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Ratzigirl
Friday, April 20, 2007 2:14 AM
Il Papa loda “Aiuto alla Chiesa che Soffre” per l’impegno in favore della Russia

Benedetto XVI ha ringraziato una delle più importanti Opere ecclesiastiche di beneficenza per l’aiuto apportato nel costruire dei ponti tra la Chiesa Cattolica e la Chiesa Ortodossa Russa, testimoniando ancora una volta il rilievo dato agli sforzi per il raggiungimento dell’unità di tutti i cristiani.

In una udienza privata con i dirigenti di Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS), spiega una nota diffusa da questa Opera di diritto pontificio, il Papa ha lodato questa organizzazione per l’impegno dimostrato verso la Russia, dove ha sviluppato stretti legami sia con la Chiesa Cattolica che con la Chiesa Ortodossa Russa.

Durante la conversazione tenutasi presso la residenza estiva del Papa in Castel Gandolfo, a sud-ovest di Roma, Benedetto XVI ha ringraziato caldamente Peter Humeniuk, responsabile dei progetti di ACS per la Russia”, si legge di seguito.

Il signor Humeniuk ha compiuto numerosi viaggi in Russia per sostenere entrambe le Chiese tramite progetti pastorali di ACS, alcuni dei quali miranti alla formazione del clero.

Aiuto alla Chiesa che Soffre ha aiutato per molti anni la Chiesa Cattolica in Russia attraverso molteplici iniziative. Nel 1992 il fondatore di ACS, padre Werenfried van Straaten (1913-2003), si recò a Mosca e ricevette la benedizione dal Patriarca di Mosca e di tutte le Russie, Alessio II, per iniziare gli aiuti verso la Chiesa Ortodossa Russa.

“Per il signor Humeniuk e per ACS questo appoggio alla Chiesa Ortodossa Russa rappresenta 'un modesto gesto di fraternità'”, continua la nota.

Durate l’incontro della scorsa settimana, il Papa ha pure incontrato P. Joaquín Alliende, Assistente Ecclesiastico Internazionale di ACS, che ha condotto la delegazione di ACS a Roma. Il Santo Padre lo ha lodato per essere come sacerdote al servizio di questa Opera qualificando il suo ruolo come di autentico privilegio”, si afferma ancora.

In quella occasione, Benedetto XVI ha pure ricevuto Nikolai Goryachkin, Direttore di Blagovest Media, San Pietroburgo, e Mark Riedemann, Direttore della rete radiotelevisiva cattolica (Catholic Radio and Television Network - CRTN), che lavora in collaborazione con ACS.

La delegazione era giunta a Roma per preparare un film su Benedetto XVI che sarà trasmesso in russo.

Ad entrambi il Papa “ha espresso il suo apprezzamento per l’impegno dimostrato ed ha chiesto loro di continuare fecondamente il lavoro con i media”, conclude la nota.
josie '86
Friday, April 20, 2007 9:22 AM
Da Radio Vaticana
[DIM]15pt[=DIM][G]Da domani il Papa in visita pastorale a Vigevano e Pavia[/G][/DIM]


[DIM]11pt[=DIM][FONT]Verdana[=FONT]Prende il via domani la visita pastorale di Benedetto XVI nelle diocesi di Vigevano e Pavia, dove il Papa renderà omaggio alla tomba di Sant’Agostino. “Conferma i fratelli nella fede sulle vie dell’amore.” E’ il tema che la diocesi dedica a questa breve visita, meno di tre ore domani pomeriggio, ma davvero storica per la chiesa locale. Dopo il saluto ai giovani e agli ammalati radunati in Piazza Sant’Ambrogio, il Papa celebrerà la messa in Piazza Ducale. Una visita cui il vescovo mons. Claudio Baggini ha voluto dare una particolare nota caritativa.[/FONT][/DIM]


<p><font class='xsmall'>[<i>Modificato da josie '86 20/04/2007&nbsp;9.23</i>]</font></p>
josie '86
Friday, April 20, 2007 9:43 AM
Dal sito di korazym.org

[DIM]15pt[=DIM][G]Agorà di Loreto. Presentato l'incontro del papa con i giovani italiani [/G][/DIM]

[C]di Mattia Bianchi/ 19/04/2007[/C]



[FONT]Verdana[=FONT][DIM]11pt[=DIM]ROMA - Oltre 300 mila partecipanti, provenienti da tutta Italia, circa 800 rappresentanti dai Paesi d'Europa e del Mediterraneo, oltre 1300 volontari. L'Agorà dei giovani di Loreto del 1 e 2 settembre si avvicina: un evento promosso dalla Conferenza episcopale italiana che intende in questo modo dare vigore alla pastorale giovanile del Paese. Il grande incontro dei giovani italiani con Benedetto XVI è stato presentato ieri a Roma, durante una conferenza stampa, alla quale ha partecipato tra gli altri, il segretario generale della Cei, mons. Giuseppe Betori, che spiega: "sarà un salto di qualità nella capacità dei giovani cattolici di entrare in dialogo con i loro coetanei e incidere nella societa' e nella cultura''.

L'iniziativa si inserisce nell'itinerario triennale di pastorale giovanile che impegnerà le diocesi italiane dall’autunno 2006 all’estate 2009. “Al centro dell’intero cammino c’è la missione”, spiega mons. Paolo Giulietti, responsabile del Servizio Nazionale per la Pastorale Giovanile della Cei, per il quale “la comunicazione del Vangelo appare come il grande orizzonte entro il quale ripensare la vita e l’azione della Chiesa, chiamata ad evangelizzare e ad assumere allo stesso tempo atteggiamenti e metodi adeguati al terzo millennio”. Da qui, le tappe del cammino: l’incontro nazionale dei giovani a Loreto a settembre, la Giornata Mondiale della Gioventù a Sydney del luglio 2008 e nell’estate 2009 un meeting nazionale “in simultanea” negli antichi e nuovi “santuari” dei vari territori diocesani. Al momento, tuttavia, lo sguardo è rivolto all'incontro di settembre che ruoterà intorno all'accoglienza in 32 diocesi di Marche, Emilia Romagna, Umbria e Abruzzo (29-31 agosto) e alla due giorni con Benedetto XVI (1-2 settembre) che si svolgerà nella piana di Montorso.

[S][G]Gli eventi in programma.[/G][/S] La giornata di sabato 1 settembre, si aprirà con un momento di animazione con un team di presentatori, band musicali che si avvicenderanno nel presentare i contributi artistici preparati localmente da ciascuna delle regioni ecclesiastiche italiane, in attesa dell’arrivo del papa. Nel tardo pomeriggio, Benedetto XVI sarà al centro di una preghiera dialogata con i giovani, sul brano dell’Annunciazione del Signore (Lc 1, 26-38) e l'immagine della “periferia dei giovani”, luogo di marginalità – storica, esistenziale e sociale - ma anche terreno fecondo e condizione privilegiata per l’incontro con Dio. Al termine dell’incontro con il papa seguirà una serata di testimonianze, musica e spettacolo: un percorso di racconti di vita, arricchito dalla presenza di artisti e ospiti. La notte tra il sabato e la domenica, che si concluderà con la celebrazione delle Lodi mattutine, sarà – per i giovani pellegrini che lo desidereranno - un’occasione di riflessione sui temi meditati nella giornata. Un’area attrezzata nella parte alta della valle, delimitata da otto punti denominati “fontane” e disposti ad emiciclo a delineare una vera e propria “agorà”, accoglierà i giovani che vorranno “attingere” risposte agli interrogativi nati dalla meditazione. Saranno presenti un punto di preghiera a Maria “fonte di Luce”, che ospiterà la statua della Vergine di Loreto portata nella valle dal vicino Santuario della Santa Casa; la Fontana del Perdono, per il Sacramento della Riconciliazione; la Fontana dell’Adorazione eucaristica; la Fontana dell’ascolto, con educatori e professionisti disponibili all’ascolto individuale dei giovani; la Fontana della Vocazione, aperta al dialogo sulla vocazione di speciale consacrazione; la Fontana dei Fidanzati, con coppie disponibili ad incontrare giovani fidanzati; la Fontana dell’Ecumenismo, in prossimità della III Assemblea Ecumenica Europea di Sibiu (Romania); la Fontana della Salvaguardia del Creato, che richiamerà al tema dell’acqua, argomento al centro della II Giornata per la Salvaguardia del Creato, celebrata proprio il sabato 1 settembre 2007. Domenica, infine, conclusione con la Santa Messa presieduta da Benedetto XVI. Per saperne di più.

[S][G]L'accoglienza.[/G][/S] L’evento di Loreto coinvolgerà tutta la comunità ecclesiale: nei giorni precedenti l’incontro, infatti, i giovani saranno ospitati nelle famiglie di 32 diocesi per condividere il cammino percorso. Animeranno cioè alcune giornate di condivisione e di riflessione, portando alle comunità cristiane e alle realtà civili la voce del mondo giovanile. Non si ripeterà dunque lo schema delle varie edizioni delle Giornate Mondiali della Gioventù, in quanto l’accoglienza sarà una tappa perfettamente inserita nell’attività pastorale ordinaria. Non solo: anche le diocesi ospitate e i movimenti e associazioni ecclesiali offriranno il loro prezioso contributo, costruendo insieme il programma e le tematiche da affrontare nelle giornate che precederanno l’evento e che saranno caratterizzate da dinamiche consolidate (ospitalità nelle famiglie, eventi di festa e di conoscenza del territorio…), ma anche da iniziative collegate al tema del primo anno dell’Agorà dei giovani italiani. Per saperne di più.

[S][G]L’organizzazione.[/G][/S] Per la logistica di Loreto2007 sono stati creati 10 gruppi di lavoro tematici, a ciascuno dei quali partecipano rappresentanti del Comitato organizzatore dell’Agorà, del Dipartimento Nazionale di Protezione Civile, della Protezione Civile delle Marche e delle amministrazioni interessate. Nei giorni dell’evento verrà potenziato il trasporto ferroviario, con la creazione di treni speciali. Sul territorio marchigiano saranno predisposti 8 parcheggi che complessivamente potranno ospitare 2200 autobus, mentre saranno attrezzate aree con bagni e punti ristoro lungo tutto il percorso. Quanto all’assistenza sanitaria, sarà realizzato un ospedale da campo e potenziata la ricettività nei presidi ospedalieri di Torrette di Ancona e di quelli limitrofi. Saranno impiegati medici, infermieri e volontari e un’attenzione particolare verrà riservata per garantire un accesso facilitato per i disabili. Nella piana di Montorso saranno allestiti “punti medici avanzati” con ambulanze e personale specializzato in attività 24 ore su 24. Per saperne di più.

[S][G]I volontari.[/G][/S] Saranno 1300 i volontari che presteranno servizio nel primo grande appuntamento dell’Agorà dei giovani. Provenienti da tutte le regioni italiane, i giovani saranno selezionati in base al numero di richieste che perverranno all’incaricato diocesano e regionale di pastorale giovanile. Chiunque abbia tra i 18 e i 35 anni e sia interessato a fare il volontario per l’evento di Loreto si può iscrivere compilando il modulo pubblicato nel sito www.agoradeigiovani.it. I 1300 volontari saranno coordinati da 70 capo-equipe, anch’essi provenienti da tutta Italia, che dal novembre scorso sono stati inseriti in un programma formativo che prevede dei ‘moduli formativi’ articolati in quattro blocchi, ognuno di tre giorni, che si sviluppano su due binari: quello della riflessione e quello più prettamente tecnico. Per saperne di più.

[S][G]Il sito internet.[/G][/S] Viaggia su internet l’Agorà dei giovani italiani, il percorso pastorale triennale promosso dalla Conferenza Episcopale Italiana per “rendere i giovani sempre più protagonisti della propria missione nel cammino della Chiesa”. Informazioni, foto e documenti interamente scaricabili sono infatti disponibili sul sito ufficiale www.agoradeigiovani.it, colorato e facilmente consultabile grazie ad una grafica immediata e vivace. In evidenza, sull’home page, le novità dell’Agorà, insieme alle sezioni “Loreto2007”, “Sydney2008”, “Eventi2009” che indicano il tema dell’anno e l’evento che lo caratterizza. La prima, in particolare, offre informazioni sulle modalità di iscrizione, sul reclutamento dei volontari, sulla partecipazione delle delegazioni estere e sull’accoglienza nelle diocesi in preparazione al primo grande appuntamento, cioè l’incontro dei giovani con Benedetto XVI. Per saperne di più.

[S][G]Il pellegrinaggio previo.[/G][/S] Seguendo la tradizione dei “pellegrinaggi previi” organizzati in occasione delle Giornate Mondiali della Gioventù, il Comitato che sovrintende l’organizzazione dell’Agorà dei giovani promuove un pellegrinaggio sulla “Via Lauretana” in vista di Loreto 2007. Obiettivo di tale esperienza è, oltre a quello di assicurare una maggiore e più corretta informazione sull’evento nazionale che l’1 e 2 settembre vedrà l’incontro di Benedetto XVI con i giovani, quello di definire e “formare” un gruppo di 72 giovani, che avrà un importante ruolo simbolico il 2 settembre, al termine della Messa celebrata dal papa nella valle di Montorso. Il pellegrinaggio si svolgerà dal 31 maggio al 3 giugno e il gruppo è formato da 41 giovani inviati dalle regioni ecclesiastiche e 31 giovani inviati dalle principali aggregazioni laicali giovanili insieme ad una delegazione di numero di giornalisti e operatori. L’itinerario toccherà luoghi significativi come Roma, Assisi e Macerata, “abitati” da presenze giovanili che possano evidenziare le principali tematiche collegate all’incontro nazionale di Loreto.[/DIM][/FONT]

LadyRatzinger
Friday, April 20, 2007 2:41 PM
Da Petrus
Diritti umani e dialogo al centro dell’incontro tra il Papa e il Presidente dello Sri Lanka

CITTA’ DEL VATICANO - Venti i minuti di colloquio privato tra Benedetto XVI e il presidente della repubblica Socialistra democratica dello Sri Lanka, Mahinda Rajapaksa. Successivamente il Presidente ha reso visita al cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone. ''Nel corso dei colloqui - ha informato un comunicato della Sala Stampa al termine della visita del Presidente in Vaticano - alla luce della situazione attualmente esistente nello Sri Lanka, si e' ribadita la necessita' di rispettare i diritti umani e di riprendere la via del dialogo e dei negoziati come unica strada per porre fine alla violenza che insanguina l'isola. La Chiesa cattolica che offre un significativo contributo alla vita del paese, - conclude il comunicato - intensifichera' il delicato impegno di formare le coscienze, con l'unica ambizione di favorire il bene comune, la riconciliazione e la pace''. Il Presidente che era accompagnato da un seguito di 16 persone piu' la moglie (cattolica) e il figlio ventenne, dopo l'incontro privato ha presentato il suo seguito al papa che ha donato a ciascuno medaglie del pontificato e rosari ai componenti cattolici. Al Pontefice il Presidente ha donato una brocca in argento. I cattolici nello Sri Lanka rappresentano il 7% della popolazione che conta 21 milioni di abitanti. Il 19% sono tamil. Il portavoce del presidente, al termine della visita in Vaticano ha espresso la volonta' dello stesso presidente di risolvere il conflitto in atto nel suo Paese pacificamente.



LadyRatzinger
Friday, April 20, 2007 2:42 PM
Da Petrus
Il Papa sta già scrivendo la seconda parte del libro su Gesù


CITTA' DEL VATICANO - Il Papa ha già cominciato a scrivere la seconda parte del libro su Gesù. Lo ha confessato il cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato, intervenuto ieri sera a margine della serata degli universitari in onore degli 80 anni di Papa Ratzinger, al Teatro Argentina. "Certamente il Papa ha già cominciato a scrivere la seconda parte e non adesso - ha detto Bertone - poi c'è stata la pubblicazione della prima parte su Gesù, sapete che Benedetto XVI rifinisce bene i suoi testi, è un cesellatore. Ci sono punti - ha aggiunto il porporato - che approfondisce e medita e sui quali prega anche. È un suo rituale - ha proseguito - che faceva anche da docente universitario". Benedetto XVI, per il cardinale Bertone che lo conosce bene, "comunica i contenuti, ascolta e mette a suo agio l'interlocutore".

LadyRatzinger
Friday, April 20, 2007 2:42 PM
Da Petrus
La "Papal Foundation" ricevuta in udienza da Benedetto XVI: "Vi apprezzo per la vostra opera"

CITTA’ DEL VATICANO - Apprezzamenti sono giunti oggi da Benedetto XVI alla “Papal Foundation” i cui membri sono a Roma per il tradizionale pellegrinaggio annuo. La Fondazione sostiene economicamente la missione di “portare il Vangelo nel mondo”. Diverse le modalità con cui interviene, dal finanziamento di parrocchie, chiese, santuari, fino alla costruzione di case per senzatetto, per i poveri, o in aiuto a vittime di disastri, o a sostegno di progetti a favore della vita. In particolare, il Papa ha voluto ringraziare i rappresentanti della Fondazione per il loro impegno nel campo dell’istruzione nei Paesi in via di sviluppo anche attraverso borse di studio presso le università pontificie rivolte a laici, sacerdoti e religiosi. “In questa maniera – ha detto Benedetto XVI – offrite un significativo contributo alla formazione dei futuri leader le cui menti e cuori saranno formati alla luce del Vangelo, della dottrina sociale della Chiesa e segnati da un profondo senso di comunione con la Chiesa universale a servizio dell’intera famiglia umana”. La Papal Foundation (www.thepapalfoundation.com) opera in tutti i Continenti e comunque dove c’è bisogno. Tra i tanti progetti in atto quello in Georgia dove collabora con la locale Caritas nella costruzione di case per senzatetto. I soldi raccolti vengono investiti in molteplici attività e società a sfondo etico.

emma3
Friday, April 20, 2007 8:50 PM
Benedetto XVI
abolisce il limbo


Il tradizionale concetto di limbo - luogo dove i bimbi non battezzati vivono per l'eternità senza comunione con Dio - riflette una ''visione eccessivamente restrittiva della salvezza''. Benedetto XVI ha approvato il documento

Città del Vaticano, 20 aprile 2007 - Il Vaticano ha deciso di abolire il limbo per i bambini morti senza battesimo in quanto questa visione tradizionale del concetto di limbo riflette una «visione eccessivamente restrittiva della salvezza». È quanto riporta l'agenzia cattolica americana «Catholic news service» (Cns) in un lungo servizio pubblicato oggi.

Il Cns fa riferimento alla riunione della Commissione teologica internazionale che in un documento pubblicato oggi afferma come dopo diversi anni di studio ci sono buone ragioni per sperare che i bambini appena nati che sono morti senza ricevere il battesimo vanno in Paradiso.

Il numero dei bambini che muoiono senza ricevere il battesimo è in crescita, inoltre l'amore di Cristo per i più piccoli non è adeguatamente rappresentato dalla scelta di lasciare nel limbo proprio quei bambini incolpevoli di non essere stati battezzati. Queste alcune delle motivazioni contenute nel documento della Commissione teologica vaticana al quale il Pontefice ha dato la sua approvazione.

Il punto d'arrivo cui giungono gli esperti della commissione teologica è delineato con certezza: «La nostra conclusione è che i molti fattori che abbiamo considerato...danno serie basi teologiche e liturgiche alla speranza che i bambini morti senza battesimo siano salvi».

QN quotidiano neazionale
Ratzigirl
Saturday, April 21, 2007 1:18 AM
da Prato Blog
Questa mattina l'incontro tra Mons. Simoni e Papa Benedetto XVI

«Impartisco di cuore la benedizione apostolica a Lei, cara eccellenza, alla Chiesa che guida e a tutta la città di Prato». Papa Benedetto XVI ha invocato così, rispondendo all’invito appena formulatogli dal Vescovo Simoni, la speciale protezione su tutta la nostra comunità, al termine dell’udienza concessa questa mattina nello studio privato del S. Padre all’interno del Palazzo Apostolico Vaticano. L’incontro, della durata di circa venti minuti secondo il protocollo, si è svolto intorno a mezzogiorno ed è stato il momento culminante della «Visita ad Limina Apostolorum» che mons. Simoni, insieme a tutto l’Episcopato della Toscana, ha compiuto a Roma da lunedì 16 aprile.

«Confesso di essere stato davvero emozionato», ha commentato a caldo il Vescovo, mentre stava rientrando a Prato. Benedetto XVI aveva sul tavolo diversi appunti sulla situazione pastorale e sociale della nostra Diocesi, ricavati dall’ampia «relazione ad Limina» redatta da mons. Simoni e inviata alcuni mesi fa alla S. Sede. «Il S. Padre – racconta il Vescovo – era particolarmente interessato alla folta presenza di immigrati nel nostro territorio. Gli ho raccontato l’impegno della nostra Diocesi sia sul piano caritativo che su quello più propriamente di evangelizzazione. Il Papa è rimasto favorevolmente colpito dalla cura pastorale per i cinesi e dalla celebrazione settimanale di diverse messe festive nelle principali lingue parlate dagli stranieri che sono a Prato».

Ovviamente non potevano mancare gli auguri per l’80° compleanno di Benedetto XVI, celebratosi lunedì 16 aprile, e per il secondo anniversario dell’elezione al Soglio Pontificio, giovedì 19 aprile. «Il Santo Padre – racconta ancora mons. Simoni – è un uomo che mette subito a proprio agio le persone e che, con quel suo caratteristico sorriso, dà serenità alle persone che incontra».

Il Vescovo aveva già incontrato Benedetto XVI, ma non in forma privata, a margine dell’udienza generale di mercoledì 18 aprile, in piazza S. Pietro, insieme agli altri Vescovi della Toscana. All’evento avevano partecipato anche circa 400 pellegrini pratesi.

La «visita ad limina», che costituisce uno dei principali doveri di ogni Vescovo, è una tradizione antichissima che vede i Pastori delle Chiese di tutto il mondo recarsi ogni cinque anni in pellegrinaggio alle tombe degli Apostoli Pietro e Paolo e in udienza dal Santo Padre. La Visita è anche l’occasione per fare il punto sulla situazione pastorale e sociale della nostra Diocesi con le varie Congregazioni – in altre parole i dicasteri – della Santa Sede.

Quello odierno è stato il primo colloquio tra il Vescovo e Benedetto XVI. In realtà un altro incontro tra mons. Simoni e Joseph Ratzinger c’è stato, ma allora - era il 1996 - quest’ultimo era cardinale e guidava la Congregazione per la Dottrina per la fede.
Ratzigirl
Sunday, April 22, 2007 2:42 AM
Discorsi 1° giornata Vigevano- Pavia
Il papa ai giovani di Vigevano


Cari fratelli e sorelle,

sono lieto di trovarmi tra voi, e vi ringrazio per la vostra cordiale e festosa accoglienza. Scendendo dall’elicottero, quasi ho udito l’eco delle campane di tutte le chiese della Diocesi che a mezzogiorno hanno suonato a festa per rivolgermi un corale saluto. Vi sono riconoscente anche per questo gesto di affetto. Il mio primo incontro è stato con i ragazzi delle scuole e delle società sportive, venuti ad accogliermi nello stadio comunale. Lungo il percorso, poi, ho visto tanta gente. Grazie a tutti e a ciascuno. Qui a Vigevano, l’unica Diocesi della Lombardia non visitata dal mio venerato Predecessore Giovanni Paolo II, ho voluto dare inizio a questo mio pellegrinaggio pastorale in Italia. Così, è come se riprendessi il cammino da lui percorso per continuare a proclamare agli uomini e alle donne dell’amata Italia l’annuncio, antico e sempre nuovo, che risuona con particolare vigore in questo tempo pasquale: Cristo è risorto! Cristo è vivo! Cristo è con noi oggi e sempre!

Saluto il Sindaco di questa Città, che ringrazio per le cortesi parole di benvenuto che mi ha indirizzato a nome della comunità civica. Un grazie di cuore esprimo a quanti hanno cooperato in diversi modi per la preparazione e la realizzazione di questa mia visita, alla quale vi siete predisposti specialmente con la preghiera. Un pensiero speciale dirigo alle Suore Adoratrici Perpetue del Santissimo Sacramento, che ho poc’anzi incontrato; la loro orante presenza costituisce per l’intera Diocesi un perenne richiamo a considerare sempre di più l’importanza dell’Eucaristia, centro e culmine della vita della Chiesa. A queste care Sorelle che hanno consacrato tutta la loro esistenza al Signore giungano il mio incoraggiamento e la mia riconoscenza. Saluto poi gli ammalati e, mentre mi rivolgo a voi qui presenti, estendo il mio pensiero a coloro che nei paesi e nelle città della Diocesi soffrono, sono in difficoltà o si ritrovano emarginati. La materna protezione della Vergine Santa sia per ciascuno sostegno e conforto nella prova.

Un saluto speciale rivolgo adesso a voi, cari giovani raccolti in questa piazza, mentre spiritualmente abbraccio tutti i giovani vigevanesi e lomellini. Cari amici, Cristo risorto rinnova a ciascuno di voi il suo invito a seguirlo. Non esitate a fidarvi di Lui: incontratelo, ascoltatelo, amatelo con tutto il vostro cuore; nell’amicizia con Lui sperimenterete la vera gioia che dà senso e valore all’esistenza.

Cari fratelli e sorelle, avrei volentieri aderito all’invito di prolungare il mio soggiorno nella vostra Diocesi, ma non mi è possibile, ed allora permettete che stringa in un grande abbraccio ogni abitante di questa Città e dei Vicariati di Mortara, Garlasco, Mede e Cava Manara. Tra poco, riuniti tutti spiritualmente attorno all’altare per la solenne Concelebrazione eucaristica, pregheremo perché il Signore risorto faccia sì che la visita del Successore di Pietro susciti in ogni membro della vostra Comunità diocesana un rinnovato fervore spirituale. Con questo augurio a tutti imparto di cuore una speciale Benedizione Apostolica.




Ore 18,30: Santa Messa - Piazza Ducale di Vigevano

Cari fratelli e sorelle,

"Gettate la rete… e troverete!". Abbiamo riascoltato queste parole di Gesù nel brano evangelico appena proclamato. Esse sono inserite nel racconto della terza apparizione del Risorto ai discepoli presso le rive del mare di Tiberiade, che narra la pesca miracolosa. Dopo lo “scandalo” della Croce essi erano tornati alla loro terra e al loro lavoro di pescatori, cioè a quelle attività che svolgevano prima di incontrare Gesù. Erano tornati alla vita di prima e questo fa intendere il clima di dispersione e di smarrimento che regnava nella loro comunità. Era difficile per i discepoli comprendere ciò che era avvenuto. Ma, mentre tutto sembrava finito, di nuovo, come sulla via di Emmaus, è ancora Gesù a venire verso i suoi amici. Stavolta li incontra sul mare, luogo che richiama alla mente le difficoltà e le tribolazioni della vita; li incontra sul far del mattino, dopo un’inutile fatica durata l’intera nottata. La loro rete è vuota. In certo modo, ciò appare come il bilancio della loro esperienza con Gesù: lo avevano conosciuto, gli erano stati accanto, ed Egli aveva loro promesso tante cose. Eppure ora si ritrovavano con la rete vuota di pesci.

Ma ecco che all’alba Gesù va loro incontro; essi però non lo riconoscono subito. L’“alba” nella Bibbia indica spesso il momento di interventi straordinari di Dio. Nel Libro dell’Esodo, ad esempio, “alla veglia del mattino” il Signore interviene “dalla colonna di fuoco e di nube” per salvare il suo popolo in fuga dall’Egitto. Ed ancora, è sul far del giorno che Maria Maddalena e le altre donne accorse al sepolcro incontrano il Signore risorto. Anche nel brano evangelico che stiamo meditando è ormai passata la notte e ai discepoli provati dalla fatica, delusi per non aver pescato nulla, il Signore dice: “Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete!”. Normalmente i pesci cadono nella rete durante la notte, quando è buio, e non di mattina, quando l’acqua è ormai trasparente. I discepoli però si fidarono di Gesù e il risultato fu una pesca miracolosamente abbondante, tanto che non riuscivano più a tirare su la rete per la grande quantità di pesci raccolti. A questo punto Giovanni, illuminato dall’amore, si rivolge a Pietro e dice: “E’ il Signore!”. Lo sguardo perspicace del discepolo che Gesù amava – icona del credente – riconosce il Maestro presente sulla riva del lago. “E’ il Signore!”: questa sua spontanea professione di fede è anche per noi un invito a proclamare che Cristo risorto è il Signore della nostra vita.

Cari fratelli e sorelle, possa questa sera la Chiesa che è in Vigevano ripetere con l’entusiasmo di Giovanni: Gesù Cristo “è il Signore!”. E possa la vostra Comunità diocesana ascoltare il Signore che, per bocca mia, vi ripete: “Getta la rete, Chiesa di Vigevano, e troverai!”. Sono venuto infatti tra voi soprattutto per incoraggiarvi ad essere ardimentosi testimoni di Cristo. E’ la fiduciosa adesione alla sua parola che renderà fruttuosi i vostri sforzi pastorali. Quando il lavoro nella vigna del Signore sembra risultare vano, come la fatica notturna degli Apostoli, non bisogna dimenticare che Gesù è in grado di ribaltare tutto in un momento. La pagina evangelica, che abbiamo ascoltato, ci ricorda, da una parte, che dobbiamo impegnarci nelle attività pastorali come se il risultato dipendesse totalmente dai nostri sforzi. Dall’altra, ci fa comprendere, però, che il vero successo della nostra missione totalmente è dono di Grazia. Nei misteriosi disegni della sua sapienza, Dio sa quando è il tempo di intervenire. Ed allora, come la docile adesione alla parola del Signore fece sì che si riempisse la rete dei discepoli, così in ogni tempo, anche nel nostro, lo Spirito del Signore può rendere efficace la missione della Chiesa nel mondo.

Cari fratelli e sorelle, con grande gioia mi trovo in mezzo a voi: vi ringrazio e saluto tutti cordialmente. Vi saluto come rappresentanti del Popolo di Dio raccolto in questa Chiesa particolare, che ha il suo centro spirituale nella Cattedrale, sul cui sagrato stiamo celebrando l’Eucaristia. Saluto con affetto il vostro Vescovo, Mons. Claudio Baggini, e lo ringrazio per le cordiali parole che mi ha rivolto all’inizio della Celebrazione; con lui saluto il metropolita, il Cardinale Dionigi Tettamanzi, i Vescovi lombardi e gli altri Presuli. Rivolgo uno speciale e caloroso saluto ai sacerdoti, complimentandomi per la generosità con cui svolgono il loro servizio ecclesiale, senza badare a fatiche e disagi. Estendo il mio saluto alle persone consacrate, agli operatori pastorali e ai fedeli laici, la cui preziosa collaborazione è indispensabile per la vita delle varie comunità. E ovviamente, non può mancare un affettuoso pensiero per i seminaristi, che sono la speranza della Diocesi. Un saluto deferente va poi alle Autorità civili, alle quali sono grato per il significativo messaggio di cortesia che la loro presenza esprime. Il mio pensiero si dirige, infine, ai fedeli riuniti nelle varie parrocchie per seguire questo incontro mediante la televisione e a quanti partecipano a questa assemblea eucaristica nelle piazze e nelle strade adiacenti a questa suggestiva Piazza Ducale, a cui fa da sfondo l’artistica facciata del Duomo. Essa è stata ideata dall’illustre Vescovo di Vigevano Mons. Juan Caramuel, scienziato di fama europea, di cui avete ricordato solennemente nei mesi scorsi il 4° centenario della nascita. Questa facciata, dalla singolare architettura, congiunge armoniosamente il tempio alla piazza e al castello con la sua torre, simboleggiando così la sintesi mirabile di una tradizione in cui si intrecciano le due dimensioni essenziali della vostra Città: quella civile e quella religiosa.

“Gettate la rete… e troverete!”. Cara Comunità ecclesiale di Vigevano, che cosa significa in concreto l'invito di Cristo a “gettare la rete”? Significa in primo luogo, come per i discepoli, credere in Lui e fidarsi della sua parola. Anche a voi, come a loro, Gesù chiede di seguirlo con fede sincera e salda. Ponetevi pertanto in ascolto della sua parola e meditatela ogni giorno. Questo docile ascolto trova per voi concreta attuazione nelle decisioni dell’ultimo vostro Sinodo diocesano, conclusosi nel 1999. Al termine di quel cammino sinodale, l’amato Giovanni Paolo II, che vi incontrò il 17 aprile 1999 in un’Udienza speciale, ebbe ad esortarvi a “prendere il largo e a non avere paura di inoltrarvi in mare aperto”. Mai si spenga nei vostri cuori l’entusiasmo missionario suscitato nella vostra Comunità diocesana da quella provvidenziale Assise, ispirata e voluta dal compianto Vescovo Mons. Giovanni Locatelli, il quale aveva ardentemente auspicato una visita del Papa a Vigevano. Seguendo gli orientamenti fondamentali del Sinodo e le direttive del vostro attuale Pastore, restate uniti tra di voi ed apritevi ai vasti orizzonti dell'evangelizzazione.

Vi sia di costante guida questa parola del Signore: "Tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri" (Gv 13,35). Portare i pesi gli uni degli altri, condividere, collaborare, sentirsi corresponsabili è lo spirito che deve costantemente animare la vostra Comunità. Questo stile di comunione esige il contributo di tutti: del Vescovo e dei sacerdoti, dei religiosi e delle religiose, dei fedeli laici, delle associazioni e dei vari gruppi di impegno apostolico. Le singole parrocchie, come tessere di un mosaico, in piena sintonia tra loro, formeranno una Chiesa particolare viva, organicamente inserita nell’intero Popolo di Dio. Un contributo indispensabile possono offrire all’evangelizzazione le associazioni, le comunità ed i gruppi laicali, sia per la formazione che per l'animazione spirituale, caritativa, sociale e culturale, operando sempre in armonia con la pastorale diocesana e secondo le indicazioni del Vescovo. Vi incoraggio poi a proseguire nel prendervi cura dei giovani, sia dei cosiddetti "vicini" come pure di quelli che chiamiamo "lontani". In questa prospettiva, non stancatevi di promuovere in modo organico e capillare una pastorale vocazionale che aiuti i giovani nella ricerca di un significato vero da dare alla propria esistenza. E che dire infine della famiglia? E’ l’elemento portante della vita sociale, per cui solo lavorando in favore delle famiglie si può rinnovare il tessuto della comunità ecclesiale e della stessa società civile.

Questa vostra Terra è ricca di tradizioni religiose, di fermenti spirituali e di un’operosa vita cristiana. Nel corso dei secoli la fede ne ha forgiato il pensiero, l’arte e la cultura, promuovendo solidarietà e rispetto della dignità umana. Espressione quanto mai eloquente di questo vostro ricco patrimonio cristiano sono le esemplari figure di sacerdoti e di laici i quali, con una proposta di vita radicata nel Vangelo e nell’insegnamento della Chiesa, hanno testimoniato, specialmente nella temperie sociale della fine dell’‘800 e dei primi decenni del ‘900, gli autentici valori evangelici, come valido sostegno di una convivenza libera e giusta, attenta in modo particolare ai più bisognosi. Questa luminosa eredità spirituale, riscoperta ed alimentata, non può non rappresentare un sicuro punto di riferimento per un efficace servizio all’uomo del nostro tempo e per un cammino di civiltà e di autentico progresso.

“Gettate la rete… e troverete!”. Questo comando di Gesù è stato docilmente accolto dai santi e la loro esistenza ha sperimentato il miracolo di una pesca spirituale abbondante. Penso in modo speciale ai celesti vostri Patroni: sant’Ambrogio, san Carlo Borromeo, il beato Matteo Carreri. Penso pure a due illustri figli di questa Terra, dei quali è in corso la causa di beatificazione: il venerabile Francesco Pianzola, sacerdote animato da ardente spirito evangelico, che seppe andare incontro alle povertà spirituali del suo tempo con un coraggioso stile missionario, attento ai più lontani e particolarmente ai giovani; e il Servo di Dio Teresio Olivelli, laico di Azione Cattolica, morto a soli 29 anni nel campo di concentramento di Hersbruck, vittima sacrificale di una brutale violenza, alla quale egli oppose tenacemente l’ardore della carità. Queste due eccezionali figure di fedeli discepoli di Cristo costituiscono un segno eloquente delle meraviglie operate dal Signore nella Chiesa vigevanese. Rispecchiatevi in questi modelli, che rendono manifesta l'azione della Grazia e sono per il Popolo di Dio un incoraggiamento a seguire Cristo sul sentiero esigente della santità.

Cari fratelli e sorelle della diocesi di Vigevano! Il mio pensiero va, infine, alla Madre di Dio, che voi venerate con il titolo di Madonna della Bozzola. A Lei affido ogni vostra Comunità, perché ottenga una rinnovata effusione dello Spirito Santo su questa cara Diocesi. La faticosa ma sterile pesca notturna dei discepoli è ammonimento perenne per la Chiesa di tutti i tempi: da soli, senza Gesù, non possiamo fare nulla! Nell’impegno apostolico non bastano le nostre forze: senza la Grazia divina il nostro lavoro, pur ben organizzato, risulta inefficace. Preghiamo insieme perché la vostra Comunità diocesana sappia accogliere con gioia il mandato di Cristo e con rinnovata generosità sia pronta a “gettare” le reti. Sperimenterà allora certamente una pesca miracolosa, segno della potenza dinamica della parola e della presenza del Signore, che incessantemente conferisce al suo popolo una “rinnovata giovinezza dello Spirito”.



Ore 20,15: Saluto ai giovani - Piazza del Duomo di Pavia

Cari fratelli e sorelle,

dopo aver trascorso questo pomeriggio a Vigevano, eccomi ora tra voi, a Pavia, in questa piazza, con il maestoso e imponente Duomo del XV secolo che le fa da sfondo. In questa chiesa sono da secoli custodite gelosamente, come in uno scrigno, le spoglie di san Siro, primo Vescovo del III-IV secolo. In questo momento tali reliquie sono provvisoriamente ospitate nella chiesa del Carmine. Ringrazio tutti voi per avermi atteso e per avermi accolto con grande calore. In questo nostro primo incontro, desidero salutare la Signora Sindaco e il Rappresentante del Governo, ai quali sono grato per le cordiali parole rivoltemi. Saluto pure le altre Autorità civili presenti. Un saluto particolare desidero rivolgere al Pastore della Diocesi, il Vescovo Giovanni Giudici, e, insieme con lui, saluto i sacerdoti, le religiose e i religiosi e quanti attivamente si dedicano al lavoro pastorale.

Una parola particolarmente affettuosa desidero indirizzare specialmente a voi, cari giovani, convenuti così numerosi per questo mio primo contatto con la vostra Diocesi. Di essa voi rappresentate la speranza e il futuro: sono per questo felice di iniziare la mia visita proprio con voi. Vengo tra voi questa sera per rinnovarvi un annuncio che è sempre giovane, per affidarvi un messaggio che, quando viene accolto, cambia l’esistenza, la rinnova e la riempie. La Chiesa proclama questo messaggio con particolare gioia in questo tempo pasquale: Cristo risorto è vivo tra noi! Quanti vostri coetanei nel corso della storia, cari giovani, lo hanno incontrato e sono diventati suoi amici; lo hanno seguito fedelmente e ne hanno testimoniato l’amore con la propria vita!

Ed allora non abbiate paura di donare la vostra esistenza a Cristo: Egli non delude mai le nostre attese, perché sa che cosa c’è nel nostro cuore. Seguendolo con fedeltà non sarà difficile per voi trovare la risposta alle domande che portate nell’animo: “Che cosa debbo fare? Quale compito mi attende nella vita?”. La Chiesa, che ha bisogno del vostro impegno per recare specialmente ai vostri coetanei l’annuncio evangelico, vi sostiene nel cammino di conoscenza della fede e dell’amore per Dio e per i fratelli. La società, che in questo nostro tempo è segnata da innumerevoli mutamenti sociali, attende il vostro apporto per costruire una comune convivenza meno egoista e più solidale, realmente animata dai grandi ideali della giustizia, della libertà e della pace.

Ecco la vostra missione, cari giovani amici! Il Cristo risorto vi accompagni e insieme con Lui la Vergine Maria, sua e nostra Madre. Con il suo esempio e la sua costante intercessione la Madonna vi aiuti a non scoraggiarvi nei momenti dell’insuccesso e a confidare sempre nel Signore. Vi ringrazio ancora per questa vostra presenza e vi benedico tutti con affetto. Buona notte e arrivederci a domani!


Ratzigirl
Sunday, April 22, 2007 1:20 PM
Messaggio al Policlinico San Matteo - Pavia

Cari fratelli e sorelle,

nel programma della visita pastorale a Pavia non poteva mancare una sosta al Policlinico "San Matteo" per incontrare voi, cari ammalati, che provenite non solo dalla provincia di Pavia ma da tutta l’Italia. A ciascuno esprimo la mia personale vicinanza e solidarietà, mentre abbraccio spiritualmente anche gli ammalati, i sofferenti e le persone in difficoltà che si trovano nella vostra Diocesi e quanti se ne prendono amorevole cura. A tutti vorrei far giungere una parola di incoraggiamento e di speranza. Rivolgo un rispettoso saluto al Presidente del Policlinico, Signor Alberto Guglielmo, e lo ringrazio per le cordiali espressioni che mi ha poc’anzi indirizzato. La mia gratitudine si estende ai medici, agli infermieri e a tutto il personale, che qui opera quotidianamente. Un pensiero grato rivolgo ai Padri Camilliani, che con vivo zelo pastorale recano ogni giorno ai malati il conforto della fede, come pure alle Suore della Provvidenza impegnate in un generoso servizio secondo il carisma del loro Fondatore, san Luigi Scrosoppi. Un grazie di cuore esprimo al rappresentante degli ammalati e con affetto penso pure ai familiari dei malati, che con i loro cari condividono momenti di trepidazione e di fiduciosa attesa.

L’ospedale è un luogo che potremmo dire in qualche modo "sacro", dove si sperimenta la fragilità della natura umana, ma anche le enormi potenzialità e risorse dell’ingegno dell’uomo e della tecnica al servizio della vita. La vita dell’uomo! Questo grande dono, per quanto lo si esplori, resta sempre un mistero. So che questa vostra struttura ospedaliera, il Policlinico "San Matteo", è ben conosciuta in questa Città e nel resto d’Italia, soprattutto per alcuni interventi di avanguardia. Qui, voi cercate di alleviare la sofferenza delle persone nel tentativo di un pieno recupero delle condizioni di salute e molto spesso, grazie anche alle moderne scoperte scientifiche, ciò avviene. Qui si ottengono dei risultati veramente confortanti. Il mio vivo auspicio è che, al necessario progresso scientifico e tecnologico, si accompagni costantemente la coscienza di promuovere, insieme con il bene del malato, anche quei valori fondamentali, come il rispetto e la difesa della vita in ogni sua fase, dai quali dipende la qualità autenticamente umana di una convivenza.

Trovandomi tra voi, mi viene spontaneo pensare a Gesù che, nel corso della sua esistenza terrena, ha sempre mostrato una particolare attenzione verso i sofferenti, guarendoli e donando loro la possibilità di un ritorno alla vita di relazione familiare e sociale che la malattia aveva compromesso. Penso anche alla prima comunità cristiana, dove, come leggiamo in questi giorni negli Atti degli Apostoli, molte guarigioni e prodigi accompagnavano la predicazione degli Apostoli. Sempre la Chiesa, seguendo l’esempio del suo Signore, manifesta una speciale predilezione verso chi soffre, e non cessa di offrire ai malati l’aiuto necessario, consapevole di essere chiamata a manifestare l’amore e la sollecitudine di Cristo verso di essi e verso coloro che se ne prendono cura.

Particolarmente attuale risuona, poi, in questo luogo la parola di Gesù: "Quello che avete fatto al più piccolo dei miei fratelli, l’avete fatto a me" (Mt 25,40.45). In ogni persona colpita dalla malattia è Lui stesso che attende il nostro amore. Certo, la sofferenza ripugna all’animo umano; rimane però sempre vero che, quando viene accolta con amore ed è illuminata dalla fede, diviene un’occasione preziosa che unisce in maniera misteriosa al Cristo Redentore, l’Uomo dei dolori, che sulla Croce ha assunto su di sé il dolore e la morte dell’uomo. Con il sacrificio della sua vita Egli ha redento la sofferenza umana e ne ha fatto il mezzo fondamentale della salvezza. Cari ammalati, affidate al Signore i disagi e le pene che dovete affrontare e nel suo piano diventeranno mezzi di purificazione e di redenzione per il mondo intero. Cari amici, assicuro a ciascuno di voi il mio ricordo nella preghiera e, mentre invoco Maria Santissima, Salus infirmorum – Salute degli infermi, perché protegga voi e le vostre famiglie, i dirigenti, i medici e l’intera comunità del Policlinico, a tutti con affetto imparto una speciale Benedizione Apostolica.
Ratzigirl
Sunday, April 22, 2007 1:24 PM
CELEBRAZIONE EUCARISTICA AGLI ORTI DELL’ALMO COLLEGIO BORROMEO DI PAVIA



Cari fratelli e sorelle!

Ieri pomeriggio ho incontrato la Comunità diocesana di Vigevano ed il cuore di questa mia visita pastorale è stata la Concelebrazione eucaristica in Piazza Ducale; quest’oggi ho la gioia di visitare la vostra Diocesi e momento culminante di questo nostro incontro è anche qui la Santa Messa. Con affetto saluto i Confratelli che concelebrano con me: il Cardinale Dionigi Tettamanzi, Arcivescovo di Milano, il Pastore della vostra diocesi, il Vescovo Giovanni Giudici, quello emerito, il Vescovo Giovanni Volta, e gli altri Presuli della Lombardia. Sono grato per la loro presenza ai Rappresentanti del Governo e delle Amministrazioni locali. Rivolgo il mio saluto cordiale ai sacerdoti, ai diaconi, ai religiosi e alle religiose, ai responsabili delle associazioni laicali, ai giovani, ai malati e a tutti i fedeli, ed estendo il mio pensiero all’intera popolazione di questa antica e nobile città e della Diocesi.

Nel tempo pasquale la Chiesa ci presenta, domenica per domenica, qualche brano della predicazione con cui gli Apostoli, in particolare Pietro, dopo la Pasqua invitavano Israele alla fede in Gesù Cristo, il Risorto, fondando così la Chiesa. Nell’odierna lettura gli Apostoli stanno davanti al Sinedrio – davanti a quell’istituzione che, avendo dichiarato Gesù reo di morte, non poteva tollerare che questo Gesù, mediante la predicazione degli Apostoli, ora cominciasse ad operare nuovamente; non poteva tollerare che la sua forza risanatrice si facesse di nuovo presente e intorno a questo nome si raccogliessero persone che credevano in Lui come nel Redentore promesso. Gli Apostoli vengono accusati. Il rimprovero è: "Volete far ricadere su di noi il sangue di quell’uomo". A questa accusa Pietro risponde con una breve catechesi sull’essenza della fede cristiana: "No, non vogliamo far ricadere il suo sangue su di voi. L’effetto della morte e risurrezione di Gesù è totalmente diverso. Dio lo ha fatto «capo e salvatore» per tutti, proprio anche per voi, per il suo popolo d’Israele". E dove conduce questo "capo", che cosa porta questo "salvatore"? Egli conduce alla conversione – crea lo spazio e la possibilità di ravvedersi, di pentirsi, di ricominciare. Ed Egli dona il perdono dei peccati – ci introduce nel giusto rapporto con Dio.

Questa breve catechesi di Pietro non valeva solo per il Sinedrio. Essa parla a tutti noi. Poiché Gesù, il Risorto, vive anche oggi. E per tutte le generazioni, per tutti gli uomini Egli è il "capo" che precede sulla via e il "salvatore" che rende la nostra vita giusta. Le due parole "conversione" e "perdono dei peccati", corrispondenti ai due titoli di Cristo "capo" e "salvatore", sono le parole-chiave della catechesi di Pietro, parole che in quest’ora vogliono raggiungere anche il nostro cuore. Il cammino che dobbiamo fare – il cammino che Gesù ci indica, si chiama "conversione". Ma che cosa è? Che cosa bisogna fare? In ogni vita la conversione ha la sua forma propria, perché ogni uomo è qualcosa di nuovo e nessuno è soltanto la copia di un altro. Ma nel corso della storia della cristianità il Signore ci ha mandato modelli di conversione, guardando ai quali possiamo trovare orientamento. Potremmo per questo guardare a Pietro stesso, a cui il Signore nel cenacolo aveva detto: "Tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli" (Lc 22,32). Potremmo guardare a Paolo come a un grande convertito. La città di Pavia parla di uno dei più grandi convertiti della storia della Chiesa: sant’Aurelio Agostino. Egli morì il 28 agosto del 430 nella città portuale di Ippona, allora circondata ed assediata dai Vandali. Dopo parecchia confusione di una storia agitata, il re dei Longobardi acquistò le sue spoglie per la città di Pavia, cosicché ora egli appartiene in modo particolare a questa città ed in essa e da essa parla a tutti noi in maniera speciale.

Nel suo libro "Le Confessioni", Agostino ha illustrato in modo toccante il cammino della sua conversione, che col Battesimo amministratogli dal Vescovo Ambrogio nel duomo di Milano aveva raggiunto la sua meta. Chi legge Le Confessioni può condividere il cammino che Agostino in una lunga lotta interiore dovette percorrere per ricevere finalmente, nella notte di Pasqua del 387, al fonte battesimale il Sacramento che segnò la grande svolta della sua vita. Seguendo attentamente il corso della vita di sant’Agostino, si può vedere che la conversione non fu un evento di un unico momento, ma appunto un cammino. E si può vedere che al fonte battesimale questo cammino non era ancora terminato. Come prima del Battesimo, così anche dopo di esso la vita di Agostino è rimasta, pur in modo diverso, un cammino di conversione – fin nella sua ultima malattia, quando fece applicare alla parete i Salmi penitenziali per averli sempre davanti agli occhi; quando si autoescluse dal ricevere l’Eucaristia per ripercorrere ancora una volta la via della penitenza e ricevere la salvezza dalle mani di Cristo come dono delle misericordie di Dio. Così possiamo parlare delle "conversioni" di Agostino che, di fatto, sono state un’unica grande conversione nella ricerca del Volto di Cristo e poi nel camminare insieme con Lui.

Vorrei parlare di tre grandi tappe in questo cammino di conversione, di tre "conversioni". La prima conversione fondamentale fu il cammino interiore verso il cristianesimo, verso il "sì" della fede e del Battesimo. Quale fu l’aspetto essenziale di questo cammino? Agostino, da una parte, era figlio del suo tempo, condizionato profondamente dalle abitudini e dalle passioni in esso dominanti, come anche da tutte le domande e i problemi di un giovane. Viveva come tutti gli altri, e tuttavia c’era in lui qualcosa di particolare: egli rimase sempre una persona in ricerca. Non si accontentò mai della vita così come essa si presentava e come tutti la vivevano. Era sempre tormentato dalla questione della verità. Voleva trovare la verità. Voleva riuscire a sapere che cosa è l’uomo; da dove proviene il mondo; di dove veniamo noi stessi, dove andiamo e come possiamo trovare la vita vera. Voleva trovare la retta vita e non semplicemente vivere ciecamente senza senso e senza meta. La passione per la verità è la vera parola-chiave della sua vita. E c’è ancora una peculiarità. Tutto ciò che non portava il nome di Cristo, non gli bastava. L’amore per questo nome – ci dice – lo aveva bevuto col latte materno (cfr Conf 3,4,8). E sempre aveva creduto – a volte piuttosto vagamente, a volte più chiaramente – che Dio esiste e che Egli si prende cura di noi. Ma conoscere veramente questo Dio e familiarizzare davvero con quel Gesù Cristo e arrivare a dire "sì" a Lui con tutte le conseguenze –questa era la grande lotta interiore dei suoi anni giovanili. Egli ci racconta che, per il tramite della filosofia platonica, aveva appreso e riconosciuto che "in principio era il Verbo" – il Logos, la ragione creatrice. Ma la filosofia non gli indicava alcuna via per raggiungerlo; questo Logos rimaneva lontano e intangibile. Solo nella fede della Chiesa trovò poi la seconda verità essenziale: il Verbo si è fatto carne. E così esso ci tocca, noi lo tocchiamo. All’umiltà dell’incarnazione di Dio deve corrispondere l’umiltà della nostra fede, che depone la superbia saccente e si china entrando a far parte della comunità del corpo di Cristo; che vive con la Chiesa e solo così entra nella comunione concreta, anzi corporea, con il Dio vivente. Non devo dire quanto tutto ciò riguardi noi: rimanere persone che cercano, non accontentarsi di ciò che tutti dicono e fanno. Non distogliere lo sguardo dal Dio eterno e da Gesù Cristo. Imparare sempre di nuovo l’umiltà della fede nella Chiesa corporea di Gesù Cristo.

La sua seconda conversione Agostino ce la descrive alla fine del secondo libro delle sue Confessioni con le parole: "Oppresso dai miei peccati e dal peso della mia miseria, avevo ventilato in cuor mio e meditato una fuga nella solitudine. Tu, però, me lo impedisti, confortandomi con queste parole: «Cristo è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto per tutti»" (2 Cor 5,15; Conf 10,43,70). Che cosa era successo? Dopo il suo Battesimo, Agostino si era deciso a ritornare in Africa e lì aveva fondato, insieme con i suoi amici, un piccolo monastero. Ora la sua vita doveva essere dedita totalmente al colloquio con Dio e alla riflessione e contemplazione della bellezza e della verità della sua Parola. Così egli passò tre anni felici, nei quali si credeva arrivato alla meta della sua vita; in quel periodo nacque una serie di preziose opere filosofiche. Nel 391 egli andò a trovare nella città portuale di Ippona un amico, che voleva conquistare alla vita monastica. Ma nella liturgia domenicale, alla quale partecipò nella cattedrale, venne riconosciuto. Il Vescovo della città, un uomo di provenienza greca, che non parlava bene il latino e faceva fatica a predicare, nella sua omelia non a caso disse di aver l’intenzione di scegliere un sacerdote al quale affidare anche il compito della predicazione. Immediatamente la gente afferrò Agostino e lo portò di forza avanti, perché venisse consacrato sacerdote a servizio della città. Subito dopo questa sua consacrazione forzata, Agostino scrisse al Vescovo Valerio: "Mi sentivo come uno che non sa tenere il remo e a cui, tuttavia, è stato assegnato il secondo posto al timone… E di qui derivavano quelle lacrime che alcuni fratelli mi videro versare in città al tempo della mia ordinazione" (cfr Ep 21,1s). Il bel sogno della vita contemplativa era svanito, la vita di Agostino ne risultava fondamentalmente cambiata. Ora egli doveva vivere con Cristo per tutti. Doveva tradurre le sue conoscenze e i suoi pensieri sublimi nel pensiero e nel linguaggio della gente semplice della sua città. La grande opera filosofica di tutta una vita, che aveva sognato, restò non scritta. Al suo posto ci venne donata una cosa più preziosa: il Vangelo tradotto nel linguaggio della vita quotidiana. Ciò che ora costituiva la sua quotidianità, lo ha descritto così: "Correggere gli indisciplinati, confortare i pusillanimi, sostenere i deboli, confutare gli oppositori… stimolare i negligenti, frenare i litigiosi, aiutare i bisognosi, liberare gli oppressi, mostrare approvazione ai buoni, tollerare i cattivi e amare tutti" (cfr Serm 340, 3). "Continuamente predicare, discutere, riprendere, edificare, essere a disposizione di tutti – è un ingente carico, un grande peso, un’immane fatica" (Serm 339, 4). Fu questa la seconda conversione che quest’uomo, lottando e soffrendo, dovette continuamente realizzare: sempre di nuovo essere lì per tutti; sempre di nuovo, insieme con Cristo, donare la propria vita, affinché gli altri potessero trovare Lui, la vera Vita.

C’è ancora una terza tappa decisiva nel cammino di conversione di sant’Agostino. Dopo la sua Ordinazione sacerdotale, egli aveva chiesto un periodo di vacanza per poter studiare più a fondo le Sacre Scritture. Il suo primo ciclo di omelie, dopo questa pausa di riflessione, riguardò il Discorso della montagna; vi spiegava la via della retta vita, "della vita perfetta" indicata in modo nuovo da Cristo – la presentava come un pellegrinaggio sul monte santo della Parola di Dio. In queste omelie si può percepire ancora tutto l’entusiasmo della fede appena trovata e vissuta: la ferma convinzione che il battezzato, vivendo totalmente secondo il messaggio di Cristo, può essere, appunto, "perfetto". Circa vent’anni dopo, Agostino scrisse un libro intitolato Le Ritrattazioni, in cui passa in rassegna in modo critico le sue opere redatte fino a quel momento, apportando correzioni laddove, nel frattempo, aveva appreso cose nuove. Riguardo all’ideale della perfezione nelle sue omelie sul Discorso della montagna annota: "Nel frattempo ho compreso che uno solo è veramente perfetto e che le parole del Discorso della montagna sono totalmente realizzate in uno solo: in Gesù Cristo stesso. Tutta la Chiesa invece – tutti noi, inclusi gli Apostoli – dobbiamo pregare ogni giorno: rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori" (cfr Retract. I 19,1-3). Agostino aveva appreso un ultimo grado di umiltà – non soltanto l’umiltà di inserire il suo grande pensiero nella fede della Chiesa, non solo l’umiltà di tradurre le sue grandi conoscenze nella semplicità dell’annuncio, ma anche l’umiltà di riconoscere che a lui stesso e all’intera Chiesa peregrinante era continuamente necessaria la bontà misericordiosa di un Dio che perdona; e noi – aggiungeva - ci rendiamo simili a Cristo, il Perfetto, nella misura più grande possibile, quando diventiamo come Lui persone di misericordia.

In quest’ora ringraziamo Dio per la grande luce che si irradia dalla sapienza e dall’umiltà di sant’Agostino e preghiamo il Signore affinché doni a tutti noi, giorno per giorno, la conversione necessaria e così ci conduca verso la vera vita. Amen.
Ratzigirl
Sunday, April 22, 2007 1:25 PM
Regina Caeli 22 Aprile 2007

Cari fratelli e sorelle!

Prima di concludere questa celebrazione, desidero ringraziare tutti coloro che con cura e devozione l’hanno preparata e animata. Rivolgo un saluto affettuoso alle persone anziane e malate che hanno seguito la Santa Messa mediante la radio e la televisione, come pure alle comunità di clausura e a quanti per vari motivi non hanno potuto essere qui e si sono uniti a noi spiritualmente. Ricordo in particolare gli ospiti della Casa circondariale di Torre del Gallo che mi hanno scritto una bella lettera. Tra i presenti, invece, vorrei salutare ancora i giovani, sia quelli di Pavia che quelli venuti dalle Diocesi vicine. Cari ragazzi e ragazze, vi auguro di scoprire sempre più la gioia di seguire Gesù e di diventare suoi amici. E’ la gioia di Pietro e degli altri Apostoli, dei Santi e delle Sante di tutti i tempi. Questa gioia è anche quella che mi ha spinto a scrivere il libro Gesù di Nazaret, appena pubblicato. Per i più giovani è un po’ impegnativo, ma idealmente lo consegno a voi, perché accompagni il cammino di fede delle nuove generazioni.

Pensando ai giovani, mi piace ricordare che oggi si celebra in Italia la Giornata per l’Università Cattolica del Sacro Cuore. E’ un appuntamento significativo, perché l’Università Cattolica costituisce un punto di riferimento per la Comunità ecclesiale e offre un prezioso contributo scientifico, culturale e formativo all’intero Paese.

Rivolgiamo ora la mente ed il cuore alla Vergine Maria. A Lei affido l’intera Diocesi di Pavia, che la venera in tanti santuari e luoghi di preghiera. Alla sua materna protezione raccomando ogni singola comunità, ogni famiglia, specialmente le situazioni di maggiore difficoltà. Per tutti Maria Santissima ottenga pace e conforto. La invochiamo cantando insieme l’antifona del Tempo di Pasqua.
LadyRatzinger
Sunday, April 22, 2007 2:25 PM
Da Petrus
Pavia, l'omelia del Papa: “Sant’Agostino indica la via della conversione”. E ai giovani: "Leggete il mio libro su Gesù"


PAVIA - Sant'Agostino rappresenta un modello di "conversione" per i cristiani di ogni tempo, col suo incessante percorso di ricerca che conduce "verso la vera vita". E' stata tutta dedicata alla figura del vescovo di Ippona - le cui spoglie riposano a Pavia e saranno meta della visita dal Papa questo pomeriggio nella Basilica di San Pietro in Ciel d'Oro - l'omelia di Benedetto XVI nella messa celebrata stamane agli 'Orti Borromaici' della città lombarda, insieme ai vescovi della regione, davanti a circa ventimila persone. Benedetto XVI, da sempre ispirato dalla figura di Agostino d'Ippona nella sua riflessione teologica, ha presentato il santo vissuto fra il 354 e il 430 d. C., di cui in questi giorni ricorre l'anniversario del battesimo celebrato a Milano da Sant'Ambrogio nella notte di Pasqua del 387, come "uno dei più grandi convertiti della storia della Chiesa". "Seguendo attentamente il corso della vita di Sant'Agostino - ha spiegato il Pontefice -, si può vedere che la conversione non fu un evento di un unico momento, ma un cammino". Il Papa ha ripercorso narrativamente e sulla base di opere come 'Le Confessioni' le "tre grandi tappe di questo cammino di conversione", il "cammino interiore verso il cristianesimo", poi la consacrazione sacerdotale, quindi le opere e le omelie in cui Agostino parlava della "perfezione" del battezzato che vive "totalmente secondo il messaggio di Cristo". "Egli rimase sempre una persona in ricerca - ha sottolineato -. Non si accontentò mai della vita così come essa si presentava e come tutti la vivevano. Era sempre tormentato dalla questione della verità". E ancora: "La passione per la verità è la vera parola-chiave della sua vita". E se "per il tramite della filosofia platonica aveva appreso e riconosciuto che 'in principio era il Verbo'", "solo nella fede della Chiesa trovò poi la seconda verità essenziale: il Verbo si è fatto carne". Benedetto XVI ha quindi rivolto un ringraziamento a Dio "per la grande luce che si irradia dalla sapienza e dall'umiltà di Sant'Agostino", pregandolo "affinché doni a tutti noi, giorno per giorno, la conversione necessaria e così ci conduca verso la vera vita". Benedetto XVI ha inoltre invitato a pregare per l'Universita' cattolica indicata come luogo di riferimento culturale per la Chiesa ma anche per la societa' italiana. Nello stesso discorso, pronunciato in occasione della recita del ''Regina Caeli'' che sostituisce quella dell'Angelus nel tempo liturgico di pasqua, il papa ha anche invitato i giovani a diventare amici di Cristo. ''Cari ragazzi e ragazze, - ha detto il pontefice - vi auguro di scoprire sempre piu' la gioia di seguire Gesu' e di diventare suoi amici. E' la gioia di Pietro e degli altri Apostoli, dei Santi e delle Sante di tutti i tempi. Questa gioia e' anche quella che mi ha spinto a scrivere il libro Gesu' di Nazaret, appena pubblicato. Per i piu' giovani e' un po' impegnativo, ma idealmente lo consegno a voi, perche' accompagni il cammino di fede delle nuove generazioni. Pensando ai giovani, - ha poi aggiunto - mi piace ricordare che oggi si celebra in Italia la Giornata per l'Universita' Cattolica del Sacro Cuore. E' un appuntamento significativo, perche' l'Universita' Cattolica costituisce un punto di riferimento per la Comunita' ecclesiale e offre un prezioso contributo scientifico, culturale e formativo all'intero Paese''.

LadyRatzinger
Sunday, April 22, 2007 2:26 PM
Da Petrus
Al Policlinico di Pavia il Papa ribadisce il no all'aborto e all'eutanasia. E l'ammalato Bossi si commuove

PAVIA - Dal "rispetto" e dalla "difesa della vita in ogni sua fase" dipende "la qualità autenticamente umana di una convivenza". E' il nuovo appello per la tutela della vita umana dal concepimento fino alla morte naturale pronunciato da Benedetto XVI nel suo discorso ai medici e agli ammalati del Policlinico 'San Matteo' di Pavia. "L'ospedale è un luogo che potremmo dire in qualche modo 'sacro' - ha detto il Papa parlando ai medici e agli ammalati del Policlinico -, dove si sperimenta la fragilità della natura umana, ma anche le enormi potenzialità e risorse dell'ingegno dell'uomo e della tecnica al servizio della vita". "La vita dell'uomo! - ha esclamato Benedetto XVI - Questo grande dono, per quanto lo si esplori, resta sempre un mistero". Sottolineando le qualità della struttura ospedaliera, conosciuta in tutta Italia "soprattutto per alcuni interventi di avanguardia", papa Ratzinger ha detto che "qui voi cercate di alleviare la sofferenza delle persone nel tentativo di un pieno recupero delle condizioni di salute e, molto spesso, grazie anche alle moderne scoperte scientifiche, ciò avviene. Qui si ottengono dei risultati veramente confortanti". "Il mio vivo auspicio - ha poi proseguito con il suo appello alla tutela della vita - è che, al necessario progresso scientifico e tecnologico, si accompagni costantemente la coscienza di promuovere, insieme con il bene del malato, anche quei valori fondamentali, come il rispetto e la difesa della vita in ogni sua fase, dai quali dipende la qualità autenticamente umana di una convivenza". Sempre la Chiesa "manifesta una speciale predilezione verso chi soffre, e non cessa di offrire ai malati l'aiuto necessario". E' quanto ha ribadito Benedetto XVI nel suo discorso ai medici e agli ammalati durante la visita al Policlinico 'San Matteo' di Pavia. "Nel programma della visita pastorale a Pavia - ha spiegato - non poteva mancare una sosta al Policlinico 'San Matteo' per incontrare voi, cari ammalati, che provenite non solo dalla provincia di Pavia ma da tutta l'Italia". "A ciascuno - ha affermato - esprimo la mia personale vicinanza e solidarietà, mentre abbraccio spiritualmente anche gli ammalati, i sofferenti e le persone in difficoltà che si trovano nella vostra Diocesi e quanti se ne prendono amorevole cura. A tutti - ha concluso Benedetto XVI - vorrei far giungere una parola di incoraggiamento e di speranza". Ha voluto salutare i malati Papa Benedetto XVI, nella sua visita al Policlinico San Matteo di Pavia, dove è stato accolto dal presidente della fondazione Alberto Guglielmo, che ha fatto un breve discorso, e dalle parole, a nome dei malati, di Fausta Beltranetti, moglie dell'ex ministro Giulio Tremonti. Al Pontefice, Guglielmo ha donato una copia della Bolla papale firmata nel 1449 da Nicolò V che metteva il neonato ospedale sotto la "protezione perenne" della Santa Sede. Fausta Beltranetti ha voluto ringraziare il Santo Padre della visita con la quale a tutti "ha infuso forza interiore e coraggio". Poi il Papa ha stretto le mani a rappresentanti di medici, infermieri, personale e malati, a Tremonti, ed è sceso dal palco allestito all'interno della struttura ospedaliera per salutare alcuni malati sulle carrozzine. Uscendo, si è fermato anche dal leader della Lega Nord, Umberto Bossi (che è stato colpito da un gravissimo ictus circa un paio d'anni fa), che sedeva insieme alla famiglia in prima fila. "E' stata una grande emozione - ha detto Bossi -. Mi sono commosso, non me lo aspettavo". E di emozione hanno parlato anche i malati, alcuni con le lacrime agli occhi.


LadyRatzinger
Sunday, April 22, 2007 2:28 PM
Da Petrus
La Messa del Papa a Vigevano: "Gettare la rete significa tutelare i giovani e la famiglia"


VIGEVANO - Raccogliere "in concreto l'invito di Cristo a 'gettare la rete' significa anche lavorare a favore della famiglia". Benedetto XVI torna ancora una volta a rilanciare il tema della famiglia e della sua difesa. Lo fa parlando ai cattolici della Lombardia, nella messa celebrata con il cardinale di Milano Dionigi Tettamanzi e tutti i vescovi della Regione nella piazza Ducale di Vigevano. "La famiglia - ha affermato il Papa nella sua prima visita pastorale a una diocesi italiana - è l'elemento portante della vita sociale, per cui solo lavorando in favore delle famiglie si può rinnovare il tessuto della comunità ecclesiale e della stessa società civile". Concetto già espresso altre volte in passato. Nella tenace riaffermazione di quello che, a giudizio del Papa, è un cardine della società. Nel corso dell'omelia Benedetto XVI ha invitato i fedeli a prendersi cura "dei giovani, sia dei cosiddetti 'vicini' come pure di quelli che chiamiamo 'lontani'. In questa prospettiva non stancatevi di promuovere, in modo organico e capillare, una pastorale vocazionale che aiuti i giovani nella ricerca di un significato vero da dare alla propria esistenza". Secondo il Santo Padre, tutti nella comunità ecclesiale debbono "portare i pesi gli uni degli altri, condividere, collaborare, sentirsi corresponsabili". "Questo stile di comunione - ha ricordato - esige il contributo di tutti: del vescovo e dei sacerdoti, dei religiosi e delle religiose, dei fedeli laici, delle associazioni e dei vari gruppi di impegno apostolico". In questo modo, ha aggiunto, "le singole parrocchie, come tessere di un mosaico, in piena sintonia tra loro, formeranno una Chiesa particolarmente viva, organicamente inserita nell'intero Popolo di Dio". Infine, il Papa ha parlato della Lombardia, definendola terra "ricca di tradizioni religiose, di fermenti spirituali e di un'operosa vita cristiana". "Nel corso dei secoli la fede ne ha forgiato il pensiero, l'arte e la cultura, promuovendo solidarietà e rispetto della dignità umana" ha concluso Benedetto XVI.

Il saluto del governo italiano al Papa viene portato, questa sera a Pavia, dal ministro Clemente Mastella, "consapevole anche in questa occasione di svolgere il mio ruolo istituzionale nella sua piena laicità - dirà il Guardasigilli - ma al contempo convinto, fortemente convinto, della mia ispirazione cristiana". Benedetto XVI si recherà questa sera a Pavia dopo aver lasciato Vigevano, dove è arrivato nel pomeriggio. Il leader dell'Udeur citerà Sant'Agostino - le cui spoglie sono conservate proprio a Pavia - per ricordare la necessaria sintesi tra "Dio e uomo, amore e timore, grazia e libertà". "Agostino - dirà Mastella - ci ha sempre incalzato circa la necessità di non dover trasformare questi binomi in dilemmi". (Nella sezione Photogallery di questo sito si possono visionare le immagini più suggestive della visita pastorale del Papa a Vigevano).

stupor-mundi
Sunday, April 22, 2007 9:52 PM
Papa: Benedetto XVI e' arrivato a Roma
22 apr 20:37
Papa: Benedetto XVI e' arrivato a Roma
ROMA - Il Papa e' arrivato a Roma, rientrando in Vaticano dalla sua visita a Pavia. Benedetto XVI e' atterrato alle 20,30 circa con un airbus all'aeroporto militare di Ciampino. (Agr)

Ratzigirl
Monday, April 23, 2007 1:12 AM
Finale festoso per il Papa a Pavia
Il papa all'università, un luogo a ''misura d'uomo''

Il papa si alza e quasi corre verso di lui, per abbracciarlo e ringraziarlo: è un momento da ricordare per Stefano Pellegrino, giovane studente dell’università di Pavia. Ha appena letto di fronte al papa il saluto dei giovani universitari pavesi, e le sue parole hanno colpito il papa teologo e accademico. “Lei ci ha detto che la sfida del cristianesimo è il vero umanesimo” – ha appena finito di dire – “e noi accettiamo questa sfida laddove si svolgono le nostre giornate, in questo luogo privilegiato che ci è dato di vivere”. Come tutte le persone del nostro tempo, dice il giovane mentre lo ascoltano in silenzio ai piedi del palco due ali di folla, giovani, professori, familiari, gente di ogni età, “ci troviamo addossa la pigrizia della ragione” ma “abbiamo gli strumenti per uscire da questa empasse”: la ragione e la libertà. Una ragione che non è in opposizione alla fede e quella libertà che vive nell’università, “terreno fertile in cui ci sono maestri da seguire e uomini a cui guardare” e dove “la possibilità di crescere è grande”.

Benedetto XVI, che prende la parola poco dopo, saluta e ritorna sulle parole del giovane, ringraziato per averlo “rassicurato sul coraggio di non arrendersi alla debolezza della ragione”: il suo messaggio e il suo augurio è quello di mettere al centro la persona e valorizzare il dialogo e le relazioni interpersonali, perché l’Università sia un luogo “a misura d’uomo”. Il papa era arrivato a bordo della papamobile in piazza Leonardo da Vinci: l’accoglienza del rettore Angiolino Stella, il saluto dei vescovi, il percorso lungo il cortile Teresiano, fra due ali di studenti e docenti. Mentre il coro della facoltà di musicologia, che ha sede a Cremona, intonava il Magnificat di Francesco Mancini, gli studenti scandivano ritmicamente il nome 'Benedetto, Benedetto'.

Nelle sue parole, parte delle quali rivolte a braccio, Benedetto XVI ha ricordato la necessità che la persona dello studente “sia preservata dall’anonimato” e tramite un fecondo dialogo con i docenti possa realizzare una “crescita culturale e umana integrale”: il suo invito dunque è stato quello di superare la frammentazione specialistica delle discipline, recuperando la prospettiva unitaria del sapere. La persona ha bisogno di unità e sintesi – ha detto il papa -, ha bisogno di sapienza, ha bisogno di condivisione: un’opera che l’ateneo pavese (del quale ha ripercorso la storia con i nomi dei personaggi che le hanno dato lustro) si prefigge di compiere, sull’esempio di Sant’Agostino. Allo scambio dei doni, il rettore ha regalato al papa un volume che raccoglie gli studi sulle reliquie di Sant’Agostino, e in particolare sul loro percorso dall’attuale Algeria fino a Cagliari e da qui fino a Pavia.



Il papa sulla tomba di Sant'Agostino: ''Dio è amore, l'uomo di oggi ne ha bisogno''

Il papa nell'ultima tappa del viaggio celebra i Vespri nella basilica di San Pietro in Ciel d'Oro e riconsegna idealmente al mondo e alla Chiesa la sua enciclica sul messaggio centrale del cristianesimo. "Servire Cristo è anzitutto questione d'amore".




Cari fratelli e sorelle,

In questo suo momento conclusivo, la mia visita a Pavia acquista la forma del pellegrinaggio. E’ la forma in cui all’inizio l’avevo concepita, desiderando venire a venerare le spoglie mortali di sant’Agostino, per esprimere sia l’omaggio di tutta la Chiesa cattolica ad uno dei suoi “padri” più grandi, sia la mia personale devozione e riconoscenza verso colui che tanta parte ha avuto nella mia vita di teologo e di pastore, ma direi prima ancora di uomo e di sacerdote. Rinnovo con affetto il saluto al Vescovo Giovanni Giudici e lo porgo in modo speciale al Priore Generale degli Agostiniani, Padre Robert Francis Prevost, al Padre Provinciale e all’intera comunità agostiniana. Con gioia saluto tutti voi, cari sacerdoti, religiosi e religiose, laici consacrati e seminaristi.

La Provvidenza ha voluto che il mio viaggio acquistasse il carattere di una vera e propria visita pastorale, e perciò, in questa sosta di preghiera, vorrei raccogliere qui, presso il sepolcro del Doctor gratiae, un messaggio significativo per il cammino della Chiesa. Questo messaggio ci viene dall’incontro tra la Parola di Dio e l’esperienza personale del grande Vescovo di Ippona. Abbiamo ascoltato la breve Lettura biblica dei secondi Vespri della terza Domenica di Pasqua: la Lettera agli Ebrei ci ha posto dinanzi Cristo sommo ed eterno Sacerdote, esaltato alla gloria del Padre dopo avere offerto se stesso come unico e perfetto sacrificio della nuova Alleanza, nel quale s’è compiuta l’opera delle Redenzione. Su questo mistero sant’Agostino ha fissato lo sguardo e in esso ha trovato la Verità che tanto cercava: Gesù Cristo, Verbo incarnato, Agnello immolato e risorto, è la rivelazione del volto di Dio Amore ad ogni essere umano in cammino sui sentieri del tempo verso l’eternità. Scrive l’apostolo Giovanni in un passo che si può considerare parallelo a quello ora proclamato della Lettera agli Ebrei: “In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati”. Qui è il cuore del Vangelo, il nucleo centrale del Cristianesimo. La luce di questo amore ha aperto gli occhi di Agostino, gli ha fatto incontrare la “bellezza antica e sempre nuova” in cui soltanto trova pace il cuore dell’uomo.

Cari fratelli e sorelle, qui, davanti alla tomba di sant’Agostino, vorrei idealmente riconsegnare alla Chiesa e al mondo la mia prima Enciclica, che contiene proprio questo messaggio centrale del Vangelo: Deus caritas est, Dio è amore. Questa Enciclica, soprattutto la sua prima parte, è largamente debitrice al pensiero di sant’Agostino, che è stato un innamorato dell’Amore di Dio, e lo ha cantato, meditato, predicato in tutti i suoi scritti, e soprattutto testimoniato nel suo ministero pastorale. Sono convinto, ponendomi nella scia degli insegnamenti del Concilio Vaticano II e dei miei venerati Predecessori Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo I e Giovanni Paolo II, che l’umanità contemporanea ha bisogno di questo messaggio essenziale, incarnato in Cristo Gesù: Dio è amore. Tutto deve partire da qui e tutto qui deve condurre: ogni azione pastorale, ogni trattazione teologica. Come dice san Paolo: “Se non avessi la carità, nulla mi giova”: tutti i carismi perdono di senso e di valore senza l’amore, grazie al quale invece tutti concorrono a edificare il Corpo mistico di Cristo.

Ecco allora il messaggio che ancora oggi sant’Agostino ripete a tutta la Chiesa e, in particolare, a questa Comunità diocesana che con tanta venerazione custodisce le sue reliquie: l’Amore è l’anima della vita della Chiesa e della sua azione pastorale. L’abbiamo ascoltato stamani nel dialogo tra Gesù e Simon Pietro: “Mi ami tu? … Pasci le mie pecorelle”. Solo chi vive nell’esperienza personale dell’amore del Signore è in grado di esercitare il compito di guidare e accompagnare altri nel cammino della sequela di Cristo. Alla scuola di sant’Agostino ripeto questa verità per voi come Vescovo di Roma, mentre, con gioia sempre nuova, la accolgo con voi come cristiano.

Servire Cristo è anzitutto questione d’amore. Cari fratelli e sorelle, la vostra appartenenza alla Chiesa e il vostro apostolato risplendano sempre per la libertà da ogni interesse individuale e per l’adesione senza riserve all’amore di Cristo. I giovani, in particolare, hanno bisogno di ricevere l’annuncio della libertà e della gioia, il cui segreto sta in Cristo. E’ Lui la risposta più vera all’attesa dei loro cuori inquieti per le tante domande che si portano dentro. Solo in Lui, Parola pronunciata dal Padre per noi, si trova quel connubio di verità e amore in cui è posto il senso pieno della vita. Agostino ha vissuto in prima persona ed esplorato fino in fondo gli interrogativi che l’uomo si porta nel cuore ed ha sondato le capacità che egli ha di aprirsi all’infinito di Dio.

Sulle orme di Agostino, siate anche voi una Chiesa che annuncia con franchezza la “lieta notizia” di Cristo, la sua proposta di vita, il suo messaggio di riconciliazione e di perdono. Ho veduto che il primo vostro obiettivo pastorale è di condurre le persone alla maturità cristiana. Apprezzo questa priorità accordata alla formazione personale, perché la Chiesa non è una semplice organizzazione di manifestazioni collettive né, all’opposto, la somma di individui che vivono una religiosità privata. La Chiesa è una comunità di persone che credono nel Dio di Gesù Cristo e si impegnano a vivere nel mondo il comandamento della carità che Egli ha lasciato. E’ dunque una comunità in cui si è educati all’amore, e questa educazione avviene non malgrado, ma attraverso gli avvenimenti della vita. Così è stato per Pietro, per Agostino e per tutti i santi. Così è per noi.

La maturazione personale, animata dalla carità ecclesiale, permette anche di crescere nel discernimento comunitario, cioè nella capacità di leggere e interpretare il tempo presente alla luce del Vangelo, per rispondere alla chiamata del Signore. Vi incoraggio a progredire nella testimonianza personale e comunitaria dell’amore operoso. Il servizio della carità, che concepite giustamente sempre legato all’annuncio della Parola e alla celebrazione dei Sacramenti, vi chiama e al tempo stesso vi stimola ad essere attenti ai bisogni materiali e spirituali dei fratelli. Vi incoraggio a perseguire la “misura alta” della vita cristiana, che trova nella carità il vincolo della perfezione e che deve tradursi anche in uno stile di vita morale ispirato al Vangelo, inevitabilmente controcorrente rispetto ai criteri del mondo, ma da testimoniare sempre con stile umile, rispettoso e cordiale.

Cari fratelli e sorelle, è stato per me un dono, realmente un dono, condividere con voi questa sosta presso la tomba di sant’Agostino: la vostra presenza ha dato al mio pellegrinaggio un più concreto senso ecclesiale. Ripartiamo da qui portando nel cuore la gioia di essere discepoli dell’Amore. Ci accompagni sempre la Vergine Maria, alla cui materna protezione affido ciascuno di voi e i vostri cari, mentre con grande affetto vi imparto la Benedizione Apostolica.
Ratzigirl
Tuesday, April 24, 2007 2:58 PM
MESSAGGIO DEL SANTO PADRE PER LA XLIV GIORNATA MONDIALE DI PREGHIERA PER LE VOCAZIONI


Venerati Fratelli nell'Episcopato,
cari fratelli e sorelle!

L'annuale Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni è un’opportuna occasione per porre in luce l'importanza delle vocazioni nella vita e nella missione della Chiesa, ed intensificare la nostra preghiera perché crescano in numero e qualità. Per la prossima ricorrenza vorrei proporre all'attenzione dell'intero popolo di Dio il seguente tema, quanto mai attuale: la vocazione al servizio della Chiesa comunione.

Lo scorso anno, dando inizio a un nuovo ciclo di catechesi nelle Udienze generali del mercoledì, dedicato al rapporto tra Cristo e la Chiesa, feci notare che la prima comunità cristiana ebbe a costituirsi, nel suo nucleo originario, quando alcuni pescatori di Galilea, incontrato Gesù, si lasciarono conquistare dal suo sguardo, dalla sua voce ed accolsero questo pressante suo invito: «Seguitemi, vi farò diventare pescatori di uomini!» (Mc l, 17; cfr Mt 4,19). In verità, Dio ha sempre scelto alcune persone per collaborare in maniera più diretta con Lui alla realizzazione del suo disegno salvifico. Nell'Antico Testamento all'inizio chiamò Abramo per formare «un grande popolo» (Gn 12,2), e in seguito Mosè per liberare Israele dalla schiavitù d'Egitto (cfr Es 3, 10). Designò poi altri personaggi, specialmente i profeti, per difendere e tener viva l'alleanza con il suo popolo. Nel Nuovo Testamento, Gesù, il Messia promesso, invitò singolarmente gli Apostoli a stare con Lui (cfr Mc 3,14) e a condividere la sua missione. Nell'Ultima Cena, affidando loro il compito di perpetuare il memoriale della sua morte e risurrezione sino al suo glorioso ritorno alla fine dei tempi, rivolse per essi al Padre questa accorata invocazione: «Io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere, perché l'amore con il qua1e mi hai amato sia in essi e io in loro» (Gv 17,26). La missione della Chiesa si fonda pertanto su un'intima e fedele comunione con Dio.

La Costituzione Lumen gentium del Concilio Vaticano II descrive la Chiesa come «un popolo radunato dall'unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo" (n. 4), nel quale si rispecchia il mistero stesso di Dio. Ciò comporta che in esso si rifletta l'amore trinitario e, grazie all'opera dello Spirito Santo, tutti i suoi membri formino «un solo corpo ed un solo spirito» in Cristo. Soprattutto quando si raduna per l'Eucaristia questo popolo, organicamente strutturato sotto la guida dei suoi Pastori, vive il mistero della comunione con Dio e con i fratelli. L'Eucaristia è la sorgente di quell'unità ecclesiale per la quale Gesù ha pregato alla vigilia della sua passione: «Padre ... siano anch'essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato" (Gv 17,2 1). Questa intensa comunione favorisce il fiorire di generose vocazioni al servizio della Chiesa: il cuore del credente, ripieno di amore divino, è spinto a dedicarsi totalmente alla causa del Regno. Per promuovere le vocazioni è dunque importante una pastorale attenta al mistero della Chiesa-comunione, perché chi vive in una comunità ecclesiale concorde, corresponsabile, premurosa, impara certamente più facilmente a discernere la chiamata del Signore. La cura delle vocazioni esige pertanto una costante "educazione" ad ascoltare la voce di Dio, come fece Eli che aiutò il giovane Samuele a capire quel che Dio gli chiedeva e a realizzarlo prontamente (cfr 1 Sam 3,9). Ora l’ascolto docile e fedele non può avvenire che in un clima di intima comunione con Dio. E questo si realizza innanzitutto nella preghiera. Secondo l'esplicito comando del Signore, noi dobbiamo implorare il dono delle vocazioni in primo luogo pregando instancabilmente e insieme il «padrone della messe». L'invito è al plurale: «Pregate dunque il padrone della messe perché mandi operai nella sua messe» (Mt 9,38). Questo invito del Signore ben corrisponde allo stile del «Padre nostro" (Mt 6,9), preghiera che Egli ci ha insegnato e che costituisce una «sintesi di tutto il Vangelo», secondo la nota espressione di Tertulliano (cfr De Oratione, 1,6: CCL 1, 258). In questa chiave è illuminante anche un'altra espressione di Gesù: «Se due di voi sopra la terra si accorderanno per domandare qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli ve la concederà» (Mt 18,19). Il buon Pastore ci invita dunque a pregare il Padre celeste, a pregare uniti e con insistenza, perché Egli mandi vocazioni al servizio della Chiesa-comunione.

Raccogliendo l'esperienza pastorale dei secoli passati, il Concilio Vaticano II ha posto in evidenza l'importanza di educare i futuri presbiteri a un'autentica comunione ecclesiale. Leggiamo in proposito nella Presbyterorum ordinis: «Esercitando l'ufficio di Cristo Capo e Pastore per la parte di autorità che spetta loro, i presbiteri, in nome del Vescovo, riuniscono la famiglia di Dio come fraternità animata nell'unità, e per mezzo di Cristo la conducono al Padre nello Spirito Santo» (n. 6). A questa affermazione del Concilio fa eco l'Esortazione apostolica post-sinodale Pastores dabo vobis, la quale sottolinea che il sacerdote «è servitore della Chiesa comunione perché - unito al Vescovo e in stretto rapporto con il presbiterio - costruisce l'unità della comunità ecclesiale nell'armonia delle diverse vocazioni, carismi e servizi" (n. 16). E' indispensabile che all'interno del popolo cristiano ogni ministero e carisma sia orientato alla piena comunione, ed è compito del Vescovo e dei presbiteri favorirla in armonia con ogni altra vocazione e servizio ecclesiali. Anche la vita consacrata, ad esempio, nel suo proprium è al servizio di questa comunione, come viene posto in luce nell'Esortazione apostolica post-sinodale Vita consecrata dal mio venerato Predecessore Giovanni Paolo II: «La vita consacrata ha sicuramente il merito di aver efficacemente contribuito a tener viva nella Chiesa l'esigenza della fraternità come confessione della Trinità. Con la costante promozione dell'amore fraterno anche nella forma della vita comune, essa ha rivelato che la partecipazione alla comunione trinitaria può cambiare i rapporti umani, creando un nuovo tipo di solidarietà" (n. 41).

Al centro di ogni comunità cristiana c'è l'Eucaristia, fonte e culmine della vita della Chiesa. Chi si pone al servizio del Vangelo, se vive dell'Eucaristia, avanza nell'amore verso Dio e verso il prossimo e contribuisce così a costruire la Chiesa come comunione. Potremmo affermare che «l'amore eucaristico» motiva e fonda l'attività vocazionale di tutta la Chiesa, perché, come ho scritto nell'Enciclica Deus caritas est, le vocazioni al sacerdozio e agli altri ministeri e servizi fioriscono all'interno del popolo di Dio laddove ci sono uomini nei quali Cristo traspare attraverso la sua Parola, nei sacramenti e specialmente nell'Eucaristia. E questo perché «nella liturgia della Chiesa, nella sua preghiera, nella comunità viva dei credenti, noi sperimentiamo l'amore di Dio, percepiamo la sua presenza e impariamo in questo modo anche a riconoscerla nel quotidiano. Egli per primo ci ha amati e continua ad amarci per primo; per questo anche noi possiamo rispondere con l'amore» (n. 17).

Ci rivolgiamo, infine, a Maria, che ha sorretto la prima comunità dove - «tutti erano concordi, e tutti si riunivano regolarmente per la preghiera» (cfr At 1, 14), perché aiuti la Chiesa ad essere nel mondo di oggi icona della Trinità, segno eloquente dell'amore divino per tutti gli uomini. La Vergine, che ha prontamente risposto alla chiamata del Padre dicendo: «Eccomi, sono la serva del Signore» (Lc 1,38), interceda perché non manchino all'interno del popolo cristiano i servitori della gioia divina: sacerdoti che, in comunione con i loro Vescovi, annunzino fedelmente il Vangelo e celebrino i sacramenti, si prendano cura del popolo di Dio, e siano pronti ad evangelizzare l'intera umanità. Faccia sì che anche in questo nostro tempo aumenti il numero delle persone consacrate, le quali vadano contro corrente, vivendo i consigli evangelici di povertà, castità e obbedienza, e testimonino in modo profetico Cristo e il suo liberante messaggio di salvezza. Cari fratelli e sorelle che il Signore chiama a vocazioni particolari nella Chiesa, vorrei affidarvi in modo speciale a Maria, perché Lei, che più di tutti ha compreso il senso delle parole di Gesù: «Mia madre e i miei fratelli sono coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica» (Lc 8,2 1), vi insegni ad ascoltare il suo divin Figlio. Vi aiuti a dire con la vita: «Eccomi, o Dio, io vengo a fare la tua volontà (cfr Eb 10,7). Con questi auspici assicuro per ciascuno uno speciale ricordo nella preghiera e tutti di cuore vi benedico.

[Modificato da Ratzigirl 24/04/2007 14.59]

Ratzigirl
Tuesday, April 24, 2007 3:05 PM
Abu Mazen in Vaticano: un quarto d'ora con Benedetto XVI.


"La vera e completa sicurezza in Israele giungerà solo quando nascerà anche uno Stato palestinese indipendente, sovrano e con continuità geografica che via accanto ad Israele, un Israele riconosciuto da tutti i suoi vicini". Il premier Romano Prodi, nel suo saluto alle celebrazioni per il 59esimo anniversario dell'indipendenza di Israele.

Hamas ha rotto la tregua con Israele e nella notte ha lanciato diversi attacchi contro Israele dalla Striscia di Gaza. In tutto sono stati lanciati circa 30 razzi e sparati 50 colpi di mortaio, dal centro e dal sud della Striscia e poi anche dalla zona settentrionale.

La notizia della rottura della tregua è stata diffusa mentre erano in corso i colloqui al Quirinale tra il presidente palestinese Abu Mazen e il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Il presidente palestinese ha poi incontrato il Papa in Vaticano, a fine mattinata: i due hanno parlato a quattr'occhi per 12 minuti, nella biblioteca privata del Palazzo Apostolico. Il presidente palestinese è stato ricevuto con il cerimoniale dei capi di Stato.

Benedetto XVI ha espresso ad Abu Mazen il suo apprezzamento "per l'impegno, grazie anche all'aiuto della comunità internazionale, per il rilancio del processo di pace tra israeliani e palestinesi", ha reso noto la sala stampa della Santa Sede rivelando che nell'incontro di oggi "si è parlato pure della situazione interna palestinese, con riferimento, tra l'altro, alle difficoltà che incontrano i cattolici e al valore del loro contributo a quella societa'".
Ratzigirl
Wednesday, April 25, 2007 2:36 PM
Udienza Generale 25 Aprile 2007

Cari fratelli e sorelle,

nelle nostre meditazioni sulle grandi personalità della Chiesa antica, ne conosciamo oggi ad una delle più rilevanti. Origene alessandrino è realmente una delle personalità determinanti per tutto lo sviluppo del pensiero cristiano. Egli raccoglie l'eredità di Clemente alessandrino, su cui abbiamo meditato mercoledì scorso, e la rilancia verso il futuro in maniera talmente innovativa, da imprimere una svolta irreversibile allo sviluppo del pensiero cristiano. Fu un vero "maestro", e così lo ricordavano con nostalgia e commozione i suoi allievi: non soltanto un brillante teologo, ma un testimone esemplare della dottrina che trasmetteva. "Egli insegnò", scrive Eusebio di Cesarea, suo biografo entusiasta, "che la condotta deve corrispondere esattamente alla parola, e fu soprattutto per questo che, aiutato dalla grazia di Dio, indusse molti a imitarlo" (Hist. Eccl. 6,3,7).

Tutta la sua vita fu percorsa da un incessante anelito al martirio. Aveva diciassette anni quando, nel decimo anno dell’imperatore Settimio Severo, scoppiò ad Alessandria la persecuzione contro i cristiani. Clemente, suo maestro, abbandonò la città, e il padre di Origene, Leonide, venne gettato in carcere. Suo figlio bramava ardentemente il martirio, ma non poté realizzare questo desiderio. Allora scrisse al padre, esortandolo a non recedere dalla suprema testimonianza della fede. E quando Leonide venne decapitato, il piccolo Origene sentì che doveva accogliere l’esempio della sua vita. Quarant’anni più tardi, mentre predicava a Cesarea, uscì in questa confessione: "A nulla mi giova aver avuto un padre martire, se non tengo una buona condotta e non faccio onore alla nobiltà della mia stirpe, cioè al martirio di mio padre e alla testimonianza che l’ha reso illustre in Cristo" (Hom. Ez. 4,8). In un’omelia successiva - quando, grazie all'estrema tolleranza dell’imperatore Filippo l’Arabo, sembrava ormai sfumata l’eventualità di una testimonianza cruenta - Origene esclama: "Se Dio mi concedesse di essere lavato nel mio sangue, così da ricevere il secondo battesimo avendo accettato la morte per Cristo, mi allontanerei sicuro da questo mondo... Ma sono beati coloro che meritano queste cose" (Hom. Iud. 7,12). Queste espressioni rivelano tutta la nostalgia di Origene per il battesimo di sangue. E finalmente questo irresistibile anelito venne, almeno in parte, esaudito. Nel 250, durante la persecuzione di Decio, Origene fu arrestato e torturato crudelmente. Fiaccato dalle sofferenze subite, morì qualche anno dopo. Non aveva ancora settant’anni.

Abbiamo accennato a quella "svolta irreversibile" che Origene impresse alla storia della teologia e del pensiero cristiano. Ma in che cosa consiste questa "svolta", questa novità così gravida di conseguenze? Essa corrisponde in sostanza alla fondazione della teologia nella spiegazione delle Scritture. Far teologia era per lui essenzialmente spiegare, comprendere la Scrittura; o potremmo anche dire che la sua teologia è la perfetta simbiosi tra teologia ed esegesi. In verità, la sigla propria della dottrina origeniana sembra risiedere appunto nell’incessante invito a passare dalla lettera allo spirito delle Scritture, per progredire nella conoscenza di Dio. E questo cosiddetto "allegorismo", ha scritto von Balthasar, coincide precisamente "con lo sviluppo del dogma cristiano operato dall’insegnamento dei dottori della Chiesa", i quali - in un modo o nell’altro - hanno accolto la "lezione" di Origene. Così la tradizione e il magistero, fondamento e garanzia della ricerca teologica, giungono a configurarsi come "Scrittura in atto" (cfr Origene: il mondo, Cristo e la Chiesa, tr. it., Milano 1972, p. 43). Possiamo affermare perciò che il nucleo centrale dell’immensa opera letteraria di Origene consiste nella sua "triplice lettura" della Bibbia. Ma prima di illustrare questa "lettura" conviene dare uno sguardo complessivo alla produzione letteraria dell’Alessandrino. San Girolamo nella sua Epistola 33 elenca i titoli di 320 libri e di 310 omelie di Origene. Purtroppo la maggior parte di quest’opera è andata perduta, ma anche il poco che ne rimane fa di lui l’autore più prolifico dei primi tre secoli cristiani. Il suo raggio di interessi si estende dall’esegesi al dogma, alla filosofia, all’apologetica, all’ascetica e alla mistica. È una visione fondamentale e globale della vita cristiana.

Il nucleo ispiratore di quest’opera è, come abbiamo accennato, la "triplice lettura" delle Scritture sviluppata da Origene nell’arco della sua vita. Con questa espressione intendiamo alludere alle tre modalità più importanti - tra loro non successive, anzi più spesso sovrapposte - con le quali Origene si è dedicato allo studio delle Scritture. Anzitutto egli lesse la Bibbia con l’intento di accertarne al meglio il testo e di offrirne l'edizione più affidabile. Questo, ad esempio, è il primo passo: conoscere realmente che cosa sta scritto e conoscere che cosa questa scrittura voleva intenzionalmente e inizialmente dire. Ha fatto un grande studio a questo scopo ed ha redatto un'edizione della Bibbia con sei colonne parallele, da sinistra a destra, con il testo ebraico in caratteri ebraici — egli ha avuto anche contatti con i rabbini per capire bene il testo originale ebraico della Bibbia —, poi il testo ebraico traslitterato in caratteri greci e poi quattro traduzioni diverse in lingua greca, che gli permettevano di comparare le diverse possibilità di traduzione. Di qui il titolo di "Esapla" ("sei colonne") attribuito a questa immane sinossi. Questo è il primo punto: conoscere esattamente che cosa sta scritto, il testo come tale. In secondo luogo Origene lesse sistematicamente la Bibbia con i suoi celebri Commentari. Essi riproducono fedelmente le spiegazioni che il maestro offriva durante la scuola, ad Alessandria come a Cesarea. Origene procede quasi versetto per versetto, in forma minuziosa, ampia e approfondita, con note di carattere filologico e dottrinale. Egli lavora con grande esattezza per conoscere bene che cosa volevano dire i sacri autori.

Infine, anche prima della sua ordinazione presbiterale, Origene si dedicò moltissimo alla predicazione della Bibbia, adattandosi a un pubblico variamente composito. In ogni caso, si avverte anche nelle sue Omelie il maestro, tutto dedito all’interpretazione sistematica della pericope in esame, via via frazionata nei successivi versetti. Anche nelle Omelie Origene coglie tutte le occasioni per richiamare le diverse dimensioni del senso della Sacra Scrittura, che aiutano o esprimono un cammino nella crescita della fede: c'è il senso "letterale", ma esso nasconde profondità che non appaiono in un primo momento; la seconda dimensione è il senso "morale": che cosa dobbiamo fare vivendo la parola; e infine il senso "spirituale", cioè l'unità della Scrittura, che in tutto il suo sviluppo parla di Cristo. E’ lo Spirito Santo che ci fa capire il contenuto cristologico e così l'unità della Scrittura nella sua diversità. Sarebbe interessante mostrare questo. Un po' ho tentato, nel mio libro «Gesù di Nazaret», di mostrare nella situazione di oggi queste molteplici dimensioni della Parola, della Sacra Scrittura, che prima deve essere rispettata proprio nel senso storico. Ma questo senso ci trascende verso Cristo, nella luce dello Spirito Santo, e ci mostra la via, come vivere. Se ne trova cenno, per esempio, nella nona Omelia sui Numeri, dove Origene paragona la Scrittura alle noci: "Così è la dottrina della Legge e dei Profeti alla scuola di Cristo", afferma l'omileta; "amara è la lettera, che è come la scorza; in secondo luogo perverrai al guscio, che è la dottrina morale; in terzo luogo troverai il senso dei misteri, del quale si nutrono le anime dei santi nella vita presente e nella futura" (Hom. Num. 9,7).

Soprattutto per questa via Origene giunge a promuovere efficacemente la "lettura cristiana" dell’Antico Testamento, rintuzzando in maniera brillante la sfida di quegli eretici - soprattutto gnostici e marcioniti - che opponevano tra loro i due Testamenti fino a rigettare l’Antico. A questo proposito, nella medesima Omelia sui Numeri l'Alessandrino afferma: "Io non chiamo la Legge un ‘Antico Testamento’, se la comprendo nello Spirito. La Legge diventa un ‘Antico Testamento’ solo per quelli che vogliono comprenderla carnalmente", cioè fermandosi alla lettera del testo. Ma "per noi, che la comprendiamo e l’applichiamo nello Spirito e nel senso del Vangelo, la Legge è sempre nuova, e i due Testamenti sono per noi un nuovo Testamento, non a causa della data temporale, ma della novità del senso... Invece, per il peccatore e per quelli che non rispettano il patto della carità, anche i Vangeli invecchiano" (Hom. Num. 9,4).

Vi invito - e così concludo - ad accogliere nel vostro cuore l’insegnamento di questo grande maestro nella fede. Egli ci ricorda con intimo trasporto che, nella lettura orante della Scrittura e nel coerente impegno della vita, la Chiesa sempre si rinnova e ringiovanisce. La Parola di Dio, che non invecchia mai, né mai si esaurisce, è mezzo privilegiato a tale scopo. E’ infatti la Parola di Dio che, per opera dello Spirito Santo, ci guida sempre di nuovo alla verità tutta intera (cfr Benedetto XVI, Ai partecipanti al Congresso Internazionale per il XL anniversario della Costituzione dogmatica «Dei Verbum», in: Insegnamenti, vol. I, 2005, pp. 552-553). E preghiamo il Signore che ci dia oggi pensatori, teologi, esegeti che trovano questa multidimensionalità, questa attualità permanente della Sacra Scrittura, la sua novità per oggi. Preghiamo che il Signore ci aiuti a leggere in modo orante la Sacra Scrittura, a nutrirci realmente del vero pane della vita, della sua Parola.



APPELLO DEL SANTO PADRE

Per iniziativa delle Nazioni Unite, questa settimana è dedicata alla sicurezza stradale. Rivolgo una parola di incoraggiamento alle Istituzioni pubbliche che si adoperano per mantenere le arterie stradali sicure e salvaguardare la vita umana con strumenti idonei; a quanti si dedicano alla ricerca di nuove tecnologie e strategie per ridurre i troppi incidenti sulle strade di tutto il mondo. E mentre invito a pregare per le vittime, per i feriti e le loro famiglie, auspico che un consapevole senso di responsabilità verso il prossimo induca gli automobilisti, specie i giovani, alla prudenza e a un maggior rispetto del codice della strada.
LadyRatzinger
Wednesday, April 25, 2007 6:11 PM
Da Petrus
Origene e il libro su Gesù al centro dell’udienza generale del Papa


CITTA’ DEL VATICANO - Parlando di Origene, uno dei Padri piu' importanti della Chiesa dei primi secoli, il papa ha oggi richiamato all'udienza generale il senso del suo recente libro su Gesu' e ha invocato da Dio il dono di pensatori, teologi, esegeti che nella chiesa trovino oggi l'attualita' della Sacra Scrittura. Origene, infatti, ha rilevato Benedetto XVI e' stato ''uno dei piu' grandi'' padri della Chiesa al quale si deve la fondazione della teologia quale spiegazione della Sacra Scrittura realizzando cosi' la perfetta simbiosi tra teologia ed esegesi. Di piu': Origene ha quale centro della sua vastissima opera teologica proprio la triplice lettura della bibbia. Una prima lettura del testo la piu' fedele possibile, a partire dall'ebraico e dalle diverse traduzioni greche; il commento al testo, versetto per versetto; la predicazione che aiuta gli ascoltatori a passare dal senso letterario della Scrittura all'interpretazione morale e spirituale del testo biblico. E' quello che lo stesso Benedetto XVI ha cercato di fare - ha confidato il pontefice ai 25 mila fedeli in Piazza san Pietro - nel suo libro su Gesu' dove egli ricorre alla multidimensionalita' della Scrittura letta nel mondo odierno. Si tratta di una lettura che poi si traduce in una vita coerente con il messaggio biblico. Ma Origene e' anche lo studioso che ha difeso l'unita' tra il primo e il secondo Testamento. I due testamenti non sono opposti tra loro ma formano un Testamento sempre nuovo per la novita' del senso che ci propongono. La Parola di Dio - ha rilevato Papa Benedetto - non invecchia mai ne' mai si esamina abbastanza. E per questo il Papa ha concluso la rievocazione della figura di Origene, morto alcuni anni dopo la persecuzione dell'imperatore Decio nella quale subi' crudeli torture, invitando a pregare perche' Dio conceda alla sua Chiesa anche oggi pensatori, teologi, esegeti, che trovino l'attualita' della Sacra Scrittura per l'oggi, in modo analogo a quanto seppe fare Origene per il suo tempo.

LadyRatzinger
Wednesday, April 25, 2007 6:14 PM
Da Petrus
Appello del Pontefice contro gli incidenti stradali


CITTA’ DEL VATICANO - Contro gli incidenti stradali sempre piu' frequenti, Benedetto XVI al termine dell'udienza generale di oggi ha rivolto un appello, specialmente ai giovani, a guidare con piu' prudenza e maggior rispetto del codice stradale. ''Per iniziativa delle Nazioni Unite - egli ha detto - questa settimana e' dedicata alla sicurezza stradale. Rivolgo una parola di incoraggiamento alle Istituzioni pubbliche che si adoperano per mantenere le arterie stradali sicure e salvaguardare la vita umana con strumenti idonei; a quanti si dedicano alla ricerca di nuove tecnologie e strategie per ridurre i troppi incidenti sulle strade di tutto il mondo. E mentre invito a pregare per le vittime, per i feriti e le loro famiglie, - ha concluso il pontefice - auspico che un consapevole senso di responsabilita' verso il prossimo induca gli automobilisti, specie i giovani, alla prudenza e a un maggiori rispetto del codice della strada''.

LadyRatzinger
Wednesday, April 25, 2007 6:15 PM
Da Petrus
Il saluto di Benedetto XVI ai fedeli del Triveneto


CITTA’ DEL VATICANO - Il Papa invita i pellegrini del Triveneto a rimanere fedeli alla "feconde tradizioni cristiane" della regione. "Restate fedeli alle vostre feconde tradizioni cristiane che hanno ispirato e dato vita a significative opere di carità", ha detto Benedetto XVI a conclusione dell'udienza generale del mercoledì in piazza San Pietro. "Penso qui con compiacimento alla schiera di missionari che dalle vostre regioni hanno recato il lieto annuncio della salvezza in terre lontane: il loro esempio sia di stimolo per tutti a testimoniare in ogni luogo l'amore di Dio".

Ratzigirl
Thursday, April 26, 2007 3:17 PM
Il 29 aprile Benedetto XVI ordinerà sacerdoti nella Basilica di San Pietro 22 diaconi

In occasione della 44° Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni

Domenica 29 aprile, Benedetto XVI ordinerà sacerdoti, a partire dalle ore 9:00, nella Basilica di San Pietro, ventidue diaconi provenienti dai Seminari Redemptoris Mater, Romano Maggiore e della Madonna del Divino Amore, dall'Almo Collegio Capranica (per la diocesi di Banì) e dalla Congregazione dei Legionari di Cristo.

I diaconi riceveranno l’imposizione delle mani nella domenica in cui la Chiesa celebra la 44° Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni, che quest'anno ha per tema: "La vocazione al servizio della Chiesa comunione".

In base a quanto rivelato da “Roma Sette”, il quotidiano della diocesi di Roma, i candidati al sacerdozio sono: Meletito Abella Baniga, Giulio Barbieri, Oscar Asencio Cabrera Bautista, Giampiero Casolaro, Roberto Cassano, Matteo Castellina, Nicola Cavallaro, Marco Ceccarelli, Diego Conforzi, John Jairo Cortez Villareal, Joseph Michael De La Cruz, Alessandro Di Medio, Jose Joaquin Dominguez Ureña, Juan Carlos Mari Rugel, Slavomir Ordoš, Alessandro Pagliari (il più giovane del gruppo), Juan Jesus Prats Arolas, Vincenzo Sarracino (il meno giovane), Mauro Storaci, Hugo Cesar Torales Olmedo, Francesco Zanoni, e Mirsolaw Ziomek.

Anche Papa Giovanni Paolo II, nella Domenica del Buon Pastore, quarta dopo la Pasqua, a partire dal 1993, era solito compiere personalmente l'ordinazione dei nuovi sacerdoti romani.

Sabato 28 aprile, invece, nella Basilica di San Giovanni in Laterano, alle ore 20.30, si svolgerà la Veglia per le vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata, si legge sempre su “Roma Sette”.

Presieduta dal Cardinale Vicario Camillo Ruini, prevede la celebrazione dei Vespri e la preghiera di adorazione di fronte al Santissimo Sacramento esposto.

Per l'occasione saranno presenti i 22 diaconi che riceveranno l’ordinazione sacerdotale il giorno successivo nella Basilica Vaticana e i 120 religiosi che durante l’anno faranno la professione religiosa.

Ratzigirl
Friday, April 27, 2007 7:32 PM
Sinodo, più potere ai vescovi la rivoluzione di Ratzinger

Attesa per il "Motu proprio" che darà il via libera alla messa in latino



Più poteri ai vescovi. Benedetto XVI inizia il suo terzo anno di
regno con una riforma importante. Al prossimo Sinodo il pontefice potrà concedere ai rappresentanti dell´episcopato mondiale un potere deliberativo su questioni precise, superando il carattere consultivo del parlamento episcopale che si era attirato molte critiche per la sua scarsa incidenza.
La novità è contenuta nell´ultimo numero della gazzetta ufficiale vaticana Acta Apostolicae Sedis, che riproduce il nuovo statuto del Sinodo, e verrà annunciata oggi. Prossimamente è anche atteso il decreto papale sulla messa di Pio V in latino, che verrà largamente autorizzata pur se con qualche significativo cambiamento rispetto al messale del 1570.
Così papa Ratzinger si rivela pontefice capace di sorprese, di riforme e di controriforme. La modifica della maniera di lavorare del Sinodo è tale da suscitare attenzione anche tra le altre Chiese cristiane. Dice il nuovo statuto, elencando i poteri del Romano Pontefice nell´articolo 1, che tocca a lui decidere circa i pronunciamenti espressi dalla riunione dei vescovi e ratificare le decisioni prese «qualora, in certi casi, abbia dotato il Sinodo di potestà deliberativa».
Dotare il Sinodo di poteri decisionali, come il Concilio - pur permanendo necessaria la ratifica papale delle scelte fatte dai vescovi - è una mossa decisiva per fare decollare il ruolo di questo parlamento dell´episcopato mondiale. Un´apertura in questo senso era contenuta nel Codice di diritto canonico, promulgato negli anni Novanta, ma sotto Giovanni Paolo II le potenziali novità non erano mai state concretizzate nello statuto sinodale. Secondo le regole vigenti (del 1971) al Papa toccava «decidere in merito ai pareri espressi» dai vescovi.
La riforma di Benedetto XVI indica l´intenzione di procedere - seppure a piccoli, prudenti passi - sulla via di una maggiore partecipazione dell´episcopato mondiale al governo della Chiesa. Nel linguaggio ecclesiale si chiama «collegialità». Prima della sua elezione Ratzinger aveva sottolineato che «la Chiesa non è una monarchia assoluta». Ora comincia a introdurre mutamenti nel sistema. La riforma aiuta il dialogo con gli Ortodossi in vista di una riunificazione delle Chiese cristiane, perché nella tradizione ortodossa la partecipazione dei vescovi al governo supremo - attraverso organismi sinodali - è fondamentale. Lo ha ripetuto recentemente il metropolita Zizioulas, inviato speciale del patriarca ecumenico Bartolomeo I, che ha incontrato il Papa in occasione del suo compleanno.
Grande attesa circonda anche l´imminente pubblicazione del Motu proprio papale, che autorizzerà ampiamente le comunità cattoliche tradizionaliste a celebrare la messa in latino secondo il rito di Pio V. Papa Ratzinger spiegherà nel documento le regole da seguire, ma il testo del messale è già pronto e nelle librerie sono già in vendita le nuove copie. Il messale risulta emendato rispetto all´originale di Pio V, seguendo decisioni prese in Vaticano già nel 1962 e prima ancora da Giovanni XXIII.
Sparisce ovviamente l´accenno ai «perfidi giudei», ma spariscono anche le deprecationes, le maledizioni contro «scismatici ed eretici» cioè gli ortodossi e i protestanti, come anche i passaggi che suonavano anti-musulmani. Colpisce nella lettura del vecchio rito l´abolizione totale del ruolo attivo dei fedeli, relegati di nuovo ad una funzione di gregge che segue l´officiante. Curiosamente - per i seguaci dell´assoluta necessità di conservare il testo tradizionale e di celebrare la messa in latino - i messali recano il testo a fronte in italiano.
emma3
Friday, April 27, 2007 11:16 PM
La Parola di Dio nella Chiesa. Presentati i Lineamenta del sinodo dei vescovi

di Mattia Bianchi/ 27/04/2007

Presentato stamani in Vaticano da mons. Nicola Eterovic il documento preparatorio della prossima assemblea del sinodo dei vescovi, in programma ad ottobre 2008 sul tema “La parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa”. I particolari...

CITTA' DEL VATICANO - Il valore del dialogo con le religioni e la cultura moderna, ma anche i rischi di interpretazioni arbitrarie e del fondamentalismo. La Parola di Dio è al centro della riflessione della Chiesa che nell'ottobre del 2008 dedicherà al tema l'assemblea generale del sinodo dei vescovi. Stamani, in Vaticano il segretario del sinodo, mons. Nicola Eterovic ha presentato i Lineamenta, ovvero il documento preparatorio che servirà da stimolo e da spunto, in vista del lavoro dei padri sinodali. L'assise, in programma nel prossimo autunno, ruoterà intorno al tema ''La parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa''scelto personalmente da Benedetto XVI. Mons. Eterovic ha sottolineato più volte il riferimento centrale a Gesù Cristo nella teologia cattolica quando si parla della Parola di Dio. “È doveroso ricordare - si legge nel documento - che il cristianesimo non è la religione del libro, ma della Parola di Dio incarnata nel Signore Gesu'''. E per questo ''nel confronto della Bibbia con i Testi sacri delle altre religioni si chiede l'attenzione di non cadere in sincretismi, accostamenti superficiali e deformazioni della verità'' specialmente di fronte alla pressione crescente delle sette.

Al tempo stesso, ''si porrà attenzione a conoscere le religioni non cristiane e le rispettive culture, a discernere i semi del Verbo ivi presenti”, nella consapevolezza che “l'ascolto di Dio deve portare a superare ogni forma di violenza, perché esso diventi attivo nel cuore e nelle opere per la promozione della giustizia e della pace”. Anche di fronte alle ''Bibbie laiche'' delle moderne culture, ''il dialogo è diventato pressante più di prima, magari aspro, ma anche ricco di potenzialità per l'annuncio, in quanto è ricco di domande e di senso, che trovano nel Signore una proposta liberatrice. Ciò significa che la parola di Dio chiede di entrare come fermento in un mondo pluralista e secolarizzato, negli aeropaghi moderni dell'arte, della scienza, della politica, della comunicazione portando la forza del vangelo nel cuore della cultura e delle culture, per purificarle, elevarle, renderle strumenti del regno di Dio”. Un impegno che richiede l'urgenza di “'proclamare questa cristologia della parola di Dio, perché quella Parola è quella persona, non un'altra estraniata da sé, non un'altra espropriata delle sue assolutamente uniche prerogative, cosicché la stessa parola di Dio venga a perdere di visibilità, fondamento, credibilità”. In questo senso, continua mons. Eterovic, "occorre superare le difficoltà che si interpongono all'annuncio della Buona Notizia, tra cui la mancanza materiale di Bibbie in numerose lingue”.

Da un punto di vista ecclesiale, invece, la Parola di Dio chiama in causa molti aspetti: il suo primato rispetto alla gerarchia e al magistero, il primato rispetto alle rivelazioni private e alle apparizioni, lil suo ruolo nel cammino ecumenico, come fonte privilegiata della preghiera cristiana, della predicazione, della formazione anche dei laici credenti, delle scuole di teologia che preparano i sacerdoti, nelle ore di religione nelle scuole.

Il testo presentato stamani è seguito da un questionario al quale vescovi e chiese sono invitati a rispondere entro il prossimo novembre: le risposte ordinate e rielaborate daranno vita allo ''Instrumentum Laboris'' che farà da ordine del giorno alla XII Assemblea generale ordinaria del sinodo, fissata dal 5 al 26 ottobre. Mons. Eterovic ha infine fatto chiarezza anche su alcune questioni di metodo, spiegando che non c'è alcuna innovazione nei poteri del sinodo dei vescovi: resta un organismo esclusivamente consultivo, anche se, come la Chiesa prevede dal '65, in alcuni casi il papa può accettarne le deliberazioni: ma dopo aver attribuito il potere decisionale al sinodo, e sempre ratificandole. ''Tuttavia il fatto che il sinodo abbia normalmente una funzione solo consultiva - ha commentato - non ne diminuisce l'importanza: nella Chiesa infatti il fine di qualsiasi organismo consultivo è sempre la ricerca della verità'' e questa ''non è dato dal computo dei voti, ma frutto dell'azione dello Spirito''.

www.korazym.org


[Modificato da emma3 27/04/2007 23.18]

Ratzigirl
Saturday, April 28, 2007 3:43 PM
Benedetto XVI riceve in udienza il presidente della Lituania, Adamkus



Il ruolo della Lituania nell’Unione Europea e il contributo della Chiesa locale al benessere della nazione baltica, nella quale gli oltre 2 milioni e mezzo di cattolici rappresentano l’80% della popolazione. Sono i temi principali che hanno occupato l’udienza concessa questa mattina da Benedetto XVI all’80.enne presidente della Lituania, Valdas Adamkus, che già fu capo di Stato nel periodo successivo all’indipendenza dall’Unione Sovietica, nel ’90. “Nel corso dei cordiali colloqui - informa un comunicato della Sala Stampa vaticana - si è espressa soddisfazione per le buone relazioni esistenti tra la Santa Sede e la Lituania, frutto della reciproca fiducia e della comune volontà di collaborazione, e non si è mancato di rilevare la convergenza di idee e propositi sul contributo che la Chiesa cattolica può offrire per il bene dell'intera Nazione, auspicando una collaborazione sempre più concreta”.

L’incontro in privato tra il Papa e il capo di Stato lituano, duranto circa 20 minuti, “è servito anche - prosegue la nota - per uno scambio di informazioni e riflessioni sul ruolo che la Lituania svolge nell'Unione Europea e sui suoi rapporti con i Paesi vicini”. Come di consueto, dopo l’udienza con Benedetto XVI, il presidente lituano si è intrattenuto a colloquio anche con il cardinale segretario di Stato, Tarcisio Bertone.
Ratzigirl
Sunday, April 29, 2007 1:02 AM
BENE IL "PREFAMILY DAY" DI RIMINI

Benedetto XVI ha voluto sottolineare ancora una volta "l'urgenza che riveste oggi l'evangelizzazione della famiglia', cellula fondamentale della societa' e piccola Chiesa domestica". Lo ha fatto in un messaggio inviato al movimento del Rinnovamento nello Spirito Santo che lunedi' prossimo riunisce a Rimini i suoi aderenti per un "pre Family Day": "Seguendo gli orientamenti dei Vescovi italiani - ha scritto il Papa - anche voi vi dedicate attivamente a sostenere tutto cio' che concretamente difende e promuove quei valori umani e cristiani che devono essere alla base di ogni nucleo familiare". "Quando una famiglia fonda ogni suo progetto sulla fiducia in Dio, nulla veramente le e' impossibile", ha aggiunto il Pontefice commentando il tema "Nulla e' impossibile a Dio" scelto per la 30esima Convocazione nazionale del RnS, che intanto e' iniziata oggi alla Fiera di Rimini alla presenza di circa 25mila persone provenienti da tutta Italia. Nel suo messaggio, il Papa ha lodato la scelta compiuta quest'anno dal Rinnovamento che ha voluto riservare una speciale attenzione al tema della famiglia.
Ratzigirl
Sunday, April 29, 2007 12:25 PM
SANTA MESSA PER L’ORDINAZIONE PRESBITERALE DI 22 DIACONI DELLA DIOCESI DI ROMA , 29.04.2007

OMELIA DEL SANTO PADRE

Venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Presbiterato,

cari Ordinandi,

cari fratelli e sorelle!

L’odierna IV Domenica di Pasqua, tradizionalmente detta del "Buon Pastore", riveste per noi, che siamo raccolti in questa Basilica Vaticana, un particolare significato. E’ un giorno assolutamente singolare soprattutto per voi, cari Diaconi, ai quali, come Vescovo e Pastore di Roma, sono lieto di conferire l’Ordinazione sacerdotale. Entrerete così a far parte del nostro "presbyterium". Insieme con il Cardinale Vicario, i Vescovi Ausiliari ed i sacerdoti della Diocesi, ringrazio il Signore per il dono del vostro sacerdozio, che arricchisce la nostra Comunità di 22 nuovi Pastori.

La densità teologica del breve brano evangelico, che è stato poco fa proclamato, ci aiuta a meglio percepire il senso e il valore di questa solenne Celebrazione. Gesù parla di sé come del Buon Pastore che dà la vita eterna alle sue pecore (cfr Gv 10,28). Quella del pastore è un’immagine ben radicata nell'Antico Testamento e cara alla tradizione cristiana. Il titolo di "pastore d’Israele" viene attribuito dai Profeti al futuro discendente di Davide, e pertanto possiede un’indubbia rilevanza messianica (cfr Ez 34,23). Gesù è il vero Pastore d’Israele, in quanto è il Figlio dell’uomo che ha voluto condividere la condizione degli esseri umani per donare loro la vita nuova e condurli alla salvezza. Significativamente al termine "pastore" l’evangelista aggiunge l’aggettivo kalós "bello", che egli utilizza unicamente in riferimento Gesù e alla sua missione. Anche nel racconto delle nozze di Cana l’aggettivo kalós viene impiegato due volte per connotare il vino offerto da Gesù ed è facile vedere in esso il simbolo del vino buono dei tempi messianici (cfr Gv 2,10).



"Io do loro (alle mie pecore) la vita eterna e non andranno mai perdute" (Gv 10,28). Così afferma Gesù, che poco prima aveva detto: "Il buon pastore offre la vita per le pecore" (cfr Gv 10,11). Giovanni utilizza il verbo tithénai - offrire, che ripete nei versetti seguenti (15.17.18); lo stesso verbo troviamo nel racconto dell’Ultima Cena, quando Gesù "depose" le sue vesti per poi "riprenderle" (cfr Gv 13, 4.12). E’ chiaro che si vuole in questo modo affermare che il Redentore dispone con assoluta libertà della propria vita, così da poterla offrire e poi riprendere liberamente. Cristo è il vero Buon Pastore che ha dato la vita per le sue pecore -per noi- immolandosi sulla Croce. Egli conosce le sue pecore e le sue pecore lo conoscono, come il Padre conosce Lui ed Egli conosce il Padre (cfr Gv 10,14-15). Non si tratta di mera conoscenza intellettuale, ma di una relazione personale profonda; una conoscenza del cuore, propria di chi ama e di chi è amato; di chi è fedele e di chi sa di potersi a sua volta fidare; una conoscenza d’amore in virtù della quale il Pastore invita i suoi a seguirlo, e che si manifesta pienamente nel dono che fa loro della vita eterna (cfr Gv 10,27-28).

Cari Ordinandi, la certezza che Cristo non ci abbandona e che nessun ostacolo potrà impedire la realizzazione del suo universale disegno di salvezza sia per voi motivo di costante consolazione -anche nel giorno di difficoltà- e di incrollabile speranza. La bontà del Signore è sempre con voi ed è forte. Il Sacramento dell’Ordine che state per ricevere vi farà partecipi della stessa missione di Cristo; sarete chiamati a spargere il seme della sua Parola -il seme che porta in sé il Regno di Dio-, a dispensare la divina misericordia e a nutrire i fedeli alla mensa del suo Corpo e del suo Sangue. Per essere suoi degni ministri dovrete alimentarvi incessantemente dell’Eucaristia, fonte e culmine della vita cristiana. Accostandovi all’altare, vostra quotidiana scuola di santità, di comunione con Gesù, del modo di entrare nei Suoi sentimenti; accostandovi all’altare per rinnovare il sacrificio della Croce, scoprirete sempre più la ricchezza e tenerezza dell'amore del divino Maestro, che oggi vi chiama ad una più intima amicizia con Lui. Se lo ascolterete docilmente, se lo seguirete fedelmente, imparerete a tradurre nella vita e nel ministero pastorale il suo amore e la sua passione per la salvezza delle anime. Ciascuno di voi, cari Ordinandi, diventerà con l’aiuto di Gesù un buon pastore, pronto a dare, se necessario, anche la vita per Lui.

Così avvenne all’inizio del cristianesimo con i primi discepoli, mentre, come abbiamo ascoltato nella prima Lettura, il Vangelo andava diffondendosi tra consolazioni e difficoltà. Vale la pena di sottolineare le ultime parole del brano degli Atti degli Apostoli che abbiamo ascoltato: "I discepoli erano pieni di gioia e di Spirito Santo" (13,52). Malgrado le incomprensioni e i contrasti, l’apostolo di Cristo non smarrisce la gioia, anzi è il testimone di quella gioia che scaturisce dall’essere con il Signore, dall’amore per Lui e per i fratelli. Nell’odierna Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni, che quest’anno ha come tema "La vocazione al servizio della Chiesa comunione", preghiamo perché quanti sono scelti a così alta missione siano accompagnati dall’orante comunione di tutti i fedeli.

Preghiamo perché cresca in ogni parrocchia e comunità cristiana l’attenzione per le vocazioni e per la formazione dei sacerdoti: essa inizia in famiglia, prosegue in seminario e coinvolge tutti coloro che hanno a cuore la salvezza delle anime. Cari fratelli e sorelle che partecipate a questa suggestiva celebrazione, e in primo luogo voi, parenti, familiari e amici di questi 22 Diaconi che tra poco saranno ordinati presbiteri! Attorniamoli, questi nostri fratelli nel Signore, con la nostra spirituale solidarietà. Preghiamo perché siano fedeli alla missione a cui oggi il Signore li chiama, e siano pronti a rinnovare ogni giorno a Dio il loro "sì", il loro "eccomi" senza riserve. E chiediamo al Padrone della messe, in questa Giornata per le Vocazioni, che continui a suscitare molti e santi presbiteri, totalmente dediti al servizio del popolo cristiano.

In questo momento tanto solenne e importante della vostra esistenza, è ancora a voi, cari Ordinandi, che mi dirigo con affetto. A voi quest’oggi Gesù ripete: "Non vi chiamo più servi, ma amici". Accogliete e coltivate questa divina amicizia con "amore eucaristico"! Vi accompagni Maria, celeste Madre dei Sacerdoti; Lei, che sotto la Croce si è unita al Sacrificio del suo Figlio e, dopo la risurrezione, nel Cenacolo ha accolto insieme con gli Apostoli e con gli altri discepoli il dono dello Spirito, aiuti voi e ciascuno di noi, cari fratelli nel Sacerdozio, a lasciarci trasformare interiormente dalla grazia di Dio. Solo così è possibile essere immagini fedeli del Buon Pastore; solo così si può svolgere con gioia la missione di conoscere, guidare e amare il gregge che Gesù si è acquistato a prezzo del suo sangue. Amen!
LadyRatzinger
Sunday, April 29, 2007 3:58 PM
Da Petrus
Benedetto XVI al Regina Caeli: "Il Papa, i Vescovi e i presbiteri sono custodi e maestri d'unità"

CITTA’ DEL VATICANO - Il Papa, i vescovi e i presbiteri, sono "custodi e maestri di unità". Lo ha detto Benedetto XVI, durante il Regina Caeli (la preghiera mariana che in questo tempo liturgico sostituisce l'Angelus), rivolgendosi ai fedeli radunati in piazza San Pietro per ascoltare le parole di Benedetto XVI. "Primo responsabile della comunità cattolica è il Papa, successore di Pietro e Vescovo di Roma - ha detto - con lui custodi e maestri di unità sono i vescovi. Ma al servizio della comunione sono anche le persone consacrate e tutti i fedeli", ha concluso il Pontefice ricordando che oggi si celebra la Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni.
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