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LadyRatzinger
Sunday, April 29, 2007 3:59 PM
Da Petrus
Il Pontefice ordina sacerdote il figlio del fotografo personale suo e di Giovanni Paolo II

CITTA’ DEL VATICANO - Un lungo applauso di gioia e di festa si è levato nella Basilica di San Pietro per l'ordinazione di 22 nuovi sacerdoti, conferita da Benedetto XVI. Tra i neo-preti c'è anche Juan Carlos Mari, figlio del fotografo storico del Papa, Arturo Mari. Per oltre trent'anni il fotoreporter dell'Osservatore Romano, con a tracolla la macchina fotografica modello 'tradizionale' e non 'digitale', ha scattato migliaia e migliaia di fotografie immortalando tutti i momenti del pontificato di Giovanni Paolo II, seguendolo nei 103 viaggi internazionali, e ora con Ratzinger. Questa mattina si è tolto le vesti di fotografo e ha seguito, da padre, l'ordinazione sacerdotale di Juan Carlos, che ha scelto di far parte dell'istituto religioso dei Legionari di Cristo. Arturo Mari è stato, fra l'altro, a prendere per primo la comunione da Benedetto XVI.
LadyRatzinger
Sunday, April 29, 2007 4:00 PM
Da Petrus
Il Papa ordina 22 nuovi sacerdoti: "Siate pastori buoni come Gesù"


di Angela Ambrogetti

CITTA’ DEL VATICANO - “Lo spirito del Signore è su di me”. Il canto del coro accompagna l’ingresso del papa in una basilica inondata di luce e risonante di applausi. Si celebra la giornata per le vocazioni e, seguendo la tradizione, il vescovo di Roma ordina sacerdoti 22 diaconi della sua diocesi. E’la IV Domenica di Pasqua, tradizionalmente detta del “Buon Pastore”, un’immagine ben radicata nell'Antico Testamento e cara alla tradizione cristiana, ha ricordato il Pontefice nella sua omelia, ma è Gesù ad incarnare il vero Buon Pastore: “Gesù è il vero Pastore d’Israele, in quanto è il Figlio dell’uomo che ha voluto condividere la condizione degli esseri umani per donare loro la vita nuova e condurli alla salvezza”. Benedetto XVI disegna il ritratto del Buon Pastore, che ha dato la vita per le sue pecore immolandosi sulla Croce, che conosce le sue pecore e le sue pecore lo conoscono, come il Padre conosce Lui ed Egli conosce il Padre. “Non si tratta di mera conoscenza intellettuale, ma di una relazione personale profonda; una conoscenza del cuore, propria di chi ama e di chi è amato; di chi è fedele e di chi sa di potersi a sua volta fidare; una conoscenza d’amore in virtù della quale il Pastore invita i suoi a seguirlo, e che si manifesta pienamente nel dono che fa loro della vita eterna”. Un invito per i nuovi sacerdoti ad essere così in una relazione intima con Dio e con i fedeli a loro affidati. ”Il Sacramento dell’Ordine che state per ricevere vi farà partecipi della stessa missione di Cristo; sarete chiamati a spargere il seme della sua Parola, a dispensare la divina misericordia e a nutrire i fedeli alla mensa del suo Corpo e del suo Sangue. Per essere suoi degni ministri dovrete alimentarvi incessantemente dell’Eucaristia, fonte e culmine della vita cristiana. Accostandovi all’altare, vostra quotidiana scuola di santità, per rinnovare il sacrificio della Croce, scoprirete sempre più la ricchezza dell'amore del divino Maestro, che oggi vi chiama ad una più intima amicizia con Lui. Se lo ascolterete docilmente, se lo seguirete fedelmente, imparerete a tradurre nella vita e nel ministero pastorale il suo amore e la sua passione per la salvezza delle anime. Ciascuno di voi, cari Ordinandi, diventerà con l’aiuto di Gesù un buon pastore, pronto a dare, se necessario, anche la vita per Lui”. Una riflessione poi per la giornata delle vocazioni che quest’anno ha come tema “La vocazione al servizio della Chiesa comunione”. Preghiamo, dice Benedetto XVI, perché cresca in ogni parrocchia e comunità cristiana l’attenzione per le vocazioni e per la formazione dei sacerdoti: essa inizia in famiglia, prosegue in seminario e coinvolge tutti coloro che hanno a cuore la salvezza delle anime, e la preghiera è specialmente per i 22 nuovi sacerdoti, “preghiamo perché siano fedeli alla missione a cui oggi il Signore li chiama, e siano pronti a rinnovare ogni giorno a Dio il loro “sì” senza riserve”, pronti ad accogliere e coltivate la divina amicizia con “amore eucaristico”. L’omelia del papa si conclude con una invocazione mariana: “Vi accompagni Maria, celeste Madre dei Sacerdoti; Lei, che sotto la Croce si è unita al Sacrificio del suo Figlio e, dopo la risurrezione, nel Cenacolo ha accolto insieme con gli Apostoli e con gli altri discepoli il dono dello Spirito, aiuti voi e ciascuno di noi, cari fratelli nel Sacerdozio, a lasciarci trasformare interiormente dalla grazia di Dio. Solo così è possibile essere immagini fedeli del Buon Pastore; solo così si può svolgere con gioia la missione di conoscere, guidare e amare il gregge che Gesù si è acquistato a prezzo del suo sangue. Amen!”. Sono parole dense e impegnative non solo per i sacerdoti, ma per tutti gli uomini che Dio ha voluto chiamare “amici”. La celebrazione prosegue con l’ordinazione e l’imposizione delle mani di tutti i vescovi presenti, dal cardinale vicario Camillo Ruini agli ausiliari e i rettori delle università dove molti degli ordinandi si preparano alla loro missione. Nel gesto umile e fortissimo della prostrazione il simbolo anche visivo dell’impegno del sacerdote ad essere completamente “servo “ di Dio perché suo amico.
LadyRatzinger
Monday, April 30, 2007 4:08 PM
Da Petrus
Giovani ed Europa al centro dell'incontro tra il Papa e il primo ministro di Andorra

di Angela Ambrogetti

CITTA’ NDEL VATICANO - Cordiale e riservata l’udienza che oggi il papa ha concesso al primo ministro di Andorra accompagnato dalla moglie e dall’ambasciatore. Quindici minuti in francese per il colloquio privato nella biblioteca della seconda loggia del palazzo Apostolico. Il capo del governo andorrino Albert Pintat Santolària si è insediato in seguito alla vittoria nelle elezioni dell'aprile 2005. Ambasciatore in vari stati, Pintat si è laureato in scienze economiche all'Università di Friburgo in Svizzera nel 1967. Il territorio dello Stato di Andorra è di gran lunga il più esteso - 468 kmq - fra i cinque mini-Stati che si trovano in Europa: San Marino, Liechtenstein, Città del Vaticano, Andorra e Monaco. Come dono per il papa, Pintat ha scelto una scultura di arte andorrina, una madonna con il bambino, protettrice del piccolo paese tra i Pirenei, che ricorda le sculture romaniche tipiche della vicina Cataluña. Il papa ha ricambiato il dono con una serie completa di medaglie del pontificato.”Principale argomento del colloquio le relazioni tra la Chiesa Cattolica e il Principato di Andorra e la possibilità di un loro ulteriore consolidamento”. Ciò quanto riferisce una nota della Sala Stampa della Santa Sede. “Scambio di opinioni anche sui problemi dei giovani e dell’educazione e sui temi attinenti alla situazione europea”. Dopo l’incontro con il papa, anche l’udienza con il cardinale Segretario di Stato, Tarcisio Bertone. Porto franco, centro turistico, Andorra ha un sistema politico molto particolare e, oltre il capo del governo, ha due correggenti, il presidente della Repubblica francese ed il vescovo della diocesi spagnola di Urgell. Andorra non ha una valuta propria e la tradizione vuole che sia stato Carlo Magno a concedere uno statuto al popolo di Andorra in cambio dell'aiuto nell'aver combattuto i Mori. Centro di difesa nelle varie guerre europee, da una parte o dall’altra, nel 1993, Andorra ha varato una costituzione democratica sotto la guida di Francesc Areny Casal e il sistema politico è stato profondamente ammodernato. Andorra ha saputo conservare un patrimono architettonico di grande ricchezza, in particolare romanico, e le sua tradizionei ancestrali che contribuiscono a donare una identità che riporta alle origini.

Ratzigirl
Tuesday, May 01, 2007 1:14 AM
La telefonata del Papa a Bagnasco

IL PAPA INCORAGGIA BAGNASCO: NON ABBIA PAURA, VADA AVANTI


Clima su determinati argomenti in Italia ancora delicato
Benedetto XVI: "Al prossimo Concistoro sarà Cardinale"


"Non abbia paura, vada pure avanti per la sua strada, senza sacrifici è difficile ottenere qualcosa di positivo; vedrà che Cristo la aiuterà"
. E' quanto ha detto Papa Ratzinger nel colloquio telefonico di questa mattina a monsignor Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana, esprimendo la propria solidarietà in seguito alle minacce ricevute dall'arcivescovo di Genova.

"La Chiesa di Cristo non si lascia intimidire nell'annunciare la verità", ha detto il Pontefice nel colloquio riferito dal sito Petrus. "Purtroppo il clima su determinati argomenti della morale in Italia è ancora delicato, ma la Chiesa di Cristo, come Cristo stesso le ha insegnato, non si lascia intimidire ne condizionare nell'annunciare la verità".

"Nulla turberà la mia missione", aveva detto l'arcivescovo Bagnasco e, rivolgendosi al Pontefice, il numero uno dei vescovi ha detto di essere "sereno" perché ha "riposto la missione nelle mani del Signore".

Il presidente della Cei, che ha sempre voluto minimizzare gli episodi di scritte e di attacchi a lui rivolti, si è detto commosso per le parole del Papa che inoltre gli avrebbe confermato la nomina a cardinale nel prossimo Concistoro. Significativo anche l'invito di Papa Ratzinger a pregare per gli autori di questi "deprecabili gesti".

Benedetto XVI ha concluso la conversazione con il motto del suo viaggio in Baviera: "Chi crede non è mai solo".


Bagnasco e il Papa si sono sentiti due volte al telefono, ieri e oggi. L'arcivescovo di Genova è inoltre costantemente in contatto con il cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato Vaticano, e con monsignor Giuseppe Betori, segretario della Cei.
Ratzigirl
Wednesday, May 02, 2007 12:16 AM
MESSAGGIO DEL SANTO PADRE ALLA PROFESSORESSA MARY ANN GLENDON
A Sua Eccellenza

la Professoressa Mary Ann Glendon

Presidente della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali




In occasione della riunione della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali per la sua tredicesima sessione plenaria, sono lieto di porgere il mio benvenuto a Lei e ai Suoi distinti colleghi, e di rivolgere il mio orante augurio per le Loro deliberazioni.

L'incontro dell'Accademia quest'anno è dedicato all'esame del tema: "Carità e giustizia nei rapporti fra Popoli e Nazioni". Non può, la Chiesa, non essere interessata a tale soggetto, dato che il perseguimento della giustizia e la promozione della civiltà dell'amore sono aspetti essenziali della sua missione a servizio dell’annuncio del Vangelo di Gesù Cristo. Senza dubbio la costruzione di una società giusta è responsabilità primaria dell'ordine politico, sia nei singoli Stati come anche nella Comunità internazionale. Come tale, ciò richiede ad ogni livello un esercizio disciplinato della ragione pratica e un allenamento della volontà per poter discernere e soddisfare le specifiche richieste della giustizia, nel pieno rispetto del bene comune e dell'inalienabile dignità di ogni persona. Nella mia Enciclica Deus caritas est ho voluto riaffermare, all'inizio del mio Pontificato, il desiderio della Chiesa di contribuire a questa necessaria purificazione della ragione, per aiutare a formare le coscienze e per stimolare una risposta più ampia alle genuine esigenze della giustizia. Allo stesso tempo, ho voluto sottolineare che, anche nella più giusta delle società, ci sarà sempre posto per la carità: "Non c'è nessun ordinamento statale giusto che possa rendere superfluo il servizio dell'amore" (n. 28).

Il convincimento della Chiesa circa l'inseparabilità di giustizia e carità nasce, in ultima analisi, dall’esperienza che essa fa della rivelazione dell'infinita giustizia e misericordia di Dio in Cristo Gesù, e ciò trova espressione nel suo insistere sulla necessità che l'uomo stesso e la sua irriducibile dignità siano al centro della vita politica e sociale. Il magistero della Chiesa, che si rivolge non soltanto ai credenti ma anche a tutti gli uomini di buona volontà, si richiama pertanto alla retta ragione e ad una sana comprensione dell'umana natura nel proporre principi capaci di guidare gli individui e le comunità verso il perseguimento di un ordine sociale contrassegnato da giustizia, libertà, solidarietà fraterna e pace. Al centro di tale insegnamento, come è Loro ben noto, vi è il principio della destinazione universale di tutti i beni della creazione. Secondo tale fondamentale principio, tutto ciò che la terra produce e tutto ciò che l’uomo trasforma e confeziona, tutta la sua conoscenza e tecnologia, tutto è destinato a servire lo sviluppo materiale e spirituale della famiglia umana e di tutti i suoi membri.

Sulla base di questa prospettiva integralmente umana possiamo comprendere più pienamente il ruolo essenziale che la carità gioca nel perseguimento della giustizia. Il mio Predecessore, Papa Giovanni Paolo II, era convinto che la giustizia da sola fosse insufficiente a stabilire relazioni veramente umane e fraterne all’interno della società. "In ogni sfera dei rapporti interumani – affermò – , la giustizia deve subire, per così dire, una notevole «correzione» da parte di quell'amore il quale - come proclama san Paolo - «è paziente» e «benigno» o, in altre parole, porta in sé i caratteri dell'amore misericordioso, tanto essenziali per il Vangelo e per il cristianesimo" (Dives in misericordia, n. 14). In una parola, la carità non soltanto consente alla giustizia di diventare più creativa e di affrontare nuove sfide, ma ispira anche e purifica gli sforzi dell’umanità, tesi a raggiungere l’autentica giustizia e, così, a costruire una società degna dell'uomo.

In un contesto in cui, "superando i confini delle comunità nazionali, la sollecitudine per il prossimo tende ad allargare i suoi orizzonti al mondo intero" (Deus caritas est, n. 30), l'intrinseca relazione tra carità e giustizia deve essere più chiaramente compresa e sottolineata. Nel manifestare la mia fiducia che le Loro discussioni di questi giorni si rivelino fruttuose a questo riguardo, desidero brevemente attrarre la Loro attenzione su tre specifiche sfide che il mondo si trova ad affrontare, sfide che credo possano essere affrontate solo attraverso un convinto impegno a servizio di quella giustizia più grande che è ispirata dalla carità.

La prima sfida riguarda l'ambiente e uno sviluppo sostenibile. La comunità internazionale riconosce che le risorse del mondo sono limitate e che è dovere di ogni popolo attuare politiche miranti alla protezione dell'ambiente, al fine di prevenire la distruzione di quel patrimonio naturale i cui frutti sono necessari per il benessere dell'umanità. Per affrontare questa sfida, ciò che è richiesto è un approccio interdisciplinare simile a quello che le Signorie Loro hanno usato. Inoltre, vi è bisogno di una capacità di valutare e di prevedere, di monitorare le dinamiche del cambiamento ambientale e dello sviluppo sostenibile, di delineare e applicare soluzioni a livello internazionale. Particolare attenzione deve essere rivolta al fatto che i Paesi più poveri sono quelli che sembrano destinati a pagare il prezzo più pesante per il deterioramento ecologico. Nel Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace del 2007 sottolineavo che "la distruzione dell'ambiente, un suo uso improprio o egoistico e l'accaparramento violento delle risorse della terra generano lacerazioni, conflitti e guerre, proprio perché sono frutto di un concetto disumano di sviluppo. Uno sviluppo infatti che si limitasse all'aspetto tecnico-economico, trascurando la dimensione morale-religiosa, non sarebbe uno sviluppo umano integrale e finirebbe, in quanto unilaterale, per incentivare le capacità distruttive dell'uomo" (n. 9). Nell'affrontare le sfide della protezione dell'ambiente e dello sviluppo sostenibile, siamo chiamati a promuovere e a "salvaguardare le condizioni morali di un'autentica «ecologia umana»" (Centesimus annus, n. 38). Questo, d'altra parte, esige una relazione responsabile non soltanto con la creazione ma anche con il nostro prossimo, vicino e lontano, nello spazio e nel tempo, e con il Creatore.

Ciò ci conduce ad una seconda sfida, che chiama in causa il nostro concetto di persona umana e, di conseguenza, le nostre relazioni reciproche. Se gli esseri umani non sono visti come persone, maschio e femmina, creati ad immagine di Dio (cfr Gn 1, 26), dotati di una dignità inviolabile, sarà ben difficile raggiungere una piena giustizia nel mondo. Nonostante il riconoscimento dei diritti della persona in dichiarazioni internazionali e in strumenti legali, occorre progredire di molto per far sì che tale riconoscimento abbia conseguenze sui problemi globali, come quello del crescente divario fra Paesi ricchi e Paesi poveri; l'ineguale distribuzione ed assegnazione delle risorse naturali e della ricchezza prodotta dall'attività umana; la tragedia della fame, della sete e della povertà in un pianeta in cui vi è abbondanza di cibo, di acqua e di prosperità; le sofferenze umane dei rifugiati e dei profughi; le continue ostilità in molte parti del mondo; la mancanza di una sufficiente protezione legale per i non nati; lo sfruttamento dei bambini; il traffico internazionale di esseri umani, di armi, di droghe; e numerose altre gravi ingiustizie.

Una terza sfida si rapporta ai valori dello spirito. Incalzati da preoccupazioni economiche, tendiamo a dimenticare che, al contrario dei beni materiali, i beni spirituali che sono tipici dell'uomo si espandono e si moltiplicano quando sono comunicati: al contrario dei beni divisibili, i beni spirituali come la conoscenza e l'educazione sono indivisibili, e più vengono condivisi, più vengono posseduti. La globalizzazione ha aumentato l'interdipendenza dei popoli, con le loro differenti tradizioni, religioni e sistemi di educazione. Ciò significa che i popoli del mondo, proprio in virtù delle loro differenze, stanno continuamente imparando l’uno a riguardo dell'altro e addivenendo ad un contatto molto più grande. Sempre più importante, perciò, è il bisogno di un dialogo che possa aiutare le persone a comprendere le proprie tradizioni nel momento in cui entrano in contatto con quelle degli altri, al fine di sviluppare una maggiore autocoscienza di fronte alle sfide recate alla propria identità, promuovendo così la comprensione e il riconoscimento dei veri valori umani all'interno di una prospettiva interculturale. Per affrontare positivamente tali sfide è urgentemente necessaria una giusta uguaglianza di opportunità, specie nel campo dell'educazione e della trasmissione della conoscenza. Purtroppo, l'educazione, specialmente al livello primario, rimane drammaticamente insufficiente in molte parti del mondo.

Per affrontare tali sfide solo l'amore per il prossimo può ispirare in noi la giustizia a servizio della vita e della promozione della dignità umana. Solo l'amore all'interno della famiglia, fondata su un uomo e una donna, creati a immagine di Dio, può assicurare quella solidarietà inter-generazionale che trasmette amore e giustizia alle generazioni future. Solo la carità può incoraggiarci a porre la persona umana ancora una volta al centro della vita nella società e al centro di un mondo globalizzato, governato dalla giustizia.

Con tali considerazioni, carissimi Membri dell'Accademia, incoraggio le Loro Signorie nell’impegno di portare avanti l’importante lavoro a cui attendono. Su di Loro e sulle persone a Loro care invoco cordialmente le divine benedizioni di saggezza, gioia e pace.
Ratzigirl
Thursday, May 03, 2007 1:47 AM
UDIENZA GENERALE 2 MAGGIO 2007

Cari fratelli e sorelle,

la catechesi di mercoledì scorso era dedicata alla grande figura di Origene, dottore alessandrino del II-III secolo. In quella catechesi abbiamo preso in considerazione la vita e la produzione letteraria del grande maestro alessandrino, individuando nella "triplice lettura" della Bibbia, da lui condotta, il nucleo animatore di tutta la sua opera. Ho lasciato da parte - per riprenderli oggi - due aspetti della dottrina origeniana, che considero tra i più importanti e attuali: intendo parlare dei suoi insegnamenti sulla preghiera e sulla Chiesa.

In verità Origene - autore di un importante e sempre attuale trattato Sulla preghiera - intreccia costantemente la sua produzione esegetica e teologica con esperienze e suggerimenti relativi all’orazione. Nonostante tutta la ricchezza teologica di pensiero, non è mai una trattazione puramente accademica; è sempre fondata sull'esperienza della preghiera, del contatto con Dio. A suo parere, infatti, l’intelligenza delle Scritture richiede, più ancora che lo studio, l’intimità con Cristo e la preghiera. Egli è convinto che la via privilegiata per conoscere Dio è l’amore, e che non si dia un’autentica scientia Christi senza innamorarsi di Lui. Nella Lettera a Gregorio Origene raccomanda: "Dedicati alla lectio delle divine Scritture; applicati a questo con perseveranza. Impegnati nella lectio con l’intenzione di credere e di piacere a Dio. Se durante la lectio ti trovi davanti a una porta chiusa, bussa e te l’aprirà quel custode, del quale Gesù ha detto: «Il guardiano gliela aprirà». Applicandoti così alla lectio divina, cerca con lealtà e fiducia incrollabile in Dio il senso delle Scritture divine, che in esse si cela con grande ampiezza. Non ti devi però accontentare di bussare e di cercare: per comprendere le cose di Dio ti è assolutamente necessaria l'oratio. Proprio per esortarci ad essa il Salvatore ci ha detto non soltanto: «Cercate e troverete», e «Bussate e vi sarà aperto», ma ha aggiunto: «Chiedete e riceverete»" (Ep. Gr. 4). Balza subito agli occhi il "ruolo primordiale" svolto da Origene nella storia della lectio divina. Il Vescovo Ambrogio di Milano - che imparerà a leggere le Scritture dalle opere di Origene - la introduce poi in Occidente, per consegnarla ad Agostino e alla tradizione monastica successiva.

Come già abbiamo detto, il più alto livello della conoscenza di Dio, secondo Origene, scaturisce dall’amore. È così anche tra gli uomini: uno conosce realmente in profondità l'altro solo se c'è amore, se si aprono i cuori. Per dimostrare questo egli si fonda su un significato dato talvolta al verbo conoscere in ebraico, quando cioè viene utilizzato per esprimere l’atto dell’amore umano: "Adamo conobbe Eva, sua sposa, la quale concepì" (Gn. 4,1). Così viene suggerito che l’unione nell’amore procura la conoscenza più autentica. Come l’uomo e la donna sono "due in una sola carne", così Dio e il credente diventano "due in uno stesso spirito". In questo modo la preghiera dell’Alessandrino approda ai livelli più alti della mistica, come è attestato dalle sue Omelie sul Cantico dei Cantici. Viene a proposito un passaggio della prima Omelia, dove Origene confessa: "Spesso - Dio me ne è testimone - ho sentito che lo Sposo si accostava a me in massimo grado; dopo egli se ne andava all’improvviso, e io non potei trovare quello che cercavo. Nuovamente mi prende il desiderio della sua venuta, e talvolta egli torna, e quando mi è apparso, quando lo tengo tra le mani, ecco che ancora mi sfugge, e una volta che è svanito mi metto ancora a cercarlo..." (Hom. Cant. 1,7).

Torna alla mente ciò che il mio venerato Predecessore scriveva, da autentico testimone, nella Novo millennio ineunte, là dove egli mostrava ai fedeli "come la preghiera possa progredire, quale vero e proprio dialogo d’amore, fino a rendere la persona umana totalmente posseduta dall’Amato divino, vibrante al tocco dello Spirito, filialmente abbandonata nel cuore del Padre... Si tratta", proseguiva Giovanni Paolo II, "di un cammino interamente sostenuto dalla grazia, che chiede tuttavia forte impegno spirituale e conosce anche dolorose purificazioni, ma che approda, in diverse forme possibili, all’indicibile gioia vissuta dai mistici come «unione sponsale»" (n. 33).

Veniamo, infine, a un insegnamento di Origene sulla Chiesa, e precisamente – all’interno di essa - sul sacerdozio comune dei fedeli. Infatti, come l’Alessandrino afferma nella sua nona Omelia sul Levitico, "questo discorso riguarda tutti noi" (Hom. Lev. 9,1). Nella medesima Omelia Origene - riferendosi al divieto fatto ad Aronne, dopo la morte dei suoi due figli, di entrare nel Sancta sanctorum "in qualunque tempo" (Lv 16,2) - così ammonisce i fedeli: "Da ciò si dimostra che se uno entra a qualunque ora nel santuario, senza la dovuta preparazione, non rivestito degli indumenti pontificali, senza aver preparato le offerte prescritte ed essersi reso Dio propizio, morirà... Questo discorso riguarda tutti noi. Ordina infatti che sappiamo come accedere all’altare di Dio. O non sai che anche a te, cioè a tutta la Chiesa di Dio e al popolo dei credenti, è stato conferito il sacerdozio? Ascolta come Pietro parla dei fedeli: ‘Stirpe eletta’, dice, ‘regale, sacerdotale, nazione santa, popolo che Dio si è acquistato’. Tu dunque hai il sacerdozio perché sei ‘stirpe sacerdotale’, e perciò devi offrire a Dio il sacrificio... Ma perché tu lo possa offrire degnamente, hai bisogno di indumenti puri e distinti dagli indumenti comuni agli altri uomini, e ti è necessario il fuoco divino" (ivi).

Così da una parte i "fianchi cinti" e gli "indumenti sacerdotali", vale a dire la purezza e l’onestà della vita, dall’altra la "lucerna sempre accesa", cioè la fede e la scienza delle Scritture, si configurano come le condizioni indispensabili per l’esercizio del sacerdozio universale, che esige purezza e onestà di vita, fede e scienza delle Scritture. A maggior ragione tali condizioni sono indispensabili, evidentemente, per l'esercizio del sacerdozio ministeriale. Queste condizioni - di integra condotta di vita, ma soprattutto di accoglienza e di studio della Parola - stabiliscono una vera e propria "gerarchia della santità" nel comune sacerdozio dei cristiani. Al vertice di questo cammino di perfezione Origene colloca il martirio. Sempre nella nona Omelia sul Levitico allude al "fuoco per l'olocausto", cioè alla fede e alla scienza delle Scritture, che mai deve spegnersi sull’altare di chi esercita il sacerdozio. Poi aggiunge: "Ma ognuno di noi ha in sé" non soltanto il fuoco; ha "anche l’olocausto, e dal suo olocausto accende l'altare, perché arda sempre. Io, se rinuncio a tutto ciò che possiedo e prendo la mia croce e seguo Cristo, offro il mio olocausto sull’altare di Dio; e se consegnerò il mio corpo perché arda, avendo la carità, e conseguirò la gloria del martirio, offro il mio olocausto sull’altare di Dio" (Hom. Lev. 9,9).

Questo inesausto cammino di perfezione "riguarda tutti noi", purché "lo sguardo del nostro cuore" sia rivolto alla contemplazione della Sapienza e della Verità, che è Gesù Cristo. Predicando sul discorso di Gesù a Nazaret - quando "gli occhi di tutti nella sinagoga stavano fissi sopra di lui" (Lc 4,16-30) – Origene sembra rivolgersi proprio a noi: "Anche oggi, se lo volete, in questa assemblea i vostri occhi possono fissare il Salvatore. Quando infatti tu rivolgerai lo sguardo più profondo del cuore verso la contemplazione della Sapienza, della Verità e del Figlio unico di Dio, allora i tuoi occhi vedranno Dio. Felice assemblea, quella di cui la Scrittura attesta che gli occhi di tutti erano fissi su di lui! Quanto desidererei che questa assemblea ricevesse una simile testimonianza, che gli occhi di tutti, dei non battezzati e dei fedeli, delle donne, degli uomini e dei fanciulli, non gli occhi del corpo, ma quelli dell’anima, guardassero Gesù! … Impressa su di noi è la luce del tuo volto, o Signore, a cui appartengono la gloria e la potenza nei secoli dei secoli. Amen!"
Ratzigirl
Thursday, May 03, 2007 12:04 PM
12 Maggio, un messaggio del Santo Padre al mega-raduno dei Focolari in Germania

Il Santo Padre 'benedice' il raduno europeo dei movimenti cattolici organizzato dai Focolari in programma il 12 maggio a Stoccarda e che vedrà la partecipazione del presidente del Consiglio, Romano Prodi, come già fece negli anni passati. A quanto si apprende, infatti, è previsto un messaggio del Pontefice, oltre a quello del Patriarca ortodosso di Costantinopoli, Bartolomeo I, e a quello di Chiara Lubich (nella foto con Giovanni Paolo II) che, per motivi di salute, non potrà essere presente in Germania. La manifestazione - che coincide con il Family Day a Roma e con il viaggio del Papa in Brasile - si intitola "Insieme per l'Europa" e si tratta della seconda manifestazione internazionale promossa da Movimenti e Comunità cristiane di diverse Chiese di tutta Europa.
Ratzigirl
Friday, May 04, 2007 12:24 AM
da Petrus
Vaticano, iniziato con la recita del Rosario il mese mariano di Maggio

di Angela Ambrogetti

CITTA’ DEL VATICANO - Anche in Vaticano il mese di maggio inizia con la recita del Santo Rosario. Non è forse una notizia da prima pagina, ma è il racconto di una “vita vaticana” fatta di semplici e comuni gesti di fede oltre che di grandi eventi. Una dimostrazione di come da una quotidianità, spesso ignorata, nascano le iniziative più conosciute. Giovedì sera, un centinaio di fedeli si riunisce in un cortiletto tra i sacri palazzi. Ci sono suore, giovani, guardie svizzere, gendarmi, sediari e gentiluomini di Sua Santità, tutti insieme per recitare il Rosario: inizia il mese di maggio dedicato a Maria. Il vicario del papa per la Città del Vaticano, l’arcivescovo Angelo Comastri (nella foto), propone le riflessioni, il parroco di Sant’Anna, padre Bruno, guida la preghiera, i fedeli leggono i misteri, la Corale intona i più antichi canti mariani. Per le stradine dello Stato più piccolo e significativo del mondo, si snoda una processione che, con le fiaccole, illumina le ombre degli antichi palazzi. Alla confusione del giorno si è sostituita la quiete assoluta. Le guardie svizzere a Porta Sant’Anna si mettono sugli attenti quando passa la statua della Madonna che apre la processione. Si sosta, mistero dopo mistero, in luoghi della vita quotidiana. La processione è ormai una tradizione da anni, e da dopo il 1981 si è svolta il 13 maggio, con una sosta proprio sotto le finestre dell’appartamento del papa. Quest’anno la data ha voluto sottolineare l’apertura del mese di maggio ma anche l’imminente viaggio di Benedetto XVI in Brasile. Si è pregato per il primo viaggio missionario di questo pontificato. E come la mattina uno scroscio di pioggia aveva segnato l’udienza generale del papa, la sera il mal tempo ha fatto concludere la preghiera nella chiesetta barocca che accoglie chi entra in Vaticano da via di Porta Angelica. Il mese di maggio si concluderà con un’altra processione nei giardini vaticani. Sarà il papa a concludere il cammino dei molti fedeli che arriveranno alla Grotta di Lourdes, sarà un evento pubblico. Della preghiera della sera del 2 maggio forse non parlerà nessuno, ma le finestre dell’appartamento privato di papa Benedetto erano accese. Il Vaticano è un piccolo paese oltre che uno Stato influente. Per fortuna!
josie '86
Friday, May 04, 2007 9:44 AM
Da "La voce d'Italia"

[DIM]15pt[=DIM][G]Benedetto XVI in Brasile[/G][/DIM]

[DIM]12pt[=DIM]I costi e il programma della visita a San Paulo e dintorni
San Paulo (dal nostro corrispondente), 4 mag. - Secondo i dati dell’assessoria d’imprensa di Turismo di San Paulo (SPTuris), la visita del Papa Benedetto XVI nella città (dal 9 al 13 maggio) è costata alla prefettura 2,4 milioni di Reais (circa 900 mila euro) per organizzare e sistemare tutte le sue strutture, prevedendo l’arrivo di circa 1,5 milioni di fedeli.

I costi sono comprendono anche le spese per riformare il Monastero di San Bento, sito nel centro storico di San Paulo, luogo in cui il Papa sarà accolto mentre è nella città paulistana.Comunque, anche secondo i dati della SPTuris, la visita del Papa a San Paulo deve rendere alla città circa R$ 60 milioni di Reais – circa 22 milioni di euro.

La CNBB (Conferenza Nazionale dei Vescovi del Brasile), approfitando della visita di Benedetto XVI a San Paulo, ha fatto un’invito particolare al Papa: celebrare la Santa Messa di canonizzazione del primo santo brasiliano: il Beato Frei Antônio de Santa'Ana Galvão – conosciuto semplicemente come Frei Galvão –, nato nel secolo XVIII e deceduto nell’anno dell’indipendenza del Brasile, nel 1822.

Benedetto XVI, osservando che la canonizzazione starebbe stata in contemporanea alla V Conferenza Generale dell’Episcopato Latinoamericano e dei Caraibi – “Discepoli e missionari di Gesù Cristo” –, ha fatto un’eccezione e ha accettato l’invito a santificare il beato Frei Galvão nella Santa Messa dell’11 maggio.

Dopo la messa avrà luogo l’incontro del Papa con i vescovi del Brasile nella Cattedrale Centrale Sé (Catedral da Sé). In seguito, Benedetto XVI si recherà nella città di Aparecida, a 167 km da San Paulo – dove c’è il Santuario Nazionale di Aparecida –, dirigendosi il giorno dopo nella città di Guaratinguetá (176 km da San Paulo), dove visiterà la Chiesa del Podere Speranza; il Papa tornerà in Italia il 13 maggio.[/DIM]

[S][G]Camila Briganti[/G][/S]

josie '86
Friday, May 04, 2007 1:16 PM
Da Il Sole 24Ore


[DIM]15pt[=DIM][G]L'ex presidente iraniano Khatami incontra il Papa: «Sforzo comune per chiudere le ferite» [/G][/DIM]

[DIM]12pt[=DIM][FONT]Verdana[=FONT]«Purtroppo le ferite di questo mondo sono molto ampie e non si posso chiudere facilmente ed un solo incontro forse non può bastare. Ma c'è uno sforzo comune per arrivare a chiuderle ed è uno sforzo nel quale poniamo tanta speranza». È con questo spirito che l'ex presidente dell'Iran, l'ayatollah Seyyed Mohammad Khatami, in visita a Roma, incontrerà, tra breve, il Papa.
Un incontro, quello con Benedetto XVI, che era già stato fissato lo scorso novembre, ma poi annullato in seguito alle reazioni del mondo musulmano al discorso di Papa Ratzinger a Regensburg.
Ed è proprio alla «ferita» di Regensburg che Kathami fa riferimento, rispondendo ad una domanda nel corso del convegno «Dialogo interculturale: una sfida per la pace» in corso alla Pontificia Università Gregoriana.
«Spero che questo incontro - spiega - ci faccia avvicinare per conoscere le sofferenze di questo mondo e fare sforzi comuni in futuro per poterle curare».[/FONT][/DIM]


Ratzigirl
Friday, May 04, 2007 6:38 PM
PAPA: MALE INTESA MODERNITA' TENDE A SCAVALCARE DIO

''Una male intesa modernita' tende oggi a esaltare in maniera soverchia i bisogni dell'individuo a scapito dei doveri che ogni persona ha verso Dio e verso la comunita' alla quale appartiene''. E' quanto ha detto Benedetto XVI ricevendo questa mattina i vescovi della Conferenza episcopale internazionale dei Santi Cirillo e Metodio (vescovi della Macedonia, del Montenegro e della Serbia), ricevuti in questi giorni, in separate udienze, in occasione della Visita ad Limina Apostolorum. ''E' importante - ha aggiunto il Pontefice - ad esempio, porre in luce la retta concezione della responsabilita' civile e pubblica, perche' proprio da questa visione discende l'impegno per il rispetto dei diritti di ciascuno e per un'integrazione convinta della propria cultura con le altre, tendendo insieme al bene comune''.
LadyRatzinger
Saturday, May 05, 2007 6:03 PM
Da Petrus
Il Papa riceve le Guardie Svizzere: "Grazie della vostra missione al servizio della Chiesa"

CITTA’ DEL VATICANO - In occasione del giuramento di 38 nuove Guardie Svizzere, che avverra' solennemente domani in Vaticano, Benedetto XVI ha ricevuto oggi in udienza nella Sala Clementina il Corpo della Guardia Svizzera Pontificia al completo, invitando tutti i suoi membri ad essere sempre ''buoni cristiani e soldati esemplari''. Il Pontefice, parlando in tedesco, si e' rivolto dapprima ai ''neo alabardieri'', ringraziandoli ''per aver scelto di dedicare alcuni anni della vostra giovinezza al servizio del Papa e dei suoi piu' stretti collaboratori''. Estendendo il suo saluto a tutte le Guardie Svizzere, il Santo Padre ha ricordato poi le celebrazioni commemorative del 2006 per il quinto centenario della fondazione del Corpo. ''Tali celebrazioni - ha detto - hanno contribuito a far meglio conoscere l'origine, la storia e il valore del vostro Corpo e della significativa testimonianza di fede e di amore, che da oltre 500 anni voi rendete alla Chiesa''. Tutto ebbe origine il 22 gennaio del 1506 quando giunse dalla Svizzera in Vaticano una truppa di 150 uomini richiesta da papa Giulio II della Rovere: ''da quel giorno - ha ricordato Benedetto XVI - sino ai nostri tempi la storia del vostro Corpo di Guardia si e' come intimamente intrecciata con gli eventi e la vita della Chiesa e, in particolare, del Papa. Ed e' una lunga storia di fedelta' e di generoso servizio prestato sempre con dedizione, talora sino all'eroismo del sacrificio della vita''. Il Pontefice ha detto ai membri del 'piu' piccolo esercito del mondo' che la loro ''non e' solo una prestazione professionale; e' anche una vera missione al servizio di Cristo e della sua Chiesa''. Da qui la necessita' di ''dimostrarsi in tutte le circostanze buoni cristiani e soldati esemplari'' e di ''evitare quanto contrasta con la fede, la morale cristiana e i doveri del proprio stato''. "Grazie, cari amici, per questa vostra silenziosa ma efficiente presenza accanto alla persona del Papa - ha detto il Pontefice -, grazie anche per la professionalità ed anche per l'amore con cui svolgete la vostra missione. Sì, la vostra non è solo una prestazione professionale; è anche una vera missione al servizio di Cristo e della sua Chiesa". "Il Signore vi chiama alla santità - ha proseguito Benedetto XVI - ad essere cioè suoi discepoli, pronti sempre ad ascoltare la sua voce, a compiere la sua volontà e a realizzarla nel quotidiano adempimento dei vostri doveri. Ciò contribuirà a fare di voi dei 'buoni cristiani' - ha concluso il Papa - e al tempo stesso dei 'soldati esemplari', animati da quello spirito evangelico che rende ogni battezzato 'lievito' atto a fermentare la massa e 'luce' che illumina e riscalda l'ambiente dove vive e lavora".

Ratzigirl
Saturday, May 05, 2007 8:08 PM
Congresso mondiale dei missionari 'Fidei Donum' 5 Maggio 2007

Signor Cardinale,
venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
cari fratelli e sorelle,

sono particolarmente lieto di incontrarmi con voi dopo la solenne Celebrazione eucaristica presieduta dal Signor Cardinale Ivan Dias, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli. A lui, in primo luogo, dirigo il mio cordiale pensiero, ringraziandolo per le parole che mi ha rivolto a vostro nome. Estendo il mio saluto al Segretario ed ai collaboratori del Dicastero missionario, ai Presuli e ai sacerdoti presenti, ai religiosi, alle religiose e a tutti coloro che hanno preso parte al Convegno svoltosi nei giorni scorsi per commemorare il 50° anniversario della Lettera Enciclica Fidei donum del Servo di Dio Papa Pio XII.

Sono trascorsi cinquant’anni da quando questo mio venerato Predecessore, dinanzi all’evolversi dei tempi e all’affacciarsi sulla scena della storia di nuovi popoli e nazioni, con lungimirante sapienza pastorale comprese che si aprivano inediti e provvidenziali orizzonti e itinerari missionari per l’annuncio del Vangelo in Africa. Specialmente all’Africa, infatti, guardava Pio XII quando, con intuizione profetica, pensò a quel nuovo "soggetto" missionario, che dalle prime parole dell’Enciclica trasse il nome di "Fidei donum". Intendeva incoraggiare, accanto alle forme tradizionali, un ulteriore tipo di cooperazione missionaria tra le Comunità cristiane cosiddette "antiche" e quelle appena nate o nascenti nei territori di recente evangelizzazione: le prime cioè venivano invitate a mandare in aiuto delle Chiese "giovani" e in promettente crescita alcuni sacerdoti, perché essi collaborassero con gli Ordinari del luogo per un tempo determinato. Così scriveva Papa Pacelli: "Considerando da un lato le schiere innumerevoli dei Nostri figli che, soprattutto nei paesi di antica tradizione cristiana, sono partecipi del bene della fede, e dall’altro la massa ancor più numerosa di coloro che tuttora attendono il messaggio della salvezza, sentiamo l’ardente desiderio di esortarvi, Venerabili Fratelli, a sostenere con il vostro zelo la causa santa della espansione della Chiesa nel mondo. Voglia Iddio che in seguito al nostro appello lo spirito missionario penetri più a fondo nel cuore di tutti i sacerdoti, e, attraverso il loro ministero, infiammi tutti i fedeli!" (AAS XLIX 1957, 226).

Duplice, pertanto, era lo scopo che animava il venerato Pontefice: da una parte, suscitare in ogni componente del popolo cristiano una rinnovata "fiamma" missionaria e, dall’altra, promuovere una più consapevole collaborazione fra le diocesi di antica tradizione e le regioni di prima evangelizzazione. Nel corso di questi cinque decenni l’invito di Pio XII è stato a più riprese ribadito da tutti i miei Predecessori e, grazie anche all’impulso impresso dal Concilio Vaticano II, è andato moltiplicandosi il numero dei sacerdoti "fidei donum", partiti insieme a religiosi e volontari laici in missione per l’Africa e per altre regioni del mondo, talora a costo di non pochi sacrifici per le loro diocesi di appartenenza. Vorrei qui esprimere un particolare ringraziamento a questi nostri fratelli e sorelle, alcuni dei quali hanno versato il loro sangue per diffondere il Vangelo. L’esperienza missionaria, voi lo sapete bene, lascia un segno indelebile in chi la compie e contribuisce, al tempo stesso, ad alimentare quella comunione ecclesiale che fa sentire tutti i battezzati membri dell’unica Chiesa, Corpo mistico di Cristo. Nel corso di questi decenni i contatti e gli scambi missionari si sono intensificati, grazie anche allo sviluppo e al moltiplicarsi dei mezzi di comunicazione, così che la Chiesa è venuta a contatto praticamente con ogni civiltà e cultura. D’altro lato, lo scambio di doni tra Comunità ecclesiali di antica e di recente fondazione ha costituito un arricchimento reciproco e ha favorito la crescita della coscienza di essere tutti "missionari", tutti cioè coinvolti, sia pure in modi diversi, nell’annuncio e nella testimonianza del Vangelo.

Mentre rendiamo grazie al Signore per l’impegno missionario in atto, non possiamo simultaneamente non guardare alle difficoltà che oggi emergono in questo campo. Tra di esse, mi limito a sottolineare la diminuzione e l’invecchiamento del clero nelle diocesi che un tempo inviavano missionari in regioni lontane. Nel contesto di una diffusa crisi vocazionale, questo costituisce certo una sfida con cui occorre confrontarsi. Il Convegno organizzato dalla Pontificia Unione Missionaria per commemorare i 50 anni della Fidei donum, vi ha dato modo di analizzare attentamente questa situazione che vive oggi la Chiesa. Se non possiamo ignorare i problemi e le ombre, occorre tuttavia volgere lo sguardo al futuro con fiducia, conferendo rinnovata e più autentica identità ai missionari "Fidei donum", in un contesto mondiale indubbiamente mutato rispetto agli anni 50 del secolo passato. Se tante sono le sfide all’evangelizzazione in questa nostra epoca, tanti sono anche i segni di speranza che in ogni parte del mondo testimoniano una incoraggiante vitalità missionaria del popolo cristiano. Mai soprattutto venga meno la consapevolezza che il Signore, prima di lasciare i discepoli per il Cielo, nell’inviarli ad annunciare il suo Vangelo in ogni angolo del mondo, ha assicurato: "Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo" (Mt 28,20).

Cari fratelli e sorelle, questa certezza non ci deve mai abbandonare. Il Padrone della messe non farà mancare operai alla sua messe, se con fiducia e insistentemente glielo domandiamo nella preghiera e nel docile ascolto della sua parola e dei suoi insegnamenti. Mi piace, in proposito, riprendere l’invito che Pio XII rivolse ai fedeli di allora: "In questi anni specialmente, - egli scrisse nella sua Enciclica - che sono forse decisivi per l’avvenire del cattolicesimo in molti paesi, moltiplichiamo le Messe celebrate per le Missioni; ciò risponde ai desideri del Signore, che ama la sua Chiesa e la vuole estesa e fiorente in ogni luogo della terra" (AAS, cit. 239). Faccio mia questa stessa esortazione, persuaso che il Signore, venendo incontro alle nostre incessanti richieste, continuerà a benedire con copiosi frutti apostolici l’impegno missionario della Chiesa. Affido questo auspicio a Maria, Madre e Regina degli Apostoli, mentre di cuore imparto a voi qui presenti e a tutti i missionari del mondo una speciale Benedizione Apostolica.

LadyRatzinger
Sunday, May 06, 2007 11:04 PM
Da Petrus
Il Papa affida il viaggio in Brasile alla Madonna: "Ma anche voi fedeli pregate per me"

CITTA’ DEL VATICANO - A tre giorni dal viaggio in Brasile, il Papa affida la sua prima visita pastorale in America Latina, "Continente della speranza", a Maria, e chiede preghiere ai fedeli affinchè lo accompagnino in questa missione oltreoceano. "Alla Vergine Santa, Madre della Chiesa - ha annunciato Benedetto XVI prima della recita del Regina Caeli, la preghiera mariana che in questo tempo liturgico sostituisce l'Angelus - desidero affidare il viaggio apostolico che compirò in Brasile dal 9 al 14 maggio prossimi". Il Santo Padre ha ricordato i suoi "venerati Predecessori Paolo VI e Giovanni Paolo II" che parteciparono all'apertura della Conferenza Generale dell'Episcopato Latinoamericano e dei Caraibi (Celam) come farà Benedetto XVI nel grande Santuario nazionale di Nostra Signora Aparecida, domenica prossima. "Prima, però - ha detto il Pontefice - mi recherò nella vicina metropoli di San Paolo, dove incontrerò i giovani e i Vescovi del Paese e avrò la gioia di iscrivere nell'albo dei Santi il beato Fra Antonio di Sant'Anna Galvão. E' la mia prima visita pastorale in America Latina e mi preparo spiritualmente ad incontrare il subcontinente latinoamericano, dove vive quasi la metà dei cattolici del mondo intero, molti dei quali sono giovani. Per questo - ha concluso il Papa - è stato soprannominato il 'Continente della speranza': una speranza che riguarda non solo la Chiesa, ma tutta l'America e il mondo intero". Il mese di maggio, "mese mariano per eccellenza" può essere "occasione per ritornare alla fede della Chiesa delle origini e, in unione con Maria, comprendere che anche oggi la nostra missione è annunciare e testimoniare con coraggio e con gioia Cristo crocifisso e risorto, speranza dell'umanità", ha sottolineato inoltre il Papa. Senza accennare direttamente alle polemiche sul Family Day, l'ingerenza della Chiesa e le minacce rivolte a monsignor Angelo Bagnasco, al Papa stesso e al Vaticano, Benedetto XVI ha ricordato che "tante e molteplici sono le sfide del momento presente" ed è per questo che è "importante che i cristiani siano formati per essere 'fermento' di bene e 'luce' di santità nel nostro mondo".

LadyRatzinger
Sunday, May 06, 2007 11:07 PM
Da Petrus
Benedetto saluta i partecipanti alla maratona di Primavera: "Lo sport unisca tutti"

CITTA’ DEL VATICANO - ''Sono lieto di salutare quanti si apprestano a partecipare alla "Maratona di Primavera", momento culminante della Festa della Scuola organizzata in collaborazione col Vicariato di Roma, come occasione di incontro tra le comunita' scolastiche cattoliche di Roma e del Lazio. Cari amici, auguro ogni bene per la vostra festa, che unisce lo sport, la musica e l'educazione civica. Buona "Maratona" e soprattutto buona fine di anno scolastico''. Lo ha affermato Benedetto XVI affacciandosi alla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico Vaticano dopo la recita del Regina Cæli davanti ai fedeli ed i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro.
Ratzigirl
Monday, May 07, 2007 3:17 PM
UDIENZA AI PARTECIPANTI ALL’ASSEMBLEA PLENARIA DELL’UNIONE INTERNAZIONALE DELLE SUPERIORE GENERALI
Signor Cardinale,

venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,

care Sorelle!

Sono lieto di incontrarvi in occasione dell’Assemblea Plenaria dell’Unione Internazionale Superiore Generali. Saluto e ringrazio il Cardinale Franc Rodè, Prefetto della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, per le cordiali parole rivoltemi; estendo il mio ringraziamento alla Presidente della vostra Unione, suor Therezinha Rasera, che s’è fatta interprete non solo dei vostri affettuosi sentimenti, ma anche di quelli delle religiose del mondo intero. Saluto, poi, ciascuna di voi, care Superiore Generali, che rappresentate 794 famiglie religiose femminili operanti in 85 Paesi dei cinque Continenti. Ed in voi ringrazio l’immenso esercito di testimoni dell’amore di Cristo, che operano sulle frontiere dell’evangelizzazione, dell’educazione e della carità sociale.

Come ha ricordato la vostra Presidente, il tema dell’Assemblea Plenaria, che state tenendo in questi giorni, è particolarmente interessante: "Chiamate a tessere una nuova spiritualità che generi speranza e vita per tutta l’umanità". L’argomento da voi scelto è frutto di un’ampia riflessione sulla seguente domanda: "Nel contemplare il nostro mondo, ascoltando le sue grida, i suoi bisogni, la sua sete e le sue aspirazioni, qual è il filo che noi, religiose, responsabili delle nostre Congregazioni, siamo chiamate a tessere in questo momento, per divenire così ‘tessitrici di Dio’, profetiche e mistiche?". L’analisi attenta delle risposte pervenute ha fatto comprendere al Consiglio Esecutivo della vostra Unione che il simbolo scelto, quello cioè del "tessere", un’immagine prettamente femminile che viene usata in tutte le culture, rispondeva a quanto le Superiore Generali avvertivano come un’urgenza spirituale e apostolica del momento presente. Nelle medesime risposte sono stati evidenziati alcuni "fili" - la donna, i migranti, la terra e la sua sacralità, i laici, il dialogo con le religioni del mondo – che voi ritenete quanto mai utili per "tessere", in questa nostra epoca, una rinnovata spiritualità della Vita Consacrata ed avviare così un approccio apostolico più rispondente alle attese della gente.

Ed è appunto su questi temi che state riflettendo durante i lavori della vostra Plenaria. Voi siete consapevoli che ogni Superiora Generale è chiamata ad essere animatrice e promotrice, come opportunamente ha sottolineato la vostra Presidente, di una Vita Consacrata "mistica e profetica", fortemente impegnata nella realizzazione del Regno di Dio. Sono questi i "fili" con i quali il Signore vi spinge, care Religiose, a "tessere" oggi il vivo tessuto di un proficuo servizio alla Chiesa e di una eloquente testimonianza evangelica "sempre antica e sempre nuova", in quanto fedele alla radicalità del Vangelo e coraggiosamente incarnata nella realtà contemporanea, specialmente laddove c’è più povertà umana e spirituale.

Non sono certamente poche le sfide sociali, economiche e religiose con cui la Vita Consacrata si deve confrontare nel tempo attuale! I cinque ambiti pastorali da voi messi in evidenza costituiscono altrettanti "fili" da tessere e intrecciare nella complessa trama del vivere quotidiano, nelle relazioni interpersonali e nell’apostolato. Si tratta non di rado di percorrere inesplorati sentieri missionari e spirituali, mantenendo però sempre ben saldo il rapporto interiore con Cristo. Solo da questa unione con Dio scaturisce infatti ed è alimentato il ruolo "profetico" della vostra missione, che consiste nell’"annuncio del Regno dei cieli", annuncio indispensabile in ogni tempo e in ogni società.

Non cedete pertanto mai alla tentazione di allontanarvi dall’intimità con il vostro celeste Sposo, lasciandovi catturare eccessivamente dagli interessi e dai problemi della vita quotidiana. I Fondatori e le Fondatrici dei vostri Istituti hanno potuto essere dei "profetici pionieri" nella Chiesa perché non hanno mai perso la viva consapevolezza di essere nel mondo, ma non del mondo, secondo il chiaro insegnamento di Gesù (cfr Gv 17,14). Seguendo il suo esempio, essi si sono sforzati di comunicare con le parole e i gesti concreti l’amore di Dio attraverso il dono totale di se stessi, sempre mantenendo lo sguardo e il cuore fissi in Lui.

Care Religiose, se volete ripercorrere fedelmente voi stesse le orme dei vostri Fondatori e delle vostre Fondatrici ed aiutare le vostre consorelle a seguirne gli esempi, coltivate la dimensione "mistica" della Vita Consacrata, mantenete cioè sempre unita la vostra anima a Dio attraverso la contemplazione. Come insegna la Scrittura, il "profeta" prima ascolta e contempla, poi parla lasciandosi permeare totalmente da quell’amore per Dio che nulla teme ed è più forte persino della morte. L’autentico profeta, perciò, non si preoccupa tanto di fare delle opere, cosa senza dubbio importante, ma mai essenziale. Egli si sforza soprattutto di essere testimone dell’amore di Dio, cercando di viverlo tra le realtà del mondo, anche se la sua presenza può talora risultare "scomoda", perché offre ed incarna valori alternativi.

Sia quindi vostra preoccupazione prioritaria aiutare le vostre consorelle a ricercare primariamente Cristo e a porsi generosamente a servizio del Vangelo. Non stancatevi di riservare ogni cura possibile alla formazione umana, culturale e spirituale delle persone a voi affidate, perché siano in grado di rispondere alle odierne sfide culturali e sociali. Siate le prime a dare l’esempio nel rifuggire le comodità, gli agi, le convenienze per portare a compimento la vostra missione. Condividete le ricchezze dei vostri carismi con quanti sono impegnati nell’unica missione della Chiesa che è la costruzione del Regno di Dio. Instaurate a tal fine una serena e cordiale collaborazione con i sacerdoti, i fedeli laici, e specialmente le famiglie per andare incontro alle sofferenze, ai bisogni, alle povertà materiali e soprattutto spirituali di tanti nostri contemporanei. Coltivate, inoltre, una sincera comunione e una schietta collaborazione con i Vescovi, primi responsabili dell’evangelizzazione nelle Chiese particolari.

Care Sorelle, questa vostra Assemblea Generale si svolge nel tempo pasquale, nel quale la liturgia ci invita a proclamare con incessante esultanza: "Questo è il giorno che ha fatto il Signore, rallegriamoci ed esultiamo!". Il gaudio e la pace della Pasqua vi accompagnino e sempre dimorino in voi, in ogni vostra Comunità. In ogni circostanza fatevi messaggere di questa gioia pasquale come le donne che, recatesi al sepolcro, lo trovarono vuoto ed ebbero il dono di incontrare il Cristo risorto. Liete allora corsero a darne l’annuncio agli Apostoli. Veglino su di voi e sulle vostre rispettive Famiglie religiose Maria, Regina delle Vergini, e i vostri santi e beati Fondatori e Fondatrici. Nell’affidarvi alla loro intercessione, di cuore vi assicuro un ricordo nella preghiera e volentieri imparto a tutte una speciale Benedizione Apostolica.
LadyRatzinger
Monday, May 07, 2007 3:20 PM
Da Petrus
Il Papa in visita alla Chiesa dei poveri

di Alberto Giannino

Benedetto XVI volera' in Brasile il 9 maggio prossimo per un altro importante Viaggio Apostolico: l'incontro con la Chiesa dell'America del Sud. Il Brasile e' un Paese a stragrande maggioranza cattolica, il 90% della popolazione e' povera e solo il 10% della popolazione vive nel lusso e nella ricchezza. Quante volte abbiamo visto le favelas, i bambini di strada, i malati di lebbra, i poveri, i derelitti, i moribondi. Verrebbe quasi da dire che e' la Chiesa dei poveri, quella del Brasile. Una Chiesa viva, con i suoi Vescovi, i suoi Sacerdoti, i suoi Religiosi e Religiose, i suoi Seminaristi e tutto il Popolo di Dio. Negli anni ’70, questa Chiesa e' stata minacciata dalla Teologia della liberazione (vicina al marxismo) propugnata dal francescano Leonardo Boff (che abbandonera' l'Ordine nel 1992) e dal vescovo Helder Camara, (morto nel 1999) che arrivo' a creare ben 10mila Comunita' ecclesiastiche di base, dei nuclei ecumenici impegnati a vivere una fede di partecipazione ai problemi della società, ma fu subito "sconfessato" da Giovanni Paolo II che nel 1979 affermo' che "la concezione di Cristo come una figura politica, un rivoluzionario (...) non è compatibile con gli insegnamenti delle Chiesa". E il Cardinale Joseph Ratzinger, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, nei documenti Libertatis Nuntius (1984) e Libertatis Conscientia (1986), in sostanza, ribadiva che, malgrado la vicinanza della Chiesa cattolica ai poveri, la tendenza della teologia della Liberazione ad accettare postulati marxisti e di altre ideologie politiche non era compatibile con la dottrina sociale della Chiesa cattolica, specialmente nell’assunto in cui quella teologia sosteneva che la redenzione fosse ottenibile attraverso un compromesso con le esigenze di riscatto sociale dei poveri. Va detto, per amore della verita', che nonostante tali giudizi e la forte pressione dei settori conservatori, lo stesso Giovanni Paolo II ha riconosciuto che la Teologia della liberazione ha avuto un ruolo «buono, utile e necessario» per la difesa dei poveri, in una lettera rivolta alla Conferenza Episcopale Brasiliana. Non a caso, troveremo anche il cardinale Arns, Arcivescovo emerito di Sao Paulo, e l'Arcivescovo di San Salvador, Oscar Romero, molto vicini a questa teologia. Ma Benedetto XVI da profondo conoscitore di questa teologia e dei suoi protagonisti sono certo che ribadira' in Brasile non solo l'opzione preferenziale della Chiesa cattolica per i poveri, ma altresi il Manifesto del Cristianesimo: le otto Beatitudini. La Chiesa e' sempre stata, infatti, al fianco dei poveri per creare una societa' piu' giusta senza fare attivita' politica in movimenti o partiti rivoluzionari. E il Papa dira' il suo amore per gli ultimi, gli svantaggiati e coloro che non hanno nulla. Benedetto XVI sara' vicino ai sofferenti e agli ultimi di questa terra come fece Gesu'. In Brasile, Benedetto XVI parlera' sicuramente della famiglia che mai come oggi è minacciata, anche li, da aborto e divorzio. Sapra' parlare ai cuori degli uomini e delle donne per convincerli che la famiglia e' la cellula primaria della societa' e che va difesa. Il Papa incontrera' i giovani, che sono il futuro della Chiesa del Brasile e di tutto il mondo. Ad essi proporra' Cristo crocifisso e risorto e il suo messaggio d'amore. Parlera' ai Seminaristi, parlera' della crisi delle vocazioni che c' e' anche in Brasile. Si rivolgera' ai sacerdoti per ringraziarli del loro ministero e li invitera' ad essere degli alter Christus e ad agire sempre in nome e per conto di Cristo capo. E ai vescovi dira' di annunciare, nella loro qualita' di successori degli Apostoli, la Buona Novella senza deflettere dal Magistero della Chiesa, dalle S. Scritture e dalla Tradizione. Di studiare ed attuare una nuova evangelizzazione perche' Cristo raggiunga veramente il cuore di tutti. E ancora: Benedetto XVI parlera' del senso religioso che si e' affievolito in molte persone, del secolarismo e dell'indifferentismo religioso e della minaccia alla fede cattolica da parte dalle sètte e dei nuovi movimenti religiosi e da parte di sincretismo e relativismo. Ribadira' senza dubbio l'importanza del giorno del Signore, dell'Eucarestia e del sacramento della Riconciliazione. E, infine, la catechesi e l'insegnamento religioso, saranno parte integrante del suo messaggio. Un viaggio importante, dunque, all'insegna della evangelizzazione e della vicinanza ai poveri e ai sofferenti. Che la Madonna, la Nossa Senhora Aparecida, protegga Benedetto XVI!
Ratzigirl
Thursday, May 10, 2007 12:04 AM
Le prime parole in Brasile

Papa: Il Brasile ha posto nel mio cuore


Esorta a rispetto vita umana, Lula rassicura su famiglia

'Il Brasile ospita un posto speciale nel cuore del Papa'. Lo ha detto Benedetto XVI nel suo primo saluto appena atterrato.Non solo - ha detto - perche' possiede oggi il piu' elevato numero di cattolici, ma principalmente perche' e' una nazione ricca di potenzialita'. La Chiesa latino-americana - aggiunge - dovra' promuovere il rispetto della vita umana. Il presidente brasiliano Lula da Silva lo ha salutato e lo ha rassicurato sulla volonta' di rafforzare e tutelare la famiglia.

Ratzigirl
Thursday, May 10, 2007 1:29 AM
Discorso di Benedetto XVI all’arrivo a San Paolo

Pubblichiamo il messaggio che Benedetto XVI ha pronunciato questo mercoledì pomeriggio ricevendo all’aeroporto di São Paulo-Guarulhos il benvenuto da parte del Presidente del Brasile, Luiz Inácio Lula da Silva.

* * *




Illustre Signor Presidente della Repubblica,
Signori Cardinali e Venerati Fratelli nell'Episcopato,
Cari fratelli e sorelle in Cristo!

1. È per me motivo di particolare soddisfazione iniziare la mia Visita Pastorale in Brasile e presentare a Vostra Eccellenza, nella sua funzione di Capo e supremo rappresentante della grande Nazione brasiliana, i miei ringraziamenti per l'amabile accoglienza che mi è stata riservata. Un grazie che estendo, con molto piacere, ai membri del Governo che accompagnano Vostra Eccellenza, alle personalità civili e militari qui riunite e alle autorità dello Stato di San Paolo. Nelle parole di benvenuto a me rivolte, sento echeggiare, Signor Presidente, i sentimenti di affetto e di amore di tutto il popolo brasiliano verso il Successore dell'Apostolo Pietro.

Saluto fraternamente nel Signore i miei amati Fratelli nell'Episcopato, che sono venuti qui a ricevermi a nome della Chiesa che è in Brasile. Saluto anche i sacerdoti, i religiosi e le religiose, i seminaristi ed i laici impegnati nell'opera di evangelizzazione della Chiesa e nella testimonianza di una vita autenticamente cristiana. Infine, rivolgo il mio saluto affettuoso a tutti i brasiliani senza distinzione, uomini e donne, famiglie, anziani, infermi, giovani e bambini. A tutti dico di cuore: Molte grazie per la vostra generosa ospitalità!

2. Il Brasile occupa un posto molto speciale nel cuore del Papa non solo perché è nato cristiano e possiede oggi il numero più elevato di cattolici, ma principalmente perché é una Nazione ricca di potenzialità con una presenza ecclesiale che è motivo di gioia e speranza per tutta la Chiesa. La mia visita, Signor Presidente, ha un obiettivo che va oltre le frontiere nazionali: vengo a presiedere, in Aparecida, la sezione di apertura della V Conferenza Generale dell'Episcopato dell'America Latina e dei Caraibi. Per provvidenziale manifestazione della bontà del Creatore, questo Paese dovrà servire di culla per le proposte ecclesiali che, se Dio vorrà, potranno dare un rinnovato vigore e slancio missionario a questo Continente.

3. In quest’area geografica i cattolici sono la maggioranza: questo significa che devono contribuire in maniera particolare al servizio del bene comune della Nazione. La solidarietà sarà, senza dubbio, una parola piena di contenuto quando le forze vive della società, ognuna nel proprio ambito, si impegneranno seriamente a costruire un futuro di pace e di speranza per tutti.

La Chiesa Cattolica – come ho messo in risalto nell'Enciclica Deus caritas est – "trasformata dalla forza dello Spirito Santo è chiamata ad essere, nel mondo, testimone dell'amore del Padre, che vuol fare dell'umanità un’unica famiglia, nel suo Figlio" (cfr n. 19). Da qui il suo profondo impegno nella missione evangelizzatrice, al servizio della causa della pace e della giustizia. La decisione, quindi, di realizzare una Conferenza essenzialmente missionaria riflette bene la preoccupazione dell'Episcopato, così come la mia, di cercare cammini appropriati per far sì che, in Gesù Cristo, i "nostri popoli abbiano la vita", come ricorda il tema della Conferenza. Con questi sentimenti, desidero guardare oltre le frontiere di questo Paese e salutare tutti i popoli dell'America Latina e dei Caraibi augurando, con le parole dell'Apostolo, "che la pace sia con tutti voi che siete in Cristo" (1 Pt 5, 14).

4. Signor Presidente, sono grato alla Divina Provvidenza che mi concede la grazia di visitare il Brasile, una Nazione di grande tradizione cattolica. Ho già avuto l'occasione di ricordare il motivo principale del mio viaggio, che ha una portata latinoamericana ed un carattere fondamentalmente religioso.

Mi sento molto felice di poter trascorrere alcuni giorni con i brasiliani. So che l'anima di questo Popolo, così come di tutta l'America Latina, custodisce valori radicalmente cristiani che mai saranno cancellati. E ho la certezza che in Aparecida, durante la Conferenza Generale dell'Episcopato, questa identità sarà rinforzata, promuovendo il rispetto della vita, dal momento del suo concepimento fino al suo declino naturale, come esigenza propria della natura umana; farà anche della promozione della persona umana l’asse della solidarietà, soprattutto con i poveri e gli abbandonati.

La Chiesa vuole soltanto indicare i valori morali di ogni situazione e formare i cittadini perché possano decidere coscientemente e liberamente; in questo senso, non mancherà di insistere sull'impegno che dovrà essere preso per assicurare il consolidamento della famiglia, come cellula base della società; della gioventù, la cui formazione costituisce un fattore decisivo per il futuro di una Nazione – e, infine, ma non da ultimo, difendendo e promuovendo i valori soggiacenti in tutti gli strati sociali, soprattutto nelle popolazioni indigene.

5. Con questi auspici, rinnovando i miei ringraziamenti per la calorosa accoglienza di cui, come Successore di Pietro, sono oggetto, invoco la protezione materna di Nossa Senhora da Conceição Aparecida, ricordata anche come Nuestra Señora de Guadalupe, Protettrice delle Americhe, perché protegga ed ispiri i governanti nel difficile compito di essere promotori del bene comune, rafforzando i vincoli di fraternità cristiana per il bene di tutti gli abitanti. Dio benedica l'America Latina! Dio benedica il Brasile! Molte grazie.
Paparatzifan
Thursday, May 10, 2007 7:30 PM
Dal blog di Lella...
INTERVISTA CONCESSA DAL SANTO PADRE BENEDETTO XVI AI GIORNALISTI DURANTE IL VOLO VERSO IL BRASILE (9 MAGGIO 2007)

Riportiamo di seguito la trascrizione dell’intervista concessa dal Santo Padre Benedetto XVI ai giornalisti del Volo Papale nella mattinata di ieri, mercoledì 9 maggio, durante il viaggio aereo verso il Brasile:

Papa: Buongiorno, ci troviamo sopra il Sahara e andiamo verso il "continente della speranza". Io vado con grande gioia, con tante speranze a questo incontro con l’America Latina. Abbiamo diversi momenti significativi: prima a San Paolo, l’incontro con la gioventù; e poi la canonizzazione, sempre a San Paolo, di questo primo santo nato in Brasile, che mi sembra un’espressione importante anche di ciò che questo viaggio vuol significare. Si tratta di un santo francescano, che ha attualizzato in Brasile il carisma francescano ed è conosciuto come un santo di riconciliazione e di pace. Diciamo quindi che questo è un segno importante di una personalità che ha saputo creare pace e così anche coerenza sociale ed umana.

E poi un altro incontro importante, alla ‘Fazenda da Esperança’ (n.d.r. la comunità di recupero per tossicodipendenti che il Papa visiterà sabato mattina), un luogo dove appare la forza di guarigione che sta nella fede e che aiuta ad aprire gli orizzonti della vita. Tutti questi problemi di droga etc. nascono proprio da una mancanza di speranza nel futuro. È la fede che apre il futuro e così anche sa guarire. Mi sembra quindi che questa forza di guarire e di dare speranza, aprendo un orizzonte per il futuro, sia molto importante.

E finalmente, il punto che rappresenta poi la finalità primaria di questo viaggio, l’incontro con i Vescovi che partecipano alla V Conferenza Generale dell’Episcopato Latinoamericano e dei Caraibi. È un incontro che ha di per sé – diciamo – un contenuto specificamente religioso: dare la vita in Cristo e farsi discepoli di Cristo, sapendo che tutti vogliamo avere la vita, ma la vita non è compiuta se non ha un contenuto dentro di sé, e inoltre una direzione in cui andare. In questo senso risponde alla missione religiosa della Chiesa ed apre anche lo sguardo sulle condizioni necessarie per le soluzioni ai grandi problemi sociali e politici dell’America Latina.

La Chiesa come tale non fa politica - rispettiamo la laicità - ma offre le condizioni nelle quali una sana politica, con la conseguente soluzione dei problemi sociali, può maturare. Quindi vogliamo rendere i cristiani consapevoli del dono della fede, della gioia della fede, grazie alla quale è possibile conoscere Dio e conoscere così anche il perché della nostra vita. I cristiani possono così essere testimoni di Cristo ed imparare sia le virtù personali necessarie, sia anche le grandi virtù sociali: il senso della legalità che è decisivo per la formazione della società. Conosciamo i problemi dell’America Latina, ma vogliamo mobilitare proprio quelle capacità, quelle forze morali che ci sono, le forze religiose, per rispondere così alla specifica missione della Chiesa e alla nostra responsabilità universale per l’uomo come tale e per la società come tale.

Padre Lombardi: io darei, all’inizio, la parola a El Globo, che assicura un po’ la copertura di questo viaggio, anche per la televisione.

Domanda: Santità, la Chiesa può fare qualcosa per la violenza, che in Brasile arriva ad assumere dimensioni inaccettabili?

Papa: Chi ha la fede in Cristo, chi ha la fede in questo Dio che è riconciliazione e che con la Croce ha posto il segno più forte contro la violenza, non è violento ed aiuta gli altri a superare la violenza. Quindi la cosa più grande che possiamo fare è quella di educare alla fede in Cristo, ad imparare il messaggio che fluisce dalla persona di Cristo. Essere realmente un uomo, una donna di fede significa automaticamente resistere alla violenza e questo mobilita le forze contro di essa.

Domanda: Santità, in Brasile c’è una proposta di referendum sul tema dell’aborto; a Città del Messico due settimane fa è stato depenalizzato l’aborto. Cosa può fare la Chiesa per arginare questa tendenza, affinché non si estenda ad altri Paesi Latinoamericani, tenendo presente che in Messico il Papa è stato accusato perfino di ingerenza per avere appoggiato i Vescovi? Ed è d’accordo con la Chiesa messicana che i parlamentari che approvano queste leggi che va contro i valori di Dio devono essere scomunicati?

Papa: C’è questa grande lotta della Chiesa per la vita. Voi sapete che Papa Giovanni Paolo II ne ha fatto un punto fondamentale di tutto il suo pontificato. Ha scritto una grande Enciclica sul Vangelo della vita. Andiamo naturalmente avanti con questo messaggio che la vita è un dono e la vita non è una minaccia. Mi sembra che alla radice di queste legislazioni ci sia da una parte un certo egoismo e dall’altra parte anche un dubbio sul valore della vita, sulla bellezza della vita ed anche un dubbio sul futuro. E la Chiesa risponde soprattutto a questi dubbi: la vita è bella, non è una cosa dubbia, ma è un dono ed anche in condizioni difficili la vita rimane sempre un dono. Quindi ricreare questa coscienza della bellezza del dono della vita. E poi l’altra cosa, il dubbio sul futuro: naturalmente ci sono tante minacce nel mondo, ma la fede ci dà la certezza che Dio è sempre più forte e rimane presente nella storia e quindi possiamo, con fiducia, anche dare la vita a nuovi essere umani. Con la consapevolezza che la fede ci da circa la bellezza della vita e circa la presenza provvida di Dio nel nostro futuro possiamo resistere a queste paure che sono alla radice di queste legislazioni.

Domanda (televisione brasiliana): Santità, noi notiamo che nei suoi discorsi si fa riferimento al relativismo dell’Europa, alla povertà dell’Africa, però manca un po’ l’America Latina forse perché non è una preoccupazione o Lei dedicherà, forse, in futuro qualche parola più specifica?

Papa: No, io amo molto l’America Latina, io ho fatto molte visite in America Latina ed ho tanti amici e so come siano grandi i problemi, e d’altra parte come è grande la ricchezza di questo continente. Vediamo in questo periodo come siano "dominanti" i problemi del Medio Oriente, della Terra Santa, dell’Iraq, etc. C’è dunque, per così dire, una immediata priorità di cui occorre tener conto. E anche le sofferenze dell’Africa sono grandissime, come sappiamo. Ma non meno mi preoccupano i problemi dell’America Latina, perché non amo meno l’America Latina, il grande – anzi, il più grande – continente cattolico e quindi anche la più grande responsabilità per un Papa. Perciò sono felice che sia finalmente arrivato il momento per me di andare in America Latina, di confermare l’impegno preso da Paolo VI e Giovanni Paolo II e di continuare nella stessa linea. Il Papa desidera naturalmente che, oltre ad essere il continente cattolico, sia anche un continente esemplare, dove si risolvono in modo adeguato i problemi umani, che sono grandi. E si lavora insieme con gli episcopati, i sacerdoti, i religiosi e i laici, affinché questo grande continente cattolico sia anche un continente di vita e realmente di speranza. Questa è per me una priorità di prim’ordine.

POLITI Domanda: Santità nel suo discorso di arrivo Lei dice che si tratta di formare cristiani dando indicazioni morali, poi loro decidono liberamente e coscientemente. Lei condivide la scomunica data ai deputati di Città del Messico sulla questione dell’aborto?

Papa: La scomunica non è una cosa arbitraria, ma è prevista dal Codice (n.d.r. codice di diritto canonico). Quindi sta semplicemente nel Diritto Canonico che l’uccisione di un bambino innocente è incompatibile con l’andare alla comunione in cui si riceve il Corpo di Cristo. Non si è quindi inventato qualcosa di nuovo, di sorprendente o di arbitrario. È stato solo ricordato pubblicamente quanto è previsto dal Diritto della Chiesa, da un Diritto che è basato sulla dottrina e sulla fede della Chiesa, sul nostro apprezzamento per la vita e per la individualità umana, sin dal primo momento.

Domanda in tedesco

Papa: Rispondo in italiano: Mi ha chiesto se mi sento sufficientemente appoggiato dai tedeschi e se ho anche un po’ di nostalgia della Germania. Sì, mi sento sufficientemente appoggiato; è normale che in un Paese misto (protestante e cattolico), i battezzati non siano tutti d’accordo con il Papa; questo è del tutto normale. Ma mi sembra che ci sia però un grande appoggio, anche di persone che appartengono alla parte non cattolica della Germania. Quindi, sì l’appoggio c’è e mi aiuta. Amo la mia patria, ma amo anche Roma e adesso sono cittadino del mondo. E così sono a casa dappertutto e sono vicino al mio Paese, come a tutti gli altri.

Domanda: Buongiorno, Santità! Nel suo libro "Gesù di Nazaret" ha parlato di una drammatica crisi della fede. In America Latina non c’è forse questa drammatica crisi della fede, ma un affievolimento sì; la teologia della liberazione è stata sostituita dalla teologia delle sètte protestanti, che promettono paradisi della fede a buon mercato; e la Chiesa cattolica perde fedeli. Come arginare questa emorragia dei fedeli cattolici?

Papa: Questa è la nostra comune preoccupazione. Proprio in questa V Conferenza Generale dell’Episcopato Latinoamericano e dei Caraibi vogliamo trovare risposte convincenti e si lavora già per questo. Questo successo delle sètte dimostra, da una parte, che c’è una diffusa sete di Dio, una sete di religione, le persone vogliono essere vicine a Dio e cercano un contatto con Lui. E naturalmente, dall’altra, accettano anche chi si presenta e promette soluzioni ai loro problemi di vita quotidiana. Noi, come Chiesa cattolica, dobbiamo mettere in atto proprio quello che è lo scopo della V Conferenza - essere cioè più missionari e, quindi, più dinamici nell’offrire risposte alla sete di Dio, essere consapevoli che la gente, e anche proprio i poveri, vogliono avere Dio vicino. Siamo consapevoli che, insieme a questa risposta alla sete di Dio, dobbiamo aiutarli a trovare le condizioni di vita giuste sia a livello micro-economico, nelle situazioni concretissime come fanno le sette, sia a livello macro-economico, pensando anche a tutte le esigenze della giustizia.

Domanda: A proposito della domanda del collega. Ci sono ancora molti esponenti della teologia della liberazione in diversi luoghi del Brasile. Quale il messaggio specifico per questi esponenti della teologia della liberazione?

Papa: Direi che con il cambiare della situazione politica è anche profondamente cambiata la situazione della Teologia della liberazione e adesso è evidente che questi facili millenarismi, che promettevano nell’immediato, come conseguenza della rivoluzione, le condizioni complete di una vita giusta, erano sbagliate. Questo lo sanno oggi tutti. Adesso la questione è come la Chiesa debba essere presente nella lotta per le riforme necessarie, nella lotta per condizioni più giuste di vita. Su questo si dividono i teologi, in particolare gli esponenti della teologia politica. Noi, con la Istruzione data a suo tempo dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, abbiamo cercato di fare un lavoro di discernimento, abbiamo cercato cioè di liberarci da falsi millenarismi, di liberarci anche da una mescolanza sbagliata di Chiesa e politica, di fede e politica; e di mostrare la parte specifica della missione della Chiesa, che è proprio quella di rispondere alla sete di Dio e quindi anche di educare alle virtù personali e sociali, che sono condizione necessaria per far maturare il senso della legalità. E, dall’altra parte, abbiamo cercato di indicare le linee guida per una politica giusta, una politica che non facciamo noi, ma per la quale dobbiamo noi indicare le grandi linee e i grandi valori determinanti e creare – diciamo – le condizioni umane, sociali e psicologiche nelle quali tali valori possano crescere. C’è, quindi, lo spazio per un dibattito difficile, ma legittimo, su come arrivare a questo e su come nel miglior modo rendere efficace la Dottrina sociale della Chiesa. In questo senso anche alcuni teologi della liberazione cercano di avanzare dentro questa strada; altri prendono altre posizioni. In ogni caso il senso dell’intervento del magistero non è stato quello di distruggere l’impegno per la giustizia, ma di guidarlo sulle strade giuste ed anche nel rispetto della giusta differenza tra responsabilità politica e responsabilità ecclesiale.

Domanda: Sappiamo che Lei è stato due volte in Colombia, quando era Cardinale e sappiamo che è rimasta molto presente nel suo cuore la Colombia. Vorremmo sapere che cosa può fare la Chiesa, affinché noi possiamo andare avanti soprattutto in questa situazione di conflitto interno colombiano?

Papa: Naturalmente io non sono un oracolo, che ha automaticamente tutte le risposte giuste. Sappiamo che i Vescovi si impegnano fortemente per trovare queste risposte. Io posso solo confermare la linea fondamentale dei Vescovi e cioè una forte indicazione a porre l’accento sulla fede, che è la più sicura garanzia contro il crescere della violenza e, al tempo stesso, un deciso impegno per l’educazione di una coscienza che esca da situazioni incompatibili con la fede. Naturalmente ci sono in gioco condizioni – diciamo - economiche, dove piccoli contadini vivono di un certo mercato che poi consente i grandi guadagni altrove. Risolvere subito, da un momento all’altro, questi diversi intrecci economici, politici, ideologici non si può, ma occorre andare avanti con grande decisione, nella adesione sincera ad una fede che implica rispetto della legalità e insieme amore e responsabilità per l’altro. Mi sembra che l’educazione nella fede sia l’umanizzazione più sicura anche per risolvere poi, man mano, questi problemi molto concreti.

Domanda: Santità, arriviamo nel continente del Vescovo Oscar Romero. Si è molto parlato del suo processo di santificazione. Ci vuol dire Santità gentilmente a che punto siamo, se sta per essere santificato e come Lei vede questa figura?

Papa: Dopo le ultime informazioni sul lavoro della Congregazione competente, ci sono tanti casi in corso, so che vanno avanti. Sua Eccellenza Mons. Paglia mi ha inviato una biografia importante, che chiarisce molti punti della questione. Mons. Romero è stato certamente un grande testimone della fede, un uomo di grande virtù cristiana, che si è impegnato per la pace e contro la dittatura e che è stato ucciso durante la celebrazione della Messa. Quindi una morte veramente "credibile", di testimonianza della fede. C’era il problema che una parte politica voleva prenderlo per sé come bandiera, come figura emblematica, ingiustamente. Come mettere in luce nel modo giusto la sua figura, riparandola da questi tentativi di strumentalizzazione? Questo è il problema. Lo si sta esaminando ed io aspetto con fiducia quanto dirà al riguardo la Congregazione delle Cause dei Santi.

Domanda: Come vede la questione dell’impatto che i regimi politici della sinistra in America Latina hanno nel progetto della Chiesa per il continente e quanto la cultura brasiliana ha fatto parte della sua formazione personale?

Papa: Allora: su questi aspetti dell’azione politica della sinistra adesso non posso parlare, non sono sufficientemente informato. Oltretutto, com’è ovvio, non vorrei entrare in questioni attinenti direttamente la politica. Quanto alla mia formazione - diciamo – al mio personale impegno per il Brasile, si deve tener presente che si tratta del più grande paese dell’America Latina, un paese che va dall’Amazzonia fino all’Argentina. Il Brasile ha in sé diverse culture indigene. Mi è stato detto che ci sono più di 80 lingue. D’altra parte, vi è anche il grande passato in cui si registra la presenza di afro-americani e di afro-brasiliani. Interessante è come si è formato questo popolo e come si è sviluppata in esso la fede cattolica: la fede si è difesa in tutti i tempi e con tante difficoltà. Sappiamo che nell’800 la Chiesa era perseguitata da forze neo-liberali. Quindi nella mia formazione, un aspetto importante è stato il seguire questi popoli cattolici dell’America Latina nel loro sviluppo. Non sono uno specialista, ma sono convinto che qui si decide almeno in parte – ed è una parte fondamentale – il futuro della Chiesa cattolica: questo per me è stato sempre evidente. Ovviamente, sento il bisogno di approfondire ancora di più la mia conoscenza di questo mondo.

Domanda: I portoghesi seguono e pregano per questo viaggio che coincide con il 13 maggio. Lei sarà ad Aparecida. Questa data è molto importante per noi, perché si compiono i 90 anni delle apparizioni a Fatima. Quindi, vuole dirci qualcosa riguardo a questa coincidenza per il popolo portoghese?

Papa: Per me è realmente un dono della Provvidenza che la mia Messa in Aparecida, il grande Santuario mariano del Brasile, coincida con i 90 anni dell’apparizione della Madonna a Fatima. Così vediamo che la stessa Madre di Dio, Madre della Chiesa, Madre nostra, è presente in diversi continenti e, nei diversi continenti, si dimostra Madre sempre nello stesso modo, rivelando una speciale vicinanza nei confronti di ogni popolo. Questo per me è molto bello. È sempre la Madre di Dio, è sempre Maria, tuttavia è per così dire "inculturata": ha la sua faccia, il suo volto specifico, in Guadalupe, ad Aparecida, a Fatima, a Loudes, in tutti i Paesi della terra. Quindi, proprio così si mostra Madre: nell’essere vicina a tutti. In questo modo tutti si avvicinano tra di loro tramite quest’amore alla Madonna. Questo collegamento che la Madonna crea tra i continenti, tra le culture, essendo vicina ad ogni specifica cultura e nello stesso tempo unificandole tutte tra loro, proprio questo mi sembra importante: l’insieme di specificità delle culture - che hanno la loro ricchezza propria - e l’unità nella comunione della stessa famiglia di Dio.

Domanda: Domanda in portoghese… (in Brasile c’è chi non vuole ascoltare il messaggio della Chiesa)

Papa: Questa non è una specificità del Brasile. In ogni parte della terra sono moltissimi coloro che non vogliono ascoltare quanto dice la Chiesa. Speriamo che almeno sentano; poi possono anche dissentire, ma è importante che almeno sentano per poter rispondere. Cerchiamo di convincere anche quelli che dissentono e non vogliono sentire. Non possiamo peraltro dimenticare che anche nostro Signore non è riuscito a farsi ascoltare da tutti. Non ci aspettiamo di convincere tutti in un momento. Ma io cerco, con l’aiuto dei miei collaboratori, di parlare al Brasile in questo momento, nella speranza che moltissimi vogliano sentire e che moltissimi anche possano convincersi che questa è la strada da prendere, una strada peraltro che sempre è aperta anche a molte opzioni e opinioni diverse.
LadyRatzinger
Friday, May 11, 2007 3:31 PM
San Paolo, Benedetto XVI esorta i giovani: “Seguite Cristo, non sperperate la vita”


di Angela Ambrogetti

SAN PAOLO DEL BRASILE – “Non sperperate la vostra gioventù per un deficit di speranza, siate apostoli dei giovani, siate il volto giovane della Chiesa, abbiate il coraggio di scommettere tutto su Cristo”. Un lungo discorso quello di Benedetto XVI ai ragazzi dell’America Latina che lo hanno accolto in un tripudio di canti e suggestive coreografie nello stadio “Paulo Machado de Carvalho” a San Paolo del Brasile. Oltre due ore con il papa per le migliaia di persone dentro e fuori la struttura sportiva. “Giovane, discepolo e missionario di Gesù Cristo” era il tema dell’incontro. Una liturgia della parola che si è aperta con il saluto di alcuni giovani al Santo Padre e si è conclusa con l’esecuzione di un brano musicale espressamente composto per l’occasione dal complesso “Musica Popular Brasileira”. Circa 100mila i presenti che hanno ascoltato il Pontefice, il quale, leggendo l’episodio evangelico del giovane ricco, ha risposto alle domande della gioventù latinoamericana spiegando le parole di Gesù. Il Signore apprezza la vostra vita cristiana, dice il papa, ma bisogna andare avanti, bisogna diventare adulti nella fede. “La vita che è in voi è esuberante e bella, cosa fare di essa, come viverla pienamente?”. La vita eterna non è solo un “dopo”, esiste un impegno per il presente. Per prima cosa bisogna riconoscere che Dio è buono. “Gesù ci assicura che solo Dio è buono. Essere aperto alla bontà significa accogliere Dio. Così Egli ci invita a vedere Dio in tutte le cose e in tutti gli avvenimenti, anche laddove la maggioranza vede soltanto assenza di Dio. Vedendo la bellezza delle creature e costatando la bontà presente in tutte loro, è impossibile non credere in Dio e non fare un’esperienza della sua presenza salvifica e confortatrice. Se riuscissimo a vedere tutto il bene che esiste nel mondo e, ancor più, a sperimentare il bene che proviene da Dio stesso, non cesseremmo mai di avvicinarci a Lui, di lodarlo e ringraziarlo. Lui ci riempie continuamente di gioia e di beni. La sua gioia è la nostra forza”. Con queste premesse, ecco il secondo passo sul cammino della felicità vera: la testimonianza dei comandamenti. ”Vigorosi stimoli interni, che ci portano ad agire in una certa direzione. Alla loro base si trovano la grazia e la natura, che non ci lasciano fermi. Dobbiamo camminare. Siamo stimolati a fare qualcosa per realizzarci. Realizzarsi per mezzo dell'azione, in realtà, è rendersi reali. Noi siamo, in gran parte, a partir dalla nostra giovinezza, ciò che noi vogliamo essere. Siamo, per così dire, opera delle nostre mani”. Vivere con entusiasmo e responsabilità. Ecco a cosa porta seguire la strada dei comandamenti. Entusiasmo, non deficit di speranza che genera paure. Essere preparati dunque per non essere vittime. “Un uomo o una donna non preparati alle sfide reali poste da un’interpretazione corretta della vita cristiana del proprio ambiente saranno facile preda di tutti gli assalti del materialismo e del laicismo, sempre più attivi a tutti i livelli”, dice Benedetto XVI, che scende nel concreto del mondo del lavoro: “Il Papa si augura che i giovani sappiano essere protagonisti di una società più giusta e più fraterna, adempiendo i doveri nei confronti dello Stato: rispettando le sue leggi; non lasciandosi trasportare dall'odio e dalla violenza; cercando di essere esempio di condotta cristiana nell'ambiente professionale e sociale, distinguendosi per l'onestà nei rapporti sociali e professionali”. Società e famiglia, matrimonio, un dono di Dio fatto all’umanità: “Rispettatelo, veneratelo. Al tempo stesso, Dio vi chiama a rispettarvi gli uni gli altri anche nell'innamoramento e nel fidanzamento, poiché la vita coniugale, che per disposizione divina è riservata alle coppie sposate, sarà fonte di felicità e di pace solo nella misura in cui saprete fare della castità, dentro e fuori del matrimonio, un baluardo delle vostre speranze future. Ripeto qui a tutti voi che «l'eros vuole sollevarci [...] verso il Divino, condurci al di là di noi stessi, ma proprio per questo richiede un cammino di ascesa, di rinunce, di purificazioni e di guarigioni» (Lettera Enciclica Deus caritas est [25/12/2005], n. 5). In poche parole, richiede uno spirito di sacrificio e di rinuncia per un bene maggiore, che è precisamente l'amore di Dio su tutte le cose”. C’e poi la vita consacrata, “insigne dono della grazia”, testimonianza di un amore appassionato nel seguire ed imitare Gesù. ”Le persone consacrate meritano veramente la gratitudine della comunità ecclesiale: monaci e monache, contemplativi e contemplative, religiosi e religiose dedicati alle opere di apostolato, membri degli Istituti secolari e delle Società di vita apostolica, eremiti e vergini consacrate. La loro esistenza rende testimonianza di amore a Cristo quando s'incamminano alla sua sequela come viene proposta nel Vangelo e, con intima gioia, assumono lo stesso stile di vita che Egli scelse per Sé”. La vita è dono e compito e va difesa sempre sino alla fine, ricorda il papa ai ragazzi dello stadio di Pacaembu, la gioventù è una ricchezza, consacratela agli alti ideali della fede e della solidarietà umana, non rendete le vostre decisioni meschine ed interessate, senza di voi il volto della Chiesa si presenterebbe sfigurato. “Fra poco - conclude Benedetto XVI - inaugurerò la Quinta Conferenza dell'Episcopato Latinoamericano. Vi chiedo di seguire con attenzione i suoi lavori; di partecipare ai suoi dibattiti; di accogliere i suoi frutti. Come è accaduto in occasione delle precedenti Conferenze, anche la presente segnerà in modo significativo i prossimi dieci anni di evangelizzazione in America Latina e nei Caraibi. Nessuno deve restare ai margini o rimanere indifferente davanti a questo sforzo della Chiesa, e ancor meno i giovani. Voi fate a pieno titolo parte della Chiesa, la quale rappresenta il volto di Gesù Cristo per l'America Latina ed i Carabi”. (Nella sezione Photogallery di questo quotidiano è possibile visionare le immagini più suggestive di questa e di tutte le altre cerimonie relative al viaggio del Papa in Brasile).

LadyRatzinger
Friday, May 11, 2007 11:10 PM
Brasile, l'incontro con i Vescovi. Il Papa difende il celibato dei preti e attacca aborto, divorzio e unioni di fatto: "Delitti contro la vita"

di Angela Ambrogetti

SAN PAOLO DEL BRASILE - Con il discorso ai vescovi che hanno appena concluso la loro assemblea plenaria, il viaggio entra nel vivo e Benedetto XVI affronta i problemi che scuotono la Chiesa del Brasile e senza mezzi termini indica un vero e proprio programma pastorale. La premessa è semplice: l’unica finalità è la salvezza delle anime. Prima di tutto, dunque, l’impegno per la catechesi, per i figli tribolati della Chiesa. “La vita sociale sta attraversando momenti di smarrimento sconcertante. Viene attaccata impunemente la santità del matrimonio e della famiglia, cominciando dal fare concessioni di fronte a pressioni capaci di incidere negativamente sui processi legislativi; si giustificano alcuni delitti contro la vita nel nome dei diritti della libertà individuale; si attenta contro la dignità dell’essere umano; si diffonde la ferita del divorzio e delle libere unioni. Più ancora: quando, in seno alla Chiesa, è messo in questione il valore dell’impegno sacerdotale come affidamento totale a Dio attraverso il celibato apostolico e come totale disponibilità a servire le anime, e si dà la preferenza alle questioni ideologiche e politiche, anche partitiche, la struttura della totale consacrazione a Dio comincia a perdere il suo significato più profondo. Come non sentire tristezza nella nostra anima? Ma abbiate fiducia: la Chiesa è santa e incorruttibile”. Il Santo Padre denuncia chiaramente una mancanza di evangelizzazione in cui Cristo e la Chiesa siano al centro di ogni delucidazione. Una fede fragile, confusa e vacillante e ingenua non può resistere all’aggressività di agnosticismo, relativismo e laicismo nonostante una religiosità innata. L’evangelizzazione deve essere capillare e coinvolgere tutte le forze vive. Evangelizzazione che comprende la carità, la solidarietà secondo lo stile delle prime comunità cristiane, e soprattutto la vita sacramentale. No del papa alla confessione comunitaria, alle liturgie approssimative. Bisogna ripartire da Cristo, formare i catechisti che diventino “autentici araldi sotto la guida dei loro pastori”. E non solo. “La verità suppone una conoscenza chiara del messaggio di Gesù trasmessa grazie ad un linguaggio inculturato comprensibile, ma necessariamente fedele alla proposta del Vangelo”. Insomma, bisogna fare il salto di qualità nella vita cristiana del popolo. “Il Papa è venuto in Brasile per chiedere che, al seguito della Parola di Dio, tutti i Venerabili Fratelli nell’Episcopato sappiano essere portatori di eterna salvezza per tutti coloro che obbediscono a Cristo. Noi Pastori, sulla scia dell’impegno assunto come successori degli Apostoli, dobbiamo essere fedeli servitori della Parola, senza visioni riduttive né confusioni nella missione che ci è affidata. Non basta osservare la realtà a partire dalla fede personale; è necessario lavorare con il Vangelo alla mano ed ancorati all’autentica eredità della Tradizione Apostolica, senza interpretazioni motivate da ideologie razionalistiche”. Vescovi e teologi devono collaborare strettamente ma nella linea del Magistero e della Tradizione per mantenere l’unità. Un impegno – sottolinea il Pontefice - che inizia dalla formazione al sacerdozio, che necessita di un assiduo accompagnamento spirituale, anche per evitare il rischio di deviazioni nel campo della sessualità. Il problema delle sette è inserito da Benedetto XVI nel grande tema ecumenico. “In conseguenza della moltiplicazione di sempre nuove denominazioni cristiane e soprattutto di fronte a certe forme di proselitismo, frequentemente aggressivo, l’impegno ecumenico diventa un lavoro complesso. In tale contesto, è indispensabile una buona formazione storica e dottrinale, che abiliti al necessario discernimento ed aiuti a capire l’identità specifica di ognuna delle comunità, gli elementi che dividono e quelli che aiutano nel cammino verso la costruzione dell’unità. Il grande campo comune di collaborazione dovrebbe essere la difesa dei valori morali fondamentali, trasmessi dalla tradizione biblica, contro la loro distruzione in una cultura relativistica e consumistica; e ancora, la fede in Dio Creatore ed in Gesù Cristo, suo Figlio incarnato”. E il papa parla anche di economia, chiede ai vescovi di formare i laici che hanno responsabilità sociali e di essere attivi nella ricerca di soluzioni concrete: “A voi, venerabili Fratelli, come gerarchia del popolo di Dio, spetta promuovere la ricerca di soluzioni nuove e colme di spirito cristiano”. E prosegue: “Bisogna lavorare instancabilmente a favore della formazione dei politici, come anche di tutti i brasiliani che hanno un determinato potere di decisione, grande o piccolo che sia, ed in genere di tutti i membri della società, in modo tale che assumano pienamente le proprie responsabilità e sappiano dare un volto umano e solidale all’economia”. Il discorso di Benedetto XVI si chiude con una supplica “perché proseguiate e lavoriate sempre, come già andate facendo, nella concordia, avendo per vostro fondamento una comunione che nell’Eucaristia trova il suo momento culminante e la sua sorgente inesauribile”. L’omelia del papa arriva al cuore dei problemi. Benedetto non teme di mettere in chiaro responsabilità e compiti, ma lo fa incoraggiando e sostenendo i vescovi e la Chiesa, perché non si senta impotente davanti alle difficoltà e non sia tentata di abbandonare l’unica strada che porta alla Verità. La celebrazione dei Vespri è solenne nella cattedrale di San Paolo, dentro i vescovi e fuori migliaia di persone. La Chiesa del Brasile aspettava proprio una conferma, un incoraggiamento. Il successore dell’Apostolo Pietro riconosce che c’è immaturità ma ravviva la certezza che Dio non abbandona il suo popolo ma chiede solo di amarlo. E, infatti, al termine dell'intervento di Benedetto XVI, tutti i vescovi scattano in piedi applaudendo calorosamente. Al coro il compito di rendere l'atmosfera ancora più festosa e, al tempo stesso, solenne.

LadyRatzinger
Friday, May 11, 2007 11:14 PM
Il messaggio del Papa per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni: "I media difendano i bambini"

di Angela Ambrogetti

CITTA’ DEL VATICANO - Il tema di grande rilievo educativo della 41^ giornata Mondiale delle Comunicazioni sociali sarà oggetto di riflessione e dibattito in un Incontro organizzato dalla Pontificia Università Lateranense, con l’Ufficio Nazionale per le Comunicazioni Sociali della CEI, il Centro Comunicazione e Cultura Paoline, la Pontificia Facoltà di Scienze dell’Educazione Auxilium, istituzioni ben note che operano nell’ambito dei media e dell’educazione martedì prossimo 15 maggio. Interverranno Sua Ecc.za Mons. Rino FISICHELLA, Rettore Magnifico dell’Università Lateranense, Mons. Domenico POMPILI, direttore dell’Ufficio Nazionale per le Comunicazioni Sociali della CEI; Chiara PALAZZINI, docente della Pontificia Università Lateranense; Pina DEL CORE, docente della Pontificia Facoltà di Scienze dell’Educazione Auxilium, Paolo PERELLI, attore e regista e Dario Edoardo VIGANÒ, Preside del Pontificio Istituto Pastorale Redemptor Hominis. Nel suo Messaggio, il PAPA sottolinea l’importanza della “formazione dei bambini da parte dei media” e della “formazione dei bambini per rispondere in modo appropriato ai media”, ma richiama anche la necessità della formazione degli stessi media. Il rapporto tra bambini e media non può ridursi alla sola conoscenza tecnica; occorre una formazione globale che tenga conto di tutti gli aspetti e i valori della vita. In questo compito, i genitori, “incoraggiati e sostenuti dalla scuola e dalla parrocchia”, hanno “il diritto e il dovere di garantire un uso prudente dei media, formando la coscienza dei loro bambini affinché siano in grado di esprimere giudizi validi e obiettivi che li guideranno nello scegliere o rifiutare i programmi proposti”. Inoltre, Benedetto XVI invita l’industria dei media a non realizzare programmi destinati ai piccoli che esaltano violenza e volgarità, mentre sollecita a educare nella “via della bellezza, della verità e della bontà”. Nel contesto dell’Incontro verrà conferito il PREMIO “Paoline Comunicazione e Cultura” 2007. Pensato come segno di riconoscenza al Papa che con il suo messaggio annuale orienta e guida gli operatori della comunicazione sociale, il Premio viene attribuito quest’anno a TELEFONO AZZURRO, da 20 anni un Osservatorio permanente per studiare gli effetti che i messaggi pubblicitari e la comunicazione dei mass media possono avere sui bambini e adolescenti, sulle loro scelte nella vita di tutti i giorni e nei consumi.

LadyRatzinger
Friday, May 11, 2007 11:14 PM
Il Papa santifica Frei Galvão e chiede rispetto per la vita e il matrimonio: "No all'aborto e alle coppie di fatto"


di Angela Ambrogetti

SAN PAOLO DEL BRASILE - Giorno di festa, festa d’amore. Quello di Dio per il popolo brasiliano che venera il suo primo santo e quello di Benedetto XVI che condivide la gioia dicendo: “Il papa vi ama perché Gesù Cristo vi ama”. I fedeli applaudono, il successore di Pietro ringrazia. La messa per la canonizzazione di Frei Galvão si celebra a Campo di Marte davanti ad almeno un milione e 200.000 persone, con una liturgia curata nei minimi dettagli. Il Pontefice parla di devozione e adorazione alla scuola del frate che ha portato il carisma francescano in America Latina fondando il Monastero della Luce delle suore Confezioniste. “Nella Sacra Eucaristia è contenuto tutto il bene spirituale della Chiesa - dice il papa -, ossia lo stesso Cristo nostra Pasqua, il Pane vivo che è disceso dal Cielo vivificato dallo Spirito Santo e vivificante perché dà la Vita agli uomini. Questa misteriosa e ineffabile manifestazione dell'amore di Dio per l'umanità occupa un luogo privilegiato nel cuore dei cristiani”. Frei Galvão già in vita viene definito dal Senato di San Paolo nel 1798 “Uomo di pace e di carità” per il suo impegno a favore dei poveri e perché molto apprezzato come confessore e consigliere spirituale. “Significativo - ha ricordato papa Benedetto - è l'esempio di Fra Galvão per la sua disponibilità al servizio del popolo, ogni qualvolta veniva interpellato. Consigliere di fama, pacificatore delle anime e delle famiglie, dispensatore della carità specialmente verso i poveri e gli infermi. Era molto ricercato per le confessioni, perché zelante, saggio e prudente. Una caratteristica di colui che ama veramente è il non voler che l'Amato venga offeso; la conversione dei peccatori era, perciò, la grande passione del nostro Santo”. Al tema della riconciliazione, il papa dedica la parte centrale della sua omelia. Solo la riconciliazione porta la pace: “Potranno - si chiede Benedetto XVI - gli uomini e le donne del nostro tempo trovare la pace se non saranno coscienti della necessità di riconciliarsi con Dio?”. Aprire il cuore come Gesù, dare la vita come Gesù: “Anche l'azione della Chiesa e dei cristiani nella società – sottolinea il papa - deve possedere questa stessa ispirazione. Le iniziative di pastorale sociale, se sono orientate verso il bene dei poveri e degli infermi, portano in sé stesse questo sigillo divino. Il Signore conta su di noi e ci chiama amici, perché soltanto a coloro che amiamo in questo modo siamo capaci di dare la vita offerta da Gesù mediante la sua grazia”. Il Santo Padre chiede al Brasile di mettere al centro Maria come fece Fra Galvão con la sua consacrazione: "Toglimi piuttosto la vita, prima che io offenda il tuo benedetto Figliuolo, mio Signore!". Sono parole forti, di un'anima appassionata, parole che dovrebbero far parte della normale vita di ogni cristiano, sia esso consacrato o meno, e risvegliano desideri di fedeltà a Dio sia dentro che fuori dal matrimonio. “Il mondo ha bisogno di vite limpide, di anime chiare, di intelligenze semplici, che rifiutino di essere considerate creature oggetto di piacere. È necessario dire no a quei mezzi di comunicazione sociale che mettono in ridicolo la santità del matrimonio e la verginità prima del matrimonio”. "La vita sociale – denuncia il Pontefice - sta attraversando momenti di smarrimento sconcertante: viene attaccata impunemente la santita' del matrimonio e della famiglia, cominciando dal fare concessioni di fronte a pressioni capaci di incidere negativamente sui processi legislativi; si giustificano alcuni delitti contro la vita nel nome dei diritti della liberta' individuale; si attenta contro la dignita' dell'essere umano; si diffonde la ferita del divorzio e delle libere unioni". Per il Pontefice, "i tempi presenti risultano difficili per la Chiesa e molti dei suoi figli sono tribolati". La missione del papa contro il relativismo e il secolarismo è missione di ogni fedele. Tutti sentono l’affetto e l’attenzione del successore di Pietro per il popolo dell’America Latina. E il papa è chiaro nel ricordare quale debba essere l’impegno dei sacerdoti. I cristiani devono “poter conoscere la fede della Chiesa, attraverso i suoi ministri ordinati, per l'esemplarità con cui compiono i riti prescritti, che indicano sempre nella liturgia eucaristica il centro di tutta l'opera di evangelizzazione. I fedeli, a loro volta, devono cercare di ricevere e venerare il Santissimo Sacramento con pietà e devozione, desiderando di accogliere il Signore Gesù con fede, e sapendo ricorrere, ogni volta che sarà necessario, al Sacramento della riconciliazione per purificare l'anima da ogni peccato grave”. Terminata la Messa per la canonizzazione del primo veneratissimo santo nativo del Brasile, il Pontefice si reca di nuovo nel monastero di San Benedetto e, dopo pranzo, si recherà nella Cattedrale di San Paolo per la celebrazione dei Vespri - quando in Italia saranno le 21.00 - con i 430 vescovi brasiliani. (Nella sezione Photogallery di questo quotidiano è possibile visionare le immagini più suggestive di questa e di tutte le altre cerimonie relative al viaggio del Papa in Brasile).

emma3
Saturday, May 12, 2007 12:50 AM
discorso pronunciato da Benedetto XVI durante l'incontro con i giovani allo Stadio Municipale del Pacaembu a San Paolo.
La traduzione italiana di korazym.org



Carissimi giovani! Cari amici e amiche!

“Se vuoi essere perfetto, và, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri [...] poi, vieni e seguimi” (Mt 19, 21).

1. Ho voluto ardentemente incontrarmi con voi in questo mio primo viaggio in America Latina. Sono venuto ad aprire la V Conferenza dell'Episcopato Latinoamericano che, per mio desiderio, si svolgerà ad Aparecida, qui in Brasile, nel Santuario di Nostra Signora. Ella ci conduce ai piedi di Gesù, perché impariamo le sue lezioni sul Regno e ci stimola ad essere suoi missionari, affinché i popoli di questo «Continente della speranza» abbiano in Lui vita piena. I vostri Vescovi del Brasile, nella loro Assemblea Generale dell'anno scorso, hanno riflettuto sul tema dell'evangelizzazione della gioventù e hanno messo nelle vostre mani un documento. Hanno chiesto che fosse accolto e perfezionato da voi lungo tutto l'anno. In questa ultima Assemblea hanno ripreso il tema, arricchito con la vostra collaborazione, e desiderano che le riflessioni fatte e gli orientamenti proposti servano come incentivo e faro per il vostro cammino. Le parole dell'Arcivescovo di San Paolo e dell'incaricato della Pastorale della Gioventù, che ringrazio, confermano lo spirito che muove il cuore di tutti voi. Ieri sera, sorvolando il territorio brasiliano, già pensavo a questo nostro incontro nello Stadio del Pacaembu, con il desiderio di stringere in un grande abbraccio molto brasiliano tutti voi, e manifestare i sentimenti che porto nell'intimo del cuore e che, molto a proposito, il Vangelo di oggi ci ha voluto indicare. Ho sempre sperimentato una gioia molto speciale in questi incontri. Ricordo particolarmente la XX Giornata Mondiale della Gioventù, che ho avuto l'occasione di presiedere due anni fa in Germania. Anche alcuni di voi qui presenti sono stati là! È un ricordo emozionante, per i frutti abbondanti di grazia concessi dal Signore. E non rimane alcun dubbio che il primo frutto, tra tanti, che ho potuto verificare è stato quello della fraternità esemplare tra tutti, come dimostrazione evidente della perenne vitalità della Chiesa per tutto il mondo.

2. Per cui, cari amici, sono certo che oggi si rinnoveranno le stesse impressioni di quel mio incontro in Germania. Nel 1991 il Servo di Dio Papa Giovanni Paolo II, di venerata memoria, diceva, nella sua visita nel Mato Grosso, che i «giovani sono i primi protagonisti del terzo millennio [...] sono loro che tracceranno il destino di questa nuova tappa dell'umanità» (Discorso, 16/10/1991). Oggi, mi sento spinto a fare con voi la stessa osservazione. Il Signore apprezza, senza dubbio, la vostra vita cristiana nelle numerose comunità parrocchiali e nelle piccole comunità ecclesiali, nelle Università, nei Collegi e nelle Scuole e, soprattutto, nelle strade e negli ambienti di lavoro delle città e della campagna. Ma bisogna andare avanti. Non possiamo mai dire basta, perché la carità di Dio è infinita e il Signore ci chiede, o meglio, esige che dilatiamo i nostri cuori, affinché in essi ci sia sempre più amore, bontà, comprensione per i nostri simili e per i problemi che coinvolgono non solo la convivenza umana, ma anche l'effettiva preservazione e la custodia dell’ambiente naturale, di cui tutti facciamo parte. «I nostri boschi hanno più vita»: non lasciate che si spenga questa fiamma di speranza che il vostro Inno Nazionale pone sulle vostre labbra. La devastazione ambientale dell'Amazzonia e le minacce alla dignità umana delle sue popolazioni esigono un maggior impegno nei più diversi ambiti di azione che la società vien sollecitando.

3. Oggi desidero riflettere con voi sul testo di San Matteo (cfr 19, 16-22), che abbiamo appena ascoltato. Parla di un giovane, il quale corse incontro a Gesù. Merita di essere sottolineata la sua impazienza. In questo giovane vedo tutti voi, giovani del Brasile e dell'America Latina. Siete accorsi dalle varie regioni di questo Continente per il nostro incontro. Volete ascoltare, dalla voce del Papa, le parole di Gesù stesso. Avete una domanda cruciale, riferita nel Vangelo, da sottoporgli. È la stessa del giovane che corse incontro a Gesù: Cosa fare per raggiungere la vita eterna? Vorrei approfondire con voi questa domanda. Si tratta della vita. La vita che, in voi, è esuberante e bella. Cosa fare di essa? Come viverla pienamente? Comprendiamo immediatamente, nella formulazione della domanda stessa, che non è sufficiente il “qui” e l'“adesso”; detto altrimenti, noi non riusciamo a ridurre la nostra vita entro lo spazio e il tempo, per quanto pretendiamo allargare i suoi orizzonti. La vita li trascende. Con altre parole: noi vogliamo vivere e non morire. Sentiamo che qualcosa ci rivela che la vita è eterna e che è necessario impegnarsi perchè ciò avvenga. Insomma, essa è nelle nostre mani e dipende, in certo qual modo, dalla nostra decisione. La domanda del Vangelo non riguarda soltanto il futuro. Non riguarda solo la questione del che cosa accadrà dopo la morte. Al contrario, esiste un impegno con il presente, qui e adesso, che deve garantire autenticità e di conseguenza il futuro. In sintesi, la domanda pone in questione il senso della vita. Perciò può essere formulata così: cosa devo fare affinché la mia vita abbia senso? Cioè: come devo vivere per cogliere pienamente i frutti della vita? O ancora: che cosa devo fare perché la mia vita non trascorra inutilmente? Gesù è l'unico che ci può dare una risposta, perchè è l'unico che ci può garantire la vita eterna. Perciò è anche l'unico che riesce a mostrare il senso della vita presente e a conferirle un contenuto di pienezza.

4. Ma prima di dare la sua risposta, Gesù pone in questione la domanda del giovane sotto un aspetto molto importante: perchè mi interroghi su ciò che è buono? In questa domanda si trova la chiave della risposta. Quel giovane percepisce che Gesù è buono e che è maestro. Un maestro che non inganna. Noi siamo qui perché abbiamo questa stessa convinzione: Gesù è buono. Può essere che non sappiamo spiegare appieno la ragione di questa percezione, ma è certo che essa ci avvicina a Lui e ci apre al suo insegnamento: un maestro buono. Chi riconosce il bene vuol dire che ama. E chi ama, nella felice espressione di San Giovanni, conosce Dio (cfr 1 Gv 4, 7). Il giovane del Vangelo ha avuto una percezione di Dio in Gesù Cristo. Gesù ci assicura che solo Dio è buono. Essere aperto alla bontà significa accogliere Dio. Così Egli ci invita a vedere Dio in tutte le cose e in tutti gli avvenimenti, anche laddove la maggioranza vede soltanto assenza di Dio. Vedendo la bellezza delle creature e costatando la bontà presente in tutte loro, è impossibile non credere in Dio e non fare un’esperienza della sua presenza salvifica e confortatrice. Se riuscissimo a vedere tutto il bene che esiste nel mondo e, ancor più, a sperimentare il bene che proviene da Dio stesso, non cesseremmo mai di avvicinarci a Lui, di lodarlo e ringraziarlo. Lui ci riempie continuamente di gioia e di beni. La sua gioia è la nostra forza. Ma noi non conosciamo che in misura parziale. Per capire il bene abbiamo bisogno di aiuti, che la Chiesa ci offre in molte occasioni, soprattutto nella catechesi. Lo stesso Gesù manifesta ciò che per noi è buono, donandoci la sua prima catechesi. «Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti» (Mt 19, 17). Lui parte dalla conoscenza che il giovane certamente ha già ottenuto dalla sua famiglia e dalla Sinagoga: egli, infatti, conosce i comandamenti. Essi conducono alla vita, il che vuol dire che ci garantiscono autenticità. Sono i grandi indicatori che ci additano la strada giusta. Chi osserva i comandamenti è sulla strada di Dio. Non basta, però, conoscerli. La testimonianza è più valida della scienza, ovvero, è la scienza stessa applicata. Non vengono imposti dal di fuori, non diminuiscono la nostra libertà. Al contrario: costituiscono vigorosi stimoli interni, che ci portano ad agire in una certa direzione. Alla loro base si trovano la grazia e la natura, che non ci lasciano fermi. Dobbiamo camminare. Siamo stimolati a fare qualcosa per realizzarci. Realizzarsi per mezzo dell'azione, in realtà, è rendersi reali. Noi siamo, in gran parte, a partir dalla nostra giovinezza, ciò che noi vogliamo essere. Siamo, per così dire, opera delle nostre mani.

5. A questo punto mi rivolgo di nuovo a voi, giovani, poiché voglio sentire anche da voi la risposta del giovane del Vangelo: tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza. Il giovane del Vangelo era buono. Osservava i comandamenti. Camminava sulla via di Dio. Perciò, Gesù fissatolo, lo amò. Riconoscendo che Gesù era buono, diede prova che anche lui era buono. Aveva un'esperienza della bontà e, pertanto, di Dio. E voi, giovani del Brasile e dell'America Latina, avete già scoperto che cosa è buono? Seguite i comandamenti del Signore? Avete scoperto che questa è la vera e unica strada verso la felicità? Gli anni che state vivendo sono gli anni che preparano il vostro futuro. Il «domani» dipende molto dal come state vivendo l'«oggi» della giovinezza. Davanti ai vostri occhi, miei carissimi giovani, avete una vita che desideriamo sia lunga; essa però è una sola, è unica: non permettete che passi invano, non la sperperate. Vivete con entusiasmo, con gioia, ma soprattutto con senso di responsabilità. Molte volte sentiamo trepidare i nostri cuori di pastori, mentre costatiamo la situazione del nostro tempo. Sentiamo parlare delle paure della gioventù di oggi. Esse ci svelano un enorme deficit di speranza: paura di morire, nel momento in cui la vita sta sbocciando e cerca di trovare la propria via di realizzazione; paura di fallire, per non aver scoperto il senso della vita; e paura di rimanere staccato, di fronte alla sconcertante rapidità degli eventi e delle comunicazioni. Registriamo l’alta percentuale di morti tra i giovani, la minaccia della violenza, la deplorevole proliferazione delle droghe che scuote fino alla radice più profonda la gioventù di oggi. Si parla per questo, in conseguenza, di una gioventù sbandata.

Ma mentre guardo a voi, giovani qui presenti, che irradiate gioia e entusiasmo, assumo lo sguardo di Gesù: uno sguardo di amore e fiducia, nella certezza che voi avete trovato la via vera. Voi siete i giovani della Chiesa. Vi invio perciò verso la grande missione di evangelizzare i ragazzi e le ragazze che vanno errando in questo mondo, come pecore senza pastore. Siate gli apostoli dei giovani. Invitateli a camminare con voi, a fare la vostra stessa esperienza di fede, di speranza e di amore; a incontrare Gesù per sentirsi realmente amati, accolti, con la piena possibilità di realizzarsi. Che anche loro scoprano le vie sicure dei Comandamenti e, percorrendole, arrivino a Dio. Potete essere protagonisti di una società nuova, se cercherete di mettere in pratica una condotta concreta ispirata ai valori morali universali, ma anche un impegno personale di formazione umana e spirituale di importanza vitale. Un uomo o una donna non preparati alle sfide reali poste da un’interpretazione corretta della vita cristiana del proprio ambiente saranno facile preda di tutti gli assalti del materialismo e del laicismo, sempre più attivi a tutti i livelli. Siate uomini e donne liberi e responsabili; fate della famiglia un centro irradiante pace e gioia; siate promotori della vita, dall'inizio fino al suo declino naturale; tutelate gli anziani, poiché essi meritano rispetto e ammirazione per il bene che vi hanno fatto.

Il Papa s’aspetta anche che i giovani cerchino di santificare il loro lavoro, compiendolo con competenza tecnica e con diligenza, per contribuire al progresso di tutti i loro fratelli e per illuminare con la luce del Verbo tutte le attività umane (cfr Lumen gentium, 36). Ma, soprattutto, il Papa si augura che essi sappiano essere protagonisti di una società più giusta e più fraterna, adempiendo i doveri nei confronti dello Stato: rispettando le sue leggi; non lasciandosi trasportare dall'odio e dalla violenza; cercando di essere esempio di condotta cristiana nell'ambiente professionale e sociale, distinguendosi per l'onestà nei rapporti sociali e professionali. Si ricordino che la smisurata ambizione di ricchezza e di potere porta alla corruzione personale e altrui; non vi sono motivi validi che giustifichino il tentativo di far prevalere le proprie aspirazioni umane, sia economiche che politiche, mediante la frode e l'inganno. Esiste, in ultima analisi, un immenso panorama di azione nel quale le questioni di ordine sociale, economico e politico acquisiscono un rilievo particolare, sempre che la loro fonte d'ispirazione siano il Vangelo e la Dottrina Sociale della Chiesa. La costruzione di una società più giusta e solidale, riconciliata e pacifica; l’impegno a frenare la violenza; le iniziative di promozione della vita piena, dell'ordine democratico e del bene comune e, specialmente, quelle che mirano ad eliminare certe discriminazioni esistenti nelle società latinoamericane e non sono motivo di esclusione, bensì di arricchimento reciproco.

Abbiate soprattutto grande rispetto per l'istituzione del Sacramento del Matrimonio. Non potrà aversi vera felicità nei focolari se, al tempo stesso, non ci sarà fedeltà tra i coniugi. Il matrimonio è un’istituzione di diritto naturale, che è stata elevata da Cristo alla dignità di Sacramento; è un grande dono che Dio ha fatto all’umanità. Rispettatelo, veneratelo. Al tempo stesso, Dio vi chiama a rispettarvi gli uni gli altri anche nell'innamoramento e nel fidanzamento, poiché la vita coniugale, che per disposizione divina è riservata alle coppie sposate, sarà fonte di felicità e di pace solo nella misura in cui saprete fare della castità, dentro e fuori del matrimonio, un baluardo delle vostre speranze future. Ripeto qui a tutti voi che «l'eros vuole sollevarci [...] verso il Divino, condurci al di là di noi stessi, ma proprio per questo richiede un cammino di ascesa, di rinunce, di purificazioni e di guarigioni» (Lettera Enciclica Deus caritas est [25/12/2005], n. 5). In poche parole, richiede uno spirito di sacrificio e di rinuncia per un bene maggiore, che è precisamente l'amore di Dio su tutte le cose. Cercate di resistere con fortezza alle insidie del male esistente in molti ambienti, che vi spinge ad una vita dissoluta, paradossalmente vuota, facendovi smarrire il dono prezioso della vostra libertà e della vostra vera felicità.

Il vero amore «cercherà sempre di più la felicità dell'altro, si preoccuperà sempre di più di lui, si donerà e desidererà "esserci per" l'altro» (Ibid., n. 7) e, perciò, sarà sempre più fedele, indissolubile e fecondo. Contate per questo sull’aiuto di Gesù Cristo che, con la sua grazia, renderà questo possibile (cfr Mt 19, 26). La vita di fede e di preghiera vi condurrà per le vie dell'intimità con Dio e della comprensione della grandezza dei piani che Lui ha per ogni persona. «Per il regno dei cieli» (Ibid., v. 12), alcuni sono chiamati ad una donazione totale e definitiva, per consacrarsi a Dio nella vita religiosa, «insigne dono della grazia», come è stato dichiarato dal Concilio Vaticano II (cfr Decr. Perfectae caritatis, 12). I consacrati che si donano totalmente a Dio, sotto la mozione dello Spirito Santo, partecipano alla missione della Chiesa, testimoniando la speranza nel Regno celeste tra tutti gli uomini. Perciò, benedico e invoco la protezione divina su tutti i religiosi che all'interno della vigna del Signore si dedicano a Cristo ed ai fratelli. Le persone consacrate meritano veramente la gratitudine della comunità ecclesiale: monaci e monache, contemplativi e contemplative, religiosi e religiose dedicati alle opere di apostolato, membri degli Istituti secolari e delle Società di vita apostolica, eremiti e vergini consacrate. «La loro esistenza rende testimonianza di amore a Cristo quando s'incamminano alla sua sequela come viene proposta nel Vangelo e, con intima gioia, assumono lo stesso stile di vita che Egli scelse per Sé» (Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, Istruz. Ripartire da Cristo, n. 5). Auguro che in questo momento di grazia e di profonda comunione in Cristo, lo Spirito Santo risvegli nel cuore di tanti giovani un amore appassionato, nel seguire e imitare Gesù Cristo casto, povero e ubbidiente, totalmente rivolto alla gloria del Padre e all'amore dei fratelli e delle sorelle.

6. Il Vangelo ci assicura che quel giovane che corse incontro a Gesù era molto ricco. Intendiamo questa ricchezza non soltanto sul piano materiale. La stessa giovinezza è una ricchezza singolare. Bisogna scoprirla e valorizzarla. Gesù l'ha talmente apprezzata che finì per invitare quel giovane a partecipare alla sua missione di salvezza. Egli aveva in sé tutte le condizioni per una grande realizzazione ed una grande opera. Ma il Vangelo ci riferisce che questo giovane, udito l'invito, si rattristò. Se ne andò abbattuto e triste. Questo episodio ci fa riflettere ancora una volta sulla ricchezza della gioventù. Non si tratta, in primo luogo, di beni materiali, bensì della propria vita, con i valori inerenti alla giovinezza. Proviene da una duplice eredità: la vita, trasmessa di generazione in generazione, nella cui origine primaria si trova Dio, pieno di sapienza e di amore; e l’educazione che ci inserisce nella cultura, a un punto tale da poter quasi dire che siamo più figli della cultura e, pertanto, della fede, che non della natura. Dalla vita germoglia la libertà che, soprattutto in questa fase, si manifesta come responsabilità. E il grande momento della decisione, in una duplice opzione: la prima, riguardo allo stato di vita, e la seconda riguardo alla professione. Risponde alla domanda: cosa fare della propria vita? In altre parole, la gioventù si presenta come una ricchezza perché conduce alla riscoperta della vita come dono e come compito. Il giovane del Vangelo comprese la ricchezza della propria giovinezza. Andò da Gesù, il Maestro buono, per cercare un orientamento. Nell'ora della grande opzione, tuttavia, non ebbe il coraggio di scommettere tutto su Gesù Cristo. Di conseguenza, se ne andò triste e abbattuto. È ciò che succede ogni volta che le nostre decisioni vacillano e diventano meschine e interessate. Capì che gli mancava la generosità, e ciò non gli permise una realizzazione piena. Si ripiegò sulla sua ricchezza, facendola diventare egoista. A Gesù dispiacque la tristezza e la meschinità del giovane che era venuto a cercarlo. Gli Apostoli, così come tutti e tutte voi oggi, riempirono il vuoto lasciato da quel giovane che se ne era andato triste e abbattuto. Loro e noi siamo felici, perché sappiamo a chi crediamo (cfr 2 Tm 1, 12). Sappiamo e testimoniamo con la nostra vita che soltanto Lui ha parole di vita eterna (cfr Gv 6, 68). Perciò, con San Paolo possiamo esclamare: Rallegratevi sempre nel Signore! (cfr Fil 4, 4).

7. Il mio appello odierno a voi, giovani che siete venuti a questo incontro, è di non sperperare la vostra gioventù. Non cercate di fuggire da essa. Vivetela intensamente. Consacratela agli alti ideali della fede e della solidarietà umana. Voi, giovani, non siete soltanto il futuro della Chiesa e dell'umanità, quasi si trattasse di una specie di fuga dal presente. Al contrario: voi siete il presente giovane della Chiesa e dell'umanità. Siete il suo volto giovane. La Chiesa ha bisogno di voi, come giovani, per manifestare al mondo il volto di Gesù Cristo, che si delinea nella comunità cristiana. Senza questo volto giovane, la Chiesa si presenterebbe sfigurata. Carissimi giovani, fra poco inaugurerò la Quinta Conferenza dell'Episcopato Latinoamericano. Vi chiedo di seguire con attenzione i suoi lavori; di partecipare ai suoi dibattiti; di accogliere i suoi frutti. Come è accaduto in occasione delle precedenti Conferenze, anche la presente segnerà in modo significativo i prossimi dieci anni di evangelizzazione in America Latina e nei Caraibi. Nessuno deve restare ai margini o rimanere indifferente davanti a questo sforzo della Chiesa, e ancor. meno i giovani. Voi fate a pieno titolo parte della Chiesa, la quale rappresenta il volto di Gesù Cristo per l'America Latina ed i Carabi. Saluto i francofoni che vivono nel Continente latinoamericano, e li invito a essere testimoni del Vangelo e protagonisti della vita ecclesiale. La mia preghiera raggiunge in modo del tutto particolare voi giovani: voi siete chiamati a costruire la vostra vita su Cristo e sui valori umani fondamentali. Tutti si sentano invitati a collaborare per edificare un mondo di giustizia e di pace. Carissimi giovani amici, come il giovane del Vangelo che domandò a Gesù: «Che cosa devo fare di buono per ottenere la vita eterna?», tutti voi state cercando le vie per rispondere generosamente alla chiamata di Dio. Prego perché ascoltiate le sue parole salvifiche e perché diventiate suoi testimoni per le popolazioni contemporanee. Dio effonda su tutti voi le sue benedizioni di pace e di gioia. Carissimi giovani, Cristo vi chiama a essere santi. Lui stesso vi invita e vuole camminare con voi, per animare con il suo Spirito i passi del Brasile in questo inizio del terzo millennio dell'era cristiana. Chiedo alla Senhora Aparecida che vi guidi con il suo aiuto materno e vi accompagni lungo la vita. Sia lodato nostro Signore Gesù Cristo!


emma3
Saturday, May 12, 2007 8:07 PM
Omelia pronunciata da Benedetto XVI durante la Santa Messa di canonizzazione di frei Antonio Galvao, a San Paolo



Signori Cardinali,
Signor Arcivescovo di San Paolo
e Vescovi del Brasile e dell'America Latina,
Distinte Autorità,

Sorelle e Fratelli in Cristo!"Benedirò il Signore in ogni tempo, / sulla mia bocca sempre la sua lode" (Sal 32,2).

1. Rallegriamoci nel Signore, in questo giorno in cui contempliamo un’altra meraviglia di Dio che, per la sua ammirevole provvidenza, ci permette di gustare un vestigio della sua presenza in questo atto di donazione d’Amore costituito dal Santo Sacrificio dell'Altare.

Sì, non possiamo non lodare il nostro Dio. Lodiamolo tutti quanti, popoli del Brasile e dell'America, cantiamo al Signore le sue meraviglie, perché grandi cose ha fatto per noi. Oggi, la Divina Sapienza ci consente di incontrarci intorno al suo altare, in atteggiamento di lode e di ringraziamento per averci concesso la grazia della Canonizzazione di Fra Antonio di Sant'Anna Galvão.

Voglio ringraziare per le affettuose parole dell'Arcivescovo di San Paolo, S.E. Mons. Odilo Scherer, che s’è fatto voce di voi tutti, e per la premura del suo predecessore, il Cardinale Claudio Hummes, che con tanta dedizione si è impegnato per la causa del P. Galvão. Ringrazio per la presenza di ognuno e di ognuna di voi, sia degli abitanti di questa grande città sia di coloro che sono venuti da altre città e nazioni. Mi rallegro perché, attraverso i mezzi di comunicazione, le mie parole e le espressioni del mio affetto possono entrare in ogni casa e in ogni cuore. Siatene certi: il Papa vi ama, e vi ama perché Gesù Cristo vi ama.

In questa solenne Celebrazione eucaristica è stato proclamato il Vangelo nel quale Gesù, in atteggiamento di interiore trasporto, proclama: "Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli" (Mt 11,25). Mi sento perciò felice perché l'elevazione di Fra Galvão agli altari rimarrà per sempre incorniciata nella liturgia che quest'oggi la Chiesa ci offre.

Saluto con affetto tutta la comunità francescana e, in modo speciale, le monache concezioniste che, dal Monastero della Luce, dalla Capitale dello Stato di San Paolo, irradiano la spiritualità ed il carisma del primo brasiliano elevato alla gloria degli altari.

2. Rendiamo grazie a Dio per i continui benefici ottenuti mediante il forte influsso evangelizzatore che lo Spirito Santo ha impresso in tante anime attraverso Fra Galvão. Il carisma francescano, evangelicamente vissuto, ha dato frutti significativi attraverso la sua testimonianza di ardente adoratore dell'Eucaristia, di prudente e sapiente guida delle anime che lo cercavano e di grande devoto dell'Immacolata Concezione di Maria, della quale si considerava "figlio e schiavo perpetuo".

Dio ci viene incontro, "cerca di conquistarci - fino all'Ultima Cena, fino al Cuore trafitto sulla croce, fino alle apparizioni del Risorto e alle grandi opere mediante le quali Egli, attraverso l'azione degli Apostoli, ha guidato il cammino della Chiesa nascente" (Lettera Enc. Deus caritas est, 17). Egli si rivela attraverso la sua Parola, nei Sacramenti, specialmente nell’Eucaristia. La vita della Chiesa, perciò, è essenzialmente eucaristica. Il Signore, nella sua amorevole provvidenza, ci ha lasciato un segno visibile della sua presenza.

Quando contempliamo nella Santa Messa il Signore, innalzato dal sacerdote, dopo la Consacrazione del pane e del vino, oppure quando lo adoriamo con devozione esposto nell'Ostensorio, rinnoviamo la nostra fede con profonda umiltà, come faceva Fra Galvão in "laus perennis", in costante atteggiamento di adorazione. Nella Sacra Eucaristia è contenuto tutto il bene spirituale della Chiesa, ossia, lo stesso Cristo nostra Pasqua, il Pane vivo che è disceso dal Cielo vivificato dallo Spirito Santo e vivificante perché dà la Vita agli uomini. Questa misteriosa e ineffabile manifestazione dell'amore di Dio per l'umanità occupa un luogo privilegiato nel cuore dei cristiani. Essi devono poter conoscere la fede della Chiesa, attraverso i suoi ministri ordinati, per l'esemplarità con cui compiono i riti prescritti, che indicano sempre nella liturgia eucaristica il centro di tutta l'opera di evangelizzazione. I fedeli, a loro volta, devono cercare di ricevere e venerare il Santissimo Sacramento con pietà e devozione, desiderando accogliere il Signore Gesù con fede, e sapendo ricorrere, ogni volta che sarà necessario, al Sacramento della riconciliazione per purificare l'anima da ogni peccato grave.

3. Significativo è l'esempio di Fra Galvão per la sua disponibilità al servizio del popolo, ogni qualvolta veniva interpellato. Consigliere di fama, pacificatore delle anime e delle famiglie, dispensatore della carità specialmente verso i poveri e gli infermi. Era molto ricercato per le confessioni, perché zelante, saggio e prudente. Una caratteristica di colui che ama veramente è il non voler che l'Amato venga offeso; la conversione dei peccatori era, perciò, la grande passione del nostro Santo. Suor Helena Maria, che è stata la prima "religiosa" destinata a dar inizio al "Recolhimento de Nossa Senhora da Conceição", ha testimoniato quello che Fra Galvão aveva detto: "Pregate perché Dio nostro Signore sollevi i peccatori con il suo braccio forte dal miserabile abisso delle colpe in cui si trovano". Possa questo delicato ammonimento servirci di stimolo per riconoscere nella Divina Misericordia il cammino verso la riconciliazione con Dio e con il prossimo e per la pace delle nostre coscienze.

4. Uniti con il Signore nella suprema comunione dell’Eucaristia e riconciliati con Lui e con il nostro prossimo, saremo così portatori di quella pace che il mondo non riesce a dare. Potranno gli uomini e le donne di questo mondo trovare la pace, se non saranno coscienti della necessità di riconciliarsi con Dio, con il prossimo e con sé stessi? Di alto significato è stato, in questo senso, quello che l’Assemblea del Senato di San Paolo scrisse al Ministro Provinciale dei Francescani alla fine del secolo XVIII, definendo Fra Galvão un "uomo di pace e di carità". Che cosa ci chiede il Signore? "Amatevi gli uni gli altri, come io vi ho amati". Ma subito dopo aggiunge: "Portate frutto, e che il vostro frutto rimanga" (cfr Gv 15,12.16). E quale frutto ci chiede, se non quello di sapere amare, ispirandoci all'esempio del Santo di Guaratinguetá?

La fama della sua immensa carità non conosceva limiti. Persone di tutta la geografia nazionale andavano da Fra Galvão, che tutti accoglieva paternamente. Vi erano poveri, infermi nel corpo e nello spirito, che imploravano il suo aiuto.

Gesù apre il suo cuore e ci rivela il centro di tutto il suo messaggio redentore: "Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici" (Ibid., v. 13). Lui stesso amò fino a dare la propria vita per noi sulla Croce. Anche l'azione della Chiesa e dei cristiani nella società deve possedere questa stessa ispirazione. Le iniziative di pastorale sociale, se sono orientate verso il bene dei poveri e degli infermi, portano in sé stesse questo sigillo divino. Il Signore conta su di noi e ci chiama amici, perché soltanto a coloro che amiamo in questo modo siamo capaci di dare la vita offerta da Gesù mediante la sua grazia.

Come sappiamo, la V Conferenza Generale dell'Episcopato Latinoamericano avrà come tema fondamentale: "Discepoli e missionari di Gesù Cristo, perché in Lui i nostri popoli abbiano la vita". Come non vedere, allora, la necessità di ascoltare con fervore rinnovato la chiamata, per poter rispondere generosamente alle sfide che la Chiesa in Brasile e nell'America Latina è chiamata ad affrontare?

5. "Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò", dice il Signore nel Vangelo (Mt 11, 28). Questa è la raccomandazione finale che Egli ci rivolge. Come non vedere qui il sentimento paterno e insieme materno di Dio per tutti i suoi figli? Maria, la Madre di Dio e Madre nostra, si trova particolarmente legata a noi in questo momento. Fra Galvão affermò con voce profetica la verità dell'Immacolata Concezione. Ella, la Tota Pulchra, la Vergine Purissima, che ha concepito nel suo seno il Redentore degli uomini ed è stata preservata da ogni macchia originale, vuole essere il sigillo definitivo del nostro incontro con Dio, nostro Salvatore. Non c’è frutto della grazia nella storia della salvezza che non abbia come strumento necessario la mediazione di Nostra Signora.

Di fatto, questo nostro Santo si è donato in modo irrevocabile alla Madre di Gesù fin dalla sua giovinezza, desiderando appartenerle per sempre e scegliendo la Vergine Maria come Madre e Protettrice delle sue figlie spirituali.

Carissimi amici e amiche, che bell'esempio da seguire ci ha lasciato Fra Galvão! Come suonano attuali per noi, che viviamo in un’epoca così piena di edonismo, le parole scritte nella formula della sua consacrazione: "Toglimi piuttosto la vita, prima che io offenda il tuo benedetto Figliuolo, mio Signore!". Sono parole forti, di un'anima appassionata, parole che dovrebbero far parte della normale vita di ogni cristiano, sia esso consacrato o meno, e risvegliano desideri di fedeltà a Dio sia dentro che fuori del matrimonio. Il mondo ha bisogno di vite limpide, di anime chiare, di intelligenze semplici, che rifiutino di essere considerate creature oggetto di piacere. È necessario dire no a quei mezzi di comunicazione sociale che mettono in ridicolo la santità del matrimonio e la verginità prima del matrimonio.

È proprio ora che ci è data nella Madonna la miglior difesa contro i mali che affliggono la vita moderna; la devozione mariana è la sicura garanzia di protezione materna e di tutela nell'ora della tentazione. E quale non sarà questa misteriosa presenza della Vergine Purissima, quando invocheremo la protezione e l'aiuto della Senhora Aparecida? Deponiamo nelle sue mani santissime la vita dei sacerdoti e dei laici consacrati, dei seminaristi e di tutti coloro che sono chiamati alla vita religiosa.

6. Cari amici, consentitemi di finire ripensando alla Veglia di Preghiera di Marienfeld, in Germania: dinanzi ad una moltitudine di giovani, ho voluto qualificare i santi della nostra epoca come veri riformatori. E ho aggiunto: "Soltanto dai Santi, soltanto da Dio viene la vera rivoluzione, il cambiamento decisivo del mondo" (Omelia, 25/08/2005). Questo è l'invito che rivolgo oggi a tutti voi, dal primo all'ultimo, in questa Eucaristia senza confini. Dio disse: "Siate santi, come io sono santo" (Lv 11,44). Rendiamo grazie a Dio Padre, a Dio Figlio, a Dio Spirito Santo, dai quali ci vengono, per intercessione della Vergine Maria, tutte le benedizioni del cielo; dai quali ci viene questo dono che, insieme alla fede, è la più grande grazia che possa essere concessa ad una creatura: il fermo desiderio di raggiungere la pienezza della carità, nella convinzione che la santità non solo è possibile ma anche necessaria ad ognuno nel proprio stato di vita, per svelare al mondo il vero volto di Cristo, nostro amico! Amen!

[Modificato da emma3 12/05/2007 20.09]

emma3
Saturday, May 12, 2007 8:40 PM
Discorso pronunciato da Benedetto XVI durante l'incontro con i vescovi brasiliani, nella cattedrale di San Paolo.

Amati fratelli nell’Episcopato!

«Pur essendo Figlio di Dio, imparò tuttavia l'obbedienza dalle cose che patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono» (cfr Eb 5, 8-9).

1. Il testo che abbiamo appena ascoltato nella Lettura Breve dei Vespri odierni contiene un profondo insegnamento. Anche in questo caso constatiamo che la Parola di Dio è viva e più tagliente di una spada a doppio taglio, penetra fino alla giuntura dell’anima, procurandole sollievo e stimolando i suoi servitori fedeli (cfr Eb 4, 12). Ringrazio a Dio per avermi concesso di incontrare un Episcopato prestigioso, che presiede ad una delle più numerose popolazioni cattoliche del mondo. Vi saluto con sensi di profonda comunione e di sincero affetto, ben conoscendo la dedizione con la quale seguite le comunità che vi sono state affidate. La calorosa accoglienza da parte del Signor Parroco della Catedral da Sé e di tutti i presenti mi ha fatto sentire a casa, in questa grande Casa comune che è la nostra Santa Madre, la Chiesa Cattolica.

Rivolgo un saluto speciale alla nuova Presidenza della Conferenza Nazionale dei Vescovi del Brasile e, mente esprimo riconoscenza per le parole del suo Presidente, Mons. Geraldo Lyrio Rocha, formulo l’auspicio di un proficuo lavoro nel compito di consolidare sempre più la comunione tra i Vescovi e di promuovere l’azione pastorale comune in un territorio di dimensioni continentali.

2. Il Brasile accoglie con la sua tradizionale ospitalità i partecipanti alla V Conferenza dell’Episcopato Latinoamericano. Esprimo il mio ringraziamento per la cortese accoglienza da parte dei suoi membri ed il mio profondo apprezzamento per le preghiere del popolo brasiliano, elevate soprattutto per il successo dell’incontro dei Vescovi ad Aparecida. Si tratta di un grande evento ecclesiale che si situa nell’ambito dello sforzo missionario che l’America Latina dovrà assumersi, proprio a partire da qui, dal suolo brasiliano. È per questo che ho voluto rivolgermi inizialmente a voi, Vescovi del Brasile, evocando quelle parole dense di contenuto della Lettera agli Ebrei: «Pur essendo Figlio, imparò l’obbedienza dalle cose che patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono» (Eb 5,8-9). Esuberanti nel loro significato, questi versetti parlano della compassione di Dio per noi, espressa nella passione del suo Figlio; e parlano della sua ubbidienza, della sua libera e cosciente adesione ai disegni del Padre, esplicitata in modo speciale nella preghiera nel monte degli Ulivi: «Non sia fatta la mia, ma la tua volontà» (Lc 22,42). Così, è Gesù stesso che ci insegna che la vera via di salvezza consiste nel conformare la nostra volontà a quella di Dio. È precisamente ciò che chiediamo nella terza invocazione della preghiera del Padre Nostro: che sia fatta la volontà di Dio come in cielo così in terra, poiché laddove regna la volontà di Dio, lì è presente il Regno di Dio. Gesù ci attira con la sua volontà, con la volontà del Figlio, ed in questo modo ci guida verso la salvezza. Andando incontro alla volontà di Dio, con Gesù Cristo, apriamo il mondo al Regno di Dio.

Noi Vescovi siamo convocati per manifestare questa verità centrale, poiché siamo legati direttamente a Cristo, Buon Pastore. La missione che ci è affidata, come Maestri della fede, consiste nel ricordare, come lo stesso Apostolo delle Genti scriveva, che il nostro Salvatore «vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità» (1 Tm 2,4-6). Questa, e non altra, è la finalità della Chiesa: la salvezza delle anime, una ad una. Il Padre perciò ha inviato il suo Figlio, e «come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi», è detto in San Giovanni (Gv 20, 21). Da qui, il mandato di evangelizzare: «Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28,19-20). Sono parole semplici e sublimi, nelle quali sono indicati l’obbligo di predicare la verità della fede, l’urgenza della vita sacramentale, la promessa dell’aiuto continuo di Cristo alla sua Chiesa. Queste sono realtà fondamentali e si riferiscono all’istruzione nella fede e nella morale cristiana, così come alla pratica dei sacramenti. Laddove Dio e la sua volontà non sono conosciuti, dove non esiste la fede in Gesù Cristo, e nella sua presenza nelle celebrazioni sacramentali, manca l’essenziale anche per la soluzione degli urgenti problemi sociali e politici. La fedeltà al primato di Dio e della sua volontà, conosciuta e vissuta in comunione con Gesù Cristo, è il dono essenziale che noi Vescovi e sacerdoti dobbiamo offrire alla nostra gente (cfr Populorum progressio, 21).

3. Il ministero episcopale ci spinge così al discernimento della volontà salvifica, nella ricerca di una pastorale che educhi il Popolo di Dio a riconoscere ed accogliere i valori trascendenti, in fedeltà al Signore e al Vangelo.

È vero che i tempi presenti risultano difficili per la Chiesa e molti dei suoi figli sono tribolati. La vita sociale sta attraversando momenti di smarrimento sconcertante. Viene attaccata impunemente la santità del matrimonio e della famiglia, cominciando dal fare concessioni di fronte a pressioni capaci di incidere negativamente sui processi legislativi; si giustificano alcuni delitti contro la vita nel nome dei diritti della libertà individuale; si attenta contro la dignità dell’essere umano; si diffonde la ferita del divorzio e delle libere unioni. Più ancora: quando, in seno alla Chiesa, è messo in questione il valore dell’impegno sacerdotale come affidamento totale a Dio attraverso il celibato apostolico e come totale disponibilità a servire le anime, e si dà la preferenza alle questioni ideologiche e politiche, anche partitiche, la struttura della totale consacrazione a Dio comincia a perdere il suo significato più profondo. Come non sentire tristezza nella nostra anima? Ma abbiate fiducia: la Chiesa è santa e incorruttibile (cfr Ef 5, 27). Liceva Sant’Agostino: «La Chiesa vacillerà, se vacilla il suo fondamento; ma potrà forse Cristo vacillare? Visto che Cristo non vacilla, la Chiesa rimarrà intatta fino alla fine dei tempi» (Enarrationes in Psalmos, 103, 2, 5; PL 37, 1353).

Tra i problemi che affliggono la vostra sollecitudine pastorale c’è, senza dubbio, la questione dei cattolici che abbandonano la vita ecclesiale. Sembra chiaro che la causa principale, tra le altre, di questo problema possa essere attribuita alla mancanza di un’evangelizzazione in cui Cristo e la sua Chiesa stiano al centro di ogni delucidazione. Le persone più vulnerabili al proselitismo aggressivo delle sette – che costituisce motivo di giusta preoccupazione – e incapaci di resistere agli assalti dell’agnosticismo, del relativismo e del laicismo sono in genere i battezzati non sufficientemente evangelizzati, facilmente influenzabili perché possiedono una fede fragile e, a volte, confusa, vacillante ed ingenua, anche se conservano una religiosità innata. Nell’Enciclica Deus caritas est, ho ricordato che «all'inizio dell'essere cristiano non c'è una decisione etica o una grande idea, bensì l'incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva» (n. 1). È necessario, pertanto, avviare l’attività apostolica come una vera missione nell’ambito del gregge costituito dalla Chiesa in Brasile, promovendo un’evangelizzazione metodica e capillare in vista di un’adesione personale e comunitaria a Cristo. Si tratta infatti di non risparmiare sforzi per andare alla ricerca dei cattolici che si sono allontanati e di coloro che conoscono poco o niente Gesù Cristo, attraverso una pastorale dell’accoglienza che li aiuti a sentire la Chiesa come un luogo privilegiato dell’incontro con Dio e mediante un itinerario catechistico permanente.

Si richiede, in una parola, una missione evangelizzatrice che interpelli tutte le forze vive di questo gregge immenso. Il mio pensiero pertanto va ai sacerdoti, ai religiosi, alle religiose ed ai laici che si prodigano, molte volte con difficoltà immense, per la diffusione della verità evangelica. Molti di loro collaborano o partecipano attivamente nelle Associazioni, nei Movimenti e nelle altre nuove realtà ecclesiali che, in comunione con i loro Pastori ed in conformità con gli orientamenti diocesani, portano la loro ricchezza spirituale, educativa e missionaria nel cuore della Chiesa, come preziosa esperienza e proposta di vita cristiana.

In questo sforzo evangelizzatore, la comunità ecclesiale si distingue per le iniziative pastorali, inviando soprattutto nelle case delle periferie urbane e dell’interno i suoi missionari, laici o religiosi, cercando di dialogare con tutti in spirito di comprensione e di delicata carità. Tuttavia, se le persone incontrate vivono in una situazione di povertà, bisogna aiutarle come facevano le prime comunità cristiane, praticando la solidarietà perché si sentano veramente amate. La gente povera delle periferie urbane o della campagna ha bisogno di sentire la vicinanza della Chiesa, sia nell’aiuto per le necessità più urgenti, sia nella difesa dei suoi diritti e nella promozione comune di una società fondata sulla giustizia e sulla pace. I poveri sono i destinatari privilegiati del Vangelo, ed il Vescovo, formato ad immagine del Buon Pastore, deve essere particolarmente attento a offrire il balsamo divino della fede, senza trascurare il «pane materiale». Come ho potuto mettere in risalto nell’Enciclica Deus caritas est, «la Chiesa non può trascurare il servizio della carità, così come non può tralasciare i Sacramenti e la Parola» (n. 22).

La vita sacramentale, specialmente attraverso la Confessione e l’Eucaristia, assume qui un’importanza di prima grandezza. A voi Pastori spetta il compito principale di assicurare la partecipazione dei fedeli alla vita eucaristica e al Sacramento della Riconciliazione; dovete vigilare perché l’accusa e l’assoluzione dei peccati siano ordinariamente individuali, così come il peccato costituisce un fatto profondamente personale (cfr Esort. ap. postsinodale Reconciliatio et paenitentia, 31, III). Soltanto l’impossibilità fisica o morale esime il fedele da questa forma di confessione, potendo lui in questo caso ottenere la riconciliazione con altri mezzi (cfr can. 960; cfr Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 311). È opportuno, perciò, inculcare nei sacerdoti la pratica della disponibilità generosa ad accogliere i fedeli che ricorrono al Sacramento della misericordia di Dio (cfr Lett. ap. Misericordia Dei, n. 2).

4. Ripartire da Cristo in tutti gli ambiti della missione, riscoprire in Gesù l’amore e la salvezza che il Padre ci dà, mediante lo Spirito Santo: tale è la sostanza, la radice della missione episcopale che fa del Vescovo il primo responsabile della catechesi diocesana. Spetta a lui, infatti, la direzione superiore della catechesi, circondandosi di collaboratori competenti e degni di fiducia. È ovvio, pertanto, che i suoi catechisti non sono semplici comunicatori di esperienze di fede, ma devono essere autentici araldi, sotto la guida del loro Pastore, delle verità rivelate. La fede è un cammino condotto dallo Spirito Santo che si compendia in due parole: conversione e sequela. Queste due parole-chiave della tradizione cristiana indicano chiaramente che la fede in Cristo implica una prassi di vita fondata sul duplice comandamento dell’amore di Dio e del prossimo, ed esprimono anche la dimensione sociale della vita.

La verità suppone una conoscenza chiara del messaggio di Gesù trasmessa grazie ad un linguaggio inculturato comprensibile, ma necessariamente fedele alla proposta del Vangelo. Nei tempi attuali è urgente una conoscenza adeguata della fede, com’è ben riepilogata nel Catechismo della Chiesa Cattolica, con il suo Compendio. Fa parte della catechesi essenziale anche l’educazione alle virtù personali e sociali del cristiano, così come l’educazione alla responsabilità sociale. Precisamente perché fede, vita e celebrazione della sacra liturgia come fonte di fede e di vita sono inseparabili, è necessaria una più corretta applicazione dei principi indicati dal Concilio Vaticano II, riguardanti la Liturgia della Chiesa, incluse le disposizioni contenute nel Direttorio per i Vescovi (cfr nn. 145-151), con il proposito di restituire alla Liturgia il suo carattere sacro. È con questa finalità che il mio Venerabile Predecessore sulla Cattedra di Pietro, Giovanni Paolo II, ha voluto rinnovare «un caldo appello perché, nella Celebrazione eucaristica, le norme liturgiche siano osservate con grande fedeltà… La liturgia non è mai proprietà privata di qualcuno, né del celebrante né della comunità nella quale si celebrano i santi Misteri» (Lett. enc. Ecclesia de Eucharistia, 52). Riscoprire e apprezzare l’ubbidienza alle norme liturgiche da parte dei Vescovi, come «moderatori della vita liturgica della Chiesa», significa rendere testimonianza della Chiesa stessa, una ed universale, che presiede nella carità.

5. Bisogna fare un salto di qualità nella vita cristiana del popolo, perché possa testimoniare la sua fede in maniera limpida e chiara. Questa fede, celebrata e partecipata nella liturgia e nella carità, nutre e rinvigorisce la comunità dei discepoli del Signore, mentre li edifica come Chiesa missionaria e profetica. L’Episcopato brasiliano possiede una struttura di grande portata, i cui Statuti sono stati recentemente rivisti per la loro migliore attuazione ed una più esclusiva dedizione al bene della Chiesa. Il Papa è venuto in Brasile per chiedere che, al seguito della Parola di Dio, tutti i Venerabili Fratelli nell’Episcopato sappiano essere portatori di eterna salvezza per tutti coloro che obbediscono a Cristo (cfr Eb 5,10). Noi Pastori, sulla scia dell’impegno assunto come successori degli Apostoli, dobbiamo essere fedeli servitori della Parola, senza visioni riduttive né confusioni nella missione che ci è affidata. Non basta osservare la realtà a partire dalla fede personale; è necessario lavorare con il Vangelo alla mano ed ancorati all’autentica eredità della Tradizione Apostolica, senza interpretazioni motivate da ideologie razionalistiche.

Così, «nelle Chiese particolari spetta al Vescovo conservare ed interpretare la Parola di Dio e giudicare con autorità ciò che risulta essere o non essere in conformità con essa» (Congregazione per la Dottrina della Fede, Istruzione sulla vocazione ecclesiale del teologo, n. 19). Egli, come Maestro di fede e di dottrina, potrà contare sulla collaborazione del teologo che, «nella sua dedizione al servizio della verità, dovrà, per rimanere fedele alla sua funzione, tenere conto della missione propria del Magistero e con esso collaborare» (ibid., n. 20). Il dovere di conservare il deposito della fede e di mantenere la sua unità richiede una stretta vigilanza, in modo tale che esso sia «conservato e trasmesso fedelmente, e che le posizioni particolari siano unificate nell’integrità del Vangelo di Cristo» (Direttorio per il Ministero Pastorale dei Vescovi, n. 126).

Ecco quindi l’enorme responsabilità che assumete come formatori del popolo, specialmente dei vostri sacerdoti e religiosi. Sono loro i vostri fedeli collaboratori. Conosco l’impegno con il quale cercate di formare le nuove vocazioni sacerdotali e religiose. La formazione teologica e nelle discipline ecclesiastiche richiede un aggiornamento costante, ma sempre in accordo con l’autentico Magistero della Chiesa.

Faccio appello al vostro zelo sacerdotale ed al senso di discernimento delle vocazioni, anche per sapere completare la dimensione spirituale, psico-affettiva, intellettuale e pastorale nei giovani maturi e disponibili al servizio della Chiesa. Un buono ed assiduo accompagnamento spirituale è indispensabile per favorire la maturazione umana, ed evita il rischio di deviazioni nel campo della sessualità. Tenete sempre presente che il celibato sacerdotale costituisce un dono «che la Chiesa ha ricevuto e vuole conservare, convinta che esso è un bene per lei e per il mondo» (Direttorio per il Ministero e la Vita dei Presbiteri, n. 57).

Vorrei raccomandare alla vostra sollecitudine anche le Comunità religiose che si inseriscono nella vita della vostra Diocesi. Esse offrono un contributo prezioso, poiché «vi sono diversità di carismi, ma uno solo è lo Spirito» (1 Cor 12,4). La Chiesa non può non manifestare gioia ed apprezzamento per tutto quello che i Religiosi vanno realizzando attraverso le Università, le scuole, gli ospedali ed altre opere ed istituzioni.

6. Conosco la dinamica delle vostre Assemblee e lo sforzo per definire i diversi piani pastorali in modo che diano la priorità alla formazione del clero e degli operatori della pastorale. Alcuni di voi hanno incoraggiato movimenti di evangelizzazione per facilitare il raggruppamento dei fedeli in una certa linea d’azione. Il Successore di Pietro conta su di voi, perché la vostra preparazione poggi sempre sulla spiritualità di comunione e di fedeltà alla Sede di Pietro, affinché sia sicuro che l’azione dello Spirito non sia vana. Infatti, l’integrità della fede, insieme alla disciplina ecclesiale, è e sempre sarà, un tema che richiederà attenzione e impegno da parte di tutti voi, soprattutto quando si tratta di trarre le conseguenze dal fatto che esiste «una sola fede ed un solo battesimo».

Come sapete, tra i diversi documenti che si occupano dell’unità dei cristiani si trova il Direttorio per l’Ecumenismo, pubblicato dal Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani. L’Ecumenismo, ossia la ricerca dell’unità dei cristiani diventa in questo nostro tempo, nel quale si verifica l’incontro delle culture e la sfida del secolarismo, un compito sempre più urgente della Chiesa cattolica. In conseguenza, però, della moltiplicazione di sempre nuove denominazioni cristiane e, soprattutto di fronte a certe forme di proselitismo, frequentemente aggressivo, l’impegno ecumenico diventa un lavoro complesso. In tale contesto, è indispensabile una buona formazione storica e dottrinale, che abiliti al necessario discernimento ed aiuti a capire l’identità specifica di ognuna delle comunità, gli elementi che dividono e quelli che aiutano nel cammino verso la costruzione dell’unità. Il grande campo comune di collaborazione dovrebbe essere la difesa dei valori morali fondamentali, trasmessi dalla tradizione biblica, contro la loro distruzione in una cultura relativistica e consumistica; e ancora, la fede in Dio Creatore ed in Gesù Cristo, suo Figlio incarnato. Inoltre, vale sempre il principio dell’amore fraterno e della ricerca di comprensione e di avvicinamenti reciproci; ma anche la difesa della fede del nostro popolo, confermandolo nella gioiosa certezza che l’«unica Christi Ecclesia… subsistit in Ecclesia catholica, a successore Petri et Episcopis in eius communione gubernata» («l’unica Chiesa di Cristo… sussiste nella Chiesa cattolica, governata dal successore di Pietro e dai Vescovi in comunione con lui» (Lumen gentium, 8).

In tale senso si procederà verso un dialogo ecumenico franco, per il tramite del Consiglio Nazionale delle Chiese Cristiane, impegnandosi al pieno rispetto delle altre confessioni religiose, desiderose di rimanere in contatto con la Chiesa cattolica che è in Brasile.

7. Non costituisce affatto una novità la constatazione che il vostro Paese convive con un disavanzo storico di sviluppo sociale, le cui tracce estreme sono il vasto contingente di brasiliani che vivono in situazione di indigenza ed una disuguaglianza nella distribuzione del reddito, che arriva a livelli molto elevati. A voi, venerabili Fratelli, come gerarchia del popolo di Dio, spetta promuovere la ricerca di soluzioni nuove e colme di spirito cristiano. Una visione dell’economia e dei problemi sociali, dalla prospettiva della dottrina sociale della Chiesa, porta a considerare le cose sempre dal punto di vista della dignità dell’uomo, che trascende il semplice gioco dei fattori economici. Bisogna, quindi, lavorare instancabilmente a favore della formazione dei politici, come anche di tutti i brasiliani che hanno un determinato potere di decisione, grande o piccolo che sia, ed in genere di tutti i membri della società, in modo tale che assumano pienamente le proprie responsabilità e sappiano dare un volto umano e solidale all’economia.

È necessario formare nelle classi politiche ed imprenditoriali un genuino spirito di veracità e di onestà. Coloro che assumono un ruolo di leadership nella società devono cercare di prevedere le conseguenze sociali, dirette ed indirette, a breve e lungo termine, delle proprie decisioni, agendo secondo criteri di massimizzazione del bene comune, invece di cercare profitti personali.

8. A Dio piacendo, carissimi Fratelli, troveremo altre opportunità per approfondire le questioni che interpellano la nostra congiunta sollecitudine pastorale. Questa volta ho voluto, certamente non in maniera esaustiva, esporre i temi più rilevanti che si impongono alla mia considerazione di Pastore della Chiesa universale. Vi partecipo il mio affettuoso incoraggiamento, che è al tempo stesso una fraterna e sentita supplica: perché proseguiate e lavoriate sempre, come già andate facendo, nella concordia, avendo per vostro fondamento una comunione che nell’Eucaristia trova il suo momento culminante e la sua sorgente inesauribile. Vi affido tutti a Maria Santissima, Madre di Cristo e Madre della Chiesa, mentre di cuore imparto a ciascuno di voi ed alle vostre rispettive Comunità la Benedizione Apostolica. Grazie!



emma3
Saturday, May 12, 2007 10:15 PM
da petrus

Aparecida, il Papa ammonisce i mercanti di droga: "Convertitevi, Dio vi giudicherà per il male che fate"

di Angela Ambrogetti

APARECIDA - “Dico agli spacciatori che riflettano sul male che stanno facendo a una moltitudine di giovani e di adulti di tutti gli strati sociali: Dio chiederà loro conto di ciò che hanno fatto. La dignità umana non può essere calpestata in questo modo”. E’ diretto ed incisivo Benedetto XVI. I toni ricordano quelli di Giovanni Paolo II ad Agrigento, quando urlò la sua condanna alla mafia. Il Santo Padre alla Fattoria della Speranza, davanti ai ragazzi che cercano di uscire dalla tossicodipendenza e dall’alcolismo, pronuncia una condanna e annuncia la vera via di salvezza. “La missione del Papa -dice- è di rinnovare nei cuori questa luce che non si offusca, perchè vuole illuminare l’intimo delle anime che cercano il vero bene e la pace, che il mondo non può dare. Una luce come questa abbisogna solo di un cuore aperto agli aneliti divini. Dio non costringe, non opprime la libertà individuale; solo chiede l’apertura di quel sacrario della nostra coscienza attraverso cui passano tutte le aspirazioni più nobili, ma anche gli affetti e le passioni disordinati che offuscano il messaggio dell’Altissimo”. Aprire il cuore a Dio significa amare e significa anche essere ambasciatori della speranza. Ad accogliere il papa sono i ragazzi con i loro canti, con le danze, con la ritrovata gioia di vivere, di esserci. Il fondatore racconta come è nata l’idea della visita di Benedetto XVI in questo angolo del mondo: "Quando il papa decise di venire alla conferenza del Celam - risponde Frei Stapel, fondatore della comunità - ho pensato che, non essendo lontano da noi, avrebbe potuto visitarci. Ho chiesto a molti vescovi e cardinali brasiliani amici della Fazenda di scrivere una lettera per suggerire al papa di farci visita e ho ricevuto 80 lettere in tutto. Poi sono stato invitato in Vaticano per un congresso della 'Cor unum', nel periodo in cui il Santo Padre ha presentato la sua enciclica, e in quell'occasione, incontrando noi partecipanti, l'ho potuto invitare personalmente e consegnargli le lettere”. “A dicembre dell'anno scorso - prosegue il fondatore della Comunità di recupero - abbiamo ricevuto la conferma che sarebbe venuto a visitarci". Un modo per dire grazie, ma soprattutto per far conoscere il positivo di ogni realtà, per indicare il cammino del bene. “Il reinserimento nella società – dice il papa ai ragazzi della Fazenda - costituisce, senza dubbio, una dimostrazione dell’efficacia della vostra iniziativa. Però, ciò che più desta l’attenzione, e conferma la validità del lavoro, sono le conversioni, il ritrovamento di Dio e la partecipazione attiva alla vita della Chiesa. Non basta curare il corpo, bisogna ornare l’anima con i più preziosi doni divini acquisiti col Battesimo”. E proprio a questi ragazzi che recuperano la speranza e la vita il papa chiede di aiutare la Chiesa brasiliana pregando per la V Conferenza dell’Episcopato dell’America Latina e dei Carabi, con lo sguardo a Maria. “La prossimità del Santuario di Aparecida ci assicura che la "Fazenda da Esperança" nacque sotto la benedizione ed il suo sguardo materno. Da molto tempo chiedo alla Madre, Regina e Patrona del Brasile, che stenda il suo mantello protettore su coloro che parteciperanno alla V Conferenza Generale dell’Episcopato dell’America Latina e dei Caraibi. La vostra presenza qui assicura un considerevole aiuto per il successo di questa grande Assemblea; deponete le vostre preghiere, i sacrifici e le rinunzie sull’altare della Cappella, sicuri che, nel Santo Sacrificio dell’Altare, queste offerte saliranno al cieli come soave profumo al cospetto dell’Altissimo. Conto sul vostro aiuto”. Al termine del discorso, il Santo Padre viene circondato da decine di piccoli brasiliani, che lo abbracciano e baciano teneramente. Il papa ha un sorriso e una parola buona per tutti, a tal punto che, con grande preoccupazione del servizio di sicurezza, decide all'improvviso di scendere dal palco e di dirigersi tra le migliaia di persone che lo acclamano nella grande spianata della Fattoria della Speranza. Strette di mano, carezze e benedizioni: in un incredibile bagno di folla, il Pontefice non si nega a nessuno e fa così sentire ancora più viva la presenza di Cristo. (Nella nostra sezione Photogallery è possibile visionare le immagini più suggestive di questa cerimonia e di tutti gli altri incontri pubblici del Papa in Brasile).

emma3
Saturday, May 12, 2007 10:32 PM
Discorso di Benedetto XVI durante la visita alla “Fazenda da Esperança” di Guaratinguetá, luogo di recupero per giovani affetti da vari tipi di dipendenze




Carissimi amici e amiche!

Eccomi finalmente nella "Fazenda da Esperança"!

1. Saluto con particolare affetto Fra Hans Stapel, Fondatore dell’Opera Sociale "Nossa Senhora da Glória", conosciuta anche come "Fazenda da Esperança". Desidero innazitutto rallegrarmi con tutti voi per aver creduto nell’ideale di bene e di pace che questo posto significa.

A tutti voi che vi trovate in fase di ricupero, nonchè a coloro che si sono ristabiliti, ai volontari, alle famiglie, agli ex-ricoverati e ai benefattori di tutte le "fazendas" rappresentate in questa occasione per questo appuntamento con il Papa vorrei dire: Pace e Bene!

So che si sono riuniti qui i rappresentanti di diversi paesi, dove la "Fazenda da Esperança" possiede delle sedi. Siete venuti a vedere il Papa. Siete venuti per ascoltare e assimilare ciò egli desidera dirvi.

2. La Chiesa di oggi deve ravvivare in se stessa la coscienza del compito di riproporre al mondo la voce di Colui che disse: «Io sono la luce del mondo; chi segue me, non cammina nelle tenebre, ma avrà la luce della vita» (Gv 8,12). Da parte sua, la missione del Papa è di rinnovare nei cuori questa luce che non si offusca, perchè vuole illuminare l’intimo delle anime che cercano il vero bene e la pace, che il mondo non può dare. Una luce come questa abbisogna solo di un cuore aperto agli aneliti divini. Dio non costringe, non opprime la libertà individuale; solo chiede l’apertura di quel sacrario della nostra coscienza attraverso cui passano tutte le aspirazioni più nobili, ma anche gli affetti e le passioni disordinati che offuscano il messaggio dell’Altissimo.

3. «Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me» (Ap 3,20). Sono parole divine che giungono al fondo dell’anima e che scuotono persino le sue radici più profonde.

In un certo momento della vita, Gesù viene e bussa, con tocchi soavi, nel profondo dei cuori ben disposti. Con voi, Egli lo ha fatto attraverso una persona amica o un sacerdote o, chissà, predispose una serie di coincidenze per farvi capire che siete oggetto della predilezione divina. Mediante l’istituzione che vi accoglie, il Signore vi ha reso possibile questa esperienza di ricupero fisico e spirituale di importanza vitale per voi e per i vostri familiari. A seguito di ciò, la società si attende che sappiate divulgare questo bene prezioso della salute fra gli amici ed i membri di tutta la comunità.

Voi dovete essere gli ambasciatori della speranza! Il Brasile possiede una statistica delle più rilevanti per ciò che riguarda la dipendenza chimica delle droghe e degli stupefacenti. E l’America Latina non resta indietro. Perciò dico agli spacciatori che riflettano sul male che stanno facendo a una moltitudine di giovani e di adulti di tutti gli strati sociali: Dio chiederà loro conto di ciò che hanno fatto. La dignità umana non può essere calpestata in questo modo. Il male provocato riceve la medesima riprovazione che Gesù espresse per coloro che scandalizzavano i "più piccoli", i preferiti di Dio (cfr Mt 18,7-10).

4. A mezzo di una terapia, che include l’assistenza medica, psicologica e pedagogica, ma anche molta preghiera, lavoro manuale e disciplina, sono già numerose le persone, soprattutto giovani, che sono riuscite a liberarsi dalla dipendenza chimica e dall’alcool e a ricuperare il senso della vita.

Desidero manifestare il mio apprezzamento per quest’Opera, che ha come fondamento spirituale il carisma di San Francesco e la spiritualità del Movimento dei Focolari.

Il reinserimento nella società costituisce, senza dubbio, una dimostrazione dell’efficacia della vostra iniziativa. Però, ciò che più desta l’attenzione, e conferma la validità del lavoro, sono le conversioni, il ritrovamento di Dio e la partecipazione attiva alla vita della Chiesa. Non basta curare il corpo, bisogna ornare l’anima con i più preziosi doni divini acquisiti col Battesimo.

Ringraziamo Iddio per aver voluto porre tante anime sulla strada di una speranza rinnovata, con l’aiuto del Sacramento del perdono e della celebrazione dell’Eucaristia.

5. Cari amici, non posso lasciarmi sfuggire questa opportunità di ringraziare pure tutti coloro che collaborano materialmente e spiritualmente per dare continuità all’Opera Sociale Nossa Senhora da Glória. Che Dio benedica Fra Hans Stapel e Nelson Giovanelli Ros per aver accolto l’invito suo a dedicare a voi la loro vita. Il Signore benedica anche tutti coloro che lavorano in quest’Opera: i consacrati e le consacrate, i volontari e le volontarie. Una benedizione speciale va pure a tutte le persone amiche che la sostengono: autorità, gruppi di appoggio e tutti coloro che amano Cristo presente in questi suoi figli predileti.

Il mio pensiero va ora a molte altre istituzioni di tutto il mondo che lavorano per restituire la vita, e una vita nuova, a questi nostri fratelli presenti nella nostra società, e che Dio ama con un amore preferenziale. Penso pure ai molti gruppi degli Alcoolisti Anonimi e dei Tossicodipendenti Anonimi, e alla Pastorale della Sobrietà che già lavora in molte comunità, fornendo i suoi generosi aiuti in favore della vita.

6. La prossimità del Santuario di Aparecida ci assicura che la "Fazenda da Esperança" nacque sotto la benedizione ed il suo sguardo materno. Da molto tempo chiedo alla Madre, Regina e Patrona del Brasile, che stenda il suo mantello protettore su coloro che parteciperanno alla V Conferenza Generale dell’Episcopato dell’America Latina e dei Caraibi. La vostra presenza qui assicura un considerevole aiuto per il successo di questa grande Assemblea; deponete le vostre preghiere, i sacrifici e le rinunzie sull’altare della Cappella, sicuri che, nel Santo Sacrificio dell’Altare, queste offerte saliranno al cieli come soave profumo al cospetto dell’Altissimo. Conto sul vostro aiuto. Che San Fra Galvão e Santa Crescenza veglino e proteggano ognuno di voi. Tutti benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.


Saluto di Benedetto XVI alle Clarisse all'arrivo alla “Fazenda da Esperança” di Guaratinguetá

"Lodato sii, mio Signore, per tutte le tue creature” – Con questo saluto all’Onnipotente e Buon Signore, il santo Poverello di Assisi riconosceva la bontà unica di Dio Creatore e la tenerezza, la forza e la bellezza che soavemente si espandono in tutte le creature, rendendole specchio dell’onnipotenza del Creatore.

Questo nostro incontro, carissime sorelle Figlie di Santa Chiara, in questa "Fazenda da Esperança", vuol essere la manifestazione di un gesto di affetto del Successore di Pietro alle sorelle di Clausura e anche una serena manifestazione di amore che echeggia su queste colline e valli della Catena della Mantiqueira e si diffonde su tutta la terra: «Non è linguaggio e non sono parole di cui non si oda il suono. Per tutta la terra si diffonde la loro voce e ai confini del mondo la loro parola» (Sal 18,4-5). Da questo luogo le figlie di Santa Chiara proclamano: "Lodato sii, mio Signore, per tutte le tue creature!".

Dove la società non vede più alcun futuro o speranza, i cristiani sono chiamati ad annunziare la forza della Resurrezione: proprio qui, in questa "Fazenda da Esperança", dove risiedono tante persone, specie giovani, che cercano di superare il problema della droga, dell’alcool e della dipendenza dalle sostanze chimiche, si testimonia il Vangelo di Cristo in mezzo a una società consumistica lontana da Dio. Com’è diversa la prospettiva del Creatore nella sua opera! Le suore Clarisse e gli altri Religiosi di clausura – che, nella vita contemplativa, scrutano la grandezza di Dio e scoprono anche la bellezza della creature – possono, con l’autore sacro, contemplare lo stesso Dio, estasiato, ammirato dinanzi alla sua opera, alla sua creatura amata: «Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona!» (Gn 1,31).

Quando il peccato entrò nel mondo e, con esso, la morte, la creatura amata di Dio - pur ferita - non perse totalmente la sua bellezza: al contrario, ricevette un amore più grande: "Felice colpa, che meritò di avere un così grande Redentore!" – proclama la Chiesa nella notte misteriosa e chiara di Pasqua (Exultet). È il Cristo risuscitato che cura le ferite e salva i figli e le figlie di Dio, salva l’umanità dalla morte, dal peccato e dalla schiavitù delle passioni. La Pasqua di Cristo unisce cielo e terra. In questa "Fazenda da Esperança" si uniscono le preci delle Clarisse e il lavoro arduo della medicina e dell’ergoterapia per vincere le prigioni e rompere le catene delle droghe che fanno soffrire i figli amati di Dio.

Si ricompone così la bellezza delle creature che incanta e stupisce il loro Creatore. Questo è il Padre Onnipotente, l’unico la cui essenza è l’amore e la cui gloria è l’uomo vivente, come dice sant’Ireneo. Egli «ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio» (Gv 3,16) per riprendere chi è caduto lungo il cammino, assalito e ferito dai ladri per la strada da Gerusalemme a Gerico. Sulle strade del mondo, Gesù "è la mano che il Padre tende ai peccatori; è il cammino per mezzo del quale giunge a noi la pace" (anafora eucaristica). Sì, qui scopriamo che la bellezza delle creatura e l’amore di Dio sono inseparabili. Francesco e Chiara di Assisi scoprono anche questo segreto e propongono ai loro amati figli e figlie una sola cosa, e molto semplice: vivere il Vangelo. Questa è la loro norma di condotta e la loro regola di vita. Chiara lo espresse molto bene, quando disse alle sue consorelle: "Abbiate tra di voi, figlie mie, lo stesso amore con il quale Cristo vi ha amato" (Testamento).

È in questo amore che Fra Hans le invitò ad essere le garanti di tutto il lavoro svolto nella "Fazenda da Esperança". Con la forza della preghiera silenziosa, con i digiuni e le penitenze, le figlie di santa Chiara vivono il comandamento dell’amore per Dio e per il prossimo, nel gesto supremo di amare fino all’estremo.

Ciò significa che non bisogna mai perdere la speranza! Da qui il nome di quest’opera di Fra Hans: "Fazenda da Esperança". Bisogna infatti edificare, costruire la speranza, tessendo la tela di una società che, nello stendere i fili della vita, perde il vero senso della speranza. Questa perdita - secondo san Paolo - è una maledizione che la persona umana impone a se stessa: «persone senza cuore» (cfr Rm 1,31).

Carissime Sorelle, siate coloro che proclamano che «la speranza non delude» (Rm 5,5). Il dolore del Crocifisso, che pervase l’anima di Maria ai piedi della Croce, consoli tanti cuori materni e paterni che piangono di dolore per i loro figli ancora tossicodipendenti. Annunziate col silenzio oblativo della preghiera, silenzio eloquente che il Padre ascolta; annunziate il messaggio dell’amore che vince il dolore, la droga e la morte. Annunziate Gesù Cristo, essere umano come noi, sofferente come noi, che prese su di sé i nostri peccati per liberarci da essi!

Fra poco inizieremo la V Conferenza Generale dell’Episcopato Latino Americano e dei Caraibi, nel Santuario di Aparecida, così vicino alla "Fazenda da Esperança". Confido anche nelle vostre preghiere, affinché i nostri popoli abbiano vita in Gesù Cristo e tutti noi siamo suoi discepoli e missionari. Supplico Maria - la Madre Aparecida, la Vergine di Nazaret – che, nella sequela di Cristo, custodiva tutte le cose nel suo cuore, che vi custodisce nel silenzio fecondo della preghiera.

A tutte le Suore di clausura, specialmente alle Clarisse presenti in quest’Opera, va la mia benedizione con il mio affetto.



[Modificato da emma3 12/05/2007 22.35]

LadyRatzinger
Sunday, May 13, 2007 3:13 PM
Il Santo Rosario nella Basilica di Aparecida. Il Santo Padre: “La nostra casa è la Chiesa”

di Angela Ambrogetti

APARECIDA - “La Chiesa è la nostra casa! Vale la pena di essere fedeli, perseverare nella propria fede!”. Il grido di gioia del papa dal Santuario di Nostra Signora “Aparecida” - cioè apparsa - arriva all’America Latina e a tutto il mondo. E’ sera quando Benedetto XVI fa il suo ingresso nella basilica, grande quasi quanto quella di San Pietro. Lo aspettano i sacerdoti, i religiosi, i seminaristi, ma anche i delegati alla V Conferenza Generale della Chiesa del continente e moltissimi pellegrini. Decine di migliaia di persone dentro e fuori il santuario che custodisce la immagine di Maria “apparsa” nel 1717 tra il fango del fiume Paraiba dopo una pesca miracolosa. Giovanni Paolo II consacrò il santuario nazionale brasiliano, che raccoglie oltre 7 milioni di fedeli l’anno, nel 1980. Ad accogliere il papa, che porta in dono alla Madonna una rosa d'oro, è l’Arcivescovo di Aparecida, Monsignor Faymundo Damasceno Assis. Si recitano i Misteri Gloriosi, poi le parole del Pontefice: “Sono felice di essere qui con voi, in mezzo a voi! Il Papa vi ama! Il Papa vi saluta affettuosamente! Prega per voi! E implora dal Signore le più preziose benedizioni sui Movimenti, sulle Associazioni e sulle nuove realtà ecclesiali, espressione viva della perenne giovinezza della Chiesa! Siate veramente benedetti! Da qui rivolgo il mio saluto affettuoso a voi, Famiglie, qui radunate in rappresentanza di tutte le carissime Famiglie cristiane presenti nel mondo intero. Mi rallegro in modo specialissimo con voi e vi dò il mio abbraccio di pace”. Ascoltandolo da Roma, dove in centinaia di migliaia si sono riuniti per il Family Day, è ancora più forte l’incoraggiamento alla famiglia cristiana. Il grazie di Benedetto è particolarmente commosso quando ricorda Giovanni Paolo II: “Il mio Predecessore ha menzionato diverse volte la vostra simpatia e lo spirito di accoglienza fraterna. Egli aveva pienamente ragione!”. Poi loda i sacerdoti per il loro impegno. “La testimonianza di un sacerdozio vissuto bene - dice - nobilita la Chiesa, suscita ammirazione nei fedeli, è fonte di benedizioni per la Comunità, è la migliore promozione vocazionale, il più autentico invito perché anche altri giovani rispondano positivamente agli appelli del Signore”. Ai diaconi e ai seminaristi, il papa parla di giovialità, entusiasmo e idealismo come incoraggiamenti per affrontare con audacia le nuove sfide, per essere disponibili ad aiutare la Comunità a crescere. L’amore incondizionato e senza riserve, totale e definitivo, appassionato, che si manifesta nel silenzio e nella preghiera come nell’attività a favore dell’umanità sono, per Benedetto XVI, le caratteristiche della vita consacrata. “Tutto questo suscita nel cuore dei giovani il desiderio di seguire più da vicino e radicalmente Cristo Signore ed offrire la vita per rendere testimonianza agli uomini e alle donne del nostro tempo del fatto che Dio è Amore e che vale la pena lasciarsi conquistare e affascinare per dedicarsi esclusivamente a Lui”. La riflessione del Pontefice si conclude con un altro tema che in America Latina è al centro del dibattito: l’appartenenza alla Chiesa. E’ proprio questo senso di appartenenza, sottolinea il papa, che “porta i cristiani a crescere ed a maturare come fratelli, figli dello stesso Dio e Padre”. Poi un appello e una indicazione: “Il Papa vuole dire a tutti voi: la Chiesa è la nostra Casa! Questa è la nostra Casa! Nella Chiesa cattolica troviamo tutto ciò che è buono, tutto ciò che è motivo di sicurezza e di sollievo! Colui che accetta Cristo, «Cammino, Verità e Vita» nella sua totalità, si assicura la pace e la felicità, in questa vita e nell’altra! Per questo, il Papa è venuto qui per pregare e confessare con voi tutti: Vale la pena essere fedeli, vale la pena perseverare nella propria fede! La coerenza nella fede richiede, però, anche una solida formazione dottrinale e spirituale, contribuendo così alla costruzione di una società più giusta, più umana e cristiana. Il Catechismo della Chiesa Cattolica, anche nella sua versione più ridotta, pubblicata sotto il titolo di Compendio, sarà di aiuto per avere chiare nozioni circa la nostra fede”. ''Madre nostra, proteggi la famiglia brasiliana e latinoamericana''. Inizia con queste parole la preghiera del papa alla ''Madre di Dio, Nostra Signora della Concezione Aparecida, perche' protegga la vita di tutti i cristiani''. ''Lei, che e' la Stella dell'Evangelizzazione, guidi i nostri passi sul cammino verso il Regno celeste'', invoca Benedetto XVI al termine del discorso. ''Custodisci sotto il tuo mantello protettore - prega il successore di Pietro rivolgendosi alla Beata Vergine Maria - i figli di questa amata Patria che ci accoglie, tu che sei l'Avvocata presso il tuo Figlio Gesu', da' al popolo Brasiliano pace costante e prosperita' completa, infondi nei nostri fratelli di tutta la geografia latinoamericana un vero ardore missionario, propagatore di fede e di speranza, fa' che il tuo grido risuonato a Fatima per la conversione dei peccatori diventi realta' e trasformi la vita della nostra societa', e Tu che, dal Santuario di Guadalupe, intercedi per il popolo del Continente della Speranza, benedici le sue terre ed i suoi focolari, Amen''. Conclusa la preghiera, Benedetto XVI rientra nel seminario “Bom Jesus” che lo ospita come ospitò nel 1980 Giovanni Paolo II, per prepararsi all’incontro con il Celam. Alle 10.00, a Roma saranno le 15.00, Benedetto XVI, con i vescovi dell’America Latina, celebrerà la Santa Messa per l’inaugurazione della Conferenza e nel pomeriggio, alle 21.00 ora italiana, con la celebrazione dei Vespri aprirà la prima sessione dei lavori. Il discorso preparato del papa per l’occasione è tra i più attesi di tutto il viaggio. (Nella sezione Photogallery di questo giornale è possibile consultare le immagini più suggestive di questa e delle altre cerimonie relative al viaggio del Papa in Brasile).

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