Print   Search   Utenti   Join     Share : FaceboolTwitter
Pages: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, ..., 33, 34, 35, 36, 37, 38, 39, 40, 41, 42, [43], 44, 45, 46, 47, 48, 49, 50, 51, 52, 53, ..., 161, 162, 163, 164, 165, 166, 167, 168, 169, 170
josie '86
Wednesday, February 21, 2007 12:58 PM
Da ToscanaOggi

[DIM]15pt[=DIM][G]BENEDETTO XVI ALL'UDIENZA GENERALE: VIVETE LA QUARESIMA CON LO SGUARDO SEMPRE FISSO SU GESÙ[/G][/DIM]

[FONT]Verdana[=FONT][DIM]13pt[=DIM]21/02/2007

“Oggi inizia la Quaresima, tempo liturgico forte di preghiera, tempo di penitenza e di impegno nel servire i fratelli, da vivere conservando lo sguardo sempre fisso su Gesù che si avvia verso la sua morte e risurrezione”. Con queste parole il Papa ha rivolto il suo “cordiale benvenuto” ai giovani, salutando le numerose scolaresche italiane che hanno gremito la Basilia vaticana, dove si è svolta la prima parte dell’udienza generale di oggi, Mercoledì delle Ceneri. “Cari giovani – ha proseguito Benedetto XVI – sentite questo invito come se Cristo lo rivolgesse personalmente ad ognuno di voi e accoglietelo con generosità. Percorrendo fedelmente l’austero itinerario quaresimale – il consiglio del Pontefice ai giovani per questo tempo forte dell’itinerario liturgico - in preparazione alla Pasqua potete prendere coscienza dei rischi a cui è esposta la vostra vita spirituale e sarete incoraggiati a realizzare con gioia la vostra vocazione cristiana”. “Accanto a voi – ha concluso il Papa prima di trasferirsi nell’Aula Paolo VI, per la seconda parte dell’udienza – è Maria, la Donna della speranza che, con la sua tenerezza materna vi sostiene e vi guida nei quaranta giorni che ci conducono alla Pasqua”.

Convertirsi non significa “inseguire il proprio successo personale, che passa, ma abbandonare le proprie sicurezze personali per porsi con fiducia alla sequela del Signore”, sapendo che “chi si lascia conquistare da Lui non perde la propria vita”. Lo ha detto il Papa, che nella seconda parte dell’udienza generale di oggi, a cui hanno partecipato circa 10mila persone, si è soffermato sulla Quaresima come “stagione spirituale propizia per allenarsi con maggiore tenacia a cercare Dio, aprendo il cuore a Cristo”, tramite un itinerario – che inizia oggi, Mercoledì delle Ceneri – “fatto di ascolto della Parola, preghiera e penitenza”. La conversione “non è uno sforzo per l’autorealizzazione di se stessi, perché l’essere umano non è l’architetto del proprio destino eterno”, e l’autorealizzazione sarebbe nel contempo una “contraddizione” e “troppo poco per noi”, ha commentato il Papa. Al contrario, la conversione nella prospettiva cristiana comporta il “non considerarsi creatori di noi stessi e così scoprire la verità”. Per i cristiani, cioè, la conversione “non è dipendenza, ma è libertà”, perché consiste nell’”accettare liberamente e con amore di dipendere in tutto da Dio”. “Buona Quaresima a tutti!”, l’augurio finale del Papa.

“La conversione non è mai fatta una volta per sempre, è un cammino interiore che dura tutta la vita”, ha ammonito il Pontefice, sottolineando che la Quaresima “non può limitarsi” a questo periodo dell’anno liturgico, ma “deve abbracciare l’intero arco della nostra esistenza, ogni giorno della nostra vita”. Come diceva Sant’Agostino, “l’intera vita è un santo desiderio di Dio. Speriamo che cominciamo a desiderare Dio, e così a desiderare la vita, l’amore stesso e la libertà”, l’auspicio del Papa per la Quaresima. “Il sincero desiderio di Dio ci porta a rigettare il male e a compiere il bene”, ha detto il Papa, che nella prima parte della catechesi si è riferito alla ricorrenza odierna. “Il Mercoledì delle Ceneri – ha esordito - per noi cristiani è un giorno particolare, caratterizzato dall’intenso spirito di raccoglimento e di riflessione”. Nelle prime comunità cristiane, la Quaresima era “il tempo dell’immediata preparazione al battesimo, da celebrarsi nella veglia pasquale”. “Noi siamo già battezzati – ha osservato il Papa – ma il battesimo spesso non è molto efficiente nella nostra vita quotidiana”. La Quaresima, dunque, può essere un’occasione “per rivivere in profondità il nostro battesimo”.

“La Croce è la definitiva rivelazione dell’amore e della misericordia divina. Anche per noi, uomini e donne della nostra epoca, troppo spesso distratti da preoccupazioni e interessi momentanei”. Lo ha detto il Papa, che nella parte finale della catechesi dell’udienza generale ha ribadito che “Dio è amore, e questo amore è il segreto della nostra felicità”. “Ma per conquistarlo - ha aggiunto – non c’è altra via della croce”. La Quaresima dunque, è l’occasione per “valorizzare maggiormente la penitenza e il sacrificio, per rigettare il peccato e il male, per vincere l’egoismo e l’indifferenza”. In questa prospettiva, secondo il Papa, “la preghiera, il digiuno, la penitenza, gli atti di carità verso i fratelli sono sentieri spirituali da percorrere per far ritorno a Dio, in risposta ai numerosi richiami alla conversione contenuti nella liturgia del Mercoledì delle Ceneri”. “La Quaresima – l’augurio papale – sia per tutti rinnovata esperienza dell’amore misericordioso di Dio, che sulla Croce ha versato il suo sangue per noi. Mettiamoci alla sua sequela, per imparare a donare il suo amore al prossimo specialmente a chi soffre ed è in difficoltà”. [/DIM][/FONT]
Francesca.Pisa
Wednesday, February 21, 2007 2:35 PM
Udienza generale 21 febbraio 2007

Cari fratelli e sorelle!

Sono lieto di accogliervi e di rivolgere a ciascuno il mio cordiale benvenuto, con un saluto speciale per le numerose scolaresche presenti. Oggi inizia la Quaresima, tempo liturgico "forte" di preghiera, tempo di penitenza e di impegno nel servire i fratelli, da vivere conservando lo sguardo sempre fisso su Gesù che si avvia verso la sua morte e risurrezione.

Cari giovani, sentite questo invito come se Cristo lo rivolgesse personalmente ad ognuno di voi e accoglietelo con generosità. Percorrendo fedelmente l’austero itinerario quaresimale, potrete prendere coscienza dei rischi a cui è esposta la vostra vita spirituale e sarete incoraggiati a realizzare con gioia la vostra vocazione cristiana. Accanto a voi è Maria, la Donna della speranza che, con la sua tenerezza materna vi sostiene e vi guida nei quaranta giorni che ci conducono alla Pasqua. Con il suo aiuto potrete celebrare interiormente rinnovati il grande mistero pasquale, evento centrale della salvezza e rivelazione suprema dell’amore misericordioso di Dio.

Buona Quaresima a tutti!

* * *

Mercoledì delle Ceneri

Cari fratelli e sorelle,

il Mercoledì delle Ceneri, che oggi celebriamo, per noi cristiani è un giorno particolare, caratterizzato da intenso spirito di raccoglimento e di riflessione. Intraprendiamo, infatti, il cammino della Quaresima fatto di ascolto della Parola di Dio, di preghiera e di penitenza. Sono quaranta giorni durante i quali la liturgia ci aiuterà a rivivere le fasi salienti del mistero della salvezza. Come sappiamo, l’uomo era stato creato per essere amico di Dio. Ma il peccato dei progenitori ha infranto questa relazione di fiducia e di amore e ha reso di conseguenza l’umanità incapace di realizzare la sua vocazione originaria. Grazie però al sacrificio redentore di Cristo siamo stati riscattati dal potere del male: Cristo infatti, scrive l’apostolo Giovanni, si è fatto vittima di espiazione per i nostri peccati (cfr 1 Gv 2,2); e san Pietro aggiunge: Egli è morto una volta per sempre per i peccati (cfr 1 Pt 3,18).

Morto in Cristo al peccato, anche il battezzato rinasce a vita nuova, ristabilito gratuitamente nella dignità di figlio di Dio. Per questo nella primitiva comunità cristiana il Battesimo veniva considerato come “la prima risurrezione” (cfr Ap 20,5; Rm 6,1–11; Gv 5,25–28). Sin dalle origini, pertanto, la Quaresima viene vissuta come il tempo dell’immediata preparazione al Battesimo, da amministrarsi solennemente durante la Veglia pasquale. Tutta la Quaresima era un cammino verso questo grande incontro con Cristo, questa immersione in Cristo e questo rinnovamento della vita. Noi siamo già battezzati, ma il Battesimo spesso non è molto efficace nella nostra vita quotidiana. Perciò anche per noi la Quaresima è un rinnovato “catecumenato” nel quale andiamo di nuovo incontro al nostro Battesimo per riscoprirlo e riviverlo in profondità, per divenire di nuovo realmente cristiani. Quindi la Quaresima è un’occasione per “ridiventare” cristiani, mediante un costante processo di cambiamento interiore e di avanzamento nella conoscenza e nell’amore di Cristo. La conversione non è mai una volta per sempre, ma è un processo, un cammino interiore di tutta la nostra vita. Questo itinerario di conversione evangelica non può certo limitarsi ad un periodo particolare dell’anno: è un cammino di ogni giorno, che deve abbracciare l’intero arco dell’esistenza, ogni giorno della nostra vita. In questa ottica, per ciascun cristiano e per tutte le comunità ecclesiali, la Quaresima è la stagione spirituale propizia per allenarsi con maggior tenacia a cercare Dio, aprendo il cuore a Cristo. Sant’Agostino una volta ha detto che la nostra vita è un unico esercizio del desiderio di avvicinarci a Dio, di divenire capaci di lasciar entrare Dio nel nostro essere. “L’intera vita del fervente cristiano – dice – è un santo desiderio”. Se è così, in Quaresima siamo stimolati ancor più a strappare “ai nostri desideri le radici della vanità” per educare il cuore a desiderare, cioè ad amare Dio. “Dio: - dice sempre sant’Agostino – queste due sillabe sono tutto quello che desideriamo” (cfr Tract. in Iohn., 4). E speriamo che realmente cominciamo a desiderare Dio, e così a desiderare la vera vita, l’amore stesso e la verità.

Quanto mai opportuna risuona allora l’esortazione di Gesù, riportata dall’evangelista Marco: “Convertitevi e credete al Vangelo” (cfr Mc 1,15). Il sincero desiderio di Dio ci porta a rigettare il male e a compiere il bene. Questa conversione del cuore è anzitutto dono gratuito di Dio, che ci ha creati per sé e in Gesù Cristo ci ha redenti: la nostra vera felicità consiste nel rimanere in Lui (cfr Gv 15,3). Per questa ragione Egli stesso previene con la sua grazia il nostro desiderio e accompagna i nostri sforzi di conversione. Convertirsi, che cos’è in realtà? Convertirsi vuol dire cercare Dio, andare con Dio, seguire docilmente gli insegnamenti del suo Figlio, di Gesù Cristo; convertirsi non è uno sforzo per autorealizzare se stessi, perché l’essere umano non è l’architetto del proprio destino eterno. Non siamo noi che abbiamo fatto noi stessi. Perciò l’autorealizzazione è una contraddizione ed è anche troppo poco per noi. Abbiamo una destinazione più alta. Potremmo dire che la conversione consiste proprio nel non considerarsi i “creatori” di se stessi e così scoprire la verità, perché non siamo autori di noi stessi. Conversione consiste nell’accettare liberamente e con amore di dipendere in tutto da Dio, il vero nostro Creatore, di dipendere dall’amore. Questa non è dipendenza ma libertà. Convertirsi significa allora non inseguire il proprio successo personale - che è una cosa che passa - ma, abbandonando ogni umana sicurezza, porsi con semplicità e fiducia alla sequela del Signore perché per ciascuno Gesù diventi, come amava ripetere la beata Teresa di Calcutta, “il mio tutto in tutto”. Chi si lascia conquistare da Lui non teme di perdere la propria vita, perché sulla Croce Egli ci ha amato e ha dato se stesso per noi. E proprio perdendo per amore la nostra vita la ritroviamo.

Ho voluto sottolineare l’immenso amore che Dio ha per noi nel messaggio per la Quaresima, pubblicato pochi giorni fa, perché i cristiani d’ogni comunità possano sostare spiritualmente, durante il tempo quaresimale, con Maria e Giovanni, il discepolo prediletto, accanto a Colui che sulla Croce ha consumato per l’umanità il sacrificio della sua vita (cfr Gv 19,25). Sì, cari fratelli e sorelle, la Croce è la definitiva rivelazione dell’amore e della misericordia divina anche per noi, uomini e donne di questa nostra epoca, troppo spesso distratti da preoccupazioni e interessi terreni e momentanei. Dio è amore, e il suo amore è il segreto della nostra felicità. Per entrare però in questo mistero di amore non c’è altra via se non quella di perderci, di donarci, la via della Croce. “Se qualcuno vuol venire dietro di me – dice il Signore – rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua” (Mc 8,34). Ecco perché la liturgia quaresimale, mentre ci invita a riflettere e a pregare, ci stimola a valorizzare maggiormente la penitenza e il sacrificio, per rigettare il peccato e il male e vincere l’egoismo e l’indifferenza. La preghiera, il digiuno e la penitenza, le opere di carità verso i fratelli diventano così sentieri spirituali da percorrere per far ritorno a Dio, in risposta ai ripetuti richiami alla conversione contenuti anche nell'odierna liturgia (cfr Gl 2,12-13; Mt 6,16-18).

Cari fratelli e sorelle, il periodo quaresimale, che quest’oggi intraprendiamo con l’austero e significativo rito dell’imposizione delle Ceneri, sia per tutti una rinnovata esperienza dell’amore misericordioso di Cristo, che sulla Croce ha versato il suo sangue per noi. Mettiamoci docilmente alla sua scuola, per imparare a “ridonare”, a nostra volta, il suo amore al prossimo, specialmente a quanti soffrono e sono in difficoltà. E’ questa la missione di ogni discepolo di Cristo, ma per compierla è necessario restare in ascolto della sua Parola e nutrirsi assiduamente del suo Corpo e del suo Sangue. L’itinerario quaresimale, che nella Chiesa antica è itinerario verso l’iniziazione cristiana, verso il Battesimo e l’Eucaristia, sia per noi battezzati un tempo “eucaristico” nel quale partecipare con maggior fervore al sacrificio dell’Eucaristia. La Vergine Maria che, dopo aver condiviso la passione dolorosa del suo divin Figlio, ha sperimentato la gioia della sua risurrezione, ci accompagni in questa Quaresima verso il mistero della Pasqua, rivelazione suprema dell'amore di Dio.

Buona Quaresima a tutti!





--------------------------------------------------------------------------------

Saluti:

J’accueille avec joie les pèlerins francophones venus à cette audience. Je salue en particulier les séminaristes du Séminaire universitaire des Carmes, de Paris, accompagnés de leurs formateurs, ainsi que tous les jeunes venant de France. Que la Vierge Marie vous accompagne pendant ce temps du Carême pour vous préparer à revivre le mystère de la Pâque, révélation suprême de l’amour de Dieu! Avec ma Bénédiction apostolique.

I am pleased to greet the pilgrimage group from the Diocese of Jelgava in Latvia, led by Bishop Antons Justs. Upon all the English-speaking visitors present at today’s Audience, especially those from England, Wales, Ireland, Finland, Japan and the United States, I cordially invoke God’s blessings for a fruitful and spiritually enriching Lent.

Einen herzlichen Gruß richte ich an die deutschsprachigen Pilger. Gerade in der Fastenzeit offenbart der Herr seine erbarmende Liebe. Diese Liebe wollen wir konkret werden lassen, indem wir sie an die Mitmenschen weiterschenken. Der Heilige Geist stärke euch dabei und begleite euch allezeit!

Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua española, especialmente a las Siervas del Sagrado Corazón de Jesús, que celebran el Capítulo General; a los fieles de Albacete, Tenerife y Toledo; a los estudiantes de Cáceres y San Sebastián, así como a los peregrinos de Argentina, Chile y México. El período cuaresmal, que hoy comenzamos con el austero y significativo rito de la imposición de la Ceniza, sea para todos una experiencia renovada del amor misericordioso de Cristo. Aprendamos de Él a amar al prójimo, especialmente a cuántos sufren. Que la Virgen María nos acompañe en esta Cuaresma para prepararnos a revivir el misterio de la Pascua, revelación suprema del amor de Dios. ¡Buena Cuaresma a todos!

Amados peregrinos de língua portuguesa,

Hoje a Igreja entra no seu período Quaresmal, fazendo ressoar as palavras de Jesus, que estimulam à conversão e a depositar a própria fé no Evangelho (cf. Mc 1,15). Converter-se significa buscar o Senhor e seguir docilmente os seus ensinamentos. A liturgia desse tempo convida a refletir e a rezar, valorizando ao mesmo tempo a penitência e as obras de caridade pelos nossos irmãos.
Com os votos de que Deus vos faça prosseguir na caminhada penitencial rumo à Páscoa eterna, dou-vos a minha Bênção Apostólica, extensiva aos integrantes do Círculo Loyola de Coimbra.

Saluto in lingua polacca:

Pozdrawiam obecnych tu Polaków. Dzis rozpoczynamy Wielki Post – czterdziesci dni, w których liturgia pomoze nam na nowo przezyc tajemnice naszego odkupienia. Przez wyrzeczenia i modlitwe jednoczymy sie z Chrystusem, który wypelnia wole Ojca i oddaje samego siebie w ofierze krzyza. Z nadzieja oczekujemy poranka zmartwychwstania. Niech laska Boza towarzyszy nam na tej drodze. Niech Bóg wam blogoslawi.

Traduzione italiana del saluto in lingua polacca:

Saluto i polacchi qui presenti. Oggi iniziamo la Quaresima – quaranta giorni durante i quali la liturgia ci aiuterà a rivivere il mistero della nostra redenzione. Tramite le rinunce e la preghiera ci uniamo a Cristo che compie la volontà del Padre e dona se stesso nell’offerta della Croce. Con la speranza stiamo in attesa del mattino della risurrezione. La grazia di Dio ci accompagni in questo cammino. Dio vi benedica.

Saluto in lingua slovacca:

Srdecne vítam pútnikov z Bratislavy, Vinného, Michaloviec, Prievidze a Velkého Orvišta. Bratia a sestry, apoštol Pavol vyzýva: „V mene Krista vás prosíme: zmierte sa s Bohom“. Na zaciatku Pôstu cujme toto pozvanie, ktoré je adresované každému z nás a ochotne ho nasledujme. Rád vás žehnám. Pochválený bud Ježiš Kristus!

Traduzione italiana del saluto in lingua slovacca:

Do un cordiale benvenuto ai pellegrini provenienti da Bratislava, Vinné, Michalovce, Prievidza a Velké Orvište. Fratelli e sorelle, lapostolo Paolo invita: “Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio”. Sentiamo all’inizio della Quaresima questo richiamo rivolto personalmente a ciascuno di noi e mettiamolo in pratica con generosità. Volentieri vi benedico. Sia lodato Gesù Cristo!

* * *

Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. Saluto i Vescovi dell’Umbria, giunti a Roma per la Visita ad Limina Apostolorum. Cari Fratelli nell’Episcopato, la Chiesa ha la perenne missione di diffondere la luce della verità di Cristo che illumina le genti, perché risplenda in ogni ambito della società. Annunciando il messaggio evangelico, ogni comunità cristiana si pone a servizio dell’uomo e del bene comune. Consapevoli di questo mandato missionario, spronate sempre più i fedeli affidati alle vostre cure pastorali a proseguire nello sforzo di permeare gli spazi della cultura odierna con la linfa vitale della divina grazia. Si tratta certo di un compito non facile, ma indispensabile. La materna protezione della Vergine Santa vi incoraggi e renda fecondo l’impegno apostolico dell’intero Popolo di Dio che è in Umbria.

Saluto poi le Ancelle del Sacro Cuore di Gesù, che celebrano in questi giorni il loro Capitolo Generale, come anche i sacerdoti della diocesi di Milano che ricordano il 25° anniversario di Ordinazione. Per ciascuno assicuro un ricordo nella preghiera perché il Signore renda tutti testimoni sempre più generosi del suo Vangelo.

Il mio pensiero va, infine, ai malati e agli sposi novelli.

Benvenuti, cari amici. Il Papa ha nel suo cuore un posto speciale per voi. A tutti voi e alle persone a voi care rivolgo il mio affettuoso saluto, che accompagno con una particolare benedizione.

Sempre a fianco di Benedetto XVI.
Francesca


Francesca.Pisa
Wednesday, February 21, 2007 2:37 PM
messaggio all'ordine dei Camaldolesi

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE ALL’ORDINE DEI CAMALDOLESI IN OCCASIONE DELLA FESTA DI SAN PIER DAMIANI

Pubblichiamo di seguito la Lettera che il Santo Padre ha inviato all’Ordine dei Camaldolesi tramite il Superiore del Monastero di San Gregorio al Celio, Rev.do Padre Guido Innocenzo Gargano, in occasione dell’odierna festa di San Pier Damiani:


LETTERA DEL SANTO PADRE

Al Reverendo Padre

GUIDO INNOCENZO GARGANO

Superiore del Monastero di San Gregorio al Celio

L'odierna festa di san Pier Damiani mi offre la gradita occasione di indirizzare un cordiale saluto a tutti i membri del benemerito Ordine dei Camaldolesi, corne pure a coloro che con ammirazione si ispirano alla figura e all'opera di questo grande testimone del Vangelo, che fu uno dei protagonisti della storia ecclesiastica medievale e lo scrittore senza dubbio più fecondo del secolo XI. La ricorrenza millenaria della sua nascita costituisce un'occasione quanto mai opportuna per approfondire gli aspetti caratterizzanti della sua poliedrica personalità di studioso, di eremita, di uomo di Chiesa, ma soprattutto di innamorato di Cristo. Nella sua esistenza san Pier Damiani mostra una felice sintesi fra la vita eremitica e l'attività pastorale. Come eremita incarna quella radicalità evangelica e quell'amore senza riserve per Cristo, tanto felicemente espressi nella Regola di San Benedetto: "Nulla, assolutamente nulla, anteporre all'amore di Cristo". Come uomo di Chiesa, operò con lungimirante saggezza compiendo, quando necessario, anche scelte ardite e coraggiose. Nella tensione fra la vita eremitica e gli impegni ecclesiali, è racchiusa l'intera sua vicenda umana e spirituale.

San Pier Damiani fu anzitutto un eremita, anzi l'ultimo teorizzatore della vita eremitica nella Chiesa latina, nel momento stesso in cui si consumava lo scisma tra Oriente e Occidente. Nell'interessante sua opera intitolata Vita Beati Romualdi, egli ci ha lasciato uno dei frutti più significativi dell'esperienza monastica della Chiesa indivisa. Per lui la vita eremitica costituisce un forte richiamo per tutti i cristiani al primato di Cristo e alla sua signoria. E' un invito a scoprire l'amore che Cristo, a partire dal suo rapporto con il Padre, ha per la Chiesa; amore che a sua volta l'eremita deve nutrire con, per e in Cristo, nei confronti dell'intero Popolo di Dio. Avverti cosi forte la presenza della Chiesa universale nella vita eremitica da scrivere nel trattato ecclesiologico, intitolato Dominus vobiscum, che la Chiesa è al tempo stesso una in tutti e tutta in ciascuno dei suoi membri.

Questo grande Santo eremita fu anche eminente uomo di Chiesa, che si rese disponibile a muoversi dall'eremo per recarsi dovunque si rendesse necessaria la sua presenza per mediare fra contendenti, fossero essi ecclesiastici, monaci o semplici fedeli. Pur radicalmente concentrato sull'unum necessarium, non si sottraeva alle esigenze pratiche che l'amore per la Chiesa gli imponeva. Era spinto dal desiderio che la comunità ecclesiale si mostrasse sempre come sposa santa e immacolata, pronta per il suo celeste Sposo, ed esprimeva con vivace ars oratoria il suo zelo sincero e disinteressato per la santità della Chiesa. Dopo ogni missione ecclesiastica rientrava però nella pace dell'eremo di Fonte Avellana e, libero da ogni ambizione, giunse persino a rinunziare definitivamente alla dignità cardinalizia per non allontanarsi dalla solitudine eremitica, cella della sua esistenza nascosta in Cristo.

San Pier Damiani fu, infine, l'anima della "Riforma gregoriana", che segnò il passaggio dal primo al secondo millennio, e della quale san Gregorio VII rappresenta il cuore e il motore. Si trattò, in concreto, di attuare scelte di ordine istituzionale e di carattere teologico, disciplinare e spirituale, che permisero nel secondo millennio una più grande libertas Ecclesiae, recuperando il respiro della grande teologia con riferimento ai Padri della Chiesa e, in particolare, a sant'Agostino, san Girolamo e san Gregorio Magno. Con la penna e la parola egli si rivolgeva a tutti: ai suoi confratelli eremiti domandava il coraggio d'una donazione radicale al Signore che si avvicinasse il più possibile al martirio; dal Papa, dai Vescovi e dagli ecclesiastici di alto rango esigeva un evangelico distacco da onori e privilegi nel compimento delle loro funzioni ecclesiali; ai sacerdoti ricordava l'ideale altissimo della loro missione, da esercitare coltivando la purezza dei costumi e una reale povertà personale.

In un'epoca segnata da particolarismi e incertezze, perché orfana di principi unificanti, Pier Damiani, consapevole dei propri limiti - amava definirsi peccator monachus - trasmise ai suoi contemporanei la consapevolezza che solo attraverso una costante tensione armonica tra due poli fondamentali della vita - la solitudine e la comunione - può svilupparsi un'efficace testimonianza cristiana. Non è forse valido anche per il nostro tempo questo insegnamento? Formulo volentieri l'auspicio che la celebrazione del Millenario della sua nascita contribuisca non solo a riscoprirne l'attualità e la profondità del pensiero e dell'azione, ma sia anche occasione propizia per un rinnovamento spirituale personale e comunitario, ripartendo costantemente da Gesù Cristo, "Io stesso ieri, oggi, sempre" (Eb 13,8).

Assicuro un ricordo nella preghiera per Lei e per tutti i monaci Camaldolesi, ai quali invio una speciale Benedizione Apostolica, estendendola volentieri a quanti ne condividono la spiritualità.

Dal Vaticano, 20 Febbraio 2007

BENEDICTUS PP. XVI



Sempre a fianco di Benedetto XVI.
Francesca
Francesca.Pisa
Wednesday, February 21, 2007 2:38 PM
Messaggio ai fedeli brasiliani

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE AI FEDELI BRASILIANI IN OCCASIONE DELLA CAMPAGNA DI FRATERNITÀ 2007

Ha inizio oggi, mercoledì delle Ceneri, l’annuale Campagna di Fraternità della Chiesa in Brasile, dedicata quest’anno al tema "Fraternità ed Amazzonia" ed accompagnata dal motto "Vita e missione in quella terra".

Per l’occasione, il Santo Padre Benedetto XVI ha inviato un Messaggio all’Em.mo Card. Geraldo Majella Agnelo, Presidente della Conferenza Nazionale dei Vescovi del Brasile (CNBB), Arcivescovo di São Salvador da Bahia e Primate del Brasile.

Pubblichiamo di seguito il testo del Messaggio del Santo Padre, che viene presentato oggi alle ore 12 di Brasilia:


MESSAGGIO DEL SANTO PADRE

Ao iniciar o itinerário espiritual da Quaresma, a caminho da Páscoa da ressurreição do Senhor, desejo uma vez mais aderir à Campanha da Fraternidade que, neste ano de 2007, está subordinada ao tema "Fraternidade e Amazônia" e ao lema "Vida e Missão neste chão". É um tempo em que cada cristão é convidado a refletir de modo particular sobre as várias situações sociais do povo brasileiro que requerem maior fraternidade.

A proposta para este ano destina-se a promover a fraternidade efetiva com as populações amazônicas, defendendo e promovendo a vida que se manifesta com tanta exuberância na Amazônia. Por sua vez, esta mesma preocupação se insere no amplo tema da defesa do ambiente, para o qual este vasto território constitui um patrimônio comum que, por sua realidade humana, sociopolítica, econômica e ambiental, requer especial atenção da Igreja e da sociedade brasileira.

Neste contexto, insere-se, porém, de maneira determinante a ação eclesial dirigida a fomentar um processo de ampla evangelização que estimule a missionariedade e crie condições favoráveis para a descoberta e o crescimento da fé de toda a população amazônica. Em continuidade com os meus Veneráveis predecessores, desejo fazer um preito de gratidão a todos aqueles corajosos missionários, que se consagraram e se consagram, à custa inclusive da própria vida, em levar a fé católica nas cidades e aldeias da região; homens e mulheres que, por amor a Deus, entregaram-se de corpo e alma para extensão do Reino de Deus nesta Terra da Santa Cruz.

Ao dar início à Campanha da Fraternidade deste ano, renovo a esperança de que as diversas instâncias da sociedade civil queiram solidarizar-se sempre mais sobre a questão da Amazônia no respeito pelas exigências éticas de justiça e de respeito pela vida.

Com estes auspícios, invoco a proteção do Senhor, para que sua mão benfazeja se estenda por todo o Brasil e, de modo especial, sobre a Amazônia e sua população espalhada pelas cidades, aldeias e florestas, derramando seus dons de paz e de prosperidade e que, com a sua graça, desperte em cada coração sentimentos de fraternidade e de viva cooperação. Com uma especial Bênção Apostólica.

Vaticano, 16 de Janeiro de 2007

BENEDICTUS PP. XVI



Sempre a fianco di Benedetto XVI.
Francesca
euge65
Wednesday, February 21, 2007 8:20 PM
Dalla Santa Sede
MESSAGGIO DEL SANTO PADRE ALL’ORDINE DEI CAMALDOLESI IN OCCASIONE DELLA FESTA DI SAN PIER DAMIANI , 21.02.2007

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE ALL’ORDINE DEI CAMALDOLESI IN OCCASIONE DELLA FESTA DI SAN PIER DAMIANI

Pubblichiamo di seguito la Lettera che il Santo Padre ha inviato all’Ordine dei Camaldolesi tramite il Superiore del Monastero di San Gregorio al Celio, Rev.do Padre Guido Innocenzo Gargano, in occasione dell’odierna festa di San Pier Damiani:


LETTERA DEL SANTO PADRE

Al Reverendo Padre

GUIDO INNOCENZO GARGANO

Superiore del Monastero di San Gregorio al Celio

L'odierna festa di san Pier Damiani mi offre la gradita occasione di indirizzare un cordiale saluto a tutti i membri del benemerito Ordine dei Camaldolesi, corne pure a coloro che con ammirazione si ispirano alla figura e all'opera di questo grande testimone del Vangelo, che fu uno dei protagonisti della storia ecclesiastica medievale e lo scrittore senza dubbio più fecondo del secolo XI. La ricorrenza millenaria della sua nascita costituisce un'occasione quanto mai opportuna per approfondire gli aspetti caratterizzanti della sua poliedrica personalità di studioso, di eremita, di uomo di Chiesa, ma soprattutto di innamorato di Cristo. Nella sua esistenza san Pier Damiani mostra una felice sintesi fra la vita eremitica e l'attività pastorale. Come eremita incarna quella radicalità evangelica e quell'amore senza riserve per Cristo, tanto felicemente espressi nella Regola di San Benedetto: "Nulla, assolutamente nulla, anteporre all'amore di Cristo". Come uomo di Chiesa, operò con lungimirante saggezza compiendo, quando necessario, anche scelte ardite e coraggiose. Nella tensione fra la vita eremitica e gli impegni ecclesiali, è racchiusa l'intera sua vicenda umana e spirituale.

San Pier Damiani fu anzitutto un eremita, anzi l'ultimo teorizzatore della vita eremitica nella Chiesa latina, nel momento stesso in cui si consumava lo scisma tra Oriente e Occidente. Nell'interessante sua opera intitolata Vita Beati Romualdi, egli ci ha lasciato uno dei frutti più significativi dell'esperienza monastica della Chiesa indivisa. Per lui la vita eremitica costituisce un forte richiamo per tutti i cristiani al primato di Cristo e alla sua signoria. E' un invito a scoprire l'amore che Cristo, a partire dal suo rapporto con il Padre, ha per la Chiesa; amore che a sua volta l'eremita deve nutrire con, per e in Cristo, nei confronti dell'intero Popolo di Dio. Avverti cosi forte la presenza della Chiesa universale nella vita eremitica da scrivere nel trattato ecclesiologico, intitolato Dominus vobiscum, che la Chiesa è al tempo stesso una in tutti e tutta in ciascuno dei suoi membri.

Questo grande Santo eremita fu anche eminente uomo di Chiesa, che si rese disponibile a muoversi dall'eremo per recarsi dovunque si rendesse necessaria la sua presenza per mediare fra contendenti, fossero essi ecclesiastici, monaci o semplici fedeli. Pur radicalmente concentrato sull'unum necessarium, non si sottraeva alle esigenze pratiche che l'amore per la Chiesa gli imponeva. Era spinto dal desiderio che la comunità ecclesiale si mostrasse sempre come sposa santa e immacolata, pronta per il suo celeste Sposo, ed esprimeva con vivace ars oratoria il suo zelo sincero e disinteressato per la santità della Chiesa. Dopo ogni missione ecclesiastica rientrava però nella pace dell'eremo di Fonte Avellana e, libero da ogni ambizione, giunse persino a rinunziare definitivamente alla dignità cardinalizia per non allontanarsi dalla solitudine eremitica, cella della sua esistenza nascosta in Cristo.

San Pier Damiani fu, infine, l'anima della "Riforma gregoriana", che segnò il passaggio dal primo al secondo millennio, e della quale san Gregorio VII rappresenta il cuore e il motore. Si trattò, in concreto, di attuare scelte di ordine istituzionale e di carattere teologico, disciplinare e spirituale, che permisero nel secondo millennio una più grande libertas Ecclesiae, recuperando il respiro della grande teologia con riferimento ai Padri della Chiesa e, in particolare, a sant'Agostino, san Girolamo e san Gregorio Magno. Con la penna e la parola egli si rivolgeva a tutti: ai suoi confratelli eremiti domandava il coraggio d'una donazione radicale al Signore che si avvicinasse il più possibile al martirio; dal Papa, dai Vescovi e dagli ecclesiastici di alto rango esigeva un evangelico distacco da onori e privilegi nel compimento delle loro funzioni ecclesiali; ai sacerdoti ricordava l'ideale altissimo della loro missione, da esercitare coltivando la purezza dei costumi e una reale povertà personale.

In un'epoca segnata da particolarismi e incertezze, perché orfana di principi unificanti, Pier Damiani, consapevole dei propri limiti - amava definirsi peccator monachus - trasmise ai suoi contemporanei la consapevolezza che solo attraverso una costante tensione armonica tra due poli fondamentali della vita - la solitudine e la comunione - può svilupparsi un'efficace testimonianza cristiana. Non è forse valido anche per il nostro tempo questo insegnamento? Formulo volentieri l'auspicio che la celebrazione del Millenario della sua nascita contribuisca non solo a riscoprirne l'attualità e la profondità del pensiero e dell'azione, ma sia anche occasione propizia per un rinnovamento spirituale personale e comunitario, ripartendo costantemente da Gesù Cristo, "Io stesso ieri, oggi, sempre" (Eb 13,8).

Assicuro un ricordo nella preghiera per Lei e per tutti i monaci Camaldolesi, ai quali invio una speciale Benedizione Apostolica, estendendola volentieri a quanti ne condividono la spiritualità.

Dal Vaticano, 20 Febbraio 2007

BENEDICTUS PP. XVI

[00259-01.02] [Testo originale: Italiano]





--------------------------------------------------------------------------------

LE UDIENZE

AVVISO DI BRIEFING

L’UDIENZA GENERALE

euge65
Wednesday, February 21, 2007 8:23 PM
Testo udienza generale
L’Udienza Generale di oggi, Mercoledì delle Ceneri, si è svolta in due diversi momenti: alle ore 10.30, nella Basilica Vaticana, il Santo Padre Benedetto XVI ha incontrato gruppi di studenti italiani; successivamente, nell’Aula Paolo VI, il Papa ha salutato diversi gruppi di pellegrini e fedeli provenienti dall’Italia e da ogni parte del mondo.

Nel discorso in lingua italiana, il Santo Padre ha tenuto una meditazione sul significato del tempo quaresimale.

Dopo aver riassunto la Sua catechesi in diverse lingue, il Papa ha rivolto particolari espressioni di saluto ai gruppi di fedeli presenti.

L’Udienza Generale si è conclusa con il canto del Pater Noster e la Benedizione impartita insieme ai Vescovi presenti.


SALUTO AI PELLEGRINI NELLA BASILICA VATICANA

Cari fratelli e sorelle!

Sono lieto di accogliervi e di rivolgere a ciascuno il mio cordiale benvenuto, con un saluto speciale per le numerose scolaresche presenti. Oggi inizia la Quaresima, tempo liturgico "forte" di preghiera, tempo di penitenza e di impegno nel servire i fratelli, da vivere conservando lo sguardo sempre fisso su Gesù che si avvia verso la sua morte e risurrezione.

Cari giovani, sentite questo invito come se Cristo lo rivolgesse personalmente ad ognuno di voi e accoglietelo con generosità. Percorrendo fedelmente l’austero itinerario quaresimale, potrete prendere coscienza dei rischi a cui è esposta la vostra vita spirituale e sarete incoraggiati a realizzare con gioia la vostra vocazione cristiana. Accanto a voi è Maria, la Donna della speranza che, con la sua tenerezza materna vi sostiene e vi guida nei quaranta giorni che ci conducono alla Pasqua. Con il suo aiuto potrete celebrare interiormente rinnovati il grande mistero pasquale, evento centrale della salvezza e rivelazione suprema dell’amore misericordioso di Dio.

Buona Quaresima a tutti!

[00248-01.01] [Testo originale: Italiano]


CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA

Cari fratelli e sorelle,

il Mercoledì delle Ceneri, che oggi celebriamo, per noi cristiani è un giorno particolare, caratterizzato da intenso spirito di raccoglimento e di riflessione. Intraprendiamo, infatti, il cammino della Quaresima fatto di ascolto della Parola di Dio, di preghiera e di penitenza. Sono quaranta giorni durante i quali la liturgia ci aiuterà a rivivere le fasi salienti del mistero della salvezza. Come sappiamo, l’uomo era stato creato per essere amico di Dio. Ma il peccato dei progenitori ha infranto questa relazione di fiducia e di amore e ha reso di conseguenza l’umanità incapace di realizzare la sua vocazione originaria. Grazie però al sacrificio redentore di Cristo siamo stati riscattati dal potere del male: Cristo infatti, scrive l’apostolo Giovanni, si è fatto vittima di espiazione per i nostri peccati (cfr 1 Gv 2,2); e san Pietro aggiunge: Egli è morto una volta per sempre per i peccati (cfr 1 Pt 3,18).

Morto in Cristo al peccato, anche il battezzato rinasce a vita nuova, ristabilito gratuitamente nella dignità di figlio di Dio. Per questo nella primitiva comunità cristiana il Battesimo veniva considerato come "la prima risurrezione" (cfr Ap 20,5; Rm 6,1–11; Gv 5,25–28). Sin dalle origini, pertanto, la Quaresima viene vissuta come il tempo dell’immediata preparazione al Battesimo, da amministrarsi solennemente durante la Veglia pasquale. Tutta la Quaresima era un cammino verso questo grande incontro con Cristo, questa immersione in Cristo e questo rinnovamento della vita. Noi siamo già battezzati, ma il Battesimo spesso non è molto efficace nella nostra vita quotidiana. Perciò anche per noi la Quaresima è un rinnovato "catecumenato" nel quale andiamo di nuovo incontro al nostro Battesimo per riscoprirlo e riviverlo in profondità, per divenire di nuovo realmente cristiani. Quindi la Quaresima è un’occasione per "ridiventare" cristiani, mediante un costante processo di cambiamento interiore e di avanzamento nella conoscenza e nell’amore di Cristo. La conversione non è mai una volta per sempre, ma è un processo, un cammino interiore di tutta la nostra vita. Questo itinerario di conversione evangelica non può certo limitarsi ad un periodo particolare dell’anno: è un cammino di ogni giorno, che deve abbracciare l’intero arco dell’esistenza, ogni giorno della nostra vita. In questa ottica, per ciascun cristiano e per tutte le comunità ecclesiali, la Quaresima è la stagione spirituale propizia per allenarsi con maggior tenacia a cercare Dio, aprendo il cuore a Cristo. Sant’Agostino una volta ha detto che la nostra vita è un unico esercizio del desiderio di avvicinarci a Dio, di divenire capaci di lasciar entrare Dio nel nostro essere. "L’intera vita del fervente cristiano – dice – è un santo desiderio". Se è così, in Quaresima siamo stimolati ancor più a strappare "ai nostri desideri le radici della vanità" per educare il cuore a desiderare, cioè ad amare Dio. "Dio: - dice sempre sant’Agostino – queste due sillabe sono tutto quello che desideriamo" (cfr Tract. in Iohn., 4). E speriamo che realmente cominciamo a desiderare Dio, e così a desiderare la vera vita, l’amore stesso e la verità.

Quanto mai opportuna risuona allora l’esortazione di Gesù, riportata dall’evangelista Marco: "Convertitevi e credete al Vangelo" (cfr Mc 1,15). Il sincero desiderio di Dio ci porta a rigettare il male e a compiere il bene. Questa conversione del cuore è anzitutto dono gratuito di Dio, che ci ha creati per sé e in Gesù Cristo ci ha redenti: la nostra vera felicità consiste nel rimanere in Lui (cfr Gv 15,3). Per questa ragione Egli stesso previene con la sua grazia il nostro desiderio e accompagna i nostri sforzi di conversione. Convertirsi, che cos’è in realtà? Convertirsi vuol dire cercare Dio, andare con Dio, seguire docilmente gli insegnamenti del suo Figlio, di Gesù Cristo; convertirsi non è uno sforzo per autorealizzare se stessi, perché l’essere umano non è l’architetto del proprio destino eterno. Non siamo noi che abbiamo fatto noi stessi. Perciò l’autorealizzazione è una contraddizione ed è anche troppo poco per noi. Abbiamo una destinazione più alta. Potremmo dire che la conversione consiste proprio nel non considerarsi i "creatori" di se stessi e così scoprire la verità, perché non siamo autori di noi stessi. Conversione consiste nell’accettare liberamente e con amore di dipendere in tutto da Dio, il vero nostro Creatore, di dipendere dall’amore. Questa non è dipendenza ma libertà. Convertirsi significa allora non inseguire il proprio successo personale - che è una cosa che passa - ma, abbandonando ogni umana sicurezza, porsi con semplicità e fiducia alla sequela del Signore perché per ciascuno Gesù diventi, come amava ripetere la beata Teresa di Calcutta, "il mio tutto in tutto". Chi si lascia conquistare da Lui non teme di perdere la propria vita, perché sulla Croce Egli ci ha amato e ha dato se stesso per noi. E proprio perdendo per amore la nostra vita la ritroviamo.

Ho voluto sottolineare l’immenso amore che Dio ha per noi nel messaggio per la Quaresima, pubblicato pochi giorni fa, perché i cristiani d’ogni comunità possano sostare spiritualmente, durante il tempo quaresimale, con Maria e Giovanni, il discepolo prediletto, accanto a Colui che sulla Croce ha consumato per l’umanità il sacrificio della sua vita (cfr Gv 19,25). Sì, cari fratelli e sorelle, la Croce è la definitiva rivelazione dell’amore e della misericordia divina anche per noi, uomini e donne di questa nostra epoca, troppo spesso distratti da preoccupazioni e interessi terreni e momentanei. Dio è amore, e il suo amore è il segreto della nostra felicità. Per entrare però in questo mistero di amore non c’è altra via se non quella di perderci, di donarci, la via della Croce. "Se qualcuno vuol venire dietro di me – dice il Signore – rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua" (Mc 8,34).Ecco perché la liturgia quaresimale, mentre ci invita a riflettere e a pregare, ci stimola a valorizzare maggiormente la penitenza e il sacrificio, per rigettare il peccato e il male e vincere l’egoismo e l’indifferenza. La preghiera, il digiuno e la penitenza, le opere di carità verso i fratelli diventano così sentieri spirituali da percorrere per far ritorno a Dio, in risposta ai ripetuti richiami alla conversione contenuti anche nell'odierna liturgia (cfr Gl 2,12-13; Mt 6,16-18).

Cari fratelli e sorelle, il periodo quaresimale, che quest’oggi intraprendiamo con l’austero e significativo rito dell’imposizione delle Ceneri, sia per tutti una rinnovata esperienza dell’amore misericordioso di Cristo, che sulla Croce ha versato il suo sangue per noi. Mettiamoci docilmente alla sua scuola, per imparare a "ridonare", a nostra volta, il suo amore al prossimo, specialmente a quanti soffrono e sono in difficoltà. E’ questa la missione di ogni discepolo di Cristo, ma per compierla è necessario restare in ascolto della sua Parola e nutrirsi assiduamente del suo Corpo e del suo Sangue. L’itinerario quaresimale, che nella Chiesa antica è itinerario verso l’iniziazione cristiana, verso il Battesimo e l’Eucaristia, sia per noi battezzati un tempo "eucaristico" nel quale partecipare con maggior fervore al sacrificio dell’Eucaristia. La Vergine Maria che, dopo aver condiviso la passione dolorosa del suo divin Figlio, ha sperimentato la gioia della sua risurrezione, ci accompagni in questa Quaresima verso il mistero della Pasqua, rivelazione suprema dell'amore di Dio.

Buona Quaresima a tutti!

[00249-01.01] [Testo originale: Italiano]


SINTESI DELLA CATECHESI NELLE DIVERSE LINGUE

? Sintesi della catechesi in lingua francese

? Sintesi della catechesi in lingua inglese

? Sintesi della catechesi in lingua tedesca

? Sintesi della catechesi in lingua spagnola

? Sintesi della catechesi in lingua francese

Chers Frères et Sœurs,

Aujourd’hui, Mercredi des Cendres, nous entrons dans le temps du Carême, temps de réflexion, d’écoute de la Parole de Dieu, de prière et de pénitence. Pour les baptisés, c’est en quelque sorte l’occasion de redécouvrir leur baptême, de «redevenir» chrétiens, par un changement intérieur et une progression dans la connaissance et dans l’amour du Christ. Pour chaque chrétien et pour toutes les communautés ecclésiales, le Carême est le temps favorable pour s’entraîner avec ténacité à chercher Dieu, en ouvrant son cœur au Christ.
La Croix est la révélation définitive de l’amour et de la miséricorde de Dieu pour nous aussi, hommes et femmes d’aujourd’hui, trop souvent distraits par des préoccupations et des intérêts terrestres et passagers. Que ce Carême permette à tous de faire une expérience renouvelée de l’amour miséricordieux du Christ. Pour entrer dans ce mystère d’amour il n’y a pas d’autre chemin que celui de la Croix. Mettons-nous à l’école de Jésus, pour apprendre à «redonner» son amour au prochain, particulièrement à ceux qui souffrent et qui sont dans les difficultés. Pour accomplir cette mission, il est nécessaire de rester

Scusate per sbaglio ho copiato anche una parte in lingua francese
Francesca.Pisa
Thursday, February 22, 2007 1:25 PM
Omelia delle ceneri

Cari fratelli e sorelle!

Con la processione penitenziale siamo entrati nell’austero clima della Quaresima ed introducendoci nella Celebrazione eucaristica abbiamo poc’anzi pregato perché il Signore aiuti il popolo cristiano ad “iniziare un cammino di vera conversione per affrontare vittoriosamente con le armi della penitenza il combattimento contro lo spirito del male” (Orazione Colletta). Nel ricevere tra poco le ceneri sul capo, riascolteremo ancora un chiaro invito alla conversione che può esprimersi in una duplice formula: “Convertitevi e credete al vangelo”, oppure: “Ricordati che sei polvere e in polvere ritornerai”. Proprio per la ricchezza dei simboli e dei testi biblici e liturgici, il Mercoledì delle Ceneri viene considerato la “porta” della Quaresima. In effetti, l’odierna liturgia ed i gesti che la contrassegnano formano un insieme che anticipa in modo sintetico la fisionomia stessa dell’intero periodo quaresimale. Nella sua tradizione, la Chiesa non si limita ad offrirci la tematica liturgica e spirituale dell’itinerario quaresimale, ma ci indica pure gli strumenti ascetici e pratici per percorrerlo fruttuosamente.

“Ritornate a me con tutto il cuore, con digiuni, con pianti e lamenti”. Con queste parole inizia la Prima Lettura, tratta dal libro del profeta Gioele (2,12). Le sofferenze, le calamità che affliggevano in quel periodo la terra di Giuda spingono l’autore sacro ad incoraggiare il popolo eletto alla conversione, a tornare cioè con fiducia filiale al Signore lacerandosi il cuore e non le vesti. Egli infatti, ricorda il profeta, “è misericordioso e benigno, tardo all’ira e ricco di benevolenza e si impietosisce riguardo alla sventura” (2,13). L’invito che Gioele rivolge ai suoi ascoltatori vale anche per noi, cari fratelli e sorelle. Non esitiamo a ritrovare l’amicizia di Dio perduta con il peccato; incontrando il Signore sperimentiamo la gioia del suo perdono. E così, quasi rispondendo alle parole del profeta, abbiamo fatto nostra l’invocazione del ritornello del Salmo responsoriale: “Perdonaci, Signore, abbiamo peccato”. Proclamando il Salmo 50, il grande Salmo penitenziale, ci siamo appellati alla misericordia divina; abbiamo chiesto al Signore che la potenza del suo amore ci ridoni la gioia di essere salvati.

Con questo spirito, iniziamo il tempo favorevole della Quaresima, come ci ha ricordato san Paolo nella Seconda Lettura, per lasciarci riconciliare con Dio in Cristo Gesù. L’Apostolo si presenta come ambasciatore di Cristo e mostra chiaramente come proprio in forza di Lui, venga offerta al peccatore, e cioè a ciascuno di noi, la possibilità di un’autentica riconciliazione. «Colui che non aveva conosciuto peccato, - egli dice - Dio lo trattò da peccato in nostro favore, perché noi potessimo diventare per mezzo di lui giustizia di Dio» (2 Cor 5,21). Solo Cristo può trasformare ogni situazione di peccato in novità di grazia. Ecco perché assume un forte impatto spirituale l’esortazione che Paolo indirizza ai cristiani di Corinto: ”Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio”; e ancora: “Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza!” (5,20; 6,2). Mentre Gioele parlava del futuro giorno del Signore come di un giorno di terribile giudizio, san Paolo, riferendosi alla parola del profeta Isaia, parla di “momento favorevole”, di “giorno della salvezza”. Il futuro giorno del Signore è divenuto l’“oggi”. Il giorno terribile si è trasformato nella Croce e nella Risurrezione di Cristo, nel giorno della salvezza. E questo giorno è ora, come abbiamo ascoltato nel Canto al Vangelo: “Oggi non indurite il vostro cuore, ma ascoltate la voce del Signore”. L’appello alla conversione, alla penitenza risuona quest’oggi con tutta la sua forza, perché la sua eco ci accompagni in ogni momento della vita.

La liturgia del Mercoledì delle Ceneri indica così nella conversione del cuore a Dio la dimensione fondamentale del tempo quaresimale. Questo è il richiamo assai suggestivo che ci viene dal tradizionale rito dell’imposizione delle ceneri, che tra poco rinnoveremo. Rito che riveste un duplice significato: il primo relativo al cambiamento interiore, alla conversione e alla penitenza, mentre il secondo richiama la precarietà dell’umana condizione, come è facile cogliere dalle due diverse formule che accompagnano il gesto. Qui a Roma, la processione penitenziale del mercoledì delle Ceneri parte da sant’Anselmo per concludersi in questa basilica di santa Sabina, dove ha luogo la prima stazione quaresimale. A questo proposito è interessante ricordare che l’antica liturgia romana, attraverso le stazioni quaresimali, aveva elaborato una singolare geografia della fede, partendo dall’idea che, con l’arrivo degli apostoli Pietro e Paolo e con la distruzione del Tempio, Gerusalemme si fosse trasferita a Roma. La Roma cristiana veniva intesa come una ricostruzione della Gerusalemme del tempo di Gesù dentro le mura dell’Urbe. Questa nuova geografia interiore e spirituale, insita nella tradizione delle chiese “stazionali” della Quaresima, non é un semplice ricordo del passato, né una vuota anticipazione del futuro; al contrario, intende aiutare i fedeli a percorrere un cammino interiore, il cammino della conversione e della riconciliazione, per giungere alla gloria della Gerusalemme celeste dove abita Dio.

Cari fratelli e sorelle, abbiamo quaranta giorni per approfondire questa straordinaria esperienza ascetica e spirituale. Nel Vangelo che è stato proclamato, Gesù indica quali sono gli strumenti utili per compiere l’autentico rinnovamento interiore e comunitario: le opere di carità (l’elemosina), la preghiera e la penitenza (il digiuno). Sono le tre pratiche fondamentali care pure alla tradizione ebraica, perché contribuiscono a purificare l’uomo davanti a Dio (cfr Mt 6,1-6.16-18). Tali gesti esteriori, che vanno compiuti per piacere a Dio e non per ottenere l’approvazione e il consenso degli uomini, sono a Lui accetti se esprimono la determinazione del cuore a servirlo, con semplicità e generosità. Ce lo ricorda anche uno dei Prefazi quaresimali dove, a proposito del digiuno, leggiamo questa singolare espressione: «ieiunio… mentem elevas: con il digiuno elevi lo spirito» (Prefazio IV).

Il digiuno, al quale la Chiesa ci invita in questo tempo forte, non nasce certo da motivazioni di ordine fisico od estetico, ma scaturisce dall’esigenza che l’uomo ha di una purificazione interiore che lo disintossichi dall’inquinamento del peccato e del male; lo educhi a quelle salutari rinunce che affrancano il credente dalla schiavitù del proprio io; lo renda più attento e disponibile all’ascolto di Dio e al servizio dei fratelli. Per questa ragione il digiuno e le altre pratiche quaresimali sono considerate dalla tradizione cristiana “armi” spirituali per combattere il male, le passioni cattive e i vizi. Al riguardo, mi piace riascoltare insieme a voi un breve commento di san Giovanni Crisostomo. “Come al finir dell’inverno – egli scrive – torna la stagione estiva e il navigante trascina in mare la nave, il soldato ripulisce le armi e allena il cavallo per la lotta, l’agricoltore affila la falce, il viandante rinvigorito si accinge al lungo viaggio e l’atleta depone le vesti e si prepara alle gare; così anche noi, all’inizio di questo digiuno, quasi al ritorno di una primavera spirituale forbiamo le armi come i soldati, affiliamo la falce come gli agricoltori, e come nocchieri riassettiamo la nave del nostro spirito per affrontare i flutti delle assurde passioni, come viandanti riprendiamo il viaggio verso il cielo e come atleti ci prepariamo alla lotta con lo spogliamento di tutto” (Omelie al popolo antiocheno, 3).

Nel messaggio per la Quaresima, ho invitato a vivere questi quaranta giorni di speciale grazia come un tempo “eucaristico”. Attingendo a quella fonte inesauribile di amore che è l’Eucaristia, nella quale Cristo rinnova il sacrificio redentore della Croce, ogni cristiano può perseverare nell’itinerario che oggi solennemente intraprendiamo. Le opere di carità (l’elemosina), la preghiera, il digiuno insieme ad ogni altro sincero sforzo di conversione trovano il loro più alto significato e valore nell’Eucaristia, centro e culmine della vita della Chiesa e della storia della salvezza. “Questo sacramento che abbiamo ricevuto, o Padre, – così pregheremo al termine della Santa Messa - ci sostenga nel cammino quaresimale, santifichi il nostro digiuno e lo renda efficace per la guarigione del nostro spirito”. Chiediamo a Maria di accompagnarci perché, al termine della Quaresima, possiamo contemplare il Signore risorto, interiormente rinnovati e riconciliati con Dio e con i fratelli. Amen!


Sempre a fianco di Benedetto XVI.
Francesca


euge65
Thursday, February 22, 2007 2:35 PM
Dalla Santa Sede
INCONTRO CON I PARROCI E IL CLERO DELLA DIOCESI DI ROMA , 22.02.2007

INCONTRO CON I PARROCI E IL CLERO DELLA DIOCESI DI ROMA

Alle ore 11 di questa mattina, nell’Aula delle Benedizioni, il Santo Padre Benedetto XVI ha incontrato i Parroci e il Clero della Diocesi di Roma per il tradizionale appuntamento di inizio Quaresima.

[00264-01.01]

TERESA BENEDETTA
Thursday, February 22, 2007 5:33 PM
E qui il primo riportaggio da PETRUS su quell'incontrol con la clero di Roma, che e stata ancorma in forma di domanda-e-risposta, e il Papa ha avuto qualche battute davvero divertenti e geniali!!!!


La preoccupazione di Benedetto XVI:
"La nostra Fede in Italia è molto radicata
ma anche minacciata"



CITTA' DEL VATICANO - "In Italia vedo come la fede è ancora profondamente radicata nel cuore della società, ma è anche minacciata": è il grido d’allarme lanciato questa mattina da Benedetto XVI durante il tradizionale incontro con i sacerdoti della Diocesi di Roma, accompagnati dal Cardinale Camillo Ruini, tenutosi in Vaticano in occasione della festa della Cattedra di Pietro. "Non possiamo pensare di vivere una vita cristiana al cento per cento senza dubbi e peccati", ha detto subito dopo Benedetto XVI in riferimento alla Quaresima iniziata ieri. Secondo il Papa, "dobbiamo riconoscere che siamo in cammino, possiamo imparare e dobbiamo anche convertirci man mano". "Certo - ha precisato Papa Ratzinger -, la conversione è un atto per sempre, ma la realizzazione della conversione è un atto di vita, un atto che si realizza nella pazienza di una vita, nel quale non dobbiamo perdere fiducia e coraggio del cammino". Per il Papa, che rispondeva ad una domanda sull'impegno pastorale dei parroci con i giovani, bisogna riconoscere che "non possiamo farci da noi stessi cristiani perfetti, ma vale la pena andare avanti", scegliere "l'opzione fondamentale e poi permanere con perseveranza in un cammino di conversione". Talvolta, ha sottolineato il Papa, "è difficile", si vorrebbe "lasciare tutto e stare nella crisi". "Il Signore - ha detto Benedetto XVI concludendo il ragionamento - è generoso, e con il suo perdono si diventa generosi". Rispondendo poi ad una domanda sulla presenza dei movimenti ecclesiali nelle diocesi, Benedetto XVI ha ricordato gli incontri in corso con i vescovi italiani per le visite 'ad limina': "Posso un po' meglio imparare la geografia della fede in Italia", ha detto il Papa. Tra poco, intanto, sarà pubblicata l'esortazione post-sinodale che il Santo Padre ha tratto dal sinodo dei vescovi che si è svolto dal 2 al 23 ottobre del 2005 sul tema "L'Eucaristia: fonte e culmine della vita e della missione della Chiesa". "Tra poco posso firmare il documento post-sinodale", ha annunciato il Papa, sottolineando che esso "aiuterà sia nella meditazione liturgica, che personale, che per la preparazione delle omelie e la celebrazione eucaristica, e anche per guidare e illuminare e rivitalizzare la pietà popolare". Circa un'ora e mezza di tempo, otto domande e altrettante risposte, tra meditazioni teologiche, considerazioni pastorali e qualche battuta salutata da applausi e risate: così il Papa ha risposto alle domande dei sacerdoti romani. La discussione ha toccato i punti più vari, dall'importanza della Bibbia alla fede in Italia, dal ruolo dei movimenti ecclesiali all'arte religiosa. "Devo confessare una mia debolezza", ha detto Benedetto XVI rispondendo ad una domanda sull'attività dei preti: "Di notte non posso pregare, vorrei dormire di notte. Tuttavia - ha poi aggiunto tra gli applausi dei sacerdoti - un po' di tempo per il signore ci vuole realmente". "E' più facile dirlo che farlo - ha concesso - ma cerchiamo di spiritualizzare il nostro impegno". E' stato lo stesso Ratzinger a mettere in luce, sin dall'inizio del suo 'question time', la distanza che può passare tra l'impegno di un Papa-teologo e il quotidiano dei sacerdoti capitolini. "Vi aspettate luce e conforto da me, ma vedere tanti sacerdoti di tutte generazioni è luce e conforto per me", ha esordito con la consueta gentilezza. "Posso imparare soprattutto io sulle situazioni concrete, sulle esperienze e le difficoltà e così vivere non solo in modo astratto ma in colloquio con la vita reale delle parrocchie". "Sono contento di sentirmi anche vescovo di una grande diocesi" e non solo Sommo Pontefice della cattolicità, ha detto ancora tra gli applausi. Da una domanda all'altra, il Papa si è a volte soffermato a lungo, altre volte ha sorvolato su questioni troppo complesse per l'occasione. "Quando ero ancora membro della Commissione teologica internazionale abbiamo dedicato un anno a questo problema...", ha detto rispondendo ad una domanda sul pluralismo in teologia. E poi, con poche parole, ha tracciato una risposta di ordine generale: "Il teologo, da una parte, nella sua responsabilità e capacità professionale, cerca di trovare piste per rispondere alle esigenze del nostro tempo, e dall'altra parte deve essere sempre consapevole che tutto questo è basato sulla fede della Chiesa". Ancor più sintetico rispondendo ad una articolata ed applaudita domanda sulle figure dei martiri sollevata da un sacerdote che si è presentato anche come professore di missiologia. "Gli applausi dimostrano che lei ci ha dato risposte ampie", ha detto tra altri battimano Papa Ratzinger. "E quindi alla sua domanda potrei semplicemente rispondere sì", ha proseguito sollevando un coro di risate. "Meditiamo le sue parole", ha concluso con una punta di humor per passare subito alla domanda successiva che riguardava il rapporto tra Cristo e i giovani. Gesù, ha detto il Papa (che ha colto l'occasione per parlare dell'importanza della lettura della Bibbia, di buone omelie e della necessità dei movimenti nella Chiesa), non deve essere visto come un profeta, un personaggio storico, ma una persona viva oggi. All’inizio dell’incontro tra il Pontefice ed il clero romano, il cardinale Camillo Ruini ha voluto ringraziare il Papa per i suoi "interventi, rivolti al mondo intero, ma anche specificamente a Roma e all'Italia, che ci consentono di cogliere più profondamente e con straordinaria chiarezza il mistero della nostra fede, in se stesso e nelle sue multiformi implicazioni per la realtà della nostra vita". Il vicario del Papa per la diocesi di Roma ha ricordato a Benedetto XVI il tema della "gioia della fede e dell'educazione delle nuove generazioni" che caratterizza la pastorale diocesana di quest'anno. "Continuiamo così il nostro impegno di preghiera e di missione - ha proseguito il porporato - che è rivolto anzitutto verso le famiglie, e cerchiamo di aiutare ad incontrare il Signore Gesù specialmente i ragazzi e i giovani, che sono i più esposti ai processi di secolarizzazione e scristianizzazione, ma sentono anche forte il bisogno di un senso per la loro vita"

[Modificato da TERESA BENEDETTA 22/02/2007 17.33]

Paparatzifan
Thursday, February 22, 2007 9:31 PM
Re:

Scritto da: TERESA BENEDETTA 22/02/2007 17.33
E qui il primo riportaggio da PETRUS su quell'incontrol con la clero di Roma, che e stata ancorma in forma di domanda-e-risposta, e il Papa ha avuto qualche battute davvero divertenti e geniali!!!!


La preoccupazione di Benedetto XVI:
"La nostra Fede in Italia è molto radicata
ma anche minacciata"



"Devo confessare una mia debolezza", ha detto Benedetto XVI rispondendo ad una domanda sull'attività dei preti: "Di notte non posso pregare, vorrei dormire di notte. Tuttavia - ha poi aggiunto tra gli applausi dei sacerdoti - un po' di tempo per il signore ci vuole realmente". "E' più facile dirlo che farlo - ha concesso - ma cerchiamo di spiritualizzare il nostro impegno".

[Modificato da TERESA BENEDETTA 22/02/2007 17.33]



Coccolosissimo!!!
euge65
Thursday, February 22, 2007 9:35 PM
Re: Re:
[QUOTE][DIM]7pt[=DIM]Scritto da: Paparatzifan 22/02/2007 21.31

[DIM]11pt[=DIM]Coccolosissimo!!![/DIM] [/DIM][/QUOTE]


ALTROCHE'
Ratzigirl
Thursday, February 22, 2007 11:35 PM
IL 13 MARZO RICEVERA' PUTIN

Il pomeriggio del 13 marzo il presidente russo Vladimir Putin sara' ricevuto da Benedetto XVI. La notizia e' stata anticipata da AsiaNews, agenzia del Pontificio Istituto Missioni Estere. Sara' la prima volta di Putin con Benedetto XVI, la terza del presidente russo in Vaticano, dove nel 2000 e nel 2003 fu ricevuto da Giovanni Paolo II. In entrambe le occasioni, a differenza dei suoi predecessori Gorbaciov ed Eltsin, Putin non rivolse al Papa l'invito a recarsi a Mosca. Stavolta, ipotizza AsiaNews, un esponente del Patriarcato potrebbe far parte del seguito di Putin. Infatti, "la visita e' un segnale del cambiamento positivo dei rapporti tra Roma e Mosca, anche se non e' previsto l'invito al Papa". Secondo l'agenzia del Pime, "il comportamento che ora il presidente russo avra' con Benedetto XVI dipendera' dalla valutazione che i russi fanno del miglioramento dei rapporti tra cattolici ed ortodossi del Patriarcato di Mosca, vero ostacolo alla possibilita' di una visita papale".
Ratzigirl
Thursday, February 22, 2007 11:48 PM
Il Papa ha nominato i Monsignori Giuliodori e Mogavero nuovi Vescovi di Macerata e Mazara del Vallo

Il Santo Padre ha nominato vescovo di Macerata-Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia mons. Claudio Giuliodori, nato a Osimo (An) il 7 gennaio 1958, attualmente direttore dell’Ufficio delle Comunicazioni sociale della Conferenza episcopale italiana, e vescovo di Mazara del Vallo mons. Domenico Mogavero, nato a Castelbuono (Pa) il 31 marzo 1947, finora sottosegretario della Cei. L’annuncio è stato dato, oggi, alle 12.00, da mons. Giuseppe Betori, segretario generale della Cei, nella sede Cei. Mons. Claudio Giuliodori, del clero dell’arcidiocesi di Ancona-Osimo, nominato oggi dal Santo Padre vescovo di Macerata-Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia, è nato a Osimo (An) il 7 gennaio 1958 ed è stato ordinato presbitero il 16 aprile 1983. Dal 1988 al 1991 ha lavorato come aiutante di studio presso la Segreteria generale della Cei. Rientrato in diocesi, è stato nominato direttore dell’Ufficio diocesano di pastorale familiare. Dal 1996 è professore incaricato di Teologia pastorale presso il Pontificio Istituto “Giovanni Paolo II” per gli studi su matrimonio e famiglia. Nel 1998 è stato nominato direttore dell’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali della Cei. Dal 2002 è cappellano di Sua Santità e dall’ottobre 2006 è consultore del Pontificio Consiglio delle comunicazioni sociali. Mons. Domenico Mogavero, del clero dell’arcidiocesi di Palermo, nominato oggi da Benedetto XVI vescovo di Mazara del Vallo, è nato a Castelbuono (Pa) il 31 marzo 1947 ed è stato ordinato sacerdote il 12 luglio 1970. Dal 1984 al 1997 è stato vice preside della facoltà teologica di Sicilia “S. Giovanni evangelista”. È stato anche vice presidente dell’Associazione italiana canonisti. Dal 1997 direttore dell’Ufficio nazionale della Cei per i problemi giuridici, dal 2001 è sottosegretario della Cei. Mons. Domenico Mogavero, sarà ordinato vescovo il 24 marzo nella cattedrale di Palermo, mons. Claudio Giuliodori il 31 marzo nella cattedrale di Macerata. Dopo l’annuncio, oggi, della loro nomina episcopale il segretario generale della Cei ne ha dato notizia aggiungendo che “così i due vescovi potranno celebrare la Pasqua con le loro comunità”. All’incontro, al quale ha preso parte tutto il personale della Cei, era presente anche il card. Salvatore De Giorgi arcivescovo emerito di Palermo. “Queste nomine - ha detto mons. Giuseppe Betori – sono il riconoscimento delle grandi competenze e sensibilità dei nuovi vescovi ma anche un riconoscimento del Papa per il servizio svolto dalla Conferenza episcopale italiana”. Accennando alle letture di oggi, festa della Cattedra di Pietro, il segretario generale ha ricordato due richiami in esse presenti “la professione di fede” e “le virtù degli anziani” e ha concluso esprimendo “un po’ di rammarico per la perdita di due collaboratori straordinari” e “grande gioia per il servizio che sono chiamati ora a svolgere”. Mons. Giuliodori e mons. Mogavero hanno voluto insieme esprimere “infinita gratitudine per la fiducia del Papa nelle loro persone, nella Chiesa italiana e nella Cei che davvero è come una famiglia”. Un pensiero di riconoscenza al card. Camillo Ruini “guida sicura, padre e pastore che ci affida una eredità preziosissima”.
Ratzigirl
Friday, February 23, 2007 7:00 PM
Inizieranno Domenica alla presenza del Papa gli esercizi spirituali affidati al Cardinale Biffi

Il 25 febbraio, I Domenica di Quaresima, avranno inizio, nella Cappella "Redemptoris Mater" in Vaticano, gli esercizi spirituali con la partecipazione del Santo Padre. Ne dà notizia oggi la Sala stampa della Santa Sede. Le meditazioni – informa la Sala stampa - sono proposte quest’anno dal card. Giacomo Biffi (nella foto), arcivescovo emerito di Bologna, sul tema: “Le cose di lassù - Cercate le cose di lassù, dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio: pensate alle cose di lassù, non a quelle della terra". Nella settimana degli esercizi spirituali vengono sospese tutte le udienze, compresa l’udienza generale di mercoledì 28 febbraio.
Ratzigirl
Friday, February 23, 2007 7:01 PM
Benedetto XVI esprime gratitudine ai neocatecumeni ma chiede "chiarezza e obbedienza" se vogliono essere ufficialmente riconosciuti dalla Chiesa


"Gratitudine e pazienza", da un lato, ma anche "chiarezza" sulla necessità di integrarsi nella vita della Chiesa e di obbedire al Papa: sono i due criteri che Benedetto XVI ha individuato nel rapporto - caratterizzato anche da "sofferenze" e "difficoltà" - con i movimenti ecclesiali. L'occasione per far il punto sulla relazione con i movimenti, e in particolare con il Cammino Neo-catecumenale, è stata offerta al Papa da una domanda di uno dei sacerdoti romani ricevuti ieri, come ogni anno, in udienza in Vaticano. "In tutti i secoli sono nati movimenti", ha ricordato Papa Ratiznger. "Inizialmente erano sempre scomodi, anche San Francesco era molto scomodo e per il Papa è stato molto difficile dare al suo movimento una forma canonica. E anche per San Francesco è stato un grandissimo sacrificio lasciarsi incastrare in questo scheletro giuridico. Ma alla fine così è nata una realtà che vive e vivrà in futuro e che dà forza e nuovi elementi alla vita della Chiesa". Benedetto XVI ha individuato "due regole fondamentali" nel rapporto tra Vaticano e movimenti. La prima è "non spegnere i carismi: se il Signore ci dà nuovi doni dobbiamo essere grati anche se sono scomodi". La seconda è che, pur con "gratitudine", "pazienza" e accettando anche "le sofferenze, che sono inevitabili" dai nuovi movimenti, bisogna "essere chiari nell'integrare questi elementi nella vita della Chiesa". "Anche in un matrimonio ci sono sempre sofferenze e scontri", ha detto il Papa accolto da risate e applausi dei sacerdoti capitolini, "e tuttavia vanno avanti e così matura il vero amore". Il Papa ha fatto un riferimento esplicito al Cammino Neo-catecumenale. "Attualmente - ha detto - è da studiare se dopo cinque anni di sperimentazione" dalla prima approvazione dei documenti con i quali è stato ufficialmente riconosciuto il movimento fondato da Kiko Arguello (nella foto a colloquio con il Papa insieme ai co-fondatori del Cammino), si possano confermare "in modo definitivo gli statuti, o se ci vuole ancora un tempo di sperimentazione, o se dobbiamo forse ritoccare un pò (alcuni, ndr.) elementi di questa struttura. In ogni caso - ha detto Ratzinger - io ho conosciuto fin dall'inizio (i Neocatecumenali, ndr.): è stato un cammino lungo, con molte complicazioni, che esistono anche oggi, ma abbiamo trovato una forma ecclesiale che ha già molto migliorato l'insieme tra pastore e Cammino, e andiamo avanti così".
Ratzigirl
Friday, February 23, 2007 7:02 PM
Brasile, il Papa presiederà l'11 Maggio la canonizzazione di Antonio Galvao de Franca

Il Papa presiederà l'11 maggio in Brasile, nel corso della sua visita apostolica (9-14 maggio) la canonizzazione del beato Antonio Galvao de Franca , francescano brasiliano che visse dal 1739 al 1822. La data della cerimonia di canonizzazione è stata annunciata oggi nel corso del Concistoro ordinario pubblico per la canonizzazione dei beati celebrato in Vaticano da Benedetto XVI. Fra Antonio Galvao fondò il monastero del 'Recolhimento de Nossa Senhora da Conceicao da Divina Providencia'. Oltre al francescano brasiliano, oggi è stato annunciato anche la cerimonia di canonizzazione di altri quattro beati che si svolgerà il 3 giugno a Roma: il maltese Giorgio Preca, presbitero, fondatore della Societas Doctrinae Christianae, il polacco Simone Da Lipnica, presbitero dell'Ordine Francescano Frati Minori, l'olandese Carlo Di Sant'Andrea, presbitero della Congregazione della Passione di Nostro Signore Gesù Cristo e la francese Maria Eugenia Di Gesù, fondatrice dell'Istituto delle suore dell'Assunzione della Beata Maria Vergine.
Ratzigirl
Friday, February 23, 2007 7:19 PM
Il Papa annuncia che firmerà presto l’esortazione sul Sinodo dell’Eucaristia

Benedetto XVI ha annunciato che presto firmerà l’esortazione apostolica post-sinodale in cui raccoglierà le conclusioni del Sinodo dei Vescovi sull’Eucaristia celebrato nel 2005.

“Posso dire che fra poco firmerò l’Esortazione post-sinodale sull’Eucaristia, che sarà poi a disposizione della Chiesa. È un Documento che si offre proprio alla meditazione”, ha spiegato questo giovedì rispondendo sponteaneamente alle domande dei sacerdoti della diocesi di Roma.

Esso aiuterà sia nella celebrazione liturgica, sia nella riflessione personale, sia nella preparazione delle omelie, sia nella celebrazione dell'Eucaristia. E servirà anche a guidare, illuminare e rivitalizzare la pietà popolare”, ha detto il Pontefice.

Il documento raccoglie le proposte dell’assemblea generale ordinaria del Sinodo dei Vescovi, celebrato in Vaticano nell’ottobre 2005. Il tema era “L’Eucaristia: fonte e culmine della vita e della missione della Chiesa”.

Il Papa ritiene che il Sinodo sia servito a sottolineare l’importanza dell'adorazione eucaristica.

Durante il Sinodo sull'Eucaristia i Vescovi hanno parlato molto delle loro esperienze, di come ritorna nuova vita nelle comunità con questa adorazione, anche notturna, e di come proprio così nascono anche nuove vocazioni”, ha osservato.

Si è trattato del primo Sinodo del pontificato di Benedetto XVI, che tra le altre cose ha introdotto una novità metodologica: spazi aperti nell’assemblea per prendere liberamente la parola.
Francesca.Pisa
Saturday, February 24, 2007 12:08 AM
Leggetevi queste perle!!!!!!
INCONTRO DEL SANTO PADRE CON I PARROCI E IL CLERO DELLA DIOCESI DI ROMA (GIOVEDÌ, 22 FEBBRAIO 2007) (CONTINUAZIONE)

Alle ore 11 di ieri, nell’Aula della Benedizione, il Santo Padre Benedetto XVI ha incontrato i Parroci e il Clero della Diocesi di Roma per il tradizionale appuntamento di inizio Quaresima.

Dopo l’indirizzo di omaggio del Cardinale Vicario Camillo Ruini, sono intervenuti 9 sacerdoti.

Di seguito riportiamo la sintesi degli interventi dei sacerdoti e le risposte del Santo Padre.

La prima domanda è stata posta da Mons. Pasquale Silla, Parroco Rettore del Santuario di Santa Maria del Divino Amore a Castel di Leva, il quale ha ricordato la visita compiuta da Benedetto XVI il 1 maggio 2006 e la consegna lasciata alla comunità parrocchiale: svolgere nel Santuario e dal Santuario una fervente preghiera per il Vescovo di Roma, per i suoi Collaboratori, per tutto il Clero e i fedeli della Diocesi. In risposta a questa richiesta, la comunità del Divino Amore si è impegnata a qualificare al massimo la preghiera in tutte le sue forme — soprattutto quella liturgica — perché sia assidua e concorde: uno dei frutti di questo impegno è l'adorazione eucaristica perpetua che dal prossimo 25 marzo sarà avviata nel Santuario. Anche sul fronte della carità, il Santuario si sta impegnando ad allargare i suoi orizzonti, soprattutto nel campo dell'accoglienza dei minori, delle famiglie, degli anziani. In questa prospettiva, Mons. Silla ha chiesto a Benedetto XVI indicazioni concrete per poter realizzare sempre più efficacemente la missione del Santuario mariano nella Diocesi.

Vorrei innanzitutto dire che sono contento e felice di sentirmi qui realmente Vescovo di una grande Diocesi. Il Cardinale Vicario ha detto che vi aspettate luce e conforto. E devo dire che vedere tanti sacerdoti di tutte le generazioni è luce e conforto per me. Già dalla prima domanda ho anche e soprattutto imparato: e questo mi sembra anche un elemento essenziale del nostro incontro. Qui posso sentire la voce viva e concreta dei Parroci, le loro esperienze pastorali, e così posso soprattutto apprendere anch'io la vostra situazione concreta, le questioni che avete, le esperienze che fate, le difficoltà. Così posso viverle non solo in modo astratto, ma in un concreto colloquio con la vita reale delle parrocchie.

Vengo a questa prima domanda. Mi sembra che Lei abbia dato essenzialmente anche la risposta riguardo a quello che può fare questo Santuario... So che è il Santuario mariano più amato dai romani. Io stesso, quando sono venuto diverse volte nel Santuario antico, ho fatto esperienza di questa pietà secolare. Si sente la presenza della preghiera di generazioni e si tocca quasi con mano la presenza materna della Madonna. Si può realmente vivere un incontro con la devozione mariana dei secoli, con i desideri, le necessità, i bisogni, le sofferenze, anche le gioie delle generazioni nell'incontro con Maria. Così questo Santuario, al quale vengono le persone con le loro speranze, questioni, domande, sofferenze, è un fatto essenziale per la Diocesi di Roma. Sempre più vediamo che i Santuari sono una fonte di vita e di fede nella Chiesa universale, e così anche nella Chiesa di Roma. Nella mia terra ho avuto l'esperienza dei pellegrinaggi a piedi al nostro Santuario nazionale di Altötting. È una grande missione popolare. Ci vanno soprattutto i giovani e, pellegrinando a piedi per tre giorni, vivono nell'atmosfera della preghiera, dell'esame di coscienza, quasi riscoprono la loro coscienza cristiana di fede. Questi tre giorni di pellegrinaggio a piedi sono giorni di confessione, di preghiera, sono un vero cammino verso la Madonna, verso la famiglia di Dio e poi verso l'Eucaristia. Andando a piedi, vanno alla Madonna e vanno, con la Madonna, al Signore, all'incontro eucaristico, preparandosi con la confessione al rinnovamento interiore. Vivono di nuovo la realtà eucaristica del Signore che dà se stesso, come la Madonna ha dato la propria carne al Signore, aprendo così la porta all'Incarnazione. La Madonna ha dato la carne per l'Incarnazione e così ha reso possibile l'Eucaristia, nella quale riceviamo la Carne che è il Pane per il mondo. Andando all’incontro con la Madonna, gli stessi giovani imparano ad offrire la propria carne, la vita di ogni giorno perché sia consegnata al Signore. E imparano a credere, a dire, man mano, «Sì» al Signore.

Perciò direi, per ritornare alla domanda, che il Santuario come tale, come luogo di preghiera, di confessione, di celebrazione dell'Eucaristia, è un grande servizio, nella Chiesa di oggi, per la Diocesi di Roma. Quindi penso che l'essenziale servizio, del quale Lei, del resto, ha parlato in modo concreto, è proprio quello di offrirsi come luogo di preghiera, di vita sacramentale e di vita di carità realizzata. Lei, se ho capito bene, ha parlato di quattro dimensioni della preghiera. La prima è quella personale. E qui Maria ci mostra la strada. San Luca ci dice due volte che la Vergine "serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore" (2,19; cfr 2,51). Era una persona in colloquio con Dio, con la Parola di Dio, e anche con gli avvenimenti tramite i quali Dio parlava con Lei. Il «Magnificat» è un «tessuto» fatto di parole della Sacra Scrittura e ci mostra come Maria abbia vissuto in un colloquio permanente con la Parola di Dio e, così, con Dio stesso. Naturalmente, poi, nella vita insieme con il Signore, è stata sempre in colloquio con Cristo, con il Figlio di Dio e con il Dio trinitario. Quindi impariamo da Maria a parlare personalmente con il Signore, ponderando e conservando nella nostra vita e nel nostro cuore le parole di Dio, perché diventino nutrimento vero per ciascuno. Così Maria ci guida in una scuola di preghiera, in un contatto personale e profondo con Dio.

La seconda dimensione della quale Lei ha parlato è la preghiera liturgica. Nella Liturgia il Signore ci insegna a pregare, prima dandoci la sua Parola, poi introducendoci nella Preghiera eucaristica alla comunione con il suo mistero di vita, di Croce e di Risurrezione. San Paolo ha detto una volta che "nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare" (Rm 8,26): noi non sappiamo come pregare, cosa dire a Dio. Perciò Dio ci ha dato le parole della preghiera, sia nel Salterio, sia nelle grandi preghiere della sacra Liturgia, sia proprio nella Liturgia eucaristica stessa. Qui ci insegna a pregare. Noi entriamo nella preghiera formatasi nei secoli sotto l'ispirazione dello Spirito Santo e ci uniamo al colloquio di Cristo con il Padre. Quindi la Liturgia è soprattutto preghiera: prima ascolto e poi risposta, sia nel Salmo responsoriale sia nella preghiera della Chiesa, sia nella grande Preghiera eucaristica. Noi la celebriamo bene se la celebriamo in atteggiamento «orante», unendoci al mistero di Cristo e al suo colloquio di Figlio col Padre. Se celebriamo l'Eucaristia in questo modo, come ascolto prima, poi come risposta, quindi come preghiera con le parole indicate dallo Spirito Santo, la celebriamo bene. E la gente viene attirata attraverso la nostra preghiera comune nel novero dei figli di Dio.

La terza dimensione è quella della pietà popolare. Un importante Documento della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti parla di questa pietà popolare e ci indica come «guidarla». La pietà popolare è una nostra forza, perché si tratta di preghiere molto radicate nel cuore delle persone. Anche persone che sono un po' lontane dalla vita della Chiesa e non hanno grande comprensione della fede sono toccate nel cuore da questa preghiera. Si deve solo «illuminare» questi gesti, «purificare» questa tradizione affinché diventi vita attuale della Chiesa.

Poi, l'adorazione eucaristica. Sono molto grato perché sempre più si rinnova l'adorazione eucaristica. Durante il Sinodo sull'Eucaristia i Vescovi hanno parlato molto delle loro esperienze, di come ritorna nuova vita nelle comunità con questa adorazione, anche notturna, e di come proprio così nascono anche nuove vocazioni. Posso dire che fra poco firmerò l’Esortazione post-sinodale sull’Eucaristia, che sarà poi a disposizione della Chiesa. È un Documento che si offre proprio alla meditazione. Esso aiuterà sia nella celebrazione liturgica, sia nella riflessione personale, sia nella preparazione delle omelie, sia nella celebrazione dell'Eucaristia. E servirà anche a guidare, illuminare e rivitalizzare la pietà popolare.

Infine, Lei ci ha parlato del Santuario come luogo della caritas. Questo mi sembra molto logico e necessario. Ho riletto poco tempo fa ciò che sant'Agostino dice nel Libro X delle Confessioni: io sono stato tentato e adesso capisco che era una tentazione di chiudermi nella vita contemplativa, di cercare la solitudine con Te, Signore; ma tu me lo hai impedito, mi hai tirato fuori e mi hai fatto sentire la parola di san Paolo: «Cristo è morto per tutti. Così noi dobbiamo morire con Cristo e vivere per tutti»; ho capito che non posso chiudermi nella contemplazione; Tu sei morto per tutti, quindi devo, con Te, vivere per tutti e così vivere le opere della carità. La vera contemplazione si dimostra nelle opere della carità. Quindi, il segno che abbiamo veramente pregato, che abbiamo avuto l'incontro con Cristo, è che siamo «per gli altri». Così dev'essere un Parroco. E sant'Agostino era un grande Parroco. Egli dice: nella mia vita io volevo sempre vivere in ascolto della Parola, nella meditazione, ma adesso devo — giorno per giorno, ora per ora — stare alla porta, dove suona sempre il campanello, devo consolare gli afflitti, aiutare i poveri, ammonire quelli che sono litigiosi, creare pace, e via dicendo. Sant'Agostino elenca tutto il lavoro di un Parroco, perché in quel tempo il Vescovo era anche quello che è adesso il Kadi nei Paesi islamici. Per i problemi del diritto civile, diciamo, egli era il giudice di pace: ha dovuto favorire la pace tra i litigiosi. Quindi ha vissuto un'esistenza che per lui, uomo contemplativo, è stata molto difficile. Ma ha capito questa verità: così sono con Cristo; essendo «per gli altri», sono nel Signore crocifisso e risorto.

Questa mi sembra una grande consolazione per i Parroci e per i Vescovi. Se rimane poco tempo per la contemplazione, essendo «per gli altri» siamo col Signore. Lei ha parlato degli altri elementi concreti della carità, che sono molto importanti. Sono anche un segno per la nostra società, in particolare per i bambini, per gli anziani, per i sofferenti. Quindi penso che Lei, con queste quattro dimensioni della vita, ci ha dato la risposta alla domanda: che cosa dobbiamo fare nel nostro Santuario?

Ha parlato poi Don Maurizio Secondo Mirilli, Vicario parrocchiale di Santa Bernardette Soubirous e addetto al Servizio per la Pastorale Giovanile della Diocesi, il quale ha sottolineato il compito impegnativo che spetta ai sacerdoti nella missione di formare alla fede le nuove generazioni. Al Papa Don Maurizio ha chiesto una parola di guida e di orientamento sul modo di trasmettere ai giovani la gioia della fede cristiana, soprattutto di fronte alle sfide culturali odierne, e lo ha sollecitato ad indicare le tematiche prioritarie su cui investire maggiormente le energie per aiutare i ragazzi e le ragazze ad incontrare concretamente Cristo.

Grazie per il lavoro che svolge per gli adolescenti. Sappiamo che la gioventù dev'essere realmente una priorità del nostro lavoro pastorale, perché essa vive in un mondo lontano da Dio. Ed è molto difficile trovare in questo nostro contesto culturale l'incontro con Cristo, la vita cristiana, la vita della fede. I giovani hanno bisogno di tanto accompagnamento per poter realmente trovare questa strada. Direi — anche se purtroppo io vivo abbastanza lontano da loro e quindi non posso dare indicazioni molto concrete — che il primo elemento mi sembra proprio e soprattutto l'accompagnamento. Essi devono vedere che si può vivere la fede in questo tempo, che non si tratta di una cosa del passato, ma che è possibile vivere oggi da cristiani e trovare così realmente il bene.

Mi ricordo di un elemento autobiografico negli scritti di san Cipriano. Io ho vissuto in questo nostro mondo — egli dice — totalmente lontano da Dio, perché le divinità erano morte e Dio non era visibile. E vedendo i cristiani ho pensato: è una vita impossibile, questo non si può realizzare nel nostro mondo! Ma poi, incontrandone alcuni, entrando nella loro compagnia, lasciandomi guidare nel catecumenato, in questo cammino di conversione verso Dio, man mano ho capito: è possibile! E adesso sono felice di aver trovato la vita. Ho capito che quell'altra non era vita, e in verità — confessa — sapevo anche prima che quella non era la vera vita.

Mi sembra molto importante che i giovani trovino persone — sia della loro età che più mature — nelle quali possano vedere che la vita cristiana oggi è possibile ed è anche ragionevole e realizzabile. Su entrambi questi ultimi elementi mi sembra che ci siano dubbi: sulla realizzabilità, perché le altre strade sono molto lontane dal modo di vivere cristiano, e sulla ragionevolezza, perché a prima vista sembra che la scienza ci dica cose totalmente diverse e quindi non si possa aprire un percorso ragionevole verso la fede, così da mostrare che essa è una cosa in sintonia col nostro tempo e con la ragione.

Il primo punto è quindi l'esperienza, che apre poi la porta anche alla conoscenza. In questo senso, il «catecumenato» vissuto in modo nuovo — cioè come cammino comune di vita, come comune esperienza del fatto che è possibile vivere così — è di grande importanza. Solo se c'è una certa esperienza si può poi anche capire. Mi ricordo di un consiglio che Pascal dava ad un amico non credente. Gli diceva: prova un po' a fare le cose che fa un credente, e poi con questa esperienza vedrai che tutto ciò è logico ed è vero.

Direi che un aspetto importante ci è mostrato proprio adesso dalla Quaresima. Non possiamo pensare di vivere subito una vita cristiana al cento per cento, senza dubbi e senza peccati. Dobbiamo riconoscere che siamo in cammino, che dobbiamo e possiamo imparare, che dobbiamo anche convertirci man mano. Certo, la conversione fondamentale è un atto che è per sempre. Ma la realizzazione della conversione è un atto di vita, che si realizza nella pazienza di una vita. È un atto nel quale non dobbiamo perdere la fiducia e il coraggio del cammino. Proprio questo dobbiamo riconoscere: non possiamo fare di noi stessi dei cristiani perfetti da un momento all'altro. Tuttavia, vale la pena andare avanti, tener fede all'opzione fondamentale, per così dire, e poi permanere con perseveranza in un cammino di conversione che talvolta diventa difficile. Può capitare infatti che mi senta scoraggiato, così da voler lasciare tutto e restare in uno stato di crisi. Non ci si deve subito lasciar cadere, ma con coraggio bisogna ricominciare. Il Signore mi guida, il Signore è generoso e con il suo perdono vado avanti, diventando anch'io generoso con gli altri. Così impariamo realmente l'amore per il prossimo e la vita cristiana, che implica questa perseveranza dell'andare avanti.

Quanto ai grandi temi, direi che è importante conoscere Dio. Il tema «Dio» è essenziale. San Paolo dice nella Lettera agli Efesini: «Ricordatevi che in quel tempo eravate... senza speranza e senza Dio. Ora invece, in Cristo Gesù, voi che un tempo eravate i lontani siete diventati i vicini» (Ef 2, 12-13). Così la vita ha un senso che mi guida anche nelle difficoltà. Quindi bisogna ritornare al Dio Creatore, al Dio che è la ragione creatrice, e poi trovare Cristo, che è il Volto vivo di Dio. Diciamo che qui c'è una reciprocità. Da una parte, l'incontro con Gesù, con questa figura umana, storica, reale; mi aiuta a conoscere man mano Dio; e, dall'altra parte, conoscere Dio mi aiuta a capire la grandezza del mistero di Cristo, che è il Volto di Dio. Solo se riusciamo a capire che Gesù non è un grande profeta, una delle personalità religiose del mondo, ma è il Volto di Dio, è Dio, allora abbiamo scoperto la grandezza di Cristo e abbiamo trovato chi è Dio. Dio non è solo un'ombra lontana, la «Causa prima», ma ha un Volto: è il Volto della misericordia, il Volto del perdono e dell'amore, il Volto dell'incontro con noi. Quindi questi due temi si compenetrano reciprocamente e devono andare sempre insieme.

Poi, naturalmente, dobbiamo capire che la Chiesa è la grande compagna del cammino nel quale siamo. In essa la Parola di Dio rimane viva e Cristo non è solo una figura del passato, ma è presente. Così dobbiamo riscoprire la vita sacramentale, il perdono sacramentale, l'Eucaristia, il Battesimo come nascita nuova. Sant'Ambrogio nella Notte Pasquale, nell'ultima Catechesi mistagogica, ha detto: Finora abbiamo parlato delle cose morali, adesso è il momento di parlare del Mistero. Aveva offerto una guida all'esperienza morale, naturalmente alla luce di Dio, che poi si apre al Mistero. Penso che oggi queste due cose debbano compenetrarsi: un cammino con Gesù che sempre più scopre la profondità del suo Mistero. Così si impara a vivere in modo cristiano, si impara la grandezza del perdono e la grandezza del Signore che si dona a noi nell'Eucaristia.

In questo cammino, naturalmente, ci accompagnano i santi. Essi, pur con tanti problemi, hanno vissuto e sono stati le «interpretazioni» vere e vive della Sacra Scrittura. Ognuno ha il suo santo, dal quale può meglio imparare che cosa comporta il vivere da cristiano. Sono soprattutto i santi del nostro tempo. E poi, naturalmente, c'è sempre Maria, che rimane la Madre della Parola. Riscoprire Maria ci aiuta ad andare avanti da cristiani e a conoscere il Figlio.

Padre Franco Incampo, Rettore della Chiesa di Santa Lucia del Gonfalone, ha presentato l'esperienza della lettura integrale della Bibbia che stanno facendo la sua Comunità insieme con la Chiesa valdese. «Ci siamo messi in ascolto della Parola — ha detto —. È un progetto ampio. Qual è il valore della Parola nella Comunità ecclesiale? Perché noi conosciamo così poco la Bibbia? Come promuovere la conoscenza della Bibbia perché la Parola formi la comunità anche per un cammino ecumenico?».

Lei ha certamente un'esperienza più concreta di come fare questo. Posso, innanzitutto, dire che avremo il prossimo Sinodo sulla Parola di Dio. Ho già potuto vedere i «Lineamenta» elaborati dal Consiglio del Sinodo e penso che appariranno bene le diverse dimensioni della presenza della Parola nella Chiesa.

Naturalmente la Bibbia, nella sua integralità, è una cosa grandissima e da scoprire a mano a mano. Perché se prendiamo solo le singole parti spesso può essere difficile capire che si tratta di Parola di Dio: penso a certe parti dei Libri dei Re con le cronistorie, con lo sterminio dei popoli esistenti in Terra Santa. Molte altre cose sono difficili. Anche proprio il Qoelet può essere isolato e può risultare molto difficile: sembra proprio teorizzare la disperazione perché niente rimane e anche il saggio alla fine muore con gli stolti. Ne abbiamo avuto ora la lettura nel Breviario.

Un primo punto mi sembra proprio quello di leggere la Sacra Scrittura nella sua unità e integralità. Le singole parti sono parti di un cammino e solo vedendole nella loro integralità come un cammino unico, dove una parte spiega l'altra, possiamo capire questo. Rimaniamo per esempio nel Qoelet. Vi era in precedenza la parola della saggezza secondo cui chi è buono vive anche bene. Cioè Dio premia chi è buono. E poi viene Giobbe e si vede che non è così e che proprio chi vive bene soffre di più. Sembra proprio dimenticato da Dio. Vengono i Salmi di quel periodo dove si dice: ma che cosa fai Dio? Gli atei, i superbi vivono bene, sono grassi, si nutrono bene e ridono di noi e dicono: ma dov'è Dio? Non s'interessa a noi e noi siamo stati venduti come pecore da macello. Che cosa fai con noi, perché è così? Arriva il momento dove il Qoelet dice: ma tutta questa saggezza alla fine dove rimane? È un Libro quasi esistenzialista, in cui si afferma: tutto è vano. Questo primo cammino non perde il suo valore, ma si apre alla nuova prospettiva che, alla fine, guida alla croce di Cristo, «il Santo di Dio», come dice San Pietro nel capitolo sesto del Vangelo di Giovanni. Finisce con la Croce. E proprio così si dimostra la saggezza di Dio, che poi ci descriverà San Paolo.

E, quindi, solo se prendiamo tutto come un unico cammino, passo dopo passo, e impariamo a leggere la Scrittura nella sua unità, possiamo anche realmente trovare l'accesso alla bellezza e alla ricchezza della Sacra Scrittura. Leggere quindi tutto, ma sempre tener presente la totalità della Sacra Scrittura, dove una parte spiega l'altra, un passo del cammino spiega l'altro. Su questo punto l'esegesi moderna può anche aiutare molto. Prendiamo, per esempio, il Libro di Isaia, quando gli esegeti scoprirono che dal capitolo 40 l’autore è un altro — il "Deutero-Isaia", come si disse in quel tempo. Per la teologia cattolica vi fu un momento di grande terrore. Qualcuno pensò che così si distruggeva Isaia e alla fine, nel capitolo 53, la visione del servo di Dio non era più dell'Isaia che era vissuto quasi 800 anni prima di Cristo. Che cosa facciamo, ci si domandò? Adesso abbiamo capito che tutto il Libro è un cammino di sempre nuove riletture, dove sempre più si entra nel mistero proposto all’inizio e si apre sempre più quanto era inizialmente presente, ma ancora chiuso. Possiamo capire proprio in un Libro tutto il cammino della Sacra Scrittura, che è un permanente rileggere, un ricapire meglio quanto è stato detto prima. Passo per passo la luce si accende e il cristiano può capire quanto il Signore ha detto ai discepoli di Emmaus, spiegando loro che tutti i profeti avevano parlato di Lui. Il Signore ci apre l'ultima rilettura, Cristo è la chiave di tutto e solo unendosi nel cammino ai discepoli di Emmaus, solo camminando con Cristo, rileggendo tutto nella sua luce, con Lui crocifisso e risorto, entriamo nella ricchezza e nella bellezza della Sacra Scrittura.

Perciò, direi, il punto importante è non frammentare la Sacra Scrittura. Proprio la moderna critica, come vediamo adesso, ci ha fatto capire che è un cammino permanente. E possiamo anche vedere che è un cammino che ha una direzione e che Cristo realmente è il punto di arrivo. Cominciando da Cristo possiamo riprendere tutto il cammino ed entrare nella profondità della Parola.

Riassumendo, direi, la lettura della Sacra Scrittura deve essere sempre una lettura nella luce di Cristo. Solo così possiamo leggere e capire, anche nel nostro contesto attuale, la Sacra Scrittura e avere realmente luce dalla Sacra Scrittura. Dobbiamo comprendere questo: la Sacra Scrittura è un cammino con una direzione. Chi conosce il punto di arrivo può anche, adesso di nuovo, fare tutti i passi e imparare così in modo più profondo il mistero di Cristo. Comprendendo questo abbiamo anche capito l'ecclesialità della Sacra Scrittura, perché questi cammini, questi passi del cammino, sono passi di un popolo. È il popolo di Dio che va avanti. Il vero proprietario della Parola è sempre il popolo di Dio, guidato dallo Spirito Santo, e l'ispirazione è un processo complesso: lo Spirito Santo guida avanti, il popolo riceve.

È, quindi, il cammino di un popolo, del popolo di Dio. Sempre la Sacra Scrittura va letta bene. Ma ciò può avvenire solo se camminiamo all’interno di questo soggetto che è il popolo di Dio che vive, è rinnovato, è rifondato da Cristo, ma rimane sempre nella sua identità.

Quindi, direi che vi sono tre dimensioni in rapporto tra loro. La dimensione storica, la dimensione cristologica e la dimensione ecclesiologica — del popolo in cammino — si compenetrano. Una lettura completa è quella in cui le tre dimensione sono presenti. Perciò la liturgia - la lettura comune, orante, del popolo di Dio - rimane il luogo privilegiato per la comprensione della Parola,, anche perché proprio qui la lettura diventa preghiera e si unisce con la preghiera di Cristo nella Preghiera eucaristica.

Vorrei ancora aggiungere una cosa che hanno sottolineato tutti i Padri della Chiesa. Penso soprattutto a un bellissimo testo di Sant'Efrem e a un altro di Sant'Agostino nei quali si dice: se tu hai capito poco, accetta, e non pensare di aver capito tutto. La Parola rimane sempre molto più grande di quanto tu hai potuto capire. E questo va detto adesso in modo critico nei confronti di una certa parte dell'esegesi moderna, che pensa di aver capito tutto e che perciò, dopo l’interpretazione da essa elaborata, non si possa ormai dire null’altro di più. Questo non è vero. La Parola è sempre più grande dell'esegesi dei Padri e dell'esegesi critica, perché anche questa capisce solo una parte, direi anzi una parte minima. La Parola è sempre più grande, questa è la nostra grande consolazione. E da una parte è bello sapere di aver capito soltanto un po'. È bello sapere che c'è ancora un tesoro inesauribile e che ogni nuova generazione riscoprirà nuovi tesori e andrà avanti con la grandezza della Parola di Dio, che è sempre davanti a noi, ci guida ed è sempre più grande. E’ con questa consapevolezza che si deve leggere la Scrittura.

Sant'Agostino ha detto: beve dalla fonte la lepre e beve l'asino. L'asino beve di più, ma ognuno beve secondo la sua capacità. Sia che siamo lepri o che siamo asini, siamo grati che il Signore ci faccia bere dalla sua acqua.

Il tema dei Movimenti Ecclesiali e delle Nuove Comunità, come dono provvidenziale per i nostri tempi, è stato proposto da Padre Gerardo Raul Carcar, appartenente alla Comunità dei Padri di Schönstatt, arrivato a Roma sei mesi fa dall'Argentina, e oggi vicario cooperatore della Parrocchia di San Girolamo a Corviale. Si tratta di realtà che hanno uno slancio creativo, vivono la fede e cercano nuove forme di vita per trovare una giusta collocazione missionaria nella Chiesa. Al Papa il religioso ha chiesto un consiglio su come inserirsi per sviluppare realmente un ministero di unità nella Chiesa universale.

Dunque, vedo che devo essere più breve. Grazie per questa domanda. Mi sembra che Lei abbia citato le fonti essenziali di quanto posso dire sui Movimenti. In questo senso la sua domanda è anche una risposta.

Vorrei subito precisare che in questi mesi ricevo i Vescovi italiani in visita «ad limina» e così posso un po' meglio imparare la geografia della fede in Italia. Vedo tante belle cose insieme con i problemi che conosciamo tutti. Vedo soprattutto come la fede sia ancora profondamente radicata nel cuore italiano, anche se, naturalmente, in molti modi è minacciata nelle odierne situazioni. I Movimenti accettano anche bene la mia funzione paterna di Pastore. Altri sono più critici e dicono che i Movimenti non si inseriscono. Penso che realmente le situazioni sono diverse, dipende tutto dalle persone in questione.

Mi sembra che abbiamo due regole fondamentali, delle quali Lei ha parlato. La prima regola ce l'ha dato San Paolo nella Prima Lettera ai Tessalonicesi: non spegnere i carismi. Se il Signore ci dà nuovi doni dobbiamo essere grati, anche se a volte sono scomodi. Ed è una bella cosa che, senza iniziativa della gerarchia, con una iniziativa dal basso, come si dice, ma con una iniziativa anche realmente dall'Alto, cioè come dono dello Spirito Santo, nascono nuove forme di vita nella Chiesa, come del resto sono nate in tutti i secoli.

Inizialmente erano sempre scomode: anche San Francesco era molto scomodo e per il Papa era molto difficile dare, finalmente, una forma canonica ad una realtà che era molto più grande dei regolamenti giuridici. Per San Francesco era un grandissimo sacrificio lasciarsi incastrare in questo scheletro giuridico, ma alla fine è nata così una realtà che vive ancor oggi e che vivrà in futuro: essa dà forza e nuovi elementi alla vita della Chiesa.

Voglio solo dire questo: in tutti i secoli sono nati Movimenti. Anche San Benedetto, inizialmente, era un Movimento. Si inseriscono nella vita della Chiesa non senza sofferenze, non senza difficoltà. San Benedetto stesso ha dovuto correggere l’iniziale direzione del monachesimo. E così anche nel nostro secolo il Signore, lo Spirito Santo, ci ha dato nuove iniziative con nuovi aspetti della vita cristiana: vissuti da persone umane con i loro limiti, esse creano anche difficoltà.

Prima regola dunque: non spegnere i carismi, essere grati anche se sono scomodi. La seconda regola è questa: la Chiesa è una; se i Movimenti sono realmente doni dello Spirito Santo, si inseriscono e servono la Chiesa e nel dialogo paziente tra Pastori e Movimenti nasce una forma feconda dove questi elementi diventano elementi edificanti per la Chiesa di oggi e di domani.

Questo dialogo è a tutti i livelli. Cominciando dal parroco, dal Vescovo e dal Successore di Pietro è in corso la ricerca delle opportune strutture: in molti casi la ricerca ha già dato i suoi frutti. In altri si sta ancora studiando. ad esempio, ci si domanda se dopo cinque anni di esperimento, si debbano confermare in modo definitivo gli Statuti per il Cammino Neocatecumenale o se ancora ci voglia un tempo di esperimento o se si debbano forse un po' ritoccare alcuni elementi di questa struttura.

In ogni caso, io ho conosciuto i Neocatecumenali dall'inizio. E’ stato un Cammino lungo, con molte complicazioni che esistono anche oggi, ma abbiamo trovato una forma ecclesiale che ha già molto migliorato il rapporto tra il Pastore e il Cammino. E andiamo avanti così! Lo stesso vale per gli altri Movimenti.

Adesso come sintesi delle due regole fondamentali direi: gratitudine, pazienza e accettazione anche delle sofferenze che sono inevitabili. Anche in un matrimonio ci sono sempre sofferenze e tensioni. E tuttavia vanno avanti e così matura il vero amore. Lo stesso avviene nella comunità della Chiesa: abbiamo pazienza insieme. Anche i diversi livelli della gerarchia - dal parroco, al Vescovo, al Sommo Pontefice - devono avere insieme un continuo scambio di idee, devono promuovere il colloquio per trovare insieme la strada migliore. Le esperienze dei parroci sono fondamentali, ma poi anche le esperienze del Vescovo e, diciamo, la prospettiva universale del Papa hanno un proprio luogo teologico e pastorale nella Chiesa.

Quindi, da una parte, questo insieme di diversi livelli della gerarchia; dall'altra, l'insieme vissuto nelle parrocchie, con pazienza e apertura, in obbedienza al Signore, crea realmente la vitalità nuova della Chiesa.

Siamo grati allo Spirito Santo per i doni che ci ha dato. Siamo obbedienti alla voce dello Spirito, ma siamo anche chiari nell'integrare questi elementi nella vita: questo criterio serve, alla fine, la Chiesa concreta e così con pazienza, con coraggio e con generosità certamente il Signore ci guiderà e ci aiuterà.

Don Angelo Mangano, Parroco di San Gelasio, parrocchia affidata alla cura pastorale della Comunità «Missione Chiesa Mondo» dal 2003, ha significativamente parlato della pastorale nella festa della Cattedra di San Pietro. Ha indicato l'importanza di sviluppare una unicità tra quella che è la vita spirituale e la vita pastorale che non è un tecnica organizzativa ma coincide con la vita stessa della Chiesa. Gesù stesso si fa sintesi, ha detto il sacerdote che ha chiesto al Santo Padre come far passare nel Popolo di Dio il concetto della pastorale come vera vita della Chiesa e come fare perché la pastorale si nutra sempre più dell'ecclesiologia conciliare.

Sono, mi sembra, diverse domande. Una domanda è come ispirare la parrocchia con la ecclesiologia conciliare, far vivere dai fedeli questa ecclesiologia; l'altra è come dobbiamo noi agire e in noi stessi rendere spirituale il lavoro pastorale. Cominciamo con quest’ultima domanda. Una certa tensione tra che cosa devo assolutamente fare e quali riserve spirituali devo avere rimane sempre. Io lo vedo sempre in Sant'Agostino che si lamenta nelle prediche. Ho già citato: io amerei tanto vivere con la Parola di Dio, ma devo dal mattino fino alla sera stare con voi. Agostino tuttavia trova questo equilibrio essendo sempre a disposizione, ma riservandosi anche momenti di preghiera, di meditazione della sacra Parola, perché altrimenti non potrebbe più dire niente. Vorrei qui, in particolare, sottolineare quanto Lei ha detto circa il fatto che la pastorale non dovrebbe mai essere una semplice strategia, un lavoro amministrativo, ma sempre restare un lavoro spirituale. Certamente anche l'altro non può totalmente mancare, perché siamo su questa terra e questi problemi ci sono: come amministrare bene i soldi ecc. Anche questo è un settore che non può essere totalmente mancante.

Ma l'accento fondamentale deve essere proprio quello che l'essere pastore è in se stesso un atto spirituale. Lei ha giustamente accennato al Vangelo di Giovanni, cap. 10, dove il Signore si definisce il buon Pastore. E come primo momento definitivo, Gesù dice che il Pastore precede. Cioè Lui mostra la strada, fa prima quanto devono fare gli altri, prende prima la strada che è la strada per gli altri. Il Pastore precede. Questo vuol dire che Lui stesso vive innanzitutto la Parola di Dio: è un uomo di preghiera, è un uomo di perdono, è un uomo che riceve e celebra i Sacramenti come atti di preghiera e di incontro con il Signore. È un uomo di carità, vissuta e realizzata E così tutti gli atti semplici di colloqui, di incontri, di tutto quanto si deve fare, diventano atti spirituali in comunione con Cristo. Il suo «pro omnibus» diventa il nostro «pro meis».

Allora precede e mi sembra che in questo precedere è già detto l'essenziale. Il capitolo 10 di San Giovanni continua poi riferendo che Gesù ci precede donando se stesso alla Croce. E questo è anche inevitabile per il sacerdote. Questo offrire se stesso è anche una partecipazione alla Croce di Cristo ed è grazie a questo che possiamo anche noi in modo credibile consolare i sofferenti, stare con i poveri, con gli emarginati, eccetera.

Quindi in questo programma che Lei ha sviluppato, la spiritualizzazione del lavoro quotidiano della pastorale è fondamentale. È più facile dirlo che farlo, ma dobbiamo tentarlo. E per poter spiritualizzare il nostro lavoro, di nuovo dobbiamo seguire il Signore. I Vangeli ci dicono che di giorno lavorava e di notte era sul monte con il Padre e pregava. Io devo qui confessare la mia debolezza. Di notte non posso pregare, vorrei dormire di notte. Ma, tuttavia, un po' di tempo libero per il Signore ci vuole realmente: sia la celebrazione della Messa, sia la preghiera della Liturgia delle Ore e la meditazione quotidiana, anche se breve, seguendo la Liturgia, il Rosario. Ma questo colloquio personale con la Parola di Dio è importante. E solo così possiamo avere le riserve per rispondere alle esigenze della vita pastorale.

Secondo punto: Lei giustamente ha sottolineato l'ecclesiologia del Concilio. Mi sembra che dobbiamo ancora molto di più interiorizzare questa ecclesiologia, sia quella della «Lumen gentium» sia quella della «Ad gentes», che è anche un Documento ecclesiologico, sia anche quella dei Documenti minori, e poi quella della «Dei Verbum». E interiorizzando questa visione possiamo anche attirare il nostro popolo in questa visione, che capisca che la Chiesa non è semplicemente una grande struttura, uno di questi enti sovranazionali che esistono. La Chiesa, pur essendo corpo, è corpo di Cristo e quindi un corpo spirituale, come dice San Paolo. È una realtà spirituale. Mi sembra questo molto importante: che la gente possa vedere che la Chiesa non è una organizzazione sovranazionale, non è un corpo amministrativo o di potere, non è una agenzia sociale, benché faccia un lavoro sociale e sovranazionale, ma è un corpo spirituale.

Mi sembra che il nostro pregare con il popolo, l’ascoltare insieme con il popolo la Parola di Dio, celebrare con il popolo di Dio i Sacramenti, agire con Cristo nella carità ecc. Soprattutto nelle omelie dobbiamo distribuire questa visione. Mi sembra, in questo senso, l'omelia rimane un'occasione meravigliosa di essere vicino alla gente e di comunicare la spiritualità insegnata dal Concilio. E così mi sembra che se l'omelia è cresciuta nella preghiera, nell'ascolto della Parola di Dio, è comunicazione del contenuto della Parola di Dio. Il Concilio realmente arriva alla nostra gente. Non quei frammenti della pubblicistica che hanno dato un'immagine sbagliata del Concilio. Ma la vera realtà spirituale del Concilio. E così dobbiamo sempre e di nuovo con il Concilio e nello spirito del Concilio, interiorizzando la sua visione, imparare la Parola di Dio. Facendo questo possiamo anche comunicare con la nostra gente e così realmente fare un lavoro pastorale e spirituale.

Don Alberto Pacini, Rettore della Basilica di sant'Anastasia, ha parlato dell'adorazione eucaristica perpetua — in particolare della possibilità di organizzare turni notturni — ed ha chiesto al Papa di spiegare il senso e il valore della riparazione eucaristica di fronte ai furti sacrileghi e alle sette sataniche.

Non parliamo più in generale dell'adorazione eucaristica, che è penetrata realmente nei nostri cuori e penetra nel cuore del popolo. Lei ha posto questa domanda specifica sulla riparazione eucaristica. È un discorso che è divenuto difficile. Mi ricordo, quando ero giovane, che nella festa del Sacro Cuore si pregava con una bella preghiera di Leone XIII e poi una di Pio XI, nella quale la riparazione aveva un posto particolare, proprio in riferimento, già a quel tempo, agli atti sacrileghi che dovevano essere riparati.

Mi sembra che dobbiamo andare a fondo, arrivare al Signore stesso che ha offerto la riparazione per il peccato del mondo, e cercare di riparare: diciamo, di mettere equilibrio tra il plus del male e il plus del bene. Così, nella bilancia del mondo, non dobbiamo lasciare questo grande plus al negativo, ma dare un peso almeno equivalente al bene. Questa idea fondamentale si appoggia su quanto è stato fatto da Cristo. Questo, per quanto posso capire, è il senso del sacrificio eucaristico. Contro questo grande peso del male che esiste nel mondo e che tira giù il mondo, il Signore pone un altro peso più grande, quello dell'amore infinito che entra in questo mondo. Questo è il punto importante: Dio è sempre il bene assoluto, ma questo bene assoluto entra proprio nel gioco della storia; Cristo si rende qui presente e soffre fino in fondo il male, creando così un contrappeso di valore assoluto. Il plus del male, che esiste sempre se vediamo solo empiricamente le proporzioni, viene superato dal plus immenso del bene, della sofferenza del Figlio di Dio.

In questo senso c'è la riparazione, che è necessaria. Mi sembra che oggi sia un po' difficile capire queste cose. Se vediamo il peso del male nel mondo, che cresce in permanenza, che sembra avere assolutamente il sopravvento nella storia, ci si potrebbe — come dice sant'Agostino in una meditazione — proprio disperare. Ma vediamo che c'è un plus ancora più grande nel fatto che Dio stesso è entrato nella storia, si è fatto partecipe della storia ed ha sofferto fino in fondo. Questo è il senso della riparazione. Questo plus del Signore è per noi una chiamata a metterci dalla sua parte, ad entrare in questo grande plus dell'amore e a renderlo presente, anche con la nostra debolezza. Sappiamo che anche per noi c'era bisogno di questo plus, perché anche nella nostra vita c'è il male. Tutti viviamo grazie al plus del Signore. Ma Egli ci fa questo dono perché, come dice la Lettera ai Colossesi, possiamo associarci a questa sua abbondanza e, diciamo, far aumentare ancora di più questa abbondanza concretamente nel nostro momento storico.

Mi sembra che la teologia dovrebbe fare di più per capire ancora meglio questa realtà della riparazione. C'erano nella storia anche idee sbagliate. Ho letto in questi giorni i discorsi teologici di san Gregorio Nazianzeno, che in un certo momento parla di questo aspetto e si chiede: a chi il Signore abbia offerto il suo sangue. Egli dice: il Padre non voleva il sangue del Figlio, il Padre non è crudele, non è necessario attribuire questo alla volontà del Padre; ma la storia lo voleva, lo volevano le necessità e gli squilibri della storia; si doveva entrare in questi squilibri e qui ricreare il vero equilibrio. Questo è proprio molto illuminante. Ma mi sembra che non abbiamo ancora sufficientemente il linguaggio per far capire questo fatto a noi e poi anche agli altri. Non si deve offrire a un Dio crudele il sangue di Dio. Ma Dio stesso, con il suo amore, deve entrare nelle sofferenze della storia per creare non solo un equilibrio, ma un plus di amore che è più forte dell'abbondanza del male che esiste. Il Signore ci invita a questo.

Mi sembra una realtà tipicamente cattolica. Lutero dice: non possiamo aggiungere niente. E questo è vero. E poi dice: quindi le nostre opere non contano niente. E questo non è vero. Perché la generosità del Signore si mostra proprio nel fatto che ci invita ad entrare e dà valore anche al nostro essere con Lui. Dobbiamo imparare meglio tutto questo e sentire anche la grandezza, la generosità del Signore e la grandezza della nostra vocazione. Il Signore vuole associarci a questo suo grande plus. Se cominciamo a capirlo, saremo lieti che il Signore ci inviti a questo. Sarà la grande gioia di essere presi sul serio dall'amore del Signore.

Il settimo intervento è stato quello di Don Francesco Tedeschi, docente alla Facoltà di Missiologia della Pontificia Università Urbaniana, impegnato pastoralmente nella Basilica di san Bartolomeo all'Isola Tiberina, luogo memoriale dei nuovi martiri del XX secolo. Più che una domanda, quella di Don Tedeschi è stata una riflessione sull'esemplarità e sulla capacità attrattiva delle figure dei martiri nei confronti soprattutto dei giovani. Essi svelano la bellezza della fede cristiana e testimoniano dinanzi al mondo che è possibile rispondere al male con il bene fondando la propria vita sulla forza della speranza. A questa riflessione il Papa non ha voluto aggiungere ulteriori parole.

Gli applausi che abbiamo sentito dimostrano che Lei stesso ci ha già dato risposte ampie... Quindi alla sua domanda potrei semplicemente rispondere: sì, è così come Lei ha detto. E meditiamo le Sue parole.

Successivamente Padre Krzystzof Wendlik, Vicario parrocchiale dei santi Urbano e Lorenzo a Prima Porta, ha parlato del problema del relativismo nella cultura contemporanea ed ha chiesto al Papa una parola illuminante sul rapporto tra unità di fede e pluralismo in teologia.

È una grande domanda! Quando ero ancora membro della Commissione Teologica Internazionale abbiamo affrontato per un anno questo problema. Io sono stato il relatore e quindi me ne ricordo abbastanza bene. E tuttavia mi riconosco incapace di spiegare con poche parole la questione. Vorrei dire soltanto che la teologia è sempre stata molteplice. Pensiamo ai Padri, nel Medioevo la scuola francescana, la scuola domenicana, poi il tardo Medioevo e via dicendo. Come abbiamo detto, la Parola di Dio è sempre più grande di noi. Perciò non possiamo mai esaurire il raggio di questa Parola e diversi approcci, diversi tipi di riflessione sono necessari.

Vorrei semplicemente dire: è importante che il teologo, da una parte, nella sua responsabilità e nella sua capacità professionale, cerchi di trovare piste che rispondano alle esigenze e alle sfide del nostro tempo; e, dall'altra, sia sempre consapevole che tutto questo è basato sulla fede della Chiesa e deve perciò sempre ritornare alla fede della Chiesa. Io penso che se un teologo sta personalmente e profondamente nella fede e capisce che il suo lavoro è riflessione sulla fede, troverà la conciliazione tra unità e pluralità.

L'ultimo intervento è stato di Don Luigi Veturi, Parroco di san Giovanni Battista dei Fiorentini, il quale ha incentrato la sua domanda sul tema dell'arte sacra, chiedendo al Papa se essa non debba essere più adeguatamente valorizzata come mezzo di comunicazione della fede.

La risposta potrebbe essere molto semplice: sì! Sono arrivato da voi con un po' di ritardo, perché prima ho fatto visita alla Cappella Paolina, che da diversi anni è sottoposta a restauri. Mi hanno detto che dureranno ancora due anni. Ho potuto vedere un po' tra i ponteggi una parte di questa arte miracolosa. E vale la pena restaurarla bene, così che risplenda di nuovo e sia una catechesi viva.

Con questo volevo ricordare che l'Italia è particolarmente ricca di arte, e l’arte è un tesoro di catechesi inesauribile, incredibile. Per noi è anche un dovere conoscerla e capirla bene. Non come fanno qualche volta gli storici dell'arte, che la interpretano solo formalmente, secondo la tecnica artistica. Dobbiamo piuttosto entrare nel contenuto e far rivivere il contenuto che ha ispirato questa grande arte. Mi sembra realmente un dovere — anche nella formazione dei futuri sacerdoti — conoscere questi tesori ed essere capaci di trasformare in catechesi viva quanto è presente in essi e parla oggi a noi. Così anche la Chiesa potrà apparire un organismo non di oppressione o di potere — come alcuni vogliono mostrare — ma di una fecondità spirituale irripetibile nella storia, o almeno, oserei dire, tale da non potersi riscontrare fuori della Chiesa Cattolica. Questo è anche un segno della vitalità della Chiesa, che, con tutte le sue debolezze e anche i suoi peccati, sempre è rimasta una grande realtà spirituale, un'ispiratrice che ci ha donato tutta questa ricchezza.

Quindi è un dovere per noi entrare in questa ricchezza ed essere capaci di farci interpreti di questa arte. Ciò vale sia per l'arte pittorica e scultorea, sia per la musica sacra, che è un settore dell'arte che merita di essere vivificato. Direi che il Vangelo variamente vissuto è ancora oggi una forza ispiratrice che ci dà e ci darà arte. Ci sono anche oggi soprattutto sculture bellissime, che dimostrano che la fecondità della fede e del Vangelo non si è spenta, ci sono anche oggi composizioni musicali... Mi sembra che si possa sottolineare una situazione, diciamo, contraddittoria dell'arte, una situazione anche un po' disperata dell'arte. Anche oggi la Chiesa ispira, perché la fede e la Parola di Dio sono inesauribili. E questo dà coraggio a noi tutti. Ci dà la speranza che anche il mondo futuro avrà nuove visioni della fede e, nello stesso tempo, la certezza che i duemila anni di arte cristiana già trascorsi sono sempre vivi e sono sempre un «oggi» della fede.

Ecco, grazie per la vostra pazienza e per la vostra attenzione. Auguri per la Quaresima!

Sempre a fianco di Benedetto XVI.
Francesca
euge65
Saturday, February 24, 2007 5:35 PM
Dalla Santa Sede
UDIENZA AI PARTECIPANTI ALL’ASSEMBLEA GENERALE DELLA PONTIFICIA ACCADEMIA PER LA VITA , 24.02.2007

UDIENZA AI PARTECIPANTI ALL’ASSEMBLEA GENERALE DELLA PONTIFICIA ACCADEMIA PER LA VITA

A fine mattinata, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Benedetto XVI riceve in Udienza i partecipanti all’Assemblea Generale della Pontificia Accademia per la Vita e al Congresso Internazionale "La coscienza cristiana a sostegno del diritto alla vita" e rivolge loro il discorso che pubblichiamo di seguito:


DISCORSO DEL SANTO PADRE

Cari fratelli e sorelle,

è per me una vera gioia ricevere in questa Udienza così affollata i Membri della Pontificia Accademia per la Vita, riuniti in occasione della XIII Assemblea Generale; e quanti hanno inteso partecipare al Congresso che ha per tema: "La coscienza cristiana a sostegno del diritto alla vita". Saluto il Cardinale Javier Lozano Barragán , gli Arcivescovi e Vescovi presenti, i confratelli sacerdoti, i relatori del Congresso e tutti voi, convenuti da diversi Paesi. Saluto in particolare l’Arcivescovo Elio Sgreccia, Presidente della Pontificia Accademia per la Vita, che ringrazio per le amabili parole rivoltemi, e per il lavoro a cui attende insieme con il Vice-Presidente, il Cancelliere e i membri del Consiglio Direttivo, per attuare i compiti delicati e vasti della Pontificia Accademia.

Il tema che avete posto all’attenzione dei partecipanti, e pertanto anche della comunità ecclesiale e dell’opinione pubblica, è di grande rilevanza: la coscienza cristiana, infatti, ha una interna necessità di alimentarsi e rafforzarsi con le motivazioni molteplici e profonde che militano a favore del diritto alla vita. E’ un diritto che esige di essere sostenuto da tutti, perché è il diritto fondamentale in ordine agli altri diritti umani. Lo afferma con forza l’Enciclica Evangelium vitae: "Pur tra difficoltà e incertezze, ogni uomo sinceramente aperto alla verità e al bene, con la luce della ragione e non senza il segreto influsso della grazia, può arrivare a riconoscere nella legge naturale scritta nel cuore (cfr Rm 2, 14-15) il valore sacro della vita umana dal primo inizio fino al suo termine, e ad affermare il diritto di ogni essere umano a vedere sommamente rispettato questo suo bene primario. Sul riconoscimento di tale diritto si fonda l'umana convivenza e la stessa comunità politica" (n. 2). La medesima Enciclica ricorda che "questo diritto devono in modo particolare difendere e promuovere i credenti in Cristo, consapevoli della meravigliosa verità, ricordata dal Concilio Vaticano II: ‘con l’Incarnazione il Figlio di Dio si è unito in certo modo ad ogni uomo’ (Gaudium et spes, 22). In questo evento di salvezza, infatti, si rivela all’umanità, non solo l’amore sconfinato di Dio, che ‘ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio Unigenito’ (Gv 3,16), ma anche il valore incomparabile di ogni persona umana" (ibid.)

Continuamente, perciò, il cristiano è chiamato a mobilitarsi per far fronte ai molteplici attacchi a cui è esposto il diritto alla vita. In ciò egli sa di poter contare su motivazioni che hanno profonde radici nella legge naturale e che possono quindi essere condivise da ogni persona di retta coscienza. In questa prospettiva, soprattutto dopo la pubblicazione dell’Enciclica Evangelium vitae, molto è stato fatto perché i contenuti di tali motivazioni potessero essere meglio conosciuti nella comunità cristiana e nella società civile, ma bisogna ammettere che gli attacchi al diritto alla vita in tutto il mondo si sono estesi e moltiplicati, assumendo anche nuove forme. Sono sempre più forti le pressioni per la legalizzazione dell’aborto nei Paesi dell’America Latina e nei Paesi in via di sviluppo, anche con il ricorso alla liberalizzazione delle nuove forme di aborto chimico sotto il pretesto della salute riproduttiva: si incrementano le politiche del controllo demografico, nonostante che siano ormai riconosciute come perniciose anche sul piano economico e sociale.

Nello stesso tempo, nei Paesi più sviluppati cresce l’interesse per la ricerca biotecnologica più raffinata, per instaurare sottili ed estese metodiche di eugenismo fino alla ricerca ossessiva del "figlio perfetto", con la diffusione della procreazione artificiale e di varie forme di diagnosi tendenti ad assicurarne la selezione. Una nuova ondata di eugenetica discriminatoria trova consensi in nome del presunto benessere degli individui e, specie nel mondo economicamente progredito, si promuovono leggi per legalizzare l’eutanasia. Tutto questo avviene mentre, su un altro versante, si moltiplicano le spinte per la legalizzazione di convivenze alternative al matrimonio e chiuse alla procreazione naturale. In queste situazioni la coscienza, talora sopraffatta dai mezzi di pressione collettiva, non dimostra sufficiente vigilanza circa la gravità dei problemi in gioco, e il potere dei più forti indebolisce e sembra paralizzare anche le persone di buona volontà.

Per questo è ancor più necessario l’appello alla coscienza e, in particolare, alla coscienza cristiana. "La coscienza, come dice il Catechismo della Chiesa Cattolica, è un giudizio della ragione mediante il quale la persona umana riconosce la qualità morale di un atto concreto che sta per porre, sta compiendo o ha compiuto. In tutto quello che dice e fa, l’uomo ha il dovere di seguire ciò che sa essere giusto e retto" (n. 1778). Da questa definizione emerge che la coscienza morale, per essere in grado di guidare rettamente la condotta umana, deve anzitutto basarsi sul solido fondamento della verità, deve cioè essere illuminata per riconoscere il vero valore delle azioni e la consistenza dei criteri di valutazione, così da sapere distinguere il bene dal male, anche laddove l’ambiente sociale, il pluralismo culturale e gli interessi sovrapposti non aiutino a ciò.

La formazione di una coscienza vera, perché fondata sulla verità, e retta, perché determinata a seguirne i dettami, senza contraddizioni, senza tradimenti e senza compromessi, è oggi un’impresa difficile e delicata, ma imprescindibile. Ed è un’impresa ostacolata, purtroppo, da diversi fattori. Anzitutto, nell’attuale fase della secolarizzazione chiamata post-moderna e segnata da discutibili forme di tolleranza, non solo cresce il rifiuto della tradizione cristiana, ma si diffida anche della capacità della ragione di percepire la verità ci si allontana dal gusto della riflessione. Addirittura, secondo alcuni, la coscienza individuale, per essere libera, dovrebbe disfarsi sia dei riferimenti alle tradizioni, sia di quelli basati sulla ragione. Così la coscienza, che è atto della ragione mirante alla verità delle cose, cessa di essere luce e diventa un semplice sfondo su cui la società dei media getta le immagini e gli impulsi più contraddittori.

Occorre rieducare al desiderio della conoscenza della verità autentica, alla difesa della propria libertà di scelta di fronte ai comportamenti di massa e alle lusinghe della propaganda, per nutrire la passione della bellezza morale e della chiarezza della coscienza. Questo è compito delicato dei genitori e degli educatori che li affiancano; ed è compito della comunità cristiana nei confronti dei suoi fedeli. Per quanto concerne la coscienza cristiana, la sua crescita e il suo nutrimento, non ci si può accontentare di un fugace contatto con le principali verità di fede nell’infanzia, ma occorre un cammino che accompagni le varie tappe della vita, dischiudendo la mente ed il cuore ad accogliere i fondamentali doveri su cui poggia l’esistenza sia del singolo che della comunità. Solo così sarà possibile avviare i giovani a comprendere i valori della vita, dell’amore, del matrimonio, della famiglia. Solo così si potrà portarli ad apprezzare la bellezza e la santità dell’amore, la gioia e la responsabilità di essere genitori e collaboratori di Dio nel dare la vita. In mancanza di una formazione continua e qualificata, diventa ancor più problematica la capacità di giudizio nei problemi posti dalla biomedicina in materia di sessualità, di vita nascente, di procreazione, come anche nel modo di trattare e curare i pazienti e le fasce deboli della società.

E’ certamente necessario parlare dei criteri morali che riguardano questi temi con professionisti, medici e giuristi, per impegnarli ad elaborare un competente giudizio di coscienza, e, nel caso, anche una coraggiosa obiezione di coscienza, ma una pari urgenza insorge a livello di base, per le famiglie e le comunità parrocchiali, nel processo di formazione della gioventù e degli adulti. Sotto questo aspetto, accanto alla formazione cristiana, finalizzata alla conoscenza della Persona di Cristo, della sua Parola e dei Sacramenti, nell’itinerario di fede dei fanciulli e degli adolescenti occorre unire coerentemente il discorso sui valori morali che riguardano la corporeità, la sessualità, l’amore umano, la procreazione, il rispetto per la vita in tutti i momenti, denunciando nel contempo con validi e precisi motivi, i comportamenti contrari a questi valori primari. In questo specifico campo l’opera dei sacerdoti dovrà essere opportunamente coadiuvata dall’impegno di laici educatori, anche specialisti, dediti al compito di guidare le realtà ecclesiali con la loro scienza illuminata dalla fede. Prego, pertanto, il Signore perché mandi fra voi, cari fratelli e sorelle, e fra quanti si dedicano alla scienza, alla medicina, al diritto, alla politica, dei testimoni forniti di coscienza vera e retta, per difendere e promuovere lo "splendore della verità" a sostegno del dono e del mistero della vita. Confido nel vostro aiuto, carissimi professionisti, filosofi, teologi, scienziati e medici. In una società talora chiassosa e violenta, con la vostra qualificazione culturale, con l’insegnamento e con l’esempio, potete contribuire a risvegliare in molti cuori la voce eloquente e chiara della coscienza.

"L’uomo ha in realtà una legge scritta da Dio nel suo cuore -ci ha insegnato il Concilio Vaticano II-; ubbidire ad essa è la dignità stessa dell’uomo e, secondo questa, egli sarà giudicato" (Gaudium et spes, 16). Il Concilio ha offerto sapienti indirizzi perché "i laici imparino a distinguere accuratamente diritti e doveri che spettano loro in quanto membri della Chiesa da quelli che competono loro in quanto membri della società umana" e "perché imparino ad armonizzarli fra loro, ricordando che in ogni cosa temporale, devono lasciarsi guidare dalla coscienza cristiana, perché nessuna attività umana, nemmeno temporale, può sottrarsi a Dio" (Lumen gentium, 36). Per questa stessa ragione il Concilio esorta i laici credenti ad accogliere "quanto i pastori decidono come maestri e capi della Chiesa" e, d’altro canto, raccomanda "che i pastori riconoscano e promuovano la dignità e responsabilità dei laici nella Chiesa, si servano volentieri del loro prudente consiglio" e conclude che "da tali rapporti familiari tra laici e pastori si devono attendere molti vantaggi nella Chiesa" (Lumen gentium, 38).

Quando è in gioco il valore della vita umana, questa armonia tra funzione magisteriale e impegno laicale diventa singolarmente importante: la vita è il primo dei beni ricevuti da Dio ed è fondamento di tutti gli altri; garantire il diritto alla vita a tutti e in maniera uguale per tutti è dovere dal cui assolvimento dipende il futuro dell’umanità. Emerge anche da questa angolatura l’importanza di questo vostro incontro di studio. Ne affido i lavori ed i risultati all’intercessione della Vergine Maria, che la tradizione cristiana saluta come la vera "Madre di tutti i viventi". Sia Lei ad assistervi e a guidarvi! A suggello di questo auspicio, desidero impartire a tutti voi, ai vostri familiari e collaboratori l’Apostolica Benedizione.

[00279-01.02] [Testo originale: Italiano]

[B0102-XX.01]


--------------------------------------------------------------------------------

LE UDIENZE

RINUNCE E NOMINE

Ratzigirl
Sunday, February 25, 2007 2:12 PM
ANGELUS 25 FEBBRAIO 2007
Cari fratelli e sorelle,

quest’anno il Messaggio per la Quaresima prende spunto da un versetto del Vangelo di Giovanni, che a sua volta si rifà ad una profezia messianica di Zaccaria: "Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto" (Gv 19,37). Il discepolo prediletto, presente insieme con Maria, la Madre di Gesù, ed altre donne sul Calvario, fu testimone oculare del colpo di lancia che trapassò il costato di Cristo, facendone uscire sangue ed acqua (cfr Gv 19,31-34). Quel gesto compiuto da un anonimo soldato romano, destinato a perdersi nell’oblio, rimase impresso negli occhi e nel cuore dell’apostolo, che lo ripropose nel suo Vangelo. Lungo i secoli quante conversioni sono avvenute proprio grazie all’eloquente messaggio di amore che riceve colui che volge lo sguardo a Gesù crocifisso!



DOPO L’ANGELUS

Je vous salue, chers pèlerins de langue française, en particulier les personnes venues du diocèse de Fréjus-Toulon avec Mgr Rey, leur évêque, ainsi que le groupe de confirmands de Lausanne, Lutry et Cully, en Suisse. L’Évangile de ce premier dimanche de Carême nous montre Jésus mettant en déroute le Tentateur, ouvrant ainsi à ses disciples le chemin d’une liberté nouvelle face à l’esclavage du péché et de la mort. Ce chemin de libération, Jésus nous propose encore aujourd’hui de le suivre par l’accueil confiant de sa Parole dans notre vie quotidienne. Bon Carême à tous ! Avec ma Bénédiction apostolique.

I am happy to greet all the English-speaking pilgrims and visitors present for this Angelus, particularly the group of Missionaries of Faith from Samoa. Today, the First Sunday of Lent, we are invited to contemplate Jesus as an example of how to conduct our daily struggle against temptation. May this time of purification prepare our hearts to celebrate the saving mysteries of the death and resurrection of Christ. I wish you all a pleasant stay in Rome, and a blessed Sunday!

An diesem ersten Fastensonntag begrüße ich alle deutschsprachigen Pilger und Besucher. Die österliche Bußzeit ist eine Einladung zur Umkehr und zum Gebet, damit wir in der Erkenntnis Christi voranschreiten und zu Ostern die Geheimnisse unserer Erlösung in rechter Weise feiern können. Heute abend werde ich mit den Mitarbeitern der Römischen Kurie die jährlichen Exerzitien beginnen und bitte auch dafür um euer besonderes Gebet. Der Herr begleite euch mit seinem reichen Segen.

Saludo con afecto a los peregrinos de lengua española, en especial a los alumnos de los Institutos de As Pontes de García Rodríguez y de Ferrol; a los fieles de distintas parroquias de Córdoba, Puente Genil y Arcos de la Frontera; a la Hermandad de Nuestro Padre Jesús, de Marchena; así como, al grupo de militares españoles del Ejército del Aire. Que la Virgen María nos acompañe en nuestro camino de conversión cuaresmal para que, la escucha de la Palabra de Dios y la gracia divina, nos ayuden a vencer las tentaciones, y nuestra vida sea testimonio del amor de Cristo. ¡Feliz domingo!

Saúdo também os peregrinos de língua portuguesa, principalmente os brasileiros de Campinas, e quantos se unem a nós nesta prece mariana do Angelus. Que a vossa fé possa refletir, neste início da Quaresma, a humildade de Cristo que, por Sua Paixão, Morte e Ressurreição, abriu-nos o caminho da nossa Páscoa eterna. A todos dou de coração a minha Bênção Apostólica.

Pozdrawiam serdecznie Polaków. Wielki Post zacheca nas, bysmy skierowali wzrok na Chrystusa ukrzyzowanego, konajacego na Kalwarii: „Beda patrzec na Tego, którego przebili" (J 19,37). Niech to spojrzenie budzi w nas pragnienie modlitwy, nawrócenia i pokuty, wszak przed obliczem Najswietszego Boga nikt nie jest bez winy. Zycze wszystkim glebokiej refleksji wielkopostnej i odnowy ducha. Wszystkim serdecznie blogoslawie.

[Saluto cordialmente tutti i Polacchi. La Quaresima ci invita a rivolgere il nostro sguardo al Cristo Crocifisso, morente sul Calvario: "Volgeranno lo sguardo a Colui che hanno trafitto" (Gv 19,37). Questo sguardo risvegli in noi la volontà di preghiera, di conversione e di penitenza perché davanti a Dio, il solo santo, nessuno è senza colpa. Auguro a tutti che l’intensa riflessione quaresimale porti al rinnovamento dello spirito. A tutti voi giunga la mia affettuosa benedizione.]

Saluto con affetto i pellegrini di lingua italiana, in particolare il Rettore e la comunità del Seminario Minore di Padova. Cari seminaristi, la visita alle tombe degli apostoli Pietro e Paolo rafforzi in ciascuno di voi lo slancio interiore per rispondere con generosità e gioia alla chiamata del Signore. Saluto inoltre i fedeli provenienti da Afragòla e dalla Diocesi di Padova, e gli alunni dell’Istituto Alberghiero di Castelfranco Veneto. A tutti auguro una buona domenica e una Quaresima ricca di frutti spirituali.

Entriamo, dunque, nel tempo quaresimale con lo "sguardo" fisso al costato di Gesù. Nella Lettera enciclica Deus caritas est (cfr n. 12) ho voluto sottolineare che, solo volgendo lo sguardo a Gesù morto in croce per noi, può essere conosciuta e contemplata questa verità fondamentale: "Dio è amore" (1 Gv 4,8.16). "A partire da questo sguardo – ho scritto – il cristiano trova la strada del suo vivere e del suo amare" (Deus caritas est, 12). Contemplando con gli occhi della fede il Crocifisso, possiamo comprendere in profondità che cos’è il peccato, quanto tragica sia la sua gravità e, al tempo stesso, quanto incommensurabile sia la potenza del perdono e della misericordia del Signore. Durante questi giorni di Quaresima non distogliamo il cuore da questo mistero di profonda umanità e di alta spiritualità. Guardando Cristo, sentiamoci al tempo stesso guardati da Lui. Colui che noi stessi abbiamo trafitto con le nostre colpe non si stanca di riversare sul mondo un torrente inesauribile di amore misericordioso. Possa l’umanità comprendere che soltanto da questa fonte è possibile attingere l’energia spirituale indispensabile per costruire quella pace e quella felicità che ogni essere umano va cercando senza sosta.

Chiediamo alla Vergine Maria, che fu trafitta nell’anima presso la croce del Figlio, di ottenerci il dono di una fede salda. Guidandoci nel cammino quaresimale, ci aiuti a lasciare tutto ciò che ci distoglie dall’ascolto di Cristo e della sua parola di salvezza. A Lei affido, in particolare, la settimana di Esercizi Spirituali, che avrà inizio oggi pomeriggio, qui in Vaticano, ed a cui prenderò parte insieme con i miei collaboratori della Curia Romana. Cari fratelli e sorelle, vi domando di accompagnarci con la vostra preghiera, che ricambierò volentieri nel raccoglimento del ritiro, invocando la potenza divina su ciascuno di voi, sulle vostre famiglie e sulle vostre comunità.
Francesca.Pisa
Tuesday, February 27, 2007 1:06 PM
Biffi a Benedetto: le mediatazioni di ieri
Conversione, angeli e aldilà. Le riflessioni del cardinale Biffi per il papa

di Mattia Bianchi/ 27/02/2007

Il senso cristiano della morte, la conversione, il mondo invisibile: sono stati questi i temi centrali delle tre meditazioni dell'arcivescovo emerito di Bologna, nella prima giornata degli esercizi spirituali di papa Benedetto XVI e della Curia.

- Gli esercizi spirituali del papa e della curia romana

Il senso cristiano della morte, la conversione, il mondo invisibile: sono stati questi i temi centrali delle tre meditazioni elaborate dal cardinale Giacomo Biffi, arcivescovo emerito di Bologna, nella prima giornata degli esercizi spirituali di papa Benedetto XVI e della Curia. "Il moltiplicarsi dei suicidi o le stesse morti di molti giovani che tornano dalla discoteca - ha detto il cardinale Biffi riferendosi anche ai fatti di cronaca italiana delle ultime ore - sono l’emblema tragico di vite consumate senza senso. Ma questo vuoto è assurdo per la mente umana". "Bisogna portare l'uomo - ha scandito Biffi nelle meditazioni riportate in sintesi dalla Radio Vaticana - non tanto a scegliere tra una vita futura, della quale non sa niente, e una godibile vita presente, quanto a scegliere tra una vita svuotata di senso che finisce nel nulla e la speranza di un evento che verrà a darci un senso e un traguardo, cioè la Risurrezione”.

Insomma, "escludere pregiudizialmente l'esistenza di un aldilà è anzitutto un atteggiamento irrazionale, perché l’uomo, che non è onnisciente, non può pretendere di affermare con sicurezza ciò che non si vede e tocca - ha spiegato - ed è in sostanza una condanna a una vita di non senso. Aprirsi invece alla possibilità di un mondo invisibile vuol dire affacciarsi a un mondo in cui ogni sorpresa è possibile, a un mondo che non esclude, ad esempio, la presenza degli angeli”. Nel '76, ha raccontato il cardinale, ''sfogliando un meraviglioso dizionario teologico mi sono accorto che non si parlava mai di angeli, e che neppure nell'indice analitico c'era questa voce''. Eppure, ha osservato, nella Bibbia ci sono tantissimi passi in cui parla degli angeli, dal racconto della creazione alla cacciata dal paradiso terrestre, dall'annunciazione alla vita di Gesù, nella quale ''la presenza degli angeli è costante''. Perché allora, agli angeli non pensano più né i fedeli né i teologi? È che si è perso il senso dell'aldilà, e non si considera più l'”esistenza di un mondo invisibile che rimanda alla percezione delle creature divine ignorate dalla cultura del positivismo scientista”.

Con le due meditazioni di stamattina, poi, il predicatore degli esercizi spirituali è entrato nel merito di due aspetti sui quali la Quaresima riflette con particolare attenzione: la conversione, e quindi il senso del peccato e del pentimento che salva, e la morte in chiave redentiva. "Oggi - ha notato il porporato – si dice che non vi sia pentimento perché si è smarrito il senso del peccato. Tuttavia - ha soggiunto non senza ironia - questo non è del tutto vero perché la nostra epoca è segnata dalle continue denunce di malefatte, sui media e nei tribunali. Ciò vuol dire allora che il senso del peccato esiste, ma il senso del peccato altrui. Viceversa - ha concluso Biffi - il pentimento che salva sta nel riconoscere i propri errori”.

Gli esercizi proseguiranno fino a sabato: giornate scandite dalla riflessione e dalla preghiera, con la sospensione di ogni attività del papa e della curia romana.


Sempre a fianco di Benedetto XVI.
Francesca







Francesca.Pisa
Tuesday, February 27, 2007 1:25 PM
dal sito della radio vaticana

Il Cristianesimo è una novità senza confronti nella storia dell'umanità: così, il cardinale Giacomo Biffi, nella terza giornata di esercizi spirituali al Papa e alla Curia

Ogni uomo, anche il più lontano dal Vangelo, è stato pensato e voluto in Cristo: è quanto sottolineato dal cardinale Giacomo Biffi, arcivescovo emerito, nell’odierna terza giornata di esercizi spirituali, tenuti al Papa e alla Curia Romana nella Cappella Redemptoris Mater del Palazzo Apostolico. Il porporato si è anche soffermato sulla novità senza confronti del Cristianesimo per la storia dell’umanità. Ieri sera, invece, ha offerto una testimonianza sul Beato Schuster, arcivescovo di Milano per 25 anni. Per una sintesi delle meditazioni del cardinale Biffi.

Nella prima meditazione dopo la celebrazione delle Lodi Mattutine, il cardinale Giacomo Biffi ha ricordato che per la prima comunità cristiana, accanto al Dio di Israele c’è anche Gesù di Nazareth Crocifisso e Risorto. Gli Apostoli, pur rimanendo ebrei coerenti e leali, sono arrivati ad adorare il Figlio di Maria come il dominatore dei tempi, come il centro di tutto. Il Cristianesimo, ha aggiunto, va visto come un proseguimento dell’Ebraismo, nasce all’interno della fede di Israele. Gli Apostoli non propongono, infatti, agli uomini una religione diversa da quella in cui sono vissuti. Eppure il Cristianesimo è una novità senza confronti nella storia dell’umanità. Non a caso la categoria della novità connota tutta l’esperienza evangelica. Il fatto centrale ed onnicomprensivo, ha detto il cardinale Biffi, è l’irruzione di Cristo e della sua opera redentrice. Gli Apostoli si imbattono in un uomo che rompe ogni schema. Gesù in apparenza non si distingue da loro: piange, si rallegra, si affatica. Anche Lui ha un paese di origine e una tradizione famigliare. Ma gli Apostoli si rendono conto che è un caso assolutamente inedito. Dopo la Pasqua di Risurrezione, ha rammentato, gli Apostoli sono costretti a rileggere tutti gli episodi della vita di Cristo. Sono costretti ad arrendersi, ad ammettere che sono entrati in contatto con Qualcuno che sta sopra ogni essere. Di questo stato d’animo di sorpresa degli Apostoli è pieno il Vangelo. Il porporato cita infine l’inno paolino nel primo capitolo della Lettera ai Colossesi, dove troviamo una meditazione altissima della realtà trascendente di Gesù Cristo.

Nella seconda meditazione, dopo la celebrazione dell’Ora Terza, il cardinale Biffi ha affermato che fino a qualche decennio fa, si pensava seguendo Sant’Agostino, che dal momento che il nome di Gesù è il solo in cui si può avere la Salvezza, chi non arrivava ad onorarlo era posto sulla strada della perdizione. Oggi invece, ha rilevato, credere nel valore unico e indispensabile della Croce può farci apparire come uomini dalle vie ristrette e dall’animo incapace di comprensione e aperture verso quanto di vero e di buono c’è nel mondo extracristiano. C’è solo un modo per scampare a questo baratro, è stato il suo richiamo: capire che i valori dovunque si trovino, oggettivamente sono sempre suscitati da Cristo. Soltanto nella universale centralità di Cristo si può superare l’antinomia tra l’identità cristiana e una volontà irenica di apertura a tutti. Lo Spirito, ha aggiunto, sa cristianizzare anche le realtà più remote e distanti dal Vangelo. San Tommaso, ha ricordato, sostiene che ogni verità da chiunque venga detta viene dallo Spirito Santo. Tutti gli uomini sono stati pensati e voluti in Cristo Redentore, finalizzati a Lui, posti in radicale connessione con Lui. Per questa ragione non c’è nel Cristianesimo il precetto di amare il credente, ma quello di amare il prossimo, perché egli è già immagine di Cristo. Ogni vero valore è dunque per se stesso cristiano e come tale va apprezzato dovunque si trovi: nell’arte, nella ricerca, nella meditazione. D’altro canto, tutto ciò che esiste in Cristo è valore: anche la sofferenza, l’insuccesso, la morte, che la mentalità mondana giudica non valori. Ogni umanesimo separato dalla conoscenza di Cristo o programmaticamente avverso alla fede cristiana, ha concluso il cardinale Biffi, dà immancabilmente luogo ad una società disumana e questa è la lezione tragica che ci ha impartito il secolo XX.

Nel pomeriggio di ieri, il cardinale Biffi ha voluto ricordare la testimonianza luminosa del Beato Alfredo Ildefonso Schuster, arcivescovo di Milano per 25 anni, dal 1929 al 1954. E’ stato un maestro e un modello, ha detto, perché era un testimone convincente del mondo invisibile. Attualizzava con naturalezza il Mistero di Cristo. Il cardinale Schuster, ha proseguito, dava grande importanza alle visite pastorali, che compiva nei giorni feriali, mentre la domenica era sempre in duomo. Quindi, ogni milanese poteva vederlo. Si è donato alla Chiesa, ed è sempre stato attento al suo gregge. Romano di nascita, il cardinale Schuster fu amatissimo dai milanesi. Era difficile farlo uscire dalla sua diocesi, ha ricordato ancora il cardinale Biffi. In 25 anni di ministero alla guida della diocesi milanese, non ha mai preso ferie, né si è rassegnato ad ammalarsi. Dunque, un pastore che non conobbe riposo. Negli ultimi giorni della sua vita, volle incontrare i seminaristi e disse loro: “La gente pare che non si lasci più convincere dalla nostra predicazione, ma di fronte alla santità ancora crede, ancora si inginocchia e prega. Non dimenticate che il diavolo non ha paura dei nostri campi sportivi e dei nostri cinematografi, ma ha paura della nostra santità”.


Sempre a fianco di Benedetto XVI.
Francesca


euge65
Wednesday, February 28, 2007 10:33 PM
Da Zenit
Il Papa chiede preghiere affinché la Parola di Dio si ascolti, si ami e si viva sempre più
Intenzioni per il mese di marzo

ROMA, mercoledì, 28 febbraio 2007 (ZENIT.org).- Benedetto XVI ha chiesto preghiere affinché “la Parola di Dio sia sempre più ascoltata, contemplata, amata e vissuta”.

Lo si apprende dall’intenzione generale per il mese di marzo contenuta nella lettera pontificia, insieme a tutte le altre intenzioni che il Santo Padre ha affidato all’“Apostolato della Preghiera” per quest’anno.

L’“Apostolato della Preghiera” (AdP, [URL=http://www.adp.it]http://www.adp.it[/URL]) è un’iniziativa seguita da circa 50 milioni di persone dei cinque continenti.

Grazie a questa, laici, religiosi, sacerdoti e Vescovi di tutto il mondo offrono le loro preghiere e i loro sacrifici per le intenzioni che il Papa indica ogni mese a livello universale.

Facendo del vivere la Parola di Dio l’asse della preghiera del mese prossimo, Benedetto XVI sottolinea nuovamente l’importanza di questo tema, sul quale ha convocato il prossimo Sinodo dei Vescovi.

Un mese fa, ricevendo i membri del Consiglio Ordinario della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi, riuniti per la prima volta per preparare questa assemblea dei Vescovi del mondo, il Santo Padre ha sottolineato la speranza che l’appuntamento serva a riscoprire “l’importanza della Parola di Dio nella vita di ogni cristiano”.

Il Pontefice ha formulato “di cuore” un altro auspicio: che l’assemblea episcopale aiuti anche a riscoprire “il dinamismo missionario che è insito nella Parola di Dio”.

Dal 5 al 26 ottobre 2008 Vescovi di tutto il mondo parteciperanno al Sinodo, che si celebrerà in Vaticano sul tema scelto da Benedetto XVI: “La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa”.

L’intenzione missionaria di preghiera per il mese di marzo è invece la seguente: “Perché sia costante preoccupazione dei responsabili delle giovani Chiese formare i catechisti, gli animatori e i laici impegnati al servizio del Vangelo”.

Parlando di giovani Chiese nei territori di missione ci si riferisce “alle diocesi o ai vicariati apostolici di recente creazione e ad altre realtà simili, oppure a luoghi in cui l'evangelizzazione si trova ancora in una fase incipiente”, ha spiegato monsignor Jerry Bitoon, funzionario della Congregazione vaticana per l’Evangelizzazione dei Popoli.

E’ il caso delle Chiese in Paesi dell'Asia centrale come la Mongolia, il Nepal, il Bhutan, o del Medio Oriente, come l’Arabia Saudita, l’Iran, l’Iraq, o ancora dell'entroterra dell'Africa, del Sudamerica, dell'Asia sud-orientale, dell'Oceania o del subcontinente indiano.

“In tutti questi luoghi, vi è una acuta scarsità di sacerdoti locali, talvolta un'assenza totale”; in altri ci sono missionari preparati, ma leggi specifiche di alcune Nazioni “proibiscono o rendono estremamente difficile” l’evangelizzazione, o si registrano la “resistenza, talvolta violenta”, e perfino “minacce di morte, da parte di alcuni fedeli estremisti, fanatici o fondamentalisti”, ha ricordato monsignor Bitoon.

“Le giovani Chiese sono in prima linea nell'evangelizzazione”, ed è proprio lì che “il Signore della grande messe chiama innumerevoli catechisti e animatori, specialmente animatori missionari laici, a collaborare attivamente con la Chiesa locale”, ha constatato.

“Qual è il segreto della loro instancabile dedizione all'evangelizzazione?”: “i Vescovi delle giovani Chiese rispondono prontamente che è la formazione continua di questi catechisti e animatori missionari laici il segreto non nascosto della loro efficacia e dedizione al mandato di Cristo di proclamare la sua Buona Novella a tutti, a qualunque costo, anche a costo della propria stessa vita!”, ha osservato il funzionario del dicastero vaticano.

Da ciò, ha avvertito, deriva l’importanza che i cattolici del mondo preghino “affinché i responsabili delle giovani Chiese possano essere costantemente coscienti della necessità di formare bene i loro catechisti e i loro animatori missionari laici”.
ZI07022808

TOP


--------------------------------------------------------------------------------

I misteri del Giovedì e del Venerdì Santo nelle meditazioni quaresimali del Cardinale Biffi
Esercizi spirituali al Papa e alla Curia Romana <p><font class='xsmall'>[<i>Modificato da Paparatzifan 01/03/2007&nbsp;21.02</i>]</font></p>
euge65
Wednesday, February 28, 2007 10:36 PM
Ancora da Zenit
I misteri del Giovedì e del Venerdì Santo nelle meditazioni quaresimali del Cardinale Biffi
Esercizi spirituali al Papa e alla Curia Romana

CITTA' DEL VATICANO, mercoledì, 28 febbraio 2007 (ZENIT.org).- L’amore mostrato nel dono eucaristico, il dolore redentivo di Cristo, la forza della preghiera ma anche lo strazio trasfigurato di Maria: sono i temi sui quali il Cardinale Arcivescovo emerito di Bologna, Giacomo Biffi, ha voluto incentrare questo mercoledì le sue riflessioni davanti a Benedetto XVI e alla Curia Romana.

“Cercate le cose di lassù” è l’argomento sul quale il porporato sta offrendo le sue meditazioni per la Quaresima, che termineranno sabato 3 marzo, nella Cappella “Redemptoris Mater” del Palazzo Apostolico del Vaticano.

Prendendo spunto da alcuni passaggi biblici che raccontato dell’Ultima Cena, dove Gesù istituisce il Sacramento dell'Eucaristia dicendo ai discepoli “fate questo in memoria di me”, il Cardinale Biffi ha riflettuto sull’importanza del Giovedì Santo.

“L’Eucaristia - ha affermato secondo la sintesi offerta dalla 'Radio Vaticana' -, è essenzialmente una memoria, capace di risalire due millenni di storia, spesso dispersa e sbadata, dell’umanità per rimettere il Figlio del Creatore fra le mani delle sue creature”.

“E’ una memoria provvidenziale, perché avverandosi per se stessa, consente all’uomo di ricordarsi di Gesù anche quando è distratto”, ha aggiunto.

“Ma è anche una memoria che va tenuta desta” - ha continuato il Predicatore degli Esercizi spirituali - “perché ricordarsi di Cristo permette all’uomo di capire chi egli stesso sia e per quale obiettivo viva: se Cristo è il Salvatore allora noi non siamo degli autonomi ma dei salvati”.

“Questa consapevolezza cristiana è l’opposto dell’uomo del nostro tempo, il quale - ha proseguito l’Arcivescovo emerito di Bologna – è affetto dalla sottile angoscia di sapere quale sia il suo posto nel vario mondo del Creato”.

Nella seconda meditazione della mattina, il Cardinale Biffi ha quindi spostato la sua attenzione sulla scena descritta nel Giardino degli Ulivi, dove “emerge l’umanità di Gesù”.

“E Cristo, a un passo dal consumare la sua Passione, diventa così il primo sacerdote che intercede per l’umanità - ha detto il porporato -. Nell’ora dell’agonia, Gesù per vincere la debolezza della prova ha pregato ancor più intensamente”.

“E questo - ha detto il cardinale Biffi - ci mostra come vada affrontata la sofferenza da parte di un cristiano: non con la sterile ribellione, o il ricorso a filosofie inconcludenti, né attraverso uno stoicismo coraggioso”.

“La sofferenza va affrontata invece con una confidente e appassionata ricerca di Dio nella preghiera”, ha spiegato.

“Ma per comprendere davvero in pienezza la Croce, - ha continuato il porporato - bisogna guardare al Calvario con gli occhi di Maria, che rimase coraggiosamente vicino al supplizio sconvolgente di suo Figlio”.

“La consapevolezza che il sacrificio di Gesù acquistasse la redenzione per gli uomini non ridusse il suo strazio, ma esso fu trasfigurato”, ha poi concluso.
ZI07022804

TOP


--------------------------------------------------------------------------------

Il Cardinale Biffi presenta l’anticristo secondo il filosofo russo Solovev
Nelle riflessioni quaresimali al Papa e alla Curia Romana

CITTA' DEL VATICANO, mercoledì, 28 febbraio 2007 (ZENIT.org).- Nel corso degli Esercizi spirituali al Pontefice e alla Curia Romana, martedì 27 febbraio, il Cardinale Giacomo Biffi ha riflettuto su “L’ammonimento profetico di Vladimir S. Solovev”.

Facendo riferimento in particolare all’opera del filosofo russo “I tre dialoghi e il racconto dell'anticristo”, l’Arcivescovo emerito di Bologna ha ricordato che “l’anticristo si presenta come pacifista, ecologista ed ecumenista. Convocherà un Concilio ecumenico e cercherà il consenso di tutte le confessioni cristiane concedendo qualcosa ad ognuno. Le masse lo seguiranno, tranne dei piccoli gruppetti di cattolici, ortodossi e protestanti”.

Secondo la sintesi del discorso del porporato offerto dalla “Radio Vaticana”, il Cardinale Biffi avrebbe spiegato che “l’insegnamento lasciatoci dal grande filosofo russo è che il Cristianesimo non può essere ridotto ad un insieme di valori. Al centro dell’essere cristiani c’è infatti l’incontro personale con Gesù Cristo”.

“Verranno giorni in cui nella cristianità si tenterà di risolvere il fatto salvifico in una mera serie di valori”, ha scritto nella sua ultima opera nell’anno 1900 il filosofo russo Vladimir Solovev, che con grande acume aveva profetizzato le tragedie del XX secolo.

Nel “racconto breve dell’Anticristo” Solovev scrive che “Incalzati dall’anticristo, quel piccolo gruppetto di cattolici, ortodossi e protestanti risponderanno all’anticristo: 'Tu ci dai tutto, tranne ciò che ci interessa, Gesù Cristo'”.

Per il Cardinale Biffi questo racconto è un ammonimento. “Oggi, infatti, corriamo il rischio di avere un Cristianesimo che mette tra parentesi Gesù con la sua Croce e Risurrezione”.

L’Arcivescovo emerito di Bologna ha spiegato che se i cristiani si “limitassero a parlare di valori condivisibili saremmo ben più accettabili nelle trasmissioni televisive come nei salotti. Ma così avremmo rinunciato a Gesù, alla realtà sconvolgente della Risurrezione”.

Per il Cardinale Biffi è questo il “pericolo che i cristiani corrono nei nostri tempi”, perché “il Figlio di Dio, non è traducibile in una serie di buoni progetti omologabili con la mentalità mondana dominante”.

“Tuttavia - ha precisato il porporato - tutto ciò non significa una condanna dei valori, che tuttavia vanno sottoposti ad un attento discernimento. Ci sono, infatti, valori assoluti come il bene, il vero, il bello. Chi li percepisce e li ama, ama anche Cristo, anche se non lo sa, perché Lui è la verità, la bellezza, la giustizia”.

Il Predicatore degli Esercizi spirituali per la Quaresima di quest'anno ha quindi precisato che “ci sono valori relativi come la solidarietà, l’amore per la pace e il rispetto per la natura. Se questi si assolutizzano, sradicandosi o perfino contrapponendosi all’annuncio del fatto salvifico, allora questi valori diventano istigazioni all’idolatria e ostacoli sulla strada della Salvezza”.

In conclusione, il Cardinale Biffi ha affermato che “se il cristiano per aprirsi al mondo e dialogare con tutti, stempera il fatto salvifico, preclude la sua connessione personale con Gesù e si ritrova dalla parte dell’anticristo”.

Sull’anticristo e sul romanzo di Solovev, il Cardinale Biffi aveva già svolto una dettagliata relazione il 4 marzo del 2000 in una conferenza organizzata dal centro Culturale E. Manfredini e dalla Fondazione Russia Cristiana. Il testo del suo intervento è stato poi riportato per intero nel libro “Pinocchio, Peppone, l’Anticristo” (Cantagalli 2005).

In quell’intervento Ricordando le parole profetiche del filosofo russo, il Cardinale di Bologna aveva detto: “Soprattutto è stupefacente la perspicacia con cui (Solovev) descrive la grande crisi che colpirà il cristianesimo negli ultimi decenni del Novecento, crisi che Soloviev vede come l'Anticristo che riesce a influenzare e a condizionare un pò tutti, quasi emblema, ipostatizzazione della religiosità confusa e ambigua di questi nostri anni”.

“L'Anticristo – proseguiva – sarà 'convinto spiritualista', un ammirevole filantropo, un pacifista impegnato e solerte, un vegetariano osservante, un animalista determinato e attivo”.

E ancora, ironizzava il Cardinale Biffi, quell'Anticristo sarà “anche un esperto esegeta: la sua cultura biblica gli propizierà addirittura una laurea honoris causa a Tubinga. Soprattutto, si dimostrerà un eccellente ecumenista, capace di dialogare 'con parole piene di dolcezza, saggezza ed eloquenza'".
ZI07022803

TOP


--------------------------------------------------------------------------------

Ritorno al rito tridentino? La parola spetta al Papa
Un funzionario vaticano chiede maggiore sensibilità pastorale

ROMA, mercoledì, 28 febbraio 2007 (ZENIT.org).- Continuano le speculazioni sull’ipotesi che Benedetto XVI emetterà un documento su una possibile riforma della liturgia.

Il Segretario della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, l’Arcivescovo Malcolm Ranjith, ha riferito alla rivista “Inside the Vatican” le voci su un documento papale che ridurrebbe le restrizioni alla Messa tridentina.

L’Arcivescovo Ranjith ha affermato che se il Santo Padre dovesse emettere un documento “motu proprio” (di sua personale iniziativa) in materia “deciderà ciò che è meglio per la Chiesa”.

“La Messa tridentina non è qualcosa che appartiene soltanto ai seguaci dell’Arcivescovo Lefebvre”, ha osservato. “E’ parte della nostra eredità come membri della Chiesa cattolica”.

“Non è tanto una questione di Messa tridentina o del Novus Ordo. E’ una questione di responsabilità e sensibilità pastorale”, ha aggiunto il presule originario dello Sri Lanka.

“La Chiesa dovrebbe sempre cercare di aiutare i fedeli ad avvicinarsi al Signore, a sentirsi sfidati dal suo messaggio e a rispondere generosamente alla sua chiamata”.

“E se questo si può raggiungere attraverso la celebrazione della Messa del Novus Ordo o la Messa di Pio V, allora si dovrebbe fare spazio a ciò che è meglio anziché abbassarsi a cavillosità teologiche superflue e che creano discordia”.

Fallimento attuale

Pur notando anche risultati positivi, l’Arcivescovo Ranjith ha affermato che “la riforma post-conciliare della liturgia non è stata capace di raggiungere gli obiettivi sperati di rinnovamento spirituale e missionario nella Chiesa”.

“Le Chiese si sono svuotate”, ha denunciato. “La disinvoltura liturgica è diventata all’ordine del giorno, e il vero significato di ciò che viene celebrato è stato oscurato”.

“Bisogna allora iniziare a chiedersi se il processo della riforma sia stato realmente gestito in modo corretto”.

L’Arcivescovo Ranjith ha ricordato che la costituzione del Concilio Vaticano II sulla liturgia non permette ai singoli sacerdoti di modificare la Messa.

“Nella celebrazione del Novus Ordo dobbiamo essere molto seri su ciò che facciamo all’altare”, ha spiegato il funzionario vaticano. “Non posso da sacerdote sognare ciò che farò a Messa il giorno dopo, andare all’altare e iniziare a celebrare con tutti i tipi di azioni che mi sono creato da mé”.

“La Santa Eucaristia appartiene alla Chiesa. Ha, quindi, un significato proprio che non può essere lasciato alle idiosincrasie del singolo celebrante”.

Interpellato su un ritorno alla Messa tridentina o su una semplice riforma del Novus Ordo, il presule ha osservato: “Un atteggiamento ‘aut… aut’ polarizzerebbe la Chiesa in modo non necessario, mentre la carità e la preoccupazione pastorale dovrebbero essere i fattori motivanti. Se il Santo Padre vuole così, potrebbero coesistere entrambi gli aspetti”.

Quanto all’ipotesi di un motu proprio, “non si sa ancora nulla”, ma “è il Santo Padre che deciderà. E quando lo farà, dovremo accettare ciò che ci indicherà e cercare di aiutarlo con un amore genuino per la Chiesa”.

“Qualsiasi atteggiamento contrario non farebbe altro che danneggiare la missione spirituale della Chiesa e ostacolare la volontà del Signore”, ha sottolineato.

ZI07022801

TOP


--------------------------------------------------------------------------------

Notizie dal mondo

--------------------------------------------------------------------------------

Ratzigirl
Friday, March 02, 2007 12:08 AM
Incontro il 10 Marzo tra il Pontefice e gli universitari europei e asiatici


Il Papa incontrerà il 10 marzo gli universitari europei e asiatici. Saranno circa 20mila - rende noto un comunicato diffuso dalla sala stampa della Santa Sede - i giovani che parteciperanno all'incontro, in Aula Paolo VI, a partire dalle 15.30. Oltre a loro, saranno collegati via satellite studenti da Bologna, Calcutta, Coimbra, Cracovia, Hong Kong, Manchester, Manila, Praga, Tirana, Islamabad. Si tratta di una veglia mariana, dedicata al tema "La carità intellettuale: via nuova per una nuova cooperazione Europa-Asia".La manifestazione inizierà con l'ingresso della Croce. Seguirà un momento di riflessione e di preghiera, oltre alle testimonianze dei giovani collegati via satellite. Questa prima parte dell'incontro sarà presieduta dal cardinale Camillo Ruini, Vicario del Papa per la città di Roma. Alle 17, Benedetto XVI presiederà la recita del Rosario. L'incontro è promosso dal Consiglio delle conferenze episganizzato dall'ufficio per la Pastorale universitaria del Vicariato di Roma.
Ratzigirl
Friday, March 02, 2007 12:16 AM
Cardinal Biffi al Papa e alla Curia: la Chiesa è santa, nonostante i peccati dei suoi figli


La santità della Chiesa, Sposa del Signore, è eterna nonostante la debolezza e i peccati di alcuni dei suoi figli, ha constatato questo giovedì il predicatore degli esercizi spirituali ai quali partecipano Benedetto XVI e la Curia Romana.

Il Cardinale Giacomo Biffi ha sottolineato la necessità di un’ecclesiologia anagogica, vale a dire trascendente, volta a dare l’idea della beatitudine eterna e dell’elevazione dell’anima nella contemplazione cristiana.

Una delle mete irrinunciabili dell’impegno pastorale è quella di far riscoprire al Popolo di Dio – ai piccoli, come dobbiamo essere tutti – la gioia e l’orgoglio dell’appartenenza ecclesiale, ha sottolineato il Cardinale Biffi, secondo quanto riferito dalla “Radio Vaticana”.

E’ una delle necessità urgenti di questo momento, come anche degli inizi del cristianesimo, ha constatato.

La Chiesa, sposa e corpo di Cristo, i cui membri – il Popolo di Dio – camminano nella storia umana, brilla con innumerevoli testimonianze eroiche, con i suoi insegnamenti lucidi e coraggiosi, con i suoi impressionanti esempi di carità e con le sue eccezionali manifestazioni di bellezza.

Nel disegno della Sapienza divina e nel suo piano salvifico, conosce il mistero della realtà storica delle colpe umane.

La Chiesa fa memoria della Redenzione di Cristo, principio e centro del disegno del Padre, che porta nella sua carne di Crocifisso e Risorto le tracce di una dura lotta del male contro il bene.

Grazie a lui, ha concluso, il bene vince in modo definitivo ed eterno.
josie '86
Friday, March 02, 2007 7:28 PM
Da Zenit.org

[DIM]15pt[=DIM][G]Delegazione della Santa Sede visita il Vietnam[/G][/DIM]


[DIM]12pt[=DIM][FONT]Verdana[=FONT]CITTA’ DEL VATICANO, venerdì, 2 marzo 2007 (ZENIT.org).- Da domenica prossima, una delegazione della Santa Sede visiterà per una settimana il Vietnam per mantenere relazioni con le autorità del Paese.

La visita dei rappresentanti della Santa Sede, guidati dal sottosegretario per i rapporti con gli Stati, monsignor Pietro Parolin, ha luogo dopo l’udienza di Benedetto XVI al Primo Ministro della Repubblica Socialista del Vietnam, Nguyên Tân Dung – primo dirigente di Hanoi ricevuto in Vaticano da un Papa – il 25 gennaio scorso.

Un comunicato vaticano ha definito questo incontro un “importante passo verso la normalizzazione dei rapporti bilaterali”.

Secondo l’agenzia “AsiaNews.it” del Pontificio Istituto Missioni Estere, con questa visita la delegazione “mira al concreto ‘avvio del processo’ verso i rapporti diplomatici, anche se non la loro immediata concretizzazione, e ad alcune nomine di vescovi, oltre che alla visita ad alcune realtà cattoliche locali”.[/FONT][/DIM]
josie '86
Friday, March 02, 2007 8:05 PM
(Repost?) da korazym.org

[DIM]15pt[=DIM][G]Il papa in Brasile. Un palco a forma di colomba e un milione di persone per la messa [/G][/DIM]

[C]di Mattia Bianchi/ 02/03/2007 [/C]

[DIM]13pt[=DIM][FONT]Verdana[=FONT]Preparativi nel vivo e logistica delle grandi occasioni. L’attesa del viaggio del papa in Brasile (9-14 maggio) si arricchisce di nuove notizie e curiosità, anticipate dai vescovi e da numerose fonti di stampa.

[G]L’incontro con i giovani, l’appartamento al monastero di San Benedetto, l’inno e la canonizzazione di Frei Galvao.[/G] L’attesa del viaggio del papa in Brasile (9-14 maggio) si arricchisce di nuove notizie e curiosità, anticipate dai vescovi locali e da numerose fonti di stampa, segno del grande interesse che la visita sta raccogliendo. Grandi preparativi soprattutto a San Paolo, dove il papa alloggerà per tre giorni, dal 9 all’11 maggio, nel monastero di San Benedetto. Nei giorni scorsi, i monaci benedettini avevano dato i particolari dell’alloggio di 38 metri quadri del pontefice, con tanto di sala riunioni, pianoforte e collegamento internet. Spazi molto semplici ed essenziali, in un complesso che padre Mathias, priore della comunità, definisce “meraviglioso”. A San Paolo, Benedetto XVI incontrerà le autorità politiche e il presidente della Repubblica Luiz Inacio Lula e presiederà due celebrazioni: un incontro con i giovani nella sera del 10 maggio e una Santa Messa la mattina dell’11.


[G]La veglia con i giovani.[/G] Saranno le preghiera e la musica gli elementi del grande incontro dei giovani brasiliani con il papa. Nello stadio comunale Pacaembù di San Paolo arriveranno oltre 30mila ragazzi per vivere un momento di riflessione in cui parole e gesti non saranno lasciati al caso. A cominciare dalla scenografia e dal palco papale a forma di colomba (una struttura di 90 meti per 70), il cui progetto è stato presentato nei giorni scorsi. “La visita del papa - ha commentato Hubert Alqueres, capo del servizio stampa del comune - rappresenterà una delle maggiori operazioni logistiche realizzate in questa città”. Tra i momenti musicali, quello della coppia Sandy e Junior, fratello e sorella, idoli degli adolescenti brasiliani, scelti per l’occasione dalla Chiesa brasiliana . Figli del cantante country Xororo', i ragazzi sono due ex adolescenti prodigio, che hanno cominciato a esibirsi assieme al padre all'età di 13 e 11 anni rispettivamente, diventando idoli dei teen brasiliani under 15. Ora Sandy ha 24 anni, in carriera da solista, e Junior ha grande successo in televisione. Ma per il papa, torneranno a esibirsi assieme cantando canzoni religiose.


[G]La messa a Campo Marte.[/G] Oltre un milione e mezzo di persone nell’aeroporto di Campo de Marte, per la messa di Benedetto XVI. L’organizzazione è già al lavoro e anche in questo caso lo sforzo è notevole, come per il palco alto 25 metri e largo 80 realizzato da studi di architettura della città a titolo gratuito. Come per la struttura dell’incontro con i giovani, in caso di pioggia, il progetto prevede una protezione solo per il papa, e non per il resto delle autorità e dei prelati. La Santa Messa assumerà un significato particolare anche perché, Benedetto XVI canonizzerà il beato Antonio Galvao de Franca (Antonio di sant'Anna), francescano brasiliano che visse dal 1739 al 1822. Si tratta del primo santo nato in Brasile.


[G]L’inno.[/G] In vista della visita è stato poi pubblicato un inno di accoglienza. Il testo intitolato “Benvenuto, questo popolo ti accoglie con amore”, è stato scritto da fra Luiz Turra, coordinatore del centro di pastorale giovanile della diocesi di Porto Alegre. Le parole raccolgono e sottolineano la chiave del pontificato di Benedetto XVI, nucleo della sua prima enciclica: “Dio è amore”, richiamando al tempo stesso l’asse di questo viaggio apostolico: la V Conferenza Generale dell’Episcopato Latinoamericano e dei Caraibi

Il testo

[C]Benedetto, “benedetto colui che viene nel nome del Signore!”
Benvenuto! Benvenuto! Questo popolo ti accoglie con amore.

Tu che hai proclamato al popolo: DIO E’ AMORE!
Vieni ad annunciare di nuovo: DIO E’ AMORE!
Come la Madre Aparecida ci confermi: DIO E’ AMORE!
Tu proclami per l’America Latina: DIO E’ AMORE!

Nella diversità, uniti: DIO E’ AMORE!
Proclamiamo con decisione: DIO E’ AMORE!
Vogliamo essere discepoli di Cristo: DIO E’ AMORE!
Missionari perché tutti abbiano vita: DIO E’ AMORE!

Tra ombre e speranze: DIO E’ AMORE!
Camminiamo nella fiducia: DIO E’ AMORE!
Aspettiamo nuove direzioni, nuovi tempi: DIO E’ AMORE!
In questa quinta Conferenza celebriamo: DIO E’ AMORE![/C]
(Traduzione Agenzia ZENIT)[/FONT][/DIM]


Sihaya.b16247
Saturday, March 03, 2007 3:09 PM
CONCLUSIONE DEGLI ESERCIZI SPIRITUALI DELLA CURIA ROMANA
Signor Cardinale,

a nome di tutti noi qui riuniti, vorrei dirle, di tutto cuore, grazie, per la meravigliosa anagogia che Lei ci ha donato in questa settimana.

Nella Santa Messa, prima della preghiera eucaristica, ogni giorno rispondiamo all'invito «in alto i nostri cuori» con le parole: «sono rivolti al Signore». E temo che questa risposta sia spesso più rituale che esistenziale. Ma Lei ci ha insegnato in questa settimana, realmente, ad alzare, ad elevare il nostro cuore, a salire in alto verso l'invisibile, verso la vera realtà. E ci ha donato anche la chiave per rispondere ogni giorno alle sfide di questa realtà.

Durante la Sua prima conferenza mi sono accorto che negli intarsi del mio inginocchiatoio è raffigurato il Cristo risorto, circondato da angeli che volano. Ho pensato che questi angeli possono volare perché non si trovano nella gravitazione delle cose materiali della terra, ma nella gravitazione dell'amore del Risorto; e che noi potremmo volare se uscissimo un po' dalla gravitazione del materiale ed entrassimo nella gravitazione nuova dell'amore del Risorto.

Lei, realmente, ci ha aiutati ad uscire da questa gravitazione delle cose di ogni giorno e ad entrare in questa altra gravitazione del Risorto e, così, a salire in alto. Per questo Le diciamo grazie.

Vorrei dirLe grazie anche perché ci ha donato diagnosi molto acute e precise della nostra situazione di oggi e soprattutto ci ha mostrato come dietro a tanti fenomeni del nostro tempo, apparentemente molto lontani dalla religione e dal Cristo, ci sia una domanda, un'attesa, un desiderio; e che la unica vera risposta a questo desiderio, onnipresente proprio nel nostro tempo, è Cristo.

Così Lei ci ha aiutato a seguire con maggiore coraggio Cristo e ad amare di più la Chiesa, la «Immaculata ex maculatis», come Lei ci ha insegnato con sant'Ambrogio.

Vorrei infine dirLe grazie per il suo realismo, per il suo umorismo e per la sua concretezza; fino alla teologia un po' audace di una sua domestica: non oserei sottoporre queste parole «il Signore forse ha i suoi difetti» al giudizio della Congregazione per la Dottrina della Fede. Ma in ogni caso abbiamo imparato ed i suoi pensieri, Signor Cardinale, ci accompagneranno non solo nelle prossime settimane.

Le nostre preghiere sono con Lei. Grazie.

Sihaya.b16247
Saturday, March 03, 2007 3:10 PM
MESSAGGIO DEL SANTO PADRE AL CARD GIACOMO BIFFI
Al Venerato Fratello

il Signor Cardinale Giacomo Biffi

Arcivescovo emerito di Bologna

Mentre giungono felicemente a conclusione gli Esercizi Spirituali, con il presente mio Messaggio desidero attestare a Lei, Venerato Fratello, cordiale riconoscenza e vivo apprezzamento per il servizio che ha reso a me e ai miei Collaboratori della Curia Romana, guidandoci con le Sue stimolanti meditazioni.

Con la ricchezza e la profondità di pensiero a noi ben note, Ella ci ha spinti a volgere la mente ed il cuore verso "le cose di lassù" (Col 3,1-2), come indicava il tema – di ispirazione paolina – di queste giornate di preghiera e di riflessione. Prendendo le mosse dai due inviti liturgici che, per così dire, danno l’avvio al cammino quaresimale: "Convertitevi e credete al Vangelo" – "Ricordati che sei polvere e in polvere ritornerai", Ella ci ha aiutato a meditare sulla signoria di Cristo sul cosmo e sulla storia, sulla sua beata Passione, sul mistero della Chiesa e sull’Eucaristia, come pure sul rapporto di queste Realtà soprannaturali con il mondo. A completare e avvalorare le riflessioni teologiche e spirituali di ciascun giorno, Ella ha sapientemente presentato alcune figure di "testimoni" che, in diversi modi e con stili differenti, hanno orientato e sostenuto il nostro itinerario verso Cristo, pienezza di vita per ogni persona e per l’intero universo.

Come ringraziarLa, caro Signor Cardinale, per un dono tanto prezioso? Solo il Signore saprà e potrà degnamente ricompensarLa. Da parte mia e, ne sono certo, anche di quanti hanno beneficiato delle meditazioni da Lei dettateci, vogliamo assicurarLe un fervido ricordo nella preghiera per la Sua persona e per le intenzioni che maggiormente Le stanno a cuore. E perché questo vincolo orante sia più valido ed efficace, lo affido alla celeste intercessione di Maria Santissima. "Sia in ciascuno l’anima di Maria": questa bella esortazione, che Ella, riecheggiando sant’Ambrogio, ha posto al culmine degli Esercizi, vorrei a mia volta rivolgere come sentito augurio a Lei, Venerato Fratello, mentre di cuore Le rinnovo la Benedizione Apostolica, estendendola a quanti Le sono cari.

Questa è la versione 'lo-fi' dell Comunità Per visualizzare la versione completa click here
Tutti gli orari sono GMT+01:00. Adesso sono le 8:59 PM.
Copyright © 2000-2012 FreeForumZone snc - www.freeforumzone.com