2005 3:29 PM
Preghiera agli attentatori
PAPA PREGA PERCHE' ATTENTATORI TORNINO A UMANITA'

"Il Papa - ha riferito Navarro a margine della consegna del premio Saint Vicent - naturalmente è stato informato questa mattina dell'accaduto: ha pregato per le vittime di questa nuova tragedia".

Navarro ha ricordato che appena l'altro giorno il Papa, conversando con i giornalisti, aveva definito "atti irrazionali e una forma di nichilismo episodi di questo tipo". Navarro ha poi riferito che il Papa è "vicino alle vittime e continua a pregare Dio perché gli attentatori tornino ad un livello di umanità ".

Alla domanda se ci sia un perché al dilagare del terrorismo, Navarro ha risposto: "Da tempo c'é questa terribile situazione che implica molte sfide e richiede ad ognuno di noi di fare di tutto per evitarla, ma in questo momento non mi sembra opportuno entrare in analisi più dettagliate del fenomeno"

Ratzigirl
Sunday, July 24, 2005 2:42 AM
Preghiera per le vittime di Sharm



"Si rinunci alla strada della violenza, che causa così tanta sofferenza alle popolazioni civili e si abbracci invece la strada della pace". E' l'accorata richiesta del Papa, "profondamente addolorato" dall'"atto insensato" che ha provocato almeno 90 morti a Sharm el Sheik, dopo il quale ha pregato "perché - ha riferito il portavoce - gli attentatori ritornino ad un livello di umanità. [segue]

Il portavoce ha comunque confermato il buon andamento delle vacanze in Valle di papa Ratzinger che apprezza il fatto di poter godere di "tranquillità". "Nei pochissimi giorni che ha passato qui - ha detto - ha già imparato ad amare i valdostani, ci tengo a dirlo, perché ho sentito affermarlo". [segue]

Domani [oggi N.d.R] ci sarà il secondo appuntamento pubblico di queste prime vacanze di Benedetto XVI, che reciterà l'Angelus nel giardino della sua villetta. Subito prima il vescovo di Aosta Giuseppe Anfossi celebrerà la messa per i fedeli che saliranno fino a Les Combes. Come già per l'Angelus di domenica scorsa, la curia raccomanda di non portare oggetti metallici che non siano indispensabili, per non ritardare i controlli al metal detector; in particolare si ricorda che i coltellini sono inutili, perché sarà vietato il pic-nic nelle zone limitrofe.

Si attende una forte partecipazione di persone, tra cui dovrebbero esserci un migliaio di ragazzi da La Thuile e la squadra della Reggina al completo.

Lunedì inoltre il Papa incontrerà nella parrocchia di Introd i preti e i diaconi della Valle d'Aosta, un appuntamento non previsto nel programma originario delle vacanze papali
Ratzigirl
Sunday, July 24, 2005 3:29 PM
Angelus 24 Luglio 2005




PRIMA DELL’ANGELUS

Cari fratelli e sorelle!

Domani ricorre la festa dell’Apostolo San Giacomo, fratello di Giovanni, di cui si venerano le reliquie nel celebre santuario di Compostela, in Galizia, meta di innumerevoli pellegrini di ogni parte d’Europa. Ieri abbiamo ricordato Santa Brigida di Svezia, Patrona d’Europa. L’11 luglio scorso si è celebrato San Benedetto, altro grande Patrono del "vecchio continente". Guardando a questi Santi, viene spontaneo soffermarsi a riflettere sul contributo che il cristianesimo ha dato e continua ad offrire alla costruzione dell’Europa.

Vorrei farlo riandando col pensiero al pellegrinaggio che il Servo di Dio Giovanni Paolo II fece, nel 1982, a Santiago de Compostela, dove compì un solenne "Atto europeistico", nel corso del quale pronunciò queste memorabili parole: "Io, Vescovo di Roma e Pastore della Chiesa universale, da Santiago ti rivolgo, o vecchia Europa, un grido pieno d’amore: Torna a te medesima, sii te stessa! Scopri le tue origini. Ravviva le tue radici. Rivivi quei valori autentici che hanno fatto gloriosa la tua storia e benefica la tua presenza tra gli altri continenti" (Insegnamenti, vol. V/3, 1982, p. 1260). Giovanni Paolo II lanciò allora il progetto di un’Europa consapevole della propria unità spirituale poggiante sul fondamento dei valori cristiani. Su questo tema egli tornò in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù del 1989, che si svolse proprio a Santiago de Compostela. Auspicò un’Europa senza frontiere, che non rinneghi le radici cristiane sulle quali è sorta e non rinunci all’autentico umanesimo del Vangelo di Cristo! (cfr Insegnamenti, vol. XII/2, 1989, p. 328). Quanto attuale resta questo suo appello, alla luce degli eventi recenti del continente europeo!

Tra meno di un mese, anch’io mi recherò pellegrino in una storica Cattedrale europea, quella di Colonia, dove i giovani si sono dati appuntamento per la loro XX Giornata Mondiale. Preghiamo perché le nuove generazioni, attingendo la loro linfa vitale da Cristo, sappiano essere nelle società europee fermento di un rinnovato umanesimo, nel quale fede e ragione cooperino in fecondo dialogo alla promozione dell’uomo e all’edificazione dell’autentica pace. Lo chiediamo a Dio per intercessione di Maria Santissima, che veglia come Madre e Regina sul cammino di tutte le nazioni.

[00911-01.02] [Testo originale: Italiano]


DOPO L’ANGELUS

Anche questi giorni di serenità e riposo sono stati turbati dalle tragiche notizie di esecrandi attentati terroristici, che hanno causato morte, distruzione e sofferenza in vari Paesi quali l’Egitto, la Turchia, l’Iraq, la Gran Bretagna. Mentre affidiamo alla divina bontà i defunti, i feriti e i loro cari, vittime di tali gesti che offendono Dio e l’uomo, invochiamo l’Onnipotente affinché fermi la mano assassina di coloro che, mossi da fanatismo e odio, li hanno commessi e ne converta i cuori a pensieri di riconciliazione e di pace.

Je vous salue cordialement, chers pèlerins de langue française. Que la période estivale soit un temps favorable pour rechercher le trésor dont parle l’Évangile de ce dimanche et pour vivre plus proche du Christ.

I offer a cordial greeting to the English-speaking pilgrims and visitors who join us for this Angelus prayer. Upon you and your families I invoke God’s blessings of wisdom, joy and peace.

Saludo a los fieles de lengua española. En estas fechas veraniegas, os invito a reponer las fuerzas del cuerpo y a escuchar con sosiego la palabra de Dios, acogiéndola en el corazón, como hizo la Virgen María. Feliz domingo.

Mit Freude grüße ich alle Urlauber und Besucher deutscher Sprache hier im Aosta-Tal. Die Schönheit der Natur lädt uns ein, Gott, den Schöpfer, für das Werk seiner Hände zu preisen. Ihn loben wir mit unseren Worten und Taten. Der Herr begleite Euch mit seinem Segen!

Rivolgo infine il mio cordiale saluto a tutti voi, cari amici di lingua italiana, valligiani e villeggianti. In particolare ai membri di Comunione e Liberazione di Milano e di Torino, ai giovani di Ivrea che parteciperanno alla Giornata Mondiale della Gioventù, alla squadra di calcio "Reggina", ai ragazzi dell’Azione Cattolica di Tortona, a quelli degli Oratori di Saronno e di altri Oratori. Vi ringrazio per essere venuti a trovarmi e vi auguro ogni bene. Buona domenica!

Bon dzor ii valdotén. Ni fran paasu de dzente vacanse seuglia ii Coumbe. Merci à tcheutte!

[Buongiorno ai valdostani. Sto passando delle belle vacanze qui a Les Combes. Grazie a tutti!]

Pudzo!
Ratzigirl
Monday, July 25, 2005 3:55 PM
Tg di oggi - Il papa parla degli attentati...
PAPA: ATTENTATI QUESTI GIORNI NON SONO CONTRO CRISTIANESIMO

E' stato chiesto al Papa se l'Islam possa essere considerata una religione di pace. "Non vorrei - ha risposto papa Ratzinger - etichettare con grandi parole generali, certamente ha anche elementi che possono favorire la pace, ha anche altri elementi: dobbiamo cercare di trovare sempre i migliori elementi che aiutano".

Alla domanda se le bombe di questi giorni che stanno suscitando lutti in varie parti del mondo possano essere considerate "bombe anticristiane" il papa ha replicato: "No, generalmente mi sembra una intenzione molto più generale, non proprio contro il cristianesimo".

Benedetto XVI invece ha preferito non rispondere a una domanda sulla posizione dei divorziati-risposati nella chiesa: "In tre parole - ha detto - non possiamo risolvere grandi problemi".

Infine a una domanda sulle sue aspettative nel dialogo con la Cina, Benedetto XVI ha risposto: "Speriamo che vada avanti, abbiamo speranze"

Ratzigirl
Monday, July 25, 2005 8:38 PM
Incontro con il clero
Introd: i temi affrontati da Benedetto XVI nell'incontro con il clero



La mancanza di vocazioni, i giovani, le coppie, i separati, la sofferenza, l'indissolubilità del sacramento del matrimonio: sono questi alcuni degli interrogativi che i 110 rappresentanti del clero valdostano hanno posto a Papa Benedetto XVI nell'incontro avvenuto a porte chiuse della chiesa di Introd. Il Papa si è dimostrato molto disponibile e affettuoso ricordando umilmente di non essere tuttavia un oracolo. Sulla carenza di vocazioni, domanda posta dal vescovo di Aosta, Benedetto XVI ha riproposto il tema dei vangeli di questi giorni: non sempre il seme da frutto, e quando lo dà in mezzo c'è l'erba gramigna, facendo poi un'analisi attenta del fenomeno in Europa e nei paesi del Terzo Mondo. Papa Ratzinger ha parlato poi della "sofferenza come mezzo di trasformazione", passaggio obbligato per un cambiamento del mondo. Ha incentivato il clero a creare per i giovani occasioni di vita di chiesa, perché la fede va vissuta in modo comunitario e non soggettivo, come oggi accade. Ha, infine, invitato il clero ad approfondire al proprio interno queste tematiche e si è detto loro vicino. Per Benedetto XVI i primi tre mesi di pontificato non sono stati facili, perché "mai" aveva" pensato a questo ministero" ha risposto ai giornalisti fuori dalla chiesa, ma il calore e l'affetto della gente lo hanno aiutato e sostenuto molto. E a proposito di vicinanza ha parlato della forte presenza spirituale di Giovanni Paolo II che lo accompagna quotidianamente. Mons. Giuseppe Anfossi ha sottolineato anche l'importanza per la chiesa di Aosta dell'incontro di oggi con il pontefice. "Riceviamo molte persone in questa valle - ha detto monsignor Anfossi - e ospiti anche importanti, ma con l'incontro di oggi volevamo che fosse chiaro che lei per noi non è un ospite come gli altri, per noi presbiterio di Aosta". Prima dell'incontro con il clero era stato il sindaco di Introd Osvaldo Naudin ad esprimere a Benedetto XVI "lo stesso entusiasmo", anche a nome della popolazione di Introd, che era stato rivolto al suo predecessore Giovanni Paolo II nella sua prima visita nel 1989. Naudin infine scherzato sul fatto che Benedetto XVI stia imparando il "patois", ricordando il saluto finale dei due Angelus recitati a Les Combes. Mi pare - ha detto - che lei stia imparando molto bene il patois e che questo corso accelerato stia dando i suoi frutti".
Ratzigirl
Wednesday, July 27, 2005 9:06 PM
Il Papa sui divorziati

Un tema da approfondire

La questione della comunione ai fedeli divorziati e risposati è un "problema particolarmente doloroso" e deve "essere approfondito", sul quale "nessuno di noi ha una ricetta fatta", sul quale lo stesso cardinale Joseph Ratzinger in passato si è posto per particolari casi il dubbio di trovare un momento di "invalidità" del matrimonio. Un problema che però al momento rimane insoluto e pertanto i divorziati risposati possono partecipare a pieno titolo alla messa senza però accostarsi alla comunione. E' quanto ha detto il papa, parlando il 25 luglio ai sacerdoti valdostani, riuniti nella chiesa di Introd. Un discorso fatto a braccio, in parte anticipato, ma che solo oggi è stato pubblicato nella sua interezza dall'Osservatore Romano.

"Da una parte dobbiamo rispettare l'inscindibilità del sacramento" del matrimonio e dall'altra si deve fare sentire "che amiamo queste persone che soffrono anche per noi. E noi dobbiamo anche soffrire con loro, perché danno una testimonianza importante, perché - ha aggiunto il papa - sappiano che nel momento in cui" il sacerdote "cede per amore" e dà la comunione a chi non è ammesso "fa torto al sacramento stesso e l'indissolubilità appare sempre meno vera".

Il problema posto dal papa (che da prefetto della Dottrina della fede ha interpellato specialisti e conferenze episcopali) riguarda "un sacramento celebrato senza fede" da chi poi dopo magari trova un nuovo matrimonio si converte e trova la fede.

Ma Benedetto XVI ha spiegato ai preti valdostani che lui stesso pensava che si potesse trovare una "momento di invalidità", ma "dalle discussioni che abbiamo avuto ho capito che il problema è molto difficile e deve essere ancora approfondito".
Ratzigirl
Thursday, July 28, 2005 3:44 PM
Il programma del dopo-vacanze
PAPA:DOMENICA ANGELUS A CASTELGANDOLFO, DA MERCOLEDI'UDIENZE

Benedetto XVI andrà oggi direttamente nella sua residenza estiva di Castelgandolfo al ritorno dalla Val d'Aosta. La sala stampa della Santa Sede ha confermato che l'arrivo è previsto alle 18.30 all'aeroporto di Ciampino.

A partire da domenica prossima, il papa reciterà l'Angelus dal palazzo apostolico di Castelgandolfo, mentre da mercoledì 3 agosto riprenderanno regolarmente le udienze generali, sospese per tre settimane in occasione delle vacanze in montagna di Joseph Ratzinger. Al momento non è stata data indicazione dove si svolgeranno le udienze ma, a quanto si è appreso, gli incontri si dovrebbero tenere nell'aula Paolo VI in Vaticano se il numero delle richieste di partecipazione dei fedeli dovesse essere particolarmente alto da non poter essere ospitati nel cortile del palazzo apostolico estivo.

Ratzigirl
Friday, July 29, 2005 1:41 PM
Messaggio ai concittadini di Castel Gandolfo
PAROLE DEL SANTO PADRE



Cari fratelli e sorelle,

sono appena arrivato dalla Valle d’Aosta. Ho trascorso due settimane bellissime in montagna, ma adesso sono felice di essere con voi, qui nel Castello dei Papi.

Sarò adesso per più di un mese vostro concittadino e per me è una gioia essere in questa bellissima piccola città, vivere con voi e vedere tutte le bellezze situate nei dintorni dell’antica Roma.

Grazie per il vostro affetto e per la vostra amicizia. Vi imparto la mia Benedizione Apostolica.

Dopo aver benedetto i fedeli presenti, il Santo Padre ha aggiunto:

Grazie per questa accoglienza. Ci vedremo spesso. Grazie e arrivederci!

Ratzigirl
Friday, July 29, 2005 1:46 PM
CORDOGLIO DI BENEDETTO XVI PER ASSASSINIO DEI DUE DIPLOMATICI ALGERINI IN IRAQ

Apprendendo la notizia dell’assassinio in Iraq dei due diplomatici algerini il papa , in un telegramma a firma del cardinale Angelo Sodano, Segretario di Stato, "si associa al dolore delle famiglie, delle autorità e di tutto il popolo algerino colpiti da questo dramma che ferisce anche la comunità internazionale".
Benedetto XVI "rende omaggio al loro coraggio e alla fedeltà alla loro missione di costruttori della pace e della negoziazione nel Paese, portando anche il loro aiuto alla ricostruzione".
Il papa "richiama ancora una volta in tutti quelli che sono tentati di risolvere i conflitti con la violenza, un soprassalto di umanità e di giustizia nel legittimo rispetto delle persone.
Nessuna morte di uomo può essere la soluzione a una qualsiasi rivendicazione e non si possono fare degli assassini dei sostenitori della pace e del dialogo".
Benedetto XVI esorta infine "tutti gli uomini di buona volontà a unirsi per costruire un modo di fraternità fra i popoli e fra le fedi perché le differenze siano occasioni di condivisione e di amicizia".
Infine "affidando i caduti alla misericordia dell’Onnipotente il papa domanda a Dio di far discendere sulle loro famiglie e su tutte le persone colpite da questo atto di odio l’abbondanza della sua benedizione".

Ratzigirl
Sunday, July 31, 2005 12:31 PM
Angelus 31 Luglio 2005

PRIMA DELL’ANGELUS

Dopo i giorni trascorsi in montagna, in Valle d’Aosta, sono contento quest’oggi di essere tra voi, cari Castellani, che siete sempre tanto ospitali con il Papa. Vi saluto tutti con affetto, incominciando dal Vescovo di Albano, dal Parroco e dagli altri Sacerdoti di Castel Gandolfo. Saluto il Sindaco, l’Amministrazione Comunale e le altre Autorità presenti ed allargo il mio affettuoso pensiero al Direttore ed al Personale delle Ville Pontificie, come pure all’intera popolazione di questa ridente e serena cittadina. Un saluto particolarmente caloroso va ai pellegrini venuti da tante parti a farmi visita. E’ per me il primo soggiorno estivo che trascorro qui, a Castel Gandolfo: ringrazio per la festosa accoglienza che mi è stata riservata giovedì scorso e che viene confermata anche oggi.

Si avvicina la ventesima Giornata Mondiale della Gioventù, che si svolgerà a Colonia, e alla quale, a Dio piacendo, parteciperò anch’io dal giovedì 18 alla domenica 21 agosto prossimi. Da ogni parte d’Europa e del mondo, nei prossimi giorni, si metteranno in viaggio verso la Germania gruppi di ragazzi e ragazze sull’esempio dei santi Magi, come suggerisce il tema: "Siamo venuti per adorarlo" (Mt 2,2). Vorrei invitare i giovani credenti del mondo intero, anche quanti non potranno prendere parte a così straordinario evento ecclesiale, ad unirsi in un comune pellegrinaggio spirituale verso le sorgenti della nostra fede. Secondo la felice intuizione dell’amato Papa Giovanni Paolo II, la Giornata Mondiale della Gioventù costituisce un privilegiato incontro con Cristo, nella salda consapevolezza che solo Lui offre agli esseri umani pienezza di vita, di gioia e di amore. Ogni cristiano è chiamato ad entrare in comunione profonda con il Signore crocifisso e risorto, ad adorarlo nella preghiera, nella meditazione e soprattutto nella devota partecipazione all’Eucaristia, almeno alla Domenica, piccola "Pasqua settimanale". Si diventa in tal modo veri suoi discepoli, pronti ad annunciare e testimoniare in ogni momento la bellezza e la forza rinnovatrice del Vangelo.

La Vergine Madre del Redentore, di cui nel mese di agosto ricorderemo l’Assunzione al Cielo, vegli su quanti si preparano a partecipare alla Giornata Mondiale della Gioventù. Lei, che sempre ci precede nel pellegrinaggio della fede, guidi in maniera speciale i giovani nella ricerca del vero bene e dell’autentica gioia.



DOPO L’ANGELUS

Come sapete, nei giorni scorsi l’Irish Republican Army (IRA) dell’Irlanda del Nord ha annunciato di aver formalmente ordinato la fine della lotta armata in favore dell’uso esclusivo di trattative pacifiche. È una bella notizia, che contrasta con le dolorose vicende di cui siamo quotidianamente testimoni in tante parti del mondo e che giustamente ha suscitato soddisfazione e speranza in quell’isola e nell’intera comunità internazionale. Da parte mia, sono particolarmente lieto di unirmi a tali sentimenti. Inoltre incoraggio tutti, senza eccezioni, a continuare a percorrere con coraggio il cammino tracciato e a intraprendere ulteriori passi che permettano di rafforzare la fiducia reciproca, promuovere la riconciliazione e consolidare le trattative verso una pace giusta e duratura. Lo faccio con lo stesso vigore con cui il mio venerato Predecessore Giovanni Paolo II a Drogheda, nel settembre del 1979, implorava di allontanarsi dai sentieri della violenza e di tornare sulle vie della pace. All’intercessione di Maria Ss.ma, a San Patrizio e a tutti i Santi d’Irlanda affidiamo la nostra comune preghiera per questa intenzione

Chers pèlerins francophones, je suis heureux de vous adresser mes salutations cordiales. Puissiez-vous accueillir le Christ, Verbe de Dieu, qui se fait notre nourriture, pour en vivre et être ses témoins auprès des personnes que vous rencontrez, notamment auprès des jeunes.

I offer a warm welcome to the English-speaking pilgrims and visitors who have joined us for this Angelus prayer. I ask the Lord to grant you and your families a serene summer, and upon all of you I cordially invoke his blessings.

Saludo con afecto a los peregrinos de lengua Española. Invito a todos a testimoniar el gozo de celebrar el día del Señor, escuchando su palabra y acudiendo a su mesa, la Eucaristía, alimento de vida eterna. Gracias por vuestra presencia.

Pozdrawiam serdecznie obecnych tu Polaków. Jutro rozpoczyna sie sierpien - miesiac waznych rocznic. Dzis razem z wami wspominam Powstanie Warszawskie. Niech Bóg Milosierny udzieli swiatu daru pokoju. Wszystkim wam blogoslawie.

[Saluto cordialmente tutti i polacchi qui presenti. Domani inizia il mese di agosto – mese di importanti anniversari. Oggi insieme con voi ricordo l’insurrezione di Varsavia. Dio misericordioso conceda al mondo il dono della pace. A tutti voi la mia benedizione.]

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[Saluto il coro giovanile "Shtshedryk", venuto da Kyiv, Ucraina. Cari amici, vi auguro che il canto e, in particolare, la musica sacra vi aiutino sempre ad amare il Signore e testimoniarlo nell’amore fraterno. Sia lodato Gesù Cristo!]

Von Herzen heiße ich die deutschsprachigen Pilger und Besucher hier in Castel Gandolfo willkommen. Vertraut stets auf Gottes Gegenwart in eurem Leben! Denn nichts kann uns von seiner Liebe trennen (vgl Röm 8, 39). Gottes Geist geleite und führe euch. Gesegneten Sonntag!

Saluto i pellegrini italiani, in particolare i gruppi provenienti da Villa Castelli, Surbo, Troina, Torre di Quartesolo, Cagnola e Ariccia, come pure i partecipanti al Convegno della Fondazione Rui e i ragazzi di Montoro Superiore.
Auguro a tutti una buona domenica.

Sihaya.b16247
Monday, August 01, 2005 3:18 PM
News 1 Agosto 2005
MESSAGGIO DEL SANTO PADRE ALL’ARCIVESCOVO DI APARECIDA (BRASILE) IN OCCASIONE DEL 75° ANNIVERSARIO DELLA PROCLAMAZIONE DI "NOSSA SENHORA APARECIDA" A PATRONA DEL BRASILE , 01.08.2005


MESSAGGIO DEL SANTO PADRE ALL’ARCIVESCOVO DI APARECIDA (BRASILE) IN OCCASIONE DEL 75° ANNIVERSARIO DELLA PROCLAMAZIONE DI "NOSSA SENHORA APARECIDA" A PATRONA DEL BRASILE

Pubblichiamo di seguito il Messaggio che il Santo Padre Benedetto XVI ha inviato, tramite il Cardinale Segretario di Stato, Angelo Sodano, all’Arcivescovo di Aparecida (Brasile), S.E. Mons. Raymundo Damasceno Assis, in occasione del 75° anniversario della proclamazione di "Nossa Senhora Aparecida" a Patrona del Brasile:

# MESSAGGIO DEL SANTO PADRE

Senhor Arcebispo,

No momento em que se celebram os 75 anos da proclamação, pelo Papa Pio XI, de Nossa Senhora Aparecida como Padroeira do Brasil, venho por meio desta participar a Vossa Excelência a expressão da mais viva cordialidade de Sua Santidade Bento XVI por esta significativa ocorrência jubilar.

Com efeito, a Bula de Proclamação, com o intuito de promover o bem espiritual dos fiéis no Brasil e para aumentar, cada vez mais, a devoção à Imaculada Conceição, bem atestou a extraordinária repercussão de tal providencial decisão, haja vista a extensão atual de tal devoção nesta Terra da Santa Cruz.

O Sumo Pontífice, em sinal de Sua benevolência e de afeto paternal para com todo o povo devoto, faz votos de que a Rainha e Padroeira do Brasil seja sempre mais reconhecida e louvada como Mãe de Deus Nosso Senhor e Mãe nossa, para que a sua poderosa intercessão sirva de guia segura que a todos nos leve a Jesus Cristo, nosso Salvador.

Com estes auspícios o Santo Padre concede de muito bom grado a Sua Bênção Apostólica, extensiva aos Reverendos Missionários Redentoristas e ao povo peregrino e, em sinal do seu afeto por todos e de presença espiritual, oferece um Cálice Sagrado reafirmando, uma vez mais, o valor da Eucaristia como "fonte e coroa de toda a evangelização"(PO, nº5).

Aceite, Senhor Arcebispo, os meus sentimentos de elevada estima e consideração em Cristo Nosso Senhor, ao subscrever-me atenciosamente,

Cardeal Angelo Sodano

Secretário de Estado de Sua Santidade
Sihaya.b16247
Wednesday, August 03, 2005 12:06 PM
L’UDIENZA GENERALE , 03.08.2005
L’UDIENZA GENERALE , 03.08.2005

CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA

1. Continua in questo nostro incontro l’itinerario che stiamo svolgendo all’interno della Liturgia dei Vespri. Ora è di scena il Salmo 124, che fa parte di quell’intensa e suggestiva raccolta chiamata «Canti delle ascensioni», ideale libretto di preghiere per il pellegrinaggio a Sion in vista dell’incontro col Signore nel tempio (cfr Sal 119-133).

Quello che noi ora brevemente mediteremo è un testo sapienziale, che suscita la fiducia nel Signore e contiene una breve preghiera (cfr Sal 124,4). La prima frase proclama la stabilità di «chi confida nel Signore», paragonandola alla stabilità «rocciosa» e sicura del «monte Sion», la quale, evidentemente, è dovuta alla presenza di Dio, che è «roccia, fortezza, rupe, riposo, scudo, baluardo, potente salvezza», come afferma un altro Salmo (cfr Sal 17,3). Anche quando il credente si sente isolato e circondato da rischi e ostilità, la sua fede deve essere serena.

Anche il Profeta Isaia attesta di aver ascoltato dalla bocca di Dio queste parole destinate ai fedeli: «Ecco, io pongo una pietra in Sion, una pietra scelta, angolare, preziosa, saldamente fondata: chi crede non vacillerà» (28,16).

2. Ma, continua il Salmista, la fiducia del fedele ha un ulteriore appoggio: il Signore è quasi accampato in difesa del suo popolo, proprio come i monti circondano Gerusalemme rendendola una città fortificata da bastioni naturali (cfr Sal 124,2). In una profezia di Zaccaria, Dio dice di Gerusalemme: «Io stesso le farò da muro di fuoco all’intorno e sarò una gloria in mezzo ad essa» (2,9).

In questa atmosfera di radicale fiducia il Salmista rassicura «i giusti». La loro situazione può essere, di per sé, preoccupante a causa della prepotenza degli empi, che vogliono imporre il loro dominio. Ci sarebbe anche la tentazione, per i giusti, di farsi complici del male per evitare gravi inconvenienti, ma il Signore li protegge dall’oppressione: «Non lascerà pesare lo scettro degli empi sul possesso dei giusti» (Sal 124,3); nel contempo egli li preserva dalla tentazione di «stendere le mani a compiere il male» (ibidem).

Il Salmo quindi infonde nell’animo una profonda fiducia. Aiuta potentemente ad affrontare le situazioni difficili, quando alla crisi esterna dell’isolamento, dell’ironia, del disprezzo nei confronti dei credenti si associa la crisi interna fatta di scoraggiamento, di mediocrità, di stanchezza.

3. La finale del Salmo contiene una invocazione rivolta al Signore a favore dei «buoni» e dei «retti di cuore» (cfr v. 4) e un annuncio di sventura contro «quelli che vanno per sentieri tortuosi» (v. 5). Da un lato il Salmista chiede che il Signore si manifesti come un padre amoroso verso i giusti e i fedeli che tengono alta la fiaccola della rettitudine di vita e della buona coscienza. Dall’altro lato, ci si attende che Egli si riveli come giusto giudice nei confronti di coloro che hanno camminato sulla via tortuosa del male, il cui sbocco conclusivo è la morte.

Il Salmo è suggellato dal tradizionale saluto di shalom, di «pace su Israele», un saluto ritmato per assonanza su Jerushalajim, su Gerusalemme (cfr v. 2), la città simbolo di pace e di santità. È un saluto che diventa un augurio di speranza. Noi possiamo esplicitarlo attraverso le parole di san Paolo: «Su quanti seguiranno questa norma sia pace e misericordia, come su tutto l’Israele di Dio» (Gal 6,16).

4. Nel suo commento a questo Salmo sant’Agostino contrappone «quelli che vanno per sentieri tortuosi» a «coloro che sono retti di cuore e non si allontanano da Dio». Se i primi si troveranno ad essere accomunati «alla sorte dei malvagi», quale sarà la sorte dei «retti di cuore»? Nella speranza di essere egli stesso, insieme con i suoi ascoltatori, partecipe della sorte felice di questi ultimi, il Vescovo di Ippona si domanda: «Che cosa possederemo? Quale sarà la nostra eredità? Quale la nostra patria? Che nome reca?». Ed egli stesso risponde, indicandone il nome: «Pace. Con l’augurio di pace vi salutiamo; la pace vi annunciamo; la pace ricevono i monti, mentre sui colli si spande la giustizia (cfr Sal 71,3). Ora la nostra pace è Cristo: "Egli infatti è la nostra pace" (Ef 2,14)» (Esposizioni sui Salmi, IV, Nuova Biblioteca Agostiniana, XXVIII, Roma 1977, p. 105).

Sant’Agostino conclude con una esortazione, che è, allo stesso tempo, anche un augurio: «Siamo l’Israele di Dio e teniamoci stretti alla pace, perché Gerusalemme significa visione di pace e noi siamo Israele: quell’Israele sopra il quale è la pace» (ibidem, p. 107).

[00935-01.02[Testo originale: Italiano]

# SINTESI DELLA CATECHESI NELLE DIVERSE LINGUE

? Sintesi della catechesi in lingua francese

? Sintesi della catechesi in lingua inglese

? Sintesi della catechesi in lingua tedesca

? Sintesi della catechesi in lingua spagnola

? Sintesi della catechesi in lingua francese

Chers Frères et Sœurs,

Nous méditons le Psaume 124, qui fait partie des Psaumes des montées, ensemble de prières du pèlerinage à Sion, en vue de la rencontre avec le Seigneur dans le temple. Le psalmiste affirme que celui qui s’appuie sur le Seigneur est affermi. Quand le croyant se sent isolé et entouré par l’hostilité, sa foi doit demeurer sereine. La confiance du fidèle a un appui assuré: comme les montagnes entourent Jérusalem, le Seigneur entoure son peuple pour le défendre.

Ainsi, le psalmiste vient rassurer les justes. Leur situation peut être préoccupante à cause des impies qui veulent les soumettre. Ils peuvent être tentés de se faire complices du mal pour éviter de graves inconvénients. Mais le Seigneur les protège de l’oppression. La confiance aide puissamment à affronter les situations difficiles. Le psaume se termine par une invocation à Dieu, afin qu’il se manifeste comme un père aimant pour l’homme au cœur droit et comme un juste juge à l’égard de ceux qui vont sur le chemin tortueux du mal.

Je suis heureux d’accueillir les pèlerins francophones. Je salue en particulier l’Association Claire Amitié, accompagnée de Mgr Yves Patenôtre, ainsi que le groupe d’Arménie. Que votre pèlerinage à Rome soit une occasion privilégiée de découvrir la nécessité de mettre toute votre confiance dans le Seigneur.

[00936-03.02] [Texte original: Français]

? Sintesi della catechesi in lingua inglese

Dear Brothers and Sisters,

Psalm 124, one of the "gradual psalms" traditionally recited during the pilgrimage to Mount Sion, proclaims that all who put their trust in the Lord stand solid and unshakeable. As Jerusalem is protected from its enemies by the mountains that surround her, so the Lord’s faithful are defended from all danger by his presence. This psalm speaks to us today. As believers we may experience external difficulties and the inner burden of our own discouragement, mediocrity and fatigue, but the Lord, the just judge, gives us confidence and encouragement. With the Psalmist who contemplates the city of Jerusalem, the symbol of God’s peace, we trust in our loving Father who leads us to that peace promised in Christ to God’s faithful people.

Dear Brothers and Sisters,

I offer a warm welcome to all the English-speaking pilgrims and visitors present at today’s Audience. I greet with particular affection the group of priests from China. I also welcome the groups from Hong Kong, Ireland, The Philippines, Australia and the United States of America. Wishing you all a pleasant stay in Rome, I cordially invoke upon you the joy and peace of our Lord Jesus Christ.

[00937-02.01] [Original text: English]

? Sintesi della catechesi in lingua tedesca

Liebe Brüder und Schwestern!

Psalm 125, den wir zu Beginn dieser Audienz vernommen haben, führt uns in den anschaulichen Bildern der Berge und Felsen die schützende Treue Gottes vor Augen: Der gläubige Mensch kann stets auf Gottes Zusage bauen und weiß sich in seiner Liebe geborgen. In dieser Gewißheit wendet er sich an den Herrn mit der vertrauensvollen Bitte um das unschätzbare Geschenk des Friedens.

Auf ihrem Weg durch die Zeit teilen die Christen die Nöte und Ängste aller Menschen und sind denselben Bedrohungen ausgesetzt. Nicht selten werden wir auch wegen unserer Überzeugungen belächelt und stoßen auf das Unverständnis der Welt. Doch mit Paulus, Augustinus und vielen anderen Glaubenszeugen wissen wir, daß Christus unser Friede ist (vgl. Eph 2,14). Wer auf seinen Wegen geht, wird Gottes Güte erfahren und kann aus der Kraft des Glaubens auch anderen Geborgenheit und Zuversicht schenken.

Einen frohen Gruß richte ich an die Pilger aus den Ländern deutscher Sprache. Gott ist der Fels, der uns festen Halt schenkt, selbst wenn in unserer Welt oder im eigenen Leben manches ins Wanken gerät. Bleibt standhaft im Glauben und in der Liebe und bringt Eure Sorgen und Mühen vertrauensvoll vor den Herrn. Er begleitet Euch mit seinem Frieden. Euch allen wünsche ich eine gute und erholsame Ferienzeit!

[00938-05.01] [Originalsprache: Deutsch]

? Sintesi della catechesi in lingua spagnola

Comentamos hoy un Salmo de peregrinación que suscita la radical confianza en el Señor, comparándola con la estabilidad del monte Sión. La presencia de Dios que es "roca, fortaleza, escudo, baluarte", conforta a los justos y los exhorta a afrontar las situaciones difíciles, cuando a la prepotencia de los impíos, a los riesgos y hostilidades, al aislamiento, la ironía y el desprecio, se asocia la mediocridad, el desánimo y el cansancio.

El salmista ruega al Señor que se manifieste como un padre amoroso para con los "rectos de corazón" y los proteja de la opresión, revelándose como juez justo ante aquellos que caminan por las sendas tortuosas del mal. El tradicional saludo de shalom con que concluye, es un deseo de esperanza.

Saludo cordialmente a los peregrinos de España y Latinoamérica, especialmente a las Hijas de la Pasión, a los miembros de Schönsatt y Regnum Christi, así como a los fieles de Chile, México y Perú. Confiados en el Señor, desead la paz, anunciad la paz, construid la paz. Sois el pueblo del Señor y vuestra paz es Cristo.

[00939-04.01] [Texto original: Español]

# SALUTI PARTICOLARI NELLE DIVERSE LINGUE

? Saluto in lingua portoghese

? Saluto in lingua polacca

? Saluto in lingua italiana

Saluto in lingua portoghese

Amados irmãos e irmãs,

O clima de oração deste nosso encontro de hoje estimula-nos a viver serena e confiadamente, na certeza de que Cristo, "nossa paz", vive conosco e por nós. Saúdo com especial afeto aos peregrinos de língua portuguesa aqui presentes, de modo especial os que vieram de Portugal, bem como um grupo de jovens do Movimento de Schöenstatt e outro provindo de São Paulo do Brasil. Abraço a todos com particular simpatia e, ao renovar meu convite de nos encontrarmos em Colônia para a Jornada Mundial da Juventude, concedo de coração a minha Bênção Apostólica.

[00940-06.01] [Texto original: Português]

? Saluto in lingua polacca

Witam pielgrzymów polskich. Pozdrawiam was tu obecnych i waszych bliskich. Jutro jest wspomnienie swietego Jana Vianney’a, proboszcza z Ars. Za jego wstawiennictwem prosmy Boga o licznych i swietych kaplanów. Kosciól tak bardzo ich dzisiaj potrzebuje. Niech Bóg wam blogoslawi.

[Do il mio benvenuto ai pellegrini polacchi. Saluto voi qui presenti e tutti i vostri cari. Domani è la memoria di San Giovanni Maria Vianney, parroco di Ars. Per la sua intercessione chiediamo a Dio molti e santi sacerdoti. La Chiesa di oggi ne ha tanto bisogno. Dio vi benedica.]

[00941-09.01] [Testo originale: Polacco]

? Saluto in lingua italiana

Porgo ora un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare saluto i Figli di Santa Maria Immacolata, le Francescane Missionarie del Cuore Immacolato di Maria e le Suore Angeliche di San Paolo che prendono parte alle Assemblee Capitolari dei rispettivi Istituti. Saluto poi i fedeli di Campobasso, accompagnati dall’Arcivescovo Monsignor Armando Dini, e i Seminaristi dell’Arcidiocesi di Bari-Bitonto. Tutti invito a testimoniare il Vangelo con rinnovato slancio.

Mi rivolgo, infine, ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. La liturgia ricorda domani un sacerdote molto amato dai suoi contemporanei: San Giovanni Maria Vianney, il santo Curato d’Ars. Carissimi, il suo esempio sia a tutti di stimolo e di incoraggiamento a corrispondere generosamente alla grazia divina.
Sihaya.b16247
Sunday, August 07, 2005 1:05 PM
Angelus del 7 Agosto 2005
LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELL’ANGELUS

# PRIMA DELL’ANGELUS

# DOPO L’ANGELUS

Alle ore 12 di oggi il Santo Padre Benedetto XVI si affaccia al balcone del Cortile interno del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo e recita l’Angelus insieme ai fedeli e ai pellegrini presenti.

Queste le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana:

# PRIMA DELL’ANGELUS

Cari Fratelli e Sorelle!

Migliaia di giovani stanno per partire, o sono già in viaggio, verso Colonia per la XX Giornata Mondiale della Gioventù, che ha come tema "Siamo venuti per adorarlo" (Mt 2,2). Si può dire che tutta la Chiesa è spiritualmente mobilitata per vivere quest’evento straordinario, guardando ai Magi come a singolari modelli di ricercatori di Cristo, davanti al quale piegare le ginocchia in adorazione. Ma che significa "adorare"? Si tratta forse di un atteggiamento d’altri tempi, privo di senso per l’uomo contemporaneo? No! Una ben nota preghiera, che molti recitano al mattino e alla sera, inizia proprio con queste parole: "Ti adoro, mio Dio, ti amo con tutto il cuore…". All’alba e al tramonto il credente rinnova ogni giorno la sua "adorazione", cioè il suo riconoscimento della presenza di Dio, Creatore e Signore dell’universo. E' un riconoscimento colmo di gratitudine, che parte dal profondo del cuore e investe tutto l'essere, perché solo adorando e amando Dio sopra ogni cosa l'uomo può realizzare pienamente se stesso.

I Magi adorarono il Bambino di Betlemme, riconoscendo in Lui il Messia promesso, il Figlio unigenito del Padre, in cui, come afferma san Paolo, "abita corporalmente tutta la pienezza della divinità" (Col 2,9). Analoga esperienza, in un certo senso, è quella dei discepoli Pietro, Giacomo e Giovanni - lo ricorda la Festa della Trasfigurazione celebrata proprio ieri - ai quali Gesù sul monte Tabor rivelò la sua gloria divina, preannunciando la definitiva vittoria sulla morte. Con la Pasqua, poi, Cristo crocifisso e risorto manifesterà appieno la sua divinità, offrendo a tutti gli uomini il dono del suo amore redentore. I Santi sono coloro che hanno accolto questo dono e sono diventati veri adoratori del Dio vivente, amandolo senza riserve in ogni momento della loro vita. Con il prossimo incontro di Colonia, la Chiesa vuole riproporre a tutti i giovani del terzo millennio questa santità, vetta dell’amore.

Chi più di Maria ci può accompagnare in questo esigente itinerario di santità? Chi più di Lei ci può insegnare ad adorare Cristo? Sia Lei ad aiutare specialmente le nuove generazioni a riconoscere in Cristo il vero volto di Dio, ad adorarlo, amarlo e servirlo con totale dedizione.

[00950-01.01] [Testo originale: Italiano]

# DOPO L’ANGELUS

Prima di salutare i pellegrini presenti, desidero esprimere le mie condoglianze ai parenti delle vittime della sciagura aerea avvenuta ieri nel sud dell’Italia. Prego per le vittime e per i feriti, provenienti in massima parte da Bari e dintorni. Partecipo al lutto delle famiglie e dell’intera comunità ecclesiale e civile di quella città, che ho da poco visitato in occasione del Congresso Eucaristico Nazionale. Cristo, morto e risorto, infonda in tutti conforto e speranza.

Je suis heureux de vous saluer, chers pèlerins francophones. Je salue en particulier les jeunes, que je retrouverai à Cologne, priant pour que certains se laissent toucher par le Seigneur pour le suivre dans le sacerdoce ou la vie consacrée.

I offer a cordial greeting to the English-speaking pilgrims and visitors gathered for this Angelus prayer. With great affection I invoke upon you and your families an abundance of joy and peace in our Lord Jesus Christ.

Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua española que participáis en esta oración mariana. ¡Qué este tiempo veraniego sea un período propicio para orar y escuchar la Palabra de Dios!

Pozdrawiam obecnych tu Polaków. Przesylam moje pozdrowienie wszystkim pielgrzymom wedrujacym na Jasna Góre. Dziekuje za Wasze modlitwy w mojej intencji. Niech Pan wszystkim blogoslawi.

[Saluto i polacchi qui presenti. Rivolgo il mio saluto a tutti i pellegrini in marcia a Jasna Gora. Vi ringrazio per le vostre preghiere secondo le mie intenzioni. Il Signore benedica tutti.]

Einen ganz herzlichen Gruß richte ich an die Pilger und Besucher deutscher Sprache hier in Castel Gandolfo. Jesus Christus ist die Sonne unseres inneren Lebens. Angeschlossen an diese Kraftquelle können wir den Weg der Nachfolge, den uns das Evangelium aufzeigt, beschreiten. Euch allen wünsche ich eine frohe und erholsame Ferienzeit!

Infine, rivolgo il mio cordiale saluto ai pellegrini di lingua italiana, in particolare ai fedeli della parrocchia di San Gerardo Maiella in Nardò e a quelli provenienti da Samproniano e Petricci.

A tutti auguro una buona domenica.
Sihaya.b16247
Tuesday, August 09, 2005 9:04 PM
INDULGENZE CONCESSE IN OCCASIONE DELLA XX GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTÙ
DECRETO DELLA PENITENZIERIA APOSTOLICA CIRCA LE SPECIALI INDULGENZE CONCESSE IN OCCASIONE DELLA XX GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTÙ , 08.08.2005


DECRETO DELLA PENITENZIERIA APOSTOLICA CIRCA LE SPECIALI INDULGENZE CONCESSE IN OCCASIONE DELLA XX GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTÙ

# TESTO IN LINGUA LATINA

# TESTO IN LINGUA ITALIANA

Accogliendo le suppliche di numerosi Pastori, il Sommo Pontefice ha disposto speciali indulgenze in occasione della XX Giornata Mondiale della Gioventù. La Penitenzieria Apostolica ha provveduto mediante il presente Decreto:

# TESTO IN LINGUA LATINA

Plenaria conceditur christifidelibus Indulgentia, lucranda suetis sub condicionibus (sacramentali nempe Confessione, eucharistica Communione ac oratione ad mentem Summi Pontificis), animo quidem elongato ab affectu erga quodcumque peccatum, si quot ex sacris functionibus, decursu "XX Mundialis Iuventutis Diei" Coloniae celebrandis, necnon sollemni eiusdem conclusioni attente ac religiose interfuerint. Ceteris christifidelibus, ubicumque fuerint dum praedictus conventus peragetur, partialis conceditur Indulgentia, si corde saltem contrito, ferventibus precibus a Deo petierint ut iuvenes christiani in Fidei professione roborentur, in amore et reverentia erga proprios parentes firmentur, firmumque propositum eliciant instituendae sive familiae ab ipsis noviter formandae, sive iam formatae, sive denique propriae vitae pro cuique vocatione a Deo indicata, iuxta sanctas Evangelii et Matris Ecclesiae normas.

Praesenti pro hac vice valituro. Contrariis quibuscumque minime obstantibus.

Datum Romae, ex aedibus Paenitentiariae Apostolicae, die 2 mensis Augusti anni 2005, in pia "Portiunculae" memoria.

Iacobus Franciscus S.R.E. Card. STAFFORD
Paenitentiarius Maior

Ioannes Franciscus Girotti, O.F.M. Conv.
Regens

[00952-07.01] [Testo originale: Latino]

# TESTO IN LINGUA ITALIANA

Si concede l'Indulgenza plenaria alle solite condizioni (Confessione sacramentale, Comunione eucaristica e preghiera secondo l'intenzione del Sommo Pontefice), ai fedeli che, con animo distaccato da qualunque peccato, parteciperanno attentamente e devotamente a qualche funzione, durante la "XX Giornata Mondiale della Gioventù" a Colonia e alla sua solenne conclusione. Agli altri fedeli, dovunque si trovino durante il predetto incontro, si concede l'Indulgenza parziale, se, almeno con animo contrito, chiederanno a Dio, con ferventi preghiere, che i giovani cristiani si rafforzino nella professione della Fede, si confermino nell'amore e nel rispetto verso i propri genitori, e si impegnino fermamente a modellare secondo le sante norme del Vangelo e della Madre Chiesa la nuova famiglia che essi stessi formeranno o hanno già formata, oppure la propria vita secondo la vocazione che Dio ha indicata ad ognuno.

Il presente Decreto ha validità in questa ricorrenza. Nonostante qualunque disposizione contraria.

Dato a Roma, dalla sede della Penitenzieria Apostolica, il 2 Agosto 2005, nella pia memoria della "Porziuncola".

James Francis Card. di S.R.C. STAFFORD
Penitenziere Maggiore

Gianfranco Girotti, O.F.M. Conv.
Reggente
Sihaya.b16247
Wednesday, August 10, 2005 2:09 PM
L’UDIENZA GENERALE , 10.08.2005
L’UDIENZA GENERALE , 10.08.2005


L’UDIENZA GENERALE

# CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA

# SINTESI DELLA CATECHESI NELLE DIVERSE LINGUE

# SALUTI PARTICOLARI NELLE DIVERSE LINGUE

L’Udienza Generale di questa mattina si svolge alle ore 10.30 nell’Aula Paolo VI dove il Santo Padre - proveniente in elicottero dalla residenza estiva di Castel Gandolfo - incontra gruppi di pellegrini e fedeli giunti dall’Italia e da ogni parte del mondo.

Nel discorso in lingua italiana, continuando il ciclo di catechesi sui Salmi e i Cantici, Benedetto XVI commenta il Salmo 130 - Confidare in Dio come il bimbo nella madre - Vespri del Martedì della 3a Settimana (Lettura: Sal 130,1-3).

Dopo aver riassunto la Sua catechesi in diverse lingue, il Papa rivolge particolari espressioni di saluto ai gruppi di fedeli presenti.

Al termine dell’Udienza Generale, che si conclude con la recita del Pater Noster e la Benedizione Apostolica impartita insieme ai Vescovi presenti, Benedetto XVI rientra in elicottero al Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo.

# CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA

1. Abbiamo ascoltato solo poche parole, una trentina nell’originale ebraico del Salmo 130. Eppure sono parole intense, che svolgono un tema caro a tutta la letteratura religiosa: l’infanzia spirituale. Il pensiero corre subito in modo spontaneo a santa Teresa di Lisieux, alla sua «piccola via», al suo «restare piccola» per «essere tra le braccia di Gesù» (cfr Manoscritto «C», 2r°-3v°: Opere complete, Città del Vaticano 1997, pp. 235-236).

Al centro del Salmo, infatti, si staglia l’immagine di una madre col bambino, segno dell’amore tenero e materno di Dio, come si era già espresso il profeta Osea: «Quando Israele era giovinetto, io l’ho amato… Io li traevo con legami di bontà, con vincoli d’amore; ero per loro come chi solleva un bimbo alla sua guancia; mi chinavo su di lui per dargli da mangiare» (Os 11,1.4).

2. Il Salmo si apre con la descrizione dell’atteggiamento antitetico rispetto a quello dell’infanzia, la quale è consapevole della propria fragilità, ma fiduciosa nell’aiuto degli altri. Di scena, nel Salmo, sono invece l’orgoglio del cuore, la superbia dello sguardo, le «cose grandi e superiori» (cfr Sal 130,1). È la rappresentazione della persona superba, che viene tratteggiata mediante vocaboli ebraici indicanti «altezzosità» ed «esaltazione», l’atteggiamento arrogante di chi guarda gli altri con senso di superiorità, ritenendoli inferiori a se stesso.

La grande tentazione del superbo, che vuol essere come Dio, arbitro del bene e del male (cfr Gn 3,5), è decisamente respinta dall’orante, il quale opta per la fiducia umile e spontanea nell’unico Signore.

3. Si passa, così, all’immagine indimenticabile del bambino e della madre. Il testo originario ebraico non parla di un neonato, bensì di un «bimbo svezzato» (Sal 130,2). Ora, è noto che nell’antico Vicino Oriente lo svezzamento ufficiale era collocato attorno ai tre anni e celebrato con una festa (cfr Gn 21,8; 1Sam 1,20-23; 2 Mac 7,27).

Il bambino, a cui il Salmista rimanda, è legato alla madre da un rapporto ormai più personale e intimo, non quindi dal mero contatto fisico e dalla necessità di cibo. Si tratta di un legame più cosciente, anche se sempre immediato e spontaneo. È questa la parabola ideale della vera «infanzia» dello spirito, che si abbandona a Dio non in modo cieco e automatico, ma sereno e responsabile.

4. A questo punto la professione di fiducia dell’orante si allarga a tutta la comunità: «Speri Israele nel Signore, ora e sempre» (Sal 130,3). La speranza sboccia ora in tutto il popolo, che riceve da Dio sicurezza, vita e pace, e si estende dal presente al futuro, «ora e sempre».

È facile continuare la preghiera facendo echeggiare altre voci del Salterio, ispirate alla stessa fiducia in Dio: «Al mio nascere tu mi hai raccolto, dal grembo di mia madre sei tu il mio Dio» (Sal 21,11). «Mio padre e mia madre mi hanno abbandonato, ma il Signore mi ha raccolto» (Sal 26, 10). «Sei tu, Signore, la mia speranza, la mia fiducia fin dalla mia giovinezza. Su di te mi appoggiai fin dal grembo materno, dal seno di mia madre tu sei il mio sostegno» (Sal 70,5-6).

5. All’umile fiducia, come si è visto, si oppone la superbia. Uno scrittore cristiano del quarto-quinto secolo, Giovanni Cassiano, ammonisce i fedeli sulla gravità di questo vizio, che «distrugge tutte le virtù nel loro insieme e non prende di mira solamente i mediocri e i deboli, ma principalmente quelli che si sono posti al vertice con l’uso delle loro forze». Egli continua: «È questo il motivo per cui il beato Davide custodisce con tanta circospezione il suo cuore fino a osare di proclamare davanti a Colui al quale non sfuggivano certamente i segreti della sua coscienza: "Signore, non si inorgoglisce il mio cuore e non si leva con superbia il mio sguardo; non vado in cerca di cose grandi, superiori alle mie forze"… E tuttavia, ben conoscendo quanto sia difficile anche per i perfetti una tale custodia, egli non presume di appoggiarsi unicamente alle sue capacità, ma supplica con preghiere il Signore di aiutarlo per riuscire a evitare i dardi del nemico e a non restarne ferito: "Non mi raggiunga il piede orgoglioso" (Sal 35,12)» (Le istituzioni cenobitiche, XII,6, Abbazia di Praglia, Bresseo di Teolo - Padova 1989, p. 289).

Analogamente un anziano anonimo dei Padri del deserto ci ha tramandato questa dichiarazione, che riecheggia il Salmo 130: «Io non ho mai oltrepassato il mio rango per camminare più in alto, né mi sono mai turbato in caso di umiliazione, perché ogni mio pensiero era in questo: nel pregare il Signore che mi spogliasse dell’uomo vecchio» (I Padri del deserto. Detti, Roma 1980, p. 287).

[00953-01.01] [Testo originale: Italiano]

# SINTESI DELLA CATECHESI NELLE DIVERSE LINGUE

? Sintesi della catechesi in lingua francese

? Sintesi della catechesi in lingua inglese

? Sintesi della catechesi in lingua tedesca

? Sintesi della catechesi in lingua spagnola

? Sintesi della catechesi in lingua francese

Chers Frères et Sœurs,

Le Psaume 130 développe un thème cher à la littérature religieuse: l’enfance spirituelle. Cela nous fait penser spontanément à sainte Thérèse de Lisieux et à sa «petite voie», à son désir de «demeurer petite» pour «être entre les bras de Jésus». Ce Psaume s’ouvre par la description d’un comportement contraire à celui de l’enfant, qui, lui, est conscient de sa fragilité mais qui est aussi confiant en l’aide d’autrui. La grande tentation de l’orgueilleux, qui veut être comme Dieu arbitre du bien et du mal, est fortement repoussée par le psalmiste, qui opte pour la confiance humble et spontanée envers l’unique Seigneur. Tout naturellement est alors évoquée l’image de l’enfant et de sa mère, parabole du véritable «esprit d’enfance» de celui qui s’abandonne à Dieu, non pas de manière aveugle et automatique, mais de manière sereine et responsable. Alors, la profession de foi du croyant peut s’élargir à toute la communauté : «Attends le Seigneur, Israël, maintenant et à jamais». L’espérance naît maintenant dans tout le peuple, qui reçoit de Dieu sécurité, vie et paix, et elle se prolonge du présent vers l’avenir, «maintenant et à jamais».

Je suis heureux d’accueillir les pèlerins francophones présents ce matin. Que le Christ, qui appelle tous ses disciples à grandir dans la sainteté, vous donne de répondre généreusement à ses appels! À tous, j’accorde bien volontiers la Bénédiction apostolique.

[00954-03.01] [Texte original: Français]

? Sintesi della catechesi in lingua inglese

Dear Brothers and Sisters,

Psalm 130 presents the familiar theme of spiritual childhood. At its centre we find the image of a young child peacefully resting in its mother’s arms. This scene is in marked contrast to the arrogant attitude depicted at the beginning of the Psalm; an attitude the believer rejects in favour of humble trust in the Lord. Far from being blind or automatic, such abandonment is a conscious, serene and mature entrustment of self to God.
Just as the conclusion of the Psalm invites all Israel to hope in the Lord, we too place our hope in the one who gathers us to himself and offers us certainty, peace and life. But heeding the words of John Cassian, a Christian writer who lived at the turn of the fifth century, we must guard against conceit which destroys all virtues and afflicts most especially the powerful.
Let us make the Psalmist’s words our own and turn to the Lord not with pride but in silence and peace.

I extend a warm welcome to the English-speaking pilgrims here today, including groups from Japan, South Korea, Jamaica, and the United States of America. I thank you for the affection with which you have greeted me. May you have a happy stay in Rome. Upon all of you, I invoke the peace and joy of Jesus Christ our Lord!

[00955-02.01] [Original text: English]

? Sintesi della catechesi in lingua tedesca

Liebe Brüder und Schwestern!

Am Beginn der heutigen Audienz steht Psalm 131. Dieses Lied vermittelt uns in nur drei Versen einprägsam, welche innere Haltung wir Menschen vor Gott einnehmen sollen: „Wie ein kleines Kind bei der Mutter" (Ps 131, 2), so ruhig kann unsere Seele bei Gott werden; denn er hebt uns an seine Wange, er neigt sich herab und gibt uns Speise (vgl. Hos 11, 4). Der Psalmist selbst lebt als Kind Gottes. Darum kann er auch am Ende seines Gebets ganz Israel dazu einladen, in allen Umständen auf den Herrn zu hoffen.
Seit Beginn des Menschengeschlechts besteht die Versuchung gegen die Gotteskindschaft in der Selbstüberschätzung. Der stolze Mensch glaubt, nicht auf Gott angewiesen zu sein. Oft müht er sich vergeblich ab, um allein mit den eigenen Kräften ans Ziel zu gelangen. Das kindliche Gottvertrauen setzt hingegen eine entschiedene Absage an den Hochmut voraus. Nur so kann unsere Seele Ruhe bei Gott finden.

Ganz herzlich begrüße ich die Pilger aus den deutschsprachigen Ländern. Niemand ist zu groß, um ein Kind Gottes zu sein. Sucht Euren Frieden und Euer Glück nicht zuerst in der eigenen Leistung, sondern in Gottes barmherziger Liebe. In Vorfreude auf den Weltjugendtag gehen meine Gedanken nun schon nach Köln. Begleitet auch Ihr diese große Begegnung mit Eurem Gebet. Heute wünsche ich Euch einen gesegneten Aufenthalt in Rom und erholsame Ferien!

[00956-05.01] [Originalsprache: Deutsch]

? Sintesi della catechesi in lingua spagnola

Queridos hermanos y hermanas:

El Salmo que hoy meditamos describe en pocas palabras lo que se ha llamado "la infancia espiritual", una actitud religiosa fundamental que impregna toda oración. Rechazando la altivez, la arrogancia o la pretensión de superioridad, el creyente reconoce la supremacía absoluta de Dios y, como destacaba santa Teresa de Lisieux, prefiere confiar humildemente en él, como un niño se refugia en los brazos su madre.
Con esta confianza, como concluye el salmista, se puede proclamar una firme esperanza para toda la comunidad, que ahora y siempre encontrará en Dios la dulzura de su misericordia, fuente de vida serena y de convivencia en la paz.

Saludo a los peregrinos de lengua española, en particular a los seminaristas de Guadalajara y al grupo del Movimiento de Vida Cristiana, así como a los grupos de las parroquias de España y a los venidos de México, Chile, Argentina y otros Países de Latinoamérica. Invito a todos a ser, a ejemplo de Jesús, mansos y humildes de corazón.
Muchas gracias por vuestra atención.

[00957-04.01] [Texto original: Español]

# SALUTI PARTICOLARI NELLE DIVERSE LINGUE

? Saluto in lingua portoghese

? Saluto in lingua polacca

? Saluto in lingua lituana

? Saluto in lingua ungherese

? Saluto in lingua slovacca

? Saluto in lingua italiana

? Saluto in lingua portoghese

Amados irmãos e irmãs:
A simplicidade do Salmo recém lido tem o encanto de apresentar-nos uma das virtudes mais fundamentais do cristão: a confiança em Deus, o abandono em suas mãos, a paz que se experimenta quando Deus é tudo, e tudo dirige na vida de cada um. Seja este um auspício para os peregrinos de língua portuguesa aqui presentes, de modo especial para os visitantes do Brasil e de Portugal. Deixem-se amparar pelo calor do regaço da sempre Virgem Maria, na perspectiva da festividade da Sua Assunção aos Céus, e que Deus abençoe a vós e as vossas famílias.

[00958-06.01] [Texto original: Português]

? Saluto in lingua polacca

Pozdrawiam Polaków obecnych na tej audiencji. Zycze, aby pobyt w Rzymie umacnial wasza wiare, nadzieje i milosc. Zawiezcie moje blogoslawienstwo do swoich rodzin. Niech bedzie pochwalony Jezus Chrystus!

[Saluto i polacchi presenti in quest’udienza. Auguro che il soggiorno a Roma fortifichi la vostra fede, la speranza e l’amore. Portate la mia benedizione alle vostre famiglie. Sia lodato Gesù Cristo!]

[00959-09.01] [Testo originale: Polacco]

? Saluto in lingua lituana

Iš širdies sveikinu maldininkus iš Lietuvos!
Apsilankymas šventose vietose tesustiprina jus tikejime ir meileje, kad galetumete žodžiais ir darbais liudyti Kristu.
Lydedamas savo malda, mielai teikiu Apaštalini Palaiminima!

[Saluto di cuore i pellegrini provenienti dalla Lituania!
La vostra visita ai luoghi sacri vi rafforzi nella fede e nell’amore perché possiate testimoniare Cristo con le parole e con le opere.
Accompagno questi auspici con la mia preghiera e vi imparto volentieri la Benedizione Apostolica!]

[00960-AA.01] [Testo originale: Lituano]

? Saluto in lingua ungherese

Szeretettel köszöntöm a magyar híveket!
Hétfon ünnepli az Egyház a Boldogságos Szuz Mária Mennybe vételét. Újítsátok meg lélekben a nemzet Szent Istváni felajánlását Máriának.
Erre adom apostoli áldásomat.

[Rivolgo un cordiale saluto ai fedeli ungheresi.
Lunedì la Chiesa celebrerà l’Assunzione della Beata Vergine Maria. Sulle orme di Santo Stefano rinnovate l’affidamento della Nazione a Maria.
Per questo imparto la mia Benedizione Apostolica.]

[00961-AA.01] [Testo originale: Ungherese]

? Saluto in lingua slovacca

Zo srdca vítam skupinu skautov zo Slovenska.
Milí skauti, je cas prázdnin. Využite ich na obnovu síl tela aj ducha. Rád žehnám vás i vaše rodiny vo vlasti.
Pochválený bud Ježiš Kristus!

[Di cuore do il benvenuto al gruppo scout proveniente dalla Slovacchia.
Carissimi scout, è il tempo delle ferie. Sfruttate questo periodo per ritemprare le forze del corpo e dello spirito. Volentieri benedico voi e le vostre famiglie in Patria.
Sia lodato Gesù Cristo!]

[00962-AA.01] [Testo originale: Slovacco]

? Saluto in lingua italiana

Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare saluto i fedeli della parrocchia di San Vigilio in Pove del Grappa e quelli della parrocchia di Santo Stefano in Monte San Giusto.

Il mio pensiero si rivolge ora ai giovani, ai malati ed agli sposi novelli. Celebriamo oggi la memoria di San Lorenzo, martire, luminoso modello di cristiano, che ha saputo vivere con coraggio ed eroismo evangelico la sua totale adesione al divino Maestro. Carissimi, imitate il suo esempio e, come lui, siate sempre pronti a rispondere fedelmente alla chiamata del Signore.
Sihaya.b16247
Sunday, August 14, 2005 1:32 PM
RECITA DELL’ANGELUS , 14.08.2005
LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELL’ANGELUS , 14.08.2005


LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELL’ANGELUS

# PRIMA DELL’ANGELUS

# DOPO L’ANGELUS

Alle ore 12 di oggi il Santo Padre Benedetto XVI si affaccia al balcone del Cortile interno del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo e recita l’Angelus insieme ai fedeli e ai pellegrini presenti.
Queste le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana:

# PRIMA DELL’ANGELUS

Cari fratelli e sorelle!

In questa XX Domenica del Tempo ordinario, la liturgia ci presenta un singolare esempio di fede: una donna cananea, che chiede a Gesù di guarire sua figlia "crudelmente tormentata da un demonio". Il Signore resiste alle sue insistenti invocazioni e pare non cedere nemmeno quando gli stessi discepoli intercedono per lei, come riferisce l’evangelista Matteo. Alla fine, però, davanti alla perseveranza e all’umiltà di questa sconosciuta Gesù acconsente: "Donna, davvero grande è la tua fede! Ti sia fatto come desideri" (cfr Mt 15, 21-28).

"Donna, grande è la tua fede!". Quest’umile donna viene additata da Gesù come esempio di indomita fede. La sua insistenza nell’invocare l’intervento di Cristo è per noi incoraggiamento a non perderci mai d’animo, a non disperare nemmeno in mezzo alle più dure prove della vita. Il Signore non chiude gli occhi dinanzi alle necessità dei suoi figli e, se talora sembra insensibile alle loro richieste, è solo per metterne alla prova e temprarne la fede. Questa è la testimonianza dei santi, questa è specialmente la testimonianza dei martiri, associati in modo più stretto al sacrificio redentore di Cristo. Nei giorni scorsi ne abbiamo commemorati diversi: i Pontefici Ponziano e Sisto II, il sacerdote Ippolito, il diacono Lorenzo con i compagni uccisi a Roma agli albori del cristianesimo. Abbiamo ricordato, inoltre, una martire del nostro tempo, santa Teresa Benedetta della Croce, Edith Stein, compatrona d’Europa, morta in campo di concentramento; e proprio oggi la liturgia ci presenta un martire della carità, che suggellò la sua testimonianza di amore a Cristo nel bunker della fame di Auschwitz: san Massimiliano Maria Kolbe, immolatosi volontariamente al posto di un padre di famiglia.

Invito ogni battezzato e, in modo speciale, i giovani che prendono parte alla Giornata Mondiale della Gioventù, a guardare a questi fulgidi esempi di eroismo evangelico. Invoco su tutti la loro protezione ed in particolare quella di santa Teresa Benedetta della Croce, che trascorse alcuni anni della sua vita proprio nel Carmelo di Colonia. Su ciascuno vegli con amore materno Maria, la Regina dei martiri, che domani contempleremo nella sua gloriosa assunzione al cielo.

[00965-01.01] [Testo originale: Italiano]

# DOPO L’ANGELUS

Je vous salue cordialement, chers pèlerins francophones. Que ce temps de vacances vous aide à vous tourner vers le Seigneur, pour faire grandir votre foi ! Je vous invite à prier pour les jeunes qui sont en marche vers Cologne pour la Journée mondiale de la jeunesse.

I greet all the English-speaking visitors present today. I hope that your visit to Castel Gandolfo and Rome will be a source of physical and spiritual renewal so that you return home strengthened in faith and Christian love. I invite you to join me during these days in praying for the success of the coming World Youth Day in Cologne, Germany. May the Lord bless you and your families!

Saludo a los peregrinos de lengua española, particularmente a los jóvenes que están de camino hacia Colonia, para participar en la Jornada Mundial de la Juventud. Que al igual que la mujer cananea, de la cual habla el Evangelio de hoy, vuestra fe os lleve al encuentro personal con Jesucristo. ¡Que Dios os bendiga!

Saúdo os peregrinos de língua portuguesa, a quem agradeço a presença e a união na oração do "Angelus". À Virgem Maria confio vossas vidas e famílias, para todos implorando o precioso dom do amor e da unidade sobre a rocha de Pedro.

Pozdrawiam obecnych tu Polaków. Jutro przypada uroczystosc Wniebowziecia Najswietszej Maryi Panny. Jej opiece zawierzam wszystkich, a szczególnie mlodziez, która gromadzi sie w Kolonii. Niech Bóg wam blogoslawi.

[Saluto tutti i Polacchi. Domani si celebra la solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria. Affido alla sua protezione tutti, e in particolare i giovani che si radunano a Colonia. Dio vi benedica!]

Herzlich grüße ich die deutschsprachigen Pilger und Besucher hier in Castel Gandolfo. Christus will uns in allen Situationen unseres Lebens begegnen. Er stärke unseren Glauben und gebe uns Kraft zum Zeugnis für die Erlösung. Der Herr begleite Euch mit seinem Segen!

Un caro saluto rivolgo ai castellani e ai pellegrini venuti quest’oggi a farmi visita. In modo particolare saluto il gruppo di famiglie e giovani della parrocchia Santa Maria Assunta in San Francesco di Andria e i fedeli della comunità parrocchiale della Natività della Beata Vergine Maria in Castelnuovo Bocca d’Adda. Saluti inoltre i giovani della Pontificia Accademia dell’Immacolata.
A tutti auguro una buona domenica.
Sihaya.b16247
Tuesday, August 16, 2005 5:27 PM
RECITA DELL’ANGELUS , 15.08.2005
LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELL’ANGELUS , 15.08.2005


LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELL’ANGELUS

# PRIMA DELL’ANGELUS

# DOPO L’ANGELUS

Alle ore 12 di oggi, Solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria, il Santo Padre Benedetto XVI recita l’Angelus insieme ai fedeli e ai pellegrini presenti nel Cortile interno del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo.

Queste le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana:

# PRIMA DELL’ANGELUS

Cari fratelli e sorelle!

Nell’odierna solennità dell’Assunta contempliamo il mistero del passaggio di Maria da questo mondo al Paradiso: celebriamo, potremmo dire, la sua "pasqua". Come Cristo risuscitò dai morti con il suo corpo glorioso e ascese al Cielo, così la Vergine Santa, a Lui pienamente associata, è stata assunta nella gloria celeste con l’intera sua persona. Anche in questo, la Madre ha seguito più da vicino il suo Figlio e ha preceduto tutti noi. Accanto a Gesù, nuovo Adamo, che è "la primizia" dei risorti (cfr 1 Cor 15,20.23) la Madonna, nuova Eva, appare come "primizia e immagine della Chiesa" (Prefazio), "segno di sicura speranza" per tutti i cristiani nel pellegrinaggio terreno (cfr Lumen gentium, 68).

La festa dell’Assunta, tanto cara alla tradizione popolare, costituisce per tutti i credenti un’utile occasione per meditare sul senso vero e sul valore dell’esistenza umana nella prospettiva dell’eternità. Cari fratelli e sorelle, è il Cielo la nostra definitiva dimora. Da lì Maria ci incoraggia con il suo esempio ad accogliere la volontà di Dio, a non lasciarci sedurre dai fallaci richiami di tutto ciò che è effimero e passeggero, a non cedere alle tentazioni dell’egoismo e del male che spengono nel cuore la gioia della vita.

Invoco l’aiuto di Maria Assunta in Cielo specialmente per i giovani partecipanti alla Giornata Mondiale della Gioventù che, trasferendosi da altre Diocesi tedesche dove sono stati ospiti per alcuni giorni, oppure provenendo direttamente dai loro Paesi, si incontrano da quest’oggi a Colonia. A Dio piacendo, mi unirò a loro anch’io, giovedì prossimo, per vivere insieme i vari momenti di tale straordinario evento ecclesiale. Culmine della Giornata Mondiale della Gioventù sarà la solenne Veglia di sabato sera e la Celebrazione eucaristica di domenica 21 agosto. La Vergine Santa ottenga a tutti coloro che vi prenderanno parte di seguire l’esempio dei Magi per incontrare Cristo presente soprattutto nell’Eucaristia e ripartire poi per le loro città e nazioni di origine con il vivo proposito di testimoniare la novità e la gioia del Vangelo.

[00967-01.02] [Testo originale: Italiano]

# DOPO L’ANGELUS

Desidero esprimere la mia spirituale vicinanza alla cara popolazione di Cipro, particolarmente provata dall’incidente aereo che ha provocato la morte di 121 persone. Mentre affido al Signore le vittime del disastro, fra le quali 48 bambini di ritorno dalle vacanze nell’Isola, assicuro il mio particolare ricordo nella preghiera per i defunti, per i loro familiari e per quanti sono nel dolore a causa di questa tragedia.

Chers pèlerins francophones, je vous adresse mon salut cordial. Je vous confie, vous et vos familles, ainsi que les jeunes qui sont en route vers Cologne, à Notre-Dame, que nous honorons en ce jour. Puissent les jeunes d’aujourd’hui se mettre à l’école de la Vierge Marie, pour dire comme elle au Seigneur: «Que ta volonté soit faite !».

I greet all the English-speaking visitors present today. I hope that your visit to Castel Gandolfo and Rome will be a source of physical and spiritual renewal so that you return home strengthened in faith and Christian love. I invite you to join me during these days in praying for the success of the coming World Youth Day in Cologne, Germany. May the Lord bless you and your families!

Saludo a los peregrinos de lengua española llegados a Castelgandolfo para el rezo del Ángelus, particularmente a los miembros de la Obra de la Iglesia. También a cuantos se unen a través de la radio y la televisión. Que esta solemnidad de la Asunción de la Virgen María, ilumine vuestra fe y esperanza. ¡Feliz día de fiesta!

A minha saudação aos peregrinos de língua portuguesa, cujos passos confio a Nossa Senhora da Assunção. Ela precedeu-nos a caminho do Céu, tornando-Se farol seguro para todo o coração inquieto à procura de Deus. Obrigado pela vossa visita.

Pozdrawiam wszystkich Polaków. W dniu Wniebowziecia jednocze sie w duchu z pielgrzymami na Jasnej Górze, w Kalwarii i wielu innych sanktuariach. Niech Maryja wyprasza wam obfite laski. Szczesc Boze!

[Saluto tutti i polacchi. Nel giorno dell’Assunzione mi unisco spiritualmente ai pellegrini raccolti a Jasna Gora, a Kalwaria e in tanti altri santuari. Maria ottenga per loro abbondanti grazie. Dio vi benedica!]

Von Herzen grüße ich die Pilger aus den Ländern deutscher Sprache. Mit großer innerer Freude feiern wir heute das Hochfest der Aufnahme Mariens in den Himmel. Bitten wir die Gottesmutter um ihre Fürsprache für ein gutes Gelingen des 20. Weltjugendtags in Köln. Euch allen wünsche ich einen gesegneten und frohen Fest.

Rivolgo ora un saluto a tutti i pellegrini di lingua italiana. In particolare saluto i giovani delle comunità neocatecumenali appartenenti a diverse parrocchie delle Diocesi di Piazza Armerina, Oppido–Palmi, Mileto e Locri, che con questa visita hanno voluto confermare la loro fedeltà al Successore di Pietro prima di recarsi a Colonia per la Giornata Mondiale della Gioventù.
Sihaya.b16247
Wednesday, August 17, 2005 11:11 AM
L’UDIENZA GENERALE , 17.08.2005
L’UDIENZA GENERALE , 17.08.2005


L’UDIENZA GENERALE

# CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA

# SALUTI PARTICOLARI NELLE DIVERSE LINGUE

Alle ore 10.30 di oggi, il Santo Padre Benedetto XVI incontra i fedeli ed i pellegrini convenuti nel cortile interno del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo per la consueta Udienza generale del mercoledì.

Nel discorso in lingua italiana, continuando il ciclo di catechesi sui Salmi e i Cantici, il Papa commenta il Salmo 125 - Dio nostra gioia e nostra speranza - Vespri del Mercoledì della 3a settimana (Lettura: Sal 125,1-5).

Quindi, Benedetto XVI rivolge particolari espressioni di saluto ai gruppi di fedeli presenti.

L’Udienza Generale si conclude con il canto del Pater Noster e la Benedizione Apostolica impartita insieme ai Vescovi presenti.

# CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA

1. Ascoltando le parole del Salmo 125 si ha l’impressione di vedere scorrere davanti agli occhi l’evento cantato nella seconda parte del Libro di Isaia: il «nuovo esodo». È il ritorno di Israele dall’esilio babilonese alla terra dei padri in seguito all’editto del re persiano Ciro nel 538 a.C. Allora si ripeté l’esperienza gioiosa del primo esodo, quando il popolo ebraico fu liberato dalla schiavitù egiziana.

Questo Salmo acquistava particolare significato quando veniva cantato nei giorni in cui Israele si sentiva minacciato e impaurito, perché sottomesso di nuovo alla prova. Il Salmo comprende effettivamente una preghiera per il ritorno dei prigionieri del momento (cfr v. 4). Esso diventava, così, una preghiera del popolo di Dio nel suo itinerario storico, irto di pericoli e di prove, ma sempre aperto alla fiducia in Dio Salvatore e Liberatore, sostegno dei deboli e degli oppressi.

2. Il Salmo introduce in un’atmosfera di esultanza: si sorride, si fa festa per la libertà ottenuta, affiorano sulle labbra canti di gioia (cfr vv. 1-2).

La reazione di fronte alla libertà ridonata è duplice. Da un lato, le nazioni pagane riconoscono la grandezza del Dio di Israele: «Il Signore ha fatto grandi cose per loro» (v. 2). La salvezza del popolo eletto diventa una prova limpida dell’esistenza efficace e potente di Dio, presente e attivo nella storia. D’altro lato, è il popolo di Dio a professare la sua fede nel Signore che salva: «Grandi cose ha fatto il Signore per noi» (v. 3).

3. Il pensiero corre poi al passato, rivissuto con un fremito di paura e di amarezza. Vorremmo fissare l’attenzione sull’immagine agricola usata dal Salmista: «Chi semina nelle lacrime mieterà con giubilo» (v. 5). Sotto il peso del lavoro, a volte il viso si riga di lacrime: si sta compiendo una semina faticosa, forse votata all’inutilità e all’insuccesso. Ma quando giunge la mietitura abbondante e gioiosa, si scopre che quel dolore è stato fecondo.

In questo versetto del Salmo è condensata la grande lezione sul mistero di fecondità e di vita che può contenere la sofferenza. Proprio come aveva detto Gesù alle soglie della sua passione e morte: «Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto» (Gv 12,24).

4. L’orizzonte del Salmo si apre così alla festosa mietitura, simbolo della gioia generata dalla libertà, dalla pace e dalla prosperità, che sono frutto della benedizione divina. Questa preghiera è, allora, un canto di speranza, cui ricorrere quando si è immersi nel tempo della prova, della paura, della minaccia esterna e dell’oppressione interiore.

Ma può diventare anche un appello più generale a vivere i propri giorni e a compiere le proprie scelte in un clima di fedeltà. La perseveranza nel bene, anche se incompresa e contrastata, alla fine giunge sempre ad un approdo di luce, di fecondità, di pace.

È ciò che san Paolo ricordava ai Galati: «Chi semina nello Spirito, dallo Spirito raccoglierà vita eterna. E non stanchiamoci di fare il bene; se infatti non desistiamo, a suo tempo mieteremo» (Gal 6,8-9).

5. Concludiamo con una riflessione di san Beda il Venerabile (672/3-735) sul Salmo 125 a commento delle parole con cui Gesù annunziava ai suoi discepoli la tristezza che li attendeva e insieme la gioia che sarebbe scaturita dalla loro afflizione (cfr Gv 16,20).

Beda ricorda che «piangevano e si lamentavano quelli che amavano Cristo quando lo videro preso dai nemici, legato, portato in giudizio, condannato, flagellato, deriso, da ultimo crocifisso, colpito dalla lancia e sepolto. Gioivano invece quelli che amavano il mondo…, quando condannavano a morte turpissima colui che era per loro molesto anche solo a vederlo. Si rattristarono i discepoli della morte del Signore, ma, conosciuta la sua risurrezione, la loro tristezza si mutò in gioia; visto poi il prodigio dell’ascensione, con gioia ancora maggiore lodavano e benedicevano il Signore, come testimonia l’evangelista Luca (cfr Lc 24,53). Ma queste parole del Signore si adattano a tutti i fedeli che, attraverso le lacrime e le afflizioni del mondo, cercano di arrivare alle gioie eterne, e che a ragione ora piangono e sono tristi, perché non possono vedere ancora colui che amano, e perché, fino a quando stanno nel corpo, sanno di essere lontani dalla patria e dal regno, anche se sono certi di giungere attraverso le fatiche e le lotte al premio. La loro tristezza si muterà in gioia quando, terminata la lotta di questa vita, riceveranno la ricompensa della vita eterna, secondo quanto dice il Salmo: "Chi semina nelle lacrime, mieterà nella gioia"» (Omelie sul Vangelo, 2,13: Collana di Testi Patristici, XC, Roma 1990, pp. 379-380).

[00969-01.02] [Testo originale: Italiano]

# SALUTI PARTICOLARI NELLE DIVERSE LINGUE

Je salue cordialement les pèlerins de langue française. À la veille de mon départ pour la Journée mondiale de la Jeunesse à Cologne, je souhaite à chacun de vous d’être, à la suite des Mages, d’authentiques adorateurs de Dieu, en lui reconnaissant la première place dans votre existence et en étant des témoins ardents de son amour pour tous les hommes. Je vous invite aussi à prier pour les jeunes du monde.

I extend a warm welcome to all the English-speaking visitors here today. I greet particularly the following groups: the Franciscan Hospitaller Sisters of the Immaculate Conception; from Malta, the parents of altar servers assisting in Saint Peter’s Basilica; from Nigeria, Pilgrims to several shrines of Europe and the Holy Land; from Japan, a group of Salesian Sisters, and from the United States of America, a youth pilgrimage from Saint Paul’s Parish, Houston, Texas. I invite you to join me during these days in praying for the success of the World Youth Day in Cologne. I wish you all a happy stay and invoke upon you the grace and peace of our Lord and Saviour Jesus Christ!

Frohen Herzens grüße ich alle Pilger deutscher Sprache. In diesen Tagen haben sich sehr viele junge Menschen in Köln zum 20. Weltjugendtag versammelt. Dieses große Treffen steht unter dem Motto: „Wir sind gekommen, um ihn anzubeten" (Mt 2,2). Auch ich mache mich morgen auf den Weg, um gemeinsam mit den Teilnehmern aus der ganzen Welt Christus zu begegnen. Begleitet uns mit Eurem Gebet und erbittet von Gott reiche Gnaden für alle, die in Köln ihren Glauben an den lebendigen Gott vertiefen. Der Herr schenke Euch seinen Segen!

Saludo con afecto a los peregrinos de España y Latinoamérica, particularmente a los fieles de la parroquia de Nuestra Señora del Socorro, de Aspe, y a los miembros de la Delegación del Sevilla Fútbol Club. Que el Señor sea siempre vuestra alegría y esperanza. ¡Gracias por vuestra presencia!

Uma saudação cordial aos peregrinos de língua portuguesa, nomeadamente ao coro polifónico de Cruz e ao grupo foklórico de São Luís, com votos de serem por todo o lado zelosos mensageiros e testemunhas da fé que vieram afirmar e consolidar nesta romagem, que desejo rica de graças e consolações celestes para todos.

Witam obecnych tu Polaków. Jak wiecie, jutro udaje sie do Kolonii na spotkanie z mlodzieza swiata. Bardzo was prosze o modlitwe za mnie i za tych mlodych ludzi, którzy daja swiadectwo wiary, nadziei i milosci. Im i wam wszystkim niech Bóg blogoslawi.

[Saluto i Polacchi qui presenti. Come sapete, domani mi recherò a Colonia per incontrare la gioventù del mondo. Vi chiedo tanto di pregare per me e per questi giovani che danno la testimonianza della fede, della speranza e dell’amore. Dio benedica loro e tutti voi.]

Isten hozott Benneteket, kedves magyar zarándokok! A héten tartjuk Szent István király ünnepét. Ôrizzétek híven az ô örökségét. Szeretettel adom Rátok apostoli áldásomat.

[Siate benvenuti, cari fedeli ungheresi! In settimana celebriamo la festa di re Santo Stefano. Custodite bene la sua preziosa eredità. Imparto volentieri a tutti voi la Benedizione Apostolica]

S láskou vítam slovenských pútnikov z Jacoviec. Drahí bratia a sestry, pozývam vás k modlitbe za Svetové stretnutie mládeže a rád vás žehnám. Pochválený bud Ježiš Kristus!

[Con affetto do il benvenuto ai pellegrini slovacchi provenienti da Jacovce. Carissimi fratelli e sorelle, vi invito alla preghiera per la Giornata mondiale della gioventù e volentieri vi benedico. Sia lodato Gesù Cristo!]

Saluto ora i pellegrini di lingua italiana. In modo speciale mi rivolgo ai giovani, agli anziani e ai malati, alle famiglie e gli sposi novelli. A tutti chiedo di accompagnarmi con la preghiera nel pellegrinaggio apostolico che inizierò domani per prendere parte a Colonia alla Giornata Mondiale della Gioventù. Si tratta di un importante appuntamento ecclesiale che tutti ci auguriamo porti ricchi frutti spirituali per l’intera Chiesa, che conta molto sull’impegno e la testimonianza evangelica dei giovani.
Sihaya.b16247
Wednesday, August 17, 2005 11:17 AM
SANTA MESSA NELLA SOLENNITÀ DELL’ASSUNZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA (15 AGOSTO 2005)
SANTA MESSA NELLA SOLENNITÀ DELL’ASSUNZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA (15 AGOSTO 2005)

Alle ore 8.00 di lunedì 15 agosto 2005, Solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria, il Santo Padre Benedetto XVI ha celebrato la Santa Messa nella Parrocchia Pontificia di San Tommaso da Villanova a Castel Gandolfo ed ha pronunciato l’omelia che riportiamo di seguito:

# OMELIA DEL SANTO PADRE

Cari Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio, cari Fratelli e Sorelle,

innanzi tutto, un cordiale saluto a voi tutti. Per me è una grande gioia celebrare la Messa nel giorno dell’Assunta in questa bella chiesa parrocchiale. Saluti al Cardinale Sodano, al Vescovo di Albano, a tutti i sacerdoti, al Sindaco, a tutti voi. Grazie per la vostra presenza. La festa dell’Assunta è un giorno di gioia. Dio ha vinto. L’amore ha vinto. Ha vinto la vita. Si è mostrato che l’amore è più forte della morte. Che Dio ha la vera forza e la sua forza è bontà e amore.

Maria è assunta in cielo in corpo e anima: anche per il corpo c’è posto in Dio. Il cielo non è più per noi una sfera molto lontana e sconosciuta. Nel cielo abbiamo una madre. E la Madre di Dio, la Madre del Figlio di Dio, è la nostra Madre. Egli stesso lo ha detto. Ne ha fatto la nostra Madre, quando ha detto al discepolo e a tutti noi: "Ecco la tua Madre!" Nel cielo abbiamo una Madre. Il cielo è aperto, il cielo ha un cuore.

Nel Vangelo abbiamo sentito il Magnificat, questa grande poesia venuta dalle labbra, anzi dal cuore di Maria, ispirata dallo Spirito Santo. In questo canto meraviglioso si riflette tutta l’anima, tutta la personalità di Maria. Possiamo dire che questo suo canto è un ritratto, una vera icona di Maria, nella quale possiamo vederla proprio così com'è. Vorrei rilevare solo due punti di questo grande canto. Esso comincia con la parola "Magnificat": la mia anima "magnifica" il Signore, cioè "proclama grande" il Signore. Maria desidera che Dio sia grande nel mondo, sia grande nella sua vita, sia presente tra tutti noi. Non ha paura che Dio possa essere un "concorrente" nella nostra vita, che possa toglierci qualcosa della nostra libertà, del nostro spazio vitale con la sua grandezza. Ella sa che, se Dio è grande, anche noi siamo grandi. La nostra vita non viene oppressa, ma viene elevata e allargata: proprio allora diventa grande nello splendore di Dio.

Il fatto che i nostri progenitori pensassero il contrario fu il nucleo del peccato originale. Temevano che, se Dio fosse stato troppo grande, avrebbe tolto qualcosa alla loro vita. Pensavano di dover accantonare Dio per avere spazio per loro stessi. Questa è stata anche la grande tentazione dell’epoca moderna, degli ultimi tre-quattro secoli. Sempre più si è pensato ed anche si è detto: "Ma questo Dio non ci lascia la nostra libertà, rende stretto lo spazio della nostra vita con tutti i suoi comandamenti. Dio deve dunque scomparire; vogliamo essere autonomi, indipendenti. Senza questo Dio noi stessi saremo dei, facendo quel che vogliamo noi". Era questo il pensiero anche del figlio prodigo, il quale non capì che, proprio per il fatto di essere nella casa del padre, era "libero". Andò via in paesi lontani e consumò la sostanza della sua vita. Alla fine capì che, proprio per essersi allontanato dal padre, invece che libero, era divenuto schiavo; capì che solo ritornando alla casa del padre avrebbe potuto essere libero davvero, in tutta la bellezza della vita. E’ così anche nell’epoca moderna. Prima si pensava e si credeva che, accantonando Dio ed essendo noi autonomi, seguendo solo le nostre idee, la nostra volontà, saremmo divenuti realmente liberi, potendo fare quanto volevamo senza che nessun altro potesse darci alcun ordine. Ma dove scompare Dio, l’uomo non diventa più grande; perde anzi la dignità divina, perde lo splendore di Dio sul suo volto. Alla fine risulta solo il prodotto di un’evoluzione cieca e, come tale, può essere usato e abusato. E' proprio quanto l'esperienza di questa nostra epoca ha confermato.

Solo se Dio è grande, anche l’uomo è grande. Con Maria dobbiamo cominciare a capire che è così. Non dobbiamo allontanarci da Dio, ma rendere presente Dio; far sì che Egli sia grande nella nostra vita; così anche noi diventiamo divini; tutto lo splendore della dignità divina è allora nostro. Applichiamo questo alla nostra vita. E’ importante che Dio sia grande tra di noi, nella vita pubblica e nella vita privata. Nella vita pubblica, è importante che Dio sia presente, ad esempio, mediante la Croce negli edifici pubblici, che Dio sia presente nella nostra vita comune, perché solo se Dio è presente abbiamo un orientamento, una strada comune; altrimenti i contrasti diventano inconciliabili, non essendoci più il riconoscimento della comune dignità. Rendiamo Dio grande nella vita pubblica e nella vita privata. Ciò vuol dire fare spazio ogni giorno a Dio nella nostra vita, cominciando dal mattino con la preghiera, e poi dando tempo a Dio, dando la domenica a Dio. Non perdiamo il nostro tempo libero se lo offriamo a Dio. Se Dio entra nel nostro tempo, tutto il tempo diventa più grande, più ampio, più ricco.

Una seconda osservazione. Questa poesia di Maria - il Magnificat – è tutta originale; tuttavia è, nello stesso tempo, un "tessuto" fatto totalmente di "fili" dell’Antico Testamento, fatto di parola di Dio. E così vediamo che Maria era, per così dire, "a casa" nella parola di Dio, viveva della parola di Dio, era penetrata dalla parola di Dio. Nella misura in cui parlava con le parole di Dio, pensava con le parole di Dio, i suoi pensieri erano i pensieri di Dio, le sue parole le parole di Dio. Era penetrata dalla luce divina e perciò era così splendida, così buona, così raggiante di amore e di bontà. Maria vive della parola di Dio, è pervasa dalla parola di Dio. E questo essere immersa nella parola di Dio, questo essere totalmente familiare con la parola di Dio le dà poi anche la luce interiore della sapienza. Chi pensa con Dio pensa bene, e chi parla con Dio parla bene. Ha criteri di giudizio validi per tutte le cose del mondo. Diventa sapiente, saggio e, nello stesso tempo, buono; diventa anche forte e coraggioso, con la forza di Dio che resiste al male e promuove il bene nel mondo.

E, così, Maria parla con noi, parla a noi, ci invita a conoscere la parola di Dio, ad amare la parola di Dio, a vivere con la parola di Dio, a pensare con la parola di Dio. E possiamo farlo in diversissimi modi: leggendo la Sacra Scrittura, soprattutto partecipando alla Liturgia, nella quale nel corso dell’anno la Santa Chiesa ci apre dinanzi tutto il libro della Sacra Scrittura. Lo apre alla nostra vita e lo rende presente nella nostra vita. Ma penso anche al "Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica", che recentemente abbiamo pubblicato, nel quale la parola di Dio è applicata alla nostra vita, interpreta la realtà della nostra vita, ci aiuta ad entrare nel grande "tempio" della parola di Dio, ad imparare ad amarla e ad essere, come Maria, penetrati da questa parola. Così la vita diventa luminosa e abbiamo il criterio in base al quale giudicare, riceviamo bontà e forza nello stesso momento.

Maria è assunta in corpo e anima nella gloria del cielo e con Dio e in Dio è regina del cielo e della terra. E’ forse così lontana da noi? E' vero il contrario. Proprio perché è con Dio e in Dio, è vicinissima ad ognuno di noi. Quando era in terra poteva essere vicina solo ad alcune persone. Essendo in Dio, che è vicino a noi, anzi che è "interiore" a noi tutti, Maria partecipa a questa vicinanza di Dio. Essendo in Dio e con Dio, è vicina ad ognuno di noi, conosce il nostro cuore, può sentire le nostre preghiere, può aiutarci con la sua bontà materna e ci è data – come è detto dal Signore – proprio come "madre", alla quale possiamo rivolgerci in ogni momento. Ella ci ascolta sempre, ci è sempre vicina, ed essendo Madre del Figlio, partecipa del potere del Figlio, della sua bontà. Possiamo sempre affidare tutta la nostra vita a questa Madre, che non è lontana da nessuno di noi.

Ringraziamo, in questo giorno di festa, il Signore per il dono della Madre e preghiamo Maria, perché ci aiuti a trovare la giusta strada ogni giorno. Amen.
Ratzigirl
Wednesday, August 17, 2005 4:36 PM
AGGIUNTA ALL'ANGELUS DI OGGI
L’UDIENZA GENERALE (AGGIUNTA): CORDOGLIO PER L’UCCISIONE DI FRÈRE ROGER SCHUTZ

Al termine della catechesi, nel corso dell’Udienza Generale di questa mattina a Castel Gandolfo, il Santo Padre ha aggiunto le seguenti parole di cordoglio per l’uccisione, avvenuta ieri sera, del fondatore della Comunità di Taizé, Frère Roger Schutz:

Abbiamo parlato insieme di tristezza e di gioia. In realtà, ho ricevuto stamattina una notizia molto triste, drammatica. Durante i vespri di ieri sera, il caro Frère Roger Schutz, fondatore della Comunità di Taizé, è stato accoltellato e ucciso, probabilmente da una squilibrata. Questa notizia mi colpisce tanto più perché proprio ieri ho ricevuto una lettera di Frère Roger molto commovente, molto amichevole. In essa scrive che nel fondo del suo cuore intende dirmi che "noi siamo in comunione con Lei e con coloro che sono riuniti in Colonia". Poi scrive che, a causa delle sue condizioni di salute, purtroppo non sarebbe potuto venire personalmente a Colonia, ma sarebbe stato presente spiritualmente insieme con i suoi fratelli. Alla fine mi scrive in questa lettera che ha il desiderio di venire quanto prima a Roma per incontrarmi e per dirmi che "la nostra Comunità di Taizé vuole camminare in comunione con il Santo Padre". E poi scrive di proprio pugno: "Santo Padre, Le assicuro i miei sentimenti di profonda comunione. Frère Roger di Taizé".

In questo momento di tristezza possiamo solo affidare alla bontà del Signore l’anima di questo suo fedele servitore. Sappiamo che dalla tristezza - come abbiamo sentito adesso nel Salmo - rinascerà la gioia. Frère Schutz è nelle mani della bontà eterna, dell’amore eterno, è arrivato alla gioia eterna. Egli ci ammonisce e ci esorta ad essere fedeli lavoratori nella Vigna del Signore sempre, anche in situazioni tristi, sicuri che il Signore ci accompagna e ci darà la sua gioia.
Sihaya.b16247
Thursday, August 18, 2005 3:37 PM
Viaggio apostolico e telegrammi
VIAGGIO APOSTOLICO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI A KÖLN (GERMANIA) IN OCCASIONE DELLA XX GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTÙ (18-21 AGOSTO 2005) (I) , 18.08.2005


VIAGGIO APOSTOLICO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI A KÖLN (GERMANIA) IN OCCASIONE DELLA XX GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTÙ (18-21 AGOSTO 2005 (I)

# LA PARTENZA DA ROMA

# TELEGRAMMI A CAPI DI STATO

# LA PARTENZA DA ROMA

Ha inizio questa mattina il 1° Viaggio Internazionale di Benedetto XVI, che lo porta a Köln (Germania) per la Celebrazione della XX Giornata Mondiale della Gioventù sul tema: "Siamo venuti per adorarlo" (Mt 2,2).

L’aereo con a bordo il Santo Padre ( un A 321 dell’Alitalia) parte dall’aeroporto di Roma-Ciampino alle ore 10.00. L’arrivo a Köln è previsto per le 12.

[00991-01.01]

# TELEGRAMMI A CAPI DI STATO

Nel momento di lasciare il territorio italiano e nel sorvolare la Svizzera, Benedetto XVI fa pervenire ai rispettivi capi di Stato i seguenti messaggi telegrafici:

A SUA ECCELLENZA
IL DOTTOR CARLO AZEGLIO CIAMPI
PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ITALIANA
PALAZZO DEL QUIRINALE
00187 ROMA

NEL MOMENTO IN CUI MI ACCINGO A PARTIRE PER COLONIA IN OCCASIONE DELLA VENTESIMA GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTÙ ANIMATO DAL VIVO DESIDERIO DI INCONTRARE I GIOVANI PROVENIENTI DA TUTTO IL MONDO PER UN SIGNIFICATIVO E STRAORDINARIO RADUNO ECCLESIALE MI È GRADITO RIVOLGERE A LEI SIGNOR PRESIDENTE E A TUTTI GLI ITALIANI IL MIO AFFETTUOSO E BENEAUGURANTE SALUTO CHE ACCOMPAGNO CON OGNI PIÙ CORDIALE ED ORANTE AUSPICIO DI PACE E DI PROSPERITÀ

BENEDICTUS PP. XVI

[00974-01.01] [Testo originale: Italiano]

SEINER EXZELLENZ
HERRN DR. SAMUEL SCHMID
BUNDESPRAESIDENT DER SCHWEIZERISCHEN EIDGENOSSENSCHAFT
BERN

AUF MEINER PASTORALREISE NACH KOELN ANLAESSLICH DES XX. WELTJUGENDTAGES UEBERFLIEGE ICH DAS HOHEITSGEBIET DER SCHWEIZERISCHEN EIDGENOSSENSCHAFT. GERNE UEBERMITTLE ICH IHNEN, SEHR GEEHRTER HERR BUNDESPRAESIDENT, UND DEM GANZEN SCHWEIZER VOLK MEINE HERZLICHEN GRUESSE. IHNEN SOWIE ALLEN BUERGERINNEN UND BUERGERN IHRES GESCHAETZTEN LANDES ERBITTE ICH GOTTES SCHUTZ UND SEGEN.

BENEDICTUS PP. XVI.

[A Sua Eccellenza
il Dottor Samuel Schmid
Presidente Federale della Confederazione Elvetica
Berna

Durante il mio Viaggio Pastorale a Colonia in occasione della XX Giornata Mondiale della Gioventù sorvolo il territorio sovrano della Confederazione Elvetica. Volentieri invio a Lei, illustre Signor Presidente Federale, e a tutto il Popolo svizzero i miei cordiali saluti. Imploro per Lei e per tutti i cittadini del Suo stimato Paese la protezione e la benedizione di Dio.

Benedictus PP. XVI]

[00975-05.02] [Originalsprache: Deutsch]
Sihaya.b16247
Thursday, August 18, 2005 3:40 PM
Cerimonia di benvenuto all'aereoporto di Colonia
VIAGGIO APOSTOLICO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI A KÖLN (GERMANIA) IN OCCASIONE DELLA XX GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTÙ (18-21 AGOSTO 2005) (II) , 18.08.2005

# CERIMONIA DI BENVENUTO ALL’AEROPORTO INTERNAZIONALE DI KÖLN/BONN

DISCORSO DEL SANTO PADRE

TRADUZIONE IN LINGUA ITALIANA

All’arrivo all’eroporto internazionale di Köln/Bonn, previsto per le ore 12, Benedetto XVI è accolto dal Presidente della Repubblica Federale di Germania, Sig. Horst Köhler, con numerose Autorità politiche e civili, dal Card. Karl Lehmann, Presidente della Conferenza Episcopale Tedesca e Vescovo di Mainz, dall’Arcivescovo di Köln, Card. Joachim Meisner, dal Nunzio Apostolico S.E. Mons. Erwin Josef Ender, dal Presidente del Pontificio Consiglio per i Laici, S.E. Mons. Stanislaw Rylko.

Sono presenti inoltre, tra gli altri, il Consigliere della Nunziatura Apostolica, Mons. Marek Zalewski, il Segretario della Nunziatura Apostolica, Mons. Stephan Stocker, il Segretario Generale della Conferenza Episcopale Tedesca, P. Hans Langendörfer, e il Segretario Generale della Giornata Mondiale della Gioventù 2005, Mons. Heiner Koch, insieme ad alcune centinaia di giovani in rappresentanza dei partecipanti alla GMG.

Dopo il saluto del Presidente della Repubblica Federale di Germania, Sig. Horst Köhler, il Papa pronuncia il discorso che riportiamo di seguito:

DISCORSO DEL SANTO PADRE

Sehr verehrter Herr Bundespräsident,
sehr geehrte Vertreter des politischen und öffentlichen Lebens,
verehrte Kardinäle, liebe Mitbrüder im Bischofsamt,
liebe Bürger der Bundesrepublik,
liebe Jugendliche!

Zum ersten Mal nach meiner Wahl auf den Stuhl Petri stehe ich heute voll Freude auf dem Boden meines lieben Vaterlandes, Deutschland. Und ich sage Gott meinen tief empfundenen Dank für die Fügung, daß ich meine Pastoralbesuche außerhalb der Grenzen Italiens mit dem Besuch gerade der Nation beginnen darf, in der ich geboren bin. Ich komme nach Köln aus Anlaß des XX. Weltjugendtags, den mein Vorgänger, der unvergeßliche Papst Johannes Paul II. seit langer Zeit geplant und vorbereitet hatte. Ihnen allen, die Sie hier anwesend sind, bin ich aufrichtig dankbar für den herzlichen Empfang, den Sie mir bereitet haben. Mein hochachtungsvoller Gruß gilt vor allem dem Bundespräsidenten, Herrn Horst Köhler, dem ich für seine freundlichen Worte danke, mit denen er mich im Namen aller Bürger der Bundesrepublik Deutschland willkommen geheißen hat. In Achtung und Dankbarkeit denke ich auch an die Regierungsvertreter, die Mitglieder des Diplomatischen Korps und die zivilen und militärischen Autoritäten. In brüderlicher Wertschätzung grüße ich den Hirten der Erzdiözese Köln, Kardinal Joachim Meisner. Gemeinsam mit ihm grüße ich die anderen Bischöfe, die Priester und Ordensleute und alle, die in den verschiedenen seelsorglichen Aktivitäten der deutschsprachigen Diözesen ihre wertvolle Mitarbeit leisten. Allen Bürgern der verschiedenen Bundesländer gilt in diesem Augenblick mein herzliches Gedenken.

In diesen Tagen der intensivsten Vorbereitung auf den Weltjugendtag haben sich die Diözesen Deutschlands, und im besonderen die Diözese und die Stadt Köln, durch die Anwesenheit so vieler Jugendlicher aus aller Welt mit Leben erfüllt. Ich danke allen, die durch ihre kompetente und großzügige Mitarbeit zur Organisation dieses kirchlichen Ereignisses von weltweiter Bedeutung beigetragen haben. Voller Dankbarkeit denke ich an die Pfarreien, die Ordensinstitute, die Vereine, die zivilen Organisationen und die Privatleute, die Einfühlsamkeit bewiesen haben in der Art, wie sie den Tausenden von Pilgern aus den verschiedenen Kontinenten eine herzliche und angemessene Gastfreundschaft geboten haben. Die Kirche in Deutschland und die gesamte Bevölkerung der Bundesrepublik können sich einer verbreiteten und gefestigten Tradition der Weltoffenheit rühmen, wie unter anderem die vielen Initiativen der Solidarität, besonders zugunsten der Entwicklungsländer, beweisen.

In diesem Geist der Aufnahmebereitschaft gegenüber denen, die aus anderen Traditionen und Kulturen stammen, schicken wir uns an, in Köln den Weltjugendtag zu erleben. Die Begegnung so vieler Jugendlicher mit dem Nachfolger Petri ist ein Zeichen für die Vitalität der Kirche. Ich bin glücklich, mitten unter den Jugendlichen zu sein, ihren Glauben zu stützen und ihre Hoffnung zu beleben. Zugleich bin ich sicher, daß ich auch etwas von den jungen Leuten empfangen werde, vor allem von ihrer Begeisterung, ihrer Einfühlsamkeit und ihrer Bereitschaft, sich mit den Herausforderungen der Zukunft auseinanderzusetzen. Ihnen und allen, die sie in diesen ereignisreichen Tagen aufgenommen haben, gilt schon jetzt mein herzlichster Gruß. Neben den eindringlichen Zeiten des Gebetes, der Reflexion und des Feierns mit den Jugendlichen und allen, die an den verschiedenen Veranstaltungen des Programms teilnehmen, werde ich Gelegenheit zu einer Begegnung mit den Bischöfen haben, an die ich schon jetzt meinen brüderlichen Gruß richte. Dann werde ich die Vertreter der anderen Kirchen und kirchlichen Gemeinschaften sehen, einen Besuch in der Synagoge machen, um die jüdische Gemeinde zu treffen, und auch die Vertreter einiger islamischer Gemeinden empfangen. Es handelt sich um wichtige Begegnungen, um den Weg des Dialogs und der Zusammenarbeit im gemeinsamen Einsatz für die Errichtung einer gerechten und brüderlichen, dem Menschen wirklich angemessenen Zukunft noch intensiver zu beschreiten.

Im Laufe dieses Weltjugendtags werden wir gemeinsam nachdenken über das Thema "Wir sind gekommen, um ihn anzubeten" (Mt 2,2). Das ist eine nicht zu versäumende Gelegenheit, die Bedeutung des menschlichen Daseins als "Pilgerschaft" unter der Führung des "Sterns" auf der Suche nach dem Herrn zu vertiefen. Gemeinsam werden wir auf die Gestalten der "Heiligen Drei Könige" schauen, auf diese Sterndeuter, die aus verschiedenen fernen Ländern kamen und zu den Ersten gehörten, die in Jesus von Nazareth, dem Sohn der Jungfrau Maria, den verheißenen Messias erkannten und sich vor ihm niederwarfen (vgl. Mt 2,1-12). Dem Gedenken an diese beispielhaften Gestalten sind die Kirchengemeinden Kölns sowie die Stadt selbst in besonderer Weise verbunden. Ebenso wie die Heiligen Drei Könige sind alle Gläubigen, und besonders die Jugendlichen, dazu berufen, ihren Lebensweg zu gehen auf der Suche nach Wahrheit, Gerechtigkeit und Liebe. Es ist dies ein Weg, dessen endgültiges Ziel nur durch die Begegnung mit Christus zu finden ist, eine Begegnung, die sich ohne den Glauben nicht verwirklichen kann. Auf diesem inneren Weg können die vielgestaltigen Zeichen hilfreich sein, die die lange und reiche christliche Tradition unauslöschlich auf deutschem Boden hinterlassen hat: von den großen historischen Monumenten bis zu den zahllosen Kunstwerken überall im Land, von den in den Bibliotheken verwahrten Dokumenten bis zu den mit intensiver Teilnahme des Volkes gelebten Traditionen, vom philosophischen Gedankengut bis zur Theologischen Reflexion vieler deutscher Denker, vom geistigen Erbe bis zur mystischen Erfahrung einer ganzen Schar von Heiligen. Es handelt sich um ein äußerst reiches kulturelles und geistiges Erbe, das noch heute im Herzen Europas die Fruchtbarkeit des Glaubens und der christlichen Überlieferung bezeugt. Die Diözese und insbesondere die Region Köln bewahren die lebendige Erinnerung an große Zeugen der christlichen Kultur. Ich denke unter anderen an den hl. Bonifatius, an die hl. Ursula, den hl. Albertus Magnus und – in neueren Zeiten – an die hl. Teresia Benedicta a Cruce (Edith Stein) und den sel. Adolph Kolping. Diese unsere berühmten Glaubensbrüder und -schwestern, die im Laufe der Jahrhunderte die Fackel der Heiligkeit haben leuchten lassen, mögen "Vorbilder" und "Patrone" des Weltjugendtags sein, der hier abgehalten wird.

Während ich Ihnen allen, die Sie hier anwesend sind, noch einmal meinen herzlichsten Dank ausspreche für den freundlichen Empfang, bete ich zum Herrn für den zukünftigen Weg der Kirche und der gesamten Gesellschaft dieser mir so lieben Bundesrepublik Deutschland. Ihre Geschichte und die großen sozialen, ökonomischen und kulturellen Ziele, die sie erreicht hat, mögen ihr Ansporn sein, den Weg des authentischen Fortschritts und der solidarischen Entwicklung nicht allein für die deutsche Nation, sondern auch für die anderen Völker des Kontinents mit erneutem Engagement weiter zu verfolgen. Die Jungfrau Maria, die den Heiligen Drei Königen, als sie nach Betlehem gekommen waren, um den Retter anzubeten, das Jesuskind zeigte, möge weiterhin so für uns eintreten, wie sie schon seit Jahrhunderten von den vielen in den Bundesländern verstreuten Wallfahrtsorten aus über das Deutsche Volk wacht. Der Herr segne Sie alle, die Sie hier zugegen sind, sowie auch alle Pilger und die Bewohner des Landes. Gott schütze die Bundesrepublik Deutschland!

[00979-05.02] [Originalsprache: Deutsch]

TRADUZIONE IN LINGUA ITALIANA

Signor Presidente della Repubblica,
illustri Autorità politiche e civili,
Signori Cardinali e Venerati Fratelli nell’Episcopato,
cari cittadini della Repubblica Federale,
carissimi giovani!

Con profonda gioia mi trovo oggi per la prima volta, dopo la mia elezione alla Cattedra di Pietro, nella mia cara patria, la Germania. Con viva emozione ringrazio Dio che mi ha concesso di iniziare le visite pastorali al di fuori dei confini dell’Italia proprio con la visita alla Nazione che mi ha dato i natali. Vengo a Colonia in occasione della XX Giornata Mondiale della Gioventù, che da tempo il mio Predecessore, l’indimenticabile Papa Giovanni Paolo II, aveva programmato e predisposto. Sono sinceramente grato a tutti voi qui presenti per la calorosa accoglienza che mi è stata riservata. Il mio deferente saluto va innanzitutto al Presidente della Repubblica Federale, Signor Horst Köhler, che ringrazio per le cortesi parole di benvenuto rivoltemi a nome di tutti i cittadini della Repubblica Federale di Germania. Estendo questo mio rispettoso e grato pensiero ai Rappresentanti del Governo, ai Membri del Corpo diplomatico e alle Autorità civili e militari. Con affetto fraterno saluto poi il Pastore dell’Arcidiocesi di Colonia, il Cardinale Joachim Meisner. Insieme con lui saluto gli altri Presuli, i sacerdoti, i religiosi, le religiose e quanti prestano la loro preziosa collaborazione alle diverse attività pastorali nelle Diocesi di lingua tedesca. Desidero in questo momento abbracciare col pensiero e con l’affetto tutti gli abitanti dei diversi Länder della Repubblica Federale di Germania.

In questi giorni di più intensa preparazione alla Giornata Mondiale della Gioventù, le Diocesi della Germania e, in particolare, la Diocesi e la Città di Colonia si sono animate per la presenza di tanti giovani, provenienti da diverse parti del mondo. Ringrazio quanti hanno offerto la loro competente e generosa collaborazione per l’organizzazione di questo evento ecclesiale di portata mondiale. Il mio pensiero riconoscente va alle parrocchie, agli istituti religiosi, alle associazioni, alle organizzazioni civili ed ai privati cittadini per la sensibilità dimostrata nell’offrire una calorosa e adeguata ospitalità alle migliaia di pellegrini qui convenuti dai vari continenti. La Chiesa che vive in Germania e l’intera popolazione della Repubblica Federale Tedesca possono vantare una vasta e consolidata tradizione di apertura alla mondialità, come testimoniano, tra l’altro, le tante iniziative di solidarietà, in particolare a favore dei Paesi in via di sviluppo.

Con questo spirito di sensibilità e di accoglienza verso quanti provengono da tradizioni e culture diverse, ci apprestiamo a vivere in Colonia la Giornata Mondiale della Gioventù. L’incontro di tanti giovani col Successore di Pietro è un segno della vitalità della Chiesa. Sono felice di stare in mezzo ai giovani, di sostenerne la fede e di animarne la speranza. Al tempo stesso, sono certo di ricevere anche qualcosa dai giovani, soprattutto dal loro entusiasmo, dalla loro sensibilità e dalla loro disponibilità ad affrontare le sfide del futuro. A loro, e a quanti li hanno accolti in queste giornate ricche di eventi, giunga fin d’ora il mio più cordiale saluto. Oltre agli intensi momenti di preghiera, di riflessione e di festa insieme con i giovani e con quanti prenderanno parte alle diverse manifestazioni in programma, avrò l’opportunità di incontrare i Vescovi, ai quali rivolgo fin d’ora il mio fraterno saluto. Vedrò poi i rappresentanti delle altre Chiese e Comunità ecclesiali, farò visita alla Sinagoga per incontrare la Comunità ebraica, ed accoglierò anche i rappresentanti di alcune Comunità islamiche. Si tratta di incontri importanti per intensificare il cammino di dialogo e di cooperazione nel comune impegno per la costruzione di un futuro più giusto e fraterno, che sia veramente a misura d’uomo.

Nel corso di questa Giornata Mondiale della Gioventù rifletteremo insieme sul tema "Siamo venuti per adorarlo" (Mt 2,2). Si tratta di un’opportunità da non perdere per approfondire il significato dell’esistenza umana come "pellegrinaggio", compiuto sotto la guida della "stella", alla ricerca del Signore. Guarderemo insieme alle figure dei Magi che, provenendo da terre diverse e lontane, furono tra i primi a riconoscere in Gesù di Nazaret, nel Figlio della Vergine Maria, il Messia promesso, ed a prostrarsi davanti a Lui (cfr Mt 2,1-12). Alla memoria di queste figure emblematiche sono particolarmente legate la Comunità ecclesiale e la Città di Colonia. Come i Magi, tutti i credenti, in particolare i giovani, sono chiamati ad affrontare il cammino della vita alla ricerca della verità, della giustizia, dell’amore. E’ un cammino la cui meta risolutiva si può trovare soltanto mediante l’incontro con Cristo, un incontro che non si realizza senza la fede. In questo cammino interiore possono essere di aiuto i molteplici segni che la lunga e ricca tradizione cristiana ha lasciato in modo indelebile in questa terra di Germania: dai grandi monumenti storici alle innumerevoli opere d’arte sparse sul territorio, dai documenti conservati nelle biblioteche alle tradizioni vissute con intensa partecipazione popolare, dal pensiero filosofico alla riflessione teologica di tanti suoi pensatori, dall’eredità spirituale all’esperienza mistica di una schiera di santi. Si tratta di un ricchissimo patrimonio culturale e spirituale che ancora oggi, nel cuore dell’Europa, testimonia la fecondità della fede e della tradizione cristiana. La Diocesi e la Regione di Colonia, in particolare, conservano la memoria viva di grandi testimoni della civiltà cristiana. Penso, tra gli altri, a san Bonifacio, a sant’Orsola, a sant’Alberto Magno e, in tempi più recenti, a santa Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein) e al beato Adolph Kolping. Questi nostri illustri fratelli nella fede, che lungo i secoli hanno tenuto alta la fiaccola della santità, siano "modelli" e "patroni" della Giornata Mondiale della Gioventù che si sta qui celebrando.

Mentre rinnovo a tutti voi qui presenti il mio più caloroso ringraziamento per la cortese accoglienza, prego il Signore per il futuro cammino della Chiesa e dell’intera società in questa Repubblica Federale di Germania, a me tanto cara. La sua lunga storia e i grandi traguardi sociali, economici e culturali raggiunti, siano di stimolo a proseguire con rinnovato impegno sulla via dell’autentico progresso e dello sviluppo solidale non solo per la Nazione tedesca, ma anche per gli altri popoli del Continente. La Vergine Maria, che presentò il Bambino Gesù ai Magi giunti a Betlemme per adorare il Salvatore, continui ad intercedere per noi, così come da secoli veglia sul Popolo della Germania dai tanti Santuari sparsi nei Länder tedeschi. Il Signore benedica voi qui presenti, come pure tutti i pellegrini e gli abitanti del Paese. Dio protegga la Repubblica Federale di Germania!

[00979-01.01] [Testo originale: Tedesco]


Dopo la cerimonia di benvenuto all’aeroporto internazionale di Köln/Bonn, il Santo Padre Benedetto XVI si trasferisce in auto all’arcivescovado di Köln.

rosa22253
Thursday, August 18, 2005 3:57 PM
Re: Cerimonia di benvenuto all'aereoporto di Colonia

Caspita come sei veloce! Grazie per il testo! Ho avuto il piacere di ascoltarlo in diretta! Almeno una volta vi batto su questo, dato che sono sempre l'ultima a vedere le cose trasmesse dai canali italiani.
Che delizia, ci aspettano altri giorni pieni di "cioia"!!!!
E via col vento !!!!!
Sihaya.b16247
Thursday, August 18, 2005 9:43 PM
Re: Re: Cerimonia di benvenuto all'aereoporto di Colonia

Scritto da: rosa22253 18/08/2005 15.57

Caspita come sei veloce! Grazie per il testo! Ho avuto il piacere di ascoltarlo in diretta! Almeno una volta vi batto su questo, dato che sono sempre l'ultima a vedere le cose trasmesse dai canali italiani.
Che delizia, ci aspettano altri giorni pieni di "cioia"!!!!
E via col vento !!!!!



Si Rosa!!! E ti consiglio di seguire l'evento sul canale tedesco ARD che va ben oltre i canali italiani (Telepace inclusa) nel trasmttere le dirette!
Ratzigirl
Friday, August 19, 2005 4:09 PM
DISCORSO DEL PAPA ALLA SINAGOGA DI COLONIA
Gentili signore, illustri signori,

cari fratelli e sorelle!

Schalom lêchém! Era mio profondo desiderio, in occasione della mia prima visita in Germania dopo l’elezione a successore dell’apostolo Pietro, di incontrare la comunità ebraica di Colonia e i rappresentanti del giudaismo tedesco. Con questa visita vorrei riallacciarmi all’evento del 17 novembre 1980, quando il mio venerato predecessore Papa Giovanni Paolo II nel suo primo viaggio in Germania, incontrò a Magonza il Comitato Centrale Ebraico in Germania e la Conferenza Rabbinica. Voglio confermare anche in questa circostanza che intendo continuare il cammino verso il miglioramento dei rapporti e dell’amicizia con il popolo ebraico, in cui Papa Giovanni Paolo II ha fatto passi decisivi (cfr Discorso alla Delegazione dell’International Jewish Committee on Interreligious Consultations del 9 giugno 2005: L’Oss. Rom. 10 giugno 2005, p.5).

La comunità ebraica di Colonia può sentirsi veramente "a casa" in questa città. È questa, infatti, la sede più antica di una comunità ebraica sul territorio tedesco: risale alla Colonia dell’epoca romana. La storia dei rapporti tra comunità ebraica e comunità cristiana è complessa e spesso dolorosa. Ci sono stati periodi di buona convivenza, ma c’è stata anche la cacciata degli ebrei da Colonia nell’anno 1424. Nel XX secolo, poi, nel tempo più buio della storia tedesca ed europea, una folle ideologia razzista, di matrice neopagana, fu all’origine del tentativo, progettato e sistematicamente messo in atto dal regime, di sterminare l’ebraismo europeo: si ebbe allora quella che è passata alla storia come la Shoà. Le vittime di questo crimine inaudito, e fino a quel momento anche inimmaginabile, ammontano nella sola Colonia a 7.000 conosciute per nome; in realtà, sono state sicuramente molte di più. Non si riconosceva più la santità di Dio, e per questo si calpestava anche la sacralità della vita umana.

Quest’anno si celebra il 60o anniversario della liberazione dei campi di concentramento nazisti, nei quali milioni di ebrei – uomini, donne e bambini – sono stati fatti morire nelle camere a gas e bruciati nei forni crematori. Faccio mie le parole scritte dal mio venerato Predecessore in occasione del 60o anniversario della liberazione di Auschwitz e dico anch’io: "Chino il capo davanti a tutti coloro che hanno sperimentato questa manifestazione del mysterium iniquitatis". Gli avvenimenti terribili di allora devono "incessantemente destare le coscienze, eliminare conflitti, esortare alla pace" (Messaggio per la liberazione di Auschwitz: 15 gennaio 2005). Dobbiamo ricordarci insieme di Dio e del suo sapiente progetto sul mondo da Lui creato: Egli, ammonisce il Libro della Sapienza, è "amante della vita" (11,26).

Ricorre quest’anno anche il 40° anniversario della promulgazione della Dichiarazione Nostra aetate del Concilio Ecumenico Vaticano II, che ha aperto nuove prospettive nei rapporti ebreo-cristiani all’insegna del dialogo e della solidarietà. Questa Dichiarazione, nel quarto capitolo, ricorda le nostre radici comuni e il ricchissimo patrimonio spirituale che gli ebrei e i cristiani condividono. Sia gli ebrei che i cristiani riconoscono in Abramo il loro padre nella fede (cfr Gal 3,7; Rm 4,11s), e fanno riferimento agli insegnamenti di Mosè e dei profeti. La spiritualità degli ebrei come quella dei cristiani si nutre dei Salmi. Con l’apostolo Paolo, i cristiani sono convinti che "i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili" (Rm 11,29; cfr 9,6.11; 11,1s). In considerazione della radice ebraica del cristianesimo (cfr Rm 11,16–24), il mio venerato Predecessore, confermando un giudizio dei Vescovi tedeschi, affermò: "Chi incontra Gesù Cristo incontra l’ebraismo" (Insegnamenti, vol. III/2, 1980, p. 1272).

La Dichiarazione conciliare Nostra aetate, pertanto, "deplora gli odii, le persecuzioni e tutte le manifestazioni di antisemitismo dirette contro gli Ebrei in ogni tempo e da chiunque" (n. 4). Dio ci ha creati tutti "a sua immagine" (cfr Gn 1,27), onorandoci con questo di una dignità trascendente. Davanti a Dio tutti gli uomini hanno la stessa dignità, a qualunque popolo, cultura o religione appartengano. Per questa ragione la Dichiarazione Nostra aetate parla con grande stima anche dei musulmani (cfr n. 3) e degli appartenenti alle altre religioni (cfr n. 2). Sulla base della dignità umana comune a tutti, la Chiesa cattolica "esecra come contraria alla volontà di Cristo qualsiasi discriminazione tra gli uomini o persecuzione perpetrata per motivi di razza o di colore, di condizione sociale o di religione" (Ibid., n. 5). La Chiesa è consapevole del suo dovere di trasmettere, nella catechesi come in ogni aspetto della sua vita, questa dottrina alle nuove generazioni che non sono state testimoni degli avvenimenti terribili accaduti prima e durante la Seconda Guerra Mondiale. E’ un compito di speciale importanza in quanto oggi purtroppo emergono nuovamente segni di antisemitismo e si manifestano varie forme di ostilità generalizzata verso gli stranieri. Come non vedere in ciò un motivo di preoccupazione e di vigilanza? La Chiesa cattolica si impegna - lo riaffermo anche in questa circostanza - per la tolleranza, il rispetto, l’amicizia e la pace tra tutti i popoli, le culture e le religioni.

Nei quarant’anni trascorsi dalla Dichiarazione conciliare Nostra aetate, in Germania e a livello internazionale è stato fatto molto per il miglioramento e l’approfondimento dei rapporti tra ebrei e cristiani. Accanto alle relazioni ufficiali, grazie soprattutto alla collaborazione tra gli specialisti in scienze bibliche, sono nate molte amicizie. Ricordo, a questo proposito, le varie dichiarazioni della Conferenza Episcopale Tedesca e l’attività benefica della "Società per la collaborazione cristiano-ebraica di Colonia", che ha contribuito a far sì che la comunità ebraica, a partire dall’anno 1945, potesse di nuovo sentirsi "a casa" qui a Colonia e instaurasse una buona convivenza con le comunità cristiane. Resta però ancora molto da fare. Dobbiamo conoscerci a vicenda molto di più e molto meglio. Perciò incoraggio un dialogo sincero e fiducioso tra ebrei e cristiani: solo così sarà possibile giungere ad un’interpretazione condivisa di questioni storiche ancora discusse e, soprattutto, fare passi avanti nella valutazione, dal punto di vista teologico, del rapporto tra ebraismo e cristianesimo. Questo dialogo, se vuole essere sincero, non deve passare sotto silenzio le differenze esistenti o minimizzarle: anche nelle cose che, a causa della nostra intima convinzione di fede, ci distinguono gli uni dagli altri, anzi proprio in esse, dobbiamo rispettarci a vicenda.

Infine, il nostro sguardo non dovrebbe volgersi solo indietro, verso il passato, ma dovrebbe spingersi anche in avanti, verso i compiti di oggi e di domani. Il nostro ricco patrimonio comune e il nostro rapporto fraterno ispirato a crescente fiducia ci obbligano a dare insieme una testimonianza ancora più concorde, collaborando sul piano pratico per la difesa e la promozione dei diritti dell’uomo e della sacralità della vita umana, per i valori della famiglia, per la giustizia sociale e per la pace nel mondo. Il Decalogo (cfr Es 20; Dt 5) è per noi patrimonio e impegno comune. I dieci comandamenti non sono un peso, ma l’indicazione del cammino verso una vita riuscita. Lo sono, in particolare, per i giovani che incontro in questi giorni e che mi stanno tanto a cuore. Il mio augurio è che essi sappiano riconoscere nel Decalogo la lampada per i loro passi, la luce per il loro cammino (cfr Sal 119,105). Ai giovani gli adulti hanno la responsabilità di passare la fiaccola della speranza che da Dio è stata data agli ebrei come ai cristiani, perché "mai più" le forze del male arrivino al dominio e le generazioni future, con l’aiuto di Dio, possano costruire un mondo più giusto e pacifico in cui tutti gli uomini abbiano uguale diritto di cittadinanza.

Concludo con le parole del Salmo 29, che sono un augurio ed anche una preghiera: "Il Signore darà forza al suo popolo, il Signore benedirà il suo popolo con la pace".

Voglia Egli esaudirci!
Ratzigirl
Saturday, August 20, 2005 4:03 PM
MESSAGGIO DEI GIOVANI DI BAGDAD AL SANTO PADRE
MESSAGGIO DEI GIOVANI DI BAGDAD AL SANTO PADRE BENEDETTO XVI IN OCCASIONE DELLA XX GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTÙ

Oltre un migliaio di giovani cattolici di Bagdad, appartenenti a diversi Riti, ed alcuni giovani ortodossi, riuniti nella cattedrale latina della città, hanno celebrato ieri, in spirito di unione al Santo Padre e alle migliaia di giovani di Colonia, la loro "Giornata della Gioventù" ed hanno voluto inviare al Papa, tramite il Nunzio Apostolico in Iraq, S.E. Mons. Fernando Filoni, un Messaggio che Egli ha accolto con gioia e commozione.

Pubblichiamo di seguito il testo del Messaggio dei giovani al Papa:




ANCHE NOI, GIOVANI CRISTIANI DI BAGDAD, DOPO ADEGUATA PREPARAZIONE, IN SPIRITO DI FRATERNA UNIONE A VOSTRA SANTITÀ ET MIGLIAIA DI GIOVANI IN COLONIA, ABBIAMO VOLUTO CELEBRARE IN PREGHIERA, RIFLESSIONE ET GIOIOSA FESTA, LA CORRENTE GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTÙ. ANCHE NOI SIAMO CONVENUTI PER CONOSCERE IL SIGNORE E CHIEDERCI COSA EGLI DESIDERA DA NOI IN QUESTO MOMENTO COSÌ DIFFICILE PER IL NOSTRO PAESE ET PER NOI. CI ACCOMPAGNA L’ESORTAZIONE DI GESÙ: "CORAGGIO, NON ABBIATE PAURA", CHE VOSTRA SANTITÀ HA RECENTEMENTE RIPROPOSTO ALL’INIZIO DEL SUO PONTIFICATO. MENTRE DESIDERIAMO FAR GIUNGERE IL NOSTRO AFFETTUOSO SALUTO AI GIOVANI IN COLONIA, CHIEDIAMO A VOSTRA SANTITÀ LA BENEDIZIONE APOSTOLICA ET ACCOMPAGNIAMO SPIRITUALMENTE LE CELEBRAZIONI IN COTESTA CITTÀ.

I GIOVANI PARTECIPANTI ALLA GIORNATA DELLA GIOVENTÙ IN BAGDAD

Sihaya.b16247
Tuesday, August 23, 2005 2:03 PM
UDIENZA AI RAPPRESENTANTI DI ALCUNE COMUNITÀ MUSULMANE, NELL’ARCIVESCOVADO DI KÖLN 20 AGOSTO 2005
Cari amici musulmani,

è motivo di grande gioia per me accogliervi e porgervi il mio cordiale saluto. Sono qui per incontrare i giovani venuti da ogni parte d’Europa e del mondo. I giovani sono il futuro dell’umanità e la speranza delle nazioni. Il mio amato predecessore, il Papa Giovanni Paolo II, disse un giorno ai giovani musulmani riuniti nello stadio di Casablanca (Marocco): "I giovani possono costruire un futuro migliore, se pongono innanzitutto la loro fede in Dio e si impegnano poi a costruire questo mondo nuovo secondo il disegno di Dio, con saggezza e fiducia" (Insegnamenti, VIII/2, 1985, p. 500). E’ in questa prospettiva che mi rivolgo a voi, cari amici musulmani, per condividere con voi le mie speranze e mettervi a parte anche delle mie preoccupazioni in questi momenti particolarmente difficili della storia del nostro tempo.

Sono certo di interpretare anche il vostro pensiero nel porre in evidenza, tra le preoccupazioni, quella che nasce dalla constatazione del dilagante fenomeno del terrorismo. Continuano a ripetersi in varie parti del mondo azioni terroristiche, che seminano morte e distruzione, gettando molti nostri fratelli e sorelle nel pianto e nella disperazione. Gli ideatori e programmatori di questi attentati mostrano di voler avvelenare i nostri rapporti, servendosi di tutti i mezzi, anche della religione, per opporsi ad ogni sforzo di convivenza pacifica, leale e serena. Il terrorismo, di qualunque matrice esso sia, è una scelta perversa e crudele, che calpesta il diritto sacrosanto alla vita e scalza le fondamenta stesse di ogni civile convivenza. Se insieme riusciremo ad estirpare dai cuori il sentimento di rancore, a contrastare ogni forma di intolleranza e ad opporci ad ogni manifestazione di violenza, freneremo l’ondata di fanatismo crudele che mette a repentaglio la vita di tante persone, ostacolando il progresso della pace nel mondo. Il compito è arduo, ma non impossibile. Il credente infatti sa di poter contare, nonostante la propria fragilità, sulla forza spirituale della preghiera.

Cari amici, sono profondamente convinto che dobbiamo affermare, senza cedimenti alle pressioni negative dell’ambiente, i valori del rispetto reciproco, della solidarietà e della pace. La vita di ogni essere umano è sacra sia per i cristiani che per i musulmani. Abbiamo un grande spazio di azione in cui sentirci uniti al servizio dei fondamentali valori morali. La dignità della persona e la difesa dei diritti che da tale dignità scaturiscono devono costituire lo scopo di ogni progetto sociale e di ogni sforzo posto in essere per attuarlo. E’ questo un messaggio scandito in modo inconfondibile dalla voce sommessa ma chiara della coscienza. E’ un messaggio che occorre ascoltare e far ascoltare: se se ne spegnesse l’eco nei cuori, il mondo sarebbe esposto alle tenebre di una nuova barbarie. Solo sul riconoscimento della centralità della persona si può trovare una comune base di intesa, superando eventuali contrapposizioni culturali e neutralizzando la forza dirompente delle ideologie.

Nell’incontro che ho avuto in aprile con i Delegati delle Chiese e Comunità ecclesiali e con i rappresentanti di varie Tradizioni religiose dissi: "Vi assicuro che la Chiesa vuole continuare a costruire ponti di amicizia con i seguaci di tutte le religioni, al fine di ricercare il bene autentico di ogni persona e della società nel suo insieme" (in: L’Osservatore Romano, 25 aprile 2005, p. 4). L’esperienza del passato ci insegna che il rispetto mutuo e la comprensione non hanno sempre contraddistinto i rapporti tra cristiani e musulmani. Quante pagine di storia registrano le battaglie e le guerre affrontate invocando, da una parte e dall’altra, il nome di Dio, quasi che combattere il nemico e uccidere l’avversario potesse essere cosa a Lui gradita. Il ricordo di questi tristi eventi dovrebbe riempirci di vergogna, ben sapendo quali atrocità siano state commesse nel nome della religione. Le lezioni del passato devono servirci ad evitare di ripetere gli stessi errori. Noi vogliamo ricercare le vie della riconciliazione e imparare a vivere rispettando ciascuno l’identità dell’altro. La difesa della libertà religiosa, in questo senso, è un imperativo costante e il rispetto delle minoranze un segno indiscutibile di vera civiltà.

A questo proposito, è sempre opportuno richiamare quanto i Padri del Concilio Vaticano II hanno detto circa i rapporti con i musulmani. "La Chiesa guarda con stima anche i musulmani che adorano l’unico Dio, vivente e sussistente, misericordioso e onnipotente, creatore del cielo e della terra, che ha parlato agli uomini. Essi cercano di sottomettersi con tutto il cuore ai decreti di Dio anche nascosti, come si è sottomesso Abramo, al quale la fede islamica volentieri si riferisce... Se nel corso dei secoli non pochi dissensi e inimicizie sono sorti tra cristiani e musulmani, il sacrosanto Concilio esorta tutti a dimenticare il passato e ad esercitare sinceramente la mutua comprensione, nonché a difendere e promuovere insieme, per tutti gli uomini, la giustizia sociale, i valori morali, la pace e la libertà" (Dichiarazione Nostra Aetate, n. 3).

Voi, stimati amici, rappresentate alcune Comunità musulmane esistenti in questo Paese nel quale sono nato, ho studiato e ho vissuto una buona parte della mia vita. Proprio per questo era mio desiderio incontrarvi. Voi guidate i credenti dell’Islam e li educate nella fede musulmana. L’insegnamento è il veicolo attraverso cui si comunicano idee e convincimenti. La parola è la strada maestra nell’educazione della mente. Voi avete, pertanto, una grande responsabilità nella formazione delle nuove generazioni. Insieme, cristiani e musulmani, dobbiamo far fronte alle numerose sfide che il nostro tempo ci propone. Non c’è spazio per l’apatia e il disimpegno ed ancor meno per la parzialità e il settarismo. Non possiamo cedere alla paura né al pessimismo. Dobbiamo piuttosto coltivare l’ottimismo e la speranza. Il dialogo interreligioso e interculturale fra cristiani e musulmani non può ridursi ad una scelta stagionale. Esso è infatti una necessità vitale, da cui dipende in gran parte il nostro futuro. I giovani, provenienti da tante parti del mondo, sono qui a Colonia come testimoni viventi di solidarietà, di fratellanza e di amore. Vi auguro con tutto il cuore, cari amici musulmani, che il Dio misericordioso e compassionevole vi protegga, vi benedica e vi illumini sempre. Il Dio della pace sollevi i nostri cuori, alimenti la nostra speranza e guidi i nostri passi sulle strade del mondo.
Sihaya.b16247
Tuesday, August 23, 2005 2:05 PM
OMELIA DEL SANTO PADRE VEGLIA CON I GIOVANI, NELLA SPIANATA DI MARIENFELD 20 AGOSTO 2005
Cari giovani!

Nel nostro pellegrinaggio con i misteriosi Magi dell’Oriente siamo giunti a quel momento che san Matteo nel suo Vangelo ci descrive così: "Entrati nella casa (sulla quale la stella si era fermata), videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono" (Mt 2,11). Il cammino esteriore di quegli uomini era finito. Erano giunti alla meta. Ma a questo punto per loro comincia un nuovo cammino, un pellegrinaggio interiore che cambia tutta la loro vita. Poiché sicuramente avevano immaginato questo Re neonato in modo diverso. Si erano appunto fermati a Gerusalemme per raccogliere presso il Re locale notizie sul promesso Re che era nato. Sapevano che il mondo era in disordine, e per questo il loro cuore era inquieto. Erano certi che Dio esisteva e che era un Dio giusto e benigno. E forse avevano anche sentito parlare delle grandi profezie in cui i profeti d’Israele annunciavano un Re che sarebbe stato in intima armonia con Dio, e che a nome e per conto di Lui avrebbe ristabilito il mondo nel suo ordine. Per cercare questo Re si erano messi in cammino: dal profondo del loro intimo erano alla ricerca del diritto, della giustizia che doveva venire da Dio, e volevano servire quel Re, prostrarsi ai suoi piedi e così servire essi stessi al rinnovamento del mondo. Appartenevano a quel genere di persone "che hanno fame e sete della giustizia" (Mt 5,6). Questa fame e questa sete avevano seguito nel loro pellegrinaggio – si erano fatti pellegrini in cerca della giustizia che aspettavano da Dio, per potersi mettere al servizio di essa.

Anche se gli altri uomini, quelli rimasti a casa, li ritenevano forse utopisti e sognatori – essi invece erano persone con i piedi sulla terra, e sapevano che per cambiare il mondo bisogna disporre del potere. Per questo non potevano cercare il bambino della promessa se non nel palazzo del Re. Ora però s’inchinano davanti a un bimbo di povera gente, e ben presto vengono a sapere che Erode – quel Re dal quale si erano recati – con il suo potere intendeva insidiarlo, così che alla famiglia non sarebbe restata che la fuga e l’esilio. Il nuovo Re, davanti al quale si erano prostrati in adorazione, si differenziava molto dalla loro attesa. Così dovevano imparare che Dio è diverso da come noi di solito lo immaginiamo. Qui cominciò il loro cammino interiore. Cominciò nello stesso momento in cui si prostrarono davanti a questo bambino e lo riconobbero come il Re promesso. Ma questi gesti gioiosi essi dovevano ancora raggiungerli interiormente.

Dovevano cambiare la loro idea sul potere, su Dio e sull’uomo e, facendo questo, dovevano anche cambiare se stessi. Ora vedevano: il potere di Dio è diverso dal potere dei potenti del mondo. Il modo di agire di Dio è diverso da come noi lo immaginiamo e da come vorremmo imporlo anche a Lui. Dio in questo mondo non entra in concorrenza con le forme terrene del potere. Non contrappone le sue divisioni ad altre divisioni. A Gesù, nell’Orto degli ulivi, Dio non manda dodici legioni di angeli per aiutarlo (cfr Mt 26,53). Egli contrappone al potere rumoroso e prepotente di questo mondo il potere inerme dell’amore, che sulla Croce – e poi sempre di nuovo nel corso della storia – soccombe, e tuttavia costituisce la cosa nuova, divina che poi si oppone all’ingiustizia e instaura il Regno di Dio. Dio è diverso – è questo che ora riconoscono. E ciò significa che ora essi stessi devono diventare diversi, devono imparare lo stile di Dio.

Erano venuti per mettersi a servizio di questo Re, per modellare la loro regalità sulla sua. Era questo il significato del loro gesto di ossequio, della loro adorazione. Di essa facevano parte anche i regali – oro, incenso e mirra – doni che si offrivano a un Re ritenuto divino. L’adorazione ha un contenuto e comporta anche un dono. Volendo con il gesto dell’adorazione riconoscere questo bambino come il loro Re al cui servizio intendevano mettere il proprio potere e le proprie possibilità, gli uomini provenienti dall’Oriente seguivano senz’altro la traccia giusta. Servendo e seguendo Lui, volevano insieme con Lui servire la causa della giustizia e del bene nel mondo. E in questo avevano ragione. Ora però imparano che ciò non può essere realizzato semplicemente per mezzo di comandi e dall’alto di un trono. Ora imparano che devono donare se stessi – un dono minore di questo non basta per questo Re. Ora imparano che la loro vita deve conformarsi a questo modo divino di esercitare il potere, a questo modo d’essere di Dio stesso. Devono diventare uomini della verità, del diritto, della bontà, del perdono, della misericordia. Non domanderanno più: Questo a che cosa mi serve? Dovranno invece domandare: Con che cosa servo io la presenza di Dio nel mondo? Devono imparare a perdere se stessi e proprio così a trovare se stessi. Andando via da Gerusalemme, devono rimanere sulle orme del vero Re, al seguito di Gesù.

Cari amici, ci domandiamo che cosa tutto questo significhi per noi. Poiché quello che abbiamo appena detto sulla natura diversa di Dio, che deve orientare la nostra vita, suona bello, ma resta piuttosto sfumato e vago. Per questo Dio ci ha donato degli esempi. I Magi provenienti dall’Oriente sono soltanto i primi di una lunga processione di uomini e donne che nella loro vita hanno costantemente cercato con lo sguardo la stella di Dio, che hanno cercato quel Dio che a noi, esseri umani, è vicino e ci indica la strada. È la grande schiera dei santi – noti o sconosciuti – mediante i quali il Signore, lungo la storia, ha aperto davanti a noi il Vangelo e ne ha sfogliato le pagine; questo, Egli sta facendo tuttora. Nelle loro vite, come in un grande libro illustrato, si svela la ricchezza del Vangelo. Essi sono la scia luminosa di Dio che Egli stesso lungo la storia ha tracciato e traccia ancora. Il mio venerato predecessore Papa Giovanni Paolo II ha beatificato e canonizzato una grande schiera di persone di epoche lontane e vicine. In queste figure ha voluto dimostrarci come si fa ad essere cristiani; come si fa a svolgere la propria vita in modo giusto – a vivere secondo il modo di Dio. I beati e i santi sono stati persone che non hanno cercato ostinatamente la propria felicità, ma semplicemente hanno voluto donarsi, perché sono state raggiunte dalla luce di Cristo. Essi ci indicano così la strada per diventare felici, ci mostrano come si riesce ad essere persone veramente umane. Nelle vicende della storia sono stati essi i veri riformatori che tante volte l’hanno risollevata dalle valli oscure nelle quali è sempre nuovamente in pericolo di sprofondare; essi l’hanno sempre nuovamente illuminata quanto era necessario per dare la possibilità di accettare – magari nel dolore – la parola pronunciata da Dio al termine dell’opera della creazione: "È cosa buona". Basta pensare a figure come San Benedetto, San Francesco d’Assisi, Santa Teresa d’Avila, Sant’Ignazio di Loyola, San Carlo Borromeo, ai fondatori degli Ordini religiosi dell’Ottocento che hanno animato e orientato il movimento sociale, o ai santi del nostro tempo – Massimiliano Kolbe, Edith Stein, Madre Teresa, Padre Pio. Contemplando queste figure impariamo che cosa significa "adorare", e che cosa vuol dire vivere secondo la misura del bambino di Betlemme, secondo la misura di Gesù Cristo e di Dio stesso.

I santi, abbiamo detto, sono i veri riformatori. Ora vorrei esprimerlo in modo ancora più radicale: Solo dai santi, solo da Dio viene la vera rivoluzione, il cambiamento decisivo del mondo. Nel secolo appena passato abbiamo vissuto le rivoluzioni, il cui programma comune era di non attendere più l’intervento di Dio, ma di prendere totalmente nelle proprie mani il destino del mondo. E abbiamo visto che, con ciò, sempre un punto di vista umano e parziale veniva preso come misura assoluta d’orientamento. L’assolutizzazione di ciò che non è assoluto ma relativo si chiama totalitarismo. Non libera l’uomo, ma gli toglie la sua dignità e lo schiavizza. Non sono le ideologie che salvano il mondo, ma soltanto il volgersi al Dio vivente, che è il nostro creatore, il garante della nostra libertà, il garante di ciò che è veramente buono e vero. La rivoluzione vera consiste unicamente nel volgersi senza riserve a Dio che è la misura di ciò che è giusto e allo stesso tempo è l’amore eterno. E che cosa mai potrebbe salvarci se non l’amore?

Cari amici! Permettetemi di aggiungere soltanto due brevi pensieri. Sono molti coloro che parlano di Dio; nel nome di Dio si predica anche l’odio e si esercita la violenza. Perciò è importante scoprire il vero volto di Dio. I Magi dell’Oriente l’hanno trovato, quando si sono prostrati davanti al bambino di Betlemme. "Chi ha visto me ha visto il Padre", diceva Gesù a Filippo (Gv 14,9). In Gesù Cristo, che per noi ha permesso che si trafiggesse il suo cuore, in Lui è comparso il vero volto di Dio. Lo seguiremo insieme con la grande schiera di coloro che ci hanno preceduto. Allora cammineremo sulla via giusta.

Questo significa che non ci costruiamo un Dio privato, un Gesù privato, ma che crediamo e ci prostriamo davanti a quel Gesù che ci viene mostrato dalle Sacre Scritture e che nella grande processione dei fedeli chiamata Chiesa si rivela vivente, sempre con noi e al tempo stesso sempre davanti a noi. Si può criticare molto la Chiesa. Noi lo sappiamo, e il Signore stesso ce l’ha detto: essa è una rete con dei pesci buoni e dei pesci cattivi, un campo con il grano e la zizzania. Papa Giovanni Paolo II, che nei tanti beati e santi ci ha mostrato il volto vero della Chiesa, ha anche chiesto perdono per ciò che nel corso della storia, a motivo dell’agire e del parlare di uomini di Chiesa, è avvenuto di male. In tal modo fa vedere anche a noi la nostra vera immagine e ci esorta ad entrare con tutti i nostri difetti e debolezze nella processione dei santi, che con i Magi dell’Oriente ha preso il suo inizio. In fondo, è consolante il fatto che esista la zizzania nella Chiesa. Così, con tutti i nostri difetti possiamo tuttavia sperare di trovarci ancora nella sequela di Gesù, che ha chiamato proprio i peccatori. La Chiesa è come una famiglia umana, ma è anche allo stesso tempo la grande famiglia di Dio, mediante la quale Egli forma uno spazio di comunione e di unità attraverso tutti i continenti, le culture e le nazioni. Perciò siamo lieti di appartenere a questa grande famiglia; siamo lieti di avere fratelli e amici in tutto il mondo. Lo sperimentiamo proprio qui a Colonia quanto sia bello appartenere ad una famiglia vasta come il mondo, che comprende il cielo e la terra, il passato, il presente e il futuro e tutte le parti della terra. In questa grande comitiva di pellegrini camminiamo insieme con Cristo, camminiamo con la stella che illumina la storia.

"Entrati nella casa, videro il bambino e Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono" (Mt 2,11). Cari amici, questa non è una storia lontana, avvenuta tanto tempo fa. Questa è presenza. Qui nell’Ostia sacra Egli è davanti a noi e in mezzo a noi. Come allora, si vela misteriosamente in un santo silenzio e, come allora, proprio così svela il vero volto di Dio. Egli per noi si è fatto chicco di grano che cade in terra e muore e porta frutto fino alla fine del mondo (cfr Gv 12,24). Egli è presente come allora in Betlemme. Ci invita a quel pellegrinaggio interiore che si chiama adorazione. Mettiamoci ora in cammino per questo pellegrinaggio e chiediamo a Lui di guidarci. Amen.
Sihaya.b16247
Tuesday, August 23, 2005 2:08 PM
SANTA MESSA PER LA CELEBRAZIONE DELLA XX GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTÙ, 21 AGOSTO 2005
Cari giovani!

Davanti all’Ostia sacra, nella quale Gesù per noi si è fatto pane che dall’interno sostiene e nutre la nostra vita (cfr Gv 6,35), abbiamo ieri sera cominciato il cammino interiore dell’adorazione. Nell’Eucaristia l’adorazione deve diventare unione. Con la Celebrazione eucaristica ci troviamo in quell’"ora" di Gesù di cui parla il Vangelo di Giovanni. Mediante l’Eucaristia questa sua "ora" diventa la nostra ora, presenza sua in mezzo a noi. Insieme con i discepoli Egli celebrò la cena pasquale d’Israele, il memoriale dell’azione liberatrice di Dio che aveva guidato Israele dalla schiavitù alla libertà. Gesù segue i riti d’Israele. Recita sul pane la preghiera di lode e di benedizione. Poi però avviene una cosa nuova. Egli ringrazia Dio non soltanto per le grandi opere del passato; lo ringrazia per la propria esaltazione che si realizzerà mediante la Croce e la Risurrezione, parlando ai discepoli anche con parole che contengono la somma della Legge e dei Profeti: "Questo è il mio Corpo dato in sacrificio per voi. Questo calice è la Nuova Alleanza nel mio Sangue". E così distribuisce il pane e il calice, e insieme dà loro il compito di ridire e rifare sempre di nuovo in sua memoria quello che sta dicendo e facendo in quel momento.

Che cosa sta succedendo? Come Gesù può distribuire il suo Corpo e il suo Sangue? Facendo del pane il suo Corpo e del vino il suo Sangue, Egli anticipa la sua morte, l’accetta nel suo intimo e la trasforma in un’azione di amore. Quello che dall’esterno è violenza brutale, dall’interno diventa un atto di un amore che si dona totalmente. È questa la trasformazione sostanziale che si realizzò nel cenacolo e che era destinata a suscitare un processo di trasformazioni il cui termine ultimo è la trasformazione del mondo fino a quella condizione in cui Dio sarà tutto in tutti (cfr 1 Cor 15,28). Già da sempre tutti gli uomini in qualche modo aspettano nel loro cuore un cambiamento, una trasformazione del mondo. Ora questo è l’atto centrale di trasformazione che solo è in grado di rinnovare veramente il mondo: la violenza si trasforma in amore e quindi la morte in vita. Poiché questo atto tramuta la morte in amore, la morte come tale è già dal suo interno superata, è già presente in essa la risurrezione. La morte è, per così dire, intimamente ferita, così che non può più essere lei l’ultima parola. È questa, per usare un’immagine a noi oggi ben nota, la fissione nucleare portata nel più intimo dell’essere – la vittoria dell’amore sull’odio, la vittoria dell’amore sulla morte. Soltanto questa intima esplosione del bene che vince il male può suscitare poi la catena di trasformazioni che poco a poco cambieranno il mondo. Tutti gli altri cambiamenti rimangono superficiali e non salvano. Per questo parliamo di redenzione: quello che dal più intimo era necessario è avvenuto, e noi possiamo entrare in questo dinamismo. Gesù può distribuire il suo Corpo, perché realmente dona se stesso.

Questa prima fondamentale trasformazione della violenza in amore, della morte in vita trascina poi con sé le altre trasformazioni. Pane e vino diventano il suo Corpo e Sangue. A questo punto però la trasformazione non deve fermarsi, anzi è qui che deve cominciare appieno. Il Corpo e il Sangue di Cristo sono dati a noi affinché noi stessi veniamo trasformati a nostra volta. Noi stessi dobbiamo diventare Corpo di Cristo, consanguinei di Lui. Tutti mangiamo l’unico pane, ma questo significa che tra di noi diventiamo una cosa sola. L’adorazione, abbiamo detto, diventa unione. Dio non è più soltanto di fronte a noi, come il Totalmente Altro. È dentro di noi, e noi siamo in Lui. La sua dinamica ci penetra e da noi vuole propagarsi agli altri e estendersi a tutto il mondo, perché il suo amore diventi realmente la misura dominante del mondo. Io trovo un’allusione molto bella a questo nuovo passo che l’Ultima Cena ci ha donato nella differente accezione che la parola "adorazione" ha in greco e in latino. La parola greca suona proskynesis. Essa significa il gesto della sottomissione, il riconoscimento di Dio come nostra vera misura, la cui norma accettiamo di seguire. Significa che libertà non vuol dire godersi la vita, ritenersi assolutamente autonomi, ma orientarsi secondo la misura della verità e del bene, per diventare in tal modo noi stessi veri e buoni. Questo gesto è necessario, anche se la nostra brama di libertà in un primo momento resiste a questa prospettiva. Il farla completamente nostra sarà possibile soltanto nel secondo passo che l’Ultima Cena ci dischiude. La parola latina per adorazione è ad-oratio – contatto bocca a bocca, bacio, abbraccio e quindi in fondo amore. La sottomissione diventa unione, perché colui al quale ci sottomettiamo è Amore. Così sottomissione acquista un senso, perché non ci impone cose estranee, ma ci libera in funzione della più intima verità del nostro essere.

Torniamo ancora all’Ultima Cena. La novità che lì si verificò, stava nella nuova profondità dell’antica preghiera di benedizione d’Israele, che da allora diventa la parola della trasformazione e dona a noi la partecipazione all’"ora" di Cristo. Gesù non ci ha dato il compito di ripetere la Cena pasquale che, del resto, in quanto anniversario, non è ripetibile a piacimento. Ci ha dato il compito di entrare nella sua "ora". Entriamo in essa mediante la parola del potere sacro della consacrazione – una trasformazione che si realizza mediante la preghiera di lode, che ci pone in continuità con Israele e con tutta la storia della salvezza, e al contempo ci dona la novità verso cui quella preghiera per sua intima natura tendeva. Questa preghiera – chiamata dalla Chiesa "preghiera eucaristica" – pone in essere l’Eucaristia. Essa è parola di potere, che trasforma i doni della terra in modo del tutto nuovo nel dono di sé di Dio e ci coinvolge in questo processo di trasformazione. Per questo chiamiamo questo avvenimento Eucaristia, che è la traduzione della parola ebraica beracha – ringraziamento, lode, benedizione, e così trasformazione a partire dal Signore: presenza della sua "ora". L’ora di Gesù è l’ora in cui vince l’amore. In altri termini: è Dio che ha vinto, perché Egli è l’Amore. L’ora di Gesù vuole diventare la nostra ora e lo diventerà, se noi, mediante la celebrazione dell’Eucaristia, ci lasciamo tirare dentro quel processo di trasformazioni che il Signore ha di mira. L’Eucaristia deve diventare il centro della nostra vita. Non è positivismo o brama di potere, se la Chiesa ci dice che l’Eucaristia è parte della domenica. Al mattino di Pasqua, prima le donne e poi i discepoli ebbero la grazia di vedere il Signore. D’allora in poi essi seppero che ormai il primo giorno della settimana, la domenica, sarebbe stato il giorno di Lui, di Cristo. Il giorno dell’inizio della creazione diventava il giorno del rinnovamento della creazione. Creazione e redenzione vanno insieme. Per questo è così importante la domenica. È bello che oggi, in molte culture, la domenica sia un giorno libero o, insieme col sabato, costituisca addirittura il cosiddetto "fine-settimana" libero. Questo tempo libero, tuttavia, rimane vuoto se in esso non c’è Dio. Cari amici! Qualche volta, in un primo momento, può risultare piuttosto scomodo dover programmare nella domenica anche la Messa. Ma se vi ponete impegno, constaterete poi che è proprio questo che dà il giusto centro al tempo libero. Non lasciatevi dissuadere dal partecipare all’Eucaristia domenicale ed aiutate anche gli altri a scoprirla. Certo, perché da essa si sprigioni la gioia di cui abbiamo bisogno, dobbiamo imparare a comprenderla sempre di più nelle sue profondità, dobbiamo imparare ad amarla. Impegniamoci in questo senso – ne vale la pena! Scopriamo l’intima ricchezza della liturgia della Chiesa e la sua vera grandezza: non siamo noi a far festa per noi, ma è invece lo stesso Dio vivente a preparare per noi una festa. Con l’amore per l’Eucaristia riscoprirete anche il sacramento della Riconciliazione, nel quale la bontà misericordiosa di Dio consente sempre un nuovo inizio alla nostra vita.

Chi ha scoperto Cristo deve portare altri verso di Lui. Una grande gioia non si può tenere per sé. Bisogna trasmetterla. In vaste parti del mondo esiste oggi una strana dimenticanza di Dio. Sembra che tutto vada ugualmente anche senza di Lui. Ma al tempo stesso esiste anche un sentimento di frustrazione, di insoddisfazione di tutto e di tutti. Vien fatto di esclamare: Non è possibile che questa sia la vita! Davvero no. E così insieme con la dimenticanza di Dio esiste come un "boom" del religioso. Non voglio screditare tutto ciò che c’è in questo contesto. Può esserci anche la gioia sincera della scoperta. Ma, per dire il vero, non di rado la religione diventa quasi un prodotto di consumo. Si sceglie quello che piace, e certuni sanno anche trarne un profitto. Ma la religione cercata alla maniera del "fai da te" alla fin fine non ci aiuta. È comoda, ma nell’ora della crisi ci abbandona a noi stessi. Aiutate gli uomini a scoprire la vera stella che ci indica la strada: Gesù Cristo! Cerchiamo noi stessi di conoscerlo sempre meglio per poter in modo convincente guidare anche gli altri verso di Lui. Per questo è così importante l’amore per la Sacra Scrittura e, di conseguenza, importante conoscere la fede della Chiesa che ci dischiude il senso della Scrittura. È lo Spirito Santo che guida la Chiesa nella sua fede crescente e l’ha fatta e la fa penetrare sempre di più nelle profondità della verità (cfr Gv 16,13). Papa Giovanni Paolo II ci ha donato un’opera meravigliosa, nella quale la fede dei secoli è spiegata in modo sintetico: il Catechismo della Chiesa Cattolica. Io stesso recentemente ho potuto presentare il Compendio di tale Catechismo, che è stato elaborato a richiesta del defunto Papa. Sono due libri fondamentali che vorrei raccomandare a tutti voi.

Ovviamente, i libri da soli non bastano. Formate delle comunità sulla base della fede! Negli ultimi decenni sono nati movimenti e comunità in cui la forza del Vangelo si fa sentire con vivacità. Cercate la comunione nella fede come compagni di cammino che insieme continuano a seguire la strada del grande pellegrinaggio che i Magi dell’Oriente ci hanno indicato per primi. La spontaneità delle nuove comunità è importante, ma è pure importante conservare la comunione col Papa e con i Vescovi. Sono essi a garantire che non si sta cercando dei sentieri privati, ma invece si sta vivendo in quella grande famiglia di Dio che il Signore ha fondato con i dodici Apostoli.

Ancora una volta devo ritornare all’Eucaristia. "Poiché c’è un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo" dice san Paolo (1 Cor 10,17). Con ciò intende dire: Poiché riceviamo il medesimo Signore ed Egli ci accoglie e ci attira dentro di sé, siamo una cosa sola anche tra di noi. Questo deve manifestarsi nella vita. Deve mostrarsi nella capacità del perdono. Deve manifestarsi nella sensibilità per le necessità dell’altro. Deve manifestarsi nella disponibilità a condividere. Deve manifestarsi nell’impegno per il prossimo, per quello vicino come per quello esternamente lontano, che però ci riguarda sempre da vicino. Esistono oggi forme di volontariato, modelli di servizio vicendevole, di cui proprio la nostra società ha urgentemente bisogno. Non dobbiamo, ad esempio, abbandonare gli anziani alla loro solitudine, non dobbiamo passare oltre di fronte ai sofferenti. Se pensiamo e viviamo in virtù della comunione con Cristo, allora ci si aprono gli occhi. Allora non ci adatteremo più a vivacchiare preoccupati solo di noi stessi, ma vedremo dove e come siamo necessari. Vivendo ed agendo così ci accorgeremo ben presto che è molto più bello essere utili e stare a disposizione degli altri che preoccuparsi solo delle comodità che ci vengono offerte. Io so che voi come giovani aspirate alle cose grandi, che volete impegnarvi per un mondo migliore. Dimostratelo agli uomini, dimostratelo al mondo, che aspetta proprio questa testimonianza dai discepoli di Gesù Cristo e che, soprattutto mediante il vostro amore, potrà scoprire la stella che noi seguiamo.

Andiamo avanti con Cristo e viviamo la nostra vita da veri adoratori di Dio! Amen.

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