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euge65
Thursday, January 04, 2007 2:50 PM
Dalla Santa Sede
VISITA DEL SANTO PADRE ALLA MENSA DELLA CARITAS A COLLE OPPIO , 04.01.2007

VISITA DEL SANTO PADRE ALLA MENSA DELLA CARITAS A COLLE OPPIO

Alle ore 11 di questa mattina, il Santo Padre Benedetto XVI si reca in visita alla Mensa della Caritas di Roma a Colle Oppio.

Al suo arrivo, il Papa è accolto dall’Em.mo Card. Camillo Ruini, Suo Vicario Generale per la Diocesi di Roma, dal Vescovo Ausiliare per il Settore Centro, S.E. Mons. Ernesto Mandara, e dal Direttore della Caritas, Mons. Guerino Di Tora.

Lungo il percorso, il Santo Padre saluta i giovani che frequentano l’attiguo Oratorio del Centro Giovanile Monti-Esquilino. Quindi fa il suo ingresso nei locali della Caritas e visita il Centro-accoglienza, la Mensa, la Sala da Pranzo e il Presepio allestito dai Volontari e dagli Ospiti.

All’ingresso della Mensa, il Santo Padre scopre e benedice una lapide posta a ricordo della Visita che Papa Giovanni Paolo II compì il 20 dicembre 1992. Da oggi la Mensa della Caritas di Via delle Sette Sale a Colle Oppio viene intitolata a Giovanni Paolo II.

Alle 11.30 il Papa si reca nel cortile interno della Mensa dove incontra gli Ospiti della Mensa e i Volontari della Caritas. Qui, introdotto dagli indirizzi di saluto del Direttore della Caritas, Mons. Guerino Di Tora, di un Ospite e di un Volontario, il Santo Padre pronuncia il discorso che riportiamo di seguito:


DISCORSO DEL SANTO PADRE

Cari amici,

sono venuto molto volentieri a farvi visita nel clima delle festività natalizie e all’inizio di un nuovo anno, che auguro a tutti di trascorrere serenamente. Il contesto natalizio rende ancor più familiare questo nostro incontro, che si svolge in un luogo significativo della città di Roma: un luogo ricco di umanità. Vi saluto tutti con affetto, a partire dal Cardinale Camillo Ruini e dal Vescovo Ausiliare del Settore Centro, Mons. Ernesto Mandara; saluto il Direttore della Caritas romana, Mons. Guerino Di Tora, che ringrazio per le cordiali parole rivoltemi, e il Vicedirettore, Mons. Angelo Bergamaschi, come pure gli operatori e i volontari. Saluto il responsabile, gli educatori e i ragazzi del Centro Giovanile "Il Centro", ai quali sono grato per i bei canti con cui ci hanno rallegrati. Avete cantato anche il "Te Deum" in tedesco. Grazie per questo gesto speciale. Saluto il parroco dei Santi Silvestro e Martino ai Monti, i sacerdoti e le persone consacrate presenti. Uno speciale ringraziamento rivolgo alla Signora Capo Servizio della Mensa, al volontario e all’ospite che si sono fatti portavoce ed interpreti dei comuni sentimenti. Il saluto più caro va a voi, che quotidianamente usufruite del servizio di questa Mensa Caritas, e col pensiero vorrei raggiungere tutti i vostri amici che, provenendo da quasi tutti i Paesi del mondo, sono presenti in questa Città.

In questa Mensa, che in un certo modo potrebbe essere considerata il simbolo della Caritas di Roma, in questa locanda, come ha detto la vostra portavoce, è possibile toccare con mano la presenza di Cristo nel fratello che ha fame e in colui che gli offre da mangiare. Qui si può sperimentare che, quando amiamo il prossimo, conosciamo meglio Dio: nella grotta di Betlemme, infatti, Egli si è manifestato a noi nella povertà d’un neonato bisognoso di tutto. Il messaggio del Natale è semplice: Dio è venuto tra noi perché ci ama e aspetta il nostro amore. Dio è amore: non un amore sentimentale, ma un amore che si è fatto dono totale sino al sacrificio della Croce, cominciando con la nascita nella grotta di Betlemme.

Di questo amore, realistico e divino, ci parla il bel presepe che avete voluto allestire all’intero della vostra Mensa, e che poco fa ho potuto ammirare. Nella sua semplicità, il presepe ci dice che amore e povertà vanno insieme, come insegna anche un grande innamorato di Cristo, san Francesco d’Assisi. Nel Natale Dio si è fatto uomo, perché a Lui interessa l’uomo, ogni uomo. E San Gregorio Nazianzeno ha detto che si è fatto uomo perché voleva sperimentare personalmente come è l’essere uomo, come è realmente il vivere la povertà. Il grande Dio voleva fare esperienza personale della vita umana, di tutte le sofferenze e di tutti i bisogni umani. Appena nato, Gesù è stato deposto nella mangiatoia di Betlemme, parola che, come voi sapete, significa la Casa del pane. In realtà Gesù, "il pane disceso dal cielo", "il pane della vita" (cfr Gv 6,32-51), si rende in qualche modo visibile ogni giorno in questa Mensa, dove non si vuole dare soltanto da mangiare – certamente mangiare è importante -, ma si vuole servire la persona, senza distinzione di razza, religione e cultura. "L’uomo che soffre ci appartiene", diceva il mio indimenticabile Predecessore, Giovanni Paolo II, al quale proprio oggi abbiamo intitolato la Mensa. Dalla grotta di Betlemme, da ogni presepe si diffonde un annuncio che vale per tutti: Gesù ci ama e ci insegna ad amare, ci provoca ad amare. I responsabili, i volontari e tutti coloro che frequentano la Mensa possano sperimentare la bellezza di questo amore; possano sentire la profondità della gioia che da esso deriva, una gioia certamente diversa da quella illusoria reclamizzata dalla pubblicità.

Concluderemo tra poco questo nostro incontro elevando al Signore la nostra preghiera. A Lui sono ben note le necessità materiali e spirituali di tutti i presenti. Io vorrei pregarlo, in particolare, perchè continui a proteggere quanti nella Caritas romana svolgono una preziosa opera di solidarietà qui e in altri punti della città. Lo Spirito Santo animi i cuori dei responsabili e di tutti gli operatori e volontari, perché compiano il loro servizio con dedizione sempre più consapevole, ispirandosi all’autentico stile dell’amore cristiano, che i Santi della carità hanno riassunto nel motto: il bene va fatto bene. Su tutti vegli con amore premuroso la Vergine Maria, Madre della Chiesa, Madre di ciascuno di noi.

Di cuore tutti vi benedico.

[00019-01.02] [Testo originale: Italiano]

[B0006-XX.01]


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LadyRatzinger
Saturday, January 06, 2007 2:38 PM
IL PAPA ALL'ANGELUS: "L'EPIFANIA E' LA FESTA DEI BAMBINI CRISTIANI"

Benedetto XVI ha sottolineato di nuovo il valore missionario della festa dell’Epifania davanti a una folla sterminata di almeno 40 mila persone radunati in piazza san Pietro per la preghiera dell’Angelus. Egli ha definito la festa della manifestazione di Cristo alle genti, ai popoli non cristiani, come l’inizio della “vocazione e missione universale” della Chiesa. Ricordando il valore delle Pontificie Opere dell’Infanzia missionaria, ha esortato gli educatori cristiani a coltivare nei piccoli “lo spirito missionario affinché nascano tra loro missionari appassionati, testimoni della tenerezza di Dio e annunciatori del suo amore”. E non ha mancato di salutare le chiese ortodosse orientali che domani celebrano il Natale. Benedetto XVI, che aveva da poco terminato la messa solenne nella basilica vaticana, è tornato a parlare del mistero dell’Epifania, della “manifestazione di Cristo ai Magi”, probabilmente dei capi religiosi persiani che “giunsero a Gerusalemme guidati da una "stella", un fenomeno luminoso celeste da loro interpretato come segno della nascita di un nuovo re dei Giudei”. E mentre Erode, “turbato dalla notizia”, concepisce “il tragico disegno della ‘strage degli innocenti’, per eliminare il rivale appena nato”, i Magi si affidano alle sacre Scritture e partiti nella direzione di Betlemme, “videro di nuovo la stella e, pieni di gioia, la seguirono finché si fermò sopra una capanna. Entrarono e trovarono il Bambino con Maria; si prostrarono davanti a Lui e, in omaggio alla sua dignità regale, Gli offrirono oro, incenso e mirra”. L’importanza di questo avvenimento sta nel fatto che in esso comincia a realizzarsi “l’adesione dei popoli pagani alla fede in Cristo”. I Magi, ha spiegato Benedetto XVI, sono “le primizie delle genti, chiamate anch’esse a far parte della Chiesa, nuovo popolo di Dio, basato non più sulla omogeneità etnica, linguistica o culturale, ma solo sulla fede comune in Gesù, Figlio di Dio. L’Epifania di Cristo, perciò, è nello stesso tempo epifania della Chiesa, cioè manifestazione della sua vocazione e missione universale”. A questo proposito il papa ha rivolto gli auguri di Natale “agli amati fratelli e sorelle delle chiese orientali” che seguono il calendario giuliano (come quella russa): “Con affetto – egli ha detto - auguro loro abbondanza di pace e di cristiana prosperità”. Il pontefice ha poi ricordato che “in occasione dell’Epifania, si celebra la Giornata Mondiale dell’Infanzia Missionaria. E’ la festa dei bambini cristiani che vivono con gioia il dono della fede e pregano perché la luce di Gesù arrivi a tutti i fanciulli del mondo. Ringrazio i bambini della ‘Santa Infanzia’ [organizzazione legata alle Pontificie Opere], presente in 110 Paesi, perché sono preziosi cooperatori del Vangelo e apostoli della solidarietà cristiana verso i più bisognosi. Incoraggio gli educatori a coltivare nei piccoli lo spirito missionario, affinché nascano tra loro missionari appassionati, testimoni della tenerezza di Dio e annunciatori del suo amore”. Benedetto XVI ha concluso la sua riflessione prima dell’Angelus con un’invocazione alla “Vergine Maria, Stella dell’evangelizzazione: per sua intercessione possano i cristiani d’ogni parte della terra vivere come figli della luce e condurre gli uomini a Cristo, vera luce del mondo”. Dopo la preghiera mariana il papa ha salutato in diverse lingue i pellegrini presenti e li ha invitati all’Angelus di domani, festa del Battesimo di Gesù.


ratzi.lella
Sunday, January 07, 2007 1:31 PM
notizie di oggi...
LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELL’ANGELUS , 07.01.2007

Conclusa la Santa Messa con l’amministrazione del Battesimo ad un gruppo di bambini nella Cappella Sistina, il Santo Padre a mezzogiorno si affaccia alla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare l’Angelus con i fedeli e i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro.
Queste le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana:


PRIMA DELL’ANGELUS

Cari fratelli e sorelle,

si celebra oggi la festa del Battesimo del Signore, che chiude il tempo del Natale. La liturgia ci propone il racconto del Battesimo di Gesù al Giordano nella redazione di san Luca (cfr 3,15–16.21–22). Narra l’evangelista che, mentre Gesù stava in preghiera, dopo aver ricevuto il Battesimo tra i tanti che erano attratti dalla predicazione del Precursore, si aprì il cielo e sotto forma di colomba scese su di Lui lo Spirito Santo. Risuonò in quel momento una voce dall’alto: "Tu sei il mio figlio prediletto, in te mi sono compiaciuto" (Lc 3,22).

Il Battesimo di Gesù al Giordano è ricordato e posto in evidenza, sia pure in grado diverso, da tutti gli Evangelisti. Faceva parte infatti della predicazione apostolica, giacché costituiva il punto di partenza dell’intero arco dei fatti e delle parole di cui gli Apostoli dovevano rendere testimonianza (cfr At 1,21-22;10,37-41). La comunità apostolica lo riteneva molto importante, non solo perché in quella circostanza, per la prima volta nella storia, c’era stata la manifestazione del mistero trinitario in maniera chiara e completa, ma anche perché da quell’evento aveva avuto inizio il ministero pubblico di Gesù sulle strade della Palestina. Il Battesimo di Gesù al Giordano è anticipazione del suo battesimo di sangue sulla Croce, ed è simbolo anche dell’intera attività sacramentale con cui il Redentore attuerà la salvezza dell’umanità. Ecco perché la tradizione patristica ha dedicato molto interesse a questa festa, che è la più antica dopo la Pasqua. "Nel Battesimo di Cristo - canta l’odierna liturgia - il mondo è santificato, i peccati sono perdonati; nell’acqua e nello Spirito diveniamo nuove creature" (Antifona al Benedictus, uff. delle Lodi).

C’è una stretta correlazione tra il Battesimo di Cristo ed il nostro Battesimo. Al Giordano si aprirono i cieli (cfr Lc 3,21) ad indicare che il Salvatore ci ha dischiuso la via della salvezza e noi possiamo percorrerla grazie proprio alla nuova nascita "da acqua e da Spirito" (Gv 3,5) che si realizza nel Battesimo. In esso noi siamo inseriti nel Corpo mistico di Cristo, che è la Chiesa, moriamo e risorgiamo con Lui, ci rivestiamo di Lui, come a più riprese sottolinea l’apostolo Paolo (cfr 1 Cor 12,13; Rm 6,3–5; Gal 3,27). L’impegno che scaturisce dal Battesimo è pertanto quello di "ascoltare" Gesù: credere cioè in Lui e seguirlo docilmente facendo la sua volontà, la volontà di Dio. E’ in questo modo che ciascuno può tendere alla santità, una meta che, come ha ricordato il Concilio Vaticano II, costituisce la vocazione di tutti i battezzati. Ci aiuti Maria, la Madre del Figlio prediletto di Dio, ad essere sempre fedeli al nostro Battesimo.


DOPO L’ANGELUS

Stamani, come è consuetudine nella festa del Battesimo del Signore, ho avuto la gioia di battezzare alcuni bambini. Invito pertanto a pregare per questi nuovi cristiani e per i loro genitori, per i padrini e le madrine. La Vergine Maria vegli sempre su di loro.


Saluto con affetto i pellegrini di lingua italiana, in particolare i ragazzi della parrocchia di Santa Maddalena di Canossa in Roma, che sabato prossimo riceveranno il Sacramento della Confermazione. Cari ragazzi, lo Spirito Santo, che si posò su Gesù e lo accompagnò in tutta la sua missione, guidi sempre anche voi nella vostra vita. A tutti voi auguro una buona domenica e una buona settimana.

(dal sito web del vaticano)


COMUNICATO DELLA NUNZIATURA APOSTOLICA IN POLONIA , 07.01.2007

La Nunziatura Apostolica in Polonia comunica che Sua Eccellenza Mons. Stanislaw Wielgus, Arcivescovo Metropolita di Varsavia, nel giorno in cui era previsto l’ingresso nella basilica cattedrale, per dare inizio al suo ministero pastorale nella Chiesa di Varsavia, ha rassegnato a Sua Santità Benedetto XVI le dimissioni dall’ufficio canonico a norma del can. 401 § 2 del Codice di Diritto Canonico.

Il Santo Padre ha accettato le dimissioni dell’Arcivescovo Stanislaw Wielgus ed ha nominato Sua Eminenza il Card. Józef Glemp, Primate di Polonia, Amministratore Apostolico dell'Arcidiocesi di Varsavia fino a nuovo provvedimento.

Varsavia, 7 gennaio 2007

+ Józef Kowalczyk

Nunzio Apostolico in Polonia
emma3
Sunday, January 07, 2007 7:25 PM
Sintesi delle omelie del Santo Padre durante le celebrazioni del 6 e 7 gennaio tratte da Asia.news

Papa: Politici, scienziati, religioni, Magi di oggi, non abbiate paura della luce di Cristo

Alla messa per la solennità dell’Epifania Benedetto XVI traccia le piste di un nuovo umanesimo contemporaneo. E rinnova l’invito del Concilio Vaticano II a governanti, ricercatori e rappresentanti delle religioni non cristiane di trovare il Gesù Cristo la via della giustizia e della pace per tutti i popoli della terra.




Città del Vaticano (AsiaNews) – Nel giorno in cui la Chiesa celebra la manifestazione di Cristo alle genti, rappresentati dai Magi venuti dall’Oriente, Benedetto XVI ha lanciato un appello accorato ai “Magi di oggi”, i politici, gli scienziati e i rappresentanti delle religioni non cristiane perché scoprano che Cristo è il compimento delle loro ricerche. Nella cornice della basilica di san Pietro, in una celebrazione eucaristica, con ministranti asiatici, africani, polinesiani, il pontefice ha riproposto il messaggio dell’Epifania, di “un Dio che si è rivelato nella storia come luce del mondo, per guidare e introdurre finalmente l’umanità nella terra promessa, dove regnano libertà, giustizia e pace”. Ai “Magi di oggi” e “a tutti gli uomini del nostro tempo” il papa ha ripetuto: "non abbiate paura della luce di Cristo! La sua luce è lo splendore della verità. Lasciatevi illuminare da Lui, popoli tutti della terra; lasciatevi avvolgere dal suo amore e troverete la via della pace”.

L’urgenza mostrata dal papa in questo appello missionario è data da una parte dal fatto che “sono trascorsi venti secoli da quando tale mistero è stato rivelato e realizzato in Cristo, ma esso non è ancora giunto al suo compimento”. Egli richiama “l’amato predecessore Giovanni Paolo II”, che nella “sua Enciclica sulla missione della Chiesa, ha scritto che ‘al termine del secondo millennio uno sguardo d’insieme all’umanità dimostra che tale missione è ancora agli inizi’ (Redemptoris missio, 1)”.

Ma l’urgenza è dovuta anche dalla drammatica situazione del mondo contemporaneo, senza pace, giustizia, amore, perchè senza Dio. Benedetto XVI ricorda che il Concilio Vaticano II è stato proprio un tentativo di rendere attuale la “manifestazione [Epifania] di Cristo” “In verità – ha detto il papa - tutto il Concilio Vaticano II fu mosso dall’anelito di annunciare all’umanità contemporanea Cristo, luce del mondo. Nel cuore della Chiesa, a partire dal vertice della sua gerarchia, emerse impellente, suscitato dallo Spirito Santo, il desiderio di una nuova epifania di Cristo al mondo, un mondo che l’epoca moderna aveva profondamente trasformato e che per la prima volta nella storia si trovava di fronte alla sfida di una civiltà globale, dove il centro non poteva più essere l’Europa e nemmeno quelli che chiamiamo l’Occidente e il Nord del mondo. Emergeva l’esigenza di elaborare un nuovo ordine mondiale politico ed economico, ma al tempo stesso e soprattutto spirituale e culturale, cioè un rinnovato umanesimo”. E a sottolineare le difficoltà di oggi, ha aggiunto a braccio: “Un nuovo ordine sociale politico economico non funziona se non c’è un rinnovamento spirituale, se non troviamo Dio”.

Il papa parla della situazione del mondo contemporaneo come di una “sfida epocale”. E ha continuato: “All’inizio del terzo millennio ci troviamo nel vivo di questa fase della storia umana, che è stata ormai tematizzata intorno alla parola ‘globalizzazione’. D’altra parte, oggi ci accorgiamo di quanto sia facile perdere di vista i termini di questa stessa sfida, proprio perché si è coinvolti in essa: un rischio fortemente rafforzato dall’immensa espansione dei mass-media, i quali, se da una parte moltiplicano indefinitamente le informazioni, dall’altra sembrano indebolire le nostre capacità di una sintesi critica. La solennità odierna può offrirci questa prospettiva, a partire dalla manifestazione di un Dio che si è rivelato nella storia come luce del mondo, per guidare e introdurre finalmente l’umanità nella terra promessa, dove regnano libertà, giustizia e pace”. E, ancora a braccio ha aggiunto: “E noi vediamo che non possiamo da noi trovare giustizia e pace se non ci appare il volto di Dio, questo volto umile di Dio che ci appare nella povertà della mangiatoia”.

Per questo Benedetto XVI fa suo l’appello del Concilio Vaticano II a quelli che egli ha definito “i Magi di oggi”, i “governanti” e gli “uomini di pensiero e di scienza”, ai quali egli ha aggiunto anche un’altra categoria, “le guide spirituali delle grandi religioni non cristiane”. “A distanza di duemila anni – ha continuato Benedetto XVI - possiamo dunque riconoscere nelle figure dei Magi una sorta di prefigurazione di queste tre dimensioni costitutive dell’umanesimo moderno: la dimensione politica, quella scientifica e quella religiosa. L’Epifania ce le mostra in stato di "pellegrinaggio", cioè in un movimento di ricerca che, in definitiva, ha il suo punto d’arrivo in Cristo. Al tempo stesso ci mostra Dio che a sua volta è in pellegrinaggio verso l’uomo: chi è infatti Gesù, se non Dio uscito, per così dire, da se stesso per venire incontro all’umanità? Per amore Egli si è fatto storia nella nostra storia; per amore è venuto a recarci il germe della vita nuova (cfr Gv 3,3-6) e a seminarla nei solchi della nostra terra, affinché germogli, fiorisca e porti frutto”.

Citando il Messaggio del Concilio Vaticano II ai governanti, il papa dice: “ ‘Tocca a voi di essere sulla terra i promotori dell’ordine e della pace tra gli uomini. Ma non dimenticate: è Dio, il Dio vivo e vero, che è il Padre degli uomini. Ed è il Cristo, suo Figlio eterno, che è venuto per dirci e farci comprendere che siamo tutti fratelli. E’ Lui, il grande artefice dell’ordine e della pace sulla terra, perché è Lui che conduce la storia umana e che solo può indurre i cuori a rinunciare alle passioni perverse che generano la guerra e il dolore’. Come non riconoscere in queste parole dei Padri conciliari la traccia luminosa di un cammino che può trasformare la storia delle Nazioni e del mondo?”.

E ancora, citando il "Messaggio agli uomini di pensiero e di scienza", ha detto: "Continuate a cercare, senza mai rinunciare, senza mai disperare della verità! Ricordate le parole di un vostro grande amico, sant’Agostino: «Cerchiamo con il desiderio di trovare, e troviamo con il desiderio di cercare ancora». Felici sono coloro che, possedendo la verità, la continuano a cercare, per rinnovarla, per approfondirla, per donarla agli altri. Felici sono coloro che, non avendola trovata, marciano verso di essa con cuore sincero: che essi cerchino la luce futura con i lumi di oggi, fino alla pienezza della luce!". E a braccio ha aggiunto: “Il grande pericolo – per le persone di scienza - è che si disperi della verità e ci si accontenti del pragmatismo”.

“Ai capi dei popoli, ai ricercatori e agli scienziati, - ha poi detto il pontefice - oggi più che mai, è necessario affiancare i rappresentanti delle grandi tradizioni religiose non cristiane, invitandoli a confrontarsi con la luce di Cristo, che è venuto non ad abolire, ma a portare a compimento quanto la mano di Dio ha scritto nella storia religiosa delle civiltà, specialmente nelle ‘grandi anime’, che hanno contribuito a edificare l’umanità con la loro sapienza e i loro esempi di virtù. Cristo è luce, e la luce non può oscurare, ma solo illuminare, rischiarare, rivelare. Nessuno pertanto abbia paura di Cristo e del suo messaggio! E se nel corso della storia i cristiani, essendo uomini limitati e peccatori, hanno talora potuto tradirlo con i loro comportamenti, questo fa risaltare ancor di più che la luce è Cristo e che la Chiesa la riflette solo rimanendo unita a Lui”.

Alla fine della sua omelia, Benedetto XVI si è soffermato su alcune caratteristiche dei Magi (di allora e di oggi), che sono l’umiltà e la passione a cercare la verità, più che la ricchezza e il potere. “Essi – ha detto il papa - si prostrarono in adorazione di fronte a un semplice bambino in braccio a sua madre, non nella cornice di un palazzo regale, bensì nella povertà di una capanna a Betlemme (cfr Mt 2,11). Come è stato possibile? Che cosa ha convinto i Magi che quel bambino era ‘il re dei Giudei’? Li ha certamente persuasi il segno della stella, che essi avevano visto ‘nel suo sorgere’ e che si era fermata proprio sopra il luogo dove si trovava il Bambino (cfr Mt 2,9). Ma anche la stella non sarebbe bastata, se i Magi non fossero stati persone intimamente aperte alla verità. A differenza del re Erode, preso dai suoi interessi di potere e di ricchezza, i Magi erano protesi verso la meta della loro ricerca, e quando la trovarono, benché fossero uomini colti, si comportarono come i pastori di Betlemme: riconobbero il segno e adorarono il Bambino, offrendogli i doni preziosi e simbolici che avevano portato con sé”.

Il mistero dell’Epifania “contiene un messaggio esigente e sempre attuale” anche per i cristiani, che spesso riducono ad attivismo o sentimentalismo la loro fede e testimonianza. “La Chiesa – ha ricordato il papa- rispecchiandosi in Maria, è chiamata a mostrare agli uomini Gesù, nient’altro che Gesù. Egli infatti è il Tutto e la Chiesa non esiste che per rimanere unita a Lui e farLo conoscere al mondo. Ci aiuti la Madre del Verbo incarnato ad essere docili discepoli del suo Figlio, Luce delle genti”.


Papa: il Battesimo non è magia, ma dono di Dio nella famiglia della Chiesa

Nella cornice della Cappella Sistina Benedetto XVI ha battezzato 13 bambini. Egli ha sottolineato che non si può credere in Dio Padre senza vivere la Chiesa e ha chiesto ai genitori di essere i primi testimoni della fede, domandando alle famiglie di raccogliersi ogni giorno per avere momenti di preghiera.





Città del Vaticano (AsiaNews) – Quest’oggi il papa ha battezzato 13 bambini, 6 femminucce e 7 maschietti, nella splendente cornice della Cappella Sistina. È stato Giovanni Paolo II a iniziare questa tradizione del battesimo dei bambini in Vaticano, nel giorno in cui la Chiesa festeggia il battesimo di Gesù. La solenne cappella rinascimentale, dove dominano le pitture di Michelangelo, dove si eleggono i pontefici, almeno una volta all’anno diventa una piccola parrocchia a misura familiare, piena delle grida di neonati e di genitori affannati a calmarli. Anche oggi Benedetto XVI ha dovuto “lottare” durante la messa con il “controcoro” del pianto di alcuni dei neonati. Fra i battezzandi vi era anche il quarto figlio del comandante della Guardia svizzera pontificia, Theodor Maeder. Il piccolo Damian Elmar Maeder è nato lo scorso 11 settembre. Il suo papà ha letto emozionato una delle preghiere dei fedeli.

Nella sua omelia, spesso con aggiunte fatte al momento, il papa ha sottolineato il valore della vita e della famiglia. “Ogni bambino che nasce ci reca il sorriso di Dio e ci invita a riconoscere che la vita è un dono suo, dono da accogliere con amore e da custodire sempre, in ogni momento”.

“Ogni figlio che nasce – ha ancora detto il pontefice – Dio lo affida ai suoi genitori. Quanto è importante allora la famiglia fondata sul matrimonio, culla della vita e dell’amore”.

E prendendo spunto dalla Santa famiglia di Nazareth, il papa ha detto “prego il Signore perchè anche le vostre famiglie siano luoghi accoglienti, dove questi piccoli possano crescere non solo in buona salute, ma nella fede e nell’amore verso Dio che oggi con il battesimo li rende suoi figli”.

Benedetto XVI poi spiegato il senso del sacramento del battesimo, come un “aprirsi dei cieli sulla nostra vita”, un rapporto profondo con Gesù Cristo e con il Padre. Riprendendo la lettura del vangelo di Luca, dove si parla di Gesù che dopo il suo battesimo sosta in preghiera, il papa ha annotato: “Gesù in preghiera col Padre ha parlato di noi e per noi, ha parlato anche di me, di ognuno di noi e per ognuno di noi”.

Spiegando poi il segno dell’acqua, egli ha spiegato che essa “è l’elemento della fecondità: senza acqua non c’è vita. In tutte le religioni l’acqua è segno della maternità. E per i Padri della Chiesa l’acqua diventa il simbolo del grembo materno della Chiesa”. Con il battesimo noi siamo uniti “al Padre celeste” nella “famiglia di Dio” e questo legame con Lui si esprime nel rapporto con la Chiesa-Madre: “Nel battesimo siamo adottati dal Padre celeste, ma in questa famiglia c’è anche una madre, la Madre Chiesa. I Padri di dicono che uno non può avere Dio come padre se non avendo anche la Chiesa come madre”. Questo rapporto “fisico”, “materiale” con la Chiesa è sottolineato dal papa perché “il cristianesimo – egli dice - non è una cosa solo spirituale, individuale, soggettiva”, ma “è una cosa reale, concreta, materiale: la famiglia di Dio è concreta e reale nella famiglia della Chiesa… Solo inserendoci in questo ‘noi’ come figli, fratelli e sorelle, possiamo dire ‘Padre nostro’ al nostro Padre celeste”.

Parlando poi del “fuoco” di cui parla la liturgia del battesimo, il pontefice ha distinto fra il battesimo di Giovanni (“un desiderio umano di purificazione” basato sulle proprie forze) e il battesimo cristiano, in cui “agisce Dio stesso, Gesù, il fuoco dello Spirito” egli ci assume e prende i nostri bambini”. “Ma Dio – ha precisato il papa – non agisce in modo magico. Egli agisce solo con la nostra libertà.. Dio invita alla cooperazione con il fuoco dello Spirito Santo”, “all’apertura della nostra libertà che dice sì a quest’azione divina”. Ma i bambini sono ancora “incapaci a collaborare” e per questo, ha spiegato Benedetto XVI, sono importanti i genitori, i padrini e le madrine: essi possono offrire ai bambini “insegnamento e esempi coerenti di vita cristiana”, perché diventino “membri attivi della comunità


parere personale: per decisione della Santa Sede, i discorsi del Santo Padre non saranno più immediatamente disponibili per la divulgazione.
Personalmente non condivido questa decisione e credo che darà ancora più adito a malinterpratazioni e manipolazioni con impossibilità per gli interessati di leggere i discorsi per intero in tempi brevi. Non è così che si favorisce la trasmissione della verità



[Modificato da emma3 07/01/2007 19.26]

stupor-mundi
Sunday, January 07, 2007 7:33 PM
Re:

Scritto da: emma3 07/01/2007 19.25
Sintesi delle omelie del Santo Padre durante le celebrazioni del 6 e 7 gennaio tratte da Asia.news

Papa: Politici, scienziati, religioni, Magi di oggi, non abbiate paura della luce di Cristo

Alla messa per la solennità dell’Epifania Benedetto XVI traccia le piste di un nuovo umanesimo contemporaneo. E rinnova l’invito del Concilio Vaticano II a governanti, ricercatori e rappresentanti delle religioni non cristiane di trovare il Gesù Cristo la via della giustizia e della pace per tutti i popoli della terra.




Città del Vaticano (AsiaNews) – Nel giorno in cui la Chiesa celebra la manifestazione di Cristo alle genti, rappresentati dai Magi venuti dall’Oriente, Benedetto XVI ha lanciato un appello accorato ai “Magi di oggi”, i politici, gli scienziati e i rappresentanti delle religioni non cristiane perché scoprano che Cristo è il compimento delle loro ricerche. Nella cornice della basilica di san Pietro, in una celebrazione eucaristica, con ministranti asiatici, africani, polinesiani, il pontefice ha riproposto il messaggio dell’Epifania, di “un Dio che si è rivelato nella storia come luce del mondo, per guidare e introdurre finalmente l’umanità nella terra promessa, dove regnano libertà, giustizia e pace”. Ai “Magi di oggi” e “a tutti gli uomini del nostro tempo” il papa ha ripetuto: "non abbiate paura della luce di Cristo! La sua luce è lo splendore della verità. Lasciatevi illuminare da Lui, popoli tutti della terra; lasciatevi avvolgere dal suo amore e troverete la via della pace”.

L’urgenza mostrata dal papa in questo appello missionario è data da una parte dal fatto che “sono trascorsi venti secoli da quando tale mistero è stato rivelato e realizzato in Cristo, ma esso non è ancora giunto al suo compimento”. Egli richiama “l’amato predecessore Giovanni Paolo II”, che nella “sua Enciclica sulla missione della Chiesa, ha scritto che ‘al termine del secondo millennio uno sguardo d’insieme all’umanità dimostra che tale missione è ancora agli inizi’ (Redemptoris missio, 1)”.

Ma l’urgenza è dovuta anche dalla drammatica situazione del mondo contemporaneo, senza pace, giustizia, amore, perchè senza Dio. Benedetto XVI ricorda che il Concilio Vaticano II è stato proprio un tentativo di rendere attuale la “manifestazione [Epifania] di Cristo” “In verità – ha detto il papa - tutto il Concilio Vaticano II fu mosso dall’anelito di annunciare all’umanità contemporanea Cristo, luce del mondo. Nel cuore della Chiesa, a partire dal vertice della sua gerarchia, emerse impellente, suscitato dallo Spirito Santo, il desiderio di una nuova epifania di Cristo al mondo, un mondo che l’epoca moderna aveva profondamente trasformato e che per la prima volta nella storia si trovava di fronte alla sfida di una civiltà globale, dove il centro non poteva più essere l’Europa e nemmeno quelli che chiamiamo l’Occidente e il Nord del mondo. Emergeva l’esigenza di elaborare un nuovo ordine mondiale politico ed economico, ma al tempo stesso e soprattutto spirituale e culturale, cioè un rinnovato umanesimo”. E a sottolineare le difficoltà di oggi, ha aggiunto a braccio: “Un nuovo ordine sociale politico economico non funziona se non c’è un rinnovamento spirituale, se non troviamo Dio”.

Il papa parla della situazione del mondo contemporaneo come di una “sfida epocale”. E ha continuato: “All’inizio del terzo millennio ci troviamo nel vivo di questa fase della storia umana, che è stata ormai tematizzata intorno alla parola ‘globalizzazione’. D’altra parte, oggi ci accorgiamo di quanto sia facile perdere di vista i termini di questa stessa sfida, proprio perché si è coinvolti in essa: un rischio fortemente rafforzato dall’immensa espansione dei mass-media, i quali, se da una parte moltiplicano indefinitamente le informazioni, dall’altra sembrano indebolire le nostre capacità di una sintesi critica. La solennità odierna può offrirci questa prospettiva, a partire dalla manifestazione di un Dio che si è rivelato nella storia come luce del mondo, per guidare e introdurre finalmente l’umanità nella terra promessa, dove regnano libertà, giustizia e pace”. E, ancora a braccio ha aggiunto: “E noi vediamo che non possiamo da noi trovare giustizia e pace se non ci appare il volto di Dio, questo volto umile di Dio che ci appare nella povertà della mangiatoia”.

Per questo Benedetto XVI fa suo l’appello del Concilio Vaticano II a quelli che egli ha definito “i Magi di oggi”, i “governanti” e gli “uomini di pensiero e di scienza”, ai quali egli ha aggiunto anche un’altra categoria, “le guide spirituali delle grandi religioni non cristiane”. “A distanza di duemila anni – ha continuato Benedetto XVI - possiamo dunque riconoscere nelle figure dei Magi una sorta di prefigurazione di queste tre dimensioni costitutive dell’umanesimo moderno: la dimensione politica, quella scientifica e quella religiosa. L’Epifania ce le mostra in stato di "pellegrinaggio", cioè in un movimento di ricerca che, in definitiva, ha il suo punto d’arrivo in Cristo. Al tempo stesso ci mostra Dio che a sua volta è in pellegrinaggio verso l’uomo: chi è infatti Gesù, se non Dio uscito, per così dire, da se stesso per venire incontro all’umanità? Per amore Egli si è fatto storia nella nostra storia; per amore è venuto a recarci il germe della vita nuova (cfr Gv 3,3-6) e a seminarla nei solchi della nostra terra, affinché germogli, fiorisca e porti frutto”.

Citando il Messaggio del Concilio Vaticano II ai governanti, il papa dice: “ ‘Tocca a voi di essere sulla terra i promotori dell’ordine e della pace tra gli uomini. Ma non dimenticate: è Dio, il Dio vivo e vero, che è il Padre degli uomini. Ed è il Cristo, suo Figlio eterno, che è venuto per dirci e farci comprendere che siamo tutti fratelli. E’ Lui, il grande artefice dell’ordine e della pace sulla terra, perché è Lui che conduce la storia umana e che solo può indurre i cuori a rinunciare alle passioni perverse che generano la guerra e il dolore’. Come non riconoscere in queste parole dei Padri conciliari la traccia luminosa di un cammino che può trasformare la storia delle Nazioni e del mondo?”.

E ancora, citando il "Messaggio agli uomini di pensiero e di scienza", ha detto: "Continuate a cercare, senza mai rinunciare, senza mai disperare della verità! Ricordate le parole di un vostro grande amico, sant’Agostino: «Cerchiamo con il desiderio di trovare, e troviamo con il desiderio di cercare ancora». Felici sono coloro che, possedendo la verità, la continuano a cercare, per rinnovarla, per approfondirla, per donarla agli altri. Felici sono coloro che, non avendola trovata, marciano verso di essa con cuore sincero: che essi cerchino la luce futura con i lumi di oggi, fino alla pienezza della luce!". E a braccio ha aggiunto: “Il grande pericolo – per le persone di scienza - è che si disperi della verità e ci si accontenti del pragmatismo”.

“Ai capi dei popoli, ai ricercatori e agli scienziati, - ha poi detto il pontefice - oggi più che mai, è necessario affiancare i rappresentanti delle grandi tradizioni religiose non cristiane, invitandoli a confrontarsi con la luce di Cristo, che è venuto non ad abolire, ma a portare a compimento quanto la mano di Dio ha scritto nella storia religiosa delle civiltà, specialmente nelle ‘grandi anime’, che hanno contribuito a edificare l’umanità con la loro sapienza e i loro esempi di virtù. Cristo è luce, e la luce non può oscurare, ma solo illuminare, rischiarare, rivelare. Nessuno pertanto abbia paura di Cristo e del suo messaggio! E se nel corso della storia i cristiani, essendo uomini limitati e peccatori, hanno talora potuto tradirlo con i loro comportamenti, questo fa risaltare ancor di più che la luce è Cristo e che la Chiesa la riflette solo rimanendo unita a Lui”.

Alla fine della sua omelia, Benedetto XVI si è soffermato su alcune caratteristiche dei Magi (di allora e di oggi), che sono l’umiltà e la passione a cercare la verità, più che la ricchezza e il potere. “Essi – ha detto il papa - si prostrarono in adorazione di fronte a un semplice bambino in braccio a sua madre, non nella cornice di un palazzo regale, bensì nella povertà di una capanna a Betlemme (cfr Mt 2,11). Come è stato possibile? Che cosa ha convinto i Magi che quel bambino era ‘il re dei Giudei’? Li ha certamente persuasi il segno della stella, che essi avevano visto ‘nel suo sorgere’ e che si era fermata proprio sopra il luogo dove si trovava il Bambino (cfr Mt 2,9). Ma anche la stella non sarebbe bastata, se i Magi non fossero stati persone intimamente aperte alla verità. A differenza del re Erode, preso dai suoi interessi di potere e di ricchezza, i Magi erano protesi verso la meta della loro ricerca, e quando la trovarono, benché fossero uomini colti, si comportarono come i pastori di Betlemme: riconobbero il segno e adorarono il Bambino, offrendogli i doni preziosi e simbolici che avevano portato con sé”.

Il mistero dell’Epifania “contiene un messaggio esigente e sempre attuale” anche per i cristiani, che spesso riducono ad attivismo o sentimentalismo la loro fede e testimonianza. “La Chiesa – ha ricordato il papa- rispecchiandosi in Maria, è chiamata a mostrare agli uomini Gesù, nient’altro che Gesù. Egli infatti è il Tutto e la Chiesa non esiste che per rimanere unita a Lui e farLo conoscere al mondo. Ci aiuti la Madre del Verbo incarnato ad essere docili discepoli del suo Figlio, Luce delle genti”.


Papa: il Battesimo non è magia, ma dono di Dio nella famiglia della Chiesa

Nella cornice della Cappella Sistina Benedetto XVI ha battezzato 13 bambini. Egli ha sottolineato che non si può credere in Dio Padre senza vivere la Chiesa e ha chiesto ai genitori di essere i primi testimoni della fede, domandando alle famiglie di raccogliersi ogni giorno per avere momenti di preghiera.





Città del Vaticano (AsiaNews) – Quest’oggi il papa ha battezzato 13 bambini, 6 femminucce e 7 maschietti, nella splendente cornice della Cappella Sistina. È stato Giovanni Paolo II a iniziare questa tradizione del battesimo dei bambini in Vaticano, nel giorno in cui la Chiesa festeggia il battesimo di Gesù. La solenne cappella rinascimentale, dove dominano le pitture di Michelangelo, dove si eleggono i pontefici, almeno una volta all’anno diventa una piccola parrocchia a misura familiare, piena delle grida di neonati e di genitori affannati a calmarli. Anche oggi Benedetto XVI ha dovuto “lottare” durante la messa con il “controcoro” del pianto di alcuni dei neonati. Fra i battezzandi vi era anche il quarto figlio del comandante della Guardia svizzera pontificia, Theodor Maeder. Il piccolo Damian Elmar Maeder è nato lo scorso 11 settembre. Il suo papà ha letto emozionato una delle preghiere dei fedeli.

Nella sua omelia, spesso con aggiunte fatte al momento, il papa ha sottolineato il valore della vita e della famiglia. “Ogni bambino che nasce ci reca il sorriso di Dio e ci invita a riconoscere che la vita è un dono suo, dono da accogliere con amore e da custodire sempre, in ogni momento”.

“Ogni figlio che nasce – ha ancora detto il pontefice – Dio lo affida ai suoi genitori. Quanto è importante allora la famiglia fondata sul matrimonio, culla della vita e dell’amore”.

E prendendo spunto dalla Santa famiglia di Nazareth, il papa ha detto “prego il Signore perchè anche le vostre famiglie siano luoghi accoglienti, dove questi piccoli possano crescere non solo in buona salute, ma nella fede e nell’amore verso Dio che oggi con il battesimo li rende suoi figli”.

Benedetto XVI poi spiegato il senso del sacramento del battesimo, come un “aprirsi dei cieli sulla nostra vita”, un rapporto profondo con Gesù Cristo e con il Padre. Riprendendo la lettura del vangelo di Luca, dove si parla di Gesù che dopo il suo battesimo sosta in preghiera, il papa ha annotato: “Gesù in preghiera col Padre ha parlato di noi e per noi, ha parlato anche di me, di ognuno di noi e per ognuno di noi”.

Spiegando poi il segno dell’acqua, egli ha spiegato che essa “è l’elemento della fecondità: senza acqua non c’è vita. In tutte le religioni l’acqua è segno della maternità. E per i Padri della Chiesa l’acqua diventa il simbolo del grembo materno della Chiesa”. Con il battesimo noi siamo uniti “al Padre celeste” nella “famiglia di Dio” e questo legame con Lui si esprime nel rapporto con la Chiesa-Madre: “Nel battesimo siamo adottati dal Padre celeste, ma in questa famiglia c’è anche una madre, la Madre Chiesa. I Padri di dicono che uno non può avere Dio come padre se non avendo anche la Chiesa come madre”. Questo rapporto “fisico”, “materiale” con la Chiesa è sottolineato dal papa perché “il cristianesimo – egli dice - non è una cosa solo spirituale, individuale, soggettiva”, ma “è una cosa reale, concreta, materiale: la famiglia di Dio è concreta e reale nella famiglia della Chiesa… Solo inserendoci in questo ‘noi’ come figli, fratelli e sorelle, possiamo dire ‘Padre nostro’ al nostro Padre celeste”.

Parlando poi del “fuoco” di cui parla la liturgia del battesimo, il pontefice ha distinto fra il battesimo di Giovanni (“un desiderio umano di purificazione” basato sulle proprie forze) e il battesimo cristiano, in cui “agisce Dio stesso, Gesù, il fuoco dello Spirito” egli ci assume e prende i nostri bambini”. “Ma Dio – ha precisato il papa – non agisce in modo magico. Egli agisce solo con la nostra libertà.. Dio invita alla cooperazione con il fuoco dello Spirito Santo”, “all’apertura della nostra libertà che dice sì a quest’azione divina”. Ma i bambini sono ancora “incapaci a collaborare” e per questo, ha spiegato Benedetto XVI, sono importanti i genitori, i padrini e le madrine: essi possono offrire ai bambini “insegnamento e esempi coerenti di vita cristiana”, perché diventino “membri attivi della comunità


parere personale: per decisione della Santa Sede, i discorsi del Santo Padre non saranno più immediatamente disponibili per la divulgazione.
Personalmente non condivido questa decisione e credo che darà ancora più adito a malinterpratazioni e manipolazioni con impossibilità per gli interessati di leggere i discorsi per intero in tempi brevi. Non è così che si favorisce la trasmissione della verità



[Modificato da emma3 07/01/2007 19.26]




Nel caso di specie la cosa è dovuta al fatto che il papa ha fatto delle aggiunte "a braccio" ai testi preparati, come ha potuto notare chi ha visto in diretta le celebrazioni.
Prima di essere diffusi, i testi debbono essere rivisti dal Pontefice.
TERESA BENEDETTA
Sunday, January 07, 2007 8:29 PM
E vera la tua osservazione, stupor-mundi. Il sito vaticano ha postato quasi subito dopo l'evento i testi dell'Angelus ieri e oggi, ma non ha postato il testo dell'omelia dell'Epifania fino a stamattina, e non ha ancora postato l'omelia del Battesimo del Signore - appunto perche devono controllare - per aggiungerle poi - le addizioni fatte a braccio dal Papa alle due omelie.

Lo meglio sarebbe se la Sala Stampa possa postare prima il testo preparato, identificandolo cosi, e segnalando la possibiliita che il Papa cambi alcune frasi o aggiungia altri, per poi postare la versione definitiva.

SUOR TERESA BENEDETTA
Ordine Benedettino delle Suore
delle Sante Coccole al Romano Pontefice
emma3
Sunday, January 07, 2007 8:45 PM
mi dispiace, ma resto del mio parere. Si tratta di una nuova disposizione di cui si parla anche su korazim.org che non c'entra nulla con le dichiarazioni a braccio che non sono comunque mai state inserite nelle pubblicazioni dei discorsi ufficiali del Papa. Di fatto, del bellissimo discorso di ieri, sono presenti solo le recensioni dei giornali con largo risalto al trafiletto sui media mentre la parte più importante del discorso è liquidata, al solito, in poche righe. E chi non ha ascoltato direttamente il discorso deve fare affidamente su quanto riportato dalla stampa finchè non comparirà sul sito del Vaticano, cioè quando ci si sarà già dimenticati dell'evento. Non è il modo migliore questo per divulgare il pensiero del Santo Padre, se il sito ufficiale della Santa Sede non sveltisce i suoi tempi
LadyRatzinger
Sunday, January 07, 2007 8:47 PM
Il Papa all'Angelus: "Il battesimo di Gesù è la nostra chiamata alla Santità"

Ultimo Angelus del tempo liturgico di Natale, che si conclude oggi con la festa del battesimo di Gesù. Il papa ha voluto dedicare a questa festa – fra le più antiche della Chiesa, insieme alla Pasqua – la riflessione prima della preghiera mariana. Poco prima Benedetto XVI aveva celebrato il battesimo di 13 bambini nella Cappella Sistina. Al momento dei saluti, egli ha invitato tutti “a pregare per questi nuovi cristiani e per i loro genitori, per i padrini e le madrine. La Vergine Maria vegli sempre su di loro”. Il pontefice ha dapprima spiegato il senso del mistero del battesimo di Gesù, un avvenimento di cui parlano tutti gli evangelisti. Esso “faceva parte infatti della predicazione apostolica, giacché costituiva il punto di partenza dell’intero arco dei fatti e delle parole di cui gli Apostoli dovevano rendere testimonianza (cfr At 1,21-22;10,37-41). La comunità apostolica lo riteneva molto importante, non solo perché in quella circostanza, per la prima volta nella storia, c’era stata la manifestazione del mistero trinitario in maniera chiara e completa, ma anche perché da quell’evento aveva avuto inizio il ministero pubblico di Gesù sulle strade della Palestina. Il Battesimo di Gesù al Giordano è anticipazione del suo battesimo di sangue sulla Croce, ed è simbolo anche dell’intera attività sacramentale con cui il Redentore attuerà la salvezza dell’umanità. Ecco perché la tradizione patristica ha dedicato molto interesse a questa festa, che è la più antica dopo la Pasqua. ‘Nel Battesimo di Cristo - canta l’odierna liturgia - il mondo è santificato, i peccati sono perdonati; nell’acqua e nello Spirito diveniamo nuove creature’ (Antifona al Benedictus, uff. delle Lodi)”. Il papa ha poi sottolineato il legame fra il “battesimo di Gesù e il nostro battesimo”: “Al Giordano – ha detto Benedetto XVI - si aprirono i cieli (cfr Lc 3,21) ad indicare che il Salvatore ci ha dischiuso la via della salvezza e noi possiamo percorrerla grazie proprio alla nuova nascita "da acqua e da Spirito" (Gv 3,5) che si realizza nel Battesimo. In esso noi siamo inseriti nel Corpo mistico di Cristo, che è la Chiesa, moriamo e risorgiamo con Lui, ci rivestiamo di Lui”. Da questa unione con Cristo nasce una responsabilità e un impegno: “quello di ‘ascoltare’ Gesù: credere cioè in Lui e seguirlo docilmente facendo la sua volontà. E’ in questo modo che ciascuno può tendere alla santità, una meta che, come ha ricordato il Concilio Vaticano II, costituisce la vocazione di tutti i battezzati”.

TERESA BENEDETTA
Monday, January 08, 2007 1:38 AM
Da qualcuna che controlla quasi ossessivamente i bollettini che pubblica la Sala Stampa nel sito Vaticano - perche mi preme il tempo da tradurli in inglese, se non sono in inglese i testi originali, che e molto spesso - sono stata sempre aperta con le mie critiche sull'inefficienza quasi consueta della Sala Stampa, anche per le cose piu fondamentale in qualunque agenzia incaricata di diffondere notizie.

Ma e vero anche che questi ultimi due giorni, non hanno avuto problema di postare il testo del messagio dell'Angelus appena finito l'evento, ma non e stata cosi con le 2 omelie, in cui, secondo i racconti dell'AsiaNews, il Papa abbia aggiunto qualche frasi al testo preparato.

Per essere giusto, credo che il Padre Lombardi non ha ancora formulato una linea coerente su come deve lavorare la sua Sala Stampa - e stato cosi anche sotto Navarro-Valls, che pero, da quando ho seguito da cerca che appare sui bollettini, ha molte volte permesso che si e stati pubblicati testi come si sono preparati e non come si sono detti. [Ricordo bene, per esempio, quel discorso del Papa agli evangelici a Colonia, quando lui ha quasi doppiato il testo preparato con le sue interpellazioni a braccio, ma la Sala Stampa ha pubblicato soltanto l'originale!]

Ritengo ancora che sarebbe meglio postare il testo come si e stato preparato - dal momento che il papa abbia gia parlato (cosi si sa se ha butatto via tutto il discorso, ha letto com' e stato scritto, o ha fatto cambiamenti) - con la segnalazione che non e necessariamente il testo definitivo, e che si deve controllare contro lo che il Papa ha detto attualmente. Poi, se ci sono cambiamenti o aggiunti, possono pubblicare il testo definitivo dopo aver controllato tutto (e con l'OK del papa se ci vuole).

Ma allora, si puo ancora avere delle 'disgrazie' come recentemente quando hanno postato un discorso preparato per Giovanni-Paolo II nel 2004 in francese, per un discorso che il Papa avrebbe dato nel 2005 in tedesco! Di tale stupidaggini, non so che dire.

Quanto al reclamo di korazym, com'e che AsiaNews sembra di avere acceso quasi immediato ai testi, perche quando danno le prime notizie, quotano ampiamente dai testi italiani, e hanno tempo anche da fare la traduzione di tale notizie in inglese? Ma sono anche attentissimi, perche dicono sempre quali sono le parti aggiunte o cambiate dal papa.

SUOR TERESA BENEDETTA
Ordine Benedettino delle Suore
delle Sante Coccole al Romano Pontefice

[Modificato da TERESA BENEDETTA 08/01/2007 1.45]

Discipula
Monday, January 08, 2007 2:36 PM
Sono rientrata da poco e leggendo qua e là le novità, mi pare di capire che c’è un po’ di maretta sul web (e non solo ) per via delle nuove regole di “embargo” sulla diffusione dei discorsi di Ratzi. E mi pare anche di capire che il povero Papino in questo campo stia camminando sui carboni ardenti e stia cercando, per tentativi, la soluzione meno dannosa possibile. Giustamente Teresa faceva rilevare che, da un lato, sarebbe comunque utile avere a disposizione almeno il testo preparato (anche se non definitivo), salvo integrarlo con quello effettivamente pronunciato dal Papa, senza però che questo metta al sicuro da errori clamorosi tipo quello del discorso ai vescovi svizzeri, quando Ratzi è arrivato a prendere la decisione, quasi di punizione esemplare, di mandare al macero le copie dell’Osservatore Romano. D’altra parte, se nessun discorso è disponibile fino a parecchi giorni dopo, c’è il rischio che paventava Emma di lasciare carta bianca ai vari Politi, Galeazzi, De Cillis & c. e alle loro distorsioni volute dei pronunciamenti pontifici. Non è un dilemma facile da risolvere: informazione completa più tardi o informazione parziale subito, salvo integrazioni che verrebbero fatte sistematicamente passare per smentite e "retromarce" (come è successo al momento della pubblicazione del testo definitivo della lectio magistralis di Ratisbona)?
Una cosa è certa: si tratta di un bivio di fronte al quale un Papa non dovrebbe mai essere messo, visto che un’informazione completa in tempi celeri dovrebbe essere la regola, ma evidentemente il nostro Ratzi incontra degli ostacoli alla miglior diffusione possibile del suo pensiero che lo costringono a questo francamente un po’ desolante gioco di rimessa. Speriamo che sia solo una fase di transizione nell'attesa di tempi migliori e, soprattutto, di migliori collaboratori che, veramente, non gli remino contro.
ratzi.lella
Monday, January 08, 2007 3:51 PM
mia opinione
sono d'accordo con discipula e, come lei, spero che si tratti solo di una fase transitoria che preluda a una maggiore efficienza del sistema comunicativo della santa sede che, francamente, fa piena se non pieta'
magister, dal suo blog, ha denunciato piu' volte la situazione: discorsi che non vengono tradotti tempestivamente, sonnecchiamenti della sala stampa e della segreteria di stato...
mi pare sinceramente ora di finirla con questa storia e di andare oltre lo stallo...
i collaboratori non vanno bene? si puo' dare lavoro ai giovani
capisco che ratzinger sia un papa "difficile" nel senso che, spesso e volentieri, parla a braccio discostandosi dal testo che egli stesso ha preparato (figuariamoci quando non ha preparato personalmente i discorsi!), pero' basta un po' di buona volonta' e nel giro di qualche ora si possono trascrivere gli interventi per intero...

[Modificato da ratzi.lella 08/01/2007 15.54]

ratzi.lella
Monday, January 08, 2007 3:56 PM
udienza al corpo diplomatico...
UDIENZA AL CORPO DIPLOMATICO ACCREDITATO PRESSO LA SANTA SEDE , 08.01.2007

Alle ore 11 di questa mattina, nella Sala Regia del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Benedetto XVI riceve in Udienza i Membri del Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede, per la presentazione degli auguri per il nuovo anno.
Dopo l’indirizzo augurale formulato dal Decano del Corpo Diplomatico, S.E. il Prof. Giovanni Galassi, Ambasciatore della Repubblica di San Marino presso la Santa Sede, il Papa pronuncia il discorso che riportiamo di seguito:


Signor Decano,

Eccellenze, Signore e Signori,

È con piacere che vi accolgo oggi, per questa tradizionale cerimonia di scambio degli auguri. Benché essa si rinnovi ogni anno, non si tratta tuttavia di una semplice formalità, ma di un’occasione per affermare la nostra speranza e per impegnarci sempre di più al servizio della pace e dello sviluppo delle persone e dei popoli.

In primo luogo, desidero ringraziare il vostro Decano, il Signor Ambasciatore Giovanni Galassi, per le gentili parole con le quali ha espresso i vostri auguri. Rivolgo un saluto particolare agli Ambasciatori che partecipano per la prima volta a questo incontro. Offro a tutti i miei auguri più cordiali e vi assicuro la mia preghiera, affinché il 2007 porti a voi, alle vostre famiglie, ai vostri collaboratori, a tutti i popoli ed ai loro dirigenti la felicità e la pace.

All’inizio dell’anno, siamo invitati a dare uno sguardo alla situazione internazionale per esaminare le sfide che siamo chiamati ad affrontare insieme. Tra le questioni essenziali, come non pensare ai milioni di persone, specialmente alle donne e ai bambini, che mancano di acqua, di cibo, di un tetto? Lo scandalo della fame, che tende ad aggravarsi, è inaccettabile in un mondo che dispone dei beni, delle conoscenze e dei mezzi per porvi fine. Esso ci spinge a cambiare i nostri modi di vita, ci richiama l’urgenza di eliminare le cause strutturali delle disfunzioni dell’economia mondiale e di correggere i modelli di crescita che sembrano incapaci di garantire il rispetto dell’ambiente e uno sviluppo umano integrale per oggi e soprattutto per domani. Invito di nuovo i Responsabili della Nazioni più ricche a prendere i provvedimenti necessari affinché i paesi poveri, spesso pieni di ricchezze naturali, possano beneficiare dei frutti dei beni che appartengono loro in modo proprio. Da questo punto di vista, il ritardo nella messa in opera degli impegni presi dalla comunità internazionale nel corso di tutti gli ultimi anni è fonte di preoccupazione. E’ necessario augurarsi la ripresa dei negoziati commerciali del «Doha Development Round» dell’Organizzazione Mondiale del commercio, come il proseguimento e l’accelerazione del processo di cancellazione e di riduzione del debito dei paesi più poveri, senza che questo sia condizionato a misure di aggiustamento strutturale, nefaste per le popolazioni più vulnerabili.

Nell’ambito del disarmo, ugualmente, si moltiplicano sintomi di una crisi progressiva, legata alle difficoltà di negoziati sulle armi convenzionali così come sulle armi di distruzione di massa e, d’altra parte, all’aumento delle spese militari su scala mondiale. Le questioni di sicurezza, aggravate dal terrorismo, che bisogna condannare fermamente, devono essere trattate in un approccio globale e lungimirante.

Per quanto concerne le crisi umanitarie, occorre notare che le Organizzazioni che le affrontano hanno bisogno di un più forte sostegno, affinché siano in grado di fornire alle vittime protezione e assistenza. Un'altra questione che acquista sempre più rilievo è quella del movimento di persone: milioni di uomini e di donne sono costretti a lasciare le loro case e la loro patria a causa delle violenze oppure per ricercare condizioni di vita più dignitose. E’ illusorio pensare che i fenomeni migratori potranno essere bloccati o controllati semplicemente attraverso la forza. Le migrazioni e i problemi che esse creano devono essere affrontati con umanità, giustizia e compassione.

Come non preoccuparsi dei continui attentati portati alla vita, dal concepimento fino alla morte naturale? Non risparmiano tali attentati anche quelle regioni dove la cultura del rispetto della vita è tradizionale, come in Africa, dove si tenta di banalizzare surrettiziamente l’aborto attraverso il Protocollo di Maputo, così come attraverso il Piano d’Azione adottato dai Ministri della Sanità dell’Unione Africana, e che sarà tra poco sottoposto al Summit dei capi di Stato e di Governo. Allo stesso modo si sviluppano minacce contro la struttura naturale della famiglia, fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, e tentativi di relativizzarla conferendole lo stesso statuto di forme di unione radicalmente diverse. Tutto ciò costituisce una offesa alla famiglia e contribuisce a destabilizzarla, violandone la specificità ed il ruolo sociale unico. Altre forme di aggressione alla vita sono talvolta commesse sotto l’apparenza della ricerca scientifica. Si fa largo la convinzione che la ricerca non abbia altre leggi all’infuori di quelle che vuole darsi e che non abbia alcun limite alle proprie possibilità. E’ il caso, per esempio, dei tentativi di legittimare la clonazione umana per ipotetici fini terapeutici.

Questo quadro preoccupante non impedisce però di percepire gli elementi positivi che caratterizzano la nostra epoca. Vorrei citare in primo luogo la presa di coscienza crescente dell’importanza del dialogo tra le culture e tra le religioni. Si tratta di una necessità vitale, in particolare a motivo delle sfide comuni riguardanti la famiglia e la società. Rilevo del resto le numerose iniziative in questo senso, che mirano a costruire le basi comuni per vivere nella concordia.

Si deve anche notare lo sviluppo della presa di coscienza della comunità internazionale nei confronti delle enormi sfide del nostro tempo, così come gli sforzi perché si traduca in atti concreti. In seno all’Organizzazione delle Nazioni Unite, è stato creato l’anno scorso il Consiglio dei Diritti dell’Uomo: occorre sperare che esso impernierà la sua attività verso la difesa e la promozione dei diritti fondamentali della persona, in particolare il diritto alla vita e alla libertà religiosa. Parlando delle Nazioni Unite, sento il dovere di salutare con gratitudine S.E. il Signor Kofi Annan per l’opera compiuta nel corso del suo mandato. Formulo i migliori auguri per il suo successore S.E. il Signor Ban Ki-moon, nel momento in cui assume le sue funzioni.

Nel quadro dello sviluppo, sono state lanciate diverse iniziative, alle quali la Santa Sede non ha mancato di portare il suo sostegno, richiamando in pari tempo che questi progetti non devono sopprimere l’impegno dei paesi sviluppati a destinare lo 0,7% del loro prodotto interno lordo all’aiuto internazionale. Un altro elemento importante nello sforzo comune per l’eliminazione della miseria richiede non solamente un’assistenza, della quale non si può non desiderare l’espansione, ma anche la presa di coscienza dell’importanza della lotta alla corruzione e la promozione del buon governo. Occorre anche incoraggiare e proseguire gli sforzi al fine di assicurare l’applicazione del diritto umanitario alle persone ed ai popoli per una protezione più efficace delle popolazioni civili.

Considerando la situazione politica nei diversi continenti, troviamo ancora motivi di preoccupazione e di speranza. Constatiamo in primo luogo che la pace è spesso fragile e anche derisa. Non possiamo dimenticare il Continente Africano. il dramma del Darfour prosegue e si estende alle regioni di confine del Tchad e della Repubblica Centroafricana. La comunità internazionale sembra impotente da ormai quattro anni, malgrado le iniziative destinate ad alleviare le popolazioni provate e a dare una soluzione politica. E’ solamente attraverso una collaborazione attiva tra le Nazioni Unite, l’Unione Africana, i Governi interessati e altri protagonisti che questi mezzi potranno divenire efficaci. Invito tutti ad agire con determinazione: non possiamo accettare che tanti innocenti continuino a soffrire e a morire.

La situazione nel Corno d’Africa si è recentemente aggravata con la ripresa delle ostilità e l’internazionalizzazione del conflitto. Nel rivolgere un appello a tutte le parti in causa ad abbandonare le armi e a scegliere il negoziato, mi sia permesso di ricordare la memoria di suor Leonella Sgorbati che ha donato la sua vita al servizio dei più svantaggiati, invocando il perdono per i suoi uccisori. Che il suo esempio e la sua testimonianza possano ispirare tutti coloro che cercano realmente il bene della Somalia!

In Uganda, occorre auspicare il progresso dei negoziati tra le parti, in vista della fine di un conflitto crudele che vede persino l’arruolamento di numerosi bambini costretti a farsi soldati. Ciò permetterà ai numerosi profughi di ritornare nelle loro case e di ritrovare una vita degna. Il contributo dei capi religiosi e la recente designazione di un Rappresentante del Segretario Generale delle Nazioni Unite sono di buon auspicio. Lo ripeto: non dimentichiamo l’Africa e le sue numerose situazioni di guerra e di tensione. Occorre ricordare che solo i negoziati tra i diversi protagonisti possono aprire la strada ad una giusta composizione dei conflitti e fare intravedere dei progressi verso il consolidamento della pace.

La regione dei Grandi Laghi è stata insanguinata da anni da guerre senza pietà. E’ con interesse e speranza che occorre accogliere i recenti sviluppi positivi, in particolare la conclusione della fase di transizione politica nel Burundi e più recentemente nella Repubblica Democratica del Congo. E’ tuttavia urgente che i Paesi si impegnino per il ritorno al funzionamento delle istituzioni dello stato di diritto, per porre un freno a tutti gli arbitrii e per permettere lo sviluppo sociale. Mi auguro che in Rwanda il lungo processo di riconciliazione nazionale dopo il genocidio trovi il suo sbocco nella giustizia, ma anche nella verità e nel perdono. La Conferenza Internazionale sulla Regione dei Grandi Laghi, con la partecipazione di una delegazione della Santa Sede e dei rappresentanti di numerose conferenze episcopali nazionali e regionali dell’Africa centrale e orientale, lascia intravedere nuove speranze. Infine, vorrei menzionare la Costa d’Avorio, esortando le parti in causa a creare un clima di fiducia reciproca che possa condurre al disarmo e alla pacificazione, come pure l’Africa Australe: in questi paesi milioni di persone sono ridotte ad una situazione di grande vulnerabilità, che esige l’attenzione e l’appoggio della comunità internazionale.

Segnali positivi per l’Africa vengono anche dalla volontà espressa dalla comunità internazionale di mantenere questo continente al centro della sua attenzione, e anche dal rafforzamento delle istituzioni continentali e regionali, che testimoniano l’intenzione dei paesi coinvolti di diventare sempre più responsabili del loro proprio destino. Occorre anche lodare l’atteggiamento degno delle persone che, ogni giorno, s’impegnano con determinazione a promuovere progetti che contribuiscano allo sviluppo e all’organizzazione della vita economica e sociale.

Il viaggio apostolico che effettuerò nel prossimo mese di maggio in Brasile mi dà l’occasione di volgere il mio sguardo verso questo grande paese, che mi attende con gioia, e verso tutta l’America Latina e i Caraibi. Il miglioramento di alcuni indici economici, l’impegno nella lotta contro il traffico di droga e contro la corruzione, i diversi processi di integrazione, gli sforzi per migliorare l’accesso all’educazione, per combattere la disoccupazione e per ridurre le disuguaglianze nella distribuzione dei redditi, costituiscono degli indizi da rilevare con soddisfazione. Se queste evoluzioni dovessero consolidarsi, potrebbero contribuire in maniera determinante a vincere la povertà che affligge vasti settori della popolazione e ad accrescere la stabilità istituzionale. Parlando delle elezioni che si sono svolte l’anno scorso in molti paesi, occorre sottolineare che la democrazia è chiamata a considerare le aspirazioni dell’insieme dei cittadini, a promuovere lo sviluppo nel rispetto di tutte le componenti della società, secondo i principi della solidarietà, della sussidiarietà e della giustizia. Bisogna però mettere in guardia contro il rischio che l’esercizio della democrazia si trasformi nella dittatura del relativismo, proponendo modelli antropologici incompatibili con la natura e la dignità dell’uomo.

La mia attenzione si volge in modo particolare verso alcuni paesi, segnatamente la Colombia, dove il lungo conflitto interno ha provocato una crisi umanitaria, soprattutto per ciò che concerne i profughi. Si devono fare tutti gli sforzi per pacificare il paese, per restituire alle famiglie i loro parenti che sono stati rapiti, per ridare sicurezza e una vita normale a milioni di persone. Tali segni daranno fiducia a tutti, ivi compresi coloro che sono stati coinvolti nella lotta armata. Il nostro sguardo si rivolge anche verso Cuba. Auspicando che ciascuno dei suoi abitanti possa realizzare le sue aspirazioni legittime nell’impegno per il bene comune, permettetemi di ripetere l’appello del mio venerato Predecessore: "Che Cuba si apra al mondo e il mondo a Cuba". L’apertura reciproca con gli altri paesi non potrà che essere a beneficio di tutti. Non lontano da lì, il popolo haitiano vive sempre in una grande povertà e nella violenza. Formulo voti affinché l’interesse della comunità internazionale, manifestato tra l’altro dalle conferenze dei donatori che si sono tenute nel 2006, conduca al consolidamento delle istituzioni e permetta al popolo di diventare artefice del proprio sviluppo, in un clima di riconciliazione e di concordia.

L’Asia presenta prima di tutto paesi che sono caratterizzati da una popolazione molto numerosa e da un grande sviluppo economico. Penso alla Cina e all’India, paesi in piena espansione, auspicando che la loro crescente presenza sulla scena internazionale determini dei benefici per le stesse popolazioni e per le altre nazioni. Così pure formulo voti augurali al Viet-Nâm, rammentando la sua recente adesione all’Organizzazione Mondiale del Commercio. Il mio pensiero si volge ora alle comunità cristiane. Nella maggior parte dei paesi dell’Asia si tratta spesso di comunità piccole ma vivaci, che desiderano legittimamente poter vivere e agire in un clima di libertà religiosa. E’ al tempo stesso un diritto naturale e una condizione che permetterà loro di contribuire al progresso materiale e spirituale della società, e di essere elemento di coesione e di concordia.

A Timor Est, la Chiesa cattolica intende continuare ad offrire il suo contributo in particolare nei settori dell’educazione, della sanità e della riconciliazione nazionale. La crisi politica attraversata da questo giovane Stato, come del resto, anche da altri paesi della regione, mette in evidenza una certa fragilità dei processi di democratizzazione. Pericolosi focolai di tensione covano nella penisola della Corea. L’obiettivo della riconciliazione del popolo coreano e della de-nuclearizzazione della Penisola, che avranno degli effetti benefici in tutta la regione, devono essere perseguiti nel quadro dei negoziati. Occorre evitare gesti che possano compromettere le trattative, senza tuttavia condizionare ai risultati gli aiuti umanitari destinati agli strati più vulnerabili della popolazione.

Vorrei attirare la vostra attenzione su altri due paesi asiatici che sono motivo di preoccupazione. In Afghanistan, nel corso degli ultimi mesi, occorre ahimè deplorare un aumento notevole della violenza e degli attacchi terroristici, che rendono difficile il cammino verso l’uscita dalla crisi e che pesano gravemente sulla popolazione locale. In Sri Lanka il fallimento dei negoziati di Ginevra tra il Governo e il Movimento Tamil ha prodotto una intensificazione del conflitto, che provoca immense sofferenze tra la popolazione civile. Solo la via del dialogo potrà assicurare un futuro migliore e più sicuro per tutti.

Anche il Medio Oriente è fonte di grandi inquietudini. Per questo ho voluto indirizzare una lettera ai cattolici della regione in occasione del Natale, per esprimere la mia solidarietà e la mia vicinanza spirituale con tutti, e per incoraggiarli a proseguire la loro presenza nella regione, sicuro che la loro testimonianza sarà un aiuto e un sostegno in vista di un futuro di pace e di fraternità. Rinnovo il mio pressante appello a tutte le parti in causa nel complesso scacchiere politico della regione, con la speranza che si consolidino i segni positivi tra Israeliani e Palestinesi registrati nel corso delle ultime settimane. La Santa Sede non smetterà di ripetere che le soluzioni militari non conducono a nulla, come si è potuto vedere in Libano l’estate scorsa. Il futuro di questo paese passa necessariamente attraverso l’unità di tutte le sue componenti e attraverso le relazioni fraterne tra i diversi gruppi religiosi e sociali. Ciò costituisce un messaggio di speranza per tutti. Non è possibile accontentarsi di soluzioni parziali o unilaterali. Per porre termine alla crisi e alle sofferenze che essa causa nelle popolazioni, bisogna procedere attraverso un approccio globale, che non escluda nessuno dalla ricerca di una soluzione negoziata e che tenga conto delle aspirazioni e degli interessi legittimi dei diversi popoli coinvolti; in modo particolare, i Libanesi hanno diritto a vedere rispettata l’integrità e la sovranità del loro paese; gli Israeliani hanno il diritto di vivere in pace nel loro Stato, i Palestinesi hanno il diritto ad una patria libera e sovrana. Se ciascuno dei popoli della regione vede le sue aspettative prese in considerazione e si sente meno minacciato, la fiducia reciproca si rafforzerà. Questa stessa fiducia si svilupperà se un paese come l’Iran, specialmente per quanto concerne il suo programma nucleare, accettasse una risposta soddisfacente alle preoccupazioni legittime della comunità internazionale. Dei passi compiuti in questo senso avranno senza alcun dubbio un effetto positivo per la stabilizzazione di tutta la regione, e dell’Iraq in particolare, mettendo fine alla spaventosa violenza che insanguina questo paese, e offrendo la possibilità di rilanciare la sua ricostruzione e la riconciliazione tra tutti i suoi abitanti.

Più vicino a noi, in Europa, nuovi paesi, la Bulgaria e la Romania, paesi di lunga tradizione cristiana, hanno fatto il loro ingresso nell’Unione europea. Nel momento in cui ci si appresta a celebrare il cinquantesimo anniversario dei Trattati di Roma, una riflessione si impone sul Trattato costituzionale. Mi auguro che i valori fondamentali che sono alla base della dignità umana siano pienamente protetti, in particolare la libertà religiosa in tutte le sue dimensioni e i diritti istituzionali delle Chiese. Allo stesso modo, non si può prescindere dall’innegabile patrimonio cristiano di questo continente, che ha largamente contribuito a modellare l’Europa delle nazioni e l’Europa dei popoli. Il cinquantesimo anniversario dell’insurrezione di Budapest, festeggiato nell’ottobre scorso, ci ha ricordato gli avvenimenti drammatici del ventesimo secolo che spingono tutti gli Europei a costruire un futuro libero da ogni oppressione e condizionamento ideologico, a tessere legami di amicizia e di fraternità, e a manifestare sollecitudine e solidarietà verso i più poveri e i più piccoli: allo stesso modo, è importante purificare le tensioni del passato, promuovendo la riconciliazione a tutti i livelli, perché essa sola permette di costruire il futuro e di aprirsi alla speranza. Faccio appello anche a tutti coloro che, nel continente europeo, sono tentati dal terrorismo, a cessare ogni attività di questo tipo, perché tali comportamenti, che fanno prevalere la violenza e che provocano paura presso le popolazioni, costituiscono una strada senza uscita. Penso anche ai diversi «conflitti congelati», auspicando che possano trovare rapidamente una soluzione definitiva, e alle tensioni ricorrenti, legati ai nostri giorni soprattutto alle risorse energetiche.

Mi auguro che la regione dei Balcani giunga alla stabilità che tutti sperano, in particolare grazie all’integrazione delle nazioni che la compongono nelle strutture continentali e al sostegno della comunità internazionale. L’allacciamento di relazioni diplomatiche con la Repubblica del Montenegro, appena entrata pacificamente nel concerto delle Nazioni, e l’Accordo di Base firmato con la Bosnia Erzegovina, costituiscono delle prove dell’attenzione costante della Santa Sede per la regione dei Balcani. Mentre si avvicina il momento in cui sarà definitivo lo statuto del Kosovo, la Santa Sede domanda a tutti coloro che sono coinvolti uno sforzo di saggezza lungimirante, di flessibilità e di moderazione affinché sia trovata una soluzione rispettosa dei diritti e della attese legittime di tutti.

Le situazioni che ho voluto evocare costituiscono una sfida che ci riguarda tutti; si tratta di una sfida che consiste nel promuovere e consolidare tutto ciò che c’è di positivo nel mondo e a superare, con buona volontà, saggezza e tenacia, tutto ciò che ferisce, degrada e uccide l’uomo. Solo rispettando la persona umana è possibile promuovere la pace, e solo costruendo la pace si pongono le basi per un autentico umanesimo integrale. Qui si trova la risposta alla preoccupazione di tanti nostri contemporanei sul futuro. Sì, l’avvenire potrà essere sereno se lavoriamo insieme per l’uomo. L’uomo, creato ad immagine di Dio, possiede una dignità incomparabile; l’uomo è così degno d’amore agli occhi del Suo Creatore, che Dio non ha esitato a donare per lui il suo proprio Figlio. E’ questo il grande mistero del Natale, che abbiamo appena celebrato e la cui atmosfera gioiosa si estende anche al nostro incontro odierno. Nel suo impegno al servizio dell’uomo e alla costruzione della pace, la Chiesa si pone al fianco di tutte le persone di buona volontà offrendo una collaborazione disinteressata. Che insieme, ciascuno al suo posto e con i suoi propri talenti, sappiamo lavorare alla costruzione di un umanesimo integrale che solo può assicurare un mondo pacifico, giusto e solidale. Questo augurio si accompagna con la preghiera che elevo al Signore per voi, per le vostre famiglie, per i vostri collaboratori e per i popoli che rappresentate.

Grazie a tutti!


LE REAZIONI

PAPA/ CORPO DIPLOMATICO APPLAUDE A LUNGO DISCORSO BENEDETTO XVI
Poi il saluto personale di ciascun ambasciatore

Città del Vaticano, 8 gen. (APCom) - Un lungo applauso e tutti gli ambasciatori si alzano in piedi. Il Papa termina il lungo discorso rivolto al Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede, nella Sala Regia, in Vaticano, e l'applauso delle feluche è spontaneo.

Ciascun diplomatico, poi, si avvicina a Benedetto XVI per salutare personalmente il Papa e il cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato.

Sono 175 gli Stati che attualmente intrattengono relazioni diplomatiche piene con la Santa Sede. A questi vanno aggiunti le Comunità Europee e il Sovrano Militare Ordine di Malta e due Missioni a carattere speciale: la Missione della Federazione Russa, retta da un Ambasciatore, e l'Ufficio dell'Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP), guidata da un Direttore.

Il 16 dicembre 2006, la Santa Sede ha stabilito Relazioni diplomatiche con la Repubblica di Montenegro, a livello di Nunziatura Apostolica da parte della Santa Sede e di Ambasciata da parte della Repubblica di Montenegro. Sempre nel 2006, la Santa Sede ha firmato (19 aprile) un Accordo di Base con la Bosnia ed Erzegovina, con cui vengono confermati alcuni principi e definite alcune disposizioni circa questioni di interesse comune. Ancora, il 9 ottobre 2006, il Vaticano ha proceduto allo scambio degli Strumenti di ratifica dell'Accordo, che era stato firmato il 29 novembre 2005 fra la Santa Sede e la Città Libera e Anseatica di Amburgo per regolare i rapporti fra la Chiesa cattolica e detta Città-Land. L'Accordo è entrato in vigore il giorno successivo allo scambio degli Strumenti di ratifica.



PAPA: IL DITO SULLE PIAGHE CHE IMPEDISCONO PACE NEL MONDO

(ASCA) - Citta' del Vaticano, 8 gen - Senza pessimismo, ma con preoccupazione e determinazione, Benedetto XVI ha presentato oggi agli ambasciatori di 175 Stati accreditati in Vaticano le piaghe che, a suo giudizio, impediscono la pace nel mondo e che nel nuovo anno si devono affrontare per migliorare la vita dei popoli. Fame, commercio delle armi, terrorismo, migrazioni, conflitti nei diversi continenti, aborto banalizzato, minacce alla famiglia, tentativi di clonazione umana sono - secondo il pontefice - altrettanti pericoli per la pace. Ma nel mondo ci sono anche elementi positivi che vanno valorizzati per allargare le possibilita' della pace: il dialogo tra le culture e le religioni che egli giudica ''una necessita' vitale''; lo sviluppo della presa di coscienza della comunita' internazionale nei confronti delle grandi sfide attuali; crescita di solidarieta' internazionale e presa di coscienza dell'importanza della lotta alla corruzione favorendo il buon governo. Le situazioni passate in rassegna nei diversi continenti rappresentano, secondo il Papa, una sfida per tutti la quale consiste ''nel promuovere e consolidare tutto cio' che c'e' di positivo nel mondo e a superare con buona volonta', saggezza e tenacia, tutto cio' che ferisce, degrada e uccide l'uomo''. Nel suo impegno al servizio dell'uomo e della costruzione della pace, ''la Chiesa - assicura Benedetto XVI - si pone al fianco di tutte le persone di buona volonta' offrendo una collaborazione disinteressata''. Occorre, in una parola, lavorare insieme ''alla costruzione di un umanesimo integrale che solo puo' assicurare un mondo pacifico, giusto e solidale''. Gli auguri del papa al nuovo segretario generale dell'ONU Ban Ki-moon e un ringraziamento a Kofi Annan e poi, una carrellata della situazione politica nei diversi continenti dove si trovano ''motivi di preoccupazione e di speranza''. La parte del leone nell'attenzione del pontefice viene fatta dall'Africa, con le sue gravi situazioni di conflitto in Somalia, nella regione dei Grandi Lagh. Nell'America Latina, dove si rechera' il prossimo mese di maggio, il papa rileva il senso delle elezioni avvenute in diversi Stati e sottolinea in particolare per la Colombia di poter uscire dalla lotta armata e per Cuba di poter superare le difficolta' che derivano dall'embargo: ''Che Cuba si apra al mondo e il mondo a Cuba''. Auguri a Cina e India di entrare sulla scena internazionale per il bene di tutti, mentre allo stesso tempo il papa rileva la condizione non sempre facile delle comunita' cattoliche in Asia, spesso in situazione difficile di minoranza. Uno speciale capitolo per l'Afghanistan e Medio Oriente dove sono appuntate le preoccupazioni mondiali, auspicando una ricerca della pace possibile solo con soluzioni pacifiche condivise da tutte le parti in causa. L'Europa, infine, che attende un rilancio del Trattato costituzionale e dove si deve giungere a una riconciliazione superando le tensioni del passato che hanno segnato molti paesi che vanno entrando nell'Unione. Prima del discorso del Pontefice, nella Sala Regia, il decano del Corpo diplomatico, Giovanni galassi, ambasciatore della repubblica di San Marino, aveva salutato il papa rilevando i suoi sforzi per la pace. Presenti in sala anche il cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone e mons.Mamberti, ministro degli esteri vaticano.



PAPA/ ANNUNCIA VIAGGIO IN BRASILE A MAGGIO
In Sudamerica lottare contro droga e corruzione

Città del Vaticano, 8 gen. (APCom) - Papa Benedetto XVI annuncia oggi il suo prossimo viaggio in Brasile a maggio. La notizia - già diffusa dai vescovi locali e dal Papa stesso nella sua intervista la scorsa estate - è stata data dallo stesso Ratzinger durante l'incontro con il Corpo Diplomatico accreditato in Vaticano che si tiene nella Sala Regia.

"Il viaggio apostolico che effettuerò nel prossimo mese di maggio in Brasile - sottolinea il Pontefice - mi dà l'occasione di volgere il mio sguardo verso questo grande paese, che mi attende con goia, verso tutta l'America Latina e i Caraibi. Il miglioramento di alcuni indici economici, l'impegno nella lotta contro il traffico di droga e contro la corruzione - prosegue il Papa - i diversi processi di integrazione, gli sforzi per migliorare l'accesso all'educazione per combattere la disoccupazione e per ridurre le disuguaglianze nella distribuzione dei redditi, costituiscono degli indizi da rilevare con soddisfazione".

Parlando dell'America Latina, Benedetto XVI si sofferma in particolare sulla Colombia, "dove il lungo conflitto interno ha provocato una crisi umanitaria, soprattutto per ciò che concerne i profughi". "Si devono fare tutti gli sforzi per pacificare il paese - conclude il Papa - per restituire alle famiglie i loro parenti che sono stati rapiti, per ridare sicurezza e una vita normale a milioni di persone".

[Modificato da ratzi.lella 08/01/2007 16.00]

emma3
Tuesday, January 09, 2007 12:32 PM
NELLA SOLENNITÀ DELLA EPIFANIA DEL SIGNORE

OMELIA DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI


Basilica Vaticana
Sabato, 6 gennaio 2007



Cari fratelli e sorelle,

celebriamo con gioia la solennità dell’Epifania, "manifestazione" di Cristo alle genti, che sono rappresentate dai Magi, misteriosi personaggi venuti dall’Oriente. Celebriamo Cristo, meta del pellegrinaggio dei popoli in cerca della salvezza. Nella prima Lettura abbiamo ascoltato il profeta, ispirato da Dio, contemplare Gerusalemme come un faro di luce, che, in mezzo alle tenebre e alle nebbie della terra, orienta il cammino di tutti i popoli. La gloria del Signore risplende sulla Città santa e attira innanzitutto i suoi figli deportati e dispersi, ma insieme anche le nazioni pagane, che da ogni parte vengono a Sion come ad una patria comune, arricchendola con i loro beni (cfr Is 60,1-6). Nella seconda Lettura ci è stato riproposto quanto l’apostolo Paolo scriveva agli Efesini, che cioè proprio il convergere di Giudei e Gentili, per iniziativa amorevole di Dio, nell’unica Chiesa di Cristo era "il mistero" manifestato nella pienezza del tempo, la "grazia" di cui Dio lo aveva fatto ministro (cfr Ef 3,2-3a.5-6). Tra poco nel Prefazio canteremo: "Oggi in Cristo luce del mondo / Tu hai rivelato ai popoli il mistero della salvezza".

Sono trascorsi venti secoli da quando tale mistero è stato rivelato e realizzato in Cristo, ma esso non è ancora giunto al suo compimento. L’amato Predecessore Giovanni Paolo II, aprendo la sua Enciclica sulla missione della Chiesa, ha scritto che "al termine del secondo millennio uno sguardo d’insieme all’umanità dimostra che tale missione è ancora agli inizi" (Redemptoris missio, 1). Sorgono allora spontanee alcune domande: in che senso, oggi, Cristo è ancora lumen gentium, luce delle genti? A che punto sta – se così si può dire – questo itinerario universale dei popoli verso di Lui? E’ in una fase di progresso o di regresso? E ancora: chi sono oggi i Magi? Come possiamo interpretare, pensando al mondo attuale, queste misteriose figure evangeliche? Per rispondere a tali interrogativi, vorrei tornare a quanto i Padri del Concilio Vaticano II ebbero a dire al riguardo. E mi piace aggiungere che, subito dopo il Concilio, il Servo di Dio Paolo VI, proprio quarant’anni or sono, precisamente il 26 marzo 1967, dedicò allo sviluppo dei popoli l’Enciclica Populorum progressio.

In verità, tutto il Concilio Vaticano II fu mosso dall’anelito di annunciare all’umanità contemporanea Cristo, luce del mondo. Nel cuore della Chiesa, a partire dal vertice della sua gerarchia, emerse impellente, suscitato dallo Spirito Santo, il desiderio di una nuova epifania di Cristo al mondo, un mondo che l’epoca moderna aveva profondamente trasformato e che per la prima volta nella storia si trovava di fronte alla sfida di una civiltà globale, dove il centro non poteva più essere l’Europa e nemmeno quelli che chiamiamo l’Occidente e il Nord del mondo. Emergeva l’esigenza di elaborare un nuovo ordine mondiale politico ed economico, ma al tempo stesso e soprattutto spirituale e culturale, cioè un rinnovato umanesimo. Con crescente evidenza si imponeva questa constatazione. un nuovo ordine mondiale economico e politico non funziona se non c’è un rinnovamento spirituale, se non possiamo avvicinarci di nuovo a Dio e trovare Dio in mezzo a noi. Già prima del Concilio Vaticano II, coscienze illuminate di pensatori cristiani avevano intuito ed affrontato questa sfida epocale. Ebbene, all’inizio del terzo millennio ci troviamo nel vivo di questa fase della storia umana, che è stata ormai tematizzata intorno alla parola "globalizzazione". D’altra parte, oggi ci accorgiamo di quanto sia facile perdere di vista i termini di questa stessa sfida, proprio perché si è coinvolti in essa: un rischio fortemente rafforzato dall’immensa espansione dei mass-media, i quali, se da una parte moltiplicano indefinitamente le informazioni, dall’altra sembrano indebolire le nostre capacità di una sintesi critica. La solennità odierna può offrirci questa prospettiva, a partire dalla manifestazione di un Dio che si è rivelato nella storia come luce del mondo, per guidare e introdurre finalmente l’umanità nella terra promessa, dove regnano libertà, giustizia e pace. E vediamo sempre più che che non possiamo da noi soli promuovere la giustizia e la pace, se non ci si manifesta la luce di un Dio che ci mostra il suo volto, che ci appare nella mangiatoia di Betlemme, che ci appare sulla Croce.

Chi sono dunque i "Magi" di oggi, e a che punto sta il loro "viaggio" e il nostro "viaggio"? Torniamo, cari fratelli e sorelle, a quel momento di speciale grazia che fu la conclusione del Concilio Vaticano II, l’8 dicembre 1965, quando i Padri conciliari indirizzarono all’umanità intera alcuni "Messaggi". Il primo era rivolto "Ai Governanti", il secondo "Agli uomini di pensiero e di scienza". Sono due categorie di persone che in qualche modo possiamo veder raffigurate nelle figure evangeliche dei Magi. Ne vorrei poi aggiungere una terza, alla quale il Concilio non indirizzò un messaggio, ma che fu ben presente alla sua attenzione nella Dichiarazione conciliare Nostra aetate. Mi riferisco alle guide spirituali delle grandi religioni non cristiane. A distanza di duemila anni, possiamo dunque riconoscere nelle figure dei Magi una sorta di prefigurazione di queste tre dimensioni costitutive dell’umanesimo moderno: la dimensione politica, quella scientifica e quella religiosa. L’Epifania ce lo mostra in stato di "pellegrinaggio", cioè in un movimento di ricerca, spesso un po’ confusa, che, in definitiva, ha il suo punto d’arrivo in Cristo, anche se qualche volta la stella si nasconde. Al tempo stesso ci mostra Dio che a sua volta è in pellegrinaggio verso l’uomo. Non c’è solo il pellegrinaggio dell’uomo verso Dio; Dio stesso si è messo in cammino verso di noi: chi è infatti Gesù, se non Dio uscito, per così dire, da se stesso per venire incontro all’umanità? Per amore Egli si è fatto storia nella nostra storia; per amore è venuto a recarci il germe della vita nuova (cfr Gv 3,3-6) e a seminarla nei solchi della nostra terra, affinché germogli, fiorisca e porti frutto.

Vorrei oggi fare miei quei Messaggi conciliari, che nulla hanno perso della loro attualità. Come per esempio là dove, nel Messaggio rivolto ai Governanti, si legge: "Tocca a voi di essere sulla terra i promotori dell’ordine e della pace tra gli uomini. Ma non dimenticate: è Dio, il Dio vivo e vero, che è il Padre degli uomini. Ed è il Cristo, suo Figlio eterno, che è venuto per dirci e farci comprendere che siamo tutti fratelli. E’ Lui, il grande artefice dell’ordine e della pace sulla terra, perché è Lui che conduce la storia umana e che, solo, può indurre i cuori a rinunciare alle passioni perverse che generano la guerra e il dolore". Come non riconoscere in queste parole dei Padri conciliari la traccia luminosa di un cammino che, solo, può trasformare la storia delle Nazioni e del mondo? E ancora, nel "Messaggio agli uomini di pensiero e di scienza", leggiamo: "Continuate a cercare, senza mai rinunciare, senza mai disperare della verità" – è questo infatti il grande pericolo: perdere interesse alla verità e cercare solo il fare, l’efficienza, il pragmatismo! – "Ricordate, continuano i Padri conciliari, le parole di un vostro grande amico, sant’Agostino: «Cerchiamo con il desiderio di trovare, e troviamo con il desiderio di cercare ancora». Felici sono coloro che, possedendo la verità, la continuano a cercare, per rinnovarla, per approfondirla, per donarla agli altri. Felici sono coloro che, non avendola trovata, marciano verso di essa con cuore sincero: che essi cerchino la luce futura con i lumi di oggi, fino alla pienezza della luce!".

Questo era detto nei due Messaggi conciliari. Ai capi dei popoli, ai ricercatori e agli scienziati, oggi più che mai, è necessario affiancare i rappresentanti delle grandi tradizioni religiose non cristiane, invitandoli a confrontarsi con la luce di Cristo, che è venuto non ad abolire, ma a portare a compimento quanto la mano di Dio ha scritto nella storia religiosa delle civiltà, specialmente nelle "grandi anime", che hanno contribuito a edificare l’umanità con la loro sapienza e i loro esempi di virtù. Cristo è luce, e la luce non può oscurare, ma solo illuminare, rischiarare, rivelare. Nessuno pertanto abbia paura di Cristo e del suo messaggio! E se nel corso della storia i cristiani, essendo uomini limitati e peccatori, hanno talora potuto tradirlo con i loro comportamenti, questo fa risaltare ancor di più che la luce è Cristo e che la Chiesa la riflette solo rimanendo unita a Lui.

"Abbiamo visto la sua stella in oriente e siamo venuti per adorare il Signore" (Acclamaz. al Vangelo, cfr Mt 2,2). Quello che ogni volta ci stupisce, ascoltando queste parole dei Magi, è che essi si prostrarono in adorazione di fronte a un semplice bambino in braccio a sua madre, non nella cornice di un palazzo regale, bensì nella povertà di una capanna a Betlemme (cfr Mt 2,11). Come è stato possibile? Che cosa ha convinto i Magi che quel bambino era "il re dei Giudei" e il re dei popoli? Li ha certamente persuasi il segno della stella, che essi avevano visto "nel suo sorgere" e che si era fermata proprio sopra il luogo dove si trovava il Bambino (cfr Mt 2,9). Ma anche la stella non sarebbe bastata, se i Magi non fossero stati persone intimamente aperte alla verità. A differenza del re Erode, preso dai suoi interessi di potere e di ricchezza, i Magi erano protesi verso la meta della loro ricerca, e quando la trovarono, benché fossero uomini colti, si comportarono come i pastori di Betlemme: riconobbero il segno e adorarono il Bambino, offrendogli i doni preziosi e simbolici che avevano portato con sé.

Cari fratelli e sorelle, sostiamo idealmente anche noi dinanzi all’icona dell’adorazione dei Magi. Essa contiene un messaggio esigente e sempre attuale. Esigente e sempre attuale anzitutto per la Chiesa che, rispecchiandosi in Maria, è chiamata a mostrare agli uomini Gesù, nient’altro che Gesù. Egli infatti è il Tutto e la Chiesa non esiste che per rimanere unita a Lui e farLo conoscere al mondo. Ci aiuti la Madre del Verbo incarnato ad essere docili discepoli del suo Figlio, Luce delle genti. L’esempio dei Magi di allora è un invito anche per i Magi di oggi ad aprire le menti e i cuori a Cristo e ad offrirgli i doni della loro ricerca. Ad essi, a tutti gli uomini del nostro tempo, vorrei quest’oggi ripetere: non abbiate paura della luce di Cristo! La sua luce è lo splendore della verità. Lasciatevi illuminare da Lui, popoli tutti della terra; lasciatevi avvolgere dal suo amore e troverete la via della pace. Così sia.


SANTA MESSA NELLA CAPPELLA SISTINA
E AMMINISTRAZIONE DEL SACRAMENTO DEL BATTESIMO

OMELIA DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI


Festa del Battesimo del Signore
Domenica, 7 gennaio 2007



Cari fratelli e sorelle,

ci ritroviamo anche quest’anno per una celebrazione tanto familiare, il Battesimo di 13 bambini, in questa stupenda Cappella Sistina, dove la creatività di Michelangelo e di altri insigni artisti ha saputo realizzare capolavori che illustrano i prodigi della storia della salvezza. E vorrei subito salutare tutti voi che siete presenti: i genitori, i padrini e le madrine, i parenti e gli amici che accompagnano questi neonati in un momento così importante per la loro vita e per la Chiesa. Ogni bambino che nasce ci reca il sorriso di Dio e ci invita a riconoscere che la vita è dono suo, dono da accogliere con amore e da custodire con cura, sempre e in ogni momento.

Il tempo di Natale, che proprio oggi finisce, ci ha fatto contemplare il Bambino Gesù nella povera grotta di Betlemme, amorevolmente accudito da Maria e Giuseppe. Ogni figlio che nasce, Dio lo affida ai suoi genitori: quanto è importante allora la famiglia fondata sul matrimonio, culla della vita e dell’amore! La casa di Nazaret, dove vive la Santa Famiglia, è modello e scuola di semplicità, di pazienza e di armonia per tutte le famiglie cristiane. Prego il Signore perché anche le vostre famiglie siano luoghi accoglienti, dove questi piccoli possano crescere non solo in buona salute, ma anche nella fede e nell’amore verso Dio, che oggi con il Battesimo li rende suoi figli.

Il rito del Battesimo di questi bambini si svolge nel giorno in cui celebriamo la festa del Battesimo del Signore, ricorrenza che, come dicevo, chiude il tempo natalizio. Abbiamo ascoltato poco fa il racconto dell’evangelista Luca, che presenta Gesù confuso tra la gente, mentre si reca da Giovanni Battista per essere battezzato. Ricevuto anche Lui il battesimo, “stava, ci dice san Luca, in preghiera” (3,21). Gesù parla col Padre suo. E siamo sicuri che Egli ha parlato non solo per sé, ma anche di noi e per noi; ha parlato anche di me, di ognuno di noi e per ognuno di noi. E poi l’evangelista ci dice che sopra il Signore in preghiera si aprì il cielo. Gesù entra in contatto col Padre, il cielo è aperto su di Lui. In questo momento possiamo pensare che il cielo sia aperto anche qui, sopra questi nostri bambini che, per il sacramento del Battesimo, entrano in contatto con Gesù. Il cielo si apre sopra di noi nel Sacramento. Quanto più viviamo in contatto con Gesù nella realtà del nostro Battesimo, tanto più il cielo si apre sopra di noi. E dal cielo - ritorniamo al Vangelo – in quel giorno venne una voce che disse a Gesù: “Tu sei il mio figlio prediletto” (Lc 3,22). Nel Battesimo, il Padre celeste ripete queste parole anche per ognuno di questi bambini. Egli dice: “Tu sei il mio figlio”. Il Battesimo è adozione e assunzione nella famiglia di Dio, nella comunione con la Santissima Trinità, nella comunione col Padre, col Figlio e con lo Spirito Santo. Proprio per questo il Battesimo va amministrato nel nome della Santissima Trinità. Queste parole non sono solo una formula; sono realtà. Segnano il momento in cui i vostri bambini rinascono come figli di Dio. Da figli di genitori umani, diventano anche figli di Dio nel Figlio del Dio vivente.

Ma dobbiamo adesso meditare una parola della seconda lettura di questa liturgia nella quale san Paolo ci dice: Siamo salvati “per la misericordia di Dio mediante un lavacro di rigenerazione e di rinnovamento nello Spirito Santo” (Tt 3,5). Un lavacro di rigenerazione. Il Battesimo non è soltanto una parola; non è solamente una cosa spirituale, ma implica anche la materia. Tutta la realtà della terra viene coinvolta. Il Battesimo non concerne solo l’anima. La spiritualità dell’uomo investe l’uomo nella sua totalità, corpo e anima. L’azione di Dio in Gesù Cristo è un’azione ad efficacia universale. Cristo assume la carne e questo continua nei sacramenti nei quali la materia viene assunta ed entra a far parte dell’azione divina.

Adesso possiamo chiedere perché proprio l’acqua sia il segno di questa totalità. L’acqua è l’elemento della fecondità. Senza l’acqua non c’è vita. E così, in tutte le grandi religioni l’acqua è vista come il simbolo della maternità, della fecondità. Per i Padri della Chiesa, l’acqua diventa il simbolo del grembo materno della Chiesa. In uno scrittore ecclesiastico del II-III secolo, Tertulliano, si trova una parola sorprendente. Egli dice: “Cristo non è mai senza acqua”. Con queste parole Tertulliano voleva dire che Cristo non è mai senza la Chiesa. Nel Battesimo siamo adottati dal Padre celeste, ma in questa famiglia che Egli si costituisce c’è anche una madre, la madre Chiesa. L’uomo non può avere Dio come Padre, dicevano già gli antichi scrittori cristiani, se non ha anche la Chiesa come madre. Vediamo così nuovamente come il cristianesimo non sia una realtà solo spirituale, individuale, una semplice decisione soggettiva che io prendo, ma sia qualcosa di reale, di concreto, potremmo dire qualcosa anche di materiale. La famiglia di Dio si costruisce nella realtà concreta della Chiesa. L’adozione a figli di Dio, del Dio trinitario, è contemporaneamente assunzione nella famiglia della Chiesa, inserimento come fratelli e sorelle nella grande famiglia dei cristiani. E solo se, in quanto figli di Dio, ci inseriamo come fratelli e sorelle nella realtà della Chiesa, possiamo dire “Padre nostro” al nostro Padre celeste. Questa preghiera suppone sempre il “noi” della famiglia di Dio.

Ma adesso, dobbiamo ritornare al Vangelo dove Giovanni Battista dice: “Io vi battezzo con l’acqua, ma dopo di me viene uno più forte di me che vi battezzerà con lo Spirito Santo e col fuoco” (Lc 3,16). Abbiamo visto l’acqua; adesso però s’impone la domanda: in che cosa consiste il fuoco a cui san Giovanni Battista accenna? Per vedere questa realtà del fuoco, presente nel Battesimo con l’acqua, dobbiamo osservare che il Battesimo di Giovanni era un gesto umano, un atto di penitenza, un protendersi dell’uomo verso Dio per chiedere il perdono dei peccati e la possibilità di iniziare una nuova esistenza. Era solo un desiderio umano, un andare verso Dio con le proprie forze. Ora, questo non è sufficiente. La distanza sarebbe troppo grande. In Gesù Cristo vediamo che Dio ci viene incontro. Nel Battesimo cristiano, istituito da Cristo, non agiamo solo noi con il desiderio di essere lavati, con la preghiera di ottenere il perdono. Nel Battesimo agisce Dio stesso, agisce Gesù mediante lo Spirito Santo. Nel Battesimo cristiano è presente il fuoco dello Spirito Santo. Dio agisce, non soltanto noi. Dio è presente qui, oggi. Egli assume e rende suoi figli i vostri bambini.

Ma, naturalmente, Dio non agisce in modo magico. Agisce solo con la nostra libertà. Non possiamo rinunciare alla nostra libertà. Dio interpella la nostra libertà, ci invita a cooperare col fuoco dello Spirito Santo. Queste due cose debbono andare insieme. Il Battesimo rimarrà per tutta la vita dono di Dio, il quale ha messo il suo sigillo nelle nostre anime. Ma sarà poi la nostra cooperazione, la disponibilità della nostra libertà a dire quel “si” che rende efficace l’azione divina.

Questi bambini vostri, che ora battezzeremo, sono ancora incapaci di collaborare, di manifestare la loro fede. Per questo assume valore e significato particolare la vostra presenza, cari papà e mamme, e la vostra, cari padrini e madrine. Vegliate sempre su questi vostri piccoli, perché crescendo apprendano a conoscere Dio, ad amarlo con tutte le forze e a servirlo fedelmente. Siate per loro i primi educatori nella fede, offrendo insieme con gli insegnamenti anche gli esempi di una coerente vita cristiana. Insegnate loro a pregare e a sentirsi membri attivi della concreta famiglia di Dio, della comunità ecclesiale.

Un aiuto importante potrà offrirvi lo studio attento del Catechismo della Chiesa Cattolica o del Compendio di tale Catechismo. Esso contiene gli elementi essenziali della nostra fede e potrà essere strumento quanto mai utile e immediato per crescere voi stessi nella conoscenza della fede cattolica e per poterla trasmettere integralmente e fedelmente ai vostri figli. Soprattutto, non dimenticate che è la vostra testimonianza, è il vostro esempio a incidere maggiormente sulla maturazione umana e spirituale della libertà dei vostri bambini. Pur presi dalle quotidiane attività spesso vorticose, non tralasciate di coltivare, personalmente e in famiglia, la preghiera che costituisce il segreto della perseveranza cristiana.

Alla Vergine Madre di Gesù, nostro Salvatore, presentato nell’odierna liturgia come il Figlio prediletto di Dio, affidiamo questi bambini e le loro famiglie: vegli Maria su di loro e sempre li accompagni, perché possano realizzare fino in fondo il progetto di salvezza che Dio ha per ciascuno. Amen.



[Modificato da emma3 09/01/2007 12.36]

LadyRatzinger
Tuesday, January 09, 2007 3:00 PM
Il cordoglio del Papa per la morte del card. Etsou, arcivescovo di Kinshasa

Benedetto XVI ricorda con parole commosse la figura del cardinale Frédéric Etsou-Nzabi-Bamungwabi, arcivescovo di Kinshasa, spentosi il 6 gennaio a Lovanio in Belgio, all’età di 76 anni. In un telegramma a mons. Daniel Nlandu Mayi, ausiliare di Kinshasa, il Papa definisce il cardinale Etsou “un figlio eminente dell’Africa”, che “ha servito Cristo e la sua Chiesa”. E rammenta, in particolare, il suo servizio pastorale nell’arcidiocesi di Mbandaka-Bikoro e in quella di Kinshasa.
Da presidente della conferenza episcopale della Repubblica Democratica del Congo, sottolinea il telegramma, il porporato si è impegnato nell’annuncio del Vangelo e per la promozione dei popoli del continente africano. Il Papa si unisce, dunque, in preghiera a quanti sono stati colpiti da questo lutto. Benedetto XVI ha inviato anche un telegramma a padre Jozef Lapauw, superiore generale della Congregazione del Cuore Immacolato di Maria, di cui era membro il cardinale Etsou. Il Pontefice esprime la sua vicinanza spirituale alla Congregazione, sottolineando “la fecondità dell’azione pastorale” del compianto arcivescovo di Kinshasa al servizio del Congo e di tutta l’Africa.

euge65
Tuesday, January 09, 2007 9:12 PM
Re:
[QUOTE][DIM]7pt[=DIM]Scritto da: emma3 09/01/2007 12.32
[G][DIM]12pt[=DIM] NELLA SOLENNITÀ DELLA EPIFANIA DEL SIGNORE

OMELIA DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI [/DIM][/G]

Basilica Vaticana
Sabato, 6 gennaio 2007



Cari fratelli e sorelle,

celebriamo con gioia la solennità dell’Epifania, "manifestazione" di Cristo alle genti, che sono rappresentate dai Magi, misteriosi personaggi venuti dall’Oriente. Celebriamo Cristo, meta del pellegrinaggio dei popoli in cerca della salvezza. Nella prima Lettura abbiamo ascoltato il profeta, ispirato da Dio, contemplare Gerusalemme come un faro di luce, che, in mezzo alle tenebre e alle nebbie della terra, orienta il cammino di tutti i popoli. La gloria del Signore risplende sulla Città santa e attira innanzitutto i suoi figli deportati e dispersi, ma insieme anche le nazioni pagane, che da ogni parte vengono a Sion come ad una patria comune, arricchendola con i loro beni (cfr Is 60,1-6). Nella seconda Lettura ci è stato riproposto quanto l’apostolo Paolo scriveva agli Efesini, che cioè proprio il convergere di Giudei e Gentili, per iniziativa amorevole di Dio, nell’unica Chiesa di Cristo era "il mistero" manifestato nella pienezza del tempo, la "grazia" di cui Dio lo aveva fatto ministro (cfr Ef 3,2-3a.5-6). Tra poco nel Prefazio canteremo: "Oggi in Cristo luce del mondo / Tu hai rivelato ai popoli il mistero della salvezza".

Sono trascorsi venti secoli da quando tale mistero è stato rivelato e realizzato in Cristo, ma esso non è ancora giunto al suo compimento. L’amato Predecessore Giovanni Paolo II, aprendo la sua Enciclica sulla missione della Chiesa, ha scritto che "al termine del secondo millennio uno sguardo d’insieme all’umanità dimostra che tale missione è ancora agli inizi" (Redemptoris missio, 1). Sorgono allora spontanee alcune domande: in che senso, oggi, Cristo è ancora lumen gentium, luce delle genti? A che punto sta – se così si può dire – questo itinerario universale dei popoli verso di Lui? E’ in una fase di progresso o di regresso? E ancora: chi sono oggi i Magi? Come possiamo interpretare, pensando al mondo attuale, queste misteriose figure evangeliche? Per rispondere a tali interrogativi, vorrei tornare a quanto i Padri del Concilio Vaticano II ebbero a dire al riguardo. E mi piace aggiungere che, subito dopo il Concilio, il Servo di Dio Paolo VI, proprio quarant’anni or sono, precisamente il 26 marzo 1967, dedicò allo sviluppo dei popoli l’Enciclica Populorum progressio.

In verità, tutto il Concilio Vaticano II fu mosso dall’anelito di annunciare all’umanità contemporanea Cristo, luce del mondo. Nel cuore della Chiesa, a partire dal vertice della sua gerarchia, emerse impellente, suscitato dallo Spirito Santo, il desiderio di una nuova epifania di Cristo al mondo, un mondo che l’epoca moderna aveva profondamente trasformato e che per la prima volta nella storia si trovava di fronte alla sfida di una civiltà globale, dove il centro non poteva più essere l’Europa e nemmeno quelli che chiamiamo l’Occidente e il Nord del mondo. Emergeva l’esigenza di elaborare un nuovo ordine mondiale politico ed economico, ma al tempo stesso e soprattutto spirituale e culturale, cioè un rinnovato umanesimo. Con crescente evidenza si imponeva questa constatazione. un nuovo ordine mondiale economico e politico non funziona se non c’è un rinnovamento spirituale, se non possiamo avvicinarci di nuovo a Dio e trovare Dio in mezzo a noi. Già prima del Concilio Vaticano II, coscienze illuminate di pensatori cristiani avevano intuito ed affrontato questa sfida epocale. Ebbene, all’inizio del terzo millennio ci troviamo nel vivo di questa fase della storia umana, che è stata ormai tematizzata intorno alla parola "globalizzazione". D’altra parte, oggi ci accorgiamo di quanto sia facile perdere di vista i termini di questa stessa sfida, proprio perché si è coinvolti in essa: un rischio fortemente rafforzato dall’immensa espansione dei mass-media, i quali, se da una parte moltiplicano indefinitamente le informazioni, dall’altra sembrano indebolire le nostre capacità di una sintesi critica. La solennità odierna può offrirci questa prospettiva, a partire dalla manifestazione di un Dio che si è rivelato nella storia come luce del mondo, per guidare e introdurre finalmente l’umanità nella terra promessa, dove regnano libertà, giustizia e pace. E vediamo sempre più che che non possiamo da noi soli promuovere la giustizia e la pace, se non ci si manifesta la luce di un Dio che ci mostra il suo volto, che ci appare nella mangiatoia di Betlemme, che ci appare sulla Croce.

Chi sono dunque i "Magi" di oggi, e a che punto sta il loro "viaggio" e il nostro "viaggio"? Torniamo, cari fratelli e sorelle, a quel momento di speciale grazia che fu la conclusione del Concilio Vaticano II, l’8 dicembre 1965, quando i Padri conciliari indirizzarono all’umanità intera alcuni "Messaggi". Il primo era rivolto "Ai Governanti", il secondo "Agli uomini di pensiero e di scienza". Sono due categorie di persone che in qualche modo possiamo veder raffigurate nelle figure evangeliche dei Magi. Ne vorrei poi aggiungere una terza, alla quale il Concilio non indirizzò un messaggio, ma che fu ben presente alla sua attenzione nella Dichiarazione conciliare Nostra aetate. Mi riferisco alle guide spirituali delle grandi religioni non cristiane. A distanza di duemila anni, possiamo dunque riconoscere nelle figure dei Magi una sorta di prefigurazione di queste tre dimensioni costitutive dell’umanesimo moderno: la dimensione politica, quella scientifica e quella religiosa. L’Epifania ce lo mostra in stato di "pellegrinaggio", cioè in un movimento di ricerca, spesso un po’ confusa, che, in definitiva, ha il suo punto d’arrivo in Cristo, anche se qualche volta la stella si nasconde. Al tempo stesso ci mostra Dio che a sua volta è in pellegrinaggio verso l’uomo. Non c’è solo il pellegrinaggio dell’uomo verso Dio; Dio stesso si è messo in cammino verso di noi: chi è infatti Gesù, se non Dio uscito, per così dire, da se stesso per venire incontro all’umanità? Per amore Egli si è fatto storia nella nostra storia; per amore è venuto a recarci il germe della vita nuova (cfr Gv 3,3-6) e a seminarla nei solchi della nostra terra, affinché germogli, fiorisca e porti frutto.

Vorrei oggi fare miei quei Messaggi conciliari, che nulla hanno perso della loro attualità. Come per esempio là dove, nel Messaggio rivolto ai Governanti, si legge: "Tocca a voi di essere sulla terra i promotori dell’ordine e della pace tra gli uomini. Ma non dimenticate: è Dio, il Dio vivo e vero, che è il Padre degli uomini. Ed è il Cristo, suo Figlio eterno, che è venuto per dirci e farci comprendere che siamo tutti fratelli. E’ Lui, il grande artefice dell’ordine e della pace sulla terra, perché è Lui che conduce la storia umana e che, solo, può indurre i cuori a rinunciare alle passioni perverse che generano la guerra e il dolore". Come non riconoscere in queste parole dei Padri conciliari la traccia luminosa di un cammino che, solo, può trasformare la storia delle Nazioni e del mondo? E ancora, nel "Messaggio agli uomini di pensiero e di scienza", leggiamo: "Continuate a cercare, senza mai rinunciare, senza mai disperare della verità" – è questo infatti il grande pericolo: perdere interesse alla verità e cercare solo il fare, l’efficienza, il pragmatismo! – "Ricordate, continuano i Padri conciliari, le parole di un vostro grande amico, sant’Agostino: «Cerchiamo con il desiderio di trovare, e troviamo con il desiderio di cercare ancora». Felici sono coloro che, possedendo la verità, la continuano a cercare, per rinnovarla, per approfondirla, per donarla agli altri. Felici sono coloro che, non avendola trovata, marciano verso di essa con cuore sincero: che essi cerchino la luce futura con i lumi di oggi, fino alla pienezza della luce!".

Questo era detto nei due Messaggi conciliari. Ai capi dei popoli, ai ricercatori e agli scienziati, oggi più che mai, è necessario affiancare i rappresentanti delle grandi tradizioni religiose non cristiane, invitandoli a confrontarsi con la luce di Cristo, che è venuto non ad abolire, ma a portare a compimento quanto la mano di Dio ha scritto nella storia religiosa delle civiltà, specialmente nelle "grandi anime", che hanno contribuito a edificare l’umanità con la loro sapienza e i loro esempi di virtù. Cristo è luce, e la luce non può oscurare, ma solo illuminare, rischiarare, rivelare. Nessuno pertanto abbia paura di Cristo e del suo messaggio! E se nel corso della storia i cristiani, essendo uomini limitati e peccatori, hanno talora potuto tradirlo con i loro comportamenti, questo fa risaltare ancor di più che la luce è Cristo e che la Chiesa la riflette solo rimanendo unita a Lui.

"Abbiamo visto la sua stella in oriente e siamo venuti per adorare il Signore" (Acclamaz. al Vangelo, cfr Mt 2,2). Quello che ogni volta ci stupisce, ascoltando queste parole dei Magi, è che essi si prostrarono in adorazione di fronte a un semplice bambino in braccio a sua madre, non nella cornice di un palazzo regale, bensì nella povertà di una capanna a Betlemme (cfr Mt 2,11). Come è stato possibile? Che cosa ha convinto i Magi che quel bambino era "il re dei Giudei" e il re dei popoli? Li ha certamente persuasi il segno della stella, che essi avevano visto "nel suo sorgere" e che si era fermata proprio sopra il luogo dove si trovava il Bambino (cfr Mt 2,9). Ma anche la stella non sarebbe bastata, se i Magi non fossero stati persone intimamente aperte alla verità. A differenza del re Erode, preso dai suoi interessi di potere e di ricchezza, i Magi erano protesi verso la meta della loro ricerca, e quando la trovarono, benché fossero uomini colti, si comportarono come i pastori di Betlemme: riconobbero il segno e adorarono il Bambino, offrendogli i doni preziosi e simbolici che avevano portato con sé.

Cari fratelli e sorelle, sostiamo idealmente anche noi dinanzi all’icona dell’adorazione dei Magi. Essa contiene un messaggio esigente e sempre attuale. Esigente e sempre attuale anzitutto per la Chiesa che, rispecchiandosi in Maria, è chiamata a mostrare agli uomini Gesù, nient’altro che Gesù. Egli infatti è il Tutto e la Chiesa non esiste che per rimanere unita a Lui e farLo conoscere al mondo. Ci aiuti la Madre del Verbo incarnato ad essere docili discepoli del suo Figlio, Luce delle genti. L’esempio dei Magi di allora è un invito anche per i Magi di oggi ad aprire le menti e i cuori a Cristo e ad offrirgli i doni della loro ricerca. Ad essi, a tutti gli uomini del nostro tempo, vorrei quest’oggi ripetere: non abbiate paura della luce di Cristo! La sua luce è lo splendore della verità. Lasciatevi illuminare da Lui, popoli tutti della terra; lasciatevi avvolgere dal suo amore e troverete la via della pace. Così sia.


[G][DIM]12pt[=DIM]SANTA MESSA NELLA CAPPELLA SISTINA
E AMMINISTRAZIONE DEL SACRAMENTO DEL BATTESIMO

OMELIA DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI [/DIM][/G]

Festa del Battesimo del Signore
Domenica, 7 gennaio 2007



Cari fratelli e sorelle,

ci ritroviamo anche quest’anno per una celebrazione tanto familiare, il Battesimo di 13 bambini, in questa stupenda Cappella Sistina, dove la creatività di Michelangelo e di altri insigni artisti ha saputo realizzare capolavori che illustrano i prodigi della storia della salvezza. E vorrei subito salutare tutti voi che siete presenti: i genitori, i padrini e le madrine, i parenti e gli amici che accompagnano questi neonati in un momento così importante per la loro vita e per la Chiesa. Ogni bambino che nasce ci reca il sorriso di Dio e ci invita a riconoscere che la vita è dono suo, dono da accogliere con amore e da custodire con cura, sempre e in ogni momento.

Il tempo di Natale, che proprio oggi finisce, ci ha fatto contemplare il Bambino Gesù nella povera grotta di Betlemme, amorevolmente accudito da Maria e Giuseppe. Ogni figlio che nasce, Dio lo affida ai suoi genitori: quanto è importante allora la famiglia fondata sul matrimonio, culla della vita e dell’amore! La casa di Nazaret, dove vive la Santa Famiglia, è modello e scuola di semplicità, di pazienza e di armonia per tutte le famiglie cristiane. Prego il Signore perché anche le vostre famiglie siano luoghi accoglienti, dove questi piccoli possano crescere non solo in buona salute, ma anche nella fede e nell’amore verso Dio, che oggi con il Battesimo li rende suoi figli.

Il rito del Battesimo di questi bambini si svolge nel giorno in cui celebriamo la festa del Battesimo del Signore, ricorrenza che, come dicevo, chiude il tempo natalizio. Abbiamo ascoltato poco fa il racconto dell’evangelista Luca, che presenta Gesù confuso tra la gente, mentre si reca da Giovanni Battista per essere battezzato. Ricevuto anche Lui il battesimo, “stava, ci dice san Luca, in preghiera” (3,21). Gesù parla col Padre suo. E siamo sicuri che Egli ha parlato non solo per sé, ma anche di noi e per noi; ha parlato anche di me, di ognuno di noi e per ognuno di noi. E poi l’evangelista ci dice che sopra il Signore in preghiera si aprì il cielo. Gesù entra in contatto col Padre, il cielo è aperto su di Lui. In questo momento possiamo pensare che il cielo sia aperto anche qui, sopra questi nostri bambini che, per il sacramento del Battesimo, entrano in contatto con Gesù. Il cielo si apre sopra di noi nel Sacramento. Quanto più viviamo in contatto con Gesù nella realtà del nostro Battesimo, tanto più il cielo si apre sopra di noi. E dal cielo - ritorniamo al Vangelo – in quel giorno venne una voce che disse a Gesù: “Tu sei il mio figlio prediletto” (Lc 3,22). Nel Battesimo, il Padre celeste ripete queste parole anche per ognuno di questi bambini. Egli dice: “Tu sei il mio figlio”. Il Battesimo è adozione e assunzione nella famiglia di Dio, nella comunione con la Santissima Trinità, nella comunione col Padre, col Figlio e con lo Spirito Santo. Proprio per questo il Battesimo va amministrato nel nome della Santissima Trinità. Queste parole non sono solo una formula; sono realtà. Segnano il momento in cui i vostri bambini rinascono come figli di Dio. Da figli di genitori umani, diventano anche figli di Dio nel Figlio del Dio vivente.

Ma dobbiamo adesso meditare una parola della seconda lettura di questa liturgia nella quale san Paolo ci dice: Siamo salvati “per la misericordia di Dio mediante un lavacro di rigenerazione e di rinnovamento nello Spirito Santo” (Tt 3,5). Un lavacro di rigenerazione. Il Battesimo non è soltanto una parola; non è solamente una cosa spirituale, ma implica anche la materia. Tutta la realtà della terra viene coinvolta. Il Battesimo non concerne solo l’anima. La spiritualità dell’uomo investe l’uomo nella sua totalità, corpo e anima. L’azione di Dio in Gesù Cristo è un’azione ad efficacia universale. Cristo assume la carne e questo continua nei sacramenti nei quali la materia viene assunta ed entra a far parte dell’azione divina.

Adesso possiamo chiedere perché proprio l’acqua sia il segno di questa totalità. L’acqua è l’elemento della fecondità. Senza l’acqua non c’è vita. E così, in tutte le grandi religioni l’acqua è vista come il simbolo della maternità, della fecondità. Per i Padri della Chiesa, l’acqua diventa il simbolo del grembo materno della Chiesa. In uno scrittore ecclesiastico del II-III secolo, Tertulliano, si trova una parola sorprendente. Egli dice: “Cristo non è mai senza acqua”. Con queste parole Tertulliano voleva dire che Cristo non è mai senza la Chiesa. Nel Battesimo siamo adottati dal Padre celeste, ma in questa famiglia che Egli si costituisce c’è anche una madre, la madre Chiesa. L’uomo non può avere Dio come Padre, dicevano già gli antichi scrittori cristiani, se non ha anche la Chiesa come madre. Vediamo così nuovamente come il cristianesimo non sia una realtà solo spirituale, individuale, una semplice decisione soggettiva che io prendo, ma sia qualcosa di reale, di concreto, potremmo dire qualcosa anche di materiale. La famiglia di Dio si costruisce nella realtà concreta della Chiesa. L’adozione a figli di Dio, del Dio trinitario, è contemporaneamente assunzione nella famiglia della Chiesa, inserimento come fratelli e sorelle nella grande famiglia dei cristiani. E solo se, in quanto figli di Dio, ci inseriamo come fratelli e sorelle nella realtà della Chiesa, possiamo dire “Padre nostro” al nostro Padre celeste. Questa preghiera suppone sempre il “noi” della famiglia di Dio.

Ma adesso, dobbiamo ritornare al Vangelo dove Giovanni Battista dice: “Io vi battezzo con l’acqua, ma dopo di me viene uno più forte di me che vi battezzerà con lo Spirito Santo e col fuoco” (Lc 3,16). Abbiamo visto l’acqua; adesso però s’impone la domanda: in che cosa consiste il fuoco a cui san Giovanni Battista accenna? Per vedere questa realtà del fuoco, presente nel Battesimo con l’acqua, dobbiamo osservare che il Battesimo di Giovanni era un gesto umano, un atto di penitenza, un protendersi dell’uomo verso Dio per chiedere il perdono dei peccati e la possibilità di iniziare una nuova esistenza. Era solo un desiderio umano, un andare verso Dio con le proprie forze. Ora, questo non è sufficiente. La distanza sarebbe troppo grande. In Gesù Cristo vediamo che Dio ci viene incontro. Nel Battesimo cristiano, istituito da Cristo, non agiamo solo noi con il desiderio di essere lavati, con la preghiera di ottenere il perdono. Nel Battesimo agisce Dio stesso, agisce Gesù mediante lo Spirito Santo. Nel Battesimo cristiano è presente il fuoco dello Spirito Santo. Dio agisce, non soltanto noi. Dio è presente qui, oggi. Egli assume e rende suoi figli i vostri bambini.

Ma, naturalmente, Dio non agisce in modo magico. Agisce solo con la nostra libertà. Non possiamo rinunciare alla nostra libertà. Dio interpella la nostra libertà, ci invita a cooperare col fuoco dello Spirito Santo. Queste due cose debbono andare insieme. Il Battesimo rimarrà per tutta la vita dono di Dio, il quale ha messo il suo sigillo nelle nostre anime. Ma sarà poi la nostra cooperazione, la disponibilità della nostra libertà a dire quel “si” che rende efficace l’azione divina.

Questi bambini vostri, che ora battezzeremo, sono ancora incapaci di collaborare, di manifestare la loro fede. Per questo assume valore e significato particolare la vostra presenza, cari papà e mamme, e la vostra, cari padrini e madrine. Vegliate sempre su questi vostri piccoli, perché crescendo apprendano a conoscere Dio, ad amarlo con tutte le forze e a servirlo fedelmente. Siate per loro i primi educatori nella fede, offrendo insieme con gli insegnamenti anche gli esempi di una coerente vita cristiana. Insegnate loro a pregare e a sentirsi membri attivi della concreta famiglia di Dio, della comunità ecclesiale.

Un aiuto importante potrà offrirvi lo studio attento del Catechismo della Chiesa Cattolica o del Compendio di tale Catechismo. Esso contiene gli elementi essenziali della nostra fede e potrà essere strumento quanto mai utile e immediato per crescere voi stessi nella conoscenza della fede cattolica e per poterla trasmettere integralmente e fedelmente ai vostri figli. Soprattutto, non dimenticate che è la vostra testimonianza, è il vostro esempio a incidere maggiormente sulla maturazione umana e spirituale della libertà dei vostri bambini. Pur presi dalle quotidiane attività spesso vorticose, non tralasciate di coltivare, personalmente e in famiglia, la preghiera che costituisce il segreto della perseveranza cristiana.

Alla Vergine Madre di Gesù, nostro Salvatore, presentato nell’odierna liturgia come il Figlio prediletto di Dio, affidiamo questi bambini e le loro famiglie: vegli Maria su di loro e sempre li accompagni, perché possano realizzare fino in fondo il progetto di salvezza che Dio ha per ciascuno. Amen.



<p><font class='xsmall'>[<i>Modificato da emma3 09/01/2007 12.36</i>]</font></p>[/DIM][/QUOTE]

GRAZIE EMMA
ratzi.lella
Wednesday, January 10, 2007 6:01 PM
udienza generale di oggi...
L’UDIENZA GENERALE , 10.01.2007

L’Udienza Generale di questa mattina si è svolta alle ore 10.30 nell’Aula Paolo VI dove il Santo Padre ha incontrato gruppi di pellegrini e fedeli giunti dall’Italia e da ogni parte del mondo.

Nel discorso in lingua italiana, il Santo Padre Benedetto XVI si è soffermato sulla figura di Stefano il Protomartire.

Dopo aver riassunto la Sua catechesi in diverse lingue, il Papa ha rivolto particolari espressioni di saluto ai gruppi di fedeli presenti.

L’Udienza Generale si è conclusa con la recita del Pater Noster e la Benedizione Apostolica impartita insieme ai Vescovi presenti


CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA

Cari fratelli e sorelle,

dopo il tempo delle feste ritorniamo alle nostre catechesi. Avevo meditato con voi le figure dei dodici Apostoli e di san Paolo. Poi abbiamo cominciato a riflettere sulle altre figure della Chiesa nascente e così oggi vogliamo soffermarci sulla persona di santo Stefano, festeggiato dalla Chiesa il giorno dopo Natale. Santo Stefano è il più rappresentativo di un gruppo di sette compagni. La tradizione vede in questo gruppo il germe del fututo ministero dei ‘diaconi’, anche se bisogna rilevare che questa denominazione è assente nel Libro degli Atti. L’importanza di Stefano risulta in ogno caso dal fatto che Luca, in questo suo importante libro, gli dedica due interi capitoli.

Il racconto lucano parte dalla constatazione di una suddivisione invalsa all’interno della primitiva Chiesa di Gerusalemme: questa era, sì, interamente composta da cristiani di origine ebraica, ma di questi alcuni erano originari della terra d'Israele ed erano detti «ebrei», mentre altri di fede ebraica veterotestamentaria provenivano dalla diaspora di lingua greca ed erano detti «ellenisti». Ecco il problema che si stava profilando: i più bisognosi tra gli ellenisti, specialmente le vedove sprovviste di ogni appoggio sociale, correvano il rischio di essere trascurati nell'assistenza per il sostentamento quotidiano. Per ovviare a questa difficoltà gli Apostoli, riservando a se stessi la preghiera e il ministero della Parola come loro centrale compito decisero di incaricare «sette uomini di buona reputazione, pieni di Spirito e di saggezza» perché espletassero l'incarico dell’assistenza (At 6, 2-4), vale a dire del servizio sociale caritativo. A questo scopo, come scrive Luca, su invito degli Apostoli i discepoli elessero sette uomini. Ne abbiamo anche i nomi. Essi sono: «Stefano, uomo pieno di fede e di Spirito Santo, Filippo, Pròcoro, Nicànore, Timone, Parmenàs e Nicola. Li presentarono agli Apostoli, i quali, dopo aver pregato, imposero loro le mani» (At 6,5-6).

Il gesto dell’imposizione delle mani può avere vari significati. Nell’Antico Testamento il gesto ha soprattutto il significato di trasmettere un incarico importante, come fece Mosè con Giosuè (cfr Nm 27,18-23), designando così il suo successore. In questa linea anche la Chiesa di Antiochia utilizzerà questo gesto per inviare Paolo e Barnaba in missione ai popoli del mondo (cfr At 13,3). Ad una analoga imposizione delle mani su Timoteo, per trasmettergli un incarico ufficiale, fanno riferimento le due Lettere paoline a lui indirizzate (cfr 1 Tm 4,14; 2 Tm 1,6). Che si trattasse di un’azione importante, da compiere dopo discernimento, si desume da quanto si legge nella Prima Lettera a Timoteo: «Non aver fretta di imporre le mani ad alcuno, per non farti complice dei peccati altrui» (5,22). Quindi vediamo che il gesto dell’imposizione delle mani si sviluppa nella linea di un segno sacramentale. Nel caso di Stefano e compagni si tratta certamente della trasmissione ufficiale, da parte degli Apostoli, di un incarico e insieme dell’implorazione di una grazia per esercitarlo.

La cosa più importante da notare è che, oltre ai servizi caritativi, Stefano svolge pure un compito di evangelizzazione nei confronti dei connazionali, dei cosiddetti "ellenisti", Luca infatti insiste sul fatto che egli, «pieno di grazia e di fortezza» (At 6,8), presenta nel nome di Gesù una nuova interpretazione di Mosè e della stessa Legge di Dio, rilegge l’Antico Testamento nella luce dell’annuncio della morte e della risurrezione di Gesù. Questa rilettura dell’Antico Testamento, rilettura cristologica, provoca le reazioni dei Giudei che percepiscono le sue parole come una bestemmia (cfr At 6,11-14). Per questa ragione egli viene condannato alla lapidazione. E san Luca ci trasmette l'ultimo discorso del santo, una sintesi della sua predicazione. Come Gesù aveva mostrato ai discepoli di Emmaus che tutto l'Antico Testamento parla di lui, della sua croce e della sua risurrezione, così santo Stefano, seguendo l'insegnamento di Gesù, legge tutto l'Antico Testamento in chiave cristologica. Dimostra che il mistero della Croce sta al centro della storia della salvezza raccontata nell'Antico Testamento, mostra che realmente Gesù, il crocifisso e il risorto, è il punto di arrivo di tutta questa storia. E dimostra quindi anche che il culto del tempio è finito e che Gesù, il risorto, è il nuovo e vero "tempio". Proprio questo "no" al tempio e al suo culto provoca la condanna di santo Stefano, il quale, in questo momento — ci dice san Luca— fissando gli occhi al cielo vide la gloria di Dio e Gesù che stava alla sua destra. E vedendo il cielo, Dio e Gesù, santo Stefano disse: «Ecco, io contemplo i cieli aperti e il Figlio dell’uomo che sta alla destra di Dio» (At 7,56). Segue il suo martirio, che di fatto è modellato sulla passione di Gesù stesso, in quanto egli consegna al "Signore Gesù" il proprio spirito e prega perché il peccato dei suoi uccisori non sia loro imputato (cfr At 7,59-60).

Il luogo del martirio di Stefano a Gerusalemme è tradizionalmente collocato poco fuori della Porta di Damasco, a nord, dove ora sorge appunto la chiesa di Saint- Étienne accanto alla nota École Biblique dei Domenicani. L'uccisione di Stefano, primo martire di Cristo, fu seguita da una persecuzione locale contro i discepoli di Gesù (cfr At 8,1), la prima verificatasi nella storia della Chiesa. Essa costituì l'occasione concreta che spinse il gruppo dei cristiani giudeo-ellenisti a fuggire da Gerusalemme e a disperdersi. Cacciati da Gerusalemme, essi si trasformarono in missionari itineranti: «Quelli che erano stati dispersi andavano per il paese e diffondevano la Parola di Dio» (At 8,4). La persecuzione e la conseguente dispersione diventano missione. Il Vangelo si propagò così nella Samaria, nella Fenicia e nella Siria fino alla grande città di Antiochia, dove secondo Luca esso fu annunciato per la prima volta anche ai pagani (cfr At 11,19-20) e dove pure risuonò per la prima volta il nome di «cristiani» (At 11,26).

In particolare, Luca annota che i lapidatori di Stefano «deposero il loro mantello ai piedi di un giovane, chiamato Saulo» (At 7,58), lo stesso che da persecutore diventerà apostolo insigne del Vangelo. Ciò significa che il giovane Saulo doveva aver sentito la predicazione di Stefano, ed essere perciò a conoscenza dei contenuti principali. E san Paolo era probabilmente tra quelli che, seguendo e sentendo questo discorso, «fremevano in cuor loro e digrignavano i denti contro di lui» (At 7, 54). E a questo punto possiamo vedere le meraviglie della Provvidenza divina. Saulo, avversario accanito della visione di Stefano, dopo l’incontro col Cristo risorto sulla via di Damasco, riprende la lettura cristologica dell'Antico Testamento fatta dal Protomartire, l'approfondisce e la completa, e così diventa l'«Apostolo delle Genti». La Legge è adempiuta, così egli insegna, nella croce di Cristo. E la fede in Cristo, la comunione con l'amore di Cristo è il vero adempimento di tutta la Legge. Questo è il contenuto della predicazione di Paolo. Egli dimostra così che il Dio di Abramo diventa il Dio di tutti. E tutti i credenti in Gesù Cristo, come figli di Abramo, diventano partecipi delle promesse. Nella missione di san Paolo si compie la visione di Stefano.

La storia di Stefano dice a noi molte cose. Per esempio, ci insegna che non bisogna mai disgiungere l'impegno sociale della carità dall'annuncio coraggioso della fede. Era uno dei sette incaricato soprattutto della carità. Ma non era possibile disgiungere carità e annuncio. Così, con la carità, annuncia Cristo crocifisso, fino al punto di accettare anche il martirio. Questo è la prima lezione che possiamo imparare dalla figura di santo Stefano: carità e annuncio vanno sempre insieme. Soprattutto, santo Stefano ci parla di Cristo, del Cristo crocifisso e risorto come centro della storia e della nostra vita. Possiamo comprendere che la Croce rimane sempre centrale nella vita della Chiesa e anche nella nostra vita personale. Nella storia della Chiesa non mancherà mai la passione, la persecuzione. E proprio la persecuzione diventa, secondo la celebre frase di Tertulliano, fonte di missione per i nuovi cristiani. Cito l sue parole: «Noi ci moltiplichiamo ogni volta che da voi siamo mietuti: è un seme il sangue dei cristiani» (Apologetico 50,13: Plures efficimur quoties metimur a vobis: semen est sanguis christianorum). Ma anche nella nostra vita la croce, che non mancherà mai, diventa benedizione. E accettando la croce, sapendo che essa diventa ed è benedizione, impariamo la gioia del cristiano anche nei momenti di difficoltà. Il valore della testimonianza è insostituibile, poiché ad essa conduce il Vangelo e di essa si nutre la Chiesa. Santo Stefano ci insegni a fare tesoro di queste lezioni, ci insegni ad amare la Croce, perché essa è la strada sulla quale Cristo arriva sempre di nuovo in mezzo a noi.

Saluto in lingua polacca

Saluto i pellegrini provenienti dalla Polonia. Santo Stefano, diacono e primo martire della Chiesa, dà l’esempio della fede, del pieno d’amore servizio ai fratelli, dell’evangelica saggezza e del coraggio nel testimoniare di Cristo. La fede, l’amore e la saggezza uniscano tutti i credenti di Polonia. Dio vi benedica.


Saluto in lingua italiana

Rivolgo un cordiale pensiero ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto i rappresentanti dell’Opera Romana Pellegrinaggi e i fedeli della Comunità montana Serinese-Solofrana. Cari amici, vi esorto ad attingere ogni giorno vigore spirituale all’inesauribile amore di Cristo, mediante la preghiera, per testimoniare nei vostri ambienti il suo Vangelo di salvezza.

Il mio pensiero va infine ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. La festa del Battesimo del Signore, che abbiamo celebrato domenica scorsa, ridesti in tutti la grazia ed il ricordo del nostro Battesimo. Esso costituisca per voi, cari giovani, uno stimolo a testimoniare sempre la gioia dell'adesione a Cristo. Sia per voi, cari malati, motivo di conforto, al pensiero che mediante tale Sacramento siete uniti all'Agnello di Dio che, con la sua passione e morte, salva il mondo. Sostenga voi, cari sposi novelli, nel fare della vostra famiglia un autentico focolare di fede e di amore.

[Modificato da ratzi.lella 10/01/2007 18.03]

LadyRatzinger
Wednesday, January 10, 2007 8:38 PM
BENEDETTO XVI ALL'UDIENZA GENERALE: “NELLA STORIA DELLA CHIESA NON MANCHERÀ MAI LA PERSECUZIONE”

“Nella storia della Chiesa non mancherà mai la passione, la persecuzione, e proprio la persecuzione diventerà la fonte della missione per noi cristiani”. Lo ha detto il Papa, che nella seconda udienza generale dell’anno – pur senza mai citarlo direttamente – è sembrato riferirsi anche alle vicende della Chiesa polacca, dopo le dimissioni di mons. Wielgus. “Cristo Risorto – ha detto – è il centro della storia e della nostra vita. La Croce rimane sempre centrale nella vita della Chiesa e anche nella nostra vita personale”. Parafrasando il pensiero di Tertulliano, nella catechesi dell’udienza interamente dedicata alla figura di Santo Stefano, Benedetto XVI ha poi sottolineato che non solo nella vicenda del primo martire cristiano, ma “anche nella nostra vita”, impariamo che “la Croce che non ci manca mai diventa benedizione. Accettandola, impariamo la gioia del cristianesimo anche nei momenti di difficoltà”. “Il valore della testimonianza – ha proseguito il Pontefice – è insostituibile, perché di essa si nutre la Chiesa. Santo Stefano ci insegna ad amare la Croce, perché la Croce è la strada attraverso la quale Cristo arriva sempre incontro a noi”.“Non bisogna mai disgiungere l’idea sociale della carità dall’annuncio coraggioso della fede”. È uno degli insegnamenti che provengono dalla figura di Santo Stefano, al centro della catechesi dell’udienza generale di oggi, alla quale hanno partecipato circa 7mila persone. Santo Stefano, ha detto Benedetto XVI, “con la carità annuncia Cristo crocifisso fino al punto di accettare il martirio”, e in questo modo dimostra come “carità e annuncio vanno sempre insieme”. “Oltre ai servizi caritativi – ha ricordato il Papa – Stefano svolge il compito di evangelizzazione nei confronti dei suoi connazionali detti ellenistici”. Leggendo “tutto l’Antico Testamento in chiave cristologia”, Santo Stefano “dimostra che Gesù Risorto è il punto di arrivo di tutta questa storia, che il culto del tempo è finito e che Gesù è il nuovo vero tempio”. Ciò provoca il suo martirio, “modellato sulla stessa passione di Gesù stesso”. “L’uccisione di Stefano, primo martire di Cristo – ha sottolineato il Papa – è seguita dalla persecuzione locale contro i discepoli di Gesù, la prima nella storia della Chiesa”, e diventa “l’occasione concreta che spinge il gruppo dei cristiani ellenistici ad uscire da Gerusalemme”.Dopo il martirio di Santo Stefano, “la persecuzione dei cristiani diventa missione”, ha ricordato Benedetto XVI, e “il Vangelo arriva fino ad Antiochia, dove per la prima volta venne annunciato ai pagani e risuonò il nome dei cristiani”. Di qui, per il Papa, il legame tra la figura di Santo Stefano e quella di San Paolo, anche lui probabilmente presente tra gli uditori del discorso di Antiochia. “Saulo, lo stesso che da persecutore diventa apostolo insigne del Vangelo – le parole del Pontefice – dopo l’incontro con Stefano riprende la sua lettura cristologia del Nuovo Testamento, la approfondisce e la completa e così diventa l’apostolo delle genti”, mostrando così che “la fede e la comunione con Cristo sono il vero adempimento di tutta la legge”. Grazie alla predicazione di Paolo, ha concluso il Papa, “il Dio di Abramo diventa Dio di tutti”, e “nella missione di San Paolo si compie la missione di Santo Stefano”.
Ratzigirl
Thursday, January 11, 2007 12:52 AM
IL PAPA NON SARA' A FATIMA PER ANNIVERSARIO APPARIZIONE MADONNA
Incontro previsto ad ottobre

Benedetto XVI non andrà a Fatima nell'ottobre 2007 per presiedere la cerimonia di chiusura delle celebrazioni per la commemorazione dei 90 anni delle apparizioni della Madonna ai tre pastorelli. Ad annunciarlo - come riferisce l'agenzia cattolica portoghese Ecclesia - è stato il segretario della Conferenza episcopale portoghese (Cep), don Carlos Azevedo, a conclusione della riunione del Consiglio permanente. La notizia viene riportata anche dall'agenzia dei vescovi italiani, il Sir.

Benedetto XVI era stato invitato dai vescovi portoghesi nei mesi scorsi. La motivazione della rinuncia: l'elevato numero di impegni nell'agenda papale, che hanno costretto il Pontefice a ridurre i viaggi previsti. Tuttavia, il Papa invierà a Fatima un suo delegato per le commemorazioni d'ottobre, manifestando il desiderio ed il proposito di recarsi a Fatima in una successiva occasione. Durante le celebrazioni di ottobre è inoltre prevista l'inaugurazione di una nuova chiesa dedicata alla Santissima Trinità.

Quest'anno Papa Ratzinger dovrebbe recarsi in Brasile (9-14 maggio), in Austria e Praga a settembre e in Italia a Pavia-Vigevano (marzo), ad Assisi (17 giugno), a Loreto (8 settembre) e a Ravenna (ottobre) per aprire insieme a Bartolomeo I la Commissione teologica mista cattolica-ortodossa.
ratzi.lella
Thursday, January 11, 2007 2:17 PM
PAPA NOMINA MONS. GIUSEPPE BERTELLO NUOVO NUNZIO IN ITALIA
Sostituisce mons. Romeo, nuovo arcivescovo di Palermo

Città del Vaticano, 11 gen. (APCom) - E' monsignor Giuseppe Bertello, finora Nunzio apostolico in Messico, il nuovo Nunzio in Italia e nella Repubblica di San Marino. Lo ha nominato oggi il Papa. Sostituisce monsignor Paolo Romeo, nominato dal Papa arcivescovo di Palermo.



PAPA/ CHI E' MONS. GIUSEPPE BERTELLO, NUOVO NUNZIO IN ITALIA
Ha 64 anni, è nato in provincia di Torino

Roma, 11 gen. (APCom) - Monsignor Giuseppe Bertello, da oggi nuovo Nunzio in Italia, è nato il primo ottobre 1942 a Foglizzo, in provincia di Torino - diocesi di Ivrea. Ordinato sacerdote nel 1966, è diventato vescovo nel 1987, come arcivescovo titolare di Urbisaglia.

Diplomatico di lungo corso, monsignor Bertello ha lavorato in diverse nunziature in Africa (e poi è stato osservatore permanente della Santa Sede presso l'Ufficio delle Nazioni Unite a Ginevra e presso l'Organizzazione Mondiale del Commercio (Wto). E' nunzio in Messico dal 2001, dove ha preso il posto dell'arcivescovo Leonardo Sandri, attuale sostituto della Segreteria di Stato.



PAPA/ GRADIMENTO NAPOLITANO PER NUOVO NUNZIO APOSTOLICO IN ITALIA
Oggi l'annuncio della nomina del rappresentante della Santa Sede

Roma, 11 gen. (APCom) - Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha concesso il gradimento per la nomina di S.E.R. monsignor Giuseppe Bertello in qualità di nunzio apostolico presso lo Stato italiano: lo rende noto un comunicato diffuso dal ministero degli Esteri.

L'annuncio della nomina del presule come rappresentante della Santa Sede presso le autorità italiane è stato dato oggi dalla sala stampa vaticana.


GRANDE NOTIZIA

PAPA/ IL 25 GENNAIO RICEVE PREMIER VIETNAMITA, E' LA PRIMA VOLTA
Nguyen Tan Dung in Vaticano. Lo riferisce Asianews

Città del Vaticano, 11 gen. (APCom) - Per la prima volta, il 25 gennaio, un capo di governo vietnamita varcherà la soglia del Portone di Bronzo, in Vaticano. La visita del primo ministro Nguyen Tan Dung - riferisce l'agenzia del Pontificio Istituto Missioni Estere Asianews - rappresenta un ulteriore segno del miglioramento dei rapporti tra Vaticano ed Hanoi e potrebbe essere un passo importante verso la loro piena normalizzazione. Il Vietnam e il Vaticano, infatti, non hanno ancora rapporti diplomatici.

Prima di Ngueyn Tan Dung, la presenza ufficiale di esponenti governativi di Hanoi in Vaticano registra, due anni fa, tra il 27 giugno e il 2 luglio 2005 i colloqui di una commissione governativa. In tale occasione fu formulato "l'auspicio che si avanzi rapidamente" verso la "normalizzazione" dei rapporti. Prima di tale evento, era stato il vice-primo ministro Wu Khoang ad entrare nei palazzi apostolici il 29 novembre 2002 per incontrare l'allora segretario di Stato, il cardinale Angelo Sodano, e il 'ministro degli Esteri' di Giovanni Paolo II, monsignor Jean-Louis Tauran.

Sono invece numerose - quattordici - le visite compiute in Vietnam a scadenze quasi regolari da delegazioni della Santa Sede. L'ultima, del novembre 2005, fu guidata dall'allora prefetto della Congregazione per l'evangelizzazione dei popoli, il cardinale Crescenzio Sepe, che incontrò ad Hanoi il viceprimo ministro vietnamita Vu Khoan. Il viaggio del cardinale Sepe seguì all'accettazione da parte del governo vietnamita della erezione della nuova diocesi di Ba Ria. Nel corso della visita, il porporato poté anche ordinare ad Hanoi 57 nuovi sacerdoti.

In precedenza, nel maggio 2004, di rientro da una missione in Vietnam, monsignor Pietro Parolin, sottosegretario agli Esteri del Vaticano, sottolineava come "in più occasioni si è ribadito da parte vietnamita l'intenzione di lasciare indietro il passato e di guardare con fiducia al futuro". Sul piano dei rapporti, sono significative anche le "più profonde condoglianze al Vaticano, alla comunità dei cattolici del mondo intero e ai fedeli cattolici del Vietnam" espresse dal governo di Hanoi per la morte di Giovanni Paolo II, in un messaggio inviato dal primo ministro Pham Van Khai al cardinale segretario di Stato, Angelo Sodano. E, in occasione dei funerali del Papa, fu anche consentito di installare nella cattedrale di Hanoi un maxischermo per seguire la cerimonia.

Da non trascurare, infine, il fatto che il Vietnam ha ottenuto l'ammissione al Wto, l'Organizzazione internazionale del commercio, un passo per il quale era ritenuta importante anche la questione del miglioramento della situazione dei diritti umani, compresa la libertà di religione.


Vaticano, Papa verso incontro storico con leader del Vietnam

CITTA' DEL VATICANO (Reuters) - Il primo ministro del Vietnam diventerà il rappresentante di maggior prestigio del suo Paese in visita in Vaticano quando incontrerà Papa Benedetto questo mese in quello che è un segnale di miglioramento nelle relazioni tra i due Stati.

Il Vaticano ha fatto sapere oggi che Nguyen Tan Dung avrà un incontro privato con Benedetto XVI il 25 gennaio.

Potrebbe trattarsi dell'ultimo passaggio prima che vengano instaurate relazioni diplomatiche a tutti gli effetti tra la Santa Sede e uno dei più grandi Paesi cattolici dell'Asia dopo decenni di rapporti tesi, secondo quanto riferito da alcuni esperti.

"Credo che il Vietnam voglia procedere celermente dato che questo passo potrebbe migliorare la reputazione del Paese a livello internazionale e per il fatto che ha bisogno del sostegno della Chiesa attraverso i servizi sociali", ha detto padre Bernardo Cervelera, uno specialista dell'Asia che guida AsiaNews, un'agenzia di stampa cattolica che ha sede a Roma.

Nel 2005 Papa Benedetto ha creato una nuova diocesi in Vietnam, mentre un cardinale del Vaticano ha raggiunto il Paese per ordinare 57 nuovi sacerdoti nel corso di una cerimonia pubblica nella cattedrale di Hanoi.

Philip Pullella

[Modificato da ratzi.lella 11/01/2007 16.38]

ratzi.lella
Thursday, January 11, 2007 4:40 PM
UDIENZA AGLI AMMINISTRATORI DELLA REGIONE LAZIO, DEL COMUNE E DELLA PROVINCIA DI ROMA , 11.01.2007

Alle 11.15 di questa mattina, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Benedetto XVI riceve in Udienza gli Amministratori della Regione Lazio, del Comune e della Provincia di Roma, in occasione del tradizionale scambio di auguri per il nuovo anno.

Riportiamo di seguito il discorso che il Papa rivolge ai presenti:


DISCORSO DEL SANTO PADRE

Illustri Signori e gentili Signore,

per la seconda volta ho il piacere di ricevervi, all’inizio dell’anno, per il tradizionale scambio di auguri. Vi ringrazio di essere qui e porgo il mio cordiale e deferente saluto al Presidente della Giunta regionale del Lazio, Signor Pietro Marrazzo, al Sindaco di Roma, Onorevole Walter Veltroni, e al Presidente della Provincia di Roma, Signor Enrico Gasbarra, esprimendo loro la mia sincera gratitudine per le gentili parole che mi hanno rivolto, anche a nome delle Amministrazioni da essi guidate. Insieme a loro, saluto i Presidenti delle rispettive Assemblee consiliari e tutti voi qui convenuti.

Questo nostro incontro è l’occasione propizia per rinsaldare e consolidare quei vincoli profondi, antichi e tenaci, che uniscono il Successore di Pietro a questa città, unica al mondo, alla sua provincia e a tutta la regione del Lazio. A ciascuno dei cittadini e degli abitanti di Roma e del Lazio giunga per vostro tramite l’espressione del mio affetto, della mia vicinanza e della mia sollecitudine pastorale. Roma, con la sua storia millenaria e il suo significato universale, e insieme a Roma l’intero Lazio, le sue città, i suoi borghi, le sue contrade, sono una terra nella quale con speciale evidenza il cristianesimo ha messo radici e ha prodotto attraverso i secoli opere di bellezza e frutti di bene, mostrando in concreto quanto il Dio fattosi uomo sia davvero amico dell’uomo. Questo patrimonio di bontà e di bellezza è ora in certo senso affidato anche a voi, come pubblici amministratori, nel pieno rispetto della sana laicità delle vostre funzioni. E questo è un naturale terreno di collaborazione tra la Chiesa e la società civile che voi rappresentate. Il bene umano integrale delle popolazioni di Roma e del Lazio viene sicuramente tutelato e incrementato da una simile collaborazione.

In questo spirito desidero richiamare la vostra attenzione su alcune materie di comune interesse e di grande importanza e attualità. Per farlo prendo spunto da un’esperienza assai recente, che mi ha intimamente rallegrato: la visita che ho compiuto la settimana scorsa alla Mensa della Caritas diocesana di Roma, a Colle Oppio. In quell’occasione, intitolando la Mensa stessa al mio indimenticabile predecessore Giovanni Paolo II, ho ripetuto le sue parole, pronunciate 15 anni prima in quel medesimo luogo: "L’uomo che soffre ci appartiene". Sì, gentili rappresentanti delle Amministrazioni di Roma e del Lazio, ogni uomo che soffre appartiene alla Chiesa e al tempo stesso appartiene a tutti i fratelli in umanità. Appartiene dunque, e a un titolo preciso, anche alle vostre responsabilità di pubblici amministratori. Non posso non rallegrarmi, pertanto, della collaborazione da molto tempo in atto tra gli organismi ecclesiali e le vostre Amministrazioni, allo scopo di alleviare e soccorrere le molte forme di povertà, economica ma anche umana e relazionale, che affliggono un notevole numero di persone e di famiglie, specialmente tra gli immigrati.

Vi è poi il vastissimo campo della tutela della salute, che esige uno sforzo ingente e coordinato per assicurare a quanti soffrono di malattie fisiche o psichiche cure tempestive e adeguate: anche su questo terreno la Chiesa e le organizzazioni cattoliche sono liete di offrire la loro collaborazione, alla luce dei grandi principi della sacralità della vita umana, dal concepimento fino al suo termine naturale, e della centralità della persona del malato. Confido nella vostra disponibilità a favorire una tale collaborazione, che va sicuramente a vantaggio dell’intera popolazione.

Quella medesima sollecitudine per l’uomo che ci spinge ad essere vicini ai poveri e agli ammalati ci rende attenti a quel fondamentale bene umano che è la famiglia fondata sul matrimonio. Oggi il matrimonio e la famiglia hanno bisogno di essere meglio compresi nel loro intrinseco valore e nelle loro autentiche motivazioni, e a tal fine è grande e deve crescere ulteriormente l’impegno pastorale della Chiesa. Ma è ugualmente necessaria una politica della famiglia e per la famiglia, che chiama in causa, su un duplice versante, anche le responsabilità che vi sono proprie. Si tratta cioè di incrementare le iniziative che possono rendere meno difficile e gravosa per le giovani coppie la formazione di una famiglia, e poi la generazione e l’educazione dei figli, favorendo l’occupazione giovanile, contenendo per quanto possibile il costo degli alloggi, aumentando il numero delle scuole materne e degli asili-nido. Appaiono invece pericolosi e controproducenti quei progetti che puntano ad attribuire ad altre forme di unione impropri riconoscimenti giuridici, finendo inevitabilmente per indebolire e destabilizzare la famiglia legittima fondata sul matrimonio.

L’educazione delle nuove generazioni costituisce la priorità pastorale sulla quale la Diocesi di Roma sta attualmente concentrando la propria attenzione. Certamente non sfugge ad alcuno di voi l’importanza anche sociale e civile di una simile problematica. Pertanto, mentre vi sono grato per il sostegno che già offrite ad alcune forme di impegno educativo della Chiesa, tra cui in particolare gli oratori, confido che anche in questo ambito possa ulteriormente svilupparsi una proficua collaborazione, nel rispetto dell’indole e dei compiti propri di ciascuno dei soggetti interessati.

Distinte Autorità, molti altri, e non di rado assai complessi, sono i problemi che dovete quotidianamente affrontare, per promuovere lo sviluppo economico, sociale e culturale di Roma e del Lazio. Vi assicuro pertanto la mia vicinanza e la mia preghiera, per voi e per le alte responsabilità che siete chiamati ad esercitare. Il Signore guidi i vostri passi e illumini i vostri propositi. Con questi sentimenti, imparto di cuore a ciascuno di voi la Benedizione Apostolica, che estendo volentieri alle vostre famiglie e a quanti vivono e operano a Roma, nella sua provincia e in tutto il Lazio.

Ratzigirl
Thursday, January 11, 2007 7:52 PM
Papa verso incontro storico con leader del Vietnam


Il primo ministro del Vietnam diventerà il rappresentante di maggior prestigio del suo Paese in visita in Vaticano quando incontrerà Papa Benedetto questo mese in quello che è un segnale di miglioramento nelle relazioni tra i due Stati.

Il Vaticano ha fatto sapere oggi che Nguyen Tan Dung avrà un incontro privato con Benedetto XVI il 25 gennaio.

Potrebbe trattarsi dell'ultimo passaggio prima che vengano instaurate relazioni diplomatiche a tutti gli effetti tra la Santa Sede e uno dei più grandi Paesi cattolici dell'Asia dopo decenni di rapporti tesi, secondo quanto riferito da alcuni esperti.

"Credo che il Vietnam voglia procedere celermente dato che questo passo potrebbe migliorare la reputazione del Paese a livello internazionale e per il fatto che ha bisogno del sostegno della Chiesa attraverso i servizi sociali", ha detto padre Bernardo Cervelera, uno specialista dell'Asia che guida AsiaNews, un'agenzia di stampa cattolica che ha sede a Roma.

Nel 2005 Papa Benedetto ha creato una nuova diocesi in Vietnam, mentre un cardinale del Vaticano ha raggiunto il Paese per ordinare 57 nuovi sacerdoti nel corso di una cerimonia pubblica nella cattedrale di Hanoi.
LadyRatzinger
Thursday, January 11, 2007 9:53 PM
LAICITA' E PACS, IL PAPA AGLI AMMINISTRATORI: "DIFENDETE LE RADICI CRISTIANE DELLO STATO E LA FAMIGLIA"

"Nel pieno rispetto della sana laicita'" che caratterizza il loro ruolo gli amministratori pubblici debbono difendere le radici cristiane. Lo ha detto Benedetto XVI nell'udienza di inizio anno alle giunte e ai consigli comunali e provinciali di Roma e a quelli regionali del Lazio. Piena collaborazione tra la Chiesa e gli Enti locali anche in tema di sanita', dopo i recenti scandali al Policlinico Umberto I. "Anche su questo terreno - ha detto il Pontefice - la Chiesa e le organizzazioni cattoliche sono liete di offrire la loro collaborazione, alla luce dei grandi principi della sacralita' della vita umana, dal concepimento fino al suo termine naturale, e della centralita' della persona del malato". “Rinsaldare e consolidare quei vincoli profondi, antichi e tenaci, che uniscono il Successore di Pietro a questa città, unica al mondo, alla sua provincia e a tutta la regione del Lazio”: è inoltre l’auspicio espresso oggi da Benedetto XVI, all’inizio del suo indirizzo di saluto alle autorità regionali, provinciali e cittadine del Lazio e di Roma, ricevute in udienza per lo scambio di auguri di inizio anno. “Roma, con la sua storia millenaria e il suo significato universale, e insieme a Roma l'intero Lazio, le sue città, i suoi borghi, le sue contrade, - ha proseguito il Pontefice - sono una terra nella quale con speciale evidenza il cristianesimo ha messo radici e ha prodotto attraverso i secoli opere di bellezza e frutti di bene, mostrando in concreto quanto il Dio fattosi uomo sia davvero amico dell'uomo”. Il Papa ha proseguito sottolineando che “questo patrimonio di bontà e di bellezza è ora in certo senso affidato anche a voi, come pubblici amministratori, nel pieno rispetto della sana laicità delle vostre funzioni. E questo è un naturale terreno di collaborazione tra la Chiesa e la società civile che voi rappresentate”. Riferendosi alla visita compiuta la settimana scorsa alla Mensa della Caritas diocesana di Roma, a Colle Oppio, Benedetto XVI ha ricordato che, “in quell'occasione, intitolando la Mensa stessa al mio indimenticabile predecessore Giovanni Paolo II, ho ripetuto le sue parole, pronunciate 15 anni prima in quel medesimo luogo: ‘L'uomo che soffre ci appartiene’”. Ha poi proseguito dicendo: “Ogni uomo che soffre appartiene alla Chiesa e al tempo stesso appartiene a tutti i fratelli in umanità. Appartiene dunque, e a un titolo preciso, anche alle vostre responsabilità di pubblici amministratori. Non posso non rallegrarmi, pertanto, della collaborazione da molto tempo in atto tra gli organismi ecclesiali e le vostre Amministrazioni, allo scopo di alleviare e soccorrere le molte forme di povertà, economica ma anche umana e relazionale, che affliggono un notevole numero di persone e di famiglie, specialmente tra gli immigrati”. Parlando del campo della salute, ha poi detto che “su questo terreno la Chiesa e le organizzazioni cattoliche sono liete di offrire la loro collaborazione, alla luce dei grandi principi della sacralità della vita umana, dal concepimento fino al suo termine naturale, e della centralità della persona del malato”. La parte conclusiva del discorso agli amministratori laziali, Benedetto XVI l’ha dedicata alla famiglia, definendola un “fondamentale bene umano fondata sul matrimonio”. Ha poi auspicato “una politica della famiglia e per la famiglia”, con l’esigenza di “iniziative che possono rendere meno difficile e gravosa per le giovani coppie la formazione di una famiglia, e poi la generazione e l'educazione dei figli, favorendo l'occupazione giovanile, contenendo per quanto possibile il costo degli alloggi, aumentando il numero delle scuole materne e degli asili-nido”. Non è mancato un riferimento all’odierno dibattito sui Pacs, quando Benedetto XVI ha aggiunto: “Appaiono invece pericolosi e controproducenti quei progetti che puntano ad attribuire ad altre forme di unione impropri riconoscimenti giuridici, finendo inevitabilmente per indebolire e destabilizzare la famiglia legittima fondata sul matrimonio”. Dopo aver richiamato l’impegno per l’educazione dei giovani e il sostegno agli oratori, ha concluso rivolgendo agli amministratori presenti un fervido augurio “per le alte responsabilità che siete chiamati ad esercitare”. “Ribadire l’impegno della Provincia di Roma affinché la via della pace diventi una vera e propria autostrada del bene”: questo un passaggio dell’intervento di Enrico Gasbarra, presidente della Provincia di Roma, ricevuto in udienza stamattina da Benedetto XVI, nel tradizionale incontro del Papa con gli amministratori del Comune, della Provincia di Roma e della regione Lazio. Gasbarra, il sindaco di Roma, Walter Veltroni, e il presidente della Giunta regionale del Lazio, Piero Marrazzo, hanno presentato al Santo Padre le scelte e gli indirizzi adottati dalle rispettive amministrazioni. “Si possa sviluppare nel nostro Paese – è stato l’auspicio di Marrazzo – una forte collaborazione tra Stato e Chiesa e che ciò sia realizzabile riconoscendo laicamente la dimensione sociale e pubblica della religione” Marrazzo ha anche confermato l’impegno della regione, in memoria di don Andrea Santoro, di costruire a Trebisonda un centro di dialogo interculturale e interreligioso. Ha parlato del “cinismo di una società che fa dei bambini l’oggetto passivo del suo egoismo” Veltroni, ricordando che il Papa nel suo messaggio per Natale ha puntato lo sguardo “verso tutti i bambini sofferenti del mondo”. “Quello in cui siamo prigionieri è un modello di vita egoista e superficiale”, ha denunciato infine Veltroni.
LadyRatzinger
Thursday, January 11, 2007 9:55 PM
Il 25 gennaio il primo ministro vietnamita in Vaticano

Per la prima volta, il 25 gennaio, un capo di governo vietnamita entrerà in Vaticano. La visita del primo ministro Nguyen Tan Dung, della quale le fonti ufficiali della Santa Sede non hanno finora dato notizia, rappresenta un ulteriore segno del miglioramento dei rapporti tra Vaticano ed Hanoi e potrebbe essere un passo importante verso la loro piena normalizzazione.
Prima di Ngueyn Tan Dung, la presenza ufficiale di esponenti governativi di Hanoi in Vaticano registra, due anni fa, tra il 27 giugno e il 2 luglio 2005 i colloqui di una commissione governativa. In tale occasione fu formulato “l’auspicio che si avanzi rapidamente” verso la “normalizzazione” dei rapporti. Prima di tale evento, era stato era stato il vice-primo ministro Wu Khoang ad entrare nei palazzi apostolici il 29 novembre 2002 per incontrare l’allora segretario di Stato, card. Angelo Sodano, e il “ministro degli Esteri” di Giovanni Paolo II, mons. Jean-Louis Tauran.
Sono invece numerose – quattordici - le visite compiute in Vietnam a scadenze quasi regolari da delegazioni della Santa Sede. L’ultima, del novembre 2005, fu guidata dall’allora prefetto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli, il cardinale Crescenzio Sepe, che incontrò ad Hanoi il viceprimo ministro vietnamita Vu Khoan. Il viaggio del card. Sepe seguì all’accettazione da parte del governo vietnamita della erezione della nuova diocesi di Ba Ria. Nel corso della visita, il porporato poté anche ordinare ad Hanoi 57 nuovi sacerdoti.
In precedenza, nel maggio 2004, di rientro da una missione in Vietnam, mons. Pietro Parolin, sottosegretario agli Esteri del Vaticano, sottolineava come “in più occasioni si è ribadito da parte vietnamita l'intenzione di lasciare indietro il passato e di guardare con fiducia al futuro”.
Sul piano dei rapporti, sono significative anche le “più profonde condoglianze al Vaticano, alla comunità dei cattolici del mondo intero e ai fedeli cattolici del Vietnam” espresse dal governo di Hanoi per la morte di Giovanni Paolo II, in un messaggio inviato dal primo ministro Pham Van Khai al cardinale segretario di Stato, Angelo Sodano. E, in occasione dei funerali del Papa, fu anche consentito di istallare nella cattedrale di Hanoi un maxischermo per seguire la cerimonia.
L’attuale atteggiamento del governo vietnamita viene messo in relazione con la convinzione che la Chiesa cattolica può essere di aiuto sia nell’assistenza a poveri ed handicappati che nella gestione di scuole materne e strutture sanitarie, tutti compiti teoricamente riservati ad istituzioni statali. Viene valutata positivamente anche l’opera che essa può compiere per “ridare l’anima” ad un Paese che tenta di affrontare i fenomeni della ricerca dell’arricchimento a tutti i costi e della corruzione.
Da non trascurare, infine, il fatto che il Vietnam ha ottenuto l’ammissione al Wto, l’Organizzazione internazionale del commercio, un passo per il quale era ritenuta importante anche la questione del miglioramento della situazione dei diritti umani, compresa la libertà di religione.
LadyRatzinger
Friday, January 12, 2007 2:55 PM
Il Papa sarà rappresentato da un legato Pontificio a Fatima nell'ottobre 2007 per il 90° anniversario delle apparizioni della Madonna

Motivi di agenda costringono Benedetto XVI a rinunciare ad essere presente agli atti per il 90° anniversario delle apparizioni della Vergine Maria a Fatima nell’ottobre prossimo; per l’occasione, nominerà un legato pontificio. Lo ha confermato padre Carlos Azevedo, segretario della Conferenza Episcopale Portoghese, al termine della riunione del Consiglio Permanente dell’organismo ecclesiale – come raccoglie l’agenzia dell’episcopato “Ecclesia” –, facendosi eco di una comunicazione della Segreteria di Stato del Papa. Il Santo Padre aveva ricevuto l’invito della Conferenza Episcopale Portoghese e della diocesi di Leiria-Fátima. Il Papa nominerà un Cardinale legato pontificio affinché lo rappresenti alle celebrazioni del Pellegrinaggio Internazionale per l’anniversario del 13 ottobre e all’inaugurazione della nuova chiesa della Santissima Trinità. La Segreteria di Stato di Benedetto XVI ha informato dell’impossibilità per il Papa di compiere il viaggio. Ad ogni modo, il Vescovo di Roma ha manifestato il suo desiderio di recarsi a Fatima in un’altra occasione, come aggiunge “Ecclesia”. Come prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, il Cardinale Joseph Ratzinger presiedette a Fatima il pellegrinaggio dell’ottobre 1996 e fu anche responsabile del commento teologico alla terza parte del segreto di Fatima, rivelato nel 2000.
LadyRatzinger
Friday, January 12, 2007 2:56 PM
IL PAPA AGLI AGENTI DELLA SICUREZZA VATICANA: "POSSA CIASCUNO SENTIRSI AIUTATO DALLA VOSTRA PRESENZA"

“Avete il compito di custodire e di sorvegliare luoghi che hanno un valore inestimabile per la memoria e la fede di milioni di pellegrini; luoghi che contengono grandi tesori di storia e di arte, ma dove soprattutto avviene, per imperscrutabile mistero, l’incontro vivo dei fedeli con il Signore Gesù”: con queste parole questa mattina in Vaticano Benedetto XVI si è rivolto ai dirigenti e agenti dell’Ispettorato generale di pubblica sicurezza, ricevuti in udienza per gli auguri del nuovo anno. Il Papa ha aggiunto: “Il popolo di Dio, il pellegrino, ogni persona comprende, passando accanto a voi, di godere di una speciale, rassicurante protezione. Possa ciascuno sentirsi aiutato e custodito dalla vostra presenza, e sia così favorito nel partecipare al grande patrimonio spirituale della comunità cristiana”. Il santo Padre Benedetto XVI ha infine esortato tutti gli agenti perché abbiano la “sollecitudine di vegliare affinché ogni persona possa giungere con tranquillità fin sulla soglia dei luoghi santi; da voi vigilati, i pellegrini spalanchino poi il cuore all’incontro con il Dio vero e vivificante”.
LadyRatzinger
Friday, January 12, 2007 2:57 PM
IL PONTEFICE IN BRASILE INCONTRERA' 176 VESCOVI DELL'AMERICA LATINA

Saranno almeno 176 i vescovi che incontreranno il Papa in occasione della V Conferenza generale dell'episcopato latinoamericano del prossimo maggio. A descrivere molti particolari del viaggio del Papa e dell'assise dei vescovi e' stato padre David Gutierrez Gutierrez, direttore dell'ufficio stampa del Celam (Consiglio episcopale latinoamericano). Fra i temi che saranno oggetto della discussione della Conferenza c'e' innanzitutto la questione della caduta della fede in America Latina, cioe' della fuga dei fedeli dalla Chiesa cattolica.

euge65
Friday, January 12, 2007 9:12 PM
dalla Santa Sede
UDIENZA AI DIRIGENTI E AGLI AGENTI DELL’ISPETTORATO GENERALE DI PUBBLICA SICUREZZA PRESSO IL VATICANO , 12.01.2007

UDIENZA AI DIRIGENTI E AGLI AGENTI DELL’ISPETTORATO GENERALE DI PUBBLICA SICUREZZA PRESSO IL VATICANO

Alle 12.30 di questa mattina, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto in Udienza i Dirigenti e gli Agenti dell’Ispettorato Generale di Pubblica Sicurezza presso il Vaticano per la presentazione degli auguri per il nuovo anno ed ha loro rivolto il discorso che pubblichiamo di seguito:


DISCORSO DEL SANTO PADRE

Signor Questore,

Signor Dirigente,

Cari Funzionari ed Agenti!

Dopo le solenni festività natalizie e all’inizio di un nuovo anno, l’incontro con voi che formate l’Ispettorato Generale di Pubblica Sicurezza presso il Vaticano rappresenta un momento sempre gradito e familiare. Rivolgo a ciascuno il mio cordiale saluto e sono lieto di questa occasione per esprimervi il mio apprezzamento e la mia riconoscenza per il vostro prezioso servizio. Ringrazio in particolare il Dirigente Generale, Dottor Vincenzo Caso, per le cortesi espressioni che mi ha presentato; e rivolgo il mio grato pensiero anche al Capo della Polizia, Prefetto Gianni De Gennaro, e al Prefetto Salvatore Festa. A tutti sono lieto di formulare i migliori auguri per l’anno da poco iniziato.

Questo appuntamento, cari amici, ci offre sempre, oltre alla gioia di ritrovarci insieme, anche un motivo di riflessione, e contribuisce a rafforzare in voi le motivazioni del compito che vi è stato assegnato. So bene, anche per esperienza diretta, quanto sia importante per i pellegrini e i turisti la vostra discreta presenza presso i luoghi che costituiscono il cuore di Roma cristiana. Ognuno di loro, che desidera visitare la Basilica di San Pietro e sosta entro l’imponente Colonnato del Bernini, incontra i vostri volti e non di rado si avvale delle vostre premure. C’è un aspetto di questo insostituibile lavoro che vorrei oggi sottolineare: è quello della custodia dei luoghi e della cura delle persone. Cura e custodia sono elementi essenziali per comprendere il reale significato dell’impegno specifico che vi viene richiesto. Avete il compito di custodire e di sorvegliare luoghi che hanno un valore inestimabile per la memoria e la fede di milioni di pellegrini; luoghi che contengono grandi tesori di storia e di arte, ma dove soprattutto avviene, per imperscrutabile mistero, l’incontro vivo dei fedeli con il Signore Gesù. Il popolo di Dio, il pellegrino, ogni persona comprende, passando accanto a voi, di godere di una speciale, rassicurante protezione. Possa ciascuno sentirsi aiutato e custodito dalla vostra presenza, e sia così favorito nel partecipare al grande patrimonio spirituale della comunità cristiana. Come componenti di questo speciale Corpo di Pubblica Sicurezza, abbiate la sollecitudine di vegliare affinché ogni persona possa giungere con tranquillità fin sulla soglia dei luoghi santi; da voi vigilati, i pellegrini spalanchino poi il cuore all’incontro con il Dio vero e vivificante.

E’ questa, cari fratelli e sorelle, una riflessione che vale per ognuno di noi: siamo tutti chiamati ad essere custodi del nostro prossimo. Il Signore ci chiederà conto della responsabilità a noi affidata, del bene o del male che avremo compiuto nei confronti dei nostri fratelli: se li avremo accompagnati con attenzione nel cammino quotidiano, facendoci partecipi delle ansie e delle gioie manifestate dal loro cuore; se ci saremo affiancati, in modo discreto ma costante, al loro viaggio e li avremo aiutati e sorretti quando la strada si faceva più impegnativa e faticosa.

Cari amici, portiamo insieme i pesi gli uni degli altri, condividendo la gioia di appartenere al Signore e di vivere costantemente alla luce del suo Vangelo, parola di verità che salva. Domandiamo la materna protezione della Vergine Madre, all’inizio di questo nuovo anno, affidandole ogni tristezza, ogni ansia e speranza, perché in tutte le circostanze della vita possiamo amare, gioire e vivere nella fede del Figlio di Dio che per noi si è fatto uomo. Con questi sentimenti, mentre vi auguro un sereno e proficuo lavoro, invoco su di voi, sulle vostre famiglie e su tutti i vostri cari l’abbondanza dei doni celesti, e di cuore vi imparto una speciale Benedizione Apostolica.

[00055-01.02] [Testo originale: Italiano]

[B0021-XX.01]


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LadyRatzinger
Sunday, January 14, 2007 6:23 PM
ANGELUS, BENEDETTO XVI SULL'IMMIGRAZIONE: "SOSTENERE LE FAMIGLIE E FAVORIRE I RICONGIUNGIMENTI"

CITTA' DEL VATICANO (14 GENNAIO 2007) - Di fronte al fenomeno delle migrazioni mondiali, occorre avere a cuore la persona umana e la famiglia: per questo il papa chiede politiche adeguate che aiutino “un’emigrazione regolare e i ricongiungimenti familiari”. Benedetto XVI lancia il suo appello articolato nella Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, per la quale aveva già diffuso un suo Messaggio (cfr.: Papa: la famiglia migrante, un "valore positivo" del quale facilitare l'integrazione). Il pontefice ha citato le dimensioni internazionali delle migrazioni: “Secondo recenti stime delle Nazioni Unite, i migranti per ragioni economiche sono oggi quasi 200 milioni, circa 9 milioni i rifugiati e circa 2 milioni gli studenti internazionali”. “A questo gran numero di fratelli e sorelle – continua il papa - dobbiamo aggiungere gli sfollati interni e gli irregolari” e soprattutto ricordare che ad ognuno di essi “fa capo, in un modo o nell’altro, una famiglia”. Benedetto XVI ha chiesto anzitutto uno sguardo religioso al fenomeno, ricordando la Sacra Famiglia, “icona di tutte le famiglie, perché essa riflette l’immagine di Dio custodita nel cuore di ogni umana famiglia, anche quando è debilitata e talvolta sfigurata dalle prove della vita”. “Nel dramma della Famiglia di Nazaret – continua il pontefice - intravediamo la dolorosa condizione di tanti migranti, specialmente dei rifugiati, degli esuli, degli sfollati, dei profughi, dei perseguitati. Riconosciamo, in particolare, le difficoltà della famiglia migrante come tale: i disagi, le umiliazioni, le strettezze, le fragilità”. L’appello del papa non è rivolto solo i cristiani, ma a tutti gli uomini di buona volontà e all’intera comunità internazionale: “E’ importante – egli sottolinea - tutelare i migranti e le loro famiglie mediante l’ausilio di presìdi legislativi, giuridici e amministrativi specifici, ed anche attraverso una rete di servizi, di punti di ascolto e di strutture di assistenza sociale e pastorale. Auspico che si giunga presto ad una gestione bilanciata dei flussi migratori e della mobilità umana in generale, così da portare benefici all’intera famiglia umana, cominciando con misure concrete che favoriscano l’emigrazione regolare e i ricongiungimenti familiari, con particolare attenzione per le donne e i minori. In effetti, anche nel vasto campo delle migrazioni internazionali, la persona umana dev’essere sempre posta al centro”. Di fronte ai problemi posti dall’integrazione di nuovi gruppi culturali ed etnici, Benedetto XVI ripropone il principio di un’accoglienza reciproca fra migranti e società ospitante: “Soltanto il rispetto della dignità umana di tutti i migranti, da un lato, e il riconoscimento da parte dei migranti stessi dei valori della società che li ospita, dall’altro, rendono possibile la giusta integrazione delle famiglie nei sistemi sociali, economici e politici dei Paesi d’accoglienza”. In una società globalizzata dove la migrazione è divenuta un fenomeno quotidiano e dove cresce la tentazione di chiudersi in ghetti, il papa afferma che “la realtà delle migrazioni non va mai vista soltanto come un problema, ma anche e soprattutto come una grande risorsa per il cammino dell’umanità. E una risorsa è in modo speciale la famiglia migrante, purché essa venga rispettata come tale, non debba subire lacerazioni irreparabili, ma possa rimanere unita o ricongiungersi, e compiere la sua missione di culla della vita e primo ambito di accoglienza e di educazione della persona umana”. Per tutto questo impegno il papa ha chiesto l’ “intercessione della Beata Vergine Maria e di Santa Francesca Saverio Cabrini, patrona dei migranti”. Dopo la preghiera dell’Angelus , fra i tanit saluti in diverse lingue, Benedetto XVI ha salutato in italiano alcuni gruppi di giovani migranti presenti insieme alle migliaia di pellegrini in piazza san Pietro.

Sihaya.b16247
Sunday, January 14, 2007 9:15 PM
ANGELUS 14 GENNAIO 2007
LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELL’ANGELUS
Cari fratelli e sorelle!

In questa domenica si celebra l’annuale Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato. Per l’occasione ho rivolto a tutti gli uomini di buona volontà e, in particolare, alle comunità cristiane uno speciale Messaggio, dedicato alla famiglia migrante. Possiamo guardare alla santa Famiglia di Nazaret, icona di tutte le famiglie, perché essa riflette l’immagine di Dio custodita nel cuore di ogni umana famiglia, anche quando è debilitata e talvolta sfigurata dalle prove della vita. Narra l’evangelista Matteo che, poco tempo dopo la nascita di Gesù, san Giuseppe fu costretto a partire per l’Egitto prendendo con sé il bambino e sua Madre, al fine di sfuggire alla persecuzione del re Erode (cfr Mt 2,13-15). Nel dramma della Famiglia di Nazaret intravediamo la dolorosa condizione di tanti migranti, specialmente dei rifugiati, degli esuli, degli sfollati, dei profughi, dei perseguitati. Riconosciamo, in particolare, le difficoltà della famiglia migrante come tale: i disagi, le umiliazioni, le strettezze, le fragilità.

In realtà, il fenomeno della mobilità umana è molto ampio e diversificato. Secondo recenti stime delle Nazioni Unite, i migranti per ragioni economiche sono oggi quasi 200 milioni, circa 9 milioni i rifugiati e circa 2 milioni gli studenti internazionali. A questo gran numero di fratelli e sorelle dobbiamo aggiungere gli sfollati interni e gli irregolari, tenendo conto che ad ognuno fa capo, in un modo o nell’altro, una famiglia. E’ importante, dunque, tutelare i migranti e le loro famiglie mediante l’ausilio di presìdi legislativi, giuridici e amministrativi specifici, ed anche attraverso una rete di servizi, di punti di ascolto e di strutture di assistenza sociale e pastorale. Auspico che si giunga presto ad una gestione bilanciata dei flussi migratori e della mobilità umana in generale, così da portare benefici all’intera famiglia umana, cominciando con misure concrete che favoriscano l’emigrazione regolare e i ricongiungimenti familiari, con particolare attenzione per le donne e i minori. In effetti, anche nel vasto campo delle migrazioni internazionali, la persona umana dev’essere sempre posta al centro. Soltanto il rispetto della dignità umana di tutti i migranti, da un lato, e il riconoscimento da parte dei migranti stessi dei valori della società che li ospita, dall’altro, rendono possibile la giusta integrazione delle famiglie nei sistemi sociali, economici e politici dei Paesi d’accoglienza.

Cari amici, la realtà delle migrazioni non va mai vista soltanto come un problema, ma anche e soprattutto come una grande risorsa per il cammino dell’umanità. E una risorsa è in modo speciale la famiglia migrante, purché essa venga rispettata come tale, non debba subire lacerazioni irreparabili, ma possa rimanere unita o ricongiungersi, e compiere la sua missione di culla della vita e primo ambito di accoglienza e di educazione della persona umana. Lo domandiamo insieme al Signore, per intercessione della Beata Vergine Maria e di Santa Francesca Saverio Cabrini, patrona dei migranti.
...
Saluto infine con affetto i pellegrini di lingua italiana, in particolare il gruppo di giovani migranti, di varie parti del mondo, accompagnati dal Vescovo di Caserta, Mons. Raffaele Nogaro.

elena66c
Monday, January 15, 2007 1:41 PM
Viaggio nella diocesi di Pavia
Qui iniziano ad arrivare le prime indiscrezioni sul viaggio del Papa nella diocesi di Pavia.

Pensavo ad una visita breve, un mordi e fuggi ed invece...
21 Aprile - visita a Vigevano, diocesi gemella di Pavia
alla sera arrivo e pernottamento a Pavia
22 Aprile - visita al policlinico S.Matteo
Messa e Angelus probabilmente nel Duomo
visita all'Universita' di Pavia
visita e preghiera sull'arca di S.Agostino nella basilica di S.Pietro in Ciel d'oro
Le informazioni le ho prese dal sito della Basilica dove riposa S.Agostino e quindi penso siano attendibili


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