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Ratzigirl
Tuesday, January 16, 2007 12:26 AM
Re: Viaggio nella diocesi di Pavia

Scritto da: elena66c 15/01/2007 13.41
Qui iniziano ad arrivare le prime indiscrezioni sul viaggio del Papa nella diocesi di Pavia.

Pensavo ad una visita breve, un mordi e fuggi ed invece...
21 Aprile - visita a Vigevano, diocesi gemella di Pavia
alla sera arrivo e pernottamento a Pavia
22 Aprile - visita al policlinico S.Matteo
Messa e Angelus probabilmente nel Duomo
visita all'Universita' di Pavia
visita e preghiera sull'arca di S.Agostino nella basilica di S.Pietro in Ciel d'oro
Le informazioni le ho prese dal sito della Basilica dove riposa S.Agostino e quindi penso siano attendibili





grazie!!! davvero molto utili per prepararci adeguatamente!!!
Ratzigirl
Tuesday, January 16, 2007 12:26 AM
Di fronte alla violenza, il Papa rivolge un appello al dialogo in Bolivia


Di fronte agli atti di violenza che hanno avuto luogo nella città boliviana di Cochabamba, Benedetto XVI ha rivolto un appello al “dialogo franco e rispettoso”.

Lo si può leggere in un telegramma indirizzato al Cardinale Julio Terrazas, Arcivescovo di Santa Cruz de la Sierra, a nome del Papa dal Cardinale Tarcisio Bertone.

Violenti scontri tra quanti chiedevano la rinuncia del governatore della provincia, Manfred Willa (oppositore del Presidente Evo Morales), che aveva proposto un referendum di autonomia, e i suoi sostenitori hanno provocato l’11 gennaio due vittime e un centinaio di feriti.

Nel messaggio, il Papa “desidera rendere noto il suo dolore per questi fatti, così come la sua speciale vicinanza ai pastori e a quanti si sforzano di mantenere la concordia cittadina e la convivenza pacifica, ricorrendo al dialogo franco e rispettoso per risolvere eventuali discrepanze”.

Il Santo Padre chiede al Signore di “dare a tutti un cuore pieno di fraternità e semplicità affinché la violenza di trasformi in collaborazione e si promuova così il bene comune”.
LadyRatzinger
Tuesday, January 16, 2007 8:32 PM
Il Papa nomina nunzio in Sudan mons. Leo Boccardi

Il Papa ha nominato il nuovo nunzio apostolico in Sudan: si tratta di mons. Leo Boccardi, finora rappresentante permanente della Santa Sede presso l’Agenzia Internazionale dell’Energia Atomica (AIEA) e presso l’Organizzazione per la Sicurezza e Cooperazione in Europa (OSCE), e osservatore permanente della Santa Sede presso l’Organizzazione delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Industriale e presso l’Ufficio delle Nazioni Unite a Vienna, elevato in pari tempo alla sede titolare di Bitetto, con dignità di arcivescovo. Mons. Boccardi è nato 53 anni fa a San Martino in Pensilis, in provincia di Campobasso. Ordinato sacerdote nel 1979 è entrato nel Servizio diplomatico della Santa Sede nel 1987, prestando inizialmente la propria opera presso le Rappresentanze Pontificie in Uganda, Papua Nuova Guinea, Belgio, e presso la Sezione per i Rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato. Parla correntemente anche il francese, lo spagnolo, e l’inglese. Benedetto XVI ha più volte manifestato la propria attenzione per il Sudan, e in particolare per il dramma del Darfur dove la popolazione locale, in gran parte animista, sta subendo le tragiche conseguenze dello scontro tra la guerriglia e l’esercito del governo centrale di Khartoum, arabo e musulmano. Si contano a migliaia i morti, i profughi e le violazioni dei diritti umani. “La comunità internazionale – ha detto l’8 gennaio nel discorso al Corpo Diplomatico – sembra impotente da ormai quattro anni, malgrado le iniziative destinate ad alleviare le popolazioni provate e a dare una soluzione politica”. Il Papa ha invitato tutti “ad agire con determinazione: non possiamo accettare – ha sottolineato – che tanti innocenti continuino a soffrire e a morire”.

LadyRatzinger
Tuesday, January 16, 2007 8:33 PM
Il messaggio del Papa al primo Congresso panafricano al via oggi in Tanzania

Essere “promotori zelanti del genuino spirito missionario tra la gente”, “così che la Chiesa in Africa e Madagascar possa continuare a giocare pienamente la sua parte nel piano di Dio per la salvezza della razza umana”: è questo l’incoraggiamento di Benedetto XVI nel telegramma, a firma del segretario di Stato, cardinale Tarcisio Bertone, indirizzato al presidente del Simposio dei vescovi di Africa e Madagascar (SECAM), l’arcivescovo di Abuja, John Onaiyekan, riuniti da oggi a Dar-es-Salaam, in Tanzania, per il primo Congresso panafricano sull’evangelizzazione. Nel messaggio, letto dal cardinale Ivan Dias, prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, Benedetto XVI “prega affinché, mentre le Chiese locali rinnovano il loro impegno nell’importante missione dell’evangelizzazione, i vescovi siano attenti alla formazione appropriata dei candidati alla vita sacerdotale e consacrata, sorvegliando la qualità dell’insegna-mento umano, spirituale e intellettuale che essi ricevono”. I lavori del Congresso, in corso fino al 22 gennaio, si sono aperti con una cerimonia solenne, presieduta dal primo ministro della Repubblica di Tanzania, Edward Ngoyayi Lowassa. Prima di lui, il presidente della Conferenza episcopale di Tanzania e arcivescovo di Dodoma, mons. Jude Thaddaeus Ruwa’ichi, ha espresso le sue parole di caloroso benvenuto. Successivamente, il cardinale Polycarp Pengo, arcivescovo di Dar-es-Salaam, il nunzio apostolico, mons. Joseph Chennoth, e il presidente del SECAM ed arcivescovo di Abuja, in Nigeria, mons. John Onaiyekan, hanno insieme sottolineato l’importanza di questo Congresso, che deve identificare le sfide della Chiesa in Africa ed affrontarle, quindi, alla luce del Vangelo. Nel suo discorso di benvenuto il primo ministro ha, anzitutto, sottolineato l’importanza del ruolo della Chiesa nella promozione umana, sociale e sanitaria delle popolazioni africane, chiedendo tra l’altro alla Chiesa di proseguire in questo suo impegno, specialmente riguardo alla lotta contro l’AIDS, il cui tasso di infezione in Africa è pari al 7 per cento della popolazione dai 15 ai 49 anni, in un Paese che conta 1.300.000 ammalati di AIDS. “Questa situazione – ha dichiarato ancora il primo ministro – esige un intervento immediato di tutte le parti della Chiesa, del governo, del settore privato e delle società civili. Riconosco – ha proseguito il primo ministro - che avete già fatto molto in questo campo, ma rimane ancora molto da fare. Vi ringrazio di quanto avete fatto, ma vi chiedo ancora un ulteriore sforzo in questo campo. Lancio anche un appello, affinché possiate aiutare le popolazioni a cambiare i comportamenti”.


Ratzigirl
Wednesday, January 17, 2007 12:02 AM
In preghiera per l'unità dei cristiani. E la Basilica di San Paolo Fuori le Mura aspetta il papa




Una settimana di preghiera per l’unità dei cristiani che sarà chiusa da Benedetto XVI con una celebrazione nella Basilica di San Paolo Fuori le Mura, a Roma. L’appuntamento è per giovedì 25 gennaio.

Una settimana di preghiera per l’unità dei cristiani che sarà chiusa da Benedetto XVI con una celebrazione nella Basilica di San Paolo Fuori le Mura, a Roma. L’appuntamento è per giovedì 25 gennaio, l’ultima giornata di un programma fitto di incontri, che vedrà i benedettini di San Paolo, accogliere ospiti ortodossi, luterani, anglicani e di altre comunità cattoliche. Il particolare servizio che i monaci dell'Abbazia di San Paolo prestano alla Chiesa per promuovere l'unità tra le varie Chiese cristiane deriva dallo speciale mandato ecumenico affidato loro proprio dal Pontefice. E in questo senso, la Settimana di preghiera rappresenta uno dei momenti privilegiati e più intensi.

Il tema di quest'anno è ''Fa udire i sordi e fa parlare i muti'' (Marco 7,37), mentre il testo ufficiale ha origine dall'esperienza delle comunità cristiane della regione di Umlazi, in Sudafrica, e sottolinea ''il messaggio di amore proposto dal Vangelo, un amore capace di superare ogni distanza per accogliere e servire gli altri, a partire dai più deboli”.

Il programma delle celebrazioni quotidiane prevede, giovedì 18 gennaio alle 17:30, la messa e i vespri con i missionari comboniani. Venerdi' 19 padre Gheorghe Militaru e la comunità romeno ortodossa di Ostia celebreranno alle 18 il vespro romeno ortodosso. Sabato 20, alle 17:30, messa e vespri con la Famiglia paolina. Domenica 21, alle 10:30 messa per l'Unità dei cristiani, e alle 17:30 messa e vespri con i sacerdoti e le religiose Figli della Madonna del Divino Amore. Lunedì 22 gennaio padre Jonathan Boardman e la parrocchia anglicana di All Saints (Roma) celebreranno alle 18 l''Evensong', la preghiera serale anglicana. Martedì 23, il pastore Matthias Fricke-Zieseniss e la comunità luterana di Roma celebreranno, sempre alle 18, una preghiera serale luterana. Mercoledì 24, alle 17, l'abate di San Paolo, padre Edmund Power, presiederà i primi vespri della solennità' della Conversione di San Paolo. Sempre l'abate presiederà, alle 10:30 di giovedì 25, la messa solenne. Mentre alle 17:30 Benedetto XVI, che per la terza volta visita la basilica, concluderà solennemente la Settimana di preghiera per l'Unità dei Cristiani, presiedendo i vespri della Conversione di San Paolo.

Intanto, si moltiplicano le iniziative anche nel resto di Italia, a cominciare da Milano dove il Consiglio delle Chiese cristiane, che rappresenta 17 diverse Confessioni, ha previsto per il 18 gennaio la celebrazione ecumenica di apertura nella basilica di Sant'Ambrogio, alla presenza dell'abate, mons. Erminio De Scalzi, della pastora valdese Anne Zell e del presidente dello stesso Consiglio delle Chiese cristiane di Milano, Trajan Valdman.
Ratzigirl
Thursday, January 18, 2007 12:17 AM
Metzger, "Venga a Gerusalemme, lo accoglieremo con calore"


Yona Metzger, rabbino capo di Israele, ha rinnovato l'invito a Papa Benedetto XVI a visitare la Terra Santa. Lo ha fatto al termine dell'incontro in occasione della giornata per il dialogo tra ebrei e cristiani, che si celebra oggi. Sui tempi della possibile visita, Metzger non ha potuto chiarire: "In qualunque momento al Papa fara' piacere venire in Israele, lo accoglieremo con calore".
Ratzigirl
Thursday, January 18, 2007 12:25 AM
Udienza generale mercoledì 17 Gennaio


Cari fratelli e sorelle!

Ha inizio domani la Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani, che concluderò personalmente nella Basilica di San Paolo fuori le Mura, il prossimo 25 gennaio, con la celebrazione dei Vespri, a cui sono invitati anche i rappresentanti delle altre Chiese e Comunità ecclesiali di Roma. I giorni dal 18 al 25 gennaio, e in altre parti del mondo, la settimana attorno alla Pentecoste - sono un tempo forte di impegno e di preghiera da parte di tutti i cristiani, i quali possono avvalersi dei sussidi elaborati congiuntamente dal Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani e dalla Commissione "Fede e Costituzione" del Consiglio Ecumenico delle Chiese. Ho potuto avvertire quanto sia sentito il desiderio dell'unità negli incontri che ho avuto con vari rappresentanti di Chiese e Comunità ecclesiali lungo questi anni e, in modo molto commovente, nella recente visita al Patriarca Ecumenico Bartolomeo I, ad Istanbul in Turchia. Su queste ed altre esperienze, che hanno dilatato il mio cuore alla speranza, tornerò più lungamente mercoledì prossimo.

Il cammino dell'unità resta certamente lungo e non facile; occorre tuttavia non scoraggiarsi e continuare a percorrerlo contando in primo luogo sul sicuro sostegno di Colui che, prima di partire per il cielo, ha promesso ai suoi: "Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo" (M! 28,20). L'unità è dono di Dio e frutto dell'azione del suo Spirito. Per questo è importante pregare. Più ci avviciniamo a Cristo convertendoci al suo amore, più ci avviciniamo anche gli uni agli altri. In alcuni Paesi, tra cui l'Italia, la Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani viene fatta precedere dalla Giornata di riflessione ebraico-cristiana, che si celebra proprio quest'oggi, 17 gennaio. Da ormai quasi due decenni la Conferenza Episcopale italiana dedica questa Giornata all'ebraismo con lo scopo di promuoverne la conoscenza e la stima e per incrementare il rapporto di reciproca amicizia tra la comunità cristiana e quella ebraica, rapporto che si è sviluppato positivamente dopo il Concilio Vaticano II e dopo la storica visita del Servo di Dio Giovanni Paolo II alla Sinagoga Maggiore di Roma. Anche l'amicizia ebraico-cristiana, per crescere ed essere fruttuosa, deve fondarsi sulla preghiera. Invito pertanto tutti a rivolgere quest' oggi un'insistente invocazione al Signore perché ebrei e cristiani si rispettino, si stimino e collaborino insieme per la giustizia e la pace nel mondo.

Quest'anno il tema biblico proposto alla comune riflessione e preghiera in questa "Settimana" è: "Fa sentire i sordi e fa parlare i muti" (Me 7, 31-37). Sono parole tratte dal Vangelo di Marco e si riferiscono alla guarigione di un sordomuto da parte di Gesù. In questa breve pericope, l'evangelista narra che il Signore, dopo aver posto le dita negli orecchi e dopo aver toccato con la saliva la lingua del sordomuto, operò il miracolo dicendo: "Effatà" che significa "Apriti!". Riacquistato l'udito e riavuto il dono della parola, quell'uomo suscitò l'ammirazione degli altri raccontando quanto gli era capitato. Ogni cristiano, spiritualmente sordo e muto a causa del peccato originale, con il Battesimo riceve il dono del Signore che mette le sue dita sulla sua faccia, e così, tramite la grazie del Battesimo, diventa capace di ascoltare la parola di Dio e di proclamarla ai fratelli. Anzi, a partire da quel momento è suo compito maturare nella conoscenza e nell'amore di Cristo così da poter annunziare e testimoniare efficacemente il Vangelo.

Questo tema, mettendo in luce due aspetti della missione di ogni comunità cristiana l'annuncio del Vangelo e la testimonianza della carità - sottolinea anche quanto sia importante tradurre il messaggio di Cristo in concrete iniziative di solidarietà. Ciò favorisce il cammino dell’unità, perché si può dire che ogni sollievo, pur piccolo, che i cristiani recano insieme alla sofferenza del prossimo, contribuisce a rendere più visibile anche la loro comunione e la loro fedeltà al comando del Signore. La preghiera per l'unità dei cristiani non può tuttavia limitarsi a una settimana all'anno. L'invocazione corale al Signore perché sia Egli a realizzare, nei tempi e nei modi a Lui solo noti, la piena unità di tutti i suoi discepoli deve estendersi ad ogni giorno dell'anno. Inoltre l'armonia di intenti nella diaconia per alleviare le sofferenze dell'uomo, la ricerca della verità del messaggio di Cristo, la conversione e la penitenza, sono tappe obbligate attraverso le quali ogni cristiano degno di questo nome deve unirsi al fratello per implorare il dono dell'unità e della comunione. Vi esorto, dunque, a trascorrere questi giorni in un clima di orante ascolto dello Spirito di Dio, perché si compiano significativi passi sulla via della comunione piena e perfetta fra tutti i discepoli di Cristo. Ce l'ottenga la Vergine Maria, che invochiamo come Madre della Chiesa e sostegno di tutti i cristiani, sostegno del nostro cammino verso Cristo.

[Il Papa ha poi salutato i pellegrini in diverse lingue. In Italiano ha detto:]

Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto con affetto i Vescovi della Conferenza Episcopale Campana, venuti a Roma per la Visita ad limina Apostolorum. Saluto, inoltre, i rappresentanti delle Polizie Locali, assicurando un orante ricordo per ciascuno di loro, chiamato a servire generosamente le rispettive comunità cittadine.

Il mio deferente saluto va poi ai Funzionari del Cerimoniale Diplomatico della Repubblica Italiana, accompagnati dal Segretario generale del Ministero degli Affari Esteri. Cari amici, vi ringrazio per la vostra presenza e vi esorto a proseguire con rinnovato spirito di servizio il vostro delicato compito, che vi pone a contatto con eminenti personalità di tutto il mondo. Desidero manifestare a ciascuno la mia viva riconoscenza per la costante e cordiale collaborazione con i competenti Organismi della Santa Sede. Penso, con speciale gratitudine, al generoso e solerte impegno da voi profuso in occasione dei funerali del compianto Papa Giovanni Paolo II, come anche nel contesto dell 'inizio del mio Ministero in questa Sede Apostolica. Su tutti voi invoco copiosi doni e ricompense celesti.

Mi rivolgo, infine, ai giovani, ai malati ed agli sposi novelli. Oggi celebriamo la memoria liturgica di sant'Antonio Abate, insigne padre del monachesimo, maestro di vita spirituale e modello sublime di vita cristiana. Il suo esempio aiuti voi, cari giovani, a seguire Cristo senza compromessi; sostenga voi, cari malati, nei momenti di sconforto e di prova; e stimoli voi, sposi novelli, a non trascurare la preghiera nella vita di ogni giorno.


ratzi.lella
Thursday, January 18, 2007 9:38 AM
novita' sul fronte cinese...
Cina: Papa Convoca Per Sabato Vertice Curia

Citta' del Vaticano, 17 gen . - (Adnkronos) - Si svolgera' sabato prossimo il vertice della Curia vaticana convocato dal Papa che avra' per argomento la situazione della Chiesa in Cina. A quanto apprende l'ADNKRONOS, all'incontro prenderanno parte diversi capi-dicastero ed esperti dei diversi organismi vaticani delle relazioni fra Santa Sede e Pechino. La notizia era stata anticipata dal cardinale Joseph Zen, arcivescovo di Hong Kong, al ''South China morning post'', ma non era noto il giorno dell'incontro.

ULTIMORA

18 gen 05:23

Vaticano: accordo con Pechino su nomina vescovo

PECHINO - Cina e Vaticano piu' vicini: secondo il quotidiano di Hong Kong "South China Morning Post" papa Benedetto XVI avrebbe approvato la nomina di un vescovo selezionato da Pechino: padre Gan Junqiu, pastore di una diocesi di Canton. La notizia per ora non e' stata confermata dalla Santa Sede, ma se fosse vera aprirebbe uno spiraglio nella crisi iniziata l'anno scorso con l'ordinazione di 3 vescovi da parte delle autorita' di Pechino. (Agr)


Cina, Papa approva candidatura vescovo indicato da Pechino

HONG KONG (Reuters) - Papa Benedetto ha approvato l'ordinazione di un religioso cattolico indicato da Pechino a vescovo della città meridionale di Guangzhou.

Lo ha riferito un quotidiano di Hong Kong, oggi.

L'accordo sulla nomina di padre Gan Junqiu potrebbe favorire le relazioni tra il Vaticano e Pechino, che si sono deteriorate lo scorso anno in seguito all'ordinazione decisa soltanto dalla Cina, di tre vescovi.

La Cina non ha relazioni diplomatiche con la Santa sede e permette ai cattolici del Paese di frequentare soltanto le chiese riconosciute dallo Stato che riconoscono il Papa come massima figura spirituale, ma non come il capo a tutti gli effetti della Chiesa cinese.

Il Vaticano invece riconosce Taiwan, l'isola democratica al largo della costa cinese su cui Pechino rivendica la propria sovranità.

Tuttavia il miglioramento delle relazioni tra Vaticano e Cina non sembra facile se si pensa che in Cina ci sono circa otto milioni di cattolici che frequentano "chiese sotterranee" non riconosciute dal governo, una cifra ben superiore ai cinque milioni che fanno parte della Chiesa controllata dallo Stato.

La candidatura di Gan rappresenta un buon passo in avanti per la diocesi di Guangzhou, ha riferito il South China Morning Post citando una fonte vaticana.




Vietnam: Premier Incontrera' Per La Prima Volta Il Papa

(ASCA-AFP) - Hanoi, 18 gen - Si annuncia il primo incontro tra un leader di una nazione comunista ed il papa. Il primo ministro del Vietnam Nguyen Tan Dung si rechera' in visita da Papa Benedetto XVI la prossima settimana, lo segnalano fonti ufficiali. ''Dung visitera' l'Italia in 25 gennaio e per quest'occasione il primo ministro incontrera' personalente il Santo Padre in Vaticano'', cita il comunicato del ministero degli esteri . Attualmente non vi sono formali relazioni diplomatiche tra il Vietnam e la Santa sede e, in virtu' di questo, l'incontro tra i due rappresentera' un significativo passo verso la creazione di rapporti bilaterali. (Piu'Europa).

[Modificato da ratzi.lella 18/01/2007 11.34]

euge65
Thursday, January 18, 2007 2:25 PM
questi fatti..........



QUESTI SONO I FATT CHE DIMOSTRANO PER L'ENNESIMA VOLTA ANCHE A CHI SI OSTINA A RIMANERE CIECO E SORDO, DI QUALE PASTA E' FATTO BENEDETTO XVI.......

GRANDE RATZI
ratzi.lella
Friday, January 19, 2007 6:40 PM
attivita' odierna...
UDIENZA ALLA COMUNITÀ DELL’ALMO COLLEGIO CAPRANICA , 19.01.2007

A fine mattinata, nella Sala del Concistoro del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto in Udienza i membri della Comunità dell’Almo Collegio Capranica ed ha loro rivolto il discorso che riportiamo di seguito:


DISCORSO DEL SANTO PADRE

Signor Cardinale, Venerati Fratelli,

Monsignor Rettore, cari Alunni del Collegio Capranica!

Sono lieto di accogliervi nell’imminenza della festa della vostra Patrona, sant’Agnese. Vi saluto tutti con affetto, a partire dal Cardinale Vicario Camillo Ruini e dall’Arcivescovo Pio Vigo che formano la Commissione Episcopale preposta al Collegio. Saluto il Rettore, Monsignor Ermenegildo Manicardi. Do uno speciale benvenuto a voi, cari Alunni, che fate parte della comunità del più antico collegio ecclesiastico romano.

Sono trascorsi infatti 550 anni da quel 5 gennaio 1457, quando il Cardinale Domenico Capranica, Arcivescovo di Fermo, fondò il Collegio che da lui prese nome, destinando ad esso tutti i suoi beni e il suo palazzo presso Santa Maria in Aquiro, perché potesse accogliere giovani studenti chiamati al sacerdozio. La nascente istituzione era la prima nel suo genere a Roma; inizialmente riservata ai giovani romani e fermani, estese in seguito l’ospitalità ad alunni di altre regioni italiane e di diverse nazionalità. Il Cardinale Capranica morì meno di due anni dopo, ma la sua fondazione aveva ormai iniziato il suo cammino, che è proseguito fino ad oggi, subendo soltanto un decennio di chiusura dal 1798 al 1807, durante la cosiddetta Repubblica Romana. Due Papi furono alunni del Capranica: per quasi quattro anni il Papa Benedetto XV, che giustamente voi considerate "Parens alter" per lo speciale affetto che sempre nutrì per la vostra casa, e poi, per un periodo più breve, il Servo di Dio Pio XII. Al vostro Collegio hanno sempre mostrato la loro benevolenza i miei venerati Predecessori, alcuni dei quali sono venuti a visitarvi in particolari circostanze.

Anche l’odierno nostro incontro si svolge, oltre che nel ricordo di sant’Agnese, nel contesto di un significativo anniversario della vostra istituzione. In questa prospettiva storica e spirituale è utile domandarsi quali motivazioni abbiano spinto il Cardinale Capranica a fondare questa provvida opera, e quale valore esse conservino per voi, oggi. Occorre innanzitutto ricordare che il fondatore aveva avuto esperienza diretta dei collegi delle Università di Padova e di Bologna, dove era stato studente, nonché di quelli di Siena, Firenze e Perugia. Si trattava di istituzioni sorte per ospitare giovani versati negli studi e non appartenenti a famiglie facoltose. Mutuando alcuni elementi da tali modelli, ne ideò uno che fosse esclusivamente destinato alla formazione dei futuri sacerdoti, con attenzione preferenziale per i candidati meno abbienti. In questo modo precorse di oltre un secolo l’istituzione dei "seminari" attuata dal Concilio di Trento. Ma non abbiamo ancora messo a fuoco la motivazione di fondo della provvida iniziativa: essa consiste nella convinzione che la qualità del clero dipende dalla serietà della sua formazione. Ora, ai tempi del Cardinale Capranica, mancava un’accurata selezione degli aspiranti ai sacri Ordini: talvolta essi venivano esaminati sulla letteratura e sul canto, ma non sulla teologia, sulla morale e sul diritto canonico, con immaginabili ripercussioni negative sulla Comunità ecclesiale. Ecco perché, nelle Costituzioni del suo Collegio, il Cardinale impose agli studenti di teologia l’accostamento ai migliori autori, specialmente a Tommaso d’Aquino; a quelli di diritto la dottrina del Papa Innocenzo III, e per tutti l’etica aristotelica. Non accontentandosi poi delle lezioni dello Studium Urbis, egli assicurò ripetizioni supplementari fornite da specialisti direttamente all’interno del Collegio. Questa impostazione degli studi era inserita in un quadro di formazione integrale, incentrata sulla dimensione spirituale, che aveva come pilastri i Sacramenti dell’Eucaristia – quotidiana – e della Penitenza – almeno mensile – ed era sostenuta dalle pratiche di pietà prescritte o suggerite dalla Chiesa. Grande importanza aveva anche l’educazione caritativa, sia nella vita fraterna ordinaria che nell’assistenza ai malati; come pure quella che oggi chiamiamo "esperienza pastorale". Era previsto infatti che nei giorni festivi gli alunni svolgessero servizio in Cattedrale o nelle altre chiese del luogo. Un valido apporto formativo lo dava infine lo stesso stile comunitario, caratterizzato da forte compartecipazione nelle decisioni riguardanti la vita del Collegio.

Troviamo qui la medesima scelta di fondo che in seguito avranno i Seminari diocesani, naturalmente con un più compiuto senso dell’appartenenza alla Chiesa particolare, la scelta cioè di una seria formazione umana, culturale e spirituale, aperta alle esigenze proprie dei tempi e dei luoghi. Cari amici, domandiamo al Signore, per intercessione di Maria Santissima e di sant’Agnese, che l’almo Collegio Capranica prosegua in questo suo cammino, fedele alla sua lunga tradizione e agli insegnamenti del Concilio Vaticano II. A voi, cari Alunni, auguro di rinnovare ogni giorno dal profondo del cuore la vostra offerta a Dio e alla santa Chiesa, conformandovi sempre più a Cristo Buon Pastore, che vi ha chiamati a seguirLo e a lavorare nella sua vigna. Vi ringrazio per questa gradita visita e, mentre vi assicuro la mia preghiera, imparto con affetto a voi tutti e alle persone a voi care, una speciale Benedizione Apostolica.



PAPA: LA TURCHIA E' UN PONTE TRA CULTURE, L'ASIA E L'EUROPA

(ASCA) - Citta' del Vaticano, 19 gen - ''La S.Sede riconosce il ruolo specifico della Turchia e la sua situazione geografica e storica di ponte tra i continenti asiatico ed europeo e di incontro tra le culture e le religioni''. Lo ha detto Benedetto XVI ricevendo questa mattina le credenziali del nuovo ambasciatore in Vaticano della Turchia, Muammer Dogan Akdur, il quale lo ha ringraziato per le parole da lui pronunciate in favore delle aspirazioni europee della Turchia, durante gli incontri avuti con le autorita' della Turchia nel recente viaggio apostolico. Viaggio che lo stesso pontefice oggi ha definito ''memorabile'', manifestando nuovamente gratitudine per le autorita' e la popolazione turca che lo ha accolto. Il pontefice ha sottolineato il suo intento, nel recente viaggio, di voler sostenere il radicamento della chiesa cattolica in Turchia grazie alla ricca e prestigiosa eredita' delle prime comunita' cristiane dell'Asia minore da cui e' venuto un contributo senza pari alla vita della chiesa universale. Anche oggi le comunita' cristiane, sebbene minoranza, sono attaccate al loro paese e desiderano contribuire a edificare la nazione. ''Lieti della liberta' religiosa garantita a tutti i credenti dalla costituzione turca - ha aggiunto il papa - la Chiesa cattolica desidera di poter beneficiare di uno statuto giuridico riconosciuto e vedere stabilita una istanza di dialogo ufficiale tra la Conferenza dei vescovi e le autorita' dello Stato, alfine di regolare i differenti problemi che possono porsi e perseguire buone relazioni tra le due parti. Non dubito che il vostro Governo fara' tutto cio' che e' in suo potere per compiere passi avanti in questo senso''. Benedetto ha colto l'occasione per manifestare il rispetto della Chiesa cattolica per l'Islam e la stima del papa e dei fedeli per i credenti musulmani. In particolare ha riconosciuto il contributo della Turchia al processo di pace in Medio Oriente con lo speciale impegno in Libano.



PAPA/ BENEDETTO XVI: CON MUSULMANI CONTRO LA VIOLENZA PER LA PACE
A nuovo ambasciatore turco:rispetto e stima per islam e musulmani

Roma, 19 gen. (APCom) - Il Papa ha ribadito il "rispetto" della Chiesa cattolica per l'islam e la sua "stima" nei confronti dei musulmani, ricevendo, questa mattina in Vaticano, il nuovo ambasciatore turco presso la Santa Sede, Muammar Gogan Akdur. "I credenti delle varie religioni - ha detto Benedetto XVI citando il recente viaggio nel paese anatolico - devono sforzarsi di operare insieme in favore della pace, cominciando dal denunciare la violenza, troppo spesso utilizzata in passato col pretesto della religione".
"Le religioni possono anche unire i loro sforzi per agire in favore del rispetto dell'uomo, creato a immagine dell'onnipotente, e per far riconoscere i valori fondamentali che reggono la vita delle persone e delle società", ha detto ancora il Papa rivolgendosi in francese al nuovo ambasciatore turco.

Ricordando il suo "memorabile viaggio" in Turchia (28 novembre-primo dicembre), Benedetto XVI ha ricordato di aver "manifestato più volte" in quell'occasione "il rispetto della Chiesa cattolica per l'islam e la stima del Papa e dei fedeli per i credenti musulmani, soprattutto in occasione della mia visita alla Moschea blu di Istanbul".

Papa Ratzinger ha poi rinnovato "i cordiali auguri" al presidente turco Ahmet Necdet Sezer e per i turchi ed ha sottolineato le "buone relazioni" diplomatiche esistenti tra Ankara e la Santa Sede. Benedetto XVI ha anche espresso "l'apprezzamento" per l'impegno della Turchia "in favore della pace", e in particolar modo "la sua azione per la ripresa dei negoziati in Medio Oriente e il suo attuale coinvolgimento in Libano".



PAPA/ BENEDETTO XVI AUSPICA UNITA' ECUMENICA CON BARTOLOMEO I
In discorso a nuovo ambasciatore turco cita recente viaggio

Città del Vaticano, 19 gen. (APCom) - "Saluto con affetto Sua Santità il patriarca Bartolomeo I, i vescovi e tutti i fedeli della Chiesa ortodossa, con la quale tanti legami di fraternità ci uniscono già nell'attesa del giorno benedetto nel quale saremo convitati allo stesso desco di Cristo": lo ha affermato Benedetto XVI ricevendo, questa mattina in Vaticano, l'ambasciatore turco Muammar Dogan Akdur in occasione della presentazione delle lettere credenziali.

Il Papa ha ricordato al rappresentante diplomatico di Ankara il recente viaggio nel paese anatolico. Un'occasione, per Papa Ratzinger, di rendere visita al patriarca ecumenico di Costantinopoli e rafforzare il legame tra Chiesa cattolica e Chiesa ortodossa, separate dal 1054 per uno scisma.



Papa: religioni denuncino violenza
'Troppo spesso utilizzata in passato con pretesto'

(ANSA) - CITTA' DEL VATICANO, 19 GEN - Lo sforzo di pace che le religioni possono compiere comincia 'dalla denuncia della violenza': cosi' Benedetto XVI. Secondo il Pontefice, la violenza e' stata troppo spesso utilizzata in passato 'con il pretesto di motivazioni religiose'. Il Papa inoltre, nell'incontro con il nuovo ambasciatore turco, Akdur, ha auspicato che la Chiesa cattolica in Turchia, possa beneficiare di uno statuto giuridico riconosciuto.



PAPA: BUONI RAPPORTI CON CHIESA LUTERANA DI FINLANDIA

(ASCA) - Citta' del Vaticano, 19 gen - ''Lo Spirito Santo e' il vero protagonista dell'impegno ecumenico'': e' quanto ha detto Benedetto XVI ricevendo oggi una delegazione ecumenica della Finlandia, giunta a Roma per il suo tradizionale pellegrinaggio nella Festa di Sant'Enrico, patrono del Paese nordico. Nell'incontro avvenuto avviene in coincidenza con la Settimana di preghiera per l'unita' dei cristiani, che si svolge da ieri sul tema ''Fa udire i sordi e fa parlare i muti'', il papa ha sottolineato la buona collaborazione esistente con la Chiesa luterana di Finlandia su temi importanti. L'incontro della delegazione ecumenica finlandese con il Papa e' ormai diventato tradizionale e mostra i buoni rapporti che esistono tra cattolici e luterani della Finlandia. Anzi - ha precisato Benedetto XVI - le relazioni tra i cristiani in questo Paese ''si sono sviluppate in un modo che da' molta speranza per il futuro dell'ecumenismo''. Qui i discepoli di Cristo ''pregano e lavorano insieme, offrendo una testimonianza pubblica comune'' delle verita' del Vangelo, testimonianza ''convincente'' che ''gli uomini e le donne cercano e hanno bisogno di sentire''. ''Da parte dei cristiani - ha sottolineato il Papa - questo richiede coraggio'' e la consapevolezza che ''il farsi piu' vicini a Cristo, convertendoci alla sua verita' e al suo amore, ci avvicina di piu' gli uni agli altri''. Il Papa ha ricordato che con la firma, nel 1999, della Dichiarazione congiunta sulla Dottrina della giustificazione, luterani e cattolici hanno accorciato in modo ''considerevole'' le distanze teologiche, anche se resta da compiere ''ulteriore lavoro''. E' comunque ''incoraggiante'' - nota - che il dialogo luterano-cattolico in Finlandia e Svezia stia esaminando la questione della ''Giustificazione nella vita della Chiesa''. Infatti - ha affermato - dietro all' ''affievolirsi del tema della giustificazione e del perdono dei peccati sta in definitiva un indebolimento del nostro rapporto con Dio. Per questo, il nostro primo compito sara' forse quello di riscoprire in modo nuovo il Dio vivente nella nostra vita, nel nostro tempo e nella nostra societa'''.

[Modificato da ratzi.lella 19/01/2007 18.46]

euge65
Friday, January 19, 2007 7:09 PM
ancora un'articolo.............
Le religioni denuncino la violenza compiuta in loro nome» Benedetto XVI: Turchia, ponte tra culture Il Papa: «Possa la Chiesa cattolica beneficiare della libertà religiosa garantita dalla Costituziona turca» STRUMENTIVERSIONE STAMPABILEI PIU' LETTIINVIA QUESTO ARTICOLO

Benedetto XVI (Reuters)
CITTÀ DEL VATICANO - Il Vaticano «riconosce il ruolo specifico della Turchia» come «crocevia tra culture e religioni, e apprezza il suo impegno a favore della pace». Lo ha detto il Papa al nuovo ambasciatore turco presso la Santa Sede. Benedetto XVI ha inoltre chiesto al governo di Ankara di consentire anche alla Chiesa cattolica di «beneficiare della libertà religiosa garantita a tutti i credenti dalla Costituzione turca». L'ambasciatore, a nome della Turchia, ha ringraziato il pontefice per l'appoggio offerto alla richiesta di ingresso nell'Unione europea.
RELIGIONI CONTRO LA VIOLENZA - Poi Joseph Ratzinger ha accennato alla violenza che prende a pretesto la religione. Lo sforzo di pace comincia «dalla denuncia della violenza, troppo spesso utilizzata in passato con il pretesto di motivazioni religiose». Il Papa ha poi ricordato di aver manifestato il proprio «rispetto per l'islam» proprio nel recente viaggio in Turchia. «I credenti delle differenti religioni devono sforzarsi di operare insieme a favore della pace cominciando dal denunciare la violenza, troppo spesso utilizzata in passato con il pretesto di motivazioni religiose. Devono imparare a conoscersi meglio e a meglio rispettarsi per edificare una società sempre più fraterna», ha affermato Benedetto XVI. «Il dialogo necessario tra le autorità religiose comincia nella vita di tutti i giorni dalla stima e dal rispetto reciproci tra credenti di ogni religione».
19 gennaio 2007

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ancora un'articolo sul discorso sulla turchia e l'Islam di papa Benedetto XVI

ratzi.lella
Saturday, January 20, 2007 2:57 PM
una svolta?
COMUNICATO DELLA SALA STAMPA DELLA SANTA SEDE: RIUNIONE SULLA SITUAZIONE DELLA CHIESA CATTOLICA NELLA CINA CONTINENTALE , 20.01.2007

Il Papa Benedetto XVI, nel desiderio di approfondire la conoscenza della situazione della Chiesa cattolica nella Cina Continentale, ha convocato un’apposita Riunione, che ha avuto luogo nel Palazzo Apostolico Vaticano nei giorni 19 e 20 gennaio 2007.

Ai lavori, presieduti da Sua Eminenza il Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, hanno preso parte alcuni rappresentanti dell’Episcopato cinese (Hong Kong, Macao e Taiwan) e coloro che, per la Santa Sede, seguono più da vicino la questione cinese. L’ampio ed articolato dibattito è stato animato da franchezza e da fraterna cordialità.

Alla luce della travagliata storia della Chiesa in Cina e dei principali avvenimenti degli ultimi anni, sono stati presi in esame i problemi ecclesiali più gravi e urgenti, che attendono adeguate soluzioni in relazione ai principi fondamentali della costituzione divina della Chiesa e della libertà religiosa. Si è preso atto, con profonda riconoscenza, della luminosa testimonianza, offerta da Vescovi, sacerdoti e fedeli, i quali, senza cedere a compromessi, hanno mantenuto la propria fedeltà alla Sede di Pietro, a volte anche a prezzo di gravi sofferenze. Con particolare gioia si è, altresì, constatato che oggi la quasi totalità dei Vescovi e dei sacerdoti è in comunione con il Sommo Pontefice.

Sorprendente, inoltre, è stata la crescita numerica della comunità ecclesiale che, anche in Cina, è chiamata ad essere testimone di Cristo, a guardare in avanti con speranza e a misurarsi, nell’annuncio del Vangelo, con le nuove sfide che la società sta affrontando.

Nella molteplicità dei contributi dei partecipanti è emersa la volontà di proseguire il cammino di un dialogo rispettoso e costruttivo con le Autorità governative, per superare le incomprensioni del passato. Si è, inoltre, auspicato di pervenire a una normalizzazione dei rapporti ai vari livelli, al fine di consentire la pacifica e fruttuosa vita della fede nella Chiesa e di lavorare insieme per il bene del Popolo cinese e per la pace nel mondo.

Il Santo Padre, Che è stato ampiamente ragguagliato in merito alle proposte maturate nel corso della Riunione, ha benevolmente deciso di indirizzare una Sua Lettera ai cattolici in Cina.



approfondimenti:

Apertura della Santa Sede verso le autorità del gigante asiatico
Un orientamento emerso nel corso di una riunione presieduta da Bertone


Il Papa scriverà ai cattolici cinesi
"Dialogo costruttivo con Pechino"


Ma nella nota vaticana si cita anche il sacrificio di fedeli e prelati: "Vescovi del Paese in comunione col Santo Padre, riconoscenza per chi non è sceso a compromessi"

CITTA' DEL VATICANO - Il Vaticano vuole "proseguire il cammino di un dialogo rispettoso e costruttivo" col governo cinese: l'orientamento è emerso da un summit sulla Cina convocato ieri dal segretario di Stato, Tarcisio Bertone. La speranza, si legge in un comunicato diffuso oggi dalla sala stampa della Santa Sede, è di "pervenire a una normalizzazione dei rapporti a vari livelli". Per questo, il Papa invierà ai cattolici di quel Paese. Il che, però, non vuol dire che Benedetto XVI voglia sorvolare sulle persecuzioni anti-cattoliche che avvengono in quel Paese.

E infatti, come si legge nella nota, nella riunione "con particolare gioia si è constatato che oggi la quasi totalità dei vescovi e dei sacerdoti è in comunione con il Sommo Pontefice". In particolare, continua la nota, "si è preso atto, con profonda riconoscenza, della luminosa testimonianza, offerta da vescovi, sacerdoti e fedeli, i quali, senza cedere a compromessi, hanno mantenuto la propria fedeltà alla Sede di Pietro, a volte anche a prezzo di gravi sofferenze".

Da qui la decisione del Papa di rivolgersi direttamente ai fedeli cinesi, dopo essere stato "ampiamente ragguagliato sulle proposte maturate" nel corso del summit. "Si è inoltre auspicato - prosegue il testo della Santa Sede - di pervenire a una normalizzazione dei rapporti ai vari livelli, al fine di consentire la pacifica e fruttuosa vita della fede nella Chiesa e di lavorare insieme per il bene del popolo cinese e per la pace nel mondo".

E tra le altre cose, durante la riunione presieduta da Bertone, è stata notata la "sorprendente crescita numerica della comunità ecclesiale che, anche in Cina, è chiamata ad essere testimone di Cristo, a guardare in avanti con speranza e a misurarsi, nell'annuncio del Vangelo, con le nuove sfide che la società sta affrontando".


(da "repubblica.it)


CINA: S.SEDE, AVANTI CON DIALOGO E IL PAPA SCRIVERA' AI CATTOLICI

(ASCA) - Citta' del Vaticano, 20 gen - La S.Sede punta a normalizzare i rapporti con la Cina e pertanto proseguira' nel dialogo con le autorita' governative per superare le incomprensioni del passato. Benedetto XVI, poi, scrivera' presto una lettera ai cattolici cinesi che finora hanno dato grande prova di fedelta' a Cristo e alla Chiesa. Sono le indicazioni piu' rilevanti emerse dalla riunione straordinaria sulla situzione della Chiesa cattolica nella Cina continentale che si e' conclusa oggi in Vaticano. Essa - informa un comunicato della Sala Stampa Vaticana - e' stata convocata da Benedetto XVI ''nel desiderio di approfondire la conoscenza della situazione della Chiesa cattolica''. Ai lavori presieduti ieri ed oggi dal cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato, hanno preso parte alcuni rappresentanti dell'episcpato cinese (Hong Kong, macao e Taiwan) e coloro che, per la S.Sede seguono piu' da vicino la questione cinese. ''l'ampio e articolato dibattito - informa il comunicato - e' stato animato da franchezza e da fraterna cordialita'''.

Citta' del Vaticano, 20 gen - ''Alla luce della travagliata storia della Chiesa in Cina e dei principali avvenimenti degli ultimi anni - prosegue il comunicato vaticano - sono stati presi in esame i problemi ecclesiali piu' gravi e urgenti, che attendono adeguate soluzioni in relazione ai principi fondamentali della costituzione divina della Chiesa e della liberta' religiosa. Si e' preso atto, con profonda riconoscenza, della luminosa testimonianza, offerta da vescovi, sacerdoti e fedeli, i quali, senza cedere a compromessi, hanno mantenuto la propria fedelta' alla Sede di Pietro, a volte anche a prezzo di gravi sofferenze. Con particolare gioia si e', altresi', constatato che oggi la quasi totalita' dei vescovi e dei sacerdoti e' in comunione con il Sommo Pontefice. Sorprendente, inoltre - aggiunge il comunicato vaticano - a' stata la crescita numerica della comunita' ecclesiale che, anche in Cina, e' chiamata ad essere testimone di Cristo, a guardare in avanti con speranza e a misurarsi, nell'annuncio del Vangelo, con le nuove sfide che la societa' sta affrontando. Nella molteplicita' dei contributi dei partecipanti e' emersa la volonta' di proseguire il cammino di un dialogo rispettoso e costruttivo con el autorita' governative, per superare le incomprensioni del passato. Si e', inoltre, auspicato di pervenire a una normalizzazione dei rapporti a vari livelli, al fine di consentire la pacifica e fruttuosa vita della fede nella Chiesa e di lavorare insieme per il bene del Popolo cinese e per la pace nel mondo. Il Santo padre, che e' stato ampiamente ragguagliato in merito alle proposte maturate nel corso delal riunione - conclude il comunicato - ha benevolmente deciso di indirizzare una sua lettera ai cattolici in Cina''. Con tutta probabilita' sara' proprio questa lettera a contenere qualche proposta operativa concreta per il futuro. Gia' alla vigilia dell'incontro riservato di questi due giorni, si era parlato da fonti ecclesiastiche autorevoli di una probabile costituzione in Vaticano di una speciale Commissione per la Cina. Ma per questa, come per altre ghiotte notizie, si dovra' necessariamente attendere la lettera del papa che solo potra' render qualsiasi decisione operativa.




ALTRE ATTIVITA' DEL SANTO PADRE

BENEDIZIONE DEGLI AGNELLI NELLA MEMORIA LITURGICA DI SANT’AGNESE

Questa mattina, nella Cappella Urbano VIII del Palazzo Apostolico Vaticano, in occasione della Memoria Liturgica di Sant’Agnese, il Santo Padre Benedetto XVI ha benedetto due agnelli vivi, presentati dal Capitolo Lateranense, la cui lana sarà utilizzata per confezionare i sacri Pallii.

Come è noto il Pallio è un’insegna liturgica d’onore e di giurisdizione che viene indossata dal Papa e dagli Arcivescovi Metropoliti nelle loro Chiese e in quelle delle loro Province. È costituito da una fascia di lana bianca su cui spiccano sei croci di seta nera.

La Benedizione dei nuovi Pallii è fatta dal Santo Padre il 29 giugno, Solennità dei Santi Pietro e Paolo.


PAPA/ IN SUDAMERICA NECESSARIA E URGENTE NUOVA EVANGELIZZAZIONE
Il 13 maggio in Brasile per inaugurare conferenza vescovi

Città del Vaticano, 20 gen. (APCom) - Il Papa è preoccupato per le "enormi sfide" che l'America Latina si trova ad affrontare. Ricevendo questa mattina i partecipanti alla Plenaria della Pontificia Commissione per l'America Latina, Benedetto XVI elenca "il cambiamento culturale generato da una comunicazione sociale che segna i modi di pensare e i costumi di milioni di persone; i flussi migratori, con ripercussioni sulla vita familiare e nella pratica religiosa". Ma a preoccupare il Pontefice ci sono anche "la globalizzazione, il secolarismo, la povertà crescente e il deterioramento ecologico, soprattutto nelle grandi città, così come la violenza e il narcotraffico".

Di fronte a questo scenario, Benedetto XVI sottolinea la "necessità urgente di una nuova evangelizzazione". Il Pontefice ricorda che a maggio, il 13, si aprirà la IV Conferenza generale dell'episcopato latino americano (Celam) che, lo stesso Papa, inaugurerà, volando in Brasile dal 9 al 14 maggio.



PAPA: LA ROMANIA PUO' PORTARE IN EUROPA SLANCIO SPIRITUALE

(ASCA) - Citta' del Vaticano, 20 gen - Benedetto XVI si e' detto lieto oggi dell'ingresso della Romania nell'Unione Europea e ha formulato l'auspicio che essa possa portare un contributo originale all'edificio europeo cosi' da permettere ''che esso non sia solamente una forza economica e un grande mercato di beni di consumo, ma che esso possa trovare un nuovo slancio politico, culturale e spirituale, capace di costruire un avvenire promettente per le nuove generazioni''. Nel discorso al nuovo ambasciatore di Romania presso la S.Sede, il signor Marius Gabriel Lazurca, il papa ha toccato anche l'impegno profuso dalla Romania per il rinnovamento della societa', dopo gli anni della guerra fredda, e per garantire uno sviluppo giusto ed equo per tutti. In questo senso Benedetto XVI ha incoraggiato i reponsabili politici rumeni ''a vegliare con attenzione sulle esigenze di una solidarieta' attiva tra tutti i gruppi di popolazione, per evitare che nel tempo della mondializzazione non si crei un fossato crescente tra i cittadini che accedono legittimamente ai benefici dello sviluppo economico e quelli che si trovano progressivamente marginalizzati, perfino esclusi da un tale processo, come lo si puo' osservare, purtroppo, in molte societa' moderne''. Il pontefice ha pure rilevato il diritto di tutti a una giustizia indipendente e trasparente che garantisca la lotta agli approfittatori rispetto al bene comune. Parlando poi dei progressi compiuti dal governo per la restituzione dei beni confiscati alle comunita' religiose, il pontefice ha espresso la sua preoccupazione e inquietudine per la cattedrale San Giuseppe a Bucarest, rinnovando l'appello perche' sia conservato il suo patrimonio storico e religioso.

[Modificato da ratzi.lella 20/01/2007 15.06]

LadyRatzinger
Sunday, January 21, 2007 1:30 PM
ANGELUS, IL PAPA: "GESU', CHE HA FATTO UDIRE I SORDI E PARLARE I MUTI, CI AIUTERA' AD UNIRE TUTTI I CRISTIANI"

CITTA' DEL VATICANO (21 GENNAIO 2007) - I cristiani sono “eredi di divisioni avvenute in epoche passate”, ma “Cristo può tutto, egli ‘fa udire i sordi e fa parlare i muti’ (Mc 7,37), è capace cioè di infondere nei cristiani il desiderio ardente di ascoltare l’altro, di comunicare con l’altro e di parlare insieme a lui il linguaggio dell’amore reciproco”. Con questa accorata sottolineatura Benedetto XVI ha ricordato il tema della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, l’appuntamento annuale celebrato dalle molte confessioni cristiane dal 18 al 25 gennaio. “Ho intenzione di commentare più diffusamente questo tema biblico – ha detto il papa - il prossimo 25 gennaio, festa liturgica della Conversione di san Paolo, quando, in occasione della conclusione della “Settimana di preghiera”, presiederò alle ore 17,30 la celebrazione dei Vespri nella Basilica di San Paolo fuori le Mura. Vi attendo numerosi a tale incontro liturgico, poiché l’unità si fa soprattutto pregando, e più la preghiera è corale, più è gradita al Signore”. Il pontefice ha ricordato che il tema di quest’anno è stato preparato “dai fedeli di Umlazi, in Sud Africa, città molto povera, dove l’AIDS ha assunto proporzioni di pandemia e dove ben poche sono le speranze umane. Ma Cristo risorto è speranza per tutti. Lo è specialmente per i cristiani. Eredi di divisioni avvenute in epoche passate, essi hanno voluto in questa circostanza lanciare un appello: Cristo può tutto, egli ‘fa udire i sordi e fa parlare i muti’ (Mc 7,37), è capace cioè di infondere nei cristiani il desiderio ardente di ascoltare l’altro, di comunicare con l’altro e di parlare insieme a lui il linguaggio dell’amore reciproco”. Parlando dell’impegno ecumenico per l’unità dei cristiani, Benedetto XVI ha sottolineato che tale impegno non è solo per degli esperti, ma è per tutti: “l’ecumenismo è un’esperienza dialogica profonda, un ascoltarsi e parlarsi, un conoscersi meglio; è un compito che tutti possono svolgere, specialmente per quanto riguarda l’ecumenismo spirituale, basato sulla preghiera e la condivisione per ora possibile tra i cristiani. Auspico che l’anelito per l’unità, tradotto in preghiera e fraterna collaborazione per alleviare le sofferenze dell’uomo, possa diffondersi sempre più a livello delle parrocchie e dei movimenti ecclesiali e tra gli Istituti religiosi”. A questo proposito, il papa ha ringraziato la Commissione ecumenica del vicariato di Roma e i parroci che “incoraggiano i fedeli a celebrare la Settimana”. E ha aggiunto: “Più in generale sono riconoscente a quanti, in ogni parte del mondo, con convinzione e costanza pregano e operano per l’unità. Maria, Madre della Chiesa, aiuti tutti i fedeli a lasciarsi intimamente aprire da Cristo alla comunicazione reciproca nella carità e nella verità, per diventare in Lui un cuore solo e un’anima sola (cfr At 4,32)”. Dopo la preghiera mariana, Benedetto XVI ha salutato anzitutto insegnanti e studenti delle scuole cattoliche di Roma, esprimendo il suo personale “apprezzamento per il lavoro” che essi svolgono. Salutando poi i pellegrini italiani, il pontefice ha citato i promotori del progetto. “Cambia gioco”, che nella città di Lecce hanno invitato i bambini ad abbandonare le armi-giocattolo. “Mi congratulo per questa iniziativa – ha concluso il papa - e vorrei allargare l’appello: preserviamo l’infanzia dal contagio della violenza!”.
ratzi.lella
Monday, January 22, 2007 5:16 PM
attivita' del santo padre...
LE LETTERE CREDENZIALI DEL PRIMO AMBASCIATORE DELLA REPUBBLICA DI MONTENEGRO PRESSO LA SANTA SEDE , 22.01.2007

Alle ore 11 di questa mattina, il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto in Udienza S.E. il Signor Antun Sbutega, primo Ambasciatore della Repubblica di Montenegro presso la Santa Sede, in occasione della presentazione delle Lettere Credenziali.

Pubblichiamo di seguito il discorso che il Papa ha rivolto al nuovo Ambasciatore, nonché i cenni biografici essenziali di S.E. il Signor Antun Sbutega:


DISCORSO DEL SANTO PADRE

Signor Ambasciatore,

è per me motivo di singolare letizia accogliere le Lettere con cui S.E. il Sig. Filip Vujanovic, Presidente della Repubblica del Montenegro, La accredita quale primo Ambasciatore presso la Sede Apostolica. Sia il benvenuto! Il sentimento del Successore di Pietro, oggi, ha origini antiche e si nutre di una memoria, che riannoda un dialogo mai interrotto nei secoli fra le stirpi montenegrine e il Vescovo di Roma. Per il suo tramite, Signor Ambasciatore, desidero esprimere vivo compiacimento, in primo luogo, al Signor Presidente della Repubblica, che ho avuto la gioia di incontrare di recente, e poi anche alle altre Autorità dello Stato e all’intera società civile montenegrina che, nella sua pluralità etnica, ha voluto instaurare un dialogo diretto e cordiale con la Santa Sede.

Come Le è noto, sin dai tempi apostolici la Buona Novella ha raggiunto le terre che oggi formano la Repubblica a cui Ella appartiene. Tali legami di ordine spirituale si sono rafforzati ad opera dell’apostolato dei monaci benedettini, tanto da giungere, durante il pontificato del grande Papa Gregorio VII, al pubblico riconoscimento dell’indipendenza del Regno di Coclea, quando pervennero al Principe Mihail le insegne della regalità dalla Sede di Pietro. Lungo le alterne vicende dei secoli, i popoli attivi nell’attuale Crna Gora hanno conservato sempre un dinamico e cordiale rapporto con le altre genti vicine, tanto da offrire interessanti apporti alla vita di Nazioni europee, non ultima all’Italia stessa, alla quale, nel secolo passato, diedero persino una Regina.

Le antiche carte parlano di un fruttuoso dialogo fra la Sede Apostolica e il Principe Nicola del Montenegro, che portò nel 1886 alla stipula di una convenzione con la quale si provvedeva ai bisogni spirituali dei cittadini cattolici, dipendenti dall’allora capitale Cetinje. La lungimiranza delle risoluzioni adottate da quel Capo di Stato quanto al riconoscimento dei diritti di una parte dei suoi concittadini si impone ancor oggi alla nostra ammirazione, sottolineando la necessità di una giusta considerazione delle obiettive esigenze della pratica religiosa di ciascuno. Ogni cattolico è ben cosciente delle prerogative dello Stato, ma al tempo stesso è altrettanto conscio dei propri doveri nei confronti degli imperativi evangelici. Riflettendo, dunque, sui secoli trascorsi, quando il messaggio evangelico della salvezza ha raggiunto le terre del Montenegro, abbracciando la tradizione orientale e insieme quella occidentale, la Sua Patria, Signor Ambasciatore, si è caratterizzata sempre come luogo privilegiato di quell’incontro ecumenico che è da tutti auspicato. Anche l’incontro tra cristiani e musulmani ha trovato in Montenegro realizzazioni convincenti.

Occorre proseguire su questa strada, sulla quale la Chiesa si augura che tutti convergano nell’impegno di unire gli sforzi a servizio della nativa nobiltà dell’essere umano. La Chiesa infatti vede in questo una parte significativa della sua missione a servizio dell’uomo nella sua interezza di pensiero, di azione, di progettazione, nel rispetto delle tradizioni che identificano una terra come tale. Sono certo che, in campo europeo, il Montenegro non mancherà di dare il proprio attivo apporto sia nell’ambito civile, quanto in quello politico, sociale, culturale e religioso.

Una delle priorità sulle quali sicuramente sta riflettendo la nuova Repubblica indipendente, che Ella rappresenta, è il rafforzamento dello stato di diritto nei vari ambiti della vita pubblica, mediante l'adozione di provvedimenti che garantiscano l'effettivo godimento di tutti quei diritti che sono previsti dalle leggi fondamentali dello Stato. Ciò promuoverà la crescita nei cittadini della fiducia sociale, consentendo loro di sentirsi liberi di perseguire i loro legittimi obiettivi sia come singoli sia come comunità all’interno delle quali hanno scelto di raggrupparsi, e questo si tradurrà in una generale maturazione nella cultura della legalità.

Il Montenegro appartiene alla famiglia delle Nazioni europee, alle quali, pur nella propria piccola dimensione, ha dato e intende continuare a dare il suo generoso contributo. Il pieno riconoscimento della vita e degli scopi della comunità cattolica nel contesto della società montenegrina, attuato oltre un secolo fa, è risultato utile alla sovranità dello Stato e gradito alla missione specifica della Chiesa. In quella specifica circostanza storica, come non notare il rispettoso atteggiamento della Chiesa Ortodossa del tempo, che non si oppose ad una intesa con la Sede Apostolica? Essa, anzi, vide in questo passo un utile strumento per meglio sovvenire ai bisogni spirituali della popolazione. È auspicabile che tale cristiana disposizione possa evolversi ulteriormente.

Come in passato, la Sede Apostolica desidera riaffermare anche oggi la propria stima, il proprio affetto e la propria considerazione per le nobili stirpi che abitano il Montenegro, anche perseguendo un dialogo fraterno con l'Ortodossia, tanto presente e viva nel Paese. Di tale atteggiamento sono testimoni i millenari rapporti di reciproca considerazione. Anche oggi occorre approfondire tale atteggiamento costruttivo, per servire al meglio le genti da Lei qui oggi degnamente rappresentate. Esse, con grande apertura d’animo, guardano contemporaneamente sia ad Oriente che ad Occidente, ponendosi come ponte tra l’una e l’altra realtà. In piena cordialità, come nei secoli trascorsi, è possibile stabilire quelle intese che vanno a beneficio del Paese e della comunità cattolica, senza minimamente ledere i legittimi diritti di altre comunità religiose. Questa è la via imboccata dall'Europa odierna e che il Suo Paese intende percorrere con tanta speranza.

Signor Ambasciatore, le odierne credenziali che Ella mi presenta sono il segno di una volontà positiva di contribuire alla vita internazionale con la propria identità specifica. In tal senso, Ella troverà nella Sede Apostolica un’interlocutrice che ben conosce la storia, il presente e i desideri del Suo popolo. In me e nei miei validi collaboratori, Ella incontrerà attenzione e considerazione, basata sui millenari cordiali rapporti reciproci. Nel chiederLe di rendersi interprete presso le Autorità che L’accreditano della mia stima e della mia gratitudine, Le chiedo di trasmettere l’espressione del mio vivo auspicio di prosperità, di pace e di progresso per tutti gli abitanti del Montenegro, sui quali invoco le abbondanti benedizioni dell’Altissimo.



FIRMA DI UN PROTOCOLLO ADDIZIONALE AL CONCORDATO DELLA SANTA SEDE CON LA BAVIERA , 22.01.2007

Alle ore 11,30 di venerdì, 19 gennaio 2007, nel "Palazzo Principe Carlo" di Monaco di Baviera (Repubblica Federale di Germania) è stato firmato un Protocollo Addizionale al Concordato con la Baviera del 29 marzo 1924, che regola alcune questioni riguardanti l’insegnamento della teologia sia nelle Facoltà di Teologia Cattolica delle Università statali sia in altri Centri di istruzione della Baviera.

Per la Santa Sede ha firmato, come Plenipotenziario, S.E. Monsignor Erwin Josef Ender, Arcivescovo titolare di Germania di Numidia, Nunzio Apostolico in Germania.

Per lo Stato Libero di Baviera, S.E. il Dottor Edmund Stoiber, Ministro-Presidente.

Presenti alla cerimonia erano anche:

per parte ecclesiastica, Sua Eminenza il Signor Friedrich Cardinale Wetter, Arcivescovo di Monaco e Frisinga; il Reverendo Prof. Dott. Peter Beer, Direttore dell’Ufficio Cattolico di Baviera; il Reverendo Protonotario Apostolico Valentin Doering, già Direttore dell’Ufficio Cattolico di Baviera; Monsignore Stephan Stocker, Segretario della Nunziatura Apostolica in Germania;

per parte statale, il Vice-Presidente della Dieta di Baviera, Signora Barbara Stamm; il Ministro di Stato, Signor Siegfried Schneider, Ministro dell’Insegnamento e del Culto; il Ministro di Stato, Signor Dott. Thomas Goppel, Ministro per la Scienza, la Ricerca e l’Arte; il Direttore Ministeriale, Signor Josef Erhard, Capo del Ministero del Culto; il Direttore Ministeriale, Signor Dott. Friedrich-Wilhelm Rothenpieler, Capo del Ministero della Scienza; il Direttore Ministeriale, Signor Dott. Walter Schön, Capo della Cancelleria dello Stato Libero di Baviera.

Il presente Protocollo Addizionale al Concordato con la Baviera, che consiste in 7 commi e 4 annotazioni, regola alcuni aspetti dell’insegnamento della teologia sia nelle Facoltà di Teologia Cattolica delle Università statali sia in altri Centri di istruzione della Baviera. In particolare, stabilisce nuove norme per le Facoltà di Teologia Cattolica delle Università di Bamberga e di Passavia, che rimarranno quiescenti per quindici anni a partire dall’entrata in vigore del presente accordo: durante tale periodo, entrambe le istituzioni continueranno ad esistere come Istituti di Teologia Cattolica.



CINA: CHIESA CATTOLICA DI STATO SALUTA APERTURA DIALOGO VATICANO

(ASCA-AFP) - Pechino, 22 gen - La Chiesa cattolica cinese approvata dallo stato ha accolto con favore la richiesta di dialogo da parte del Vaticano, affermando che e' un ''passo in avanti'' che migliorera' le relazioni bilaterali. ''Cio' e' utile per le relazioni Cina-Vaticano. E' un passo in avanti, ma dobbiamo ancora vedere azioni concrete'', ha detto all'Afp Liu Bainian, vice presidente dell'Associazione patriottica cattolica cinese. Nel corso di una riunione straordinaria incentrata sulle sue relazioni con la Cina, il Vaticano sabato ha chiesto un ''dialogo rispettoso e costruttivo'' con Pechino e ha espresso la speranza di arrivare a una normalizzazione dei rapporti. La Santa Sede ha fatto sapere con un comunicato che vuole ''superare le incomprensioni del passato'' con Pechino, che non permette ai cattolici cinesi di riconoscere l'autorita' papale. Secondo Liu, il riconoscimento della crescita della Chiesa cattolica cinese contenuto nel comunicato e' un'ammissione che in Cina c'e' liberta' religiosa. ''Tuttavia, la chiesa deve attenersi alle leggi e alla costituzione cinesi e spero che il Vaticano rispetti le due condizioni della Cina'', ha spiegato Liu, che e' anche portavoce dell'associazione - l'amministratore statale della Chiesa cattolica cinese. Come condizioni per stabilire relazioni con il Vaticano, la Cina chiede che la Santa Sede rompa i legami con Taiwan, che secondo Pechino e' parte del suo territorio, e non interferisca nei suoi affari interni. La tensione e' salita da quando lo scorso anno le autorita' statali cinesi hanno consacrato quattro vescovi che non avevano la tacita approvazione papale. ''La Chiesa cinese ha la missione di diffondere il Vangelo, ma poiche' non ci sono relazioni diplomatiche la chiesa non poteva far altro che scegliere i vescovi da sola'', ha spiegato Liu, aggiungendo che il ''nostro fine e' diffondere il Vangelo, cio' e' compatibile con l'insegnamento del Papa''. (Piu'Europa).


PAPA: CATTOLICI COOPERINO CON CHI CONDIVIDE DIFESA VALORI

"La Chiesa si augura che tutti convergano nell'impegno di unire gli sforzi a servizio della nativa nobilta' dell'essere umano". L'idea forte di una collaborazione tra religioni e culture diverse in difesa dei valori e' stata rilanciata oggi da Benedetto XVI. Il Papa ha ricordato anche che "ogni cattolico e' ben cosciente delle prerogative dello Stato, ma al tempo stesso e' altrettanto conscio dei propri doveri nei confronti degli imperativi evangelici". Ed ha scelto per queste riflessioni un'occasione particolarmente solenne: la cerimonia di presentazione del primo ambasciatore della neonata Repubblica di Montenegro, Antun Sbutega. La difesa della dignita' umana, ha spiegato, e' per la Chiesa "una parte significativa della sua missione a servizio dell'uomo nella sua interezza di pensiero, di azione, di progettazione". Tutto questo, ha aggiunto, la Chiesa e i cattolici vogliono proporlo "nel rispetto delle tradizioni che identificano" il Montenegro: "da quando il messaggio evangelico della salvezza ha raggiunto le sue terre abbracciando la tradizione orientale e insieme quella occidentale, questo Paese - ha ricordato Papa Ratzinger - si e' caratterizzata sempre come luogo privilegiato di quell'incontro ecumenico che e' da tutti auspicato". Ed "anche l'incontro tra cristiani e musulmani ha trovato in Montenegro realizzazioni convincenti". Per il Pontefice "occorre proseguire su questa strada". "Sono certo che, in campo europeo, il Montenegro - ha detto - non manchera' di dare il proprio attivo apporto sia nell'ambito civile, quanto in quello politico, sociale, culturale e religioso".



PAPA: HA RICEVUTO PAPIRO PIU' ANTICO DEL ''PADRE NOSTRO''

(ASCA) - Citta' del Vaticano, 22 gen - E' stato presentato al Papa questa mattina il piu' antico papiro dei vangeli di Luca e Giovanni di cui finora si dispone. L'eccezionale documento conosciuto come Pairo Bodmer XIV-XV risale all'inizio del secolo III e contiene ampi frammenti dei due evangelisti. Tra l'altro nel frammento di Luca e' anche compreso il testo della preghiera del Padre nostro, che rappresenta cosi' la sua piu' antica documentazione. ''Questi due documenti - ricordava recentemente mons.Raffaele Farina, prefetto della Biblioteca apostolica che questa mattina accompagnava il cardinale Jean Louis Tauran nella presentazione dell'antico reperto - e' il testo piu' antico dei vangeli di cui si dispone. E' di 20-30 anni dopo il papiro Bodmer VIII che risale a circa il 200 dopo Cristo e contiene le Lettere di san Pietro. Ma nella Biblioteca - precisa mons.Farina - conserviamo pure il testo completo piu' antico della Bibbia, risalente al secolo IV. E conserviamo persino degli apocrifi''. Il papiro presentato oggi a Benedetto XVI, conservato finora a Cologny, presso Ginevra, dalla Fondazione Bodmer, cui apparteneva, e' stato donato alla Biblioteca Apostolica Vaticana. E' uno dei piu' importanti testimoni del testo del Nuovo Testamento, di immenso valore critico e storico. Durante la presentazione erano presenti anche il donatore Frank Hanna e altre persone che hanno consentito l'arrivo del papiro alla Biblioteca Vaticana.

[Modificato da ratzi.lella 22/01/2007 17.57]

Ratzigirl
Tuesday, January 23, 2007 1:07 AM
Uno statunitense, rappresentante papale presso l’Agenzia Internazionale dell’Energia Atomica


Benedetto XVI ha nominato il sacerdote statunitense monsignor Michael W. Banach rappresentante permanente della Santa Sede presso l’Agenzia Internazionale dell’Energia Atomica.

Allo stesso tempo, in base a quanto annunciato questo lunedì dalla Sala Stampa della Santa Sede, il Papa ha nominato monsignor Banach presso le altre istituzioni internazionali che hanno sede a Vienna.

Per questo motivo, il sacerdote sarà anche rappresentante papale presso l’Organizzazione per la Sicurezza e Cooperazione in Europa (O.S.C.E.) e presso la Commissione Preparatoria del Trattato sull’Interdizione Globale degli Esperimenti Nucleari (CTBTO).

Monsignor Banach sarà inoltre Osservatore Permanente della Santa Sede presso l’Organizzazione delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Industriale (O.N.U.D.I.) e presso l’Ufficio delle Nazioni Unite a Vienna.

Succede nell’incarico a monsignor Leo Boccardi, nominato dal Papa nunzio apostolico in Sudan.

Monsignor Michael W. Banach, finora Consigliere di Nunziatura presso la Segreteria di Stato, é nato a Worcester (U.S.A.) il 19 novembre 1962.

È stato ordinato sacerdote il 7 luglio 1988. Si è incardinato a Worcester. È laureato in Diritto Canonico. Entrato nel Servizio diplomatico della Santa Sede il 1° luglio 1994, ha prestato la propria opera nelle Rappresentanze Pontificie in Bolivia e in Nigeria e presso la Sezione per i Rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato.

Conosce l’inglese, l’italiano, il francese, lo spagnolo e il polacco.
Ratzigirl
Tuesday, January 23, 2007 1:12 AM
Suggestiva (e utile) adesione del Papa

Il Papa invita i bambini a non giocare con le armi-giocattolo


Sostiene il progetto “Cambia gioco”: “preserviamo l’infanzia dal contagio della violenza!”

Benedetto XVI ha dato il suo sostegno pubblico a un’iniziativa che invita i bambini a “cambiare gioco”, mettendo da parte le armi-giocattolo.

“Cambia gioco” è il nome del progetto lanciato con questo obiettivo a Lecce e che il Papa ha sostenuto questa domenica salutando i pellegrini riuniti in piazza San Pietro in Vaticano al termine della preghiera mariana dell’Angelus.

“Mi congratulo per questa iniziativa e vorrei allargare l’appello: preserviamo l’infanzia dal contagio della violenza!”, ha esclamato.

I promotori dell’iniziativa hanno proposto ai bambini di abbandonare le loro armi-giocattolo: finora ne hanno raccolte 4.568 su una popolazione di 83.303 abitanti.

Vito Patti, detto Mago Fracasso, ha organizzato giochi e spettacoli, sostenuti dal Comune di Lecce, dall’8 dicembre 2006 al 6 gennaio 2007 per sensibilizzare questo tipo di “disarmo”.

Il Mago Fracasso è stato ricevuto questa domenica mattina in privato dal Papa, al quale sono stati dati dodici giochi raccolti nella campagna, tra i quali una pistola, un kalashnikov, una mitragliatrice e un arco.

L’iniziativa di Lecce ha cominciato a essere promossa in altre città d’Europa e il sindaco della città, l’onorevole Adriana Poli Bortone, ha presentato una Proposta di risoluzione del Parlamento europeo su norme restrittive nella vendita di armi-giocattolo.
WWW.CAMBIAGIOCO.IT
Ratzigirl
Wednesday, January 24, 2007 12:16 AM
Telegramma del Papa dopo la morte dell'Abbè Pierre
In un telegramma il perdono del Papa


Benedetto XVI ha riconosciuto pubblicamente l’impegno di carità dell’Abbé Pierre, fondatore della Comunità di Emmaus, morto questo lunedì a 94 anni, in un messaggio inviato in occasione della sua scomparsa.

In un telegramma, indirizzato al Cardinale Jean-Pierre Ricard, Arcivescovo di Bordeaux e presidente della Conferenza Episcopale, il Santo Padre “ringrazia per la sua attività a favore dei più poveri, con la quale ha testimoniato la carità che proviene da Cristo”.

Il messaggio pontificio “affida alla misericordia divina e chiede al Signore di accogliere nella pace del suo regno questo sacerdote che ha lottato per tutta la vita contro la miseria”.

Il Papa “invia con tutto il cuore la benedizione apostolica” “alla famiglia del defunto, ai membri delle Comunità di Emmaus e a tutte le persone riunite per la cerimonia d’addio”.

Emmaus International ha 327 comunità in 39 Paesi di 4 continenti.

La maggior parte delle sue attività “si svolge sempre con e per i più poveri. Nella maggior parte dei casi, queste attività si autofinanziano attraverso il lavoro di questi gruppi”, ha spiegato un comunicato della Comunità.

L’anziano sacerdote francese, ex cappuccino ed ex parlamentare, aveva assunto recentemente posizioni non in linea con il Magistero della Chiesa, ma già ieri i vescovi di Francia avevano espresso il loro perdono attraverso il loro presidente card. Jean Pierre Ricard. E oggi, in un messaggio a firma del segretario di Stato Tarcisio Bertone, il Papa stesso ha voluto inviare la propria benedizione apostolica

[Modificato da Ratzigirl 24/01/2007 0.18]

ratzi.lella
Wednesday, January 24, 2007 9:13 AM
VATICANO-VIETNAM/CARD. HO CHIMINH: RELAZIONI DIPLOMATICHE VICINE
Giovedì prima visita di un capo di Stato vietnamita in Vaticano

Città del Vaticano, 23 gen. (APCom) - I passi per i rapporti diplomatici tra Vaticano e Vietnam "non dovrebbero ormai incontrare difficoltà". Lo afferma il cardinale Pham Minh Man, arcivescovo di Ho Chiminh City, alla vigilia della visita al Papa del primo ministro vietnamita Nguyen Tan Dung - primo capo di governo di Hanoi in Vaticano - in agenda giovedì.

"A novembre - racconta il cardinale all'agenzia Asianews collegata al Vaticano - insieme con alcuni vescovi ho incontrato il presidente della Repubblica socialista del Vietnam Nguyen Minh Triet. Abbiamo parlato e scambiato punti di vista che riguardano la libertà di religione, i diritti di proprietà, la responsabilità della Chiesa di contribuire allo sviluppo del Paese, specialmente per ciò che concerne l'educazione e la salute. Il presidente ha promesso che il governo verrà incontro gradualmente alle giuste attese".

"Penso che con gli incontri e il dialogo Vaticano e governo vietnamita - dichiara il porporato - si capiranno sempre di più ed avranno migliori rapporti. Penso anche che sia il momento di relazioni ufficiali. Giorno per giorno, la questione dei rapporti prende forma nel Paese socialista. Credo anche che diverranno veri il più presto possibile".



VATICANO-RUSSIA/KASPER:INCONTRO PAPA-ALESSIO II?NULLA IN CANTIERE
Speriamo che maturi il tempo per un loro incontro

Città del Vaticano, 23 gen. (APCom) - Il Vaticano auspica un incontro tra il Papa e il Patriarca russo Alessio II, ma "al momento non c'è niente di concreto in cantiere". E' quanto ha sottolineato il cardinale Walter Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per l'Unità dei Cristiani, che questa mattina in Vaticano ha presentato il Vademecum su "Ecumenismo spirituale" e ha riferito lo stato dei rapporti tra cattolici, ortodossi e protestanti.

"Speriamo che maturi il tempo per un incontro tra il Papa e il patriarca di Mosca Alessio II - ha affermato Kasper - ma al momento non c'è niente di concreto in cantiere". Il porporato ha sottolineato che "i rapporti con la chiesa ortodossa russa sono migliorati e siamo impegnati a migliorarli ulteriormente. C'è una fruttuosa collaborazione - ha proseguito Kasper - e il rappresentante pontificio a Mosca fa un lavoro eccellente".



VATICANO-RUSSIA/KASPER:INCONTRO PAPA E ALESSIO II IN CAMPO NEUTRO
Entro l'anno? "Non si sa ancora"

Città del Vaticano, 23 gen. (APCom) - Un possibile incontro "tra il Papa e il Patriarca russo Alessio II avverrà in campo neutro e non a Mosca". Il cardinale Walter Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per l'Unità dei Cristiani, risponde così ai giornalisti che gli chiedono - a margine della presentazione in Vaticano di un vademecum sull'ecumenismo spirituale - se un incontro tra Benedetto XVI e il Patriarca ortodosso avverrà a Mosca o in campo neutro. "No, a Mosca no, vediamo in campo neutro". Incalzato dai giornalisti, alla richiesta se l'incontro potrebbe avvenire quest'anno, Kasper taglia corto: "Non si sa ancora".

[Modificato da ratzi.lella 24/01/2007 9.15]

euge65
Wednesday, January 24, 2007 2:21 PM
Dall'Udienza generale di questa mattina
L’UDIENZA GENERALE


CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA


SINTESI DELLA CATECHESI NELLE DIVERSE LINGUE


SALUTI PARTICOLARI NELLE DIVERSE LINGUE

L’Udienza Generale di questa mattina si è svolta alle ore 10.30 nell’Aula Paolo VI dove il Santo Padre ha incontrato gruppi di pellegrini e fedeli giunti dall’Italia e da ogni parte del mondo.

Nel discorso in lingua italiana, il Santo Padre Benedetto XVI si è soffermato ancora sulla Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani che si conclude domani.

Dopo aver riassunto la Sua catechesi in diverse lingue, il Papa ha rivolto particolari espressioni di saluto ai gruppi di fedeli presenti.

L’Udienza Generale si è conclusa con la recita del Pater Noster e la Benedizione Apostolica impartita insieme ai Vescovi presenti.


CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA

Cari fratelli e sorelle,

si chiude domani la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, che quest’anno ha come tema le parole del Vangelo di Marco: "Fa udire i sordi e parlare i muti!" (cfr Mc 7,31–37). Potremmo anche noi ripetere queste parole che esprimono l’ammirazione della gente dinanzi alla guarigione di un sordomuto operata da Gesù, vedendo la meravigliosa fioritura dell’impegno per la ricomposizione dell’unità dei cristiani. Ripercorrendo il cammino degli ultimi quarant’anni, sorprende come il Signore ci abbia risvegliato dal torpore dell’autosufficienza e dell’indifferenza; come ci renda sempre più capaci di "ascoltarci" e non soltanto di "sentirci"; come abbia sciolto la nostra lingua, cosicché la preghiera, che eleviamo a Lui, abbia più forza di convinzione per il mondo. Sì, è vero, il Signore ci ha concesso molte grazie e la luce del suo Spirito ha illuminato tanti testimoni. Essi hanno dimostrato che tutto si può ottenere pregando, quando sappiamo obbedire con fiducia e umiltà al comandamento divino dell’amore e aderire all’anelito di Cristo per l’unità di tutti i suoi discepoli.

"La cura di ristabilire l’unione – afferma il Concilio Vaticano II – riguarda tutta la Chiesa, sia i fedeli che i pastori, e tocca ognuno secondo le proprie possibilità, tanto nella vita cristiana di ogni giorno quanto negli studi teologici e storici" (Unitatis redintegratio, 5). Il primo comune dovere è quello della preghiera. Pregando, e pregando insieme, i cristiani diventano più consapevoli del loro stato di fratelli, anche se ancora divisi; e, pregando impariamo meglio ad ascoltare il Signore, perché solo ascoltando il Signore e seguendo la sua voce possiamo trovare la strada dell’unità.

L’ecumenismo, certamente, è un processo lento, a volte forse anche scoraggiante quando si cede alla tentazione di "sentire" e non "ascoltare", di parlare a mezza bocca, invece di proclamare con coraggio. Non è facile abbandonare una "comoda sordità", come se il Vangelo immutato non avesse la capacità di rifiorire, riaffermandosi quale provvidenziale lievito di conversione e di rinnovamento spirituale per ognuno di noi. L’ecumenismo – ho detto – è un processo lento, è una strada lenta e in salita, come ogni strada di pentimento. Un cammino però che, dopo le iniziali difficoltà e proprio in esse, presenta anche ampi spazi di gioia, soste rinfrescanti, e permette di tanto in tanto di respirare a pieni polmoni l’aria purissima della piena comunione.

L’esperienza di questi ultimi decenni, dopo il Concilio Vaticano II, dimostra che la ricerca dell’unità tra i cristiani si compie a svariati livelli e in innumerevoli circostanze: nelle parrocchie, negli ospedali, nei contatti tra la gente, nella collaborazione tra le comunità locali in ogni parte del mondo, e specialmente nelle regioni dove compiere un gesto di buona volontà nei confronti del fratello richiede un grande sforzo ed anche una purificazione della memoria. In questo contesto di speranza, costellato di concreti passi verso la piena comunione dei cristiani, si collocano anche gli incontri e gli eventi che segnano costantemente il mio ministero, il ministero del Vescovo di Roma, Pastore della Chiesa universale. Vorrei ora ripercorrere i più significativi eventi che si sono registrati nel 2006, e che sono stati motivo di gioia e di gratitudine verso il Signore.

L’anno è iniziato con la visita ufficiale dell’Alleanza Mondiale delle Chiese Riformate. La commissione internazionale cattolica–riformata ha affidato alla considerazione delle rispettive autorità un documento che conclude un processo di dialogo avviato nel 1970, quindi protrattosi per ben 36 anni; e questo documento porta il titolo: "La Chiesa come Comunità di Testimonianza comune al Regno di Dio". Il 25 gennaio 2006 – un anno fa quindi – alla solenne conclusione della "Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani" hanno preso parte, nella Basilica di San Paolo fuori le mura, i delegati per l’ecumenismo d’Europa, convocati congiuntamente dal Consiglio delle Conferenze Episcopali dell’Europa e dalla Conferenza delle Chiese Europee per la prima tappa di avvicinamento alla terza Assemblea Ecumenica Europea, che si terrà in terra ortodossa, a Sibiu, nel settembre di quest’anno 2007. In occasione delle udienze del mercoledì, ho potuto ricevere le delegazioni dell’Alleanza Battista Mondiale e dell’Evangelical Lutheran Church in America, che resta fedele alle sue visite periodiche a Roma. Mi è stato dato modo inoltre di incontrare i gerarchi della Chiesa ortodossa di Georgia, che seguo con affetto, continuando quel legame amichevole che univa Sua Santità Ilia II al venerato mio Predecessore il Servo di Dio Papa Giovanni Paolo II.

Continuando in questa cronistoria degli incontri ecumenici dello scorso anno, arrivo al "Vertice dei Capi Religiosi", tenutosi a Mosca nel luglio 2006, il Patriarca di Mosca e di tutte le Russie, Alessio II, ha sollecitato, con uno speciale messaggio, l’adesione della Santa Sede. Utile è stata poi la visita del Metropolita Kirill del Patriarcato di Mosca, che ha fatto emergere l’intento di pervenire ad una più esplicita normalizzazione delle nostre relazioni bilaterali. Ugualmente gradita quella dei sacerdoti e degli studenti del Collegio della Diakonia Apostolica del Santo Sinodo della Chiesa ortodossa di Grecia. Mi piace anche ricordare che alla sua Assemblea Generale a Porto Alegre il Consiglio Ecumenico delle Chiese ha riservato ampio spazio alla partecipazione cattolica. In quella circostanza ho inviato un particolare messaggio. Un mio messaggio ho voluto far giungere pure al raduno generale della Conferenza Mondiale Metodista a Seoul. Ricordo, inoltre, con piacere la cordiale visita dei Segretari delle Christian World Communions, organizzazione di reciproca informazione e contatto tra le varie Confessioni.

Ed arriviamo, andando avanti nella cronistoria dell’anno 2006, alla visita ufficiale dell’Arcivescovo di Canterbury e Primate della Comunione Anglicana dello scorso novembre. Nella Cappella Redemptoris Mater del Palazzo Apostolico ho condiviso con lui e il suo seguito un significativo momento di preghiera. Quanto poi all’indimenticabile viaggio apostolico in Turchia e all’incontro con Sua Santità Bartolomeo I, desidero ricordare i tanti gesti più eloquenti delle parole. Colgo l’occasione per salutare ancora una volta Sua Santità Bartolomeo I e ringraziarlo della lettera che mi ha scritto al mio ritorno a Roma; lo assicuro della mia preghiera e del mio impegno ad agire affinché si traggano le conseguenze di quell’abbraccio di pace, che ci siamo dati durante la Divina Liturgia nella chiesa di San Giorgio al Fanar. L’anno si è concluso con la visita ufficiale a Roma dell’Arcivescovo di Atene e di tutta la Grecia, Sua Beatitudine Christodoulos, con il quale ci siamo scambiati dei doni esigenti: le icone della Panaghia, la Tutta Santa, e quella dei Santi Pietro e Paolo abbracciati.

Non sono questi momenti di alto valore spirituale, momenti di gioia, di respiro in questa lenta salita all’unità, della quale ho parlato? Questi momenti pongono in luce l’impegno - spesso silenzioso, ma forte - che ci accomuna nel ricercare l’unità. Essi ci incoraggiano a fare ogni sforzo per proseguire in questa salita lenta mam importante. Ci affidiamo alla costante intercessione della Madre di Dio e dei nostri Santi protettori, perché ci sostengano e ci aiutino a non recedere dai buoni propositi; perché ci incoraggino a intensificare ogni sforzo, pregando e lavorando con fiducia, certi che lo Spirito Santo farà tutto il resto. Ci donerà l’unità completa come e quando a Lui piacerà. E, forti di questa fiducia, andiamo avanti sulla strada della fede, della speranza e della carità. Il Signore ci guida.

[00102-01.01]


SINTESI DELLA CATECHESI NELLE DIVERSE LINGUE

? Sintesi della catechesi in lingua francese

? Sintesi della catechesi in lingua inglese

? Sintesi della catechesi in lingua tedesca

euge65
Wednesday, January 24, 2007 2:24 PM
Messaggio giornata delle comunicazioni
BENEDICTUS PP. XVI

[00107-02.02] [Original text: English]


TRADUZIONE IN LINGUA ITALIANA

I bambini e i mezzi di comunicazione: una sfida per l'educazione

Cari Fratelli e Sorelle,

1. Il tema della 41ª Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, "I bambini e i mezzi di comunicazione: una sfida per l'educazione", ci invita a riflettere su due aspetti che sono di particolare rilevanza. Uno è la formazione dei bambini. L’altro, forse meno ovvio ma non meno importante, è la formazione dei media.

Le complesse sfide che l’educazione contemporanea deve affrontare sono spesso collegate alla diffusa influenza dei media nel nostro mondo. Come aspetto del fenomeno della globalizzazione e facilitati dal rapido sviluppo della tecnologia, i media delineano fortemente l’ambiente culturale (cf. Giovanni Paolo II, Lett. ap. Il rapido sviluppo, 3). In verità, vi è chi afferma che l’influenza formativa dei media è in competizione con quella della scuola, della Chiesa e, forse, addirittura con quella della famiglia. "Per molte persone, la realtà corrisponde a ciò che i media definiscono come tale" (Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, Aetatis novae, 4).

2. Il rapporto tra bambini, media ed educazione può essere considerato da due prospettive: la formazione dei bambini da parte dei media e la formazione dei bambini per rispondere in modo appropriato ai media. Emerge una specie di reciprocità che punta alle responsabilità dei media come industria e al bisogno di una partecipazione attiva e critica da parte dei lettori, degli spettatori e degli ascoltatori. Dentro questo contesto, l'adeguata formazione ad un uso corretto dei media è essenziale per lo sviluppo culturale, morale e spirituale dei bambini.

In che modo questo bene comune deve essere protetto e promosso? Educare i bambini ad essere selettivi nell’uso dei media è responsabilità dei genitori, della Chiesa e della scuola. Il ruolo dei genitori è di primaria importanza. Essi hanno il diritto e il dovere di garantire un uso prudente dei media, formando la coscienza dei loro bambini affinché siano in grado di esprimere giudizi validi e obiettivi che li guideranno nello scegliere o rifiutare i programmi proposti (cfr Giovanni Paolo II, Esort. ap. Familiaris consortio, 76). Nel fare questo, i genitori dovrebbero essere incoraggiati e sostenuti dalla scuola e dalla parrocchia, nella certezza che questo difficile, sebbene gratificante, aspetto dell’essere genitori è sostenuto dall’intera comunità.

L’educazione ai media dovrebbe essere positiva. Ponendo i bambini di fronte a quello che è esteticamente e moralmente eccellente, essi vengono aiutati a sviluppare la propria opinione, la prudenza e la capacità di discernimento. È qui importante riconoscere il valore fondamentale dell’esempio dei genitori e i vantaggi nell'introdurre i giovani ai classici della letteratura infantile, alle belle arti e alla musica nobile. Mentre la letteratura popolare avrà sempre il proprio posto nella cultura, la tentazione di far sensazione non dovrebbe essere passivamente accettata nei luoghi di insegnamento. La bellezza, quasi specchio del divino, ispira e vivifica i cuori e le menti giovanili, mentre la bruttezza e la volgarità hanno un impatto deprimente sugli atteggiamenti ed i comportamenti.

Come l’educazione in generale, quella ai media richiede formazione nell’esercizio della libertà. Si tratta di una responsabilità impegnativa. Troppo spesso la libertà è presentata come un’instancabile ricerca del piacere o di nuove esperienze. Questa è una condanna, non una liberazione! La vera libertà non condannerebbe mai un individuo - soprattutto un bambino - all’insaziabile ricerca della novità. Alla luce della verità, l'autentica libertà viene sperimentata come una risposta definitiva al "sì" di Dio all’umanità, chiamandoci a scegliere, non indiscriminatamente ma deliberatamente, tutto quello che è buono, vero e bello. I genitori sono i guardiani di questa libertà e, dando gradualmente una maggiore libertà ai loro bambini, li introducono alla profonda gioia della vita (cf. Discorso al V Incontro Mondiale delle Famiglie, Valencia, 8 Luglio 2006).

3. Questo desiderio profondamente sentito di genitori ed insegnanti di educare i bambini nella via della bellezza, della verità e della bontà può essere sostenuto dall’industria dei media solo nella misura in cui promuove la dignità fondamentale dell’essere umano, il vero valore del matrimonio e della vita familiare, le conquiste positive ed i traguardi dell’umanità. Da qui, la necessità che i media siano impegnati nell'effettiva formazione e nel rispetto dell’etica viene visto con particolare interesse ed urgenza non solo dai genitori, ma anche da coloro che hanno un senso di responsabilità civica.

Mentre si afferma che molti operatori dei media vogliono fare quello che è giusto (cf. Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, Etica nelle comunicazioni sociali, 4), occorre riconoscere che quanti lavorano in questo settore si confrontano con "pressioni psicologiche e dilemmi etici speciali" (Aetatis novae, 19) che a volte vedono la competitività commerciale costringere i comunicatori ad abbassare gli standard. Ogni tendenza a produrre programmi - compresi film d’animazione e video games - che in nome del divertimento esaltano la violenza, riflettono comportamenti anti-sociali o volgarizzano la sessualità umana, è perversione, ancor di più quando questi programmi sono rivolti a bambini e adolescenti. Come spiegare questo "divertimento" agli innumerevoli giovani innocenti che sono nella realtà vittime della violenza, dello sfruttamento e dell’abuso? A tale proposito, tutti dovrebbero riflettere sul contrasto tra Cristo che "prendendoli fra le braccia (i bambini) e imponendo loro le mani li benediceva" (Mc 10,16) e quello che chi scandalizza uno di questi piccoli per lui "è meglio per lui che gli sia messa al collo una pietra da mulino" (Lc 17,2). Faccio nuovamente appello ai responsabili dell’industria dei media, affinché formino ed incoraggino i produttori a salvaguardare il bene comune, a sostenere la verità, a proteggere la dignità umana individuale e a promuovere il rispetto per le necessità della famiglia.

4. La Chiesa stessa, alla luce del messaggio della salvezza che le è stato affidato, è anche maestra di umanità e vede con favore l'opportunità di offrire assistenza ai genitori, agli educatori, ai comunicatori ed ai giovani. Le parrocchie ed i programmi delle scuole oggi dovrebbero essere all’avanguardia per quanto riguarda l’educazione ai media. Soprattutto, la Chiesa vuole condividere una visione in cui la dignità umana sia il centro di ogni valida comunicazione. "Io vedo con gli occhi di Cristo e posso dare all'altro ben più che le cose esternamente necessarie: posso donargli lo sguardo di amore di cui egli ha bisogno" (Deus caritas est, 18).

Dal Vaticano, 24 gennaio 2007, Festa di San Francesco di Sales.

BENEDICTUS PP. XVI

[00107-01.01] [Testo originale: Inglese]


ratzi.lella
Wednesday, January 24, 2007 5:06 PM
grazie euge
condivido e appoggio in pieno il messaggio del papa ai media.
come di consueto, benedetto ha centrato piu' punti che stanno a cuore a noi telespettatori.
quando vorremmo che i programmi ci educassero alla verita' e alla bellezza ed invece dobbiamo sopportare trasmissioni che insultano la nostra sensibilita' ed intelligenza.
mi auguro che qualcuno si degni di prestare ascolto al messaggio del papa: la pubblicita' e il detestabile strumento dell'auditel hanno impoverito i nostri media.
e' ora di riflettere e di cambiare registro
LadyRatzinger
Thursday, January 25, 2007 3:16 PM
IL PAPA INCONTRA IL PREMIER HANOI, IL VATICANO COMPIACIUTO PER LA CRESCITA DEI RAPPORTI CON IL VIETNAM

Rappresenta “un nuovo e importante passo verso la normalizzazione dei rapporti bilaterali” la visita compiuta oggi in Vaticano dal primo ministro vietnamita Nguyen Tan Dung, primo premier di Hanoi ad essere ricevuto da un papa. E’ quanto afferma un comunicato della Santa Sede, che sottolinea anche “concreti progressi” registrati in questi anni per la libertà religiosa ed auspica che i rapporti tra Chiesa e Stato nel Paese rendano possibile la collaborazione per promuovere i valori morali, diffondere una cultura della solidarietà e consentire “l’assistenza caritativa”. I punti indicati sono quelli che, storicamente, hanno motivato la progressiva apertura dei governi vietnamiti nei confronti della Chiesa cattolica, dopo gli anni della persecuzione. Hanoi ha infatti raggiunto la convinzione che la morale cattolica può essere di utilità al Paese che soffre per gli squilibri di una rapida e non armonica crescita economica, per la corruzione e per il diffondersi della frenetica ricerca del successo a tutti i costi. Il colloquio di oggi tra Benedetto XVI e il premier vietnamita – che in seguito è stato ricevuto anche dal cardinale segretario di Stato, Tarcisio Bertone - è durato circa 25 minuti e, secondo i giornalisti che hanno assistito alla parte pubblica dell’incontro, tutto si è svolto in un clima particolarmente cordiale. Tan Dung era accompagnato da una delegazione di otto persone, comprendente quattro ministri ed il capo della Commissione vietnamita per gli Affari religiosi, Ngo Yen Thi. In margine all’udienza papale, un portavoce del ministero degli Esteri di Hanoi, rispondendo alla domanda dei giornalisti sulla possibilità che Vaticano e Vietnam instaurino normali relazioni diplomatiche, ha sostenuto che molto dipenderà dai colloqui di oggi. “La Santa Sede – si legge tra l’altro nel comunicato vaticano - ha manifestato il suo compiacimento per la visita, che segna un nuovo e importante passo verso la normalizzazione dei rapporti bilaterali. Questi, negli ultimi anni, hanno registrato concreti progressi, aprendo maggiori spazi di libertà religiosa per la Chiesa Cattolica in Vietnam. Nel corso dei colloqui – prosegue il documento - ci si è soffermati sui problemi ancora aperti, che si auspica saranno affrontati e risolti attraverso i canali di dialogo esistenti e porteranno ad una fruttuosa cooperazione tra Chiesa e Stato, cosicché i cattolici possano dare sempre più efficacemente il loro positivo contributo per il bene comune del Paese, la promozione dei valori morali, in particolare nella gioventù, la diffusione di una cultura della solidarietà e l’assistenza caritativa in favore dei ceti più deboli della popolazione”. “Inoltre, si è proceduto ad uno scambio di opinioni sull’attualità internazionale, in vista di un comune impegno per la pace e per la soluzione negoziata dei gravi problemi del presente”.
ratzi.lella
Thursday, January 25, 2007 4:45 PM
Vaticano: il Papa invitato in Iran e in Iraq

CITTA' DEL VATICANO - Papa Benedetto XVI sarebbe stato invitato in Iran. La proposta sarebbe arrivata l'8 gennaio scorso direttamente dall'Mohammad Javad Faridzadeh, ambasciatore della Repubblica Islamica dell'Iran presso la Santa Sede. Non si ha notizia di un invito propriamente ufficiale ma secondo indiscrezioni si sta lavorando per organizzare la visita. Non e' escluso neppure un viaggio del Papa in Iraq, dove si starebbe 'testando la possibilita' di un incontro tra il grande ayatollah sciita Al Sistani e Benedetto XIV, nella citta' santa sciita Najaf. L'invito sarebbe arrivato anche in questo caso dall'ambasciatore dell'Iraq presso la Santa Sede. Il Pontefice si e' detto disponibile a entrambe le spedizioni. (Agr)


Vaticano, storico incontro tra Papa e leader vietnamita

CITTA' DEL VATICANO (Reuters) - Il primo ministro del Vietnam da oggi è il più alto rappresentante del proprio Paese ad aver visitato il Vaticano, dove ha incontrato Papa Benedetto XVI, un segnale del rapido miglioramento delle relazioni fra i due Stati.

Il Vaticano per ora non ha fornito dettagli sull'incontro tra Nguyen Tan Dung e il Pontefice . Un comunicato è atteso nel corso della giornata.

L'incontro potrebbe essere l'ultimo passo prima di allacciare relazioni diplomatiche tra la Santa Sede e uno dei maggiori Paesi cattolici dell'Asia dopo decenni di rapporti tesi, secondo gli esperti.

E' cattolico un decimo degli 82 milioni di abitanti del Vietnam, Paese ufficialmente ateo.

I rapporti tra il Vaticano e Hanoi hanno sofferto per via del fatto che la Chiesa viene associata al passato coloniale del Vietnam, e perché il governo non sempre è stato d'accordo con le nomine dei vescovi fatte dai precedenti Pontefici.

Se la condizione dei cattolici è progressivamente migliorata da quando l'unificazione comunista del Vietnam nel 1975 mise fine alla guerra, si guarda con sospetto alle attività dei leader cattolici e di altre religioni.



VATICANO/ VERSO SINODO DEI VESCOVI NEL 2008 SU SACRE SCRITTURE
Oggi incontro tra Papa e membri di consiglio ordinario

Città del Vaticano, 25 gen. (APCom) - Avanzano i preparativi del sinodo dei vescovi che, dal 5 al 26 ottobre del 2008, vedrà riuniti tutti i vescovi del mondo sul tema 'La parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa'. In vista di questo appuntamento - il dodicesimo - il Papa, oggi, ha ricevuto oggi in Vaticano i membri del consiglio ordinario della segreteria generale del sinodo.

Benedetto XVI ha espresso l'auspicio che il tema scelto, le sacre scritture, "aiuti a riscoprire l'importanza della Parola di Dio nella vita di ogni cristiano, di ogni comunità ecclesiale ed anche civile a riscoprire anche il dinamismo missionario che è insito nella Parola di Dio".

Monsignor Nikola Eterovic, arcivescovo di Sisak e segretario generale del Sinodo, ha riferito al Papa che in questi giorni si stanno per ultimare i 'lineamenta', documento di base dell'incontro sinodale. Il consiglio ordinario del sinodo si è riunito, oggi, anche per espletare gli adempimenti relativi all'ultimo sinodo (2005), di cui si attende la pubblicazione della 'esortazione post-sinodale' redatta dal Papa.

[Modificato da ratzi.lella 25/01/2007 16.47]

Ratzigirl
Friday, January 26, 2007 1:13 AM
Benedetto XVI apprezza il lavoro di preparazione per il Sinodo del 2008 su “La Parola di Dio”

giovedì, 25 gennaio 2007


Discorso rivolto questo giovedì da Benedetto XVI ai membri del Consiglio Ordinario della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi e incentrato sulla XII Assemblea Generale Ordinaria che si celebrerà in Vaticano dal 5 al 26 ottobre 2008 sul tema “La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa

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Cari e venerati Fratelli,

grazie per la vostra visita. Vi saluto tutti con affetto, a cominciare dal Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi, che ringrazio per le parole rivoltemi a nome di voi tutti. Sotto la sua guida vi siete riuniti per la quinta volta con lo scopo di provvedere agli adempimenti previsti a seguito dell'undicesima Assemblea Generale Ordinaria e dare inizio alla preparazione della prossima Assemblea. Vi accolgo con il saluto dell'Apostolo delle Genti, del quale oggi commemoriamo la straordinaria conversione: "Grazia e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo" (1 Cor 1,3). Gesù è il Pastore supremo della Chiesa, ed è nel suo nome e mandato che noi abbiamo la cura di custodire il suo gregge con piena disponibilità, fino al dono totale delle nostre esistenze.

La futura Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, la dodicesima, avrà come tema: La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa. A nessuno sfugge l'importanza di un tale argomento, che è risultato del resto il più richiesto nella consultazione tra i Pastori delle Chiese particolari. Già da molto tempo è un tema desiderato. E questo si comprende facilmente, poiché l’azione spirituale, che esprime e alimenta la vita e la missione della Chiesa, si fonda necessariamente sulla Parola di Dio. Questa, inoltre, essendo destinata a tutti i discepoli del Signore - come ci ha ricordato la Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani - richiede speciale venerazione e obbedienza, affinché sia accolta anche quale urgente richiamo alla piena comunione tra i credenti in Cristo.

Sul tema sopra menzionato voi avete lavorato con impegno e siete già pervenuti allo stadio finale della stesura dei Lineamenta, un documento che vuole rispondere all'esigenza, tanto avvertita dai Pastori, di favorire sempre più il contatto con la Parola di Dio nella meditazione e nella preghiera. Vi sono grato per l’apprezzato lavoro che, insieme alla Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi e ad un valido gruppo di esperti, state portando a termine. E ho trovato molto interessante la breve esposizione che Lei mi ha fatto e dalla quale ho potuto apprendere quanto avete lavorato. Sono certo che, una volta pubblicati, i Lineamenta serviranno come strumento prezioso affinché tutta la Chiesa possa approfondire la tematica della prossima Assemblea sinodale. Formulo di cuore l’auspicio che ciò aiuti a riscoprire l’importanza della Parola di Dio nella vita di ogni cristiano, di ogni comunità ecclesiale ed anche civile a riscoprire anche il dinamismo missionario che è insito nella Parola di Dio. Essa, come ricorda la Lettera agli Ebrei, è viva ed efficace (cfr 4,12), ed illumina il nostro cammino nel pellegrinaggio terreno verso il pieno compimento del Regno di Dio.

Grazie ancora, cari Fratelli, per l’odierna vostra visita. Assicuro uno speciale ricordo nella preghiera per le vostre intenzioni, invocando su di voi la materna protezione della Beata Vergine Maria, che diede al mondo Gesù Cristo, la Parola viva fatta carne. In segno di gratitudine e come auspicio dell'assistenza dello Spirito Santo nella futura consultazione della Chiesa universale, imparto l’apostolica Benedizione a voi tutti, volentieri estendendola a quanti sono affidati alle vostre cure pastorali.
Ratzigirl
Saturday, January 27, 2007 1:57 AM
Il Papa trae una lezione dai cristiani del Sudafrica: “parlare” e “ascoltare”



Omelia di Benedetto XVI per la chiusura della Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani


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Cari fratelli e sorelle!

Durante la "Settimana di preghiera", che questa sera si conclude, si è intensificata, nelle varie Chiese e Comunità ecclesiali del mondo intero, la comune invocazione al Signore per l’unità dei cristiani. Abbiamo meditato insieme sulle parole del vangelo di Marco proclamate poc’anzi: "Fa udire i sordi e fa parlare i muti" (Mc 7,37), tema biblico proposto dalle Comunità cristiane del Sud Africa. Le situazioni di razzismo, di povertà, di conflitto, di sfruttamento, di malattia, di sofferenza, nelle quali esse si trovano, per la stessa impossibilità di farsi comprendere nei propri bisogni, suscitano in loro un acuta esigenza di ascoltare la parola di Dio e di parlare con coraggio. Essere sordomuto, non poter cioè né ascoltare né parlare, non può infatti essere un segno di mancanza di comunione e un sintomo di divisione? La divisione e l’incomunicabilità, conseguenza del peccato, sono contrarie al disegno di Dio. L’Africa ci ha offerto quest’anno un tema di riflessione di grande importanza religiosa e politica, perché "parlare" e "ascoltare" sono condizioni essenziali per costruire la civiltà dell’amore.

Le parole "Fa udire i sordi e fa parlare i muti" costituiscono una buona notizia, che annuncia la venuta del Regno di Dio e la guarigione dalla incomunicabilità e dalla divisione. Questo messaggio si ritrova in tutta la predicazione e l’opera di Gesù, il quale attraversava villaggi, città e campagne, e dovunque giungeva "ponevano gli infermi nelle piazze e lo pregavano di potergli toccare almeno la frangia del mantello; e quanti lo toccavano guarivano" (Mc 6,56). La guarigione del sordomuto, su cui abbiamo meditato in questi giorni, avviene mentre Gesù, lasciata la regione di Tiro, si dirige verso il lago di Galilea, attraversando la cosiddetta "Decapoli", territorio multi–etnico e plurireligioso (cfr Mc 7,31). Una situazione emblematica anche per i nostri giorni. Come altrove, pure nella Decapoli presentano a Gesù un malato, un uomo sordo e difettoso nel parlare (moghìlalon) e lo pregano di imporgli le mani. Gli chiedono una benedizione, cioè un intervento religioso, perché lo considerano un uomo di Dio. Gesù conduce il sordomuto lontano dalla folla, e compie dei gesti che significano un contatto salvifico – pone le dita nelle orecchie, tocca con la propria saliva la lingua del malato –, e poi, volgendo lo sguardo al cielo, comanda: "Apriti!". Pronuncia questo comando in aramaico ("Effatà"), verosimilmente la lingua delle persone presenti e dello stesso sordomuto, espressione che l’evangelista traduce in greco (dianoìchtheti). Le orecchie del sordo si aprirono, si sciolse il nodo della sua lingua: "e parlava correttamente" (orthos). Gesù raccomanda che non si dica nulla del miracolo. Ma più lo raccomandava, "più essi ne parlavano" (Mc 7,36). Ed il commento meravigliato di quanti avevano assistito ricalca la predicazione di Isaia per l’avvento del Messia: "Fa udire i sordi e fa parlare i muti" (Mc 7,37).

Il primo insegnamento che traiamo da questo episodio biblico, richiamato anche nel rito del battesimo, è che, nella prospettiva cristiana, l’ascolto è prioritario. Al riguardo Gesù afferma in modo esplicito: "Beati coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica" (Lc 11,28). Anzi, Egli dice che "una sola è la cosa di cui c’è bisogno" (Lc 10,42). E dal contesto risulta che questa unica cosa è l’ascolto ubbidiente della Parola. Perciò l’ascolto della parola di Dio è prioritario per il nostro impegno ecumenico. Non siamo infatti noi a fare o ad organizzare l’unità della Chiesa. La Chiesa non fa se stessa e non vive di se stessa, ma della parola che viene dalla bocca di Dio. Ascoltare insieme la parola di Dio; praticare la lectio divina della Bibbia, cioè la lettura legata alla preghiera; lasciarsi sorprendere dalla novità, che mai invecchia e mai si esaurisce, della parola di Dio; superare la nostra sordità per quelle parole che non si accordano con i nostri pregiudizi e le nostre opinioni; ascoltare e studiare anche quelli che prima di noi hanno ascoltato la parola di Dio, per imparare da loro e così leggere la Bibbia in questa lunga e ricca tradizione dell’ascolto; tutto ciò costituisce un cammino da percorrere per raggiungere l’unità nella fede, come risposta all’ascolto della Parola.

Chi si pone all’ascolto della parola di Dio può e deve poi parlare e trasmetterla agli altri, a coloro che non l’hanno mai ascoltata, o a chi l’ha dimenticata e sepolta sotto le spine delle preoccupazioni e degli inganni del mondo (cfr Mt 13,22). Dobbiamo chiederci: noi cristiani, non siamo diventati forse troppo muti? Non ci manca forse il coraggio di parlare e di testimoniare come hanno fatto coloro che erano i testimoni della guarigione del sordomuto nella Decapoli? Il nostro mondo ha bisogno di questa testimonianza; attende soprattutto la testimonianza comune dei cristiani. Perciò l’ascolto del Dio che parla implica anche l’ascolto reciproco, il dialogo tra le Chiese e le Comunità ecclesiali. Il dialogo onesto e leale costituisce lo strumento imprescindibile della ricerca dell’unità. Il Decreto sull’ecumenismo del Concilio Vaticano II ha sottolineato che se i cristiani non si conoscono reciprocamente non sono neppure immaginabili dei progressi sulla via della comunione. Nel dialogo infatti ci si ascolta e si comunica; ci si confronta e, con la grazia di Dio, si può convergere sulla sua Parola accogliendone le esigenze, che sono valide per tutti.

Nell’ascolto e nel dialogo i Padri conciliari non hanno intravisto un’utilità indirizzata esclusivamente al progresso ecumenico, ma hanno aggiunto una prospettiva riferita alla stessa Chiesa cattolica: "Da questo dialogo – afferma il testo del Concilio - apparirà anche più chiaramente quale sia la vera situazione della Chiesa cattolica" (Unitatis redintegratio, 9). È indispensabile certo "esporre con chiarezza tutta la dottrina" per un dialogo che affronti, discuta e superi le divergenze esistenti tra i cristiani, ma al tempo stesso "il modo ed il metodo di enunciare la fede cattolica non deve in alcun modo essere di ostacolo al dialogo con i fratelli" (ibid., 11). Bisogna parlare correttamente (orthos) e in modo comprensibile. Il dialogo ecumenico comporta l’evangelica correzione fraterna e conduce a un reciproco arricchimento spirituale nella condivisione delle autentiche esperienze di fede e di vita cristiana. Perché ciò avvenga occorre implorare senza stancarsi l’assistenza della grazia di Dio e l’illuminazione dello Spirito Santo. È quanto i cristiani del mondo intero hanno fatto durante questa speciale "Settimana", o faranno nella Novena che precede la Pentecoste, come pure in ogni circostanza opportuna, elevando la loro fiduciosa preghiera affinché tutti i discepoli di Cristo siano una cosa sola, e affinché, nell’ascolto della Parola, possano dare una testimonianza concorde agli uomini e alle donne del nostro tempo.

In questo clima di intensa comunione desidero rivolgere il mio cordiale saluto a tutti i presenti: al Signor Cardinale Arciprete di questa Basilica, al Signor Cardinale Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani e agli altri Cardinali, ai venerati Fratelli nell’Episcopato e nel sacerdozio, ai Monaci benedettini, ai religiosi e alle religiose, ai laici che rappresentano l’intera comunità diocesana di Roma. In modo speciale vorrei salutare i fratelli delle altre Chiese e Comunità ecclesiali che prendono parte alla celebrazione, rinnovando la significativa tradizione di concludere insieme la "Settimana di Preghiera", nel giorno in cui commemoriamo la folgorante conversione di san Paolo sulla via di Damasco. Sono lieto di sottolineare che il sepolcro dell’Apostolo delle genti, presso il quale ci troviamo, è stato recentemente oggetto di indagini e di studi, in seguito ai quali si è voluto renderlo visibile ai pellegrini, con un opportuno intervento sotto l’altare maggiore. Per questa importante iniziativa esprimo le mie congratulazioni. All’intercessione di san Paolo, infaticabile costruttore dell’unità della Chiesa, affido i frutti dell’ascolto e della testimonianza comune che abbiamo potuto sperimentare nei molti incontri fraterni e dialoghi avvenuti nel corso del 2006, tanto con le Chiese d’Oriente quanto con le Chiese e Comunità ecclesiali in Occidente. In questi eventi è stato possibile percepire la gioia della fraternità, insieme alla tristezza per le tensioni che permangono, conservando sempre la speranza che ci infonde il Signore. Ringraziamo quanti hanno contribuito ad intensificare il dialogo ecumenico con la preghiera, con l’offerta della loro sofferenza e con la loro infaticabile azione. È soprattutto al nostro Signore Gesù Cristo che rendiamo fervide grazie per tutto. La Vergine Maria faccia sì che quanto prima possa realizzarsi l’ardente anelito di unità del suo divin Figlio: "Che tutti siano una cosa sola… affinché il mondo creda"

ratzi.lella
Saturday, January 27, 2007 5:14 PM
UDIENZA AL TRIBUNALE DELLA ROTA ROMANA IN OCCASIONE DELL’INAUGURAZIONE DELL’ANNO GIUDIZIARIO , 27.01.2007

Questa mattina, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Benedetto XVI riceve in Udienza i Prelati Uditori, gli Officiali e gli Avvocati del Tribunale della Rota Romana in occasione della solenne inaugurazione dell’Anno giudiziario.

Pubblichiamo di seguito il discorso che il Papa rivolge loro e l’indirizzo di omaggio del Decano del Tribunale della Rota Romana, S.E. Mons. Antoni Stankiewicz:


DISCORSO DEL SANTO PADRE

Carissimi Prelati Uditori, Officiali e Collaboratori del Tribunale della Rota Romana!

Sono particolarmente lieto di incontrarmi nuovamente con voi in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario. Saluto cordialmente il Collegio dei Prelati Uditori, ad iniziare dal Decano, Mons. Antoni Stankiewicz, che ringrazio per le parole con le quali ha introdotto questo nostro incontro. Saluto poi gli Officiali, gli avvocati e gli altri collaboratori di codesto Tribunale, come pure i membri dello Studio rotale e tutti i presenti. Colgo volentieri l’occasione per rinnovarvi l’espressione della mia stima e per ribadire, al tempo stesso, la rilevanza del vostro ministero ecclesiale in un settore tanto vitale qual è l’attività giudiziaria. Ho ben presente il prezioso lavoro che siete chiamati a svolgere con diligenza e scrupolo a nome e per mandato di questa Sede Apostolica. Il vostro delicato compito di servizio alla verità nella giustizia è sostenuto dalle insigni tradizioni di codesto Tribunale, al cui rispetto ciascuno di voi deve sentirsi personalmente impegnato.

L’anno scorso, nel mio primo incontro con voi, ho cercato di esplorare le vie per superare l’apparente contrapposizione tra l’istituto del processo di nullità matrimoniale e il genuino senso pastorale. In tale prospettiva, emergeva l’amore alla verità quale punto di convergenza tra ricerca processuale e servizio pastorale alle persone. Non dobbiamo però dimenticare che nelle cause di nullità matrimoniale la verità processuale presuppone la "verità del matrimonio" stesso. L’espressione "verità del matrimonio" perde però rilevanza esistenziale in un contesto culturale segnato dal relativismo e dal positivismo giuridico, che considerano il matrimonio come una mera formalizzazione sociale dei legami affettivi. Di conseguenza, esso non solo diventa contingente come lo possono essere i sentimenti umani, ma si presenta come una sovrastruttura legale che la volontà umana potrebbe manipolare a piacimento, privandola perfino della sua indole eterosessuale.

Questa crisi di senso del matrimonio si fa sentire anche nel modo di pensare di non pochi fedeli. Gli effetti pratici di quella che ho chiamato "ermeneutica della discontinuità e della rottura" circa l’insegnamento del Concilio Vaticano Il (cfr Discorso alla Curia Romana, 22 dicembre 2005) si avvertono in modo particolarmente intenso nell’ambito del matrimonio e della famiglia. Infatti, ad alcuni sembra che la dottrina conciliare sul matrimonio, e concretamente la descrizione di questo istituto come "intima communitas vitae et amoris" (Cost. past. Gaudium et spes, n. 48), debba portare a negare l’esistenza di un vincolo coniugale indissolubile, perché si tratterebbe di un «ideale» al quale non possono essere "obbligati" i "cristiani normali". Di fatto, si è diffusa anche in certi ambienti ecclesiali la convinzione secondo cui il bene pastorale delle persone in situazione matrimoniale irregolare esigerebbe una sorta di loro regolarizzazione canonica, indipendentemente dalla validità o nullità del loro matrimonio, indipendentemente cioè dalla "verità" circa la loro condizione personale. La via della dichiarazione di nullità matrimoniale viene di fatto considerata uno strumento giuridico per raggiungere tale obiettivo, secondo una logica in cui il diritto diventa la formalizzazione delle pretese soggettive. Al riguardo, va innanzitutto sottolineato che il Concilio descrive certamente il matrimonio come intima communitas vitae et amoris, ma tale comunità viene determinata, seguendo la tradizione della Chiesa, da un insieme di principi di diritto divino, che fissano il suo vero senso antropologico permanente (cfr. ibid.).

Poi, in fedele continuità ermeneutica con il Concilio, si è mosso il magistero di Paolo VI e di Giovanni Paolo II, come anche l’opera legislativa dei Codici tanto latino quanto orientale. Da tali Istanze infatti è stato portato avanti, anche a riguardo della dottrina e della disciplina matrimoniale, lo sforzo della "riforma" o del "rinnovamento nella continuità" (cfr Discorso alla Curia Romana, cit.). Questo sforzo si è sviluppato poggiando sull'indiscusso presupposto che il matrimonio abbia una sua verità, alla cui scoperta e al cui approfondimento concorrono armonicamente ragione e fede, cioè la conoscenza umana, illuminata dalla Parola di Dio, sulla realtà sessualmente differenziata dell’uomo e della donna, con le loro profonde esigenze di complementarietà, di donazione definitiva e di esclusività.

La verità antropologica e salvifica del matrimonio - anche nella sua dimensione giuridica - viene presentata già nella Sacra Scrittura. La risposta di Gesù a quei farisei che gli chiedevano il suo parere circa la liceità del ripudio è ben nota: "Non avete letto che il Creatore da principio li creò maschio e femmina e disse: Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una carne sola? Così che non sono più due, ma una carne sola. Quello dunque che Dio ha congiunto, l’uomo non lo separi" (Mt 19,4-6). Le citazioni della Genesi (1,27; 2,24) ripropongono la verità matrimoniale del "principio", quella verità la cui pienezza si trova in rapporto all’unione di Cristo con la Chiesa (cfr Ef 5, 30-31), e che è stata oggetto di così ampie e profonde riflessioni da parte del Papa Giovanni Paolo II nei suoi cicli di catechesi sull’amore umano nel disegno divino. A partire da questa unità duale della coppia umana si può elaborare un’autentica antropologia giuridica del matrimonio. In tal senso, sono particolarmente illuminanti le parole conclusive di Gesù: "Quello dunque che Dio ha congiunto, l’uomo non lo separi". Ogni matrimonio è certamente frutto del libero consenso dell’uomo e della donna, ma la loro libertà traduce in atto la capacità naturale inerente alla loro mascolinità e femminilità. L’unione avviene in virtù del disegno di Dio stesso, che li ha creati maschio e femmina e dà loro il potere di unire per sempre quelle dimensioni naturali e complementari delle loro persone. L’indissolubilità del matrimonio non deriva dall’impegno definitivo dei contraenti, ma è intrinseca alla natura del "potente legame stabilito dal Creatore" (Giovanni Paolo II, Catechesi del 21 novembre 1979, n. 2). I contraenti si devono impegnare definitivamente proprio perché il matrimonio è tale nel disegno della creazione e della redenzione. E la giuridicità essenziale del matrimonio risiede proprio in questo legame, che per l’uomo e la donna rappresenta un’esigenza di giustizia e di amore a cui, per il loro bene e per quello di tutti, essi non si possono sottrarre senza contraddire ciò che Dio stesso ha fatto in loro.

Occorre approfondire quest’aspetto, non solo in considerazione del vostro ruolo di canonisti, ma anche perché la comprensione complessiva dell’istituto matrimoniale non può non includere anche la chiarezza circa la sua dimensione giuridica. Tuttavia, le concezioni circa la natura di tale rapporto possono divergere in maniera radicale. Per il positivismo, la giuridicità del rapporto coniugale sarebbe unicamente il risultato dell’applicazione di una norma umana formalmente valida ed efficace. In questo modo, la realtà umana della vita e dell’amore coniugale rimane estrinseca all’istituzione «giuridica» del matrimonio. Si crea uno iato tra diritto ed esistenza umana che nega radicalmente la possibilità di una fondazione antropologica del diritto.

Del tutto diversa è la via tradizionale della Chiesa nella comprensione della dimensione giuridica dell’unione coniugale, sulla scia degli insegnamenti di Gesù, degli Apostoli e dei Santi Padri. Sant’Agostino, ad esempio, citando San Paolo afferma con forza: "Cui fidei [coniugali] tantum iuris tribuit Apostolus, ut eam potestatem appellaret, dicens: Mulier non habet potestatem corporis sui, sed vir; similiter autem et vir non habet potestatem corporis sui, sed mulier (1 Cor 7,4)" (De bono coniugali, 4,4). San Paolo che così profondamente espone nella Lettera agli Efesini il "mystérion mega" dell’amore coniugale in rapporto all’unione di Cristo con la Chiesa (5,22-31), non esita ad applicare al matrimonio i termini più forti del diritto per designare il vincolo giuridico con cui sono uniti i coniugi fra loro, nella loro dimensione sessuale. Così pure, per Sant’Agostino, la giuridicità è essenziale in ciascuno dei tre beni (proles, fides, sacramentum), che costituiscono i cardini della sua esposizione dottrinale sul matrimonio.

Di fronte alla relativizzazione soggettivistica e libertaria dell’esperienza sessuale, la tradizione della Chiesa afferma con chiarezza l’indole naturalmente giuridica del matrimonio, cioè la sua appartenenza per natura all’ambito della giustizia nelle relazioni interpersonali. In quest’ottica, il diritto s’intreccia davvero con la vita e con l’amore come un suo intrinseco dover essere. Perciò, come ho scritto nella mia prima Enciclica, "in un orientamento fondato nella creazione, l’eros rimanda l’uomo al matrimonio, a un legame caratterizzato da unicità e definitività; così, e solo così, si realizza la sua intima destinazione" (Deus caritas est, 11). Amore e diritto possono così unirsi fino al punto da far sì che marito e moglie si debbano a vicenda l’amore che spontaneamente si vogliono: l’amore è in essi il frutto del loro libero volere il bene dell’altro e dei figli; il che, del resto, è anche esigenza dell’amore verso il proprio vero bene.

L’intero operato della Chiesa e dei fedeli in campo familiare deve fondarsi su questa verità circa il matrimonio e la sua intrinseca dimensione giuridica. Ciò nonostante, come ricordavo prima, la mentalità relativistica, in forme più o meno aperte o subdole, può insinuarsi anche nella comunità ecclesiale. Voi siete ben consapevoli dell’attualità di questo rischio, che si manifesta a volte in una distorta interpretazione delle norme canoniche vigenti. A questa tendenza occorre reagire con coraggio e fiducia, applicando costantemente l’ermeneutica del rinnovamento nella continuità e non lasciandosi sedurre da vie interpretative che implicano una rottura con la tradizione della Chiesa. Queste vie si allontanano dalla vera essenza del matrimonio nonché dalla sua intrinseca dimensione giuridica e, sotto svariati nomi più o meno attraenti, cercano di dissimulare una contraffazione della realtà coniugale. Si arriva così a sostenere che niente sarebbe giusto o ingiusto nelle relazioni di coppia, ma unicamente rispondente o no alla realizzazione delle aspirazioni soggettive di ciascuna delle parti. In quest’ottica l’idea del "matrimonio in facto esse" oscilla tra relazione meramente fattuale e facciata giuridico-positivistica, trascurando la sua essenza di vincolo intrinseco di giustizia tra le persone dell’uomo e della donna.

Il contributo dei tribunali ecclesiastici al superamento della crisi di senso sul matrimonio, nella Chiesa e nella società civile, potrebbe sembrare ad alcuni piuttosto secondario e di retroguardia. Tuttavia, proprio perché il matrimonio ha una dimensione intrinsecamente giuridica, l’essere saggi e convinti servitori della giustizia in questo delicato ed importantissimo campo ha un valore di testimonianza molto significativo e di grande sostegno per tutti. Voi, cari Prelati Uditori, siete impegnati su un fronte nel quale la responsabilità per la verità si fa sentire in modo speciale ai nostri tempi. Rimanendo fedeli al vostro compito, fate sì che la vostra azione s’inserisca armonicamente in una globale riscoperta della bellezza di quella "verità sul matrimonio" – la verità del "principio" – che Gesù ci ha pienamente insegnato e che lo Spirito Santo ci ricorda continuamente nell’oggi della Chiesa.

Sono queste, cari Prelati Uditori, Officiali e Collaboratori, le considerazioni che mi premeva proporre alla vostra attenzione, nella certezza di trovare in voi giudici e magistrati pronti a condividere e a fare propria una dottrina di tanta importanza e gravità. Esprimo a tutti e a ciascuno in particolare il mio compiacimento, nella piena fiducia che il Tribunale Apostolico della Rota Romana, efficace e autorevole manifestazione della sapienza giuridica della Chiesa, continuerà a svolgere con coerenza il proprio non facile munus a servizio del disegno divino perseguito dal Creatore e dal Redentore mediante l’istituzione matrimoniale. Invocando la divina assistenza sulla vostra fatica, di cuore imparto a tutti una speciale Benedizione Apostolica.



INDIRIZZO DI OMAGGIO DEL DECANO DELLA ROTA ROMANA, S.E. MONS. ANTONI STANKIEWICZ

Beatissimo Padre,

L’inaugurazione dell’anno giudiziario della Rota Romana, ossia del Tribunale ordinario della Sede Apostolica, costituito dal Romano Pontefice per ricevere gli appelli (can. 1443) in tutte le cause definite dai tribunali ecclesiastici del totus orbis terrarum in materia di giudizio contenzioso e penale (cf can. 1400, § 1), tranne le cause riguardanti i delicta graviora, di competenza esclusiva del Supremo Tribunale Apostolico della Congregazione per la Dottrina della Fede (Giovanni Paolo II, Motu pr. Sacramentorum sanctitatis tutela, 30 aprile 2001; Normae processuales, art. 6, § 1), offre un’occasione per la riflessione sull’esercizio della potestà giudiziale nella vita della Chiesa di Cristo, «una comunità sempre in cammino» (J. Ratzinger, La Chiesa [tr. it.], Cinisello Balsamo 1991), specialmente a livello delle Chiese particolari (can. 368) e delle Chiese sui iuris (can. 27 CCEO). Infatti in base alla provenienza intercontinentale delle cause deferite alla Rota Romana in via appellationis vel recursus, esse sono così distribuite secondo il criterio quantitativo all’inizio di questo anno giudiziario: 687 cause dall’Europa, 413 cause dall’America settentrionale, centrale e meridionale, 64 cause dall’Asia, 12 cause dall’Africa, 5 cause dall’Australia e dalla Nuova Zelanda.

Il deferimento delle cause al Tribunale Apostolico della Rota Romana rende possibile il fruttuoso confronto fra le decisioni giudiziali dei tribunali ecclesiastici delle istanze inferiori e le decisioni della Rota Romana, ordinate ad alimentare la costante, qualificata, sana, saggia ed univoca giurisprudenza rotale, che diventa così «un punto di riferimento» (Paolo VI, Allocuzione alla Rota Romana, 28 gennaio 1978, in AAS 70 [1978], p. 185; Giovanni Paolo II Allocuzione alla Rota Romana, 21 gennaio 1999, in AAS 91 [1999], p. 623) e di «guida» (Giovanni Paolo II, Allocuzione alla Rota Romana, 26 febbraio 1983, in AAS 75 [1983], p. 558) per gli altri Tribunali Ecclesiastici.

Inoltre, tale confronto rende possibile l’adempimento del compito affidato a questo Tribunale dalla Costituzione ap. Pastor bonus, cioè di provvedere all’unità della giurisprudenza e, attraverso le proprie sentenze, essere di aiuto ai tribunali di grado inferiore (art. 126). Ovviamente l’adempimento di un ufficio così elevato può effettuarsi in modo circoscritto, cioè limitatamente alle questioni che emergono dalle decisioni dei tribunali inferiori deferite alla Rota Romana, tenuto conto sia della natura soltanto concorrenziale della Rota con gli altri tribunali ecclesiastici di secondo grado (art. 26 Dignitas connubii), sia del fatto che il controllo sulla recta iurisprudentia viene esercitato dal Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica nell’ambito della vigilanza sull’amministrazione della giustizia in tutti i tribunali della Chiesa (can. 1445, § 3, 1°; art. 124, 1° Cost. ap. Pastor bonus; art. 17, § 1 Normae speciales in Supremo Tribunali Signaturae Apostolicae ad experimentum servandae, Typis Polyglottis Vaticanis 1968).

D’altra parte, il provvedere all’unità giurisprudenziale presuppone un costante impegno della Rota Romana nell’adeguata ed approfondita – in iure e in facto – motivazione delle sue decisioni (can. 1611, n. 3; art. 97, § 2 NRR), la quale soltanto a tale condizione può assurgere al grado della giurisprudenza canonicamente qualificata ed autorevole, «che tanta lode si acquistò già nel mondo» (Pio XII, Allocuzione alla Rota Romana, 2 ottobre 1939; in L’Osservatore Romano, 2-3 ottobre 1939, n. 232, p. 1), e che si impone ad extra con la forza della sua argomentazione, diventando un sicuro punto di riferimento e di guida. Il conseguimento di tale effetto, secondo l’insegnamento dei Romani Pontefici, richiede che le decisioni rotali siano «frutto di maturo e profondo studio, di sereno e imparziale discernimento, alla luce dei perenni principi della teologia cattolica [...] della nuova legislazione canonica ispirata dal Concilio Vaticano II» (Giovanni Paolo II, Allocuzione alla Rota Romana, 26 gennaio 1984, in AAS 76 [1984], p. 648), e delle «indicazioni del Magistero» (Paolo VI, Allocuzione alla Rota Romana, 28 gennaio 1978, cit., p. 183).

Invero, tenuto conto che le cause di nullità matrimoniale sono le più ricorrenti nella Rota, la funzione della giurisprudenza rotale, secondo le indicazioni del Magistero, «è quella di portare – pur nel rispetto del sano pluralismo che riflette l’universalità della Chiesa – ad una più convergente unità e ad una sostanziale uniformità nella tutela dei contenuti essenziali del matrimonio canonico, che gli sposi, ministri del sacramento, celebrano in adesione alla profondità e ricchezza del mistero» (Giovanni Paolo II, Allocuzione alla Rota Romana, 26 febbraio 1983, cit., p. 559).

Infatti, mentre attualmente in diversi modi si mette in discussione l’unicità della fisionomia naturale del matrimonio, in cui l’uomo e la donna «possono realizzare un’autentica comunione di persone, aperta alla trasmissione della vita e cooperano così con Dio alla generazione di nuovi esseri umani», e si tenta di confonderla a livello della vita socio-politica e giuridica statuale «con altri tipi di unioni basate su un amore debole» o deviato (Benedetto XVI, Discorso ai partecipanti al Congresso internazionale promosso dal Pontificio Istituto «Giovanni Paolo II» per Studi su Matrimonio e Famiglia, in L’Osservatore Romano, 12 maggio 2006, p. 7), le parole del Magistero, specialmente dopo il Sinodo dei Vescovi su matrimonio e famiglia (1980) e la pubblicazione dall’esortazione apostolica Familiaris consortio (22 novembre 1981, in AAS 74 [1982], pp. 81-191), diventata il punto costante di riferimento nelle nostre decisioni, ci sollecitano a difendere e proteggere i valori del matrimonio anche nell’ambito giudiziale canonico. Invero, il Servo di Dio Giovanni Paolo II rivolse alla Rota queste parole: «Vostro primo compito a servizio dell’amore sarà, dunque, riconoscere il pieno valore del matrimonio, rispettare nel miglior modo possibile la sua esistenza, proteggere coloro che esso ha uniti in una sola famiglia. Sarà soltanto per motivazioni valide, per fatti provati che si potrà mettere in dubbio la sua esistenza, e dichiarare la nullità. Il primo dovere che su voi incombe è il rispetto dell’uomo che ha dato la sua parola, ha espresso il consenso e ha fatto così dono totale di se stesso» (Allocuzione alla Rota Romana, 28 gennaio 1982, in AAS 74 [1982], p. 452).

Il nostro compito giudiziale ed ecclesiale, quindi, non può essere altro che quello di esplorare con mezzi giudiziali canonici se la parte gravata dal motivo di nullità del suo matrimonio avesse accolto o meno il segno «della creazione e della redenzione». Tale accettazione la Santità Vostra ha delineato, nel commento alla Familiaris consortio, come «il "sì" personale di due persone l’una nei confronti dell’altra», fondato sulla «dimensione temporale della libertà» come «capacità di volgersi al definitivo, capacità di decisione». In particolare si tratta del «sì» personale che «significa: per sempre»; esso «costituisce lo spazio della fedeltà» e «dischiude uno spazio per il futuro, per l’umanità, che nello stesso tempo è destinato al dono di una nuova vita. Questo "sì" personale è quindi nello stesso tempo un "sì" pubblicamente responsabile, con il quale l’uomo si inserisce nella responsabilità dell’umanità e nella responsabilità pubblica della fedeltà», poiché l’istituzione matrimoniale non è «imposizione estrinseca di una forma, ma esigenza interiore del patto d’amore coniugale» (J. Ratzinger, Matrimonio e famiglia nel piano di Dio, in AA.VV., La «Familiaris consortio» nel commento, Città del Vaticano 1982, pp. 79-80).

Beatissimo Padre! Dinanzi a così alti e sublimi compiti inerenti alla missione giudiziale affidata al Vostro Tribunale della Rota Romana, di cui noi qui presenti ci onoriamo di far parte, all’inizio del nuovo anno giudiziario chiediamo di illuminarci con la Vostra augusta parola e di impartirci la Vostra benedizione Apostolica per il nostro impegno nel servizio alla giustizia ecclesiale.



PAPA/ BEN HUR: DOPO SINAGOGA E AUSCHWITZ, IN ISRAELE NEL 2007
Negoziati vanno avanti e sono a buon punto

Città del Vaticano, 27 gen. (Apcom) - La visita alla Sinagoga di Colonia nel 2005, la memorabile tappa ad Auschwiz nel 2006 e forse il viaggio in Israele nel 2007. È questo, secondo l'ambasciatore d'Israele presso la Santa Sede, Oded Ben Hur, il percorso nella mente di Benedetto XVI. "In 20 mesi dalla sua elezione - sottolinea il diplomatico - questo Papa ha fatto così tanto per il popolo ebraico e lo Stato di Israele affermando la sua posizione. Un primo passo con la visita alla sinagoga di Colonia nel 2005. Nel 2006 si è recato ad Auschwitz dove il popolo ebraico è stato ridotto a cenere. Se riesco a seguire il modo di ragionare di questo Papa - prosegue Ben Hur - c'è un percorso: 2005 nella Sinagoga di Colonia, 2006 ad Auschwitz per ricordare la Shoah, e nel 2007 magari la visita in Israele. E' una ipotesi molto realista".

L'ambasciatore accreditato in Vaticano riferisce lo stato dei negoziati della Commissione bilaterale. "Abbiamo ripreso in modo più deciso - spiega alla Radio Vaticana - conosciamo meglio quali sono le difficoltà che restano, quali sono i modi per superare queste difficoltà. Ci sono stati incontri con il direttore generale del nostro ministero competente Abromovic, con il primo ministro Olmert che è venuto dal Papa e si è incontrato anche con il Segretario di Stato vaticano e con il ministro degli Esteri, Mamberti.

"Percepiamo meglio quali sono le difficoltà alla base di questa vicenda - ribadisce Ben Hur - e c'è un desiderio serio e autentico di arrivare al culmine, alla conclusione di queste trattative perchè senza questo accordo le cose rischiano di peggiorare. Per arrivare alla conclusione dell'accordo che assicurerà le condizioni delle comunità cattoliche che si trovano in Israele dobbiamo fare di tutto. Adesso gli incontri sono più frequenti e le prospettive sono positive: c'è una speranza reciproca - conclude il diplomatico - e questo è importante, quindi ce la faremo perchè ci sono i mezzi e la buona volontà per andare avanti".

[Modificato da ratzi.lella 27/01/2007 17.18]

Sihaya.b16247
Sunday, January 28, 2007 7:38 PM
ANGELUS , 28.01.2007
Cari fratelli e sorelle!

Il calendario liturgico ricorda oggi san Tommaso d’Aquino, grande dottore della Chiesa. Con il suo carisma di filosofo e di teologo, egli offre un valido modello di armonia tra ragione e fede, dimensioni dello spirito umano, che si realizzano pienamente nell’incontro e nel dialogo tra loro. Secondo il pensiero di san Tommaso, la ragione umana, per così dire, "respira": si muove, cioè, in un orizzonte ampio, aperto, dove può esprimere il meglio di sé. Quando invece l’uomo si riduce a pensare soltanto ad oggetti materiali e sperimentabili e si chiude ai grandi interrogativi sulla vita, su se stesso e su Dio, si impoverisce. Il rapporto tra fede e ragione costituisce una seria sfida per la cultura attualmente dominante nel mondo occidentale e, proprio per questo, l’amato Giovanni Paolo II ha voluto dedicarvi un’Enciclica, intitolata appunto Fides et ratio – Fede e ragione. Ho ripreso anch’io quest’argomento recentemente, nel discorso all’Università di Regensburg.

In realtà, lo sviluppo moderno delle scienze reca innumerevoli effetti positivi, che vanno sempre riconosciuti. Al tempo stesso, però, occorre ammettere che la tendenza a considerare vero soltanto ciò che è sperimentabile costituisce una limitazione della ragione umana e produce una terribile schizofrenia, ormai conclamata, per cui convivono razionalismo e materialismo, ipertecnologia e istintività sfrenata. È urgente, pertanto, riscoprire in modo nuovo la razionalità umana aperta alla luce del Logos divino e alla sua perfetta rivelazione che è Gesù Cristo, Figlio di Dio fatto uomo. Quando è autentica la fede cristiana non mortifica la libertà e la ragione umana; ed allora, perché fede e ragione devono avere paura l’una dell’altra, se incontrandosi e dialogando possono esprimersi al meglio? La fede suppone la ragione e la perfeziona, e la ragione, illuminata dalla fede, trova la forza per elevarsi alla conoscenza di Dio e delle realtà spirituali. La ragione umana non perde nulla aprendosi ai contenuti di fede, anzi, questi richiedono la sua libera e consapevole adesione.

Con lungimirante saggezza, san Tommaso d’Aquino riuscì ad instaurare un confronto fruttuoso con il pensiero arabo ed ebraico del suo tempo, sì da essere considerato un maestro sempre attuale di dialogo con altre culture e religioni. Egli seppe presentare quella mirabile sintesi cristiana tra ragione e fede che per la civiltà occidentale rappresenta un patrimonio prezioso, a cui attingere anche oggi per dialogare efficacemente con le grandi tradizioni culturali e religiose dell’est e del sud del mondo. Preghiamo affinché i cristiani, specialmente quanti operano in ambito accademico e culturale, sappiano esprimere la ragionevolezza della loro fede e testimoniarla in un dialogo ispirato dall’amore. Chiediamo questo dono al Signore per intercessione di san Tommaso d’Aquino e soprattutto di Maria, Sede della Sapienza.

APPELLO PER LA PACE IN LIBANO E NELLA STRISCIA DI GAZA

Nei giorni scorsi, la violenza è tornata ad insanguinare il Libano. È inaccettabile che si percorra questa strada per sostenere le proprie ragioni politiche. Provo una pena immensa per quella cara popolazione. So che molti Libanesi sono colpiti dalla tentazione di lasciare ogni speranza e si sentono come disorientati da quanto sta succedendo. Faccio mie le forti parole pronunciate da Sua Beatitudine il Cardinale Nasrallah Pierre Sfeir a denuncia degli scontri fratricidi. Con lui e con gli altri responsabili religiosi, invoco l’aiuto di Dio affinché tutti i Libanesi indistintamente possano e vogliano lavorare insieme per fare della loro patria una vera casa comune, superando quegli atteggiamenti egoistici che impediscono di prendersi veramente cura del proprio Paese (cfr. Esortazione Apostolica Una speranza nuova per il Libano, N. 94). Ai cristiani del Libano, ripeto l’esortazione ad essere promotori di un autentico dialogo fra le varie comunità, mentre invoco su tutti la protezione di Nostra Signora del Libano.

Auspico, inoltre, che cessino al più presto le violenze nella striscia di Gaza. All’intera popolazione desidero esprimere la mia spirituale vicinanza ed assicurare la mia preghiera, affinché prevalga in tutti la volontà di lavorare insieme per il bene comune, intraprendendo vie pacifiche per comporre le differenze e le tensioni.

SALUTI DOPO L’ANGELUS

In occasione della Giornata mondiale dei malati di lebbra, che ricorre oggi, vorrei far giungere il mio saluto, con l’assicurazione di un particolare ricordo nella preghiera, a tutte le persone che soffrono per questo male. Auguro loro la guarigione e, in ogni caso, cure adeguate e condizioni dignitose. Incoraggio gli operatori sanitari e i volontari che li assistono, come pure quanti in diversi modi uniscono i loro sforzi per debellare questa che non è solo una malattia, ma una piaga sociale. Per questa nobile causa si sono prodigati, sulle orme di Cristo, tanti uomini e donne, tra i quali mi piace ricordare Raoul Follereau e il beato Damiano de Veuster, apostolo dei lebbrosi a Molokai.

Saluto infine i pellegrini di lingua italiana, in modo speciale l’Azione Cattolica Ragazzi della Diocesi di Roma. Cari ragazzi, insieme con tanti amici delle parrocchie e delle scuole cattoliche della città, siete venuti per la conclusione del "Mese della Pace", accompagnati dal Cardinale Vicario, da alcuni Sacerdoti, da genitori, educatori e insegnanti. Due vostri rappresentanti sono qui accanto a me, e tra poco mi aiuteranno a far volare due colombe, simbolo di pace. Ma i veri messaggeri di pace siete voi! Con le ali della bontà e della fede, portate dappertutto la gioia di essere figli dello stesso Padre che è nei Cieli e di vivere da fratelli.

Saluto inoltre gli operatori dei Consultori Familiari di Ispirazione Cristiana, i fedeli provenienti da Scandicci, da Turano presso Massa Carrara e da Valenzano, come pure i due gruppi di giovani "sbandieratori" venuti da Paternò e da Catania.

Ed ora liberiamo le colombe portate dai ragazzi… [si lanciano le colombe] … Che siano auspicio di pace per il mondo intero! Buona domenica a tutti.

Ratzigirl
Tuesday, January 30, 2007 1:22 AM
Benedetto XVI esprime il suo cordoglio per le vittime delle inondazioni in Angola

lunedì, 29 gennaio 2007


Benedetto XVI ha espresso in un telegramma il suo cordoglio per le vittime delle inondazioni in Angola dei giorni scorsi.

Nel messaggio, inviato tramite il Segretario di Stato, il Cardinale Tarcisio Bertone, al Nunzio Apostolico nel Paese africano, monsignor Angelo Becciu, si legge che il Pontefice “accompagna costernato il dramma delle popolazioni angolane colpite da piogge torrenziali che hanno provocato lutti, devastazioni e gravi danni”.

Il Santo Padre desidera assicurare a queste popolazioni “la sua vicinanza” e raccomanda “le vittime alla misericordia di Dio”, “chiedendo il conforto e il sostegno per le loro famiglie e per quanti hanno perso i loro beni”.

Il Papa conclude implorando “le più grandi benedizioni divine” “su tutti coloro che sono stati provati da questo dramma, senza dimenticare le persone che partecipano alle ingenti operazioni di soccorso e ricostruzione”.

Le inondazioni dei giorni scorsi hanno provocato oltre 70 morti, anche se è difficile calcolare il numero delle vittime soprattutto fuori dalla capitale Luanda. Centinaia di abitazioni sono state distrutte, e migliaia di persone sono rimaste senza casa.

Il Governo angolano ha dichiarato lo stato d’emergenza e ha stanziato fondi per 10 milioni di dollari per assistere gli sfollati nei prossimi mesi.
Ratzigirl
Wednesday, January 31, 2007 10:43 PM
Nuovi impegni fissati
Benedetto XVIpregherà sulla tomba di Sant’Agostino In Sud America aprirà la conferenza episcopale

UNA PRIMAVERA di apostolato «extra moenia». Programmati per aprile e maggio i nuovi viaggi di Benedetto XVI. Il Papa si recherà a fine aprile in Lombardia dove visiterà le diocesi di Pavia e Vigevano. A maggio poi viaggio in Sud America dove il 9 maggio sarà in Brasile per presenziare all’apertura della «V Conferenza Generale dell’Episcopato Latinoamericano e del Caribe». Il 21 aprile, il Papa si recherà a Vigevano, mentre nella stessa serata arriverà a Pavia per rendere omaggio, il 22 aprile, alla tomba di Sant'Agostino. Una grande celebrazione in piazza Ducale, la principale di Vigevano, e una visita al Duomo di Sant'Agnese per incontrare i disabili e il mondo del volontariato. Saranno questi i due principali appuntamenti del pontefice nella città lombarda. Vigevano è stata l’unica diocesi che Giovanni Paolo II, il pontefice globetrotter, non ha potuto visitare. Benedetto XVI si sposterà in aereo, a bordo di un volo dell'Alitalia, da Roma a Milano. Da qui, con l'elicottero, raggiungerà Vigevano. Intorno alle 20 Benedetto XVI, sempre con l'elicottero, ripartirà per Pavia, che dista circa 30 km. Qui Bendetto XVI potrà pregare sulla tomba di Sant’Agostino. Un desiderio che Ratzinger aveva espresso già tempo. Prima della visita alla tomba del PAdre della Chiesa, il Papa visiterà l’ospedale San Matteo di Pavia uno dei centri d’eccellenza della sanità nazionale. A maggio primo viaggio intercontinentale per Benedetto XVI. L’occasione è la Conferenza episcopale latinoamericana. Benedetto XVI arriverà a San Paolo e poi proseguirà per Aparecida, sede del santuario di Nostra Signora Aparecida (8 milioni di visitatori all’anno), una piccola città di 36.000 abitanti. In Brasile il Papa farà visita anche a una comunità di recupero dove i giovani sono riusciti a mettersi alle spalle un passato segnato dalla droga, dall’alcolismo e da situazioni di disagio sociale. L’appuntamento è per il 12 maggio con la sosta del papa alla Fazenda da Esperança di Guaratinguetà (a 30 km dal santuario di Aparecida), la casa madre delle comunità fondate dal frate francescano tedesco Hans Stapel, nel solco della spiritualità dei Focolari.
ratzi.lella
Thursday, February 01, 2007 8:43 AM
L’UDIENZA GENERALE , 31.01.2007

L’Udienza Generale di questa mattina si è svolta alle ore 10.30 nell’Aula Paolo VI dove il Santo Padre ha incontrato gruppi di pellegrini e fedeli giunti dall’Italia e da ogni parte del mondo.

Nel discorso in lingua italiana, il Santo Padre Benedetto XVI si è soffermato su alcuni collaboratori di San Paolo.

Dopo aver riassunto la Sua catechesi in diverse lingue, il Papa ha rivolto particolari espressioni di saluto ai gruppi di fedeli presenti.

L’Udienza Generale si è conclusa con la recita del Pater Noster e la Benedizione Apostolica impartita insieme ai Vescovi presenti.


CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA

Cari fratelli e sorelle,

proseguendo il nostro viaggio tra i protagonisti delle origini cristiane, dedichiamo oggi la nostra attenzione ad alcuni altri collaboratori di san Paolo. Dobbiamo riconoscere che l'Apostolo è un esempio eloquente di uomo aperto alla collaborazione: nella Chiesa egli non vuole fare tutto da solo, ma si avvale di numerosi e diversificati colleghi. Non possiamo soffermarci su tutti questi preziosi aiutanti, perché sono molti. Basti ricordare, tra gli altri, Èpafra (cfr Col 1,7; 4,12; Fm 23), Epafrodìto (cfr Fil 2,25; 4,18), Tìchico (cfr At 20,4; Ef 6,21; Col 4,7; 2 Tm 4,12; Tt 3,12), Urbano (cfr Rm 16,9), Gaio e Aristarco (cfr At 19,29; 20,4; 27,2; Col 4,10). E donne come Febe (cfr Rm 16, 1), Trifèna e Trifòsa (cfr Rm 16, 12), Pèrside, la madre di Rufo — della quale san Paolo dice: "È madre anche mia" (cfr Rm 16, 12-13) — per non dimenticare coniugi come Prisca e Aquila (cfr Rm 16, 3; 1Cor 16, 19; 2Tm 4, 19). Oggi, tra questa grande schiera di collaboratori e di collaboratrici di san Paolo rivolgiamo il nostro interessamento a tre di queste persone, che hanno svolto un ruolo particolarmente significativo nell’evangelizzazione delle origini: Barnaba, Silvano e Apollo.

Barnaba significa «figlio dell'esortazione» (At 4,36) o «figlio della consolazione» ed è il soprannome di un giudeo-levita nativo di Cipro. Stabilitosi a Gerusalemme, egli fu uno dei primi che abbracciarono il cristianesimo, dopo la risurrezione del Signore. Con grande generosità vendette un campo di sua proprietà consegnando il ricavato agli Apostoli per le necessità della Chiesa (cfr At 4,37). Fu lui a farsi garante della conversione di Saulo presso la comunità cristiana di Gerusalemme, la quale ancora diffidava dell’antico persecutore (cfr At 9,27). Inviato ad Antiochia di Siria, andò a riprendere Paolo a Tarso, dove questi si era ritirato, e con lui trascorse un anno intero, dedicandosi all’evangelizzazione di quella importante città, nella cui Chiesa Barnaba era conosciuto come profeta e dottore (cfr At 13,1). Così Barnaba, al momento delle prime conversioni dei pagani, ha capito che quella era l'ora di Saulo, il quale si era ritirato a Tarso, sua città. Là è andato a cercarlo. Così, in quel momento importante, ha quasi restituito Paolo alla Chiesa; le ha donato, in questo senso, ancora una volta l'Apostolo delle Genti. Dalla Chiesa antiochena Barnaba fu inviato in missione insieme a Paolo, compiendo quello che va sotto il nome di primo viaggio missionario dell’Apostolo. In realtà, si trattò di un viaggio missionario di Barnaba, essendo lui il vero responsabile, al quale Paolo si aggregò come collaboratore, toccando le regioni di Cipro e dell’Anatolia centro-meridionale, nell'attuale Turchia, con le città di Attalìa, Perge, Antiochia di Pisidia, Iconio, Listra e Derbe (cfr At 13-14). Insieme a Paolo si recò poi al cosiddetto Concilio di Gerusalemme dove, dopo un approfondito esame della questione, gli Apostoli con gli Anziani decisero di disgiungere la pratica della circoncisione dall'identità cristiana (cfr At 15,1-35). Solo così, alla fine, hanno ufficialmente reso possibile la Chiesa dei pagani, una Chiesa senza circoncisione: siamo figli di Abramo semplicemente per la fede in Cristo.

I due, Paolo e Barnaba, entrarono poi in contrasto, all'inizio del secondo viaggio missionario, perché Barnaba era dell’idea di prendere come compagno Giovanni Marco, mentre Paolo non voleva, essendosi il giovane separato da loro durante il viaggio precedente (cfr At 13,13; 15,36-40). Quindi anche tra santi ci sono contrasti, discordie, controversie. E questo a me appare molto consolante, perché vediamo che i santi non sono "caduti dal cielo". Sono uomini come noi, con problemi anche complicati. La santità non consiste nel non aver mai sbagliato, peccato. La santità cresce nella capacità di conversione, di pentimento, di disponibilità a ricominciare, e soprattutto nella capacità di riconciliazione e di perdono. E così Paolo, che era stato piuttosto aspro e amaro nei confronti di Marco, alla fine si ritrova con lui. Nelle ultime Lettere di san Paolo, a Filèmone e nella seconda a Timoteo, proprio Marco appare come "il mio collaboratore". Non è quindi il non aver mai sbagliato, ma la capacità di riconciliazione e di perdono che ci fa santi. E tutti possiamo imparare questo cammino di santità. In ogni caso Barnaba, con Giovanni Marco, ripartì verso Cipro (cfr At 15,39) intorno all'anno 49. Da quel momento si perdono le sue tracce. Tertulliano gli attribuisce la Lettera agli Ebrei, il che non manca di verosimiglianza perché, essendo della tribù di Levi, Barnaba poteva avere un interesse per il tema del sacerdozio. E la Lettera agli Ebrei ci interpreta in modo straordinario il sacerdozio di Gesù.

Un altro compagno di Paolo fu Sila, forma grecizzata di un nome ebraico (forse sheal, «chiedere, invocare», che è la stessa radice del nome «Saulo»), di cui risulta anche la forma latinizzata Silvano. Il nome Sila è attestato solo nel Libro degli Atti, mentre il nome Silvano compare solo nelle Lettere paoline. Egli era un giudeo di Gerusalemme, uno dei primi a farsi cristiano, e in quella Chiesa godeva di grande stima (cfr At 15,22), essendo considerato profeta (cfr At 15,32). Fu incaricato di recare «ai fratelli di Antiochia, Siria e Cilicia» (At 15,23) le decisioni prese al Concilio di Gerusalemme e di spiegarle. Evidentemente egli era ritenuto capace di operare una sorta di mediazione tra Gerusalemme e Antiochia, tra ebreo-cristiani e cristiani di origine pagana, e così servire l'unità della Chiesa nella diversità di riti e di origini. Quando Paolo si separò da Barnaba, assunse proprio Sila come nuovo compagno di viaggio (cfr At 15,40). Con Paolo egli raggiunse la Macedonia (con le città di Filippi, Tessalonica e Berea), dove si fermò, mentre Paolo proseguì verso Atene e poi Corinto. Sila lo raggiunse a Corinto, dove cooperò alla predicazione del Vangelo; infatti, nella seconda Lettera indirizzata da Paolo a quella Chiesa, si parla di «Gesù Cristo, che abbiamo predicato tra voi, io, Silvano e Timoteo» (2 Cor 1,19). Si spiega così come mai egli risulti come co-mittente, insieme a Paolo e Timoteo, delle due Lettere ai Tessalonicesi. Anche questo mi sembra importante. Paolo non agisce da "solista", da puro individuo, ma insieme con questi collaboratori nel "noi" della Chiesa. Questo "io" di Paolo non è un "io" isolato, ma un "io" nel "noi" della Chiesa, nel "noi" della fede apostolica. E Silvano alla fine viene menzionato pure nella Prima Lettera di Pietro, dove si legge: «Vi ho scritto per mezzo di Silvano, fratello fedele» (5,12). Così vediamo anche la comunione degli Apostoli. Silvano serve a Paolo, serve a Pietro, perché la Chiesa è una e l'annuncio missionario è unico.

Il terzo compagno di Paolo, di cui vogliamo fare memoria, è chiamato Apollo, probabile abbreviazione di Apollonio o Apollodoro. Pur trattandosi di un nome di stampo pagano, egli era un fervente ebreo di Alessandria d'Egitto. Luca nel Libro degli Atti lo definisce «uomo colto, versato nelle Scritture... pieno di fervore» (18,24-25). L’ingresso di Apollo sulla scena della prima evangelizzazione avviene nella città di Efeso: lì si era recato a predicare e lì ebbe la fortuna di incontrare i coniugi cristiani Priscilla e Aquila (cfr At 18,26), che lo introdussero ad una conoscenza più completa della "via di Dio" (cfr At 18,26). Da Efeso passò in Acaia raggiungendo la città di Corinto: qui arrivò con l'appoggio di una lettera dei cristiani di Efeso, che raccomandavano ai Corinzi di fargli buona accoglienza (cfr At 18,27). A Corinto, come scrive Luca, «fu molto utile a quelli che per opera della grazia erano divenuti credenti; confutava infatti vigorosamente i Giudei, dimostrando pubblicamente attraverso le Scritture che Gesù è il Cristo» (At 18,27-28), il Messia. Il suo successo in quella città ebbe però un risvolto problematico, in quanto vi furono alcuni membri di quella Chiesa che nel suo nome, affascinati dal suo modo di parlare, si opponevano agli altri (cfr 1 Cor 1,12; 3,4-6; 4,6). Paolo nella Prima Lettera ai Corinzi esprime apprezzamento per l’operato di Apollo, ma rimprovera i Corinzi di lacerare il Corpo di Cristo suddividendosi in fazioni contrapposte. Egli trae un importante insegnamento da tutta la vicenda: sia io che Apollo – egli dice – non siamo altro che diakonoi, cioè semplici ministri, attraverso i quali siete venuti alla fede (cfr 1 Cor 3,5). Ognuno ha un compito differenziato nel campo del Signore: «Io ho piantato, Apollo ha irrigato, ma è Dio che ha fatto crescere... Siamo infatti collaboratori di Dio, e voi siete il campo di Dio, l'edificio di Dio» (1 Cor 3,6-9). Rientrato a Efeso, Apollo resistette all’invito di Paolo di tornare subito a Corinto, rimandando il viaggio a una data successiva da noi ignorata (cfr 1 Cor 16,12). Non abbiamo altre sue notizie, anche se alcuni studiosi pensano a lui come a possibile autore della Lettera agli Ebrei, della quale, secondo Tertulliano, sarebbe autore Barnaba.

Tutti e tre questi uomini brillano nel firmamento dei testimoni del Vangelo per una nota in comune oltre che per caratteristiche proprie di ciascuno. In comune, oltre all’origine giudaica, hanno la dedizione a Gesù Cristo e al Vangelo, insieme al fatto di essere stati tutti e tre collaboratori dell'apostolo Paolo. In questa originale missione evangelizzatrice essi hanno trovato il senso della loro vita, e in quanto tali stanno davanti a noi come modelli luminosi di disinteresse e di generosità. E ripensiamo, alla fine, ancora una volta a questa frase di san Paolo: sia Apollo, sia io siamo tutti ministri di Gesù, ognuno nel suo modo, perché è Dio che fa crescere. Questa parola vale anche oggi per tutti, sia per il Papa, sia per i Cardinali, i Vescovi, i sacerdoti, i laici. Tutti siamo umili ministri di Gesù. Serviamo il Vangelo per quanto possiamo, secondo i nostri doni, e preghiamo Dio perché faccia Lui crescere oggi il suo Vangelo, la sua Chiesa.

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