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ratzi.lella
Thursday, February 01, 2007 8:45 AM
Il Vaticano e la bioetica del professor Ratzinger
di Paolo Rodari

Procedono in Vaticano, negli uffici della Congregazione per la dottrina della fede, i lavori preparatori di un documento dedicato alla bioetica, alla biogenetica e, in particolare, alla protezione dell’embrione. Le pagine del documento, via via che vengono ultimate, sono sottoposte all’attenzione del pontefice, ma quanto alla data di pubblicazione ancora nessuno si sbilancia.
La conferma della notizia, che circolava già da qualche mese, è stata data quattro giorni fa dal segretario della stessa Congregazione: monsignor Angelo Amato, il presule salesiano 69enne che ha mantenuto il ruolo di segretario dell’ex Sant’Uffizio anche dopo che Ratzinger è salito il 19 aprile 2005 al terzo piano del palazzo apostolico. Un ruolo delicato il suo, soprattutto perché è toccato a lui aiutare - non senza difficoltà - lo statunitense cardinale William Levada (il successore di Ratzinger alla dottrina della fede) a entrare nei meccanismi della curia romana e nel merito dei lavori di una tra le congregazioni più prestigiose di Santa Romana Chiesa.
Con il documento in uscita, l’intento del Vaticano è quello di attualizzare e integrare l’istruzione Donum Vitae firmata da Ratzinger il 22 febbraio del 1987 e dedicata al rispetto della vita umana nascente e alla dignità della procreazione. E, di più, l’auspicio è di offrire una parola sicura - e in qualche modo definitiva - su una materia vasta e che negli ultimi tempi ha portato varie personalità della Chiesa a uscire con dichiarazioni non del tutto gradite nelle alte stanze della Santa Sede. Anche perché - è questo il pensiero di Amato - se c’è una congregazione indicata a riportare il punto di vista della Chiesa su questi argomenti, è proprio l’ex Sant’Uffizio.
Lo ha anche detto esplicitamente lo stesso Amato quattro giorni fa, intervenendo con parole dure su Avvenire: «Lo studio di argomenti così delicati è di competenza della nostra congregazione che poi sottopone i suoi lavori al papa». «E, quindi, le opinioni su questi temi provenienti da altre pur rispettabili istituzioni o personalità ecclesiastiche non possono avere quella autorevolezza che a volte i mass media sembrano voler riconoscere».
Tra gli ultimi interventi significativi di esponenti ecclesiastici, è senz’altro da segnalare l’uscita del cardinale Martini di nove mesi fa sull’Espresso - più ampia, per contenuti, dell’articolo apparso a sua firma il 21 gennaio scorso sulla pagina domenicale de Il Sole 24 Ore - in cui l’ex arcivescovo di Milano spiegò come molte questioni che riguardano la nascita e la fine della vita sono «zone di frontiera o zone grigie dove non è subito evidente quale sia il vero bene». Quindi - disse - «è buona regola astenersi anzitutto dal giudicare frettolosamente e poi discutere con serenità, così da non creare inutili divisioni». Martini, aveva parlato anche dell’uso del preservativo quale «male minore» se esso impedisce il contagio mortale dell’Hiv.
Dello stesso argomento, lo scorso novembre, aveva parlato il cardinale Havier Lozano Barragan, presidente del Pontificio consiglio per la salute. Quest’ultimo aveva sbandierato l’uscita di un dossier, realizzato a suo dire su indicazione di Benedetto XVI e redatto con l’ausilio sia di scienziati che di teologi, relativo ad alcune indicazioni circa l’uso del preservativo.
Monsignor Amato, nell’annunciare l’uscita del documento ufficiale del Vaticano dedicato alla bioetica, non ha citato esplicitamente i nomi di quelle «pur rispettabili istituzioni o personalità ecclesiastiche» che non avrebbero l’autorevolezza per parlare su tali tematiche. Tuttavia, quattro giorni fa, intervenendo sempre sul quotidiano dei vescovi italiani, i riferimenti sono apparsi tutt’altro che oscuri: «La Donum Vitae - ha spiegato Amato parlando dell’istruzione, firmata da Ratzinger, che il nuovo documento in uscita andrebbe a implementare - conserva tutto il suo valore e per certi versi è profetica. Il problema è che nonostante abbia vent’anni è ancora scarsamente conosciuta». Quindi - ed è qui il passaggio più significativo - la questione non è, ad esempio, una revisione della dottrina morale riguardo la liceità del profilattico, che non mi sembra all’ordine del giorno, quanto invece nuove sfide per certi versi ben più gravi e disgregatrici dell’identità della persona umana, come quella del concepito che viene considerato come prodotto biologico e non come essere umano».

(da "il riformista" del 1° febbraio 2007)
Ratzigirl
Friday, February 02, 2007 12:23 AM
Il cordoglio del Papa per la morte del card. Javierre Ortas



Il Papa ha espresso il suo profondo cordoglio per la morte avvenuta stamane a Roma del cardinale spagnolo Antonio María Javierre Ortas, prefetto emerito della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti. Aveva 86 anni. Salesiano, ieri aveva celebrato la sua ultima Messa proprio nella memoria liturgica di San Giovanni Bosco. Benedetto XVI, in due diversi telegrammi, ha definito il porporato un “figlio benemerito di San Giovanni Bosco … mosso sempre dall’amore per Cristo e dalla sua fedeltà al Successore di Pietro”. Domani alle 12.00 il Papa presiederà le esequie nella Basilica Vaticana.


Il porporato era nato a Siétamo, nella diocesi di Huesca, in Spagna, il 21 febbraio 1921. Sacerdote a 28 anni è stato rettore magnifico dell’Università Pontificia Salesiana. Particolarmente intensa è stata la sua attività accademica con seminari e conferenze negli atenei di tutto il mondo. È stato l'ideatore, il fondatore e il segretario generale dei "Simposi" di Teologia Fondamentale a Lovanio e Gazzada.


Anche in campo ecumenico, ha svolto un'intensa attività. È stato chiamato come esperto dell'Episcopato spagnolo ai lavori del Concilio Ecumenico Vaticano II. Consultore del Segretariato per l'Unione dei Cristiani, per un triennio è stato membro di "Fede e Costituzione" nel Consiglio Ecumenico delle Chiese. Il 20 maggio 1976 è stato eletto arcivescovo titolare di Meta e nominato segretario della Congregazione per l'Educazione Cattolica. Ha ricevuto l'ordinazione episcopale il 29 giugno dello stesso anno. All'interno della Curia Romana, ha offerto il contributo delle proprie conoscenze ed esperienze a numerosi dicasteri. Archivista e bibliotecario di Santa Romana Chiesa dal 1988, il 24 gennaio 1992, è stato nominato prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti (emerito dal 21 giugno 1996). Giovanni Paolo II lo ha creato cardinale nel Concistoro del 28 giugno 1988, del Titolo di S. Maria Liberatrice a Monte Testaccio, diaconia elevata pro hac vice a Titolo Presbiterale il 9 gennaio 1999.
Con la sua scomparsa il Collegio cardinalizio risulta ora composto da 184 porporati di cui 110 elettori e 74 non elettori.
Ratzigirl
Friday, February 02, 2007 12:36 AM
Il Papa chiede preghiere perché la solidarietà orienti il rapporto tra le Nazioni


Benedetto XVI ha chiesto preghiere perché la solidarietà sia presente e aumenti nei rapporti tra le Nazioni, soprattutto nei confronti di quelle più sfavorite.


Lo si apprende dalla lettera pontificia contenente le intenzioni che il Santo Padre ha affidato all’“Apostolato della preghiera” per quest’anno.

In questo mese di febbraio, l’intenzione generale recita: “Perché i beni della terra, donati da Dio per tutti gli uomini, siano usati con saggezza e secondo criteri di giustizia e solidarietà”.

Il Papa chiede anche preghiere per un’intenzione missionaria, enunciata in questo modo: “Perché la lotta contro le malattie e le grandi epidemie nel Terzo Mondo trovi nello spirito di solidarietà una sempre più generosa collaborazione da parte dei governi di tutte le Nazioni”.

L’“Apostolato della preghiera” (AdP) è un’iniziativa seguita da circa 50 milioni di persone dei cinque continenti.

Grazie a questa, laici, religiosi, sacerdoti e Vescovi di tutto il mondo offrono le proprie preghiere e i propri sacrifici per le intenzioni che il Papa indica ogni mese a livello universale.
ratzi.lella
Friday, February 02, 2007 4:38 PM
CAPPELLA PAPALE PER LE ESEQUIE DELL’EM.MO CARD. ANTONIO MARÍA JAVIERRE ORTAS , 02.02.2007

Alle ore 12 di oggi, all’Altare della Cattedra della Basilica Vaticana, il Santo Padre Benedetto XVI presiede la Liturgia Esequiale dell’Em.mo Card. Antonio María Javierre Ortas, S.D.B., del Titolo di Santa Maria Liberatrice a Monte Testaccio, Prefetto emerito della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti

Pubblichiamo di seguito l’omelia che il Papa pronuncia nel corso della Celebrazione Eucaristica:


OMELIA DEL SANTO PADRE

Cari fratelli e sorelle,

ieri, all’indomani della memoria liturgica di San Giovanni Bosco, è partito per il Cielo un suo figlio spirituale, il caro e venerato Cardinale Antonio María Javierre Ortas. Si è trovato circondato, al momento della sua dipartita, dalla preghiera corale di suffragio che i Salesiani sono soliti elevare per i Confratelli e le Consorelle defunti proprio il giorno dopo la festa del Fondatore. Alla sua famiglia religiosa si unisce oggi la Curia Romana, si uniscono i parenti e gli amici, con la presente celebrazione, nel giorno in cui la liturgia ricorda la Presentazione del Signore al Tempio. Le parole dell’anziano Simeone che stringe fra le sua braccia il Bambino Gesù, risuonano in questa circostanza con particolare emozione: "Nunc dimittis servum tuum Domine, secundum verbum tuum in pace - Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola" (Lc 2,29). E’ la preghiera che la Chiesa eleva a Dio quando scende la notte, ed è quanto mai significativo ricordarla oggi, ripensando a questo nostro Fratello giunto al tramonto della sua vita terrena.

"Misercordias Domini in aeternum cantabo". Facciamo nostre queste parole, tratte dal suo diario spirituale, mentre accompagniamo il Cardinale Javierre Ortas nel suo viaggio verso la casa del Padre. Nato a Siétamo, in Diocesi di Huesca, il 21 febbraio 1921, egli ha avuto in dono una lunga esistenza, animata sin dalla giovinezza da uno spiccato spirito missionario. Seguendo l’esempio di don Bosco avrebbe voluto vivere la sua vocazione di salesiano a diretto contatto con la gioventù, in terra di missione, ma la Provvidenza lo ha chiamato ad altre mansioni. Egli è stato così apostolo negli ambienti dell’Università e della Curia Romana, senza però mai perdere occasione per svolgere un’intensa attività spirituale nell’ambito più propriamente teologico e in quello più vasto della cultura, soprattutto animando gruppi di professori e di religiosi, e come cappellano tra gli universitari. Il suo è stato un servizio ecclesiale, fedele e generoso, sempre disponibile e cordiale. Benché fosse giunto a un’età ragguardevole, ci ha lasciato in modo piuttosto improvviso. Spinti dalla fede, ma anche da affetto per la sua venerata persona, siamo ora riuniti intorno all’altare del Signore e ci accingiamo ad offrire per lui il Sacrificio eucaristico.

Risuonano nell’animo le parole di Cristo che abbiamo ascoltato poco fa nel Vangelo: "Io sono il pane vivo disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo" (Gv 6,51). E’ questa una delle espressioni di Gesù che racchiudono in sintesi tutto il suo mistero. Ed è confortante ascoltarla e meditarla mentre preghiamo per un’anima sacerdotale che ha trovato nell’Eucaristia il centro della sua vita. La comunione sacramentale, intima e perseverante, con il Corpo e il Sangue di Cristo, opera una trasformazione profonda della persona ed il frutto di questo processo interiore, che la coinvolge tutta, è quanto afferma di sé l’apostolo Paolo scrivendo ai Filippesi: "Mihi vivere Christus est" (Fil 1,21). Il morire allora è un "guadagno" perché solo morendo si può realizzare pienamente quell’"essere-in-Cristo" di cui la comunione eucaristica è pegno su questa terra.

Ieri, ho potuto avere tra le mani alcune lettere che il Cardinale Javierre aveva indirizzato all’amato Giovanni Paolo II e dalle quali emerge proprio questo riferimento privilegiato all’Eucaristia. Nel 1992, al momento in cui ricevette la nomina a Prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, egli scrisse: "Huelga repetir en esta ocasión mi voluntad incondicionada de servicio. Cuente, Santidad, con mi esfuerzo sincero de conducir a término el cometido que se me ha encomendado. Lo imagino gravitando por completo en torno a la EUCARISTIA – scritto tutto maiuscolo –. Todo gira en torno ese baricentro". In occasione poi del 50° anniversario della sua Ordinazione sacerdotale, nella lettera di ringraziamento al Santo Padre per gli auguri inviatigli scriveva: "Al tempo della mia ordinazione a Salamanca il sacerdozio gravitava integralmente intorno all’Eucaristia ... E’ una gioia rivivere i sentimenti della nostra ordinazione, consci che nell’Eucaristia, sacramento del Sacrificio, Cristo attualizza in pienezza il suo unico Sacerdozio". Alla mensa celeste, a quel convito messianico di cui parla Isaia nella prima Lettura, dove la morte è eliminata per sempre e le lacrime sono asciugate su ogni volto (cfr Is 25,8), il caro Cardinale defunto ora prende parte con gioia. In attesa di condividere anche noi, quando il Signore vorrà, questo eterno convito di amore, ci accomuna ora, noi ancora pellegrini e lui già arrivato alla meta, il canto risuonato nel Salmo responsoriale: "Dominus pascit me, et nihil mihi deerit: in loco pascuae, ibi me collocavit" (Sal 22,1-2). Sì, per l’uomo che vive in Cristo la morte non fa paura; egli sperimenta in ogni momento quanto il salmista afferma con fiducia: "Nam et si ambulavero in valle umbrae mortis, non timebo mala, quoniam tu mecum es" (22,4).

"Tu mecum es": questa espressione rimanda ad un’altra che Gesù risorto rivolse agli Apostoli, e che questo nostro Fratello scelse quale suo motto episcopale: "Ego vobiscum sum" (Mt 28,20). In effetti, il Cardinale Javierre Ortas ha voluto che la sua esistenza personale e la sua missione ecclesiale fossero un messaggio di speranza; attraverso il suo apostolato, seguendo l’esempio di san Giovanni Bosco, si è sforzato di comunicare a tutti che Cristo è sempre con noi. Lui, figlio della patria di santa Teresa e di san Giovanni della Croce, quante volte ha pregato nel suo cuore: "Nada te turbe, / nada te espante. / Quien a Dios tiene / nada le falta / … / Solo Dios basta". E’ proprio perché abituato a vivere sorretto da queste convinzioni che il Cardinale Javierre Ortas, al momento di congedarsi dal ministero attivo nella Curia, poteva scrivere nuovamente al Papa parole intrise di speranza: "No me resta sino impetrar que el Señor utilice – en registro divino – la bondad de su Vicario cuando en la tarde de la vida – no lejana – suene para mi la hora del examen sobre el amor".

Nello stemma di questo nostro compianto Fratello è raffigurata una barca legata a due colonne: la barca è la Chiesa, il timoniere è il Papa e le due colonne sono l’Eucaristia e la Madonna. Come degno figlio di Don Bosco, era profondamente devoto di Maria, amata e venerata col titolo di Ausiliatrice. Della Madonna, "Ancilla Domini", ha cercato di imitare lo stile di un servizio discreto e generoso. Lasciò l’incarico di Prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti "in punta di piedi" per dedicarsi al servizio che invece non si deve mai lasciare: la preghiera. Ed ora che il Padre celeste lo ha voluto con sé, sono certo che in Cielo – dove confidiamo che il Signore lo abbia accolto nel suo abbraccio paterno – continua a pregare per noi. Mi piace concludere con una sua riflessione, che ci conduce all’abbraccio del Redentore: E’ meraviglioso – egli scriveva - pensare che non importa la serie dei peccati della nostra vita, che basta alzare gli occhi e vedere il gesto del Salvatore che ci accoglie uno ad uno con bontà infinita, con estrema amabilità. In questa prospettiva, egli concludeva, "la despedida se nimba de esperanza y de gozo".



Si dimette successore papa a Monaco
Friedrich Wetter compira' 79 anni il prossimo 20 febbraio

(ANSA) - CITTA' DEL VATICANO, 2 FEB - Va in pensione il vescovo tedesco che aveva preso il posto di Joseph Ratzinger a Monaco. Il Papa ha infatti accettato la rinuncia al governo dell'arcidiocesi di Monaco del cardinale. Friedrich Wetter compira' 79 anni il prossimo 20 febbraio e al compimento dei 75, come prevede il diritto canonico, aveva presentato le dimissioni al Papa. Al momento Benedetto XVI non ha indicato il successore.

[Modificato da ratzi.lella 02/02/2007 16.39]

Ratzigirl
Saturday, February 03, 2007 2:32 PM
Per la prima volta, una celebrazione penitenziale del Papa con i giovani a San Pietro


Nel suo calendario per la preparazione della Settimana Santa, Benedetto XVI ha introdotto quest’anno una novità significativa: il tradizionale incontro con i giovani di Roma diventerà una “celebrazione penitenziale”.

Lo si apprende dal calendario delle celebrazioni presiedute dal Santo Padre durante i mesi di febbraio, marzo e aprile, distribuito questo giovedì dalla Sala Stampa della Santa Sede.

Per giovedì 29 marzo, in vista della Giornata Mondiale della Gioventù, che quest’anno si celebrerà a livello diocesano in occasione della Domenica delle Palme (il 1° aprile), era previsto il tradizionale incontro dei giovani con il Papa.

Per questa occasione, l’appuntamento non avrà luogo all’aperto, in piazza San Pietro, come avveniva di solito, ma all’interno della Basilica vaticana, e diventerà una “celebrazione penitenziale con i giovani della diocesi di Roma”.

Benedetto XVI ha già sorpreso nella Giornata Mondiale della Gioventù di Colonia, nell’agosto del 2005, proponendo al milione di giovani un’adorazione di Gesù nell’Eucaristia nel momento culminante che ha avuto luogo nella veglia del 20 agosto sulla spianata di Marienfeld.

Il sacramento della riconciliazione è stato promosso con entusiasmo soprattutto a partire dalla Giornata Mondiale della Gioventù di Roma, al Circo Massimo, dove durante i torridi giorni d’agosto centinaia di migliaia di giovani sono accorse per ricevere il perdono di Dio nel sacramento prima di partecipare all’incontro con Giovanni Paolo II.

L’incontro del Papa con i giovani di Roma servirà come preparazione alla Giornata Mondiale della Gioventù prevista a Sydney (Australia) per il mese di luglio del 2008 (http://www.wyd2008.org).
ratzi.lella
Sunday, February 04, 2007 1:46 PM
LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELL’ANGELUS , 04.02.2007

Alle ore 12 di oggi il Santo Padre Benedetto XVI si affaccia alla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare l’Angelus con i fedeli ed i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro.

Queste le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana:


PRIMA DELL’ANGELUS

Cari fratelli e sorelle!

Quest’oggi si celebra in Italia la Giornata per la vita, promossa dalla Conferenza Episcopale sul tema: "Amare e desiderare la vita". Saluto cordialmente quanti sono convenuti in Piazza San Pietro per testimoniare il loro impegno a sostegno della vita dal concepimento fino al suo termine naturale. Mi unisco ai Vescovi italiani per rinnovare l’appello più volte lanciato anche dai miei venerati predecessori a tutti gli uomini e le donne di buona volontà, affinché si mostrino accoglienti verso il grande e misterioso dono della vita. La vita, che è opera di Dio, non va negata ad alcuno, neppure al più piccolo e indifeso nascituro, tanto meno quando presenta gravi disabilità. Allo stesso tempo, facendo eco ai Pastori della Chiesa in Italia, invito a non cadere nell’inganno di pensare di poter disporre della vita fino a "legittimarne l’interruzione con l’eutanasia, magari mascherandola con un velo di umana pietà".

Nella Diocesi di Roma inizia oggi la "Settimana della vita e della famiglia", occasione importante per pregare e riflettere sulla famiglia, che è "culla" della vita e di ogni vocazione. Sappiamo bene come la famiglia fondata sul matrimonio costituisca l’ambiente naturale per la nascita e per l’educazione dei figli, e quindi per assicurare l’avvenire dell’intera umanità. Sappiamo però pure come essa sia segnata da una profonda crisi e debba oggi affrontare molteplici sfide. Occorre pertanto difenderla, aiutarla, tutelarla e valorizzarla nella sua unicità irripetibile. Se questo impegno compete in primo luogo agli sposi, è anche prioritario dovere della Chiesa e di ogni pubblica istituzione sostenere la famiglia attraverso iniziative pastorali e politiche, che tengano conto dei reali bisogni dei coniugi, degli anziani e delle nuove generazioni. Un clima familiare sereno, illuminato dalla fede e dal santo timor di Dio, favorisce inoltre lo sbocciare ed il fiorire delle vocazioni al servizio del Vangelo. Mi riferisco, in particolare, oltre che a quanti sono chiamati a seguire Cristo nella via del sacerdozio, a tutti i religiosi, le religiose, le persone consacrate, che abbiamo ricordato venerdì scorso, nella "Giornata Mondiale della Vita Consacrata".

Cari fratelli e sorelle, preghiamo perché attraverso uno sforzo costante a favore della vita e dell’istituto familiare, le nostre comunità siano luoghi di comunione e di speranza dove si rinnova, pur tra tante difficoltà, il grande "sì" all’amore autentico e alla realtà dell’uomo e della famiglia secondo il progetto originario di Dio. Chiediamo al Signore, per intercessione di Maria Santissima, che cresca il rispetto per la sacralità della vita, si prenda sempre più coscienza delle vere esigenze familiari, ed aumenti il numero di quanti contribuiscono a realizzare nel mondo la civiltà dell’amore.



L´INIZIATIVA
Per la prossima Quaresima
Il papa affida gli Esercizi Spirituali al cardinale Biffi

Papa Benedetto XVI ha affidato all´arcivescovo emerito di Bologna Giacomo Biffi l´incarico di predicare gli Esercizi Spirituali della prossima quaresima alla Curia Romana. Lo ha reso noto la Prefettura della Casa Pontificia. L´anno scorso gli Esercizi Spirituali erano stati affidati da Papa Ratzinger ad un altro cardinale italiano attualemente in pensione, l´ex patriarca di Venezia Marco Cè.
La scelta del cardinale Biffi appare particolarmente significativa anche perchè il porporato è stato uno dei collaboratori più stretti di Papa Wojtyla nella stesura dell´enciclica "Veritatis Splendor" che rappresenta un importante punto di riferimento per l´attuale Magistero della Chiesa per quanto riguarda la morale. Al documento aveva collaborato in modo determinante lo stesso Joseph Ratzinger, allora prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede. Da quando si è ritirato, il card. Biffi dedica la sua attività proprio all´approfondimento di queste tematiche nell´istituto "Veritatis Splendor" di via Riva Reno da lui fondato a Bologna e che ospita anche la collezione d´arte dedicata a un altro cardinale bolognese, Giacomo Lercaro. Recentemente l´ex arcivescovo di Bologna ha tenuto una serie di lezioni agli universitari.

(da "la repubblica" del 4 febbraio 2007)



Il Papa rinnova il Consiglio dei Cardinali

Benedetto XVI ha profondamente rinnovato (rendendolo ancora più internazionale) il Consiglio di Cardinali per lo studio dei problemi organizzativi ed economici della Santa Sede, che rappresenta una sorta di CdA della Curia Romana ed è presieduto dal segretario di Stato Tarcisio Bertone. I nuovi membri sono i cardinali Wilfrid Fox Napier, arcivescovo di Durban (Sud Africa); Juan Luis Cipriani Thorne, arcivescovo di Lima (Peru'); Anthony Olubunmi Okogie, arcivescovo di Lagos (Nigeria); Eusebio Oscar Scheid, arcivescovo di Rio de Janeiro (Brasile); George Pell, arcivescovo di Sidney (Australia); Marc Ouellet, arcivescovo di Quebec (Canada); Gaudencio B. Rosales, arcivescovo di Manila (Filippine); Nicholas Cheong Jinsuk, arcivescovo di Seoul (Corea).

Il Papa ha anche nominato oggi membro della Pontificia Commissione "Ecclesia Dei" il card. Franc Rode', prefetto della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica. Dovrà seguire in particolare il rientro nella comunione cattolica delle famiglie religiose che
seguirono lo scisma di mons. Lefebvre.

(da "affari italiani")

[Modificato da ratzi.lella 04/02/2007 14.15]

ratzi.lella
Monday, February 05, 2007 4:17 PM
trovo che questo messaggio sia straordinario!!!
MESSAGGIO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI PER LA XXII GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTÙ (1°APRILE 2007) , 05.02.2007

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE

"Come io vi ho amato,
così amatevi anche voi gli uni gli altri" (Gv 13,34)


Cari giovani,

in occasione della XXII Giornata Mondiale della Gioventù, che sarà celebrata nelle Diocesi la prossima Domenica delle Palme, vorrei proporre alla vostra meditazione le parole di Gesù: "Come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri" (Gv 13,34).

E’ possibile amare?

Ogni persona avverte il desiderio di amare e di essere amata. Eppure quant’è difficile amare, quanti errori e fallimenti devono registrarsi nell’amore! C’è persino chi giunge a dubitare che l’amore sia possibile. Ma se carenze affettive o delusioni sentimentali possono far pensare che amare sia un’utopia, un sogno irraggiungibile, bisogna forse rassegnarsi? No! L’amore è possibile e scopo di questo mio messaggio è di contribuire a ravvivare in ciascuno di voi, che siete il futuro e la speranza dell’umanità, la fiducia nell’amore vero, fedele e forte; un amore che genera pace e gioia; un amore che lega le persone, facendole sentire libere nel reciproco rispetto. Lasciate allora che percorra insieme a voi un itinerario, in tre momenti, alla "scoperta" dell’amore.

Dio, sorgente dell’amore

Il primo momento riguarda la sorgente dell’amore vero, che è unica: è Dio. Lo pone bene in evidenza san Giovanni affermando che "Dio è amore" (1 Gv 4,8.16); ora egli non vuol dire solo che Dio ci ama, ma che l’essere stesso di Dio è amore. Siamo qui dinanzi alla rivelazione più luminosa della fonte dell’amore che è il mistero trinitario: in Dio, uno e trino, vi è un eterno scambio d’amore tra le persone del Padre e del Figlio, e questo amore non è un’energia o un sentimento, ma una persona, è lo Spirito Santo.

La Croce di Cristo rivela pienamente l’amore di Dio

Come si manifesta a noi Dio-Amore? Siamo qui al secondo momento del nostro itinerario. Anche se già nella creazione sono chiari i segni dell’amore divino, la rivelazione piena del mistero intimo di Dio è avvenuta con l’Incarnazione, quando Dio stesso si è fatto uomo. In Cristo, vero Dio e vero Uomo, abbiamo conosciuto l’amore in tutta la sua portata. Infatti "la vera novità del Nuovo Testamento – ho scritto nell’Enciclica Deus caritas est - non sta in nuove idee, ma nella figura stessa di Cristo, che dà carne e sangue ai concetti - un realismo inaudito" (n. 12). La manifestazione dell’amore divino è totale e perfetta nella Croce, dove, come afferma san Paolo, "Dio dimostra il suo amore verso di noi perché, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi" (Rm 5,8). Ognuno di noi può pertanto dire senza tema di sbagliare: "Cristo mi ha amato e ha dato se stesso per me" (cfr Ef 5,2). Redenta dal suo sangue, nessuna vita umana è inutile o di poco valore, perché tutti siamo amati personalmente da Lui con un amore appassionato e fedele, un amore senza limiti. La Croce, follia per il mondo, scandalo per molti credenti, è invece "sapienza di Dio" per quanti si lasciano toccare fin nel profondo del proprio essere, "perché ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini" (cfr 1 Cor 1,24-25). Anzi, il Crocifisso, che dopo la risurrezione porta per sempre i segni della propria passione, mette in luce le "contraffazioni" e le menzogne su Dio, che si ammantano di violenza, di vendetta e di esclusione. Cristo è l’Agnello di Dio, che prende su di sé il peccato del mondo e sradica l’odio dal cuore dell’uomo. Ecco la sua veritiera "rivoluzione": l’amore.

Amare il prossimo come Cristo ci ama

Ed eccoci ora al terzo momento della nostra riflessione. Sulla croce Cristo grida: "Ho sete" (Gv 19,28): rivela così un’ardente sete di amare e di essere amato da ognuno di noi. Solo se arriviamo a percepire la profondità e l’intensità di un tale mistero, ci rendiamo conto della necessità e dell’urgenza di amarlo a nostra volta "come" Lui ci ha amati. Questo comporta l’impegno di dare anche, se necessario, la propria vita per i fratelli sostenuti dall’amore di Lui. Già nell’Antico Testamento Dio aveva detto: "Amerai il tuo prossimo come te stesso" (Lv 19,18), ma la novità di Cristo consiste nel fatto che amare come Lui ci ha amati significa amare tutti, senza distinzioni, anche i nemici, "fino alla fine" (cfr Gv 13,1).

Testimoni dell’amore di Cristo

Vorrei ora soffermarmi su tre ambiti della vita quotidiana dove voi, cari giovani, siete particolarmente chiamati a manifestare l’amore di Dio. Il primo ambito è la Chiesa che è la nostra famiglia spirituale, composta da tutti i discepoli di Cristo. Memori delle sue parole: "Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri" (Gv 13,35), alimentate, con il vostro entusiasmo e la vostra carità, le attività delle parrocchie, delle comunità, dei movimenti ecclesiali e dei gruppi giovanili ai quali appartenete. Siate solleciti nel cercare il bene dell’altro, fedeli agli impegni presi. Non esitate a rinunciare con gioia ad alcuni vostri svaghi, accettate di buon animo i sacrifici necessari, testimoniate il vostro amore fedele per Gesù annunciando il suo Vangelo specialmente fra i vostri coetanei.

Prepararsi al futuro

Il secondo ambito, dove siete chiamati ad esprimere l’amore e a crescere in esso, è la vostra preparazione al futuro che vi attende. Se siete fidanzati, Dio ha un progetto di amore sul vostro futuro di coppia e di famiglia ed è quindi essenziale che voi lo scopriate con l’aiuto della Chiesa, liberi dal pregiudizio diffuso che il cristianesimo, con i suoi comandamenti e i suoi divieti, ponga ostacoli alla gioia dell’amore ed impedisca in particolare di gustare pienamente quella felicità che l’uomo e la donna cercano nel loro reciproco amore. L’amore dell’uomo e della donna è all’origine della famiglia umana e la coppia formata da un uomo e da una donna ha il suo fondamento nel disegno originario di Dio (cfr Gn 2,18-25). Imparare ad amarsi come coppia è un cammino meraviglioso, che tuttavia richiede un tirocinio impegnativo. Il periodo del fidanzamento, fondamentale per costruire la coppia, è un tempo di attesa e di preparazione, che va vissuto nella castità dei gesti e delle parole. Ciò permette di maturare nell’amore, nella premura e nell’attenzione verso l’altro; aiuta ad esercitare il dominio di sé, a sviluppare il rispetto dell’altro, caratteristiche tutte del vero amore che non ricerca in primo luogo il proprio soddisfacimento né il proprio benessere. Nella preghiera comune chiedete al Signore che custodisca ed incrementi il vostro amore e lo purifichi da ogni egoismo. Non esitate a rispondere generosamente alla chiamata del Signore, perché il matrimonio cristiano è una vera e propria vocazione nella Chiesa. Ugualmente, cari giovani e care ragazze, siate pronti a dire "sì", se Iddio vi chiama a seguirlo sulla via del sacerdozio ministeriale o della vita consacrata. Il vostro esempio sarà di incoraggiamento per molti altri vostri coetanei, che sono alla ricerca della vera felicità.

Crescere nell’amore ogni giorno

Il terzo ambito dell’impegno che l’amore comporta è quello della vita quotidiana con le sue molteplici relazioni. Mi riferisco segnatamente alla famiglia, alla scuola, al lavoro e al tempo libero. Cari giovani, coltivate i vostri talenti non soltanto per conquistare una posizione sociale, ma anche per aiutare gli altri "a crescere". Sviluppate le vostre capacità, non solo per diventare più "competitivi" e "produttivi", ma per essere "testimoni della carità". Alla formazione professionale unite lo sforzo di acquisire conoscenze religiose utili per poter svolgere la vostra missione in maniera responsabile. In particolare, vi invito ad approfondire la dottrina sociale della Chiesa, perché dai suoi principi sia ispirata ed illuminata la vostra azione nel mondo. Lo Spirito Santo vi renda inventivi nella carità, perseveranti negli impegni che assumete, e audaci nelle vostre iniziative, perché possiate offrire il vostro contributo per l’edificazione della "civiltà dell’amore". L’orizzonte dell’amore è davvero sconfinato: è il mondo intero!

"Osare l’amore" seguendo l’esempio dei santi

Cari giovani, vorrei invitarvi a "osare l’amore", a non desiderare cioè niente di meno per la vostra vita che un amore forte e bello, capace di rendere l’esistenza intera una gioiosa realizzazione del dono di voi stessi a Dio e ai fratelli, ad imitazione di Colui che mediante l’amore ha vinto per sempre l’odio e la morte (cfr Ap 5,13). L’amore è la sola forza in grado di cambiare il cuore dell’uomo e l’umanità intera, rendendo proficue le relazioni tra uomini e donne, tra ricchi e poveri, tra culture e civiltà. Questo testimonia la vita dei Santi che, veri amici di Dio, sono il canale e il riflesso di questo amore originario. Impegnatevi a conoscerli meglio, affidatevi alla loro intercessione, cercate di vivere come loro. Mi limito a citare Madre Teresa che, per affrettarsi a rispondere al grido di Cristo "Ho sete", grido che l’aveva profondamente toccata, iniziò a raccogliere i moribondi nelle strade di Calcutta, in India. Da allora l’unico desiderio della sua vita divenne quello di estinguere la sete d’amore di Gesù non a parole, ma con atti concreti, riconoscendone il volto sfigurato, assetato d’amore, nel viso dei più poveri tra i poveri. La Beata Teresa ha messo in pratica l’insegnamento del Signore: "Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me" (cfr Mt 25,40). E il messaggio di questa umile testimone dell’amore divino si è diffuso nel mondo intero.

Il segreto dell’amore

Ad ognuno di noi, cari amici, è dato di raggiungere questo stesso grado di amore, ma solo ricorrendo all’indispensabile sostegno della Grazia divina. Soltanto l’aiuto del Signore ci consente, infatti, di sfuggire alla rassegnazione davanti all’enormità del compito da svolgere e ci infonde il coraggio di realizzare quanto è umanamente impensabile. Il contatto con il Signore nella preghiera ci mantiene nell’umiltà, ricordandoci che siamo "servi inutili" (cfr Lc 17,10). Soprattutto l’Eucaristia è la grande scuola dell’amore. Quando si partecipa regolarmente e con devozione alla Santa Messa, quando si passano in compagnia di Gesù eucaristico prolungate pause di adorazione è più facile capire la lunghezza, la larghezza, l’altezza e la profondità del suo amore che sorpassa ogni conoscenza (cfr Ef 3,17-18). Condividendo il Pane eucaristico con i fratelli della comunità ecclesiale si è poi spinti a tradurre "in fretta", come fece la Vergine con Elisabetta, l’amore di Cristo in generoso servizio ai fratelli.

Verso l’incontro di Sidney

Illuminante è al riguardo l’esortazione dell’apostolo Giovanni: "Figlioli, non amiamo a parole, né con la lingua, ma coi fatti e nella verità. Da questo conosceremo che siamo nati dalla verità" (1 Gv 3, 18-19). Cari giovani, è con questo spirito che vi invito a vivere la prossima Giornata Mondiale della Gioventù insieme con i vostri Vescovi nelle vostre rispettive Diocesi. Essa rappresenterà una tappa importante verso l’incontro di Sydney, il cui tema sarà: "Avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni" (At 1,8). Maria, Madre di Cristo e della Chiesa, vi aiuti a far risuonare ovunque il grido che ha cambiato il mondo: "Dio è amore!". Vi accompagno con la preghiera e di cuore vi benedico.

Dal Vaticano, 27 Gennaio 2007

BENEDICTUS PP. XVI

[Modificato da ratzi.lella 05/02/2007 16.22]

Paparatzifan
Monday, February 05, 2007 8:46 PM
Re: trovo che questo messaggio sia straordinario!!!

Scritto da: ratzi.lella 05/02/2007 16.17
MESSAGGIO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI PER LA XXII GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTÙ (1°APRILE 2007) , 05.02.2007

BENEDICTUS PP. XVI

[Modificato da ratzi.lella 05/02/2007 16.22]



Dolcissimo!
LadyRatzinger
Monday, February 05, 2007 8:56 PM
Re: Re: trovo che questo messaggio sia straordinario!!!

Scritto da: Paparatzifan 05/02/2007 20.46

Dolcissimo!



Cià!Sembra una lettera scritta da un papà ai suoi figlioletti!!
Ratzigirl
Tuesday, February 06, 2007 1:11 AM
TELEGRAMMA DI CORDOGLIO DEL SANTO PADRE PER LA MORTE DELL’ISPETTORE CAPO FILIPPO RACITI E DI CONDANNA DELLA VIOLENZA NEL MONDO DEL CALCIO


TELEGRAMMA DEL SANTO PADRE


A SUA ECCELLENZA REV.MA MONS. SALVATORE GRISTINA
ARCIVESCOVO DI CATANIA

INFORMATO TRAGICA UCCISIONE ISPETTORE CAPO FILIPPO RACITI SOMMO PONTEFICE ESPRIME SUA SPIRITUALE VICINANZA AT CONSORTE ET FIGLI VITTIMA COME ANCHE AT FERITI ET POLIZIA DI STATO IMPEGNATA CON ALTRE FORZE DELL’ORDINE AT MANTENIMENTO SICUREZZA DEI CITTADINI (.) NEL RIBADIRE SUA FERMA CONDANNA PER OGNI GESTO DI VIOLENZA CHE MACCHIA MONDO DEL CALCIO SANTO PADRE NE ESORTA PROTAGONISTI AT PROMUOVERE CON MAGGIOR DETERMINAZIONE RISPETTO LEGALITÀ FAVORENDO LEALTÀ SOLIDARIETÀ ET SANA COMPETITIVITÀ (.) CON TALI VOTI SUA SANTITÀ ELEVA FERVIDE PREGHIERE DI SUFFRAGIO PER FEDELE SERVITORE DELLO STATO ET MENTRE INVOCA CONSOLAZIONE CELESTE SU FAMILIARI COLLEGHI ET SU QUANTI SONO COLPITI DA COSI’ DRAMMATICO LUTTO INVIA CONFORTATRICE BENEDIZIONE APOSTOLICA ESTENSIBILE AT PRESENTI RITO ESEQUIALE

ratzi.lella
Wednesday, February 07, 2007 8:08 PM
L’UDIENZA GENERALE , 07.02.2007

L’Udienza Generale di questa mattina si è svolta in due diversi momenti: alle ore 10.30, nella Basilica Vaticana, il Santo Padre Benedetto XVI ha incontrato gli Ecc.mi Presuli della Conferenza Episcopale della Lombardia in occasione della Visita "ad Limina Apostolorum" con i fedeli in pellegrinaggio dalle diocesi lombarde; successivamente, nell’Aula Paolo VI, il Papa ha salutato diversi gruppi di pellegrini e fedeli provenienti dall’Italia e da ogni parte del mondo.

Nel discorso in lingua italiana, continuando a parlare dei primi testimoni della fede cristiana, il Santo Padre si è soffermato sui coniugi Priscilla e Aquila.

Dopo aver riassunto la Sua catechesi in diverse lingue, il Papa ha rivolto particolari espressioni di saluto ai gruppi di fedeli presenti.

L’Udienza Generale si è conclusa con il canto del Pater Noster e la Benedizione Apostolica impartita insieme ai Vescovi presenti.


SALUTO AI PELLEGRINI NELLA BASILICA VATICANA

Cari fratelli e sorelle delle Diocesi Lombarde!

Saluto anzitutto voi, cari Fratelli nell’Episcopato, convenuti a Roma per la Visita ad Limina Apostolorum. Con voi saluto i fedeli che vi accompagnano in questo significativo momento di intensa comunione con il Successore di Pietro. La Chiesa che vive in Lombardia, e qui rappresentata in tutte le sue componenti, ha un ruolo importante da continuare a svolgere nella società lombarda: annunciare e testimoniare il Vangelo in ogni suo ambito, specialmente dove emergono i tratti negativi di una cultura consumistica ed edonistica, del secolarismo e dell’individualismo, dove si registrano antiche e nuove forme di povertà con segnali preoccupanti del disagio giovanile e fenomeni di violenza e di criminalità. Se le Istituzioni e le varie agenzie educative sembrano talora attraversare momenti di difficoltà, non mancano, però, grandi risorse ideali e morali nel vostro popolo, ricco di nobili tradizioni familiari e religiose. Ho visto nel colloquio con voi, cari Fratelli nell'Episcopato, come la Chiesa in Lombardia è realmente una Chiesa viva, ricca del dinamismo della fede e anche di spirito missionario, capace e decisa a trasmettere la fiaccola della fede alle future generazioni e al mondo del nostro tempo. Vi sono grato per questo dinamismo della fede, che vive proprio nelle Diocesi della Lombardia.

Vasto è il vostro campo d’azione. Si tratta, da una parte, di difendere e promuovere la cultura della vita umana e della legalità, dall’altra è necessaria una sempre più coerente conversione a Cristo personale e comunitaria. Per crescere infatti nella fedeltà all’uomo, creato a immagine e somiglianza del Creatore, occorre con coerenza penetrare più intimamente nel mistero di Cristo e diffonderne il messaggio di salvezza. Dobbiamo fare di tutto per conoscere sempre meglio la figura di Gesù, per avere di Lui una conoscenza non soltanto «di seconda mano», ma una conoscenza attraverso l'incontro nella preghiera, nella liturgia, nell'amore per il prossimo. E’ un impegno certamente difficile, ma sono di conforto le parole del Signore: "Ecco, io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo" (Mt 28, 20). È con noi il Signore, anche oggi, domani, fino alla fine del mondo! Si intensifichi, pertanto, la vostra testimonianza evangelica perchè in ogni ambiente i cristiani, guidati dallo Spirito Santo che dimora nella Chiesa e nei cuori dei fedeli come in un tempio (cfr.1 Cor 3, 16-17), siano segni vivi della speranza soprannaturale. Il nostro tempo, con tante angosce e problemi, ha bisogno di speranza. E la nostra speranza viene proprio dalla promessa del Signore e dalla sua presenza. Vi incoraggio, cari Vescovi, a guidare l’alacre popolo lombardo su tale cammino, contando in ogni situazione sull’indefettibile assistenza divina. Andiamo avanti con l’aiuto del Signore in questa direzione!


CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA

Cari fratelli e sorelle,

facendo un nuovo passo in questa sorta di galleria di ritratti dei primi testimoni della fede cristiana, che abbiamo iniziato alcune settimane fa, prendiamo oggi in considerazione una coppia di sposi. Si tratta dei coniugi Priscilla e Aquila, che si collocano nell’orbita dei numerosi collaboratori gravitanti intorno all’apostolo Paolo, ai quali avevo già brevemente accennato mercoledì scorso. In base alle notizie in nostro possesso, questa coppia di coniugi svolse un ruolo molto attivo al tempo delle origini post-pasquali della Chiesa.

I nomi di Aquila e Priscilla sono latini, ma l’uomo e la donna che li portano erano di origine ebraica. Almeno Aquila, però, proveniva geograficamente dalla diaspora dell’Anatolia settentrionale, che si affaccia sul Mar Nero - nell'attuale Turchia -, mentre Priscilla, il cui nome si trova a volte abbreviato in Prisca, era probabilmente un’ebrea proveniente da Roma (cfr At 18,2). È comunque da Roma che essi erano giunti a Corinto, dove Paolo li incontrò all’inizio degli anni ’50; là egli si associò ad essi poiché, come ci racconta Luca, esercitavano lo stesso mestiere di fabbricatori di tende o tendoni per uso domestico, e fu accolto addirittura nella loro casa (cfr At 18,3). Il motivo della loro venuta a Corinto era stata la decisione dell’imperatore Claudio di cacciare da Roma i Giudei residenti nell’Urbe. Lo storico romano Svetonio ci dice su questo avvenimento che aveva espulso gli Ebrei perché "provocavano tumulti a motivo di un certo Cresto" (cfr "Vite dei dodici Cesari, Claudio", 25). Si vede che non conosceva bene il nome — invece di Cristo scrive "Cresto" — e aveva un'idea solo molto confusa di quanto era avvenuto. In ogni caso, c'erano delle discordie all'interno della comunità ebraica intorno alla questione se Gesù fosse il Cristo. E questi problemi erano per l'imperatore il motivo per espellere semplicemente tutti gli Ebrei da Roma. Se ne deduce che i due coniugi avevano abbracciato la fede cristiana già a Roma negli anni ’40, e ora avevano trovato in Paolo qualcuno che non solo condivideva con loro questa fede — che Gesù è il Cristo — ma che era anche apostolo, chiamato personalmente dal Signore Risorto. Quindi, il primo incontro è a Corinto, dove lo accolgono nella casa e lavorano insieme nella fabbricazione di tende.

In un secondo tempo, essi si trasferirono in Asia Minore, a Efeso. Là ebbero una parte determinante nel completare la formazione cristiana del giudeo alessandrino Apollo, di cui abbiamo parlato mercoledì scorso. Poiché egli conosceva solo sommariamente la fede cristiana, «Priscilla e Aquila lo ascoltarono, poi lo presero con sé e gli esposero con maggiore accuratezza la via di Dio» (At 18,26). Quando da Efeso l’apostolo Paolo scrive la sua Prima Lettera ai Corinzi, insieme ai propri saluti manda esplicitamente anche quelli di «Aquila e Prisca, con la comunità che si raduna nella loro casa» (16,19). Veniamo così a sapere del ruolo importantissimo che questa coppia svolse nell’ambito della Chiesa primitiva: quello cioè di accogliere nella propria casa il gruppo dei cristiani locali, quando essi si radunavano per ascoltare la Parola di Dio e per celebrare l'Eucaristia. È proprio quel tipo di adunanza che è detto in greco "ekklesìa" - la parola latina è "ecclesia", quella italiana "chiesa" - che vuol dire convocazione, assemblea, adunanza. Nella casa di Aquila e Priscilla, quindi, si riunisce la Chiesa, la convocazione di Cristo, che celebra qui i sacri Misteri. E così possiamo vedere la nascita proprio della realtà della Chiesa nelle case dei credenti. I cristiani, infatti, fin verso il secolo III° non avevano propri luoghi di culto: tali furono, in un primo tempo, le sinagoghe ebraiche, fin quando l'originaria simbiosi tra Antico e Nuovo Testamento si è sciolta e la Chiesa delle Genti fu costretta a darsi una propria identità, sempre profondamente radicata nell'Antico Testamento. Poi, dopo questa "rottura", si riuniscono nelle case i cristiani, che diventano così "Chiesa". E infine, nel III secolo, nascono veri e propri edifici di culto cristiano. Ma qui, nella prima metà del I secolo e nel II secolo, le case dei cristiani diventano vera e propria "chiesa". Come ho detto, si leggono insieme le Sacre Scritture e si celebra l'Eucaristia. Così avveniva, per esempio, a Corinto, dove Paolo menziona un certo «Gaio, che ospita me e tutta la comunità» (Rm 16,23), o a Laodicea, dove la comunità si radunava nella casa di una certa Ninfa (cfr Col 4,15), o a Colossi, dove il raduno avveniva nella casa di un certo Archippo (cfr Fm 2).

Tornati successivamente a Roma, Aquila e Priscilla continuarono a svolgere questa preziosissima funzione anche nella capitale dell’Impero. Infatti Paolo, scrivendo ai Romani, manda questo preciso saluto: «Salutate Prisca e Aquila, miei collaboratori in Cristo Gesù; per salvarmi la vita essi hanno rischiato la loro testa, e ad essi non io soltanto sono grato, ma tutte le Chiese dei Gentili; salutate anche la comunità che si riunisce nella loro casa» (Rm 16,3-5). Quale straordinario elogio dei due coniugi in queste parole! E a tesserlo è nientemeno che l’apostolo Paolo. Egli riconosce esplicitamente in loro due veri e importanti collaboratori del suo apostolato. Il riferimento al fatto di avere rischiato la vita per lui va collegato probabilmente ad interventi in suo favore durante qualche sua prigionia, forse nella stessa Efeso (cfr At 19,23; 1 Cor 15,32; 2 Cor 1,8-9). E che alla propria gratitudine Paolo associ addirittura quella di tutte le Chiese delle Genti, pur considerando l’espressione forse alquanto iperbolica, lascia intuire quanto vasto sia stato il loro raggio d’azione e, comunque, il loro influsso a vantaggio del Vangelo.

La tradizione agiografica posteriore ha conferito un rilievo tutto particolare a Priscilla, anche se resta il problema di una sua identificazione con un’altra Priscilla martire. In ogni caso, qui a Roma abbiamo sia una chiesa dedicata a Santa Prisca sull’Aventino sia le Catacombe di Priscilla sulla Via Salaria. In questo modo si perpetua la memoria di una donna, che è stata sicuramente una persona attiva e di molto valore nella storia del cristianesimo romano. Una cosa è certa: insieme alla gratitudine di quelle prime Chiese, di cui parla san Paolo, ci deve essere anche la nostra, poiché grazie alla fede e all’impegno apostolico di fedeli laici, di famiglie, di sposi come Priscilla e Aquila il cristianesimo è giunto alla nostra generazione. Poteva crescere non solo grazie agli Apostoli che lo annunciavano. Per radicarsi nella terra del popolo, per svilupparsi vivamente, era necessario l'impegno di queste famiglie, di questi sposi, di queste comunità cristiane, di fedeli laici che hanno offerto l'"humus" alla crescita della fede. E sempre, solo così cresce la Chiesa. In particolare, questa coppia dimostra quanto sia importante l’azione degli sposi cristiani. Quando essi sono sorretti dalla fede e da una forte spiritualità, diventa naturale un loro impegno coraggioso per la Chiesa e nella Chiesa. La quotidiana comunanza della loro vita si prolunga e in qualche modo si sublima nell’assunzione di una comune responsabilità a favore del Corpo mistico di Cristo, foss’anche di una piccola parte di esso. Così era nella prima generazione e così sarà spesso.

Un’ulteriore lezione non trascurabile possiamo trarre dal loro esempio: ogni casa può trasformarsi in una piccola chiesa. Non soltanto nel senso che in essa deve regnare il tipico amore cristiano fatto di altruismo e di reciproca cura, ma ancor più nel senso che tutta la vita familiare, in base alla fede, è chiamata a ruotare intorno all'unica signoria di Gesù Cristo. Non a caso nella Lettera agli Efesini Paolo paragona il rapporto matrimoniale alla comunione sponsale che intercorre tra Cristo e la Chiesa (cfr Ef 5,25-33). Anzi, potremmo ritenere che l’Apostolo indirettamente moduli la vita della Chiesa intera su quella della famiglia. E la Chiesa, in realtà, è la famiglia di Dio. Onoriamo perciò Aquila e Priscilla come modelli di una vita coniugale responsabilmente impegnata a servizio di tutta la comunità cristiana. E troviamo in loro il modello della Chiesa, famiglia di Dio per tutti i tempi.


Saluto in lingua italiana

Cari fratelli e sorelle,

rivolgo un cordiale benevenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto gli Assistenti diocesani dell’Azione Cattolica, accompagnati dall’Assistente Generale Mons. Francesco Lambiasi. Cari amici, di fronte ad una preoccupante "emergenza educativa", voi siete chiamati a comunicare la fede alle nuove generazioni, favorendo l’incontro con Cristo di tanti ragazzi e giovani. Non stancatevi di ricordare loro - può essere difficile, ma è tanto necessario e anche bello - che solo il Vangelo può soddisfare pienamente le attese del cuore umano e può creare un vero umanesimo.

Saluto, poi, voi, Missionari di San Carlo (Scalabriniani), che celebrate in questi giorni il Capitolo Generale, augurandovi di essere sempre più padri nella fede e guide nella vita secondo lo Spirito per le persone e le comunità affidate alle vostre cure pastorali.

Il mio pensiero va, infine, ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. Cari giovani, siate ovunque testimoni di non violenza - questo è importante proprio oggi! - e di pace e, con questo generoso impegno, contribuirete a costruire un futuro migliore per tutti. Voi, cari ammalati, con le vostre sofferenze sentitevi "collaboratori" di Cristo nella sua sofferenza, che porta su di sé il dolore del mondo, e proprio così ci dà la vita e la gioia.. E voi, cari sposi novelli, costruite giorno per giorno la vostra felicità, come esorta l'apostolo Paolo, lieti nella speranza, forti nelle tribolazioni, perseveranti nella preghiera, solleciti per le necessità dei fratelli (cfr Rm 12,12-13).

l'udienza generale di questa mattina e' stata particolarmente significativa per me. in primo luogo perche' il papa ha incontrato i vescovi ed i fedeli della mia regione (la lombardia) ed ha usato parole particolarmente affettuose verso la nostra diocesi...
la seconda ragione per cui sono entusiasta dell'udienza di stamattina e' cio' che e' accaduto nell'aula nervi durante i saluti agli italiani: un gruppo di ragazzi, in modo spontaneo e sincero, ha intonato al nostro papa il ritornello "NON MOLLARE MAI".
che emozione e che bello sapere che in tanti sosteniamo il santo padre

[Modificato da ratzi.lella 07/02/2007 20.13]

euge65
Wednesday, February 07, 2007 8:15 PM
purtroppo..........
Purtroppo, non ho avuto modo stamattina di vedere l'udienza di Papa Benedetto ma, stasera sul TG5 sono state mandate in onda alcune immagini ed il commento del cronista che parlava di riferimenti di Benedetto al disagio giovanile ed alla violenza che da esso scaturisce...............

fra le altre cose si e' vista una sala Nervi piena all'inverosimile e con la presenza di tantissimi giovani........

Baudo beccati questa!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! non tutti seguono come pecoroni le tue manifestazioni di insulsa onnipotenza!!!!!!!!!!!!
$anna67$
Wednesday, February 07, 2007 9:55 PM
Uahuuuuu!!!!
E' STATA UNUDIENZA SPETTACOLARE PIENA DI GIOVENTU' E CON CORI DA STADIO TRA CUI POPOPOPOPOPOOOOOOOOOO!!!! MITICO BENNY E' DIVENTATO TUTTO ROSSO!!!!!!! CHE BELLA GIOVENTU' AVREI VOLUTO ESSERE LI CON UNA BELLA BANDIERA E URLARE COME UNA PAZZA!!!!
Paparatzifan
Wednesday, February 07, 2007 10:23 PM
Re: Uahuuuuu!!!!

Scritto da: $anna67$ 07/02/2007 21.55
E' STATA UNUDIENZA SPETTACOLARE PIENA DI GIOVENTU' E CON CORI DA STADIO TRA CUI POPOPOPOPOPOOOOOOOOOO!!!! MITICO BENNY E' DIVENTATO TUTTO ROSSO!!!!!!! CHE BELLA GIOVENTU' AVREI VOLUTO ESSERE LI CON UNA BELLA BANDIERA E URLARE COME UNA PAZZA!!!!


E' stata bellissima!!!! Gli spagnoli gli cantavano, utilizzando la musica di una canzone popolare spagnola: "Tara rararararaaaaaa... Que viva el Papa!!!"
Ratzigirl
Thursday, February 08, 2007 12:58 AM
Il Papa visiterà il 18 marzo il carcere minorile di Casaldelmarmo a Roma

Benedetto XVI visitera' il carcere minorile di Roma domenica 18 marzo. La notizia e' stata confermata dal direttore della Sala Stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi. E' la prima volta che Papa Ratzinger varca le soglie di un carcere, seguendo le orme di Giovanni XXIII, che visito' Regina Coeli, e di Giovanni Paolo II che ha visitato a Roma Regina Coeli e Rebibbia ma anche diversi altri carceri nel corso dei suoi viaggi. La scelta e' caduta su Casaldelmarmo anche perche' la Santa Sede ha sempre mantenuto un rapporto pastorale molto intenso con il carcere minorile di Roma, dove il card. Agostino Casaroli, segretario di Stato negli anni'80, prestava il suo servizio pastorale.
ratzi.lella
Thursday, February 08, 2007 1:04 PM
il vaticano smentisce clamorosamente "la stampa"
a proposito dell'articolo sul "nuovo corso" bertone-prodi (http://freeforumzone.leonardo.it/viewmessaggi.aspx?f=65482&idd=40&p=72&t=1170936005968#Last) "la stampa" si becchi questa:

DICHIARAZIONE DEL DIRETTORE DELLA SALA STAMPA DELLA SANTA SEDE, REV.DO P. FEDERICO LOMBARDI, S.J.

Il Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Rev.do P. Federico Lombardi, S.J., ha rilasciato questa mattina ai giornalisti la seguente dichiarazione:

A proposito di quanto pubblicato questa mattina su un importante quotidiano italiano, smentisco che abbia avuto luogo recentemente un incontro fra il Segretario di Stato, Card. Tarcisio Bertone, e il Presidente del Consiglio italiano, On. Romano Prodi, e che sia giunta in Vaticano una lettera dei Vescovi del Piemonte concernente la Presidenza della CEI.

che vergogna!!!! adesso sappiamo quanto e' credibile il quotidiano "la stampa"!
Ratzigirl
Thursday, February 08, 2007 7:45 PM
Cordoglio del Pontefice per la morte di tre fratellini in un incendio vicino Vicenza

CITTA’ DEL VATICANO, giovedì, 8 febbraio 2007 (ZENIT.org).- Benedetto XVI ha espresso il proprio cordoglio per la tragica morte di tre fratellini a causa di un incendio avvenuto in provincia di Vicenza.

“Appresa la tragica notizia, il Sommo Pontefice esprime affettuosa partecipazione al dolore che colpisce famigliari, amici e comunità”, si legge nel testo, riportato dalla “Radio Vaticana”.

Il telegramma, firmato dal segretario di Stato, il Cardinale Tarcisio Bertone, è stato letto questo mercoledì a Valstagna durante i funerali dei tre bambini, Nikolas, Timoty e Lucrezia Facco, di 6, 4 e 3 anni.

I bimbi sono morti venerdì scorso nell’incendio della loro casa di San Marino di San Nazario (VI).

“Mentre assicura fervide preghiere di suffragio per i piccoli”, il Papa “invia a tutti la speciale benedizione apostolica in segno di spirituale vicinanza”.
Ratzigirl
Thursday, February 08, 2007 8:11 PM
Il Papa celebra i 39 anni di vita della Comunità di Sant’Egidio

Incontrando rappresentanti e Vescovi amici di questa nuova realtà ecclesiale




Benedetto XVI ha celebrato questo giovedì i 39 anni di vita della Comunità di Sant’Egidio ricevendo in udienza i rappresentanti di questa nuova realtà ecclesiale e i Vescovi amici che si erano riuniti a Roma per un congresso.

La Comunità di Sant’Egidio, mettendo al centro della propria esistenza la preghiera e la liturgia, vuole farsi prossima di coloro che sperimentano situazioni di disagio e di emarginazione sociale. Per il cristiano l’uomo, anche se lontano, non è mai un estraneo”, ha detto il Papa sintetizzando il carisma di questo movimento.

All’udienza hanno partecipato monsignor Vincenzo Paglia, Vescovo di Terni-Narni-Amelia e consigliere spirituale della Comunità di Sant’Egidio, e il fondatore di quest’ultima, il professore e storico Andrea Riccardi.

La Comunità ha celebrato il suo anniversario con un’Eucaristia, presieduta alle 18.30 dal Cardinale Paul Poupard, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura e del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, nella Basilica di San Giovanni in Laterano.

La Comunità di Sant'Egidio è nata a Roma nel febbraio 1968 e oggi raccoglie oltre 50.000 membri, tutti volontari, in più di 70 Paesi del mondo.

Commentando il tema del IX Congresso di Vescovi amici della Comunità di Sant’Egidio, celebrato a Roma, “La globalizzazione dell’amore”, il Papa ha considerato nel suo discorso che è “un argomento quanto mai attuale”.

Nelle sue parole, il Pontefice si è riferito particolarmente all’Africa, “continente che porto nel cuore e che spero possa finalmente conoscere un tempo di stabile pace e di vero sviluppo”.

La Comunità di Sant’Egidio è stata una delle istituzioni mediatrici che hanno contribuito al raggiungimento della riconciliazione nel conflitto interno del Mozambico.

E’ impegnata in progetti sanitari nel continente africano, in particolare nel progetto DREAM (“Drug Resource Enhancement against AIDS and Malnutrition”) contro l’Aids, lanciato nel 2002 e attivo in Mozambico, Malawi, Tanzania, Kenya e Guinea Bissau e che si è ora esteso ad altri Paesi africani.

Il programma DREAM ha assistito più di 20.000 persone affette dal virus Hiv, alle quali è stato possibile offrire assistenza e aiuti alimentari gratuiti.
euge65
Friday, February 09, 2007 1:41 PM
Dalla Santa Sede
UDIENZA AI MINISTRI DELLE FINANZE DI DIVERSI PAESI E ALTRE PERSONALITÀ IN OCCASIONE DELLA PRESENTAZIONE DEL PROGETTO ADVANCE MARKET COMMITMENT , 09.02.2007

UDIENZA AI MINISTRI DELLE FINANZE DI DIVERSI PAESI E ALTRE PERSONALITÀ IN OCCASIONE DELLA PRESENTAZIONE DEL PROGETTO ADVANCE MARKET COMMITMENT

Alle 11.45 di questa mattina il Santo Padre riceve in Udienza un Gruppo di Ministri delle Finanze d’Italia, della Gran Bretagna, del Canada e della Russia, insieme ad altre Personalità, tra cui la Regina di Giordania e il Presidente della Banca Mondiale, in occasione della presentazione del progetto Advance Market Commitment e rivolge loro il discorso che riportiamo di seguito:


DISCORSO DEL SANTO PADRE

Ladies and Gentlemen,

I am pleased to welcome you, the finance ministers of Italy, the United Kingdom, Canada and Russia, as well as other ministers, distinguished international leaders and important international figures, including the Queen of Jordan and the President of the World Bank. I thank Minister Tommaso Padoa Schioppa for his courteous words of greeting offered on your behalf. Our meeting today is a most welcome one, since it takes place as part of the launching of a pilot programme aimed at developing and producing vaccines against pandemic diseases, and making them available to poorer countries. This worthy initiative, entitled Advance Market Commitment, is meant to help resolve one of the most pressing challenges in preventative healthcare, one which particularly affects nations already suffering from poverty and serious needs. It has the further merit of bringing together public institutions and the private sector in an effort to find the most effective means of intervening in this area.

Our gathering takes place just before the World Day of the Sick, held annually on 11 February, the feast of Our Lady of Lourdes. It is an occasion for the Church to call public attention to the plight of the suffering, and this year it focuses on those with incurable diseases, many of whom are in the terminal stage. In this context, I wholeheartedly encourage your efforts for this new programme and its goal of advancing scientific research directed to the discovery of new vaccines. Such vaccines are urgently needed to prevent millions of human beings, including countless children, from dying each year of infectious diseases, especially in those areas of our world at greatest risk. In this era of globalized markets, we are all concerned about the growing gap between the standard of living in countries enjoying great wealth and a high level of technological development, and that of underdeveloped countries where poverty persists and is even increasing.

The creative and promising initiative launched today seeks to counter this trend, since it aims to create "future" markets for vaccines, primarily those capable of preventing infant mortality. I assure you of the Holy See’s full support of this humanitarian project, which is inspired by that spirit of human solidarity which our world needs in order to overcome every form of selfishness and to foster the peaceful coexistence of peoples. As I said in my Message for this year’s World Day of Peace, every service rendered to the poor is a service rendered to peace, for "at the origin of many tensions that threaten peace are surely the many unjust inequalities still tragically present in our world" (No. 6).

Distinguished Ladies and Gentlemen, I will pray for each of you that Almighty God will assist your endeavours to accomplish this important work. Upon you and your loved ones, I cordially invoke his blessings of wisdom, strength and peace.

[00188-02.02] [Original text: English]

ratzi.lella
Friday, February 09, 2007 4:02 PM
il papa riceve l'ambasciatore della colombia...
... e i giornalai nostrani ne approfittano per riversare il suo discorso sul disegno di legge dei farsapacs:

Il Papa: preoccupato per leggi sulla famiglia
Appello del Papa ai politici durante l'incontro con l'ambasciatore della Colombia.

«Come Pastore della Chiesa universale - ha detto nel discorso che ha rivolto a Juan Gomez Martinez - non posso non esprimere a vostra eccellenza la mia preoccupazione per le leggi che riguardano questioni molto delicate come la trasmissione della vita, la malattia, l'identità della famiglia e il rispetto del matrimonio». Benedetto XVI ha sottolineato che «alla luce della ragione naturale e dei principi morali e spirituali che provengono dal Vangelo la Chiesa cattolica proseguirà a proclamare senza cessare la inalienabile grandezza della dignità umana».
Poi un appello: «È necessario appellarsi anche alla responsabilità dei laici presenti negli organi legislativi e nel governo e nell'amministrazione della giustizia affinchè le leggi siano sempre espressione di principi e di valori conformi col diritto naturale e che promuovano l'autentico bene comune».


da tutto cio' qualche buontempone deduce che il papa abbia attaccato i farsapacs...bah!!

comunque sto seguendo la replica di "porta a porta" su raisat e devo dire che sembra un programma comico con la bindi che non conosce la differenza fra legittima e diritti del coniuge e che temporeggia nel tentativo di trovare una risposta alle domande piu' insidiose mettendo il naso nei fogli del disegno di legge che lei stessa ha scritto...un siparietto davvero delizioso.
ottimo vespa, devo ammetterlo!!! fa domande precise e tendenziose: se io, sposato da 32 anni, domani fuggo con l'amante, convivo con lei per nove anni, e poi muoio, come la mettiamo con i diritti di successione dei miei figli?

[Modificato da ratzi.lella 09/02/2007 16.06]

Ratzigirl
Saturday, February 10, 2007 1:32 PM
Da Benedetto XVI pieno sostegno alla campagna di vaccinazione dell'Amc

Pieno sostegno è stato dato oggi da Benedetto XVI al programma “Advance market commitment” (Amc) che mira a produrre vaccini contro malattie pandemiche per renderli disponibili ai Paesi poveri. Nel corso dell’udienza il Pontefice ha ringraziato il gruppo dei Ministri delle Finanze e le altre personalità, tra cui la Regina di Giordania, promotori dell’iniziativa: “incoraggio i vostri sforzi per promuovere la ricerca scientifica volta alla scoperta di nuovi vaccini utili a prevenire la morte di molte persone, inclusi un gran numero di bambini, nelle zone del mondo più a rischio. In questa era di globalizzazione – ha aggiunto – siamo preoccupati per il crescente divario tra gli standard di vita dei Paesi che godono di benessere e di un alto livello di sviluppo tecnologico e quelli sottosviluppati dove la povertà persiste ed è in aumento”. “Il programma – ha concluso Benedetto XVI – cerca di opporsi a questa tendenza poiché si cerca di creare futuri mercati per i vaccini, specialmente quelli capaci di prevenire la mortalità infantile. Ogni servizio reso al povero è un servizio reso alla pace”. Salutando il Papa a nome dei partecipanti all’udienza il ministro Padoa-Schioppa ha ricordato che “le malattie infettive uccidono circa 10 milioni di persone ogni anno. La maggiorparte di queste potrebbero essere salvate se ci fossero vaccini disponibili”. ''Santita' l'iniziativa e' promossa per proteggere i piu' vulnerabili tra i poveri: i bambini''. Cosi' il ministro delle Finanze, Tommaso Padoa Schioppa (nella foto alla destra del Papa) ha parlato davanti a Benedetto XVI per presentare il primo progetto globale per lo sviluppo dei vaccini contro i mali endemici. ''Le infezioni - ha ricordato il ministro - colpiscono circa 10 milioni di persone ogni anno, soprattutto i bambini, nei paesi in via di sviluppo. La maggior parte di loro potrebbe essere curata se ci fossero vaccini disponibili''. Insieme a Padoa Schioppa e ad altri ministri delle finanze anche James Wolfowitz, presidente della Banca Mondiale.

euge65
Saturday, February 10, 2007 5:29 PM
Dalla Santa Sede
UDIENZA ALLA CONFEDERAZIONE NAZIONALE DELLE MISERICORDIE D’ITALIA E DEI DONATORI DI SANGUE "FRATRES" , 10.02.2007

UDIENZA ALLA CONFEDERAZIONE NAZIONALE DELLE MISERICORDIE D’ITALIA E DEI DONATORI DI SANGUE "FRATRES"

A fine mattinata il Papa riceve in Udienza nell’Aula Paolo VI la Confederazione Nazionale delle Misericordie d’Italia e dei Donatori di sangue "Fratres" e rivolge loro il discorso che pubblichiamo di seguito:


DISCORSO DEL SANTO PADRE

Cari amici delle Misericordie d’Italia!

Sono lieto di accogliervi e rivolgo il mio cordiale benvenuto a tutti voi qui presenti, grato per questa visita, che mi offre l’occasione di conoscervi meglio. Saluto il Presidente della vostra Confederazione e ringrazio il caro Cardinale Antonelli per le gentili parole che mi ha indirizzato a nome di tutti voi. Le Misericordie – è doveroso sottolinearlo - sono la più antica forma di volontariato organizzato sorta nel mondo. Esse risalgono, infatti, all’iniziativa di san Pietro Martire da Verona, il quale, nel 1244, a Firenze, radunò alcuni cittadini, di ogni età e ceto sociale, desiderosi di "onorare Dio con opere di misericordia verso il prossimo", nel più assoluto anonimato ed in totale gratuità. Oggi la Confederazione delle Misericordia d’Italia riunisce oltre 700 "confraternite" – come voi eloquentemente le chiamate –, concentrate specialmente in Toscana, ma presenti in tutto il territorio nazionale, in particolare nelle regioni centrali e meridionali. A queste bisogna aggiungere i numerosi gruppi di donatori di sangue denominati "Fratres". Più di centomila sono pertanto i volontari riuniti nella vostra benefica organizzazione; essi sono in modo permanente impegnati nell’ambito socio-sanitario. La varietà dei vostri interventi, oltre ad essere una risposta ai bisogni emergenti nella società, è segno di uno zelo, di una "fantasia" nella carità che deriva da un cuore pulsante, di cui è "motore" l’amore per l’uomo in difficoltà.

Proprio per questo meritate apprezzamento: con la vostra presenza e la vostra azione contribuite a diffondere il Vangelo dell’amore di Dio per tutti gli uomini. Come, infatti, non ricordare l’impressionante pagina evangelica nella quale san Matteo ci presenta l’incontro definitivo con il Signore? Allora, così ci ha detto Gesù stesso, ci sarà chiesto dal Giudice del mondo se nel corso della nostra esistenza abbiamo dato da mangiare all’affamato, da bere all’assetato; se abbiamo accolto il forestiero ed aperto le porte del cuore al bisognoso. In una parola, nel giudizio finale Dio ci domanderà se abbiamo amato non in modo astratto, ma concretamente, con i fatti (cfr Mt 25,31-46). E mi tocca sempre veramente il cuore, leggendo di nuovo queste righe, che Gesù, il Figlio dell’uomo e Giudice finale, ci precede con questa azione facendosi lui stesso uomo, facendosi povero e assetato e, alla fine, ci abbraccia stringendoci al cuore. E così Dio fa quanto vuole che noi facciamo: essere aperto per gli altri e vivere l’amore non con le parole, ma con i fatti. Alla fine della vita, amava ripetere san Giovanni della Croce, saremo giudicati sull’amore. Quanto è necessario che anche oggi, anzi specialmente in questa nostra epoca segnata da tante sfide umane e spirituali, i cristiani proclamino con le opere l’amore misericordioso di Dio! Ogni battezzato dovrebbe essere un "vangelo vissuto". Tante persone, infatti, che non facilmente accolgono Cristo ed i suoi esigenti insegnamenti, sono però sensibili alla testimonianza di quanti comunicano il suo messaggio mediante la testimonianza concreta della carità. L’amore è un linguaggio che giunge diretto al cuore e lo apre alla fiducia. Vi esorto allora, come faceva san Pietro con i primi cristiani, ad essere sempre pronti "a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi" (1 Pt 3,15).

Vorrei poi aggiungere un’altra riflessione: la vostra realtà associativa costituisce un tipico esempio dell’importanza che ha il conservare le proprie "radici cristiane" in Italia e in Europa. Le vostre confraternite, le Misericordie sono una presenza viva e vivace, molto realistica, di queste radici cristiane. Al giorno d’oggi le Misericordie non sono un’aggregazione ecclesiale, ma le loro radici storiche restano inequivocabilmente cristiane. Lo esprime il nome stesso: "Misericordie", e lo manifesta anche il fatto, già ricordato, che alla vostre origini c’è l’iniziativa di un Santo. Ora, le radici, per continuare a portare frutti, devono mantenersi vive e salde. E’ per questo che opportunamente proponete per i vostri soci dei periodici momenti di qualificazione e di formazione, per approfondire sempre più le motivazioni umane e cristiane delle vostre attività. Il rischio, in effetti, è che il volontariato possa ridursi a semplice attivismo. Se invece resta vitale la carica spirituale, può comunicare agli altri ben di più che le cose materialmente necessarie: può offrire al prossimo in difficoltà lo sguardo di amore di cui ha bisogno (cfr Enc. Deus caritas est, 18).

Desidero, infine, manifestarvi un terzo motivo di apprezzamento: insieme con altre associazioni di volontariato, voi svolgete un’importante funzione educativa. Contribuite cioè a tener viva la sensibilità ai valori più nobili, quali la fraternità e l’aiuto disinteressato a chi si trova in difficoltà. In particolare i giovani possono trarre beneficio dall’esperienza del volontariato, perché, se bene impostato, esso diventa per loro una "scuola di vita", che li aiuta a dare alla propria esistenza un senso e un valore più alto e fecondo. Possano le Misericordie stimolarli a crescere nella dimensione del servizio al prossimo e a scoprire una grande verità evangelica: che cioè "c’è più gioia nel dare che nel ricevere" (At 20,35; cfr Deus caritas est, 30).

Cari amici, domani, 11 febbraio, festa della Madonna di Lourdes, ricorre la Giornata Mondiale del Malato, giunta ormai alla sua 15.ma edizione. Quest’anno l’attenzione è rivolta in modo speciale alle persone affette da malattie inguaribili. A molti di questi anche voi, cari amici, dedicate i vostri servizi. La Vergine Immacolata, Madre della Misericordia, vegli su ogni vostra confraternita, anzi, su ciascuno dei membri delle Misericordie d’Italia. Vi aiuti a compiere con autentico amore la vostra missione, contribuendo così a diffondere nel mondo l’amore di Dio, sorgente di vita per ogni essere umano. A voi qui presenti, a tutte le Misericordie d’Italia e ai donatori di sangue Fratres imparto di cuore la mia Benedizione.

[00198-01.03] [Testo originale: Italiano]

[B0073-XX.02]


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LE UDIENZE

LE LETTERE CREDENZIALI DELL’AMBASCIATORE DI COSTA RICA PRESSO LA SANTA SEDE

RINUNCE E NOMINE

AVVISO DI CONFERENZA STAMPA

UDIENZA ALLA DELEGAZIONE DELLA "ACADÉMIE DES SCIENCES MORALES ET POLITIQUES" DI PARIGI

Ratzigirl
Sunday, February 11, 2007 4:13 PM
Ruini scrive per Benedetto....

Lettera del Cardinal Ruini in occasione dell'80° genetliaco di Benedetto XVI


* * *


Carissimi,
il Santo Padre, per il particolare affetto che lo lega alla sua Chiesa di Roma, ha accettato di festeggiare con noi il suo 80° genetliaco, con la celebrazione di una Santa Messa che Egli stesso presiederà in Piazza S. Pietro, domenica 15 aprile, vigilia del suo compleanno, alle ore 10.

Pertanto domenica 15 aprile tutti i parroci, i sacerdoti, i diaconi, i seminaristi, i religiosi e le religiose e i fedeli laici della Diocesi sono calorosamente invitati a partecipare a questa Eucaristia, secondo le modalità che saranno fatte conoscere al più presto.

Sarà questo per noi un giorno particolarmente lieto, nel quale ringrazieremo il Signore per il dono che ci ha fatto con il nostro Vescovo e Papa Benedetto XVI. Sarà anche il giorno in cui, in un clima intensamente pasquale, pregheremo con il Papa e per il Papa, chiedendo per Lui l'abbondanza delle benedizioni divine, che lo sostenga e lo conforti nello spirito e nel corpo, per essere per noi tutti modello e guida sicura nella fede, nell'amore di Dio e dei fratelli e nella speranza che non delude.

In quella domenica, dedicata alla Divina Misericordia, pregheremo con il Papa anche per la nostra Chiesa di Roma, affinché, corrispondendo agli inviti del Suo Vescovo, testimoni con generosità la gioia della fede e si impegni nell'educazione delle giovani generazioni e nella promozione dell'amore cristiano, della vita e della famiglia.

Anche nei giorni successivi, in particolare il 19 aprile, secondo anniversario dell'elezione di Papa Benedetto XVI, ogni parrocchia, chiesa e comunità religiosa o laicale è invitata a pregare per il Santo Padre e a ravvivare i vincoli di affettuosa comunione che ci uniscono a Lui.

Carissimi fratelli e sorelle, la celebrazione del genetliaco del Santo Padre sia per tutti noi l'occasione per cantare nuovamente l'invocazione Tu illum adiuva - sostieni, o Dio, il Successore di Pietro - quel canto orante che lo stesso Santo Padre, nell'omelia pronunciata all'inizio del Suo Pontificato, disse di aver sentito "come una grande consolazione" da parte di tutta la Chiesa, una Chiesa viva e giovane perché crede nel Cristo risorto, vivo e presente in mezzo al suo popolo.

Roma, 9 febbraio 2007
Camillo Card. RUINI
Vicario Generale di Sua Santità
per la Diocesi di Roma

LadyRatzinger
Sunday, February 11, 2007 6:06 PM
Re: Ruini scrive per Benedetto....

Scritto da: Ratzigirl 11/02/2007 16.13

Lettera del Cardinal Ruini in occasione dell'80° genetliaco di Benedetto XVI


* * *


Carissimi,
il Santo Padre, per il particolare affetto che lo lega alla sua Chiesa di Roma, ha accettato di festeggiare con noi il suo 80° genetliaco, con la celebrazione di una Santa Messa che Egli stesso presiederà in Piazza S. Pietro, domenica 15 aprile, vigilia del suo compleanno, alle ore 10.

Pertanto domenica 15 aprile tutti i parroci, i sacerdoti, i diaconi, i seminaristi, i religiosi e le religiose e i fedeli laici della Diocesi sono calorosamente invitati a partecipare a questa Eucaristia, secondo le modalità che saranno fatte conoscere al più presto.




Ma uno può partecipare alla Messa anche se non è della Diocesi di Roma??Io ci vorrei tanto andare!E' un giorno così speciale!

Francesca.Pisa
Monday, February 12, 2007 2:15 PM
le parole del Papa
Papa: nessuna legge può sovvertire il disegno del Creatore

di Mattia Bianchi/ 12/02/2007

Benedetto XVI torna a parlare dello stretto rapporto tra attività legislativa e legge naturale, ricevendo in udienza i partecipanti al convegno “La legge morale naturale: problemi e prospettive”, promosso dall'università Lateranense.

"Nessuna legge fatta dall'uomo può sovvertire il disegno del Creatore", "senza che la società venga drammticamente ferita in ciò che è il suo fondamento naturale". Benedetto XVI torna a parlare dello stretto rapporto tra attività legislativa e legge naturale, ricevendo in udienza i partecipanti al convegno “La legge morale naturale: problemi e prospettive”, che si sta svolgendo in questi giorni a Roma su iniziativa dell’università Lateranense.

Parole che assumono un significato particolare dopo l’approvazione del ddl sui Dico, ma che non aggiungono nulla rispetto a quanto ribadito da sempre dal pontefice. E cioè che non è possibile "trasformare in diritti" quelli che sono "interessi privati o doveri che stridono con la legge naturale". "Un'applicazione molto concreta di questo principio - ha spiegato il papa - si trova se si fa riferimento alla famiglia, cioè all'intima comunione di vita fondata dal Creatore e regolata con leggi proprie. Essa ha la sua stabilità per Ordinamento Divino. Il bene sia dei coniugi che della società non dipende dall'arbitrio”.

In generale, “le norme cogenti non dipendono dalla volontà del legislatore e nemmeno dal consenso personale - ha scandito Benedetto XVI – ma sono norme che precedono qualsiasi legge umana e non ammettono interventi in deroga da parte di nessuno. La legge naturale – ha aggiunto - è la sorgente da cui scaturiscono anche imperativi etici che è doveroso onorare. La legislazione - ha proseguito - tende a fare un compromesso fra diversi interessi e cerca di trasformare diritti in interessi privati o desideri che stridono con la legge naturale". Invece, "la legge naturale è il solo valido baluardo contro l'arbitrio del potere o gli inganni della manipolazione ideologica". "La prima preoccupazione per tutti e particolarmente per chi ha responsabilità pubblica - ha concluso il papa - è quindi aiutare perché possa progredire la coscienza morale di tutti".

Le parole del papa sono arrivate dopo il saluto del rettore dell’università Lateranense, mons. Rino Fisichella, che ha sottolineato l'attesa di una parola chiarificatrice su questi temi. "Alcuni provano disagio per queste verità e preferirebbero - ha detto - il silenzio. Per noi invece le sue parole sono di sostegno".

Sempre a fianco di Benedetto XVI
Francesca


Francesca.Pisa
Monday, February 12, 2007 2:18 PM
Questa e' l'ansa
PAPA: NESSUNA LEGGE PUO' SOVVERTIRE LA FAMIGLIA

CITTA' DEL VATICANO - ''Nessuna legge fatta dagli uomini puo' sovvertire quella norma fatta dal Creatore senza che la societa' venga drammaticamente ferita in quello che e' il suo fondamento basilare. Indebolire la famiglia si penalizza la societa' ''. Lo ha detto il Papa ricevendo in udienza i partecipanti di un convegno dedicato al diritto naturale organizzato dall'Universita' del Laterano.

Prima di ogni legge umana vi e' la legge naturale: ''Vi sono norme che precedono qualsiasi legge umana'' e che ''non ammettono interventi in deroga da parte di nessuno'' ha affermato Benedetto XVI, sottolineando che la legge naturale (che ha ''applicazioni concrete'' sul fronte della difesa della vita umana dal suo inizio alla sua fine naturale e del matrimonio) e' ''in definitiva il solo valido baluardo contro l'arbitrio del potere o l'inganno della manipolazione ideologica''. ''La conoscenza della legge - ha proseguito il Papa - e' scritta nell'essere stesso''. ''La legge scritta nella nostra natura e' la vera garanzia offerta a ognuno per poter vivere libero e rispettato nella propria dignita' ''.

Papa Ratzinger ha poi levato la voce per difendere la famiglia minacciata da normative che introducono uguali diritti alle coppie di fatto eterosessuali e omosessuali. ''Il Vaticano II al riguardo ha ribadito che l'istituto del matrimonio ha stabilita' per ordinamento divino e percio' questo vincolo sacro in vista del bene dei coniugi, della prole e della societa' '' non puo' essere sovvertito. ''Non dipende dall'arbitrio dell'uomo''. E ''nessuna legge fatta da uomini puo' sovvertire la norma fatta dal Creatore senza che la societa' venga drammaticamente ferita in quella che e' il suo fondamento basilare''. Dimenticarlo, ha ammonito il pontefice, significa indebolire la famiglia e penalizzare i figli.

DICO: RUINI, PRESTO NOTA IMPEGNATIVA PER CATTOLICI
Il presidente della Cei, Camillo Ruini, annuncia a proposito dei Dico "una parola meditata, una parola ufficiale, che sia impegnativa per coloro che accolgono il magistero della Chiesa e che possa essere chiarificatrice per tutti". Il cardinale non ha precisato i tempi di questa nota dei vescovi italiani. Lo ha detto a margine del convegno nazionale dell'Opera romana pellegrinaggi.

Alla richiesta di un commento sul disegno di legge sulle convivenze di fatto, il presidente dei vescovi ha risposto: ''su queste cose sono state gia' dette da parte nostra tante cose importanti e, credo, tutto cio' che e' necessario. Quindi e' inutile che io aggiunga qualche battuta estemporanea''. ''Potra' essere importante - ha proseguito subito dopo - una parola meditata, una parola ufficiale che sia impegnativa per coloro che accolgono il magistero della Chiesa e che potra' essere chiarificatrice per tutti''.

Sempre a fianco di Benedetto XVI.
Franmcesca
Francesca.Pisa
Monday, February 12, 2007 2:21 PM
E questo il TGcom
Dico,Papa:"Non sovvertire famiglie"

"Società ferita da norme umane"
"Nessuna legge fatta dagli uomini può sovvertire quella norma fatta dal Creatore senza che la società venga drammaticamente ferita in quello che è il suo fondamento basilare. Indebolire la famiglia si penalizza la società". Lo ha detto Benedetto XVI ricevendo in udienza i partecipanti di un convegno dedicato al diritto naturale organizzato all'Università del Laterano a Roma.

Il Papa non li nomina direttamente, ma è chiaro che le sue parole si riferiscono ai Dico, il ddl presentato dal governo per regolamentare le coppie di fatto. ''Vi sono norme che precedono qualsiasi legge umana'' e che ''non ammettono interventi in deroga da parte di nessuno'' ha affermato Benedetto XVI, sottolineando che la legge naturale (che ha ''applicazioni concrete'' sul fronte della difesa della vita umana dal suo inizio alla sua fine naturale e del matrimonio) è ''in definitiva il solo valido baluardo contro l'arbitrio del potere o l'inganno della manipolazione ideologica''.

''La conoscenza della legge - ha proseguito il Papa - è scritta nell'essere stesso''. ''La legge scritta nella nostra natura e' la vera garanzia offerta a ognuno per poter vivere libero e rispettato nella propria dignità''. Papa Ratzinger ha poi levato la voce per difendere la famiglia minacciata da normative che introducono uguali diritti alle coppie di fatto eterosessuali e omosessuali. ''Il Vaticano II al riguardo ha ribadito che l'istituto del matrimonio ha stabilita' per ordinamento divino e percio' questo vincolo sacro in vista del bene dei coniugi, della prole e della società'' non puo' essere sovvertito. E ''nessuna legge fatta da uomini puo' sovvertire la norma fatta dal Creatore senza che la societa' venga drammaticamente ferita in quella che e' il suo fondamento basilare''. Dimenticarlo, ha ammonito il pontefice, significa indebolire la famiglia e penalizzare i figli.

Sempre a fianco di Benedetto XVI.
Francesca

euge65
Tuesday, February 13, 2007 2:42 PM
dalla Santa Sede
CONFERENZA STAMPA DI PRESENTAZIONE DEL MESSAGGIO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI PER LA QUARESIMA 2007 , 13.02.2007

CONFERENZA STAMPA DI PRESENTAZIONE DEL MESSAGGIO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI PER LA QUARESIMA 2007


INTERVENTO DI S.E. MONS. PAUL JOSEF CORDES


INTERVENTO DI DON ORESTE BENZI

Alle ore 11.30 di questa mattina, nell’Aula Giovanni Paolo II della Sala Stampa della Santa Sede ha luogo la Conferenza Stampa di presentazione del Messaggio del Santo Padre Benedetto XVI per la Quaresima 2007: "Volgeranno lo sguardo a Colui che hanno trafitto" (Gv 19, 37).

Intervengono alla Conferenza Stampa: S.E. Mons. Paul Josef Cordes, Presidente del Pontificio Consiglio "Cor Unum"; il Rev.mo Mons. Karel Kasteel, Segretario del Pontificio Consiglio "Cor Unum"; il Rev.mo Mons. Giovanni Pietro Dal Toso, Sotto-Segretario del medesimo Pontificio Consiglio e il Rev.mo Don Oreste Benzi, Presidente della Fondazione "Giovanni XXIII".

Pubblichiamo di seguito gli interventi di S.E. Mons. Paul Josef Cordes e del Rev.mo Don Oreste Benzi:


INTERVENTO DI S.E. MONS. PAUL JOSEF CORDES

Dal 1973 è stato affidato a Cor Unum il compito di presentare ogni anno il Messaggio di Quaresima del Santo Padre. Il breve testo serve allo scopo di accompagnare ovunque nel mondo i fedeli attraverso il periodo della quaresima e prepararli così alla solennità della risurrezione del Signore. Il Pontefice stesso nel suo messaggio per il 2007 ricorda che vogliamo "partecipare pienamente alla gioia della Pasqua". Questo tratto dell’anno, così enfatizzato dalla liturgia della Chiesa, è una occasione unica per farci ricordare il nostro battesimo ed aiutare tutti noi a combattere il peccato. Nella prospettiva della fede siamo chiamati a riscoprire gli altri come nostri fratelli e sorelle, figli dello stesso Padre nei cieli, e a prenderci a cuore la loro miseria nelle sue forme più svariate.

A partire dal concilio Vaticano II, celebrato ormai 40 anni fa, si sottolinea nella preghiera e nella predicazione più fortemente l’impegno sociale dei cristiani verso i vicini e i lontani bisognosi. A titolo di esempio ricordo che grazie alla riforma liturgica una nota preghiera della santa messa si è modificata in un piccolo punto: nel Confiteor – la confessione delle colpe all’inizio della celebrazione eucaristica - ci accusiamo non più solo delle opere sbagliate, ma anche delle omissioni, di tutto quel bene che avremmo potuto fare e non abbiamo fatto. Il Vangelo ha la sua componente positiva. La fede mi obbliga anche all’impegno per il bene e per la giustizia rispetto a quanti soffrono; non posso essere cristiano guardando solo a me stesso.

I doveri sociali di ogni uomo sono riconosciuti in maniera globale anche dalla società. Essi costituiscono una parte irrinunciabile della cultura del cosiddetto "primo mondo". Imprenditori mondiali, come per esempio un Bill Gates o Warren Buffet, istituiscono fondazioni sociali; le star del cinema e i politici invitano a cene di beneficenza; i governi si creano amici nella pubblica opinione grazie alla cooperazione internazionale; e le grandi raccolte svolte in occasione di catastrofi raggiungono in certi casi cifre così ragguardevoli che poi diventa difficile – così mi testimoniavano dopo lo tsunami alti funzionari di agenzie laiche specializzate come il dott. Seiters, Presidente della Croce Rossa tedesca - spendere questi soldi in maniera responsabile. Come cristiani possiamo registrare non senza soddisfazione, che nella vita sociale il comandamento biblico dell’amore al prossimo sembra universalmente accettato.

I messaggi quaresimali dei Papi volevano dare nuova incisività alla prospettiva appena descritta: finora essi ruotavano intorno alle opere di carità nel senso dell’impegno sociale dei cristiani. Temi di tali interventi sono stati, ad esempio, "Emarginazione dei poveri" (1977), "Compassione con la folla" (1985), "Esuli e rifugiati" (1990), "Fame nel mondo" (1996); "Dono e solidarietà" (2003) ecc. Un breve sguardo al testo di quest’anno ci fa rilevare che esso si distingue in modo evidente dalle precedenti trattazioni delle necessità della famiglia umana. Infatti mette con forza al centro il Dio Padre di Gesù Cristo e pone dunque un accento non antropocentrico, ma teocentrico. Il Santo Padre si occupa meno della dimensione orizzontale, per mettere in luce più chiara quella verticale del vivere cristiano. Questo cambiamento del pensiero si può osservare in genere nella predicazione di Benedetto XVI. Sembra desiderare che ci rivolgiamo con più grande intensità al Padre nei cieli; che ci affidiamo al suo Figlio Gesù Cristo. Nelle sue udienze del mercoledì si è soffermato sui vangeli intorno alle chiamate dei discepoli ed ha così avuto occasione di parlare sempre di nuovo della persona di Gesù Cristo, che desidera invitare ciascuno di noi alla sua sequela. Prima dell’ultimo Natale di fronte ai suoi collaboratori della Curia romana ha passato in rassegna la sua attività dell’anno trascorso; riguardo ai suoi discorsi nella sua patria, la Baviera, ha detto: "Il grande tema del mio viaggio in Germania era Dio" (22.12.2006). E cosa potrebbe suggellare di più questa osservazione che la sua enciclica "Deus Caritas est"? Che non è certamente solo un sussulto iniziale del suo pontificato, ma ha piuttosto il rango di una dichiarazione programmatica incisiva di governo. L’enciclica sulla carità inizia come con un battito di timpano: è il rinvio a Dio come fonte e modello di carità.

Posso fare solo delle speculazioni sulle motivazioni che hanno portato il Papa a focalizzare la sua predicazione su Dio, cambiando così la prospettiva consueta nella redazione del messaggio quaresimale. Certamente anche a Benedetto XVI Dio appare come il grande assente nella nostra epoca – che l’uomo di oggi lo percepisca o meno. Juri Gagarin, il cosmonauta russo, dopo il suo primo viaggio spaziale ha coniato uno slogan diffuso: "Compagno, il cielo è buio". La trascendenza è qualcosa che riguarda forse i fumi della filosofia, forse qualcosa per la discussione intraecclesiale. Ma la banale quotidianità non ne ha più bisogno! Si può vivere bene anche coi cieli chiusi.

Evidentemente il Papa non può arrendersi a questo impoverimento. L’assenza di Dio è peggiore della miseria materiale, poiché uccide ogni speranza ferma e lascia l’uomo solo con il suo dolore e il suo lamento.

Il Papa riprende la riflessione su eros e agape avviata nell’enciclica e vede queste due forme di amore incontrarsi nella loro pienezza in Cristo crocifisso. Dice "solo l’amore in cui si uniscono il dono gratuito di sé e il desiderio appassionato di reciprocità infonde un’ebbrezza che rende leggeri i sacrifici più pesanti".

Dunque anche nel messaggio quaresimale il Papa si riallaccia alla pena che pesa sulle nostre vite per colpa nostra o di altri, e ci fa alzare lo sguardo dal basso verso l’alto. "Guarderanno a colui che hanno trafitto!". Sensibilità per la disperazione del mondo – non esclusivamente, eventualmente neppure primariamente per togliere la miseria con la propria forza; ma per cercare energia contro ogni la rassegnazione nella sorgente dell’amore.

Certamente non con un salto spiritualista. Purtroppo l’affermazione pubblica e teorica dell’amore al prossimo non implica automaticamente che ognuno attui il dono di sé al fratello. Perciò anche il Papa non dimentica l’esortazione all’aiuto concreto. Il Cristo trafitto – così Papa Benedetto – "ci spingerà, in particolare, a combattere ogni forma di disprezzo della vita e di sfruttamento della persona e ad alleviare i drammi della solitudine e dell’abbandono di tante persone". Nessuno però, facendo appello a rivolgerci a Cristo, vuole sostituire il servizio dell’uomo con il servizio a Dio. Possiamo essere orgogliosi del fatto che sono molte le organizzazioni cattoliche che si occupano di queste problematiche e colgo volentieri l’occasione per ringraziare tutti. Ma sempre di nuovo questo appello del Papa vuole toccare il nostro cuore ottuso, abbiamo chiesto a don Oreste Benzi di darci la sua testimonianza.

Sono lieto di presentarvi questo sacerdote, abbastanza conosciuto per il suo impegno in favore di quanti vengono sfruttati.

Don Oreste è della diocesi di Rimini. Non si è limitato ad analizzare il fenomeno, ma ha messo tutta la sua vita, le sue energie, il suo sacerdozio a servizio dei "nuovi poveri". Nato nel 1925, ha iniziato la sua attività nel 1968, occupandosi di giovani, di poveri e di persone con problemi psichici, fondando l’Associazione "Papa Giovanni XXIII", che conta oggi più di 200 centri in tutto il mondo. In essi, quanti vivono l’esperienza dello sfruttamento quali prostitute, ex-drogati ed alcolisti, persone con handicap fisici e mentali, possono vivere l’accoglienza in famiglie cosiddette "normali". Don Benzi non è un teorico della carità, è un sacerdote che ha avuto il coraggio di mettere le mani sulle problematiche più difficili della nostra società e di questo ci parlerà direttamente. Guardare a Cristo che hanno trafitto significa guardare e toccare con mano una realtà come quella in cui Don Benzi lavora da anni.

[00205-01.01] [Testo originale: Italiano]


INTERVENTO DI DON ORESTE BENZI

1. "La quaresima è tempo propizio per imparare a sostare con Maria accanto a Colui che sulla croce consuma per l'intera umanità il sacrificio della sua vita".

Dopo che Gesù emise lo spirito "Il centurione glorificava Dio, veramente quest'uomo era giusto".

Anche tutte le folle che erano accorse a questo spettacolo, ripensando a quanto era accaduto, tornavano battendosi il petto (Luca 23,47-48).

Perché le folle si percuotevano il petto? Vedendo Gesù crocifisso! Si è vero, ma c'è un'altra verità: vedendo Maria accanto a suo figlio crocifisso, capivano il crocifisso e il loro cuore si sentiva mosso alla conversione a Gesù.

Così Gesù manteneva la sua promessa che una volta elevato da terra avrebbe attirato tutti a Sé. Quest'azione di Maria Madre, continua nelle madri di tutti i nostri piccoli e di tutti angeli gioiosi crocifissi.

Alcune di queste Madri hanno generato esse stesse questi angeli crocifissi, ma molte altre li hanno rigenerati nell'amore.

A questo punto racconterei fatti di mamme che tra la vita propria e quella del figlio hanno scelto la vita del figlio, di mamme che mantengono la vita del figlio riconosciuto handicappato grave fin dal seno materno, di mamme e papà che vedendoci pregare hanno rinunciato all' aborto. di medici che si sono ravveduti dal fare aborti vedendo le proprie mani sporche di sangue.

2. Purtroppo l'umanità sedotta dalle menzogne del maligno si è chiusa all'amore di Dio, nell'illusione di una impossibile autosufficienze "Ripiegandosi su se stesso, l'uomo si allontana da quella fonte della vita che è Dio stesso".

A questo punto vorrei dimostrare come questo tempo è il tempo dello scoppio di una nuova pentecoste dei giovani verso la Chiesa.

Mai come oggi i giovani si accorgono che questa società attuale è una società vecchia, di vecchi capaci solo di spegnere realtà più belle create da Dio: il matrimonio, la famiglia, la dignità della donna, la libertà dello spirito, l'amore di Dio e del prossimo.

I giovani risentono il fascino di Gesù uomo nuovo, e capiscono che coloro che lo seguono sono creature nuove. I giovani sono affascinati dalla condivisione diretta, che realizza la società del gratuito e la civiltà dell'amore (agape ed eros come è nel testo del Papa).

A questo punto presenterei alcuni "miracoli" di giovani ritornato a Dio dalla droga, dalla delinquenza, dalle carceri, ecc...

3. La Quaresima sia per ogni cristiano una rinnovata esperienza dell'amore di Dio donatoci in Cristo, amore che ogni giorno a nostra volta dobbiamo "ridonare" al prossimo soprattutto a chi più soffre ed è nel bisogno.

A questo punto richiamerei i grandi appuntamenti che Cristo sta dando a tutti i cristiani e soprattutto alle comunità e movimenti riconosciuti dalla Chiesa. Quali?

La lotta per difendere la donna a non abortire, la lotta per il riconoscimento della vera famiglia, la lotta per vincere la droga, l'impegno per accogliere veramente gli immigrati a partire dai fratelli nella fede, l'impegno per accogliere gli zingari a partire dai fratelli nella fede, l'impegno per accogliere i carcerati e per superare le carceri, l'impegno per non essere impiegati della carità ma innamorati di Cristo, l'impegno per essere popolo, la lotta per la liberazione della schiavitù della prostituzione.

Racconterei fatti e direi ciò che si sta facendo in tutto il mondo.

[00206-01.01] [Testo originale: Italiano]

[B0079-XX.01]


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LadyRatzinger
Tuesday, February 13, 2007 3:48 PM
Da Petrus
Quaresima 2007, il messaggio del Papa sulla scia della "Deus Caritas Est": "L'amore del Creatore è agape ed eros"

L’amore di Dio verso l’umanità, che ha avuto la sua massima manifestazione nella Croce, chiede all’uomo di essere “accolto” e “diffuso”, riconoscendo le offese alla dignità umana e combattendo tutte le forme di disprezzo per la vita e di sfruttamento delle persone. Il messaggio di Benedetto XVI per la Quaresima, reso noto oggi, si muove sulle orme dell’enciclica Deus caritas est per riflettere sul come e perché dell’amore di Dio verso l’uomo e sulla risposta della creatura verso il Creatore. Centrato sul tema “Volgeranno lo sguardo a Colui che hanno trafitto (Gv 19,37)”, il documento torna a rilevare che nell’amore di Dio ci sono sia “agape” – “l’amore oblativo di chi ricerca esclusivamente il bene dell’altro” – sia l’”eros” – “l’amore di chi desidera possedere ciò che gli manca e anela l’unione con l’amato”. Il Papa teologo spiega che l’amore di Dio è certamente agape: “tutto ciò che l’umana creature è ed ha è dono divino”, ma anche eros: “il Creatore dell’universo mostra verso il popolo che si è scelto una predilezione che trascende ogni umana motivazione”. Nel documento pubblicato oggi, dunque, Benedetto XVI ribadisce che se "l'amore con cui Dio ci circonda è senz'altro agape", c'è anche una "passione divina" che la Bibbia descrive "con immagini audaci come quella dell'amore dell'uomo per una donna adultera". E “l’Onnipotente attende il ‘sì’ delle sue creature come un giovane sposo quello della sua sposa”. Ma “purtroppo fin dalle sue origini l’umanità, sedotta dalle menzogne del Maligno, si è chiusa all’amore di Dio, nell’illusione di un’impossibile autosufficienza”. “Dio, però, non si è dato per vinto, anzi, il ‘no’ dell’uomo è stato come la spinta decisiva che l’ha indotto a manifestare il suo amore in tutta la sua forza redentrice”. Ed è la Croce, nella quale si rivela “la pienezza dell’amore di Dio”. La Quaresima, dunque, sia tempo di contemplazione e di riflessione sulla Croce. “La risposta che il Signore desidera da noi è innanzi tutto che noi accogliamo il suo amore e ci lasciamo attrarre da Lui. Accettare il suo amore, però, non basta. Occorre corrisponderlo e impegnarsi poi a comunicarlo agli altri: Cristo ‘mi attira a sé’ per unirsi a me, perché impari ad amare i fratelli con il suo stesso amore”. La contemplazione della Croce, in questo suo carattere missionario, ci spingerà anche “ad aprire il cuore agli altri, riconoscendo le ferite inferte alla dignità dell’essere umano; ci spingerà in particolare, a combattere ogni forma di disprezzo della vita e di sfruttamento della persona e ad alleviare i drammi della solitudine e dell’abbandono di tante persone. La Quaresima - conclude Benedetto XVI – sia per ogni cristiano una rinnovata esperienza dell’amore di Dio donatoci in Cristo, amore che ogni giorno dobbiamo a nostra volta ‘ridonare’ al prossimo, soprattutto a chi più soffre ed è nel bisogno. Solo così potremo partecipare pienamente alla gioia della Pasqua”. “In Cristo crocifisso le due forme di amore, eros e agape, si incontrano nella loro pienezza”. E’ partito dall’enciclica di Benedetto XVI, Deus Caritas est, mons. Josef Paul Cordes, presidente del Pontificio Consiglio “Cor Unum”, per presentare oggi, in Vaticano, il messaggio per la Quaresima 2007 del Papa, “Volgeranno a colui che hanno trafitto”. “Certamente anche a Benedetto XVI, Dio appare come il grande assente nella nostra epoca – ha detto Cordes -. La trascendenza è qualcosa che riguarda forse i fumi della filosofia… ma la banale quotidianità non ne ha più bisogno! Il Papa non può arrendersi a questo impoverimento. L’assenza di Dio è peggiore della miseria materiale”. “Il Papa – ha aggiunto - riprende la riflessione su eros e agape avviata nell’enciclica, vede queste due forme di amore incontrarsi nella loro pienezza in Cristo crocifisso” e “ci fa alzare lo sguardo verso l’alto”. Benedetto XVI non dimentica “l’esortazione all’aiuto concreto”. Il Cristo trafitto “ci spingerà a combattere ogni forma di disprezzo della vita e di sfruttamento della persona e ad alleviare i drammi della solitudine e dell’abbandono di tante persone”. Nessuno però, facendo appello a rivolgerci a Cristo, vuole sostituire il servizio dell’uomo con il servizio a Dio”. “Mai come oggi i giovani si accorgono che questa è una società di vecchi capaci solo di spegnere le realtà più belle create da Dio: il matrimonio, la famiglia, la dignità della donna, la libertà dello spirito, l'amore di Dio e del prossimo. Una società vecchia con dei governi capaci solo di schiavizzare”. Lo ha detto don Oreste Benzi, fondatore della Associazione Comunità Giovanni XXIII, nel corso della presentazione, oggi in Vaticano, del Messaggio di Benedetto XVI per la Quaresima 2007 sul tema “Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto”. Di fronte “all'umanità sedotta dalle menzogne del maligno” ha affermato il sacerdote, vi sono le risposte di “mamme che tra la vita propria e quella del figlio hanno scelto la vita del figlio, mamme e papà che hanno rinunciato all'aborto, medici che si sono ravveduti dal fare aborti”. Sono miracoli anche i giovani che “ritornano a Dio dalla droga, dalla delinquenza, dalle carceri”. Per don Benzi ci sono inoltre gli “appuntamenti che Cristo sta dando a tutti i cristiani”, come “la lotta per convincere la donna a non abortire, per il riconoscimento della vera famiglia, per vincere la droga, l'impegno per accogliere gli immigrati e i carcerati, per non essere impiegati della carità ma innamorati di Cristo”.

[Modificato da LadyRatzinger 13/02/2007 15.49]

Ratzigirl
Tuesday, February 13, 2007 8:36 PM
Il Papa incontra la delegazione delle Marche
Alcuni assessori regionali, presidenti provinciali, sindaci e pellegrini marchigiani domani saranno in udienza a San Pietro.

Sarà guidata dal vice presidente della giunta regionale Luciano Agostini la delegazione composta dagli assessori Ugo Ascoli, Luigi Minardi, Pietro Marcolini, Gianni Giaccaglia, da presidenti delle amministrazioni provinciali, sindaci e numerosi pellegrini marchigiani per l’udienza di domani con il Papa. Sarà un’udienza affollata con più di 12mila persone che porteranno la voce delle Marche salutando Benedetto XVI, presso la Basilica di San Pietro.

“ L’incontro con il Santo Padre – ha sottolineato Agostini – rappresenta per gli amministratori e la comunità marchigiana un momento importante e anticipa l’evento dell’Agorà dei giovani previsto per settembre prossimo, presso la Piana di Montorso a Loreto. Porteremo il saluto delle istituzioni e non in un clima di serenità, consapevoli che la necessità vitale per il futuro del mondo è quella di lavorare insieme per la pace e nel rispetto dell’identità e della libertà del prossimo. Attraverso la collaborazione reciproca con tutti i diversi attori, compreso la Santa Sede, sarà possibile consolidare i legami di amicizia e solidarietà tra i popoli. E’ nostra convinzione che le prospettive e le proposte delle diverse espressioni di società civile rappresentino una risorsa fondamentale per la costruzione di un percorso utile a porre fine alle sofferenze dell’uomo”.

All’udienza parteciperanno i Presidenti delle Province di Macerata e Pesaro Urbino, 138 sindaci, diversi rappresentanti delle Comunità montane e la folta carovana di pellegrini che giungeranno con 500 pullman e porteranno al seguito un kit composto da opuscoli e foulard.
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