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emma3
Saturday, March 17, 2007 9:51 PM
Il papa in Austria. I vescovi annunciano il programma della visita

di Mattia Bianchi da korazym

Un pellegrinaggio di tre giorni per celebrare gli 850 anni di fondazione del santuario mariano di Mariazell. Si pensa già alla trasferta di Benedetto XVI in Austria, in programma dal 7 al 9 settembre.



Un pellegrinaggio di tre giorni per celebrare gli 850 anni di fondazione del santuario mariano di Mariazell. Nel giorno dell’annuncio ufficiale del viaggio in Brasile, si pensa già alla trasferta di Benedetto XVI in Austria, in programma dal 7 al 9 settembre. I vescovi del paese, al termine della plenaria della conferenza episcopale, hanno infatti annunciato i particolari della visita, già approvati dal pontefice. Benedetto XVI arriverà a Vienna nella tarda mattinata del 7 settembre e il primo atto che compierà sarà la preghiera alla colonna di Maria, nel centro della città. A seguire, l’incontro con le autorità politiche e il corpo diplomatico, nel palazzo Hofburg. Il giorno successivo, appuntamento al santuario di Mariazell, dove è prevista una Santa Messa per l’850mo anniversario, mentre nel pomeriggio il papa presiederà la recita dei Vespri con i sacerdoti, i religiosi, i seminaristi e i diaconi nella basilica di Mariazell. Domenica 9 settembre, Santa Messa a Vienna, nella cattedrale di Santo Stefano e recita dell’Angelus nella piazza antistante dove si riuniranno almeno 25mila giovani. Nel pomeriggio, infine, è in programma un incontro con il mondo del volontariato della Chiesa e della società. Un’occasione di confronto, prima del rientro a Roma in serata.

Il santuario di Mariazell

Stando a quanto tramandato nel corso dei secoli, Mariazell fu fondata il 21 dicembre 1157. La prima menzione di Cell in un documento ufficiale risale al 1243. Nel 1330 la chiesa della Nostra Signora di Zell viene citata in un breve atto d’indulgenza dell’arcivescovo di Salisburgo Friedrich III come un luogo di pellegrinaggio molto frequentato. Di grande importanza per Mariazell fu il conferimento dell’indulgenza completa nel 1399 da Papa Bonifacio IX per la settimana dopo l’ottava dell’Assunzione della Vergine; portò allo sviluppo di riti di penitenza e di processioni che anche dopo la revoca dell’indulgenza restarono vivi e sono documentati fino all’età barocca. L’affluenza dei pellegrini aumentò in continuazione. Intorno al 1400 Mariazell era un luogo di pellegrinaggio conosciuto anche all’estero: già allora pellegrini provenienti dalla regione dell’odierna Baviera, dalla Boemia, dalla Francia, dall’Italia, dalla Croazia, dalla Polonia, dalla Germania, dalla Svizzera e soprattutto dall’Austria e dall’Ungheria cercavano aiuto presso la Madonna delle Grazie di Mariazell.

Oggi, Mariazell è meta anche dei pellegrini provenienti dagli stati limitrofi orientali e meridionali confinanti con l’Austria così che questa piccola cittadina di meno di 2mila abitanti ospita ogni anno più di un milione di pellegrini e visitatori. La chiesa gotica, risalente al sec. XIV fu ampiamente modificata nel 1644-83 da Domenico Sciassia, che elevò sulla facciata le due torri a fianco della preesistente torre gotica e costruì le cappelle laterali e la grande navata trasversale con cupola centrale. Un portale gotico a rilievi immette nel grandioso interno a tre navate e gallerie, trasformato dal barocco; al centro, prima del transetto ed isolata, la Gnadenkapelle, cappella miracolosa ove è venerata la statua romanica della Madonna del sec. XII detta Magna Mater Austriae, racchiusa entro un fastoso altare d’argento disegnato da Ficher von Erlach il giovane ed eseguito ad Augsburg. Secondo un’antica tradizione, la statua lignea viene abbellita con vestiti che sono per la maggior parte doni di donne nobili. La statua nello sua stato originale (vedi accanto, su un francobollo) è possibile ammirarla solo il giorno della festa del santo patrono, 8 settembre Nascita di Maria ed il 21 dicembre, giorno della fondazione della Basilica di Mariazell. Dietro la cappella, è l’ altare maggiore, una grandiosa opera d’arte dedicata alla Santissima Trinità.


emma3
Saturday, March 17, 2007 9:54 PM
Il papa in carcere: domani la visita ai ragazzi di Casal del Marmo

di Cristian Glori

Benedetto XVI all’istituto penale per minorenni di Roma: una messa e l'incontro con i 50 giovani detenuti. Il programma della visita e l’attesa della vigilia. Il cappellano: “A pagare in carcere sono sempre i più poveri e sprovveduti”.

ROMA - E’ il principale istituto penale per minorenni della capitale: il carcere di Casal del Marmo sale alla ribalta per la visita di Benedetto XVI, che dopo la mensa della Caritas diocesana di Roma (il 4 gennaio scorso) arriva in un altro luogo simbolo della difficoltà. Cinquanta ragazzi e ragazze in tre palazzine, la gran parte stranieri, soprattutto rumeni, ma anche serbi, bosniaci, croati e macedoni. Si trovano “dentro” dopo aver commesso reati, per lo più contro il patrimonio: furto, furto aggravato e rapina le fattispecie più diffuse, ma ci sono anche un caso di violenza sessuale e uno di omicidio. Sono praticamente tutti in custodia cautelare: solo un paio di loro scontano una pena. Il tempo di permanenza in carcere è brevissimo, arriva al massimo a qualche mese. E infatti, a fronte di 50 presenze giornaliere, in un anno transitano a Casal del Marmo almeno trecento giovani. Storie difficili di chi certamente ha sbagliato, ma – ricorda alla vigilia il cappellano dell’istituto, padre Gaetano – “non dimentichiamo che a pagare in carcere sono sempre i più poveri e sprovveduti: colpevoli soprattutto di essere soli, senza famiglia, stranieri”.

Il programma della visita prevede l’arrivo del papa, in automobile, alle 9,20. Ad accoglierlo vi saranno il cardinal Camillo Ruini, vicario generale per Roma, il vescovo di zona mons. Benedetto Tuzia e il ministro della Giustizia Clemente Mastella, insieme alle autorità dell’amministrazione penitenziaria (Melita Cavallo, capo dipartimento giustizia minorile; Donatella Caponetti, direttore del centro giustizia minorile; Laura Grifoni, direttore a Casal del Marmo; l’ispettore Francesco D' Ortenzi, comandante del reparto di Polizia penitenziaria). Presenti anche l’ispettore generale dei cappellani, Giorgio Caniato, e il cappellano di Casal del Marmo, padre Gaetano Greco.

Alle nove e trenta il papa celebrerà la messa nella cappella del Padre Misericordioso, alla presenza dei ragazzi del carcere, degli agenti di polizia penitenziaria, delle autorità civili e dei dipendenti dell’istituto. Una messa trasmessa in diretta televisiva su RaiUno e che sarà seguita nel Salone-teatro e in Palestra da quanti non avranno trovato posto nella piccola Cappella. E’ previsto in apertura di celebrazione il saluto di mons. Giorgio Caniato e di padre Gaetano Greco. Il papa pronuncerà l’omelia e al termine della celebrazione – prima della benedizione finale, riceverà il ringraziamento del ministro della Giustizia Mastella e del capo dipartimento per la giustizia minorile Melita Cavallo.

Alle undici il papa si sposterà nella Palazzina Uffici dove saluterà un gruppo di autorità, fra cui il sottosegretario alla giustizia Daniela Melchiorre, la presidente del Tribunale per i minorenni di Roma Magda Brienza, il procuratore della repubblica presso il Tribunale dei minorenni Cefalo Ausili. Subito dopo il papa arriverà nella palestra, dove ad attenderlo ci saranno i ragazzi, gli agenti di polizia penitenziaria e i familiari. Al saluto della direttrice dell’istituto Maria Laura Grifoni e del comandante del reparto di Polizia penitenziaria ispettore Francesco D’Ortenzi seguiranno il saluto di un giovane e il discorso del papa. Al termine del quale Benedetto XVI saluterà personalmente tutti i ragazzi e una rappresentanza degli agenti di polizia e dei volontari. Il programma sarà serrato e prevede il congedo alle 11,35: in tempo per poter tornare in Vaticano per l’Angelus, come sempre previsto per mezzogiorno.

Quella del papa è la prima sua visita ad un carcere: ha scelto quello di Casal del Marmo, che Giovanni Paolo II visitò nel giorno dell’Epifania del 1980: allora i ragazzi erano quasi tutti italiani, oggi le proporzioni si sono capovolte. Ma come allora resta lo sfondo di difficoltà, povertà, scarsa istruzione. “La visita di papa Ratzinger – ha spiegato alla vigilia il cappellano Gaetano Greco - significa un'attenzione particolare al tema dei giovani e degli adolescenti e in modo particolare di giovani che vivono situazioni di difficoltà e di disagio. E questo mi sembra di particolare importanza: mettere all'attenzione del mondo intero questa problematica”. Sarà il cappellano ad illustrare a Benedetto XVI la storia, la vita e i ritmi di questa piccola comunità: un istituto nato 50 anni fa come casa di rieducazione, nel 1970 fu trasformato in istituto penale con la costruzione della cinta muraria. Tre palazzine, una femminile e due maschili, con attività scolastiche e formative, corsi di lingua, laboratori artigianali come tappezzeria, falegnameria, sartoria, ceramica. “C'è un'attesa frenetica da parte dei ragazzi – ha racconta padre Greco - sono curiosi ed entusiasti. Al papa i ragazzi chiederebbero la libertà, ma poi riflettendo con loro, si rendono conto che per loro è già importante sentirsi al centro dell'attenzione. Si aspettano cose buone in funzione della loro detenzione ma anche della loro libertà, possibilmente. E anche i ragazzi ortodossi e musulmani (molto pochi in questo momento) attendono con la stessa ansia”.

Un ringraziamento per l’attenzione che il papa presta alla condizione minorile e alla condizione carceraria è stato espresso anche dal ministro della Giustizia Mastella in un’intervista alla Radio Vaticana: “Gli siamo molto grati. Spero che verranno parole confortanti da parte del pontefice rispetto alla condizione dei giovani d'oggi, su come creare elementi di prevenzione perché non ci sia questo disimpegno morale che vediamo all'interno della realtà complessa del nostro Paese”. Nessuna presa di posizione sulla proposta di abolire le carceri minorili: “Su questo ci sono orientamenti un po' differenziati, scuole di pensiero le più varie e disparate: c’è anche chi vorrebbe invece abbassare la soglia per quanto riguarda la punibilità del minore. Questa strada non è la mia: questa è una scorciatoia che non porta frutti”.

“I giovani reclusi riceveranno da questa visita – ha invece affermato il sottosegretario con deleghe alla giustizia minorile Daniela Melchiorre - un messaggio forte e coinvolto, quello del 'cominciare da li’, dal carcere minorile, per riprendere la strada verso un futuro più giusto, messaggio che non riguarderà solo loro, ma tutta la società che deve dare fiducia a quei giovani che hanno le potenzialità per fare bene un domani con il loro reinserimento nella comunità. A questo proposito, desidero esprimere – ha anche detto Merchiorre - il mio più vivo compiacimento a tutti coloro che, in particolare nell'Istituto di Casal di Marmo, con dedizione circondano di cure e di attenzioni i ragazzi detenuti, che quotidianamente vengono preparati ad affrontare la vita, con onestà e maturità, una volta fuori dal carcere”.

www.korazym.org




emma3
Sunday, March 18, 2007 11:46 AM
IL PAPA IN VISITA NEL CARCERE MINORILE A ROMA

CITTA' DEL VATICANO - Prima visita in un carcere per Benedetto XVI ed ha scelto, cosi' come fece il suo predecessore Wojtyla nel 1980, l' istituto penitenziario minorile di Casal del Marmo a Roma. Una realta' piccola rispetto al sovraffollamento delle prigioni italiane: solo 53 detenuti, ma, tutti, con storie di grande tristezza e disperazione alle spalle. Si tratta infatti di adolescenti, alcuni poco piu' che bambini, per lo piu' stranieri.




Papa Ratzinger e' stato accolto dal ministro della Giustizia Clemente Mastella e dal cardinal vicario Camillo Ruini.


'UNA VITA SENZA DIO NON FUNZIONA'
La vita 'senza Dio non funziona': manca 'l'essenziale, manca la luce', manca 'il grande senso di essere uomo'. Benedetto XVI mette al centro della sua omelia, nella messa celebrata nella cappella del carcere minorile, la figura del Figliol Prodigo. Ai ragazzi - una cinquantina di detenuti - ricorda con dolcezza che 'i Comandamenti di Dio non sono ostacoli ma indicatori della strada da percorrere' per raggiungere Dio ma anche per realizzare un mondo 'piu' libero e bello'. Come il Figliol Prodigo occorre, dunque, capire che la 'disciplina' e il lavoro 'allargano la vita'.

Il Papa ricorda ai giovani detenuti che "gli errori che commettiamo, anche se grandi, non intaccano" l'amore che Dio prova per gli uomini. "Nel sacramento della confessione possiamo ripartire - ha aggiunto nell'omelia -; il Padre ci accoglie, ci restituisce dignità di figli suoi e possiamo così riscoprire il sacramento del perdono" dandoci la "gioia di un cuore rinato alla vita vera". Benedetto XVI ha sottolineato che è solo donando la propria vita al prossimo che si riesce a costruire un mondo migliore. "Dobbiamo però capire cosa è libertà e cosa è apparenza di libertà - ha aggiunto - La libertà è un trampolino di lancio per tuffarsi nel mare infinito della bontà divina ma potrebbe diventare anche un piano inclinato per scivolare nel male". Tutto dipende dal "cammino di liberazione interiore", proprio come il Figliol Prodigo che finito su un binario sbagliato, dopo un periodo di dissolutezza, ha avuto la forza di "ripartire" e "ricominciare" per tornare alla casa del Padre.


MASTELLA, SERVE GRANDE PATTO EDUCATIVO
''In Italia serve un grande patto educativo, una alleanza tra scuola, famiglia e Chiesa''. Ad affermarlo e' il ministro della Giustizia Clemente Mastella, nel suo discorso al termine della messa nella Cappella del carcere minorile celebrata dal Papa.
''E' questa la strada per contrastare il fenomeno della devianza giovanile'' e non l'abbassamento della soglia dell'eta' di punitibilita' dei giovani ora fissata in 14 anni. Il ''modo migliore'' per fare del carcere un luogo di rieducazione - ha aggiunto il Guardasigilli - e' ''quello di rendere il carcere stesso alla stregua di una di quelle formazioni sociali ove si riconosce e si svolge la personalita' dell'uomo, in modo non diverso da quanto accade per la famiglia, la scuola e il luogo di lavoro''. ''Vogliamo che anche il carcere riesca a favorire la libera e positiva evoluzione di ogni coscienza e la prospettiva di un apporto fattivo alla societa' civile, cosi' come la famiglia e la scuola educano ad essere adulti e cittadini. Prendiamo queste istituzioni - ha concluso Mastella - come pietre di paragone perche'| le riteniamo espressioni naturali di convivenza e di sviluppo, niente affatto superate, e' il caso della famiglia da una malintesa modernita'''.


FAMIGLIA NON E' SUPERATA
Il ruolo della famiglia viene fortemente difeso dal ministro Mastella che, nel salutare il Papa, ha definito la famiglia ''pietra angolare della della nostra societa''. La famiglia - aggiunge il Guardasigilli - non e' ''niente affatto superata da una malintesa modernita' e - aggiunge parlando a braccio - lo diciamo come eremiti a certi profeti della modernita''.

ansa.it
LadyRatzinger
Sunday, March 18, 2007 1:16 PM
Da Petrus
Il Papa in visita al carcere minorile di Casal del Marmo: "La parabola del Figliol Prodigo insegna che non ha senso la vita senza Dio"


ROMA - "Sono venuto volentieri a far visita al carcere minorile": con queste parole Benedetto XVI ha iniziato l'omelia nell'istituto penitenziario minorile di Casal del Marmo, dove si è recato questa mattina in visita pastorale. Il Papa, dopo aver ringraziato il ministro della Giustizia, Clemente Mastella, ha analizzato la figura del Figliol Prodigo, al centro del Vangelo di oggi. Benedetto XVI ha messo da parte il discorso ufficiale, ed ha presieduto l'omelia a braccio per 15 minuti. "E' l'amore di Dio che ci consola e ci dà pace specialmente nei momenti difficili della vita", ha scandito il Pontefice, che si è dunque soffermato sugli sbagli del Figliol Prodigo e sul suo cammino di conversione. "Voleva una vita libera da queste discipline, diceva di voler essere solo e avere la vita tutta e totalmente per sè, con tutte le sue bellezze". Questa "era la sua idea di libertà – ha sottolineato il Papa -, di fare ciò che voleva, di non essere nel carcere delle discipline e delle regole, di fare tutto ciò che gli piaceva, di avere la vita con tutta la sua pienezza". Tale parabola "ci aiuta a capire chi è l'uomo: non una persona che vive solo per se stessa, al contrario siamo creati per gli altri. L'uomo è una creatura in cui Dio ha impresso la sua immagine, ma è anche una creatura fragile esposta al male". Il Santo Padre ha descritto così l’uomo, nella sua forza e nella sua debolezza, ai 53 ospiti della struttura di pena. "L'uomo è una persona libera – ha evidenziato il Papa -, ma dobbiamo capire cosa è realmente libertà, e cosa invece è solo apparenza della libertà. Libertà vera – ha aggiunto Benedetto XVI - è un trampolino di lancio per tuffarsi nel mare infinito della bontà divina, ma può diventare anche un piano inclinato sul quale scivolare verso l'abisso del peccato e del male in cui perdiamo anche la libertà e la dignità". In prima fila, ad assistere alla messa presieduta dal successore di Pietro, c'era un emozionatissimo ministro della Giustizia, Clemente Mastella, con la moglie, Sandra Lo nardo, e i sottosegretari Luigi Scotti, Daniela Melchiorre, Luigi Li Gotti e Luigi Manconi. In terza fila anche il figlio del ministro, Pellegrino. "I comandamenti – ha continuato il Papa - non sono un ostacolo alla libertà e alla bella vita, ma indicatori per trovare una vita piena. La disciplina allarga la vita e la fatica dà profondità alla vita e contribuisce a creare un mondo migliore". Di conseguenza, "la vita senza Dio non funziona, perchè manca la luce, manca il senso di cosa significa essere uomo". Il Papa ha quindi ricordato ai giovani detenuti che "gli errori che commettiamo, anche se grandi, non intaccano l'amore che Dio prova per gli uomini". Parlando sempre della conversione del Figliol Prodigo, Benedetto XVI ha sottolineato che " egli, man mano che va avanti, sente la noia e rimane un vuoto sempre più inquietante. Anzi, andando avanti nella vita - ha detto il Papa -, il Figliol Prodigo si allontana sempre più. Tutto diventa una schiavitù e alla fine i soldi sono consumati, e capisce che il livello della sua vita è sotto il livello dei porci". "E' così che il Figliol Prodigo - ha concluso il Pontefice - capisce che la vera libertà è vivere per gli altri, contribuire alla costruzione di un mondo più bello". Dopo la solenne cerimonia Eucaristica, il Santo Padre si è trasferito nella palestra attigua alla cappella per salutare i giovani detenuti, i loro genitori, le autorità presenti, tra cui il Cardinale Camillo Ruini, la direzione e il personale di Casal del Marmo. "Grazie per la vostra gioia, si conclude così il nostro incontro. Il mio primo contatto con il mondo delle carceri. Mi piacerebbe restare più a lungo, ma sappiate che il Papa vi segue con affetto": con queste parole Benedetto XVI ha salutato i 53 baby-detenuti del carcere minorile di Casal del Marmo, a conclusione della sua visita pastorale all'istituto penitenziario. "Saluto tutti coloro che sono in carcere - ha aggiunto il Pontefice - e quanti lavorano nel mondo penitenziario". "Si potrebbe essere privi di tutto, anche della libertà e della salute - ha proseguito Benedetto XVI - ed essere in pace e ricominciare, se dentro c'è Dio. Occupi sempre il primo posto nella nostra vita. Continuerò a pregare per voi - ha concluso Papa Ratzinger - e sarete sempre presenti nelle mie preghiere". I giovani hanno donato al Papa alcuni oggetti realizzati da loro, come una scultura in legno, alcuni oggetti tessili, un gioco in legno e il numero del loro giornalino.




LadyRatzinger
Sunday, March 18, 2007 1:18 PM
Da Petrus
Il Papa all'Angelus: "Si avvicina la Pasqua, che sia amore tra i fratelli e con Dio"

CITTA' DEL VATICANO - "Oggi la liturgia ci invita a rallegrarci perché si avvicina la Pasqua, il giorno della vittoria di Cristo sul peccato e sulla morte. L'Eucaristia alimenta nei credenti di ogni epoca quella letizia profonda, che fa tutt'uno con l'amore e con la pace, e che ha origine dalla comunione con Dio e con i fratelli": così il Papa all'Angelus davanti a una folla radunata in piazza San Pietro che non gli ha voluto far mancare i propri auguri in occasione della ricorrenza di San Giuseppe, suo Patrono, che sarà celebrata domani. Benedetto XVI ha richiamato l'Esortazione apostolica postsinodale 'Sacramentum caritatis' presentata martedì che "ha come tema proprio l'Eucaristia fonte e culmine della vita e della missione della Chiesa. L'ho elaborata - ha sottolineato il Papa - raccogliendo i frutti della XI Assemblea Generale del Sinodo dei Vescovi, svoltasi in Vaticano nell'ottobre del 2005. Conto di ritornare su tale importante testo, ma fin d'ora desidero sottolineare che esso è espressione della fede della Chiesa universale nel Mistero eucaristico, e si pone in continuità con il Concilio Vaticano II e il magistero dei miei venerati predecessori Paolo VI e Giovanni Paolo II". “Nell’Eucaristia Cristo ha voluto donarci il suo amore, che lo ha spinto ad offrire sulla croce la vita per noi. Nell’ultima Cena, lavando i piedi ai discepoli, Gesù ci ha lasciato il comandamento dell’amore: ‘Come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri’ (Gv 13,34). Ma poiché questo è possibile solo rimanendo uniti a Lui, come tralci alla vite (cfr Gv 15,1-8), ha scelto di rimanere Egli stesso tra noi nell’Eucaristia perché noi potessimo rimanere in Lui. Quando, pertanto, ci nutriamo con fede del suo Corpo e del suo Sangue, il suo amore passa in noi e ci rende capaci a nostra volta di dare la vita per i fratelli (cfr 1 Gv 3,16). Da qui scaturisce la gioia cristiana, la gioia dell’amore”, ha sottolineato Benedetto XVI. Dopo la recita dell’Angelus, il Santo Padre ha rivolto un particolare saluto al Comitato di collegamento di cattolici per una civiltà dell’amore che, in occasione della festa di San Giuseppe, rilancia la campagna ‘Adotta un papà’, in collaborazione con gli Istituti missionari, a beneficio delle famiglie povere nei Paesi in via di sviluppo”. “Grazie – ha concluso - per questa iniziativa”.

Sihaya.b16247
Sunday, March 18, 2007 8:01 PM
ANGELUS , 18.03.2007
LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELL’ANGELUS , 18.03.2007

PRIMA DELL’ANGELUS

Cari fratelli e sorelle!

Sono appena tornato dall’Istituto Penale per Minori di Casal del Marmo, a Roma, dove mi sono recato in visita in questa quarta Domenica di Quaresima, detta in latino Domenica "Laetare", cioè "Rallègrati" dalla prima parola dell’antifona di ingresso nella liturgia della Messa. Oggi la liturgia ci invita a rallegrarci perché si avvicina la Pasqua, il giorno della vittoria di Cristo sul peccato e sulla morte. Ma dove si trova la sorgente della gioia cristiana se non nell’Eucaristia, che Cristo ci ha lasciato come Cibo spirituale, mentre siamo pellegrini su questa terra? L’Eucaristia alimenta nei credenti di ogni epoca quella letizia profonda, che fa tutt’uno con l’amore e con la pace, e che ha origine dalla comunione con Dio e con i fratelli.

Martedì scorso è stata presentata l’Esortazione apostolica postsinodale Sacramentum caritatis, che ha come tema proprio l’Eucaristia fonte e culmine della vita e della missione della Chiesa. L’ho elaborata raccogliendo i frutti della XI Assemblea Generale del Sinodo dei Vescovi, svoltasi in Vaticano nell’ottobre del 2005. Conto di ritornare su tale importante testo, ma fin d’ora desidero sottolineare che esso è espressione della fede della Chiesa universale nel Mistero eucaristico, e si pone in continuità con il Concilio Vaticano II e il magistero dei miei venerati predecessori Paolo VI e Giovanni Paolo II. In questo Documento ho voluto, tra l’altro, mettere in luce il suo legame con l’Enciclica Deus caritas est: ecco perché ho scelto come titolo Sacramentum caritatis, riprendendo una bella definizione dell’Eucaristia di san Tommaso d’Aquino (cfr Summa Th. III, q. 73, a. 3, ad 3), "Sacramento della carità". Sì, nell’Eucaristia Cristo ha voluto donarci il suo amore, che lo ha spinto ad offrire sulla croce la vita per noi. Nell’ultima Cena, lavando i piedi ai discepoli, Gesù ci ha lasciato il comandamento dell’amore: "Come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri" (Gv 13,34). Ma poiché questo è possibile solo rimanendo uniti a Lui, come tralci alla vite (cfr Gv 15,1-8), ha scelto di rimanere Egli stesso tra noi nell’Eucaristia perché noi potessimo rimanere in Lui. Quando, pertanto, ci nutriamo con fede del suo Corpo e del suo Sangue, il suo amore passa in noi e ci rende capaci a nostra volta di dare la vita per i fratelli (cfr 1 Gv 3,16). Da qui scaturisce la gioia cristiana, la gioia dell’amore.

"Donna eucaristica" per eccellenza è Maria, capolavoro della grazia divina: l’amore di Dio l’ha resa immacolata "al suo cospetto nella carità" (cfr Ef 1,4). Accanto a Lei, a custodia del Redentore, Iddio ha posto san Giuseppe, di cui domani celebreremo la solennità liturgica. Invoco particolarmente questo grande Santo perché credendo, celebrando e vivendo con fede il Mistero eucaristico, il Popolo di Dio sia pervaso dall’amore di Cristo e ne diffonda i frutti di gioia e di pace in tutta l’umanità.

DOPO L’ANGELUS

Saluto i pellegrini di lingua italiana, in particolare il Comitato di Collegamento di Cattolici per una Civiltà dell’Amore che, in occasione della festa di San Giuseppe, rilancia la campagna "Adotta un papà", in collaborazione con gli Istituti missionari, a beneficio delle famiglie povere nei Paesi in via di sviluppo. Sono lieto di accogliere inoltre la folta rappresentanza dell’U.N.I.T.A.L.S.I., che celebra oggi la sua sesta giornata nazionale. Saluto poi i fedeli provenienti da Casale Monferrato, Firenze, Arezzo e Cortona. A tutti auguro una buona domenica.


Ratzigirl
Monday, March 19, 2007 8:23 PM
Omelia e discorso del Papa all'Istituto Penale per Minori "Casal del Marmo" di Roma
Cari fratelli e sorelle,
cari ragazzi e ragazze!

Sono venuto volentieri a farvi visita, e il momento più importante del nostro incontro è la Santa Messa, nella quale si rinnova il dono dell’amore di Dio: amore che ci consola e dà pace, specialmente nei momenti difficili della vita. In questo clima di preghiera vorrei rivolgere il mio saluto a ciascuno di voi: al Ministro della Giustizia, Onorevole Clemente Mastella, al quale esprimo uno speciale riconoscimento, al Capo Dipartimento Giustizia Minorile, Signora Melita Cavallo, alle altre Autorità intervenute, ai responsabili, agli operatori, agli educatori e al personale di questa struttura penale minorile, ai volontari, ai familiari e a tutti i presenti. Saluto il Cardinale Vicario e il Vescovo Ausiliare, Mons. Benedetto Tuzia. Saluto in modo speciale Mons. Giorgio Caniato, Ispettore Generale dei Cappellani degli Istituti di Prevenzione e Pena, e il vostro Cappellano, che ringrazio per essersi fatti interpreti dei vostri sentimenti all’inizio della Santa Messa.

Nella Celebrazione eucaristica è Cristo stesso che si fa presente in mezzo a noi; anzi di più: Egli viene ad illuminarci con il suo insegnamento - nella Liturgia della Parola - e a nutrirci con il suo Corpo ed il suo Sangue - nella Liturgia Eucaristica e nella Comunione. Egli viene così ad insegnarci ad amare, viene a renderci capaci di amare e cos’ capaci di vivere. Ma, direte forse, quanto è difficile amare sul serio, vivere bene! Qual è il segreto dell’amore, il segreto della vita? Ritorniamo al Vangelo. In questo Vangelo appaiono tre persone: il padre e i due figli. Ma dietro alle persone appaiono due progetti di vita abbastanza diversi. Ambedue i figli vivono in pace, sono agricoltori assai benestanti, hanno quindi di che vivere, vendono bene i loro prodotti, la vita sembra essere buona.

E tuttavia il figlio più giovane trova man mano questa vita noiosa, insoddisfacente: non può essere questa – egli pensa - tutta la vita: ogni giorno alzarsi, che so io, forse alle 6, poi secondo le tradizioni di Israele una preghiera, una lettura della Sacra Bibbia, poi si va a lavorare e alla fine ancora una preghiera. Così, giorno dopo giorno, lui pensa: Ma no, la vita è di più, devo trovare un’altra vita in cui io sia realmente libero, possa fare quanto mi piace; una vita libera da questa disciplina e da queste norme dei comandamenti di Dio, degli ordini del padre; vorrei essere solo io e avere la vita tutta totalmente per me, con tutte le sue bellezze. Adesso, invece, è soltanto lavoro.

E così decide di prendere tutto il suo patrimonio e di andarsene. Il padre è molto rispettoso e generoso e rispetta la libertà del figlio: è lui che deve trovare il suo progetto di vita. E lui va, come dice il Vangelo, in un paese molto lontano. Lontano probabilmente geograficamente, perché vuole un cambiamento, ma anche interiormente perché vuole una vita totalmente diversa. Adesso la sua idea è: libertà, fare quanto voglio fare, non conoscere queste norme di un Dio che è lontano, non essere nel carcere di questa disciplina della casa, fare quanto è bello, quanto mi piace, avere la vita con tutta la sua bellezza e la sua pienezza.

E in un primo momento - potremmo pensare forse per alcuni mesi – tutto va liscio: egli trova bello avere raggiunto finalmente la vita, si sente felice. Ma poi, man mano, sente anche qui la noia, anche qui è sempre lo stesso. E alla fine rimane un vuoto sempre più inquietante; sempre più vivo si fa il sentimento che questo non è ancora la vita, anzi, andando avanti con tutte queste cose, la vita si allontana sempre di più. Tutto diventa vuoto: anche ora si ripropone la schiavitù del fare le stesse cose. E alla fine anche i soldi si esauriscono e il giovane trova che il suo livello di vita è al di sotto di quello dei porci.

Allora comincia a riflettere e si chiede se era quella realmente la strada della vita: una libertà interpretata come fare quanto voglio io, vivere, avere la vita solo per me o se invece non sarebbe forse più vita vivere per gli altri, contribuire alla costruzione del mondo, alla crescita della comunità umana... Comincia così il nuovo cammino, un cammino interiore. Il ragazzo riflette e considera tutti questi nuovi aspetti del problema e comincia a vedere che era molto più libero a casa, essendo proprietario anche lui, contribuendo alla costruzione della casa e della società in comunione con il Creatore, conoscendo lo scopo della sua vita, indovinando il progetto che Dio aveva per lui. In questo cammino interiore, in questa maturazione di un nuovo progetto di vita, vivendo poi anche il cammino esteriore, il figlio più giovane si mette in moto per ritornare, per ricominciare con la sua vita, perché ha ormai capito che quello preso era il binario sbagliato. Devo ripartire con un altro concetto, egli si dice, devo ricominciare.

E arriva alla casa del padre che gli ha lasciato la sua libertà per dargli la possibilità di capire interiormente che cosa è vivere, che cosa è non vivere. Il padre con tutto il suo amore lo abbraccia, gli offre una festa e la vita può cominciare di nuovo partendo da questa festa. Il figlio capisce che proprio il lavoro, l’umiltà, la disciplina di ogni giorno crea la vera festa e la vera libertà. Così ritorna a casa interiormente maturato e purificato: Ha capito che cosa è vivere. Certamente anche in futuro la sua vita non sarà facile, le tentazioni ritorneranno, ma egli è ormai pienamente consapevole che una vita senza Dio non funziona: manca l’essenziale, manca la luce, manca il perché, manca il grande senso dell’essere uomo. Ha capito che Dio possiamo conoscerlo solo sulla base delle sua Parola. Noi cristiani possiamo aggiungere che sappiamo chi è Dio da Gesù, nel quale ci si è mostrato realmente il volto di Dio. Il giovane capisce che i Comandamenti di Dio non sono ostacoli per la libertà e per una vita bella, ma sono gli indicatori della strada su cui camminare per trovare la vita. Capisce che anche il lavoro, la disciplina l’impegnarsi non per sé, ma per gli altri allarga la vita. E proprio questa fatica di impegnarsi nel lavoro dà profondità alla vita, perché si sperimenta la soddisfazione di aver alla fine contribuito a fare crescere questo mondo che diventa più libero e più bello.

Non vorrei adesso parlare dell’altro figlio che è rimasto a casa, ma nella sua reazione di invidia vediamo che interiormente anche lui sognava che sarebbe forse molto meglio prendersi tutte le libertà. Anche lui nel suo intimo "ritornare a casa" e capire di nuovo che cosa è la vita, capire che si vive veramente solo con Dio, con la sua Parola, nella comunione della propria famiglia, del lavoro; nella comunione della grande Famiglia di Dio. Non vorrei adesso entrare in questi dettagli: lasciamo che ognuno di noi abbia il suo modo di applicare questo Vangelo a sé. Le situazioni nostre sono diverse e ognuno ha il suo mon. Questo non toglie che siamo tutti toccati e tutti possiamo entrare con il nostro cammino interiore nella profondità del Vangelo.

Solo alcune piccole osservazioni, ancora. Il Vangelo ci aiuta a capire chi è veramente Dio: Egli è il Padre misericordioso che in Gesù ci ama oltre ogni misura. Gli errori che commettiamo, anche se grandi, non intaccano la fedeltà del suo amore. Nel sacramento della confessione possiamo sempre di nuovo ripartire con la vita: Egli ci accoglie, ci restituisce la dignità di figli suoi. Riscopriamo quindi questo sacramento del perdono che fa sgorgare la gioia in un cuore rinato alla vita vera.
Inoltre questa parabola ci aiuta a capire chi è l’uomo: non è una "monade", un’entità isolata che vive solo per se stessa e deve avere la vita solo per se stessa. Al contrario, noi viviamo con gli altri, siamo creati insieme con gli altri e solo nello stare con gli altri, nel donarci agli altri troviamo la vita. L’uomo è una creatura in cui Dio ha impresso la sua immagine, una creatura che è attratta nell’orizzonte della sua Grazia, ma è anche una creatura fragile, esposta al male; capace però anche di bene. E finalmente l’uomo è una persona libera. Dobbiamo capire che cosa è la libertà e cosa è solo l’apparenza della libertà. La libertà, potremmo dire, è un trampolino di lancio per tuffarsi nel mare infinito della bontà divina, ma può diventare anche un piano inclinato sul quale scivolare verso l’abisso del peccato e del male e perdere così anche la libertà e la nostra dignità.

Cari amici, siamo nel tempo della Quaresima, dei quaranta giorni prima della Pasqua. In questo tempo di Quaresima la Chiesa ci aiuta a fare questo cammino interiore e ci invita alla conversione che, prima di essere uno sforzo sempre importante per cambiare i nostri comportamenti, è un’opportunità per decidere di alzarci e ripartire, abbandonare cioè il peccato e scegliere di tornare a Dio. Facciamo - questo è l’imperativo della Quaresima - facciamo insieme questo cammino di liberazione interiore. Ogni volta che, come oggi, partecipiamo all’Eucaristia, fonte e scuola dell’amore, diventiamo capaci di vivere questo amore, di annunziarlo e di testimoniarlo con la nostra vita. Occorre però che decidiamo di andare verso Gesù, come ha fatto il figlio prodigo, ritornando interiormente ed esteriormente dal padre. Al tempo stesso dobbiamo abbandonare l’atteggiamento egoista del figlio maggiore sicuro di sé, che condanna facilmente gli altri, chiude il cuore alla comprensione, all’accoglienza e al perdono dei fratelli e dimentica che anche lui ha bisogno del perdono. Ci ottengano questo dono Maria Vergine e san Giuseppe, il mio patrono, la cui festa sarà domani, e che ora invoco in modo particolare per ciascuno di voi e per le persone a voi care.
Sihaya.b16247
Wednesday, March 21, 2007 3:30 PM
L’UDIENZA GENERALE , 21.03.2007
CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA

Cari fratelli e sorelle,

stiamo in queste catechesi riflettendo sulle grandi figure della Chiesa nascente. Oggi parliamo di San Giustino, filosofo e martire, il più importante tra i Padri apologisti del secondo secolo. La parola "apologisti" designa quegli antichi scrittori cristiani che si proponevano di difendere la nuova religione dalle pesanti accuse dei pagani e degli Ebrei, e di diffondere la dottrina cristiana in termini adatti alla cultura del proprio tempo. Così negli apologisti è presente una duplice sollecitudine: quella, più propriamente apologetica, di difendere il cristianesimo nascente (apologhía in greco significa appunto "difesa") e quella propositiva, "missionaria", di esporre i contenuti della fede in un linguaggio e con categorie di pensiero comprensibili ai contemporanei.

Giustino era nato intorno all'anno 100 presso l'antica Sichem, in Samaria, in Terra Santa; egli cercò a lungo la verità, pellegrinando nelle varie scuole della tradizione filosofica greca. Finalmente - come egli stesso racconta nei primi capitoli del suo Dialogo con Trifone - un misterioso personaggio, un vegliardo incontrato lungo la spiaggia del mare, lo mise dapprima in crisi, dimostrandogli l'incapacità dell'uomo a soddisfare con le sole sue forze l'aspirazione al divino. Poi gli indicò negli antichi profeti le persone a cui rivolgersi per trovare la strada di Dio e la "vera filosofia". Nel congedarlo, l'anziano lo esortò alla preghiera, perché gli venissero aperte le porte della luce. Il racconto adombra l'episodio cruciale della vita di Giustino: al termine di un lungo itinerario filosofico di ricerca della verità, egli approdò alla fede cristiana. Fondò una scuola a Roma, dove gratuitamente iniziava gli allievi alla nuova religione, considerata come la vera filosofia. In essa, infatti, aveva trovato la verità e quindi l’arte di vivere in modo retto. Fu denunciato per questo motivo e venne decapitato intorno al 165, sotto il regno di Marco Aurelio, l'imperatore filosofo a cui Giustino stesso aveva indirizzato una sua Apologia.

Sono queste - le due Apologie e il Dialogo con l'Ebreo Trifone - le sole opere che di lui ci rimangono. In esse Giustino intende illustrare anzitutto il progetto divino della creazione e della salvezza che si compie in Gesù Cristo, il Logos, cioè il Verbo eterno, la Ragione eterna, la Ragione creatrice. Ogni uomo, in quanto creatura razionale, è partecipe del Logos, ne porta in sé un "seme", e può cogliere i barlumi della verità. Così lo stesso Logos, che si è rivelato come in figura profetica agli Ebrei nella Legge antica, si è manifestato parzialmente, come in "semi di verità", anche nella filosofia greca. Ora, conclude Giustino, poiché il cristianesimo è la manifestazione storica e personale del Logos nella sua totalità, ne consegue che "tutto ciò che di bello è stato espresso da chiunque, appartiene a noi cristiani" (2 Apol. 13,4). In questo modo Giustino, pur contestando alla filosofia greca le sue contraddizioni, orienta decisamente al Logos qualunque verità filosofica, motivando dal punto di vista razionale la singolare "pretesa" di verità e di universalità della religione cristiana. Se l'Antico Testamento tende a Cristo come la figura orienta verso la realtà significata, la filosofia greca mira anch'essa a Cristo e al Vangelo, come la parte tende a unirsi al tutto. E dice che queste due realtà, l’Antico Testamento e la filosofia greca, sono come le due strade che guidano a Cristo, al Logos. Ecco perché la filosofia greca non può opporsi alla verità evangelica, e i cristiani possono attingervi con fiducia, come a un bene proprio. Perciò il mio venerato Predecessore, Papa Giovanni Paolo II, definì Giustino "pioniere di un incontro positivo col pensiero filosofico, anche se nel segno di un cauto discernimento": perché Giustino, "pur conservando anche dopo la conversione grande stima per la filosofia greca, asseriva con forza e chiarezza di aver trovato nel cristianesimo ‘l’unica sicura e proficua filosofia’ (Dial. 8,1)" (Fides et ratio, 38).

Nel complesso la figura e l'opera di Giustino segnano la decisa opzione della Chiesa antica per la filosofia, per la ragione, piuttosto che per la religione dei pagani. Con la religione pagana, infatti, i primi cristiani rifiutarono strenuamente ogni compromesso. La ritenevano idolatria, a costo di essere tacciati per questo di "empietà" e di "ateismo". In particolare Giustino, specialmente nella sua prima Apologia, condusse una critica implacabile nei confronti della religione pagana e dei suoi miti, considerati da lui come diabolici "depistaggi" nel cammino della verità. La filosofia rappresentò invece l'area privilegiata dell'incontro tra paganesimo, giudaismo e cristianesimo proprio sul piano della critica alla religione pagana e ai suoi falsi miti. "La nostra filosofia...": così, nel modo più esplicito, giunse a definire la nuova religione un altro apologista contemporaneo di Giustino, il Vescovo Melitone di Sardi (ap. Hist. Eccl. 4,26,7).

Di fatto la religione pagana non batteva le vie del Logos, ma si ostinava su quelle del mito, anche se questo era riconosciuto dalla filosofia greca come privo di consistenza nella verità. Perciò il tramonto della religione pagana era inevitabile: esso fluiva come logica conseguenza del distacco della religione - ridotta a un artificioso insieme di cerimonie, convenzioni e consuetudini - dalla verità dell'essere. Giustino, e con lui gli altri apologisti, siglarono la presa di posizione netta della fede cristiana per il Dio dei filosofi contro i falsi dèi della religione pagana. Era la scelta per la verità dell'essere contro il mito della consuetudine. Qualche decennio dopo Giustino, Tertulliano definì la medesima opzione dei cristiani con una sentenza lapidaria e sempre valida: "Dominus noster Christus veritatem se, non consuetudinem, cognominavit - Cristo ha affermato di essere la verità, non la consuetudine" (De virgin. vel. 1,1). Si noti in proposito che il termine consuetudo, qui impiegato da Tertulliano in riferimento alla religione pagana, può essere tradotto nelle lingue moderne con le espressioni "moda culturale", "moda del tempo".

In un'età come la nostra, segnata dal relativismo nel dibattito sui valori e sulla religione - come pure nel dialogo interreligioso -, è questa una lezione da non dimenticare. A tale scopo vi ripropongo - e così concludo - le ultime parole del misterioso vegliardo, incontrato dal filosofo Giustino sulla riva del mare: "Tu prega anzitutto che le porte della luce ti siano aperte, perché nessuno può vedere e comprendere, se Dio e il suo Cristo non gli concedono di capire" (Dial. 7,3).

Saluto in lingua italiana

Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare saluto i fedeli delle Diocesi della Sardegna, convenuti con i loro Vescovi, che in questi giorni compiono la Visita "ad Limina Apostolorum". Con voi ci vedremo domani e dopodomani. Cari amici, nella recente Esortazione Apostolica ho richiamato il valore dell’Eucaristia per la vita della Chiesa e di ogni cristiano. Incoraggio anche voi ad attingere da questa mirabile fonte la forza spirituale necessaria per mantenervi fedeli al Vangelo e testimoniare sempre e dappertutto l’amore di Dio. E voi, cari Fratelli nell’Episcopato, "facendovi modelli del Gregge" (IPt 5,3) non stancatevi di condurre i fedeli affidati alle vostre cure pastorali ad una adesione personale e comunitaria sempre più generosa a Cristo.

Saluto poi i fedeli della diocesi di Parma, presenti con il loro Pastore Mons. Cesare Bonicelli, ed auguro che questo pellegrinaggio alle tombe degli Apostoli sia per ciascuno ricco di frutti spirituali e pastorali a beneficio dell’intera Comunità diocesana. Saluto inoltre particolamente i militari del 31° Reggimento Carri, di Altamura e gli alunni della Scuola "Madre Bucchi", di Milano.

Infine, il mio saluto va ai giovani ai malati e agli sposi novelli. Nel clima spirituale della Quaresima, tempo di conversione e di riconciliazione, invito voi, cari giovani, a seguire l'esempio di Gesù, per essere fedeli annunciatori del suo messaggio salvifico. Incoraggio voi, cari malati, a portare la vostra croce quotidiana, in stretta unione con Cristo Signore. Esorto, infine, voi, cari sposi novelli, a fare delle vostre famiglie delle comunità di ardente testimonianza cristiana.


APPELLO DEL SANTO PADRE

Il 24 marzo prossimo si terrà la Giornata Mondiale per la lotta contro la Tubercolosi. Possa tale ricorrenza favorire un’accresciuta responsabilità nella cura di tale malattia ed una sempre più intensa solidarietà nei confronti di quanti ne soffrono. Su di loro e sulle loro famiglie invoco il conforto del Signore, mentre incoraggio le molteplici iniziative di assistenza che la Chiesa promuove in questo ambito.



Sihaya.b16247
Wednesday, March 21, 2007 3:31 PM
TELEGRAMMA DI CORDOGLIO DEL SANTO PADRE PER LE VITTIME DI DUE SCIAGURE AVVENUTE NELLA FEDERAZIONE RUSSA

Pubblichiamo di seguito il telegramma di cordoglio per le vittime della sciagura avvenuta nella miniera Ulyanovskaya e del tragico rogo nella Casa per anziani, nella regione di Krasnodar, inviato dal Santo Padre Benedetto XVI al Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, tramite il Segretario di Stato Card. Tarcisio Bertone:


TELEGRAMMA DEL SANTO PADRE

S.E. SIGNOR VLADIMIR VLADIMIROVIC PUTIN

PRESIDENTE DELLA FEDERAZIONE RUSSA

MOSCA

PROFONDAMENTE RATTRISTATO PER GRAVE SCIAGURA ACCADUTA IN MINIERA NOVOKUZNETSK ET VIOLENTO INCENDIO CASA PER ANZIANI IN VILLAGGIO KAMYSHEVATSKAYA CON TRAGICA MORTE NUMEROSE PERSONE ET ELEVATO NUMERO FERITI SANTO PADRE ESPRIME SUA SPIRITUALE VICINANZA AT CITTADINI COLPITI DA QUESTI LUTTUOSI EVENTI COME PURE AT INTERA POPOLAZIONE FEDERAZIONE RUSSA IN QUESTE ORE DI ANGOSCIA ET MENTRE ELEVA AT SIGNORE DELLA VITA FERVIDE PREGHIERE DI SUFFRAGIO PER ETERNO RIPOSO ANIME DEFUNTI INVOCA CONSOLAZIONE DAL CIELO PER QUANTI PIANGONO PERDITA LORO CARI (.) SOMMO PONTEFICE MENTRE FORMULA VIVI AUSPICI PRONTA GUARIGIONE FERITI COINVOLTI NEGLI INCIDENTI PORGE SENTITE CONDOGLIANZE AT PARENTI VITTIME INVOCANDO SU TUTTI LE ABBONDANTI CONSOLAZIONI DEL CIELO.

CARDINALE TARCISIO BERTONE SEGRETARIO DI STATO DI SUA SANTITÀ

Ratzigirl
Wednesday, March 21, 2007 7:27 PM
Monsignor Odilo Pedro Scherer, nuovo Arcivescovo di São Paulo

Sostituisce il Cardinale Cláudio Hummes, O.F.M.


Benedetto XVI ha nominato Arcivescovo Metropolita di São Paulo (Brasile) monsignor Odilo Pedro Scherer, finora Vescovo Ausiliare della medesima arcidiocesi.

Sostituisce in questo incarico il Cardinale Cláudio Hummes, O.F.M., il quale è stato nominato Prefetto della Congregazione vaticana per il Clero.

Sarà quindi monsignor Odilo Pedro Schere a dare il benvenuto a Benedetto XVI, quando quest'ultimo atterrerà nella città di São Paulo il 9 maggio prossimo, in occasione del viaggio apostolico in Brasile, che ha come obiettivo principale l'inaugurazione della Quinta Conferenza Generale dell'Episcopato Latino Americano.

Una volta resa pubblica la sua nomina, monsignor Scherer, ha inviato un messaggio per porsi “totalmente a disposizione di tutti, per servirvi con tutte le mie forze. Vi porto già tutti nel cuore”, ha affermato.

Monsignor Scherer è nato il 21 settembre 1949 a São Francisco, municipio di Cerro Largo (RS), nella diocesi di Santo Ângelo (Brasile).

Dopo gli studi preparatori nel Seminario diocesano di Toledo (PR) e in quello "São José", dell’arcidiocesi di Curitiba, ha frequentato i corsi di filosofia nel Seminario maggiore "Rainha dos Apóstolos", a Curitiba, e quelli di teologia presso lo Studium teologicum, della medesima città. Dopo l’ordinazione, come alunno del Pontificio Collegio Pio Brasiliano di Roma, ha conseguito la licenza in filosofia e la laurea in teologia presso la Pontificia Università Gregoriana.

È stato ordinato sacerdote il 7 dicembre 1976, incardinandosi nel clero diocesano di Toledo. È stato rettore e professore del Seminario minore "São José", di Cascavel (PR), e del Seminario filosofico "Maria Mãe da Igreja", di Toledo; professore di teologia presso l’Istituto teologico di Londrina; rettore del Seminario teologico "Nossa Senhora de Guadalupe", de Cascavel. È stato professore di filosofia presso il Centro universitario statale di Toledo, direttore e professore di teologia del Centro teologico interdiocesano di Cascavel.

È stato vice-parroco della parrocchia "São Pedro e São Paulo", di Toledo, parroco della Cattedrale "Cristo Rei" e membro del Consiglio presbiterale. Presso la Conferenza Episcopale Regionale "Sul 2" (Stato di Paraná), è stato incaricato della pastorale vocazionale e coordinatore della Commissione regionale dei presbiteri.

Dal 1994 al 2001 è stato Officiale della Congregazione per i Vescovi; in tale periodo ha prestato servizio pastorale presso la parrocchia "Santi Patroni d’Italia, S. Francesco e S. Caterina", e come cappellano della Casa di Cura delle Ancelle Francescane del Buon Pastore.

Il 28 novembre 2001 è stato nominato Vescovo titolare di Novi e Ausiliare di São Paulo, ed ha ricevuto l’ordinazione episcopale il 2 febbraio successivo. Nel maggio 2003 è stato eletto Segretario Generale della Conferenza Nazionale dei Vescovi del Brasile per il quadriennio 2003-2007.

Il 12 dicembre 2006 è stato nominato dal Santo Padre Segretario Generale Aggiunto della V Conferenza Generale dell’Episcopato Latino Americano.

[Modificato da Ratzigirl 21/03/2007 19.27]

Sihaya.b16247
Thursday, March 22, 2007 5:50 PM
UDIENZA AI PARTECIPANTI ALLA SESSIONE PLENARIA DEL PONTIFICIO CONSIGLIO PER LA PASTORALE DELLA SALUTE

Alle 12.30 di questa mattina, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto in Udienza i partecipanti alla Sessione Plenaria del Pontificio Consiglio per la Pastorale della Salute e ha loro rivolto il discorso che riportiamo di seguito:


DISCORSO DEL SANTO PADRE

Signor Cardinale,

venerati Fratelli nell'Episcopato e nel Sacerdozio,

cari fratelli e sorelle!

Sono lieto di accogliervi, in occasione della Sessione Plenaria del Pontificio Consiglio per la Pastorale della Salute. Rivolgo il mio cordiale saluto a ciascuno di voi, venuti da varie parti del mondo, quali valide espressioni dell'impegno delle Chiese particolari, degli Istituti di Vita Consacrata e delle numerose opere della comunità cristiana in campo sanitario. Ringrazio il Cardinale Javier Lozano Barragán, Presidente del Dicastero, per le cortesi parole con cui si è fatto interprete dei comuni sentimenti, illustrandomi gli obiettivi che al momento sono oggetto del vostro lavoro. Saluto con riconoscenza il Segretario, il Sotto-Segretario, gli Officiali e i Consultori presenti, e gli altri collaboratori.

Questa vostra riunione non si propone di approfondire uno specifico tema, bensì di verificare lo stato di attuazione del programma da voi precedentemente stabilito e di determinare conseguentemente gli obiettivi futuri. Incontrarvi, perciò, in una circostanza come l'attuale, mi dà la gioia, per così dire, di far sentire a ciascuno di voi la concreta vicinanza del Successore di Pietro e, per il suo tramite, dell'intero Collegio episcopale nel vostro servizio ecclesiale. La pastorale della salute è infatti un ambito squisitamente evangelico, che richiama immediatamente l'opera di Gesù, buon Samaritano dell'umanità. Quando passava attraverso i villaggi della Palestina annunciando la buona novella del Regno di Dio, Egli accompagnava sempre la predicazione con i segni che compiva sui malati, guarendo tutti coloro che erano prigionieri di ogni sorta di malattie e di infermità. La salute dell'uomo, di tutto l'uomo, è stato il segno che Cristo ha prescelto per manifestare la prossimità di Dio, il suo amore misericordioso che risana lo spirito, l'anima e il corpo. Questo, cari amici, sia sempre il riferimento fondamentale di ogni vostra iniziativa: la sequela di Cristo, che i Vangeli ci presentano quale "medico" divino.

E' questa prospettiva biblica che valorizza il principio etico naturale del dovere della cura del malato, in base al quale ogni esistenza umana va difesa secondo le particolari difficoltà in cui si trova e secondo le nostre possibilità concrete di aiuto. Soccorrere l'essere umano è un dovere sia in risposta a un diritto fondamentale della persona, sia perché la cura degli individui ridonda a beneficio della collettività. La scienza medica progredisce in quanto accetta di rimettere sempre in discussione la diagnosi e il metodo di cura, nel presupposto che i precedenti dati acquisiti e i presunti limiti possano essere superati. Del resto, la stima e la fiducia nei confronti del personale sanitario sono proporzionati alla certezza che tali difensori di ufficio della vita non disprezzeranno mai un'esistenza umana, per quanto menomata, e sapranno sempre incoraggiare tentativi di cura. L’impegno della cura va quindi esteso ad ogni essere umano, nell’intento di coprire l'intera sua esistenza. Il concetto moderno di cura sanitaria è, infatti, la promozione umana: dalla cura del malato alla cura preventiva, con la ricerca del maggiore sviluppo umano, favorendo un adeguato ambiente familiare e sociale.

Questa prospettiva etica, basata sulla dignità della persona umana e sui diritti e doveri fondamentali ad essa connessi, viene confermata e potenziata dal comandamento dell'amore, centro del messaggio cristiano. Gli operatori sanitari cristiani, pertanto, sanno bene che vi è un legame strettissimo e indissolubile tra la qualità del loro servizio professionale e la virtù della carità alla quale Cristo li chiama: è proprio nel compiere bene il loro lavoro che essi portano alle persone la testimonianza dell'amore di Dio. La carità come compito della Chiesa, che ho fatto oggetto di riflessione nella mia Enciclica Deus caritas est, trova un'attuazione particolarmente significativa nella cura dei malati. Lo attesta la storia della Chiesa, con innumerevoli testimonianze di uomini e donne che, in forma sia individuale che associata, hanno operato in questo campo. Perciò, tra i Santi che hanno esercitato in modo esemplare la carità, ho potuto menzionare nell'Enciclica figure emblematiche come quelle di Giovanni di Dio, di Camillo de Lellis e del Cottolengo, che hanno servito Cristo povero e sofferente nelle persone dei malati.

Cari fratelli e sorelle, permettetemi dunque di riconsegnarvi idealmente oggi le riflessioni che ho proposto nell’Enciclica con i relativi orientamenti pastorali sul servizio caritativo della Chiesa quale "comunità d’amore". E all’Enciclica posso ora aggiungere anche l’Esortazione apostolica post-sinodale da poco pubblicata, che tratta in modo ampio e articolato dell’Eucaristia quale "Sacramento della carità". E’ proprio dall’Eucaristia che la pastorale della salute può continuamente attingere la forza per soccorrere efficacemente l’uomo e promuoverlo secondo la dignità che gli è propria. Negli ospedali e nelle case di cura, la Cappella è il cuore pulsante in cui Gesù si offre incessantemente al Padre celeste per la vita dell’umanità. L’Eucaristia, distribuita decorosamente e con spirito di preghiera ai malati, è la linfa vitale che li conforta e infonde nel loro animo luce interiore per vivere con fede e con speranza la condizione di infermità e di sofferenza. Vi affido, dunque, anche questo recente documento: fatelo vostro, applicatelo al campo della pastorale della salute, traendone indicazioni spirituali e pastorali appropriate.

Mentre vi auguro ogni bene per i vostri lavori di questi giorni, li accompagno con un particolare ricordo nella preghiera, invocando la materna protezione di Maria Santissima, Salus infirmorum, e con la Benedizione Apostolica, che imparto di cuore a voi qui presenti, a quanti collaborano con voi nelle rispettive sedi e a tutti i vostri cari.

LadyRatzinger
Thursday, March 22, 2007 8:42 PM
Da Petrus
Il 29 Marzo il Santo Padre tornerà confessore in San Pietro con sei giovani della Diocesi di Roma

CITTA’ DEL VATICANO - Anche Papa Benedetto XVI seguirà l’esempio del suo predecessore e per un giorno tornerà ad essere un semplice confessore. Joseph Ratzinger infatti scenderà giovedì 29 Marzo in San Pietro per confessare i fedeli. Ad annunciarlo è mons. Mauro Parmeggiani, segretario generale e responsabile della Pastorale Giovanile del Vicariato di Roma. Nella Basilica di San Pietro, il Papa tedesco presiederà una liturgia penitenziale per i giovani romani e poi occuperà uno degli storici confessionali, da cui confesserà sei giovani mentre altri sacerdoti faranno altrettanto per i restanti fedeli. Spiega il Cardinale Camillo Ruini: “L’incontro si colloca nel cammino preparatorio alla XXII Giornata Mondiale della Gioventù che quest'anno, a livello diocesano, sarà celebrata in tutte la Chiese locali del mondo la Domenica delle Palme avendo per tema: 'Come io vi ho amato, cosi amatevi anche voi gli uni gli altri'. Invito tutti i giovani della città a partecipare a questo importante momento ecclesiale di preghiera con il Papa. Chiedo inoltre a tutti voi, che avete a cuore i giovani e gli adolescenti, di fare il possibile per favorire la loro partecipazione”.
LadyRatzinger
Thursday, March 22, 2007 8:43 PM
Da Petrus
Aborto ed eutanasia, il nuovo no del Papa:


CITTA’ DEL VATICANO - "Ogni esistenza umana va difesa secondo le particolari difficolta' in cui si trova e secondo le nostre possibilita' concrete di aiuto". Nuovo appello del Papa alla difesa della vita umana per "l'intera sua esistenza" e anche nel caso di una vita "menomata". Ricevendo questa mattina in Vaticano i partecipanti alla sessione plenaria del Pontificio consiglio per la pastorale della salute, guidata dal cardinale Lozano Barragan, Benedetto XVI ha fatto così implicito accenno alle tematiche come l'aborto, l'eutanasia e il ruolo dei cristiani nella cura dei malati. "La stima e la fiducia nei confronti del personale sanitario - ha spiegato il Papa - sono proporzionati alla certezza che tali difensori di ufficio della vita non disprezzeranno mai un'esistenza umana, per quanto menomata, e sapranno sempre incoraggiare tentativi di cura. L'impegno della cura va quindi esteso ad ogni essere umano, nell'intento di coprire l'intera sua esistenza". Per Benedetto XVI "ogni esistenza umana va difesa secondo le particolari difficoltà in cui si trova e secondo le nostre possibilità concrete di aiuto". "Gli operatori sanitari cristiani - ha aggiunto Papa Ratzinger - sanno bene che vi è un legame strettissimo e indissolubile tra la qualità del loro servizio professionale e la virtù della carità alla quale Cristo li chiama: è proprio nel compiere bene il loro lavoro che essi portano alle persone la testimonianza dell'amore di Dio". Il Papa ha tenuto a sottolineare che la pastorale della salute è "un ambito squisitamente evangelico". Agli operatori cattolici nella pastorale sanitaria il Papa ha quindi affidato le proposte contenute nell'enciclica sulla carita' e nel recente documento post-sinodale sull'Eucaristia. La salute dell'uomo, ha sottolineato Benedetto XVI, ''e' stato il segno che Cristo ha prescelto per manifestare la prossimita' di Dio, il suo amore misericordioso che risana lo spirito, l'anima e il corpo''. Il concetto moderno di cura sanitaria e', infatti, la promozione umana: dalla cura del malato alla cura preventiva, con la ricerca del maggiore sviluppo umano, favorendo un adeguato ambiente familiare e sociale'. Il Papa ha poi insistito sul carattere distintivo proprio che per il cristiano ha la cura della salute che richiama subito l'opera di Gesu', buon samaritano dell'umanita'. La prospettiva biblica, infatti, ''valorizza il principio etico naturale del dovere della cura del malato, in base al quale ogni esistenza umana va difesa secondo le particolari difficolta' in cui si trova e secondo le nostre possibilita' concrete di aiuto". Percio' l'amore come compito della chiesa trova nella cura dei malati un'attuazione significativa. "Soccorrere l'essere umano e' un dovere'', ha concluso il Santo Padre.

LadyRatzinger
Thursday, March 22, 2007 8:45 PM
Da Petrus
Lettera di Benedetto XVI alla FAO: "L'acqua è un diritto, non una merce"

CITTA' DEL VATICANO - "L'accesso all'acqua rientra a tutti gli effetti tra i diritti inalienabili di tutti gli esseri umani, perché rappresenta un prerequisito per la realizzazione degli altri diritti umani come il diritto alla vita, all'alimentazione e alla salute. Per questa ragione l'acqua non può essere trattata come una semplice merce al pari delle altre. Il suo uso deve essere razionale e solidale". E' questo il messaggio che Benedetto XVI ha inviato alla Fao, in occasione della Giornata mondiale dell'Acqua che si celebra oggi. Il messaggio è stato letto da monsignor Renato Volante, osservatore permanente della Santa Sede presso la Fao, nel corso del summit che si è svolto questa mattina nella sede della Fao, alla presenza di numerosi ministri e rappresentanti dei Paesi europei ed africani impegnati nel garantire l'accesso alle risorse idriche a tutti. "Il papa incoraggia la vostra azione a favore di tutte le persone che nel mondo soffrono per la carenza di acqua - ha affermato monsignor Volante, leggendo il messaggio indirizzato a Jacques Diouf, direttore generale della Fao - l'acqua è una risorsa di vita il cui utilizzo è necessario per i cicli vitali del pianeta e fondamentale per l'esistenza stessa dell'umanità". Benedetto XVI ha dunque rilevato che "l'acqua, bene comune della famiglia umana costituisce un elemento essenziale per la vita". Il pontefice ha inoltre incoraggiato tutti gli sforzi affinché venga permesso "un accesso dell'acqua a tutti, soprattutto a coloro che vivono in condizioni di povertà - si legge nel testo del messaggio - garantendo la sopravvivenza del pianeta per le generazioni presenti e future. Senza l'acqua la vita è minacciata". Il papa ha poi evidenziato la necessità di "non considerare l'acqua come un bene economico" ma "il diritto all'acqua si basa sulla dignità umana e non sulle valutazioni di tipo puramente quantitativo". Da qui l'appello di Ratzinger affinché ci sia una "responsabilità condivisa tra tutti e considerata come un imperativo morale e politico nel mondo che dispone di livelli di conoscenza e di tecnologie per mettere fine alle situazioni di carenza d'acqua e delle loro conseguenze drammatiche". Il pontefice non manca di rivolgersi direttamente ai "governi e agli uomini politici" ma anche alla responsabilità di ciascuno di noi perché "tutti noi siamo chiamati a modificare il nostro modo di vivere in uno sforzo educativo capace di restituire a questo bene comune dell'umanità il valore e il rispetto che merita nella nostra società".
Paparatzifan
Thursday, March 22, 2007 9:33 PM
Re: Da Petrus

Scritto da: LadyRatzinger 22/03/2007 20.42
Il 29 Marzo il Santo Padre tornerà confessore in San Pietro con sei giovani della Diocesi di Roma



Sihaya.b16247
Thursday, March 22, 2007 11:10 PM
Ue, Papa prenderà in esame visita al Parlamento europeo nel 2007

Reuters - Gio 22 Mar, 18:42

BRUXELLES (Reuters) - Papa Benedetto e il presidente del Parlamento europeo esamineranno domani la possibilità che il Pontefice visiti l'assemblea parlamentare entro l'anno, hanno riferito fonti parlamentari.

Se il Papa accetterà l'invito che, come confermano fonti vaticane, Hans-Gert Poettering gli rinnoverà domani in Vaticano, si tratterà della seconda visita del capo della Chiesa Cattolica ai parlamentari europei, che siedono a Bruxelles e a Strasburgo.

Giovanni Paolo II visitò il Parlamento nella città francese nel 1988, quando fu accolto dal politico protestante nordirlandese Ian Paisley che lo definì "anticristo".

Poettering, alleato del cancelliere tedesco Angela Merkel, incontrerà domani il successore di Giovanni Paolo e il segretario di Stato vaticano, il cardinale Tarcisio Bertone.

"C'è da scommetterci che se ne parlerà . E' noto che Poettering è un cristiano fervente e il suo sogno è di portare il Papa al Parlamento", ha riferito a Reuters una fonte parlamentare.

La fonte ha aggiunto che il Pontefice tedesco spera di poter organizzare la sua visita nel mese di ottobre o novembre.

Il Papa sarà invitato da tutte e tre le istituzioni Ue -- Parlamento, Commissione europea e Consiglio europeo, che rappresenta gli stati membri -- ma solo in qualità di capo dello Stato vaticano e non di leader religioso.

"Il presidente della Commissione Jose Manuel Barroso e il responsabile della politica estera Ue Javier Solana sono entusiasti dell'idea e il loro staff è coinvolto nei negoziati", ha detto un'altra fonte parlamentare.

Poettering e Merkel, figlia di un pastore, avevano appoggiato le richieste della Chiesa di un riferimento a Dio o alla Cristianità nella costituzione Ue, che è ferma dopo il "no" di Francia e Olanda ai referendum nel 2005.

Darren Ennis

Ratzigirl
Friday, March 23, 2007 12:15 AM
Il Papa a Vigevano e Pavia il 21 e 22 aprile prossimi


Il Papa si recherà in visita pastorale a Vigevano e Pavia il 21 e 22 aprile prossimi. Lo conferma oggi la Sala Stampa della Santa Sede. Secondo quanto riferito dalle due diocesi lombarde, Benedetto XVI arriverà nel pomeriggio del 21 aprile a Vigevano: alle 16.45 sarà accolto nello Stadio comunale “Dante Merlo”. Poi celebrerà la Messa in Piazza Ducale. Alle 20.00 la partenza per Pavia dove un’ora dopo sarà accolto in Piazza Duomo dalle autorità religiose, civili e dai gruppi giovanili di volontariato. Domenica 22 aprile alle 9.00 è prevista la visita del Papa al Policlinico “San Matteo”; alle 10.30 la Messa negli Orti dell’Almo Collegio Borromeo; alle 16.00 la visita all’Università; alle 17.30 la celebrazione del Vespro nella Basilica di San Pietro in Ciel d’Oro, dove sono custodite le reliquie di Sant’Agostino. Al termine del rito il Papa lascerà Pavia per rientrare a Roma.
Sihaya.b16247
Friday, March 23, 2007 3:34 PM
INCONTRO DEL SANTO PADRE CON I DOCENTI DELLA FACOLTÀ TEOLOGICA DELL’UNIVERSITÀ DI TÜBINGEN (21 MARZO 2007) , 23.03.2007

TRADUZIONE IN LINGUA ITALIANA

Caro signor Vescovo, stimato signor Decano, gentili signori colleghi, se mi è consentito dirlo!

Vi ringrazio per questa visita e posso dire di rallegrarmi veramente di cuore per essa. Da un lato, l'incontro con il proprio passato è sempre una cosa bella, poiché ha in sé qualcosa che ringiovanisce. Dall'altro è però qualcosa di più che un incontro nostalgico. Lei stesso, signor Vescovo, ha detto che è pure un segno: un segno, da un lato, di quanto la teologia mi stia a cuore - e come potrebbe essere diversamente? -, poiché avevo considerato come mia vera vocazione l'insegnamento, anche se il buon Dio all'improvviso ha voluto diversamente. Inversamente, però, è anche un segno da parte vostra, che cioè vedete l'unità interiore tra la ricerca teologica, la dottrina e il lavoro teologico e il servizio pastorale nella Chiesa, e con questo l'interezza dell'impegno ecclesiale per l'uomo, per il mondo, per il nostro futuro.

Naturalmente ieri sera, in vista di questo incontro, ho incominciato a rovistare un po' tra i miei ricordi. E così mi è tornato in mente un ricordo che ben si combina con ciò che Lei, signor Decano, ha appena esposto, vale a dire il ricordo del Grande Senato. Non so se ancora oggi tutte le nomine passino per il Grande Senato. Era molto interessante che quando, per esempio, doveva essere assegnata una cattedra di Matematica, o di Assiriologia, o di Fisica dei corpi solidi o qualunque altra materia, il contributo da parte delle altre Facoltà era minimo e tutto si risolveva piuttosto rapidamente, perché quasi nessuno osava dire la sua. Già un po' diversa era la situazione nelle Discipline umanistiche. E quando si trattava delle cattedre di Teologia in entrambe le Facoltà, in fin dei conti, tutti dicevano la loro, sicché si vedeva che tutti i professori dell’Università si sentivano in qualche modo competenti in Teologia, avevano la sensazione di potere e di dovere partecipare alla decisione. Ovviamente la Teologia stava loro particolarmente a cuore. Così, da una parte, si percepiva che i colleghi delle altre Facoltà in qualche modo consideravano la Teologia come cuore dell'Università e, dall'altra, che la Teologia, appunto, è qualcosa che riguarda tutti, in cui tutti si sentivano coinvolti e in qualche modo si sapevano anche competenti. In altre parole, a pensarci bene, questo significa che proprio nel dibattito sulle cattedre di Teologia l'Università poteva essere sperimentata come Università. Sono lieto di apprendere che ora esistono queste cooptazioni, più che in passato, sebbene Tübingen si sia sempre impegnata per questo. Non so se esista ancora il Leibniz-Kolleg del quale ho fatto parte; comunque la moderna Università corre assai il pericolo di diventare come un complesso di istituti superiori, uniti piuttosto esternamente e istituzionalmente e meno in grado di formare un'unità interiore di universitas.

La Teologia evidentemente era qualcosa in cui l'universitas era presente e dove si mostrava che l'insieme forma un’unità e che, appunto, alla base vi è un domandare comune, un compito comune, uno scopo comune. In ciò, penso, si può vedere, da una parte, un alto apprezzamento per la Teologia. Ritengo questo un fatto particolarmente importante che palesa che nel nostro tempo - in cui almeno nei Paesi latini la laicità dello Stato e delle istituzioni statali viene sottolineata fino all'estremo e quindi viene richiesto di lasciare fuori tutto ciò che ha a che fare con Chiesa, cristianesimo, fede - esistono intrecci da cui quel complesso che chiamiamo Teologia (che, appunto, è anche fondamentalmente collegato con Chiesa, fede e cristianesimo) non può essere scisso. Così diventa evidente che in questo insieme delle nostre realtà europee - per quanto, sotto un certo aspetto, siano e debbano essere laiche – il pensiero cristiano con le sue domande e risposte è presente e l’accompagna.

Dico che questo fatto, da un lato, manifesta che proprio la Teologia continua a dare in qualche modo il suo contributo a costituire ciò che è Università, ma dall’altro, esso significa naturalmente anche un’immensa sfida per la Teologia di soddisfare questa aspettativa, di esserne all'altezza e di svolgere il servizio che le viene affidato e che ci si aspetta da essa. Mi fa piacere che attraverso le cooptazioni diventi ormai visibile in modo assai concreto - ancora molto più di allora -, che il dibattito intra-universitario rende l’Università veramente quello che è, coinvolgendola in un collettivo domandarsi e rispondere. Penso, però, che sia anche un motivo per riflettere fino a che punto siamo in grado - non solo a Tübingen, ma anche altrove - di soddisfare questa esigenza. L'Università e la società, l'umanità, infatti, hanno bisogno di domande, ma hanno bisogno anche di risposte. E ritengo che a tal riguardo appaia per la Teologia - e non solo per la Teologia - una certa dialettica tra la rigida scientificità e la domanda più grande che la trascende e ripetutamente in essa emerge - la domanda sulla verità.

Vorrei rendere questo più chiaro mediante un esempio. Un esegeta, un interprete della Sacra Scrittura, deve spiegarla come opera storica «secundum artem», cioè con la rigida scientificità che conosciamo, secondo tutti gli elementi storici che ciò richiede, secondo la metodicità necessaria. Questo da solo, tuttavia, non basta, perché egli sia un teologo. Se si limitasse a fare questo, allora la Teologia, o comunque l'interpretazione della Bibbia, sarebbe qualcosa di simile all'Egittologia o all'Assiriologia, o a qualunque altra specializzazione. Per essere teologo e per svolgere il servizio per l'Università e, oso dire, per l'umanità - il servizio, quindi, che ci si attende da lui - egli deve andare oltre e domandare: Ma è vero ciò che lì vien detto? E se è vero, ci riguarda? E in che modo ci riguarda? E come possiamo riconoscere che è vero e che ci riguarda? Ritengo che in questo senso la teologia, pur nell’ambito della scientificità, sia richiesta e interpellata sempre anche al di là della scientificità. L'Università, l'umanità ha bisogno di domande. Laddove non vengono più poste domande, fino a quelle che toccano l’essenziale e vanno oltre ogni specializzazione, non riceviamo più nemmeno delle risposte. Solo se domandiamo e se con le nostre domande siamo radicali, così radicali come deve essere radicale la teologia, al di là di ogni specializzazione, possiamo sperare di ottenere delle risposte a queste domande fondamentali che ci riguardano tutti. Innanzitutto dobbiamo domandare. Chi non domanda non riceve risposta. Ma, aggiungerei, per la Teologia occorre, oltre il coraggio di domandare, anche l'umiltà di ascoltare le risposte che ci dà la fede cristiana; l'umiltà di percepire in queste risposte la loro ragionevolezza e di renderle in tal modo nuovamente accessibili al nostro tempo e a noi stessi. Così non solo si costituisce l’Università, ma anche si aiuta l’umanità a vivere. Per questo compito invoco per Voi la Benedizione di Dio.


Sihaya.b16247
Friday, March 23, 2007 3:52 PM
Questa mattina il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto in udienza S. E. la signora Mary McAleese, Presidente dell’Irlanda, accompagnata dal Consorte e dal Seguito.

Successivamente il Presidente è stato ricevuto anche dal Segretario di Stato di Sua Santità, il Card. Tarcisio Bertone.









LadyRatzinger
Saturday, March 24, 2007 2:29 PM
I discepoli di Don Giussani in udienza dal Santo Padre: "Andate a portare Cristo in tutto il Mondo"

CITTA’ DEL VATICANO - “Andate in tutto il mondo a portare la verità, la bellezza e la pace, che si incontrano in Cristo Redentore”. È contenuto nelle parole di Giovanni Paolo II, fatte proprie dal suo successore, il suggello dell'incontro della fraternità di “Comunione e Liberazione” con Benedetto XVI. Un'udienza da record in piazza San Pietro, organizzata in occasione del 25° anniversario del riconoscimento pontificio del movimento ecclesiale, fondato da don Luigi Giussani (nella foto proprio con Giovanni Paolo II). A Roma, sono arrivate oltre 130.000 persone, da tutta Italia e da altri 52 Paesi, tra cui Albania, Ecuador, Egitto, Etiopia, Israele, Kazakistan, Kenya, Kosovo, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Repubblica Domenicana, Romania, Russia, Sierra Leone, Stati Uniti e Venezuela. Si tratta del primo incontro di CL con il Papa, ma il legame del Cardinale Joseph Ratzinger con il movimento fondato da don Luigi Giussani era già forte. Basti pensare che l'allora prefetto della Congregazione per la dottrina della fede partecipò ai funerali del fondatore, morto il 22 febbraio del 2005, definendolo allora un "caro amico". L'udienza di oggi si è aperta alle 11.00, sotto la pioggia battente, con la recita delle Lodi, la proiezione su maxischermi degli interventi di don Giussani e i canti eseguiti dal coro di Cl e dall'assemblea. A mezzogiorno, l'arrivo del Santo Padre, accolto dall'entusiasmo dei presenti che lo hanno incontrato da vicino, nel consueto percorso in “papamobile”. Nel suo discorso, l'omaggio e la gratitudine per l'esperienza di CL, movimento nato nel 1970 per testimoniare “la bellezza di essere cristiani in un'epoca in cui andava diffondendosi l’opinione che il cristianesimo fosse qualcosa di faticoso e di opprimente da vivere”. Inevitabile il pensiero a Don Giussani e alla sua ricerca della bellezza che, spiega il Papa, “trovò in Cristo”. Egli, continua, “s’impegnò allora a ridestare nei giovani l’amore verso Cristo “Via, Verità e Vita”, ripetendo che solo Lui è la strada verso la realizzazione dei desideri del cuore dell'uomo, e che Cristo non ci salva a dispetto della nostra umanità, ma attraverso di essa”. Alla luce di questo insegnamento, “Comunione e Liberazione” è diventata così “un’esperienza comunitaria della fede”, presente nella Chiesa non per “una volontà organizzativa della Gerarchia”, ma per “un incontro rinnovato con Cristo”. “Ancor oggi – continua Benedetto XVI - essa si offre come una possibilità di vivere in modo profondo e attualizzato la fede cristiana, da una parte con una totale fedeltà e comunione con il Successore di Pietro e con i Pastori che assicurano il governo della Chiesa; dall'altra, con una spontaneità e una libertà che permettono nuove e profetiche realizzazioni apostoliche e missionarie”. Tutto questo, mettendo al centro l'unità della Chiesa perchè “se i Movimenti sono realmente doni dello Spirito Santo, devono inserirsi nella Comunità ecclesiale e servirla così che, nel dialogo paziente con i Pastori, essi possano costituire elementi edificanti per la Chiesa di oggi e di domani”. Da qui, Benedetto XVI fa proprio l'invito di Giovanni Paolo II a CL ad andare in tutto il mondo. “Cntinuate su questa strada, - ha detto - con una fede profonda, personalizzata e saldamente radicata nel vivo Corpo di Cristo, la Chiesa, che garantisce la contemporaneità di Gesù con noi”. Le parole del papa erano arrivate dopo il saluto del successore di don Giussani alla guida di Comunione e Liberazione, don Julian Carron, che aveva ribadito l'impegno a “vivere la novità che ci è capitata in tutte le situazioni e ambienti dove si svolge la nostra esistenza, confidando di poter testimoniare nella nostra piccolezza tutta la bellezza che ha invaso la nostra vita, in modo tale che possa essere incontrata”. Non c’è che dire, davvero una giornata indimenticabile per il popolo di CL che dopo il discorso del Pontefice ha recitato l'Angelus e ricevuto la Benedizione Apostolica, propiziatrice di copiosi favori celesti.

Sihaya.b16247
Saturday, March 24, 2007 5:43 PM
UDIENZA AI PARTECIPANTI AL PELLEGRINAGGIO PROMOSSO DALLA FRATERNITÀ DI COMUNIONE E LIBERAZIONE

Alle ore 12 di oggi, in Piazza San Pietro, il Santo Padre Benedetto XVI ha incontrato gli oltre 80.000 partecipanti al Pellegrinaggio promosso dalla Fraternità di Comunione e Liberazione in occasione del XXV anniversario del riconoscimento pontificio della Fraternità, e ha loro rivolto il discorso che riportiamo di seguito:


DISCORSO DEL SANTO PADRE

Cari fratelli e sorelle,

è per me un grande piacere accogliervi quest’oggi, in questa Piazza San Pietro, in occasione del XXV anniversario del riconoscimento pontificio della Fraternità di Comunione e Liberazione. A ciascuno di voi rivolgo il mio cordiale saluto, in particolare ai Presuli, ai sacerdoti e ai responsabili presenti. In modo speciale saluto Don Julián Carrón, Presidente della vostra Fraternità, e lo ringrazio per le belle e profonde parole che mi ha indirizzato a nome di tutti voi.

Il mio primo pensiero va al vostro fondatore, Mons. Luigi Giussani, al quale mi legano tanti ricordi e che mi era diventato un vero amico. L’ultimo incontro, come ha accennato Mons. Carrón, avvenne nel Duomo di Milano, nel febbraio di due anni or sono, quando l’amato Giovanni Paolo II mi inviò a presiedere i suoi solenni funerali. Lo Spirito Santo ha suscitato nella Chiesa, attraverso di lui, un Movimento, il vostro, che testimoniasse la bellezza di essere cristiani in un'epoca in cui andava diffondendosi l’opinione che il cristianesimo fosse qualcosa di faticoso e di opprimente da vivere. Don Giussani s’impegnò allora a ridestare nei giovani l’amore verso Cristo "Via, Verità e Vita", ripetendo che solo Lui è la strada verso la realizzazione dei desideri più profondi del cuore dell'uomo, e che Cristo non ci salva a dispetto della nostra umanità, ma attraverso di essa. Come ebbi a richiamare nell'omelia per il suo funerale, questo coraggioso sacerdote, cresciuto in una casa povera di pane, ma ricca di musica - come amava egli stesso dire - sin dall'inizio fu toccato, anzi ferito, dal desiderio della bellezza, non di una bellezza qualunque. Cercava la Bellezza stessa, la Bellezza infinita che trovò in Cristo. Come non ricordare inoltre i tanti incontri e contatti di don Giussani con il mio venerato predecessore Giovanni Paolo II? In una ricorrenza a voi cara, il Papa volle ancora una volta ribadire che l'originale intuizione pedagogica di Comunione e Liberazione sta nel riproporre in modo affascinante e in sintonia con la cultura contemporanea, l'avvenimento cristiano, percepito come fonte di nuovi valori e capace di orientare l'intera esistenza.

L’avvenimento, che ha cambiato la vita del Fondatore, ha "ferito" anche quella dei moltissimi suoi figli spirituali, e ha dato luogo alle molteplici esperienze religiose ed ecclesiali che formano la storia della vostra vasta ed articolata Famiglia spirituale. Comunione e Liberazione è un’esperienza comunitaria della fede, nata nella Chiesa non da una volontà organizzativa della Gerarchia, ma originata da un incontro rinnovato con Cristo e così, possiamo dire, da un impulso derivante ultimamente dallo Spirito Santo. Ancor oggi essa si offre come una possibilità di vivere in modo profondo e attualizzato la fede cristiana, da una parte con una totale fedeltà e comunione con il Successore di Pietro e con i Pastori che assicurano il governo della Chiesa; dall'altra, con una spontaneità e una libertà che permettono nuove e profetiche realizzazioni apostoliche e missionarie.

Cari amici, il vostro Movimento si inserisce così in quella vasta fioritura di associazioni, movimenti e nuove realtà ecclesiali suscitati provvidenzialmente dallo Spirito Santo nella Chiesa dopo il Concilio Vaticano II. Ogni dono dello Spirito si trova originariamente e necessariamente al servizio dell'edificazione del Corpo di Cristo, offrendo una testimonianza dell'immensa carità di Dio per la vita di ogni uomo. La realtà dei Movimenti ecclesiali, pertanto, è segno della fecondità dello Spirito del Signore, perché si manifesti nel mondo la vittoria di Cristo risorto e si compia il mandato missionario affidato a tutta la Chiesa. Nel messaggio al Congresso mondiale dei Movimenti ecclesiali, il 27 maggio del 1998, il Servo di Dio Giovanni Paolo II ebbe a ripetere che, nella Chiesa, non c’è contrasto o contrapposizione tra la dimensione istituzionale e la dimensione carismatica, di cui i Movimenti sono un'espressione significativa, perché entrambe sono coessenziali alla costituzione divina del Popolo di Dio. Nella Chiesa anche le istituzioni essenziali sono carismatiche e d’altra parte i carismi devono in un modo o nell’altro istituzionalizzarsi per avere coerenza e continuità. Così ambedue le dimensioni, originate dallo stesso Spirito Santo per lo stesso Corpo di Cristo, concorrono insieme a rendere presente il mistero e l’opera salvifica di Cristo nel mondo. Questo spiega l’attenzione con cui il Papa e i Pastori guardano alla ricchezza dei doni carismatici nell’epoca contemporanea. A questo proposito, durante un recente incontro col clero e i parroci di Roma, richiamando l’invito che san Paolo rivolge nella Prima Lettera ai Tessalonicesi a non spegnere i carismi, ho detto che se il Signore ci dà nuovi doni dobbiamo esserne grati, anche se talora sono scomodi. Al tempo stesso, poiché la Chiesa è una, se i Movimenti sono realmente doni dello Spirito Santo, devono naturalmente inserirsi nella Comunità ecclesiale e servirla così che, nel dialogo paziente con i Pastori, essi possano costituire elementi edificanti per la Chiesa di oggi e di domani.

Cari fratelli e sorelle, il compianto Giovanni Paolo II, in un’altra circostanza, per voi molto significativa, ebbe ad affidarvi questa consegna: «Andate in tutto il mondo a portare la verità, la bellezza e la pace, che si incontrano in Cristo Redentore». Don Giussani fece di quelle parole il programma di tutto il Movimento e per Comunione e Liberazione fu l'inizio di una stagione missionaria che vi ha portato in ottanta Paesi. Quest’oggi, io vi invito a continuare su questa strada, con una fede profonda, personalizzata e saldamente radicata nel vivo Corpo di Cristo, la Chiesa, che garantisce la contemporaneità di Gesù con noi. Terminiamo questo nostro incontro volgendo il pensiero alla Madonna con la recita dell’Angelus. Verso di Lei don Giussani nutriva una grande devozione, alimentata dall'invocazione Veni Sancte Spiritus, veni per Mariam e dalla recita dell'Inno alla Vergine di Dante Alighieri, che avete ripetuto anche questa mattina. Vi accompagni la Vergine Santa e vi aiuti a pronunciare generosamente il vostro "sì" alla volontà di Dio in ogni circostanza. Potete contare, cari amici, sul mio costante ricordo nella preghiera, mentre con affetto benedico voi qui presenti e l’intera vostra Famiglia spirituale.

Sihaya.b16247
Sunday, March 25, 2007 1:13 PM
VISITA PASTORALE ALLA PARROCCHIA ROMANA DI SANTA FELICITA E FIGLI MARTIRI , 25.03.2007

OMELIA DEL SANTO PADRE

Cari fratelli e sorelle
della Parrocchia di santa Felicita e figli martiri!

Sono venuto volentieri a farvi visita in questa V Domenica di Quaresima. A voi tutti il mio cordiale saluto. Innanzitutto rivolgo il mio pensiero al Cardinale Vicario e al Vescovo Ausiliare Mons. Enzo Dieci. Saluto poi con affetto i Padri Vocazionisti, ai quali è affidata la Parrocchia fin dal suo nascere, nel 1958, ed in modo speciale il vostro parroco, don Eusebio Mosca, che ringrazio per le gentili parole con cui mi ha brevemente presentato la realtà della vostra comunità. Saluto gli altri sacerdoti, i religiosi, le religiose, i catechisti, i laici impegnati e quanti offrono in diverse maniere il proprio contributo alle molteplici attività della Parrocchia - pastorali, educative e di promozione umana - dirette con una attenzione prioritaria ai bambini, ai giovani e alle famiglie. Saluto la comunità filippina, abbastanza numerosa nel vostro territorio, che qui si raccoglie ogni domenica per la santa Messa celebrata nella propria lingua. Estendo il mio saluto a tutti gli abitanti del quartiere Fidene, formato in misura crescente da persone che provengono da altre regioni d’Italia e da diversi Paesi del mondo.

Qui, come altrove, non mancano certo situazioni di disagio sia materiale che morale, situazioni che domandano a voi, cari amici, un impegno costante per testimoniare che l’amore di Dio, manifestatosi appieno in Cristo crocifisso e risorto, abbraccia in modo concreto tutti senza distinzione di razza e cultura. Questa è in fondo la missione di ogni comunità parrocchiale, chiamata ad annunciare il Vangelo e ad essere luogo di accoglienza e di ascolto, di formazione e di condivisione fraterna, di dialogo e di perdono. Come può una comunità cristiana mantenersi fedele a questo suo mandato? Come può diventare sempre più una famiglia di fratelli animati dall’Amore? La parola di Dio che poc’anzi abbiamo ascoltato, e che risuona con singolare eloquenza nel nostro cuore durante questo tempo quaresimale, ci ricorda che il nostro pellegrinaggio terreno è irto di difficoltà e di prove, come il cammino del popolo eletto nel deserto prima di giungere alla terra promessa. Ma l’intervento divino, assicura Isaia nella prima Lettura, può renderlo facile, trasformando la steppa in un paese confortevole e ricco di acque (cfr Is 43,19-20). Al profeta fa eco il Salmo responsoriale: mentre richiama la gioia del ritorno dall’esilio babilonese, invoca il Signore perché intervenga a favore dei "prigionieri" che nell’andare vanno piangendo, ma nel tornare sono pieni di giubilo perché Iddio è presente, e come in passato, compirà anche in futuro "grandi cose per noi".

Questa stessa consapevolezza deve animare ogni comunità cristiana fornita dal suo Signore di abbondanti provviste spirituali per attraversare il deserto di questo mondo e trasformarlo in un fertile giardino. Queste provviste sono l’ascolto docile della sua Parola, i Sacramenti e ogni altra risorsa spirituale della liturgia e della preghiera personale. In definitiva, la vera provvista è il suo amore. L’amore che spinse Gesù ad immolarsi per noi, ci trasforma e ci rende a nostra volta capaci di seguirlo fedelmente. Sulla scia di quanto la liturgia ci ha proposto la scorsa domenica, l’odierna pagina evangelica ci aiuta a capire che solo l’amore di Dio può cambiare dal di dentro l’esistenza dell’uomo e conseguentemente di ogni società, perché solo il suo amore infinito lo libera dal peccato, che è la radice di ogni male. Se è vero che Dio è giustizia, non bisogna dimenticare che Egli è soprattutto amore: se odia il peccato, è perché ama infinitamente ogni persona umana. Ama ognuno di noi e la sua fedeltà è così profonda da non lasciarsi scoraggiare nemmeno dal nostro rifiuto. In particolare oggi Gesù ci provoca alla conversione interiore: ci spiega perché Egli perdona e ci insegna a fare del perdono ricevuto e donato ai fratelli il "pane quotidiano" della nostra esistenza.

Il brano evangelico narra l’episodio della donna adultera in due suggestive scene: nella prima assistiamo a una disputa tra Gesù e gli scribi e i farisei riguardo a una donna sorpresa in flagrante adulterio e, secondo la prescrizione contenuta nel Libro del Levitico (cfr 20,10), condannata alla lapidazione. Nella seconda scena si snoda un breve e commovente dialogo tra Gesù e la peccatrice. Gli spietati accusatori della donna, citando la legge di Mosè provocano Gesù – lo chiamano "maestro" (Didáskale) - chiedendogli se sia giusto lapidarla. Conoscono la sua misericordia e il suo amore per i peccatori e sono curiosi di vedere come se la caverà in un caso del genere, che secondo la legge mosaica non presentava dubbi. Ma Gesù si mette subito dalla parte della donna; in primo luogo scrivendo per terra parole misteriose, che l’evangelista non rivela, e poi pronunciando quella frase diventata famosa:"Chi di voi è senza peccato (usa il termine anamártetos, che viene utilizzato nel Nuovo Testamento soltanto qui), scagli per primo la pietra contro di lei" (Gv 8,7). Nota sant’Agostino che "il Signore, rispondendo, rispetta la legge e non abbandona la sua mansuetudine". Ed aggiunge che con queste sue parole obbliga gli accusatori a entrare dentro se stessi e guardando se stessi a scoprirsi peccatori. Per cui,"colpiti da queste parole come da una freccia grossa quanto una trave, uno dopo l’altro se ne andarono" (In Io. Ev. tract 33,5).

Uno dopo l’altro, dunque, gli accusatori che avevano voluto provocare Gesù, se ne vanno "cominciando dai più anziani fino agli ultimi". Quando tutti sono partiti il divino Maestro resta solo con la donna. Conciso ed efficace il commento di sant’Agostino: "relicti sunt duo: misera et misericordia, restano solo loro due, la misera e la misericordia" (Ibid.). Fermiamoci, cari fratelli e sorelle, a contemplare questa scena dove si trovano a confronto la miseria dell’uomo e la misericordia divina, una donna accusata di un grande peccato e Colui, che pur essendo senza peccato, si è addossato i peccati del mondo intero. Egli, che era rimasto chinato a scrivere nella polvere, ora alza gli occhi ed incontra quelli della donna. Non chiede spiegazioni, non esige scuse. Non è ironico quando le domanda: "Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?" (8,10). Ed è sconvolgente nella sua replica: "Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più" (8,11). Ancora sant’Agostino, nel suo commento, osserva: "Il Signore condanna il peccato, non il peccatore. Infatti, se avesse tollerato il peccato avrebbe detto: Neppure io ti condanno, va’, vivi come vuoi… per quanto grandi siano i tuoi peccati, io ti libererò da ogni pena e da ogni sofferenza. Ma non disse così"(Io. Ev. tract. 33,6)

Cari amici, dalla parola di Dio che abbiamo ascoltato emergono indicazioni concrete per la nostra vita. Gesù non intavola con i suoi interlocutori una discussione teorica: non gli interessa vincere una disputa a proposito di un’interpretazione della legge mosaica, ma il suo obbiettivo è salvare un’anima e rivelare che la salvezza si trova solo nell’amore di Dio. Per questo è venuto sulla terra, per questo morirà in croce ed il Padre lo risusciterà il terzo giorno. E’ venuto Gesù per dirci che ci vuole tutti in Paradiso e che l’inferno, del quale poco si parla in questo nostro tempo, esiste ed è eterno per quanti chiudono il cuore al suo amore. Anche in questo episodio, dunque, comprendiamo che il vero nostro nemico è l’attaccamento al peccato, che può condurci al fallimento della nostra esistenza. Gesù congeda la donna adultera con questa consegna: "Va e d’ora in poi non peccare più". Le concede il perdono affinché "d’ora in poi" non pecchi più. In un episodio analogo, quello della peccatrice pentita che troviamo nel Vangelo di Luca (7,36-50) Egli accoglie e rimanda in pace una donna che si è pentita. Qui, invece, l’adultera riceve il perdono in mondo incondizionato. In entrambi i casi – per la peccatrice pentita e per l’adultera – il messaggio é unico. In un caso si sottolinea che non c’è perdono senza pentimento; qui si pone in evidenza che solo il perdono divino e il suo amore ricevuto con cuore aperto e sincero ci danno la forza di resistere al male e di "non peccare più". L’atteggiamento di Gesù diviene in tal modo un modello da seguire per ogni comunità, chiamata a fare dell’amore e del perdono il cuore pulsante della sua vita.

Cari fratelli e sorelle, nel cammino quaresimale che stiamo percorrendo e che si avvia rapidamente al suo termine, ci accompagni la certezza che Iddio non ci abbandona mai e che il suo amore è sorgente di gioia e di pace; è forza che ci spinge potentemente sulla strada della santità, se necessario anche sino al martirio. Così avvenne per i figli e poi per la coraggiosa madre Felicita, patroni della vostra Parrocchia. Per loro intercessione vi conceda il Signore di incontrare sempre più in profondità Cristo e di seguirlo con docile fedeltà perché, come avvenne per l’apostolo Paolo, anche voi possiate con sincerità proclamare: "Tutto io reputo una perdita di fronte alla sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore per il quale ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero come spazzatura al fine di guadagnare Cristo" (Fil 3,8). L’esempio e l’intercessione di questi santi siano per voi un costante incoraggiamento a seguire il sentiero del Vangelo senza esitazioni e senza compromessi. Vi ottenga questa generosa fedeltà la Vergine Maria, che domani contempleremo nel mistero dell’Annunciazione e alla quale affido tutti voi e l’intera popolazione di questa borgata di Fidene. Amen.

Sihaya.b16247
Sunday, March 25, 2007 1:14 PM
LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELL’ANGELUS , 25.03.2007

Di ritorno dalla visita pastorale alla Parrocchia romana di Santa Felicita e Figli martiri, a mezzogiorno il Santo Padre Benedetto XVI si affaccia alla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare l’Angelus con i fedeli ed i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro per il consueto appuntamento domenicale.
Queste le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana:


PRIMA DELL’ANGELUS

Cari fratelli e sorelle!

Il 25 marzo ricorre la solennità dell’Annunciazione della Beata Vergine Maria. Quest’anno essa coincide con una Domenica di Quaresima e perciò verrà celebrata domani. Vorrei comunque ora soffermarmi su questo stupendo mistero della fede, che contempliamo ogni giorno nella recita dell’Angelus. L’Annunciazione, narrata all’inizio del Vangelo di san Luca, è un avvenimento umile, nascosto – nessuno lo vide, nessuno lo conobbe, se non Maria –, ma al tempo stesso decisivo per la storia dell’umanità. Quando la Vergine disse il suo "sì" all’annuncio dell’Angelo, Gesù fu concepito e con Lui incominciò la nuova era della storia, che sarebbe stata poi sancita nella Pasqua come "nuova ed eterna Alleanza". In realtà, il "sì" di Maria è il riflesso perfetto di quello di Cristo stesso quando entrò nel mondo, come scrive la Lettera agli Ebrei interpretando il Salmo 39: "Ecco, io vengo – poiché di me sta scritto nel rotolo del libro – per compiere, o Dio, la tua volontà" (Eb 10,7). L’obbedienza del Figlio si rispecchia nell’obbedienza della Madre e così, per l’incontro di questi due "sì", Dio ha potuto assumere un volto di uomo. Ecco perché l’Annunciazione è anche una festa cristologica, perché celebra un mistero centrale di Cristo: la sua Incarnazione.

"Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me secondo la tua Parola". La risposta di Maria all’Angelo si prolunga nella Chiesa, chiamata a rendere presente Cristo nella storia, offrendo la propria disponibilità perché Dio possa continuare a visitare l’umanità con la sua misericordia. Il "sì" di Gesù e di Maria si rinnova così nel "sì" dei santi, specialmente dei martiri, che vengono uccisi a causa del Vangelo. Lo sottolineo ricordando che ieri, 24 marzo, anniversario dell’assassinio di Mons. Oscar Romero, Arcivescovo di San Salvador, si è celebrata la Giornata di preghiera e digiuno per i missionari martiri: vescovi, sacerdoti, religiosi, religiose e laici stroncati nel compimento della loro missione di evangelizzazione e promozione umana. Essi, i missionari martiri, come dice il tema di quest’anno, sono "speranza per il mondo", perché testimoniano che l’amore di Cristo è più forte della violenza e dell’odio. Non hanno cercato il martirio, ma sono stati pronti a dare la vita per rimanere fedeli al Vangelo. Il martirio cristiano si giustifica soltanto come supremo atto d’amore a Dio ed ai fratelli.

In questo tempo quaresimale più frequentemente contempliamo la Madonna che sul Calvario sigilla il "sì" pronunziato a Nazaret. Unita a Gesù, il Testimone dell’amore del Padre, Maria ha vissuto il martirio dell’anima. Invochiamo con fiducia la sua intercessione, perché la Chiesa, fedele alla sua missione, dia al mondo intero testimonianza coraggiosa dell’amore di Dio.

[00418-01.01] [Testo originale: Italiano]


DOPO L’ANGELUS

Domenica prossima celebreremo la solenne e suggestiva Liturgia della Domenica delle Palme, con cui inizia la Settimana Santa. In tale circostanza ricorrerà la XXII Giornata Mondiale della Gioventù, che quest’anno ha per tema il comandamento di Gesù: "Come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri" (Gv 13,34). Per prepararci a questo appuntamento e alla celebrazione della Pasqua, invito i giovani della Diocesi di Roma ad una Liturgia penitenziale, che presiederò nel pomeriggio di giovedì 29 marzo, nella Basilica di San Pietro. Coloro che lo desidereranno avranno la possibilità di accostarsi al Sacramento della Confessione, vero incontro con l’amore di Dio, di cui ogni uomo ha bisogno per vivere nella gioia e nella pace.


Saluto infine i pellegrini di lingua italiana, in particolare i fedeli provenienti da Verona, Frosinone, Maddaloni, Catanzaro e Catania; i giovani di Merlengo venuti per prepararsi alla Dedicazione della chiesa parrocchiale, le coppie di fidanzati di Altamura, i ragazzi del Decanato di Rho che faranno la professione di fede e gli alunni della Scuola Primaria di Guasila. Con affetto saluto anche i bambini della Scuola delle Maestre Pie Filippini a Berat, Albania, presenti con i loro genitori. A tutti auguro una buona domenica.

Ratzigirl
Monday, March 26, 2007 1:59 AM
Dolore del Pontefice per le vittime di un’esplosione in Mozambico

Benedetto XVI ha manifestato pubblicamente il proprio dolore ricevendo la notizia dell’esplosione avvenuta questo giovedì in un arsenale militare vicino alla capitale mozambicana, Maputo, che è costato la vita a circa 100 persone e ha provocato 400 feriti.

In un telegramma inviato a monsignor Francisco Chimoio, Arcivescovo di Maputo, il Papa trasmette le sue più sentite condoglianze alle autorità e a tutte le persone colpite dalla tragedia, la più grave nella storia recente del Paese.

Il messaggio, inviato dal Cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato, assicura le preghiere di Benedetto XVI “per le vittime, che affida alla misericordia del Signore, per i feriti, per i loro familiari e per gli abitanti della regione, perché trovino intorno a loro la necessaria assitenza e il sostegno in questo momento di prova”.
Sihaya.b16247
Tuesday, March 27, 2007 2:24 PM
CELEBRAZIONI DELLA SETTIMANA SANTA 2007
Nella Settimana Santa la Chiesa celebra i misteri della salvezza: l’opera della redenzione umana e della perfetta glorificazione di Dio compiuta da Cristo, specialmente negli ultimi giorni della sua vita, per mezzo del mistero pasquale. Egli morendo ha distrutto la morte e risorgendo ha ridato a noi la vita.

La Settimana Santa con la Domenica delle Palme "della Passione del Signore", comprende le ferie dal lunedì al giovedì e culmina con il Triduo Pasquale.

1° aprile 2007

DOMENICA DELLE PALME E DELLA PASSIONE DEL SIGNORE

XXII Giornata Mondiale della Gioventù sul tema:
"Come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri"
(Gv 13,34)

Piazza San Pietro: ore 9.30

La Domenica delle Palme "della Passione del Signore" unisce insieme il trionfo regale di Cristo e l’annuncio della Passione.

Il Santo Padre benedirà le palme e gli ulivi e, al termine della processione, celebrerà la Santa Messa della Passione del Signore.



5 aprile 2007

GIOVEDÌ SANTO

SANTA MESSA DEL CRISMA

Basilica Vaticana: ore 9.30

Il Santo Padre presiederà la concelebrazione della Santa Messa Crismale con i Cardinali, i Vescovi e i Presbiteri (diocesani e religiosi) presenti a Roma, quale segno della stretta comunione tra il Pastore della Chiesa universale e i suoi fratelli nel Sacerdozio ministeriale.

TRIDUO PASQUALE

Il Triduo Pasquale della Passione e Risurrezione del Signore, "culmine di tutto l’anno liturgico", ha inizio con la Messa nella Cena del Signore, trova il suo fulcro nella Veglia pasquale e termina con i Vespri della Domenica di Risurrezione.

5 aprile 2007

GIOVEDÌ SANTO

SANTA MESSA NELLA CENA DEL SIGNORE

Cappella Papale

Basilica di San Giovanni in Laterano: ore 17.30

Con la Messa celebrata nelle ore vespertine del Giovedì Santo, la Chiesa fa memoria di quell’ultima Cena durante la quale il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, amando sino alla fine i suoi che erano nel mondo, offrì a Dio Padre il suo Corpo e Sangue sotto le specie del pane e del vino, li diede agli Apostoli in nutrimento e comandò loro e ai loro successori nel sacerdozio di farne l’offerta.

Il Santo Padre presiederà la concelebrazione della Santa Messa e farà la lavanda dei piedi a dodici uomini. Durante il rito i presenti saranno invitati a compiere un atto di carità a sostegno del Dispensario medico di Baidoa in Somalia. La somma raccolta sarà affidata al Santo Padre al momento della presentazione dei doni.

Al termine della celebrazione avrà luogo la traslazione del Santissimo Sacramento alla Cappella della reposizione.



6 aprile 2007

VENERDÌ SANTO

CELEBRAZIONE DELLA PASSIONE DEL SIGNORE

Cappella Papale

Basilica Vaticana: ore 17

In questo giorno in cui "Cristo nostra Pasqua è stato immolato", la Chiesa - con la meditazione della Passione del suo Signore e Sposo e con l’adorazione della Croce - commemora la propria origine dal fianco trafitto di Cristo e intercede per la salvezza di tutto il mondo.

Il Santo Padre presiederà la Liturgia della Parola, l’Adorazione della Croce e il Rito della Comunione.



VIA CRUCIS
Colosseo: ore 21.15

Il Santo Padre presiederà il pio esercizio della "Via Crucis", al termine del quale rivolgerà la Sua parola ai fedeli ed impartirà la Benedizione Apostolica.



7-8 aprile 2007

DOMENICA DI PASQUA NELLA RISURREZIONE DEL SIGNORE

Per antica tradizione la notte di Pasqua è "in onore del Signore" e la Veglia che in essa si celebra, commemorando la notte santa in cui Cristo è risorto, è considerata la "madre di tutte le veglie". In questa notte, infatti, la Chiesa rimane in attesa della Risurrezione del Signore e la celebra con i sacramenti dell’Iniziazione cristiana.

Con la Domenica di Pasqua inizia il "gioioso spazio" della Pentecoste o cinquantina pasquale in cui la Chiesa celebra la presenza del Risorto e l’effusione dello Spirito Santo.

VEGLIA PASQUALE

Cappella Papale

Basilica Vaticana: ore 22

Il Santo Padre benedirà il fuoco nuovo nell’atrio della Basilica di San Pietro; dopo l’ingresso processionale in Basilica con il cero pasquale e il canto dell’Exsultet, presiederà la Liturgia della Parola, la Liturgia Battesimale e la Liturgia Eucaristica, che sarà concelebrata con i Signori Cardinali.



SANTA MESSA DEL GIORNO

Sagrato della Basilica Vaticana: ore 10.30

Il Santo Padre celebrerà la Santa Messa sul sagrato della Basilica di San Pietro. Dalla loggia centrale della Basilica impartirà quindi la Benedizione "Urbi et Orbi".
Sihaya.b16247
Tuesday, March 27, 2007 2:25 PM
LETTERA DEL SANTO PADRE ALL’EM.MO CARD. CAMILLO RUINI

Il Santo Padre Benedetto XVI ha inviato all’Em.mo Card. Camillo Ruini una Lettera in cui esprime la Sua riconoscenza a conclusione del lungo servizio da lui prestato come Presidente della Conferenza Episcopale Italiana.

Ne pubblichiamo di seguito il testo:


LETTERA DEL SANTO PADRE

Al Venerato Fratello
Signor Cardinale CAMILLO RUINI
Vicario Generale per la Diocesi di Roma

La Pasqua ormai vicina mi offre l’occasione propizia per far giungere con singolare affetto a Lei, Venerato Fratello, insieme con i miei più cordiali voti augurali, una speciale espressione di riconoscenza per il lungo e fruttuoso servizio che Ella ha svolto quale Presidente della Conferenza Episcopale Italiana. E’ dunque nel segno del Signore risorto che Le indirizzo questo mio messaggio, giacché proprio a Cristo, speranza del mondo, è stato orientato il cammino della Chiesa italiana da Lei saggiamente e coraggiosamente guidato, cammino che è culminato nel recente Convegno ecclesiale di Verona, al quale ho avuto la gioia di partecipare anch’io.

In questi mesi si sta svolgendo la Visita ad limina Apostolorum dei Vescovi d’Italia. Incontrandoli, Regione per Regione, ho modo di rendermi meglio conto della grande ricchezza di fede e di azione pastorale presente in queste Comunità e dello spirito apostolico che anima i Pastori. Nel rendere grazie a Dio per questi suoi doni, come non darne il giusto merito anche a Lei, Venerato Fratello, che per oltre tre quinquenni ha guidato l’Episcopato italiano come Presidente, senza contare il contributo determinante offerto già in precedenza nel ruolo di Segretario Generale della Conferenza Episcopale? Il venerato Servo di Dio Giovanni Paolo II, che La volle successore del compianto Cardinale Poletti quale suo Vicario per la Diocesi di Roma e La nominò poi Presidente della C.E.I., ha potuto trovare sempre in Lei un collaboratore fedele e saggio, pronto a trasmettere all’Episcopato le indicazioni magisteriali e pastorali del Successore di Pietro e sollecito nell’aiutare i Confratelli, mediante l’azione del Consiglio Permanente, delle diverse Commissioni Episcopali e degli Uffici centrali, a recepirle e a renderle operative. In tal modo, Ella ha contribuito validamente a far sì che le diverse Chiese particolari, come pure le associazioni, i movimenti e le comunità ecclesiali, potessero procedere unite sotto la guida del Papa, perché la comunicazione del Vangelo in un mondo che cambia fosse sostenuta e avvalorata dalla testimonianza di una effettiva comunione.

Avendo avuto in questi anni l’opportunità di condividere con Lei, Venerato Fratello, tanti momenti di vita e di servizio ecclesiale, mi è particolarmente caro esprimerLe il mio personale apprezzamento e la mia riconoscenza sincera e profonda. Come non ricordare, infine, che Ella ha guidato i Vescovi italiani in una fase delicata e cruciale della storia del Popolo italiano? In questi anni il Suo coraggio e la Sua tenacia nel sostenere l’impegno della Chiesa hanno certamente reso un servizio non solo al Popolo di Dio ma all’intera Nazione italiana.

Voglia Dio portare a piena maturazione le molteplici iniziative avviate dalla Chiesa che è in Italia. Lo ottenga la materna intercessione di Maria Santissima, alla quale affido la Sua persona e il Suo ministero, mentre con affetto Le rinnovo la Benedizione Apostolica estendendola volentieri a quanti Le sono cari.

Dal Vaticano, 23 Marzo 2007

LadyRatzinger
Tuesday, March 27, 2007 9:12 PM
Dal 1° aprile la “Settimana santa” presieduta da Benedetto XVI

CITTÀ DEL VATICANO – Benedetto XVI presiederà personalmente tutti i riti della Settimana Santa. Il primo appuntamento è per il 1° aprile in piazza San Pietro, dove il Papa guiderà la solenne liturgia della Domenica delle Palme con i giovani di Roma riuniti per la celebrazione diocesana della Giornata Mondiale della Gioventù. Il 5 aprile, come è tradizione nel Giovedì santo, saranno due i riti celebrati dal Papa: alle 9,39 nella Basilica di San Pietro la ''messa crismale” con i parroci di Roma e alle 17,30 la messa in coena domini” nella Basilica di San Giovanni in Laterano. Il 6 aprile, Venerdì Santo, il Pontefice assisterà nel pomeriggio alla Adorazione della Croce in San Pietro, e alle 21,15 sarà al Colosseo per la Via Crucis, trasmessa in mondovisione. La Veglia di Pasqua avrà inizio sabato 7 alle 22 nell’atrio della Basilica Vaticana, protraendosi fino alla mezzanotte e domenica 8 aprile alle 10.30 il Papa sarà di nuovo in piazza San Pietro per la solenne messa di Pasqua che sarà seguita dal tradizionale messaggio, dagli auguri nelle diverse lingue e dalla Benedizione Urbi et Orbi trasmessa in mondovisione.
LadyRatzinger
Wednesday, March 28, 2007 4:45 PM
Domani l'incontro tra il Papa e i romani per la "XXII Giornata mondiale della gioventù"

CITTA’ DEL VATICANO – Come anticipato nei giorni scorsi, domani 29 marzo, alle 17.30, Benedetto XVI incontrerà nella basilica di San Pietro i giovani romani per la XXII Giornata mondiale della gioventù che si celebrerà a livello diocesano il 1° aprile, Domenica delle Palme. Durante l’incontro i giovani potranno confessarsi individualmente, con il Papa e con gli oltre 200 sacerdoti presenti in basilica. L’appuntamento si aprirà con il canto “Nostra gloria è la Croce”; al centro dell’altare maggiore verrà posto il crocifisso della Cappella Sistina. Quindi una ragazza saluterà a nome dei giovani di Roma Benedetto XVI. Dopo la liturgia della Parola e l’omelia del Papa, sette giovani chiederanno perdono a Dio, ognuno per un vizio capitale, per introdurre il momento più significativo dell’incontro: il rito della penitenza che prevede la confessione individuale dei presenti. Per venerdì e sabato la diocesi di Roma prevede altre due iniziative in vista della Gmg: il 30 marzo, alle 20, una veglia di preghiera con i giovani della Comunità di Taizé a Nostra Signora del Sacro Cuore (piazza Navona); il 31, alle 21, per le strade del quartiere di Tor Bella Monaca, una Via Crucis con il Crocifisso delle Giornate Mondiali.


Mi chiedo chi andrà a confessarsi con i 200 sacerdoti! Uffa!!Anche io voglio confessarmi con Ratzi!!!!!!!!!!!!!

[Modificato da LadyRatzinger 28/03/2007 16.48]

LadyRatzinger
Wednesday, March 28, 2007 4:53 PM
Benedetto XVI all'Udienza Generale: "I cristiani siano fedeli ai Vescovi e al Papa contro le eresie degli intellettuali"

CITTA’ DEL VATICANO - I cristiani di tutto il mondo "devono osservare quanto dicono i vescovi e considerare specialmente l'insegnamento della Chiesa di Roma". Il Papa ha esortato i fedeli a seguire il vero cristianesimo, che non è quello degli intellettuali. Davanti a circa 40mila fedeli in una piazza San Pietro gremita per l'udienza generale, Benedetto XVI ha preso spunto dalla figura di Sant'Ireneo di Lione per sottolineare che "la tradizione apostolica è pubblica, non privata o segreta". "Il contenuto della fede - ha detto il Pontefice - è quella degli apostoli, non esiste altro insegnamento che questo. Pertanto chi vuole conoscere la vera dottrina segua quella degli apostoli". In tal senso, per Papa Ratzinger, "la verità e la salvezza non solo privilegio o monopolio di pochi, ma tutti le possono raggiungere attraverso la predicazione dei successori degli apostoli e soprattutto del vescovo di Roma". "La tradizione apostolica - ha poi spiegato il Papa - non è solo pubblica, ma anche unica. Nei suoi contenuti fondamentali c'è l'universalità della Chiesa, la cattolicità e la forza unificante che unisce realtà diverse, dalla Germania all'Italia, dall'Egitto alla Spagna". "La tradizione apostolica - ha sottolineato Benedetto XVI - è pneumatica, cioè spirituale, guidata dallo Spirito Santo. È lo spirito di Dio che garantisce la fedeltà". Occorre, quindi, "difendere la vera dottrina dagli assalti degli eretici ed esporre con chiarezza la verità della fede". Infatti, "non esiste un cristianesimo superiore per gli intellettuali" ma "la fede pubblicamante confessata è la fede comune per tutti. Solo questa fede - ha scandito Benedetto XVI - è apostolica, cioè viene dagli apostoli e da Dio". Per il Pontefice, dunque, "il vero Vangelo non è quello inventato dagli intellettuali, ma è quello impartito dai vescovi che lo hanno ricevuto in una catena ininterrotta dagli apostoli che non hanno insegnato altro che questa fede semplice che è anche la vera profondità della rivelazione di Dio". Benedetto XVI ha raccontato così, davanti a 40mila fedeli, la storia di Sant'Ireneo, "uomo di fede e pastore". "Del buon pastore - ha detto il Papa - ha il senso della misura, la ricchezza della dottrina e l'ardore missionario". Sant'Ireneo fu "campione della lotta contro le eresie". In quel tempo molti presentavano la Chiesa solo come "un simbolismo per i semplici che non erano in grado di capire cose difficili, invece gli iniziati - ha spiegato ancora Papa Ratzinger - e gli intellettuali avrebbero capito quanto sta dietro questi simboli e così formarono un cristianesimo elitario, intellettualista e ovviamente questo cristianesimo intellettuale si frammentava sempre più in diverse correnti con pensieri strani e stravaganti ma attrattivi per molti. Un elemento comune di queste diverse correnti - ha concluso - fu il dualismo, cioè si negava la fede dell'unico Dio padre per spiegare il male nel mondo, affermavano accanto al Dio buono un principio negativo che avrebbe prodotto le cose materiali".

-danich-
Wednesday, March 28, 2007 7:02 PM
Visita ad limina
Si svolgerà da lunedì 26 a sabato 31 Marzo 2007 la Visita ad Limina Apostolorum dei Vescovi delle 18 diocesi della Sicilia con il Santo Padre Benedetto XVI.
L’incontro, che si svolge ogni 5 anni in Città del Vaticano, sarà l’occasione per presentare al Pontefice il cammino delle Chiese di Sicilia e delle singole diocesi nella vasta azione pastorale, che tiene conto anche delle diverse espressioni di promozione culturale e sociale.

Verranno presentate le esperienze vissute nel quotidiano, in settori come le migrazioni, la legalità e il dialogo interreligioso in una terra, quella isolana, che porta nel suo identikit i valori della tolleranza, dell’accoglienza, e dell’integrazione che la pongono al centro del Mediterraneo.
Un momento di sintesi e di verifica nel corso del quale ciascun Presule porterà dinanzi al Santo Padre la bellezza e la ricchezza della Chiesa particolare a lui affidata, le ansie e le difficoltà del suo popolo. Queste sono state raccolte nel corso degli incontri che ogni singolo Vescovo ha realizzato nella propria diocesi con le visite pastorali. La delegazione sarà guidata dal Presidente della Conferenza Episcopale Siciliana, mons. Paolo Romeo.


I diciotto presuli siciliani, ospiti nel complesso Santa Marta della Città del Vaticano, hanno già iniziato a gruppi le udienze singole con il Santo Padre e le visite ai vari Dicasteri Vaticani: Educazione Cattolica, Vita Consacrata, Vescovi, Dottrina della fede, Culto divino, Dialogo interreligioso, Clero e i Pontifici Consigli per i laici, per la Famiglia, per Giustizia e Pace.

Domani (oggi), mercoledì 28, i Vescovi parteciperanno in Piazza San Pietro all’udienza generale e subito dopo, alle ore 12.30, celebreranno la Santa Messa nella Basilica di San Pietro. Saranno presenti 700 fedeli siciliani.

Nel pomeriggio di domani continueranno la sessione primaverile della CESi e in serata saranno ospiti della nunziatura apostolica in Italia.

Giovedì 29, alle ore 17.00, nella Basilica di Santa Maria Maggiore celebrazione eucaristica con i quaranta presbiteri di Sicilia, presenti a Roma per il pellegrinaggio giubilare, organizzato dal Centro Regionale per la formazione del “Madre del Buon Pastore”.

Venerdì 30 e Sabato 31 nelle mattinate si concluderanno le udienze private dei Vescovi con il Santo Padre. Accompagnano la delegazione dei Vescovi per l’organizzazione, il Segretario aggiunto CESi, mons. Carmelo Cuttitta, il direttore della Segreteria Pastorale Regionale, mons. Carlo Di Vita e il responsabile dell’Ufficio Stampa CESI, p. Paolo Fiasconaro.




PROGRAMMA
26-31 marzo 2007


Lunedì 26 marzo
Udienze con il Santo Padre
S.E. Mons. Sotir Ferrara
S.E. Mons. Carmelo Ferraro
S.E. Mons. Mario Russotto
S.E. Mons. Michele Pennisi

Visite
:: ore 9.30 Congregazione per l’Educazione Cattolica
:: ore 11.00 Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata
:: ore 16.00 Sessione primaverile della Conferenza Episcopale

Martedì 27 marzo
Visite
:: ore 9.30 Congregazione per i Vescovi
:: ore 11.00 Congregazione per la Dottrina della Fede
:: ore 16.30 Pontificio Consiglio per i Laici
:: ore 16.30 Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace
:: ore 17.30 Pontificio Consiglio per la Famiglia

Mercoledì 28 marzo

Udienza Generale del mercoledì
:: ore 12.30 Celebrazione Eucaristica nella Basilica di San Pietro
:: ore 16.00 Sessione primaverile della Conferenza Episcopale
:: ore 20.00 Cena alla Nunziatura Apostolica (chissà se avranno portato qualche meravigliosa cassata siciliana )

Giovedì 29 marzo

Udienze con il Santo Padre
S.E. Mons. Salvatore Gristina
S.E. Mons. Pio Vigo
S.E. Mons.Vincenzo Manzella
S.E. Mons. Calogero La Piana
S.E. Mons. Francesco Montenegro
S.E. Mons. Salvatore Pappalardo

Visite
:: ore 9.30 Congregazione per il Culto divino e la disciplina dei Sacramenti
:: ore 11.00 Pontificio Consiglio per il Dialogo inter-Religioso
:: ore 17.00 Basilica di Santa Maria Maggiore Celebrazione Eucaristica con i presbiteri presenti a Roma per il pellegrinaggio in occasione dell’anniversario dell’ordinazione presbiterale.
:: ore 20:30 Cena con i presbiteri

Venerdì 30 marzo

Udienze con il Santo Padre
S.E. Mons. Ignazio Zambito
S.E. Mons. Paolo Romeo
S.E. Mons. Francesco Sgalambro
S.E. Mons. Domenico Mogavero
S.E. Mons. Salvatore Di Cristina

Visite
:: ore 9.30 Congregazione per il Clero

Sabato 31 marzo

Udienze con il Santo Padre
S.E. Mons. Francesco Miccichè
S.E. Mons. Giuseppe Costanzo
S.E. Mons. Giuseppe Malandrino
S.E. Mons. Paolo Urso


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