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Paparatzifan
Saturday, March 03, 2007 9:31 PM
Il nuovo arcivescovo di Varsavia, mons. Nycz
"Non si può cancellare il passato eroico della Chiesa polacca"

Con gioia e sollievo è stata accolta in Polonia la nomina del nuovo arcivescovo di Varsavia, mons. Kazimierz Nycz, finora vescovo di Koszalin-Kolobrzeg: il Papa lo ha chiamato a succedere a mons. Stanislaw Wielgus, dimessosi nel gennaio scorso dopo aver ammesso le sue responsabilità nella collaborazione, in gioventù, con i servizi segreti del passato regime comunista. Ma ascoltiamo il commento di mons. Nycz, al microfono di padre Józef Polak, responsabile del Programma polacco della Radio Vaticana:

*********

Fin da quando sono arrivato a Koszalin, ero convinto che bisognava confrontarsi con tutto il passato, sia mio, sia dei sacerdoti, sia di tutta la Chiesa. Perchè il passato della Chiesa polacca è eroico. Non si può cancellare questa verità anche se nei tempi del terrore comunista, del controllo poliziesco, della distruzione degli uomini compiuta in vari modi dal regime, si è trovato un certo numero di sacerdoti che non sono riusciti ad essere all’altezza della sfida, che esigeva eroismo, e per qualche debolezza hanno cominciato a collaborare o hanno subìto la collaborazione. La mia convinzione è semplice: è una lezione che deve essere superata con serenità. Per me la cosiddetta “lustrazia”, ossia la verifica storica sulla base della pubblicazione sui media delle indagini della Commissione Ecclesiale o dell’Istituto della Memoria Nazionale, non è stata e non sarà la soluzione del problema. Per me la “lustrazia” è semplicemente una purificazione della Chiesa che deve seguire le indicazioni del “Memoriale” della Conferenza episcopale per riparare tutti gli errori commessi, nella misura in cui sono stati fatti, “se” sono stati fatti. Non si può agire precipitosamente. Bisogna agire in modo evangelico. Altrimenti passeremo da un nome all’altro, da un fascicolo all’altro: il che per la Chiesa sarebbe molto negativo. Temo che si pensi che per la Chiesa il problema più importante sia quello di purificarsi dal proprio passato. Bisogna invece superare la situazione con serenità e continuare il nostro lavoro, la missione della Chiesa: annunciare il Vangelo, invitare i fedeli alla santità attraverso i sacramenti, testimoniare concretamente l’amore. Niente di più…

Dal sito della Radio Vaticana, 3 marzo 2007
emma3
Saturday, March 03, 2007 10:08 PM
Incontrando i membri dell'Istituto Paolo VI di Brescia, il Papa ha ricordato oggi la figura di Paolo VI

Il discorso del papa


Cari fratelli e sorelle!
Sono lieto di accogliere ciascuno di voi, che fate parte del Comitato Scientifico e del Comitato Esecutivo dell'Istituto Paolo VI, promosso dall’"Opera per l'Educazione Cristiana" di Brescia, allo scopo di favorire lo studio della vita, del pensiero e dell’attività di questo indimenticabile Pontefice. Vi saluto tutti cordialmente, a cominciare dai Signori Cardinali presenti. In particolare, saluto il Dr. Giuseppe Camadini e lo ringrazio per le parole che mi ha rivolto nella sua qualità di Presidente del vostro Istituto. Porgo poi uno speciale saluto a Mons. Giulio Sanguineti, Vescovo della diocesi nella quale questo mio venerato Predecessore è nato, è stato battezzato ed ordinato sacerdote. A lui sono grato anche per quanto autorevolmente fa per sostenere ed accompagnare l'attività di una così benemerita Istituzione. Grazie, cari amici, per avermi offerto in dono un esemplare di tutte le pubblicazioni finora da voi edite. Si tratta di una ben vasta serie di volumi, che testimoniano il notevole lavoro da voi svolto in oltre 25 anni.

Ho avuto modo, come è stato detto, di conoscere anch’io l'attività del vostro Istituto. Ne ho ammirato la fedeltà al Magistero, come pure l'intento di onorare un grande Pontefice, del quale è vostra cura far risaltare l’anelito apostolico, grazie ad un rigoroso lavoro di ricerca e ad iniziative di elevato spessore scientifico ed ecclesiale. Al Servo di Dio Paolo VI io mi sento molto legato personalmente per la fiducia che ebbe a mostrarmi nominandomi Arcivescovo di Monaco di Baviera e, tre mesi dopo, annoverandomi nel Collegio Cardinalizio nel 1977. Egli fu chiamato dalla Provvidenza divina a guidare la barca di Pietro in un periodo storico segnato da non poche sfide e problematiche. Nel ripercorrere col pensiero gli anni del suo pontificato, colpisce l'ardore missionario che lo animò e che lo spinse ad intraprendere impegnativi viaggi apostolici anche verso nazioni lontane, a compiere gesti profetici di alta valenza ecclesiale, missionaria ed ecumenica. Fu il primo Papa a recarsi nella Terra dove Cristo visse e dalla quale Pietro partì per venire a Roma. Quella visita, appena sei mesi dopo la sua elezione a Sommo Pastore del Popolo di Dio e mentre era in corso il Concilio Ecumenico Vaticano II, rivestì un chiaro significato simbolico. Indicò alla Chiesa che la via della sua missione è di ricalcare le orme di Cristo. Questo fu appunto quanto il Papa Paolo VI cercò di fare nel corso del suo ministero petrino, che esercitò sempre con saggezza e prudenza, in piena fedeltà al comando del Signore.

In effetti, il segreto dell'azione pastorale che Paolo VI svolse con instancabile dedizione, adottando talora decisioni difficili e impopolari, sta proprio nel suo amore per Cristo: amore che vibra con espressioni toccanti in tutti i suoi insegnamenti. Il suo animo di Pastore era tutto preso da una tensione missionaria alimentata da sincero desiderio di dialogo con l’umanità. Il suo invito profetico, più volte riproposto, a rinnovare il mondo travagliato da inquietudini e violenze mediante "la civiltà dell’amore", nasceva da un totale suo affidamento a Gesù, Redentore dell’uomo. Come dimenticare, ad esempio, quelle parole che anch’io, allora presente come Perito al Concilio Vaticano II, ebbi ad ascoltare nella Basilica Vaticana all'apertura della Seconda Sessione, il 29 settembre 1963? "Cristo nostro principio - proclamò con intimo trasporto Paolo VI e sento ancora la sua voce - Cristo nostra via e nostra guida! Cristo nostra speranza e nostro termine... Nessun'altra luce si libri in questa adunanza, che non sia Cristo, luce del mondo; nessun'altra verità interessi gli animi nostri, che non siano le parole del Signore, unico nostro Maestro; nessun'altra aspirazione ci guidi, che non sia il desiderio di essere a Lui assolutamente fedeli" (Insegnamenti di Paolo VI, I [1963], 170-171). E fino all'ultimo respiro il suo pensiero, le sue energie, la sua azione furono per Cristo e per la Chiesa.

Il nome di questo Pontefice, che l’opinione pubblica mondiale comprese nella sua grandezza proprio in occasione della morte, resta soprattutto legato al Concilio Vaticano II. Se infatti fu Giovanni XXIII a indirlo e a iniziarlo, toccò a lui, suo successore, portarlo a compimento con mano esperta, delicata e ferma. Non meno arduo fu per Papa Montini reggere la Chiesa nel periodo post-conciliare. Non si lasciò condizionare da incomprensioni e critiche, anche se dovette sopportare sofferenze e attacchi talora violenti, ma restò in ogni circostanza fermo e prudente timoniere della barca di Pietro.

Con il passare degli anni appare sempre più evidente l'importanza per la Chiesa e per il mondo del suo pontificato, come pure il valore del suo alto magistero, a cui si sono ispirati i suoi Successori, ed al quale anch’io continuo a far riferimento. Colgo, pertanto, volentieri l’odierna circostanza per rendergli omaggio, mentre vi incoraggio, cari amici, a proseguire nel lavoro che avete da tempo intrapreso. Facendo mia l’esortazione che vi indirizzò l’amato Papa Giovanni Paolo II, vi ripeto volentieri: "Studiate Paolo VI con amore... studiatelo con rigore scientifico... studiatelo con la convinzione che la sua eredità spirituale continua ad arricchire la Chiesa e può alimentare le coscienze degli uomini di oggi, tanto bisognosi di parole di vita eterna" (Insegnamenti di Giovanni Paolo II, 1980, pp. 187-189). Cari fratelli e sorelle, grazie ancora per la vostra visita; vi assicuro un ricordo nella preghiera e benedico con affetto voi, le vostre famiglie e tutte le iniziative dell’Istituto Paolo VI di Brescia.



Sihaya.b16247
Sunday, March 04, 2007 12:33 PM
Angelus 4 marzo 2007
Cari fratelli e sorelle!

Nell’odierna seconda domenica di Quaresima, l’evangelista Luca sottolinea che Gesù salì sul monte "a pregare" (9,28) insieme agli apostoli Pietro, Giacomo e Giovanni e, "mentre pregava" (9,29), si verificò il luminoso mistero della sua trasfigurazione. Salire sulla montagna per i tre Apostoli ha perciò voluto dire essere coinvolti nella preghiera di Gesù, che si ritirava spesso in orazione, specialmente all’alba e dopo il tramonto, e talvolta per tutta la notte. Solo però quella volta, sulla montagna, Egli volle manifestare ai suoi amici la luce interiore che lo ricolmava quando pregava: il suo volto - leggiamo nel Vangelo - s’illuminò e le sue vesti lasciarono trasparire lo splendore della Persona divina del Verbo incarnato (cfr Lc 9,29).

C’è un altro dettaglio, proprio del racconto di san Luca, che merita di essere sottolineato: l’indicazione cioè dell’oggetto della conversazione di Gesù con Mosè ed Elia, apparsi accanto a Lui trasfigurato. Essi – narra l’Evangelista – "parlavano della sua dipartita (in greco éxodos), che avrebbe portato a compimento a Gerusalemme" (9,31). Dunque, Gesù ascolta la Legge e i Profeti che gli parlano della sua morte e risurrezione. Nel suo dialogo intimo con il Padre, Egli non esce dalla storia, non sfugge alla missione per la quale è venuto nel mondo, anche se sa che per arrivare alla gloria dovrà passare attraverso la Croce. Anzi, Cristo entra più profondamente in questa missione, aderendo con tutto se stesso alla volontà del Padre, e ci mostra che la vera preghiera consiste proprio nell’unire la nostra volontà a quella di Dio. Per un cristiano, pertanto, pregare non è evadere dalla realtà e dalle responsabilità che essa comporta, ma assumerle fino in fondo, confidando nell’amore fedele e inesauribile del Signore. Per questo, la verifica della trasfigurazione è, paradossalmente, l’agonia nel Getsemani (cfr Lc 22,39-46). Nell’imminenza della passione, Gesù ne sperimenterà l’angoscia mortale e si affiderà alla volontà divina; in quel momento la sua preghiera sarà pegno di salvezza per tutti noi. Cristo, infatti, supplicherà il Padre celeste di "liberarlo dalla morte" e, come scrive l’autore della lettera agli Ebrei, "fu esaudito per la sua pietà" (5,7). Di tale esaudimento è prova la risurrezione.

Cari fratelli e sorelle, la preghiera non è un accessorio, un optional, ma è questione di vita o di morte. Solo chi prega, infatti, cioè chi si affida a Dio con amore filiale, può entrare nella vita eterna, che è Dio stesso. Durante questo tempo di Quaresima, chiediamo a Maria, Madre del Verbo incarnato e Maestra di vita spirituale, di insegnarci a pregare come faceva il suo Figlio, perché la nostra esistenza sia trasformata dalla luce della sua presenza.

DOPO L’ANGELUS

Desidero ringraziare coloro che, nei giorni scorsi, mi hanno accompagnato con la preghiera durante gli Esercizi Spirituali. Incoraggio tutti, in questo tempo di Quaresima, a ricercare il silenzio e il raccoglimento, per lasciare più spazio alla preghiera e alla meditazione della Parola di Dio.

Sabato prossimo 10 marzo, alle ore 16, nell’Aula Paolo VI, presiederò una veglia mariana destinata ai giovani universitari di Roma. Ad essa parteciperanno, grazie ai collegamenti radio-televisivi, anche numerosi studenti di altri Paesi dell’Europa e dell’Asia. Invocheremo l’intercessione di Maria, Sedes Sapientiae, perché il Signore mandi testimoni della verità evangelica, per costruire la civiltà dell’amore in questi due Continenti e nel mondo intero.

Saluto infine con affetto i pellegrini di lingua italiana, in particolare i fedeli provenienti da Azzàno Decimo e dalla parrocchia di Santa Francesca Cabrini in Roma; i Salesiani e i giovani partecipanti al "Tour Don Bosco", i giovani di Paderno Dugnano, quelli di Fòssola e di San Sisto-Perugia, i ragazzi di Zanè che hanno ricevuto il sacramento della Confermazione, il Centro Culturale "Don Mario Lameri" di Salvirola e il gruppo della Polizia Municipale di Agropoli. A tutti auguro una buona domenica.

Sihaya.b16247
Sunday, March 04, 2007 12:54 PM
Da Il Foglio
Il Papa potrebbe incontrare Alessio II. Il vescovo ortodosso Hilarion Alfeyev, rappresentante del Patriarcato di Mosca, ha detto: “Sono certo che Benedetto XVI e il Patriarca Alessio II si incontreranno. Lo faranno in campo neutro, né a Roma né a Mosca”.
Ratzigirl
Tuesday, March 06, 2007 1:25 AM
Gli auguri e il ringraziamento del Papa al Cardinale Re per i suoi 50 anni di sacerdozio



In occasione del 50° anniversario di ordinazione sacerdotale, che è ricorso il 3 marzo, il Santo Padre Benedetto XVI ha indirizzato una Lettera - redatta in lingua latina e datata 8 febbraio - al Cardinale Giovanni Battista Re (nella foto), Prefetto della Congregazione per i Vescovi, nella quale esprime il suo apprezzamento per il "proficuo e molteplice servizio reso dal Porporato alla Chiesa in questi cinquanta anni".

Sihaya.b16247
Wednesday, March 07, 2007 6:02 PM
L’UDIENZA GENERALE , 07.03.2007
SALUTO AI PELLEGRINI NELLA BASILICA VATICANA

Cari fratelli e sorelle!

sono lieto di accogliervi e rivolgo a ciascuno di voi il mio cordiale benvenuto. Saluto anzitutto i pellegrini provenienti dalle Diocesi della Regione Ecclesiastica Piemontese, che accompagnano i loro Vescovi nella Visita ad limina. Cari amici, la fede cristiana si confronta, anche in Piemonte e Valle d’Aosta con molte sfide dovute, nell’odierno contesto socio-culturale, alle tendenze agnostiche presenti in campo dottrinale, come pure alle pretese di piena autonomia etica e morale. Non è certo facile annunciare e testimoniare oggi il Vangelo. Tuttavia - e questo ho potuto constatare in tutti i miei colloqui e incontri - permane nel popolo un solido substrato spirituale, che si manifesta tra l’altro nell’attenzione alle istanze della vita cristiana, nell’intimo bisogno di Dio, nella riscoperta del valore della preghiera, nella stima verso il sacerdote zelante e il suo ministero. Si avverte, inoltre, da parte di fedeli laici e di gruppi di impegno apostolico, una più sentita esigenza di tensione alla santità, misura alta della vita cristiana. Mi rivolgo pure a voi, cari Fratelli nell’Episcopato: di fronte alle difficoltà che a volte incontrano le comunità ecclesiali affidate alle vostre cure, vi esorto a proseguire con coraggio nell’aiutarle a seguire fedelmente il Signore, valorizzando le loro potenzialità spirituali e i carismi di ciascuno. Ricordate loro che nessuna difficoltà può separarci dall’amore di Cristo, come già affermava san Paolo (cfr. Rm 8,35-39). Per questo, unendo le forze, voi Pastori insieme ai sacerdoti, alle persone consacrate e ai fedeli laici testimoniate con fervore la vostra, la nostra comune adesione a Cristo ed edificate la Chiesa nella carità e nella verità. La Madre Celeste, che il popolo piemontese invoca da sempre con sentita devozione, vi assista, vi illumini e vi conforti.

Saluto ora i giovani qui presenti, in particolare gli alunni della Scuola Don Carlo Costamagna di Busto Arsizio e quelli della Scuola Don Giovanni Bosco di Canonica d’Adda. Cari amici, il tempo di Quaresima, che stiamo vivendo, sia per voi occasione propizia per riscoprire il dono della sequela di Cristo e imparare ad aderire sempre, con il suo aiuto, alla volontà del Padre. E così prendiamo la strada giusta, la strada che ci apre il cammino al futuro.

CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA

Cari fratelli e sorelle,

abbiamo meditato nei mesi scorsi sulle figure dei singoli Apostoli e sui primi testimoni della fede cristiana, che gli scritti neo-testamentari menzionano. Adesso dedichiamo la nostra attenzione ai Padri apostolici, cioè alla prima e alla seconda generazione nella Chiesa dopo gli Apostoli. E così possiamo vedere come comincia il cammino della Chiesa nella storia.

San Clemente, Vescovo di Roma negli ultimi anni del primo secolo, è il terzo successore di Pietro, dopo Lino e Anacleto. Riguardo alla sua vita, la testimonianza più importante è quella di sant’Ireneo, Vescovo di Lione fino al 202. Egli attesta che Clemente "aveva visto gli Apostoli", "si era incontrato con loro", e "aveva ancora nelle orecchie la loro predicazione, e davanti agli occhi la loro tradizione" (Adv. haer. 3,3,3). Testimonianze tardive, fra il quarto e il sesto secolo, attribuiscono a Clemente il titolo di martire.

L'autorità e il prestigio di questo Vescovo di Roma erano tali, che a lui furono attribuiti diversi scritti, ma l'unica sua opera sicura è la Lettera ai Corinti. Eusebio di Cesarea, il grande "archivista" delle origini cristiane, la presenta in questi termini: "E’ tramandata una lettera di Clemente riconosciuta autentica, grande e mirabile. Fu scritta da lui, da parte della Chiesa di Roma, alla Chiesa di Corinto... Sappiamo che da molto tempo, e ancora ai nostri giorni, essa è letta pubblicamente durante la riunione dei fedeli" (Hist. Eccl. 3,16). A questa lettera era attribuito un carattere quasi canonico. All'inizio di questo testo - scritto in greco - Clemente si rammarica che "le improvvise avversità, capitate una dopo l'altra" (1,1), gli abbiano impedito un intervento più tempestivo. Queste "avversità" sono da identificarsi con la persecuzione di Domiziano: perciò la data di composizione della lettera deve risalire a un tempo immediatamente successivo alla morte dell'imperatore e alla fine della persecuzione, vale a dire subito dopo il 96.

L'intervento di Clemente – siamo ancora nel I secolo – era sollecitato dai gravi problemi in cui versava la Chiesa di Corinto: i presbiteri della comunità, infatti, erano stati deposti da alcuni giovani contestatori. La penosa vicenda è ricordata, ancora una volta, da sant’Ireneo, che scrive: "Sotto Clemente, essendo sorto un contrasto non piccolo tra i fratelli di Corinto, la Chiesa di Roma inviò ai Corinti una lettera importantissima per riconciliarli nella pace, rinnovare la loro fede e annunciare la tradizione, che da poco tempo essa aveva ricevuto dagli Apostoli" (Adv. haer. 3,3,3). Potremmo quindi dire che questa lettera costituisce un primo esercizio del Primato romano dopo la morte di san Pietro. La lettera di Clemente riprende temi cari a san Paolo, che aveva scritto due grandi lettere ai Corinti, in particolare la dialettica teologica, perennemente attuale, tra indicativo della salvezza e imperativo dell’impegno morale. Prima di tutto c'è il lieto annuncio della grazia che salva. Il Signore ci previene e ci dona il perdono, ci dona il suo amore, la grazia di essere cristiani, suoi fratelli e sorelle. E’ un annuncio che riempie di gioia la nostra vita e dà sicurezza al nostro agire: il Signore ci previene sempre con la sua bontà e la bontà del Signore è sempre più grande di tutti i nostri peccati. Occorre però che ci impegniamo in maniera coerente con il dono ricevuto e rispondiamo all'annuncio della salvezza con un cammino generoso e coraggioso di conversione. Rispetto al modello paolino, la novità è che Clemente fa seguire alla parte dottrinale e alla parte pratica, che erano costitutive di tutte le lettre paoline, una "grande preghiera" che praticamente conclude la lettera.

L'occasione immediata della lettera schiude al Vescovo di Roma la possibilità di un ampio intervento sull'identità della Chiesa e sulla sua missione. Se a Corinto ci sono stati degli abusi, osserva Clemente, il motivo va ricercato nell'affievolimento della carità e di altre virtù cristiane indispensabili. Per questo egli richiama i fedeli all'umiltà e all'amore fraterno, due virtù veramente costitutive dell’essere nella Chiesa: "Siamo una porzione santa", ammonisce, "compiamo dunque tutto quello che la santità esige" (30,1). In particolare, il Vescovo di Roma ricorda che il Signore stesso "ha stabilito dove e da chi vuole che i servizi liturgici siano compiuti, affinché ogni cosa, fatta santamente e con il suo beneplacito, riesca bene accetta alla sua volontà... Al sommo sacerdote infatti sono state affidate funzioni liturgiche a lui proprie, ai sacerdoti è stato preordinato il posto loro proprio, ai leviti spettano dei servizi propri. L'uomo laico è legato agli ordinamenti laici" (40,1-5: si noti che qui, in questa lettera della fine del I secolo, per la prima volta nella letteratura cristiana, compare il termine greco "laikós", che significa "membro del laos", cioè "del popolo di Dio").

In questo modo, riferendosi alla liturgia dell'antico Israele, Clemente svela il suo ideale di Chiesa. Essa è radunata dall’"unico Spirito di grazia effuso su di noi", che spira nelle diverse membra del Corpo di Cristo, nel quale tutti, uniti senza alcuna separazione, sono "membra gli uni degli altri" (46,6-7). La netta distinzione tra il "laico" e la gerarchia non significa per nulla una contrapposizione, ma soltanto questa connessione organica di un corpo, di un organismo, con le diverse funzioni. La Chiesa infatti non è luogo di confusione e di anarchia, dove uno può fare quello che vuole in ogni momento: ciascuno in questo organismo, con una struttura articolata, esercita il suo ministero secondo la vocazione ricevuta. Riguardo ai capi delle comunità, Clemente esplicita chiaramente la dottrina della successione apostolica. Le norme che la regolano derivano in ultima analisi da Dio stesso. Il Padre ha inviato Gesù Cristo, il quale a sua volta ha mandato gli Apostoli. Essi poi hanno mandato i primi capi delle comunità, e hanno stabilito che ad essi succedessero altri uomini degni. Tutto dunque procede "ordinatamente dalla volontà di Dio" (42). Con queste parole, con queste frasi, san Clemente sottolinea che la Chiesa ha una struttura sacramentale e non una struttura politica. L’agire di Dio che viene incontro a noi nella liturgia precede le nostre decisioni e le nostre idee. La Chiesa è soprattutto dono di Dio e non creatura nostra, e perciò questa struttura sacramentale non garantisce solo il comune ordinamento, ma anche questa precedenza del dono di Dio, del quale abbiamo tutti bisogno.

Finalmente, la "grande preghiera" conferisce un respiro cosmico alle argomentazioni precedenti. Clemente loda e ringrazia Dio per la sua meravigliosa provvidenza d'amore, che ha creato il mondo e continua a salvarlo e a santificarlo. Particolare rilievo assume l'invocazione per i governanti. Dopo i testi del Nuovo Testamento, essa rappresenta la più antica preghiera per le istituzioni politiche. Così, all'indomani della persecuzione i cristiani, ben sapendo che sarebbero continuate le persecuzioni, non cessano di pregare per quelle stesse autorità che li avevano condannati ingiustamente. Il motivo è anzitutto di ordine cristologico: bisogna pregare per i persecutori, come fece Gesù sulla croce. Ma questa preghiera contiene anche un insegnamento che guida, lungo i secoli, l'atteggiamento dei cristiani dinanzi alla politica e allo Stato. Pregando per le autorità, Clemente riconosce la legittimità delle istituzioni politiche nell'ordine stabilito da Dio; nello stesso tempo, egli manifesta la preoccupazione che le autorità siano docili a Dio e "esercitino il potere che Dio ha dato loro nella pace e la mansuetudine con pietà" (61,2). Cesare non è tutto. Emerge un'altra sovranità, la cui origine ed essenza non sono di questo mondo, ma "di lassù": è quella della Verità, che vanta anche nei confronti dello Stato il diritto di essere ascoltata.

Così la lettera di Clemente affronta numerosi temi di perenne attualità. Essa è tanto più significativa, in quanto rappresenta, fin dal primo secolo, la sollecitudine della Chiesa di Roma, che presiede nella carità a tutte le altre Chiese. Con lo stesso Spirito facciamo nostre le invocazioni della "grande preghiera", là dove il Vescovo di Roma si fa voce del mondo intero: "Sì, o Signore, fa' risplendere su di noi il tuo volto nel bene della pace; proteggici con la tua mano potente... Noi ti rendiamo grazie, attraverso il sommo Sacerdote e guida delle anime nostre, Gesù Cristo, per mezzo del quale a te la gloria e la lode, adesso, e di generazione in generazione, e nei secoli dei secoli. Amen" (60-61).


Sihaya.b16247
Thursday, March 08, 2007 5:06 PM
UDIENZA AI SOCI DEL CIRCOLO SAN PIETRO
DISCORSO DEL SANTO PADRE

Cari amici,

grazie per la vostra presenza a questo incontro, con cui intendete rinnovare i sentimenti di affetto e di devozione che legano il vostro Sodalizio al Successore dell’apostolo Pietro. Vi saluto tutti cordialmente. Saluto i membri della Presidenza Generale del vostro benemerito Circolo, ed in modo speciale il Presidente, Don Leopoldo dei Duchi Torlonia, al quale esprimo gratitudine anche per le gentili parole che mi ha rivolto a vostro nome, illustrandomi le vostre attività liturgiche e caritative. Estendo il mio pensiero al vostro Assistente spirituale, alle vostre famiglie e a quanti in vario modo prendono parte alle attività che voi organizzate. Come ormai da lunga tradizione, questo appuntamento annuale ha luogo in relazione con la festa della Cattedra di San Pietro, per sottolineare la peculiare fedeltà alla Santa Sede che voi volete contraddistingua il vostro Circolo, e per consegnare al Papa la raccolta del tradizionale Obolo di san Pietro da voi effettuata nelle parrocchie e negli istituti della diocesi di Roma.

L’antica pratica dell’Obolo di san Pietro, in un certo modo già in vigore nelle prime Comunità cristiane, scaturisce dalla consapevolezza che ogni fedele è chiamato a sostenere anche materialmente l’opera dell’evangelizzazione e, al tempo stesso, a soccorrere con generosità i poveri ed i bisognosi, memori delle parole di Gesù: "Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me" (Mt 25,39). Grazie alla compartecipazione di risorse materiali, leggiamo negli Atti degli Apostoli che "nessuno tra loro era bisognoso, perché quanti possedevano campi o case li vendevano, portavano l'importo di ciò che era stato venduto e lo deponevano ai piedi degli Apostoli" (At 4,34s.); ed ancora: "i discepoli si accordarono, ciascuno secondo quello che possedeva, di mandare un soccorso ai fratelli abitanti nella Giudea" (At 11,29).

Questa prassi ecclesiale è andata sviluppandosi con il passare dei secoli, adattandosi alle diverse esigenze dei tempi e prosegue anche ora. In ogni diocesi, in ogni parrocchia e comunità religiosa viene infatti annualmente raccolto l’Obolo di san Pietro, che è poi fatto pervenire al centro della Chiesa per essere ridistribuito secondo i bisogni e le richieste che giungono al Papa da ogni parte della terra. Nella storia della Chiesa ci sono stati momenti nei quali il sostegno economico dei cristiani al Successore di Pietro è risultato particolarmente significativo, come possiamo facilmente comprendere da quanto, ad esempio, scriveva il beato Papa Pio IX nell’Enciclica Saepe venerabilis del 5 agosto 1871: "Più abbondante del solito giunse a Noi l’obolo, con il quale poveri e ricchi si sono sforzati di soccorrere la povertà a Noi cagionata; ad esso si aggiunsero molteplici, svariati e nobilissimi doni, e uno splendido tributo delle arti cristiane e degli ingegni, particolarmente adatto a far risaltare la duplice potestà, spirituale e regale, a Noi concessa da Dio" (Ench. Enc., 2, n. 452, p. 609).

Anche in questo nostro tempo la Chiesa continua a diffondere il Vangelo e a cooperare alla costruzione di una umanità più fraterna e solidale. E proprio grazie anche all’Obolo di san Pietro le è possibile portare a compimento questa sua missione di evangelizzazione e di promozione umana. Vi sono, quindi, grato per il vostro impegno nel raccogliere, come ha sottolineato il vostro Presidente, le offerte dei romani, segno della loro gratitudine per l’azione pastorale e caritativa del Successore di Pietro. So che siete animati da zelo e generosità: il Signore vi ricompensi e renda fruttuoso il servizio ecclesiale che svolgete, come pure vi aiuti a portare a realizzazione ogni iniziativa del vostro Circolo. Tra queste mi piace ricordare specialmente il prezioso servizio che voi rendete da oltre sei anni con l’Hospice Sacro Cuore, dove la quotidiana presenza di vostri volontari offre sostegno ai malati e ai loro familiari: la vostra è una silenziosa, ma quanto mai eloquente, testimonianza di amore per la vita umana, che merita attenzione e rispetto sino all’ultimo suo respiro.

Cari amici, siamo nel tempo quaresimale, durante il quale la liturgia ci ricorda che, all’impegno della preghiera e del digiuno, dobbiamo unire l’attenzione per i fratelli, specialmente per coloro che si trovano in difficoltà, venendo in loro soccorso con gesti ed opere di sostegno materiale e spirituale. Ripeto quest’oggi a voi l’invito che nel Messaggio per la Quaresima ho rivolto a ogni cristiano, l’auspicio cioè che questo tempo liturgico sia per tutti "una rinnovata esperienza dell’amore di Dio donatoci in Cristo, amore che ogni giorno dobbiamo a nostra volta ‘ridonare’ al prossimo, soprattutto a chi più soffre ed è nel bisogno" (L’Osservatore Romano, 14 febbraio 2007, p. 5). Mentre vi esprimo ancora una volta la mia riconoscenza per l’odierna vostra visita, vi incoraggio a proseguire con entusiasmo le vostre attività caritative e il servizio d’onore e di accoglienza ai fedeli che svolgete nella Basilica Vaticana e durante le celebrazioni presiedute dal Papa. Vi affido alla materna protezione di Maria, che voi invocate come Salus Populi Romani. Con questi sentimenti, assicurandovi un ricordo nella preghiera per voi e per le vostre iniziative, imparto a tutti una speciale Benedizione Apostolica.



Sihaya.b16247
Friday, March 09, 2007 6:35 PM
INTERVENTO DELLA SANTA SEDE ALLA 61ma SESSIONE DELL’ASSEMBLEA GENERALE DELLE NAZIONI UNITE SULLA PROMOZIONE DELL’UGUAGLIANZA E DELL’AMPLIAMENTO DEI POTERI ALLE DONNE

Pubblichiamo di seguito l’intervento che l’Osservatore Permanente della Santa Sede, l’Arcivescovo S.E. Mons. Celestino Migliore, Nunzio Apostolico, ha pronunciato ieri a New York davanti alla 61ma Sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite sul "Informal Thematic Debate on the promotion of gender equality and the empowerment of women":


INTERVENTO DI S.E. MONS. CELESTINO MIGLIORE

Madam President,

At the outset, my delegation thanks you for convening this Informal Thematic Debate of the General Assembly on the Promotion of Gender Equality and the Empowerment of Women, and its subsequent panel debates on women in decision-making and empowerment of women including microfinance. This timely debate is a significant contribution to the reflections on the issues of the dignity, rights and duties of women and to their role and achievements in the various sectors of society.

The legitimate quest for equality between men and women has achieved positive results in the area of equality of rights. This quest needs to be accompanied by the awareness that equality goes hand in hand with and does not endanger, much less contradict, the recognition of both the difference and complementarity between men and women. Without this recognition the struggle for equality would not be authentic.

It seems, in fact, that oftentimes the ideas on the equality of rights between men and women have been marked by an antagonistic approach which exalts opposition between them. This approach juxtaposes woman against man and vice-versa, while the identity and role of one is emphasized with the aim of merely diminishing that of the other. Success in the quest for equality and the empowerment of women can best be achieved when such antagonism gives way to mutual respect and recognition of the identity and the role of one towards the other.

A second tendency is to blur, if not entirely deny, the differences between men and women. In order to avoid the domination of one sex over the other, their differences tend to be obscured or viewed as mere effects of historical and cultural conditioning. Physical difference is often minimized, while the purely cultural dimension is maximized and held to be primary. This blurring of differences has impact on the stability of society and of families and, not least, on the quality of the relations between men and women. Equality between women and men and the empowerment of women will be attained when the differences of the sexes are recognized and highlighted as complementary and the cultural element of gender is understood in its proper context.

Empowerment of women refers to increasing their social, political, economic and spiritual strength, both individually and collectively, as well as to removing the obstacles that penalize women and prevent them from being fully integrated into the various sectors of society. Concretely, it means addressing discriminatory practices that exclude women from decision-making processes, oftentimes caused or aggravated by discrimination based on a woman’s race, ethnicity, religion or social status. That women in society must be involved in decision-making is not only right for reasons of equality, but also for the specific insights that women bring to the process. This "feminine genius" will prove most valuable, as women increasingly play major roles in the solution of the serious challenges the world is facing. Empowerment of women also means equal pay for equal work, fairness in career advancement, and equality of spouses in family rights. Likewise, it means that women who choose to be wives and mothers are protected and not penalized.

With regard to empowering women through microfinance, my delegation takes pride in the fact that for decades some institutions and agencies of the Catholic Church have been active in microfinancing. Just to cite one example, Catholic Relief Services, which operates in 99 countries from all continents, began microfinance programmes in 1988 in five countries. Now programmes are operational in at least thirty countries, with more than 850,000 clients, of whom almost 75% are women. The programme focuses on the poor, especially poor women, in remote rural communities where there is no access to financial services. Moreover, in order to build managerial capacities and assure programme sustainability, the clients are directly involved in the management and administration of the services they receive.

Studies have shown how microfinance has led to a wide-ranging improvement of the status of women, from earning greater respect from men to being acknowledged as society’s important contributors; from achieving better family health to greater awareness of the value of education; from greater self-esteem to taking a leading role in poverty reduction. These and other positive effects on the daily life of women tell us that microfinance is warmly to be supported. However, we must be aware that it is hardly a panacea for all the ills afflicting women in developing countries. Further, the system is not immune from abuse. It is, in fact, noted that in some circumstances and places, men ask their wives to get loans from microfinanciers, and then they take the loan and run the business themselves, or even, use the money for other purposes.

Hand in hand with the empowering benefits brought about by initiatives like microfinance, goes the need for education and awareness-raising, especially at the level of the local community. Education for women in particular remains the most vital tool in the promotion of equality between men and women and in the empowerment of women to contribute fully to society. The Holy See desires for its part to continue to educate boys and girls, men and women, to foster and uphold the dignity, role and rights of women. With tools such as these, women’s empowerment can begin to take root and flourish in those places where it is still largely lacking.

Thank you, Madam President.
emma3
Friday, March 09, 2007 7:45 PM
Attacco anche alla «crescente concentrazione dei media» Il Papa: «Da tv e web contenuti distruttivi»

Benedetto XVI: «Internet e televisioni hanno contribuito alla civilizzazione, ma molto di ciò che è trasmesso è distruttivo»


Un vero e proprio allarme. Molti dei contenuti che arrivano attraverso la Tv e Internet nella case di milioni famiglie sono «distruttivi». È il giudizio dato da Papa Ratzinger sui nuovi mass media elettronici che stanno rapidamente - ha detto - occupando lo spazio della carta stampata e concentrandosi nelle mani di poche multinazionali. Benedetto XVI, intervenuto oggi in Vaticano alla riunione plenaria del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, ha tuttavia riconosciuto anche i meriti dei nuovi mass media: quello di aver diffuso in tutto il mondo civiltà e conoscenze prima inaccessibili ai più.
PREOCCUPAZIONI - «Le mie preoccupazioni - ha detto il Pontefice - non sono differenti da quelli di una madre, di un padre, di un insegnante o di un responsabile pubblico». Il ruolo dei mass media «pervade e permea» la cultura moderna e, dunque, deve essere motivo di riflessione per «tutti coloro che hanno a cuore il bene della società civile». «Senza dubbio - ha detto Ratzinger nel suo discorso tenuto in inglese - i vari componenti dei mass media hanno dato un grande contributo al processo di civilizzazione. Basti pensare ai documentari di qualità, ai notiziari, all'intrattenimento generale, ai dibattiti, alle riflessioni, alle interviste. Inoltre, per quanto riguarda in particolare Internet, deve essere doverosamente riconosciuto che (la rete, ndr) ha aperto un mondo di conoscenze e possibilità di imparare a molti che prima avevano difficoltà di accesso , o non ne avevano per niente». «Tali contributi al bene comune - ha osservato - meritano plauso e devono essere incoraggiati». «D'altra parte - ha proseguito - è anche chiaramente evidente che molto di ciò che è trasmesso in varie forme nelle case di milioni di famiglie in tutto il mondo è distruttivo». E, a questo proposito, papa Ratzinger ha ribadito il dovere dei mass media ad educare «i bambini e i giovani alle vie della bellezza, della verità e della bontà».
CONCENTRAZIONI EDITORIALI - Benedetto XVI ha poi successivamente denunciato anche «la crescente concentrazione dei media nelle mani di poche multinazionali la cui influenza attraversa tutti i confini sociali e culturali».
09 marzo 2007 www. corriere.it

Ratzigirl
Saturday, March 10, 2007 1:48 AM
Scaletta incontro
Sabato 10 marzo gli universitari europei e asiatici in preghiera con Benedetto XVI
Ultimi preparativi per l’incontro degli studenti universitari europei ed asiatici con Papa Benedetto XVI in occasione della V Giornata europea degli universitari, il 10 marzo, che sarà incentrata sul tema “La carità intellettuale, via per una nuova cooperazione tra Europa e Asia” (vedi Fides 20/1/2007). Dopo l’arrivo della Croce nell’Aula Paolo VI, alle ore 16, avrà inizio la Veglia mariana guidata dal Cardinale Camillo Ruini, Vicario generale di Sua Santità per la diocesi di Roma. Alle ore 17 il Santo Padre Benedetto XVI presiederà la recita del Santo Rosario e consegnerà ai giovani le Esortazioni apostoliche “Ecclesia in Europa” e “Ecclesia in Asia”. Ai giovani universitari presenti in Vaticano si uniranno altri studenti, in collegamento via satellite, riuniti in alcune città europee e asiatiche.
A Bologna gli universitari saranno guidati dall’Arcivescovo, il Cardinale Carlo Caffarra; a Calcutta (India) si ritroveranno con l’Arcivescovo Lucas Sircar nella Cripta della Casa delle Missionarie della Carità, dove è collocata la tomba di Madre Teresa; a Coimbra (Portogallo) con il Vescovo Manuele Cleto; a Cracovia (Polonia) guidati dal Cardinale Stanislao Dziwisz; a Hong Kong saranno guidati dal Cardinale Joseph Zen; a Manchester (Gran Bretagna) guidati dal Vescovo Terence Brain; a Manila (Filippine) si ritroveranno con l’Arcivescovo Fernando Filoni, Nunzio Apostolico, nel Campus universitario dell’Università di Santo Tomas (il Cardinale Rosales, Aricivescovo di Manila, sarà presente in Aula Paolo VI); a Praga (Rep. Ceka) guidati dal Cardinale Miloslav Vlk; a Tirana (Albania) guidati dall’Arcivescovo Mirdita; a Torino, guidati dal Cardinale Severino Poletto; a Islamabad (Pakistan), guidati dal Vescovo Anthony Lobo.
Ratzigirl
Saturday, March 10, 2007 2:07 AM
A Giugno il primo incontro tra il Presidente Usa Bush e Papa Benedetto XVI

Il presidente degli Stati Uniti, George W. Bush, presto farà visita a Papa Benedetto XVI. Fonti vicine alla Casa Bianca hanno precisato che non vi sono ancora dettagli precisi per il viaggio, che sarà legato alla partecipazione di Bush al vertice del G8 previsto in Germania tra il 5 e l'8 giugno. Le fonti, tuttavia, hanno ammesso che vi sono buone probabilità che la tappa italiana possa essere confermata. Bush non ha ancora incontrato Papa Benedetto XVI, da quando il Pontefice si è insediato in Vaticano; mentre con Prodi ha avuto sino a oggi soltanto un incontro a margine del G8 dell'anno scorso a San Pietroburgo. Con la visita ufficiale del presidente Usa al Papa la diplomazia italiana sta cercando di organizzare anche l'incontro tra Bush e il presidente del Consiglio Prodi, dopo che il viaggio del premier italiano a Washington era saltato per i noti "conflitti di agenda" tra il governo italiano e quello americano.
Sihaya.b16247
Sunday, March 11, 2007 1:20 PM
ANGELUS , 11.03.2007
PRIMA DELL’ANGELUS

Cari fratelli e sorelle!

La pagina del Vangelo di Luca, che viene proclamata in questa terza Domenica di Quaresima, riporta il commento di Gesù a due fatti di cronaca. Il primo: la rivolta di alcuni Galilei, che era stata repressa da Pilato nel sangue; il secondo: il crollo di una torre a Gerusalemme, che aveva causato diciotto vittime. Due avvenimenti tragici ben diversi: l’uno causato dall’uomo, l’altro accidentale. Secondo la mentalità del tempo, la gente era portata a pensare che la disgrazia si fosse abbattuta sulle vittime a motivo di qualche loro grave colpa. Gesù invece dice: "Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei? … O che quei diciotto fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme?" (Lc 13,2.4). E in entrambi i casi conclude: "No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti nello stesso modo" (13,3.5).

Ecco, dunque, il punto al quale Gesù vuole portare i suoi ascoltatori: la necessità della conversione. Non la propone in termini moralistici, bensì realistici, come l’unica risposta adeguata ad accadimenti che mettono in crisi le certezze umane. Di fronte a certe disgrazie – Egli avverte – non serve scaricare la colpa sulle vittime. Vera saggezza è piuttosto lasciarsi interpellare dalla precarietà dell’esistenza e assumere un atteggiamento di responsabilità: fare penitenza e migliorare la nostra vita. Questa è sapienza, questa è la risposta più efficace al male, ad ogni livello, interpersonale, sociale e internazionale. Cristo invita a rispondere al male prima di tutto con un serio esame di coscienza e con l’impegno a purificare la propria vita. Altrimenti – dice – periremo, periremo tutti nello stesso modo. In effetti, le persone e le società che vivono senza mai mettersi in discussione hanno come unico destino finale la rovina. La conversione, invece, pur non preservando dai problemi e dalle sventure, permette di affrontarli in "modo" diverso. Anzitutto aiuta a prevenire il male, disinnescando certe sue minacce. E, in ogni caso, permette di vincere il male con il bene, se non sempre sul piano dei fatti – che a volte sono indipendenti dalla nostra volontà – certamente su quello spirituale. In sintesi: la conversione vince il male nella sua radice che è il peccato, anche se non sempre può evitarne le conseguenze.

Preghiamo Maria Santissima, che ci accompagna e ci sostiene nell’itinerario quaresimale, affinché aiuti ogni cristiano a riscoprire la grandezza, direi la bellezza della conversione. Ci aiuti a comprendere che fare penitenza e correggere la propria condotta non è semplice moralismo, ma la via più efficace per cambiare in meglio se stessi e la società. Lo esprime molto bene una felice sentenza: Accendere un fiammifero vale più che maledire l’oscurità.

Saluto infine i pellegrini di lingua italiana, in particolare i fedeli provenienti da Conegliano, Burano, Padova, Pescara, Fermo e Senigallia; i cresimandi del Vicariato del Mugello Est, diocesi di Firenze, e quelli di Cavenago d’Adda, diocesi di Lodi; i ragazzi di Oggiono che si preparano alla professione di fede; la Scuola delle Suore Carmelitane di Santa Teresa e l’Associazione culturale "San Giuseppe", di Prato; la Schola Cantorum "San Gaetano" di Campo nell’Elba; la Scuola "San Benedetto" di Parma; la Scuola "Nostra Signora della Neve" di Genova; il gruppo ministranti di Pozzuoli. A tutti auguro una buona domenica.
josie '86
Monday, March 12, 2007 11:34 AM
Da Romasette.it (repost?)

[G]La veglia del Papa con gli universitari[/G]

[DIM]13pt[=DIM][FONT]Verdana[=FONT]Nell'Aula Paolo VI l'incontro di Benedetto XVI con gli studenti di Europa e Asia, per la V Giornata europea di Salvatore Mazza (Avvenire)

La «carità intellettuale» come «forza dello spirito umano, capace di accomunare gli itinerari formativi delle nuove generazioni». E in grado di realizzare, come ieri sera (sabato 10 marzo), «un ideale ponte tra l'Europa e l'Asia, continente di ricchissime tradizioni spirituali, dove si sono sviluppate alcune tra le più antiche e nobili tradizioni culturali dell'umanità», e così «unire il cammino esistenziale di giovani che, pur vivendo a grande distanza gli uni dagli altri, riescono a sentirsi legati sul piano della ricerca interiore e della testimonianza». È Benedetto XVI che, con queste parole, s'è rivolto ieri pomeriggio alle migliaia di studenti riuniti nell'Aula Paolo VI per la Veglia di preghiera in occasione della V Giornata europea degli universitari, promossa dal Consiglio delle Conferenze episcopali d'Europa e dall'Ufficio per la pastorale universitaria del vicariato di Roma sul tema La Carità intellettuale: via di una nuova cooperazione Europa-Asia. Tema impegnativo - «Dovrei scrivere un altro capitolo dell'Enciclica sulla caritas intellectualis...», ha detto a braccio, scherzando, Papa Ratzinger -, che oltre agli studenti degli atenei romani ha coinvolto in collegamento via satellite gli universitari di Torino, Bologna, Manchester, Coimbra, Cracovia, Praga, Tirana, Hong Kong, Calcutta, Manila e Islamabad.

Benedetto XVI, arrivato nell'aula delle udienze attorno alle 17, dopo aver guidato la parte conclusiva della veglia con la recita del rosario, ha voluto nel suo breve saluto sottolineare il significato di questo incontro, ringraziando innanzitutto quanti, a cominciare dal vicario di Roma cardinale Camillo Ruini e dal responsabile della pastorale universitaria monsignor Lorenzo Leuzzi, hanno cooperato alla costruzione della «rete» tra Europa e Asia che ha dato senso all'incontro. «Una rete - ha detto il Pontefice a questo proposito - che è davvero un segno dei tempi, un segno di speranza... che dimostra tutto il suo valore se consideriamo il tema della veglia odierna». Secondo Benedetto XVI, infatti, «è suggestivo pensare alla carità intellettuale come forza dello spirito umano, capace di accomunare gli itinerari formativi delle nuove generazioni». In tal modo «questa sera - ha spiegato il Papa - realizziamo un ideale ponte tra l'Europa e l'Asia, continente di ricchissime tradizioni spirituali, dove si sono sviluppate alcune tra le più antiche e nobili tradizioni culturali dell'umanità. Quanto significativo è pertanto questo nostro incontro! I giovani universitari di Roma si fanno promotori di fratellanza all'insegna dell'amore intellettuale, perseguono una solidarietà che non prende le mosse dal piano degli interessi economici o politici, ma da quello dello studio e della ricerca della verità». Siamo, insomma, ha osservato ancora Benedetto XVI, «nella vera prospettiva "universitaria", e cioè di quella comunità del sapere che è stato uno degli elementi costitutivi dell'Europa. Grazie, cari giovani!».

Parlando quindi in diverse lingue, continuamente interrotto dagli applausi e spesso contrappuntando le sue parole con improvvisazione scherzose, Benedetto XVI ha salutato gli studenti davanti a lui e quelli collegati via satellite. Ha parlato in ceco - «Non so che cosa dicano i nostri amici a Praga - ha detto ridendo in risposta all'ovazione che ha accolto le sue parole -, ma penso che mi abbiano capito» - e in inglese per gli studenti collegati dal Regno Unito e dall'Asia; in polacco ha esortato gli universitari di Cracovia a fare «sempre tesoro degli insegnamenti che il venerato Papa Giovanni Paolo II ha lasciato ai giovani e, in modo particolare, agli universitari», e in portoghese, e ancora in albanese, sollecitando gli studenti di Tirana all'impegno per «costruire da protagonisti la nuova Albania, attingendo alle radici cristiane dell'Europa». E infine ha chiesto agli studenti di Bologna e di Torino di non far «mancare alla costruzione del nuovo umanesimo, basato sul dialogo fecondo tra fede e ragione, il vostro contributo originale e creativo».

«Il mistero della Croce - ha concluso - non è sganciato dal tema della carità intellettuale, anzi, lo illumina. La sapienza cristiana è sapienza della Croce: gli studenti e, a maggior ragione, i docenti cristiani, interpretano ogni realtà alla luce del mistero d'amore di Dio, che ha nella Croce la sua più alta e compiuta rivelazione. Ancora una volta, cari giovani, vi affido la Croce di Cristo: accoglietela, abbracciatela, seguitela». Al termine dell'incontro, al quale erano presenti anche il segretario di Stato Tarcisio Bertone e i cardinali Giovanni Battista Re e Ivan Dias, il Papa ha consegnato ai ragazzi le esortazioni apostoliche Ecclesia in Europa e Ecclesia in Asia, documenti conclusivi dei sinodi che i vescovi hanno dedicato ai due continenti, mentre lo stesso, nelle differenti sedi collegate, facevano i cardinali Carlo Caffarra, Severino Poletto, Stanislaw Dziwisz, Joseph Zen Ze-kiun, Miloslav Vlk, e i vescovi Lucas Sircar, Manuele Cleto, Terence Brain, Fernando Filoni, Rrok Mirdita e Anthony Lobo.

11 marzo 2007
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Ratzigirl
Tuesday, March 13, 2007 12:39 AM
Via libera alla causa di beatificazione di Pio VII


Savona. “Summus Pontifex Benedictus XVI declarat, ex parte Sanctae Sedis, nihil ostare quominus in Causa Beatificationis et Canonizationis Servi Dei Pii VII Barnabae Gregorii Chiaramonti”. Era il via libero tanto atteso ed è arrivato, rigorosamente in latino, dalla Congregazione vaticana per le cause dei santi al vescovo Domenico Calcagno, che ora ha tutti i crismi i regola per aprire il processo diocesano per la beatificazione del Papa che fu “prigioniero” di Napoleone nel Vescovato di Savona.
Le lettere, in realtà, sono due, entrambe a firma del prefetto e del segretario della Congregazione, rispettivamente il cardinale Saraiva Martins e l’arcivescovo Eduard Nowak: in una si dichiara che non ci sono impedimenti alla causa di beatificazione e canonizzazione di Pio VII, nell’altra si concede, su richiesta del cardinale Camillo Ruini vicario di Roma e dello stesso monsignor Calcagno, di condurre nella diocesi di Savona-Noli la “inquisitio” sulla vita, le virtù e la fama di santità di Papa Chiaramonti.
In questi giorni monsignor Calcagno comunicherà ufficialmente ai vescovi liguri la notizia, e a questo punto potrà essere fissata la data d’apertura del processo canonico, che lo stesso vescovo spera di poter legare alla possibile visita di Benedetto XVI alla diocesi.

[Modificato da Ratzigirl 13/03/2007 0.39]

[Modificato da Ratzigirl 13/03/2007 0.40]

Ratzigirl
Tuesday, March 13, 2007 12:42 AM
Vaticano: il Papa riceve Putin

In programma oggi [N.d.R]in Vaticano un incontro tra Papa Benedetto XVI e il presidente russo Vladimir Putin. La situazione internazionale, soprattutto la crisi in Medio Oriente e il ruolo del Cremlino, il rapporto tra la Chiesa cattolica e quella ortodossa e il crescente ruolo dei cattolici nella Federazione Russa saranno i principali temi sul tavolo. "L'incontro di domani sara' certamente portatore di buoni frutti nelle relazioni ulteriori tra Santa Sede e Federazione Russa, a vantaggio anche della Chiesa cattolica in Russia", ha spiegato mons. Mennini, nunzio apostolico a Mosca. "Il Santo Padre e il Presidente troveranno una grande consonanza su quelli che sono i grandi temi che stanno piu' a cuore alle sorti dell'umanita'", ha poi aggiunto. Putin, dopo la visita in Vaticano, incontrera' a Palazzo Chigi il premier Romano Prodi.
Ratzigirl
Tuesday, March 13, 2007 12:48 AM
Saranno ricevuti sabato dal Papa gli accompagnatori dei pellegrini ammalati diretti a Lourdes

Udienza dal Papa per l'Oftal, l’Opera Federativa Trasporto Ammalati a Lourdes. Oltre 1.200 tra malati e volontari dell'Associazione saranno presenti a Roma per il Grande Pellegrinaggio del 75esimo anniversario della Fondazione. L'incontro con Benedetto XVI - riferisce una nota dell'Oftal - è previsto per sabato 17 marzo, subito dopo la messa celebrata a San Pietro alle 10.00 e presieduta dal Segretario di Stato, il cardinale Tarcisio Bertone. E' questa la decima udienza dell'Oftal da un pontefice, ma la prima con Papa Ratzinger. Giovanni Paolo II ne concesse nove nel 1982-1983-1984-1987-1990-1993-1996-1999-2002. Il pellegrinaggio a Roma si svolge da giovedì 15 a domenica 18 marzo. Venerdì, alle 10, si terrà la celebrazione penitenziale e la messa a San Giovanni in Laterano, mentre nel pomeriggio, alle ore 15, la celebrazione si svolge al Santuario della Madonna di Fatima in occasione dei 90 anni delle Apparizioni. Al termine, in serata, la Via Crucis solenne presso San Vittorino Romano. Il Pellegrinaggio a Roma si concluderà nella mattinata di domenica 18 marzo presso il Santuario del Divino Amore con la celebrazione alle ore 10.

TERESA BENEDETTA
Tuesday, March 13, 2007 1:21 PM
E gia disponibile sul sito Vaticano -
www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/apost_exhortations/documents/hf_ben-xvi_exh_20070222_sacramentum-caritatis...

ESORTAZIONE APOSTOLICA POSTSINODALE
SACRAMENTUM CARITATIS
DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI

ALL'EPISCOPATO, AL CLERO, ALLE PERSONE CONSACRATE
E AI FEDELI LAICI

SULL'EUCARISTIA
FONTE E CULMINE DELLA VITA
E DELLA MISSIONE DELLA CHIESA



Ci sono 160 pagine, e dall'indice si vede lo scopo:



INDICE

Introduzione [1]

Il cibo della verità [2]
Lo sviluppo del rito eucaristico [3]
Il Sinodo dei Vescovi e l'Anno dell'Eucaristia [4]
Scopo della presente Esortazione [5]

PRIMA PARTE
EUCARISTIA, MISTERO DA CREDERE

La fede eucaristica della Chiesa [6]

Santissima Trinità ed Eucaristia

Il pane disceso dal cielo [7]
Dono gratuito della Santissima Trinità [8]

Eucaristia: Gesù vero Agnello immolato

La nuova ed eterna alleanza nel sangue dell'Agnello [9]
L'istituzione dell'Eucaristia [10]
Figura transit in veritatem [11]

Lo Spirito Santo e l'Eucaristia

Gesù e lo Spirito Santo [12]
Spirito Santo e Celebrazione eucaristica [13]

Eucaristia e Chiesa

Eucaristia principio causale della Chiesa [14]
Eucaristia e comunione ecclesiale [15]

Eucaristia e Sacramenti

Sacramentalità della Chiesa [16]

I. Eucaristia e iniziazione cristiana
Eucaristia, pienezza dell'iniziazione cristiana [17]
L'ordine dei Sacramenti dell'iniziazione [18]
Iniziazione, comunità ecclesiale e famiglia [19]

II. Eucaristia e sacramento della Riconciliazione
Loro nesso intrinseco [20]
Alcune attenzioni pastorali [21]

III. Eucaristia e Unzione degli infermi [22]

IV. Eucaristia e sacramento dell'Ordine
In persona Christi capitis [23]
Eucaristia e celibato sacerdotale [24]
Scarsità di clero e pastorale vocazionale [25]
Gratitudine e speranza [26]

V. Eucaristia e Matrimonio
Eucaristia, sacramento sponsale [27]
Eucaristia e unicità del matrimonio [28]
Eucaristia e indissolubilità del matrimonio [29]

Eucaristia ed Escatologia

Eucaristia: dono all'uomo in cammino [30]
Il banchetto escatologico [31]
Preghiera per i defunti [32]

L'Eucaristia e la Vergine Maria [33]

SECONDA PARTE
EUCARISTIA, MISTERO DA CELEBRARE

Lex orandi e lex credendi [34]
Bellezza e liturgia [35]

La Celebrazione eucaristica opera del « Christus totus »

Christus totus in capite et in corpore [36]
Eucaristia e Cristo risorto [37]

Ars celebrandi [38]

Il Vescovo, liturgo per eccellenza [39]
Il rispetto dei libri liturgici e della ricchezza dei segni [40]
Arte al servizio della celebrazione [41]
Il canto liturgico [42]

La struttura della celebrazione eucaristica [43]

Unità intrinseca dell'azione liturgica [44]
La liturgia della Parola [45]
L'omelia [46]
Presentazione dei doni [47]
La preghiera eucaristica [48]
Scambio della pace [49]
Distribuzione e ricezione dell'Eucaristia [50]
Il congedo: « Ite, missa est » [51]

Actuosa participatio [52]

Autentica partecipazione [53]
Partecipazione e ministero sacerdotale [53]
Celebrazione eucaristica e inculturazione [54]
Condizioni personali per una « actuosa participatio [55] »
Partecipazione dei cristiani non cattolici [56]
Partecipazione attraverso i mezzi di comunicazione [57]
« Actuosa participatio » degli infermi [58]
L'attenzione per i carcerati [59]
I migranti e la partecipazione all'Eucaristia [60]
Le grandi concelebrazioni [61]
La lingua latina [62]
Celebrazioni eucaristiche in piccoli gruppi [63]

La celebrazione interiormente partecipata

Catechesi mistagogica [64]
La riverenza verso l'Eucaristia [65]

Adorazione e pietà eucaristica

Il rapporto intrinseco tra celebrazione e adorazione [66]
La pratica dell'adorazione eucaristica [67]
Forme di devozione eucaristica [68]
Il luogo del tabernacolo nella chiesa [69]

TERZA PARTE
EUCARISTIA, MISTERO DA VIVERE

Forma eucaristica della vita cristiana

Il culto spirituale – logiké latreía (Rm 12,1) [70]
Efficacia onnicomprensiva del culto eucaristico [71]
Iuxta dominicam viventes – Vivere secondo la Domenica [72]
Vivere il precetto festivo [73]
Il senso del riposo e del lavoro [74]
Assemblee domenicali in assenza di sacerdote [75]
Una forma eucaristica dell'esistenza cristiana, l'appartenenza ecclesiale [76]
Spiritualità e cultura eucaristica [77]
Eucaristia ed evangelizzazione delle culture [78]
Eucaristia e fedeli laici [79]
Eucaristia e spiritualità sacerdotale [80]
Eucaristia e vita consacrata [81]
Eucaristia e trasformazione morale [82]
Coerenza eucaristica [83]

Eucaristia, mistero da annunciare

Eucaristia e missione [84]
Eucaristia e testimonianza [85]
Cristo Gesù, unico Salvatore [86]
Libertà di culto [87]

Eucaristia, mistero da offrire al mondo

Eucaristia, pane spezzato per la vita del mondo [88]
Le implicazioni sociali del Mistero eucaristico [89]
Il cibo della verità e l'indigenza dell'uomo [90]
La dottrina sociale della Chiesa [91]
Santificazione del mondo e salvaguardia del creato [92]
Utilità di un Compendio eucaristico [93]

Conclusione [94]

TERESA BENEDETTA
Tuesday, March 13, 2007 1:24 PM
Sull'Esortazione, questo ha anticipato oggi Marco Tosatti ...


Il Papa: non votate leggi contro natura
MARCO TOSATTI

CITTÀ DEL VATICANO
Benedetto XVI pubblica oggi la sua «Esortazione Apostolica» sull’eucarestia, che «La Stampa» è in grado di anticipare, e lancia un monito severo ai politici e ai legislatori cattolici che, «consapevoli della loro grave responsabilità sociale, devono sentirsi particolarmente interpellati dalla loro coscienza, rettamente formata, a presentare e sostenere leggi ispirate ai valori fondati nella natura umana».

E’ ovvio che il Pontefice, in questo ampio documento (centosessanta pagine) che raccoglie il lavoro di quasi un mese di vescovi di tutto il mondo, riuniti nell’ottobre scorso a Roma per un «Sinodo» su questo tema, non ha in mente solo, o particolarmente, l’Italia e la battaglia dei Dico; ma la traducibilità in termini italiani è agevole e immediata.

Il Papa parla di «coerenza eucaristica»; il culto a Dio non è mai un atto meramente privato, ma «richiede la pubblica testimonianza» della fede. E questo è vero «con particolare urgenza» per quelli che devono prendere decisioni a proposito di valori fondamentali, «come il rispetto e la difesa della vita umana, dal concepimento fino alla morte naturale, la famiglia fondata sul matrimonio fra uomo e donna, la libertà di educazione dei figli e la promozione del bene comune in tutte le sue forme. Tali valori - ammonisce Benedetto XVI - non sono negoziabili».

E non si chieda alla Chiesa di tacere: «I vescovi sono tenuti a richiamare costantemente tali valori: ciò fa parte della loro responsabilità nei confronti del gregge loro affidato». E’ una presa di posizione che, per la sua autorevolezza, lo strumento usato (un’ «Esortazione Apostolica») e il fatto di avere origine da un Sinodo mondiale, segnato perciò da una partecipazione collegiale e qualificata di vescovi, ha un peso molto forte. In questa luce, anche il tanto atteso documento della Cei sui Dico (la cui uscita potrebbe slittare a maggio) ne verrà certamente condizionato.

Il documento - intitolato «Sacramentum Caritatis» - copre un ventaglio vastissimo di temi: dalla confessione, al celibato sacerdotale, alle nullità matrimoniali, al canto gregoriano fino alla posizione del tabernacolo nella chiesa, e a come organizzare la domenica.

Fra l’altro, viene raccomandata «una equilibrata e approfondita prassi dell’indulgenza, lucrata per sé o per i defunti». L’indulgenza, che come è noto fu una delle cause dello scisma protestante, prevede la confessione personale; e il papa esorta a «favorire la confessione frequente», e a non usare l’assoluzione generale se non in casi eccezionali. Ma vediamo alcuni punti del documento.

Celibato. I sacerdoti devono sapere che il loro ministero «non deve mai mettere in primo piano loro stessi o le loro opinioni, ma Gesù Cristo». Cristo ha vissuto la sua missione «nello stato di verginità», e questo è il punto di riferimento della tradizione della Chiesa latina. Il sacerdote sposa la Chiesa; e allora, «in unità con la grande tradizione ecclesiale, con il Concilio Vaticano II e con i sommi pontefici miei predecessori, ribadisco la bellezza e l’importanza di una vita sacerdotale vissuta nel celibato... e ne confermo quindi l’obbligo per la tradizione latina».

Divorziati risposati. Non possono essere ammessi ai sacramenti, perché «il loro stato e la loro condizione di vita oggettivamente contraddicono quell’unione di amore fra Cristo e la Chiesa che è significata ed attuata nell’Eucarestia». Se c’è un dubbio sulla validità del primo matrimonio, bisogna rivolgersi ai tribunali ecclesiastici, ma fondamentale è «l’amore per la verità». Tradotto: niente manica larga con i riconoscimenti di nullità. Se la nullità non c’è, e però la convivenza è «irreversibile», se vogliono accostarsi ai sacramenti gli interessati devono vivere «come amici, come fratello e sorella».

Latino e gregoriano. Per le liturgie di massa: «E’ bene che tali celebrazioni siano in lingua latina; così pure siano recitate in latino le preghiere più note della tradizione della Chiesa ed eventualmente eseguiti brani in canto gregoriano». E i futuri sacerdoti «fin dal tempo del seminario» siano preparati a celebrare in latino, «nonché ad utilizzare testi latini e a eseguire il canto gregoriano». E in generale, la liturgia non può «subire il ricatto di mode del momento».

La Stampa, 13 marzo 2007
Sihaya.b16247
Tuesday, March 13, 2007 7:27 PM
Putin
Da La Repubblica

Il presidente russo visiterà il Paese recandosi a Bari per un summit commerciale
Benedetto XVI e il capo del Cremlino non si sono mai visti prima
Putin in Italia incontra il Papa e Prodi
D'Alema: "Rispetti i diritti umani"
La Fnsi: "Tuteli la libertà di stampa. La Russia detiene il primato europeo di giornalisti uccisi"


L'incontro tra Putin e Napolitano
ROMA - Vladimir Putin ha fatto ingresso in Vaticano poco prima delle 18 per l'atteso primo incontro con Papa Ratzinger. Il presidente russo era accompagnato da 14 dignitari del seguito. Lo hanno accolto nel cortile di San Damaso il prefetto della Casa Pontificia James Harvey e un picchetto della Guardia Svizzera.

A Benedetto XVI, Putin ha portato in dono una preziosa icona raffigurante San Nicola, eseguita seguendo le metodiche tradizionali della Scuola Palech. Il Papa ha gradito moltissimo il dono. Per Putin è stata la terza visita Oltretevere, e con il Papa dovrebbe aver parlato di Medio Oriente, della nascita di uno stato palestinese nel più totale rispetto delle garanzie territoriali di Israele, trovandosi solidale con il capo del Vaticano nel respingere atomica e terrorismo. Nessun invito però per il pontefice a recarsi in Russia: solo un atto di discrezione nei confronti del patriarca russo Alessio II. Che però sembrerebbe pronto al disgelo soprattutto da quando Benedetto XVI è salito al soglio pontificio.

Secondo fonti ortodosse infatti, il patriarca "non avrebbe mai escluso la possibilità di un incontro" con il santo padre. Mentre Vladimir Putin era impegnato nel colloquio con il Papa nella biblioteca privata del Palazzo Apostolico, nei sottostanti ambienti della segreteria di Stato si è svolto un incontro tra il ministro degli esteri russo Serghey Lavrov e il cardinal Tarcisio Bertone.

[...]
Ratzigirl
Tuesday, March 13, 2007 8:13 PM
Udienza del Papa al Presidente della Federazione russa, Vladimir Putin.



Il Papa ha ricevuto nel pomeriggio di oggi in udienza Vladimir Putin, Presidente della Federazione Russa. Contemporaneamente è avvenuto l’incontro del Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato di Sua Santità, e di Mons.Dominique Mamberti, Segretario per i Rapporti con gli Stati, con Sergei Lavrov, Ministro degli Affari Esteri della Federazione Russa, e altri Membri della delegazione presidenziale. Secondo il comunicato diffuso dalla sala stampa della Santa Sede , i colloqui, svoltisi in un clima molto positivo, hanno permesso di rilevare i cordiali rapporti esistenti fra la Santa Sede e la Federazione Russa, nonché la volontà reciproca di svilupparli ulteriormente, anche con specifiche iniziative di carattere culturale. In questo quadro, si legge ancora nel comunicato, sono stati esaminati alcuni temi bilaterali di comune interesse, attinenti anche alle relazioni fra la Chiesa Cattolica e la Chiesa Ortodossa, e sono state analizzate le questioni internazionali di attualità, in particolare quelle del Medio Oriente. Non si è mancato, infine, di prestare attenzione ai problemi dell’estremismo e dell’intolleranza, che costituiscono gravi minacce alla convivenza civile fra le Nazioni, sottolineando la necessità di preservare la pace e di favorire una risoluzione negoziata e pacifica dei conflitti.
Ratzigirl
Tuesday, March 13, 2007 11:46 PM
da Petrus

PUTIN PORTA I SALUTI DI ALESSIO II AL PAPA MA SLITTA ANCORA L'INVITO IN RUSSIA

di Angela Ambrogetti


Un colloquio di 25 minuti in tedesco tra il papa e Putin, cordialità e sorrisi che spezzano la tensione dell’attesa. Puntualissimo il presidente russo in vista ufficiale, anche se non di Stato, accompagnato dal ministro degli esteri Serghey Lavrov. Il numero uno del Cremlino arriva nel cortile a San Damaso accolto dal Prefetto della Casa Pontificia, Monsignor James Harvey, e dal picchetto d’onore della Guardia Svizzera. Nella sala del Tronetto gli va incontro Benedetto XVI, il saluto è in tedesco, lingua che Putin parla correntemente. ”Lasciamoci fare le foto”, dice Joseph Ratzinger, e per un minuto si sentono solo i flash dei fotografi. Sorride il papa, il presidente russo per abitudine è più contenuto. Benedetto spiega all’ospite le bellezze della Biblioteca, poi si siedono alla scrivania e le porte si chiudono. Dietro quelle porte la stampa e il mondo attendono. A pochi metri anche un altro incontro: il ministro degli esteri russo parla con il segretario di Stato vaticano, Tarcisio Bertone, con il segretario per i rapporti con gli Stati, Dominique Mamberti, e con il Sottosegretario del medesimo dicastero, Pietro Parolin. Suona un campanello, le delegazioni si riuniscono al papa e al presidente. Nella delegazione russa non ci sono rappresentanti del patriarcato di Mosca come si vociferava alla vigilia, e questo significa che non c’è alcun invito in Russia per il Santo Padre da parte del Patriarca Alessio II, che per l'occasione fa giungere comunque i suoi saluti - prontamente ricambiati - al Vescovo di Roma. Il papa in mozzetta, Putin in completo blu con la cravatta rossa. Allo scambio dei doni, l’ospite parla nella propria lingua e presenta una pittura su legno di San Nicola del 2006 e i due volumi della enciclopedia cattolica in russo. Il papa ha preparato per Putin una preziosa stampa del 1663 con il progetto mai realizzato di una terza parte del colonnato di piazza San Pietro. “Mancavano i soldi per realizzarlo“, spiega un monsignore, il papa ride e Putin no, come nel suo stile di uomo glaciale. Cordialità e gioia nell’espressione del Vescovo di Roma, che tiene a lungo la mano dell’ospite prima di congedarlo e consegna poi alla delegazione le medaglie del pontificato. Putin esce dalla biblioteca privata del Santo Padre accompagnato dal Cardinale Bertone. La cronaca dell’incontro dice forse più della nota ufficiale della Sala Stampa Vaticana (che non è nemmeno rimasta aperta per i giornalisti) che parla di “clima molto positivo,” e “cordiali rapporti esistenti fra la Santa Sede e la Federazione Russa”, nonchè della “volontà reciproca di svilupparli ulteriormente, anche con specifiche iniziative di carattere culturale”. Sono stati “esaminati alcuni temi bilaterali di comune interesse, attinenti anche alle relazioni fra la Chiesa Cattolica e la Chiesa Ortodossa, e sono state analizzate le questioni internazionali di attualità, in particolare quelle del Medio Oriente.” E ancora – si legge nel comunicato ufficiale - si è parlato dei “problemi dell’estremismo e dell’intolleranza, che costituiscono gravi minacce alla convivenza civile fra le Nazioni, sottolineando la necessità di preservare la pace e di favorire una risoluzione negoziata e pacifica dei conflitti”. Prima di giungere in Vaticano, Putin era salito al Quirinale per incontrare il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano; terminato il colloquio con il Papa, invece, il Presidente russo si è diretto a Palazzo Chigi per una cerimonia ufficiale, cui è seguita una cena, con il Premier Romano Prodi. (Nella sezione Photogallery di questo quotidiano, le immagini più importanti della visita al Papa di Vladimir Putin).

josie '86
Thursday, March 15, 2007 1:06 PM
Da Corriere.com

[DIM]15pt[=DIM][G]Mosca favorirà le relazioni fra le due «chiese sorelle»
Il presidente russo conferma «l'aspirazione del patriarca ortodosso a sviluppare rapporti amichevoli» [/G][/DIM]

[FONT]Verdana[=FONT][DIM]13pt[=DIM]BARI - Si è inginocchiato, ha baciato la tomba del patrono di Bari e poi ha preso un fazzoletto, proprio come fanno i pellegrini, per passarlo delicatamente, con grande devozione, dove c'è l'apertura dalla quale si prende la manna di San Nicola: è stato questo un momento molto intenso della visita del presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, che a Bari, nella cripta della Basilica (nella foto con Prodi e al centro l'arciprete ortodosso Vladimir) dove vengono custodite le reliquie del santo, ha forse così reso visibile i passi che si stanno compiendo nell'ambito delle relazioni fra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa.
Il vertice italo-russo è avvenuto a Bari proprio nel nome di San Nicola, santo venerato dalla Chiesa cattolica e dalla Chiesa ortodossa, vescovo, nella seconda metà del IV secolo, della città di Myra. Le sue spoglie erano conservate nella cattedrale di Myra: quando la città dell'attuale Turchia cadde in mano musulmana, le ossa vennero trafugate da 62 marinai baresi.
Era il 9 maggio del 1087. Dopo la visita di Putin l'altro ieri da Papa Benedetto XVI, la tappa "religiosa" di Bari rappresenta dunque un momento forse "storico" nel dialogo tra le due Chiese.
Lo ha rimarcato Prodi quando, durante la conferenza stampa che si è tenuta nel Teatro Piccinni di Bari, ha sottolineato che «questa ripresa di un dialogo religioso è importantissima e Bari è un punto di incontro». «Il dialogo tra cattolici ed ortodossi - ha detto il premier italiano - è stato difficile, ha registrato tante divisioni in passato. Il fatto che ci sia un inizio di approfondimento delle relazioni è importantissimo».
Una "vocazione", quella di Bari verso la Russia, evidenziata durante il vertice italo-russo anche dal ministro degli Esteri, Massimo D' Alema.
E lo stesso Putin a conclusione del vertice ha ribadito che «esiste l'aspirazione del patriarca ortodosso a sviluppare rapporti amichevoli» con la Chiesa cattolica, sono «due chiese sorelle e la Russia favorirà questo dialogo». [/DIM][/FONT]
Sihaya.b16247
Thursday, March 15, 2007 8:23 PM
Da AVVENIRE
Oltre quarantamila pellegrini a gremire la piazza assolata



Giornata primaverile e afflusso record di fedeli per l'udienza generale di ieri.
Tanto è vero che l'incontro settimanale si è svolto in piazza San Pietro e non come di solito avviene nell'Aula Paolo VI. Più di 40mila persone si sono strette intorno a Benedetto XVI per ascoltare la sua catechesi, incentrata questa volta su sant'Ignazio di Antiochia, definito «il dottore dell'unità» (il testo integrale è pubblicato come di consueto da «Avvenire» in questa stessa pagina). All'arrivo del Pontefice in piazza, manifestazioni di grande entusiasmo si sono levate dai vari settori in cui si trovavano i fedeli. Nelle prime file gruppi di ragazzi con berretti arancioni e rossi hanno dato vita a una simpatica coreografia. Il Papa ha attraversato sorridente i diversi settori sulla campagnola bianca scoperta, benedicendo e salutando con ampi gesti della mano. La folla ha continuato ad applaudire per tutto il tempo. Al termine della catechesi, poi, Papa Ratzinger ha saluto i gruppi di fedeli nelle diverse lingue. In particolare, erano presenti anche circa 10mila pellegrini giunti dalla Puglia, che hanno così affiancato i loro vescovi, in questi giorni a Roma per la visita ad limina. Il Papa, naturalmente, ha avuto una parola anche per loro. Così come non ha mancato di salutare i fedeli della parrocchia di san Lino in Roma, che festeggiavano il 50° anniversario di fondazione della loro comunità cristiana; i rappresentanti del Credito Cooperativo di Viterbo; gli studenti del Liceo «Omodeo», di Mortara e quelli dell'Istituto San Vincenzo de' Paoli, di Reggio Emilia. Infine si è brevemente rivolto ai giovani, ai malati e agli sposi novelli.

Sihaya.b16247
Thursday, March 15, 2007 9:27 PM
Comunicato relativo udienza al presidente Putin
CITTA' DEL VATICANO, 14 MAR. 2007 (VIS). La Sala Stampa della Santa Sede ha reso pubblico, nel pomeriggio di ieri, il seguente Comunicato:



"Nel pomeriggio di oggi, 13 marzo 2007, il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto in Udienza Sua Eccellenza il Signor Vladimir V. Putin, Presidente della Federazione Russa. Contemporaneamente è avvenuto l'incontro dell'Em.mo Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato di Sua Santità, e dell'Ecc.mo Dominique Mamberti, Segretario per i Rapporti con gli Stati, con il Signor Sergei Lavrov, Ministro degli Affari Esteri della Federazione Russa, e altri Membri della Delegazione che accompagnava il Presidente".



"I colloqui, svoltisi in un clima molto positivo, hanno permesso di rilevare i cordiali rapporti esistenti fra la Santa Sede e la Federazione Russa, nonché la volontà reciproca di svilupparli ulteriormente, anche con specifiche iniziative di carattere culturale. In questo quadro sono stati esaminati alcuni temi bilaterali di comune interesse, attinenti anche alle relazioni fra la Chiesa Cattolica e la Chiesa Ortodossa, e sono state analizzate le questioni internazionali di attualità, in particolare quelle del Medio Oriente".



"Non si è mancato, infine, di prestare attenzione ai problemi dell'estremismo e dell'intolleranza, che costituiscono gravi minacce alla convivenza civile fra le Nazioni, sottolineando la necessità di preservare la pace e di favorire una risoluzione negoziata e pacifica dei conflitti".
Sihaya.b16247
Thursday, March 15, 2007 9:28 PM
L’UDIENZA GENERALE , 14.03.2007
CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA

Cari fratelli e sorelle!

Come abbiamo già fatto mercoledì, parliamo delle personalità della Chiesa nascente. La scorsa settimana abbiamo parlato di Papa Clemente I, terzo Successore di San Pietro. Oggi parliamo di sant'Ignazio, che è stato il terzo Vescovo di Antiochia, dal 70 al 107, data del suo martirio. In quel tempo Roma, Alessandria e Antiochia erano le tre grandi metropoli dell'impero romano. Il Concilio di Nicea parla di tre «primati»: quello di Roma, ma anche Alessandria e Antiochia partecipano, in un certo senso, a un «primato». Sant'Ignazio era Vescovo di Antiochia, che oggi si trova in Turchia. Qui, in Antiochia, come sappiamo dagli Atti degli Apostoli, sorse una comunità cristiana fiorente: primo Vescovo ne fu l'apostolo Pietro – così ci dice la tradizione -, e lì "per la prima volta i discepoli furono chiamati cristiani" (At 11,26). Eusebio di Cesarea, uno storico del IV secolo, dedica un intero capitolo della sua Storia Ecclesiastica alla vita e all'opera letteraria di Ignazio (3,36). "Dalla Siria", egli scrive, "Ignazio fu mandato a Roma per essere gettato in pasto alle belve, a causa della testimonianza da lui resa a Cristo. Compiendo il suo viaggio attraverso l'Asia, sotto la custodia severa delle guardie" (che lui chiama "dieci leopardi" nella sua Lettera ai Romani 5,1), "nelle singole città dove sostava, con prediche e ammonizioni, andava rinsaldando le Chiese; soprattutto esortava, col calore più vivo, di guardarsi dalle eresie, che allora cominciavano a pullulare, e raccomandava di non staccarsi dalla tradizione apostolica". La prima tappa del viaggio di Ignazio verso il martirio fu la città di Smirne, dove era Vescovo san Policarpo, discepolo di san Giovanni. Qui Ignazio scrisse quattro lettere, rispettivamente alle Chiese di Efeso, di Magnesia, di Tralli e di Roma. "Partito da Smirne", prosegue Eusebio, "Ignazio venne a Troade, e di là spedì nuove lettere": due alle Chiese di Filadelfia e di Smirne, e una al Vescovo Policarpo. Eusebio completa così l'elenco delle lettere, che sono venute a noi dalla Chiesa del primo secolo come un prezioso tesoro. Leggendo questi testi si sente la freschezza della fede della generazione che ancora aveva conosciuto gli Apostoli. Si sente anche in queste lettere l'amore ardente di un santo. Finalmente da Troade il martire giunse a Roma, dove, nell'Anfiteatro Flavio, venne dato in pasto alle bestie feroci.

Nessun Padre della Chiesa ha espresso con l'intensità di Ignazio l’anelito all'unione con Cristo e alla vita in Lui. Perciò abbiamo letto il brano Vangelo sulla vigna, che secondo il vangelo di Giovanni è Gesù. In realtà, confluiscono in Ignazio due "correnti" spirituali: quella di Paolo, tutta tesa all’unione con Cristo, e quella di Giovanni, concentrata sulla vita in Lui. A loro volta, queste due correnti sfociano nell’imitazione di Cristo, più volte proclamato da Ignazio come "il mio" o "il nostro Dio". Così Ignazio supplica i cristiani di Roma di non impedire il suo martirio, perché è impaziente di "congiungersi con Gesù Cristo". E spiega: "E' bello per me morire andando verso (eis) Gesù Cristo, piuttosto che regnare sino ai confini della terra. Cerco lui, che è morto per me, voglio lui, che è risorto per noi... Lasciate che io sia imitatore della Passione del mio Dio!" (Romani 5-6). Si può cogliere in queste espressioni brucianti d'amore lo spiccato "realismo" cristologico tipico della Chiesa di Antiochia, più che mai attento all'incarnazione del Figlio di Dio e alla sua vera e concreta umanità: Gesù Cristo, scrive Ignazio agli Smirnesi, "è realmente dalla stirpe di Davide", "realmente è nato da una vergine", "realmente fu inchiodato per noi" (1,1).

L'irresistibile tensione di Ignazio verso l'unione con Cristo fonda una vera e propria "mistica dell'unità". Egli stesso si definisce "un uomo al quale è affidato il compito dell'unità" (Filadelfiesi 8,1). Per Ignazio l'unità è anzitutto una prerogativa di Dio, che esistendo in tre Persone è Uno in assoluta unità. Egli ripete spesso che Dio è unità, e che solo in Dio essa si trova allo stato puro e originario. L'unità da realizzare su questa terra da parte dei cristiani non è altro che un'imitazione, il più possibile conforme all'archétipo divino. In questo modo Ignazio giunge a elaborare una visione della Chiesa, che richiama da vicino alcune espressioni della Lettera ai Corinti di Clemente Romano. "E' bene per voi", scrive per esempio ai cristiani di Efeso, "procedere insieme d'accordo col pensiero del vescovo, cosa che già fate. Infatti il vostro collegio dei presbiteri, giustamente famoso, degno di Dio, è così armonicamente unito al vescovo come le corde alla cetra. Per questo nella vostra concordia e nel vostro amore sinfonico Gesù Cristo è cantato. E così voi, ad uno ad uno, diventate coro, affinché nella sinfonia della concordia, dopo aver preso il tono di Dio nell'unità, cantiate a una sola voce" (4,1-2). E dopo aver raccomandato agli Smirnesi di non "intraprendere nulla di ciò che riguarda la Chiesa senza il vescovo" (8,1), confida a Policarpo: "Io offro la mia vita per quelli che sono sottomessi al vescovo, ai presbiteri e ai diaconi. Possa io con loro avere parte con Dio. Lavorate insieme gli uni per gli altri, lottate insieme, correte insieme, soffrite insieme, dormite e vegliate insieme come amministratori di Dio, suoi assessori e servi. Cercate di piacere a Colui per il quale militate e dal quale ricevete la mercede. Nessuno di voi sia trovato disertore. Il vostro battesimo rimanga come uno scudo, la fede come un elmo, la carità come una lancia, la pazienza come un'armatura" (6,1-2).

Complessivamente si può cogliere nelle Lettere di Ignazio una sorta di dialettica costante e feconda tra due aspetti caratteristici della vita cristiana: da una parte la struttura gerarchica della comunità ecclesiale, e dall’altra l'unità fondamentale che lega fra loro tutti i fedeli in Cristo. Di conseguenza, i ruoli non si possono contrapporre. Al contrario, l'insistenza sulla comunione dei credenti tra loro e con i propri pastori è continuamente riformulata attraverso eloquenti immagini e analogie: la cetra, le corde, l'intonazione, il concerto, la sinfonia. E’ evidente la responsabilità peculiare dei vescovi, dei presbiteri e dei diaconi nell'edificazione della comunità. Vale anzitutto per loro l'invito all'amore e all'unità. "Siate una cosa sola", scrive Ignazio ai Magnesi, riprendendo la preghiera di Gesù nell'Ultima Cena: "Un'unica supplica, un'unica mente, un'unica speranza nell'amore... Accorrete tutti a Gesù Cristo come all'unico tempio di Dio, come all'unico altare: egli è uno, e procedendo dall'unico Padre, è rimasto a Lui unito, e a Lui è ritornato nell'unità" (7,1-2). Ignazio, per primo nella letteratura cristiana, attribuisce alla Chiesa l'aggettivo "cattolica", cioè "universale": "Dove è Gesù Cristo", egli afferma, "lì è la Chiesa cattolica" (Smirnesi 8,2). E proprio nel servizio di unità alla Chiesa cattolica, la comunità cristiana di Roma esercita una sorta di primato nell’amore: "In Roma essa presiede degna di Dio, venerabile, degna di essere chiamata beata... Presiede alla carità, che ha la legge di Cristo e porta il nome del Padre" (Romani, prologo).

Come si vede, Ignazio è veramente il "dottore dell'unità": unità di Dio e unità di Cristo (a dispetto delle varie eresie che iniziavano a circolare e dividevano l’uomo e Dio in Cristo), unità della Chiesa, unità dei fedeli "nella fede e nella carità, delle quali non vi è nulla di più eccellente" (Smirnesi 6,1). In definitiva, il "realismo" di Ignazio invita i fedeli di ieri e di oggi, invita noi tutti a una sintesi progressiva tra configurazione a Cristo (unione con Lui, vita in Lui) e dedizione alla sua Chiesa (unità con il Vescovo, servizio generoso alla comunità e al mondo). Insomma, occorre pervenire a una sintesi tra comunione della Chiesa all’interno di sè e missione proclamazione del Vangelo per gli altri, fino a che attraverso una dimensione parli l'altra, e i credenti siano sempre più "nel possesso di quello spirito indiviso, che è Gesù Cristo stesso" (Magnesi 15). Implorando dal Signore questa "grazia di unità", e nella convinzione di presiedere alla carità di tutta la Chiesa (cfr. Romani, prologo), rivolgo a voi lo stesso augurio che conclude la lettera di Ignazio ai cristiani di Tralli: "Amatevi l'un l'altro con cuore non diviso. Il mio spirito si offre in sacrificio per voi, non solo ora, ma anche quando avrà raggiunto Dio... In Cristo possiate essere trovati senza macchia" (13). E preghiamo affinché il Signore ci aiuti a raggiungere questa unità e ad essere trovati finalmente senza macchia, perché è l'amore che purifica le anime.


Saluto in lingua italiana

Cari fratelli e sorelle,

Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare saluto i fedeli delle Diocesi della Puglia, convenuti con i loro Vescovi in occasione della Visita ad Limina Apostolorum. Benvenuti, grazie per la vostra visita! Cari amici, vi incoraggio a sentirvi sempre più coinvolti nella missione della Chiesa per venire incontro con rinnovato slancio apostolico alle numerose sfide sociali e religiose dell’epoca attuale. Nei colloqui con i vostri Vescovi ho già sentito come in Puglia la Chiesa è ancora viva, dinamica e piena di fede. Vediamo la vivacità di questa Chiesa della Puglia! E voi, cari Fratelli nell’Episcopato, non stancatevi di sollecitare quanti sono affidati alle vostre cure pastorali ad incontrare personalmente Cristo vivo in mezzo a noi, aderendo integralmente al suo Vangelo e alle esigenze morali che da esso scaturiscono.

Saluto poi i fedeli della parrocchia di san Lino in Roma, qui presenti in occasione del 50° anniversario di fondazione della loro comunità cristiana; i rappresentanti del Credito Cooperativo di Viterbo; gli studenti del Liceo "Omodeo", di Mortara e quelli dell’Istituto San Vincenzo de’Paoli, di Reggio Emilia.

Infine, il mio saluto va ai giovani ai malati e agli sposi novelli. Cari giovani, ricercate sinceramente l'amore di Dio e siate a Lui fedeli sempre. Cari malati, non permettete che la sofferenza spenga in voi la luce della fede in Cristo, il quale vi è vicino e sostiene nella prova. E voi, cari sposi novelli, chiamati da Dio a formare una nuova famiglia, fate della vostra esistenza una missione di amore fedele e generoso.

Sihaya.b16247
Thursday, March 15, 2007 9:31 PM
VISITA DEL SANTO PADRE ALLA FABBRICA DI SAN PIETRO , 14.03.2007
Al termine dell’Udienza Generale, il Santo Padre Benedetto XVI si è recato in visita alla Fabbrica di San Pietro in occasione delle celebrazioni del quinto centenario della Basilica Vaticana.

Pubblichiamo di seguito il saluto che il Papa ha rivolto ai presenti:


SALUTO DEL SANTO PADRE

Venerati Fratelli nell’Episcopato,
cari amici,

sono molto contento di questo incontro con voi, che avviene nella sede di un’antica e illustre Istituzione Pontificia: la Fabbrica di San Pietro. Saluto anzitutto l’Arcivescovo Mons. Angelo Comastri, Arciprete della Basilica di San Pietro e vostro Presidente, che si è fatto interprete dei comuni sentimenti. Saluto poi il Vescovo Mons. Vittorio Lanzani, Delegato della medesima Fabbrica, come pure ciascuno di voi. Voi lavorate in un luogo, la veneranda Basilica dell’Apostolo, che è il cuore della Chiesa cattolica: un cuore pulsante, grazie allo Spirito Santo che lo tiene sempre vivo, ma anche grazie all’attività di quanti quotidianamente lo fanno funzionare. Sono passati da poco i 500 anni dalla posa della prima pietra della seconda Basilica Vaticana, come ha ricordato Mons. Comastri. Cinque secoli: eppure, essa è sempre viva e giovane; non è un museo, è un organismo spirituale, e anche le pietre risentono di questa sua vitalità! Voi per primi, che lavorate qui, siete "pietre vive", come scriveva l’apostolo Pietro, pietre vive dell’edificio spirituale che è la Chiesa.

Sono contento di questo incontro pur breve con voi, quasi a chiudere le celebrazioni del quinto centenario della Basilica Vaticana, dove voi operate concretamente. Vorrei cogliere l’occasione per ricordare, in questo momento, tutti i vostri colleghi che nei 500 anni passati vi hanno preceduto. A voi esprimo il mio ringraziamento per ciò che fate, con impegno e competenza, perché questo "cuore" della Chiesa, come dicevo sopra, possa continuare a "pulsare" con perenne vitalità: attirando a sé uomini e donne dal mondo intero e aiutandoli a compiere un’esperienza spirituale che segni la loro esistenza. In effetti, grazie al vostro contributo, quasi sempre nascosto ma sempre opportuno, tante persone, pellegrini di tutte le parti del mondo, possono vivere con frutto il loro pellegrinaggio, o semplicemente la loro visita alla Basilica Vaticana, e recare con sé nel cuore un messaggio di fede e di speranza, la certezza di aver visto non solo grandi opere d'arte ma di essersi incontrati con la Chiesa viva, con l'Apostolo Pietro e infine con Cristo. Ancora una volta vi ringrazio e vi incoraggio: la vostra attività lavorativa compitela sempre come atto di amore alla Chiesa, a San Pietro e quindi a Cristo. Affido tutti alla speciale protezione di San Pietro, voi e i vostri cari. E, mentre vi assicuro il mio ricordo nella preghiera e vi chiedo di ricambiarlo pregando per me, di cuore vi benedico.



Sihaya.b16247
Friday, March 16, 2007 3:54 PM
VIAGGIO APOSTOLICO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI IN BRASILE IN OCCASIONE DELLA V CONFERENZA GENERALE DELL’EPISCOPATO LATINOAMERICANO E DEI CARAIBI (9 - 14 MAGGIO 2007) - AVVISO N. 1

Si avvertono i giornalisti accreditati che sono aperte le iscrizioni per la richiesta di ammissione al Volo Papale in occasione del Viaggio Apostolico di Sua Santità Benedetto XVI in Brasile in occasione della V Conferenza Generale dell’Episcopato Latinoamericano e dei Caraibi, che si svolgerà dal 9 al 14 maggio 2006, con il seguente itinerario:

Mercoledì, 09.05.2007

Roma - São Paolo

Giovedì, 10.05.2007

São Paolo

Venerdì, 11.05.2007

São Paolo - Aparecida

Sabato, 12.05.2007

Aparecida - Guaratinguetá - Aparecida

Domenica, 13.05.2007

Aparecida - São Paolo

Lunedì, 14.05.2007

Roma

Fusi orari: Roma: + 2 UTC; São Paolo e Aparecida: - 3 UTC. Ci sono cinque ore di differenza rispetto all’ora di Roma.

Il programma del Viaggio Apostolico di Sua Santità Benedetto XVI in Brasile in occasione della V Conferenza Generale dell’Episcopato Latinoamericano e dei Caraibi sarà pubblicato in seguito.

La Documentazione logistica per i giornalisti interessati al Volo Papale, il modulo per la Richiesta di accreditamento presso la Sala Stampa della Santa Sede (per coloro che non sono ancora accreditati) e il modulo per la Richiesta di ammissione al Volo Papale, la Richiesta di etichette per il bagaglio e la Dichiarazione circa l’impegno di rispettare le condizioni di ammissione al Volo Papale sono a disposizione:

presso la Sala Stampa della Santa Sede in Via della Conciliazione 54, ROMA;
nell’area "Comunicazioni di servizio" della Sala Stampa della Santa Sede nel sito Internet della Santa Sede (www.vatican.va).
Il termine per la presentazione della richiesta di ammissione al Volo Papale è sabato 24 marzo 2007 alle ore 12.00.

Discipula
Friday, March 16, 2007 5:17 PM
Dal sito di korazym
Il papa ai confessori: l'importanza di essere perdonati di Mattia Bianchi/ 16/03/2007



''Oggi pare che si sia perso il senso del peccato, ma in compenso sono aumentati i sensi di colpa''. Lo ha constatato Benedetto XVI nel suo discorso ai partecipanti ad un corso promosso dalla Penitenzieria apostolica. ''Vediamo una umanità che vorrebbe essere autosufficiente, - ha detto - dove non pochi ritengono quasi di poter fare a meno di Dio per vivere bene; eppure quanti sembrano tristemente condannati ad affrontare drammatiche situazioni di vuoto esistenziale, quanto violenza c'è ancora sulla terra, quanto solitudine pesa sull'animo dell'uomo nell'era della comunicazione''. Da qui, l'importanza del sacramento della riconciliazione, perché solo riconoscendo il bisogno di essere perdonati, ha spiegato il pontefice, si potrà "liberare il cuore degli uomini da questo giogo di morte". "Il sacerdote è strumento di questo amore misericordioso di Dio", continua Benedetto XVI, invitando i confessori a non relativizzare la morale, che non può essere adattata in base alle ''situazioni''. ''Il sacerdote si mantenga fedele al magistero della Chiesa per quanto concerne la dottrina morale, - è l'invito del papa - cosciente che la legge del bene e del male non è determinata dalle situazioni, ma da Dio''.

Il testo integrale del discorso del papa

Signor Cardinale,
Venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,

ben volentieri vi accolgo quest’oggi e rivolgo il mio cordiale saluto a ciascuno di voi, partecipanti al Corso sul Foro interno organizzato dalla Penitenzieria Apostolica. In primo luogo saluto il Signor Cardinale James Francis Stafford, Penitenziere Maggiore, che ringrazio per le gentili parole rivoltemi, il Vescovo Gianfranco Girotti, Reggente della Penitenzieria, e tutti i presenti.

L’odierno incontro mi offre l’opportunità di riflettere insieme a voi sull’importanza del sacramento della Penitenza anche in questo nostro tempo e di ribadire la necessità che i sacerdoti si preparino ad amministrarlo con devozione e fedeltà a lode di Dio e per la santificazione del popolo cristiano, come promettono al Vescovo nel giorno della loro Ordinazione presbiterale. Si tratta infatti di uno dei compiti qualificanti del peculiare ministero che essi sono chiamati ad esercitare "in persona Christi". Con i gesti e le parole sacramentali, i sacerdoti rendono visibile soprattutto l’amore di Dio, che in Cristo si è rivelato in pienezza. Nell’amministrare il Sacramento del perdono e della riconciliazione, il presbitero - ricorda il Catechismo della Chiesa Cattolica - agisce come "il segno e lo strumento dell'amore misericordioso di Dio verso il peccatore" (n. 1465). Ciò che avviene in questo sacramento è pertanto innanzitutto mistero di amore, opera dell'amore misericordioso del Signore.

"Dio è amore" (1 Gv 4,16): in questa semplice affermazione l’evangelista Giovanni ha racchiuso la rivelazione dell’intero mistero di Dio Trinità. E nell’incontro con Nicodemo Gesù, preannunciando la sua passione e morte in croce, afferma: "Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in Lui non muoia, ma abbia la vita eterna" (Gv 3,16). Abbiamo tutti bisogno di attingere alla fonte inesauribile dell’amore divino, che si manifesta a noi totalmente nel mistero della Croce, per trovare l’autentica pace con Dio, con noi stessi e con il prossimo. Solo da questa sorgente spirituale è possibile trarre quell’energia interiore indispensabile per sconfiggere il male e il peccato nella lotta senza pausa, che segna il nostro pellegrinaggio terreno verso la patria celeste.

Il mondo contemporaneo continua a presentare le contraddizioni ben rilevate dai Padri del Concilio Vaticano II (cfr Cost. past. Gaudium et spes, 4-10): vediamo un’umanità che vorrebbe essere autosufficiente, dove non pochi ritengono quasi di poter fare a meno di Dio per vivere bene; eppure, quanti sembrano tristemente condannati ad affrontare drammatiche situazioni di vuoto esistenziale, quanta violenza c’è ancora sulla terra, quanta solitudine pesa sull’animo dell’uomo dell’era della comunicazione! In una parola, oggi pare che si sia perso il "senso del peccato", ma in compenso sono aumentati i "complessi di colpa". Chi potrà liberare il cuore degli uomini da questo giogo di morte, se non Colui che morendo ha sconfitto per sempre la potenza del male con l’onnipotenza dell’amore divino? Come ricordava san Paolo ai cristiani di Efeso, "Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amati, da morti che eravamo per i peccati, ci ha fatti rivivere con Cristo" (Ef 2,4). Il sacerdote, nel sacramento della Confessione, è strumento di questo amore misericordioso di Dio, che invoca nella formula dell’assoluzione dei peccati: "Dio, Padre di misericordia, che ha riconciliato a sé il mondo nella morte e risurrezione del suo Figlio, e ha effuso lo Spirito Santo per la remissione dei peccati, ti conceda, mediante il ministero della Chiesa, il perdono e la pace".

Il Nuovo Testamento, in ogni sua pagina, parla dell’amore e della misericordia di Dio che si sono resi visibili in Cristo. Gesù infatti, che "riceve i peccatori e mangia con loro" (Lc 15,2), e con autorità afferma: "Uomo, i tuoi peccati ti sono rimessi" (Lc 5,20), dice: "Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori a convertirsi" (Lc 5,31-32). L’impegno del sacerdote e del confessore è principalmente questo: portare ciascuno a fare esperienza dell’amore di Cristo per lui, incontrandolo sulla strada della propria vita come Paolo lo incontrò sulla via di Damasco. Conosciamo l’appassionata dichiarazione dell’Apostolo delle genti dopo quell’incontro che ne cambiò la vita: "mi ha amato e ha dato se stesso per me" (Gal 2,20). Questa è la sua esperienza personale sulla via di Damasco: il Signore Gesù ha amato Paolo e ha dato la sua vita per lui. E nella confessione questa è anche la nostra strada, la nostra via di Damasco, la nostra esperienza: Gesù ha amato me e si è donato per me. Possa ogni persona fare questa stessa esperienza spirituale e come ha detto il Servo di Dio Giovanni Paolo II "riscoprire Cristo come mysterium pietatis, colui nel quale Dio ci mostra il suo cuore compassionevole e ci riconcilia pienamente a sé. È questo volto di Cristo che occorre far riscoprire anche attraverso il sacramento della Penitenza" (Giovanni Paolo II, Lett. ap. Novo millennio ineunte, 37). Il sacerdote, ministro del sacramento della Riconciliazione, senta sempre come suo compito quello di far trasparire, nelle parole e nel modo di accostare il penitente, l'amore misericordioso di Dio. Come il padre della parabola del figlio prodigo, accolga il peccatore pentito, lo aiuti a risollevarsi dal peccato, lo incoraggi a emendarsi non venendo mai a patti con il male, ma riprendendo sempre il cammino verso la perfezione evangelica. Questa bella esperienza del figlio prodigo, che trova nel Padre tutta la misericordia divina, sia l'esperienza di chiunque si confessa, nel sacramento della Riconciliazione.

Cari Fratelli, tutto ciò comporta che il sacerdote impegnato nel ministero del sacramento della Penitenza sia animato egli stesso da una costante tensione alla santità. Il Catechismo della Chiesa Cattolica punta alto in tale esigenza, quando afferma: "Il confessore [...] deve avere una provata conoscenza del comportamento cristiano, l'esperienza delle realtà umane, il rispetto e la delicatezza nei confronti di colui che è caduto; deve amare la verità, essere fedele al Magistero della Chiesa e condurre con pazienza il penitente verso la guarigione e la piena maturità. Deve pregare e fare penitenza per lui, affidandolo alla misericordia del Signore" (n. 1466). Per portare a compimento questa importante missione, interiormente unito sempre al Signore, il sacerdote si mantenga fedele al Magistero della Chiesa per quanto concerne la dottrina morale, cosciente che la legge del bene e del male non è determinata dalle situazioni, ma da Dio. Alla Vergine Maria, Madre di misericordia, chiedo di sostenere il ministero dei sacerdoti confessori e di aiutare ogni comunità cristiana a comprendere sempre più il valore e l’importanza del sacramento della Penitenza per la crescita spirituale di ogni fedele. A voi, qui presenti, e alle persone che vi sono care imparto con affetto la mia Benedizione.



[Sarà contenta Rosy Bindi che il Papa si è occupato delle cose di Dio o è troppo intenta ad appludire l'intervento del cardinale Martini sulle famiglie e le convivenze?
E' chiaro, ovviamente, che quella del cardinale in pensione non rappresenta nemmeno lontanamente un caso di ingerenza, nooooo
]




ratzi.lella
Friday, March 16, 2007 5:21 PM
eh...cara discipula...
mi hai tolto le parole di bocca, come dice il saggio!!!
trovo molto strano che si rimproveri al papa di non occuparsi abbastanza delle cose di dio per poi ignorare interventi splendidi come quello che hai riportato.
e' ovvio che martini puo' anche occuparsi di DICO visto che parla di dialogo (con il governo), di valori negoziabili ed e' tanto simpatico ai media.
chissa' come mai la sua non e' mai ingerenza...
si confermano piu' che mai le parole di luca: «Guai quando tutti diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti facevano i loro padri con i falsi profeti» (Luca 6, 26).

[Modificato da ratzi.lella 16/03/2007 17.22]

emma3
Saturday, March 17, 2007 4:35 PM
Incontro in Aula Paolo VI tra Papa Benedetto XVI e i partecipanti ai pellegrinaggi promossi dall’Oftal (Opera federativa trasporto ammalati a Lourdes) e dal Mac (Movimento apostolico ciechi). "Vivere positivamente la diversità per superare ogni handicap".

Il discorso del Santo Padre

Cari amici dell’OFTAL e del Movimento Apostolico Ciechi!

Con grande gioia vi incontro nella Basilica Vaticana, dove avete partecipato alla Celebrazione eucaristica presieduta dal mio Segretario di Stato, il Cardinale Tarcisio Bertone, che saluto cordialmente. Saluto l’Arcivescovo Angelo Comastri, Vicario Generale per la Città del Vaticano e Arciprete della Basilica Vaticana, ed i vostri Assistenti ecclesiastici. Saluto ciascuno di voi, in particolare il Presidente dell’OFTAL, Monsignor Franco Degrandi, e il Vice Presidente del MAC, Dottor Francesco Scelzo, che ringrazio per avermi presentato le vostre rispettive Associazioni, nate a poca distanza di tempo l’una dall’altra.

Il Movimento Apostolico Ciechi, infatti, ebbe origine nel 1928, dall’intuizione e dallo slancio apostolico di un’insegnante non vedente di Monza, Maria Motta, dotata di profonda fede e di grande forza d’animo. Mentre l’Opera Federativa Trasporto Ammalati a Lourdes (OFTAL) celebra il suo 75° anniversario: in effetti, iniziata nel 1913 da Mons. Alessandro Rastelli, sacerdote della diocesi di Vercelli, nacque ufficialmente nel ’32, promossa dall’Arcivescovo di quella Chiesa particolare. La vostra compresenza qui oggi è provvidenziale, perché le due Associazioni, pur differenziandosi per molti aspetti, ne hanno però in comune uno fondamentale, che desidero mettere subito in risalto. Mi riferisco al fatto che sia il MAC che l’OFTAL si presentano come esperienze di condivisione fraterna, basata sul Vangelo e capace di mettere in grado le persone in difficoltà, in questo caso malate e non vedenti, di essere pienamente partecipi della vita della Comunità ecclesiale e costruttrici della civiltà dell’amore. Due realtà che, come diceva il tema del recente Convegno ecclesiale di Verona, danno testimonianza di Cristo risorto speranza del mondo, manifestando che la fede e l’amicizia cristiana permettono di attraversare insieme ogni condizione di fragilità.

In questo senso è emblematica l’esperienza dei due fondatori: Don Rastelli e Maria Motta. Il primo si recò a Lourdes dopo un incidente che lo costrinse per un mese in ospedale. L’esperienza dell’infermità lo rese particolarmente sensibile al messaggio della Vergine Immacolata, che lo chiamò a ritornare alla Grotta di Massabielle dapprima in compagnia di un solo malato – e ciò è molto significativo! – e quindi alla guida del primo pellegrinaggio diocesano con oltre 300 persone di cui 30 malati. Per Maria Motta, cieca dalla nascita, la limitazione visiva non fu un impedimento alla sua vocazione, anzi, lo Spirito fece di lei un’apostola dei non vedenti, e in seguito rese feconda la sua iniziativa ben oltre le sue stesse aspettative. Da quella "rete" spirituale che lei aveva formato si sviluppò una vera e propria associazione, formata da gruppi diocesani presenti in ogni parte d’Italia, ed approvata dal beato Giovanni XXIII col nome di Movimento Apostolico Ciechi. In essa ciechi e vedenti, imparando lo stile della reciprocità e della condivisione, si impegnano nella formazione per mettersi al servizio della missione apostolica della Chiesa.

Ciascuna delle due Associazioni contribuisce ad edificare la Chiesa con il proprio, specifico carisma. Voi, amici dell’OFTAL, offrite l’esperienza del pellegrinaggio con i malati, segno forte di fede e di solidarietà tra persone che escono da se stesse e dal chiuso dei propri problemi per partire verso una meta comune, un luogo dello spirito: Lourdes, la Terra Santa, Loreto, Fatima, e altri Santuari. Aiutate così il Popolo di Dio a tener desta la consapevolezza della sua natura pellegrinante alla sequela di Cristo, come emerge in maniera rilevante nella Sacra Scrittura. Pensiamo al Libro dell’Esodo, che la liturgia ci fa meditare in questo tempo quaresimale; pensiamo alla vita pubblica di Gesù, che i Vangeli presentano come un grande pellegrinaggio verso Gerusalemme, dove deve compiersi il suo "esodo". Voi, amici del MAC, a vostra volta siete portatori di un’esperienza tipica, che vi è propria: quella del camminare insieme, fianco a fianco, ciechi e vedenti. E’ una testimonianza di come l’amore cristiano permetta di superare l’handicap e di vivere positivamente la diversità, quale occasione di apertura all’altro, di attenzione ai suoi problemi, ma prima di tutto ai suoi doni, e di vicendevole servizio.

Cari fratelli e sorelle, la Chiesa ha bisogno anche del vostro contributo per rispondere fedelmente e pienamente alla volontà del Signore. E altrettanto si può dire della società civile: l’umanità ha bisogno dei vostri doni, che sono profezia del Regno di Dio. Non vi spaventino i limiti e la povertà di risorse: Dio ama compiere le sue opere con mezzi poveri. Chiede però di mettergli a disposizione una fede generosa! Ecco, in fondo, perché siete venuti qui: per implorare presso la tomba di Pietro il dono di una fede più salda. Domani concluderete il vostro pellegrinaggio in due luoghi mariani di Roma: il MAC nella Basilica di Santa Maria Maggiore, e l’OFTAL nel Santuario della Madonna del Divino Amore. Ripartite, dunque, da questo momento di grazia animati dalla fede di Pietro e di Maria! E con questa fede proseguite il vostro cammino, accompagnati anche dalla mia preghiera e dalla mia benedizione, che con affetto imparto a voi qui presenti e a tutti i vostri soci e alle persone a voi care.




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