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LadyRatzinger
Wednesday, February 14, 2007 2:34 PM
Il Papa: "Le donne hanno avuto un ruolo primario nella storia del Cristianesimo"

“La storia del cristianesimo avrebbe avuto uno sviluppo ben diverso se non ci fosse stato l’apporto delle donne”. Benedetto XVI ha commentato così, nel discorso per l’udienza generale, il ruolo “prezioso” che le donne hanno avuto durante la vita di Gesù e agli inizi della storia della Chiesa, accennando anche al diaconato femminile. Udienza generale svoltasi in due momenti, oggi, prima nella basilica di San Pietro e poi nell’aula Paolo VI per accogliere tutti i partecipanti. In San Pietro, ai circa 12mila fedeli che hanno accompagnato i vescovi della regione italiana delle Marche, che stanno compiendo la loro quinquennale visita “ad limina apostolorum”, il Papa ha detto che “nell’attuale clima di pluralismo culturale e religioso ci si rende conto che il messaggio di Gesù non è conosciuto da tutti” ed ha ricordato l’impegno che è di ogni cristiano, di portare, anche nella vita sociale, la “luce del Vangelo”. Rivolgendosi ai vescovi presenti, ha raccomandato di dedicare “ogni sforzo” alla formazione cristiana, a non tralasciare una istruzione religiosa solida e la partecipazione ai sacramenti che resistano “senza affievolirsi, alle sollecitazioni della società ormai secolarizzata”. A conclusione di questa prima parte dell’udienza, ha recitato la preghiera mariana che ha preparato per il prossimo incontro dei giovani a Loreto, i primi giorni di settembre, al quale egli stesso prenderà parte. Le “molte figure femminili che hanno svolto effettivo e prezioso ruolo nella diffusione del Vangelo” sono state invece al centro della riflessione per gli 8mila fedeli presenti nell’aula Paolo VI. Tali “figure” concludono il ciclo di catechesi che il Papa ha dedicato agli apostoli ed ai loro collaboratori. “Gesù – ha detto - scelse 12 uomini come padri del nuovo Israele, perché stessero con lui e per mandarli a predicare, ma benché fossero uomini le 12 colonne della Chiesa e padri del nuovo popolo di Dio, sono state scelte anche tra i discepoli molte donne”. Il Papa ha parlato delle donne che compaiono sul cammino di Gesù, dalla profetessa Anna alla samaritana, alla peccatrice perdonata e di “donne che hanno svolto ruolo attivo, in primo luogo Maria”, che “ha collaborato in modo unico alla nostra redenzione”, ma anche delle altre ricordate dai Vangeli, come Maria di Magdala, Giovanna, Susanna e molte altre. “Poi i Vangeli ci informano che le donne, a differenza dei 12, non abbandonarono Gesù nell’ora della Passione. Tra di esse spicca in particolare la Maddalena” che fu anche la prima testimone del Risorto. Benedetto XVI si è poi riferito alle “presenza femminile tutt’altro che secondaria” nella prima generazione apostolica, anche attraverso le lettere di san Paolo. Ha ricordato varie figure femminili che appaiono aver un ruolo di prestigio, ma ha detto di “lasciare agli esegeti” il problema delle indicazioni contraddittorie che compaiono in San Paolo. Nella lettera ai Corinzi, appare normale che la donna possa “profetare”, cioè “pronunciarsi apertamente sotto l’influsso dello Spirito, purché sia sa per l’edificazione della comunità”, ma c’è una successiva affermazione che “le donne tacciano nell’assemblea”. Ugualmente il Papa non si è soffermato sulla qualifica di “diakonos” attribuita al femminile, ricordando però che il titolo non avesse allora valore ecclesiastico di tipo gerarchico. Al di là di tali questioni, Benedetto XVI ha citato come conclusione le parole di Giovanni Paolo II nella “Mulieris dignitatem”: “la Chiesa rende grazie per tutte le donne e per ciascuna, la Chiesa ringrazia per tutte le manifestazioni del genio femminile apparse nel corso della storia in mezzo a tutti i popoli e nazioni, ringrazia per tutti i carismi che lo Spirito Santo elargisce alle donne, ... per tutte le vittorie della loro fede, ...per tutti i frutti della santità femminile”. “Questo elogio - ha commentato - riguarda tutta la storia della Chiesa ed è espresso a nome della intera comunità ecclesiale, e anche noi ci uniamo a questo apprezzamento”. Un pensiero, infine, il Papa ha dedicato alle radici cristiane dell’Europa. Al termine dell’udienza, salutando in polacco i pellegrini giunti dalla Polonia, ha ricordato che oggi si festeggiano i santi Cirillo e Metodio patroni d'Europa e ha pregato "affinché le nazioni europee sempre più consapevoli delle loro radici cristiane, rimangano unite e si aprano a Cristo e al suo Vangelo”.
LadyRatzinger
Wednesday, February 14, 2007 2:40 PM
Loreto, la preghiera del Santo Padre: "Maria, tu che hai sentito la voce di Gesù, parlaci di Lui"

Questa mattina il Papa ha incontrato nella Basilica vaticana i vescovi delle Marche e i pellegrini che li accompagnavano. Successivamente si e' recato nell'Aula Paolo VI per la seconda parte dell'udienza generale del mercoledi'. Il Papa, di fronte alla Chiesa marchigiana, ha ricordato che il prossimo settembre si rechera' a Loreto (nella foto, il Santuario) per il grande incontro con i giovani. Quindi ha sottolineato l'importanza che vescovi e fedeli s'impegnino a diffondere una solida formazione religiosa in una societa' largamente secolarizzata. La Regione ecclesiastica Marche e' composta da tredici diocesi divise in tre metropolie: quella di Pesaro, con Urbino-Urbania-Sant'Angelo in Vado, Fano-Fossombrone-Cagli-Pergola; la metropolia di Ancona-Osimo con Senigallia, Jesi, Fabriano-Matelica, Loreto; la metropolia di Fermo con Macerata-Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia, Camerino-San Severino Marche, Ascoli Piceno, San Benedetto del Tronto-Ripatransone-Montalto. Benedetto XVI ha composto personalmente una preghiera per l'"Agora' dei giovani", il grande incontro con i ragazzi italiani che si terra' a Loreto l'uno e due settembre. Si tratta di una invocazione a Maria affinche' aiuti i giovani del nostro Paese a compiere "scelte di vera liberta'". Il testo, che il Pontefice ha letto in San Pietro questa mattina, si apre con una sottolineatura commuovente. Papa Ratzinger si rivolge a "Maria, madre del Signore", per chiederle: "tu che hai ascoltato Gesu' e conosci il timbro della sua voce e il battito del suo cuore, parlaci di lui".
ratzi.lella
Wednesday, February 14, 2007 2:47 PM
l'udienza di oggi e' stata una delle piu' belle a cui abbia assistito. lo so...non e' la prima volta che lo dico, ma il papa riesce sempre a stupirmi.
mi e' piaciuto, in particolare, il suo ringraziamento personale (non solo dell'intera chiesa) alle donne
la preghiera alla vergine e' bellissima!

[Modificato da ratzi.lella 14/02/2007 14.48]

Ratzigirl
Wednesday, February 14, 2007 9:08 PM
Il Papa incontra le famiglie dei soldati israeliani sequestrati

I parenti dei soldati israeliani rapiti dai guerriglieri di Hezbollah a luglio hanno lanciato oggi un appello a Papa Benedetto perché continui a impegnarsi per la liberazione degli ostaggi. Cinque membri delle famiglie di Ehud Goldwasser e Eldad Regev hanno incontrato il Pontefice a margine della udienza generale settimanale. "E' stato un incontro che ci fa molto onore, con molta attenzione da parte del Papa", ha raccontato a Radio Israele Shlomo Goldwasser, padre di Ehud. I due soldati sono stati catturati in un raid oltre frontiera compiuto da alcuni militanti di Hezbollah, dal quale è scaturita una guerra di 34 giorni nel corso della quale hanno perso la vita 1.200 libanesi, la maggior parte dei quali civili, e 157 israeliani, per lo più soldati. Goldwasser ha fatto sapere che il Papa ha già inviato una lettera al Libano per chiedere il rilascio dei due o almeno per avere delle informazioni sul loro stato di salute. "Gli abbiamo chiesto di non smettere di esercitare pressioni sul fronte umanitario, di chiedere un segno di vita e che i ragazzi vengano trattati nel modo appropriato", ha detto Goldwasser. "Ovviamente (Il Papa) non può essere coinvolto nel processo che porterebbe al loro rilascio, ma gli abbiamo chiesto di continuare ad impegnarsi sull'aspetto umanitario della questione". A termine di un'indagine interna, Israele è arrivato alla conclusione che i due soldati sono stati feriti seriamente durante il sequestro e che almeno uno di loro potrebbe essere già morto. Hezbollah ha ignorato l'appello lanciato dalle Nazioni Unite che chiedeva l'immediata liberazione dei soldati e ha detto che Israele dovrà prima liberare i prigionieri libanesi e probabilmente anche gli altri rinchiusi nelle sue carceri.
Ratzigirl
Wednesday, February 14, 2007 9:09 PM
Libano, il Papa: "Vi scongiuro di porre fine a ogni violenza"

“Benedetto XVI invoca la protezione materna della Vergine sull’intera Nazione Libanese e implora il popolo libanese e i suoi dirigenti perché sia rigettata unanimemente la violenza e si trovino in questo momento drammatico le ragioni di un soprassalto in favore dell’unità nazionale e del bene comune”. Lo scrive il segretario di Stato Tarcisio Bertone al patriarca di Antiochia, Nasrallah Sfeir, esprimendo a nome del Papa “profonda pena per il grave attentato che ha colpito il Libano”. Lo stesso Bertone aveva sottolineato ieri la matrice “anticristiana” dell’attentato ai due minibus di Bikfaya. Nel messaggio di oggi è assicurata ai feriti e alle famiglie delle vittime “la prossimità spirituale e la preghiera del Papa”.
LadyRatzinger
Thursday, February 15, 2007 2:48 PM
Benedetto XVI al Presidente della Corea: "Difendere il matrimonio e scongiurare il rischio nucleare"

“Il mondo moderno è tristemente segnato da un crescente numero di sfide alla dignità della vita umana”, e per questo vanno “encomiati tutti coloro che lavorano per mantenere e difendere la santità della vita umana, del matrimonio e della famiglia”.E’ quanto scrive il Papa, nella lettera consegnata al presidente della Repubblica di Corea, Roh Moo-hyun, ricevuto oggi in udienza. “Per oltre cinquant’anni – ricorda Benedetto XVI – il popolo coreano ha sofferto le conseguenze delle divisioni. Le famiglie sono state divise, i partenti più stretti sono stati separati gli uni dagli altri”. “Sono spiritualmente vicino a coloro che soffrono”, aggiunge il Papa, auspicando “una rapida soluzione al problema che impedisce a così tanta gente di comunicare gli uni con gli altri”. Altra "fonte di preoccupazione" per la Santa Sede "il rischio di una corsa agli armamenti nucleari", per scongiurare il quale Benedetto XVI domanda alle "parti interessate" di "fare ogni sforzo per risolvere le attuali tensioni attraverso mezzi pacifici" e di "astenersi da ogni atto e ogni iniziativa che possa compromettere le negoziazioni". Il Pontefice chiede inoltre al governo coreano di "assicurare che la parte più vulnerabile della popolazione della Corea del Nord abbia accesso agli aiuti umanitari", e di "lavorare in armonia con tutti coloro che cercano di promuovere il bene comune e la giustizia sociale", visto che "non tutti i cittadini sono ancora in grado di godere pienamente dei benefici" prodotti dalla "notevole crescita economica" della Corea negli ultimi anni. All'inizio della lettera, il Papa definisce la visita del presidente coreano "un chiaro segno di stima per la Chiesa cattolica", e auspica di "rafforzare le buone relazioni" esistenti tra Corea e Santa Sede, assicurando le proprie preghiere ”per la pace e la stabilità nella penisola coreana e in tutta la regione”.
Ratzigirl
Thursday, February 15, 2007 6:59 PM
Il Papa nomina mons. Coccopalmerio nuovo presidente del pontificio consiglio per i Testi Legislativi



Benedetto XVI ha accolto la rinunzia presentata dal cardinale Julián Herranz Casado all’incarico di presidente del pontificio consiglio per i Testi Legislativi, per sopraggiunti limiti d’età. Il Papa ha chiamato a succedergli mons. Francesco Coccopalmerio, finora ausiliare dell’arcidiocesi di Milano, elevandolo in pari tempo alla dignità arcivescovile. Nato a San Giuliano Milanese, 68 anni fa, mons. Coccopalmerio è stato ordinato sacerdote nel 1962. Dal 1966 al 1999 è stato professore di Diritto Canonico nella Facoltà Teologica dell’Italia settentrionale. Nominato vescovo ausiliare di Milano nel 1993 è presidente della commissione episcopale per i problemi giuridici della Conferenza episcopale italiana. Autore di numerose pubblicazioni di carattere giuridico e pastorale, dall’agosto del 2000 è membro del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica.

Sempre oggi, il Papa ha nominato vice-presidente del medesimo pontificio consiglio mons. Bruno Bertagna, uditore generale della Camera Apostolica, elevandolo in pari tempo alla dignità di arcivescovo. Il Santo Padre ha poi nominato segretario dello stesso dicastero vaticano mons. Juan Ignacio Arrieta Ochoa de Chinchetru, della Prelatura dell’Opus Dei.


Benedetto XVI al Presidente della Corea: "Sì alla pace, no alle armi nucleari"

I “buoni rapporti” esistenti tra Santa Sede e Corea del Sud sono stati confermati, oggi, nel corso della visita “cordiale” compiuta al Papa dal presidente della Repubblica di Corea, Roh Moo-hyun. Benedetto XVI, in una lettera consegnata al presidente, oltre ad esprimere soddisfazione per le relazioni esistenti sottolinea l’impegno della Chiesa cattolica coreana in difesa della vita e della dignità dell’uomo, si unisce alla preoccupazione di Seoul per la corsa alle armi nucleari, sottolinea la necessità di continuare ad offrire aiuto umanitario alla popolazione della Corea del Nord e si unisce al dolore delle famiglie coreane divise dalle conseguenze della guerra. Il Papa ed il presidente hanno avuto un colloquio privato, alla presenza dell'interprete, durato venticinque minuti. Roh Moo-hyun, che era accompagnato dalla moglie e da un seguito di altre undici persone, ha consegnato una propria lettera al Papa, scritta in coreano, e Benedetto XVI ha scherzato: “non la posso leggere”. Un comunicato diffuso dal Vaticano informa che il presidente ha incontrato anche il segretario di Stato card. Tarcisio Bertone e che “ci si è pure soffermati sulla situazione politica e sociale nell’Asia Orientale e, in particolare, sull’evoluzione del processo di riconciliazione nella Penisola coreana e sul rispetto e sulla promozione dei diritti umani in quella Regione”. Nella sua lettera per il popolo coreano, Benedetto XVI scrive, tra l’altro che “per oltre 50 anni, il popolo coreano ha sofferto le conseguenze della divisione. Famiglie sono state spezzate, parenti stretti separati l’uno dall’altro”. Il Papa si dice “spiritualmente vicino a coloro che stanno soffrendo” ed aggiunge di pregare “per una rapida soluzione del problema che impedisce a tanta gente di avere rapporti tra loro. “Il mondo moderno – scrive ancora Benedetto XVI – è purtroppo segnato da un crescente numero di minacce contro la dignità della vita umana. Voglio – aggiunge – lodare tutti coloro che nel suo Paese lavorano per promuovere e difendere la sanità della vita, del matrimonio e della famiglia, temi nelle quali la Chiesa cattolica coreana è particolarmente attiva”. “Il rischio della corsa alle armi nucleari nella regione – si legge ancora nel messaggio – è una ulteriore fonte di preoccupazione, completamente condivisa dalla Santa Sede. Chiedo a tutte le parti di fare ogni sforzo per risolvere le tensioni con mezzi pacifici e di evitare ogni gesto o iniziativa che possa danneggiare i negoziati, assicurando accesso agli aiuti umanitari alla parte più vulnerabile della popolazione della Corea del Nord”. Il Papa, poi, ringrazia Dio per la crescita economica che la Corea del Sud sta conoscendo in questi tempi, ma rileva che “non tutti i cittadini sono già in grado di beneficiare pienamente della crescente prosperità. Per questo – aggiunge – chiedo al governo di lavorare in armonia con tutti coloro che vogliono promuovere il bene comune e la giustizia sociale”.




Il Mercoledì delle Ceneri processione all'Aventino presieduta dal Pontefice


Mercoledì delle Ceneri, giorno di inizio della Quaresima, avrà luogo un’assemblea di preghiera nella forma delle “Stazioni” romane presieduta da Benedetto XVI. E’ quanto comunica oggi l’Ufficio delle Celebrazioni liturgiche pontificie. Alle ore 16.30, nella Chiesa di Sant’Anselmo all’Aventino, avrà luogo un momento di preghiera, cui farà seguito la processione penitenziale verso la Basilica di Santa Sabina. Qui, al termine della processione, avrà luogo la celebrazione dell’Eucaristia con il rito di benedizione e di imposizione delle ceneri.
LadyRatzinger
Friday, February 16, 2007 3:30 PM
La preoccupazione del Papa: "La medicina è troppo soggetta a manipolazioni"

"La medicina contemporanea è sempre più soggetta a manipolazioni e tentativi di distorsione della sua natura specifica". E' la forte preoccupazione manifestata da Benedetto XVI in un messaggio fatto inviare a suo nome, tramite il cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato vaticano, al convegno "Comunicazione e relazionalità in medicina: nuove prospettive per l'agire medico" organizzato dall'associazione 'Medicina dialogo e comunione' in collaborazione con il dipartimento di scienze gerontologiche dell'Università Cattolica. Il pontefice ha posto l'accento sull'importanza dei contenuti della comunicazione in medicina "che ha sottolineato - vanno sempre ispirati alla verità". Le nuove prospettive dell'agire medico devono dunque riferirsi, ha proseguito nel suo argomentare il Papa, "ad una capacità comunicativa che fonda l'essere uomo al di sopra di quei valori fittizi che vengono sempre più imposti dalla società moderna, quali efficienza, produttività e autonomia. Bisogna scoprire nuove vie per una maggiore autenticità delle relazioni nel mondo della medicina, in una visione partecipativa e solidale con la realtà sofferente dell'altro". Rifacendosi al Magistero della Chiesa il pontefice ha affermato che sarebbe un errore identificare nella capacità relazionale e comunicativa il tutto della persona umana, negando a chi non ha questa capacità il valore intrinseco e oggettivo che appartiene alla persona umana come tale". "Si tratterebbe ha concluso - di una logica che tende a identificare la dignità personale con la capacità di comunicazione verbale ed esplicita. E' chiaro che con tali presupposti non c'é spazio nel mondo per chi, come il nascituro o il morente, è un soggetto strutturalmente debole, che sembra totalmente assoggettato alla mercé di altre persone e che sa comunicare solo mediante il muto linguaggio di una profonda simbiosi di affetti".
LadyRatzinger
Saturday, February 17, 2007 7:55 PM
DICO, l'allarme del Pontefice: "Le leggi contro la famiglia volute da vere e proprie lobby"

Benedetto XVI torna a chiedere una maggiore tutela della famiglia. "Essa mostra segni di cedimento sotto la pressione di lobby che hanno la capacità di incidere sui processi legislativi", ha detto il Papa parlando ai nunzi apostolici dei paesi dell'America Latina. "La famiglia - ha detto - merita la nostra attenzione prioritaria: essa può nascere solo dal matrimonio, che è l'unione stabile e fedele tra un uomo e una donna". Secondo il Papa, però, "non spetta agli ecclesiastici capeggiare aggregazioni politiche ma ai laici cristianamente maturi". Benedetto XVI ha anche parlato di ''divorzi e unioni libere'' in aumento, mentre ''l'adulterio - ha detto - è guardato con ingiustificabile tolleranza''. ''Solo sulla roccia dell'amore coniugale di un uomo e una donna'' - ha aggiunto Benedetto XVI - si puo' edificare ''una vera comunione''. Intanto, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha firmato il disegno di legge sui Dico, che è tornato quindi al governo. Ora l'esecutivo dovrà decidere in quale dei due rami del parlamento inviare il provvedimento. Infatti, sia alla Camera che al Senato ci sono delle proposte di legge di iniziativa parlamentare, anche se a Palazzo Madama, in commissione giustizia, l'iter legislativo è già iniziato. Tornando all'incontro con i nunzi dell'America Latina, il Santo Padre ha sottolineato che tra le sfide più urgenti che in America Latina la Chiesa deve affrontare c'è la tenuta della famiglia. Benedetto XVI ha ricordato che la famiglia è e resta una "caratteristica primordiale della cultura latino-americana" e proprio per questo occorrerebbe prestarvi una attenzione "prioritaria". L'incontro con i nunzi latino-americani è propedeutico alla prossima conferenza latino-americana che il Pontefice aprirà in Brasile il prossimo mese di maggio. Nel lungo discorso che il Papa ha rivolto ai diplomatici, è stato messo in evidenza anche il pericolo rappresentato dalle sette. Un fenomeno che sta erodendo ogni anno terreno alla chiesa cattolica. Colpa, ha affermato Benedetto XVI, del crescente "secolarismo edonista post-moderno". "Davanti alle sfide dell'attuale momento storico - ha aggiunto Papa Ratzinger - le nostre comunità sono chiamate a rinsaldare la loro adesione a Cristo per dimostrare una fede matura e piena di gioia. E nonostante tutti i problemi, enormi sono le potenzialità spirituali a cui può attingere l'America Latina, dove i misteri della fede sono celebrati con fervida devozione". Benedetto XVI ha poi detto basta alla "leggenda nera" sugli abusi che sarebbero stati compiuti da missionari nell'opera di evangelizzazione dell'America Latina. Senza entrare nei singoli episodi, il Papa ha denunciato pero' un uso strumentale delle ricostruzioni storiche che porta a conclusioni per lui del tutto erronee. "Ambienti culturali - ha spiegato - affermano che c'e' contrasto tra le cultura precolombiane e la fede cristiana, presentata come alienazione per il popolo che ha accolto il Vangelo. Al contrario l'incontro tra queste culture e la fede in Gesu' Cristo fu una risposta ulteriormente aspettata dalle cultura preesistenti. Un incontro che non e' da reiterare ma da approfondire perche' ha creato l'identita' dell'America Latina". "Oggi - ha rilevato in proposito il Papa - la Chiesa e' l'istituzione che gode maggior credito tra le popolazioni per il lavoro di promozione dell'educazione, della salute e della solidarieta' verso i bisognosi verso bisognosi che essa svolge".

emma3
Saturday, February 17, 2007 8:53 PM
Discorso integrale del Papa ai nunzi aposolici dell'America Latina:

Venerati Fratelli,
sono molto lieto di accogliervi, al termine della vostra riunione in preparazione alla V Conferenza Generale dell’Episcopato Latinoamericano. Porgo a ciascuno il mio cordiale saluto, ad iniziare dal Signor Cardinale Tarcisio Bertone, mio Segretario di Stato, che ringrazio per le parole con cui si è fatto interprete dei comuni sentimenti. Ringrazio i Signori Cardinali presidenti del CELAM e i responsabili dei Dicasteri della Curia Romana, che hanno offerto il loro contributo ai vostri lavori. Colgo soprattutto questa occasione per rinnovare a voi, Nunzi Apostolici presenti, e a tutti i Rappresentanti Pontifici l’espressione del mio apprezzamento per l’importante servizio ecclesiale che svolgete, spesso tra non poche difficoltà dovute alla lontananza dalla patria d’origine, ai frequenti spostamenti e, talora, anche alle tensioni socio-politiche presenti là dove operate. Nello svolgimento del vostro delicato ufficio, che certamente è sempre animato da profondo spirito di fede, ognuno di voi si senta accompagnato dalla stima, dall’affetto e dalla preghiera del Papa.

Ogni Nunzio Apostolico è chiamato a consolidare i legami di comunione tra le Chiese particolari e il Successore di Pietro. A lui è affidata la responsabilità di promuovere, insieme con i Pastori e l’intero Popolo di Dio, il dialogo e la collaborazione con la società civile per realizzare il bene comune. I Rappresentanti Pontifici sono la presenza del Papa, che si fa vicino attraverso di loro a quanti Egli non può incontrare di persona e, in modo speciale, a chi vive in condizioni di difficoltà e di sofferenza. Il vostro, cari Fratelli, è un ministero di comunione ecclesiale e un servizio alla pace e alla concordia nella Chiesa e tra i popoli. Siate sempre consapevoli dell’importanza, della grandezza e della bellezza di questa vostra missione e tendete senza stancarvi a realizzarla con generosa dedizione.

La Provvidenza divina ha chiamato voi, qui presenti, a svolgere il vostro servizio in America Latina, definita dall’amato Giovanni Paolo II – che più volte l’ha visitata - "Continente della speranza", come è già stato detto. Avrò la gioia di prendere, se Dio vuole, personalmente contatto con la realtà di quei Paesi intervenendo, a Dio piacendo, all’apertura della V Conferenza Generale dell’Episcopato Latinoamericano, ad Aparecida, in Brasile, nel prossimo mese di maggio. In un certo senso, tale assemblea ricapitola e dà seguito alle Conferenze Generali precedenti, mentre si arricchisce dei numerosi doni "post-conciliari" del Magistero Pontificio – il pensiero va in particolare all’Esortazione apostolica postsinodale Ecclesia in America – come anche dei frutti del cammino sinodale della Chiesa Cattolica. Si propone di definire le grandi priorità e di suscitare un rinnovato slancio alla missione della Chiesa al servizio dei popoli latino-americani nelle circostanze concrete dell'inizio di questo secolo XXI. Tale ricapitolazione rinvia alla tradizione della cattolicità, la quale, grazie ad una straordinaria epopea missionaria, si è fatta presente ed ha segnato con la sua impronta la struttura culturale che caratterizza fino ad oggi l'identità latino-americana. Tale è la vocazione originale - come diceva il mio compianto predecessore Giovanni Paolo II a Santo Domingo – "di popoli che la stessa geografia, la fede cristiana, la lingua e la cultura hanno unito definitivamente nel cammino della Storia" (Discorso di apertura della IV Conferenza Generale dell’Episcopato Latinoamericano, 12.X.1992, n. 15: Insegnamenti, XV, 2 [1992], p. 326).

A partire proprio dal tema di tale importante riunione: "Discípulos y misioneros de Jesucristo para que nuestros pueblos en Él tengan vida", anche voi, in questi giorni, avete avuto modo di evidenziare alcune sfide che la Chiesa incontra nella vasta area latino-americana, inserita nelle dinamiche mondiali e condizionata sempre più dagli effetti della globalizzazione. Davanti a questa sfida le nazioni che la compongono cercano in diversi modi di affermare la propria identità ed il loro proprio peso nel cammino storico del mondo di oggi; cercano, non raramente tra tante difficoltà, di consolidare la pace interna della propria Nazione. Sentendosi come "sorelle", mirano a diventare anche una comunità, unita nella pace e nello sviluppo culturale ed economico. La Chiesa, segno e strumento di unità per l’intero genere umano (cfr Lumen gentium, 1), si trova naturalmente in sintonia con ogni legittima aspirazione dei popoli ad una maggiore armonia e cooperazione, e reca il contributo che le è proprio, cioè quello del Vangelo. Essa auspica che nei Paesi latino-americani dove le Carte costituzionali si limitano a "concedere" libertà di credo e di culto, ma non "riconoscono" ancora la libertà religiosa, si possano quanto prima definire le reciproche relazioni fondate sui principi di autonomia e di sana e rispettosa collaborazione. Ciò permetterà alla Comunità ecclesiale di sviluppare tutte le sue potenzialità a vantaggio della società e di ogni singola persona umana, creata ad immagine di Dio. Una corretta formulazione giuridica di tali relazioni non potrà non tenere conto del ruolo storico, spirituale, culturale e sociale svolto dalla Chiesa Cattolica nell’America Latina.

Questo ruolo continua ad essere primario, grazie pure alla felice fusione tra l’antica e ricca sensibilità dei popoli indigeni con il cristianesimo e con la cultura moderna. Alcuni ambienti, lo sappiamo, affermano un contrasto tra la ricchezza e profondità delle culture precolombiane e la fede cristiana presentata come un’imposizione esteriore o un’alienazione per i popoli dell’America Latina. In verità, l’incontro tra queste culture e la fede in Cristo fu una risposta interiormente aspettata da tali culture. Questo incontro quindi non è da rinnegare, ma da approfondire e ha creato la vera identità dei popoli dell’America Latina. Infatti, la Chiesa Cattolica è l’istituzione che gode del maggior credito da parte delle popolazioni latino-americane. E’ attiva nella vita della gente, stimata per il lavoro che compie negli ambiti dell’educazione, della salute e della solidarietà verso i bisognosi. L’aiuto per i poveri e la lotta contro la povertà sono e rimangono una fondamentale priorità nella vita delle Chiese in America Latina. La Chiesa e anche attiva per gli interventi di mediazione che non raramente le vengono richiesti in occasione di conflitti interni. Una così consolidata presenza deve però oggi tener conto, tra l’altro, del proselitismo delle sette e dell’influenza crescente del secolarismo edonista postmoderno. Sulle cause dell’attrazione delle sette dobbiamo seriamente riflettere per trovare le risposte giuste. Dinanzi alle sfide dell’attuale momento storico le nostre comunità sono chiamate a rinsaldare la loro adesione a Cristo per testimoniare una fede matura e piena di gioia e veramente – nonostante tutti i problemi – enormi sono le potenzialità. E veramente enormi sono le potenzialità spirituali a cui può attingere l’America Latina, dove i misteri della fede sono celebrati con fervida devozione e la fiducia nel futuro è alimentata dall’aumento delle vocazioni sacerdotali e religiose. È naturalmente necessario accompagnare con grande attenzione i giovani nel cammino della vocazione, ed aiutare i sacerdoti, i religiosi e le religiose a perseverare nella loro vocazione. Un immenso potenziale missionario ed evangelizzatore è poi offerto dai giovani, che costituiscono più dei due terzi della popolazione, mentre la famiglia resta "una caratteristica primordiale della cultura latino-americana", come ebbe a dire il mio venerato predecessore, Giovanni Paolo II, nell’incontro di Puebla, in Messico, nel gennaio del 1979.

Un’attenzione prioritaria merita proprio la famiglia, che mostra segni di cedimento sotto le pressioni di lobbies capaci di incidere negativamente sui processi legislativi. Divorzi e unioni libere sono in aumento, mentre l’adulterio è guardato con ingiustificabile tolleranza. Occorre ribadire che il matrimonio e la famiglia hanno il loro fondamento nel nucleo più intimo della verità sull’uomo e sul suo destino; solo sulla roccia dell’amore coniugale, fedele e stabile, tra un uomo e una donna si può edificare una comunità degna dell’essere umano. Mi piacerebbe evidenziare altre tematiche religiose e sociali sulle quali avete avuto modo di riflettere. Mi limito a citare il fenomeno della migrazione, strettamente collegato con la famiglia; l’importanza della scuola e l’attenzione ai valori e alla coscienza, per formare laici maturi che siano in grado di offrire un contributo qualificato nella vita sociale e civile; l’educazione dei giovani con piani vocazionali appropriati che accompagnino, in particolar modo, i seminaristi e gli aspiranti alla vita consacrata nel loro cammino formativo; l’impegno ad informare in modo adeguato l’opinione pubblica sulle grandi questioni etiche secondo i principi del Magistero della Chiesa e una presenza efficace nel campo degli strumenti di comunicazione anche per rispondere alle sfide delle sette. I movimenti ecclesiali costituiscono certo una valida risorsa per l’apostolato, ma vanno aiutati a mantenersi sempre fedeli al Vangelo e all’insegnamento della Chiesa, anche quando operano nel campo sociale e politico. In particolare, sento il dovere di ribadire che non spetta agli ecclesiastici capeggiare aggregazioni sociali o politiche, ma ai laici maturi e professionalmente preparati.

Cari Fratelli, in questi giorni avete pensato e dialogato insieme; insieme avete soprattutto pregato. Domandiamo al Signore, per intercessione di Maria, che i frutti di questa vostra riunione e della prossima Conferenza Generale dell’Episcopato Latinoamericano vadano a beneficio di tutta la Chiesa. A voi ancora grazie per il lavoro che avete compiuto. Tornando nei vostri Paesi fatevi interpreti dei miei cordiali sentimenti presso i Pastori e le Comunità cristiane, i Governi e le popolazioni. Assicurate la vicinanza spirituale del Papa in special modo ai vostri collaboratori, alle religiose e a quanti cooperano al buon andamento delle sedi delle vostre Nunziature. A tutti e ciascuno imparto di cuore una speciale Benedizione Apostolica.

vorrei proprio mi si spiegasse dove sono stati espressamente citati i Dico nostrani in questa occasione, visto che vi è stato montato sopra un titolo che domani, naturalmente, occuperà gran parte dei giornali. Un'altra occasione per parlare di ingerenza nella politica italiana, anche quando il Papa si rivolge ai latino-americani.
Paparatzifan
Saturday, February 17, 2007 9:39 PM
Re:

Scritto da: emma3 17/02/2007 20.53
Discorso integrale del Papa ai nunzi aposolici dell'America Latina:

vorrei proprio mi si spiegasse dove sono stati espressamente citati i Dico nostrani in questa occasione, visto che vi è stato montato sopra un titolo che domani, naturalmente, occuperà gran parte dei giornali. Un'altra occasione per parlare di ingerenza nella politica italiana, anche quando il Papa si rivolge ai latino-americani.


Stiamo a vedere altrimenti se succede come dici tu bisognerebbe pensare che i giornali sono diventati schizofrenici!!!
stupor-mundi
Saturday, February 17, 2007 11:20 PM
Ratzinger seconda volta ospite del Seminario Romano Maggiore
Per chi ha visto l'incontro: una cosa straordinaria!!!!
Il papa ha parlato al cuore e alla mente di ognuno, con parole semplici e profonde. Ha citato spesso il suo maestro e maestro di tutti, S.Agostino, ma anche Sant'Ignazio. Ha ricordato i suoi giorni in seminario, mostrando anche si sapere essere uomo di spirito . E poi, un grandissimo atto di umiltà, citando la lettera che Martini gli ha scritto per ringraziarlo degli auguri per il suo 80esimo compleanno....MA CHE PAPA MERAVIGLIOSO ABBIAMO.
W BENEDETTO L'IMMENSO!!!!
euge65
Saturday, February 17, 2007 11:23 PM
Re: Ratzinger seconda volta ospite del Seminario Romano Maggiore
[QUOTE][DIM]7pt[=DIM]Scritto da: stupor-mundi 17/02/2007 23.20
Per chi ha visto l'incontro: una cosa straordinaria!!!!
Il papa ha parlato al cuore e alla mente di ognuno, con parole semplici e profonde. Ha citato spesso il suo maestro e maestro di tutti, S.Agostino, ma anche Sant'Ignazio. Ha ricordato i suoi giorni in seminario, mostrando anche si sapere essere uomo di spirito . E poi, un grandissimo atto di umiltà, citando la lettera che Martini gli ha scritto per ringraziarlo degli auguri per il suo 80esimo compleanno....MA CHE PAPA MERAVIGLIOSO ABBIAMO.
[DIM]15pt[=DIM]W BENEDETTO L'IMMENSO!!!![/DIM] [/DIM][/QUOTE]

E' STATA UNA GIOIA PER GLI OCCHI E PER L'ANIMA SENTIRE LE SUE PAROLE E LA DOLCEZZA INFINITA CON CUI HA PARLATO DELLE SUE GIORNATE DI STUDENTE IN SEMINARIO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

GRANDE BENEDETTO XVI - SEMPRE AL TUO FIANCO EUGENIA
emma3
Saturday, February 17, 2007 11:30 PM
naturalmente, visto che ha parlato di Dio, sant'Agostino e di liturgia la stampa lo ignora. Come farebbero altrimenti a scrivere che non si occupa di Dio?
La visita al seminario, potete starne certi, se verrà citata sarà solo per il riferimento a Martini
euge65
Saturday, February 17, 2007 11:34 PM
Re:
[QUOTE][DIM]7pt[=DIM]Scritto da: emma3 17/02/2007 23.30
naturalmente, visto che ha parlato di Dio, sant'Agostino e di liturgia la stampa lo ignora. Come farebbero altrimenti a scrivere che non si occupa di Dio?
La visita al seminario, potete starne certi, se verrà citata sarà solo per il riferimento a Martini [/DIM][/QUOTE]

PURTROPPO, HAI RAGIONE ANCHE TU EMMA ............ PERO' NON ROVINIAMOCI QUEI MOMENTI IMPORTANTI E MERAVIGLIOSI CHE IL NOSTRO BENEDETTO CI HA REGALATO APRENDO IL SUO CUORE AI RICORDI DELLA SUA GIOVENTU' E DELLE SUE GIORNATE IN SEMINARIO!!!!!!!!!!!
DI QUESTA VISITA VOGLIO RICORDARMI QUESTO E LE SUE PAROLE FATTE DI SAPIENZA E DOLCEZZA
ratzi.lella
Sunday, February 18, 2007 8:54 AM
emma non ha ragione...
..ha strastraragione!!!
stamattina nessun quotidiano si degna di scrivere un articolo decente sul MERAVIGLIOSO incontro del papa con i seminaristi! pare che sia importante solo la citazione di martini che, ovviamente, non si e' sottratto ai giornalisti e nel suo stile classico (dico, non dico, posso ma non vorrei...) ha ribadito la necessita' del dialogo.
perche'? il papa che cosa sta facendo?
sono imbufalita verso i quotidiani che criticano il papa perche' non si occupa di dio e poi ignorano un incontro come quello di ieri sera!!!
Ratzigirl
Sunday, February 18, 2007 3:27 PM
ANGELUS 18 FEBBRAIO 2007



Cari fratelli e sorelle!

Il Vangelo di questa domenica contiene una delle parole più tipiche e forti della predicazione di Gesù: "Amate i vostri nemici" (Lc 6,27). E’ tratta dal Vangelo di Luca, ma si trova anche in quello di Matteo (5,44), nel contesto del discorso programmatico che si apre con le famose "Beatitudini". Gesù lo pronunciò in Galilea, all’inizio della sua vita pubblica: quasi un "manifesto" presentato a tutti, sul quale Egli chiede l’adesione dei suoi discepoli, proponendo loro in termini radicali il suo modello di vita. Ma qual è il senso di questa sua parola? Perché Gesù chiede di amare i propri nemici, cioè un amore che eccede le capacità umane? In realtà, la proposta di Cristo è realistica, perché tiene conto che nel mondo c’è troppa violenza, troppa ingiustizia, e dunque non si può superare questa situazione se non contrapponendo un di più di amore, un di più di bontà. Questo "di più" viene da Dio: è la sua misericordia, che si è fatta carne in Gesù e che sola può "sbilanciare" il mondo dal male verso il bene, a partire da quel piccolo e decisivo "mondo" che è il cuore dell’uomo.

Giustamente questa pagina evangelica viene considerata la magna charta della nonviolenza cristiana, che non consiste nell’arrendersi al male – secondo una falsa interpretazione del "porgere l’altra guancia" (cfr Lc 6,29) – ma nel rispondere al male con il bene (cfr Rm 12,17-21), spezzando in tal modo la catena dell’ingiustizia. Si comprende allora che la nonviolenza per i cristiani non è un mero comportamento tattico, bensì un modo di essere della persona, l’atteggiamento di chi è così convinto dell’amore di Dio e della sua potenza, che non ha paura di affrontare il male con le sole armi dell’amore e della verità. L’amore del nemico costituisce il nucleo della "rivoluzione cristiana", una rivoluzione non basata su strategie di potere economico, politico o mediatico. La rivoluzione dell’amore, un amore che non poggia in definitiva sulle risorse umane, ma è dono di Dio che si ottiene confidando unicamente e senza riserve sulla sua bontà misericordiosa. Ecco la novità del Vangelo, che cambia il mondo senza far rumore. Ecco l’eroismo dei "piccoli", che credono nell’amore di Dio e lo diffondono anche a costo della vita.

Cari fratelli e sorelle, la Quaresima, che inizierà mercoledì prossimo con il rito delle Ceneri, è il tempo favorevole nel quale tutti i cristiani sono invitati a convertirsi sempre più profondamente all’amore di Cristo. Domandiamo alla Vergine Maria, docile discepola del Redentore, che ci aiuti a lasciarci conquistare senza riserve da quell’amore, ad imparare ad amare come Lui ci ha amato, per essere misericordiosi come è misericordioso il nostro Padre che è nei cieli (cfr Lc 6,36).
Ratzigirl
Sunday, February 18, 2007 3:34 PM
(Dal sito di Gianluca)
Il Papa ai seminaristi: "Preghiera ed Eucarestia tutti i giorni per essere buoni sacerdoti"



Benedetto XVI si è recato al Seminario Romano Maggiore della Capitale, adiacente alla Pontificia Università Lateranense, per salutare e incontrare i seminaristi e tutta la comunità dell'Istituto. Accolto dal cardinale vicario, Camillo Ruini, e dal Rettore del Seminario, monsignor Giovanni Tani, il Papa è stato salutato dai seminaristi con lunghi applausi. Papa Ratzinger si è soffermato brevemente e in privato nella Cappella della Madonna della Fiducia, Patrona del Seminario. Poi ha fatto ingresso nella Cappella grande, dove ha risposto alle domande di sei seminaristi, e si è poi trasferito con loro nel refettorio per la cena. E' la seconda volta che Benedetto XVI visita il Seminario. Lo scorso anno il Pontefice aveva esortato i seminaristi a diffondere dovunque "il profumo della fiducia di Maria, che è la fiducia nell'amore provvido e fedele di Dio". "Il Signore sa che nella Chiesa c'è anche il peccato e per la nostra umiltà è importante riconoscerlo e vederlo, anche negli altri, nelle strutture, negli alti incarichi gerarchici e anche in noi stessi". E' quanto ha detto Benedetto XVI rispondendo alla domanda di un seminarista. Il Pontefice, prendendo come spunto il commento alla Via Crucis del 2005 (quando l'allora Cardinal Ratzinger denunciò la 'sporcizia della Chiesa'), ha sottolineato come "davanti a Dio non conta la posizione lavorativa, ma conta stare nell'amore di Dio e far brillare il Suo amore". Ma se "rimaniamo nel Signore - ha concluso il Papa - possiamo liberarci da queste tentazioni molto umane". Ma come parla concretamente Dio? "Parla in diversissimi modi con noi: parla tramite gli amici, i genitori, il parroco, i sacerdoti, parla per avvenimenti della nostra vita nella quale possiamo discernere un gesto di Dio, parla tramite la natura e la creazione, e parla soprattutto nella Sua parola". Il Papa è tornato a fare il 'teologo' e il professore e, in modo molto spontaneo e familiare, ha dunque risposto alle domande dei seminaristi. Questi hanno ascoltato attentamente le riflessioni e i consigli del Pontefice, che ogni tanto si è lasciato andare a ricordi, a battute spontanee e a momenti simpatici. "Da una parte - ha detto il Papa - è importante stare nel noi della Chiesa; dall'altra bisogna personalizzare questo noi in noi stessi e stare attenti alle voci del Signore e lasciarsi guidare da persone che ci aiutano nel nostro cammino. Così cresce il discernimento e l'amicizia personale con Dio - ha aggiunto il Papa -, e così si può percepire la voce di Dio che è sempre presente e parla sempre con noi". Benedetto XVI ha suggerito quindi di "leggere la Sacra Scrittura in un modo molto personale, non come parola di un uomo o come un documento del passato - come Omero o Virgilio - ma come una parola di Dio che è sempre attuale. E' importante entrare in preghiera - ha proseguito il Papa - e fare un colloquio personale con Dio". Un ricordo degli anni al seminario di Freising, e la necessità della "disciplina, giorno per giorno" da seguire non solo durante il periodo della formazione, ma anche quando si diventa sacerdote". Ha risposto così Papa Benedetto XVI alla domanda del seminarista di raccontare come era articolata la propria vita nel periodo della formazione. "Si cominciava alle 6.30-7 con una meditazione di una mezz'ora - ha raccontato il Papa - dove ognuno parlava in silenzio con il Signore. Poi c'era il tempo di studio e infine la preghiera comune e il momento di meditazione serale con la guida spirituale. Questo era il percorso giorno per giorno - ha proseguito Benedetto XVI - ma c'erano anche le grandi feste con la liturgia speciale, i canti". Benedetto XVI ha anche svelato i propri interessi: "Mi piaceva molto la filosofia - ha detto -, soprattutto la storia di Sant'Agostino e san Francesco. Per me era molto importante l'esegesi - ha proseguito -, abbiamo avuto due esegeti piuttosto liberali ma anche molto bravi e credenti che ci hanno affascinati. Era obbligatorio leggere Dostoevskij, Manzoni nell'edizione tedesca e tanti autori francesi. Infine, la musica e la bellezza della natura della nostra terra. Così - ha concluso - sono arrivato al sì al sacerdozio e al sì che mi ha accompagnato ogni giorno della mia vita". E' stato un Papa spontaneo, un Papa sorridente e familiare, quello che ha risposto alle domande dei sei seminaristi. "E' bene riconoscere la propria debolezza - ha scandito il Papa rispondendo a una domanda di un giovane seminarista - perchè così sappiamo di aver bisogno della grazia del Signore. Nessuno di noi è all'altezza di questo grande sì come sacerdote". Benedetto XVI ha rassicurato i giovani che si apprestano a diventare preti: "Bisogna accettare la nostra fragilità - ha affermato - ma occorre andare avanti, perchè abbiamo sempre bisogno del perdono, bisogna convertirci, crescere e maturare. L'importante è anche non lasciarsi isolare e non pensare di poter camminare da soli". "Dobbiamo fare il possibile per vincere le sofferenze dell'umanità e per essere liberati dai mali causati da noi stessi, come la fame e le epidemie". Il Papa ha fatto appello a tutti affinchè si combattono sofferenze e ingiustizie nel mondo. "Bisogna lavorare contro le sofferenze causate da noi stessi - ha aggiunto il Papa - ma anche capire che la sofferenza è parte essenziale per la nostra maturazione umana e materiale. Benedetto XVI ha infine invitato ad essere vicini agli ammalati, ad "aiutarli nel dolore, nella sofferenza. Apriamo il cuore a loro". "Conservare un certo ordine del giorno, non mancare mai la messa quotidiana, e prendere il tempo per la liturgia delle ore". Questi i consigli suggeriti da Papa Ratzinger per quei giovani seminaristi che si apprestano a diventare sacerdoti. In visita al Seminario Romano Maggiore, Benedetto XVI si è soffermato anche sul significato della Parola e sulla necessità dell'Eucaristia. "E' importante che pure nella vita di pastore e di sacerdote - ha scandito il Pontefice - conserviamo ogni giorno un certo ordine. Non manchi mai la messa - ha detto-: un giorno senza Eucaristia è incompleto. Non sia un dovere professionale, ma un dovere sentito interiormente". "Un altro punto importante - ha aggiunto il Papa - è prendersi il tempo necessario per la liturgia delle ore e non perdere il contatto personale con la parola di Dio. Come fare? - si è domandato il Papa, che poi ha suggerito la propria "ricetta". "Io ho una ricetta abbastanza semplice - ha concluso -: combinare la preparazione dell'omelia della domenica con la meditazione personale. Cominciamo già il lunedì, e ogni giorno ritorniamo sul punto".
Sihaya.b16247
Sunday, February 18, 2007 3:44 PM
Re: Ratzinger seconda volta ospite del Seminario Romano Maggiore

Scritto da: stupor-mundi 17/02/2007 23.20
Per chi ha visto l'incontro: una cosa straordinaria!!!!
Il papa ha parlato al cuore e alla mente di ognuno, con parole semplici e profonde. Ha citato spesso il suo maestro e maestro di tutti, S.Agostino, ma anche Sant'Ignazio. Ha ricordato i suoi giorni in seminario, mostrando anche si sapere essere uomo di spirito . E poi, un grandissimo atto di umiltà, citando la lettera che Martini gli ha scritto per ringraziarlo degli auguri per il suo 80esimo compleanno....MA CHE PAPA MERAVIGLIOSO ABBIAMO.
W BENEDETTO L'IMMENSO!!!!



Verissimo!!!

Se invece avesse detto "famiglia" ci sarebbero stati i soliti titoloni sulla "controffensiva del Vaticano"!
Purtroppo i giornali non si occupano del Papa quando parla di argomenti che non siano il matrimonio, ecco perchè sembra che lui parli solo del matrimonio!
euge65
Sunday, February 18, 2007 7:13 PM
da L'Osservatore Romano
Esercizi spirituali
alla presenza del Santo Padre



Il 25 febbraio, I Domenica di Quaresima, avranno inizio nella Cappella "Redemptoris Mater" in Vaticano gli Esercizi Spirituali con la partecipazione del Santo Padre.
Le meditazioni saranno proposte quest'anno dall'Em.mo Card. Giacomo Biffi, Arcivescovo emerito di Bologna, sul tema: "Le cose di lassù". Gli esercizi avranno il seguente svolgimento:
Domenica 25 febbraio. Alle ore 18: Esposizione Eucaristica, Celebrazione dei Vespri, Meditazione introduttiva, Adorazione e Benedizione Eucaristica.
Nei giorni successivi. Alle ore 9: Celebrazione delle Lodi e Meditazione. Alle ore 10.15: Celebrazione dell'Ora Terza e Meditazione. Alle ore 17: Meditazione. Alle ore 17.45: Celebrazione dei Vespri, Adorazione e Benedizione Eucaristica.
Sabato 3 marzo. Alle ore 9: Celebrazione delle Lodi e Meditazione conclusiva.

Nella settimana degli Esercizi Spirituali vengono sospese tutte le udienze, compresa l'udienza generale di mercoledì 28 febbraio.

stupor-mundi
Sunday, February 18, 2007 8:56 PM
Re: da L'Osservatore Romano

Scritto da: euge65 18/02/2007 19.13
Esercizi spirituali
alla presenza del Santo Padre



Il 25 febbraio, I Domenica di Quaresima, avranno inizio nella Cappella "Redemptoris Mater" in Vaticano gli Esercizi Spirituali con la partecipazione del Santo Padre.
Le meditazioni saranno proposte quest'anno dall'Em.mo Card. Giacomo Biffi, Arcivescovo emerito di Bologna, sul tema: "Le cose di lassù". Gli esercizi avranno il seguente svolgimento:
Domenica 25 febbraio. Alle ore 18: Esposizione Eucaristica, Celebrazione dei Vespri, Meditazione introduttiva, Adorazione e Benedizione Eucaristica.
Nei giorni successivi. Alle ore 9: Celebrazione delle Lodi e Meditazione. Alle ore 10.15: Celebrazione dell'Ora Terza e Meditazione. Alle ore 17: Meditazione. Alle ore 17.45: Celebrazione dei Vespri, Adorazione e Benedizione Eucaristica.
Sabato 3 marzo. Alle ore 9: Celebrazione delle Lodi e Meditazione conclusiva.

Nella settimana degli Esercizi Spirituali vengono sospese tutte le udienze, compresa l'udienza generale di mercoledì 28 febbraio.




IL PAPA HA SCELTO BENE: IL CARDINALE BIFFI
Ratzigirl
Sunday, February 18, 2007 11:54 PM
Il Papa auspica perdono e riconciliazione dopo le vicende sui sacerdoti collaborazionisti in Polonia

In vista del giorno di “preghiera e penitenza di tutto il clero polacco” del 21 febbraio



Salutando questa domenica i pellegrini polacchi presenti in Piazza San Pietro per la recita dell’Angelus, il Papa ha ricordato che secondo l’iniziativa dei Vescovi il prossimo Mercoledì delle Ceneri (21 febbraio) si celebrerà in Polonia un particolare giorno di “preghiera e penitenza di tutto il clero polacco”.

“La preghiera per la santità dei sacerdoti colmi tutti i fedeli dello spirito di perdono, di riconciliazione e di reciproca fiducia. Dio benedica la Chiesa in Polonia”, ha affermato il Santo Padre.

Il 12 gennaio scorso, i Vescovi polacchi riuniti in Assemblea straordinaria avevano indetto un particolare giorno di ‘preghiera e penitenza di tutto il clero polacco’”, in seguito alle vicende che avevano portato alle dimissioni dell’Arcivescovo di Varsavia, monsignor Stanislaw Wielgus, il quale aveva confermato un suo coinvolgimento nella collaborazione con i Servizi di sicurezza e con lo spionaggio del regime comunista polacco.

Durante la riunione straordinaria della Conferenza Episcopale della Polonia, i Vescovi avevano inoltre manifestato all’unanimità la volontà di sottoporsi a un controllo sul loro passato durante il regime comunista. Tale operazione di trasparenza porterà alla creazione in ogni diocesi del Paese di Commissioni locali preposte a svolgere delle indagini.

A marzo, invece, si creerà un’altra Commissione Storica Ecclesiastica Nazionale, che sarà composta principalmente da storici e giuristi. L’Istituto della Memoria Nazionale – che custodisce tutti gli archivi – offrirà la propria collaborazione e il risultato delle indagini verrà poi inviato alla Santa Sede, alla quale spetterà il giudizio finale.

In una lettera resa nota dai Vescovi polacchi al termine della Assemblea straordinaria e letta il 14 gennaio durante la Messa in tutte le parrocchie della Polonia, i presuli auspicavano per questa giornata particolare “che in tutte le chiese delle nostre diocesi si celebrino funzioni di preghiera alla Misericordia di Dio chiedendo perdono per gli errori e le debolezze nel trasmettere il Vangelo nella sua interezza”.

“Come sacerdoti siamo ‘presi dal popolo’, siamo parte della società polacca, che ha bisogno tutta di voltare le spalle al male e di una piena conversione”, affermavano infine.

[Modificato da Ratzigirl 19/02/2007 0.04]

ratzi.lella
Monday, February 19, 2007 4:29 PM
importanti novita'...
VATICANO-NORDCOREA: PAPA INDIRIZZERA' LETTERA A CATTOLICI DEL PAESE

(ASCA-AFP) - Citta' del Vaticano, 19 feb - Il papa indirizzera' una lettera ai cattolici della Corea del Nord che sara' consegnata loro nel corso di una visita di una delegazione sudcoreana della Caritas a Pyongyang. Lo si apprende da Caritas Internationalis. La visita della delegazione, che avra' luogo dal 27 al 31 marzo, ha come obiettivo ''valutare le necessita''' sul posto (aiuto umanitario e nei campi della salute e dell'educazione) cosi' come rafforzare i contatti con le autorita', ha precisato all'Afp la portavoce di Caritas, Nancy McNally. La lettera del papa e' una risposta a una missiva che l'associazione dei cattolici nordcoreani gli aveva inviato a Natale, ha spiegato la portavoce, aggiungendo di ignorarne il contenuto. La Corea del Nord conta solo dai 3.000 ai 4.000 cattolici appartenenti a una Chiesa controllata dal regime comunista. Negli ultimi anni, delegazioni del Vaticano si sono recate a piu' riprese in in Corea del Nord, in particolare nel 2002. Nel 2000 un invito ufficiale a visitare le due Coree era stato fatto pervenire a Giovanni Paolo II. (Piu'Europa).



ANGLICANI/ IN USCITA DOCUMENTO CON VATICANO PER UNITA' (TIMES)
Mentre, in Tanzania, si conclude una riunione intra-anglicana

Roma, 19 feb. (APCom) - Un documento che caldeggia l'accelerazione del dialogo ecumenico in vista della "piena comunione" tra anglicani e cattolici sotto l'autorità del Papa - non riconosciuta dalla Chiesa anglicana - verrà pubblicata quest'anno: lo rende noto il quotidiano britannico 'The Times' oggi in edicola, mentre, in Tanzania, si conclude una riunione intra-anglicana che ha registrato, come di consueto, divergenze tra l'ala 'liberal' e quella tradizionalista su temi come l'ordinazione di preti gay e donne.

"Facciamo appello agli anglicani e ai cattolici romani per esplorare insieme come il ministero del vescovo di Roma possa essere presentato e recepito al fine di assistere le nostre Comunioni a crescere verso la piena comunione ecclesiale", si legge nel documento anticipato dal 'Times'. Il testo è stato elaborato dalla Commissione internazionale anglicano-cattolica per l'unità e la missione, una struttura creata nel 2000 dall'allora arcivescovo di Canterbury, Lord Carey di Clifton, e dal cardinal Edward Cassidy, all'epoca presidente del Pontificio consiglio per l'unità dei cristiani.

Il documento, intitolato "Crescere insieme nell'unità e nella missione", è composto di 42 pagine e, pur riconoscendo la "imperfetta comunione" tra le due Chiese, esorta ad una "mobilitazione" sul ruolo del Papa e su altre questioni. Tra esse, la commissione raccomanda ai laici e agli ordinati delle due confessioni di partecipare agli incontri reciproci e invita gli anglicani a far riferimento anche al Pontefice romano nelle loro preghiere di intercessione e i cattolici a pregare anche per l'arcivescovo di Canterbury, 'primus inter pares' all'interno delle 38 Chiese che compongono la Comunione anglicana.

"Nella chiesa anglicana - chiosa il 'Times' - è improbabile che una maggioranza di fedeli desideri sanare la secolare spaccatura e tornare a Roma. La posizione dell'arcivescovo di Canterbury (Rowan Williams, ndr.) sull'attuale controversia che divide la sua Chiesa, tuttavia, dà un'indicazione del fatto che le priorità potrebbero cambiare alla luce dell'imperativo evangelico verso l'unità della Chiesa". Proprio oggi si chiude la riunione internazionale degli anglicani in Tanzania, aperta il 14 febbraio, e l'intenzione, a quanto scrive il quotidiano britannico, è di pubblicare un documento dottrinale finale che tenti di ricomporre le divisioni interne.
ratzi.lella
Monday, February 19, 2007 4:50 PM
ecco la trascrizione delle domande e delle risposte fornite dal papa ai seminaristi:

VISITA AL SEMINARIO ROMANO MAGGIORE IN OCCASIONE DELLA FESTA DELLA MADONNA DELLA FIDUCIA (SABATO 17 FEBBRAIO 2007)

Sabato 17 febbraio 2007 il Santo Padre Benedetto XVI si è recato in visita al Seminario Romano Maggiore in occasione della Festa della Madonna della Fiducia.

Dopo l’indirizzo di omaggio del Rettore, il Papa ha risposto ad alcune domande rivolte da 6 seminaristi presenti all’incontro.

Riportiamo qui di seguito le domande dei seminaristi e le risposte del Santo Padre:


DOMANDE DEI SEMINARISTI E RISPOSTE DEL SANTO PADRE

GREGORPAOLO STANO: DIOCESI DI ORIA del I anno (1° FILOSOFIA)

1. Santità, il nostro è il primo dei due anni dedicati al discernimento, durante il quale siamo impegnati a scrutare nel profondo la nostra persona. È un esercizio faticoso, per noi, perché il linguaggio di Dio è speciale e solo chi è attento può coglierlo tra le mille voci che risuonano dentro di noi. Le chiediamo dunque di aiutarci a capire come concretamente parla Dio e quali le tracce che lascia con il suo pronunciarsi in segreto.

"Come prima parola, un grazie a Monsignor Rettore per il suo discorso. Sono già curioso di conoscere quel testo che scriverete e così anche di imparare. Non sono sicuro di essere in grado di chiarire i punti essenziali della vita del seminario, ma dico quanto posso dire.

Adesso questa prima questione: come possiamo discernere la voce di Dio tra le mille voci che sentiamo ogni giorno in questo nostro mondo. Direi: Dio parla in diversissimi modi con noi. Parla per mezzo di altre persone, attraverso amici, i genitori, il parroco, i sacerdoti. Qui, i sacerdoti ai quali siete affidati, che vi guidano. Parla per mezzo degli avvenimenti della nostra vita, nei quali possiamo discernere un gesto di Dio; parla anche attraverso la natura, la creazione, e parla, naturalmente e soprattutto, nella Sua Parola, nella Sacra Scrittura, letta nella comunione della Chiesa e letta personalmente in colloquio con Dio.

E’ importante leggere la Sacra Scrittura, da una parte in un modo molto personale, e realmente, come dice San Paolo, non come parola di un uomo o come un documento del passato, come leggiamo Omero, Virgilio, ma come una Parola di Dio che è sempre attuale e parla con me. Imparare a sentire in un testo, storicamente del passato, la Parola vivente di Dio, cioè entrare in preghiera, e così fare della lettura della Sacra Scrittura un colloquio con Dio.

Sant’Agostino nelle sue omelie dice spesso: Ho bussato diverse volte alla porta di questa Parola, finché ho potuto percepire che cosa Dio stesso diceva a me. Da un parte, questa lettura molto personale, questo colloquio personale con Dio, in cui cerco che cosa il Signore dice a me, e insieme a questa lettura personale è molto importante la lettura comunitaria, perché il soggetto vivente della Sacra Scrittura è il Popolo di Dio, è la Chiesa.

Questa Scrittura non era una cosa soltanto privata di grandi scrittori - anche se il Signore ha sempre bisogno della persona, della sua risposta personale - ma è cresciuta con persone che erano coinvolte nel cammino del Popolo di Dio e così le loro parole sono espressione di questo cammino, di questa reciprocità della chiamata di Dio e della risposta umana.

Quindi, il soggetto vive oggi come è vissuto in quel tempo, perciò la Scrittura non appartiene al passato, perché il suo soggetto, il Popolo di Dio ispirato da Dio stesso, è sempre lo stesso, e quindi la Parola è sempre viva nel soggetto vivente. Perciò è importante leggere la Sacra Scrittura e sentire la Sacra Scrittura nella comunione della Chiesa, cioè con tutti i grandi testimoni di questa Parola, cominciando dai primi Padri fino ai Santi di oggi, fino al Magistero di oggi.

Soprattutto, è una Parola che diventa vitale e viva nella Liturgia, quindi la Liturgia direi che è il luogo privilegiato dove ciascuno di noi entra nel "noi" dei figli di Dio in colloquio con Dio. E’ importante: il Padre Nostro comincia con le parole "Padre Nostro"; solo se io sono inserito nel "noi" di questo "Nostro", posso trovare il Padre; solo all’interno di questo "noi", che è il soggetto della preghiera del Padre Nostro, sentiamo bene la Parola di Dio. Quindi, questo mi sembra molto importante: la Liturgia è il luogo privilegiato dove la Parola è viva, è presente, dove anzi la Parola, il Logos, il Signore, parla con noi e si dà nelle nostre mani; se ci poniamo in ascolto del Signore in questa grande comunione della Chiesa di tutti i tempi, lo troviamo.

Egli ci apre la porta man mano. Direi quindi che questo è il punto in cui si concentrano tutti gli altri: siamo personalmente diretti dal Signore nel nostro cammino e, nello stesso tempo, viviamo nel grande "noi" della Chiesa, dove la Parola di Dio è viva.

Poi, si associano gli altri punti, quelli del sentire gli amici, del sentire i sacerdoti che ci guidano, del sentire la viva voce della Chiesa di oggi, sentendo così anche le voci degli avvenimenti di questo tempo e della creazione, che diventano decifrabili in questo contesto profondo.

Per riassumere direi, quindi, che Dio parla in molti modi con noi. E’ importante, da una parte, stare nel "noi" della Chiesa, nel "noi" vissuto nella Liturgia. E’ importante personalizzare questo "noi" in me stesso, è importante essere attenti alle altre voci del Signore, lasciarci guidare anche da persone che hanno esperienza con Dio, per così dire, e ci aiutano in questo cammino, affinché questo "noi" diventi il mio "noi", e io, uno che realmente appartiene a questo "noi". Così cresce il discernimento e cresce l’amicizia personale con Dio, la capacità di percepire, nelle mille voci di oggi, la voce di Dio, che è presente sempre e parla sempre con noi".


CLAUDIO FABBRI: DIOCESI DI ROMA del II anno (2° FILOSOFIA)

2. Padre Santo, come era articolata la sua vita nel periodo della formazione al sacerdozio e quali interessi coltivava? Considerando l’esperienza fatta, quali sono i punti cardine della formazione al sacerdozio? In particolare, Maria, quale posto occupa in essa?

"Io penso che la nostra vita, nel nostro seminario di Frisinga, era articolata in modo molto simile al vostro, anche se non conosco precisamente il vostro orario quotidiano. Si cominciava, mi sembra, alle 6.30, alle 7, con una meditazione di una mezz’ora, nella quale ognuno in silenzio parlava col Signore, cercava di predisporre l’animo alla Sacra Liturgia. Poi seguiva la Santa Messa, la colazione e poi, nella mattinata, le lezioni.

Nel pomeriggio seminari, tempi di studio, e poi ancora la preghiera comune. La sera, i cosiddetti "puncta", cioè il direttore spirituale o il rettore del seminario, nelle diverse sere, ci parlavano per aiutarci a trovare il cammino della meditazione, non dandoci una meditazione già fatta, ma degli elementi che potevano aiutare ognuno a personalizzare le Parole del Signore che sarebbero state oggetto della nostra meditazione.

Così il percorso giorno per giorno; poi naturalmente c’erano le grandi feste con una bella liturgia, musica… Ma, mi sembra, e forse ritornerò su questo alla fine, che sia molto importante avere una disciplina che mi precede e non dovere ogni giorno, di nuovo, inventare cosa fare, come vivere; c’è una regola, una disciplina che già mi aspetta e mi aiuta a vivere ordinatamente questo giorno.

Adesso, quanto alle mie preferenze, naturalmente seguivo con attenzione, in quanto potevo, le lezioni. Inizialmente, nei due primi anni la filosofia, mi ha affascinato, fin dall’inizio soprattutto la figura di Sant’Agostino e poi anche la corrente agostiniana nel Medioevo: San Bonaventura, i grandi francescani, la figura di San Francesco d’Assisi.

Per me era affascinante soprattutto la grande umanità di Sant’Agostino, che non ebbe la possibilità semplicemente di identificarsi con la Chiesa perché catecumeno fin dall’inizio, ma che dovette invece lottare spiritualmente per trovare man mano l’accesso alla Parola di Dio, alla vita con Dio, fino al grande sì detto alla sua Chiesa.

Questo cammino così umano, dove anche oggi possiamo vedere come si comincia ad entrare in contatto con Dio, come tutte le resistenze della nostra natura debbano essere prese sul serio e poi debbano anche essere canalizzate per arrivare al grande sì al Signore. Così mi ha conquistato la sua teologia molto personale, sviluppata soprattutto nella predicazione. Questo è importante, perché inizialmente Agostino voleva vivere una vita puramente contemplativa, scrivere altri libri di filosofia…, ma il Signore non l’ha voluto, l’ha fatto sacerdote e vescovo e così tutto il resto della sua vita, della sua opera, si è sviluppato sostanzialmente nel dialogo con un popolo molto semplice. Egli dovette sempre, da una parte, trovare personalmente il significato della Scrittura e, dall’altra, tenere conto della capacità di questa gente, del loro contesto vitale, e arrivare a un cristianesimo realistico e nello stesso tempo molto profondo.

Poi, naturalmente per me era molto importante l’esegesi: abbiamo avuto due esegeti un po’ liberali, ma tuttavia grandi esegeti, anche realmente credenti, che ci hanno affascinati. Posso dire che, realmente, la Sacra Scrittura era l’anima del nostro studio teologico: abbiamo realmente vissuto con la Sacra Scrittura e imparato ad amarla, a parlare con essa. Poi ho già detto della Patrologia, dell’incontro con i Padri. Anche il nostro insegnante di dogmatica era persona allora molto famosa, aveva nutrito la sua dogmatica con i Padri e con la Liturgia. Un punto molto centrale era per noi la formazione liturgica: in quel tempo non c’erano ancora cattedre di Liturgia, ma il nostro professore di Pastorale ci ha donato grandi corsi di liturgia e lui, al momento, era anche Rettore del seminario e così, liturgia vissuta e celebrata e liturgia insegnata e pensata andavano insieme. Questi, insieme con la Sacra Scrittura, erano i punti scottanti della nostra formazione teologica. Di questo sono sempre grato al Signore, perché insieme sono realmente il centro di una vita sacerdotale.

Altro interesse era la letteratura: era obbligatorio leggere Dostoevskij, era la moda del momento, poi c’erano i grandi francesi: Claudel, Mauriac, Bernanos, ma anche la letteratura tedesca; c’era anche una edizione tedesca del Manzoni: non parlavo in quel tempo italiano. Così abbiamo un po’, in questo senso, anche formato il nostro orizzonte umano. Un grande amore era anche la musica, come pure la bellezza della natura della nostra terra. Con queste preferenze, queste realtà, in un cammino non sempre facile, sono andato avanti. Il Signore mi ha aiutato ad arrivare fino al sì del sacerdozio, un sì che mi ha accompagnato ogni giorno della mia vita".


GIANPIERO SAVINO: DIOCESI DI TARANTO del III anno (1° TEOLOGIA)

3. Allo sguardo dei più, noi possiamo apparire come dei giovani che dicono con fermezza e coraggiosamente il loro sì e lasciano tutto per seguire il Signore; ma noi sappiamo di essere ben lontani da una vera coerenza con quel sì. In confidenza di figli, le confessiamo la parzialità della nostra risposta alla chiamata di Gesù e la fatica quotidiana nel vivere una vocazione che sentiamo portarci sulla via della definitività e della totalità. Come fare a rispondere ad una vocazione così esigente come quella di pastori del popolo santo di Dio, avvertendo costantemente la nostra debolezza e incoerenza?

"E’ bene riconoscere la propria debolezza, perché così sappiamo che abbiamo bisogno della grazia del Signore. Il Signore ci consola. Nel collegio degli Apostoli non c’era solo Giuda, ma anche gli Apostoli buoni, e tuttavia Pietro è caduto e tante volte il Signore rimprovera la lentezza, la chiusura del cuore degli Apostoli, la poca fede che avevano. Quindi ci dimostra che nessuno di noi è semplicemente all’altezza di questo grande sì, all’altezza di celebrare "in persona Christi", di vivere coerentemente in questo contesto, di essere unito a Cristo nella sua missione di sacerdote.

Il Signore ci ha donato anche, per la nostra consolazione, queste parabole delle rete con pesci buoni e non buoni, del campo dove cresce il grano ma anche la zizzania. Egli ci fa sapere di essere venuto proprio per aiutarci nella nostra debolezza, di non essere venuto, come Egli dice, per chiamare i giusti, quelli che pretendono di essere già completamente giusti, di non aver bisogno della grazia, quelli che pregano lodando se stessi, ma di essere venuto a chiamare quelli che sanno di essere manchevoli, a provocare quelli che sanno di aver bisogno ogni giorno del perdono del Signore, della sua grazia per andare avanti.

Questo mi sembra molto importante: riconoscere che abbiamo bisogno di una conversione permanente, non siamo mai semplicemente arrivati. Sant’Agostino, nel momento della conversione, pensava di essere arrivato sulle alture ormai della vita con Dio, della bellezza del sole che è la sua Parola. Poi ha dovuto capire che anche il cammino dopo la conversione rimane un cammino di conversione, che rimane un cammino dove non mancano le grandi prospettive, le gioie, le luci del Signore, ma dove anche non mancano valli oscure, dove dobbiamo andare avanti con fiducia appoggiandoci alla bontà del Signore.

E perciò è importante anche il sacramento della Riconciliazione. Non è giusto pensare che dovremmo vivere così da non aver mai bisogno di perdono. Accettare la nostra fragilità, ma rimanere in cammino, non arrenderci ma andare avanti e, mediante il sacramento della Riconciliazione, sempre di nuovo convertirci per un nuovo inizio e così crescere, maturare per il Signore, nella nostra comunione con Lui.

E’ importante, naturalmente, anche non isolarsi, non pensare di poter andare avanti da soli. Abbiamo proprio bisogno della compagnia di sacerdoti amici, anche di laici amici, che ci accompagnano. ci aiutano. Per un sacerdote è molto importante, proprio nella parrocchia, vedere come la gente abbia fiducia in lui e sperimentare con la loro fiducia anche la loro generosità nel perdonare le sue debolezze. I veri amici ci sfidano e ci aiutano ad essere fedeli in questo cammino. Mi sembra che questo atteggiamento di pazienza, di umiltà ci possa aiutare ad essere buoni con gli altri, ad avere comprensione per le debolezze degli altri, ad aiutarli, anche loro, ai perdonare come noi perdoniamo.

Penso di non essere indiscreto se dico che oggi ho ricevuto una bella lettera del cardinale Martini: gli avevo espresso felicitazioni per il suo ottantesimo compleanno – siamo coetanei; nel ringraziarmi mi ha scritto: ringrazio soprattutto il Signore per il dono della perseveranza. Oggi – egli scrive – anche il bene si fa piuttosto ad tempus, ad experimentum. Il bene, secondo la sua essenza, si può solo fare in modo definitivo; ma per farlo in modo definitivo, abbiamo bisogno della grazia della perseveranza; prego ogni giorno – egli concludeva - perché il Signore mi dia questa grazia.

Ritorno a Sant’Agostino: lui era inizialmente contento con la grazia della conversione; poi scoprì che c’è bisogno di un’altra grazia, la grazia della perseveranza, che dobbiamo ogni giorno chiedere al Signore; ma come – ritorno a quanto dice il cardinale Martini – "finora il Signore mi ha donato questa grazia della perseveranza; me la darà, spero, anche per questa ultima tappa del mio cammino su questa terra". Mi sembra che dobbiamo aver fiducia in questo dono della perseveranza, ma che dobbiamo anche con tenacia, con umiltà e con pazienza pregare il Signore perché ci aiuti e ci sostenga con il dono della vera definitività; che Egli ci accompagni giorno per giorno fino alla fine, anche se il cammino deve passare attraverso valli oscure. Il dono della perseveranza ci da gioia, ci da la certezza che siamo amati dal Signore e questo amore ci sostiene, ci aiuta e non ci lascia nelle nostre debolezze".


DIMOV KOICIO: DIOCESI DI NICOPOLI AD ISTRUM (BULGARIA) IV anno (2° TEOLOGIA)

4. Beatissimo Padre, lei commentando la Via Crucis del 2005 ha parlato della sporcizia che c’è nella Chiesa, e nell’omelia per l’ordinazione dei sacerdoti romani dello scorso anno ci ha messo in guardia dal rischio "del carrierismo, del tentativo di arrivare in alto, di procurarsi una posizione mediante la Chiesa". Come porci davanti a queste problematiche nel modo più sereno e responsabile possibile?

"E’ una domanda non facile, ma mi sembra di aver detto già, ed è un punto importante, che il Signore sa, sapeva fin dall’inizio, che nella Chiesa c’è anche il peccato e per la nostra umiltà è importante riconoscere questo e vedere il peccato non solo negli altri, nelle strutture, negli alti incarichi gerarchici, ma anche in noi stessi per essere così più umili ed imparare che non conta, davanti al Signore, la posizione ecclesiale, ma conta stare nel suo amore e far brillare il suo amore. Personalmente ritengo che, su questo punto, sia molto importante la preghiera di Sant’Ignazio che dice: "Suscipe, Domine, universam meam libertatem; accipe memoriam, intellectum atque voluntatem omnem; quidquid habeo vel possideo mihi largitus es; id tibi totum restitoì ac tuae prorsus voluntati traoi gubernandum; amorem tuum cum gratia tua mihi dones ed dives sum satis, nec aliud quidquam ultra posco". Proprio questa ultima parte mi sembra molto importante: capire che il vero tesoro della nostra vita è stare nell’amore del Signore e non perdere mai questo amore. Poi siamo realmente ricchi. Un uomo che ha trovato un grande amore si sente realmente ricco e sa che questa è la vera perla, che questo è il tesoro della sua vita e non tutte le altre cose che forse ha.

Noi abbiamo trovato, anzi siamo stati trovati dall’amore del Signore e quanto più ci lasciamo toccare da questo suo amore nella vita sacramentale, nella vita di preghiera, nella vita del lavoro, del tempo libero, tanto più possiamo capire che sì, ho trovato la vera perla, tutto il resto non conta, tutto il resto è importante solo nella misura in cui l’amore del Signore mi attribuisce queste cose. Io sono ricco, sono realmente ricco e in alto se sto in questo amore. Trovare qui il centro della vita, la ricchezza. Poi lasciamoci guidare, lasciamo alla Provvidenza di decidere che cosa farà con noi.

Mi viene qui in mente una piccola storia di Santa Bakhita, questa bella Santa africana, che era schiava in Sudan, poi in Italia ha trovato la fede, si è fatta suora e quando era già anziana il vescovo faceva visita al suo monastero, nella sua casa religiosa e non la conosceva; vide questa piccola, già curva, suora africana e disse a Bakhita: "Ma che cosa fa Lei, sorella?"; la Bakhita rispose: "Io faccio La stessa cosa che Lei, Eccellenza". Il vescovo stupito chiese: "Ma che cosa?" e Bakhita rispose: "Ma Eccellenza, noi due vogliamo fare la stessa cosa, fare la volontà di Dio".

Mi sembra una risposta bellissima, il Vescovo e la piccola suora, che quasi non poteva più lavorare, facevano, in posizioni diverse, la stessa cosa, cercavano di fare la volontà di Dio e così erano al posto giusto.

Mi viene anche in mente una parola di Sant’Agostino che dice: Noi siamo tutti sempre solo discepoli di Cristo e la sua cattedra sta più in alto, perché questa cattedra è la croce e solo questa altezza è la vera altezza, la comunione col Signore, anche nella sua passione. Mi sembra che, se cominciamo a capire questo, in una vita di preghiera ogni giorno, in una vita di dedizione, per il servizio del Signore, possiamo liberarci da queste tentazioni molto umane.


FRANCESCO ANNESI: DIOCESI DI ROMA del V anno (3° TEOLOGIA)

5. Santità, dalla Lettera Apostolica "Salvifici doloris" di Giovanni Paolo II emerge chiaramente quanto la sofferenza sia fonte di ricchezza spirituale per tutti coloro che la accolgono in unione alle sofferenze di Cristo. Come, oggi, in un mondo che cerca ogni mezzo lecito o illecito per eliminare qualsiasi forma di dolore, il sacerdote può essere testimone del senso cristiano della sofferenza e come deve comportarsi dinanzi a chi soffre senza rischiare di essere retorico o patetico?

"Sì, come fare? Allora, mi sembra che dobbiamo riconoscere che è giusto fare il possibile per vincere le sofferenze dell’umanità e per aiutare le persone sofferenti - sono tante nel mondo - a trovare una vita buona e ad essere liberate dai mali che spesso causiamo noi stessi: la fame, le epidemie, ecc.

Ma, nello stesso tempo, riconoscendo questo dovere di lavorare contro le sofferenze causate da noi stessi, dobbiamo anche riconoscere e capire che la sofferenza è una parte essenziale per la nostra maturazione umana. Io penso alla parabola del Signore sul chicco di grano caduto in terra, che solo così, morendo, può portare frutto, e questo cadere in terra e morire non è il fatto di un momento, ma è proprio il processo di una vita.

Cadere come grano in terra e morire così, trasformarsi, essere strumenti di Dio, così portare frutto. Il Signore non per caso dice ai suoi discepoli: il Figlio dell’Uomo deve andare a Gerusalemme per soffrire; perciò chi vuole essere mio discepolo deve prendere la sua croce sulle spalle e così seguirmi. In realtà, noi siamo sempre un po’ come Pietro, il quale dice al Signore: No, Signore, questo non può essere il caso tuo, tu non devi soffrire. Noi non vogliamo portare la Croce, vogliamo creare un Regno più umano, più bello in terra.

Questo è totalmente sbagliato: il Signore lo insegna. Ma Pietro ha avuto bisogno di molto tempo, forse di tutta la sua vita per capirlo; perché questa leggenda del Quo Vadis? ha qualcosa di vero in sé: imparare che proprio nell’andare con la Croce del Signore sta il cammino che porta frutto. Così, direi, prima di parlare agli altri, dobbiamo noi stessi capire il mistero della Croce.

Certo, il cristianesimo ci dà la gioia, perché l’amore dà gioia. Ma l’amore è sempre anche un processo del perdersi e quindi anche un processo dell’uscire da se stesso; in questo senso, anche un processo doloroso. E solo così è bello e ci fa maturare e arrivare alla vera gioia. Chi vuol affermare o chi promette una vita solo allegra e comoda, mente, perché non è questa la verità dell’uomo; la conseguenza è che poi si deve fuggire in paradisi falsi. E proprio così non si arriva alla gioia, ma all’autodistruzione.

Il cristianesimo ci annuncia la gioia, sì; questa gioia però cresce solo sulla via dell’amore e questa via dell’amore ha a che fare con la Croce, con la comunione con il Cristo crocefisso. Ed è rappresentata nel chicco di grano caduto in terra. Quando cominciamo a capire e ad accettare questo, ogni giorno, perché ogni giorno ci impone qualche insoddisfazione, qualche peso che crea anche dolore, quando accettiamo questa scuola della sequela di Cristo, come gli Apostoli hanno dovuto imparare a questa scuola, allora diventiamo anche capaci di aiutare i sofferenti.

E’ vero che è sempre problematico se uno che sta più o meno in buona salute o in buone condizioni deve consolare un altro toccato da un grande male: sia malattia, sia perdita di amore. Davanti a questi mali che conosciamo tutti, quasi inevitabilmente tutto appare come solo retorico e patetico. Ma, direi, se queste persone possono sentire che noi siamo com-pazienti, che noi vogliamo portare con loro la Croce in comunione con Cristo, soprattutto pregando con loro, assistendo anche con un silenzio pieno di simpatia, di amore, aiutandoli in quanto possiamo, possiamo divenire credibili.

Dobbiamo accettare questo, che forse in un primo momento le nostre parole appaiano come pure parole. Ma se viviamo realmente in questo spirito della vera sequela di Gesù, troviamo anche il modo di essere vicini con la nostra simpatia. Simpatia etimologicamente vuol dire com-passione per l’uomo, aiutandolo, pregando, creando così la fiducia che la bontà del Signore esiste anche nella valle più oscura. Possiamo così aprire il cuore per il Vangelo di Cristo stesso, che è il vero consolatore; aprire il cuore per lo Spirito Santo, che è chiamato l’altro Consolatore, l’altro Paraclito, che assiste, che è presente.

Possiamo aprire il cuore non per le nostre parole, ma per il grande insegnamento di Cristo, per il suo essere con noi e così aiutare perché la sofferenza e il dolore diventino realmente grazia di maturazione, di comunione col Cristo crocefisso e risorto".


MARCO CECCARELLI: DIOCESI DI ROMA, diacono (prossimo all’ordinazione presbiterale che sarà il 29 aprile p.v.)

6. Santità, nei prossimi mesi, i miei compagni ed io saremo ordinati preti. Passeremo dalla vita ben strutturata dalle regole del seminario, alla situazione ben più articolata delle nostre parrocchie. Quali consigli può darci per vivere al meglio l’inizio del nostro ministero presbiterale?

"Dunque, qui in seminario avete una vita ben articolata. Io direi, come primo punto, è importante anche nella vita di pastori della Chiesa, nella vita quotidiana del sacerdote, conservare, per quanto è possibile, un certo ordine: che non manchi mai la Messa - senza l’Eucaristia un giorno è incompleto e perciò cresciamo già nel Seminario con questa liturgia quotidiana; mi sembra molto importante che sentiamo il bisogno di essere col Signore nell’Eucaristia, che non sia un dovere professionale ma sia realmente un dovere sentito interiormente, che non manchi mai l’Eucaristia.

L’altro punto importante è prendersi il tempo per la Liturgia delle Ore e così per questa libertà interiore: con tutti i pesi che ci sono, essa ci libera e ci aiuta anche ad essere più aperti e a stare in un contatto profondo col Signore. Naturalmente dobbiamo fare tutto quello che impone la vita pastorale, la vita di un vice-parroco, di un parroco o delle altre mansioni sacerdotali. Ma, direi, non dimenticare mai questi punti fissi, che sono l’Eucaristia e la Liturgia delle Ore, così da avere nel giorno un certo ordine che, come avevo detto inizialmente, non devo inventare sempre di nuovo "Serva ordinem et ordo servabit te", abbiamo imparato. E’ una parola vera.

Poi è importante non perdere la comunione con gli altri sacerdoti, con i compagni di via e non perdere il contatto personale con la Parola di Dio, la meditazione. Come fare? Io ho una ricetta abbastanza semplice: combinare la preparazione dell’omelia domenicale con la meditazione personale, per far si che queste parole non siano dette solo agli altri, ma siano realmente parole dette dal Signore a me stesso, e maturate in un colloquio personale col Signore. Perché ciò sia possibile, il mio consiglio è di cominciare già il lunedì, perché se si comincia al sabato è troppo tardi, la preparazione viene affrettata, e forse l’ispirazione manca, perché ci sono altre cose nella testa. Perciò, direi, già il lunedì, leggere semplicemente le letture della prossima domenica che forse appaiono molto inaccessibili. Un po’ come quelle pietre di Massa e Meriba, dove Mosè dice: "Ma come può venire acqua da queste pietre?".

Lasciamo stare, lasciamo che il cuore le digerisca, queste letture; nel subcosciente le parole lavorano e ogni giorno un po’ ritornano. Ovviamente si dovranno anche consultare dei libri, per quanto è possibile. E con questo lavorìo interiore, giorno per giorno, si vede come man mano matura una risposta; man mano si apre questa parola, diventa parola per me. E poiché sono un contemporaneo, essa diventa una parola anche per gli altri. Posso poi cominciare a tradurre quanto io forse vedo nel mio linguaggio teologico nel linguaggio degli altri; il pensiero fondamentale resta tuttavia lo stesso per gli altri e per me.

Così si può avere un incontro permanente, silenzioso, con la Parola, che non esige molto tempo, che forse non abbiamo. Ma riservate un po’ di tempo: così matura non solo un’omelia per la domenica, per gli altri, ma il mio proprio cuore viene toccato dalla Parola del Signore. Rimango in contatto anche in una situazione dove forse il tempo a disposizione è poco.

Non oserei adesso dare troppi consigli, perché la vita nella grande città di Roma è un po’ diversa da quella che io ho vissuto cinquantacinque anni fa nella nostra Baviera. Ma penso che l’essenziale è proprio questo: Eucaristia, Ufficio delle Letture, preghiera e colloquio, anche se breve, ogni giorno, col Signore, sulle sue Parole che io devo annunciare. E non perdere mai, da una parte, l’amicizia con i sacerdoti, l’ascolto della voce della Chiesa viva e, naturalmente, e la disponibilità per la gente affidatami, perché proprio da questa gente, con le sue sofferenze, le sue esperienze di fede, i suoi dubbi e difficoltà, possiamo anche noi imparare, cercare e trovare Dio. Trovare il nostro Signore Gesù Cristo".

grandioso

[Modificato da ratzi.lella 19/02/2007 16.52]

Ratzigirl
Monday, February 19, 2007 8:11 PM
Il Papa invita a riscoprire il Sacramento della penitenza


In questa nostra epoca, segnata da tante sfide religiose e sociali, occorre riscoprire e riproporre il Sacramento della penitenza: così Benedetto XVI nel suo discorso ai penitenzieri delle quattro Basiliche Papali ricevuti stamani in udienza. Il Papa ha esortato i confessori delle basiliche di San Giovanni in Laterano, San Pietro, San Paolo fuori le Mura e Santa Maria Maggiore a radicare nella loro vita il messaggio di salvezza di cui sono portatori come sacerdoti scelti da Cristo. A rivolgere il saluto al Santo Padre il cardinale James Francis Stafford, penitenziere maggiore.

**********


Il confessore è tramite di un meraviglioso evento di grazia: la rinascita spirituale - frutto della misericordia divina - che trasforma il penitente in una nuova creatura. È un miracolo che solo Dio può operare, attraverso le parole e i gesti del sacerdote: l’assoluzione pronunciata a nome e per conto della Chiesa. Si è soffermato sul significato del ministero svolto dai penitenzieri Benedetto XVI, precisando che nella confessione il sacerdote ottempera, con docile adesione, al Magistero della Chiesa:

“Egli si fa ministro della consolante misericordia di Dio, evidenzia la realtà del peccato e manifesta al tempo stesso la smisurata potenza rinnovatrice dell'amore divino, amore che ridona la vita”.

Un amore che sono in tanti a cercare e che si può sperimentare proprio nel Sacramento della penitenza, ha aggiunto il Papa:

Quante persone in difficoltà cercano il conforto e la consolazione di Cristo! Quanti penitenti trovano nella confessione la pace e la gioia che rincorrevano da tempo! Come non riconoscere che anche in questa nostra epoca, segnata da tante sfide religiose e sociali, vada riscoperto e riproposto questo Sacramento?

Nell’amministrare il Sacramento della penitenza, ha detto ancora il Santo Padre, “il confessore non è spettatore passivo”, “ma … strumento attivo della misericordia divina”; è chiamato ad essere “padre”, “giudice spirituale”, “maestro” ed “educatore”:

Pertanto, è necessario che egli unisca ad una buona sensibilità spirituale e pastorale una seria preparazione teologica, morale e pedagogica che lo renda capace di comprendere il vissuto della persona. Gli è poi assai utile conoscere gli ambiti sociali, culturali e professionali di quanti si accostano al confessionale, per poter offrire idonei consigli ed orientamenti spirituali e pratici”.

E ha voluto sottolineare, in particolare, il carattere spirituale del ministero del confessionale Benedetto XVI, e indicandone i tratti ha spiegato:

Alla saggezza umana, alla preparazione teologica occorre pertanto unire una profonda vena di spiritualità alimentata dal contatto orante con Cristo, Maestro e Redentore”.

Nel “peculiare servizio” che il confessore svolge “in virtù dell’Ordinazione presbiterale”, ha precisato poi il Papa, le “doti umane”, “sicuramente inadeguate”, vengono rafforzate dalla Grazia nell’“l’umile e fedele adesione ai disegni salvifici di Cristo”. Adesione che necessita però di una predisposizione interiore:

Per adempiere tale compito dobbiamo anzitutto radicare in noi stessi questo messaggio di salvezza e lasciare che ci trasformi profondamente. Non possiamo predicare il perdono e la riconciliazione agli altri, se non ne siamo personalmente penetrati. Cristo ci ha scelti, cari sacerdoti, per essere i soli a poter perdonare i peccati in suo nome: si tratta allora di uno specifico servizio ecclesiale al quale dobbiamo dare la priorità”.
LadyRatzinger
Tuesday, February 20, 2007 8:50 PM
Lettera di perdono del Papa a Monsignor Wielgus, l'arcivescovo polacco accusato di essere una spia

Papa Benedetto XVI ha scritto una lettera a monsignor Stanislaw Wielgus (nella foto), che di fatto riabilita l'arcivescovo polacco, accusato di aver collaborato per oltre vent'anni con i servizi segreti comunisti di Varsavia. "Dal cuore - scrive il Papa nella lettera pubblicata dall'agenzia Pap - le voglio assicurare la mia vicinanza spirituale e la mia comprensione fraterna per le sofferenze che ha dovuto patire nel corso della sua vita da cappellano e da arcivescovo, fino alla recente rinuncia all'Arcivescovado di Varsavia. Le mando una particolare benedizione, auspicando che possa presto tornare a servire la Chiesa", prosegue nella lettera Benedetto XVI. Monsignor Stanislaw Wielgus all'inizio di gennaio sarebbe dovuto diventare il nuovo Arcivescovo di Varsavia, ma sull'onda dello scandalo ha deciso di dimettersi nel giorno fissato per l'insediamento. Wielgus, pur ammettendo di aver avuto contatti con i servizi segreti durante i suoi viaggi all'estero, ha sempre negato di essere stato un agente segreto dei SB. "Sono conscio delle particolari condizioni nelle quali sua Eccellenza (Wielgus, ndr) ha dovuto operare, - scrive ancora il Papa - quando il regime marxista in Polonia utilizzava tutti i mezzi per soffocare la libertà dei cittadini e in particolar modo degli uomini di Chiesa". "Ho apprezzato - conclude la lettera - la sensibilità e il senso di responsabilità nei confronti della Chiesa polacca, quando il mese scorso ha deciso di rinunciare al suo incarico dato che la situazione creatasi avrebbe messo in discussione l'azione e l'autorità dell'Arcivescovado". Intanto, padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa della Santa Sede, riferendo che si tratta di una "lettera di conforto e di sostegno spirituale, in cui il Papa si augura che mons. Wielgus possa riprendere la sua attività in modo che la sua cultura e la sua pietà sacerdotale possano portare i frutti nella Chiesa", sottolinea l’importanza del gesto compiuto dal Papa con l’invio di questa lettera. Una lettera, dunque, "di apprezzamento e di incoraggiamento", precisa ancora il gesuita padre Lombardi. "Una lettera molto bella ed affettuosa, di conforto e di augurio".

LadyRatzinger
Tuesday, February 20, 2007 8:57 PM
Venerdì il Concistoro per cinque nuovi Beati

Venerdì, alle ore 11, nella Sala del Concistoro del Palazzo Apostolico Vaticano, si terrà il Concistoro Ordinario Pubblico per la Canonizzazione di cinque beati. Ad annunciarlo è oggi l’Ufficio delle celebrazioni liturgiche della Santa Sede. I cinque nuovi beati saranno Giorgio Preca, fondatore della Societas Doctrinae Christianae; Simone da Lipnica, dell’Ordine Francescano Frati Minori; Carlo di Sant’Andrea, della Congregazione della Passione di Nostro Signore Gesù Cristo; Antonio di Sant’Anna, dell’Ordine Frati Minori Alcantarini, fondatore del Monastero delle Concezioniste "Recolhimento da Luz"; Maria Eugenia di Gesù, fondatrice dell’Istituto delle Suore dell’Assunzione della Beata Maria Vergine.
euge65
Tuesday, February 20, 2007 10:06 PM
Dall'agenzia Asca
(ASCA) - Citta' del Vaticano, 20 feb - Il Cardinale Paul
Poupard, Presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo
Interreligioso, Presidente della Commissione per i Rapporti
religiosi con i Musulmani e Presidente del Pontificio
Consiglio della Cultura e' stato ricevuto oggi, 20 febbraio
2007, dallo Sceicco Mohamed Sayyed Tantawi, Grande Iman di
Al-Azhar al-Sharif al Cairo.
''Accolto in un clima di grande cordialita', - informa oggi
un comunicato della Sala Stampa Vaticana - Sua Eminenza il
Cardinale Paul Poupard ha trasmesso allo Sceicco Tantawi gli
auguri di Sua Santita' Benedetto XVI e l'invito del Papa ad
incontrarlo a Roma, invito che e' stato accettato con
soddisfazione.
L'incontro tra le due personalita' ha permesso di valutare il
lavoro del ''Comitato misto per il Dialogo'' stabilito tra il
Comitato permanente di Al-Azhar per il Dialogo con le
Religioni monoteiste e il Pontificio Consiglio per il Dialogo
Interreligioso, che tiene una riunione annuale,
alternativamente al Cairo e a Roma, il 24 febbraio, in
ricordo della visita di Papa Giovanni Paolo II ad Al-Azhar,
il 24 febbraio 2000, cosi' come i diversi aspetti dei
rapporti tra cristiani e musulmani''.
Il Card. Poupard - informa il comunicato odierno del Vaticano
- incontrera' anche il Ministro della Religione, Dott. Hamdi
Zaqzuq.
Res/cdc
Ratzigirl
Wednesday, February 21, 2007 12:09 AM
Il Papa invita a Roma lo Sceicco Tantawi, Grande Iman di Al-Azhar


Nuovo importante gesto di amicizia e dialogo di Benedetto XVI verso il mondo musulmano. Il cardinale Paul Poupard, presidente dei Pontifici Consigli per il Dialogo Interreligioso e della Cultura, e presidente della Commissione per i Rapporti religiosi con i Musulmani, ha incontrato oggi al Cairo, in Egitto, lo Sceicco Mohamed Sayyed Tantawi, Grande Iman di Al-Azhar, trasmettendogli gli auguri di Benedetto XVI e l’invito del Papa ad incontrarlo a Roma: il capo religioso musulmano ha accettato “con soddisfazione” l’invito. Lo rende noto un comunicato della Sala Stampa vaticana. Il porporato è stato “accolto in un clima di grande cordialità”. L’incontro con lo Sceicco Tantawi – afferma la Sala Stampa - ha permesso di valutare il lavoro del "Comitato misto per il Dialogo" stabilito tra il Comitato permanente di Al-Azhar per il Dialogo con le Religioni monoteiste e il Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, che tiene una riunione annuale, alternativamente al Cairo e a Roma, il 24 febbraio, in ricordo della visita di Giovanni Paolo II ad Al-Azhar, il 24 febbraio del 2000, così come i diversi aspetti dei rapporti tra cristiani e musulmani. Il cardinale Poupard – conclude il comunicato - incontrerà anche il ministro della Religione Hamdi Zaqzuq.
josie '86
Wednesday, February 21, 2007 12:55 PM
Dall'AGI
[DIM]15pt[=DIM][G](AGI) PAPA: VESCOVI SPRONINO DIFESA VERITA' IN CULTURA ODIERNA[/G][/DIM]

[FONT]Verdana[=FONT][DIM]14pt[=DIM](AGI) - CdV, 21 feb. - "La Chiesa ha la perenne missione di diffondere la luce della verita' di Cristo che illumina le genti, perche' risplenda in ogni ambito della societa'".
Benedetto XVI si e' rivolto con queste parole ai vescovi dell'Umbria che compiono in questi giorni la loro visita "ad limina". Il Papa ha voluto cosi' unire la sua voce alle indicazioni del Progetto Culturale della Chiesa Italiana, che ha caratterizzato l'impegno della Cei negli ultimi anni.
"Annunciando il messaggio evangelico ogni comunita' cristiana si pone al servizio dell'uomo e del bene comune", ha ricordato.
E tornando a rivolgersi direttamente ai vescovi ha rivolto loro una richiesta precisa: "Cari fratelli nell'Episcopato consapevoli di questo mandato missionario, spronate sempre di piu'i vostri fedeli nello sforzo di permeare gli spazi della cultura odierna con la linfa vitale della divina grazia. Si tratta - ha concluso - di un compito non facile, ma indispensabile".
[/DIM][/FONT]<p><font class='xsmall'>[<i>Modificato da josie '86 21/02/2007&nbsp;12.56</i>]</font></p>
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